Il ruolo delle banche e le crisi aziendali: tra relazioni di clientela e regole prudenziali Scuola di Economia Università di Urbino “Carlo Bo” Urbino, 20 Novembre 2013 Prof. Alessandro Berti © Il deterioramento del portafoglio prestiti e le scelte della banca finanziatrice: alcune premesse Prof. Alessandro Berti 2 1 © Il credito problematico e la gestione del rischio Il credito problematico, specialmente, ma non solo, nell’ambito delle banche locali, è stato affrontato all’interno di una logica stretta tra due estremi: § l a necessità di salvaguardare la “relazione”; § la tutela delle ragioni creditorie della banca. Prof. Alessandro Berti 3 © Il credito problematico e la gestione del rischio Non di rado la scelta è caduta sul primo dei due aspetti del problema, con motivazioni che vanno dalla “anzianità” della relazione (cliente storico), alla “moralità” della persona (buon nominativo, conosciuto, appartenente a famiglia di soci etc..), fino soprattutto alla consistenza delle garanzie. Prof. Alessandro Berti 4 2 © Il credito problematico e la gestione del rischio § Ne è risultato un approccio al problema ibrido che, mentre è ancorato al localismo o agli aspetti commerciali come criterio ultimo, dimentica che il parametro di riferimento delle scelte aziendali è la tutela del patrimonio, quale tutela diretta per i depositanti. § All’interno di tale modalità di affronto, non di rado si è scelto di ricorrere alle garanzie quale soluzione alternativa, rendendo “digeribili” operazioni sbagliate alla radice. Prof. Alessandro Berti 5 © Il credito problematico e la gestione del rischio Nonostante l’elevato valore dei collaterali, come testimoniato di recente anche dal servizio studi di Mediobanca, le garanzie di natura immobiliare non risolvono il problema della qualità del credito, poiché sono § di lunga escussione § e, soprattutto, caratterizzate da un bassissimo grado di liquidità. Prof. Alessandro Berti 6 3 © Il credito problematico e la gestione del rischio In particolare, le garanzie di natura immobiliare, mostrano tutta la loro “inadeguatezza” laddove siano considerate perfetti sostituti della capacità di reddito e di rimborso, poiché: § in sede ispettiva subiscono una falcidia variabile tra il 20% ed il 30%; § il lungo periodo di escussione rende necessaria l’attualizzazione del valore degli incassi futuri, che vedono così diminuire significativamente il loro ammontare. Prof. Alessandro Berti 7 © Il credito problematico e la gestione del rischio Poiché il problema non può essere risolto in chiave meramente definitoria, anche se è certamente utile, in quanto realistico, chiamare le cose con il loro nome, si pone la questione di come mettere in sicurezza (prima ancora che il credito, del quale vanno gestiti gli aspetti problematici), lo stesso processo del credito, al fine di: § anticipare i problemi in fase di istruttoria; § gestire e monitorare il rischio successivamente. Prof. Alessandro Berti 8 4 © Il credito problematico e la gestione del rischio Sinteticamente: § spesso il rischio delle posizioni deteriorate è stato sottovalutato fin dalla prima istruttoria, per mancanza di adeguato approfondimento di determinate caratteristiche dell’impresa (sottocapitalizzazione, sovra-indebitamento, eccesso di investimenti); § se nella fase di prima istruttoria il merito di credito è stato misurato in base alle garanzie e non ai flussi di cassa, difficilmente si verificheranno miglioramenti in seguito; Prof. Alessandro Berti 9 © Il credito problematico e la gestione del rischio § se l’impresa affidata si caratterizzava fin dall’inizio per margini modesti e/o ampiezza del CCNO, il suo merito di credito non poteva essere elevato, neppure in tempi “migliori”; § la presenza di fattori di rischio settoriale (i.e. autotrasporti, edilizia etc…) andrebbe evidenziata sin dalla prima istruttoria, al fine di preselezionare le classi di rischio; § l’analisi andamentale e gli indicatori di anomalia non possono trovare smentita nella storicità del rapporto; Prof. Alessandro Berti 10 5 © Il credito problematico e la gestione del rischio § come si può agevolmente notare ripercorrendo il passato recente, i rimedi alla crisi solo di rado hanno natura meramente finanziaria, quasi sempre assumendo, invece, le caratteristiche di natura economica che richiedono l’intervento diretto dell’imprenditore; § per tale ragione, una gestione del credito problematico improntata semplicemente a dilazionare la restituzione nel tempo, mediante consolidamenti e/o moratorie, non solo non è efficace, ma rischia di ampliare il problema; Prof. Alessandro Berti 11 © Il credito problematico e la gestione del rischio § conseguentemente non vi è soluzione alla crisi d’impresa e risoluzione dei problemi legati al credito deteriorato che possa vedere come unico protagonista la banca (in posizione di attesa); § per questo la credibilità dei piani di risanamento e delle procedure alternative al fallimento può risiedere unicamente in significativi e credibili segnali di discontinuità, soprattutto sotto il profilo economico. Prof. Alessandro Berti 12 6 © La qualità del credito: l’attività di controllo Prof. Alessandro Berti 13 © Alcuni dati § Le sofferenze alimentate dalla crisi economica riguardano soprattutto imprese, che non rientrano alle scadenze pattuite. § Gli ultimi dati dell’Abi, di luglio 2013, indicano 139,8 miliardi il valore delle sofferenze lorde. Il 7,2% di tutti i prestiti concessi. La cifra netta, che tiene conto delle perdite già contabilizzate, ha invece superato i 70 miliardi. § Preoccupa la progressione. Solo tra luglio 2012 e luglio 2013 i "crediti cattivi" sono aumentati di 25,5 miliardi e dal 2009 ad oggi la loro consistenza è aumentata di quasi il 60%. Prof. Alessandro Berti 14 7 © Alcuni dati § Alle sofferenze si sommano gli incagli, un "limbo", proprio dell'ordinamento italiano, dove languono finanziamenti su cui iniziano a verificarsi mancati pagamenti. § Pesano inoltre, seppur in minor misura, prestiti ormai scaduti (e non ripagati) e i finanziamenti ristrutturati. § Secondo i dati di Bankitalia, i crediti deteriorati arrivano a 260 miliardi. Prof. Alessandro Berti 15 © Riferimenti normativi: IAS 39 § Al fine di meglio comprendere la ratio della normativa di vigilanza applicata in materia di credito problematico, si rende opportuno fare riferimento ai principi ispiratori del bilancio degli Istituti di Credito e degli Intermediari Finanziari, in particolare per quanto riguarda lo IAS 39. Prof. Alessandro Berti 16 8 © IAS 39 approfondimenti § La principale novità dello IAS 39 è rappresentata dal criterio