Carissimi catechisti e catechiste, stiamo vivendo con i bambini, il Tempo di Quaresima che ci immette nel più grande evento della storia, quello della morte e risurrezione di Gesù. Dio Padre riversa non solo il suo amore infinito nel Figlio crocifisso, ma, in qualche modo, se stesso: in lui proclama il suo grande amore per noi! Nel volto del Figlio possiamo vedere i tratti del Padre, il vangelo ci dice chiaramente che l’amore di Gesù sta nell’ aver consegnato la sua vita nella mani del Padre, senza risparmiare niente. La certezza che Gesù ha assunto il male e il peccato del mondo, di ogni persona è per noi di grande speranza e non ci fa scoraggiare, tanto meno disperare, di fronte alle situazioni critiche attuali di ingiustizie, da un lato, e di impoverimento, dall’altro, o a gesti esasperati. Sappiamo che Gesù ha vinto il male, il peccato e la morte e ha aperto sentieri di vita per l’umanità e per ognuno. Importante è leggere i segni della sua presenza e seguire i percorsi di luce tracciati da lui. E, soprattutto, accogliere e lasciarsi invadere dal suo amore. Amore che è forza e coesione per sfuggire alle tentazioni che il diavolo crea per allontanarci dalla comunione con Dio e con i fratelli. Amore che, ci rende forti e coraggiosi nel prendere decisioni importanti, senza paura, con la consapevolezza di poter sempre contare sull’amore di Dio. Amore come sete di giustizia e di verità. Siamo chiamati a vivere l’amore vero, che non crolli alle prime difficoltà della vita, scrolliamoci le false immagine dell’amore che il mondo ci propone, per acquisire in noi l’unico e vero amore Cristo. Amore come disponibilità ad aprirci al Signore che viene, che toglie i nostri cuori di pietra per sostituirli con quelli di carne. Pieni dell’amore sentiamo il bisogno di rendere partecipi chi ci sta accanto. Amore come forza che distrugge la morte, guarisce e rimargina le ferite, rendendoci uomini nuovi pronti ad incontrare il Signore nell’eterno che viene. La Chiesa è chiamata a realizzare e annunciare l’amore di Dio Padre che si compie in Gesù, per risollevare gli sfiduciati, consolare gli affitti, rivitalizzare i disperati. In tal modo la Chiesa, seguendo lo stile missionario di Gesù, continua a operare la salvezza e a generare alla vita, favorendo l’incontro con lui, il Redentore. Così ogni catechista ed educatore è chiamato ad essere testimone dell’amore di Gesù, mirando alla crescita integrante dei catechizzandi, senza cadere in facili buonismi. L’albero indica la Croce di Cristo. Per noi è l’albero in cui si rivela l’amore vero. L’amore di Dio per ognuno di noi È l’amore di Dio che da vita al mondo, senza di esso il mondo crollerebbe I frutti indicano la nostro percorso per conformarci a Cristo. Siamo chiamati ogni settimana a cercare di realizzare un obiettivo da noi preventivato La nuvoletta indica la tematica della Domenica, e allo stesso tempo l’obiettivo da raggiungere per vivere sempre di più l’amore di Dio La scala indica il percorso, la fatica di realizzare l’obiettivo a cui noi siamo chiamati L’acqua ci ricorda il percorso battesimale che la liturgia percorre nelle cinque settimane della Quaresima Giacomino cuoricino ci aiuterà a riflettere sulla Parola di Dio Gen 2,7-9; 3,1-7; Sal 50; Rm 5,12-19; Mt 4,1-11 In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. Abbiamo letto nel Vangelo di Matteo che mentre è nel deserto, Gesù affronta il tentatore. Il diavolo non si fa vivo subito, sapete? È furbo! Lascia passare il tempo e intanto Gesù aspetta: “Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.” È a questo punto, quando Gesù è più debole, dopo tanta solitudine e tanto digiuno, che il tentatore gli si avvicina. Lo fa con gentilezza e gli fa una proposta: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane.” Se uno non mangia da tanti giorni, certo che sente il desiderio del pane! Certo che è attirato dall’idea di avere del buon pane fresco! Ma Gesù sa che non è una cosa buona pretendere i miracoli per la nostra comodità. Per cui gli risponde: “Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” Il tentatore non si arrende facilmente e prova un’altra strada, fa un altro tentativo: ”Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Cambia argomento, il diavolo, ma vuole da Gesù la stessa cosa: vuole che faccia un miracolo su misura! Certo che ci farebbe piacere poter ottenere la soddisfazione di ogni nostro capriccio, persino la pretesa di lanciarci nel vuoto senza correre rischi! Ma Gesù non ci sta e, visto che nel tentarlo il diavolo ha fatto riferimento alla Parola di Dio, il Signore gli risponde per le rime: “Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo.” È testardo, il diavolo! Non si arrende facilmente! Anche se per due volte è stato vinto da Gesù, ugualmente fa un ultimo tentativo: “Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai” Possedere tutti i regni del mondo, tutto il potere del mondo: è un desiderio che molti hanno nel cuore! La voglia di essere i più ricchi, i più potenti, i più temuti! Avere tutto ai propri piedi, essere i re del mondo… E che cosa chiede in cambio il diavolo? Vuole essere adorato! Ma Gesù sa perfettamente che l’unico che possiamo adorare è Dio! Adoriamo solo Dio che è amore! Lui, e nessun altro! Il Maestro di Nazareth dice no alla tentazione, non si lascia vincere dal nemico e risponde con forza, cacciandolo via: “Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”. Ma cos’è la tentazione? Possiamo dire, in parole semplici, che é il desiderio di qualcosa che ci attira, ma che sappiamo non essere una cosa buona. Nessuno di noi è tentato da qualcosa che non gli piace o che non vuole! Guardate, non conosco nessun bambino che viva la tentazione di riordinare la sua camera!!! E attenzione a non confondere la tentazione con il desiderio di qualcosa: se per il mio compleanno desidero un bel libro, quella non è una tentazione. La spiegazione migliore di che cos’è una tentazione me l’ha data, qualche anno fa, Bruno, un bambino che allora aveva otto anni. Stavamo parlando della tentazione e lui mi ha detto: “Secondo me la tentazione è come il vasetto della nutella nella credenza di casa mia.” Siccome mi sembrava una frase un po’ strana, gli ho chiesto di spiegarmi meglio. “A casa mia – ha cominciato a dire Bruno – teniamo la nutella sul ripiano più in alto, dentro alla credenza, sopra lo sportello del frigorifero. La mamma l’ha messa lì, se no io andavo sempre a mangiarla e mi veniva il mal di pancia. È un ripiano proprio in alto e anche la mamma, per arrivarci, deve salire sopra la