ARPA - FVG Prot . 0002413 / P / GEN/ DTSR Data : 23/01/2015 15:38:32 Classifica : DS-73 Palmanova, Pratica: 2015/DS/73 Si prega di citare il protocollo nella risposta Comunicazione ai sensi dell’art. 14 della L.R. 7/2000: S.O.C.: Settore Tecnico Scientifico Responsabile del procedimento: ing. Franco Sturzi Responsabile dell’istruttoria: ing. Luca Pizzino tel. 0432/1918072 – 0432/1918280 - fax 0432/1918126 – [email protected] Alla Direzione Centrale Ambiente ed Energia Servizio Valutazioni Ambientali Via Giulia, 75/1 34126 TRIESTE PEC: [email protected] Oggetto: VIA 497 Progetto degli interventi di ampliamento, sviluppo in sotterraneo delle attività di coltivazione e ripristino ambientale della cava di Valcollina nel comune di Paluzza. Proponente: RTCAVE Srl. Supporto tecnico-scientifico all’istruttoria di progetto (D.Lgs. 152/2006 e L.R. 43/90) (Rif.: Vs. nota prot. 30762 del 14.11.2014, al prot. ARPA Direzione Centrale n. 38010 del 14.11.2014) Premessa L’intervento proposto costituisce un ampliamento dell’attuale attività di estrazione e recupero della cava Valcollina – Portocozzi autorizzata con Decreto ALP 1-564-UD/CAV/58 del 30 marzo 2010. In base a quanto riportato nella documentazione (SIA, pag.59) risulta che l’area attualmente oggetto di coltivazione, in origine di proprietà del Consorzio Boschi Carnici, sia stata autorizzata ai fini estrattivi con Decreto regionale n. 22 dd. 18/04/1986, fino alla data del 17/04/1996 e che le attività siano state eseguite dalla RTCAVE SRL per conto della ditta proprietaria del sito. A causa del fallimento della stessa, gli interventi di ripristino dell’area non sono mai stati eseguiti; successivamente, con Decreto ALP 1-564-UD/CAV/58 di data 30 marzo 2010 è stato autorizzato il Progetto di Bonifica e recupero ambientale dell’area degradata della cava dismessa di pietra ornamentale Valcollina-Portocozzi, che prevedeva la movimentazione di 100.000 mc di materiali relativi a diversi lotti. Si precisa che nella documentazione proposta non viene fornita alcuna informazione sugli interventi presso l’attuale area oggetto di coltivazione da parte di RT CAVE SRL in base alla sopracitata Delibera regionale, né descritto il progetto di ripristino previsto; nella documentazione vengono Via Cairoli, 14 – 33057 Palmanova (Ud) – Telefono 0432/1918111 – Fax 0432/1918120 – C.F. e P.IVA 02096520305 esclusivamente citate le aree sinora interessate dalla sistemazione, senza tuttavia fornire indicazioni sull’ubicazione dei diversi lotti del sito (nemmeno su base cartografica). Sulla base delle informazioni sommarie riportate nella Tav.5 risulta che il presente progetto interagisce con quello già autorizzato nella “fase VII” e che in quest’ultimo ambito il termine di autorizzazione delle attività è fissato per il 30 marzo 2016. Sarebbe stato utile fornire una descrizione degli interventi previsti e tuttora in fase di esecuzione nelle aree già autorizzate al fine poter fornire un quadro d’insieme dell’intera area di cava; ciò al fine di definire con maggior dettaglio i possibili impatti derivanti dall’intero ambito di estrazione (quello già autorizzato e quello proposto nel presente progetto) ma anche per la valutazione delle soluzioni progettuali proposte per il ripristino, il cui inserimento andrà valutato in un contesto ambientale più ampio rispetto a quello di estrazione. Si descrivono, in sintesi, le caratteristiche maggiormente significative relative al progetto presentato. Il progetto interessa un’area di cava già autorizzata in base al sopracitato decreto regionale e costituisce un ampliamento della stessa. Gli interventi interesseranno unicamente la porzione di superficie già oggetto di coltivazione posta a sud, che viene identificata dalle sezioni dalla 11 alla 19 di cui alla Tav. 5; il ripristino di tale ambito di cava, pertanto, sarà posticipato rispetto alle attuali previsioni autorizzative al fine di consentire le attività di estrazione di cui al presente progetto (pag. 31, SIA). La porzione