Rassegna del 17/01/2014
INDICE RASSEGNA STAMPA
Rassegna del 17/01/2014
MONDO UNIVERSITARIO
Corriere Della Sera
17/01/14 P. 51
Il confine difficile tra due storie
Antonio Carioti
1
Espresso
23/01/14 P. 36
Dottor Stamina & Mister Bluff
Fabio Lepore, Luca
Piana
3
Espresso
23/01/14 P. 96
Vita extraterrestre Marziani in Europa
Aldo Conti
7
Espresso
23/01/14 P. 96
Si fa presto a dire vita
Pietro Greco
8
Espresso
23/01/14 P. 97
Assoluzione per mancanza di prove
Agnese Codignola
9
Espresso
23/01/14 P. 97
Ho un wireless nel cuore
Agnese Codignola
10
Espresso
23/01/14 P. 112 Cucù l'incentivo non c'è più
Gloria Riva
11
Italia Oggi
17/01/14 P. 9
Ha vinto la Moratti. No, l'altra
Bonifacio Borruso
13
Italia Oggi
17/01/14 P. 11
Web, si rischia il totalitarismo
Giorgio Ponziano
14
Libero
17/01/14 P. 2
II tesoretto dei sindaci (a spese nostre)
Libero
17/01/14 P. 32
Morto il sociologo Del Grosso Destreri, fondò l'Università di Trento
Mondo
24/01/14 P. 46
After, dopo il black-out
Monica Battistoni
18
Mondo
24/01/14 P. 47
Il supercalcolo che piace all'onda
Alessandra Merlini
Colucci
19
Mondo
24/01/14 P. 48
Capire tutti i byte è un grande business
Gaia Fieriler
20
Mondo
24/01/14 P. 55
Private sull'orlo di una crisi di fondi
21
Secolo D` Italia
17/01/14 P. 4
In arrivo dall'Europa due milioni di euro per la fisica delle particelle
22
Sette
17/01/14 P. 62
E se il linguaggio fosse frutto di una mutazione genetica casuale?
Sara Gandolfi
23
Sole 24 Ore
17/01/14 P. 21
Contribuzione sugli arretrati «da sentenza»
Fabio Venanzi
25
Sole 24 Ore
17/01/14 P. 21
Salvi gli stipendi degli insegnanti
Eugenio Bruno,
Claudio Tucci
26
Sole 24 Ore
17/01/14 P. 21
Presidi verso il «sit-in» al ministero
Gianni Trovati
27
Sole 24 Ore
17/01/14 P. 42
Chimici a scuola di relazioni industriali
Cristina Casadei
28
Sole 24 Ore
17/01/14 P. 43
La Svezia finanzia i talenti e investe nella ricerca
Alberto Magnani
29
Venerdi Repubblica
17/01/14 P. 8
L'umiliazione dei prof ricorda Scherzi a parte, ma ci danneggia tutti
Venerdi Repubblica
17/01/14 P. 38
Errori e stranezze, 5x1000 sotto tiro
Giampiero Cazzato
32
Venerdi Repubblica
17/01/14 P. 48
Bella scoperta? Per brevettarla serve una guida
Francesca Vercesi
33
Venerdi Repubblica
17/01/14 P. 53
La lunga battaglia per svelare i segreti dei test sui farmaci
Angela Simone
34
Venerdi Repubblica
17/01/14 P. 54
Il microchip che fa passare la fame
Giuliano Aluffi
35
Indice Rassegna Stampa
16
17
31
Pagina I
Uniliversilità Polemica a Bologna: non si studia l'800. I docenti: lo penalizzano le decisioni politiche
Ti confine difficile tra due storie
Moderno o contemporaneo, l'ambiguità del Risorgimento
di ANTONIO CARIOTI
also allarme . Non è vero che all'Università di Bologna ci si può
laureare in Storia senza conoscere le vicende della seconda
metà dell'Ottocento e in particolare il
Risorgimento italiano. Resta però
aperto in generale il problema della delimitazione tra un insegnamento di
Storia contemporanea che tende a concentrarsi sul Novecento e un programma di Storia moderna che ha superato i
limiti cronologici in uso nel passato
(prima la rivoluzione francese, 1789;
poi il Congresso di Vienna, 1815), per
addentrarsi ormai a metà del XIX secolo e anche oltre.
La notizia secondo cui a Bologna il
corso di laurea triennale in Storia non
prevede lo studio dell 'unità d'Italia, diffusa dall'Ansa, viene smentita dai diretti interessati. In particolare da Alberto De Bernardi, titolare della cattedra di
Storia contemporanea presso l'ateneo
emiliano: «Negli ultimi anni i miei corsi hanno riguardato la questione meridionale, che nasce nel 1860; il colonialismo italiano , che comincia nell'Ottocento; e nel 2011 proprio l'unità d'Italia.
Francamente non capisco su che cosa
si basi questa accusa. Per anni noi storici italiani siamo stati rimproverati di
essere dei provinciali , che guardavano
solo alle vicende del loro Paese . E c'era
del vero : infatti io cerco di dare al mio
insegnamento una dimensione globale. Questa polemica di segno opposto
mi sembra priva di senso».
prio Storia del Risorgimento: «Sono titolare della cattedra nel biennio che
porta alla laurea magistrale, mentre nel
precedente corso triennale (la struttura
complessiva è il famoso 3 più 2) insegno Storia del giornalismo. Ma anche
trattando quest'ultima materia mi occupo ampiamente del XIX secolo, che
vede lo sviluppo della stampa moderna. E l'incredibile laboratorio di eventi
tra il 1789 e il 1815 che segna l'affermarsi dell'opinione pubblica e di una concezione della politica, fondata sul rapporto tra Stato e cittadino, con cui ci
confrontiamo ancora oggi: per questo
ritengo che la rivoluzione francese sia
lo spartiacque tra la storia moderna e
quella contemporanea, al di là delle ripartizioni accademiche».
Su questo punto però i pareri non
sono unanimi. De Bernardi ritiene che
il confine vada spostato più in là nel
tempo: «Credo che la rivoluzione europea del 1848 sia più adatta del 1789 parigino. La storia contemporanea riguarda i fenomeni che possiamo considerare aperti dal punto di vista delle loro dinamiche di sviluppo. E a metà
dell'Ottocento, con l'affermazione dell'industria, i nuovi mezzi di comunicazione, l'avvento della società di massa e
dello Stato liberale, che la modernità
acquista una fisionomia nuova».
Propende invece per la fine del Settecento, in sintonia con Varni, un altro
docente contemporaneista dell'ateneo
di Bologna, Fulvio Cammarano: «Con
la rivoluzione americana e quella francese i diritti dell'individuo diventano
materia di lotta politica e il cittadino rivendica una definizione dei rapporti di
potere attraverso la Costituzione. Si
tratta di una svolta dalla quale non si
torna più indietro, che interpella ancora noi contemporanei, visto che i problemi della rappresentanza sono al
centro dei conflitti in corso nelle democrazie odierne».
E interessante ascoltare in proposito
anche il parere di uno storico dell'Età
moderna come Brizzi: «Difficile individuare una data discriminante: se ne
possono proporre molte, tutte a buon
titolo. Di certo è impensabile capire gli
sviluppi attuali senza considerare gli
eventi che caratterizzano l'esordio dell'età moderna: l'invenzione della stampa, la scoperta dell'America, la Riforma
protestante. Ma sul piano didattico credo che si debba mantenere un equilibrio tra i due insegnamenti: è sbagliato
avere una Storia contemporanea che
copre solo il XX secolo o poco più,
mentre quella moderna arriva a estendersi per quasi quattrocento anni, dall'impresa di Cristoforo Colombo (1492)
fino al 1848, se non addirittura al 1870E anche il frutto della scelta dì dedicare
il programma di storia dell'ultimo anno delle scuole superiori al solo Novecento, restringendo lo spazio del XIX
secolo. E così che si penalizza davvero il
Risorgimento».
á)A_Carioti
Ma da dove nasce la questione? «Forse dal fatto - osserva Gian Paolo Brizzi, che a Bologna insegna Storia moderna - che al momento non c'è un insegnamento specifico di Storia del Risorgimento nel corso di laurea in Storia.
Ma esiste nel corso di laurea in Lettere
e gli iscritti di Storia possono ovviamente frequentarlo. A partire dal prossimo anno del resto la Storia del Risorgimento ci sarà anche da noi: abbiamo
già previsto il corso , che sarà tenuto
dalla collega Maria Pia Casalena. Il problema vero è che ormai viene rimpiazzato un docente ogni cinque che vanno
in pensione : dato che le discipline cardine , come Storia moderna e Storia
contemporanea , devono essere comunque coperte, a soffrire sono quelle
specialistiche, tipo Storia del Risorgimento. Avviene lo stesso altrove: negli
studi giuridici, a Medicina, a Ingegneria, nelle scienze naturali».
Giudica inesistente il caso anche Angelo Varni, che a Bologna insegna pro-
Mondo Universitario
Pagina 1
Qui sopra: lo storico del Risorgimento Angelo
Varni. In alto: lo
storico dell'Età
moderna Gian Paolo Brizzi. A sinistra: «La battaglia
di Magenta»,
un'opera del pittore Giovanni Fattori
(1825-1908), Galleria d'arte moderna, Firenze
Mondo Universitario
Pagina 2
Protagonisti
IL PROFETA DELLE STAMINALI
Dottor Statuina &
MISTER BLUFF
Lo sbarco in Svizzera. I soci misteriosi. Il business della
terapia. E le accuse sul fallimento della cura.
L'incredibile parabola di Vannoni , tra promesse e affari
DI FABIO LEPORE E LUCA PIANA
n laboratorio che doveva
rappresentare un pugno in
faccia per i suoi detrattori.
Una "fabbrica di cellule",
U come la chiama lui, all'interno di una struttura d'avanguardia, il
Cardiocentro del Ticino, prestigiosa
clinica universitaria collegata all'Ospedale civico di Lugano. Una collaborazione da urlo, in barba a tutti quelli che, al
di sotto delle Alpi, trattano il metodo
Stamina e le sue promesse di curare
malattie inguaribili come una truffa.
Un anno e mezzo fa Davide Vannoni
era arrivato a un passo dal sogno. Una
delle sue società svizzere, la Biogenesis
Tech, aveva ricevuto una proposta per
avviare un'attività nel rinomato Cardiocentro di Lugano, dove già oggi esiste un
laboratorio per studiare nuove terapie
cellulari, l'ultima frontiera della medicina
rigenerativa. Quando l'istituzione svizzera si fa avanti, il fondatore di Stamina, ci
pensa. L'occasione è da non perdere:
mentre in Italia il metodo è sotto attacco,
sbarcare in Svizzera in una struttura di
questo calibro sarebbe un bel colpo. Se
non fosse che, negli stessi giorni in cui
Vannoni incontra i dirigenti del Cardiocentro, arriva la mazzata: agli Spedali
Civili di Brescia la somministrazione della terapia viene bloccata dagli ispettori del
ministero. Un intoppo che a Lugano non
passa inosservato. L'affare sfuma. Ma gli
uomini di Stamina non si perdono d'animo. E individuano altri possibili sbocchi,
dal Messico a Hong Kong.
Venticinquemila malati che lo considerano la loro ultima speranza, le accuse di spacciare illusioni a chi soffre di
malattie terribili, un piano per esportare
le sue terapie in Svizzera come negli
angoli più lontani del pianeta: il racconto di come Davide Vannoni, 46 anni, sia
arrivato al centro di una delle più grandi
battaglie medico-politiche degli ultimi
anni non smette di regalare sorprese. E
di portare alla luce una serie di contraddizioni senza fine, come quelle sugli affari di Mr. Stamina.
RICERCA IN PORSCHE . «Se avessi voluto
diventare ricco, mi sarebbe bastato portare
i malati in Russia, prendendo in cambio
una percentuale sull'operazione», ha ripetuto lui durante il programma "Presadiretta".Una verità che, tuttavia, trascura quan-
TUTTO IN UN E-BOOK DELL'ESPRESSO
Andolina, Merizzi e tutti gli uomini del suo
cerchio magico . Cosa c' è dentro quella
che lui chiama terapia ma che nessuno
ha mai dimostrato possa funzionare, e le
malattie che promette di curare . I retroscena
del suo boom mediatico e i rapporti con
gli uomini della regione Lombardia.
Mondo Universitario
sulla vicenda Stamina , ricostruita dal
2004 a oggi. Potete leggerlo su "Stamina
Connection", un e-Book a cura di Daniela
Minerva e Luca Piana , con testi di Fabio
Lepore e Letizia Gabaglio e un'introduzione
di Silvio Garattini , scaricabile dal sito web
de "l'Espresso " a 2,99 euro.
to avvenuto attorno alle due società di
Lugano rivelate a fine dicembre da "l'Espresso" , la Biogenesis Researche la gemella Biogenesis Tech. Un dettaglio, che solo a
prima vista può sembrare irrilevante: in
nessuna delle due Vannoni figura come
consigliere d'amministrazione; quando
però si regala una Porsche Carrera Cabrio,
lo fa intestandola a una delle due società,
che certamente potrebbero spendere le
proprie risorse in modo più significativo
per lo sviluppo delle staminali. E ancora:
alle due Biogenesis sono stati conferiti i
"diritti esclusivi mondiali" del metodo
Vannoni, così come la "licenza esclusiva"
per la diffusione della terapia con staminali. Gli azionisti, però, sono in gran parte
coperti dall'anonimato, al di là di pochi
nomi ipotizzabili sulla base di documenti
ufficiali. Chi ha comprato quelle quote,
dunque, e a che prezzo? E ancora: se mai
Stamina decollerà, chi saranno i soci misteriosi che beneficeranno dei suoi proventi?
