La storia dell’Associazione
Il libro di Mons. Giovanni Celi
L’AZIONE DELL’API-COLF
PER LA PROMOZIONE DELLE PERSONE
A SERVIZIO DELL’UOMO
Api-Colf e storia d’Italia
La storia dell’API-COLF, a leggerla
ora, ci appare così intimamente
legata a quella del Paese come non
ci era forse sembrata quando,
vivendola, l’abbiamo fatta.
Dalla schiavitù alla servitù
La storia sacra da una parte e quella civile
dall’altra ci indica come la condizione della
serva è stata sempre quella di essere a
totale dipendenza del padrone, senza
alcun diritto. Anzi veniva maltrattata,
schiavizzata, rifiutata e, qualche
volta, anche uccisa per capriccio della
padrona. L’imperatore Pollione, come
informa l’Enciclopedia Treccani, dava gli
schiavi in pasto alle murene
Una storia di schiavitù
Se la scrittura testimonia una
condizione di schiavitù alla totale
dipendenza della padrona, non
meno schiavizzante è la condizione
delle serve nella civiltà greca e nelle
altre civiltà, come quella greca e
romana.
L’abolizione della schiavitù in Occidente
La società civile abolì ufficialmente la
schiavitù nel 1862, quando con una
legge degli Stati Uniti d’America vennero
liberati gli schiavi che per tanto tempo
avevano costruito la ricchezza della
stessa America.
In Europa, la schiavitù legale rimase fin al
26 settembre 1926, quando, a
Ginevra la società delle Nazioni
sottoscrisse una Convenzione per
l’abolizione totale della stessa
Una piaga ancora attuale
Ancora oggi, soprattutto in molti
paesi arabi, come la Mauritania, la
schiavitù fu abolita ufficialmente nel
1980, la schiavitù è alla base di
tanta servitù. Attualmente si battono
per l’abolizione della schiavitù delle
organizzazioni internazionali; la più
importante è Anti-Slavery
International
Le forme “mascherate” di schiavitù
Oggi si va sempre più diffondendo
una nuova forma di schiavitù
camuffata dal lavoro alla pari o del
lavoro offerto “al bisogno”
dell’immigrato che, in molte nazioni,
non ha strumenti giuridici per
difendersi
Schiavitù e servizio domestico
Il servizio di collaboratore familiare
è stato sempre considerato,
nella scala dei valori, se non
all’ultimo posto, certamente in un
posto che non meritava pari dignità
e pari diritto al lavoro degli altri.
Un lavoro “socialmente squalificante”
L’averlo delegato a chi non era istruito, o
a chi non aveva la possibilità
di studiare, o era incapace di evolversi
culturalmente, contribuì a renderlo
un peso agli occhi stessi dei lavoratori,
gravandolo di una specie di condanna
sociale con nessuna possibilità di riscatto.
Un lavoratore che deve...dire grazie
Inoltre si è originato, nella mentalità
comune, l’opinione che il servizio
familiare deve essere dato gratuitamente
e che sta alla benevolenza di chi lo riceve
remunerare “in qualche maniera” lo
stesso. Anche se in molti vi è la
convinzione che il servizio deve essere
remunerato convenientemente, l’averlo
delegato a chi non ha altro modo di
sostentarsi o agli extracomunitari fa sì
che la convinzione e la prassi continui a
sostenere la tesi della gratuità totale o
parziale.
1942… pieno Medioevo giuridico
Tale impossibilità di riscatto venne
anche legiferata, in Italia, dal codice
civile del 1942 che all’articolo 2068
vietava ai collaboratori familiari
l’iscrizione al sindacato e quindi una
pur minima contrattazione collettiva.
Una mentalità sbagliata ma ancora radicata
Questa stessa mentalità di gratuità
permane ancora in ambiente
ecclesiastico: è mentalità comune
infatti, soprattutto in coloro che
agiscono spinti dalla carità (vedi
caritas parrocchiali o istituti
religiosi) che ha più valore la
solidarietà con chi ha fame piuttosto
che esercitare la giustizia
commutativa
Amore senza giustizia?
Non si tiene conto infatti che “solo
dopo aver adempiuto ai doveri
stretti della giustizia posso andare
oltre, entrando nel campo libero del
gratuito e del preferenziale; per
quanto siano in sé sentimenti di
ordine più elevato, l’amore e
la benevolenza, senza la guida della
giustizia, sarebbero in certo modo
ciechi
La differenza tra il diritto e la carità
La benevolenza, la compassione e la
solidarietà, tuttavia, non sono
atteggiamenti né superflui, né prescritti
da principi di giustizia. Mentre possiamo
pregare un altro affinché agisca con
benevolenza, con generosità, o in
maniera solidale, o magari speriamo che
lo faccia, l’azione giusta è qualcosa che si
pretende.
La sequenza “libertà – carità”
La giustizia, dunque, è un vincolo sociale
per la cui realizzazione gli uomini non si
limitano a consigliarsi o a raccomandarsi
vicendevolmente ma che piuttosto
esigono e si attendono l’uno dall’altro e
forse, persino, si devono reciprocamente.
La benevolenza, la compassione e la
solidarietà, invece, iniziano soltanto
quando si è fatto il necessario, quando si
è fatto abbastanza per la giustizia.
Quindi, alla giustizia spetta un primato
nell’ambito morale sociale
L’auto - promozione della categoria
Il vasto movimento sociale che
caratterizza l’Europa negli anni che
vanno dal 1840 al 1915, si
ripercuote anche sulla condizione
delle domestiche, che da oggetto di
cura si trasforma lentamente in auto
aiuto, sia in campo socialista che
cattolico.
