Comune di
San Pietro di Feletto
Provincia di Treviso
Regione del Veneto
P.A.T.
Piano di Assetto del Territorio
Relazione Agronomica
Progettisti:
Urb. Roberto Rossetto
Urb. Francesco Finotto
Arch. Valter Granzotto
Con:
Arch. Stefano Maria Doardo
Urb. Gianluca Gallato
Urb. Alberto Azzolina
Arch. Elena Bregantin
Relazione redatta da:
Dott. For. Stefano Lazzarin
Con:
Dott.sa Alice Morandin
Dott. Fabio Sabadin
Co-progettazione:
Provincia di Treviso
PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO
COMUNE DI SAN PIETRO DI FELETTO
PROVINCIA DI TREVISO
INDICE
1.
ASPETTI PIANIFICATORI IN AMBITO RURALE ........................................................... 3
1.1.
2.
Premessa ................................................................................................................ 3
L’ANALISI DEL TERRITORIO ........................................................................................ 5
2.1.
Inquadramento territoriale ........................................................................................ 5
2.2.
Inquadramento litologico, geomorfologico.............................................................. 10
2.2.1.
3.
2.3.
Fiumi e torrenti....................................................................................................... 13
2.4.
Aspetti climatici ...................................................................................................... 15
2.5.
Gli strumenti di pianificazione sovracomunale ....................................................... 19
2.5.1.
Rete Natura 2000 ........................................................................................... 19
2.5.2.
P.T.R.C........................................................................................................... 20
2.5.3.
Piano d’Area delle Prealpi Vittoriesi e Alta Marca ........................................... 23
2.5.4.
P.T.C.P. Treviso ............................................................................................. 25
IL SETTORE PRODUTTIVO AGRICOLO .................................................................... 28
3.1.
5.
L’evoluzione dell’agricoltura sul territorio ............................................................... 28
3.1.1.
Le strutture produttive ..................................................................................... 28
3.1.2.
Le risorse umane ............................................................................................ 30
3.1.3.
Le tipologie colturali ........................................................................................ 32
3.1.4.
Gli allevamenti zootecnici ............................................................................... 33
3.2.
4.
Carta dei suoli della Provincia di Treviso ........................................................ 11
L’attuale sistema agricolo ...................................................................................... 34
3.2.1.
Analisi ed elaborazione della Carta dell’Uso del suolo .................................... 34
3.2.2.
Analisi ed elaborazione della Carta della SAU ................................................ 39
3.2.3.
La trasformabilità della SAU ........................................................................... 42
3.2.4.
Individuazione degli allevamenti zootecnici attuali .......................................... 43
3.2.5.
Paesaggio di vino ........................................................................................... 46
3.2.6.
Indagine sui prodotti di qualità ........................................................................ 51
3.2.7.
Indagine sull’evoluzione delle superfici boscate .............................................. 53
PROPOSTE DI SVILUPPO .......................................................................................... 61
4.1.
Settore agricolo: stato attuale e tendenze future .................................................... 61
4.2.
Multifunzionalità dell’azienda agricola .................................................................... 64
4.3.
Proposta degli ambiti di buona integrità e valori e tutele naturali (Tav. 4).............. 66
CONCLUSIONI ............................................................................................................ 68
RELAZIONE AGRONOMICA
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RELAZIONE AGRONOMICA
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PROVINCIA DI TREVISO
1.
ASPETTI PIANIFICATORI IN AMBITO RURALE
1.1.
PREMESSA
La maggiore attenzione riscontrabile tanto sul piano culturale che normativo, rispetto ai
rapporti tra l’espansione urbana, la diffusione degli insediamenti, l’uso delle risorse naturali
ed i nuovi assetti produttivi del settore agricolo, definisce nuove prospettive nella
pianificazione e nella tutela del territorio rurale.
Nelle aree agricole si vuole perseguire da un lato la salvaguardia del territorio e dall’altro il
miglioramento delle condizioni operative delle attività economiche presenti.
Si avverte infatti da tempo, la necessità di interpretare il sistema rurale considerando sia gli
aspetti economico-produttivi, sia quelli ambientali, culturali e paesaggistici.
Lo sviluppo del territorio agricolo risulta correlato sia alla produttività dei suoli sia alla
funzione di conservazione del paesaggio aperto, inteso non solo come aspetto percepibile
dell’ecosistema, ma anche come risultato dell’azione modificatrice dell’uomo. Azione questa
intesa a plasmare lo spazio per soddisfare i bisogni materiali e spirituali propri delle
popolazioni che abitano quel territorio.
Il nuovo Piano di Assetto del Territorio è l’occasione per riprendere contatto con le risorse e
le ricchezze del territorio comunale. A volte si tratta di rivalutare elementi già noti, a volte di
vere e proprie nuove scoperte, emerse percorrendo il territorio comunale in tutte le direzioni.
L’approccio all’ambito agricolo e naturale prende le mosse dai dati già noti, allargandosi a
una rivisitazione del territorio che pone particolare attenzione alle componenti ambientali e
paesaggistiche delle formazioni locali, alla scoperta dei biotopi e delle aree da valorizzare
per la tutela della biodiversità e dell’ambiente in generale. Le aree agricole, infatti, non sono
più viste solamente nella loro funzione produttiva, anzi essa sembra quasi assumere
un’importanza minore rispetto alle funzioni di tutela del paesaggio e dell’integrità del
territorio, di cui beneficiano non solo la frazione minoritaria della popolazione direttamente
impiegata in agricoltura, ma tutti i cittadini dentro e fuori il comune.
Si tratta di benefici legati alla difesa del suolo ed alla regimazione delle acque, alla qualità
degli acquiferi, alla qualità dell’aria, alla mitigazione dei disagi dovuti al rumore, alla riduzione
degli inquinanti, alla riduzione degli sbalzi termici, all’assorbimento di anidride carbonica, alla
conservazione delle risorse naturali non riproducibili, alla vivibilità degli spazi e alla
disponibilità di ambienti che garantiscano una migliore “qualità della vita”, alla conservazione
del paesaggio, alla conservazione delle specie animali e vegetali con la loro variabilità
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genetica che rappresenta una ricchezza e una risorsa per il futuro del mondo. In tale
prospettiva la tutela del settore agricolo non è soltanto fine a se stessa, ma diventa ancora
più importante in una prospettiva di tutela globale del territorio.
La recente legislazione urbanistica regionale (L.R. 11/2004) da ampio respiro all’Analisi
conoscitiva iniziale, con la definizione di numerose matrici codificate per la raccolta
omogenea dei dati e delle informazioni in tutta la regione, e pone particolare attenzione a
salvaguardare e valorizzare il territorio riducendo al minimo il suo consumo, indicando nella
tutela della sua integrità un obiettivo prioritario della pianificazione territoriale. Il presente
studio si colloca all’interno dell’analisi conoscitiva iniziale del Piano di Assetto del Territorio e
si propone di fornire all’Amministrazione comunale informazioni raccolte su basi corrette e
oggettive, idonee ad una pianificazione del territorio che tenga conto della globalità e della
complessità in cui ci si trova ad operare, consapevole di quanto sia alta la posta in gioco, la
responsabilità e il peso delle scelte che vanno ad incidere sull’uso del territorio.
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2.
L’ANALISI DEL TERRITORIO
2.1.
INQUADRAMENTO TERRITORIALE
Il territorio del comune di San Pietro di Feletto si trova in provincia di Treviso sulla dorsale
collinare a nord ovest di Conegliano, i comuni che confinano oltre a quello appena citato,
sono: Susegana, Refrontolo, Tarzo e Vittorio Veneto.
Il paese si estende sulla dorsale dei colli felettani per una superfice di 19,45 kmq con le
frazioni di Bagnolo esteso lungo la dorsale infrastrutturale che si collega al centro di
Conegliano, Rua di Feletto dove si trova la sede comunale, San Michele di Feletto il quale si
sviluppa, in posizione collinare, a sud di San Pietro, Santa Maria e della sede comunale Rua,
al confine con la località pianeggiante Crevada.
Figura 1 – Inquadramento territoriale (Fonte: elaborazione Proteco)
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Il territorio di San Pietro è collocato al centro dell’anfiteatro collinare che si estende dal Piave
a Vittorio Veneto. Uno skyline singolare ed unico di rilievi sub-orizzontali chiusi a nord dalle
morbide ondulazioni delle “cordonate” a sud dal margine più rigido della conurbazione di
Conegliano e sue ramificazioni lungo la Pontebbana.
Alla singolarità morfologica si sovrappone l’unicità dell’eco-tessuto, caratterizzato dai corridoi
dei boschi igrofili posti in direzione est-ovest, intersecati ortogonalmente, in direzione nordsud, dalle incisioni fluviali e dai rispettivi corridoi di vegetazione ripariale.
Il sistema
insediativo e infrastrutturale s’integra all’interno di questa geometria, le principali direttrici
viarie, con andamento nord/sud, attraversano il sistema collinare lungo le principali incisioni
vallive dei cosi d’acqua per innestarsi sulla dorsale storica della Pontebbana. Ne risulta
quindi un sistema articolato in “isole” che prendono il nome dalle diverse centralità urbane: i
colli di Susegana, i colli Felettani che circondano il sistema collinare di pertinenza della città
di Conegliano e i colli di Vittorio Veneto.
Figura 2 – Paesaggio collinare San Pietro di Feletto
A nord il territorio guarda verso le “cordonate”, a sud dialoga con il sistema dei colli di
Conegliano, oltre il torrente Cervano il confine comunale incorpora una porzione dei colli di
Vittorio Veneto. Il centro abitato di Bagnolo è di fatto parte della conurbazione di Conegliano
ramificatasi lungo la SP 635 via Cervano. Sul versante opposto, lungo la SP38 via Crevada
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si articola la zona produttiva ed il centro abitato di Crevada di fatto parte integrante
dell’omonima frazione del comune di Susegana. La Pieve di San Pietro e l’eremo di Rua
costituiscono nodi primari della rete delle monumentalità e panoramicità dell’alta Marca
Trevigiana, assieme ai castelli di San Salvatore e Conegliano. Le dorsali “alte” della viabilità
comunale sono parte dei principali itinerari paesaggistici di scala regionale legati al vino e
agli aspetti storico culturali, mentre le estese superfici a vigneto fanno parte dell’area del
Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene DOCG.
Figura 3 – Paesaggio urbano di valle
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Figura 4 – Inquadramento territoriale di San Pietro di Feletto. Fonte: Elaborazioni Proteco
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La struttura vegetazionale del sistema boscato, componente dominante del territorio
comunale, è influenzata da un rapido susseguirsi di versanti ripidi con orientamento NordSud. I versanti esposti a Nord sono popolati da associazioni vegetali basate in prevalenza
sul castagno, contengono popolazioni caratterizzate da diversi gradi di sviluppo ed equilibrio
ma sostanzialmente stabili. Queste lunghe fasce boscate presentano vesti stagionali
estremamente vistose, in particolare la stagione primaverile, caratterizzata dalla fioritura dei
ciliegi selvatici ed altre rosacee che costituiscono una parte rilevante dell’associazione
vegetale, e quella autunnale con colorazioni fogliari ricche di sfumature. I versanti caldi,
esposti a Sud, sono invece caratterizzati da associazioni di orno-ostrieto e querco-ostrieto,
rappresentano una porzione meno evoluta poiché soggetta nel tempo a disturbi e forti
trasformazioni che hanno determinato, di volta in volta l’aumento delle superfici boscate e
degli incolti o viceversa il recupero di porzioni coltivabili per lo più destinate alla viticoltura.
La copertura vegetale dei versanti costituisce, assieme ai rari prati permanenti di sommità,
agli incolti e alla ricca vegetazione ripariale, la parte seminaturale del territorio di San Pietro
di Feletto.
Figura 5 – Versanti boscati
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2.2.
INQUADRAMENTO LITOLOGICO, GEOMORFOLOGICO
I principali processi morfogenetici che hanno lasciato il segno al territorio sono quelli dovuti
all’azione di acque e gravità. La morfologia del territorio costituisce il risultato dell’opera di
trasporto e di sedimentazione delle acque e della loro capacità di operare in modo selettivo
su litologie dotate di caratteristiche geomeccaniche e granulometriche differenti.
L’altopiano felettano presenta una superficie sub-pianeggiante digradante in direzione
nordovest-sudest: in corrispondenza del suo margine settentrionale, in località C. Collodel, si
trovano le quote più elevate del territorio comunale che raggiungono circa 279 m s.l.m.
L’altopiano ha una netta rottura del pendio; presenta, infatti, scarpate erosive di origine
fluviale e gravitativa ma influenzate in maniera più o meno preponderante dalla struttura. La
pendenza è molto acclive in corrispondenza dei banconi conglomeratici; meno acclive in
correlazione alle formazioni più fini e facilmente erodibili. Tali scarpate separano una serie di
terrazzi lievemente inclinati con copertura detritica fino a 3 m a coprire il substrato roccioso
formato principalmente dalla parte più fine della successione litologica.
