La storia dell’Associazione Il libro di Mons. Giovanni Celi L’AZIONE DELL’API-COLF PER LA PROMOZIONE DELLE PERSONE A SERVIZIO DELL’UOMO Api-Colf e storia d’Italia La storia dell’API-COLF, a leggerla ora, ci appare così intimamente legata a quella del Paese come non ci era forse sembrata quando, vivendola, l’abbiamo fatta. Dalla schiavitù alla servitù La storia sacra da una parte e quella civile dall’altra ci indica come la condizione della serva è stata sempre quella di essere a totale dipendenza del padrone, senza alcun diritto. Anzi veniva maltrattata, schiavizzata, rifiutata e, qualche volta, anche uccisa per capriccio della padrona. L’imperatore Pollione, come informa l’Enciclopedia Treccani, dava gli schiavi in pasto alle murene Una storia di schiavitù Se la scrittura testimonia una condizione di schiavitù alla totale dipendenza della padrona, non meno schiavizzante è la condizione delle serve nella civiltà greca e nelle altre civiltà, come quella greca e romana. L’abolizione della schiavitù in Occidente La società civile abolì ufficialmente la schiavitù nel 1862, quando con una legge degli Stati Uniti d’America vennero liberati gli schiavi che per tanto tempo avevano costruito la ricchezza della stessa America. In Europa, la schiavitù legale rimase fin al 26 settembre 1926, quando, a Ginevra la società delle Nazioni sottoscrisse una Convenzione per l’abolizione totale della stessa Una piaga ancora attuale Ancora oggi, soprattutto in molti paesi arabi, come la Mauritania, la schiavitù fu abolita ufficialmente nel 1980, la schiavitù è alla base di tanta servitù. Attualmente si battono per l’abolizione della schiavitù delle organizzazioni internazionali; la più importante è Anti-Slavery International Le forme “mascherate” di schiavitù Oggi si va sempre più diffondendo una nuova forma di schiavitù camuffata dal lavoro alla pari o del lavoro offerto “al bisogno” dell’immigrato che, in molte nazioni, non ha strumenti giuridici per difendersi Schiavitù e servizio domestico Il servizio di collaboratore familiare è stato sempre considerato, nella scala dei valori, se non all’ultimo posto, certamente in un posto che non meritava pari dignità e pari diritto al lavoro degli altri. Un lavoro “socialmente squalificante” L’averlo delegato a chi non era istruito, o a chi non aveva la possibilità di studiare, o era incapace di evolversi culturalmente, contribuì a renderlo un peso agli occhi stessi dei lavoratori, gravandolo di una specie di condanna sociale con nessuna possibilità di riscatto. Un lavoratore che deve...dire grazie Inoltre si è originato, nella mentalità comune, l’opinione che il servizio familiare deve essere dato gratuitamente e che sta alla benevolenza di chi lo riceve remunerare “in qualche maniera” lo stesso. Anche se in molti vi è la convinzione che il servizio deve essere remunerato convenientemente, l’averlo delegato a chi non ha altro modo di sostentarsi o agli extracomunitari fa sì che la convinzione e la prassi continui a sostenere la tesi della gratuità totale o parziale. 1942… pieno Medioevo giuridico Tale impossibilità di riscatto venne anche legiferata, in Italia, dal codice civile del 1942 che all’articolo 2068 vietava ai collaboratori familiari l’iscrizione al sindacato e quindi una pur minima contrattazione collettiva. Una mentalità sbagliata ma ancora radicata Questa stessa mentalità di gratuità permane ancora in ambiente ecclesiastico: è mentalità comune infatti, soprattutto in coloro che agiscono spinti dalla carità (vedi caritas parrocchiali o istituti religiosi) che ha più valore la solidarietà con chi ha fame piuttosto che esercitare la giustizia commutativa Amore senza giustizia? Non si tiene conto infatti che “solo dopo aver adempiuto ai doveri stretti della giustizia posso andare oltre, entrando nel campo libero del gratuito e del preferenziale; per quanto siano in sé sentimenti di ordine più elevato, l’amore e la benevolenza, senza la guida della giustizia, sarebbero in certo modo ciechi La differenza tra il diritto e la carità La benevolenza, la compassione e la solidarietà, tuttavia, non sono atteggiamenti né superflui, né prescritti da principi di giustizia. Mentre possiamo pregare un altro affinché agisca con benevolenza, con generosità, o in maniera solidale, o magari speriamo che lo faccia, l’azione giusta è qualcosa che si pretende. La sequenza “libertà – carità” La giustizia, dunque, è un vincolo sociale per la cui realizzazione gli uomini non si limitano a consigliarsi o a raccomandarsi vicendevolmente ma che piuttosto esigono e si attendono l’uno dall’altro e forse, persino, si devono reciprocamente. La benevolenza, la compassione e la solidarietà, invece, iniziano soltanto quando si è fatto il necessario, quando si è fatto abbastanza per la giustizia. Quindi, alla giustizia spetta un primato nell’ambito morale sociale L’auto - promozione della categoria Il vasto movimento sociale che caratterizza l’Europa negli anni che vanno dal 1840 al 1915, si ripercuote anche sulla condizione delle domestiche, che