Da dove veniamo?
Chi siamo?
Dove andiamo?
Cittadinanzattiva: capire il presente, disegnare il futuro
Seminario interregionale di riflessione
Firenze, 5/6 settembre 2009
Introduzione di Adriano Amadei
Il titolo
• Il titolo di questa relazione (rispettosamente
preso in prestito dal più famoso dipinto di Paul
Gauguin) non allude agli interrogativi
esistenziali degli umani
• ma a quelli – pur sempre vitali – di un
soggetto collettivo, come Cittadinanzattiva.
2
La tripartizione del titolo
La tripartizione, corrispondente all’espressione
dei tre interrogativi
• Da dove veniamo?
• Chi siamo?
• Dove andiamo?
tende a far emergere vari profili.
3
Parte prima: da dove veniamo?
4
Le origini e le radici
Fra questi:
• Le origini “contingenti” di un soggetto che,
oggi, pensiamo in termini di associazione e
che, oggi, chiamiamo “Cittadinanzattiva”
• Le radici
• I tratti che hanno caratterizzato i suoi tempi
aurorali
5
Il nome del soggetto
Quanto all’origine, la storia la colloca a metà
gennaio 1978, con la costituzione del comitato
promotore, presso la Domus Pacis di Roma, e
la scelta del nome “Movimento federativo
democratico”.
La denominazione, che doveva essere
provvisoria, sarà mantenuta fino al congresso
nazionale di Chianciano Terme del 2000.
6
Alle radici dell’erba
L’iniziativa era nata da una trentina di gruppi di
giovani cattolici, “desiderosi di sperimentare
nuove forme di azione politica per il cittadino,
alle radici dell’erba della società italiana, in
polemica ma non in alternativa rispetto alle
forme tradizionali della politica” (dal
documento per il trentennale di
Cittadinanzattiva).
7
Perché Movimento?
Il documento di preparazione dell’Assemblea costitutiva così
rispondeva:
• Abbiamo scelto questa parola, non solo per indicare
genericamente un’aggregazione, ma soprattutto per
sottolineare la volontà politica di unirsi per cambiare la
realtà sociale e culturale italiana.
• Un movimento, se vorrà essere nella concretezza, dovrà
sperimentare un modo di fare politica che sia
arricchimento, piacere, gusto per la vita, ripresa della
volontà popolare di costruire democraticamente il Paese,
oltre l’emergenza della crisi economica e istituzionale.
8
Perché federativo?
Lo stesso documento proseguiva, affermando:
• Questa parola ci è sembrata la più carica di significati
politici e simbolici.
• In un’ottica federativa, infatti, la democrazia diretta diventa
non più il problema di alcuni uomini di buona volontà, ma il
motivo dominate della presenza di gruppi di base nella
società civile.
• È in questo ambito che ci sembra possa darsi una soluzione
concreta ai problemi che sono nati recentemente in
conseguenza del riflusso della partecipazione.
9
Perché democratico?
E ancora:
• Il senso complessivo del nome e degli altri due termini che
lo compongono è dato dal termine democratico che
chiarisce la connotazione politica del Movimento, a patto
che a tale termine venga dato un significato non solo
formale, ma sostanziale.
• Democratico può significare il rifiuto di tutte le forme di
dominio e di egemonia che non accettano il pluralismo
come parte integrante dello stesso essere democratici.
10
La novità dei lineamenti
Sono evidenti i tratti di questo soggetto:
• nuovo, per il profilo politico, poggiante sul
pilastro – non alternativo – della democrazia
diretta;
• nuovo, per lo scopo di cambiare la realtà
sociale e culturale italiana;
• nuovo, come aggregazione, ma non nella
composizione, in quanto i gruppi erano
preesistenti.
11
I primi coordinamenti tematici
I primi coordinamenti nazionali del Movimento
federativo democratico (gennaio-giugno 1979)
riguardano:
• Giovani
• Salute
• Donne
• Classe operaia
Si tratta quindi di un repertorio tematico, in parte,
tipico di un soggetto politico di sinistra.
12
Alcune radici teoriche
Giancarlo Quaranta:
• nel 1978, pubblica L’uomo negato, che porta come
sottotitolo l’organizzazione sociale della malattia e la
subordinazione politica, che costituisce il
fondamentale testo teorico per il Tribunale per i
diritti del malato;
• e, nel 1979, Governabilità e democrazia diretta, in
cui, come recita il sottotitolo, si svolge una ricerca
sulle possibili risposte alla crisi italiana.
13
Nascita del
Tribunale per i diritti del malato
Nel 1979, in tutta Italia, si organizzano decine di gruppi che
danno vita ad esperienze locali del Tribunale per i diritti
del malato.
14
… perché non accada ad altri
Umanamente, eticamente e politicamente significativo
l’intendimento espresso nella lettera inviata al Tribunale
per i diritti del malato dalla signora Maria Grazia C. –
“perché non accada ad altri” – che è stata interprete di un
sentire universale, come dimostra l’impiego di questa
formulazione in migliaia di segnalazioni successive.
Un proposito che, da allora, anima e accomuna i cittadini che
chiedono tutela ed i cittadini organizzati che cercano di
corrispondere alle loro domande di riparazione e di senso
(sotto il profilo dell’utilità) di sofferenze altrimenti inutili.
15
Tre parole chiave
Se dovessi identificare in tre parole i primi tempi
dell’Associazione, sceglierei:
• Diritti;
• Partecipazione;
• federatività.
16
Diritti concreti
Di come sono stati intesi i diritti, molto ci dicono le circa
cento carte dei diritti del (cittadino) malato.