del fair value all’interno dell’impianto legale alla base della redazione dei bilanci delle imprese. § Questo criterio viene ritenuto in grado di poter evidenziare, più e meglio del costo, il contributo offerto dagli strumenti finanziari alla formazione del capitale di funzionamento e del risultato economico dell’esercizio. § Il costo, dal canto suo, viene relegato nel processo valutativo ad un ruolo subalterno, che verrà applicato soltanto nell’ipotesi in cui il trattamento preferenziale (ossia il fair value) non risulti attendibilmente determinabile. Prof. Alessandro Berti 17 © IAS 39 approfondimenti § In definitiva, il fair value da eccezione diviene la regola. § Esso può essere tradotto in italiano come valore equo e la definizione che ne rende lo IAS 39 è la seguente: corrispettivo al quale un bene può essere scambiato, o una passività estinta, tra parti consapevoli e disponibili in una transazione equa. Prof. Alessandro Berti 18 9 © IAS 39 approfondimenti § Si parla di un legame forte ma non di identità tra il fair value ed il valore di mercato in quanto nella definizione proposta manca un automatico riferimento al valore di mercato, anche se questo ultimo rappresenta il miglior parametro per il raggiungimento dell’attendibilità e della riscontrabilità richieste dal fair value. Prof. Alessandro Berti 19 © IAS 39 approfondimenti § La leadership del valore di mercato, tuttavia, risulta incontrastata fino a quando si è in presenza di un mercato attivo; in mancanza di esso, è possibile, per il calcolo del fair value, riferirsi a transazioni aventi ad oggetto operazioni simili. § Qualora prezzi di mercato o transazioni comparabili siano indisponibili, lo IAS 39 permette l’adozione nella misurazione del fair value di modalità di calcolo alternative quali: l’attualizzazione dei futuri flussi monetari, perizie di stima , ecc. Prof. Alessandro Berti 20 10 © IAS 39 approfondimenti § Nelle attività originate dall’impresa rientra la categoria delle attività create dall’impresa (crediti verso clienti, prestiti erogati direttamente). § Contabilmente queste attività devono essere valutate al costo con imputazione a conto economico delle eventuali perdite durevoli di valore. Prof. Alessandro Berti 21 © IAS 39 approfondimenti § Lo IAS 39 obbliga le banche all’effettuazione delle svalutazioni solo per perdite durevoli; esso stabilisce che un’attività finanziaria ha subito una perdita durevole di valore se il suo valore contabile è maggiore del valore di realizzo stimato. § La verifica dell’esistenza di una perdita durevole di valore deve essere effettuata ad ogni chiusura di bilancio. § I criteri di quantificazione della perdita sono differenziati a seconda che le attività siano valutate al costo ovvero al fair value. Prof. Alessandro Berti 22 11 © IAS 39 approfondimenti § I problemi per il settore bancario sono emersi in quanto i principi contabili generano forti fluttuazioni dell’andamento dei risultati di bilancio e ai risultati contabili è legato tanto il patrimonio di vigilanza delle banche quanto il rating delle imprese affidate. § Il patrimonio di vigilanza (parametro fondamentale per determinare il limite di attività che una banca può svolgere) considera tra gli addendi le riserve e il fondo rischi bancari generali, cioè voci alimentate dagli utili d’esercizio, e fra i minuendi le rettifiche, l’avviamento, le altre immobilizzazioni immateriali, l’eventuale perdita d’esercizio. Prof. Alessandro Berti 23 © IAS 39 approfondimenti § Sulla base dell’attuale normativa i principi contabili impattano sul patrimonio di vigilanza attraverso la maggiore volatilità di risultato, con conseguente minore capacità di accantonamento a riserva o a fondo rischi bancari dell’utile. § Un esempio è rappresentato dagli intangibili. Infatti mentre la normativa ante-IAS eliminava qualunque impatto degli intangibili sul patrimonio di vigilanza, i nuovi principi contabili prevedono per gli intangibili un test di impairment, ossia una valutazione almeno annuale per verificare l’effettiva tenuta dei valori iscritti in bilancio, con la conseguenza che nel caso di un eventuale deterioramento degli stessi la svalutazione passa in conto economico (p.es. Monte Paschi). Prof. Alessandro Berti 24 12 © IAS 39 approfondimenti § In base allo IAS 39, tali accantonamenti si riferiscono alle perdite in cui esiste obiettiva evidenza di deperimento economico per eventi che si sono verificati dopo l’iscrizione iniziale del credito. § La contabilizzazione avviene solo quando si verifica un evento che genera una perdita. In questo modo può accadere che gli accantonamenti riferiti ai crediti non siano sufficienti, e quindi dovrà essere accantonata una parte di utili non distribuiti, così riducendo in parte il patrimonio di vigilanza. Prof. Alessandro Berti 25 © IAS 39 approfondimenti § Per le banche, oltre tale effetto negativo, si evidenzia anche la necessità di predisporre sistemi preposti non solo alla determinazione del deperimento economico dei crediti, ma anche in grado di mantenere memoria del rating creditizio inizialmente attribuito a ciascuna esposizione, al fine di verificare l’eventuale miglioramento o peggioramento intervenuto alla successiva data di valutazione. § L’effetto congiunto ha imposto vincoli e quindi comportamenti che ha condotto le banche ad essere sempre più interessate ad essere erogatori del servizio del credito piuttosto che proprietari del credito stesso. Da qui la quantità di portafoglio dismesso dalla gestione delle banche, molto considerevole, attraverso la cartolarizzazione. Prof. Alessandro Berti 26 13 © Conseguenze sull’operatività bancaria: le rilevazioni delle posizioni rischiose Il sistema del controllo interno deve contemplare: § la predisposizione di regole che disciplinino la periodicità, le modalità e gli strumenti da utilizzare nell’analisi delle anomalie; § la sistematicità dell’analisi dei dati anomali, sulla base dei flussi informativi disponibili; § l ’esistenza di una regolamentazione disciplinante la cadenza, la casistica e le modalità di redazione delle relazioni periodiche e puntuali che devono essere effettivamente prodotte ed archiviate; § l’adeguatezza delle modalità di utilizzo degli strumenti adottati per la misurazioni del rischio. Prof. Alessandro Berti 27 © Valutazione del portafoglio crediti e corretta esposizione delle classi di rischio Il sistema del controllo interno: § deve agire in base a criteri di valutazione, gestione e classificazione dei crediti anomali preventivamente deliberati dal CdA, conformemente ai criteri civilistici (IAS 39) e in ottemperanza