sedia.” Fin qui avevo capito, ma ancora non vedevo cosa c’entrasse la tentazione! “Un giorno – ha continuato Bruno – sono rimasto da solo a casa e me ne sono andato in cucina. Guardavo lo sportello della credenza e sapevo che lì dentro c’era la nutella. Ne avevo proprio tantissima voglia e ho pensato che se salivo anche io sulla sedia forse ci arrivavo a prenderla”. Qui Bruno ha sospirato e poi ha ripreso: “Ho provato, ma nemmeno sulla punta dei piedi ci arrivavo. Allora ho pensato che se mettevo la sedia sopra il carrello che abbiamo in cucina, potevo arrivare fino al vasetto. Lo sapevo che era pericoloso mettere la sedia sopra il carrello, lo sapevo che non avrei dovuto mangiare la nutella senza il permesso della mamma, ma avevo troppa voglia! Così ho messo la sedia sul carrello e poi sono salito sulla sedia… Ma avevo appena preso in mano il vasetto, quando il carrello si è mosso, ho perso l’equilibrio e sono caduto! Ho fatto proprio un volo, il vasetto si è rotto in mille pezzi ed io mi sono slogato un polso. L’ho dovuto tenere steccato per venti giorni!” Quando ho ascoltato il racconto di Bruno ho capito che aveva proprio ragione: quel desiderio di prendere a tutti i costi la nutella era stato proprio una vera tentazione. Infatti Bruno sapeva che era pericoloso arrampicarsi in quel modo, sapeva anche che era una cosa che non doveva fare, ma il desiderio è stato più forte e lui si è ritrovato per terra con il polso slogato e il vasetto rotto! Bruno poteva dire di no, lasciar perdere, visto che le cose le capiva molto bene, ma invece si è arrampicato sulla sedia. Guardate che di tentazioni ne abbiamo tutti e non solo per la nutella! Sono sicuro che se chiedessi a voi, ognuno mi saprebbe fare un buon esempio di una tentazione che ha dovuto affrontare. E di fronte ad ogni tentazione possiamo sempre decidere di dire no e cacciarla via! Ci consola sapere che anche Gesù ha sperimentato la tentazione. Siccome lui, che è Dio, ha voluto essere in tutto come noi, proprio in ogni cosa, ha vissuto anche lui la tentazione. Dio non è un padrone, ma è un Padre; pertanto adorando Dio non si diventa servi, ma figli. Un giorno Cristo si inginocchierà …, ma per lavare i piedi nell’umile atteggiamento del servo. A Satana e ai seguaci di Satana, con questo gesto Cristo ricorda che la grandezza, davanti a Dio, si misura soltanto in termini di amore, di dono e di servizio. Se lo capissimo anche noi, saremmo al sicuro da ogni tentazione Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla (1Cor 10,13). La tua caduta, o Gesù, ci ricorda le tante nostre cadute di fronte alle tentazioni del Maligno. È assai molesto il non reggersi in piedi dal punto di vista morale e spirituale, e poi cadere sotto il peso dei peccati, soprattutto se sbagliamo in reazione a chi ci sembra seccante, pesante molesto. Ma tu, o Gesù, ci insegni la pazienza nell’accettare ogni caduta, allo scopo di risollevarci con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza. (Mons. Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et Misericordiae, ST. VII, Catanzaro 2014) Dio creatore e protettore del genere umano, tu hai creato l'uomo a tua immagine e in modo ancor più mirabile lo hai ricreato con la grazia del Battesimo. Volgi lo sguardo su di me, tuo servo, e ascolta le mie suppliche: sorga nel mio cuore lo splendore della tua gloria, che mi liberi da qualsiasi paura e timore e mi restituisca serenità di mente e di spirito, così che possa lodarti e benedirti insieme ai miei fratelli nella tua Chiesa. Per Cristo nostro Signore. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 12 11 13 14 16 15 17 18 20 19 21 22 23 24 ORIZZONTALI 1- Il nome dell'apostolo che rimase sotto la croce 3- Il luogo della crocifissione 4- Il lenzuolo che, secondo la tradizione, avvolse il corpo di Gesù 8- La tortura inflitta a Gesù prima della morte 9- Il sacramento istituito da Gesù durante l'ultima cena 10- Gesù per i Romani è accusato di essersi dichiarato …. dei Giudei 11- Gesù li lavò agli Apostoli 12- L'accusa dei Sacerdoti verso Gesù 14- Il nome della persona costretta ad aiutare Gesù a portare la croce" 16- Il nome con cui era indicato l'orto degli ulivi 18- Il nome della donna affidata da Gesù a Giovanni 21- Il Sommo Sacerdote che interrogò Gesù 23- L'apostolo che rinnegò Gesù 24- Le persone crocifisse insieme a Gesù VERTICALI 1- Il nome del membro del Sinedrio che ottenne il corpo di Gesù, dopo la sua morte 2- Dopo la morte di Gesù un soldato gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua, segni dei sacramenti dell’Eucarestia e del ........... 5- La persona, ai piedi della croce, che dichiarò che "veramente Gesù era Figlio di Dio" 6- Il tribunale religioso ebraico 7- L'apostolo che tradì Gesù 13- Il governatore che decretò la morte di Gesù 15- Il nome del prigioniero scelto dalla folla per essere liberata al posto di Gesù 16- Il nome di uno degli apostoli che seguì Gesù nell'orto degli ulivi 17- Il giorno che stava per iniziare dopo la morte in croce di Gesù 19- La bevanda che venne data a Gesù prima di morire 20- La corona che fu posta sul capo di Gesù 22- L'iscrizione sulla croce di Gesù Gn 12,1-4a; 2Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3 Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6 All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.” Poche parole, per raccontare qualcosa di eccezionale. Ma cosa vuol dire che Gesù si trasfigura? Vuol dire che Pietro, Giovanni, Giacomo, non vedono più solo il volto umano del loro Maestro, ma vedono anche il suo volto divino, vedono il suo essere davvero Figlio di Dio. Voi direte: - Vabbè… ma in che modo lo vedono? Cos’è che accade, esattamente? – Bè, purtroppo gli evangelisti non hanno trovato le parole per dirlo. Ci provano a raccontarlo. Ci provano in tre: sia Marco, sia Matteo, sia Luca, ognuno con parole lievemente diverse, prova a riferirci che cosa è accaduto, ma riescono a dirci davvero molto poco: “il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” e nulla di più. L’unica cosa che riusciamo a comprendere bene, è questa luce speciale che brilla e si irradia dal volto di Gesù, come se il suo stesso corpo, tutta la sua persona, fosse diventata un sole luminoso. Noi vorremmo sapere tante cose, tanti dettagli… ma il Vangelo non ci dice niente di più. Probabilmente perché le parole non riescono ad esprimere tutta la bellezza di quell’istante. “Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui”. I tre apostoli, Giacomo, Pietro e Giovanni, se ne stanno lì, senza fiato, a guardare il volto del Maestro diventato così