In tutte le edicole
e anche via internet
www.lavocedellisola.it
Informazioni:
[email protected]
Lettere:
[email protected]
GIORNALE SICILIANO DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA, TURISMO, SPETTACOLO
ANNO TERZO Nº 4/5 • 15 MARZO 2008 • b 1,50
DIRETTORE RESPONSABILE SALVO BARBAGALLO
All’ombra di Calogero Mannino cambia tutto per non cambiare nulla
In Sicilia
la satrapia
democristiana
continua
di FRANCO ALTAMORE
C
aduto Salvatore Cuffaro, per la
presidenza della Sicilia era stata
avanzata la candidatura del presidente dell’Assemblea Gianfranco
Miccichè. Una successione naturale,
trattandosi del leader regionale del
centro destra, ma anche un segno di
discontinuità. Un laico sarebbe successo nel posto occupato quasi sempre
da esponenti democristiani o post democristiani; nel posto lasciato da un
discepolo di Calogero Mannino si sarebbe insediato uno stretto collaboratore di Silvio Berlusconi. Non sarebbe
stata una rivoluzione, ma certo un
cambiamento vero per la terra dei Gattopardi, dove si pratica il sistema del
“cambiare tutto per non cambiare nulla”. L’illusione è durata solo alcuni
giorni. Non si conoscerà mai la provenienza delle potenti pressioni – o le
proposte che non si possono rifiutare che sono state fatte sul Cavaliere; non
è stata cosa da poco per lui mollare
bruscamente il fedele luogotenente,
autore del clamoroso “sessantuno a
zero” delle elezioni politiche del 2001,
quando in Sicilia il centro destra guidato da Miccichè conquistò tutti i seggi alla Camera dei deputati.
L’esistenza delle misteriose pressioni è stata smentita pubblicamente dal
presidente in pectore Raffaele Lombardo. Forse nella terra dove Sturzo
pretese che cominciasse l’invasione
angloamericana dell’Italia, dove le
istituzioni cattoliche conservano uno
straordinario potere, non solo spirituale, ad un laico non è permesso di ricoprire la prima carica politica. Il senso
dello Stato, che è una caratteristica del
pensiero laico, è una roba troppo strana per la Sicilia, dove invece convivono, senza farsi una vera guerra, novelli
Fra’ Diavolo, nostalgici del potere
temporale della Chiesa, massonerie
deviate, servizi segreti di ogni genere
e Cosa nostra, tutte forze anti-Stato
che rendono l’Isola un problema per
l’Italia e per l’Unione Europea, anziché una risorsa. Il movimento autonomista di Lombardo, spinto spregiudicatamente sino all’accordo con la Lega Nord, è potenzialmente un elemento di disgregazione dello Stato unitario, un partner ideale, quindi, per le
forze anti-Stato. Bisogna chiedere a
Il dopo Cuffaro è Raffaele Lombardo. Si proclama
l’autonomia, ma il vincitore della corsa alla presidenza
della Sicilia è stato deciso a Roma. Il metodo
“porcellum” è applicato ora anche nelle regioni
Lombardo se di ciò è consapevole e
come intende risolvere il problema.
Intanto rimane irrisolta la contraddizione fra il far calare da Roma la sua
candidatura alla presidenza, quando
qui era già del tutto legittima, persino
naturale, senza interferenze “continentali”. È qui, in Sicilia, che ci attendevamo lo sviluppo democratico della
sfida con Miccichè, magari con elezioni primarie. Il duello avrebbe con
ogni probabilità visto vincitore lo stes-
so Lombardo, ma dopo una leale competizione fra i due. Avremmo potuto
apprezzare meglio la diversità delle
loro proposte e nello stesso tempo i
due contendenti avrebbero potuto lavorare sui loro programmi, che certa-
mente andavano perfezionati. Il dibattito avrebbe dato l’opportunità di conoscere meglio la proposta autonomistica di Lombardo, che si appresta a
vincere sulla base di slogan demagogici e di facili sollecitazioni al patriottismo siciliano. Sin ora abbiamo assistito alle solite giaculatorie sulla Sicilia vittima delle discriminazioni ed a
pubblicità ingannevoli.
In un manifesto quelli del MPA dicono di essere “nati per difendere la
Sicilia”: da chi, se non da coloro i
quali le fanno del male, un lungo elenco riempito in gran parte da Siciliani?
Dei tanti che fanno male alla Sicilia
taluni si stanno impegnando in seduzioni verso il cavallo di razza dc, offrendogli appoggio per la vittoriosa
scalata politica, e può essere che ad
essi, sventuratamente, come la Monaca di Monza, il nostro Lombardo abbia risposto di sì.
Il sistema elettorale “porcellum” fa
in modo che i parlamentari siano nominati dai capi dei partiti e non dagli
elettori. Chi va a votare nella sostanza
ratifica le scelte dei leader. I candidati
collocati nelle prime posizioni sono
vincitori ancor prima di misurarsi nella competizione. Un sistema assurdo,
sicuramente incostituzionale, ma che
fa comodo a tutti, anche a quelli che
lo criticano. La prova più clamorosa
l’abbiamo ora in Sicilia, dove, anche
se il sistema elettorale prevede le preferenze, i grandi partiti hanno già deciso, prima di consultare l’elettorato.
Il presidente della Regione sarà Lombardo, l’altro discepolo di Mannino; la
senatrice Finocchiaro correrà per la
presidenza anche lei; come per le
Olimpiadi l’importante non è vincere,
ma partecipare.
La satrapia democristiana di Sicilia
continua. Gli elettori laici e di sinistra
sono disorientati. Non hanno invece
perso la bussola i professionisti della
politica, che hanno percepito la direzione del vento e spiegano le vele verso il vincitore; interi pezzi della sinistra stanno migrando rapidamente verso il designato vincitore. Che tempi,
carusi!
Nelle foto: scene dal Gattopardo
i Visconti e, in alto, Calogero Mannino,
al centro Raffaele Lombardo
POLITICA
LA VOCE DELL’ISOLA
2
15 Marzo 2008
Ancora una volta la Sicilia sarà determinante per il futuro del Paese
Il Re è morto, viva il Re
certi che nulla cambierà
di GUGLIELMO ALTAVILLA
F
inalmente ci siamo, siamo in
piena campagna elettorale per il
rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana e l’investitura del prossimo Presidente della Regione Siciliana. Dopo le soffertissime, ed inevitabili comunque la si pensi, trattative
al cardiopalma sono stati definiti i
due maggiori “contendenti” per la
poltrona di Palazzo d’Orleans che,
anche questa volta, vista la concomitanza con le elezioni politiche nazionali, potrebbe avere l’effetto di stabilire chi avrà la maggioranza al Senato
della Repubblica e, di conseguenza,
terrà in pugno il governo del Paese.
Dunque ancora una volta la Sicilia,
con le sue consultazioni, risulterà determinante per il futuro politico italiano, ammesso che ne esista ancora
uno degno di essere immaginato.
Grazie a questa circostanza i nostri
ascari locali non hanno perso tempo
nel fare ciò che gli riesce meglio e
vale a dire mercanteggiare l’enorme
peso politico attuale del voto isolano
con le proprie aspirazioni personali,
di partito e forse anche di parte; l’unico assente, in questo grande show
business mediatico, è stato come al
solito il popolo siciliano che, anche
questa volta, si trova di fronte ad una
campagna elettorale basata sulla tristissima tiritera della legalità.
Come due anni fa il centrosinistra
schiera il “partito della legalità” dell’ex magistrato, ed ex presidente dei
senatori dell’Ulivo Anna Finocchiaro, che ha già cominciato more solito
ad accusare l’altra parte di rappresentare la continuità rispetto al dimissionario e condannato Cuffaro (senza il
quale l’accordo nel Pdl non si sarebbe fatto).
Peccato che la Finocchiaro non abbia mai speso una parola di condanna
per la folle condotta “ulivesca” a Palazzo dei Normanni del centrosinistra
di questi anni, impegnato più a fare la
sponda del centrodestra che l’opposizione. Infatti molti dimenticano due o
tre cosette molto importanti che, invece, il nostro giornale ha sempre
messo in evidenza e che ricordiamo
ai nostri lettori prima del voto.
Per prima cosa l’onorevole Rita
Borsellino, formalmente il capo dell’opposizione legalitaria ed antimafiosa, si è sempre opposta alla costituzione della Commissione parlamentare regionale antimafia dicendo
che era inutile e che si doveva rifarla
o dare soldi e sovvenzioni ad altre associazioni della galassia dei professionisti dell’antimafia siciliani. Altro
Anna Finocchiaro
capolavoro è stato il “copia e incolla”
fatto dal centrosinistra sul progetto di
ammodernamento (noi lo abbiamo
sempre chiamato furto ed annaquamento) dello Statuto Siciliano che,
anche grazie alla nostra fiera ed inflessibile battaglia, è poi stato messo
Raffaele Lombardo
mo dai suoi commilitoni (ed i resoconti parlamentari parlano chiaro)
che pensano e parlano come il giacobino Robespierre e poi tacciono su
Bassolino e le delinquenze politiche
campane, dove i loro partiti sono al
potere da anni ed anni: pecunia non
zione (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc ed altro ancora) dove l’autonomista è solo lui, ammesso che ci
creda per davvero, perché gli altri
rappresentano tutte forze storicamente contrarie all’emancipazione siciliana con le posizioni più becere.
Raffaele Lombardo, presidente in pectore della
Regione, dovrà dimostrare quanto tenga alla vera
autonomia dell’Isola, non essendo più il tempo
delle enunciazioni ma dei fatti
da parte. Infatti il disegno di legge
Fleres e quello Speziale depositati in
Assemblea erano assolutamente identici, persino nelle virgole. Evidentemente, usando modelli e definizioni
care al centrosinistra, quando c’è da
affossare la Sicilia la mafia e l’antimafia possono anche andare d’accordo; d’altra parte si sa che la politica è
l’arte di rendere possibile l’impossibile.
Per non parlare poi del povero onorevole Tumino (centrosinistra) che
aveva proposto di ridurre gli stipendi
dei parlamentari dell’Ars ed è stato
bacchettato e messo a tacere per pri-
Palazzo dei Normanni a Palermo
olet, il danaro non ha odore, dicevano
i latini; la munnizza invece olet eccome e non vorremmo sentirla troppo
vicina a noi. Dall’altra parte abbiamo
un centrodestra guidato dall’autonomista Lombardo che guida una coali-
Forza Italia è portatrice degli interessi economici del Nord Italia il cui
unico obbiettivo è quello di avere una
Sicilia senza banche e senza investimenti autoctoni che la possano liberare dalla schiavitù di essere colonia
e terra di sfruttamento e ne sia prova
il cronico “disinteresse”, e lo chiamiamo così solo per decenza, durante
gli anni del sacco del credito siciliano
da parte del nord mentre il centrodestra al potere, e Forza Italia in prima
linea, avevano altro da osservare.
Alleanza Nazionale rappresenta
una tradizione politica per cui il centralismo romano è l’essenza stessa
della vita politica del Paese e la Sicilia, nella migliore delle ipotesi, è una
“provincia” dell’Impero.
L’Udc è sempre quella che fa finta
di pensare a Don Strurzo ma poi lavora con i metodi di Aldisio e Scelba:
la “tranquillità” dell’isola in cambio
di poltrone romane o palermitane sicure e ben imbottite, è la loro cultura
ed è il loro Dna e non possono cambiarlo; figuratevi che Giuseppe Alessi, l’osannato ultracentenario primo
presidente della Regione, ebbe a dire
nel 1943: “Il popolo siciliano non
esiste!”, e ancora lo festeggiano come eroe dell’autonomia.
Ci stupisce come Raffaele Lombardo, che a quella scuola per anni si è
formato, possa essere stato folgorato
sulla via di Damasco dalle posizioni
veramente autonomiste come quelle
del compianto, e da tutti dimenticato,
Silvio Milazzo.
Certo l’esordio autonomista di
Lombardo non faceva ben sperare
quando si schierò a favore della revisione dello Statuto e si battè per l’istituzione di nuove province, in barba
allo Statuto stesso che ne prevede l’abolizione, ma poi ha dichiarato che lo
Statuto non si tocca e che l’autonomia vera è l’unica prospettiva per la
Sicilia: noi ne abbiamo preso atto e
ora è venuto per lui il momento di
mostrare quanto tiene all’autonomia
vera.
In ogni caso, chiunque vinca, invitiamo i candidati a pronunciarsi su
pochi, ma essenziali, punti vitali per
la nostra autonomia che riassumiamo
nello specchietto in basso.
Qualunque sia il Re, o la Regina,
che siederà sul trono a Palermo si ricordi che esso non gli appartiene ma
è di proprietà del popolo siciliano
che, questa volta, si spera, non resterà passivo a subire altri oltraggi.
I dieci punti dell’Autonomia Siciliana
1 Impegno a non modificare, né a consentire politicamente la modifica, nessuna parte dello Statuto Siciliano così come vigente e lotta politica per la reintroduzione dell'Alta Corte di Giustizia per la composizione
dei conflitti tra lo Stato e la Regione, illegalmente
abolita dalla Corte Costituzionale;
2 Applicazione integrale ed intransigente di tutti gli
strumenti economici e fiscali previsti dallo Statuto per
il rilancio economico siciliano;
3 Partecipazione pubblica e costante del Presidente della Regione a tutti i Consigli dei Ministri con potere di
voto nelle questioni che riguardano la Sicilia così come previsto dallo Statuto Siciliano;
4 Istituzione di una legge bancaria regionale che favorisca lo sviluppo del credito locale ed agevoli le imprese che se ne avvalgono;
5 Rafforzamento dei crediti d'imposta per tutte le imprese siciliane che assumono lavoratori a tempo indeterminato, investono in ricerca e sviluppo e producono
utili di bilancio da più di cinque anni consecutivi;
6 Istituzione di una legge regionale sulla ricerca e lo
sviluppo che elimini drasticamente la “fuga dei cervelli” e ridia dignità ai giovani laureati siciliani, favorendone l'inserimento nel mondo del lavoro;
7 Blocco della costruzione degli inceneritori per i rifiuti
fino al raggiungimento consolidato di una quota di
raccolta differenziata pari almeno al 40%;
8 Istituzione di una legge di riordino energetico regionale che prediliga ed incentivi il fotovoltaico e preveda la creazione di una società regionale per la distribuzione dell'energia elettrica con azionariato devoluto
ai Comuni ed un consiglio di amministrazione vincolato ai risultati ed alla produttività.
Lotta politica per la diminuzione delle accise sui carburanti come nelle altre zone di confine italiane.
9 Riforma della contabilità e dei bilanci degli Enti Pubblici regionali con chiaro rafforzamento della responsabilità civile degli amministratori che gestiscono il
pubblico danaro ed introduzione del concetto di responsabilità del “deficit di bilancio” e commissariamento e scioglimento dei Comuni che non approvano
il bilancio entro sei mesi dal termine dell'anno solare
di riferimento.
10 Rafforzamento e potenziamento delle tratte sociali di
trasporto aereo da e per le isole minori e concessione
di bonus regionale di sconto sulle tariffe aree per i turisti che scelgono di venire in Sicilia.
Considerare le tratte aree da e per Roma e Milano come tratte di utilità sociale.
Rilancio e riqualificazione del sistema ferroviario,
stradale ed autostradale isolano e potenziamento dei
porti passeggeri e merci nella previsione dell'area di
libero scambio Mediterranea del 2010.
3
15 Marzo 2008
La Penisola si frantuma, ma il governo brinda al Kosovo indipendente
La Sicilia e la Padania
balcanizzeranno l’Italia?
di FRANCO ALTAMORE
L’UE indebolisce gli Stati
nazionali, ma non governa
il territorio; proliferano
i movimenti autonomisti che
contestano i governi centrali;
i popoli balcanici vogliono
entrare tutti in Europa,
ma erigono fra loro nuove
anacronistiche frontiere
L
a Sicilia si estende per 25.207
chilometri quadrati ed ha oltre
cinque milioni di abitanti; il
Kosovo è esteso 10.887 chilometri
quadrati e conta una popolazione di
2.200.000 abitanti. Il 17 febbraio
scorso il parlamento di una regione
che è meno della metà della Sicilia
ha proclamato l’indipendenza dallo
Stato serbo, di cui era formalmente
una provincia autonoma.
La Sicilia si appresta ad andare alle
elezioni e tutto fa presagire una vittoria del movimento autonomista di
Raffaele Lombardo e la sua incoronazione a presidente della Regione.
Senza tanto badare al programma
dell’uomo politico catanese, i Siciliani sono disgustati dagli atteggiamenti
altezzosi del deposto governo Prodi e
stanchi della verbosità inconcludente
di gran parte dei rappresentanti siciliani del centro sinistra. Lombardo è
un “vecchio” democristiano, ma da
quando si è messo a protestare contro
il potere centrale e si è proposto come campione della discontinuità, anche chi professa idee politiche opposte è disposto a sostenerlo.
Dall’altro capo della penisola Umberto Bossi torna a tuonare contro lo
stato centralista; milioni di fannulloni
napoletani, foraggiati con le tasse
spremute agli operosi lumbard, si sono dati alla pazza gioia, senza preoccuparsi di smaltire i rifiuti del loro
sfrenato consumismo; se pensano di
far pagare al Nord anche lo smaltimento della loro mondezza, la Lega
comincerà ad oliare le sue armi (auguriamoci solo metaforicamente).
In queste condizioni la fretta con la
quale il governo italiano, diversamente, ad esempio, da quello spagnolo, ha riconosciuto il nuovo staterello
balcanico è incomprensibile. Durante
la Seconda Guerra mondiale la Jugoslavia fu invasa dagli eserciti tedesco ed italiano. La Provincia del Kosovo fu divisa in due; il nord fu incorporato con lo Stato serbo, occupato dalla Germania, il sud fu incorporato dall’Albania, occupata dall’Ita-
lia. Durante l’occupazione italiana
nella parte meridionale del Kosovo i
serbi furono trattati da nemici; più di
diecimila furono uccisi e circa centomila contadini furono espulsi e sostituiti da coloni albanesi. Il sostegno
degli Albanesi e l’ostilità contro i
Serbi attuati dall’Italia fu l’inizio dello squilibrio fra le due etnie kossovare; gli Albanesi erano poco più della
metà e i Serbi arrivavano al 40% circa; ora i Serbi sono ridotti ad appena
Sopra: le manifestazioni in Kosovo. In alto: Raffaele Lombardo e Umberto Bossi
il 5%. Siamo stati per gli Albanesi e
contro i Serbi e le conseguenze, infine, sono queste.
È possibile quindi che l’immediato
riconoscimento del nuovo Stato sia
ispirato alla tradizionale politica estera dei governi italiani, sempre desiderosi di stabilire con le popolazioni albanesi un rapporto somigliante al
protettorato. Come è possibile anche
che la decisione sia stata determinata,
non da un rigurgito di grandeur italiana nell’Adriatico e nella sponda
balcanica, ma dall’atteggiamento gregario nei confronti di decisioni prese
a più alto livello.
In ogni caso rimane l’impressione
di troppa precipitazione.
Il governo - ma nelle attuali condizioni di sfiducia e di scioglimento anticipato del Parlamento sarebbe meglio dire la diplomazia – non ha valutato la condizione di disarticolazione
del Paese e delle sue istituzioni.
Lo smembramento dell’Italia non è
solo lo spettro demagogicamente
evocato di tanto in tanto da Umberto
Bossi. Chi ha interesse ad ostacolare
l’integrazione europea, chi ha timore
della costituzione degli Stati Uniti
d’Europa può ben avere nei suoi programmi lo smembramento di taluni
paesi dell’U.E. Chi soffia nel fuoco
dei Balcani, se non lo ha premeditato,
è tuttavia consapevole che gli scontri
fra popoli ed etnie che si trovano fra
l’Austria, l’Ungheria, la Romania, la
Bulgaria, l’Italia e la Grecia indeboliscono l’Europa.
Se dunque è messo in discussione,
e persino rifiutato, il sentimento di
unità nazionale; se l’inettitudine dei
governi nazionali dovesse spingere
all’esasperazione vaste popolazioni
nel Nord e nel Sud d’Italia, chi può
escludere che potenze ostili all’Italia
ed all’Europa non ne approfittino? Se
i cittadini delle opulente e ordinate
regioni del Nord decidessero di farla
finita con le miserabili e caotiche regioni del Sud e volessero attuare il
folle progetto di indipendenza della
Padania, qualcuno ci rinfaccerebbe
che in pochi secondi abbiamo riconosciuto l’indipendenza della regione
del Kosovo.
E se approfittando della diffusione
del sentimento autonomista qualcuno, follemente o lucidamente, cominciasse a seminare sangue e terrore in
Sicilia?
Dobbiamo sperare che il nuovo governo italiano riprenda le fila della
politica estera, tenendo in massima
considerazione il fatto che i disagi di
alcune grandi regioni d’Italia possono metterne al rischio l’unità e che la
frantumazione del suo territorio potrebbe servire da testa di ponte per
chi ha interesse al fallimento del progetto di unità politica dell’Europa.
Il nostro Paese ha una storia di
realtà locali che lo rendono culturalmente, politicamente ed economicamente molto vario e interessante. Il
recupero di queste realtà, invocato da
ogni parte, può essere fatto senza
mettere in discussione la sua unità,
ma guardando, oltre che a Roma ed
alle altre grandi capitali d’Italia, all’Europa ed al Mediterraneo. Non dovremo così, ad esempio, temere la
Padania, che potrebbe essere una
grande regione che ci aiuta a relazionarci col centro d’Europa; la Sicilia,
d’altro canto, può diventare una regione protagonista delle relazioni
dell’Europa con il Mediterraneo.
Giornale Siciliano
di politica, cultura,
informazione, economia,
turismo, spettacolo
Iscritto al n° 15/2006 dell’apposito
Registro presso il Tribunale di Catania
Registro ROC n. 16473
Editore
Mare Nostrum Edizioni Srl
Direttore responsabile
Salvatore Barbagallo
Redazione
Catania - Via Distefano n° 25
Tel/fax 095 533835
E-mail: [email protected]
[email protected]
Fotocomposizione e Stampa
Litocon Srl - Z.I. Catania
Tel. 095 291862
Per la pubblicità:
Tel/fax 095 533835
E-mail: [email protected]
[email protected]
Anno III, nº 4/5
15 Marzo 2008
Gli articoli rispecchiano
l’esclusivo pensiero dei loro autori
POLITICA
LA VOCE DELL’ISOLA
POLITICA
LA VOCE DELL’ISOLA
4
15 Marzo 2008
Nel sessantaduesimo anniversario del diritto di suffragio
Dopo le battaglie per la parità
quale futuro attende la donna?
di NATASHA PUGLISI
Q
uasi incredibile. Dopo meno di due anni
dalle ultime elezioni, causa i recenti avvenimenti in sede di governo, rieccoci
nuovamente a votare. Telegiornali e programmi
tv che ci assillano con le ultime novità politiche, non sono da meno i giornali, governi che
scendono, altri che arrancano, insomma, un
centro commerciale all’ora di punta sarebbe
meno caotico del Parlamento Italiano! E così
tutti richiamati alle cabine, uomini e donne. Eh,
già, uomini e donne. Donne! Le figlie d’Eva! Il
gentil sesso! Soffermandoci su questi ultimi
soggetti, possiamo quasi ritenere una “novità”
l’estensione del diritto di suffragio anche alle
donne, che con quest’anno “festeggiano” il sessantaduesimo anniversario da questa loro importante conquista politica. E quanta fatica per
raggiungere i loro obiettivi!
I primi movimenti femminili, con a tema la
richiesta di voto, si hanno addirittura nel 1800.
“Addirittura” è un giusto avverbio, considerando il fatto che i risultati perverranno solo nel
1946. Questi primi tentativi di emancipazione
verranno placati con l’entrata del nuovo secolo.
Guerre, Resistenza e problemi sociali a seguire,
erano già un problema abbastanza rilevante, per
cui le donne torneranno a farsi avanti solo nel
1944. In quest’anno, infatti, grazie anche ad un
comitato pro voto, verranno istituiti partiti nuovi dal CNL, nonché ricostituite quelle organizzazioni femminili che erano state sciolte durante il periodo del fascismo.
Ma cosa chiedono le donne? Il punto cardine
dei loro obiettivi era riassumibile in un solo
concetto: parità con l’uomo. La sfera maschile e
quella femminile poste sullo stesso piano, la bilancia a non pendere da nessuna parte. È per
questo che nasce l’UDI, Unione Donne Italiane,
che pone come manifesto del movimento il diritto di suffragio per il gentil sesso, presentando
quest’innovazione come qualcosa che poteva
portare ad un futuro migliore grazie ad una più
adeguata giustizia sociale.
Ma l’UDI non poteva certo sperare di avere
vita facile sin dall’inizio. Infatti, poco dopo la
sua formazione a Roma nel 1944, la DC fece
sentire la sua voce in termini di contestazione:
chiedeva così il ritiro delle donne di ‘fede’ dal
movimento. Basterà questa intidimidazione a
placare gli animi delle nostre connazionali del
dopoguerra? Beh, è il caso di dirlo, le donne ne
sanno una più del diavolo. Ecco che ti rigirano
la questione e fondano il CIF – Centro Italiano
Femminile- in risposta alle proteste ricevute.
Con quest’ultimo organo, nato a Roma nel 1944
e costituito successivamente anche a Parma nel
’45, le donne reclamavano i loro diritti secondo
lo spirito cattolico e la dottrina cristiana in nome della loro funzione materna e parlando in
termini di missione familiare e civile, come testimoniano i volantini stessi del CIF dell’ottobre del ’45. Il CIF inoltre si propone di dare alle
donne tutela e assistenza sociale.
I mariti italiani non possono fare altro che
mettere il broncio. Generalizzando, l’urlo del
mondo maschile è un altisonante NO alla parità,
che non tarda a manifestarsi anche nella quotidianità. Si parte da forme blande, come i soliti
giudizi morali, non circoscritti solamente al sesso forte ma anche alle donne più conservatrici,
che accusano le ‘militanti’ di trascurare i loro
compiti in casa e il loro ruolo in famiglia. Si ar-
1946, quando gli italiani vennero posti davanti
al bivio che avrebbe riformato lo Stato: Monarchia o Repubblica? Come ben si sa, infatti, aveva ancora il suo bel dominio re Umberto II di
Savoia, ormai agli sgoccioli del suo mandato.
I risultati non tardano ad arrivare. Finalmente
il 1 febbraio del 1945, la DC, rappresentata da
Alcide De Gasperi, e il PCI, con Palmiro Togliatti, propongono una legge che sancisce il di-
more, la carità, la moralità e quindi i valori che
potevano trasmettere alla nazione, quasi riconosciuta come una grande famiglia, la Sinistra le
faceva diventare le eroine che avevano resistito
alla guerra, che si erano battute come partigiane
o che avevano affiancato i ribelli in qualità di
parenti ed erano infine morte per la patria,contribuendo ai sacrifici della sfera maschile.
Arrivarono infine le tanto attese elezioni del 2
giugno 1946. L’Italia, stavolta come Paese a
suffragio universale – soluzione giunta in ritardo rispetto a molti altri paesi democratici -, corre alle cabine: oltre 12.000.000 dei votanti sono
donne. E non finisce qui! Circa 2000 donne furono elette nei consigli comunali, ma, cosa ancora più importante, 21 donne su 556 membri
furono elette alla Costituente, commissione dedita alla stesura della Costituzione. E fu proprio
la collaborazione di cinque donne nella scrittura
della Carta che possiamo trovarvi quei riconoscimenti della parità dei diritti tra uomini e donne che porteranno alle future conquiste legislative. Questi primi risultati riuscirono a superare
le aspettative dell’UDI e degli altri movimenti
che, purtroppo, non erano ancora giunti alla fine
del loro percorso di formazione di identità politica e di cittadinanza.
Affinché questo nostro importante pezzo di
storia non venga dimenticato, alcuni istituti promotori del Comitato nazionale hanno voluto documentare e approfondire l’argomento, ponendolo alla portata di tutti e tentando di farvi convergere altresì l’attenzione delle scuole, anche
attraverso delle iniziative già messe in atto o da
sviluppare nel corso del triennio 2006/2008,
con percorsi documentaristici, convegni, pubblicazioni e mostre.
Ma…ai giorni nostri? Quali sono i risultati
quando si parla delle cosiddette quote rosa? Ebbene, da un Paese così sviluppato quale l’Italia,
Ai giorni nostri quali sono i risultati quando si parla delle
cosiddette quote rosa? Ebbene, da un Paese così sviluppato come
l’Italia ci si aspetterebbe quasi di vedere in cima alla classifica
mondiale la presenza femminile in Parlamento. Non è così
riva a pratiche come licenziamenti e discriminazioni sui posti di lavoro, attacco diretta all’occupazione femminile. Queste reazioni ‘scoraggiano’ in un primo momento l‘animo dei movimenti di emancipazione femminile dell’epoca.
Tuttavia, questi riprenderanno in pieno le loro
attività in vista dello storico referendum del
ritto di suffragio femminile. Piccola nota di disappunto: il decreto legislativo luogotenenziale
n°23 permette alle donne semplicemente di votare, e quindi non di candidarsi per ‘essere votate’. Svista o ulteriore tentativo di limitare il potere politico in mano alle donne? Tuttavia è un
dato che non fa testo: si corre ai ripari nel marzo del ’46, quando il decreto n°74 dà alle donne
ciò per cui avevano lottato sino ad allora.
Il gioco è di nuovo nelle mani di UDI; CIF e
delle commissioni di partiti e sindacati che si
erano dati da fare fino a quel momento: tocca a
loro adesso spiegare alle masse, soprattutto in
quei luoghi più isolati, come le comunità campagnole rispetto ai grandi centri dove le notizie
circolavano più nitide e rapide, l’importanza di
avere una rappresentanza politica e il significato
del diritto di voto, mescolandolo al diritto individuale di cittadinanza, al senso del dovere, della libertà e infine della responsabilità e consapevolezza di esser parte di un tutto e avere il potere di decidere. Difatti, fino a quel periodo, le
donne potevano semplicemente votare per eleggere i rappresentanti delle amministrazioni comunali, per cui entrare a far parte della schiera
dei ‘decisori’ a livello statale rappresentava per
le donne decisamente una bella svolta! Senza
trascurare,inoltre, il fatto che adesso potevano
anche loro far parte della sfera politica non più
come spettatrici passive ma come iscritte alle liste elettorali.
Tuttavia non si tardò a strumentalizzare politicamente le nuove protagoniste della scena,
quasi contese tra i partiti di Destra e Sinistra. Se
la prima le schierava in campo lodandone l’a-
ci si aspetterebbe quasi di vedere in cima alla
classifica mondiale la presenza femminile in
Parlamento! Non è così: l’Italia, aggiornato ovviamente al 2006, si colloca al 48° posto, vantando dati come soltanto 109 donne su 630
membri alla Camera dei Deputati. Possiamo
persino considerarci più evoluti rispetto al
2001, quando ci trovavamo collocati al 66° posto, nonostante nel 2003 una legge sancisse la
presenza di almeno una donna ogni tre uomini
nelle liste elettorali. Ci sarebbe un po’ da riflettere. Ironicamente parlando, provate a immaginare le facce scioccate di tutte quelle donne che
in passato hanno lottato per acquisire i diritti
che la sfera femminile del nostro millennio può
vantare di avere ma che rinuncia ad usufruire!