E che cosa ne sarà dei propositi del suo
fondatore, che in ogni intervista ribadisce
di operare senza scopi di lucro?
COMUNICAZIONE VINCENTE . Per capire
come Vannoni è diventato l'uomo della
discordia, bisogna tornare indietro a un
momento che, oggi, non potrebbe apparire
più lontano. All'inizio degli anni Novanta,
infatti, il futuro Mr. Stamina non ha nulla
a che fare con medici e malattie. Studia
Scienze delle Comunicazioni a Torino con
uno dei padri di quello che all'epoca era un
nuovo e promettente corso di laurea, il
semiologo Gian Paolo Caprettini. TerA DESTRA: DAVIDE VANNONI, L'UOMO CHE HA
INVENTATO LA TERAPIA STAMINA
Pagina 3
Mondo Universitario
Pagina 4
Protagonisti
MANIFESTAZIONE A ROMA DEI
SOSTENITORI DELLA TERAPIA
STAMINA. A DESTRA: IL
CARDIOCENTRO TICINO DI LUGANO E,
SOTTO, MARINO ANDOLINA (A
SINISTRA) E GIANFRANCO MERIZZI
mina l'università con slancio,
e nel giro di due anni pubblica
ben due volumi, entrambi sui
meccanismi di funzionamento della pubblicità. Incappa
però anche in qualche incidente, come quando si propone
come autore a un editore notissimo, "Il Mulino". La risposta tarda, ma quando arriva - il
26 ottobre 1998 - è tanto cortese quanto implacabile:
«Non vi sono le condizioni per
dare seguito alla sua proposta
di pubblicazione. Siamo spiacenti che questa decisione sia
stata presa dopo un certo tempo (...). Questo accertamento
sarebbe stato meno problematico se lei ci
avesse segnalato fin da subito la sua indisponibilità a predisporre un capitolo del
testo, o comunque la sua intenzione di riproporre nel nuovo libro un capitolo di
quello già pubblicato da Giappichelli. Con
la situazione che si è venuta a creare, e
fermo restando che il Mulino pubblica
solo lavori originali, preferiamo compiere
un gesto di chiarificazione rinunciando a
perseguire oltre il progetto».
A TUTTO MARKETING . Vannoni, però, non
sembra doversi lamentare troppo del sospetto di voler riciclare i propri scritti. Si
butta nel marketing e nelle ricerche di
mercato, con successo. Brevetta una metodologia che battezza "3M", ovvero
Mental Model Monitor. Ottiene numerosi incarichi nel mondo delle mostre e del
turismo. Lavora per Forza Italia ma trova
ascolto anche in diversi esponenti del
centrosinistra. Curioso un lapsus in cui
incorre la Regione Piemonte, che nel
2000, affida un «incarico di consulenza al
Prof. Davide Vannoni per la promozione
e la comunicazione delle mostre di Palazzo Cavour». Lui, però, professore lo diventa formalmente solo nel 2004, quando
vince il concorso da associato a Udine,
dove insegna Psicologia della Comunicazione e Ergonomia cognitiva.
MAESTRO DI PERSUASIONE . Nelle sue
attività di sociologo ed esperto di marke-
Mondo Universitario
MBiM1o e
WN
ting ci sono aspetti che si riveleranno
cruciali nel Vannoni 2.0, quello delle infusioni di staminali. Nel 2001, infatti, la
casa editrice torinese Utet dà alle stampe
il suo "Manuale di psicologia della comunicazione persuasiva", un trattato che
anticipa diversi passaggi utilizzati in alcune ricerche per l'assessorato piemontese alla Sanità e, poi, nelle strategie comunicative di Stamina. Un ruolo centrale è
quello svolto dall'esperienza emozionale,
«un elemento imprescindibile e spesso
prevalente nell'elaborazione di qualunque forma di comunicazione persuasiva». Una funzione altrettanto importante è quella del testimonial, che risulta più
efficace se ha effettuato lui stesso l'esperienza che vuol proporre agli altri. Tanto
più se l'azione di persuasione è attuata
mediante «l'uso di molteplici registri ed
elementi comunicativi », tra cui «le immagini di forte impatto visivo». Come quelle dei video che mostrerà ai primi pazienti, quando il comunicatore assumerà i
panni del pioniere delle staminali. E che
ritraggono un ragazzo, seduto su una
sedia a rotelle: prima si muove a fatica;
poi balla e riesce a eseguire qualche esercizio ginnico. Grazie alla terapia. Al metodo Stamina.
IL MIRACOLO UCRAINO . I12004 è un anno
clou, in tutti i sensi. La storia l'ha più
volte raccontata lui stesso. Viene colpito
da un'emiparesi facciale. Si opera, inutilmente. Viene a sapere che un gruppo di
biologi molecolari sta sperimentando in
Ucraina un'innovativa terapia con cellule staminali mesenchimali. Arriva al laboratorio di diagnostica molecolare Virola,
a Char'kov. Lì fa la conoscenza di Elena
Schegel'skaya, una degli autori della ricerca, e si sottopone a carotaggio del
midollo osseo. L'esito? Lui sostiene di
aver recuperato il 50 per cento della funzionalità dei muscoli facciali, altri testimoni dichiareranno al quotidiano "la
Stampa" che l'intervento è stato «tutt'altro che risolutivo». In ogni caso, il professore di Udine è ormai convinto: le
mesenchimali funzionano. E la terapia va
fatta sbarcare in Italia, dove torna portandosi dietro la Schegel'skaya e il collega
Vyacheslav Klymenko.
IN CODA SPERANDO . Qui prende il via la
parte per certi versi più cupa di tutta la vicenda, ormai di dominio pubblico. Negli
uffici di Vannoni inizia un pellegrinaggio di
malati, adulti e bambini, che vengono indirizzati in diversi laboratori per effettuare le
infusioni di cellule. In questi giorni alcuni
di loro hanno raccontato la propria storia
in televisione e sui giornali. Hanno ricevuto
la richiesta di pagare cifre elevate, anche 40
mila curo. Hanno effettuato versamenti a
società di San Marino, dove da un certo
punto in poi venivano dirottati per le infu-
Pagina 5
sioni. Alcuni dicono di essersi sentiti male.
Altri di aver ricevuto pressioni perché non
raccontassero ai loro medici a che cosa si
erano sottoposti. A suo pro, Vannoni può
vantare il fatto che i genitori di alcuni bambini e alcuni medici hanno osservato benefici, sintetizzabili in genere come un maggior tono muscolare. E sostiene che non
tutti erano costretti a pagare: lo faceva solo
chi poteva. Aspetti su cui, però, è chiamata
a esprimersi la magistratura, considerando
che il pm di Torino, Raffaele Guariniello,
indaga proprio su queste temi ormai da
parecchio tempo.
PALADINO DEI MALATI . Quel che appare
invece certo è che, nel 2009, quando l'inchiesta emerge per la prima volta,Vannoni
inizia una nuova trasformazione. Lo staminologo da seminterrato diventa il paladino dei malati che le case farmaceutiche
non vorrebbero guarire. Viene prontamente chiusa la Re-Gene Srl, la società che nel
dicembre 2006 aveva fondato con i due
biologi portati dall'Ucraina c che aveva,nel
proprio oggetto sociale, la vendita di prodotti ottenuti dalla manipolazione di cellule staminali. E ogni iniziativa comincia a
passare per la Stamina Foundation, che
scolpisce nel proprio statuto il proposito
«di assicurare a persone indigenti o non
abbienti la possibilità di accedere a cure di
medicina rigenerativa anche tramite aiuto
economico».
ZERO DONAZIONI . Il debutto non è memorabile. La Fondazione nel 2010 si accredita per la prima volta per ricevere le donazioni del5 per mille dell'Irpef riservate alle
onlus. Stando ai dati pubblicati dall'Agenzia delle Entrate sul proprio sito web, nel
primo anno non la sceglie neppure lo
stesso Vannoni, visto che nessun contribuente la indica come destinataria della
propria trattenuta. Nel 2011 lo fa soltanto
una persona, con una donazione di 9,66
euro. Un rebus, spiegabile forse con il fatto
che, a quanto ha appreso "l'Espresso",
Vannoni si trascina dalla sua era di sociologo un forte contenzioso con il Fisco accumulando cartelle esattoriali di vario tipo
per oltre 100 mila euro.
Intanto, però, Vannoni ha fatto bingo.
Le sue cure sono entrate in un ospedale
pubblico, quello di Brescia. E vengono
inizialmente autorizzate, pur con diverse
condizioni e alcuni distinguo.
RACCOMANDATI IN CURA . E un passaggio
cruciale, su cui si sprecano i retroscena e
su cui indaga ora una commissione d'inchiesta del Senato. Il vice presidente di
Stamina, Marino Andolina, ha suscitato
un nuovo vespaio di polemiche per aver
esplicitato il fatto che fra i primi curati
c'erano alcuni «raccomandati». I fatti, in
realtà, erano noti: il primo ad essere trattato a Brescia è ad esempio un alto funzionario della Regione Lombardia, Luca
Merlino, direttore vicario della Sanità
regionale. Non mancano gli interrogativi: «Credo che sia il paziente che si avvicina di più al concetto di "curato". Un
paziente con una malattia degenerativa
molto grave, una Sma 5», ha detto Vannoni in Parlamento. Le sue iniziali, però,
non figurano tra le sigle dei malati che si
sono sottoposti al metodo e le cui cartelle cliniche sono state portate all'esame dei
commissari incaricati dal ministro della
Salute, Beatrice Lorenzin.
ENIGMA BIOGENESIS . Quando le infusioni
di Brescia vengono bloccate, si scatena la
battaglia che è diventata la cronaca degli
ultimi due anni. E qui c'è un nesso con gli
affari di Vannoni. Perché Mr. Stamina, da
allora,è diventato un personaggio pubblico, a cui si sono rivolte centinaia di famiglie, ognuna con la propria storia di dolore. Si è innescato un meccanismo in cui
alcuni movimenti invitavano i malati a
fare ricorso al Tar per ottenere l'accesso
ai trattamenti di Brescia. Nel frattempo
ha tovato un finanziatore, l'imprenditore
farmaceutico Gianfranco Merizzi, proprietario del gruppo Medestea di Torino.
E proprio nel bilancio di una sua società,
la Medestea Stemcells, che è emersa per la
prima volta l'architettura delle società
predisposte ad hoc in Svizzera per sfruttare i diritti del metodo Stamina. E qui
fioccano le sorprese: Medestea Stemcells
ha pagato a Vannoni 440.302 euro per
rilevare una partecipazione in una delle
due società, la Biogenesis Tech. E nei consigli di entrambe siedono due persone che,
a vario titolo, hanno animato il dibattito
pro Stamina, Luigi Bonavita e Mario Tetti.
Chi sono gli azionisti delle due Biogenesis?
"L'Espresso "lo ha chiesto a Merizzi: «Partners e amici. Ma non le dico nulla di più,
siamo stufi di raccontare fatti che poi
vengono riportati in modo distorto», ha
risposto. Ma Vannoni è socio? «Ripeto:
non le dico nulla di più». n
UN ANTICO CONTENZIOSO CON IL FISCO.
POI NEL 2010 LA SUA FONDAZIONE
CHIEDE DI DONARE IL 5 PER MILLE.
MA NON LO VERSA NEMMENO LUI
Mondo Universitario
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Vita extraterrestre Marziani in Europa
La scoperta di enormi getti di materiale contenente vapore acqueo sulla superficie di Europa, uno dei satelliti di Giove, rafforza l'idea che possa
nascondere un oceano di acqua liquida. I getti - scoperti da Joachim Saur, dell'Università di Colonia - raggiungono altezze di 200 chilometri sopra
la superficie, sono un fenomeno periodico che si verifica quando Europa si trova alla massima distanza da Giove. E renderanno molto più facile
studiare Europa, un buon candidato per la ricerca di vita extraterrestre .
Aldo Conti
Mondo Universitario
Pagina 7
Evoluzione
Si fa presto a dire vita
DI PIETRO GRECO
Non c ' è spiegazione possibile in biologia
se non in chiave storica , sosteneva Mario
Ageno , forse il più grande biofisico
italiano del secolo scorso . Il presente di
noi tutti uomini , animali , piante , funghi,
alghe verdi e batteri è il frutto di una
storia . Una lunga storia iniziata , a quanto
pare , tra 3 , 5 e 4 miliardi di anni fa da un
progenitore comune e che si è srotolata
in questo "tempo profondo ". È la storia di
un'organizzazione molto plastica
della materia - il vivente , appunto sottoposta a una forza tanto
potente quanto creativa : la forza
dell'evoluzione per selezione
naturale del più adatto.
Fu scoperta , questa forza
immateriale, da Charles Darwin, che la
descrisse perla prima volta nel 1859 in un
libro destinato a diventare celeberrimo:
"L'origine delle specie". La
forza ha una componente
casuale che determina la
diversità della vita . Non c'è,
in tutto il mondo vivente, un
solo individuo identico a un
altro. Non un uomo identico
a un altro uomo. Non un
batterio identico a un altro
batterio . Ciascun individuo ì
più o meno adatto di un altre
a sopravvivere nell'ambiente
che a sua volta cambia . La forza ha una
seconda componente , che si esprime in
maniera probabilistica : la selezione
Mondo Universitario
naturale , che premia , in maniera
statistica appunto , gli individui più adatti.
