VoceVallesina 6 v V della della Anno 60° - N. 14 settimanale della Diocesi di Jesi euro 1 www.vocedellavallesina.it Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi fede e medicina 6 pianello vallesina La relazione del dott. Giulio Argalia per il Meic Laboratori creativi per i bambini dai 4 ai 10 anni M U edici e malati: è cambiato nel tempo il modo di star male e di accettare la sofferenza n progetto del comune di Monteroberto per avvicinare i più piccoli alla lettura 13 1953 2013 Domenica 21 aprile 2013 Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi personaggi Un premio per il giornalista Giuseppe Luconi L’Ordine dei Giornalisti delle Marche ha realizzato una collezione d’arte, unica nel suo genere, che dal settembre del 2011 è al centro di una mostra itinerante che sabato 20 aprile sarà a Jesi nella sede dell’Università (ex Istituto Cuppari). Nella mattinata saranno presentati i risultati di una ricerca su come si informano gli italiani e il Presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche consegnerà una targa al decano dei giornalisti, lo jesino Giuseppe Luconi, che svolge la professione da sessant’anni. Parabola discendente del clero e la Giornata per le vocazioni Una speranza fondata sulla fede S i celebra come ogni anno nella IV domenica di Pasqua la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Tale Giornata fu voluta proprio da Paolo VI durante il Concilio Vaticano II: ricorre infatti quest’anno proprio il cinquantesimo anniversario dalla sua istituzione. Nel messaggio di quest’anno, tra gli ultimi doni di Papa Benedetto XVI viene evidenziato come per la Chiesa la presenza di risposte generose al Signore che chiama siano tra i più grandi segni della speranza che si fonda sulla fede. Montini stesso sottolineava con un’attualità che dovrebbe allarmarci proprio metà secolo fa: «Il problema del numero sufficiente dei sacerdoti tocca da vicino tutti i fedeli: non solo perché ne dipende l’avvenire religioso della società cristiana, ma anche perché questo problema è il preciso e inesorabile indice della vitalità di fede e di amore delle singole comunità parrocchiali e diocesane, e testimonianza della sanità morale delle famiglie cristiane. Ove numerose sbocciano le vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso, là si vive generosamente secondo il Vangelo». A guardare i dati statistici dell’ul- timo cinquantennio e dell’ultimo ventennio insieme alle proiezioni future, se si rimanesse dentro un’ottica di contabilità puramente umana c’è poco di cui rallegrarsi. Luca Diotallevi nel suo lavoro per la Fondazione Agnelli avvertiva già nel 2006 come l’intonazione dei processi di ricambio del clero a livello nazionale (con un indice pari a 169) segnala che in questi anni più del 40% dei sacerdoti in uscita dal servizio attivo (per pensionamento, invalidità o decesso) non viene sostituito; situazione che diviene particolarmente preoccupante in tutte le regioni in cui l’indice supera quota 200: dove più della metà dei sacerdoti in uscita non trova qualcuno a cui passare idealmente il testimone. Ancor più che allarmante la situazione che lascia intuire quali enormi difficoltà saranno chiamate ad affrontare le diocesi delle Marche (indice a 445,5 nel 2003) e del Piemonte (indice a 313,6), dove le uscite sono rispettivamente quadruple e triple rispetto alle entrate. All’inizio del XX secolo c’era una densità del clero superiore al 2 per 1.000: 68.848 sacerdoti diocesani servivano una popolazione che il Censimento Istat del 1901 quantificava in circa 33 milioni. Cinquant’anni dopo, al censimento del 1951, gli organici del clero diocesano italiano erano diminuiti del 30% circa – si contavano in Italia 47.117 sacerdoti – mentre la popolazione residente era cresciuta oltre i 47 milioni: la densità del clero era così scesa a 1 per 1.000. All’inizio del XXI secolo i sacerdoti diocesani era poco meno di 33.000. Poiché la popolazione italiana era di circa 57 milioni, la densità del clero ammontava a 0,58 sacerdoti per 1.000 abitanti. In dieci anni la densità del clero si è ridotta ulteriormente allo 0,48 del 2013, e si ridurrà fino allo 0,43 del 2023. Marche, Toscana, Lazio e Umbria mostrano una capacità di reclutamento locale di nuovo clero diocesano inferiore alla media nazionale e ricorrono in modo sistematico e intenso a politiche di importazione di clero straniero. In queste regioni la componente di origine straniera del clero potrebbe diventare così importante da sollevare questioni, al momento poco considerate, di percezione della professione sacerdotale, di sostenibilità sul lungo periodo della strategia adottata, di composizione delle possibili divisioni intergenerazionali. La diminuzione dei Jesi, chiesa monumentale di San Marco continua a pag. 12 festa le si celebra la . Per ri p a 5 2 ì d e v Gio arco evangelista M liturgica dell’ lla chiesa monumentale e l’occasione, n la Santa Messa alle 10 ta ra sarà celeb nni Giuliani e ia G n o d a d del mattino ovo Gerardo. sc alle 19 dal ve lebrazioni, i volontari ce Dopo le due (Fondo Ambiente ai F o p del grup nteranno le ettoniche se re hit Italiano) p e storiche, arc caratteristich . ella Chiesa e pittoriche d L’Onu ha assunto una posizione contro il commercio incontrollato delle armi dopo le tragedie in Usa, in Europa e in Africa Un trattato internazionale che impone controlli severi agli Stati L’esasperata avidità di guadagno di tante industrie delle armi e l’incontrollata esigenza degli Stati di alimentare ogni tipo di esportazione per far fronte alla bilancia dei pagamenti, hanno trovato finalmente un limite nel trattato che nelle scorse settimane l’Onu ha varato anche sotto la spinta di tante tragedie dovute alla libera circolazione di armi di ogni tipo, tragedie all’interno di singole popolazioni e tragedia fra i popoli. Si pensi soltanto che oggi il commercio delle armi rasenta i 100 miliardi con in testa la produzione degli Usa, della Cina e della Russia. Ma è da riconoscere che proprio l’inversione di rotta degli Usa che con Obama tentano di imporre un qualche controllo all’acquisto delle armi, ha permesso finalmente il trattato internazionale che rende responsabili gli Stati nel- la gestione del traffico delle armi, sia fra nazioni che all’interno delle singole popolazioni. L’auspicio della Santa Sede di un testo “forte e credibile per una vita più sicura della persona” non si è certo attuato pienamente. Tuttavia l’Onu ha approvato il nuovo indirizzo con oltre 150 voti a favore, venti astenuti e solo tre contrari: Siria, Corea del Nord e Iran, cioè solo le tre nazioni che, non da oggi, si trovano in netta opposizione verso ogni intesa con la stragrande maggioranza degli Stati. L’America li definisce “Stati canaglia”. Noi, più cristianamente, li potremmo definire “refrattari alla fratellanza” Il libero commercio delle armi - un grande aiuto economico alle nazioni tecnicamente più progredite e un soffocamento dell’economia e della pace per le nazioni più povere dell’Africa - ha toccato, solo per fare due esempi, un aumento di acquisti del 1000 per cento negli ultimi nove anni in Congo e del 715 per cento in Guinea negli ultimi otto anni. Insomma, il traffico incontrollato aggrava la miseria di quelle nazioni che, politicamente instabili, più avrebbero bisogno di pace e di acquisti di beni a favore del miglioramento della vita dei cittadini e non di armi che annientano i loro corpi, i loro ideali, le loro speranze. Il trattato, a differenza del passato, non permette che una nazione possa acquistare armi illimitate in nome di una presunta difesa, ma vuole che il commercio sia connesso al mantenimento della pace in generale nel rapporto fra nazioni. É un principio rivoluzionario solo nella misura un cui le singole nazioni, preposte al controllo dell’attuazione del trattato, siano veramente leali con se stesse e con gli altri paesi. Controlli e trasparenza di tipo internazionale non mancheranno, ma è certo che alla base è e rimane l’impegno dei singoli Stati di rispettare i principi varati dall’Onu. I quali entreranno in vigore (e saranno operanti per tutti i paesi) solo quando saranno stati recepiti da almeno 50 nazioni. Il che non avverrà prima di un anno o due. L’Italia, che pure è una buona produttrice di armi, si trova in buona posizione sia con le regole interne operanti da sempre per chi vuole acquistare un’arma, sia nei rapporti di vendita all’estero. La battaglia più aspra viene condotta proprio in queste settimane dagli Usa dove, grazie alla lodevole volontà di Obama di porre un freno alla illimitata possibilità di acquistare armi di ogni genere da parte dei singoli cittadini, si vuol imporre una disciplina che limiti in qualche modo il traffico interno per stroncare gli abusi cui ha portato tanta libertà di commercio. Lo stesso partito repubblicano, da sempre fiero sostenitore della totale libertà di acquisto di armi in nome della costituzione che difende il diritto all’autodifesa, ha dimostrato segni di resipiscenza e di rottura con il passato. È che un’eventuale vittoria di Obama, per quanto ancora di contenuto limitato, sarebbe un incoraggiamento per tante altre nazioni a perseguire decisamente quanto deliberato dall’Onu. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 v V della culturaesocietà VocedellaVallesina 21 aprile 2013 del più e del meno Un tenore jesino ambasciatore del belcanto in Europa La prima centrale del telefono Canzone napoletana d’autore in concerto di Giuseppe Luconi ad una critica più sofisticata: ma si disse lo stesso anche di quella di Enrico Caruso. Qualcuno ha notato che la dizione era quella di un dialetto napoletano piuttosto ‘addomesticato’. Niente di grave. Suo padre, che è un napoletano ‘verace’, potrà dargli qualche buona lezione. Lo ha accompagnato al pianoforte un altro giovane talento musicale jesino: Saverio Santoni. Ha solo ventitré anni e si è diplomato in organo al Conservatorio di Pesaro dove ora studia anche composizione. Ha coltivato autonomamente l’interesse per il pianoforte. Per A volte i profeti ritornano in patria. Può ac- certo ne sentiremo ancora parlare. cadere lo stesso, raramente purtroppo, per alcuni giovani talenti emigrati dal nostro Il diavolo ci ha messo la coda… paese in un altro più disposto ad accoglier- Al termine del concerto molti hanno inli e valorizzarli. Sono molti in Italia e i più dugiato in sala per parlare con i protagointraprendenti che hanno fatto questa diffi- nisti del pomeriggio musicale e felicitarsi cile scelta. Marcello Bedoni è uno di que- con loro. A Marcello Bedoni è stato possti. Dieci, quindici anni fa se ne volò oltre sibile rivolgere in fretta solo poche brevi frontiera e non se ne seppe più nulla. Ora domande che hanno avuto una altrettanè tornato inaspettatamente a Jesi per inau- to telegrafica risposta. Gli abbiamo dato gurare la rassegna ‘Concerto a Palazzo’; per amichevolmente del ‘tu’; anche se è, data riabbracciare anche i genitori e salutare i l’altezza (oltre 1, 90!), guarda tutti dall’alto suoi amici che non l’hanno dimenticato, in basso. che spesso hanno chiesto di lui e che per ri- Che cosa hai fatto tutto questo tempo ascoltarlo hanno affollato in festa il 7 aprile lontano dall’Italia? la Sala del Lampadario del Circolo Cittadi- Beh, parecchio. A cominciare da due granno. di produzioni liriche: a Varsavia il “Faust”, Il concerto era interamente dedicato ad un con la regia di Robert Wilson, poi “La genere musicale per il quale Marcello Be- dannazione di Faust” di H. Berlioz, con la doni già in passato aveva avuto occasione regia di Achim Freier… di dimostrare una particolare vocazione: la Hai avuto sempre da fare con il diavolo, canzone napoletana d’autore. Fiorì nell’800 allora.. - ma più lontana ancora è la sua origine - sul Ma no: ho tenuto anche master classes a terreno fertile della tradizione parteno- Montreal, Belgrado e in Francia. Sono anpea che aveva prodotto compositori come che direttore artistico di una Accademia di Pergolesi, Vinci e Porpora e allevato gene- canto a Francoforte. razioni di cantanti, primo fra tutti Enrico Dunque hai un’attività diversificata nel Caruso. Molti furono i musicisti e i poeti mondo della lirica grazie ai quali acquistò prestigio. Fra i pri- Sì, ma non solo. Sto anche curando da remi, solo a nominarne qualcuno, Di Capua, gista un documentario sull’Islamismo De Curtis, Costa, Denza, Gambardella; fra (!) Hai parecchie risorse. E ora dove te i secondi, Di Giacomo, Bovio (autore del ne andrai? testo di ‘O sole mio’), E.A. Mario e persi- Dopodomani partirò per la Serbia per teno Gabriele D’Annunzio che scrisse per F. nere là un master class. P. Tosti, in un dialetto napoletano in parte Buon viaggio, ma niente auguri, per di sua ‘immaginifica’ invenzione, le parole scaramanzia dicono. Vuoi esprimere un di ‘A vucchella’. desiderio? Marcello Bedoni ha presentato una carrel- Ritornare a rivedervi lata di canzoni, alcune famosissime, come Arrivederci, allora e…giudizio!… come ‘I’te vurria vasà’, ‘Piscatore ‘e Pusilleco’, ‘Tu dicevano i nostri nonni . ca nun chagne’, ‘Voce ‘e notte’, ‘O sole mio’, Fotoservizio Augusta Franco Cardinali altre meno note, raramente ascoltate. Diversi i bis generosamente concessi alla fine. Nelle foto: Gianni Gualdoni, direttore artiRicordavamo la sua voce, ora più brunita, stico della rassegna ‘Concerto a palazzo’, il estesa, duttile; un po’ ‘baritonale’, stando M° Saverio Santoni e Marcello Bedoni. Un lettore non mi ha nascosto le sue perplessità su quanto ho scritto nel numero scorso e cioè sul fatto che il nostro Comune sia stato il primo in Italia ad avere il telefono automatico. Ricorda di aver letto che la cosa non era certa ed anche a lui sembra poco verosimile che Jesi avesse preceduto città come Roma e Milano. Il lettore probabilmente si riferisce al libro di Vitaliano Cinti: «Vivere nel Novecento» (1993), dove a pag. 125 si parla di «leggenda che Jesi abbia avuto la prima centrale automatica, c’è chi dice del mondo, c’è chi - meno ambizioso - d’Italia», come frutto dell’«orgoglio campanilistico». Confermo che non si tratta di leggenda, ma realtà. Tempo fa, per fare chiarezza, consultai i documenti conservati in un fascicolo dell’archivio storico del Comune: una serie di lettere che mi permisero di ricostruire ogni aspetto della cosa. Poi curiosai fra i giornali dell’epoca, locali e nazionali. Mi limiterò, qui, a citare alcuni di questi giornali. «Domenica del Corriere» del 2-9 marzo 1913 (nella foto): «A proposito della notizia data dal nostro N.6 riguardo alla diffusione del telefono automatico in Germania, in Austria ed agli Stati Uniti, ci scrivono da Jesi. - provincia di Ancona. - che in quella città si sta piantando la prima centrale telefonica automatica d’Italia, abolendo così completamente pel servizio urbano qualunque intervento delle telefoniste». Fascicolo speciale della Siemens pubblicato nel 1963 in occasione dei «cinquant’anni di telefonia automatica d’Italia»: «Nel 1914 a Jesi viene installata un’altra centrale au- tomatica: l’impianto non è molto grande, ma per la prima volta un’intera rete urbana viene completamente automatizzata» (una centrale era stata installata in una zona periferica di Roma). «L’ordine-Corriere delle Marche» (quotidiano di Ancona) del 6 aprile 1914: «Jesi, 5 - Da pochi giorni funziona nella nostra città un impianto telefonico automatico per la rete urbana che è il primo che serve intieramente un Comune italiano. É un servizio veramente moderno, che in, confronto del vecchio sistema della comunicazione, presenta il vantaggio della precisione, rapidità e segretezza assoluta della conversazione». «Corriere della Sera» del 21 marzo 1923: «Finito il conflitto, l’automazione dei telefoni in Italia riprende: è la volta di Torino, dove il 7 maggio 1922 si inaugura la prima centrale automatica di via Confienza. A Milano la prima centrale automatica è arrivata nel 1923, a Porta Romana. È la sesta centrale automatica che funziona in Italia, perché fu preceduta da Jesi (Ancona), da. Roma (Prati di Castello), da Lido d’Albaro (Genova), da Roma (Porta Salaria) e da Torino». Al Moriconi, “L’estate di San Martino del ‘14” Tra realtà e fantasia, contro ogni guerra Ci sono tanti modi, leciti, per mantenere accesa la fiaccola contro la guerra, contro ogni guerra: slogan, cortei, commemorazioni, pubblicazioni, documentari, film, rappresentazioni teatrali reali o inventate… Ecco. Quello scelto da Stefano Cerioni per la regia di Gianfranco Frelli, presentato in conferenza stampa nella mattinata di sabato 13 aprile, è uno spettacolo teatrale, inventato, ma con precisi riferimenti storici. “Benito Mussolini l’11 novembre del 1914 non è più alla direzione dell’Avanti, giornale del Partito Socialista e sta lavorando all’uscita del suo nuovo giornale, Il Popolo d’Italia, che sarà nelle edicole il 15 Novembre. La I Guerra Mondiale è già scoppiata da alcuni mesi e in Italia infuria lo scontro tra interventisti e neutralisti. Mussolini vuole schierarsi e far schierare il nuovo giornale tra le fazioni interventiste, a favore dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco