“La fede dei nostri padri,
la passione dei nostri figli”
Documento storico/sentimentale sul perché l’AS Roma sia nata incontrovertibilmente
il 22 Luglio 1927 in via Uffici del Vicario 35
Premessa.
Questo è un documento che parla d’amore.
Può sembrare strano, magari inopportuno, forse fuori luogo ma riteniamo sia impossibile
almeno per noi rapportarci alle storie di calcio senza menzionare e fare buon uso del
sentmento più nobile che si conosce.
E’ un documento che parlando d’amore si immerge in una storia importante, non vogliamo
dire gloriosa perché la gloria riteniamo sia soggetva, la gloria non nasce dalle vitorie, dagli
allori messi in bacheca, dai cortei in cità a pullman scoperto come tanto va di moda. La gloria
è spesso un percorso tortuoso e complicato persino da raccontare ma il fascino, l’avventura, il
sorriso con cui quel percorso si abbraccia rende meraviglioso il tentatvo di voler esternare agli
altri la genesi di una passione senza uguali, una fede sportva senza tramonto, il più bello dei
romanzi rapportat al calcio.
L’Associazione Sportva Roma nasce a Roma in via Ufci del Vicario civico 35, il ventduesimo
giorno del setmo mese dell’anno millenovecentoventsete. Mai avremmo sognato di dover
scrivere un documento che si batesse per l’accetazione e la certfcazione di una verità
recentemente rivisitata in maniera fasulla, una maniera ci sia consentto, poco rispetosa del
passato e del presente ma sopratuto di quel futuro storico e sentmentale che dal passato
atnge gli spunt e gli slanci migliori.
Questo documento non vuol essere una bataglia sterile a teorie e congeture post anni 2000,
questo documento non vuole convincere nessuno né fare pressioni su qualsivoglia letore
Romanista e non, questo scrito vuole essenzialmente documentare, carte alla mano, che la
fusione di tre enttà sportve di cartello a Roma fu voluta, cercata e pensata con sagacia e
lungimiranza per sfociare nell’unico documento esistente che certfca la nascita dell’As Roma
il già citato 22 Luglio 1927.
Partre da un dato incontrovertbile ci sembrava non solo doveroso ma logicamente giusto, in
un tragito dove spesso la logica viene abbandonata per lasciare spazio alle emozioni e ai
brividi, un cammino di anni solari e stagioni calcistche che hanno mutato gli umori e lo
svolgimento delle nostre domeniche da tfosi.
Il tfoso della Roma è un tfoso atpico, puntglioso, fedele, appassionato. Legato alle
circostanze e agli episodi, anche quelli in apparenza poco important in realtà preziosi. Tifoso
che ha visto, vissuto, amato e metabolizzato più amarezze che giornate di giubilo ma che
quando ha vinto, ha vinto sul serio, col sorriso sulle labbra ed un innato ghigno di sfda. Il
tfoso della Roma è geloso delle proprie vitorie e dei propri passi falsi perché ogni stato
d’animo ha forgiato il caratere rendendo dura la scorza da contrapporre al calcio dei potent e
dei poteri fort.
Tuto questo accade oggi come succedeva ieri e questo documento vuole, con semplicità e
dedizione, ribadire che il tfoso della Roma ha messo la sua vita rapportata al calcio nelle mani
del destno, sapendo bene che per ogni Roma-Parma che anni fa regalò uno scudeto
meraviglioso vivremo il contraltare di mille Manchester-Roma dove, gol subito dopo gol
subito, anche i più tenaci hanno tentennato. Noi Romanist siamo fat cosi, capaci con gli
sguardi di cercare nel momento di difcoltà i riferiment cardine della nostra storia sportva.
Questo documento, a torto o a ragione, vuole ribadire un unico conceto, defnitelo pure
anacronistco e poco importante ma è ciò che di più caro ancora ci piace sventolare
idealmente nelle nostre bandiere, l’appartenenza è un valore di certo primordiale ma rimane
l’ultma bolla d’aria che garantsce la sopravvivenza in un calcio ormai votato al collasso, un
ancora di salvezza che si nutre d’orgoglio e rappresentatvità, il bisogno fsiologico di sentrci
parte di un sogno in movimento che ci unisce e unendoci galvanizza e rinfranca una tfoseria
diventata popolo, un popolo che si identfca in una tfoseria.
Non abbiamo tmore di meterci in discussione, vorremmo semmai preservare con cura e
geloso ataccamento “la fede dei nostri padri, la passione dei nostri fgli”, vorremmo insistere
e semmai rilanciare, discutere e accetare persino il rimbroto ma non il revisionismo sterile
perorato di recente per una causa efmera.
Noi veniamo da lì, dai nostri sospiri e dai mille rimbalzi conquistat a fatca, noi abbiamo visto e
amato va dei Gladiatori e l’Olimpico senza copertura, noi abbiamo abbracciato un idea e mille
e poi mille calciatori, noi abbiamo lotato per un Campo Testaccio da rendere museo a cielo
aperto della nostra società, abbiamo soferto per Giuliano Taccola e ci siamo disperat per
Agostno, abbiamo salutato l’ultmo presidente tfoso sul sacrato di una chiesa in fondo a viale
Europa, abbiamo resistto agli ammiccament del moderno e alle facili comodità fglie della
cultura del denaro, abbiamo portato i nostri fgli in curva e gli abbiamo raccontato perché quel
luogo ci sembra un tempio a cielo aperto, forse l’ultmo meritevole di una preghiera.