Il premio è il successo riproduttivo . In altri
termini hanno una maggiore probabilità di
avere una prole più numerosa , e dunque
una discendenza , gli individui con le
caratteristiche più adatte a vivere in un
certo sistema ecologico.
Questa forza , diceva Darwin , non è l'unica
che segna l'evoluzione nel tempo della
materia vivente. Ma, certamente, è la
principale . Diversità e selezione naturale
hanno dunque costruito una lunga storia
e creato , nel corso di miliardi di anni,
infinite forme . Le infinite forme della vita.
Per molti decenni , persino nelle
università , si è cercato di realizzare
l'impossibile : spiegare la vita senza la
teoria dell'evoluzione biologica di
Darwin . È solo in tempi relativamente
recenti che il darwinismo è entrato nelle
università . Mentre fa fatica a entrare
nelle scuole medie, non solo americane
ma anche italiane . Cari Zimmer, con
questo suo libro ("Le infinite forme",
Zanichelli , Bologna , 2013, pp. 476,
euro 29) cerca di rimediare e, con una
scrittura efficace , propone la teoria
dell'evoluzione biologica di Darwin in una
maniera comprensibile a tutti.
Pagina 8
Onde elettromagnetiche
Assoluzione
e r mancanza
5i prove
Le onde elettromagnetiche emesse da
telefoni cellulari e altri dispositivi wireless
non sono dannose per la salute. 0, almeno,
non ci sono prove che dimostrino in
maniera incontrovertibile che lo siano.
Questa la conclusione dell'ultimo rapporto
dell'Anses, l'agenzia francese per la
sicurezza alimentare, stilato dopo l'analisi
di oltre 300 studi pubblicati dal 2009 (anno
dell'ultima versione dello stesso) a oggi.
II pronunciamento, tuttavia, non ha convinto
tutti, per le ambiguità che mantiene. Il
documento infatti invita a condurre studi
più attendibili e approfonditi, soprattutto
via via che la rete 4G, più potente delle
precedenti, entra in funzione, rendendo gli
studi oggi disponibili obsoleti. E se sembra
quasi contraddire quanto affermato nel
2011 dall'International Agency for the
Research on Cancer (larc) di Lione, che ha
inserito le onde elettromagnetiche nella
lista dei "possibili cancerogeni", sottolinea
che qualche effetto biologico delle onde
è visibile negli animali e in vitro, soprattutto
a carico dei Dna, ma gli esperti francesi
affermano che si tratta di eventi facilmente
riparabili, che non vanno a intaccare
l'integrità dei cromosomi e che dunque
non sono pericolosi.
II Rapporto prende poi in esame anche
gli effetti sul sistema nervoso (sonno,
performance cognitive, malattie
neurodegenerative), sulla fertilità e sui
sistemi cardiovascolare ed endocrino,
ma anche in questo caso la sentenza è
pilatesca: gli effetti si vedono alle quantità
normali di esposizione, ma non esistono
gli strumenti matematici e tecnici per
determinare con certezza l'esistenza
di un nesso di causalità tra le due cose.
Tra le raccomandazioni, infine, l'Anses
invita a introdurre un obbligo di indicazione
delle onde emesse per tutti i dispositivi
nonché l'esposizione massima consigliata
e ad aumentare il numero di antenne, in
modo che nessuna, da sola, debba
emettere quantitativi troppo alti di onde.
Agnese Codignola
Mondo Universitario
Pagina 9
Cardiochirurga
Ho un wireless
nel cuore
Molto piccolo, senza fili, inserito e ricaricato tramite la vena femorale e non
con un intervento al cuore, dotato di una
pila che dura almeno 5-6 anni. Sono
queste le caratteristiche principali del
primo pacemaker wireless impiantato
al Centro cardiologico Monzino di Milano, entrato a far parte di una sperimentazione che coinvolgerà 14 centri in
tutto il mondo. Il mini pacemaker per
ora riesce a stimolare solo una delle
camere del cuore, contro la stimolazione globale ottenibile con i pacemaker
classici, e sarà quindi impiantato nei
pazienti meno gravi, che sono circa un
terzo dei 30 mila operati ogni anno.
L'assenza di fili garantisce un rischio
minore di danneggiamento e malfunzionamento, mentre le modalità mininvasive di inserimento e ricarica delle batterie evitano al paziente di sottoporsi a
un intervento che in ogni caso è rischioso e r i c hi e d e una conva l escenza. I n se-
IL PACEMAKER SENZA FILI. A
SINISTRA: ILLUSTRAZIONE DI GIOVE
E DEL SUO SATELLITE EUROPA
r'
guito si dovrebbe giungere a pacemaker wireless più potenti e adatti quindi anche ai pazienti più gravi.
Agnese Codignola
Mondo Universitario
Pagina 10
Economia
INDUSTRIA 2015
Cucù l 'incentivo
NON C 7 E PIU
Nel 2008 Bersani aveva stanziato 800 milioni
per l'innovazione. Ma finora solo il 3 per cento
è stato utilizzato. Per tre progetti
DI GLORIA RIVA
Aveva lo stesso nome del mitico
film di Dennis Hopper, Easy
Rider, il progetto che avrebbe
rivoluzionatole strade italiane
centrato su veicoli e infrastrutture intelligenti, capaci di decongestionare
il traffico. Un grande disegno da 31 milioni
di curo, circa metà finanziati dal programma Industria 2015 del ministero dello Sviluppo economico. Easy Rider era nato nel
2009, coinvolgendo 30 fra le aziende più
dinamiche della penisola, sei centri di ricerca, cinque Università e otto enti pubblici.
Un'idea straordinaria e mai decollata perché per avere l'approvazione del ministero
era necessario che le 30 società presentassero il Durc, documento unico di regolarità
contributiva, ma i tempi della raccolta dei
certificati erano così lunghi che arrivati al
vaglio del ministero erano già scaduti e i
funzionari hanno continuato a richiedere
alle aziende nuovi attestati. Un gioco dell'oca da incubo, durato anni. L'amministrazione pubblica è così riuscita ad affossare a
colpi di burocrazia il progetto cardine per
migliorare il traffico in Italia e lo stesso ha
fatto con la stragrande maggioranza dei
303 progetti che hanno partecipato al bando Industria 2015. Per il momento solo tre
sono arrivati alla fine. A dirlo è la Corte dei
Conti, che tre settimane fa ha presentato un
dossier sui risultati ottenuti da Industria
2015, il maxi progetto che l'allora ministro
dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, propose nel 2008 alle imprese italiane
per rilanciarle e renderle più competitive
attraverso un corposo sostegno all'innovazione industriale da 800 milioni di curo. A
sei anni di distanza, la Corte dei Conti ha
scoperto che la spending review ha cancellato 200 milioni e dei 663 milioni rimasti a
disposizione, solo il 3 per cento è stato utilizzato. Il resto è stato congelato dal ministero dell'Economia e delle Finanze.Ancora
oggi la maggior parte delle imprese entrate
in Industria 2015 non ha percepito un curo
di quanto promesso.
Quando nacque, Industria 2015 fu accolto con scetticismo dagli imprenditori, perché pensavano si trattasse del solito bando
all'italiana, intriso di burocrazia e privilegi.
Ma Bersani riuscì a convincere tutti del
contrario. Scelse due manager di razza per
stendere le linee guida del bando: Pasquale
Pistorio, ex presidente di STMicroelettronics, e Giancarlo Michellone, esponente di
punta del Centro ricerche Fiat. I due si allinearono agli efficienti metodi di finanziamento dei bandi europei. In meno di tre
mesi misero in funzione la macchina di selezione che avrebbe sostenuto le imprese,
riunite in consorzi per ridare slancio all'economia reale. Il bando era stato pubblica-
to prima dell'estate
del 2008, i progetti
andavano presentati
entro settembre e già
a dicembre dello stesso anno sarebbe stata
resa pubblica la lista di quelli finanziati,
valutati da tecnici di fama europea. «Il
progetto era fantastico», ricorda Fabrizio
Ferrari, vice presidente di Confindustria
Genova e titolare di Aitek, start up nata
negli anni Novanta che si occupa di robotica. «Tante aziende hanno davvero creduto
che Industria 2015 le avrebbe aiutate a innovare. All'inizio del 2009 tutti i progetti
erano partiti davvero, ma poi è stato il caos »,
racconta Ferrari, coinvolto in tre diversi
programmi. Il più piccolo interessava lo
snellimento delle attività portuali e si è
concluso a d aprile 2012, ma a oggi l'imprenditore non ha ancora ricevuto un centesimo dei 5 milioni promessi dal Mise. L'altro
è Easy Rider: «Il capofila era la Magneti
Marelli e aveva ricevuto il punteggio più
alto in assoluto. Nel 2013 abbiamo sospe-
IN ALTO: PIER LUIGI BERSANI. DA SINISTRA: DOMENICO ARCURI, BRUNO PANIERI E PAOLO BONARETTI
112 1 I spr0000 1 23 gennaio 2014
Mondo Universitario
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Progetti al 4 luglio 2013
AGEVOLABILI
SOSPESI
48
AWIATI
87
CONCLUSI
so i lavori perché gli intoppi burocratici
non ci consentivano di lavorare e se qualcosa di Easy Rider è stato portato a termine, è solo per il senso di responsabilità
delle aziende». Il terzo progetto interessava le nanotecnologie ed è finito nel 2011:
«A luglio di quest'anno abbiamo ricevuto
una lettera dal Mise. Ci informava che il
ministero era pronto a erogare gli 8 milioni dovuti. Non è ancora arrivato nulla»,
dice l'imprenditore.
Eppure il piano di Bersani era nato imitando il sistema di finanziamento europeo
e per questo era stata creata l'agenzia per la
diffusione delle tecnologie per l'innovazione, che doveva accentrare su di sé tutte le
competenze di verifica dei progetti avviati.
Ma l'agenzia non ha mai funzionato perché
il ministro dello Sviluppo economico del
successivo governo Berlusconi, Claudio
Scajola, non credeva in Industria 2015 e,
pensando di ridurre i costi, l'ha soppressa.
«Il personale è stato spostato al ministero e
si è tornati agli onerosi comitati di esperti
che avevano tempi di valutazione più lunghi, in linea con la vecchia logica di difendere a tutti costi il ministero da eventuali
frodi, scontrandosi con le imprese che
avrebbero voluto lavorare sui progetti anziché sulle pratiche burocratiche», racconta
Paolo Bonaretti, economista che all'epoca
dei fatti sedeva fra gli esperti di politiche
industriali del Mise. Secondo la Corte dei
conti, gli ostacoli principali sono i tempi
molto lunghi (24 mesi in media) dell'ema-
nazione dei decreti, provocati proprio
dall'esigenza di ripresentare tutte le documentazioni ogni volta che le imprese richiedevano una minima variazione al progetto
iniziale, ma anche il rimpallo di competenze
tra comitati, Invitalia (l'agenzia per la promozione delle imprese italiane guidata da
Domenico Arcuri) e il Mise, nonché l'assenza di un responsabile dei progetti.
Martina Dell'Antonio è stata assunta dal
Distretto Tecnologico Trentino, Habitech,
proprio per gestire la parte burocratica dei
bandi: «Il nostro piano era stato presentato
nel 2008 e quando tre anni dopo è stato
approvato era praticamente finito nel dimenticatoio. Addirittura alcune aziende
non c'erano più», racconta. «Inoltre l'idea
presentata era vecchia, ma per attualizzarla
abbiamo dovuto chiedere una proroga e
inviare nuovamente l'intera documentazione». Il progetto è stato successivamente affidato a un collaboratore di Invitalia, poi a
un altro funzionario, poi a un altro ancora
e ogni volta l'impiegata di Habitech ha
dovuto riprodurre e inviare la stessa documentazione. «Siamo al quarto stato d'avanzamento. Teoricamente all a fine di ciascuna
fase il ministero dovrebbe fare pervenire i
soldi che abbiamo anticipato, 1,5 milioni,
ma non ne sappiamo nulla. Continuo a
mandare mail per chiedere chiarimenti, ma
in due anni di lavoro non mi è mai arrivata
una risposta scritta». Eppure il sistema di
gestione di Industria 2015 ha un costo non
indifferente: 35,5 milioni di euro per paga-
232
3
re funzionari privi di competenze specifiche.
All'intricata valutazione tecnica e amministrativa, si aggiunge una catastrofica gestione finanziaria. Bonaretti racconta che
un consorzio di banche, partner di Industria
2015, era stato chiamato (e pagato) per
stimare la sostenibilità economica dei progetti, ma in un secondo momento queste
non hanno fornito alcun anticipo di cassa
alle aziende. Barbara Simionati è titolare del
principale spin off dell'Università di Padova, la Bmr Genomics, che si occupa di
analisi del genoma. L'imprenditrice ha partecipato a due progetti, per un valore complessivo di 1,2 milioni: «Mi sono rivolta a
tre istituti di credito e tutti mi hanno respinto il prestito perché sostenevano che il testo
della fidejussione, garantita dal ministero,
era farraginoso. Così abbiamo finanziato i
progetti con i soldi dei bandi europei, che di
prassi anticipano il 30 per cento dell'intero
contributo». Anche alla Bmr i fondi non
sono ancora arrivati, perché a complicare
la situazione ci ha pensato l'ex ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti: «I soldi
non utilizzati entro l'anno tornano al ministero dell'Economia e per averli indietro lo
Sviluppo deve chiedere al Mef di sbloccarli.
