Recenti acquisizioni
sull’ alimentazione
degli Ovini e dei Caprini
L’alimentazione degli ovini e dei caprini e
spesso basata su informazioni derivate
dai bovini
ma
risultano differenti in molte funzioni
fisiologiche
e pertanto
necessitano di specifici standard di
razionamento
Principali differenze metaboliche
P. vivo (kg)
P.M. (P )(kg)
*F.M.(Kcal/kg P0,75 )
*F.M. tot (Kcal)
0,75
Bovino
600
121,2
70
8484
*F.M. = fabbisogni di mantenimento
Ovino
45
17,4
65
1131
Caprino
45
17,4
56
975
Utilizzazione degli alimenti
• A bassa velocità di degradazione ruminale
(cellulosa, emicellulose, proteine ed amidi
insolubili)
• Sarà migliore nei bovini rispetto a caprini
ed ovini per un maggiore tempo di
ritenzione degli alimenti nel rumine
1a Forma di conpensazione
Ingestione degli alimenti
min 2%
max 4%
min 2%
max 7%
Come S.S. rispetto al peso vivo
2a Forma di conpensazione
Maggiore capacità selettiva
• Gli ovini ed i caprini hanno una particolare
conformazione del musello ed una maggiore mobilità
linguale e labiale
• Scelta degli alimenti o delle componenti di un alimento
a più elevata velocità di degradazione ruminale (piante
meno fibrose, foglie, germogli)
3a Forma di conpensazione
Maggiore attività masticatoria
9Gli ovini ed i caprini per ingerire e
ruminare impiegano molto più tempo
rispetto ai bovini
9 per una attività masticatoria meno
potente,
9 per la necessità di macinare gli
alimenti più finemente per consentire il
transito nel digerente.
Siccome esiste un limite nel tempo
che un ruminante può impiegare
giornalmente per ingerire e ruminare
(Welch, 1982)
L’ingestione è limitata dalla
dimensioni della fibra più negli
ovini e nei caprini rispetto ai bovini
Altre puculiarità degli
ovi-caprini….
Gli ovini ed i caprini rispetto ai bovini
• Sono più selettivi (maggiore tempo di ingestione
e maggiore movimento)
• Vivono spesso in aree collinari o montuose
(elevate esigenze di movimento)
• Tendono ad accumulare i grassi nella cavità
addominale (meno riserve sottocutanee)
• Sono più sensibili al freddo e più resistenti al
caldo
Le attuali conoscenze sulla nutrizione
degli ovini e sulla composizione degli
alimenti ci consentono di predisporre
piani di razionamento in grado di
soddisfare con buoni risultati le
esigenze delle diverse categorie di
animali.
Una corretta e razionale alimentazione degli ovini e
dei caprini, richiede una adeguata conoscenza :
fabbisogni
alimentari
caratteristiche
nutritive
e dietetiche
capacità
d’ingestione
ripartizione tra l’utilizzazione ruminale
e quella intestinale dei diversi principi nutritivi
Cinetica di degradazione ruminale in modo
da sincronizzare la fermentescibilità dei
diversi principi nutritivi
Aumento sia della produzione di proteina microbica
che della fermentescibilità dei carboidrati strutturali
Vantaggi ottenibili
Estrinsecare al meglio
le potenzialità
genetiche degli animali
Produrre con un
maggior vantaggio
economico
Ridurre l’inquinamento
ambientale da eccessi
di azoto nelle deiezioni
ripartizione tra l’utilizzazione
ruminale
e quella intestinale dei
diversi principi nutritivi
Assorbimento
intestinale
Propionato
ruminale
Glucosio ematico
Destinazione del
Glucosio ematico
impiego
accumulo
INSULINA
Cinetica di degradazione
ruminale per sincronizzare
la fermentescibilità dei
diversi principi nutritivi
Esigenze nutritive degli ovini e caprini
• Molteplici fattori concorrono a modificare le
esigenze nutritive degli ovini quali la razza, il
peso vivo, l’età, il livello produttivo, lo stato
sanitario, le condizioni ambientali, il sistema di
allevamento.
• La razione alimentare, cioè la quantità di
alimenti somministrati ad un animale nelle 24
ore, è adeguata quando soddisfa i fabbisogni
in energia, in proteine, in minerali e in vitamine
Mantenimento e Produzione
• I fabbisogni di mantenimento corrispondono alle
esigenze di un animale che non fornisce alcuna
produzione e non modifica il proprio peso. Tuttavia i
fabbisogni energetici per l’accrescimento di lana e
peli sono compresi nei fabbisogni di mantenimento.
• Per gli arieti i fabbisogni di mantenimento vanno
aumentati del 10% rispetto a quelli di pecore di uguale
peso.
• I fabbisogni energetici per la produzione del latte
variano, come è ovvio, in relazione alla composizione
del latte ed in particolare al suo contenuto in grasso.