Abbiamo conservato la maglia del Principe perché lo abbiamo visto piangere per la Roma,
abbiamo rincorso idealmente Bruno Cont ogni volta che segnando fniva in ginocchio soto la
Sud, abbiamo ringraziato Paolo Roberto Falcao per essere nato e Toninho per essere passato
di qui, abbiamo amato il Bomber e odiato Manfredonia e sia nel primo che nel secondo caso
l’abbiamo fato per amore folle di una maglia rosso sangue bordini giallo oro.
Ci siamo essenzialmente ritrovat.
Come ogni anno alla mezzanote tra il 21 e il 22 di Luglio in via Ufci del Vicario 35.
La Roma è nata nel centro di Roma, come dice l’unico documento esistente sulla sua nascita e
come conferma una volontà popolare che quella data ha portato in dote oltre l’incalzare avaro
degli anni. Questo scrito vuole rendere merito a chi, scevro da condizionament e lontano
dalle mode del momento, ha saputo rendere eterno un pensiero e un tragito che di
generazione in generazione è arrivato sino a noi.
L’inizio.
E’ un viaggio profondo, a trat retrospetvo, uno dei quei viaggi a ritroso nel tempo che parte
dal classico e mai banale “C’era una volta”. Infondo questa è una favola, seppur sportva e
sentmentale, e come ogni favola che si rispet partre da ciò che c’era prima è interessante
quanto ciò che è venuto dopo, quasi un ideale consegna e presa di coscienza, una corsa a
tappe dove ogni fermata presuppone un racconto, il testmone che di mano in mano arriva
fno a noi, ai nostri fgli e un giorno ai nostri nipot, con l’obbligo di portarlo fno in cima, senza
soste e senza paure.
Qualcuno si chiederà di certo di quale “cima” stamo parlando, una veta da scalare con la
dedizione del sacrifcio e dell’innamoramento sportvo, una meta alta che inorgoglisce lo
scalatore e che più “umanamente” in queste pagine chiameremo “verità”.
La cità di Roma nel ventennio post 1900 era già una cità già vivissima rispeto a tante altre
“future” metropoli, era una cità genuina, popolata da gente garbata e raziocinante. C’era il
senso della corretezza ben radicato, la semplicità della mano tesa e la cultura della chiave
lasciata ataccata alla porta, in quegli anni magari non si mangiava, ma se accadeva, il
conceto “dell’aggiungi un posto a tavola” era regola e riferimento per tut.
La cità di Roma si apriva al mondo con tuta la sua mastodontca grandezza, l’anfteatro Flavio
era culla di civiltà raccontata dal marmo e atrazione di caratere storico e architetonico,
Piazza Navona strizzava l’occhiolino al sacrato di Piazza San Pietro e la neta sensazione era
che tuto il potrebbe essere ma non è si sarebbe di li a poco trasformato in “cosi sarà per
sempre!”.
Roma dei sete colli e un Papa solo, sete Re e un campidoglio, i Rioni e le tante “fogliete”
consumate all’osteria soto casa. Qualche storia d’amore e di coltello, lo spirito Rugantno e la
poesia del Belli, i sonet di Trilussa e le mantellate che….”so delle Suore….ma a Roma so
sortanto celle scure….”
Roma era una voragine di sentmento che costruiva il suo futuro nella centralità strategica e
nella cultura di popolo, il sogno d’immaginare un domani migliore, i danni di una guerra
vissuta e da vivere anni dopo, il caldo che brucia e gonfa l’asfalto e quella sortta improvvisa e
gradita del vento che solo qui, solo in queste vie sinuose e afascinant chiamiamo
“Ponentno”.
Il “Ponentno” descrito da Cesare Pascarella in Eppuro Er Mare : “Che dilizia! Sent quer
venterello salato, quer frescheto fno fno dell'onne, che le move er ponentno,che pare
stano a fa' a nisconnerello!” , quel “Ponentno” cantato da Renato Rascel in Roma nun fa la
supida stasera : “Presteme er Ponentno, più malandrino che c’hai….” insomma la grandezza
delle cose semplici, propria di una cità resa semplice dalle cose grandi.
In questo contesto si muove la nostra storia, tra le radici di un calcio giocato con passione,
curiosità e distacco, almeno all’inizio. Chi erano quest Inglesi? Cosa portava in dote un
Football d’oltremanica moda crescente ma sconosciuta?.
Il calcio nella cità di Roma ha radici nobili e afascinant, il libro, tra i più detagliat in merito,
che rende esaustva una verità rivendicata con orgoglio dai tfosi romanist si chiama “I pionieri
del calcio Romano” che incontrovertbilmente racconta :
“Dopo l’esibizione di Roma, la FGNI (Federazione Ginnastca Nazionale Italiana, che era un po’
il CONI dell’epoca e aveva la sua sede nella Capitale) invitò le società afliate a formare sezioni
per il “giuoco del calcio” ed il “giuoco della palla vibrata”…L’invito venne subito accolto dalla
“Società Ginnastca Roma”, che aveva il prof. Guerra nel suo comitato tecnico. Nel novembre
1895 la “Roma”, che in quel periodo era presieduta da Ernesto Nathan, cominciò le
esercitazioni di football nel piazzale della pista del Velodromo. I bravi ginnast misero tuto il
loro impegno per riuscire a venire a capo del complesso regolamento e delle altretanto
complesse traietorie della sfera. Certo i muscoli di ferro di cui disponevano poco giovavano a
smussare le ruvidezze dei piedi. Era, tutavia, l’inizio di una storia: anche nella Capitale una
società sportva si avvicinava , per la prima volta, alla pratca del calcio”. Nelle note, si legge
che questa informazione è stata fornita all’autore dal giornalista e ricercatore Maurizio
Romanato, che l’ha trata dal Corriere del Polesine del 30 novembre del 1985: “La Società
Ginnastca Roma ha per iniziatva della Federazione incominciato le esercitazioni al football
nello splendido piazzale della pista Velodromo Roma gentlmente concesso dai proprietari
Fossat e Bretoni ed i bravi ginnast che vi prendono parte metono tuto il loro impegno per
ben riuscirvi”. Proseguendo nella letura, apprendiamo che: “sorta nel 1885 (ma con
fondazione ufciale risalente al 5.6.1890 per opera del generale Menot Garibaldi, fglio di
Giuseppe Garibaldi) la “Roma” era di gran lunga la società sportva più atva nella Capitale”.
