Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere LAVORAZIONI DELLE LAMIERE L’impiego delle lamiere, come materiali grezzi per la produzione di pezzi meccanici, é molto esteso: i laminati sottili, in fogli o in rotoli o in nastri, superano il 50 % dell’utilizzazione dell’acciaio nel mondo. La tabella UNI 5866 prevede cinque qualità di lamiera, dalla Fe P 00 alla Fe P 04. Dalla prima all’ultima l’acciaio ha carichi di rottura che diminuiscono, così pure la durezza, mentre aumenta l’allungamento, risultando così capace di sopportare stampaggi via via più difficili. Molto utilizzata per la designazione degli acciai per lamiere è la designazione americana AISI. Tra le principali lavorazioni della lamiera ricordiamo il taglio (o cesoiatura), la tranciatura/punzonatura, la piegatura, l’imbutitura, lo stampaggio. Il taglio può essere effettuato anche mediante laser, plasma e water jet. 1) Taglio Viene eseguito per mezzo di cesoie che, superando la resistenza del materiale, recidono la lamiera secondo il piano in cui scorrono i taglienti. Per evitare che gli spigoli taglienti delle lame (o coltelli) si incontrino dopo aver eseguito il taglio, le lame sono montate in maniera che gli spigoli taglienti scorrano, durante il lavoro, in due piani paralleli. Anche se la distanza tra tali piani è limitata (qualche decimo di millimetro), le due forze F applicate alle lame agiscono sempre con un braccio di leva e pertanto la lamiera, oltre che al taglio, è sottoposta ad una coppia che tende ad incurvare la lamiera stessa. Il materiale in lavoro è quindi soggetto ad una sollecitazione composta di taglio e flessione (essendoci gioco tra le lame). Gli angoli caratteristici delle lame dipendono dalla durezza del materiale da tagliare e dalla qualità del materiale della lama. In genere, per lame di acciaio al carbonio impiegate per il taglio di lamiera di acciaio dolce, si adotta: - angolo di rilievo α = 4° angolo di taglio β = 80° angolo di spoglia superiore γ = 6° La somma dei tre angoli è di 90°. Le velocità di taglio sono limitate: 1 ÷ 3 [m/min]. Sforzo occorrente per il taglio Lo sforzo occorrente per il taglio dipende dalla durezza del materiale da tagliare e dalla sezione della lamiera (spessore e lunghezza). Le cesoie possono essere o a lame parallele o a lama inclinata. Nel caso di cesoia a lama parallela, lo sforzo occorrente per il taglio è dato dal prodotto della sezione tagliata per lo sforzo unitario di taglio: T = S · σt = a · s · σt [N] Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 1 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere dove σt ≈ 1,6 · Rm per tener conto di flessione ed attrito (normalmente è σt ≈ 0,8 · Rm) con Rm il carico di rottura (resistenza a trazione) del materiale da tagliare. Si può assumere: σt = 650 [N/mm2] nel caso di acciai dolce σt = 1000 [N/mm2] nel caso di acciai duri σt = 270 [N/mm2] nel caso di leghe leggere Nel caso di cesoia a lama inclinata (o a ghigliottina) lo sforzo occorrente per il taglio é circa un quarto di quello necessario nel caso di cesoia a lama parallela: T = 0,25 · S · σt = a · s · σt [N] Essendo a = s/ tgλ, per λ = 10° si ha: T = 1,4 · s2 · σt Le lame sono normalmente costruite in acciaio speciale (X 200 Cr 13) e sono temprate (durezza ≈ 60 HRC) e rettificate sulle facce di taglio. Lo spessore massimo di taglio dipende dalla potenza della macchina. 