072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 72 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM ANT: oggi parliamo di... SOMMARIO DI NUOVO GLI ALLESTITORI? IL DEALER SULLA LINEA DEL FRONTE CHE PNEUMATICI MONTI? UN INTERVENTO DI BUSINESS INTELLIGENCE AUDIT GARANZIE: LA SFIDA CHE DEVE FAR VINCERE TUTTI 72 Notiziario Veicoli Industriali l Centro Studi costituito per l’analisi e la riflessione nel settore automotive ha incominciato il suo cammino e apre in questo numero finale del 2007 una serie di temi che potrebbero essere addirittura sovrabbondanti. Alcuni vengono dalla storia di queste colonne, come nel caso degli allestitori, ma forse, più che in passato, qui si compiono già i primi passi verso un progetto che sarà utile ancora approfondire, ma che comunque supera i toni della semplice denuncia e passa alla proposta. Ancora, da un punto di vista squisitamente tecnico, si riflette sul mondo normativo che riguarda i pneumatici, piccoli, grandi, scolpiti e ricostruiti, con qualche accenno a cosa sta per arrivare di nuovo. Vengono quindi affrontati in modo deciso alcuni temi di particolare interesse per i concessionari e le officine nel loro rapporto costante con il mercato e con le case costruttrici. Si parte poi con un viaggio nei comportamenti relazionali, organizzativi e tecnici; comportamenti che la front-line deve essere in grado d’affrontare per accogliere nel modo migliore il cliente. Si passa poi a una visione organizzativa che riguarda la struttura interna dei dealer e che nei centri più grandi sta prendendo per ora solo l’aspetto di una riflessione ancora poco concreta e molto istintiva, a caccia della via per indagare meglio il proprio business in modo scientifico: una funzione di business intelligence? In chiusura, una serie di spunti legati a varie esperienze vissute nella gestione delle garanzie, un’area nella quale si deve giocare insieme per non perderci tutti. I 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 73 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM Di nuovo gli allestitori? D a sempre da queste colonne abbiamo richiamato l’attenzione su quella che abbiamo definito la rete di aziende priva di un perno centrale che possa convogliare un messaggio di affidabilità e sicurezza verso il popoloso mondo di allestitori italiani. Le sigle e i codici sono inutili, ma il progetto di cui parliamo da anni ha un nomignolo che si è guadagnato un po’ di visibilità: PASS progetto allestitori servizio e sicurezza. Dove servizio è la continuità richiesta dal trasportatore/utilizzatore che non vuole interrompere mai la sua operatività, che vuole contare su di una rete di assistenza presente e affidabile, che non vuole rischiare il suo carico, a volte di derrate (centinati, furgonati), a volte di liquidi per qualcuno che aspetta (cisterne d’acqua, latte, carburanti), a volte umano (ambulanze, minibus scolastici). E dove sicurezza è semplicemente sicurezza nelle strade. Un tema che sembra non volere sbocciare e sta nuovamente incontrando il giusto interesse. Riassumiamo e cerchiamo di delineare quale può essere la prossima mossa dettata dal centro studi. LUCA DE JACO Le entità politico-economiche e istituzionali interessate al mondo degli allestitori sono tantissime e sinora sono state poco interessate a risolvere un nodo che non è semplice districare. Lo schema proposto dal centro studi in queste pagine non pretende di essere esaustivo, ma solo di identificare una prima linea di interessi e una serie di entità coinvolte a diverso titolo. Un anno fa parlammo del ruolo dell’allestitore fra industria e artigianato e ora siamo a proporre uno schema che potrà essere in futuro sviluppato per creare un modello a utilizzo di chi vorrà porsi al centro della rete e gestire lo spazio vuoto che dovrebbe essere dedicato allo sviluppo di un settore sin troppo prolifico in Italia. In poche righe indichiamo solo le direzioni che sono state tracciate e che individuano i capisaldi irrinunciabili per un lavoro almeno apparentemente completo. A) LA LISTA DEGLI ALLESTITORI ITALIANI La prima fase che è stata attivata è quella dell’analisi delle banche dati esistenti per le quali si chiede di definire con accuratezza il modello di informazioni richieste per fare in modo che il fruitore (casa costruttrice di veicoli industriali, concessionario veicoli industriali o commerciali o singolo venditore) abbia modo di scegliere fra un parco ampio in termini di gamma, prezzo e collocazione geografica. La banca finora costruita dal centro studi supera le seicento aziende ed è forse la più ampia a livello nazionale. I criteri di inserimento e per l’allargamento della banca dati sono definiti, come anche alcuni parametri, delicati ma necessari, come la raccolta dei dati economicofinanziari della singola azienda. La scelta di ampliare una banca dati del genere nasce dalla considerazione che il numero di allestitori stimato superi i mille e cinquecento e una Notiziario Veicoli Industriali 73 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 74 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM specifica tipologia) porti con sè un efficace piano di comunicazione e di diffusione delle informazioni a vantaggio degli allestitori stessi. Tale attività potrà prevedere una campagna di comunicazione diretta o indiretta e trovare