Apporti e fabbisogni
• Si deve tuttavia rilevare che spesso gli apporti della
razione non coincidono con i fabbisogni dell’animale, in
quanto le pecore sono allevate per lunghi periodi
dell’anno al pascolo; questo presenta una enorme
variabilità nella composizione e nell’abbondanza delle
erbe che lo compongono ed è inoltre impossibile
controllarne la quantità ingerita.
• Si avranno così dei periodi di sovralimentazione delle
pecore, seguiti da periodi di sottoalimentazione. Ma
gli eccessi e i deficit alimentari hanno conseguenze
diverse a seconda del principio nutritivo di cui si
tratta.
Proteine ed Energia
• Le proteine in eccesso vengono eliminate attraverso
l’urina senza alcun effetto sull’animale (tranne,
ovviamente, il caso in cui l’eccesso sia tale da risultare
tossico), mentre una carenza proteica ha sempre come
conseguenza un calo di produzione, in quanto la pecora
dispone solo di modeste riserve proteiche.
• Di conseguenza i fabbisogni proteici devono sempre
essere soddisfatti.
• Viceversa, non è così per l’energia. Un eccesso
energetico dà luogo alla deposizione di grasso, il quale
verrà poi utilizzato per fornire energia durante il
periodo di deficit energetico.
Unità di misura dell'energia
• L’unità di misura dell’energia degli alimenti somministrati ai
ruminanti (e quindi anche agli ovini) è l’Unità Foraggera Latte (UFL)
che corrisponde alla quantità di energia netta contenuta in un kg di
orzo.
• Ricordiamo che l’energia netta di un alimento è quella quota di
energia che viene effettivamente utilizzata da un animale per il
proprio mantenimento e per la produzione (latte, carne,
gravidanza, lavoro, etc.).
• Essa non va confusa con le altre misure dell’energia degli alimenti,
quali energia metabolizzabile o digeribile, che sono usate in altri
Paesi.
• Dato che l’energia di un alimento viene utilizzata in modo diverso
(con un diverso rendimento) a seconda che si tratti di un animale
che produce latte o di un animale all’ingrasso, ogni alimento
possiede due valori di UF: una Unità Foraggera Latte (UFL) e
un’Unità Foraggera Carne (UFC).
I fabbisogni negli ovini
Fabbisogni energetici
• Per gli ovini si usano le UFL anche per gli animali che
non producono latte (pecore in asciutta, arieti,
agnelli ed agnelle da rimonta); solo per gli agnelli
all’ingrasso si usano le UFC.
• I fabbisogni riportati nelle tabelle, si riferiscono ad
animali allevati a regime stallino. Per gli animali al
pascolo allevati in climi freddi tali fabbisogni
debbono essere ovviamente aumentati per far
fronte alle esigenze energetiche spese per il
movimento e per il mantenimento della temperatura
corporea.
Fabbisogni proteici
• I fabbisogni in proteine, riportati nelle tabelle annesse,
sono espressi in grammi di PDI, cioè Proteine Digeribili
nell’Intestino,
• I fabbisogni proteici giornalieri per il mantenimento sono
pari, all'incirca ad 1 g di PDI per kg di peso vivo.
• I fabbisogni proteici per la produzione di latte variano
in funzione del contenuto proteico del latte.
• Nella pratica si consiglia di somministrare alle pecore 90
g di PDI per kg di latte prodotto.
• Si ricorda che la pecora dispone di riserve corporee di
proteine molto limitate, e quindi la razione, dovrà
sempre soddisfare i fabbisogni.
Fabbisogni energetici e proteici giornalieri
delle pecore a fine gravidanza
Peso delle pecore
Kg
Tipo di
parto
Settimane dal parto
6-5
UFL (n) PDI (g)
0.62
67
0.64
72
4-3
2-1
UFL (n)
0.72
0.75
PDI (g)
87
95
UFL (n)
0.85
0.90
PDI(g)
102
110
40
Singolo
Gemellare
50
Singolo
Gemellare
0.72
0.74
72
77
0.84
0.94
90
102
0.98
1.15
105
125
60
Singolo
Gemellare
0.80
0.82
80
90
0.94
1.02
100
115
1.14
1.32
115
140
70
Singolo
Gemellare
0.88
0.90
90
110
1.02
1.10
115
135
1.22
1.40
130
150
Fabbisogni alimentari giornalieri
delle pecore in lattazione
Peso vivo
Kg
50
70
Produzione di latte
Stadio lattazione
Inizio
Metà
Fine
l/giorno l/giorno l/giorno
2.5
2
1.6
1.5
0.9
1.0
0.5
0.1
3.0
2.5
2.0
1.5
1.6
0.9
1.0
0.5
0.1
Fabbisogni giornalieri totali
UFL
(n)
2.08
1.86
1.58
1.34
0.98
0.71
2.57
2.26
2.03
1.75
1.51
1.16
0.87
PDI
(g)
233
207
172
137
93
57
285
245
220
185
150
106
69
Calcio
(g)
18.5
15.3
12.9
8.8
6.0
3.2
22.7
19.5
16.3
13.9
9.8
7.0
4.2
Fosforo
(g)
7.8
6.5
5.6
4.0
3.0
2.8
10.0
8.8
7.5
6.6
5.0
4.0
3.8
Fabbisogni alimentari delle pecore in
lattazione, per litro di latte prodotto
Stadio di lattazione
(in mesi dopo lo
svezzamento)
1e2
3e4
5e6
Composizione
del latte
Per litro di latte
Grasso g/l Proteine g/l UFL (n) PDI (g) Calcio (g) Fosforo (g)
74
0.59
49
58
2.5
6.4
80
0.62
53
62
65
75
55
60
0.64
0.72
83
90
6.4
2.5
80
90
62
62
0.75
0.80
93
93
7.0
2.8
Incidenza della quota di
mantenimento
• Non si può non rilevare la grande incidenza della quota di
mantenimento sui fabbisogni totali di una pecora da
latte, da cui deriva l’importanza, o meglio la necessità, di
allevare animali che abbiano un buon livello produttivo.