da oggetto di cura si trasforma lentamente in auto aiuto, sia in campo socialista che cattolico. L’esperienza di Germania e Austria La Germania vede l’opera di Regina Deutsch battersi contro il diritto del datore di lavoro di picchiare e licenziare a suo piacimento le domestiche. Il movimento però più consistente di auto-aiuto si verificò, all’inizio del secolo, in Austria. In questa nazione il movimento sociale cattolico era molto sviluppato L’esperienza di Germania e Austria La storia di queste donne è comune a tutte le storie allora esistenti in Europa, mancanza d’istruzione, povertà, sfruttamento, prostituzione e malattie. Con la fondazione dell’Associazione Cristiana delle Lavoratrici domestiche, avvenuta nell’anno 1909, intesa quale Associazione per l’aiuto reciproco,si operò intensamente nell’intento di proteggere donne e ragazze in precarie situazioni. Una battaglia ancora attuale L’Associazione non si limitó solo al raggiungimento di migliori condizioni economiche e sociali, nel propagare una politica cristiano-sociale, principalmente si voleva raggiungere ed assicurare una esistenza umanamente dignitosa. Le domestiche erano completamente alla mercé dei loro padroni, per loro non esisteva alcun orario di lavoro e pertanto dovevano essere disponibili tanto di giorno quanto di notte. Le prime conquiste delle colf austriache La dura battaglia per il riconoscimento legale e giuridico della categoria professionale continuava ininterrotta. Il 12 marzo del 1912 nella Sala del Popolo del Municipio di Vienna, si tenne una riunione di massa durante la quale venne chiesto con coraggio l’annullamento delle condizioni di servitù e la promulgazione di una legge per le domestiche adeguata ai nuovi tempi. Negli anni 1912 e 1913 l’associazione riuscì ad ottenere per tutti gli associati visite mediche, ricoveri ospedalieri e medicinali a titolo del tutto gratuito. L’associazione cercò inoltre di opporsi ai trattamenti scandalosi a cui a quel tempo le domestiche erano sottoposte; offrì ai suoi associati anche una assistenza legale rappresentandoli anche in conflitti per rapporti di lavoro, a quel tempo celebrati presso il Tribunale civile. Le battaglie di Joanna Weiß Nel clima del cattolicesimo sociale si inserisce l’opera di una giovane domestica: Johanna Weiß viene a Vienna dal suo paese natale Steiner, per cui verrà chiamata Steinerin, nel 1888, ha 14 anni, anche lei è una serva che in casa dei padroni dormiva su un tavolaccio di cucina. La mancanza di aiuto per tutta una categoria professionale era enorme, i diritti e la protezione sul lavoro ad altri concessa era loro negata. Johanna Weiß riconobbe ben presto da dove e da chi poteva aspettarsi comprensione ed aiuto. Così si legò a sindacalisti cattolici ed a personalità determinanti del movimento femminile cattolico. Le prime case per le domestiche Nell’anno 1912 poté dare alla associate la prima dimora per le domestiche di passaggio e senza lavoro, poteva accogliere 20 domestiche. Johanna Wieß fonda in Vienna la prima Casa ricovero per le collaboratrici domestiche disoccupate. Viene stipulato il primo contratto di lavoro (in questo, insieme ad altro, viene fissato il salario e la messa a disposizione della colf di un locale munito di serratura). A Vienna e nelle Regioni della Federazione vengono fondate case di assistenza, acquistate e condotte con mezzi propri. L’esperienza di Germania e Austria La Germania vede l’opera di Regina Deutsch battersi contro il diritto del datore di lavoro di picchiare e licenziare a suo piacimento le domestiche. Il movimento però più consistente di auto-aiuto si verificò, all’inizio del secolo, in Austria. In questa nazione il movimento sociale cattolico era molto sviluppato L’importanza della comunicazione 1919 Viene stampato il primo giornale dal titolo, “die Hausgehilfin” “La Collaboratrice domestica” da questo momento la stampa di un proprio organo d’informazione e di opinione diventa uno dei punti forza di tutti i movimenti di promozione colf In Portogallo Il 26 dicembre 1253 Alfonso III stabilì che si doveva dare a chi curava il bestiame una piccola retribuzione, più due paia di scarpe e la libertà dal sabato sera alla domenica sera; l’orario di lavoro era regolato dall’ora solare. Il Portogallo, paese prevalentemente rurale, non faceva differenza tra lavoro rurale e lavoro domestico.Dopo l’avvento di Napoleone fu elaborato un codice in 20 articoli, inerente soprattutto al lavoro domestico e, tra l’altro, si poteva dare il salmone affumicato una volta alla settimana e il pollo ogni tre mesi, pasta e ceci a mezzogiorno e alla sera formaggio e pere. In Portogallo Questa situazione è durata fino al 1966, quando iniziò l’obbligo scolastico anche per i figli dei domestici. Dopo la rivoluzione del 1974 si fecero i primi passi, e nel 1980 apparve la vera e propria regolamentazione che definisce le competenze del servizio domestico,che ha raggiunto oggi un trattamento più umano, stabilendo un preciso orario di lavoro, stipendio, giornate libere ed età minima di 16 anni