Complessivamente ci vogliono almeno due
anni per consegnarli agli imprenditori»,
spiega Bonaretti, precisando inoltre che il
Mef ha anche la facoltà di respingere le richieste di finanziamento.
Meglio accedere ai bandi europei dunque, ma anche qui l'Italia sa fare miracoli,
al contrario. Bruno Panieri di Confartigianato fa notare che a fine 2013 è scaduto il
settimo programma quadro europeo, un
plafond da 8 milioni di euro destinato
all'innovazione. Solo il 40 per cento dei
soldi messi a disposizione è stato usato,
contro una media del 70 per cento delle
altre nazioni: «Non c'è un sistema d'informazione alle imprese, non si favorisce il
trasferimento tecnologico dai centri di ricerca alle industrie e il ministero non
comprende le esigenze delle aziende». Due
mondi, quello dell'industria e quello del
Mise, che da tempo hanno smesso di parlare la stessa lingua. n
23 gennaio 2014 1 1} apre s0 1113
Mondo Universitario
Pagina 12
Mille si è aggiudicata uno stabile del Comune, battendo la 1,Ondazione Collegio Università
Ha
la Moratti, No, l'altra
.E un ovinto
spazio al servizio degli st udenti
iversitari
DI BONIFACIO BoRRuso
hiamaMilano, Giuliano Pisapia risponde.
ChiamaMilano è l'associazione di Milly e
Massimo Moratti che, come
recita il sito, «offre servizi
gratuiti e accoglie proposte e
segnalazioni di associazioni e
cittadini». Nei giorni scorsi s'è
aggiudicata alcuni locali di proprietà di Palazzo Marino: oltre
200 metri quadri in locazione
nella centralissima via Laghetto, a un canone calmierato,
17.800 giuro all'anno, col vincolo
di impiantarci servizi che com-
prendano «attività socioculturali e di attuazione del diritto
allo studio, dedicate ai giovani»,
e con l'impegno alla creazione
di uno spazio «aperto al pubblico degli studenti durante la
giornate», inclusi sabato e domenica. Siamo infatti in una
zona universitaria, la Statale
è letteralmente a due passi, e
secondo il consiglio di zona, la
struttura dovrebbe servire ai
molti studenti dell'ateneo alla
ricerca costante di spazi per lo
studio.
Aperte le buste il 9 dicembre , la commissione ha
valutato le offerte giunte, due
soltanto, e ha premiato con 78
punti il progetto morattiano.
La graduatoria è dell'altro ieri,
però. E guardando il nome del
concorrente sconfitto, che ha
avuto solo 59,64 punti assegnati, monta un po' di stupore: si tratta della Fondazione
Collegio università milanesi,
di cui fanno parte tutti gli atenei cittadini e che gestisce, da
10 anni, un collegio di merito
riconosciuto dal ministero. E
Mondo Universitario
che cosa avrà proposto mai
ChiamaMilano, per progettare
uno spazio a favore di studenti
universitari, da infliggere venti
punti di distacco a una fondazione universitaria? Mistero.
L'associazione si dedica alla formazione gratuita, anche linguistica, ha creato con il «negozio
civico» uno spazio per far discutere le associazioni, si occupa
di monitoraggio della qualità
dell'aria, diffonde un notiziario.
Nella descrizione delle attività,
sulla pagina Facebook, la parola «studente» non compare mai,
ma magari è sottointesa. Fra
i promotori, nel lontano 2008,
compaiono tanti bei nomi della Milano illuminata e sostenitrice, successivamente, della
rivoluzione gentile pisapiana:
oltre ai coniugi-fondatori, ci
sono Lella Costa , Stefano
Boeri, don Gino Rigoldi, don
Virginio Colmegna e Guido
Rossi . La stessa Emilia «Milly» Bossi, coniugata Moratti, è
stata una dei protagonisti della
politica meneghina dell'ultimo
decennio, fino a presentare, alle
comunali del 2011, la sua «Lista Milly Moratti per Pisapia»,
piena di candidati amici: da
Ada Gigli consorte dell'avvocato Piergaetano Marchetti (Res) a Luca Mengoni del
gruppo Elio e le storie tese.
Non travolgenti i risultati:
7.940 voti al primo turno, di
cui 1.678 per lei, la capolista,
ma nessun consigliere eletto.
La candidatura apparve, più
che altro, di forte disturbo alla
sindaca uscente, sua cognata
Letizia Bricchetto , moglie di
Gianmarco Moratti. Parenti con i quali non c'è stato mai
un grande feeling ma affari in
comune nell'attività petrolifera familiare della Saras. Una
contrapposizione, se vogliamo,
che continua anche con la gara
comunale in questione: nel board della fondazione sconfitta
siede, oltre a un rappresentan-
te del Comune di Milano (tra i
fondatori del Collegio), anche
uno della Securfin, la cassaforte degli «alte.» Moratti e di cui è
amministratrice delegata donna Letizia. La società, con altri
importanti nomi dell'industria
cittadina, come Bracco, Pirelli,
Intesa S.Paolo e Mediaset, finanzia infatti il Collegio.
L'impegno civico è comunque una costante della
vita di Milly, dai tempi in cui
fondò il Girasole, un famoso
negozio dedicato al biologico e
agli stili di vita sostenibili, nella centralissima via Vincenzo
Monti. Ora continuerà anche
in via Laghetto.
-O Riproduzione riserra
Pagina 13
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Web, si rischia il totalitarismo
Non conviene sosti ire il voto con il plebiscito
DI GIORGIO PONZIANo
a crisi del sistema
parlamentare ha
dimensioni globali,
hon riguarda solo
l'Italia, dove il problema è accentuato dalla disistima verso i
partiti. Sono due le ragioni principali che rendono il sistema
parlamentare che si è venuto
storicamente formando ormai
inadeguato: l'avvento delle
nuove tecnologie e la globalizzazione dell'economia. Le tecnologie hanno reso
meno ingessato
il rapporto tra
i cittadini e la
politica, oggi si
possono conoscere in tempo
reale le decisioni che vengono
prese e si pre-
tende di interloquire con chi le
prende, giudicarle, dibattere,
non c'è più una delega quasi in
bianco. Però ancora non esistono meccanismi istituzionali che
regolino il rapporto tra politica
e web. Quanto all'economia, ha
un passo così veloce che i parlamenti non riescono a starle
dietro e comunque le decisioni
più importanti di politica economica vengono prese a livello sovranazionale, magari da
tecnocrati che non rispondono
all'elettorato, quindi di fronte
a tanta potenza dell'economia i
parlamenti nazionali latitano e
crescono le diseguaglianze».
È un de profundis per la
democrazia quello di Nadia
Urbinati , politologa, titolare
della cattedra di Scienze politiche alla Columbia University di
New York, membro nel comitato scientifico dell'associazione
Reset, ex-condirettrice della
rivista Constellation?
«No - risponde - non c'è un
sistema migliore della democrazia, bisognerà però adattare i sistemi parlamentari alle
nuove esigenze, ma attenzione a non sostituire il voto col
plebiscito, dietro cui spesso si
nasconde il prevaricare di una
minoranza sulla maggioranza. E attenzione anche a non
ridurre troppo drasticamente
Mondo Universitario
il numero dei parlamentari:
meno sono e più è facile l'opera
di lobbysti e corruttori. Dall'antica polis ateniese fino al contemporaneo videopopulismo, la
democrazia è sempre stata un
regime instabile, precario, in
perpetuo movimento, ma proprio per questo equipaggiato
a superare le fasi di rottura e
transizione».
L'ultimo libro di Nadia Urbinati si intitola Democrazia in
diretta, edito da Feltrinelli. L'ha
presentato a Bologna. Si tratta
di un'analisi della trasformazione dei sistemi democratici.
«I partiti, come li abbiamo conosciuti nel dopoguerra, sono
morti - dice. - La leadership di
Silvio Berlusconi è avvenuta
fuori e contro i partiti, quella
di Grillo pure e anche Renzi
è diventato segretario, non con
un congresso, come avveniva
Una cosa però e certa, i partiti come li
abbiamo conosciuti,
sono finiti , come dimostrano Berlusconi,
Grillo e anche Renzi
istituzioni che in Italia si sta decidendo di chiudere (o quasi) un
ramo del parlamento e sembra
non interessare a nessuno».
Non è detto che le nuove
forme di partito siano più democratiche. Infatti la Urbinati
in passato, ma con le primarie aperte ai non iscritti. Non
so come finirà il movimento
di Grillo e cosa farà Renzi, ma
certamente hanno avviato il
superamento del partito tradizionale. D'altra parte, un tempo
i partiti portavano personale
politico all'interno delle istituzioni, erano donatori di sangue.
Hanno finito all'opposto, sanguisughe che occupano e prendono dalle
istituzioni.
Ovvio che
a un certo
punto il meccanismo si
sia rotto. La
gente è oggi
talmente
lontana dalle
Attenzione a ridurre
troppo il numero dei
parlamentari. Meno
sono , e più facilmente le lobby conseguo-
no i loro obiettivi
sostiene che «la democrazia moderna ha oscillato tra il rischio
di degenerazione oligarchica
delle sue leadership elette e
l'impossibilità di garantire a
Pagina 14
íütriri iïzs:,ì
Nadia Urbinati
nuovo totalitarismo? La politologa lancia segnali di preoccupazione. Parla dell'Italia ma
avverte che siamo in buona
compagnia: il web sta modificando i comportamenti politici in quasi tutto il mondo: «Se
viene sminuito il significato del
voto, il rischio del totalitarismo
è concreto. Mi spiego meglio: se
il risultato di un referendiun in
rete diventa la parola d'ordine
di un movimento, se le primarie
non istituzionalizzate decidono
la svolta epocale di un partito,
se una frase su Twitter può decidere le sorti di un politico allora siamo fuori dal principio che
è la maggioranza che decide col
voto, al contrario le sorti sono
dettate da chi passa più tempo
davanti al computer, da chi ha
voglia di mettersi in fila davanti
a un seggio, da chi è aficionados
tutti lo stesso diritto di contare o un'uguale opportunità di
voce». «Assistiamo - aggiunge,
presentando il suo libro - a una
contraddizione: da un lato la
fruizione dell'informazione attraverso il web è più facile e
orizzontale, dall'altro il movidi Twitter e
mento di Grillo è
fortemente vernon da un
Da
sempre
la
demoticizzato. Il fatto
corpo elettocrazia e sempre stata
è che la rete sta
rale inteso
un regime instabile e
favorendo la pernella sua
sonalizzazione
interezza,
precario. Per questo
della politica, vi
dove a ognudeve essere manegè un'espansione
no è data la
giato con precauzioni
della sfera del
possibilità
di esprimerprivato, non solo
Grillo, anche Berlusconi e Ren- si col voto, senza l'esclusione
zi incarnano la mancanza di a priori di chi non sa usare il
confine tra vita pubblica e vita computer o non concede tempo
privata. In questo si inserisce la alla politica. In Islanda hanno
destrutturazione della creazio- addirittura deciso i componenti
ne dell'opinione, non esiste più l'assemblea per cambiare la cola «casta» dei giornali, le notizie stituzione con un sorteggio, più
viaggiano nel web, spesso non antipolitica di così.....».
controllate, il gossip prende il
Nadia Urbinati era stata
posto dell'informazione. Ma chiamata dal presidente della
l'anarchia può favorire il tota- Repubblica nel comitato dei 35
litarismo».
saggi per le riforme istituzionaIl web , da strumento di li. S'è dimessa quando un mempartecipazione di massa, a bro, Gaetano Quariagliello,
chiamato a presiedere la commissione, ha solidarizzato con
Il tveb ha sostituito
Berlusconi contro la sentenza
il gossip (spesso noti
dei giudici. Una lady intransi-
verificato) con l'informazione . Ma l'anarchia favorisce fatalmente il totalitarismo
gente che non nasconde, analizzando la situazione politica,
un altro elemento di preoccupazione: la cancellazione, di fatto,
del vincolo di mandato. «L'eletto
deve rappresentare la nazione afferma - non solo i suoi elettori
ma tutti i cittadini. Il fatto che
questo principio venga disatteso, la dice lunga sulla crisi del
parlamento. Il vincolo di mandato significa che il deputato
pone gli interessi dell'Italia al
di sopra di ogni altra cosa. Se si
trasforma in vincolo di partito si
servono gli interessi elettorali
del partito. Ci si è dimenticati
di questo principio, Berlusconi
arrivò a dire che bastava fare
votare i capigruppo così si risparmiava tempo, Grillo caccia
chi prende una posizione autonoma, e nessun partito libera i
propri eletti da una disciplina
di gruppo imposta anche nelle
minime decisioni».
Arrivano i quarantenni,
con loro sta cambiando la
qualità della leadership? «C'è
più attenzione all'immagine, a
come si viene percepiti, magari
sui social network - afferma. Prendiamo Renzi, ha introdotto
un nuovo metodo, non fa una
proposta unica ma ne lancia
due o tre. Com'è avvenuto per
la legge elettorale. Nel senso
che non si spende su una sola
proposta, col rischio di perdere,
si lascia aperte altre strade, diversissime tra loro. Un leader
del passato avrebbe fatto invece una sua proposta, chiamato
gli altri a discutere su di essa e
alla fine avrebbe vinto o perso.
