Commissione europea Direzione generale Ricerca Selezione italiana del 19° concorso dell’Unione europea per giovani scienziati e per altri eventi internazionali I giovani e le scienze 2007 Fast, Milano, 15-17 aprile 2007 Il concorso Il concorso dell’Unione europea per giovani scienziati è una delle più prestigiose manifestazioni per i ragazzi dai 14 ai 20 anni, voluta dalle istituzioni comunitarie (Consiglio, Parlamento e Commissione) con il sostegno degli Stati membri, per promuovere l’interesse per la ricerca e la tecnologia negli studenti. La selezione italiana per la finale europea viene organizzata dalla Fast tramite il premio I giovani e le scienze. Tale evento rappresenta inoltre l’occasione per individuare i migliori talenti inviati a rappresentare l’Italia nei più qualificati incontri internazionali. Le candidature presentate Per l’edizione 2007 sono arrivati alla Fast 85 progetti, inviati complessivamente da 182 studenti. Di questi 103 sono maschi e 79 femmine. I lavori realizzati da gruppi di tre sono 40; quelli preparati da due giovani sono 24; i singoli sono 21. La provenienza geografica coinvolge 11 regioni italiane; 51 progetti sono lombardi, 7 vengono dalla Sicilia; 6 dal Piemonte; 5 sono i contributi giunti dalla Puglia; 3 quelli dal Friuli, dal Veneto e dalla Liguria; sono presenti con 2 lavori ciascuno Lazio, Emilia Romagna e Toscana. Chiude la lista la Calabria con un solo contributo. I progetti selezionati I progetti ammessi alla finale di Milano sono 20, preparati da 47 ragazzi di cui 29 maschi e 18 femmine; sono 11 i lavori svolti da gruppi di tre; 5 sono realizzati da due giovani; sono 4 invece quelli singoli. Le regioni rappresentate scendono da 11 a 8. La parte del leone spetta alla Lombardia con 9 proposte; seguono con 3 il Piemonte; 2 il Friuli e la Puglia e con uno studio ciascuno Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Sicilia. Con il patrocinio di Ministero della Pubblica Istruzione Con la collaborazione di Con il contributo di Fondazione Lombardia per l’Ambiente Foist giovani e le scienze 2007 Dolmen. protocollo per l’estrazione di Dna da olio d’oliva per la tracciabilità degli oli monovarietali 1 D’Arcano Cristian (1987), Macor Sara (1987), Schiano Gianvincenzo (1988) Iti Arturo Malignani, Udine È noto che alcuni adulteratori aggiungono agli oli, particolarmente a quelli monovarietali o di qualità (Dop, Igp), prodotti di minor pregio o anche di specie diverse (semi, nocciolo, ecc). Le analisi chimiche (basate sulla ricerca degli stereni) attualmente non riescono a distinguere tra spremiture di cultivar diverse, per cui risultano inadatte all’individuazione di possibili frodi. Ci pensano i tre giovani del Malignani di Udine a difendere il consumatore proponendo di usare i protocolli di analisi di Dna fingerprinting, che identificano le varietà di olivo e/o le varie specie da cui è stato ottenuto l’olio in esame. Provano a sviluppare un protocollo di estrazione che permetta di ottenere tale Dna partendo da piccole quantità di prodotto, mantenendo al contempo la ripetibilità e l’affidabilità dei risultati, cosa che i kit commerciali ancora non garantiscono. Il risultato è un nuovo metodo che consente di ottenere, a partire da quantità ridotte (dell’ordine di qualche mL) di olio d’oliva, DNA in quantità e qualità tali da permettere l’amplificazione e il sequenziamento del DNA microsatellite. Sara, Christian e Gianvincenzo pensano che, verificata la sensibilità del loro metodo e conducendo delle prove con miscele di oli in rapporti percentuali diversi, sia possibile estendere il protocollo ai prodotti di qualità e individuare facilmente eventuali sequenze appartenenti a spremiture più scadenti aggiunte dagli adulteratori. Studio ecologico-ambientale “Riserva orientata Isole dello Stagnone” 2 Bonafede Sara (1989), Pulizzi Carla (1989), Teresi Maria Rita (1989) Liceo classico Giovanni XXIII, Marsala (Tp) La “Riserva orientata Isole dello Stagnone” è una suggestiva laguna naturale con una profondità media di 1-2 m. che si estende per circa 2.000 ettari lungo la costa tra Trapani e Marsala. L’area è di vitale importanza, sia da un punto di vista economico, basti pensare all’estrazione del sale e all’afflusso turistico, ma pure per l’aspetto paesaggistico-ambientale. Con il loro studio le tre alunne vogliono verificare se gli insediamenti antropici sorti intorno alla riserva possano influire negativamente sull’equilibrio dell’ecosistema. Dopo una preliminare ricerca sulla storia e sulle caratteristiche geomorfologiche del luogo, Carla, Maria Rita e Sara effettuano analisi sulle condizioni igienico sanitarie e sulle popolazioni ittiche e vegetali della laguna. Attraverso campioni d’acqua analizzano salinità, densità, temperatura e pH dell’acqua in laboratorio. Le piante sommerse vengono classificate tramite osservazioni microscopiche e chiave botanica; mentre i pesci e gli invertebrati mediante