dell’Intesa, Francia e Regno Unito, contro gli Imperi Centrali di Austro Ungheria e Germania. Tra gli interventisti più accesi figura il movimento futurista di Filippo Tommaso Marinetti, che propugna energicamente l’entrata in guerra del paese. Lo spettacolo racconta dell’incontro tra i due esponenti dell’interventismo italiano, destinati ad avere percorsi politici diversi ma per molti motivi sovrapponibili nella elaborazione e costruzione di un’ideologia e di una nuova cultura politica, quella fascista, che sarà in parte debitrice dell’avanguardia futurista”. Nelle intenzioni di Cerioni, la pìece vuol essere un modo per “indovinare” il percorso che talvolta cambia la vita di un uomo - in questo caso, di Mussolini - e la sua sorte, dando una direzione completamente diversa allo sviluppo della sua personalità. E vuol essere anche l’occasione per sottolineare il ruolo delicatissimo della Stampa nell’influenzare gli eventi e il destino dei Popoli. “L’estate di San Martino del ‘14”, prodotto dal Centro Studi Calamandrei in collaborazione con il Circolo di Cultura Politica S. Pertini e il Centro Studi Marchigiani Ugo La Malfa di Jesi, andrà in scena sabato 20 aprile alle 21.15 presso il Teatro Moriconi con un’anteprima riservata agli studenti delle scuole superiori di Jesi. Realizzato dal TeatrOtello di Jesi con il sostegno della New Holland, della Clabo Group e l’assistenza della Fondazione Pergolesi Spontini, gode del patrocinio e della compartecipazione del Consiglio Regionale delle Marche e del Comune di Jesi ed è stato selezionato per inaugurare il prossimo 7 agosto, la XIV stagione teatrale di Sirolo intitolata a Franco Enriquez. Foto e testo di Paola Cocola ROSORA:il 20 aprile con il libro “Il fiume” di Laura Moll Letture e romanzi di primavera Un romanzo appassionante, ricco di colpi di scena, “Il Fiume” di Laura Moll sarà presentato a Rosora in occasione dei mesi europei dedicati al libro e alla lettura. Il Comune di Rosora in collaborazione con Federcasalinghe Obiettivo Famiglia Marche propone il talento della scrittrice falconarese. Nel libro intrighi e problemi si incrociano continuamente, coinvolgendo pagina dopo pagina chi legge. La scrittrice, sensibile alle problematiche femminili, oltre ai valori eviden- ziati nel romanzo, durante l’incontro parlerà del ruolo della donna nella famiglia e nella società, mettendo a confronto la situazione in cui si è trovata nel passato e oggi. L’appuntamento è per sabato 20 aprile presso Palazzo Luminari alle 17.30, con moderatore Lucio Tribellini e rientra nella serie di incontri “Letture di Primavera” per conoscere le opere di scrittori marchigiani. Seguirà una degustazione di prodotti tipici locali. Agnese Testadiferro regione VocedellaVallesina 21 aprile 2013 v V della Fondazione Federico II:un ricercatore tedesco e le Marche nell’età degli Svevi scusateilbisticcio Documenti dimenticati nei polverosi archivi (ghiribizzi lessicali) PeterPun (con la u) www.peterpun.it NOVA PONTIFICALIS SALUTATIO Buenas tardes! – Buenos dìas! – Buen almuerzo! Buenas noches! – Buen descanso! – Buen trabajo! DELUSIONE IN VISTA? Mi lascia un po’ interdetto – confida malinconicamente p. Anatalone da Concorezzo – la contrapposizione compiaciuta che non pochi cristiani (o simpatizzanti tali) stabiliscono tra l’attuale papa e i suoi predecessori: tutto mitezza l’uno, tutta severità gli altri. Non occorre infatti essere profeti per indovinare che, prima o poi, anche il soave Francesco dovrà richiamare alcuni principi “sgradevoli” del Cristianesimo (la famosa porta – o strada – stretta del Vangelo). Qualcuno scuoterà il capo rattristato: Che delusione! È come gli altri…Sarebbe il caso di consigliar loro la rilettura del capitolo sesto di Giovanni: – Questo linguaggio è duro – Volete andarvene anche voi? (Cfr Gv VI, 60 e 67) – ¿También ustedes quieren marcharse? illuminano la singolare personalità di questo personaggio, delle quali perciò è opportuno tenere conto. W. Hagemann effettuò ricerche non avvalendosi dei mezzi tecnologici che sarebbe possibile avere oggi a disposizione per agevolarle. Come un viaggiatore del ‘grand tour’, venne più volte nelle Marche per compiere i suoi studi. Molti lo ricordano ancora quando, instancabile, passava giornate intere negli archivi. Ammirevole era la sua umiltà speculativa. Usava ordinare i documenti esaminati secondo un metodo bipartito di catalogazione, distinguendo quelli di carattere storico-narrativo da quelli di natura non formale o privata che potessero comunque testimoniare le attività soprattutto economiche della città. Non mancò di prestare attenzione anche a sperimentazioni del potere a struttura fragile o duratura, al fine di provare la vitalità e la complessità delle istituzioni comunali. Non sarebbe tuttavia riuscito a tanto se non fosse stato animato da un profondo, autentico interesse per lo studio e da un sincero amore per le Marche e per l’Italia. Per questo W. Hagemann, ha concluso il relatore, può essere considerato il simbolo di un’amicizia che nel nome di valori culturali comuni è stato possibile stringere fra due paesi. Con la conferenza è stato presentato un ‘omaggio musicale’ alla Germania. Marta Tacconi, già ascoltata ed applaudita in altre occasioni, all’inizio e al termine della prolusione ha brillantemente eseguito al pianoforte alcune ‘Danze tedesche’ di Mozart e un ‘Minuetto’ dello stesso autore; a significare come anche la musica possa avere un potere immenso di riconciliazione e di pace. Il cristiano è cristiano se fa entrare Gesù nella sua vita. Gesù non cerca i migliori. L’acqua può riempire qualsiasi bottiglia. E la bottiglia deve essere solo vuota. Francesco Pirani, ricercatore in Storia medievale presso l’Università di Macerata, è stato accolto dalla Fondazione Federico II Hohenstaufen per ricordare, il 6 aprile, la figura di un illustre studioso di storia medievale, Wolfang Hagemann. Innamorato dell’Italia e soprattutto delle Marche, compì preziose ricerche archivistiche in città diverse della nostra regione; anche a Jesi, dove prese parte al Convegno Federiciano in cui dimostrò inconfutabilmente come Federico II sia nato proprio nella nostra città. W. Hagemann nacque a Lipsia nell’aprile del 1911. Studiò ad Heidelberg e a Berlino dove conseguì un dottorato sulla Signoria degli Scaligeri. Per anni fu direttore dell’Istituto Storico Germanico di Roma, dove morì nel 1978 dopo aver lasciato un gran numero di libri, saggi, articoli. Gli studi archivistici di Hagemann nella Marche iniziarono in tempi difficili, quando il paese, ancora sconvolto da venti di guerra, soffriva uno stato di abbandono. Lo studioso conosceva benissimo l’italiano, tanto da svolgere incarichi di interprete presso l’esercito. Un giorno ebbe occasione di visitare l’archivio di una nostra cittadina. Si accorse che vi era accumulata una mole enorme di documenti: disordinatamente ammassati, rischiavano di andare per sempre perduti. Incuriosito prese ad esaminarli, a distinguerli e a catalogarli. Lo stesso pensò di fare in altre città dove ugualmente giacevano montagne di documenti storici dimenticati. Così iniziò un’ avventura di ricercatore che lo avrebbe impegnato per tutta la vita. Seguendo la rotta dei Ernesto Olivero, Per una Chiesa scalza, Priuli & Verlucca, Scarmagno (TO), 2012, p. 48. Serra San Quirico: rassegna nazionale del teatro della scuola dal 13 aprile al 4 maggio PARLA UN FAN ESTASIATO Scarto iniziale… divistico Sono un “tifoso” di Anna Galiena, talmente brava che pare un’aliena. ZOOLOGIA DILETTEVOLE BERTUCCIA = la consorte bruttarella del fessacchiotto MACACO. IL CICLO DELLA CARTA Aggiunta iniziale… fabrianese Dall’acero al macero PROFESSIONE PROLETARIA Equivalenze snobbate Artigiano specializzato nella costruzione di tetti di paglia – Questa espressione rappresenta la traduzione del cognome (acquisito) di un personaggio pubblico (non italiano) di cui si è parlato parecchio nei giorni scorsi. Di chi si tratta? *** Soluzione del gioco precedente: linguetta – cinguetta trillo – Grillo lacitazione A cura di Riccardo Ceccarelli Essere come una bottiglia vuota lapulce Per la gente che parla fino, l’ultimo papa è un “ossimoro” in carne o ossa (sullo Zingarelli, ossimoro = “accostamento di parole dal senso apparentemente contrastante”). Sentitene due. Papa (vertice della gerarchia ecclesiastica) e Francesco (divenuto a forza non più che diacono/servitore, come dice la parola greca). E poi gesuita (di un ordine non per nulla chiamato Compagnia di Gesù, strutturato da Ignazio quasi militarmente, guidato da un generale chiamato anche “papa nero”) e, ancora, francescano, ordine-simbolo (almeno come ideale originario) della povertà e libertà evangelica. Mi sa tanto allora che il prossimo papa, per riequilibrare un po’ le cose, dovrà essere un francescano che prenderà il nome di Ignazio! Delegazione ASSONAUTICA 3 suoi studi visitò innumerevoli archivi soprattutto delle Marche e dell’Umbria, ma anche, quando necessario, di altre regioni. Ebbe così modo di rendersi conto che gli anni dell’Impero di Federico II erano ancora inesplorati e che Umbria e Marche erano state il pomo della discordia tra Papato e Impero. Concentrò quindi le sue ricerche sugli Svevi, adottando un metodo di studio diverso da quello seguito precedentemente da altri studiosi, cioè non elencando cronologicamente date di scontri e guerre campali, di scomuniche e di condanne, di assedi e di capitolazioni, ma cercando di identificare le tracce lasciate dall’impero svevo in un’area regionale in cui nel gioco delle parti, vale a dire nel contesto della lotta fra impero e papato, il ruolo dei poteri comunali non fu più secondario, ma comprimario. Di Gubbio, Fabriano, Jesi, Macerata, Corridonia, Sant’Elpidio a mare, Tolentino, Montegiorgio si interessò in modo particolare, assemblando le tessere di un mosaico che configurava un quadro storico in cui la gestione politica e diplomatica delle città appariva prevalente su quella imperiale. Sempre più mossa e aperta fu la visione di Hagemann e sempre più profondo il sondaggio delle fonti archivistiche che lo portò anche ad eccezionali ritrovamenti. Con entusiasmo il ricercatore si dedicò alla sistemazione dell’archivio di Montegiorgio, dove rintracciò documenti preziosi che raccolse in faldoni e furono argomento di una relazione presentata nel 1960 in un convegno di studi a Loreto. Il prof. Pirani non ha mancato di aggiungere considerazioni che meglio Fotoservizio Augusta Franco Cardinali Nella foto. Il prof. Francesco Pirani. Marta Tacconi, al pianoforte. Più di quaranta gruppi e tremila persone Bambini e ragazzi da tutta Italia, ma anche operatori teatrali, insegnanti e presidi, a Serra San Quirico per le 22 giornate della 31esima Rassegna Nazionale di Teatro della Scuola. La manifestazione è il riferimento nazionale del Teatro Educazione, e propone fino al 4 maggio laboratori teatrali, spettacoli, officine creative, giochi ed eventi speciali intorno al personaggio guida dell’edizione 2013: Peter Pan. Oltre 40 gli spettacoli proposti da 41 gruppi scolastici e non, circa 3000 le persone che prendono parte alla rassegna organizzata ogni anno dall’Associazione di Teatro Giovani. Giovedì 25 aprile alle 16,30 Giornata spe- Autoscuole Corinaldesi s.r.l. ciale: RESISTENZA in collaborazione con ANPI, nel corso della quale verrà presentato il video “Le radici nel futuro: la Rassegna ricorda Shlomo Venezia, Elia Lucarini, Maria Cervi”, in memoria di incontri speciali con tre persone che hanno saputo parlare ai ragazzi di oggi di dolore e di speranza, di guerra e di libertà. A seguire, la presentazione del cortometraggio “Animo Resistente” (presentato alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia) e l’incontro con il regista Simone Massi. Animatore indipendente, originario di Pergola, Massi ha ideato e realizzato una decina di film di animazione che sono stati mostrati Point AUTOMOBIL CLUB d’ITALIA in 54 Paesi dei cinque continenti ed hanno raccolto oltre 200 premi. Venerdì 26 aprile alle 9 Giornata speciale: RESISTENZA: Alberto Mieli incontra i ragazzi ospiti della Rassegna e la cittadinanza. Romano, Alberto Mieli giunse ad Auschwitz-Birkenau il 10 aprile 1944. Era partito dall’Italia il 5 aprile. Degli oltre 900 ebrei italiani deportati con lui, 800 vennero uccisi nelle camere a gas e soli 51 tornarono a casa. Tutti gli spettacoli sono aperti al pubblico ed ad ingresso gratuito. Info: Associazione Teatro Giovani, Serra San Quirico (AN), tel. 0731. 86634 [email protected], www.teatrogiovani.eu. Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica Jesi, Via Mura Occidentali, 31 - tel. 0731 209147 c.a. - fax. 0731 212487 - Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - fax 0731 201914 Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - sede Consorzio Autoscuole Corinaldesi Jesi, Via Marx, Zipa - operazioni collaudi Senigallia, via R. Sanzio, 71 - tel. 07160062 Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi - Adriatica - Falconarese) - Ostra - Marina di Montemarciano - Marzocca di Senigallia 4 v V della attualità VocedellaVallesina 21 aprile 2013 La primavera del cambiamento non sia un sogno Quadrilatero: cantieri fermi per mancanza di finanziamenti Che cosa è la Quadrilatero? É una società costituita dalla Regione Marche e dai comuni interessati alla realizzazione dell’arteria statale, che gestisce con l’Anas e imprese private la costruzione della strada che collegherà Ancona con Perugia. I lavori sono iniziati da diversi anni e dovrebbero terminare il 2015 con un tragitto che attraverserà le valli della regione Marche, dell’Umbria e della Toscana. Un lavoro colossale. È fondamentale per l’economia regionale e collegherebbe l’Adriatico con il Mediterraneo: attualmente sono difficili i collegamenti con l’Umbria e con la Toscana. L’Interporto di Jesi è stato costruito per diventare luogo di sosta e di scambio che collega il porto di Ancona, per proseguire verso Perugia, con la Statale 76 della Valle d’Esino e la Statale 318 di Valfabbrica. Sarebbe uno sbocco dal mare per i paesi dell’Est Europeo e dai paesi asiatici che hanno la necessità di esportare le merci aprendosi verso i mercati africani e occidentali. Unirebbe tre regioni: Marche, Toscana e Umbria che hanno interesse ad avere sbocchi commerciali sia in entrata sia in uscita e collocherebbe le loro economie verso nuove destinazioni. Oggi i lavori della super strada, dopo un primo lotto, si sono fermati. I lavoratori delle imprese sub-appaltatrici, da prima delle feste di Pasqua, sono in cassa integrazione. La regione Marche si appella al Governo per non far fermare i lavori derivati dalla mancanza di finanziamenti pubblici. Circa 300 milioni di euro sono dovuti alle imprese in sub-appalto. Si spera che intervenga il sistema bancario con fidejussioni garantite dalla Regione Marche, che sta aprendo un tavolo nei confronti del Governo per avere l’autorizzazione finanziaria e non rischiare il fermo dei lavori che porterebbe a un’opera incompiuta il maxilotto2: Ancona-Perugia. Sarebbe un’occasione per la Vallesina e per l’industria di collegarsi con il mondo economico di paesi emergenti. Molti paesi della vallata ne aspettano la realizzazione, li aiuterebbe a dare impulso alle loro economie. Tale fermo è dovuto alla crisi finanziaria delle aziende che lavorano nei cantieri per ampliare le strade e per fare gallerie. Però non riescono a sostenere i costi dell’opera se non vengono regolarmente pagati i lavori. La Regione Marche sollecita la necessità di salvaguardare i diritti delle imprese sub-appaltatrici, mai pagate per l’attività svolta, coinvolgendo anche i lavoratori che da mesi sono senza stipendio. Per questo il Sindaco di Jesi e i Sindaci della Vallesina con il presidente della Regione Marche Spacca devono insieme ai lavoratori premere affinché tali lavori riprendano fino alla loro conclusione. Notizia dell’ultima ora: il presidente Spacca, preso contatto con l’Anas e il Governo, comunica che i lavori riprenderanno ai primi di maggio. Lo speriamo tutti. concerto a palazzo: la solista Cecconi Il flauto di Gazzelloni a Jesi “Flauto Rêverie” è il nuovo titolo in cartellone di “Concerto a Palazzo”, la Rassegna di “rarità musicali in luoghi d’arte rari” promossa dalla Fondazione “Lanari” per la direzione artistica di Gianni Gualdoni, con la collaborazione dal Comune di Jesi e del Circolo Cittadino. L’appuntamento è per domenica 21 aprile alle 17.30 presso la Sala del Lampadario del Circolo Cittadino, palazzo “storico” di linee architettoniche novecentesche. In programma musiche di autori tra Ottocento e Novecento in un prezioso omaggio alle sensibilità musicali di fine secolo XIX e inizio XX, tra atmosfere di sonorità incantate e alti virtuosismi di scrittura ed esecuzione. Musica raffinata, dai tanti colori e dalle sfumature delicate che impongono esecutori di eccezione, come lo è la flautista Elena Cecconi, concertista di riconosciuto valore internazionale, accompagnata al pianoforte da Giovanni Piana. Il concerto propone un programma musicale raro, impreziosito anche da un cameo che esalta la tradizione musicale