Una concezione “concreta”, tesa ad evidenziare – pur
senza contrapporsi - la distanza fra le enunciazioni
alte (ad esempio, l’articolo 32 della Costituzione) ed i
vuoti e le contraddizioni nelle situazioni e nella prassi
e, allo stesso tempo, a colmarne le lacune.
17
Una legiferazione di base
Da rimarcare:
• L’invenzione della formazione (da parte dei cittadini
organizzati) delle Carte e della loro promulgazione,
attraverso il più ampio coinvolgimento dei soggetti
istituzionali, politici e sociali, in un processo codificato;
• L’inedita iniziativa di … legiferare, da parte dei cittadini;
• Il richiamo ad una normazione pratica, ma anche al
riconoscimento ad ogni persona delle prerogative e della
dignità di cittadinanza.
18
Carte dei diritti: gli estremi del processo
Questo processo, ufficialmente iniziato il 14 giugno
1980 a Roma – con la proclamazione della Carte dei
33 diritti in Campo dei Fiori – è proseguito per più di
un decennio.
Il 19 maggio 1995, il D.P.C.M. che ha dettato le direttive
sulle carte dei servizi sanitari, enucleava dalle 100
carte dei diritti del malato altrettanti diritti ivi
enunciati.
19
Esigibilità e tutele dei diritti
La promozione del riconoscimento dell’esigenza
dei diritti che non arrivavano alla soglia
dell’apprezzabilità (allora) pretorile (de
minimis non curat praetor) ha richiamato
l’attenzione sulla loro esigibilità e sulle loro
tutele.
20
Nuovi luoghi e forme di tutela
Ne sono discese le sollecitazioni alla costituzione
di uffici per le relazioni con il pubblico, delle
commissioni miste conciliative e la ricerca –
tutt’altro che conclusa anche oggi – di una
tutela integrata fra i vari punti di vista e di
forme integrative, come le camere di
conciliazione.
21
Salute e giustizia
Queste semplici note attestano come - pur
focalizzato sui servizi per la salute - l’impegno
del tribunale per i diritti del malato
trascendeva i propri ambiti, investendo
almeno l’amministrazione della giustizia, non
solo nelle sue istituzioni e forme canoniche.
22
Integrazione delle tutele
L’integrazione delle tutele risponde al bisogno di
assicurare il massimo della pertinenza nelle
scelte dei mezzi di tutela e nel far emergere le
valenze significative, per migliorare i servizi e
le relazioni.
Un’esigenza – quella della tutela integrata -che
sussiste, senza che gli sforzi di formalizzazione
e pratici abbiano ancora prodotto risultati del
tutto soddisfacenti.
23
I primi passi
Nel 1981, il Movimento costituisce la rete dei difensori civici
dell’Irpinia e della Basilicata, devastate dal terremoto.
Nel marzo 1984, a Roma, comincia l’esposizione dei fiocchi
gialli sulle case sfitte e occultate della grande proprietà
immobiliare.
Nel 1987, d’intesa con il Ministero della Protezione civile, si
effettua il censimento dei movimenti franosi in tutta
Italia che, a dicembre, a Sondrio, permette di proclamare
la Dichiarazione sui rischi civili.
24
Federatività e soggettività politica
Il libro di Giancarlo Quaranta “Federatività. Una
prospettiva democratica per la soggettività
politica delle masse” – la cui prima edizione
risale al 1984 – già in questa enunciazione,
connota un problema e segnala la strada da
percorrere.
25
Federatività e soggettività politica
• Il problema è individuabile nel fatto che – fra
le prime volte, se non per la prima volta – si
riconosce e, quindi, si legittima la “soggettività
politica” delle “masse”.
• Soggettività politica e masse rappresentano
categorie storicamente complesse e
controverse, tali che non possiamo certo
affrontare, né, tantomeno, sviluppare, in
questa occasione.
26
Federatività: a cosa può servire?
È comunque il caso di sottolineare che la federatività (e
cioè un legame pattizio su contenuti condivisi, fra
soggetti sociali, politici e istituzionali) è lo strumento e il
percorso:
• Non solo per prospettare esiti positivi - e cioè
democratici – alla soggettività politica delle masse;
• Ma anche per scongiurare il ripetersi di quelle
strumentalizzazioni delle masse, di cui il ‘900 è stato il
secolo che ha fornito i più numerosi e catastrofici esempi.
27
Due libri … esplorativi
Sorvolando su altri contributi e sui contributi di altri, non si
può fare a meno di ricordare i volumi di:
• Giuseppe Cotturri “Militanza senza appartenenza”
(1987), con il quale venivano studiate 15 esperienze di
politicità “atipica”, fra cui il Movimento Federativo
democratico
• Giancarlo Quaranta, “Sesto Potere”, con cui – per la
prima volta - si teorizzava la “esistenza di un’area sociale
estremamente diffusa, ma ad alta qualità umana, che
non può più essere rappresentata attraverso le forme
politiche tradizionali”
28
Un periodico, un programma
Democrazia diretta è stato il periodico che, in
questi anni, ha affiancato la vita del
Movimento, con qualificati contributi di
dirigenti (Quaranta e Moro) e di illustri
studiosi, come Rodotà e Cotturri, richiamando
nel nome il versante e le modalità operative di
questo soggetto.
29
Le prime tutele consumeristiche
Nel 1988, a Terni, presso l’ottava circoscrizione,
anche dietro sollecitazioni delle istituzioni,
veniva aperto un primo sportello, con il
compito di affrontare problemi di ordine
consumeristico.