L’esperienza di Germania e Austria
La Germania vede l’opera di Regina
Deutsch battersi contro il diritto del
datore di lavoro di picchiare e
licenziare a suo piacimento le
domestiche.
Il movimento però più consistente di
auto-aiuto si verificò, all’inizio del
secolo, in Austria. In questa nazione
il movimento sociale cattolico era
molto sviluppato
L’esperienza di Germania e Austria
La storia di queste donne è comune a
tutte le storie allora esistenti in Europa,
mancanza d’istruzione, povertà,
sfruttamento,
prostituzione e malattie. Con la
fondazione dell’Associazione Cristiana
delle Lavoratrici domestiche, avvenuta
nell’anno 1909, intesa quale Associazione
per l’aiuto reciproco,si operò
intensamente nell’intento di proteggere
donne e ragazze in precarie situazioni.
Una battaglia ancora attuale
L’Associazione non si limitó solo al
raggiungimento di migliori condizioni
economiche e sociali, nel propagare una
politica cristiano-sociale, principalmente
si voleva raggiungere ed assicurare una
esistenza umanamente dignitosa. Le
domestiche erano completamente alla
mercé dei loro padroni, per loro non
esisteva alcun orario di lavoro e pertanto
dovevano essere disponibili tanto di
giorno quanto di notte.
Le prime conquiste delle colf austriache
La dura battaglia per il riconoscimento legale e giuridico
della categoria professionale continuava ininterrotta. Il 12
marzo del 1912 nella Sala del Popolo del Municipio di
Vienna, si tenne una riunione di massa durante la quale
venne chiesto con coraggio l’annullamento delle
condizioni di servitù e la promulgazione di una legge per
le domestiche adeguata ai nuovi tempi. Negli anni 1912 e
1913 l’associazione riuscì ad ottenere per tutti gli
associati visite mediche, ricoveri ospedalieri e medicinali a
titolo del tutto gratuito.
L’associazione cercò inoltre di opporsi ai trattamenti
scandalosi a cui a quel tempo le domestiche erano
sottoposte; offrì ai suoi associati anche una assistenza
legale rappresentandoli anche in conflitti per rapporti di
lavoro, a quel tempo celebrati presso il Tribunale civile.
Le battaglie di Joanna Weiß
Nel clima del cattolicesimo sociale si inserisce
l’opera di una giovane domestica: Johanna Weiß
viene a Vienna dal suo paese natale Steiner, per
cui verrà chiamata Steinerin, nel 1888, ha 14
anni, anche lei è una serva che in casa dei
padroni dormiva su un tavolaccio di cucina. La
mancanza di aiuto per tutta una categoria
professionale era enorme, i diritti e la protezione
sul lavoro ad altri concessa era loro negata.
Johanna Weiß riconobbe ben presto da dove e da
chi poteva aspettarsi comprensione ed aiuto.
Così si legò a sindacalisti cattolici ed a
personalità determinanti del movimento
femminile cattolico.
Le prime case per le domestiche
Nell’anno 1912 poté dare alla associate la prima
dimora per le domestiche di passaggio e senza
lavoro, poteva accogliere 20 domestiche.
Johanna Wieß fonda in Vienna la prima Casa
ricovero per le collaboratrici domestiche
disoccupate. Viene stipulato il primo contratto di
lavoro (in questo, insieme ad altro, viene fissato
il salario e la messa a disposizione della colf di
un locale munito di serratura). A Vienna e nelle
Regioni della Federazione vengono fondate case
di assistenza, acquistate e condotte con mezzi
propri.
L’esperienza di Germania e Austria
La Germania vede l’opera di Regina
Deutsch battersi contro il diritto del
datore di lavoro di picchiare e
licenziare a suo piacimento le
domestiche. Il movimento però più
consistente di auto-aiuto si verificò,
all’inizio del secolo, in Austria. In
questa nazione il movimento sociale
cattolico era molto sviluppato
L’importanza della comunicazione
1919 Viene stampato il primo
giornale dal titolo, “die Hausgehilfin”
“La Collaboratrice domestica” da
questo momento la stampa di un
proprio organo d’informazione e di
opinione diventa uno dei punti forza
di tutti i movimenti di promozione
colf
In Portogallo
Il 26 dicembre 1253 Alfonso III stabilì che si
doveva dare a chi curava il bestiame una piccola
retribuzione, più due paia di scarpe e la libertà
dal sabato sera alla domenica sera; l’orario di
lavoro era regolato dall’ora solare.
Il Portogallo, paese prevalentemente rurale, non
faceva differenza tra lavoro rurale e lavoro
domestico.Dopo l’avvento di Napoleone fu
elaborato un codice in 20 articoli, inerente
soprattutto al lavoro domestico e, tra l’altro, si
poteva dare il salmone affumicato una volta alla
settimana e il pollo ogni tre mesi, pasta e ceci a
mezzogiorno e alla sera formaggio e pere.
In Portogallo
Questa situazione è durata fino al 1966,
quando iniziò l’obbligo scolastico anche
per i figli dei domestici.
Dopo la rivoluzione del 1974 si fecero i
primi passi, e nel 1980 apparve la vera e
propria regolamentazione che definisce le
competenze del servizio domestico,che
ha raggiunto oggi un trattamento più
umano, stabilendo un preciso orario di
lavoro, stipendio, giornate libere ed età
minima di 16 anni per accedere al lavoro.