Nel caso di Renzi egli vincerà
qualsiasi delle tre proposte, anche se tra loro profondamente
difformi, gli altri sceglieranno».
Ma qual è la migliore tra le
tre proposte? Nadia Urbinati
non vuole entrare nel merito
perché si tratta di «materia
da giuristi» però conclude
con un'annotazione riguardo
l'ipotesi del sindaco d'Italia: «i
sindaci operano nella sfera amministrativa nella quale la debolezza del consiglio comunale
che questo sistema comporta
non è un serissimo problema.
Ma lo sarebbe se applicato a
livello nazionale poiché il parlamento fa leggi e non è desiderabile un sistema che rende
il collettivo deliberante più debole dell'esecutivo».
Twitterr. @ gponziano
© Riproduzione riservata-
Mondo Universitario
Pagina 15
Perché
vendere?
II tesoretto dei sindaci (a spese nostre)
Sono oltre 7.000 le società partecipate dagli enti locali. Egli oltre 2 m iliardi dl perdite sorpassano i profitti
I
Piangono miseriaperchëilgoverno taglia i trasferimenti sindaci, presidenti di Provincia e di Regione . Poi, però, scava scava
scopri che siedono su un tesoretto di oltre
7mila società comunali, partecipate , aziende
municipali e compagnia cantante. Peccato
che nella gran parte dei casi queste società
pubbliche che fanno riferimento a sindaci e
governatori, viaggiano in cattive acque finan ziarie (se non veleggiano placidamente verso
il dissesto finanziario). Per laprimavolta - ma
il Tesoro si è guardato bene l ' altro ieri dal linkarlo sulla homepage - è possibile sapere che
i poverissimi sindaci e gli altrettanto poveri
governatori di Regione hanno in pancia miliardi di partecipazioni e altrettanti miliardi di
debiti. Su un totale di 6.151 società partecipate di cui si dispone dei dati di bilancio (tante
non hanno proprio risposto all'indagine conoscitivadiviaXXSettembre), il47%hachiu-
Mondo Universitario
so il bilancio di esercizio 2011 inutile, i120% in
pareggio, il 33% in perdita. «Si evidenzia»,
spiega il Tesoro , «che perle società in perdita,
a fronte di un minor numero di società e di
una quo tamediamen te detenu tapiù bassa, il
valore complessivo delle perdite per il 2011 è
più elevato di quello degli utili. Ciò evidenzia
che le dimensioni dei risultati negativi sono
mediamente più rilevanti di quelli positivi. Si
fapresente che oltre 1 ,5 miliardi su 2,2 miliardi di euro di perdite pro quota è spiegato dalle
partecipazioni in 23 società che hanno realizzato perdite superiori a 10 milioni di euro».
Conoscendo le alchimie contabili dei manager italiani (e quelle fantasiose dei dirigenti pubblici) c'è da scommettere che tanti pareggi siano soltanto sulla carta . Insomma,
più della metà delle società controllate dagli
enti locali non solo non porta quattrini ai bilanci degli enti pubblici che le controllano,
ma costano quattrini, visto che poi partano a
livello locale e nazionale piani di risanamento, salvataggio e messa in sicurezza . Il lavoro
di censimento è immane e lascia scoperto un
incrocio interessante tra dipendenti e redditività (o passività). Magari dal 2014 si provvederà anche a censire la manodopera . E' interessante però constatare che da un punto di
vista patrimoniale 399 su 6.151 societàpartecipate hanno registrato un patrimonio netto
negativo . In particolare , hanno registrato un
patrimonio negativo 1'8,2% delle società delle Regioni, il 7,5% delle Province, il 6,6% delle
Unioni di Comuni, il 6,3% delle altre Amministrazioni locali, il 5 ,9% dai Comuni, il 5,2%
delle partecipate dalle Università . Insomma,
più è grande l'azionista (dalla Regione al piccolo comune), peggio vanno i conti. Sarà un
caso?
AN. C.
Pagina 16
Morto il sociologo Dei Grosso Destrerì, fondò l'Uffiversit à di Trento
Lutto all'Università di Trento: è morto Luigi Del Grosso Des treri, docente di sociologia dei processi culturali
che si è spento oggi dopo un lungo periodo di malattia. Aveva 72 anni. Era nato a Milano il 18 marzo 1941.
Figura di primo piano nel corpo docente dell'allora Facoltà di Sociologia, Del Grosso Destreri ha iniziato la
sua attività accademica come assistente di Sociologia a Trento nel 1968. Fu tra i suoi fondatori.
Mondo Universitario
Pagina 17
OH
Reti
I-TE C H
Sotto, Stefano Massucco,
professore di ingegneria
all'Università di Genova
Rse e Università di Genova in campo contro i rischi di blocco delle forniture elettriche
After, dopo il black-out
Un malfunzionamento . Un evento naturale . Oppure un atto di terrorismo. Aumentano
i pericoli di uno stop della corrente . Così l'Europa chiede aiuto alla tecnologia
n black-out elettrico può essere
U causato da vulnerabilità e
malfunzionamenti dei sistemi informatici
di controllo. Un'altra trappola, invece,
sono gli errori umani. O gli atti di
terrorismo. Poi ci sono gli eventi
naturali, per esempio la nevicata
che di recente ha oscurato
Cortina. Oppure, come è
avvenuto nel 2003, quando in
Svizzera un temporale ha
abbattuto alcuni alberi scatenando
un black-out in Italia. Questi
incidenti sono definiti
contingenze multiple. Alcuni
sono pericolosi considerati anche
singolarmente, altri lo diventano se
associati a eventi endogeni. Ma il pericolo
maggiore è che possono scatenare un
effetto domino contagiando diversi Paesi
europei in un mercato, quello elettrico,
caratterizzato dallo sfruttamento intensivo
delle interconnessioni su scala
continentale: circa 200 mila chilometri di
linee in alta e altissima tensione, che
servono 500 milioni di persone e costano
urova ci sono circa 200 mila chi
di linee in alta e altissima tensione, €
che servono 500 milioni di persone,,
e costano 1.500 euro per ciascun ut
Mondo Universitario
1.500 euro per ciascun utente. Così la
Commissione Europea ha pensato di
correre ai ripari e ha finanziato con 5
milioni di euro un progetto battezzato
After, a cui partecipano 13 partner tra cui
l'italiana Rse (Ricerca sul sistema
energetico, società del Gruppo
Gse) e l'Università di Genova.
Obiettivo: valutare e contenere i
rischi nella rete elettrica e
prevedere piani di ripristino
automatico. Grazie all'esperienza
sulla gestione delle reti, all'Italia
è stata affidata la parte di analisi
statistiche da cui far partire delle
attività di tipo preventivo e
correttivo. «La novità consiste
nell'approccio integrato, ossia nella
classificazione e nella correlazione dei
fenomeni critici, tenendo conto che
servono a gestire l'incertezza delle
minacce. I risultati li abbiamo fatti
confluire in una piattaforma che integra
diversi indici per valutare il rischio per il
sistema», spiega Emanuele Ciapessoni,
leading scientist di Rse. In particolare, è
stato introdotto l'approccio Uan (Unified
analysis), che permette di unificare i
risultati delle diverse analisi in un unico
indice significativo per l'operatore.
«Questo indicatore è basato sul tempo a
disposizione per intraprendere azioni di
controllo una volta che sia avvenuto
l'evento, per esempio la perdita di un
componente di rete. Si tratta di un
parametro chiave, perché certe situazioni
evolvono molto rapidamente e l'operatore
di rete non può intervenire. In altre
circostanze, invece, il tempo a disposizione
prima che la situazione peggiori è limitato,
ma compatibile con la risposta
dell'operatore. In base all'Uan, quindi, si
possono comparare gli eventi,
classificandone la gravità e tenendo conto
contemporaneamente di tutti i fenomeni di
stabilità in gioco», continua Diego Cirio,
responsabile del gruppo di ricerca
Sicurezza delle reti e delle infrastrutture.
L'indice Uan è disponibile in una
piattaforma sperimentale chiamata Isap
(Integrated security assessment platform),
finalizzata a dimostrare come i diversi
strumenti per la valutazione di sicurezza
possano essere integrati per un uso
sinergico e coerente. «La piattaforma
integra già diversi strumenti che
permettono di calcolare l'indice Uan e altri
indici sintetici per una più completa ed
efficace valutazione della sicurezza del
sistema», conclude Stefano Massucco,
professore di ingegneria all'Università di
Genova. «Così è possibile classificare gli
eventi in base alla severità. Gli interventi
partono poi dalla sala Controllo nazionale
di Roma e delle altre sedi sul territorio, in
modo che in ogni momento siano
rispettate le condizioni di sicurezza a
fronte della evoluzione normale della rete,
con i carichi che cambiano e i gruppi di
produzione che entrano ed escono».
Monica Battistoni
Pagina 18
Reti 2 II Noel si affida ad Ansys per studiare gli effetti del mare
II superca lcolo
che p iace a ll ' onda
1 1 Natural ocean engineering laboratory
(Noel), laboratorio all'interno del
Dipartimento di ingegneria civile,
dell'Energia, dell'Ambiente e dei
Materiali dell'Università Mediterranea
di Reggio Calabria , svolge attività di
ricerca che riguarda sia la meccanica che
la statistica delle onde del mare,
compreso lo studio di dispositivi avanzati
per ricavarne energia. Per
mettere a punto calcoli così
complessi, esplorando migliaia
di ipotesi, Noel già impiega
software di analisi strutturale e
fluidodinamica di Ansys. Il
sistema offre, infatti, elevata
scalabilità, cioè la capacità di
sfruttare le potenzialità dell' kìpe
e valutare così un numero molto
elevato di tesi in poco tempo. Il
laboratorio si è ora dotato anche
del modulo di analisi Ansys
Aqwa, una soluzione in grado di
effettuare simulazioni associate
a tutti i tipi di strutture offshore
e marine tra cui navi, semiA fianco,
Carlo Gomarasca.
In alto, Felice Arena
Mondo Universitario
sommergibili, piattaforme di tensione e
apparecchiature per la produzione di
energie rinnovabili.
«La conoscenza dei vantaggi della
simulazione deve far parte della
formazione degli ingegneri del futuro.
L'inserimento dei prodotti Ansys nel
percorso di studi consente agli studenti di
utilizzare i software di simulazione più
diffusi a livello industriale e li
prepara alle esperienze
lavorative che li attendono»,
commenta Carlo Gomarasca, ad
di Ansys Italia. «Per questo
motivo consideriamo strategica
la presenza in atenei e istituti di
ricerca e la relazione con docenti
e professionisti tra i più
innovativi, come il gruppo
guidato da Felice Arena».
Ansys Aqwa è un codice di
calcolo costituito da una serie di
moduli integrati, che coprono
l'intero spettro delle analisi
idrodinamiche e sono pensati
per l'utilizzo nella maggior parte
delle valutazioni del
comportamento di strutture
galleggianti marine-offshore.
«Abbiamo scelto Ansys come partner
tecnologico», spiega Felice Arena, che
coordina il gruppo operante all'interno di
Noel, «perché vanta un'esperienza
pluridecennale nello sviluppo di software
per la simulazione ingegneristica.
L'azienda fornisce inoltre l'offerta
Academic, ovvero pacchetti su misura
per le università che rendono più agevole
l'adozione di software all'avanguardia.
Ritengo che possa essere uno strumento
importante per l'attività di ricerca
applicata dei nostri esperti».
Alessandra Merlini Colucci
i. fas. High performance computing
calcolo a elevate prestazioni . utilizzato
da computer cluster per creare dei sistemi
di elaborazione in grado di fornire
performance elevate , nell'ordine
dei PetaFlops , ricorrendo tipicamente
al calcolo parallelo
Pagina 19
F] H I TEC"
nafisi Monica Beltrametti.
Sotto, il centro
di ricerca a Grenoble
Xerc Beltrametti : semantica e big data nuova frontiera per il colosso
Capire tutti i byte
è un grand e busi ness
L
7 Europa continua a piacere a
Xerox . Nel 1993 il colosso
americano delle prime interfacce
grafiche, del mouse, oltre che delle
.dd
fotocopiatrici a secco e della prima
stampante laser, fece una scommessa,
impiantando un centro ricerche
proprio in mezzo alle Alpi, a
Grenoble, in Francia. Vinta la sfida,
oggi i traguardi del quinto centro di
ricerca del gruppo (gli altri sono in
Canada, India e Stati Uniti) sono i
servizi avanzati di supporto ai
processi, in modalità sempre più
intelligente e automatizzata. Un centinaio
tra etnografi, linguisti, statisti e ingegneri,
guidati dall'astrofisica italiana Monica
Beltrametti, a Grenoble cercano di
catturare i significati culturali e di contesto
dei dati di internet e studiano forme
sempre più evolute di automatismo per
archiviare dati e comporre documenti. Il
gruppo, con oltre 130 mila dipendenti in
160 Paesi, nel 2010 ha acquisito Affiliated
computer services (Acs), specializzata in
business process outsourcing, con cui ha
allargato i propri orizzonti oltre il
«printing». Il risultato è che oggi il
business è per il 60% nei servizi e per il
40% ancora nelle stampanti, sempre più
ecologiche e legate al mobile e al cloud,
con le ultime soluzioni Xerox Mobile Print
e Xerox ConnectKey share to cloud. «Dal
customer care al trasporto pubblico, a
internet, ci interessa sempre più
l'interpretazione intelligente dei dati a
supporto delle decisioni di business»,
spiega la vicepresidente e direttrice del
centro di ricerca, Monica Beltrametti. «In
certi casi le tecnologie ci sono, ma
mancano le competenze per segmentare e
sfruttare al meglio le informazioni
disponibili (big data e analytics). In altri,
mancano le tecnologie adeguate, che
riguardano le nostre ricerche a lunga
scadenza (il 30% del nostro lavoro)».
