Associazioni Senza Fini di Lucro: “Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Genova” ANNO XXIV - Numero 5 - settembre-ottobre 2011 Già son passati cinque anni dalla partenza di don Nando per l’eternità. Più che la mancanza, pure reale, ne sentiamo la presenza che ci accompagna e ci guida verso la stessa meta, con le tante strade diverse che la volontà di Dio dispone per ognuno dei suoi figli. Spesso abbiamo parlato della sua eredità morale, un patrimonio di tutti, specialmente di coloro che l’hanno co- cui si svelava la sua personalità mite e forte insieme. Molti portano impresse nell’intimo le sue celebrazioni eucaristiche, il suo sguardo partecipe rivolto a Gesù. Tutti dicono: è un santo. Che significa? Innanzitutto la sua persona e la sua storia diventano per noi trasparenza di Dio; come una carezza di Dio a ciascuno di noi. Il bene che ha compiuto ha la- CINQUE ANNI nosciuto da vicino e se la portano dentro: il suo sorriso, le sue parole, l’accoglienza, l’attenzione personale, la misericordia e la fermezza, la tenacia, le idee creative e originali... Ognuno ha immagini vive e indelebili di incontri personali in sciato tanti sensi di gratuità e di rinvio a Colui che solo è buono. Ci ha diffidati sovente dal fermarsi a guardare lui, invitandoci a cercare il volto del Signore. Contemporaneamente il bene ricevuto ha generato il desiderio di imitarlo. In realtà era unico e inimitabile, ma ci ha insegnato a spenderci, a metterci tutto il nostro impegno, ognuno secondo le nostre qualità. Ci ha dato il gusto e la gioia del bene, la certezza che il bene, per quanto sia ostacolato, è alla portata di ciascuno; ci ha mostrato che il bene è contagioso, si diffonde e cresce, seppure a volte sembra avere il passo troppo lento. I frutti tangibili del suo molteplice apostolato incoraggiano ad accogliere chiunque bussi, a rendere concreto il servizio ad ogni persona, a non considerare nessuno irrecuperabile. Sono evidenti segni di santità, di quella testimonianza benefica che ogni cristiano, proprio perché ha incontrato il Signore, dovrebbe portare nel suo ambiente, lasciare attorno a sé e dopo di sé. La domanda che è nel cuore di molti è se abbiamo incontrato sul nostro cammino un Santo Periodico dell’Opera Diocesana “VILLAGGIO DEL RAGAZZO” www.villaggio.org - e mail: [email protected] con la maiuscola, cioè una persona che possa essere proclamata tale dalla Chiesa e, come si suol dire, innalzata alla gloria degli altari. Se, quindi, il suo esempio di vita e le sue virtù saranno riconosciute eroiche al punto da inserirlo nell’eletta schiera dei Beati e dei Santi. Non siamo pochi a crederci, quasi pronti a scommetterci. Il cammino di riconoscimento è serio e complesso, ben determinato dalla chiesa. Ma, a cinque anni dalla morte, può iniziare: l’abbiamo messo in movimento con una semplice domanda al nostro Vescovo di instituire il percorso di verifica. Di seguito faremo tutti i passi necessari e vedremo che cosa lo Spirito Santo ci indicherà. Senza fretta né esaltazione. Qual è la cosa più importante oggi? Seguire il suo esempio, consolidare l’Opera che ha partorito e tradurre in bene per gli altri l’affetto che nutriamo per lui. C’è una parte che tocca a don Nando, o meglio, che a discrezione di Dio può avvenire per sua intercessione: un segno straordinario e meraviglioso della compassione e della misericordia del Padre a favore di qualcuno che lo invoca per necessità corporali e spirituali, sue o di altri. Chissà quante persone hanno già provato a sollecitare, magari non troppo disinteressatamente, il suo intervento! Di certo chi vive nella comunione dei Santi può chiedere e ottenere molto dalla Trinità Santissima. Siamo convinti che il nostro caro prete si stia dando da fare, non per la sua canonizzazione, ma perché non è il tipo da vivere la sua beatitudine alla maniera di una certa pubblicità. Quante situazioni vede di lassù che lo fanno fremere e scalpitare! Padreterno faticherà non poco a tenerlo calmo e a non dargli retta. È capace di essere più ostinato, per citare esempi evangelici, della vedova che chiede giustizia e di colui che va dall’amico in piena notte a domandar tre pani. Come Villaggio stiamo provando da alcuni mesi ad insistere per la guarigione di Riccardo, un bambino di poco più di un anno, figlio d’una nostra docente. Forza Nando, non ci hai insegnato tu a credere nei miracoli della Provvidenza? prete Rinaldo Rapallino d’oro a don Emilio «Il riconoscimento di Rapallino d’oro lo voglio donare al Santuario di Montallegro, come segno di ringraziamento alla Madonna, patrona della città». Questa la decisione di don Emilio Arata, premiato ieri come “Rapallino d’oro” nell’ambito del terzo raduno internazionale dei Rapallin, la manifestazione organizzata dall’associazione “Liguri Antighi I rapallin”. Classe 1938, figlio di genitori rapallini doc, parroco di San Maurizio di Monti, San Quirico e Montepegli, don Arata è stato scelto dalla commissione del premio “per l’impegno profuso in questi anni per le sue chiese e le sue comunità parrocchiali”. 122 Premio “don Nando”, seconda edizione a cura di Angelo Coriandolo Per la prima volta, il riconoDO NEGRI scimento dedicato al Padre La Giuria ha deliberato di assegnare il PREMIO BONTA’ DON NAN Litani per le seguenti Fondatore del Villaggio è sta- Seconda Edizione 2011 Primo Premio ex aequo a Maria to assegnato ex-aequo a due motivazioni: abile serietà ale attività di docente con encomi donne: Egle Folgori, Presi- «Ha svolto la sua quarantenn tutto il mondo o vers e ni nità e disponibilità verso i suoi alun dente dell’ANFFAS (Associa- professionale, uma azzo. Villaggio del Rag ne zione Nazionale Famiglie di del are la sua difficile e dolorosa situazio Ma, soprattutto, ha saputo trasform . Persone con Disabilità Intel- familiare in un’opportunità di vita e di amorevole aiuto per gli altri o per tutti. lettiva e/o Relazionale) di Il suo sorriso, la sua serenità e il suo impegno sono di esempi combattendo battuto e sta Chiavari e Maria Litani, Questa donna coraggiosa e forte, da sola, ha com con la fondazione e figli i per i suo Fondatrice in Liguria dell’AISA la sua battaglia con l’amorevole cura siche). Atas i ociazione Italiana Sindrom (Associazione Italiana per la dell’A.I.S.A. Liguria (Ass te, è l’anima e il motore di iniziative volte a far conoinstancabilmen lotta alle Sindromi Atassiche). Lavorando malattia e a raccogliere fondi per la ricerca. sta que re sce caro Il “Premio Bontà don Nando molto di sé agli altri sull’esempio del Maria Litani si è distinta nel donare Negri” è promosso dall’”Asso- don Nando Negri». ciazione don Nando Negri ONLUS”, presieduta da don Emilio Arata. La Commissione giudicatrice del Premio 2011 era composta dal presidente Roberto Napolitano e da don Emilio Arata, Rita Andreoli, Maria Rosa Ivani, Marisa Persico, Rita Sanguineti. All’inizio della