Le rocce affioranti nell’ambito del territorio comunale sono una successione di rocce rigide,
soprattutto conglomerati, e di rocce plastiche più o meno compattate, quali argilliti, siltiti,
arenarie e marne. I materiali sciolti sono in prevalenza depositi sabbioso-ghiaiosi, ricoperti da
sedimentazione più fine limoso-sabbiosa e talora argillosa, oppure limoso-argillosa presenti
nei fondovalle; depositi eluviali e colluviali sulla sommità dell’altopiano e lungo i versanti fino
al piede dei pendii. Il substrato roccioso appartiene alla formazione della Molassa delle Alpi
Meridionali, cioè del sistema di depositi sedimentari, al letto marini e successivamente
continentali, accumulati nel bacino di avanfossa adiacente alla catena alpina in via di
disfacimento erosivo a causa del progressivo sollevamento.
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2.2.1. Carta dei suoli della Provincia di Treviso
Dall’analisi della pubblicazione «Carta dei Suoli della provincia di Treviso» del 2008 a cura
della Provincia di Treviso e dell’ARPAV sono state estrapolate le seguenti immagini che
ricoprono la superficie comunale di San Pietro di Feletto e dei territori limitrofi. Queste 3 carte
sono strettamente connesse alla geopedologia e di conseguenza anche al sistema
agronomico dell’area in esame.
Osservando la Carta della permeabilità dei suoli si nota come i rilievi collinari, data la
componente litologica prevalentemente composta da marne sia dotata di una permeabilità
dei suoli moderatamente bassa, questa aumenta man mano che dalle dorsale si scende alla
piana di Bagnolo dove la permeabilità viene classificata da moderatamente alta ad alta.
Di conseguenza l’acqua disponibile per le piante, dato confermato dalla Carta della riserva
idrica, è maggiore in corrispondenza della dorsale collinare (riserva variabile dai 150-225
mm).
La Carta della capacità d’uso dei suoli esprime la classificazione agronomica dei suoli in
base alle caratteristiche chimiche, fisiche e idrauliche dei terreni secondo il metodo della
Land Capability Classification (LCC). Essa valuta pertanto le potenzialità produttive – per
utilizzazioni di tipo agro-silvo-pastorale- sulla base di una gestione sostenibile, cioè
conservativa della risorsa suolo. Dalla cartografia riportata di seguito si può notare come il
territorio di San Pietro sia caratterizzato per la parte più elevata della dorsale collinare da
suoli con limitazioni moderate che riducono la scelta colturale o che eventualmente
necessitano di pratiche di conservazione dei suoli (Classe II), mentre il rimanente territorio è
caratterizzato da suoli con notevoli limitazioni che impongono una riduzione della scelta
colturale o che richiedono un'accurata e continua manutenzione delle sistemazioni idrauliche
agrarie e forestali (Classe III).
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2.3.
FIUMI E TORRENTI
Il territorio comunale di San Pietro di Feletto, come indicato dal Piano di Tutela delle Acque
redatto dalla Regione Veneto, rientra all’interno del Bacino Idrografico Nazionale del Livenza.
Tale bacino ha una superficie di circa 2500 Kmq e si estende a cavallo tra la Regione Friuli
Venezia Giulia e la Regione del Veneto. Il regime idrologico dell’asta principale, il Livenza
appunto, è costituito dalla composizione di quello di risorgiva del tratto superiore
pianeggiante e di quello torrentizio dei principali affluenti Cellina e Meduna che in sostanza
rappresentano il bacino montano del Livenza pari a circa 700 Kmq.
Figura 6 – Carta dei Corpi Idrici e dei Bacini Idrografici. Fonte: Regione Veneto ed ARPAV 2006
Il PAT di San Pietro di Feletto recepisce i corsi d’acqua sottoposti a vincolo paesaggistico, ai
sensi dell’art. 142 del D.Lgs. n. 42/2004, primo comma, lettera c) come precisati nella DGR
12 luglio 2004 n. 2186, ed il corrispondente elenco degli idronimi:
•
Fiume Monticano
•
Torrente Crevada
•
Torrente Valbona e Valli Chiadema e Salera
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•
Torrente Cervano
•
Torrente Rivalta o Rivalzo, detto della Madonna di Loreto
•
Torrente Val Maria di Feletto
Figura 7 – Schema idrografico. Fonte: Elaborazione Proteco
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2.4.
ASPETTI CLIMATICI
Temperatura e piovosità
Il clima della Pianura Padana è caratterizzato da un regime termico di tipo continentale con
forti escursioni stagionali e un regime pluviometrico di tipo equinoziale con valori medi annui
che vanno aumentando man mano che ci si allontana dalla pianura verso la zona collinare
prealpina.
Dalle ultime indagini effettuate da ARPAV dove sono stati individuati i valori medi delle
temperature medie e delle precipitazioni annue sul territorio regionale, a partire dalla data di
attivazione delle loro stazioni, ovvero dal 1985 e fino a fine 2009, è possibile individuare la
situazione climatica prevalente del comune di San Pietro di Feletto.
Per quanto riguarda la temperatura media degli ultimi 15 anni questa sembra apparire stabile
attorno 13°C; le massime durante l’anno si riscontrano nel mese di luglio dove le
temperature medie variano tra 25-30°C mentre a gennaio si riscontrano temperature medie
con minimi intorno ai -2,5°C.
Figura 8 – Mappa delle temperature medie (isoterme) dal 1985 al 2009. Fonte ARPAV
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Il comune di San Pietro di Feletto rientra nella regione bioclimatica mesaxerica, sottoregione
ipomesaxerica Tipo A e Tipo B, dove la piovosità annuale è di circa 1400 mm/anno con
massimi nella stagione primaverile ed autunnale e minimi in quella estiva. Tali dati sono
confermati da ARPAV tramite l’elaborazione dei dati registrati, come per la temperatura, dal
1985 al 2009 e riportati graficamente dalla seguente mappa.
Figura 9 – Mappa delle precipitazioni annue medie (isoterme) dal 1985 al 2009. Fonte ARPAV
Qualità dell’aria
La valutazione della qualità dell’aria viene effettuata tramite la verifica del rispetto dei valori
limite degli inquinanti, ma anche attraverso la conoscenza delle sorgenti di emissione e della
loro dislocazione sul territorio, tenendo conto dell’orografia, delle condizioni meteoclimatiche,
della distribuzione della popolazione, degli insediamenti produttivi.
La valutazione della distribuzione spaziale delle fonti di pressione fornisce elementi utili ai fini
dell’individuazione delle zone del territorio regionale con regime di qualità dell’aria omogeneo
per stato e pressione. Tale omogeneità consente di applicare a dette aree Piani di Azione,
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Risanamento e/o Mantenimento come previsto dalla normativa (D.Lgs. 351/99 e successivi
decreti attuativi).
La Regione Veneto, con il supporto tecnico di ARPAV - Osservatorio Regionale Aria, ha
elaborato una metodologia finalizzata alla classificazione di ciascun comune della regione in
base al regime di qualità dell’aria, permettendo così di stabilire a livello locale le criticità e il
piano più appropriato da applicare.
Tale classificazione rappresenta uno strumento utile per le autorità competenti al fine di
intraprendere azioni comuni finalizzate al contenimento dell’inquinamento atmosferico.
A seconda del valore di densità emissiva calcolata, i comuni vengono assegnati a distinte
tipologie di area individuate, come descritto nella tabella seguente:
ZONA
DENSITA' EMISSIVA DI PM10
A1 Agglomerato Comuni con Densità emissiva di PM10 > 20 tonn/anno kmq
A1 Provincia
Comuni con densità emissiva di PM10 tra 7 e 20 tonn/anno kmq
A2 Provincia
Comuni con densità emissiva di PM10 < 7 tonn/anno kmq
C Provincia
Comuni con altitudine superiore ai 200 m s.l.m.
Z.I. PRTRA
Comuni caratterizzati dalla presenza di consistenti aree industriali
In corrispondenza a ciascuna tipologia di area devono essere applicate specifiche misure
volte a riportare lo stato della qualità dell’aria entro livelli di non pericolosità per la salute
umana.
La nuova metodologia e la zonizzazione sono state approvate con Delibera della Giunta
Regionale del Veneto n. 3195 del 17.10.2006 .
La figura che segue riporta l’applicazione della metodologia con l’attribuzione dei comuni alle
specifiche zone a seconda della densità emissiva di PM10
Ad ogni zona è stato associato uno specifico colore per agevolare la lettura della cartina.
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Figura 10 – Zonizzazione a seconda della densità emissiva di PM10. Fonte ARPAV
Il comune di San Pietro di Feletto nello specifico ricade nella zona definita come A1
Provincia ovvero fa parte di quei comuni con densità emissiva di PM10 tra 7 e 20 ton/anno
kmq.
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2.5.
GLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE SOVRACOMUNALE
2.5.1. Rete Natura 2000
Natura 2000 è il sistema organizzato ("rete") di aree (“siti”) destinate alla conservazione della
biodiversità presente nel territorio dell'Unione Europea e in particolare alla tutela di habitat e
di specie animali e vegetali rari e minacciati. L'individuazione dei siti è stata realizzata da
ciascuna regione per il proprio territorio, con il coordinamento del Ministero dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare. Insieme alle Aree protette (Parchi e Riserve naturali
statali e regionali).
I siti di Rete Natura 2000 costituiscono un vero e proprio sistema di tutela del patrimonio
naturale, destinato principalmente alla conservazione degli habitat (foreste, praterie, ambienti
rocciosi, zone umide) e delle specie animali e vegetali classificati tra i più importanti e
significativi per la natura di ogni regione, da evidenziare nel contesto nazionale ed europeo.
Rete Natura 2000 nasce dalle due Direttive comunitarie "Uccelli" (1979) e "Habitat" (1992),
profondamente innovative per quanto riguarda la conservazione della natura: non solo
semplice tutela di piante, animali e aree ma conservazione organizzata di habitat e specie.
È definita la biodiversità come oggetto fondamentale della tutela, attraverso la protezione di
specie e degli habitat che le ospitano, e si mira a costituire una rete funzionale di aree
dedicate allo scopo, un insieme armonico di ambienti biotici e abiotici rappresentativi per
l’intera Europa; non un semplice insieme di territori isolati tra loro ma un sistema di siti
studiato per ridurre l’isolamento di habitat e di popolazioni e per agevolare gli scambi e i
collegamenti ecologici.
Sono di particolare interesse le aree ad alta naturalità e i territori contigui che collegano
ambiente antropico e ambiente naturale, soprattutto con funzione di corridoio ecologico e si
individuano i territori utili a mettere in relazione aree distanti spazialmente ma vicine per
funzionalità ecologica.
Le due Direttive comunitarie tendono a ricucire gli strappi di un territorio che ha subito così
tante frammentazioni degli ambienti naturali a favore dell'urbanizzazione, dell'attività
industriale, dell'agricoltura intensiva e delle infrastrutture. Garantire la sopravvivenza di molte
specie significa tutelarne l’area minima vitale e ripristinare le possibilità di comunicazione tra
queste aree, promuovendo interventi che rimuovano le minacce alle specie e agli habitat e
che diano concretezza alle potenzialità di rinaturalizzazione. Il fine ultimo di assicurare il
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mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat
naturali e delle condizioni di vita delle specie, è perseguito concretamente, sia mediante
l’applicazione di specifiche direttive e indirizzi - oltre che di opportune modalità di verifica
della loro attuazione per la gestione, per la conservazione e per il monitoraggio dei medesimi
habitat e specie - sia attraverso lo studio e la valutazione di incidenza, vincolanti per piani,
progetti e interventi da realizzare all'interno o nelle adiacenze degli stessi Siti della Rete
Natura 2000.
In particolare il territorio comunale di San Pietro di Feletto è interessato da due aree SIC
(Sito di Importanza comunitaria):
•
SIC IT3240005 – Perdonanze e corso del Monticano: il sito ricopre un’area totale di
364 ha per una lunghezza di 41Km, di questi ultimi solo 2 km ricadono all’interno del
comune e in particolar modo segnano una piccola parte del confine sud-est tra San
Pietro e Conegliano. La tipologia di habitat prevalente è quella delle foreste di
caducifoglie con estesi castagneti. È da ritenersi importante per aspetti legati
all’ecologia, al paesaggio, alla fauna e alla geomorfologia dei luoghi. Vulnerabile
perlopiù alle attività antropiche e agli insediamenti abitativi.