Origine del movimento colf in Italia
Dopo l’Austria, la Germania e il
Portogallo, alla fine della seconda guerra
mondiale anche l’Italia e la Francia
iniziano un movimento di auto
promozione per le colf.
L’iniziativa trae origini da organizzazioni
che fanno capo alla sensibilità umana
della Chiesa; in tutta la storia infatti, non
si incontra un movimento che non sia
legato alla Chiesa Cattolica o protestante.
Il sindacalismo italiano nel secondo dopoguerra
Nel turbinìo del dopo guerra si fa sempre
più pressante l’opera sindacale per la
ricostruzione morale e sociale della
convivenza civile, devastata da morte e
distruzione. I cattolici italiani che avevano
preso parte attivamente alla liberazione
del dominio fascista e che avevano
sperimentato la collaborazione dei
partigiani di ispirazione comunista,
confluirono a formare la Confederazione
Generale Italiana del lavoro (CGIL).
La Chiesa rompe il monopolio
sindacale della sinistra
Pio XII, attuando un costante pensiero della
dottrina Sociale della Chiesa che vuole le
associazioni dei fedeli laici come fucina di
formazione per l’attività sociale, volle che
dall’Azione Cattolica sorgessero le A.C.L.I.
(Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), «come
espressione organizzata della corrente
sindacale cristiana». Era l’agosto del 1944.
Esse desideravano mantenersi sulla scia del
Movimento operaio, attuando il pensiero sociale
della Chiesa.
Organizzazione delle ACLI
Le ACLI si danno una struttura
organizzativa suddivisa per
categorie. tra queste viene creato il
GAD Gruppo ACLI Domestiche
La nascita del giornale
La prima azione fu quella di creare
un giornale, organo di collegamento
e di formazione, nonché di dibattito
fra tutti i tesserati: il giornale si
chiamò Il Giornale della Domestica,
come inserto del Giornale dei
lavoratori. Il primo numero vide la
luce il 12 ottobre 1944, ma subito
dopo si chiamò La Casa e la Vita.
Scopi del movimento GAD
La seconda azione fu quella di dare un
regolamento al Gruppo ACLI Domestiche
che tra i suoi scopi si proponeva: «La
formazione religiosa, morale e sociale
delle domestiche, la loro istruzione
tecnica e professionale, lo sviluppo delle
attività assistenziali a loro favore e ogni
altra iniziativa rivolta al miglioramento
delle condizioni di lavoro e di vita»
Le prime elezioni
Al Congresso G.A.D. del 17-18 dicembre
1955, fu eletta, per la prima volta,
«segretaria nazionale della categoria una
lavoratrice domestica Agnese Zuliani.
Questa elezione aprì la porta
all’autonomia totale delle colf, le quali
desideravano essere protagoniste della
loro storia, senza dipendere da altre
persone che non svolgevano il loro
lavoro. Agnese Zuliani rimase in carica
fino al 3° Congresso nazionale del 25/27
aprile 1958 e verrà sostituita da
Clementina Barili.
I numeri del GAD
Il movimento G.A.D. si diffuse a
macchia d’olio tanto che negli atti
del IV Congresso – 26/29 aprile
1957 - del Movimento femminile
ACLI, nella relazione organizzativa a
pag. 6 si sottolinea la loro presenza
infatti «su 215.098 tesserate
ACLI nel 1956, 12.788 erano
Domestiche».
La vita delle colf nell’Italia degli anni 50
In quegli anni si lancia un’inchiesta
nazionale sulle condizioni del lavoro delle
domestiche che mette a punto la grave
situazione degli orari di
lavoro, delle retribuzioni, diritto alle ferie,
apprendistato, collocamento, ecc.
Da questa inchiesta, svolta in particolare
nelle grandi città, risulta che l’orario di
lavoro – per le domestiche conviventi – è
di circa 14 ore giornaliere, mentre le
retribuzioni non superano le 20/30 mila
lire mensili.
I temi caldi nel 1954... e oggi?
A dicembre del 1954 durante il II Congresso
Nazionale a Roma: si auspica la
regolamentazione del collocamento del
personale domestico, una qualificazione
della categoria e una valorizzazione nel
concetto della pubblica opinione.
Si fa notare la deficienza legislativa che
dovrebbe estendere al lavoro domestico le
facilitazioni previste dalla legge
sull’apprendistato, i miglioramenti delle
pensioni di vecchiaia che non hanno un
adeguamento al livello del minimo vitale e la
istituzione di una rete di case di riposo per le
domestiche
La figura di Padre Crippa
Nato a Cedegolo, in provincia di
Brescia, il 18 aprile 1921, Padre
Giovanni Erminio Crippa comincia a
frequentare la Scuola Apostolica dei
Dehoniani ad Albino (Bergamo)
nell’ottobre del 1932.
l’Italia di quegli anni
Padre Crippa viene destinato
all’insegnamento nei seminari dei
Dehoniani e, terminato il corso di
Teologia allo Studentato di Bologna, si
iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia.
L’Italia in quegli anni è appena uscita
dalla guerra e si trova una situazione
disastrosa sia dal punto di vista materiale
che da quello morale. I marciapiedi
brulicano di ragazzi orfani di guerra o
figli dei tanti militari, alleati e non, tornati
ormai nei loro Paesi.