osservazioni, sezioni e consultazione di testi. La lettura dei dati elaborati, il confronto con quelli preesistenti e le informazioni complessive ricavate dalle pubblicazioni portano alla seguente conclusione: la presenza prevalente di rizofite marine, unitamente alla composizione e struttura delle comunità vegetali, testimonia le favorevoli condizioni lagunari che trovano ulteriore conferma nell’equilibrato rapporto tra produzione, consumo e riciclo della sostanza organica. Purtroppo alcuni riscontri chimico-fisici, biologici e microbiologici evidenziano che alcune aree della laguna presentano segnali di deterioramento dei fondali e della qualità delle acque. In sintesi, lo Stagnone può essere considerato un biotopo in equilibrio ambientale ad eccezione di zone ristrette dove si constata una certa pressione antropica. Analisi della distribuzione di inquinante in un canale Calvi Leonardo (1988), Gelera Carlo (1988), Pompini Nicola (1988) Liceo scientifico G. Aselli, Cremona Con strumenti elementari di matematica, fisica ed informatica è possibile analizzare, comprendere e modellizzare l’inquinamento in un corso d’acqua, un fenomeno complesso che solitamente viene affrontato con metodi ben più sofisticati. Carlo, Leonardo e Nicola studiano i meccanismi di diffusione e trasporto di una sostanza all’interno di un canale, anche in presenza di microrganismi batterici che ne favoriscano l’autodepurazione naturale. Con il computer riescono a rappresentare la situazione e capirne le criticità. L’idea è quella di ‘discretizzare’ il canale, rappresentandolo con tanti “tasselli”, ognuno dei quali corrisponde ad una cella del foglio; quindi effettuare un bilancio del flusso di inquinante entrante ed uscente da ognuna di esse. Questo porta ad una serie di relazioni fra celle circostanti da cui, con opportuno calcolo, si arriva ad una soluzione del problema. I tre studenti si informano pure sulle reali condizioni biologiche dei fiumi, acquisendo dati riguardanti la temperatura dei corsi d’acqua, l’autodepurazione naturale, la soglia limite al di sotto della quale si può considerare “pulito” il canale. Con l’aggiunta di queste informazioni il foglio di calcolo può analizzare in modo realistico una certa gamma di situazioni. Riportando i parametri fondamentali riguardanti il canale, l’inquinamento e le condizioni di temperatura, si realizza una mappatura della distribuzione di inquinante lungo lo stesso corso d’acqua. Impianto di depurazione e mantenimento dell’acqua in temperatura dello scarico della lavastoviglie 4 Dal Pos Alex (1988), Morandin Sandro (1988), Zanon Matteo (1988) Itis G. Galilei, Conegliano (Tv) Alex, Matteo e Sandro vogliono dare il loro contributo per ridimensionare i problemi che affliggono la società del nostro tempo quali: le fonti energetiche che si stanno inesorabilmente “prosciugando”; l’acqua che diventa giorno dopo giorno bene sempre più prezioso; l’inquinamento che sta lentamente ma inesorabilmente distruggendo l’ambiente che ci circonda. Il loro progetto, infatti, vuole minimizzare i consumi e l’inquinamento di una ipotetica lavastoviglie. Invece di eliminare l’acqua di scarico dell’apparecchiatura propongono che venga prima depurata tramite processi di filtrazione meccanica e chimica, ed in seguito, dato il suo calore non trascurabile, il liquido sia raccolto in un serbatoio isolato e con all’interno una resistenza per mantenere la temperatura desiderata. Qui l’acqua rimane fino al successivo utilizzo. E’ un metodo conveniente rispetto a quello tradizionale, che immette acqua nuova ad ogni ciclo e quindi deve riscaldarla. Essendo il serbatoio isolato termicamente, la dispersione di calore è minima e quindi la resistenza per mantenere la temperatura entra in funzione per breve tempo con un considerevole risparmio di energia. La proposta trova il suo massimo rendimento in impianti medio-grandi, come nella ristorazione, dove la lavastoviglie viene impiegata molteplici volte durante l’arco della giornata, tanto da rendere molto economico l’utilizzo della tecnologia proposta. I giovani e le scienze 2007 3 giovani e le scienze 2007 Il plancton come indicatore dei cambiamenti dell’ecosistema oceanico 5 Notarbartolo di Sciara Marco (1989), Santarelli Solange (1989) Liceo ginnasio statale G. Berchet, Milano Anche a diciott’anni si può essere preoccupati per i cambiamenti climatici e tentare di capirli. E’ il caso di Solange e Marco del Berchet di Milano, che concentrano l’attenzione sul plancton, costituito da microrganismi invisibili a occhio nudo che fanno parte della biodiversità di acqua salata. Per le dimensioni e la diffusione tali elementi microscopici sono alla base della quasi totalità delle reti alimentari e svolgono un ruolo importantissimo come indicatori delle trasformazioni degli ambienti marini. La loro vita è, infatti, influenzata dall’intensità delle radiazioni luminose, dalla temperatura e dalla salinità