jesina e marchigiana: in scaletta, infatti, anche un brano di Giovanni Paggi, concertista di grande virtuosismo e compositore dell’Ottocento, nato a Jesi e presto assurto a gloria artistica internazionale, conteso all’epoca da teatri e sale da concerto in tutto il mondo. Forse non a caso l’artista suona un flauto Haynes d’oro appartenuto a Severino Gazzelloni, che quindi risuonerà a Jesi per l’occasione. Info: 0731-4684; 338-8388746. L’inverno sta ancora imperversando, non tanto quello meteorologico che si è troppo prolungato, quanto quello della situazione politica, sociale ed economica. Una situazione surreale, inverosimile, assurda: si è sull’orlo del baratro economico e sociale e i nostri eletti stanno litigando escludendosi reciprocamente in balletti: a designarli come irresponsabili è far loro un complimento. Altre considerazioni sono inutili, se non una perdita di tempo. Un inverno sempre più cupo se non interverrà un sussulto di intelligenza, di dignità e di orgoglio nazionale. Vista la situazione sto perdendo però la fiducia anche in questo scatto se non altro di pubblica decenza. Se ne fanno tante di chiacchiere in questo inverno della repubblica e della nazione che alla fine ci si capisce ben poco. E la barca va, con una situazione economico-sociale (disoccupazione, aziende in chiusura, mancanza di pane quotidiano, povertà in aumento, suicidi…) che diventa giorno dopo giorno sempre più drammatica. Quando diventerà esplosiva? Meglio allontanare questo interrogativo… C’è da sperare in una resipiscenza? In una qualche primavera? Magari! Se l’inverno da noi è ancora buio pesto e pesante, altrove la situazione non è migliore. Non mi riferisco alla Grecia, al Portogallo, a Cipro o alla Spagna, paesi dei quali qualche cosa ci viene detto, ma ai paesi del Nord dell’A- spigolature di Remo Uncini di Riccardo Ceccarelli frica che si affacciano sul Mediterraneo nei quali la cosiddetta “Primavera Araba” o la “Rivoluzione dei gelsomini”sembravano far rifiorire la democrazia e la libertà, almeno secondo la lettura che noi “occidentali” abbiamo dato a quegli avvenimenti. Una lettura troppo ottimistica, non oggettiva: era quello che speravamo e che non si è avverato. A dirlo è il prof. Khaled Fouad Allam, docente all’Università di Trieste di Sociologia del mondo musulmano e Storia e istituzioni dei paesi islamici, nonché di Islamistica all’Università di Urbino: «Sul fenomeno delle cosiddette “primavere arabe” si è trattato nel complesso di analisi deludenti, che si limitavano ad amplificare il contenuto dei notiziari». Sui giovani poi che hanno “fatto” quelle rivoluzioni e sulle situazioni che si sono venute a creare, dice che l’opinione pubblica italiana «è senza dubbio davvero così distratta». Scriveva ancora più di due mesi fa (Avvenire, 5 febbraio, p. 23): «Nei mesi scorsi abbiamo assistito a un primo cortocircuito, per cui alle Primavere arabe ha fatto seguito l’affermazione elettorale dei fondamentalisti. Il passaggio ulteriore potrebbe consistere nella crescita esponenziale di gruppi ultraradicali». È quanto ciò che si è verificato con il potere conquistato da queste formazioni. «La primavera araba in Egitto e nel Maghreb entra sanguinosamente nel terzo anno: le popolazioni sono deluse anche dall’Islam politico mentre l’Occidente scruta preoccupato le ripercussioni delle rivolte» (Il Sole 24 Ore, 27 gennaio, p. 12). In Tunisia «l’esecutivo dominato da Ennahda [il partito politico che ha vinto le elezioni] è accusato da più o parti di non voler stroncare l’avanzata del terrorismo islamista» (Avvenire, 7 febbraio, p. 3). «L’ondata di integralismo che attraversa il Nord dell’Africa sta rendendo la vita impossibile ai cristiani che si sentono accerchiati, intimiditi se non l’obiettivo di attacchi diretti», sia in Libia che in Egitto, tanto che Mons. Giovanni Martinelli, vicario apostolico in Libia dice: «Non è questo un islam che cerca il dialogo» (Avvenire, 5 marzo p. 3). In Egitto inoltre gli scontri furibondi tra cristiani copti e musulmani di domenica 7 aprile, mentre le forze di sicurezza, come sempre, hanno ritardato il loro intervento, hanno causato 8 morti e 20 feriti, tanto da far dire al papa copto Tawandros II che «le tensioni tra comunità religiose che scuotono l’Egitto hanno ormai raggiunto un livello di caos», accusando il presidente della Fratellanza musulmana, Mohammed Morsi, di essere il responsabile morale di una situazione diventata ormai insostenibile (Il Foglio, 11 aprile). Libertà religiosa negata, anzi cristiani perseguitati, democrazia mai raggiunta, economia allo sfacelo (in Egitto), guerra senza fine (in Siria), turbolenze politiche con violenze (in Libia e Tunisia): primavere penose e finora soltanto sognate. Che anche la nostra, inflazionata di cambiamento, non rimanga tale. Punto e a capo Sarà a motivo della primavera che brilla nell’aria, ma in questi giorni, ad aprire la finestra per far entrare il sole, nonostante tutto c’è da sorridere. Ma guarda un po’ dove il buon Dio ci ha fatto nascere: in un paese bellissimo che tanto ha da offrire: clima mite, terra fertile, abbondanza di frutti, bellezze naturali a non finire. Una terra meravigliosa che ha ispirato per secoli artisti, poeti, letterati, musicisti; una culla dove sono fiorite antiche civiltà che hanno lasciato testimonianze incomparabili ovunque. Nessun altro paese al mondo possiede un patrimonio simile al nostro e di pari valore. Lo sappiamo da sempre, ce lo hanno detto e ripetuto tante volte, ma sembra che molti non lo ricordino o non ne tengano conto. Ci lamentiamo piuttosto di una crisi che sembra inguaribile, di una povertà dilagante, di un’economia che va a rotoli, della disoccupazione, della disperazione che incombe, di delusioni e frustrazioni. Ci lanciamo reciproche accuse senza riuscire a prendere decisioni; forse perché ancora non si sa quali decisioni siano da prendere e da dove incomin- ciare. Allora guardiamoci di nuovo intorno per considerare quello che veramente abbiamo, che nessuno può toglierci, o clonare, o copiare, o esportare illegalmente. Sembra che sia l’effimero e invece è tutto il contrario. Abbiamo quello che Dio ci ha donato generosamente: una terra meravigliosa e un patrimonio unico di bellezza, arte, cultura. Incominciamo da qui. Sono questi i beni inalienabili da conservare, valorizzare, mettere stabilmente a profitto che potrebbero permetterci di ricostruire e riconvertire la nostra decadente economia. Se ben gestiti turismo e cultura, arte e bellezza potrebbero diventare risorse effettivamente trainanti, coinvolgenti, per reazione a catena, attività economiche diversificate che offrirebbero opportunità di lavoro a non finire. Ben venga perciò un consapevole ritorno alle origini. Coraggio: e si potrebbe magari incominciare a rinascere ripensando le parole di S. Francesco: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra”. Augusta Franco Cardinali t e r r e l e m e n t a r i La nuvola Ma la crisi come è fatta? Anzi, di che cosa è fatta? Questa domanda me la sento fare da un mio amico durante una passeggiata che ha colto al volo il sospirato arrivo della primavera. É domenica e molte famiglie escono con la bicicletta del babbo, quella della mamma e quelle dei figlioli. Tute sportive colorate, un piacere degli occhi… I giovanotti invece si aggruppano attorno alle automobili dei più grandicelli. Guardate con la mente di chi non ascolta televisione e legge giornali, queste immagini domenicali non restituiscono nessuna immagine della crisi. Da qui non si capisce come può essere fatta, e non potrei rispondere al mio amico. Eppure la crisi c’è: lo dicono le statistiche e lo dicono i numeri ma, soprattutto lo dicono le parole che ci scambiamo e che hanno, gira gira, sempre un tema comune: la crisi, appunto. Questo mio amico, durante la passeggiata, mi informa che ha cambiato la macchina, di recente. Bene, gli dico, mi fa piacere. No, mi dice lui, ne ho comperata una più piccola e a di Silvano Sbarbati metano: ci siamo impoveriti. Già, c’è la crisi, rifletto tra me a me, senza dirlo a lui, e rifletto sul fatto che la primavera è arrivata come sempre – prima o poi – e il sole ha fatto aprire le gemme degli alberi e la campagna è verde e rigogliosa. Ma la crisi è come una nuvola che fa ombra sul paesaggio e spegne i colori. Triste… di sicuro la crisi è fatta di tristezza, oltreché di automobili di piccola cilindrata a metano. Chiedo a questo mio amico: almeno sei contento di avere una automobile nuova anche se di piccola cilindrata e a metano? Lui non mi risponde, fa spallucce. Ecco, forse la crisi è fatta di questo silenzio. Parliamo d’altro? Politica e anti-politica, partiti e corruzione:altre nuvole che fanno ombra al sole di primavera. La salvezza arriva quando incrociamo due giovani signore con passeggino e infanti: a quel punto i discorsi cambiano, la crisi lascia il posto alle poppate, ai primi passi, alla felice scoperta della crescita di un bambino. C’è la crisi, ma il mondo non finisce… jesi VocedellaVallesina 21 aprile 2013 JESI, ASSOCIAZIONI FAMIGLIE CADUTI E DISPERSI IN GUERRA Dopo la tragica campagna in Russia Nella ricorrenza del “70° della ritirata popolo che dopo oltre cinquanta anni andi Russia”, il Comitato di Jesi delle As- cora ricerca ed onora i propri Caduti. sociazioni Combattentistiche e d’Arma Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra ha La seconda iniziativa è costituita dallo promosso due iniziative che intendono spettacolo teatrale dal titolo “Li romani concorrere alla salvaguardia della memo- in Rrussia”. ria storica di quanti caddero o non fecero Monologo in romanesco del giovane canpiù ritorno a seguito dei tragici avveni- tante e attore Simone Cristicchi frutto dell’adattamento del poema epico di Elia menti dell’inverno 1942-43. La prima iniziativa è costituita da una Marcelli (1915-1998) - poeta, regista e mostra che verrà inaugurata mercoledì sceneggiatore che ha partecipato come 24 aprile alle 18 presso i locali del Palazzo sottotenente a quattro campagne di guerdei Convegni di Jesi nell’ambito delle ce- ra (Francia, Albania, Jugoslavia e poi Ruslebrazioni del XXV Aprile – Anniversario sia). Un monologo teatrale che è raccondella Liberazione. to, ricordo e denuncia di quello che può Nella mostra saranno esposti 140 quadri essere considerato uno dei momenti più fotografici da cm 40x50 e di altri 12 da cm drammatici dell’ultimo secolo: la terribile 70x100, predisposti dalla Sezione Marche Campagna di Russia. dell’U.N.I.R.R. (Unione Nazionale Italiana Lo spettacolo si svolgerà, probabilmenReduci di Russia), con i quali si vuol ricor- te, presso il Teatro Pergolesi in concomidare non solo il sacrificio di tanti soldati tanza con la ricorrenza del IV Novembre italiani, vittime anche loro di una guerra – Festa delle Forze Armate e dell’Unità insensata, ma anche la civiltà del nostro Nazionale. v V della 5 Il Comitato di Jesi delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra è stato costituito nell’immediato dopoguerra. É una associazione apolitica e apartitica e non ha fini di lucro. La finalità del Comitato, in particolare, è quella di favorire i rapporti con il Comune di Jesi per la organizzazione e la partecipazione alle manifestazioni patriottiche. “Li Romani in Russia” – Racconto di una guerra a millanta mila miglia – è la pubblicazione di Simone Cristicchi edita da Rizzoli Lizard (prima edizione 2010) tratta dal poema di Elia Marcelli che tornò invalido dalla campagna di Russia. Le illustrazioni a fumetti sono di Niccolò Storai. 21 aprile presso la biblioteca petrucciana: aggiornamento per Insegnanti di Religione Indicazioni sulle competenze religiose nella scuola Si svolgerà domenica 21 aprile presso la Biblioteca Petrucciana la Giornata Diocesana di Aggiornamento per insegnanti di Religione. La scuola attuale è impegnata sull’analisi dei processi di apprendimento e sulla elaborazione delle competenze. Anche la disciplina “Insegnamento della Religione Cattolica” (IRC) va promuovendo una puntuale riflessione sugli stessi temi: impegnata soprattutto ad esplorare ed identificare l’aspetto specifico religioso e dell’apprendimento e delle competenze. Tanto più che sono state pubblicate dalla CEI le Indicazioni Nazionali anche per la Secondaria di 2° grado dopo quelli per l’infanzia e la primaria già riveduti. L’incontro intende offrire un’essenziale proposta di progettazione didattica con attenzione all’analisi dei processi educativi e dei traguardi di competenza in ambito religioso. La giornata di aggiornamento si proporne come spazio per la riflessione personale e l’intervento educativo del Docente di Religione Cattolica. L’incontro inizierà alle 9 con un intervento della prof.ssa Rita Minello, pedagogista esperta di processi formativi presso dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia su “Competenze religiose ed Indicazioni nazionali: condivisione dei termini e dei percorsi di valutazione”. Seguirà il confronto con la relatrice e la partecipazione alla S. Messa in Cattedrale alle 11.30. Nel pomeriggio ci sarà un secondo intervento della professoressa Licia Zazzarini, docente di didattica della Religione presso l’Università di Urbino al Corso di Alta specializ- zazione in Scienze religiose con indirizzo pedagogico didattico su “Indicazioni nazionali per l’IRC: caratteristiche e prospettive.” Seguirà un confronto in cui interverrà anche la formatrice nazionale CEI per insegnanti di Religione prof.ssa Fiorenza Pestelli. d.c.m. PARROCCHIA DI SAN GIUSEPPE:workshop “Risveglia la solidarietà” Cittadinanza: c’è aria di cambiamento Villa Borgognoni, luogo di quiete, immerso in un piccolo e silenzioso bosco di conifere, sabato 13 aprile era sorprendentemente vivace: sarà stata la musica etnica che risuonava per la via, le tante voci che si confondevano tra di loro, o forse semplicemente era quella bella atmosfera di convivialità e allegria che si avvertiva guardando tutte quelle persone dai colori differenti. Questo è uno dei risultati del workshop “Risveglia la solidarietà”, organizzato dalla Parrocchia di San Giuseppe (oratorio SAN GIU), dalle Acli provinciali e dall’Associazione Immigrati Nigeriani nelle Marche e ospitato dall’Ostello di via Crivelli. I lavori in preparazione del laboratorio erano iniziati lo scorso 16 marzo presso la chiesa di San Giuseppe dove, con la tavola rotonda “immigrazione, integrazione e solidarietà”, si erano delineati gli argomenti da affrontare durante l’incontro, primo fra tutti, quello di sensibilizzare la comunità al tema dell’integrazione, oggi reso ancora più complesso dalla crisi economica, fino a tirar fuori delle proposte da attuare nel nostro territorio. Il punto di partenza consisteva in un’analisi fatta da alcuni insegnanti, dalla Caritas, dal Centro d’ascolto e dall’oratorio della Parrocchia San Giuseppe, con il contributo dell’Azienda servizi alla persona ambito 9, in cui venivano rilevati gli aspetti più problematici dell’integrazione nella nostra città come quello dell’indigenza, dovuta alla forte disoccupazione, o dell’abitazione, visto che la maggior parte di queste famiglie sono senza fissa dimora. L’incontro, intitolato “COSTRUIRE PARTECIPAZIONE –Motivazioni e percorsi per una cittadinanza responsabile”, è stato introdotto da Barbara Traversi, assessore ai servizi sociali del Comune di Jesi, e da Paolo Cognini, avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione. Successivamente i partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi di lavoro, a cui hanno preso parte anche coloro che vivono sulla loro pelle le difficoltà dell’immigrazione, che hanno analizzato gli aspetti più critici del tema: Lavoro e Formazione, Scuola e servizi educativi-ricreativi, Servizi so- ciali ed interventi caritativi, Territorio: integrazione e sicurezza. Lo scopo dei gruppi di lavoro era quello di proporre delle idee e dei suggerimenti che possano avere concreta attuazione ed individuare le persone o le associazioni che potrebbero portarli avanti. Uno degli obiettivi più importanti emersi dalle varie discussioni è stato quello di far lavorare i cittadini sul tema della conoscenza e della scoperta dell’altro per rendere Jesi una città accogliente per tutti. Il workshop si è concluso con l’intervento di Paola Lenti, consigliere comunale delegato in materia di assistenza che ha presentato la nuova rete che il Comune sta cercando di stabilire con le associazioni del territorio che operano nell’ambito dei servizi sociali ed educativi: «Vogliamo creare delle sinergie, delle risorse che vengano messe a servizio dei cittadini - ha detto il consigliere - è un progetto basato sulla persona, che cerca di trovare delle risposte adeguate ai problemi che ci sono.» Il laboratorio è solo il primo di una serie di eventi che verranno organizzati in futuro per portare avanti quest’iniziativa poiché, come ha detto Udo Umoren Nsima, rappresentante dell’Associazione Immigrati Nigeriani nelle Marche, c’è aria di cambiamento. Ilaria Stronati Foto Andrea Bordoni dendrolemura a cura di Elena Mancinelli Fa bembè Quando eravamo piccoli, prima d’andà a scôla mamma ce dicea: “fa bembè” fino a quando eravamo giovanotti, prima de sgappà de casa, mamma ce dicea sempre: “fa bembè”. Era la raccomandaziò che racchiudea tutto: sii bravo, comportati bene, sii educato, ecc… insomma bastava che dicesse: “fa bembè” e noi capivamo tutto. 