Come nasce il “Villaggio del Fanciullo”
Di fronte a questi gravi problemi Padre Enrico
Agostini, sostenuto da altri confratelli dello
Studentato Missioni di Bologna lancia l’idea di
fondare accanto all’Istituto un centro che
raccolga quei ragazzi per offrire loro la
possibilità di costruirsi un avvenire sicuro,
preparandoli a svolgere una professione. L’ideale
è entusiasmante, mancano però le risorse
economiche per realizzarlo. I Superiori maggiori
decidono così di inviare Padre Crippa in America
per reperire i primi fondi necessari all’acquisto
del terreno su cui edificare quello che poi sarà
chiamato “Villaggio del fanciullo”.
Il viaggio in America
Il viaggio in America frutta a Padre Crippa
quasi 25 milioni di dollari. Nel frattempo i
lavori proseguono e, al ritorno di Padre
Crippa, il Centro ospita già numerosi
ragazzi. Per fornire un avvenire concreto a
questi giovani, che presto saranno un
centinaio, vengono così create scuole
professionali di vario genere. Per migliorare
e ampliare le attività dell’Istituto, che riceve
richieste da moltissime famiglie, sparse per
tutta l’Italia, Padre Crippa decide di tornare
in America alla ricerca di nuovi fondi. Questa
volta rientra in Italia con più di 60 milioni.
Perché Padre Crippa si dedica alle colf
Durante l’esperienza al “Villaggio” si
accorse che alcuni bambini accolti
come orfani erano in realtà figli
“irregolari” di collaboratrici familiari.
Padre Crippa lasciò il “Villaggio del
fanciullo” e, con la convinzione che
bisognava rimuovere la causa per cui
queste ragazze si trovavano in situazione
di maternità indesiderate, si trasferì a
Roma come vice assistente nazionale
ACLI.
Le due cause del disagio delle colf italiane
nel dopoguerra....e oggi?
Nelle ACLI studiò il problema e scoprì che la
ragione fondamentale era dovuta
a due motivi:
a) il lavoro in casa era vissuto come una
“prigione” perché moltissime volte
non era scelto ma imposto dalle necessità
della famiglia d’origine;
b) la povertà culturale (il più delle volte si
trattava di fanciulle senza le scuole
elementari) e professionale.
La nascita dell’Api Colf
Nel momento in cui Papa Paolo VI ritirò
gli assistenti ecclesiastici dalle ACLI, nel
1971, egli disse “ubbidisco” e, ritirandosi,
lasciò al consiglio nazionale ACLI-colf la
libertà di scegliere se continuare ad
aderire al movimento, oppure dar vita ad
una nuova realtà che riconoscesse nel
magistero della Chiesa la propria guida e
ispirazione.
Il ventennio di Padre Crippa
La libertà lasciata alle dirigenti fu
talmente grande che, mentre lui era in
Polonia, le collaboratrici familiari si
riunirono e costituirono l’API-COLF. La
costituzione dell’Associazione e lo
Statuto sono stati approvati dalla
Commissione C.E.I. per il laicato in data
25-26 ottobre 1971, mentre il Presidente
della stessa CEI nominò primo consulente
ecclesiastico (prot. n. 2500/71)
padre Erminio Crippa, carica da lui
mantenuta fino al 1991.
I riconoscimenti a Padre Crippa
Il 2 giugno 1991 il presidente della
Repubblica, Francesco Cossiga, lo
nominò Cavaliere della Repubblica,
mentre Giovanni Paolo II gli assegnò
la medaglia d’oro di Benemerito
della Chiesa.
La spiritualità di Padre Leone Dehon
Non si può comprendere l’opera sociale
di Padre Crippa senza fare riferimento
alla spiritualità del fondatore dei
Sacerdoti del Sacro Cuore di cui egli era
figlio, e ciò anche per dare maggior luce a
quanto egli stesso scrive nel suo
testamento spirituale:
“Il S. Cuore sia la pietra del mio riposo. Le colf e le
assistenti domiciliari siano come sono state in vita scritte
nel mio cuore
siano certe che ogni mattino le benedirò dal cielo e
guarderò nelle famiglie dove lavorano. Pregherò per quelle
che pregano pregherò per quelle che non pregano. In
fondo non ho amato che voi non sono vissuto che per voi “
L’impegno sociale di Padre Crippa
Ispirandosi a Padre Leone Dehon, P.
Crippa, vide l’impegno nel sociale come
elemento indispensabile. Diede forma al
malessere sociale di una categoria
di lavoratrici che, per secoli, avvertiva
l’affronto di essere considerata semplici
“gomiti” (era una sua espressione) e non
anche intelligenze capaci di donare
umanità e servizio, educazione ed
assistenza, nella piena autonomia del
lavoro.
Il cristianesimo di Padre Dehon
L’anelito sociale che faceva dire a P.
Dehon che «Il cristianesimo non potrebbe
essere ridotto, come alcuni sostengono, a
una religione della vita privata (le anime),
che dovrebbe occuparsi solo di donne,
fanciulli e ammalati; esso deve pure
impregnare la vita sociale, pubblica»
spinse P. Crippa a far sì che la
legislazione italiana si accorgesse delle
colf e ad esse dedicasse tutte le
attenzioni, soprattutto per quanto
concerne la formazione professionale.
Le condizioni delle colf italiane
nel secondo dopoguerra
Le colf, provenienti dalle campagne o dalle
montagne erano la totalità della servitù nelle
città.Si ha notizia, di bimbe di 12/14 anni messe
a servizio presso i padroni delle terre dei
contadini o presso notabili. Anche molte dagli
orfanotrofi trovavano “sistemazione” nelle
famiglie.Ragazze sarde, trentine, friulane,
bergamasche, calabresi e siciliane, lasciavano le
loro case per vivere nella solitudine affettiva, di
scarso o nessun livello scolastico, e si lasciavano
tentare alla prima dimostrazione di affetto.