dell’acqua e dalle correnti marine. Il lavoro cerca di evidenziare la stretta connessione tra plancton e mutamenti climatici riguardanti gli ecosistemi oceanici. Il riscaldamento delle acque oceaniche, che già oggi si registra, determina una sostanziale rivoluzione nei periodi di fioritura del fitoplancton e una migrazione verso nord di diverse specie di zooplancton, tipicamente di aree calde e temperate, che causano uno squilibrio nella biodiversità, sia delle loro zone d’origine, sia in quelle delle nuove aree. Tali eventi si ripercuotono sul fragile equilibrio trofico delle reti alimentari; perciò per una serie di relazioni dirette e indirette, sono destinati a colpire tanto le colonie di alghe costiere quanto i cetacei più grandi. Un vero e proprio pericolo per tutte le specie marine! Modellazione fisica alle differenze finite di una corda vibrante per la sintesi del suono 6 Corbetta Dario (1988) Liceo scientifico Don Carlo Gnocchi, Milano La maggior parte degli strumenti musicali (la corda di un violino o di un pianoforte, una canna d’organo, gli ottoni e i legni) possono essere assimilati a un unico emettitore di suoni: la corda vibrante. Con questo elemento fisico si intende una corda materiale sulla quale possono viaggiare impulsi che ne determinano le variazioni nello spazio. Queste possono essere studiate e analizzate, tenendo conto delle proprietà fisiche della corda, della sollecitazione che la pone in vibrazione, delle condizioni a cui essa stessa è sottoposta (estremi fissati, estremi liberi, ....). Dario studia le proprietà della corda vibrante e la teoria fisica che le spiega; in seguito si dedica alla compilazione di un programma capace di generare suoni, simulando il funzionamento stesso della corda vibrante, attraverso la scrittura dell’equazione delle onde alle differenze finite. Ciò permette di realizzare un software di calcolo da cui si ottiene un’infinità di altezze, a partire da una corda vibrante virtuale fissata agli estremi di densità nota, sollecitata da una tensione nota. In questo modo un ipotetico utente del software può riprodurre un suono (un Lab, un Do, un Fa#), indicandone l’ottava, il materiale di cui è costituita la corda, il valore della tensione a cui viene sottoposta. Diversamente dai comuni sintetizzatori che non sono altro che ‘memorizzatori’ di suoni, il software è capace di riprodurre una quantità di suoni, in linea di principio, infinita, e, con adeguate modifiche, di qualsiasi strumento musicale (anche strumenti non soltanto virtuali!). Inoltre il programma implementa l’evoluzione spazio-temporale di una corda vibrante a partire dall’equazione delle onde opportunamente scritta in termini finiti. Questa caratteristica presenta il vantaggio pratico della semplicità: una volta scritto, il programma funziona per qualsiasi mezzo materiale, qualsiasi forzante, qualsiasi nota, senza determinare ulteriori perdite di tempo. Lampada a pendolo Culetto Andrea (1991) Liceo scientifico statale N. Copernico, Brescia Anche nel caso di sospensione della fornitura dell’energia elettrica, Andrea può proseguire nelle sue letture preferite grazie ad una invenzione semplice: l’unione di una torcia a ricarica manuale con un pendolo. Il corpo centrale del dispositivo è costituito da un pendolo azionabile mediante un’apposita chiave da ricaricare tre o quattro volte la settimana. Sulla sommità è posto un led luminoso dietro il quale si trova uno specchio convesso per indirizzare il fascio di luce verso la parte frontale del sistema. All’interno c’è un accumulatore collegato ad un circuito elettrico. Se si vuole ottenere luce dalla torcia si chiude il circuito, in caso contrario l’energia ceduta dal pendolo alla torcia viene immagazzinata nell’accumulatore. Essendo la corrente prodotta alternata, all’interno del circuito è posto un ponte raddrizzatore di tensione, dal momento che sia il led, sia l’accumulatore usano corrente continua. Il dispositivo funziona mediante induzione magnetica, fenomeno fisico che permette di produrre energia elettrica sfruttando l’energia meccanica del pendolo. Può essere usato come lampada a led, come generatore d’emergenza, o come fonte di illuminazione nei Paesi in via di sviluppo. Il giovane è attento anche alla sicurezza e avverte che la tensione della corrente è troppo bassa per costituire rischi per la salute; la sua invenzione va bene anche per i bambini poiché non presenta parti rimovibili e non consente facile accesso ai fili elettrici. Non usa combustibili o sostanze nocive come le batterie, eccezion fatta per l’accumulatore; di conseguenza non produce anidride carbonica e non rilascia particelle incombuste. Anoressia 8 Gulberti Alexia (1990), Maffeis Barbara (1990) Istituto di istruzione superiore F. Meneghini, Edolo, Brescia Il progetto è incentrato sul problema dell’anoressia ed espone le caratteristiche di questa malattia, che si manifesta anche sul corpo, ma che