ELEZIONI IRANIANE:
LA TESI DEI BROGLI AL VAGLIO
DI
Daniele Scalea, dottore in Scienze storiche,
è redattore di "Eurasia"
L
o scorso 12 giugno in Iràn si sono tenute le elezioni
presidenziali, che hanno visto la riconferma di Mahmūd
Ahmadinejād. I tre candidati sconfitti, ed in particolare il
principale sfidante Mir-Hossein Musavì, hanno denunciato brogli
elettorali, non riconosciuti però dalle autorità preposte a garantire la
correttezza delle elezioni. Malgrado ciò, per settimane i sostenitori di
Musavì nella capitale Tehrān hanno inscenato manifestazioni di
protesta più o meno violente, scontrandosi con i sostenitori del
Presidente e con le forze dell'ordine. La tesi dei brogli massicci e
decisivi è stata accolta quasi unanimemente dai media occidentali,
benché non manchino le voci critiche d'alcuni analisti, confinate però
nel “dibattito colto” ed incapaci di raggiungere l'opinione pubblica.
Prima di vagliare questa tesi della frode elettorale, che definiremo
“complottista” (in quanto ipotizza un complotto ordito dalle autorità
iraniane o da una parte di esse per sovvertire la volontà popolare; il
termine non vuole essere denigratorio ma solo emblematico), sembra
utile chiarire alcuni punti basilari concernenti l'Iràn ed il suo sistema
politico.
L'Iràn è una repubblica islamica e, come indica chiaramente tale
locuzione, le autorità traggono legittimità sia dal popolo sia dalla
religione. Si tratta d'un sistema politico complesso ed originale,
differente dalle repubbliche liberal-democratiche e monarchie
costituzionali tipiche dell'Occidente. È comunque un regime di tipo
costituzionale, dunque uno Stato di diritto.
All'interno delle strutture politiche iraniane si potrebbero distinguere
due segmenti: uno propriamente “repubblicano” e l'altro più
“islamico”; nel primo il popolo ha una rappresentanza diretta, nel
secondo per lo più indiretta.
Il popolo elegge direttamente propri rappresentanti nel parlamento
unicamerale, il
(Assemblea Consultiva
Islamica). Il Parlamento ha potere legislativo, ratifica i trattati
internazionali ed approva il bilancio dello Stato. Eletto direttamente dal
popolo con suffragio universale è anche il presidente. Il Presidente ha
potere esecutivo, nomina e dirige il Consiglio dei Ministri. Sia i
deputati al Parlamento sia il Presidente restano in carica per quattro
DANIELE SCALEA
2
anni. Fin qui, un sistema che ci suona familiare. Una specificità iraniana è però rappresentata dalle figure e dai collegi
“islamici”. Il Consiglio dei Guardiani (
) è composto da dodici giuristi: sei sono chierici
nominati dalla Guida Suprema, sei laici eletti dal Parlamento. Il Consiglio dei Guardiani ha funzioni analoghe alla nostra Corte
Costituzionale, ma in più nomina il capo del sistema giudiziario (potere autonomo, come da noi) ed ha potere di veto sulle
decisioni del Parlamento (che sono rimandate per emendamenti) e sui candidati alla Presidenza, al Majles ed all'Assemblea
degli Esperti. Quest'ultima, che in farsi si chiama
, è composta da 86 mujtahid (giuristi islamici) eletti (con
mandato di otto anni) direttamente dal popolo. L'Assemblea si riunisce almeno un paio di volte l'anno ed ha funzioni di
controllo (e nel caso anche di destituzione) della Guida Suprema. La Guida Suprema controlla le Forze Armate, nomina
numerosi funzionari (come i direttori delle reti televisive e radiofoniche statali, e le più alte cariche giudiziarie) ed i 6 chierici
del Consiglio dei Guardiani. La Guida Suprema può essere eletta per “acclamazione”, nel caso vi sia un chierico riconosciuto
dal popolo come di superiore virtù (fu il caso dell'ayatollah Khomeinì), oppure dal Consiglio degli Esperti (che ha anche la
facoltà di nominare un Consiglio Supremo di 3-5 membri anziché una Guida Suprema). Un ultimo organo statale, creato solo
nel 1988, è il Consiglio per il Discernimento dell'Interesse Superiore: composto dai capi delle tre branche di governo, dai
membri chierici del Consiglio dei Guardiani e da altri individui nominati con mandato triennale dalla Guida Suprema, ha un
ruolo consultivo per quest'ultima e di mediazione nei conflitti tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani.
Diverse centinaia di persone hanno avanzato la propria candidatura alla presidenza quest'anno, ma il sistema iraniano prevede
che i candidati debbano essere «personalità conosciute» (il giudizio spetta al Consiglio dei Guardiani), e perciò la gran parte è
stata scartata. L'utilizzo di tale valutazione “soggettiva” anziché la raccolta di firme utilizzata in molti paesi tra cui l'Italia è
ovviamente criticabile, ma non andrebbe dimenticato che in Francia, patria della democrazia moderna, le candidature
presidenziali sono accettate solo se sostenute dalla firma di almeno 500 sindaci: si tratta dunque d'un sistema
“autoreferenziale”, in quanto è la classe politica a scegliere chi può competere per la presidenza e chi no, e nella storia recente
non sono mancati gli esclusi eccellenti1, senza che per ciò si mettesse in dubbio la consistenza del liberalismo francese.
Tornando all'Iràn, otto sono state le candidature di personaggi notori: tre sono incorsi nel veto del Consiglio dei Guardiani (si
tratta di Rafat Bayat, Akbar Alami e Ghasem SholehSaadi), mentre un quarto (Mohammed Khatamì) si è
ritirato dando il proprio appoggio a Mir-Hossein
Musavì, rimasto in corsa con Mahmūd
Ahmadinejād, Mohsen Rezai e Mehdi Karrubi. Si
sono recati alle urne 39.165.191 elettori, ossia l'85%
degli aventi diritto; le schede bianche o nulle sono
state 409.389 (l'1,05%). Ahmadinejād è stato
riconfermato alla presidenza con 24.527.516 voti,
ossia il 62,63% di quelli totali; Musavì ne ha
raccolti il 33,75% (13.216.411), Rezai l'1,73%
(678.240) e Karrubi lo 0,85% (333.635)2. Lo scarto
tra il vincitore Ahmadinejād e Musavì è stato dunque di 11.311.105 voti. Malgrado tale divario, Musavì ha denunciato brogli
elettorali e rivendicato per sé la vittoria.
L'idea che dei brogli pur sistematici abbiano potuto ribaltare l'esito elettorale, dando addirittura un tale vantaggio al candidato
sconfitto, pone immediatamente il problema di come essi siano tecnicamente avvenuti. Una manipolazione delle schede già nei
seggi è improbabile visto il livello dei controlli garantiti nella Repubblica Islamica3, ed anche se avvenute, dato il divario tra il
vincitore ed il primo sfidante, pare impossibile che siano state decisive4. Le 122 lamentele indirizzate dai candidati al Consiglio
dei Guardiani nel corso dello svolgimento del voto riguardano per lo più semplici disfunzioni del processo elettorale (ad
esempio: schede esaurite in alcuni seggi, o seggi mobili troppo vicini ai seggi fissi) o sono addirittura non pertinenti ad esso (ad
esempio: difficoltà nella connessione ad Internet o nella ricezione dei telefoni cellulari) e di rado sono circostanziate (ossia non
1 Ad esempio, Jean-Marie Le Pen nel 1981 e Charles Pasqua nel 2002.
2 <http://moi.ir/Portal/Home/ShowPage.aspx?Object=News&CategoryID=832a711b-95fe-4505-8aa3-38f5e17309c9&LayoutID=dd8faff4-f71b-4c65-9aefa1b6d0160be3&ID=5e30ab89-e376-434b-813f-8c22255158e1>.
3 In ogni città e paese (in Iràn le circoscrizioni elettorali fanno perno su un centro urbano) è stata costituita una commissione d'osservatori, composta da chierici, funzionari statali e
laici d'istruzione elevata e controllata dai delegati di ciascun candidato; la supervisione nazionale spetta al Consiglio dei Guardiani, che ha operato principalmente tramite un comitato
esecutivo di sette membri (
, p. 4, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>). Cfr. le informazioni e
considerazioni di Esam al-Amin,
, 22 giugno 2009, <http://www.counterpunch.org/amin06222009.html>.
4 A sostegno della tesi di brogli effettuati già nei seggi: Nate Silver,
, 19 giugno 2009, <http://www.fivethirtyeight.com/2009/06/ayatollahs-flawedlogic.html>. Escludono quest'ipotesi, o quanto meno che simili brogli possano essere risultati decisivi: l'ayatollah Khamenei nel suo intervento post-elettorale
(<http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8108661.stm>);
, “Spiegel Online”, 15 giugno 2009,
<http://www.spiegel.de/international/world/0,1518,630552,00.html>.
3
è indicato il seggio in cui sarebbe avvenuto il fatto che si vuol denunciare); inoltre, di queste 122 rimostranze ben 86 (ossia il
70%) provengono da Musavì5. Vediamo tuttavia più nel dettaglio gli oggetti dei ricorsi inerenti il processo di voto presentati da
Musavì (soprattutto) e dagli altri candidati sconfitti anche nei giorni successivi alle elezioni6.
Musavì ha lamentato che in 51 seggi si sarebbero esaurite le schede impedendo a taluni elettori di votare. Si tratterebbe, in
ogni caso, d'una percentuale infima di elettori impossibilitati a votare, ma il Consiglio dei Guardiani ha rilevato che Musavì
non fornisce prove e documentazioni alle sue accuse, mentre i rapporti degl'ispettori e degli osservatori affermano che, anche
laddove s'è verificato tale incidente, gli elettori hanno potuto comunque votare, in quanto sono state richieste e consegnate
schede aggiuntive ed è stato allungato – anche di qualche ora – l'orario d'apertura dei seggi7.
Musavì è stato anche il candidato col maggior numero di rappresentanti nei seggi: suo delegati erano presenti presso l'89%
delle sedi elettorali, contro il 72% di quelli d'Ahmadinejād, il 30% di quelli di Karrubi ed il 12% dei rappresentanti di Rezai.
Musavì aveva perciò 40.676 propri osservatori (5.016 aspiranti sono stati scartati perché non hanno presentato la
documentazione richiesta; sono stati accettati tutti quelli degli altri tre candidati), incaricati di vigilare su 45.692 urne elettorali.
Sono stati denunciati 90 casi in cui a osservatori di parte sarebbe stato impedito d'accedere ai seggi: di questi, ben 73 erano per
Musavì. Il Consiglio dei Guardiani, al termine delle indagini, ha potuto appurare che i presunti osservatori respinti, in realtà,
non avevano ricevuto alcun accredito, e perciò non avevano diritto a svolgere nessuna funzione nei seggi. Gli altri 40.676
osservatori di Musavì hanno potuto svolgere regolarmente il proprio compito8.