Ma non era la sola. C’erano pure il “Football Club di Roma” (fondato nel luglio del 1896) e lo
“Sportng Club Roma” (sorto il 31 maggio 1897). La Ginnastca Roma, il Football Club e lo
Sportng giocarono il “Campionato del Lazio di Calcio”, programmato per il 7 maggio 1899, ma
poi rinviato, causa mal tempo, a domenica 21 maggio. Si giocò a Villa Pamphili, in palio una
coppa d’argento oferta dal Comune. Fu vinto dalla Ginnastca Roma, che in fnale prevalse sul
Football Club “in un match che, in retrospetva, può essere considerato il primo derby romano
della storia”.
A supporto ed a corredo di quanto scrito, vengono riportat gli stemmi delle società e
document, quali, ad esempio, il diploma della squadra vincitrice del Campionato del Lazio di
Calcio 1899 (depositato presso l’Archivio della S.G.Roma). Un’altra testmonianza ci arriva dal
bel libro “E arrivarono i bersaglieri. I primi trent’anni di Roma Capitale” Scrive l’autore: “Il 29
maggio del 1899 ai “Giuochi Ginnici di Villa Pamphili” debutò a Roma il football, ossia il giuoco
del calcio…Vinse la partta inaugurale lo Sport Club Roma per 2-1 sulla Ginnastca Roma”.
L’evento è commentato da “Il capitan Fracassa” (Roma, 3 giugno 1899), nelle letere aperte
del “Fieramosca” (28 luglio 1899) e da un maestro del primo giornalismo sportvo, Marcello
Gallian (“Storia dello sport italiano”, Roma 1920).”
Da tuto questo si evince che la fbrillazione per uno sport cosi afascinante è riconducibile
come natali ad anni e anni prima di quanto ci è stato deto e perorato da chi aveva interessi
avversi alla fondazione dell’unica e potente squadra di calcio con l’impegno di rappresentare
una cità come Roma, un team che in sostanza, doveva unire la gente soto un unico gonfalone
che, per colori sgargiant, avrebbe rappresentato la cità, la sua storia, la sua tradizione.
L’Associazione Sportva Roma non nacque per caso, non venne alla luce per isterismi e volontà
peculiari, non si chiuse a riccio intorno a primordiali scelte, non ebbe l’appoggio di una sola
parte citadina ma avvicinò il popolo al calcio perché il calcio aveva bisogno di sostegno e
supporto popolare.
La Roma doveva essere la squadra della cità di Roma, un impegno anche morale che coinvolse
isttuzioni e politche citadine prima di riversare sulla gente un progeto a due colori e un
anima sola che negli anni è diventato baluardo di tenacia, afeto, passione e
rappresentatvità.
La Roma non nasce per caso perché il senso della fusione dell’Alba, la Roman e la Forttudo è
la consequenzialità di un riferimento che mira alla grandezza, alla superiorità, all’enorme
volontà di sacrifcio, valori e vitoria. Una vitoria intesa anche e sopratuto come presa di
coscienza, esistere per distnguersi, lasciando guidare lo spirito che dal “Motovelodromo
Appio” arriva sino ai gradoni dell’Olimpico post anni ’90, con la copertura e le nefandezze
architetoniche in efet mai digerite.
Le favole hanno tute un inizio sognante e una speranza implicita, questa favola non si sotrae
all’esigenza del “C’era una volta”, al bisogno di raccontare una fusione divenuta la riconosciuta
essenza del calcio a Roma, il piacere della rivendicazione costante, un brivido d’orgoglio per
chi non barata le passioni lucent.
Il signifcato di una passione.
Quando ci si rapporta alla gente, l’unico binario da seguire senza indugi è il rispeto della verità
e della storia, una storia della quale ci appropriamo con sentmento e piacere quasi fsico ma
che sappiamo bene dobbiamo resttuire presto portandola in dote a chi verrà.
La storia è un frammento di vita e di mondo che respiriamo caricandola di valori e signifcat, la
storia è un fume che segue il suo corso e ci lascia godere di cosi tanta bellezza, ma la storia è
anche una responsabilità viva quando la si racconta e quando senza bater ciglio la sentamo
raccontare erroneamente.
Spiegare il signifcato vero di una passione di calcio cosi forte non è solo un dovere tra tfosi
della stessa compagine, ma è anche, o forse sopratuto, la certfcazione di anni e stagioni
spese a vivere e raccontare il più semplice e migliore dei nostri sogni.
La Roma d’altronde è la squadra per eccellenza da avvicinare al sogno, un gruppo di uomini,
calciatori, dirigent, president e afni che non hanno nel tempo vinto molto ma hanno vissuto
e, vitorie e sconfte non importa, hanno vissuto bene.
Vissuto per una maglia, di per se magica per il valore che noi stessi diamo alla magia, un
intreccio corposo di accadiment e vicissitudini che da sole colmerebbero il vuoto atuale di
valori legat allo sport.
Abbiamo vissuto istant di tensione e drammi sportvi cocent, vissuto il sorriso di amici e
nemici senza mai perdere la direzione giusta, vissuto l’incedere vivo e temerario di chi ama
quest colori perché sono i colori di Roma.