•
SIC IT3240029 – Ambito fluviale del Livenza e corso inferiore del Monticano: sito che
ricopre un aree totale di 1955 ha per una lunghezza di 270 km, si tratta di un corso
d’acqua di pianura meandriforme a dinamica naturale e seminaturale. Presenza di
boschi igrofili ripariali contenenti elementi di bosco planiziale, prati umidi, canneti,
anfibi e vegetazione acquatica composita. Sistema vulnerabile all’antropizzazione
delle rive e all’inquinamento delle acque.
Entrambi questi siti lambiscono marginalmente il territorio comunale, rispettivamente uno ad
est e l’alto lungo il confine ovest.
2.5.2. P.T.R.C.
All’interno della pianificazione territoriale di livello regionale lo strumento più importante è il
Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC).
Il PTRC attualmente in vigore risale al 1992, ma da alcuni anni la Regione sta lavorando al
nuovo Piano che lo sostituirà. Il nuovo PTRC è stato adottato con DGR n° 372 del
17/02/2009.
Esso prende in considerazione sei tematiche che vanno a costituire il sistema degli obiettivi
di piano:
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1. Uso del suolo: il Piano mira a gestire il processo di urbanizzazione attraverso misure
specifiche per proteggere gli spazi aperti, la buona terra e la matrice agricola del
territorio, interventi di tutela per gli spazi montani e collinari, azioni volte alla
salvaguardia dei varchi liberi da edificazione ed un’estesa opera di riordino territoriale
e di insediamento sostenibile.
2. Biodiversità: il Piano sostiene la tutela e l’accrescimento della diversità biologica,
attraverso misure specifiche per potenziare il contributo delle attività agricole alla
biodiversità, tutelare i prati, pascoli e praterie esistenti ed individuare le aree urbanorurali di cui valorizzare le caratteristiche di multifunzionalità.
3. Energia e ambiente: il Piano mira a razionalizzare e migliorare l’uso delle risorse,
anche per contrastare il cambiamento climatico. Gli interventi proposti comprendono:
l’uso di risorse rinnovabili per la produzione di energia, il risparmio e la conservazione
dell’acqua, la riduzione degli inquinamenti di suolo, aria e acqua ed il riordino dei
principali corridoi energetici.
4. Mobilità: risulta necessario governare il rapporto tra le infrastrutture ed il sistema
insediativo, cogliendo l’opportunità di razionalizzare il territorio urbanizzato sulla base
della presenza dei corridoi plurimodali, del Sistema Ferroviario Metropolitano
Regionale (SFMR) e dell’asse viario della Pedemontana.
5. Sviluppo economico: il Piano tende ad aumentarne la portata e la competitività. Gli
interventi proposti includono la valorizzazione dei parchi polifunzionali e commerciali
di rango regionale e l’invenzione di nuovi nodi di servizio in grado di affiancare le
imprese nelle loro attività produttive. Si vuole poi valorizzare e tutelare i diversi
turismi, ridefinendo il legame tra ospitalità ed armatura culturale ed ambientale del
territorio.
6. Crescita sociale e culturale: il Piano delinea possibili scenari per disegnare il Terzo
Veneto. Nelle piattaforme di Treviso e Vicenza si individuano due specializzazioni di
eccellenza, la prima legata a metodi lenti di fruizione del territorio attraverso l’acqua,
la natura e il gusto, la seconda legata alla creazione di luoghi dei giovani e
dell’armonia. Si individuano inoltre gli interventi strutturali della nuova organizzazione
spaziale regionale e le misure volte a potenziare i percorsi ciclopedonali.
Emerge come uno dei problemi del territorio sia quello della forte erosione di superficie
agricola utilizzata, causata soprattutto dall’accentuato sviluppo insediativo che caratterizza il
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PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO
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PROVINCIA DI TREVISO
Veneto. Forte è quindi la conflittualità tra l’attività agricola e lo sviluppo insediativo, sia nelle
aree in cui si concentra l’agricoltura specializzata sia in quelle con una spiccata prerogativa
residenziale.
Il PTRC ha quindi affrontato il governo del processo di urbanizzazione occupandosi
dell’interfaccia tra lo spazio urbano e lo spazio agrario-rurale essendo il sistema
metropolitano veneto fondante la sua sostenibilità economica, sociale ed ecologica su un
rinnovato intreccio degli spazi a questi dedicati ed in particolare all’industria e al terziario, alla
residenza, al territorio aperto e agricolo e alle risorse ambientali.
Si sono quindi distinte diverse categorie di spazio rurale, individuate in base ai loro diversi
caratteri e al loro essere interessate da differenti processi evolutivi, che sono:
•
“Aree di agricoltura periurbana”, ovvero quelle aree nelle quali l’attività agricola viene
svolta a ridosso dei centri abitati e che svolgono un ruolo di “cuscinetto” tra i margini
urbani, l’attività agricola produttiva, i frammenti del paesaggio storico e le aree aperte
residuali.
•
“Aree agropolitane”, caratterizzate da un’attività agricola specializzata nei diversi
ordinamenti produttivi, in presenza di una forte utilizzazione del territorio da parte
della residenza, del produttivo e delle infrastrutture.
•
“Aree ad elevata utilizzazione agricola”, ovvero quelle nelle quali l’attività agricola è
consolidata e il territorio è strutturato e caratterizzato dalla presenza di contesti
figurativi di particolare valore dal punto di vista paesaggistico.
•
“Aree ad agricoltura mista a naturalità diffusa”, ovvero quelle in cui l’attività agricola
svolge un ruolo indispensabile di manutenzione e presidio del territorio e di
mantenimento della complessità e della diversità degli ecosistemi naturali e rurali.
•
“Prati stabili”, quali risorse per il paesaggio e la biodiversità. Va mantenuto il loro
valore naturalistico e va limitata la perdita di superficie prativa dovuta allo sviluppo
urbanistico.
Per quanto riguarda il comune di San Pietro di Feletto, in relazione alla sua morfologia e
aspetti di gestione del territorio e delle valenze ambientali e paesaggistiche, si rileva come di
particolare interesse sia ritenuto il sistema collinare in cui si inserisce il territorio comunale.
Questo è classificato come ambito caratterizzato da “agricoltura mista a naturalità diffusa”
(art. 11 delle N.d.A.). In relazione a tali ambiti, la pianificazione di livello locale dovrà
perseguire obiettivi di mantenimento della complessità ecosistemica di tali aree, aventi
funzione di connessione ecologica; di valorizzazione delle specificità territoriali e di
conservazione del paesaggio agrario, in quanto valori aggiunti delle produzioni tipiche locali;
RELAZIONE AGRONOMICA
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PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO
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infine, di mantenimento della morfologia del territorio in quanto carattere identitario dei
luoghi. Il PTRC individua anche, in modo sparso all’interno del territorio comunale, diversi
corridoi ecologici.
La questione paesaggistica assume un ruolo molto importante in quanto il Piano individua
una serie di obiettivi di qualità paesaggistica, per arrivare a definire i quali è stato realizzato
un Atlante Ricognitivo degli Ambiti del Paesaggio del Veneto. San Pietro di Feletto ricade
nell’ambito n. 16 “Prealpi e colline trevigiane”.
Tra gli obiettivi individuati all’interno dell’Atlante del PTRC, per il comune di San Pietro di
Feletto si rileva la necessità di migliorare la qualità urbana degli insediamenti attraverso la
promozione di interventi di riqualificazione del tessuto insediativo, attualmente caratterizzato
da disordine e frammistione funzionale, e attraverso la regolamentazione delle trasformazioni
fisiche e funzionali del patrimonio edilizio esistente con attenzione alla coerenza tipologica e
morfologica di ciascun contesto urbano. Inoltre, si segnala l’esigenza di salvaguardare la
funzionalità ambientale dei sistemi fluviali ad elevata naturalità, nello specifico il Fiume
Monticano.
2.5.3. Piano d’Area delle Prealpi Vittoriesi e Alta Marca
Il Piano d’Area è uno strumento di supporto all’attività di governance territoriale della
Regione in quanto consente di rendere coerenti la visione strategica della programmazione
generale e quella di settore con il contesto fisico, ambientale, culturale, civile ed economico,
attraverso un’interpretazione del territorio che ne evidenzi potenzialità e debolezze.
Il Piano di Area delle Prealpi Vittoriesi e Alta Marca è stato adottato con DGR n° 3855 del
13/12/2005 in attuazione al PTRC vigente. Esso interessa il territorio di 19 comuni della
fascia collinare e Pedemontana: Cappella Maggiore, Cison di Valmarino, Colle Umberto,
Conegliano, Cordignano, Follina, Fregona, Miane, Moriago della B., Pieve di S., Refrontolo,
Revine Lago, San Pietro di Feletto, Sarmede, Sernaglia della Battaglia, Tarzo,
Valdobbiadene, Vidor, Vittorio Veneto.
Il Piano individua l’ambito di Vittoria Valle, ovvero la realtà territoriale caratterizzata da
elementi significativi quali le Prealpi e l’Altopiano del Cansiglio, le due valli del Meschio e del
Soligo e dall’anfiteatro collinare da Valdobbiadene a Conegliano, coprendo una superficie di
circa 517 Km2 e interessando una popolazione complessiva di circa 140.000 abitanti.
Gli obiettivi generali del piano riguardano:
RELAZIONE AGRONOMICA
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•
la tutela e la salvaguardia del territorio aperto: mantenimento della biodiversità, tutela e
valorizzazione dei paesaggi storici e del patrimonio naturale, riconoscimento di una rete
ecologica, difesa del patrimonio culturale;
•
dare forma al già formato – una politica di restauro urbano-territoriale: connessione tra la
salvaguardia dei territori aperti e la re-invenzione delle periferie urbane, realizzazione di
nuove architetture di qualità negli ambiti a maggiore trasformabilità (periferie, aree
dismesse), ammodernamento delle attività commerciali e artigianali, riordino della
viabilità;
•
promuovere azioni di buona prassi: promozione di una maggiore efficacia dei processi di
informazione e partecipazione del pubblico, della diffusione della conoscenza relativa a
interventi innovativi in tema di ricerca e sperimentazione di tecnologie a basso impatto
ambientale o comunque finalizzate a garantire un aumento della qualità della vita, o a
specializzare i contesti urbani (nei settori energia, rifiuti, acque, traffico, aria, rumore e in
generale nella pianificazione urbana).
Nel particolare le tematiche affrontate sono:
1. rete della mobilità
2. rete del sapere
3. rete dell’ospitalità e delle conoscenze del territorio
4. rete dello sport
5. rete del produrre
6. rete per la valorizzazione delle risorse e delle tipicità territoriali
7. sviluppo e qualità urbana
Per quanto riguarda nello specifico il territorio comunale di San Pietro di Feletto, le tavole del
Piano evidenziano la presenza di elementi di valenza ambientale da tutelare e valorizzare
quali ambiti significativi della realtà locale dal punto di vista culturale, morfologico,
naturalistico e paesaggistico:
•
tavola 1 “Sistema delle fragilità”: indica la presenza di diverse doline o inghiottitoi
localizzati principalmente a nord e, secondariamente, a sud-ovest del comune; a nordest, invece, tra gli ambiti ad elevata pericolosità idrogeologica, sono segnalati diversi
solchi di erosione attiva;
RELAZIONE AGRONOMICA
24 DI 69
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•
tavola 2 “Sistema floro-faunistico” identifica alcuni ambiti ed elementi di interesse
naturalistico sparsi all’interno del comune. Tra questi, prevalgono le aree a robinieto e,
meno diffuso, l’ostrieto. E’ segnalata la presenza anche di qualche “grande albero”,
soprattutto nella porzione settentrionale;
•
tavola 3 “Sistema delle valenze storico-ambientali e naturalistiche”: tra i sistemi dei beni
storico-testimoniali, sono state identificate 2 ville, 2 edifici di interesse religioso e un
mulino; tra i sistemi delle aree di interesse naturalistico e ambientale, rientrano le Colline
del Feletto e diverse sorgenti; tra i sistemi dei percorsi e della visitazione, infine, rientra il
percorso natura dei Colli del Feletto e l’itinerario delle sottocelle dell’Eremo Camaldolese;
•
tavola 4 “Vittoria Valle – progetto strutturale strategico”: individua il Parco termale del
Feletto e il Parco geologico della Val Trippera Landri e Landron.
Tutti gli elementi sopra elencati devono essere tutelati e valorizzati in modo adeguato dalla
pianificazione locale in ragione del contesto specifico all’interno del quale si inseriscono.
2.5.4. P.T.C.P. Treviso
Il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Treviso, approvato in data
23/03/2010 con Delibera della Giunta Regionale n. 1137, guida la trasformazione del
territorio trevigiano con lo scopo primario di favorire lo sviluppo e il riordino attraverso
l’adozione di politiche di governo locale che preservino il territorio da un ulteriore degrado del
sistema delle risorse locali.
Lo strumento si articola in relazione ai diversi settori, considerando:
1. uso del suolo
2. biodiversità
3. energia, risorse e ambiente
4. mobilità
5. sviluppo economico
6. crescita culturale e sociale.
