Carissimi catechisti e catechiste, stiamo vivendo con i bambini, il Tempo di
Quaresima che ci immette nel più grande evento della storia, quello della morte e
risurrezione di Gesù. Dio Padre riversa non solo il suo amore infinito nel Figlio
crocifisso, ma, in qualche modo, se stesso: in lui proclama il suo grande amore per noi!
Nel volto del Figlio possiamo vedere i tratti del Padre, il vangelo ci dice chiaramente
che l’amore di Gesù sta nell’ aver consegnato la sua vita nella mani del Padre, senza
risparmiare niente. La certezza che Gesù ha assunto il male e il peccato del mondo, di
ogni persona è per noi di grande speranza e non ci fa scoraggiare, tanto meno
disperare, di fronte alle situazioni critiche attuali di ingiustizie, da un lato, e di
impoverimento, dall’altro, o a gesti esasperati. Sappiamo che Gesù ha vinto il male, il
peccato e la morte e ha aperto sentieri di vita per l’umanità e per ognuno. Importante è
leggere i segni della sua presenza e seguire i percorsi di luce tracciati da lui. E,
soprattutto, accogliere e lasciarsi invadere dal suo amore.
Amore che è forza e coesione per sfuggire alle tentazioni che il diavolo crea per
allontanarci dalla comunione con Dio e con i fratelli.
Amore che, ci rende forti e coraggiosi nel prendere decisioni importanti, senza
paura, con la consapevolezza di poter sempre contare sull’amore di Dio.
Amore come sete di giustizia e di verità. Siamo chiamati a vivere l’amore vero, che
non crolli alle prime difficoltà della vita, scrolliamoci le false immagine dell’amore che
il mondo ci propone, per acquisire in noi l’unico e vero amore Cristo.
Amore come disponibilità ad aprirci al Signore che viene, che toglie i nostri cuori
di pietra per sostituirli con quelli di carne. Pieni dell’amore sentiamo il bisogno di
rendere partecipi chi ci sta accanto.
Amore come forza che distrugge la morte, guarisce e rimargina le ferite,
rendendoci uomini nuovi pronti ad incontrare il Signore nell’eterno che viene.
La Chiesa è chiamata a realizzare e annunciare l’amore di Dio Padre che si
compie in Gesù, per risollevare gli sfiduciati, consolare gli affitti, rivitalizzare i
disperati. In tal modo la Chiesa, seguendo lo stile missionario di Gesù, continua a
operare la salvezza e a generare alla vita, favorendo l’incontro con lui, il Redentore.
Così ogni catechista ed educatore è chiamato ad essere testimone dell’amore di Gesù,
mirando alla crescita integrante dei catechizzandi, senza cadere in facili buonismi.
L’albero indica la Croce
di Cristo. Per noi è
l’albero in cui si rivela
l’amore vero. L’amore di
Dio per ognuno di noi
È l’amore di Dio che da
vita al mondo, senza di
esso il mondo crollerebbe
I frutti indicano la nostro percorso per
conformarci a Cristo. Siamo chiamati ogni
settimana a cercare di realizzare un
obiettivo da noi preventivato
La nuvoletta indica la tematica della
Domenica, e allo stesso tempo l’obiettivo da
raggiungere per vivere sempre di più l’amore
di Dio
La scala indica il percorso, la fatica di
realizzare l’obiettivo a cui noi siamo
chiamati
L’acqua ci ricorda il percorso battesimale
che la liturgia percorre nelle cinque
settimane della Quaresima
Giacomino cuoricino ci aiuterà a riflettere
sulla Parola di Dio
Gen 2,7-9; 3,1-7; Sal 50; Rm 5,12-19; Mt 4,1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo
Spirito nel deserto, per essere tentato
dal diavolo. Dopo aver digiunato
quaranta giorni e quaranta notti, alla
fine ebbe fame. Il tentatore gli si
avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di
Dio, di’ che queste pietre diventino
pane». Ma egli rispose: «Sta scritto:
“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di
ogni parola che esce dalla bocca di
Dio”». Allora il diavolo lo portò nella
città santa, lo pose sul punto più alto
del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio
di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
“Ai suoi angeli darà ordini a tuo
riguardo ed essi ti porteranno sulle loro
mani perché il tuo piede non inciampi
in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta
scritto anche: “Non metterai alla prova
il Signore Dio tuo”». Di nuovo il
diavolo lo portò sopra un monte
altissimo e gli mostrò tutti i regni del
mondo e la loro gloria e gli disse:
«Tutte queste cose io ti darò se,
gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».
Allora Gesù gli rispose: «Vattene,
satana! Sta scritto infatti: “Il Signore,
Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai
culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed
ecco degli angeli gli si avvicinarono e
lo servivano.
Abbiamo letto nel Vangelo di Matteo che mentre è nel deserto,
Gesù affronta il tentatore. Il diavolo non si fa vivo subito, sapete? È
furbo! Lascia passare il tempo e intanto Gesù aspetta: “Dopo aver
digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.”
È a questo punto, quando Gesù è più debole, dopo tanta solitudine e
tanto digiuno, che il tentatore gli si avvicina. Lo fa con gentilezza e
gli fa una proposta: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre
diventino pane.” Se uno non mangia da tanti giorni, certo che sente
il desiderio del pane! Certo che è attirato dall’idea di avere del buon
pane fresco! Ma Gesù sa che non è una cosa buona pretendere i
miracoli per la nostra comodità. Per cui gli risponde: “Sta scritto:
“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla
bocca di Dio” Il tentatore non si arrende facilmente e prova
un’altra strada, fa un altro tentativo: ”Allora il diavolo lo portò
nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse:
Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi
angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro
mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Cambia
argomento, il diavolo, ma vuole da Gesù la stessa cosa: vuole che
faccia un miracolo su misura! Certo che ci farebbe piacere poter
ottenere la soddisfazione di ogni nostro capriccio, persino la pretesa
di lanciarci nel vuoto senza correre rischi! Ma Gesù non ci sta e,
visto che nel tentarlo il diavolo ha fatto riferimento alla Parola di
Dio, il Signore gli risponde per le rime: “Sta scritto anche: “Non
metterai alla prova il Signore Dio tuo.” È testardo, il diavolo! Non
si arrende facilmente! Anche se per due volte è stato vinto da Gesù,
ugualmente fa un ultimo tentativo: “Di nuovo il diavolo lo portò
sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la
loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai
miei piedi, mi adorerai” Possedere tutti i regni del mondo, tutto il
potere del mondo: è un desiderio che molti hanno nel cuore! La
voglia di essere i più ricchi, i più potenti, i più temuti! Avere tutto ai
propri piedi, essere i re del mondo… E che cosa chiede in cambio il
diavolo? Vuole essere adorato! Ma Gesù sa perfettamente che
l’unico che possiamo adorare è Dio! Adoriamo solo Dio che è
amore! Lui, e nessun altro! Il Maestro di Nazareth dice no alla
tentazione, non si lascia vincere dal nemico e risponde con forza,
cacciandolo via: “Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore,
Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.
Ma cos’è la tentazione?
Possiamo dire, in parole semplici, che é il desiderio di qualcosa che ci attira, ma che
sappiamo non essere una cosa buona. Nessuno di noi è tentato da qualcosa che non
gli piace o che non vuole! Guardate, non conosco nessun bambino che viva la
tentazione di riordinare la sua camera!!! E attenzione a non confondere la
tentazione con il desiderio di qualcosa: se per il mio compleanno desidero un bel
libro, quella non è una tentazione. La spiegazione migliore di che cos’è una
tentazione me l’ha data, qualche anno fa, Bruno, un bambino che allora aveva otto
anni. Stavamo parlando della tentazione e lui mi ha detto: “Secondo me la
tentazione è come il vasetto della nutella nella credenza di casa mia.” Siccome mi
sembrava una frase un po’ strana, gli ho chiesto di spiegarmi meglio. “A casa mia
– ha cominciato a dire Bruno – teniamo la nutella sul ripiano più in alto, dentro alla
credenza, sopra lo sportello del frigorifero. La mamma l’ha messa lì, se no io
andavo sempre a mangiarla e mi veniva il mal di pancia. È un ripiano proprio in
alto e anche la mamma, per arrivarci, deve salire sopra la sedia.” Fin qui avevo
capito, ma ancora non vedevo cosa c’entrasse la tentazione! “Un giorno – ha
continuato Bruno – sono rimasto da solo a casa e me ne sono andato in cucina.