30
Due carte fondamentali
Il 30 gennaio 1990, l’Assemblea nazionale (vale a
dire l’assemblea costituente del Movimento)
approvava due documenti, che entreranno a
far parte del nuovo statuto:
• I Principi d’identità
• E la Dichiarazione sulla tutela dei diritti
31
Dai principi d’identità …
Dai Principi d’identità:
• Il Movimento promuove e sostiene azioni individuali o
collettive dirette a prevenire, limitare o rimuovere posizioni di
soggezione e di sudditanza, situazioni di sofferenza, di disagio
e di discriminazione, pericoli per le libertà personali e
collettive, attentati all’integrità fisica e psichica e alla dignità
delle persone
• che si producono, in particolare, negli ambiti dei servizi
pubblici e sociali, dell’informazione, dei consumi privati, dei
rischi civili e del territorio, nelle aree urbane, nell’ambiente,
nel mondo del lavoro e nelle regioni meridionali del paese …..
32
Principi: il sentire e l’applicazione
Questi principi sono stati profondamente sentiti a tutti i
livelli del Movimento, ma, soprattutto, a livello di base e
in ambito sanitario, perché gli attivisti erano e sono
direttamente a contatto e chiamati in causa, rispetto a
tali previsioni.
Non possiamo fare a meno di chiederci:
• se, come e quanto tali principi siano stati applicati per le
altre posizioni e situazioni enunciate
• negli altri ambiti
• e quali risultati siano stati ottenuti
33
Dalla dichiarazione sulla tutela dei diritti …
E dalla Dichiarazione sulla tutela dei diritti:
• Dovunque un essere umano, nell’ambito del territorio italiano,
si trovi in situazioni di soggezione, sofferenza e alienazione e
queste situazioni siano imputabili a responsabilità individuali,
sociali, organizzative, istituzionali o culturali, il Movimento
intende intervenire in sua difesa
• senza distinzioni di nazionalità, condizione sociale, sesso, età,
religione, appartenenza politica e statuto giuridico,
• nei confronti di qualsiasi soggetto, sia di diritto pubblico che di
diritto privato,
• attraverso un’azione di tutela diretta o con l’affermazione di
nuovo diritto.
34
Dal SAIG a Giustizia per i diritti
Nel 1991, viene costituito il SAIG (Servizio di Assistenza e
Informazione Giuridica), come supporto legale alle tutele,
ma anche quale luogo in cui cominciamo ad occuparci
del servizio Giustizia.
L’evoluzione – che avverrà attraverso l’esperimento di
trenta cause pilota ed altre iniziative, come un convegno
sulle forme di giustizia alternativa e la ricerca sulle
commissioni miste conciliative (peraltro, mai pubblicata)
- porterà alla trasformazione del SAIG nella rete di
Giustizia per i diritti.
35
Il Rapporto sul Servizio sanitario
A cavallo fra il 1990 ed il 1991, su incarico del Ministero
della Sanità ed in collaborazione con l’istituto CERFE,
si realizza il Rapporto sullo stato dei diritti dei
cittadini nel servizio sanitario nazionale.
Un’opera che ha visto impegnati circa 10.000 cittadini,
nel monitoraggio di 300 strutture sanitarie e
nell’effettuazione diretta di quasi 20.000 interviste a
cittadini-utenti, operatori, dirigenti e amministratori
della Sanità.
36
I Procuratori dei cittadini
Nel 1991, si introducevano i Procuratori dei cittadini – figure
monocratiche di rappresentanza dei segretari regionali a
livello locale, con il compito di occuparsi del
funzionamento delle pubbliche amministrazioni e dei
servizi di interesse generale, ad esclusione di quelli
sanitari e sociali.
Con il successivo passaggio alla pluralità delle figure, i
Procuratori dei cittadini, si costituiranno in collegi e
verranno a formare l’omonima rete, allargando le
competenze in ambito consumeristico.
37
La rappresentanza
Nel 1992 – dopo che l’Assemblea nazionale aveva
individuato come dare rappresentanza al Movimento
federativo democratico – si tennero quelle che furono
chiamate elezioni primarie.
Ai banchetti, allestiti in tutta Italia, espressero il loro voto
ben 348.315 cittadini/e, senza iscrizione: a quel tempo,
non era contemplata iscrizione, considerata
potenzialmente discriminatoria.
Tale consultazione è stata la prima del genere nel nostro
Paese.
38
Il terzo Congresso nazionale
Nel 1993, il terzo Congresso nazionale –
celebrato all’insegna dello slogan “Non più
ospiti, ma padroni di casa della Repubblica” –
eleggeva Giovanni Moro segretario nazionale
e Giuseppe Cotturri Presidente.
39
“Parte civile”
Con l’obiettivo di sviluppare una cultura di
garanzie e contrappesi, in un sistema di
democrazia maggioritaria – insieme a FUCI e a
Legambiente – nel 1994, veniva costituita
“Parte civile”.
Un’iniziativa non senza rapporti con
l’approvazione del IV comma dell’art. 118 della
Costituzione riformata.
40
Alcuni fatti di un anno
Nel 1997:
• Nel carcere di Rebibbia, si teneva un convegno
sulla salute in carcere.
• Veniva presentato, alla presenza del
Presidente della Repubblica, il primo rapporto
PIT Salute.
• Giuseppe Cotturri pubblicava il libro “La
transizione lunga”.
41
Un manuale e il nostro nome
Nel 1998, a vent’anni dalla nascita del
Movimento federativo democratico, Giovanni
Moro dava alle stampe il “Manuale di
cittadinanza attiva”, con cui cercava di
interpretare il fenomeno associazionistico, nel
contesto della crisi della rappresentanza
politica.
42
La cittadinanza d’impresa
Nel 1999, insieme ad un gruppo di aziende
interessate ad una nuova politica
imprenditoriale, ispirata alla
responsabilizzazione sociale delle imprese, era
stilato il “Manifesto della cittadinanza
d’impresa”.
43
Da Mfd a Cittadinanzattiva
Il Congresso di Chianciano del 2000 sanciva il cambio
del nome, in Cittadinanzattiva, e l’adozione del nuovo
simbolo, con la figura stilizzata, che attraversa la
città.