prima di tutto colpisce l’interiorità di una persona. L’anoressia, infatti, è una lotta quotidiana tra un bisogno fisiologico essenziale e un desiderio psicologico di magrezza per affermare se stessi. Ci sono tante forme di questo morbo, ma per tutte si possono individuare caratteristiche comuni. La prima è il desiderio di mantenere il proprio peso al di sotto dell’85% rispetto a quello previsto in rapporto all’altezza e all’età in modo volontario e con notevoli sforzi. C’è poi un’intensa paura di aumentare il peso e perdere il controllo di ciò che si è ottenuto con tanta fatica. Si tratta di un approfondimento su una di quelle malattie che sorgono da sofferenze psicologiche che si ripercuotono sul corpo. Le informazioni raccolte sono volte a informare, per quanto generalmente e limitatamente, le persone su un problema molto attuale che non deve essere sottovalutato e/o trascurato. Alexia e Barbara sono convinte che l’opinione pubblica riduca la scelta delle ragazze colpite ad un solo desiderio di bellezza e perfezione estetica, senza considerarne le cause più profonde. Purtroppo per questa malattia non è possibile trovare un medicinale perchè ogni giovane ha una storia diversa e differenti problemi, per cui il primo aiuto che si può dare a queste persone è superare il disprezzo e dare loro comprensione. I giovani e le scienze 2007 7 I giovani e le scienze 2007 Studio delle possibili applicazioni della terapia oligo-catalitica in casi di SLA 9 Casseri Tommaso (1989), Esposito Silvia (1989) Liceo scientifico Amedeo di Savoia duca d’Aosta, Pistoia Lo scopo del progetto è studiare e valutare il ruolo degli oligoelementi catalitici nella prevenzione o cura della Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Silvia e Tommaso sono convinti che la biochimica non sia sufficiente per comprendere a fondo la biologia umana. Infatti la natura biologica vive di stimoli e funzioni regolati da segnali elettromagnetici definiti ultradeboli. La scienza e la tecnologia più progredite e raffinate sono oggi in grado di misurare e perfino di riprodurre tali segnali: questo apre immensi orizzonti per l’indagine accurata degli stati di salute e di malattia e di altrettanti profondi interventi terapeutici alla radice delle condizioni patologiche. I due giovani cercano un supporto alla medicina funzionale tradizionale, usando gli oligoelementi in forma catalitica per potenziare i farmaci e cooperare con essi. Il presupposto è che nell’organismo umano i processi biochimici non sono regolati solo da messaggi ormonali, chimici o elettrici, ma anche da particolari onde elettromagnetiche, i biofotoni, che sono una via di comunicazione tra cellule molto importante. Su queste basi i due ragazzi dello Scientifico Amedeo di Savoia teorizzano che, in caso di malattia, potrebbero verificarsi oscillazioni elettromagnetiche alterate. La malattia sarebbe la conseguenza della somma delle oscillazioni errate. Gli oligoelementi in forma ionica, avendo un’azione enzimatica, servono a riequilibrare gli scambi organici. Riescono pure a stabilire una connessione tra l’azione degli oligoelementi e le cause della malattia e trovano che fosforo, magnesio e selenio potrebbero risultare carenti o assenti in casi di Sla. Ricerca dei metalli pesanti nel mondo delle api 10 La Mendola Marta (1988), Rapetti Barbara (1989), Varotto Antonella (1989) Itas C. Gallini, Voghera (Pv) Il monitoraggio della qualità ambientale è generalmente eseguito utilizzando strumentazioni ad alto contenuto tecnologico, con costi elevati. Recenti studi cercano di dimostrare che è possibile mettere in relazione i dati ricavati da queste strumentazioni con le concentrazioni di metalli pesanti misurabili nel miele prodotto dalle api. Il lavoro di Antonella, Barbara e Marta verifica mediante spettrofotometria ad assorbimento atomico, se il miele possa essere utilizzato come indicatore biologico di elementi in traccia quali i metalli pesanti e monitorare la qualità ambientale relativamente alla presenza di rame (Cu), manganese (Mn), nichel (Ni), cromo (Cr), piombo (Pb). Partono dal miele di Robinia e di Millefiori prodotto in alveari posti sia nell’istituto Itas Gallini di Voghera, localizzato in una zona urbanizzata dell’Oltrepò Pavese, ma pure nella località collinare di Sant’Alberto di Butrio adiacente alla valle Staffora. L’alveare è un potenziale accumulatore naturale di contaminanti che l’ape raccoglie dal territorio, perchè oltre a suggere il nettare dai fiori, preleva la propoli delle gemme, raccoglie il polline e beve l’acqua presente nell’ambiente. Nella ricerca di sostanze necessarie al mantenimento della colonia, perlustra il territorio circostante per un raggio di circa 2-3 km attorno all’alveare. Le prove sono state eseguite su due campioni per ogni tipo di miele. Dall’esame dei valori si osserva che le concentrazioni dei metalli pesanti rilevate sono generalmente più significative nei