delle segnalazioni di Vigilanza; § seguendo le modalità e le tempistiche per l’opportuna rappresentazione delle proposte di classificazione dei crediti al CdA; Prof. Alessandro Berti 28 14 © Valutazione del portafoglio crediti e corretta esposizione delle classi di rischio § con adeguata distinzione dei crediti verso la clientela in funzione del grado di rischio (crediti in bonis, ristrutturati, incagli, sofferenze), dandone completa informazione nella nota integrativa. § Inoltre, le metodologie di determinazione delle svalutazioni collettive su crediti anomali devono essere adeguate e supportate da documenti che attestino la condivisione tra Ufficio Contabilità, Servizio Controllo Crediti e Direzione. Prof. Alessandro Berti 29 © Tempestiva applicazione delle procedure di intervento sulle posizioni anomale § La regolamentazione interna deve contenere indicazioni precise circa i termini e le modalità di intervento in caso di anomalia. § Le procedure di intervento devono essere messe in atto in modo corretto e tempestivo e devono avere come finalità quella di normalizzare le posizioni anomale rilevate. Prof. Alessandro Berti 30 15 © Elementi di valutazione delle Esposizioni Ristrutturate § La ridefinizione della struttura creditoria e la determinazione dei piani di rientro non devono comportare alcuna novazione, remissione, effetti liberatori connessi alle obbligazioni. Tali operazioni devono essere congrue rispetto alla capacità di rimborso del cliente. § La variazione dello status della posizione deve essere tempestivamente comunicata alla Centrale dei Rischi. § Alla prima inadempienza da parte del debitore, a seconda del grado di anomalia rilevato, l’intera esposizione deve essere classificata fra le sofferenze o le partite incagliate. Prof. Alessandro Berti 31 © Le crisi d’impresa: motivazioni, natura e cause Prof. Alessandro Berti 32 16 © Le cause della crisi d’impresa ed i riflessi sull’evoluzione del valore di credito dell’impresa affidata § A prescindere dalle distinzioni teoriche, in linea di principio si può affermare che esistono squilibri di tipo economico e di tipo finanziario; § i primi si evidenziano nell’ambito del conto economico, ma derivano fondamentalmente da carenze ed inadeguatezze della formula competitiva aziendale che si riflettono nella inconsistenza o negatività del risultato operativo; § i secondi, quasi sempre collegati ai primi (salvo eccezioni: p.e. problemi di incasso legati alla recessione) si evidenziano soprattutto nella situazione patrimoniale e si concretizzano nel venir meno del flusso di risorse finanziarie generato dalla gestione corrente destinato a fronteggiare ordinatamente gli impegni verso i creditori. Prof. Alessandro Berti 33 © La determinazione del valore di credito: alcune precisazioni § Il valore di credito di un’impresa rappresenta l’ammontare massimo di affidamenti (siano essi già stati erogati o possano essere deliberati ex-novo) che l’impresa stessa è in grado di sostenere. § Il concetto di sostenibilità può essere assimilato anche a quello di compatibilità, ovvero del rapporto di proporzione che dovrebbe esistere fra dimensione aziendale, fatturato, redditività, indebitamento finanziario. Prof. Alessandro Berti 34 17 © La determinazione del valore di credito: alcune precisazioni Il valore di credito di un’impresa, inoltre, può essere definito in funzione: 1. della capacità dell’impresa di fronteggiare ordinatamente le uscite per adempiere alle proprie obbligazioni passive, grazie all’autofinanziamento; 2. dell’esistenza di attivi smobilizzabili (titoli, disponibilità liquide etc); 3. del quoziente di indebitamento; 4. delle garanzie; 5. della possibilità di ingresso di nuovi finanziatori in sostituzione di quelli vecchi. Prof. Alessandro Berti 35 © La determinazione del valore di credito: alcune precisazioni È tuttavia evidente che dal punto di vista del finanziatore, a meno che non ci si trovi in presenza di situazioni di crisi o difficoltà conclamate, da risolvere mediante consolidamenti del debito, apprensione di garanzie, ricapitalizzazioni, dismissioni di cespiti, il valore di credito dipende unicamente dalla capacità di rimborso, storica, attuale e prospettica. § Sia le garanzie, sia i disinvestimenti, come anche l’ingresso di nuovi finanziatori sono infatti modalità relativamente “anomale” di rientro dal debito. § Infine, quanto al rapporto di indebitamento, se il valore storico è privo di significato, l’unico dato che rileva è la volontà e, soprattutto, la possibilità, per l’imprenditore, di ricapitalizzare e rafforzare l’impresa. § Prof. Alessandro Berti 36 18 © Gli squilibri di natura economica § Problemi della matrice prodotto- mercato-tecnologia; § a u m e n t o d e i c o s t i v a r i a b i l i (peggioramento della leva operativa conseguente alla riduzione del margine variabile); § aumento dei costi fissi (peggioramento della leva operativa conseguente all’innalzamento del break-even); § perdite di natura straordinaria. Prof. Alessandro Berti 37 © Gli squilibri di natura finanziaria § La sottocapitalizzazione; § la crescita aziendale finanziata con forte ricorso alla leva del debito; § il forte peso assunto dal capitale circolante netto operativo; § operazioni (e cause) di natura straordinaria. Prof. Alessandro Berti 38 19 © Gli squilibri di natura finanziaria La sottocapitalizzazione: § endemica nelle Pmi italiane; § misurabile nel rapporto di indebitamento (non nel valore degli immobili presenti nell’attivo); § priva di un valore ideale di riferimento (inesistente), quanto piuttosto segnale sia dell’impegno imprenditoriale, sia della passata capacità di creare ricchezza, destinandola al rafforzamento dell’impresa; § significativa in termini dinamici e non statici (nel bilancio il patrimonio netto è solo una rappresentazione contabile di ricchezza immessa/ creata). Prof. Alessandro Berti 39 © Squilibri di natura finanziaria: forte crescita con elevata leva finanziaria § § § § La crescita a debito: si verifica spesso, a prescindere da una seria analisi di fattibilità e di compatibilità del percorso intrapreso; viene favorita/accompagnata dalla speculazione immobiliare degli anni scorsi; è stata oggetto di preferenza “acritica” in relazione alla crescita per linee esterne ed all’acquisto dei c.d. intangibles; si caratterizza per la mancanza di correlazione logica fra costo dell’investimento e rendimento del medesimo, spesso basso o nullo. Prof. Alessandro Berti 40 20 © Squilibri di natura finanziaria: l’incidenza del capitale circolante netto operativo § § § § L’incidenza del capitale circolante netto operativo: il noto effetto “spugna” del ccno è amplificato dalla crescita del fatturato, da cui dipende, e dalle politiche commerciali espansive; l’effetto depressivo per la liquidità è tanto più elevato quanto minore è la redditività lorda sulle vendite; allontana, fino a renderla irraggiungibile, la generazione di cassa nelle aziende che si caratterizzano per margini modesti; si compone di variabili non sempre modificabili da parte dell’impresa, specie se Pmi. Prof. Alessandro Berti 41 © Squilibri di natura finanziaria: altre cause Altre cause, anche di natura straordinaria: § acquisizioni effettuate con la tecnica del LBO (leverage buy out) cioè a debito; § recesso e liquidazione di uno o più soci; § conflitti nella compagine azionaria; § intervento dell’autorità giudiziaria; § modifiche legislative (per esempio, la messa fuori norma di determinate produzioni alimentari). Prof. Alessandro Berti 42 21 © Gli effetti della crisi: le perdite In generale, si può affermare che gli squilibri generano perdite ed aumentano i debiti finanziari: § le perdite hanno anzitutto un significato economico e solo secondariamente di tipo giuridico (riduzione del patrimonio); § le perdite rappresentano la peggiore delle ragioni di fabbisogno, spesso occultate attraverso manovre contabili; § in mancanza di interventi di ricapitalizzazione, le perdite generano fabbisogno in tendenziale ed abnorme crescita. Prof. Alessandro Berti 43 © Gli effetti della crisi: le perdite In relazione al monitoraggio del rischio di credito si pongono problemi di comprensione ed analisi della vastità della crisi: § le perdite spesso emergono quando è impossibile nasconderle (ma erano già presenti in bilanci precedenti); § le perdite non risultano nel conto economico, ma sono manifeste nell’andamento anomalo del circolante netto. Prof. Alessandro Berti 44 22 © Gli effetti della crisi: le perdite In sintesi: § le perdite devono essere determinate in base ad una ricognizione approfondita, non tanto per una questione contabile (il riflesso sul patrimonio netto è solo una conseguenza contabile), quanto piuttosto per comprendere le ragioni delle medesime; § le perdite, in effetti, possono collocarsi a livello di MOL o di risultato operativo e derivare da motivazioni differenti; § il giudizio che se ne trarrà circa la fattibilità del processo di fuoriuscita dalla crisi sarà, ovviamente, diverso. Prof. Alessandro Berti 45 © I sintomi della crisi: la mancanza di liquidità e il valore del patrimonio netto La mancanza di liquidità: § il problema della carenza di liquidità può originare da motivi economici e/o finanziari; § il punto centrale da risolvere, nella fase diagnostica, riguarda la reversibilità (o temporaneità) della situazione illiquida; § per esempio, la mancanza di liquidità che deriva da perdite è diversa da quella che origina dal circolante netto operativo. Prof. Alessandro Berti 46 23 © I sintomi della crisi: la mancanza di liquidità e il valore del patrimonio netto La mancanza di liquidità in recessione. Il rischio di mancato pagamento delle proprie obbligazioni passive in maniera puntuale ed alle scadenze pattuite si verifica in presenza di: § riduzione dei volumi delle vendite e degli incassi conseguenti; § allungamento dei tempi di incasso o mancato incasso (insolvenza dei clienti); § richiesta di rientro da parte delle banche. Prof. Alessandro Berti 47 © I sintomi della crisi: la mancanza di liquidità e il valore del patrimonio netto La mancanza di liquidità in recessione. Si deve distinguere se si tratti di un puro e semplice rallentamento del ciclo economico § nel breve termine, in attesa di una ripresa del ciclo, comprimendo il CCNO si potrebbe ottenere liquidità; oppure di una vera e propria crisi generalizzata, § in tal caso ad una seria incapacità di vendere, si accompagna anche quella di incassare. Prof. Alessandro Berti 48 24 © I sintomi della crisi: la mancanza di liquidità e il valore del patrimonio netto Il patrimonio netto negativo: § rappresenta un limite giuridico all’operatività aziendale; § sotto il profilo della valutazione del merito di credito non è altro che un’evidenza contabile; § che tuttavia manifesta che il valore di liquidazione dell’impresa è incapiente a far fronte alle obbligazioni assunte; § e che la ricapitalizzazione può non bastare, da sola, a risolvere lo stato di difficoltà. Prof. Alessandro Berti 49 © I sintomi della crisi: alcune indicazioni operative di prevenzione - fatturato + scorte e/o clienti= difficoltà ad incassare crediti inesigibili vendite a clientela marginale scorte di lento rigiro, invendibili o frutto di errori di produzione e/o commerciali § politiche di bilancio = manipolazioni § vi sono riscontri diretti in Centrale Rischi e dall’andamentale. § § § § § Prof. Alessandro Berti 50 25 © I sintomi della crisi: alcune indicazioni operative di prevenzione Ma anche § - fatturato § + debiti di funzionamento= § finanziamento forzoso della gestione posto a carico dei fornitori § finanziamento forzoso della gestione posto a carico dell’Erario e degli enti previdenziali § il capitale circolante netto non varia, anzi, si riduce § non vi sono riscontri diretti in Centrale Rischi né dall’andamentale. Prof. Alessandro Berti 51 © I sintomi della crisi d’impresa La cattiva qualità del portafoglio clienti: § è evidenziata dal livello del circolante netto sul fatturato e dalla sua dinamica nel tempo; § è spesso causata dalla spasmodica ricerca di fatturato: l’impresa, pur di avere un portafoglio bancabile, non fa attenzione alla puntualità dei clienti; § dalla presenza di portafoglio “gonfiato”, ossia da fatture che non trovano riscontro nell’attività di vendita. Prof. Alessandro Berti 52 26 © I sintomi della crisi d’impresa § Le difficoltà economiche, che si sostanziano nel calo del fatturato e/o nel subire perdite d’esercizio, si riflettono sui modi di utilizzo degli affidamenti ottenuti. § Qualora le vendite siano in diminuzione e sia necessario pagare fornitori e personale, sarà inevitabile assistere ad una tensione nell’utilizzo del conto corrente. Prof. Alessandro Berti 53 © Le politiche di bilancio § Per politiche di bilancio s’intendono tutte quelle scelte mediante le quali si perviene a modificare in tutto o in parte, il risultato di esercizio. § Qualora il risultato di esercizio risulti poco brillante o negativo, ciò avviene tramite mancate svalutazioni o rivalutazioni del tutto arbitrarie di attività, per esempio: le scorte, i crediti, le immobilizzazioni tecniche. Prof. Alessandro Berti 54 27 © Le politiche di bilancio § Il problema non è l’individuazione delle politiche