meravigliosamente luminoso, e non sanno che fare, che pensare. Proprio in quel momento, si presentano due testimoni grandi e importanti, a far capire ai discepoli che non stanno sognando, che non è uno scherzo della fantasia quello che stanno vedendo. Chi sono questi testimoni d’eccezione? Mosè ed Elia. Mosè, proprio Mosè, che ha guidato il popolo fuori dalla schiavitù in Egitto; proprio Mosè che ha parlato faccia a faccia con Dio, nel roveto ardente; proprio Mosè, che ha ricevuto la Legge di Dio! E poi c’è Elia, il grande profeta che ha proclamato con forza la venuta futura del Messia atteso; Elia, che è salito al cielo su un carro di fuoco! Mosè ed Elia appaiono sul monte e cominciano a parlare con Gesù. Ed è bello che il Vangelo dica che “conversavano con lui”: parlano tra di loro, come buoni amici! Parlano con Gesù con calma, conversando, appunto! Proviamo a pensare come si saranno sentiti in quel momento i tre apostoli! Son saliti tranquilli sul monte e hanno visto Gesù cambiare di aspetto, diventare tutto luminoso. Hanno visto veramente il suo volto di Dio. Mentre se ne stavano senza fiato, ecco comparire Mosè ed Elia… e non è ancora finita! Dal cielo giunge la voce di Dio Padre: “Una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” Quello che già aveva detto con forza, subito dopo il Battesimo di Gesù al Giordano, ecco che Dio Padre lo ripete ancora: “Questo è il mio amatissimo Figlio! È lui la mia gioia! Ascoltatelo!” Le emozioni, per i tre apostoli, sono davvero troppe e il Vangelo ci dice che cadono, nascondendo il volto a terra, quasi per non vedere più nulla! Ora, facciamo molta attenzione ai particolari di questo momento: “All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: Alzatevi e non temete”. Gesù si avvicina pian piano, li rassicura, li tocca, quasi come una carezza lieve, perché non siano più spaventati. Quanta delicatezza, quanta bontà, da parte di Gesù! com’è attento e premuroso verso i suoi amici! Non è che si mette a vantarsi con loro, tipo: “Avete visto come sono importante? Avete visto che son venuti a parlare con me Mosè ed Elia? Avete sentito cosa ha detto la voce di Dio Padre?” Noooo! Niente di tutto questo! Gesù si preoccupa subito per gli altri, va loro vicino per tranquillizzarli e, addirittura, dice loro di non raccontare nulla di quello che hanno visto e udito, fino alla sua risurrezione. Il coraggio di amare … Ma a questo punto dobbiamo tornare a chiederci: cosa suggerisce a noi, questo Vangelo? Questo episodio che abbiamo ascoltato insieme, ci dice che dobbiamo anche noi trasfigurarci, cioè permettere ad ogni persona che ci incontra, a chiunque sta insieme a noi, di riconoscere l’amore di Dio presente nel nostro cuore! Abbiamo tutti ricevuto il Battesimo, vero? Certo! Quindi siamo anche noi figli di Dio e portiamo nel nostro cuore il riflesso del suo amore. Come facciamo a trasfigurarci? Ogni volta che amiamo come ci ha insegnato ad amare Gesù, anche noi ci trasfiguriamo! Ogni volta che amiamo davvero, traspare da noi il volto di Dio, il suo Amore immenso! E così succede che i nostri familiari, gli amici, i compagni di scuola, tutti si ritrovano a pensare: “Com’è bello stare con lui!” oppure “Com’è bello stare con lei!”. Dunque, per prepararci bene alla Pasqua, basta che ci esercitiamo ogni giorno un pochino per trasfigurarci, cioè per lasciar trasparire l’amore di Dio che è in noi. Come fare? Ma lo sappiamo già! Non è una cosa nuova! Se sappiamo essere generosi, accoglienti con gli altri, se sappiamo condividere le cose che abbiamo e quello che sappiamo fare, allora amiamo davvero. Se sappiamo perdonare chi ci tratta male, se sappiamo avere pazienza e bontà anche con chi ci sta meno simpatico, allora amiamo davvero. E, infine, per far trasparire l’amore di Dio, è importante che sul nostro volto ci sia un bel sorriso! Chi ha nel cuore l’amore di Dio, ha nel cuore la gioia più grande che c’è! Lasciamola uscire, abbiamo il coraggio di amare perchè tutti vedano e gioiscano insieme a noi! Con gli occhi della mente e del cuore, possiamo andare anche noi sul monte, insieme a Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, per rivivere questo attimo meraviglioso della Trasfigurazione. Ogni male può essere vinto se ci apriamo all’amore di Dio. Non bisogna avere paura, ma riconoscere che accanto a noi c’è sempre Gesù che ci ama e ci da il coraggio di amare Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche (Mc 9,2-3). I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo (Gv 19,23). Quelle tue vesti, Signore, diventano ora il bottino dei soldati. Sono quelle stesse vesti che avevano irraggiato splendore sul mondo nel giorno della tua Trasfigurazione. Ma adesso, è un momento di buio e di peccato. Adesso, è la notte del mondo. La notte che non ci fa più riconoscere che “l’ignudo è sempre Cristo”, come tuonava san Giovanni Crisostomo. Ignuda è, infatti, ogni creatura posta in essere a immagine di Dio, quando viene spogliata di tutto ciò che le è dovuto: dignità, rispetto, lavoro, parola, diritti, autonomia. (Mons. Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et Misericordiae, ST. X, Catanzaro 2014) Dammi il supremo coraggio dell'Amore, questa è la mia preghiera, coraggio di parlare, di agire, di soffrire, di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo. Temperami con incarichi rischiosi, onorami con il dolore, e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò. Dammi la suprema certezza nell'amore, e dell'amore, questa è la mia preghiera, la certezza che appartiene alla vita nella morte, alla vittoria nella sconfitta, alla potenza nascosta nella più fragile bellezza, a quella dignità nel dolore, che accetta l'offesa, ma disdegna di ripagarla con l'offesa. Dammi la forza di amare sempre. CRUCIVERBA: LA BIBBIA 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 ORIZZONTALI 1- Il numero dei libri che compongono la Bibbia 4- Il nome usato dagli Ebrei per riferirsi a Dio 6- Un evangelista che non è stato un apostolo 8- I primi cinque libri della Bibbia 9- La Bibbia è divisa in capitoli e…. 