Termoluminescenza: bibliografia 45 € Thermoluminescence Dating, M.J. Aitken, Academic Press (1985) 25 € ELEMENTI DI ARCHEOMETRIA. Metodi fisici per i Beni Culturali, a cura di Alfredo Castellano, Marco Martini ed Emanuela Sibilia, ediz. Egea (2002) 140 € Maggio 2009 Chronometric Dating in Archaeometry, a cura di R.E. Taylor and M.J. Aitken, Plenum Press – New York and London (1997) Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 1 Termoluminescenza Introduzione Si analizzano i fotoni emessi da un materiale semiconduttore o isolante quando viene scaldato. Le date della termoluminescenza sono: Fotoni Medioevo: alcuni alchimisti avrebbero riportarono l’emissione di luce da parte di alcuni minerali se riscaldati al buio. Robert Boyle (1663): prima osservazione documentata del fenomeno. Wiedmann & Schmidt (1895): studiano la termoluminescenza susseguente ad un irraggiamento con elettroni (TL artificiale). Morse (1905): primo studio degli spettri di emissione. Lind & Bardwell (1923): studio della TL indotta da radio. Wick (1924): studio della TL indotta da raggi x. Lyman (1935): uso di materiali come dosimetri nell’UV. Randal & Wilkins e Garlic & Gibson (1948): prima teoria della TL. Calore Riscaldatore Termoluminescenza (TL) Applicazioni: Studio di livelli profondi di trappola (difetti ed impurezze) Dosimetria Datazione (geologia, beni culturali) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 2 1 Medioevo Neolitico Uomo di Neandertal Homo Erectus Ogni tecnica di datazione è in grado di ricoprire solo un arco limitato di tempo (BP = Before Present). Il materiale databile differisce a seconda della tecnica. Non esiste una tecnica in grado di datare qualunque tipo di oggetto. Radiocarbonio Materiale organico Termoluminescenza Vasi, laterizi… Nel diagramma sono riportate le estensioni temporali teoriche di applicabilità delle tecniche di datazione assoluta. (in verdino sono indicate quelle legate in qualche modo alla radioattività). Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 3 Metodo della TERMOLUMINESCENZA CAMPI DI APPLICAZIONE La termoluminescenza permette di datare, per esempio: Ceramiche Mattoni e laterizi Pietre da focolare Selci riscaldate Argilla inclusa o a contatto con lava vulcanica La terra di fusione (argilla usata per riempire le parti cave delle statue di bronzo) Antiche fornaci metallurgiche Le tavolette cuneiformi (se sono state scottate) Ovvero tutto ciò che contiene dell’argilla o della terra in genere ed è stato cotto a temperature superiori a circa 500 °C. Lo “zero temporale” si riferisce all’ultima volta in cui l’oggetto è stato scaldato (es. per una fornace non all’anno di fabbricazione, ma all’ultima volta che è stata usata) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 4 2 Termoluminescenza Esempi Torre degli Asinelli (Bologna): Il periodo di edificazione , così come l’identificazione delle sue successive complesse fasi costruttive, non è inequivocabilmente determinabile dalle fonti. E’ stata quindi effettuata una campagna di datazione di laterizi (Sibilia, Martini, Bergonzoni, 1991) prelevati dalle murature esterne a differenti altezze. Il tronco originale risulta del 1070 ± 20 dC) I merli sono del XIV secolo Tutti i campioni di un settore intermedio (a 45-52 m di altezza) sono risultati del 1420 ± 40 dC Incendio che nel 1412 (da archivi storici) avrebbe interessato questa zona dove era presente una piattaforma di legno che univa la torre alla Girisenda Maggio 2009 Tratto da: ELEMENTI DI ARCHEOMETRIA. Metodi fisici per i Beni Culturali, a cura di A. Castellano, M. Martini ed E. Sibilia, ediz. Egea, 2002 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 5 Termoluminescenza http://flint.mater.unimib.it/ Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 6 3 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 7 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 8 4 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 9 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 10 5 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 11 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 12 6 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 13 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 14 7 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 15 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 16 8 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 17 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 18 9 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 19 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 20 10 Termoluminescenza Esempi Culture precolombiane (Ecuador) Tratto da: ELEMENTI DI ARCHEOMETRIA. Metodi fisici per i Beni Culturali, a cura di A. Castellano, M. Martini ed E. Sibilia, ediz. Egea, 2002 Terre di fusione: Cavalli di San Marco, Bronzi di Riace, statua di San Pietro in Vaticano, Lupa Capitolina Statua di San Pietro: medioevale (attribuita ad Arnolfo di Cambio) Nella collezione capitolina è stato possibile riconoscere gli originali greci da copie romane I cavalli di San Marco e i Bronzi di Riace non hanno dati valori attendibili perché erano stati ripetutamente radiografati precedentemente. La lupa capitolina è stata ottenuta un’improbabile valore medioevale dovuto ad un intervento di riparazione eseguito a caldo e ce ne ha ricotto la terra di fusione. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 21 Termoluminescenza Procedure sperimentali Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 22 11 Termoluminescenza Procedure sperimentali Metodo del Fine Grain (Zimmerman, 1971). Con questa tecnica vengono selezionati per l’analisi solo i grani di dimensione compresa tra 1 µm e 10 µm. Presenta più spesso il problema del fading anomalo Per una autenticazione, richiede solo qualche centinaio di mg di materiale Nel metodo del fine grain la separazione dei grani avviene per successive decantazioni della polvere. 400 X Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 23 Termoluminescenza Procedure sperimentali Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 24 12 Termoluminescenza Procedure sperimentali Metodo delle inclusioni di quarzo (Fleming, 1970). Con questa tecnica vengono selezionati per l’analisi solo i grani di dimensione elevata (circa 100 µm). Prima della misura di TL viene effettuato un attacco chimico per eliminare lo strato superficiale. Richiede qualche decina di grammi di materiale per poter rintracciare abbastanza grani di quarzo. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 25 Metodo della TERMOLUMINESCENZA Fotoni Calore Riscaldatore Termoluminescenza (TL) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 26 13 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 27 Termoluminescenza 700 70 0 600 60 0 500 50 0 400 40 0 intensita' intensita' Luminescenza spuria 300 (a) misure in aria (b) misure in vuoto ed azoto 30 0 20 0 200 10 0 100 0 0 0 50 100 150 200 250 300 350 400 0 450 50 100 150 70 0 600 60 0 500 50 0 400 40 0 intensita' intensita' 700 300 350 400 450 300 350 400 450 TL spuria che non si presenta nelle misure in vuoto e successivo flusso di azoto. 