Non è un parallelismo sciocco, anzi. Questa cità doveva riconoscersi nella più grande squadra
di calcio mai creata che desse spessore calcistco alla cità più importante d’Italia.
Non era semplice, non poteva essere altriment, non doveva essere una cosa comune perché
di comune e blando c’era già qualcosa d’indefnito tra Polisportva e Calcio apparentemente
nato nel 1900.
Roma aveva bisogno di qualcosa che blindasse la passione, ne facesse scudo e regalasse ad un
popolo volitvo il senso delle aspirazioni e della grandezza. Roma come cità non poteva
permetersi l’oblio calcistco, una fusione d’elite fu necessaria per ristabilire e determinare
gerarchie e passaggi anche di sentmento.
Il sentmento si lega al calcio in maniera inscindibile, non esiste calcio e sport senza
sentmento, ogni parola, ogni riferimento, ogni rapporto esistente tra il calcio e il tfoso è
basato sull’accetazione sentmentale del risultato determinato dal campo. A Roma il discorso
è più ampio, è più insistente, è tangibile e reale, caparbio e furente.
Non poteva esserci fusione sportva rispetabile e rispetata senza sentmento, quello stesso
moto perpetuo che incentvando l’azione ha resttuito molto di più che una semplice squadra
di calcio.
Non doveva esserci fusione senza il benestare d’afeto e coinvolgimento che il regime
dell’epoca pretendeva dallo sport citadino. Va bene la corsa campestre, le sfde epocali
raccontate sui libri ma ormai la palla, il pallone, il cuoio, la pelota aveva la sua leteratura.
Raccont che non passano inosservat di compagini gagliarde che si contrapponevano con
dedizione e futuribilità ma che scollegate tra loro non avevano il peso specifco degno di un
nome come Roma.
La Capitale d’Italia reclamava il suo spazio, ribadiva il senso incontrovertbile di una grandezza
già citata e importante proprio come valore nominale, importante per rappresentatvità e
giusto piglio, per costruzione emotva e assoluta volontà popolare.
Come tute le rivoluzioni di massa, i cambiament storici, le drastche o solari scelte è la
volontà della base che fa la diferenza, una base svezzata dalle problematche di rinascita nel
dopo guerra tra semi sviluppo socio economico e il tmore di temerarie ricadute.
Cosi è stato. Cosi si determinò ancor prima di ogni plausibile e certfcata ratfca.
La Roma come Associazione Sportva nasce nella mente e nella strategia di uomini semplici e
superiori. Uomini superiori forse proprio perché semplici, qualità che rivendicano uno spazio e
un dimensione in ogni contesto votato alla crescita e all’umanizzazione di gruppi più o meno
congrui di persone.
Un fglio nasce nel giorno e all’ora precisa in cui viene messo al mondo, al sentore del primo
leggiadro vagito, al sorriso frastornato di ogni Papà logicamente presente e alla smorfa
d’amore di ogni Mamma soferente.
L’atmo è quello, incancellabile, incontrovertbile, indiscutbilmente reale come il più reale dei
sogni.
L’atmo è uno, preciso, direto, impossibile aggiungere remore o dubbi.
Il concepimento è fondamentale, importante, formatvo e formante ma un fglio, un bambino
trova il suo riscontro anagrafco quando un ostetrica mete in calce la sua frma all’operato del
medico.
La Roma è quel bambino dalle gote rosa che osserva spaurito e determinato un mondo nuovo,
il 22 di Luglio dell’anno 1927 trova i natali la squadra che muterà gerarchie citadine e
supporto di popolo. Un supporto che gonfa d’orgoglio la pubblica piazza e ridisegna gli aspet
dello sport calcio nella cità d’appartenenza.
Il signifcato di una passione è nel valore delle scelte, nelle riunioni informali che sanno di
tabacco da pipa e speranza. Il signifcato di questa passione è nella lunga estate dell’anno
1927 quando si concretzza un sogno ed un progeto nato almeno due anni prima. Tanto c’è
voluto, tanto è durato un concepimento che esce fuori dai canoni dei nove mesi ma ne sposa
la fnalità. L’AS Roma non poteva materializzarsi dal nulla, non poteva mischiarsi all’esistente,
non poteva contemplare errori o remore, ripensament o rimorsi.
Scelta ponderata direbbe qualcuno, scelta di sentmento diciamo noi.
Una scelta che unisce e coinvolge gente di popolo e riferiment del regime d’allora, uomini di
politca atva e lavoratori qualunque, plebe e aristocrazia riconosciuta. Questo per dire che
sostenere che la Roma era la squadra del popolo e la lazio la squadra della nobiltà non solo è
sbagliato ma determina un messaggio fuorviante.
La Roma del popolo fu voluta dalla nobiltà citadina proprio in anttesi con chi non scegliendo
il nome Roma si appropriò anche di colori irrispetosi di cultura, storia e tradizione. La Roma
era la squadra che abbracciava il popolo e strizzava l’occhio alla borghesia apparentemente
distaccata e sobria.
Sostanzialmente la Roma fu voluta e nacque per essere un collante citadino e rappresentare
tut, manovali e maniscalchi quanto avvocatura e borghesia. Una sintesi sontuosa e perfeta
di come un associazione sportva di li a poco si sarebbe posta all’atenzione pubblica, con un
esperienza relatva ma con un avvenire enorme, una speranza da coltvare batagliando e
controvertendo gli stereotpi uno sport votato alla massa ma non per questo volutamente
massifcante.
E’ l’anno 1927 l’anno della svolta, la volontà di fusione, il reclutamento di uomini, sportvi,
calciatori e idee e il procacciamento di denaro utle al sostentamento di ogni idea ritenuta
valida e atualizzabile.