per accedere al lavoro. Origine del movimento colf in Italia Dopo l’Austria, la Germania e il Portogallo, alla fine della seconda guerra mondiale anche l’Italia e la Francia iniziano un movimento di auto promozione per le colf. L’iniziativa trae origini da organizzazioni che fanno capo alla sensibilità umana della Chiesa; in tutta la storia infatti, non si incontra un movimento che non sia legato alla Chiesa Cattolica o protestante. Il sindacalismo italiano nel secondo dopoguerra Nel turbinìo del dopo guerra si fa sempre più pressante l’opera sindacale per la ricostruzione morale e sociale della convivenza civile, devastata da morte e distruzione. I cattolici italiani che avevano preso parte attivamente alla liberazione del dominio fascista e che avevano sperimentato la collaborazione dei partigiani di ispirazione comunista, confluirono a formare la Confederazione Generale Italiana del lavoro (CGIL). La Chiesa rompe il monopolio sindacale della sinistra Pio XII, attuando un costante pensiero della dottrina Sociale della Chiesa che vuole le associazioni dei fedeli laici come fucina di formazione per l’attività sociale, volle che dall’Azione Cattolica sorgessero le A.C.L.I. (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), «come espressione organizzata della corrente sindacale cristiana». Era l’agosto del 1944. Esse desideravano mantenersi sulla scia del Movimento operaio, attuando il pensiero sociale della Chiesa. Organizzazione delle ACLI Le ACLI si danno una struttura organizzativa suddivisa per categorie. tra queste viene creato il GAD Gruppo ACLI Domestiche La nascita del giornale La prima azione fu quella di creare un giornale, organo di collegamento e di formazione, nonché di dibattito fra tutti i tesserati: il giornale si chiamò Il Giornale della Domestica, come inserto del Giornale dei lavoratori. Il primo numero vide la luce il 12 ottobre 1944, ma subito dopo si chiamò La Casa e la Vita. Scopi del movimento GAD La seconda azione fu quella di dare un regolamento al Gruppo ACLI Domestiche che tra i suoi scopi si proponeva: «La formazione religiosa, morale e sociale delle domestiche, la loro istruzione tecnica e professionale, lo sviluppo delle attività assistenziali a loro favore e ogni altra iniziativa rivolta al miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita» Le prime elezioni Al Congresso G.A.D. del 17-18 dicembre 1955, fu eletta, per la prima volta, «segretaria nazionale della categoria una lavoratrice domestica Agnese Zuliani. Questa elezione aprì la porta all’autonomia totale delle colf, le quali desideravano essere protagoniste della loro storia, senza dipendere da altre persone che non svolgevano il loro lavoro. Agnese Zuliani rimase in carica fino al 3° Congresso nazionale del 25/27 aprile 1958 e verrà sostituita da Clementina Barili. I numeri del GAD Il movimento G.A.D. si diffuse a macchia d’olio tanto che negli atti del IV Congresso – 26/29 aprile 1957 - del Movimento femminile ACLI, nella relazione organizzativa a pag. 6 si sottolinea la loro presenza infatti «su 215.098 tesserate ACLI nel 1956, 12.788 erano Domestiche». La vita delle colf nell’Italia degli anni 50 In quegli anni si lancia un’inchiesta nazionale sulle condizioni del lavoro delle domestiche che mette a punto la grave situazione degli orari di lavoro, delle retribuzioni, diritto alle ferie, apprendistato, collocamento, ecc. Da questa inchiesta, svolta in particolare nelle grandi città, risulta che l’orario di lavoro – per le domestiche conviventi – è di circa 14 ore giornaliere, mentre le retribuzioni non superano le 20/30 mila lire mensili. I temi caldi nel 1954... e oggi? A dicembre del 1954 durante il II Congresso Nazionale a Roma: si auspica la regolamentazione del collocamento del personale domestico, una qualificazione della categoria e una valorizzazione nel concetto della pubblica opinione. Si fa notare la deficienza legislativa che dovrebbe estendere al lavoro domestico le facilitazioni previste dalla legge sull’apprendistato, i miglioramenti delle pensioni di vecchiaia che non hanno un adeguamento al livello del minimo vitale e la istituzione di una rete di case di riposo per le domestiche La figura di Padre Crippa Nato a Cedegolo, in provincia di Brescia, il 18 aprile 1921, Padre Giovanni Erminio Crippa comincia a frequentare la Scuola Apostolica dei Dehoniani ad Albino (Bergamo) nell’ottobre del 1932. l’Italia di quegli anni Padre Crippa viene destinato all’insegnamento nei seminari dei Dehoniani e, terminato il corso di Teologia allo Studentato di Bologna, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia. L’Italia in quegli anni è appena uscita dalla guerra e si trova una situazione disastrosa sia dal punto di vista materiale che da quello morale. I marciapiedi brulicano di ragazzi orfani di guerra o figli dei tanti militari, alleati e non, tornati ormai nei loro Paesi. Come nasce il “Villaggio del Fanciullo” Di fronte a questi gravi problemi Padre Enrico Agostini, sostenuto da altri confratelli dello Studentato Missioni di