Relazione Paesistica
Comune di Costa Masnaga
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Arch. Marielena Sgroi – 22045 – Lambrugo (Co) – Via Roma, 3 – Tel. 031/3590232 – Fax. 031/3592139
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Premessa
L’esame del territorio comunale da un punto di vista paesistico ha comportato
delle indagini molto approfondite in considerazione del grado di sensibilità del
comune, anche rispetto al contesto ambientale circostante.
In prim’ordine sono state verificate le previsioni ed indicazioni contenute nei piani
sovraordinati: Piano Territoriale Paesistico Regionale, Piano Territoriale di
coordinamento provinciale in materia paesistico - ambientale.
Successivamente sono state approfondite le tematiche ambientali, considerando
il territorio comunale rispetto al contesto ambientale circostante.
1 - Previsioni del Piano Territoriale Paesistico Regionale
1.1.a – Piano Territoriale Paesistico Regionale – P.T.P.R.
Il P.T.P.R. inserisce il territorio del comune di Costa Masnaga nell’ambito di
“fascia collinare”.
Gli indirizzi di tutela previsti dal P.T.P.R. per l’ambito collinare riguardano in
particolare:
Fascia collinare
3.1 PAESAGGI DELLE COLLINE E DEGLI ANFITEATRI MORENICI
Paesaggio caratterizzato dalla deposizione di materiali morenici che con ampie arcature
concentriche cingono i bacini inferiori dei principali laghi. Caratteristica è anche la presenza di
piccoli laghi rimasti chiusi da sbarramenti morenici, di torbiere e superfici palustri. La vicinanza di
questo ambito all’alta pianura industrializzata, da cui è sovente indissociabile, ne ha fatto,almeno
nei settori più intimamente legati all’espansione metropolitana, un ricetto preferenziale di residenze
e industrie ad elevata densità.
INDIRIZZI DI TUTELA
Vanno tutelati la struttura geomorfologica e gli elementi connotativi del paesaggio agrario. Sulle
balze e sui pendii è da consentire esclusivamente l’ampliamento degli insediamenti esistenti, con
esclusione di nuove concentrazioni edilizie che interromperebbero la continuità del territorio
agricolo.
Va inoltre salvaguardata, nei suoi contenuti e nei suoi caratteri di emergenza visiva, la trama storica
degli insediamenti incentrata talora su castelli, chiese romaniche e ricetti conventuali aggreganti gli
antichi borghi.
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Indirizzi di tutela
Aspetti particolari
Colline
Le colline che si elevano sopra l’alta pianura
costituiscono i primi scenari che appaiono a
chi
percorre
le
importanti
direttrici
pedemontane. Il paesaggio dell’ambito
raggiunge elevati livelli di suggestione
estetica anche grazie alla plasticità di questi
rilievi.
Ogni intervento di tipo infrastrutturale che
possa modificare la forma delle colline
(crinali dei cordoni morenici, ripiani, trincee,
depressioni intermoreniche lacustri o
palustri, etc.) va escluso o sottoposto a
rigorose verifiche di ammissibilità. Deve
anche essere contemplato il ripristino di
situazioni deturpate da cave e manomissioni
in genere.
Vegetazione
Si assiste in questi ambiti ad una articolata ed
equilibrata composizione degli spazi agrari e
di quelli naturali, con aree coltivate nelle
depressioni e sui versanti più fertili e aree
boscate sulle groppe e i restanti declivi. Un
significato particolare di identificazione
topologica riveste poi l’uso di alberature
ornamentali.
Vanno salvaguardati i lembi boschivi sui
versanti e sulle scarpate collinari, i luoghi
umidi, i siti faunistici, la presenza, spesso
caratteristica, di alberi o di gruppi di alberi di
forte connotazione ornamentale (cipresso,
olivo).
I laghi morenici
I piccoli bacini lacustri, che stanno alla base
dei cordoni pedemontani, rappresentano
segni evidenti della storia geologica nonché
dell’immagine culturale della Lombardia. Non
sono poi da dimenticare le numerose
presenze archeologiche che spesso li
caratterizzano.
I piccoli bacini lacustri che stanno al piede
dei
cordoni
pedemontani
sono
da
salvaguardare integralmente, anche tramite
la previsione, laddove la naturalità si
manifesta ancora in forme dominanti, di
ampie fasce di rispetto dalle quali siano
escluse l’edificazione e/o le attrezzature
ricettive
turistiche
anche
stagionali
(campeggi, posti di ristoro, etc.).
Paesaggio agrario
La struttura del paesaggio agrario collinare è
spesso caratterizzata da lunghe schiere di
terrazzi che risalgono e aggirano i colli, rette
con muretti in pietra o ciglionature. Sulle
balze e sui pendii si nota la tendenza ad una
edificazione sparsa, spesso nelle forme del
villino, del tutto avulso dai caratteri
dell’edilizia rurale, ricavata sui fondi dagli
stessi proprietari.
Occorre, innanzitutto, frenare e contrastare
processi di diffusa compromissione dei
terrazzi e delle balze, tramite il controllo
delle scelte di espansione degli strumenti
urbanistici. Occorre, poi, promuovere studi
specificamente finalizzati alla definizione di
criteri e regole per la progettazione edilizia
nelle aree rurali, anche recuperando
tecniche e caratteri dell’edilizia tradizionale.
Eguale cura va riposta nella progettazione di
infrastrutture, impianti e servizi tecnologici,
che risultano spesso estranei al contesto
paesistico e talvolta, inoltre, richiedono
rilevanti fasce di rispetto, intaccando porzioni
sempre più vaste di territori agricoli integri.
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Gli insediamenti esistenti
Sono prevalentemente collocati in posizione
di grande visibilità e spesso caratterizzati
dalla presenza di edifici di notevole qualità
architettonica.
Le ville, i giardini, le architetture isolate
La vicinanza ai grandi centri di pianura ha
reso queste colline fin dal passato luogo
preferito per la villeggiatura, dando luogo ad
insediamenti di grande valore iconico,
spesso, purtroppo, alterati da edilizia recente
collocata senza attenzione alla costruzione
antica dei luoghi. La caratteristica peculiare di
questi
insediamenti
è
di
costituire,
singolarmente, una unità culturale villa e
annesso parco o giardino e, nel loro insieme,
un sistema di elevata rappresentatività e
connotazione dell’ambito paesistico.
Gli elementi isolati caratterizzanti i sistemi
simbolico - culturali
Si tratta di piccoli edifici religiosi (santuari,
oratori campestri, tabernacoli, “triboline”
cappelle votive), manufatti stradali (ponti,
cippi, etc.).
I fenomeni geomorfologici
Come nella fascia prealpina anche qui la
giacenza di fenomeni particolari (trovanti,
orridi, zone umide, etc.) costituisce un valore
di ulteriore qualificazione del paesaggio con
evidente significato didattico.
Gli interventi edilizi di restauro e
manutenzione in tali contesti devono ispirarsi
al più rigoroso rispetto dei caratteri e delle
tipologie edilizie locali. Tutti gli interventi di
adeguamento tecnologico (reti) e, in genere,
tutte le
opere
di pubblica
utilità,
dall’illuminazione pubblica all’arredo degli
spazi pubblici, alle pavimentazioni stradali,
all’aspetto degli edifici collettivi devono
ispirarsi a criteri di adeguato inserimento.
La grande rilevanza paesistico-culturale del
sistema giardini – ville – parchi – architetture
isolate, impone una estesa ed approfondita
ricognizione dei singoli elementi che lo
costituiscono,
considerando
sia
le
permanenze che le tracce e i segni ancora
rinvenibili di parti o di elementi andati
perduti. La fase ricognitiva, che non può
essere elusa, prelude alla promozione di
programmi di intervento finalizzati alla
conservazione e trasmissione del sistema
insediativo e delle sue singole componenti,
restituendo, ove persa, dignità culturale e
paesistica ed edifici, manufatti, giardini ed
architetture vegetali.
Va promossa la rilevazione e la tutela di tutti
questi elementi “minori” che hanno formato e
caratterizzato storicamente il connettivo dei
più vasti sistemi territoriali e segnano la
memoria dei luoghi.
Tali fenomeni particolari vanno censiti, e
vanno promosse tutte le azioni atte a
garantirne la tutela integrale, prevedendo
anche, ove necessario, l’allontanamento di
attività che possano determinarne il degrado
e/o la compromissione, anche parziale. Va
inoltre garantita, in generale, la possibilità di
una loro fruizione paesistica controllata
(visite guidate, visibilità da percorsi pubblici
o itinerari escursionistici … ).
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Il P.T.P.R. colloca il comune di Costa Masnaga all’interno dell’ambito di criticità
“Brianza Orientale della Martesana o dell’Adda”, che insieme agli ambiti di
criticità “Valle Olona e Val Morea, Val d’arno”, “Canturino” e “Colline di San
Colombano”, appartiene alla categoria 1.B “Territori geograficamente e/o
culturalmente unitari amministrativamente collocati in più provincie e parzialmente
nell’ambito di Parchi costituiti”.
Gli ambiti di criticità vengono definiti dal P.T.P.R. come ambiti territoriali, di varia
estensione, che presentano particolari condizioni di complessità per le specifiche
condizioni geografiche e/o amministrative o per la compresenza di differenti
regimi di tutela o, infine, per la particolare tendenza trasformativa non adeguata
allo specifico assetto paesistico.
Parte del territorio comunale, infine, ricade all’interno del perimetro del Parco
Regionale della Valle del Lambro istituito con L.R. n° 82 del 16 settembre 1983.
AMBITO DI APPARTENZA DEL DOCUMENTO DI PIANO DEL P.T.C.R
REGIONALE
Il comune di Costa Masnaga si identifica quale ambito di appartenenza e finalità
di azioni progettuali e strategiche contenute nel Piano del Governo del Territorio
nel Sistema Pedemontano.
A seguito vengono indicati i contenuti propri del Sistema Pedemontano in cui si
riscontrano gli obbiettivi e le strategie contenute nel piano di Costa Masnaga
Geograficamente l’area prealpina si salda a quella padana attraverso la fascia
pedemontana, linea attrattiva, assai popolata, che costituisce una sorta di
cerniera tra i due diversi ambiti geografici. Il Sistema Territoriale Pedemontano
costituisce zona di passaggio tra gli ambiti meridionali pianeggianti e le vette delle
aree montane alpine; è zona di cerniera tra le aree densamente urbanizzate della
fascia centrale della Lombardia e gli ambiti a minor densità edilizia che
caratterizzano le aree montane, anche attraverso gli sbocchi delle principali valli
alpine, con fondovalli fortemente e densamente sfruttati dagli insediamenti
residenziali e industriali.
Per tutte queste caratteristiche il Sistema Pedemontano emerge dal Sistema
Metropolitano, cui pure è fortemente connesso e con cui condivide molteplici
aspetti, ma da cui è bene distinguerlo anche al fine di evidenziare le specificità
lombarde di questo contesto rispetto ad una caratterizzazione sovra regionale
rivestita dall’altro.
Il Sistema Pedemontano interessa varie fasce altimetriche; è attraversato dalla
montagna e dalle dorsali prealpine, dalla fascia collinare e dalla zona dei laghi
insubrici, ciascuna di queste caratterizzata da paesaggi ricchi e peculiari.