Mondo Universitario
compongano testi e diano risposte corrette.
Per esempio, viene immesso sul mercato
un prodotto con un difetto e, alle
rimostranze via e-mail dei clienti,
vogliamo poter rispondere in modo da
risolvere il problema. L'interpretazione
culturale del linguaggio riguarderà
sempre più anche la lettura di questi
dati. L'altra grande sfida, comunque,
sono gli analytics, perché i big data
sono il nuovo petrolio.
D. In quale modo?
R. C'è un'abbondanza di dati in tutti
gli ambiti che non vengono sfruttati a
sufficienza per prendere le decisioni
migliori. C'è ancora molto da
lavorare su applicazioni mirate.
D. Per esempio?
Domanda . Qual è la maggiore
sfida?
Risposta. Tra cinque-dieci anni
riusciremo a comprendere la semantica
applicata al contesto e alle diverse culture.
Per capire un significato, non basta
catturare frasi e parole. Queste vanno
contestualizzate e tradotte, tenendo conto
della specifica cultura e dell'utilizzo che si
fa della lingua e delle diverse espressioni,
compreso lo humour nei diversi Paesi.
D. Viviamo una nuova Babele?
R. Al momento sì, ma con i nostri studi
che mettono insieme semantica e statistica
arriveremo a ridurre le ambiguità e gli
equivoci del linguaggio della rete.
Dovremo riuscire a circostanziare i dati in
modo sempre più preciso e automatico,
così come già oggi i nostri traduttori che
tengono conto del contesto di un testo, per
esempio giuridico o commerciale, si
avvicinano meglio al corretto significato
delle parole da tradurre.
D. E nel customer care dove volete
arrivare?
R. Vogliamo generare conoscenza,
partendo dalla lettura automatica di testo e
immagini. Puntiamo a risponditori che
smistino le informazioni agli uffici
competenti e, nei casi più semplici,
R. Pensiamo alle smart city. Le città
di tutto il mondo hanno un serio problema
di inquinamento da traffico congestionato.
Si possono rilevare i flussi di automobili e,
una volta elaborati, si può modulare il
prezzo dei ticket dei parcheggi nei diversi
orari, così da orientare auto e pedoni in
modo più razionale ed efficiente. Noi, con
i nostri sistemi predittivi abbiamo già
sperimentato a Washington e a Los
Angeles, dove abbiamo regolato le soste in
modo intelligente, informando i cittadini
su prezzi e disponibilità direttamente sui
loro smartphone. I riscontri sono
interessanti: riduzione del traffico da
ricerca di parcheggio del 10%, aumento di
posti liberi tra il 10% e il 30% e maggiori
entrate (+2%) per l'amministrazione
locale.
D. Per queste sfide servono team
fortemente interdisciplinari?
R. Sì, abbiamo sociologi, antropologi,
statisti, linguisti, esperti di analitycs, fisici
e ingegneri di 22 nazionalità diverse,
provenienti dalle migliori università. Ma è
molto difficile trovarli, in particolare che
abbiano anche il senso del business, visto
che la maggior parte dei nostri progetti
sono in collaborazione con aziende ed enti
pubblici. Le donne sono addirittura una
rarità, soprattutto in campo statistico.
Gaia Fieriler
Pagina 20
..................................... ......
L-
di Fabio Sottocornola
_A
Private sull'orlo
di una crisi di fondi
Magari non staranno sul piede di guerra,
ma certamente le università private
appaiono molto irritate. Per questo motivo
Giovanni Puglisi , rettore dello lulm e vice
presidente della Crui per le non statali ha
convocato il coordinamento dei suoi
colleghi Magnifici, come per esempio
Franco Anelli (Cattolica), Giuseppe Dalla
Torre (Lumsa), Massimo Egidi (Luiss),
Valter Lazzari (Liuc Castellanza), Andrea
Sironi (Bocconi). L'appuntamento è per il
23 gennaio, in concomitanza con la prima
assemblea dell'anno nel parlamentino
accademico. Argomenti per cui far sentire
la voce ce n'è più di uno. A partire dai
contributi del Ffo (Fondo di finanziamento
ordinario) calati di 20 milioni tra il 2012 e lo
scorso anno. Così, alla Cattolica in
dicembre è arrivato un assegno da 30,3
milioni (contro 40,1 del 2012) e in Bocconi
ne sono finiti 11,8 (un anno prima 14,9).
Allo lulm di Puglisi la quota di Ffo è scesa
da 3,8 milioni a 2,8. Insomma, segno meno
per tutti. O quasi. Infatti, un più lo
registrano cinque telematiche (Pegaso,
Cusano, San Raffaele, Mercatorum,
Giustino Fortunato) all'esordio nella
spartizione dei finanziamenti: in totale
incassano 1,6 milioni, proprio mentre il
ministro Maria Chiara Carrozza segnala
la scarsa qualità di questi atenei.
A irritare i capi delle private c'è poi un'altra
questione. Riguarda lo sconto a vantaggio
delle statali sui requisiti necessari a far
partire un corso di laurea: se prima
occorrevano 12 docenti di ruolo, dal
prossimo anno accademico ne basteranno
nove. In pratica, la stessa soglia già
esistente per le non statali, che si sentono
penalizzate. Perché, ecco il ragionamento,
tale parificazione favorisce comunque gli
atenei pubblici che possono allargare
l'offerta formativa con nuovi corsi e attrarre
più studenti. Ma anche professori: è in
arrivo l'onda lunga dei neo abilitati, pronti a
salire in cattedra. Con il rischio che la
competizione, invocata a parole, risulti nei
fatti alterata.
Mondo Universitario
Pagina 21
In arrivo dall'Europa
due milioni di euro per
la fisica delle particelle
Redazione
Due milioni di euro dal Consiglio
Europeo delle Ricerche (Ere) alla
fisica delle particelle italiana. II finanziamento è stato assegnato
all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) per il progetto Crysbeam, che per cinque anni sarà
attivo presso il Cern di Ginevra.
L'obiettivo è mettere a punto
nuove tecniche per estrarre da un
acceleratore un fascio di particelle di alta energia; fra le tante
applicazioni c'è la simulazione del
comportamento dei raggi cosmici.
Il finanziamento è uno dei venti
assegnati dall'Erc a progetti italiani coordinati da ricercatori alla
guida di un gruppo che si sta consolidando: l'obiettivo è rafforzare
l'avvio di carriera dei leader di
gruppi di ricerca eccellenti. Sono
complessivamente 312 i finanziamenti di questo tipo (Consolidator
Grant) assegnati dall'Erc in diciotto Paesi europei. II progetto
dell'Infn finanziato dall'Erc è coordinato da Gianluca Cavoto,
della sezione dell'Infn di Roma, a
capo di,un gruppo di circa 10 persone. E prevista una collaborazione con Cern di Ginevra,
Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Politecnico di Milano e
Laboratoire de l'Accélérateur Linéaire di Orsay-Parigi. Per Cavoto «l'aspetto innovativo di
Crysbeam consiste nel sostituire
con sottili cristalli piegati i magneti deflettori più comunemente
usati per estrarre fasci di particelle dagli acceleratori». L'applicazione di questa tecnica, ha
aggiunto, «a particelle di alta
energia, superiore al teraelettronvolt aprirà nuove prospettive d'innel
delle
dagine
campo
interazioni tra particelle e tra particelle e materia». Una delle
prime applicazioni della nuova
tecnica sarà la simulazione del
comportamento dei raggi cosmici
e della loro interazione con l'alta
atmosfera. Si lavorerà anche ad
un sensore in grado di studiare la
pioggia di particelle secondarie
che i raggi cosmici provocano
quando incontrano l'atmosfera.
Alluvione in Sardegna ó Indagai!
Per il crollo dei ponte
Mondo Universitario
Pagina 22
Scienza Anteprima dei Festival di Roma
E se il linguaggio fosse
frutto di una mutazione
genetica casuale?
E una delle ipotesi su cui gli studiosi discuteranno nei prossimi giorni
nella capitale. Le diverse lingue sl sarebbero formate a partire
da uno stesso kit di base, una dotazione biologica della specie
di Sara Gandolfi
rendiamo tre neonati: un italiano, un cinese, un americano.
In pochi anni impareranno lingue diverse, ma tutti iniziano il
processo nello stesso punto: ogni bambino
è nato con la capacità di imparare qualsiasi linguaggio umano. Alla luce di questo
- stesso punto di partenza, destinazioni
diverse - si potrebbe pensare che i bambini utilizzano strade differenti per riuscire
a parlare differenti linguaggi. Non è così.
Psicologi e linguisti hanno scoperto che le
strategie di apprendimento sono molto simili (a partire da singole parole, imparando i nomi concreti prima di quelli astratti,
memorizzando le parole agli estremi della
frase prima di quelle al suo interno), e rispondono a una grammatica e a una logica
universale. Ne parleranno al Festival delle
Scienze di Roma due grandi esperti statunitensi, Stephen Crain e Jesse Snedeker (vedi
box qui sotto), che a Sette anticipano alcuni
temi chiave.
«Imparare una lingua significa risolvere una
serie di puzzle, alcuni dei quali assai complessi», mette subito in chiaro Jesse Snedeker. «Il bambino deve acquisire le unità
percettive necessarie (i suoni delle parole o
Il linguaggio dei segni), capire le regole che
governano la combinazione di queste unità
(sequenze di suoni) e Il nesso fra concetti e
suoni (il significato delle parole), imparare
a costruire frasi accettabili (la grammatica
della lingua) e a determinare il significato di
queste frasi (collegamento tra grammatica e
significato)». Il dato più sorprendente è che
gran parte delle soluzioni a questi problemi
viene trovata tra i 6 e i 3o mesi di età.
L'importanza dei soggetto . Lingue diverse
necessitano tattiche di apprendimento a
volte differenti. Per esempio, i piccoli tedeschi od olandesi imparano più tardi di italiani o spagnoli a declinare correttamente i
verbi: questo perché nelle loro lingue madri
l'ultima parola della frase, ossia quella che
resta impressa più facilmente, è spesso un
verbo all'infinito, parte di una costruzione
complessa che però loro non sono ancora
in grado di comprendere. Resta il fatto che Il
processo di apprendimento segue per tutti
una strategia universale, che per alcuni teorici è legata allo sviluppo cognitivo (e quindi
alla capacità di imparare concetti relazionali
o astratti), per altri riflette i progressi nella soluzione del puzzle (prima si imparano
molte parole, poi si costruiscono le frasi).
Se noi tutti dipendiamo dunque da principi
SULLA SCIA DI NOAM CHOMSKY
Alla ricerca della "chiave" nella mente dei più piccoli
Jesse Snedeker
Docente di Psicologia ad
Harvard, studia come i
bambini imparano
le parole e a costruire
frasi grammaticali.
Mondo Universitario
Stephen Crain
Direttore del centro di
eccellenza sulle aree
cognitive e relativi
disturbi della Macquarie
University, in Australia.
di grammatica universale, come è possibile che culture e morale siano così diverse,
da un capo all'altro del pianeta? «Anche le
culture hanno degli "universali": metodi per
assicurarsi che i neonati ricevano le cure, i
bambini imparino i saperi necessari, gli
adulti risolvano le dispute. Per quanto riguarda la morale, lo psicologo Paul Bloom
ha dimostrato che i bambini piccoli condividono un'intuizione morale universale,
tipo "fare del male agli altri è sbagliato"»,
spiega Snedeker. «Nella morale come nel
linguaggio individuo due principi universali: i) alcuni concetti fondamentali, necessari
per definire H "dominio" e 2) alcuni principi stabili per far funzionare il sistema e
garantirne l'evoluzione». Ciò non definisce
completamente una lingua o un sistema di
ragionamento morale, ma uno schema di
base, che lascia dei parametri liberi aperti
che ogni cultura può riempire con la sua
specificità. Per la ricercatrice, entrambi i
sistemi attingono agli stessi sistemi concettuali sottostanti: «Il linguaggio, ad esempio,
si preoccupa di chi causa un evento e di chi
ne è colpito: il soggetto e Il complemento
oggetto. Concetti fondamentali anche nel
ragionamento morale. La spiegazione più
semplice è che entrambi i sistemi si riferiscono a un sistema di ragionamento causale che presubilmente esisteva prima sia
della lingua sia della morale».
Una lingua trasnazionale . Diversi studi
sperimentali, conferma Stephen Crain,
dimostrano l'esistenza di una conoscenza
universale innata: i bambini producono
e capiscono aspetti del linguaggio di cui
non hanno alcuna esperienza. «Ecco un
esempio. Gli italiani adulti interpretano la
frase "Gianni può non venire" con "Gianni
Pagina 23
Una rassegna di esperti
può venire, ma gli è anche
permesso di non farlo". Per
i bambini, invece, significa
.
s
semplicemente "A Gianni è
't
}
proibito venire", come nella
I.
corrispondente frase inglese, "Gianni can not come".
