VoceVallesina
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della
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Anno 60° - N. 14 settimanale della Diocesi di Jesi
euro 1
www.vocedellavallesina.it
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
fede e medicina 6
pianello vallesina
La relazione del
dott. Giulio Argalia
per il Meic
Laboratori creativi
per i bambini
dai 4 ai 10 anni
M
U
edici e malati:
è cambiato nel
tempo il modo di star
male e di accettare la
sofferenza
n progetto del
comune di
Monteroberto per
avvicinare i più piccoli
alla lettura
13
1953
2013
Domenica 21 aprile 2013
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
personaggi
Un premio per il giornalista Giuseppe Luconi
L’Ordine dei Giornalisti delle Marche ha realizzato una collezione d’arte,
unica nel suo genere, che dal settembre del 2011 è al centro di una mostra
itinerante che sabato 20 aprile sarà a Jesi nella sede dell’Università (ex
Istituto Cuppari). Nella mattinata saranno presentati i risultati di una ricerca
su come si informano gli italiani e il Presidente dell’Ordine dei giornalisti
delle Marche consegnerà una targa al decano dei giornalisti, lo jesino
Giuseppe Luconi, che svolge la professione da sessant’anni.
Parabola discendente del clero e la Giornata per le vocazioni
Una speranza fondata sulla fede
S
i celebra come ogni anno nella IV domenica di Pasqua la
Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Tale Giornata fu voluta proprio da Paolo VI
durante il Concilio Vaticano II: ricorre infatti quest’anno proprio il
cinquantesimo anniversario dalla
sua istituzione. Nel messaggio di
quest’anno, tra gli ultimi doni di
Papa Benedetto XVI viene evidenziato come per la Chiesa la presenza di risposte generose al Signore
che chiama siano tra i più grandi
segni della speranza che si fonda
sulla fede. Montini stesso sottolineava con un’attualità che dovrebbe
allarmarci proprio metà secolo fa:
«Il problema del numero sufficiente
dei sacerdoti tocca da vicino tutti i
fedeli: non solo perché ne dipende l’avvenire religioso della società
cristiana, ma anche perché questo problema è il preciso e inesorabile indice della vitalità di fede
e di amore delle singole comunità
parrocchiali e diocesane, e testimonianza della sanità morale delle
famiglie cristiane. Ove numerose
sbocciano le vocazioni allo stato
ecclesiastico e religioso, là si vive
generosamente secondo il Vangelo».
A guardare i dati statistici dell’ul-
timo cinquantennio e dell’ultimo
ventennio insieme alle proiezioni
future, se si rimanesse dentro un’ottica di contabilità puramente umana
c’è poco di cui rallegrarsi.
Luca Diotallevi nel suo lavoro per
la Fondazione Agnelli avvertiva già
nel 2006 come l’intonazione dei
processi di ricambio del clero a livello nazionale (con un indice pari
a 169) segnala che in questi anni più
del 40% dei sacerdoti in uscita dal
servizio attivo (per pensionamento, invalidità o decesso) non viene
sostituito; situazione che diviene
particolarmente preoccupante in
tutte le regioni in cui l’indice supera
quota 200: dove più della metà dei
sacerdoti in uscita non trova qualcuno a cui passare idealmente il testimone. Ancor più che allarmante
la situazione che lascia intuire quali
enormi difficoltà saranno chiamate
ad affrontare le diocesi delle Marche (indice a 445,5 nel 2003) e del
Piemonte (indice a 313,6), dove le
uscite sono rispettivamente quadruple e triple rispetto alle entrate. All’inizio del XX secolo c’era una densità del clero superiore al 2 per 1.000:
68.848 sacerdoti diocesani servivano una popolazione che il Censimento Istat del 1901 quantificava
in circa 33 milioni. Cinquant’anni
dopo, al censimento del 1951, gli
organici del clero diocesano italiano
erano diminuiti del 30% circa – si
contavano in Italia 47.117 sacerdoti – mentre la popolazione residente era cresciuta oltre i 47 milioni: la
densità del clero era così scesa a 1
per 1.000. All’inizio del XXI secolo
i sacerdoti diocesani era poco meno
di 33.000. Poiché la popolazione
italiana era di circa 57 milioni, la
densità del clero ammontava a 0,58
sacerdoti per 1.000 abitanti. In dieci
anni la densità del clero si è ridotta
ulteriormente allo 0,48 del 2013, e
si ridurrà fino allo 0,43 del 2023.
Marche, Toscana, Lazio e Umbria
mostrano una capacità di reclutamento locale di nuovo clero diocesano inferiore alla media nazionale
e ricorrono in modo sistematico e
intenso a politiche di importazione
di clero straniero. In queste regioni
la componente di origine straniera
del clero potrebbe diventare così
importante da sollevare questioni, al
momento poco considerate, di percezione della professione sacerdotale, di sostenibilità sul lungo periodo
della strategia adottata, di composizione delle possibili divisioni intergenerazionali. La diminuzione dei
Jesi, chiesa monumentale di San Marco
continua
a pag. 12
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L’Onu ha assunto una posizione contro il commercio incontrollato delle armi dopo le tragedie in Usa, in Europa e in Africa
Un trattato internazionale che impone controlli severi agli Stati
L’esasperata avidità di guadagno di
tante industrie delle armi e l’incontrollata esigenza degli Stati di alimentare ogni tipo di esportazione per
far fronte alla bilancia dei pagamenti, hanno trovato finalmente un limite nel trattato che nelle scorse settimane l’Onu ha varato anche sotto la
spinta di tante tragedie dovute alla
libera circolazione di armi di ogni
tipo, tragedie all’interno di singole
popolazioni e tragedia fra i popoli.
Si pensi soltanto che oggi il commercio delle armi rasenta i 100 miliardi
con in testa la produzione degli Usa,
della Cina e della Russia. Ma è da riconoscere che proprio l’inversione di
rotta degli Usa che con Obama tentano di imporre un qualche controllo
all’acquisto delle armi, ha permesso
finalmente il trattato internazionale
che rende responsabili gli Stati nel-
la gestione del traffico delle armi,
sia fra nazioni che all’interno delle
singole popolazioni. L’auspicio della
Santa Sede di un testo “forte e credibile per una vita più sicura della persona” non si è certo attuato pienamente. Tuttavia l’Onu ha approvato
il nuovo indirizzo con oltre 150 voti
a favore, venti astenuti e solo tre
contrari: Siria, Corea del Nord e Iran,
cioè solo le tre nazioni che, non da
oggi, si trovano in netta opposizione
verso ogni intesa con la stragrande
maggioranza degli Stati. L’America
li definisce “Stati canaglia”. Noi, più
cristianamente, li potremmo definire
“refrattari alla fratellanza”
Il libero commercio delle armi - un
grande aiuto economico alle nazioni tecnicamente più progredite e
un soffocamento dell’economia e
della pace per le nazioni più povere
dell’Africa - ha toccato, solo per fare
due esempi, un aumento di acquisti
del 1000 per cento negli ultimi nove
anni in Congo e del 715 per cento in
Guinea negli ultimi otto anni. Insomma, il traffico incontrollato aggrava
la miseria di quelle nazioni che, politicamente instabili, più avrebbero
bisogno di pace e di acquisti di beni
a favore del miglioramento della vita
dei cittadini e non di armi che annientano i loro corpi, i loro ideali, le
loro speranze.
Il trattato, a differenza del passato,
non permette che una nazione possa
acquistare armi illimitate in nome di
una presunta difesa, ma vuole che il
commercio sia connesso al mantenimento della pace in generale nel
rapporto fra nazioni. É un principio
rivoluzionario solo nella misura un
cui le singole nazioni, preposte al
controllo dell’attuazione del trattato, siano veramente leali con se
stesse e con gli altri paesi. Controlli
e trasparenza di tipo internazionale
non mancheranno, ma è certo che
alla base è e rimane l’impegno dei
singoli Stati di rispettare i principi
varati dall’Onu. I quali entreranno in
vigore (e saranno operanti per tutti i
paesi) solo quando saranno stati recepiti da almeno 50 nazioni. Il che
non avverrà prima di un anno o due.
L’Italia, che pure è una buona produttrice di armi, si trova in buona
posizione sia con le regole interne
operanti da sempre per chi vuole
acquistare un’arma, sia nei rapporti di vendita all’estero. La battaglia
più aspra viene condotta proprio in
queste settimane dagli Usa dove,
grazie alla lodevole volontà di Obama di porre un freno alla illimitata
possibilità di acquistare armi di ogni
genere da parte dei singoli cittadini,
si vuol imporre una disciplina che
limiti in qualche modo il traffico interno per stroncare gli abusi cui ha
portato tanta libertà di commercio.
Lo stesso partito repubblicano, da
sempre fiero sostenitore della totale
libertà di acquisto di armi in nome
della costituzione che difende il diritto all’autodifesa, ha dimostrato
segni di resipiscenza e di rottura
con il passato. È che un’eventuale
vittoria di Obama, per quanto ancora di contenuto limitato, sarebbe
un incoraggiamento per tante altre
nazioni a perseguire decisamente
quanto deliberato dall’Onu.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
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della
culturaesocietà
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
del più e del meno
Un tenore jesino ambasciatore del belcanto in Europa
La prima centrale del telefono
Canzone napoletana d’autore in concerto
di Giuseppe Luconi
ad una critica più sofisticata: ma si disse
lo stesso anche di quella di Enrico Caruso. Qualcuno ha notato che la dizione era
quella di un dialetto napoletano piuttosto
‘addomesticato’. Niente di grave. Suo padre,
che è un napoletano ‘verace’, potrà dargli
qualche buona lezione. Lo ha accompagnato al pianoforte un altro giovane talento
musicale jesino: Saverio Santoni. Ha solo
ventitré anni e si è diplomato in organo al
Conservatorio di Pesaro dove ora studia
anche composizione. Ha coltivato autonomamente l’interesse per il pianoforte. Per
A volte i profeti ritornano in patria. Può ac- certo ne sentiremo ancora parlare.
cadere lo stesso, raramente purtroppo, per
alcuni giovani talenti emigrati dal nostro Il diavolo ci ha messo la coda…
paese in un altro più disposto ad accoglier- Al termine del concerto molti hanno inli e valorizzarli. Sono molti in Italia e i più dugiato in sala per parlare con i protagointraprendenti che hanno fatto questa diffi- nisti del pomeriggio musicale e felicitarsi
cile scelta. Marcello Bedoni è uno di que- con loro. A Marcello Bedoni è stato possti. Dieci, quindici anni fa se ne volò oltre sibile rivolgere in fretta solo poche brevi
frontiera e non se ne seppe più nulla. Ora domande che hanno avuto una altrettanè tornato inaspettatamente a Jesi per inau- to telegrafica risposta. Gli abbiamo dato
gurare la rassegna ‘Concerto a Palazzo’; per amichevolmente del ‘tu’; anche se è, data
riabbracciare anche i genitori e salutare i l’altezza (oltre 1, 90!), guarda tutti dall’alto
suoi amici che non l’hanno dimenticato, in basso.
che spesso hanno chiesto di lui e che per ri- Che cosa hai fatto tutto questo tempo
ascoltarlo hanno affollato in festa il 7 aprile lontano dall’Italia?
la Sala del Lampadario del Circolo Cittadi- Beh, parecchio. A cominciare da due granno.
di produzioni liriche: a Varsavia il “Faust”,
Il concerto era interamente dedicato ad un con la regia di Robert Wilson, poi “La
genere musicale per il quale Marcello Be- dannazione di Faust” di H. Berlioz, con la
doni già in passato aveva avuto occasione regia di Achim Freier…
di dimostrare una particolare vocazione: la Hai avuto sempre da fare con il diavolo,
canzone napoletana d’autore. Fiorì nell’800 allora..
- ma più lontana ancora è la sua origine - sul Ma no: ho tenuto anche master classes a
terreno fertile della tradizione parteno- Montreal, Belgrado e in Francia. Sono anpea che aveva prodotto compositori come che direttore artistico di una Accademia di
Pergolesi, Vinci e Porpora e allevato gene- canto a Francoforte.
razioni di cantanti, primo fra tutti Enrico Dunque hai un’attività diversificata nel
Caruso. Molti furono i musicisti e i poeti mondo della lirica
grazie ai quali acquistò prestigio. Fra i pri- Sì, ma non solo. Sto anche curando da remi, solo a nominarne qualcuno, Di Capua, gista un documentario sull’Islamismo
De Curtis, Costa, Denza, Gambardella; fra (!) Hai parecchie risorse. E ora dove te
i secondi, Di Giacomo, Bovio (autore del ne andrai?
testo di ‘O sole mio’), E.A. Mario e persi- Dopodomani partirò per la Serbia per teno Gabriele D’Annunzio che scrisse per F. nere là un master class.
P. Tosti, in un dialetto napoletano in parte
Buon viaggio, ma niente auguri, per
di sua ‘immaginifica’ invenzione, le parole scaramanzia dicono. Vuoi esprimere un
di ‘A vucchella’.
desiderio?
Marcello Bedoni ha presentato una carrel- Ritornare a rivedervi
lata di canzoni, alcune famosissime, come Arrivederci, allora e…giudizio!… come
‘I’te vurria vasà’, ‘Piscatore ‘e Pusilleco’, ‘Tu dicevano i nostri nonni .
ca nun chagne’, ‘Voce ‘e notte’, ‘O sole mio’,
Fotoservizio Augusta Franco Cardinali
altre meno note, raramente ascoltate. Diversi i bis generosamente concessi alla fine. Nelle foto: Gianni Gualdoni, direttore artiRicordavamo la sua voce, ora più brunita, stico della rassegna ‘Concerto a palazzo’, il
estesa, duttile; un po’ ‘baritonale’, stando M° Saverio Santoni e Marcello Bedoni.
Un lettore non mi ha nascosto le sue perplessità su quanto ho scritto nel numero
scorso e cioè sul fatto che il nostro Comune
sia stato il primo in Italia ad avere il telefono automatico. Ricorda di aver letto che
la cosa non era certa ed anche a lui sembra poco verosimile che Jesi avesse preceduto città come Roma e Milano.
Il lettore probabilmente si riferisce al libro
di Vitaliano Cinti: «Vivere nel Novecento»
(1993), dove a pag. 125 si parla di «leggenda che Jesi abbia avuto la prima centrale
automatica, c’è chi dice del mondo, c’è chi
- meno ambizioso - d’Italia», come frutto
dell’«orgoglio campanilistico».
Confermo che non si tratta di leggenda,
ma realtà. Tempo fa, per fare chiarezza,
consultai i documenti conservati in un
fascicolo dell’archivio storico del Comune: una serie di lettere che mi permisero
di ricostruire ogni aspetto della cosa. Poi
curiosai fra i giornali dell’epoca, locali e
nazionali. Mi limiterò, qui, a citare alcuni
di questi giornali.
«Domenica del Corriere» del 2-9 marzo 1913 (nella foto): «A proposito della
notizia data dal nostro N.6 riguardo alla
diffusione del telefono automatico in
Germania, in Austria ed agli Stati Uniti,
ci scrivono da Jesi. - provincia di Ancona. - che in quella città si sta piantando
la prima centrale telefonica automatica
d’Italia, abolendo così completamente
pel servizio urbano qualunque intervento delle telefoniste».
Fascicolo speciale della Siemens pubblicato nel 1963 in occasione dei «cinquant’anni
di telefonia automatica d’Italia»: «Nel 1914
a Jesi viene installata un’altra centrale au-
tomatica: l’impianto non è molto grande,
ma per la prima volta un’intera rete urbana
viene completamente automatizzata» (una
centrale era stata installata in una zona periferica di Roma).
«L’ordine-Corriere delle Marche» (quotidiano di Ancona) del 6 aprile 1914: «Jesi,
5 - Da pochi giorni funziona nella nostra
città un impianto telefonico automatico
per la rete urbana che è il primo che serve intieramente un Comune italiano. É un
servizio veramente moderno, che in, confronto del vecchio sistema della comunicazione, presenta il vantaggio della precisione, rapidità e segretezza assoluta della
conversazione».
«Corriere della Sera» del 21 marzo 1923:
«Finito il conflitto, l’automazione dei
telefoni in Italia riprende: è la volta di
Torino, dove il 7 maggio 1922 si inaugura
la prima centrale automatica di via
Confienza. A Milano la prima centrale
automatica è arrivata nel 1923, a Porta
Romana. È la sesta centrale automatica
che funziona in Italia, perché fu preceduta da Jesi (Ancona), da. Roma (Prati di
Castello), da Lido d’Albaro (Genova), da
Roma (Porta Salaria) e da Torino».
Al Moriconi, “L’estate di San Martino del ‘14”
Tra realtà e fantasia, contro ogni guerra
Ci sono tanti modi, leciti, per mantenere accesa
la fiaccola contro la guerra, contro ogni guerra:
slogan, cortei, commemorazioni, pubblicazioni,
documentari, film, rappresentazioni teatrali reali
o inventate… Ecco. Quello scelto da Stefano Cerioni per la regia di Gianfranco Frelli, presentato
in conferenza stampa nella mattinata di sabato
13 aprile, è uno spettacolo teatrale, inventato,
ma con precisi riferimenti storici.
“Benito Mussolini l’11 novembre del 1914 non è
più alla direzione dell’Avanti, giornale del Partito Socialista e sta lavorando all’uscita del suo
nuovo giornale, Il Popolo d’Italia, che sarà nelle
edicole il 15 Novembre. La I Guerra Mondiale è
già scoppiata da alcuni mesi e in Italia infuria lo
scontro tra interventisti e neutralisti.
Mussolini vuole schierarsi e far schierare il nuovo giornale tra le fazioni interventiste, a favore
dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco dell’Intesa, Francia e Regno Unito, contro gli Imperi
Centrali di Austro Ungheria e Germania. Tra gli
interventisti più accesi figura il movimento futurista di Filippo Tommaso Marinetti, che propugna
energicamente l’entrata in guerra del paese. Lo
spettacolo racconta dell’incontro tra
i due esponenti dell’interventismo
italiano, destinati ad avere percorsi politici diversi ma per molti motivi
sovrapponibili nella elaborazione e
costruzione di un’ideologia e di una
nuova cultura politica, quella fascista,
che sarà in parte debitrice dell’avanguardia futurista”. Nelle intenzioni di
Cerioni, la pìece vuol essere un modo per “indovinare” il percorso che talvolta cambia la vita di
un uomo - in questo caso, di Mussolini - e la sua
sorte, dando una direzione completamente diversa allo sviluppo della sua personalità. E vuol
essere anche l’occasione per sottolineare il ruolo delicatissimo della Stampa nell’influenzare gli
eventi e il destino dei Popoli.