Geograficamente il sistema territoriale si riconosce in quella porzione a nord della
regione che si estende dal lago Maggiore al lago di Garda comprendendo le aree
del Varesotto, del Lario Comasco, del Lecchese, delle valli bergamasche e
bresciane, della zona del Sebino e della Franciacorta, con tutti i principali sbocchi
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vallivi. Comprende al suo interno città, quali Varese, Como e Lecco, che possono
essere identificate come “città di mezzo” tra la grande conurbazione della fascia
centrale e la regione Alpina.
Si tratta di un territorio articolato in tante identità territoriali, tra cui possiamo
distinguere paesaggi diversamente antropizzati:
il Lecchese, che attornia la convalle di Lecco, composto da una serie di rilievi
in gran parte di origine morenica, che hanno acquisito la forma e le
dimensioni attuali dopo le ultime erosioni glaciali separando il lago
dall’entroterra brianzolo;
La popolazione vede un saldo negativo medio annuo dei residenti nelle zone di
influenza di Varese, Como e Lecco; nella restante parte del sistema si individuano
situazioni localizzate, sparse e frammentate.
Le superfici urbanizzate, con minor presenza di produttivo, si concentrano nel
lecchese
La qualità dell’aria presenta valori critici di poco inferiori a quelli dell’area
metropolitana nei centri urbani, nel lecchese e in due piccole aree, mentre la
generalità dei luoghi collinari ha una qualità dell’aria senz’altro migliore.
Si tratta di un’area ormai fortemente antropizzata caratterizzata da un sistema
economico territoriale di origini antiche, proprio per la sua posizione di collettore
di traffici commerciali con le vallate prealpine.
Il tessuto produttivo, che ha vissuto la riduzione dell’importanza in termini
dimensionali della grande impresa, è caratterizzato da una forte presenza di
piccole e medie imprese, lavoratori artigiani e lavoratori atipici, che si concentra
sull’innovazione e distribuisce sul territorio funzioni ritenute non strategiche,
alimentando catene di subfornitura che a volte vanno al di là dei confini territoriali
dell’area.
È da sottolineare come il sistema delle piccole e medie imprese costituisca un
sistema a se stante con proprie caratterizzazioni specifiche non subordinate ai
processi di crescita della grande industria ma con propri fattori di accrescimento
consolidati.
In questo sistema produttivo, grande importanza hanno avuto per i distretti e
hanno tuttora, sotto forme differenti, per i metadistretti le relazioni tra imprese di
diverse dimensioni, tra committente e subfornitore, tra luoghi dell’innovazione e
luoghi della conoscenza pratica, tra rappresentanze molto attive e imprese, tra
grande e piccolo, tra eccellenza e mediocrità, che hanno permesso la
circolazione di conoscenza e la capacità di innovazione nell’area.
Tali relazioni ormai, accompagnando il processo di internazionalizzazione di molte
imprese dell’area e la ricerca continua di innovazione dei metadistretti a scala
globale, sono sempre più mantenute a distanza, soprattutto grazie all’avvento
delle nuove tecnologie, ma sovente sono ancora molto radicate sul territorio e
mantenute attraverso rapporti individuali che generano flussi di mobilità
giornalieri.
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Questo modello produttivo e insediativo ha saputo organizzarsi grazie all’apporto
delle differenti parti sociali (Camere di Commercio, Enti Locali, associazioni di
categoria e banche popolari), che hanno saputo “fare sistema” nella
comprensione che nella cooperazione sia data la vera possibilità di competizione
tra sistemi urbani europei, portando sul territorio le infrastrutture universitarie e
della conoscenza.
La coesione tra gli attori territoriali (amministrazioni locali, parti sociali) tende ad
affermare la specificità delle aree rispetto alla realtà metropolitana attraverso il
potenziamento di servizi di supporto a questi poli in modo tale da renderli
complementari con quelli di Milano, evitandone duplicazioni e clonazioni
campanilistiche per puntare su una logica di rete di alta formazione, impedendo
che si confondano in un continuo di urbanizzato senza identità.
Contribuiscono inoltre alla creazione sul territorio di un insieme di funzioni
complementari e di servizio quali attività commerciali, banche, strutture ricettive,
parcheggi, logistica, ecc. che contrassegnano, non sempre in modo razionale e
efficace, il territorio. Vale comunque la pena sottolineare che il tasso di
disoccupazione in questo sistema è rappresentato: per le province di Como dal
4,45
L’infrastrutturazione viaria, con prevalente andamento nord-sud, è sviluppata
attraverso autostrade, superstrade e statali che si innestano sull’asse stradale
costituito dalla S.S. n° 36
La circolazione è spesso difficoltosa, per l’elevato numero di veicoli, leggeri e
pesanti e per gli attraversamenti dei centri abitati cui sono costretti, e con
frequente congestione nei pressi delle intersezioni con le altre Statali.
La rete ferroviaria che interessa il Sistema Territoriale Pedemontano è interessata
da un articolato sistema di linea di carattere internazionale e regionale con
andamento nord-sud:
La linea FS - con stazione a Costa Masnaga ad uso esclusivo del servizio
ferroviario regionale;
Il Sistema Pedemontano è fortemente interessato dalle principali opzioni di
infrastrutturazione ferroviaria previste per la Lombardia: il collegamento con la
linea del nuovo Gottardo e la gronda merci ferroviaria.
Ciò garantisce un forte incremento dell’accessibilità di persone e merci, ma fa
intravedere possibili rischi di compromissione del territorio qualora non si
garantisca sufficiente continuità alle reti in attraversamento del territorio lombardo,
in quanto il riversarsi su strada del nuovo traffico merci indotto dai nuovi tunnel
del Sempione e del Gottardo, se non opportunamente canalizzati verso i centri
d’interscambio merci interni all’area milanese porterebbero inevitabilmente al
peggioramento della qualità complessiva, con l’acutizzarsi di fenomeni già ad oggi
di elevato impatto (inquinamento atmosferico, acustico, idrico, frammentazione
degli ecosistemi e delle aree naturali,…).
In particolare diviene essenziale che il Sistema Pedemontano possa continuare a
svolgere il suo ruolo di connessione con le aree montane di maggiore qualità
ambientale garantendo a queste una possibilità di raccordo con le infrastrutture di
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livello primario, attraverso snodi e collegamenti alla rete secondaria che tuttavia
non ne inficino il rango e le funzioni di rete lunga.
Il sistema di commercializzazione è caratterizzato dalla creazione negli ultimi
tempi di grandi centri di vendita specializzati, innestati sugli assi nord-sud e dai
nuovi centri di intrattenimento che richiamano masse notevoli di fruitori. Questo
accresce la congestione viaria essendo la mobilità per tutti questi poli vincolata
essenzialmente al trasporto su gomma.
I flussi di gravitazione su Milano sono comunque molto consistenti a causa della
mobilità per lavoro (Milano è punto di riferimento e vetrina per tutti i professionisti
dell’area e per i produttori che intendono lanciare innovazione a livello globale,
così come Milano si serve delle competenze artigianali, produttive e innovative
dell’area per mantenere in auge la fama in alcuni settori (si pensi, ad esempio, al
design). L’area pedemontana è un grande generatore di flussi di traffico su
gomma ed i problemi legati al traffico sono spesso localizzati sulle arterie che
collegano i numerosi centri che lo contraddistinguono e collegano questi ai
capoluoghi. L’attraversamento dell’area è spesso difficoltoso e l’utilizzo della rete
ferroviaria regionale sovente non aiuta perché il livello di servizio non è ancora in
grado di attrarre su di sé flussi di movimenti dal mezzo privato.
ANALISI SWOT
PUNTI DI FORZA
Territorio
Presenza di autonomie funzionali importanti
Presenza di tutte le principali polarità di corona del sistema urbano policentrico
lombardo
Infrastrutturazione ferroviaria fortemente articolata
Attrattività per la residenza data la vicinanza ai grandi centri urbani della
pianura
Vicinanza tra opportunità lavorative dell’area metropolitana e ambiti che
offrono un migliore qualità di vita
Ambiente
Presenza di parchi di particolare pregio e interesse naturalistico ( parco
regionale della Valle del Lambro)
Economia
Presenza di una buona propensione all’imprenditoria e all’innovazione di
prodotto, di processo, dei comportamenti sociali
Presenza di un tessuto misto di piccole e medie imprese in un tessuto
produttivo maturo, caratterizzato da forti interazioni
Presenza di punte di eccellenza in alcuni settori
Elementi di innovazione nelle imprese
Paesaggio e patrimonio culturale
Varietà di paesaggi di elevata attrazione per la residenza e il turismo
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Presenza in territorio collinare di ricchezza paesaggistica con piccoli laghi
morenici, di ville storiche con grandi parchi e giardini, antichi borghi integrati
in un paesaggio agrario ricco di colture adagiato su morbidi rilievi
Presenza in territorio prealpino di ampi panorami da località facilmente
accessibili con vista anche verso i laghi insubrici
Sociale e servizi
Sistema delle rappresentanze fortemente radicato e integrato con le
Amministrazioni comunali
PUNTI DI DEBOLEZZA
Territorio
Dispersione degli insediamenti residenziali e produttivi sul territorio
Polverizzazione
insediativa,
dispersione
dell’edificato
e
saldature
dell’urbanizzato lungo le direttrici di traffico con conseguente perdita di valore
paesaggistico
Elevata congestione da traffico veicolare
Pressione edilizia sulle direttrici di traffico, causato dall’insediamento di
funzioni sovralocali (centri logistici e commerciali, multisale di intrattenimento)
Carenza di servizi pubblici sul breve e medio raggio
Debolezza della infrastrutturazione soprattutto ad andamento est-ovest
Vulnerabilità dovuta al forte consumo territoriale particolarmente intenso nella
zona collinare che ha reso preziose le aree libere residue
Obbligo a particolari attenzioni in relazione alla forte percepibilità del territorio
dagli spazi di percorrenza
Ambiente
Elevati livelli di inquinamento atmosferico ed acustico dovuti alla preferenza
dell’uso del trasporto su gomma
Inquinamento idrico e delle falde
Presenza di un numero elevato di impianti industriali a rischio ambientale
Economia
Crisi della manifattura della grande fabbrica
Elevata presenza di lavoratori atipici, di agenzie di lavoro in affitto, di
microimprenditori non organizzati in un sistema coeso
Paesaggio e patrimonio culturale
Scarsa attenzione alla qualità architettonica e al rapporto con il contesto sia
negli interventi di recupero sia nella nuova edificazione
Carenza nella progettazione degli spazi a verde di mediazione fra i nuovi
interventi e il paesaggio circostante particolarmente per i centri commerciali e
i complessi produttivi
Frammentazione delle aree di naturalità
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OPPORTUNITA’
Territorio
Importante ruolo di cerniera tra i diversi sistemi territoriali regionali attraverso la
corretta pianificazione dei sistemi di connessioni tra reti brevi e reti lunghe,
soprattutto per garantire l’accesso agli ambiti montani anche in un’ottica di
sviluppo turistico
Accessibilità internazionale, unita alle prerogative di dinamismo presenti sul
territorio e alle sinergie con Milano ne fanno un’area potenzialmente in grado
di emergere a livello internazionale
Potenzialità di sviluppo e rafforzamento policentrico derivanti dal nuovo
sistema infrastrutturale est-ovest
Economia
Possibilità di ristrutturazione produttiva di settori tradizionali in crisi e presenza
di settori maturi che puntano sulla delocalizzazione produttiva, conservando
sul territorio le funzioni dirigenziali e di innovazione
Riconversione produttiva delle aree in cui i settori di riferimento sono in crisi,
facendo leva sulle potenzialità innovative presenti sul territorio grazie al mix
università esperienza
Possibilità di cooperazione con altri sistemi italiani ed europei finalizzata a
obiettivi di innovazione, condivisione di conoscenza, di competitività, di
crescita sostenibile
Presenza di molte autonomie funzionali radicate sul territorio in grado di
attrarre flussi di persone ed economici può essere sfruttata per l’attivazione di
processi positivi di innovazione e di marketing territoriale
Paesaggio e patrimonio culturale
Valorizzazione turistica in rete di aree di pregio naturalistico, paesaggistico e
culturale
Potenzialità, derivanti dalla realizzazione delle nuove infrastrutture, di attivare
progetti di valorizzazione paesaggistica e ambientale dei territori interessati
MINACCE
Ambiente
Frammentazione di ecosistemi e aree di naturalità per l’attraversamento di
nuove infrastrutture in assenza di una progettazione che tenga conto della
necessità di mantenere e costruire la continuità della rete ecologica
Eccessiva pressione antropica sull’ambiente e sul paesaggio potrebbe
condurre alla distruzione di alcune risorse di importanza vitale (suolo, acqua,
ecc.), oltre che alla perdita delle potenzialità di attrazione turistica di alcune
aree di pregio
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Territorio
Carenze infrastrutturali, che rendono difficoltosa la mobilità di breve e medio
raggio, che potrebbero condurre ad un abbandono delle aree da parte di
alcune imprese importanti e di parte della popolazione
Eccessiva espansione dell’edificato e della dispersione insediativa per la
localizzazione di funzioni grandi attrattrici di traffico con il rischio di portare il
sistema al collasso, sia da un punto di vista ambientale che di mobilità e
degrado della qualità paesaggistica del contesto
Relativa vicinanza ai grandi centri urbani della pianura ne ha fatto luogo
preferenziale per usi residenziali (in particolare la Brianza) produttivi e
commerciali ad alto consumo di suolo e privi di un complessivo progetto
urbanistico che tenga conto della qualità paesaggistica del contesto
Rischio dell’effetto “tunnel” per il passaggio di infrastrutture di collegamento di
livello alto che non vengono raccordate in maniera opportuna con perdita di
opportunità di carattere economico e sociale.