Sulla base di tali presupposti sono individuati i temi strategici e gli atti di sviluppo relativi ai
settori di trasformazione.
RELAZIONE AGRONOMICA
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Una delle strategie più significative riguarda la riorganizzazione e razionalizzazione del
territorio urbanizzato mediante la limitazione del consumo di nuovo suolo, con particolare
riferimento agli insediamenti produttivi ed alle numerose attività economiche disperse sul
territorio, favorendo la riaggregazione in aree adeguatamente collegate ai nodi infrastrutturali
della mobilità, per garantire una maggiore sostenibilità ambientale ed una migliore
funzionalità dell’assetto territoriale nel suo complesso.
Un’ulteriore politica del PTCP riguarda la definizione della rete ecologica provinciale,
coerentemente progettata con quella prevista dalla Regione.
Per quanto riguarda il sistema ambientale naturale, il PTCP conferma gli aspetti indicati
all’interno del PTRC, evidenziando l’importanza ambientale del territorio comunale che
ricade, per la maggior parte, nell’ambito da tutelare in quanto area di completamento
naturalistico; la restante porzione di San Pietro di Feletto è identificata come fascia tampone,
di separazione tra gli ambiti naturalistici di pregio e i centri insediativi del comune. Si
segnalano, all’interno della rete ecologica comunale, due stepping stone localizzate a nord e
a sud-ovest della frazione Rua di Feletto (Figura 11). La porzione occidentale del comune è
caratterizzata dalla presenza di diverse cavità naturali.
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Figura 11 – Estratto Tav. 3 PTCP di Treviso
L’intero territorio comunale di San Pietro di Feletto è inserito in un’area di notevole interesse
pubblico (D. Lgs. 42/04 art. 136 – ex legge 1497/39) ed è circondato da fiumi, torrenti corsi
d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed
impianti elettrici, approvati dal Decreto n. 1775/93. Presenta, infine, diverse aree coperte da
foreste e boschi, percorse o danneggiate dal fuoco o sottoposte a vincolo di rimboschimento
(art. 2, commi 2 e 6, D. Lgs. n. 227/2001). Le medesime aree sono inoltre soggette a vincolo
idrogeologico di cui al R.D. 3267/1923.
Si segnala, inoltre, la presenza di diverse aree ad alta sensibilità alla franosità con numerose
frane di dissesto localizzato, distribuito lungo il settore orientale del comune, e due eventi di
franosità con grado di pericolosità P3 localizzati nella zona centro-settentrionale.
La tavola del PTCP del sistema insediativo ed infrastrutturale non segnala aspetti rilevanti
all’interno del comune di San Pietro di Feletto. A livello infrastrutturale, la strada principale
che percorre il territorio comunale è la SP86 che collega Conegliano - Tarzo classificata, nel
tratto meridionale, in classe C e, nel tratto settentrionale, in classe F.
RELAZIONE AGRONOMICA
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3.
IL SETTORE PRODUTTIVO AGRICOLO
3.1.
L’EVOLUZIONE DELL’AGRICOLTURA SUL TERRITORIO
3.1.1. Le strutture produttive
L’agricoltura utilizza degli spazi che può trarre dal territorio, per lo svolgimento delle sue
attività, in relazione di esigenze che tendono a variare in funzione del livello generale di
sviluppo e del progresso delle tecniche produttive agricole. Per tali motivi, con il tempo, la
parte di territorio nazionale destinata ai fini agricoli tende, fisiologicamente a contrarsi e
collocarsi diversamente, ritirandosi dalle aree più difficili per concentrarsi in quelle, ove è più
agevole vivere e lavorare. Nello specifico per il territorio comunale di San Pietro le attività
agricole si sono sviluppate, conseguentemente ad una attenta regimazione delle acque e
delle sistemazioni agrarie, lungo le pendici collinari e alla base delle aree vallive.
La parte di territorio comunale utilizzabile ai fini agricoli si identifica con la cosiddetta
Superficie Agricola Totale (SAT) che secondo l’ISTAT è “l’area complessiva dei terreni
dell’azienda destinata a colture erbacee e/o legnose agrarie, inclusi i boschi, la superficie
agraria non utilizzata, nonché l’area occupata da parchi e giardini ornamentali, fabbricati,
stagni, canali, eccetera, situati entro il perimetro dei terreni che costituiscono l’azienda”.
È evidente che si tratta di uno spazio che, solo potenzialmente, può essere considerato
agricolo a tutti gli effetti, in quanto, al suo interno, possono coesistere situazioni anche molto
diverse, in funzione delle caratteristiche delle imprese agricole che lo gestiscono. In ragione
di ciò, sempre a fini statistici, si è ritenuto utile individuare un’altra grandezza, la superficie
agraria utilizzata (SAU) che in questo caso l’ISTAT identifica come “l’insieme dei terreni
investiti a seminativi, orti familiari, prati permanenti e pascoli, coltivazioni legnose agrarie e
castagneti da frutto” e che rende conto della misura in cui le aziende agricole utilizzano le
superfici di cui singolarmente hanno disponibilità.
La distribuzione a livello territoriale e aziendale della SAT e della SAU rappresenta un utile
indicatore per valutare la difficoltà ed il grado di impegno degli agricoltori rispetto all’utilizzo
della terra cui dispongono, fornendo di conseguenza il livello di coltivazione di un territorio ed
il grado di interazione delle attività agricole con l’ambiente naturale.
Dal grafico che segue si evidenzia immediatamente il dato forviante derivante dal
censimento del 2010, molto probabilmente le metodologie di calcolo durante i vari censimenti
ISTAT sono state modificate e per tale motivo una comparazione appare inadeguata. A tal
RELAZIONE AGRONOMICA
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proposito appare ancora più utile indagare cartograficamente, come verrà proposto nei
successivi capitoli, le tipologie di uso del suolo e la quantità ad esse dedicata e non per
ultimo, il valore totale.
Grafico 1 – Evoluzione della superficie agricola totale e utilizzata in ettari e delle aziende
agricole dal 1982 al 2010. Fonte: elaborazione Proteco su dati ISTAT
Tabella 1 – Aziende per classi dimensionali riferite al censimento ISTAT del 2010
0 - 0.99 1 - 1.99
n°
aziende
87
44
2 - 4.99
53
5 - 9.99
23
S.A.U.
10 19.99
8
20 29.99
30 49.99
2
50 99.99
2
0
100 - hi
0
TOTALE
219
Rispetto alla variazione di superfici si ritiene più verosimile l’andamento del numero di
aziende agricole che mantiene un trend comunque negativo ma senza particolari valori di
distacco dal censimento del 2000, le aziende occupate nel settore primario nel 2010 si
riducono a 219 unità, trend negativo ma comunque plausibile visto il periodo storico e
l’andamento economico che ha investito l’agricoltura nell’ultimo decennio.
Il dato inoltre conferma anche per San Pietro di Feletto la tradizionale caratterizzazione
dell’agricoltura italiana, quale realtà particolarmente frammentata.
RELAZIONE AGRONOMICA
29 DI 69
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3.1.2. Le risorse umane
L’arretramento delle attività legate all’agricoltura sul territorio di San Pietro determinano
direttamente effetti sulla componente umana impiegata e in particolare su di alcuni parametri
inerenti: la numerosità degli occupati, l’età dei conduttori e la possibilità di ricambio
generazionale, di rinnovamento e qualificazione delle risorse umane impiegate in agricoltura.
Il peso dell’occupazione in agricoltura rispetto al totale dell’economia tende come noto a
ridursi, a seguito dell’avanzamento dei processi economici. Ne consegue che, all’interno di
uno stesso Paese possono trovarsi regioni con incidenze anche molto diverse del tasso di
occupazione agricola sul totale, senza che ciò sia da porre in relazione con il peso agricolo
delle regioni medesime. Nell’ultimo decennio, in Italia, l’occupazione agricola, ha fatto
registrare, in continuità con gli anni precedenti, una chiara tendenza alla riduzione che,
sebbene con diversa intensità, ha coinvolto tutte le regioni italiane.
Nello specifico della Regione Veneto, da studi effettuati da Veneto Agricoltura in
collaborazione con INEA, gli occupati agricoli sono scesi ad un ritmo superiore a quello
nazionale e comunitario, soprattutto per l’espulsione dei lavoratori autonomi a fronte di una
lieve incremento della componente dipendente. Questo fenomeno, più marcato nelle
province con il maggior numero di occupati agricoli e nelle aree montane, ha ridimensionato
il peso dell’agricoltura sulle forze lavoro complessive e appare in linea con il processo di
ristrutturazione del settore agricolo dominato dall’uscita di aziende familiari e da un maggior
ricorso alla manodopera salariata. Nonostante questo trend, quasi il 90% delle imprese
agricole venete è ancora gestito dal conduttore con l’ausilio esclusivo dei familiari.
Questo fenomeno è riscontrabile, attraverso la lettura delle tabelle riportate di seguito, anche
nel comune di San Pietro di Feletto dove quasi il 40% delle giornate di lavoro necessarie per
le attività agricole sono fornite dai famigliari del conduttore.
Tabella 2 – Giornate di lavoro per categoria di manodopera. Dati ISTAT 2010
TOTALE
(giornate di
lavoro)
conduttore
23074
21479
RELAZIONE AGRONOMICA
Tutte le voci relative alla manodopera aziendale familiare
altri familiari del
altra
parenti del
coniuge che
conduttore che
manodopera
conduttore che
lavora in
lavorano in
aziendale in
lavorano in
azienda
azienda
forma
azienda
continuativa
173
147
231
1044
30 DI 69
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Tabella 3 – Tipologia di manodopera impiegata nelle aziende agricole. Dati ISTAT 2010
TOTALE
(numero di
aziende)
Tutte le voci relative alla manodopera aziendale familiare
conduttore
altri familiari del
altra
parenti del
coniuge che
conduttore che
manodopera
conduttore che
lavora in
lavorano in
aziendale in
lavorano in
azienda
azienda
forma
azienda
continuativa
198
3
2
5
11
219
L’agricoltura italiana, anche a causa del suo tradizionale assetto, fondato sulla presenza di
numerose aziende di piccole dimensioni è stata esposta a fenomeni di progressiva
marginalizzazione delle realtà meno favorite che, spesso, non hanno avuto altra prospettiva
che attendere la cessazione delle attività, per sopraggiunti limiti di età del conduttore. In
queste condizioni appare evidente come sia difficile parlare di ricambio generazionale ma
anche solo di permanenza dei giovani sul territorio. Tali fattori incideranno direttamente sulle
dinamiche anagrafiche dell’agricoltura nazionale che risulta essere una delle più vecchie di
tutta Europa. Anche i dati censuari relativi al comune oggetto di studio dimostrano quanto già
affermato, ovvero che la maggior parte delle aziende, più del 65%, sono condotte da
persone con più di 55 anni di età.
Tabella 4 – Età media dei conduttori delle aziende agricole. Dati ISTAT 2010
25-29 anni
30-34
anni
35-39
anni
40-44
anni
45-49
anni
50-54
anni
55-59
anni
60-64
anni
65-69
anni
70-74
anni
75
anni e
più
totale
2
2
6
17
22
25
26
31
21
28
39
219
L’agricoltura continua, pertanto, ad essere caratterizzata non solo dalla rilevante incidenza di
conduttori anziani ma anche da un evidente processo di invecchiamento, sostanzialmente,
senza ricambio generazionale. Altro importante elemento da considerare, per meglio
comprendere le caratteristiche delle risorse umane impiegate in agricoltura, è il grado
d’istruzione dei capoazienda. Dal censimento del 2010 si può riscontrare, proporzionalmente
alla diminuzione del numero di aziende agricole, un leggero innalzamento del livello medio
d’istruzione rispetto alla precedente rilevazione censuaria. Tale dato può essere l’effetto
della fuoriuscita dal settore di molti agricoltori anziani, conduttori di piccole aziende, ossia di
una categoria che era, tradizionalmente, caratterizzata da un grado di scolarità medio-bassa.
RELAZIONE AGRONOMICA
31 DI 69
PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO
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PROVINCIA DI TREVISO
Tabella 5 – Livello di scolarizzazione dei capi azienda. Dati ISTAT 2010
nessun
titolo
licenza
elementare
licenza
media
2
95
66
diploma diploma
diploma
di
di scuola di scuola
qualifica
media
media
(2-3
superiore superiore
anni)
agrario
diverso
diverso
agrario
da
agrario
6
5
31
laurea o
diploma
universitario
agrario
laurea o
diploma
universitario
non agrario
TOTALE
2
12
219
3.1.3. Le tipologie colturali
Dal 6° Censimento dell’Agricoltura risultano, come già citato in precedenza, 219 aziende
agricole per una SAU totale di 683 ha. La tabella riportata di seguito determina una
panoramica di quali siano le coltivazioni più presenti all’interno della superficie comunale.
