In tutte le edicole e anche via internet www.lavocedellisola.it Informazioni: [email protected] Lettere: [email protected] GIORNALE SICILIANO DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA, TURISMO, SPETTACOLO ANNO TERZO Nº 4/5 • 15 MARZO 2008 • b 1,50 DIRETTORE RESPONSABILE SALVO BARBAGALLO All’ombra di Calogero Mannino cambia tutto per non cambiare nulla In Sicilia la satrapia democristiana continua di FRANCO ALTAMORE C aduto Salvatore Cuffaro, per la presidenza della Sicilia era stata avanzata la candidatura del presidente dell’Assemblea Gianfranco Miccichè. Una successione naturale, trattandosi del leader regionale del centro destra, ma anche un segno di discontinuità. Un laico sarebbe successo nel posto occupato quasi sempre da esponenti democristiani o post democristiani; nel posto lasciato da un discepolo di Calogero Mannino si sarebbe insediato uno stretto collaboratore di Silvio Berlusconi. Non sarebbe stata una rivoluzione, ma certo un cambiamento vero per la terra dei Gattopardi, dove si pratica il sistema del “cambiare tutto per non cambiare nulla”. L’illusione è durata solo alcuni giorni. Non si conoscerà mai la provenienza delle potenti pressioni – o le proposte che non si possono rifiutare che sono state fatte sul Cavaliere; non è stata cosa da poco per lui mollare bruscamente il fedele luogotenente, autore del clamoroso “sessantuno a zero” delle elezioni politiche del 2001, quando in Sicilia il centro destra guidato da Miccichè conquistò tutti i seggi alla Camera dei deputati. L’esistenza delle misteriose pressioni è stata smentita pubblicamente dal presidente in pectore Raffaele Lombardo. Forse nella terra dove Sturzo pretese che cominciasse l’invasione angloamericana dell’Italia, dove le istituzioni cattoliche conservano uno straordinario potere, non solo spirituale, ad un laico non è permesso di ricoprire la prima carica politica. Il senso dello Stato, che è una caratteristica del pensiero laico, è una roba troppo strana per la Sicilia, dove invece convivono, senza farsi una vera guerra, novelli Fra’ Diavolo, nostalgici del potere temporale della Chiesa, massonerie deviate, servizi segreti di ogni genere e Cosa nostra, tutte forze anti-Stato che rendono l’Isola un problema per l’Italia e per l’Unione Europea, anziché una risorsa. Il movimento autonomista di Lombardo, spinto spregiudicatamente sino all’accordo con la Lega Nord, è potenzialmente un elemento di disgregazione dello Stato unitario, un partner ideale, quindi, per le forze anti-Stato. Bisogna chiedere a Il dopo Cuffaro è Raffaele Lombardo. Si proclama l’autonomia, ma il vincitore della corsa alla presidenza della Sicilia è stato deciso a Roma. Il metodo “porcellum” è applicato ora anche nelle regioni Lombardo se di ciò è consapevole e come intende risolvere il problema. Intanto rimane irrisolta la contraddizione fra il far calare da Roma la sua candidatura alla presidenza, quando qui era già del tutto legittima, persino naturale, senza interferenze “continentali”. È qui, in Sicilia, che ci attendevamo lo sviluppo democratico della sfida con Miccichè, magari con elezioni primarie. Il duello avrebbe con ogni probabilità visto vincitore lo stes- so Lombardo, ma dopo una leale competizione fra i due. Avremmo potuto apprezzare meglio la diversità delle loro proposte e nello stesso tempo i due contendenti avrebbero potuto lavorare sui loro programmi, che certa- mente andavano perfezionati. Il dibattito avrebbe dato l’opportunità di conoscere meglio la proposta autonomistica di Lombardo, che si appresta a vincere sulla base di slogan demagogici e di facili sollecitazioni al patriottismo siciliano. Sin ora abbiamo assistito alle solite giaculatorie sulla Sicilia vittima delle discriminazioni ed a pubblicità ingannevoli. In un manifesto quelli del MPA dicono di essere “nati per difendere la Sicilia”: da chi, se non da coloro i quali le fanno del male, un lungo elenco riempito in gran parte da Siciliani? Dei tanti che fanno male alla Sicilia taluni si stanno impegnando in seduzioni verso il cavallo di razza dc, offrendogli appoggio per la vittoriosa scalata politica, e può essere che ad essi, sventuratamente, come la Monaca di Monza, il nostro Lombardo abbia risposto di sì. Il sistema elettorale “porcellum” fa in modo che i parlamentari siano nominati dai capi dei partiti e non dagli elettori. Chi va a votare nella sostanza ratifica le scelte dei leader. I candidati collocati nelle prime posizioni sono vincitori ancor prima di misurarsi nella competizione. Un sistema assurdo, sicuramente incostituzionale, ma che fa comodo a tutti, anche a quelli che lo criticano. La prova più clamorosa l’abbiamo ora in Sicilia, dove, anche se il sistema elettorale prevede le preferenze, i grandi partiti hanno già deciso, prima di consultare l’elettorato. Il presidente della Regione sarà Lombardo, l’altro discepolo di Mannino; la senatrice Finocchiaro correrà per la presidenza anche lei; come per le Olimpiadi l’importante non è vincere, ma partecipare. La satrapia democristiana di Sicilia continua. Gli elettori laici e di sinistra sono disorientati. Non hanno invece perso la bussola i professionisti della politica, che hanno percepito la direzione del vento e spiegano le vele verso il vincitore; interi pezzi della sinistra stanno migrando rapidamente verso il designato vincitore. Che tempi, carusi! Nelle foto: scene dal Gattopardo i Visconti e, in alto, Calogero Mannino, al centro Raffaele Lombardo POLITICA LA VOCE DELL’ISOLA 2 15 Marzo 2008 Ancora una volta la Sicilia sarà determinante per il futuro del Paese Il Re è morto, viva il Re certi che nulla cambierà di GUGLIELMO ALTAVILLA F inalmente ci siamo, siamo in piena campagna elettorale per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana e l’investitura del prossimo Presidente della Regione Siciliana. Dopo le soffertissime, ed inevitabili comunque la si pensi, trattative al cardiopalma sono stati definiti i due maggiori “contendenti” per la poltrona di Palazzo d’Orleans che, anche questa volta, vista la concomitanza con le elezioni politiche nazionali, potrebbe avere l’effetto di stabilire chi avrà la maggioranza al Senato della Repubblica e, di conseguenza, terrà in pugno il governo del Paese. Dunque ancora una volta la Sicilia, con le sue consultazioni, risulterà determinante per il futuro politico italiano, ammesso che ne esista ancora uno degno di essere immaginato. Grazie a questa circostanza i nostri ascari locali non hanno perso tempo nel fare ciò che gli riesce meglio e vale a dire mercanteggiare l’enorme peso politico attuale del voto isolano con le proprie aspirazioni personali, di partito e forse anche di parte; l’unico assente, in questo grande show business mediatico, è stato come al solito il popolo siciliano che, anche questa volta, si trova di fronte ad una campagna elettorale basata sulla tristissima tiritera della legalità. Come due anni fa il centrosinistra schiera il “partito della legalità” dell’ex magistrato, ed ex presidente dei senatori dell’Ulivo Anna Finocchiaro, che ha già cominciato more solito ad accusare l’altra parte di rappresentare la continuità rispetto al dimissionario e condannato Cuffaro (senza il quale l’accordo nel Pdl non si sarebbe fatto). Peccato che la Finocchiaro non abbia mai speso una parola di condanna per la folle condotta “ulivesca” a Palazzo dei Normanni del centrosinistra di questi anni, impegnato più a fare la sponda del centrodestra che l’opposizione. Infatti molti dimenticano due o tre cosette molto importanti che, invece, il nostro giornale ha sempre messo in evidenza e che ricordiamo ai nostri lettori prima del voto. Per prima cosa l’onorevole Rita Borsellino, formalmente il capo dell’opposizione legalitaria ed antimafiosa, si è sempre opposta alla costituzione della Commissione parlamentare regionale antimafia dicendo che era inutile e che si doveva rifarla o dare soldi e sovvenzioni ad altre associazioni della galassia dei professionisti dell’antimafia siciliani. Altro Anna Finocchiaro capolavoro è stato il “copia e incolla” fatto dal centrosinistra sul progetto di ammodernamento (noi lo abbiamo sempre chiamato furto ed annaquamento) dello Statuto Siciliano che, anche grazie alla nostra fiera ed inflessibile battaglia, è poi stato messo Raffaele Lombardo mo dai suoi commilitoni (ed i resoconti parlamentari parlano chiaro) che pensano e parlano come il giacobino Robespierre e poi tacciono su Bassolino e le delinquenze politiche campane, dove i loro partiti sono al potere da anni ed anni: pecunia non zione (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc ed altro ancora) dove l’autonomista è solo lui, ammesso che ci creda per davvero, perché gli altri rappresentano tutte forze storicamente contrarie all’emancipazione siciliana con le posizioni più becere. Raffaele Lombardo, presidente in pectore della Regione, dovrà dimostrare quanto tenga alla vera autonomia dell’Isola, non essendo più il tempo delle enunciazioni ma dei fatti da parte. Infatti il disegno di legge Fleres e quello Speziale depositati in Assemblea erano assolutamente identici, persino nelle virgole. Evidentemente, usando modelli e definizioni care al centrosinistra, quando c’è da affossare la Sicilia la mafia e l’antimafia possono anche andare d’accordo; d’altra parte si sa che la politica è l’arte di rendere possibile l’impossibile. Per non parlare poi del povero onorevole Tumino (centrosinistra) che aveva proposto di ridurre gli stipendi dei parlamentari dell’Ars ed è stato bacchettato e messo a tacere per pri- Palazzo dei Normanni a Palermo olet, il danaro non ha odore, dicevano i latini; la munnizza invece olet eccome e non vorremmo sentirla troppo vicina a noi. Dall’altra parte abbiamo un centrodestra guidato dall’autonomista Lombardo che guida una coali- Forza Italia è portatrice degli interessi economici del Nord Italia il cui unico obbiettivo è quello di avere una Sicilia senza banche e senza investimenti autoctoni che la possano liberare dalla schiavitù di essere colonia e terra di sfruttamento e ne sia prova il cronico “disinteresse”, e lo chiamiamo così solo per decenza, durante gli anni del sacco del credito siciliano da parte del nord mentre il centrodestra al potere, e Forza Italia in prima linea, avevano altro da osservare. Alleanza Nazionale rappresenta una tradizione politica per cui il centralismo romano è l’essenza stessa della vita politica del Paese e la Sicilia, nella migliore delle ipotesi, è una “provincia” dell’Impero. L’Udc è sempre quella che fa finta di pensare a Don Strurzo ma poi lavora con i metodi di Aldisio e Scelba: la “tranquillità” dell’isola in cambio di poltrone romane o palermitane sicure e ben imbottite, è la loro cultura ed è il loro Dna e non possono cambiarlo; figuratevi che Giuseppe Alessi, l’osannato ultracentenario primo presidente della Regione, ebbe a dire nel 1943: “Il popolo siciliano non esiste!”, e ancora lo festeggiano come eroe dell’autonomia. Ci stupisce come Raffaele Lombardo, che a quella scuola per anni si è formato, possa essere stato folgorato sulla via di Damasco dalle posizioni veramente autonomiste come quelle del compianto, e da tutti dimenticato, Silvio Milazzo. Certo l’esordio autonomista di Lombardo non faceva ben sperare quando si schierò a favore della revisione dello Statuto e si battè per l’istituzione di nuove province, in barba allo Statuto stesso che ne prevede l’abolizione, ma poi ha dichiarato che lo Statuto non si tocca e che l’autonomia vera è l’unica prospettiva per la Sicilia: noi ne abbiamo preso atto e ora è venuto per lui il momento di mostrare quanto tiene all’autonomia vera. In ogni caso, chiunque vinca, invitiamo i candidati a pronunciarsi su pochi, ma essenziali, punti vitali per la nostra autonomia che riassumiamo nello specchietto in basso. Qualunque sia il Re, o la Regina, che siederà sul trono a Palermo si ricordi che esso non gli appartiene ma è di proprietà del popolo siciliano che, questa volta, si spera, non resterà passivo a subire altri oltraggi. I dieci punti dell’Autonomia Siciliana 1 Impegno a non modificare, né a consentire politicamente la modifica, nessuna parte dello Statuto Siciliano così come vigente e lotta politica per la reintroduzione dell'Alta Corte di Giustizia per la composizione dei conflitti tra lo Stato e la Regione, illegalmente abolita dalla Corte Costituzionale; 2 Applicazione integrale ed intransigente di tutti gli strumenti economici e fiscali previsti dallo Statuto per il rilancio economico siciliano; 3 Partecipazione pubblica e costante del Presidente della Regione a tutti i Consigli dei Ministri con potere di voto nelle questioni che riguardano la Sicilia così come previsto dallo Statuto Siciliano; 4 Istituzione di una legge bancaria regionale che favorisca lo sviluppo del credito locale ed agevoli le imprese che se ne avvalgono; 5 Rafforzamento dei crediti d'imposta per tutte le imprese siciliane che assumono lavoratori a tempo indeterminato, investono in ricerca e sviluppo e producono utili di bilancio da più di cinque anni consecutivi; 6 Istituzione di una legge regionale sulla ricerca e lo sviluppo che elimini drasticamente la “fuga dei cervelli” e ridia dignità ai giovani laureati siciliani, favorendone l'inserimento nel mondo del lavoro; 7 Blocco della costruzione degli inceneritori per i rifiuti fino al raggiungimento consolidato di una quota di raccolta differenziata pari almeno al 40%; 8 Istituzione di una legge di riordino energetico regionale che prediliga ed incentivi il fotovoltaico e preveda la creazione di una società regionale per la distribuzione dell'energia elettrica con azionariato devoluto ai Comuni ed un consiglio di amministrazione vincolato ai risultati ed alla produttività. Lotta politica per la diminuzione delle accise sui carburanti come nelle altre zone di confine italiane. 9 Riforma della contabilità e dei bilanci degli Enti Pubblici regionali con chiaro rafforzamento della responsabilità civile degli amministratori che gestiscono il pubblico danaro ed introduzione del concetto di responsabilità del “deficit di bilancio” e commissariamento e scioglimento dei Comuni che non approvano il bilancio entro sei mesi dal termine dell'anno solare di riferimento. 10 Rafforzamento e potenziamento delle tratte sociali di trasporto aereo da e per le isole minori e concessione di bonus regionale di sconto sulle tariffe aree per i turisti che scelgono di venire in Sicilia. Considerare le tratte aree da e per Roma e Milano come tratte di utilità sociale. Rilancio e riqualificazione del sistema ferroviario, stradale ed autostradale isolano e potenziamento dei porti passeggeri e merci nella previsione dell'area di libero scambio Mediterranea del 2010. 3 15 Marzo 2008 La Penisola si frantuma, ma il governo brinda al Kosovo indipendente La Sicilia e la Padania balcanizzeranno l’Italia? di FRANCO ALTAMORE L’UE indebolisce gli Stati nazionali, ma non governa il territorio; proliferano i movimenti autonomisti che contestano i governi centrali; i popoli balcanici vogliono entrare tutti in Europa, ma erigono fra loro nuove anacronistiche frontiere L a Sicilia si estende per 25.207 chilometri quadrati ed ha oltre cinque milioni di abitanti; il Kosovo è esteso 10.887 chilometri quadrati e conta una popolazione di 2.200.000 abitanti. Il 17 febbraio scorso il parlamento di una regione che è meno della metà della Sicilia ha proclamato l’indipendenza dallo Stato serbo, di cui era formalmente una provincia autonoma. La Sicilia si appresta ad andare alle elezioni e tutto fa presagire una vittoria del movimento autonomista di Raffaele Lombardo e la sua incoronazione a presidente della Regione. Senza tanto badare al programma dell’uomo politico catanese, i Siciliani sono disgustati dagli atteggiamenti altezzosi del deposto governo Prodi e stanchi della verbosità inconcludente di gran parte dei rappresentanti siciliani del centro sinistra. Lombardo è un “vecchio” democristiano, ma da quando si è messo a protestare contro il potere centrale e si è proposto come campione della discontinuità, anche chi professa idee politiche opposte è disposto a sostenerlo. Dall’altro capo della penisola Umberto Bossi torna a tuonare contro lo stato centralista; milioni di fannulloni napoletani, foraggiati con le tasse spremute agli operosi lumbard, si sono dati alla pazza gioia, senza preoccuparsi di smaltire i rifiuti del loro sfrenato consumismo; se pensano di far pagare al Nord anche lo smaltimento della loro mondezza, la Lega comincerà ad oliare le sue armi (auguriamoci solo metaforicamente). In queste condizioni la fretta con la quale il governo italiano, diversamente, ad esempio, da quello spagnolo, ha riconosciuto il nuovo staterello balcanico è incomprensibile. Durante la Seconda Guerra mondiale la Jugoslavia fu invasa dagli eserciti tedesco ed italiano. La Provincia del Kosovo fu divisa in due; il nord fu incorporato con lo Stato serbo, occupato dalla Germania, il sud fu incorporato dall’Albania, occupata dall’Ita- lia. Durante l’occupazione italiana nella parte meridionale del Kosovo i serbi furono trattati da nemici; più di diecimila furono uccisi e circa centomila contadini furono espulsi e sostituiti da coloni albanesi. Il sostegno degli Albanesi e l’ostilità contro i Serbi attuati dall’Italia fu l’inizio dello squilibrio fra le due etnie kossovare; gli Albanesi erano poco più della metà e i Serbi arrivavano al 40% circa; ora i Serbi sono ridotti ad appena Sopra: le manifestazioni in Kosovo. In alto: Raffaele Lombardo e Umberto Bossi il 5%. Siamo stati per gli Albanesi e contro i Serbi e le conseguenze, infine, sono queste. È possibile quindi che l’immediato riconoscimento del nuovo Stato sia ispirato alla tradizionale politica estera dei governi italiani, sempre desiderosi di stabilire con le popolazioni albanesi un rapporto somigliante al protettorato. Come è possibile anche che la decisione sia stata determinata, non da un rigurgito di grandeur italiana nell’Adriatico e nella sponda balcanica, ma dall’atteggiamento gregario nei confronti di decisioni prese a più alto livello. In ogni caso rimane l’impressione di troppa precipitazione. Il governo - ma nelle attuali condizioni di sfiducia e di scioglimento anticipato del Parlamento sarebbe meglio dire la diplomazia – non ha valutato la condizione di disarticolazione del Paese e delle sue istituzioni. Lo smembramento dell’Italia non è solo lo spettro demagogicamente evocato di tanto in tanto da Umberto Bossi. Chi ha interesse ad ostacolare l’integrazione europea, chi ha timore della costituzione degli Stati Uniti d’Europa può ben avere nei suoi programmi lo smembramento di taluni paesi dell’U.E. Chi soffia nel fuoco dei Balcani, se non lo ha premeditato, è tuttavia consapevole che gli scontri fra popoli ed etnie che si trovano fra l’Austria, l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria, l’Italia e la Grecia indeboliscono l’Europa. Se dunque è messo in discussione, e persino rifiutato, il sentimento di unità nazionale; se l’inettitudine dei governi nazionali dovesse spingere all’esasperazione vaste popolazioni nel Nord e nel Sud d’Italia, chi può escludere che potenze ostili all’Italia ed all’Europa non ne approfittino? Se i cittadini delle opulente e ordinate regioni del Nord decidessero di farla finita con le miserabili e caotiche regioni del Sud e volessero attuare il folle progetto di indipendenza della Padania, qualcuno ci rinfaccerebbe che in pochi secondi abbiamo riconosciuto l’indipendenza della regione del Kosovo. E se approfittando della diffusione del sentimento autonomista qualcuno, follemente o lucidamente, cominciasse a seminare sangue e terrore in Sicilia? Dobbiamo sperare che il nuovo governo italiano riprenda le fila della politica estera, tenendo in massima considerazione il fatto che i disagi di alcune grandi regioni d’Italia possono metterne al rischio l’unità e che la frantumazione del suo territorio potrebbe servire da testa di ponte per chi ha interesse al fallimento del progetto di unità politica dell’Europa. Il nostro Paese ha una storia di realtà locali che lo rendono culturalmente, politicamente ed economicamente molto vario e interessante. Il recupero di queste realtà, invocato da ogni parte, può essere fatto senza mettere in discussione la sua unità, ma guardando, oltre che a Roma ed alle altre grandi capitali d’Italia, all’Europa ed al Mediterraneo. Non dovremo così, ad esempio, temere la Padania, che potrebbe essere una grande regione che ci aiuta a relazionarci col centro d’Europa; la Sicilia, d’altro canto, può diventare una regione protagonista delle relazioni dell’Europa con il Mediterraneo. Giornale Siciliano di politica, cultura, informazione, economia, turismo, spettacolo Iscritto al n° 15/2006 dell’apposito Registro presso il Tribunale di Catania Registro ROC n. 16473 Editore Mare Nostrum Edizioni Srl Direttore responsabile Salvatore Barbagallo Redazione Catania - Via Distefano n° 25 Tel/fax 095 533835 E-mail: [email protected] [email protected] Fotocomposizione e Stampa Litocon Srl - Z.I. Catania Tel. 095 291862 Per la pubblicità: Tel/fax 095 533835 E-mail: [email protected] [email protected] Anno III, nº 4/5 15 Marzo 2008 Gli articoli rispecchiano l’esclusivo pensiero dei loro autori POLITICA LA VOCE DELL’ISOLA POLITICA LA VOCE DELL’ISOLA 4 15 Marzo 2008 Nel sessantaduesimo anniversario del diritto di suffragio Dopo le battaglie per la parità quale futuro attende la donna? di NATASHA PUGLISI Q uasi incredibile. Dopo meno di due anni dalle ultime elezioni, causa i recenti avvenimenti in sede di governo, rieccoci nuovamente a votare. Telegiornali e programmi tv che ci assillano con le ultime novità politiche, non sono da meno i giornali, governi che scendono, altri che arrancano, insomma, un centro commerciale all’ora di punta sarebbe meno caotico del Parlamento Italiano! E così tutti richiamati alle cabine, uomini e donne. Eh, già, uomini e donne. Donne! Le figlie d’Eva! Il gentil sesso! Soffermandoci su questi ultimi soggetti, possiamo quasi ritenere una “novità” l’estensione del diritto di suffragio anche alle donne, che con quest’anno “festeggiano” il sessantaduesimo anniversario da questa loro importante conquista politica. E quanta fatica per raggiungere i loro obiettivi! I primi movimenti femminili, con a tema la richiesta di voto, si hanno addirittura nel 1800. “Addirittura” è un giusto avverbio, considerando il fatto che i risultati perverranno solo nel 1946. Questi primi tentativi di emancipazione verranno placati con l’entrata del nuovo secolo. Guerre, Resistenza e problemi sociali a seguire, erano già un problema abbastanza rilevante, per cui le donne torneranno a farsi avanti solo nel 1944. In quest’anno, infatti, grazie anche ad un comitato pro voto, verranno istituiti partiti nuovi dal CNL, nonché ricostituite quelle organizzazioni femminili che erano state sciolte durante il periodo del fascismo. Ma cosa chiedono le donne? Il punto cardine dei loro obiettivi era riassumibile in un solo concetto: parità con l’uomo. La sfera maschile e quella femminile poste sullo stesso piano, la bilancia a non pendere da nessuna parte. È per questo che nasce l’UDI, Unione Donne Italiane, che pone come manifesto del movimento il diritto di suffragio per il gentil sesso, presentando quest’innovazione come qualcosa che poteva portare ad un futuro migliore grazie ad una più adeguata giustizia sociale. Ma l’UDI non poteva certo sperare di avere vita facile sin dall’inizio. Infatti, poco dopo la sua formazione a Roma nel 1944, la DC fece sentire la sua voce in termini di contestazione: chiedeva così il ritiro delle donne di ‘fede’ dal movimento. Basterà questa intidimidazione a placare gli animi delle nostre connazionali del dopoguerra? Beh, è il caso di dirlo, le donne ne sanno una più del diavolo. Ecco che ti rigirano la questione e fondano il CIF – Centro Italiano Femminile- in risposta alle proteste ricevute. Con quest’ultimo organo, nato a Roma nel 1944 e costituito successivamente anche a Parma nel ’45, le donne reclamavano i loro diritti secondo lo spirito cattolico e la dottrina cristiana in nome della loro funzione materna e parlando in termini di missione familiare e civile, come testimoniano i volantini stessi del CIF dell’ottobre del ’45. Il CIF inoltre si propone di dare alle donne tutela e assistenza sociale. I mariti italiani non possono fare altro che mettere il broncio. Generalizzando, l’urlo del mondo maschile è un altisonante NO alla parità, che non tarda a manifestarsi anche nella quotidianità. Si parte da forme blande, come i soliti giudizi morali, non circoscritti solamente al sesso forte ma anche alle donne più conservatrici, che accusano le ‘militanti’ di trascurare i loro compiti in casa e il loro ruolo in famiglia. Si ar- 1946, quando gli italiani vennero posti davanti al bivio che avrebbe riformato lo Stato: Monarchia o Repubblica? Come ben si sa, infatti, aveva ancora il suo bel dominio re Umberto II di Savoia, ormai agli sgoccioli del suo mandato. I risultati non tardano ad arrivare. Finalmente il 1 febbraio del 1945, la DC, rappresentata da Alcide De Gasperi, e il PCI, con Palmiro Togliatti, propongono una legge che sancisce il di- more, la carità, la moralità e quindi i valori che potevano trasmettere alla nazione, quasi riconosciuta come una grande famiglia, la Sinistra le faceva diventare le eroine che avevano resistito alla guerra, che si erano battute come partigiane o che avevano affiancato i ribelli in qualità di parenti ed erano infine morte per la patria,contribuendo ai sacrifici della sfera maschile. Arrivarono infine le tanto attese elezioni del 2 giugno 1946. L’Italia, stavolta come Paese a suffragio universale – soluzione giunta in ritardo rispetto a molti altri paesi democratici -, corre alle cabine: oltre 12.000.000 dei votanti sono donne. E non finisce qui! Circa 2000 donne furono elette nei consigli comunali, ma, cosa ancora più importante, 21 donne su 556 membri furono elette alla Costituente, commissione dedita alla stesura della Costituzione. E fu proprio la collaborazione di cinque donne nella scrittura della Carta che possiamo trovarvi quei riconoscimenti della parità dei diritti tra uomini e donne che porteranno alle future conquiste legislative. Questi primi risultati riuscirono a superare le aspettative dell’UDI e degli altri movimenti che, purtroppo, non erano ancora giunti alla fine del loro percorso di formazione di identità politica e di cittadinanza. Affinché questo nostro importante pezzo di storia non venga dimenticato, alcuni istituti promotori del Comitato nazionale hanno voluto documentare e approfondire l’argomento, ponendolo alla portata di tutti e tentando di farvi convergere altresì l’attenzione delle scuole, anche attraverso delle iniziative già messe in atto o da sviluppare nel corso del triennio 2006/2008, con percorsi documentaristici, convegni, pubblicazioni e mostre. Ma…ai giorni nostri? Quali sono i risultati quando si parla delle cosiddette quote rosa? Ebbene, da un Paese così sviluppato quale l’Italia, Ai giorni nostri quali sono i risultati quando si parla delle cosiddette quote rosa? Ebbene, da un Paese così sviluppato come l’Italia ci si aspetterebbe quasi di vedere in cima alla classifica mondiale la presenza femminile in Parlamento. Non è così riva a pratiche come licenziamenti e discriminazioni sui posti di lavoro, attacco diretta all’occupazione femminile. Queste reazioni ‘scoraggiano’ in un primo momento l‘animo dei movimenti di emancipazione femminile dell’epoca. Tuttavia, questi riprenderanno in pieno le loro attività in vista dello storico referendum del ritto di suffragio femminile. Piccola nota di disappunto: il decreto legislativo luogotenenziale n°23 permette alle donne semplicemente di votare, e quindi non di candidarsi per ‘essere votate’. Svista o ulteriore tentativo di limitare il potere politico in mano alle donne? Tuttavia è un dato che non fa testo: si corre ai ripari nel marzo del ’46, quando il decreto n°74 dà alle donne ciò per cui avevano lottato sino ad allora. Il gioco è di nuovo nelle mani di UDI; CIF e delle commissioni di partiti e sindacati che si erano dati da fare fino a quel momento: tocca a loro adesso spiegare alle masse, soprattutto in quei luoghi più isolati, come le comunità campagnole rispetto ai grandi centri dove le notizie circolavano più nitide e rapide, l’importanza di avere una rappresentanza politica e il significato del diritto di voto, mescolandolo al diritto individuale di cittadinanza, al senso del dovere, della libertà e infine della responsabilità e consapevolezza di esser parte di un tutto e avere il potere di decidere. Difatti, fino a quel periodo, le donne potevano semplicemente votare per eleggere i rappresentanti delle amministrazioni comunali, per cui entrare a far parte della schiera dei ‘decisori’ a livello statale rappresentava per le donne decisamente una bella svolta! Senza trascurare,inoltre, il fatto che adesso potevano anche loro far parte della sfera politica non più come spettatrici passive ma come iscritte alle liste elettorali. Tuttavia non si tardò a strumentalizzare politicamente le nuove protagoniste della scena, quasi contese tra i partiti di Destra e Sinistra. Se la prima le schierava in campo lodandone l’a- ci si aspetterebbe quasi di vedere in cima alla classifica mondiale la presenza femminile in Parlamento! Non è così: l’Italia, aggiornato ovviamente al 2006, si colloca al 48° posto, vantando dati come soltanto 109 donne su 630 membri alla Camera dei Deputati. Possiamo persino considerarci più evoluti rispetto al 2001, quando ci trovavamo collocati al 66° posto, nonostante nel 2003 una legge sancisse la presenza di almeno una donna ogni tre uomini nelle liste elettorali. Ci sarebbe un po’ da riflettere. Ironicamente parlando, provate a immaginare le facce scioccate di tutte quelle donne che in passato hanno lottato per acquisire i diritti che la sfera femminile del nostro millennio può vantare di avere ma che rinuncia ad usufruire! Dove è andata a finire l’evoluzione, l’emancipazione e il progresso di cui si vanta la nostra società quando l’immaginario collettivo non riesce a focalizzare altro che un mondo “maschio”, in cui a tenere le redini sono quasi esclusivamente gli uomini? Certo, basta fare un giro tra i canali tv per far perdere qualsivoglia opinione positiva sulle donne, che stanno esposte come auto in un concessionario o a urlare nei talk-show. Nulla a che fare con le loro antenate! Tuttavia è sempre meglio non far di tutta l’erba un fascio, e dire un grazie alle donne che ancora oggi continuano a mandare avanti i loro ideali, usufruendo anche degli organi sopraccitati, garantendo tutela e assistenza alle loro connazionali. Beh, infine, come concludere? Con la speranza di un avvenire migliore…appuntamento alle prossime settimane, quando si andrà a votare! 