• La quota di mantenimento dipende infatti dal peso vivo
delle pecore e quindi, a parità di peso, è identica per una
pecora con produzione modesta o con produzione buona
od ottima.
• Ne risulta quindi che i fabbisogni energetici per il
mantenimento incidono in maniera preponderante sui
costi energetici complessivi di un allevamento ovino.
Confronto esplicativo
• Una pecora di 50 kg di peso deve ricevere giornalmente 0.62 UFL
per mantenersi, cioè 226 in un anno.
• Il fabbisogno energetico per la produzione di 100 kg di latte
corrisponde a 65 UFL, cioè 0,65 per kg.
• Un elementare calcolo porta a concludere che una pecora che
produce 100 kg di latte all’anno avrà un fabbisogno energetico per
mantenimento e produzione lattea di 291 UFL (226+65) ed,
ovviamente, due animali con tale produzione daranno 200 kg di latte
con un’esigenza energetica di 582 UFL (291 X 2), senza tener conto
dei fabbisogni energetici per la gravidanza.
• La stessa quantità (200 kg) può però benissimo essere prodotta da
una sola pecora con un fabbisogno energetico di 356 UFL (226+130).
Altri vantaggi legati al
livello produttivo
• Produrre la stessa quantità di latte con un numero
inferiore di pecore significa anche avere meno pecore
da mungere, da tosare, da vaccinare, da sverminare ed
un minore carico di animali sul pascolo.
• Questi vantaggi compensano ampiamente il fatto che
con meno pecore si avrebbero meno agnelli da vendere.
Fabbisogni in calcio e fosforo
• Quando il foraggio somministrato è costituito da
leguminose (per es. medica) l’apporto di calcio è
facilmente in eccesso rispetto ai fabbisogni ed è
quindi inutile (e può essere anche dannoso) integrare
la razione con sali di calcio. La carenza di calcio è
rara. Si può riscontrare in pascoli di alta montagna e
si manifesta con rachitismo negli agnelli e
osteomalacia (decalcificazione delle ossa) negli
adulti.
• A differenza di quanto avviene per il calcio, la
carenza di fosforo è molto frequente se non si
integra la razione con questo elemento.
Fabbisogni giornalieri in calcio e fosforo degli
ovini
(IMG = Incremento Medio Giornaliero)
1) Mantenimento
Pecore di 50 kg di p.v.
Pecore di 60 kg di p.v.
Pecore di 70 kg di p.v.
2)Fine gravidanza
Pecore di 50 kg di p.v.
Pecore di 60 kg di p.v.
Pecore di 70 kg di p.v.
3)Lattazione
Pecore di 50 kg di p.v.
Pecore di 60 kg di p.v.
Pecore di 70 kg di p.v.
4)Accrescimento
Agnelli di 15 kg di p.v.
IMG 200
IMG 250
Agnelli di 20 kg di p.v.
IMG 200
IMG 250
Agnelli di 25 kg di p.v.
IMG 200
IMG 250
Calcio (g)
Fosforo (g)
3.5
4.0
4.5
2.5
3.0
3.5
8.7
10.0
10.2
3.8
4.5
4.5
9.5
10.5
11.0
5.0
5.7
6.0
5.3
6.4
2.1
2.5
5.7
6.8
2.3
2.7
7.6
8.9
3.0
3.3
Fabbisogni in Na, Cl, K, Mg e S.
• Il sodio è presente in quantità molto basse nella
maggior parte degli alimenti ed è quindi opportuno
addizionarlo sempre alla razione.
• Non è un caso che il comune cloruro di sodio venga
chiamato sale pastorizio. Con la somministrazione di
cloruro di sodio si somministra ovviamente anche
cloro, per cui non si ha mai una carenza di tale
elemento.
• In normali condizioni di allevamento ed
alimentazione non è necessario integrare la razione
con potassio, magnesio e zolfo, in quanto gli alimenti
comunemente usati ne contengono quantità
adeguate.
Fabbisogni in magnesio, sodio e
potassio degli ovini
Pecore
-
di 60 kg di p.v.