di bilancio in quanto tali, ma le difficoltà che esse nascondono, tipicamente di natura gestionale, quali: § perdita di competitività; § inefficienze; § perdita di fatturato e scivolamento sotto il punto di pareggio; § errori di produzione. Prof. Alessandro Berti 55 © Le politiche di bilancio § È bene ricordare che l’analisi per indici non ha nessuna efficacia nelle situazioni di difficoltà, poiché in tali situazioni i valori ricompresi nelle attività correnti spesso sono oggetto di rivalutazioni – o mancate svalutazioni effettuate e/o omesse al fine di avere un bilancio in utile. § Si rileva che l’esistenza di quozienti soddisfacenti è compatibile con situazioni caratterizzate da un fabbisogno finanziario crescente e derivante da negativi andamenti economici aziendali. Prof. Alessandro Berti 56 28 © Le politiche di bilancio § Da ciò discende che l’utilizzo dell’analisi per indici non permette di evidenziare le politiche di bilancio, § poiché si tratta di analisi statica, che prescinde dalla variabile temporale in termini di interpretazione dinamica dei valori stessi, § ovvero non analizza quali sono state le cause che hanno condotto un certo valore a posizionarsi su un dato livello nel tempo. Prof. Alessandro Berti 57 © Le politiche di bilancio § Se per analizzare il bilancio di un’azienda si utilizza l’analisi per flussi, le politiche di bilancio - tese a mascherare negativi risultati di gestione - non hanno alcun effetto nella rilevazione della liquidità prodotta (o assorbita) dalla gestione, poiché tale strumento ha la capacità di neutralizzare le politiche stesse. Prof. Alessandro Berti 58 29 © Le politiche di bilancio Esempio: § una sopravalutazione delle scorte, determina • da un lato, un migliore risultato operativo, • dall’altro una maggiore rettifica da apportare al risultato operativo per pervenire a quello di cassa (autofinanziamento), poiché si verifica un incremento del CCNO. Prof. Alessandro Berti 59 © Le politiche di bilancio E ancora: fatture da emettere false, determinano • da un lato, un aumento dei ricavi e di conseguenza un aumento del risultato economico, • dall’altro un aumento dei crediti vs. clienti e quindi un incremento del ccno con effetto spugna depressivo della liquidità § costi capitalizzati, determinano • da un lato, una riduzione dei costi e quindi un aumento dei ricavi, • dall’altro un incremento delle immobilizzazioni immateriali acquisite nell’esercizio, senza effetti sulla redditività e l’efficienza. § Prof. Alessandro Berti 60 30 © I sintomi “contabili” della crisi d’impresa Analizzando la dinamica dell’autofinanziamento si nota che: § le aziende in crisi presentano un flusso di cassa quasi sempre negativo (quand’anche fosse positivo si tratterà di un accadimento occasionale); § al contrario le aziende sane presentano un autofinanziamento quasi sempre positivo, ma il dato più importante è che le stesse riescono a mantenerlo nel tempo. Prof. Alessandro Berti 61 © I sintomi “contabili” della crisi d’impresa Inoltre: § le aziende sane presentano variazioni del CCNO che solo in pochi casi portano ad un flusso di cassa negativo, § mentre quelle in crisi sono caratterizzate da variazioni del CCNO considerevoli che rendono negativo l’autofinanziamento. Prof. Alessandro Berti 62 31 © I sintomi “contabili” della crisi d’impresa Con riferimento alla dinamica del circolante è necessario fare alcune precisazioni: § nelle aziende sane l’utilizzo della leva del credito è soggetta a limitazioni, legate al mercato di appartenenza, alla forza contrattuale, alle necessità operative; § nelle aziende in crisi, invece, si incontrano situazioni caratterizzate da elevata crescita dei debiti di funzionamento che è sintomo di: § impossibilità di far fronte ai propri impegni, § decisione di privilegiare le banche nei rimborsi. Prof. Alessandro Berti 63 © I sintomi “contabili” della crisi d’impresa § L’aumento dei debiti di funzionamento fa diminuire il CCNO, a prima vista ciò potrebbe essere interpretato positivamente per gli effetti che la variazione ha sulla produzione di liquidità. § In realtà, un’analisi più accurata consente di individuare una situazione che è in deterioramento in quanto il circolante diviene negativo per effetto del mancato pagamento dei fornitori. Prof. Alessandro Berti 64 32 © I sintomi “contabili” della crisi d’impresa In conclusione, le imprese in crisi presentano una § riduzione del fatturato, § talvolta accompagnata da una diminuzione dei debiti verso le banche, soprattutto alla vigilia del dissesto, § mentre questo non vale per le imprese sane le quali intrattengono con le banche normali relazioni operative. Prof. Alessandro Berti 65 © La dinamica del credito deteriorato nel nostro paese: la specificità italiana. Prof. Alessandro Berti 66 33 © La dinamica del credito deteriorato nel nostro paese § L’attuale fase di recessione economica conseguente la crisi scoppiata nel 2007 può essere considerata la causa principale dell’incremento delle sofferenze in Italia. § Tuttavia, è possibile notare come il deterioramento qualitativo degli impieghi bancari nel nostro paese fosse un fenomeno presente nei bilanci degli intermediari anche prima dell’inizio della crisi. § Durante la crisi è emerso con chiarezza che le imprese hanno affrontato la crisi stessa in condizioni di fragilità e di debolezza finanziaria. Prof. Alessandro Berti 67 © La dinamica del credito deteriorato nel nostro paese § In pratica, è possibile affermare che la notevole crescita delle sofferenze dipende da alcune caratteristiche del nostro sistema economico quali: § l’insufficienza di capitale di rischio da parte delle imprese; § un atteggiamento di generosità finanziaria che ha permesso la forte crescita dell’indebitamento delle aziende; § il persistere della prassi del frazionamento dei rischi. Prof. Alessandro Berti 68 34 © La situazione delle imprese italiane prima e dopo la crisi economica (segue) § Non è raro, specialmente in un contesto di crisi come quello attuale, che imprese che si trovino in crisi finanziaria vedano amplificati i loro problemi a causa delle contemporanee decisioni da parte delle molteplici banche con cui operano di ridurre gli affidamenti concessi, cercando di limitare il rischio. § Il disimpegno graduale da parte delle banche determina per queste imprese una situazione di grave illiquidità, tale da richiedere operazioni ben più onerose sia per le banche, sia per le stesse imprese, per arginare il tracollo. Prof. Alessandro Berti 69 © La situazione delle imprese italiane prima e dopo la crisi economica (segue) § Solo a questo punto, le banche