Riassumendo, le superfici a seminativo ricoprono un territorio di circa 60 ha, poco più del 8%
della SAU calcolata, mentre le coltivazioni legnose, in particolare la viticoltura occupa la
maggior parte della superficie agricola con 560 ettari ad essa dedicati. La rimanente SAU è
destinata a prati, pascoli permanenti e orti famigliari.
Tabella 6 – Superficie agraria utilizzata nel comune di San Pietro di Feletto (Censimento
agricoltura 2010. Dati ISTAT)
aziende
SAU
superficie
aziende
SEMINATIVI
superficie
aziende
CEREALI PER LA PRODUZIONE DI GRANELLA
superficie
aziende
PIANTE INDUSTRIALI
superficie
aziende
ORTIVE
superficie
aziende
FORAGGERE AVVICENDATE
superficie
aziende
TERRENI A RIPOSO
superficie
aziende
COLTIVAZIONI LEGNOSE
superficie
aziende
VITE
RELAZIONE AGRONOMICA
superficie
219
683,33
40
60,78
25
31,21
3
15,26
3
0,18
1
0,2
8
13,93
215
563,95
214
560,25
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COMUNE DI SAN PIETRO DI FELETTO
PROVINCIA DI TREVISO
aziende
FRUTTIFERI
4
superficie
1.48
aziende
VIVAI
2
superficie
0.38
aziende
OLIVO
ORTI FAMILIARI
8
superficie
1.84
aziende
107
superficie
5.59
42
aziende
PRATI PERMANENTI E PASCOLI
53,01
superficie
Analisi più dettagliate per quanto riguarda le quantità di superficie destinate alle varie
tipologie colturali verranno proposte nei successivi capitoli.
3.1.4. Gli allevamenti zootecnici
Dal censimento dell’agricoltura del 2010 si calcolano 23 centri aziendali con attività
zootecnica, per un totale di 448 capi, suddivisi in varie tipologie di allevamento riportate nella
tabella seguente. Nello specifico all’interno del territorio comunale si trovano 17 aziende
dedicate all’allevamento di bovini con 126 capi totali; 5 allevamenti di equini dove più del
50% dei capi totali allevati sono rappresentati da asini e muli; altre poche realtà sono
dedicate all’allevamento suinicolo, avicolo e cunicolo. Si può affermare, visto il numero di
aziende e di capi allevati, che il territorio comunale non è particolarmente interessato dalle
attività zootecniche.
Tabella 7 – Numero di aziende e quantità di capi allevati per tipologia di allevamento.
(Censimento agricoltura 2010. Dati ISTAT)
Aziende
Capi
Bovini
17
126
Equini
5
34
Suini
3
138
Avicoli
2
130
Conigli
1
20
RELAZIONE AGRONOMICA
33 DI 69
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PROVINCIA DI TREVISO
3.2.
L’ATTUALE SISTEMA AGRICOLO
3.2.1. Analisi ed elaborazione della Carta dell’Uso del suolo
Per evidenziare i reali utilizzi del suolo nel territorio comunale, è stata realizzata una
cartografia tematica, alla scala 1:10.000, sulla base della Carta Tecnica Regionale (CTR) in
formato vettoriale (Carta di uso del suolo).
La Carta di uso del suolo attuale è il risultato dell’osservazione dello stato di fatto
sull’ortofotogrammetrico del 2008 integrata con numerosi e puntuali rilievi di campagna, allo
scopo di caratterizzare e restituire l’effettiva utilizzazione del territorio.
Successivamente, i dati sono stati elaborati mediante specifico software GIS (Geographic
Information System), con la creazione della banca dati (database) collegata ai diversi
elementi della carta (features).
La caratterizzazione dei diversi elementi spaziali (assegnazione degli attributi) e la
successiva tematizzazione deriva da un approfondimento della classificazione del sistema
europeo di mappatura dell’uso e copertura del suolo Corine Land Cover (CLC).
La Carta, inoltre, consente la determinazione d’indici di qualità ecosistemica e di biodiversità,
utilizzati per il Quadro Conoscitivo e per la VAS.
Nella seguente tabella si riportano le diverse utilizzazioni del suolo rilevate nel territorio
comunale evidenziando la superficie assoluta e relativa delle medesime.
Tabella 8 – Ripartizione colturale della superficie comunale. I codici derivano dalla legenda uso
suolo Corine 2003 e dalla “Proposta modifica lettera A e F” aggiornamento 2009 (DGR 65 del 5
maggio)
Codice – Descrizione uso del suolo
1121 - Tessuto urbano discontinuo denso con uso misto (Sup. Art. 50%-80%)
Area (ha)
Area (%)
137,10
7,0
1123 - Tessuto urbano discontinuo rado, principalmente residenziale (Sup. Art. 10%-30%)
48,01
2,5
1132 - Strutture residenziali isolate
61,66
3,2
1211 - Aree destinate ad attività industriali
11,55
0,6
1213 - Aree destinate a servizi pubblici, militari e privati
12,96
0,7
1221 - Rete stradale veloce con territori associati
56,63
2,9
141 - Aree verdi urbane
26,59
1,4
211 - Terreni arabili in aree non irrigue
34,75
1,8
21111 - Mais in aree non irrigue
74,46
3,8
21116 - Foraggere in aree non irrigue
3,17
0,2
21141 - Orticole in pieno campo in aree non irrigue
1,29
0,1
RELAZIONE AGRONOMICA
34 DI 69
PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO
COMUNE DI SAN PIETRO DI FELETTO
PROVINCIA DI TREVISO
2118 - Superfici a riposo in aree non irrigue
5,65
0,3
221 - Vigneti
725,60
37,3
222 - Frutteti
2,28
0,1
2241 - Arboricoltura da legno
3,26
0,2
259,93
13,3
232 - Superfici a prato permanente ad inerbimento spontaneo, comunemente non lavorata
0,64
0,0
241 - Colture annuali associate a colture permanenti
0,58
0,0
242 - Sistemi colturali e particellari complessi
0,66
0,0
441,23
22,7
21,83
1,1
5121 - Bacini senza manifeste utilizzazione produttive
0,06
0,0
611 - Gruppo arboreo
6,03
0,3
612 - Filare
8,27
0,4
231 - Superfici a copertura erbacea: graminacee non soggette a rotazione Totale
311 - Bosco di latifoglie
5111 - Fiumi, torrenti e fossi
613 - Fascia tampone
Totale complessivo
RELAZIONE AGRONOMICA
3,15
0,2
1947,33
100,0
35 DI 69
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PROVINCIA DI TREVISO
RELAZIONE AGRONOMICA
36 DI 69
PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO
COMUNE DI SAN PIETRO DI FELETTO
PROVINCIA DI TREVISO
Figura 12 – Carta dell’uso del suolo e relativa legenda
L’individuazione della Copertura del suolo costituisce un passo propedeutico alle successive
analisi multidisciplinari. In tale sede emergono spesso peculiarità del territorio che a prima
vista tendono a non essere considerate, in questo specifico caso si ottiene un ulteriore
conferma della spiccata vocazione vitivinicola del territorio di San Pietro di Feletto, il 37%
della superficie comunale è infatti destinata alla coltivazione di vigneti, seguono le superfici a
bosco per un 23% sul totale e le superfici a copertura erbacea non soggette a rotazione con
il 13% di copertura, queste tipologie colturali sono ancor meglio definite dalle indagini sulla
copertura del suolo agricolo e in quelle destinate alla determinazione della SAU.
Di seguito si riportano immagini e tabelle che riassumono per ognuna delle colture presenti
la superficie ad esse destinata.
Il territorio è poi caratterizzato da un’urbanizzazione relegata lungo le principali infrastrutture
viarie, lungo le quali si sviluppano le stesse frazioni comunali, si tratta perlopiù di tessuto
urbano denso a uso misto, marginale è la presenza di residenze sparse.
RELAZIONE AGRONOMICA
37 DI 69
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Figura 13 – Carta della copertura del suolo agricolo e relativa legenda
RELAZIONE AGRONOMICA
38 DI 69
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PROVINCIA DI TREVISO
3.2.2. Analisi ed elaborazione della Carta della SAU
La SAU è la superficie agricola utilizzata, ovvero quella impiegata per l’utilizzazione agricola
dei terreni e per le attività connesse che si riscontrano. Il suo valore è di fondamentale
importanza nella determinazione della potenzialità di sviluppo edificatorio del territorio
comunale secondo il metodo di calcolo definito dalla Regione Veneto. La sua determinazione
può avvenire in due modi:
•
valutando le sezioni ISTAT;
•
misurandola analiticamente sulla base di ortofoto e di rilievo in campo.
Nell’analisi dei dati rilevati con il Censimento ISTAT dell’Agricoltura del 2010, benché in
maniera conforme agli atti d’indirizzo della L.R. 11/04 e s.m., si è riscontrato uno
scostamento dalla seconda metodologia in quanto non vengono considerate tutte le attività
agricole presenti nel Comune di San Pietro di Feletto. Possono difatti essere presenti
aziende di proprietà domiciliate al di fuori del comune o fondi agricoli extra comunali
riconducibili alle aziende e quindi ad alcune superfici non corrisponde l’azienda agricola di
riferimento.
Nel secondo caso invece, si procede alla misurazione dell’effettiva superficie agricola
utilizzabile esistente attraverso il riscontro oggettivo dei dati di foto aeree, a prescindere
dall’identificazione del complesso aziendale.
Al territorio comunale (STC) sono state sottratte le superfici relative alle seguenti voci:
•
superfici artificiali appartenenti al livello c0506016_UsoSuolo
•
idrografia di superficie appartenente al livello c0506016_UsoSuolo (aree)
•
idrografia di superficie appartenente al livello IDROGRAF della CTRN aggiornata, con
TipoMod<>5.
•
edifici appartenenti allo shape FABBRIC della CTRN aggiornata, (con TipoMod<>5).
•
superfici
boscate
appartenenti
al
livello
c0506016_UsoSuolo
(o
al
livello
c0506031_CopSuoloAgricolo).
•
Viabilità secondaria appartenente al livello VIABILIT (con TipoMod <>5) non
informatizzata nei livelli b0105031_Viabilita e c0506016_UsoSuolo.
Al fine di individuare la distinzione fra SAU in zona agricola e non, è stato eseguito un
overlap fra il livello di SAU e le Z.T.O. del PRG (c1104061_Zone).
RELAZIONE AGRONOMICA
39 DI 69
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PROVINCIA DI TREVISO
Il confronto della superficie agricola utilizzata derivata dal 6° Censimento generale
dell’agricoltura del 2010 (SAU 683 ha), rispetto a quella cartografata direttamente dalle
Ortofoto del 2008 (SAU 1125 ha) evidenzia un elevata differenza in termini di superficie, pari
a 442 ha.
La sostanziale differenza è da attribuire alla diversa metodologia di calcolo e di imputazione
delle superfici che fanno SAU difatti, mentre il Censimento generale dell’agricoltura si basa
sulla semplice dichiarazione della SAU in proprietà alle varie aziende, il calcolo della stessa
a livello di PAT è eseguito cartograficamente con specifici strumenti informatici e di
georeferenziazione. Attualmente per la formazione dei PAT, il metodo di calcolo della
superficie agraria deriva dalle specifiche tecniche DGR 3811 del 9 dicembre 2009, BUR del
12 gennaio 2010, in adeguamento al parere della seconda Commissione Consiliare del 12
ottobre 2009 prot. N. 12848, legate a questioni pianificatorie e di redazione dello stesso
strumento urbanistico.
In particolare le voci che rientrano nel computo della SAU vengono riportate nella tabella
seguente.
Per tali motivi i valori attuali non si ritengono comparabili con quelli dei Censimenti nazionali
in quanto derivati da metodi di calcolo diversi.
Tabella 9 – Tipologie di uso del suolo che definiscono la Superficie Agricola Utilizzata
Codice – Descrizione uso suolo
21141 - Colture orticole in pieno campo
Area (%)
Area (ha)
1,3
0,11
21210-Seminativi in aree irrigue
103,0
9,15
22100 - Vigneti
764,8
67,9
22200 - Frutteti e frutti minori
2,1
0,18
22410 - Arboricoltura da legno
3,2
0,29
235,2
20,9
24200 - Sistemi colturali e particellari complessi
1,2
0,1
61100 - Gruppo arboreo
5,0
0,45
61200 - Filare
7,5
0,67
61300 - Fascia tampone
2,4
0,22
1125,78
100
23100 - Prati stabili
TOTALE
RELAZIONE AGRONOMICA
40 DI 69
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Figura 14 – Carta della SAU derivata dalla Carta dell’uso del suolo, con estratto della legenda
.