“L’estate di San Martino del ‘14”, prodotto dal
Centro Studi Calamandrei in collaborazione con
il Circolo di Cultura Politica S. Pertini e il Centro
Studi Marchigiani Ugo La Malfa di Jesi, andrà in
scena sabato 20 aprile alle 21.15 presso il Teatro Moriconi con un’anteprima riservata agli
studenti delle scuole superiori di Jesi. Realizzato dal TeatrOtello di Jesi con il sostegno della
New Holland, della Clabo Group e l’assistenza
della Fondazione Pergolesi Spontini, gode del
patrocinio e della compartecipazione del Consiglio Regionale delle Marche e del Comune di
Jesi ed è stato selezionato per inaugurare il
prossimo 7 agosto, la XIV stagione teatrale di
Sirolo intitolata a Franco Enriquez.
Foto e testo di Paola Cocola
ROSORA:il 20 aprile con il libro “Il fiume” di Laura Moll
Letture e romanzi di primavera
Un romanzo appassionante,
ricco di colpi di scena, “Il
Fiume” di Laura Moll sarà
presentato a Rosora in occasione dei mesi europei
dedicati al libro e alla lettura. Il Comune di Rosora
in collaborazione con Federcasalinghe
Obiettivo
Famiglia Marche propone
il talento della scrittrice falconarese. Nel libro intrighi
e problemi si incrociano
continuamente,
coinvolgendo pagina dopo pagina
chi legge. La scrittrice, sensibile alle problematiche femminili, oltre ai valori eviden-
ziati nel romanzo, durante
l’incontro parlerà del ruolo
della donna nella famiglia
e nella società, mettendo a
confronto la situazione in
cui si è trovata nel passato
e oggi.
L’appuntamento è per sabato 20 aprile presso Palazzo Luminari alle 17.30, con
moderatore Lucio Tribellini
e rientra nella serie di incontri “Letture di Primavera”
per conoscere le opere di
scrittori marchigiani. Seguirà una degustazione di prodotti tipici locali.
Agnese Testadiferro
regione
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
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della
Fondazione Federico II:un ricercatore tedesco e le Marche nell’età degli Svevi
scusateilbisticcio
Documenti dimenticati nei polverosi archivi
(ghiribizzi lessicali)
PeterPun (con la u)
www.peterpun.it
NOVA PONTIFICALIS SALUTATIO
Buenas tardes! – Buenos dìas! – Buen almuerzo! Buenas noches! –
Buen descanso! – Buen trabajo!
DELUSIONE IN VISTA?
Mi lascia un po’ interdetto – confida malinconicamente p.
Anatalone da Concorezzo – la contrapposizione compiaciuta che
non pochi cristiani (o simpatizzanti tali) stabiliscono tra l’attuale
papa e i suoi predecessori: tutto mitezza l’uno, tutta severità
gli altri. Non occorre infatti essere profeti per indovinare
che, prima o poi, anche il soave Francesco dovrà richiamare
alcuni principi “sgradevoli” del Cristianesimo (la famosa porta
– o strada – stretta del Vangelo). Qualcuno scuoterà il capo
rattristato: Che delusione! È come gli altri…Sarebbe il caso di
consigliar loro la rilettura del capitolo sesto di Giovanni: – Questo
linguaggio è duro – Volete andarvene anche voi? (Cfr Gv VI, 60 e
67) – ¿También ustedes quieren marcharse?
illuminano la singolare personalità di questo personaggio, delle
quali perciò è opportuno tenere conto. W.
Hagemann
effettuò
ricerche non avvalendosi dei mezzi tecnologici che sarebbe
possibile avere oggi a
disposizione per agevolarle. Come un viaggiatore del ‘grand
tour’, venne più volte nelle Marche per
compiere i suoi studi. Molti lo ricordano ancora quando, instancabile, passava giornate intere negli archivi. Ammirevole era la sua umiltà speculativa.
Usava ordinare i documenti esaminati
secondo un metodo bipartito di catalogazione, distinguendo quelli di carattere storico-narrativo da quelli di natura non formale o privata che potessero
comunque testimoniare le attività soprattutto economiche della città. Non
mancò di prestare attenzione anche a
sperimentazioni del potere a struttura
fragile o duratura, al fine di provare la
vitalità e la complessità delle istituzioni
comunali. Non sarebbe tuttavia riuscito a tanto se non fosse stato animato da un profondo, autentico interesse
per lo studio e da un sincero amore per
le Marche e per l’Italia. Per questo W.
Hagemann, ha concluso il relatore, può
essere considerato il simbolo di un’amicizia che nel nome di valori culturali
comuni è stato possibile stringere fra
due paesi.
Con la conferenza è stato presentato
un ‘omaggio musicale’ alla Germania.
Marta Tacconi, già ascoltata ed applaudita in altre occasioni, all’inizio e
al termine della prolusione ha brillantemente eseguito al pianoforte alcune
‘Danze tedesche’ di Mozart e un ‘Minuetto’ dello stesso autore; a significare
come anche la musica possa avere un
potere immenso di riconciliazione e
di pace.
Il cristiano è cristiano se fa entrare Gesù nella sua vita. Gesù
non cerca i migliori. L’acqua può riempire qualsiasi bottiglia.
E la bottiglia deve essere solo vuota.
Francesco Pirani, ricercatore in Storia
medievale presso l’Università di Macerata, è stato accolto dalla Fondazione
Federico II Hohenstaufen per ricordare, il 6 aprile, la figura di un illustre
studioso di storia medievale, Wolfang
Hagemann. Innamorato dell’Italia e
soprattutto delle Marche, compì preziose ricerche archivistiche in città
diverse della nostra regione; anche
a Jesi, dove prese parte al Convegno
Federiciano in cui dimostrò inconfutabilmente come Federico II sia nato
proprio nella nostra città. W. Hagemann nacque a Lipsia nell’aprile del
1911. Studiò ad Heidelberg e a Berlino
dove conseguì un dottorato sulla Signoria degli Scaligeri. Per anni fu direttore dell’Istituto Storico Germanico
di Roma, dove morì nel 1978 dopo aver
lasciato un gran numero di libri, saggi,
articoli.
Gli studi archivistici di Hagemann
nella Marche iniziarono in tempi difficili, quando il paese, ancora sconvolto
da venti di guerra, soffriva uno stato
di abbandono. Lo studioso conosceva
benissimo l’italiano, tanto da svolgere
incarichi di interprete presso l’esercito. Un giorno ebbe occasione di visitare l’archivio di una nostra cittadina.
Si accorse che vi era accumulata una
mole enorme di documenti: disordinatamente ammassati, rischiavano di
andare per sempre perduti. Incuriosito prese ad esaminarli, a distinguerli
e a catalogarli. Lo stesso pensò di fare
in altre città dove ugualmente giacevano montagne di documenti storici dimenticati. Così iniziò un’ avventura di
ricercatore che lo avrebbe impegnato
per tutta la vita. Seguendo la rotta dei
Ernesto Olivero, Per una Chiesa scalza, Priuli & Verlucca,
Scarmagno (TO), 2012, p. 48.
Serra San Quirico: rassegna nazionale del teatro della scuola dal 13 aprile al 4 maggio
PARLA UN FAN ESTASIATO
Scarto iniziale… divistico
Sono un “tifoso” di Anna Galiena,
talmente brava che pare un’aliena.
ZOOLOGIA DILETTEVOLE
BERTUCCIA = la consorte bruttarella del fessacchiotto MACACO.
IL CICLO DELLA CARTA
Aggiunta iniziale… fabrianese
Dall’acero al macero
PROFESSIONE PROLETARIA
Equivalenze snobbate
Artigiano specializzato nella costruzione di tetti di paglia
– Questa espressione rappresenta la traduzione del cognome
(acquisito) di un personaggio pubblico (non italiano) di cui si è
parlato parecchio nei giorni scorsi.
Di chi si tratta?
***
Soluzione del gioco precedente:
linguetta – cinguetta
trillo – Grillo
lacitazione
A cura di Riccardo Ceccarelli
Essere come una bottiglia vuota
lapulce
Per la gente che parla fino, l’ultimo papa è un “ossimoro” in
carne o ossa (sullo Zingarelli, ossimoro = “accostamento di
parole dal senso apparentemente contrastante”). Sentitene
due. Papa (vertice della gerarchia ecclesiastica) e Francesco
(divenuto a forza non più che diacono/servitore, come dice
la parola greca). E poi gesuita (di un ordine non per nulla
chiamato Compagnia di Gesù, strutturato da Ignazio quasi
militarmente, guidato da un generale chiamato anche “papa
nero”) e, ancora, francescano, ordine-simbolo (almeno come
ideale originario) della povertà e libertà evangelica. Mi sa
tanto allora che il prossimo papa, per riequilibrare un po’ le
cose, dovrà essere un francescano che prenderà il nome di
Ignazio!
Delegazione
ASSONAUTICA
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suoi studi visitò innumerevoli archivi
soprattutto delle Marche e dell’Umbria, ma anche, quando necessario, di
altre regioni. Ebbe così modo di rendersi conto che gli anni dell’Impero di
Federico II erano ancora inesplorati
e che Umbria e Marche erano state il
pomo della discordia tra Papato e Impero. Concentrò quindi le sue ricerche
sugli Svevi, adottando un metodo di
studio diverso da quello seguito precedentemente da altri studiosi, cioè non
elencando cronologicamente date di
scontri e guerre campali, di scomuniche e di condanne, di assedi e di capitolazioni, ma cercando di identificare
le tracce lasciate dall’impero svevo in
un’area regionale in cui nel gioco delle parti, vale a dire nel contesto della
lotta fra impero e papato, il ruolo dei
poteri comunali non fu più secondario,
ma comprimario. Di Gubbio, Fabriano,
Jesi, Macerata, Corridonia, Sant’Elpidio a mare, Tolentino, Montegiorgio si
interessò in modo particolare, assemblando le tessere di un mosaico che
configurava un quadro storico in cui
la gestione politica e diplomatica delle
città appariva prevalente su quella imperiale. Sempre più mossa e aperta fu
la visione di Hagemann e sempre più
profondo il sondaggio delle fonti archivistiche che lo portò anche ad eccezionali ritrovamenti. Con entusiasmo il
ricercatore si dedicò alla sistemazione
dell’archivio di Montegiorgio, dove
rintracciò documenti preziosi che raccolse in faldoni e furono argomento di
una relazione presentata nel 1960 in
un convegno di studi a Loreto.
Il prof. Pirani non ha mancato di aggiungere considerazioni che meglio
Fotoservizio Augusta Franco Cardinali
Nella foto. Il prof. Francesco Pirani.
Marta Tacconi, al pianoforte.
Più di quaranta gruppi e tremila persone
Bambini e ragazzi da tutta Italia, ma anche
operatori teatrali, insegnanti e presidi, a
Serra San Quirico per le 22 giornate della
31esima Rassegna Nazionale di Teatro della
Scuola. La manifestazione è il riferimento
nazionale del Teatro Educazione, e propone
fino al 4 maggio laboratori teatrali, spettacoli, officine creative, giochi ed eventi
speciali intorno al personaggio guida dell’edizione 2013: Peter Pan. Oltre 40 gli spettacoli proposti da 41 gruppi scolastici e non,
circa 3000 le persone che prendono parte
alla rassegna organizzata ogni anno dall’Associazione di Teatro Giovani.
Giovedì 25 aprile alle 16,30 Giornata spe-
Autoscuole
Corinaldesi s.r.l.
ciale: RESISTENZA in collaborazione con
ANPI, nel corso della quale verrà presentato il video “Le radici nel futuro: la Rassegna ricorda Shlomo Venezia, Elia Lucarini, Maria Cervi”, in memoria di incontri
speciali con tre persone che hanno saputo
parlare ai ragazzi di oggi di dolore e di speranza, di guerra e di libertà. A seguire, la
presentazione del cortometraggio “Animo
Resistente” (presentato alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia) e
l’incontro con il regista Simone Massi. Animatore indipendente, originario di Pergola,
Massi ha ideato e realizzato una decina di
film di animazione che sono stati mostrati
Point
AUTOMOBIL
CLUB d’ITALIA
in 54 Paesi dei cinque continenti ed hanno
raccolto oltre 200 premi.
Venerdì 26 aprile alle 9 Giornata speciale: RESISTENZA: Alberto Mieli incontra i
ragazzi ospiti della Rassegna e la cittadinanza. Romano, Alberto Mieli giunse ad
Auschwitz-Birkenau il 10 aprile 1944. Era
partito dall’Italia il 5 aprile. Degli oltre 900
ebrei italiani deportati con lui, 800 vennero
uccisi nelle camere a gas e soli 51 tornarono a casa. Tutti gli spettacoli sono aperti al
pubblico ed ad ingresso gratuito.
Info: Associazione Teatro Giovani, Serra San
Quirico (AN), tel. 0731. 86634 [email protected], www.teatrogiovani.eu.
Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi
di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per
Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica
Jesi, Via Mura Occidentali, 31 - tel. 0731 209147 c.a. - fax. 0731 212487 - Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - fax 0731 201914 Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - sede Consorzio Autoscuole Corinaldesi
Jesi, Via Marx, Zipa - operazioni collaudi Senigallia, via R. Sanzio, 71 - tel. 07160062 Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi - Adriatica - Falconarese) - Ostra - Marina di Montemarciano - Marzocca di Senigallia
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della
attualità
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
La primavera del cambiamento
non sia un sogno
Quadrilatero: cantieri fermi
per mancanza di finanziamenti
Che cosa è la Quadrilatero? É una società costituita dalla
Regione Marche e dai comuni interessati alla realizzazione
dell’arteria statale, che gestisce con l’Anas e imprese private la
costruzione della strada che collegherà Ancona con Perugia.
I lavori sono iniziati da diversi anni e dovrebbero terminare
il 2015 con un tragitto che attraverserà le valli della regione
Marche, dell’Umbria e della Toscana. Un lavoro colossale. È
fondamentale per l’economia regionale e collegherebbe l’Adriatico con il Mediterraneo: attualmente sono difficili i collegamenti con l’Umbria e con la Toscana. L’Interporto di Jesi
è stato costruito per diventare luogo di sosta e di scambio che
collega il porto di Ancona, per proseguire verso Perugia, con
la Statale 76 della Valle d’Esino e la Statale 318 di Valfabbrica.
Sarebbe uno sbocco dal mare per i paesi dell’Est Europeo e
dai paesi asiatici che hanno la necessità di esportare le merci aprendosi verso i mercati africani e occidentali. Unirebbe
tre regioni: Marche, Toscana e Umbria che hanno interesse
ad avere sbocchi commerciali sia in entrata sia in uscita e collocherebbe le loro economie verso nuove destinazioni. Oggi i
lavori della super strada, dopo un primo lotto, si sono fermati. I lavoratori delle imprese sub-appaltatrici, da prima delle
feste di Pasqua, sono in cassa integrazione. La regione Marche si appella al Governo per non far fermare i lavori derivati
dalla mancanza di finanziamenti pubblici. Circa 300 milioni
di euro sono dovuti alle imprese in sub-appalto. Si spera che
intervenga il sistema bancario con fidejussioni garantite dalla
Regione Marche, che sta aprendo un tavolo nei confronti del
Governo per avere l’autorizzazione finanziaria e non rischiare il fermo dei lavori che porterebbe a un’opera incompiuta il
maxilotto2: Ancona-Perugia.
Sarebbe un’occasione per la Vallesina e per l’industria di collegarsi con il mondo economico di paesi emergenti. Molti paesi
della vallata ne aspettano la realizzazione, li aiuterebbe a dare
impulso alle loro economie. Tale fermo è dovuto alla crisi finanziaria delle aziende che lavorano nei cantieri per ampliare
le strade e per fare gallerie. Però non riescono a sostenere i
costi dell’opera se non vengono regolarmente pagati i lavori.
La Regione Marche sollecita la necessità di salvaguardare i
diritti delle imprese sub-appaltatrici, mai pagate per l’attività
svolta, coinvolgendo anche i lavoratori che da mesi sono senza stipendio. Per questo il Sindaco di Jesi e i Sindaci della Vallesina con il presidente della Regione Marche Spacca devono
insieme ai lavoratori premere affinché tali lavori riprendano
fino alla loro conclusione.
Notizia dell’ultima ora: il presidente Spacca, preso contatto
con l’Anas e il Governo, comunica che i lavori riprenderanno ai primi di maggio. Lo speriamo tutti.
concerto a palazzo: la solista Cecconi
Il flauto di Gazzelloni a Jesi
“Flauto Rêverie” è il nuovo titolo in cartellone di “Concerto a
Palazzo”, la Rassegna di “rarità musicali in luoghi d’arte rari”
promossa dalla Fondazione “Lanari” per la direzione artistica
di Gianni Gualdoni, con la collaborazione dal Comune di Jesi e
del Circolo Cittadino. L’appuntamento è per domenica 21 aprile
alle 17.30 presso la Sala del Lampadario del Circolo Cittadino,
palazzo “storico” di linee architettoniche novecentesche. In
programma musiche di autori tra Ottocento e Novecento in un
prezioso omaggio alle sensibilità musicali di fine secolo XIX e inizio XX, tra atmosfere di sonorità incantate e alti virtuosismi di
scrittura ed esecuzione. Musica raffinata, dai tanti colori e dalle
sfumature delicate che impongono esecutori di eccezione, come
lo è la flautista Elena Cecconi, concertista di riconosciuto valore
internazionale, accompagnata al pianoforte da Giovanni Piana.
Il concerto propone un programma musicale raro, impreziosito
anche da un cameo che esalta la tradizione musicale jesina e
marchigiana: in scaletta, infatti, anche un brano di Giovanni
Paggi, concertista di grande virtuosismo e compositore dell’Ottocento, nato a Jesi e presto assurto a gloria artistica internazionale, conteso all’epoca da teatri e sale da concerto in tutto il
mondo. Forse non a caso l’artista suona un flauto Haynes d’oro
appartenuto a Severino Gazzelloni, che quindi risuonerà a Jesi
per l’occasione. Info: 0731-4684; 338-8388746.