Centocinquanta ricorsi (74 presentati da Musavì) riguardavano personale dei seggi che avrebbero provato ad influenzare il
voto degli elettori. Solo una minoranza dei casi denunciati è risultata suffragata da prove, ed il Consiglio dei Guardiani ha
annunciato l'avvio d'azioni legali contro i responsabili. Tuttavia, i numeri coinvolti sono così infimi da poter concludere che
l'impatto sul risultato delle elezioni sia stato assolutamente nullo9.
Un'altra lamentela degli sconfitti ha riguardato presunte “penne false” che gli elettori sarebbero stati costretti ad usare nei
seggi. Come precisa il Consiglio dei Guardiani, non si è precisato quale sarebbe l'effetto di tali “penne false”, non se n'è trovata
alcuna e nessuno è stato costretto ad utilizzare quelle già predisposte nei seggi. L'origine di tale rimostranza sta in alcune voci
fantasiose circolate nei giorni precedenti le elezioni, ma prive di fondamento reale10.
Diciassette ricorsi (8 di Musavì) hanno riguardato l'orario di chiusura dei seggi, giudicato troppo anticipato. La legge iraniana
prevede un tempo d'apertura pari a 10 ore: i seggi hanno aperto alle 8.00 di mattina e dovevano dunque chiudere alle 18.00 di
sera. Vista l'alta affluenza e la presenza di code ai seggi, il Ministero degl'Interni ne ha più volte prorogato l'orario d'apertura
fino a raggiungere le ore 22.00 (quattro ore in più dell'apertura prevista); inoltre una circolare ha imposto ai funzionari dei
seggi di non chiuderli finché v'era affluenza di elettori, ed infatti alcune stazioni di voto a Tehran e nel Golestan hanno chiuso
intorno alle 2.00 di notte (8 ore oltre l'apertura inizialmente prevista). Tuttavia, dalle 22.00 in poi nei casi in cui non erano
presenti elettori desiderosi di votare, i funzionari hanno come ovvio chiuso i seggi e cominciato lo scrutinio. Gli elettori giunti
successivamente non potevano, evidentemente, esprimere il proprio suffragio in quanto il seggio era già chiuso e lo scrutinio
iniziato. Il Consiglio dei Guardiani ha determinato che i ricorsi presentati riguardano tutti elettori che si sono presentati al
seggio oltre l'orario di chiusura ed a scrutinio iniziato11.
Dieci ricorsi sono stati avanzati circa la presunta compravendita di voti. Il Consiglio dei Guardiani non ha ricevuto alcuna
prova concreta a sostegno di quest'accusa, e comunque il numero dei ricorsi è decisamente infimo in confronto ai milioni di
voti espressi nelle elezioni12.
Ben sessantasette rimostranze hanno riguardato la “campagna elettorale condotta durante il giorno delle elezioni”: si
tratterebbe di alcuni casi in cui automobili con esposte le foto di uno dei candidati hanno sfilato nei pressi dei seggi. È fin
troppo evidente come l'impatto di simili casi sui risultati finali delle elezioni possa considerarsi inesistente13.
È stato denunciato anche il fatto che alcuni rappresentanti dei candidati ai seggi non avrebbero potuto assistere al dissigillo
delle urne, che è comunque avvenuto in presenza della commissione osservatrice. In nessuno di questi casi al rappresentante di
parte è stato impedito d'entrare nei seggi durante la predispozione delle urne. Più semplicemente, numerosi rappresentanti sono
giunti nei seggi solo una o due ore dopo l'apertura degli stessi, e dato che la legge non prevede che debbano essere presenti i
delegati dei candidati durante la preparazione dei seggi, i funzionari hanno deciso di procedere in loro assenza per non ritardare
l'apertura14.
Alla luce di tutto quanto detto, oltre ad essere estremamente improbabile, l'eventualità di brogli massicci durante le
operazioni di voto non è suffragata da alcuna prova concreta ed inoppugnabile. L'unica ipotesi lontanamente plausibile resta
quella che i risultati siano stati riscritti, di punto in bianco, presso il Ministero dell'Interno e/o la Commissione Elettorale
Centrale, senza tener minimamente conto dei voti effettivamente espressi (benché rappresentanti dei quattro candidati abbiano
potuto supervisionare l'intero processo elettorale15): non a caso è questa l'opinione dei sostenitori di Musavì (iraniani e non),
5 Cfr.
, p. 5, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf> (la versione originale in farsi di questo documento
ufficiale che presenta i risultati finali delle indagini del Consiglio dei Guardiani sulle elezioni, è visionabile qui: <http://www.shoragc.ir/portal/Home/ShowPage.aspx?Object=News&CategoryID=4d425fd9-748e-4826-8378-24118396b087&LayoutID=7952d93c-6e32-4abc-8026-eb54e465f88a&ID=4086d4f90a6d-4f02-a597-2bdced99f99e>; l'appendice documentaria è disponibile solo nella versione in lingua originale).
6 Dopo l'ultimazione delle operazioni di voto, Musavì ha presentato altre 304 rimostranze al Consiglio dei Guardiani, contro le 108 di Karrubi e le 72 di Rezai (
, p. 5, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>).
7 Cfr.
, pp. 6-7, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>
8 Ibid., pp. 7-8.
9 Ibid., p. 8.
10 Ibid., p. 9.
11 Ibid., p. 9.
12 Ibid., pp. 9-10.
13 Ibid., p. 10.
14 Ibid., pp. 10-11.
15 Il Consiglio dei Guardiani, durante le operazioni di voto e scrutinio, ha fatto partecipare ai lavori rappresentanti di tutti i candidati, perché potessero prendere parte alla
supervisione del processo elettorale (
, p.1, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>).
4
anche se poi indicano pretesi risultati “reali” che mostrano differenza abissali tra loro16. In tal caso, sarebbe facile riscontrare i
brogli ricontando le schede. Il Consiglio dei Guardiani ha invitato i tre candidati sconfitti a concordare con loro le forme di
verifica della regolarità delle elezioni, ma il 20 giugno solo Mohsen Rezai si è presentato all'incontro fissato. Si è con lui
concordato di procedere al riconteggio di circa il 10% delle schede, relative alle zone i cui risultati sono stati più contestati
(tutti quelli della provincia di Kermansha, circa metà della provincia Fars ed alcuni delle province di Isfahan e Khuzestan). Tale
riconteggio parziale - videoripreso e condotto da una commissione speciale17 alla presenza dei delegati di Rezai, dei sindaci e
notabili delle città interessate e di oltre 300 persone che il giorno delle elezioni sono state rappresentanti dei candidati nei seggi
coinvolti18 - ha confermato i risultati già diffusi19. Mentre Rezai ha di conseguenza ritirato le sue lamentele in merito20, Musavì
e Karrubi hanno per due volte rifiutato di collaborare col Consiglio dei Guardiani nelle indagini ufficiali, chiedendo invece
l'annullamento delle elezioni21. A questo punto, i complottisti possono credere che il riconteggio dei Guardiani non sia stato
effettuato in maniera imparziale (benché nel Consiglio siedano personaggi non favorevoli al presidente Mahmud Ahmadinejād,
e tutto sia stato ripreso dalle telecamere ed effettuato sotto gli occhi di rappresentanti di Rezai ed altri candidati sconfitti), o
addirittura ipotizzare una ben improbabile manipolazione in blocco delle schede (anche se le verifiche del Consiglio dei
Guardiani non si sono fermate al riconteggio di quel 10% delle schede, ma si sono estese per indagare su tutti i ricorsi
presentati dai tre candidati sconfitti22, come abbiamo veduto in precedenza, e nessuna prova di brogli ne è risultata). Resta
dunque una sola via per definire se le elezioni siano state o no decise dai brogli: valutare la plausibilità dei risultati usciti dalle
urne.
Un metodo per valutare la verosimiglianza dei risultati è quello di confrontarli coi sondaggi pre-elettorali, con una cautela: i
sondaggi possono sbagliare, e talvolta lo fanno volontariamente. È quindi importante valutare la metodologia applicata e
l'imparzialità del committente. Musavì ed i suoi sostenitori hanno corroborato le proprie affermazioni tirando in ballo sondaggi
pre-elettorali che lo davano in vantaggio anche col 60% delle preferenze (tante ritengono ne abbia ottenute in realtà). Questi
sondaggi esistono. Ma, come in Italia ha ricordato il professore Michelguglielmo Torri in una sua lucida analisi24, «dal marzo
2009, in Iran sono stati condotti più di trenta sondaggi sulle intenzioni di voto», con risultati estremamente vari, ma
mediamente tendenti a favorire Ahmadinejād: escludendo poi i sondaggi commissionati da organizzazioni apertamente
sostenitrici di Musavì (
e
) – non a caso proprio quelli che gli accordavano il vantaggio più
ampio – lo scarto tra Ahmadinejād e Musavì sale a 21 punti percentuali a favore del Presidente uscente25. Un sondaggio merita
però maggiore interesse di tutti gli altri: l'unico condotto da organizzazioni occidentali (non certo sospettabili di simpatie per
Ahmadinejād) seguendo criteri scientifici e trasparenti. Il sondaggio in questione è stato realizzato da
26, sulla base di 1001 interviste distribuite
,
e
16 Vedi, ad esempio: Nate Silver, cit., <http://www.fivethirtyeight.com/2009/06/ayatollahs-flawed-logic.html> (il quale si basa sull'erroneo assunto che non esistano osservatori dei
candidati presso le sezioni elettorali), Juan Cole,
, 13 giugno 2009, <http://www.juancole.com/2009/06/stealing-iranian-election.html>, Scott Peterson,
, 16 giugno 2009, <http://www.csmonitor.com/2009/0617/p06s01-wome.html> (vedi intervista alla professoressa Farideh Farhi che, col famoso metodo
scientifico della «sensazione personale» stima in massimo 10 milioni i voti realmente ottenuti dal Presidente iraniano), Amir Madani,
,
<http://www.oggi7.info/2009/06/23/2216-analisi-elezioni-medio-oriente-l-anima-democratica-dell-iran> (articolo contiene alcune inesattezze: vi si afferma che la Guida Suprema
nominerebbe tutti i 12 membri del Consiglio dei Guardiani, mentre in realtà ne nomina solo sei; si sostiene che il Consiglio dei Guardiani avrebbe rifiutato la candidatura di «oltre
cinquecento» aspiranti alla presidenza, mentre in realtà sono state 476 le candidature respinte in base alla scarsa notorietà - la legge prevede infatti che il Consiglio ammetta alle
elezioni solo candidati ben noti nel paese). Due sostenitori di Musavì, i cineasti M. Satrapi e M. Makhmalbaf, invitati a Bruxelles da Daniel Cohn Bendit, hanno affermato che
Ahmadinejād avrebbe ricevuto solo il 12% dei voti, doppiatto da Karrubi che si sarebbe classificato secondo dietro a Musavì. Tali dati sarebbero giunti a Musavì niente meno che dal
Ministero degl'Interni; vedi: <http://www.adnkronos.com/AKI/English/Politics/?id=3.0.3433629806>. Sempre da una fonte interna al Ministero verrebbero altri dati, pubblicati in vari
siti dell'opposizione iraniana, secondo cui Musavì avrebbe ricevuto il 57,2% dei voti, Ahmadinejād il 28%, Rezai il 7,2% e Karrubi il 6%
(<http://www.guardian.co.uk/world/2009/jun/15/iran-election-analysis-figures>). Notare la differenza di consensi per Karrubi attribuiti dagli uni (24%) e dagli altri (6%). È evidente
che come minimo una delle due presunte “fonti ben informate” dell'opposizione, in realtà, ben informata non lo fosse affatto...