Mantenimento
g/giorno
Fine gravidanza g/giorno
Lattazione1
g/giorno
Magnesio
Sodio
Potassio
1.0
1.5
1.5
1.0
1.5
1.5
2.0
3.0
3.0
Fabbisogni in micro-elementi
• Per quanto riguarda gli oligoelementi minerali, questi devono essere
sempre aggiunti alla razione o attraverso un mangime complementare
o mediante un integratore somministrato a parte.
• Infatti gli alimenti utilizzati potrebbero essere carenti in uno o più
oligoelementi in un modo che, senza provocare manifestazioni
patologiche visibili, riduce le prestazioni produttive.
• D’altra parte l’allevatore non può controllare, mediante analisi, il
contenuto in oligoelementi degli alimenti utilizzati per i costi
proibitivi che questo comporterebbe.
• A parte le eventuali carenze si deve rilevare che per alcuni
oligoelementi sono da temere gli eccessi, in quanto risultano tossici a
livelli relativamente bassi. È il caso del rame, nei confronti del quale
gli ovini sono particolarmente sensibili.
Apporti consigliati in oligo-elementi per gli
ovini e limiti di tossicità (mg/kg di s.s. della razione)
Oligoelementi
Ferro
Rame
Cobalto
Iodio
Manganese
Zinco
Selenio
Molibdeno
Fabbisogni
50
10
0.1
0.2-0.8
50
50
0.1
-
Soglia di tossicità
15
10
8
1000
250
0.5
3
Fabbisogni vitaminici: vitamine idro-solubili
• I batteri del rumine sono in grado di sintetizzare le
vitamine del complesso B. Una integrazione con tali
vitamine è pertanto da prendere in considerazione solo
in casi particolari; per esempio con la somministrazione
di alimenti ammuffiti (vi sono muffe che producono
sostanze che distruggono certe vitamine) o con pecore
ad elevatissima produzione nelle quali la sintesi ruminale
di alcune vitamine non è sufficiente a garantire l’alta
produzione lattea, o, per la B12, quando si sospettano
carenze di cobalto.
• Anche la vitamina C e la vitamina K vengono sintetizzate
nell’organismo animale, per cui le sole vitamine da
considerare sono la A (retinolo), la D (calciferolo) e la E
(tocoferolo).
Fabbisogni vitaminici: vitamine lipo-solubili
• L’integrazione della razione con vitamina A è necessaria quando gli
animali sono alimentati per lunghi periodi con fieno, in quanto il
betacarotene, che rappresenta la principale pro-vitamina A,
durante la fienagione e la successiva conservazione del foraggio,
subisce dei fenomeni ossidativi che ne riducono considerevolmente
l’entità. Quando gli animali consumano foraggi verdi, ben provvisti
di betacarotene, l’integrazione con vitamina A non è necessaria.
• Gli animali assumono la vitamina D sia attraverso gli alimenti ingeriti
che per effetto dell’esposizione ai raggi ultravioletti solari. Solo la
mancanza delle suddette condizioni può provocare sintomi di
carenza (rachitismo). Va rilevato che tale eventualità è piuttosto
rara.
• Rara è anche la carenza di vitamina E nelle pecore adulte in quanto i
foraggi verdi e concentrati (in particolare il germe dei semi di
cereali) sono ricchi di vitamina E.
Integrazione con vitamine lipo-solubili
• Si consiglia di integrare la razione con le tre
vitamine liposolubili (A,D,E) nei mesi invernali,
cioè nel periodo in cui gli animali sono
alimentati con foraggi conservati e allevati in
stalla. Si consiglia un’integrazione, per kg di
sostanza secca della razione, di 5000 U.I. da
vit. A, di 2000 U.I. di vit. D e di 20 mg di vit.
E. Al pascolo (foraggio verde ed esposizione al
sole) un’integrazione vitaminica non è
necessaria.
Fabbisogni idrici
• L’acqua è il costituente più importante dell’organismo
animale. Gli animali la assumono sia attraverso
l’acqua di bevanda che con gli alimenti. Il consumo di
acqua è influenzato da diversi fattori tra i quali i più
importanti sono: il consumo di sostanza secca, la
temperatura ambientale, il livello produttivo, il peso
vivo, la natura e composizione degli alimenti
(soprattutto il contenuto in proteine e in minerali).
• Dal punto di vista pratico, è evidente che la
soluzione migliore, per quanto riguarda la modalità di
somministrazione dell’acqua, è quella di fare in modo
che gli animali dispongano in permanenza di acqua
potabile a volontà.
Valori indicativi della quantità di acqua
ingerita (kg/kg s.s. ingerita) dagli ovini
in stabulazione invernale.
Ovini in accrescimento o all’ingrasso
Pecore al mantenimento o ad inizio gravidanza
Pecore a fine gravidanza:
1 agnello
2-3 agnelli
Pecore in lattazione (2 kg di latte)
2.0
1.5
2.5 – 3.0
3–4
3.5 – 4
Alimenti per gli ovini
Alimenti per gli ovini
• Nell’alimentazione degli ovini i foraggi costituiscono
gli alimenti più importanti, per ragioni sia di ordine
fisiologico (gli ovini sono ruminanti) sia economico (i
foraggi sono di produzione aziendale, i concentrati
spesso non lo sono).