Nello stesso anno, iniziava il programma informativo
sull’euro (“L’euro? Un gioco da ragazzi”) e la Scuola di
Cittadinanza attiva redigeva un testo di educazione
civica per le scuole medie superiori.
Usciva anche il libro “L’Italia dei diritti” di V. Ferla.
44
Il comma della sussidiarietà
Con la legge 3/2001, il Parlamento approvava il
IV comma dell’art. 118, sulla base di un
emendamento formulato da Cittadinanzattiva
(G. Cotturri): frutto (tardivo?) di quella
progettualità che si era voluto coltivare con
Parte civile?
45
Accadeva anche
Nel 2001:
• Veniva costituita Active Citizenship Network.
• Prendeva il via l’Audit civico.
• Si svolgeva la campagna nazionale “Contro i dolori forzati”, ai
quali – dal 2003 - sarebbero seguiti quattro convegni
nazionali, realizzati a Pisa da Cittadinanzattiva-Tribunale per i
diritti del malato della Toscana, e due libri di, e a cura, di
Domenico Gioffré.
• Si pubblicavano i volumi di V. Ferla, di G. Cotturi (sulla
sussidiarietà), di G. Trincia (sull’euro).
46
La Carta europea dei diritti del malato
Nel 2002, Active Citizenship Network – insieme ad
altre organizzazioni civiche europee – presentava
a Bruxelles la Carta europea dei diritti del malato.
Nello stesso anno:
• nasceva la Fondazione per la cittadinanza attiva;
• T. Petrangolini pubblicava: La salute e i diritti dei
cittadini
47
Sussidiarietà e abbattimento delle barriere
Nell’anno europeo delle persone con disabilità
(2003), in applicazione dell’ultimo comma
dell’art. 118 della Costituzione, erano
abbattute in contemporanea 118 barriere.
48
Il consumatore-utente, come cittadino attivo
Nel 2003, usciva il volume “Il consumatore
attivo” - che sarà ripubblicato nel 2008 - con
cui Giustino Trincia si proponeva di offrire
strumenti di conoscenza e di difesa
consumeristica e, allo stesso tempo, di
innestare il germe della cittadinanza attiva
anche nell’ambito e nei rapporti che
attengono alla fruizione di servizi pubblici.
49
La Conferenza permanente delle regioni
Nel Congresso nazionale di Riva del Garda
(2004), dopo un biennio sperimentale, lo
Statuto sanciva il riconoscimento della
Conferenza permanente delle regioni: nelle
intenzioni, un organo di raccordo fra i tre livelli
– nazionale, regionale e territoriale –
dell’Associazione.
50
La lotta contro le mafie e per la legalità
Con il Congresso nazionale di metà mandato
(2006), svoltosi a Locri, con il titolo “Casa
nostra! Il ruolo dei cittadini nella lotta per la
legalità”, Cittadinanzattiva intendeva lanciare
un messaggio di impegno civico:
• contro le mafie, la corruzione e le illegalità;
• per l’affermazione della legalità.
51
Il presente di Cittadinanzattiva
Il presente di Cittadinanzattiva è il frutto del
Congresso nazionale di Roma, dei suoi esiti,
della composizione della Direzione nazionale,
dei documenti prodotti (mozioni e documento
politico) e di quelli mancanti, ma, soprattuto,
dello spirito che impronta decisioni e rapporti.
52
Parte seconda: Chi siamo?
53
Movimento e/o associazione?
Se – come si afferma in sociologia - nel contesto dei
comportamenti collettivi, per movimento si intende un
gruppo:
• dove i ruoli sono ancora formalmente indefiniti
• e nel quale le relazioni sociali sono per lo più a carattere
cooperativo e dotate di forte carica emotiva,
si pongono gli interrogativi:
• Se, come e fino a quando il soggetto di cui siamo parte abbia
continuato ad essere movimento
• Quando e come siamo diventati associazione
• Quali guadagni e quali perdite abbia comportato il passaggio
54
Un punto di demarcazione
Per rendere più facile la risposta al primo quesito
potremmo tentare di rispondere in maniera indiretta:
e cioè fissare il tempo in cui il Movimento federativo
democratico è diventato associazione.
Per quanto mi riguarda, anche facendo appello ai
ricordi personali, l’approvazione dello statuto
(Chianciano, 1989) con le sue definizioni e la
configurazione di ruoli e funzioni può essere preso a
riferimento nella demarcazione di questo passaggio.
55
Movimento e associazione: un continuum?
In realtà, il passaggio deve essere avvertito come un
continuum, dato che, fino dalla nascita del Movimento
federativo democratico, non potevano non esserci compiti
e relative responsabilità (pena l’impossibilità di esistere e di
sopravvivere) e, quindi, la presenza di figure che, degli
stessi, fossero interpreti.
Specularmente, se sentiamo tutt’oggi la permanenza di una
forte carica emotiva e di una spinta cooperativa, non
possiamo non riconoscere che – almeno per questi tratti - il
movimento permane anche nell’associazione.
56
Ancora movimento?
Purtroppo, nell’associazione, sembra permanere il
movimento – anche nell’accezione meno positiva –
come attestato online in una tesi di laurea (Maria
Bonaccorso – Messina - 1999), che riferiva che
l’ufficio della sede centrale “non appare ben
organizzato”, almeno dal punto di vista della
conservazione e dell’ordine della documentazione.
57
Una sospensione nella risposta
Più difficile rispondere all’ultima domanda, se, prima –
della nostra Associazione - non abbiamo considerato:
• La configurazione “verticale”, come rete di reti;
• La configurazione “orizzontale”, nei livelli locale,
regionale, nazionale e, ora, anche internazionale;
• Il grado di rispondenza di questa strutturazione ai
principi informatori e alle finalità.