spazio sulla stampa specializzata. Culmine del progetto sarà l’organizzazione di un incontro collegiale dedicato a loro, banca dati del genere non può essere, almeno in questa fase, selettiva. B) RACCOLTA DELLE INFORMAZIONI DEGLI ALLESTITORI Definire il modello di informazioni richieste alla banca dati determina in parte la fase di raccolta dati sugli allestitori e anche il processo operativo per fare questo. Autovalutazione, questionari informativi, call-center dedicato o visite sul campo sono tutte vie percorribili. L’autocertificazione è un passo iniziale opportuno, ma dovremo chiederci cosa si vuole ottenere, se fa parte di questo sforzo anche la realizzazione di una informativa tecnica adeguata che secondo il centro studi potrà essere fatta solo attraverso un intervento sul campo; intervento che possa servire anche per un graduale coinvolgimento delle aziende nel progetto. E da questo la necessità di una check list adeguata, di definire la professionalità dei tecnici per effettuare questi incontri che potranno essere eseguiti 74 Notiziario Veicoli Industriali su casi pilota funzionali ad adeguare le scelte. ai concessionari che hanno relazioni con loro e alle marche interessate. C) STRATEGIA DI COMUNICAZIONE E MARKETING Si deve naturalmente prevedere che un progetto sugli allestitori, su qualunque scala lo si voglia applicare (gli allestitori di un singolo concessionario, di una grande marca, di una regione geografica, di una D) SITO WEB DEDICATO AGLI ALLESTITORI Non si tratta solo di comunicazione, ma certamente la creazione di un sito web sarà essenziale come scambio di informazioni tecniche con gli allestitori, nonché di gestione delle visite con gli allestitori. Inoltre, sarà il canale preferenziale di comunicazione, ad esempio con i concessionari che saranno in grado di fare scelte e individuare opzioni tecniche con maggiore facilità e tempestività. Abbiamo quindi esposto quattro semplici elementi che devono certamente essere integrati fra loro e trovare il giusto bilanciamento in funzione degli obiettivi che il progetto si porrà in termini di numero e tipologia di allestitori da coinvolgere. La tentazione è di incominciare a parlare di “migliori”, di “qualità del prodotto”, di possibilità di avere e di gestire una “rete di assistenza”, di “solidità economica”, ma come nelle imprese più importanti, la prima fase è una oculata e progettata raccolta di informazioni che non è stata mai fatta. E nei sistemi di gestione se non si raccolgono informazioni non si è in grado di prendere decisioni, o perlomeno si prenderanno decisioni con un elevato grado di incertezza. ■ Esattamente come oggi. 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 75 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM Il dealer sulla linea del fronte C ome la linea del fronte nella sua accezione militare, la front-line di un’azienda si trova in una posizione strategicamente importante per le sorti delle “battaglie” che ogni giorno l’azienda si trova a fronteggiare sul mercato. Il cliente è sempre più preparato e sempre più esigente: già nel semplice contatto telefonico comincerà a farsi un’idea sulla qualità dell’organizzazione che sta chiamando, annotando mentalmente il numero di squilli che deve attendere prima della risposta e valutando la gradevolezza del tono della voce che lo accoglie. A maggior ragione, entrare in una accettazione o da un dealer e non essere accolto, oppure trovare qualcuno che gli venga incontro e si prenda cura delle sue esigenze, costituisce il primo input in base al quale il cliente valuterà l’intero funzionamento dell’azienda e che condizionerà i rapporti successivi, frenandoli o agevolandoli. Tali elementi, apparentemente marginali, non possono essere trascurati nelle moderne organizzazioni, che tengono tanto più in considerazione gli indici di customers satisfaction quanto più utilizzano i feedback dei clienti per migliorare il proprio servizio. E ricordiamoci che si ha solo un’occasione di fare una prima buona impressione e per il dealer di oggi è proprio l’incontro con il suo cliente: un appuntamento immancabile, che condiziona il rapporto non solo con lui, ma anche con tutti i potenziali clienti che lo stesso può veicolare. La scelta delle persone che co- Un incontro delicato fra una persona detta “cliente” e una che rappresenta l’azienda che offre un servizio. Due persone prima di tutto, con una relazione che deve risultare produttiva per entrambi. ELISA MARTINELLI stituiscono tale linea di fronte è un aspetto importante sia per la soddisfazione del cliente, sia per l’andamento economico di vendite e service grazie alla fidelizzazione della clientela. Si calcola, infatti, che successivamente a una vendita di un veicolo, il cliente che si ritiene ben trattato, spenderà presso lo stesso dealer almeno cinque volte la prima spesa fra ulteriori servizi, assistenza periodica ed eventualmente riacquisti. Da qui la necessità di attrezzare il primo incontro con la giu- sta misura di correttezza ed etica professionale, proprio per non perdere la parte consistente dei guadagni pur di vincere la prima battaglia. A maggior ragione, nel rapporto telefonico la professionalità è un’arma vincente, dato che viene subito percepita la qualità dei servizi offerti dall’accoglienza ricevuta senza poter esibire “effetti