Guardavo lo sportello della credenza e sapevo che lì dentro c’era la nutella. Ne
avevo proprio tantissima voglia e ho pensato che se salivo anche io sulla sedia forse
ci arrivavo a prenderla”. Qui Bruno ha sospirato e poi ha ripreso: “Ho provato, ma
nemmeno sulla punta dei piedi ci arrivavo. Allora ho pensato che se mettevo la
sedia sopra il carrello che abbiamo in cucina, potevo arrivare fino al vasetto. Lo
sapevo che era pericoloso mettere la sedia sopra il carrello, lo sapevo che non avrei
dovuto mangiare la nutella senza il permesso della mamma, ma avevo troppa
voglia! Così ho messo la sedia sul carrello e poi sono salito sulla sedia… Ma avevo
appena preso in mano il vasetto, quando il carrello si è mosso, ho perso l’equilibrio
e sono caduto! Ho fatto proprio un volo, il vasetto si è rotto in mille pezzi ed io mi
sono slogato un polso. L’ho dovuto tenere steccato per venti giorni!” Quando ho
ascoltato il racconto di Bruno ho capito che aveva proprio ragione: quel desiderio di
prendere a tutti i costi la nutella era stato proprio una vera tentazione. Infatti Bruno
sapeva che era pericoloso arrampicarsi in quel modo, sapeva anche che era una cosa
che non doveva fare, ma il desiderio è stato più forte e lui si è ritrovato per terra con
il polso slogato e il vasetto rotto! Bruno poteva dire di no, lasciar perdere, visto che
le cose le capiva molto bene, ma invece si è arrampicato sulla sedia. Guardate che
di tentazioni ne abbiamo tutti e non solo per la nutella! Sono sicuro che se chiedessi
a voi, ognuno mi saprebbe fare un buon esempio di una tentazione che ha dovuto
affrontare. E di fronte ad ogni tentazione possiamo sempre decidere di dire no e
cacciarla via! Ci consola sapere che anche Gesù ha sperimentato la tentazione.
Siccome lui, che è Dio, ha voluto essere in tutto come noi, proprio in ogni cosa, ha
vissuto anche lui la tentazione.
Dio non è un padrone, ma è
un Padre; pertanto adorando
Dio non si diventa servi, ma
figli. Un giorno Cristo si
inginocchierà …, ma per
lavare i piedi nell’umile
atteggiamento del servo. A
Satana e ai seguaci di
Satana, con questo gesto
Cristo ricorda che la
grandezza, davanti a Dio, si
misura soltanto in termini di
amore, di dono e di servizio.
Se lo capissimo anche noi,
saremmo al sicuro da ogni
tentazione
Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti
Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre
forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la
forza per sopportarla (1Cor 10,13). La tua caduta, o Gesù, ci
ricorda le tante nostre cadute di fronte alle tentazioni del
Maligno. È assai molesto il non reggersi in piedi dal punto di
vista morale e spirituale, e poi cadere sotto il peso dei peccati,
soprattutto se sbagliamo in reazione a chi ci sembra seccante,
pesante molesto. Ma tu, o Gesù, ci insegni la pazienza
nell’accettare ogni caduta, allo scopo di risollevarci con ogni
umiltà, mansuetudine e pazienza.
(Mons. Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et
Misericordiae, ST. VII, Catanzaro 2014)
Dio creatore e protettore del genere umano,
tu hai creato l'uomo a tua immagine
e in modo ancor più mirabile
lo hai ricreato con la grazia del Battesimo.
Volgi lo sguardo su di me, tuo servo,
e ascolta le mie suppliche:
sorga nel mio cuore
lo splendore della tua gloria,
che mi liberi da qualsiasi paura e timore
e mi restituisca serenità di mente e di spirito,
così che possa lodarti e benedirti
insieme ai miei fratelli nella tua Chiesa.
Per Cristo nostro Signore.
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ORIZZONTALI
1- Il nome dell'apostolo che rimase sotto la croce
3- Il luogo della crocifissione
4- Il lenzuolo che, secondo la tradizione, avvolse il
corpo di Gesù
8- La tortura inflitta a Gesù prima della morte
9- Il sacramento istituito da Gesù durante l'ultima cena
10- Gesù per i Romani è accusato di essersi dichiarato
…. dei Giudei
11- Gesù li lavò agli Apostoli
12- L'accusa dei Sacerdoti verso Gesù
14- Il nome della persona costretta ad aiutare Gesù a
portare la croce"
16- Il nome con cui era indicato l'orto degli ulivi
18- Il nome della donna affidata da Gesù a Giovanni
21- Il Sommo Sacerdote che interrogò Gesù
23- L'apostolo che rinnegò Gesù
24- Le persone crocifisse insieme a Gesù
VERTICALI
1- Il nome del membro del Sinedrio che ottenne il
corpo di Gesù, dopo la sua morte
2- Dopo la morte di Gesù un soldato gli colpì il fianco
con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua, segni dei
sacramenti dell’Eucarestia e del ...........
5- La persona, ai piedi della croce, che dichiarò che
"veramente Gesù era Figlio di Dio"
6- Il tribunale religioso ebraico
7- L'apostolo che tradì Gesù
13- Il governatore che decretò la morte di Gesù
15- Il nome del prigioniero scelto dalla folla per essere
liberata al posto di Gesù
16- Il nome di uno degli apostoli che seguì Gesù
nell'orto degli ulivi
17- Il giorno che stava per iniziare dopo la morte in
croce di Gesù
19- La bevanda che venne data a Gesù prima di morire
20- La corona che fu posta sul capo di Gesù
22- L'iscrizione sulla croce di Gesù
Gn 12,1-4a; 2Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé
Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello
e li condusse in disparte, su un alto
monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro:
il suo volto brillò come il sole e le sue
vesti divennero candide come la luce.
3
Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia,
che conversavano con lui. 4Prendendo la
parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è
bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui
tre capanne, una per te, una per Mosè e
una per Elia». 5Egli stava ancora
parlando, quando una nube luminosa li
coprì con la sua ombra. Ed ecco una
voce dalla nube che diceva: «Questi è il
Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio
compiacimento. Ascoltatelo».
6
All'udire ciò, i discepoli caddero con la
faccia a terra e furono presi da grande
timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e
disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando
gli occhi non videro nessuno, se non
Gesù solo. 9Mentre scendevano dal
monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a
nessuno di questa visione, prima che il
Figlio dell'uomo non sia risorto dai
morti».
“Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte,
su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le
sue vesti divennero candide come la luce.” Poche parole, per raccontare qualcosa di
eccezionale. Ma cosa vuol dire che Gesù si trasfigura? Vuol dire che Pietro, Giovanni,
Giacomo, non vedono più solo il volto umano del loro Maestro, ma vedono anche il suo
volto divino, vedono il suo essere davvero Figlio di Dio. Voi direte: - Vabbè… ma in
che modo lo vedono? Cos’è che accade, esattamente? – Bè, purtroppo gli evangelisti
non hanno trovato le parole per dirlo. Ci provano a raccontarlo. Ci provano in tre: sia
Marco, sia Matteo, sia Luca, ognuno con parole lievemente diverse, prova a riferirci che
cosa è accaduto, ma riescono a dirci davvero molto poco: “il suo volto brillò come il
sole e le sue vesti divennero candide come la luce” e nulla di più. L’unica cosa che
riusciamo a comprendere bene, è questa luce speciale che brilla e si irradia dal volto di
Gesù, come se il suo stesso corpo, tutta la sua persona, fosse diventata un sole luminoso.