campioni di miele prodotti nell’Istituto Gallini. I risultati danno dunque un’indicazione di come il miele possa essere un sensibile indicatore della contaminazione ambientale da metalli pesanti, nonchè il più facilmente reperibile. Helico Cugnasco Paolo (1990), Montaldo Selene (1990), Operti Felipe (1990) Liceo scientifico L. Cocito, Alba (Cn) Correlato ad una vita sempre più stressante a causa dei veloci ritmi di lavoro moderni vi è il grande aumento dei casi di ulcera gastrica. Una concausa importante che concorre alla formazione di questa malattia è l’infezione da Helicobacter pylori a livello della mucosa gastrica. Selene, Felipe e Paolo si concentrano sulla ricerca di un antibiotico biotecnologico che agisca sul metabolismo dell’idrogeno basilare per la vita di Helicobacter pylori, scoperta del 1982 e valsa il premio Nobel agli scienziati Robin Warren e Barry Marshall. La migliore soluzione trovata è quella di obbligare Helicobacter pylori a produrre in continuo il repressore della sequenza genica che sintetizza per idrogenasi, enzima fondamentale per la metabolizzazione dell’idrogeno, tramite la ricombinazione di un plasmide vettore. La novità di questo farmaco è riconducibile al fatto che non sfrutta sostanze chimiche di sintesi ma solamente meccanismi biologici naturali. Specchi infranti. Teoria dell’autismo 12 Mazzucchelli Marco (1988), Sandrini Veronica (1989), Soverini Antonio (1987) Istituto d’istruzione superiore F. Meneghini, Edolo, Brescia Una speciale classe di cellule del cervello, i neuroni specchio, riflette il mondo esterno, rivelando come l’uomo capisca, stabilisca rapporti con i suoi simili e impari. La risposta dei neuroni all’osservazione dell’azione è una rappresentazione dell’atto nel cervello, a prescindere da chi lo esegua. Essi si attivano sia quando un individuo compie determinate azioni, sia quando vede altre persone eseguire gli stessi movimenti. Le ricerche sui neuroni specchio potrebbero rivelare importanti indizi sulle cause dell’autismo contribuendo allo sviluppo di nuovi metodi di diagnosi e cura. L’ipotesi dei tre studenti del Meneghini è che un trattamento mirato a ristabilire questa attività allevierebbe alcuni sintomi dell’autismo. Quindi le ricerche forniscono le prove che nelle persone affette da tale malattia il sistema dei neuroni specchio è alterato; ma se le loro funzioni sono solo assopite, e non perse del tutto, forse è possibile riportarle in vita. Il lavoro di Veronica, Antonio e Marco non nasce con la pretesa di scoprire, bensì dall’interesse verso la ricerca scientifica e l’importanza che essa ricopre nello sviluppo di nuovi metodi di diagnosi e cura delle malattie. Così osservando le persone con disfunzioni cerebrali, si chiedono se sia possibile cercare di alleviare la loro triste situazione e quella dei loro familiari. I giovani e le scienze 2007 11 giovani e le scienze 2007 Ruota la matematica nel motore 13 Achilli Elisabetta (1989), Chiodaroli Elena (1989), Gandolfi Paola (1989) Liceo scientifico L. Respighi, Piacenza Durante una visita al Duomo di Milano, osservando e analizzando le decorazioni presenti sulle facciate, Elena, Elisabetta e Paola notano negli ornamenti di una finestra l’utilizzo e la ripetizione di una forma geometrica sconosciuta: un triangolo dai lati convessi, rivelatasi essere il triangolo di Reuleaux. Approfondendo la cosa, verificano che esistono anche i poligoni di Reuleaux e che godono di interessanti proprietà, ad esempio hanno un numero dispari di lati e hanno un perimetro che dipende esclusivamente dal diametro della circonferenza utilizzata per costruirli. Una figura ‘strana’, ma non troppo, se le tre ragazze la ritrovano in molti campi: dal mondo delle alghe, alla numismatica ad attrezzi più disparati. Ci sono diatomee di quella forma, monete di diversi paesi, attrezzi utilizzati negli idranti, nei trapani, nei proiettori.... Ma l’applicazione più interessante è nel motore Wankel. Grazie a questo triangolo, infatti, Wankel ha progettato e la Madza ha poi costruito un motore rotativo con diversi pregi rispetto al tradizionale motore alternativo. Ma ancor più interessante è il fatto che per un simile motore i vantaggi supererebbero gli svantaggi nel caso di utilizzo di idrogeno come carburante, insomma un possibile motore del futuro! Incredibile che da una figura ‘astratta’ e ‘statica’ come il triangolo di Releaux possano derivare applicazioni così ‘pratiche’ e ‘dinamiche’ come un motore? Sicuramente, no! La matematica non è nuova a queste applicazioni, ma scoprirle è sempre molto affascinante. Progetto Robot sminatore 14 Mangiullo Achille (1991), Romano Mirko (1991) Itis E. Fermi, Francavilla Fontana (Br) Le mine disseminate nel mondo ammontano a 100-150 milioni, con concentrazioni elevatissime in alcuni paesi. Si stima in 24.000 e 26.000 il numero delle vittime (decessi e invalidi) provocate ogni anno dalle mine e dagli oggetti inesplosi. Il 