L’inverno sta ancora imperversando, non
tanto quello meteorologico che si è troppo
prolungato, quanto quello della situazione
politica, sociale ed economica. Una situazione surreale, inverosimile, assurda: si è
sull’orlo del baratro economico e sociale e
i nostri eletti stanno litigando escludendosi reciprocamente in balletti: a designarli
come irresponsabili è far loro un complimento. Altre considerazioni sono inutili,
se non una perdita di tempo. Un inverno
sempre più cupo se non interverrà un sussulto di intelligenza, di dignità e di orgoglio
nazionale. Vista la situazione sto perdendo
però la fiducia anche in questo scatto se
non altro di pubblica decenza. Se ne fanno
tante di chiacchiere in questo inverno della
repubblica e della nazione che alla fine ci si
capisce ben poco. E la barca va, con una situazione economico-sociale (disoccupazione, aziende in chiusura, mancanza di pane
quotidiano, povertà in aumento, suicidi…)
che diventa giorno dopo giorno sempre più
drammatica. Quando diventerà esplosiva?
Meglio allontanare questo interrogativo…
C’è da sperare in una resipiscenza? In una
qualche primavera? Magari! Se l’inverno
da noi è ancora buio pesto e pesante, altrove la situazione non è migliore. Non mi
riferisco alla Grecia, al Portogallo, a Cipro
o alla Spagna, paesi dei quali qualche cosa
ci viene detto, ma ai paesi del Nord dell’A-
spigolature
di Remo Uncini
di Riccardo Ceccarelli
frica che si affacciano sul Mediterraneo nei
quali la cosiddetta “Primavera Araba” o la
“Rivoluzione dei gelsomini”sembravano far
rifiorire la democrazia e la libertà, almeno
secondo la lettura che noi “occidentali” abbiamo dato a quegli avvenimenti. Una lettura troppo ottimistica, non oggettiva: era
quello che speravamo e che non si è avverato. A dirlo è il prof. Khaled Fouad Allam,
docente all’Università di Trieste di Sociologia del mondo musulmano e Storia e istituzioni dei paesi islamici, nonché di Islamistica all’Università di Urbino: «Sul fenomeno
delle cosiddette “primavere arabe” si è
trattato nel complesso di analisi deludenti,
che si limitavano ad amplificare il contenuto dei notiziari». Sui giovani poi che hanno
“fatto” quelle rivoluzioni e sulle situazioni
che si sono venute a creare, dice che l’opinione pubblica italiana «è senza dubbio
davvero così distratta». Scriveva ancora
più di due mesi fa (Avvenire, 5 febbraio,
p. 23): «Nei mesi scorsi abbiamo assistito a
un primo cortocircuito, per cui alle Primavere arabe ha fatto seguito l’affermazione
elettorale dei fondamentalisti. Il passaggio
ulteriore potrebbe consistere nella crescita esponenziale di gruppi ultraradicali». È
quanto ciò che si è verificato con il potere
conquistato da queste formazioni. «La primavera araba in Egitto e nel Maghreb entra
sanguinosamente nel terzo anno: le popolazioni sono deluse anche dall’Islam politico
mentre l’Occidente scruta preoccupato le
ripercussioni delle rivolte» (Il Sole 24 Ore,
27 gennaio, p. 12). In Tunisia «l’esecutivo
dominato da Ennahda [il partito politico
che ha vinto le elezioni] è accusato da più
o parti di non voler stroncare l’avanzata
del terrorismo islamista» (Avvenire, 7 febbraio, p. 3). «L’ondata di integralismo che
attraversa il Nord dell’Africa sta rendendo
la vita impossibile ai cristiani che si sentono accerchiati, intimiditi se non l’obiettivo
di attacchi diretti», sia in Libia che in Egitto,
tanto che Mons. Giovanni Martinelli, vicario
apostolico in Libia dice: «Non è questo un
islam che cerca il dialogo» (Avvenire, 5 marzo p. 3). In Egitto inoltre gli scontri furibondi
tra cristiani copti e musulmani di domenica
7 aprile, mentre le forze di sicurezza, come
sempre, hanno ritardato il loro intervento,
hanno causato 8 morti e 20 feriti, tanto da
far dire al papa copto Tawandros II che «le
tensioni tra comunità religiose che scuotono
l’Egitto hanno ormai raggiunto un livello di
caos», accusando il presidente della Fratellanza musulmana, Mohammed Morsi, di essere il responsabile morale di una situazione
diventata ormai insostenibile (Il Foglio, 11
aprile). Libertà religiosa negata, anzi cristiani perseguitati, democrazia mai raggiunta, economia allo sfacelo (in Egitto), guerra
senza fine (in Siria), turbolenze politiche
con violenze (in Libia e Tunisia): primavere
penose e finora soltanto sognate. Che anche
la nostra, inflazionata di cambiamento, non
rimanga tale.
Punto e a capo
Sarà a motivo della primavera che brilla nell’aria, ma in questi giorni, ad aprire la finestra per far entrare il sole, nonostante tutto c’è da sorridere. Ma guarda un po’ dove il buon
Dio ci ha fatto nascere: in un paese bellissimo che tanto ha
da offrire: clima mite, terra fertile, abbondanza di frutti,
bellezze naturali a non finire. Una terra meravigliosa che ha
ispirato per secoli artisti, poeti, letterati, musicisti; una culla dove sono fiorite antiche civiltà che hanno lasciato testimonianze incomparabili ovunque. Nessun altro paese al mondo possiede un patrimonio simile al nostro e di pari valore.
Lo sappiamo da sempre, ce lo hanno detto e ripetuto tante
volte, ma sembra che molti non lo ricordino o non ne tengano conto. Ci lamentiamo piuttosto di una crisi che sembra
inguaribile, di una povertà dilagante, di un’economia che va
a rotoli, della disoccupazione, della disperazione che incombe, di delusioni e frustrazioni. Ci lanciamo reciproche accuse
senza riuscire a prendere decisioni; forse perché ancora non
si sa quali decisioni siano da prendere e da dove incomin-
ciare. Allora guardiamoci di nuovo intorno per considerare
quello che veramente abbiamo, che nessuno può toglierci, o
clonare, o copiare, o esportare illegalmente. Sembra che sia
l’effimero e invece è tutto il contrario. Abbiamo quello che
Dio ci ha donato generosamente: una terra meravigliosa e un
patrimonio unico di bellezza, arte, cultura. Incominciamo da
qui. Sono questi i beni inalienabili da conservare, valorizzare,
mettere stabilmente a profitto che potrebbero permetterci
di ricostruire e riconvertire la nostra decadente economia.
Se ben gestiti turismo e cultura, arte e bellezza potrebbero diventare risorse effettivamente trainanti, coinvolgenti,
per reazione a catena, attività economiche diversificate
che offrirebbero opportunità di lavoro a non finire. Ben
venga perciò un consapevole ritorno alle origini. Coraggio:
e si potrebbe magari incominciare a rinascere ripensando
le parole di S. Francesco: “Laudato si’, mi’ Signore, per
sora nostra matre terra”.
Augusta Franco Cardinali
t e r r e l e m e n t a r i
La nuvola
Ma la crisi come è fatta? Anzi, di che cosa è fatta? Questa domanda me la sento fare da un mio amico durante una passeggiata che ha colto al volo il sospirato arrivo della primavera. É
domenica e molte famiglie escono con la bicicletta del babbo,
quella della mamma e quelle dei figlioli. Tute sportive colorate,
un piacere degli occhi… I giovanotti invece si aggruppano attorno alle automobili dei più grandicelli. Guardate con la mente di
chi non ascolta televisione e legge giornali, queste immagini domenicali non restituiscono nessuna immagine della crisi. Da qui
non si capisce come può essere fatta, e non potrei rispondere
al mio amico. Eppure la crisi c’è: lo dicono le statistiche e lo
dicono i numeri ma, soprattutto lo dicono le parole che ci scambiamo e che hanno, gira gira, sempre un tema comune: la crisi,
appunto. Questo mio amico, durante la passeggiata, mi informa
che ha cambiato la macchina, di recente. Bene, gli dico, mi fa
piacere. No, mi dice lui, ne ho comperata una più piccola e a
di Silvano Sbarbati
metano: ci siamo impoveriti. Già, c’è la crisi, rifletto tra me a
me, senza dirlo a lui, e rifletto sul fatto che la primavera è arrivata come sempre – prima o poi – e il sole ha fatto aprire le
gemme degli alberi e la campagna è verde e rigogliosa. Ma la
crisi è come una nuvola che fa ombra sul paesaggio e spegne i
colori. Triste… di sicuro la crisi è fatta di tristezza, oltreché di
automobili di piccola cilindrata a metano. Chiedo a questo mio
amico: almeno sei contento di avere una automobile nuova anche se di piccola cilindrata e a metano? Lui non mi risponde, fa
spallucce. Ecco, forse la crisi è fatta di questo silenzio. Parliamo
d’altro? Politica e anti-politica, partiti e corruzione:altre nuvole
che fanno ombra al sole di primavera. La salvezza arriva quando
incrociamo due giovani signore con passeggino e infanti: a quel
punto i discorsi cambiano, la crisi lascia il posto alle poppate,
ai primi passi, alla felice scoperta della crescita di un bambino.
C’è la crisi, ma il mondo non finisce…
jesi
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
JESI, ASSOCIAZIONI FAMIGLIE CADUTI E DISPERSI IN GUERRA
Dopo la tragica campagna in Russia
Nella ricorrenza del “70° della ritirata popolo che dopo oltre cinquanta anni andi Russia”, il Comitato di Jesi delle As- cora ricerca ed onora i propri Caduti.
sociazioni Combattentistiche e d’Arma
Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra ha La seconda iniziativa è costituita dallo
promosso due iniziative che intendono spettacolo teatrale dal titolo “Li romani
concorrere alla salvaguardia della memo- in Rrussia”.
ria storica di quanti caddero o non fecero Monologo in romanesco del giovane canpiù ritorno a seguito dei tragici avveni- tante e attore Simone Cristicchi frutto
dell’adattamento del poema epico di Elia
menti dell’inverno 1942-43.
La prima iniziativa è costituita da una Marcelli (1915-1998) - poeta, regista e
mostra che verrà inaugurata mercoledì sceneggiatore che ha partecipato come
24 aprile alle 18 presso i locali del Palazzo sottotenente a quattro campagne di guerdei Convegni di Jesi nell’ambito delle ce- ra (Francia, Albania, Jugoslavia e poi Ruslebrazioni del XXV Aprile – Anniversario sia). Un monologo teatrale che è raccondella Liberazione.
to, ricordo e denuncia di quello che può
Nella mostra saranno esposti 140 quadri essere considerato uno dei momenti più
fotografici da cm 40x50 e di altri 12 da cm drammatici dell’ultimo secolo: la terribile
70x100, predisposti dalla Sezione Marche Campagna di Russia.
dell’U.N.I.R.R. (Unione Nazionale Italiana Lo spettacolo si svolgerà, probabilmenReduci di Russia), con i quali si vuol ricor- te, presso il Teatro Pergolesi in concomidare non solo il sacrificio di tanti soldati tanza con la ricorrenza del IV Novembre
italiani, vittime anche loro di una guerra – Festa delle Forze Armate e dell’Unità
insensata, ma anche la civiltà del nostro Nazionale.
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della
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Il Comitato di Jesi delle Associazioni Combattentistiche
e d’Arma Famiglie Caduti e
Dispersi in Guerra è stato costituito nell’immediato dopoguerra. É una associazione
apolitica e apartitica e non
ha fini di lucro. La finalità
del Comitato, in particolare,
è quella di favorire i rapporti con il Comune di Jesi per la
organizzazione e la partecipazione alle manifestazioni patriottiche.
“Li Romani in Russia” – Racconto di una guerra a millanta
mila miglia – è la pubblicazione di Simone Cristicchi edita
da Rizzoli Lizard (prima edizione 2010) tratta dal poema
di Elia Marcelli che tornò invalido dalla campagna di Russia. Le illustrazioni a fumetti
sono di Niccolò Storai.
21 aprile presso la biblioteca petrucciana: aggiornamento per Insegnanti di Religione
Indicazioni sulle competenze religiose nella scuola
Si svolgerà domenica 21 aprile presso la Biblioteca Petrucciana la Giornata Diocesana di
Aggiornamento per insegnanti di Religione. La
scuola attuale è impegnata sull’analisi dei processi di apprendimento e sulla elaborazione
delle competenze. Anche la disciplina “Insegnamento della Religione Cattolica” (IRC) va
promuovendo una puntuale riflessione sugli
stessi temi: impegnata soprattutto ad esplorare ed identificare l’aspetto specifico religioso e dell’apprendimento e delle competenze.
Tanto più che sono state pubblicate dalla CEI
le Indicazioni Nazionali anche per la Secondaria di 2° grado dopo quelli per l’infanzia e la
primaria già riveduti. L’incontro intende offrire un’essenziale proposta di progettazione didattica con attenzione all’analisi dei processi
educativi e dei traguardi di competenza in
ambito religioso. La giornata di aggiornamento
si proporne come spazio per la riflessione personale e l’intervento educativo del Docente di
Religione Cattolica. L’incontro inizierà alle 9
con un intervento della prof.ssa Rita Minello,
pedagogista esperta di processi formativi presso dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia su
“Competenze religiose ed Indicazioni nazionali:
condivisione dei termini e dei percorsi di valutazione”. Seguirà il confronto con la relatrice
e la partecipazione alla S. Messa in Cattedrale
alle 11.30. Nel pomeriggio ci sarà un secondo
intervento della professoressa Licia Zazzarini, docente di didattica della Religione presso
l’Università di Urbino al Corso di Alta specializ-
zazione in Scienze religiose con indirizzo pedagogico didattico su “Indicazioni nazionali per
l’IRC: caratteristiche e prospettive.” Seguirà
un confronto in cui interverrà anche la formatrice nazionale CEI per insegnanti di Religione
prof.ssa Fiorenza Pestelli.
d.c.m.
PARROCCHIA DI SAN GIUSEPPE:workshop “Risveglia la solidarietà”
Cittadinanza: c’è aria di cambiamento
Villa Borgognoni, luogo di quiete, immerso in un piccolo e silenzioso bosco di conifere, sabato 13 aprile era sorprendentemente vivace: sarà stata la musica etnica
che risuonava per la via, le tante voci che
si confondevano tra di loro, o forse semplicemente era quella bella atmosfera
di convivialità e allegria che si avvertiva guardando tutte quelle persone
dai colori differenti. Questo è uno dei
risultati del workshop “Risveglia la
solidarietà”, organizzato dalla Parrocchia di San Giuseppe (oratorio SAN
GIU), dalle Acli provinciali e dall’Associazione Immigrati Nigeriani nelle
Marche e ospitato dall’Ostello di via
Crivelli.
I lavori in preparazione del laboratorio erano iniziati lo scorso 16 marzo presso la chiesa di San Giuseppe
dove, con la tavola rotonda “immigrazione, integrazione e solidarietà”, si erano
delineati gli argomenti da affrontare durante l’incontro, primo fra tutti, quello di
sensibilizzare la comunità al tema dell’integrazione, oggi reso ancora più complesso dalla crisi economica, fino a tirar fuori
delle proposte da attuare nel nostro territorio.
Il punto di partenza consisteva in un’analisi fatta da alcuni insegnanti, dalla
Caritas, dal Centro d’ascolto e dall’oratorio della Parrocchia San Giuseppe, con il
contributo dell’Azienda servizi alla persona ambito 9, in cui venivano rilevati gli
aspetti più problematici dell’integrazione
nella nostra città come quello dell’indigenza, dovuta alla forte disoccupazione,
o dell’abitazione, visto che la maggior
parte di queste famiglie sono senza fissa
dimora.
L’incontro, intitolato “COSTRUIRE PARTECIPAZIONE –Motivazioni e percorsi
per una cittadinanza responsabile”, è
stato introdotto da Barbara Traversi,
assessore ai servizi sociali del Comune
di Jesi, e da Paolo Cognini, avvocato
specializzato in diritto dell’immigrazione. Successivamente i partecipanti
sono stati suddivisi in quattro gruppi
di lavoro, a cui hanno preso parte anche coloro che vivono sulla loro pelle le
difficoltà dell’immigrazione, che hanno analizzato gli aspetti più critici del
tema: Lavoro e Formazione, Scuola e
servizi educativi-ricreativi, Servizi so-
ciali ed interventi caritativi, Territorio:
integrazione e sicurezza. Lo scopo dei
gruppi di lavoro era quello di proporre
delle idee e dei suggerimenti che possano avere concreta attuazione ed individuare le persone o le associazioni che
potrebbero portarli avanti. Uno
degli obiettivi più importanti emersi dalle varie discussioni è stato
quello di far lavorare i cittadini sul
tema della conoscenza e della scoperta dell’altro per rendere Jesi una
città accogliente per tutti. Il workshop si è concluso con l’intervento
di Paola Lenti, consigliere comunale delegato in materia di assistenza
che ha presentato la nuova rete che
il Comune sta cercando di stabilire
con le associazioni del territorio che
operano nell’ambito dei servizi sociali ed educativi: «Vogliamo creare delle
sinergie, delle risorse che vengano messe
a servizio dei cittadini - ha detto il consigliere - è un progetto basato sulla persona, che cerca di trovare delle risposte
adeguate ai problemi che ci sono.»
Il laboratorio è solo il primo di una serie di eventi che verranno organizzati in
futuro per portare avanti quest’iniziativa poiché, come ha detto Udo Umoren
Nsima, rappresentante dell’Associazione Immigrati Nigeriani nelle Marche,
c’è aria di cambiamento.
Ilaria Stronati
Foto Andrea Bordoni
dendrolemura
a cura di Elena Mancinelli
Fa bembè
Quando eravamo piccoli,
prima d’andà a scôla
mamma ce dicea:
“fa bembè”
fino a quando eravamo giovanotti,
prima de sgappà de casa,
mamma ce dicea sempre:
“fa bembè”.