17 Tale commissione è stata composta da tre chierici (Abutorabi, Dorinajafabadi, Rahimian) e tre laici (Hadda'del, Velayati, Eftekharjahromi). Vedi:
, p. 3, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>. Mohammad-Hassan Abutorabi-Fard è vice-presidente del Parlamento, Ghorbanali
Dorinajafabadi è il procuratore generale, Mohammad-Hassan Rahimian il direttore della Fondazione dei Martiri, Gholam Alì Hadda'del è stato presidente del Parlamento e nel 2008
ebbe un furioso scontro con Ahmadinejād, Alì Akbar Velayati è stato ministro degli esteri dal 1981 al 1997 sotto i governi di Musavì e Rafsanjani, Goudarz Eftekharjahromi è un
giurista.
18 Cfr.
, p. 4, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>.
19 Cfr.
, p. 2, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>, e
<http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8125619.stm>.
20 Lettera di Rezai al Consiglio dei Guardiani (M/01-332), 23 giugno 2009 (disponibile in lingua farsi nel seguente documento: <http://www.shoragc.ir/portal/File/ShowFile.aspx?ID=154e3a78-0117-4141-8d1b-09af77b9c38b>).
21 <http://news.sky.com/skynews/Home/World-News/Iran-Elections-Mirhossein-Mousavi-Turns-Down-Offer-Of-10-Recount-Of-Votes-In-PresidentialElection/Article/200906415321425?f=rss>.
22 Cfr.
, pp. 2-3, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>.
23 Vedi <http://www.roozonline.com/persian/opinion/opinion-article/article/2009/june/08//-a2239d36f0.html>, <http://www.ilna.ir/newsText.aspx?ID=59037> e
<http://ghalamnews.ir/news-18999.aspx>.
24 Michelguglielmo Torri,
, 26 giugno 2009, <http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26843>.
25 Il calcolo è di E. Al-Amin, ., <http://www.counterpunch.org/amin06222009.html>. Per i sondaggi che prevedevano la vittoria di Ahmadinejād, si veda: <http://www.ispa.ir/>,
<http://alef.ir/1388/content/view/47404/>, <http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=96702&sectionid=351020101> (sondaggio condotto nella maggiori città, dove Ahmadinejād era
ritenuto più debole, lo vedeva in vantaggio col 53% delle preferenze contro il 36% di Musavì; il sondaggio prevedeva giustamente l'alta affluenza, pur limitandola al 70%),
<http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=96514&sectionid=351020101>, <http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=94598&sectionid=351020101>,
<http://www.tabnak.ir/fa/pages/?cid=50100>, <http://www.presstv.com/classic/detail.aspx?id=94457&sectionid=351020101>.
26 Tra i consiglieri di
: Lee H. Hamilton (presidente della commissione ufficiale sull'11 settembre), il senatore e candidato presidenziale John McCain, gli ex
senatori William H. Frist e Charles S. Robb (<http://www.terrorfreetomorrow.org/template.php?section=AU>.
è presieduta dal premio Pulitzer Steve Coll
ed ha tra i suoi consiglieri Fareed Zakaria e Francis Fukuyama <http://www.newamerica.net/about>. KA è una compagnia privata di ricerca e consulenza gestionale, che ha tra i suoi
clienti ditte commerciali e industriali (Coca-Cola, Renault, Volkswagen, British Petroleum, Shell ed altre), media (BBC, ABC, USA Today, Deutsche Welle, Radio Free Europe /
Radio Liberty, altre), istituzioni internazionali (Nazioni Unite, Banca Mondiale, Unione Europea), università ed istituti (<http://www.ka.com.tr/Corporate/ClientsSectors.aspx>).
5
proporzionalmente tra tutte le province dell'Iràn e realizzate tra l'11 e il 20 maggio (meno di un mese prima del voto, quindi); il
margine d'errore previsto è di +/- 3,1%. Questo sondaggio, che prevedeva un'affluenza dell'89%, accreditava Ahmadinejād del
34% delle preferenze, Musavì del 14%, Karrubi del 2% e Rezai dell'1%, col 27% d'indecisi. La previsione dell'affluenza era
pressoché perfetta, così come quella degli scarsi consensi per i due candidati minori. Ahmadinejād beneficiava nel sondaggio di
2,43 volte le intenzioni di voto per Musavì:
un rapporto persino più favorevole di quello
poi riscontrato effettivamente nelle elezioni,
ossia 1,86 (vedi tab. 2). Non sorprende poi
che gl'indecisi ed i votanti dell'ultima ora
abbiano aderito ad uno dei due candidati
principali, facendo crescere le loro
percentuali e lasciando invariate quelle dei
due candidati minori: quest'ultimi contano
sempre, in Iràn come negli altri paesi, su un
piccolo nucleo d'elettorato fedele, ma sono i
candidati principali ad accaparrarsi i voti
della massa di popolazione non faziosa, che
spesso decide all'ultimo momento per chi votare. A dimostrare che gl'intervistati hanno risposto serenamente e senza
condizionamenti alle domande poste loro, ci sono alcuni risultati: ad esempio, ben il 77% afferma che vorrebbe poter eleggere
direttamente la Guida Suprema, il 23% mostra insoddisfazione per l'esclusione d'alcuni candidati, il 58% biasima Ahmadinejād
per non aver tenuto fede alla sua promessa di redistribuire alla popolazione gl'introiti derivanti dall'esportazione d'idrocarburi27.
Ken Ballen, presidente di
, e Patrick Doherty, di
, il 15 giugno hanno pubblicato
un articolo sul “Washington Post”28, sottolineando come il loro sondaggio avesse previsto i risultati delle elezioni iraniane, cosa
che fa dunque pensare non vi siano stati brogli decisivi. Malgrado l'autorevolezza della fonte, la diffusione del giornale e
l'indubbio interesse della notizia, i grandi media occidentali non le hanno dato il minimo risalto, preferendo continuare a
definire i risultati elettorali “non credibili”.
L'effettiva popolarità del Presidente uscente è stata messa in dubbio da più parti – soprattutto all'esterno dell'Iràn. Eppure, non
solo i sondaggi pre-elettorali (e soprattutto quello di TFT-CPO, NAF e KA) attestavano il suo vantaggio, ma i risultati di queste
consultazioni non si sono discostati molto da
quelli del 2005. È vero che al primo turno
Ahmadinejād prese solo il 19,43% dei voti,
ma quattro anni fa era solo il sindaco di
Tehrān, non il Presidente della Repubblica.
Già al secondo turno, però, i suoi consensi
salirono al 61,69% del totale, mentre lo
sfidante Rafsanjani – oggi sostenitore di
Musavì – ottenne il 35,93% delle preferenze.
I risultati del 2009 sono insomma
perfettamente in linea con quelli del secondo
turno del 2005 (vedi tabella 3). Ricordiamo al
lettore che al momento delle elezioni 2005 era in carica come presidente Mohammed Khatamì, oggi sostenitore di Musavì
contro Ahmadinejād; il Ministero degl'Interni era dunque in mano agli oppositori dell'oggi Presidente iraniano.
I complottisti sono perciò costretti a presumere un fortissimo calo di popolarità di Ahmadinejād durante la sua presidenza
(oltre ovviamente al fatto che i sondaggi pre-elettorali fossero tutti erronei eccetto quelli commissionati dai sostenitori di
Musavì). È difficile da credere. Vero che in Iràn si è sperimentata una forte inflazione negli ultimi anni (con un'altrettanto forte
crescita economica, però), ma sempre il sondaggio di TFT, NAF e KA rivela come la percezione dei cittadini iraniani sia
diversa da quella presunta dagli organi d'informazione occidentali. Ad esempio, solo il 28,3% giudica negativa la situazione
economica complessiva dell'Iràn, e solo il 23,9% ritiene peggiorata la propria condizione economica durante la presidenza
Ahmadinejād (il 28,9% migliorata); inoltre il 45,5% valuta positivamente le misure deflazioniste e a favore dell'occupazione
varate dal Presidente, contro un 44,3% di giudizi negativi. Infine, ben il 94,3% degl'intervistati si mostra a favore dello
sviluppo dell'energia nucleare perseguito da Ahmadinejād29. George Friedman, direttore di STRATFOR, ha individuato quattro
27 Tutti i dati qui: <http://www.terrorfreetomorrow.org/upimagestft/TFT%20Iran%20Survey%20Report%200609.pdf>. Queste risposte critiche verso il governo e le istituzioni, ed il
fatto che nessuno degl'intervistati sia stato perseguito, rivelano quanto fallace sia l'obiezione di chi riterrebbe invalido il sondaggio perché l'Iràn non sarebbe un “paese libero”. La
visione della realtà iraniana è evidentemente distorta.
28 Ken Ballen, Patrick Doherty,
, 15 giugno 2009, <http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/06/14/AR2009061401757.html>.
Interessante notare che molti complottisti hanno commentato quest'articolo accusando Ballen e Doherty di essere ...agenti del Mossad!
29 <http://www.terrorfreetomorrow.org/upimagestft/TFT%20Iran%20Survey%20Report%200609.pdf>, pp. 33, 39.
6
fattori che garantiscono la forte popolarità di Ahmadinejād: la sua devozione religiosa, giudicata fondamentale da larga parte
dell'elettorato; il nazionalismo, in un paese dove quasi tutte le famiglie hanno patito lutti per la guerra con l'Iràq e sperano che
quelle sofferenze siano coronate dal raggiungimento del rango di grande potenza da parte dell'Iràn; il programma nucleare, di
cui si è fatto paladino; la lotta (almeno retorica) contro la corruzione del clero, tema fortemente sentito nelle campagne30.
Ahmadinejād ha inoltre condotto, durante la sua presidenza, una politica sociale decisamente favorevole aii ceti più bassi31.
Infine, va sottolineato che a giudizio di molti analisti Ahmadinejād ha condotto una campagna elettorale efficace32. In
particolare, si riferisce che i duelli televisivi condotti coi suoi rivali, ed in particolare con Musavì, l'abbiano visto decisamente
vincente agli occhi del pubblico33.
Non si vede dunque alcuna prova del calo di popolarità che, secondo i complottisti, Ahmadinejād avrebbe patito in questi
anni. Dopo la sua vittoria, almeno 600.000 persone sono scese in piazza per festeggiarlo: secondo il testimone oculare Abbas
Barzegar, corrispondente del “The Guardian” da Tehrān, sei volte tanto il numero dei manifestanti pro-Musavì scesi in piazza
lo stesso giorno34. Il 14 giugno il canale “Euronews” (gestito dalle televisioni statali dei paesi dell'Unione Europea) ha
trasmesso le immagini della manifestazione pro-Ahmadinejād: il servizio non è più in archivio nel sito dell'emittente, ma
rimane il commento in cui si parla di dimostranti che per numero hanno superato quelli scesi in piazza dalla parte di Musavì35.