Economia
Impoverimento di alcune aree per la crisi della grande industria e di alcuni
settori manifatturieri
Paesaggio e patrimonio culturale
Degrado paesaggistico percepibile a lunga distanza e di non facile
ricomposizione causato dall’attività estrattiva ( Miniera di Brenno)
OBIETTIVI DEL SISTEMA TERRITORIALE PEDEMONTANO
ST3.1 Tutelare i caratteri naturali diffusi attraverso la creazione di un sistema di
aree verdi collegate tra loro (reti ecologiche) (ob. PTR . 14, 16, 17, 19)
Tutelare i caratteri naturali diffusi costituti dai biotopi lungo i corsi d’acqua e le
rive dei laghi, dalle macchie boscate che si alternano ai prati in quota e alle
colture del paesaggio agrario nella zona collinare
Creare un sistema di aree naturali e di connessione verde che si inserisce
nella maglia infrastrutturale di nuova previsione e garantisca il collegamento
tra parti della rete ecologica soprattutto in direzione nord-sud
ST3.2 Tutelare sicurezza e salute dei cittadini attraverso la riduzione
dell'inquinamento ambientale e la preservazione delle risorse (ob. PTR . 7,8,17)
Migliorare qualità ed efficienza del parco veicolare incentivando il ricambio di
quello vetusto, in particolare dei mezzi commerciali, per ridurre gli elevati
livelli di inquinamento atmosferico ed acustico
Adeguare la qualità ed efficienza degli impianti delle attività produttive
favorendo l'introduzione dei nuove tecnologie finalizzati a processi produttivi
più sostenibili; incentivare la sostituzione degli impianti di riscaldamento ad
olio combustibile sia ad uso civile che industriale
Evitare l'eccessiva pressione antropica sull’ambiente e sul paesaggio che
potrebbe condurre alla distruzione di alcune risorse di importanza vitale
(suolo, acqua, ecc.), oltre che alla perdita delle potenzialità di attrazione
turistica di alcune aree di pregio.
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ST3.3 Favorire uno sviluppo policentrico evitando la polverizzazione insediativa
(ob. PTR . 13)
Rafforzare la struttura policentrica mediante la valorizzazione dei comuni
capoluogo con l’insediamento di funzioni di alto rango, evitando le saldatura
tra l’urbanizzato soprattutto lungo le vie di comunicazione e nei fondovalle
vallivi e creando una gerarchia di rete tra i centri
Favorire politiche insediative tese a contenere la polverizzazione insediativa e
la saldatura dell’urbanizzato lungo le direttrici di traffico, con conseguente
perdita di valore paesaggistico, favorendo la ricentralizzazione delle funzioni
e delle attività attorno ai punti di massima accessibilità ferroviaria
Ridurre il consumo di suolo e presidiare le aree libere e gli ambiti agricoli a
cesura del continuum urbanizzato
ST3.4 Promuovere la riqualificazione del territorio attraverso la realizzazione di
nuove infrastrutture per la mobilità pubblica e privata (ob. PTR . 2, 3, 4)
Promuovere il trasporto su ferro attraverso la riqualificazione e il
potenziamento delle linee ferroviarie.
Rafforzare il sistema infrastrutturale est-ovest, stradale e ferroviario, per
ridisegnare il territorio intorno ad un progetto condiviso di sviluppo urbano
policentrico, comprendente anche il capoluogo regionale, alternativo allo
sviluppo diffusivo che provoca la saldatura delle aree urbane
Potenziare il Servizio Ferroviario Regionale, per favorire le relazioni interpolo,
ed estendere i Servizi Suburbani a tutti i poli urbani regionali, per dare
un'alternativa modale al trasporto individuale e ridurre la congestione da
traffico
Ridurre la congestione da traffico veicolare ingenerato dalla dispersione
insediativa con investimenti sul rafforzamento del Servizio Ferroviario
Suburbano e Regionale e comunque tesi a favorire l'uso del mezzo pubblico
(centri di interscambio modale e sistemi di adduzione collettiva su gomma di
tipo innovativo)
Promuovere un progetto infrastrutturale e territoriale integrato per il territorio
interessato dalla BreBeMi per favorire il riequilibrio dell'assetto insediativo
regionale e il miglioramento della qualità ambientale delle aree attraversate
ST3.5 Applicare modalità di progettazione integrata tra infrastrutture e paesaggio
(ob. PTR: 2, 20, 21)
Prevedere nei programmi di realizzazione di opere infrastrutturali risorse
finanziarie per promuovere progetti di ricomposizione e qualificazione
paesaggistico/ambientale dei territori attraversati dai nuovi assi viari e
applicazione sistematica delle modalità di progettazione integrata che
assumano la qualità ambientale e paesaggistica del contesto come
riferimento culturale
Applicare sistematicamente modalità di progettazione integrata che assumano
la qualità paesaggistica del contesto come riferimento culturale per la nuova
progettazione per una migliore integrazione territoriale e paesistica dei
progetti
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ST3.6 Tutelare e valorizzare il paesaggio caratteristico attraverso la promozione
della fruibilità turistico-ricreativa e il mantenimento dell'attività agricola (ob. PTR .
10, 14, 21)
Tutela e ricognizione dei percorsi e dei belvedere panoramici come luoghi di
fruizione ampia del paesaggio anche attraverso il recupero dei sentieri
escursionistici e dei percorsi ferroviari come itinerari di fruizione turistica
privilegiati
Tutela e rafforzamento delle caratteristiche dei diversi paesaggi del Sistema
Pedemontano (prealpino, collinare e dei laghi morenici) caratterizzati per
l'elevata attrazione per la residenza e il turismo
Garantire il mantenimento di attività agricole in funzione di miglioramento della
qualità ambientale complessiva e di valorizzazione del paesaggio
ST3.7 Recuperare aree e manufatti edilizi degradati in una logica che richiami le
caratteristiche del territorio pedemontano (ob. PTR . 5, 6, 14)
Promuovere interventi di recupero delle aree degradate a seguito di una
intensa attività estrattiva
Incentivare il recupero, l’autorecupero e la riqualificazione dell’edilizia rurale,
mediante i principi della bioedilizia e il rispetto delle tradizioni costruttive locali
ST3.8 Incentivare l'agricoltura e il settore turistico ricreativo per garantire la
qualità dell' ambiente e del paesaggio caratteristico (ob. PTR . 10, 14, 18, 19, 21)
Promuovere e supportare interventi per l’organizzazione integrata e
diversificata dell’offerta turistica, favorendo una fruizione sostenibile del
territorio (turismo culturale, termale, congressuale, enogastronomico,
naturalistico)
Incentivare l’agricoltura biologica e di qualità come modalità per tutelare e
migliorare la qualità dell'ambiente e per contenere la dispersione insediativa
Favorire la creazione di filiere corte ed extracorte della produzione
ortofrutticola e zootecnica locale per mantenere la presenza di ambiti agricoli
e di produzioni di nicchia anche per evitare la saldatura del territorio
urbanizzato
ST3.9 Valorizzare l'imprenditoria locale e le riconversioni produttive garantendole
l'accessibilità alle nuove infrastrutture evitando l'effetto "tunnel" (ob. PTR . 6, 24)
Valorizzare le iniziative di progettualità comune e condivisa dell'imprenditoria
locale sfruttando l’accessibilità internazionale e le sinergie con Milano
Favorire politiche di riconversione produttiva delle aree interessate da settori
produttivi in crisi facendo leva sulle punte di eccellenza in alcuni settori,
sulle autonomie funzionali radicate sul territorio e sulle potenzialità innovative
presenti sul territorio grazie al mix università-esperienza.
Valorizzare il passaggio di infrastrutture di collegamento di livello alto con
politiche appropriate di ordine economico riconversioni produttive,
localizzazione di nuovi servizi alle imprese) tali da evitare il rischio dell’effetto
“tunnel” con perdita di opportunità di carattere economico e sociale
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Uso del suolo
Limitare l’ulteriore espansione urbana
Favorire interventi di riqualificazione e riuso del patrimonio edilizio
Conservare i varchi liberi, destinando prioritariamente le aree alla realizzazione
della Rete Verde Regionale, che si è concretizzata con la progettazione delle
aree verdi di interconnessione con il Parco Regionale della Valle del Lambro.
( area ambientale della “ La Costa”)
Evitare la dispersione urbana, mantenendo forme urbane compatte
Mantenere la riconoscibilità dei centri urbani evitando le saldature lungo le
infrastrutture
Realizzare le nuove edificazioni con modalità e criteri di edilizia sostenibile
Coordinare a livello sovraccomunale nell’individuazione di nuove aree
produttive e di terziario/commerciale
Evitare la riduzione del suolo agricolo
Nel dettaglio il P.G.T. di Costa Masnaga ha perseguito i seguenti obbiettivi
contenuti nel sistema territoriale Pedemontano
• limitazione dell’espansione urbana
tessuto urbano consolidato
alle sole aree a completamento del
• agevolazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente
• mantenimento dei varchi liberi, destinando prioritariamente le aree alla
realizzazione della Rete Verde Regionale con la valorizzazione e tutela
delle aree comprese all’interno del Parco Regionale della Valle del Lambro
e con la progettazione del verde di interconnessione per gli ambiti esterni
appartenenti alla rete ecologica provinciale.