Dove è andata a finire l’evoluzione, l’emancipazione e il progresso di cui si vanta la nostra
società quando l’immaginario collettivo non riesce a focalizzare altro che un mondo “maschio”, in cui a tenere le redini sono quasi
esclusivamente gli uomini? Certo, basta fare un
giro tra i canali tv per far perdere qualsivoglia
opinione positiva sulle donne, che stanno esposte come auto in un concessionario o a urlare
nei talk-show. Nulla a che fare con le loro antenate! Tuttavia è sempre meglio non far di tutta
l’erba un fascio, e dire un grazie alle donne che
ancora oggi continuano a mandare avanti i loro
ideali, usufruendo anche degli organi sopraccitati, garantendo tutela e assistenza alle loro connazionali. Beh, infine, come concludere? Con la
speranza di un avvenire migliore…appuntamento alle prossime settimane, quando si andrà a
votare!
5
15 Marzo 2008
Enorme complesso estrattivo gas-petrolifero o polo d’attrazione turistica?
Ecco Ragusa, l’isola nell’isola
oasi infelice in cerca d’identità
di ERNESTO GIRLANDO
A
ncora una volta, tanto per non
perdere l’abitudine, gran parte
dei destini elettorali del Paese
si giocano in Sicilia. Nel 2001 finì
notoriamente con un 61 a 0 che contribuì sensibilmente a far pendere il
piatto della bilancia dalla parte della
Casa delle Libertà. Ma da allora a oggi nel centrodestra le cose sono notevolmente cambiate. Dilaniata dalle
guerre interne fra le varie parti che la
compongono, deflagrate all’indomani
delle dimissioni di Cuffaro, l’alleanza
di centrodestra, che risente pure della
baraonda romana, dovrà fare i conti
rispetto al passato con cifre diverse
che non assicurano le certezze alle
quali molti erano abituati.
Da parte sua, il centrosinistra si
guarda bene dall’approfittarne. Così
assistiamo ad una stagione elettorale
particolarmente intensa; così abbiamo assistito divertiti alla ressa delle
candidature e alla rissa per la cattura
del consenso. Con l’ingordigia di un
bambino che è riuscito a svitare il
tappo della Nutella, sindaci in scadenza si sono dimessi anzitempo nel
tentativo di eternarsi, assessori d’ogni ordine e grado hanno dichiarato e
dichiarano ampia disponibilità ad essere utili alla causa e figure più o meno subalterne tentano di aprirsi una
qualsiasi breccia, buca o spiraglio.
Nulla di nuovo sotto questo cielo.
Nulla di nuovo nemmeno sotto il
cielo della cosiddetta “isola nell’isola”, quell’oasi, felice a dire di tanti,
che godrebbe di egregie fortune nel
contesto di una terra che notoriamente arranca. E potrebbe sembrare anche vero a una prima analisi. La provincia di Ragusa presenta in effetti
peculiarità e potenzialità che altre
aree dell’isola non riescono a vantare. Il guaio è che a un’analisi appena
più attenta ci si accorge che queste
peculiarità non vengono né difese e
nemmeno valorizzate.
Così in tema di bellezze naturali e
paesaggistiche. In tema di scelte strategiche sul che cosa debba diventare
in un futuro prossimo il distretto del
sud est siciliano: un enorme complesso estrattivo gas-petrolifero o un polo
d’attrazione turistica.
Così in tema di trasporti. Con una
ferrovia risalente al secolo scorso (e
Si è visto mai un deputato nazionale
o regionale, un senatore, un sindaco perorare
la causa iblea per migliorare ciò che è possibile
migliorare? Si è visto solo deputati affiancarsi
a questo o quel comitato cittadino
per difendere questo o quel dettaglio
non ci riferiamo a quello da poco trascorso ma a quell’altro, allo scorcio
finale del secolo diciannovesimo a
cui rimonta quella linea ferrata che
attraversa le province sempre del sud
est isolano ed è rimasta tale e quale
dopo oltre cento anni. Anzi no, perché è stata nel frattempo in gran parte
smantellata).
Con una rete stradale carente e anch’essa nella sua dorsale principale
coeva della ferrovia. Con nemmeno
un chilometro di autostrada. Con la
favola della Siracusa-Ragusa-Gela,
che progettata nel 1965, risulta oggi
realizzata per la bellezza di 9 km e
550 metri: il tratto che collega Siracusa a Cassibile. Al ritmo in cui si
opera, una media di 222 metri all’anno, i 114 chilometri e 624 metri complessivi, potrebbero essere completati
nel 2.524, ovvero tra 516 anni. E an-
che a voler includere nel computo
delle parti realizzate il tratto fino a
Rosolini, arriviamo a una media di
quasi 1 chilometro l’anno con fine
dei lavori stimata per il 2.079, ossia
fra 71 anni. Intoppi permettendo.
Con un aeroporto per il quale sono
stati spesi milioni di euro, assegnati
incarichi, quote di maggioranza e di
minoranza, pagate parcelle, elargite
consulenze, costituiti consigli di amministrazione, organizzate pose della
prima pietra e reiterate inaugurazioni
specie a ridosso delle elezioni, fatte
promesse di assunzioni, incaricate
società per effettuare le selezioni delle oltre dodicimila domande di lavoro
pervenute, istituiti corsi professionali
a non finire, ma di cui non si intravede ancora l’inizio delle attività.
Così in tema di gestione dei rifiuti,
un bubbone che rischia di esplodere
in tutta la sua fetida drammaticità.
Così in tema di Sanità. Isola nell’isola, la provincia iblea parte in effetti
da condizioni diverse rispetto alle altre aree siciliane per pervenire alla fine a risultati peggiori che altrove.
Le scelte avventate operate da chi
ha gestito la sanità siciliana negli ultimi decenni hanno prodotto un deficit di quasi un miliardo di euro, in
buona parte cagionato dalle oltre
1600 convenzioni esterne tra case
private di cura, laboratori analisi e
specialisti esterni.
Un dato complessivo superiore alla
somma delle convenzioni esterne
concesse in tutte le altre restanti 19
regioni italiane messe insieme. Il tutto con il chiaro intento di favorire il
privato a discapito del pubblico, o
meglio di privatizzare il profitto e
rendere pubblico, cioè di tutti, il de-
bito. E qui sta la beffa per i cittadini
della provincia iblea.
Pochi mesi fa il manager della ASL
6 di Palermo – tanto per renderci
conto – denunciava in un’intervista
una condizione gestionale insostenibile per l’incidenza sulle casse sanitarie del capoluogo siciliano di oltre
400 convenzionati tra cliniche, strutture e specialisti
vari.
Bene, la ASL ragusana
conta una sola clinica privata, una decina di laboratori e una ventina di “convenzionati esterni”. Una
condizione incoraggiante.
Mai però si è visto
un deputato
nazionale o
regionale, un
senatore, un
sindaco perorare la
causa della
sanità iblea per
migliorare ciò che è possibile migliorare. Solo Deputati affiancarsi a questo o quel comitato cittadino per difendere questo o quel presidio, tante
volte indifendibile, questo o quel
convenzionato, questa o quella struttura.
Mai Sindaci o assessori difendere
l’unicum della sanità ragusana: sempre e soltanto chiedere a gran voce la
non chiusura di un reparto o una
guardia medica, il non accorpamento
di un reparto con un doppione distante 8 o 10 chilometri l’uno dall’altro.
Mai nessuno si è visto chiedere il potenziamento di una sede d’emergenza
o la razionalizzazione del personale
medico e paramedico.
Nessun sostegno degli interessi generali, solo difesa di interessi particolari che mai ha consentito di operare
scelte coraggiose per assecondare il
sacrosanto diritto dei cittadini iblei di
curarsi in loco, magari a pochi chilometri da casa, attraverso una corretta
e ottimale razionalizzazione della rete ospedaliera e con la migliore assistenza possibile.
Nel frattempo i servizi nel territorio vanno a rotoli. L’assistenza domiciliare integrata è bloccata: nessuna
voce di protesta, nessun parlamentare
che si sia mai fatto carico di una causa che è di interesse generale.
Nessun parlamentare che abbia mai
assunto una iniziativa allorché i posti
letto, a più riprese, sparivano dai vari
piani di contenimento della spesa sanitaria. Eppure in provincia mancano
129 posti letto rispetto agli standard
stabiliti dal Piano Sanitario Nazionale e 79 rispetto ai 1036 attualmente
esistenti tra acuti e lungo degenti.
La Sanità ragusana può essere portata ad esempio di un modo di vedere
le cose che da tempo immemore danneggia ciò che l’isola nell’isola ha di
peculiare.
Intanto la bagarre elettorale è in
pieno svolgimento. Decine di facce,
le solite, dentro e fuori gli schermi,
promettono, ribadiscono, ripetono le
cose di sempre: uno spettacolo sullo
sfondo dello scintillante scorrere di
un inarrestabile nulla.
Sotto, in spettatrice attesa, la gente
che nel dilagare di lavoratori morti
(altra peculiarità iblea) e di disoccupati vivi continua nella quotidiana
guerra per la sopravvivenza in un
Paese che – centrosinistra o centrodestra imperante non fa molta differenza – rimane ostaggio di esponenti di
partiti e partitini in lotta per garantirsi
la sopravvivenza.
Niente di nuovo sotto questo cielo.
POLITICA
LA VOCE DELL’ISOLA
POLITICA
LA VOCE DELL’ISOLA
6
15 Marzo 2008
Costruire l'Italia che non c'è per riorganizzare lo Stato
Abbiamo bisogno rapidamente
di una nuova classe dirigente
di CARLO IANNATTONE
I
l nostro Paese è nel declino: sociale a causa della disgregazione
della famiglia, economico a causa
dello squagliamento del sistema industriale, politico per l'incapacità di
governare delle istituzioni, di sistema
per la conflittualità esasperata dei e
tra i suoi poteri, e chissà così quanto
potremo continuare.
Abbiamo bisogno concretamente e
rapidamente di una nuova classe dirigente che riesca ad organizzare lo
Stato su basi profondamente innovative. Il fallimento socio economico
dell'ultimo decennio sta tutto qui. Per
governare degnamente la nuova Italia
dobbiamo avere il coraggio di passare alla politica della grande trasformazione. Essa può trovare giovamento solo se sarà capace di sviluppare il
grande mutamento di quelle che noi
ormai chiamiamo in gergo le Rivoluzioni Convergenti. Cerchiamo di ricordare quanto il mondo possa esser
cambiato negli oltre due secoli di sola rivoluzione industriale. E successivamente cerchiamo di immaginare
quanto ci possano cambiare ben cinque rivoluzioni, le quali si manifestano contemporaneamente.
L'informatica, l'economia democratica del capitale sociale, la crescita
demografica, la nuova energia, la genetica. Con questo primo intervento
cercheremo di valutare, ovviamente
con criteri di massima, il grande impulso delle biotecnologie e della genomica, veri frutti della rivoluzione
genetica.
Con ogni probabilità, nel giro di
poco più di una generazione, persino
la definizione di vita e di esistenza,
potrebbe subire un radicale mutamento. La principale materia prima
del mondo, rappresentata oggi dal petrolio, sarà invece raffigurata dai geni
umani, animali, vegetali. L'uomo diverrà più forte, più longevo, i vegetali produrranno vere materie prime di
tipo industriale, inoltre potremmo recuperare per la prima volta i danni
dell'inquinamento superando l'attuale
politica ambientale solo di tipo preventivo.
Ci troveremo di fronte ad una
scienza che come ci premierà allo
stesso tempo ci obbligherà a fermare
Per governare degnamente il Paese dobbiamo avere il coraggio di
passare alla politica della grande trasformazione. Essa può trovare
giovamento solo se sarà capace di sviluppare il grande mutamento di
quelle che noi ormai chiamiamo in gergo le Rivoluzioni Convergenti
le folli manipolazioni, che qualcuno
vorrà perseguire al solo scopo di
creare mostri per guerre e/o per sistemi borsistici.
Per arginare questi pericoli, spesso
inutili, l'uomo sarà costretto a far nascere una nuova generazione di diritti
eugenetici per vivere culturalmente il
cambiamento. Avremo bisogno di
una nuova scienza, la sociobiologia,
la quale dovrà tendere a rispettare il
ruolo della natura nell'ecosistema. Le
biotecnologie con il loro avvento e
con le loro architetture diverranno
l'oro verde del 21° secolo. Il controllo delle risorse genetiche diventerà
una nuova impalcatura del potere,
con consistenti influenze sul futuro.
La nuova Italia, che noi desideriamo
ed auspichiamo, per poter affrontare
queste grandissime sfide e per poter
tornare sull'olimpo internazionale, ha
fortemente bisogno di una nuova politica che sia capace di governare tutti
questi processi e che né possa equa-
mente distribuire il controllo, le risorse, le influenze di tutta quella che noi
definiamo rivoluzione genetica e genomica.
Dovremmo tenere conto dell'esigenza di un nuovo modello dello Stato, il quale dovrà in se riassumere le
capacità di investimento produttivo,
allo scopo di ridurre il gap tecnologico con i paesi a forte caratterizzazione "biotec".
Proprio per questo avremo anche
necessità di formare qualificato management tramite corsi di studi universitari e post universitari di alto
perfezionamento. Tale professionalità
verrà così richiesta allo scopo di rendere molto qualificato il
sistema produttivo genetico rappresentato dal
matrimonio tra capitale
pubblico e capitale privato. Questo sarà l'unico
modo per eliminare, in
tempi relativamente brevi, la distanza che ci separa, nello scacchiere
economico mondiale,
dalla posizione attuale a
quella che auspichiamo
riprenderci e che solo
qualche anno fa avevamo.
Ecco perché abbiamo
enorme bisogno di una
nuova politica, che non
potrà essere solo il risultato della salvaguardia e
dello sviluppo delle innovazioni "tecno", ma
dovrà dimostrarsi anche
abile nel rinnovare il
proprio pensiero sia filosoficamente che nei
contenuti.
Una nuova stagione di
programmi, utile al superamento dell'oggi, a vantaggio della grande modernità, il tutto con l'ausilio di un significativo salto culturale, il quale deve oltrepassare i vecchi
filoni, ormai esauriti, del pensiero
politico della destra borghese, della
sinistra dogmatica, del cattolicesimo
democratico e liberale.
Entrare a pieno titolo nell'Italia da
costruire, nel futuro da conquistare,
nell'Europa popolare.
7
15 Marzo 2008
Tutto nuovo (o quasi): dal Silvio-Rambo alla Santanchè-Vogue ritratto dei principali candidati premier
Sindrome 1994 sulle elezioni:
a caccia di un pezzo di cielo
di MARCO MARTURANO
U
na manciata di settimane, ed
eccole qui le elezioni politiche 2008. Partenza a razzo, al
fulmicotone (o almeno così si sarebbe detto qualche tempo fà). Tutti in
corsa e tutti a caccia del loro pezzetto
più o meno grande di cielo. Un cielo
che sembra avere una sola parola che
svolazza tra un partito e l’altro: nuovo. Da Veltroni a Berlusconi, da Casini alla Santanchè, i candidati presidenti cercano di piazzarsi come portatori sani di quel cambiamento che
in questi 15 anni di seconda repubblica è stato tanto annunciato ma poi o
non è arrivato o non è piaciuto. O almeno così è stato sul terreno del governo del Paese (dove non a caso
nessuna coalizione ha mai governato
due mandati di seguito), anche se diversa e molto è stata la storia del governo delle amministrazioni locali
(dove infatti la continuità amministrativa nel segno del cambiamento
reale o percepito c’è stata quasi
ovunque).
Nel segno del nuovo e del cambiamento da terza Repubblica si giocherà allora tutta la campagna che verrà.
Dove il nuovo potrà essere in parte
quello dei contenitori politici che si
presentano in campo, in parte quello
dei contenuti che segnano la rotta dei
brevissimi programmi elettorali (alla
faccia della corazzata Potemkin del
programma dell’unione 2006), in
parte ancora quello delle idee di comunicazione, in parte quello dei toni
e dei linguaggi, in parte infine quello
dei leader che si inseguono per la
presidenza del consiglio. Con il paradosso che in questo nuovo c’è pure
un bel pò di vecchio.
I leader, per esempio. Dal cinque
volte candidato Silvio Rambo Berlusconi (dopo il servizio da manuale
della propaganda sovietica mandato
in onda all’inizio della puntata di
“porta a porta”), un nuovo come minimo vintage, che di nuovo ha il popolo delle libertà last minute (ovvero
il polo con un po in più) e un tono tra
il noioso e il buonista che poco gli stà
addosso.
Al sindaco d’italia Walter Obama
Veltroni (dopo la traduzione alla
branduardi dello slogan del candidato
democrat), nuovo cult, che di nuovo
ha la prima strasudata candidatura a
Palazzo Chigi, un partito con pochi
mesi di vita, un linguaggio per lui
collaudato ma innovativo rispetto alle
campagne elettorali degli ultimi anni
per il parlamento, una nuova vecchia
idea di comunicazione dal basso (il
pullman dell’ulivo 1996, con lui e
Prodi a bordo) e lo sdoganamento di
molti tabù ideologici del centrosinistra (dal rapporto tra lavoro e impresa
alla sicurezza alle tasse), con incluso
il messaggio sfidante della corsa coraggiosamente solitaria (con Di Pietro sul pullmino).
Dalla seconda candidatura a Palazzo Chigi di Pierferdinando Casini
(seconda perchè nel 2006 correva
virtualmente come terza punta del tridente con Fini e Berlusconi), nuovo a
mitazione del modello Clinton senza
Clinton (e nel momento in cui la clinton sembra in crisi) e sull’idea di dare una copertina vogue alla destra di
Storace.
Insomma la campagna che verrà si
preannuncia compact ma vivace come mai prima e, pur partendo con
una previsione potenzialmente scontata, piena di stimoli e contraddizioni
e di qualche insidia, soprattutto per
Il rischio di essere vecchio
però questa volta lo corre
il Cavaliere, che anche per questo
tiene le cartucce migliori per gli
ultimi giorni della campagna
elettorale vera e propria
marcia indietro, con la reinvenzione
moderata (Follini docet) dell’antiberlusconismo, con la riconquista dell’orgoglio democristiano come centro
del paese, con la seduzione del primo
leader del centrodestra che davvero
(dopo bossi) sceglie di riscattarsi dalla dolce schiavitù rispetto al sultano
Berlusconi. Alla Santanchè, bandiera
del nuovo trendy, che si fonda sull’i-
chi ritenga di averla già vinta. Non
dimentichiamoci che di momenti simili a questo ne abbiamo vissuto uno
solo ed era in quel 1994 in cui un
partito assolutamente nuovo riuscì a
conquistare da zero quasi un italiano
su quattro in pochi mesi.
La campagna elettorale comunque
corre più del pullman di Veltroni e
sono tutti concentrati a guardare anche l’ultimo riflesso di telecamera
sull’ex sindaco di Roma e sul suo
principale avversario. Ma siamo poi
proprio sicuri che il risultato di questi
ultimi 200 metri da correre siano tutti
nelle mani e nelle parole dei due
campioni di Pd e Pdl?
Proviamo a buttare un occhio nelle
piste laterali a chi corre con meno
energie elettorali ma magari con più
entusiasmo e più stomaco da mettere
in gioco.
Se lo facessimo vedremmo un runner con una maglietta verde Padania
che viene avanti nei pressi della curva dei 100 metri, latitudine Nord.
Viene avanti con passo tenace e quel
filo di rabbia antipolitica che ne rappresenta il marchio di fabbrica e che
in questo momento grillista e anticasta torna giusto buona per il fotofinish.
Ecco la fotografia della Lega Nord
di Maroni e Bossi nella sua migliore
forma e nella sua situazione preferita.
Libera di esercitare la pancia contro
tutto e tutti, escluso Berlusconi, grazie alla scelta geniale di lasciare il
partito del Nord federato ma non assorbito rispetto al Pdl.
Maroni con occhiale rosso di serie
fa la parte del candidato premier senza doverlo essere, offrendo la faccia
più moderata, ironica e decisa della
Lega. Bossi fa il padre storico rassicurante. Calderoli, Castelli, Borghezio e soci fanno i poliziotti cattivi per
la parte più di pancia dell’elettorato
verde secessionista e antidemocristiano.
Tutt’altra storia è quella di Lombardo in Sicilia e nel sud, col suo stile british-democristiano, buono per
conquistare voti più “moderati” e legati al leader da motivazioni diverse
dalla stretta polemica antiromana.
Insomma, in un momento in cui
la corsa del Pdl sembra lievemente
affannosa e a tratti con il freno a
mano tirato, è questa
Lega poco legata e
molto slegata dal
partito del Cavaliere e finalmente libera di demonizzare
Casini
a
mettere
benzina
n e l
motore del Centrodestra. Certo, forse
questa Lega sorprendente che corre
per avvicinarsi al suo record del 1996
dovrà guardarsi a destra da Storace e
a sinistra da Di Pietro sulle altre corsie. Ma almeno non si potrà dire che
lo spettacolo non vale il biglietto, visto che oltre ai campioni non mancano le potenziali sorprese.
E a volte, come potrebbe essere in
questo caso con il soccorso verde padano (e in quello dei leghisti del Sud
alla Lombardo), i comprimari nelle
corse sono più determinanti dei protagonisti.
Dall’alto: Berlusconi, Veltroni. Sopra: la Santanché. Sotto: Casini, Storace
POLITICA
LA VOCE DELL’ISOLA
9
15 Marzo 2008
Non crea solo problemi alla spesa familiare l’innalzamento del prezzo dei beni di prima necessità
Caos alimentare, pianeta ko:
le colpe dei grandi produttori
di MARCO DI SALVO
L
ester Brown, uno degli ecologisti più intelligenti e famosi
(due qualità raramente associate, anche tra gli ecologisti), già presidente del Worldwatch Institute ed ora
dell’Earth Policy Institute, ha pubblicato di recente un rapporto che inizia
con queste, parole solenni e drammatiche: “Stiamo assistendo all’inizio
d’una delle più grandi tragedie della
storia umana.
Il mondo sta entrando nella più
grave crisi alimentare di tutti i tempi,
mentre i prezzi delle granaglie e della
soia s’impennano su scala planetaria
a livelli senza precedenti. Ciò ha prodotto una generale impennata dei
prezzi del pane, della pasta e delle
tortillas (il pane dei messicani), nonché della carne, del pollame, dei salumi, delle uova, del latte e degli altri
prodotti degli animali alimentati coi
cereali. In Messico l’impennata delle
tortillas ha già prodotto varie sommosse popolari, in Pakistan i prezzi
raddoppiati stanno incrementando
l’ostilità per il governo e anche in Cina i prezzi dei generi alimentari in rapida ascesa stanno creando forti tensioni.
“I prezzi delle granaglie – continuava Lester Brown – hanno visto tre
impennate negli ultimi settant’anni,
ma sempre e solo in coincidenza con
annate di magri raccolti. Oggi invece
il continuo e stabile aumento dei
prezzi dipende solo dal fatto che la
domanda sistematicamente supera
l’offerta. Per qualche anno, sebbene
la produzione di cereali fosse inferiore alla domanda del mercato, il divario è stato sempre colmato attingendo
alle scorte dei paesi produttori (anzitutto gli Stati Uniti). Ma ora anche le
scorte sono quasi esaurite mentre, anche quest’anno, le prospettive dei
raccolti sono magre. L’impennata dei
prezzi, quindi, sarebbe comunque destinata a continuare, ma ora sui mercati ha fatto irruzione la forte domanda di cereali da parte delle industrie
impegnate nella produzione dei carburanti a ritmi crescenti (una domanda cresciuta dai 54 milioni di tonnellate del 2006 agli 86 milioni del 2007
e destinata a crescere a 114 milioni di
tonnellate nel 2008). La crisi alimen-
L’economista Lester Brown
In Italia il problema è quasi
ignorato: invece di una seria
politica ambientale si cincischia
negando il dramma della
sovrappopolazione e parlando
di moratoria sull’aborto
tare, quindi, si profila sempre più gigantesca”.
L’analisi di Lester Brown è, come
sempre, molto documentata e lucida,
anche se pecca del solito autolesionismo di troppi intellettuali occidentali.
Egli sembra infatti addossare la responsabilità di tutto questo agli Stati
Uniti, dimenticando che, alla conversione della produzione alimentare in
produzione energetica, partecipano,
com’è logico, tutti i grandi produttori
di cereali: dal Brasile, all’Argentina,
all’Ucraina, ai paesi asiatici. Ma, al
di là della solita caccia al colpevole,
che significa tutto ciò ?
Per i miliardi di affamati del mondo intero, a parole tanto amati dai demagoghi della politica e delle religioni dogmatiche, ciò significa che mangeranno ancora meno e moriranno
ancora di più. La Banca Mondiale
calcola infatti che ogni aumento
dell’1 per cento nei prezzi alimentari
comporta una diminuzione dell’0,50
per cento della già insufficiente dose
di calorie assunta da miliardi di poveri. Così, secondo i calcoli di due nutrizionisti dell’Università del Minnesota (questi calcoli scomodi sono accuratamente evitati dai nostri accademici catto-comunisti), il numero dei
moribondi per fame raddoppierà tra
una decina d’anni, toccando l’orrenda cifra di 1 miliardo e 200 milioni.
E il numero dei bambini che muoiono di fame ogni anno, grazie ai provvidi veti vaticani e islamici sul controllo delle nascite, è già salito dai 15
voro e le emissioni di gas tossici per
sostentare popolazioni di gran lunga
superiori alle risorse dei loro territori) sia la crisi alimentare (dovuta a un
incremento delle popolazioni quasi
sempre superiore alle possibilità produttive locali) derivano infatti dalla
sproporzione tra la domanda e l’offerta, tra i fabbisogni delle popolazioni e le disponibilità dei territori.
Così oggi la crisi sta esplodendo
per l’impennata simultanea dei prezzi
energetici e alimentari, dovuta alla
milioni degli anni scorsi, ai 18 milioni del 2007.
Ma, come si ostinano a sottolineare
inascoltati alcuni studiosi, la crisi
energetica e quella alimentare hanno
una matrice comune, tanto cruciale
quanto sottaciuta: la sovrappopolazione cronica e l’esplosione demografica degli ultimi cent’anni. Sia
l’insufficienza delle forniture energetiche (dovuta alla moltiplicazione
delle economie di trasformazione di
tipo europeo che possono sopravvivere solo moltiplicando i posti di la-
pressione sempre più schiacciante
esercitata dai fabbisogni di cibo d’una popolazione in crescita esplosiva
sulle disponibilità calanti di cibo e
d’energia. Insomma, la coperta delle
risorse è sempre uguale, mentre i popoli la tirano sempre più litigiosamente di qua e di là nel tentativo
sempre più fallimentare di soddisfare
i loro crescenti bisogni alimentari o
energetici.
E in tutto questo c’è anche chi trova il tempo di darsi da fare per una
moratoria internazione sull’aborto…
AMBIENTE
LA VOCE DELL’ISOLA
ECONOMIA
LA VOCE DELL’ISOLA
10
15 Marzo 2008
Dopo l'approvazione comunitaria della norma che dispone il credito d'imposta
Riapertura della Visco Sud
agevolazioni per gli investimenti
di MIRCO ARCANGELI
D
opo l’approvazione comunitaria
della norma che dispone del
credito d’imposta per nuovi investimenti, può finalmente partire la disposizione prevista già dalla Legge Finanziaria 2007 pubblicata in G.U. n.
299 del 27/12/2006 all’art 1 nei commi
271-279 “credito d’imposta per nuovi
investimenti.”
Infatti questa misura non nasce con
la finanziaria 2008, ma già dall’anno
precedente (Finanziaria 2007) era stato
introdotto tale beneficio. La lentezza
burocratica della commissione europea
ha fatto sì che solo nel mese di febbraio
2008 arrivasse lo star bene, con oltre
un anno di tempo. Tant’è che nella finanziaria 2008 erano state stornate le
somme precedentemente previste poiché la disposizione non aveva operato.
La recente approvazione comunitaria
però ha innescato un meccanismo di
aspettative che ha indotto il governo a
riaprire i termini del beneficio anche
per l’anno 2007. È di fine febbraio la
disposizione che ne riapre i termini.
Conseguenza questa che permette a
tutti coloro che hanno effettuato investimenti in beni strumentali, come previsto dalla norma, nell’anno 2007, di
godere, già in sede di dichiarazione dei
redditi (Unico 2008) nel prossimo mese di giugno, di tale beneficio e quindi
spendere il relativo credito d’imposta.
Veniamo ora alla disposizione. Alle
imprese che effettuano l’acquisizione
di beni strumentali nuovi destinati a
strutture produttive ubicate nelle aree
meridionali è attribuito un credito
d’imposta.
Sono agevolabili le acquisizioni, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di:
a) macchinari, impianti, diversi da
quelli infissi al suolo, ed attrezzature
varie, classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale di cui al primo comma,
voci B.II.2 e B.II.3, dell’articolo 2424
del codice civile, destinati a strutture
produttive già esistenti o che vengono
impiantate nelle aree territoriali del
sud;
b) programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa, limitatamente alle piccole e medie imprese;
c) brevetti concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi,
per la parte in cui sono utilizzati per
l’attività svolta nell’unità produttiva;
per le grandi imprese, come definite ai
sensi della normativa comunitaria, gli
investimenti in tali beni sono agevolabili nel limite del 50 per cento del complesso degli investimenti agevolati per
il medesimo periodo d’imposta.
Il credito d’imposta è commisurato
alla quota del costo complessivo dei
beni eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d’imposta, relativi alle
medesime categorie dei beni d’investimento della stessa struttura produttiva,
ad esclusione degli ammortamenti dei
beni che formano oggetto dell’investimento agevolato effettuati nel periodo
d’imposta della loro entrata in funzione. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal lo-
Se ad esempio vengono acquistati
macchinari per 100.000 euro e se ne
possiedono già altri per i quali è in corso un ammortamento pari a 10.000 euro il calcolo del beneficio sarà il seguente:
Costo dell’investimento
100.000
Ammortamenti della
medesima categoria di beni 10.000
Investimento Netto
90.000
Credito d’imposta (50%)
45.000
contributo previdenziale dopo il trascorso di sei mesi.
La disposizione sostituisce, con alcune importanti differenze, la precedente
disciplina prevista dall’art. 8 della legge n. 388/00 (legge finanziaria 2001)
per favorire gli investimenti nelle
aree depresse, scaduta il 31 dicembre
2006.
Durante il Ministero Tremonti la disciplina sul credito d’imposta per gli
investimenti nelle aree svantaggiate è
stata oggetto di interventi legislativi
Credito d’imposta per le nuove assunzioni - credito
d’imposta per la videosorveglianza: sono queste
le principali disposizioni ai blocchi di partenza
catore per l’acquisto dei beni; detto costo non comprende le spese di manutenzione.
Il credito d’imposta è determinato
con riguardo ai nuovi investimenti eseguiti in ciascun periodo d’imposta e deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. Esso non concorre
alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale
sulle attività produttive ed è utilizzabile
ai fini dei versamenti delle imposte sui
redditi; l’eventuale eccedenza è utilizzabile in compensazione a decorrere
dal sesto mese successivo al termine
per la presentazione della dichiarazione
dei redditi relativa al periodo d’imposta
con riferimento al quale il credito è
concesso.
Si sottolinea che tale beneficio non
sarà tassato e potrà essere speso per pagare le imposte conseguenti alla dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta
dell’investimento, e l’eventuale residuo
per pagare qualsiasi altra imposta o
volti a garantire che l’attuazione della
normativa risultasse in linea con le previsioni di spesa effettuate.
Con un primo intervento (D.L. n.