Due luoghi comuni si ritrovano in quasi tutte le analisi sull'Iràn.
Il primo luogo comune è che Ahmadinejād sia più popolare nelle zone rurali che nelle città. A prescindere dalla sua veridicità,
i complottisti usano quest'argomento per contestare la sua vittoria elettorale. Infatti, secondo costoro, il fatto che il 68% della
popolazione iraniana sia urbanizzata non ammetterebbe che un candidato forte soprattutto nel contado riesca ad ottenere una
vittoria così schiacciante. È ancora George Friedman a rispondere adeguatamente a quest'argomentazione36. Tehrān ha 8
milioni d'abitanti (si arriva a 13 solo contando anchei sobborghi), ed è una città con profonde differenze sociali al suo interno;
sei città hanno popolazione compresa tra 1 e 2,4 milioni d'abitanti, mentre undici ne hanno circa mezzo milione ed ottanta più
di 100.000. Sono dunque 15,5 milioni le persone che vivono in città superiori al milione d'abitanti; 19,7 milioni se includiamo
le città che ne hanno più di mezzo milione. Siamo intorno al 29% della popolazione. In Iràn, come in qualsiasi altro paese –
Italia compresa – la mentalità dell'abitante d'una grande metropoli è ben diversa da quella di chi vive in una piccola città di
provincia. Non va poi dimenticato che l'essere più popolare nelle zone rurali o nelle piccole città, non significa
automaticamente essere impopolari nelle metropoli. Ahmadinejād, infatti, ha vinto a Tehrān37 col 51,57% dei voti, contro il
45,53% di Musavì. Il complottista Juan Cole ha inserito proprio la vittoria del Presidente nella capitale tra i sei indizi della
falsità dei risultati elettorali: secondo il suo ragionamento, se Ahmadinejād è meno popolare nelle città, allora non può aver
vinto a Tehrān38. Cole, oltre a non distinguere tra il distretto (dove ha vinto Ahmadinejād) e la città (dove ha vinto Musavì) non
tiene conto di due fattori: Ahmadinejād vinse nella capitale sia al primo sia al secondo turno nel 200539, e di Tehrān è stato
sindaco per oltre due anni, prima di lasciare il posto per occupare la Presidenza della Repubblica. Alla luce di questi fatti, non
appare per nulla sorprendente che Ahmadinejād sia stato il candidato preferito nella capitale iraniana.
Il secondo luogo comune è che Musavì fosse sostenuto dalla gioventù iraniana, desiderosa di maggiore liberalismo ed
apertura all'Occidente, contro il “bieco conservatorismo” di Ahmadinejād. Stando ai complottisti, perciò, Ahmadinejād non
30 George Friedman,
, <http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkuVFEEFAZOdMFGjTt.shtml> (originale
del 15 giugno 2009). In particolare, sulle accuse di corruzione verso la famiglia Rafsanjani (sostenitrice di Musavì) vedi:
<http://www.nytimes.com/2007/03/21/business/worldbusiness/21iht-total.4985434.html?_r=1>.
31 Robert Fisk, in un articolo complessivamente ostile al Presidente iraniano, riporta l'opinione d'un suo confidente locale (definito un «uomo che non mi ha mai mentito […] spesso
critico del regime […] una persona senza paura»): «I risultati elettorali sono corretti, Robert. Qualunque cosa tu abbia visto a Tehran, nelle altre città ed in migliaia di paesi hanno
votato in massa per Ahmadinejad. Tabriz l'ha votato all'80%. Fu lui ad aprirvi corsi universitari permettendo agli Azeri di studiare nella propria lingua. A Mashad, seconda città
dell'Iràn, Ahmadinejad ha ottenuto un'ampia maggioranza grazie all'imam della grande moschea, che ha attaccato Rafsanjani, alleato di Musavì […]. Sai perché così tante donne
povere hanno votato per Ahmadinejad? Tre milioni di loro tessono tappeti a casa propria. Non hanno alcuna assicurazione. Quando Ahmadinejad l'ha saputo, ha immediatamente fatto
una legge per garantire loro una piena copertura assicurativa. I sostenitori di Ahmadinejad sono molto abili. Hanno mobilitato tantissima gente per votare» (Robert Fisk,
, “Independent”, 14 giugno 2009, <http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-iran-erupts-as-voters-back-the-democrator1704810.html>). Ken Ballen e Patrick Doherty (cit., <http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/06/14/AR2009061401757.html>), poggiando sui risultati del
sondaggio condotto dalle loro organizzazioni, affermano che la popolarità di Musavì sarebbe paragonabile o superiore a quella di Ahmadinejād solo tra i laureati ed i ceti più ricchi.
Un'interpretazione della contesa elettorale iraniano in termini di “lotta di classe” (con Ahmadinejād sostenuto dal popolo minuto) è stata offerta dal sociologo James Petras,
, 18 giugno 2009, <http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=14018> (trad. it.: <http://www.eurasiarivista.org/cogit_content/articoli/EkuyFVFlkuApUgfFiQ.shtml>). Molti “esperti” occidentali sono soliti disquisire della “disastrosa” situazione economica in cui sarebbe precipitato
l'Iràn sotto Ahmadinejād, ma dal 2005 il tasso di crescita del PIL è stato sempre sopra il 6%, eccetto che per il 2007 quando si registrò un 4,3%
(<http://www.indexmundi.com/iran/gdp_real_growth_rate.html>). Malgrado le sanzioni commerciali, nel 2008 la crescita del PIL è stata del 6,5%, e per il 2009 è previsto un 6,2% :
nel 2008 il PIL statunitense è cresciuto dell'1,3% e nel primo quadrimestre di quest'anno è sceso del 5,7%; in Italia il 2008 è stato un anno di stagnazione economica.
32 E. Al-Amin (cit., <http://www.counterpunch.org/amin06222009.html>) ricorda che Musavì è ritornato sulla scena politica dopo vent'anni passati ai margini, conducendo la
campagna elettorale solo negli ultimi tre mesi e nelle grandi città; nello stesso periodo, Ahmadinejād ha tenuto oltre 60 comizi in giro per il paese.
33 Vedi, ad esempio: George Friedman,
, 22 giugno 2009,
<http://www.stratfor.com/weekly/20090622_iranian_election_and_revolution_test]>, Flynt e Hillary Mann Leverett,
, 15 giugno 2009,
<http://www.politico.com/news/stories/0609/23745.html>,
, cit.,
<http://www.spiegel.de/international/world/0,1518,630552,00.html>.
34 Abbas Barzegar,
, 13 giugno 2009, <http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/13/iranian-election>. Per informazioni sulle
manifestazioni dei giorni successivi, sempre da Barzegar:
, 17 giugno 2009, <http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/17/iran-elections-identitycrisis>,
, 18 giugno 2009, <http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/18/tehran-protests-peaceful-twitter>.
35 <http://www.euronews.net/2009/06/14/ahmadinejad-rally-counters-opposition-protests/>.
36 G. Friedman, cit., <http://www.stratfor.com/weekly/20090622_iranian_election_and_revolution_test>.
37 Precisiamo che, qui come altrove, ci riferiamo al distretto elettorale di Tehrān.
38 J. Cole, cit., <http://www.juancole.com/2009/06/stealing-iranian-election.html>.
39 Al primo turno 30,1% furono le preferenze per Ahmadinejād, 25,6% quelle per Rafsanjani (<http://psephos.adam-carr.net/countries/i/iran/iran20052.txt>). Non va dimenticato
che, nel primo turno delle elezioni 2005, a livello nazionale Ahmadinejād non era in testa, ma dietro a Rafsanjani. Al secondo turno Ahmadinejād ottenne il 61,11% contro il 36,62%
di Rafsanjani (vedi oltre).
7
8
poteva vincere regolarmente in un paese “giovane” come l'Iràn (27 anni l'età
media40, anche se non andrebbe dimenticato che nella vicina Arabia Saudita è di
meno di 22 anni41), ed è ricorso a brogli sistematici. Come ci rivela ancora una
volta l'accurato sondaggio di TFT, NAF e KA – che, ricordiamo nuovamente, ha
previsto con notevole precisione i risultati elettorali – il sostegno a Ahmadinejād
è massimo nella fascia di età tra i 18 ed i 24 anni42. L'immagine dell'Iràn
ideologicamente costruita dai media occidentali, a quanto pare, non corrisponde
alla realtà43.
L'analisi del voto locale è stata ampiamente utilizzata dai complottisti per sostenere la tesi dei brogli sistematici. Uno degli
argomenti ricorrenti è che si riscontrerebbe una eccessiva “uniformità” di risultati tra le varie province44. Nella tabella 4
abbiamo inserito i risultati provincia per provincia, con la variazione sulla media nazionale riscontrata.
Il semplice colpo d'occhio sembra subito smentire l'argomento della eccessiva “omogeneità” di voto nelle varie province.
Mahmūd Ahmadinejād, pur vincendo a livello nazionale con quasi 30 punti percentuali di vantaggio sul secondo classificato,
ha perso in 2 province su 30; ha ottenuto il suo miglior risultato nella provincia di Semnan, col 77,78% delle preferenze, ed il
peggiore nel Sistan e Balucistan, dove ha avuto solo il 46,07%. Il miglior risultato locale di Musavì è stato il 51,97% ottenuto
in Sistan e Balucistan, il peggiore il 21,28% del Kerman. Nella tabella 5, vediamo l'oscillazione dei voti ottenuti localmente.
Ovviamente per i candidati minori le oscillazioni coinvolgono numeri molto bassi, ma che diventano considerevoli se
considerati in rapporto alla percentuale di voti ottenuti a livello nazionale. Il 6,92% ottenuto da Rezai nel Khuzestan, significa
che in quella regione ha quadruplicato i voti ottenuti nel resto del paese. La tabella 6 è esplicativa in tal senso.
Nella tabella 7 abbiamo raccolto gli stessi dati ma relativi alle elezioni presidenziali di quattro anni fa. Per comodità, abbiamo
tenuto conto solo dei due candidati maggiori, Rafsanjani e Ahmadinejād.
L'oscillazione dei voti in punti percentuali, nel 2005, è stata senz'altro paragonabile a quella del 2009, meno forte per
Rafsanjani rispetto a Musavì, di più per l'Ahmadinejād di quattro anni fa rispetto al Presidente uscente di oggi. È vero che in
rapporto ai voti ottenuti l'oscillazione dei voti di Ahmadinejād diventa notevole, ma il dato va contestualizzato: nel primo turno
del 2005 Ahmadinejād era un personaggio poco conosciuto, un
, e dunque come tutti i candidati minori soggetto a forti
variazione di voto da regione a regione. Inoltre, il primo turno del 2005 non fu giocato, come nel 2009, di fatto da due soli
40 <https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/IR.html>.
41 <https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/SA.html>.