• evitare la dispersione urbana, mantenendo forme urbane compatte. Il
P.G.T. ha conservato la regola, anche per gli ambiti di trasformazione ed
espansione di mantenimento della tipologia architettonica propria del paese
, limitando la nuova edificazione residenziale all’interno del tessuto
consolidato esistente.
• mantenere la riconoscibilità dei centri urbani evitando le saldature lungo le
infrastrutture . Il P.G.T. non ha previsto della nuova edificazione lungo le
infrastrutture esistenti ed in progetto, ma dei completamenti rispetto al
tessuto residenziale consolidato .
• valorizzazione della zona industriale attraverso la previsione di un progetto
di interesse sovraccomunale con la sottoscrizione dell’Agenda Strategica
• implementazione dei servizi pubblici, anche di interesse sovralocale al fine
di migliorare il livello qualitativo già elevato esistente.
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RETE ECOLOGICA REGIONALE
CODICE SETTORE: 70
NOME SETTORE: MONTEVECCHIA
Province: LC, MI, CO, BG
DESCRIZIONE GENERALE
Area molto eterogenea che include elementi di assoluto valore naturalistico accanto a
tratti densamente urbanizzati. Notevole sviluppo di infrastrutture che in alcuni casi
determinano forte frammentazione o isolamento degli ambienti.
Tra i siti più importanti in termini naturalistici si segnalano il SIC Valle di Santa Croce e
Valle del Curone (con fauna invertebrata endemica), il Lago di Sartirana (importante
per la fauna invertebrata acquatica), il Lago di Olginate (di grande importanza per
l’avifauna acquatica),la Palude di Brivio (avifauna acquatica, vegetazione palustre), il
Lago di Pusiano (avifauna acquatica, vegetazione palustre).
ELEMENTI DI TUTELA
SIC -Siti di Importanza Comunitaria: IT2030006 Valle di Santa Croce e Valle del Curone,
IT2030007 Lago di Sartirana, IT2030004 Lago di Olginate, IT2030005 Palude di Brivio,
IT2020006 Lago di Pusiano
ZPS – Zone di Protezione Speciale: Parchi Regionali: PR della Valle del Lambro, PR di Montevecchia e Valle del Curone, PR
Adda Nord, proposto PR San Genesio e Colle Brianza
Riserve Naturali Regionali/Statali: RNR Lago di Sartirana
Monumenti Naturali Regionali: Aree di Rilevanza Ambientale: ARA “San Genesio -Colle Brianza”, ARA “Pegorino”, ARA
“Isola”
PLIS: Parco Agricolo la Valletta, Parco del Monte Canto e del Bedesco
Altro: ARE – Aree di Rilevante interesse Erpetologico “Boschi, stagni e cabalette di Cà
Soldato”
ELEMENTI DELLA RETE ECOLOGICA
Elementi primari
Gangli primari: Corridoi primari: Fiume Adda (classificato come “fluviale antropizzato” nel tratto
compreso
nel settore 70); Fiume Lambro e Laghi Briantei (classificato come “fluviale
antropizzato” nel tratto compreso nel settore 70)
Elementi di primo livello compresi nelle Aree prioritarie per la biodiversità (vedi D.G.R.
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dicembre 2009 – n. 8/10962): 01 -Colline del Varesotto e dell’alta Brianza; 06 -Fiume
Adda; 07 - Canto di Pontida
Elementi di secondo livello
Aree importanti per la biodiversità esterne alle Aree prioritarie (vedi Bogliani et al., 2007.
Aree prioritarie per la biodiversità nella Pianura Padana lombarda. FLA e Regione Lombardia;
Bogliani et al., 2009. Aree prioritarie per la biodiversità nelle Alpi e Prealpi lombarde. FLA e
Regione Lombardia): Altri elementi di secondo livello: ricavate all’interno dell’area prioritaria 01 -Colline del
Varesotto e dell’alta Brianza, tra i nuclei ricompresi all’interno di aree di primo livello.
Interessano la porzione di territorio tra il Lambro, i Laghi Briantei e l’area di Colle
Brianza - Missaglia, oltre alle aree boschive e agricole in comune di Pontida e di Cisano
Bergamasco e alle aree boschive e agricole di Villa d’Adda, Imbersago e Robbiate.
INDICAZIONI PER L’ATTUAZIONE DELLA RETE ECOLOGICA REGIONALE
Per le indicazioni generali vedi:
- Piano Territoriale Regionale (PTR) approvato con deliberazione di Giunta regionale del 16
gennaio 2008, n. 6447, e adottato con deliberazione di Consiglio regionale del 30 luglio
2009, n. 874, ove la Rete Ecologica Regionale è identificata quale infrastruttura
prioritaria
di interesse regionale;
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- Deliberazione di Giunta regionale del 30 dicembre 2009 – n. 8/10962 “Rete Ecologica
Regionale:approvazione degli elaborati finali, comprensivi del Settore Alpi e Prealpi”; 274
- Documento “Rete Ecologica Regionale e programmazione territoriale degli enti locali”,
approvato con deliberazione di Giunta regionale del 26 novembre 2008, n. 8515.
1) Elementi primari:
01 -Colline del Varesotto e dell’alta Brianza: favorire il mantenimento dell’agricoltura
estensiva ed in particolare dei prati a sfalcio; promuovere la presenza di siepi al
margine dei campi coltivati. Importante mantenere le attività agricole e pastorali di tipo
tradizionale, soprattutto in aree collinari, dalle quali dipendono habitat e specie in
progressiva rarefazione. Indicazioni specifiche riguardano anche la messa ‘in sicurezza’
dei cavi aerei presso le pareti rocciose (es. Monte Marenzo), siti di nidificazione di
molte specie di grande interesse conservazionistico, come Nibbio bruno, Falco
pellegrino e Gufo reale, la protezione dei siti di riproduzione e di roost dei chirotteri.
06 -Fiume Adda: il tratto di valle dell’Adda incluso nel settore comprende aree
estremamente importanti quali la Palude di Brivio ed il Lago di Olginate.
2) Elementi di secondo livello
Aree tra il Lambro, i Laghi Briantei e l’area di Colle Brianza -Missaglia: necessarie al
mantenimento della connettività ecologica in senso Est-Ovest, tra la valle dell’Adda e la
valle del Lambro. Il mantenimento della continuità è necessario per la sopravvivenza di
molte specie, spesso presenti in piccole popolazioni che sopravvivono solo grazie allo
scambio di individui con popolazioni più floride.
L’interruzione del flusso di individui tra diverse tessere di habitat determinerebbe un
fortissimo aumento di rischio di estinzione per molte specie.
3) Aree soggette a forte pressione antropica inserite nella rete ecologica
Superfici urbanizzate: favorire interventi di deframmentazione; mantenere i varchi di
connessione attivi; migliorare i varchi in condizioni critiche; evitare la dispersione
urbana;
Infrastrutture lineari: prevedere, per i progetti di opere che possono incrementare la
frammentazione ecologica, opere di mitigazione e di inserimento ambientale. Prevedere
opere di deframmentazione in particolare a favorire la connettività con aree sorgente
(Aree prioritarie) e tra aree sorgente.
CRITICITÀ
Vedi D.d.g. 7 maggio 2007 – n. 4517 “Criteri ed indirizzi tecnico progettuali per il
miglioramento del rapporto fra infrastrutture stradali ed ambiente naturale” per
indicazioni generali sulle infrastrutture lineari.
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1.1.b – Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale – P.T.C.P
Il Piano Provinciale evidenzia per il comune di Costa Masnaga le seguenti
emergenze e criticità.
Emergenze geomorfologiche
Colle Brenno della Torre
Colle Cascina Pettana
Colle di Camisasca
Punti panoramici
Camisasca
Colle di Tregolo
Chiesa della B. V. Assunta
Beni storico – culturali
Torre di Camisasca – Camisasca – architettura fortificata
Torre di Tregolo – Tregolo – architettura fortificata
Torre di Brenno – Brenno della Torre – architettura fortificata
Ex Filanda Isacco “Il Colombè” – Colombaio – architettura industriale
Chiesa della B. V. Maria Assunta – architettura religiosa
Palazzo Isacco – Samarino – architettura civile
Villa Biffi, Beretta – Tregolo – architettura civile
Case Colombaio – architettura civile
Cà di Brenno – architettura civile
C. Volpera – architettura civile
Villa Samarino – architettura civile
C. Verana – architettura civile
Cascina “Il Fabbricone” – Tregolo – malghe, cascine e nuclei rurali permanenti
Siti di interesse archeologico
Vengono definiti tali dal P.T.C.P. di Lecco quei siti che “individuano ambiti nei
quali sono presenti tracce di beni o insiemi di beni prevalentemente alterati o
scomparsi, che costituiscono testimonianza significativa della struttura
insediativa, infrastrutturale, sociale del territorio in epoche remote”.
Nel territorio comunale il P.T.C.P. di Lecco individua quattro siti di interesse
archeologico ubicati uno in prossimità della località Samarino nell’immediata
vicinanza del tracciato della S.S. 36 – Strada Statale del Lago di Como e dello
Spluga; due in prossimità della Chiesa di S. M. Assunta e uno in località Tregolo.
Percorsi ciclo – pedonali di rilevanza territoriale
Per quanto riguarda i percorsi ciclo – pedonali il P.T.C.P. di Lecco individua
all’interno del territorio comunale di Costa Masnaga i seguenti tracciati:
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I controviali della S.S. 36 – Strada Statale del lago di Como e dello Spluga
Il tratto stradale che da Rogeno passa per l’abitato di Colombaio, passa alla
destra dell’attività industriale “Remsa Italia”, giunge in prossimità di C.na
Pettana e poi con direzione sud – ovest si dirige verso C.na Brascesco.
Percorsi di interesse paesistico – panoramico
Vengono così definiti dal P.T.C.P. di Lecco “quei tracciati da cui si godono ampie
viste, a grande distanza e/o con ampio campo visivo, che permettono di cogliere
in modo sintetico i caratteri distintivi del paesaggio. L’interesse paesistico dei
percorsi panoramici (ma anche dei punti panoramici) risiede principalmente nelle
particolari relazioni di natura storico – culturale e visiva che essi instaurano con il
contesto territoriale e, in particolare, nella possibilità di fruizione visiva privilegiata
del contesto paesistico”.
Il P.T.C.P. di Lecco individua come tali, all’interno del territorio comunale di
Costa Masnaga, i seguenti percorsi di interesse paesistico – panoramico:
Il percorso della Ferrovia Milano – Lecco
Il tracciato della S.S. 36 – Strada Statale del lago di Como e dello Spluga
Il principale asse viario di attraversamento del comune che dal confine con
il comune di Lambrugo passa all’esterno dell’abitato di Camisasca e da
C.na Pettana verso Centemero.