2) Tranciatura e Punzonatura Consiste nel taglio di una lamiera che si estende simultaneamente o progressivamente ad una linea chiusa avente la forma degli utensili impiegati: punzone e matrice. Si parla di “tranciatura” nel caso della produzione di dischi (la lamiera residua è “sfrido”); si parla di “punzonatura” nel caso della produzione di lamiere forate (i dischi residui sono “sfridi”). Nella punzonatura, la matrice ha le dimensioni richieste; il punzone è più piccolo di una quantità pari al gioco. Detto d il diametro del foro: Dm = Dp + g · s Dp = d + toll Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 2 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere Nella tranciatura, il punzone ha le dimensioni richieste; la matrice è maggiorata del gioco: Dm = d + toll Dp = Dm – g · s Il valore del giuoco, che dipende dalla qualità della lamiera e dallo spessore da recidere, si può calcolare mediante formule. Per tranciature ordinarie, si può assumere: Spessore s [mm] 0,3 ÷ 3,0 3 ÷ 10 10 ÷ 25 Gioco unilaterale in % dello spessore 3÷6 6 ÷ 10 10 ÷ 15 In generale, si può assumere un giuoco g = (0,05 ÷ 0,12) • s. Con le moderne macchine a CN si possono raggiungere tolleranze dell’ordine dei 3 centesimi di mm. Lamiera forata e disco tranciato non possono essere contemporaneamente “pezzo finito” in quanto non è possibile ottenere precisione e buona finitura nel disco e nel foro contemporaneamente. Nel caso di attrezzature per punzonatura o tranciatura, per impedire che, per effetto dell’attrito, il punzone trascini la lamiera, é bene che la macchina sia provvista di un apposito anello o “disco premilamiera”, avente il compito di mantenere il bordo del pezzo da tagliare aderente alla matrice finché dura l’azione del punzone. Per rendere possibile il movimento relativo tra punzone e matrice deve esistere un certo gioco, uguale lungo tutto il perimetro di taglio. Punzone e matrice, costruiti in acciaio speciale trattato, devono essere accuratamente rettificati; inoltre per favorire il distacco della lamiera, la matrice viene spogliata di un angolo (dipendente dalla durezza del materiale da punzonare) che varia in media sa 1° a 2°. Utensili per tranciare Si possono così classificare: - - utensili piani: l’estremità del punzone è piana e perciò, durante la tranciatura, incontra contemporaneamente la lamiera in tutto il suo contorno. Utensili ad angolo: l’estremità del punzone taglia gradualmente il pezzo di lamiera ed esercità perciò una forza minore rispetto a quella esercitata dall’utensile piano. Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 3 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere La tranciatura con l’utensile ad angolo avviene nel tratto di corsa del punzone che inizia quando il punto A tocca la lamiera e termina quando il punto B ha attraversato tutto lo spessore della lamiera stessa. Con riferimento alla figura, la lamiera viene recisa nel tratto di corsa c = a + s. Corsa attiva del punzone La rottura ed il conseguente distacco della lamiera avvengono per una corsa attiva c del punzone inferiore allo spessore della lamiera. In generale è: c = 0,6 • s per materiali tenaci c = 0,4 • s per materiali duri Sforzo richiesto per la recisione Lo sforzo necessario per effettuare il taglio “chiuso” è: F = l · s · σt [N] dove l è il perimetro del foro, s è lo spessore della lamiera e σt è il carico unitario di rottura a taglio. L’azione di taglio avviene avviene contemporaneamente su tutto il profilo del tagliente del punzone. Lo sforzo aumenta progressivamente durante il primo tratto della corsa di lavoro del punzone ed il materiale, sottoposto ad una sollecitazione di compressione, subisce una deformazione plastica. Nel secondo tratto della corsa del punzone, raggiunto il carico di rottura a taglio del materiale, si ha il distacco del pezzo. Nella realtà, tenendo conto degli attriti, dei giuochi tra matrice e punzone, dello stato di affilatura del punzone, lo sforzo reale è maggiore e assumibile a: Fr = 1,5 • F [N] Con l’utensile ad angolo, lo sforzo massimo di taglio è ridotto perché il contorno