30 0 20 0 200 10 0 100 0 0 (a) 250 T (° C ) T (°C ) 300 200 0 50 Maggio 2009 100 150 200 250 T (° C ) 300 350 400 0 450 (b) 50 100 150 200 250 T (°C ) Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 28 14 Termoluminescenza Teoria Esistono solidi (semiconduttori e isolanti) in cui è presente una struttura a bande per quanto riguarda i livelli energetici permessi agli elettroni. In questi solidi gli elettroni possono avere energie comprese solo all’interno di certe bande, mentre altre sono proibite. La larghezza della gap proibita dipende dal tipo di materiale ed è dell’ordine di grandezza di qualche eV. Energia [eV] Fuori dal solido Banda di conduzione FOTONE Diseccitazione Eccitazione Gap proibita Banda di valenza Se, fornendo energia, un elettrone viene eccitato in banda di conduzione esso tenderà dopo un breve tempo a tornare nella banda di valenza (zona più legata ai nuclei del reticolo a più bassa enegia). In questo caso la diseccitazione dell’elettrone produrrà un fotone di energia pari alla larghezza della gap (dato l’ordine di grandezza della gap proibita, i fotoni emessi cadono nel visibile oppure nei vicini IR o UV). Nei semiconduttori perfetti l’unica transizione possibile è quella tra la banda di conduzione e quella di valenza. Tale transizione è detta intrinseca. I difetti modificano le proprietà fisiche dei cristalli. Non è detto che modifichino queste proprietà in peggio: in certa misura i difetti possono essere introdotti in modo controllato in un cristallo, per cambiare le sue proprietà. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 29 Termoluminescenza Teoria Il tempo di vita medio di un portatore di carica libero si può dimostrare essere (nel caso si un solo livello): Essendo le lacune delle cariche positive che si formano in banda di valenza. Quando un elettrone cade su un livello intra-gap generato da un difetto o impurezza non è detto che (come nel caso della banda di conduzione) il tempo di permanenza sia piccolo. La probabilità di fuoriuscita dal livello di trappola è data dalla seguente relazione: p= Maggio 2009 1 τ = s⋅e − Et kT Et = Energia della trappola (dalla banda di conduzione o valenza) k = costante di Boltzman (k=8.62 10-5 eV/K) T = temperatura s = fattore di frequenza (vale circa 1010-1012 1/s)) Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 30 15 Termoluminescenza Teoria Supponiamo per esempio di avere un livello di trappola per elettroni che si colloca ad 1.4 eV di distanza dalla banda di conduzione e che s=1012s-1. Allora. τ= 1 s⋅e − Et kT 1 = 1012 ⋅ e − ≅ 3.2 ⋅ 1011 s ≅ 10000 anni 1.4 8.62⋅10-5 ⋅300 Questo vuol dire che il tempo di vita medio dell’elettrone in una trappola di questo genere a temperatura ambiente è di circa 100000 anni. Si osserva che se si illumina il campione con un fotone di energia pari ad almeno 1.4 eV l’elettrone si può liberare in quanto gli si fornisce un energia sufficiente per saltare in banda di conduzione. Una tale energia corrisponde ad un fotone di lunghezza d’onda pari a: λ= 1240 ⋅10 −9 1240 ⋅10 −9 = ≅ 886 ⋅10 −9 m = 886 nm E 1 .4 Che cade nel rosso. Questo vuol dire che la luce solare è in grado di liberare gli elettroni presenti in alcune trappole ed è quindi anche uno dei motivi per cui nel prelevare un campione per l’analisi di termoluminescenza si scarta la parte superficiale. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 31 Termoluminescenza Teoria Supponiamo ora di scaldare il campione dell’esempio precedente fino a 400 °C (ovvero 700 K). Il tempo di vita medio dell’elettrone intrappolato diviene: τ= 1 s⋅e − Et kT 1 = 1012 ⋅ e − 1.4 8.62⋅10 -5 ⋅700 ≅ 0.01 s Questo vuol dire che scaldando il campione liberiamo rapidamente tutti gli elettroni intrappolati. Quando un elettrone precedentemente intrappolato viene liberato vi è un’alta probabilità che esso si ricombini con conseguente emissione di un fotone. Il numero di fotoni emessi (che sono la grandezza fisica misurata durante un’analisi di termoluminescenza) è proporzionale al numero di elettroni che erano intrappolati. Misurare la luminescenza durante il riscaldamento vuol dire in definitiva misurare quanti elettroni erano intrappolati nei centri di trappola (discorso analogo per le lacune) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 32 16 Termoluminescenza Teoria 2 1 Le trappole nel solido vengono riempite da un qualche tipo di radiazione incidente 3 Maggio 2009 Gli elettroni rimangono intrappolati Scaldando (TL = Thermo-Luminescence) il campione, gli elettroni che si liberano, ricadendo su livelli più bassi, emettono fotoni Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 33 Termoluminescenza Glow-Curve Si può dimostrare che se la velocità di salita della temperatura è costante (°C/s), il rilascio delle cariche da una trappola di energia Et è tale da generare una corrente di emissione di fotoni che ha l’andamento della figura a destra (detta Glow Curve). Caso con 4 centri di trappola Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 34 17 Termoluminescenza Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 35 Termoluminescenza Radioattività ambientale All’interno del terreno ci sono grosse quantità di cristalli di quarzo (SiO2), feldspati (KAlSi3O8), calcite (CaCO3) etc. che presentano una struttura a bande (e quindi anche difetti). Se si facesse un’analisi di questi grani in terreno normale (es. argilla) si osserverebbe il fenomeno della termoluminescenza. Ovvero i livelli di trappola contengono elettroni. Il processo per mezzo del quale questi materiali si “caricano” con degli elettroni è legato alla presenza della radioattività ambientale. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 36 18 Termoluminescenza Radioattività ambientale I cinque principali isotopi radioattivi (con relative catene di decadimento) presenti nel suolo sono: 238 92 U Uranio 235 92 U 232 90 Th Uranio Torio 40 19 K Potassio 87 37 Rb Rubidio In un suolo medio (e quindi anche in vasi e mattoni) ci sono circa: K →1% Rb → 50 ppm Th → 10 ppm U → 3 ppm (solo lo 0.0117 % del potassio è 40K) (di cui solo lo 0.72 % di 235U) La radiazione emessa da questi elementi, tenuto conto dei decadimenti radioattivi studiati è sostanzialmente composta da: Particelle α (nuclei di elio) Particelle β (elettroni) Raggi γ (fotoni ad alta energia) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 37 Radioattività La radioattività è il fenomeno per cui alcuni nuclei, non stabili, si trasformano in altri emettendo particelle. La scoperta della radioattività avvenne alla fine dell’800 ad opera di Henry Bequerel e dei coniugi Pierre e Marie Curie che ricevettero il Premio Nobel per la Fisica per le loro ricerche. Essi scoprirono che alcuni minerali, contenenti uranio e radio, avevano la proprietà di impressionare delle lastre fotografiche poste nelle loro vicinanze. Le lastre fotografiche, una volta sviluppate, presentavano delle macchie scure. Per questa loro proprietà, elementi come l’uranio, il radio e il polonio (gli ultimi due scoperti proprio da Pierre e Marie Curie) vennero denominati “attivi” e il fenomeno di emissione di particelle venne detto radioattività. Da allora sono stati identificati quasi 2500 specie di nuclei differenti e di essi solo una piccola