Era la raccomandaziò
che racchiudea tutto:
sii bravo, comportati bene,
sii educato, ecc…
insomma bastava che dicesse:
“fa bembè”
e noi capivamo tutto.
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psicologiaesocietà
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
Associazione Noi Operatori di Pace
Nella coscienza l’incontro
“La coscienza che cosa è? Da dove viene questa voce? Chi ci parla?”: se ne è
discusso sabato 16 febbraio in Duomo,
presso la sala della Confraternita con
l’Associazione Noi Operatori di Pace. Il
tema è stato svolto da Michele Contadini, insegnante di
religione all’Istituto Commerciale e per Geometri “Cuppari” di Jesi e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose
di Ancona.
Il relatore ha individuato diversi ambiti che interessano
la coscienza. In ambito filosofico, essa è intesa come autoconsapevolezza di sé, la coscienza è la risposta a “chi
sono io” e dalla risposta a questo interrogativo dipende la soluzione della domanda “che cosa devo fare per
auto realizzarmi”. In ambito psicologico, Freud parla di
coscienza in contrapposizione all’inconscio. Sintetizzando il suo ragionamento, da un lato abbiamo l’inconscio, dall’altra i divieti che la società impone e in mezzo
la coscienza che ci “ordina” precisi comportamenti (da
questa situazione sostanzialmente in contrapposizione, possono sorgere conflitti e stati di depressione). In
campo sociologico il termine coscienza è stato molto
utilizzato da Marx nella sua concezione della coscienza
di classe, dando particolare importanza alla dimensione
economica come sorgente dei conflitti tra gli uomini.
Spostandosi in ambito religioso, il relatore ha evidenziato come, nell’Antico Testamento, più che di coscienza si
parla di cuore (il termine coscienza è di origine greca).
La fede di Israele individua nell’uomo la presenza di
un centro intimo, di un “io” più profondo ed interiore,
che è visto come la sede di tutte le facoltà psichiche e
spirituali: questo centro è il “cuore”. Ed è al cuore che
Dio parla. Adamo si sente interpellato interiormente e
questo lo spinge all’azione. L’Apostolo Paolo, ha continuato il prof. Contadini, è il primo autore sacro a usare
il termine e il concetto di “syneidesis” (un con-sapere
tramite l’aver visto e quindi aver coscienza). In Paolo,
ha precisato il relatore, questa consapevolezza assume
un carattere più prettamente morale: è consapevolezza
delle proprie responsabilità e dei propri obblighi morali, come lui scrive nella lettera ai Romani, compito della
coscienza è “discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom. 12,2). Mentre l’Antico Testamento privilegia l’aspetto spirituale, in Paolo
abbiamo la facoltà di distinguere il bene e il male, tra
ciò che è la volontà di Dio e ciò che non lo è. Il Concilio Vaticano Secondo trattando della coscienza nella
Gaudium et Spes dà questa definizione: “…la coscienza
è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo dove egli si
trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria”. La coscienza, ha proseguito il relatore, percepisce
e propone all’uomo un orientamento di fondo, un principio basilare che la GS esprime nei termini di amare,
fare il bene e fuggire il male (coscienza fondamentale o
abituale). Ma, ha continuato il relatore nella sua lezione,
la coscienza ha anche la necessità di una formazione, di
essere formata progressivamente alla verità; e nel quadro di questo lavoro formativo ed educativo un ruolo
fondamentale, assolutamente essenziale e primario, riveste l’azione dello Spirito Santo.
La coscienza è il luogo dell’incontro e della relazione
tra me e Dio. Come ha osservato il relatore, il luogo più
intimo di me, dove ascoltare la voce di Dio, a cui io
sono chiamato a corrispondere. E da luogo dell’incontro con Dio, diventa anche un luogo morale in
quanto, se si vuole corrispondere a Dio, è richiesto
uno specifico comportamento. Quale comportamento? Il medesimo di Gesù.
Sergio Togni
La mente e l’anima
colloqui con lo psicologo
PER GUARDARE CON VERA ATTENZIONE I NOSTRI BAMBINI
Bambini… agitati?
di Federico Cardinali
(2)
La settimana scorsa c’eravamo fermati ad
osservare la pace e la serenità di un bambino piccolo che gioca. Lui non si annoia se
gli lasciamo godere il mondo che costruisce.
Castelli incantati, boschi colorati, amici
fantastici e sorridenti con cui chiacchierare.
Sereni e pieni di vita.
Com’è, allora, che tanti nostri bambini oggi
sono così agitati?
Domanda: non sarà che c’entriamo proprio
noi in questo processo di trasformazione?
Proviamo a guardarci un momento: ci accorgeremo quanto siamo diventati disattenti al
suo mondo.
Cominciamo prestissimo a mettergli intorno
aggeggi che fanno tutto loro: si muovono da
soli, suonano, parlano, corrono. E il bambino?
La sua fantasia, la sua mente così ricca e potente, capace di creare e ri-creare il mondo,
che fine fanno? Pian piano devono arrendersi,
cedere il passo agli aggeggi che gli mettiamo
in mano. La sua mente, la sua capacità creativa, la sua fantasia… inutili. Tanto, a che
servono? Siamo nell’era della tecnologia: fa
tutto lei ormai. E allora arriva quel giochino
che fischia e suona e si accende e si spegne e
si rompe. Poi un altro aggeggino, poi un altro
ancora. Tutto elettronico ormai. Tutto autonomo, tutto autosufficiente. E la sua cameretta si riempie, pian piano, di queste robe
che non solo occupano tutto lo spazio – non
sai più neanche dove camminare – ma suonano, parlano, urlano, chiamano, richiamano
e non sono mai soddisfatti. Loro, gli aggeggi.
Poi, lui non sa ancora leggere e scrivere, e
già arriva la play-station, arriva lo smartphone, arriva il computer.
Ma il problema è che la loro invasione non
si realizza soltanto nello spazio fisico di una
cameretta. La vera invasione, molto più insidiosa, pericolosa ’sta volta, dannosa dovremmo dire, è quella che operano nello spazio
mentale del bambino. Allora lo vediamo
cambiare: prende una cosa, poi la lascia, poi
ne prende un’altra, e lascia anche quella,
poi un’altra e un’altra ancora. E le cose non
bastano mai. Loro sono fatte così: ti promettono soddisfazione, piacere, felicità. Poi ti
lasciano in mezzo a una strada.
Poi va a scuola. E gli insegnanti ci dicono che
il nostro bambino non sta attento, non riesce a concentrarsi, a stare seduto, ad ascoltare la maestra, o un altro bambino che sta
parlando. Agitazione psicomotoria dicono
gli esperti. Allora l’insegnate, preoccupata,
chiama i genitori – che quasi sempre è solo la
mamma – e suggerisce di “farlo vedere” dallo
specialista. Andiamo dallo psicologo e questi,
dall’alto del suo sapere, emette la sentenza:
il bambino è malato. E dà pure un bel nome
alla sua malattia: ADHD (Attention Deficit
Hyperactivity Disorder = Disturbo da deficit
dell’attenzione e iperattività) – detto in inglese, sicuramente vale di più!
Poveretto!
Ora gli abbiamo fatto una diagnosi: una bella etichetta che non gli toglierà più nessuno.
Magari troviamo anche chi gli darà un po’ di
goccine o qualche pillolina che lo farà stare
più tranquillo.
Deficit dell’attenzione. Ma se lo facciamo
vivere in mezzo a milioni di stimoli, come fa
il suo cervello a proteggersi da questo bombardamento e a scegliere, in mezzo a tutta questa confusione, qual è quello giusto,
quello cui deve rispondere?
Non solo. Lui ormai ha imparato a vivere
immerso tra tutti questi richiami che si as-
sommano l’uno sull’altro e invadono la sua
mente. Cosa può fare per scaricare tanta
tensione? Come può il suo cervello ‘digerire’ tutto questo che gli mettiamo dentro?
Ecco allora l’agitazione psicomotoria, o
iperattività. Il muoversi continuamente, il
non riuscire a stare seduto, il passare da
una cosa a un’altra, diventano l’unica strada per scaricare tutta la tensione che il suo
cervello – molto plastico, cioè molto recettivo – deve accumulare.
Se non attivasse tutto questo movimento,
scoppierebbe. Come una molla che venisse
caricata continuamente e nello stesso tempo
compressa. Può solo rompersi. Ma siccome il
cervello non vuole rompersi né scoppiare, allora trova una via di sfogo: dice al resto del
corpo di muoversi, muoversi, muoversi… così
la compressione di questa molla trova una
via di fuga.
E noi gli diamo le goccine o la pillolina per
bloccare questa via di fuga. Vi pare sano? Di
certo avremo un bambino meno agitato. Ma
avremo davvero un bambino sano?
Che fare allora?
Ecco. La soluzione è già nella domanda.
Rimandiamo indietro il nastro… e vediamo
come abbiamo fatto a trasformare un bambino che sapeva giocare tranquillo, piacevolmente attento e concentrato su ciò che
stava facendo, in un bambino che non sa più
guardare una cosa alla volta, ascoltare chi
gli sta vicino, sorridere e giocare.
Riflettevamo la settimana scorsa su quanto noi adulti abbiamo bisogno di ri-trovare
il nostro respiro. È solo così che ritroveremo la capacità di rispettare il ritmo naturale dei nostri bambini. La loro capacità
di… respirare.
(2. continua)
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
MEIC: la relazione del dottor Giulio Argalia sulla fede e la medicina per la salvezza dell’uomo
Dalla sanità moderna alla risposta al dolore
La relazione del dott. Giulio Argalia, vicario
del Direttore dell’U.O.C. di Clinica Radiologica dell’Università Politecnica delle Marche,
su “Fede e medicina: dimensione spirituale e corporale per la salvezza integrale
dell’uomo” è stata un contributo al tempo
stesso dotto e appassionato, espressione non
solo della sua grande preparazione scientifica
ed esperienza clinica, ma anche del suo erudito ancoraggio culturale e della sua esperienza esistenziale e di fede.
Ha cominciato citando il teologo Rahner
“dolore e malattia sono un frammento
dell’incomprensibilità di Dio”, l’illusione
tecnologica dell’antropologo Le Breton
“il dolore è il non senso, una pura tortura”
e Kierkegaard “Dio può guarirmi … il male e
la morte acquistano un senso che solleva un
po’ il peso della incomprensibilità”.
L’homo patiens lungo i secoli che hanno visto
la medicina passare attraverso la religione,
l’arte e la scienza dell’era moderna è stato al
centro della sua attenzione: non la passione
o lo stupore per le potenzialità tecnologiche
che si sono aperte, ma l’uomo che di esse si
serve, sia colui che viene curato che colui che
cura. Soggetti centrali entrambi, e non oggetti, e in una visione ellittica con due poli. Così,
di fronte al cambiamento nel tempo del modo
di stare male, nel modo di vivere, accettare,
e anche di pretendere da dentro la sofferenza, di fronte a tutte le nuove complessità, le
nuove forme di espressione, la loro durata, la
loro aggredibilità, Argalia ha avuto la bravura
di mettere in discussione, di chiamare a riflettere, non solo i malati ma anche i medici,
ponendosi in entrambi i poli quei significati
ultimi che esigono strategie nuove le quali,
seppure enormemente innovative, non cancellano il bisogno e non danno piena risposta.
L’impostazione funzionalistica (così Argalia ha
chiamato il mondo di ricerca, di prestazione,
di organizzazione aziendale e finanziaria) della sanità moderna, ha attraversato ormai, nel
nostro secolo, diversi successivi valichi da lui
definiti “rivoluzioni”: quella biomolecolare,
quella della diagnostica per immagini, la trapiantologia, la rigenerazione dei tessuti e infine la rivoluzione etico-umanistica.
Nuove opportunità ma subito anche nuovi rischi, dal relatore chiamati pericoli: la burocratizzazione, la nazionalizzazione vista come
ingombro e appesantimento, il pragmatismo,
la decadenza professionale. Dietro a tutto una
questione antropologica: efficienza ed efficacia? Sì, ma verso dove? La salute non ha prez-
zo, ma la sanità ha costi, e che costi! La salute
è un diritto ? Sì, ma lungo quante direzioni e
fino a dove? La sanità è un servizio per la salute
delle popolazioni? Sì, ma è servizio alla collettività anche il tenerla sotto controllo! La tensione tra curati e curatori solleva la cosiddetta
medicina difensiva, arrecatrice di sprechi e di
speculazioni. Meglio certamente la medicina
cosiddetta narrativa, “rinforzata dalle parole
(dei medici e degli infermieri, ma anche e soprattutto dei pazienti) che punta a riconoscere,
assorbire, interpretare, onorare, metabolizzare
e infine lasciarsi guidare dalla storia …”
Una medicina dunque comunicativa, ma chi è
oggi disposto a comunicare con verità il problema del dolore nella tradizione occidentale?
A dire il vero, mi è parso che lo stesso pubblico, con gli interventi seguiti alla relazione,
abbia accantonato questa dimensione che
eppure ha impregnato le ultime diapositive
proiettate: “la vera salus” “il dono della croce” “la ricetta della buona morte”, e che lo
stesso titolo promosso dal Meic aveva posto
nel contesto dell’itinerario dell’Anno della
Fede. Colpa, forse, di una non ancora risolta
“illusione” dell’offerta universale della sanità
e dell’idolatria della sua potenza.
Vito Collamati
vitaecclesiale
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
la chiesa locale
IL DIARIO
DEL VESCOVO
GERARDO
a cura di
don Corrado Magnani
[email protected]
della
7
La parola della domenica
21 aprile 2013
quarta Domenica
di pasqua
Dal Vangelo secondo Giovanni
(10,27-30)
Giovedì 18 aprile
v
V
In quel tempo, Gesù disse:
“Le mie pecore ascoltano la
mia voce e io le conosco ed
esse mi seguono. Io do loro
la vita eterna e non andranno
perdute e nessuno le rapirà
dalla mia mano. Il Padre
mio che me le ha date è più
grande di tutti e nessuno può
rapirle dalla mano del Padre
mio. Io e il Padre siamo una
cosa sola”.
Ore 10: Incontro con i Sacerdoti più giovani di Ordinazione
Il pastore buono che “puzza de pecore”
Ore 18.15: PrimaverAC
Venerdì 19 aprile
Ore 18.15: PrimaverAC
Ore 21: Vis past a Castelplanio, incontro con le famiglie
Sabato 20 aprile
Ore 15: San Marcello, incontro con i bambini di Prima Comunione
Ore 17: Parrocchia di San Francesco, S. Messa e Cresima
Ore 21: Vis past a Castelplanio, incontro con i fidanzati
Domenica 21 aprile
Ore 9: Santa Maria N. S. Messa
Ore 11.15: Pianello Vallesina, S. Messa e Cresima
Ore 21: Incontro vocazionale
Lunedì 22 aprile
Ore 21: Seminario: Incontro spirituale con CSI
Martedì 23 aprile
Ore 21: Vis past a Castelplanio, incontro con i Catechisti
Mercoledì 24 aprile
Ore 10: Vis past a Castelplanio, visita ai malati
Ore 11: Castelplanio, S. Messa nella Festa e di San Giuseppe nella ricorrenza del Voto
Ore 18: Castelplanio, processione,
Giovedì 25 aprile
Ore 9.30: Castelbellino, Cresima e processione nella festa
del patrono
Ore 16: Convento della Romita, ordinazione diaconale di
fra Michele Massaccio
Venerdì 26 aprile
Ore 21: Pantiere, incontro con i Genitori dei Cresimandi
Sabato 27 aprile
Ore 11: Loreto, Catechesi in un Convegno
Ore 17: Parrocchia di San Francesco, S. Messa e Cresima
Domenica 28 aprile
Ore 9.30: Convento della Romita, incontro con i Genitori
Ore 11.15: Parrocchia di San Giuseppe, S. Messa e Cresima
Ore 16: Pellegrinaggio al Santuario di S. M. Goretti con genitori e Bambini di S. Maria N.
Ore 21: Incontro vocazionale
OGGI SPOSI
20 Aprile: Massimo Chiodi
e Cristina Simoncini ad Assisi.