interessate, motivate dalla volontà di scampare a procedure fallimentari che implicherebbero costose sofferenze, prendono seriamente in considerazione l’ipotesi di cercare una soluzione per risollevare le sorti degli affidati attraverso efficaci piani di ristrutturazione dei debiti. § La mancanza di un efficace processo di monitoraggio del rischio di credito e l’inadeguatezza di certe metodologie utilizzate per evidenziare i segnali delle crisi aziendali, comporta l’adozione di soluzioni più dispendiose e complesse. Prof. Alessandro Berti 70 35 © La convenienza per la banca § Alla luce del continuo aumento del credito deteriorato (le partite deteriorate sono salite al 7,2% degli impieghi a giugno 2013) che si ripercuote in modo pesante sulle performance bancarie influendo sulle condizioni di affidamento di tutta la clientela, le banche dovrebbero prevenire il deterioramento dei crediti evitando il passaggio a sofferenza. § Per fare ciò occorre intervenire in modo preventivo predisponendo, ove ne ricorrano le condizioni, la ristrutturazione del credito. Prof. Alessandro Berti 71 © La dinamica del credito deteriorato nel nostro paese Prof. Alessandro Berti 72 36 © La dinamica del credito deteriorato nel nostro paese Come evidenziato dal grafico precedente, in termini percentuali, l’incremento maggiore è stato quello dei crediti ristrutturati, a evidenza del fatto che le banche italiane hanno cercato di evitare situazioni patologiche ancor più gravi concedendo migliori condizioni ad un numero crescente di debitori che si sono trovati in difficoltà. Prof. Alessandro Berti 73 © Le recenti ispezioni della Banca d’Italia: prospettive in un confronto internazionale Prof. Alessandro Berti 74 37 © La recente verifica dei crediti deteriorati § Dall’analisi condotta dalla Banca d’Italia su 20 gruppi bancari di grandi e medie dimensioni, tra il 2012 e il 2013, è emerso un continuo aumento delle sofferenze, che a luglio del 2013 arrivavano a 139,8 miliardi di euro, vale a dire il 7,2% sul totale degli impieghi; § tuttavia, rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea, i dati relativi ai crediti deteriorati riflettono la maggior severità delle regole prudenziali italiane; § in ogni caso, in seguito alle recenti ispezioni, la Banca d’Italia ha imposto maggiori accantonamenti per coprire le perdite sui crediti problematici. Prof. Alessandro Berti 75 © Un confronto internazionale § Nell’Unione Europea la definizione di «credito deteriorato» non è omogenea. Questo rende difficile un confronto internazionale sulla qualità del credito delle banche. § In Italia il credito deteriorato è dato dalle sofferenze, gli incagli, i crediti ristrutturati e quelli scaduti. Nel resto di Europa, invece, vengono considerate solo le sofferenze conclamate il che fa apparire alcuni sistemi bancari, come quello spagnolo o francese, più virtuosi di quello italiano. Prof. Alessandro Berti 76 38 Un confronto internazionale (segue) © § Inoltre, nel nostro paese, le procedure di recupero dei crediti sono particolarmente lente; ciò rende più lunga la permanenza delle posizioni deteriorate nei bilanci delle banche e aumenta il rapporto tra crediti deteriorati e prestiti complessivi; § come evidenziato dalla stessa Banca d’Italia, «se calcolato con criteri analoghi a quelli utilizzati da primari intermediari internazionali, il rapporto tra crediti deteriorati e prestiti complessivi in Italia risulterebbe significativamente inferiore a quello attuale e il tasso di copertura sarebbe più elevato». (Fonte: Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 5 – Aprile 2013). Prof. Alessandro Berti 77 © La grande penalizzazione degli istituti italiani § Nel nostro paese, i crediti deteriorati sono calcolati con una «logica di gruppo» mentre in Germania, ad esempio, con una «logica di singolo credito». § Per esempio: se un cliente ha 5 linee di credito con una o più banche e non adempie ai pagamenti solo di una di quelle linee, restando diligente in tutte le altre, in Germania viene considerato «deteriorato» solo per quel credito non pagato, mentre in Italia diventano «deteriorati» anche tutti gli altri. Prof. Alessandro Berti 78 39 © Il confronto internazionale CREDITI DETERIORATI LORDI/TOTALE IMPIEGHI 5,1 MEDIA EUROPEA 50,8 2,2 OLANDA 36,3 3,8 GERMANIA 39,8 0,6 SVIZZERA 44,8 5,7 REGNO UNITO 46,7 12 ITALIA FRANCIA 4,9 SPAGNA 4,3 0 10 TASSO DI COPERTURA 47,7 62,3 64,6 20 30 40 50 60 70 Fonte: Mediobanca Prof. Alessandro Berti 79 © I maggiori accantonamenti richiesti dalla Banca d’Italia § In seguito ai risultati ottenuti dalle ispezioni sui 20 istituti di credito, la Banca d'Italia ha imposto agli intermediari maggiori accantonamenti per coprire le perdite sui crediti deteriorati; § il rafforzamento degli intermediari, sottolinea la Banca d’Italia, perseguito dall’azione della Vigilanza è essenziale per mantenere elevata la fiducia degli investitori, attrarre finanziamenti esterni, garantire un adeguato flusso di credito a famiglie e imprese; § tuttavia, per rafforzare il patrimonio le banche avranno due alternative: aumentare il capitale o ridurre le attività; Prof. Alessandro Berti 80 40 © I maggiori accantonamenti richiesti dalla Banca d’Italia (segue) § Il problema risiede nel fatto che, oggi, effettuare aumenti di capitale può risultare assai difficile, tenendo conto dell’attuale congiuntura del mercato; § infatti, spesso le banche riducono i portafogli crediti, già fortemente tagliati, principalmente alle imprese. E così, l’effetto collaterale di questo maggior rigore non è altro che un significativo calo dell’offerta di credito (meglio noto come credit crunch).