42 K. Ballen, P. Doherty, cit., <http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/06/14/AR2009061401757.html>.
43 Sarebbe stato forse sufficiente visionare le foto delle manifestazioni pro-Ahmadinejād raccolte da “Life.com”, per rendersi conto di come i suoi sostenitori non siano tutti
vecchietti... (<http://www.life.com/image/88387266/in-gallery/28282/iran-ahmadinejads-loyal-support> e <http://www.life.com/image/88485789/in-gallery/28302/iran-women-speakout>).
44 Ad esempio: J. Cole, cit., <http://www.juancole.com/2009/06/stealing-iranian-election.html>, intervento di Lucio Caracciolo (direttore di “Limes”) alla puntata del 18 giugno
2009 del programma “Terra!” (“Canale 5”), <http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=tg5&data=2009/06/18&id=37191&from=aggregatore_programmi_tg5_2008_terra>
(minuti 2:42-3:00 della sezione “4 anni dopo”).
9
45 Questi dati mi sono stati segnalati da Richard Bean, che ringrazio. Sono visionabili nel seguente documento compresso:
<http://www.umich.edu/~wmebane/Iran2009_29jun2009.zip>, archivio “branch.csv” (in lingua farsi). I dati sono suddivisi per distretti elettorali, dunque i calcoli delle medie
provinciali sono miei: non escludo possano esserci piccoli errori di calcolo, per i quali mi scuso ma che sono ininfluenti nell'economia del discorso. Il fatto che la somma delle
percentuali dei due candidati non dia sempre 100 è dovuta alla quota di schede bianche e nulle.
10
candidati, ma ne vide sette tutti al di sopra del
4% di voti, e di questi cinque sopra il 10%.
L'introduzione di più variabili creò maggiore
instabilità. I complottisti utilizzano sempre,
per i loro confronti, i risultati del primo turno
del 2005 perché favoriscono la dimostrazione
delle loro tesi, ma il primo turno del 2009
presenta analogie molto più evidenti col
ballottaggio del 2005, e con i dati di
quest'ultimo va confrontato. Pertanto, nella
tabella 8 abbiamo inserito, provincia per
provincia, le percentuali di voto ottenute dai
due candidati nel ballottaggio, con la
variazione in punti percentuali rispetto alla
media nazionale.
La tabella 9 mostra l'oscillazione media e
massima dei voti registrata a livello locale nel
secondo turno delle elezioni 2005.
Nella tabella 10 confrontiamo questi dati
con quelli analoghi, ricavati in precedenza,
relativi alle elezioni presidenziali del 2009. In
questa tabella possiamo osservare come
l'oscillazione dei voti sia stata maggiore nelle
ultime elezioni, tacciate di frode per via di una
presunta eccessiva uniformità del voto
provinciale, rispetto a quelle del 2005
organizzate dall'allora governo di Khatamì,
oggi sostenitore di Musavì. Lucio Caracciolo,
intervistato dalla trasmissione televisiva
“Terra!”, ha dichiarato:
«I risultati elettorali francamente non sono
credibili, anche perché le province riportano
voti omologhi, come se in Emilia piuttosto che
in Sicilia si votasse esattamente allo stesso
modo: io penso che il broglio ci sia stato, sia
stato anche piuttosto pesante, e che il regime si
sia completamente sbagliato sulla sua società»46
Abbiamo appena veduto come questi «voti
omologhi» nelle province, in realtà, non siano
affatto tali, né ad un primo esame né a
confronto
colle
precedenti
elezioni
presidenziali
iraniane.
Sviluppiamo
il
paragone abbozzato da Caracciolo, e
confrontiamo i dati fin qui presentati con
quelli analoghi per quanto concerne l'Italia.
Prenderemo in esame le ultime elezioni
legislative, considerandole solo come elezioni
dirette del presidente del Consiglio – dunque
disinteressandoci al voto partitico, che nelle
schede elettorali era esplicitamente collegato
ad una candidatura presidenziale – e
valutando esclusivamente i risultati dei due
candidati principali, ossia Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni. In tal modo, creeremo una
situazione
analoga
e
perfettamente
confrontabile al caso iraniano. Per comodità,
poi, terremo conto unicamente dei voti validi
per la Camera dei Deputati. I risultati di
quest'indagine si trovano nella tabella 11. Nella tabella 12 c'è il confronto prospettato da Caracciolo, ma basato sui nudi fatti
aritmetici.
46 <http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=tg5&data=2009/06/18&id=37191&from=aggregatore_programmi_tg5_2008_terra>.
47 <http://politiche.interno.it/politiche/ind_poli.htm>. Nella tabella è stata esclusa la Valle d'Aosta, dove non era indicato il nome del candidato alla presidenza del Consiglio sulle
schede elettorali.
11
Facciamo notare che in Italia entrambi i candidati hanno ottenuto la propria peggiore prestazione nel Trentino Alto-Adige,
dove vi erano candidati minori molto forti. Se si escludesse il Trentino, la differenza tra migliore e peggiore risultato locale
sarebbe ancora più scarna; malgrado ciò, è minore di quella registrata in Iràn, così come nettamente minore è l'oscillazione
media dei voti a livello locale. Pertanto, se i risultati delle elezioni iraniane mostrano un'uniformità eccessiva a livello locale, la
quale suggerisce ai complottisti la presenza d'una frode elettorale, tale argomento si potrebbe usare a maggiore ragione per
sollevare dubbi sulla validità dei risultati delle ultime elezioni legislative italiane. Queste, però, non sono state contestate da
nessuno, e paiono dunque al di sopra d'ogni sospetto. La verità è che quest'argomento complottista è assolutamente privo di
valore, perché si basa su un assunto semplicemente falso: che il voto in Iràn non abbia mostrato differenziazione locale. Una
semplice analisi dei dati, quale quella da noi presentata, dimostra il contrario. Fa specie che un analista brillante ed oggettivo
come Lucio Caracciolo possa essere incappato in un simile errore, evidentemente prendendo per buona senza verificarla una
voce che è circolata insistente tra i complottisti. Ciò dovrebbe farci riflettere su come una menzogna, seppur palese, possa
propagarsi agevolmente tra l'opinione pubblica, attecchendo persino tra individui non certo sprovveduti.
I complottisti hanno inserito tra le anomalie delle elezioni iraniane la vittoria di Ahmadinejād in Azerbaigian, terra nativa del
rivale Musavì48. Innanzi tutto, va detto che Ahmadinejād ha vinto solo in Azerbaigian Orientale, rimanendo sotto la media
nazionale di voti, mentre l'Azerbaigian Occidentale è una delle due province in cui Musavì l'ha superato. Vero è che Musavì
proviene proprio dall'Azerbaigian Orientale, e per la precisione dal capoluogo Tabriz. Ahmadinejād vinse in quella città anche
nel secondo turno delle elezioni 2005, col 65,54% dei consensi contro il 31,63% di Rafsanjani. La provincia lo premiò con ben
il 67,98% dei voti, oltre sei punti sopra la media nazionale. Anche in Azerbaigian Occidentale fu nettamente vittorioso nel
ballottaggio che lo rese presidente per la prima volta, seppur con risultati meno brillanti49. Non va dimenticato che
Ahmadinejād ha servito per otto anni come apprezzato50 funzionario nelle province in questione: parla un azero fluente che ha
usato ampiamente in campagna elettorale, non mancando di citare poeti locali, e poco prima delle elezioni si sono viste
massicce manifestazioni in suo favore nella regione51; inoltre anche l'ayatollah Khamenei (che secondo parecchi analisti
avrebbe mostrato una certa propensione a favorire il Presidente uscente già in campagna elettorale) è azero. Alla luce di ciò, il
calo di consensi registrato per Ahmadinejād nelle province azere pare un effetto più che sufficiente della candidatura d'un
esponente locale52. S'aggiunga a ciò un altro dato: il sondaggio di TFT, NAF e KA aveva previsto anche la vittoria di
Ahmadinejād in Azerbaigian, con quasi il doppio delle intenzioni di vote registrate per Musavì53.
Anche Karrubi e Rezai hanno perduto nelle loro regioni, com'era facilmente prevedibile vista la concentrazione dei voti a
favore dei due candidati maggiori; ma i complottisti aggiungono anche quest'elemento tra le loro “prove”54. Karrubi viene dal
Lorestan, Rezai dal Kuzestan. Rezai ha ottenuto il 6,92% dei voti nella sua regione nativa; Karrubi il 4,61% in Lorestan. Ciò
significa che, nelle rispettive regioni natie, Rezai ha ottenuto quattro volte i voti della media nazionale, e Karrubi oltre cinque
volte. Ancora una volta, paiono risultati più che ragionevoli, essendo registrati da candidati minori che a livello nazionale
hanno ottenuto solo una manciata di voti.
L'idea che un candidato debba per forza vincere nella provincia natia, pena la “evidenza” di brogli, è una palese forzatura.
Diversi analisti hanno notato che tale “regola” spesso è disattesa anche nei paesi occidentali. Con riferimento agli Stati Uniti
d'America, nel 1972 Richard Nixon batté George McGovern nel “suo” South Dakota; nel 2000 Al Gore perse nel natio
Tennessee; nel 2004 John Kerry fu sconfitto in North e South Dakota pur avendo un vice (John Edwards) originario del
Dakota; nelle ultime presidenziali, un candidato minore come Ralph Nader ha ottenuto nel nativo Connecticut appena 19.162
voti contro il milione scarso di Obama, vincitore nello Stato, benché nel 2000 ne avesse ricevuti 64.452.55
Alì Ansari ha affermato che in due province, ossia Māzandarān e Yazd, le schede votate sarebbero state superiori agli aventi
diritto al voto56. Mohsen Rezai ha presentato al Consiglio dei Guardiani un esposto secondo cui sarebbero tra 80 e 170 le città
con affluenza superiore al 100%. Il 21 giugno il portavoce del Consiglio, Abbas Alì Kadkhodaei, parlando alla televisione
iraniana ha dichiarato che in realtà sono solo 50 le città in cui i votanti superano i registrati alle liste elettorali. Kadkhodaei ha
48 Cfr. ad esempio: J. Cole, cit., <http://www.juancole.com/2009/06/stealing-iranian-election.html>, Teymoor Nabili,
, 13 giugno 2009,
<http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2009/06/2009613121740611636.html> (Nabili non è esplicito, ma le sue allusioni sono chiare).
49 Tutti i dati appena citati sono contenuti nelle tabelle precedenti, eccetto il particolare per la città di Tabriz nel ballottaggio 2005, che si trova in
<http://www.umich.edu/~wmebane/Iran2009_29jun2009.zip>, archivio “branch.csv” (in lingua farsi).
50 Cfr. R. Fisk, cit., <http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-iran-erupts-as-voters-back-the-democrator-1704810.html>.
51 Cfr. <http://www.mehrnews.com/fa/newsdetail.aspx?NewsID=892584> (immagini immortalate in occasione di un suo comizio a Tabriz, capoluogo dell'Azerbaigian Orientale) e
<http://www.mehrnews.com//fa/NewsDetail.aspx?NewsID=893057> (immagini prese nella città di Urmia, capoluogo dell'Azerbaigian Occidentale).