speciali”. È dunque di fondamentale importanza che la persona preposta all’accoglienza del cliente, al telefono o di persona, abbia ben chiara la responsabilità del suo ruolo per la soddisfazione del cliente e il guadagno presente e futuro per l’azienda. Le professionalità che si trovano sulla linea del fronte e che, nell’ambito ad esempio del service, incontrano il cliente hanno compiti di fatto diversi e possono essere: • hostess d’accoglienza o dedicate come centralino alla prenotazione telefonica degli interventi, • accettatori tecnici per la ricezione e riconsegna del mezzo, • back office di cassa e di fatturazione, • capi officina, • magazzinieri. Insieme queste persone hanno la necessità di esibire e rinforzare un’immagine coerente e positiva dell’intera azienda. Notiziario Veicoli Industriali 75 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 76 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM Il modo con il quale i membri della front-line vivono la propria posizione e la consapevolezza del proprio ruolo sono fortemente motivanti rispetto all’impegno richiesto. In primis, dunque, si deve pensare a un investimento sulle persone che ricoprono tali compiti, ma a supporto di tali professionalità sono importanti i mezzi idonei, affinché le persone possano dare il meglio di sé: programmi software, sistemi di centralino telefonico, strumenti di comunicazione interna sono solo alcuni dei mezzi che ottimizzano il lavoro della frontline. In caso di inefficienza di tali strumenti, le ripercussioni sono pesanti, sia dal punto di vista motivazionale, in quanto gli operatori trovano il capro espiatorio per la loro incapacità di migliorare il servizio, sia per la sensazione di essere mal supportati da parte dell’azienda. Per non parlare dell’effetto sul cliente che, se non riconosciuto dopo la prima risposta telefonica “Buongiorno, Officine Martinelli sono Elisa”, può subire vari rimbalzi telefonici; rischia di attendere inutilmente senza trovare la persona alla quale poter esporre il proprio problema; si sente dire più volte “Buongiorno, Officine Martinelli sono Elisa”, e quando finalmente trova la persona giusta, il suo livello di insoddisfazione è talmente alto da rendere la telefonata “impossibile” per chi la riceve. Sebbene gli strumenti siano importanti per mettere gli operatori nelle condizioni di soddisfare il cliente, comunque sia la mentalità dovrebbe essere rivolta a sopperire con la professionalità laddove i mezzi non aiutano. Anche se ha dovuto attendere due minuti, il cliente soddisfatto della conversazione telefonica avrà la percezione di aver atteso meno rispetto al cliente insoddisfatto: lo stes76 Notiziario Veicoli Industriali so servizio erogato in modo più attento e partecipe delle esigenze del cliente comporta, è ovvio, una soddisfazione maggiore da parte sua. Operatori di front-line scelti in modo oculato e dotati di strumenti efficienti hanno comunque bisogno di sentirsi parte integrante di un’organizzazione della quale conoscono non solo le finalità e gli obiettivi generali, ma hanno anche ben chiaro ciò per cui l’azienda li ha scelti e cosa si aspetta da loro. La gentilezza e l’accoglienza verso il cliente sono un valore tendenzialmente acquisito, anche da chi, purtroppo, non lo di servizi meno noti o per un accattivante merchandising. La linea del fronte si connota quindi anche come uno dei tasselli fondamentali per chi si occupa della gestione della relazione con il cliente e che cerca continui ritorni di informazioni e di emozioni che il cliente può lasciare nei modi più vari, ma comunque nel contatto diretto. Il contatto è ogni volta un’opportunità unica, nella quale può essere rinforzata la fiducia del cliente nell’azienda centrando l’obiettivo della fidelizzazione e sarebbe un grave errore demandare tale responsabilità solo ad atteggiamenti formal- esercita efficacemente, ma la front-line deve sapere che anche la risolutezza verso gli obiettivi dell’azienda è un must sul quale dovrà essere valutata. Gli operatori preposti al servizio di prenotazione d’officina, ad esempio, hanno in mano la possibilità di eseguire una corretta pianificazione del carico d’officina che, se ben eseguita, innesca dinamiche che determinano il risultato del service. Un’accoglienza consapevole del cliente in officina rende più tranquillo il rapporto con l’accettatore, di lì a poco, e l’attesa diviene occasione di acquisizione di informazioni sul cliente e pretesto per l’illustrazione mente gentili o esteticamente accattivanti. D’improvviso però bisognerà considerare il concetto della “Linea Rossa”: • identifichiamo come la prima Linea Rossa da non oltrepassare il fatto che non sempre è positivo intrattenere il cliente con atteggiamenti confidenziali e non sempre lui ha voglia di scherzare e interagire con noi. La professionalità deve guidare il personale a capire quando il cliente è una persona riservata e non gradisce inopportuna invadenza. Inoltre, partendo dal presupposto che il cliente sia una persona attenta ed esigente, è utile anche indicare agli operatori il concetto della seconda Linea Rossa, oltre la quale essi devono fermarsi nell’istinto di dover dare e dire tutto e subito al cliente: • se il cliente mi chiede informazioni tecniche che non conosco, come per esempio la percorrenza migliore per il controllo