cerimonia il Presidente Roberto Napolitano ha osservato che sono state molte le segnalazioni pervenute, considerando questo un segno di speranza. Il senso di solidarietà è ancora presente, nonostante i tempi difficili, e il seme lanciaLa Giuria ha to da don Nando pare continui Seconda deliberato di assegnare il PREMIO BONTA’ DON NANDO NEGRI Edizione 2011 Primo Premio ex aeq uo a Egle Folgori per le seguenti a fruttificare, con discrezione… motivazioni: A chi dedicate questo Pre- «Ha trasformato la sua difficile situazio ne familiare in un’esperienza di vita e in un’opportunità di amorevole aiuto mio? verso gli altri. Ha dato un fond amentale contributo all’inserimento «A tutte le mamme che vivono sociale di molti ragazzi la mia realtà – risponde Egle valorizzandone le diverse abilità sino a renderli fieri di se stessi e orgogliose le loro famiglie. Folgori – Penso che questo Ha saputo gestire premio debba essere dedicato sima umanità i ragae presiedere con dolce fermezza, amore, allegria e grandiszzi dell’ANFFA a tutte le mamme di figli con Persone con disabilità intellett S (Associazione Nazionale di Famiglie di iva e/o relazion disabilità che si prendono cu- Ha svolto il suo pluridecennale ruolo di volo ale). ntaria in tant ra di loro amandoli. Non ho glienza e promozione umana senza mai rinunciare al suoe iniziative di accoessere mamma, alcun merito se non quello di amica, infermiera, regista, cantante e “clown”. vivere una realtà simile alla lo- Egle Folgori si è distinta nel donare molto di sé agli altri, sull’esempio del caro don Nando». ro». 13312 «Lo dedico ai miei figli, ai miei alunni, anche quelli più problematici – fa eco Maria Litani – lo dedico a tutte quelle persone buone che cerca- no di vivere nel quotidiano anche realtà complesse. Con un po’ di aiuto e di buona volontà si riesce ad andare avanti». Un vostro ricordo di don Nando? «Un ricordo personale; – rammenta la Presidente dell’ANFFAS - abbiamo vissuto insieme gli ultimi momenti della vita di un ragazzo che io avevo conosciuto e la cui famiglia mi aveva chiamato perché era stremata, non ce la faceva più. Abbiamo passato un’alba insieme molto bella, lo ricorderò sempre». «Quando si aveva bisogno di qualcosa si andava da lui e cercava di trovare la soluzione - racconta la Professoressa Litani - C’era un problema, però più che stare nel problema, diceva «Cerchiamo la soluzione». Questo è un cammino e una presenza di don Nando, presenza sempre molto discreta. Sino a quando la salute glielo ha consentito, lo si poteva incontrare nel cortile con i ragazzi. Insegno al Villaggio da ventotto anni, lui mi salutava quasi con un inchino e sempre con il suo sorriso. Impariamo tanto da lui». La dritta via di don Nando intervista a Sergio Rossetti, Assessore Regionale alla Formazione Professionale a cura di Angelo Coriandolo 124 «Ho iniziato a lavorare nell’ambito delle tossicodipendenze – ricorda – e un giorno, guardandomi con i suoi occhi profondissimi, don Nando mi disse: “Mi raccomando, qualunque cosa tu faccia – io stavo per diventare Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Genova – tieni sempre la dritta via”, intendendo per questo il suo esempio, la sua umanità, la sua capacità di aggregare cuore e mente per far del bene, insomma. È un ricordo che mi porto come insegnamento che è di stimolo, di responsabilità, di aiuto». Il Villaggio del Ragazzo è sorto nel 1946. Oggi, nel 2011, qual è l’attualità, dal suo punto di vista, di un’Opera come quella sgorgata dal cuore di don Nando? «Nell’ambito della formazione e dell’istruzione ha mantenuto in realtà quel punto che non cambia mai nel tempo: quello di consentire alle persone, ai ragazzi, di avere gli strumenti per poter camminare con le proprie gambe, strumenti che sono anche tecnici, di istruzione - spiega l’Assessore - ma anche di buon cuore, di quell’umanità che ti sa accogliere, ti sa stimolare, ti sa guidare, ti offre delle opportunità e te le fa mettere in gioco, te le fa provare». E poi? «Credo che il Villaggio sia riuscito a fare una grande cosa fra le altre: aggregare i Comuni del territorio. Spesso i Comuni tra di loro litigano, mentre attraverso il Villaggio essi operano come una comunità – prosegue Rossetti. Credo che avremmo bisogno in tutto il Paese di questo, perché la litigiosità, l’autoreferenzialità degli Amministratori non giova agli interessi dei cittadini. Qui ci si ritrova in tanti, di partiti diversi, di idee, schieramenti e comuni anche tra di loro talvolta in concorrenza; però qui ci si rincontra e ci si ricorda che siamo tutti uniti per una unica causa, che è quella del bene comune». a cura di Michela Garibaldi e dei ragazzi del Centro Acquarone IL DODICESIMO COMPLEANNO DEL CENTRO Quest’anno sono dodici… e per festeggiarli abbiamo organizzato, come ormai da tradizione, la “sera dell’asado”. L’undici agosto abbiamo passato la giornata nel parco giochi del Centro per organizzare la cena. Gli operatori hanno disposto i tavoli e le sedie e noi abbiamo dato una mano a mettere tavola, a distribuire il pane e soprattutto non abbiamo fatto “annoiare” i signori che cuocevano l’asado ed i “testaieu”. Anzi cogliamo l’occasione di ringraziarli per la gentilezza ed il tempo che ci dedicano ogni anno. FINALMENTE IN VACANZA Anche quest’anno è arrivato il tanto atteso appuntamento con le vacanze. Anzi eravamo particolarmente frementi perché la meta è cambiata! Siamo andati infatti ad Abbadia San Salvatore, in provincia di Siena, una cittadina con un centro storico bellissimo e i paesi nei dintorni belli altrettanto. Divisi come sempre in due gruppi, siamo partiti con i nostri pulmini. Noi abbiamo partecipato alla prima settimana dall’8 al 15 luglio. Abbiamo potuto fare tante cose perché il luogo offre molte possibilità: nei primi giorni di vacan- Quest’anno la novità erano i “testaieu”, un impasto di acqua, farina e sale, solido al punto giusto, poi cotto su di una piastra e condito con pesto e formaggio grana… una vera e propria golosità. Siamo rimasti contenti perché i nostri familiari hanno partecipato numerosi: questa è la nostra festa e più gente c’è più contenti siamo. In particolare, Bobo ringrazia tanto gli operatori che si sono impegnati per organizzare questa bella festa, che permette di incontrare parenti ed amici e passare una serata diversa. A Marika la festa è piaciuta, perché c’era tanta gente ed il mangiare era buonissimo. Carletto ha “tenuto compagnia” ai cuochi, per “scambiare quattro chiacchiere con loro” e per... assaggiare in anteprima i cibi... non si sa mai... insomma si è sacrificato per noi. za Abbadia è tornata in epoca medievale, con gente in costume, sfilate, suonate di tamburi e piatti d’epoca. Abbiamo partecipato ad una cena medievale mangiando cibi tipici solo ed esclusivamente con posate di legno. Siamo anche andati sul monte Amiata, su un grande prato, su cui abbiamo