viene tagliato progressivamente: F’r < Fr Aumenta però la corsa di taglio del punzone (c = s + a). Per cui, considerando che il lavoro compiuto da un utensile ad angolo è uguale a quello compiuto da un utensile piano, cioè: Fr • s = F’r • (s + a) si ha: F’r = (Fr • s) / (s + a) = Fr • [s / (s + a)] [N] Poiché la frazione [s / (s + a)] < 1 si ha che F’r < Fr Potenza necessaria per la recisione Tenendo conto che la potenza è il lavoro nell’unità di tempo e che il lavoro è una forza per uno spostamento, indicando con c la corsa attiva del punzone, si ha: P = (Fr · c) / t [W] (=J/s) Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 4 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere dove Fr è la forza di recisione in [N], t è il tempo in secondi e c la corsa attiva del punzone in [m]. Il motore dovrà possedere una potenza maggiore. Considerato un rendimento η ≈ 0,8, la potenza di targa della piegatrice dovrà essere: PM = P / η 3) Piegatura Consiste nel sottoporre la lamiera ad una sollecitazione di flessione con una forza (applicata mediante un punzone) che deformi permanentemente la lamiera stessa (senza romperla), in modo da costringerla ad assumere la forma prefissata della matrice. Si deve considerare la sollecitazione al limite di snervamento, perché il materiale non deve rompersi ma solo deformarsi plasticamente. La piegatura si esegue con macchine che, nell’aspetto, somigliano molto alle cesoie a lame parallele con la differenza che la lama superiore é sostituita da un punzone con le superfici di lavoro corrispondenti all’angolo diedro della piegatura che si vuol ottenere, mentre al posto della lama inferiore si ha uno stampo (matrice) che riproduce in negativo la forma del punzone. - Sollecitazione nel materiale durante la piegatura D opo la piegat ura, il materiale dalla parte del punzone risulta compresso mentre nella faccia opposta risulta in trazione, per cui le fibre interne risultano accorciate e le fibre esterne allungate. La situazione inversa si verifica nell’altro piano: la larghezza della lamiera risulta incrementata in corrispondenza della superficie interna e ridotta sulla superficie esterna. Ciò significa che la sezione della lamiera in corrispondenza della piegatura risulta distorta (tranne che nel “piano neutro” dove le fibre non sono né tese né compresse). Sperimentalmente è stato accertato che l’asse neutro passa esattamente a metà spessore quando lo spessore stesso della lamiera non supera il millimetro. Nel caso di spessori maggiori, l’asse neutro é spostato verso il centro Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 5 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere di curvatura (cioè é più vicino alla zona compressa) tanto più quanto minore é il rapporto Ri/s con Ri il raggio di curvatura interno della lamiera ed s lo spessore della lamiera stessa. - Raggio interno di piegatura e ritorno elastico I raggi di piegatura interni devono essere uguali o maggiori dello spessore della lamiera da piegare. Se, per esempio, la lamiera ha spessore di 1 mm, il raggio di curvatura non potrà essere inferiore a 1 mm: ciò per evitare che le fibre esterne alla piegatura siano eccessivamente sollecitate. Gli spigoli vivi sono assolutamente da evitare. Per raggio interno di piegatura Ri si intende il valore minimo del raggio di curvatura: esso é variabile e precisamente é minimo nella zona di contatto con il filo della lama del punzone ed aumenta, dapprima lentamente e poi rapidamente, procedendo verso gli appoggi. Il grafico a fianco mette in correlazione il raggio interno di piegatura e lo spessore della lamiera in funzione del rapporto L/s con L la distanza tra gli appoggi ed s lo spessore della lamiera. Dopo la piegatura si manifesta il fenomeno di una parziale raddrizzatura dovuta al fatto che le zone in prossimità della fibra neutra della lamiera sono state, durante la piegatura, sollecitate elasticamente, cioè molto al di sotto del limite di snervamento; di conseguenza, tolto il punzone, queste tendono a riprendere la forma primitiva trascinando anche le zone snervate. Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 6 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere Se un pezzo di lunghezza iniziale A-B é portato ad una lunghezza A-C e poi rilasciato, esso riprenderà la sua lunghezza originaria A-B. Se invece A-B viene allungato oltre il limite di proporzionalità L (punto M) sulla curva σ-ε (cioè tensione - deformazione) fino a fargli assumere la lunghezza A-D e poi viene scaricato, la sua lunghezza finale sarà A-E. Il ritorno elastico é rappresentato, in questo caso, dall’accorciamento D-E. Il fenomeno del ritorno elastico è variabile a seconda del materiale, dello spessore e dell’angolo di piegatura. Il ritorno elastico può essere corretto sovrapiegando il materiale (aumentando l’angolo del punzone o diminuendo quello della matrice). Piegatura semplice e multipla La piegatura lineare può essere semplice o multipla. La piegatura si dice “semplice” quando la pressa piegatrice ha un solo punzone ed un’unica matrice, per cui si ottiene il prodotto finale Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 7 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere effettuando una piegatura alla volta. Nel caso di piegatura “multipla” punzone e matrice sono costruite appositamente per un tipo di piegatura, che consente di effettuare contemporaneamente più piegature. Al costo più elevato di matrice e punzone corrisponde una riduzione dei tempi di lavorazione. Piegatura rispetto alla direzione delle fibre Quando l’angolo di piegatura é di 90°, per evitare la rottura del materiale, é bene piegare la lamiera secondo una linea perpendicolare alla direzione di laminazione delle fibre. Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 8 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere Calcolo dello sforzo di piegatura Si considera la lamiera come una trave appoggiata alle estremità e sollecitata in mezzeria. L’equazione di stabilità a flessione é: σ = Mf / W f dove: σ = sollecitazione unitaria di snervamento a flessione della lamiera ≈ 2/3 · Rm con Rm il carico di rottura del materiale Mf = momento flettente esercitato dal punzone per piegare la lamiera Wf = modulo di resistenza a flessione Poiché: Mf = (P · a)/4 dove P = sforzo totale di piegamento a = larghezza dell’incavo nella lama inferiore e: Wf = (b · s2)/6 dove b = lunghezza del tratto da piegare s = spessore della lamiera sostituendo, si ha: σ = [(P · a)/4] / [(b · s2)/6] = [(P · a)/4] · [6/(b · s2)] Quindi, lo sforzo P necessario per la piegatura risulta: P = (2/3) · [(b · s2 · σ)/a] kg (o N) Esempio: Si debba piegare una lamiera di acciaio con resistenza a flessione σ = 60 kg/mm2, lunga 2 metri, dello spessore di 3 mm, mediante una pressa piegatrice con lama inferiore avente un incavo di 80 mm. Si ha: σ = 60 kg/mm2 b = 2000 mm s = 3 mm a = 80 mm Per cui: P = (2/3) · [(2000 · 32 · 60)/80] ≈ 9 000 [kg] ≈ 90 000 [N] ≈ 90 [kN] Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 9 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere 4) Imbutitura Consiste nella trasformazione a freddo di un pezzo di lamiera piana in un pezzo cavo a fondo piano, conformato a scodella, scatola, come le pentole, le padelle ecc. Anche per questa operazione, che può avvenire in più fasi a seconda della profondità dell’oggetto da imbutire, si impiegano presse attrezzate con appropriati stampi costituiti da un punzone, una