Noi vorremmo sapere tante cose, tanti dettagli… ma il Vangelo non ci dice niente di
più. Probabilmente perché le parole non riescono ad esprimere tutta la bellezza di
quell’istante. “Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui”. I tre
apostoli, Giacomo, Pietro e Giovanni, se ne stanno lì, senza fiato, a guardare il volto del
Maestro diventato così meravigliosamente luminoso, e non sanno che fare, che pensare.
Proprio in quel momento, si presentano due testimoni grandi e importanti, a far capire ai
discepoli che non stanno sognando, che non è uno scherzo della fantasia quello che
stanno vedendo. Chi sono questi testimoni d’eccezione? Mosè ed Elia. Mosè, proprio
Mosè, che ha guidato il popolo fuori dalla schiavitù in Egitto; proprio Mosè che ha
parlato faccia a faccia con Dio, nel roveto ardente; proprio Mosè, che ha ricevuto la
Legge di Dio! E poi c’è Elia, il grande profeta che ha proclamato con forza la venuta
futura del Messia atteso; Elia, che è salito al cielo su un carro di fuoco! Mosè ed Elia
appaiono sul monte e cominciano a parlare con Gesù. Ed è bello che il Vangelo dica che
“conversavano con lui”: parlano tra di loro, come buoni amici! Parlano con Gesù con
calma, conversando, appunto! Proviamo a pensare come si saranno sentiti in quel
momento i tre apostoli! Son saliti tranquilli sul monte e hanno visto Gesù cambiare di
aspetto, diventare tutto luminoso. Hanno visto veramente il suo volto di Dio. Mentre se
ne stavano senza fiato, ecco comparire Mosè ed Elia… e non è ancora finita! Dal cielo
giunge la voce di Dio Padre: “Una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco
una voce dalla nube che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio
compiacimento. Ascoltatelo” Quello che già aveva detto con forza, subito dopo il
Battesimo di Gesù al Giordano, ecco che Dio Padre lo ripete ancora: “Questo è il mio
amatissimo Figlio! È lui la mia gioia! Ascoltatelo!” Le emozioni, per i tre apostoli, sono
davvero troppe e il Vangelo ci dice che cadono, nascondendo il volto a terra, quasi per
non vedere più nulla! Ora, facciamo molta attenzione ai particolari di questo momento:
“All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande
timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: Alzatevi e non temete”. Gesù si avvicina
pian piano, li rassicura, li tocca, quasi come una carezza lieve, perché non siano più
spaventati. Quanta delicatezza, quanta bontà, da parte di Gesù! com’è attento e
premuroso verso i suoi amici! Non è che si mette a vantarsi con loro, tipo: “Avete visto
come sono importante? Avete visto che son venuti a parlare con me Mosè ed Elia?
Avete sentito cosa ha detto la voce di Dio Padre?” Noooo! Niente di tutto questo! Gesù
si preoccupa subito per gli altri, va loro vicino per tranquillizzarli e, addirittura, dice
loro di non raccontare nulla di quello che hanno visto e udito, fino alla sua risurrezione.
Il coraggio di amare …
Ma a questo punto dobbiamo tornare a chiederci: cosa suggerisce a
noi, questo Vangelo? Questo episodio che abbiamo ascoltato insieme,
ci dice che dobbiamo anche noi trasfigurarci, cioè permettere ad ogni
persona che ci incontra, a chiunque sta insieme a noi, di riconoscere
l’amore di Dio presente nel nostro cuore! Abbiamo tutti ricevuto il
Battesimo, vero? Certo! Quindi siamo anche noi figli di Dio e
portiamo nel nostro cuore il riflesso del suo amore. Come facciamo a
trasfigurarci? Ogni volta che amiamo come ci ha insegnato ad amare
Gesù, anche noi ci trasfiguriamo! Ogni volta che amiamo davvero,
traspare da noi il volto di Dio, il suo Amore immenso! E così succede
che i nostri familiari, gli amici, i compagni di scuola, tutti si ritrovano
a pensare: “Com’è bello stare con lui!” oppure “Com’è bello stare
con lei!”.
Dunque, per prepararci bene alla Pasqua, basta che ci esercitiamo
ogni giorno un pochino per trasfigurarci, cioè per lasciar trasparire
l’amore di Dio che è in noi. Come fare? Ma lo sappiamo già! Non è
una cosa nuova! Se sappiamo essere generosi, accoglienti con gli
altri, se sappiamo condividere le cose che abbiamo e quello che
sappiamo fare, allora amiamo davvero. Se sappiamo perdonare chi ci
tratta male, se sappiamo avere pazienza e bontà anche con chi ci sta
meno simpatico, allora amiamo davvero. E, infine, per far trasparire
l’amore di Dio, è importante che sul nostro volto ci sia un bel sorriso!
Chi ha nel cuore l’amore di Dio, ha nel cuore la gioia più grande che
c’è! Lasciamola uscire, abbiamo il coraggio di amare perchè tutti
vedano e gioiscano insieme a noi!
Con gli occhi della mente e del
cuore, possiamo andare anche
noi sul monte, insieme a Gesù,
Pietro, Giacomo e Giovanni,
per rivivere questo attimo
meraviglioso della
Trasfigurazione. Ogni male
può essere vinto se ci apriamo
all’amore di Dio. Non bisogna
avere paura, ma riconoscere
che accanto a noi c’è sempre
Gesù che ci ama e ci da il
coraggio di amare
Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li
portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si
trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti,
bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così
bianche (Mc 9,2-3). I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù,
presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun
soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta
tutta d'un pezzo da cima a fondo (Gv 19,23). Quelle tue vesti,
Signore, diventano ora il bottino dei soldati. Sono quelle stesse
vesti che avevano irraggiato splendore sul mondo nel giorno della
tua Trasfigurazione. Ma adesso, è un momento di buio e di peccato.
Adesso, è la notte del mondo. La notte che non ci fa più riconoscere
che “l’ignudo è sempre Cristo”, come tuonava san Giovanni
Crisostomo. Ignuda è, infatti, ogni creatura posta in essere a
immagine di Dio, quando viene spogliata di tutto ciò che le è
dovuto: dignità, rispetto, lavoro, parola, diritti, autonomia.
(Mons. Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et Misericordiae,
ST. X, Catanzaro 2014)
Dammi il supremo coraggio dell'Amore,
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell'amore,
e dell'amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l'offesa,
ma disdegna di ripagarla con l'offesa.
Dammi la forza di amare sempre.
CRUCIVERBA: LA BIBBIA
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ORIZZONTALI
1- Il numero dei libri che compongono la Bibbia
4- Il nome usato dagli Ebrei per riferirsi a Dio
6- Un evangelista che non è stato un apostolo
8- I primi cinque libri della Bibbia
9- La Bibbia è divisa in capitoli e….