giocato a palla, a tennis, ci siamo “spaparanzati” al sole e poi… pic-nic, ovviamente. Un paese piccolo e carino che abbiamo visitato è Pienza; ne siamo rimasti tutti affascinati per la vista mozzafiato sulla campagna senese e per l’artigianato ed anche per… il famoso pecorino. Alcuni di noi sono andati con il trenino nelle cave dove, una volta, estraevano il mercurio… è stata un’esperienza unica! E ci sarebbero ancora tante, troppe cose da raccontare… ma lasciateci riposare, ora. CENTRO BENEDETTO ACQUARONE Un’estate da ricordare 13512 “Ti voglio bene, Centro!” (cronaca di un anno di attività per i giovani) 126 Per noi, educatori del Centro di Aggregazione Giovanile, è tempo di bilanci di un intero anno di lavoro trascorso in compagnia dei ragazzi che frequentano il nostro spazio e condividono le attività che esso propone. Il Centro di Aggregazione Giovanile, sostenuto dal Comune di Chiavari, ha compiuto dodici anni di attività e il 2010/11 è stato un anno ricco di importanti novità. Innanzitutto l’ulteriore rafforzamento del rapporto con le agenzie istituzionali impegnate sul tema delle politiche giovanili del nostro territorio. L’adesione all’Accordo Progetto Quadro, sotto la regia della Regione Liguria in collaborazione con i Comuni, ha portato i suoi frutti con l’avvio e il consolidamento, presso gli spazi del Centro, del progetto Radio Web. Proprio in questo luglio 2011, sul palinsesto di Radio Jeans Network (che si può ascoltare on-line all’indirizzo www.radiojeans.net), ha fatto la sua comparsa il divertente programma prodotto dalla nostra redazione intitolato “Ti voglio bene Charlie!”. È stata per tutti i ragazzi partecipanti e per Roberto Frugone, che ha guidato il progetto, una gran bella soddisfazione. Il percorso “Radio Web” ha inoltre rappresentato una interessante occasione di formazione per i giovani che in esso si sono impegnati. Il nostro Centro pubblica tutte le proprie iniziative sul portale regionale Giovani Protago- nisti. La creazione di un portale regionale, che mette in rete i Centri Giovani della Regione, è stato un altro interessante risultato prodotto dall’Accordo Progetto Quadro. Accedendo al portale all’indirizzo http://cagchiavari.giovaniliguria.it è possibile essere informati su una vasta gamma di iniziative e attività afferenti la sfera degli interessi giovanili oltre a divulgare, promuovere e far conoscere le proprie attività. Per chi volesse approfondire la conoscenza delle iniziative del Centro oggi siamo inoltre attivamente presenti alla voce cagchiavari sui principali social network Facebook, Twitter, YouTube e Myspace. Altro importante esito dell’Accordo, la partenza presso l’ufficio Informagiovani di Chiavari di una serie di percorsi di formazione a distanza che consente, a chi ne faccia richiesta, di aderire ad una piattaforma telematica per apprendere, tramite l’utilizzo di Internet, lingue straniere e acquisire, on-line, nuove competenze volte al conseguimento del Patentino Informatico Europeo. Intenso anche l’asse della collaborazione con l’assessorato ai servizi sociali del Comune di Chiavari nella persona della dott.ssa Leoni e lo staff delle Politiche Giovanili che ha portato alla definizione del Progetto “Largo ai Giovani!” su iniziativa di un gruppo di giovani chiavaresi. La costituzione di un gruppo stabile di lavoro si è poi concretizzata nella organizzazione di due partecipatissime serate all’insegna della musica e del divertimento e alla ideazione di progetti che troveranno concretizzazione alla ripresa delle attività (non vogliamo rivelarvi tutto e subito!). Il tutto senza dimenticare l’importante contributo che il Centro ha dato alla realizzazione del progetto intergenerazionale Pedagogista della Città, guidato dalla dott.ssa Neri, volto a favorire il dialogo tra gio- vani e anziani nella nostra comunità. Un anno ricco dunque che si è concluso con la partecipazione alla Mostra del Tigullio, come occasione per avvicinare ulteriormente i cittadini alle iniziative dei nostri Centri e alle attività delle Politiche Giovanili del nostro Comune. Il tutto senza dimenticare l’attività ordinaria, quotidiana del Centro di Aggregazione, che è poi la colonna sonora del nostro operare, l’incontro gior- no dopo giorno con i tanti ragazzi che vogliono bene al Centro come noi a loro. A questi va il mio personale ringraziamento, come va ai miei due instancabili colleghi, la dott.ssa Nadia Vanini e Roberto Frugone, a quanti ci sostengono e continuano a credere nell’intuizione di chi oggi continua a accompagnarci nel nostro operare: don Nando. Fulvio Disigismondo In una notte d’estate le stelle scendono in palcoscenico di Andrea Massucco 4 Luglio 2011, ore 21:00, Chiavari, Giardino di Palazzo Rocca. I "ragazzitralestelle" debuttano sul palco con il "Glee Concert" e ottengono grandi favori di pubblico, raccogliendo fondi a favore del Centro Benedetto Acquarone. Ispirato alla serie televisiva americana "Glee", il concerto ha portato sul palco il giovane gruppo di artisti in una selezione di brani dal più ampio repertorio musicale. Dal musical agli anni '80, dal pop di Madonna al soft Rock degli U2, dalla disco anni '70 al trasformismo di Lady Gaga, il concerto di canto coreografato ha presentato anche alcuni numeri delle atlete dell'"Aerobica Entella" e un numero di dog dance presentato dall'Associazione cinofila "Kingdom Sky". Inoltre sono saliti sul palco anche i ragazzi e gli operatori dell'Area Disabili del Centro Acquarone per una versione tutta nuova di "Imagine" di John Len- non. I "ragazzitralestelle" invitano chiunque volesse entrare a far parte delle iniziative culturali dell'associazione a presentarsi presso il Centro Benedetto Acquarone tutti i Lunedì e Giovedì dalle 21:00 alle 23:00, oppure di contattare il numero 345 5839845. Sul web è aperta una casella di posta all'indirizzo: [email protected] e una official page su facebook. Il programma per l'anno 2011 - 2012, molto ricco, prevede una riedizione del "Glee Concert" e altri spettacoli in collaborazione con grandi nomi del panorama musicale nazionale, oltre ad animazioni di piazza a tema e al tradizionale Musical Tour, che consentirà agli iscritti di vedere i musical più belli della stagione in tutt'Italia. 