15% delle persone colpite è rappresentato da militari e il restante 85% dalla popolazione civile. Circa il 54%, in maggioranza donne e bambini, muore prima di ricevere assistenza, anche perchè pochi riescono a raggiungere i centri sanitari, laddove esistenti. Sminare è estremamente pericoloso e richiede un’enorme fatica da parte degli artificieri. Fondamentale diventa pertanto l’impiego di robot con bracci meccanici dotati di sensore per il rilevamento degli ordigni esplosivi. Il progetto di Achille e Mirko, due sedicenni dell’Itis Fermi di Francavilla Fontana, riguarda lo studio di un robot appositamente progettato per la ricerca di mine con parti metalliche. Il sensore è dotato di uno scudo di protezione in alluminio; è equipaggiato da un motore elettrico di avanzamento, un sensore metal detector posizionato su un braccio mobile, una videocamera wireless abbinata ad un monitor e un sistema di comunicazione radio con l’operatore. Il modulo propulsivo si muove su ruote gommate e dentellate tali da assicurare la possibilità di avventurarsi nella maggior parte dei terreni e permettere di esplorare, scoprire le mine e tornare indietro con un’alta affidabilità. La telecamera wireless consente all’operatore di vedere quello che osserva il mezzo. Il risultato ottenuto dimostra comunque che è necessario un forte miglioramento del processo tecnologico con la conseguente opportunità di sensori di rilevamento delle mine di tipo diverso. I razzi ad acqua Maini Gabriele (1987) Politecnico di Milano Come funziona un razzo ad acqua? Per rispondere alla domanda Gabriele propone un modello teorico; ne tenta l’applicazione, ma si scontra con problemi di difficile risoluzione, per superare i quali segue una via sperimentale. Costruisce un razzo con materiali comuni (plastica e utensili da giardinaggio) e conduce diversi esperimenti sia in laboratorio che in campo aperto. Le prove in laboratorio sono utilizzate al fine di verificare l’applicabilità del modello alla realtà, e consistono nella misurazione delle spinte totali e parziali agenti sul razzo mediante apparecchiature costruite appositamente allo scopo. Gli esperimenti in campo aperto sono utilizzati per la comprensione dell’aerodinamica alla base di un razzo modello e allo studio delle prestazioni dello stesso. La somma delle conoscenze acquisite permette di trarre delle conclusioni positive relativamente all’applicabilità del modello alla realtà, e l’ultima esperienza condotta in laboratorio è risultata molto positiva, tanto da discostarsi solo del 9% dai dati misurati durante un volo reale del razzo. Il progetto presenta come suo punto di forza la verifica sperimentale del modello teorico utilizzato, soprattutto nella costruzione artigianale di apparecchiature atte alla misura delle grandezze fisiche desiderate. Inoltre il risultato è la sintesi di un tenace lavoro di sviluppo di un’idea, attraverso molte difficoltà, insuccessi e delusioni. Esso rappresenta adeguatamente e in ogni suo aspetto lo sviluppo di una risposta scientifica a un problema. Flumenergy 16 Capurso Mauro (1988) Liceo ginnasio M. Spinelli, Giovinazzo (Ba) La filosofia di Mauro è semplice e chiara: per continuare a vivere nel mondo non necessitiamo di troppe novità, ma di persone che sappiano sfruttare fino in fondo quelle già presenti. Per stare meglio non occorre inventare e brevettare l’impossibile, forse basterebbe solo utilizzare correttamente le risorse a disposizione, puntando la nostra attenzione sulla loro utilità sociale. Da qui il suggerimento di realizzare una micro centrale idroelettrica ad acqua fluente di potenza inferiore ai 100 Kw già sperimentata e ampiamente utilizzata, ma sempre valida per la praticità, la convenienza e la semplicità nel rispetto dell’ambiente. Lo studente riassume pure l’iter burocratico per evidenziare le numerose possibilità che lo Stato italiano offre a quanti vogliono operare nel settore della produzione elettrica a livello domestico. Bisogna posizionare tre moduli di incanalamento dell’acqua proporzionali alla larghezza del fiume. L’acqua messa nelle condotte viene dirottata dagli stessi moduli di incanalamento sulle pale di tre turbine Banki-Michell poste rispettivamente a sinistra, a destra e al centro del fiume. Le turbine sono sorrette da una struttura semovibile in acciaio inox, trasversale al letto del fiume. Bisogna, però, considerare che la portata del fiume non è costante, e che l’impianto Flumenergy si serve della sola acqua superficiale. Le tre turbine sono perciò collegate tra loro in serie attraverso un unico asse orizzontale. Di qui alla produzione di elettricità il passo è breve. L’asse è inserito in un generatore posto sulla riva e scelto tra quelli già sul mercato. Ad esso viene collegato un piccolo trasformatore. L’utilizzo di apparecchiature in commercio dimostra che l’innovazione consiste nell’utilizzazione di strumenti e strutture tipiche di una centrale