Spesso, ad abusarne, erano gli stessi datori di
lavoro o i figli di questi ultimi.
Roma, 1956
Da una statistica del 1956, che a
Roma, su 90 ragazze madri nell’età
compresa tra i 18 e i 29 anni, 64
lavoravano come domestica e quasi
tutte erano analfabete e provenienti
da fuori città.
Padre Crippa parte alla ricerca
delle origini della questione colf
P. Crippa iniziò con lo studio del
movimento aclista e poi impiegò gli
anni 1956/57 nello studio della
condizione delle domestiche girando
in lungo e in largo l’Italia per visitare
i Gruppi ACLI-Domestiche (GAD).
Le sue conclusioni:
Le 4 soluzioni individuate
da Padre Crippa...e oggi?
a) Bisogna partire dall’istruzione, l’ignoranza
infatti è la madre di tutte le schiavitù;
b) Il lavoro di domestica deve diventare un
lavoro scelto e non imposto dalle necessità;
c) È necessario risolvere il problema psicologico
che fa delle domestiche delle persone di
categoria B.
d) È necessario che siano le domestiche ad
assumersi responsabilità di autopromozione,
sganciandosi da ogni paternalismo e senza
delegare ad altri i loro problemi
Dalla casa alla fabbrica...
maggior potere contrattuale
Il boom economico degli anni cinquanta
allontanò le ragazze dalla collaborazione
familiare, le fabbriche occuparono le braccia che
prima venivano impiegate a servizio; le famiglie
osservarono venir meno una indispensabile
presenza di collaborazione.
Anche il clima economico e la massiccia
istruzione primaria erano favorevoli per un salto
di qualità di questa figura, quindi il movimento
trovò terreno propizio per condurre in porto
l’emanazione di una legge a tutela del lavoro
domestico, e una piena autonomia nella
promozione.
Il principio della auto -promozione
L’azione di promozione operata
dall’Associazione API-COLF, dopo la conquista
del ‘61, si è sempre ispirata all’auto-aiuto, cioè
a quella solidarietà che vede i propri mali e quelli
della categoria. P. Crippa ha sempre sostenuto
che la categoria negli organi associativi doveva
rappresentare “se stessa”, con persone di
categoria mentre doveva sempre avvalersi degli
“esterni” per la realizzazione della crescita
culturale.
Questo modo di vedere le cose, anche se può
sembrare autarchico, per le colf era essenziale
perché, per secoli, avevano visto sempre un altro
fare per loro e tutto ciò che avevano sembrava
elemosina e non conquista.
Da “domestica” a “colf”:
non è solo il nome a cambiare
Con il cambiamento di nome si voleva
affermare che il valore del servizio
non era più limitato al lavoro fisico, ma
comprendeva anche una partecipazione
consapevole ai bisogni della famiglia.
Il tema dibattuto nel IV Congresso del
1961 infatti aveva come tema:
Collaborazione con la famiglia.
Colf o assistente?
La discussione fu ampia ed articolata per
stabilire quale dei due: colf o assistente
doveva avere la prevalenza. Sia l’uno che
l’altro termine è carico di significato, di
prestigio per ciò che in se stessi
significano e sono termini intercambiabili
per cui ciò che l’uno significa non è
escluso dall’altro ma la parola
collaboratore racchiude in sé la somma
dell’altro termine ed esprime il valore più
grande insito nel vero significato della
parola lavoro: «Collaborare con il
Creatore alla trasformazione del creato».
Perché si sceglie il termine COLF
Il Colf quindi è colui che insieme alla famiglia,
insieme all’anziano, insieme al bambino
normododato o disabile compie delle azioni per
il benessere della famiglia, dell’anziano, del
bambino. Il Colf è chi diventa socio di colui a cui
offre la sua opera, diventa parte integrante
nella vita di chi riceve la sua azione, diventa
indispensabile per l’esistenza stessa
dell’individuo di cui ha cura; così come in una
società il “socio “ è la parte indispensabile della
società stessa! La famiglia che accoglie un Colf o
una Colf, non può fare a meno della sua opera,
così come il colf accolto non può fare a meno
della famiglia accogliente per il suo vivere: sono
soci!
Perché si esclude il termine “assistente”
Fu escluso il termine Assistente perché
non si vedeva la responsabilità diretta nel
proprio servizio. L’Assistente infatti,
sempre secondo l’etimologia latina è
«colui che è presente» all’azione di un
altro. La mozione Congressuale sancisce
il cambiamento: «Le collaboratrici
familiari decidono di chiamare se stesse e
le loro colleghe Collaboratrici familiari
affinché il nuovo nome risponda alla
figura di cui la società ha oggi bisogno»;
nasce così l’ACLI-COLF e viene
definitivamente archiviato il nome GAD.
Il bisogno della formazione
professionale delle colf
Lo slancio impresso per la cultura
professionale incrementò l’istruzione
professionale nelle varie sedi, con esami
finali a Fai della Paganella (TN) dove, nel
frattempo, erano state acquistate tre
villette per la formazione sociale e
professionale nonché come luogo di
soggiorno nel periodo
feriale. La prima colf, in assoluto, iscritta
all’Albo professionale è Lina Rivis
del gruppo di Busto Arsizio (VA).