Fin dal mese di Gennaio i contat furono serrat non senza intoppi, ostracismi burocratci e di
sistema, machiavelliche interpretazioni di una linea di pensiero invece molto chiara e
riconosciuta: Creare l’unico team sportvo che giocando al calcio rappresentasse la cità e della
cità prendesse il nome.
Addiritura negli ultmi mesi del 1926 la cronaca relaziona incontri, riunioni, spinte emotve
necessarie per metere d’accordo chi aveva il compito di assumersi responsabilità non da
poco. Questo il conceto del “concepimento”, cercare, costruire, plasmare, determinare,
organizzare, organigrammare un progeto che avrebbe visto luce una matna caldissima di
Luglio nel centro di una Roma sonnacchiosa e lenta, con quel sole che splende tra le volte del
Pantheon, a pochi metri da via ufci del vicario civico 35.
Perché il signifcato delle piccole cose arricchisce e documenta la passione delle cose grandi, il
destno o il fato c’entrano relatvamente, la Roma è nata qui……nell’epicentro di cultura e
sentmento che tut’ora fa stropicciare gli occhi.
Una scelta ardimentosa.
Abbiamo già ampiamente deto e descrito come l’Associazione Sportva Roma nasce per una
volontà profonda che accontenta le esigenze di un popolo scaltro e appassionato e soddisfa il
palato di una borghesia citadina ormai consapevole di dover operare scelte molto fort non
solo da un punto di vista socio-politco ma anche da un punto di vista pretamente ludico e
quindi sportvo.
La Roma viene alla luce nello scontro di anime diverse, a volte addiritura opposte, anime che
però convergono verso un'unica necessità struturale, nell’unica scelta possibile per abilitare il
calcio a grandi livelli nella piazza romana.
Sul fnire del mese di otobre della 1926 in un dibatto acceso sulla valenza del football nella
cità di Romolo e Remo alcuni rappresentant della medio-alta aristocrazia romana, fgli e
nipot di famiglie molto note nell’ambito della politca isttuzionale presero parola in quello
che divenne ben presto un dibatto pubblico afermando:
“Il Calcio a Roma non può essere un aspeto frivolo. E’ uno sport d’interesse, un emozione
colletva e la rappresentanza citadina deve essere non solo molto chiara e ben presente ma
anche riconoscibile. Si avverte l’esigenza di radicare una cultura omogenea, tenace,
combatva, perseverante. Roma deve trovare un modo d’essere riconducibile a se stessa
anche nel calcio. Tante piccole squadre seppur important non riscuotono l’interesse e il
possibile e auspicabile seguito che potrebbe avere un team solo, però forte, però
rappresentatvo, però chiaro e lucente come s’impone ad ogni scelta ardimentosa”
Il fuoco generato da un idea viva quanto concretzzabile aveva generato un incendio.
Proposte, dubbi, rifessioni, dibatt, riunioni carbonare e incontri pubblici. L’interesse
smorzato di qualche giornale dell’epoca e la volontà di portare in dote quell’ultma
determinata afermazione: Una scelta ardimentosa!
Qualcosa era scatato, una molla che genera pensieri e voglia di fare, la necessità di dare
seguito alle idee ma anche il bisogno di prendersi impegni a breve scadenza. Una questone di
responsabilità, ma anche di coraggio.
Nella riunione per ribadire cariche isttuzionali all’interno delle dinamiche della politca
citadina nuovamente s’incontrarono personaggi incident anche nelle strategie di crescita del
mondo sportvo locale al quale il regime strizzava l’occhio come motvo di vanto e perenne
rivendicazione.
La centralità di Roma andava ribadita, era il 27 Novembre del 1926.
Quel giorno Ulisse Igliori si presentò alla platea, non solo per la politca gestonale, non solo
per i rapport pubblici, non solo per illustrare rendicont e progetualità nell’ambito della
crescita demografca e architetonica della cità di Roma ma, spiazzando forse i meno atent,
cominciò a tastare il polso delle cariche municipali e rionali con un discorso dai toni fort e i
concet chiari. Se ne ha riscontro in un vecchio radiogiornale che gracchiante non muta il
fascino delle parole dete tute d’un fato:
“E’ impossibile, per me inaccetabile, che non si concepisca una fusione tra squadre romane
che permeta di creare una compagine esageratamente più forte, più preparata, più pronta e
caraterialmente caparbia in stle e sintonia con i valori citadini. Immagino la cità di Roma
rappresentata con furore agonistco e stle nell’ateggiamento. Mi adopererò in futuro non so
quanto prossimo per metere d’accordo anime diverse ma non lontane che di certo avranno a
cuore un progeto comune, forte perché supportato da noi tut, bello perché convergente.
Unire deve essere un obietvo. Obietvo scevro da condizionament e vere o presunte
rivalità. Contrastare il Nord calcistco, contrastare tut, con la speranza e quindi la
progetualità di essere i migliori.
E’ delituoso non immaginare questa cità onorata anche nel calcio. Il regime che della
grandezza fa costante e contnuo riferimento non può che sopportare tuto questo. Si muova
il Popolo,il resto verrà da se….”
L’onorevole Ulisse Igliori non parlò a sproposito. Si atendevano reazioni più o meno
immediate e cosi fu.
Nei circoli sportvi, nelle piazze a cielo aperto, nei rioni e nelle vie si davano pareri essenziali
per comprendere la volontà citadina. Le rivalità di cui sopra esistevano e molt, forse
moltssimi, non volevano perdere quella radicalità territoriale che evidentemente generava
ataccamento. Un ataccamento reale che mal si conciliava con la più ampia veduta mirata ad
unire, compatare, plasmare, cementare l’idea di una squadra per la cità, una cità per la
squadra. E’ proprio questo il conceto, una cità, una squadra, una tfoseria corpo unico e
fazione trainante.