6 v V della psicologiaesocietà VocedellaVallesina 21 aprile 2013 Associazione Noi Operatori di Pace Nella coscienza l’incontro “La coscienza che cosa è? Da dove viene questa voce? Chi ci parla?”: se ne è discusso sabato 16 febbraio in Duomo, presso la sala della Confraternita con l’Associazione Noi Operatori di Pace. Il tema è stato svolto da Michele Contadini, insegnante di religione all’Istituto Commerciale e per Geometri “Cuppari” di Jesi e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Ancona. Il relatore ha individuato diversi ambiti che interessano la coscienza. In ambito filosofico, essa è intesa come autoconsapevolezza di sé, la coscienza è la risposta a “chi sono io” e dalla risposta a questo interrogativo dipende la soluzione della domanda “che cosa devo fare per auto realizzarmi”. In ambito psicologico, Freud parla di coscienza in contrapposizione all’inconscio. Sintetizzando il suo ragionamento, da un lato abbiamo l’inconscio, dall’altra i divieti che la società impone e in mezzo la coscienza che ci “ordina” precisi comportamenti (da questa situazione sostanzialmente in contrapposizione, possono sorgere conflitti e stati di depressione). In campo sociologico il termine coscienza è stato molto utilizzato da Marx nella sua concezione della coscienza di classe, dando particolare importanza alla dimensione economica come sorgente dei conflitti tra gli uomini. Spostandosi in ambito religioso, il relatore ha evidenziato come, nell’Antico Testamento, più che di coscienza si parla di cuore (il termine coscienza è di origine greca). La fede di Israele individua nell’uomo la presenza di un centro intimo, di un “io” più profondo ed interiore, che è visto come la sede di tutte le facoltà psichiche e spirituali: questo centro è il “cuore”. Ed è al cuore che Dio parla. Adamo si sente interpellato interiormente e questo lo spinge all’azione. L’Apostolo Paolo, ha continuato il prof. Contadini, è il primo autore sacro a usare il termine e il concetto di “syneidesis” (un con-sapere tramite l’aver visto e quindi aver coscienza). In Paolo, ha precisato il relatore, questa consapevolezza assume un carattere più prettamente morale: è consapevolezza delle proprie responsabilità e dei propri obblighi morali, come lui scrive nella lettera ai Romani, compito della coscienza è “discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom. 12,2). Mentre l’Antico Testamento privilegia l’aspetto spirituale, in Paolo abbiamo la facoltà di distinguere il bene e il male, tra ciò che è la volontà di Dio e ciò che non lo è. Il Concilio Vaticano Secondo trattando della coscienza nella Gaudium et Spes dà questa definizione: “…la coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria”. La coscienza, ha proseguito il relatore, percepisce e propone all’uomo un orientamento di fondo, un principio basilare che la GS esprime nei termini di amare, fare il bene e fuggire il male (coscienza fondamentale o abituale). Ma, ha continuato il relatore nella sua lezione, la coscienza ha anche la necessità di una formazione, di essere formata progressivamente alla verità; e nel quadro di questo lavoro formativo ed educativo un ruolo fondamentale, assolutamente essenziale e primario, riveste l’azione dello Spirito Santo. La coscienza è il luogo dell’incontro e della relazione tra me e Dio. Come ha osservato il relatore, il luogo più intimo di me, dove ascoltare la voce di Dio, a cui io sono chiamato a corrispondere. E da luogo dell’incontro con Dio, diventa anche un luogo morale in quanto, se si vuole corrispondere a Dio, è richiesto uno specifico comportamento. Quale comportamento? Il medesimo di Gesù. Sergio Togni La mente e l’anima colloqui con lo psicologo PER GUARDARE CON VERA ATTENZIONE I NOSTRI BAMBINI Bambini… agitati? di Federico Cardinali (2) La settimana scorsa c’eravamo fermati ad osservare la pace e la serenità di un bambino piccolo che gioca. Lui non si annoia se gli lasciamo godere il mondo che costruisce. Castelli incantati, boschi colorati, amici fantastici e sorridenti con cui chiacchierare. Sereni e pieni di vita. Com’è, allora, che tanti nostri bambini oggi sono così agitati? Domanda: non sarà che c’entriamo proprio noi in questo processo di trasformazione? Proviamo a guardarci un momento: ci accorgeremo quanto siamo diventati disattenti al suo mondo. Cominciamo prestissimo a mettergli intorno aggeggi che fanno tutto loro: si muovono da soli, suonano, parlano, corrono. E il bambino? La sua fantasia, la sua mente così ricca e potente, capace di creare e ri-creare il mondo, che fine fanno? Pian piano devono arrendersi, cedere il passo agli aggeggi che gli mettiamo in mano. La sua mente, la sua capacità creativa, la sua fantasia… inutili. Tanto, a che servono? Siamo nell’era della tecnologia: fa tutto lei ormai. E allora arriva quel giochino che fischia e suona e si accende e si spegne e si rompe. Poi un altro aggeggino, poi un altro ancora. Tutto elettronico ormai. Tutto autonomo, tutto autosufficiente. E la sua cameretta si riempie, pian piano, di queste robe che non solo occupano tutto lo spazio – non sai più neanche dove camminare – ma suonano, parlano, urlano, chiamano, richiamano e non sono mai soddisfatti. Loro, gli aggeggi. Poi, lui non sa ancora leggere e scrivere, e già arriva la play-station, arriva lo smartphone, arriva il computer. Ma il problema è che la loro invasione non si realizza soltanto nello spazio fisico di una cameretta. La vera invasione, molto più insidiosa, pericolosa ’sta volta, dannosa dovremmo dire, è quella che operano nello spazio mentale del bambino. Allora lo vediamo cambiare: prende una cosa, poi la lascia, poi ne prende un’altra, e lascia anche quella, poi un’altra e un’altra ancora. E le cose non bastano mai. Loro sono fatte così: ti promettono soddisfazione, piacere, felicità. Poi ti lasciano in mezzo a una strada. Poi va a scuola. E gli insegnanti ci dicono che il nostro bambino non sta attento, non riesce a concentrarsi, a stare seduto, ad ascoltare la maestra, o un altro bambino che sta parlando. Agitazione psicomotoria dicono gli esperti. Allora l’insegnate, preoccupata, chiama i genitori – che quasi sempre è solo la mamma – e suggerisce di “farlo vedere” dallo specialista. Andiamo dallo psicologo e questi, dall’alto del suo sapere, emette la sentenza: il bambino è malato. E dà pure un bel nome alla sua malattia: ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder = Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività) – detto in inglese, sicuramente vale di più! Poveretto! Ora gli abbiamo fatto una diagnosi: una bella etichetta che non gli toglierà più nessuno. Magari troviamo anche chi gli darà un po’ di goccine o qualche pillolina che lo farà stare più tranquillo. Deficit dell’attenzione. Ma se lo facciamo vivere in mezzo a milioni di stimoli, come fa il suo cervello a proteggersi da questo bombardamento e a scegliere, in mezzo a tutta questa confusione, qual è quello giusto, quello cui deve rispondere? Non solo. Lui ormai ha imparato a vivere immerso tra tutti questi richiami che si as- sommano l’uno sull’altro e invadono la sua mente. Cosa può fare per scaricare tanta tensione? Come può il suo cervello ‘digerire’ tutto questo che gli mettiamo dentro? Ecco allora l’agitazione psicomotoria, o iperattività. Il muoversi continuamente, il non riuscire a stare seduto, il passare da una cosa a un’altra, diventano l’unica strada per scaricare tutta la tensione che il suo cervello – molto plastico, cioè molto recettivo – deve accumulare. Se non attivasse tutto questo movimento, scoppierebbe. Come una molla che venisse caricata continuamente e nello stesso tempo compressa. Può solo rompersi. Ma siccome il cervello non vuole rompersi né scoppiare, allora trova una via di sfogo: dice al resto del corpo di muoversi, muoversi, muoversi… così la compressione di questa molla trova una via di fuga. E noi gli diamo le goccine o la pillolina per bloccare questa via di fuga. Vi pare sano? Di certo avremo un bambino meno agitato. Ma avremo davvero un bambino sano? Che fare allora? Ecco. La soluzione è già nella domanda. Rimandiamo indietro il nastro… e vediamo come abbiamo fatto a trasformare un bambino che sapeva giocare tranquillo, piacevolmente attento e concentrato su ciò che stava facendo, in un bambino che non sa più guardare una cosa alla volta, ascoltare chi gli sta vicino, sorridere e giocare. Riflettevamo la settimana scorsa su quanto noi adulti abbiamo bisogno di ri-trovare il nostro respiro. È solo così che ritroveremo la capacità di rispettare il ritmo naturale dei nostri bambini. La loro capacità di… respirare. (2. continua) Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI MEIC: la relazione del dottor Giulio Argalia sulla fede e la medicina per la salvezza dell’uomo Dalla sanità moderna alla risposta al dolore La relazione del dott. Giulio Argalia, vicario del Direttore dell’U.O.C. di Clinica Radiologica dell’Università Politecnica delle Marche, su “Fede e medicina: dimensione spirituale e corporale per la salvezza integrale dell’uomo” è stata un contributo al tempo stesso dotto e appassionato, espressione non solo della sua grande preparazione scientifica ed esperienza clinica, ma anche del suo erudito ancoraggio culturale e della sua esperienza esistenziale e di fede. Ha cominciato citando il teologo Rahner “dolore e malattia sono un frammento dell’incomprensibilità di Dio”, l’illusione tecnologica dell’antropologo Le Breton “il dolore è il non senso, una pura tortura” e Kierkegaard “Dio può guarirmi … il male e la morte acquistano un senso che solleva un po’ il peso della incomprensibilità”. L’homo patiens lungo i secoli che hanno visto la medicina passare attraverso la religione, l’arte e la scienza dell’era moderna è stato al centro della sua attenzione: non la passione o lo stupore per le potenzialità tecnologiche che si sono aperte, ma l’uomo che di esse si serve, sia colui che viene curato che colui che cura. Soggetti centrali entrambi, e non oggetti, e in una visione ellittica con due poli. Così, di fronte al cambiamento nel tempo del modo di stare male, nel modo di vivere, accettare, e anche di pretendere da dentro la sofferenza, di fronte a tutte le nuove complessità, le nuove forme di espressione, la loro durata, la loro aggredibilità, Argalia ha avuto la bravura di mettere in discussione, di chiamare a riflettere, non solo i malati ma anche i medici, ponendosi in entrambi i poli quei significati ultimi che esigono strategie nuove le quali, seppure enormemente innovative, non cancellano il bisogno e non danno piena risposta. L’impostazione funzionalistica (così Argalia ha chiamato il mondo di ricerca, di prestazione, di organizzazione aziendale e finanziaria) della sanità moderna, ha attraversato ormai, nel nostro secolo, diversi successivi valichi da lui definiti “rivoluzioni”: quella biomolecolare, quella della diagnostica per immagini, la trapiantologia, la rigenerazione dei tessuti e infine la rivoluzione etico-umanistica. Nuove opportunità ma subito anche nuovi rischi, dal relatore chiamati pericoli: la burocratizzazione, la nazionalizzazione vista come ingombro e appesantimento, il pragmatismo, la decadenza professionale. Dietro a tutto una questione antropologica: efficienza ed efficacia? Sì, ma verso dove? La salute non ha prez- zo, ma la sanità ha costi, e che costi! La salute è un diritto ? Sì, ma lungo quante direzioni e fino a dove? La sanità è un servizio per la salute delle popolazioni? Sì, ma è servizio alla collettività anche il tenerla sotto controllo! La tensione tra curati e curatori solleva la cosiddetta medicina difensiva, arrecatrice di sprechi e di speculazioni. Meglio certamente la medicina cosiddetta narrativa, “rinforzata dalle parole (dei medici e degli infermieri, ma anche e soprattutto dei pazienti) che punta a riconoscere, assorbire, interpretare, onorare, metabolizzare e infine lasciarsi guidare dalla storia …” Una medicina dunque comunicativa, ma chi è oggi disposto a comunicare con verità il problema del dolore nella tradizione occidentale? A dire il vero, mi è parso che lo stesso pubblico, con gli interventi seguiti alla relazione, abbia accantonato questa dimensione che eppure ha impregnato le ultime diapositive proiettate: “la vera salus” “il dono della croce” “la ricetta della buona morte”, e che lo stesso titolo promosso dal Meic aveva posto nel contesto dell’itinerario dell’Anno della Fede. Colpa, forse, di una non ancora risolta “illusione” dell’offerta universale della sanità e dell’idolatria della sua potenza. Vito Collamati vitaecclesiale VocedellaVallesina 21 aprile 2013 la chiesa locale IL DIARIO DEL VESCOVO GERARDO a cura di don Corrado Magnani [email protected] della 7 La parola della domenica 21 aprile 2013 quarta Domenica di pasqua Dal Vangelo secondo Giovanni (10,27-30) Giovedì 18 aprile v V In quel tempo, Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”. Ore 10: Incontro con i Sacerdoti più giovani di Ordinazione Il pastore buono che “puzza de pecore” Ore 18.15: PrimaverAC Venerdì 19 aprile Ore 18.15: PrimaverAC Ore 21: Vis past a Castelplanio, incontro con le famiglie Sabato 20 aprile Ore 15: San Marcello, incontro con i bambini di Prima Comunione Ore 17: Parrocchia di San Francesco, S. Messa e Cresima Ore 21: Vis past a Castelplanio, incontro con i fidanzati Domenica 21 aprile Ore 9: Santa Maria N. S. Messa Ore 11.15: Pianello Vallesina, S. Messa e Cresima Ore 21: Incontro vocazionale Lunedì 22 aprile Ore 21: Seminario: Incontro spirituale con CSI Martedì 23 aprile Ore 21: Vis past a Castelplanio, incontro con i Catechisti Mercoledì 24 aprile Ore 10: Vis past a Castelplanio, visita ai malati Ore 11: Castelplanio, S. Messa nella Festa e di San Giuseppe nella ricorrenza del Voto Ore 18: Castelplanio, processione, Giovedì 25 aprile Ore 9.30: Castelbellino, Cresima e processione nella festa del patrono Ore 16: Convento della Romita, ordinazione diaconale di fra Michele Massaccio Venerdì 26 aprile Ore 21: Pantiere, incontro con i Genitori dei Cresimandi Sabato 27 aprile Ore 11: Loreto, Catechesi in un Convegno Ore 17: Parrocchia di San Francesco, S. Messa e Cresima Domenica 28 aprile Ore 9.30: Convento della Romita, incontro con i Genitori Ore 11.15: Parrocchia di San Giuseppe, S. Messa e Cresima Ore 16: Pellegrinaggio al Santuario di S. M. Goretti con genitori e Bambini di S. Maria N. Ore 21: Incontro vocazionale OGGI SPOSI 20 Aprile: Massimo Chiodi e Cristina Simoncini ad Assisi. Voce dellaVallesina Settimanale di ispirazione cattolica della diocesi di Jesi fondato nel 1953 Diciamolo: per la nostra mentalità moderna la parabola del no come assolute. Gesù usa parole dure per loro: sono degli pastore e del gregge ci procura una certa perplessità. A cre- abusivi, “ladri”, “mercenari”, “entrano nel recinto delle pecore are questa piccola difficoltà sono le immagini, le parole, una se non per rubare, uccidere e distruggere”. E, se questo non certa iconografia sacra (“i santini”) che hanno fatto di Gesù bastasse, sarà sufficiente ricordare il capitolo 23 del vangelo il “buon pastore”, con occhi azzurri, di sapore dolciastro; e di Matteo: «Non fatevi chiamare “maestro”, perché voi siete di noi parte di un “gregge”, sia pure guidato da Lui. Eppu- tutti fratelli e uno solo è il vostro Maestro. E non chiamate re basterebbe pensare che siamo di fronte ad una parabola: “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Pacioè ad un modo di dire tipicamente orientale, significativo e dre vostro, quello che è in cielo. E non fatevi chiamare “capo”, ricco di risonanze bibliche (vedi Ezechiele 34), per superare perché uno solo è il vostro Capo, il Cristo». Parole da prenagevolmente la difficoltà del linguaggio e cogliere invece la dere o lasciare: è una questione di dignità e libertà nostre. bellezza del messaggio. C’è poi l’evangelista Giovanni che ci “LE MIE PECORE…IO LE CONOSCO…E IO DO LORO dà una mano per la comprensione del testo biblico: secon- LA VITA ETERNA: ESSE NON ANDRANNO IN ROVINA. do lui, Gesù dice di sé: “Io sono il Pastore Buono (Bello)”; NESSUNO LE STRAPPERÁ DALLE MANI DEL PADRE…”. espressione lontana dall’immagine romantica del “buon pa- Sono parole queste da dare una profonda pace, perché non store”, perché Giovanni usa un aggettivo che non fa pensa- basata sulle nostre forze o principi, ma sulla fedeltà provata re alla bontà di Gesù, ma alla sua unicità di Pastore. Gesù è del Signore, sulla sua incrollabile decisione di essere con noi, L’UNICO (vedi anche Giovanni 20,2 / Ebrei 13,20…). Solo dalla nostra parte; di essere il pastore di noi, il cui nome “è Gesù è UNICO PASTORE, perché prima di esserlo, è L’A- scritto sul palmo della sua mano”. E questa parola di Gesù, GNELLO DI DIO (Giovanni 1,29). Solo chi dà la vita per gli in questo nostro tempo di “lupi rapaci travestiti da agnelli”, altri può