(Tuttavia sembra che tutto ciò accada solo in Italia e non nel resto d'Europa). Prof. Alessandro Berti 81 © I crediti problematici e le garanzie § Come accennato in precedenza, in Italia vi è un’elevata incidenza delle partite deteriorate sul totale dei crediti erogati e un contenuto tasso di copertura (dato dal rapporto tra le rettifiche di valore e i crediti problematici); § ciò nonostante, non possiamo non tener conto delle divergenze tra le modalità di valutazione delle sofferenze. § In seguito vedremo quali sarebbero i risultati se si utilizzassero dati maggiormente omogenei nel confrontare diverse banche europee. Prof. Alessandro Berti 82 41 © I crediti problematici e le garanzie (segue) § Nella maggior parte dei paesi europei, a differenze dell’Italia, le poste interamente coperte da garanzie non vengono incluse tra i crediti deteriorati. § Nel Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 5 pubblicato ad aprile del 2013, la Banca d’Italia fornisce dei dati che permettono di effettuare un confronto maggiormente omogeneo tra le banche italiane e quelle europee. § I seguenti grafici confrontano i valori dei crediti deteriorati (calcolati in base alla normativa italiana) con i «valori modificati» (ottenuti sottraendo dai primi i crediti interamente assistiti da garanzie); 83 Prof. Alessandro Berti © I crediti problematici e le garanzie (segue) Consistenza dei crediti problematici Credito deteriorato/totale impieghi economici Tasso di copertura Rettifiche/sofferenze E’ evidente che, adottando i criteri del resto di Europa, la consistenza delle esposizioni deteriorate del sistema bancario italiano risulterebbe inferiore mentre il tasso di copertura aumenterebbe. Prof. Alessandro Berti 84 42 © I crediti problematici e le garanzie (segue) § è importante sottolineare che, per ottenere i «valori modificati» sono state sottratte, dai valori di bilancio, le esposizioni deteriorate interamente coperte da garanzie (reali oppure personali ma prestate da operatori dei settori pubblico e finanziario caratterizzati da un’elevata affidabilità creditizia). § Purtroppo il calcolo dell’incidenza dei crediti problematici sul totale degli impieghi e del tasso di copertura delle banche estere sulla base dei criteri adottati in Italia non è possibile data la mancata disponibilità dei dati necessari. Prof. Alessandro Berti 85 © La necessità di stabilire regole uniformi § Quanto detto sopra mette in evidenza la necessità di stabilire regole europee uniformi utili ad evitare potenziali ingiustificate penalizzazioni nei prossimi stress test previsti per il 2014; § una maggiore omogeneità permetterebbe al settore bancario italiano una maggiore competitività nonostante la crisi ancora in atto, che comunque continua ad incidere sulla rischiosità dei prestiti come evidenziato dall'elevato livello delle sofferenze. Prof. Alessandro Berti 86 43 © Il piano di ristrutturazione: la valutazione della sostenibilità del Business Plan e del piano previsionale economico-finanziario Prof. Alessandro Berti 87 © Che cosa è il Business Plan Il Business Plan è sostanzialmente un’idea strutturata: § un’idea su come uscire da una situazione di impasse che richiede un cambiamento sostanziale; § s t r u t t u r a t a n e l l a misura in cui tiene tendenzialmente conto di tutti i fattori in gioco, compresa la sostenibilità finanziari ovviamente. Prof. Alessandro Berti 88 44 © Che cosa è il Business Plan § In generale, è un piano aziendale predisposto per l’analisi e la valutazione dei progetti aziendali da parte dell’imprenditore ma, soprattutto, da parte di un eventuale investitore nel capitale di rischio, e che tratteggia uno schema di riferimento dell’evoluzione dell’attività aziendale. § Nell’ambito di operazioni di ristrutturazione aziendale, il Business Plan deve rappresentare il documento a partire dal quale verificare: § la ragionevolezza delle ipotesi e dei dati assunti; § la coerenza delle ipotesi sotto il profilo industriale; § la fattibilità dei piani e dei programmi. Prof. Alessandro Berti 89 © A cosa serve il Business Plan Il Business Plan è uno strumento gestionale fondamentale, che consente all’impresa che attua un programma di ristrutturazione: § di individuare una linea strategica di fuoriuscita dalle difficoltà; § di valutare i punti di forza e di debolezza dell’azienda ed individuare le strategie alternative praticabili; § di stabilire un benchmark sulla base del quale poter valutare le decisioni ed i risultati aziendali futuri; Prof. Alessandro Berti 90 45 © A cosa serve il Business Plan (segue) § individuare i fattori chiave per il raggiungimento degli obiettivi prefissati; § aiutare a reperire mezzi finanziari necessari per la ristrutturazione, sia sotto forma di capitale di credito sia sotto forma di capitale di rischio, ma anche § ristabilire normali relazioni ed accordi commerciali con i propri partners (clienti, fornitori, distributori). Prof. Alessandro Berti 91 © Il Business Plan Il Business Plan coinvolge seguenti aspetti: • definizione di una forte e chiara strategia; • cambiamento organizzativo; • miglioramento degli aspetti critici dei processi. Esso deve riflettere una strategia precisa: ridefinire il core business e disinvestire il resto. Per fare ciò occorre focalizzarsi sui seguenti principi: • individuare come e dove; • massimizzare i punti di forza; • business focus; • “cash is the king”; • distinzione tra priorità di breve e di priorità di medio-lungo. Prof. Alessandro Berti 92 46 © Il Business Plan e il cambiamento organizzativo Cambiamento organizzativo significa attuare modifiche in termini di: 1. Struttura organizzativa • aumentare il controllo del business; • supportare le strategie di riduzione dei costi; • decentralizzazione per avere più efficienza. 2. Persone • giudicare le persone; • riallocazione. 3. Termini contrattuali • strutture di remunerazione; • rapporti sindacali. Prof. Alessandro Berti 93 © Il Business Plan: il miglioramento dei processi critici Tre obiettivi principali: § miglioramento nel controllo dei costi; § miglioramento nella qualità; § miglioramento nei tempi (di produzione e di vendita).. ...attraverso la ridefinizione delle aree: § vendite e marketing (politiche di prezzi, scontistica, monitoraggio delle performance di vendite, razionalizzazione delle linee di prodotto); § efficienza produttiva; § management account. Prof. Alessandro Berti 94 47 © I criteri per la stesura di un Business Plan § Per sua natura il Business Plan è un documento dinamico, poiché, raccontando delle diverse fasi che un’azienda che si sta ristrutturando attraversa, insieme ai cambiamenti collegati alle mutevoli condizioni del mercato, alle strategie aziendali in costante evoluzione ed ai risultati finanziari raggiunti, impone la necessità di un suo costante aggiornamento. § Allo stesso modo un Business Plan, tanto in situazioni fisiologiche, tanto in situazioni patologiche o anomale, come le ristrutturazioni, non potrà mai limitarsi alla sola illustrazione degli aggregati economici, finanziari e patrimoniali, anche se in essi, necessariamente, si espliciterà. Prof. Alessandro Berti 95 © I criteri per la stesura di un Business Plan § Inoltre non esiste un Business Plan valido per tutte le imprese e per qualunque contesto di riferimento; § esso sarà di volta in volta diverso a seconda della tipologia di attività di business che descrive e tenendo conto del settore d’appartenenza della società in oggetto (tecnologico, manifatturiero, servizi, ecc..) ma, soprattutto, tenendo conto dello stato di salute