52 Cfr. F. e H.M. Leverett, cit., <http://www.politico.com/news/stories/0609/23745.html> e G. Friedman, cit.,
<http://www.stratfor.com/weekly/20090622_iranian_election_and_revolution_test>.
53 Cfr. E. Al-Amin, cit., <http://www.counterpunch.org/amin06222009.html>.
54 Cfr. ad esempio: J. Cole, cit., <http://www.juancole.com/2009/06/stealing-iranian-election.html> e T. Nabili, cit.,
<http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2009/06/2009613121740611636.html>.
55 Cfr. E. Al-Amin, cit., <http://www.counterpunch.org/amin06222009.html>, G. Friedman, cit.,
<http://www.stratfor.com/weekly/20090622_iranian_election_and_revolution_test> ed i seguenti documenti ufficiali degli Stati Uniti d'America:
<http://www.fec.gov/pubrec/2000presgeresults.htm>, <http://www.fec.gov/pubrec/fe2008/2008presgeresults.pdf>.
56 Alì Ansari,
, <http://www.chathamhouse.org.uk/files/14234_iranelection0609.pdf>, p. 3.
12
però aggiunto una precisazione sul sistema elettorale iraniano, che Ansari si era inizialmente scordato d'includere nella sua
analisi: in Iràn i cittadini non sono costretti a votare per la presidenza nella propria circoscrizione, ma possono farlo presso
qualsiasi seggio del paese. Inoltre, le liste elettorali locali sono compilate in base ai certificati di nascita rilasciati ed all'ultimo
censimento realizzato, quello del 2006, sicché non tengono conto dei trasferimenti delle persone da una provincia all'altra. È
perciò normale che i lavoratori e studenti pendolari o fuori sede, i militari di stanza fuori dalla provincia di registrazione, i
villeggianti (le elezioni si sono tenute a giugno) o le persone trasferitesi stabilmente in un'altra provincia, abbiano potuto votare
al di fuori della circoscrizione in cui sono registrati e, complice l'alta affluenza complessiva, generare localmente un fenomeno
d'affluenza superiore al 100%. Diverse aree urbane sono suddivise in più circoscrizioni, ognuna corrispondente ad un sobborgo.
Può capitare che il seggio d'una circoscrizione vicina sia più comodo da raggiungere di quello della propria: ciò succede spesso
a Tehran, dove molti abitanti della parte settentrionale votano a Sheminarat e parecchi di quella meridionale fanno lo stesso a
Shahr-e Ray, facendovi lievitare l'affluenza in rapporto ai registrati: basti pensare che a Sheminarat, in occasione delle
precedenti elezioni presidenziali, si raggiunse addirittura l'800% di affluenza57. La provincia di Māzandarān s'affaccia sul Mar
Caspio ed è nota come meta turistica in tutto il paese. Yazd è un centro industriale, artigianale e turistico (è ricca di siti storici),
ed ha sette istituti universitari all'interno della sua provincia. Si può pensare non sia un caso il fatto che le province affacciate
sul Caspio, mete turistiche per gl'iraniani dell'interno, abbiano fatto registrare tutte un elevato numero di schede votate in
rapporto agli elettori registrati. Dopo la precisazione del Consiglio, Ansari ha aggiunto un “
” al suo saggio. Si tratta di
nove righe in cui enuncia la convinzione che le province iraniane siano troppo grandi perché vi sia un pendolarismo sufficiente
a giustificare i dati ufficiali. Eppure già nel 2005, pur con un'affluenza molto più bassa, nei distretti di Zorgan e Morv i votanti
erano stati più dei registrati alle liste elettorali58. L'indimostrata “convinzione” d'uno studioso è un po' troppo poco per accusare
un governo di frode elettorale. Nell'ipotesi che i risultati elettorali siano stati riscritti a tavolino e preparati con giorni d'anticipo,
come sostengono Musavì e seguaci59, è credibile pretendere che gli autori dei brogli siano stati tanto incapaci da scrivere cifre
così sospette? Non si può neppure sostenere che siano stati costretti a correre frettolosamente ai ripari all'ultimo minuto, per
permettere la vittoria di Ahmadinejād: infatti, il Consiglio dei Guardiani ha affermato che i fenomeni di affluenza superiore agli
aventi diritto coinvolgono complessivamente 3 milioni di voti. Il vantaggio di Ahmadinejād su Musavì ammonta a circa 11
milioni di voti, dunque non vi sarebbe stata alcuna necessità d'aggiungere anche quei 3 milioni.
Alì Ansari prosegue la sua dissertazione sui brogli esaminando (sommariamente, a dire il vero) i flussi elettorali. Lo studioso
persiano scrive:
«Se la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad dipende principalmente dall'aumento dei votanti, ci si potrebbe aspettare che i dati mostrino
che le province col maggiore aumento d'affluenza siano anche quelle a “pendere” maggiormente verso Ahmadinejad. Non è questo il
caso»60
Segue una tabella che mostra come all'aumento dell'affluenza in una provincia non corrisponda necessariamente un
incremento della percentuale dei voti per il Presidente iraniano. Ansari ignora completamente i risultati del ballottaggio delle
elezioni presidenziali 2005, malgrado siano il più immediato precedente alle consultazioni di quest'anno. Da tale decisione
metodologica deriva gran parte del suo argomentare. Nel secondo turno del 2005, contro Rafsanjani, Ahmadinejād perse in una
provincia su trenta, ossia nel Sistan e Balucistan; questo giugno è uscito sconfitto pure nell'Azerbaigian Occidentale.
Ahmadinejād si è limitato a conservare le province in cui vinse quattro anni fa, anzi perdendone una. A livello nazionale,
Ahmadinejād ha ottenuto il 62,63%, contro il 61,75% del 2005: lo “spostamento” (o “
”, come lo chiama Ansari) verso il
Presidente riconfermato è stato minimo, meno dell'1%. Non si capisce, dunque, perché si debba cercare una correlazione diretta
tra aumento dell'affluenza ed incremento dei voti per Ahmadinejād. Ansari cerca l'origine dei «
» per il Presidente, ma
non pare così difficile individuarla. I voti totali nel ballottaggio 2005 furono 27.959.253, e di questi 17.284.782 andarono a
Ahmadinejād. Quest'anno i votanti sono stati 38.755.802 e Ahmadinejād ha ricevuto 24.527.516 suffragi. I nuovi voti per il
Presidente rieletto ammontano quindi a 7.242.734, a fronte di 10.796.549 nuovi votanti. Assumendo che tutti gli elettori del
2005 abbiano votato in maniera analoga quest'anno, Ahmadinejād avrebbe ricevuto il 67,08% dei nuovi suffragi: una
percentuale non molto lontana dal suo risultato elettorale complessivo. Invece Ansari spende diverse righe ragionando se sia
possibile ipotizzare un passaggio di voti da Karrubi a Ahmadinejād61. Ancora una volta, il secondo turno del 2005 è rivelatore:
Rafsanjani prese 6.211.937 voti al primo turno e 10.046.701 al ballottaggio. Karrubi, al primo turno, ricevette 5.070.114 voti; è
evidente che non tutti finirono a Rafsanjani al secondo turno, soprattutto perché Karrubi non era il solo candidato “riformista”:
Mehralizadeh ottenne 1.288.640 voti, Moin 4.095.827. Aggiungiamo che 1.713.810 voti furono ricevuti da Alì Larijani,
considerato un “conservatore” ma ministro sotto la presidenza di Rafsanjani. La realtà è che la divisione tra “riformisti” e
“conservatori” è una schematizzazione e semplificazione del panorama politico iraniano inventata ad uso e consumo del
pubblico occidentale. Abbas Barzegar, ad esempio, ritiene che la base elettorale di Khatamì nel 1997 e nel 2001 sia oggi la
57 Cfr. <http://www.presstv.ir/election2009/detail.aspx?id=98726> (trad. it.: <http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkuVZyEVVytqBkctdR.shtml>) e
, pp. 11-13, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>.
58 Cfr.
cit., <http://almusawwir.org/resistance/2009/06/27/iran-elections-responding-to-the-objections/>.
59 <http://www.guardian.co.uk/world/2009/jun/15/iran-election-analysis-figures>.
60 A. Ansari, cit., <http://www.chathamhouse.org.uk/files/14234_iranelection0609.pdf>, p. 2.
61 A. Ansari, cit., <http://www.chathamhouse.org.uk/files/14234_iranelection0609.pdf>, pp. 6-7.
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stessa di Ahmadinejād, attratta non da istanze “riformiste” bensì dalla lotta alla corruzione62. Khatamì, oggi dipinto come
paladino della democrazia in Iràn, quand'era alla presidenza del paese veniva considerato un dittatore dalla stampa occidentale.
Musavì, ex primo ministro di Khomeinì, capo del governo nel punto più basso dei rapporti tra Iràn e USA, ispiratore del
movimento libanese Hezbollah secondo l'ex agente decorato della CIA Robert Baer63, è oggi ritratto dai media come un
“riformista” ed un liberale. In Iràn non esistono partiti politici che inquadrino ed egemonizzino l'intera vita politica del paese,
come succede da noi. La maggior parte dei candidati alle elezioni si presenta come indipendente. Ciò rende difficoltoso e
spesso superficiale etichettare un uomo politico iraniano, e non meno arduo seguire i flussi elettorali. L'attenzione di Ansari si
concentra su dieci province, nelle quali secondo i suoi calcoli Ahmadinejād avrebbe dovuto ricevere anche voti riformisti per
giustificare i risultati recenti. Trattasi di: Ilam, Khorasan Settentrionale, Zanjan, Sistan e Balucistan, Fars, Kohgiluyeh e BoyerAhmad, Golestan, Lorestan, Hormozgan, Hamedan. Proponiamo una tabella simile a quella redatta da Ansari per il suo
saggio64, ma raffrontando i risultati del 2009 al secondo e non al primo turno del 2005 (tabella 13).
Nelle 10 province i cui risultati, secondo Ansari, proverebbero i brogli elettorali, in 4 Ahmadinejād ha guadagnato più del
10%, in 2 tra il 5 e il 10%, in 2 meno del 5%, in 2 ha addirittura perduto consensi. Gli unici risultati notevoli sono in Ilam,
Khorasan Settentrionale, Fars e Lorestan, dove Ahmadinejād, pur restando stabile a livello nazionale, incrementa d'oltre il 10%
i propri consensi. In Khorasan Settentrionale e Fars l'incremento dei voti è compatibile con uno schieramento unilaterale dei
nuovi votanti combinato ad un moderato passaggio di voti da Rafsanjani a Ahmadinejād. Delle 10 province elencate da Ansari,
risulta dunque che solo in Ilam e Lorestan (i voti ivi ricevuti da Ahmadinejād contano per il 3,58% dei suoi voti, il 2,24% dei
votanti totali, a fronte di un vantaggio su Musavì del 28,88%) sia stato necessario un significativo passaggio di voti dal campo
“riformista” (posto che Rafsanjani si potesse definire tale, e che tale si possa definire Musavì) a Ahmadinejād per giustificare i
risultati elettorali. I flussi elettorali rientrano nella normalità della politica, in tutti i paesi. Compiamo un nuovo confronto con
l'Italia. Nella circoscrizione Campania 166, nel 2006 la coalizione sostenitrice di Silvio Berlusconi raccolse il 47,28%; nel 2008
i consensi rappresentarono il 51,372% del totale, ma una delle componenti, l'UDC, ne era uscita. Sommando anche l'UDC, i
consensi salgono al 56,894%, dunque con un aumento di quasi dieci punti percentuali in due anni. In questo caso non vi sono
significative variazioni nell'affluenza alle urne, dunque ci si trova di fronte ad un ingente spostamento di voti da uno
schieramento all'altro.