essere loro pastore. E l’amore di Gesù per noi non in cui viviamo un senso di spaesamento e di abbandono, è nasce nel momento in cui siamo in pericolo, ma è preceden- piena di speranza, è un balsamo alle nostre ferite. Questo site. Il suo è amore preveniente, gratuito, incondizionato, sen- gnifica che quando ci sentiamo “spersi”, stringiamo i denti, e, za misura. Gesù è vero pastore perché “conosce le sue pe- certi della fedeltà del Signore, camminiamo nella notte. core”, “le chiama per nome”, ha un rapporto di comunione “Ha da passà la nottata”. Nessuno, niente ci strapperà dalle profonda; è presente sempre (il contrario del presenzialista mani del Signore (Romani 8,35-39). Dio Padre-Madre nessuo del badante o dell’efficientista); “esperto di umanità”(Paolo no lo perde, se non chi lo lascia. Ma anche chi lo lascia non è VI), coinvolto con la nostra storia, sta dalla nostra parte. Pa- dato mai per perso: è un ricercato, un atteso. Perché Dio non rafrasando una frase, detta a proposito da papa Francesco sopporta le nostre distanze (Luca 15,20). nel discorso del giorno dopo l’elezione ai cardinali, in dialetto nostrano, colorito ma molto espressivo, possiamo dire che Gesù è vero pastore perché “puzza de pecore”!. Ma Gesù, nei vangeli, non solo si presenta come “il Pastore Buono”: ci Provincia Picena invita anche a riconoscere tra il variopinto e affollato gruppo S. Giacomo della Marca dei Frati Minori di falsi profeti, capi, guru, ministri, padri della patria, maepresso il Convento La Romita di Cupramontana stri di vita di ieri come di oggi, coloro che amano veramente le persone loro affidate. Ci sollecita – solo per amore nostro e non per salvare la sua “poltrona”- a demitizzare (= ridare il giusto valore) persone, categorie, istituzioni che si atteggia- In piazza le domeniche di Pasqua In 100 piazze dell’Abruzzo e delle Marche, per iniziativa del “Cammino neocatecumenale”, si sta svolgendo la “Grande Missione dell’Anno della fede” che consiste in 5 incontri durante le domeniche di Pasqua, per crescere nella fede. A Jesi i primi due incontri si sono svolti il 7 e il 14 aprile, rispettivamente in piazza della Repubblica e nella piazzetta Pergolesi. Ecco il programma dei prossimi appuntamenti: Terzo incontro: domenica 21 aprile, ore 17, in piazza della Repubblica: Annuncio del Kerigma,“La notizia della salvezza in Cristo Gesù”. Quarto incontro: domenica 28 aprile, ore 17, in piazza della Repubblica: Kerigma, “Annuncio del Vangelo e chiamata a conversione”. Quinto incontro: domenica 5 maggio, ore 17, la missione si concluderà nel piazzale della parrocchia di San Francesco di Paola. Tema proposto: “Che cosa è la Chiesa? Quale è la tua esperienza nella Chiesa? Vorresti essere aiutato da una comunità cristiana?”. Tutti sono invitati a partecipare. Direttore responsabile Beatrice Testadiferro Comitato editoriale: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Lombardi Responsabile amministrativo Antonio Quaranta Proprietà: Diocesi di Jesi Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 Composizione grafica Giampiero Barchiesi Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola Spedizione in abbonamento postale Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Questo numero è stato chiuso in redazione martedì 13 novembre alle 19 e stampato alle 7 del 14 novembre. Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno S.E. Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi Giovedì 25 aprile 2013 ore 16 ordinerà Diacono fr. Michele Massaccio Frate minore utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Tel. 0731.208145, Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Codice fiscale 00285690426 Questo giornale è stampato su carta riciclata. Abbonamento annuo 35 euro di amicizia 50 euro sostenitore 100 euro 8 v V della inmemoria VocedellaVallesina 21 aprile 2013 Monsano e Jesi in lutto per la maestra dal cuore tenero e dal volto sorridente Il ricordo di Cesarina Romagnoli Ancora un lutto per l’Istituto comprensivo “Federico II” di Jesi che, nella notte di giovedì 4 aprile, ha perso una grande maestra, Cesarina Romagnoli, da qualche anno tormentata da un male incurabile che con prepotenza l’ha strappata ai suoi cari, agli amici, alla Scuola. Una donna forte e coraggiosa, una madre esemplare, una maestra tenera, sempre allegra e scherzosa. Sfidava la malattia con piccole festicciole ogni volta che tornava con buone notizie dalle visite di controllo. L’uso del bastone non l’aveva fatta desistere dal ritornare a scuola all’inizio di settembre. Poi , l’acuirsi del male e … la fine. Ma solo di un corpo straziato. Perché i semi sparsi da Cesa in venti anni di insegnamento fioriranno ovunque, esplodendo come piccoli soli che continueranno a dare vita alla vita. Nella caratteristica chiesa di San Giuseppe, una folla di amici e colleghe hanno cercato di portare un po’ di conforto ai familiari con parole e gesti affettuosi e bellissimi cartelloni. Cesarina aveva scelto di svolgere la sua professione nel plesso della Scuola dell’Infanzia di Monsano, anche se abitava a Jesi. Le sue grandi doti umane e didattiche emergono chiaramente dalla lettera - qui riportata - che colleghe profondamente addolorate le hanno scritto con accorato rimpianto e hanno poi letto durante i funerali. Cara Cesarina, come facevi di solito, starai sicuramente già brontolando “Ma guarda il tempo che queste perdono per me! Scusate, perché vi state disturbando cosi tanto?” Perché? Perché, nella semplicità delle piccole cose, sei stata per noi un grande esempio. Possedevi un’arte antica e spesso dimenticata da noi insegnanti: quella di modificare lo scorrere grigio delle cose con i colori dell’attenzione, dell’ascolto, dell’amore rendendo ogni essere davvero speciale. Erano speciali i tuoi «CAPOLAVORI”! Li chiamavi cosi i bambini con cui lavoravi. Quanti ne sono passati nel tuo cuore! Li hai amati tutti, uno ad uno. Ricordavi di ognuno il nome e avevi sempre qualche aneddoto simpatico da raccontare. Ti hanno voluto tanto bene. Si sono sentiti amati perché sei riuscita ad elevarti all’altezza dei loro sentimenti. Con semplicità per non ferirli, con delicatezza, senza fare rumore, in punta di piedi per non dare troppo nell’occhio. Mai in primo piano, mai sotto i riflettori… Eppure, spesso i nostri meriti erano dovuti alla tua professionalità ed esperienza. La parola “io” non emergeva mai nei tuoi discorsi. Con silenzio ed umiltà ti sei fatta prossimo di chi avevi accanto. Vorremmo avere la tua stessa cura per l’altro, la tua stessa attenzione, la tua stessa passione per far sì che ogni incontro sia un ricco confronto ed al posto dell’ “io” fiorisca il “noi”. Abbiamo condiviso un bel tratto di strada e ci sentiamo davvero onorate di aver avuto questa possibilità. Ognuna di noi serba gelosamente nel proprio cuore parole, frasi, gesti, emozioni, sentimenti vissuti insieme. Sei stata per tutte una grande testimone. La cortesia, la lealtà, la responsabilità, il senso del dovere, il saper sorridere nelle difficoltà, il vedere il bello ed il buono in ogni persona e situazione, la capacità di ridere di sé stessi, di non prendersi troppo sul serio, il non lasciarsi dominare dalle avversità: sono alcuni dei tanti valori che ci hai trasmesso con il tuo esempio. Domani a scuola porteremo una parte di te ai bambini: li guarderemo e abbracceremo con occhi e mani diverse perché sentiremo in noi la tua forza, la tua energia, la tua carica allegra e stimolante. Un grazie di cuore dalle tue colleghe A cura di Paola Cocola Ciao, Cesarina! Noi vogliamo ricordarti mentre giochi con i tuoi “capolavori”, così chiamavi i tuoi bambini. Noi vogliamo ricordare la tua ironia, la tua capacità di sorridere e farci sorridere, nonostante tutto. Noi vogliamo ricordare il tuo sorriso. Grazie, Cesa! Ricordo 4-1-1965 31-12-2012 Daniele Belardinelli Non più il suono del tuo silenzio l’eloquenza della tua mimica il candore della tua innocenza. Ho chiesto per te un posto in cielo dove il “Sommo” allocava più splendore dove hanno dimora, i puri di cuore. A-Dio Antonio Massacci Anche dalle esperienze più brutte si cerca di prendere qualcosa di positivo, anche se questa esperienza si chiama morte. Mi sono trovato per la prima volta coinvolto in questo momento, che fa parte della nostra esistenza, con una persona cara della famiglia. Mio fratello non era come gli altri, era speciale, come si usa dire in queste circostanze, era diverso. Si lui non era come gli altri fratelli, lo si capisce crescendo, lui era affetto dalla sindrome di down. Nonostante questo siamo cresciuti insieme senza problemi, certo non è stato sempre facile, ma alla fine mi ha lasciato qualcosa di straordinario che un fratello “normale” non ti può insegnare. Saper vivere senza invidia una qualità che ti rende felice per quello che hai, pensate quante persone si rovinano il fegato per avere magari solo una briciola in più degli altri in questa società poi, creata solo sul consumismo, si deve avere di tutto, tutto alla moda e tutto meglio degli altri. Saper vivere senza cattiveria, altra qualità che pochi hanno, se pensate che c’è chi uccide solo per una mancata precedenza, oppure basta pensare a tutte quelle donne che vengono assassinate, viviamo ogni giorno con un potenziale nemico alle spalle. Saper convivere con tutti e tutto non c’è il bianco o il nero, il bello o il brutto, il buono o il cattivo, ci sono solo le persone, c’è uguaglianza. Poi anche la dignità di accettare quello che la vita ci ha dato, essere orgogliosi di essere noi stessi, senza fingere o far sembrare quello che non siamo. La forza di affrontare ogni giorno la propria vita, e il coraggio di lasciarla. Credo che se ogni persona avesse tutte queste doti, di sicuro vivremmo in una società migliore. Grazie per quello che mi hai lasciato, se sarò in grado di trasmetterlo agli altri, come te l’hai fatto con me, allora potrò anch’io dire di essere stata una grande persona. Ciao Daniele. Tuo fratello Delio Ricordo Con questa e tante altre frasi di accorato rimpianto, le colleghe hanno voluto Diocesi di Jesi:presenza viva del “Rinnovamento nello Spirito” per l’Anno della fede “Vi darò un cuore nuovo” Dalla Parola di Dio, contemplata, meditata e an- internamente all’associazione, sia nel mondo ecclenunciata dai Padri del Concilio Vaticano II sono siale e civile; promuove e organizza ritiri, convegni, germogliate nuove forme associative laicali che at- seminari di formazione, progetti, eventi ecclesiali e testano la perenne vitalità della Chiesa. Nella Co- civili; partecipa alla missione evangelizzatrice della stituzione conciliare “Lumen Gentium”si legge: Lo Chiesa per una presenza incisiva nei campi della culSpirito guida la Chiesa per tutta intera la verità, la tura, della carità e dell’impegno sociale, con specifica unifica nella comunione e nel ministero, la istrui- attenzione ai giovani e alla famiglia» (art.3 dello Stasce e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, tuto). la abbellisce dei suoi frutti” (LG 1,4). Uno dei segni Il “Rinnovamento nello Spirito” è presente nella Diodel dinamismo dello Spirito nella Chiesa e mondo cesi di Jesi dal 1986. Responsabile diocesana è Adriaè la presenza del “Rinnovamento nello Spirito San- na Borgognoni, vice-delegata Rita Cucchi. L’associato”, un’associazione di fedeli laici con sede centrale zione conta un centinaio di aderenti e si articola in a Roma, operante in Italia e in molti Paesi per un cinque gruppi che si riuniscono ogni settimana a Jesi profondo rinnovamento della vita cristiana. L’art. 2 o in alcune località della Vallesina. E precisamente: dello Statuto, approvato dalla CEI il 14 marzo 2002, “Casa di Davide”- lunedì ore 21, chiesa San Massotto il pontificato di Giovanni Paolo II, ne enuncia similiano Kolbe a Jesi; “Il Cenacolo” - martedì ore le finalità: «L’aiuto ad accogliere una rinnovata ef- 21,30, chiesa Santa Maria del Cammino a Cafusione dello Spirito Santo, la sua guida, i suoi doni stelplanio Stazione; “Magnificat” - mercoledì ore e carismi; la riscoperta della grazia battesimale e 18 - chiesa San Francesco d’Assisi a Jesi; “Regina dell’identità cristiana; l’esperienza, la conoscenza e Pacis” - giovedì ore 18,30 presso il Vicariato della pratica dei carismi elargiti dallo Spirito Santo in la parrocchia Regina della Pace di Jesi; “Casa di gioiosa e piena adesione alla vita sacramentale ed Gesù” - giovedì ore 21,30 presso la parrocchia San ecclesiale; la santità di vita attraverso l’adesione al Marco Evangelista, Castelbellino Stazione. Vangelo e la conversione permanente; la formazione al servizio ministeriale nella Chiesa e nella so- A Jesi e in Vallesina si svolgono ogni anno “Seminari cietà, quale frutto della vita nuova nello Spirito; la di vita nuova” cui partecipano fedeli di tutta la Diocecostituzione e la formazione di gruppi e comunità si. Il 12 aprile ha avuto inizio il Seminario di vita nuodel Rinnovamento nello Spirito Santo». va per l’Anno della fede, un percorso che si concludeL’associazione svolge tutte le attività necessarie al rà il 19 maggio, Festa solenne di Pentecoste, in cui il raggiungimento delle finalità: «Promuove un cammi- Rinnovamento celebra “La Giornata di effusione”. Per no di fede tra gli aderenti riuniti in gruppi, attraverso ulteriori informazioni rivolgersi a Rita Cucchi (cell. la preghiera comunitaria e la formazione umana, spi- 328/9558921). rituale ed ecclesiale; promuove i ministeri di fatto sia Maria Crisafulli Esildo Stampati Alda Piretti 24 ottobre 1926 - 27 settembre 2010 24 agosto 1934 - 20 febbraio 2013 “Coloro che ci hanno lasciati non luce fissi nei nostri pieni di lacri- sono degli assenti, sono degli invi- me”. sibili, tengono i loro occhi pieni di (Sant’Agostino) Anniversario 1995 11 aprile Ricordo 2013 Ghislano Fioretti Ida Lupi ved. Cardinali Mamma, anche se non sei più accanto a noi, continua ad essere l’Angelo Custode della nostra vita. Augustina e Mariella Voce della Vallesina Per i ricordi delle persone care 0731.208145 Il 19 marzo, dopo un anno di sofferenza e ricovero ospedaliero, è tornato alla Casa del Padre il caro Ghislano Fioretti. Lo ricordiamo gioioso, disponibile, scherzoso e di grande generosità. La moglie Antonietta, a cui ha dedicato una vita di devozione e amore, lo fa presente a tutti quelli che lo conoscevano con tanto affetto e preghiere, insieme con i suoi due figli Lucia e Gianlorenzo, il genero, la nuora e i nipoti indiocesi VocedellaVallesina 21 aprile 2013 San Giuseppe: incontro di spiritualità per catechisti v V della 9 Teatro all’ oratorio di S Maria del Piano e S Sebastiano “La brocca …dimenticata” Educazione, anche in strada L’arte è un luogo dell’infinito… sì, proprio questi due sostantivi apparentemente contrastanti racchiudono l’essenza dell’arte stessa, intesa come ciò che permette all’artista di rendere visibile l’invisibile e permette a noi di andare oltre, oltre, verso l’Assoluto. L’arte sacra ha nell’incarnazione di Cristo il suo cuore… Con queste premesse un gruppo di 25 catechisti della parrocchia di S. Giuseppe di Jesi, sabato 9 marzo si è recato presso il centro della Pastorale Giovanile di Senigallia e si è lasciato guidare dalle parole di padre Rupnik, un artista gesuita slavo che per il capoluogo miseno ha realizzato un duplice mosaico, rappresentante l’Incarnazione e la Samaritana al pozzo. S. Giovanni narra che, terminato il dialogo con Gesù, la donna ritorna dalla sua gente, ma… la- scia lì la sua brocca. Sì, il Vangelo ci racconta di una brocca dimenticata, di una brocca che ora non serve più, di una brocca che contiene una vita passata, con fragilità e tentennamenti, di una brocca che rappresenta la morte (gli esegeti parlano di un’urna cineraria) che, però, Cristo non lascia cadere, ma raccoglie e trasforma in vita nuova. In quell’incontro così quotidiano e apparentemente casuale, in quel movimento di gesti, in quel dialogo sempre più incalzante, scopriamo che Gesù stesso diventa il pozzo (mirabile è la compenetrazione evocata da Rupnik), da cui attingere vita, ma… qui è la vera bellezza: se noi lasciamo che Lui raccolga la nostra vita, in questo reciproco incontrarsi, se sapremo lasciarci riempire di quest’acqua viva, diventeremo sorgente pure noi! Il tempo che ci siamo presi, poi, ci ha offerto l’occasione per meditare e per raccontarci la nostra fede, impastata della vita di tutti i giorni, certi o… via via più consapevoli che la prima conversione sta nell’offrire a Cristo le nostre debolezze, le nostre incertezze, i nostri passi indietro, la… nostra brocca dimenticata, ma con lo sguardo fisso su di Lui. Manuela Girini Quello che si è svolto domenica 7 aprile è stato l’epilogo di un lavoro iniziato quattro mesi prima dalla compagnia teatrale “Dì n’ do vai”. Era la fine di gennaio quando gli animatori dell’oratorio Arcobaleno di Santa Maria del Piano e S. Sebastiano hanno deciso di organizzare una rappresentazione teatrale che coinvolgesse ragazzi, bambini, animatori e allo stesso tempo li educasse. Il tema scelto per l’occasione è stato il codice stradale, cercando di istruire i giovani sui più semplici comportamenti da tenere in strada. Il risultato è stato una rappresentazione divertente e coinvolgente. I ragazzi, dopo essersi divisi le parti da interpretare lungo le quattro scenette, si sono occupati della scenografia e dell’organizzazione dell’evento, sempre con l’aiuto degli animatori. Durante le prove, poi, hanno vissuto momenti divertenti e di gioco. Il giorno della recita era palpabile un’emozione particolare, anche perché alcuni calcavano le scene per la prima volta, in un teatro pieno. Scherzando e ridendo sono riusciti a trasmettere cosa significa stare bene insieme: intento riuscito perché,tra i commenti positivi di fine rappresentazione, la domanda più frequente riguardava la data del prossimo spettacolo. Ora un po’ di meritato riposo per ragazzi e animatori che ritorneranno protagonisti a giugno, per il centro estivo di S. Sebastiano. Federico Maria Balestra notiziebrevi 18 aprile: incontro della PrimaverAc Giovedì 18 aprile alle 18,15 presso la sede diocesana dell’Azione Cattolica a Jesi in piazza della Repubblica si terrà il primo dei tre incontri per la PrimaverAc, l’iniziativa dell’Azione Cattolica per gli associati e per la cittadinanza. Il prof. Mario Pollo, docente di Pedagogia generale e sociale presso la Facoltà di Scienze della formazione della Lumsa di Roma, parlerà su: “I segni nascosti. Riflessione sull’uscita dalla modernità”. 