percentuale, circa 280, sono stabili. Gli isotopi presenti in natura sono quasi tutti stabili. Tuttavia, alcuni isotopi naturali, e quasi tutti gli isotopi artificiali, presentano nuclei instabili, a causa di un eccesso di protoni e/o di neutroni. Tale instabilità provoca la trasformazione spontanea in altri isotopi, e questa trasformazione si accompagna con l'emissione di particelle. Questi isotopi sono detti isotopi radioattivi, o anche radioisotopi, o anche radionuclidi. La trasformazione di un atomo radioattivo porta alla produzione di un altro atomo, che può essere anch'esso radioattivo oppure stabile. Essa è chiamata disintegrazione o decadimento radioattivo. Il tempo medio che occorre aspettare per avere tale trasformazione può essere estremamente breve o estremamente lungo. Esso viene detto “vita media” del radioisotopo e può variare da frazioni di secondo a miliardi di anni (per esempio, il potassio-40 ha una vita media di 1.8 miliardi di anni). Un altro tempo caratteristico di un radioisotopo è il “tempo di dimezzamento”, ovvero il tempo necessario affinché la metà degli atomi radioattivi inizialmente presenti subisca una trasformazione spontanea. Esistono tre diversi tipi di decadimenti radioattivi, che si differenziano dal tipo di particella emessa a seguito del decadimento. Le particelle emesse vengono indicate col nome generico di radiazioni. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 38 19 Radioattività Decadimento alfa Tutti i nuclei molto pesanti (Z>83) sono teoricamente instabili nei confronti del decadimento α. Nel decadimento α l’atomo instabile tende a decadere in un atomo più leggero con emissione di una particella α. Con il temine particella α si intende un nucleo di elio: 4 2 He Un esempio di decadimento α è il decadimento del Torio in Radio: 4 Th→ 228 88 Ra + 2 He 232 90 90 p 142 n 88 p 140 n 2p 2n Quindi il Torio è instabile e tende a decadere in Radio con emissione di una particella α di energia pari a 4.08 MeV (in realtà leggermente minore perché l’energia viene suddivisa con il nucleo di Radio che rincula). In generale, se un nucleo emette una particella α, il numero di neutroni e di Z diminuiscono di due unità mentre A diminuisce di 4 unità. Gli atomi radioattivi come 238U o il 232T decadono in atomi che sono a loro volta radioattivi e che quindi dopo un certo tempo decadono a loro volta in modo da creare una catena di decadimenti fino a giungere ad un atomo stabile. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 39 Radioattività Decadimento alfa E = mc2 1u => 931.5 MeV Mpc2 = 938 MeV 226 88 4 Ra → 222 86 Rn + 2 He Q = ERa – ERn – EHe = = 931.5 * (226.02536 – 222.017531 – 4.002603) = 931.5 * 0.00523 = 4.9 MeV Durante un decadimento viene prodotta una certa quantità di energia (Q) che è di tipo cinetico e si distribuisce sulle particelle generate nel decadimento. Mn + Mp =1.008665+1.007825 = 2.01649 > MDEUTERIO Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 40 20 Radioattività Decadimento alfa Cosa si può dire circa la velocità (o energia cinetica) acquisita dai prodotti del decadimento?. Deve valere il principio di conservazione dell’energia, per cui la somma delle energie cinetiche dei prodotti della reazione deve eguagliare il valore di Q: TB + Tα = 1 1 m B v 2B + mα vα2 = Q 2 2 Deve valere il principio di conservazione della quantità di moto: m A v A = m B v B + m α vα Supponendo l’atomo di partenza (A) inizialmente in quiete, si ha: 0 = m B v B + m α vα Da cui, spostando il primo prodotto a sinistra, elevando al quadrato e moltiplicando per ½:: 1 2 2 1 2 2 m B v B = m α vα 2 2 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 41 Radioattività Decadimento alfa Isolando le due masse: 1 1 m B ⋅ m B v 2B = mα ⋅ mα vα2 2 2 Ovvero: m B ⋅ TB = mα ⋅ Tα Ricordando la relazione tra Q e le energie cinetiche: TB = Q − Tα Sostituendo e risolvendo rispetto a Tα: m2 Tα = Q ⋅ m 2 + mα Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 42 21 Radioattività Decadimento alfa m2 Tα = Q ⋅ m 2 + mα Ad esempio, nel caso del decadimento del Ra226: m 2 = 222 mα = 4 Da cui: 222 Tα = Q ⋅ = 0,98 ⋅ Q 222 + 4 Essendo Q=4,9MeV: Tα ≈ 4,8MeV Quindi la velocità della particella alfa sarà: v = c⋅ Maggio 2009 Suono, 0,3 km/s, Proiettile, max. 1km/s: 2Tα 2 ⋅ 4,8 km = c⋅ ≈ 0,05 ⋅ c = 15000 2 mα c 4,003 ⋅ 931,5 s Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 43 Radioattività Decadimento alfa 258Po 256Po 254Po Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 241 95 * 4 Am→ 239 91 Np + 2 He 44 22 Radioattività Decadimento beta Il decadimento β- si verifica nei nuclei che hanno troppi neutroni per la stabilità. Nel decadimento β- (beta -), il numero di massa atomica resta invariato mentre aumenta in numero atomico (Z) di 1 unità L’esempio più semplice è quello del decadimento di un neutrone libero, in cui: n → e− + p + T 1 = 10.8 min 2 Se si misura sperimentalmente l’energia cinetica degli elettroni emessi si osserva tuttavia un comportamento diverso rispetto al decadimento alfa. L’energia non è sempre la stessa, ma si distribuisce con una curva simile a quella riportata a lato il cui massimo è a circa 1/3 di Q. 64 29 Cu → 3064 Zn + β − L’unico modo per giustificare questo comportamento è di supporre l’esistenza di un’altra particella con cui l’elettrone condivide l’energia Q della reazione. Per evitare la violazione del principio di conservazione dell’energia, Pauli suppose (1930) quindi la presenza di una particella a cui dette il nome di neutrino. Solo nel 1957 il neutrino fu osservato sperimentalmente. Il decadimento corretto è quindi: n → β − + p + +ν e Maggio 2009 A Z X → Z +1AN + β − + ν e Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 45 Radioattività Decadimento beta In realtà si vide poi che si trattava di un antineutrino (antiparticella del neutrino). Il caso del decadimento del 14C ricade nella categoria dei decadimenti β-. 14 6 C →147N + β − + ν e In pratica nel decadimento beta di un nucleo, un neutrone decade in un protone, in un elettrone e i un antineutrino. Questo capita negli atomi in cui ci sono neutroni in eccesso. Quello che capita a livello subnucleare è che un quark down si trasforma in un quark up. Si osserva che esiste anche un altro tipo di decadimento, detto β+ (beta +) in cui un protone decade in un neutrone con generazione di un positrone (antiparticella dell’elettrone). A Z X → Z −A1 N + β + + ν e Si tratta di un decadimento meno probabile in quanto energeticamente più dispendioso, ma presente comunque in natura (si veda il caso del 40K). Il positrone generato tende in tempi piccolissimi ad annichilarsi (reazione materia-antimateria) con un elettrone producendo un fotone che vista l’alta energia ricade nei raggi gamma. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 46 23 Radioattività Decadimento beta Infine vi è un terzo tipo di decadimento detto cattura elettronica in cui uno degli orbitali dell’atomo viene catturato dal nucleo con emissione di un neutrino. A Z X + e − → Z −A1 N + ν e Un caso d’interesse in cui avvengono tutti e tre i decadimenti descritti è quello del 40K. 40 19 K → 2040 Ca + β − + ν e 40 19 40 K →18 Ar + β + + ν e 40 19 40 K + e − →18 Ar + ν e 40 19 K Potassio Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 47 Radioattività Decadimento gamma Il nucleo non si trasforma ma passa semplicemente in uno stato di energia inferiore ed emette un fotone. La radiazione gamma accompagna solitamente una radiazione alfa o una radiazione beta. Infatti, dopo l'emissione alfa o beta, il nucleo è ancora eccitato perché i suoi protoni e neutroni non hanno ancora raggiunto la nuova situazione di equilibrio: di conseguenza, il nucleo si libera rapidamente del surplus di energia attraverso l'emissione di una radiazione gamma. Per esempio il cobalto-60 si trasforma per disintegrazione beta in nichel-60, che raggiunge il suo stato di equilibrio emettendo una radiazione gamma. Al contrario delle radiazioni alfa e beta, le radiazioni gamma sono molto penetranti, e per bloccarle occorrono materiali ad elevata densità come il piombo. 60 27 137 55 60 Co → 28 Ni * + β + ν e * − Cs →137 56 Ba + β + ν e 40 19 Maggio 2009 40 K + e − →18 Ar + ν e Eγ ≈ 1MeV Eγ ≈ 660 keV Eγ ≈ 1,4 MeV Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 48 24 Decadimento nucleare La legge del decadimento radioattivo è la seguente: N (t ) = N 0 ⋅ e − λ ⋅t dove: N0 = numero di atomi attivi (radionuclidi) dello stesso tipo nell’istante iniziale N(t) = numero di radionuclidi dopo il tempo t λ = costante di decadimento caratteristica di un radionuclide (1/s) Tale legge ci dice che se si hanno N0 radionuclidi, dopo un tempo t ne resteranno N(t) e la loro diminuzione sarà di tipo esponenziale. La “velocità” con cui questi decadimenti avvengono dipende solo da λ che è caratteristica di un certo radionuclide. Per i radionuclidi noti, la costante di decadimento λ varia da 106 s-1 fino a 10-18 s-1 (1024 ordini di grandezza). I valori di λ sono raramente riportati in letteratura. Si fa invece riferimento a due quantità “più intuitive” legate a λ. TEMPO (o periodo) di DIMEZZAMENTO (half-period / half-life) TEMPO di VITA MEDIA (Mean Life) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 49 Decadimento nucleare Il tempo di dimezzamento T1/2 (o semplicemente T) è il tempo necessario affinché il numero di radionuclidi si riduca ad ½ del valore di partenza: N (T ) = Sostituendo a N(T) la relazione precedente, semplificando: 1 N0 2 La relazione che lega T a λ si può facilmente ricavare dalla legge del decadimento radioattivo calcolata al tempo t = T: λ= N (T ) = N 0 ⋅ e − λ ⋅T 1 ⋅ N 0 = N 0 ⋅ e − λ ⋅T 2 e facendo il logaritmo naturale per entrambi i membri dell’espressione: 0.693 T ( 1 ln = ln e − λ ⋅T 2 Possiamo allora riscrivere la legge del decadimento radioattivo facendo comparire il termine (più intuitivo) T anziché λ : N (t ) = N 0 ⋅ e −λ ⋅t = N 0 ⋅ e Maggio 2009 ) 1 ln = −λ ⋅ T 2 − 0.693 = −λ ⋅ T − 0.693 ⋅ t T Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 50 25 Decadimento nucleare In letteratura si può anche incontrare (anziché il tempo di dimezzamento) il valore della vita media. Essa è definita come l’inverso della costante di decadimento λ, ovvero: λ = N (τ ) = N 0 ⋅ e − λ ⋅τ Da cui, ricordando che τ è l’inverso del termine λ : 1 τ N (τ ) = N 0 ⋅ e Quindi, τ è il tempo necessario affinché la quantità (il numero) di radionuclidi si riduca a 0.368 volte il del valore di partenza: −λ ⋅ 1 λ N (τ ) = N 0 ⋅ e −1 N (τ ) = N (τ )= 0.368 ⋅ N 0 N0 e N (τ )= 0.368 ⋅ N 0 Possiamo allora riscrivere la legge del decadimento radioattivo facendo comparire il termine τ anziché λ: N (t ) = N 0 ⋅ e −λ ⋅t = N 0 ⋅ e Maggio 2009 − t τ Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 51 Decadimento nucleare N (t ) = N 0 ⋅ e −λ ⋅t = N 0 ⋅ e N0 − 0.693 ⋅ t T = N0 ⋅ e − t τ N0 2 500 368 0.368 N0 T Maggio 2009 τ Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 52 26 Interazione radiazione-materia Ci sono diversi meccanismi con cui la radiazione perde energia in un materiale. In particolare, per particelle cariche leggere (beta), pesanti (ioni e quindi anche particelle alfa) e raggi x o raggi gamma i fenomeni preponderanti alle energie in gioco (al massimo qualche MeV) sono i seguenti: Particelle cariche pesanti (alfa) (0.07 MeV – 7.7 MeV) Interazione coulombiana (ionizzazione) Particelle cariche leggere (beta) (max. 2.2 MeV) Interazione coulombiana (ionizzazione) Bremstrahlung (radiazione di frenamento) Raggi x e raggi gamma (max. 1.5 MeV) Effetto fotoelettrico Effetto Compton Interazione coulombiana (ionizzazione): le particelle cariche interagiscono con gli elettroni nel dE z2 ⋅ Z materiale scambiandosi una forza (forza coulombiana). In questo modo gli elettroni nel ∝− materiale subiscono un’accelerazione legata alla forza dalla legge di Newton; acquistano cioè E dx un’energia cinetica che per la conservazione dell’energia viene persa dalla particella incidente. Bremstrahlung (radiazione di frenamento): una particella carica che subisca un cambiamento di velocità (accelerazione o decelerazione) emettete energia sotto forma di radiazione dE ∝ − E ⋅ Z ⋅ (Z + 1) elettromagnetica. Il fenomeno si verifica sia per particelle cariche leggere che pesanti; tuttavia dx è solo per le particelle leggere che in un materiale si hanno accelerazioni di una certa rilevanza (deviano dalla loro traiettoria molto più rispetto a quelle pesanti). Effetto fotoelettrico: un fotone può interagire con un elettrone legato del materiale dE Z4 ∝ − 3 .5 trasferendogli tutta la sua energia. Il fotoelettrone generato perderà poi la sua energia nel E dx materiale come nel caso delle particelle beta. Effetto Compton: un fotone perde solo parte della sua energia in un urto con un elettrone debolmente legato. Z = n° atomico del materiale; z = carica della particella Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 53 Interazione radiazione-materia Perdita di energia della radiazione e range di penetrazione Le particelle che perdono più rapidamente la loro energia sono le particelle alfa poiché il loro stopping power (dE/dx) è proporzionale alla carica al quadrato. La linea verde nei grafici sottostanti si riferisce al valore di dE/dx a 10 MeV. Nel grafico di sinistra si vede che lo stopping power a 10 MeV è 10 volte più piccolo negli elettroni rispetto ai protoni. Nel grafico di destra si vede a sua volta che il valore dello stoppin power per i protoni è 10 volte più piccolo che per le alfa (si immagini di proseguire la curva per basse energie). Quindi la perdita di energia è circa 100 volte maggiore per le alfa che per gli elettroni. Tale differenza aumenta ulteriormente per basse energie. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 54 27 Interazione radiazione-materia Perdita di energia della radiazione e range di penetrazione Ci sono programmi in grado di calcolare la traiettoria delle particelle in un matereriale in funzione del tipo di particella e della loro energia. Ad esempio nel caso delle particelle alfa valgono le simulazioni dei grafici sottostanti dove sono rappresentate le traiettorie ed i range di penetrazione nel quarzo di particelle alfa a diverse energie. L’energia media delle particelle alfa nei casi di nostro interesse e di circa 5.5 MeV per cui il range di penetrazione nel quarzo risulta essere di circa 25 µm. Un discorso analogo si può ripetere per le particelle beta e per i gamma (che vengono assorbiti ancora più lentamente rispetto alle particelle cariche). Per le particelle beta si ottiene un range medio nel quarzo di circa 2 mm mentre per i gamma di circa 30 cm. α da 2 MeV in quarzo (6.7 µm) α da 5.5 MeV in quarzo (25.1 µm) Maggio 2009 α da 8 MeV in quarzo (44.4 µm) Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 55 Dose di radioattività assorbita La quantità di radiazione che viene assorbita da un oggetto si può esprimere in termini di dose. Nel SI si utilizza il Gray. Il Gray è l’energia che viene rilasciata in un corpo per chilogrammo di materiale. Viene anche accettato il rad. 1Gray = 1Joule 1kg 1rad = 10 -2 Gy Esempio: 1010 particelle α di 4 MeV rilasciano tutta la loro energia in 1 g di sostanza. Quale è la dose assorbita? Dose = Maggio 2009 eV Energia 4 ⋅10 6 ⋅1010 eV = = 4 ⋅1019 1eV = 1.602 ⋅10 −19 Joule kg Massa 10 −3 kg eV Dose = 4 ⋅1019 = 4 ⋅1019 ⋅1.602 ⋅10 −19 = 6.41Gy kg Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 56 28 Dose di radioattività assorbita Per come è definita, la dose dipende dall’energia depositata in un materiale dalla radiazione incidente (che può essere sia elettromagnetica -fotoni- che formata particelle). Per quanto visto, le modalità con cui una particella o un fotone rilasciano energia in un materiale dipendono dal tipo di particella e dalla sua energia. Per esempio, un γ rilascia lentamente la sua energia in un corpo, mentre una particella pesante come ad esempio un’alfa rilascia molto rapidamente la sua energia senza attraversare un corpo. Dal punto di vista dei danni cellulari, a parità di energia depositata è molto più dannosa una particella pesante rispetto ad una leggera o un fotone (es della radioterapia). Per tenerne conto nella valutazione della dose assorbita da un essere umano è stato introdotto un fattore (QF = fattore di qualità). La dose assorbita da un essere umano (dal punto di vista degli effetti deleteri) vale, allora: 1 rem = 1 rad ⋅ QF Dove QF vale (tenuto conto di come perdono energia): 1 per particelle β e raggi γ 4-5 per neutroni lenti 10 per neutroni veloci 10-20 per particelle α con energia tra 5 e 10 MeV Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 57 Dose di radioattività assorbita L’ordine di grandezza della dose assorbita dall’ambiente da un reperto è di circa 0,5-0,6 Gy/secolo. Nelle radioterapie (dove viene utilizzato un fascio collimato di elettroni o raggi γ per uccidere le cellule tumorali) vengono usate dosi di circa 1-10 Gy. In una radiografia si assorbe circa 1 mGy di dose. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 58 29 Radioattività ambientale In natura esistono diversi elementi chimici radioattivi presenti comunemente nel suolo. In un suolo medio sono presenti piccole quantità di Uranio, Torio, Rubidio e Potassio. Con essi tutti i “figli” della catena di decadimento. Ad esempio, nel caso dell’uranio 238 si ha: Nella catena di decadimento dell’Uranio il Radon è l’unico elemento chimico nella forma gassosa in condizioni ambientali. Il Radon gassoso tende a fuoriuscire dal terreno e ad accumularsi nelle cavità sotterranee. Uranio 238 92 U Uranio 234 92 1α 2β 4.5 109 anni U 1α Torio 230 90 Th 2.4 105 anni 1α Radio 226 88 7.5 104 anni Tempi di dimezzamento Ra 1α 1600 anni Radon 222 86 Rn 3α 2β Piombo 210 82 Pb 3.82 giorni 2β 22 anni Polonio 210 84 Po 1α 138 giorni Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - Piombo 206 82 Pb Stabile 59 Termoluminescenza Radioattività ambientale Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 60 30 Termoluminescenza Radioattività ambientale Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 61 Termoluminescenza Radioattività ambientale Per conoscere l’attività di un nuclide in un campione è sufficiente conoscerne la quantità in peso. Ad esempio supponiamo che in un campione ci sia 1 ppm di 232Th. Questo vuol dire che in 1 kg c’è una quantità pari a 1 mg di 232Th. Il che vuol dire un numero di atomi pari a (essendo NA il numero di Avogadro): N Th = peso in g 0.001 ΝA = 6.02 ⋅10 23 = 2.6 ⋅1018 atomi A 232 Inoltre, poiché il tempo di dimezzamento del 232Th è 14 109 anni si ha: λ= 0.693 0.693 = = 49.5 ⋅10 −12 anni = 1.57 ⋅10 −18 s T 14 ⋅109 E quindi, l’attività per unità di massa del nuclide vale: D = NTh λ = 2.6 ⋅1018 ⋅1.57 ⋅10−18 = 4.08 Bq kg Con calcoli analoghi è possibile dimostrare che, ad esempio: 1 ppm di U → 13.0 Maggio 2009 Bq (di α del nuclide genitore) kg Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 62 31 Interazione particelle-materia Perché il fenomeno della termoluminescenza è legato alla radioattività ambientale? Quando una particella energetica carica (α, β) colpisce un materiale, parte della sua energia cinetica (o anche tutta) viene trasferita ad esso. In alcuni casi la particella perde tutta la sua energia cinetica e si ferma all’interno del solido. Per le basse energie in gioco (pochi MeV) l’interazione delle particelle avviene unicamente con gli elettroni e non con il nucleo. Gli elettroni a cui viene trasferita energia “saltano” in banda di conduzione. Il numero di elettroni generati è pari, approssimativamente a: nELETTRONI ≈ Energia RILASCIATA DALLA PARTICELLA EGAP Esempio: una particella α da 6 MeV passa attraverso un sottile strato di ZnO. Quando esce ha solo più 2 MeV di energia. Quanti elettroni sono stati portati dalla banda di valenza a quella di conduzione nel ZnO?. EGAP , ZnO = 3.35 eV Maggio 2009 nELETTRONI ≈ 6 ⋅106 - 2 ⋅10 6 = 1.2 ⋅10 6 elettroni 3.35 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 63 Radioattività ambientale La quantità di radiazione che viene assorbita da un oggetto si può esprimere in termini di dose. Nel SI (Sistema Internazionale) si utilizza il Gray. Il Gray è l’energia che viene rilasciata in un corpo per chilogrammo di materiale. 1Gray = 1Joule 1kg Si utilizza anche: 1rad = 0.01Gy L’ordine di grandezza della dose assorbita dall’ambiente in un secolo è di circa 1 Gy. Nelle radioterapie (dove viene utilizzato un fascio collimato di elettroni o raggi γ per uccidere le cellule tumorali) vengono usate dosi di circa 1-10 Gy. In una radiografia si assorbe circa 1 mGy (0.001 Gy) di dose. Esempio: 1010 particelle alfa da 4 MeV rilasciano tutta la loro energia in 1 grammo di sostanza. Quale è la dose assorbita? Dose = Maggio 2009 eV Energia 4 ⋅10 6 ⋅1010 eV = = 4 ⋅1019 1eV = 1.602 ⋅10 −19 Joule kg Massa 10 −3 kg eV Dose = 4 ⋅1019 = 4 ⋅1019 ⋅1.602 ⋅10 −19 = 6.41Gy kg Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 64 32 Termoluminescenza Radioattività ambientale Supponiamo di avere un’anfora sepolta sotto il terreno a circa 0.6 m di profondità. Da quali radiazioni ambientali sarà colpito? Raggi cosmici Dagli α, β e γ provenienti dal materiale stesso di cui è fatto il vaso Dagli α, β e γ provenienti dal terreno che lo circonda Dai raggi cosmici (principalmente γ) Radioattività del terreno (se sepolto) Radioattività del manufatto Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 65 Termoluminescenza Il materiale (es. argilla) si deposita su alcuni terreni nel corso dei secoli. Il materiale viene raccolto e modellato dagli uomini. Una volta fabbricato, il vaso viene cotto (circa 800 °C). In questa fase tutti gli elettroni eventualmente intrappolati nei centri di trappola vengono liberati a causa del calore intenso. Il campione viene “azzerato”. A partire da questo momento, a causa della radioattività ambientale e di quella derivante dal vaso stesso, nei cristalli all’interno del manufatto gli elettroni riempono lentamente le trappole. La dose è di circa 1 Gy/secolo In laboratorio si misura la termoluminescenza. La quantità di luce emessa è proporzionale al numero di elettroni intrappolati e quindi all’età dell’oggetto. Raggi cosmici Lavorazione al tornio del vasaio nel rinascimento Radioattività del terreno (se sepolto) Preparazione di vasi per la cottura (Nigeria, inizio secolo) Maggio 2009 Radioattività del manufatto Alessandro Lo Giudice - Peveragno - TL a Torino 66 33 La termoluminescenza Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 67 Termoluminescenza Campi di applicazione L’età dell’oggetto è stimabile con la seguente formula: Età = Dose archeologica (o Paleodose) Dose Annuale Dove: Paleodose: dose totale acquisita dall’oggetto a partire dall’ultima cottura Dose Annuale: dose acquisita dall’oggetto in 1 anno E’ possibile datare vasi e laterizi con età tra circa 50 e 20000 anni fa con una precisione di circa il 710% riducibile solo in casi particolari al 5 %. L’incertezza può salire fino al 20 % se non si conosce l’ambiente in cui è rimasto il reperto durante la sua vita. Anche se l’ambiente esterno è molto importante è possibile comunque fare buone datazioni anche in assenza di informazioni su di esso. Questo è particolarmente valido per oggetti molto radioattivi. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 68 34 Paleodose Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 69 Paleodose Irraggiamento artificiale Irraggiatore β: sorgente di 90Sr/90Y (8,6 mGy/s) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 70 35 Paleodose Irraggiamento artificiale Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 71 Paleodose Irraggiamento artificiale Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 72 36 Paleodose Irraggiamento artificiale: il plateau test L’intervallo nel quale calcolare la quantità di luce emessa viene identificato attraverso il plateau test: si tratta dell’intervallo di temperatura all’interno del quale il rapporto tra il segnale di TL naturale e naturale+artificiale rimane costante. L’assenza di un plateau rende il campione non databile (svuotamento anomalo non uniforme, cottura non sufficiente del materiale, luminescenza spuria, contaminazioni dal terreno). Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 73 Determinazione della paleodose La paleodose si ricava grazie alle misure di TL susseguenti a diversi irraggiamenti artificiali. Area della curva nell’intervallo del plateau test Su un grafico “TL” in funzione della “Dose artificiale” si traccia la retta che unisce i punti sperimentalmente trovati. Intensità di TL 400 350 Lo 0 sulle ordinate (intercetta) trovato si riferisce al momento in cui il campione non presenta TL (TL = 0), ovvero al momento in cui le trappole sono vuote e quindi all’ultima cottura. 500 400 300 200 200 100 0 0 50 10 0 15 0 200 25 0 300 350 400 4 50 T ( °C ) 150 100 50 -1 Gy Maggio 2009 600 250 La paleodose è data dalla distanza tra l’origine degli assi e il punto a TL nulla. DOSE ARCHEOLOGICA o PALEODOSE 700 300 intensita' Lo 0 sull’asse delle ascisse (orizzontale) si riferisce alla misura della TL senza dose artificiale aggiunta, ovvero alla TL naturale. 0??? Gy +1 Gy TL NATURALE +2 Gy +3 Gy DOSE [Gy] Aggiungo artificialmente 1 Gy alla dose già assorbita naturalmente dal campione Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 74 37 Determinazione della paleodose Paleodose: (6,7 ± 0,2) Gy Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 75 Determinazione della paleodose Correzione per la sovralinearità iniziale Determinazione della presenza di svuotamento anomalo Mattone dal duomo di Chivasso 16% in 7 giorni Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 76 38 Paleodose (Gray) Paleodose 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 Paleodose: Circa 5,5 mGy/anno 0 400 800 1200 1600 2000 Età (anni) Per una prima autenticazione è sufficiente misurare la paleodose Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 77 Dose annua Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 78 39 Determinazione della dose annua Raggi cosmici Radioattività del terreno (se sepolto) Eliminiamo i primi 2 mm di materiale superficiale (α e β dal terreno non passano) Radioattività del manufatto Fine Grain 25%, IQ = 44% dose annua = (k D α + Dβ + D γ )REPERTO + (k D α + Dβ + D γ )TERRENO + (D γ )RAGGI COSMICI I raggi cosmici contano circa il 3%-5% (ma a ½ metro di profondità il loro contributo è già quasi dimezzato) Dipende inoltre da altitudine e latitudine Se usiamo il metodo delle inclusioni di quarzo (IQ) il contributo alfa dal reperto è nullo, ma diventa più importante quello gamma dal terreno Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - Determinazione della dose annua suolo β α γ 79 La dose annua è data dal contributo delle particelle α, β e radiazione γ che provengono da: Il terreno (γ) I raggi cosmici (γ) Il reperto (α, β, γ) Il contributo del terreno e dei raggi cosmici (γ) si misura (se possibile) lasciando sepolto per tre mesi un dosimetro TLD (ThermoLuminescence Dosimeter) nel luogo dello scavo. Un dosimetro è un cristallo (es LiF o CaF2) con una grande quantità di trappole per elettroni e quindi molto sensibile alla radiazione e se possibile con un rivelatore portatile. Il contributo dal vaso dovuto alla presenza di U, Th e K radioattivi viene misurato in laboratorio. Per mezzo di un contatore α si misura il contributo delle particelle α da parte di U e Th. Per mezzo di EPMA o fotometria a fiamma si misura il contributo della radiazione γ da parte del K. http://flint.mater.unimib.it/ Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 80 40 Determinazione della dose annua Misura attività alfa Durata della misura: 18 giorni (15,05 ± 0,10) counts/ks Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 81 Determinazione della dose annua Contenitore schermato con piombo Cristallo di germanio CU/CTh= (0,353 ± 0,014) Manovella per alzare il germanio nel contenitore Dewar per l’azoto liquido Misura attività gamma (anche sul terreno) -determinazione rapporto U/Th e fuga di Radon - Maggio 2009 214Bi: 208Tl: 1.76 MeV 2.61 MeV Æ 238U Æ 232Th Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 82 41 Determinazione della dose annua Misura della percentuale di potassio ICP-AES Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 83 Determinazione della dose annua: misure sul terreno Dosimetri passivi TLD (ThermoLuminescence Dosimeter) circa 3 mm x 3 mm (tempo di misura almeno 1 settimana, meglio qualche mese, ideale 1 anno) Integrano su tutte le emissioni gamma Si tratta di materiali termoluminescenti molto sensibili alla radiazione, per cui bisogna azzerarli (riscaldamento a 400 °C per 1 ora) poco prima della loro collocazione nel sito. E’ sufficiente qualche ora prima, se lo si lascia nel sito per almeno 1 settimana. Il trasporto avviene in contenitori di piombo. Se il sito può essere raggiunto solo dopo diverso tempo oppure il TLD può rimanervi per poco tempo bisogna scaldarlo in loco. Inoltre sarebbe opportuno scaldare un secondo dosimetro a fine misura in modo che in laboratorio si possa sottrarre al segnale utile il segnale accumulato durante il viaggio di ritorno. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 84 42 Determinazione della dose annua: misure sul terreno I DOSIMETRI DEVONO ESSERE COLLOCATI NELLA STESSA POSIZIONE DALLA QUALE E’ STATO PRELEVATO IL CAMPIONE Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 85 Determinazione della dose annua: misure sul terreno I DOSIMETRI DEVONO ESSERE COLLOCATI NELLA STESSA POSIZIONE DALLA QUALE E’ STATO PRELEVATO IL CAMPIONE…. dopo il prelievo e la collocazione del TLD ripristinare per quanto possibile la situazione precedente. In ogni caso documentare fotograficamente la “geometria” del prelievo. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 86 43 Determinazione della dose annua: misure sul terreno Ossario S. Francesco (Susa) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 87 Determinazione della dose annua: misure sul terreno I DOSIMETRI DEVONO ESSERE COLLOCATI NELLA STESSA POSIZIONE DALLA QUALE E’ STATO PRELEVATO IL CAMPIONE Raccogliere sempre circa 1 kg di terreno intorno all’oggetto, se interrato. Questo è particolarmente importante per oggetti piccoli in terreno omogeneo per almeno 30 cm intorno in quanto in tal caso la misura della radioattività può essere effettuata in laboratorio con strumenti sofisticati (rivelatori al germanio) e l’incertezza si riduce. Il terreno e il campione devono essere messi in un sacchetto che nel caso di dubbi sull’umidità del terreno (non circa il 100%) deve essere il più possibile sigillato. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 88 44 Determinazione della dose annua: misure sul terreno ALTRE OSSERVAZIONI Possibilmente il campione dovrebbe aver passato almeno i 2/3 della sua vita ad almeno 20 cm di profondità, altrimenti la dose gamma nel tempo sarà disomogenea. Se possibile, raccogliere reperti con diversa fattura. La dimensione ottimale é di 3x3x1 cm (o una carota di 2 cm di diametro e lunga circa 3 cm) Evitare la luce diretta del sole, anche se la cosa non è particolarmente influente (a meno di selci scaldate dove si data solo lo strato superficiale). Evitare inoltre l’esposizione al calore (minore di 80 °C), a raggi ultravioletti e infrarossi e a radiazioni ionizzanti (particelle beta, raggi x e raggi g). I controlli agli aeroporti sulle persone utilizzano dosi che non sono di solito sufficienti per invalidare le analisi, soprattutto sui campioni più antichi (ma se possibile è comunque meglio evitarli). Per i siti dove ci sono pochi dubbi sul livello di umidità del terreno (saturo, ovvero massimo) l’unico accorgimento è di non lavare i campioni con solventi o altri detersivi. Se si hanno dubbi sul livello di saturazione del terreno il frammento non deve essere lavato, ma messo rapidamente (pochi minuti dalla sua raccolta) in un sacchetto di plastica e chiuso ermeticamente insieme con l’eventuale zolla di terreno attaccata ad esso. Questo primo contenitore deve poi essere chiuso all’interno di un secondo contenitore anch’esso chiuso ermeticamente. Questo permetterà una misura dell’umidità effettiva del terreno. Il contenitore non deve essere eccessivamente grande perché altrimenti potrebbe non essere garantita la sua corretta tenuta all’umidità. Si osserva che la rimozione della terra dal campione o la sua lavatura sono prioritarie se necessarie per una sua corretta identificazione. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 89 Determinazione della dose annua: misure sul terreno ALTRE OSSERVAZIONI Circa 0.5 kg di suolo in cui il campione è stato trovato deve essere raccolto e doppiamente impacchettato come descritto nel precedente punto. Non è necessario evitare l’esposizione a fonti di luce o di radiazione. Inoltre devono essere raccolti campioni della terra nei 30 cm intorno a ciascun campione (in caso di piccole pietre nel terreno si cerchi di mantenere le stesse proporzioni). Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 90 45 Determinazione della dose annua: misure sul terreno Rivelatore gamma (tempo di misura 1-2 ore) Possibilità di distinguere i vari isotopi emettitori pavimento parete nord K40 200 counts 150 100 Bi214 (U) 50 0 1000 1500 2000 Tl208 (Th) 2500 E (keV) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 91 Misura della quantità in peso di potassio Misura delle “resa in TL” delle particelle alfa (fattore k) Misura della fuga di Radon Dose annua Misura della densità del materiale Misura dell’attività alfa, beta e gamma del reperto Determinazione dell’assorbimentio d’acqua del campione (porosità) Misura dell’attività gamma del terreno di scavo Determinazione dell’umidità del terreno Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 92 46 Fattore di efficienza per le alfa (k=0,15 da letteratura) Dose effettiva Sopralinearità Dose Pesi (%) α 45 β 30 γ 25 Totale 100 Misura attività alfa sul reperto Concentrazione in peso del potassio (da misure ICP-AES) Porosità del campione Frazione di saturazione dell’umidità Maggio 2009 Nel caso in cui si assume la C di U, Th e K sia la stessa nel reperto e nel terreno o ambiente circostante (30 cm) Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 93 Determinazione dell’età Età: (940 ± 220) anni Incertezza del 23% Incertezze con peso maggiore: efficienza dell’irraggiamento α mancata conoscenza della dose γ del terreno di scavo Se non si conosce il terreno di scavo è impossibile scendere al di sotto del 20% di incertezza: autenticazione Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 94 47 San Francesco a Susa. Cenni storici • Il complesso monumentale della chiesa e del convento di San Francesco d’Assisi risale al 1214. I primi Frati Minori, probabilmente in compagnia dello stesso Santo, si fermarono nella città di Susa, ospiti di Beatrice di Ginevra, moglie del Conte di Savoia Tommaso I . • Ben presto il convento acquistò un ruolo nella Valle, sia civile che religioso ed una Bolla pontificia lo cita nell’anno 1254. Famiglie nobili o abbienti chiesero di avere sepoltura presso la chiesa, come Papa Innocenzo IV aveva permesso dal febbraio 1250. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - Rilievo 95 Botola d'accesso Volta Pavimento Chiesa 52 cm 126 cm Piano di imposta della volta 320 cm Giacenze ossee 311 cm Fonte : Ruffino 2007 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 96 48 Multidisciplinarietà All’interno dell’ossario sono stati ritrovati numerosi reperti e sono in atto studi su: •Resti ossei ¾ Centinaio di sepolture (anche di donne?) •Manufatti ¾ Indumenti, vasellame e chiodi •Resti entomologici ¾ Insetti tipici dei luoghi di sepoltura Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 97 Campionamenti N1 N2 N3 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 98 49 Dose effettiva: (0,23 ± 0,04) Gy Frammento trovato nella parte superiore dei resti ossei 1973 ± 12 d.C. La cripta è rimasta accessibile tra il 1934 e il 1993 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - Frammento datato al 1973 ± 12 d.C. 99 Frammento campionato dalla parete Nord (misure preliminari 1050 ± 250 d.C.) Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 100 50 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 101 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 102 51 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 103 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 104 52 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 105 Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 106 53 Termoluminescenza Selci scaldate. La termoluminescenza è stata applicata con successo alla datazione di selci scaldate. Per questo tipo di campione il periodo databile va da 1000 anni (il limite inferiore è dovuto alla bassa TL a causa del numero ridotto di trappole) a 500000 anni (il limite superiore è posto dalla saturazione delle trappole). Il plateu test diventa fondamentale per verificare se il riscaldamento è stato sufficiente per svuotare tutte le trappole (questo è un punto cruciale per questo tipo di campioni). E’ fondamentale riporre il campione rinvenuto al buio in quanto la selce è translucida e quindi la luce solare potrebbe scaricare le trappole anche in profondità. Un risultato importante fu per esempio ottenuto in concomitanza allo studio di resti umani rinvenuti in una grotta in Asia (Aitken, Mercier & Valladas, 1993-1994). Si stabilì che umani anatomicamente simili ai moderni vissero circa 100000 anni fa in concomitanza, quindi, con i Neanderthals. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 107 Altri materiali. Colate laviche. Sono difficili da datare in quanto in esse sono presenti materiali con forti effetti di fading anomalo. Nonostante questo, sfruttando un picco a 600 °C, Guerin & Valladas (1980) hanno mostrato la fattibilità della datazione isolando grani di feldspati con basso fading. Anche in questo caso il range di applicabilità è di circa 3000 anni – 300000 anni. Altri tentativi sono stati fatti utilizzando cristalli di quarzo intrappolati nella colata (Valladas e Gillot, 1978), le ceneri vulcaniche (Berger, 1992) o il terreno su cui è fluita la lava (Pilleyre, 1992) Sedimenti non riscaldati. Prima di depositarsi, i grani dei sedimenti sono esposti per lungo tempo alla luce solare che li azzera. Una volta sepolti, le trappole nei sedimenti iniziano a caricarsi come nel caso di vasi e laterizi. Se un reperto rimane sepolto sotto i sedimenti, datando questi ultimi, si può datare il reperto. Il metodo è stato applicato con successo, per esempio, alla datazione dell’arrivo degli uomini sul continente australiano. Le ottime condizioni di un sito (in cui è stato possibile verificare l’attendibilità della TL per periodi più recenti datando reperti organici per mezzo del 14C) hanno permesso di proporre una data compresa tra il 53.4 ± 5.4 kanni e 60.3 ± 6.7 kanni Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 108 54 ESR (Electron Spin Resonance) L’ESR è stata introdotta nell’archeologia circa 30 anni fa (Ikeya, 1975). Benché il metodo sia ancora in fase di sviluppo ha già dimostrato il suo valore fornendo nuovi dati cronologici sull’evoluzione dell’uomo moderno. La tecnica è applicabile a minerali di nuova formazione (in particolare a carbonati) e a materiali che sono stati scaldati nel passato. In particolare, è stata utilizzata su (si osserva che la TL non può essere utilizzata per resti organici a causa della chemioluminescenza prodotta dalla loro combustione): Smalto di denti Conchiglie e coralli Selci riscaldate Concrezioni nelle grotte (stalactiti, stalagmiti, incrostazioni) Depositi di travertino (calcare di deposito a struttura concrezionata spugnosa) Maurer (1980) ha dimostrato che la tecnica può essere utilizzata per il quarzo estratto da vasi e laterizi, tuttavia la sua sensibilità è di diversi ordini di grandezza inferiore a quella della termoluminescenza e quindi, campioni relativamente giovani non possono essere datati. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 109 Teoria e misura dell’ESR Lo spettrometro ESR misura l’assorbimento delle microonde in funzione del campo magnetico. Tuttavia, solitamente, viene rappresentato graficamente il valore della derivata dell’assorbimento. Inoltre sull’asse delle ascisse non viene riportato il valore di B, ma il valore di ν/B in modo da rendere il risultato indipendente dalla strumentazione (ovvero dal valore di B e ν utilizzati). Tale valore viene normalizzato a h/µ in modo da far comparire sull’asse il valore di g che è il fattore che contraddistingue un centro paramagnetico da un altro. ge = derivata h ⋅ν µ B ⋅ B0 Infatti, il valore di g per l’elettrone libero è di g = 2.0023, ma cambiare leggermente in funzione del tipo di centro. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 110 55 Determinazione della paleodose e della dose annua La paleodose (DE)si misura in modo analogo alla termoluminescenza irraggiando con dosi crescenti note il campione. Poiché di solito si opera con campioni molto antichi, si utilizzano dosi molto più elevate di quelle impiegate per la termoluminescenza e per farlo si preferisce utilizzare sorgenti gamma. Anche in questo caso si procede quando possibile all’eliminazione dei primi 2 mm in modo da ridurre il contributo alla dose da parte dell’ambiente. Le problematiche sono comunque analoghe a quelle della TL. Nel misurare la paleodose l’incertezza che si riesce a raggiungere è dell’ordine del 2 – 7 %. Anche in questo caso, come nella TL, la dose annua è dovuta agli isotopi del Th, U e K e a tutta la catena che ne segue, nonché ai raggi cosmici. Le complicazioni nascono anche in questo caso dal disequilibrio della catena radioattiva e dal fatto che per alcuni campioni non è possibile eliminare i 2 mm in superficie perché di piccole dimensioni (ad esempio denti e conchiglie). Nel misurare la dose annua l’incertezza che si riesce a raggiungere è dell’ordine del 5 – 10 %. Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 111 Datazione ESR dello smalto dei denti Molti importanti siti archeologici non possono essere datati con il radiocarbonio perché troppo antichi oppure perché non è presente abbastanza materiale per il metodo U/Th o K/Ar di cui si parlerà successivamente. Solitamente in questi siti si rinvengono comunemente resti ossei e denti. Mentre per i primi non è ancora stata messa a punto una procedura ESR efficace per la datazione (e forse non lo sarà mai per alcune limitazioni di cui si parlerà più avanti), i secondi sono stati datati con successo per mezzo dell’ESR. Il limite temporale di applicabilità con lo smalto dei denti va da alcune centinaia di anni (limite dovuto al basso segnale ESR generato) a 1.6-2.4 milioni di anni (limite dettato dal tempo di vita medio delle cariche intrappolate e da fenomeni di saturazione). Lo smalto è composto principalmente da idrossi-apatite ed è in contatto con dentina e cemento che sono più ricche dal punto di vista organico. Nell’immagine di destra è indicata la zona di materiale selezionato per la datazione (la parte nera, ovvero lo smalto). Maggio 2009 Alessandro Lo Giudice - Peveragno - 112 56