aziendale. Prof. Alessandro Berti 96 48 © Considerazioni generali per un valutatore esterno § Nell’analisi della solidità di un Business Plan è molto più efficace porre attenzione al metodo che al merito. § Il contenuto delle affermazioni sul mercato e su variabili specifiche, produttive piuttosto che commerciali, sono difficilmente verificabili puntualmente. § Ben più redditizio verificare che le singole ipotesi a sostegno del piano di rilancio siano documentate e coerenti fra di loro. Prof. Alessandro Berti 97 © Considerazioni generali per un valutatore esterno § In particolare, è decisivo che sia ben chiaro il punto di discontinuità rispetto alla gestione recente dell’azienda. § È fondamentale che la diagnosi sia chiara (non solo cause esogene!) e coerente con lo sviluppo dei numeri di bilancio degli ultimi esercizi. § A questo punto sarà possibile verificare la congruenza fra diagnosi e terapia ovverossia tra le cause individuate della crisi e le azioni immaginate per superarla: Prof. Alessandro Berti 98 49 © Considerazioni generali per un valutatore esterno § verificare le caratteristiche fondamentali del piano; § verificare che le variazioni dei trend di crescita siano § § § § adeguatamente spiegate e motivate; diffidare degli slogan; ricordare sempre che la quantità non è sinonimo di qualità; anche se spesso la prima impressione è quella che conta, verificare a fondo le ipotesi non chiare o non convincenti; diffidare dei piani "appariscenti” nonché dell’eccesso di ottimismo. Prof. Alessandro Berti 99 © I contenuti generali di un Business Plan § Executive Summary § L’impresa § I prodotti / i servizi § Il piano di marketing § La struttura del management § Il piano operativo § I capitali necessari § Le informazioni finanziarie Prof. Alessandro Berti 100 50 © I capitali necessari Ancor prima di prendere in considerazione il Business Plan, occorrerà verificare le risposte alle seguenti domande: § Qual è l’importo totale dei fondi necessari al piano di sviluppo e quale è l’importo necessario per realizzarlo? Quale è il “timing” di utilizzo dei capitali richiesti nei prossimi anni? § Quale parte di tali finanziamenti si richiede agli investitori (ammesso che ve ne siano) ed agli istituti di credito che riceveranno il Business Plan (compreso l’importo, i termini ed eventuali accordi di garanzia)? Prof. Alessandro Berti 101 © I capitali necessari (segue) § Per il finanziamento sotto forma di capitale di rischio: § quale percentuale della società si intende cedere e quali sono il tasso di rendimento implicito e la strategia di uscita proposti per gli investitori (es. buyback, vendita)? § Per il finanziamento sotto forma di debito: § qual è il tasso d’interesse ottenibile dall’impresa, le garanzie che è disposta a fornire ed i tempi di rimborso? Prof. Alessandro Berti 102 51 © Le informazioni finanziarie § D o v r e b b e r o e s s e r e p r e s e n t a t e p r o i e z i o n i quinquennali: mensili per il primo anno (budget) e il secondo anno e, se possibile, semestrali per i successivi tre. § È inoltre indispensabile verificare che nel Business Plan le informazioni finanziarie storiche dell’azienda sulla quale si interviene. § Le proiezioni dovranno rispettare la logica della convenienza e della fattibilità prospettica, mediante l’utilizzo di analisi per flussi. Prof. Alessandro Berti 103 © Le informazioni finanziarie (segue) Inoltre, le informazioni finanziarie dovrebbero: § rispecchiare il Business Plan quantificato (di conseguenza, dovrebbero essere coerenti con la struttura complessiva del piano); § dimostrare la fattibilità finanziaria della strategia e se questa consente il raggiungimento degli obiettivi prefissati; § essere convincenti sotto il profilo della capacità dell’azienda di tornare a produrre liquidità in tempi ragionevoli; § fornire un indicatore fondamentale dell’ammontare dei finanziamenti esterni necessari per la realizzazione della strategia. Prof. Alessandro Berti 104 52 © Le informazioni finanziarie (segue) Le informazioni finanziarie comprenderanno anche le proiezioni future in risposta alle seguenti domande: § quale sarà il presumibile andamento economico dell’impresa sotto il profilo dell’EBIT/EBITDA? § quale sarà la situazione della liquidità? (posizione finanziaria netta, proiezioni dei flussi di Cassa) § quale sarà la posizione patrimoniale dell’impresa? Prof. Alessandro Berti 105 © Le informazioni finanziarie (segue) Le informazioni finanziarie dovranno anche includere un elenco delle ipotesi più significative adottate in ogni singola sezione o in tutte le proiezioni finanziarie: § assunzioni di base; § assunzioni particolarmente sensibili alle variazioni macroeconomiche; § assunzioni diverse dagli andamenti storici; § assunzioni che includono un grado di incertezza elevato. Prof. Alessandro Berti 106 53 © Le informazioni finanziarie § Saranno inclusi i principali indici finanziari, confrontati con le medie della concorrenza e del settore. § Gli indici chiave comprenderanno il rapporto attuale fra le passività totali ed il patrimonio netto, il rendimento del capitale investito e il punto di pareggio. § Un'analisi di sensitività dei risultati al variare delle ipotesi più significative è auspicabile e anticipa una delle domande e delle preoccupazioni più sentite in operazioni di questo tipo. Prof. Alessandro Berti 107 © La fase di ristrutturazione finanziaria Strategia di breve termine: § Creditori chirografari e privilegiati § Rifinanziamento a breve - rafforzare la posizione finanziaria corrente; - individuare le necessità di cassa a breve; - richiedere un supporto finanziario a breve. - accelerare il recupero e/o smobilizzo dei crediti; - favorire monetizzazione del fatturato (factoring); - concordare rispetto convenzioni contrattuali fornitori e banche; - ricostituire i mezzi finanziari per la gestione corrente; - creare liquidità tramite dismissioni di attività non strategiche (retrenchment) cercando di dare peso ai valori immateriali. Prof. Alessandro Berti 108 54 © La fase di ristrutturazione finanziaria Strategia di lungo termine: § Conversione di debito bancario in capitale § Rinuncia ai crediti per interessi moratori § Riscadenziamento § Nuova finanza Prof. Alessandro Berti 109 Tu, i diri, riserva4 © Il presente materiale è protetto da copyright e tutelato dalla legge italiana in materia di diritto d’autore: è vietata ogni riproduzione, con qualsiasi mezzo effettuata. Prof. Dr. Alessandro Berti skype: alessandro.berti58 twitter @profBerti e-mail: [email protected] [email protected] weblog: http://johnmaynard.wordpress.com/ Prof. Alessandro Berti 110 55