dei freni posteriori, o quale possa essere il problema di una rumorosità al cambio, si possono ammettere i propri limiti, facendosi carico della richiesta da soddisfare, magari promettendo una chiamata da parte di personale più esperto. Il cliente che sarà richiamato per avere la risposta ai propri quesiti apprezzerà non solo l’attenzione al proprio bisogno, ma altresì la capacità dell’azienda di fare gioco di squadra per soddisfarlo. La comprensione del proprio ruolo inserito in una mission aziendale è fondamentale, perché permette di giocare le doti richieste dalla figura professionale che ci si trova a ricoprire in modo non meccanico e alienante (come può essere talvolta per i centralinisti), ma lasciando spazio alla creatività di esprimersi a vantaggio proprio e dell’azienda. Quando un’organizzazione è attenta alla consapevolezza di ruolo e alla crescita della propria front-line non solo permette ai propri operatori di attingere a una gamma sempre maggiore di colori con i quali parlare dell’azienda, ma soprattutto equipaggia il proprio “esercito in prima linea” di armi potenti ed efficaci. Tale consapevolezza da parte dell’azienda la rende capace di vero gioco di squadra e allorquando soldati e generali combattono insieme la battaglia della redditività, i risultati non possono che essere positi■ vi a 360 gradi. 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 77 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM Che pneumatici monti? L’ evoluzione del trasporto stradale, che può essere quotidianamente valutata da tutti noi dalla svariata tipologia dei mezzi che incontriamo sulle strade, non avrebbe potuto attuarsi se non fosse stata anche accompagnata da una profonda evoluzione tecnologica dei componenti dei veicoli stessi, e tra questi primeggia il pneumatico e la sua relativa normazione curata in sede internazionale. L’esigenza fondamentale di unificazione, iniziata storicamente con l’accordo internazionale dell’ECE/ONU di Ginevra del 1958, aveva lo scopo di regolamentare la sicurezza stradale, e indirettamente anche l’intercambiabilità della componentistica. Questo ha spinto il legislatore europeo, sin dall’inizio degli anni 70, a emanare una molteplicità di direttive europee, che hanno poi Aspetti noti e meno noti per una parte dei nostri mezzi che condiziona in tutto e per tutto il comfort, la rumorosità, le prestazioni e soprattutto la nostra sicurezza. DOMENICO GELSI portato negli anni 90 all’omologazione europea sia dell’autoveicolo sia del motociclo a cura dei rispettivi ministeri dei Trasporti dei vari paesi. Tra questi regolamenti, ovviamente, sono presenti anche i dettami tecnici relativi ai pneumatici che qui di seguito ricordiamo: il regolamento n°30 per autovetture, il n°54 per i veicoli industriali, il n°75 per i motocicli, il n°64 per i pneumatici per uso temporaneo nelle autovetture, il n°106 per i veicoli agricoli e il n°108 e il n°109 relativi alla ricostruzione dei pneumatici per autovetture e per i veicoli industriali. L’utente finale non è al corrente di tutte le operazioni tecniche che formano la sperimentazione, la messa a punto e la delibera per l’omologazione di un pneumatico, ma la marcatura sul fianco dello stesso, con una “E” in un cerchio (regolamento ECE/ONU), o con una “e” in un rettangolo (direttive comunitarie) attesta l’avvenuta omologazione ministeriale a dimostrazione PER INDICAZIONI, SUGGERIMENTI E PROPOSTE Collins Srl tel. 02.8372897 - fax 02.58103891 [email protected] [email protected] - www.antproject.it 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 78 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM della sua conformità alle prescrizioni vigenti: cioè la garanzia per la sicurezza della circolazione stradale. Ricordiamo che la comunità internazionale dei costruttori di pneumatici emette le sue regole di unificazione tecnica in Europa (dal 1956) tramite ETRTO (European Tyre 78 Notiziario Veicoli Industriali and Rim Technical Organization), mentre in USA è il TRA e in Giappone è JATMA a occuparsene. A livello ISO (International Standardization Organization), nel 1947 è stato creato il comitato tecnico 31 “Pneumatici, cerchi e valvole”: questo trova molto attivi i delegati tecnici dei costruttori italiani che sono responsabili, con la segreteria CUNA, dei sottocomitati 4 e 10 rispettivamente relativi ad autocarri e autobus e a biciclette, motociclette e ciclomotori. Il lavoro in ambito ISO fornisce gli elementi tecnici unificati che successivamente vengono utilizzati, quali allegati tecnici, dalle prescrizioni cogenti emesse dai delegati governativi a Ginevra e a Bruxelles: ad oggi sono state emesse circa 70 norme ISO sull’argomento pneumatici. Tra i più significativi provvedimenti cogenti e volontari riguardanti i pneumatici entrati in vigore, o in corso di esame per applicazione in un breve lasso di tempo, de- sideriamo ricordare le ultime novità. • Dal 2004 le autovetture e i veicoli industriali di nuova immatricolazione devono essere equipaggiati con pneumatici rispondenti al livello sonoro fissato dalla direttiva 2001/43/CE, secondo una precisa classificazione che collega le misure e le tipologie d’impiego ai valori di rumore (dB massimi) consentiti. I pneumatici sono quindi sottoposti a un apposito test di omologazione che, se superato, richiede una