138 del 2002) l’accesso al beneficio è
stato subordinato alla preventiva auto-
rizzazione da parte dell’Agenzia delle
entrate, al fine di attribuire all’amministrazione la possibilità di monitorare il
grado di utilizzo del credito medesimo.
Peraltro, questa previsione si è tradotta
in una massiccia prenotazione di risorse da parte delle imprese interessate,
che di fatto ha immobilizzato per intero
le disponibilità stanziate.
Con un secondo intervento (legge
finanziaria per il 2003, art. 62) sono
stati stabiliti alcuni vincoli all’utilizzazione del credito maturato attraverso la
fissazione di un tempo massimo, decorrente dalla presentazione dell’istanza,
per l’esecuzione dell’investimento e
per il godimento del relativo beneficio
fiscale.
Si è, inoltre, previsto uno scaglionamento annuale per la sua fruizione e
una penalizzazione - consistente nella
perdita del diritto al contributo e nel divieto per dodici mesi di presentazione
di una nuova istanza – in caso di mancato rispetto dei vincoli temporali assegnati. Infine, è stato introdotto l’onere,
per i beneficiari, di comunicare all’amministrazione, in sede di istanza, i dati
occorrenti per la ricognizione degli investimenti realizzati, dei contributi
fruiti e di quelli ancora da utilizzare.
Agevolazioni fiscali
Dal mese di febbraio sono pubblicati anche gli ultimi decreti attuativi per poter fruire della agevolazioni fiscali in favore
dei tabaccai e delle piccole e medie imprese commerciali di vendita al dettaglio e all’ingrosso e quelle di somministrazione di
alimenti e bevande.
Con due decreti del Ministero dell'Economia e delle Finanze è infatti stata data attuazione alla disciplina dei crediti d'imposta introdotta dalla legge finanziaria 2008 (commi da 228 a 237 dell'articolo 1) per favorire l'adozione di misure di prevenzione contro il rischio di furti, rapine e altri atti illeciti.
Le due agevolazioni sono dirette a destinatari diversi:
• Per le piccole e medie imprese commerciali di vendita al dettaglio e all’ingrosso e quelle di somministrazione di alimenti e
bevande, per ciascuno dei periodi d'imposta 2008, 2009 e 2010, è previsto un credito d'imposta per le spese sostenute per
prevenire furti e rapine, compresa l'installazione di impianti e attrezzature di videosorveglianza. Il credito d'imposta è pari
all’80% del costo sostenuto, comunque, fino ad un importo massimo di 3.000 euro per ciascun beneficiario, (investimento
di euro 3.750 = credito d’imposta di 3.000 euro) in riferimento a ciascun periodo d'imposta. A pena di decadenza, dovrà essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. L’agevolazione spetta nei limiti degli aiuti “de minimis” (200mila euro per tre anni).
• Per gli esercenti attività di rivendita di generi di monopolio, per ciascuno dei periodi d'imposta 2008, 2009 e 2010, è previsto un credito d'imposta per le spese sostenute per l'acquisizione e l'installazione di impianti e attrezzature di sicurezza e
per favorire la diffusione degli strumenti di pagamento con moneta elettronica. Il credito d'imposta è pari all’80% del costo
sostenuto, comunque, fino ad un importo massimo di 1.000 euro per ciascun beneficiario, (investimento di euro 1.250 =
credito d’imposta di 1.000 euro) in riferimento a ciascun periodo d'imposta. A pena di decadenza, dovrà essere indicato
nella relativa dichiarazione dei redditi. L’agevolazione spetta nei limiti degli aiuti “de minimis” (200mila euro per tre anni).
I soggetti che intendono avvalersi del credito d'imposta devono presentare all'Agenzia delle Entrate un'apposita istanza. Le
istanze saranno esaminate in ordine cronologico. La concessione del credito d'imposta è subordinata allo stanziamento disponibile per ciascun anno. I soggetti esclusi per l'esaurimento dei fondi disponibili avranno la precedenza per la concessione del
credito negli anni successivi.
Secondo l’art. 3 del decreto di attuazione di cui sopra, l’istanza dovrà essere presentata secondo modalità e termini che verranno stabiliti in un prossimo provvedimento da emanarsi entro trenta giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale
del suddetto decreto ministeriale. Quindi sicuramente entro il mese di marzo. Conseguentemente la domanda, che ricordiamo
verrà valutata in ordine cronologico, dovrà essere presentata con molta probabilità nel mese di aprile.
Gli interessati dovranno rivolgersi ai loro commercialisti sia per inoltrare l’istanza che per verificare la scadenza.
Vengono riproposti gli incentivi per l’occupazione al Sud
Il credito d’imposta
per le nuove assunzioni
C
on la Finanziaria 2008 (art. 2
commi 539 -548) vengono riproposti gli incentivi all’occupazione al Sud sotto forma di credito d’imposta. Viene previsto un credito d’imposta nelle misure varianti tra 333 euro
e 416 euro. Il bonus spetta alle imprese
per l’incremento della base occupazionale. La misura è spettante per ciascun
lavoratore neoassunto nel 2008, e può
essere speso fino a tutto il 2010.
Più precisamente il nuovo credito
d’imposta a favore delle aziende che
assumono personale ad incremento della propria forza occupazionale è pari a:
333 euro per ciascun lavoratore dipendente assunto;
416 euro in caso di lavoratrici rientranti nella definizione Ue di lavoratore
svantaggiato.
Definizione di lavoratore svantaggiato (art. 2, lettera f, regolamento (Ce)
n. 2204/2002):
a) qualsiasi giovane che abbia meno di
25 anni o che abbia completato la
formazione a tempo pieno da non
più di due anni e che non abbia ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente;
b) qualsiasi lavoratore migrante che si
sposti o si sia spostato all’interno
della Comunità o divenga residente
nella Comunità per assumervi un lavoro;
c) qualsiasi persona appartenente ad
una minoranza etnica di uno Stato
membro che debba migliorare le sue
conoscenze linguistiche, la sua formazione professionale o la sua esperienza lavorativa per incrementare le
possibilità di ottenere un’occupazione stabile;
d) qualsiasi persona che desideri intraprendere o riprendere un’attività lavorativa e che non abbia lavorato,
né seguito corsi di formazione, per
almeno due anni, in particolare
qualsiasi persona che abbia lasciato
il lavoro per la difficoltà di conciliare vita lavorativa e vita familiare;
e) qualsiasi persona adulta che viva sola con uno o più figli a carico;
f) qualsiasi persona priva di un titolo
di studio di livello secondario superiore o equivalente, priva di un posto di lavoro o in procinto di perderlo;
g) qualsiasi persona con più di 50 anni
priva di un posto di lavoro o in procinto di perderlo;
h) qualsiasi disoccupato di lungo periodo, ossia una persona senza lavoro per 12 dei 16 mesi precedenti, o
per 6 degli 8 mesi precedenti nel caso di persone di meno di 25 anni;
i) qualsiasi persona riconosciuta come
affetta, al momento o in passato, da
una dipendenza ai sensi della legislazione nazionale;
j) qualsiasi persona che non abbia ottenuto il primo impiego retribuito
regolarmente da quando è stata sottoposta a una pena detentiva o a
un’altra sanzione penale;
k) qualsiasi donna di un’area geografica al livello NUTS II nella quale il
tasso medio di disoccupazione superi il 100% della media comunitaria
da almeno due anni civili e nella
quale la disoccupazione femminile
abbia superato il 150% del tasso di
disoccupazione maschile dell’area
considerata per almeno due dei tre
anni civili precedenti (la Sicilia ci
rientra).
Le assunzioni dovranno essere effettuate nell’anno 2008 nelle regioni del
sud (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e
Molise), mentre il credito è spendibile
negli anni 2008, 2009 e 2010.
A giorni dovrà uscire la disposizione
attuativa, ma è da prevedere che il metodo di calcolo sarà quello che vedrà
beneficiato ogni nuovo lavoratore assunto, risultante dalla differenza tra il
numero dei lavoratori con contratto a
tempo indeterminato occupati in ciascun mese, e il numero dei lavoratori
con contratto a tempo indeterminato risultanti mediamente occupati nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2007 e il
31 dicembre 2007.
Se l’azienda opera una prima assunzione a decorrere dal 1° gennaio 2008,
ogni lavoratore assunto sarà considerato “incremento di base occupazionale”.
Per i contratti part-time la misura del
credito sarà proporzionale alle ore prestate.
Le condizioni per l’accesso al beneficio sono:
- i lavoratori assunti non devono aver
mai lavorato prima, oppure devono
aver perso l’occupazione precedente, o essere in condizione di disabilità ai sensi della legge 5 febbraio
1992, n. 104, oppure essere lavoratrici donne rientranti nella definizione di lavoratore svantaggiato;
- siano rispettati i contratti collettivi
nazionali anche con riferimento alle
unità lavorative che non danno dirit-
to al credito d’imposta;
- siano rispettate le norme in materia
di salute e sicurezza dei lavoratori
previste dalle vigenti disposizioni;
- non si sia provveduto a riduzione
della base occupazionale nel periodo compreso tra il 1º novembre
2007 al 31 dicembre 2007, per motivi diversi da quelli del pensionamento.
Le cause di decadenza del beneficio
sono:
- diminuzione della base occupazionale;
- mancata conservazione dei posti di
lavoro creati per un periodo minimo
di tre anni, ovvero di due anni nel
caso delle piccole e medie imprese;
- accertamento definitivo di violazioni non formali, con irrogazione di
sanzioni non inferiori a 5.000 euro,
o violazioni di natura fiscale e contributiva in materia di lavoro dipendente, o, ancora, violazioni in tema
di sicurezza del lavoro, commesse
nel periodo di vigenza dell’incentivo e qualora il datore incorra in
provvedimenti definitivi della magistratura per condotta antisindacale ai
sensi dell’art. 28 legge 20 maggio
1970, n. 300.
La definizione dei tributi sospesi
per i terremoti del 1990 e del 2002
N
el Decreto ”Milleproroghe”, approvato definitivamente dal Parlamento Italiano, è stato inserito l’articolo 36 bis, che contiene alcune disposizioni importantissime per il territorio siciliano.
- Proroga al 31 marzo 2008 dei termini per la definizione agevolata dei tributi sospesi per il terremoto
del 1990, con il pagamento ridotto al 10% dell’imposta da pagare.
Si ricorda che tale definizione al 10% venne effettuata per la prima volta nel 2003, mentre successivamente, nel 2006, venne riaperta la definizione con pagamento al 30%. Scadenza questa prorogata fino al
31/12/2007. Ora la definizione ritorna al 10%.
I contribuenti della Sicilia orientale, colpiti dal terremoto del 13 e 16 dicembre 1990 potranno chiudere
le cartelle del triennio 1990-1992 con l'abbattimento
del 90% dei tributi e la cancellazione degli interessi e
delle sanzioni iscritti a ruolo. Per tale definizione occorrerà recarsi presso l’esattoria, entro il 31 marzo
2008, e pagare il 10% delle sole imposte iscritte a
ruolo (al netto di eventuali sgravi) senza nulla dovere
per interessi e sanzioni.
Si chiude definitivamente una lunga e sofferta vicenda che restituisce equità, serenità e certezza del diritto
ai contribuenti delle province di Siracusa, Ragusa e
Catania. Resta il problema per coloro che hanno già
definito pagando il 30%. A questi soggetti non resterà
altro che il ricorso in Commissione Tributaria per fare
valere anche per costoro il principio di equità e certezza del diritto
- Proroga al 30 giugno 2008 dei termini per la definizione agevolata dei tributi sospesi per gli eventi sismici e vulcanici dell’Ottobre 2002, con il pagamento
ridotto al 50% dell’imposta da pagare.
I contribuenti della Provincia di Catania (area Acireale – Linguaglossa), colpiti dagli eventi sismici e
vulcanici dell’Ottobre 2002, potranno chiudere le proprie posizioni con il fisco e le cartelle del periodo di
sospensione, con l'abbattimento del 50% dei tributi e
la cancellazione degli interessi e delle sanzioni iscritti
a ruolo. Per tale definizione occorrerà presentare apposita istanza entro il 30 giugno 2008, e pagare il
50% delle sole imposte iscritte a ruolo (al netto di
eventuali sgravi) senza nulla dovere per interessi e
sanzioni. Il pagamento potrà essere effettuato entro il
suddetto termine ovvero in 304 rate mensili.
Mir.Arc.
ECONOMIA
11
ATTUALITÀ
LA VOCE DELL’ISOLA
12
15 Marzo 2008
I presidi periferici non sono uno spreco da sopprimere
Piccoli Tribunali, tabù e totem
Giustizia con troppe malattie
G
ià nel momento in cui partiti e
coalizioni si preparano ad affrontare il giudizio degli italiani e prima ancora della ufficializzazione di liste e candidati, quando ci
si applica a parlare al Paese per illustrare che cosa dovrà fare la XVI Legislatura e ciò che intendono realizzare deputati e senatori in pectore, si
segnalano tra le molte le carenze del
sistema giudiziario e si forniscono
suggerimenti.
Sono all’opera sciamani in 18a,
pranoterapeuti appena rifatti dal chirurgo plastico, prestigiatori di ogni
sorta. Molti, nell’ambito di tematiche
settoriali specialistiche, propongono,
decisamente superati dai tempi, ricette a base di bismuto, assolutamente
ignari delle vere, gravi malattie di cui
è afflitta la Giustizia. Ecco all’opera
gli illusionisti che, dimostrando di disconoscere realtà, studi, numeri ed
esigenze del Paese, riprendono il logoro argomento dei piccoli Tribunali
che dispenserebbero Giustizia inefficiente a costi altissimi. Questa volta,
È possibile recuperare
una quantità di risorse
economiche ed umane
solo che si applichi la scienza
dell'organizzazione
ancora una volta, non è un bel coniglio bianco ad essere estratto dal cilindro, ma un topo passato a miglior
vita. In mille sedi il Coordinamento
Nazionale degli Ordini Forensi Minori ha dimostrato, dati Istat alla ma-
no, che la Giustizia dei piccoli Tribunali è celere ed efficiente: ben tredici
tra i primi venti più veloci Tribunali
italiani sono piccole sedi. In più di
un’occasione abbiamo dimostrato
che la produttività delle risorse umane e materiali investite nei piccoli
presidi è più o meno quella delle sedi
maggiori, anzi è tendenzialmente
maggiore.
Il recente convegno “Risorse e
La prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario
Nuove regole per Antiriciclaggio
di GIOVANNI PELLIZZERI
I
l Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto Legge n°.231/2007 recante attuazione della
Direttiva n.2005/60/CE del 26 ottobre 2005
relativa alla prevenzione dell’utilizzo del sistema
finanziario a scopo di riciclaggio.
Tra le diverse novità introdotte che entreranno
in vigore dal prossimo 30 aprile 2008 si sottolineano in particolare il limite di soglia e le operazioni frazionate. Il limite consentito per trasferimenti di denaro in contante o di libretti di deposito al portatore o di titoli al portatore, effettuato a
qualsiasi titolo tra soggetti diversi è stato posto a
euro 5.000,00. In sostanza, i pagamenti potranno
essere effettuati senza vincolo alcuno solo se di
importo inferiore a 5.000 euro.
A partire da euro 5.000 sarà obbligatorio il pagamento tracciabile, cioè a mezzo bonifico bancario, assegno circolare e/o bancario intestato e
con clausola “non trasferibile”. In caso contrario
sarà applicabile una Sanzione dall’1 al 40% dell’importo trasferito.
Inoltre alla luce della nuova normativa, viene
definita operazione frazionata quell’operazione
posta in essere attraverso più operazioni singolarmente inferiori ai predetti limiti, effettuate in momenti diversi e in un circoscritto periodo di tempo fissato in 7 giorni. Quindi ad esempio non saranno consentiti prelevamenti o finanziamenti fra
soci e società di importi unitari sotto soglia che
sommati nell’arco dei sette giorni, eccederanno il
limite definito di 5000 euro.
Attenzione però al valore delle operazioni. Infatti l’obbligo della tracciabilità risulta valere per
le operazioni di valore a partire da 5.000 euro,
anche se i pagamenti sono frazionati in un periodo di tempo più lungo di 7 giorni.
Un contratto o una fattura di valore di 10.000
euro, che prevede 4 pagamenti di 2.500 euro ciascuno, con scadenza 30,60,90,120 giorni, presuppone l’applicazione del vincolo della tracciabilità
a partire dal prossimo 30/4/2008.
La violazione delle norme sopra descritte comporterà l’applicazioni di pesanti sanzioni amministrative. I Soggetti indicati negli artt. 10,11,12,13
e 14 del decreto in esame, (banche,uffici postali,
agenti di cambio, professionisti, ecc.) se in relazione al proprio incarico dovessero venire a conoscenza delle infrazioni di cui sopra, hanno
l’obbligo di riferire entro 30 giorni al Ministero
dell’economia e delle finanze pena sanzione pecuniaria dal 3 al 30% dell’importo dell’operazione. Fare attenzione, dunque, ai pagamenti ma anche agli incassi.
Giustizia. Realtà e prospettive” ha
acclarato come un’incommensurabile
quantità di risorse economiche ed
umane è recuperabile solo che si applichi alla Giustizia la scienza dell’organizzazione, intervenendo su
ogni momento del percorso, dalla acquisizione alla allocazione, dalla gestione alla verifica. Sedi e magistrati
virtuosi risparmiano il 65 % delle risorse mantenendo la medesima offerta di Giustizia e finalmente il Consiglio Superiore della Magistratura si
decide ad affidare la dirigenza degli
uffici sulla base non della anzianità
ma della, presunta, managerialità.
Qualcuno, assumendo che in alcune sedi il numero dei procedimenti in
carico a ciascun magistrato sia inferiore alla media nazionale, vorrebbe
sopprimerle senza rendersi conto che
in quella media si annida la media
dell’efficienza, rectius della inefficienza della giurisdizione italiana.
Senza considerare che la Giustizia
di prossimità è un valore, che un presidio giudiziario efficiente è una volano di sviluppo socio economico,
che una Giustizia lontana è fonte di
maggiori spese per il cittadino e, di
riflesso, anche per l’Erario.
Così, mentre Montepulciano porta
a dibattimento nel marzo 2008 fatti
accaduti nel novembre 2007 (ma anche l’eccessiva velocità sarebbe una
colpa secondo taluno) e Caltagirone
ha un ruolo costante di circa 70 processi penali collegiali (a fronte dei 10
di qualche Ufficio più titolato), oggi
qualcuno si presenta ai media additando i piccoli presidi come uno spreco da sopprimere quanto prima e
qualcun altro sostiene che per l’Avvocatura il tema dei piccoli Tribunali
sia un tabù che è pericoloso finanche
guardare.
Gli Ordini minori sono consapevoli
che una verifica sulla utilità sociale
di alcuni presidi potrebbe essere proficua al Paese e che su alcune tipologie di Uffici è positivo intervenire.
Per questo, responsabilmente, non si
sono mai sottratti al confronto, hanno
organizzato numerose occasioni di
dibattito, in particolare due convegni
nazionali, nel 2005 e nel 2007, si sono sempre offerti alla dialettica perché non hanno mai trascurato le effettive esigenze del Paese; ma come
risposta hanno sempre avuto un disarmante silenzio e finanche il diniego di accesso ai dati.
Di questi temi non hanno mai fatto
un tabù perché conoscono la realtà
giudiziaria molto meglio di chi sta
comodamente assiso a via Arenula o
a palazzo Madama.
Ma è di contro intollerabile che oggi, nel 2008, dopo le approfondite
analisi degli ultimi tempi, qualcuno
intenda ancora fare della revisione
della geografia giudiziaria un totem
dinanzi al quale inchinarsi e prostrarsi, ciechi e illusoriamente fiduciosi
nelle sue divine facoltà.
E se fosse solo fumo negli occhi ?
Avv. Walter Pompeo
13
15 Marzo 2008
L’Enel-Gas manterrà gli impegni assunti da Metan Sicula?
Il metano a Lentini un nodo
che non si riesce a sciogliere
di ANGELO PARISI
La maggior parte delle utenze
ha versato la quota
di allacciamento ormai da anni
senza averne alcun riscontro.
In molte zone mancano
gli alloggi per i contatori,
dappertutto i contatori medesimi
I
l coordinamento locale per lo sviluppo Sostenibile fa appello all’Amministrazione Comunale affinché vengano compiuti tutti gli atti
necessari per la fornitura del gas metano alla città di Lentini. I lavori iniziati nel 2000 sono rimasti sospesi dopo il cambio di titolarità dalla Metansicula ad Enel Gas. Così asserisce la
nota pervenuta dal Coordinamento
per lo sviluppo Sostenibile, inoltre
continua …
La maggior parte delle utenze ha
versato la quota di allacciamento ormai da anni senza averne alcun riscontro. In molte zone mancano gli
alloggi per i contatori, dappertutto i
contatori medesimi. La zona industriale ha visto nascere i primi stabilimenti senza potere usufruire degli allacciamenti al metano. Resta inoltre
aperta la questione del centro storico
dove è vero che le richieste di allaccio
sono minori, ma non per questo si
possono penalizzare i cittadini e le famiglie che ne fanno richiesta…”.
Chi crede che lo spinoso nodo
emerga solo adesso, si sbaglia. Già a
suo tempo, il consigliere comunale
Roberto Messina con l’amministrazione Neri, di Centro Destra, rivolse
un’interrogazione scritta all’allora assessore al ramo Davide Battiato, il
quale puntualmente rispose (riportiamo una sintesi) che l’amministrazione
comunale era ben allertata e che la
faccenda avrebbe avuto esito positivo
avendo lo stesso Battiato attenzionato
sia l’ufficio tecnico competente che la
Metan Sicula.
Poi gli eventi politicamente, e non
solo, precipitarono come tutti sanno e
siamo giunti ad oggi. Dove ancora si
parla di messa in sicurezza e altre
amenità. A noi risulta, e ne abbiamo
dato ampio spazio nell’intervista a
Roberto Messina pubblicata nel n. 53
anno III del 27 aprile 2007 di Informa
Sicilia, e a cui facciamo espresso riferimento, che già era stato lanciato un
gas inerte e “puzzolente” rilevatore di
fughe, tanto che nei giorni di queste
prove la popolazione allarmata fece
capolino al Comune per le debite lagnanze.
Uno dei tanti nodi cruciali che avevano fatto vincere la gara decisamente
alla Metan Sicula, era l’allaccio gratuito, contatori compresi, di tutti gli
istituti pubblici di Lentini, fra cui le
scuole, lo stesso Municipio, gli impianti sportivi. Noi ad oggi non ne vediamo alcuna predisposizione.
Il consigliere Messina a suo tempo
lanciò un grido d’allarme facendo
espresso riferimento nel corso della
citata intervista agli art, 16 e 19 della
convenzione stipulata con la Metan
Sicula che prevedevano parecchi obblighi da parte di quest’ultima società
con l’A.C. e su cui prossimamente ritorneremo in maniera più analitica.
Detto questo, leggiamo con piacere
solo dopo otto anni dall’inizio dei
lavori, il comunicato del Sindaco
Mangiameli …che dà per quasi conclusa a breve l’intera faccenda:
“L’Amministrazione Comunale segue
con attenzione l’evoluzione dei lavori
per la messa in rete del metano a Lentini. Con L’Enel Gas tengo contatti
personali. La nuova ditta ha già effettuato la messa in sicurezza della rete,
estesa 122 chilometri ed ha assicurato che entro la fine di febbraio si svolgerà un corso di formazione per tecnici installatori di Lentini e Scordia,
ditte artigiane regolarmente iscritte
negli albi, per procedere quindi, entro
il mese di marzo, all’avvio della distribuzione del gas metano nelle abitazioni con l’impianto già predisposto…L’Amministrazione guarda con
grande interesse le diverse applicazioni della tecnologia ed in tal senso
si sta muovendo per la predisposizione di progetti per l’installazione di
impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica a servizio degli
immobili di proprietà del Comune.”
Che dire? Auguri a tutti, incrociamo
le dita e…speriamo bene. Enel Gas,
pensaci tu!
Il sindaco di Lentini Mangiameli. In alto a sinistra: il palazzo comunale
Scorie di “medio livello” depositate sin dal 1995?
Rifiuti nucleari nella miniera di Pasquasia
chiederci dove finisce la gran quantità di denaro
erogato dall’Euratom come indennizzo per le vittime innocenti, morte di tumore, e come “affitto”
per il deposito finale di rifiuti radioattivi a Pasquasia».
di MARIO FIORITO
A
Pasquasia ci sarebbero rifiuti nucleari e documenti lo dimostrerebbero. A sostenerlo è il periodico “L’Ora Siciliana”, attraverso un’inchiesta fatta da Angelo Severino,
che svela come nell’ex miniera vicino Enna, fin dal 1995, vi sarebbero depositate scorie di medio livello. Sul sito www.ennaonline.com si possono trovare ulteriori informazioni. Ma la cosa
più preoccupante sarebbe che dal 2010 a Pasquasia finirebbero
anche le famigerate HLW di terza categoria, ossia le scorie la
cui radioattività decade nel corso di migliaia di anni.
Inoltre, il giornalista Angelo Severino ipotizza addirittura un
inaspettato incidente nucleare verificatosi probabilmente intorno
al 1995 durante una fase sperimentale di laboratorio per verificare la reale consistenza del sottosuolo della miniera su eventuali dispersioni di radiazioni. Lo testimonierebbe la presenza di
Cesio 137 nelle vicinanze di Pasquasia, riscontrata dall’Usl nel
1997 in concentrazione ben superiore alla norma. Se l’emissione
nell’aria di questo radionuclide è normalmente provocata da disgrazie all’interno di centrali nucleari, perché a Pasquasia che
centrale nucleare non è?
Attraverso un’attenta cronistoria iniziata nel 1983, quando
l’Enea “strizza l’occhio” a Pasquasia, Angelo Severino descrive
un inquietante intreccio di fatti e di smentite, di omertà e di depistaggi, di menzogne volute e di ignorante confusione. Perché
fu scelto proprio il sito ennese? Perché l’argilla o il salgemma
sono le formazioni idonee per la sistemazione definitiva di scorie nucleari, comprese quelle ad altissima intensità. Se ci sono
Due immagini della miniera di Pasquasia nei pressi di Enna
entrambe le formazioni, come a Pasquasia, è meglio perché si
hanno non una ma due delle barriere naturali per garantire l’isolamento del deposito.
Secondo quando afferma ancora “L’Ora Siciliana”, ulteriori
informazioni sul sito www.ennaonline.com, oltre al danno ci sarebbe anche la beffa perché se effettivamente nelle viscere di
Pasquasia ci fossero le scorie, «dovremmo drammaticamente
ATTUALITÀ
LA VOCE DELL’ISOLA
ATTUALITÀ
LA VOCE DELL’ISOLA
14
15 Marzo 2008
L’inaugurazione dell’Anno accademico dell’ateneo di Catania
Momento di vivo confronto
tra l’Università e la società
di CORRADO RUBINO
N
ella sempre prestigiosa e suggestiva cornice del Teatro
Massimo Bellini, gioiello e
vanto della città Catania, è stata celebrata il primo marzo scorso la tradizionale cerimonia d’apertura dell’Anno accademico.
Puntualissimo il senatore Franco
Marini, Presidente del Senato, ha attraversato la platea del Teatro Massimo Bellini e ha preso posto in prima
fila assieme agli onorevoli Anna Finocchiaro ed Enzo Bianco. Subito
dopo ha avuto inizio la cerimonia con
l’ingresso delle rappresentanze delle
Facoltà dell’Ateneo catanese. Poi sono apparse le ricche toghe e gli ermellini dei Rettori degli Atenei ospiti, italiani e stranieri, ed infine ha fatto il suo ingresso il Magnifico Rettore e il Senato accademico preceduto
dall’argentea “mazza” simbolo del
potere accademico.
Ma quanto tempo è passato da quel
giorno che, da spettatore casuale, fui
testimone di uno scontro fra opposti
gruppi di studenti estremisti nel cortile interno del Siculorum gimnasium.
Poco prima che lo scontro scoppiasse
uno dei leader estremisti saltellando
davanti alla severa figura del Magnifico Rettore, che era coraggiosamente accorso all’ingresso nel tentativo
di scongiurare il peggio, lo apostrofava gridandogli in faccia che era finito
il tempo del suo potere capitalista e
classista e che l’Università era del
popolo: era il 1972 e il Rettore era
Cesare Sanfilippo.
Oggi, mille anni luce lontani da
quei tempi (anche se tra il Corpo docenti ho riconosciuto diverse facce di
“sessantottini”) il Magnifico Rettore
Antonio Recca ha pronunciato il suo
articolato discorso inaugurale.
“Momento istituzionale - ha detto significativo di confronto tra il mondo universitario ed i rappresentanti
della società, nella consapevolezza
che lo sviluppo sociale ed economico
della nostra Regione e del nostro
Paese dipende anche dall’impegno
dell’Ateneo e soprattutto da una comunione d’intenti ampiamente condivisi, da una solida cooperazione, dalla determinazione a realizzare nel
più breve tempo possibile quanto insieme concordato ed intrapreso, così
da conseguire, con la partecipazione
e con la collaborazione di tutti, gli
obiettivi prefissati.”
L’anno accademico 2007-2008 si
apre, come già altri in precedenza, in
un contesto politico nazionale che
non si può certo considerare sereno.
Il diffuso malessere degli italiani che
si riscoprono poveri (adesso è stato
anche ufficializzato!) e che si accorgono, oggi, che determinate scelte di
ieri falsamente progressiste e altre,
imposte da una classe politica arrogante e opportunista fino all’indecenza, non fanno intravedere un futuro
roseo costellato, come appare, da
motivi di preoccupazione dovuti, nell’immediato, alla mancanza di una
chiara prospettiva del futuro assetto
politico italiano.
L’Università italiana da troppo
tempo ormai discute e sperimenta discutibili riforme il cui risultato sono
stati il disorientamento e l’aumento
dei costi organizzativi.
Vane promesse politiche di particolare attenzione per il mondo dell’Università e della Ricerca scientifica.
Così come l’adesione alle regole comunitarie era finalizzata all’integrazione europea, ritenuta fondamentale
per la crescita culturale, sociale ed
economica dell’Italia e dell’Europa,
Nelle immagini: il Senato accademico e il senatore Franco Marini che ha presenziato all’inaugurazione dell’anno accademico
nonché per il dialogo multietnico
(sempre più importante per la Sicilia
in particolare).
“Purtroppo - si rammarica il prof.
Recca - la Finanziaria 2008 è risultata avara e dimentica del Patto per
l’Università e la Ricerca proposto e
sottoscritto dai Ministri Mussi e Padoa-Schioppa appena cinque mesi
prima. Nella sostanza, venivano a
mancare gli interventi per il supera-
nei virtuosi, che per la prima volta
avrebbero ottenuto gli incentivi promessi dal patto per l’Università, non
riceveranno nulla. Di conseguenza
appare chiaro che, essendo incomprimibili le spese per gli stipendi e di
funzionamento, non rimarrà che tagliare le spese per la ricerca.
Ma dalla relazione del Rettore
emerge una Università degli Studi di
Catania che nel suo complesso, anche
l’Ateneo catanese che purtroppo risulta essere l’ultimo fra gli Atenei siciliani beneficiati.