Emergenze geomorfologiche areali (cordoni morenici, zone carsiche,
falesie)
Per quanto riguarda questo particolare tipo di emergenze geomorfologiche, il
P.T.C.P. di Lecco individua all’interno del territorio comunale di Costa Masnaga 4
aree localizzate rispettivamente: una in località Pettana, parallela all’asse
stradale; una in prossimità dell’abitato di Musico, a sud dell’edificio scolastico
elementare; una alla sinistra del nucleo di Tregolo, che attraversa
longitudinalmente l’abitato principale di Costa a sud de “Il Fabbricone”; l’ultima
situata nella piccola porzione di territorio comunale che si trova alla destra dellla
S.S. 36, a sud di C.na Verana.
Emergenze geomorfologiche lineari (orli di terrazzo, cordoni morenici,
dossi fluviali)
Una conformazione lineare di questo tipo è individuata dal P.T.C.P. di Lecco a
sud dell’abitato di Camisasca e con direzione sud –est si protrae fino alla C.na
Brascesco passando per Rogolea.
Geositi
Un geosito è un bene naturale non rinnovabile. Con il termine geositi si indicano i
beni geologici – geomorfologici di un territorio intesi quali elementi di pregio
scientifico e ambientale del patrimonio paesaggistico. Quelle architetture naturali,
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o singolarità del paesaggio, che testimoniano i processi che hanno formato e
modellato il nostro pianeta. Forniscono un contributo indispensabile alla
comprensione della storia geologica di una regione, e rappresentano valenze di
eccezionale importanza per gli aspetti paesaggistici e di richiamo culturale,
didattico e ricreativi.
Nel territorio comunale di costa Masnaga il P.T.C.P. di Lecco individua un
geosito localizzato in prossimità della località Brenno della Torre.
Tratti stradali dove eventuali insediamenti sono da considerare in
contrasto con gli interessi paesaggistici (art. 21)
L’art. 21 del P.T.C.P. di Lecco “Tutela paesaggistica della viabilità esistente e
prevista” cita quanto segue:
“Si assume come obiettivo generale di rilevanza paesistica della pianificazione il
mantenimento delle pause o intervalli nell’edificazione esistenti lungo le strade di
rilevanza territoriale (…), nonché lungo quelle di rilevanza storica e paesaggistica
(…) e lungo le ferrovie.
A tal fine, il P.T.C.P. individua cartograficamente, nella Tavola 1 – Quadro
Strutturale – Assetto Insediativo, i tratti delle strade suddette che presentano
visuali libere di significativa estensione, su uno o su entrambi i lati. Tali tratti sono
distinti in “tratti stradali dove eventuali insediamenti sono da considerare in
contrasto con gli interessi paesaggistici.
(…)
In corrispondenza di tali tratti di strada è istituita una fascia di rispetto
paesaggistico che, in prima applicazione, e fino a che non siano intervenuti atti
con valenza paesaggistica di maggiore definizione, è stabilita in 300 metri
dall’asse, su uno o su entrambi i lati.
La fascia è riconosciuta come area di particolare interesse paesaggistico e
considerata ambito di elevata sensibilità paesistica, in coerenza con le norme del
PTPR/PPR e con i Criteri regionali di cui alla DGR 8/6421 del 27.12.2007, e
quindi edificabile, laddove sia comunque consentito, limitatamente a progetti che
incidono in modo contenuto rispetto a visuali libere di significativa estensione.”
All’interno del territorio comunale di costa Masnaga il P.T.C.P. di Lecco individua
come tali il tratto stradale, su ambo i lati, che costeggia la C.na Pettana e il tratto
destro della S.S. 36 a sud di C.na Verana,
Unità di paesaggio E1 – La collina e i laghi morenici – Ambito dei laghi
morenici (Pusiano e Annone)
Caratteri identificativi
All’interno dell’Unità di paesaggio della Collina e dei laghi morenici si distinguono,
dal punto di vista geografico, tre grandi ambiti, che fanno riferimento ai tre nuclei
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urbani principali: la Brianza Casatese (Casatenovo), situata a sud – ovest della
provincia; la Brianza Meratese (Merate) situata a sud – est, tra la collina di
Montevecchia e il corso dell’Adda e la Brianza Oggionese (Oggiono), situata a
nord – ovest, in prossimità delle prime pendici prealpini e caratterizzata dalla
presenza dei grandi laghi morenici di Annone e Pusiano.
Le colline brianzole sono il risultato della deposizione glaciale di materiali
morenici, che assume una specifica individualità di forme e strutture, costituita da
segni di livello macroterritoriale che disegnano larghe arcature concentriche.
La conformazione plano-altitudinale presenta elevazioni costanti e non eccessive.
Si tratta di paesaggi dai richiami “mediterranei”, benché impostati su forme del
suolo prodotte dal glacialismo, di valore eccezionale dal punto di vista della storia
naturale.
Il paesaggio è spesso caratterizzato dalla presenza di invasi lacustri rimasti chiusi
tra gli sbarramenti morenici (“laghi morenici”), con presenza di forme di naturalità
e di notevole interesse geologico (Laghi di Annone, Pusiano e Sartirana).
Dal punto di vista vegetazionale, il paesaggio è connotato dalla presenza di
piccoli lembi di boscaglia, sulle scarpate più acclivi, sulle cime delle colline o
lungo i corsi d’acqua, dalle folte “enclosures” dei parchi e dei giardini storici, e da
presenze arboree di forte connotato ornamentale (cipresso, olivo).
Si tratta di un contesto da sempre fortemente permeato dalla presenza dell’uomo,
con evidenza di segni residui di una forte e significativa organizzazione territoriale
tradizionale. Il paesaggio attuale è, infatti, il risultato di un’opera di intervento
umano tenace che ha modellato un territorio reso caotico dalle eredità glaciali per
ampi tratti con scarso drenaggio e costituito da terreni di modesta attitudine
produttiva.
Dal punto di vista insediativo, il paesaggio, è caratterizzato da nuclei di modesta
dimensione, ma molto numerosi, che si sono organizzati spesso attorno a uno o
più edifici storici emergenti: castelli, torri, ville, monasteri, chiese romaniche
(pievi), ricetti conventuali, ecc.
Si tratta spesso di modesti e contenuti nuclei di sorprendente coerenza
architettonica e di felice inserimento urbanistico.
Tipici del paesaggio collinare sono ville e parchi sorti fra ‘700 e ‘800, quale
residenza favorita della nobiltà e della borghesia lombarda che, sia a livello di
ambito vasto (Brianza), sia nell’analisi di contesti limitati (es.: Monticello Brianza,
Merate, Casatenovo), assumono la valenze di un vero e proprio “sistema
territoriale”.
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I manufatti e le architetture isolate si distinguono per particolari valenze estetiche,
funzione storica, per posizione o, ancora, per qualità formale. Si tratta di piccoli
edifici religiosi (santuari, oratori campestri, tabernacoli, cappelle votive), di
caseggiati tipici (vecchie stazioni, filande, molini), di manufatti stradali (ponti,
cippi, selciati, ecc.) e di una folta serie di soggetti “minori” che formano il
connettivo della storia e della memoria dei luoghi.
La struttura del paesaggio agrario collinare, caratterizzato da lunghe schiere di
terrazzi che risalgono e aggirano i colli, rette con muretti in pietra o sistemati
naturalmente, ha sotteso, nei secoli, sedimentazioni continue.
Un tempo, tali terrazzi erano densamente coltivati e investiti nelle più svariate
colture (vigna, orticole, seminativi da granella, legnose da frutto, ecc.) che
sostenevano la famiglia contadina e un mercato di scala locale rivolto alle aree
urbane della cintura milanese. Il gelso, che caratterizzava ampiamente la
campagna, ha sostenuto a lungo l’economia della famiglia contadina, produttrice
di bozzoli e fornitrice di larga manodopera per filande e filatoi. Attualmente la
viticoltura è praticata sui campi terrazzati o su ripiani artificiali.
Il sistema insediativo agrario tradizionale è rappresentato da corti e case
contadine costruite generalmente con materiale morenico locale. Gli insediamenti
colonici, collocati sulle pendici collinari o nei bassopiani, raccolgono attorno alla
modesta corte (aperta o cintata), il corpo delle abitazioni e i rustici, non
presentandosi quasi mai nelle forme auliche ed estensive della pianura.
Il frequente riferimento al paesaggio collinare lombardo da parte della tradizione
letteraria e iconografica, sia in termini d’incondizionata ammirazione (Foscolo,
Stendhal), sia in senso spietatamente ironico (Parini, Gadda), ne fa un paesaggio
tra i più celebrati e noti a livello regionale.
La carica emotiva dei molti illustri visitatori delle più rinomate regioni collinari della
Lombardia ha conferito un fascino e un’identità duraturi a questo territorio
“idealizzandolo”.
Gli aspetti più originali e qualificanti del paesaggio collinare, a causa dell’intensa
urbanizzazione che ha interessato tale contesto, sono oggi soggetti a forte
degrado.
Il territorio collinare è stato, infatti, il ricetto preferenziale di residenze e industrie a
elevata densità, a causa della vicinanza di quest’ambito all’alta pianura
industrializzata.
I fenomeni urbanizzativi, sempre più accentuati, tendono a occupare i residui
spazi agricoli, specie quelli di bassopiano, con conseguente dissoluzione di
quest’importante componente dell’ambiente di collina. Particolarmente forte la
tendenza a un’edificazione sparsa sulle balze e sui pendii, spesso ricavata sui
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fondi dagli stessi proprietari, nelle forme del “villino”, del tutto avulso dai caratteri
dell’edilizia rurale.
Elementi di criticità
Tendenza ad occupare, con fenomeni urbanizzativi sempre più accentuati, i
residui spazi agricoli, specie quelli di bassopiano, con conseguente probabile
dissoluzione di quest’importante componente dell'ambiente di collina.
Tendenza a una edificazione sparsa sulle balze e sui pendii, spesso ricavata
sui fondi dagli stessi proprietari, nelle forme del villino, del tutto avulso dai
caratteri dell'edilizia rurale.
Degrado degli aspetti più originali e qualificanti del paesaggio collinare dovuto
all’intensa urbanizzazione.
Indirizzi di tutela
In ordine agli aspetti del paesaggio naturale
La morfologia
Riconoscimento e tutela integrale dei fenomeni geomorfologici strutturali e
particolari come i trovanti, le zone umide, i dossi, i canali scolmatori relitti,
etc.
Le acque
Salvaguardia integrale dei piccoli laghi morenici con ampie fasce di rispetto
escluse dall’edificazione o da forme incongrue di valorizzazione turistica;
massima attenzione laddove la naturalità si manifesta ancora in forme
dominanti, o dove la tradizione iconografica e letteraria ha contribuito a
elevare i luoghi a segni culturali dell’immagine provinciale o regionale, o
dove si sono accertate emergenze archeologiche di antichissima data.
Salvaguardia delle zone umide in genere.
La vegetazione
Salvaguardia dei lembi boschivi sui versanti e sulle scarpate collinari e dei
gruppi di alberi di forte connotato ornamentale (cipresso, olivo).
In ordine agli aspetti del paesaggio antropico
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Il paesaggio costruito tradizionale
Recupero e reinserimento dei segni residui della forte e significativa
organizzazione territoriale tradizionale come capisaldi di riferimento
paesaggistico; salvaguardia dei contenuti e delle emergenze visive
dell’insediamento e della trama storica, centrata talora sui castelli, su
chiese romaniche (pievi), o su ricetti conventuali aggreganti gli antichi
borghi.