RELAZIONE AGRONOMICA
41 DI 69
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3.2.3. La trasformabilità della SAU
In base alle considerazioni effettuate, all’analisi dell’uso del suolo, al conseguente ricavo
della Superficie Agricola Utilizzata, il PAT determina il limite quantitativo massimo della zona
agricola trasformabile in zone con destinazione diversa da quella agricola, in conformità
all’art. 13, comma 1, lettera f) della L.R. 11/04.
Superficie Agricola Utilizzata (S.A.U.) rilevata al 2012: 1125,78 ha
Superficie Territoriale Comunale (S.T.C.): 1947,33 ha
Rapporto S.A.U. / S.T.C.= (1125,78/1947,33)*100 =57,81%
Nell’Allegato A della Dgr n°3650/2008 per definire la superficie massima di SAU
trasformabile nel decennio (durata del Piano) viene definito il coefficiente che deve essere
utilizzato per calcolare questo parametro in funzione del contesto di appartenenza cui
appartiene il comune (pianura, collina, montagna) e il valore determinato dal rapporto
SAU/STC.
Per San Pietro di Feletto comune di collina il rapporto SAU/STC è superiore al 45,4%,
pertanto il coefficiente da utilizzare è di 0,013 (1,3%).
Ne consegue che:
SAU trasformabile =1125,78 x 0,013 = 14,64 ha
Di seguito si riporta il calcolo tenuto conto della DGR 3650 del 2008 per i comuni montani e
collinari.
superficie in aumento DGR 3650 del 25/11/08 per comuni montani e collinari SAU esistente + 9,5% della
superficie boscata alla tabella allegata al provvedimento
ha
Superficie boscate San Pietro di Feletto (tabella allegata DGR)
433,11
Sup. boscata x coefficiente comuni collinari pari a 9,5%
41,15
SAU esistente + 9,5% sup boscata
1.166,93
Sau trasformabile con DGR 3650
15,17
RELAZIONE AGRONOMICA
42 DI 69
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3.2.4. Individuazione degli allevamenti zootecnici attuali
Analisi degli allevamenti eccedenti autoconsumo
La legislazione regionale, con la L.R. 11/04, ha confermato la distinzione tra gli allevamenti
in connessione funzionale con il fondo agricolo, definendoli “strutture agricolo-produttive
destinate all’allevamento”, e quelli privi di tale connessione funzionale, definiti “allevamenti
zootecnici intensivi”.
Nella Tavola n°1 del PAT del comune di San Pietro di Feletto, denominata “Carta dei vincoli
e della Pianificazione Territoriale”, sono riportati solo quelli che potenzialmente possono
essere generatori di vincolo e dunque venir definiti intensivi. In tale sede si è convenuti ad
indicare tutte le strutture zootecniche che eccedono la quota stabilita per l’autoconsumo.
Nello specifico si è fatto riferimento alla DGR 134 del 21 aprile 2008 dove si da significato ai
piccoli allevamenti di tipo familiare di cui alla lettera q) comma 1 art. 2 della DGR 2495 del 7
agosto 2006: “insediamenti aventi come scopo il consumo familiare, con consistenza
zootecnica complessiva inferiore ai 500 capi per le varie specie di piccoli animali da cortile e
meno di 2 t di peso vivo per specie (equini, bovini, suini, ovicaprini, ecc.), con un massimo di
5 t di peso vivo complessivo.
Per la determinazione di questi allevamenti è stato considerato l’elenco completo degli
allevamenti presenti nel Comune fornito dai Servizi veterinari. All’occorrenza si è fatto
riferimento anche ai dati regionali (SISP).
La tabella seguente consente di avere un quadro generale degli allevamenti individuati dal
PAT fornendo, oltre alla ragione sociale, l’indirizzo e la tipologia di animali allevati.
RELAZIONE AGRONOMICA
43 DI 69
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Tabella 10 – Elenco allevamenti eccedenti l’autoconsumo.
Indirizzo allevamento
Tipologia prevalente di
allevamento
VIA GALINERA, 5
Equini
BORSOI LINO
VIA FONTANE, 6
Bovini da riproduzione
BOTTEGA GIACOMO
VIA PO, 9
Bovini da riproduzione
GERLIN ALBINO
VIA PO, 17
Bovini da riproduzione
MARCON ANTONIO *
VIA DELLE CANEVE, 5
Ovini ed Equini
MASCHIETTO GIOVANNI
BORGO ANESE, 40
Bovini da riproduzione
MORET S.S. SOCIETA' AGRICOLA
VIA CONDEL 2
Suini
ROSOLEN PAOLA
VIA CRUCOLON, 11
Bovini da riproduzione
VIA PIANALE, 5
Suini
VIA DELLE CANEVE, 9
Bovini da riproduzione
Ragione sociale
AZIENDA AGRICOLA CA' BORGH DI
SPINAZZE' PIERO
SOC. AGR. BOTTEGA PLACIDO DI
BOTTEGA GIAMPIETRO E MARINO SS
TARDIVEL VITTORIO
*parte dell’allevamento, nello specifico quello dedicato agli equini, si trova nel comune di Susegana.
RELAZIONE AGRONOMICA
44 DI 69
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Figura 15 – Individuazione degli allevamenti eccedenti l’autoconsumo
RELAZIONE AGRONOMICA
45 DI 69
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3.2.5. Paesaggio di vino
La viticoltura per il comune di San Pietro di Feletto può essere considerata, assieme ad altri
aspetti legati all’arte e alla cultura, uno dei biglietti da visita di questo territorio collinare.
Come riportato in molti volumi, dedicati alla storia del territorio tra Conegliano e
Valdobbiadene, la tradizione vitivinicola si registra già dai primi anni del 1200, statuti
comunali trevigiani riportavano leggi precise sulla commercializzazione e produzione del
vino; la vigna e il suo prodotto sono ricordati, già in tali scritti, allo scopo di protezione e
corretta commercializzazione.
Elemento portante dell’economia locale ricopre la quasi totalità della superficie agraria utile
del comune, territorio caratterizzato da dolci colline con pendenze che solo in alcuni casi
superano il 40-50%, queste sono comunque aree limitate e rappresentano perlopiù zone di
raccordo tra appezzamenti coltivati.
L’andamento collinare è in prevalenza Nord-Sud, i vigneti sono posti, grazie a diverse
tipologie di sistemazioni agrarie, nelle sommità e sui pendii più soleggiati mentre il bosco si è
negli anni, impadronito dei versanti esposti a Nord.
Foto 1 – Vista dalla Pieve di San Pietro di Feletto
RELAZIONE AGRONOMICA
46 DI 69
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Eccellente sotto il profilo paesaggistico, il territorio dei Colli Felettani mostra anche,
attraverso l’intervallo spontaneo tra vigneto e bosco, una predisposizione naturale alla
biodiversità. L’attività viticola a San Pietro di Feletto rappresenta la prova concreta che
un’attenta e rispettosa sistemazione agroterritoriale può consentire un valore aggiunto sul
paesaggio che la ospita. La percezione gradevole del territorio concede in maniera gratuita e
spontanea una risonanza positiva sul prodotto vitivinicolo e per questo motivo, non fosse
sufficiente quello ecologico e ambientale, sarà necessaria la salvaguardia di tale porzione di
paesaggio di vino.
Foto 2 – Vigneto San Pietro di Feletto
Espressione di un’economia rigogliosa e in netta contrapposizione con quella che è la
situazione di quasi tutto il resto del comparto del settore primario, sono le numerose aziende
agricole dedicate alla produzione di vino, esse permettono un indotto occupazionale che,
nonostante la stagionalità dei lavori, può essere considerato positivamente.
All’interno del territorio comunale si trovano circa 26 aziende vitivinicole, alcune di esse con
dimensioni considerevoli e con una politica di commercializzazione del prodotto che spazia
anche sul piano internazionale.
RELAZIONE AGRONOMICA
47 DI 69
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A difesa di queste aziende e del loro prodotto si sono venuti a formare i Consorzi di Tutela
dei Vini DOC che hanno permesso riconoscimenti qualitativi eccellenti; che operano sul
territorio sono:
-
Consorzio Colli di Conegliano
-
Consorzio Prosecco di Conegliano Valdobbiadene
Il PAT interviene sulla tutela di questo paesaggio individuando sia delle invarianti di natura
paesaggistica (NTA Capo II art. 8) sia invarianti agricolo produttive (NTA Capo II art 11),
proprio quest’ultime, in conformità all’art. 43, comma 1 della LR 11/2004, nonché in
conformità agli art. 20 e 21 delle Norme di Attuazione del PTCP 2010 evidenziano all’interno
dell’area collinare le «Zone agricole di particolare pregio» , quali aree caratterizzate dalla
presenza di produzioni tipiche in ambienti di particolare rilievo paesaggistico ed ambientale.
Nello specifico si sono evidenziate le aree destinate alla viticoltura che per particolare
sistema colturale, posizione all’interno del territorio comunale e per la loro storia hanno la
necessità di essere riconosciute e preservate da una eventuale azione di trasformazione.
L’immagine che segue mostra nella totalità delle superfici destinate a vigneto quali siano da
ritenersi di particolare pregio, per una scala di maggior dettaglio si rimanda alla Tav. 2 “Carta
delle Invarianti”
RELAZIONE AGRONOMICA
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Superfici a vigneto
Superfici a vigneto ricadenti nell’invariante
agricolo produttiva
Figura 16 – Invarianti di natura agricolo produttiva, vigneti di particolare pregio. Fonte:
Elaborazione Proteco
RELAZIONE AGRONOMICA
49 DI 69
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PROVINCIA DI TREVISO
Si precisa che sarà il PI, sulla base dell’analisi delle caratteristiche tecnico-agronomiche,
della localizzazione degli ambiti delle aziende agricole, dei caratteri paesaggistici ed
ambientali, a definire il perimetro delle «Zone agricole di particolare pregio» definendo:
•
l’esatta definizione degli
ambiti inedificabili e
di quelli destinati al fabbisogno delle
aziende agricole.
•
una specifica normativa volta a promuovere le buone pratiche basate su criteri di
sostenibilità ambientale e paesaggistica.
In particolare il PI di concerto con i consorzi di tutela e con l’istituto sperimentale per la
viticoltura di Conegliano, provvederà alla stesura di un disciplinare di buone prassi volte a
tutelare e caratterizzare il paesaggio del Prosecco e dei vini di collina.
Per le «Zone agricole di particolare pregio» il PI stabilirà apposita normativa finalizzata a :
•
Contenere gli impianti con estensioni superiori ai tradizionali 5000 mq e, quando ciò non
sia possibile, spezzare gli interventi con l’inserimento di siepi, macchie o alberi isolati con
funzione ecologica e miglioramento percettivo;
•
Evitare l’abbattimento di grandi alberi di pregio;
•
Non porre in opera filari superiori a 80 metri;
•
Vietare l’uso di pali della luce dismessi (in cls.) ed incentivare l’impiego di pali in legno,
utilizzando possibilmente essenze locali
•
In linea di massima utilizzare impianti a rittochino solo per le pendenze fino al 15% e non
oltre, preferendo comunque una disposizione dei filari parallela alle curve di livello
(tagliapoggio);
•
Si potranno impiegare, per pendenze superiori, il tradizionale impianto a tagliapoggio o
una sistemazione con ciglionature con larghezza della banchina non superiore a 2-2,5
metri e comunque in relazione alle caratteristiche geologiche e pedologiche del
substrato;
•
Evitare ovunque possibile gli scotici e i grandi movimenti terra che determinano uno
scadimento qualitativo del prodotto e la perdita dei fattori di tipicità;
•
Usare preferibilmente arature superficiali e ripuntature profonde;
•
Provvedere immediatamente all’inerbimento in caso di rimodellazione proibendo i lavori
al termine della stagione vegetativa dell’erba per evitare fenomeni erosivi, in ogni caso
chiedendo la messa in pristino anche di fossi, scoline e corsi d’acqua eventualmente
interessati da depositi di dilavamento;
•
Stabilire una distanza minima dalle strade e dalle abitazioni per l’impianto del vigneto.
RELAZIONE AGRONOMICA
50 DI 69
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PROVINCIA DI TREVISO
Per le prescrizioni inerenti a tali aree si rimanda alla consultazione delle NTA Cap. II art. 11
comma 5.
3.2.6. Indagine sui prodotti di qualità
Il grande patrimonio di prodotti tipici italiani viene da tempo valorizzato con diversi marchi di
qualità, noti e condivisi a livello nazionale ma anche europeo. Lo scopo di questi marchi è
quello di promuovere prodotti di qualità legati al territorio, tutelando nel contempo sia i
produttori iscritti che rispettano il disciplinare, sia il consumatore.
Le verifiche sono eseguite da autorità di controllo e/o da organismi privati autorizzati dallo
Stato Membro secondo la norma europea EN 45011; in termini economici sono a carico dei
produttori che utilizzano la denominazione.