specifica marcatura di conformità, e cioè una “e” in un quadrato seguito da una sigla alfanumerica che termina con “s” (sound). • Nel 2008 è gia prevista una revisione, ancora da definire; un ulteriore inseverimento: si parla di oltre 3 dB(a), che corrisponderebbero a una riduzione dal 50 al 75% della potenza sonora. Si tratta di una restrizione molto severa, difficilmente attuabile per i problemi tecnici sottesi e che richiederebbe di riprogettare parte dei pneumatici attuali presenti sul mercato. • I regolamenti ECE/ONU n°108 e 109, relativi alla ricostruzione rispettivamente dei pneumatici per autovettura e per autocarro, in virtù di una decisione del Consiglio dell’Unione europea, dal marzo 2006 sono in applicazione obbligatoria per tutti i paesi dell’Unione a far data dal 13 settembre 2006. Da tale scadenza tutti i ricostruiti commercializzati nell’Unione europea devono portare la marcatura di omologazione legale: con 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 79 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM ciò viene normalizzato, ai fini della sicurezza, anche questo settore. • La standardizzazione della nuova categoria dei pneumatici Runflat selfsupporting contraddistinta dalla marcatura RF, definiti con l’emendamento approvato in ambito ECE/ONU al regolamento 30 dall’inizio del 2006. Sono pneumatici che assicurano una maggiore mobilità, in quanto idonei a proseguire la marcia anche con perdita totale di pressione. Naturalmente, come già avviene per il ben noto ruotino di scorta, sia la percorrenza sia la velocità hanno un limite; inoltre in genere tali pneumatici vengono abbinati, sui veicoli nuovi, al sistema di controllo pressione (Tyre Pressure Monitoring System). • L’analoga standardizzazione di una nuova categoria di pneumatici specifici per l’impiego camping sugli autocaravan contraddistinti dalla marcatura CP. A livello nazionale, ricordiamo poi l’aggiornamento della norma CUNA, approvata dal ministero dei Trasporti italiano, per quanto riguarda i pneumatici per le macchine agricole e per le macchine operatrici. Oltre all’inse- rimento di nuove misure e di nuove serie di pneumatici, sono state aggiornate le tabelle di “equivalenza” anche per le macchine operatrici. Per quanto riguarda gli aspetti prestazionali, la norma italiana riguardante le catene per neve, tabella CUNA NC 178-01 oggetto di un decreto del ministero Trasporti, è in fase finale di aggiornamento per il suo allineamento con un’analoga norma austriaca. Si deve rilevare che, in ambito ISO, si è ritenuta opportuna l’unificazione di questo componente, ed è stato creato un apposito gruppo di lavoro in ambito TC 22 Veicoli a Motore. In questa breve sintesi non possiamo che limitarci a citare alcuni altri cantieri di lavoro operanti sull’argomento pneumatici: per quanto attiene agli aspetti ambientali ricordiamo infatti che, oltre alla già operante direttiva sul livello sonoro, è stata pubblicata la direttiva che bandisce nella fabbricazione l’utilizzo di taluni componenti e solventi. La resistenza al rotolamento dei pneumatici è oggetto di profondo esame a livello normativo, per pervenire alla definizione di una metodologia di misura armonizzata a livello ISO. La classificazione dei materiali di recupero è in corso di svolgi- mento a livello del comitato europeo di normazione e questo non poteva non interessare anche i pneumatici (progetto CEN/Tyre recycling). Un altro aspetto prestazionale oggetto di attuale lavoro normativo riguarda il cosiddetto wet grip, cioè l’aderenza sul bagnato, già integrato nel regolamento n°117 riguardante il livello sonoro per i pneumatici per autovettura, mentre è ancora in sviluppo per i pneumatici per i veicoli industriali. Sono infine ripresi i contatti tra gli organismi europei, americani e giapponesi (ETRTO, TRA e JATMA) per la definizione di un regolamento comune GTR, ovvero Global Tyre Regulation in seno a ECE/ONU. Accertarci che i pneumatici che montiamo sul nostro mezzo, sia in termini di caratteristiche sia di performance può sembrare improvvisamente strano, non saremo mica un Valentino Rossi che ci perde i mondiali? Eppure forse trasportiamo qualcosa di più prezioso, e non si tratta ■ del carico. Notiziario Veicoli Industriali 79 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 80 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM Un intervento di business intelligence U n modo nuovo di intendere la relazione con il cliente può costituire oggi un’opportunità di crescita per il mondo dei dealer. Forti stimoli vengono dal mercato e invitano gli imprenditori a uscire dalle proprie strutture e dotarsi di sistemi per conoscere le necessità del cliente, anticipare i suoi bisogni. Il bic, come struttura interna, diviene una cellula di integrazione delle funzioni aziendali, operando sia in modo trasversale alle aree di vendita e assistenza, sia in modo verticale alla struttura organizzativa classica, creando dei legami gerarchico-funzionali che si vanno a inserire direttamente nelle aree operative di line. Il bic si dota di strumenti di investigazione del mercato, opera con strumenti di geomarketing, acquisisce database di potenziali clienti, analizza le abitudini dei clienti del dealer e dell’officina, propone servizi aggiuntivi o pacchetti che possano adattarsi alla popolazione analizzata