Rigoroso rispetto della tradizione e delle tipologie locali da parte degli
interventi edilizi di restauro e manutenzione nei contesti dei nuclei storici.
Recupero e valorizzazione delle ville e dei giardini storici, finalizzati alla
rivalutazione del loro valore paesistico globale, prima ancora che al loro
pregio architettonico. Laddove, per estensione e diffusione, i complessi di
ville e giardini storici connotano ampie porzioni di territorio, sono
auspicabili interventi di valorizzazione, che garantiscano la non
compromissione delle aree interstiziali (benché in sé apparentemente
prive di significato).
Particolare attenzione verso gli interventi che possono alterare gli scenari
collinari resi famosi da eventi storici e dalla loro significatività rispetto
all’immagine colta e popolare, al fine di tramandare nelle forme più pure
l’idealizzazione e il panorama delle più rinomate regioni collinari della
Lombardia, esaltate da molti illustri visitatori, a garanzia del
riconoscimento dell’identità di tali ambiti.
Tutela dell’architettura “minore”, quali manufatti e architetture isolate, che si
distinguono per particolari valenze estetiche, funzione storica, per
posizione o per qualità formali.
Il paesaggio agrario tradizionale
Tutela del paesaggio agrario, presente spesso con la viticoltura praticata sui
campi terrazzati o su ripiani artificiali: tali contesti vanno rispettati insieme
con il sistema insediativo agrario tradizionale, rappresentato da corti e
case contadine.
Il paesaggio urbanizzato
Tutti gli interventi di adeguamento tecnologico (reti) e, in genere, tutte le
opere di pubblica utilità (illuminazione pubblica, arredo degli spazi pubblici,
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pavimentazioni stradali, aspetto degli edifici collettivi), devono ispirarsi a
criteri di adeguato inserimento paesistico.
Esclusione di ogni intervento che può modificare la forma dei rilievi colline
(crinali dei cordoni morenici, ripiani, trincee, depressioni intermoreniche
lacustri o palustri, etc.) o imposizione di rigorose verifiche di ammissibilità.
Ripristino di situazioni ambientali deturpate da cave e manomissioni in
genere.
Protezione generale delle visuali, grazie a specifica analisi paesaggistica e
a verifica della compatibilità visiva degli interventi trasformativi.
Freno e contrasto dei processi insediativi, tramite il controllo e l’indirizzo
delle scelte di espansione per destinazioni d’uso grandi (aree industriali e
terziarie) e piccole (zone residenziali a bassa densità).
2 – Vincoli ambientali, paesaggistici e culturali
In via preliminare allo studio paesistico del territorio comunale, è stato necessario
accertare la presenza di vincoli ambientali e strutturali presenti sul territorio
comunale e determinati da normative e leggi che tutelano la salvaguardia
dell’ambiente.
Tali vincoli sono stati rappresentati nella tavola “5 - Vincoli “, scala 1:5.000 e
vengono di seguito illustrati:
• ELEMENTI IDENTIFICATIVI P.T.C.R. REGIONE LOMBARDIA
(app. con D.C.R. n°VIII/951 del 19.01.2010 B.U.R.L. serie inserzioni del
17.02.2010 )
FASCIA: Fascia Collinare
AMBITO DI CRITICITA': Brianza orientale della Martesana o dell'Adda
Perimetro Parco Regionale della Valle del Lambro (DGR 28.07.2000 n°7/601)
Perimetro Parco Naturale (DGR 28.07.2000 n°7/601)
• P.T.C.P. PROVINCIA DI LECCO - QUADRO STRUTTURALE
(Adott. con Delibera di C.P. n° 49 del 24.07.2008 - App. con Delibera di C.P. n° 7
del 23 e 24.03.2009)
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Ambiti di prevalente valore naturale – vette
a - Colle Brenno della Torre
b - Colle di Camisasca
c - Colle C.na Pettana
Ambiti di prevalente valore storico e culturale
• Siti di interesse archeologico
Sistemi dell'organizzazione del paesaggio agrario tradizionale
• Malghe, cascine, e nuclei rurali permanenti
• - C.na Il Fabbricone
Altri sistemi fondamentali della struttura insediativa storica di matrice urbana
• Architettura religiosa:
Chiesa Parrocchiale B.V. S. Maria Assunta
• Architettura civile:
1 – Colombaio
2 - Villa Biffi Beretta
3 - Cà di Brenno
4 - C.na Volpera
5 - Palazzo Isacco
6 - Villa Samarino
7 - C.na Verana
• Architettura fortificata
1 - Torre di Tregolo
2 - Torre di Brenno
3 - Torre di Camisasca
• Architettura industriale
1 - Ex Filanda Isacco
2 - Il Colombè
Punti di vista panoramici / visuali sensibili, belvedere punti di osservazione del
paesaggio P.T.C. Lecco
1 - Camisasca
2 - Colle di Tregolo
3 - Chiesa della B. V. Assunta
VINCOLI AMBIENTALI
• aree boscate - (D. Lgs. 42/2004, art. 142, comma 1, lettera g)
• terrazzamenti identificativi della zona collinare PTCR Regionale
• " LA COSTA" ambito di valore ambientale e paesistico - corridoio lineare di
rete ecologica identificativo del torrente Bevera e dell'ambito collinare
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• Fascia di rispetto delle acque pubbliche -(D. Lgs. 42/2004, art. 142,
comma 1, lettera c - 150m)
- Fiume Lambro ( n°145)
- Torrente Bevera di Brianza ( n°123)
- Roggia di Tabiago ( n°121)
•
•
•
•
centro storico e nuclei antichi (L.R. n° 12/2005)
centro storico e nuclei antichi in revisione (L.R. n° 12/2005)
Usi civici (art. 146 lett. h)
Bene di interesse storico – artistico (D. Lgs. n° 42 del 22 gennaio 2004;
art. 10)
- Palazzo Isacco, Gherardi, Cascina Samarino
- Complesso rurale "IL FABBRICONE"
• Edifici sottoposti a vincolo monumentale (L. n° 10 89 del 1939)
- Torre di Brenno ed area di rispetto
- Torre di Camisasca
• Edifici sottoposti a vincolo secondo la Legge 20 giugno 1909, n° 364
- Torre del Castello Medioevale di Tregolo
• Perimetro Parco di Brenno
VINCOLI STRUTTURALI
• Perimetro centro edificato ( L. 865 / 71 art. 18)
• Perimetro centro abitato (DPR 16/09/1996 n°610 art . 4)
• Fascia di rispetto cimiteriale approvata con Delibera C.C n° 61 del
30.11.2009
• Fascia di rispetto ferroviaria
• Fascia di rispetto stradale Strada statale n°36 de l Lago di Como e del
Passo dello Spluga
• Fascia di rispetto depuratore
• Punti di captazione acqua potabile – POZZI e relativa zona di rispetto (
D.P.R. n° 236/88, r 200 mt - assoluta 10 mt)
VINCOLI DI POLIZIA IDRAULICA - RETICOLO IDRICO MINORE
(D.R. 523/1904 e d.g.r. 7/13950 del 01.08.03 e s.m.i. )
• Fasce di rispetto del reticolo idrico minore (4mt)
• Fascia di rispetto principale del Torrente Bevera (10mt) competenza
Regione Lombardia
VINCOLI PAI: FASCE FLUVIALI
(Variante al Piano Stralcio per l'assetto idrogeologico PAI approvato con DPCM
24 maggio 2001 fasce fluviali del fiume Lambro nel tratto dal lago di Pusiano alla
confuenza con il deviatore Redefossi )
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•
•
•
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Fasce fluviali del fiume Lambro nel tratto dal lago di Pusiano alla
confuenza con il deviatore Redefossi )
Fascia di rispetto secondaria del reticolo idrico (fascia B del PAI)
Fascia di rispetto secondaria (limite tra la fascia B e la fascia C del PAI
competenza AIPO
•
•
Miniera - Produzioni Minerali - " Baggero e Brenno" marna da cemento
Area estrattiva (licenza Decreto distretto Minerario 7/1996)
•
Delimitazione della concessione di marna da cemento "Baggero e Brenno"
nel territorio di Costa Masnaga
(verbale di delimitazione della concessione mineraria del 19 dicembre
1996 - scadenza concessione 06.10.2016)
•
metanodotto Snam Rete Gas
fascia di rispetto metanodotto - fascia di sicurezza metanodotto
•
linea elettrodotti
fascia di rispetto - 19m e 28m (DPA)
3 – Le analisi effettuate
In base alle linee guida approvate con D.G.R. n° 7/ 11045 del 08.11.2002 –
Norme di Attuazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale, sono state svolte
le analisi paesaggistiche del territorio comunale e del contesto territoriale in cui il
comune di Costa Masnaga è inserito.
3.1 – Il territorio
Al fine di poter dare un giudizio complessivo relativamente alla sensibilità del
paesaggio sono stati presi in considerazione tre diversi ambiti di indagine: quello
morfologico – strutturale, la valutazione vedutistica legata alla panoramicità, la
simbologia legata ad avvenimenti storici e leggendari.
Le indagini svolte non si sono limitate al cotesto dell’ambito territoriale esaminato,
ma hanno avuto riferimento ad uno spazio più ampio, considerando anche il
territorio circostante.
3.2 - Valutazione morfologico strutturale
L’abitato di Costa Masnaga sorge su un costone roccioso a sud del Lago di
Pusiano, in posizione dominante e panoramica sulla Brianza. Si estende su una
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superficie di circa 5 kmq e confina con i comuni di Rogeno, Molteno, Garbagnate
Monastero, Bulciago, Nibionno, Lambrugo e Merone.
Le quote altimetriche sono piuttosto variabili anche se tendono a diminuire da
Nord a Sud; la quota massima è posta in corrispondenza del rilievo su cui sorge
l’abitato principale di Costa Masnaga ed è pari a circa 330 metri s.l.m., mentre le
quote minime si ritrovano nelle aree vallive del fiume Lambro e sono pari a circa
240 metri s.l.m.
Le morfologie moreniche
Nel contesto del paesaggio collinare la morfologia morenica, ultima scoria dei
movimenti glaciali quaternari, assume una precisa individualità di forma e di
struttura.
L’originalità di questo ambito, che si distingue da quello delle colline
pedemontane di formazione terziaria, attiene sia alla conformazione planimetrica
e altitudinale con elevazioni costanti e non eccessive, sia alla costituzione dei
suoli (in genere ghiaiosi) e alla vegetazione naturale e di uso antropico.
Il territorio comunale di Costa Masnaga è infatti caratterizzato da frequenti
culminazioni collinari, separate da ampie depressioni, spesso percorse da torrenti
ad andamento meandri forme.
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Aree boscate
Nella porzione di territorio comunale facente parte del Parco Regionale della Valle
del Lambro si alternano ampie aree agricole e ambiti boscati.
Le tipologie ed il valore delle aree boscate è stato attribuito nell’ambito degli studi
agronomici e degli habitat.
L’importanza paesistica intrinseca deriva dalla visione d’insieme del paesaggio e
dagli skyline che in alcuni tratti vedono l’alternanza delle frange boscate e delle
zone agricole.
Di fondamentale importanza è dunque il mantenimento dell’immagine d’insieme
che si ha nel percorrere il territorio nonché degli stralci di visuali e coni di
immagine di valore non solo ambientale ma anche paesistico di cui è possibile
godere.
Aree agricole e ambiti boscati nel territorio comunale di Costa Masnaga.