10- Il libro della Bibbia che si trova dopo i Vangeli
12- Il re di Israele che fece costruire il Tempio
14- Il nome dell’evangelista che è autore anche degli Atti
15- Lo sono i libri della Bibbia
18- Il primo uomo
19- Il secondo libro della Bibbia
22- I libri ritenuti non ispirati
24- Un nome con cui si indica Dio
25- La lingua usata per scrivere il Nuovo Testamento
26- Una lingua della Bibbia
28- Ne ha scritte tante Paolo
29- L’ultimo libro della Bibbia
VERTICALI
1- Il nome con il quale si indicano i primi tre Vangeli
2- La seconda parte della Bibbia: … TESTAMENTO
3- Il primo libro della Bibbia
4- Il patriarca al quale Dio si rivelò per primo come unico Dio
5- La traduzione della parola TESTAMENTO
6- Il personaggio che liberò gli Ebrei dalla schiavitù egiziana
7- Il libro di preghiere del popolo ebraico
11- La prima parte della Bibbia: … TESTAMENTO
12- Il giorno sacro per gli Ebrei
13- Fu venduto dai fratelli a dei mercanti egiziani
14- La traduzione della parola Bibbia
16- L’evangelista che prima di incontrare Gesù faceva l’esattore delle tasse
17- Il numero dei libri della seconda parte della Bibbia
20- Il nome dell’evangelista che è stato anche l’unico apostolo ad assistere alla morte di
Gesù
21- Il nome di Dio, ritenuto impronunciabile
23- Sono considerati i messaggeri di Dio e hanno dato il nome a molti libri della Bibbia
27- La prima donna
Es 17,3-7; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42
5
Giunse così a una città della Samaria
chiamata Sicar, vicina al terreno che
Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio:
6
qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù
dunque, affaticato per il viaggio, sedeva
presso il pozzo. Era circa mezzogiorno.
7
Giunge una donna samaritana ad attingere
acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I
suoi discepoli erano andati in città a fare
provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana
gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo,
chiedi da bere a me, che sono una donna
samaritana?». I Giudei infatti non hanno
rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde:
«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui
che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti
chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua
viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai
un secchio e il pozzo è profondo; da dove
prendi dunque quest'acqua viva? 12Sei tu
forse più grande del nostro padre Giacobbe,
che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi
figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde:
«Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo
sete; 14ma chi berrà dell'acqua che io gli darò,
non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che
io gli darò diventerà in lui una sorgente
d'acqua che zampilla per la vita eterna».
15
«Signore - gli dice la donna -, dammi
quest'acqua, perché io non abbia più sete e
non continui a venire qui ad attingere acqua».
Era un giorno come tanti altri, di un caldo umido, quel caldo che ti si attacca
alle ossa e ti toglie il fiato. Era un giorno come tanti altri ed io, curva sotto il
peso dei secchi da riempiere, camminavo svogliatamente lungo la strada. A
quell'ora non va mai nessuno a prendere l'acqua ma quel giorno c'era un
uomo, uno straniero, appoggiato al bordo del pozzo. Sono una donna
pratica, una che si da molto da fare, una di poche parole, una a cui non piace
impicciarsi degli affari degli altri. Lui sembrava addormentato ed io
nemmeno gli rivolsi la parola. Afferrai il primo secchio, lo legai alla corda,
lo calai nel pozzo e presi a sollevarlo. "Donna – mi gridò quell'uomo, lo
straniero, senza nemmeno voltarsi a guardarmi – Dammi un po' d'acqua da
bere". Mi bloccai stringendo forte la corda tra le mani e lasciando il secchio
a penzolare in mezzo al pozzo. Sapete quanta fatica per una donna della mia
corporatura sollevare un secchio pieno per quindici metri? Avete idea di
quanto bruci la corda umida sfregando le mani? Ebbene, io accetto tutto
questo, lo sopporto giorno dopo giorno perché è quel che devo fare. "Vuoi
dell'acqua? – mi sarebbe piaciuto rispondergli – Prendi un secchio e datti da
fare". Ma sono una donna pratica, una che si dà molto da fare, una di poche
parole, una che cerca di evitare le discussioni. "Perché tu che vieni dalla
Giudea – gli domandai cercando di guadagnare tempo – chiedi da bere a me
che sono Samaritana?" Sorrise e tacque mentre io tornai al lavoro. Presi un
altro secchio, lo legai alla corda, lo calai nel pozzo ed iniziai a sollevarlo.
"Tu non sai chi ti ha chiesto da bere – mi disse poi – Se tu lo sapessi, saresti
tu a chiederglielo ed egli ti darebbe acqua viva. Se uno beve dell'acqua che
gli darò, non avrà mai più sete". Di nuovo mi bloccai e, di nuovo, lasciai il
secchio a penzolare in mezzo al pozzo. Ve l'ho detto, sono una donna
pratica: quell'acqua mi sembrava un affare, mi sarei giocata i risparmi di
sempre pur di averla. Ma la vita mi ha insegnato ad essere dubbiosa e
diffidente. Quell'uomo, lo straniero, non aveva un secchio e il pozzo era
profondo. Così lo sfidai: "Dove la prendi quest'acqua?" gli domandai. Egli si
voltò e mi guardò. Io lo guardai a mia volta e sentii qualcosa esplodermi
dentro. Quell'uomo, lo straniero, mi conosceva! Quell'uomo, lo straniero,
sapeva ogni cosa del mio passato, del mio presente, del mio futuro! Non era
venuto al pozzo perché stanco ed assetato ma perché... aspettava me! Lui era
lì per me! Ed io, diffidente... ed io, incapace di accogliere, gli avevo rifiutato
un sorso d'acqua... Era un giorno come tanti altri, di un caldo umido, quel
caldo che ti si attacca alle ossa e ti toglie il fiato. Era un giorno come tanti
altri, era un uomo come tanti altri ma quell'uomo, quel giorno, mi cambiò la
vita. Mi aprì gli occhi, mi spalancò il cuore e mi riempì d'amore, quell'amore
che avevo tanto cercato e mai trovato. Quell'uomo, lo straniero, mi aiutò a
capire quel che avrei dovuto e voluto capire molto prima: vedere non è
credere, credere è vedere.
Il cuore di ogni persona è fatto in modo tale da non dissetarsi mai di amore:
c'è sempre posto per un altro sorso di affetto, c'è sempre posto per una
parola gentile, c'è sempre posto per una piccola carezza! Possiamo
diventare molto molto anziani: anche allora, dopo tutta una vita, ci
accorgeremo di avere ancora sete di amore! Ad ogni età, in ogni situazione,
abbiamo sempre questa sete grande. Gesù, che è Dio, sa perfettamente
com'è fatto il nostro cuore e conosce molto bene questa sete d'amore. La
conosce perfettamente perché ha una sete che somiglia alla nostra, ma è
anche l'opposto, nello stesso tempo! Sembra difficile? Ma no! Lo dico di
nuovo con parole più semplici: noi abbiamo sete di ricevere amore,
desideriamo essere amati. Dio, invece, ha una grande sete di dare amore,
desidera immensamente amarci. Certo che questa è una vera fortuna!
Desideriamo tutti quanti un amore senza fine, un amore che ci disseti
continuamente, ed ecco che Gesù ci viene a dire che Dio sta traboccando dal
desiderio di darci il suo amore infinito, di amarci per sempre! Questa è
davvero la più bella delle notizie! Questo è veramente un pensiero che
dovrebbe farci cantare di gioia, ballare di felicità! Oh, sì che vogliamo di
questa acqua viva! Vogliamo lasciarci dissetare dall'amore di Dio, perché
così si spegnerà la nostra sete e anche in noi zampillerà il desiderio di
donare amore, lo stesso desiderio che è nel cuore di Dio!
È questo allora il suggerimento stupendo che ci viene dalla Parola di Dio di
questa domenica: per prepararci bene alla Pasqua dobbiamo lasciarci
dissetare dall'acqua viva che è l'amore di Dio. Dobbiamo tuffarci in
quest'acqua viva, spruzzarci a vicenda, bere a sazietà! E come si fa?, si
starà chiedendo qualcuno. Chi ha già la possibilità di accostarsi al
sacramento della Riconciliazione, sa perfettamente che ogni incontro con il
perdono del Signore è una lunga sorsata dell'acqua viva del suo amore. Non
perdiamo le occasioni in Quaresima per tuffarci nella gioia di vivere il
perdono del Padre Buono, lasciandoci sommergere dall'acqua viva del suo
amore! E poi, tutti, possiamo mantenere sempre fresca la sorgente
dell'acqua viva che Dio Padre ha messo in noi con il Battesimo. Ci ha detto
Gesù che anche in noi zampilla l'acqua viva dell'amore e questo zampillo è
alto, limpido, fresco, ogni volta che doniamo amore.