I primi corsi riconosciuti
La scuola professionale vera e
propria riconosciuta prima da alcuni
comuni e poi dalle Regioni ebbe
inizio nel 1972 nella Regione
Lombardia. Questi corsi
professionali, si avvalsero delle
esperienze maturate nelle varie sedi
e nei periodi trascorsi a Fai della
Paganella per sostenere gli esami.
Il Congresso di Firenze del 1967
Il VI Congresso nazionale dal tema: La
colf professionista nella famiglia moderna
celebrato a Firenze nel 1967, denuncia
l’articolo 2068 del Codice Civile che
proibiva alle colf l’iscrizione al sindacato.
Fu eletta segretaria nazionale Carla
Faccincani (Sommacampagna VR
1938) del gruppo di Pisa, che avrà grande
parte per il passaggio dalle ACLI alla
fondazione dell’API-COLF.
Il Congresso di Frascati nel 1970
L’VIII Congresso del 1970, si tenne a
Frascati.
Abolito dalla Corte Costituzionale
l’articolo 2068 del Codice, si pensò
a lavorare per un CCNL per la
categoria, da qui il tema: Contratto
Collettivo e Albo.
Carla Faccincani è rieletta Segretaria
nazionale.
La crisi delle ACLI dopo il 1968
Il periodo dal 1968 al 1972 per il movimento
Aclista è il più travagliato della sua storia. La
grande contestazione studentesca che vide i
giovani di tutto il mondo contrastare l’azione
politica dei paesi occidentali, ebbe il suo influsso
anche in seno ai dirigenti politici e sindacali
italiani e, benché le ACLI non fossero un
movimento direttamente impegnato in politica o
nel sindacato, furono influenzate da tale
contestazione. In particolare si accusava la
Democrazia Cristiana di staticità nelle decisioni
e, soprattutto, di non essere più portatrice delle
istanze della massa operaia.
Le colf hanno bisogno di un cambiamento
Dentro le ACLI però, non tutti condividevano
questa posizione di scelta di classe, ma quelli
che maggiormente ne soffrivano erano le colf
che, chiamate per professione alla
collaborazione con la famiglia, venivano esortate
ad essere le cellule di rottura con “i padroni”
capitalisti che “sfruttavano” le serve per dare
prestigio alla loro ricchezza. La società che
doveva nascere dal nuovo orientamento politico
socialista di tipo Jugoslavo non avrebbe più
avuto bisogno di colf in quanto gli asili nido,le
lavanderie sociali, ecc. sull’esempio della fattoria
collettivistica israeliana (Kibbutz), avrebbe
liberato le donne dalla schiavitù della casa.
Il bisogno di autonomia
Lo stesso spirito di sana donazione alla
famiglia, che non significava
sottomissione, e che Padre Crippa aveva
tentato d’infondere nella categoria,
veniva interpretato come
collaborazionismo con i “padroni,” a
discapito di tutta la classe operaia.
Nel movimento si faceva strada la
possibilità di creare un’associazione
autonoma.
La decisione di Paolo VI
La conseguenza immediata di
questa decisione – convalidata da
Papa Paolo VI il 19 giugno 1971 – fu
la richiesta a tutti gli Assistenti
ecclesiastici delle ACLI di rassegnare
le dimissioni.
La lettera di Padre Crippa
Padre Crippa, con lettera del 15 maggio
1971, indirizzata al Cardinale Poma
presidente della C.E.I. rassegnando le
dimissioni come richiesto, sottolineava: Nel
lasciare questo incarico, mi permetto di
raccomandare questa Categoria (delle colf)
che ha maturato, animata
dalla fede e impegnata nella testimonianza
delle opere, un’espressione cristiana di
competenza e di responsabilità
professionale. Mi auguro che nulla vada
disperso e la Chiesa non lasci mai mancare
l’aiuto dei suoi Sacerdoti
La convocazione della costituente colf
La segretaria ACLI-COLF, Carla
Faccincani convoca il direttivo per il
giorno 16 maggio, a Milano, ed
emana una dichiarazione con cui si
prende atto della decisione C.E.I.
rispetto alle ACLI e,
contemporaneamente convoca tutte
le iscritte ad un’assemblea
costituente per una nuova realtà
associativa
La continuità nella rottura
si sottolinea la volontà di «essere un
segno della Chiesa nelle famiglie
dove siamo chiamate, nei servizi
sociali familiari che stiamo
organizzando con gli Enti pubblici»
e ancora «noi chiediamo che Padre
Erminio Crippa … continui la sua
opera preziosa in mezzo a noi»
Espulsione dalle ACLI
Il 30 ottobre 1971 Carla Faccincani, Clementina
Barili e Giovanna Ardigò furono espulse dalle
ACLI. Le dirigenti nazionali predisposero una
sede provvisoria in Via Cola di Rienzo, 111 in
Roma in un appartamento inizialmente di
proprietà di Padre Crippa,donato da amici
americani nel 1961, affinché si costituisse un
Centro sociale per le colf, e fosse luogo di
formazione nei tanti corsi volanti effettuati per la
crescita culturale, sociale e spirituale delle
futuredirigenti.Contemporaneamente si presentò
una petizione al Papa per chiedere una sede
per l’organizzazione dell’associazione. Il Papa
aiutò con un contributo economico.
La lettera a tutte le colf
Le singole colf informate
dell’accaduto con una lettera
circolare, in cui si
spiegava i motivi della decisione
presa a Milano, ed erano invitate a
rimanere unite nella nuova realtà
associativa che si costituirà a Fai
della Paganella nel mese
di luglio.