matrice ed un premilamiera. Le fasi dell’operazione sono le seguenti: 1) il premilamiera si appoggia sulla parte marginale del disco da imbutire 2) il punzone si abbassa, eseguendo l’imbutitura, mentre i margini del fisco scivolano gradatamente sotto il premilamiera 3) terminata l’imbutitura, il punzone si solleva 4) si solleva il premilamiera 5) un estrattore si solleva all’interno della matrice, facendo uscire dalla matrice stessa il pezzo imbutito La lamiera assume la forma voluta, anche ricorrendo a più passaggi, in diversi stampi, nel caso di stampaggi profondi, sfruttando la malleabilità del materiale. Giuoco tra matrice e punzone, raggio di curvatura Per garantire il funzionamento dello stampo ed evitare riduzioni di spessore della lamiera durante l’imbutitura, il gioco viene scelto maggiore o uguale allo spessore del materiale. Punzone e matrice devono avere un raggio di curvatura. Per tutte le imbutiture, esclusa l’ultima, si può assumere Rp = Rm. Per l’ultima imbutitura il raggio del punzone deve essere uguale al raggio del fondo del pezzo finito. In generale è: Rm = (4 ÷ 10) · s nel caso di acciai dolci Rm (3 ÷ 5) · s nel caso di alluminio Forze e lavoro di imbutitura La forza globale richiesta in un’operazione di imbutitura è data dalla somma della forza necessaria per deformare il metallo e della forza necessaria a vincere l’attrito che si sviluppa tra metallo e matrice (da ciò la necessità di utilizzare lubrificanti). E’ ovvio che la pressione di imbutitura P, che viene trasmessa al disco, deve essere minore della resistenza R offerta dalla lamiera che altrimenti si strapperebbe: R = π · d · s · σR con σR = carico di rottura del materiale P = 4 · σs · s · (D0 – d) con σs = resistenza alla deformazione (limite di snervamento del materiale) ≈ 220 [N/mm2] per gli acciai dolci ≈ 180 [N/mm2] per gli acciai inossidabili ≈ 100 [N/mm2] per l’alluminio Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 10 Classe 3^ - UdA n° 3: Metodi di fabbricazione - Lavorazioni delle lamiere Detta h l’altezza del pezzo da imbutire, il lavoro di imbutitura risulta: Li = P · h La forza di serraggio esplicata dal premilamiera può essere calcolata con: Fs = p · A con A = Area di contatto tra premilamiera e disco p = pressione di serraggio = 2 ÷ 3 [N/mm2] per gli acciai dolci In definitiva, considerando che l’area su cui si esercita la pressione è una corona circolare con il diametro maggiore D0 e il diametro minore d, si ha: Fs = p · A = p · π/4 · (D02– d2) Dimensione della lamiera di partenza Nel caso frequente di solidi di rotazione, è sufficiente calcolare l’area superficiale totale del pezzo: A = π/4 · D02 da cui D0 = 1,13 √A = diametro del disco di lamiera di partenza Nel caso di imbutitura di un cilindro di diametro d ed altezza h, si ha: Area del disco di partenza = area della superficie laterale del cilindro + area del fondo del cilindro Cioè: π/4 · D02 = (π · d · h) + (π · d2/4) = π/4 (d2 + 4 · d · h) da cui: D0 = √(d2 + 4 · d · h) 5) Stampaggio Per stampaggio della lamiera s’intende la lavorazione di deformazione plastica che trasforma mediante una pressa e apposite attrezzature una lamiera piana in un pezzo a superficie curvilinea. Lo stampaggio non differisce sostanzialmente dall’imbutitura se non per il fatto che sono stampo e controstampo, al posto di punzone e matrice, a costringere la lamiera ad assumere la forma voluta. Un disco di lamiera è sottoposto all’azione di un controstampo/punzone che entra in uno stampo/matrice e costringe il disco di lamiera a occupare lo spazio compreso tra punzone e matrice. La profondità è limitata. Classe 3^ - Tecnologie mecc. di proc. e prod. - Appunti dalle lezioni del prof. Di Cara Nicola - ITIS “Galilei” - Conegliano Pag. 11