Ogni volta che diciamo una parola
gentile, un incoraggiamento, una
frase che consola chi è triste,
facciamo zampillare l'acqua viva
dell'amore. Ogni volta che
sorridiamo a qualcuno, che siamo
accoglienti, che scacciamo via i
musi lunghi e trattiamo tutti con
bontà e simpatia, ecco che
zampilla la sorgente dell'acqua
viva. Tutte le volte che sappiamo
essere generosi, in famiglia, a
scuola, con gli amici; quando
sappiamo condividere i nostri
giochi, il nostro tempo, ci stiamo
spruzzando allegramente con
l'acqua viva.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai
compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete» (Gv
19,28). Una delle tue ultime parole dall’alto della croce, o
Gesù, esprime il tuo senso di sete. Una sete, la tua, che
non sarà soddisfatta dall’aceto e che ti condurrà
comunque alla morte ed al freddo sepolcro, scavato in
una roccia, dove la pietà dei sopravvissuti ti depone
avvolto in un lenzuolo. Tu ci dai, così, un imperativo
religioso chiedendoci di “Darti da bere”. Con tutto il suo
significato simbolico, questo grido interpella in
profondità il nostro senso di sobrietà ed elimina
l’egoismo di chi ha troppo. Offrire l’acqua, o non accedere
nel consumo della nostra, è uno straordinario riflesso
dello spirito di Amore per il prossimo, che evita l’inedia e
la morte. (Mons. Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et
Misericordiae, ST. XIV, Catanzaro 2014)
Come il cervo anela alle sorgenti delle acque,
così l’anima mia sospira a te, Dio.
Ha sete l’anima mia del Dio vivo.
Quando verrò e mi presenterò
davanti al volto del mio Dio?
O fonte di vita, vena d’acqua viva,
quando verrò dalla terra deserta
senza strade e senz’acque,
alle acque della tua dolcezza,
per vedere la tua potenza e la tua gloria
e saziare con le acque della tua misericordia
la mia sete?
Ho sete, Signore, sorgente di vita, dissetami.
Ho sete di te o Dio.
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Orizzontali
1 c’è quello battesimale
3 la mensa eucaristica
7 il secondo evangelista, autore del vangelo più
btreve
10 c’era davanti al tempio quando Gesù si
arrabbiò.
13 Abbreviazione nel vangelo per Matteo
15 luogo in cui si può celebrare il sacramento della
penitenza.
17 le vocali in Cana
18 l’evangelista, esattore delle imposte, che ci
parla dei magi
19 è il simbolo dei cristiani
22 re ebreo sotto cui morì Gesù
23 costruì l’arca
26 vaschetta posta all’ingresso della chiesa che ci
ricorda il Battesimo
27 è piccolo ma da lui nasce la pianta
28 proclama la parola di Dio nella messa
30 contenitore per fiori
31 narra le parole e l’opera di Gesù.
32 ..... Pietro fu il primo papa
33 gruppo di persone che guida il canto in chiesa
35 ragazzi che servono all’altare
36 Il parroco
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36
Verticali
1 L’appellativo del religioso che vive in convento
2 Padre, Figlio e Spirito Santo
4 luogo da cui si proclamano le letture della messa
5. lo era Erode
6 forma il prato
7 chiediamo al Padre di liberarci da lui
8 Asti nelle targhe
9 città in cui furono uccisi San Pietro e San Paolo
11 celebra l’Eucarestia
12 quello pasquale è acceso vicino all’altare nei
battesimi e nel tempo pasquale.
14. Cofanetto dorato in cui si conservano le Ostie
Consacrate.
16 l’evangelista, compagno di Paolo, che ci ha
riportato le più belle parabole di Gesù.
18 è colui che celebra il sacramento. Alcuni laici
possono esserlo straordinari per la comunione.
20 le lettere dispari in “creò”
21 Persona “ordinata” che aiuta il sacerdote.
24. distesa d’acqua più grande del lago
25 l’evangelista pescatore, apostolo di Gesù, che ci
narra fra l’altro la lavanda dei piedi.
28 sono due, di vetro, negli occhiali.
29 numero delle persone della Trinità
34 metallo prezioso con cui sono fatti ca
1Sam 16,1b.4.6-7.10-13; Ef 5,8-14; Gv 9,1-41
1
Passando, vide un uomo cieco dalla
nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono:
«Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori,
perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù:
«Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è
perché in lui siano manifestate le opere di
Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere
di colui che mi ha mandato finché è giorno;
poi viene la notte, quando nessuno può
agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la
luce del mondo». 6Detto questo, sputò per
terra, fece del fango con la saliva, spalmò il
fango sugli occhi del cieco 7e gli disse:
«Va' a lavarti nella piscina di Sìloe» - che
significa Inviato. Quegli andò, si lavò e
tornò che ci vedeva. 8Allora i vicini e quelli
che lo avevano visto prima, perché era un
mendicante, dicevano: «Non è lui quello
che stava seduto a chiedere l'elemosina?».
9
Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano:
«No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli
diceva: «Sono io!». 10Allora gli
domandarono: «In che modo ti sono stati
aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L'uomo
che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi
ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va' a
Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono
lavato e ho acquistato la vista». 12Gli
dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo
so». 13Condussero dai farisei quello che era
stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui
Gesù aveva fatto del fango e gli aveva
aperto gli occhi.
Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo
interrogarono: Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato
cieco?" È la mattina di un sabato come tanti altri; camminando, Gesù e i
suoi amici incontrano un uomo che era nato cieco, che non aveva mai visto
la luce. E i discepoli chiedono al loro Rabbi quale colpa abbia commesso
quell'uomo per essere nato con questa menomazione. Strana domanda, che
racchiude un'antica mentalità: la malattia e la disabilità erano considerate
come una punizione che Dio mandava, per colpire chi aveva compiuto il
male. Poteva anche non essere un castigo diretto: se un bambino nasceva
con una malattia o con un handicap, allora erano stati i suoi genitori ad aver
commesso qualche colpa, che egli doveva pagare. Che immagine crudele di
Dio, ne esce fuori, non vi pare? Uno che non solo si vendica facendo stare
male chi è colpevole, ma addirittura se la prende con gli innocenti, con colui
che non ha commesso alcuna colpa, ma è parente di un colpevole! Tutto di
noi si ribella, di fronte a un ritratto così mostruoso di Dio Padre! Il Padre
Buono che noi conosciamo è amore senza misura, tenerezza infinita, vuole
solo il meglio per noi, ci ricolma di premure, è capace di perdonarci
infinitamente... Niente a che vedere con quella specie di mostro feroce e
vendicativo che avevano in mente i discepoli! Però, siamo onesti: il volto di
Dio Padre lo abbiamo conosciuto solo grazie al Maestro Gesù e alla luce
dello Spirito Santo; un dono immenso che, quanti ci hanno preceduto nel
cammino di fede, non avevano ancora ricevuto. Ci sono ancora oggi persone
che, in fondo in fondo, la pensano un po' come duemila anni fa: credono che
la malattia sia un castigo inviato da Dio e ogni volta che capita loro di
soffrire, se la prendono con Dio Padre, come se Lui fosse l'artefice di tanta
crudeltà! Perciò non giudichiamo troppo in fretta i discepoli che interrogano
il loro Rabbi e ascoltiamo che cosa risponde Gesù: "Né lui ha peccato né i
suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio." Il
Maestro e Signore è molto chiaro: quando nasce un bambino malato,
nessuno deve tirare in ballo il peccato o la colpa. Semplicemente, dobbiamo
riconoscere che noi creature umane non siamo perfette; il nostro corpo può
ammalarsi, può essere deforme, debole, incompiuto... Ma la colpa e il
peccato non c'entrano nulla! Anzi, proprio nella sofferenza, si può
manifestare l'azione di Dio che non si stanca di consolare, confortare e
guarire ogni nostra debolezza! Ed infatti, Gesù interviene personalmente in
favore di quell'uomo: "Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò
il fango sugli occhi del cieco e gli disse: Va' a lavarti nella piscina di
Sìloe... Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva." Il gesto che compie il
Rabbi di Nazareth può lasciarci stupiti: Mentre la gente commenta
sconcertata, il cieco non solleva obiezioni: si fida di Gesù e va a lavarsi. E
riacquista la vita. Vede, come non gli era mai stato possibile in tutta la sua
vita! La gioia di quest'uomo è traboccante, non sa contenerla! Corre, salta,
vuole dirlo a tutti che ora ci vede, che i suoi occhi sono sani, che può
ammirare il mondo, il cielo, i volti della gente...