Obiettivo dell’Università di Catania è anche quello dell’internazionalizzazione, implementando le attività
di progettazione e di attuazione di
bandi comunitari; partecipando attivamente agli eventi internazionali,
perseguendo il coordinamento della
mobilità studentesca e offrendo ai do-
Lo sviluppo sociale ed economico della nostra
Regione e del nostro Paese dipende anche
dall’impegno delle università e soprattutto da
una comunione d’intenti ampiamente condivisi,
così da conseguire, con la partecipazione e con
la collaborazione di tutti, gli obiettivi prefissati
mento delle difficoltà gestionali ed
economiche che gli Atenei hanno vissuto negli anni più recenti, che in definitiva si traducevano nell’impossibilità di concretizzare quel finanziamento competitivo destinato ad incentivare ed a sostenere l’impegno
delle Università per il loro sviluppo,
nonché nella negazione di finanziamenti integrativi e di risorse adeguate per la copertura degli incrementi
automatici di spesa.”
Risultato: 20 delle 77 Università
registrano bilanci sempre più in rosso, e qualche altra si avvia sulla stessa strada. La cancellazione della norma secondo la quale una quota dei finanziamenti 2008 sarebbe stata distribuita sulla base del merito delle
singole Università farà sì che gli Ate-
se in presenza di oggettive difficoltà,
si muove bene.
Diversi sono gli impegni assunti
dall’Ateneo. Realizzare una maggiore collaborazione con le scuole secondarie superiori per preparare insieme gli studenti ad una scelta ragionata della Facoltà. Un migliore impiego delle risorse disponibili e destinare le economie della spesa pubblica soprattutto alla ricerca scientifica,
ai dottorati di ricerca, agli assegni di
studio, all’assunzione di giovani ricercatori. Di qui l’impegno ad assicurare il massimo sostegno alla ricerca,
con necessario ampliamento delle risorse finanziarie che, senza attendere
finanziamenti statali potrebbero pervenire attraverso il 5 per mille destinato, con senso di responsabilità, al-
centi il supporto nella presentazione
di progetti concernenti i programmi
comunitari.
Da tempo l’Università catanese ha
concretizzato una produttiva collaborazione con le multinazionali del settore tecnologico-informatico presenti
nel territorio. Di recente, i rapporti di
cooperazione sui temi della ricerca e
della didattica sono stati estesi anche
agli altri comparti produttivi, tra l’altro sottoscrivendo convenzioni quadro con le maggiori associazioni di
categoria delle province (Catania,
Caltanissetta, Enna, Ragusa e Siracusa) che costituiscono il bacino d’utenza dell’Ateneo; convenzioni che
offrono la possibilità di condurre progetti di ricerca in sinergia con i laboratori delle imprese più importanti,
Dati sull’Università degli Studi di Catania
Alla chiusura delle iscrizioni per quest’anno accademico, gli iscritti sono 66.884 (di cui oltre 30.000 fuori corso),
compresi quelli dei corsi di laurea del vecchio ordinamento e ad esaurimento, delle scuole di specializzazione, dei
master, della SISSIS e dei dottorati di ricerca. Al primo anno dei corsi di laurea di primo livello gli iscritti sono
12.540, dei quali 9.876 come nuovi immatricolati. Al primo anno delle lauree specialistiche, gli immatricolati sono
5.411 su un totale di 15.048 iscritti. Nelle 12 Facoltà dell’Ateneo sono attivi 159 corsi di laurea: a Catania, 65 di primo livello e 58 di secondo livello, nonché uno magistrale a ciclo unico; nelle sedi decentrate, 21 di primo livello e
11 di secondo livello; 3 a Siracusa, sede della Facoltà di Architettura.
Durante il precedente anno accademico, i laureati sono stati 7.073, ai quali si aggiungono 1.019 titoli di formazione post laurea. Il corpo docente è composto da 553 ordinari, 473 associati, 598 ricercatori, 15 assistenti di ruolo ad esaurimento e 2 assistenti incaricati, per un totale di 1.641 docenti, con un rapporto docenti/studenti molto
elevato: 40,8. Per soddisfare le necessità della didattica, della ricerca e delle attività amministrative, è necessario
fare ricorso ai professori a contratto e alle collaborazioni coordinate.
anche in vista dell’apertura ai Paesi e
alle popolazioni del Mediterraneo, e
di far maturare numerose e qualificate opportunità di lavoro per i laureati
siciliani.
Rilevante novità è quella che ha riguardato la costituzione del Politecnico del Mediterraneo, che entrerà a
regime nell’anno accademico 20082009, puntando su dottorati di ricerca
e master, ma anche su corsi di laurea
specialistica in Ingegneria, Architettura, Scienze agrarie, biologiche, della terra e del turismo, su materie socio-economiche, giuridiche e biotecnologiche, nonché sulle relazioni internazionali e sulle tecniche dell’informazione. Il Polo, scientifico e tecnologico, reso operativo nelle modifiche generali dello statuto d’Ateneo,
è dotato di autonomia gestionale e
amministrativa, e trova riferimento
nelle attività previste nell’accordo siglato dalla Regione Siciliana e dagli
Atenei di Palermo, Messina, Enna e
Catania, che ha istituito una struttura
unica per la nostra regione che diventerà tra le più prestigiose del Sud Italia e potrebbe sopperire a molte mancanze e rilanciare il Sud verso il raggiungimento degli standard elevati
già presenti al Nord Italia, creando
una struttura d’eccellenza.
L’Ateneo di Catania, contando
quasi 70.000 studenti, è ormai diventato uno dei poli più importanti della
Sicilia e del resto del Sud Italia; è
composto da ben 12 Facoltà divise in
corsi di laurea magistrale, triennale e
specialistica.
Ma è evidente che non è tutto rose
e fiori, così come riferisce il rappresentante degli studenti Antonio Iuculano “Da sempre il Sud è stata terra
di studenti; infatti, quasi il 40% dei
giovani siciliani affronta l’esperienza
universitaria per cercare di sopperire
alle enormi difficoltà del mondo del
lavoro, che nella nostra regione è
particolarmente tortuoso e con poche
prospettive. L’organizzazione dei
corsi di laurea è un po’ deficitaria, in
quanto ancora oggi la laurea di primo livello non risponde adeguatamente al mondo del lavoro, alla possibilità di master e concorsi, per i
quali è richiesto il più delle volte il
completamento del ciclo di studi.
Esempio lampante sono le direttive
della nuova Finanziaria in tema di
co.co.co nell’ambito delle Università,
per i quali il requisito minimo d’assunzione diventa la laurea specialistica o di vecchio ordinamento a discapito della laurea triennale, sufficiente per svolgere soltanto determinati compiti, screditando ulteriormente il titolo di studi conseguito con
la riforma del 2001.”
L’Orto
delle meraviglie
dei catanesi
Il fantastico mondo abitato da piante che si incontrano solo nelle fiabe
di CORRADO RUBINO
S
iete mai entrati in un orto botanico?
Non è la stessa cosa che andare ai
giardini pubblici o nei parchi cittadini,
che pure ci regalano rigeneranti momenti di
relax e ci fanno, per poche ore, riconciliare
con la natura. Gli orti botanici hanno un fascino particolare. La prima impressione è
quella di essere entrati in un altro mondo; in
un mondo fantastico. Un mondo in cui i veri
abitanti sono le piante; gli esseri umani sono
solo un accessorio. Abbiamo la sensazione
di trovarci lì solo perché abbiamo sbagliato
strada e ci meravigliamo di stare a tu per tu
con piante che si incontrano solo nelle fiabe.
Se non stiamo attenti saremo inghiottiti dalle maestose euforbie colonnari o da una
centenaria dracaena draco delle Canarie
nelle cui vene scorre il sangue di drago. Tra
i vialetti dell’orto camminiamo a passi lenti,
con il naso per aria come Alice nel paese
delle meraviglie, ammirati, osserviamo le
altissime chiome delle palme Phoenix
dactylifere, ma attenti anche a dove mettiamo i piedi. Ci sono in agguato i “cuscini
della suocera” grandi come nani da giardino
o le spine dell’Aloe ciliaris del Sudafrica e
ancora l’Agave americana tipica dei paesaggi di Tex Willer di Bonelli. Tutto ha un nome e cognome, tutto è catalogato e codificato come in una bellissima enciclopedia delle
botanica. Questo patrimonio culturale di
inestimabile valore costituisce l’eredità che
le generazioni precedenti hanno voluto costituire e donarci. Tocca a noi preservarlo e
valorizzarlo e a nostra volta lasciarlo in eredità a chi verrà dopo di noi.
SPECIALE
LA VOCE D
18
15 Mar
La prestigiosa istituzione universitaria fondata da Francesco Tornabene Roccaforte
L’Hortus Botanicus Catinensis
fra pochi mesi compie 150 anni
di CORRADO RUBINO
L
’Università di Catania istituì la
sua prima cattedra di Botanica
nel 1788, cioè dopo tre secoli e
mezzo dalla fondazione avvenuta nel
1434, affidandola a Matteo Di Pasquale il quale, come i suoi successori, tra
cui il Cosentini, utilizzava un piccolo
orto privato per le dimostrazioni pratiche a sussidio delle lezioni, in mancanza di un orto accademico.
Nel 18° e 19° secolo l’interesse per
le scienze, in particolare per quelle botaniche, si era manifestato, tra l’altro,
a Catania con la fondazione di numerosi giardini e orti privati a carattere
scientifico. Tra i più importanti si ricordano quello di Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, quello del
duca Furnari, ricco soprattutto di piante officinali, quello del padre cassinese
Emiliano Guttadauro, situato nella
Flora del monastero benedettino di
San Nicolò l’Arena (sul quale fu costruito l’ospedale Vittorio Emanuele),
e infine quello, ricchissimo, del canonico Salvatore Portal, posto sulle pendici dell’Etna, a Biancavilla.
Nel 1843 venne nominato alla cattedra di Botanica il benedettino Francesco Tornabene Roccaforte al cui impegno e determinazione si deve la fondazione dell’odierno Orto Botanico. In
seguito alle sue ripetute sollecitazioni,
nel 1847 la Deputazione della Regia
Università di Catania acquistò il terreno da destinare a tale scopo alla periferia della città, in località Borgo.
Il Tornabene scrisse nel 1887 “...non
verso il centro del paese né molto distante dal medesimo per l’accesso degli studiosi e per l’utile del pubblico”.
Altri anni, tuttavia, dovettero passare ancora per la realizzazione dell’Orto; nel 1856 fu dato l’incarico della
progettazione degli edifici all’architetto Mario Distefano, docente di Architettura.
Il 31 luglio 1858, giorno del compleanno della regina delle Due Sicilie,
presenti le più alte autorità civili ed
ecclesiastiche, il Gran Cancelliere dell’Università, Ferdinando Cutrona, pose la prima pietra.
Le prime piante, provenienti da altri
Orti Botanici, in particolare di Svezia,
Francia e Italia (Napoli e Palermo),
furono collocate nel 1862. Nello stesso anno e nel 1864 l’Orto fu visitato
dal principe Umberto di Savoia che,
tra l’altro, apprezzò le collezioni di tabacchi e di cotoni. Nel 1865, grazie ad
un lascito del catanese Mario Coltraro
all’Università, l’Orto fu ampliato e la
nuova area venne destinata, come
espressamente voluto dal donatore, alla coltivazione delle specie della flora
spontanea siciliana.
Il Tornabene, quasi ottantenne, lasciò la cattedra di Botanica nel 1892;
morì nel 1897. Gli successero Pasquale Baccarini (1892-1900) e Giuseppe
Lopriore (1900-1901). Ma la figura
dominante all’inizio del secolo fu
quella di Fridiano Cavara, divenuto titolare della cattedra di Botanica nel
1901. Egli si distinse per un’attività
scientifica vivace e varia dedicandosi,
tra l’altro, a ricerche floristiche e micologiche, ma soprattutto tentò l’esperienza di acclimatare sull’Etna piante
alpine. A tale scopo creò un Giardino
Botanico Alpino che chiamò “Gussonea”, ubicato nei pressi della casa cantoniera sull’Etna a 1880 metri sul livello del mare.
Trasferitosi il Cavara a Napoli nel
1906, gli succedette Luigi Buscalioni
(1906-1923), noto in Italia e all’estero
per la sua produzione scientifica nei
più diversi campi della Botanica; egli
si adoperò per l’ampliamento dell’Isti-
Il 31 luglio 1858, giorno del compleanno della regina
delle Due Sicilie, presenti le più alte autorità civili ed
ecclesiastiche, il Gran Cancelliere dell'ateneo,
Ferdinando Cutrona, pose la prima pietra dell’Orto
tuto con la creazione di nuovi locali
per la biblioteca e i laboratori. Tali
strutture, tuttavia, da un punto di vista
architettonico, si rivelarono molto modeste in confronto al classico edificio
voluto dal Tornabene. Il Buscalioni
cercò di realizzare nell’Orto l’ordinamento sistematico secondo Engler, ma
le sostanziali modifiche apportate, se
permisero un’organizzazione più razionale, comportarono però la distruzione di esemplari arborei di indubbio
pregio.
I successivi direttori poco influirono
sulla vita dell’Orto, pur essendo noti
studiosi in campo botanico come Emilio Chiovenda, Albina Messeri e Roberto Corti. Alla vigilia della seconda
guerra mondiale assunse la direzione e
l’insegnamento Gaetano Rodio. Purtroppo i danni causati dai bombardamenti, l’occupazione dell’Istituto da
parte delle truppe alleate e le difficoltà
postbelliche determinarono la decadenza dell’Orto; tra l’altro, per i gravi
danni subiti, il direttore Valerio Giacomini fece demolire nel 1958 la grande
serra Tepidario voluta dal Tornabene.
Dal dopoguerra, e soprattutto negli
ultimi anni, con la direzione del prof.
F. Furnari, l’Orto Botanico ha gradualmente recuperato le proprie funzioni
e, pur negli spazi ereditati dalla struttura ottocentesca, non suscettibili di
ulteriore espansione, esso presenta notevole interesse storico, scientifico e
didattico per alcune sue collezioni di
grande rilievo.
Gli “Edifici dello Stabilimento”, come vengono indicati nel progetto presentato dall’architetto Distefano e approvato nel 1857, comprendevano
l’Aula, l’Erbario e la Biblioteca.
Collocato al termine del viale cen-
trale che, partendo dal cancello d’ingresso sulla via Etnea, si allarga in un
emiciclo, il prospetto dell’edificio domina l’intera area e lo spazio, per
quanto limitato, appare percettivamente più ampio soprattutto grazie all’imponente portico con doppio ordine di
colonne che si erge su una gradinata di
marmo bianco. Le colonne sono in stile ionico, il soffitto a cassettoni e, nella parete di fondo, al di sopra di quattro nicchie che avrebbero dovuto ospitare delle statue, sono poste iscrizioni
volute dallo stesso Tornabene, celebranti gli studi botanici, la loro utilità
e gli illustri botanici del passato.
L’edificio rispecchia la formazione
neoclassica del Distefano, uno dei più
aggiornati architetti catanesi del tempo, al quale si devono anche il palazzo
Zappalà Tornabene in via Crociferi e
l’Istituto Agrario Valdisavoja.
19
zo 2008
La struttura del giardino si estende su una superficie di 16.000 mq
Piante provenienti
da tutto il mondo
L
'Orto Botanico si estende su una superficie di
circa 16.000 mq ed è suddiviso in Hortus Generalis (13.000 mq), che raccoglie soprattutto
piante esotiche, ed Hortus Siculus (3000 mq), destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane.
È situato a 75 metri sul livello del mare su suoli in
parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e
in parte alluvionali (Orto Siculo).
La progettazione del giardino subì, già nel corso
dei lavori, parecchie modifiche. L'iniziale suddivisione in Hortus Universalis (o Orto Universale) e
Hortus Siculus (Orto Siculo), mantenuta tuttora, era
evidenziata da un differente stile d'impianto oltre
che da una delimitazione spaziale delle due aree,
poste a diverso livello e separate da una balaustra
con cancelli e scalinate.
L'Orto Universale prevedeva una composizione
di tipo strettamente formale, conforme alla tradizione locale dei giardini e degli orti botanici privati. Il
giardino, infatti, era suddiviso da viali ortogonali
terminanti, in direzione Est-Ovest, nell'ingresso da
via Etnea e nel portico monumentale della Scuola e,
in direzione Nord-Sud, nel grande acquario e nella
serra. Le aiuole di forma geometrica erano disposte
in modo simmetrico, compatibilmente con la forma
irregolare dell'area. Tale disposizione era accentuata
dalla presenza di vasche per le piante acquatiche.
L'Hortus Generalis è oggi diviso in quadri delimitati da larghi gradini in pietra da taglio calcarea, agli
angoli dei quali, su piccoli pilastri, sono posti vasi
in terracotta. Sono anche presenti tre vasche circolari, di cui una divisa in settori, per la coltivazione
di piante acquatiche. Recentemente è stata ricostruita la grande serra, detta Tepidario, una delle strutture più imponenti dell'Orto che ospita piante esclusivamente tropicali.
L'Hortus Siculus è suddiviso in strette aiuole rettangolari delimitate da sottili cordoni in pietra lavica, nelle quali si mantiene la suddivisione delle
piante per famiglia.
L'ingresso principale dell'Orto è sulla via Etnea,
dove, fino alla seconda guerra mondiale, era presente una cancellata in ferro di cui rimane solo l'apertura centrale. Attualmente questo ingresso è chiuso e
all'Orto si accede dalla via A. Longo. In fondo al
viale principale, ormai quasi completamente nascosto da due enormi Dracaena draco, si trova l'edificio, progettato in stile neoclassico; attraverso una
gradinata in marmo si accede al portico delimitato
da una doppia fila di colonne. Il soffitto è a cassettoni, con rosoni di stucco e sulla facciata prospiciente il portico sono poste alcune lapidi con iscrizioni che celebrano gli studi botanici ed alcuni maestri del passato.
Le principali collezioni
Se oggi la funzione di un Orto Botanico è intesa
prevalentemente come rappresentazione dei più diversi ambienti naturali, pure non ha ancora perduto
valore quella di raccolta ed esposizione di esemplari
provenienti da diverse parti del globo. Così l'Orto
Botanico di Catania, costretto a mantenere l'antica
struttura dalla sua limitata estensione, riveste un'importanza storica proprio come sede di alcune peculiari collezioni.
La più ricca è certamente quella delle piante succulente (grasse) che, per le loro originali forme e
strutture, sono una delle maggiori attrattive dal punto di vista didattico e ornamentale. Già il Tornabene
in un catalogo manoscritto elencava numerose succulente di varie famiglie (Cactacee, Aizoacee, Crassulacee). Arricchita da successive acquisizioni, la
collezione annovera oggi circa 2000 specie, coltivate in serra ma la maggior parte all'aperto; ciò è possibile grazie al clima piuttosto mite d'inverno che
permette di supplire in parte alla carenza di serre,
pur necessarie per le piogge invernali e il rischio di
grandinate. In particolare, sono degni di nota gli
esemplari raccolti nell'area dell'antica serra, quali
alcuni Echinocactus grusonii ultracentenari e di inestimabile valore, altissime Euphorbia dal caratteristico portamento a candelabro, numerose specie di
Cereus dalla fioritura notturna e di Opuntia, oltre a
Pereskia grandifolia, unica cactacea provvista di foglie.
In due piccole serre si coltivano numerose altre
succulente, particolari per l'aspetto, come diversi
Lithops (le "piante sasso") e Xerosycios dalle foglie
a medaglione, o per le splendide ed effimere fioriture, quali Mammillaria, Lobivia, Matucana e molte
altre.
Inoltre particolarmente interessanti sono: Blossfeldia lilliputana Werd., il più piccolo cactus sudamericano in grado di fiorire e fruttificare prima di
raggiungere mezzo centimetro di altezza; Astrophytum capricorne Br. & R. con le sue varietà fra cui la
var. niveum, molto rara e delicata; Leuchtenbergia
principis Hook., il cui aspetto ricorda quello di
un'Agave, con rami che portano all'estremità areole,
spine e fiori.
Altrettanto interessante è la collezione delle palme, piante tra le più maestose del regno vegetale,
che, grazie alla mitezza del clima, possono essere
coltivate all'aperto. Si tratta di un centinaio di esemplari, alcuni di notevoli dimensioni, dalle più note
Phoenix e Washingtonia, alle pregiate Archontophoenix, Saba/, Erythea. Particolarmente rare sono
Trithrinax campestris, Butia eriospatha e Jubaea
chilensis. La maggior parte, pur provenendo da re-
gioni tropicali o subtropicali, è perfettamente ambientata nel nostro clima tanto da fiorire e fruttificare regolarmente. Si rinvengono soprattutto nel settore specifico e lungo il viale principale, ma diversi
altri esemplari sono sparsi nell'Orto.
Infine non vanno tralasciati alberi di considerevole sviluppo il cui impianto può farsi risalire ai tempi
del Tornabene, quali Taxodium mucronatum, Phytolacca dioica, Maclura pomifera, o, ancora, altre essenze di particolare interesse, come Eucalyptus citriodora, le cui foglie profumano di limone, diversi
esemplari di Dracaena draco, Chorisia insignis e C.
speciosa, Jacaranda mimosaefolia, Grevillea robusta, Magnolia grandiflora, Ficus glabella, ecc.
Tra le Gimnosperme si notano Cupressus macrocarpa, Agathis australis, Podocarpus neriifolia, Pinus halepensis e un esemplare maschile di Encephalartos horridus.
L'Orto Siculo venne inizialmente realizzato dal
Tornabene secondo lo stile inglese, come dimostrato da una planimetria del 1887. Fu poi ristrutturato
dal Buscalioni nella forma attuale, realizzando anche una vasca per le piante acquatiche. Per quanto
fortemente rimaneggiato rispetto all'originario schema in stile prettamente informale o naturaliforme,
l'Orto Siculo, con la sua collezione di piante spontanee dell'isola, costituisce il settore più peculiare.
Oggi è in atto una diversa sistemazione che, mantenendo le specie più significative, permetta la ricostruzione di ambienti naturali dove collocare piante
con esigenze ecologiche simili. La collezione è comunque in fase di incremento per il suo interesse
scientifico e didattico, considerato, tra l'altro, che è
l'unica del genere in Sicilia.
Sono qui presenti specie arboree di grandi dimensioni, quali Quercus ilex (leccio) e l'ibrido Q. fontanesii, Ceratonia siliqua (carrubo), Pinus pinea (pino
da pinoli), oltre a numerosi pregevoli endemismi,
come Celtis aetnensis (bagolaro dell'Etna), Salix
gussonei (salice di Gussone), Zelkova sicula. È anche possibile apprezzare numerose specie caratteristiche della macchia mediterranea, tra le quali vanno citate Pistacia lentiscus, Phyllyrea angustifolia,
Myrtus communis e Olea oleaster, mentre tra quelle
tipiche delle garighe sono Rosmarinus officinalis,
Erica multiflora, Cistus creticus, ecc.
Nell'Orto Siculo sono presenti anche alcune piante esotiche che da lungo tempo vengono coltivate in
Sicilia come diversi agrumi, il nespolo del Giappone (Eryobotrya japonica (Thunb.) Lindley), l'albicocco (Prunus armeniaca L.), il gelso bianco (Morus alba L.) e l'agave (Agave americana L.), che costituiscono parte integrante del paesaggio vegetale
siciliano.
SPECIALE
DELL’ISOLA
SPECIALE
20
LA VOCE DELL’ISOLA
15 Marzo 2008
Aperto al pubblico nei giorni festivi e in occasione di mostre, manifestazioni e conferenze
Un indispensabile supporto
alla didattica universitaria
L
Inoltre è in funzione un sistema
multimediale interattivo che permette
ai visitatori una migliore conoscenza
delle piante dell'Orto.
Infatti il visitatore viene fornito di
un “palmare” dallo stesso Istituto e
basta avvicinarlo all’asticina munita
di antennino posta nelle aiuole e sul
display del “palmare” appariranno
tutte le informazioni sulle piante presenti nell’aiuola stessa.
Per garantire e migliorare la funzionalità della struttura sono in atto
interventi di manutenzione straordinaria riguardanti serre, vasche, aiuole, che, per evidenti problemi economici, sono stati scaglionati nel tempo.
La prima ristrutturazione è stata
eseguita nel 1994 nella serra Gasperini.
'Orto Botanico costituisce, sin
dalla sua fondazione, un indispensabile supporto alla didattica universitaria per le dimostrazioni
su materiale vivente.
È inoltre fondamentale strumento
per la ricerca scientifica soprattutto
nel campo tassonomico.
L'Orto inoltre svolge attività didattica pre-universitaria con visite guidate per gli studenti delle scuole secondarie, mentre per i docenti vengono annualmente organizzati corsi di
aggiornamento, seminari e conferenze su vari aspetti della biologia vegetale e delle problematiche ambientali.
L'Orto Botanico di Catania svolge
oggi un preciso ruolo non solo nell'ambito universitario ma anche nel
tessuto cittadino; grazie alla frequente organizzazione di attività diverse.
In tal modo, ci si propone, tra l'altro, di far conoscere la struttura e di
sensibilizzare le autorità e i cittadini
ai numerosi problemi di gestione.
Da alcuni anni infatti l'Orto è stato
aperto al pubblico, anche nei giorni
festivi, in occasione di mostre, manifestazioni e conferenze.
Soltanto a Palermo, Catania e Messina
Gli Orti Botanici
in Sicilia
T
re sono i giardini botanici storici in Sicilia: l’Orto Botanico di Messina, l’Orto Botanico di Catania e l’Orto Botanico di Palermo, ai quali si deve aggiungere il
recente Giardino Botanico "Nuova Gussonea"
realizzato a Ragalna in contrada Carpinteri.
La travagliata storia del piccolo Orto Botanico di Messina ricalca in modo preciso le vicende dell'Università della città. L'Hortus
Messanensis fu fondato nel 1638 e l'Ateneo
messinese chiamò per realizzarlo il romano
Pietro Castelli, discepolo di Cesalpino, uno
dei luminari della scienza del tempo. A Pietro
Castelli successe Marcello Malpighi, il fondatore dell' istologia e dell'anatomia vegetale.
Quando nel 1678 gli spagnoli riconquistarono
la città dopo la rivolta del 1674, l'Università
venne soppressa. L'Orto botanico venne deliberatamente distrutto, dopo soli quarant'anni
dalla sua fondazione. Di quel gioiello naturalistico ed architettonico, per la cecità vendicativa di un oppressore, resta oggi solo il disegno, che è di estremo interesse. Nel 1838 i
Borboni rifondano a Messina una nuova Università. Ma il nuovo Orto Botanico vide la luce dopo mezzo secolo di istanze avanzate dall'Ateneo: finalmente, il 29 aprile 1889 il Consiglio Comunale di Messina, accogliendo la
proposta del prof. Antonino Borzì, deliberava
di cedere all'Università quasi quattro ettari
sulle sponde del torrente Portalegni al fine di
istituirvi un Orto botanico. Gli eventi che seguirono furono disastrosi per l'Orto: dopo il
terremoto del 1908 gran parte degli spazi che
ospitavano le collezioni di piante fu invasa da
baracche di terremotati e mai più restituita.
Nel 1911, in seguito all'attuazione del Piano
regolatore della città, furono ritagliati dall'Orto gli spazi per realizzare piazza XX Settembre e vari edifici della Facoltà di Medicina.
Ma non basta nel 1968 fu tolto lo spazio per
una cabina di trasformazione dell'ENEL sul
lato nord e, nel 1986, lo spazio per un pozzo
trivellato dall'Ente Porto sul lato sud. Final-
mente nel 1990 la Soprintendenza ai BB. CC.
AA., applicando il vincolo agli appena 8000
metri quadrati che restavano dell'Orto Botanico, pose fine allo scempio. Resiste quindi un
piccolo polmone verde, lussureggiante di vegetazione, in pieno centro cittadino in contrasto stridente con la povertà del patrimonio arboreo della città stessa.
L'Orto Botanico di Palermo rappresenta il
nucleo storico attorno al quale la botanica accademica si è sviluppata a partire dal 1795,
data in cui fu solennemente inaugurato. La
sua origine risale al 1779, anno in cui a Palermo sorse l'Accademia di regi Studi (corrispondente all'attuale Università) che, istituita
la Cattedra di "Botanica e materia medica",
ottenne di usufruire del vecchio baluardo di
Porta Carini e di un'esigua area circostante
per insediarvi un piccolo orto dove coltivare i
"semplici", cioè le piante medicinali utili all'insegnamento. Ben presto questo primo orto
accademico si rivelò insufficiente alle necessità del tempo; così, nel 1786, si decise di trasferirlo in una sede sufficientemente ampia da
consentire l'impianto di un orto concepito secondo criteri più moderni di quelli di un modesto giardino dei "semplici". Fu scelta un'area adiacente alla "Villa Giulia". Il nuovo orto
nacque, quindi, con lo scopo di contribuire allo sviluppo delle Scienze botaniche nell'interesse soprattutto della medicina e dell'agricoltura e di dare ulteriore decoro alla città.
Il Giardino Botanico “Nuova Gussonea” di
Ragalna fu fondato il 31 gennaio 1979, tramite una convenzione stipulata tra la Direzione
Generale delle foreste della Regione Sicilia e
l’Università di Catania, il giardino etneo è stato inaugurato il 27 giugno 1981 a conclusione
del Simposio internazionale su “Il paesaggio
vegetale”, svoltosi a Zafferana Etnea, noto
centro delle pendici orientali del vulcano. In
tale occasione è stata scoperta una targa bronzea dedicata dall’Università di Catania a Valerio Giacomini, il cui pensiero e il cui insegna-
mento hanno costituito base culturale fondamentale per l’istituzione e l’organizzazione
del giardino stesso.
Il giardino Nuova Gussonea è ubicato sulle
pendici meridionali dell’Etna, nella zona B
del Parco naturale, ad altitudini comprese fra
1700 e 1750 metri. L’area ad esso destinata ricade in un suggestivo scenario naturale che,
attraverso il diradarsi verso monte dell’ultima
vegetazione, è sovrastato dall’imponente mole del monte Frumento, culminando nei fumanti crateri terminali. Il terreno occupato dal
giardino, dell’estensione di oltre 10 ettari, è
per buona parte costituito da lave antichissime, di età preistorica. Per la restante parte il
terreno è ricoperto da una colata lavica che si
estende in direzione nord-sud e la cui origine
secondo i geologi Romano e Sturiale risalirebbe probabilmente all’anno 1535. Il Giardino è stato strutturato partendo dalla considerazione che i vegetali, in natura, non vivono isolati ma riuniti in comunità. Sulla base di tale
principio la superficie del giardino è stata organizzata in modo da poter ospitare le più significative comunità vegetali fra quelle che
caratterizzano il territorio etneo ai vari livelli
altitudinali. Nel realizzando giardino vengono
quindi esemplificate e mantenute, le diversità
del paesaggio vegetale etneo. In tal modo il
giardino “Nuova Gussonea” viene ad assumere una fisionomia ed una funzione che lo rendono diverso da tutti gli altri giardini alpini e
di montagna e dagli orti botanici. Se a ciò si
aggiunge la sua ubicazione sul più alto vulcano attivo d’Europa, nel cuore dell’area mediterranea, ben si comprende il suo spiccato carattere di singolarità.
Per saperne di più
GUGLIELMO A., PAVONE P., La collezione di
piante succulente dell'Orto Botanico dell'Università di Catania. Il Naturalista Siciliano, S. IV, 5
(1-2):1-20, Palermo1981.
PAVONE P., Guida alla visita dell'Orto Botanico,
Ed. CULC, Catania 1983.
PAVONE P., GUGLIELMO A., L'Orto Botanico
dell'Università di Catania. In: Orti botanici, Giardini alpini, Arboreti italiani; F. M. Raimondo
(Ed.). Palermo 1992.