13712 SCUOLA SECONDARIA don Emilio Arata A cura del nostro referente 128 Quando la scuola va in piazza della prof.ssa Paola Benedetto Si conclude un altro anno scolastico all’insegna della gioia, del divertimento, dell’emozione e della suspance... il consueto spettacolo di fine anno lascia tutti fino all’ultimo con il fiato sospeso... pioverà? Eh sì, perché dopo un primo ba del conte” di Calvino, nonché la presentazione delle numerose attività che gli insegnanti hanno svolto in classe durante l’intero anno scolastico. La giornata trascorre frenetica tra preparativi e prove e quando finalmente è il momento di rinvio per maltempo e con la scuola proprio agli sgoccioli, un eufemismo direi perfettamente azzeccato date le circostanze, trovare un’altra serata sarebbe stato impossibile. Purtroppo il tempo non è clemente e si preannuncia fin dal mattino una giornata all’insegna dell’instabilità... e ora, dopo un cambio di data anche un cambio di sede... dal suggestivo sagrato della Basilica dei Fieschi al Piazzale della scuola... ma alla fine che importa... sono talmente belli ed entusiasti i nostri alunni che tutto passa in secondo piano. Sono davvero numerosi i partecipanti, dagli alunni della primaria del Villaggio a quelli della Rocca e, come consuetudine, i ragazzi della scuola media. La serata prevede canti, balli, cortei e la tanto attesa rappresentazione teatrale de “La bar- iniziare comincia a cadere una flebile pioggerellina.. ma nessuno si accorge ormai più di nulla, gli occhi sono tutti pun- azzurre realizzate dalle abili mani delle maestre con il prezioso ausilio delle bidelle sono gestite ad arte dai ragazzi che vogliono mostrare con quanto impegno, entusiasmo e serietà hanno lavorato per strabiliare il loro pubblico... due sbandieratori professionisti danno ancor più lustro alla serata che non poteva iniziare nel migliore dei modi... un tripudio di applausi premia i primi giovani protagonisti. La serata prosegue con la rappresentazione teatrale de “La barba del conte” in cui si alternano parti recitate ad altre cantante, suonate e danzate. La presentazione infine dei lavori svolti in classe dai ragazzi durante l’anno scolastico riscuote ampi consensi... un modo diverso e inte- tati sui ragazzi che, emozionati ma concentrati, sono pronti a dare il meglio di sé... Dopo i doverosi saluti delle autorità, lo spettacolo ha inizio con un corteo di giovani sbandieratori: gli alunni delle classi III e V della Rocca e del Villaggio deliziano il pubblico con la loro maestria e precisione... le bandiere bianche e ressante di far studiare e coinvolgere gli studenti. Ora dovrà passare un altro lungo anno prima di ritrovare i nostri giovani artisti all’opera... un modo delizioso di congedarsi da chi ha completato la scuola secondaria, un caldo benvenuto per chi a settembre l’affronterà e un buon proseguimento per tutti gli altri! “E il naufragar m’è dolce in questo mare” a cura della prof.ssa Silvia Bisso Il viaggio è partito da Madeira, un’isola di lingua portoghese nell’Oceano Atlantico, con la lettura del libro “L’isola delle balene” proposto dalla insegnante di Lettere per sensibilizzarci al problema delle specie animali in via di estinzione. Men- tre veleggiavamo così lontano è venuto, a tutti noi della classe I B, il desiderio di avvicinarci alle nostre coste per approfondire vari aspetti della cultura del mare “nostrum”. Sull’onda dell’entusiasmo, i docenti di varie discipline hanno dedicato tempo ed energie a fornire stimoli emotivi, strumenti e fonti di indagine sul MARE. Ci hanno aiutato in questa navigazione anche i numerosi articoli che il “Secolo XIX” ha dedicato quest’anno al mare: l’ultimo pescatore di Chiavari, la tonnara di Camogli, la tutela dell’area marina del parco di Portofino, la ricchezza di ostriche un tempo alle rocche di Sant’Anna di Sestri Levante, il massacro dei gamberi rossi, il nodo della pesca dei bianchetti. Leggerli e commentarli ci ha aperto orizzonti nuovi di conoscenza. Per svolgere questa complessa attività, si è pensato di procedere su due binari, quello scientifico e quello artistico. Attraverso l’intervento di discipline come scienze e geografia e di alcuni esperti (prima di tutto una giovane ma assai competente biologa marina) abbiamo esplorato l’ambiente oceanico anche con l’utilizzo di un video specifico, che ci ha fatto immergere come pesci giù fino ai più profondi fondali. Ciò è stata la spinta per riprodurre un fondale marino in classe. Eccoci allora con pastelli, tempere, acquarelli a seguire la scia artistica. Pesci variopinti, polpi, gamberi, sardine, alici e tonni: un caleidoscopio di colori! La professoressa di lettere ha poi “pescato” nella letteratura vari poeti nelle cui immagini ci siamo immersi e abbiamo “naufragato”. Ed ecco in un collage surreale di versi significativi, “chiese e case che salpano” mentre “sul petto c’è il sale/d’ostrica del primo mattino” e “ogni goccia/ che la pioggia cede sul mare/ è un gianchetto nato/ a nuotare”. Dalla pesca alla tavola il passo è stato breve e doloroso, per i pesci naturalmente, ma gustoso per gli umani. Quanti chef hanno profuso la loro passione per realizzare supreme raffinatezze! Ed è proprio per incontrare pescatori e cuochi che abbiamo partecipato a maggio a Genova all’evento biennale di Slow Fish, al fine di conoscere biologia marina e tecniche di pesca nonché la variegata fauna ittica proveniente da ogni parte del mondo e infine, con l’acquolina in bocca, poter assaggiare qualche specialità. Poveri pesci ma quanto buoni! È proprio vero che non c’è vera conoscenza senza esperienza diretta! Ma dobbiamo ricordare che anche il mare è una risorsa non illimitatamente rinnovabile: perciò abbiamo compreso che lo sviluppo deve essere sempre sostenibile, rispettoso dell’ambiente. 13912 Galeotto fu un ciclamino bianco! della prof.ssa Maria Litani 10 Cari amici... mi mandano in pensione! È stata, a dire il vero, una novità inaspettata; ma, pur avendo 28 anni di carriera (tutti a San Salvatore) ne ho in realtà 40 di anzianità! Perciò… largo ai giovani. Mi ha preso il magone quel giorno quando mi è stata consegnata la raccomandata con l’annuncio. Non voglio cedere alla commozione e non ho intenzione di dire le frasi di rito su quanto mi mancheranno gli alunni ed i colleghi con cui ho condiviso i giorni di scuola e tanti problemi di vita. Vorrei però iniziare ringraziando i colleghi che hanno fatto con me un po’ di strada e mi hanno insegnato l’arte, chi è cresciuto con me in questa scuola e chi non è più con noi. Voglio pensare al pensionamento come all’inizio di una nuova fase di attività. Ero sconvolta, quando arrivai nella scuola di San Salvatore, ma poi fui coinvolta a tal punto da decidere di non chiedere più alcun trasferimento. Ho provato ad insegnare la matematica, le equazioni, il teorema di Pitagora o le proprietà dei quadrilateri…; ho provato ad aiutare i ragazzi a cercare le soluzioni, a fare ipotesi, a dimostrare tesi; ma ho cercato soprattutto di aiutarli a trovare in sé un metodo di analisi utile nella vita. È proprio attraverso il dialogo Era una classe sezione E del tempo prolungato, una classe di alunni provenienti da tutta la riviera, e un po’ di più: uno arrivava da Genova, un altro da Deiva Marina, la maggior educativo che sono venuta a conoscenza di realtà inaspettate, problemi familiari o situazioni complesse da gestire per alunni minorenni. Quante volte mi sono detta “ed io devo insegnare il teorema...” ma quel calcolo è lontano mille miglia dalla