58
Tdm: uno status particolare
Relativamente all’architettura verticale (reti), il fatto che una rete
(il Tribunale per i diritti del malato):
• sia consonante con le più profonde istanze umane e sociali,
• sia stata costituita quasi insieme al Movimento federativo
democratico,
• abbia goduto, per diversi anni, di uno status particolare
• e, di fatto, abbia rappresentato – e, in qualche misura, tuttora
sia – il biglietto da visita di Cittadinanzattiva, fino a “sentire” e
praticare una sorta di coincidenza con essa, non ha certo
agevolato lo sviluppo armonico ed equilibrato delle reti.
59
Le altre reti
A queste considerazioni, si aggiungano;
• l’eterogeneità delle reti, per competenze,
formazione, interventi e loro modalità,
relazioni, ecc.;
• le differenti origini – diciamo così - per
circostanze e tempi;
• le assai diversificate coperture territoriali, ai
livelli regionale e locale.
60
Procuratori dei cittadini e Giustizia per i diritti
Oltre al Tribunale per i diritti del malato, su cui ci siamo
soffermati:
• i Procuratori dei cittadini nascono in riferimento alla
questione degli statuti comunali ed agli istituti di
partecipazione e tutela;
• Giustizia per i diritti ha origine dalla trasformazione
di un supporto (il Servizio di Assistenza e
Informazione Giuridica) in una rete che si occupi
della Giustizia, come servizio ai cittadini.
61
CnAmc e Scuola di Cittadinanza attiva
E ancora:
• il Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati
cronici, appunto per rispondere alle istanze di
coordinamento, anche agli effetti di una maggiore
pertinenza ed incisività delle azioni, a vantaggio dei cittadini
rappresentati dalle singole associazioni;
• La Scuola di cittadinanza attiva, nata con un compito
formativo, ma, di fatto - dopo la tragedia di San Giuliano di
Puglia – impegnata nella più grande campagna annuale
dell’Associazione sulla sicurezza nelle scuole.
62
Le reti e le coperture dei diritti
Una vasta gamma di reti nazionali (ben cinque),
con le quali si potrebbe presumere di …
coprire la totalità delle domande dei diritti.
In realtà, non credo che Cittadinanzattiva abbia
mai ipotizzato di soddisfare l’incolmabile
campo dei diritti, né virtualmente, né –
tantomeno - fattualmente.
63
Le reti e le coperture dei diritti
Si sarebbe trattato infatti, in tal caso, di
presunzione - nel significato di imperdonabile
supponenza - e perfino di una concezione
totalizzante: due ipotesi che, peraltro, non
trovano alcun avallo.
64
La rete che non c’è
Da un altro punto di vista, appare legittimo sostenere che
l’architettura delle reti è carente di una rete: una rete che
si occupi:
• dei diritti deboli, debolissimi, inesistenti
• di quei soggetti deboli, debolissimi (come le persone con
handicap fisici, psichici, sensoriali), “politico-culturali”
(come i gay, gli zingari …), inesistenti, come i clandestini,
o – per dir meglio - la cui semplice domanda esistenziale
è riconosciuta – non già come diritto - ma come reato
degno di espulsione.
65
Un’assenza incoerente e contraddittoria
L’assenza di una rete che si interessi
specificamente dei diritti di cittadinanza
costituisce, non solo:
• una grave lacuna
• ma anche una contraddizione ed
un’incoerenza di fondo, per un’associazione
che trova la sua ragion d’essere nei diritti.
66
Diritti o privilegi?
In altre parole, non incardinare i diritti “più
bisognosi di tutela” e, soprattutto, di
promozione, in una rete dedicata configura gli
altri diritti alla stregua di “diritti privilegiati” o,
se si vuole, di privilegi assunti quali diritti.
Come dire: una contraddizione in termini.
67
Universalità dei diritti e un impegno solenne
Questo contraddice:
• con il principio di universalità, significativamente proclamato
dall’ONU, nel 1948, poco tempo dopo la fine del più tragico
conflitto di tutti i tempi,
• e – nel nostro foro interno – con la Dichiarazione sulla tutela
dei diritti (“Dovunque un essere umano, nell’ambito del
territorio italiano, si trovi in situazioni di soggezione,
sofferenza e alienazione e queste situazioni siano imputabili a
responsabilità individuali, sociali, organizzative, istituzionali o
culturali, il Movimento intende intervenire in sua difesa …”)
68
I diritti che non ci sono
L’affermazione di tale “categoria” di diritti misconosciuti
e disconosciuti è, ad un tempo:
• un doveroso sostegno a diritti fondamentali,
• un contributo ad una convivenza pacifica e
sostenibile
• e un apporto teso a fondare nuovi diritti
• e, perfino, la promozione di un diritto … nuovo.
69
Una … pezza soltanto regionale
Cittadinanzattiva della Toscana ha cercato di
farsi carico di questo problema - non
secondario - istituendo fino dal 2000 la rete
regionale “Patto per la promozione della
cittadinanza”, che si è particolarmente
occupata di diritti di cittadinanza, inerenti
persone con problemi di salute mentale,
immigrate, rom e sinti …
70
Un’assenza colma di conseguenze
Sotto un altro profilo, l’assenza di una rete
che promuova l’universalità dei diritti non
può non riverberarsi negativamente
sull’Associazione:
• limitandone la tensione ideale
• e condizionando – in senso riduttivo - le
politiche degli approcci alle problematiche
inerenti il misconoscimento o la lesione
delle prerogative umane e civili essenziali.