19 aprile: incontro della PrimaverAc “Navigare nel web senza affogare” è il tema della conversazione che don Marco Sanavio, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Padova, terrà venerdì 19 aprile alle 18,15 presso la sede dell’Azione Cattolica. 20 aprile: incontro-spettacolo della PrimaverAc Sabato 20 aprile, alle 21 presso la Sala Pirani della parrocchia di San Giuseppe, incontro-spettacolo “Educare alla fede nell’era dei new media” degli attori-formatori Marco e Pippo della Diocesi di Padova. L’evento utilizza modalità interattive per portare alla consapevolezza dell’uso dei nuovi media. «Vorremmo che questo momento fosse vissuto in unità – spiega la dirigenza dell’Azione Cattolica diocesana - da tutti coloro che nelle Associazioni, nei Movimenti, nelle Parrocchie, in famiglia hanno a cuore la formazione propria e dei ragazzi». 24 aprile: la festa di San Giuseppe La comunità parrocchiale di Castelplanio festeggia il suo patrono san Giuseppe mercoledì 24 aprile. Il programma prevede la santa Messa alle 11,15 concelebrata dal parroco don Mariano Piccotti e dal vescovo Rocconi. Nel pomeriggio alle 18 la santa Messa con la processione. A seguire il lancio delle mongolfiere e il messaggio in piazza. Alle 21 lo spettacolo teatrale a cura dell’Oratorio con musiche, danze e giochi di prestigio. fotonotizia La parola del Vescovo “Non basta ad un cristiano credere in Dio. Anche Satana crede in Dio. Né gli basta essere onesto. Anche gli atei possono essere onesti. Un cristiano vorrà essere, in più, un testimone dell’amore di Dio”. dall’omelia di mons. Gerando Rocconi nella Veglia di Pasqua 2013 in Cattedrale. 10 v V della indiocesi VocedellaVallesina 21 aprile 2013 Un gruppo di amici dell’Azione cattolica incontra Nomadelfia Là dove la fraternità è legge Gli “attori” di Nomadelfia anche Jesi, tanti anni fa, li ha incontrati in piazza della Repubblica. Si sono presentati con i loro balletti, il loro folclore, la loro giovinezza, il loro desiderio di farsi conoscere e di farsi amare. Soprattutto con il desiderio di far conoscere i loro ideali di amore e di amicizia che li lega nella città unica al mondo, voluta tanti anni fa da don Zeno. Una città aperta a quanti desiderano porre alla base del rapporto fra “cittadini” solo l’amore, l’aiuto reciproco, la reciproca comprensione al di fuori e al di sopra di le dire, dalle poche ore trascorse ogni interesse dominato dal soldo a Nomadelfia, se il grande ideale e dall’economia personale. Insom- di un sacerdote così generoso, sia ma, far vivere la legge della totale stato realizzato. É certo che la sua fraternità, del disinteresse econo- accettazione implica una specie di mico, della piena convivenza co- “vocazione” come del resto avviene munitaria dove tutto ciò che è mio per tanti altri percorsi di vita. è anche tuo e tutto ciò che è tuo è Oggi Nomadelfia (che vuol dire: città in cui la legge è la fraternità) anche mio. Don Zeno, dopo la dura esperien- si estende per circa 300 ettari, ocza della guerra, ha voluto dimo- cupata da edifici sparsi qua e là per strare, seppure attraverso enormi realizzare diverse finalità, da vidifficoltà di ogni genere, che il gneti, da pascoli, da greggi e mandettato evangelico della comunio- drie, da boschetti e da un laghetto ne dei beni e di una vita condotta atto ad offrire l’acqua piovana per in totale armonia e collaborazio- irrigare vigneti e ortaggi durante ne con i nostri fratelli, non solo tutto l’anno. è possibile, ma è auspicabile per Abbiamo avuto la fortuna di avere il bene della nostra vita. Diffici- come cicerone che ci ha accompa- gnato in pulman e a piedi lungo tante vie e viuzze aperte alla campagna, il fratello del nostro vescovo don Gerardo, Giordano Rocconi. Un originale tipo che si onora di aver “tirato su” ben nove figli. Già, perché quattro del matrimonio, figli di sangue, e cinque adottati come vuole la legge di Nomadelfia per venire incontro ai tanti che, per motivi vari, non hanno avuto la fortuna di avere un padre o una madre che li ha seguiti e che Nomadelfia accoglie con braccia paterne, materne e fraterne. Gli abitanti della città sono circa trecento, divisi in una settantina di famiglie che, in gruppi di tre-quattro, abitano singoli edifici dove tutto avviene in comunità. La giornata offre un impegno per tutti: scuola, lavoro, faccende domestiche. I prodotti del lavoro servono per il sostentamento di tutta la comunità. Se poi qualche cosa viene a mancare, nessun problema: provvede la Provvidenza, ieri come oggi. Certamente anche domani. Nota conclusiva. Le peripezie del viaggio in pulman, create dalle frane e dagli incidenti di altri che ci hanno bloccato – 14 ore di pulman! – sono state alleviate dalla freschezza dell’organizzatore Danilo, dalla presenza della presidente dell’A .C. Alessandra e - udite udite – dalle calde e dolci acque delle terme all’aperto di Saturnia. Un vero spaccato delle bolge dan- tesche dove però, alle sofferenze imposte da Colui che tutto puote, abbiamo sostituito il piacere di un bagno ristoratore con acque curative solfuree, sotto uno straordinario cielo azzurro generoso di sole e di aria pura e al cospetto di prati e di boschi offerti dalle colline toscane sempre verdi. v.m. A Jesi l’assemblea regionale degli Scout Adulti: nuovo segretario è l’ascolano Camillo Ludovico Fuori dalla crisi solo attraverso la condivisione Domenica 14 aprile la Parrocchia di Jesi, San Massimiliano Kolbe, ha ospitato la trentunesima Assemblea Regionale del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (Masci), riunita per eleggere il nuovo segretario regionale, così si chiama il responsabile regionale, che si relaziona con gli altri da tutta Italia; inoltre vi sono incontri triennali con le comunità del Mediterraneo e con quelle del resto del mondo. C’erano più di un centinaio di iscritti provenienti dalle città delle Marche che hanno comunità, alcune attive da più di venti anni; le comunità presenti erano: Falconara, Ascoli Piceno, Pesaro (con due comunità), Matelica, Osimo (con due comunità), Ancona (con due comunità), Macerata, Senigallia, Fabriano e Jesi. A Jesi la nuova comunità è il Masci 2, ha sede nella Parrocchia del Duomo e conta sull’assistenza ecclesiastica di don Cristiano Marasca; la Magistra, ovvero la Responsabile, è Paola Scaloni, che ha portato all’assemblea questo messaggio: la comunità è un dono e potrà uscire dalla crisi solo attraverso la condivisione, ha pure invitato le comunità a sdoppiarsi per crearne altre. L’intero gruppo, con l’aiuto di alcuni del Masci 1, si è fatto carico della gestione della giornata e dell’ottimo pranzo. L’ordine del giorno era l’elezione del nuovo Segretario Regionale ed una relazione sulla cittadinanza consapevole ed attiva, argomento su cui lavorare nei prossimi tre anni, con Bruno Magatti, vice Presidente Nazionale. Pochi avranno sentito parlare degli scout adulti, che hanno come parola d’ordine il servizio, anche lo scoutismo giovanile ha come promessa il servizio, ma generalmente il percorso educativo specifico termina sui ventuno anni, mentre gli adulti scout fanno della dell’Amministrazione Provinciale, ha coneducazione permanente e della co-educa- diviso le ansie di una società sempre più zione un metodo valido tutta la vita. Siamo povera e bisognosa, sia dal punto di vista abituati a pensare gli scout come ragazzini materiale, che spirituale e si è trovata in o ragazzi in divisa, invece gli adulti vestono sintonia con il relatore, anche lui Assesla divisa in poche occasioni, e s’ingegnano a sore ai Servizi Sociali della città di Como. trovare delle nuove strade per la vita in co- L’impegno politico è ineludibile per ognumune dei cittadini responsabili, con l’aiuto no di noi ed in particolare per chi fa parte della parola di Dio e della fede. Si può ade- di un’associazione che è pre-politica e che rire a questo movimento anche se da gio- quindi può dare humus e significato alle vani non si è stati scout, oppure se non si azioni da compiere. Anna Arendt e Giusepè cristiani praticanti, ma se si trova conge- pe Dossetti sono stati i riferimenti metoniale la missione del gruppo: rispetto della dologici sull’impegno adulto citato dal Manatura, o del creato, inteso in un significato gatti. L’adulto scout non fa un vanto il suo più vasto e umile, come insegnatoci da San essere buono o speciale, ma parlano per lui Francesco, ricerca di ciò che è essenzia- le azioni e il comportamento, che sono la le e servizio. Il servizio agli ultimi, come i cifra, il risultato, l’esempio e soprattutto il barboni, per esempio la giovane comunità “qui e ora” dell’aiuto a se stesso e al prossidi Ancona, che, tra l’altro, serve un pasto mo. Non ci sono buoni e cattivi ma una vocaldo al mese in strada, oppure ai rifugiati, lontà e una mente personale e comunitaria come la comunità di Falconara che fa servi- da dirigere verso una specie di disciplina zio alla TENDA DI ABRAMO... Insomma dei sentimenti. Il Vescovo della diocesi di le occasioni sono varie e tante secondo le Jesi, Gerardo Rocconi, nonostante gli imzone in cui si vive. pegni, ha condiviso il suo frugale pasto con L’Assessore ai Servizi Sociali del Comu- gli adulti scout, che sono stati onorati della ne, Barbara Traversi, ha portato i saluti sua presenza. L’assemblea ha votato le linee del programma dei prossimi tre anni da presentare all’Assemblea Nazionale che si terrà a Bardonecchia in ottobre, le comunità marchigiane mettono l’accento sul ruolo della famiglia cristiana che si pone degli interrogativi stringenti, sui richiami ai principi fondatori del metodo scout, sulla sinergia con altre agenzie per realizzare buone pratiche con le nuove generazioni. É stato eletto segretario regionale per i prossimi tre anni l’ascolano Camillo Ludovico e l’assemblea ha ringraziato Gaetano Buttafarro, e sua moglie Silvana, che hanno profuso il loro incondizionato impegno per il movimento nei tre anni precedenti. Nella serata un gruppo Masci ha visitato la Pinacoteca di Jesi, gioiello indiscusso della città. Luigina Lampacrescia Foto Giovanni Rotili Nella prima foto il partecipanti al convegno; nella seconda da sinistra Giuseppe Baghetti, direttore di Strade Aperte, rivista nazionale del Masci, al centro Gaetano Buttafarro, segretario Masci uscente, Barbara Traversi, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Jesi. vallesina VocedellaVallesina 21 aprile 2013 v V della 11 Intervista a don Maurizio Fileni dopo il suo ultimo libro Le grandi idee hanno parole semplici Con un racconto semplice e realistico don Maurizio Fileni rinnova un dibattito profondo e attuale sulle Chiesa delle origini e la sua importanza nelle situazioni dell’oggi Il libro “Le campane di San Martino” è l’ultima fatica letteraria di don Maurizio Fileni. Delle 2.200 copie uscite dalla tipografia poco prima della scorsa Pasqua ora ne rimangono al parroco cuprense meno di 600. In questo libricino, meno di cento pagine godibili e alla portata di ogni lettore, c’è uno spaccato schietto e aderente alla realtà di una piccola comunità. Un quadro in cui ognuno può ritrovare i ‘caratteri’ del proprio paese o del proprio quartiere. Un racconto semplice agli occhi quanto grande alla coscienza, con un messaggio che è quello forse più rivoluzionario e attualmente più dibattuto: l’esigenza di una Chiesa delle origini, una Chiesa di popolo. In questo suo nuovo libro don Fileni aveva deciso di inserire il suo indirizzo e-mail per eventuali commenti e riflessioni dei lettori confidandoci che tanto ne sareb- Di preti? bero arrivate “una decina o poco “No, di responsabili delle comupiù”. nità parrocchiali. Il messaggio è uno e solo quello: che si prenda Ora, dopo meno di un mese coscienza che è iniziata l’epoca dei dall’uscita, torniamo da lui per laici. Se ancora non riconosciamo chiedergli come è andata? questo dato, siamo fuori del flusso “Con tutte le mail che ho ricevu- della storia”. to ho riempito 20 pagine fitte fitte. Pagine di gente che argomenta e Come è stato accolto il libro dai mi dice che la strada che ho dise- ‘colleghi’ parroci? gnato è praticabile anche se molto “Ne stiamo discutendo. Il disegno faticosa ed irta di incognite. Ma al che ho tracciato con questo racdi là dei numeri debbo registrare conto è oggetto di dibattito e come i complimenti da parte di tante in ogni dibattito, c’è chi propende persone. Questo sì che mi rende per una parte e chi per un’altra. Al felice”. di là di tutto e delle opinioni divergenti è bello ed importante che se Ecco, allora, da quale riflessione ne parli”. nasce il racconto? “Osservo che la Chiesa cattolica Insomma la Chiesa ha bisogno in occidente ha tanti problemi le- di tornare alle origini? gati alla vita, alla sensibilità ed ai “Certo! Il dato di partenza non biproblemi dell’uomo occidentale, sogna dimenticarselo mai. E nello ma al suo interno, ha un proble- stesso tempo occorre applicare ma strutturale e su questo si con- tale dato e metterlo a confronto torce e non ne esce. Un problema col momento nel quale viviamo, che la blocca, che le impedisce di con le situazioni concrete che l’oglavorare al meglio: la mancanza di gi ci presenta”. responsabili delle comunità parCome vive, da parroco, l’avvento rocchiali”. di Papa Francesco? “La figura di Papa Francesco mi rende felice, felicissimo. Tanto, ma proprio tanto”. Sinceramente si nota… “Al di là dei gesti, o forse anche con quelli, con ciò che ha detto in queste prime settimane del suo pontificato Papa Francesco ha prodotto un cambiamento”. potrei non essere d’accordo?”