Il nuovo statuto
Arrivano le prime adesioni, i direttivi delle
varie città si stringevano affettuosamente
attorno al Direttivo che aveva fatto la
giusta scelta: è commovente leggere le
lettere arrivate in quei giorni al comitato
nazionale provvisorio.
Il tempo della Costituzione giunse in
fretta. Nell’assemblea dei delegati, del
19-20 giugno 1971 a Fai della Paganella
(TN) si compose il nuovo Statuto
dell’Associazione Professionale Italiana
della Collaboratrici familiari (API-COLF),
I principi statutari
Dopo aver detto, nell’articolo 1, che l’API-COLF è
il movimento sociale cristiano delle colf;
all’articolo 2 enumera i principali scopi che si
riassumono in:
– azioni rivolte alle colf e alla loro realtà sociale e
legislativa;
– formazione sociale, professionale, sindacale e
religiosa;
– assistenza per la solidarietà tra le iscritte e per
vivere sempre meglio il fare da sé; e per
continuare l’opera di avviamento al lavoro
– fondazione della rivista Le Colf, come naturale
continuazione di La Casa e La Vita
Il riconoscimento della CEI
La Conferenza Episcopale, con
lettera del 11 novembre 1971
comunica l’approvazione dell’APICOLF e del suo Statuto, e nomina
Padre Erminio Crippa Consulente
ecclesiastico.
I settori dell’impegno associativo
I filoni di sviluppo sono:
1. Sindacato e CCNL;
2. Scuole Professionali ed opera per la
definizione del profilo professionale degli
AdeST;
3. Cooperative di servizio domiciliare;
4. Ricevimento degli extracomunitari in
seno all’Associazione e relativi servizi.
5. Respiro internazionale dell’API-COLF
Il divieto di iscrizione al sindacato
Quando le colf iniziarono il loro cammino
di promozione, si trovarono dal
punto di vista della tutela sindacale, e
quindi contrattuale, l’ostacolo del divieto
sancito dall’articolo 2068 comma
secondo del Codice Civile1 che disponeva
la sottrazione alla disciplina del CCNL i
rapporti di lavoro concernenti prestazioni
di carattere domestico.
Gli altri ostacoli al sindacalismo delle colf
Abolito l’articolo 2068, la strada era
spianata, però le difficoltà erano tante:
– la frammentazione e la mancata
sindacalizzazione delle colf;
– la mancanza di una controparte con cui
trattare;
– la mancanza di una federazione colf in
seno alle tradizionali organizzazioni dei
lavoratori;
– la volontà della dirigenza nazionale
ACLI di far trattare l’argomento alla CISL,
La prima intesa con i datori di lavoro
Intanto si fonda l’Associazione dei datori di
lavoro a Torino: la Nuova Collaborazione.
Il 1970 si chiude senza nulla di fatto, anzi con la
volontà sempre più ferma di dar vita ad una
FEDERCOLF libera da vincoli, per la definitiva
stipula di un CCNL.
La costituzione dell’API-COLF offrì un maggiore
impulso alla nascita del Sindacato delle colf che
avviene il 19 luglio 1971.
Presto si ripresero i contatti con La nuova
collaborazione fino a raggiungere
un’intesa di massima sul testo del CCNL.
La conclusione delle trattative
È La Stampa di Torino che annuncia
l’imminente stipula del contratto da parte
della FEDERCOLF; a questo punto
insorgono le tre confederazioni che
pongonoil veto presso il Ministero del
Lavoro a cui si era richiesta la tutela per
avere maggiore validità contrattuale.
Dopo mesi, i sindacati, sollecitati,
finalmente cercaron o il contatto con la
FEDERCOLF. Così si procedette nella
contrattazione e il 9 febbraio 1974
vennero concluse le trattative.
La grande mobilitazione delle colf
I confederali pretendevano di essere i soli
firmatari del contratto. I rappresentanti
della FEDERCOLF ed Api-Colf si allontanarono
dalla sala ministeriale senza firmare i verbali di
chiusura della trattativa, e il contratto non
venne stipulato. La mobilitazione delle colf di
tutta Italia fu senza precedenti. Si hanno
notizie che il telefono del Sottosegretario al
lavoro con delega ai contratti Onorevole
Franco Foschi, sia stato tenuto occupato per
48 ore di fila dalle colf che reclamavano
l’ammissione della FEDERCOLF alla stipula,
così come furono inviati centinaia di
telegrammi allo stesso scopo.
Una firma storica
Al rientro al Ministero, il sottosegretario
Franco Foschi, il giorno 13 febbraio, trovò nel
suo studio Padre Eminio Crippa e Giovanna
Ardigò Presidente Nazionale Api-colf.
L’assedio diede i sui frutti tanto che, al
Ministero, innanzi alle pretese della triplice
l’onorevole Foschi affermò: «Sappiate che
quando voi portavate i calzoncini, questi
signori lavoravano con e per le colf, quindi o si
firma con loro,
o niente»! Il 22 Maggio 1974 alle ore 12,00, su
tavoli separati, si firmava il primo CCNL di
categoria, dopo 5 anni e sei mesi dai primi
discorsi
La formazione professionale
La prima e fondamentale preoccupazione
dell’auto promozione colf è stata la formazione
culturale, a partire dall’alfabetizzazione fino alla
formazione professionale vera e propria.
Il percorso è stato variegato e molto accidentato
e, ancora oggi, non si è del tutto tranquilli per
quanto concerne il profilo professionale degli
Assistenti Domiciliari e dei Servzi Tutelari,
mentre per colf tradizionali non si vede ancora
alcuno spiraglio per la loro formazione
professionale da spendere nelle famiglie;
l’assistenza domiciliare infatti è rivolta
principalmente a casi di disagio sociale dovuti a
senescenza, malattia, disabilità o infanzia a
rischio.