71
L’integrazione delle tutele
Con il PIT (Progetto Integrato di tutela) - prima,
nell’ambito della salute, e, poi, nell’ambito dei servizi
- si è cercato di dotare le reti del Tribunale per i diritti
del malato e dei Procuratori dei cittadini di un
tessuto connettivo.
Purtroppo, in molti casi, si sono registrati appiattimenti
delle espressioni locali delle reti su forme di tutela
individualistica e tecnicistica: deprivate, cioè, di
quelle valenze “politiche”, atte a produrre
miglioramenti nei servizi e nei rapporti.
72
I tre livelli del profilo orizzontale
Considerando il profilo orizzontale,
Cittadinanzattiva presenta tre livelli:
• Locale
• Regionale
• Nazionale
A questi, deve essere aggiunta Active Citizenship
Network (ACN), che peraltro non è un livello,
ma una rete di carattere europeo.
73
Il livello locale
Il livello locale - composto dall’assemblea degli aderenti e
articolato in una o più reti – costituisce l’elemento
fondamentale, in quanto dimensione di base
(democraticamente, fondante e di partenza per la
formazione degli altri livelli) e più capillarmente e
quotidianamente operativa.
Ma anche una dimensione associativa che, tramite i
propri dirigenti, interviene ed interloquisce,
criticamente e propositivamente, sulle questioni che
riguardano i cittadini ed il territorio di competenza.
74
Il livello regionale
Il livello regionale – in quanto intermedio – con i suoi organi
(congresso regionale, segreteria, segretario, presidente … )
fa da cerniera fra i livelli locale e nazionale.
Dovrebbe anche elaborare e fare sintesi di tutte le
problematiche ed iniziative emergenti dalle realtà subregionali, sviluppando politiche e interlocuzioni aderenti
alle istanze degne di attenzione.
75
Le regioni e il policentrismo
Le regioni – in un’ottica, non di semplice
decentramento, ma policentrica - potrebbero
essere riconosciute e valorizzate come
momenti di responsabilità nazionale su
singole politiche.
76
Il policentrismo che non c’è
Non hanno fatto difetto enunciazioni di volontà policentrica
– nelle formulazioni statuarie e nei pronunciamenti dei
dirigenti nazionali - né sarebbero mancati, né
mancherebbero, i presupposti per dare seguito in tal
senso su importanti questioni, quali:
• la salute mentale,
• la lotta al dolore inutile,
• la partecipazione,
• le tutele …
Purtroppo, le formulazioni sono rimaste sulla carta ed i
pronunciamenti sono rimasti tali.
77
Il livello nazionale
Il livello nazionale, con i propri organi – che, in parte,
corrispondono a quelli regionali e, in parte, no – è la
dimensione che organicamente rappresenta
l’Associazione sotto i profili:
• culturale (presidenza)
• politico (congresso, direzione, segretario)
• organizzativo-funzionale-formativo
• di raccordo con regioni e realtà territoriali
• etico-disciplinare (collegio di garanzia)
78
Parte terza: Dove andiamo?
79
La filigrana di un’associazione
• Abbiamo ripercorso, a grandi linee, le vicende di
Cittadinanzattiva
• Ho cercato di tratteggiare i profili - verticale e
orizzontale - dell’Associazione
• Ho evidenziato criticità …
• Spero che la positività (e, forse, l’insostituibilità di
questo soggetto) traspaia, anche nel detto e nel
non detto, come la filigrana nella valuta autentica
80
Quale rispondenza?
È doveroso chiederci:
• se e quanto questa strutturazione/organizzazione - livelli,
reti ed organi che la compongono – risponda alle esigenze
di Cittadinanzattiva
• se attraverso questa configurazione, la nostra Associazione
soddisfi ad obiettivi di tutela e promozione dei diritti e alle
politiche che devono interpretare e supportare tali istanze
• se ed, eventualmente, quanto le deliberazioni formali e le
prassi riconoscano le potenzialità peculiari di questo
soggetto, cercando di dar loro attuazione
81
Programmi per le politiche o politiche per i programmi?
Purtroppo, è difficile sfuggire all’impressione (ma è poi solo
impressione?) che – a livello nazionale - spesso,
• i programmi siano presentati e sviluppati (anche) per
sostenere una struttura sovradimensionata
• i programmi siano in funzione dell’assetto tecnico, e non
(anche) questo in funzione delle scelte politiche
82
Programmi per le politiche o politiche per i programmi?
E ancora:
• che i programmi determinino le scelte politiche
• che le relazioni politiche discendano da ragioni, non
illegittime, ma semplicemente utilitaristiche
• che, per tali motivi, si prescinda da politiche
istituzionali che contraddicono l’affermazione dei
diritti, attraverso tagli a servizi essenziali – scuola,
sanità, giustizia … - e ai fondamenti della democrazia,
come la libertà di stampa, o, con i respingimenti,
negano addirittura l’umanità.
83
Programmi per le politiche o politiche per i programmi?
Ne costituiscono riprova:
• la mancata definizione di obiettivi collegati ai
programmi
• L’assenza di riscontri sui risultati prodotti
• l’insistenza sulla valutazione, prescindendo dalle
azioni e dagli aspetti relazionali per il miglioramento
delle situazioni e dei profili critici
84
Alcuni preoccupanti abbandoni
Quali ulteriori elementi di preoccupazione, aggiungo:
• L’assenza di idee nuove – anche per la mancata ricerca e
il mancato recepimento di idee nuove - com’era invece
nelle tradizioni di questo soggetto;
• E, nonostante ciò, l’abbandono di idee-forza, come – ad
esempio - la sussidiarietà dell’art. 118, IV comma, della
Costituzione, la lotta per la legalità …;
• la dismissione della tradizionale elaborazione delle
esperienze civiche, di democrazia diretta … e del
passaggio dal profilo teorico a quello pratico e,
reciprocamente, da quello pratico alla sua elaborazione.