10- Il libro della Bibbia che si trova dopo i Vangeli 12- Il re di Israele che fece costruire il Tempio 14- Il nome dell’evangelista che è autore anche degli Atti 15- Lo sono i libri della Bibbia 18- Il primo uomo 19- Il secondo libro della Bibbia 22- I libri ritenuti non ispirati 24- Un nome con cui si indica Dio 25- La lingua usata per scrivere il Nuovo Testamento 26- Una lingua della Bibbia 28- Ne ha scritte tante Paolo 29- L’ultimo libro della Bibbia VERTICALI 1- Il nome con il quale si indicano i primi tre Vangeli 2- La seconda parte della Bibbia: … TESTAMENTO 3- Il primo libro della Bibbia 4- Il patriarca al quale Dio si rivelò per primo come unico Dio 5- La traduzione della parola TESTAMENTO 6- Il personaggio che liberò gli Ebrei dalla schiavitù egiziana 7- Il libro di preghiere del popolo ebraico 11- La prima parte della Bibbia: … TESTAMENTO 12- Il giorno sacro per gli Ebrei 13- Fu venduto dai fratelli a dei mercanti egiziani 14- La traduzione della parola Bibbia 16- L’evangelista che prima di incontrare Gesù faceva l’esattore delle tasse 17- Il numero dei libri della seconda parte della Bibbia 20- Il nome dell’evangelista che è stato anche l’unico apostolo ad assistere alla morte di Gesù 21- Il nome di Dio, ritenuto impronunciabile 23- Sono considerati i messaggeri di Dio e hanno dato il nome a molti libri della Bibbia 27- La prima donna Es 17,3-7; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42 5 Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7 Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». 15 «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Era un giorno come tanti altri, di un caldo umido, quel caldo che ti si attacca alle ossa e ti toglie il fiato. Era un giorno come tanti altri ed io, curva sotto il peso dei secchi da riempiere, camminavo svogliatamente lungo la strada. A quell'ora non va mai nessuno a prendere l'acqua ma quel giorno c'era un uomo, uno straniero, appoggiato al bordo del pozzo. Sono una donna pratica, una che si da molto da fare, una di poche parole, una a cui non piace impicciarsi degli affari degli altri. Lui sembrava addormentato ed io nemmeno gli rivolsi la parola. Afferrai il primo secchio, lo legai alla corda, lo calai nel pozzo e presi a sollevarlo. "Donna – mi gridò quell'uomo, lo straniero, senza nemmeno voltarsi a guardarmi – Dammi un po' d'acqua da bere". Mi bloccai stringendo forte la corda tra le mani e lasciando il secchio a penzolare in mezzo al pozzo. Sapete quanta fatica per una donna della mia corporatura sollevare un secchio pieno per quindici metri? Avete idea di quanto bruci la corda umida sfregando le mani? Ebbene, io accetto tutto questo, lo sopporto giorno dopo giorno perché è quel che devo fare. "Vuoi dell'acqua? – mi sarebbe piaciuto rispondergli – Prendi un secchio e datti da fare". Ma sono una donna pratica, una che si dà molto da fare, una di poche parole, una che cerca di evitare le discussioni. "Perché tu che vieni dalla Giudea – gli domandai cercando di guadagnare tempo – chiedi da bere a me che sono Samaritana?" Sorrise e tacque mentre io tornai al lavoro. Presi un altro secchio, lo legai alla corda, lo calai nel pozzo ed iniziai a sollevarlo. "Tu non sai chi ti ha chiesto da bere – mi disse poi – Se tu lo sapessi, saresti tu a chiederglielo ed egli ti darebbe acqua viva. Se uno beve dell'acqua che gli darò, non avrà mai più sete". Di nuovo mi bloccai e, di nuovo, lasciai il secchio a penzolare in mezzo al pozzo. Ve l'ho detto, sono una donna pratica: quell'acqua mi sembrava un affare, mi sarei giocata i risparmi di sempre pur di averla. Ma la vita mi ha insegnato ad essere dubbiosa e diffidente. Quell'uomo, lo straniero, non aveva un secchio e il pozzo era profondo. Così lo sfidai: "Dove la prendi quest'acqua?" gli domandai. Egli si voltò e mi guardò. Io lo guardai a mia volta e sentii qualcosa esplodermi dentro. Quell'uomo, lo straniero, mi conosceva! Quell'uomo, lo straniero, sapeva ogni cosa del mio passato, del mio presente, del mio futuro! Non era venuto al pozzo perché stanco ed assetato ma perché... aspettava me! Lui era lì per me! Ed io, diffidente... ed io, incapace di accogliere, gli avevo rifiutato un sorso d'acqua... Era un giorno come tanti altri, di un caldo umido, quel caldo che ti si attacca alle ossa e ti toglie il fiato. Era un giorno come tanti altri, era un uomo come tanti altri ma quell'uomo, quel giorno, mi cambiò la vita. Mi aprì gli occhi, mi spalancò il cuore e mi riempì d'amore, quell'amore che avevo tanto cercato e mai trovato. Quell'uomo, lo straniero, mi aiutò a capire quel che avrei dovuto e voluto capire molto prima: vedere non è credere, credere è vedere. Il cuore di ogni persona è fatto in modo tale da non dissetarsi mai di amore: c'è sempre posto per un altro sorso di affetto, c'è sempre posto per una parola gentile, c'è sempre posto per una piccola carezza! Possiamo diventare molto molto anziani: anche allora, dopo tutta una vita, ci accorgeremo di avere ancora sete di amore! Ad ogni età, in ogni situazione, abbiamo sempre questa sete grande. Gesù, che è Dio, sa perfettamente com'è fatto il nostro cuore e conosce molto bene questa sete d'amore. La conosce perfettamente perché ha una sete che somiglia alla nostra, ma è anche l'opposto, nello stesso tempo! Sembra difficile? Ma no! Lo dico di nuovo con parole più semplici: noi abbiamo sete di ricevere amore, desideriamo essere amati. Dio, invece, ha una grande sete di dare amore, desidera immensamente amarci. Certo che questa è una vera fortuna! Desideriamo tutti quanti un amore senza fine, un amore che ci disseti continuamente, ed ecco che Gesù ci viene a dire che Dio sta traboccando dal desiderio di darci il suo amore infinito, di amarci per sempre! Questa è davvero la più bella delle notizie! Questo è veramente un pensiero che dovrebbe farci cantare di gioia, ballare di felicità! Oh, sì che vogliamo di questa acqua viva! Vogliamo lasciarci dissetare dall'amore di Dio, perché così si spegnerà la nostra sete e anche in noi zampillerà il desiderio di donare amore, lo stesso desiderio che è nel cuore di Dio! È questo allora il suggerimento stupendo che ci viene dalla Parola di Dio di questa domenica: per prepararci bene alla Pasqua dobbiamo lasciarci dissetare dall'acqua viva che è l'amore di Dio. Dobbiamo tuffarci in quest'acqua viva, spruzzarci a vicenda, bere a sazietà! E come si fa?, si starà chiedendo qualcuno. Chi ha già la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione, sa perfettamente che ogni incontro con il perdono del Signore è una lunga sorsata dell'acqua viva del suo amore. Non perdiamo le occasioni in Quaresima per tuffarci nella gioia di vivere il perdono del Padre Buono, lasciandoci sommergere dall'acqua viva del suo amore! E poi, tutti, possiamo mantenere sempre fresca la sorgente dell'acqua viva che Dio Padre ha messo in noi con il Battesimo. Ci ha detto Gesù che anche in noi zampilla l'acqua viva dell'amore e questo zampillo è alto, limpido, fresco, ogni volta che doniamo amore. Ogni volta che diciamo una parola gentile, un incoraggiamento, una frase che consola chi è triste, facciamo zampillare l'acqua viva dell'amore. Ogni volta che sorridiamo a qualcuno, che siamo accoglienti, che scacciamo via i musi lunghi e trattiamo tutti con bontà e simpatia, ecco che zampilla la sorgente dell'acqua viva. Tutte le volte che sappiamo essere generosi, in famiglia, a scuola, con gli amici; quando sappiamo condividere i nostri giochi, il nostro tempo, ci stiamo spruzzando allegramente con l'acqua viva. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete» (Gv 19,28). Una delle tue ultime parole dall’alto della croce, o Gesù, esprime il tuo senso di sete. Una sete, la tua, che non sarà soddisfatta dall’aceto e che ti condurrà comunque alla morte ed al freddo sepolcro, scavato in una roccia, dove la pietà dei sopravvissuti ti depone avvolto in un lenzuolo. Tu ci dai, così, un imperativo religioso chiedendoci di “Darti da bere”. Con tutto il suo significato simbolico, questo grido interpella in profondità il nostro senso di sobrietà ed elimina l’egoismo di chi ha troppo. Offrire l’acqua, o non accedere nel consumo della nostra, è uno straordinario riflesso dello spirito di Amore per il prossimo, che evita l’inedia e la morte. (Mons. Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et Misericordiae, ST. XIV, Catanzaro 2014) Come il cervo anela alle sorgenti delle acque, così l’anima mia sospira a te, Dio. Ha sete l’anima mia del Dio vivo. Quando verrò e mi presenterò davanti al volto del mio Dio? O fonte di vita, vena d’acqua viva, quando verrò dalla terra deserta senza strade e senz’acque, alle acque della tua dolcezza, per vedere la tua potenza e la tua gloria e saziare con le acque della tua misericordia la mia sete? Ho sete, Signore, sorgente di vita, dissetami. Ho sete di te o Dio. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 \5 18 16 17 19 20 21 23 14 22 24 25 26 27 28 29 31 35 Orizzontali 1 c’è quello battesimale 3 la mensa eucaristica 7 il secondo evangelista, autore del vangelo più btreve 10 c’era davanti al tempio quando Gesù si arrabbiò. 13 Abbreviazione nel vangelo per Matteo 15 luogo in cui si può celebrare il sacramento della penitenza. 17 le vocali in Cana 18 l’evangelista, esattore delle imposte, che ci parla dei magi 19 è il simbolo dei cristiani 22 re ebreo sotto cui morì Gesù 23 costruì l’arca 26 vaschetta posta all’ingresso della chiesa che ci ricorda il Battesimo 27 è piccolo ma da lui nasce la pianta 28 proclama la parola di Dio nella messa 30 contenitore per fiori 31 narra le parole e l’opera di Gesù. 32 ..... Pietro fu il primo papa 33 gruppo di persone che guida il canto in chiesa 35 ragazzi che servono all’altare 36 Il parroco 30 32 33 34 36 Verticali 1 L’appellativo del religioso che vive in convento 2 Padre, Figlio e Spirito Santo 4 luogo da cui si proclamano le letture della messa 5. lo era Erode 6 forma il prato 7 chiediamo al Padre di liberarci da lui 8 Asti nelle targhe 9 città in cui furono uccisi San Pietro e San Paolo 11 celebra l’Eucarestia 12 quello pasquale è acceso vicino all’altare nei battesimi e nel tempo pasquale. 14. Cofanetto dorato in cui si conservano le Ostie Consacrate. 16 l’evangelista, compagno di Paolo, che ci ha riportato le più belle parabole di Gesù. 18 è colui che celebra il sacramento. Alcuni laici possono esserlo straordinari per la comunione. 20 le lettere dispari in “creò” 21 Persona “ordinata” che aiuta il sacerdote. 24. distesa d’acqua più grande del lago 25 l’evangelista pescatore, apostolo di Gesù, che ci narra fra l’altro la lavanda dei piedi. 28 sono due, di vetro, negli occhiali. 29 numero delle persone della Trinità 34 metallo prezioso con cui sono fatti ca 1Sam 16,1b.4.6-7.10-13; Ef 5,8-14; Gv 9,1-41 1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». 9 Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va' a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so». 13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?" È la mattina di un sabato come tanti altri; camminando, Gesù e i suoi amici incontrano un uomo che era nato cieco, che non aveva mai visto la luce. E i discepoli chiedono al loro Rabbi quale colpa abbia commesso quell'uomo per essere nato con questa menomazione. Strana domanda, che racchiude un'antica mentalità: la malattia e la disabilità erano considerate come una punizione che Dio mandava, per colpire chi aveva compiuto il male. Poteva anche non essere un castigo diretto: se un bambino nasceva con una malattia o con un handicap, allora erano stati i suoi genitori ad aver commesso qualche colpa, che egli doveva pagare. Che immagine crudele di Dio, ne esce fuori, non vi pare? Uno che non solo si vendica facendo stare male chi è colpevole, ma addirittura se la prende con gli innocenti, con colui che non ha commesso alcuna colpa, ma è parente di un colpevole! Tutto di noi si ribella, di fronte a un ritratto così mostruoso di Dio Padre! Il Padre Buono che noi conosciamo è amore senza misura, tenerezza infinita, vuole solo il meglio per noi, ci ricolma di premure, è capace di perdonarci infinitamente... Niente a che vedere con quella specie di mostro feroce e vendicativo che avevano in mente i discepoli! Però, siamo onesti: il volto di Dio Padre lo abbiamo conosciuto solo grazie al Maestro Gesù e alla luce dello Spirito Santo; un dono immenso che, quanti ci hanno preceduto nel cammino di fede, non avevano ancora ricevuto. Ci sono ancora oggi persone che, in fondo in fondo, la pensano un po' come duemila anni fa: credono che la malattia sia un castigo inviato da Dio e ogni volta che capita loro di soffrire, se la prendono con Dio Padre, come se Lui fosse l'artefice di tanta crudeltà! Perciò non giudichiamo troppo in fretta i discepoli che interrogano il loro Rabbi e ascoltiamo che cosa risponde Gesù: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio." Il Maestro e Signore è molto chiaro: quando nasce un bambino malato, nessuno deve tirare in ballo il peccato o la colpa. Semplicemente, dobbiamo riconoscere che noi creature umane non siamo perfette; il nostro corpo può ammalarsi, può essere deforme, debole, incompiuto... Ma la colpa e il peccato non c'entrano nulla! Anzi, proprio nella sofferenza, si può manifestare l'azione di Dio che non si stanca di consolare, confortare e guarire ogni nostra debolezza! Ed infatti, Gesù interviene personalmente in favore di quell'uomo: "Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: Va' a lavarti nella piscina di Sìloe... Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva." Il gesto che compie il Rabbi di Nazareth può lasciarci stupiti: Mentre la gente commenta sconcertata, il cieco non solleva obiezioni: si fida di Gesù e va a lavarsi. E riacquista la vita. Vede, come non gli era mai stato possibile in tutta la sua vita! La gioia di quest'uomo è traboccante, non sa contenerla! Corre, salta, vuole dirlo a tutti che ora ci vede, che i suoi occhi sono sani, che può ammirare il mondo, il cielo, i volti della gente... La ragione fa fatica ad accettare qualcosa di così straordinario, quindi è comprensibile anche il dubbio, l'incertezza, che si mescolano alla gioia, alla sorpresa... Gli stessi genitori dell'uomo guarito sembrano incapaci di accettare fino in fondo quello che è accaduto: ammettono che il loro figlio è nato cieco, ma non osano riconoscere che sia avvenuto veramente un miracolo. Si tirano indietro, dicono che non tocca a loro parlare, preferiscono non prendere posizione. Quello che però ci lascia senza fiato è l'atteggiamento dei farisei. Non sembrano né stupiti né increduli: sembrano piuttosto scocciati e anche arrabbiati per quello che Gesù ha fatto. Attenzione: non per il miracolo. Quasi quasi non sono neppure interessati alla guarigione di quell'uomo. Sembra che non ci facciano caso, come fosse roba di tutti i giorni. No, i farisei, gli esperti della Legge di Mosè, coloro che sanno come ci si deve comportare per essere buoni israeliti; che hanno assunto il compito di giudicare il comportamento di tutti, sono messi in crisi da una domanda: Gesù, questo giovane Rabbi, ha rispettato la regola che impone di non compiere nessun lavoro in giorno di sabato? Si è attenuto alle regole oppure no? Questo è il dubbio che assale i farisei e toglie loro la gioia per il miracolo avvenuto. Perché si dicono: quel Gesù ha impastato della terra con la saliva, quindi si è chinato per raccoglierla... no, non ci siamo, questo è contro la legge del sabato! E poi, curare un ammalato, è un lavoro. Anche questo è contro la legge del sabato! Oh, ma insomma, questo Gesù di Nazareth, che non rispetta le tradizioni: chi si crede di essere! Venire proprio qui, a Gerusalemme, per fare di testa sua, creare confusione tra la gente, fare il rivoluzionario... Allora chiamano il cieco per interrogarlo e lo sgridano: avanti, dì la verità, ammetti anche tu che questo Gesù è un matto, un fanatico, uno che non ha niente a che fare con Dio! Ed è bellissima la risposta del cieco: "Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla." Come sono disarmanti le parole di quest'uomo! Il cieco guarito, non sta a cavillare sul sabato o sulla Legge di Mosè: sa che la sua vita è cambiata radicalmente. Sa che ora vede per la prima volta. Ed è convinto, fermamente, che solo un uomo in cui opera Dio ha potuto guarirlo. L’uomo guarito viene maltrattato, dai signori farisei, lui però non cambia idea: è stato guarito, lo sa. E Colui che ha compiuto il miracolo deve essere di certo in comunione con Dio. Il Maestro e Signore spiega a tutti i presenti il senso profondo del suo miracolo, che va ben oltre la guarigione di quell'uomo cieco: "io sono venuto in questo mondo perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi." In parole più semplici, Gesù sta spiegando che, sebbene sia un grande miracolo che un cieco torni a vedere, c'è qualcosa di ancora più grande da raggiungere: aprire gli occhi dell'anima! Smetterla di essere ciechi sulle proprie fragilità, sui nostri errori, su ciò che non va di noi stessi. Questo tempo di Quaresima è proprio un dono grande, per aprire i nostri occhi, affinché possiamo crescere nella capacità di amare. Il Signore viene ad aprirci gli occhi, spesso sbarrati dalle cattiverie, dalle gelosie, non siamo stati creati per il male, ma per il bene. Spesso la cecità non è quella fisica ma spirituale, che non ci fa vedere la verità, precludendoci l’incontro e la gioia che da esso avviene. Disponibili all’amore significa aprirci al Signore che viene, che toglie i nostri cuori di pietra per sostituirli con quelli di carne. Pieni dell’amore di Dio sentiamo il bisogno di donarlo a chi ci sta accanto. Nel malato, nell’infermo, nel sofferente, noi non incontriamo soltanto un amico o un parente che suscita la nostra compassione, ma un fratello che ha qualcosa da donarci. Lo guarderemo, dunque, con gli occhi della fede e, come la parabola del buon Samaritano insegna; lui per noi non sarà il “prossimo”, ma “il prossimo” saremo noi per lui. (Mons. Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et Misericordiae, ST. V, Catanzaro 2014) Signore, insegnami a non parlare come un bronzo risonante o un cembalo squillante, ma con amore. Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne, ma con l'amore. Insegnami quell'amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso; l'amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare e a sopportare. Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole ma costante riflesso del tuo amore perfetto I N T E L L E T T O F L O S P I S R I I O I T O S A C D N L R T O E L A I R G G T I S C E D E I S I E U O I R D N O P S Z N I O A T Z U I N Z T M T I G A L E O A I I U O M I N T C T S A P I E N Z A I CHIAVE: 2,7, 5 9,1, 4, 4, 1, 5, 3, 6 …………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………… Ez 37,12-14; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45 Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2 Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6 Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13 Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». L’evangelista Giovanni sa bene quanto sia straordinario questo episodio e ce lo racconta con tantissimi particolari. Ci riferisce i discorsi tra Gesù e i suoi discepoli mentre vanno a Betania. Ci dice come gli apostoli non riescono a capire che cosa Gesù voglia fare e come il Maestro cerchi di prepararli a ciò che vedranno: “Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!” L’evangelista ci racconta di Marta, sempre irruente. Appena viene a sapere che arriva l’amico Gesù, gli corre incontro, gli presenta il suo dolore, ma dichiara anche la sua fede: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” Dopo aver parlato con il Maestro, va a chiamare sua sorella Maria, che ripete la stessa certezza di Marta: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” Di fronte al sepolcro di Lazzaro, Gesù chiede che venga tolta la pietra che ne chiude l’ingresso. Prega il Padre con fiducia, con parole così belle che val la pena ascoltarle ancora: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato” Sì, Gesù sa bene che il Padre lo ascolta in ogni momento, ma dice