FOCUS ORIZZONTI La memoria delle terre alte Museo della montagna “Duca degli Abruzzi” Torino: il più importante del mondo a colloquio con Aldo Audisio http://www.museomontagna.org/it/home/index.php Il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, fondato nel 1874 dalla Sezione CAI di Torino, è la più importante struttura del mondo dedicata alle montagne. “Parliamo di una realtà d’assoluto rilievo – spiega il Direttore Aldo Audisio - . Il patrimonio consiste di oltre 200.000 pezzi. Già solo questo può dare un’idea circa la vastità delle collezioni esposte e custodite. Ad oggi, nessun’altra realtà museale che si occupa di montagna può vantar una simile ricchezza di materiali e documentazione. Il Museo inoltre organizza e ospita iniziative, mostre, eventi. Le sue attività sono ampie e articolate”. Varie tappe hanno scandito la storia di questa struttura. All’inizio nasce come semplice postazione con edicola lignea per osservare l’arco alpino visibile dalle colline torinesi. Poi, dopo ampliamenti successivi, si trasforma in qualcosa di più importante, un vero archivio della memoria legata alle terre alte. “Da qui lo sguardo abbraccia più di 400 km di sviluppo dell’arco alpino. E’ una vista mozzafiato, posizione naturale per collocarvi la “Vedetta Alpina” di allora. In seguito, il primo nucleo di quello che diventerà il Museo vero e proprio viene adibito a luogo di conservazione delle memorie materiali degli iscritti al CAI. Il Museo è stato costituito poco dopo la nascita del Sodalizio, avvenuta nel 1863. E’ quindi un testimone di praticamente tutta la storia del CAI, dalle origini ai giorni nostri. Si tratta di un patrimonio di valore inestimabile”. Dal 1942 il Museo ha assunto la denominazione di “Nazionale”, quindi è stato intitolato a Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, il celebre principe esploratore che compì tra l’altro spedizioni al Polo Nord, al Monte S. Elia in Alaska, al Ruwenzori in Africa, sulla catena del Karakorum in Asia. “Il Museo Nazionale della Montagna divenne allora il museo di tutte le montagne del paese. In seguito si aprirà ulteriormente, assumendo una dimensione globale: non più solo l’Italia ma il mondo intero”. Dopo un periodo difficile a causa di problemi alla struttura, che riducono o danneggiano la consistenza del patrimonio, sia custodito che esposto, dal 1978 inizia il rilancio delle attività. “Il Museo si è letteralmente proiettato all’esterno con mostre itineranti, esposizioni fuori sede e nel 1979 la nascita della collana dei Cahiers. Ma il percorso espositivo stesso è stato concepito e realizzato, in tempi recenti, in modo particolare. L’idea è di collegare la realtà esterna, le montagne come si vedono dalle ampie vetrate delle sale, alla realtà interna, che espone documenti storici della vita dell’uomo sulle montagne stesse. Parliamo di una struttura non chiusa, autoreferenziale. Ma al contrario aperta e in rapporto con il mondo che racconta”. E’ organizzata in tre moduli: un’area espositiva, che ospita mostre permanenti e temporanee; un’area incontri, che comprende la Sala degli Stemmi delle Sezioni CAI, sede staccata del Museo, e un ristorante; infine un’area documentazione, con la Biblioteca Nazionale del Club Alpino Italiano, il Centro Italiano Studio e Documentazione Alpinismo Extraeuropeo (CISDAE), la Cineteca Storica e Videoteca Museomontagna e il Centro Documentazione Museomontagna. L’area espositiva permanente occupa tre piani, che ripercorrono le fasi salienti del rapporto uomo-montagna nel corso della sua evoluzione. Lo sviluppo viene seguito approfondendo la filosofia dell’approccio alle terre alte, dalla preistoria al periodo attuale, dal fascino dei monti per i popoli antichi alle moderne esigenze dello sviluppo sostenibile. “Il nostro Museo conserva pezzi veramente notevoli. Espone materiali della civiltà alpina del passato e illustra in che modo alla fine s’impose l’industria del turismo che saliva dalle città. Di particolare rilievo sono le tende da bivacco utilizzate nelle spedizioni sugli 8.000 del pianeta e le attrezzature dei grandi alpinisti estremi, i cimeli delle spedizioni di Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, e dei primi esploratori della regione asiatica del Ladakh. Stupende sono inoltre le installazioni realizzate con le immagini di un maestro indiscusso della fotografia di montagna: Vittorio Sella”. Il percorso di visita si conclude con uno