L'Unione europea ha realizzato un sistema di marchi per promuovere e proteggere la
denominazione dei prodotti agricoli e alimentari di qualità. Si tratta di tre marchi:
•
Denominazione di Origine Protetta Reg. (CE 2081/92)
•
Indicazione Geografica protetta (Reg. CE 2081/92)
•
Specialità Tradizionale Garantita (Reg. CE 2082/92)
Questo sistema di marchi permette, in tutti gli stati membri dell'Unione europea, di tutelare la
diversificazione dei prodotti agricoli, di proteggere la diversa denominazione dei prodotti
alimentari contro le imitazioni e i plagi e di aiutare il consumatore, informandolo sulle
caratteristiche specifiche dei prodotti. A livello nazionale esistono ulteriori tipologie di
riconoscimento dei prodotti agroalimentari quali:
•
Prodotti Agroalimentari Tradizionali (Decreto Legislativo 173/98)
•
Denominazione di Origine Controllata e Garantita
•
Denominazione di Origine Controllata
•
Indicazione Geografica Tipica
Fonti normative sono da riferirsi al Regolamento CE n. 823-1987, alla Legge 10 febbraio
1992 n. 164 e al D.P.R. n. 348-94.
Altro marchio di qualità europeo è rappresentato dal BIO, il Marchio Biologico che
contraddistingue quegli alimenti per i quali, il processo di lavorazione non prevede l'utilizzo di
pesticidi e fertilizzanti ed avviene con tecniche di coltivazione e allevamento rispettose
dell'ambiente. La fertilizzazione del terreno viene praticata mediante la rotazione delle colture
e l'utilizzo di concimi organici e minerali naturali mentre, per difendere i raccolti dai parassiti
si adoperano prodotti non nocivi all'ambiente.
RELAZIONE AGRONOMICA
51 DI 69
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I prodotti provenienti dall’agricoltura biologica sono disciplinati dal regolamento Cee 2092/91
e sono sottoposti a un rigido sistema di controlli, stabilito per legge, che ne verifica la
conformità a specifiche regole produttive. Sull'etichetta, insieme alla dicitura “Da agricoltura
biologica”, compare il nome dell’organismo di controllo, l’autorizzazione ministeriale e una
serie di lettere e cifre che sono la “carta d’identità” del prodotto e del produttore. I
consumatori che comprano i prodotti che portano il logo europeo possono essere certi che:
•
almeno il 95% degli ingredienti sono stati prodotti con metodo biologico;
•
il prodotto è conforme alle regole del piano ufficiale di ispezione;
•
il prodotto proviene direttamente dal produttore;
•
il prodotto porta il nome del produttore, l'addetto alla lavorazione o il venditore e il nome
del codice dell'organismo di ispezione.
Le procedure per le produzioni biologiche sono normate dal Regolamento (CEE) n. 2092/91
del 24 giugno 1991 (Ministero dello Sviluppo Economico).
Stando alle indicazioni fornite dal SISP della Regione Veneto e dall’Unità di Progetto Tutela
Produzioni Agroalimentari nel territorio comunale di San Pietro di Feletto sussistono le
caratteristiche disciplinari adatte alla produzione di molti vini di qualità DOCG, DOC e IGT e
di prodotti caseari DOP.
Si riporta di seguito una lista di tali prodotti con la rispettiva certificazione.
Tabella 11 – Prodotti certificati nel Comune di San Pietro di Feletto
Certificazione
Nome prodotto
DOCG
Colli di Conegliano
DOCG
DOC
Conegliano Valdobbiadene – Prosecco o Conegliano – Prosecco o
Valdobbiadene - Prosecco
Prosecco
DOC
Refrontolo Passito
IGT
Colli Trevigiani
IGT
Delle Venezie
IGT
Marca Trevigiana
IGT
Veneto
DOP
Casatella Trevigiana
DOP
Formaggio Grana Padano
DOP
Formaggio Montasio
DOP
Formaggio Taleggio
RELAZIONE AGRONOMICA
52 DI 69
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3.2.7. Indagine sull’evoluzione delle superfici boscate
Il bosco costituisce una parte importante del territorio comunale di San Pietro di Feletto,
consapevoli del fatto che la copertura boscata gioca un ruolo fondamentale nella protezione
del suolo dall'erosione superficiale è stato attivato un procedimento di confronto tra le
superfici boscate degli ultimi 50 anni per poter avere un riscontro tangibile della sua
evoluzione.
In collaborazione con l’Unità di Progetto Foreste e Parchi della Regione Veneto è stato
possibile confrontare la superficie boscata del 1954, derivata dalla aerofotointerpretazione
del Volo GAI 1954, e quella rilevata su Ortofoto del 2008. Le analisi hanno portato a definire
che nel corso degli ultimi 50 anni circa le superfici boscate sono aumentate di 98 ha, si
riportano nella tabella che segue i dati suddivisi per ATO così da poter ottenere un
immediato riscontro di quali siano le aree soggette a maggior rimboschimento.
Foto 3 – Area boscata San Pietro di Feletto
RELAZIONE AGRONOMICA
53 DI 69
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Figura 17 – Ambiti Territoriali Omogenei (ATO). Fonte: Elaborazione Proteco
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ATO
Sup. bosco Volo GAI 1954 (ha)
Sup. bosco Ortofoto 2008 (ha)
1 ATO
100,8
139
2 ATO
57,2
52,8
3 ATO
20,3
23,9
4 ATO
99,2
121,4
5 ATO
10,8
5
6 ATO
4
7,4
7 ATO
50,1
92
8 ATO
1,1
0
343,5
441,5
Totale complessivo
Come ci si poteva aspettare i dati confermano lo sviluppo delle zone boscate soprattutto
nelle ATO di tipo ambientale ovvero in quegli spazi dove, principalmente per le condizioni
geomorfologiche, è stato garantito il mantenimento e in questo specifico caso anche
l’accrescimento, delle aree boscate.
Per una maggiore chiarezza, anche sotto l’aspetto grafico, si riporta la comparazione tra il
bosco del 1954 e quello del 2008 nell’immagine che segue.
RELAZIONE AGRONOMICA
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Bosco rilevato nel 1954
Bosco rilevato nel 2008
Figura 18 – Confronto tra il bosco del 1954 e quello del 2008. Fonte: Elaborazioni Proteco
RELAZIONE AGRONOMICA
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In quest’ottica la trama delle aree boscate rappresenta una risorsa unica, sia con riferimento
al tema della connettività ecologica che sul versante paesaggistico quale componente
strutturale della forma e figura del territorio. In sostanza la quantità di aree boscate non è
diminuita ma si distribuisce diversamente. La pressione del vigneto ha di fatto costretto il
bosco lungo le superfici più impervie difficilmente sfruttabili con il risultato di una
conformazione unica con ampie superfici a vigneto separate e perimetrate dal bosco.
In coerenza poi con quanto definito dall’art.2 della L.R. 11/2004, uno degli obiettivi del PAT è
la conservazione di una qualità ambientale diffusa, così da non favorire la frammentazione
del territorio e l’isolamento degli agroecosistemi.
Alla base di questa volontà sta la così detta "teoria biogeografica delle isole" (Mc Arthur R. H.
e Wilson E.O., 1967), secondo la quale il numero di specie che un’isola (ad esempio uno
stagno o un bosco in un territorio agricolo) può ospitare, dipende dal rapporto tra estinzioni
locali, emigrazioni e immigrazioni di individui provenienti dall’esterno - più l’area naturale è
piccola e isolata e minore sarà il successo della colonizzazione.
La superficie totale di habitat naturale e la sua distribuzione sul territorio (oltre che la sua
qualità ambientale), influiscono direttamente sulla conservazione delle specie presenti
(conservazione della biodiversità).
Una più accorta pianificazione e gestione di questi ambiti, mediante l’incremento degli
elementi naturali o seminaturali interconnessi e l’arresto di processi di consumo di suolo, è
inevitabile per promuovere uno sviluppo sostenibile con la tutela della biodiversità e quindi
con la qualità del territorio.
Nella Tav. 2 del Piano di Assetto del Territorio sono riportate le invarianti di natura
ambientale (NTA, Cap. II art.9) tra queste anche quelle destinate alle “aree boscate” riportate
nell’immagine che segue.
RELAZIONE AGRONOMICA
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Superfici boscate
Superfici boscate ricadenti nell’invariante
ambientale
Figura 19 – Invarianti di natura ambientale, aree boscate. Fonte: Elaborazione Proteco
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Come rilevabile anche dall’immagine appena proposta si è ritenuto di tutelare la quasi totalità
della superficie boscata, rimangono esclusi da tale classificazione piccoli lembi ricadenti in
aree già compromesse.
Il quadro delle invarianti di natura ambientale si completa con:
•
Aree Nucleo: il PAT recepisce le aree nucleo appartenenti alla rete ecologica regionale e
localizzate all’interno del territorio comunale, costituite dai siti della Rete Natura 2000,
individuati ai sensi delle Direttive 2009/147 CEE e 92/43/CEE. In queste aree la tutela
della biodiversità è perseguita attraverso misure atte a salvaguardare il sistema nel suo
insieme. Sarà compito del PI promuove interventi finalizzati alla salvaguardia e
valorizzazione
delle biodiversità
da attuarsi
di concerto con gli Enti Pubblici ed i
soggetti interessati, anche mediante il supporto a pratiche agricole e di gestione rurale.
•
Aree di completamento del nucleo: aree di connessione naturalistica presenti nel
territorio agricolo che costituiscono gli ambiti di potenziale completamento delle aree
nucleo. In tali aree si tenderà ad accrescere la tutela dell’agroecosistema e la
conservazione
della
biodiversità.
Tali
ambiti
sono
da
considerarsi
prioritari
nell’applicazione delle misure UE relative a interventi di piantumazione finalizzati al
miglioramento ambientale.
•
Buffer zone: aree di connessione naturalistica mirate a ridurre i fattori di minaccia alle
aree nucleo ed ai corridoi ecologici
•
Stepping stone: aree ad elevata naturalità individuate dal PTCP del 2010 della Provincia
di Treviso
•
Varchi infrastrutturali: si definiscono tali, i varchi che consentono gli attraversamenti della
fauna in corrispondenza delle zone o punti di discontinuità alle vie di transizione,
rappresentate da infrastrutture viarie o strutture e/o insediamenti antropici in generale.
Le invarianti ambientali assieme a quelle di tipo agricolo produttivo sono segnalate
graficamente nella Tav.2 del PAT, di seguito si riporta un’immagine minuta di tale elaborato
grafico.
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Figura 20 – Tav. 2 del PAT “Carta delle Invarianti”. Fonte: Elaborazioni Proteco
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4.
PROPOSTE DI SVILUPPO
4.1.
SETTORE AGRICOLO: STATO ATTUALE E TENDENZE FUTURE
Nell’attuale volontà di gestione sostenibile dell’ambiente e del territorio anche il settore
agricolo del comune di San Pietro gioca un ruolo fondamentale.
Siepi, filari alberati, macchie boscate assolvono da sempre una varietà di funzioni nel
riequilibrio dell’agroecosistema (incremento biologico del sistema, regimazione delle acque,
fitodepurazione, aumento del valore paesaggistico, ecc.) e contribuiscono a definire e ad
ordinare il paesaggio agrario. Inoltre recenti ricerche hanno dimostrato l’importante ruolo
svolto dalle fasce tampone nei confronti del disinquinamento di corpi idrici.
Se nei secoli le forme del paesaggio sono sempre state determinate da esigenze di ordine
economico, si può ritenere che ogni progetto che abbia per obiettivo la riqualificazione
ambientale e paesaggistica del territorio rurale di San Pietro, debba essere capace di
proporre usi del suolo che siano comunque economicamente convenienti.
La sua trasformazione futura è pertanto legata ad assetti produttivi che abbiano un’intrinseca
logica economica e che siano inseriti in un quadro di sostenibilità ambientale.
Appare fuor di dubbio che tra i metodi di produzione agricoli, in particolar modo per la
viticoltura, la gestione integrata, presenti un impatto certamente positivo sul paesaggio
agrario. Fondamentale incentivare una difesa integrata del vigneto, coltura dominante sul
territorio di San Pietro, in quanto si attuerebbe una riduzione nell’uso dei fitofarmaci, minor
inquinamento, salvaguardia della salute dell’operatore, una riduzione del costo dell’azienda
agricola e soprattutto una tutela dell’ambiente.
Sarebbe quindi utile sviluppare forme d’incentivazione per un impiego più limitato di concimi
di sintesi e di fitofarmaci da parte di strumenti gestionali (misure del PSR, strumenti di
pianificazione, piani paesaggistici, ecc.)
Da un punto di vista normativo, diversi sono gli strumenti europei, nazionali e regionali
predisposti per la modernizzazione del settore primario.