. In che senso? “In pochissimi giorni ha invertito una strada che era stata presa e Papa Francesco non perde ocche, a mio parere, non era oppor- casione per rammentare il Patuna. Una strada che allontanava dre misericordioso… la chiesa dalla gente. Papa France- “Non voglio fare il facilone e dire sco si è presentato e con un sem- che, sulla base della misericorplice “buona sera” ha cambiato la dia e della tenerezza di Dio, siadirezione alla chiesa. Riconosco in mo sdoganati a fare tutto quelquesto l’azione dello Spirito Santo”. lo che ci pare. Questo no. Ma eravamo ridotti a dire solo “no”. Sente proprie alcune ‘battaglie’ Abbiamo in mano una “bella di Papa Bergoglio, ad esempio notizia” ed adoperavamo solo il quella di accogliere tutti? “no”! “Adesso non dobbiamo far dire a Mi sembra che Papa Francesco Papa Francesco quello che ognu- abbia rimesso tutto secondo il no vorrebbe. Ma sul versante proprio peso e la propria misura”. dell’accoglienza certo: come non Andrea Brunori RE della terra selvaggia: storia di una crescita anticipata L’opera prima del giovane Benh Zeitlin, candidata a quattro Premi Oscar e tanto acclamata nei festival cinematografici di mezzo mondo, narra la storia della piccola Hushpuppy (Quvenzhané Wallis), una bambina di sei anni che vive col padre (Dwight Henry) in una comunità rurale del sud della Louisiana chiamata “La grande vasca” (“Bathtub”). La giovane protagonista si trova a fronteggiare una serie di difficoltà, dal vuoto lasciato dalla madre scomparsa al rapporto conflittuale col padre malato di cuore, dall’ambiente ostile in cui l’acqua è sovrana, conseguenza dei mutamenti climatici che hanno causato lo scioglimento dei ghiacci, al superamento della linea d’ombra tra l’infanzia e l’adolescenza che comporta l’assunzione delle prime, grandi responsabilità. Fantasia e realtà si fondono in DAL 1923 quest’opera ispirata e commovente: l’immaginazione della piccola Hushpuppy si scontra con la durezza della vita quotidiana, nella quale è circondata da adulti tanto orgogliosi quanto problematici, l’alcool e le feste collettive le uniche forme di ribellione ad un’esistenza fatta di stenti, sporcizia e povertà. E così la bambina dà vita ad un mondo parallelo, in cui la madre assente le parla attraverso una canotta da pallacanestro a brandelli e dove è capace di confidarsi con gli animali che la circondano, con i quali entra in simbiosi ascoltandone il battito del cuore. Una fuga, la sua, che si scontra con la necessità di una crescita anticipata: il padre, cosciente di essere arrivato al capolinea per via della malattia, cerca di infondere nella figlia la forza e il coraggio necessari non solo per andare avanti in questo mondo ostile, ma anche per diventare guida della comunità intera. E il passaggio di consegne non avverrà in maniera indolore: uno scontro continuo tra i due protagonisti, fatto di inseguimenti e fughe, ricerche e cacciate, abbracci e lotte, un tira e molla che si esprime in giochi di sguardi di un’intensità impressionante. Siamo al di fuori del tempo in “Beasts of the Southern Wild”: potremmo essere nella Louisiana di oggi, non fosse per i mutamenti climatici che hanno portato il livello del mare a livelli altissimi e che hanno causato il risveglio di feroci belve preistoriche prima ibernate, personificazione delle paure più nascoste della protagonista. A parte il lato fantastico, siamo di fronte ad un futuro nemmeno troppo lontano: la critica sociale è rafforzata anche dallo scontro tra la società civile con le autorità che portano in salvo Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it i superstiti dopo l’uragano - e quella della Grande Vasca, fiera e selvaggia. A dividere i due mondi c’è la diga, opera che garantisce la sicurezza per i primi, fonte di rovina e di morte per i secondi. E se il regista non prende esplicitamente una posizione netta, la fuga dall’ospedale e i brividi provocati dalla visione di Hushpuppy “civilizzata” fanno nettamente pendere l’ago della bilancia a favore degli abitanti di Bathtub. Viene alla mente lo Spike Jonze di “Nel paese delle creature selvagge”, non solo per il titolo, per l’atmosfera fantastica che si respira o per l’età dei protagonisti: sceneggiatore e co-autore del film di Jonze era infatti Dave Eggers, penna di culto della letteratura americana di oggi e da alcuni anni focalizzato su temi di carattere sociale. Suo il romanzo “Zeitoun”, storia di un siriano-americano nella New Or- leans del post-Katrina: il cerchio si chiude. Basato sull’opera teatrale “Juicy and delicious” di Lucy Alibar e girato con pochissime risorse a Montegut, Louisiana, col coinvolgimento di residenti locali come attori non professionisti, “Re della terra selvaggia” è un debutto impressionante nella cui miriade di temi e chiavi di lettura ci si perde volentieri, rapiti e incantati. Alessandro Gentili 12 v V della jesi VocedellaVallesina 21 aprile 2013 Jesi: al “C. Ferrini” il nuovo presidente è il dottor Santoni Per la promozione culturale Il consiglio direttivo del “Contardo Ferrini” eletto il 16 marzo ha scelto come presidente per il prossimo triennio il dottor Nazzareno Santoni. «Socio da alcuni anni, è conosciuto per le sue conferenze di interesse sanitario che più volte ha pronunciato nelle nostre assemblee – ha detto il presidente uscente dottor Primo Luigi Bini nel presentare Santoni - ma ancor più è conosciuto nella nostra città, per la professione di medico: ha esercitato la specializzazione chirurgica con costanza, passione e competenza, passando attraverso la faticosa trafila della carriera ospedaliera fino al ruolo di primario. Gli daremo la massima fiducia e la massima attenzione per tutte le iniziative che voi soci ed il consiglio nuovo dovranno suggerire ed attuare. Saluto con affetto i consiglieri del mio periodo e li ringrazio per tutto il lavoro fatto in questi anni. Non mancherà loro la ricompensa di Dio» Il presidente Santoni ha accolto con disponibilità il nuovo incarico e, nel suo primo saluto ai soci nel pomeriggio del 4 aprile, ha ricordato come quel giorno fosse il 154° anniversario della nascita a Milano del beato Contardo Ferrini. «Non nascondo di sentire una forte emozione – ha spiegato Santoni - perché questa data coincide con l’investitura che avete voluto darmi. Soltanto chi ha avuto mansioni di responsabilità sa quanto sia difficile, se pur appassionante, lavorare per gli altri. Non si può sempre accontentare tutti. Il nostro sforzo, il mio e quello del consiglio, avrà sempre e solo un unico obbiettivo: quello di essere equanimi, aiutare la promozione culturale, essere vicini a che ha bisogno, non scordarsi di nessuno. Saluto con affetto e ringrazio il consiglio uscente ed in particolare il dottor Bini per il lavoro effettuato e chiedo di non farci mancare la loro affettuosa presenza». Collaborano con il presidente il dottor Bini e l’ins. Jole Ciarmatori come vicepresidenti, il rag. Giorgio Trillini come tesoriere e l’ins. Verdolini Liana come segretaria. Il consiglio si riserva di cooptare altri soci o amici come esperti per particolari settori. I prossimi appuntamenti per i soci del Ferrini e aperti alla cittadinanza sono l’incontro del 19 aprile alle 16,30 presso la sala dell’Azione Cattolica accanto alla chiesa dell’Adorazione, sull’attualità del libro biblico “Ecclesiaste” con una relazione del presidente. La gita del Primo Maggio sarà in Umbria, a Dunarobba e a Todi. Conosciamo il presidente Nato a Jesi, ha conseguito la maturità classica al locale Liceo Classico nel 1954; nel 1960 si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’università statale di Milano. Assistente volontario Universitario presso la clinica chirurgica dell’Università di Milano poi assistente in Chirurgia generale presso l’ospedale regionale di Udine e dal 1968 al 1976 aiuto chirurgo presso l’ospedale provinciale di Jesi. Primario chirurgo presso l’ospedale di Montecarotto, prima e poi della II chirurgia di Jesi, ha conseguito le specializzazioni in: Chirurgia generale, Angiologia e Chirurgia vascolare, chirurgia toracica, chirurgia dell’Infanzia, presso l’Università di Milano. Ha pubblicato 33 lavori scientifici, ha insegnato alla scuola Infermiere professionali di Jesi e poi presso la Clinica Chirurgica dell’Università di Ancona come professore a contratto. Nel 1961 ha sposato Pia Maria Santambrogio e dalla loro unione sono nati due figli: Laura, laureata in Farmacia e Luca laureato in Medicina e Chirurgia. Dopo il pensionamento ha conseguito il diploma in Medicina omeopatica a Baden Baden, Germania. Moie: in Biblioteca si parla di donne e delitti Violenza di genere Ritanna Armeni, giornalista, più ampio “Riflessioni sul gescrittrice e presentatrice tv, sarà nere umano”, approvato l’anno ospite della Biblioteca La For- scorso dal Consiglio Comunale che cede la parnace di Moie. Da anni impegnata tecipazione della attraverso il suo Commissione per lavoro a sensibile Pari Opportulizzare la società nità della Regioriguardo le prone Marche, della Commissione per blematiche legate le Pari Opportualla discriminazione delle donne, la Armeni nità della Provincia di Ancona, affronterà un tema ancora tri- del Comitato Provinciale “Se stemente attuale Femminicidi: Non Ora Quando”, dell’Assodelitti contro la libertà. L’evento ciazione “Donne e Giustizia” e rientra nel progetto Umano vs del Centro Antiviolenza della disumano, che vuole affrontare Provincia di Ancona. Nel mapiù specificatamente la tematica cro progetto rientra quest’anno legata alla violenza di genere. La “La questione femminile” artiviolenza contro la donna è qual- colato in tre appuntamenti. Il cosa che fa notizia solo quando primo si è svolto lo scorso 18 ci si muore … o quasi. In realtà dicembre, dedicato all’esperienè un modo di pensare e di agi- za dei centri antiviolenza locali re che percepisce l’altro sesso e seguito dalla proiezione del come una minaccia e un perico- film Ti do i miei occhi, del regilo. La violenza contro la donna sta Icíar Bollaín. Il secondo si è è anche la violenza psicologica, svolto lo scorso 15 marzo con la discriminazione sul posto di la rappresentazione del recital lavoro, la mercificazione quo- “Alda Merini. I beati anni dell’intidiana e massificata del cor- nocenza”, scritto e diretto da po femminile. Per tutti questi Isabella Carloni. A chiudere il motivi è ancora importante di- ciclo di incontri l’appuntamento scuterne, aprire dibattiti e sen- con Ritanna Armeni venerdì 19 sibilizzare la comunità. L’inizia- aprile alle 21 alla Biblioteca La tiva proposta dalla Biblioteca La Fornace. Fornace fa parte di un progetto Iscra Bini La situazione delle vocazioni segue dalla prima pagina sacerdoti diocesani è consistente: nonostante l’afflusso regolare di circa 500 nuovi ordinati all’anno, la popolazione si è ridotta dai 33.000 sacerdoti a circa 28.300 nel 2013 e a 25.400 nel 2023. Nel complesso il clero diocesano subisce una contrazione del 23%, imputabile prevalentemente all’elevata mortalità che interesserà le leve anziane, oggi piuttosto folte con punte fino al 40% in Piemonte e nelle Marche. Per alcune Diocesi in particolare guardando i dati della regione Marche la sopravvivenza sarà determinata soltanto dall’incorporazione dentro altre Diocesi così da permettere una redistribuzione più ragionevole di incarichi e servizi sul territorio. Nonostante ciò o forse proprio a causa di tutto ciò il messaggio ci dice “Anche oggi Gesù ripete: «Vieni! Seguimi!» (Mc 10,21). Per accogliere questo invito, occorre non scegliere più da sé il proprio cammino. Seguirlo significa immergere la propria volontà nella volontà di Gesù, dargli davvero la precedenza, metterlo al primo posto rispetto a tutto ciò che fa parte della nostra vita: alla famiglia, al lavoro, agli interessi personali, a se stessi. Significa consegnare la propria vita a Lui, vivere con Lui in profonda intimità, entrare attraverso di Lui in comunione col Padre nello Spirito Santo e, di conseguenza, con i fratelli e le sorelle. E questa comunione di vita con Gesù il «luogo» privilegiato dove sperimentare la speranza e dove la vita sarà libera e piena!”. Nell’incertezza sul cosa fare non rimane proprio altro che pregare. don Cristiano Marasca vallesina VocedellaVallesina 21 aprile 2013 v V della 13 la Vallesina deI SAPERI E DEL fare Da Jesi, Monsano e Chiaravalle Le creazioni sartoriali di Fiorella Ciaboco, i progetti Dna di Dometica di Monsano, gli oggetti d’arredo e gli allestimenti dei giovani professionisti Francesco Valentini e Elisa Romagnoli – Fds di Chiaravalle, sono stati chiamati insieme a rappresentare a Milano la passione, la spinta creativa, i saperi e il buon fare del nostro territorio. Dal 9 al 14 aprile, i locali di corso Como (al civico 9) hanno ospitato l’iniziativa dal titolo “Il Fuori Misura”, una ventata di marchigianità che ha suscitato l’interesse di un pubblico internazionale, attento ed incuriosito dalla proposta milanese. Tutto questo immerso nel fermento della settimana che la città, ogni anno, dedica al Fuori Salone. All’interno dei locali dell’Atelier Corso Como 9, allestiti da Fds-Officina di architettura, si sono susseguiti momenti di incontro e di presentazione al pubblico come l’evento “Il dna su misura”, la giornata dedicata agli oggetti di design e quella riservata all’arte e all’artigianato. Il tutto inframezzato da assaggi a base di prodotti eno-gastronomici marchigiani. Il Fuori Misura ha proposto il meglio del nostro territorio con le 13 realtà partecipanti, gli oggetti, i prodotti e gli innovativi progetti di architettura. A chiudere gli eventi del week-end milanese è stato uno speciale tributo che Ambra Romani, chef televisiva della Prova del Cuoco di Rai 1, ha voluto riservare ai suoi conterranei, visto che la mamma è di Senigallia, preparando delle torte che sono state servite proprio per la serata all’Atelier. Pianello Vallesina:laboratori creativi e gratuiti Dalla parte dei bambini Si stanno svolgendo dal mese di ottobre dello scorso anno e si concluderanno a maggio. Sono i “laboratori creativi” che si tengono presso la Biblioteca del Centro Polivalente di Pianello; ne usufruiscono bambini dai 4 ai 10 anni, invitati ad esprimersi attraverso l’arte, il disegno, il gioco e la lettura. Il progetto, messo a punto dall’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Monte Roberto, ha avuto un significativo contributo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Operatori idonei avvicinano i bambini alla lettura, creano occasioni di socializzazione, li seguono nell’elaborazione grafica di tematiche con l’obiettivo di sviluppare la loro espressività, danno concreto sostegno per lo svolgimento dei compiti a bambini disagiati, hanno organizzato le feste di Natale e Carnevale aperte anche ai bambini non iscritti ai laboratori. All’iniziativa stanno prendendo parte bambini di Monte Roberto e di Castelbellino che formano l’agglomerato di Pianello, dove si stanno insediando ormai da tempo famiglie sempre più giovani. La partecipazione a questi laboratori è stata ed è gratuita; un valore aggiunto la gratuità che viene incontro alle famiglie soprattutto in questo momento di crisi economica. «Esprimo il mio più sincero ringraziamento, ha detto la dott. Serena Cesaroni assessore ai Servizi Sociali, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi che ci è venuta incontro per mettere in piedi questi laboratori, a tutti gli operatori impegnati e ai bambini che li hanno frequentati e li frequentano, siamo convinti di aver predisposto per loro momenti di crescita e di socializzazione integrando il lavoro della scuola e delle famiglie». r. c. Abbecedario della Nutrizione e Salute L’Abbecedario della Nutrizione e Salute pone, con questo numero, l’attenzione sulla Borsa della Spesa, e Dieta. B: BORSA DELLA SPESA Questo è stato il tema di un seminario che la dott. ssa Saturni ha condiviso con Giosuè Badiali e Simonetta Veltroni mercoledì 3 aprile alla Biblioteca EffEmme di Moie. Tutti, almeno una volta a settimana, facciamo spesa al supermercato, luogo commerciale che ci permette di acquistare ogni cosa a prezzi inferiori rispetto al negozio tradizionale: pratica di massa. I più sono unanimi nell’affermare che tale attività sia innocua ma non è proprio così…. Il nostro comprare è una vera e propria scienza tanto che un numero crescente di ricercatori studiano ed elaborano teorie su cosa – come – quando e perché compriamo. Gli esperti, nei diversi campi della nutrizione, dell’economia, della psicologia, per anni sono stati convinti che il consumatore convenzionale più vede, più compra. Oggi qualcosa è cambiato: il consumatore è più attento e il fare la spesa è diventato un vero e proprio comportamento. Crediamo che oltre alle ovvie motivazioni nutrizionali, psico-biologiche, marketing e pubblicità, il fare la spesa sia un impegno civile: ogni volta abbiamo nelle nostre mani un enorme potere, quello di scegliere prodotti nati da meccanismi trasparenti – corretti e responsabili. C: CIBO Il Cibo è spesso utilizzato come sinonimo di Alimento, Nutriente. É bene però fare un po’ di chiarezza: il cibo indica la risorsa esterna che troviamo nell’ambiente e che grazie all’atto alimentare e i numerosi quanto complicati processi metabolici diventa parte di noi. Questi hanno origine animale o vegetale e comprendono vari alimenti quali pesce, formaggio o mele, fragole, carote, melanzane e moltissimi altri ancora. Ognuno di questi apporta al nostro organismo sostanze indispensabili per l’attività dell’individuo. Tali sostanze si chiamano nutrienti quali ad esempio zuccheri, proteine, grassi, minerali…. D: DIETA siamo ormai tutti unanimemente d’accordo nell’affermare che tale termine non indica un regime restrittivo, ipocalorico, mentre siamo un po’ meno informati sulle origini di questa. Siamo, soliti far derivare tale termine dal greco, ma in realtà dobbiamo piuttosto riferirci al latino modus vivendi poiché più che di norme nutrizionali si rimanda ad una vera filosofia di vita. Siamo anche soliti riconoscere la paternità della Dieta Mediterranea ad Ancel Keys – biologo e filosofo statunitense ma anche in questo caso è bene considerare che la consapevolezza dello stile alimentare mediterraneo inizia già nel XIV-XVI secolo e sarà, poi Giacomo Castelvetro – diplomatico e insegnante di italiano – a pubblicare il primo testo anticipatore della Dieta Mediterranea nel 1614 definendo gli italiani “mangiatori più di erbaggi e frutti che di carne”! Dieta Mediterranea è corretta alimentazione e sano stile di vita. Due macro-aree che insieme alla lumosity (brillantezza) celebrale, sono comprese nella Green Blue Diet elaborata dalla nostra nutrizionista. Il 16 novembre 2010 la Dieta Mediterranea è inserita nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO per la completezza del modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, ricco di olio d’oliva, prodotti vegetali, moderati quantitativi di pesce, pollame e latticini, bassi quantitativi di carne rossa e con moderato consumo di vino rosso ai pasti! Si associa, poi uno stile di vita sostenibile che rappresenta un insieme complesso di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola. La dieta è dunque un vero e proprio approccio comportamentale i cui capisaldi sono frugalità – stagionalità – territorialità e biodiversità. A cura di Letizia Saturni e Agnese