Bologna lancia l’idea di fondare accanto all’Istituto un centro che raccolga quei ragazzi per offrire loro la possibilità di costruirsi un avvenire sicuro, preparandoli a svolgere una professione. L’ideale è entusiasmante, mancano però le risorse economiche per realizzarlo. I Superiori maggiori decidono così di inviare Padre Crippa in America per reperire i primi fondi necessari all’acquisto del terreno su cui edificare quello che poi sarà chiamato “Villaggio del fanciullo”. Il viaggio in America Il viaggio in America frutta a Padre Crippa quasi 25 milioni di dollari. Nel frattempo i lavori proseguono e, al ritorno di Padre Crippa, il Centro ospita già numerosi ragazzi. Per fornire un avvenire concreto a questi giovani, che presto saranno un centinaio, vengono così create scuole professionali di vario genere. Per migliorare e ampliare le attività dell’Istituto, che riceve richieste da moltissime famiglie, sparse per tutta l’Italia, Padre Crippa decide di tornare in America alla ricerca di nuovi fondi. Questa volta rientra in Italia con più di 60 milioni. Perché Padre Crippa si dedica alle colf Durante l’esperienza al “Villaggio” si accorse che alcuni bambini accolti come orfani erano in realtà figli “irregolari” di collaboratrici familiari. Padre Crippa lasciò il “Villaggio del fanciullo” e, con la convinzione che bisognava rimuovere la causa per cui queste ragazze si trovavano in situazione di maternità indesiderate, si trasferì a Roma come vice assistente nazionale ACLI. Le due cause del disagio delle colf italiane nel dopoguerra....e oggi? Nelle ACLI studiò il problema e scoprì che la ragione fondamentale era dovuta a due motivi: a) il lavoro in casa era vissuto come una “prigione” perché moltissime volte non era scelto ma imposto dalle necessità della famiglia d’origine; b) la povertà culturale (il più delle volte si trattava di fanciulle senza le scuole elementari) e professionale. La nascita dell’Api Colf Nel momento in cui Papa Paolo VI ritirò gli assistenti ecclesiastici dalle ACLI, nel 1971, egli disse “ubbidisco” e, ritirandosi, lasciò al consiglio nazionale ACLI-colf la libertà di scegliere se continuare ad aderire al movimento, oppure dar vita ad una nuova realtà che riconoscesse nel magistero della Chiesa la propria guida e ispirazione. Il ventennio di Padre Crippa La libertà lasciata alle dirigenti fu talmente grande che, mentre lui era in Polonia, le collaboratrici familiari si riunirono e costituirono l’API-COLF. La costituzione dell’Associazione e lo Statuto sono stati approvati dalla Commissione C.E.I. per il laicato in data 25-26 ottobre 1971, mentre il Presidente della stessa CEI nominò primo consulente ecclesiastico (prot. n. 2500/71) padre Erminio Crippa, carica da lui mantenuta fino al 1991. I riconoscimenti a Padre Crippa Il 2 giugno 1991 il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, lo nominò Cavaliere della Repubblica, mentre Giovanni Paolo II gli assegnò la medaglia d’oro di Benemerito della Chiesa. La spiritualità di Padre Leone Dehon Non si può comprendere l’opera sociale di Padre Crippa senza fare riferimento alla spiritualità del fondatore dei Sacerdoti del Sacro Cuore di cui egli era figlio, e ciò anche per dare maggior luce a quanto egli stesso scrive nel suo testamento spirituale: “Il S. Cuore sia la pietra del mio riposo. Le colf e le assistenti domiciliari siano come sono state in vita scritte nel mio cuore siano certe che ogni mattino le benedirò dal cielo e guarderò nelle famiglie dove lavorano. Pregherò per quelle che pregano pregherò per quelle che non pregano. In fondo non ho amato che voi non sono vissuto che per voi “ L’impegno sociale di Padre Crippa Ispirandosi a Padre Leone Dehon, P. Crippa, vide l’impegno nel sociale come elemento indispensabile. Diede forma al malessere sociale di una categoria di lavoratrici che, per secoli, avvertiva l’affronto di essere considerata semplici “gomiti” (era una sua espressione) e non anche intelligenze capaci di donare umanità e servizio, educazione ed assistenza, nella piena autonomia del lavoro. Il cristianesimo di Padre Dehon L’anelito sociale che faceva dire a P. Dehon che «Il cristianesimo non potrebbe essere ridotto, come alcuni sostengono, a una religione della vita privata (le anime), che dovrebbe occuparsi solo di donne, fanciulli e ammalati; esso deve pure impregnare la vita sociale, pubblica» spinse P. Crippa a far sì che la legislazione italiana si accorgesse delle colf e ad esse dedicasse tutte le attenzioni, soprattutto per quanto concerne la formazione professionale. Le condizioni delle colf italiane nel secondo dopoguerra Le colf, provenienti dalle campagne o dalle montagne erano la totalità della servitù nelle città.Si ha notizia, di bimbe di 12/14 anni messe a servizio presso i padroni delle terre dei contadini o presso notabili. Anche molte dagli orfanotrofi trovavano “sistemazione” nelle famiglie.Ragazze sarde, trentine, friulane, bergamasche, calabresi e siciliane, lasciavano le loro case per vivere nella solitudine affettiva, di