5 15 Marzo 2008 Enorme complesso estrattivo gas-petrolifero o polo d’attrazione turistica? Ecco Ragusa, l’isola nell’isola oasi infelice in cerca d’identità di ERNESTO GIRLANDO A ncora una volta, tanto per non perdere l’abitudine, gran parte dei destini elettorali del Paese si giocano in Sicilia. Nel 2001 finì notoriamente con un 61 a 0 che contribuì sensibilmente a far pendere il piatto della bilancia dalla parte della Casa delle Libertà. Ma da allora a oggi nel centrodestra le cose sono notevolmente cambiate. Dilaniata dalle guerre interne fra le varie parti che la compongono, deflagrate all’indomani delle dimissioni di Cuffaro, l’alleanza di centrodestra, che risente pure della baraonda romana, dovrà fare i conti rispetto al passato con cifre diverse che non assicurano le certezze alle quali molti erano abituati. Da parte sua, il centrosinistra si guarda bene dall’approfittarne. Così assistiamo ad una stagione elettorale particolarmente intensa; così abbiamo assistito divertiti alla ressa delle candidature e alla rissa per la cattura del consenso. Con l’ingordigia di un bambino che è riuscito a svitare il tappo della Nutella, sindaci in scadenza si sono dimessi anzitempo nel tentativo di eternarsi, assessori d’ogni ordine e grado hanno dichiarato e dichiarano ampia disponibilità ad essere utili alla causa e figure più o meno subalterne tentano di aprirsi una qualsiasi breccia, buca o spiraglio. Nulla di nuovo sotto questo cielo. Nulla di nuovo nemmeno sotto il cielo della cosiddetta “isola nell’isola”, quell’oasi, felice a dire di tanti, che godrebbe di egregie fortune nel contesto di una terra che notoriamente arranca. E potrebbe sembrare anche vero a una prima analisi. La provincia di Ragusa presenta in effetti peculiarità e potenzialità che altre aree dell’isola non riescono a vantare. Il guaio è che a un’analisi appena più attenta ci si accorge che queste peculiarità non vengono né difese e nemmeno valorizzate. Così in tema di bellezze naturali e paesaggistiche. In tema di scelte strategiche sul che cosa debba diventare in un futuro prossimo il distretto del sud est siciliano: un enorme complesso estrattivo gas-petrolifero o un polo d’attrazione turistica. Così in tema di trasporti. Con una ferrovia risalente al secolo scorso (e Si è visto mai un deputato nazionale o regionale, un senatore, un sindaco perorare la causa iblea per migliorare ciò che è possibile migliorare? Si è visto solo deputati affiancarsi a questo o quel comitato cittadino per difendere questo o quel dettaglio non ci riferiamo a quello da poco trascorso ma a quell’altro, allo scorcio finale del secolo diciannovesimo a cui rimonta quella linea ferrata che attraversa le province sempre del sud est isolano ed è rimasta tale e quale dopo oltre cento anni. Anzi no, perché è stata nel frattempo in gran parte smantellata). Con una rete stradale carente e anch’essa nella sua dorsale principale coeva della ferrovia. Con nemmeno un chilometro di autostrada. Con la favola della Siracusa-Ragusa-Gela, che progettata nel 1965, risulta oggi realizzata per la bellezza di 9 km e 550 metri: il tratto che collega Siracusa a Cassibile. Al ritmo in cui si opera, una media di 222 metri all’anno, i 114 chilometri e 624 metri complessivi, potrebbero essere completati nel 2.524, ovvero tra 516 anni. E an- che a voler includere nel computo delle parti realizzate il tratto fino a Rosolini, arriviamo a una media di quasi 1 chilometro l’anno con fine dei lavori stimata per il 2.079, ossia fra 71 anni. Intoppi permettendo. Con un aeroporto per il quale sono stati spesi milioni di euro, assegnati incarichi, quote di maggioranza e di minoranza, pagate parcelle, elargite consulenze, costituiti consigli di amministrazione, organizzate pose della prima pietra e reiterate inaugurazioni specie a ridosso delle elezioni, fatte promesse di assunzioni, incaricate società per effettuare le selezioni delle oltre dodicimila domande di lavoro pervenute, istituiti corsi professionali a non finire, ma di cui non si intravede ancora l’inizio delle attività. Così in tema di gestione dei rifiuti, un bubbone che rischia di esplodere in tutta la sua fetida drammaticità. Così in tema di Sanità. Isola nell’isola, la provincia iblea parte in effetti da condizioni diverse rispetto alle altre aree siciliane per pervenire alla fine a risultati peggiori che altrove. Le scelte avventate operate da chi ha gestito la sanità siciliana negli ultimi decenni hanno prodotto un deficit di quasi un miliardo di euro, in buona parte cagionato dalle oltre 1600 convenzioni esterne tra case private di cura, laboratori analisi e specialisti esterni. Un dato complessivo superiore alla somma delle convenzioni esterne concesse in tutte le altre restanti 19 regioni italiane messe insieme. Il tutto con il chiaro intento di favorire il privato a discapito del pubblico, o meglio di privatizzare il profitto e rendere pubblico, cioè di tutti, il de- bito. E qui sta la beffa per i cittadini della provincia iblea. Pochi mesi fa il manager della ASL 6 di Palermo – tanto per renderci conto – denunciava in un’intervista una condizione gestionale insostenibile per l’incidenza sulle casse sanitarie del capoluogo siciliano di oltre 400 convenzionati tra cliniche, strutture e specialisti vari. Bene, la ASL ragusana conta una sola clinica privata, una decina di laboratori e una ventina di “convenzionati esterni”. Una condizione incoraggiante. Mai però si è visto un deputato nazionale o regionale, un senatore, un sindaco perorare la causa della sanità iblea per migliorare ciò che è possibile migliorare. Solo Deputati affiancarsi a questo o quel comitato cittadino per difendere questo o quel presidio, tante volte indifendibile, questo o quel convenzionato, questa o quella struttura. Mai Sindaci o assessori difendere l’unicum della sanità ragusana: sempre e soltanto chiedere a gran voce la non chiusura di un reparto o una guardia medica, il non accorpamento di un reparto con un doppione distante 8 o 10 chilometri l’uno dall’altro. Mai nessuno si è visto chiedere il potenziamento di una sede d’emergenza o la razionalizzazione del personale medico e paramedico. Nessun sostegno degli interessi generali, solo difesa di interessi particolari che mai ha consentito di operare scelte coraggiose per assecondare il sacrosanto diritto dei cittadini iblei di curarsi in loco, magari a pochi chilometri da casa, attraverso una corretta e ottimale razionalizzazione della rete ospedaliera e con la migliore assistenza possibile. Nel frattempo i servizi nel territorio vanno a rotoli. L’assistenza domiciliare integrata è bloccata: nessuna voce di protesta, nessun parlamentare che si sia mai fatto carico di una causa che è di interesse generale. Nessun parlamentare che abbia mai assunto una iniziativa allorché i posti letto, a più riprese, sparivano dai vari piani di contenimento della spesa sanitaria. Eppure in provincia mancano 129 posti letto rispetto agli standard stabiliti dal Piano Sanitario Nazionale e 79 rispetto ai 1036 attualmente esistenti tra acuti e lungo degenti. La Sanità ragusana può essere portata ad esempio di un modo di vedere le cose che da tempo immemore danneggia ciò che l’isola nell’isola ha di peculiare. Intanto la bagarre elettorale è in pieno svolgimento. Decine di facce, le solite, dentro e fuori gli schermi, promettono, ribadiscono, ripetono le cose di sempre: uno spettacolo sullo sfondo dello scintillante scorrere di un inarrestabile nulla. Sotto, in spettatrice attesa, la gente che nel dilagare di lavoratori morti (altra peculiarità iblea) e di disoccupati vivi continua nella quotidiana guerra per la sopravvivenza in un Paese che – centrosinistra o centrodestra imperante non fa molta differenza – rimane ostaggio di esponenti di partiti e partitini in lotta per garantirsi la sopravvivenza. Niente di nuovo sotto questo cielo. POLITICA LA VOCE DELL’ISOLA POLITICA LA VOCE DELL’ISOLA 6 15 Marzo 2008 Costruire l'Italia che non c'è per riorganizzare lo Stato Abbiamo bisogno rapidamente di una nuova classe dirigente di CARLO IANNATTONE I l nostro Paese è nel declino: sociale a causa della disgregazione della famiglia, economico a causa dello squagliamento del sistema industriale, politico per l'incapacità di governare delle istituzioni, di sistema per la conflittualità esasperata dei e tra i suoi poteri, e chissà così quanto potremo continuare. Abbiamo bisogno concretamente e rapidamente di una nuova classe dirigente che riesca ad organizzare lo Stato su basi profondamente innovative. Il fallimento socio economico dell'ultimo decennio sta tutto qui. Per governare degnamente la nuova Italia dobbiamo avere il coraggio di passare alla politica della grande trasformazione. Essa può trovare giovamento solo se sarà capace di sviluppare il grande mutamento di quelle che noi ormai chiamiamo in gergo le Rivoluzioni Convergenti. Cerchiamo di ricordare quanto il mondo possa esser cambiato negli oltre due secoli di sola rivoluzione industriale. E successivamente cerchiamo di immaginare quanto ci possano cambiare ben cinque rivoluzioni, le quali si manifestano contemporaneamente. L'informatica, l'economia democratica del capitale sociale, la crescita demografica, la nuova energia, la genetica. Con questo primo intervento cercheremo di valutare, ovviamente con criteri di massima, il grande impulso delle biotecnologie e della genomica, veri frutti della rivoluzione genetica. Con ogni probabilità, nel giro di poco più di una generazione, persino la definizione di vita e di esistenza, potrebbe subire un radicale mutamento. La principale materia prima del mondo, rappresentata oggi dal petrolio, sarà invece raffigurata dai geni umani, animali, vegetali. L'uomo diverrà più forte, più longevo, i vegetali produrranno vere materie prime di tipo industriale, inoltre potremmo recuperare per la prima volta i danni dell'inquinamento superando l'attuale politica ambientale solo di tipo preventivo. Ci troveremo di fronte ad una scienza che come ci premierà allo stesso tempo ci obbligherà a fermare Per governare degnamente il Paese dobbiamo avere il coraggio di passare alla politica della grande trasformazione. Essa può trovare giovamento solo se sarà capace di sviluppare il grande mutamento di quelle che noi ormai chiamiamo in gergo le Rivoluzioni Convergenti le folli manipolazioni, che qualcuno vorrà perseguire al solo scopo di creare mostri per guerre e/o per sistemi borsistici. Per arginare questi pericoli, spesso inutili, l'uomo sarà costretto a far nascere una nuova generazione di diritti eugenetici per vivere culturalmente il cambiamento. Avremo bisogno di una nuova scienza, la sociobiologia, la quale dovrà tendere a rispettare il ruolo della natura nell'ecosistema. Le biotecnologie con il loro avvento e con le loro architetture diverranno l'oro verde del 21° secolo. Il controllo delle risorse genetiche diventerà una nuova impalcatura del potere, con consistenti influenze sul futuro. La nuova Italia, che noi desideriamo ed auspichiamo, per poter affrontare queste grandissime sfide e per poter tornare sull'olimpo internazionale, ha fortemente bisogno di una nuova politica che sia capace di governare tutti questi processi e che né possa equa- mente distribuire il controllo, le risorse, le influenze di tutta quella che noi definiamo rivoluzione genetica e genomica. Dovremmo tenere conto dell'esigenza di un nuovo modello dello Stato, il quale dovrà in se riassumere le capacità di investimento produttivo, allo scopo di ridurre il gap tecnologico con i paesi a forte caratterizzazione "biotec". Proprio per questo avremo anche necessità di formare qualificato management tramite corsi di studi universitari e post universitari di alto perfezionamento. Tale professionalità verrà così richiesta allo scopo di rendere molto qualificato il sistema produttivo genetico rappresentato dal matrimonio tra capitale pubblico e capitale privato. Questo sarà l'unico modo per eliminare, in tempi relativamente brevi, la distanza che ci separa, nello scacchiere economico mondiale, dalla posizione attuale a quella che auspichiamo riprenderci e che solo qualche anno fa avevamo. Ecco perché abbiamo enorme bisogno di una nuova politica, che non potrà essere solo il risultato della salvaguardia e dello sviluppo delle innovazioni "tecno", ma dovrà dimostrarsi anche abile nel rinnovare il proprio pensiero sia filosoficamente che nei contenuti. Una nuova stagione di programmi, utile al superamento dell'oggi, a vantaggio della grande modernità, il tutto con l'ausilio di un significativo salto culturale, il quale deve oltrepassare i vecchi filoni, ormai esauriti, del pensiero politico della destra borghese, della sinistra dogmatica, del cattolicesimo democratico e liberale. Entrare a pieno titolo nell'Italia da costruire, nel futuro da conquistare, nell'Europa popolare. 7 15 Marzo 2008 Tutto nuovo (o quasi): dal Silvio-Rambo alla Santanchè-Vogue ritratto dei principali candidati premier Sindrome 1994 sulle elezioni: a caccia di un pezzo di cielo di MARCO MARTURANO U na manciata di settimane, ed eccole qui le elezioni politiche 2008. Partenza a razzo, al fulmicotone (o almeno così si sarebbe detto qualche tempo fà). Tutti in corsa e tutti a caccia del loro pezzetto più o meno grande di cielo. Un cielo che sembra avere una sola parola che svolazza tra un partito e l’altro: nuovo. Da Veltroni a Berlusconi, da Casini alla Santanchè, i candidati presidenti cercano di piazzarsi come portatori sani di quel cambiamento che in questi 15 anni di seconda repubblica è stato tanto annunciato ma poi o non è arrivato o non è piaciuto. O almeno così è stato sul terreno del governo del Paese (dove non a caso nessuna coalizione ha mai governato due mandati di seguito), anche se diversa e molto è stata la storia del governo delle amministrazioni locali (dove infatti la continuità amministrativa nel segno del cambiamento reale o percepito c’è stata quasi ovunque). Nel segno del nuovo e del cambiamento da terza Repubblica si giocherà allora tutta la campagna che verrà. Dove il nuovo potrà essere in parte quello dei contenitori politici che si presentano in campo, in parte quello dei contenuti che segnano la rotta dei brevissimi programmi elettorali (alla faccia della corazzata Potemkin del programma dell’unione 2006), in parte ancora quello delle idee di comunicazione, in parte quello dei toni e dei linguaggi, in parte infine quello dei leader che si inseguono per la presidenza del consiglio. Con il paradosso che in questo nuovo c’è pure un bel pò di vecchio. I leader, per esempio. Dal cinque volte candidato Silvio Rambo Berlusconi (dopo il servizio da manuale della propaganda sovietica mandato in onda all’inizio della puntata di “porta a porta”), un nuovo come minimo vintage, che di nuovo ha il popolo delle libertà last minute (ovvero il polo con un po in più) e un tono tra il noioso e il buonista che poco gli stà addosso. Al sindaco d’italia Walter Obama Veltroni (dopo la traduzione alla branduardi dello slogan del candidato democrat), nuovo cult, che di nuovo ha la prima strasudata candidatura a Palazzo Chigi, un partito con pochi mesi di vita, un linguaggio per lui collaudato ma innovativo rispetto alle campagne elettorali degli ultimi anni per il parlamento, una nuova vecchia idea di comunicazione dal basso (il pullman dell’ulivo 1996, con lui e Prodi a bordo) e lo sdoganamento di molti tabù ideologici del centrosinistra (dal rapporto tra lavoro e impresa alla sicurezza alle tasse), con incluso il messaggio sfidante della corsa coraggiosamente solitaria (con Di Pietro sul pullmino). Dalla seconda candidatura a Palazzo Chigi di Pierferdinando Casini (seconda perchè nel 2006 correva virtualmente come terza punta del tridente con Fini e Berlusconi), nuovo a mitazione del modello Clinton senza Clinton (e nel momento in cui la clinton sembra in crisi) e sull’idea di dare una copertina vogue alla destra di Storace. Insomma la campagna che verrà si preannuncia compact ma vivace come mai prima e, pur partendo con una previsione potenzialmente scontata, piena di stimoli e contraddizioni e di qualche insidia, soprattutto per Il rischio di essere vecchio però questa volta lo corre il Cavaliere, che anche per questo tiene le cartucce migliori per gli ultimi giorni della campagna elettorale vera e propria marcia indietro, con la reinvenzione moderata (Follini docet) dell’antiberlusconismo, con la riconquista dell’orgoglio democristiano come centro del paese, con la seduzione del primo leader del centrodestra che davvero (dopo bossi) sceglie di riscattarsi dalla dolce schiavitù rispetto al sultano Berlusconi. Alla Santanchè, bandiera del nuovo trendy, che si fonda sull’i- chi ritenga di averla già vinta. Non dimentichiamoci che di momenti simili a questo ne abbiamo vissuto uno solo ed era in quel 1994 in cui un partito assolutamente nuovo riuscì a conquistare da zero quasi un italiano su quattro in pochi mesi. La campagna elettorale comunque corre più del pullman di Veltroni e sono tutti concentrati a guardare anche l’ultimo riflesso di telecamera sull’ex sindaco di Roma e sul suo principale avversario. Ma siamo poi proprio sicuri che il risultato di questi ultimi 200 metri da correre siano tutti nelle mani e nelle parole dei due campioni di Pd e Pdl? Proviamo a buttare un occhio nelle piste laterali a chi corre con meno energie elettorali ma magari con più entusiasmo e più stomaco da mettere in gioco. Se lo facessimo vedremmo un runner con una maglietta verde Padania che viene avanti nei pressi della curva dei 100 metri, latitudine Nord. Viene avanti con passo tenace e quel filo di rabbia antipolitica che ne rappresenta il marchio di fabbrica e che in questo momento grillista e anticasta torna giusto buona per il fotofinish. Ecco la fotografia della Lega Nord di Maroni e Bossi nella sua migliore forma e nella sua situazione preferita. Libera di esercitare la pancia contro tutto e tutti, escluso Berlusconi, grazie alla scelta geniale di lasciare il partito del Nord federato ma non assorbito rispetto al Pdl. Maroni con occhiale rosso di serie fa la parte del candidato premier senza doverlo essere, offrendo la faccia più moderata, ironica e decisa della Lega. Bossi fa il padre storico rassicurante. Calderoli, Castelli, Borghezio e soci fanno i poliziotti cattivi per la parte più di pancia dell’elettorato verde secessionista e antidemocristiano. Tutt’altra storia è quella di Lombardo in Sicilia e nel sud, col suo stile british-democristiano, buono per conquistare voti più “moderati” e legati al leader da motivazioni diverse dalla stretta polemica antiromana. Insomma, in un momento in cui la corsa del Pdl sembra lievemente affannosa e a tratti con il freno a mano tirato, è questa Lega poco legata e molto slegata dal partito del Cavaliere e finalmente libera di demonizzare Casini a mettere benzina n e l motore del Centrodestra. Certo, forse questa Lega sorprendente che corre per avvicinarsi al suo record del 1996 dovrà guardarsi a destra da Storace e a sinistra da Di Pietro sulle altre corsie. Ma almeno non si potrà dire che lo spettacolo non vale il biglietto, visto che oltre ai campioni non mancano le potenziali sorprese. E a volte, come potrebbe essere in questo caso con il soccorso verde padano (e in quello dei leghisti del Sud alla Lombardo), i comprimari nelle corse sono più determinanti dei protagonisti. Dall’alto: Berlusconi, Veltroni. Sopra: la Santanché. Sotto: Casini, Storace POLITICA LA VOCE DELL’ISOLA 9 15 Marzo 2008 Non crea solo problemi alla spesa familiare l’innalzamento del prezzo dei beni di prima necessità Caos alimentare, pianeta ko: le colpe dei grandi produttori di MARCO DI SALVO L ester Brown, uno degli ecologisti più intelligenti e famosi (due qualità raramente associate, anche tra gli ecologisti), già presidente del Worldwatch Institute ed ora dell’Earth Policy Institute, ha pubblicato di recente un rapporto che inizia con queste, parole solenni e drammatiche: “Stiamo assistendo all’inizio d’una delle più grandi tragedie della storia umana. Il mondo sta entrando nella più grave crisi alimentare di tutti i tempi, mentre i prezzi delle granaglie e della soia s’impennano su scala planetaria a livelli senza precedenti. Ciò ha prodotto una generale impennata dei prezzi del pane, della pasta e delle tortillas (il pane dei messicani), nonché della carne, del pollame, dei salumi, delle uova, del latte e degli altri prodotti degli animali alimentati coi cereali. In Messico l’impennata delle tortillas ha già prodotto varie sommosse popolari, in Pakistan i prezzi raddoppiati stanno incrementando l’ostilità per il governo e anche in Cina i prezzi dei generi alimentari in rapida ascesa stanno creando forti tensioni. “I prezzi delle granaglie – continuava Lester Brown – hanno visto tre impennate negli ultimi settant’anni, ma sempre e solo in coincidenza con annate di magri raccolti. Oggi invece il continuo e stabile aumento dei prezzi dipende solo dal fatto che la domanda sistematicamente supera l’offerta. Per qualche anno, sebbene la produzione di cereali fosse inferiore alla domanda del mercato, il divario è stato sempre colmato attingendo alle scorte dei paesi produttori (anzitutto gli Stati Uniti). Ma ora anche le scorte sono quasi esaurite mentre, anche quest’anno, le prospettive dei raccolti sono magre. L’impennata dei prezzi, quindi, sarebbe comunque destinata a continuare, ma ora sui mercati ha fatto irruzione la forte domanda di cereali da parte delle industrie impegnate nella produzione dei carburanti a ritmi crescenti (una domanda cresciuta dai 54 milioni di tonnellate del 2006 agli 86 milioni del 2007 e destinata a crescere a 114 milioni di tonnellate nel 2008). La crisi alimen- L’economista Lester Brown In Italia il problema è quasi ignorato: invece di una seria politica ambientale si cincischia negando il dramma della sovrappopolazione e parlando di moratoria sull’aborto tare, quindi, si profila sempre più gigantesca”. L’analisi di Lester Brown è, come sempre, molto documentata e lucida, anche se pecca del solito autolesionismo di troppi intellettuali occidentali. Egli sembra infatti addossare la responsabilità di tutto questo agli Stati Uniti, dimenticando che, alla conversione della produzione alimentare in produzione energetica, partecipano, com’è logico, tutti i grandi produttori di cereali: dal Brasile, all’Argentina, all’Ucraina, ai paesi asiatici. Ma, al di là della solita caccia al colpevole, che significa tutto ciò ? Per i miliardi di affamati del mondo intero, a parole tanto amati dai demagoghi della politica e delle religioni dogmatiche, ciò significa che mangeranno ancora meno e moriranno ancora di più. La Banca Mondiale calcola infatti che ogni aumento dell’1 per cento nei prezzi alimentari comporta una diminuzione dell’0,50 per cento della già insufficiente dose di calorie assunta da miliardi di poveri. Così, secondo i calcoli di due nutrizionisti dell’Università del Minnesota (questi calcoli scomodi sono accuratamente evitati dai nostri accademici catto-comunisti), il numero dei moribondi per fame raddoppierà tra una decina d’anni, toccando l’orrenda cifra di 1 miliardo e 200 milioni. E il numero dei bambini che muoiono di fame ogni anno, grazie ai provvidi veti vaticani e islamici sul controllo delle nascite, è già salito dai 15 voro e le emissioni di gas tossici per sostentare popolazioni di gran lunga superiori alle risorse dei loro territori) sia la crisi alimentare (dovuta a un incremento delle popolazioni quasi sempre superiore alle possibilità produttive locali) derivano infatti dalla sproporzione tra la domanda e l’offerta, tra i fabbisogni delle popolazioni e le disponibilità dei territori. Così oggi la crisi sta esplodendo per l’impennata simultanea dei prezzi energetici e alimentari, dovuta alla milioni degli anni scorsi, ai 18 milioni del 2007. Ma, come si ostinano a sottolineare inascoltati alcuni studiosi, la crisi energetica e quella alimentare hanno una matrice comune, tanto cruciale quanto sottaciuta: la sovrappopolazione cronica e l’esplosione demografica degli ultimi cent’anni. Sia l’insufficienza delle forniture energetiche (dovuta alla moltiplicazione delle economie di trasformazione di tipo europeo che possono sopravvivere solo moltiplicando i posti di la- pressione sempre più schiacciante esercitata dai fabbisogni di cibo d’una popolazione in crescita esplosiva sulle disponibilità calanti di cibo e d’energia. Insomma, la coperta delle risorse è sempre uguale, mentre i popoli la tirano sempre più litigiosamente di qua e di là nel tentativo sempre più fallimentare di soddisfare i loro crescenti bisogni alimentari o energetici. E in tutto questo c’è anche chi trova il tempo di darsi da fare per una moratoria internazione sull’aborto… AMBIENTE LA VOCE DELL’ISOLA ECONOMIA LA VOCE DELL’ISOLA 10 15 Marzo 2008 Dopo l'approvazione comunitaria della norma che dispone il credito d'imposta Riapertura della Visco Sud agevolazioni per gli investimenti di MIRCO ARCANGELI D opo l’approvazione comunitaria della norma che dispone del credito d’imposta per nuovi investimenti, può finalmente partire la disposizione prevista già dalla Legge Finanziaria 2007 pubblicata in G.U. n. 299 del 27/12/2006 all’art 1 nei commi 271-279 “credito d’imposta per nuovi investimenti.” Infatti questa misura non nasce con la finanziaria 2008, ma già dall’anno precedente (Finanziaria 2007) era stato introdotto tale beneficio. La lentezza burocratica della commissione europea ha fatto sì che solo nel mese di febbraio 2008 arrivasse lo star bene, con oltre un anno di tempo. Tant’è che nella finanziaria 2008 erano state stornate le somme precedentemente previste poiché la disposizione non aveva operato. La recente approvazione comunitaria però ha innescato un meccanismo di aspettative che ha indotto il governo a riaprire i termini del beneficio anche per l’anno 2007. È di fine febbraio la disposizione che ne riapre i termini. Conseguenza questa che permette a tutti coloro che hanno effettuato investimenti in beni strumentali, come previsto dalla norma, nell’anno 2007, di godere, già in sede di dichiarazione dei redditi (Unico 2008) nel prossimo mese di giugno, di tale beneficio e quindi spendere il relativo credito d’imposta. Veniamo ora alla disposizione. Alle imprese che effettuano l’acquisizione di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle aree meridionali è attribuito un credito d’imposta. Sono agevolabili le acquisizioni, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di: a) macchinari, impianti, diversi da quelli infissi al suolo, ed attrezzature varie, classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale di cui al primo comma, voci B.II.2 e B.II.3, dell’articolo 2424 del codice civile, destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nelle aree territoriali del sud; b) programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa, limitatamente alle piccole e medie imprese; c) brevetti concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi, per la parte in cui sono utilizzati per l’attività svolta nell’unità produttiva; per le grandi imprese, come definite ai sensi della normativa comunitaria, gli investimenti in tali beni sono agevolabili nel limite del 50 per cento del complesso degli investimenti agevolati per il medesimo periodo d’imposta. Il credito d’imposta è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d’imposta, relativi alle medesime categorie dei beni d’investimento della stessa struttura produttiva, ad esclusione degli ammortamenti dei beni che formano oggetto dell’investimento agevolato effettuati nel periodo d’imposta della loro entrata in funzione. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal lo- Se ad esempio vengono acquistati macchinari per 100.000 euro e se ne possiedono già altri per i quali è in corso un ammortamento pari a 10.000 euro il calcolo del beneficio sarà il seguente: Costo dell’investimento 100.000 Ammortamenti della medesima categoria di beni 10.000 Investimento Netto 90.000 Credito d’imposta (50%) 45.000 contributo previdenziale dopo il trascorso di sei mesi. La disposizione sostituisce, con alcune importanti differenze, la precedente disciplina prevista dall’art. 8 della legge n. 388/00 (legge finanziaria 2001) per favorire gli investimenti nelle aree depresse, scaduta il 31 dicembre 2006. Durante il Ministero Tremonti la disciplina sul credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate è stata oggetto di interventi legislativi Credito d’imposta per le nuove assunzioni - credito d’imposta per la videosorveglianza: sono queste le principali disposizioni ai blocchi di partenza catore per l’acquisto dei beni; detto costo non comprende le spese di manutenzione. Il credito d’imposta è determinato con riguardo ai nuovi investimenti eseguiti in ciascun periodo d’imposta e deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive ed è utilizzabile ai fini dei versamenti delle imposte sui redditi; l’eventuale eccedenza è utilizzabile in compensazione a decorrere dal sesto mese successivo al termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta con riferimento al quale il credito è concesso. Si sottolinea che tale beneficio non sarà tassato e potrà essere speso per pagare le imposte conseguenti alla dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta dell’investimento, e l’eventuale residuo per pagare qualsiasi altra imposta o volti a garantire che l’attuazione della normativa risultasse in linea con le previsioni di spesa effettuate. Con un primo intervento (D.L. n. 138 del 2002) l’accesso al beneficio è stato subordinato alla preventiva auto- rizzazione da parte dell’Agenzia delle entrate, al fine di attribuire all’amministrazione la possibilità di monitorare il grado di utilizzo del credito medesimo. Peraltro, questa previsione si è tradotta in una massiccia prenotazione di risorse da parte delle imprese interessate, che di fatto ha immobilizzato per intero le disponibilità stanziate. Con un secondo intervento (legge finanziaria per il 2003, art. 62) sono stati stabiliti alcuni vincoli all’utilizzazione del credito maturato attraverso la fissazione di un tempo massimo, decorrente dalla presentazione dell’istanza, per l’esecuzione dell’investimento e per il godimento del relativo beneficio fiscale. Si è, inoltre, previsto uno scaglionamento annuale per la sua fruizione e una penalizzazione - consistente nella perdita del diritto al contributo e nel divieto per dodici mesi di presentazione di una nuova istanza – in caso di mancato rispetto dei vincoli temporali assegnati. Infine, è stato introdotto l’onere, per i beneficiari, di comunicare all’amministrazione, in sede di istanza, i dati occorrenti per la ricognizione degli investimenti realizzati, dei contributi fruiti e di quelli ancora da utilizzare. Agevolazioni fiscali Dal mese di febbraio sono pubblicati anche gli ultimi decreti attuativi per poter fruire della agevolazioni fiscali in favore dei tabaccai e delle piccole e medie imprese commerciali di vendita al dettaglio e all’ingrosso e quelle di somministrazione di alimenti e bevande. Con due decreti del Ministero dell'Economia e delle Finanze è infatti stata data attuazione alla disciplina dei crediti d'imposta introdotta dalla legge finanziaria 2008 (commi da 228 a 237 dell'articolo 1) per favorire l'adozione di misure di prevenzione contro il rischio di furti, rapine e altri atti illeciti. Le due agevolazioni sono dirette a destinatari diversi: • Per le piccole e medie imprese commerciali di vendita al dettaglio e all’ingrosso e quelle di somministrazione di alimenti e bevande, per ciascuno dei periodi d'imposta 2008, 2009 e 2010, è previsto un credito d'imposta per le spese sostenute per prevenire furti e rapine, compresa l'installazione di impianti e attrezzature di videosorveglianza. Il credito d'imposta è pari all’80% del costo sostenuto, comunque, fino ad un importo massimo di 3.000 euro per ciascun beneficiario, (investimento di euro 3.750 = credito d’imposta di 3.000 euro) in riferimento a ciascun periodo d'imposta. A pena di decadenza, dovrà essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. L’agevolazione spetta nei limiti degli aiuti “de minimis” (200mila euro per tre anni). • Per gli esercenti attività di rivendita di generi di monopolio, per ciascuno dei periodi d'imposta 2008, 2009 e 2010, è previsto un credito d'imposta per le spese sostenute per l'acquisizione e l'installazione di impianti e attrezzature di sicurezza e per favorire la diffusione degli strumenti di pagamento con moneta elettronica. Il credito d'imposta è pari all’80% del costo sostenuto, comunque, fino ad un importo massimo di 1.000 euro per ciascun beneficiario, (investimento di euro 1.250 = credito d’imposta di 1.000 euro) in riferimento a ciascun periodo d'imposta. A pena di decadenza, dovrà essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. L’agevolazione spetta nei limiti degli aiuti “de minimis” (200mila euro per tre anni). I soggetti che intendono avvalersi del credito d'imposta devono presentare all'Agenzia delle Entrate un'apposita istanza. Le istanze saranno esaminate in ordine cronologico. La concessione del credito d'imposta è subordinata allo stanziamento disponibile per ciascun anno. I soggetti esclusi per l'esaurimento dei fondi disponibili avranno la precedenza per la concessione del credito negli anni successivi. Secondo l’art. 3 del decreto di attuazione di cui sopra, l’istanza dovrà essere presentata secondo modalità e termini che verranno stabiliti in un prossimo provvedimento da emanarsi entro trenta giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del suddetto decreto ministeriale. Quindi sicuramente entro il mese di marzo. Conseguentemente la domanda, che ricordiamo verrà valutata in ordine cronologico, dovrà essere presentata con molta probabilità nel mese di aprile. Gli interessati dovranno rivolgersi ai loro commercialisti sia per inoltrare l’istanza che per verificare la scadenza. Vengono riproposti gli incentivi per l’occupazione al Sud Il credito d’imposta per le nuove assunzioni C on la Finanziaria 2008 (art. 2 commi 539 -548) vengono riproposti gli incentivi all’occupazione al Sud sotto forma di credito d’imposta. Viene previsto un credito d’imposta nelle misure varianti tra 333 euro e 416 euro. Il bonus spetta alle imprese per l’incremento della base occupazionale. La misura è spettante per ciascun lavoratore neoassunto nel 2008, e può essere speso fino a tutto il 2010. Più precisamente il nuovo credito d’imposta a favore delle aziende che assumono personale ad incremento della propria forza occupazionale è pari a: 333 euro per ciascun lavoratore dipendente assunto; 416 euro in caso di lavoratrici rientranti nella definizione Ue di lavoratore svantaggiato. Definizione di lavoratore svantaggiato (art. 2, lettera f, regolamento (Ce) n. 2204/2002): a) qualsiasi giovane che abbia meno di 25 anni o che abbia completato la formazione a tempo pieno da non più di due anni e che non abbia ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente; b) qualsiasi lavoratore migrante che si sposti o si sia spostato all’interno della Comunità o divenga residente nella Comunità per assumervi un lavoro; c) qualsiasi persona appartenente ad una minoranza etnica di uno Stato membro che debba migliorare le sue conoscenze linguistiche, la sua formazione professionale o la sua esperienza lavorativa per incrementare le possibilità di ottenere un’occupazione stabile; d) qualsiasi persona che desideri intraprendere o riprendere un’attività lavorativa e che non abbia lavorato, né seguito corsi di formazione, per almeno due anni, in particolare qualsiasi persona che abbia lasciato il lavoro per la difficoltà di conciliare vita lavorativa e vita familiare; e) qualsiasi persona adulta che viva sola con uno o più figli a carico; f) qualsiasi persona priva di un titolo di studio di livello secondario superiore o equivalente, priva di un posto di lavoro o in procinto di perderlo; g) qualsiasi persona con più di 50 anni priva di un posto di lavoro o in procinto di perderlo; h) qualsiasi disoccupato di lungo periodo, ossia una persona senza lavoro per 12 dei 16 mesi precedenti, o per 6 degli 8 mesi precedenti nel caso di persone di meno di 25 anni; i) qualsiasi persona riconosciuta come affetta, al momento o in passato, da una dipendenza ai sensi della legislazione nazionale; j) qualsiasi persona che non abbia ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente da quando è stata sottoposta a una pena detentiva o a un’altra sanzione penale; k) qualsiasi donna di un’area geografica al livello NUTS II nella quale il tasso medio di disoccupazione superi il 100% della media comunitaria da almeno due anni civili e nella quale la disoccupazione femminile abbia superato il 150% del tasso di disoccupazione maschile dell’area considerata per almeno due dei tre anni civili precedenti (la Sicilia ci rientra). Le assunzioni dovranno essere effettuate nell’anno 2008 nelle regioni del sud (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise), mentre il credito è spendibile negli anni 2008, 2009 e 2010. A giorni dovrà uscire la disposizione attuativa, ma è da prevedere che il metodo di calcolo sarà quello che vedrà beneficiato ogni nuovo lavoratore assunto, risultante dalla differenza tra il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato occupati in ciascun mese, e il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato risultanti mediamente occupati nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2007 e il 31 dicembre 2007. Se l’azienda opera una prima assunzione a decorrere dal 1° gennaio 2008, ogni lavoratore assunto sarà considerato “incremento di base occupazionale”. Per i contratti part-time la misura del credito sarà proporzionale alle ore prestate. Le condizioni per l’accesso al beneficio sono: - i lavoratori assunti non devono aver mai lavorato prima, oppure devono aver perso l’occupazione precedente, o essere in condizione di disabilità ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, oppure essere lavoratrici donne rientranti nella definizione di lavoratore svantaggiato; - siano rispettati i contratti collettivi nazionali anche con riferimento alle unità lavorative che non danno dirit- to al credito d’imposta; - siano rispettate le norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori previste dalle vigenti disposizioni; - non si sia provveduto a riduzione della base occupazionale nel periodo compreso tra il 1º novembre 2007 al 31 dicembre 2007, per motivi diversi da quelli del pensionamento. Le cause di decadenza del beneficio sono: - diminuzione della base occupazionale; - mancata conservazione dei posti di lavoro creati per un periodo minimo di tre anni, ovvero di due anni nel caso delle piccole e medie imprese; - accertamento definitivo di violazioni non formali, con irrogazione di sanzioni non inferiori a 5.000 euro, o violazioni di natura fiscale e contributiva in materia di lavoro dipendente, o, ancora, violazioni in tema di sicurezza del lavoro, commesse nel periodo di vigenza dell’incentivo e qualora il datore incorra in provvedimenti definitivi della magistratura per condotta antisindacale ai sensi dell’art. 28 legge 20 maggio 1970, n. 300. La definizione dei tributi sospesi per i terremoti del 1990 e del 2002 N el Decreto ”Milleproroghe”, approvato definitivamente dal Parlamento Italiano, è stato inserito l’articolo 36 bis, che contiene alcune disposizioni importantissime per il territorio siciliano. - Proroga al 31 marzo 2008 dei termini per la definizione agevolata dei tributi sospesi per il terremoto del 1990, con il pagamento ridotto al 10% dell’imposta da pagare. Si ricorda che tale definizione al 10% venne effettuata per la prima volta nel 2003, mentre successivamente, nel 2006, venne riaperta la definizione con pagamento al 30%. Scadenza questa prorogata fino al 31/12/2007. Ora la definizione ritorna al 10%. I contribuenti della Sicilia orientale, colpiti dal terremoto del 13 e 16 dicembre 1990 potranno chiudere le cartelle del triennio 1990-1992 con l'abbattimento del 90% dei tributi e la cancellazione degli interessi e delle sanzioni iscritti a ruolo. Per tale definizione occorrerà recarsi presso l’esattoria, entro il 31 marzo 2008, e pagare il 10% delle sole imposte iscritte a ruolo (al netto di eventuali sgravi) senza nulla dovere per interessi e sanzioni. Si chiude definitivamente una lunga e sofferta vicenda che restituisce equità, serenità e certezza del diritto ai contribuenti delle province di Siracusa, Ragusa e Catania. Resta il problema per coloro che hanno già definito pagando il 30%. A questi soggetti non resterà altro che il ricorso in Commissione Tributaria per fare valere anche per costoro il principio di equità e certezza del diritto - Proroga al 30 giugno 2008 dei termini per la definizione agevolata dei tributi sospesi per gli eventi sismici e vulcanici dell’Ottobre 2002, con il pagamento ridotto al 50% dell’imposta da pagare. I contribuenti della Provincia di Catania (area Acireale – Linguaglossa), colpiti dagli eventi sismici e vulcanici dell’Ottobre 2002, potranno chiudere le proprie posizioni con il fisco e le cartelle del periodo di sospensione, con l'abbattimento del 50% dei tributi e la cancellazione degli interessi e delle sanzioni iscritti a ruolo. Per tale definizione occorrerà presentare apposita istanza entro il 30 giugno 2008, e pagare il 50% delle sole imposte iscritte a ruolo (al netto di eventuali sgravi) senza nulla dovere per interessi e sanzioni. Il pagamento potrà essere effettuato entro il suddetto termine ovvero in 304 rate mensili. Mir.Arc. ECONOMIA 11 ATTUALITÀ LA VOCE DELL’ISOLA 12 15 Marzo 2008 I presidi periferici non sono uno spreco da sopprimere Piccoli Tribunali, tabù e totem Giustizia con troppe malattie G ià nel momento in cui partiti e coalizioni si preparano ad affrontare il giudizio degli italiani e prima ancora della ufficializzazione di liste e candidati, quando ci si applica a parlare al Paese per illustrare che cosa dovrà fare la XVI Legislatura e ciò che intendono realizzare deputati e senatori in pectore, si segnalano tra le molte le carenze del sistema giudiziario e si forniscono suggerimenti. Sono all’opera sciamani in 18a, pranoterapeuti appena rifatti dal chirurgo plastico, prestigiatori di ogni sorta. Molti, nell’ambito di tematiche settoriali specialistiche, propongono, decisamente superati dai tempi, ricette a base di bismuto, assolutamente ignari delle vere, gravi malattie di cui è afflitta la Giustizia. Ecco all’opera gli illusionisti che, dimostrando di disconoscere realtà, studi, numeri ed esigenze del Paese, riprendono il logoro argomento dei piccoli Tribunali che dispenserebbero Giustizia inefficiente a costi altissimi. Questa volta, È possibile recuperare una quantità di risorse economiche ed umane solo che si applichi la scienza dell'organizzazione ancora una volta, non è un bel coniglio bianco ad essere estratto dal cilindro, ma un topo passato a miglior vita. In mille sedi il Coordinamento Nazionale degli Ordini Forensi Minori ha dimostrato, dati Istat alla ma- no, che la Giustizia dei piccoli Tribunali è celere ed efficiente: ben tredici tra i primi venti più veloci Tribunali italiani sono piccole sedi. In più di un’occasione abbiamo dimostrato che la produttività delle risorse umane e materiali investite nei piccoli presidi è più o meno quella delle sedi maggiori, anzi è tendenzialmente maggiore. Il recente convegno “Risorse e La prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario Nuove regole per Antiriciclaggio di GIOVANNI PELLIZZERI I l Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto Legge n°.231/2007 recante attuazione della Direttiva n.2005/60/CE del 26 ottobre 2005 relativa alla prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio. Tra le diverse novità introdotte che entreranno in vigore dal prossimo 30 aprile 2008 si sottolineano in particolare il limite di soglia e le operazioni frazionate. Il limite consentito per trasferimenti di denaro in contante o di libretti di deposito al portatore o di titoli al portatore, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi è stato posto a euro 5.000,00. In sostanza, i pagamenti potranno essere effettuati senza vincolo alcuno solo se di importo inferiore a 5.000 euro. A partire da euro 5.000 sarà obbligatorio il pagamento tracciabile, cioè a mezzo bonifico bancario, assegno circolare e/o bancario intestato e con clausola “non trasferibile”. In caso contrario sarà applicabile una Sanzione dall’1 al 40% dell’importo trasferito. Inoltre alla luce della nuova normativa, viene definita operazione frazionata quell’operazione posta in essere attraverso più operazioni singolarmente inferiori ai predetti limiti, effettuate in momenti diversi e in un circoscritto periodo di tempo fissato in 7 giorni. Quindi ad esempio non saranno consentiti prelevamenti o finanziamenti fra soci e società di importi unitari sotto soglia che sommati nell’arco dei sette giorni, eccederanno il limite definito di 5000 euro. Attenzione però al valore delle operazioni. Infatti l’obbligo della tracciabilità risulta valere per le operazioni di valore a partire da 5.000 euro, anche se i pagamenti sono frazionati in un periodo di tempo più lungo di 7 giorni. Un contratto o una fattura di valore di 10.000 euro, che prevede 4 pagamenti di 2.500 euro ciascuno, con scadenza 30,60,90,120 giorni, presuppone l’applicazione del vincolo della tracciabilità a partire dal prossimo 30/4/2008. La violazione delle norme sopra descritte comporterà l’applicazioni di pesanti sanzioni amministrative. I Soggetti indicati negli artt. 10,11,12,13 e 14 del decreto in esame, (banche,uffici postali, agenti di cambio, professionisti, ecc.) se in relazione al proprio incarico dovessero venire a conoscenza delle infrazioni di cui sopra, hanno l’obbligo di riferire entro 30 giorni al Ministero dell’economia e delle finanze pena sanzione pecuniaria dal 3 al 30% dell’importo dell’operazione. Fare attenzione, dunque, ai pagamenti ma anche agli incassi. Giustizia. Realtà e prospettive” ha acclarato come un’incommensurabile quantità di risorse economiche ed umane è recuperabile solo che si applichi alla Giustizia la scienza dell’organizzazione, intervenendo su ogni momento del percorso, dalla acquisizione alla allocazione, dalla gestione alla verifica. Sedi e magistrati virtuosi risparmiano il 65 % delle risorse mantenendo la medesima offerta di Giustizia e finalmente il Consiglio Superiore della Magistratura si decide ad affidare la dirigenza degli uffici sulla base non della anzianità ma della, presunta, managerialità. Qualcuno, assumendo che in alcune sedi il numero dei procedimenti in carico a ciascun magistrato sia inferiore alla media nazionale, vorrebbe sopprimerle senza rendersi conto che in quella media si annida la media dell’efficienza, rectius della inefficienza della giurisdizione italiana. Senza considerare che la Giustizia di prossimità è un valore, che un presidio giudiziario efficiente è una volano di sviluppo socio economico, che una Giustizia lontana è fonte di maggiori spese per il cittadino e, di riflesso, anche per l’Erario. Così, mentre Montepulciano porta a dibattimento nel marzo 2008 fatti accaduti nel novembre 2007 (ma anche l’eccessiva velocità sarebbe una colpa secondo taluno) e Caltagirone ha un ruolo costante di circa 70 processi penali collegiali (a fronte dei 10 di qualche Ufficio più titolato), oggi qualcuno si presenta ai media additando i piccoli presidi come uno spreco da sopprimere quanto prima e qualcun altro sostiene che per l’Avvocatura il tema dei piccoli Tribunali sia un tabù che è pericoloso finanche guardare. Gli Ordini minori sono consapevoli che una verifica sulla utilità sociale di alcuni presidi potrebbe essere proficua al Paese e che su alcune tipologie di Uffici è positivo intervenire. Per questo, responsabilmente, non si sono mai sottratti al confronto, hanno organizzato numerose occasioni di dibattito, in particolare due convegni nazionali, nel 2005 e nel 2007, si sono sempre offerti alla dialettica perché non hanno mai trascurato le effettive esigenze del Paese; ma come risposta hanno sempre avuto un disarmante silenzio e finanche il diniego di accesso ai dati. Di questi temi non hanno mai fatto un tabù perché conoscono la realtà giudiziaria molto meglio di chi sta comodamente assiso a via Arenula o a palazzo Madama. Ma è di contro intollerabile che oggi, nel 2008, dopo le approfondite analisi degli ultimi tempi, qualcuno intenda ancora fare della revisione della geografia giudiziaria un totem dinanzi al quale inchinarsi e prostrarsi, ciechi e illusoriamente fiduciosi nelle sue divine facoltà. E se fosse solo fumo negli occhi ? Avv. Walter Pompeo 13 15 Marzo 2008 L’Enel-Gas manterrà gli impegni assunti da Metan Sicula? Il metano a Lentini un nodo che non si riesce a sciogliere di ANGELO PARISI La maggior parte delle utenze ha versato la quota di allacciamento ormai da anni senza averne alcun riscontro. In molte zone mancano gli alloggi per i contatori, dappertutto i contatori medesimi I l coordinamento locale per lo sviluppo Sostenibile fa appello all’Amministrazione Comunale affinché vengano compiuti tutti gli atti necessari per la fornitura del gas metano alla città di Lentini. I lavori iniziati nel 2000 sono rimasti sospesi dopo il cambio di titolarità dalla Metansicula ad Enel Gas. Così asserisce la nota pervenuta dal Coordinamento per lo sviluppo Sostenibile, inoltre continua … La maggior parte delle utenze ha versato la quota di allacciamento ormai da anni senza averne alcun riscontro. In molte zone mancano gli alloggi per i contatori, dappertutto i contatori medesimi. La zona industriale ha visto nascere i primi stabilimenti senza potere usufruire degli allacciamenti al metano. Resta inoltre aperta la questione del centro storico dove è vero che le richieste di allaccio sono minori, ma non per questo si possono penalizzare i cittadini e le famiglie che ne fanno richiesta…”. Chi crede che lo spinoso nodo emerga solo adesso, si sbaglia. Già a suo tempo, il consigliere comunale Roberto Messina con l’amministrazione Neri, di Centro Destra, rivolse un’interrogazione scritta all’allora assessore al ramo Davide Battiato, il quale puntualmente rispose (riportiamo una sintesi) che l’amministrazione comunale era ben allertata e che la faccenda avrebbe avuto esito positivo avendo lo stesso Battiato attenzionato sia l’ufficio tecnico competente che la Metan Sicula. Poi gli eventi politicamente, e non solo, precipitarono come tutti sanno e siamo giunti ad oggi. Dove ancora si parla di messa in sicurezza e altre amenità. A noi risulta, e ne abbiamo dato ampio spazio nell’intervista a Roberto Messina pubblicata nel n. 53 anno III del 27 aprile 2007 di Informa Sicilia, e a cui facciamo espresso riferimento, che già era stato lanciato un gas inerte e “puzzolente” rilevatore di fughe, tanto che nei giorni di queste prove la popolazione allarmata fece capolino al Comune per le debite lagnanze. Uno dei tanti nodi cruciali che avevano fatto vincere la gara decisamente alla Metan Sicula, era l’allaccio gratuito, contatori compresi, di tutti gli istituti pubblici di Lentini, fra cui le scuole, lo stesso Municipio, gli impianti sportivi. Noi ad oggi non ne vediamo alcuna predisposizione. Il consigliere Messina a suo tempo lanciò un grido d’allarme facendo espresso riferimento nel corso della citata intervista agli art, 16 e 19 della convenzione stipulata con la Metan Sicula che prevedevano parecchi obblighi da parte di quest’ultima società con l’A.C. e su cui prossimamente ritorneremo in maniera più analitica. Detto questo, leggiamo con piacere solo dopo otto anni dall’inizio dei lavori, il comunicato del Sindaco Mangiameli …che dà per quasi conclusa a breve l’intera faccenda: “L’Amministrazione Comunale segue con attenzione l’evoluzione dei lavori per la messa in rete del metano a Lentini. Con L’Enel Gas tengo contatti personali. La nuova ditta ha già effettuato la messa in sicurezza della rete, estesa 122 chilometri ed ha assicurato che entro la fine di febbraio si svolgerà un corso di formazione per tecnici installatori di Lentini e Scordia, ditte artigiane regolarmente iscritte negli albi, per procedere quindi, entro il mese di marzo, all’avvio della distribuzione del gas metano nelle abitazioni con l’impianto già predisposto…L’Amministrazione guarda con grande interesse le diverse applicazioni della tecnologia ed in tal senso si sta muovendo per la predisposizione di progetti per l’installazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica a servizio degli immobili di proprietà del Comune.” Che dire? Auguri a tutti, incrociamo le dita e…speriamo bene. Enel Gas, pensaci tu! Il sindaco di Lentini Mangiameli. In alto a sinistra: il palazzo comunale Scorie di “medio livello” depositate sin dal 1995? Rifiuti nucleari nella miniera di Pasquasia chiederci dove finisce la gran quantità di denaro erogato dall’Euratom come indennizzo per le vittime innocenti, morte di tumore, e come “affitto” per il deposito finale di rifiuti radioattivi a Pasquasia». di MARIO FIORITO A Pasquasia ci sarebbero rifiuti nucleari e documenti lo dimostrerebbero. A sostenerlo è il periodico “L’Ora Siciliana”, attraverso un’inchiesta fatta da Angelo Severino, che svela come nell’ex miniera vicino Enna, fin dal 1995, vi sarebbero depositate scorie di medio livello. Sul sito www.ennaonline.com si possono trovare ulteriori informazioni. Ma la cosa più preoccupante sarebbe che dal 2010 a Pasquasia finirebbero anche le famigerate HLW di terza categoria, ossia le scorie la cui radioattività decade nel corso di migliaia di anni. Inoltre, il giornalista Angelo Severino ipotizza addirittura un inaspettato incidente nucleare verificatosi probabilmente intorno al 1995 durante una fase sperimentale di laboratorio per verificare la reale consistenza del sottosuolo della miniera su eventuali dispersioni di radiazioni. Lo testimonierebbe la presenza di Cesio 137 nelle vicinanze di Pasquasia, riscontrata dall’Usl nel 1997 in concentrazione ben superiore alla norma. Se l’emissione nell’aria di questo radionuclide è normalmente provocata da disgrazie all’interno di centrali nucleari, perché a Pasquasia che centrale nucleare non è? Attraverso un’attenta cronistoria iniziata nel 1983, quando l’Enea “strizza l’occhio” a Pasquasia, Angelo Severino descrive un inquietante intreccio di fatti e di smentite, di omertà e di depistaggi, di menzogne volute e di ignorante confusione. Perché fu scelto proprio il sito ennese? Perché l’argilla o il salgemma sono le formazioni idonee per la sistemazione definitiva di scorie nucleari, comprese quelle ad altissima intensità. Se ci sono Due immagini della miniera di Pasquasia nei pressi di Enna entrambe le formazioni, come a Pasquasia, è meglio perché si hanno non una ma due delle barriere naturali per garantire l’isolamento del deposito. Secondo quando afferma ancora “L’Ora Siciliana”, ulteriori informazioni sul sito www.ennaonline.com, oltre al danno ci sarebbe anche la beffa perché se effettivamente nelle viscere di Pasquasia ci fossero le scorie, «dovremmo drammaticamente ATTUALITÀ LA VOCE DELL’ISOLA ATTUALITÀ LA VOCE DELL’ISOLA 14 15 Marzo 2008 L’inaugurazione dell’Anno accademico dell’ateneo di Catania Momento di vivo confronto tra l’Università e la società di CORRADO RUBINO N ella sempre prestigiosa e suggestiva cornice del Teatro Massimo Bellini, gioiello e vanto della città Catania, è stata celebrata il primo marzo scorso la tradizionale cerimonia d’apertura dell’Anno accademico. Puntualissimo il senatore Franco Marini, Presidente del Senato, ha attraversato la platea del Teatro Massimo Bellini e ha preso posto in prima fila assieme agli onorevoli Anna Finocchiaro ed Enzo Bianco. Subito dopo ha avuto inizio la cerimonia con l’ingresso delle rappresentanze delle Facoltà dell’Ateneo catanese. Poi sono apparse le ricche toghe e gli ermellini dei Rettori degli Atenei ospiti, italiani e stranieri, ed infine ha fatto il suo ingresso il Magnifico Rettore e il Senato accademico preceduto dall’argentea “mazza” simbolo del potere accademico. Ma quanto tempo è passato da quel giorno che, da spettatore casuale, fui testimone di uno scontro fra opposti gruppi di studenti estremisti nel cortile interno del Siculorum gimnasium. Poco prima che lo scontro scoppiasse uno dei leader estremisti saltellando davanti alla severa figura del Magnifico Rettore, che era coraggiosamente accorso all’ingresso nel tentativo di scongiurare il peggio, lo apostrofava gridandogli in faccia che era finito il tempo del suo potere capitalista e classista e che l’Università era del popolo: era il 1972 e il Rettore era Cesare Sanfilippo. Oggi, mille anni luce lontani da quei tempi (anche se tra il Corpo docenti ho riconosciuto diverse facce di “sessantottini”) il Magnifico Rettore Antonio Recca ha pronunciato il suo articolato discorso inaugurale. “Momento istituzionale - ha detto significativo di confronto tra il mondo universitario ed i rappresentanti della società, nella consapevolezza che lo sviluppo sociale ed economico della nostra Regione e del nostro Paese dipende anche dall’impegno dell’Ateneo e soprattutto da una comunione d’intenti ampiamente condivisi, da una solida cooperazione, dalla determinazione a realizzare nel più breve tempo possibile quanto insieme concordato ed intrapreso, così da conseguire, con la partecipazione e con la collaborazione di tutti, gli obiettivi prefissati.” L’anno accademico 2007-2008 si apre, come già altri in precedenza, in un contesto politico nazionale che non si può certo considerare sereno. Il diffuso malessere degli italiani che si riscoprono poveri (adesso è stato anche ufficializzato!) e che si accorgono, oggi, che determinate scelte di ieri falsamente progressiste e altre, imposte da una classe politica arrogante e opportunista fino all’indecenza, non fanno intravedere un futuro roseo costellato, come appare, da motivi di preoccupazione dovuti, nell’immediato, alla mancanza di una chiara prospettiva del futuro assetto politico italiano. L’Università italiana da troppo tempo ormai discute e sperimenta discutibili riforme il cui risultato sono stati il disorientamento e l’aumento dei costi organizzativi. Vane promesse politiche di particolare attenzione per il mondo dell’Università e della Ricerca scientifica. Così come l’adesione alle regole comunitarie era finalizzata all’integrazione europea, ritenuta fondamentale per la crescita culturale, sociale ed economica dell’Italia e dell’Europa, Nelle immagini: il Senato accademico e il senatore Franco Marini che ha presenziato all’inaugurazione dell’anno accademico nonché per il dialogo multietnico (sempre più importante per la Sicilia in particolare). “Purtroppo - si rammarica il prof. Recca - la Finanziaria 2008 è risultata avara e dimentica del Patto per l’Università e la Ricerca proposto e sottoscritto dai Ministri Mussi e Padoa-Schioppa appena cinque mesi prima. Nella sostanza, venivano a mancare gli interventi per il supera- nei virtuosi, che per la prima volta avrebbero ottenuto gli incentivi promessi dal patto per l’Università, non riceveranno nulla. Di conseguenza appare chiaro che, essendo incomprimibili le spese per gli stipendi e di funzionamento, non rimarrà che tagliare le spese per la ricerca. Ma dalla relazione del Rettore emerge una Università degli Studi di Catania che nel suo complesso, anche l’Ateneo catanese che purtroppo risulta essere l’ultimo fra gli Atenei siciliani beneficiati. Obiettivo dell’Università di Catania è anche quello dell’internazionalizzazione, implementando le attività di progettazione e di attuazione di bandi comunitari; partecipando attivamente agli eventi internazionali, perseguendo il coordinamento della mobilità studentesca e offrendo ai do- Lo sviluppo sociale ed economico della nostra Regione e del nostro Paese dipende anche dall’impegno delle università e soprattutto da una comunione d’intenti ampiamente condivisi, così da conseguire, con la partecipazione e con la collaborazione di tutti, gli obiettivi prefissati mento delle difficoltà gestionali ed economiche che gli Atenei hanno vissuto negli anni più recenti, che in definitiva si traducevano nell’impossibilità di concretizzare quel finanziamento competitivo destinato ad incentivare ed a sostenere l’impegno delle Università per il loro sviluppo, nonché nella negazione di finanziamenti integrativi e di risorse adeguate per la copertura degli incrementi automatici di spesa.” Risultato: 20 delle 77 Università registrano bilanci sempre più in rosso, e qualche altra si avvia sulla stessa strada. La cancellazione della norma secondo la quale una quota dei finanziamenti 2008 sarebbe stata distribuita sulla base del merito delle singole Università farà sì che gli Ate- se in presenza di oggettive difficoltà, si muove bene. Diversi sono gli impegni assunti dall’Ateneo. Realizzare una maggiore collaborazione con le scuole secondarie superiori per preparare insieme gli studenti ad una scelta ragionata della Facoltà. Un migliore impiego delle risorse disponibili e destinare le economie della spesa pubblica soprattutto alla ricerca scientifica, ai dottorati di ricerca, agli assegni di studio, all’assunzione di giovani ricercatori. Di qui l’impegno ad assicurare il massimo sostegno alla ricerca, con necessario ampliamento delle risorse finanziarie che, senza attendere finanziamenti statali potrebbero pervenire attraverso il 5 per mille destinato, con senso di responsabilità, al- centi il supporto nella presentazione di progetti concernenti i programmi comunitari. Da tempo l’Università catanese ha concretizzato una produttiva collaborazione con le multinazionali del settore tecnologico-informatico presenti nel territorio. Di recente, i rapporti di cooperazione sui temi della ricerca e della didattica sono stati estesi anche agli altri comparti produttivi, tra l’altro sottoscrivendo convenzioni quadro con le maggiori associazioni di categoria delle province (Catania, Caltanissetta, Enna, Ragusa e Siracusa) che costituiscono il bacino d’utenza dell’Ateneo; convenzioni che offrono la possibilità di condurre progetti di ricerca in sinergia con i laboratori delle imprese più importanti, Dati sull’Università degli Studi di Catania Alla chiusura delle iscrizioni per quest’anno accademico, gli iscritti sono 66.884 (di cui oltre 30.000 fuori corso), compresi quelli dei corsi di laurea del vecchio ordinamento e ad esaurimento, delle scuole di specializzazione, dei master, della SISSIS e dei dottorati di ricerca. Al primo anno dei corsi di laurea di primo livello gli iscritti sono 12.540, dei quali 9.876 come nuovi immatricolati. Al primo anno delle lauree specialistiche, gli immatricolati sono 5.411 su un totale di 15.048 iscritti. Nelle 12 Facoltà dell’Ateneo sono attivi 159 corsi di laurea: a Catania, 65 di primo livello e 58 di secondo livello, nonché uno magistrale a ciclo unico; nelle sedi decentrate, 21 di primo livello e 11 di secondo livello; 3 a Siracusa, sede della Facoltà di Architettura. Durante il precedente anno accademico, i laureati sono stati 7.073, ai quali si aggiungono 1.019 titoli di formazione post laurea. Il corpo docente è composto da 553 ordinari, 473 associati, 598 ricercatori, 15 assistenti di ruolo ad esaurimento e 2 assistenti incaricati, per un totale di 1.641 docenti, con un rapporto docenti/studenti molto elevato: 40,8. Per soddisfare le necessità della didattica, della ricerca e delle attività amministrative, è necessario fare ricorso ai professori a contratto e alle collaborazioni coordinate. anche in vista dell’apertura ai Paesi e alle popolazioni del Mediterraneo, e di far maturare numerose e qualificate opportunità di lavoro per i laureati siciliani. Rilevante novità è quella che ha riguardato la costituzione del Politecnico del Mediterraneo, che entrerà a regime nell’anno accademico 20082009, puntando su dottorati di ricerca e master, ma anche su corsi di laurea specialistica in Ingegneria, Architettura, Scienze agrarie, biologiche, della terra e del turismo, su materie socio-economiche, giuridiche e biotecnologiche, nonché sulle relazioni internazionali e sulle tecniche dell’informazione. Il Polo, scientifico e tecnologico, reso operativo nelle modifiche generali dello statuto d’Ateneo, è dotato di autonomia gestionale e amministrativa, e trova riferimento nelle attività previste nell’accordo siglato dalla Regione Siciliana e dagli Atenei di Palermo, Messina, Enna e Catania, che ha istituito una struttura unica per la nostra regione che diventerà tra le più prestigiose del Sud Italia e potrebbe sopperire a molte mancanze e rilanciare il Sud verso il raggiungimento degli standard elevati già presenti al Nord Italia, creando una struttura d’eccellenza. L’Ateneo di Catania, contando quasi 70.000 studenti, è ormai diventato uno dei poli più importanti della Sicilia e del resto del Sud Italia; è composto da ben 12 Facoltà divise in corsi di laurea magistrale, triennale e specialistica. Ma è evidente che non è tutto rose e fiori, così come riferisce il rappresentante degli studenti Antonio Iuculano “Da sempre il Sud è stata terra di studenti; infatti, quasi il 40% dei giovani siciliani affronta l’esperienza universitaria per cercare di sopperire alle enormi difficoltà del mondo del lavoro, che nella nostra regione è particolarmente tortuoso e con poche prospettive. L’organizzazione dei corsi di laurea è un po’ deficitaria, in quanto ancora oggi la laurea di primo livello non risponde adeguatamente al mondo del lavoro, alla possibilità di master e concorsi, per i quali è richiesto il più delle volte il completamento del ciclo di studi. Esempio lampante sono le direttive della nuova Finanziaria in tema di co.co.co nell’ambito delle Università, per i quali il requisito minimo d’assunzione diventa la laurea specialistica o di vecchio ordinamento a discapito della laurea triennale, sufficiente per svolgere soltanto determinati compiti, screditando ulteriormente il titolo di studi conseguito con la riforma del 2001.” L’Orto delle meraviglie dei catanesi Il fantastico mondo abitato da piante che si incontrano solo nelle fiabe di CORRADO RUBINO S iete mai entrati in un orto botanico? Non è la stessa cosa che andare ai giardini pubblici o nei parchi cittadini, che pure ci regalano rigeneranti momenti di relax e ci fanno, per poche ore, riconciliare con la natura. Gli orti botanici hanno un fascino particolare. La prima impressione è quella di essere entrati in un altro mondo; in un mondo fantastico. Un mondo in cui i veri abitanti sono le piante; gli esseri umani sono solo un accessorio. Abbiamo la sensazione di trovarci lì solo perché abbiamo sbagliato strada e ci meravigliamo di stare a tu per tu con piante che si incontrano solo nelle fiabe. Se non stiamo attenti saremo inghiottiti dalle maestose euforbie colonnari o da una centenaria dracaena draco delle Canarie nelle cui vene scorre il sangue di drago. Tra i vialetti dell’orto camminiamo a passi lenti, con il naso per aria come Alice nel paese delle meraviglie, ammirati, osserviamo le altissime chiome delle palme Phoenix dactylifere, ma attenti anche a dove mettiamo i piedi. Ci sono in agguato i “cuscini della suocera” grandi come nani da giardino o le spine dell’Aloe ciliaris del Sudafrica e ancora l’Agave americana tipica dei paesaggi di Tex Willer di Bonelli. Tutto ha un nome e cognome, tutto è catalogato e codificato come in una bellissima enciclopedia delle botanica. Questo patrimonio culturale di inestimabile valore costituisce l’eredità che le generazioni precedenti hanno voluto costituire e donarci. Tocca a noi preservarlo e valorizzarlo e a nostra volta lasciarlo in eredità a chi verrà dopo di noi. SPECIALE LA VOCE D 18 15 Mar La prestigiosa istituzione universitaria fondata da Francesco Tornabene Roccaforte L’Hortus Botanicus Catinensis fra pochi mesi compie 150 anni di CORRADO RUBINO L ’Università di Catania istituì la sua prima cattedra di Botanica nel 1788, cioè dopo tre secoli e mezzo dalla fondazione avvenuta nel 1434, affidandola a Matteo Di Pasquale il quale, come i suoi successori, tra cui il Cosentini, utilizzava un piccolo orto privato per le dimostrazioni pratiche a sussidio delle lezioni, in mancanza di un orto accademico. Nel 18° e 19° secolo l’interesse per le scienze, in particolare per quelle botaniche, si era manifestato, tra l’altro, a Catania con la fondazione di numerosi giardini e orti privati a carattere scientifico. Tra i più importanti si ricordano quello di Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, quello del duca Furnari, ricco soprattutto di piante officinali, quello del padre cassinese Emiliano Guttadauro, situato nella Flora del monastero benedettino di San Nicolò l’Arena (sul quale fu costruito l’ospedale Vittorio Emanuele), e infine quello, ricchissimo, del canonico Salvatore Portal, posto sulle pendici dell’Etna, a Biancavilla. Nel 1843 venne nominato alla cattedra di Botanica il benedettino Francesco Tornabene Roccaforte al cui impegno e determinazione si deve la fondazione dell’odierno Orto Botanico. In seguito alle sue ripetute sollecitazioni, nel 1847 la Deputazione della Regia Università di Catania acquistò il terreno da destinare a tale scopo alla periferia della città, in località Borgo. Il Tornabene scrisse nel 1887 “...non verso il centro del paese né molto distante dal medesimo per l’accesso degli studiosi e per l’utile del pubblico”. Altri anni, tuttavia, dovettero passare ancora per la realizzazione dell’Orto; nel 1856 fu dato l’incarico della progettazione degli edifici all’architetto Mario Distefano, docente di Architettura. Il 31 luglio 1858, giorno del compleanno della regina delle Due Sicilie, presenti le più alte autorità civili ed ecclesiastiche, il Gran Cancelliere dell’Università, Ferdinando Cutrona, pose la prima pietra. Le prime piante, provenienti da altri Orti Botanici, in particolare di Svezia, Francia e Italia (Napoli e Palermo), furono collocate nel 1862. Nello stesso anno e nel 1864 l’Orto fu visitato dal principe Umberto di Savoia che, tra l’altro, apprezzò le collezioni di tabacchi e di cotoni. Nel 1865, grazie ad un lascito del catanese Mario Coltraro all’Università, l’Orto fu ampliato e la nuova area venne destinata, come espressamente voluto dal donatore, alla coltivazione delle specie della flora spontanea siciliana. Il Tornabene, quasi ottantenne, lasciò la cattedra di Botanica nel 1892; morì nel 1897. Gli successero Pasquale Baccarini (1892-1900) e Giuseppe Lopriore (1900-1901). Ma la figura dominante all’inizio del secolo fu quella di Fridiano Cavara, divenuto titolare della cattedra di Botanica nel 1901. Egli si distinse per un’attività scientifica vivace e varia dedicandosi, tra l’altro, a ricerche floristiche e micologiche, ma soprattutto tentò l’esperienza di acclimatare sull’Etna piante alpine. A tale scopo creò un Giardino Botanico Alpino che chiamò “Gussonea”, ubicato nei pressi della casa cantoniera sull’Etna a 1880 metri sul livello del mare. Trasferitosi il Cavara a Napoli nel 1906, gli succedette Luigi Buscalioni (1906-1923), noto in Italia e all’estero per la sua produzione scientifica nei più diversi campi della Botanica; egli si adoperò per l’ampliamento dell’Isti- Il 31 luglio 1858, giorno del compleanno della regina delle Due Sicilie, presenti le più alte autorità civili ed ecclesiastiche, il Gran Cancelliere dell'ateneo, Ferdinando Cutrona, pose la prima pietra dell’Orto tuto con la creazione di nuovi locali per la biblioteca e i laboratori. Tali strutture, tuttavia, da un punto di vista architettonico, si rivelarono molto modeste in confronto al classico edificio voluto dal Tornabene. Il Buscalioni cercò di realizzare nell’Orto l’ordinamento sistematico secondo Engler, ma le sostanziali modifiche apportate, se permisero un’organizzazione più razionale, comportarono però la distruzione di esemplari arborei di indubbio pregio. I successivi direttori poco influirono sulla vita dell’Orto, pur essendo noti studiosi in campo botanico come Emilio Chiovenda, Albina Messeri e Roberto Corti. Alla vigilia della seconda guerra mondiale assunse la direzione e l’insegnamento Gaetano Rodio. Purtroppo i danni causati dai bombardamenti, l’occupazione dell’Istituto da parte delle truppe alleate e le difficoltà postbelliche determinarono la decadenza dell’Orto; tra l’altro, per i gravi danni subiti, il direttore Valerio Giacomini fece demolire nel 1958 la grande serra Tepidario voluta dal Tornabene. Dal dopoguerra, e soprattutto negli ultimi anni, con la direzione del prof. F. Furnari, l’Orto Botanico ha gradualmente recuperato le proprie funzioni e, pur negli spazi ereditati dalla struttura ottocentesca, non suscettibili di ulteriore espansione, esso presenta notevole interesse storico, scientifico e didattico per alcune sue collezioni di grande rilievo. Gli “Edifici dello Stabilimento”, come vengono indicati nel progetto presentato dall’architetto Distefano e approvato nel 1857, comprendevano l’Aula, l’Erbario e la Biblioteca. Collocato al termine del viale cen- trale che, partendo dal cancello d’ingresso sulla via Etnea, si allarga in un emiciclo, il prospetto dell’edificio domina l’intera area e lo spazio, per quanto limitato, appare percettivamente più ampio soprattutto grazie all’imponente portico con doppio ordine di colonne che si erge su una gradinata di marmo bianco. Le colonne sono in stile ionico, il soffitto a cassettoni e, nella parete di fondo, al di sopra di quattro nicchie che avrebbero dovuto ospitare delle statue, sono poste iscrizioni volute dallo stesso Tornabene, celebranti gli studi botanici, la loro utilità e gli illustri botanici del passato. L’edificio rispecchia la formazione neoclassica del Distefano, uno dei più aggiornati architetti catanesi del tempo, al quale si devono anche il palazzo Zappalà Tornabene in via Crociferi e l’Istituto Agrario Valdisavoja. 19 zo 2008 La struttura del giardino si estende su una superficie di 16.000 mq Piante provenienti da tutto il mondo L 'Orto Botanico si estende su una superficie di circa 16.000 mq ed è suddiviso in Hortus Generalis (13.000 mq), che raccoglie soprattutto piante esotiche, ed Hortus Siculus (3000 mq), destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane. È situato a 75 metri sul livello del mare su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali (Orto Siculo). La progettazione del giardino subì, già nel corso dei lavori, parecchie modifiche. L'iniziale suddivisione in Hortus Universalis (o Orto Universale) e Hortus Siculus (Orto Siculo), mantenuta tuttora, era evidenziata da un differente stile d'impianto oltre che da una delimitazione spaziale delle due aree, poste a diverso livello e separate da una balaustra con cancelli e scalinate. L'Orto Universale prevedeva una composizione di tipo strettamente formale, conforme alla tradizione locale dei giardini e degli orti botanici privati. Il giardino, infatti, era suddiviso da viali ortogonali terminanti, in direzione Est-Ovest, nell'ingresso da via Etnea e nel portico monumentale della Scuola e, in direzione Nord-Sud, nel grande acquario e nella serra. Le aiuole di forma geometrica erano disposte in modo simmetrico, compatibilmente con la forma irregolare dell'area. Tale disposizione era accentuata dalla presenza di vasche per le piante acquatiche. L'Hortus Generalis è oggi diviso in quadri delimitati da larghi gradini in pietra da taglio calcarea, agli angoli dei quali, su piccoli pilastri, sono posti vasi in terracotta. Sono anche presenti tre vasche circolari, di cui una divisa in settori, per la coltivazione di piante acquatiche. Recentemente è stata ricostruita la grande serra, detta Tepidario, una delle strutture più imponenti dell'Orto che ospita piante esclusivamente tropicali. L'Hortus Siculus è suddiviso in strette aiuole rettangolari delimitate da sottili cordoni in pietra lavica, nelle quali si mantiene la suddivisione delle piante per famiglia. L'ingresso principale dell'Orto è sulla via Etnea, dove, fino alla seconda guerra mondiale, era presente una cancellata in ferro di cui rimane solo l'apertura centrale. Attualmente questo ingresso è chiuso e all'Orto si accede dalla via A. Longo. In fondo al viale principale, ormai quasi completamente nascosto da due enormi Dracaena draco, si trova l'edificio, progettato in stile neoclassico; attraverso una gradinata in marmo si accede al portico delimitato da una doppia fila di colonne. Il soffitto è a cassettoni, con rosoni di stucco e sulla facciata prospiciente il portico sono poste alcune lapidi con iscrizioni che celebrano gli studi botanici ed alcuni maestri del passato. Le principali collezioni Se oggi la funzione di un Orto Botanico è intesa prevalentemente come rappresentazione dei più diversi ambienti naturali, pure non ha ancora perduto valore quella di raccolta ed esposizione di esemplari provenienti da diverse parti del globo. Così l'Orto Botanico di Catania, costretto a mantenere l'antica struttura dalla sua limitata estensione, riveste un'importanza storica proprio come sede di alcune peculiari collezioni. La più ricca è certamente quella delle piante succulente (grasse) che, per le loro originali forme e strutture, sono una delle maggiori attrattive dal punto di vista didattico e ornamentale. Già il Tornabene in un catalogo manoscritto elencava numerose succulente di varie famiglie (Cactacee, Aizoacee, Crassulacee). Arricchita da successive acquisizioni, la collezione annovera oggi circa 2000 specie, coltivate in serra ma la maggior parte all'aperto; ciò è possibile grazie al clima piuttosto mite d'inverno che permette di supplire in parte alla carenza di serre, pur necessarie per le piogge invernali e il rischio di grandinate. In particolare, sono degni di nota gli esemplari raccolti nell'area dell'antica serra, quali alcuni Echinocactus grusonii ultracentenari e di inestimabile valore, altissime Euphorbia dal caratteristico portamento a candelabro, numerose specie di Cereus dalla fioritura notturna e di Opuntia, oltre a Pereskia grandifolia, unica cactacea provvista di foglie. In due piccole serre si coltivano numerose altre succulente, particolari per l'aspetto, come diversi Lithops (le "piante sasso") e Xerosycios dalle foglie a medaglione, o per le splendide ed effimere fioriture, quali Mammillaria, Lobivia, Matucana e molte altre. Inoltre particolarmente interessanti sono: Blossfeldia lilliputana Werd., il più piccolo cactus sudamericano in grado di fiorire e fruttificare prima di raggiungere mezzo centimetro di altezza; Astrophytum capricorne Br. & R. con le sue varietà fra cui la var. niveum, molto rara e delicata; Leuchtenbergia principis Hook., il cui aspetto ricorda quello di un'Agave, con rami che portano all'estremità areole, spine e fiori. Altrettanto interessante è la collezione delle palme, piante tra le più maestose del regno vegetale, che, grazie alla mitezza del clima, possono essere coltivate all'aperto. Si tratta di un centinaio di esemplari, alcuni di notevoli dimensioni, dalle più note Phoenix e Washingtonia, alle pregiate Archontophoenix, Saba/, Erythea. Particolarmente rare sono Trithrinax campestris, Butia eriospatha e Jubaea chilensis. La maggior parte, pur provenendo da re- gioni tropicali o subtropicali, è perfettamente ambientata nel nostro clima tanto da fiorire e fruttificare regolarmente. Si rinvengono soprattutto nel settore specifico e lungo il viale principale, ma diversi altri esemplari sono sparsi nell'Orto. Infine non vanno tralasciati alberi di considerevole sviluppo il cui impianto può farsi risalire ai tempi del Tornabene, quali Taxodium mucronatum, Phytolacca dioica, Maclura pomifera, o, ancora, altre essenze di particolare interesse, come Eucalyptus citriodora, le cui foglie profumano di limone, diversi esemplari di Dracaena draco, Chorisia insignis e C. speciosa, Jacaranda mimosaefolia, Grevillea robusta, Magnolia grandiflora, Ficus glabella, ecc. Tra le Gimnosperme si notano Cupressus macrocarpa, Agathis australis, Podocarpus neriifolia, Pinus halepensis e un esemplare maschile di Encephalartos horridus. L'Orto Siculo venne inizialmente realizzato dal Tornabene secondo lo stile inglese, come dimostrato da una planimetria del 1887. Fu poi ristrutturato dal Buscalioni nella forma attuale, realizzando anche una vasca per le piante acquatiche. Per quanto fortemente rimaneggiato rispetto all'originario schema in stile prettamente informale o naturaliforme, l'Orto Siculo, con la sua collezione di piante spontanee dell'isola, costituisce il settore più peculiare. Oggi è in atto una diversa sistemazione che, mantenendo le specie più significative, permetta la ricostruzione di ambienti naturali dove collocare piante con esigenze ecologiche simili. La collezione è comunque in fase di incremento per il suo interesse scientifico e didattico, considerato, tra l'altro, che è l'unica del genere in Sicilia. Sono qui presenti specie arboree di grandi dimensioni, quali Quercus ilex (leccio) e l'ibrido Q. fontanesii, Ceratonia siliqua (carrubo), Pinus pinea (pino da pinoli), oltre a numerosi pregevoli endemismi, come Celtis aetnensis (bagolaro dell'Etna), Salix gussonei (salice di Gussone), Zelkova sicula. È anche possibile apprezzare numerose specie caratteristiche della macchia mediterranea, tra le quali vanno citate Pistacia lentiscus, Phyllyrea angustifolia, Myrtus communis e Olea oleaster, mentre tra quelle tipiche delle garighe sono Rosmarinus officinalis, Erica multiflora, Cistus creticus, ecc. Nell'Orto Siculo sono presenti anche alcune piante esotiche che da lungo tempo vengono coltivate in Sicilia come diversi agrumi, il nespolo del Giappone (Eryobotrya japonica (Thunb.) Lindley), l'albicocco (Prunus armeniaca L.), il gelso bianco (Morus alba L.) e l'agave (Agave americana L.), che costituiscono parte integrante del paesaggio vegetale siciliano. SPECIALE DELL’ISOLA SPECIALE 20 LA VOCE DELL’ISOLA 15 Marzo 2008 Aperto al pubblico nei giorni festivi e in occasione di mostre, manifestazioni e conferenze Un indispensabile supporto alla didattica universitaria L Inoltre è in funzione un sistema multimediale interattivo che permette ai visitatori una migliore conoscenza delle piante dell'Orto. Infatti il visitatore viene fornito di un “palmare” dallo stesso Istituto e basta avvicinarlo all’asticina munita di antennino posta nelle aiuole e sul display del “palmare” appariranno tutte le informazioni sulle piante presenti nell’aiuola stessa. Per garantire e migliorare la funzionalità della struttura sono in atto interventi di manutenzione straordinaria riguardanti serre, vasche, aiuole, che, per evidenti problemi economici, sono stati scaglionati nel tempo. La prima ristrutturazione è stata eseguita nel 1994 nella serra Gasperini. 'Orto Botanico costituisce, sin dalla sua fondazione, un indispensabile supporto alla didattica universitaria per le dimostrazioni su materiale vivente. È inoltre fondamentale strumento per la ricerca scientifica soprattutto nel campo tassonomico. L'Orto inoltre svolge attività didattica pre-universitaria con visite guidate per gli studenti delle scuole secondarie, mentre per i docenti vengono annualmente organizzati corsi di aggiornamento, seminari e conferenze su vari aspetti della biologia vegetale e delle problematiche ambientali. L'Orto Botanico di Catania svolge oggi un preciso ruolo non solo nell'ambito universitario ma anche nel tessuto cittadino; grazie alla frequente organizzazione di attività diverse. In tal modo, ci si propone, tra l'altro, di far conoscere la struttura e di sensibilizzare le autorità e i cittadini ai numerosi problemi di gestione. Da alcuni anni infatti l'Orto è stato aperto al pubblico, anche nei giorni festivi, in occasione di mostre, manifestazioni e conferenze. Soltanto a Palermo, Catania e Messina Gli Orti Botanici in Sicilia T re sono i giardini botanici storici in Sicilia: l’Orto Botanico di Messina, l’Orto Botanico di Catania e l’Orto Botanico di Palermo, ai quali si deve aggiungere il recente Giardino Botanico "Nuova Gussonea" realizzato a Ragalna in contrada Carpinteri. La travagliata storia del piccolo Orto Botanico di Messina ricalca in modo preciso le vicende dell'Università della città. L'Hortus Messanensis fu fondato nel 1638 e l'Ateneo messinese chiamò per realizzarlo il romano Pietro Castelli, discepolo di Cesalpino, uno dei luminari della scienza del tempo. A Pietro Castelli successe Marcello Malpighi, il fondatore dell' istologia e dell'anatomia vegetale. Quando nel 1678 gli spagnoli riconquistarono la città dopo la rivolta del 1674, l'Università venne soppressa. L'Orto botanico venne deliberatamente distrutto, dopo soli quarant'anni dalla sua fondazione. Di quel gioiello naturalistico ed architettonico, per la cecità vendicativa di un oppressore, resta oggi solo il disegno, che è di estremo interesse. Nel 1838 i Borboni rifondano a Messina una nuova Università. Ma il nuovo Orto Botanico vide la luce dopo mezzo secolo di istanze avanzate dall'Ateneo: finalmente, il 29 aprile 1889 il Consiglio Comunale di Messina, accogliendo la proposta del prof. Antonino Borzì, deliberava di cedere all'Università quasi quattro ettari sulle sponde del torrente Portalegni al fine di istituirvi un Orto botanico. Gli eventi che seguirono furono disastrosi per l'Orto: dopo il terremoto del 1908 gran parte degli spazi che ospitavano le collezioni di piante fu invasa da baracche di terremotati e mai più restituita. Nel 1911, in seguito all'attuazione del Piano regolatore della città, furono ritagliati dall'Orto gli spazi per realizzare piazza XX Settembre e vari edifici della Facoltà di Medicina. Ma non basta nel 1968 fu tolto lo spazio per una cabina di trasformazione dell'ENEL sul lato nord e, nel 1986, lo spazio per un pozzo trivellato dall'Ente Porto sul lato sud. Final- mente nel 1990 la Soprintendenza ai BB. CC. AA., applicando il vincolo agli appena 8000 metri quadrati che restavano dell'Orto Botanico, pose fine allo scempio. Resiste quindi un piccolo polmone verde, lussureggiante di vegetazione, in pieno centro cittadino in contrasto stridente con la povertà del patrimonio arboreo della città stessa. L'Orto Botanico di Palermo rappresenta il nucleo storico attorno al quale la botanica accademica si è sviluppata a partire dal 1795, data in cui fu solennemente inaugurato. La sua origine risale al 1779, anno in cui a Palermo sorse l'Accademia di regi Studi (corrispondente all'attuale Università) che, istituita la Cattedra di "Botanica e materia medica", ottenne di usufruire del vecchio baluardo di Porta Carini e di un'esigua area circostante per insediarvi un piccolo orto dove coltivare i "semplici", cioè le piante medicinali utili all'insegnamento. Ben presto questo primo orto accademico si rivelò insufficiente alle necessità del tempo; così, nel 1786, si decise di trasferirlo in una sede sufficientemente ampia da consentire l'impianto di un orto concepito secondo criteri più moderni di quelli di un modesto giardino dei "semplici". Fu scelta un'area adiacente alla "Villa Giulia". Il nuovo orto nacque, quindi, con lo scopo di contribuire allo sviluppo delle Scienze botaniche nell'interesse soprattutto della medicina e dell'agricoltura e di dare ulteriore decoro alla città. Il Giardino Botanico “Nuova Gussonea” di Ragalna fu fondato il 31 gennaio 1979, tramite una convenzione stipulata tra la Direzione Generale delle foreste della Regione Sicilia e l’Università di Catania, il giardino etneo è stato inaugurato il 27 giugno 1981 a conclusione del Simposio internazionale su “Il paesaggio vegetale”, svoltosi a Zafferana Etnea, noto centro delle pendici orientali del vulcano. In tale occasione è stata scoperta una targa bronzea dedicata dall’Università di Catania a Valerio Giacomini, il cui pensiero e il cui insegna- mento hanno costituito base culturale fondamentale per l’istituzione e l’organizzazione del giardino stesso. Il giardino Nuova Gussonea è ubicato sulle pendici meridionali dell’Etna, nella zona B del Parco naturale, ad altitudini comprese fra 1700 e 1750 metri. L’area ad esso destinata ricade in un suggestivo scenario naturale che, attraverso il diradarsi verso monte dell’ultima vegetazione, è sovrastato dall’imponente mole del monte Frumento, culminando nei fumanti crateri terminali. Il terreno occupato dal giardino, dell’estensione di oltre 10 ettari, è per buona parte costituito da lave antichissime, di età preistorica. Per la restante parte il terreno è ricoperto da una colata lavica che si estende in direzione nord-sud e la cui origine secondo i geologi Romano e Sturiale risalirebbe probabilmente all’anno 1535. Il Giardino è stato strutturato partendo dalla considerazione che i vegetali, in natura, non vivono isolati ma riuniti in comunità. Sulla base di tale principio la superficie del giardino è stata organizzata in modo da poter ospitare le più significative comunità vegetali fra quelle che caratterizzano il territorio etneo ai vari livelli altitudinali. Nel realizzando giardino vengono quindi esemplificate e mantenute, le diversità del paesaggio vegetale etneo. In tal modo il giardino “Nuova Gussonea” viene ad assumere una fisionomia ed una funzione che lo rendono diverso da tutti gli altri giardini alpini e di montagna e dagli orti botanici. Se a ciò si aggiunge la sua ubicazione sul più alto vulcano attivo d’Europa, nel cuore dell’area mediterranea, ben si comprende il suo spiccato carattere di singolarità. Per saperne di più GUGLIELMO A., PAVONE P., La collezione di piante succulente dell'Orto Botanico dell'Università di Catania. Il Naturalista Siciliano, S. IV, 5 (1-2):1-20, Palermo1981. PAVONE P., Guida alla visita dell'Orto Botanico, Ed. CULC, Catania 1983. PAVONE P., GUGLIELMO A., L'Orto Botanico dell'Università di Catania. In: Orti botanici, Giardini alpini, Arboreti italiani; F. M. Raimondo (Ed.). Palermo 1992. GUGLIELMO A., PAVONE P., SALMERI C., La collezione di Palme dell'Orto Botanico di Catania, 1996. GUGLIELMO A., PAVONE P., L'Orto Botanico di Catania, Tipografia S. Amara, Catania 1999. 