La ragione fa fatica ad accettare qualcosa di così straordinario, quindi è
comprensibile anche il dubbio, l'incertezza, che si mescolano alla gioia, alla
sorpresa... Gli stessi genitori dell'uomo guarito sembrano incapaci di accettare fino
in fondo quello che è accaduto: ammettono che il loro figlio è nato cieco, ma non
osano riconoscere che sia avvenuto veramente un miracolo. Si tirano indietro,
dicono che non tocca a loro parlare, preferiscono non prendere posizione. Quello
che però ci lascia senza fiato è l'atteggiamento dei farisei. Non sembrano né stupiti
né increduli: sembrano piuttosto scocciati e anche arrabbiati per quello che Gesù ha
fatto. Attenzione: non per il miracolo. Quasi quasi non sono neppure interessati alla
guarigione di quell'uomo. Sembra che non ci facciano caso, come fosse roba di tutti
i giorni. No, i farisei, gli esperti della Legge di Mosè, coloro che sanno come ci si
deve comportare per essere buoni israeliti; che hanno assunto il compito di
giudicare il comportamento di tutti, sono messi in crisi da una domanda: Gesù,
questo giovane Rabbi, ha rispettato la regola che impone di non compiere nessun
lavoro in giorno di sabato? Si è attenuto alle regole oppure no? Questo è il dubbio
che assale i farisei e toglie loro la gioia per il miracolo avvenuto. Perché si dicono:
quel Gesù ha impastato della terra con la saliva, quindi si è chinato per
raccoglierla... no, non ci siamo, questo è contro la legge del sabato! E poi, curare un
ammalato, è un lavoro. Anche questo è contro la legge del sabato! Oh, ma
insomma, questo Gesù di Nazareth, che non rispetta le tradizioni: chi si crede di
essere! Venire proprio qui, a Gerusalemme, per fare di testa sua, creare confusione
tra la gente, fare il rivoluzionario... Allora chiamano il cieco per interrogarlo e lo
sgridano: avanti, dì la verità, ammetti anche tu che questo Gesù è un matto, un
fanatico, uno che non ha niente a che fare con Dio! Ed è bellissima la risposta del
cieco: "Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa
la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire
che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non
avrebbe potuto far nulla." Come sono disarmanti le parole di quest'uomo! Il cieco
guarito, non sta a cavillare sul sabato o sulla Legge di Mosè: sa che la sua vita è
cambiata radicalmente. Sa che ora vede per la prima volta. Ed è convinto,
fermamente, che solo un uomo in cui opera Dio ha potuto guarirlo. L’uomo guarito
viene maltrattato, dai signori farisei, lui però non cambia idea: è stato guarito, lo sa.
E Colui che ha compiuto il miracolo deve essere di certo in comunione con Dio. Il
Maestro e Signore spiega a tutti i presenti il senso profondo del suo miracolo, che
va ben oltre la guarigione di quell'uomo cieco: "io sono venuto in questo mondo
perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi." In
parole più semplici, Gesù sta spiegando che, sebbene sia un grande miracolo che un
cieco torni a vedere, c'è qualcosa di ancora più grande da raggiungere: aprire gli
occhi dell'anima! Smetterla di essere ciechi sulle proprie fragilità, sui nostri errori,
su ciò che non va di noi stessi. Questo tempo di Quaresima è proprio un dono
grande, per aprire i nostri occhi, affinché possiamo crescere nella capacità di amare.
Il Signore viene ad aprirci gli
occhi, spesso sbarrati dalle
cattiverie, dalle gelosie, non
siamo stati creati per il male,
ma per il bene. Spesso la cecità
non è quella fisica ma
spirituale, che non ci fa vedere
la verità, precludendoci
l’incontro e la gioia che da
esso avviene. Disponibili
all’amore significa aprirci al
Signore che viene, che toglie i
nostri cuori di pietra per
sostituirli con quelli di carne.
Pieni dell’amore di Dio
sentiamo il bisogno di donarlo
a chi ci sta accanto.
Nel malato, nell’infermo, nel sofferente, noi non
incontriamo soltanto un amico o un parente che
suscita la nostra compassione, ma un fratello che
ha qualcosa da donarci. Lo guarderemo, dunque,
con gli occhi della fede e, come la parabola del
buon Samaritano insegna; lui per noi non sarà il
“prossimo”, ma “il prossimo” saremo noi per lui.
(Mons. Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et
Misericordiae, ST. V, Catanzaro 2014)
Signore, insegnami a non parlare
come un bronzo risonante
o un cembalo squillante,
ma con amore.
Rendimi capace di comprendere
e dammi la fede che muove le montagne,
ma con l'amore.
Insegnami quell'amore che è sempre paziente
e sempre gentile;
mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso;
l'amore che prova gioia nella verità,
sempre pronto a perdonare,
a credere, a sperare e a sopportare.
Infine, quando tutte le cose finite
si dissolveranno
e tutto sarà chiaro,
che io possa essere stato il debole ma costante
riflesso del tuo amore perfetto
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CHIAVE: 2,7, 5 9,1, 4, 4, 1, 5, 3, 6
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……………………………………………………………………………………………………………………………………………
Ez 37,12-14; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45
Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di
Maria e di Marta sua sorella, era malato.
2
Maria era quella che cosparse di profumo
il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi
capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le
sorelle mandarono dunque a dirgli:
«Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
4
All'udire questo, Gesù disse: «Questa
malattia non porterà alla morte, ma è per la
gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il
Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù
amava Marta e sua sorella e Lazzaro.
6
Quando sentì che era malato, rimase per
due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi
disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in
Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì,
poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu
ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non
sono forse dodici le ore del giorno? Se uno
cammina di giorno, non inciampa, perché
vede la luce di questo mondo; 10ma se
cammina di notte, inciampa, perché la luce
non è in lui». 11Disse queste cose e poi
soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico,
si è addormentato; ma io vado a
svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli:
«Signore, se si è addormentato, si salverà».
13
Gesù aveva parlato della morte di lui; essi
invece pensarono che parlasse del riposo
del sonno. 14Allora Gesù disse loro
apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono
contento per voi di non essere stato là,
affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».