85
Un bivio, davanti a noi
Premesso che le ipotesi che affaccio sul dove andiamo sono
strettamente soggettive, mi sembra che le vie che si
profilano siano due:
1. Proseguire sull’abbrivio attuale, con la prospettiva di
sempre minore rilevanza e sempre maggiore conformità ai
soggetti che si limitano a fare tutela, soprattutto in ambito
consumeristico, ma non solo, forse perfino meglio di noi
2. Recuperare lo spirito e lo slancio originari, per dar loro
nuovo sviluppo, innovando anche profondamente, in
relazione agli estesi e radicali cambiamenti in atto.
86
La seconda via
La seconda ipotesi – a mio parere – corrisponde:
• al “genio” e alla migliore storia di
Cittadinanzattiva
• alle esigenze dei tempi
Se così fosse, questo binomio risulterebbe
estremamente positivo.
87
Le crisi e i diritti
Partendo dalle esigenze dei tempi, dobbiamo
affrontare alcuni interrogativi ineludibili.
Fra questi:
• In che rapporto sono i diritti, rispetto alle crisi
che stiamo attraversando e che ci stanno
attraversando?
• In quale rapporto sono le crisi, rispetto ai
diritti?
88
I diritti, le soggettività e i contesti
In altri termini, e più concreti:
• Cosa hanno a che fare i diritti – ed eventualmente, quali
diritti - con coloro che, da un momento all’altro, si sono
trovati senza lavoro e senza reddito, con famiglie a carico,
mutui da pagare, ecc.?
• Cosa c’entrano i diritti con le concorrenze “sleali”
internazionali (dei paesi con pochissimi diritti o nessuno),
le crisi economiche, finanziarie, ecologiche, le chiusure e
le “delocalizzazioni” delle fabbriche …?
89
I diritti, le soggettività e i contesti
E ancora:
• Si può parlare di diritti, nelle situazioni che determinano le
migrazioni e nelle stesse migrazioni intra-continentali ed intercontinentali di milioni di persone, ed ha senso parlare di diritti
di ognuna di queste persone?
• Sono diritti effettivi quelli delle persone e di quei cittadini
deboli che hanno poche o nessuna legge a favore e,
comunque, non sono in grado di esigerli direttamente?
• Si può parlare di diritti, negli ordinari, sistematici,
indiscriminati respingimenti dei più diseredati della terra, nel
più totale dispregio della Convenzione di Ginevra del 1951, sul
diritto di asilo?
90
Quali diritti prioritari?
Quali diritti prioritari:
• Il lavoro?
• Il reddito minimo e la previdenza?
• I servizi sociali, assistenziali e sanitari?
• La scuola e la formazione?
• La giustizia?
• L’ambiente?
E quali delimitazioni, contemperanze ed equilibri reciproci e
in relazione ai corrispettivi doveri?
91
Diritti, nelle crisi, o luce per uscirne?
I diritti sono una componente delle crisi o
potrebbero essere la luce che illumina
possibili vie d’uscita?
92
Qualche riprova
A mio modestissimo parere, i diritti possono essere –
anzi, sono – non solo il faro per uscire, ma anche il
mezzo per superare le crisi.
Se così non fosse, avremmo sempre più marcati:
• disuguaglianze umane e sociali
• squilibri economici ed ecologici
• conflitti locali e internazionali
• insicurezza ed estesa invivibilità
93
Sostanza e funzioni dei diritti
I diritti costituiscono allora:
• La codificazione e l’affermazione di principi di
umanità, nelle convivenze locali, nazionali e
internazionali
• Il mezzo, per promuovere un salto di civiltà
planetario
• Il bandolo, per produrre – in democrazia – ordine nei
rapporti che toccano i profili economici, ecologici e
della sicurezza sociale
94
Democrazia: cosa è?
Ho evocato la democrazia, ma, poiché non si
tratta di un concetto scontato, né
univocamente inteso, né privo di
contraddizioni, mi sembrano indispensabili
alcune puntualizzazioni.
95
Due concezioni della democrazia
• Non la democrazia di Joseph Schumpeter, come un
qualsiasi metodo politico, fra gli altri
• Né la democrazia di Giovanni Sartori, dove il popolo
sceglie chi governa, ma non incide sui programmi di
governo, né tantomeno contribuisce a governare
Due concezioni non accattivanti, per il mediocre valore
intrinseco, la prima, e per l’aleatorietà e scarsa
controllabilità degli effetti, la seconda.
96
Democrazia: qualcosa di più?
Ma perché e come la democrazia
potrebbe/dovrebbe essere qualcosa di diverso
e di più, rispetto alle concezioni di Schumpeter
e di Sartori?
97
La partecipazione nella democrazia
Se democrazia è potere del popolo (dove il
popolo, per noi, è costituito dai cittadini) la
partecipazione - per l’estensione, gli ambiti su
cui si esercita e la qualità (competenze e
contributi espressi) – non può non
caratterizzare e qualificare la democrazia, in
quanto tale.
98
Definizione e implicazioni della democrazia partecipata
Pertanto, si potrebbe dire che la partecipazione in
democrazia è quel tratto necessario, che:
• conferisce valore universale alla democrazia
• fa sentire ai cittadini questa forma di governo, come
la propria e, al di là delle sue funzioni, un valore in sé
• offre più ampie possibilità di buon governo e di
controllo e, quindi, di emendabilità delle scelte e di
ricambio dei governanti
99
Quali i titoli di Cittadinanzattiva?
Quali particolari titoli può avere Cittadinanzattiva per
contribuire a far avanzare la democrazia, nella
partecipazione, e con la partecipazione?