Un ultimo argomento ampiamente utilizzato dai complottisti è quello riguardante una presunta “eccessiva” rapidità nel
conteggio dei voti e nella proclamazione dei risultati67. Spesso si nota anche che i dati parziali rilasciati dal Ministero
62 Cfr. Abbas Barzegar,
, <http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/13/iranian-election>. Un'opinione in qualche modo simile è espressa
da un blogger iraniano avverso a Ahmadinejād ma non complottista: Mohammad Memarian,
, 24 luglio 2009, <http://diaries-me.blogspot.com/2009/07/thirdrevolution.html>: Memarian sostiene che dopo gli otto anni di presidenza di Khatamì, il “cambiamento” desiderato dai riformisti non coincideva più con quello voluto dal popolo, e lo
stesso popolo che elesse entusiasticamente Khatamì per due mandati nel 2002 portò alla presidenza Ahmadinejād.
63 Robert Baer,
, 18 giugno 2009,
<http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1905477,00.html?loomia_si=t0:a16:g2:r1:c0.0642661:b25468964&xid=Loomia>.
64 A. Ansari, cit., <http://www.chathamhouse.org.uk/files/14234_iranelection0609.pdf>, p. 8.
65 61,75% è la porzione di voti ricevuta da Ahmadinejād nel 2005; supporre che il 61,75% dei nuovi votanti abbia scelto Ahmadinejād è dunque un'ipotesi perfettamente verosimile.
66 I dati sono riferiti alla sola elezione per la Camera dei Deputati:
<http://elezionistorico.interno.it/coalizioneListe.php?tp=C&dt=09/04/2006&cta=I&tpEnte=I&tpSeg=C&numEnte=19&sut1=19&sut2=0&sut3=0&descEnte=%20Circoscrizione:%20
CAMPANIA%201&descArea=&codTipoSegLeader> (2006), <http://elezioni.interno.it/politiche/camera080413/C190000000.htm> (2008).
67 Cfr. ad esempio J. Cole, cit., <http://www.juancole.com/2009/06/stealing-iranian-election.html> e T. Nabili, cit.,
<http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2009/06/2009613121740611636.html>.
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degl'Interni mostravano fin dall'inizio percentuali molto vicine ai risultati finali. Su quest'ultimo punto è significativo che sia
stato un sostenitore della tesi dei brogli, Nate Silver, a confutarlo adottando un metodo già più volte applicato in questo scritto:
il confronto con elezioni dei paesi occidentali considerate indubitabilmente regolari, nel suo caso con le ultime elezioni
presidenziali statunitensi. Silver ha diviso gli Stati in sei scaglioni (in base all'ordine alfabetico), immaginandosi che i risultati
di ciascuno d'essi fossero rilasciati in tempi successivi. Il risultato è stato che i dati relativi alle elezioni vinte da Obama
risulterebbero più sospetti di quelli relativi alla riconferma di Ahmadinejād68. Liquidato quest'argomento all'interno dello stesso
“schieramento” complottista, veniamo alla tempistica del conteggio e della proclamazione dei risultati.
Prima ancora che i seggi fossero chiusi (per via dell'eccezionale affluenza, l'apertura è stata protratta oltre l'orario
inizialmente fissato), Musavì ha pubblicamente affermato d'aver ottenuto una vittoria schiacciante già al primo turno. Poco
dopo la chiusura delle urne, gli ha risposto Ahmadinejād rivendicando la rielezione alla carica di presidente, forte anche dei
primi dati ufficiali che venivano diffusi, e fin da subito lo segnalavano in netto vantaggio69.
Le urne elettorali erano 45.69270, le schede ivi depositate dagli elettori 39.165.191: questo significa una media di circa 857
schede per urna. Considerando che in Iràn non si è votato (come succede in altri paesi, ad esempio l'Italia) per partiti e
rappresentanti al Parlamento, ma unicamente per il candidato alla Presidenza della Repubblica, la lettura della scheda e la
registrazione del voto era un'operazione semplice e rapida. Assumiamo a titolo indicativo che la lettura d'ogni voto abbia
richiesto 15 secondi: in meno di quattro ore il conteggio sarebbe stato concluso. La trasmissione dei dati al Ministero e la loro
elaborazione, avvenendo con mezzi elettronici, è pressoché istantanea. La pubblicazione dei risultati definitivi è avvenuta solo
alle 16 del giorno successivo le votazioni, dunque circa 18 ore dopo la chiusura dei seggi: in occasione delle ultime elezioni
politiche italiane, escludendo i seggi all'estero e cinque comuni gravemente ritardatari, gli ultimi dati definitivi sono pervenuti
al Ministero alle 6.56 del giorno 15 aprile 2008, ossia circa 16 ore dopo la chiusura dei seggi71. Si tenga conto che in Italia si
votavano anche i singoli rappresentanti alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica. Visto l'enorme margine di
vantaggio del vincitore sul secondo classificato, in Iràn una piccola frazione di voti scrutinati era già sufficiente ad individuare
con sicurezza l'esito delle consultazioni: alle 23.45 risultavano scrutinati già il 20% dei voti; l'indomani mattina alle 5.20, con
buona parte dei voti già scrutinati, la Commissione Elettorale indicava in Ahmadinejād il vero vincitore. Le sette ore trascorse
tra la chiusura dei seggi e la proclamazione del vincitore da parte della Commissione Elettorale non differisce dalla tempistica
osservata in Iràn nel 200572. D'altro canto v'è una chiara contraddizione nell'argomentare complottista: se Musavì ha
rivendicato la vittoria basandosi su informazioni provenienti dal Ministero73, perché mai quei presunti dati giunti ancora prima
della chiusura dei seggi dovrebbero essere considerati attendibili, mentre alcune ore di scrutinio sarebbero insufficienti ad
accorgersi che uno dei candidati ha ottenuto i due terzi dei voti?
Una tempistica che non è stata rispettata è invece quella relativa all'accoglimento dei ricorsi. La legge prevede ch'essi
debbano giungere entro tre giorni, ma il Consiglio dei Guardiani ha permesso ai tre candidati sconfitti di raccogliere elementi a
sostegno delle loro tesi ben oltre tale scadenza74, ed ha chiuso le verifiche solo una volta appurato che non v'erano prove di
brogli elettorali, tanto meno decisivi.
Sono state proposte anche analisi statistiche di tipo matematico dei risultati elettorali.
Walter Mebane75 ha utilizzato la legge di Benford o legge della prima cifra: essa descrive le probabilità che un numero
presente in molte raccolte di dati reali cominci con una data cifra, ed in tal senso si potrebbe applicare per riconoscere l'effettiva
casualità ovvero l'artificiosità di risultati elettorali. Se Mebane, basandosi su tale legge, riscontra forti anomalie, Boudewijn
Roukema76 tramite la stessa analisi conclude che lo scarto tra i voti di Ahmadinejād e quelli di Musavì potrebbe ridursi d'un
milione d'unità (sugli 11 milioni abbondanti di distacco). Non entreremo qui nel merito della discussione di tali analisi
statistico-matematiche, che potrebbe essere affrontato solo da uno specialista, ma ci limitiamo a constatare come gli esperti
stessi divergano e non poco nelle loro conclusioni, pur applicando gli stessi criteri agli stessi dati. Il già citato Nate Silver
ritiene che un'analisi di questo tipo non riesca a dimostrare l'esistenza di brogli (di cui pure è convinto) in queste
consultazioni77. Andrew Gelman, docente di statistica alla
e pluripremiato per la sua attività di studioso78,
rileggendo i dati ed i calcoli di Roukema ha espresso seri dubbi sulle sue conclusioni, nonché sulla validità stessa di questo
metodo applicato a delle elezioni79. L'applicabilità della legge di Benford ai risultati di un'elezione per valutarne la correttezza è
68 Nate Silver,
, 13 giugno 2009, <http://www.fivethirtyeight.com/2009/06/statistical-evidence-does-notprove.html>.
69 Cfr. M. Torri, cit., <http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26843>.
70 Di queste 14.294 erano mobili, designate per girare tra i villaggi più piccoli, le aree isolate, le basi militari, gli ospedali e le prigioni e raccoglierne i voti degli abitanti, o per
installarsi presso i seggi fissi più congestionati e velocizzare le operazioni di voto (
, p. 4 e 14,
<http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>).
71 Cfr.
, cit., <http://almusawwir.org/resistance/2009/06/27/iran-elections-responding-to-the-objections/>,
<http://elezioni.interno.it/politiche/ultimi_perv.htm>.
72 G. Friedman, cit., <http://www.stratfor.com/weekly/20090622_iranian_election_and_revolution_test>.
73 Come sostenuto o riferito nelle fonti seguenti e in molte altre: <http://www.adnkronos.com/AKI/English/Politics/?id=3.0.3433629806>,
<http://www.guardian.co.uk/world/2009/jun/15/iran-election-analysis-figures>, Amir Madani,
, <http://www.oggi7.info/2009/06/23/2216-analisielezioni-medio-oriente-l-anima-democratica-dell-iran>.
74 Cfr.
, p. 5-6, <http://www.iranaffairs.com/files/document.pdf>.
75 Walter Mebane,
, June 2009, 29 giugno 2009, <http://www-personal.umich.edu/~wmebane/note24jun2009.pdf>.
76 Boudewijn F. Roukema,
, 16 giugno 2009, <http://arxiv.org/abs/0906.2789>.
77 Nate Silver,
, cit., <http://www.fivethirtyeight.com/2009/06/statistical-evidence-does-not-prove.html>.
78 Cfr. <http://www.stat.columbia.edu/~gelman/>.
79 Andrew Gelman,
, 17 giugno 2009, <http://www.fivethirtyeight.com/2009/06/unconvincing-tome-use-of-benfords-law.html>.
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stata negata anche dal
in uno studio di pochi anni fa sul Venezuela80.