scarso o nessun livello scolastico, e si lasciavano tentare alla prima dimostrazione di affetto. Spesso, ad abusarne, erano gli stessi datori di lavoro o i figli di questi ultimi. Roma, 1956 Da una statistica del 1956, che a Roma, su 90 ragazze madri nell’età compresa tra i 18 e i 29 anni, 64 lavoravano come domestica e quasi tutte erano analfabete e provenienti da fuori città. Padre Crippa parte alla ricerca delle origini della questione colf P. Crippa iniziò con lo studio del movimento aclista e poi impiegò gli anni 1956/57 nello studio della condizione delle domestiche girando in lungo e in largo l’Italia per visitare i Gruppi ACLI-Domestiche (GAD). Le sue conclusioni: Le 4 soluzioni individuate da Padre Crippa...e oggi? a) Bisogna partire dall’istruzione, l’ignoranza infatti è la madre di tutte le schiavitù; b) Il lavoro di domestica deve diventare un lavoro scelto e non imposto dalle necessità; c) È necessario risolvere il problema psicologico che fa delle domestiche delle persone di categoria B. d) È necessario che siano le domestiche ad assumersi responsabilità di autopromozione, sganciandosi da ogni paternalismo e senza delegare ad altri i loro problemi Dalla casa alla fabbrica... maggior potere contrattuale Il boom economico degli anni cinquanta allontanò le ragazze dalla collaborazione familiare, le fabbriche occuparono le braccia che prima venivano impiegate a servizio; le famiglie osservarono venir meno una indispensabile presenza di collaborazione. Anche il clima economico e la massiccia istruzione primaria erano favorevoli per un salto di qualità di questa figura, quindi il movimento trovò terreno propizio per condurre in porto l’emanazione di una legge a tutela del lavoro domestico, e una piena autonomia nella promozione. Il principio della auto -promozione L’azione di promozione operata dall’Associazione API-COLF, dopo la conquista del ‘61, si è sempre ispirata all’auto-aiuto, cioè a quella solidarietà che vede i propri mali e quelli della categoria. P. Crippa ha sempre sostenuto che la categoria negli organi associativi doveva rappresentare “se stessa”, con persone di categoria mentre doveva sempre avvalersi degli “esterni” per la realizzazione della crescita culturale. Questo modo di vedere le cose, anche se può sembrare autarchico, per le colf era essenziale perché, per secoli, avevano visto sempre un altro fare per loro e tutto ciò che avevano sembrava elemosina e non conquista. Da “domestica” a “colf”: non è solo il nome a cambiare Con il cambiamento di nome si voleva affermare che il valore del servizio non era più limitato al lavoro fisico, ma comprendeva anche una partecipazione consapevole ai bisogni della famiglia. Il tema dibattuto nel IV Congresso del 1961 infatti aveva come tema: Collaborazione con la famiglia. Colf o assistente? La discussione fu ampia ed articolata per stabilire quale dei due: colf o assistente doveva avere la prevalenza. Sia l’uno che l’altro termine è carico di significato, di prestigio per ciò che in se stessi significano e sono termini intercambiabili per cui ciò che l’uno significa non è escluso dall’altro ma la parola collaboratore racchiude in sé la somma dell’altro termine ed esprime il valore più grande insito nel vero significato della parola lavoro: «Collaborare con il Creatore alla trasformazione del creato». Perché si sceglie il termine COLF Il Colf quindi è colui che insieme alla famiglia, insieme all’anziano, insieme al bambino normododato o disabile compie delle azioni per il benessere della famiglia, dell’anziano, del bambino. Il Colf è chi diventa socio di colui a cui offre la sua opera, diventa parte integrante nella vita di chi riceve la sua azione, diventa indispensabile per l’esistenza stessa dell’individuo di cui ha cura; così come in una società il “socio “ è la parte indispensabile della società stessa! La famiglia che accoglie un Colf o una Colf, non può fare a meno della sua opera, così come il colf accolto non può fare a meno della famiglia accogliente per il suo vivere: sono soci! Perché si esclude il termine “assistente” Fu escluso il termine Assistente perché non si vedeva la responsabilità diretta nel proprio servizio. L’Assistente infatti, sempre secondo l’etimologia latina è «colui che è presente» all’azione di un altro. La mozione Congressuale sancisce il cambiamento: «Le collaboratrici familiari decidono di chiamare se stesse e le loro colleghe Collaboratrici familiari affinché il nuovo nome risponda alla figura di cui la società ha oggi bisogno»; nasce così l’ACLI-COLF e viene definitivamente archiviato il nome GAD. Il bisogno della formazione professionale delle colf Lo slancio impresso per la cultura professionale incrementò l’istruzione professionale nelle varie sedi, con esami finali a Fai della Paganella (TN) dove, nel frattempo, erano state acquistate tre villette per la formazione sociale e professionale nonché come luogo di soggiorno nel periodo feriale. La prima colf, in assoluto, iscritta all’Albo professionale è Lina Rivis del gruppo di Busto Arsizio (VA). I primi corsi riconosciuti La scuola professionale vera e propria riconosciuta prima da alcuni comuni e poi dalle Regioni ebbe inizio nel 1972 nella Regione Lombardia. Questi corsi professionali, si avvalsero delle esperienze maturate nelle varie sedi e nei periodi trascorsi a Fai della Paganella per sostenere gli esami. Il Congresso di Firenze del 1967 Il VI Congresso nazionale dal tema: La colf professionista nella famiglia moderna celebrato a Firenze nel 1967, denuncia l’articolo 2068 del Codice Civile che proibiva alle colf l’iscrizione al sindacato. Fu eletta segretaria nazionale Carla Faccincani (Sommacampagna VR 1938) del gruppo di Pisa, che avrà grande parte per il passaggio dalle ACLI alla fondazione dell’API-COLF. Il Congresso di Frascati nel 1970 L’VIII Congresso del 1970, si tenne a Frascati. Abolito dalla Corte Costituzionale l’articolo 2068 del Codice, si pensò a lavorare per un CCNL per la categoria, da qui il tema: Contratto Collettivo e Albo. Carla Faccincani è rieletta Segretaria nazionale. La crisi delle ACLI dopo il 1968 Il periodo dal 1968 al 1972 per il movimento Aclista è il più travagliato della sua storia. La grande contestazione studentesca che vide i giovani di tutto il mondo contrastare l’azione politica dei paesi occidentali, ebbe il suo influsso anche in seno ai dirigenti politici e sindacali italiani e, benché le ACLI non fossero un movimento direttamente impegnato in politica o nel sindacato, furono influenzate da tale contestazione. In particolare si accusava la Democrazia Cristiana di staticità nelle decisioni e, soprattutto, di non essere più portatrice delle istanze della massa operaia. Le colf hanno bisogno di un cambiamento Dentro le ACLI però, non tutti condividevano questa posizione di scelta di classe, ma quelli che maggiormente ne soffrivano erano le colf che, chiamate per professione alla collaborazione con la famiglia, venivano esortate ad essere le cellule di rottura con “i padroni” capitalisti che “sfruttavano” le serve per dare prestigio alla loro ricchezza. La società che doveva nascere dal nuovo orientamento politico socialista di tipo Jugoslavo non avrebbe più avuto bisogno di colf in quanto gli asili nido,le lavanderie sociali, ecc. sull’esempio della fattoria collettivistica israeliana (Kibbutz), avrebbe liberato le donne dalla schiavitù della casa. Il bisogno di autonomia Lo stesso spirito di sana donazione alla famiglia, che non significava sottomissione, e che Padre Crippa aveva tentato d’infondere nella categoria, veniva interpretato come collaborazionismo con i “padroni,” a discapito di tutta la classe operaia. Nel movimento si faceva strada la possibilità di creare un’associazione autonoma. La decisione di Paolo VI La conseguenza immediata di questa decisione – convalidata da Papa Paolo VI il 19 giugno 1971 – fu la richiesta a tutti gli Assistenti ecclesiastici delle ACLI di rassegnare le dimissioni. La lettera di Padre Crippa Padre Crippa, con lettera del 15 maggio 1971, indirizzata al Cardinale Poma presidente della C.E.I. rassegnando le dimissioni come richiesto, sottolineava: Nel lasciare questo incarico, mi permetto di raccomandare questa Categoria (delle colf) che ha maturato, animata dalla fede e impegnata nella testimonianza delle opere, un’espressione cristiana di competenza e di responsabilità professionale. Mi auguro che nulla vada disperso e la Chiesa non lasci mai mancare l’aiuto dei suoi Sacerdoti La convocazione della costituente colf La segretaria ACLI-COLF, Carla Faccincani convoca il direttivo per il giorno 16 maggio, a Milano, ed emana una dichiarazione con cui si prende atto della decisione C.E.I. rispetto alle ACLI e, contemporaneamente convoca tutte le iscritte ad un’assemblea costituente per una nuova realtà associativa La continuità nella rottura si sottolinea la volontà di «essere un segno della Chiesa nelle famiglie dove siamo chiamate, nei servizi sociali familiari che stiamo organizzando con gli Enti pubblici» e ancora «noi chiediamo che Padre Erminio Crippa … continui la sua opera preziosa in mezzo a noi» Espulsione dalle ACLI Il 30 ottobre 1971 Carla Faccincani, Clementina Barili e Giovanna Ardigò furono espulse dalle ACLI. Le dirigenti nazionali predisposero una sede provvisoria in Via Cola di Rienzo, 111 in Roma in un appartamento inizialmente di proprietà di Padre Crippa,donato da amici americani nel 1961, affinché si costituisse un Centro sociale per le colf, e fosse luogo di formazione nei tanti corsi volanti effettuati per la crescita culturale, sociale e spirituale delle futuredirigenti.Contemporaneamente si presentò una petizione al Papa per chiedere una sede per l’organizzazione dell’associazione. Il Papa aiutò con un contributo economico. La lettera a tutte le colf Le singole colf informate dell’accaduto con una lettera circolare, in cui si spiegava i motivi della decisione presa a Milano, ed erano invitate a rimanere unite nella nuova realtà associativa che si costituirà a Fai della Paganella nel mese di luglio. Il nuovo statuto Arrivano le