Storicamente, si potrebbero rivendicare:
• l’aggiunta del IV comma all’art. 118 della Costituzione
riformata con la legge 3/2001
• gli statuti comunali e gli istituti partecipativi …
• il comma 461 dell’art. 2 della legge 244/2007
• le pratiche interne all’Associazione, quando fanno
coerentemente seguito ai nostri principi
100
La cura dei diritti, principale titolo
Ma, indipendentemente, dai suddetti requisiti,
credo che conti l’attenzione e la cura effettive per
i diritti, e cioè per l’umana convivenza.
Una referenza – quest’ultima - che rappresenta la
stella polare, per far sì che la partecipazione
democratica non si smarrisca nelle rischiose
tenebre degli egoismi individualistici e gruppali,
prestandosi a spinte populiste e a
strumentalizzazioni demagogiche.
101
Conferma di due principi
Abbiamo recuperato e cercato di dar vita e fruibilità
nuove a due (partecipazione e diritti) dei tre
principi da me ritenuti caratterizzanti la nostra
Associazione – allora, Movimento federativo
democratico – nei suoi albori.
• Segno della lungimiranza di quel tempo
• ma anche della necessità di mantenere i capisaldi,
in una continua ri-attualizzazione, dal punto di
vista pratico e teorico.
102
Il terzo principio: la federatività
Resta da vedere se pure il terzo principio – la
federatività – sia ancora valido e spendibile.
Per quanto mi riguarda, non ho dubbi a
rispondere affermativamente.
103
La federatività, dentro e fuori
Infatti, se la partecipazione è la dimensione politica del nostro
agire e rapportarsi, la federatività è il versante delle relazioni
pattizie nel perseguimento di fini comuni:
• sotto il profilo interno, fra centro, regioni e territorio e fra le
varie reti;
• sotto il profilo esterno, con altri soggetti, più o meno simili,
privati – non profit e/o profit – ed istituzionali.
A quest’ultimo proposito, la “sussidiarietà circolare” (G. Cotturri)
potrebbe essere intesa anche in termini di federatività:
cittadinanza attiva  istituzioni  cittadinanza attiva 
istituzioni …..
104
Percezione della federatività
La federatività è sempre più un’esigenza
avvertita da diverse associazioni di tutela e
promozione dei diritti, nonché dagli
interlocutori istituzionali, a cominciare dalle
Regioni.
Ne sono esempi: le collaborazioni in Lombardia,
l’Istituto pugliese per il Consumo ed il Centro
tecnico per il Consumo della Toscana.
105
Federatività e identità
La federatività, in questo modo, permette di
conciliare la salvaguardia dell’identità dei vari
soggetti, configurando una sorta di polifonica
collaborazione, ai fini dell’ottimizzazione delle
risorse investite e del raggiungimento del
massimo fra i risultati possibili, nell’interesse
dei cittadini.
106
Quando la federatività non è opzione
Esistono ambiti – quali l’applicazione del comma
461 – che prescrivono la pratica della
federatività interna e fra associazioni, pena il
fallimento o, nella migliore delle ipotesi,
l’irrilevanza, per il mancato raggiungimento
della necessaria massa critica.
107
Per tirare le fila …
108
Da dove eravamo partiti
L’idea di un seminario era partita dal documento politico del Congresso
nazionale di Cittadinanzattiva del dicembre 2008, che non aveva
potuto non dare atto:
• di una molteplicità di crisi - non solo finanziarie ed economiche –
all’origine di fame, guerre, immigrazioni, squilibri ambientali, dissesti
ecologici, cambiamenti climatici, che mettono sempre più a rischio la
stessa convivenza planetaria;
• della condizionante zavorra di un pesantissimo debito pubblico; della
distruzione del tessuto produttivo tradizionale; del degrado delle
condizioni di vita, per gli anziani, e della perdita di speranza nel futuro,
per i giovani;
• di un decadimento dei diritti, divenuti sempre più fragili, precari e
difficilmente esigibili.
109
Le premesse e un doveroso seguito
Lo stesso Congresso aveva convenuto sulla necessità di un ruolo
più attivo e forte da parte di Cittadinanzattiva:
• nell’intervenire nelle crisi;
• nel rafforzare la democrazia italiana e la dimensione civica;
• nel promuovere i diritti e nell’esercitare, nelle forme consone,
responsabilità generali.
Nell’organizzare questo seminario – nelle forme più aperte e
coinvolgenti – ai promotori, è sembrato per ciò di
corrispondere ad estesi e profondi bisogni e all’allarme
lanciato dalla nostra massima assise.
110
Due congressi, un documento politico
Poiché il documento politico del Congresso nazionale del
dicembre 2008 ha recepito integralmente quello del
Congresso regionale di Cittadinanzattiva toscana, questa
regione si sentiva particolarmente chiamata causa.
Avrebbe potuto esserci anche una certa legittima soddisfazione,
per questa coincidenza, se – allo stesso tempo – non si fosse
dovuto riconoscere che il Congresso nazionale non aveva
saputo o voluto fare sintesi di tutti i deliberati congressuali
regionali e nazionale.
111
D’altra parte – forse, perché si è ritenuto che la
Toscana, con il documento politico, avesse già
dato abbastanza? – questa regione è stata
tenuta fuori da qualsiasi incombenza relativa
all’attuazione dei contenuti dello stesso.
Un’estraneità che le urgenze richiamate e le
nostre responsabilità non ci permettono di
accettare con acquiescenza.
112
Vorremmo, e vorrei, che questa relazione e,
soprattutto, l’intero seminario – nella migliore
tradizione della cittadinanza attiva lasciassero un segno positivo, nella nostra
Associazione, e, se non è presumere troppo,
nella società in cui viviamo.
GRAZIE E BUON LAVORO
113
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Relazione di Adriano Amadei