il suo grazie con gioia, con amore, ad alta voce, perché tutti quelli che stanno intorno non abbiano dubbi che è la forza di Dio a compiere il prodigio. Infatti, dopo aver pregato, Gesù chiama l’amico, perché esca dalla tomba. E così accade, tra lo stupore di tutti e la gioia senza misura delle due sorelle! Chissà che brivido di emozione nel veder Lazzaro affacciarsi sulla soglia, con addosso ancora le bianche stoffe in cui era stato avvolto, come usavano fare i Giudei con i morti! Non paura, sapete? No! Ma la gioia e il rimanere senza fiato perché sta accadendo qualcosa che non si è mai sentito prima! Gli apostoli e i presenti non capiscono tutto per bene, ma noi che sappiamo che cosa accadrà presto a Gesù, nella festa della Pasqua, ci rendiamo conto che in qualche modo, con questo miracolo grandioso il Maestro sta anticipando la sua stessa Risurrezione. Sta dicendo chiaramente che Lui ha il potere di ridare la vita. Sta mostrando agli occhi di tutti che la morte non è la grande nemica, perché la forza del Suo amore la può vincere, la può sconfiggere per sempre! Però attenzione: c’è una grande differenza tra Lazzaro che lascia il sepolcro per continuare a vivere, e la Risurrezione di Cristo Signore che celebriamo nella Pasqua. Infatti Lazzaro torna alla vita, ma non per sempre. Dopo un po’ di anni, ormai invecchiato, Lazzaro ha dovuto affrontare di nuovo il giorno della morte, che è giunta per lui, come per tutti. Invece la Risurrezione di Gesù spalanca le porta alla vita che non finisce mai! Gesù ha lasciato il sepolcro come Lazzaro, ma non morirà mai più. La sua vita di risorto non finisce, non finirà mai! Ora, però, vi devo fare una confidenza. È vero, quello che abbiamo appena letto è grandissimo. Eppure, ogni volta che leggo questo brano del Vangelo, la mia attenzione corre subito ad altro. Non tanto al fatto grandioso di un morto che torna alla vita, ma ai particolari su Gesù che possiamo scoprire dalle parole dell’evangelista Giovanni. I Vangeli non ci dicono com’era il volto di Gesù, com’erano i suoi occhi, le sue mani, il suo sorriso, però ci regalano alcuni dettagli che son troppo preziosi e che non possiamo correre il rischio di far scivolare via. Un primo dettaglio che mi piace leggere e rileggere riguarda l’affetto che lega Gesù a Marta, Maria e Lazzaro: “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro” Mi sembra bellissimo il fatto che, pur amando tutti, Gesù ha anche le sue preferenze, le sue simpatie, le persone che sente più vicine al suo cuore, che gli sono più care! È normale che sia così! Tutti noi abbiamo qualcuno a cui vogliamo un bene speciale. Ci sono persone che amiamo profondamente, che sono preziose e importanti nella nostra vita. Ecco, Lazzaro, Marta e Maria, per Gesù sono amici così. A casa loro Gesù si sente come in famiglia, con loro può parlare liberamente, ridere, stare in serenità. Sono amici nel senso più vero di questa parola, per cui il dolore che li colpisce, colpisce anche il Maestro. Nel venire a sapere che Lazzaro è ammalato, Gesù si dispiace sinceramente, proprio perché gli vuol tanto bene. Questo affetto così grande lo comprendiamo senza ombra di dubbi quando Gesù si trova davanti alla sua amica Maria, che piange ed è immensamente triste: “Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente” Non so cosa pensate voi, ma per me sapere che anche Gesù piange, proprio come me, come tutti! Sapere che Lui, che è Dio!, ugualmente di fronte alla tomba dell’amico si commuove fino a piangere, mi consola nei momenti più tristi della vita. E guardate come l’evangelista Giovanni spiega bene ciò che accade in questo momento, davanti alla tomba di Lazzaro: “Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: Guarda come lo amava!” Non è solo la commozione del cuore: il Maestro scoppia a piangere, le lacrime bagnano i suoi occhi e gli altri, intorno, se ne accorgono. Ogni volta che mi trovo davanti a un dolore, che sento le lacrime scendere sulle mie guance, so che il Signore Gesù sa che cosa vivo, lo capisce perfettamente, perché anche lui ha pianto, anche lui ha provato la stessa sofferenza! Che dono immenso sono le lacrime di Gesù per il suo amico Lazzaro! Nella tristezza, nella sofferenza, del dolore, non possiamo mai sentirci soli, perché sappiamo che il Signore Gesù è lì, vicino a noi, e comprende perfettamente tutto quello che abbiamo nel cuore. Il suo essere il Figlio di Dio non lo fa stare lontano, distante, disinteressato… è il Signore che sa anche piangere, che si sa commuovere, che non ha paura di mostrare il bene che vuole alle persone, ai suoi amici! Allora ci possiamo portare nella settimana che abbiamo davanti questo suggerimento prezioso per il nostro cammino verso la Pasqua: sapere che possiamo contare pienamente sull’amore e la comprensione del Signore, sempre. Perché nulla di quello che vive il cuore dell’uomo gli è estraneo o sconosciuto. Possiamo consegnargli tutto, tutto, proprio tutto nella preghiera! Anche le cose che ci fanno piangere. Ed inoltre, possiamo rallegrarci, perché volendo bene con sincerità ai nostri amici, abbiamo un altro modo per assomigliare a Gesù, che amava tanto i suoi amici. Seguire Cristo, camminare con Lui esige un uscire da noi stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario. Per andare dietro a Gesù come Lui esige non basta la commozione del cuore ma bisogna assumere la sua logica d'amore che ha come vertice la Croce e come esito la Risurrezione. Il dono della vita che Cristo ha fatto fu ed è un dono che porta vita, per sempre. Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò (Lc 23, 44-46). Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti (2Mac 12,44). Sei spirato, Signore, ma senza mai abbandonare la ferma fiducia di affidare il tuo spirito al Padre misericordioso. Come il nobile del libro dei Maccabei, esprimi in tal modo la tua ferma fiducia che anche ogni altro uomo caduto sarà, alla fine, risuscitato. La morte non è più l’ultima parola della vita. Così vogliamo sperare e così vogliamo pregare – come ci ricorda la Liturgia – per i vivi e per i morti. Così come nella preghiera eucaristica preghiamo per i vivi e per i defunti, così oggi, in questo tuo morire abbandonato, ci riscopriamo tutti bisognosi della misericordia di Dio. (Mons. Vincenzo Bertolone, Via Crucis, Lucis et Misericordiae, ST. XII, Catanzaro 2014) Ama finché non ti fa male, e se ti fa male, proprio per questo sarà meglio. Perché lamentarsi? Se accetti la sofferenza e la offri a Dio, ti darà gioia. La sofferenza è un grande dono di Dio: chi l’accoglie, chi ama con tutto il cuore, chi offre se stesso ne conosce il valore 1 2 3 4 5 18 22 6 19 23 24 29 25 47 52 58 99 117 43 44 35 36 37 38 67 68 55 56 61 62 69 70 74 75 76 81 85 86 87 88 93 94 100 89 90 95 91 96 101 104 17 45 54 84 103 111 16 49 92 98 15 80 83 97 34 60 73 14 48 66 79 82 13 28 33 59 72 78 12 53 65 71 77 11 27 32 42 46 57 10 26 41 51 9 21 31 40 64 8 20 30 39 63 7 105 106 107 112 108 113 118 102 109 114 119 115 110 116 120 ORIZZONTALI: 1. Numero degli evangelisti 5. i 40 giorni dopo pasqua 13. chiudeva il sepolcro di Gesù 18. consonanti in sera 19.Vocali delle ali 20. ci riponiamo i vestiti 21. colore dei paramenti del sacerdote a Pasqua 22. giudiziarie, di beneficenza o per collezionisti 24. la lettera del Rettor Maggiore 27. ci vai per un caffè 28.cm3 29. tv di stato 30. Le stazioni della via crucis 34. Prova, gusta 39. il nostro vulcano 41.coda di setter 42.Gesù la incontra mentre sale sul monte 45.Si lava le mani della sorte di Gesù 46.contrario di croce 47 Anti-dolorifico 49.consonanti nel contenitore per l’ostia consacrata 51. Canto patriottico o religioso 54.preposizione articolata 56.vocali in sole 57 nel vangelo è un’erba cattiva 60 arbusto 61.consonanti in luna 63.precede alcuni annunci 65.animale che ride 66.“Padre, … loro perché non sanno quello che fanno” 70.gatto inglese 71. né mio né tuo 73.incitarono la folla perché condannasse Gesù 78. Il colore della vita e della purezza 80. Inglese in breve 81. Contrario di re 82.C’è n’è anche uno sulla passione 83. vocali nella candela pasquale 84. Materiale della corona posta sul capo di Gesù 87.L’inizio del Galbanino 89.Esempio 91. Radio Televisione Italiana 92.quelli romani scortarono Gesù sul monte della crocifissione 94.Insieme a Gesù sulla croce ce n’erano due 97.Si trova anche sulle navi pirata 101. Liberato dalla folla al posto di Gesù 102. Consonanti di ciò che viene consacrato durante la messa 103.costretto dai soldati ad aiutare Gesù a portare la croce 104.sgorgò col sangue dal costato di Cristo 108 risposta affermativa 109. Nervo senza fine 110. Vocali in sale 111. Università 112..Asciuga la fronte a Gesù 114.l’inizio del letto 116. Ieri all’inizio 117. Lo fa Giuda a Gesù 118.‘E‘ inglese 119.I soldati lo danno da bere a Gesù 120. il pronome personale di Maria VERTICALI: 1. Nome del periodo prima di pasqua 2. i venerdì di quaresima và fatta dalle carni 3. le croci sul monte della crocifissione 4. soluzione del gioco 5. Il primo Papa 6.. Anagramma del tema del Grest 2006 7. Tradizioni in breve 8. Inizio della parola ebraica “Dio con Noi” 9. inizio della casa 10. congiunzione 11. Si Bemolle 12. L’animale a strisce senza la prima13. Su quella di Cristo esiste un film 14. dentro inglese 15. European Community 16. Prima metà del topo 17. Noè ne costruì una 19. Imparala e mettila da parte 23. Satellite 25. Prima e ultima di torta 26. Negazione 28. Il “piatto” dei cani 31. Inizio dell’Imam 32. Il monte della crocifissione 33. 2° 3° e 5° di dirigente 35. Consonanti in auspicio 36. a + il 37. “Prima che il … canti, tu mi rinnegherai tre volte” 38. Comuni in gita e gatto 40. Ascoli senza ‘s’ e ‘l’ 43. Le prime tre vocali in ordine inverso 44. come inglese 48. Né no né si 50. ha detto “Questi era veramente il Figlio di Dio” 52. suffisso che indica un gruppo di anni 53. congiunzione avversativa 55. Articolo romanesco 58. le prime vocali 59. le vocali di Pisa 60. Maria è quella del Signore 61. Luciano, Alessio ed Emanuele 64. Prima e ultima dell’alfabeto 66. Pubblico Ministero 67. mezza emme 68. Democratici di Sinistra 69. vocali di un tipo di dente 70. tipi di nuvole 71. Nome del Cireneo 72. Ultima e prima tra le vocali 73. tomba di Gesù 74. Il contrario del lino 75. Col battesimo diventiamo Sacerdoti, Profeti e … 76. ne me ne lei 77. calura 78. Consonanti in bile 79. L’unicorno ne ha solo uno 84. Sommi Sacerdoti 85. Consonanti in nodo 86. quinta e prima dell’alfabeto 87. tra effe e acca 88. Caffetteria 89. servono per fare tisane 90. non ubriaco 93. l’inizio del tram 95. Ha scritto la divina commedia 96. Solca i mari 97. 1° 2° 3° e 6° di cintura 98. miscuglio di gas respirabile 99. Estremi di non 100. Vocali di Nord Est 101. prima consonante dell’alfabeto 102. Lo chiediamo a Dio nel Padre Nostro 103. tagliare in inglese 104. il contrario del te inglese 105. L’inizio e la fine di un quadro 106. articolo indeterminativo 107. cortile rurale 108. un triste inglese 112. consonanti in vino 113. cena senza vocali 114. articolo femminile 115. Ente comunale 50 Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». 17 16 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». 18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!». 24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. 35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. 39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane». 16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». 28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. 32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». 38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare» 45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 17 Ogni parrocchia potrà decidere come impostare l’animazione liturgica, avendo come riferimento questo sussidio. Una possibilità che qui viene proposta e di stampare un grande cartellone o dove e possibile costruire l’albero per posizionarlo ai pressi dell’altare o in un altro luogo vicino. Fatto questo ogni domenica i bambini porteranno presso l’albero tre o due elementi a vostra scelta. I due essenziali sono il frutto segno di crescita e d’impegno 1 e la nuvoletta che indica la tematica domenicale 2 . . Se poi sentite che opportuno aggiungere un terzo elemento, la proposta cade sulla scala in quanto indica la fatica del percorso per portare a compimento il frutto da noi proposto 3 . Ci sono altre possibilità, come l’atto penitenziale e la preghiera dei fedeli che possono essere impostate in base al progetto. Un’altra proposta può essere la consegna del frutto ai fedeli che partecipano alla liturgia 4 in quanto ciò che hanno ascoltato possa essere testimoniato nel mondo. Come fare: basta stampare dei foglietti con il disegno del frutto e collocare all’interno l’impegno da dover attuare. 2 4 xxxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxxx 1 3 O Signore, dilata i nostri cuori al fuoco ardente della tua misericordia; fa’ che amiamo i fratelli nel tuo nome, facci odiare il peccato ed essere strumenti del tuo amore. Amen! (Estratto dalla preghiera “Il Verbo splendore del Padre”, Lett. Past. 2013-2014)