• I foraggi possono essere somministrati freschi
(pascolo e foraggi verdi) o conservati (fieni ed
insilati).
• I concentrati possono essere distribuiti come mangimi
semplici (mais, orzo, crusca, etc.) o come mangimi
composti.
I foraggi verdi
•
•
•
•
I foraggi verdi, somministrati sia mediante il
pascolamento sia in rastrelliera all’ovile, sono in genere
ottimi alimenti per tutte le categorie di ovini.
In confronto ai fieni, per kg di sostanza secca essi sono
più ricchi in proteine, in minerali e in molte vitamine (
tranne la D) e più poveri di fibra grezza.
Di conseguenza sono più digeribili ed hanno quindi un
maggior valore nutritivo. Inoltre questi vengono
consumati dalle pecore in quantità nettamente
superiore ai fieni (sempre in termini di sostanza secca).
Risulta quindi evidente che in una corretta gestione di
un allevamento ovino si deve porre la massima
attenzione alla creazione e/o al miglioramento dei
pascoli.
I fieni
• I fieni costituiscono l’abituale foraggio degli ovini nei
mesi in cui non è disponibile foraggio verde.
• Esistono differenze notevoli tra un fieno ed un altro
in conseguenza di diversi fattori di cui i principali
sono la composizione botanica, l’epoca di sfalcio e
l’epoca di raccolta.
• I fieni di leguminose (medica, trifoglio, sulla, ecc.)
hanno un contenuto in proteine e in calcio nettamente
superiore a quelli di graminacee (festuca, erba
mazzolina, fleo, loiessa, bromo, ecc.), mentre il
valore nutritivo (UFL) può anche essere molto simile.
• Queste differenze dipendono dal diverso rapporto
foglie/stelo che è molto marcato e ben visibile nelle
foraggiere sopraccitate.
Influenza dell’epoca
di sfalcio
• Con il permanere in campo, l’erba modifica la sua
composizione, aumenta la frazione fibrosa ed anche la
lignina.
• È quindi ovvio che più giovane è l’erba, migliore sarà la
qualità che ne deriva.
• Si deve però considerare anche la quantità di fieno
ottenibile, che sarà ovviamente minore se si sfalcia molto
precocemente.
• Un buon compromesso tra qualità e quantità si raggiunge,
sfalciando le leguminose ad inizio fioritura (15-20% di
piante fiorite) e le graminacee ad inizio spigatura.
• Un fieno sfalciato tardi (il che è facilmente rilevabile
dalle dimensioni dello stelo) è un foraggio che ha perso
molto del suo valore nutritivo, ed è anche meno
appetibile
Influenza del momento della
raccolta
• Il fieno deve essere imballato quando il suo contenuto in acqua è
diminuito al punto da non consentire lo sviluppo dei microrganismi e
quindi fenomeni di fermentazione.
• La percentuale di acqua nel fieno al momento della raccolta non
dovrebbe superare il 20%.
• Se il fieno viene imballato troppo umido, gli inevitabili fenomeni
fermentativi che ne seguono porteranno, tra l’altro, ad un aumento
della temperatura con conseguente formazione di complessi tra
zuccheri e proteine che rendono queste ultime poco digeribili
(reazione dell’imbrunimento).
• Un tale fieno acquista un colore bruno, un odore di caramello o di
tabacco; è molto appetito dagli animali, ma la digeribilità delle sue
proteine è sensibilmente ridotta (composti di Maillard).
I foraggi insilati
• I foraggi insilati (soprattutto mais) hanno un’enorme
importanza nell’allevamento bovino e possono averla nella
alimentazione degli ovini da carne.
• Occorre invece molta prudenza in merito alla loro
utilizzazione nelle razioni di pecore da latte.
• L’insilato non può costituire l’unico foraggio nella razione
di una pecora da latte.
• Se vi sono le condizioni per produrre foraggio insilato,
questo potrà essere inserito nella razione in quantità
non superiore a un terzo della sostanza secca della
medesima.
Problemi legati all'impiego di
insilati nella pecora da latte
• Se il latte prodotto è destinato alla
trasformazione in formaggi stagionati, l’uso
degli insilati è sconsigliabile in quanto
potrebbero verificarsi casi di gonfiore tardivo
dovuti alla presenza di spore e di clostridi.
• Nei formaggi freschi si può avere la comparsa
di gusti anomali dovuti ad acidi grassi liberi.
• È infatti dimostrato che nei formaggi prodotti
con latte di pecore alimentate con insilati la
lipolisi avviene più precocemente.
I concentrati
• Per quanto riguarda gli alimenti concentrati,
va rilevato che i semi di cereali (mais, orzo,
avena, sorgo, triticale, ecc.) sono alimenti con
un elevato valore nutritivo (circa 1UFL/kg), ma
hanno un contenuto in proteine piuttosto
basso (circa il 10%).