sguardo alle vette dalla terrazza panoramica, alla sommità del Museo. Una vista meravigliosa che unisce città e montagna: la città dove nacque il CAI e le montagne che spinsero i padri fondatori a salire in alto, sempre più in alto. “In questo spazio, fisico ma anche culturale, si uniscono passato e futuro. Le radici, le origini del Club Alpino Italiano e i progetti per il domani. L’equilibrio tra queste due dimensioni mi ha sempre affascinato. Credo che il compito di chi dirige una simile istituzione sia costruire il futuro traendo alimento da quanto vi è stato prima. La tradizione va rivisitata alla luce dell’innovazione. Costruire ponti, non solo tra i popoli del mondo ma anche tra ieri e domani, è uno degli scopi della cultura. Per questo abbiamo cercato di rinnovare il più possibile il Museo, soprattutto negli ultimi anni. Per rendere moderni e attuali documenti storici che ci parlano del tempo che fu. Ma il Museo offre anche spunti e suggestioni per pensare l’oggi alla luce della nuova sensibilità ambientale, del mondo del futuro”. Le attività organizzate sono rivolte un po’ a tutte le fasce di pubblico. “Si può imparare a qualsiasi età, e noi come istituzione culturale siamo interessati ad attrarre il maggior numero di persone. Mi sembra di poter dire che i risultati ci danno ragione: abbiamo 60.000 visitatori l’anno, senza contare la sede distaccata del Museo, il Forte di Exilles, un’ex struttura militare nella Val di Susa, co-gestita insieme con la Regione Piemonte”. Offrire sempre nuovi stimoli culturali, certo. E’ tra gli obiettivi di ogni istituzione museale. “Ma non può esserci formazione del pubblico se prima non c’è la formazione di chi offre questo servizio. La sfida più difficile e più affascinante è sempre l’auto-formazione. Solo chi è capace di lavorare su se stesso può lavorare anche a beneficio degli altri”. La cultura di montagna può ricoprire anche oggi un ruolo importante. Lo dimostra il fatto che alcuni dei più grandi alpinisti del mondo, sia giovani che meno, svolgono un’intensa attività anche come autori di libri, curatori di musei e di iniziative varie sulla montagna. “Conoscere il territorio non è fondamentale solo per preparare le spedizioni. Gli alpinisti che hanno scalato in tutto il pianeta sono stati attratti dal fascino delle montagne, dal loro potere magnetico. Se hanno conquistato le vette, a loro volta ne sono rimasti conquistati”. Il cammino di chi ama le montagne non potrà mai terminare. Finito il percorso che conduce in alto, sulla vetta, ne inizia uno nuovo, che stavolta conduce in profondità, nella conoscenza. “Il Museo ci parla – conclude Audisio con un sorriso . Racconta storie meravigliose di vita, esplorazioni e scoperte. Lo stupore di fronte al mondo è ciò che ha sempre guidato lo spirito dell’uomo oltre i confini del conosciuto. E tocca a noi, oggi, spostare questi confini sempre più in là”. Il Museo in pillole Il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” conserva 2.000 pezzi tra oggetti, cimeli, attrezzature, quadri, plastici, raccolte scientifiche, etnografiche e sulla montagna in genere, 4.000 distintivi di associazioni e gruppi alpinistici.140.000 le fotografie, 9.000 manifesti e documenti di cinema, più di 1.000 libretti e libri matricolari di guide alpine, 4.300 figurine commerciali, 4.500 documenti iconografici e archivistici, copertine illustrate di periodici, 500 film su pellicola, 1.000 filmati pubblicitari. Il CISDAE conserva 3.200 cartelle di documentazione su spedizioni extraeuropee. La Biblioteca Nazionale del CAI conserva 26.000 volumi, 17.500 periodici, 9.500 carte. Ultimi eventi organizzati Recentissime iniziative sono, per “I lunedì della Biblioteca”, il ciclo d’incontri “Leggere le montagne”, dal 3 al 24 maggio, organizzata dalla Biblioteca Nazionale del CAI in collaborazione con il Museo della Montagna; la mostra e il catalogo su “Teatro di pietra” di Crag Richards, tra i più interessanti fotografi di montagna di oggi; “Legni”, di Adolf Vallazza; “Sulla valigia della montagna. Etichette di alberghi 1890-1960”, e “Alla scoperta dei Tatra. Arte e tradizione della montagna polacca”. Inoltre nel 2010 l’International Alliance for Mountain Films compie 10 anni. L’associazione ha sede al Museo Nazionale della Montagna, comprende 19 enti di 4 continenti e si occupa di promuovere e divulgare il cinema di montagna, organizzando festival di settore. Testo e foto: Michele Mornese