loro realtà. Loro hanno bisogno di un valore aggiunto al mio insegnare. Ho provato ad aggiungere quel valore, anche in condizioni disperate. parte con anni di ripetenza, bocciati e ribocciati nelle scuole del litorale, venivano mandati a San Salvatore a finire la scuola dell’obbligo. Noi accettavamo la sfida! Proprio in quella classe, dopo un anno di fatiche, di fallimenti, di ripensamenti, un giorno di fine anno al mio arrivo in aula trovo un silenzio strano e sulla cattedra un piccolo ciclamino bianco. Era il loro grazie, un ciclamino acquistato facendo una colletta di spiccioli. Avevano capito quanto erano importanti per me. Decisi di restare. Grazie cari alunni miei. Goal! Il Villaggio ha vinto! a cura di Chiara Cangelosi e Anita Cuneo - Classe III B Giornata piena di emozioni quella vissuta dalle ragazze della squadra di calcio femminile dell’Istituto Comprensivo di Cogorno il giorno 26 maggio 2011. Si è infatti disputato il tradizionale torneo triangolare di calcio femminile, che ha visto come partecipanti, oltre alla scuola media di Cogorno, anche la scuola di Ne e quella dell’Istituto Maria Luigia di Chiavari, che ha giocato in casa. Per la scuola media di Cogorno, accompagnate dalla Prof.ssa Paola Giacalone, sono scese in campo: Angelica Di Matteo, Linda Motto, Arianna Ancona, Matilde Rossi, Nefer Primavori, Sofia Deli, Alessia Paganini, Camilla Roffeni, Martina Contini, Anita Cuneo, Rita Ostigoni, Sofia Lamhari e Monica Chiappe. Nella prima partita contro il Maria Luigia il Villaggio (S. M. Cogorno), pur trovandosi di fronte delle ottime avversarie, ha vinto per 3 a 1. Meno impegnativa è stata le partita contro la scuola di Ne, battuta per 5 a 0. Dopo l’ultimo incontro, la scuola di Ne si è classificata seconda, mentre il Maria Luigia si è aggiudicato il terzo posto. La squadra del Villaggio, oltre ad essersi classificata prima, ha dimostrato di essere carica di energia, determinazione, tenacia e di possedere grande spirito di squadra. Il grande successo di queste ragazze è stato raggiunto anche grazie al contributo del Mister Raffaele Diana, allenatore del Villaggio Calcio, che, oltre ad averle preparate e spronate durante gli allenamenti, le ha sostenute con grande grinta nel corso della manifestazione. Ed è così che le ragazze del Villaggio sono ritornate al ritmo della loro stupenda canzone: 1 2 3, Villaggio alè; 4 5 6, Villaggio ci sei; 7 8 9, Villaggio campione; 10 non fa rima, VILLAGGIO SEI PRIMA!!! La “partenza” di un amico: Luisitto Demartini Ragazzo del Villaggio negli anni Sessanta nel Laboratorio di falegnameria. Tutto quello che ha fatto nella vita lo ha imparato al Villaggio e fino all’ultimo istante ha lavorato il legno con passione e abilità. Sotto la guida vigile di don Ferraris ha imparato i valori grandi che lo hanno distinto per bontà e onestà. Per Luiso ora un ricordo e una preghiera. 11 1312 FORMAZIONE PROFESSIONALE 12 Il quarto anno spegne la seconda candelina! a cura della presidente commissione d’esame Rita Ruiu Siamo quasi giunti a conclusione della seconda esperienza di questo percorso formativo che vede in uscita tre profili professionali: Tecnico di impianti termici, Tecnico per la conduzione e la manutenzione di impianti automatizzati e Tecnico dei trattamenti estetici/tecnico dell’acconciatura, per un totale mondo del lavoro. Sicuramente la chiave vincente di questa sinergia sta nella mentalità dei formatori e, a monte, in tutte le risorse impiegate allo scopo, da cui traspare lo spirito originario del Fondatore di questa preziosa struttura, per cui tutte le energie sono rivolte a dare il massimo ed di 27 diplomati che per la quasi totalità sono già occupati in realtà artigianali o industriali del comprensorio. Altri proseguiranno il percorso formativo in istituto statale per conseguire la maturità. Come sempre il Villaggio del Ragazzo è pronto a raccogliere le sfide che consentono di migliorare qualitativamente l’offerta formativa proposta ai suoi allievi creando sempre maggiori sinergie con il mondo del lavoro. Per quanto riguarda il profilo relativo alla conduzione degli impianti termici il corso è stato realizzato in collaborazione con L’Ente Forma di Chiavari. I tecnici, formati con risultati molto buoni, sono già tutti occupati. Il corso per Conduttori e manutentori di impianti automatizzati, più numeroso, si è svolto completamente al Villaggio del Ragazzo. Possiamo sicuramente apprezzare in entrambi i casi l’alto livello professionalizzante offerto agli allievi e la perfetta integrazione con il il giusto risalto al “know how” che viene trasmesso agli allievi e che, cosa molto importante, diventa immediatamente spendibile nel mondo del lavoro, a seguito soprattutto di una precedente certosina preparazione predisposta da tutti i soggetti che, a diverso titolo, interagiscono nella formazione del corso. Il lavoro a monte quindi premia. È faticoso, ma premia! Tutte le azioni volte a creare “gruppo”, l’osservanza ed il rispetto delle “regole”, la condivisione ed il rigore, sono tutti percorsi educativi oltre che formativi e vanno al di là degli obblighi “tradizionali” dell’insegnamento. Si potrebbe sicuramente dire che, rispetto agli allievi dei corsi “regolari”, questi sono allievi privilegiati perché portano a casa insieme alla formazione tecnica un bagaglio di esperienze umane che li accompagnerà per molto tempo e li porterà in futuro a ricongiungersi, nelle occasioni importanti, alla famiglia del “Villaggio del Ragazzo”. Estetiste diplomate! di Franca Centanaro Lunedì 11 luglio si sono conclusi con successo gli esami del Corso TECNICO DEI TRATTAMENTI ESTETICI/ TECNICO DELL’ACCONCIATURA. scientifiche, sicurezza, comunicazione e psicologia sono state svolte presso il Centro di La Spezia. Le allieve hanno frequentato Particolarità di questo corso è stata la collaborazione di due Centri di Formazione Professionale dislocati in province diverse: Villaggio del Ragazzo (Genova) e Forminpresa di La Spezia. Tale incontro ha costituito la ricchezza del corso oltre, naturalmente, ad aver favorito l’elevato livello della formazione e un arricchimento culturale e relazionale per le allieve. Presso il nostro Centro sono state effettuate le docenze di area professionale (anche le alunne provenienti da La Spezia hanno partecipato alle lezioni nel nostro ampio laboratorio) mentre le lezioni riguardanti discipline letterarie e con assiduità il corso, affrontando ogni giorno il viaggio in treno. Il 21/22 marzo l’intero gruppo classe ha partecipato a una gita a Roma: oltre al valore culturale insito in questo momento formativo, le allieve hanno avuto un’ulteriore occasione per incrementare l’unione del gruppo classe. L’esame finale è stato svolto presso Formimpresa e ha visto la realizzazione di tesine sulla vita delle principali donne che hanno affiancato i grandi uomini che hanno contribuito all’Unità d’Italia e un project work che ha evidenziato le loro capacità di orientarsi nel mondo del lavoro. Auguro a tutte le allieve di mantenere la grande passione che hanno dimostrato per il loro lavoro: la loro professionalità è confermata dalle molteplici offerte di impiego che hanno già ricevuto. Colgo l’occasione per ringraziare anche le modelle che hanno partecipato agli esami. 