Voce
dellaVallesina
Settimanale di ispirazione
cattolica della diocesi di Jesi
fondato nel 1953
Diciamolo: per la nostra mentalità moderna la parabola del no come assolute. Gesù usa parole dure per loro: sono degli
pastore e del gregge ci procura una certa perplessità. A cre- abusivi, “ladri”, “mercenari”, “entrano nel recinto delle pecore
are questa piccola difficoltà sono le immagini, le parole, una se non per rubare, uccidere e distruggere”. E, se questo non
certa iconografia sacra (“i santini”) che hanno fatto di Gesù bastasse, sarà sufficiente ricordare il capitolo 23 del vangelo
il “buon pastore”, con occhi azzurri, di sapore dolciastro; e di Matteo: «Non fatevi chiamare “maestro”, perché voi siete
di noi parte di un “gregge”, sia pure guidato da Lui. Eppu- tutti fratelli e uno solo è il vostro Maestro. E non chiamate
re basterebbe pensare che siamo di fronte ad una parabola: “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Pacioè ad un modo di dire tipicamente orientale, significativo e dre vostro, quello che è in cielo. E non fatevi chiamare “capo”,
ricco di risonanze bibliche (vedi Ezechiele 34), per superare perché uno solo è il vostro Capo, il Cristo». Parole da prenagevolmente la difficoltà del linguaggio e cogliere invece la dere o lasciare: è una questione di dignità e libertà nostre.
bellezza del messaggio. C’è poi l’evangelista Giovanni che ci “LE MIE PECORE…IO LE CONOSCO…E IO DO LORO
dà una mano per la comprensione del testo biblico: secon- LA VITA ETERNA: ESSE NON ANDRANNO IN ROVINA.
do lui, Gesù dice di sé: “Io sono il Pastore Buono (Bello)”; NESSUNO LE STRAPPERÁ DALLE MANI DEL PADRE…”.
espressione lontana dall’immagine romantica del “buon pa- Sono parole queste da dare una profonda pace, perché non
store”, perché Giovanni usa un aggettivo che non fa pensa- basata sulle nostre forze o principi, ma sulla fedeltà provata
re alla bontà di Gesù, ma alla sua unicità di Pastore. Gesù è del Signore, sulla sua incrollabile decisione di essere con noi,
L’UNICO (vedi anche Giovanni 20,2 / Ebrei 13,20…). Solo dalla nostra parte; di essere il pastore di noi, il cui nome “è
Gesù è UNICO PASTORE, perché prima di esserlo, è L’A- scritto sul palmo della sua mano”. E questa parola di Gesù,
GNELLO DI DIO (Giovanni 1,29). Solo chi dà la vita per gli in questo nostro tempo di “lupi rapaci travestiti da agnelli”,
altri può essere loro pastore. E l’amore di Gesù per noi non in cui viviamo un senso di spaesamento e di abbandono, è
nasce nel momento in cui siamo in pericolo, ma è preceden- piena di speranza, è un balsamo alle nostre ferite. Questo site. Il suo è amore preveniente, gratuito, incondizionato, sen- gnifica che quando ci sentiamo “spersi”, stringiamo i denti, e,
za misura. Gesù è vero pastore perché “conosce le sue pe- certi della fedeltà del Signore, camminiamo nella notte.
core”, “le chiama per nome”, ha un rapporto di comunione “Ha da passà la nottata”. Nessuno, niente ci strapperà dalle
profonda; è presente sempre (il contrario del presenzialista mani del Signore (Romani 8,35-39). Dio Padre-Madre nessuo del badante o dell’efficientista); “esperto di umanità”(Paolo no lo perde, se non chi lo lascia. Ma anche chi lo lascia non è
VI), coinvolto con la nostra storia, sta dalla nostra parte. Pa- dato mai per perso: è un ricercato, un atteso. Perché Dio non
rafrasando una frase, detta a proposito da papa Francesco sopporta le nostre distanze (Luca 15,20).
nel discorso del giorno dopo l’elezione ai cardinali, in dialetto nostrano, colorito ma molto espressivo, possiamo dire
che Gesù è vero pastore perché “puzza de pecore”!. Ma Gesù,
nei vangeli, non solo si presenta come “il Pastore Buono”: ci
Provincia Picena
invita anche a riconoscere tra il variopinto e affollato gruppo
S. Giacomo della Marca dei Frati Minori
di falsi profeti, capi, guru, ministri, padri della patria, maepresso il Convento
La Romita di Cupramontana
stri di vita di ieri come di oggi, coloro che amano veramente
le persone loro affidate. Ci sollecita – solo per amore nostro
e non per salvare la sua “poltrona”- a demitizzare (= ridare il
giusto valore) persone, categorie, istituzioni che si atteggia-
In piazza le domeniche di Pasqua
In 100 piazze dell’Abruzzo e delle Marche, per iniziativa del
“Cammino neocatecumenale”, si sta svolgendo la “Grande Missione dell’Anno della fede” che consiste in 5 incontri durante le
domeniche di Pasqua, per crescere nella fede. A Jesi i primi due
incontri si sono svolti il 7 e il 14 aprile, rispettivamente in piazza
della Repubblica e nella piazzetta Pergolesi. Ecco il programma
dei prossimi appuntamenti:
Terzo incontro: domenica 21 aprile, ore 17, in piazza della Repubblica: Annuncio del Kerigma,“La notizia della salvezza in
Cristo Gesù”.
Quarto incontro: domenica 28 aprile, ore 17, in piazza della Repubblica: Kerigma, “Annuncio del Vangelo e chiamata a conversione”.
Quinto incontro: domenica 5 maggio, ore 17, la missione si concluderà nel piazzale della parrocchia di San Francesco di Paola. Tema
proposto: “Che cosa è la Chiesa? Quale è la tua esperienza nella
Chiesa? Vorresti essere aiutato da una comunità cristiana?”.
Tutti sono invitati a partecipare.
Direttore responsabile
Beatrice Testadiferro
Comitato editoriale:
Vittorio Massaccesi, Giuseppe
Quagliani, Antonio Lombardi
Responsabile amministrativo
Antonio Quaranta
Proprietà: Diocesi di Jesi
Registrazione Tribunale di Ancona
n. 143 del 10.1.1953
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e stampato alle 7 del 14 novembre.
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Giovedì 25 aprile 2013 ore 16
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Frate minore
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della
inmemoria
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
Monsano e Jesi in lutto per la maestra dal cuore tenero e dal volto sorridente
Il ricordo di Cesarina Romagnoli
Ancora un lutto per l’Istituto comprensivo “Federico II” di Jesi che,
nella notte di giovedì 4 aprile, ha perso una grande maestra, Cesarina Romagnoli, da qualche anno tormentata
da un male incurabile che con prepotenza l’ha strappata ai suoi cari, agli
amici, alla Scuola.
Una donna forte e coraggiosa, una
madre esemplare, una maestra tenera, sempre allegra e scherzosa. Sfidava la malattia con piccole festicciole
ogni volta che tornava con buone
notizie dalle visite di controllo. L’uso
del bastone non l’aveva fatta desistere dal ritornare a scuola all’inizio di
settembre. Poi , l’acuirsi del male e …
la fine. Ma solo di un corpo straziato.
Perché i semi sparsi da Cesa in venti
anni di insegnamento fioriranno ovunque, esplodendo come piccoli soli che
continueranno a dare vita alla vita.
Nella caratteristica chiesa di San Giuseppe, una folla di amici e colleghe
hanno cercato di portare un po’ di
conforto ai familiari con parole e gesti affettuosi e bellissimi cartelloni.
Cesarina aveva scelto di svolgere la
sua professione nel plesso della Scuola dell’Infanzia di Monsano, anche
se abitava a Jesi. Le sue grandi doti
umane e didattiche emergono chiaramente dalla lettera - qui riportata
- che colleghe profondamente addolorate le hanno scritto con accorato
rimpianto e hanno poi letto durante i
funerali.
Cara Cesarina,
come facevi di solito, starai sicuramente già brontolando “Ma
guarda il tempo che queste perdono per me! Scusate, perché vi
state disturbando cosi tanto?”
Perché? Perché, nella semplicità delle piccole cose, sei stata per noi un
grande esempio. Possedevi un’arte
antica e spesso dimenticata da noi
insegnanti: quella di modificare lo
scorrere grigio delle cose con i colori
dell’attenzione, dell’ascolto, dell’amore rendendo ogni essere davvero
speciale. Erano speciali i tuoi «CAPOLAVORI”! Li chiamavi cosi i bambini
con cui lavoravi. Quanti ne sono passati nel tuo cuore! Li hai amati tutti, uno ad uno. Ricordavi di ognuno il
nome e avevi sempre qualche aneddoto simpatico da raccontare.
Ti hanno voluto tanto bene. Si sono
sentiti amati perché sei riuscita ad
elevarti all’altezza dei loro sentimenti. Con semplicità per non ferirli,
con delicatezza, senza fare rumore,
in punta di piedi per non dare troppo
nell’occhio.
Mai in primo piano, mai sotto i riflettori… Eppure, spesso i nostri meriti
erano dovuti alla tua professionalità ed esperienza. La parola “io” non
emergeva mai nei tuoi discorsi. Con
silenzio ed umiltà ti sei fatta prossimo di chi avevi accanto.
Vorremmo avere la tua stessa cura per
l’altro, la tua stessa attenzione, la
tua stessa passione per far sì che ogni
incontro sia un ricco confronto ed al
posto dell’ “io” fiorisca il “noi”.
Abbiamo condiviso un bel tratto di
strada e ci sentiamo davvero onorate di aver avuto questa possibilità. Ognuna di noi serba gelosamente
nel proprio cuore parole, frasi, gesti,
emozioni, sentimenti vissuti insieme.
Sei stata per tutte una grande testimone.
La cortesia, la lealtà, la responsabilità, il senso del dovere, il saper
sorridere nelle difficoltà, il vedere
il bello ed il buono in ogni persona
e situazione, la capacità di ridere di
sé stessi, di non prendersi troppo sul
serio, il non lasciarsi dominare dalle
avversità: sono alcuni dei tanti valori
che ci hai trasmesso con il tuo esempio.
Domani a scuola porteremo una parte
di te ai bambini: li guarderemo e abbracceremo con occhi e mani diverse
perché sentiremo in noi la tua forza,
la tua energia, la tua carica allegra e
stimolante.
Un grazie di cuore dalle tue colleghe
A cura di Paola Cocola
Ciao, Cesarina!
Noi vogliamo ricordarti mentre giochi
con i tuoi “capolavori”, così chiamavi i tuoi bambini.
Noi vogliamo ricordare la tua ironia,
la tua capacità di sorridere e farci
sorridere, nonostante tutto.
Noi vogliamo ricordare il tuo sorriso.
Grazie, Cesa!
Ricordo
4-1-1965
31-12-2012
Daniele Belardinelli
Non più il suono del tuo silenzio l’eloquenza della tua mimica
il candore della tua innocenza.
Ho chiesto per te
un posto in cielo
dove il “Sommo” allocava
più splendore
dove hanno dimora,
i puri di cuore.
A-Dio
Antonio Massacci
Anche dalle esperienze più brutte si
cerca di prendere qualcosa di positivo,
anche se questa esperienza si chiama
morte. Mi sono trovato per la prima
volta coinvolto in questo momento,
che fa parte della nostra esistenza,
con una persona cara della famiglia.
Mio fratello non era come gli altri, era
speciale, come si usa dire in queste
circostanze, era diverso. Si lui non
era come gli altri fratelli, lo si capisce
crescendo, lui era affetto dalla sindrome di down. Nonostante questo siamo
cresciuti insieme senza problemi, certo non è stato sempre facile, ma alla
fine mi ha lasciato qualcosa di straordinario che un fratello “normale” non
ti può insegnare. Saper vivere senza
invidia una qualità che ti rende felice
per quello che hai, pensate quante
persone si rovinano il fegato per avere magari solo una briciola in più degli
altri in questa società poi, creata solo
sul consumismo, si deve avere di tutto, tutto alla moda e tutto meglio degli altri. Saper vivere senza cattiveria,
altra qualità che pochi hanno, se pensate che c’è chi uccide solo per una
mancata precedenza, oppure basta
pensare a tutte quelle donne che vengono assassinate, viviamo ogni giorno
con un potenziale nemico alle spalle. Saper convivere con tutti e tutto
non c’è il bianco o il nero, il bello o
il brutto, il buono o il cattivo, ci sono
solo le persone, c’è uguaglianza. Poi
anche la dignità di accettare quello
che la vita ci ha dato, essere orgogliosi di essere noi stessi, senza fingere
o far sembrare quello che non siamo.
La forza di affrontare ogni giorno la
propria vita, e il coraggio di lasciarla. Credo che se ogni persona avesse
tutte queste doti, di sicuro vivremmo
in una società migliore. Grazie per
quello che mi hai lasciato, se sarò in
grado di trasmetterlo agli altri, come
te l’hai fatto con me, allora potrò
anch’io dire di essere stata una grande persona.
Ciao Daniele.
Tuo fratello Delio
Ricordo
Con questa e tante altre frasi di accorato rimpianto, le colleghe hanno
voluto
Diocesi di Jesi:presenza viva del “Rinnovamento nello Spirito” per l’Anno della fede
“Vi darò un cuore nuovo”
Dalla Parola di Dio, contemplata, meditata e an- internamente all’associazione, sia nel mondo ecclenunciata dai Padri del Concilio Vaticano II sono siale e civile; promuove e organizza ritiri, convegni,
germogliate nuove forme associative laicali che at- seminari di formazione, progetti, eventi ecclesiali e
testano la perenne vitalità della Chiesa. Nella Co- civili; partecipa alla missione evangelizzatrice della
stituzione conciliare “Lumen Gentium”si legge: Lo Chiesa per una presenza incisiva nei campi della culSpirito guida la Chiesa per tutta intera la verità, la tura, della carità e dell’impegno sociale, con specifica
unifica nella comunione e nel ministero, la istrui- attenzione ai giovani e alla famiglia» (art.3 dello Stasce e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, tuto).
la abbellisce dei suoi frutti” (LG 1,4). Uno dei segni Il “Rinnovamento nello Spirito” è presente nella Diodel dinamismo dello Spirito nella Chiesa e mondo cesi di Jesi dal 1986. Responsabile diocesana è Adriaè la presenza del “Rinnovamento nello Spirito San- na Borgognoni, vice-delegata Rita Cucchi. L’associato”, un’associazione di fedeli laici con sede centrale zione conta un centinaio di aderenti e si articola in
a Roma, operante in Italia e in molti Paesi per un cinque gruppi che si riuniscono ogni settimana a Jesi
profondo rinnovamento della vita cristiana. L’art. 2 o in alcune località della Vallesina. E precisamente:
dello Statuto, approvato dalla CEI il 14 marzo 2002, “Casa di Davide”- lunedì ore 21, chiesa San Massotto il pontificato di Giovanni Paolo II, ne enuncia similiano Kolbe a Jesi; “Il Cenacolo” - martedì ore
le finalità: «L’aiuto ad accogliere una rinnovata ef- 21,30, chiesa Santa Maria del Cammino a Cafusione dello Spirito Santo, la sua guida, i suoi doni stelplanio Stazione; “Magnificat” - mercoledì ore
e carismi; la riscoperta della grazia battesimale e 18 - chiesa San Francesco d’Assisi a Jesi; “Regina
dell’identità cristiana; l’esperienza, la conoscenza e Pacis” - giovedì ore 18,30 presso il Vicariato della pratica dei carismi elargiti dallo Spirito Santo in la parrocchia Regina della Pace di Jesi; “Casa di
gioiosa e piena adesione alla vita sacramentale ed Gesù” - giovedì ore 21,30 presso la parrocchia San
ecclesiale; la santità di vita attraverso l’adesione al Marco Evangelista, Castelbellino Stazione.
Vangelo e la conversione permanente; la formazione al servizio ministeriale nella Chiesa e nella so- A Jesi e in Vallesina si svolgono ogni anno “Seminari
cietà, quale frutto della vita nuova nello Spirito; la di vita nuova” cui partecipano fedeli di tutta la Diocecostituzione e la formazione di gruppi e comunità si. Il 12 aprile ha avuto inizio il Seminario di vita nuodel Rinnovamento nello Spirito Santo».
va per l’Anno della fede, un percorso che si concludeL’associazione svolge tutte le attività necessarie al rà il 19 maggio, Festa solenne di Pentecoste, in cui il
raggiungimento delle finalità: «Promuove un cammi- Rinnovamento celebra “La Giornata di effusione”. Per
no di fede tra gli aderenti riuniti in gruppi, attraverso ulteriori informazioni rivolgersi a Rita Cucchi (cell.
la preghiera comunitaria e la formazione umana, spi- 328/9558921).
rituale ed ecclesiale; promuove i ministeri di fatto sia
Maria Crisafulli
Esildo Stampati
Alda Piretti
24 ottobre 1926 - 27 settembre 2010
24 agosto 1934 - 20 febbraio 2013
“Coloro che ci hanno lasciati non
luce fissi nei nostri pieni di lacri-
sono degli assenti, sono degli invi-
me”.
sibili, tengono i loro occhi pieni di
(Sant’Agostino)
Anniversario
1995
11 aprile
Ricordo
2013
Ghislano Fioretti
Ida Lupi
ved. Cardinali
Mamma, anche se non sei più accanto a noi, continua ad essere l’Angelo
Custode della nostra vita.
Augustina e Mariella
Voce della Vallesina
Per i ricordi
delle persone care
0731.208145
Il 19 marzo, dopo un anno di sofferenza e ricovero ospedaliero, è tornato alla Casa del Padre il caro Ghislano Fioretti. Lo ricordiamo gioioso,
disponibile, scherzoso e di grande
generosità.
La moglie Antonietta, a cui ha dedicato una vita di devozione e amore, lo fa presente a tutti quelli che
lo conoscevano con tanto affetto e
preghiere, insieme con i suoi due figli
Lucia e Gianlorenzo,
il genero, la nuora e i nipoti
indiocesi
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
San Giuseppe: incontro di spiritualità per catechisti
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Teatro all’ oratorio di S Maria del Piano e S Sebastiano
“La brocca …dimenticata” Educazione, anche in strada
L’arte è un luogo dell’infinito… sì, proprio
questi due sostantivi apparentemente contrastanti racchiudono l’essenza
dell’arte stessa, intesa come ciò che permette all’artista di rendere visibile l’invisibile e permette a noi di andare oltre, oltre,
verso l’Assoluto. L’arte sacra ha nell’incarnazione di Cristo il suo cuore… Con
queste premesse un gruppo di 25 catechisti della parrocchia di S. Giuseppe di Jesi,
sabato 9 marzo si è recato presso il centro
della Pastorale Giovanile di Senigallia e
si è lasciato guidare dalle parole di padre
Rupnik, un artista gesuita slavo che per il
capoluogo miseno ha realizzato un duplice mosaico, rappresentante l’Incarnazione e la Samaritana al pozzo. S. Giovanni
narra che, terminato il dialogo con Gesù,
la donna ritorna dalla sua gente, ma… la-
scia lì la sua brocca. Sì, il Vangelo
ci racconta di una brocca dimenticata, di una brocca che ora non
serve più, di una brocca che contiene una vita passata, con fragilità e tentennamenti, di una brocca
che rappresenta la morte (gli esegeti parlano di un’urna cineraria)
che, però, Cristo non lascia cadere,
ma raccoglie e trasforma in vita
nuova. In quell’incontro così quotidiano e apparentemente casuale,
in quel movimento di gesti, in quel dialogo sempre più incalzante, scopriamo che
Gesù stesso diventa il pozzo (mirabile è
la compenetrazione evocata da Rupnik),
da cui attingere vita, ma… qui è la vera
bellezza: se noi lasciamo che Lui raccolga
la nostra vita, in questo reciproco incontrarsi, se sapremo lasciarci riempire di
quest’acqua viva, diventeremo sorgente
pure noi! Il tempo che ci siamo presi, poi,
ci ha offerto l’occasione per meditare e
per raccontarci la nostra fede, impastata
della vita di tutti i giorni, certi o… via via
più consapevoli che la prima conversione
sta nell’offrire a Cristo le nostre debolezze, le nostre incertezze, i nostri passi
indietro, la… nostra brocca dimenticata,
ma con lo sguardo fisso su di Lui.