GUGLIELMO A., PAVONE P., SALMERI C., La
collezione di Palme dell'Orto Botanico di Catania, 1996.
GUGLIELMO A., PAVONE P., L'Orto Botanico
di Catania, Tipografia S. Amara, Catania 1999.
21
15 Marzo 2008
L IBERE OPINIONI
È INIZIATO IL PORTA A PORTA PER LE PROSSIME ELEZIONI
Già all’opera i “piazzisti” di voti
è tempo di sorrisi e di promesse
M
a che vada al diavolo e che
sia strafulminato lui e tutti
quelli come lui!!! Questo
furfante si ricorda di me e della mia
famiglia solo quando ci sono le elezioni. Mi viene a trovare e mi dice
«Caro amico mio…,» anzi «fratello
mio!!! Vedi che il momento è arrivato, si vota ad aprile. Mi raccomando.
Io ti sono sempre stato vicino e se
non era per quell’imbecille di sindaco io ero ancora al mio posto e ti potevo essere d’aiuto.
Quindi ora ce la dobbiamo mettere
tutta; dobbiamo riuscire di nuovo
nell’impresa. Gli amici ci sono, e io
questa volta ho degli appoggi importanti, non possiamo fallire. Vedi che
ci conto; nel seggio voglio trovare il
tuo voto e quello della tua famiglia.
A proposito vedi… questo è il collegio elettorale in cui mi presento. Tu
parla con tutti i tuoi parenti e i tuoi
amici che sono residenti nel mio collegio e dammi l’indirizzo, così io
controllo in quale seggio votano…».
Questo grandissimo esponente dell’associazione nazionale “facce di
bronzo”, che per mia grande vergogna è stato eletto consigliere comunale, non solo si è fregato i soldi pubblici che gli ha dato il Comune e anche quelli dell’azienda pubblica dove
faceva finta di lavorare. Poi, per farla
completa, non si è più fatto sentire.
Vedere sì.
Già, perché di vederlo lo abbiamo
visto tutti in televisione durante le riprese delle sedute del Consiglio Comunale. Discorsi sconclusionati,
sgrammaticati, volgarità, atteggiamenti da mafiosetto dei bassifondi.
Che vergogna! E io ho dato il mio
voto a questo bandito. Caro consigliere dei miei cabbasisi cosa hai fatto quando il Comune ha aumentato
illegalmente le tasse sulla spazzatura? Dov’eri, tu e tutto il tuo gruppo
del partito di maggioranza, quando il
Comune aumentava l’ICI. Ti sei accorto, tu e tutta la giunta di furbastri
di cui hai fatto parte, che questa città
è tornata ai livelli di inciviltà e di invivibilità di venti anni fa.
I vigili urbani sono diventati introvabili come gli animali rari protetti
dal WWF. La gente posteggia dove
gli pare (il problema è solo quello di
trovare posto in terza fila). Gli autobus pubblici di Bengasi funzionano
certamente meglio che in questa città.
I quartieri periferici sono una giungla. Gli ambulanti ormai occupano
intere carreggiate e, vendendo pane,
frutta e verdura inquinati dal monossido di carbonio degli scarichi delle
auto che passano a pochi centimetri,
avvelenano gli sprovveduti che comprano da loro.
Le strade sono diventate un susseguirsi di buche e rattoppi. Caro consigliere, dov’eri quando venivano appaltati i lavori stradali al comune?
Non ti sei accorto che il giro delle
ditte è sempre lo stesso. Non c’è stato
ultimamente un solo cantiere stradale
che si è chiuso con una riasfaltatura a
regola d’arte del manto stradale che
dopo i lavori è rimasto puntualmente
deformato e pieno di buche. Ma tanto
a te che te ne frega? tu ti sei fatto il
fuoristrada. Ma sì che te ne sei accorto: una sera sì e una no eri a cena con
i maneggioni e reggipanza che strisciano attorno al Comune.
Le attività produttive sono scomparse ma in cambio siamo pieni di
ipermercati. Zingari ed extracomunitari dovunque. Il business dei cimiteri
è in mano alle famiglie mafiose, senza parlare di quello dei rifiuti solidi
urbani e industriali che scoppierà in
Sicilia appena le organizzazioni che
lo gestiscono lo riterranno
opportuno (gli affari sono
affari!). È lunghissimo l’elenco delle cose che tu e il
tuo partito avreste potuto
fare per il bene della città.
Tutte cose che avete puntualmente promesso di “aggiustare” prima delle ultime
elezioni e che invece non
solo non avete “aggiustato”
ma avete peggiorato con
l’assoluto disprezzo del bene comune e della sana amministrazione, pensando solo a perseguire un solo
obiettivo: ammuccarvi le
tangenti delle ditte che oltre
a pagare il pizzo alla mafia devono
pagare il pizzo anche a voi. Delinquenti voi e fessi noi che vi abbiamo
votato.
Basta, sono veramente fuori di me.
Sono stufo di seguire i telegiornali
prezzolati che mi parlano di teatrini
politici, di alleanze tattiche di cui non
mi interessa nulla, mentre le giunte
regionali e comunali, formate da questa gentaglia, mi rubano i soldi dello
stipendio o della pensione o dei gua-
dagni sudati del mio lavoro. Non votare? A caldo la reazione è quella di
mandarli al diavolo tutti, ma poi ci
pensi e ti rendi conto che è sbagliato
non andare a votare. Se vogliamo che
qualcosa cambi bisogna andare a votare. Soprattutto alle regionali a alle
comunali. Fregatevene di quello che
vi promettono (tutte fesserie).
Al massimo vi faranno il grande
favore di farvi nominare scrutinatore
di seggio (non cadete nella trappola).
Non votate per
quelli che parlano
solo di alleanze con
questo o con quello.
Votate per la gente
meno sporca per
quelli che hanno
fatto qualcosa di
buono, anche poco
ma qualcosa di cui
avete visto i benefici per la comunità.
Ribellarsi alla “casta siciliana” ecco
cosa bisogna fare.
Non per fare politica ma solo per difendere la propria
famiglia, la propria casa, il proprio
stipendio.
A proposito di “casta” mi piace
concludere citando un passo del libro
di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, La Casta a pagina 115: «E anche i
privilegi più insopportabili, quelli
che fanno ribollire il sangue, non appartengono affatto al passato. Lo dimostra platealmente la presenza nel
Parlamento italiano, nella legislatura
iniziata nel 2006, di 6 siciliani che
ogni mese portano a casa non solo lo
stipendio da deputato ma anche, come ex consiglieri regionali, un sontuoso vitalizio dell’Ars, l’Assemblea
regionale siciliana, dai 3 agli 8000
euro e mezzo.
Sono il margheritino Franco Piro, i
forzisti Giovanni Ricevuto e Giuseppe Firrarello, il nazional-alleato Nino
Strano e i diessini Vladimiro Crisafulli e Angelo Capodicasa, che incassa anche lo stipendio da viceministro
alle Infrastrutture e passa quindi in
carrozza i 25.000 euro. Al mese. Tutta colpa, dicono, di un buco nei regolamenti parlamentari siciliani. Ma come, direte voi, vogliono farci credere
di non essersene accorti? Esatto.
Al punto che la loro reazione, alla
domanda sul perché non avessero segnalato l’ingiustizia di questo privilegio, somiglia alla risposta che diede
un architetto palermitano quando gli
chiesero perché diavolo avesse costruito la grande piscina olimpionica,
rimasta chiusa per anni, senza l’impianto di riscaldamento. Si battè una
mano sulla fronte e disse: Minchia:
m’u scurdai!»
Bruno Caridoro
Chi spende di più ha molte più probabilità degli altri di essere eletto
Quanto costa ai candidati la campagna elettorale?
Q
uanto costa la campagna elettorale a un
candidato? E chi può permettersi di affrontarla? Queste domande che le facciamo da
tempo, distrattamente, senza rifletterci sopra. In
verità riflettiamo poco su tante cose, forse troppe.
Nella scala delle priorità i costi della campagna
elettorale non stanno in cima ai nostri pensieri.
Eppure qualche scalino meriterebbero di salirlo
nell’agenda dei nostri interessi.
Perché?
Chi spende di più ha molte più probabilità degli
altri di essere eletto e rappresentare i nostri bisogni, interessi, desideri, volontà. Tutto.
La nostra vita è segnata, in misura ampia, dalle
decisioni che vengono assunte nelle istituzioni:
dal comune alle Camere, passando per le province
e le regioni. Se non posso utilizzare trasporti pubblici, scuole materne, ospedali rassicuranti; se i
costi dell’energia sono salati, se le tasse si mangiano il mio stipendio vuol dire che qualcuno ha
deciso (o non ha deciso, favorendo decisioni altrui) che le cose vadano come vanno. Le responsabilità non stanno tutte da una parte e vanno suddivise. Chi sta al governo ha la sua parte di responsabilità, chio sta in parlamento un’altra parte e chi
siede in consiglio comunale ha la sua porticina.
Ma il mondo oggi è fatto in modo che quando succede qualcosa in Germania, la conseguenze arrivano da noi e viceversa.
Quando gli americani aprono il cordone della
borsa a coloro che non possono pagare il mutuo
casa e poi aumentano i tassi d’interesse dei debitori mandando a carte quarantotto milioni di famiglie, il boomerang dell’onda di ritorno (debitori
che non pagano, banche sull’orlo del fallimento)
arriva a casa nostra come lo tsunami. Altro esempio: quando i padroni del petrolio decidono di abbassare la produzione e diminuire i barili, la nostra benzina costa di più.
Oggi si specula su tutto: i barili, la moneta, le
azioni. Chi specula e scommette paga meno tasse
di chi lavora giorno dopo giorno e non arriva alla
fine del mese. Ma questa è un’altra storia.
I nostri governanti, parlamentari o manager
pubblici e privati non subiscono tutto questo, talvolta lo accettano, talvolta concorrono allo sfascio
e talvolta, invece, cercano di evitare che le close
vadano male. Come? Calmierando i prezzi, liberalizzando, facendo pagare chi specula sui generi di
prkma necessità, diversificando le fonti di approvvigionamento. Ogni volta che il prezzo del carburante si alza, la benzina fa un balzo in avanti,
quando cala, la benzina costa lo stesso di prima. Il
petrlolio non ha la marcia indietro, insomma. Ecco perché è importante sapere chi va a decidere e
discutere queste cose. Sono riuscito a sensibilizzarvi? Spero di sì. Fatta questa lunga, noiosa predica, torniamo ai costi della campagna elettorale
ed alle necessità di vigilare. Una campagna elettorale per le politiche nazionali costa molto meno
che la competizione regionale.
Credevate che fosse il contrario? Sì, dovrebbe
essere così, ma dipende dall’ampiezza della circoscrizione e dal sistema elettorale. Al Senato le circoscrizioni si sono ampliate ma non c’è più il voto
di preferenza, sicché costa di meno. Per quale ragione? Stiamo andando a ratificare le scelte dei
partiti. Un esempio: se il candidato sta in testa alla
lista, diventerà senatore o deputato perché è prevedibile che almeno un seggio scatti per quel partito. Se l’hanno posto nei primi cinque posti, basterà calcolare quanti seggi quel partito pensa di
ottenere. È un’operazione semplice.
Non è che si sappia tutto, ma si sa che fino a un
certo punto si può essere certi dell’elezione, nella
fascia centrale si corre qualche rischio, nella fascia bassa si è in lista solo per fare un favore a
qualcuno (ed ottenere di ricevere qualcosa in cambio). Le risorse vengono investite dai partiti che si
avvalgono naturalmente della buona immagine dei
loro candidati. Quanto costa una campagna per le
politiche? Cifre abbordabili, da ventimila a cinquantamila euro. E c’è chi non spende nemmeno
una lira, perché è il partito che paga. Dipende dalle regole e dai rapporti che il candidato ha con i
dirigenti.
Sapete ciò che accade da qualche tempo a questa parte? Un giovanotto si presenta nella segretaria di un personaggio politico importante e chiede
un favore, magari l’assunzione, la consulenza,
qualcosa d’importante insomma. Viene accolto a
braccia aperto ed invitato a misurarsi in campagna
elettorale. Un invito, non un ordine, ma il giovanotto capisce che se vuole ottenere ciò che gli sta
a cuore, deve accettare l’invito.. Conclusione: se i
deputati ed i senatori vengono eletti a tavolino, gli
altri ottengono quello a cui ambiscono se dimostrano di avere portato voti alla lista.
Se il meccanismo delle nazionali, senza preferenza, taglia i costi, quello delle regionali li aumenta, perché la competizione è dura: fra candidati della stessa lista e fra candidati di liste diverse.
Ci sono le preferenze.
Quanto costa la campagna elettorale di un can-
didato alle regionali? Molto: da cinquanta mila a
cinquecentomila euro. Meno di cinquantamila? Sì,
ci si può provare ma la visibilità sarà davvero modesta e le percentuali di successo altrettanto modeste.Chi può investire cinquanta, cento, duecentomila euro?
Lasciamo da parte coloro che non arrivano alla
quarta settimana. E gli altri? Chi ha un reddito di
cinquemila euro mensili per nucleo familiare non
ha il problema della quarta settimana, ma non può
certo investire simili somme. Ha già un mutuo per
la casa ed ha un tenore di vita che si mangia tutto
o quasi. Figuriamoci se può investire una barca di
quattrini per candidarsi. Se lo facesse, rischierebbe un contenzioso in famiglia.
E allora chi si candida? Nell’ordine: coloro che
non spendono quasi nulla perché sono essi stessi il
partito; gli uscenti che hanno utilizzato circa 25
mila euro al mese negli anni della legislatura; i liberi professionisti con reddito da venti-trentamila
euro al mese in su; quelli che “se vengo eletto so
come fare per rientrare”; i candidati di bandiera
che sono contesi perché fanno immagine; quelli
che vengono sponsorizzati e contraggono un debito d’onore con gli sponsor.
Non c’è da stare allegri, dunque. E allora? Niente, bisogna accendere ceri alla Madonna perché in
questo novero di candidati ci siano coloro cher abbiano voglia di lavorare, intelligenza per decidere
il da farsi, indipendenza di giudizio ed onestà
Ma qualcosa, poco in verità, la possiamo fare
per cercare di migliorare la rappresentanza degli
eletti: informarci sul loro conto, non accettare di
preferire chi ci viene segnalato dal nostro amico,
congiunto, datore di lavoro eccetera. E tenere gli
occhi puntati verso l’alto.
Perché?
Per scoprire quanto denaro è stato investito in
campagna elettorale. I manifesti 6X3, per esempio, costano un occhio della testa. Il cittadino da
cinquemila euro al mese se ne può permettere uno
ogni cinque anni perché costa quanto una crociera
nel Mediterraneo. Dieci manifesti dieci crociere.
Il 6X3 permanente –poniamo un mese – vale
quanto una crociera attorno al mondo, o quasi.
Perciò attenti a quelli che hanno tanti manifesti
6X3 o hanno invaso la città con il loro faccione
sorridente: utilizzate la visibilità del candidato all’incontrario, non votandolo.
ll candidato 6X3 non va mandato in Parlamento.
Ha speso troppo e deve rientrare nelle spese.
Sicilia Informazioni
LIBERE OPINIONI
LA VOCE DELL’ISOLA
SOCIETÀ
LA VOCE DELL’ISOLA
22
15 Marzo 2008
A colloquio con l’architetto Davide Famà
Vedere l’architettura moderna
con i canoni della geobiologia
di DOMENICO COCO
A
colloquio con l’architetto Davide Famà, 35 anni, libero
professionista, originario di
Regalbuto (EN), laureatosi nella Facoltà di Architettura di Palermo in
“Architettura, arredamento d’interni
e design”, che da anni s’interessa di
Feng Shui e Geobiologia applicati sia
all’architettura che al al design di oggetti. Davide Famà vive a Catania ed
esercita prevalentemente sul territorio catanese in ambito privato.
Architetto Famà, perché costruiamo spazzatura?
La risposta alla sua domanda implica così tante problematiche che si
potrebbe discutere per giorni.
Direi, piuttosto, perché non costruiamo con la spazzatura? In edilizia si possono riciclare il 90% dei
materiali utilizzati ed a questo fatto
si può aggiungere una quantità enorme di materiali derivanti dalla trasformazione dei rifiuti solidi urbani e
industriali. Ma questo è un altro discorso.
La sua domanda si riferisce alla
qualità architettonica dei manufatti
edilizi degli ultimi 60 anni, presumo.
A questo le rispondo molto semplicemente: perché non si edifica più
secondo i dettami di Vitruvio, cioè
“solido, utile e bello”.
Oggi non si produce Architettura,
escluso qualche esempio, ma si produce edilizia. A mio avviso la differenza fra le due cose è sostanziale,
perché mentre l’Architettura è fatta
da manufatti correttamente orientati,
opportunamente distribuiti, progettati osservando le leggi bioclimatiche,
costruiti con materiali naturali o
ecosostenibili, ma soprattutto da spazi che suscitano emozioni, l’edilizia,
di contro, è fatta di metri cubi su metri quadri, persegue soltanto il guadagno estremo a discapito anche della qualità progettuale, da ciò ne deriva una ricerca orientata alla diminuzione dei costi di produzione. Lei
non si occupa soltanto di architettura “tradizionale” ma anche di
progettazioni Feng Shui, Geobiologia, cromatologia e Design. Può
spiegare come e se riesce a fondere
o a scindere le varie disciplina?
Non penso che ci sia un processo
di fusione o di scissione degli argomenti. Mi sono avvicinato al Feng
Shui con l’atteggiamento di un bambino che viene attratto dal mare, dagli animali, dal fuoco…dal mondo.
Mi ricordo che mi trovavo in una nota libreria di Palermo ai tempi dell’Università, come per incanto, fui
attratto da un testo dal titolo “Feng
Shui”, avevo già sentito qualcosa a
riguardo, lo presi in mano, era un testo di Simon Brown, il quale è uno
dei più noti esperti sull’argomento al
mondo, incominciai a sfogliare le pagine, mi catturò, lo comprai immediatamente e andai a casa. Appena
arrivai lessi il libro tutto d’un fiato,
applicando contemporaneamente alla mia abitazione ciò che studiavo.
Da quel momento incominciai ad interessarmi di altre filosofie orientali
scoprendo un modo di relazionarsi
con il mondo di tipo simbiotico, studiai e praticai Yoga. Tutto ciò succe-
fatto con coscienza.
Abbiamo accennato al Feng
Shui, alla Geobiologia, nei limiti
del possibile, può spiegare con parole semplici di che cosa stiamo
parlando?
Non è facile, ma ci provo.
Il Feng Shui è una filosofia orientale, empirica, vecchia quattro mila
anni che si preoccupa di equilibrare
yin e yang, queste ultime sono delle
trovano, ad esempio, un lotto o un
edificio esposto a Sud avrà un’energia yang, mentre degli altri lotti o
edifici esposti a Nord saranno dotati
di un’energia yin. Lo scopo del Feng
Shui è quello di mettere in relazione,
ma soprattutto di equilibrare, le
energie di abitazione ed abitanti, tramite delle soluzioni distributive e delle scelte d’arredamento che vengono
determinate da un’attenta analisi di
Oggi non si produce architettura,
ma si produce edilizia: l’architettura
è fatta da manufatti che suscitano emozioni;
l’edilizia, di contro, è fatta di metri cubi su metri
quadri, a discapito della qualità progettuale
deva mentre continuavo il mio percorso universitario, il quale, man
mano, veniva appreso con un’ottica
diversa orientata al confronto, quindi, ricercando le analogie, le differenze, i pro e i contro. Il risultato è il
mio modo di progettare, che consiste
in un continuo alternarsi di architettura “tradizionale”, Feng Shui, tecnologia e design, oppure tutti insieme, insomma, potrebbe sembrare una
confusione, a me piace chiamarla ricerca dell’equilibrio. Ritengo che tutto possa essere utile e proficuo purché sia inserito nel contesto giusto e
Davide Famà
energie di diversa intensità, yin è poco intensa, yang è molto intensa. Le
energie sono yin oppure yang a seconda dalle direzioni cardinali da cui
provengono, un po’ come i venti. Le
direzioni cardinali prese in considerazione sono otto, quattro primarie
(N.E.S.O.) e quattro secondarie (NE,
SE, SO, NO), dette energie possono
essere equilibrate ubicando, distribuendo e arredando gli edifici in modo opportuno, a seconda del segno di
chi vi abiterà. Il punto di partenza
dell’indagine è l’individuo o gli individui che abiteranno l’edificio, infatti, si determina per ogni abitante il
“segno feng shui”, il quale non ha
nulla a che vedere con il segno zodiacale, anche se, ci sono delle analogie tra i due, per esempio, il fatto
che il segno f.s. si determina, come
quello zodiacale, con la data di nascita tramite un’apposita tabella. Il
segno determina l’elemento d’appartenenza. Gli elementi sono cinque:
acqua, legno, fuoco, terra e metallo.
Ad ogni elemento corrispondono un
colore, dei materiali, un numero, un
diagramma, ed una o più direzioni
cardinali. Tutte queste caratteristiche
le ritroviamo anche per il lotto o per
l’edificio, in quanto, anch’essi occupano una posizione nel cosmo, per
cui hanno una propria energia prodotta dai vari elementi che maggiormente insistono su l’area in cui si
tutti questi elementi di cui vi ho accennato.
Il Feng Shui si avvale anche degli
studi geobiologici. La geo-biologia è
quella scienza che stabilisce le relazioni e le interazioni tra la geologia e
la biologia quindi, tra la terra ed gli
esseri viventi. Gli studi geobiologici
si occupano di rilevare e misurare,
con strumenti più o meno sofisticati, i
campi magnetici diretti e indiretti che
gravano su di un’area, nel nostro caso su di un lotto o in un’abitazione. I
campi magnetici diretti sono dei fasci
di energie cosmiche, alcuni di essi
sono ortogonali tra loro, orientati da
nord a sud e da est a ovest formando
delle griglie, nello specifico la Rete
di Hartmann, ma non è la sola. I nodi
generati dall’incrocio dei fasci prendono il nome di nodi geopatogeni.
Per semplificare, trascorrere un lungo periodo in corrispondenza di un
nodo potrebbe causare, o favorire lo
sviluppo di patologie più o meno gravi, ad esempio forti emicranie, dolori
apparentemente di tipo reumatico,
ma anche problemi di tipo gastro-intestinali e cardiaci. Quanto detto si
spiega con la continua e prolungato
esposizione in corrispondenza di un
campo magnetico che può essere più
o meno intenso.
I campi magnetici indiretti sono
quelli generati da reti elettriche, da
elettrodomestici, da insediamenti in-
dustriali. Tutto ciò è prodotto dall’uomo, soprattutto quelli prodotti
dai telefoni cellulari, di cui deli effetti si dibatte da lungo tempo. Lo scopo
della geobiologia applicata all’ Architettura è quello di evitare di far ricadere gli spazi di un’abitazione in
cui si trascorre molto tempo, ad
esempio il letto, o la scrivania, in
corrispondenza di nodi o fasci geopatogeni.
Alla luce di quanto esposto, come
si pone lei nei confronti di chi sostiene che l’architetto tende ad imporre la propria volontà ed i propri
gusti alla committenza? E non pensa che queste conoscenze possano
essere o diventare delle ulteriori
imposizioni?
Grazie per avermi posto questa domanda. La mia risposta è no. Ritengo
che il Feng Shui, basandosi sulla conoscenza dell’individuo, possa essere
uno strumento d’indagine dell’abitante molto utile al fine di produrre
un’Architettura su misura. A tal fine
ho redatto una scheda in cui sono riportati forme, materiali, colori ed altri elementi di base del F. S., una sorta di test che la committenza è invitata a compilare. Grazie anche a questa scheda, oltre che ai “tradizionali” colloqui, si riescono ad individuare più facilmente la personalità della
committenza, gusti e desideri; questo
che non è un test scientifico, lo considero più come un promemoria che
viene compilato in moto istintivo dalla persona interessata. A mio avviso
il rapporto tra committente e architetto dovrebbe essere più una collaborazione e non una semplice prestazione professionale in cambio di denaro. L’architetto entra in casa e il
rapporto diventa intimo. Il professionista, per poter soddisfare la committenza ha bisogno d’informazioni che
riguardano la personalità anche vizi
e virtù. Ritengo che l’Architetto debba essere prima psicologo, poi tecnico ed infine artista e debba proporre
e non imporre. Deve produrre soluzioni abitative personalizzate e non
show-room d’arredamento, o abitazioni intrise di oggetti inutili o inutilizzati.
Pensa di avere con il Feng Shui
la formula giusta per ottenere Architettura e non spazzatura?
La formula giusta? Credo che sia
alla portata di tutti, e consiste nel costruire con coscienza secondo le regole vigenti, soprattutto ottimizzando
il risparmio energetico e salvaguardia ambientale.
23
15 Marzo 2008
La storia e gli uomini di Sicilia che i giovani non conoscono
Antonio Santangelo Fulci
una Medaglia d’Oro catanese
di CORRADO RUBINO
E
ra il 21 settembre 1951 quando
il generale di Brigata Ferdinando Ainis, che in quel periodo
era il comandante “interinale” del
Comando Militare Territoriale di Palermo, scrive al segretario generale
del ministro della Difesa una lettera
che ha come oggetto il cambio di denominazione della caserma “Lucchesi Palli” di Catania.
Ainis, nella sua lettera, esordisce
portando a conoscenza delle autorità
centrali che la caserma catanese, già
occupata dalla fine della guerra da
enti civili, sta per rientrare in possesso dell’Amministrazione militare e
che ospiterà la sede del Distretto militare; di seguito, nella stessa lettera,
propone pertanto di cambiare la denominazione della caserma in questione intitolandola ad un giovane
eroe catanese: il Sottotenente d’artiglieria Antonio Santangelo Fulci, insignito di Medaglia d’Oro per il “fatto d’Arme di Solarino” del 13 luglio
1943. Ainis non usa mezzi termini
per liquidare la precedente intitolazione alla figura del colonnello Francesco Lucchesi Palli dei principi di
Campofranco, morto a Catania durante i moti rivoluzionari degli anni
1848 e ’49, sottolineando che agli atti
del ministero non esiste un “foglio
d’ordini” con il quale sia mai stata
sanzionata l’intitolazione e che comunque “richiama un episodio ignorato oggi dai più anche perché verificatosi oltre un secolo fa”.
La proposta viene accolta ed il
cambio di denominazione è ufficializzato con un “foglio d’ordini” del
30 novembre 1951; ma in realtà il
Distretto militare, che aveva già sede
nell’ex convento domenicano di San
Domenico e trasformato nella omonima caserma (che poi sarà intitolata
alla Medaglia d’Oro Agatino Malerba), si trasferirà solo due anni e mezzo dopo nella caserma “Antonio Santangelo Fulci”, anch’essa un ex con-
Nel riquadro Santangelo Fulci; nella cartina la direzione dell’attacco della 50ª Divisione di fanteria britannica.
vento carmelitano, e quindi a decorrere dal 12 giugno 1954.
Antonio era figlio del generale di
Divisione Giuseppe Santangelo, artigliere pure lui, e della moglie Agata
Fulci. Era nato il 25 settembre 1922 a
Catania al n. 10 dell’elegante viale
Regina Margherita. Aveva appena
compiuto 15 anni quando, il 7 ottobre
1937, diventò allievo del Collegio
militare di Roma. Il giorno del suo
diciassettesimo compleanno, dopo
due anni di scuola, si arruolò volon-
Cannone da 105/28 mod. 12 – 1913 - Pezzo d'artiglieria realizzato in Italia ed
entrato in dotazione all’Esercito italiano a partire dal 1913
Ponte Primosole – 1943
tario con ferma triennale: era il settembre del ‘39. L’Italia entra in guerra il 10 giugno 1940 e Antonio, dopo
appena un anno di servizio volontario, il 1° novembre 1940 entrò come
allievo della regia Accademia di artiglieria e genio di Torino e terminò il
corso il 27 febbraio 1942. Ottenne la
nomina a sottotenente di artiglieria il
22 marzo del ‘42 e cinque giorni dopo fu destinato al 133° Reggimento
d’artiglieria della Divisione corazzata
“Littorio” che aveva la sua sede a
Mantova e che poi fu mobilitato a
Foggia il 31 agosto dello stesso anno.
Il sottotenente Santangelo, al seguito
del suo reparto, partecipò alle operazioni di difesa costiera in Sicilia dal
25 novembre del ’42 al 14 gennaio
del ‘43. L’indomani fu trasferito a
domanda al 40° raggruppamento
d’artiglieria del 16° Corpo d’Armata
dove assunse il comando di una sezione della 2ª batteria del 10° gruppo,
dotata di cannoni da 105/28. Il raggruppamento era comandato dal colonnello Francesco Gennaro ed era di
rinforzo al II/75° reggimento fanteria
della Divisione “Napoli”.
Nelle prime ore del 10 luglio del
’43 gli anglo-americani sbarcarono in
Sicilia. Verso le otto della mattina il
comando delle forze armate della Sicilia emanò disposizioni per il “rischieramento” dei reparti al generale
Gotti Porcinari, comandante della Divisione di fanteria “Napoli”, e tra gli
spostamenti da predisporre vi era anche quello di “rischierare” il II/75°
reggimento fanteria “Napoli”, comandato dal colonnello Ronco, dalle
posizioni di Palazzolo Acreide verso
la direttrice Solarino–Floridia–Siracusa. Al suo seguito si mosse quindi
anche il 10° gruppo artiglieria a cui
apparteneva la sezione comandata dal
sottotenente Santangelo.
La mattina del 12 la 23ª Brigata
corazzata inglese, sostenuta da fuoco
d’artiglieria, sferrò un attacco a Palazzolo Acreide che venne occupata
alle undici e mezza. Erano le quattro
di mattina del 13 luglio quando il reparto del colonnello Ronco venne
sottoposto ad un bombardamento
d’artiglieria. Dopo quaranta minuti
d’inferno scattò l’assalto dei fanti
britannici che, però, furono contenuti
fino alle nove e mezza. Dopo, gli inglesi riuscirono a passare e a rompere
tai, assalite sui fianchi e sulla fronte,
le linee italiane di contrada Trigona
cedettero e la resistenza cessò intorno
alle tre di pomeriggio del 13 luglio
davanti alla schiacciante superiorità
della 50ª Divisione di fanteria britannica.
A poco più di tre giorni dal momento in cui era avvenuto lo sbarco
degli anglo-americani in Sicilia, il
giovane ufficiale, morì eroicamente
al comando della sua sezione di artiglieria piazzata in un agrumeto (ironia della sorte di proprietà di un parente di Antonio) di contrada Trigona
nelle campagne di Solarino e che fu
colpita in pieno da un colpo di mortaio.
Il coraggio, l’esempio e l’estremo
sacrificio di quel giovane combattente che avrebbe compiuto ventuno anni qualche mese dopo, meritarono il
ricordo perenne.