Dato lo scarto di voti tra il primo ed il secondo classificato delle recenti elezioni presidenziali in Iràn, ed il livello dei controlli
sulla regolarità delle operazioni di voto e scrutinio – tra cui la capillare presenza di rappresentanti dei candidati sconfitti nei
seggi – appare estremamente improbabile se non impossibile che dei brogli verificatesi all'interno dei seggi possano aver
sovvertito il risultato delle elezioni. I fatti denunciati nei ricorsi dei tre candidati sconfitti sono stati tutti smentiti o fortemente
ridimensionati dalle indagini del Consiglio dei Guardiani; inoltre tali fatti, anche se confermati, avrebbero indicato tutt'al più
disfunzioni della macchina elettorale (come ve ne sono in ogni paese) ma non certo brogli sistematici. Il riconteggio d'una
quota significativa di schede, ben il 10%, ha confermato i risultati ufficiali precedentemente diffusi. Il risultato del riconteggio è
stato riconosciuto dal candidato sconfitto Mohsen Rezai, che a differenza di Musavì e Karrubi ha accettato di mandarvi propri
osservatori. Musavì e Karrubi, al contrario, insistono nel denunciare un presunto sovvertimento dei risultati in sede di conteggio
e computo finale, ossia presso il Ministero degl'Interni. Il riconteggio parziale avrebbe confermato tale accusa, se veritiera, ma
Musavì e Karrubi si sono rifiutati di mandarvi propri osservatori: malgrado ciò il riconteggio è avvenuto, alla presenza di
delegati di Rezai e di telecamere della televisione statale, ed ha confermato l'esito delle elezioni. Se ciò non bastasse a smentire
le tesi complottiste di Musavì, Karrubi e dei loro sostenitori, resta l'assenza di prove e l'inconsistenza d'ogni ragionamento
deduttivo a sostegno di tale accusa. L'applicazione della legge di Benford ai risultati elettorali ha dato esiti contrastanti, e
comunque gli statistici discutono ancora se tale metodologia sia corretta per valutare la credibilità di elezioni politiche. I
risultati ufficiali concordano perfettamente con quelli del secondo turno delle precedenti elezioni presidenziali, svoltesi nel
2005 sotto l'egida del governo di Khatamì, l'uomo simbolo dei “riformisti” iraniani ed oggi sostenitore di Musavì. Confrontare
il primo turno di quest'anno col primo turno del 2005 è improprio: allora i candidati papabili per la vittoria erano molti di più, e
Ahmadinejād era un
, da soli due anni sindaco della capitale, e non certo il Presidente della Repubblica negli ultimi
quattro anni, come è oggi. Le ultime consultazioni hanno visto un testa a testa tra Ahmadinejād e Musavì, con gli unici due
candidati minori completamente fuori dai giochi: una situazione paragonabile al ballottaggio del 2005, semplicemente
sostituendo Musavì a Rafsanjani (che oggi è il principale sostenitore del primo). I risultati elettorali non solo ricalcano quelli di
quattro anni fa, ma sono anche in accordo con quanto previsto dalla maggior parte dei sondaggi: ossia una netta vittoria di
Ahmadinejād. Seppure non ci si volesse fidare dei sondaggi iraniani, si può cercare riscontro nell'unico sondaggio realizzato da
organizzazioni statunitensi – importanti
ed una compagnia che realizza sondaggi d'opinione e ricerche di mercato
per alcune delle principali ditte e dei maggiori media mondiali – rispettando la metodologia consolidata: anch'esso prevedeva
una vittoria del Presidente uscente, persino più larga di quella poi effettivamente realizzatasi, e indovinava molti altri esiti delle
elezioni (come la vittoria di Ahmadinejād in Azerbaigian Orientale, l'alta affluenza e l'irrilevanza dei voti raccolti da Rezai e
Karrubi). Tale sondaggio è stato criticato sotto due punti di vista. Innanzi tutto, si è sostenuto ch'esso non avrebbe
effettivamente previsto la mole di consensi per Ahmadinejād: in realtà la percentuale prevista era relativamente bassa solo per
via dell'alto numero di indecisi ed intervistati che s'erano rifiutati di rispondere, ma il rapporto con le intenzioni di voto per gli
altri candidati era più che mai eloquente. I critici sembrano presumere che tutti gl'indecisi ed i non rispondenti si siano dovuti
tramutare in voti per Musavì, ma tale assunto non poggia su nulla: è solo un articolo di fede implicitamente assunto da costoro.
La seconda critica riguarda l'effettiva libertà d'espressione degl'intervistati. Il sondaggio era ovviamente anonimo e nessuno
degl'intervistati è stato perseguito: numerose sono state le critiche espresse dagl'intervistati alla Presidenza ed alle istituzioni
della Repubblica Islamica, segno evidente che le risposte sono state date in tutta serenità e senza condizionamenti.
La netta vittoria di Ahmadinejād non solo conferma i risultati di quattro anni fa ed è in linea coi sondaggi pre-elettorali, ma
era prevista dalla maggioranza degli esperti di politica iraniana. Le presunte anomalie dei risultati il più delle volte non sono
tali, non sussistono o hanno una spiegazione razionale. L'omogeneità di voto da provincia a provincia in realtà non esiste: la
differenziazione locale è stata più elevata che nel 2005, e maggiore rispetto, ad esempio, alle ultime elezioni politiche svoltesi
in Italia. Anche la sconfitta di Musavì, Karrubi e Rezai nelle proprie province d'origine è facilmente spiegabile, ed ha paralleli
evidenti nelle elezioni di tutto il mondo. L'espressione d'un numero di voti maggiore dei registrati alle liste elettorali in alcuni
distretti è un fenomeno non nuovo in Iràn, e perfettamente spiegabile con le regole e le pratiche di voto colà vigenti. Su trenta
province, solo in quattro Ahmadinejād ha fatto registrare un deciso aumento del sostegno elettorale, ed in due di esse ciò è
spiegabile coinvolgendo solo i nuovi votanti. Solo in Lorestan e Ilam il Presidente uscente deve aver sottratto quote cospicue di
voti ai suoi avversari, ma ciò non prova alcuna irregolarità, giacché flussi elettorali anche più repentini si possono osservare in
altri paesi, come ad esempio l'Italia. Il tempo richiesto dal conteggio dei voti e dalla proclamazione dei risultati è credibile, in
linea con le precedenti elezioni iraniane e con quelle d'altri paesi.
Alla luce di tutto ciò, possiamo concludere che non esiste alcuna prova di brogli sistematici e decisivi nelle elezioni
presidenziali iraniane di quest'anno: persino i semplici indizi sono estremamente scarsi, sicché i sospetti sono il più delle volte
fondati su basi labilissime o del tutto immaginarie.
80 Carter Center,
, febbraio 2005, <http://www.cartercenter.org/documents/2020.pdf>.
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Per approfondimenti:
Le fonti utilizzate in questo saggio sono indicate nelle note a pie' di pagina. Il sommario di molte di esse, sia pro sia contro la tesi dei brogli, si
trovano nel mio precedente articolo “Le elezioni presidenziali in Iràn: rassegna delle analisi critiche”, 27 giugno 2009, <http://www.eurasiarivista.org/cogit_content/articoli/EkuyEpFVkkfFOPzXJU.shtml>.
La rivista “Eurasia” ha trattato con frequenza il tema “Iràn”. In particolare, il primo numero del 2008 è stato interamente dedicato al paese
persiano: <http://www.eurasia-rivista.org//38/iran>. Nei numeri precedenti, segnaliamo “Nuove guerre persiane” di Ernest Sultanov (nr.
2/2007), l'intervista all'ambasciatore Abolfazl Zhorevand (nr. 1/2007), il discorso di Ahmadinejād alla LXI Assemblea dell'ONU (nr. 4/2006), la
lettera di Ahmadinejād a George W. Bush (nr. 3/2006), la dichiarazione dell'ayatollah Khamenei a proposito dell'attentato di Samarra (nr.
2/2006), il discorso di Ahmadinejād alla conferenza sul sionismo (nr. 1/2006), La Repubblica Islamica d'Iran: il principio della Guida Suprema
di Pejman Abdolmohammadi (nr. 3/2005), L'Iran, il nodo gordiano del Rimland eurasiatico di Gabriele Garibaldi (nr. 2/2005) e Iran: lo Stato
canaglia e il Grande Satana di Marco Ranuzzi de' Bianchi (nr. 1/2005).
Sul sito sono regolarmente collezionati articoli (inediti e non) relativi all'Iràn: la maggior parte del materiale si trova al momento solo nel
vecchio sito (<http://www.eurasia-rivista.org/rubriche/articoli.shtml>), mentre quello successivo all'agosto 2009 è inserito nel nuovo, ed in
particolare nelle sezioni “Mediterraneo e Vicino Oriente” (<http://www.eurasia-rivista.org/cms/mediterraneo-e-vicino-oriente>) e “Asia
Meridionale” (<http://www.eurasia-rivista.org/cms/asia-meridionale>).
Dello stesso autore:
I seguenti saggi di Daniele Scalea sono stati pubblicati sulla rivista “Eurasia”: Ucraina, terra di confine (nr. 2/2005, pp. 137-160), La guerra
degli oleodotti intorno al Mar Nero (nr. 3/2005, pp. 131-134), La sfida eurasiatica parte da Shanghai (nr. 1/2006, pp. 131-139), Quindici
giugno a Shanghai (nr. 3/2006, pp. 83-90), L'India nel nuovo triangolo strategico (nr. 3/2006, pp. 141-152), La Russia e l'Europa (nr. 1/2007,
pp. 171-189), L'Italia tra l'Europa e il Mediterraneo (nr. 2/2007, pp. 127-132). Ad essi vanno aggiunte le interviste a Noam Chomsky (nr.
3/2007), Vladimir I. Jakunin (nr. 1/2009), F. William Engdahl (nr. 1/2009), Alfredo Canavero (nr. 2/2009) e Zorawar Daulet Singh (nr. 2/2009),
oltre a diverse recensioni.
Tra i Rapporti di Eurasia è stato pubblicato “Lo scudo antimissile e il suo obiettivo” (f.s. - 2007, con aggiornamento dell'agosto 2009):
<http://www.eurasia-rivista.org//1000/lo-scudo-antimissile-e-il-suo-obiettivo>.
Suoi articoli si possono trovare nelle apposite sezioni dei siti di “Eurasia”. Segnaliamo in particolare: “La Russia dopo il voto”, 3 marzo 2008
(<http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkpuVVukkllZHNbkem.shtml>), “La guerra per l'Ossezia Meridionale”, 14 agosto 2008
(<http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkElZuFVFyJfqfxDct.shtml>), “Incognite note. Uno studio dell'Esercito statunitense”, 29
dicembre 2008, (<http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkFpVVVuluHohlhiNi.shtml>), “Intervista a Igor Nikolaevič Panarin”, 22
aprile 2009 (<http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkupFluuyuEwpOjoOo.shtml>).
Per esprimere commenti, contattare l'autore o ricevere chiarimenti, scrivere a: [email protected]
Supplemento a "Eurasia. Rivista di studi geopolitici", nr. 2/2009 (maggio-agosto 2009), registrazione presso il Tribunale di Milano in data 6
settembre 2004, nr. 607. Direttore responsabile: Tiberio Graziani
"I Rapporti di Eurasia" costituiscono un supplemento a "Eurasia - Rivista di Studi Geopolitici" (www.eurasia-rivista.org), e sono intesi a:
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Grafica e impaginazione: Daniele Scalea
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