• Ne deriva che una razione costituita da fieno
di graminacee, anche di ottima qualità e da
cereali risulta facilmente carente in proteine
per le pecore in lattazione, che hanno elevati
fabbisogni proteici.
Capacità di ingestione
• Non è possibile calcolare una razione corretta se non si
conosce la capacità di ingestione degli animali cui la
razione è destinata.
• La capacità di ingestione degli ovini è influenzata da una
serie di fattori dipendenti sia dall’animale stesso, sia dalla
natura e composizione chimico-nutritiva degli alimenti che
compongono la razione.
• La pecora cerca di adattare il consumo alimentare ai suoi
fabbisogni energetici e quindi la quantità di alimenti
ingerita aumenta con il peso vivo e con il livello di
produzione.
Evoluzione dei consumi nel corso di un
ciclo produttivo di una pecora
• Con una razione di composizione costante, il consumo si
mantiene stabile per i primi tre mesi di gravidanza e
diminuisce progressivamente nel corso delle settimane
che precedono il parto.
• Rimane basso nei primi giorni di lattazione ed aumenta poi
rapidamente per raggiungere il suo massimo 5 o 6
settimane più tardi e quindi diminuire a seguito del calo di
produzione della pecora.
• A parità di peso vivo, una pecora magra consuma il 20% in
più di una pecora grassa, le agnelle il 15% in più delle
pecore adulte e le pecore più vecchie il 10% in meno delle
adulte.
Ingestione di foraggio
• La quantità di foraggio ingerita da una
pecora al picco di lattazione, espressa
come % s.s. rispetto al peso
dell'animale, è pari a :
94.5-5 per i foraggi verdi ottimi;
93.5-4 per i fieni ottimi e i silomais;
92.5-3 per i fieni mediocri.
Pecora all’epoca della monta
• In questo periodo i fabbisogni dipendono dal
peso vivo e dalla necessità o meno di
ricostituire le riserve corporee di cui la
pecora avrà bisogno a fine gravidanza e
soprattutto all’inizio della lattazione.
• Se la pecora è sottopeso il recupero di peso
deve avvenire precocemente perché il buon
esito dell’accoppiamento (fertilità, tasso di
ovulazione e mortalità embrionale) dipende
dal peso e dalla condizione corporea della
pecora un mese prima della monta.
Relazione tra prolificità e BCS
• Tasso di ovulazione è influenzato dal body
condition score in tutte le razze ad eccezione
della Finn x Blackface
Flushing
• Se al momento della monta (introduzione degli
arieti nel gregge) il peso della pecora non è
sufficiente è ancora possibile migliorare i
risultati dell’accoppiamento facendo ricorso al
cosiddetto flushing, cioè somministrando alla
pecora una quantità di energia e proteine
superiore del 20-30% a quella di mantenimento
per un periodo di tempo che va da 2-3
settimane prima della monta a tre settimane
dopo di questa.
Il FLUSHING
Flushing è un eccellente esempio di
interazione tra nutrizione e riproduzione
W. Youatt 1837
“ Sheep, their breeds, management and
diseases”
Consigliava di condurre i greggi su
pascoli rigogliosi durante il periodo
degli accoppiamenti per aumentare il
numero di parti gemellari
Essay on the Scythians
(Hippocrates)
The girls get amazingly flabby and podgy... People
of such constitution cannot be prolific...
fatness and flabbiness are to blame.
The womb is unable to receive the semen and they
menstruate infrequently and little. As good
proof of the sort of physical characteristics
that are favourable to conception consider the
case of the serving wenches. No sooner do
they have intercourse with a man than they
become pregnant on account of their sturdy
physique and leanness of flesh”
Risposta del del flushing
9La risposta del flushing è influenzata da:
9Età delle pecore (le pecore pluripare
rispondono meglio delle primipare)
9Razza (le razze prolifiche rispondono
peggio)
9Body condition score (quelle magre
rispondono meglio di quelle grasse)
9Periodo della stagione di monta (la migliore
risposta si ottiene nella fase iniziale ed in
quella finale della stagione di monta).
Condizioni ottimali per il flushing
• Risultati ottimali in pecore con BCS di
2 - 2.5 incrementato a 3 - 3.5.
• Risultati discreti in pecore con BCS di
3 incrementato a 3.5.
• Sono necessarie 6 settimane di
pascolo su pascoli abbondanti per
incrementare nella pecore di un punto
il BCS.
MECCANISMO DI AZIONE
• L’aumento della concentrazione
energetica e proteica comporterebbe
l’incremento della concentrazione
ematica di insulina e di IGF che
agirebbero sul follicolo a livello della
granulosa favorendo la formazione di
recettori per l’LH e quindi l’attività
ovulatoria.
IGF-I
• Il tipo di dieta influenza in modo rilevante i
livelli una proteina circolante denominata
Insulin like Growth Factor-I (IGF-I, fattore
di crescita Insulino-simile ).