L’atento letore si chiederà…..e la lazio????
Pensiero giusto che apre controversie che meritano atente e partcolareggiate rifessioni.
La società sportva lazio (il minuscolo in quest casi non è mai un errore di battura)
contrariamente a quanto si aferma e dice non nasce il 9 Gennaio del 1900, quel giorno fu
fondata una società podistca e non vi è traccia nella storia di sezioni calcistche all’interno
della società stessa divenuta poi polisportva.
Questo cambia poco le carte in tavola, questo interessa pochissimo a noi tfosi dirimpetai, ma
è invece una chiave di volta non da poco per comprendere come spesso vengono date per
certe notzie e accadiment che cert non sono.
La lazio interpellata per dovere di opportunità non venne mai di fato considerata la squadra
di Roma. Seguita poco e mal gestta, risultava essere una congrega chiusa che nella sua genesi
rifutò nome,simboli, gonfalone e colori, riferiment citadini imprescindibili per sentrsi parte
in causa dello sport soto i sete colli.
Il generale Vaccaro non rifutò la fusione con l’Alba Audace, la Forttudo Pro Roma e il Roman
Football Club, ma fu di fato messo in condizione di non intrometersi ad un progeto più vasto
e ad ampio raggio trovando il palliatvo dell’ente morale come scudo a tute le possibili
discussioni.
Questo doveva essere e questo fu, la lazio con i colori della Grecia antca rimaneva al suo
posto per lasciare spazio a chi di li a poco sarebbe diventata la più forte, compata e reale
compagine capitolina.
D’altronde all’inizio del ventesimo secolo con l’espansione e la difusione del gioco del calcio a
Roma questo sport fu pratcato da tant piccoli club di quartere. Negli anni vent sono oto le
società che giocano nell’allora prima divisione regionale: La già citata ss lazio, l’US Romana,
l’SGS Forttudo, l’SS Alba, il CR Juventus Audax, il Roman FC, l’CS Audace e l’SS Pro Roma.
L’Alba e L’Audace divennero un'unica squadra nel 1926 e la Forttudo assorbendo la Pro Roma
prese il defnitvo nome di Forttudo Pro Roma.
I primi mesi dell’anno 1927 furono febbrili e decisivi. Un ruolo fondamentale lo ebbe Italo
Foschi il pioniere assoluto del calcio targato AS Roma, già segretario della federazione romana
del Partto Nazionale Fascista, membro del Coni e presidente della Forttudo Pro Roma.
A lui si deve quella che, con orgoglio, si defnisce tut’ora una scelta ardimentosa.
Amore senza tempo.
Facciamo un ulteriore e doveroso passo indietro. La storia dell’AS Roma 1927 come si è leto e
come si vedrà ha un età gestazionale molto più lunga dei canonici e proverbiali nove mesi.
L’età gestazionale viene calcolata dall’momento del concepimento al momento dell’efetvo
parto e serve per calcolare le setmane di crescita embrionale e quindi preparasi al lieto
evento.
E’ importante sapere e portare a conoscenza come l’aspeto sociale alla fne degli anni vent
infuii, e non poco, sulla nascita e l’organizzazione della squadra di calcio che doveva nelle
intenzioni rappresentare la cità di Roma negli event sportvi, ludici e calcistci e nelle massime
espressioni di rappresentatvità tanto care al regime dell’epoca.
La Roma divenne in efet un motvo di vanto e profondo richiamo, un aspeto sportvo e una
crescita citadina di rafronto e convincimento rispeto al resto dell’Italia pallonara.
La Roma divenne un fato culturale, una discussione sempre aperta, la sfda a migliorare una
faccenda che ben presto divenne comune, di tut, e grazie a tut maturò interesse e come
contraltare suscitò l’invidia di chi cristallizzato al passato non vedeva di buon occhio il possibile
futuro.
La Roma come squadra di calcio nacque da principi saldi e valori semplici, la fusione in realtà
diede alla neonata compagine un anima profonda e radicata proprio perché tante anime si
spersonalizzarono per cercare qualcosa di più grande.
Sociologicamente nacque cosi il conceto profondo che la Roma è la squadra del popolo.
Nella Roma si riconosceva colui che cercava un domani importante, aspirazioni legitme visto
il contesto politco-sociale.
Quando parliamo di cultura, portamo il riferimento di logorroiche discussioni e imponent
tavole rotonde dove l’argomento “Fondazione AS Roma” veniva tratato come qualcosa che
poteva cambiare e spostare gli equilibri non solo sportvi, ma anche politci e imprenditoriali
vista la grandezza programmatca del progeto.
Se ne ha conoscenza anche in un lungo artcolo portato alla luce da quotdiano “Il
Messaggero” quando, alla fne dell’anno 1926, si poteva serenamente leggere:
“Sarà una squadra da sogno che alimenterà il sogno, rappresentatva e coriacea, garbata
quanto furente, darà il senso di maestosa grandezza mai avuta sino a ora e ci auguriamo, sia
l’espressione atva e citadina dell’enorme movimento di popolo e aristocrazia. Un unione
insomma. Che sia di tut, che si opponga alla setorialità.”
“Che si opponga alla setorialità.” Ecco la genesi. La motvazione principe discussa nel tempo
sul perché la Roma doveva scacciare le tenebre del provincialismo e farsi riconoscere
atestandosi come squadra di tut.
In questo breve scrito gli spunt invece sono molt. Si parla di “…maestosa grandezza mai
avuta sin ora…” Chiara la distanza presa dalla lazio, considerata una minus-valenza non in
grado di convergere gli interessi sportvo-calcistci citadini.
La lazio non aveva il richiamo d’immagine, nome, cultura, tradizione e storia che si voleva
creare pensando ad un team nuovo ma già carico di responsabilità e aspetatve.