Antonio Santangelo Fulci fu decorato della Medaglia d’Oro al valor
militare con la seguente motivazione:
“Comandante di una sezione di artiglieria facente parte di una colonna
destinata ad una importante operazione, in tre giorni di aspri combattimenti, dava prova di spiccate virtù
militari. Chiesto ed ottenuto di essere
impiegato in funzione controcarro
esplicava tale compito con perizia,
infliggendo gravi perdite all’attaccante. Nella difesa dell’ultimo caposaldo, stretto da ogni lato da forze corazzate continuava a resistere fino all’estremo. Ferito gravemente il servente dell’ultimo pezzo si sostituiva
ad esso e continuava il fuoco, finché
investito da una raffica di mitraglia,
cadeva incitando i pochi superstiti alla lotta. Sicilia, 10-13 luglio 1943”,
Il corpo di Antonio non fu mai ri-
Nel luglio del 1943, con i
cannoni della sua postazione
piazzati su una collina
di Solarino, contrastò sino
al sacrificio l’avanzata delle
truppe inglesi nel territorio
di Siracusa
lo schieramento. I resti del reparto
italiano ripiegarono in contrada Trigona, lì dove si erano già attestate la
due batterie del 10° gruppo. Sottoposte ad un nutritissimo fuoco di mor-
conosciuto dai familiari confuso fra
quelli degli altri militari che caddero
attorno ai cannoni della batteria e
quindi oggi riposa in una sepoltura
comune assieme ai suoi uomini.
Solarino - Contrada Trigona – Sezione di artiglieria con cannoni
da 105/28 del 10° gruppo colpita e distrutta dagli attaccanti britannici
STORIA
LA VOCE DELL’ISOLA
SOCIETÀ
LA VOCE DELL’ISOLA
24
15 Marzo 2008
Allo stadio Massimino di Catania l’incontro con la squadra Nazionale Italiana Attori
La partita della vita
non finisce mai
di ALESSANDRO RUSSO
“L
a partita della vita non finisce mai”: così era intitolato lo striscione che si vedeva esposto in tribuna B dello stadio
“Angelo Massimino” di Catania. Domenica 17 febbraio 2008 in un clima
di gioia e di festa fra telecamere e
centinaia di scatti fotografici, sfruttando l’occasione della partita in trasferta del Catania calcio, si è pensato
bene di organizzare una bella iniziativa di solidarietà “La partita del cuore”, una partita di beneficenza fra la
Nazionale Italiana Attori e una rappresentativa della Fenascop - Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psicosociali - supportata da alcune vecchie glorie del Calcio Catania.
Obiettivo della partita è stato quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema come quello delle
malattie mentali che spesso viene
messo in secondo piano, sconfiggere
in questo modo i pregiudizi, le paure
che circondano queste persone, dando una mano alle famiglie dei malati
che a volte si nascondono o si isolano
oppresse dallo “stigma” che affligge
la malattia mentale e dalla vergogna
di essere rifiutate.
Il pubblico ha risposto numeroso
riempiendo la tribuna A e B, nonostante ci fossero folate di vento gelido siberiano e una temperatura proibitiva, tipica di città del nord Europa,
sicuramente inusuale per la nostra
città.
Nella rappresentativa della Nazionale attori, molte sono state le adesioni di volti noti del piccolo schermo e del teatro: Francesco Salvi ex
conduttore del tg satirico “Striscia la
Notizia”, Enzo De Caro protagonista
di numerose fiction, Edoardo Sylos
Sabini il cattivo della soap “Vivere”,
Paolino Blandano che abbiamo visto
in tv in “Provaci ancora prof.”,”Un
posto al sole”e altre fiction, Giulio
Scarpati e Pietro Sermone che hanno
recitato in “Un medico in famiglia”,
ed altri personaggi famosi diretti dal
coach Giacomo Losi ex grandissimo
giocatore della Roma.
Dall’altra parte la squadra Fenascop, composta da membri dell’organizzazione, pazienti ed operatori di
diverse strutture dell’hinterland catanese rinforzata da ex giocatori del
Catania del calibro di Claudio Ciceri,
Fortunato Torrisi e Sergio Fernandis
e del presidente del Cus Catania, Luca Di Mauro, allenati dall’applauditissimo ex c.t. del Catania Prof. Salvo
Bianchetti.
Il momento della consegna del dono alla squadra
Da non dimenticare la partecipazione allo spettacolo degli sbandieratori delle tre contrade di Motta Sant’Anastasia famosi in tutto il mondo,
di diversi gruppi musicali come: i
Brigantini, i Supernova, i “Stamu fitennu” e Gemma che prima e dopo
palardo capeggiati dal presentatore
dell’evento il giornalista Giacomo
Cagnes.
Soddisfatti gli organizzatori della
manifestazione Angelo Maugeri, e il
presidente della Fenascop Giampiero
Di Leo, alla manifestazione non pote-
Obiettivo della partita è stato
quello di sensibilizzare
l’opinione pubblica su un
problema come quello delle
malattie mentali che spesso
viene messo in secondo piano, e
sconfiggere in questo modo i
pregiudizi
Al termine della partita diversi sono stati i commenti positivi riportati
dal quotidiano La Sicilia e ripresi
dalle varie testate televisive locali.
Da non dimenticare un altro importante momento di gioia e di solidarietà verso questo persone meno fortu-
Foto di gruppo durante la visita all’Oasi. Sotto: la nazionale italiana attori di calcio
l’incontro hanno allietato i partecipanti con le loro performance, mentre
a rallegrare l’ambiente ci hanno pensato l’esilarante trio di commentatori
Ketty Ranno, Brigida e Gaetano Pap-
vano mancare anche l’assessore comunale allo sport del Comune di Catania Ottavio Garofalo e l’assessore
regionale alla Famiglia e politiche
sociali, Paolo Colaianni.
nate di noi, il significativo incontro
che c’è stato il giorno antecedente la
partita di calcio fra le due rappresentative. Sabato pomeriggio infatti subito dopo l’arrivo all’aeroporto di
Catania la squadra degli attori, ha richiesto di visitare una delle strutture
riabilitative che ospitano pazienti psichiatrici. È stata scelta l’Oasi Regina
Pacis, che ha a sede in Motta S. Anastasia.
L’Oasi Regina Pacis è una delle sedici strutture esistenti a Catania e
provincia coordinate dal Dipartimento di salute mentale dell’AUSL 3 di
Catania, che si occupano di riabilitare
pazienti con disabilità mentali. L’Oasi è una struttura moderna di recente
costruzione e pertanto organizzata in
modo funzionale alla sua missione; è
inserita in un centenario ampio uliveto, ed al suo interno non ha nulla da
invidiare, per assistenza, pulizia e
strutture tecniche ad un albergo a 4
stelle; si compone di 21 stanze doppie con annessi sevizi igienici, mentre l’intero piano terra è adibito ai
servizi ed alle sale tecnico medicosociali, ed ospita 40 pazienti tra giovani
e anziani.
Costantemente monitorati da un
nutrita equipe psicosociale, i pazienti
si trovano benissimo all’interno della
struttura e risultano ben integrati anche con gli abitanti del luogo, tanto
che alcuni di loro si vedono spesso
passare del tempo seduti insieme agli
anziani del paese.
All’arrivo nella struttura gli attori
sono stati accolti da applausi e dal
calore di un nutrito gruppo di persone
composto da pazienti, operatori e cittadini di Motta, fan dei divi del piccolo schermo, felici di poter conoscere i loro beniamini più da vicino.
La visita è proseguita con il giro
esplorativo della struttura fra lo stupore degli attori, sorpresi e felici nel
vedere che i malati psichiatrici vivessero in un ambiente aperto, confortevole e ricco di laboratori attrezzati,
dove poter svolgere attività ludiche,
di svago e di socializzazione per il
raggiungimento del fine ultimo, che è
quello di essere curati e migliorare la
qualità della loro vita.
A seguire, nella sala conferenze
della struttura, c’è stato uno scambio
di doni e di apprezzamenti reciproci,
conclusosi con un piccolo rinfresco.
Da riportare infine il grande spirito
di umanità e solidarietà dei componenti della Rappresentativa Nazionale Attori che, con una spontanea iniziativa, hanno voluto indire fra loro
un’asta di beneficenza, con improvvisato battitore lo psichiatra della
struttura, e con all’incanto i quadri di
un paziente (vincitore di diversi concorsi locali di pittura fra persone così
dette “normali”).
La somma raccolta, è stata destinata dai pazienti all’acquisto di un video proiettore televisivo delle partite
di calcio.
25
15 Marzo 2008
Teatro, una significativa scuola di vita al Rex di Giarre
Il disagio vero protagonista
della società italiana di oggi
di LUCIA BRISCHETTO
Sul palcoscenico i giovani
pazienti del Dipartimento di
Salute Mentale di Acireale e
Giarre che, in collaborazione con
l’equipe di riabilitazione
costituita da Walmara Baraldo,
Valeria Carulli, Ettore Pagano e
Irene Stevani, sono stati i
brillanti interpreti dell’opera
“I
l Mago di Oz” allestito dalla
ormai collaudata compagnia “
il Melograno” in scena al Teatro Rex di Giarre. Sul palcoscenico i
giovani pazienti del Dipartimento di
Salute Mentale di Acireale e Giarre
che, in collaborazione con l’equipe di
riabilitazione costituita dal Walmara
Baraldo, Valeria Carulli, Ettore Pagano e Irene Stevani, sono stati i brillanti protagonisti dell’opera.
È stata davvero un’esperienza ricca
di contenuti e di scambi interrelazionali fra i ragazzi, con le famiglie, con
il pubblico presente. Davvero magistrale la regia e la pazienza di Carmelo Rosario Cannavò, navigato attore
regista del Teatro Stabile di Catania.
Lo spettacolo è stato davvero un
tuffo nel mondo fantastico delle fiabe
e contemporaneamente nel reale. I
giovanisismi protagonisti dello spettacolo sono stati “uno spettacolo nello
spettacolo”.
I giovani hanno dato il meglio di
loro stessi conducendo lo spettacolo
con piacevole maestria e piacevolezza. Quella vista è stata una vera compagnia teatrale in grado di recitare nei
migliori palcoscenici del nostro Paese. Lo stesso Sindaco e diversi educatori e politici presenti hanno pertanto
proposto nei loro interventi che lo
spettacolo si porti nelle scuole del’interland Jonico-Etneo e si reciti in tutti
i luoghi recettivi disponibili.
In prima fila il sindaco di Giarre
Teresa Sodano, l’assessore Lina Lo
Patriello, il vice sindaco Pagano e il
dirigente Giuseppe Panebianco. In
una atmosfera scenografica suggestiva e coinvolgente, lo spettatore è stato
catturato dai protagonisti che hanno
disvelato il loro mondo e chiamato il
folto ed entusiasta pubblico a riconoscere che il disagio mentale non riguarda solamente l’individuo e la sua
famiglia, ma l’intera società.
Lo spettacolo, sponsorizzato dalla
Provincia Regionale di Catania Assessorato alle Politiche Sociali, dal Comune di Giarre Assessorato alle Politiche Giovanili, dall’USL 3 Dipartimento di Salute Mentale Acireale e
Giarre, dal Centro Studi Artistici, dall’Associazione Famiglie “Il Melograno” e dal Distretto Socio-Sanitario di
Giarre è stato il decimo in 10 anni. A
rappresentare l’Ufficio Esecuzione
Penale Esterna di Catania era presente
la Dott.ssa Rosaria Spadaro che segue
assieme alla Dott.ssa Silvana Trinullo
i detenuti tossicodipendenti del carcere di Giarre.
Presenti e orgogliosi anche gli instancabili psichiatri Prof. Giuseppe
Fichera direttore del DSM, il dott. Federico, la dottoressa Carmela Paci responsabile U.O., la dott.ssa Lucia Re
responsabile C.D., il dott. Troiano
Fiorentino. Hanno collaborato all’allestimento Adriana Di Tommaso, Davide Illuminato e Salvatore Leotta.
Una “parte” centrale l’ha sviluppata il
tirocinante terapista del DSM Simone
Zappalà che lavorando assiduamente
prima e durante lo spettacolo si è laureato primo attore-regista-autore di
buona volontà. Ha presentato la serata
come sempre il prezioso dottore Ettore Pagano. Nel “Mago di Oz”, celebre
romanzo per ragazzi di L. Frank
Baum, adattato in forma di musical, la
protagonista di nome Doroty è una
bambina che vive nel Kansas con gli
zii e il cane Toto quando un ciclone la
solleva assieme a tutta la sua casa e la
trasporta in volo al di là dell’arcobaleno nel fantastico Paese di Oz e dove
incontra uno spaventapasseri che non
ha cervello, un uomo di latta che non
ha cuore, un leone che non ha coraggio e un mago che non è quello che
sembra. Tuttavia una buona strega,
Glinda, protegge Doroty da una strega
perfida. E come per una sorta di magia, in quel Paese, tutte le persone che
incontra Doroty assomigliano alle
persone che conosce.
Fra tanto disagio, all’improvviso
Doroty si accorge di possedere le
scarpette magiche che la porteranno
finalmente a casa. Quante volte abbiamo dentro di noi tutto il potenziale di
cui abbiamo bisogno e spesso non ce
ne accorgiamo o non cerchiamo o non
lo sappiamo cercare? Tuttavia è appena il caso di ribadire che nonostante i
cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nella cura della malattia mentale ancora oggi l’immagine del malato
mentale rimane troppo spesso ancorata a pregiudizi e stereotipi sociali che
facilmente, fin troppo facilmente si
trasformano in diseguaglianze ed isolamento delle persone portatici della
malattia.
Semplicemente magnifca l’attrice
protagonista che ha interpetrato Doroty, Carmela Pantano di appena 10
anni, la quale per imparare la “parte”
e potere recitare adeguatamente il suo
ruolo di protagonista, ha viaggiato per
diversi mesi da Castiglione di Sicilia,
dove risiede, ad Acireale e viceversa.
Lo spettacolo era stato rappresentato
anche ad Acireale qualche settimana
prima. Le scene e i costumi sono stati
curati da Salvo Manciagli mentre le
luci e i suoni sono stati adattati da Danilo Auditore. Le coreografie le ha dirette Rossella Madaudo. Il Cast formato da operatori sociali e da pazienti
ha visto recitare Salvatore Bonaccorso, Graziella Costanzo Zammataro,
Rosario di Salvo, Carmelo Finocchiaro, Marina Finocchiaro, Elena Foti,
Simona Gulisano, Leonardo Torrisi e
Santa Torrisi.
A fronte di tanto impegno ed energie spese bene da parte degli operatori
sociali della salute mentale, spesso la-
sciati soli a gestire tanta delicata materia, ci sembra utile ribadire che le
politiche di salute mentale di competenza del Dipartimento di salute mentale, dei Comuni, delle Cooperative
Sociali, delle associazioni dei familiari, dovrebbero costruire all’unisono,
una rete di servizi e progetti per rispondere alla complessità dei bisogni
delle persone portatori di disagio
mentale e sostenere quindi la formazione, il lavoro, la residenzialità, la terapia e la rete sociale. In attesa che
tutto questo auspicio diventi progetto
e si realizzi, i ragazzi hanno annunciato salutato con un arrivederci all’anno
prossimo.
Il secondo trofeo Memorial Raciti dell’istituto Parini di Catania
In campo con il sorriso per non dimenticare
C
onservate sempre il vostro
sorriso e la vostra gioia, portate e diffondete a tutti la bellezza ed i valori del calcio. Con queste parola la signora Maria Grasso
vedova dell’ispettore Filippo Raciti
ha introdotto il suo intervento di saluto a conclusione della manifestazione della seconda edizione del Trofeo Raciti che ha visto in campo cinque squadre di ragazzi delle classi
prime della scuole medie secondarie
di primo grado:Parini, Manzoni, Pestalozzi, dell’Istituto Leonardo da
Vinci di Catania, e della scuola “Verga” di Acicastello.
L’iniziativa, promossa dal Consiglio comunale dei Ragazzi dell’Istituto Parini che lo scorso anno, a pochi mesi della morte dell’Ispettore
Raciti durante la partita di calcio Palermo.Catania, allo stadio Massimino, ha intitolato allo scomparso
ispettore il campetto di calcio della
scuola, attivando un quadrangolare
di calcio, è stata rinnovata con la seconda edizione del trofeo Raciti. con
una presenza di più squadre ed il coinvolgimento di altre scuole.
Venerdì 22 febbraio nel campetto
“Raciti” del Parini sono state disputate le gare di calcetto a cinque dirette da David Caggegi della Figc ed il
trofeo 2008 è stato assegnato alla
squadra dai ragazzi della scuola
Manzoni di Catania..
Alla manifestazione conclusiva
con la consegna delle coppe alle
squadre vincenti e le medaglie a tutti
gli atleti sono intervenuti insieme al-
Al centro il preside Adernò con la signora Maria Grasso vedova dell’ispettore Filippo Raciti
la vedova Marisa Raciti, il dott. Pappalardo in rappresentanza del prefetto, il dott. Trilione vice questore aggiunto, gli amici poliziotti della
Squadra Mobile con il dott. Maccarrone, dirigente del Commissariato di
Acireale, l’ex assessore provinciale
allo sport, Daniele Capuana, ed il
prof. Giovanni Di Bella della Figc
provinciale.
Il sindaco dei ragazzi dell’Istituto
Parini, Federico De Luca, e l’assessore allo sport del CCR, Ottavia
Mingiardi hanno dato il saluto di
benvenuto, ringraziando il preside
Giuseppe Adernò per la fortunata oc-
casione di celebrare la legalità, riflettere sul vero significato dello sport
sano e pulito, e ricordare un testimone dei valori e del dovere.
L’appuntamento al prossimo con
un maggior numero di partecipanti e
con una squadra formata dai figli dei
poliziotti.
SOCIETÀ
LA VOCE DELL’ISOLA
27
15 Marzo 2008
In scena a Catania dal Laboratorio “Atman” dell’associazione “Artefusa”
Accattivante musical
per i sogni delle “impiegate”
di ARCHY
S
i sta ormai concludendo il primo Cartellone Teatrale messo in
scena dall’associazione culturale “Artefusa”. Il quarto spettacolo è
stato “Le impiegate”, commedia musicale di C. Carafoli, R. Zamenco, P.
Angelici, con Musiche di Jean Hugues Roland, per la regia di Gabriella
Saitta
Anche questo quarto spettacolo
conferma il grande livello raggiunto
da questo gruppo di attori, magistralmente diretto e organizzato, dalla sapiente regia di Gabriella Saitta.
Lo spettacolo “Le impiegate” debutta per la prima volta a Roma nel
1997 in un piccolo spazio alternativo
chiamato Teatro dei Cocci a Testaccio. Doveva rimanervi solo una settimana o poco più e invece da allora,
dopo dieci anni continua a essere rappresentato con grande successo. In
Sicilia ha debuttato il 23 Febbraio
scorso, all’interno della Stagione teatrale organizzata dall’associazione
culturale “Artefusa”, ed è stato accolto da un calorosissimo pubblico che
si è subito fatto coinvolgere dal testo,
i ritmi, le canzoni, le coreografie e
l’entusiasmante interpretazione dei
suoi giovani protagonisti.
Le impiegate, è una divertente
commedia musicale costruita sulla
giornata tipo di sette ragazze che lavorano presso una ditta di scarpe. Ma
la giornata che vivono, cui noi assistiamo è la rappresentazione di una
intera esistenza: delle stagioni, degli
anni, di un tempo che sempre uguale
passa inesorabilmente Nell’ufficio
non accade niente di eclatante. Eppure, come si diceva, accade la vita,
necessariamente vissuta dai più nell’anonimato. Ecco figure che invocano attenzione, parlano delle loro frustrazioni, ripercorrono in sede di lavoro quello ch’è successo fuori, in
quello spazio illusorio di vita dove
potrebbe esservi la libertà di decidere, di essere finalmente importanti.
Figure che sono Marta interpretata
da Olivia Barlesi la folle capo ufficio,
perennemente innamorata del principale; Bella (Giulia Fiume), “la nostra
mamma” che si divide tra routine familiare e ufficio; Rita (Francesca
Penna) “la mangia uomini” che pur
di averne uno si accontenta di averlo
già sposato, Arianna (Giulia Oliva) la
nuova arrivata snob alla ricerca di un
La rappresentazione
di una intera esistenza,
delle aspirazioni giovanili,
delle stagioni, degli anni,
di un tempo che sempre
uguale passa inesorabilmente
marito ricco, China (Alice Arcangeli)
la più giovane che sogna di diventare
un giorno come i suoi idoli, Zaira
(Chiara Mangano) la più orgogliosa e
politicizzata; Gilda (Monika Gravagno), donna delle pulizie, sempre con
la stessa tosse e con la stessa lettera
mai spedita e infine Tom (Paolo Pezzillo) ultimo arrivo a sorpresa in ufficio e contesissimo “gallo” nel pollaio
poco, è riuscito ad alleggerire la
drammaticità dell’argomento con una
lunga serie di esilaranti situazioni e
battute comiche. Proprio quello che
spesso manca nei nostri teatri e sui
nostri palcoscenici; “temi impegnativi proposti con leggerezza e freschezza” per evitare, il più grande
nemico del nostro teatro, la noia.
E certo di noia non c’è n’è stata
nelle due ore di spettacolo che abbiamo avuto il piacere di gustare al Teatro Grotta Smeralda, grazie anche all’impareggiabile contributo delle coinvolgenti e originali musiche di Jean
Hughes Roland che hanno dato
un’importante ed emozionante chiusura e svolta a tutto lo spettacolo.
Lo spettacolo si è protratto per due
ore piene, mettendo alla prova, per
ben due repliche al giorno, i giovani
attori. Scene piene, senza riposo e
senza pause, sono state gestite con
grande capacità e patos dall’intero
gruppo di artisti, i quali hanno confermato ancora una volta, padronanza
della scena, profondità interpretativa,
grande energia.
Musiche e luci hanno completato
con grande armonia, per il raggiungimento pieno del successo. Ma un
grande plauso va fatto alla regista
Gabriella Saitta, artefice dell’intero
spettacolo, che grazie alle sue capacità ed esperienza, è stata capace di cogliere le specificità di ogni artista e di
trasferirne il proprio carattere nei dialoghi di scena.
Nei giorni 26 e 27 aprile, sempre al
Teatro Grotta Smeralda sarà presentato l’ultimo spettacolo previsto dal
Cartellone Teatrale: “In Punta Di
…”, e sarà l’occasione per fare un bilancio dell’intero cartellone.
Attraverso questi personaggi l’autore invita a riflettere su una vita trascorsa “inconsapevolmente” secondo
ritmi lavorativi, vacanze programmate e amori impossibili da realizzare,
in attesa della grande occasione che
mai arriverà.
Gli espedienti di regia e un ensamble vivacissimo e affiatatissimo, il
chè (tra sette donne) non è cosa da
Sopra: Alice Arcangeli. Sotto: Olivia Barlesi, Alice Arcangeli, Chiara Mangano
Sotto il titolo: foto di gruppo della Compagnia.
Sopra: Olivia Barlesi, Alice Arcangeli, Giulia Fiume, Giulia Oliva, Francesca Penna, Chiara Mangano
SPETTACOLO
LA VOCE DELL’ISOLA
CULTURA
LA VOCE DELL’ISOLA
28
15 Marzo 2008
Incontro con la scrittrice spagnola Maria Luisa Nùnez Garcia
Il futuro della letteratura
viaggerà soltanto su internet?
di DOMENICO COCO
I
ncontro con la scrittrire spagnola
Maria Luisa Núñez García, animatrice di un sito internet di letteratura da diversi anni, che riscuote un
interesse mondiale.
Come nasce il progetto Canal-literatura e quali obiettivi si prefigge
di raggiungere il progetto stesso?
Nasce da Internet, concretamente
dal canale di letteratura della rete
IRC Hispano, dove giornalmente, si
incontrano amici per parlare di letteratura, scrittori nuovi e amanti della
letteratura.
Il loro desiderio era, ed é, che si
possa leggere la loro opera, e scambiare opinoni, e soprattutto, vedere il
loro scritto publicato.
Noi offriamo la posibilità di publicare e diffondere on-line, da qualsiasi parte del mondo. l´accesso al mondo editoriale in formato convenzionale e avvicinare l´esperienza di
scrittori famosi a quelli che cominciano. È il” motore” che spinge tutte
le nostre iniziative. Avere un posticino sicuro nella rete, dove potere incontransi, é statu un obiettivo importante per il Canal-literatura.
Qual’è l’indice di soddisfazione
rispetto a questi obiettivi?
Fino a adesso molto positivo. Il
nostro sito ha avuto una crescita importantísima, non solo in numero di
visite e lettori, ma anche come autoori che scrivono, collaborano e commentano.La partecipazione é la base
della cultura in Internet.
Abbiamo publicato i libri che giungono in finale, e quelli dei vincitori
di tutti i concorsi di narrativa.
La presentazione di ogni libro è
stata scritta sempre da uno scrittore
famoso, come Juan Manuel de Prada, Rosa Regás, Carmen Posada, che
sono stati i presidenti della Giuria.
Con questi libri si raggiunge lo
scopo di unire la letteratura convenzionale con quella virtuale: trasferire
nelle edizioni caratcee lo sforzo di
nuovi scrittori, che vedono così publicati i loro racconti unitamente a
quelli di scrittori famosi.
Indudablemente la realizzazione
di concorsi letterari “on line “ é
una delle attivitá
con
maggiori ris u l t a t i
dell´associazione. Come
viene accolta questa
iniciativa
dai cibernauti?
La risposta é stata
fantastica.
Il fatto di
poter leggere i racconti
parti-
cipanti ai
concorsi, di conocere i testi dei partecipanti, non solo é una
Maria Luisa Núñez García
novitá, che prese il via sul Canal-Literatura giá nel 2004, ma é anche un
motivo importante per l´esito del
concorso stesso. Si possono fare
commenti, rileggere, imparare dagli altri participante. Infatti
l’ultimo concorso di poesia ha
avuto un risultato significativo,
totale, in questo
senso.
La consegna
dei premi si effetua nel corso di
una cerimonia,
durante la cuale
ognuno si identifica con il suo
pseudonimo, però tutti abbiamo
la sensazione di
conoscerci da
molto tempo,
perché conosciamo i finalisti, la Giuria, i
testi, le inserviste che già abbiamo visto nel
sito durante i
mesi che precedono il concorso.
Per questo motivo si crea un ambiente accattivante, che non é usuale
in una cerimonia letteraria.
La prsenzia di scrittori famosi
nella Giuria di questi concorsi é la
pricipale caratteristica: che benefi-
cio apporta agli utenti del canale?
Innanzitutto la circostanza che si
conoscono fra di loro e di potersi
scambiare esperienze, consigli e segreti nelle inserviste che si fanno in
diretta.Internet: in questo senso internet non é un mezzo convenzionale.
Questo é il particolare che rende le
risposte sono molto interessanti, che
avvicinano lo scrittore all´utente.
D´altra parte il fatto che il presidente della Giuria sia uno scrittore o
scrittrice affermata e nota, fa si che i
testi che vincono i concorsi abbiano
Il libro si deve adattare
ai tempi moderni, se vuole
sopravvivere. Il formato
digitale ha molti vantaggi e
per questo è difficile entrare
in concorrenza (magazzinaggio
in poco spazio, ricerca selettiva
del testo, accesso istantaneo
ai contenuti, ecc...)
Gli utenti del Canal-Literatura fanno
domande su tutto quello che interessa: Domande e risposte che normalmente sono diverse da quelle che farebbe un giornalista professionista.
un nivello qualificato tale da essere
publicati. Cosi come si può leggere
nella presentazione di ognuno dei libri premiati. In ogni modo il CanalLiteratura si serve pure della stampa
cuotidiana. Dato il nivello giá raggiunto dei concorsi, tutte le notizie
cobncernenti i concorsi vengono publicate e il nuovo scrittore é conosciuto pure da un publico che non é
utente di Internet.
Ora prende il via il quinto Concorso di narrativa e il premio speciale Hispano-Tedesco. Da quali
Paesi giungono i testi, e quale richiamo hanno i concorsi?
Facilitiamo la participazione in
formato elettronico: pertanto chiunque, dal suo compiuter personale,
puó participare, commentare e votare.I racconti arrivano da tutte le parti del mondo: dall´America del sud,
dagli Stati Uniti, dal Medio Oriente o
dal Giappone.
Il premio speciale, anche se é diretto a un tema concreto, riunisce autori di tutto il mondo.
Il futuro della letteratura passa
per internet?
Ë evidente che il flusso di informazione attualmente, grazie a internet,
é rapido e si attualizza costantemente. Il libro si deve adattare ai tempi
moderni, se vuole sopravvivere. Il
formato digitale ha molti vantaggi e
per questo è difficile entrare in concorrenza (magazzinaggio in poco
spazio, recerca selettiva del testo, accesso istantaneo ai contunuti ecc..).
Come spiegherebbe l´attivitá che
realizate a quelle persone che non
sono utenti di internet?
Canal-Literatura é un’aula virtuale dove chiunque scrive una storia é
invitado a farla conoscere a migliaia
di lettori che ci visitano il sito, per riceverre e scambiare opinioni. Noi
diamo l´opportunitá di stare in concorrenza con altri autori, participare
e vincere concorsi, publicare le opere.
Assistere e participare a inserviste
con autori di prestigio, e tutto ciò da
qualsiasi parte del mondo, 24 ore al
giorno senza interruzione, in diretta,
in tempo reale o registrato, grazie ai
contenuti multimedia.Tutto questo é
Canal-Literatura: l’insieme di tanta
gente con lo stesso scopo.
Maria Luisa
Núñez García
Diplomata in direzione commrciale, marketing e disegno grafico.
Ha diretto l´ufficio stampa di istituzioni e imprese.
Per problema di salute ha dovuto
cambiare la sua vita, compiuti i 40
anni Dopo vari anni di reabilitazione, scoprí Internet, che le ha permesso di entrare nel mondo cibernetico e avviare il progetto attuale;
Canal-literatura.com (attualmente
sito di letteratura del quotidiano
Laverdad.Es, dove organizza concorsi ed eventi letterari, ai quali dedica il suo sforzo dall´anno 2001.
Publica articoli-racconti e micro
testi nel sito En el Blog di CanalLiteratura con il suo nome vero o
con lo pseudonimo “Haddass” o
“Brujapiruja”.
Il suo sogno é vivere in un paesino sul mare con il suo “amigo del
alma”, per veder crescere i suoi figli e i suoi nipotini. Sempre con un
compiuter vicino, per poter continuare a rinmanere in contatto con
il mondo e con la letteratura.
29
15 Marzo 2008
Letteratura via internet: Virginia Foderaro e il racconto telematico
Aperto l’universo parallelo
al mondo della carta stampata
di SALVO ZAPPULLA
I
nternet è l’invenzione del secolo,
ha rivoluzionato il mondo della
comunicazione, se prima il monopolio apparteneva alle grandi testate
giornalistiche, ora anche i piccoli autori hanno trovato un’alternativa per
farsi conoscere. II mondo del virtuale
è un oceano popolato da pesci multiformi che si muovono sconnessi alla
ricerca di luce. Un universo parallelo
al mondo della carta stampata, cui si
contrappone, cerca spazio, visibilità
altrimenti negata.
Istituzione democratica per eccellenza, il web una pubblicazione non
la nega a nessuno. Ci si immerge in
un grande calderone dagli ingredienti
più disparati. Ritrovarsi in un sito è
una maniera per stare insieme tra persone che coltivano gli stessi interessi,
questo vale sia per i siti letterari che
per i siti porno.
Una finestra che dalla nostra casa
si apre sul mondo, riducendo le distanze, o annullandole, si apre alla
globalizzazione e offre un piatto di
minestra calda al viandante-scrittore,
cui altri hanno sbattuto la porta in
faccia. Ed ecco che milioni di persone, vittime dei rifiuti di editori oscurantisti, hanno trovato come tirare
fuori i loro manoscritti dal cassetto,
per proporli in questo palcoscenico
futuristico, che permette connessioni
all’infinito con lo scambio di link.