dell’attuale cava compresa tra le sezioni 19 e 26, invece, sarà ripristinata come da progetto autorizzato, senza subire modifiche in termini di tempistiche, morfologia finale del sito e volumetrie da estrarre (pag. 31, SIA). Il progetto presentato comprenderà diverse fasi: l’ampliamento dell’attuale area di estrazione a cielo aperto, lo sviluppo della coltivazione in sotterraneo sul versante Ovest e il ripristino ambientale dell’area d’intervento, per una durata complessiva pari a 20 anni. È prevista l’estrazione di circa 300.000 mc complessivi di pietra ornamentale denominata grigio carnico, ugualmente suddivisi tra quelli in sotterraneo e a cielo aperto; la superficie complessiva di scavo da progetto corrisponde a 23.000 mq, di cui 6.300 mq a cielo aperto e 16.700 in sotterraneo. L’estrazione sarà effettuata per fasi successive; in accordo con quanto previsto dalla LR. 15/2012, i volumi annuali estratti non supereranno i 15.000 mc annui. Il volume totale di materiale movimentato dal versante est per il ripristino ambientale finale sarà pari a circa 90.000 mc. In sintesi, la sequenza degli interventi descritti dal proponente comprenderanno: scavo della parete Ovest della cava fino a 1090 m slmm e realizzazione di quattro gradoni a diverse quote finalizzati al ripristino mediante messa a dimora di specie vegetali (fasi 1-5); apertura di due ingressi in galleria a quota 1090 m e scavo progressivo in sotterraneo con rilascio di pilastri alla medesima quota (fasi 6-11); scavo della parete Ovest, da 1090 m fino a 1080 m (fase 12); abbassamento degli ingressi in galleria fino a quota 1083,5 e successivo approfondimento dello scavo in sotterraneo alla medesima quota (fasi 13-17); scavo della zona est a cielo aperto fino a piano quota 1076 m (fasi 18-19); Via Cairoli, 14 – 33057 Palmanova (Ud) – Telefono 0432/1918111 – Fax 0432/1918120 – C.F. e P.IVA 02096520305 2 ripristino morfologico mediante movimentazione dei materiali dal versante est (fase 20). Vincoli Secondo i vincoli di tutela e salvaguardia l’area in oggetto: non è interessata da nessun vincolo di natura idrogeologica e geologica secondo quanto previsto dal PAI; non ricade all’interno dell’inventario dei prati stabili censiti secondo LR. 09/2005; ricade all’interno del SIC “Gruppo del Monte Coglians” e ZPS “Alpi Carniche”; ricade in vincolo idrogeologico secondo il R.D. 3267/1923; ricade all’interno dei vincoli paesaggistici secondo il D.Lgs n° 42/2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, art. 142, comma 1 lettere c) e g). Inquadramento programmatorio Il sito oggetto d’intervento ricade in zone differenti: l’area ove è prevista l’estrazione a cielo aperto ricade in ambito D4 mentre la zona di estrazione in sotterraneo entro la zona E 2.1, Ambiti boschivi di produzione. Traffico e viabilità Il progetto prevede che il transito di mezzi sia pari a circa 16/20 viaggi di andata e ritorno al giorno dalla cava allo stabilimento di lavorazione situato a Paluzza in località Moscardo, a circa 9,5 Km di distanza dalla cava (pag. 57, SIA) attraverso la SS 52 bis di confine con l’Austria, per una durata complessiva di circa 20 anni. Per quanto riguarda il traffico indotto, si evidenzia che i mezzi utilizzati per il trasporto attraverseranno centri abitati. Si ritiene opportuno che il Proponente approfondisca questo aspetto indicando in particolare quanto incideranno i mezzi previsti dall’attività di cava sul flusso di traffico esistente e sugli inquinanti da traffico. Si osserva, infine, che non vengono descritti, e pertanto andrebbero esplicitati, i lavori necessari per rendere utilizzabile da parte dei mezzi la mulattiera in stato di abbandono e la pista esistente (foto 48-51 pag.46, SIA). Ripristini L’area in oggetto ricade nel perimetro del ZSC - IT3320001 Gruppo del Monte Coglians. Le misure di conservazione specifiche (MCS) di questo sito, rientrante nella regione biogeografica alpina della rete Natura 2000, sono state approvate con DGR n. 726 del 11.04.2013 e