1312 Martin e la “Giornata del bambino africano” di Padre Mauro Armanino, Niamey, giugno 2011 14 Martin ha lo sguardo da adulto. Dice di essere originario del Togo e ci siamo incontrati stamani. Il giorno del bambino africano che ricorda il massacro di Soweto in Sudafrica del 1976. Martin dice di non poter stare fermo in un posto per un lungo tempo. C'è un vento o uno spirito che lo spinge a partire per arrivare in fretta da un'altra parte. Martin ha girato vari paesi e mai nessuno ha potuto farlo restare a lungo in un luogo. Non va da nessuna parte. Ci sono i camionisti che gli propongono delle mete e poi lo lasciano da qualche parte. Non ha conosciuto i suoi genitori che lo hanno lasciato da piccolo e sono partiti in Costa d'Avorio e non li ha mai visti. Martin ha lo sguardo da adulto e si trova a Niamey da qualche giorno. Ha quattordici anni e oggi è la festa del bambino africano. Erano almeno diecimila i bambini di Soweto e 152 sono rimasti uccisi dalle armi e dalla folla. Oltre mille i feriti prima che il regime di apartheid crollasse per poi risorgere impunemente da tante altri parti nel mondo. Quello tra ricchi e poveri che sono separati dai muri e dai mari per esempio. Martin dice che il vento lo spinge e gli hanno detto che dovrebbe tornare al suo villaggio e fare un sacrificio allo spirito e solo allora finirà di scappare. Per questo motivo Martin è venuto stamattina e forse tornerà domani. Dorme accanto al cimitero musulmano della città e ci so- no altri ragazzi che dormono con lui. Intanto è la giornata del bambino africano che ricorda la marcia dei bambini di Soweto del 1976 in Sudafrica. Soweto, 1976 Li ho visti marciare oggi per andare allo stadio Seyni Kountché già presidente poi ucciso del Niger. Erano almeno diecimila che camminavano. Ben vestiti anche i bambini e con le treccine colorate di fresco le bambine. Andavano e tornavano contenti di fare festa per il 16 di giugno. La giornata del bambino africano che ricorda gli altri diecimila di Soweto e quelli rimasti sulla strada quel giorno. Coi vestiti che brillavano al sole, ora meno forte, di Niamey. La festa del bambino africano allo stadio e in città. Proprio come fosse la festa dei bambini africani e nessun altro. Chi non poteva marciare allo stadio sono coloro che forse non sarebbero neppure andati. Ci siamo incontrati oggi nel carcere civile di Niamey. I minori detenuti sono 26 e oggi era la loro festa. Prigionieri senza frontiere e le frontiere senza prigionieri,come spesso invece accade. Hanno organizzato una giornata per loro e con loro. Adulti, donne e bambini nella stessa prigione in sezioni separate e attigue. Danzavano perché la vita solo si impara danzando e anche in carcere le stagioni cambiano per lo stesso motivo. Ero accompagnato da volontari, guardie, alcune ragazze detenute e signore di alta classe, mogli di consoli e ambasciatori di stanza nella capitale. Alcuni si trovano in detenzione da due anni, altri da pochi mesi e qualcuno solo da alcuni giorni. Un ragazzo di Niamey, che abita non lontano dal quartiere dell'aeroporto, diceva che stare in carcere è pericoloso. Perché non si mangia a sufficienza. Martin,intanto, è tornato sulla strada e vuole passare la notte dove ha gli amici. Ha ricevuto alcune monete per comprarsi da mangiare. Ha lo sguardo da adulto. Forse passerà domani, se il vento o lo spirito lo spingeranno da questa parte. di Serena Morello Lavoro in comunità terapeutica da13 anni, ma solo ora incomincio a vedere persone che nel tempo hanno risolto il loro problema con la tossicodipendenza, e quindi ho iniziato a vedere anche qualche frutto del mio lavoro. I successi non sono molti, purtroppo, e tanto meno scontati. È per questo che vi voglio raccontare la storia di Filippo. Ovviamente Filippo è un nome inventato, per ragioni evidenti. Filippo ha 37 anni. Un ragazzo intelligente, simpatico, carino e molto ricco. Tossicodipendente. Immagino che, per chi legge, quest’ultima caratteristica faccia a pugni con le caratteristiche precedenti,(ma nella tossicodipendenza tutto è possibile e, come ho detto prima, nulla è scontato). Filippo vive fino a 14 anni con una mamma e un papà che gli vogliono bene e non gli fanno mancare nulla, un fratellino minore di due anni che è un compagno di giochi e avventure ideale. Tutto funziona, fino a quando la mamma si ammala di cancro, e nell’arco di pochi mesi lascia un marito disperato e due figli. Il papà si chiude nel suo lavoro, è un uomo di successo, ha tante responsabilità e riesce a sopravvivere. Il figlio minore si butta nella scuola e nello sport. A 25 anni è in grado di sostituire il padre nelle sue responsabilità professionali. Filippo è diverso: è sensibile, dall’intelligenza fine, e non ce la fa. Il dolore è talmente forte che inizia a cercare un modo per non sentirlo. La droga è il passo facile, soprattutto per uno che non ha certo bisogno di delinquere per procurarsela. Filippo entra in un vortice che dura una decina d’anni. Perde il lavoro e il rapporto con il fratello che lo incolpa di non aver avuto la sua stessa capacità di reazione. Anche il rapporto con il padre si incrina. Filippo arriva in comunità nel 2003, dopo altre esperienze comunitarie, tutte fallimentari. Rimane al Centro Chiarella per un anno, tutto sembra andare bene, conclude il suo percorso, ma dopo pochi mesi siamo al punto di partenza. Questo succederà altre due volte. Arriviamo al 2007, Filippo chiede nuovamente di entrare in Comunità e stavolta accetta tempi e modi del programma, si mette in discussione. Finalmente nel 2009 termina il programma terapeutico. Il rapporto con il papà è stato ricostruito, e Filippo è contento perché negli ultimi mesi anche con il fratello ha ritrovato un dialogo. Il fratello viene a trovarlo in struttura, si capiscono di nuovo, è come se avessero ritrovato l’antica complicità dell’infanzia. Ma i disegni della vita sono sempre arzigogolati e soprattutto imprevedibili. Mentre rientra dall’incontro con il notaio per il rogito della sua nuova casa, il fratello di Filippo, per l’imprudenza di un automobilista, si schianta con la moto. Muore tra le braccia di Filippo, che cade in una profonda depressione. Il papà che, nell’immenso dolore che prova, riesce tuttavia a pensare anche a lui, chiede aiuto alla comunità, e convince Filippo a prendersi un tempo di calma in struttura per evitare di ritrovarsi nella vecchia situazione. Filippo sa come cancellare il dolore, lo ha già fatto. Eppure trova la forza di tornare al