• In generale, un eccessivo introito calorico
o Proteico aumenta i livelli circolanti di
IGF-I,
IGF e riproduzione
•
•
•
•
•
•
IGF recttori in:
Hipotalamo
Ipofisi
Gonadi
IGF-I stimula secrezione del GnRH
IGF-I diminuisce la sensibilità
dell’ipotalamo e dell’ipofisi agli effetti
inibitori dell’estradiolo
Vantaggi dei parti gemellari
1. Più agnelli
2. Più latte
(ormone lattogeno placentare)
Svantaggi dei parti gemellari
Maggior rischio di insorgenza di tossiemia
gravidica
Pecore
•
•
•
•
•
in
gravidanza
Dal punto di vista dell’alimentazione, la gestazione di una pecora deve
essere distinta in tre periodi:
1° mese. In questo periodo il livello alimentare è il medesimo di quello
adottato nel periodo precedente l’accoppiamento.
2° e 3° mese. In questa fase lo sviluppo del feto (o dei feti) è
trascurabile (un feto pesa circa 5 g a 40 giorni e 600 g a 90 giorni).
Tuttavia è in questo periodo che si forma la placenta. Si consiglia
quindi di fornire una quantità di energia un po’ superiore a quella di
mantenimento. La capacità di ingestione delle pecore è ancora elevata
per cui è sufficiente somministrare un buon foraggio.
4° e 5° mese. È questa la fase più delicata nell’alimentazione delle
pecore in quanto i fabbisogni alimentari aumentano a causa
dell’aumento notevole dell’utero gravido, mentre la capacità di
ingestione diminuisce.
L’animale può fare ricorso alle proprie riserve corporee, ma in maniera
moderata; infatti una carenza energetica troppo spinta non solo
provoca una riduzione del peso alla nascita degli agnelli, ma può avere
anche conseguenze molto più gravi quali la tossiemia gravidica, che può
dare luogo ad aborto o addirittura alla morte della pecora.
Razionamento pratico della pecora in
gestazione
• Si deve però considerare che, nella pratica, un razionamento
perfettamente rispondente ai fabbisogni diventa impossibile in
quanto occorrerebbe conoscere la data del parto, se questo
sarà singolo e plurimo, conoscere il peso del feto (o dei feti) ed
adeguare continuamente gli apporti alimentari alle variazioni
dei fabbisogni.
• Inoltre, in un’alimentazione di gruppo non è possibile
soddisfare le esigenze delle singole pecore.
• Si consiglia pertanto di operare nel seguente modo, semplice
ma efficace: tenuto conto della prolificità media
dell’allevamento (sull’esperienza degli anni precedenti) negli
ultimi 45 giorni di gravidanza si aumenterà l’apporto energetico
di circa il 50% rispetto al mantenimento per i parti singoli e del
100% per i parti gemellari.
La tossiemia gravidica nella
pecora
Tossiemia gravidica-malattia metabolica
E’ una malattia metabolica causata dalle
concentrazioni basse di glucosio ematico
( < 2 mmol/l )
e dalla conseguente eccessiva lipomobilizzazione per compensare
l’ipoglicemia.
Patogenesi della tossiemia gravidica
• Nelle ultime 4-6 settimane di gestazione,
l’attività neo-glucogenetica del fegato aumenta
per favorire le richieste dei feti in
accrescimento. Ciascun feto richiede 30-40 g di
glucosio a fine gestazione che rappresenta una
percentuale rilevante della produzione giornaliera
di glucosio nella pecora.
• La lipo-mobilizzazione aumenta nella fase finale
della gestazione in funzione della negatività del
bilancio energetico e può diventare così
tumultuosa da determinare l’insorgenza di lipidosi
epatica che aggrava ulteriormente l’ipoglicemia,
essendo il fegato da lese dove si realizza la
neoglucogenesi.
Tossiemia gravidica: DIAGNOSI
9La presenza di una elevata
concentrazione di corpi chetonici i nelle
urine mette in evidenza l’insorgenza di
questa patologia.
9elevati livelli di BHB (normale <0,8
mmol/L, chetosi subclinica >0,8 mmol/L, e
chetosi clinica >3,0 mmol/L)
Degenerazione grassa del
fegato
Causa dell’insorgenza della
tossiemia gravidica
• La nutrizione inadeguata durante l'ultimo terzo della
gravidanza è la causa primaria della ipoglicemia in
quanto le pecore non riescono a ingerire abbastanza
energia per far fronte alle esigenze dei loro feti in
progressivo accrescimento
• Ricordiamo che circa il 70%o di sviluppo fetale si
realizza durante le ultime 4 - 6 settimane di
gravidanza.