sostituiscono quelle adottate con DGR 2494 del 15.12.11. L’efficacia delle misure cessa con l’entrata in vigore del piano di gestione del sito, il quale, al momento attuale, è in corso di predisposizione, nell’ambito di specifici incarichi affidati dalla Regione (http://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambienteterritorio/tutela-ambiente-gestione-risorse-naturali/FOGLIA203/FOGLIA39/?style=print). Secondo le MCS la superficie interessata dal presente progetto di ampliamento è ascrivibile all’habitat 9110 Faggeti del Luzulo-Fagetum e per questo tipo di ambiente “… è vietata la rinnovazione artificiale, se non per specifiche esigenze di ricostruzione/rinaturalizzazione/perpetuazione della propaggine arborea da attuare con specie autoctone e coerenti con la composizione dell’habitat”. In considerazione di quanto sopra l’ampliamento del presente progetto risulterebbe non compatibile con quanto previsto della MCS. Via Cairoli, 14 – 33057 Palmanova (Ud) – Telefono 0432/1918111 – Fax 0432/1918120 – C.F. e P.IVA 02096520305 3 A tal proposito si segnala che, ad eccezione di Picea abies (l’Abete rosso si accompagna al faggio in alcune formazioni zonali nel ZSC) le specie segnalate nello SIA per il ripristino ambientale (pag.36 SIA pino mugo, pino nero, edera) non rientrano nell’habitat sopra citato e quindi non risultano idonee al ripristino in particolare per il versante est (vedi Tav. 9 – Interventi di ripristino ambientale e fotosimulazione). Non viene presentato un piano di ripristino che metta in luce la descrizione della distribuzione degli impianti arborei ed arbustivi e l’indicazione di specie autoctone ed appartenenti alla associazione fitogeografica potenziale del sito secondo quanto riferito dalla NTdA del PRGC o al Manuale degli Habitat della Regione FVG (http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/sira/allegati/b.pdf). Come già indicato in premessa, si ribadisce la necessità di considerare il ripristino complessivo dell’intero ambito estrattivo, che comprenda quindi anche l’ambito già oggetto di coltivazione; tale ripristino andrà inserito nel contesto ambientale circostante per le opportune valutazioni. A tale riguardo, posto che il presente progetto interessa esclusivamente le sezioni da 11 a 19 e che i ripristini nelle altre sezioni dell’area di interesse della preordinata cava seguiranno le fasi di ripristino previste dal Decreto autorizzativo n.564–UD/CAV/58 e non specificate nel presente progetto (confronta TAV.6, Planimetria di progetto), si ritiene che debba venir fornita una descrizione dei ripristini previsti e/o già realizzati nell’ambito di cava autorizzato. Si osserva che nello SIA non viene proposto alcun ripristino delle strade di accesso alla cava (mulattiera e pista esistente) al termine degli interventi; sarà opportuno prevedere anche il ripristino di tali siti dopo il loro utilizzo. Non si descrivono gli interventi finali di ripristino riferiti alle operazioni di compattamento, consolidamento e drenaggio dei volumi ridepositati sulla superficie di cava (pag.48, SIA); non vengono specificati, inoltre, i criteri utilizzati per il dimensionamento delle opere di drenaggio superficiale e profondo (pagg. 50 e 58, SIA e Tav. 5). Fase progettuale Si sottolinea l’importanza di tenere aggiornato e disponibile agli enti di controllo, da parte dell’Azienda, un registro di cantiere con i riferimenti quotati e georeferenziati dello stato di avanzamento degli scavi in esterno e interno. Le eventuali operazioni di manutenzione dei mezzi dovranno essere effettuate presso l’impianto in località Moscardo mentre in area cava dovranno essere permesse solo eventuali operazioni di rifornimento carburante per le quali dovrà essere allestita un’ area impermeabilizzata dedicata. In merito all’organizzazione del cantiere il Proponente dovrebbe specificare dove sarà prevista la conservazione degli orizzonti superficiali di terreno per il ripristino ambientale e stimarne i quantitativi. Infine, si