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I corsi d’acqua
Il territorio comunale è attraversato da due importanti corsi d’acqua che con il loro
percorso in parte ne disegnano il confine: a Nord il Torrente Bevera e ad Ovest il
Fiume Lambro.
Il Torrente Bevera è un affluente di sinistra del Fiume Lambro nel quale confluisce
in prossimità di Baggero, frazione del comune di Merone, dopo un percorso di
circa 22 km. Si compone di quattro rami principali due dei quali nascono presso il
Colle di San Genesio ed il Monte Crocione, in territorio di Colle Brianza e due in
località Figina e in località Toscio, in territorio di Galbiate.
L’intero bacino, che si sviluppa tra i fiumi Adda e Lambro e si estende per circa
42.1 kmq, comprende interamente o in parte i territori di Galbiate, Oggiono, Ello,
Colle Brianza, Rovagnate, Sirone, Castello Brianza, Barzago, Garbagnate
Monastero, Molteno, Merone, Rogeno e Costa Masnaga.
Il Torrente Bevera.
Il Fiume Lambro è un fiume della Lombardia lungo circa 130 km, tributario di
sinistra del Po. Lungo il suo corso attraversa 53 comuni toccando sei province
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tutte in Lombardia. Da Pusiano a Cerro al Lambro, il suo corso è ricompreso in
aree protette a parco; da nord a sud: Parco Regionale della Valle del Lambro, che
nella parte meridionale si sovrappone al Parco di Monza, il Parco Media Valle del
Lambro e i tre estesi parchi cittadini milanesi rientranti nel Parco Agricolo Sud
Milano.
Il suo nome italiano deriva dal latino Lambrus, “lucente”, come la sua acqua. Che
anticamente lo fosse lo conferma il detto milanese “ciar com’el Lamber” , limpido
come il Lambro.
Nasce dai monti del gruppo del San Primo (Triangolo Lariano), nell’area di piano
Rancio nel comune di Magreglio poco a nord del Ghisallo. Attraversa con corso
rapido la Valassina bagnando i centri di Asso, Canzo, Ponte Lambro ed Erba. Ad
Erba si immette nel Lago di Pusiano dopo di che, uscito dal lago, riceve da destra
l’emissario del Lago di Alserio quindi bagna il centro di Merone.
Da qui scorre con andamento tortuoso ai piedi delle colline moreniche, dove
raccoglie le acque di svariati rii, rogge e laghetti, raggiungendo la città di Monza
dove attraversa l’omonimo parco.
Il Fiume Lambro conta ben 27 affluenti, per lo più naturali ma di scarsa rilevanza
quelli nella parte settentrionale del corso fino a Monza, più copiosi ma artificiali
quelli da Milano alla foce nel Po.
Ha un regime tipicamente prealpino con massimi di portata autunnali e primaverili
e magre estive e invernali.
Per quanto riguarda la qualità delle sue acque il Fiume Lambro è stato uno dei
fiumi italiani che ha più risentito dell’inquinamento e dell’industrializzazione
avvenuta sulle sue rive, in particolare nel medio corso, tra Merone e Monza.
Oltre all’utilizzo dell’acqua come forza motrice, dal XIX secolo, essa venne
impiegata in diverse lavorazioni, in particolare dalle tintorie, e il fiume divenne un
comodo sfogo per reflui industriali della più svariata natura. Il fenomeno
dell’inquinamento si accentuò soprattutto nella seconda metà del secolo scorso
con la costruzione diffusa delle reti fognarie nei paesi rivieraschi dell’alto e medio
corso, le cui acque venivano convogliate nel fiume stesso.
Dopo l’anno 2005 circa, grazie agli interventi intercorsi, con l’apertura delle prime
sezioni dei depuratori di Merone e di Monza San Rocco, i dati relativi al Lambro
sono progressivamente migliorati nel tratto fino a Monza.
Il Lambro, complessivamente, ha reagito meglio del Seveso e dell’Olona ai
massicci interventi di recupero cui è stato sottoposto. Da un lato ha giocato a suo
favore la naturalità delle sue sponde, che scorrono ancora libere per lunghi tratti,
al contrario di quelle degli altri due fiumi praticamente inalveati tra barriere di
cemento.
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Il Fiume Lambro.
Data l’importanza che le acque pubbliche rivestono rispetto agli aspetti di
pianificazione del territorio, sono stati adeguatamente indicati in cartografia (Tav.
5) i percorsi dei corsi d’acqua superficiali con le relative fasce di rispetto
individuati ai sensi del Vincolo di polizia idraulica (R.D. 523/1904 e DGR 7/13950
del 01.08.2003, ossia:
Fiume Lambro (n° 112)
Torrente Bevera (n°123)
I punti di captazione delle acque ad uso idropotabile con le relative fascie di
rispetto sono state anch’esse rappresentate nella tavola sopracitata.
3.3 - Valutazione vedutistica
I punti panoramici – le visuali paesaggistiche – i percorsi ciclo pedonali
I punti panoramici e le visuali paesaggistiche presenti nel territorio comunale sono
molteplici.
Oltre a quelli individuati dal P.T.C.P. di Lecco, indicati precedentemente,
percorrendo a piedi i principali nuclei abitati è possibile godere in alcuni tratti di
scorci davvero suggestivi dove le aree agricole e le macchie boscate si alternano
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vicendevolmente. Un paesaggio i cui aspetti mutano continuamente, nel quale
sorgono, quasi fossero li da sempre, le cascine ed i vecchi nuclei, alcune ancora
integre nel loro aspetto originale altre circondate da nuove edificazioni.
Un esempio lo si trova percorrendo la stradina sterrata che costeggia C.na
Cadrega come nelle due foto a seguito.
Per quanto riguarda i percorsi ciclo – pedonali è opportuno ricordare il sentiero
che si snoda tra le campagne e le colline che circondano il paese, la cui
lunghezza è di circa 9 km. Un percorso che in parte attraversa il Parco Regionale
della Valle del Lambro e in parte si snoda tra le aree urbanizzate del comune.
Tracciato del percorso ciclo – pedonale.
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3.4 - Valutazione simbolica
Gli insediamenti storici ed i manufatti caratterizzanti il paesaggio che ne
costituiscono un simbolo poiché mantengono oggi un significato della cultura
storica della tradizione agricola e culturale dei luoghi sono a seguito indicati.
I nuclei di antica formazione
Nel comune di Costa Masnaga sono presenti alcuni nuclei di antica formazione:
Camisasca, Centemero, Musico, Tregolo e Masnaga.
Ai fini della conservazione degli edifici ed elementi che li caratterizzano è stato
effettuato un approfondimento tramite uno studio dettagliato dei nuclei storici così
da dettare precise indicazioni relative alla conservazione delle tipologie e dei
caratteri propri, che nella totalità, ne determinano il valore storico ed ambientale.
Le cascine
Il territorio lombardo è disseminato di cascine. Da sempre questi tipi di abitazione
hanno avuto un ruolo basilare nella vita dei nostri antenati.
Le cascine storiche sono infatti testimonianza di un’intensa attività agricola svolta
nelle epoche passate.
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Nel territorio comunale di Costa Masnaga il numero di cascine isolate è
considerevole. Queste sono individuate da: la C.na Brascesco, la C.na Cadrega,
la C.na Volpera, la C.na Cà di Brenno, la C.na Brenno della Torre, la C.na
Colombaio, la C.na Pettana, la C.na Jolanda, la C.na Luigia (detta “Il Fabbricone”,
la grande casa colonica con corte interna edificata nel 1912 dalla famiglia Beretta
che ne rimase proprietaria fino agli anni ‘70).
Tali insediamenti rurali sono composti prevalentemente da un grande corpo di
fabbrica adibito ad abitazione, che non supera mai i tre piani, circondato da edifici
di minori dimensioni destinati per la parte al piano terreno al ricovero degli animali
e/o delle macchine agricole e per la parte superiore a fienile.
Anche la loro localizzazione, sulla sommità delle caratteristiche colline, non è
stata affatto casuale. In tempi remoti, infatti, i paesi sorgevano sulle alture a
causa dei numerosi acquitrini per evitare l’eccessiva umidità e le nebbie. A questa
considerazione ne va aggiunta anche un’altra: la necessità di vedetta per
difendersi dagli attacchi dei nemici.
Le Torri
Altrettanto caratteristiche del territorio oggetto di studio sono le torri,
testimonianza di un epoca passata giunta in buono stato fino ai giorni nostri. Si
tratta di torri di guardia, di avvistamento e di controllo, di notevole valenza
paesistica cadute poi in disuso intorno all’anno 1500.
La caratteristica peculiare di tali elementi architettonici è quella di privilegiare
generalmente posizioni isolate, dominanti e panoramiche.
Nella tradizione cristiana la torre, a causa del suo rapporto tra cielo e terra,
significa la vigilanza e l’ascesa. Così ogni gradino della scala, ogni piano della
torre, costituiscono una tappa dell’ascensione.
Nel territorio comunale sono presenti tre torri: la Torre di Camisasca, la Torre di
Tregolo e la Torre di Brenno.
La Torre di Camisasca
L’epoca della torre di Camisasca si fa risalire tra il XII e il XIII secolo con
rimaneggiamenti successivi, soprattutto nel tardo Medioevo. Si tratta di un edificio
costruito essenzialmente con pietre rustiche di cava e levigati ciottoli di fiume
(anche con resti di edifici d’epoca romana), murati con calce, sabbia e terra
naturale. Un monumento costituito da un massiccio corpo rettangolare a base
quadrata.
Esso presenta, nelle forme e nel colore, le caratteristiche principali dello stile
romanico: sobrietà, robustezza e assoluta integrazione armonica con l’ambiente.
Una stagione architettonica, quella del Romanico, che venne espressa in
Lombardia e in Brianza a livelli di altissima qualità artistica. Monumenti che ai
giorni nostri continuano ad essere non solo motivo di studio, bensì fonte
inesauribile di ispirazione per architetti di tutto il mondo, poiché, nonostante i
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secoli passati, tali costruzioni continuano a rivelare ancora oggi tutta la loro
autentica carica di “modernità”.
Essendo nata a scopo difensivo (anche se poi trasformata in abitazione) la Torre
presenta delle piccole finestre “a strombo” (cioè le caratteristiche feritorie).
Le mura perimetrali hanno uno spessore formidabile di circa 130 centimetri e
l’altezza attuale della torre è di quasi 12 metri. In origine esisteva un tetto in legno
a quattro falde, coperto con coppi in laterizio. L’unico motivo “ornamentale”
consiste in una sorta di “dentellatura” posta in alto sulla facciata d’ingresso e
costituita da una fila di mattoni murati con gli spigoli rivolti verso l’esterno.
Il recente restauro ha recuperato con pregevole attenzione gli originali muri in
pietra, viceversa ha evidenziato in modo chiaro la parte nuova, costituita dai
serramenti, dalle strutture in metallo e dai solai in muratura (perduti e un tempo in
legno).
Molto suggestiva è la vista che si gode dall’alto della torre: volgendo lo sguardo a
nord è possibile vedere il Resegone e a sud la valle del Lambro, con i rigagnoli
della Bevera e le colline dolcemente degradanti verso l’alto milanese.
La Torre di Tregolo
La torre di Tregolo, simbolo di Costa Masnaga, a pianta romboidale risalente al XI
secolo, è ora inglobata all’interno del parco dell’eclettica Villa Beretta.