21 15 Marzo 2008 L IBERE OPINIONI È INIZIATO IL PORTA A PORTA PER LE PROSSIME ELEZIONI Già all’opera i “piazzisti” di voti è tempo di sorrisi e di promesse M a che vada al diavolo e che sia strafulminato lui e tutti quelli come lui!!! Questo furfante si ricorda di me e della mia famiglia solo quando ci sono le elezioni. Mi viene a trovare e mi dice «Caro amico mio…,» anzi «fratello mio!!! Vedi che il momento è arrivato, si vota ad aprile. Mi raccomando. Io ti sono sempre stato vicino e se non era per quell’imbecille di sindaco io ero ancora al mio posto e ti potevo essere d’aiuto. Quindi ora ce la dobbiamo mettere tutta; dobbiamo riuscire di nuovo nell’impresa. Gli amici ci sono, e io questa volta ho degli appoggi importanti, non possiamo fallire. Vedi che ci conto; nel seggio voglio trovare il tuo voto e quello della tua famiglia. A proposito vedi… questo è il collegio elettorale in cui mi presento. Tu parla con tutti i tuoi parenti e i tuoi amici che sono residenti nel mio collegio e dammi l’indirizzo, così io controllo in quale seggio votano…». Questo grandissimo esponente dell’associazione nazionale “facce di bronzo”, che per mia grande vergogna è stato eletto consigliere comunale, non solo si è fregato i soldi pubblici che gli ha dato il Comune e anche quelli dell’azienda pubblica dove faceva finta di lavorare. Poi, per farla completa, non si è più fatto sentire. Vedere sì. Già, perché di vederlo lo abbiamo visto tutti in televisione durante le riprese delle sedute del Consiglio Comunale. Discorsi sconclusionati, sgrammaticati, volgarità, atteggiamenti da mafiosetto dei bassifondi. Che vergogna! E io ho dato il mio voto a questo bandito. Caro consigliere dei miei cabbasisi cosa hai fatto quando il Comune ha aumentato illegalmente le tasse sulla spazzatura? Dov’eri, tu e tutto il tuo gruppo del partito di maggioranza, quando il Comune aumentava l’ICI. Ti sei accorto, tu e tutta la giunta di furbastri di cui hai fatto parte, che questa città è tornata ai livelli di inciviltà e di invivibilità di venti anni fa. I vigili urbani sono diventati introvabili come gli animali rari protetti dal WWF. La gente posteggia dove gli pare (il problema è solo quello di trovare posto in terza fila). Gli autobus pubblici di Bengasi funzionano certamente meglio che in questa città. I quartieri periferici sono una giungla. Gli ambulanti ormai occupano intere carreggiate e, vendendo pane, frutta e verdura inquinati dal monossido di carbonio degli scarichi delle auto che passano a pochi centimetri, avvelenano gli sprovveduti che comprano da loro. Le strade sono diventate un susseguirsi di buche e rattoppi. Caro consigliere, dov’eri quando venivano appaltati i lavori stradali al comune? Non ti sei accorto che il giro delle ditte è sempre lo stesso. Non c’è stato ultimamente un solo cantiere stradale che si è chiuso con una riasfaltatura a regola d’arte del manto stradale che dopo i lavori è rimasto puntualmente deformato e pieno di buche. Ma tanto a te che te ne frega? tu ti sei fatto il fuoristrada. Ma sì che te ne sei accorto: una sera sì e una no eri a cena con i maneggioni e reggipanza che strisciano attorno al Comune. Le attività produttive sono scomparse ma in cambio siamo pieni di ipermercati. Zingari ed extracomunitari dovunque. Il business dei cimiteri è in mano alle famiglie mafiose, senza parlare di quello dei rifiuti solidi urbani e industriali che scoppierà in Sicilia appena le organizzazioni che lo gestiscono lo riterranno opportuno (gli affari sono affari!). È lunghissimo l’elenco delle cose che tu e il tuo partito avreste potuto fare per il bene della città. Tutte cose che avete puntualmente promesso di “aggiustare” prima delle ultime elezioni e che invece non solo non avete “aggiustato” ma avete peggiorato con l’assoluto disprezzo del bene comune e della sana amministrazione, pensando solo a perseguire un solo obiettivo: ammuccarvi le tangenti delle ditte che oltre a pagare il pizzo alla mafia devono pagare il pizzo anche a voi. Delinquenti voi e fessi noi che vi abbiamo votato. Basta, sono veramente fuori di me. Sono stufo di seguire i telegiornali prezzolati che mi parlano di teatrini politici, di alleanze tattiche di cui non mi interessa nulla, mentre le giunte regionali e comunali, formate da questa gentaglia, mi rubano i soldi dello stipendio o della pensione o dei gua- dagni sudati del mio lavoro. Non votare? A caldo la reazione è quella di mandarli al diavolo tutti, ma poi ci pensi e ti rendi conto che è sbagliato non andare a votare. Se vogliamo che qualcosa cambi bisogna andare a votare. Soprattutto alle regionali a alle comunali. Fregatevene di quello che vi promettono (tutte fesserie). Al massimo vi faranno il grande favore di farvi nominare scrutinatore di seggio (non cadete nella trappola). Non votate per quelli che parlano solo di alleanze con questo o con quello. Votate per la gente meno sporca per quelli che hanno fatto qualcosa di buono, anche poco ma qualcosa di cui avete visto i benefici per la comunità. Ribellarsi alla “casta siciliana” ecco cosa bisogna fare. Non per fare politica ma solo per difendere la propria famiglia, la propria casa, il proprio stipendio. A proposito di “casta” mi piace concludere citando un passo del libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, La Casta a pagina 115: «E anche i privilegi più insopportabili, quelli che fanno ribollire il sangue, non appartengono affatto al passato. Lo dimostra platealmente la presenza nel Parlamento italiano, nella legislatura iniziata nel 2006, di 6 siciliani che ogni mese portano a casa non solo lo stipendio da deputato ma anche, come ex consiglieri regionali, un sontuoso vitalizio dell’Ars, l’Assemblea regionale siciliana, dai 3 agli 8000 euro e mezzo. Sono il margheritino Franco Piro, i forzisti Giovanni Ricevuto e Giuseppe Firrarello, il nazional-alleato Nino Strano e i diessini Vladimiro Crisafulli e Angelo Capodicasa, che incassa anche lo stipendio da viceministro alle Infrastrutture e passa quindi in carrozza i 25.000 euro. Al mese. Tutta colpa, dicono, di un buco nei regolamenti parlamentari siciliani. Ma come, direte voi, vogliono farci credere di non essersene accorti? Esatto. Al punto che la loro reazione, alla domanda sul perché non avessero segnalato l’ingiustizia di questo privilegio, somiglia alla risposta che diede un architetto palermitano quando gli chiesero perché diavolo avesse costruito la grande piscina olimpionica, rimasta chiusa per anni, senza l’impianto di riscaldamento. Si battè una mano sulla fronte e disse: Minchia: m’u scurdai!» Bruno Caridoro Chi spende di più ha molte più probabilità degli altri di essere eletto Quanto costa ai candidati la campagna elettorale? Q uanto costa la campagna elettorale a un candidato? E chi può permettersi di affrontarla? Queste domande che le facciamo da tempo, distrattamente, senza rifletterci sopra. In verità riflettiamo poco su tante cose, forse troppe. Nella scala delle priorità i costi della campagna elettorale non stanno in cima ai nostri pensieri. Eppure qualche scalino meriterebbero di salirlo nell’agenda dei nostri interessi. Perché? Chi spende di più ha molte più probabilità degli altri di essere eletto e rappresentare i nostri bisogni, interessi, desideri, volontà. Tutto. La nostra vita è segnata, in misura ampia, dalle decisioni che vengono assunte nelle istituzioni: dal comune alle Camere, passando per le province e le regioni. Se non posso utilizzare trasporti pubblici, scuole materne, ospedali rassicuranti; se i costi dell’energia sono salati, se le tasse si mangiano il mio stipendio vuol dire che qualcuno ha deciso (o non ha deciso, favorendo decisioni altrui) che le cose vadano come vanno. Le responsabilità non stanno tutte da una parte e vanno suddivise. Chi sta al governo ha la sua parte di responsabilità, chio sta in parlamento un’altra parte e chi siede in consiglio comunale ha la sua porticina. Ma il mondo oggi è fatto in modo che quando succede qualcosa in Germania, la conseguenze arrivano da noi e viceversa. Quando gli americani aprono il cordone della borsa a coloro che non possono pagare il mutuo casa e poi aumentano i tassi d’interesse dei debitori mandando a carte quarantotto milioni di famiglie, il boomerang dell’onda di ritorno (debitori che non pagano, banche sull’orlo del fallimento) arriva a casa nostra come lo tsunami. Altro esempio: quando i padroni del petrolio decidono di abbassare la produzione e diminuire i barili, la nostra benzina costa di più. Oggi si specula su tutto: i barili, la moneta, le azioni. Chi specula e scommette paga meno tasse di chi lavora giorno dopo giorno e non arriva alla fine del mese. Ma questa è un’altra storia. I nostri governanti, parlamentari o manager pubblici e privati non subiscono tutto questo, talvolta lo accettano, talvolta concorrono allo sfascio e talvolta, invece, cercano di evitare che le close vadano male. Come? Calmierando i prezzi, liberalizzando, facendo pagare chi specula sui generi di prkma necessità, diversificando le fonti di approvvigionamento. Ogni volta che il prezzo del carburante si alza, la benzina fa un balzo in avanti, quando cala, la benzina costa lo stesso di prima. Il petrlolio non ha la marcia indietro, insomma. Ecco perché è importante sapere chi va a decidere e discutere queste cose. Sono riuscito a sensibilizzarvi? Spero di sì. Fatta questa lunga, noiosa predica, torniamo ai costi della campagna elettorale ed alle necessità di vigilare. Una campagna elettorale per le politiche nazionali costa molto meno che la competizione regionale. Credevate che fosse il contrario? Sì, dovrebbe essere così, ma dipende dall’ampiezza della circoscrizione e dal sistema elettorale. Al Senato le circoscrizioni si sono ampliate ma non c’è più il voto di preferenza, sicché costa di meno. Per quale ragione? Stiamo andando a ratificare le scelte dei partiti. Un esempio: se il candidato sta in testa alla lista, diventerà senatore o deputato perché è prevedibile che almeno un seggio scatti per quel partito. Se l’hanno posto nei primi cinque posti, basterà calcolare quanti seggi quel partito pensa di ottenere. È un’operazione semplice. Non è che si sappia tutto, ma si sa che fino a un certo punto si può essere certi dell’elezione, nella fascia centrale si corre qualche rischio, nella fascia bassa si è in lista solo per fare un favore a qualcuno (ed ottenere di ricevere qualcosa in cambio). Le risorse vengono investite dai partiti che si avvalgono naturalmente della buona immagine dei loro candidati. Quanto costa una campagna per le politiche? Cifre abbordabili, da ventimila a cinquantamila euro. E c’è chi non spende nemmeno una lira, perché è il partito che paga. Dipende dalle regole e dai rapporti che il candidato ha con i dirigenti. Sapete ciò che accade da qualche tempo a questa parte? Un giovanotto si presenta nella segretaria di un personaggio politico importante e chiede un favore, magari l’assunzione, la consulenza, qualcosa d’importante insomma. Viene accolto a braccia aperto ed invitato a misurarsi in campagna elettorale. Un invito, non un ordine, ma il giovanotto capisce che se vuole ottenere ciò che gli sta a cuore, deve accettare l’invito.. Conclusione: se i deputati ed i senatori vengono eletti a tavolino, gli altri ottengono quello a cui ambiscono se dimostrano di avere portato voti alla lista. Se il meccanismo delle nazionali, senza preferenza, taglia i costi, quello delle regionali li aumenta, perché la competizione è dura: fra candidati della stessa lista e fra candidati di liste diverse. Ci sono le preferenze. Quanto costa la campagna elettorale di un can- didato alle regionali? Molto: da cinquanta mila a cinquecentomila euro. Meno di cinquantamila? Sì, ci si può provare ma la visibilità sarà davvero modesta e le percentuali di successo altrettanto modeste.Chi può investire cinquanta, cento, duecentomila euro? Lasciamo da parte coloro che non arrivano alla quarta settimana. E gli altri? Chi ha un reddito di cinquemila euro mensili per nucleo familiare non ha il problema della quarta settimana, ma non può certo investire simili somme. Ha già un mutuo per la casa ed ha un tenore di vita che si mangia tutto o quasi. Figuriamoci se può investire una barca di quattrini per candidarsi. Se lo facesse, rischierebbe un contenzioso in famiglia. E allora chi si candida? Nell’ordine: coloro che non spendono quasi nulla perché sono essi stessi il partito; gli uscenti che hanno utilizzato circa 25 mila euro al mese negli anni della legislatura; i liberi professionisti con reddito da venti-trentamila euro al mese in su; quelli che “se vengo eletto so come fare per rientrare”; i candidati di bandiera che sono contesi perché fanno immagine; quelli che vengono sponsorizzati e contraggono un debito d’onore con gli sponsor. Non c’è da stare allegri, dunque. E allora? Niente, bisogna accendere ceri alla Madonna perché in questo novero di candidati ci siano coloro cher abbiano voglia di lavorare, intelligenza per decidere il da farsi, indipendenza di giudizio ed onestà Ma qualcosa, poco in verità, la possiamo fare per cercare di migliorare la rappresentanza degli eletti: informarci sul loro conto, non accettare di preferire chi ci viene segnalato dal nostro amico, congiunto, datore di lavoro eccetera. E tenere gli occhi puntati verso l’alto. Perché? Per scoprire quanto denaro è stato investito in campagna elettorale. I manifesti 6X3, per esempio, costano un occhio della testa. Il cittadino da cinquemila euro al mese se ne può permettere uno ogni cinque anni perché costa quanto una crociera nel Mediterraneo. Dieci manifesti dieci crociere. Il 6X3 permanente –poniamo un mese – vale quanto una crociera attorno al mondo, o quasi. Perciò attenti a quelli che hanno tanti manifesti 6X3 o hanno invaso la città con il loro faccione sorridente: utilizzate la visibilità del candidato all’incontrario, non votandolo. ll candidato 6X3 non va mandato in Parlamento. Ha speso troppo e deve rientrare nelle spese. Sicilia Informazioni LIBERE OPINIONI LA VOCE DELL’ISOLA SOCIETÀ LA VOCE DELL’ISOLA 22 15 Marzo 2008 A colloquio con l’architetto Davide Famà Vedere l’architettura moderna con i canoni della geobiologia di DOMENICO COCO A colloquio con l’architetto Davide Famà, 35 anni, libero professionista, originario di Regalbuto (EN), laureatosi nella Facoltà di Architettura di Palermo in “Architettura, arredamento d’interni e design”, che da anni s’interessa di Feng Shui e Geobiologia applicati sia all’architettura che al al design di oggetti. Davide Famà vive a Catania ed esercita prevalentemente sul territorio catanese in ambito privato. Architetto Famà, perché costruiamo spazzatura? La risposta alla sua domanda implica così tante problematiche che si potrebbe discutere per giorni. Direi, piuttosto, perché non costruiamo con la spazzatura? In edilizia si possono riciclare il 90% dei materiali utilizzati ed a questo fatto si può aggiungere una quantità enorme di materiali derivanti dalla trasformazione dei rifiuti solidi urbani e industriali. Ma questo è un altro discorso. La sua domanda si riferisce alla qualità architettonica dei manufatti edilizi degli ultimi 60 anni, presumo. A questo le rispondo molto semplicemente: perché non si edifica più secondo i dettami di Vitruvio, cioè “solido, utile e bello”. Oggi non si produce Architettura, escluso qualche esempio, ma si produce edilizia. A mio avviso la differenza fra le due cose è sostanziale, perché mentre l’Architettura è fatta da manufatti correttamente orientati, opportunamente distribuiti, progettati osservando le leggi bioclimatiche, costruiti con materiali naturali o ecosostenibili, ma soprattutto da spazi che suscitano emozioni, l’edilizia, di contro, è fatta di metri cubi su metri quadri, persegue soltanto il guadagno estremo a discapito anche della qualità progettuale, da ciò ne deriva una ricerca orientata alla diminuzione dei costi di produzione. Lei non si occupa soltanto di architettura “tradizionale” ma anche di progettazioni Feng Shui, Geobiologia, cromatologia e Design. Può spiegare come e se riesce a fondere o a scindere le varie disciplina? Non penso che ci sia un processo di fusione o di scissione degli argomenti. Mi sono avvicinato al Feng Shui con l’atteggiamento di un bambino che viene attratto dal mare, dagli animali, dal fuoco…dal mondo. Mi ricordo che mi trovavo in una nota libreria di Palermo ai tempi dell’Università, come per incanto, fui attratto da un testo dal titolo “Feng Shui”, avevo già sentito qualcosa a riguardo, lo presi in mano, era un testo di Simon Brown, il quale è uno dei più noti esperti sull’argomento al mondo, incominciai a sfogliare le pagine, mi catturò, lo comprai immediatamente e andai a casa. Appena arrivai lessi il libro tutto d’un fiato, applicando contemporaneamente alla mia abitazione ciò che studiavo. Da quel momento incominciai ad interessarmi di altre filosofie orientali scoprendo un modo di relazionarsi con il mondo di tipo simbiotico, studiai e praticai Yoga. Tutto ciò succe- fatto con coscienza. Abbiamo accennato al Feng Shui, alla Geobiologia, nei limiti del possibile, può spiegare con parole semplici di che cosa stiamo parlando? Non è facile, ma ci provo. Il Feng Shui è una filosofia orientale, empirica, vecchia quattro mila anni che si preoccupa di equilibrare yin e yang, queste ultime sono delle trovano, ad esempio, un lotto o un edificio esposto a Sud avrà un’energia yang, mentre degli altri lotti o edifici esposti a Nord saranno dotati di un’energia yin. Lo scopo del Feng Shui è quello di mettere in relazione, ma soprattutto di equilibrare, le energie di abitazione ed abitanti, tramite delle soluzioni distributive e delle scelte d’arredamento che vengono determinate da un’attenta analisi di Oggi non si produce architettura, ma si produce edilizia: l’architettura è fatta da manufatti che suscitano emozioni; l’edilizia, di contro, è fatta di metri cubi su metri quadri, a discapito della qualità progettuale deva mentre continuavo il mio percorso universitario, il quale, man mano, veniva appreso con un’ottica diversa orientata al confronto, quindi, ricercando le analogie, le differenze, i pro e i contro. Il risultato è il mio modo di progettare, che consiste in un continuo alternarsi di architettura “tradizionale”, Feng Shui, tecnologia e design, oppure tutti insieme, insomma, potrebbe sembrare una confusione, a me piace chiamarla ricerca dell’equilibrio. Ritengo che tutto possa essere utile e proficuo purché sia inserito nel contesto giusto e Davide Famà energie di diversa intensità, yin è poco intensa, yang è molto intensa. Le energie sono yin oppure yang a seconda dalle direzioni cardinali da cui provengono, un po’ come i venti. Le direzioni cardinali prese in considerazione sono otto, quattro primarie (N.E.S.O.) e quattro secondarie (NE, SE, SO, NO), dette energie possono essere equilibrate ubicando, distribuendo e arredando gli edifici in modo opportuno, a seconda del segno di chi vi abiterà. Il punto di partenza dell’indagine è l’individuo o gli individui che abiteranno l’edificio, infatti, si determina per ogni abitante il “segno feng shui”, il quale non ha nulla a che vedere con il segno zodiacale, anche se, ci sono delle analogie tra i due, per esempio, il fatto che il segno f.s. si determina, come quello zodiacale, con la data di nascita tramite un’apposita tabella. Il segno determina l’elemento d’appartenenza. Gli elementi sono cinque: acqua, legno, fuoco, terra e metallo. Ad ogni elemento corrispondono un colore, dei materiali, un numero, un diagramma, ed una o più direzioni cardinali. Tutte queste caratteristiche le ritroviamo anche per il lotto o per l’edificio, in quanto, anch’essi occupano una posizione nel cosmo, per cui hanno una propria energia prodotta dai vari elementi che maggiormente insistono su l’area in cui si tutti questi elementi di cui vi ho accennato. Il Feng Shui si avvale anche degli studi geobiologici. La geo-biologia è quella scienza che stabilisce le relazioni e le interazioni tra la geologia e la biologia quindi, tra la terra ed gli esseri viventi. Gli studi geobiologici si occupano di rilevare e misurare, con strumenti più o meno sofisticati, i campi magnetici diretti e indiretti che gravano su di un’area, nel nostro caso su di un lotto o in un’abitazione. I campi magnetici diretti sono dei fasci di energie cosmiche, alcuni di essi sono ortogonali tra loro, orientati da nord a sud e da est a ovest formando delle griglie, nello specifico la Rete di Hartmann, ma non è la sola. I nodi generati dall’incrocio dei fasci prendono il nome di nodi geopatogeni. Per semplificare, trascorrere un lungo periodo in corrispondenza di un nodo potrebbe causare, o favorire lo sviluppo di patologie più o meno gravi, ad esempio forti emicranie, dolori apparentemente di tipo reumatico, ma anche problemi di tipo gastro-intestinali e cardiaci. Quanto detto si spiega con la continua e prolungato esposizione in corrispondenza di un campo magnetico che può essere più o meno intenso. I campi magnetici indiretti sono quelli generati da reti elettriche, da elettrodomestici, da insediamenti in- dustriali. Tutto ciò è prodotto dall’uomo, soprattutto quelli prodotti dai telefoni cellulari, di cui deli effetti si dibatte da lungo tempo. Lo scopo della geobiologia applicata all’ Architettura è quello di evitare di far ricadere gli spazi di un’abitazione in cui si trascorre molto tempo, ad esempio il letto, o la scrivania, in corrispondenza di nodi o fasci geopatogeni. Alla luce di quanto esposto, come si pone lei nei confronti di chi sostiene che l’architetto tende ad imporre la propria volontà ed i propri gusti alla committenza? E non pensa che queste conoscenze possano essere o diventare delle ulteriori imposizioni? Grazie per avermi posto questa domanda. La mia risposta è no. Ritengo che il Feng Shui, basandosi sulla conoscenza dell’individuo, possa essere uno strumento d’indagine dell’abitante molto utile al fine di produrre un’Architettura su misura. A tal fine ho redatto una scheda in cui sono riportati forme, materiali, colori ed altri elementi di base del F. S., una sorta di test che la committenza è invitata a compilare. Grazie anche a questa scheda, oltre che ai “tradizionali” colloqui, si riescono ad individuare più facilmente la personalità della committenza, gusti e desideri; questo che non è un test scientifico, lo considero più come un promemoria che viene compilato in moto istintivo dalla persona interessata. A mio avviso il rapporto tra committente e architetto dovrebbe essere più una collaborazione e non una semplice prestazione professionale in cambio di denaro. L’architetto entra in casa e il rapporto diventa intimo. Il professionista, per poter soddisfare la committenza ha bisogno d’informazioni che riguardano la personalità anche vizi e virtù. Ritengo che l’Architetto debba essere prima psicologo, poi tecnico ed infine artista e debba proporre e non imporre. Deve produrre soluzioni abitative personalizzate e non show-room d’arredamento, o abitazioni intrise di oggetti inutili o inutilizzati. Pensa di avere con il Feng Shui la formula giusta per ottenere Architettura e non spazzatura? La formula giusta? Credo che sia alla portata di tutti, e consiste nel costruire con coscienza secondo le regole vigenti, soprattutto ottimizzando il risparmio energetico e salvaguardia ambientale. 23 15 Marzo 2008 La storia e gli uomini di Sicilia che i giovani non conoscono Antonio Santangelo Fulci una Medaglia d’Oro catanese di CORRADO RUBINO E ra il 21 settembre 1951 quando il generale di Brigata Ferdinando Ainis, che in quel periodo era il comandante “interinale” del Comando Militare Territoriale di Palermo, scrive al segretario generale del ministro della Difesa una lettera che ha come oggetto il cambio di denominazione della caserma “Lucchesi Palli” di Catania. Ainis, nella sua lettera, esordisce portando a conoscenza delle autorità centrali che la caserma catanese, già occupata dalla fine della guerra da enti civili, sta per rientrare in possesso dell’Amministrazione militare e che ospiterà la sede del Distretto militare; di seguito, nella stessa lettera, propone pertanto di cambiare la denominazione della caserma in questione intitolandola ad un giovane eroe catanese: il Sottotenente d’artiglieria Antonio Santangelo Fulci, insignito di Medaglia d’Oro per il “fatto d’Arme di Solarino” del 13 luglio 1943. Ainis non usa mezzi termini per liquidare la precedente intitolazione alla figura del colonnello Francesco Lucchesi Palli dei principi di Campofranco, morto a Catania durante i moti rivoluzionari degli anni 1848 e ’49, sottolineando che agli atti del ministero non esiste un “foglio d’ordini” con il quale sia mai stata sanzionata l’intitolazione e che comunque “richiama un episodio ignorato oggi dai più anche perché verificatosi oltre un secolo fa”. La proposta viene accolta ed il cambio di denominazione è ufficializzato con un “foglio d’ordini” del 30 novembre 1951; ma in realtà il Distretto militare, che aveva già sede nell’ex convento domenicano di San Domenico e trasformato nella omonima caserma (che poi sarà intitolata alla Medaglia d’Oro Agatino Malerba), si trasferirà solo due anni e mezzo dopo nella caserma “Antonio Santangelo Fulci”, anch’essa un ex con- Nel riquadro Santangelo Fulci; nella cartina la direzione dell’attacco della 50ª Divisione di fanteria britannica. vento carmelitano, e quindi a decorrere dal 12 giugno 1954. Antonio era figlio del generale di Divisione Giuseppe Santangelo, artigliere pure lui, e della moglie Agata Fulci. Era nato il 25 settembre 1922 a Catania al n. 10 dell’elegante viale Regina Margherita. Aveva appena compiuto 15 anni quando, il 7 ottobre 1937, diventò allievo del Collegio militare di Roma. Il giorno del suo diciassettesimo compleanno, dopo due anni di scuola, si arruolò volon- Cannone da 105/28 mod. 12 – 1913 - Pezzo d'artiglieria realizzato in Italia ed entrato in dotazione all’Esercito italiano a partire dal 1913 Ponte Primosole – 1943 tario con ferma triennale: era il settembre del ‘39. L’Italia entra in guerra il 10 giugno 1940 e Antonio, dopo appena un anno di servizio volontario, il 1° novembre 1940 entrò come allievo della regia Accademia di artiglieria e genio di Torino e terminò il corso il 27 febbraio 1942. Ottenne la nomina a sottotenente di artiglieria il 22 marzo del ‘42 e cinque giorni dopo fu destinato al 133° Reggimento d’artiglieria della Divisione corazzata “Littorio” che aveva la sua sede a Mantova e che poi fu mobilitato a Foggia il 31 agosto dello stesso anno. Il sottotenente Santangelo, al seguito del suo reparto, partecipò alle operazioni di difesa costiera in Sicilia dal 25 novembre del ’42 al 14 gennaio del ‘43. L’indomani fu trasferito a domanda al 40° raggruppamento d’artiglieria del 16° Corpo d’Armata dove assunse il comando di una sezione della 2ª batteria del 10° gruppo, dotata di cannoni da 105/28. Il raggruppamento era comandato dal colonnello Francesco Gennaro ed era di rinforzo al II/75° reggimento fanteria della Divisione “Napoli”. Nelle prime ore del 10 luglio del ’43 gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia. Verso le otto della mattina il comando delle forze armate della Sicilia emanò disposizioni per il “rischieramento” dei reparti al generale Gotti Porcinari, comandante della Divisione di fanteria “Napoli”, e tra gli spostamenti da predisporre vi era anche quello di “rischierare” il II/75° reggimento fanteria “Napoli”, comandato dal colonnello Ronco, dalle posizioni di Palazzolo Acreide verso la direttrice Solarino–Floridia–Siracusa. Al suo seguito si mosse quindi anche il 10° gruppo artiglieria a cui apparteneva la sezione comandata dal sottotenente Santangelo. La mattina del 12 la 23ª Brigata corazzata inglese, sostenuta da fuoco d’artiglieria, sferrò un attacco a Palazzolo Acreide che venne occupata alle undici e mezza. Erano le quattro di mattina del 13 luglio quando il reparto del colonnello Ronco venne sottoposto ad un bombardamento d’artiglieria. Dopo quaranta minuti d’inferno scattò l’assalto dei fanti britannici che, però, furono contenuti fino alle nove e mezza. Dopo, gli inglesi riuscirono a passare e a rompere tai, assalite sui fianchi e sulla fronte, le linee italiane di contrada Trigona cedettero e la resistenza cessò intorno alle tre di pomeriggio del 13 luglio davanti alla schiacciante superiorità della 50ª Divisione di fanteria britannica. A poco più di tre giorni dal momento in cui era avvenuto lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia, il giovane ufficiale, morì eroicamente al comando della sua sezione di artiglieria piazzata in un agrumeto (ironia della sorte di proprietà di un parente di Antonio) di contrada Trigona nelle campagne di Solarino e che fu colpita in pieno da un colpo di mortaio. Il coraggio, l’esempio e l’estremo sacrificio di quel giovane combattente che avrebbe compiuto ventuno anni qualche mese dopo, meritarono il ricordo perenne. Antonio Santangelo Fulci fu decorato della Medaglia d’Oro al valor militare con la seguente motivazione: “Comandante di una sezione di artiglieria facente parte di una colonna destinata ad una importante operazione, in tre giorni di aspri combattimenti, dava prova di spiccate virtù militari. Chiesto ed ottenuto di essere impiegato in funzione controcarro esplicava tale compito con perizia, infliggendo gravi perdite all’attaccante. Nella difesa dell’ultimo caposaldo, stretto da ogni lato da forze corazzate continuava a resistere fino all’estremo. Ferito gravemente il servente dell’ultimo pezzo si sostituiva ad esso e continuava il fuoco, finché investito da una raffica di mitraglia, cadeva incitando i pochi superstiti alla lotta. Sicilia, 10-13 luglio 1943”, Il corpo di Antonio non fu mai ri- Nel luglio del 1943, con i cannoni della sua postazione piazzati su una collina di Solarino, contrastò sino al sacrificio l’avanzata delle truppe inglesi nel territorio di Siracusa lo schieramento. I resti del reparto italiano ripiegarono in contrada Trigona, lì dove si erano già attestate la due batterie del 10° gruppo. Sottoposte ad un nutritissimo fuoco di mor- conosciuto dai familiari confuso fra quelli degli altri militari che caddero attorno ai cannoni della batteria e quindi oggi riposa in una sepoltura comune assieme ai suoi uomini. Solarino - Contrada Trigona – Sezione di artiglieria con cannoni da 105/28 del 10° gruppo colpita e distrutta dagli attaccanti britannici STORIA LA VOCE DELL’ISOLA SOCIETÀ LA VOCE DELL’ISOLA 24 15 Marzo 2008 Allo stadio Massimino di Catania l’incontro con la squadra Nazionale Italiana Attori La partita della vita non finisce mai di ALESSANDRO RUSSO “L a partita della vita non finisce mai”: così era intitolato lo striscione che si vedeva esposto in tribuna B dello stadio “Angelo Massimino” di Catania. Domenica 17 febbraio 2008 in un clima di gioia e di festa fra telecamere e centinaia di scatti fotografici, sfruttando l’occasione della partita in trasferta del Catania calcio, si è pensato bene di organizzare una bella iniziativa di solidarietà “La partita del cuore”, una partita di beneficenza fra la Nazionale Italiana Attori e una rappresentativa della Fenascop - Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psicosociali - supportata da alcune vecchie glorie del Calcio Catania. Obiettivo della partita è stato quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema come quello delle malattie mentali che spesso viene messo in secondo piano, sconfiggere in questo modo i pregiudizi, le paure che circondano queste persone, dando una mano alle famiglie dei malati che a volte si nascondono o si isolano oppresse dallo “stigma” che affligge la malattia mentale e dalla vergogna di essere rifiutate. Il pubblico ha risposto numeroso riempiendo la tribuna A e B, nonostante ci fossero folate di vento gelido siberiano e una temperatura proibitiva, tipica di città del nord Europa, sicuramente inusuale per la nostra città. Nella rappresentativa della Nazionale attori, molte sono state le adesioni di volti noti del piccolo schermo e del teatro: Francesco Salvi ex conduttore del tg satirico “Striscia la Notizia”, Enzo De Caro protagonista di numerose fiction, Edoardo Sylos Sabini il cattivo della soap “Vivere”, Paolino Blandano che abbiamo visto in tv in “Provaci ancora prof.”,”Un posto al sole”e altre fiction, Giulio Scarpati e Pietro Sermone che hanno recitato in “Un medico in famiglia”, ed altri personaggi famosi diretti dal coach Giacomo Losi ex grandissimo giocatore della Roma. Dall’altra parte la squadra Fenascop, composta da membri dell’organizzazione, pazienti ed operatori di diverse strutture dell’hinterland catanese rinforzata da ex giocatori del Catania del calibro di Claudio Ciceri, Fortunato Torrisi e Sergio Fernandis e del presidente del Cus Catania, Luca Di Mauro, allenati dall’applauditissimo ex c.t. del Catania Prof. Salvo Bianchetti. Il momento della consegna del dono alla squadra Da non dimenticare la partecipazione allo spettacolo degli sbandieratori delle tre contrade di Motta Sant’Anastasia famosi in tutto il mondo, di diversi gruppi musicali come: i Brigantini, i Supernova, i “Stamu fitennu” e Gemma che prima e dopo palardo capeggiati dal presentatore dell’evento il giornalista Giacomo Cagnes. Soddisfatti gli organizzatori della manifestazione Angelo Maugeri, e il presidente della Fenascop Giampiero Di Leo, alla manifestazione non pote- Obiettivo della partita è stato quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema come quello delle malattie mentali che spesso viene messo in secondo piano, e sconfiggere in questo modo i pregiudizi Al termine della partita diversi sono stati i commenti positivi riportati dal quotidiano La Sicilia e ripresi dalle varie testate televisive locali. Da non dimenticare un altro importante momento di gioia e di solidarietà verso questo persone meno fortu- Foto di gruppo durante la visita all’Oasi. Sotto: la nazionale italiana attori di calcio l’incontro hanno allietato i partecipanti con le loro performance, mentre a rallegrare l’ambiente ci hanno pensato l’esilarante trio di commentatori Ketty Ranno, Brigida e Gaetano Pap- vano mancare anche l’assessore comunale allo sport del Comune di Catania Ottavio Garofalo e l’assessore regionale alla Famiglia e politiche sociali, Paolo Colaianni. nate di noi, il significativo incontro che c’è stato il giorno antecedente la partita di calcio fra le due rappresentative. Sabato pomeriggio infatti subito dopo l’arrivo all’aeroporto di Catania la squadra degli attori, ha richiesto di visitare una delle strutture riabilitative che ospitano pazienti psichiatrici. È stata scelta l’Oasi Regina Pacis, che ha a sede in Motta S. Anastasia. L’Oasi Regina Pacis è una delle sedici strutture esistenti a Catania e provincia coordinate dal Dipartimento di salute mentale dell’AUSL 3 di Catania, che si occupano di riabilitare pazienti con disabilità mentali. L’Oasi è una struttura moderna di recente costruzione e pertanto organizzata in modo funzionale alla sua missione; è inserita in un centenario ampio uliveto, ed al suo interno non ha nulla da invidiare, per assistenza, pulizia e strutture tecniche ad un albergo a 4 stelle; si compone di 21 stanze doppie con annessi sevizi igienici, mentre l’intero piano terra è adibito ai servizi ed alle sale tecnico medicosociali, ed ospita 40 pazienti tra giovani e anziani. Costantemente monitorati da un nutrita equipe psicosociale, i pazienti si trovano benissimo all’interno della struttura e risultano ben integrati anche con gli abitanti del luogo, tanto che alcuni di loro si vedono spesso passare del tempo seduti insieme agli anziani del paese. All’arrivo nella struttura gli attori sono stati accolti da applausi e dal calore di un nutrito gruppo di persone composto da pazienti, operatori e cittadini di Motta, fan dei divi del piccolo schermo, felici di poter conoscere i loro beniamini più da vicino. La visita è proseguita con il giro esplorativo della struttura fra lo stupore degli attori, sorpresi e felici nel vedere che i malati psichiatrici vivessero in un ambiente aperto, confortevole e ricco di laboratori attrezzati, dove poter svolgere attività ludiche, di svago e di socializzazione per il raggiungimento del fine ultimo, che è quello di essere curati e migliorare la qualità della loro vita. A seguire, nella sala conferenze della struttura, c’è stato uno scambio di doni e di apprezzamenti reciproci, conclusosi con un piccolo rinfresco. Da riportare infine il grande spirito di umanità e solidarietà dei componenti della Rappresentativa Nazionale Attori che, con una spontanea iniziativa, hanno voluto indire fra loro un’asta di beneficenza, con improvvisato battitore lo psichiatra della struttura, e con all’incanto i quadri di un paziente (vincitore di diversi concorsi locali di pittura fra persone così dette “normali”). La somma raccolta, è stata destinata dai pazienti all’acquisto di un video proiettore televisivo delle partite di calcio. 25 15 Marzo 2008 Teatro, una significativa scuola di vita al Rex di Giarre Il disagio vero protagonista della società italiana di oggi di LUCIA BRISCHETTO Sul palcoscenico i giovani pazienti del Dipartimento di Salute Mentale di Acireale e Giarre che, in collaborazione con l’equipe di riabilitazione costituita da Walmara Baraldo, Valeria Carulli, Ettore Pagano e Irene Stevani, sono stati i brillanti interpreti dell’opera “I l Mago di Oz” allestito dalla ormai collaudata compagnia “ il Melograno” in scena al Teatro Rex di Giarre. Sul palcoscenico i giovani pazienti del Dipartimento di Salute Mentale di Acireale e Giarre che, in collaborazione con l’equipe di riabilitazione costituita dal Walmara Baraldo, Valeria Carulli, Ettore Pagano e Irene Stevani, sono stati i brillanti protagonisti dell’opera. È stata davvero un’esperienza ricca di contenuti e di scambi interrelazionali fra i ragazzi, con le famiglie, con il pubblico presente. Davvero magistrale la regia e la pazienza di Carmelo Rosario Cannavò, navigato attore regista del Teatro Stabile di Catania. Lo spettacolo è stato davvero un tuffo nel mondo fantastico delle fiabe e contemporaneamente nel reale. I giovanisismi protagonisti dello spettacolo sono stati “uno spettacolo nello spettacolo”. I giovani hanno dato il meglio di loro stessi conducendo lo spettacolo con piacevole maestria e piacevolezza. Quella vista è stata una vera compagnia teatrale in grado di recitare nei migliori palcoscenici del nostro Paese. Lo stesso Sindaco e diversi educatori e politici presenti hanno pertanto proposto nei loro interventi che lo spettacolo si porti nelle scuole del’interland Jonico-Etneo e si reciti in tutti i luoghi recettivi disponibili. In prima fila il sindaco di Giarre Teresa Sodano, l’assessore Lina Lo Patriello, il vice sindaco Pagano e il dirigente Giuseppe Panebianco. In una atmosfera scenografica suggestiva e coinvolgente, lo spettatore è stato catturato dai protagonisti che hanno disvelato il loro mondo e chiamato il folto ed entusiasta pubblico a riconoscere che il disagio mentale non riguarda solamente l’individuo e la sua famiglia, ma l’intera società. Lo spettacolo, sponsorizzato dalla Provincia Regionale di Catania Assessorato alle Politiche Sociali, dal Comune di Giarre Assessorato alle Politiche Giovanili, dall’USL 3 Dipartimento di Salute Mentale Acireale e Giarre, dal Centro Studi Artistici, dall’Associazione Famiglie “Il Melograno” e dal Distretto Socio-Sanitario di Giarre è stato il decimo in 10 anni. A rappresentare l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Catania era presente la Dott.ssa Rosaria Spadaro che segue assieme alla Dott.ssa Silvana Trinullo i detenuti tossicodipendenti del carcere di Giarre. Presenti e orgogliosi anche gli instancabili psichiatri Prof. Giuseppe Fichera direttore del DSM, il dott. Federico, la dottoressa Carmela Paci responsabile U.O., la dott.ssa Lucia Re responsabile C.D., il dott. Troiano Fiorentino. Hanno collaborato all’allestimento Adriana Di Tommaso, Davide Illuminato e Salvatore Leotta. Una “parte” centrale l’ha sviluppata il tirocinante terapista del DSM Simone Zappalà che lavorando assiduamente prima e durante lo spettacolo si è laureato primo attore-regista-autore di buona volontà. Ha presentato la serata come sempre il prezioso dottore Ettore Pagano. Nel “Mago di Oz”, celebre romanzo per ragazzi di L. Frank Baum, adattato in forma di musical, la protagonista di nome Doroty è una bambina che vive nel Kansas con gli zii e il cane Toto quando un ciclone la solleva assieme a tutta la sua casa e la trasporta in volo al di là dell’arcobaleno nel fantastico Paese di Oz e dove incontra uno spaventapasseri che non ha cervello, un uomo di latta che non ha cuore, un leone che non ha coraggio e un mago che non è quello che sembra. Tuttavia una buona strega, Glinda, protegge Doroty da una strega perfida. E come per una sorta di magia, in quel Paese, tutte le persone che incontra Doroty assomigliano alle persone che conosce. Fra tanto disagio, all’improvviso Doroty si accorge di possedere le scarpette magiche che la porteranno finalmente a casa. Quante volte abbiamo dentro di noi tutto il potenziale di cui abbiamo bisogno e spesso non ce ne accorgiamo o non cerchiamo o non lo sappiamo cercare? Tuttavia è appena il caso di ribadire che nonostante i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nella cura della malattia mentale ancora oggi l’immagine del malato mentale rimane troppo spesso ancorata a pregiudizi e stereotipi sociali che facilmente, fin troppo facilmente si trasformano in diseguaglianze ed isolamento delle persone portatici della malattia. Semplicemente magnifca l’attrice protagonista che ha interpetrato Doroty, Carmela Pantano di appena 10 anni, la quale per imparare la “parte” e potere recitare adeguatamente il suo ruolo di protagonista, ha viaggiato per diversi mesi da Castiglione di Sicilia, dove risiede, ad Acireale e viceversa. Lo spettacolo era stato rappresentato anche ad Acireale qualche settimana prima. Le scene e i costumi sono stati curati da Salvo Manciagli mentre le luci e i suoni sono stati adattati da Danilo Auditore. Le coreografie le ha dirette Rossella Madaudo. Il Cast formato da operatori sociali e da pazienti ha visto recitare Salvatore Bonaccorso, Graziella Costanzo Zammataro, Rosario di Salvo, Carmelo Finocchiaro, Marina Finocchiaro, Elena Foti, Simona Gulisano, Leonardo Torrisi e Santa Torrisi. A fronte di tanto impegno ed energie spese bene da parte degli operatori sociali della salute mentale, spesso la- sciati soli a gestire tanta delicata materia, ci sembra utile ribadire che le politiche di salute mentale di competenza del Dipartimento di salute mentale, dei Comuni, delle Cooperative Sociali, delle associazioni dei familiari, dovrebbero costruire all’unisono, una rete di servizi e progetti per rispondere alla complessità dei bisogni delle persone portatori di disagio mentale e sostenere quindi la formazione, il lavoro, la residenzialità, la terapia e la rete sociale. In attesa che tutto questo auspicio diventi progetto e si realizzi, i ragazzi hanno annunciato salutato con un arrivederci all’anno prossimo. Il secondo trofeo Memorial Raciti dell’istituto Parini di Catania In campo con il sorriso per non dimenticare C onservate sempre il vostro sorriso e la vostra gioia, portate e diffondete a tutti la bellezza ed i valori del calcio. Con queste parola la signora Maria Grasso vedova dell’ispettore Filippo Raciti ha introdotto il suo intervento di saluto a conclusione della manifestazione della seconda edizione del Trofeo Raciti che ha visto in campo cinque squadre di ragazzi delle classi prime della scuole medie secondarie di primo grado:Parini, Manzoni, Pestalozzi, dell’Istituto Leonardo da Vinci di Catania, e della scuola “Verga” di Acicastello. L’iniziativa, promossa dal Consiglio comunale dei Ragazzi dell’Istituto Parini che lo scorso anno, a pochi mesi della morte dell’Ispettore Raciti durante la partita di calcio Palermo.Catania, allo stadio Massimino, ha intitolato allo scomparso ispettore il campetto di calcio della scuola, attivando un quadrangolare di calcio, è stata rinnovata con la seconda edizione del trofeo Raciti. con una presenza di più squadre ed il coinvolgimento di altre scuole. Venerdì 22 febbraio nel campetto “Raciti” del Parini sono state disputate le gare di calcetto a cinque dirette da David Caggegi della Figc ed il trofeo 2008 è stato assegnato alla squadra dai ragazzi della scuola Manzoni di Catania.. Alla manifestazione conclusiva con la consegna delle coppe alle squadre vincenti e le medaglie a tutti gli atleti sono intervenuti insieme al- Al centro il preside Adernò con la signora Maria Grasso vedova dell’ispettore Filippo Raciti la vedova Marisa Raciti, il dott. Pappalardo in rappresentanza del prefetto, il dott. Trilione vice questore aggiunto, gli amici poliziotti della Squadra Mobile con il dott. Maccarrone, dirigente del Commissariato di Acireale, l’ex assessore provinciale allo sport, Daniele Capuana, ed il prof. Giovanni Di Bella della Figc provinciale. Il sindaco dei ragazzi dell’Istituto Parini, Federico De Luca, e l’assessore allo sport del CCR, Ottavia Mingiardi hanno dato il saluto di benvenuto, ringraziando il preside Giuseppe Adernò per la fortunata oc- casione di celebrare la legalità, riflettere sul vero significato dello sport sano e pulito, e ricordare un testimone dei valori e del dovere. L’appuntamento al prossimo con un maggior numero di partecipanti e con una squadra formata dai figli dei poliziotti. SOCIETÀ LA VOCE DELL’ISOLA 27 15 Marzo 2008 In scena a Catania dal Laboratorio “Atman” dell’associazione “Artefusa” Accattivante musical per i sogni delle “impiegate” di ARCHY S i sta ormai concludendo il primo Cartellone Teatrale messo in scena dall’associazione culturale “Artefusa”. Il quarto spettacolo è stato “Le impiegate”, commedia musicale di C. Carafoli, R. Zamenco, P. Angelici, con Musiche di Jean Hugues Roland, per la regia di Gabriella Saitta Anche questo quarto spettacolo conferma il grande livello raggiunto da questo gruppo di attori, magistralmente diretto e organizzato, dalla sapiente regia di Gabriella Saitta. Lo spettacolo “Le impiegate” debutta per la prima volta a Roma nel 1997 in un piccolo spazio alternativo chiamato Teatro dei Cocci a Testaccio. Doveva rimanervi solo una settimana o poco più e invece da allora, dopo dieci anni continua a essere rappresentato con grande successo. In Sicilia ha debuttato il 23 Febbraio scorso, all’interno della Stagione teatrale organizzata dall’associazione culturale “Artefusa”, ed è stato accolto da un calorosissimo pubblico che si è subito fatto coinvolgere dal testo, i ritmi, le canzoni, le coreografie e l’entusiasmante interpretazione dei suoi giovani protagonisti. Le impiegate, è una divertente commedia musicale costruita sulla giornata tipo di sette ragazze che lavorano presso una ditta di scarpe. Ma la giornata che vivono, cui noi assistiamo è la rappresentazione di una intera esistenza: delle stagioni, degli anni, di un tempo che sempre uguale passa inesorabilmente Nell’ufficio non accade niente di eclatante. Eppure, come si diceva, accade la vita, necessariamente vissuta dai più nell’anonimato. Ecco figure che invocano attenzione, parlano delle loro frustrazioni, ripercorrono in sede di lavoro quello ch’è successo fuori, in quello spazio illusorio di vita dove potrebbe esservi la libertà di decidere, di essere finalmente importanti. Figure che sono Marta interpretata da Olivia Barlesi la folle capo ufficio, perennemente innamorata del principale; Bella (Giulia Fiume), “la nostra mamma” che si divide tra routine familiare e ufficio; Rita (Francesca Penna) “la mangia uomini” che pur di averne uno si accontenta di averlo già sposato, Arianna (Giulia Oliva) la nuova arrivata snob alla ricerca di un La rappresentazione di una intera esistenza, delle aspirazioni giovanili, delle stagioni, degli anni, di un tempo che sempre uguale passa inesorabilmente marito ricco, China (Alice Arcangeli) la più giovane che sogna di diventare un giorno come i suoi idoli, Zaira (Chiara Mangano) la più orgogliosa e politicizzata; Gilda (Monika Gravagno), donna delle pulizie, sempre con la stessa tosse e con la stessa lettera mai spedita e infine Tom (Paolo Pezzillo) ultimo arrivo a sorpresa in ufficio e contesissimo “gallo” nel pollaio poco, è riuscito ad alleggerire la drammaticità dell’argomento con una lunga serie di esilaranti situazioni e battute comiche. Proprio quello che spesso manca nei nostri teatri e sui nostri palcoscenici; “temi impegnativi proposti con leggerezza e freschezza” per evitare, il più grande nemico del nostro teatro, la noia. E certo di noia non c’è n’è stata nelle due ore di spettacolo che abbiamo avuto il piacere di gustare al Teatro Grotta Smeralda, grazie anche all’impareggiabile contributo delle coinvolgenti e originali musiche di Jean Hughes Roland che hanno dato un’importante ed emozionante chiusura e svolta a tutto lo spettacolo. Lo spettacolo si è protratto per due ore piene, mettendo alla prova, per ben due repliche al giorno, i giovani attori. Scene piene, senza riposo e senza pause, sono state gestite con grande capacità e patos dall’intero gruppo di artisti, i quali hanno confermato ancora una volta, padronanza della scena, profondità interpretativa, grande energia. Musiche e luci hanno completato con grande armonia, per il raggiungimento pieno del successo. Ma un grande plauso va fatto alla regista Gabriella Saitta, artefice dell’intero spettacolo, che grazie alle sue capacità ed esperienza, è stata capace di cogliere le specificità di ogni artista e di trasferirne il proprio carattere nei dialoghi di scena. Nei giorni 26 e 27 aprile, sempre al Teatro Grotta Smeralda sarà presentato l’ultimo spettacolo previsto dal Cartellone Teatrale: “In Punta Di …”, e sarà l’occasione per fare un bilancio dell’intero cartellone. Attraverso questi personaggi l’autore invita a riflettere su una vita trascorsa “inconsapevolmente” secondo ritmi lavorativi, vacanze programmate e amori impossibili da realizzare, in attesa della grande occasione che mai arriverà. Gli espedienti di regia e un ensamble vivacissimo e affiatatissimo, il chè (tra sette donne) non è cosa da Sopra: Alice Arcangeli. Sotto: Olivia Barlesi, Alice Arcangeli, Chiara Mangano Sotto il titolo: foto di gruppo della Compagnia. Sopra: Olivia Barlesi, Alice Arcangeli, Giulia Fiume, Giulia Oliva, Francesca Penna, Chiara Mangano SPETTACOLO LA VOCE DELL’ISOLA CULTURA LA VOCE DELL’ISOLA 28 15 Marzo 2008 Incontro con la scrittrice spagnola Maria Luisa Nùnez Garcia Il futuro della letteratura viaggerà soltanto su internet? di DOMENICO COCO I ncontro con la scrittrire spagnola Maria Luisa Núñez García, animatrice di un sito internet di letteratura da diversi anni, che riscuote un interesse mondiale. Come nasce il progetto Canal-literatura e quali obiettivi si prefigge di raggiungere il progetto stesso? Nasce da Internet, concretamente dal canale di letteratura della rete IRC Hispano, dove giornalmente, si incontrano amici per parlare di letteratura, scrittori nuovi e amanti della letteratura. Il loro desiderio era, ed é, che si possa leggere la loro opera, e scambiare opinoni, e soprattutto, vedere il loro scritto publicato. Noi offriamo la posibilità di publicare e diffondere on-line, da qualsiasi parte del mondo. l´accesso al mondo editoriale in formato convenzionale e avvicinare l´esperienza di scrittori famosi a quelli che cominciano. È il” motore” che spinge tutte le nostre iniziative. Avere un posticino sicuro nella rete, dove potere incontransi, é statu un obiettivo importante per il Canal-literatura. Qual’è l’indice di soddisfazione rispetto a questi obiettivi? Fino a adesso molto positivo. Il nostro sito ha avuto una crescita importantísima, non solo in numero di visite e lettori, ma anche come autoori che scrivono, collaborano e commentano.La partecipazione é la base della cultura in Internet. Abbiamo publicato i libri che giungono in finale, e quelli dei vincitori di tutti i concorsi di narrativa. La presentazione di ogni libro è stata scritta sempre da uno scrittore famoso, come Juan Manuel de Prada, Rosa Regás, Carmen Posada, che sono stati i presidenti della Giuria. Con questi libri si raggiunge lo scopo di unire la letteratura convenzionale con quella virtuale: trasferire nelle edizioni caratcee lo sforzo di nuovi scrittori, che vedono così publicati i loro racconti unitamente a quelli di scrittori famosi. Indudablemente la realizzazione di concorsi letterari “on line “ é una delle attivitá con maggiori ris u l t a t i dell´associazione. Come viene accolta questa iniciativa dai cibernauti? La risposta é stata fantastica. Il fatto di poter leggere i racconti parti- cipanti ai concorsi, di conocere i testi dei partecipanti, non solo é una Maria Luisa Núñez García novitá, che prese il via sul Canal-Literatura giá nel 2004, ma é anche un motivo importante per l´esito del concorso stesso. Si possono fare commenti, rileggere, imparare dagli altri participante. Infatti l’ultimo concorso di poesia ha avuto un risultato significativo, totale, in questo senso. La consegna dei premi si effetua nel corso di una cerimonia, durante la cuale ognuno si identifica con il suo pseudonimo, però tutti abbiamo la sensazione di conoscerci da molto tempo, perché conosciamo i finalisti, la Giuria, i testi, le inserviste che già abbiamo visto nel sito durante i mesi che precedono il concorso. Per questo motivo si crea un ambiente accattivante, che non é usuale in una cerimonia letteraria. La prsenzia di scrittori famosi nella Giuria di questi concorsi é la pricipale caratteristica: che benefi- cio apporta agli utenti del canale? Innanzitutto la circostanza che si conoscono fra di loro e di potersi scambiare esperienze, consigli e segreti nelle inserviste che si fanno in diretta.Internet: in questo senso internet non é un mezzo convenzionale. Questo é il particolare che rende le risposte sono molto interessanti, che avvicinano lo scrittore all´utente. D´altra parte il fatto che il presidente della Giuria sia uno scrittore o scrittrice affermata e nota, fa si che i testi che vincono i concorsi abbiano Il libro si deve adattare ai tempi moderni, se vuole sopravvivere. Il formato digitale ha molti vantaggi e per questo è difficile entrare in concorrenza (magazzinaggio in poco spazio, ricerca selettiva del testo, accesso istantaneo ai contenuti, ecc...) Gli utenti del Canal-Literatura fanno domande su tutto quello che interessa: Domande e risposte che normalmente sono diverse da quelle che farebbe un giornalista professionista. un nivello qualificato tale da essere publicati. Cosi come si può leggere nella presentazione di ognuno dei libri premiati. In ogni modo il CanalLiteratura si serve pure della stampa cuotidiana. Dato il nivello giá raggiunto dei concorsi, tutte le notizie cobncernenti i concorsi vengono publicate e il nuovo scrittore é conosciuto pure da un publico che non é utente di Internet. Ora prende il via il quinto Concorso di narrativa e il premio speciale Hispano-Tedesco. Da quali Paesi giungono i testi, e quale richiamo hanno i concorsi? Facilitiamo la participazione in formato elettronico: pertanto chiunque, dal suo compiuter personale, puó participare, commentare e votare.I racconti arrivano da tutte le parti del mondo: dall´America del sud, dagli Stati Uniti, dal Medio Oriente o dal Giappone. Il premio speciale, anche se é diretto a un tema concreto, riunisce autori di tutto il mondo. Il futuro della letteratura passa per internet? Ë evidente che il flusso di informazione attualmente, grazie a internet, é rapido e si attualizza costantemente. Il libro si deve adattare ai tempi moderni, se vuole sopravvivere. Il formato digitale ha molti vantaggi e per questo è difficile entrare in concorrenza (magazzinaggio in poco spazio, recerca selettiva del testo, accesso istantaneo ai contunuti ecc..). Come spiegherebbe l´attivitá che realizate a quelle persone che non sono utenti di internet? Canal-Literatura é un’aula virtuale dove chiunque scrive una storia é invitado a farla conoscere a migliaia di lettori che ci visitano il sito, per riceverre e scambiare opinioni. Noi diamo l´opportunitá di stare in concorrenza con altri autori, participare e vincere concorsi, publicare le opere. Assistere e participare a inserviste con autori di prestigio, e tutto ciò da qualsiasi parte del mondo, 24 ore al giorno senza interruzione, in diretta, in tempo reale o registrato, grazie ai contenuti multimedia.Tutto questo é Canal-Literatura: l’insieme di tanta gente con lo stesso scopo. Maria Luisa Núñez García Diplomata in direzione commrciale, marketing e disegno grafico. Ha diretto l´ufficio stampa di istituzioni e imprese. Per problema di salute ha dovuto cambiare la sua vita, compiuti i 40 anni Dopo vari anni di reabilitazione, scoprí Internet, che le ha permesso di entrare nel mondo cibernetico e avviare il progetto attuale; Canal-literatura.com (attualmente sito di letteratura del quotidiano Laverdad.Es, dove organizza concorsi ed eventi letterari, ai quali dedica il suo sforzo dall´anno 2001. Publica articoli-racconti e micro testi nel sito En el Blog di CanalLiteratura con il suo nome vero o con lo pseudonimo “Haddass” o “Brujapiruja”. Il suo sogno é vivere in un paesino sul mare con il suo “amigo del alma”, per veder crescere i suoi figli e i suoi nipotini. Sempre con un compiuter vicino, per poter continuare a rinmanere in contatto con il mondo e con la letteratura. 