prime adesioni, i direttivi delle varie città si stringevano affettuosamente attorno al Direttivo che aveva fatto la giusta scelta: è commovente leggere le lettere arrivate in quei giorni al comitato nazionale provvisorio. Il tempo della Costituzione giunse in fretta. Nell’assemblea dei delegati, del 19-20 giugno 1971 a Fai della Paganella (TN) si compose il nuovo Statuto dell’Associazione Professionale Italiana della Collaboratrici familiari (API-COLF), I principi statutari Dopo aver detto, nell’articolo 1, che l’API-COLF è il movimento sociale cristiano delle colf; all’articolo 2 enumera i principali scopi che si riassumono in: – azioni rivolte alle colf e alla loro realtà sociale e legislativa; – formazione sociale, professionale, sindacale e religiosa; – assistenza per la solidarietà tra le iscritte e per vivere sempre meglio il fare da sé; e per continuare l’opera di avviamento al lavoro – fondazione della rivista Le Colf, come naturale continuazione di La Casa e La Vita Il riconoscimento della CEI La Conferenza Episcopale, con lettera del 11 novembre 1971 comunica l’approvazione dell’APICOLF e del suo Statuto, e nomina Padre Erminio Crippa Consulente ecclesiastico. I settori dell’impegno associativo I filoni di sviluppo sono: 1. Sindacato e CCNL; 2. Scuole Professionali ed opera per la definizione del profilo professionale degli AdeST; 3. Cooperative di servizio domiciliare; 4. Ricevimento degli extracomunitari in seno all’Associazione e relativi servizi. 5. Respiro internazionale dell’API-COLF Il divieto di iscrizione al sindacato Quando le colf iniziarono il loro cammino di promozione, si trovarono dal punto di vista della tutela sindacale, e quindi contrattuale, l’ostacolo del divieto sancito dall’articolo 2068 comma secondo del Codice Civile1 che disponeva la sottrazione alla disciplina del CCNL i rapporti di lavoro concernenti prestazioni di carattere domestico. Gli altri ostacoli al sindacalismo delle colf Abolito l’articolo 2068, la strada era spianata, però le difficoltà erano tante: – la frammentazione e la mancata sindacalizzazione delle colf; – la mancanza di una controparte con cui trattare; – la mancanza di una federazione colf in seno alle tradizionali organizzazioni dei lavoratori; – la volontà della dirigenza nazionale ACLI di far trattare l’argomento alla CISL, La prima intesa con i datori di lavoro Intanto si fonda l’Associazione dei datori di lavoro a Torino: la Nuova Collaborazione. Il 1970 si chiude senza nulla di fatto, anzi con la volontà sempre più ferma di dar vita ad una FEDERCOLF libera da vincoli, per la definitiva stipula di un CCNL. La costituzione dell’API-COLF offrì un maggiore impulso alla nascita del Sindacato delle colf che avviene il 19 luglio 1971. Presto si ripresero i contatti con La nuova collaborazione fino a raggiungere un’intesa di massima sul testo del CCNL. La conclusione delle trattative È La Stampa di Torino che annuncia l’imminente stipula del contratto da parte della FEDERCOLF; a questo punto insorgono le tre confederazioni che pongonoil veto presso il Ministero del Lavoro a cui si era richiesta la tutela per avere maggiore validità contrattuale. Dopo mesi, i sindacati, sollecitati, finalmente cercaron o il contatto con la FEDERCOLF. Così si procedette nella contrattazione e il 9 febbraio 1974 vennero concluse le trattative. La grande mobilitazione delle colf I confederali pretendevano di essere i soli firmatari del contratto. I rappresentanti della FEDERCOLF ed Api-Colf si allontanarono dalla sala ministeriale senza firmare i verbali di chiusura della trattativa, e il contratto non venne stipulato. La mobilitazione delle colf di tutta Italia fu senza precedenti. Si hanno notizie che il telefono del Sottosegretario al lavoro con delega ai contratti Onorevole Franco Foschi, sia stato tenuto occupato per 48 ore di fila dalle colf che reclamavano l’ammissione della FEDERCOLF alla stipula, così come furono inviati centinaia di telegrammi allo stesso scopo. Una firma storica Al rientro al Ministero, il sottosegretario Franco Foschi, il giorno 13 febbraio, trovò nel suo studio Padre Eminio Crippa e Giovanna Ardigò Presidente Nazionale Api-colf. L’assedio diede i sui frutti tanto che, al Ministero, innanzi alle pretese della triplice l’onorevole Foschi affermò: «Sappiate che quando voi portavate i calzoncini, questi signori lavoravano con e per le colf, quindi o si firma con loro, o niente»! Il 22 Maggio 1974 alle ore 12,00, su tavoli separati, si firmava il primo CCNL di categoria, dopo 5 anni e sei mesi dai primi discorsi La formazione professionale La prima e fondamentale preoccupazione dell’auto promozione colf è stata la formazione culturale, a partire dall’alfabetizzazione fino alla formazione professionale vera e propria. Il percorso è stato variegato e molto accidentato e, ancora oggi, non si è del tutto tranquilli per quanto concerne il profilo professionale degli Assistenti Domiciliari e dei Servzi Tutelari, mentre per colf tradizionali non si vede ancora alcuno spiraglio per la loro