Il Generale Vaccaro non rifutò la fusione come erroneamente creduto da molt, sbagliata e
fasulla anche la tesi dell’ente morale, la certfcazione delle distanze prese e mantenute sta nel
mancato coinvolgimento di ogni organo della Polisportva lazio nelle riunioni per decidere,
programmare, creare e costruire la squadra di Roma che in maniera imprescindibile doveva
partre e diferenziarsi già dal nome e da un iconografa chiara, semplice ma direta e
delineata.
In questo stralcio d’artcolo si ribadisce anche: “Un unione insomma.” Ecco ribadito anche qui
il senso dell’amalgama, dell’unione intesa come plasmarsi in nome di qualcosa.
L’idea dell’Associazione Sportva è la sintesi di questo tracciante di pensiero, un Associazione
Sportva minuziosamente ragionata e creata in uno spazio temporale di quasi sedici mesi.
L’età gestazionale. Forse troppo lunga quanto necessaria per almeno tre buoni motvi.
Il primo è l’aspeto politco. Ossia un regime rigido che doveva ben comprendere cosa stesse
succedendo, con anime all’interno del regime stesso che spingevano in un verso e molte altre
anime che spingevano in senso opposto. C’era ci vedeva di buon occhio la nascita della
squadra della capitale, anzi la riteneva essenziale e c’era chi carico di ostracismo si opponeva
come da dotrina a fusioni o stravolgiment del pre-esistente.
Il secondo aspeto è un aspeto organizzatvo. Non si contemplava neppure che il materiale
umano che avrebbe composto la rosa di prima squadra fosse un materiale umano di basso
valore. Da qui parte il conceto delle “selezioni” sfociato nella sua massima espressione il 18 di
Giugno 1927. Quel giorno contro una compagine magiara scese in campo una selezione di
calciatori che, opportunamente valutat, avrebbe poi composto la rosa messa a disposizione
del primo allenatore giallorosso.
Molt tra quei giocatori furono scartat,di loro non c’è traccia nella storia dell’AS Roma proprio
perchè della Roma non fecero mai parte.
I fautori dell’infausta tesi legata alla nascita della Roma datata 7 Giugno non sotolineano
come la Roma non giocò mai partte ufciali e ufcializzate prima del 22 Luglio e che sarebbe
stato inopportuno giocare due partte in due giorni schierando 43 calciatori diversi senza una
guida tecnica. Inopportuno per il senso organizzatvo che si voleva dare alla neonata
Associazione Sportva e impossibile da un punto di vista d’organizzazione e concertazione
delle part in causa, di tute le part in causa.
Il terzo rilevante aspeto erano le infrastruture che avrebbero ospitato la costtuita AS Roma.
Sede sociale, ufci di riferimento e competenza e non ultmo il campo dove rapportarsi alle
prime partte.
Nulla doveva essere lasciato al caso, organizzato male, l’idea era quella di partre alla grande
per destare l’atenzione e delineare subito le palesi diferenze. La Roma non aveva freta di
nascere ma aveva l’obbligo di nascere nel miglior modo possibile.
La gente non doveva avere dubbi mai, se questa era la tua ubicazione e il tuo suolo nato non
potevi e non dovevi sposare altre cause sportve.
Rendere la fusione tra squadre diverse un occasione di riscato sociale, di progresso sportvo e
aggregazione allo stato puro.
Un amore senza tempo. Creare un afetvità che andasse oltre i calendari, che se ne fregasse
della forma ma si rapportasse alla gente. Senza tempo. Senza condizionament esterni. Senza
direzioni imposte. Senza palet e senza paura alcuna.
La Roma doveva nascere nel centro di Roma. Italo Foschi nella più importante intervista a lui
atribuita nella pre-fondazione fu perentorio: “Non transigo. La Roma per come la penso io
deve nascere al centro di Roma e godere della sua centralità. Al centro di Roma possibilmente
vicino a qualcosa di altamente rappresentatvo e caraterizzante.”
Via Ufci del Vicario al civico 35 si trova a trecentoventsete metri da Piazza della Rotonda.
Maestosamente li resiste il Pantheon e il suo straordinario fascino.
Sostanzialmente al centro di Roma, come promesso.
Testmonianze.
"...la Roma ha signifcato molto per me, difcile spiegarlo a parole... rammento l'amore della
gente di Roma, cresciuta nel mito di campo testaccio, dei quarteri, dei borghi, dei rioni...
Italo Foschi il 22 Luglio del 1927 creò una storia d'amore prima e una squadra di calcio poi...
Mi viene facile essergli grato per sempre..."
Fulvio Bernardini
"...Questa è una cità accatvante, t prende, t coinvolge …è un catno di emozioni contnue,
un vulcano che trabocca amore vero per la sua squadra d'appartenenza... Ricordare Italo
Foschi è un piacere del cuore, lui ha voluto la Roma ed il suo orgoglio più grande fu quello di
incastonare il nome della neonata Associazione Sportva ad una via come Ufci del Vicarìo,
centrale, quindi Romana... Ci teneva a questa caraterizzazione..."
Ferraris IV
"..Ricordo le parole dell'ingegner Dino Viola al mio arrivo a Roma. Mi prese soto braccio e mi
disse: "Mister, bisogna cambiare la storia". Poi mi portò personalmente in giro per le vie
della capitale: il Colosseo, fontana di Trevi, Testaccio, la Garbatella. Voleva farmi calare
subito nella parte. Ci teneva. E' stato tenero e atento ai partcolari. Di colpo si fermò
soto un palazzo e disse: "Vede...qui nel 1927 fu fondata la Roma. Ogni tanto, nei moment
più duri, passo di qui per ricordarlo a me stesso..ricordare che noi siamo una cosa diversa,
migliore”. Seppi anni dopo che quella via era via Ufci del Vicario. Ogni 22 Luglio ricevevo una
telefonata del presidente che mi ripeteva: "Auguri Mister, e buon compleanno..." La cosa
strana è che contnuò a farlo anche quando lasciai Roma e la Roma. Lui era cosi, legato alle sue
cose. Fedele alle sue radici."