per aumentarne la fidelizzazione. Il bic è anche operativo, chiama il cliente lo consiglia e lo ascolta; interagisce con gli accettatori e li sollecita a chiamare e proporre i servizi pensati per lui; raccoglie dalla base tutte le possibili informazioni e soprattutto analizza le performance dell’officina e di vendita di prodotti, mezzi e servizi. Si attiva in tal modo un monitoraggio degli andamenti operati80 Notiziario Veicoli Industriali L’intervento pone al centro della gestione aziendale il bic (business intelligence center) quale cuore della relazione con il cliente dalla quale nascono le scelte strategiche per il futuro dell’azienda. ALFIO DI NOTO vi sia interni sia in relazione all’ambiente esterno e al contempo un fruttifero rafforzamento del messaggio di innovazione verso il cliente, che ne coglie gli aspetti di evoluzione verso di sé. Il bic opera in collaborazione con la direzione nella formulazione di strutture e strategie e a supporto dei responsabili di vendita e di assistenza per la gestione periodica delle informazioni e la scelta di tattiche di breve periodo. Effettua costanti analisi delle esigenze del cliente per l’innovazione e la creazione di servizi personalizzati, sintonizzati sulle richieste del momento e in anticipo rispetto alle tendenze del mercato. Il bic qui proposto opera su più livelli di intervento così riassumibili: • strategico e strutturale • gestionale • operativo. Nel livello strategico e strutturale è coinvolta in primis la direzione dalla quale si emanano la mission aziendale e la politica operativa, nonché la struttura organizzativa nel suo complesso; il marketing sviluppa il budget annuale di investimenti di cui risponde in termini di risultato e il cui intervento è portatore di informazioni e di messaggi dal mercato; il sistema di gestione qualità sovrintende alla struttura dei processi e alla loro ottimizzazione e miglioramento; il controllo di gestione analizza i risultati economici come performance dei processi; la gestione del personale valuta e propone la struttura organizzativa, valuta l’impiego di risorse in termini di efficacia del singolo e sovrintende ai piani di formazione; il bic funge da raccordo tra tutti questi elementi, affinché la loro operatività sia coerente ed efficiente. Il livello strategico strutturale identifica quindi i nuovi 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 81 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM flussi comunicazionali e la politica (obiettivi aziendali e di funzione) che si intende mettere in atto, nonché gli investimenti a essa conseguenti. Il livello d’intervento gestionale ha il compito di approfondire le tattiche di breve periodo e di ottimizzare i flussi di informazione con gli altri livelli. Il general manager e le due direzioni di vendita e service presiedono all’organizzazione generale e di settore in collaborazione con il sistema di gestione qualità e sviluppo risorse umane, che hanno responsabilità sui processi e sui percorsi formativi; il bic deve essere portatore di informazioni e andamenti, nonché di proposte per servizi di periodo o soluzioni per andamenti coerenti con le tendenze strategico strutturali. Le direzioni di line individuano e si fanno promotrici delle scelte presso i propri responsabili di secondo livello. Per quanto concerne il livello operativo, il bic, attraverso i suoi referenti diretti nelle funzioni operative, quali le hostess di accoglienza cliente, coinvolge i venditori e gli operativi del service con i quali riassume e integra l’approccio e lo “schema di gioco” concordato con le direzioni e da queste già trasmesso nelle riunioni di area. La squadra opera fattivamente a questo livello e dovranno essere rodati i sistemi di raccolta delle informazioni da parte di venditori, accettatori e altri operatori coinvolti per la miglior conoscenza e comprensione delle esigenze, peculiarità, attitudini e aspettative del cliente e dell’azienda. Essenziale è il feedback delle informazioni raccolte nella loro significatività e centralità per l’individuazione di nuove proposte e per l’elaborazione di nuove analisi in funzione dei segmenti di mercato da studiare. Tale livello operativo è dunque fondamentale quale propulsore dei livelli superiori. Per la miglior focalizzazione del ruolo del bic bisogna raccogliere e condividere con la direzione le maggiori informazioni, considerazioni e approfondimenti sulle aree qui individuate e il loro livello di radicamento nella cultura aziendale: • il marketing e gli elementi esterni di conoscenza del cliente • il sistema organizzativo e i processi interni in relazione al cliente • gli strumenti informatici e le analisi delle performance aziendali. Valorizzando quindi gli obiettivi esposti e in seguito all’analisi dello status quo, si potranno dedurre le azioni e i piani di allineamento più efficaci per la realizzazione del progetto. Si dovranno dunque prevedere una serie di attività, di seguito menzionate per sommi capi, che inserendo il Business Intelligence Center nel panorama aziendale, permetteranno alle diverse aree di lavorare all’unisono in direzione dei nuovi orizzonti: • il bic centrale alla gestione e alla operatività, • lo stato delle risorse umane e la loro evoluzione verso il lavoro di squadra, • l’evoluzione guidata dei singoli nel loro nuovo