di grandi dimensioni applicata ad un micro-impianto. C’è la consapevolezza di non aver inventato niente di nuovo, ma di aver allargato l’orizzonte dello sviluppo nel campo idroelettrico, perchè si pensa che possa costituire una risorsa ancora totalmente da sfruttare. I giovani e le scienze 2007 15 I giovani e le scienze 2007 Biotech contro acne 10 17 Chiola Simone (1990), Destefanis Michele (1990) Liceo scientifico L. Cocito, Alba (Cn) Realtà sempre più frequente tra i giovani, spesso aggravata dallo stress, l’acne volgare provoca la colonizzazione batterica dei follicoli. Questi batteri, presenti normalmente sulla pelle nell’età adolescenziale, diventano i protagonisti di un’infezione che può degenerare. Inizialmente si combatte il Propionibacterium acnes con saponi e detergenti, fino ad arrivare alla terapia antibiotica. Lo stress adolescenziale, lo sviluppo ormonale e l’attività endocrina sono fattori che contribuiscono a peggiorare la malattia. Inoltre la terapia cortisonica è a sua volta causa di sgradevoli effetti collaterali dell’organismo. Così l’acne si presenta come un problema sia medico sia sociale. Michele e Simone si pongono una domanda: ma perchè non vaccinarci contro questo temibile e dannoso batterio? Li aiuta la biotecnologia con l’opportunità di studiare un vaccino ricombinante che conferisca immunità. L’idea è di stimolare le difese immunitarie del corpo contro una speciale proteina sintetizzata del Propionibacterium acnes, che gli consente di legarsi alle cellule epiteliali umane; così i linfociti dovrebbero agire nel loro modo consueto e sintetizzare una serie di immunoglobuline specifiche capaci di impedire al batterio la colonizzazione dei follicoli. La parola ‘ricombinante’ è alla base della ricerca: infatti l’ingegneria genetica permette di utilizzare plasmidi ingegnerizzati che diventano opportuni vettori di espressione per le proteine immunogene. Sorgenti alpine cuneesi 18 Abbona Valentina (1988), Borio Gianluca (1988), Morra Virginio (1988) Liceo scientifico L. Cocito, Alba (Cn) L’indagine sullo stato di salute delle sorgenti coinvolge il Liceo di Valentina, Gianluca e Virginio già dal 2000; il loro progetto estende per la prima volta l’analisi alle valli alpine cuneesi. Il lavoro ha l’obiettivo di studiare le caratteristiche delle più note ed utilizzate fonti montane della provincia di Cuneo, in vista della successiva comunicazione dei risultati alle rispettive comunità montane. Le sorgenti sono state scelte secondo un criterio di fruizione: esse sono oggetto di frequente prelievo da parte di molte persone, che dalla pianura vi si recano, per fare scorta d’acqua ritenuta di pregio. Ma c’è pure un criterio geologico: sono, per la loro localizzazione, rappresentative di una delle tipologie geologiche presenti in valle. Sulle acque vengono effettuate, nel Laboratorio del Liceo scientifico di Alba, le analisi necessarie a garantirne la qualità, in accordo con le normative europee. Le ricerche sono effettuate con lo scopo di indagare le condizioni della maggior parte delle fonti cuneesi, alle quali quotidianamente accede molta gente. Si tratta di uno studio volto alla tutela del consumatore. Il progetto consiste dunque in una scrupolosa analisi scientifica dell’acqua prelevata; si considerano i rischi che possono comportare le sostanze in essa disciolte all’organismo; viene fatto il confronto con i parametri riconosciuti a livello nazionale e comunitario; è interessante pure l’analisi della morfologia valliva per la ricerca delle possibili cause di contaminazione delle sorgenti. Problemi di traffico Gatti Marta (1988), Karaj Bernard (1988), Pisaroni Michele (1988) Liceo scientifico G. Aselli, Cremona L’obiettivo del lavoro è studiare la dinamica del traffico cercando di cogliere il più possibile situazioni e criticità che si presentano nella realtà. E come primo passo Marta, Bernard e Michele realizzano un simulatore implementato sul foglio elettronico per rappresentare i veicoli come punti in movimento su un piano cartesiano; opportune variabili ‘di stato’ consentono di rappresentare in maniera realistica il loro comportamento. Il modello ottenuto viene adattato ad una situazione reale, utilizzando delle rilevazioni statistiche e delle informazioni sulla geometria della rete, calate poi nella realtà virtuale del foglio elettronico. Il progetto scaturisce dall’idea di realizzare con mezzi a disposizione di tutti un modello che simuli una situazione reale al fine di risolvere eventuali situazioni critiche. La scelta è sul traffico, un problema che, a partire dagli anni Sessanta, con la diffusione su larga scala delle autovetture a uso privato, sta raggiungendo livelli allarmanti. I tre studenti sanno bene che esistono già molti programmi. Ma loro intendono dimostrare che si possono ottenere buoni risultati anche con strumenti elementari di cinematica, matematica e informatica. Il loro simulatore acquisisce