La torre apparteneva al castello costruito attorno all’anno Mille e distrutto nella
prima metà del XVI secolo, che sovrastava la valle del torrente Bevera, affluente
del fiume Lambro.
La torre giunta rozza e nuda, ma salda, fino al 1836, aveva tre finestre quadrate
che davano luce nell’interno a tre piani (di una camera ciascuno) ed era ricoperta
da un tetto a due spioventi.
Nel 1916 fu inserita una porta di marmo e due stemmi nobiliari, furono aperte
diverse finestre, bifore e trifore, e la parte superiore venne ridotta a terrazzo
circondato di merli sorretti da archetti di discutibile imitazione di stile lombardo.
Tutta la muratura, così caratteristica dei primi secoli dell’anno mille, venne
ricoperta di malta colorata.
Un tempo la torre era unita da un lato a case coloniche e le camere dei tre piani
servivano ad abitazione alle quali vi si accedeva mediante una scala esterna.
In tempi successivi l’architetto Perrone fece levare l’intonaco e togliere la scala
esterna. Per accedere al primo piano, alto circa quattro metri da terra, fece
costruire una scala esterna con parapetto e tetto sostenuto da colonnine. In cima
alla scala ci si trova di fronte all’antico ingresso che venne conservato e che un
tempo doveva essere in comunicazione diretta con il castello; dal primo piano una
scala interna conduceva agli altri due piani e al belvedere o torrazzo, posto sotto il
tetto.
La Torre di Brenno
Della torre di Brenno invece si hanno poche notizie.
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Ubicata in località Brenno della Torre, sorge nella parte più alta del colle e questo
è segno tangibile del bisogno di difesa e di vedetta sentito dalla gente nei tempi
dell’alto medioevo.
La Torre di Tregolo.
La Torre di Camisasca.
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Le ville
Tipiche di questo paesaggio collinare sono anche le ville e i parchi sorti fra il ‘700
e l’800, quali residenze favorite della nobiltà e della borghesia lombarda.
Le ville storiche rappresentano una particolare modalità insediativa tesa al
massimo “sfruttamento” dei valori estetici del territorio.
Spesso le ville, le quali costituiscono un tutt’uno con i loro giardini e parchi anche
di ampie proporzioni, si innestano all’interno di vecchi nuclei storici o, più
frequentemente, in adiacenza ai nuclei stessi.
A livello percettivo le ville possono non essere visibili, ma si intuisce la loro
presenza proprio in funzione dell’organizzazione del territorio circostante. In altri
casi, invece, la percezione del singolo elemento è immediata, in funzione della
sua ubicazione, generalmente sulla sommità.
In molti casi sono i parchi e i giardini delle ville gli unici elementi che consentono
di individuarle. Spesso, infatti, la villa è arretrata rispetto al fronte stradale, ma gli
alberi ad alto fusto oppure i giardini ben disegnati ne rivelano la presenza.
Villa Manuela
Antica dimora di fine Ottocento perfettamente integra è immersa in un parco
secolare di 17.000 mq nonostante sia ubicata nel cuore del paese e a pochi metri
dalla S.S. 36 – Strada Statale del Lago di Como e dello Spluga.
Attualmente viene utilizzata come luogo ove organizzare eventi, ricevimenti e
matrimoni.
Cancello di ingresso di Villa Manuela.
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Arch. Marielena Sgroi – 22045 – Lambrugo (Co) – Via Roma, 3 – Tel. 031/3590232 – Fax. 031/3592139
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Comune di Costa Masnaga
3.5 - I valori paesistici ed ambientali di Costa Masnaga
Il territorio comunale di Costa Masnaga è articolato in diverse frazioni:
Camisasca, Tregolo, Musico, Centemero e Masnaga che costituiscono i nuclei di
antica formazione, più una serie numerosa di cascinali localizzati sulle sommità
delle colline.
3.5.a - Ambiente storico – centro storico
E’ stata effettuata un’indagine particolare di dettaglio sul centro storico, come
previsto dalla legge regionale n° 12/2005 e dal Pia no paesistico regionale.
Le analisi sono riportate in una serie di elaborati grafici ed in un ampio fascicolo
illustrativo.
•
Zona A – centro storico
(L.R. n°12/2005 )
L’individuazione degli ambiti dei centri storici è stata effettuata in base alle
ricerche storiche e a quanto riportato della carta 1^ levata I.G.M. risalente al
1888.
I centri storici presenti nel comune sono stati oggetto di una dettagliata analisi che
ha valutato, per ogni edificio, la destinazione d’uso, lo stato di conservazione,
nonché la presenza di elementi di pregio architettonico e di elementi in contrasto
con i caratteri propri del centro storico.
L’indagine ha esaminato i catasti storici Teresiano (1722), Cessato (1857) e
Cessato aggiornamenti (1897), che sono allegati al P.R.G. sia in riproduzione
cartacea che in documentazione fotografica. Inoltre è stata elaborata una
cartografia in cui sono riportate le soglie storiche dell’edificazione dal 1700 ad
oggi.
Un ulteriore documento illustrativo dello stato di fatto è costituito da una
dettagliata documentazione fotografica.
L’importanza dei centri storici di Costa Masnaga deriva non solo dalla loro
caratterizzazione e dal loro particolare impianto ma anche dalla presenza, nel loro
interno, di edifici di particolare valore storico ed architettonico.
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Comune di Costa Masnaga
Quanto sopra è meglio dettagliato nello studio particolareggiato effettuato sul
centro storico.
Edifici di rilevante valore storico – architettonico ed ambientale e cortine
edilizie significative
A Costa Masnaga e nelle frazioni gli edifici di particolare valore storico ed
architettonico sono segnalati nella tavola di analisi del centro storico.
Edifici di valore storico ed architettonico – ambientale nell’ambito del
tessuto consolidato
Nell’ambito del tessuto consolidato emergono degli edifici che si distinguono
rispetto al costruito circostante, poiché conservano una caratterizzazione
tipologica - architettonica e storica attribuibile ad un epoca successiva
all’edificazione del primo nucleo del centro storico, ma comunque non recente.
Tali edifici, nella maggior parte dei casi, conservano dei caratteri tipologici ed
architettonici di valore architettonico ed ambientale.
Un tipico esempio è dato dal complesso di architettura rurale di C.na Luigia.
Detta “Il Fabbricone”, la grande casa colonica con corte interna fu edificata nel
1912 dalla famiglia Beretta che ne rimase proprietaria fino agli anni ‘70.
Costruita ai margini del centro abitato è costituita da un corpo centrale e due corpi
laterali. Il complesso rappresenta senza dubbio, per l’insieme delle soluzioni
formali e tipologiche adottate, un episodio qualificante nel panorama
dell’architettura rurale locale.
•
I percorsi di interesse locale
Diversi sono i percorsi di valenza locale ed interesse paesistico che sono stati
puntualmente individuati su apposita cartografia.
• Edifici religiosi e spazi pubblici caratterizzanti i sistemi simbolico –
culturali
Chiesa della B. V. Santa Maria Assunta
La Chiesa parrocchiale di Costa Masnaga, dedicata a S. Maria è citata in un
documento del 1200, ma essa ospitò il primo sacerdote solamente a partire dal
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1400, anno in cui Masnaga iniziò a rendersi indipendente dalla chiesa plebana
di Incino.
In un altro documento risalente al 1570 vi sono riportate alcune diciture dalle
quali si può dedurre che nel territorio comunale vi erano ben due chiese: quella
parrocchiale di S. Maria e quella vecchia di S. Giovanni.
Nel 1599 si decise di demolire la chiesa di S. Maria in quanto non poteva più
accogliere tutti i fedeli del paese e di costruirne una di dimensioni maggiori. I
lavori di costruzione iniziarono immediatamente e terminarono definitivamente
attorno al 1620.
Chiesetta di San Cassiano
Da un documento del 1206 risulta l’esistenza di una piccola chiesa vicino
all’abitato di Musico: la chiesa di San Cassiano. Pare che nel 1566 la stessa
versava in pessime condizioni.
L’attuale chiesetta costruita nel 1966 pare, da un disegno, sorgere sulle rovine
della preesistente struttura dedicata ai morti della peste.
In memoria di quel triste periodo, affissa sulla facciata anteriore della chiesetta,
è presente una targa commemorativa.
Cappelle votive
Sul territorio comunale sono inoltre presenti alcune cappelle ed edicole votive,
simbolo della tradizione storica e religiosa locale.
Merita di essere menzionato il viale alberato che conduce alla Chiesa di S.
Maria Assunta dove, lungo i lati, sono presenti una serie di piccole cappelle per
la Via Crucis.
Chiesa di S. Maria Assunta.
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Chiesetta di S. Cassiano.
3.5.b - Ambiente naturale
Parco di Brenno
Il Parco di Brenno si sviluppa tra il Torrente Bevera e l’altura di Brenno della Torre
ed è dotato di percorsi pedonali che si snodano all’interno di un bosco di querce,
betulle e robinie, con ampi spazi verdi attrezzati.
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Parco Regionale della Valle del Lambro
Parte del territorio comunale di Costa Masnaga è posta all’interno del Parco
Regionale della Valle del Lambro, istituito con Legge Regionale n° 82 del 16
settembre 1983 e gestito da un consorzio costituito da 35 comuni delle provincie
di Como, Lecco e Monza – Brianza.
La sua attuale superficie è di circa 8.100 ha, dei quali circa 4.000 ha sono di
Parco Naturale.
Il suo territorio si estende lungo un tratto di 25 km del fiume Lambro, compreso tra
i Laghi di Pusiano e di Alserio a nord e il Parco della Villa Reale di Monza a sud.
Il territorio del Parco comprende il tratto collinare del fiume Lambro e presenta
caratteri differenti lungo il suo percorso.
Ubicata nell’ambito del Parco Regionale si trova una miniera di marna: la Miniera
di Brenno.
La Miniera di Brenno
Con il nome “Miniera di Brenno” viene identificato un sito estrattivo di marna da
cemento sito nel territorio comunale in località Brenno che serve l’Unità Produttiva
a ciclo completo di Merone.
La storia di questo giacimento abbraccia un arco temporale molto vasto e si
ricollega alla chiusura dei cantieri della miniera di Baggero e della miniera di
Malaga. Nel 1975 è iniziata la coltivazione e già nel 1979 sono iniziati i primi lavori
di recupero ambientale sulle pareti non più interessate dalle opere di scavo.
Le tecniche di coltivazione hanno subito molte trasformazioni nel corso degli anni.
Attualmente, la tecnica di escavazione utilizzata è quella dell’abbattimento con
esplosivo che comprende le fasi di preminaggio, rippaggio e trasporto del
materiale abbattuto, tramite pala gommata, all’impianto di frantumazione mobile
situato nel piazzale della miniera stessa. Il trasporto del materiale frantumato
all’Unità Produttiva di Merone avviene tramite un nastro trasportatore lungo circa
1,5 km.
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Bibliografia
“Costa Masnaga” a cura di Mons. Carlo Marcora Dottore dell’Ambrosiana;
L’Ariete casa editrice – Milano
Siti internet consultati
www.comune.costamasnaga.lc.it
www.insiemepercostamasnaga.com
www.costamasnaga.altervista.org
www.parcovallelambro.it
www.wikipedia.org
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