ruolo. Le analisi di mercato, la scelta delle segmentazioni da studiare, l’analisi del territorio di riferimento e delle politiche di crescita sono solo alcuni dei contributi esterni preziosi per inquadrare la realtà nella quale la propria azienda è inserita. Parte di questa osservazione si integra necessariamente con quello di cui invece è portatore il cliente e preziosa è l’occasione nella quale egli viene spontaneamente in contatto con l’azienda. Tale evento deve costituire una raccolta di dati il più completa possibile e fatta in modo tale che il cliente non si senta soverchiato di domande, ma si senta al centro dell’attenzione di un sistema che mira a conoscerlo per soddisfare meglio i suoi bisogni. Inoltre, bisogna individuare tutte le possibilità dell’azienda per contattare nuovi clienti con i quali attivare lo stesso tipo di atteggiamento sconfinando però di fatto in un target che non è l’usuale e inglobando nelle politiche aziendali nuovi interlocutori per ampliare la gamma dei servizi e raggiungere nuovi segmenti. Tutte queste strategie messe in atto al fine di anticipare le esigenze del mercato e garantire in tal modo la sopravvivenza di una concessionaria hanno bisogno di una coerenza e di un coordinamento di diversi reparti aziendali di modo che lo sforzo sia unitario ed efficace, soprattutto nel fornire al management un feedback chiaro sul quale progettare interventi. Il bic, una “stupida” nuova sigla, una ri■ sposta. Notiziario Veicoli Industriali 81 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 82 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM Audit garanzie: la sfida che deve far vincere tutti I l problema della gestione delle garanzie tra la casa madre e i dealer ha sempre causato conflitti e problematiche, a volte molto critiche, tali da causare, con una certa frequenza, risvolti penali. La casa madre (brand), da parte sua, cerca di monitorare i costi di garanzia per singolo pezzo (componente/ricambio) e per singolo modello di veicolo lanciato sul mercato e capire la percentuale di difettosità e il livello di rottura dei singoli componenti (cambio, centraline, frizioni). Le officine di marca, da parte loro, hanno a volte nella casa madre o nell’importatore proprio il loro migliore cliente, in quanto attraverso l’assistenza in garanzia coprono grande parte delle attività del service e del proprio budget. Il cliente, non ultimo attore, trova nella garanzia il giusto supporto all’aspettativa di qualità e affidabilità del prodotto acquistato. Questo naturalmente nel mondo ideale. Questo parametro di spesa, infatti, contrappone almeno tre figure: il cliente utilizzatore finale, l’ officina di assistenza della marca, la grande marca costruttrice, con interessi a prima vista confluenti nel supporto al cliente che ha ricevuto una vettura o un veicolo soggetto a una ingiustificata mortalità prematura di un qualche componente. Ma non è esattamente così e le tensioni su questa tematica hanno spesso armato l’uno contro l’altro. Succede, infatti, che la casa madre percepisca il pericolo che la sua 82 Notiziario Veicoli Industriali Aspetti chiave di un team di auditor che affronta il delicato impegno di condurre una campagna di verifica sulle garanzie di una rete nel settore automotive. MARCO BARIGAZZI rete di officine autorizzate abusi dello strumento della riparazione in garanzia, a vantaggio del proprio cliente, mettendo in difficoltà i costi previsti per il modello di vettura o per l’anno solare in questione. Dalla parte delle officine, invece, si percepisce che i tempi, spesso lunghi, per il rimborso delle garanzie da parte della casa e il fatto che frequentemente le singole garanzie possano essere rifiutate dal personale di field della marca per imprecisioni formali, siano un modi per mettere in difficoltà le piccole imprese senza forti spalle finanziarie. Ne consegue che si possono trovare officine che, quando vedono la difficoltà di una sostituzione di un grosso componente in garanzia (ad esempio un cambio), preferiscono rinunciare e indirizzare il cliente al dealer di zona, che vedrà a sua volta il monte garanzie superare pericolosamente il 50% del suo fatturato. Sotto gli occhi del cliente, quindi, si esprimono dinamiche che non ci si aspetterebbe di vedere e che in realtà in alcune reti sono anche state utilizzate per sostenere le officine e i dealer in momenti nei quali la vendita di mezzi non dava l’atteso ritorno alla rete di imprenditori, grandi o piccoli, nazionali. Un aspetto quindi virtuoso è senz’altro stato quello di far passare soldi nel canale casaofficina attraverso una particolare manica larga nella concessione di attività in garanzia in certi periodi o su particolari modelli. In qualche modo la casa si prendeva sulle spalle una attività di marketing indiretto verso il cliente finale e allo stesso tempo un giustificato supporto alla sua rete, per fare sì che non avesse a soffrire troppo di momenti di mercato stagnanti o di oggettiva perdita in termini di quote e passaggi di assistenza o di vendita quando erano i concessionari a essere coinvolti. Il contraltare poco edificante è, invece, costituito dalla possibilità che la gestione della singola officina della rete si prenda ciò che non deve, dichiarando, alle spalle dell’ignaro cliente proprietario di un mezzo in garanzia, una batteria