Il significato attribuito dai
11
piccoli italiani è dunque
conforme allo schema
naturale dei linguaggi
umani, come se quei
bimbi, per un breve
periodo della loro vita,
parlassero una lingua
straniera, che è poi quella universale».
Da dove viene questa conoscenza innata? «È
geneticamente ereditata , come parte della
dotazione biologica della specie. Ci sono
due diversi approcci, però, all'evoluzione
del linguaggio. Per alcuni, Il linguaggio si è
evoluto attraverso lo stesso tipo di meccanismi adattivi che caratterizzano altri tratti
della specie umana. I teorici di questa posizione "graduale" tendono a considerare il
linguaggio come un sistema di elaborazione delle informazioni a più livelli, che serve
come base del sistema di comunicazione
ü r :
I
a
-
p.
umana, troppo complesso per essere emerso in un unico passaggio evolutivo. Secondo
altri studiosi, gli uomini hanno un linguaggio - a differenza dei nostri avi preistorici
- grazie a una singola mutazione genetica
casuale. Il linguaggio sarebbe dunque frutto
di un unico passaggio evolutivo: un sistema
simbolico astratto che consente elementi
lessicali in grado di fondersi in un numero
potenzialmente infinito di espressioni».
L'apparato "interno". I diversi "linguaggi
esterni" si sarebbero comunque tutti costruiti a partire dallo stesso kit di base, che
fa parte della dotazione biologica della specie, spiega Crain: «Supponendo che Il linguaggio sia comparso circa ioo.ooo anni fa,
le differenze esterne che osserviamo oggi
(le diverse lingue, ndr) sono emerse molto
tempo fa, attraverso gruppi di persone che
si stabilirono in diverse aree del mondo. È
altamente improbabile, tuttavia, che l'apparato del "linguaggio interno" nella mente/
cervello dei singoli individui sia evoluto di
pari passo con i diversi linguaggi. La prova
è nel fatto che qualsiasi bambino normodotato può acquisire qualsiasi linguaggio
umano».
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G UA
C- t
Fr rrVltiL D ,i_r
E [-, IrN 7F- ?r7T A
Dal 23 al 26 gennaio
all'Auditorium
Parco della Musica
di Roma si svolge
la nona edizione
del Festival delle
Scienze, "Linguaggi".
Tra gli ospiti, Noam
Chomsky (Info: 06
80241281).
Anche lo sviluppo della logica segue un
percorso di questo tipo, conclude il ricercatore: i bambini iniziano a ragionare con
strutture logiche "universali" e, man mano
che crescono, emergono i diversi sistemi logici. «Le differenze culturali e nazionali non
sono comunque così profonde come possono sembrare al primo sguardo». Anche se
ammettiamo che gli esseri umani attingono
a un sistema logico innato, Crain non crede
all'esistenza di un sistema innato di valori.
«Usiamo la logica per giungere a conclusioni sulla vita, compreso su ciò che è giusto
e sbagliato. Tuttavia gli esseri umani sono
noti per la loro incoerenza, e non tutti raggiungono le stesse conclusioni. Il rapporto
fra logica e morale non è così semplice».
aIaROOU-NE RI-
Mondo Universitario
Pagina 24
Previdenza. Circolare dell'Inps
Contribuzione
sugli arretrati
«da sentenza»
Fabio Venanzi
L'assegno alimentare, corrisposto ai dipendenti sospesi in
via cautelare dal servizio in attesadigiudizio, essendo assoggettato a tassazione fiscale dovrà
essere assoggettato anche ai fini contributivi. Lo ha precisato
l'Inps con la circolare 6 di ieri.
Nel lungo testo si tratta, tra
l'altro, anche dell'assoggettabilità a contribuzione previdenziale delle retribuzioni virtuali nelle aspettative senza assegni utili
a fini pensionistici e vengono
fornite ulteriori indicazioni per
l'individuazione degliimponibili ai fini del corretto adempimento dell'obbligazione contributivanella Gestione dei dipendenti pubblici (ex lnpdap).
In merito alle obbligazioni
contributive discendenti da sentenze, l'istituto precisa che di
normairiconoscimenti ele attribuzioni patrimoniali di natura
retributiva, dovute al lavoratore a seguito dell'esito del contenzioso, come ad esempio in caso
di ricostruzione di carriera, costituiscono redditi di lavoro dipendente. Ne deriva che tali.
somme dovranno essere assoggettate a contribuzione. Qualora la sentenza dovesse avere carattere «costitutivo del rapporto dilavoro» l'obbligo delversamento contributivo sorge contemporaneamente alla corresponsione delle retribuzioni.
L'indennità sostitutiva della
reintegrazione, invece, per
l'Inps è esente da contribuzione
previdenziale poiché non ha carattere retributivo.
In merito ai termini, la circolare prevede che le denunce retributive mensili (Uniemens)
dovranno pervenire entro ilterzo mese successivo alla data di
deposito della sentenza, qualora il datore di lavoro si sia costituito in giudizio oppure - in caso di contumacia - dalla data di
Mondo Universitario
notifica della sentenza.
Relativamente alle obbligazioni contributive discendenti
da transazioni, viene ribadito
che l'obbligazione contributiva è completamente insensibile agli effetti della transazione.
Pertanto, la sussistenza dei crediti di lavoro azionati dal dipendente deve essere accertata indipendentemente dall'accordo concluso tra le parti. Accertato che le somme riconosciute adempiano alla funzione di corrispettivo della prestazione lavorativa svolta, ne deriva l'intransigibilità dell'obbli-
GLI ALTRI CASI
Versamento dovuto
sugli assegni alimentari
dei dipendenti sospesi
Sulle somme da transazioni
verifica dell'istituto
........................................................................
gazione contributiva.
Per quanto riguarda la fascia
retributiva annua oltre la quale
scattala contribuzione aggiuntiva dell'e per cento (45.530 curo
per il 2013), l'Inps precisa che il
versamento deve avere cadenza mensile sulla parte eccedente la somma di 3.794 euro, fermo
restando che il conguaglio sarà
effettuato a fine anno, tenuto
conto anche delle somme eventualmente comunicati da altri
datori di lavoro. Discorso diverso per quanto riguarda il massimale applicabile ai soggetti contributivi puri che possono vantare accrediti solo successivamente al 1995. In questo caso, il
superamento del tetto (99.034
curo per il 2013), non è frazionabile a mese e pertanto occorrerà far riferimento atale importo
anche se l'anno solare risulterà
retribuito solo in parte.
® RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina 25
Scuola . Accordo Istruzione-Economia - Oggi il decreto legge va all'esame del Consiglio dei ministri
Salvi gli stipendi degli insegnanti
A gennaio «cedolino» con il taglio e accredito compensativo
Eugenio Bruno
Claudio Tucci
ROMA
-u-, Un meccanismo per evitare
ilrecupero degli "scatti" percepiti nel2013 (come da impegno politico preso direttamente dal premier, Enrico Letta) e che, successivamente, lasci inalterate le retribuzioni di docenti e Ata attraverso una compensazione con il
riconoscimento degli aumenti
stipendiali2o12. .
I ministeri dell'Economia e
dell'Istruzione hanno trovato la
soluzione "tecnica" alla questione degli scatti d'anzianità del
personale della scuola e l'hanno
messa nero su bianco in un decreto legge - composto da un
unico articolo e 5 commi - che
arriverà oggi sül tavolo del Consiglio dei ministri.
II Tesoro ha sospeso l'attività
di recupero fino a15o euro lordi al
mese sulle retribuzioni di docenti
e Ata che hanno percepito lo
"scatto" nel 2013, in contrasto, però, con quanto previsto dal Dpr
122 del 4 settembre 2013 che invece ha disposto ilblocco di qualsiasi aumento stipendiale per l'intero 2013. Le buste paga sono così
cresciute, e la rinuncia al recupero di queste somme decisa dal governo, dopo forti polemiche politiche e sindacali, ha creato uno
squilibrio nei conti pubblici.
Per questo la soluzione tecnica
è stata individuata in un decreto
legge, subito operativo, che farà
due cose. Autorizzerà il Tesoro a
soprassedere dal recupero in.
tranche di 15o euro al mese delle
somme corrisposte nel 2013. E
contestualmente gli consentirà, a
partire da febbraio, di continuare
apagare lo stesso stipendio, comprensivo quindi dello "scatto"
maturato e già acquisito. Complessivamente, fanno sapere i
due ministeri dell'Economia e
dell'Istruzione, la questione interessa circa 52mila tra docenti e
Mondo Universitario
Ata che hanno ricevuto mediamente lo scorso anno aumenti di
circa 70o euro (nella scuola gli
scatti d'anzianitàsono l'unico modo per avere incrementi di stipendio, a differenza del resto delpubblico impiego dove ciò avviene
per selezione e per merito).
Per quanto riguarda il mese di
gennaio, non potendo sterilizzare subito il taglio fmo a un massimo di 15o euro, docenti e Ata vedranno arrivare un cedolino che
conterrà il prelievo. Questo cedolino sarà accredito il 23 gennaio.
Mauno o due giorni dopo, sottolineano dal Mef, riceveranno un
nuovo cedolino che conterrà
l'importo decurtato, che verrà
quindi restituito, lasciando inalterata la busta paga.
Come verrà compensato questo mancato gettito per lo Stato?
La soluzione individuata da Mef
e Miur, e anticipata nei giorni
scorsi su questo giornale, passa
dal recupero degli scatti 2012,
In sintesi
011 NIENTE TAGLIO
Il decreto legge che sarà
esaminato oggi dal governo
autorizzerà i[Tesoro a non
prelevarein tranche
massime di 150 euro al,
mese gli scatti maturati nel
2013 e a lasciare gli
stipendi invariati
021 LA COMPENSAZIONE
I mancati risparmi per lo
stato saranno compensati
in sede di recupero
dell'añzianità 2012. Che
dovrà avvenire a seguito di
atto di i ndirizzo e sessione
negoziale con i sindacati
a ll'Ara n. L'utilità 2012 vale
120 milioni nelsolo 2012 e
dal 2013 circa 370 milioni e
sarà coperta da risparmi e
da un nuovo taglio al «Mof»
bloccati dal Dl 78/2oio, che prevede però anche la procedura
per il loro "recupero". Con questi
soldi si compenserà (in una sorta
di dare e avere) l'incremento
mantenuto in busta paga.
L'utilità 2012 vale circa 12o mi-
lioni per il solo 2012; e dal 2013 circa37o milioni. La copertura avverrà per 12o milioni utilizzando i risparmi (30%) derivanti dai tagli
Tremonti-Gelmini eperlarestante quota procedendo a un nuovo
taglio del «Mof», ilfondo perilmiglioramento dell'offerta formativa a vantaggio degli studenti. Per
sbloccare i fondi del «Mof» è
pronto un atto d'indirizzo e poi si
dovrà aprire una sessione negoziale all'Aran con i sindacati. I
tempi per arrivare all'accordo
con i sindacati dovranno essere
ragionevoli, sottolinea il capo dipartimento del Miur, Luciano
Chiappetta: «Ci aspettiamo un'intesa nell'arco di sei mesi».
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Pagina 26
Dirigenti scolastici. Cresce la protesta
Presidi verso il «sit-in» al ministero
Gianni Trovati
MILANO
n_ Dopo averne dovuti scongiurare o subire ogni anno nelle loro scuole, i presidi italiani
cambiano ruolo e diventano
animatori di un sit-in diprotesta: l'appuntamento è per giovedìprossimo, 23 gennaio, davanti al ministero dell'Istruzione, e a radunare nella protesta i dirigenti scolastici italiani è il peso di una vertenza
che si trascina da mesi senza
essere riuscita arisölvere nessuno'Kdei problemi, crescenti,
`Iella categoria. «Assumiamo
con disagio la veste di controparte dell'amministrazione
che cerchiamo di rappresentare nelle scuole», ha scritto
il presidente dell'Associazione nazionale presidi (Anp),
Giorgio Rembado, al ministro dell'Istruzione, Maria
Chiara Carrozza, prospettando un bivio: o un incontro con
il ministro che sia in grado di
cambiare il quadro, oppure la
..........................................................................
lL CONFRONTO
Contestati i tagli operati
dal ministero dell'Economia
ai fondi per la retribuzione
mentre lo stipendio è bloccato
e cresce il carico di lavoro
possibilità di «andare oltre»
con le forme di protesta dopo
il sit-in al ministero.
Per capire i problemi lamentati dai dirigenti scolastici si può partire da due numeri, che sintetizzano gli effetti
dei "riordini" dell'istruzione
e mostrano che le scuole sono
passate dalle 10.40o del2on alle 8mila di oggi: non sono diminuiti gli alunni e i plessi,
cioè le sedi in cui può essere
articolata ogni scuola, con il
risultato che ogni dirigente
vede crescere ipropri compiti gestionali ma non la busta
paga, congelata dal 2010. Ma
non sono solo i numeri a gon-
fiare l'agenda dei dirigenti
scolastici, travolta dalla pioggia di interventi normativi su
anti-corruzione, appalti, dematerializzazione degli atti,
trasparenza, ognuno dei quali si traduce in nuove procedure e adempimenti.