L’evangelista Giovanni sa bene quanto sia straordinario questo episodio e ce
lo racconta con tantissimi particolari. Ci riferisce i discorsi tra Gesù e i suoi
discepoli mentre vanno a Betania. Ci dice come gli apostoli non riescono a
capire che cosa Gesù voglia fare e come il Maestro cerchi di prepararli a ciò
che vedranno: “Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere
stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!” L’evangelista ci
racconta di Marta, sempre irruente. Appena viene a sapere che arriva l’amico
Gesù, gli corre incontro, gli presenta il suo dolore, ma dichiara anche la sua
fede: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che
viene nel mondo” Dopo aver parlato con il Maestro, va a chiamare sua
sorella Maria, che ripete la stessa certezza di Marta: “Signore, se tu fossi
stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” Di fronte al sepolcro di Lazzaro,
Gesù chiede che venga tolta la pietra che ne chiude l’ingresso. Prega il Padre
con fiducia, con parole così belle che val la pena ascoltarle ancora: “Padre, ti
rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto,
ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai
mandato” Sì, Gesù sa bene che il Padre lo ascolta in ogni momento, ma dice
il suo grazie con gioia, con amore, ad alta voce, perché tutti quelli che stanno
intorno non abbiano dubbi che è la forza di Dio a compiere il prodigio.
Infatti, dopo aver pregato, Gesù chiama l’amico, perché esca dalla tomba. E
così accade, tra lo stupore di tutti e la gioia senza misura delle due sorelle!
Chissà che brivido di emozione nel veder Lazzaro affacciarsi sulla soglia,
con addosso ancora le bianche stoffe in cui era stato avvolto, come usavano
fare i Giudei con i morti! Non paura, sapete? No! Ma la gioia e il rimanere
senza fiato perché sta accadendo qualcosa che non si è mai sentito prima! Gli
apostoli e i presenti non capiscono tutto per bene, ma noi che sappiamo che
cosa accadrà presto a Gesù, nella festa della Pasqua, ci rendiamo conto che
in qualche modo, con questo miracolo grandioso il Maestro sta anticipando
la sua stessa Risurrezione. Sta dicendo chiaramente che Lui ha il potere di
ridare la vita. Sta mostrando agli occhi di tutti che la morte non è la grande
nemica, perché la forza del Suo amore la può vincere, la può sconfiggere per
sempre! Però attenzione: c’è una grande differenza tra Lazzaro che lascia il
sepolcro per continuare a vivere, e la Risurrezione di Cristo Signore che
celebriamo nella Pasqua. Infatti Lazzaro torna alla vita, ma non per sempre.
Dopo un po’ di anni, ormai invecchiato, Lazzaro ha dovuto affrontare di
nuovo il giorno della morte, che è giunta per lui, come per tutti. Invece la
Risurrezione di Gesù spalanca le porta alla vita che non finisce mai!
Gesù ha lasciato il sepolcro come Lazzaro, ma non morirà mai più. La sua
vita di risorto non finisce, non finirà mai!
Ora, però, vi devo fare una confidenza. È vero, quello che abbiamo appena letto è
grandissimo. Eppure, ogni volta che leggo questo brano del Vangelo, la mia attenzione
corre subito ad altro. Non tanto al fatto grandioso di un morto che torna alla vita, ma ai
particolari su Gesù che possiamo scoprire dalle parole dell’evangelista Giovanni. I
Vangeli non ci dicono com’era il volto di Gesù, com’erano i suoi occhi, le sue mani, il
suo sorriso, però ci regalano alcuni dettagli che son troppo preziosi e che non possiamo
correre il rischio di far scivolare via. Un primo dettaglio che mi piace leggere e
rileggere riguarda l’affetto che lega Gesù a Marta, Maria e Lazzaro: “Gesù amava
Marta e sua sorella e Lazzaro” Mi sembra bellissimo il fatto che, pur amando tutti,
Gesù ha anche le sue preferenze, le sue simpatie, le persone che sente più vicine al suo
cuore, che gli sono più care! È normale che sia così! Tutti noi abbiamo qualcuno a cui
vogliamo un bene speciale. Ci sono persone che amiamo profondamente, che sono
preziose e importanti nella nostra vita. Ecco, Lazzaro, Marta e Maria, per Gesù sono
amici così. A casa loro Gesù si sente come in famiglia, con loro può parlare
liberamente, ridere, stare in serenità. Sono amici nel senso più vero di questa parola, per
cui il dolore che li colpisce, colpisce anche il Maestro. Nel venire a sapere che Lazzaro
è ammalato, Gesù si dispiace sinceramente, proprio perché gli vuol tanto bene. Questo
affetto così grande lo comprendiamo senza ombra di dubbi quando Gesù si trova
davanti alla sua amica Maria, che piange ed è immensamente triste: “Gesù allora,
quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si
commosse profondamente” Non so cosa pensate voi, ma per me sapere che anche Gesù
piange, proprio come me, come tutti! Sapere che Lui, che è Dio!, ugualmente di fronte
alla tomba dell’amico si commuove fino a piangere, mi consola nei momenti più tristi
della vita. E guardate come l’evangelista Giovanni spiega bene ciò che accade in questo
momento, davanti alla tomba di Lazzaro: “Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i
Giudei: Guarda come lo amava!” Non è solo la commozione del cuore: il Maestro
scoppia a piangere, le lacrime bagnano i suoi occhi e gli altri, intorno, se ne accorgono.
Ogni volta che mi trovo davanti a un dolore, che sento le lacrime scendere sulle mie
guance, so che il Signore Gesù sa che cosa vivo, lo capisce perfettamente, perché anche
lui ha pianto, anche lui ha provato la stessa sofferenza! Che dono immenso sono le
lacrime di Gesù per il suo amico Lazzaro! Nella tristezza, nella sofferenza, del dolore,
non possiamo mai sentirci soli, perché sappiamo che il Signore Gesù è lì, vicino a noi, e
comprende perfettamente tutto quello che abbiamo nel cuore. Il suo essere il Figlio di
Dio non lo fa stare lontano, distante, disinteressato… è il Signore che sa anche piangere,
che si sa commuovere, che non ha paura di mostrare il bene che vuole alle persone, ai
suoi amici! Allora ci possiamo portare nella settimana che abbiamo davanti questo
suggerimento prezioso per il nostro cammino verso la Pasqua: sapere che possiamo
contare pienamente sull’amore e la comprensione del Signore, sempre. Perché nulla di
quello che vive il cuore dell’uomo gli è estraneo o sconosciuto. Possiamo consegnargli
tutto, tutto, proprio tutto nella preghiera! Anche le cose che ci fanno piangere. Ed
inoltre, possiamo rallegrarci, perché volendo bene con sincerità ai nostri amici, abbiamo
un altro modo per assomigliare a Gesù, che amava tanto i suoi amici.
Seguire Cristo, camminare
con Lui esige un uscire da
noi stessi, da un modo di
vivere la fede stanco e
abitudinario. Per andare
dietro a Gesù come Lui esige
non basta la commozione del
cuore ma bisogna assumere
la sua logica d'amore che ha
come vertice la Croce e
come esito la Risurrezione. Il
dono della vita che Cristo ha
fatto fu ed è un dono che
porta vita, per sempre.
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece
buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del
tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce,
disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto
questo spirò (Lc 23, 44-46). Perché se non avesse avuto
ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe
stato superfluo e vano pregare per i morti (2Mac 12,44). Sei
spirato, Signore, ma senza mai abbandonare la ferma fiducia
di affidare il tuo spirito al Padre misericordioso. Come il
nobile del libro dei Maccabei, esprimi in tal modo la tua
ferma fiducia che anche ogni altro uomo caduto sarà, alla
fine, risuscitato. La morte non è più l’ultima parola della
vita. Così vogliamo sperare e così vogliamo pregare – come
ci ricorda la Liturgia – per i vivi e per i morti. Così come
nella preghiera eucaristica preghiamo per i vivi e per i
defunti, così oggi, in questo tuo morire abbandonato, ci
riscopriamo tutti bisognosi della misericordia di Dio. (Mons.
Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et Misericordiae, ST. XII,
Catanzaro 2014)
Ama finché non ti fa male,
e se ti fa male,
proprio per questo sarà meglio.
Perché lamentarsi?