da sostituire o dei componenti e delle ore di montaggio e smontaggio mai erogate. Ci vuole ingegno e inganno, ma ciò ha fatto parte del gioco, come anche ha fatto parte del gioco l’imperizia nella compilazione del protocollo di garanzia, che spesso determina la perdita del rimborso anche per gli onesti. La storia è poi cambiata e sono entrati in campo strumenti e metodi di controllo più o meno efficaci. Il primo è l’utilizzo di personale interno, chiamato nei modi più svariati district manager, zone manager, field manager, ispettore garanzie. Insomma, un professionista della casa che, oltre ad avere ruoli di stimolo e analisi commerciale, si prende il carico di verificare che le garanzie vengano gestite correttamente: si tratta della field force. Blocchi e approvazioni sulle singole garanzie attraverso sistemi informatici sofisticati divengono momenti di tensione fortissima fra la field force e il dealer e la sua forza (di servizi service in questo caso). Una strada che molte case hanno intrapreso è quella di utilizzare società esterne riconosciute come “terza parte indipendente”, che forniscano questo tipo di servizio di analisi molto specifico e tecnico chiamati “audit di 072_079_ANT 16-10-2007 16:03 Pagina 83 AUTOMOTIVE NETWORK TEAM garanzia”. Il livello di professionalità deve essere indiscutibile, gli strumenti di analisi condivisi possibilmente con la rete di officine e dealer per far sì che un momento di verifica sia tale da indirizzare i comportamenti della rete nella giusta direzione, piuttosto che divenire un momento di conflitto e di incomprensione. Deve essere interesse della casa, infatti, far sì che la garanzia sia inserita nel sistema informatico centrale in modo corretto per i suoi scopi, che venga correttamente liquidata e che, naturalmente, vengano dissuasi tutti i comportamenti difformi. La chiarezza delle regole, inoltre, rende chiaro anche il comportamento scorretto sia di chi è preposto al controllo (field force o auditor) sia della rete di assistenza. Lo studio del comportamento degli auditor deve essere quindi nella direzione del rigore educativo e si baserà su alcuni aspetti. In primo luogo formali/gestionali (ad esempio dovuti all’assenza della necessaria documentazione, alle registrazioni degli strumenti diagnostici, alla corretta datazione della garanzia), verificando c/o il dealer o centralmente me- diante i sistemi che gestiscono il benestare delle garanzie, la corretta attuazione della politica aziendale e l’esattezza dei dati. In secondo luogo aspetti tecnici sul campo, analizzando l’effettiva applicazione dei processi assistenziali: ad esempio, congruenza tra ciò che il cliente ha dichiarato e l’inconveniente gestito in commessa; plausibilità dell’inserimento della anomalia nel perimetro della garanzia; coerenza del ciclo riparativo prescelto con l’inconveniente rilevato; ricambi congruenti in tipologia e quantità. È nelle mani del team di audit la responsabilità di disegnare e realizzare interamente il progetto, con l’obiettivo finale di verificare l’effettiva applicazione delle regole e policy di garanzia da parte dei dealer. A seguito di tali attività possono essere calcolati degli addebiti potenziali o fissati obiettivi di miglioramento per le performance di garanzia. La delicatezza di questa operazione deve tenere in considerazione, inoltre, che la rete organizzata di dealer e officine si estende quasi sempre su più mercati di diversa cultura, lingua, comportamenti consolidati e anche normati- ve e leggi in termini di rapporto fra le imprese e di esigibilità del debito. Molto importante, quindi, è l’attività di training degli auditor sia sugli aspetti particolarmente critici che sono stati riscontrati, sia un’attività di training sui processi, finalizzate a evidenziare al dealer i margini di miglioramento nei principali processi di officina correlati alla spesa in garanzia e indirizzando operativamente il dealer nel miglioramento di tali processi. Alla pianificazione dell’intervento segue la parte più operativa cioè l’attività di audit che consiste fondamentalmente in: • estrazione statistica delle pratiche di garanzia da analizzare presso il dealer che siano rappresentative della popolazione da lui operata e portatrice di casi singoli di particolare rilevanza; • analisi propria presso il dealer basata sia sulla conoscenza della tecnica di prodotto sia sulle policy e procedure dettate dalla casa; • valutazione della documentazione presentata dal dealer e una valutazione sotto il profilo tecnico con un continuo confronto con i responsabili tecnici della officina; • formalizzazione del verbale di visita con una sintesi delle attività svolte con evidenza delle aree di criticità riscontrate; • definizione obiettivi di miglioramento con l’intento di ridurre le criticità maggiori e con la stesura di obiettivi mensili o trimestrali; • analisi di eventuali osservazioni da parte del dealer. Aldilà delle formalizzazioni, l’audit dovrà aver creato la giusta atmosfera e il dealer, come anche i responsabili dell’officina, avranno potuto così comprendere la positività di un rapporto collaborativo con la casa. Chi non vorrà credere in questa possibilità si incamminerà nella via del conflitto sulla singola pratica o avrà forse avuto dei pessimi audit e consiglieri. ■ Notiziario Veicoli Industriali 83