Centro, di chiedere aiuto, di scappare da quella via d’uscita facile, trova la forza per passare dalla porta stretta. Sono passati più di due anni. Filippo sabato mattina si è sposato. In questo momento di gioia ha voluto accanto a sé anche alcuni operatori e un paio di ragazzi che, come lui, hanno finito il percorso comunitario e si sono rifatti una vita normale. La compagna di Filippo aspetta una bimba. E sono felici insieme. Mentre li guardavo entrare mano nella mano nella chiesa medievale dove si è celebrato il loro matrimonio, ripensavo alla storia di Filippo, e provavo un grosso senso di gratitudine. Gratitudine nei confronti di Filippo, che mi ha dimostrato che nella vita nulla ci può annientare. Gratitudine per Dio, i cui disegni imperscrutabili e talvolta incomprensibili sono sempre per il bene dell’uomo. E infine gratitudine perché per una volta ancora ho sperimentato che sono davvero fortunata a fare ogni giorno quello strano lavoro che faccio. CENTRO FRANCO CHIARELLA Un lungo travaglio per vivere felici 1512 GIOCHINSIEME 2011 16 12 Anche i robot hanno un cuore... di Luca Guerrini Prendete un robot, un essere meccanico capitato chissà come dalle nostre parti, perfetto, ma mancante di qualcosa… aggiungete tanti, tanti bambini e ragazzi, un po’ di educatori e animatori con tanta buona volontà e il gioco è fatto. Settimana dopo settimana si scoprono i significati di umiltà, accoglienza, passione, generosità, voglia di dare… e il robot piano piano capisce il valore dell’amicizia e dell’amore. Se poi in questo viaggio si è accompagnati da un “Ingegnere” esperto, magari a volte un po’ burbero ma tanto paziente, che ogni settimana ci parla del simbolo stesso dell’amore, Gesù, allora possiamo stare certi che il nostro robot uscirà profondamente cambiato da quest’esperienza, e forse anche i nostri ragazzi. Nel centro estivo di quest’anno sono state introdotte diverse novità, quali ad esempio la possibilità di svolgere i compiti per le vacanze, con l’intento di sollevare le famiglie da qualche incombenza e nel contempo rendere magari un po’ meno faticoso e un po’ più divertente un momento non certo tra i preferiti dai nostri piccoli ospiti! Un’altra attività introdotta quest’anno è stata la presentazione e la dimostrazione di vari sport, resa possibile grazie alla disponibilità di alcune associazioni sportive del territorio che, a titolo assolutamente gratuito, si sono prestate settimanalmente per far conoscere ai nostri ragazzi varie discipline: a loro va naturalmente un sentito ringraziamento da parte di tutto il Villaggio. Basket, calcio, rugby, tennis tavolo, scherma e pesca sportiva con la mosca: queste sono state le proposte alle quali i ragazzi hanno risposto con entusiasmo e, come capita spesso, con imprevedibile partecipazione. Per rendere ancora più accogliente il Centro Estivo sono state allestite, oltre al tradizionale Teatrino in Aula Magna, che quest’anno disponeva anche di videoproiettore, due sale giochi al coperto, da utilizzare nelle giornate di maltempo (che purtroppo non sono mancate), con giochi da tavolo, bambole, automobiline, materiale da disegno e tutto ciò che serve per passare qualche ora divertendosi. Come tutti gli anni, al Centro Estivo è arrivato nelle ultime due settimane un folto gruppo di ragazzi provenienti da Torino: 32 giovani alloggiati al Villaggio Ospitale. Per lo staff di educatori è un momento delicato, si tratta infatti di inserire nei gruppi ragazzi con abitudini spesso molto diverse, ma è anche una sfida avvincente. L’edizione 2011 va in soffitta sostanzialmente ripetendo i numeri dell’anno passato per quanto riguarda le presenze: si tratta indubbiamente di un buon risultato, tenendo anche conto delle innegabili difficoltà in cui ci si è trovati a lavorare quest’anno. L’appuntamento è fissato quindi per il prossimo giugno, con nuovi personaggi, nuovi ragazzi, nuova energia… ma col cuore di sempre! di Alessandro Lasagna “Un cuore a forma di Cinghiale”: così, uno dei nostri allenatori ha definito, nella sua pagina presente su un noto social network, il Memorial Renzi che, giunto alla sua nona edizione, valevole anche per il 5° Trofeo Don Nando Negri, si è svolto sabato 11 e domenica 12 giugno scorsi. Nelle due palestre del Villaggio del Ragazzo a San Salvatore e del Centro Benedetto Acquarone a Chiavari si sono incontrate, in una fantastica due giorni all'insegna del basket e del divertimento, oltre alla gra- ditissima new entry internazionale del Basket Lugano, squadre provenienti da tre regioni italiane: Nuova Vigentina Basket (Pavia), Pioltello Basket (Milano), Oratori Cesate (Milano) Pielle Livorno (Livorno) oltre ai cinghiali biancorossi del Villaggio Basket. Le squadre partecipanti erano suddivise in due gironi: Villaggio e Acquarone. Si sono qualificati per la finalissima Pielle Livorno e Nuova Vigentina. Il risultato finale ha visto vincitrice la squadra livornese per 75 a 48. Un grazie di cuore va a tutti i volontari che ci hanno aiutato nell'organizzazione di questo evento, ai giocatori e agli allenatori che hanno saputo dare il massimo sempre rimanendo entro i limiti della sportività, ai genitori che sono riusciti a incitare i propri ragazzi senza diventare hooligans. Un ringraziamento particolare va anche agli arbitri e agli ufficiali di campo. Ciao a tutti, e arrivederci all'anno prossimo per il 10° Memorial Renzi - 6° Trofeo don Nando Negri. SPORT&DINTORNI Un torneo a livello internazionale Ottant’anni! Dagli inizi colonna del Villaggio Il Cav. Armando Montagni ha felicemente raggiunto ottant’anni di vita. Da sempre al fianco di don Nando e tutt’ora partecipe delle vicende del Villaggio, avremmo voluto far festa grossa, ma la sua ritrosia ce lo ha impedito. Durante un incontro del Vescovo con Il Consiglio di Amministrazione – di cui Armando è impareggiabile segretario e membro anziano - e i Direttori dell’Opera, a sorpresa, ha ricevuto un omaggio in segno di gratitudine da parte di tutti noi. 131712 Dieci domande sul minivolley di Alessandro Assarini 18 12 Che cos'è il minivolley? È lo sport che prepara i bambini alla pallavolo vera e propria, cui potranno passare una volta cresciuti. Si può considerare un'introduzione alla pallavolo, perché i bambini imparano i movimenti tecnici necessari per praticare questo sport. A che età si può iniziare? A 6 anni si inizia con il gioco-volley, a 7-8 anni si pratica minivolley, a 9-10 anni si passa al supermini, a 11-12 si entra in categoria under 12. Esiste una predisposizione particolare? Il volley è indirizzato sia ai maschi sia alle femmine e all'inizio è vissuto come un gioco collettivo, in cui si svolgono partite miste. Quando invece si entra a far parte di una categoria, vi è la separazione fra bambini e bambine. Cos'è necessario per iscriversi? Il certificato medico di buona salute. In cosa consiste l'attrezzatura? In