Testadiferro www.citroen.it CITROËN C1 1.0 Attraction da 7.600 Euro Clima Controllo di stabilità in curva SULLA GAMMA CITROËN CONTINUA LO SCONTO DIPENDENTI. TI ASPETTIAMO XXXXXXXXXXXXXXX. CRÉATIVE TECHNOLOGIE Consumo su percorso misto: più basso Citroën DS3 1.4 e-HDi 70 FAP Airdream CMP, Citroën DS5 Hybrid4 Airdream (cerchi da 17’’) 3,4 l/100 Km; più alto Citroën C4 1.6 VTi 120 GPL Airdream /Benzina (uso a GPL) 8,6 l/100 Km (uso a Benzina – cerchi 16”) 6,2 l/100 Km. Emissioni di CO2 su percorso misto: più basse Citroën DS3 1.4 e-HDi 70 FAP Airdream CMP 87 g/Km; più alte Citroën C5 3.0 V6 HDi 240 FAP c.a.6 Berlina/Tourer, Citroën C8 2.0 HDi 160 FAP c.a.6 189 g/Km. Offerta promozionale esclusi IPT, contributo PFU e bollo su dichiarazione di conformità, al netto dell’ “Incentivo Concessionarie Citroën”. Offerta delle Concessionarie Citroën che aderiscono all’iniziativa, riservata ai clienti privati, valida in caso di permuta o rottamazione di un usato immatricolato entro il 31/12/2006 e valida su tutte le vetture disponibili in rete fino ad esaurimento scorte non cumulabile con altre iniziative in corso. L’offerta “Sconto Dipendenti” non è valida sulla Gamma Citroën C3 e sulla Nuova Gamma Citroën C3 Picasso. Offerta valida fino al 31/03/2013. La foto è inserita a titolo informativo. XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX [email protected] 1 27/02/13 17.26 14 JESI v V della paginaperta VocedellaVallesina 21 aprile 2013 è sfuggito a molti il senso di un allestimento IL PALAZZO E DINTORNI Tutti d’accordo ma intanto si rema contro A Jesi c’è, forse, uno, uno solo che non sia convinto della necessità di scovare tutte le iniziative più opportune per valorizzare il centro storico? Ne sono convinti proprio tutti perché il centro storico è testimonianza visibile e… toccabile della nostra millenaria storia, perché è il luogo in cui, più naturalmente, ci ritroviamo. Più di ogni altro ne è convinto il sindaco Bacci perché lo ha dichiarato anche pochi giorni fa alla stampa e perché con lui ne sono convinti tutti gli assessori e tutti i consiglieri comunali. Da sempre. Ma il cosiddetto progresso e la cosiddetta tecnica tendono a spingere la vita della città ai margini o fuori del centro storico. E quindi tendono ad addormentarlo, disertarlo, “squalificarlo”, “deprezzarlo”. A farlo morire. Quanti sono i negozi vuoti o falliti o chiusi? É una cruda realtà. Ma quello che più disorienta e dispiace è il constatare che - accanto ad iniziative di media e lunga scadenza risalenti anche al lontano passato del tutto valide - ne stanno venendo fuori alcune, promosse dall’Amministrazione, certamente non positive e che contraddicono – almeno apparentemente – i buoni propositi. Per esempio: 1 - Autorizzare una sola auto o tartassare la seconda, è un modo per non far venire giovani famiglie i cui coniugi lavorano e hanno bisogno di due auto. Provare per credere: poche settimane fa, una famigliola se ne è andata dal centro storico proprio per questo motivo. 2 - La positiva iniziativa di autorizzare ulteriori metri quadrati a pian terreno ad uso negozio, credo che di fatto stia fallendo perché ormai c’è fame di garagi e non di nuovi negozi o di negozi più ampi. 3 - Il ventilato orientamento – in nome di non so quale dignità del centro storico – di trasferire il mercato del mercoledì e del sabato fuori delle mura, sarebbe la mazzata finale. Basta semplicemente fare il confronto delle quattro ore del mattino con giorni senza mercato e con giorni con il mercato. E si tenga presente che il mercato aiuta i negozianti tradizionali, non fa loro concorrenza. 4 - L’unico accesso al centro storico che permette di non fare scale e salite (dal Viale della Vittoria al palazzo della Signoria) è bloccato da sei mesi! E l’amministrazione ci aveva promesso che l’ordinaria manutenzione sarebbe stato il suo cavallo di battaglia a favore dei cittadini. 5 - Chi oggi vive nel centro storico è aiutato a rimanerci o ad andarsene? Chi, fra i giovani e gli “sposandi” pensano di scegliere la loro residenza nel centro storico, si sentono aiutati o irretiti dalla nostra normativa? A lume di naso, mi pare che le due risposte vadano contro gli interessi del nostro nucleo medievale ed oltre. Conclusione. L’isola pedonale (adesso sì che è una vera isola pedonale!) e le piazze del Centro vanno invase il più possibile con iniziative commerciali (mercato e simil), sportive (ricordate l’anno scorso cosa ha messo su l’assessore allo sport Ugo Coltorti?) culturali, gastronomiche, ricreative…. Così Isola e Piazze si valorizzano, altro che si deturpano! Et censeo Pergolesianum Monumentum inamovibilem esse v.m. Alla chiesa di S. Nicolò è sfuggita davvero a molti dei visitatori la ragione che ha portato due personalità così opposte all’esposizione finalmente conclusasi presso la Chiesa di S. Nicolò dal nome “passaggio” (per fortuna che non era permanente!) così come è sfuggito a molti il senso di un allestimento così tanto fuori luogo dentro una cornice di tale pregio. Innanzitutto il “remerciement” della cittadinanza va ai tanto generosi frati carmelitani che hanno prestato una chiesa, la cui importanza storica non necessita neppure di essere sottolineata, a fare da cornice e da sfondo ai grotteschi vilipendi pseudo artistici e pornografici in esposizione: in particolare i “messa in moto” e “love game” del fabbro e manutentore meccanico fabrianese Fabrizio Maffei. Jesi vanta certamente un panorama culturale invidiabile per numero di proposte, è bene però ogni tanto soffermarsi anche in merito alla qualità, perché viene quasi il dubbio, a leggere la stampa locale in merito, che i nostri posteri, tentando fra qualche secolo di ricostruire la vita d’oggi, in un meticoloso lavoro d’archivio, si faranno probabilmente l’idea che qualsiasi cagata (d’artista e non – passatemi il francesismo-) a Jesi venisse spacciata per proposta culturale nel calderone dei programmi cittadini, per essere poi decantata come degna del gotha dell’arte o del più eccelso dei musei. Forse a volte farebbe bene ricordarselo: Jesi, pur con tutto il bene che le vogliamo, è solo una piccola città di provincia con una proposta culturale di provincia, come quella appunto che ci viene rifilata nella mostra in questione; e si badi bene non è un caso isolato e non lo sarà! I manufatti del Maffei in mostra, vorrebbero spacciarsi per creazioni nel filone della “Green Art” o della “Trash Art” o del “Metal Art Welding”, ma non sono altro che emulazione di quanto già intuito e non da poco da artisti veri e di fama come: César Baldaccini, Bernard Pras, la Shult, Tim Noble e Sue Webster o Piero Motta per restare in Italia, giusto per ricordarne alcuni. Il manufatto “love game” è una griglia continua a pag.15 R I F O R M A S O C I O - S A N I TA R I A R E G I O N A L E La buona sanità si costruisce insieme STRATEGIA Con la riforma regionale il sistema socio-sanitario delle Marche cresce su tre livelli: OBIETTIVI Rimodulare i servizi a garanzia della loro sicurezza, per offrire a ogni cittadino, in ogni territorio delle Marche, cure appropriate e coerenti con la natura dei bisogni. Rafforzare la diffusione e la qualità dei servizi socio-sanitari; la specializzazione e l’appropriatezza dell’offerta; l’integrazione socio-sanitaria; i risparmi derivanti dall’eliminazione di costi impropri burocratici animati dai localismi. Ridurre la frammentazione ospedaliera, principale causa di inappropriatezza e dequalificazione dei servizi. Preservare la sostenibilità economica del sistema pubblico e universalistico evitando il commissariamento per i tagli nazionali, rischio inaccettabile per gli effetti nefasti che comporta in termini di perdita di autonomia e di equità, come con gli aumenti fiscali automatici per i cittadini (IRPEF) e per le imprese (IRAP). Tutelare gli interessi generali della Comunità Marchigiana, a scapito di rendite di posizione particolaristiche. PROGETTI La riforma sanitaria regionale si basa su molteplici progetti integrati per la crescita qualitativa del sistema socio-sanitario marchigiano: -potenziamento della rete di emergenza e soccorso, per accompagnare il riordino delle piccole strutture ospedaliere senza penalizzare i cittadini, anzi incrementando le opportunità di assistenza prevedendo più mezzi e servizi, per garantire tempestivamente interventi sanitari avanzati, medi e di base secondo gli effettivi bisogni di cura; -organizzazione territoriale in rete (network), con la riqualificazione dei piccoli ospedali per rafforzare i presidi socio-sanitari diffusi in tutte le Marche valorizzando i servizi di base sul territorio come, ad esempio, i medici di famiglia per le post-acuzie e le fragilità, con l’istituzione di Case della Salute già sperimentate da tempo in altre regioni virtuose; -riorganizzazione di posti letto e reti cliniche, per ridurre la frammentazione ospedaliera - troppi ospedali e troppo piccoli (solo la Calabria dietro di noi) - specializzare i servizi e aumentare l’offerta regionale di posti letto di lungodegenza e riabilitazione, particolarmente necessaria per la crescita di una popolazione sempre più longeva; -efficientamento dei fattori di produzione (centrale acquisti, farmaci, beni e servizi, dispositivi medici, privati, ecc.) per tagliare costi impropri e burocratici e incrementare i servizi diretti ai cittadini, rafforzando le reti. SPENDING REVIEW NAZIONALE La Regione Marche ha realizzato finora un percorso virtuoso e strutturale che l’ha portata ai primissimi posti in Italia per qualificazione dei servizi socio-sanitari ai cittadini, lotta agli sprechi e controllo dei conti. Questo non basta più. Ora, nel quadro dei pesanti tagli nazionali imposti dai decreti governativi, convertiti dal Parlamento, si determina per la sanità delle Marche una forte mancanza di risorse: La riforma sanitaria regionale, dunque, è indispensabile sia per non interrompere il percorso virtuoso fin qui compiuto sia per evitare il rischio di commissariamento. Il Governo Regionale procederà con determinazione sul cammino della riforma per evitare tutto ciò e tutelare gli interessi generali della Comunità Marchigiana. sport/tempolibero VocedellaVallesina 21 aprile 2013 v V della 15 PalaTriccoli:l’assegnazione del titolo italiano pesi leggeri BASKET LEGA DUE Il 25 al PalaTriccoli arriva il Trento Con il combattimento tra l’anconetano Mi- tro Canzian. Per l’anconetano una deluchele Focosi ed il romano Pasquale Di Silvio, sione doppia, perché proprio venerdì 12 valido per l’assegnazione del titolo italiano cadeva il suo trentesimo compleanno e dei pesi leggeri, venerdì scorso il pugilato sperava di regalarsi la cintura di campione. professionistico è tornato a far tappa a Jesi L’incontro era stato preceduto dalle opedopo oltre venticinque anni di assenza. Ed razioni di controllo del peso e dalle visite il riscontro di pubblico è stato più che buo- mediche, che si erano svolte il giorno prima no; nonostante la diretta su SportItalia 2, in del match, nella splendida cornice del teatro tanti hanno affollato le gradinate del Pala- “Pergolesi”. Triccoli, per una sera “prestato” alla “nobile Negli altri match che avevano fatto da conarte”. Una decisione – quella di riportare la torno alla serata, nella categoria Superlegboxe che conta nella città di Federio II - for- geri Michele Cipolletta aveva battuto Marco temente voluta dall’assessore allo sport, Ugo Delmestro; nei Superwelter Roberto Ruffini Coltorti, presente a bordo ring accanto al e Giuseppe Langella avevano pareggiato; nei presidente del Coni regionale, Fabio Sturani. pesi Medi Gaetano Nespro aveva battuto Dopo il pareggio dello scorso 30 novem- Roberto Bassi. Tra i dilettanti della categobre in quel di Ancona, stavolta a festeggia- ria 60 chili Matteo Rinaldi si era imposto su re è stato Di Silvio, che ha battuto Focosi Giovanni Talamelli; Enea Keci aveva battuto ai punti dopo dieci riprese avvincenti e Giancarlo Torres. piene di agonismo, ben dirette dall’arbiGiuseppe Papadia Costretta dal calendario a riposare, la Fileni Bpa si è goduta la domenica senza pallacanestro, giocando e divertendosi con i suoi tifosi al “Family Day”, la grande festa organizzata dalla società e dai suoi sponsor proprio gli appassionati arancio-blu e per le loro famiglie. Durante la serata, che si è svolta al PalaTriccoli, non sono mancati momenti comici come “l’Harlem Shake” dell’Aurora. Il video si può vedere sul canaal PalaTriccoli la matricola Trento (ore 18.15). le YouTube di Vallesina.tv. La classifica dopo l’undicesimo turno di ritor- I ragazzi allenati dal tecnico Buscaglia sono no: Barcellona, Pistoia, Casale Monferrato 34 ancora in corsa per un posto nei play-off e per punti; Brescia 30; Verona, Forlì, Bologna 26; centrare questo obiettivo, dopo aver vinto la Scafati 24; Trento 22; Capo d’Orlando, Fileni Coppa Italia di Lega due, si affidano all’ex ElBpa Jesi 20; Veroli, Trieste, Ferentino 18; Imo- der e l’esperto Garri. All’andata finì 106 a 105 la 14 punti. Oggi, domenica 21 aprile, gli jesini per gli jesini. sono attesi da una trasferta proibitiva come Gli Aquilotti della Fileni Bpa si erano aggiuquella sul campo dell’ex capolista Pistoia (ore dicati la seconda edizione del quadrangolare 18.15). Punti di forza della formazione allena- “Mitama” svoltosi il 29 marzo presso la paleta dal bravo tecnico Moretti sono l’ex azzurro stra “Novelli”. In finale i giovani aurorini (nella Galanda ed il capitano Toppo. All’andata finì foto di Candolfi, tutti i partecipanti) avevano 74 a 72 per la Fileni. battuto il Castelfidardo, dopo aver eliminato in Giovedì 25 si tornerà in campo per il turno semifinale l’Osimo. infrasettimanale. Gli arancio-blu ospiteranno Giuseppe Papadia Con Focosi-Di Silvio la boxe torna a Jesi Fileni Bpa a casa dell’ex capolista Pistoia Moie: il 21 aprile al parco equestre Vallesina Torneo Giostre Medioevali Domenica 21 aprile si svolgerà la prima tappa del “Torneo Giostre Medioevali 2013” presso il campo equestre dell’associazione Equestre Vallesina di Moie. La mattina fino alle 12 le prove libere, poi le iscrizioni e alle 15 l’inizio della gara alla quale possono partecipare tutti i cavalieri tesserati con l’associazione A.S.D. “Giostre Medioevali”. I primi 15 classificati parteciperanno al “Palio di San Floriano”. Campionato regionale Nuoto per la disabilità fisica Qualificazione di Giovanni Marconi per il Campionato Italiano Estivo di nuoto per disabili che si svolgerà a luglio a Napoli. L’atleta ha raggiunto il traguardo ad Ancona il 7 aprile durante la seconda prova del Campionato Regionale. All’ultima prova del Campionato Regionale svoltasi a Tolentino domenica 14 aprile, Jonah Giacchè ha ottenuto due terzi posti mentre Aleo Marri due primi posti, dimostrandosi ancora una volta imbattibile nello stile rana. Gli allenatori Riccardo Cecchi e Lara Mucci, tra le responsabili dell’Associazione di nuoto per ragazzi con disabilità intellettiva e/o fisica “il Guizzo”, si reputano “orgogliosi degli atleti che dimostrano grinta sia fuori che dentro l’acqua impegnandosi seriamente durante le ore di allenamento”. Agnese Testadiferro Nella foto: Riccardo Cecchi, Paola Massi, Diego Baldi, Michele Paolucci, Giovanni Marconi. Mostra di “passaggio” alla chiesa di S. Nicolò segue da pag.14 di metallo con due cuori in uno dei quali la coppia si incontra e in uno dei quali la coppia si divide più quindici cerchi (più uno previo ala separazione) all’interno dei quali viene raffigurata una coppia di figure in fil di ferro ritorto e saldato in altrettante pose erotiche. Si tratta della riproduzione di una delle cartoline e poster da sexy shop che affollano “Facebook” e “Youtube” (è fuor di dubbio che l’autore si sia potuto ispirare all’ “Ars Amandi” di Ovidio o al ben più nobile Kamasutra estranei alla cultura da videogame cui manifestamente appartiene), riproducibile e vendibile in serie sugli stessi tre canali: manufatto (di design?) e non esattamente opera d’arte. I manufatti “messa in moto” furbescamente collocati dentro tre nicchie sulle pareti di San Nicolò rappresentano invece scheletri in plastica nera con occhi fiammeggianti vestiti, come fossero delle bambole “Barbie” (hanno le stesse dimensioni) in saturnio e abito talare presbiterale, cardinalizio e papale (con stola) in sella - e non - a dei modellini di potenti moto. Si intuisce al di là dell’infantile giocare a vestire le bambole che l’autore abbia poca dimestichezza coi saperi religiosi di base forniti dalla scuola dell’obbligo: giusto per fare le pulci al titolo la messa non si fa in abito talare (non è mai saggio tentare di rappresentare ciò che non si è visto se non nei film in bianco e nero come chierici in talare e saturnio). Peccato per il Maffei (classe 1973) che Richard Avedon (classe 1923) sia morto nel 2004… avrebbe avuto di che confrontarsi con un artista vero e ben più innovativo in merito alla vestizione di scheletri, che forse gli avrebbe suggerito di lasciar perdere e tornare a fare il saldatore con ben più successo piuttosto che tentare la difficile ascesa del Parnaso. Cristiano Marasca 16 v V della VocedellaVallesina 21 aprile 2013