Normativa Comunitaria
•
Regolamento (CE) n° 1975/2006: modalità di applicazione del Regolamento CE
1698/2005 per l’attuazione delle procedure di controllo e della condizionalità per le
misure di sostegno dello sviluppo rurale
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•
Regolamento CE 1974/2006 disposizioni di applicazione del regolamento CE
1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per
lo sviluppo rurale (FEARS)
•
Regolamento CE 1320/2006 recante disposizioni per la transizione del regime di
sostegno allo sviluppo rurale istituito dal Regolamento CE 1698/2005 del Consiglio
•
Regolamento CE 1698/2005 del Consiglio del 20 settembre 2005 sul sostegno allo
sviluppo rurale da parte del FEARS
•
Regolamento CE1290/2005 del Consiglio del 21 giugno 2005 relativo al
finanziamento della politica agricola comune
Normativa Nazionale
•
Piano Strategico Nazionale (PSN) per lo Sviluppo Rurale 2007-2013
•
Programma Rete Rurale Nazionale approvato dal Comitato Sviluppo Rurale della
Commissione europea il 20 giugno 2007
•
Decreto Legislativo n°228 del 18 maggio 2001: Legge di orientamento e
modernizzazione del settore agricolo
Normativa Regionale
•
Legge Regionale n° 40/2003: Norme per gli interventi in agricoltura
•
Documento Strategico Regionale per lo Sviluppo Rurale approvato con Delibera della
Giunta Regionale n° 1189 del 2 maggio 2006 a supporto della programmazione dello
sviluppo rurale 2007-2013. Il DSR rappresenta un primo documento di analisi e
valutazione della situazione regionale e dei relativi fabbisogni, propedeutico anche
alla elaborazione del quadro d’insieme nazionale (Piano Strategico Nazionale), oltre
che alla definitiva messa a punto delle strategie regionali (Programma di Sviluppo
Rurale)
Per il raggiungimento di questi obiettivi sono presenti delle azioni strategiche suddivise su 4
assi:
Asse 1 – Miglioramento della competitività dei settori agricoli e forestali
Asse 2 – Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale
Asse 3 – Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale
Asse 4 - LEADER
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Per ognuna di queste linee strategiche sono definite delle azioni che riguardano sia i singoli
imprenditori agricoli, le singole Società Agricole, e sia Consorzi delle stesse e
Amministrazioni comunali.
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4.2.
MULTIFUNZIONALITÀ DELL’AZIENDA AGRICOLA
Il termine “multifunzionalità” fa riferimento alle numerose funzioni che l’agricoltura svolge:
dalla produzione di alimenti e fibre, alla sicurezza alimentare fino alla salvaguardia della
biodiversità e dell’ambiente in genere, non trascurando il mantenimento di attività
economiche in zone con ridotto insediamento.
In misura sempre maggiore l’agricoltura multifunzionale rappresenta la risposta ad una
società che richiede equilibrio nello sviluppo territoriale, salvaguardia del territorio e non
meno la possibilità di posti d’impiego. Essa contribuisce sempre di più a legare le politiche
agricole alle dinamiche territoriali e sociali.
Il ruolo multifunzionale dell’agricoltura in Italia, ha trovato riscontro nell’emanazione del D.L.
vo n. 228 del 18 maggio 2001 offrendo una nuova configurazione giuridica e funzionale
all’impresa agricola ed ampliando quindi lo spettro delle attività che possono definirsi
agricole. L’idea è stata quella di una vera e propria terziarizzazione dell’azienda agricola, in
ben determinati contesti può supportare anche servizi socio-sanitari e iniziative culturali. Lo
sviluppo della multifunzionalità non implica l’abbandono dell’agricoltura “produttiva” ma, al
contrario, richiede la ricerca di una soluzione di compromesso efficiente tra gli obiettivi
strategicamente produttivi e quelli sociali ed ambientali.
Il concetto di multifunzionalità in agricoltura permette perciò all’agricoltore di inserirsi in
nuove tipologie di mercato e tra queste troviamo quella rivolta al campo delle agro-energie
attraverso la creazione di filiere finalizzate a soddisfare la domanda energetica.
La filiera delle agro-energie prevede una serie di fasi che permettono, a partire dalla materia
prima di origine vegetale o animale, cioè la biomassa, di soddisfare il fabbisogno energetico
di uno o più utilizzatori. Queste fasi coinvolgono tre passaggi essenziali: il reperimento della
biomassa, la sua trasformazione in un vettore energetico (biocombustibile) e il suo utilizzo
all’interno di un sistema per la conversione di energia. Le biomasse sono il punto di partenza
della filiera biomassa-energia e della progettazione di sistemi energetici per la produzione
contestuale di energia elettrica e termica (cogenerazione) a fonti rinnovabili.
A differenza dei combustibili fossili, la biomassa non è distribuita omogeneamente sul
territorio e ha una reperibilità discontinua e incostante durante l’anno. Un sistema
cogenerativo a fonti rinnovabili può nascere quindi solo dalla concomitanza della richiesta
termica e della disponibilità di biomassa.
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Mentre nei comuni di pianura la biomassa deriva per la maggior parte dalle colture erbacee
annuali nel caso di San Pietro di Feletto, comune di collina con forte vocazione vinicola
questa è fornita dagli scarti di potature dei vigneti.
In merito a quest’argomento è da segnalare uno studio fatto sulla provincia di Treviso, dal
Dipartimento di Territorio e sistemi Agro-Forestali dell’Università di Agraria di Padova sulla
raccolta e la trasformazione dei sarmenti di vite in cippato definendone la disponibilità
potenziale e la tecnica di raccolta e utilizzo.
A livello nazionale si trovano riferimenti nel D.Lgs. N. 387 del 29 dicembre 2003 e nel
Decreto ministeriale del 6 agosto 2010; mentre a livello regionale, a partire dalla legge n. 8
del 30 giugno 2006, la Regione Veneto mette in atto una serie di iniziative di sostegno alla
produzione e all’utilizzo di biomasse legnose per scopi energetici e successivamente con
delibere di giunta regionale quali la DGR n. 2204 dell’8 agosto 2008 e la DGR n. 453 del 2
marzo 2010 che autorizzava e regolamentava l’installazione di impianti fotovoltaici, eolici,
idroelettrici geotermici e naturalmente per la produzione di energia da biomasse.
In particolare negli ultimi anni, grazie ai finanziamenti previsti non solo ai coltivatori diretti ma
anche a imprenditori per l’impianto di pannelli solari su terreni agricoli, si è assistito a un
consumo sempre maggiore di quei suoli che per loro natura sarebbero vocati alla produzione
agro-alimentare a favore di impianti fotovoltaici.
L’incentivazione alla produzione energetica da fonti alternative può avere riscontri positivi in
termini economici per gli agricoltori che si dedicano a coltivazioni con fini bioenergetiche ma,
nel caso di impianti fotovoltaici, possono provocare un consumo esagerato di suolo agricolo.
Si sente perciò l’esigenza di disporre di norme che regolino gli impianti fotovoltaici a terra per
preservare l’economia agricola senza però rinunciare a una tecnologia energetica così
importante e in così rapido sviluppo.
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4.3.
PROPOSTA DEGLI AMBITI DI BUONA INTEGRITÀ E VALORI E TUTELE NATURALI
(TAV. 4)
Nella Tavola n° 4, una volta recepito il quadro dei vincoli della pianificazione vigente, stabilite
le invarianti strutturali ed individuate le fragilità, vengono affrontati i temi della trasformazione
del territorio, distinguendo le parti di tessuto edilizio che restano sostanzialmente confermate
(urbanizzazione consolidata ed edificazione diffusa) o che necessitano di una riqualificazione
locale, le parti che possono contribuire ad una riqualificazione complessiva della qualità
urbana, le parti che necessitano di una radicale riconversione, le principali linee di
espansione ed i corrispondenti limiti fisici e quantitativi. Queste scelte, oltre a verificare e
confermare previsioni del PRG vigente non ancora attuate, introducono ex novo degli
elementi in base agli scopi prefissi dal Piano.
Come si osserva dalla figura che segue, nella Tavola 4 vengono ripresi elementi progettuali
già contenuti nella Tavola n° 2, quali nella fattispecie le invarianti di natura ambientale, nella
voce di legenda «I valori e le tutele».
Le scelte di Piano devono mirare alla tutela degli ambiti di buona integrità poiché sono aree a
discreta valenza territoriale sia dal punto di vista dell’integrità del sistema produttivo agricolo,
che dal punto di vista naturalistico, ambientale e paesaggistico.
In tali aree, dove il reticolo ecologico-naturale è più fitto e dove gli insediamenti sono più
rarefatti, va ridotta al minimo l’espansione di attività extra-agricole e d’infrastrutture, mentre
vanno eventualmente individuate le attività finalizzate alla realizzazione di prodotti di qualità
e/o certificati. Vanno incentivati l’introduzione e lo sviluppo di attività ricreative e didattiche,
con l’inserimento di strutture atte al miglioramento della qualità della vita in generale e degli
aspetti paesaggistico – ambientali del territorio comunale.
Riguardo alle future trasformazioni edilizie che interesseranno tali ambiti si devono
preservare gli apparati edilizi superstiti, le tecniche costruttive tradizionali, altezze degli edifici
e i segni connotativi del paesaggio circostante al fine di preservare i coni visuali identificati.
Devono essere idoneamente definiti i siti e le caratteristiche costruttive dei nuovi interventi,
coerenti ed in armonia con quelli storici e tipici.
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Figura 21 – Tavola 4 “Carta della Trasformabilità” con estratto della legenda dei soli valori e
tutele naturali
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5.
CONCLUSIONI
La L.R. 11/2004 "Norme per il governo del territorio" ha indirizzato lo svolgimento di
un’analisi finalizzata a individuare e considerare gli ambiti, i siti e le modalità di utilizzazione
del territorio aperto, valutato non soltanto nella sua accezione agricolo-produttiva, quanto
piuttosto per le sue qualità ambientali, cercando di individuarne le “fragilità”, le “invarianti” e
le ipotesi di “trasformabilità”, facendo propri i criteri basilari della legge stessa.
Secondo le principali finalità della LR 11/2004, ovvero la promozione e realizzazione di uno
sviluppo sostenibile e durevole nel rispetto delle risorse naturali, la tutela del paesaggio
rurale e delle aree di importanza naturalistica, l’utilizzo di nuove risorse territoriali solo
quando non esistano alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto
insediativo esistente. Elementi quali acqua, aria, suolo, paesaggio, ambiti naturali, ma
soprattutto reti ecologiche, biotopi, ambiti rurali di pregio, temi da sempre connessi alle
indagini agronomiche, sono diventati elementi importanti da caratterizzare in modo esplicito
per la stesura del Piano di Assetto del Territorio.
La direttrice assunta dal piano appare perseguire i principi di sostenibilità sviluppando una
coerenza tra crescita insediativa e tematiche di natura ambientale e paesaggistica, con
particolare attenzione all’utilizzo delle risorse materiali e immateriali presenti, spostando
l’attenzione dalla crescita puramente quantitativa a quella qualitativa.
La valorizzazione del sistema ambientale si focalizza all’interno degli elementi utili alla
creazione di un tessuto connettivo che interessi tutto il territorio, considerandone un ruolo più
complessivo, tanto attraverso il recupero e la valorizzazione degli elementi esistenti, quanto
attraverso la creazione di nuovi lembi di valenza naturalistica. Tale valorizzazione potrà
rivelarsi utile anche alla mitigazione e alla compensazione di interventi di carattere strutturale
e infrastrutturale.
Alcuni temi, al fine di perseguire coerentemente i principi e gli obiettivi del piano, quanto della
sostenibilità, dovranno essere specificati all’interno della strumentazione di maggior dettaglio
(PI) e attuativa (PUA).
Appare utile riassumere le caratteristiche salienti del paesaggio di San Pietro di Feletto e
delle attitudini che questa territorio ha nei confronti delle attività del settore primario.
La viticoltura per il comune di San Pietro di Feletto può essere considerata, assieme ad altri
aspetti legati all’arte e alla cultura, uno dei biglietti da visita di questo territorio collinare.
Elemento portante dell’economia locale ricopre la quasi totalità della superficie agraria utile
del comune, territorio caratterizzato da dolci colline con pendenze che solo in alcuni casi
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superano il 40-50%, queste sono comunque aree limitate e rappresentano perlopiù zone di
raccordo tra appezzamenti coltivati.
Eccellente sotto il profilo paesaggistico, il territorio dei Colli Felettani mostra anche,
attraverso l’intervallo spontaneo tra vigneto e bosco, una predisposizione naturale alla
biodiversità. La copertura vegetale boscata dei versanti costituisce, assieme ai rari prati
permanenti di sommità, agli incolti e alla ricca vegetazione ripariale, la parte seminaturale del
territorio di San Pietro di Feletto.
San Donà di Piave, Dicembre 2012
Dott. For. Stefano Lazzarin
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Relazione Agronomica - Comune di San Pietro di Feletto