nel tempo sempre più potenzialità e aderenza alla realtà, permettendo di sperimentare diverse situazioni (strade a due corsie, strade dove è possibile effettuare il sorpasso, strade dove è presente un semaforo) e di osservare gli effetti che possono avere sulla mobilità, la traiettoria e la forma di una strada, aspetti che, in una rotatoria acquisiscono un’importanza fondamentale. Astro Water Purification 20 Brichese Matteo (1988), Liuzzo Scorpo Pietro (1988), Passalent Ivan (1988) Iti A. Malignani, Udine Il progetto propone la costruzione di un impianto di depurazione biologica di acque di scarico miste (civili e industriali) e l’applicazione di una nuova analisi di carattere biologico per valutare l’effettiva efficienza del depuratore. Il sistema realizzato da Ivan, Matteo e Pietro vuole rimuovere una percentuale di inquinanti più elevata rispetto ai sistemi tradizionali, in modo da riutilizzare le acque trattate per fini irrigui. La struttura possiede tre linee di intervento: fisica (rimozione di spazzatura, sabbie e oli), biologica e dei fanghi (essiccamento del fango, utilizzabile come fertilizzante). La depurazione biologica svolge un ruolo fondamentale, perchè abbatte gli inquinanti (azoto, fosforo, metalli pesanti, sostanze tossiche e materia organica). Essa consiste di una serie di vasche, che rappresentano ecosistemi artificiali – quindi gestibili e pilotabili – in cui i microrganismi usano la materia organica e le altre sostanze disciolte per il loro metabolismo; si viene così a creare una catena alimentare, formata da produttori (batteri) e consumatori (protozoi). Nelle vasche aerobiche si formano i ‘fiocchi di fango’, masse eterogenee costituite da sostanza organica e microrganismi, che sono la sede in cui avvengono le reazioni biochimiche del processo depurativo. L’innovazione sta nel posizionamento di una vasca anaerobica (assenza di ossigeno e nitrati) a monte delle vasche aerobiche (ossigenate) e una vasca anossica (assenza di ossigeno, ma presenza di nitrati) a valle. La scelta progettuale consiste in: instaurare i cicli di aerobiosi ed anaerobiosi necessari per il processo di defosfatazione (rimozione del fosforo); eliminare la competizione tra i processi di rimozione dell’azoto e del fosforo; togliere i metalli pesanti; limitare particolari disfunzioni. I tre ragazzi, inoltre, ritengono insufficienti le analisi chimiche tradizionali, in quanto puntiformi e incapaci di descrivere l’evoluzione delle comunità biologiche del fango. Per potenziare gli esami della struttura biologica del fiocco di fango (Sludge Biotic Index) propongono un protocollo contenente delle semplici linee-guida per lo studio del fiocco e applicato un nuovo metodo diagnostico, che usa un particolare crostaceo (Daphnia magna) molto sensibile agli inquinanti. I giovani e le scienze 2007 19 11 I premi del 2007 A - partecipazione ad eventi internazionali • Fino a 3 progetti (massimo 6 studenti) al 19° concorso dell’Unione europea per giovani scienziati con premi fino a € 5.000 e soggiorni studio (www. europa.eu.int/comm/research/young-scientists); Valencia (Spagna), 14-19 settembre 2007; • Esi 2007: 11a esposizione scientifica internazionale (www.milset.org), Durban (Sud Africa), 8-13 luglio 2007; • 18a settimana internazionale Scienza natura (www.sjf.ch), Zurigo e Alpi svizzere, 7-14 luglio 2007; • 49° forum internazionale giovanile della scienza (www.liyf.org.uk), Londra (Gran Bretagna), 25 luglio-8 agosto 2007; • 14° premio internazionale dell’acqua per i giovani, con riconoscimenti fino a $ 5.000 (www.siwi.org), Stoccolma (Svezia), 11-17 agosto 2007; • 59a fiera internazionale della scienza e dell’ingegneria (www.sciserv.org); Atlanta (Stati Uniti), 11-17 maggio 2008; • Olimpiadi dell’ambiente, Turchia, luglio 2007; premio Fondazione Lombardia per l’ambiente ad un progetto in materia ecologico-ambientale (www. flanet.org); B - altri riconoscimenti • Visita allo stabilimento per la produzione di farmaci del gruppo Sanofi Aventis ad Anagni (www.sanofi-aventis.it); • Una settimana da ricercatore per l’autore del progetto con il miglior utilizzo di tecniche e metodiche di laboratorio; premio offerto da CusMiBio (www. cusmibio.unimi.it); • Attestati di merito di prestigiose accademie e associazioni internazionali. C - riconoscimenti • Viaggio-studio per 2 professori sorteggiati tra quelli segnalati dai finalisti (per il supporto ricevuto) e tra i docenti registrati e presenti alla cerimonia di premiazione di martedì 17 aprile 2007 alla Fast. I giovani e le scienze 2008 La selezione nazionale del 20° concorso dell’Unione europea per giovani scienziati e di altri eventi internazionali ha le seguenti scadenze: 25 febbraio 2008 termine ultimo per la consegna dei progetti alla Fast 13-15 aprile 2008 esposizione dei progetti finalisti e premiazione Per aggiornamenti: www.fast.mi.it - e-mail: [email protected] - tel. 02.77790305/304 - fax 02-782485