Nils Liedholm
"Vado poco alle conviviali coi club. I tfosi sono meravigliosi, quasi premurosi. ..ma io, io non
sono fato per le tavolate e per i troppi compliment. Preferisco giocare, giocare al calcio
però. Però c'è una data alla quale sono afezionat tut, il 22 luglio. E' nata la Roma in quel
giorno. Io li rispeto e in quel giorno sarò per sempre uno di loro. Lo meritano. Noi
indossiamo una maglia che è proprietà del tfoso, dei tfosi. Vederli brindare al compleanno
della Roma con quel trasporto mi fa capire quanto sono speciali. Tratano questa squadra come
una cosa di famiglia... Non solo li rispeto, ma li ammiro...sono gelosi di un sogno.. .”
Agostno Di Bartolomei
"..fosse per me farei metere una targa in via ufci del vicario 35 e sopra come scrita
semplice rimarcherei. ..il 22 luglio 1927 in questa strada nacque l'Associazione Sportva
Roma. Ad eterna memoria. Firmato I ROMANI.
Ugo Vetere (ex sindaco di Roma)
"Ho scrito migliaia di artcoli sul calcio...è il mio mestere, mi viene automatco il
racconto, la descrizione degli event, dei moment, delle emozioni... Quando racconto
qualcosa della Roma c'è sempre chi mi telefona in redazione e quasi mi ringrazia. I Romanist
sono così passionali, testardi ma sinceri fno al midollo... Un giorno un tfoso mi rimproverò
di non aver ricordato l'anniversario della fondazione del club...chiesi scusa e accetai il
rimbroto. Il giorno dopo ttolai... "la Roma festeggia con i suoi tfosi". Amichevole estva, 22
luglio vitoria per tre ret a zero. Quel tfoso non lo senti più, ma sapevo di averne
accontentat a migliaia."
Beppe Viola (giornalista)
"Quando fui acquistato dalla Roma per me fu come vincere alla loteria, sbancare il casinò..
Quella maglia ha un peso specifco, una dotazione ulteriore, un tessuto che trasuda storia.
Dovevo essere presentato a metà Luglio ma mi fecero atendere fno al 22. A Trigoria quel
giorno si brindava e senza capirci molto brindai anch'io. Tut sorrident, felici, qualcuno
persino commosso. Era il compleanno del club del qual io entravo a far parte. Una cosa
bella e, credetemi, mai vista."
Gianluca Signorini
"La Roma è stata la mia vita. Trigoria la mia casa. Ricordo tuto con una nostalgia che neppure
riesco a spiegare sino infondo. Credetemi, questa squadra è una fortuna divina... Tuto qui è
speciale... Tifosi, magazzinieri, dirigent, calciatori… e poi il presidente. Dino Viola è stato il
massimo che io potessi conoscere, un uomo leale ed un innamorato di quest colori. Sapeste le
chiacchierate soto braccio nei giardini di Trigoria. Lui apriva il cancello la matna e
spegneva le luci la sera.Ringrazio idealmente chi il 22 luglio di tantssimi anni fa ha creato
questa meravigliosa creatura"
Gilberto Vit (ex. Dirigente AS Roma)
"Vi ringrazio, per avermi colorato la vita con quest colori. Difcile per me accetare
l'aridità del tempo che passa. Sono tant, troppi i ricordi cosi belli. Mi piace di tanto in tanto
rispolverarli e sentrli miei per sempre. Sono grato a questa società che sento mia fn dai
giorni della sua nascita. Questo perché alcuni miei parent erano in via Ufci del Vicario il 22
luglio dell'anno 1927. Ancora hanno le lacrime agli occhi quando ne parlano. Ormai atempat e
arzilli anzianot rivendicano l'afa, il sole e l'importanza di quel giorno.."
Fernando Fabbri (ex Accompagnatore AS Roma)
"Gestsco un ristorante in via Ufci del Vicario e ormai da qualche anno quasi mi aspeto
questo rito di gente cosi innamorata. Arrivano alla spicciolata, si compatano per un brindisi,
qualche strillo, sono belli a vedersi. I turist li osservano senza capire. Un giorno mi sofermai
a parlare con uno di loro e i suoi discorsi erano carichi di un afeto semplice che secondo me
fa da monito al mondo dei calcio. Non perdeteli quest ragazzi, sono il futuro del calcio...e ogni
caldissimo 22 luglio vengono qui a ricordarcelo......"
Gianni (Ristoratore in Via Ufci del Vicario)
“La Roma è nata il 22 Luglio 1927 , non so perché qualche giornalista nonostante la mia veneranda
età ancora me lo chiede, ogni 22 di Luglio per me era una festa e da Montevideo mandavo
sempre gli auguri ai miei compagni a Roma”
Alcide Ghiggia (calciatore AS Roma)
“Quando nacque la Roma io avevo sei anni fu una festa, ricordo nitdamente che mio padre disse:
-Sei contento che la squadra che rappresenterà la nostra cità fa il compleanno quatro giorni
prima di te? -. Io sono nato il 26 Luglio 1921”
Amedeo Amadei (calciatore AS Roma)
Questo documento è dedicato ai fedeli di ieri, agli innamorat di oggi, ai tfosi di domani, ai
romanist di sempre.
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“La fede dei nostri padri, la passione dei nostri figli”