Insorgenza di tossiemia
gravidica in pecore grasse
• Le pecore con un BCS superiore a 4 sono
suscettibili di incorrere in situazioni di
tossiemia gravidica a causa del grasso
accumulato nella loro regione addominale
che unitamente allo sviluppo crescente
dell’utero, limita il consumo di sostanza
secca
Insorgenza di tossiemia
gravidica in pecore magre
• Le pecore con un BCS scadente (inferiore a 2
sono altrettanto predisposte all’insorgenza di
tossiemia gravidica allorquando non riescono a
ingerire sufficienti quantità di energia necessarie
a soddisfare le crescenti necessità dei feti nella
fase terminale del loro accrescimento in quanto
non hanno sufficienti riserve energetiche per far
fronte ad eventuali squilibri tra fabbisogni e
consumi alimentari.
•
Fabbisogni in pecore con
gravidanza pluri-fetale
9Le pecore con gravidanza gemellare
richiedono 1.9 volte l’energia alimentare
rispetto a pecore con gravidanza singola.
9Le pecore con 3 feti richiedono il 230% in
più di energia rispetto al le pecore con
gravidanza singola.
Relazioni tra stato metabolico nutrizionale e
funzionalità leucocitaria in specie ruminanti da latte nel periodo del
periparto
Lacetera N., et al.
Tossiemia gravidica: Sintomi
• Le pecore nelle fasi iniziali della tossiemia
gravidica non si alimentano ed appaiono
come se fossero in letargo, se condotte al
pascolo si trascinano dietro al gregge.
• Il digrignamento dei denti è un sintomo
frequente. Nelle fasi finali della malattie
non riescono più ad alzarsi e se non
curate entrano in una fase comatosa.
Tossiemia gravidica:
TRATTAMENTO
• Il trattamento farmacologico più comune prevede
l’impiego di glicole propilenico (60 mL, bid per 3
giorni).
• Il glucosio per endovena è un'altra possibilità.
• le iniezioni di vitamine del complessoi B possono
contribuire a stimolare l'appetito della pecora.
• Gli antibiotici possono essere amministrati per
impedire la polmonite.
• Nei casi avanzati, il parto cesareo può essere
effettuato per rimuovere i feti e per consentire la
sopravvivenza della pecora.
Pecore in lattazione
• La lattazione della pecora da latte, in genere, può essere
distinta in due periodi:
• 1° mese (circa): allattamento dell’agnello o degli agnelli
• 2° - 7° mese: mungitura.
• Nel primo periodo una stima indiretta della produzione lattea
si può avere dal ritmo di accrescimento degli agnelli.
• Nel secondo, la produzione di latte, almeno quella media del
gregge, si conosce con precisione e quindi il razionamento può
essere determinato con sufficiente esattezza utilizzando per i
fabbisogni i dati riportati nelle tabelle.
• E’ ovvio però che questo può realizzarsi solo se le pecore sono
divise in gruppi omogenei per produzione.
Efficienza nella lipo-mobilizzazione
per la produzione di latte
‹ Con insufficiente apporto proteico
‹ Con adeguato apporto proteico
50%
80%
Tipo di alimento
Foraggi verdi
Prato stabile di montagna:
stadio pascolo
inizio spigatura
fioritura
Erba Medica:
inizio bottoni fiorali
bottoni fiorali
Fieni
Medica, inizio fioritura
Medica, fioritura
Prato stabile di montagna:
inizio spigatura
piena spigatura
fioritura
Insilati:
Silomais
Paglie:
Frumento
Orzo
Avena
Concentrati e sottoprodotti:
Mais
Orzo
Avena
Soia f.e. 44%
Crusca Frumento
Polpe secche bietola
Melasso canna
Melasso bietola
s.s.%
UFL(s.s.)
n.
PDIN(s.s.)
g
PDIE(s.s.)
g
Calcio(s.s.)
g
Fosforo
g
17
17
22
1.00
0.89
0.65
107
96
59
111
101
72
8.0
7.0
6.5
4.5
3.5
2.5
16
18
0.83
0.77
129
121
95
90
16.5
16.5
3.0
3.0
85
85
0.67
0.62
112
105
94
88
15.0
15.0
2.5
2.5
85
85
85
0.75
0.71
0.62
76
64
50
81
74
63
6.5
7.0
6.5
3.0
3.5
2.5
35
0.90
50
68
3.5
2.5
88
88
88
0.42
0.44
0.50
22
24
20
44
46
48
2.0
3.5
3.5
1.0
1.0
1.0
86
87
87
87
87
89
74
76
1.27
1.16
1.03
1.14
0.84
1.01
0.91
1.03
82
79
74
348
106
83
32
84
120
102
84
241
85
106
68
71
0.3
0.7
1.0
3.4
1.6
13.0
7.5
3.5
3.5
4.0
4.0
7.0
14.0
1.0
0.5
0.5
BIBLIOGRAFIA
1.
2.
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4.
5.
Morrical Dan - Feeding for High Production and Profit - Iowa State University
Ames, Iowa
MorricaDan l-Nutritional/Metabolic Problems in Sheep- Iowa State University
Pulina Giuseppe -2001 – L’alimentazione degli ovini da latte. Ed. Avenue Media.
Szenci Ottó Clinic for Large Animals Physiology and patophysiology of ovine and
caprine pregnancy.
U.N.A.P.O.C. 1992 - Ovinicoltura
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