29 15 Marzo 2008 Letteratura via internet: Virginia Foderaro e il racconto telematico Aperto l’universo parallelo al mondo della carta stampata di SALVO ZAPPULLA I nternet è l’invenzione del secolo, ha rivoluzionato il mondo della comunicazione, se prima il monopolio apparteneva alle grandi testate giornalistiche, ora anche i piccoli autori hanno trovato un’alternativa per farsi conoscere. II mondo del virtuale è un oceano popolato da pesci multiformi che si muovono sconnessi alla ricerca di luce. Un universo parallelo al mondo della carta stampata, cui si contrappone, cerca spazio, visibilità altrimenti negata. Istituzione democratica per eccellenza, il web una pubblicazione non la nega a nessuno. Ci si immerge in un grande calderone dagli ingredienti più disparati. Ritrovarsi in un sito è una maniera per stare insieme tra persone che coltivano gli stessi interessi, questo vale sia per i siti letterari che per i siti porno. Una finestra che dalla nostra casa si apre sul mondo, riducendo le distanze, o annullandole, si apre alla globalizzazione e offre un piatto di minestra calda al viandante-scrittore, cui altri hanno sbattuto la porta in faccia. Ed ecco che milioni di persone, vittime dei rifiuti di editori oscurantisti, hanno trovato come tirare fuori i loro manoscritti dal cassetto, per proporli in questo palcoscenico futuristico, che permette connessioni all’infinito con lo scambio di link. Possiamo considerarlo un vero movimento artistico? Un esercito di pennaioli destinato a rivoluzionare il mondo della letteratura? O piuttosto un surrogato, un supporto che aiuta le nostre aspirazioni. Quasi tutti i grandi scrittori si sono costruiti il loro bel sito per comunicare con i propri lettori e annunciare le imminenti iniziative. Sicuramente il mondo del virtuale è un fenomeno in continua espansione, dagli sviluppi imprevedibili e incontenibili che merita grande attenzione. Ne parliamo con Virginia Foderaro, titolare del sito letterario “La scrittura creativa di Opposto” (www.opposto.net). Virginia, il tuo sito si occupa di poesia, narrativa, attualità, giornalismo, insomma tutto quello che possiamo considerare cultura. Come è nata l’idea di creare Opposto? Opposto è nato dalla mia grande passione per la narrativa e per la poesia. Ero sempre in cerca di luoghi virtuali dove potermi sentire a mio agio e che potessero accogliere in modo “non selvaggio” i miei testi. Un giorno si è affacciata la possibilità di ragionare su un luogo-non luogo tutto mio e ho accolto la sfida. Inizialmente non sapevo neanche come muovermi. Mi sarebbe piaciuto fare qualcosa anche per gli altri, per ospitare i numerosi abitanti di questo fittissimo bosco. E sono partita. Sembra facile, oggi. All’inizio, subito dopo avere messo on line la mia creatura, mi sentivo come qualcuno che avesse aperto al pubblico un bel negozietto di soprammobili, tutto era lustro e al suo posto ma mancavano i frequentatori. Giorno dopo giorno, un po’ di passaparola, tanta passione, pari dedizione e oggi Opposto è diventato un ambiente accogliente dove poter esprimere i propri pensieri. Ha degli obiettivi, questo è evidente. Questi risiedono nel desiderio di dare visibilità al lavoro di tanti validi scrittori. L’occasione di Opposto, secondo me, sta nel coglierli nel loro momento migliore, quello in cui perseguono con convinzione l’avverarsi del sogno. È l’attimo più entu- Virginia Foderaro siasmante. Credo che un’artista in genere, in ogni campo della creatività, dia il meglio di sé in quel preciso momento. Poi, in seguito, quando e se la vetta è raggiunta, si perde un certo incanto. Inoltre, in pochi mesi stiamo percependo una calda accoglienza, abbiamo realizzato piccolissimi passi per noi significativi e ci auguriamo che la costanza e il credere in questa missione ci assista, restituendo la meritata attenzione sia a noi che a chi si impegna insieme a noi a mantenere vitali queste pagine. Opposto sta per compiere un anno, è di maggio! Adotti un criterio di selezione prima di pubblicare un testo? esistenze e ne ha modificato comportamenti e impulsi. Quello che il virtuale riesce a compiere ha risvolti ampissimi. Viviamo un momento delicato sotto questo profilo e dobbiamo essere tutti consapevoli dell’utilizzo di questo nuovo mezzo. Occorre moderazione per non confondere la realtà con la fantasia. I rapporti tra le persone del mondo reale tendono ad una chiusura e spesso si preferisce costruire una vita alternativa che sfida la perfezione all’interno della scatola magica. Basta infatti navigare su internet per imbattersi nella comunicazione di ogni tipo, da quella professionale a quella sentimentale. Ciò comporta necessariamente una critica, per migliorare. E chi pubblica i propri libri non dimentica la comunicazione via internet, differentemente si sentirebbe un eremita. Il confine è sottile, ma il terreno è diversissimo. È per questo che mi sento in dissenso con chi polemizza in questa direzione. Internet può essere contenitore di spazzatura, ma ospitare anche tante degnissime manifestazioni dell’ingegno e della creatività. Il libro è libro. È altro. Segue una logica tutta sua, immutata rispetto alla sua storia. Il libro non è per natura interattivo, né desidera diventarlo. Il libro comunica, insegna, parla, attende una risposta intima da parte di chi legge. E internet non può e non Quello che il virtuale riesce a compiere ha risvolti ampissimi. Dobbiamo essere tutti consapevoli dell’utilizzo di questo nuovo mezzo: occorre moderazione per non confondere la realtà con la fantasia Devo confessare con molta onestà che i frequentatori di Opposto sembrano nati con la penna in mano. Sono tutti molto capaci e il livello della loro scrittura è elevato. Ho rifiutato molti testi inizialmente. Quello che reputo fondamentale è la loro impostazione. Verifico se contengono errori di battitura o di ortografia, la punteggiatura e la felicità dei periodi. Tutte informazioni preziose che mi introducono velocemente nel mondo di chi si sta proponendo. Poi, ovviamente, passo al contenuto, alla coerenza del testo, alla poesia che riesce a suscitare dentro di me, o all’avversione, nel caso contrario. Alle volte basta una rapida occhiata per capire che quello scritto mi stregherà, altre neanche dopo tre o quattro riesami mi scopro colpita. Ma poi un testo, una volta inserito sulle pagine di Opposto, prenderà a vivere (o a morire) autonomamente. Internet ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e aperto nuovi scenari. Sei d’accordo? Internet è un congegno mostruoso, in grado di trasformare la vita di un individuo. Da un lato mi spaventa e dall’altro gli sono grata, ovviamente. È entrato a fare parte delle nostre profonda modifica sul nostro sentire. Persone che non si sono mai incontrate fisicamente sono in grado di farlo senza uscire neanche di casa, e possono parlare, scambiarsi emozioni, pensieri, desideri, sogni, magari innamorarsi. Tutto, però, a patto di mantenere la consapevolezza che la vita è quella qui fuori. Internet incarna il sogno e lo mantiene intatto. Quello che fa un sito di scrittura creativa è proprio questo: mette on line il sogno, con l’augurio che questo venga condiviso da più persone possibile e lo mantiene intatto. C’è chi accusa internet di dare asilo ai galeotti della carta stampata, i “respinti”. Ma io credo che fra le due cose non vi sia una relazione così diretta. Sono due percorsi differenti, con risultati diversi. È evidente che chi ami scrivere voglia vedere pubblicate le proprie fatiche, ma un conto è internet e altro è un libro cartaceo. In internet, i siti di intrattenimento di questo tipo contengono anche il risvolto di condivisione di una certa passione, ci si mette insieme in una sorta di laboratorio creativo. Si confrontano in tempo reale le aspirazioni e le capacità. Si chiede, in un certo modo, un consenso e anche una potrà sostituire mai questo rapporto privilegiato che la carta stampata intrattiene con il lettore, quel transfert emozionale, così privato e profondo. Ripeto, sono due mondi differenti da non confondere. Comunque molto può la comunicazione su internet per i testi della carta stampata. Aiuta a promuoverli, alimenta la loro diffusione. Oggi il libro senza internet avrebbe una voce più fioca. E gli scenari si sono moltiplicati, questo sì! Parliamo del racconto telematico, l’idea originalissima del racconto a più mani nel sito. So che sta ottenendo grande successo. Ci vuoi spiegare di cosa si tratta nei dettagli? Accennavo al fatto che internet possa favorire momenti di creatività degni di attenzione. E in questa direzione Opposto sta dimostrando a suo modo qualcosa di interessante. Abbiamo dato vita a diversi tentativi di interattività fra i lettori-scrittori, con ben due racconti scritti a più mani. Il primo si chiama “Il Faro” e il secondo non è stato ancora battezzato e si intitola provvisoriamente “Racconto telematico”. Quest’ultimo è nato come gioco di intrattenimento del Forum di Opposto (http://opposto2.fo- rumattivo.com) a testimonianza che la scrittura è confronto, è crescita, anche collettiva se occorre, e questo esercizio è soprattutto in grado di nutrire la creatività personale. Siamo partiti da tre parole prese a caso e abbiamo dato il via a un racconto che oggi sta portando il lettore su trame impreviste. C’è molta passione e sofferenza, si parla di rapporti umani falsati, di equilibri precari in piedi per caso; di uomini e di donne che non si comprendono tra loro, che non trovano la maniera adeguata per comunicare. Vi è un tentativo di inventare eventi in bilico tra vittime e carnefici, dando sfogo così al nostro intento di scrittori. Il racconto telematico, in questo caso sta costruendo un sogno, o forse un incubo…chissà. Ma vedremo dove ci porterà. Il titolo verrà dato solo alla fine. Voteremo il titolo migliore e questo verrà scelto collettivamente dai nostri lettori. Quante persone vi collaborano attualmente? Al momento siamo in 4, tre donne e un uomo. Abbiamo intrecciato una trama particolare. È il punto di vista di quattro personaggi. E ognuno dei nostri scrittori ha preso in mano il suo personaggio, facendolo esprimere in prima persona, in un mosaico ad incastro. Ambientato nella città di New York, il tempo della narrazione è al presente, tranne Vanessa, la quale sta ricostruendo i fatti accaduti vent’anni prima, mentre gli altri protagonisti si esprimono al tempo presente, perché è quello il loro tempo. Ma vi invito a leggerlo. Non si può raccontare un esperimento. Ha diritto di replica. Gli autori sono: Daniela Montella che scrive il personaggio di Amanda Medi, una giovane donna italiana, che vive a New York, sulle tracce di un amore che l’ha abbandonata. È arrabbiata con la vita e per questo è in rivolta. La scrittrice Velia Mei è Fanny, trentenne dolce e sensibile. È una pittrice, ama Sean Morris, il maschietto cattivo della compagnia. Sean è un seduttore, di mestiere è un artista, anche lui pittore, donnaiolo incallito. A tessere la tela di Sean è uno scrittore affermato. Ma non voglio togliere la sorpresa a chi sta leggendo, svelandone nome e cognome. Tra le altre cose, desidero ringraziare questo scrittore, che personalmente apprezzo molto, il quale ci sta sostenendo con il suo intervento nel creare una storia ricca di colpi di scena e di suspence. Grazie S.! E in ultima, c’è la piccola Vanessa, piccola si fa per dire perché ha tutte le caratteristiche di chi sa il fatto suo. Ha vent’anni, ed è dotata di grande temperamento. Sono io ad occuparmene, narrando i ricordi della sua gioventù. Come dicevo, sono l’unica autrice ad utilizzare il tempo passato per un colpo di scena finale. Per ora andiamo avanti, navighiamo a vista. Ci vuole una bella capacità per assemblare la scrittura di più persone, pensi che riuscirete ad arrivare fino in fondo? Ti dicevo prima che gli scrittori di Opposto sembrano nati con la penna in mano. Non sembra che vi siano particolari difficoltà. È evidente che per ora stiamo mettendo insieme il materiale, in seguito dovremo limare, segare, incollare. Come conviene ad un vero e proprio laboratorio artigianale. Verrai a leggerci? Certo, se non altro per conoscere questo scrittore affermato che ti sta collaborando. Deve essere un po’ mattoide. CULTURA LA VOCE DELL’ISOLA CULTURA LA VOCE DELL’ISOLA 30 15 Marzo 2008 Svelate le caratteristiche nascoste che fanno diventare unico questo luogo I segreti del lago di Lentini scoperti da Melinda Miceli di GIUSEPPE PARISI ’8 marzo scorso è stato presentato nell salone Costanza Bruno della Provincia Regionale di Siracusa la nuova edizione del Lago di Lentini della scrittrice lentinese Melinda Miceli. Oltre all’autrice sono intervenuti i relatori Paolo Giansiracusa e Enzo Pupillo presidente del Gal Leontinoi. Melinda Miceli giovane pubblicista ed autrice di guide turistiche ha già vinto diversi premi letterari; si citano 2001 Premio Luigi Pirandello, 2002 Premio letterario città di Monza, 2007 Bando editoria educativa bambini. Giunta alla sua sesta pubblicazione, citiamo tra le altre “Le gole dell’Alcantara, l’Anapo e Pantalica,il Ciane, Cavagrande del Cassibile”, “ Guida turistica di Galatro Terme”,“Attraversando la nostra storia”, ha inoltre ricevuto honoris causa, per i suoi approfondimenti sugli studi medievali della Sicilia, dall’università di Cantherbury una laurea in letteratura e filosofia ed una in giornalismo. Il nuovo testo non può definirsi semplicisticamente una guida, ma saggio turistico come a ragione scrive l’editore Angelo Parisi in copertina;forse sarebbe più corretto dire che si tratta di un regalo che la giovane, ma esperiente ricercatrice ha voluto donare alla sua città, svelandone con gentilezza quel fascino storico medievale finora nascosto. Cento pagine in cui l’autrice analizza la città e il lago in rapporto a tutte le epoche, mettendole in relazione ad un contesto europeo finora sconosciuto per lo specchio d’acqua più grande della Sicilia. Scrive il professore Ferdinando Leonzio nella sua prefazione: “Questa seconda edizione.. non fa che confermare le mie prime positive impressioni sul libro e sulle capacità dell’autrice... Si presenta vivace e coinvolgente, tanto da indurre il lettore a leggere l’opera tutta d’un fiato dalla prima all’ultima pagina e da far sorgere in lui un desiderio forte di visitare i luoghi così bene descritti. Il to- L Nelle foto: panoramiche del lago di Lentini Attraverso una puntuale analisi sulle simbologie religiose dei dipinti delle chiese rupestri, le date, gli stemmi sulle architetture e i documenti, il testo rende finalmente onore al territorio no gentile del libro, però, nulla toglie alla serietà scientifica della ricerca e alla precisione. È questo sapiente mescolio di levità narrativa e di rigore scientifico che costituisce, a mio avviso, l’originalità dell’opera della Miceli, rispetto ad altri, pur pregevoli, precedenti lavori sull’argomento, e che conquisterà il lettore, come del resto dimostra il successo della prima edizione.” Riportiamo alcune frasi dell’autrice nell’introduzione: “Guardando il lago non ci si può sottrarre dall’evidenziare l’intensità emotiva e sentimentale da cui è nutrito lo sguardo attraverso la luce, il colore, il senso misterioso forte e dolcissimo di questi azzurri rimandi visivi. Intersecato tra lievi pendii collinari, in cui armoniosi spazi si estendevano quasi fino all’azzurra corona del mare, ci appare come un microcosmo gioioso e malinconico insieme, ogni volta che ci è dato di percorrerlo o attraversarlo col ricordo di ciò che fu. Imperatori e artisti qui s’incontrarono in una sorta di crocevia dei tempi per fare assaporare ogni soffio di vita e ogni vibrante suggestione che rimanda ancora a tutti noi questo lago. Fatalmente affascinati dai ritmi delle sue cose, come in un percorso quasi museale ci insegna cosa sia stata questa città. Qui sono nati talenti che annoverano la loro ragion d’essere nelle lettere, come Jacopo, o nelle sensualità cromatiche delle architetture difensive, come Riccardo, intelligenze non comuni che con arte e sagacia rappresentano il Medioevo normanno della Lentini vestita di sfarzo culturale.” Proprio nel capitolo “Il medioevo normanno di Lentini” troviamo le scoperte storiche a cui ci guida l’autrice sulla casa templare Lentinese, il lago, maggior presidio templare in Sicilia, eden dei monaci guerrieri. Attraverso una puntuale analisi sulle simbologie religiose dei dipinti delle chiese rupestri, le date, gli stemmi sulle architetture e i documenti, il testo rende finalmente onore al lago ed alla città, svelando quel prezioso crogiuolo di conoscenze nascoste che fa di essi un luogo unico dove s’incentrò gran parte della cultura medioevale siciliana. Un luogo incantato da cui furono concepite invenzioni, testi e opere architettoniche come tutti i castelli della Sicilia e persino Castel del Monte in Puglia che porta la firma dell’architetto Riccardo da Lentini. Leggere la nuova edizione arricchita da cinque capitoli e da altre foto storiche e moderne significa apprezzare quel brandello di storia ivi riportata che ci illumina e rende fieri della seconda colonia greca della Sicilia, Leontinoi. “Nell’attento viaggio culturale di Melinda Miceli” così definito da Enzo Pupillo, presidente del Gal Leontinoi, da non trascurare le intuizioni dell’autrice sulle possibili prospettive che il lago può offrire alla nostra economia ed una descrizione, precisa ed accattivante ad un tempo, del patrimonio ittico ed ornitologico che esso ospita. Insomma un nuovo e prezioso testo per apprezzare in toto le sfaccettature della città e del lago, che già due anni fa fu vincitore del Premio letterario culturale G. Cultrera. 15 Marzo 2008 31 Sempre più ricca e completa la nuova edizione di “Pentelite” Un’avventura ancora da scrivere in Sicilia e ancora più lontano di MORENA FANTI S empre più ricca e completa l’edizione di Pentelite, quest’anno nell’elegante veste editoriale cucita dalla casa editrice Sampognaro & Pupi. Tutti gli anni aumenta il numero e la qualità degli interventi per questo librorivista: un prodotto che unisce cultura e letteratura connotandosi nel tessuto sociale del paese di Sortino a testimonianza di questa magica Isola e dell’anima poetica che se ne nutre. Un amalgama di menti e pensieri, creato come sempre con passione dal nostro Salvo Zappulla, scrittore e “amico dei libri”, per dare vita a questa pubblicazione che ha non solo valenza di rivista letteraria, ma ha anche un significato ben più ampio e forte nella comunione delle parole scritte, come nello spirito di condivisione tra cultura e Arte, e ben lo ha capito l’Amministrazione comunale e il Sindaco Prof. Paolo De Luca che anche quest’anno ha voluto sostenere e favorire questa bella iniziativa. Il confronto tra voci scriventi e stili, lo stimolo del parlare insieme, in questa moderna Agorà dove ritrovarsi e scambiarsi parole e poesia, forme e materia, produce uno ‘scavare’ interiore che porta alla luce talenti e risorse. Pentelite nasce dalla Fiera Mercato dell’editoria Siciliana e dal Concorso Città di Sortino ed è la degna conclusione di queste belle iniziative. Dopo il saluto del sindaco di Sortino tocca quest’anno a Rosalba Satta, l’onore di aprire le danze, con il ricordo di Franceschino Satta, grande e mai dimenticato poeta sardo, e Tiziano Terzani, il grande uomo che ci ha sempre esortato e perseguire la Pace, la solidarietà, il rispetto per gli altri. “… Ci si ritrova e si scopre, pagina dopo pagina, di stare accanto a persone belle. Grazie a Pentelite ho avuto occasione di stabilire una comunicazionale emozionale – e non solo – con autori per me “nuovi”. Autori che hanno saputo conquistare la mia attenzione grazie, spesso, ad un linguaggio gradevolissimo e a dei contenuti molto, molto interessanti. C’è chi bombarda i ponti per separare l’uomo dall’uomo. Riviste come “Pentelite”, ne costruiscono di nuovi per raggiungere l’uomo.” Così descrive Rosalba Satta il suo piacere nell’aver fatto parte di questa iniziativa. Anche le parole di Virginia Foderaro – sua l’armonica e delicata lirica che ci dà il benvenuto in apertura – rafforzano l’idea di Pentelite e della sua validità: “Il fatto di poter condividere un mio testo di critica letteraria in una pubblicazione che dà respiro ai differenti punti di vista del panorama culturale del nostro Paese non può che avermi resa contenta. Pentelite è una realtà interessante e costituisce una preziosa testimonianza di come la passione per la letteratura possa riunire gli intenti comuni di chi scrive e di chi legge”. Tea Ranno, che ha scritto un gradevolissimo ed interessante articolo su Lucio Piccolo, afferma che “Partecipare alla realizzazione di Pentelite è, per me, un bel modo di continuare a essere presente nella mia terra, dando voce a quelle istanze e quegli umori che sono tipici di una certa Sicilia”. “L’ambizioso progetto antologico è, infatti, riuscito a rappresentare un vario ed interessante pluralismo di proposte: interviste, saggi, testi poetici, argomenti di scottante attualità. In questo breve e marginale scorcio, una menzione a Rosalba Satta Barbara Becheroni Virginia Foderaro pagine non può che essere motivo di giusto orgoglio”. Pentelite offre ancora tanti altri articoli, iniziando dall’intervista a Salvatore Spoto, grande conoscitore di Storia e antichi miti, che ho avuto il piacere di intervistare personalmente, e proseguendo poi con Roberto Mistretta, che commenta così il suo far parte della squadra: “Pentelite rappresenta oggi un’autorevole e originale voce nell’asfittico panorama culturale siciliano. E di questo va dato merito al grande Salvo Zappulla vero deus ex machina dell’opera e del concorso letterario Città di Sortino. Per me è un onore oltre che un piacere fare parte di questa grande famiglia messa su dal buon Salvo e ai suoi inviti non so mai dire di no.”, e ci presenta lo scrittore palermitano Giacomo Cacciatore, i cui libri hanno ottenuto grande successo in tutta Europa. Gessica Failla ha intervistato i responsabili dell’ACIPAS, l’associazione antiracket che lotta contro la criminalità organizzata, e Marco Scalabrino che ci presenta l’importante e prestigioso progetto L.I.Re.S. Ed è proprio con le parole di Scalabrino che vorrei chiudere questa carrellata su Pentelite: “PENTELITE 2008 è l’atto conclusivo di una iniziativa, il MERCATO DELLA EDITORIA SICILIANA, oggi alla 12ma edizione, alla quale è stato in seguito abbinato il Premio Letterario. L’iniziativa è cresciuta tanto da appartenere ormai alla Città di Sortino SR e da indurre il sindaco di quella comunità, prof. Paolo De Luca, ad affermare nel suo saluto che PENTELITE è fortemente radicato nella tradizione culturale della nostra città.. Il lavoro è frutto della tenacia, della passione, ma soprattutto dell’amore verso l’Arte e verso gli Artisti di Salvo Zappulla. Ma Salvo Zappulla è animato da chiare idee, da spirito di condivisione del suo sogno, da lun- Un libro-rivista che unisce cultura e letteratura, connotandosi nel tessuto sociale del paese di Sortino a testimonianza di questa magica Isola e dell’anima poetica che la nutre parte meritano gli ottimi scrittori, tutti dotati di spiccata personalità e di un lessico di notevole spessore qualitativo. Tale simpatica convivenza di presenze, molte delle quali, non avevo ancora il piacere di conoscere, ha rappresentato per me, un dono prezioso e gradito, che ha arricchito il mio spirito e ha dilatato lo sperticato amore che già nutrivo per la Sicilia. … è facile rilevare che tale organica iniziativa, deriverà un ampio e meritato successo…” Sono le parole che usa Maria Teresa Santalucia Scibona, autrice di una deliziosa e arguta lettera al Conte Giacomo Leopardi, per descrivere la sua esperienza per Pentelite. Maria Catena Bennici, autrice di un bel testo che mescola parole e immagini con la perizia di un consumato chef della scrittura, racconta così la sua emozione dell’aver partecipato all’avventura Pentelite: “Pentelite, di certo, è una rivista sui generis, in cui non è richiesta la figura di direttore né giornalista né di tutti gli addetti ai lavori necessari per un giornale in senso stretto. Sarei indotta a classificarla come un’opera antologica socio-culturale che nasce sì, in Sicilia, ma senza per questo trincerarsi nei suoi confini, dato che consta in sé di interventi provenienti da diverse parti d’Italia. Infatti, in Pentelite, convergono soggetti più disparati che hanno come obiettivo comune non il “sé”, ma l’altro: l’altro come compagno di scrittura, l’altro come ipotetico lettore dai diversi interessi che possono spaziare dalla poesia alla narrativa fino alle interviste culturali e di sensibilizzazione sociali. Quando Salvo Zappulla, il curatore di Pentelite insieme a Teresa Gigliuto, mi ha chiesto di scrivere un pezzo da inserirvi, non mi ha posto censure né ho percepito mortificazioni di subalternità: mi sono sentita trattare alla stessa stregua di suoi amici di vecchia data…”. Barbara Becheroni, con una bellissima intervista a Katharina Shmidt, che in Germania traduce Camilleri e Ammaniti, ci rivela i segreti dei traduttori e ci mostra il suo entusiasmo: “Per prima cosa a me fa piacere partecipare alla realizzazione di Pentelite perché è un lavoro che nasce dalla fatica di Salvo Zappulla, che considero uno dei miei più cari amici, quindi mi sento molto orgogliosa di poterlo aiutare. Il resto, poi è meno importante, anche se è sempre piacevole avere un luogo dove poter comunicare senza vincoli ideologici. Inoltre a me piace cercare di capire cosa muove le altrui menti, quindi cosa c’è di meglio di poter intervistare qualcuno? Insomma, partecipare a Pentelite per me significa tanto. Da tutti i punti di vista: affettivo, intellettuale, personale. Poter poi leggere l’opera completa è una chicca: in effetti vedere che bella combriccola è riuscito a cementare il nostro Salvo tra le sue gimiranza: sa bene che l’esistere non basta, s’impone il crescere. Ed ecco, negli anni, egli sta costruendo e consolidando attorno a sé, a Teresa Gigliuto e al gruppo “storico” di collaboratori, una squadra che partendo dalla Sicilia va acquisendo consensi e favori vieppiù ampi, dalla Sardegna alla Toscana, da Roma caput mundi all’Emilia, per cui PENTELITE 2008 spazia dalla testimonianza al saggio letterario, dalla Storia alla traduzione, da Lucio Piccolo a Fernando Pessoa, dalla “lettera impossibile” a Giacomo Leopardi alla “memoria” che fissa la nostra civiltà contadina, dalle interviste all’incontro con l’autore, dalla figura di Eracle alla presentazione di due importanti progetti culturali quali l’ACIPAS e il LIReS. Mi pare pertanto, pur nella schematica elencazione, che c’è tale e tanto da fare di PENTELITE 2008, altresì per la diffusione che avrà il volume – dalla ottima veste editoriale e corredato da dignitose immagini in bianco e nero – una autorevole ambita finestra, che nel suo ventaglio di voci, caratteri e argomenti, tutti parimenti interessanti, assurge strumento atto a coniugare qualità e godibilità. Per me, dunque, è motivo di orgoglio, e di ciò mi corre l’obbligo ringraziare Salvo Zappulla, avere avuto l’opportunità di figurare nella rosa di quella squadra, di esservi stato schierato e di avere contribuito al felice esito dell’operazione.” Il resto, come dice il nostro amico Salvo Zappulla, è… ancora da scrivere. CULTURA LA VOCE DELL’ISOLA CULTURA LA VOCE DELL’ISOLA 32 15 Marzo 2008 Le molteplici espressioni di Daniela Bruni Curzi Poetessa nella terra di Leopardi personaggio dai mille interessi di SALVO ZAPPULLA Spazia dalla poesia, alla narrativa, al teatro, alla fotografia, all’organizzazione di eventi culturali D aniela Bruni Curzi è un personaggio decisamente esuberante, una valanga che, se non hai modo di evitarla, ti travolge e ti lascia secco. Presa da mille interessi, non ama sprecare un minuto della propria vita. E perché mai? È così breve la parentesi di un’esistenza, sarebbe un peccato lasciarla consumare nell’ozio. I suoi interessi spaziano dalla poesia, alla narrativa, al teatro, alla fotografia, all’organizzazione di eventi culturali. (e ci fermiamo qui per non tediare i lettori). E tutti con eccellenti risultati. I premi fioccano, i consensi diventano sempre più vasti. Eppure Daniela dice che non desidera essere annoverata tra i poeti e gli scrittori. “Al massimo sono una scrivente” ama ripetere “e al minimo una sperimentatrice creativa”. Di certo è una personalità poliedrica e vitale: per il teatro si esibisce anche come attrice amatoriale, oltre alla declamazione in reading pubblici. Ha coniato il termine Foto-poesia facendo interagire queste due discipline. Le immagini e le parole si incontrano e si fondono in un messaggio finale che si affida alla forza evocativa di entrambe le forme comunicative, avvincendo il fruitore finale in un esplosione di approfondimenti artistici. Ma se c’è un campo in cui la Bruni Curzi sa regalarsi e regalare attimi di verità ed emozione è senz’altro la poesia. Attraverso essa ci conduce per mano accompagnandoci nelle sue peregrinazioni creative. È testimone del proprio tempo, interroga se stessa, plasma e manipola i suoi stati d’animo fino a renderli poesia, flusso ritmico che regala sensazioni, emozioni, meraviglia. I suoi versi ardono del sacro fuoco della passione, si fanno sangue e carne, scandagliano le fibre stesse del cuore, i fremiti dell’anima. Il suo canto in un climax di travolgente intensità, ha il respiro ampio della musica, a tratti gioioso, a tratti doloroso o tormentato, ma sempre pervaso da ansia metafisica. Fenditure profonde si aprono, crepe sotterranee, squarci di luce vivida, affascinanti ed emozionanti. La profondità dell’Essere e l’incanto del verso si intrecciano in una osmosi di straordinario lirismo.Versi che riflettono una sofferenza esistenziale complessa, profondamente conflittuale, forte di passione e di scavo interiore. La melancholia ineludibile di cui scriveva Aristotele, radicata nelle persone in perenne travaglio esistenziale. L’Amore, elemento primordiale che aspira a un linguaggio universale, ben al di là di un puro esercizio letterario, si prefigge di mo- Daniela Bruni Curzi dificare e modellare la realtà. L’autrice mette in scena il suo malessere, i suoi valori, le sue esaltazioni e il lettore si riconosce in esse. Sono versi nei quali non manca mai l’amore, l’amore in senso ampio, che sia un amore per un’idea, un uomo, un’ amicizia, la sua terra, Dio o amore rivolto a se stessa, tutto ciò pervade la sua scrittura di ogni sfumatura della sconfinata gamma dei sentimenti umani. La sua è poesia come paziente sedimentazione, poesia fatta con eleganza e sensibilità e, a volte, anche con uno stile duro e spigoloso.