formazione professionale da spendere nelle famiglie; l’assistenza domiciliare infatti è rivolta principalmente a casi di disagio sociale dovuti a senescenza, malattia, disabilità o infanzia a rischio. Lo strumento delle cooperative Le colf datrici di lavoro di se stesse! È l’invenzione delle cooperative di servizio domiciliare. «La cooperazione, nel significato etimologico è il concorso di più persone per compiere opere o per conseguire risultati di comune interesse, è sinonimo della collaborazione che si manifesta tra gli uomini sotto la spinta di necessità comuni». È l’attuazione di questa definizione che dà impulso alla nascita delle cooperative dell’API-COLF. La fondazione della Cooperativa FAI Le colf in cooperativa escono dal «privato», per acquisire una dimensione sociale, collegandosi con gli enti pubblici, con le strutture locali, con le Regioni, i Comuni, il quartiere. Termina il tempo del «mestiere», per cui il lavoro si trasforma in una professione con autonomia e qualificazione. Con queste idee, a Roma, nello studio del notaio Bissi, il 27 dicembre del 1978 si dà il via alla fondazione della prima cooperativa di servizio familiare F.A.I. (Famiglia Anziani Infanzia) Collaborazione ed immigrazione Nel fenomeno immigrazione le colf hanno avuto, e tuttora hanno, un posto di primo ordine: è stata infatti la grande affluenza di collaboratrici familiari estere, in sostituzione delle italiane che rifiutavano la collaborazione convivente, ad aprire la strada alla massiccia immigrazione a cui assistiamo in questi anni. Un tema centrale fin dagli anni 70 Gli anni ’70 hanno visto l’associazione a fianco alle colf provenienti dal terzo mondo, per dare le prime indicazioni sulla legislazione e sul lavoro domestico in Italia ed è stata al loro fianco per il lessico professionale, ma soprattutto ha aperto centri sociali perché potessero ritrovarsi. Nell’anno 1976, a Torino l’Associazione ha celebrato il suo IX Congresso nazionale con il tema: La promozione delle colf nel mondo e nell’assistenza domiciliare. Una delle relazioni fondamentali del congresso aveva come tema: Le estere in Italia, per preparare i soci italiani a vivere la nuova realtà, per prevenire il senso del rigetto o la paura del nuovo “che voleva portare via il lavoro”. La scelta del termine “estere” API-COLF non ha mai voluto usare i termini extracomunitari o stranieri. Infatti dobbiamo evitare lo scandalo dei cristiani che fanno ancora differenza tra ‘greco e giudeo’ e ignorano la parola del Signore... per questo, rispettosamente, le chiameremo “estere”. Uno statuto di respiro mondiale Questa realtà dell’essere tutti figli dello stesso Padre ha dato e continua a dare la capacità di accogliere chiunque venga dall’API-COLF a chiedere dei servizi non sia visto o giudicato per il colore della pelle, ma venga accolto come persona e come tale portatore di identici diritti e doveri dei collaboratori familiari italiani. Tutto ciò è codificato anche dallo Statuto associativo che all’articolo 4, nell’indicare chi può essere socio dell’associazione e quindi eleggibile alle cariche sociali, non fa distinzione di nazionalità L’Api-Colf arriva prima degli altri L’Associazione si è impegnata con tappe essenziali affinché le estere potessero sentirsi ed essere vere socie con pari dignità, diritti e doveri delle socie italiane. Tra gli anni ’70 e ’80 quasi nessuno si occupava delle colf immigrate, poi venne la Caritas che, con i centri di ascolto, ha iniziato a compiere opera di assistenza sociale; anche i sindacati si sono interessati degli immigrati, ma le colf sono sempre state le cenerentole dell’organizzazione sindacale. Il “diritto delle colf” L’inquadramento del lavoro domestico, tra vecchio e nuovo contratto collettivo Il “diritto delle colf” La retribuzione delle colf tra Costituzione e tabelle contrattuali Il “diritto delle colf” Le ferie delle collaboratrici Il “diritto delle colf” Tredicesima mensilità Il “diritto delle colf” La posizione contributiva ed assicurativa delle collaboratrici familiari Il “diritto delle colf” Orario di lavoro ordinario e straordinario. Riposi settimanali, festività e maggiorazioni retributive Il “diritto delle colf” Il trattamento di fine rapporto per le collaboratrici familiari e gli altri lavoratori italiani Il “diritto delle colf” La cessazione del lavoro domestico: un sistema penalizzante per la categoria Il “diritto delle colf” I diritti dei lavoratori extracomunitari, con e senza permesso di soggiorno I più recenti temi congressuali Da Assisi a Bologna: Globalizzazione Un contratto nuovo per un lavoro nuovo Il diritto all’accoglienza La piattaforma programmatica per le “giovani generazioni” e per i nuovi iscritti ed i nuovi dirigenti Impegnarsi nell’Api - Colf “Noi siamo ciò che eravamo” John Quincy Adams (1767-1848), sesto Presidente degli Stati Uniti d’America, figlio di John Adams, secondo Presidente americano e successore di George Washington. J.Q.A. si battè contro la schiavitù, mettendosi in contrasto con la stessa Corte Suprema degli Stati Uniti