Manuela Girini
Quello che si è svolto domenica 7
aprile è stato l’epilogo di un lavoro iniziato quattro mesi prima dalla compagnia teatrale “Dì n’ do vai”.
Era la fine di gennaio quando gli
animatori dell’oratorio Arcobaleno
di Santa Maria del Piano e S. Sebastiano hanno deciso di organizzare
una rappresentazione teatrale che coinvolgesse
ragazzi, bambini, animatori e allo stesso tempo li educasse. Il tema scelto per l’occasione è
stato il codice stradale, cercando di istruire i
giovani sui più semplici comportamenti da tenere in strada. Il risultato è stato una rappresentazione divertente e coinvolgente. I ragazzi,
dopo essersi divisi le parti da interpretare lungo le quattro scenette, si sono occupati della
scenografia e dell’organizzazione
dell’evento, sempre con l’aiuto degli animatori. Durante le prove, poi,
hanno vissuto momenti divertenti e
di gioco.
Il giorno della recita era palpabile
un’emozione particolare, anche perché alcuni calcavano le scene per
la prima volta, in un teatro pieno.
Scherzando e ridendo sono riusciti a trasmettere cosa significa stare bene insieme: intento
riuscito perché,tra i commenti positivi di fine
rappresentazione, la domanda più frequente riguardava la data del prossimo spettacolo.
Ora un po’ di meritato riposo per ragazzi e animatori che ritorneranno protagonisti a giugno,
per il centro estivo di S. Sebastiano.
Federico Maria Balestra
notiziebrevi
18 aprile: incontro della PrimaverAc
Giovedì 18 aprile alle 18,15 presso la sede diocesana dell’Azione Cattolica a Jesi in
piazza della Repubblica si terrà il primo dei tre incontri per la PrimaverAc, l’iniziativa
dell’Azione Cattolica per gli associati e per la cittadinanza. Il prof. Mario Pollo, docente di Pedagogia generale e sociale presso la Facoltà di Scienze della formazione della
Lumsa di Roma, parlerà su: “I segni nascosti. Riflessione sull’uscita dalla modernità”.
19 aprile: incontro della PrimaverAc
“Navigare nel web senza affogare” è il tema della conversazione che don Marco Sanavio, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Padova, terrà venerdì 19
aprile alle 18,15 presso la sede dell’Azione Cattolica.
20 aprile: incontro-spettacolo della PrimaverAc
Sabato 20 aprile, alle 21 presso la Sala Pirani della parrocchia di San Giuseppe, incontro-spettacolo “Educare alla fede nell’era dei new media” degli attori-formatori Marco
e Pippo della Diocesi di Padova. L’evento utilizza modalità interattive per portare alla
consapevolezza dell’uso dei nuovi media. «Vorremmo che questo momento fosse vissuto in unità – spiega la dirigenza dell’Azione Cattolica diocesana - da tutti coloro che
nelle Associazioni, nei Movimenti, nelle Parrocchie, in famiglia hanno a cuore la formazione propria e dei ragazzi».
24 aprile: la festa di San Giuseppe
La comunità parrocchiale di Castelplanio festeggia il suo patrono san Giuseppe mercoledì 24 aprile. Il programma prevede la santa Messa alle 11,15 concelebrata dal parroco
don Mariano Piccotti e dal vescovo Rocconi. Nel pomeriggio alle 18 la santa Messa con
la processione. A seguire il lancio delle mongolfiere e il messaggio in piazza. Alle 21 lo
spettacolo teatrale a cura dell’Oratorio con musiche, danze e giochi di prestigio.
fotonotizia
La parola
del Vescovo
“Non basta ad un cristiano credere in Dio.
Anche Satana crede in
Dio. Né gli basta essere onesto. Anche gli
atei possono essere
onesti. Un cristiano
vorrà essere, in più,
un testimone dell’amore di Dio”.
dall’omelia di mons. Gerando Rocconi nella Veglia di Pasqua 2013 in
Cattedrale.
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della
indiocesi
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
Un gruppo di amici dell’Azione cattolica incontra Nomadelfia
Là dove la fraternità è legge
Gli “attori” di Nomadelfia anche
Jesi, tanti anni fa, li ha incontrati
in piazza della Repubblica. Si sono
presentati con i loro balletti, il
loro folclore, la loro giovinezza, il
loro desiderio di farsi conoscere
e di farsi amare. Soprattutto con
il desiderio di far conoscere i loro
ideali di amore e di amicizia che
li lega nella città unica al mondo,
voluta tanti anni fa da don Zeno.
Una città aperta a quanti desiderano porre alla base del rapporto
fra “cittadini” solo l’amore, l’aiuto
reciproco, la reciproca comprensione al di fuori e al di sopra di le dire, dalle poche ore trascorse
ogni interesse dominato dal soldo a Nomadelfia, se il grande ideale
e dall’economia personale. Insom- di un sacerdote così generoso, sia
ma, far vivere la legge della totale stato realizzato. É certo che la sua
fraternità, del disinteresse econo- accettazione implica una specie di
mico, della piena convivenza co- “vocazione” come del resto avviene
munitaria dove tutto ciò che è mio per tanti altri percorsi di vita.
è anche tuo e tutto ciò che è tuo è Oggi Nomadelfia (che vuol dire:
città in cui la legge è la fraternità)
anche mio.
Don Zeno, dopo la dura esperien- si estende per circa 300 ettari, ocza della guerra, ha voluto dimo- cupata da edifici sparsi qua e là per
strare, seppure attraverso enormi realizzare diverse finalità, da vidifficoltà di ogni genere, che il gneti, da pascoli, da greggi e mandettato evangelico della comunio- drie, da boschetti e da un laghetto
ne dei beni e di una vita condotta atto ad offrire l’acqua piovana per
in totale armonia e collaborazio- irrigare vigneti e ortaggi durante
ne con i nostri fratelli, non solo tutto l’anno.
è possibile, ma è auspicabile per Abbiamo avuto la fortuna di avere
il bene della nostra vita. Diffici- come cicerone che ci ha accompa-
gnato in pulman e a piedi lungo
tante vie e viuzze aperte alla campagna, il fratello del nostro vescovo don Gerardo, Giordano Rocconi. Un originale tipo che si onora
di aver “tirato su” ben nove figli.
Già, perché quattro del matrimonio, figli di sangue, e cinque adottati come vuole la legge di Nomadelfia per venire incontro ai tanti
che, per motivi vari, non hanno
avuto la fortuna di avere un padre
o una madre che li ha seguiti e che
Nomadelfia accoglie con braccia
paterne, materne e fraterne.
Gli abitanti della città sono circa
trecento, divisi in una settantina di
famiglie che, in gruppi di tre-quattro, abitano singoli edifici dove
tutto avviene in comunità.
La giornata offre un impegno per tutti: scuola, lavoro, faccende domestiche. I
prodotti del lavoro servono per il sostentamento di
tutta la comunità. Se poi
qualche cosa viene a mancare, nessun problema:
provvede la Provvidenza,
ieri come oggi. Certamente anche domani.
Nota conclusiva. Le peripezie del viaggio in pulman, create
dalle frane e dagli incidenti di altri
che ci hanno bloccato – 14 ore di
pulman! – sono state alleviate dalla freschezza dell’organizzatore
Danilo, dalla presenza della presidente dell’A .C. Alessandra e - udite udite – dalle calde e dolci acque
delle terme all’aperto di Saturnia.
Un vero spaccato delle bolge dan-
tesche dove però, alle sofferenze
imposte da Colui che tutto puote,
abbiamo sostituito il piacere di un
bagno ristoratore con acque curative solfuree, sotto uno straordinario cielo azzurro generoso di sole
e di aria pura e al cospetto di prati
e di boschi offerti dalle colline toscane sempre verdi.
v.m.
A Jesi l’assemblea regionale degli Scout Adulti: nuovo segretario è l’ascolano Camillo Ludovico
Fuori dalla crisi solo attraverso la condivisione
Domenica 14 aprile la Parrocchia di Jesi, San
Massimiliano Kolbe, ha ospitato la trentunesima Assemblea Regionale del Movimento
Adulti Scout Cattolici Italiani (Masci), riunita per eleggere il nuovo segretario regionale,
così si chiama il responsabile regionale, che
si relaziona con gli altri da tutta Italia; inoltre vi sono incontri triennali con le comunità del Mediterraneo e con quelle del resto
del mondo. C’erano più di un centinaio di
iscritti provenienti dalle città delle Marche
che hanno comunità, alcune attive da più di
venti anni; le comunità presenti erano: Falconara, Ascoli Piceno, Pesaro (con due comunità), Matelica, Osimo (con due comunità), Ancona (con due comunità), Macerata,
Senigallia, Fabriano e Jesi.
A Jesi la nuova comunità è il Masci 2, ha
sede nella Parrocchia del Duomo e conta
sull’assistenza ecclesiastica di don Cristiano Marasca; la Magistra, ovvero la Responsabile, è Paola Scaloni, che ha portato
all’assemblea questo messaggio: la comunità è un dono e potrà uscire dalla
crisi solo attraverso la condivisione,
ha pure invitato le comunità a sdoppiarsi
per crearne altre. L’intero gruppo, con l’aiuto di alcuni del Masci 1, si è fatto carico
della gestione della giornata e dell’ottimo
pranzo. L’ordine del giorno era l’elezione
del nuovo Segretario Regionale ed una relazione sulla cittadinanza consapevole ed
attiva, argomento su cui lavorare nei prossimi tre anni, con Bruno Magatti, vice
Presidente Nazionale. Pochi avranno sentito parlare degli scout adulti, che hanno
come parola d’ordine il servizio, anche
lo scoutismo giovanile ha come promessa
il servizio, ma generalmente il percorso
educativo specifico termina sui ventuno
anni, mentre gli adulti scout fanno della dell’Amministrazione Provinciale, ha coneducazione permanente e della co-educa- diviso le ansie di una società sempre più
zione un metodo valido tutta la vita. Siamo povera e bisognosa, sia dal punto di vista
abituati a pensare gli scout come ragazzini materiale, che spirituale e si è trovata in
o ragazzi in divisa, invece gli adulti vestono sintonia con il relatore, anche lui Assesla divisa in poche occasioni, e s’ingegnano a sore ai Servizi Sociali della città di Como.
trovare delle nuove strade per la vita in co- L’impegno politico è ineludibile per ognumune dei cittadini responsabili, con l’aiuto no di noi ed in particolare per chi fa parte
della parola di Dio e della fede. Si può ade- di un’associazione che è pre-politica e che
rire a questo movimento anche se da gio- quindi può dare humus e significato alle
vani non si è stati scout, oppure se non si azioni da compiere. Anna Arendt e Giusepè cristiani praticanti, ma se si trova conge- pe Dossetti sono stati i riferimenti metoniale la missione del gruppo: rispetto della dologici sull’impegno adulto citato dal Manatura, o del creato, inteso in un significato gatti. L’adulto scout non fa un vanto il suo
più vasto e umile, come insegnatoci da San essere buono o speciale, ma parlano per lui
Francesco, ricerca di ciò che è essenzia- le azioni e il comportamento, che sono la
le e servizio. Il servizio agli ultimi, come i cifra, il risultato, l’esempio e soprattutto il
barboni, per esempio la giovane comunità “qui e ora” dell’aiuto a se stesso e al prossidi Ancona, che, tra l’altro, serve un pasto mo. Non ci sono buoni e cattivi ma una vocaldo al mese in strada, oppure ai rifugiati, lontà e una mente personale e comunitaria
come la comunità di Falconara che fa servi- da dirigere verso una specie di disciplina
zio alla TENDA DI ABRAMO... Insomma dei sentimenti. Il Vescovo della diocesi di
le occasioni sono varie e tante secondo le Jesi, Gerardo Rocconi, nonostante gli imzone in cui si vive.
pegni, ha condiviso il suo frugale pasto con
L’Assessore ai Servizi Sociali del Comu- gli adulti scout, che sono stati onorati della
ne, Barbara Traversi, ha portato i saluti sua presenza. L’assemblea ha votato le linee
del programma dei prossimi tre anni da
presentare all’Assemblea Nazionale che si
terrà a Bardonecchia in ottobre, le comunità marchigiane mettono l’accento sul ruolo
della famiglia cristiana che si pone degli interrogativi stringenti, sui richiami ai principi fondatori del metodo scout, sulla sinergia con altre agenzie per realizzare buone
pratiche con le nuove generazioni. É stato
eletto segretario regionale per i prossimi
tre anni l’ascolano Camillo Ludovico e l’assemblea ha ringraziato Gaetano Buttafarro,
e sua moglie Silvana, che hanno profuso il
loro incondizionato impegno per il movimento nei tre anni precedenti. Nella serata
un gruppo Masci ha visitato la Pinacoteca
di Jesi, gioiello indiscusso della città.
Luigina Lampacrescia
Foto Giovanni Rotili
Nella prima foto il partecipanti al convegno;
nella seconda da sinistra Giuseppe Baghetti,
direttore di Strade Aperte, rivista nazionale
del Masci, al centro Gaetano Buttafarro, segretario Masci uscente, Barbara Traversi, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Jesi.
vallesina
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
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Intervista a don Maurizio Fileni dopo il suo ultimo libro
Le grandi idee hanno parole semplici
Con un racconto semplice e realistico don Maurizio Fileni rinnova
un dibattito profondo e attuale sulle Chiesa delle origini e la sua importanza nelle situazioni dell’oggi
Il libro “Le campane di San Martino” è l’ultima fatica letteraria di
don Maurizio Fileni. Delle 2.200
copie uscite dalla tipografia poco
prima della scorsa Pasqua ora ne
rimangono al parroco cuprense
meno di 600.
In questo libricino, meno di cento pagine godibili e alla portata
di ogni lettore, c’è uno spaccato
schietto e aderente alla realtà di
una piccola comunità. Un quadro
in cui ognuno può ritrovare i ‘caratteri’ del proprio paese o del proprio quartiere. Un racconto semplice agli occhi quanto grande alla
coscienza, con un messaggio che
è quello forse più rivoluzionario e
attualmente più dibattuto: l’esigenza di una Chiesa delle origini, una
Chiesa di popolo.
In questo suo nuovo libro don Fileni aveva deciso di inserire il suo
indirizzo e-mail per eventuali
commenti e riflessioni dei lettori
confidandoci che tanto ne sareb- Di preti?
bero arrivate “una decina o poco “No, di responsabili delle comupiù”.
nità parrocchiali. Il messaggio è
uno e solo quello: che si prenda
Ora, dopo meno di un mese coscienza che è iniziata l’epoca dei
dall’uscita, torniamo da lui per laici. Se ancora non riconosciamo
chiedergli come è andata?
questo dato, siamo fuori del flusso
“Con tutte le mail che ho ricevu- della storia”.
to ho riempito 20 pagine fitte fitte.
Pagine di gente che argomenta e Come è stato accolto il libro dai
mi dice che la strada che ho dise- ‘colleghi’ parroci?
gnato è praticabile anche se molto “Ne stiamo discutendo. Il disegno
faticosa ed irta di incognite. Ma al che ho tracciato con questo racdi là dei numeri debbo registrare conto è oggetto di dibattito e come
i complimenti da parte di tante in ogni dibattito, c’è chi propende
persone. Questo sì che mi rende per una parte e chi per un’altra. Al
felice”.
di là di tutto e delle opinioni divergenti è bello ed importante che se
Ecco, allora, da quale riflessione ne parli”.
nasce il racconto?
“Osservo che la Chiesa cattolica Insomma la Chiesa ha bisogno
in occidente ha tanti problemi le- di tornare alle origini?
gati alla vita, alla sensibilità ed ai “Certo! Il dato di partenza non biproblemi dell’uomo occidentale, sogna dimenticarselo mai. E nello
ma al suo interno, ha un proble- stesso tempo occorre applicare
ma strutturale e su questo si con- tale dato e metterlo a confronto
torce e non ne esce. Un problema col momento nel quale viviamo,
che la blocca, che le impedisce di con le situazioni concrete che l’oglavorare al meglio: la mancanza di gi ci presenta”.
responsabili delle comunità parCome vive, da parroco, l’avvento
rocchiali”.
di Papa Francesco?
“La figura di Papa Francesco mi
rende felice, felicissimo. Tanto, ma
proprio tanto”.
Sinceramente si nota…
“Al di là dei gesti, o forse anche con
quelli, con ciò che ha detto in queste prime settimane del suo pontificato Papa Francesco ha prodotto
un cambiamento”.
potrei non essere d’accordo?”.
In che senso?
“In pochissimi giorni ha invertito
una strada che era stata presa e Papa Francesco non perde ocche, a mio parere, non era oppor- casione per rammentare il Patuna. Una strada che allontanava dre misericordioso…
la chiesa dalla gente. Papa France- “Non voglio fare il facilone e dire
sco si è presentato e con un sem- che, sulla base della misericorplice “buona sera” ha cambiato la dia e della tenerezza di Dio, siadirezione alla chiesa. Riconosco in mo sdoganati a fare tutto quelquesto l’azione dello Spirito Santo”. lo che ci pare. Questo no. Ma
eravamo ridotti a dire solo “no”.
Sente proprie alcune ‘battaglie’ Abbiamo in mano una “bella
di Papa Bergoglio, ad esempio notizia” ed adoperavamo solo il
quella di accogliere tutti?
“no”!
“Adesso non dobbiamo far dire a Mi sembra che Papa Francesco
Papa Francesco quello che ognu- abbia rimesso tutto secondo il
no vorrebbe. Ma sul versante proprio peso e la propria misura”.
dell’accoglienza certo: come non
Andrea Brunori
RE della terra selvaggia: storia di una crescita anticipata
L’opera prima del giovane Benh
Zeitlin, candidata a quattro Premi Oscar e tanto acclamata nei
festival cinematografici di mezzo
mondo, narra la storia della piccola
Hushpuppy (Quvenzhané Wallis),
una bambina di sei anni che vive
col padre (Dwight Henry) in una
comunità rurale del sud della Louisiana chiamata “La grande vasca”
(“Bathtub”). La giovane protagonista si trova a fronteggiare una serie
di difficoltà, dal vuoto lasciato dalla
madre scomparsa al rapporto conflittuale col padre malato di cuore,
dall’ambiente ostile in cui l’acqua
è sovrana, conseguenza dei mutamenti climatici che hanno causato
lo scioglimento dei ghiacci, al superamento della linea d’ombra tra l’infanzia e l’adolescenza che comporta
l’assunzione delle prime, grandi responsabilità.