“Siamo animali mutatori, alzavole stanche nella migrazione, squarci di sole aragosta, ma anche naviganti a scandaglio e germogli dormienti”. I suoi componimenti sono stati non per nulla più volte premiati nel corso di oltre un ventennio di partecipazioni a Premi Letterari, raggiungendo alti riconoscimenti in due concorsi nei quali i suoi elaborati sono stati premiati da Giurie presiedute da personalità di rilievo quali Franco Loi, il Premio Strega Melania. G. Mazzucco e Alda Merini Mostra fotografica alla Galleria “Fiaf” di Valverde Una panoramica di luci e colori di Sicilia A ncora un appuntamento culturale di rilevante interesse a Valverde. nella Galleria FIAF, sede del Gruppo Fotografico LE GRU: dal mese scorso ha ospitato la mostra fotografica personale dal titolo “Sicilia, Terra di luce e di colori” di Nunziato Palazzo. La mostra è stata presentato all’inaugurazione dal presidente del sodalizio, Giuseppe Fichera, dal docente DAC-FIAF Enzo Gabriele Leanza e da Santo Mongioì, direttore della Galleria FIAF. Nunziato Palazzo nato e vive a Ficarazzi: appassionato da tantissimo tempo di fotogra- fia, nel 1996 si iscrive al Gruppo Fotografico Le Gru di Valverde e si dedica con maggiore interesse all’arte fotografica frequentando il corso di fotografia. Iscritto alla FIAF e alla FIAP dal 1997, ha partecipato a concorsi nazionali ed internazionali dove ha riscosso notevoli successi ed ha al suo attivo diverse mostre collettive; inoltre, ha allestito in varie località della Sicilia diverse mostre, fra le quali “La Sicilia della Settimana Santa” e “Tunisia – Mediterraneo: passato e presente”. I generi che maggiormente lo interessano sono il reportage e il paesaggio. 33 15 Marzo 2008 Roberto Mistretta, con “Il canto dell’upupa”, nuovo protagonista del noir italiano Gli orrori degli abissi dell’anima osservati con ironia a tinte nere di SALVO ZAPPULLA C on il romanzo “Il canto dell’upupa” Roberto Mistretta entra da protagonista sulla scena del noir italiano. Lo scrittore di Mussomeli, paesino a due passi dal paese di Camilleri (sarà solo un caso?), imbastisce trame avvincenti, veri dipinti neorealistici, alternando momenti venati di tenera ironia e tinte nere dal violento impatto emotivo. C’è un maresciallo lunatico e sempre ossessionato da diete mai rispettate, ci sono i suoi collaboratori con le loro manie. E c’è tanto orrore infiltrato negli abissi dell’anima, dove si annidano le voglie e i desideri più turpi. I personaggi di Mistretta sono autentici, scolpiti nelle pietre di Villabosco. E sono destinati a rimanere scolpiti anche nella mente dei lettori, perché difficilmente si possono dimenticare. Il pregio maggiore di questo giovane scrittore, è la capacità di dare alle sue storie una costruzione così articolata, così certosina che sembrano quasi un lavoro di ricamo, dove nulla è lasciato al caso. Non una svista, non una incongruenza. Mistretta è scrittore impegnato, non scrive per diletto o per il piacere di evadere dalla realtà; ne “Il canto dell’upupa” la realtà, in tutte le sue misere sfaccettature, è sempre presente, diventa materia letteraria, plasma sanguigno da offrire ai lettori. Il romanzo tratta argomenti scabrosi che spesso si preferirebbe far finta di ignorare e voltare il capo colpevolmente dall’altra parte, tratta la pedofilia e l’incesto, ce li pone davanti, ci costringe a respirarne l’odore rancido di uomini andati a male. E lo fa con rabbia e indignazione. È sofferenza autentica la sua, un urlo che si leva dal cuore, un cancro che vorrebbe estirpare. Ma Mistretta è scrittore, non un magistrato o un chirurgo, usa la penna al posto del bisturi e incide, scava nei recessi più reconditi delle umani aberrazioni fino a tirarne fuori tutto il marcio. Il suo è uno stile accattivante, da professionista che conosce alla perfezione il proprio mestiere, sa come costruire un giallo che tenga in sospeso il lettore fino all’ultima pagina, con colpi a effetto, pause di studiata meditazione e di profonde riflessioni. Svia, indaga, ci porta lontano con falsi indizi, per poi piazzare il colpo di coda che lascia di stucco. Un libro bello. Bello e coinvolgente. Sicuramente non facile, che vale la pena di leggere. Roberto, un romanzo forte il tuo, che tratta temi difficilissimi e va a scavare nei recessi più reconditi dell’animo umano. È stato sofferto per te andare ad affrontare certi argomenti? -Hai colto nel segno. Si tratta di un libro molto sofferto scritto di getto alcuni anni fa per dare voce a tutti gli innocenti abusati e ricordo che mentre scrivevo, gli occhi si colmavano di lacrime. Ero rimasto sconvolto dai fatti accaduti in un quartiere di Palermo, tivù e giornali narravano gli orrori di bambini violentati per anni nei retrobottega di vecchie putie. Quelle abiezioni vennero fuori grazie a due coraggiosi sacerdoti che raccolte le confidenze dei fanciulli, presentarono denuncia. E fu allora che successe l’incredibile: i genitori piuttosto che scagliarsi contro i pedofili, se la presero coi sacerdoti, “rei” di avere infamato l’onore delle famiglie. Ma che onore può esserci in una famiglia che non difende i propri figli abusati? Fu come ricevere un colpo di maglio e Roberto Mistretta mi resi conto che quei bambini stavano subendo una nuova violenza: non solo quella fisica e terribile di bestie senza cuore che si approfittavano della loro innocenza, ma anche quella più sottile e devastante delle famiglie che, piuttosto di stringersi attorno a loro ed aiutarli, gli toglievano la voce, negando i fatti. Nasce da qui Il canto dell’upupa, per dare voce a tutti gli innocenti che non hanno voce per gridare, perché come ben dice don Fortunato Di Noto, “I pedofili occupano gli spazi lasciati vuoti dai genitori”. Tu sei un caso abbastanza atipico, hai conosciuto prima il successo in Germania e dopo sei entrato nella grande editoria in Italia. Come lo spieghi? -Come premessa generale va chiarito che in Germania e Austria si legge molto di più rispetto all’Italia e che i lettori tedeschi amano gli scrittori mediterranei verso i quali mostrano interesse e curiosità. Esiste però un’altra spiegazione strettamente personale. Io nasco co- premio Alberto Tedeschi Giallo inedito Mondadori: un piccolo editore nisseno, Michele Vaccaro della gloriosa e purtroppo dismessa Terzo Millennio puntò sul mio protagonista, il maresciallo Saverio Bonanno, e pubblicò le prime due avventure della serie che, a causa di una distruzione molto carente e limitata quasi esclusivamente alla Sicilia, si fecero però conoscere da un pubblico di nicchia, vinsero dei premi e furono bene accolti tra i giallisti. Era il maggio del 2003 quando Tecla Dozio mitica titolare della libreria del giallo di Milano presentò “Il canto dell’upupa” al Salone del libro di Torino. Lì fui avvicinato da un’agente letteraria tedesca: Juliane Roderer che conosceva Tecla di fama. Comperò il libro, mi lasciò il suo biglietto da visita. Mesi dopo ci risentimmo, il libro le era piaciuto e diventò la mia agente. Propose i miei lavori in Germania e lì, grazie alla casa editrice Luebbe e all’editor Iris Gehrmann ma anche al prezioso lavoro della mia traduttrice Katharina Schmidt, hanno trovato be- mo autore argentino autore di una serie incredibile di personaggi e dotato di fantasia senza limiti ma anche di una straordinaria sensibilità narrativa. Per il resto credo che uno scrittore debba trovare in se stesso e nelle storie che coltiva la propria fonte di ispirazione. Per altro sono un lettore onnivoro che passa dai saggi ai libri per ragazzi, dall’ultimo romanzo pompato dai media al romanzo d’esordio di illustri sconosciuti, senza dimenticare la lettura di fumetti e riviste e quotidiani di ogni tipo, a riprova della mia instabile e disturbata personalità. Cos’è per te la scrittura? La scrittura è una scelta di vita. È creazione, astrazione, poesia. Amo la parola scritta che prende forma compiuta sul foglio bianco o sullo schermo vuoto di una pagina word, e nel susseguirsi di concatenazioni logiche e armoniche che non di rado ti fanno penare per trovare il giusto equilibrio. Amo le parole che raccontano storie di vita vissuta, fantenzione dei granno palpitare di editori che, trapersonaggi, dotto, significa danno loro capillare distribuspessore e zione su tutto il sentimenti. territorio nazionaLa scrittura è le, eccellenti e cuarte allo stato ratissimi cataloghi puro. Il lindi presentazione, guaggio dei visibilità sulla segni è la più Il canto dell’upupa stampa e quindi grande condi Roberto Mistretta possibilità di farsi quista delCairo Editore conoscere da un l’uomo. SenPagg. 253 - Euro 15,00 pubblico più vaza scrittura sto. In Roberta ho non ci sarebtrovato un altro pilastro professionale be memoria né progresso, in un paroper quanto riguarda la pubblicazione la non avremmo passato e non in Italia con un grande editore come avremmo futuro. E un giorno mi piaCairo, grazie alla lungimiranza della cerebbe che venissi ricordato come direttrice editoriale Marcella Meciani un uomo che attraversò la vita scriche ha poi passato la mano a Benevendo visto che scrivo per diverse detta Centovalli e mi ha affiancato ore al giorno, per un motivo o per un come editor Chiara Belliti. Del precealtro. dente romanzo è rimasta solo la strutSo che una importante radio tetura portante per il resto è stato ridesca ti ha chiesto un lavoro. Di scritto totalmente: un lavoro lungo e che si tratta? meticoloso che si traduce nella scorÈ presto detto. Il regista free lance revolezza del testo. Ma quanta fatica Felix Partenzi di Colonia, ha letto il mio “Das falsche Spiel des Fischers (Il gioco sporco del pescatore) ed è rimasto favorevolmente colpito. Lui sta sviluppando una serie di puntate che dovrebbe intitolarsi “KrimItalia” (GiallItalia) per la radio WDR seguita da una media di 100.000 ascoltatori a puntata. Il regista cercava autori da tutta l’Italia e per la Sicilia ha contattato me. Appena sarà deciso l’intero progetto bisognerà stendere una traccia entro la prossima primavera. Se il progetto andrà in porto sarò impegnato a scrivere il radiodramma nel corso dell’estate, la produzione lo e quanto lavoro ci sono dietro. Come allestirà in autunno/inverno e andrà ho detto in altre occasioni Il canto in onda nella prima metà del 2009. Il dell’upupa” è un romanzo frutto di manoscritto per il dramma dovrà avemolteplici entusiasmi. Adesso spetta re una durata di 55 minuti ed abbiaal lettore l’ultima parola. mo già scelto il tema: la cattura di Quali sono gli scrittori a cui ti Bernardo Provenzano. Col regista ci ispiri? E quali le tue letture prefevedremo il prossimo aprile in Germarite? nia dove il 15 e il 16 sarò ospite (inSono tanti gli scrittori e le scrittrici sieme a Santo Piazzese) dell’Istituto che amo per elencarli tutti ma non di Cultura Italiano all’estero per due credo di ispirarmi a nessuno in partiserate culturali a Bonn e Colonia e colare, ma se proprio devo indicare dove dovrei tornare anche in estate, uno scrittore che amo particolarmenospite a Berlino della manifestazione te, allora cito Robin Wood, bravissiGiallo Mediterraneo. Lo scrittore di Mussomeli scava nei recessi più reconditi delle umane aberrazioni fino a tirarne fuori tutto il marcio: il suo è uno stile rigoroso ma coinvolgente me scrittore proprio mentre scoppia il boom di Camilleri. Il successo dello scrittore di Porto Empedocle è così straordinario che in quel momento nessun editore vuole puntare su autori siciliani. Chi aveva avuto la fortuna di pubblicare prima, conquistandosi un proprio pubblico ha continuato a pubblicare ma per i nuovi autori sono stati dolori. Io sono stato tra questi ed ho subìto rifiuti per anni. Nel 2001 la svolta, dopo che un mio romanzo, tra le migliaia inviati, era arrivato nella cinquina dei finalisti al nevola accoglienza tra i lettori di lingua tedesca. Quanto è importante oggi per uno scrittore avvalersi di agenti letterari capaci, e quanto sono stati importanti per la tua carriera il tuo agente tedesco Juliane Roderer e Roberta Oliva in Italia? Come ho già detto prima, per me è stato di fondamentale importanza conoscere dapprima Juliane e quindi Roberta Oliva, straordinarie e capaci agenti che hanno preso per mano i miei lavori e li hanno portarti all’at- CULTURA LA VOCE DELL’ISOLA CULTURA LA VOCE DELL’ISOLA 34 15 Marzo 2008 Incontro con la scrittrice messinese Mariangela Biffarella Le voci della terra natìa sotto l’incalzare del tempo di SALVO ZAPPULLA ariangela Biffarella è scrittrice autentica, poco incline alle sirene del post-modernismo iperrealistico che va tanto di moda di questi tempi, preferisce ispirarsi ai grandi autori classici che hanno scritto la storia del verismo in Sicilia. E lo fa con una tale ricchezza di vocaboli dialettali, intercalati con sapienza nelle sue novelle, da renderla tra le voci più interessanti nel panorama delle scrittrici siciliane emergenti. I suoi racconti riportano alla luce atmosfere soffuse di una Sicilia novecentesca, destinate all’oblio sotto l’incalzare del tempo, ben lontane dai bagliori pirotecnici e artificiali dei riflettori televisivi della nostra epoca. I suoi personaggi emanano sudore e povertà, miseria e sofferenza, sono autentici, descritti con minuziosità e identità stilistica. Teresa che lucida il suo letto d’ottone con maniacale perizia, ponendo in esso tutte le sue ambizioni di riscatto sociale. Così come il giovane Rigge identifica nella sua potente moto lo strumento per liberarsi del degrado familiare, fino a quando non va a schiantarsi contro un albero. O la storia di Pina, china sul telaio a intrecciare fili, ricordi e speranze sopite per sempre. Personaggi profondamente umani che si dibattono per non soccombere, tra pregiudizi, ingiustizie e arretratezza. L’ambiente è sempre quello della Sicilia dei pastori, dei contadini, dei pescatori che giornalmente devono strappare alla vita il necessario per sopravvivere: i vinti, come nella migliore tradizione verghiana. Oggi i nuovi vinti potrebbero essere i poveri albanesi i cui cadaveri ritroviamo sempre con maggiore frequenza sulle spiagge siciliane. Mariangela Biffarella vive a Mistretta (Me), ha vinto numerosi concorsi letterari, tra i quali ultimamente il premio Alberoandronico, a Roma, consegnato in Campidoglio, ed è al suo esordio narrativo. Mariangela, nella tua scrittura c’è qualcosa di ancestrale, come se volessi fermare il tempo a bearsi delle cose passate. Come mai questa scelta? Non credo si possa parlare di scelta, ma semplicemente di un “sentire” che mi porta a far rivivere i ricordi: quelle realtà che si sono profondamente incise nell’anima; gli accadimenti quotidiani di un’umanità che ha costituito lo scenario della mia vita e di molti siciliani come me; il sentire delle donne che hanno subito e lentamente iniziato il lungo e difficile cammino verso la loro emancipazione, determinando, nel bene e nel male, il nostro essere donne siciliane oggi. Con questo non penso certo di fermare il tempo (il che sarebbe impossibile) ma di sottrarre all’oblio del nulla una Umanità dalla “voce sommessa” con i suoi valori e le sue pecche, un mondo che la società di oggi ? troppo spesso cinicamente incline all’avere e all’apparire ? dimentica o reputa “fuori moda”. Invece, molti di quei valori costituiscono ancora un solido ancoraggio senza il quale si rischia di precipitare nel vuoto. Con questo non voglio certo demonizzare il presente, ma solo cercare di tenere in vita almeno una parte di quanto di grande e bello c’è nel nostro passato perché non smetta mai di appartenerci. C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare nel rivivere il passato (e non solo) attraverso i racconti, quello di lasciarsi catturare dalle M Mariangela Biffarella storie fino a sentire propri i pensieri, le esperienze e le emozioni altrui, dando voce al nostro “essere” più profondo e vero che spesso dorme, confuso nel fluire quotidiano che non lascia tempo di guardarsi dentro. E poi – ma non ultimo – il comprendere che i sentimenti non conoscono confini temporali e spaziali né steccati che dividono ed etichettano l’Umanità. Il condividere, sia pure idealmente, pensieri, sentimenti, emozioni e affetti altrui può servire a consolidare in ciascuno di noi il valore dell’u- Grazia Deledda, Capuana, il primo Pirandello, quello delle novelle, e ne fui definitivamente conquistata. Certo, penso che questi autori abbiamo trovato in me terreno fertile perché molte mie coetanee, per esempio, preferivano leggere Liala. Con questo voglio dire che dentro ciascuno di noi c’è già il “germe di noi stessi”, anche se può sembrare un bisticcio di parole. Non a caso c’è chi predilige i libri gialli o di avventura piuttosto che storie d’amore, horror o thriller. “intrigante” e che, dopo aver letto la traduzione nella nota a piè pagina, torni a leggere il dialetto per gustarlo a pieno. Quali programmi hai per il tuo futuro di scrittrice? Sinceramente non ho alcun programma, anche perché stento a considerarmi “scrittrice”. Di certo continuerò a scrivere tutte le volte che sentirò di farlo e lo farò come ho sempre fatto, senza lasciarmi troppo condizionare dal fatto che ciò che scrivo possa pure non interessare ai lettori. Recentemente uno scrittore affermato con cui ho avuto il piacere di parlare mi diceva Mariangela Biffarella che la prima domanda Aracne Edizioni da porsi, quando si Pagg. 122- Euro 8,00 pensa di scrivere una storia, è se questa possa o no interessare agli altri e quali siano i lettori potenziali. Sicuramente ha ragione, ma io sento di non condividere la sua asserzione. Penso, invece, che la prima cosa da fare sia proprio non pensare e lasciare che i pensieri fluiscano in maniera irrazionale. La razionalità deve subentrare solo quando si rivede la logica, la coerenza e la correttezza ortografica e grammaticale di ciò che si è scritto. Se tutti ci ponessimo le medesime domande prima di scrivere, forse incontreremmo il favore di un maggior numero di lettori, ma rischieremmo di dire le stesse cose e di mortificare il nostro sentire più autentico. borghi cittadini, anche se in misura e Scrivere è un’esigenza dell’animaniera diversa. ma? Un diletto? O cos’altro? Se qualcuno pensa che le mie stoPer me scrivere è soprattutto un’erie ricordino, anche solo da lontano, sigenza dell’anima, un modo per feril Verismo non posso che esserne felimare su carta le emozione che scuoce. tono la coscienza e costringono ad I tuoi scritti sono infarciti di teruscire dall’indifferenza che oggi semmini dialettali che li impreziosiscobra volere contagiare tutti, ma anche no e rendono più autentici i dialouna maniera per mettere ordine nei ghi dei personaggi. Ritieni anche tu miei pensieri e dare una “faccia” a che sia un arricchimento? ciò che si agita confusamente dentro Si, penso che il dialetto, quello aula mia testa e il mio cuore. tentico non quello storpiato, arricLe mie storie, quindi, nascono quachisca le storie narrate perché le rensi sempre da un elemento irrazionale: può trattarsi di uno sguardo colto negli occhi di una donna o di un sentimento provato rispetto ad una realtà conosciuta. Da qui il racconto prende vita e si dipana nella mente in piena autonomia. Una volta schizzato il protagonista, è come se questo avesse gambe proprie che lo fanno andare dove vuole. A me resta solo di seguirlo e riferire quello che fa e gli accade. Quando lui si ferma mi fermo anch’io per riprendere quando, in un momento qualunque della mia de più vere e credibili. Un personaggiornata lo vedo rimettersi in cammigio deve essere se stesso e per esserno. Allora, se posso, mi siedo al comlo pienamente non può che esprimerputer e scrivo, altrimenti mi sforzo di si come pensa, attraverso l’idioma ricordare, per scrivere quando troveche gli è proprio. rò il tempo di farlo, ma in questo caSarebbe grottesco mettere in bocca so, purtroppo, mi capita di perdermi ad un personaggio semplice un modo qualcosa. d’esprimersi che non gli appartiene. Spesso scrivere per me è anche Chi scrive deve trovare una “verità una via attraverso cui sfuggire la di linguaggio” che calzi come un realtà, per non pensare ai piccoli guanto alla realtà narrata. problemi contingenti che tediano la Certo, mi rendo conto che è una vita, una maniera di circoscriverli e scelta difficile perché può rendere lasciarli decantare in una sorta di meno fruibile la storia, soprattutto a limbo della coscienza, il che mia aiuquanti non conoscono il siciliano. Rita a mantenermi più serena e dispotengo, tuttavia, che il lettore vero, nibile. In questo senso posso dire che quello che ama gustare una storia scrivo anche per me stessa. nella sua interezza e verità, lo trovi Bisogna cercare di tenere in vita almeno una parte di quanto di grande e bello c’è nel nostro passato perché non smetta mai di appartenerci guaglianza, a liberarci dai pregiudizi e dalla paura della “diversità” fino a proiettarci in un mondo affettivo “universalmente” uguale. Quanto hanno influito i grandi veristi siciliani sul tuo stile? Non so nello stile, ma nella mia formazione umana e culturale ritengo abbiano avuto un ruolo determinante, perché me ne sono letteralmente “nutrita” fin da ragazzina. Ricordo che le novelle di Verga mi commossero fino alle lacrime, anche perché l’umanità che rappresentavano non era poi così lontana ed estranea a quella siciliana degli anni Sessanta e Settanta, soprattutto nei piccoli centri come il mio. Poi scoprii Scoprire ciò che fa vibrare il cuore e farne nutrimento dei propri pensieri e della propria anima fin dalla più tenera età è una grande fortuna e io credo di avere avuto questo privilegio, pur senza rendermene conto. Quando ho cominciato a scrivere non ho certo cercato di rifarmi allo stile dei Veristi (anche perché sarebbe impensabile imitare una tale grandezza!). Ho semplicemente lasciato che venisse fuori da me ciò che sentivo e conoscevo: sono anch’io nata e vissuta in quella loro Sicilia povera e negletta la cui arretratezza, purtroppo, non è solo proverbiale ma ancora reale e tangibile, soprattutto nelle piccole realtà di provincia e nei sob- 35 15 Marzo 2008 Un luogo che avvolge, cattura, seduce ed inquieta. regalando i suoi sogni e i suoi incubi Franz Kafka nella città d’oro Praga e le suggestioni segrete di VIRGINIA FODERARO E siste una città capace di restare impressa sul cuore dei suoi visitatori e che quando accosta le persiane per andare a dormire restituisce a chi vi si trovi a passare le sue suggestioni più segrete. È una città popolata da luci e da ombre, dalle risate provenienti delle sue locande colme di musiche e di allegria - abituate a tirare avanti fino a notte inoltrata - e dall’ingombrante memoria dei tempi passati. Chiamata anche la città d’oro o magica, con i suoi ponti, le sue strade, i suoi quartieri, la città vecchia, i suoi vicoli, le sue chiese gotiche dalle mostruose creature che s’innalzano portando con sé centinaia di anni di storia, il suo castello, il suo fiume: è Praga. Una città che il viaggiatore conserverà, come fosse il gioiello più caro della sua fantasia, ovunque egli andrà. A passeggiare per gli angoli di questo luogo, che non pare soltanto città ma soprattutto spettatrice della storia che l’ha attraversata, si avverte un’ondata d’ispirazione creativa. Praga avvolge, cattura, seduce ed inquieta. Regala i suoi sogni e i suoi incubi. Franz Kafka vi nacque il 3 luglio 1883. Non è difficile intuire che di questa città ne respirò l’atmosfera colta, crocevia di intellettuali e poeti, ne raccolse tutto quanto questa ebbe a suggerirgli. Di famiglia ebraica, figlio di Hermann Kafka, benestante commerciante di stoffe, con il quale nel corso della sua esistenza ebbe sempre un rapporto conflittuale a causa del carattere autoritario e dispotico del padre e di July Löwy, madre affettuosa, dalla quale ereditò l’indole profondamente sensibile, trascorse un’infanzia malinconica e infelice (condivisa con le tre sorelle Elli, Valli e Ottla) che lo avrebbe segnato inesorabilmente nel suo temperamento visionario di artista e di uomo. Da Praga, Kafka si allontanerà per abitare a Berlino e infine a Vienna, dove morirà, a causa della tubercolosi che l’afflisse lungamente, il 3 giugno 1924. La sua formazione avvenne interamente in lingua tedesca e dopo un percorso di studi umanistici e una grande passione per la letteratura, si laureò alla Facoltà tedesca di Praga in Giurisprudenza ed intraprese l’attività di impiegato presso l’ufficio legale di un’importante compagnia di assicurazioni, condizione che lo pose a contatto con un’insidiosa burocrazia, protagonista indiscussa delle sue angosce narrative. Nelle foto: immagini suggestive di Praga Il suo talento straordinario percorre instancabilmente situazioni inconsuete, abili a trasfigurare la banale esistenza dei suoi protagonisti in esperienza al limite del reale. È l’alienazione più segreta dei loro io a divenire interprete di imprevedibili storie. Così avviene che sotto il pretesto del racconto di vite banali queste detengano al loro interno più d’una possi- conti (tra i quali spiccano: La metamorfosi, Nella colonia penale, Il messaggio imperiale, Durante la costruzione della muraglia cinese, La tana, La condanna, Un digiunatore), dai tre romanzi (America, Il Processo, Il Castello), dai diari, dal vasto epistolario, contenente le sue corrispondenze amorose, e la famosissima “Lettera al padre”, e dai “Sogni” - Lo straordinario talento dello scrittore percorre instancabilmente situazioni inconsuete, abili a trasfigurare la banale esistenza dei suoi protagonisti in esperienza al limite del reale bilità, compresa - è evidente - quella dello smarrimento della propria adesione al mondo circostante e all’irrimediabile perdita di una confortevole quotidianità, nelle atmosfere oniriche da inferno sotterraneo che egli è così abile a tratteggiare. La sua intera produzione letteraria - costituita da un gran numero di rac- diventa territorio di confine tra l’oggettività e i suoi incubi. Malgrado vi sia sempre un livello di contesto storico e autobiografico da considerare e dal quale ogni autore trae ispirazione per i propri temi, si avverte nell’Opera di questo grandissimo scrittore la fantasia contagiosa e il respiro di chi sa volteggiare sopra le teste dei suoi contemporanei e dei suoi posteri. Scosso da sonni agitati a causa delle storie che Kafka gli ha saputo donare, il lettore di ogni luogo distingue nelle cicatrici dell’animo umano un’invenzione creativa intrisa di ipotesi filosofiche e una realtà popolata di suggestioni minacciose ed inafferrabili, in perfetto equilibrio tra l’osservazione personale dei fatti e quella Franz Kafka di mondi sommersi. “La Metamorfosi”, il racconto più rappresentativo della tematica di Kafka, dipinge con lievità e immediatezza il dramma del suo protagonista, irreprensibile commesso viaggiatore e impiegato modello. Gregor Samsa una mattina si sveglia e si accorge subito della trasfor- mazione fisica avvenuta durante la notte. È diventato un gigantesco scarafaggio. Nessuna reazione accompagna la sconvolgente scoperta, solo una grande apprensione per il ritardo che tutto ciò comporterà sul suo arrivo in ufficio. Da questo momento, la narrazione assume contorni che conducono il protagonista a un disagio inesorabile, secondo cui il “diverso” è alienato e scomodo per chi lo circonda. Fra l’indifferenza e il fastidio dei suoi familiari, il giovane uomo, relegato a scontare la sua disgrazia nella stanza da letto, vi verrà lasciato morire. E la vita continua. È nei due maggiori romanzi (Il Castello e Il Processo) che emerge definitivamente l’insofferenza esistenziale kafkiana, in cui i rispettivi protagonisti si trovano condannati ad agire sotto la minaccia costante della burocrazia e delle autorità, universo dedito a manipolare le sorti dell’uomo. K. e Josef K. sono le due facce della stessa medaglia, differenti ritratti dello stesso carattere, allontanati o rinchiusi, a seconda del caso, nella giostra altalenante di regole e di imposizioni. Entrambi gli accusati subiscono la stessa sorte: innocenti, sono costretti al temibile giudizio e all’attuazione di una giustizia incomprensibile, finendo per persuadere se stessi di meritare il castigo per colpe e misfatti insospettati. Il pregio ineguagliabile di Kafka è stato quello di attraversare la metafora con la disinvoltura di un acrobata, arrivando a generare nel lettore una consapevolezza in continuo mutamento. Egli è maestro nel sollevare il sipario sulla scena della vita nei suoi momenti di più intima presa di coscienza dell’esistenza. Scrittore timido e schivo, conobbe la diffusione dei suoi racconti su numerose riviste di letteratura dell’epoca e con letture pubbliche, ma la vera consacrazione fu postuma, per merito dell’amico ed editore Max Brod, il quale contravvenendo alla promessa di bruciare la sua opera completa, consegnò al mondo intero un artista senza eguali. Ancora oggi a Praga pare quasi di intravederlo, scivolando come fosse un’ombra tra la folla del Ponte Carlo V, il giovane Franz, vestito tutto di nero con la sua bombetta sul capo, a passi sospesi sulla Moldava. Perché paragoni il tuo comandamento interno a un sogno? Ti sembra forse assurdo, incoerente, inevitabile, irripetibile, fonte di gioie o di terrori infondati, incomunicabile, nel suo complesso, eppure ansioso di essere comunicato, come sono appunto i sogni? Tutte queste cose: assurdo, perché solo se non gli ubbidisco posso sussistere qua giù; incoerente, perché non so chi è che ordina e a che cosa mira quell’ordine; inevitabile, perché mi coglie di sorpresa e all’improvviso, come i sogni colgono il dormiente, che pure, quando è andato a letto, doveva aspettarsi dei sogni. È irripetibile, o almeno sembra tale, perché non riesco ad adempierlo, non si mescola con la realtà e proprio così conserva la sua illibata irreperibilità; è fonte di gioie e di terrori infondati, benché molto più dei secondi che delle prime; è incomunicabile perché è inafferrabile, eppure proprio per questo motivo pretende di essere comunicato. Quarto quaderno in ottavo, 7 febbraio 1918 - Franz Kafka, Sogni, Sellerio editore Palermo CULTURA LA VOCE DELL’ISOLA