segnala l’assenza, nella documentazione presentata, del computo metrico estimativo complessivo degli interventi previsti. Impatti ambientali Al capitolo 3.3 dello SIA “Cumulo con altri progetti” il Proponente fornisce il confronto fra il presente progetto di ampliamento rispetto al progetto originario già autorizzato, senza tuttavia considerare l’azione cumulativa determinata dalla presenza di altre attività di estrazione sul territorio, quali: - la cava Koul Troten in Comune di Paluzza, società RT Cave Srl, Decreto ALP.1 2306 UD/CAV/60, scadenza 04/11/2014; Via Cairoli, 14 – 33057 Palmanova (Ud) – Telefono 0432/1918111 – Fax 0432/1918120 – C.F. e P.IVA 02096520305 4 la cava Pramosio, in Comune di Paluzza, società Marmi Bertacco Srl, Decreto SGEO – 1968 – UD/CAV/57, scadenza 02/05/2017; - la cava Clap di Naguscel UD/CAV/33 , Comune di Forni Avoltri, Società Capetti SpA, Decreto SGEO – 1690 – UD/CAV/33, scadenza 12/07/2018). Si ritiene che, sebbene si tratti di “interventi localizzati e distanti reciprocamente” (SIA, pag.21) non si possano escludere impatti cumulativi sull’ambiente, considerando soprattutto che, ad eccezione del primo ambito indicato, i siti di estrazione risultano tuttora attivi; andrebbero pertanto approfonditi gli aspetti relativi ai possibili impatti negativi derivanti dalla compresenza sul territorio di diverse attività estrattive, in particolare riferiti agli aspetti paesaggistici, naturalistici (biodiversità), alle matrici aria (polveri e rumore), suolo e acque (sotterranee e superficiali). - Aspetti normativi Il comma 1-bis della LR 7/08, aggiunto dall’ art.17, comma 1, LR 15/2012 recita: “ …per ragioni connesse a conseguenze positive di primaria importanza per l'ambiente, nei siti di cui all'articolo 6, comma 3 [aree appartenenti alla rete Natura 2000], possono essere autorizzati previa valutazione d'incidenza e adozione di ogni misura di mitigazione o compensativa atta a garantire la coerenza globale della rete Natura 2000 […] a) l'ampliamento o la riattivazione di attività estrattive tradizionali di materiale ornamentale [che] producono sino a 15.000 metri cubi di estratto all'anno, con un'area interessata sino a complessivi 10 ettari; a tale riguardo si osserva che, cosi come riportato nello SIA, il progetto di ampliamento presentato interesserà una superficie complessiva di 23 ettari, di cui 6.300 mq esterni e 16.700 mq in sotterraneo. Poiché il sopracitato articolo non specifica espressamente se tale limite includa o meno la superficie coltivata in sotterraneo, appare opportuno rimandare agli uffici regionali i chiarimenti sulla corretta interpretazione del medesimo riguardo all’estensione delle aree autorizzabili all’attività estrattiva. Inoltre, in merito al comma 1-bis sopra riportato, si ritiene che debbano essere illustrate le conseguenze di primaria importanza per l’ambiente a giustificazione degli interventi proposti ; nello SIA infatti, si dichiarano tra gli obiettivi degli interventi, anche il recupero naturalistico del sito e la sicurezza delle pareti senza tuttavia illustrare lo stato di fatto, in particolare riferito alla sicurezza dei fronti rocciosi (SIA, pag. 31). Inquinamento atmosferico Il Proponente individua le attività che possono produrre impatti negativi sull’ambiente ma mancano la quantificazione del carico emissivo e la valutazione di screening delle polveri immesse. Si ritiene che tali quantificazioni debbano essere prodotte, anche in forma cautelativa ed in prima approssimazione, per poter procedere con la valutazione. Per quanto riguarda il traffico indotto e la conseguente produzione degli inquinanti da traffico si rimanda alle nostre considerazioni riportate nel paragrafo “Traffico e viabilità”. Inquinamento acustico Le principali sorgenti sonore asservite all’attività di estrazione mineraria (escavatori, macchina segatrice a catena, pala caricatrice, sezionatrice a filo diamantato, compressore, camion, martello pneumatico, perforatrice) sono state caratterizzate