Possiamo considerarlo un vero movimento artistico? Un esercito di pennaioli destinato a rivoluzionare il
mondo della letteratura? O piuttosto
un surrogato, un supporto che aiuta le
nostre aspirazioni.
Quasi tutti i grandi scrittori si sono
costruiti il loro bel sito per comunicare con i propri lettori e annunciare le
imminenti iniziative. Sicuramente il
mondo del virtuale è un fenomeno in
continua espansione, dagli sviluppi
imprevedibili e incontenibili che merita grande attenzione. Ne parliamo
con Virginia Foderaro, titolare del sito letterario “La scrittura creativa di
Opposto” (www.opposto.net).
Virginia, il tuo sito si occupa di
poesia, narrativa, attualità, giornalismo, insomma tutto quello che
possiamo considerare cultura. Come è nata l’idea di creare Opposto?
Opposto è nato dalla mia grande
passione per la narrativa e per la
poesia. Ero sempre in cerca di luoghi
virtuali dove potermi sentire a mio
agio e che potessero accogliere in
modo “non selvaggio” i miei testi.
Un giorno si è affacciata la possibilità di ragionare su un luogo-non luogo tutto mio e ho accolto la sfida.
Inizialmente non sapevo neanche come muovermi. Mi sarebbe piaciuto
fare qualcosa anche per gli altri, per
ospitare i numerosi abitanti di questo
fittissimo bosco. E sono partita. Sembra facile, oggi. All’inizio, subito dopo avere messo on line la mia creatura, mi sentivo come qualcuno che
avesse aperto al pubblico un bel negozietto di soprammobili, tutto era
lustro e al suo posto ma mancavano i
frequentatori. Giorno dopo giorno,
un po’ di passaparola, tanta passione, pari dedizione e oggi Opposto è
diventato un ambiente accogliente
dove poter esprimere i propri pensieri. Ha degli obiettivi, questo è evidente. Questi risiedono nel desiderio
di dare visibilità al lavoro di tanti validi scrittori. L’occasione di Opposto, secondo me, sta nel coglierli nel
loro momento migliore, quello in cui
perseguono con convinzione l’avverarsi del sogno. È l’attimo più entu-
Virginia Foderaro
siasmante. Credo che un’artista in
genere, in ogni campo della creatività, dia il meglio di sé in quel preciso
momento. Poi, in seguito, quando e
se la vetta è raggiunta, si perde un
certo incanto. Inoltre, in pochi mesi
stiamo percependo una calda accoglienza, abbiamo realizzato piccolissimi passi per noi significativi e ci
auguriamo che la costanza e il credere in questa missione ci assista, restituendo la meritata attenzione sia a
noi che a chi si impegna insieme a
noi a mantenere vitali queste pagine.
Opposto sta per compiere un anno, è
di maggio!
Adotti un criterio di selezione
prima di pubblicare un testo?
esistenze e ne ha modificato comportamenti e impulsi. Quello che il virtuale riesce a compiere ha risvolti
ampissimi. Viviamo un momento delicato sotto questo profilo e dobbiamo
essere tutti consapevoli dell’utilizzo
di questo nuovo mezzo. Occorre moderazione per non confondere la
realtà con la fantasia. I rapporti tra
le persone del mondo reale tendono
ad una chiusura e spesso si preferisce costruire una vita alternativa che
sfida la perfezione all’interno della
scatola magica. Basta infatti navigare su internet per imbattersi nella comunicazione di ogni tipo, da quella
professionale a quella sentimentale.
Ciò comporta necessariamente una
critica, per migliorare. E chi pubblica i propri libri non dimentica la comunicazione via internet, differentemente si sentirebbe un eremita. Il
confine è sottile, ma il terreno è diversissimo. È per questo che mi sento
in dissenso con chi polemizza in questa direzione. Internet può essere
contenitore di spazzatura, ma ospitare anche tante degnissime manifestazioni dell’ingegno e della creatività.
Il libro è libro. È altro. Segue una logica tutta sua, immutata rispetto alla
sua storia. Il libro non è per natura
interattivo, né desidera diventarlo. Il
libro comunica, insegna, parla, attende una risposta intima da parte di
chi legge. E internet non può e non
Quello che il virtuale riesce a compiere
ha risvolti ampissimi. Dobbiamo essere tutti
consapevoli dell’utilizzo di questo nuovo mezzo:
occorre moderazione per non confondere
la realtà con la fantasia
Devo confessare con molta onestà
che i frequentatori di Opposto sembrano nati con la penna in mano. Sono tutti molto capaci e il livello della
loro scrittura è elevato. Ho rifiutato
molti testi inizialmente. Quello che
reputo fondamentale è la loro impostazione. Verifico se contengono errori di battitura o di ortografia, la
punteggiatura e la felicità dei periodi. Tutte informazioni preziose che mi
introducono velocemente nel mondo
di chi si sta proponendo. Poi, ovviamente, passo al contenuto, alla coerenza del testo, alla poesia che riesce a suscitare dentro di me, o all’avversione, nel caso contrario. Alle
volte basta una rapida occhiata per
capire che quello scritto mi stregherà, altre neanche dopo tre o quattro
riesami mi scopro colpita. Ma poi un
testo, una volta inserito sulle pagine
di Opposto, prenderà a vivere (o a
morire) autonomamente.
Internet ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e aperto
nuovi scenari. Sei d’accordo?
Internet è un congegno mostruoso,
in grado di trasformare la vita di un
individuo. Da un lato mi spaventa e
dall’altro gli sono grata, ovviamente.
È entrato a fare parte delle nostre
profonda modifica sul nostro sentire.
Persone che non si sono mai incontrate fisicamente sono in grado di
farlo senza uscire neanche di casa, e
possono parlare, scambiarsi emozioni, pensieri, desideri, sogni, magari
innamorarsi. Tutto, però, a patto di
mantenere la consapevolezza che la
vita è quella qui fuori. Internet incarna il sogno e lo mantiene intatto.
Quello che fa un sito di scrittura
creativa è proprio questo: mette on
line il sogno, con l’augurio che questo venga condiviso da più persone
possibile e lo mantiene intatto. C’è
chi accusa internet di dare asilo ai
galeotti della carta stampata, i “respinti”. Ma io credo che fra le due
cose non vi sia una relazione così diretta. Sono due percorsi differenti,
con risultati diversi. È evidente che
chi ami scrivere voglia vedere pubblicate le proprie fatiche, ma un conto è internet e altro è un libro cartaceo. In internet, i siti di intrattenimento di questo tipo contengono anche il risvolto di condivisione di una
certa passione, ci si mette insieme in
una sorta di laboratorio creativo. Si
confrontano in tempo reale le aspirazioni e le capacità. Si chiede, in un
certo modo, un consenso e anche una
potrà sostituire mai questo rapporto
privilegiato che la carta stampata intrattiene con il lettore, quel transfert
emozionale, così privato e profondo.
Ripeto, sono due mondi differenti da
non confondere. Comunque molto
può la comunicazione su internet per
i testi della carta stampata. Aiuta a
promuoverli, alimenta la loro diffusione. Oggi il libro senza internet
avrebbe una voce più fioca. E gli scenari si sono moltiplicati, questo sì!
Parliamo del racconto telematico, l’idea originalissima del racconto a più mani nel sito. So che sta ottenendo grande successo. Ci vuoi
spiegare di cosa si tratta nei dettagli?
Accennavo al fatto che internet
possa favorire momenti di creatività
degni di attenzione. E in questa direzione Opposto sta dimostrando a suo
modo qualcosa di interessante. Abbiamo dato vita a diversi tentativi di
interattività fra i lettori-scrittori, con
ben due racconti scritti a più mani. Il
primo si chiama “Il Faro” e il secondo non è stato ancora battezzato e si
intitola provvisoriamente “Racconto
telematico”. Quest’ultimo è nato come gioco di intrattenimento del Forum di Opposto (http://opposto2.fo-
rumattivo.com) a testimonianza che
la scrittura è confronto, è crescita,
anche collettiva se occorre, e questo
esercizio è soprattutto in grado di
nutrire la creatività personale. Siamo
partiti da tre parole prese a caso e
abbiamo dato il via a un racconto
che oggi sta portando il lettore su
trame impreviste. C’è molta passione
e sofferenza, si parla di rapporti
umani falsati, di equilibri precari in
piedi per caso; di uomini e di donne
che non si comprendono tra loro, che
non trovano la maniera adeguata per
comunicare. Vi è un tentativo di inventare eventi in bilico tra vittime e
carnefici, dando sfogo così al nostro
intento di scrittori. Il racconto telematico, in questo caso sta costruendo
un sogno, o forse un incubo…chissà.
Ma vedremo dove ci porterà. Il titolo
verrà dato solo alla fine. Voteremo il
titolo migliore e questo verrà scelto
collettivamente dai nostri lettori.
Quante persone vi collaborano
attualmente?
Al momento siamo in 4, tre donne e
un uomo. Abbiamo intrecciato una
trama particolare. È il punto di vista
di quattro personaggi. E ognuno dei
nostri scrittori ha preso in mano il
suo personaggio, facendolo esprimere in prima persona, in un mosaico
ad incastro. Ambientato nella città di
New York, il tempo della narrazione
è al presente, tranne Vanessa, la quale sta ricostruendo i fatti accaduti
vent’anni prima, mentre gli altri protagonisti si esprimono al tempo presente, perché è quello il loro tempo.
Ma vi invito a leggerlo. Non si può
raccontare un esperimento. Ha diritto di replica. Gli autori sono: Daniela Montella che scrive il personaggio
di Amanda Medi, una giovane donna
italiana, che vive a New York, sulle
tracce di un amore che l’ha abbandonata. È arrabbiata con la vita e
per questo è in rivolta. La scrittrice
Velia Mei è Fanny, trentenne dolce e
sensibile. È una pittrice, ama Sean
Morris, il maschietto cattivo della
compagnia. Sean è un seduttore, di
mestiere è un artista, anche lui pittore, donnaiolo incallito. A tessere la
tela di Sean è uno scrittore affermato. Ma non voglio togliere la sorpresa a chi sta leggendo, svelandone nome e cognome. Tra le altre cose, desidero ringraziare questo scrittore,
che personalmente apprezzo molto, il
quale ci sta sostenendo con il suo intervento nel creare una storia ricca
di colpi di scena e di suspence. Grazie S.!
E in ultima, c’è la piccola Vanessa,
piccola si fa per dire perché ha tutte
le caratteristiche di chi sa il fatto
suo. Ha vent’anni, ed è dotata di
grande temperamento. Sono io ad occuparmene, narrando i ricordi della
sua gioventù. Come dicevo, sono l’unica autrice ad utilizzare il tempo
passato per un colpo di scena finale.
Per ora andiamo avanti, navighiamo
a vista.
Ci vuole una bella capacità per
assemblare la scrittura di più persone, pensi che riuscirete ad arrivare fino in fondo?
Ti dicevo prima che gli scrittori di
Opposto sembrano nati con la penna
in mano. Non sembra che vi siano
particolari difficoltà. È evidente che
per ora stiamo mettendo insieme il
materiale, in seguito dovremo limare,
segare, incollare. Come conviene ad
un vero e proprio laboratorio artigianale. Verrai a leggerci?
Certo, se non altro per conoscere
questo scrittore affermato che ti sta
collaborando. Deve essere un po’
mattoide.
CULTURA
LA VOCE DELL’ISOLA
CULTURA
LA VOCE DELL’ISOLA
30
15 Marzo 2008
Svelate le caratteristiche nascoste che fanno diventare unico questo luogo
I segreti del lago di Lentini
scoperti da Melinda Miceli
di GIUSEPPE PARISI
’8 marzo scorso è stato presentato nell salone Costanza Bruno
della Provincia Regionale di
Siracusa la nuova edizione del Lago
di Lentini della scrittrice lentinese
Melinda Miceli. Oltre all’autrice sono intervenuti i relatori Paolo Giansiracusa e Enzo Pupillo presidente del
Gal Leontinoi.
Melinda Miceli giovane pubblicista ed autrice di guide turistiche ha
già vinto diversi premi letterari; si citano 2001 Premio Luigi Pirandello,
2002 Premio letterario città di Monza, 2007 Bando editoria educativa
bambini. Giunta alla sua sesta pubblicazione, citiamo tra le altre “Le gole
dell’Alcantara, l’Anapo e Pantalica,il
Ciane, Cavagrande del Cassibile”, “
Guida turistica di
Galatro Terme”,“Attraversando la nostra
storia”, ha inoltre ricevuto honoris causa, per i suoi approfondimenti sugli studi medievali della
Sicilia, dall’università di Cantherbury
una laurea in letteratura e filosofia ed
una in giornalismo.
Il nuovo testo non
può definirsi semplicisticamente una
guida, ma saggio turistico come a ragione scrive l’editore
Angelo Parisi in copertina;forse sarebbe
più corretto dire che
si tratta di un regalo
che la giovane, ma
esperiente ricercatrice ha voluto donare
alla sua città, svelandone con gentilezza quel fascino
storico medievale finora nascosto. Cento pagine in cui l’autrice analizza la città
e il lago in rapporto a tutte le epoche,
mettendole in relazione ad un contesto europeo finora sconosciuto per lo
specchio d’acqua più grande della Sicilia.
Scrive il professore Ferdinando
Leonzio nella sua prefazione: “Questa seconda edizione.. non fa che
confermare le mie prime positive impressioni sul libro e sulle capacità
dell’autrice... Si presenta vivace e coinvolgente, tanto da indurre il lettore
a leggere l’opera tutta d’un fiato dalla
prima all’ultima pagina e da far sorgere in lui un desiderio forte di visitare i luoghi così bene descritti. Il to-
L
Nelle foto: panoramiche del lago di Lentini
Attraverso una puntuale analisi sulle simbologie
religiose dei dipinti delle chiese rupestri, le date,
gli stemmi sulle architetture e i documenti,
il testo rende finalmente onore al territorio
no gentile del libro, però, nulla toglie
alla serietà scientifica della ricerca e
alla precisione. È questo sapiente mescolio di levità narrativa e di rigore
scientifico che costituisce, a mio avviso, l’originalità dell’opera della
Miceli, rispetto ad altri, pur pregevoli, precedenti lavori sull’argomento, e
che conquisterà il lettore, come del
resto dimostra il successo della prima
edizione.”
Riportiamo alcune frasi dell’autrice nell’introduzione: “Guardando il
lago non ci si può sottrarre dall’evidenziare l’intensità emotiva e sentimentale da cui è nutrito lo sguardo
attraverso la luce, il colore, il senso
misterioso forte e dolcissimo di questi azzurri rimandi visivi. Intersecato
tra lievi pendii collinari, in cui armoniosi spazi si estendevano quasi fino
all’azzurra corona del mare, ci appare
come un microcosmo gioioso e malinconico insieme, ogni volta che ci è
dato di percorrerlo o attraversarlo col
ricordo di ciò che fu.
Imperatori e artisti qui s’incontrarono in una sorta di crocevia dei tempi per fare assaporare ogni soffio di
vita e ogni vibrante suggestione che
rimanda ancora a tutti noi questo lago. Fatalmente affascinati dai ritmi
delle sue cose, come in un percorso
quasi museale ci insegna cosa sia stata questa città. Qui sono nati talenti
che annoverano la loro ragion d’essere nelle lettere, come Jacopo, o nelle
sensualità cromatiche delle architetture difensive, come Riccardo, intelligenze non comuni che con arte e sagacia rappresentano il Medioevo normanno della Lentini vestita di sfarzo
culturale.”
Proprio nel capitolo “Il medioevo
normanno di Lentini” troviamo le
scoperte storiche a cui ci guida l’autrice sulla casa templare Lentinese, il
lago, maggior presidio templare in
Sicilia, eden dei monaci guerrieri. Attraverso una puntuale analisi sulle
simbologie religiose dei dipinti delle
chiese rupestri, le date, gli stemmi
sulle architetture e i documenti, il testo rende finalmente onore al lago ed
alla città, svelando quel prezioso crogiuolo di conoscenze nascoste che fa
di essi un luogo unico dove s’incentrò gran parte della cultura medioevale siciliana.
Un luogo incantato da cui furono
concepite invenzioni, testi e opere architettoniche come tutti i castelli della Sicilia e persino Castel del Monte
in Puglia che porta la firma dell’architetto Riccardo da Lentini.
Leggere la nuova edizione arricchita da cinque capitoli e da altre foto
storiche e moderne significa apprezzare quel brandello di storia ivi riportata che ci illumina e rende fieri della
seconda colonia greca della Sicilia,
Leontinoi.
“Nell’attento viaggio culturale di
Melinda Miceli” così definito da Enzo Pupillo, presidente del Gal Leontinoi, da non trascurare le intuizioni
dell’autrice sulle possibili prospettive
che il lago può offrire alla nostra economia ed una descrizione, precisa ed
accattivante ad un tempo, del patrimonio ittico ed ornitologico che esso
ospita.
Insomma un nuovo e prezioso testo
per apprezzare in toto le sfaccettature
della città e del lago, che già due anni
fa fu vincitore del Premio letterario
culturale G. Cultrera.
15 Marzo 2008
31
Sempre più ricca e completa la nuova edizione di “Pentelite”
Un’avventura ancora da scrivere
in Sicilia e ancora più lontano
di MORENA FANTI
S
empre più ricca e completa l’edizione di
Pentelite, quest’anno nell’elegante veste
editoriale cucita dalla casa editrice Sampognaro & Pupi. Tutti gli anni aumenta il numero e la qualità degli interventi per questo librorivista: un prodotto che unisce cultura e letteratura connotandosi nel tessuto sociale del paese
di Sortino a testimonianza di questa magica Isola e dell’anima poetica che se ne nutre.
Un amalgama di menti e pensieri, creato come sempre con passione dal nostro Salvo Zappulla, scrittore e “amico dei libri”, per dare vita
a questa pubblicazione che ha non solo valenza
di rivista letteraria, ma ha anche un significato
ben più ampio e forte nella comunione delle parole scritte, come nello spirito di condivisione
tra cultura e Arte, e ben lo ha capito l’Amministrazione comunale e il Sindaco Prof. Paolo De
Luca che anche quest’anno ha voluto sostenere
e favorire questa bella iniziativa.
Il confronto tra voci scriventi e stili, lo stimolo del parlare insieme, in questa moderna Agorà
dove ritrovarsi e scambiarsi parole e poesia, forme e materia, produce uno
‘scavare’ interiore che porta alla luce talenti e risorse.
Pentelite nasce dalla
Fiera Mercato dell’editoria
Siciliana e dal Concorso
Città di Sortino ed è la degna conclusione di queste
belle iniziative.
Dopo il saluto del sindaco di Sortino tocca quest’anno a Rosalba Satta,
l’onore di aprire le danze,
con il ricordo di Franceschino Satta, grande e mai
dimenticato poeta sardo, e
Tiziano Terzani, il grande
uomo che ci ha sempre
esortato e perseguire la Pace, la solidarietà, il rispetto
per gli altri.
“… Ci si ritrova e si
scopre, pagina dopo pagina, di stare accanto a persone belle. Grazie a Pentelite ho avuto occasione
di stabilire una comunicazionale emozionale – e
non solo – con autori per
me “nuovi”. Autori che
hanno saputo conquistare
la mia attenzione grazie,
spesso, ad un linguaggio
gradevolissimo e a dei
contenuti molto, molto interessanti. C’è chi bombarda i ponti per separare
l’uomo dall’uomo. Riviste
come “Pentelite”, ne costruiscono di nuovi per
raggiungere l’uomo.” Così descrive Rosalba
Satta il suo piacere nell’aver fatto parte di questa iniziativa.
Anche le parole di Virginia Foderaro – sua
l’armonica e delicata lirica che ci dà il benvenuto in apertura – rafforzano l’idea di Pentelite e
della sua validità: “Il fatto di poter condividere
un mio testo di critica letteraria in una pubblicazione che dà respiro ai differenti punti di vista del panorama culturale del nostro Paese
non può che avermi resa contenta. Pentelite è
una realtà interessante e costituisce una preziosa testimonianza di come la passione per la letteratura possa riunire gli intenti comuni di chi
scrive e di chi legge”.
Tea Ranno, che ha scritto un gradevolissimo
ed interessante articolo su Lucio Piccolo, afferma che “Partecipare alla realizzazione di Pentelite è, per me, un bel modo di continuare a essere presente nella mia terra, dando voce a
quelle istanze e quegli umori che sono tipici di
una certa Sicilia”.
“L’ambizioso progetto antologico è, infatti,
riuscito a rappresentare un vario ed interessante pluralismo di proposte: interviste, saggi, testi
poetici, argomenti di scottante attualità. In questo breve e marginale scorcio, una menzione a
Rosalba Satta
Barbara Becheroni
Virginia Foderaro
pagine non può che essere motivo di giusto orgoglio”.
Pentelite offre ancora tanti altri articoli, iniziando dall’intervista a Salvatore Spoto, grande
conoscitore di Storia e antichi miti, che ho avuto il piacere di intervistare personalmente, e
proseguendo poi con Roberto Mistretta, che
commenta così il suo far parte della squadra:
“Pentelite rappresenta oggi un’autorevole e
originale voce nell’asfittico panorama culturale
siciliano. E di questo va dato merito al grande
Salvo Zappulla vero deus ex machina dell’opera e del concorso letterario Città di Sortino.
Per me è un onore oltre che un piacere fare
parte di questa grande famiglia messa su dal
buon Salvo e ai suoi inviti non so mai dire di
no.”, e ci presenta lo scrittore palermitano Giacomo Cacciatore, i cui libri hanno ottenuto
grande successo in tutta Europa. Gessica Failla
ha intervistato i responsabili dell’ACIPAS, l’associazione antiracket che lotta contro la criminalità organizzata, e Marco Scalabrino che ci
presenta l’importante e prestigioso progetto
L.I.Re.S.
Ed è proprio con le parole di Scalabrino che
vorrei chiudere questa carrellata su Pentelite:
“PENTELITE 2008 è l’atto conclusivo di una
iniziativa, il MERCATO DELLA EDITORIA SICILIANA,
oggi alla 12ma edizione, alla quale è stato in
seguito abbinato il Premio Letterario.
L’iniziativa è cresciuta tanto da appartenere
ormai alla Città di Sortino SR e da indurre il
sindaco di quella comunità, prof. Paolo De Luca, ad affermare nel suo saluto che PENTELITE è fortemente radicato nella tradizione culturale della nostra città..
Il lavoro è frutto della tenacia, della passione, ma soprattutto dell’amore verso l’Arte e
verso gli Artisti di Salvo Zappulla.
Ma Salvo Zappulla è animato da chiare idee,
da spirito di condivisione del suo sogno, da lun-
Un libro-rivista che unisce cultura
e letteratura, connotandosi nel tessuto
sociale del paese di Sortino
a testimonianza di questa magica Isola
e dell’anima poetica che la nutre
parte meritano gli ottimi scrittori, tutti dotati di
spiccata personalità e di un lessico di notevole
spessore qualitativo.
Tale simpatica convivenza di presenze, molte
delle quali, non avevo ancora il piacere di conoscere, ha rappresentato per me, un dono prezioso e gradito, che ha arricchito il mio spirito
e ha dilatato lo sperticato amore che già nutrivo per la Sicilia. … è facile rilevare che tale organica iniziativa, deriverà un ampio e meritato
successo…” Sono le parole che usa Maria Teresa Santalucia Scibona, autrice di una deliziosa e
arguta lettera al Conte Giacomo Leopardi, per
descrivere la sua esperienza per Pentelite.
Maria Catena Bennici, autrice di un bel testo
che mescola parole e immagini con la perizia di
un consumato chef della scrittura, racconta così
la sua emozione dell’aver partecipato all’avventura Pentelite: “Pentelite, di certo, è una rivista
sui generis, in cui non è richiesta la figura di
direttore né giornalista né di tutti gli addetti ai
lavori necessari per un giornale in senso stretto. Sarei indotta a classificarla come un’opera
antologica socio-culturale che nasce sì, in Sicilia, ma senza per questo trincerarsi nei suoi
confini, dato che consta in sé di interventi provenienti da diverse parti d’Italia.
Infatti, in Pentelite, convergono soggetti più
disparati che hanno come obiettivo comune non
il “sé”, ma l’altro: l’altro come compagno di
scrittura, l’altro come ipotetico lettore dai diversi interessi che possono spaziare dalla poesia alla narrativa fino alle interviste culturali e
di sensibilizzazione sociali.
Quando Salvo Zappulla, il curatore di Pentelite insieme a Teresa Gigliuto, mi ha chiesto di
scrivere un pezzo da inserirvi, non mi ha posto
censure né ho percepito mortificazioni di subalternità: mi sono sentita trattare alla stessa stregua di suoi amici di vecchia data…”.
Barbara Becheroni, con una bellissima intervista a Katharina Shmidt, che in Germania traduce Camilleri e Ammaniti, ci rivela i segreti
dei traduttori e ci mostra il suo entusiasmo:
“Per prima cosa a me fa piacere partecipare
alla realizzazione di Pentelite perché è un lavoro che nasce dalla fatica di Salvo Zappulla, che
considero uno dei miei più cari amici, quindi mi
sento molto orgogliosa di poterlo aiutare.
Il resto, poi è meno importante, anche se è
sempre piacevole avere un luogo dove poter comunicare senza vincoli ideologici. Inoltre a me
piace cercare di capire cosa muove le altrui
menti, quindi cosa c’è di meglio di poter intervistare qualcuno?
Insomma, partecipare a Pentelite per me significa tanto. Da tutti i punti di vista: affettivo,
intellettuale, personale.
Poter poi leggere l’opera completa è una
chicca: in effetti vedere che bella combriccola è
riuscito a cementare il nostro Salvo tra le sue
gimiranza: sa bene che l’esistere non basta,
s’impone il crescere.
Ed ecco, negli anni, egli sta costruendo e
consolidando attorno a sé, a Teresa Gigliuto e
al gruppo “storico” di collaboratori, una squadra che partendo dalla Sicilia va acquisendo
consensi e favori vieppiù ampi, dalla Sardegna
alla Toscana, da Roma caput mundi all’Emilia,
per cui PENTELITE 2008 spazia dalla testimonianza al saggio letterario, dalla Storia alla
traduzione, da Lucio Piccolo a Fernando Pessoa, dalla “lettera impossibile” a Giacomo
Leopardi alla “memoria” che fissa la nostra civiltà contadina, dalle interviste all’incontro con
l’autore, dalla figura di Eracle alla presentazione di due importanti progetti culturali quali l’ACIPAS e il LIReS.
Mi pare pertanto, pur nella schematica elencazione, che c’è tale e tanto da fare di PENTELITE 2008, altresì per la diffusione che avrà il
volume – dalla ottima veste editoriale e corredato da dignitose immagini in bianco e nero –
una autorevole ambita finestra, che nel suo ventaglio di voci, caratteri e argomenti, tutti parimenti interessanti, assurge strumento atto a coniugare qualità e godibilità.
Per me, dunque, è motivo di orgoglio, e di ciò
mi corre l’obbligo ringraziare Salvo Zappulla,
avere avuto l’opportunità di figurare nella rosa
di quella squadra, di esservi stato schierato e di
avere contribuito al felice esito dell’operazione.”
Il resto, come dice il nostro amico Salvo Zappulla, è… ancora da scrivere.
CULTURA
LA VOCE DELL’ISOLA
CULTURA
LA VOCE DELL’ISOLA
32
15 Marzo 2008
Le molteplici espressioni di Daniela Bruni Curzi
Poetessa nella terra di Leopardi
personaggio dai mille interessi
di SALVO ZAPPULLA
Spazia
dalla poesia,
alla narrativa,
al teatro,
alla fotografia,
all’organizzazione
di eventi
culturali
D
aniela Bruni Curzi è un personaggio decisamente esuberante, una valanga che, se non
hai modo di evitarla, ti travolge e ti
lascia secco. Presa da mille interessi,
non ama sprecare un minuto della
propria vita. E perché mai? È così
breve la parentesi di un’esistenza, sarebbe un peccato lasciarla consumare
nell’ozio.
I suoi interessi spaziano dalla poesia, alla narrativa, al teatro, alla fotografia, all’organizzazione di eventi
culturali. (e ci fermiamo qui per non
tediare i lettori). E tutti con eccellenti
risultati. I premi fioccano, i consensi
diventano sempre più vasti. Eppure
Daniela dice che non desidera essere
annoverata tra i poeti e gli scrittori.
“Al massimo sono una scrivente”
ama ripetere “e al minimo una sperimentatrice creativa”.
Di certo è una personalità poliedrica e vitale: per il teatro si esibisce anche come attrice amatoriale, oltre alla
declamazione in reading pubblici. Ha
coniato il termine Foto-poesia facendo interagire queste due discipline.
Le immagini e le parole si incontrano
e si fondono in un messaggio finale
che si affida alla forza evocativa di
entrambe le forme comunicative, avvincendo il fruitore finale in un
esplosione di approfondimenti artistici. Ma se c’è un campo in cui la Bruni Curzi sa regalarsi e regalare attimi
di verità ed emozione è senz’altro la
poesia. Attraverso essa ci conduce
per mano accompagnandoci nelle sue
peregrinazioni creative.
È testimone del proprio tempo, interroga se stessa, plasma e manipola i
suoi stati d’animo fino a renderli poesia, flusso ritmico che regala sensazioni, emozioni, meraviglia. I suoi
versi ardono del sacro fuoco della
passione, si fanno sangue e carne,
scandagliano le fibre stesse del cuore,
i fremiti dell’anima. Il suo canto in
un climax di travolgente intensità, ha
il respiro ampio della musica, a tratti
gioioso, a tratti doloroso o tormentato, ma sempre pervaso da ansia metafisica. Fenditure profonde si aprono,
crepe sotterranee, squarci di luce vivida, affascinanti ed emozionanti.
La profondità dell’Essere e l’incanto del verso si intrecciano in una
osmosi di straordinario lirismo.Versi
che riflettono una sofferenza esistenziale complessa, profondamente conflittuale, forte di passione e di scavo
interiore. La melancholia ineludibile
di cui scriveva Aristotele, radicata
nelle persone in perenne travaglio
esistenziale. L’Amore, elemento primordiale che aspira a un linguaggio
universale, ben al di là di un puro
esercizio letterario, si prefigge di mo-
Daniela Bruni Curzi
dificare e modellare la realtà. L’autrice mette in scena il suo malessere,
i suoi valori, le sue esaltazioni e il
lettore si riconosce in esse. Sono versi nei quali non manca mai l’amore,
l’amore in senso ampio, che sia un
amore per un’idea, un uomo, un’
amicizia, la sua terra, Dio o amore rivolto a se stessa, tutto ciò pervade la
sua scrittura di ogni sfumatura della
sconfinata gamma dei sentimenti
umani. La sua è poesia come paziente sedimentazione, poesia fatta con
eleganza e sensibilità e, a volte, anche con uno stile duro e
spigoloso.“Siamo animali mutatori,
alzavole stanche nella migrazione,
squarci di sole aragosta, ma anche
naviganti a scandaglio e germogli
dormienti”. I suoi componimenti sono stati non per nulla più volte premiati nel corso di oltre un ventennio
di partecipazioni a Premi Letterari,
raggiungendo alti riconoscimenti in
due concorsi nei quali i suoi elaborati
sono stati premiati da Giurie presiedute da personalità di rilievo quali
Franco Loi, il Premio Strega Melania. G. Mazzucco e Alda Merini
Mostra fotografica alla Galleria “Fiaf” di Valverde
Una panoramica di luci e colori di Sicilia
A
ncora un appuntamento culturale di rilevante interesse a Valverde. nella Galleria FIAF, sede del Gruppo Fotografico LE GRU: dal mese scorso ha ospitato la
mostra fotografica personale dal titolo “Sicilia, Terra di luce e di colori” di Nunziato Palazzo.