pantaloncini, maglietta, scarpe da pallavolo - consigliate, anche se non obbligatorie - e ginocchiere. Ci si può far male? Il gioco prevede cadute, scivolate, rullate e pertanto le ginocchiere sono importanti per proteggere le ginocchia da eventuali danni. In cosa consiste l'allenamento? L'allenamento inizia con una parte atletica, di riscaldamento: corsa, slanci per le gambe, esercizi per le braccia, allungamenti... Poi si passa al gioco con la palla. Si parte sempre con il palleggio, che costituisce la base tecnica, perché bisogna imparare a toccare la palla con tutta la mano piena. Quando questi movimenti sono acquisiti, si passa ad altre attività, come il gioco sotto rete, durante il quale si impara anche a eseguire la battuta. E poi si gioca, ci si diverte. Vi è già una selezione durante l'allenamento fra i giocatori? No, durante la partita-gioco di allenamento tutti devono giocare, pertanto si va a rotazione. Come si conclude l'allenamento? Con una corsa di defaticamento ed esercizi di allungamento per i muscoli. Quali benefici si ottengono da questo sport? Oltre a quelli fisici, il minivolley offre benefici dal punto di vista della socializzazione, soprattutto per i bambini più timidi o insicuri. Ma anche chi è troppo espansivo trae degli insegnamenti positivi, perché s'impara a non essere al centro dell'attenzione, a lasciare spazio agli altri. E questo avviene non solo perché è un gioco di squadra, ma anche grazie alla dinamica del passarsi la palla e instaurare un rapporto immediato con la compagna o il compagno. Quali capacità fisiche si sviluppano con il minivolley? Le capacità anaerobiche come la forza muscolare e la velocità, necessarie per eseguire i salti e i cambi di direzione. Inoltre, il minivolley migliora la coordinazione motoria ed essendo uno sport di allungamento, ha effetti benefici sulla colonna vertebrale. E da un punto di vista psicologico? Essendo uno sport di squadra, favorisce notevolmente la socializzazione. Bisogna avere una predisposizione fisica? Chi è alto ha dei vantaggi e nella statura può trovare le motivazioni per avvicinarsi a questo sport. Tuttavia, anche chi è basso di statura può praticare questo sport, senza timori alcuni. Esistono controindicazioni alla pratica di questo sport? No, se il bambino è sano non ci sono controindicazioni. Bisogna tener presente, tuttavia, che salti ripetuti possono portare a patologie da sovraccarico della colonna vertebrale, oppure delle ginocchia, e la possibilità di distorsioni. Si tratta, però, di infortuni a bassissima incidenza nei bambini. A che età si entra nell'agonismo? La Federazione Italiana Pallavolo prevede di disputare il primo campionato già a 11 anni di età. Le vostre offerte il nostro grazie ASSOCIAZIONE DON NANDO NEGRI O.N.L.U.S. È possibile collaborare alla continuità dell’Opera da lui iniziata tramite: 1. Offerte (ammesse alle agevolazioni fiscali previste dalla legge con versamento su): Don Nando Negri onlus Paola Oliveri - Antonina Bottini - Maria Rosa Olivari - Alfredo Capellino - Pier Giovanni Mazzino - Giuseppina Recco - Michele Parma Fam. Gardella - Luigi Broglia i.m. di don Nando - Guglielmo Ferraris - Giuliana Romeni - Giovanni Brusco - Orlando Srl - Gabriella Corti i.m. del figlio Massimo - Silvana Maggi Luigi Terbio i.m. di Caterina Giannitti - Luigi Squeri - Angelo Zampol - Maria Sbarbaro Stefano Rissetto - Sergio Bianchi - Fam. Carlo Paveri - Teresa Burlando - Giacomo Costamagna - Franco Passera - Giovanni Marabotti - Alberto Gueglio - Luigia Solari ved. Sanguineti - Marco Agrizzi - Andrea Garbarino - Roberto Romaggi - Italia Arbasetti i.m. dei defunti della fam. Arbasetti - Maurizio Carrea - Alessandro Thellung - Andrea Sanguineti C/C N. 50 - Banco di Chiavari e della R.L. IBAN: IT20M0516431950000000000050 C/C Postale N. 86651981 IBAN: IT52A0760101400000086651981 2. Indicazione per il 5 x mille del n. di codice fiscale 90054900106 3. Una donazione in vita con atto notarile (esente da imposte di registro) 4. Una polizza assicurativa 5. Una donazione o un lascito testamentario per informazioni: - tel 0185 375201 [email protected] Villaggio del Ragazzo C/C N° 13460/80 - Banca CARIGE IBAN: IT82 X06175 31950 000001346080 Per i lavori al Centro di Sampierdicanne Carolina Bono - Vera Ameghino - Ugo Colla Bambini della III elementare della Scuola Primaria di San Salvatore di Cogorno Gianmarco Tassi - Villaggio Calcio - Rosa Galluccio - Raccolta offerte in occasione di Expò Rapallo - Raccolta offerte in occasione della festa agli scogli Chiavari - N.N. i.m. di Simona Carlesi - I figli i.m. di Giuseppina Patti N.N. i.m. dei propri defunti Grazie a... ... S.C.R. Arredamenti che ha donato materiale per esercitazioni di falegnameria... 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Coop Sociale • 16043 Chiavari (Ge) Via dei Lertora 41 Stampa MICROART’S s.p.a. • 16036 Recco (Ge) Via dei Fieschi 1/A • Tel 0185/730111 Pubblicazione inviata solo ed esclusivamente a titolo gratuito 19 1312 Dio unica sicurezza Caro prete Rinaldo, la saluto e la ringrazio per la donazione fatta dal Villaggio che utilizzerò per la costruzione di una cappella in un villaggio vicino a Chacas in Perù. Il villaggio si chiama Huayà: sono campesinos che vivono in alcune piccole case di mattoni di fango cotruite in un lato della montagna tra erba verde e piante di eucalipto. Il grazie è sincero; è questa gente che mi ha chiesto di aiutarli a costruire una cappella per il loro villaggio; non è solo una questione sociale o di identità, ma qui è fede semplice e vera. Mi viene da dire che per questa gente molto povera, che vive nella precarietà del frutto del proprio campo o del pascolo degli animali, Dio è l’unica sicurezza. Nel mondo in cui viviamo oggi dire questo quasi non ha più senso, anzi è un “controsenso”: come? Dio, che non si può toccare né vedere, è sicurezza? Oggi se dico sicurezza penso per prima cosa al denaro! Di quello sono sicuro! Eppure è una logica che non sopporto! ... e qui dove il raccolto dipende dalle piogge e la vita dipende dalla natura che Dio ci ha regalato, imparo che, eppure, Dio è l’unica sicurezza. È quello che vivo stando qui in missione, curando e facendo la carità agli ammalati, cercando di sacrificarmi per i più poveri. Ancora grazie. Con affetto e stima, Stefano Bruzzone INCONTRO ANNUALE EX ALLIEVI/E Vi aspettiamo tutti VENERDI 2 DICEMBRE al Centro di S. Salvatore ore 18,30 arrivi e visita ai laboratori ore 19,00 Messa in memoria di tutti i Villaggini e in ricordo speciale di don Roberto Ferraris ore 19,45 Breve incontro: “Una storia di 65 anni” ore 20,15 Cena fraterna (prenotarsi al 0185 375230) ATTENZIONE In caso di mancato recapito, rinviare all’Ufficio Postale di Genova Brignole per la restituzione al mittente, che si impegna a pagare la relativa tassa. DESTINATARIO SCONOSCIUTO TRASFERITO DECEDUTO INDIRIZZO INESATTO RIVISTA RESPINTA