Fantasia e realtà si fondono in
DAL 1923
quest’opera ispirata e commovente: l’immaginazione della piccola
Hushpuppy si scontra con la durezza della vita quotidiana, nella
quale è circondata da adulti tanto
orgogliosi quanto problematici, l’alcool e le feste collettive le uniche
forme di ribellione ad un’esistenza
fatta di stenti, sporcizia e povertà. E così la bambina dà vita ad un
mondo parallelo, in cui la madre
assente le parla attraverso una canotta da pallacanestro a brandelli
e dove è capace di confidarsi con
gli animali che la circondano, con i
quali entra in simbiosi ascoltandone il battito del cuore. Una fuga, la
sua, che si scontra con la necessità
di una crescita anticipata: il padre,
cosciente di essere arrivato al capolinea per via della malattia, cerca
di infondere nella figlia la forza e il
coraggio necessari non solo per andare avanti in questo mondo ostile,
ma anche per diventare guida della
comunità intera. E il passaggio di
consegne non avverrà in maniera
indolore: uno scontro continuo tra
i due protagonisti, fatto di inseguimenti e fughe, ricerche e cacciate, abbracci e lotte, un tira e molla
che si esprime in giochi di sguardi di un’intensità impressionante.
Siamo al di fuori del tempo in “Beasts of the Southern Wild”: potremmo essere nella Louisiana di oggi,
non fosse per i mutamenti climatici che hanno portato il livello del
mare a livelli altissimi e che hanno
causato il risveglio di feroci belve
preistoriche prima ibernate, personificazione delle paure più nascoste
della protagonista. A parte il lato
fantastico, siamo di fronte ad un
futuro nemmeno troppo lontano:
la critica sociale è rafforzata anche
dallo scontro tra la società civile con le autorità che portano in salvo
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i superstiti dopo l’uragano - e quella
della Grande Vasca, fiera e selvaggia. A dividere i due mondi c’è la
diga, opera che garantisce la sicurezza per i primi, fonte di rovina e
di morte per i secondi. E se il regista non prende esplicitamente una
posizione netta, la fuga dall’ospedale e i brividi provocati dalla visione
di Hushpuppy “civilizzata” fanno
nettamente pendere l’ago della
bilancia a favore degli abitanti di
Bathtub. Viene alla mente lo Spike
Jonze di “Nel paese delle creature
selvagge”, non solo per il titolo, per
l’atmosfera fantastica che si respira
o per l’età dei protagonisti: sceneggiatore e co-autore del film di Jonze
era infatti Dave Eggers, penna di
culto della letteratura americana
di oggi e da alcuni anni focalizzato su temi di carattere sociale. Suo
il romanzo “Zeitoun”, storia di un
siriano-americano nella New Or-
leans del post-Katrina: il cerchio si
chiude.
Basato sull’opera teatrale “Juicy and
delicious” di Lucy Alibar e girato
con pochissime risorse a Montegut, Louisiana, col coinvolgimento
di residenti locali come attori non
professionisti, “Re della terra selvaggia” è un debutto impressionante nella cui miriade di temi e chiavi
di lettura ci si perde volentieri, rapiti e incantati.
Alessandro Gentili
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jesi
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
Jesi: al “C. Ferrini” il nuovo presidente è il dottor Santoni
Per la promozione culturale
Il consiglio direttivo del “Contardo Ferrini” eletto il 16 marzo ha
scelto come presidente per il prossimo triennio il dottor Nazzareno Santoni. «Socio da alcuni anni, è conosciuto per le sue conferenze di interesse sanitario che più volte ha pronunciato nelle
nostre assemblee – ha detto il presidente uscente dottor Primo
Luigi Bini nel presentare Santoni - ma ancor più è conosciuto
nella nostra città, per la professione di medico: ha esercitato la
specializzazione chirurgica con costanza, passione e competenza, passando attraverso la faticosa trafila della carriera ospedaliera fino al ruolo di primario. Gli daremo la massima fiducia e la
massima attenzione per tutte le iniziative che voi soci ed il consiglio nuovo dovranno suggerire ed attuare. Saluto con affetto i
consiglieri del mio periodo e li ringrazio per tutto il lavoro fatto
in questi anni. Non mancherà loro la ricompensa di Dio»
Il presidente Santoni ha accolto con disponibilità il nuovo incarico e, nel suo primo saluto ai soci nel pomeriggio del 4 aprile, ha
ricordato come quel giorno fosse il 154° anniversario della nascita a Milano del beato Contardo Ferrini. «Non nascondo di sentire una forte emozione – ha spiegato Santoni - perché questa data
coincide con l’investitura che avete voluto darmi. Soltanto chi ha
avuto mansioni di responsabilità sa quanto sia difficile, se pur appassionante, lavorare per gli altri. Non si può sempre accontentare tutti. Il nostro sforzo, il mio e quello del consiglio, avrà sempre
e solo un unico obbiettivo: quello di essere equanimi, aiutare la
promozione culturale, essere vicini a che ha bisogno, non scordarsi di nessuno. Saluto con affetto e ringrazio il consiglio uscente ed in particolare il dottor Bini per il lavoro effettuato e chiedo
di non farci mancare la loro affettuosa presenza». Collaborano
con il presidente il dottor Bini e l’ins. Jole Ciarmatori come vicepresidenti, il rag. Giorgio Trillini come tesoriere e l’ins. Verdolini
Liana come segretaria.
Il consiglio si riserva di cooptare altri soci o amici come esperti
per particolari settori.
I prossimi appuntamenti per i soci del Ferrini e aperti alla cittadinanza sono l’incontro del 19 aprile alle 16,30 presso la sala dell’Azione Cattolica accanto alla chiesa dell’Adorazione, sull’attualità
del libro biblico “Ecclesiaste” con una relazione del presidente.
La gita del Primo Maggio sarà in Umbria, a Dunarobba e a Todi.
Conosciamo
il presidente
Nato a Jesi, ha conseguito la maturità classica al locale Liceo Classico nel
1954; nel 1960 si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’università
statale di Milano. Assistente volontario Universitario presso la clinica
chirurgica dell’Università di Milano
poi assistente in Chirurgia generale
presso l’ospedale regionale di Udine e dal 1968 al 1976 aiuto chirurgo
presso l’ospedale provinciale di Jesi.
Primario chirurgo presso l’ospedale
di Montecarotto, prima e poi della
II chirurgia di Jesi, ha conseguito le
specializzazioni in: Chirurgia generale, Angiologia e Chirurgia vascolare,
chirurgia toracica, chirurgia dell’Infanzia, presso l’Università di Milano.
Ha pubblicato 33 lavori scientifici, ha
insegnato alla scuola Infermiere professionali di Jesi e poi presso la Clinica Chirurgica dell’Università di Ancona come professore a contratto.
Nel 1961 ha sposato Pia Maria Santambrogio e dalla loro unione sono
nati due figli: Laura, laureata in Farmacia e Luca laureato in Medicina
e Chirurgia. Dopo il pensionamento
ha conseguito il diploma in Medicina
omeopatica a Baden Baden, Germania.
Moie: in Biblioteca si parla di donne e delitti
Violenza di genere
Ritanna Armeni, giornalista, più ampio “Riflessioni sul gescrittrice e presentatrice tv, sarà nere umano”, approvato l’anno
ospite della Biblioteca La For- scorso dal Consiglio Comunale
che cede la parnace di Moie. Da
anni impegnata
tecipazione della
attraverso il suo
Commissione per
lavoro a sensibile Pari Opportulizzare la società
nità della Regioriguardo le prone Marche, della
Commissione per
blematiche legate
le Pari Opportualla
discriminazione delle donne, la Armeni nità della Provincia di Ancona,
affronterà un tema ancora tri- del Comitato Provinciale “Se
stemente attuale Femminicidi: Non Ora Quando”, dell’Assodelitti contro la libertà. L’evento ciazione “Donne e Giustizia” e
rientra nel progetto Umano vs del Centro Antiviolenza della
disumano, che vuole affrontare Provincia di Ancona. Nel mapiù specificatamente la tematica cro progetto rientra quest’anno
legata alla violenza di genere. La “La questione femminile” artiviolenza contro la donna è qual- colato in tre appuntamenti. Il
cosa che fa notizia solo quando primo si è svolto lo scorso 18
ci si muore … o quasi. In realtà dicembre, dedicato all’esperienè un modo di pensare e di agi- za dei centri antiviolenza locali
re che percepisce l’altro sesso e seguito dalla proiezione del
come una minaccia e un perico- film Ti do i miei occhi, del regilo. La violenza contro la donna sta Icíar Bollaín. Il secondo si è
è anche la violenza psicologica, svolto lo scorso 15 marzo con
la discriminazione sul posto di la rappresentazione del recital
lavoro, la mercificazione quo- “Alda Merini. I beati anni dell’intidiana e massificata del cor- nocenza”, scritto e diretto da
po femminile. Per tutti questi Isabella Carloni. A chiudere il
motivi è ancora importante di- ciclo di incontri l’appuntamento
scuterne, aprire dibattiti e sen- con Ritanna Armeni venerdì 19
sibilizzare la comunità. L’inizia- aprile alle 21 alla Biblioteca La
tiva proposta dalla Biblioteca La Fornace.
Fornace fa parte di un progetto
Iscra Bini
La situazione delle vocazioni
segue dalla prima pagina
sacerdoti diocesani è consistente: nonostante l’afflusso regolare di
circa 500 nuovi ordinati all’anno, la popolazione si è ridotta dai
33.000 sacerdoti a circa 28.300 nel 2013 e a 25.400 nel 2023. Nel
complesso il clero diocesano subisce una contrazione del 23%,
imputabile prevalentemente all’elevata mortalità che interesserà
le leve anziane, oggi piuttosto folte con punte fino al 40% in Piemonte e nelle Marche. Per alcune Diocesi in particolare guardando i dati della regione Marche la sopravvivenza sarà determinata
soltanto dall’incorporazione dentro altre Diocesi così da permettere una redistribuzione più ragionevole di incarichi e servizi sul
territorio.
Nonostante ciò o forse proprio a causa di tutto ciò il messaggio ci
dice “Anche oggi Gesù ripete: «Vieni! Seguimi!» (Mc 10,21). Per
accogliere questo invito, occorre non scegliere più da sé il proprio
cammino. Seguirlo significa immergere la propria volontà nella
volontà di Gesù, dargli davvero la precedenza, metterlo al primo
posto rispetto a tutto ciò che fa parte della nostra vita: alla famiglia, al lavoro, agli interessi personali, a se stessi. Significa consegnare la propria vita a Lui, vivere con Lui in profonda intimità,
entrare attraverso di Lui in comunione col Padre nello Spirito
Santo e, di conseguenza, con i fratelli e le sorelle. E questa comunione di vita con Gesù il «luogo» privilegiato dove sperimentare
la speranza e dove la vita sarà libera e piena!”. Nell’incertezza sul
cosa fare non rimane proprio altro che pregare.
don Cristiano Marasca
vallesina
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
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la Vallesina deI SAPERI E DEL fare
Da Jesi, Monsano e Chiaravalle
Le creazioni sartoriali di Fiorella
Ciaboco, i progetti Dna di Dometica
di Monsano, gli oggetti d’arredo e gli
allestimenti dei giovani professionisti Francesco Valentini e Elisa Romagnoli – Fds di Chiaravalle, sono
stati chiamati insieme a rappresentare a Milano la passione, la spinta
creativa, i saperi e il buon fare del
nostro territorio. Dal 9 al 14 aprile,
i locali di corso Como (al civico 9)
hanno ospitato l’iniziativa dal titolo “Il Fuori Misura”, una ventata di
marchigianità che ha suscitato l’interesse di un pubblico internazionale,
attento ed incuriosito dalla proposta
milanese. Tutto questo immerso nel
fermento della settimana che la città, ogni anno, dedica al Fuori Salone.
All’interno dei locali dell’Atelier Corso Como 9, allestiti da Fds-Officina
di architettura, si sono susseguiti
momenti di incontro e di presentazione al pubblico come l’evento “Il
dna su misura”, la giornata dedicata agli oggetti di design e quella
riservata all’arte e all’artigianato. Il
tutto inframezzato da assaggi a base
di prodotti eno-gastronomici marchigiani. Il Fuori Misura ha proposto il meglio del nostro territorio
con le 13 realtà partecipanti, gli oggetti, i prodotti e gli innovativi progetti di architettura. A chiudere gli
eventi del week-end milanese è stato
uno speciale tributo che Ambra Romani, chef televisiva della Prova
del Cuoco di Rai 1, ha voluto riservare ai suoi conterranei, visto che la
mamma è di Senigallia, preparando
delle torte che sono state servite
proprio per la serata all’Atelier.
Pianello Vallesina:laboratori creativi e gratuiti
Dalla parte dei bambini
Si stanno svolgendo dal mese di ottobre dello scorso anno e si concluderanno a maggio. Sono i “laboratori creativi” che si tengono presso la
Biblioteca del Centro Polivalente di Pianello; ne usufruiscono bambini
dai 4 ai 10 anni, invitati ad esprimersi attraverso l’arte, il disegno, il gioco e la lettura. Il progetto, messo a punto dall’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Monte Roberto, ha avuto un significativo contributo
dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Operatori idonei avvicinano i bambini alla lettura, creano occasioni di socializzazione, li seguono
nell’elaborazione grafica di tematiche con l’obiettivo di sviluppare la loro
espressività, danno concreto sostegno per lo svolgimento dei compiti a
bambini disagiati, hanno organizzato le feste di Natale e Carnevale aperte anche ai bambini non iscritti ai laboratori. All’iniziativa stanno prendendo parte bambini di Monte Roberto e di Castelbellino che formano
l’agglomerato di Pianello, dove si stanno insediando ormai da tempo famiglie sempre più giovani. La partecipazione a questi laboratori è stata
ed è gratuita; un valore aggiunto la gratuità che viene incontro alle famiglie soprattutto in questo momento di crisi economica. «Esprimo il mio
più sincero ringraziamento, ha detto la dott. Serena Cesaroni assessore ai
Servizi Sociali, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi che ci è venuta
incontro per mettere in piedi questi laboratori, a tutti gli operatori impegnati e ai bambini che li hanno frequentati e li frequentano, siamo convinti di aver predisposto per loro momenti di crescita e di socializzazione
integrando il lavoro della scuola e delle famiglie».
r. c.
Abbecedario della Nutrizione e Salute
L’Abbecedario della Nutrizione e Salute pone, con
questo numero, l’attenzione sulla Borsa della Spesa,
e Dieta.
B:
BORSA DELLA SPESA
Questo è stato il tema di un seminario che la dott.
ssa Saturni ha condiviso con Giosuè Badiali e Simonetta Veltroni mercoledì 3 aprile alla Biblioteca
EffEmme di Moie. Tutti, almeno una volta a
settimana, facciamo spesa al supermercato, luogo commerciale che ci
permette di acquistare ogni cosa
a prezzi inferiori rispetto al
negozio tradizionale: pratica
di massa. I più sono unanimi
nell’affermare che tale attività
sia innocua ma non è proprio
così…. Il nostro comprare è
una vera e propria scienza tanto che un numero crescente di
ricercatori studiano ed elaborano
teorie su cosa – come – quando e
perché compriamo. Gli esperti, nei
diversi campi della nutrizione, dell’economia, della psicologia, per anni sono stati convinti che il consumatore convenzionale più
vede, più compra. Oggi qualcosa è cambiato: il consumatore è più attento e il fare la spesa è diventato
un vero e proprio comportamento. Crediamo che
oltre alle ovvie motivazioni nutrizionali, psico-biologiche, marketing e pubblicità, il fare la spesa sia
un impegno civile: ogni volta abbiamo nelle nostre
mani un enorme potere, quello di scegliere prodotti
nati da meccanismi trasparenti – corretti e responsabili.
C:
CIBO
Il Cibo è spesso utilizzato come sinonimo di Alimento, Nutriente. É bene però fare un po’ di chiarezza: il cibo indica la risorsa esterna che troviamo
nell’ambiente e che grazie all’atto alimentare e i
numerosi quanto complicati processi metabolici
diventa parte di noi. Questi hanno origine animale
o vegetale e comprendono vari alimenti quali pesce, formaggio o mele, fragole, carote, melanzane
e moltissimi altri ancora. Ognuno di questi apporta al nostro organismo sostanze indispensabili per
l’attività dell’individuo. Tali sostanze si chiamano
nutrienti quali ad esempio zuccheri, proteine, grassi, minerali….
D:
DIETA
siamo ormai tutti unanimemente d’accordo nell’affermare che tale termine non indica un regime restrittivo, ipocalorico, mentre siamo un po’ meno
informati sulle origini di questa.
Siamo, soliti far derivare tale
termine dal greco, ma in realtà dobbiamo piuttosto riferirci
al latino modus vivendi poiché
più che di norme nutrizionali
si rimanda ad una vera filosofia
di vita. Siamo anche soliti riconoscere la paternità della Dieta Mediterranea ad Ancel Keys
– biologo e filosofo statunitense
ma anche in questo caso è bene
considerare che la consapevolezza dello stile alimentare mediterraneo inizia già nel XIV-XVI secolo e
sarà, poi Giacomo Castelvetro – diplomatico e
insegnante di italiano – a pubblicare il primo testo anticipatore della Dieta Mediterranea nel 1614
definendo gli italiani “mangiatori più di erbaggi e
frutti che di carne”!
Dieta Mediterranea è corretta alimentazione e sano
stile di vita. Due macro-aree che insieme alla lumosity (brillantezza) celebrale, sono comprese nella
Green Blue Diet elaborata dalla nostra nutrizionista.
Il 16 novembre 2010 la Dieta Mediterranea è inserita nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO per la completezza del modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e
nello spazio, ricco di olio d’oliva, prodotti vegetali,
moderati quantitativi di pesce, pollame e latticini,
bassi quantitativi di carne rossa e con moderato
consumo di vino rosso ai pasti! Si associa, poi uno
stile di vita sostenibile che rappresenta un insieme
complesso di competenze, conoscenze, pratiche e
tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola. La
dieta è dunque un vero e proprio approccio comportamentale i cui capisaldi sono frugalità – stagionalità – territorialità e biodiversità.