La mostra è stata presentato all’inaugurazione dal presidente del sodalizio, Giuseppe Fichera, dal docente DAC-FIAF Enzo Gabriele
Leanza e da Santo Mongioì, direttore della
Galleria FIAF.
Nunziato Palazzo nato e vive a Ficarazzi:
appassionato da tantissimo tempo di fotogra-
fia, nel 1996 si iscrive al Gruppo Fotografico
Le Gru di Valverde e si dedica con maggiore
interesse all’arte fotografica frequentando il
corso di fotografia.
Iscritto alla FIAF e alla FIAP dal 1997, ha
partecipato a concorsi nazionali ed internazionali dove ha riscosso notevoli successi ed ha
al suo attivo diverse mostre collettive; inoltre,
ha allestito in varie località della Sicilia diverse mostre, fra le quali “La Sicilia della Settimana Santa” e “Tunisia – Mediterraneo: passato e presente”.
I generi che maggiormente lo interessano
sono il reportage e il paesaggio.
33
15 Marzo 2008
Roberto Mistretta, con “Il canto dell’upupa”, nuovo protagonista del noir italiano
Gli orrori degli abissi dell’anima
osservati con ironia a tinte nere
di SALVO ZAPPULLA
C
on il romanzo “Il canto dell’upupa” Roberto Mistretta entra
da protagonista sulla scena del
noir italiano. Lo scrittore di Mussomeli, paesino a due passi dal paese di
Camilleri (sarà solo un caso?), imbastisce trame avvincenti, veri dipinti
neorealistici, alternando momenti venati di tenera ironia e tinte nere dal
violento impatto emotivo. C’è un maresciallo lunatico e sempre ossessionato da diete mai rispettate, ci sono i
suoi collaboratori con le loro manie.
E c’è tanto orrore infiltrato negli
abissi dell’anima, dove si annidano le
voglie e i desideri più turpi.
I personaggi di Mistretta sono autentici, scolpiti nelle pietre di Villabosco. E sono destinati a rimanere
scolpiti anche nella mente dei lettori,
perché difficilmente si possono dimenticare.
Il pregio maggiore di questo giovane scrittore, è la capacità di dare alle
sue storie una costruzione così articolata, così certosina che sembrano
quasi un lavoro di ricamo, dove nulla
è lasciato al caso. Non una svista,
non una incongruenza. Mistretta è
scrittore impegnato, non scrive per
diletto o per il piacere di evadere dalla realtà; ne “Il canto dell’upupa” la
realtà, in tutte le sue misere sfaccettature, è sempre presente, diventa materia letteraria, plasma sanguigno da
offrire ai lettori.
Il romanzo tratta argomenti scabrosi che spesso si preferirebbe far finta
di ignorare e voltare il capo colpevolmente dall’altra parte, tratta la pedofilia e l’incesto, ce li pone davanti, ci
costringe a respirarne l’odore rancido
di uomini andati a male. E lo fa con
rabbia e indignazione. È sofferenza
autentica la sua, un urlo che si leva
dal cuore, un cancro che vorrebbe
estirpare. Ma Mistretta è scrittore,
non un magistrato o un chirurgo, usa
la penna al posto del bisturi e incide,
scava nei recessi più reconditi delle
umani aberrazioni fino a tirarne fuori
tutto il marcio. Il suo è uno stile accattivante, da professionista che conosce alla perfezione il proprio mestiere, sa come costruire un giallo che
tenga in sospeso il lettore fino all’ultima pagina, con colpi a effetto, pause di studiata meditazione e di profonde riflessioni. Svia, indaga, ci porta lontano con falsi indizi, per poi
piazzare il colpo di coda che lascia di
stucco. Un libro bello. Bello e coinvolgente. Sicuramente non facile, che
vale la pena di leggere.
Roberto, un romanzo forte il tuo,
che tratta temi difficilissimi e va a
scavare nei recessi più reconditi
dell’animo umano. È stato sofferto
per te andare ad affrontare certi
argomenti?
-Hai colto nel segno. Si tratta di un
libro molto sofferto scritto di getto
alcuni anni fa per dare voce a tutti gli
innocenti abusati e ricordo che mentre scrivevo, gli occhi si colmavano
di lacrime. Ero rimasto sconvolto dai
fatti accaduti in un quartiere di Palermo, tivù e giornali narravano gli orrori di bambini violentati per anni nei
retrobottega di vecchie putie. Quelle
abiezioni vennero fuori grazie a due
coraggiosi sacerdoti che raccolte le
confidenze dei fanciulli, presentarono
denuncia. E fu allora che successe
l’incredibile: i genitori piuttosto che
scagliarsi contro i pedofili, se la presero coi sacerdoti, “rei” di avere infamato l’onore delle famiglie. Ma che
onore può esserci in una famiglia che
non difende i propri figli abusati? Fu
come ricevere un colpo di maglio e
Roberto Mistretta
mi resi conto che quei bambini stavano subendo una nuova violenza: non
solo quella fisica e terribile di bestie
senza cuore che si approfittavano
della loro innocenza, ma anche quella
più sottile e devastante delle famiglie
che, piuttosto di stringersi attorno a
loro ed aiutarli, gli toglievano la voce, negando i fatti. Nasce da qui Il
canto dell’upupa, per dare voce a tutti gli innocenti che non hanno voce
per gridare, perché come ben dice
don Fortunato Di Noto, “I pedofili
occupano gli spazi lasciati vuoti dai
genitori”.
Tu sei un caso abbastanza atipico, hai conosciuto prima il successo
in Germania e dopo sei entrato nella grande editoria in Italia. Come
lo spieghi?
-Come premessa generale va chiarito che in Germania e Austria si legge molto di più rispetto all’Italia e
che i lettori tedeschi amano gli scrittori mediterranei verso i quali mostrano interesse e curiosità.
Esiste però un’altra spiegazione
strettamente personale. Io nasco co-
premio Alberto Tedeschi Giallo inedito Mondadori: un piccolo editore
nisseno, Michele Vaccaro della gloriosa e purtroppo dismessa Terzo
Millennio puntò sul mio protagonista, il maresciallo Saverio Bonanno,
e pubblicò le prime due avventure
della serie che, a causa di una distruzione molto carente e limitata quasi
esclusivamente alla Sicilia, si fecero
però conoscere da un pubblico di nicchia, vinsero dei premi e furono bene
accolti tra i giallisti. Era il maggio
del 2003 quando Tecla Dozio mitica
titolare della libreria del giallo di Milano presentò “Il canto dell’upupa” al
Salone del libro di Torino. Lì fui avvicinato da un’agente letteraria tedesca: Juliane Roderer che conosceva
Tecla di fama. Comperò il libro, mi
lasciò il suo biglietto da visita. Mesi
dopo ci risentimmo, il libro le era
piaciuto e diventò la mia agente. Propose i miei lavori in Germania e lì,
grazie alla casa editrice Luebbe e all’editor Iris Gehrmann ma anche al
prezioso lavoro della mia traduttrice
Katharina Schmidt, hanno trovato be-
mo autore argentino autore di una serie incredibile di personaggi e dotato
di fantasia senza limiti ma anche di
una straordinaria sensibilità narrativa.
Per il resto credo che uno scrittore
debba trovare in se stesso e nelle storie che coltiva la propria fonte di
ispirazione. Per altro sono un lettore
onnivoro che passa dai saggi ai libri
per ragazzi, dall’ultimo romanzo
pompato dai media al romanzo d’esordio di illustri sconosciuti, senza
dimenticare la lettura di fumetti e riviste e quotidiani di ogni tipo, a riprova della mia instabile e disturbata
personalità.
Cos’è per te la scrittura?
La scrittura è una scelta di vita. È
creazione, astrazione, poesia. Amo la
parola scritta che prende forma compiuta sul foglio bianco o sullo schermo vuoto di una pagina word, e nel
susseguirsi di
concatenazioni logiche
e armoniche
che non di
rado ti fanno
penare per
trovare
il
giusto equilibrio. Amo le
parole che
raccontano
storie di vita
vissuta, fantenzione dei granno palpitare
di editori che, trapersonaggi,
dotto, significa
danno loro
capillare distribuspessore e
zione su tutto il
sentimenti.
territorio nazionaLa scrittura è
le, eccellenti e cuarte allo stato
ratissimi cataloghi
puro. Il lindi presentazione,
guaggio dei
visibilità sulla
segni è la più
Il canto dell’upupa
stampa e quindi
grande condi Roberto Mistretta
possibilità di farsi
quista delCairo Editore
conoscere da un
l’uomo. SenPagg. 253 - Euro 15,00
pubblico più vaza scrittura
sto. In Roberta ho
non ci sarebtrovato un altro pilastro professionale
be memoria né progresso, in un paroper quanto riguarda la pubblicazione
la non avremmo passato e non
in Italia con un grande editore come
avremmo futuro. E un giorno mi piaCairo, grazie alla lungimiranza della
cerebbe che venissi ricordato come
direttrice editoriale Marcella Meciani
un uomo che attraversò la vita scriche ha poi passato la mano a Benevendo visto che scrivo per diverse
detta Centovalli e mi ha affiancato
ore al giorno, per un motivo o per un
come editor Chiara Belliti. Del precealtro.
dente romanzo è rimasta solo la strutSo che una importante radio tetura portante per il resto è stato ridesca ti ha chiesto un lavoro. Di
scritto totalmente: un lavoro lungo e
che si tratta?
meticoloso che si traduce nella scorÈ presto detto. Il regista free lance
revolezza del testo. Ma quanta fatica
Felix Partenzi di Colonia, ha letto il
mio “Das falsche Spiel des Fischers
(Il gioco sporco del pescatore) ed è
rimasto favorevolmente colpito. Lui
sta sviluppando una serie di puntate
che dovrebbe intitolarsi “KrimItalia”
(GiallItalia) per la radio WDR seguita da una media di 100.000 ascoltatori a puntata. Il regista cercava autori
da tutta l’Italia e per la Sicilia ha contattato me. Appena sarà deciso l’intero progetto bisognerà stendere una
traccia entro la prossima primavera.
Se il progetto andrà in porto sarò impegnato a scrivere il radiodramma
nel corso dell’estate, la produzione lo
e quanto lavoro ci sono dietro. Come
allestirà in autunno/inverno e andrà
ho detto in altre occasioni Il canto
in onda nella prima metà del 2009. Il
dell’upupa” è un romanzo frutto di
manoscritto per il dramma dovrà avemolteplici entusiasmi. Adesso spetta
re una durata di 55 minuti ed abbiaal lettore l’ultima parola.
mo già scelto il tema: la cattura di
Quali sono gli scrittori a cui ti
Bernardo Provenzano. Col regista ci
ispiri? E quali le tue letture prefevedremo il prossimo aprile in Germarite?
nia dove il 15 e il 16 sarò ospite (inSono tanti gli scrittori e le scrittrici
sieme a Santo Piazzese) dell’Istituto
che amo per elencarli tutti ma non
di Cultura Italiano all’estero per due
credo di ispirarmi a nessuno in partiserate culturali a Bonn e Colonia e
colare, ma se proprio devo indicare
dove dovrei tornare anche in estate,
uno scrittore che amo particolarmenospite a Berlino della manifestazione
te, allora cito Robin Wood, bravissiGiallo Mediterraneo.
Lo scrittore di Mussomeli scava nei recessi
più reconditi delle umane aberrazioni fino
a tirarne fuori tutto il marcio:
il suo è uno stile rigoroso ma coinvolgente
me scrittore proprio mentre scoppia il
boom di Camilleri. Il successo dello
scrittore di Porto Empedocle è così
straordinario che in quel momento
nessun editore vuole puntare su autori siciliani. Chi aveva avuto la fortuna di pubblicare prima, conquistandosi un proprio pubblico ha continuato a pubblicare ma per i nuovi autori
sono stati dolori. Io sono stato tra
questi ed ho subìto rifiuti per anni.
Nel 2001 la svolta, dopo che un mio
romanzo, tra le migliaia inviati, era
arrivato nella cinquina dei finalisti al
nevola accoglienza tra i lettori di lingua tedesca.
Quanto è importante oggi per
uno scrittore avvalersi di agenti letterari capaci, e quanto sono stati
importanti per la tua carriera il
tuo agente tedesco Juliane Roderer
e Roberta Oliva in Italia?
Come ho già detto prima, per me è
stato di fondamentale importanza conoscere dapprima Juliane e quindi
Roberta Oliva, straordinarie e capaci
agenti che hanno preso per mano i
miei lavori e li hanno portarti all’at-
CULTURA
LA VOCE DELL’ISOLA
CULTURA
LA VOCE DELL’ISOLA
34
15 Marzo 2008
Incontro con la scrittrice messinese Mariangela Biffarella
Le voci della terra natìa
sotto l’incalzare del tempo
di SALVO ZAPPULLA
ariangela Biffarella è scrittrice autentica, poco incline alle sirene del post-modernismo iperrealistico che va tanto di moda di questi tempi, preferisce ispirarsi
ai grandi autori classici che hanno
scritto la storia del verismo in Sicilia.
E lo fa con una tale ricchezza di vocaboli dialettali, intercalati con sapienza nelle sue novelle, da renderla
tra le voci più interessanti nel panorama delle scrittrici siciliane emergenti.
I suoi racconti riportano alla luce atmosfere soffuse di una Sicilia novecentesca, destinate all’oblio sotto
l’incalzare del tempo, ben lontane dai
bagliori pirotecnici e artificiali dei riflettori televisivi della nostra epoca. I
suoi personaggi emanano sudore e
povertà, miseria e sofferenza, sono
autentici, descritti con minuziosità e
identità stilistica. Teresa che lucida il
suo letto d’ottone con maniacale perizia, ponendo in esso tutte le sue ambizioni di riscatto sociale. Così come
il giovane Rigge identifica nella sua
potente moto lo strumento per liberarsi del degrado familiare, fino a
quando non va a schiantarsi contro
un albero. O la storia di Pina, china
sul telaio a intrecciare fili, ricordi e
speranze sopite per sempre. Personaggi profondamente umani che si
dibattono per non soccombere, tra
pregiudizi, ingiustizie e arretratezza.
L’ambiente è sempre quello della Sicilia dei pastori, dei contadini, dei pescatori che giornalmente devono
strappare alla vita il necessario per
sopravvivere: i vinti, come nella migliore tradizione verghiana. Oggi i
nuovi vinti potrebbero essere i poveri
albanesi i cui cadaveri ritroviamo
sempre con maggiore frequenza sulle
spiagge siciliane. Mariangela Biffarella vive a Mistretta (Me), ha vinto
numerosi concorsi letterari, tra i quali
ultimamente il premio Alberoandronico, a Roma, consegnato in Campidoglio, ed è al suo esordio narrativo.
Mariangela, nella tua scrittura
c’è qualcosa di ancestrale, come se
volessi fermare il tempo a bearsi
delle cose passate. Come mai questa scelta?
Non credo si possa parlare di scelta, ma semplicemente di un “sentire”
che mi porta a far rivivere i ricordi:
quelle realtà che si sono profondamente incise nell’anima; gli accadimenti quotidiani di un’umanità che
ha costituito lo scenario della mia vita e di molti siciliani come me; il
sentire delle donne che hanno subito
e lentamente iniziato il lungo e difficile cammino verso la loro emancipazione, determinando, nel bene e
nel male, il nostro essere donne siciliane oggi.
Con questo non penso certo di fermare il tempo (il che sarebbe impossibile) ma di sottrarre all’oblio del
nulla una Umanità dalla “voce sommessa” con i suoi valori e le sue pecche, un mondo che la società di oggi
? troppo spesso cinicamente incline
all’avere e all’apparire ? dimentica o
reputa “fuori moda”. Invece, molti di
quei valori costituiscono ancora un
solido ancoraggio senza il quale si
rischia di precipitare nel vuoto.
Con questo non voglio certo demonizzare il presente, ma solo cercare
di tenere in vita almeno una parte di
quanto di grande e bello c’è nel nostro passato perché non smetta mai
di appartenerci.
C’è poi un altro aspetto da non
sottovalutare nel rivivere il passato
(e non solo) attraverso i racconti,
quello di lasciarsi catturare dalle
M
Mariangela Biffarella
storie fino a sentire propri i pensieri,
le esperienze e le emozioni altrui,
dando voce al nostro “essere” più
profondo e vero che spesso dorme,
confuso nel fluire quotidiano che non
lascia tempo di guardarsi dentro. E
poi – ma non ultimo – il comprendere
che i sentimenti non conoscono confini temporali e spaziali né steccati
che dividono ed etichettano l’Umanità. Il condividere, sia pure idealmente, pensieri, sentimenti, emozioni e
affetti altrui può servire a consolidare in ciascuno di noi il valore dell’u-
Grazia Deledda, Capuana, il primo
Pirandello, quello delle novelle, e ne
fui definitivamente conquistata.
Certo, penso che questi autori abbiamo trovato in me terreno fertile
perché molte mie coetanee, per esempio, preferivano leggere Liala. Con
questo voglio dire che dentro ciascuno di noi c’è già il “germe di noi
stessi”, anche se può sembrare un bisticcio di parole. Non a caso c’è chi
predilige i libri gialli o di avventura
piuttosto che storie d’amore, horror
o thriller.
“intrigante” e che, dopo aver letto la
traduzione nella nota a piè pagina,
torni a leggere il dialetto per gustarlo a pieno.
Quali programmi
hai per il tuo futuro di
scrittrice?
Sinceramente non ho
alcun programma, anche perché stento a
considerarmi “scrittrice”. Di certo continuerò a scrivere tutte le
volte che sentirò di farlo e lo farò come ho
sempre fatto, senza lasciarmi troppo condizionare dal fatto che ciò
che scrivo possa pure
non interessare ai lettori.
Recentemente uno
scrittore affermato con
cui ho avuto il piacere
di parlare mi diceva
Mariangela Biffarella
che la prima domanda
Aracne Edizioni
da porsi, quando si
Pagg. 122- Euro 8,00
pensa di scrivere una
storia, è se questa possa o no interessare agli
altri e quali siano i lettori potenziali.
Sicuramente ha ragione, ma io
sento di non condividere la sua asserzione.
Penso, invece, che la prima cosa
da fare sia proprio non pensare e lasciare che i pensieri fluiscano in maniera irrazionale. La razionalità deve
subentrare solo quando si rivede la
logica, la coerenza e la correttezza
ortografica e grammaticale di ciò
che si è scritto. Se tutti ci ponessimo
le medesime domande prima di scrivere, forse incontreremmo il favore di
un maggior numero di lettori, ma rischieremmo di dire le stesse cose e di
mortificare il nostro sentire più autentico.
borghi cittadini, anche se in misura e
Scrivere è un’esigenza dell’animaniera diversa.
ma? Un diletto? O cos’altro?
Se qualcuno pensa che le mie stoPer me scrivere è soprattutto un’erie ricordino, anche solo da lontano,
sigenza dell’anima, un modo per feril Verismo non posso che esserne felimare su carta le emozione che scuoce.
tono la coscienza e costringono ad
I tuoi scritti sono infarciti di teruscire dall’indifferenza che oggi semmini dialettali che li impreziosiscobra volere contagiare tutti, ma anche
no e rendono più autentici i dialouna maniera per mettere ordine nei
ghi dei personaggi. Ritieni anche tu
miei pensieri e dare una “faccia” a
che sia un arricchimento?
ciò che si agita confusamente dentro
Si, penso che il dialetto, quello aula mia testa e il mio cuore.
tentico non quello storpiato, arricLe mie storie, quindi, nascono quachisca le storie narrate perché le rensi sempre da un elemento irrazionale: può trattarsi di uno sguardo colto
negli occhi di una donna o di un sentimento provato rispetto ad una realtà conosciuta. Da qui il racconto
prende vita e si dipana nella mente in
piena autonomia. Una volta schizzato il protagonista, è come se questo
avesse gambe proprie che lo fanno
andare dove vuole. A me resta solo di
seguirlo e riferire quello che fa e gli
accade. Quando lui si ferma mi fermo anch’io per riprendere quando, in
un momento qualunque della mia
de più vere e credibili. Un personaggiornata lo vedo rimettersi in cammigio deve essere se stesso e per esserno. Allora, se posso, mi siedo al comlo pienamente non può che esprimerputer e scrivo, altrimenti mi sforzo di
si come pensa, attraverso l’idioma
ricordare, per scrivere quando troveche gli è proprio.
rò il tempo di farlo, ma in questo caSarebbe grottesco mettere in bocca
so, purtroppo, mi capita di perdermi
ad un personaggio semplice un modo
qualcosa.
d’esprimersi che non gli appartiene.
Spesso scrivere per me è anche
Chi scrive deve trovare una “verità
una via attraverso cui sfuggire la
di linguaggio” che calzi come un
realtà, per non pensare ai piccoli
guanto alla realtà narrata.
problemi contingenti che tediano la
Certo, mi rendo conto che è una
vita, una maniera di circoscriverli e
scelta difficile perché può rendere
lasciarli decantare in una sorta di
meno fruibile la storia, soprattutto a
limbo della coscienza, il che mia aiuquanti non conoscono il siciliano. Rita a mantenermi più serena e dispotengo, tuttavia, che il lettore vero,
nibile. In questo senso posso dire che
quello che ama gustare una storia
scrivo anche per me stessa.
nella sua interezza e verità, lo trovi
Bisogna cercare di tenere in vita almeno una
parte di quanto di grande e bello c’è nel nostro
passato perché non smetta mai di appartenerci
guaglianza, a liberarci dai pregiudizi
e dalla paura della “diversità” fino a
proiettarci in un mondo affettivo
“universalmente” uguale.
Quanto hanno influito i grandi
veristi siciliani sul tuo stile?
Non so nello stile, ma nella mia
formazione umana e culturale ritengo abbiano avuto un ruolo determinante, perché me ne sono letteralmente “nutrita” fin da ragazzina.
Ricordo che le novelle di Verga mi
commossero fino alle lacrime, anche
perché l’umanità che rappresentavano non era poi così lontana ed estranea a quella siciliana degli anni Sessanta e Settanta, soprattutto nei piccoli centri come il mio. Poi scoprii
Scoprire ciò che fa vibrare il cuore
e farne nutrimento dei propri pensieri e della propria anima fin dalla più
tenera età è una grande fortuna e io
credo di avere avuto questo privilegio, pur senza rendermene conto.
Quando ho cominciato a scrivere
non ho certo cercato di rifarmi allo
stile dei Veristi (anche perché sarebbe impensabile imitare una tale grandezza!). Ho semplicemente lasciato
che venisse fuori da me ciò che sentivo e conoscevo: sono anch’io nata e
vissuta in quella loro Sicilia povera e
negletta la cui arretratezza, purtroppo, non è solo proverbiale ma ancora
reale e tangibile, soprattutto nelle
piccole realtà di provincia e nei sob-
35
15 Marzo 2008
Un luogo che avvolge, cattura, seduce ed inquieta. regalando i suoi sogni e i suoi incubi
Franz Kafka nella città d’oro
Praga e le suggestioni segrete
di VIRGINIA FODERARO
E
siste una città capace di restare
impressa sul cuore dei suoi visitatori e che quando accosta le
persiane per andare a dormire restituisce a chi vi si trovi a passare le sue
suggestioni più segrete. È una città
popolata da luci e da ombre, dalle risate provenienti delle sue locande
colme di musiche e di allegria - abituate a tirare avanti fino a notte inoltrata - e dall’ingombrante memoria
dei tempi passati. Chiamata anche la
città d’oro o magica, con i suoi ponti,
le sue strade, i suoi quartieri, la città
vecchia, i suoi vicoli, le sue chiese
gotiche dalle mostruose creature che
s’innalzano portando con sé centinaia
di anni di storia, il suo castello, il suo
fiume: è Praga.
Una città che il viaggiatore conserverà, come fosse il gioiello più caro
della sua fantasia, ovunque egli andrà. A passeggiare per gli angoli di
questo luogo, che non pare soltanto
città ma soprattutto spettatrice della
storia che l’ha attraversata, si avverte
un’ondata d’ispirazione creativa.
Praga avvolge, cattura, seduce ed
inquieta. Regala i suoi sogni e i suoi
incubi.
Franz Kafka vi nacque il 3 luglio
1883. Non è difficile intuire che di
questa città ne respirò l’atmosfera
colta, crocevia di intellettuali e poeti,
ne raccolse tutto quanto questa ebbe
a suggerirgli.
Di famiglia ebraica, figlio di Hermann Kafka, benestante commerciante di stoffe, con il quale nel corso
della sua esistenza ebbe sempre un
rapporto conflittuale a causa del carattere autoritario e dispotico del padre e di July Löwy, madre affettuosa,
dalla quale ereditò l’indole profondamente sensibile, trascorse un’infanzia
malinconica e infelice (condivisa con
le tre sorelle Elli, Valli e Ottla) che lo
avrebbe segnato inesorabilmente nel
suo temperamento visionario di artista e di uomo. Da Praga, Kafka si allontanerà per abitare a Berlino e infine a Vienna, dove morirà, a causa
della tubercolosi che l’afflisse lungamente, il 3 giugno 1924.
La sua formazione avvenne interamente in lingua tedesca e dopo un
percorso di studi umanistici e una
grande passione per la letteratura, si
laureò alla Facoltà tedesca di Praga
in Giurisprudenza ed intraprese l’attività di impiegato presso l’ufficio legale di un’importante compagnia di
assicurazioni, condizione che lo pose
a contatto con un’insidiosa burocrazia, protagonista indiscussa delle sue
angosce narrative.
Nelle foto: immagini suggestive di Praga
Il suo talento straordinario percorre
instancabilmente situazioni inconsuete, abili a trasfigurare la banale esistenza dei suoi protagonisti in esperienza al limite del reale. È l’alienazione più segreta dei loro io a divenire interprete di imprevedibili storie.
Così avviene che sotto il pretesto del
racconto di vite banali queste detengano al loro interno più d’una possi-
conti (tra i quali spiccano: La metamorfosi, Nella colonia penale, Il
messaggio imperiale, Durante la costruzione della muraglia cinese, La
tana, La condanna, Un digiunatore),
dai tre romanzi (America, Il Processo, Il Castello), dai diari, dal vasto
epistolario, contenente le sue corrispondenze amorose, e la famosissima
“Lettera al padre”, e dai “Sogni” -
Lo straordinario talento
dello scrittore percorre
instancabilmente situazioni
inconsuete, abili a trasfigurare
la banale esistenza dei suoi
protagonisti in esperienza
al limite del reale
bilità, compresa - è evidente - quella
dello smarrimento della propria adesione al mondo circostante e all’irrimediabile perdita di una confortevole
quotidianità, nelle atmosfere oniriche
da inferno sotterraneo che egli è così
abile a tratteggiare.
La sua intera produzione letteraria
- costituita da un gran numero di rac-
diventa territorio di confine tra l’oggettività e i suoi incubi. Malgrado vi
sia sempre un livello di contesto storico e autobiografico da considerare e
dal quale ogni autore trae ispirazione
per i propri temi, si avverte nell’Opera di questo grandissimo scrittore la
fantasia contagiosa e il respiro di chi
sa volteggiare sopra le teste dei suoi
contemporanei e dei suoi posteri.
Scosso da sonni agitati a causa delle
storie che Kafka gli ha saputo donare, il lettore di ogni luogo distingue
nelle cicatrici dell’animo umano
un’invenzione creativa intrisa di ipotesi filosofiche e una realtà popolata
di suggestioni minacciose ed inafferrabili, in perfetto equilibrio tra l’osservazione personale dei fatti e quella
Franz Kafka
di mondi sommersi. “La Metamorfosi”, il racconto più rappresentativo
della tematica di Kafka, dipinge con
lievità e immediatezza il dramma del
suo protagonista, irreprensibile commesso viaggiatore e impiegato modello.
Gregor Samsa una mattina si sveglia e si accorge subito della trasfor-
mazione fisica avvenuta durante la
notte. È diventato un gigantesco scarafaggio. Nessuna reazione accompagna la sconvolgente scoperta, solo
una grande apprensione per il ritardo
che tutto ciò comporterà sul suo arrivo in ufficio. Da questo momento, la
narrazione assume contorni che conducono il protagonista a un disagio
inesorabile, secondo cui il “diverso”
è alienato e scomodo per chi lo circonda. Fra l’indifferenza e il fastidio
dei suoi familiari, il giovane uomo,
relegato a scontare la sua disgrazia
nella stanza da letto, vi verrà lasciato
morire. E la vita continua.
È nei due maggiori romanzi (Il Castello e Il Processo) che emerge definitivamente l’insofferenza esistenziale kafkiana, in cui i rispettivi protagonisti si trovano condannati ad agire
sotto la minaccia costante della burocrazia e delle autorità, universo dedito a manipolare le sorti dell’uomo.
K. e Josef K. sono le due facce della stessa medaglia, differenti ritratti
dello stesso carattere, allontanati o
rinchiusi, a seconda del caso, nella
giostra altalenante di regole e di imposizioni. Entrambi gli accusati subiscono la stessa sorte: innocenti, sono
costretti al temibile giudizio e all’attuazione di una giustizia incomprensibile, finendo per persuadere se stessi di meritare il castigo per colpe e
misfatti insospettati.
Il pregio ineguagliabile di Kafka è
stato quello di attraversare la metafora con la disinvoltura di un acrobata,
arrivando a generare nel lettore una
consapevolezza in continuo mutamento. Egli è maestro nel sollevare il
sipario sulla scena della vita nei suoi
momenti di più intima presa di coscienza dell’esistenza.
Scrittore timido e schivo, conobbe
la diffusione dei suoi racconti su numerose riviste di letteratura dell’epoca e con letture pubbliche, ma la vera
consacrazione fu postuma, per merito dell’amico ed editore Max Brod, il
quale contravvenendo alla promessa
di bruciare la sua opera completa,
consegnò al mondo intero un artista
senza eguali.
Ancora oggi a Praga pare quasi di
intravederlo, scivolando come fosse
un’ombra tra la folla del Ponte Carlo
V, il giovane Franz, vestito tutto di
nero con la sua bombetta sul capo, a
passi sospesi sulla Moldava.
Perché paragoni il tuo comandamento interno a un sogno? Ti sembra
forse assurdo, incoerente, inevitabile,
irripetibile, fonte di gioie o di terrori
infondati, incomunicabile, nel suo
complesso, eppure ansioso di essere
comunicato, come sono appunto i sogni?
Tutte queste cose: assurdo, perché
solo se non gli ubbidisco posso sussistere qua giù; incoerente, perché non
so chi è che ordina e a che cosa mira
quell’ordine; inevitabile, perché mi
coglie di sorpresa e all’improvviso,
come i sogni colgono il dormiente,
che pure, quando è andato a letto,
doveva aspettarsi dei sogni. È irripetibile, o almeno sembra tale, perché
non riesco ad adempierlo, non si mescola con la realtà e proprio così
conserva la sua illibata irreperibilità; è fonte di gioie e di terrori infondati, benché molto più dei secondi
che delle prime; è incomunicabile
perché è inafferrabile, eppure proprio per questo motivo pretende di
essere comunicato.
Quarto quaderno in ottavo,
7 febbraio 1918 - Franz Kafka,
Sogni, Sellerio editore Palermo
CULTURA
LA VOCE DELL’ISOLA
Scarica

All`ombra di Calogero Mannino cambia tutto per