mediante misure di pressione sonora ricavate dal campionamento fonometrico di ogni singolo macchinario in fase di lavori (e dati di letteratura per quelle in uso solo nelle fasi successive di coltivazione), al fine di ricavare la potenza sonora emessa dagli stessi. Per il traffico stradale indotto sono state effettuate delle valutazioni secondo il modello NMPB Routes 96. Via Cairoli, 14 – 33057 Palmanova (Ud) – Telefono 0432/1918111 – Fax 0432/1918120 – C.F. e P.IVA 02096520305 5 Sono stati effettuati rilievi fonometrici in situ, valutando la potenza sonora delle sorgenti ed effettuando una taratura del modello di simulazione e propagazione sonora. Mediante la stessa campagna fonometrica è stato valutato il rispetto dei limiti di immissione sonora in ambiente, relativamente allo stato di fatto nella prima fase di coltivazione della cava (abbassamento del piano di cava e riprofilatura del versante). I risultati dei rilievi fonometrici, effettuati al limitare dell’area adibita a coltivazione della cava, in presenza di lavori in corso, rispettano i limiti di zona previsti dal piano di classificazione acustica del territorio. E’ stato elaborato uno scenario del clima acustico post-operam calcolato inserendo le caratteristiche acustiche delle sorgenti previste per la nuova attività e validando il modello di simulazione secondo i dati fonometrici rilevati al limitare dell’area di estrazione; dal calcolo emerge il rispetto dei limiti assoluti previsti per il recettore e la previsione di un’immissione acustica presso il locale “La casetta in Canadà” (unico recettore individuato, sito a 1200 m dall’area di coltivazione della cava, mentre non sono presenti altre abitazioni nelle vicinanze del sito), caratterizzata dal rispetto dei limiti differenziali per l’area in oggetto. Alla luce delle sopraccitate osservazioni, considerato sia il contesto territoriale, che la natura dell’attività, si può ritenere che l’attività di coltivazione della cava in oggetto non comporti rilevante impatto acustico. Aspetti geologici e idrogeologici Nella relazione geologica manca un quadro generale (comprensivo di allegati cartografici) relativo all’area vasta in cui il progetto si colloca, riferito agli aspetti tettonico-strutturali, geomorfologici, idrografici e idrogeologici. Per quanto riguarda, in particolare, quest’ultima tematica nella relazione si citano venute d’acqua sulle pareti di un’area di cava non precisata, senza tuttavia indicarne il numero, l’ubicazione e le caratteristiche; tali aspetti andrebbero approfonditi. Oltre ad un approfondimento di tali aspetti, meriterebbe una maggiore analisi la tematica riguardante le possibili interferenze degli scavi in profondità previsti con i delicati deflussi idrici sotterranei presenti nell’ambito montano di interesse. Si osserva che i contenuti della relazione geologica e le indagini eseguite fanno riferimento alla fase di progetto preliminare invece che a quella definitiva, prevista dall’art.5, lettera i) della Parte II del D.Lgs. 152/06; sarebbe stato opportuno approfondire in questa fase gli aspetti geologici e geomeccanici trattati, soprattutto considerando che le maggiori criticità sotto il profilo progettuale sono rappresentate dallo studio di stabilità delle opere in sotterraneo. In merito a tali considerazioni si ritiene di fondamentale importanza che, sebbene il proponente rimandi la definizione dello schema di avanzamento, delle dimensione in pianta della coltivazione nonché delle modalità di scavo alle successive fasi di progetto, fin da ora siano individuate e analizzate in termini di impatti le diverse alternative di scavo utilizzabili, al fine di individuare tutti i possibili impatti sull’ambiente. Rimanendo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento, si porgono distinti saluti. Il Responsabile del Settore Tecnico Scientifico ing. Franco Sturzi Firmato digitalmente Via Cairoli, 14 – 33057 Palmanova (Ud) – Telefono 0432/1918111 – Fax 0432/1918120 – C.F. e P.IVA 02096520305 6