A cura di Letizia Saturni e Agnese Testadiferro
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a Benzina – cerchi 16”) 6,2 l/100 Km. Emissioni di CO2 su percorso misto: più basse Citroën DS3 1.4 e-HDi 70 FAP Airdream CMP 87 g/Km; più alte Citroën C5 3.0 V6 HDi 240 FAP c.a.6 Berlina/Tourer, Citroën C8 2.0 HDi 160 FAP
c.a.6 189 g/Km. Offerta promozionale esclusi IPT, contributo PFU e bollo su dichiarazione di conformità, al netto dell’ “Incentivo Concessionarie Citroën”. Offerta delle Concessionarie Citroën che aderiscono all’iniziativa, riservata ai clienti privati, valida in caso di permuta o rottamazione di un usato immatricolato entro il 31/12/2006 e valida su tutte le
vetture disponibili in rete fino ad esaurimento scorte non cumulabile con altre iniziative in corso. L’offerta “Sconto Dipendenti” non è valida sulla Gamma Citroën C3 e sulla Nuova Gamma Citroën C3 Picasso. Offerta valida fino al 31/03/2013. La foto è inserita a titolo informativo.
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[email protected] 1
27/02/13 17.26
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JESI
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della
paginaperta
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
è sfuggito a molti il senso di un allestimento
IL PALAZZO E DINTORNI
Tutti d’accordo ma intanto si rema contro
A Jesi c’è, forse, uno, uno solo che non sia convinto della necessità di scovare tutte le iniziative
più opportune per valorizzare il centro storico?
Ne sono convinti proprio tutti perché il centro
storico è testimonianza visibile e… toccabile
della nostra millenaria storia, perché è il luogo
in cui, più naturalmente, ci ritroviamo. Più di
ogni altro ne è convinto il sindaco Bacci perché
lo ha dichiarato anche pochi giorni fa alla stampa e perché con lui ne sono convinti tutti gli assessori e tutti i consiglieri comunali. Da sempre.
Ma il cosiddetto progresso e la cosiddetta tecnica tendono a spingere la vita della città ai margini o fuori del centro storico. E quindi tendono
ad addormentarlo, disertarlo, “squalificarlo”, “deprezzarlo”. A farlo morire. Quanti sono i negozi
vuoti o falliti o chiusi? É una cruda realtà. Ma
quello che più disorienta e dispiace è il constatare che - accanto ad iniziative di media e lunga
scadenza risalenti anche al lontano passato del
tutto valide - ne stanno venendo fuori alcune,
promosse dall’Amministrazione, certamente
non positive e che contraddicono – almeno apparentemente – i buoni propositi. Per esempio:
1 - Autorizzare una sola auto o tartassare la seconda, è un modo per non far venire giovani famiglie i cui coniugi lavorano e hanno bisogno di
due auto. Provare per credere: poche settimane
fa, una famigliola se ne è andata dal centro storico proprio per questo motivo.
2 - La positiva iniziativa di autorizzare ulteriori metri quadrati a pian terreno ad uso negozio, credo che di fatto stia fallendo perché
ormai c’è fame di garagi e non di nuovi negozi
o di negozi più ampi.
3 - Il ventilato orientamento – in nome di non
so quale dignità del centro storico – di trasferire
il mercato del mercoledì e del sabato fuori delle
mura, sarebbe la mazzata finale. Basta semplicemente fare il confronto delle quattro ore del
mattino con giorni senza mercato e con giorni
con il mercato. E si tenga presente che il mercato aiuta i negozianti tradizionali, non fa loro
concorrenza.
4 - L’unico accesso al centro storico che permette di non fare scale e salite (dal Viale della
Vittoria al palazzo della Signoria) è bloccato da
sei mesi! E l’amministrazione ci aveva promesso che l’ordinaria manutenzione sarebbe stato il
suo cavallo di battaglia a favore dei cittadini.
5 - Chi oggi vive nel centro storico è aiutato a
rimanerci o ad andarsene? Chi, fra i giovani e gli
“sposandi” pensano di scegliere la loro residenza nel centro storico, si sentono aiutati o irretiti
dalla nostra normativa? A lume di naso, mi pare
che le due risposte vadano contro gli interessi
del nostro nucleo medievale ed oltre.
Conclusione. L’isola pedonale (adesso sì che è
una vera isola pedonale!) e le piazze del Centro
vanno invase il più possibile con iniziative commerciali (mercato e simil), sportive (ricordate
l’anno scorso cosa ha messo su l’assessore allo
sport Ugo Coltorti?) culturali, gastronomiche,
ricreative…. Così Isola e Piazze si valorizzano,
altro che si deturpano!
Et censeo Pergolesianum Monumentum inamovibilem esse
v.m.
Alla chiesa di S. Nicolò
è sfuggita davvero a molti dei
visitatori la ragione che ha
portato due personalità così
opposte all’esposizione finalmente conclusasi presso la
Chiesa di S. Nicolò dal nome
“passaggio” (per fortuna che
non era permanente!) così
come è sfuggito a molti il
senso di un allestimento così
tanto fuori luogo dentro una
cornice di tale pregio. Innanzitutto il “remerciement”
della cittadinanza va ai tanto generosi
frati carmelitani che hanno prestato
una chiesa, la cui importanza storica
non necessita neppure di essere sottolineata, a fare da cornice e da sfondo
ai grotteschi vilipendi pseudo artistici
e pornografici in esposizione: in particolare i “messa in moto” e “love game”
del fabbro e manutentore meccanico
fabrianese Fabrizio Maffei.
Jesi vanta certamente un panorama
culturale invidiabile per numero di
proposte, è bene però ogni tanto soffermarsi anche in merito alla qualità,
perché viene quasi il dubbio, a leggere
la stampa locale in merito, che i nostri
posteri, tentando fra qualche secolo
di ricostruire la vita d’oggi, in un meticoloso lavoro d’archivio, si faranno
probabilmente l’idea che qualsiasi
cagata (d’artista e non – passatemi il
francesismo-) a Jesi venisse spacciata
per proposta culturale nel calderone
dei programmi cittadini, per essere
poi decantata come degna del gotha
dell’arte o del più eccelso dei musei.
Forse a volte farebbe bene ricordarselo: Jesi, pur con tutto il bene che le
vogliamo, è solo una piccola città di
provincia con una proposta culturale di
provincia, come quella appunto che ci
viene rifilata nella mostra in questione;
e si badi bene non è un caso isolato e
non lo sarà!
I manufatti del Maffei in mostra, vorrebbero spacciarsi per creazioni nel filone della “Green Art” o della “Trash
Art” o del “Metal Art Welding”, ma non
sono altro che emulazione di quanto già intuito e non da poco da artisti
veri e di fama come: César Baldaccini,
Bernard Pras, la Shult, Tim Noble e Sue
Webster o Piero Motta per restare in
Italia, giusto per ricordarne alcuni.
Il manufatto “love game” è una griglia
continua a pag.15
R I F O R M A S O C I O - S A N I TA R I A R E G I O N A L E
La buona sanità si costruisce insieme
STRATEGIA
Con la riforma regionale il sistema socio-sanitario delle Marche cresce su tre livelli:
OBIETTIVI
Rimodulare i servizi a garanzia della loro sicurezza, per offrire a ogni cittadino, in ogni
territorio delle Marche, cure appropriate e coerenti con la natura dei bisogni.
Rafforzare la diffusione e la qualità dei servizi socio-sanitari; la specializzazione e l’appropriatezza dell’offerta; l’integrazione socio-sanitaria; i risparmi derivanti dall’eliminazione di costi impropri burocratici animati dai localismi.
Ridurre la frammentazione ospedaliera, principale causa di inappropriatezza e dequalificazione dei servizi.
Preservare la sostenibilità economica del sistema pubblico e universalistico evitando il
commissariamento per i tagli nazionali, rischio inaccettabile per gli effetti nefasti che
comporta in termini di perdita di autonomia e di equità, come con gli aumenti fiscali
automatici per i cittadini (IRPEF) e per le imprese (IRAP).
Tutelare gli interessi generali della Comunità Marchigiana, a scapito di rendite di posizione particolaristiche.
PROGETTI
La riforma sanitaria regionale si basa su molteplici progetti integrati per la crescita
qualitativa del sistema socio-sanitario marchigiano:
-potenziamento della rete di emergenza e soccorso, per accompagnare il riordino delle
piccole strutture ospedaliere senza penalizzare i cittadini, anzi incrementando le opportunità di assistenza prevedendo più mezzi e servizi, per garantire tempestivamente
interventi sanitari avanzati, medi e di base secondo gli effettivi bisogni di cura;
-organizzazione territoriale in rete (network), con la riqualificazione dei piccoli ospedali per rafforzare i presidi socio-sanitari diffusi in tutte le Marche valorizzando i servizi di base sul territorio come, ad esempio, i medici di famiglia per le post-acuzie e
le fragilità, con l’istituzione di Case della Salute già sperimentate da tempo in altre
regioni virtuose;
-riorganizzazione di posti letto e reti cliniche, per ridurre la frammentazione ospedaliera - troppi ospedali e troppo piccoli (solo la Calabria dietro di noi) - specializzare i
servizi e aumentare l’offerta regionale di posti letto di lungodegenza e riabilitazione,
particolarmente necessaria per la crescita di una popolazione sempre più longeva;
-efficientamento dei fattori di produzione (centrale acquisti, farmaci, beni e servizi,
dispositivi medici, privati, ecc.) per tagliare costi impropri e burocratici e incrementare
i servizi diretti ai cittadini, rafforzando le reti.
SPENDING REVIEW NAZIONALE
La Regione Marche ha realizzato finora un percorso virtuoso e strutturale che l’ha portata ai primissimi posti in Italia per qualificazione dei servizi socio-sanitari ai cittadini,
lotta agli sprechi e controllo dei conti. Questo non basta più.
Ora, nel quadro dei pesanti tagli nazionali imposti dai decreti governativi, convertiti
dal Parlamento, si determina per la sanità delle Marche una forte mancanza di risorse:
La riforma sanitaria regionale, dunque, è indispensabile sia per non interrompere il
percorso virtuoso fin qui compiuto sia per evitare il rischio di commissariamento.
Il Governo Regionale procederà con determinazione sul cammino della riforma per
evitare tutto ciò e tutelare gli interessi generali della Comunità Marchigiana.
sport/tempolibero
VocedellaVallesina
21 aprile 2013
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PalaTriccoli:l’assegnazione del titolo italiano pesi leggeri
BASKET LEGA DUE Il 25 al PalaTriccoli arriva il Trento
Con il combattimento tra l’anconetano Mi- tro Canzian. Per l’anconetano una deluchele Focosi ed il romano Pasquale Di Silvio, sione doppia, perché proprio venerdì 12
valido per l’assegnazione del titolo italiano cadeva il suo trentesimo compleanno e
dei pesi leggeri, venerdì scorso il pugilato sperava di regalarsi la cintura di campione.
professionistico è tornato a far tappa a Jesi L’incontro era stato preceduto dalle opedopo oltre venticinque anni di assenza. Ed razioni di controllo del peso e dalle visite
il riscontro di pubblico è stato più che buo- mediche, che si erano svolte il giorno prima
no; nonostante la diretta su SportItalia 2, in del match, nella splendida cornice del teatro
tanti hanno affollato le gradinate del Pala- “Pergolesi”.
Triccoli, per una sera “prestato” alla “nobile Negli altri match che avevano fatto da conarte”. Una decisione – quella di riportare la torno alla serata, nella categoria Superlegboxe che conta nella città di Federio II - for- geri Michele Cipolletta aveva battuto Marco
temente voluta dall’assessore allo sport, Ugo Delmestro; nei Superwelter Roberto Ruffini
Coltorti, presente a bordo ring accanto al e Giuseppe Langella avevano pareggiato; nei
presidente del Coni regionale, Fabio Sturani. pesi Medi Gaetano Nespro aveva battuto
Dopo il pareggio dello scorso 30 novem- Roberto Bassi. Tra i dilettanti della categobre in quel di Ancona, stavolta a festeggia- ria 60 chili Matteo Rinaldi si era imposto su
re è stato Di Silvio, che ha battuto Focosi Giovanni Talamelli; Enea Keci aveva battuto
ai punti dopo dieci riprese avvincenti e Giancarlo Torres.
piene di agonismo, ben dirette dall’arbiGiuseppe Papadia
Costretta dal calendario a riposare, la Fileni Bpa si è goduta la domenica senza pallacanestro, giocando e divertendosi con i
suoi tifosi al “Family Day”, la grande festa
organizzata dalla società e dai suoi sponsor proprio gli appassionati arancio-blu e
per le loro famiglie. Durante la serata, che
si è svolta al PalaTriccoli, non sono mancati momenti comici come “l’Harlem Shake”
dell’Aurora. Il video si può vedere sul canaal PalaTriccoli la matricola Trento (ore 18.15).
le YouTube di Vallesina.tv.
La classifica dopo l’undicesimo turno di ritor- I ragazzi allenati dal tecnico Buscaglia sono
no: Barcellona, Pistoia, Casale Monferrato 34 ancora in corsa per un posto nei play-off e per
punti; Brescia 30; Verona, Forlì, Bologna 26; centrare questo obiettivo, dopo aver vinto la
Scafati 24; Trento 22; Capo d’Orlando, Fileni Coppa Italia di Lega due, si affidano all’ex ElBpa Jesi 20; Veroli, Trieste, Ferentino 18; Imo- der e l’esperto Garri. All’andata finì 106 a 105
la 14 punti. Oggi, domenica 21 aprile, gli jesini per gli jesini.
sono attesi da una trasferta proibitiva come Gli Aquilotti della Fileni Bpa si erano aggiuquella sul campo dell’ex capolista Pistoia (ore dicati la seconda edizione del quadrangolare
18.15). Punti di forza della formazione allena- “Mitama” svoltosi il 29 marzo presso la paleta dal bravo tecnico Moretti sono l’ex azzurro stra “Novelli”. In finale i giovani aurorini (nella
Galanda ed il capitano Toppo. All’andata finì foto di Candolfi, tutti i partecipanti) avevano
74 a 72 per la Fileni.
battuto il Castelfidardo, dopo aver eliminato in
Giovedì 25 si tornerà in campo per il turno semifinale l’Osimo.
infrasettimanale. Gli arancio-blu ospiteranno
Giuseppe Papadia
Con Focosi-Di Silvio la boxe torna a Jesi Fileni Bpa a casa dell’ex capolista Pistoia
Moie: il 21 aprile al parco equestre Vallesina
Torneo Giostre Medioevali
Domenica 21 aprile si svolgerà la prima tappa del “Torneo Giostre Medioevali 2013”
presso il campo equestre dell’associazione
Equestre Vallesina di Moie. La mattina fino
alle 12 le prove libere, poi le iscrizioni e alle
15 l’inizio della gara alla quale possono partecipare tutti i cavalieri tesserati con l’associazione A.S.D. “Giostre Medioevali”.
I primi 15 classificati parteciperanno al “Palio di San Floriano”.
Campionato regionale Nuoto per la disabilità fisica
Qualificazione di Giovanni Marconi per il
Campionato Italiano Estivo di nuoto per
disabili che si svolgerà a luglio a Napoli.
L’atleta ha raggiunto il traguardo ad Ancona il 7 aprile durante la seconda prova del
Campionato Regionale. All’ultima prova
del Campionato Regionale svoltasi a Tolentino domenica 14 aprile, Jonah Giacchè ha
ottenuto due terzi posti mentre Aleo Marri
due primi posti, dimostrandosi ancora una
volta imbattibile nello stile rana. Gli allenatori Riccardo Cecchi e Lara Mucci, tra le
responsabili dell’Associazione di nuoto per
ragazzi con disabilità intellettiva e/o fisica “il Guizzo”, si reputano “orgogliosi degli
atleti che dimostrano grinta sia fuori che
dentro l’acqua impegnandosi seriamente
durante le ore di allenamento”.
Agnese Testadiferro
Nella foto: Riccardo Cecchi, Paola Massi, Diego Baldi, Michele Paolucci, Giovanni Marconi.
Mostra di “passaggio” alla chiesa di S. Nicolò
segue da pag.14
di metallo con due cuori in uno dei quali la
coppia si incontra e in uno dei quali la coppia
si divide più quindici cerchi (più uno previo ala
separazione) all’interno dei quali viene raffigurata una coppia di figure in fil di ferro ritorto e
saldato in altrettante pose erotiche. Si tratta
della riproduzione di una delle cartoline e poster da sexy shop che affollano “Facebook” e
“Youtube” (è fuor di dubbio che l’autore si sia
potuto ispirare all’ “Ars Amandi” di Ovidio o al
ben più nobile Kamasutra estranei alla cultura
da videogame cui manifestamente appartiene), riproducibile e vendibile in serie sugli
stessi tre canali: manufatto (di design?) e non
esattamente opera d’arte.
I manufatti “messa in moto” furbescamente
collocati dentro tre nicchie sulle pareti di
San Nicolò rappresentano invece scheletri in
plastica nera con occhi fiammeggianti vestiti,
come fossero delle bambole “Barbie” (hanno
le stesse dimensioni) in saturnio e abito talare presbiterale, cardinalizio e papale (con
stola) in sella - e non - a dei modellini di potenti moto. Si intuisce al di là dell’infantile
giocare a vestire le bambole che l’autore abbia poca dimestichezza coi saperi religiosi di
base forniti dalla scuola dell’obbligo: giusto
per fare le pulci al titolo la messa non si fa in
abito talare (non è mai saggio tentare di rappresentare ciò che non si è visto se non nei
film in bianco e nero come chierici in talare e
saturnio). Peccato per il Maffei (classe 1973)
che Richard Avedon (classe 1923) sia morto
nel 2004… avrebbe avuto di che confrontarsi
con un artista vero e ben più innovativo in
merito alla vestizione di scheletri, che forse
gli avrebbe suggerito di lasciar perdere e tornare a fare il saldatore con ben più successo
piuttosto che tentare la difficile ascesa del
Parnaso.
Cristiano Marasca
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VocedellaVallesina
21 aprile 2013
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