Se accetti la sofferenza
e la offri a Dio, ti darà gioia.
La sofferenza
è un grande dono di Dio:
chi l’accoglie,
chi ama con tutto il cuore,
chi offre se stesso
ne conosce il valore
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ORIZZONTALI: 1. Numero degli evangelisti 5. i 40 giorni dopo pasqua 13. chiudeva il sepolcro di Gesù 18.
consonanti in sera 19.Vocali delle ali 20. ci riponiamo i vestiti 21. colore dei paramenti del sacerdote a Pasqua 22.
giudiziarie, di beneficenza o per collezionisti 24. la lettera del Rettor Maggiore 27. ci vai per un caffè 28.cm3 29. tv di
stato 30. Le stazioni della via crucis 34. Prova, gusta 39. il nostro vulcano 41.coda di setter 42.Gesù la incontra mentre
sale sul monte 45.Si lava le mani della sorte di Gesù 46.contrario di croce 47 Anti-dolorifico 49.consonanti nel
contenitore per l’ostia consacrata 51. Canto patriottico o religioso 54.preposizione articolata 56.vocali in sole 57 nel
vangelo è un’erba cattiva 60 arbusto 61.consonanti in luna 63.precede alcuni annunci 65.animale che ride 66.“Padre, …
loro perché non sanno quello che fanno” 70.gatto inglese 71. né mio né tuo 73.incitarono la folla perché condannasse
Gesù 78. Il colore della vita e della purezza 80. Inglese in breve 81. Contrario di re 82.C’è n’è anche uno sulla passione
83. vocali nella candela pasquale 84. Materiale della corona posta sul capo di Gesù 87.L’inizio del Galbanino
89.Esempio 91. Radio Televisione Italiana 92.quelli romani scortarono Gesù sul monte della crocifissione 94.Insieme a
Gesù sulla croce ce n’erano due 97.Si trova anche sulle navi pirata 101. Liberato dalla folla al posto di Gesù 102.
Consonanti di ciò che viene consacrato durante la messa 103.costretto dai soldati ad aiutare Gesù a portare la croce
104.sgorgò col sangue dal costato di Cristo 108 risposta affermativa 109. Nervo senza fine 110. Vocali in sale 111.
Università 112..Asciuga la fronte a Gesù 114.l’inizio del letto 116. Ieri all’inizio 117. Lo fa Giuda a Gesù 118.‘E‘
inglese 119.I soldati lo danno da bere a Gesù 120. il pronome personale di Maria
VERTICALI: 1. Nome del periodo prima di pasqua 2. i venerdì di quaresima và fatta dalle carni 3. le croci sul monte
della crocifissione 4. soluzione del gioco 5. Il primo Papa 6.. Anagramma del tema del Grest 2006 7. Tradizioni in breve
8. Inizio della parola ebraica “Dio con Noi” 9. inizio della casa 10. congiunzione 11. Si Bemolle 12. L’animale a strisce
senza la prima13. Su quella di Cristo esiste un film 14. dentro inglese 15. European Community 16. Prima metà del
topo 17. Noè ne costruì una 19. Imparala e mettila da parte 23. Satellite 25. Prima e ultima di torta 26. Negazione 28. Il
“piatto” dei cani 31. Inizio dell’Imam 32. Il monte della crocifissione 33. 2° 3° e 5° di dirigente 35. Consonanti in
auspicio 36. a + il 37. “Prima che il … canti, tu mi rinnegherai tre volte” 38. Comuni in gita e gatto 40. Ascoli senza ‘s’
e ‘l’ 43. Le prime tre vocali in ordine inverso 44. come inglese 48. Né no né si 50. ha detto “Questi era veramente il
Figlio di Dio” 52. suffisso che indica un gruppo di anni 53. congiunzione avversativa 55. Articolo romanesco 58. le
prime vocali 59. le vocali di Pisa 60. Maria è quella del Signore 61. Luciano, Alessio ed Emanuele 64. Prima e ultima
dell’alfabeto 66. Pubblico Ministero 67. mezza emme 68. Democratici di Sinistra 69. vocali di un tipo di dente 70. tipi
di nuvole 71. Nome del Cireneo 72. Ultima e prima tra le vocali 73. tomba di Gesù 74. Il contrario del lino 75. Col
battesimo diventiamo Sacerdoti, Profeti e … 76. ne me ne lei 77. calura 78. Consonanti in bile 79. L’unicorno ne ha
solo uno 84. Sommi Sacerdoti 85. Consonanti in nodo 86. quinta e prima dell’alfabeto 87. tra effe e acca 88. Caffetteria
89. servono per fare tisane 90. non ubriaco 93. l’inizio del tram 95. Ha scritto la divina commedia 96. Solca i mari 97.
1° 2° 3° e 6° di cintura 98. miscuglio di gas respirabile 99. Estremi di non 100. Vocali di Nord Est 101. prima
consonante dell’alfabeto 102. Lo chiediamo a Dio nel Padre Nostro 103. tagliare in inglese 104. il contrario del te
inglese 105. L’inizio e la fine di un quadro 106. articolo indeterminativo 107. cortile rurale 108. un triste inglese 112.
consonanti in vino 113. cena senza vocali 114. articolo femminile 115. Ente comunale
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Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le
dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora
non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un
profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il
luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte
né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che
conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri
adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo
adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la
donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si
meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che
cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite
a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla
città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro:
«Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro:
«Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di
colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi
viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano
per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina
gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro
miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete
subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della
donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero
da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la
sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi
stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
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Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha
messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo
non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere
segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di
lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». 18Ma i Giudei non credettero di
lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva
ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai
ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma
come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha
l'età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei
avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per
questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!». 24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato
cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se
sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha
fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete
udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo
discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non
sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia,
eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la
sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi
a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato
tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. 35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando
lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in
lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si
prostrò dinanzi a lui. 39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché
coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui
udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non
avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane».
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Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da
Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il
fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
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Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che
qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli
rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la
risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in
eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che
viene nel mondo». 28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il
Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel
villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con
lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al
sepolcro. 32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli:
«Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e
piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò:
«Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i
Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non
poteva anche far sì che costui non morisse?». 38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si
recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli
rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse
Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò
gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma
l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran
voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un
sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare» 45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla
vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
17
Ogni parrocchia potrà decidere come impostare l’animazione liturgica, avendo come riferimento
questo sussidio. Una possibilità che qui viene proposta e di stampare un grande cartellone o dove e
possibile costruire l’albero per posizionarlo ai pressi dell’altare o in un altro luogo vicino. Fatto
questo ogni domenica i bambini porteranno presso l’albero tre o due elementi a vostra scelta. I due
essenziali sono il frutto segno di crescita e d’impegno 1 e la nuvoletta che indica la tematica
domenicale 2 . . Se poi sentite che opportuno aggiungere un terzo elemento, la proposta cade sulla
scala in quanto indica la fatica del percorso per portare a compimento il frutto da noi proposto 3 .
Ci sono altre possibilità, come l’atto penitenziale e la preghiera dei fedeli che possono essere
impostate in base al progetto. Un’altra proposta può essere la consegna del frutto ai fedeli che
partecipano alla liturgia 4
in quanto ciò che hanno ascoltato possa essere testimoniato nel
mondo. Come fare: basta stampare dei foglietti con il disegno del frutto e collocare all’interno
l’impegno da dover attuare.
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O Signore, dilata i nostri cuori al
fuoco ardente della tua
misericordia; fa’ che amiamo i
fratelli nel tuo nome, facci odiare
il peccato ed essere strumenti del
tuo amore. Amen!
(Estratto dalla preghiera “Il Verbo splendore del
Padre”, Lett. Past. 2013-2014)
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una quaresima d`amore 2014 - ARCIDIOCESI METROPOLITANA DI