Lo strumento delle cooperative
Le colf datrici di lavoro di se stesse!
È l’invenzione delle cooperative di servizio
domiciliare.
«La cooperazione, nel significato etimologico
è il concorso di più persone per compiere
opere o per conseguire risultati di comune
interesse, è sinonimo della collaborazione
che si manifesta tra gli uomini sotto la spinta
di necessità comuni».
È l’attuazione di questa definizione che dà
impulso alla nascita delle cooperative
dell’API-COLF.
La fondazione della Cooperativa FAI
Le colf in cooperativa escono dal «privato», per
acquisire una dimensione sociale, collegandosi
con gli enti pubblici, con le strutture locali, con
le Regioni, i Comuni, il quartiere.
Termina il tempo del «mestiere», per cui il
lavoro si trasforma in una professione con
autonomia e qualificazione.
Con queste idee, a Roma, nello studio del
notaio Bissi, il 27 dicembre del 1978 si dà il
via alla fondazione della prima cooperativa di
servizio familiare F.A.I. (Famiglia Anziani
Infanzia)
Collaborazione ed immigrazione
Nel fenomeno immigrazione le colf hanno
avuto, e tuttora hanno, un posto
di primo ordine: è stata infatti la grande
affluenza di collaboratrici familiari estere,
in sostituzione delle italiane che
rifiutavano la collaborazione convivente,
ad aprire la strada alla massiccia
immigrazione a cui assistiamo in questi
anni.
Un tema centrale fin dagli anni 70
Gli anni ’70 hanno visto l’associazione a fianco
alle colf provenienti dal terzo mondo, per dare le
prime indicazioni sulla legislazione e sul lavoro
domestico in Italia ed è stata al loro fianco per il
lessico professionale, ma soprattutto ha
aperto centri sociali perché potessero ritrovarsi.
Nell’anno 1976, a Torino l’Associazione ha
celebrato il suo IX Congresso nazionale con il
tema: La promozione delle colf nel mondo e
nell’assistenza domiciliare. Una delle relazioni
fondamentali del congresso aveva come tema: Le
estere in Italia, per preparare i soci italiani a
vivere la nuova realtà, per prevenire il senso del
rigetto o la paura del nuovo “che voleva portare
via il lavoro”.
La scelta del termine “estere”
API-COLF non ha mai voluto usare i
termini extracomunitari o stranieri.
Infatti dobbiamo evitare lo scandalo
dei cristiani che fanno ancora
differenza tra ‘greco e giudeo’ e
ignorano la parola del Signore... per
questo, rispettosamente, le
chiameremo “estere”.
Uno statuto di respiro mondiale
Questa realtà dell’essere tutti figli dello
stesso Padre ha dato e continua a dare la
capacità di accogliere chiunque venga
dall’API-COLF a chiedere dei servizi non sia
visto o giudicato per il colore della pelle, ma
venga accolto come
persona e come tale portatore di identici
diritti e doveri dei collaboratori familiari
italiani. Tutto ciò è codificato anche dallo
Statuto associativo che all’articolo 4,
nell’indicare chi può essere socio
dell’associazione e quindi eleggibile alle
cariche sociali, non fa distinzione di
nazionalità
L’Api-Colf arriva prima degli altri
L’Associazione si è impegnata con tappe
essenziali affinché le estere potessero
sentirsi ed essere vere socie con pari
dignità, diritti e doveri delle socie
italiane. Tra gli anni ’70 e ’80 quasi
nessuno si occupava delle colf
immigrate, poi venne la Caritas che, con i
centri di ascolto, ha iniziato a compiere
opera di assistenza sociale; anche i
sindacati si sono interessati degli
immigrati, ma le colf sono sempre state le
cenerentole dell’organizzazione
sindacale.
Il “diritto delle colf”
L’inquadramento del lavoro
domestico, tra vecchio e nuovo
contratto collettivo
Il “diritto delle colf”
La retribuzione delle colf tra
Costituzione e tabelle
contrattuali
Il “diritto delle colf”
Le ferie delle collaboratrici
Il “diritto delle colf”
Tredicesima mensilità
Il “diritto delle colf”
La posizione contributiva ed
assicurativa delle collaboratrici
familiari
Il “diritto delle colf”
Orario di lavoro ordinario e
straordinario.
Riposi settimanali, festività e
maggiorazioni retributive
Il “diritto delle colf”
Il trattamento di fine rapporto
per le collaboratrici familiari e
gli altri lavoratori italiani
Il “diritto delle colf”
La cessazione del lavoro
domestico: un sistema
penalizzante per la categoria
Il “diritto delle colf”
I diritti dei lavoratori
extracomunitari, con e senza
permesso di soggiorno
I più recenti temi congressuali
Da Assisi a Bologna:
Globalizzazione
Un contratto nuovo per un lavoro
nuovo
Il diritto all’accoglienza
La piattaforma programmatica per le
“giovani generazioni” e per i nuovi
iscritti ed i nuovi dirigenti
Impegnarsi nell’Api - Colf
“Noi siamo ciò che eravamo”
John Quincy Adams (1767-1848), sesto
Presidente degli Stati Uniti d’America, figlio di
John Adams, secondo Presidente americano e
successore di George Washington.
J.Q.A. si battè contro la schiavitù, mettendosi in
contrasto con la stessa Corte Suprema degli Stati
Uniti
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