Mentre accade tutto questo, i dirigenti scolastici affermano di vivere una situazione «speculare» a quella degli,
insegnanti, per i quali il Governo si sta affannando per
chiudere l'incidente dei '50
euro. Fra i presidi, sostiene
l'Anp, si verificano invece tagli «indebiti», a partire dal fatto che l'Economia chiede di
trattenere («con un cavillo
privo di supporto giuridico»,
sostiene l'Anp) i6 milioni- dal
fondo per la retribuzione di
posizione e risultato, alimentato dal pensionamento dei dirigenti. Altri 5 milioni, che fin
dal 2010 dovrebbero entrare
in gioco per la perequazione
retributiva dei dirigenti più
giovani, rimangono in attesa
dello stanziamento effettivo,
e intanto in Campania e Sardegna molti presidi si sono visti
avviare le procedure per il recupero forzoso di migliaia di
euro ciascuno: una storia analoga a quella dei i5o euro degli
insegnanti, che però non è statatravolta dallapolemicapolitica e quindi prosegue decisa
perla propria strada.
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Mondo Universitario
Pagina 27
Rsu e aziende fianco a fianco per studiare il contratto appena siglato
Chimici a scuola di relazioni industriali
Cristina Casadei
Chimici in aula per salvaguardare la storia delle loro relazioniindustrialima anche perportare avanti quella cultura nata dalla contiguità, anche fisica, di chi la
ha fondata. Ci sono gli uomini e le
donne delle Rsu. Insieme a loro gli
uomini e le donne che gestiscono
ilpersonale. Ma anche quelli della
produzione. Tutti coloro che in
qualche modo possono svolgere
un ruolo di attore sociale e quindi
devono conoscerebene il contratto che non si esaurisce mai con la
sigla. Accade nell'auditorium di
Federchimica o in quello di alcu-
ne grandi imprese dove si incontrano le diverse anime che articolo dopo articolo costruiscono i
contratti. Finora sono già state realizzate 6 giornate formative in Federchimica per i8 imprese, coinvolgendo 200 persone e una giornata nel sito produttivo di un'impresa a cui hanno partecipato 30
persone. Inprogramma, nelbreve
termine, ci sorio altre io giornate
che coinvolgeranno lo imprese e
circa 25o persone.
Lapremessaèsemprelafotografia del settore per non perdere mai
divista la congiuntura Anche invista dei futuri negoziati è sempre
avere l'orecchio sensibile rispetto
a dati comel'andamento della produzione o delle sofferenze. Segue
poi l'analisi del contratto per una
sua corretta applicazione. La qualità delle relazioni industriali, spiegano da Federchimica, diventa un
tema fondamentale, quando il dibattito arriva a temi come la rappres entanza o laesigibilità. Ne sentiamo parlare molto e, non che in
passato non servisse, ma a maggior ragione oggi serve conoscere
le regole corrette. Poi, a fare la differenza sono i comportamenti fatti
dalle persone e dalla cultura in cui
sono cresciute. Si possono avere
regole perfette ma se la cultura degli attori non è di un certo tipo le
regole sono carta straccia. Il vero
rispetto non può prescindere dalla
cultura di relazioni industriali
I chimicipiù di altrihanno sempre avuto un'identità settoriale e
di relazioni industrialiforte, partecipativa.In questi anni ci sono stati molti cambiamenti, soprattutto
sul versante sindacale dovuti per
lo più ad accorpamenti che hanno
portato alla formazione di grandi
categorie come Filctem, Femca e
Uiltec. Con il rischio di disperdere la cultura originale. Per evitarlo
i chimici siIncontrano in aula per
continuare asviluppare il metodo
partecipativo e garantire atuttiili
velli il rispetto delle regole e l'etica dei comportamenti. Ma anche
la tempestività nel condividere e
affrontare i problemi e nelle soluzioni negoziali. Del resto questa è
la categoria che rinnova i contratti sempre prima della scadenza e a
tempi di record.
Tutto questo chiede che gli attori sociali siano ben consapevoli del
loro ruolo, ma anche che abbiano
una forte conoscenza degli strumenti contrattuali in modo da ampliarnel'applicazione enonperdere mai la consuetudine del dialogo.
Non ultimo per poter sviluppare
una contrattazione aziendale coerente con le scelte del contratto nazionale. Quando si dice la formazione continua delle relazioni industriali, nel suo senso più autentico.
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Mondo Universitario
Pagina 28
L'Italia è il 12 ° partner commerciale: ecco gli spazi di crescita
La Svezia finanzia i talenti
e investe nella ricerca
A Lulea Facebook
ha realizzato
il più grande data
center europeo
Alberto Magnani
Dici Svezia e pensi agli under 30. Studenti, dottorandi,
neoassunti con biglietti di sola
andata per il paradiso del welfare che finanziai talenti e investe quasi il 4% del Pil in ricerca
e sviluppo. Ma Stoccolma offre di più, soprattutto per il business. Che cosa spinge le imprese italiane a nord del Baltico, tra i 9,4 milioni di abitanti
della monarchia parlamentare
più popolosa della Scandinavia? Il piatto forte è l'export di
macchinari e mezzi di trasporto, pari a quasi il 45% degli
scambi commerciali. E poi:
apertura internazionale, innovazione a ritmo accelerato, un
sistema di infrastrutture attivo
24 ore su 24 tra i io poli logistici... I deficit? I più critici puntano il dito su fisco e un mercato
del lavoro ingessato.
Apertura internazionale (e
burocrazia snella)
Anche nel 2oi3, con un Pil in
crescita tenue (+1,5%), la Svezia conferma il suo appeal come partner commerciale. «La
Svezia ha un grado di apertura
internazionale superiore al
70% - spiega Carlo Valentini, direttore dell'ufficio di Stoccolma per l'Agenzia di promozione del commercio estero - Certo: non è un mercato mordi e
fuggi, mavapresain considerazione per investimenti di medio termine». Per l'impresa c'è
chi parla di lungaggini burocratiche e costi elevati. «Non direi
proprio - evidenzia Valentini -
Mondo Universitario
Per capirsi: la registrazione
dell'equivalente di una srl costa 15o euro. Per avviare un'impresa basta un capitale sociale
di 6mila euro». Nell'interscambio l'Italia si piazza in 12esima
posizione, con una quota del
2,92% sulle esportazioni e del
2,52% sulle importazioni: possiamo fare di più. In un'elaborazione Ice su dati del World Economic Forum, Stoccolma si
piazza in sesta posizione su 148
Paesi esaminati, conunavalutazione di 5,5/7. Punti di forza: trasparenza (6,5), efficienza
dell'amministrazione doganale (6,3), efficienza delle procedure di import-export (6,2), sicurezza per la merce e le contrattazioni (6,2).
Nell'indice di libertà economica, stilato dall'Ice su dati
del The Heritage Foundation,
la Svezia scivola di sei gradini: l2esima, con un punteggio
di 87,5 su 100.
Dove si può investire? Ict e
agroalimentare
Ict, macchinari, ricerca. Senza
dimenticare l'agroalimentare,
conilboom di consumi made in
Italy sulle tavole del nordEuropa. Sono i filoni imprenditoriali
consigliati dal reparto business
dello Swedisch Trade&Invest
Council, l'equivalente della nostra Camera di Commercio. Il
peso dell'Information Technology si riassume nella lista di
big operativi o nati in Svezia:
Apple, Electronic Arts, Ericsson, Google, Ibm, Skype. E non
è un caso che Facebook abbia
puntato su Lulea, 46mila anime
nella Svezia del Nord, per inaugurare il più grande green-data
center d'Europa. Sul fronte macchinari e mezzi di trasporto, parlano i dati dell'interscambio
con l'Italia: tra gennaio e settembre 2013 l'export in direzione
Stoccolmaè valso un giro d'affari da 641 milioni di euro nel seg-
mento macchinari e apparecchiature, di 197,636 milioni nel
segmento autovetture, rimorchi e semirimorchi e di 6o,67milioni nelle vendite di altri mezzi
di trasporto (categoria che include imbarcazioni, aerospazio
e materiali rotabili).
Tecnologia e food,
il made in Italy in Svezia
E la "innovation" reclamata come punto di snodo della ripresa
svedese, fmorapiù modesta delle stime? Sta tutta nei super investimenti governativi sul segmento Ricerca e Sviluppo, pari
al3,7-3,8% del Pil: in Italia non si
oltre lo 0,67%. Dall'ingegneria
biomedica alla meccatronica,
laSveziavede nell'Italiaunpartner d'eccellenza sia per la produzione manifatturiera interna
sia per le importazioni di supporto alle attività di sviluppo. A
Duo tenter
e Per Data Center si intende una
struttura fisica, normalmente
un edificio compartimentato,
progettato per ospitare e
gestire un numero elevato di
apparecchiature e
infrastrutture informatiche e i
dati contenuti al loro interno,
allo scopo di garantirne la
sicurezza fisica e gestionale.
Facebookin Svezia ha
costruito il più grande data
center d'Europa, attirata dai
bassi costi energetici e dalla
forte propensione alla ricerca
dei Paese. Un investimento
superiore ai 500 milioni di
euro.
Pagina 29
proposito di eccellenze: il marchio made in Italy piace, dal vero e proprio exploit della pasta
(gli svedesi viaggiano sulla
quarta posizione al mondo per
consumo pro capite) alle etichette vinicole. Sempre nel primo semestre 2013, il giro di affari dell'export ha toccato i
218,247 milioni per gli alimentari (+18% rispetto al 2012) e
106488 milioni per le bevande
(+17,8%). La sorpresa arriva dalla birra: "bionde" italiane a
+19% nel bilancio 2013.
I miti da sfatare: burocrazia
e caro-tasse
C'è'chi critica la legislazione
per il lavoro e il fisco, "rigidi e
costosi" rispetto agli standard
della Svezia. Più di imprenditore su cinque, tra gli intervistati
per il Global Competitiveness
Forum, ha indicato le norme sul
lavoro come un «grave proble-
ma» per i tempi e i volumi della
produttività. E le aliquote sulle
persone fisiche, a dispetto di
prelievi sulle imprese sforbiciati dal 26% al 22% nel 2013, possono volare fino al 59%. Valentini
smentisce il peso burocratico,
«più snello che altrove. Senza
contare il dialogo sempre aperto tra aziende, sindacati e lavoratori». E spiega come, e perché, si applicano le fasce da tassazione da Stoccolma alla Svezia del Nord. «Fino a un reddito
di circa 3800 curo al mese si paga solo la tassa comunale - spiega Valentini - L'aliquota varia
dal 29% per i comuni virtuosi al
34% per quelli in rosso nel nord
della Svezia. Oltre quel reddito
scatta la tassa statale pari al 20
per cento. Poi, da un reddito di
circa 5mila euro al mese scatta
un'ulteriore tassa statale del
5%». La media? «Circa 41%. Seguendo, per davvero, il criterio
di progressività che sarebbe
previsto anche in Italia».
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Mondo Universitario
Maxi-centro. Il Data Center di Facebook a Lulea, il più grande d'Europa
L'ATTRATTIVITA
DELLA SVEZIA
...E PER SETTORE
In milioni di euro
L'EXPORT ITALIANO IN VOLUMI...
In milioni di euro
2009
2010
2011
2012
2.735
3.412
3.892
3.774
2013*
2.824
(-0,8%)
Macchinari e
apparecchiature
883
Apparecchi
elettrici
308
Autoveicoli
293
Alimentare
272
Metallurgia
266
Altri
1.752
(*) gennaio-settembre
Talenti incentivati
Gli investimenti in ricerca e
sviluppo del governo svedese
viaggiano su 13,7%-3,8% del Pi I.
Cinque volte tanto i finanziamenti
attivati in Italia, pari allo 0,67%.
La Svezia intercetta una grossa
fetta di "cervelli in fuga" grazie a
università a costo (quasi) zero e
sussidi per le nuove generazioni.
La sforbiciata
All'inizio del 2013 l'aliquota perla
corporate tax è stata abbassata di
quattro punti: da126,3%a122 per
cento. E la quinta sforbiciata al
fisco messa in atto dal governo
svedese dal 2006 ad oggi.
Tra le altre riforme introdotte, un
sistema di voucher perfinanziare
le scuole private.
3,8%
22 %
Ai vertici europei
Gli investimenti in ricerca
e sviluppo in Svezia in percentuale
sul prodotto interno lordo
Quattro punti in meno
L'aliquota sui redditi d'impresa
applicata a partire dal2013. In
precedenza era del26,3 per cento.
I costi peril business
Seimila euro per fare impresa. A
tanto ammonta il capitale sociale
richiesto agli "start-upper" che
vogliono avviare un'attività in
Svezia. Il costo di registrazione per
l'equivalente svedese delle nostre
Srl è pari a 150 euro. Per aprire
un'impresa occorrono 16 giorni,
contro una media Ocse di 11.
Il piazzamento
La posizione della Svezia nella
classifica della Banca mondiale sul
Doing Business (su 189 Paesi).
Pagina 30
Vuorn>>>az>azione dei prof
ricorda Scherzi a parte,
ma ci danneggia tutti
«Aspettiamo mamma ché questa cosa le interessa ». La distratta visione
di famiglia dì Otto e mezza, con Matteo Renzi in collegamento da Firenze,
all'improvviso conquista l'attenzione piena della cena . Mia figlia piega
il decoder alla pausa, di modo che la madre,
momentaneamente alzatasi da tavola,
possa riascoltare ciò che si è appena detto.
Il governo ha deciso di togliere agli insegnanti 150 euro dalla busta paga, la restituzione cioè degli scatti stipendiali già
percepiti nel 2013. La mia signora, professoressa delle medie, non è sicura di aver
capito bene, e non lo è per un semplice
fatto. Lei, quei 150 euro in più da restituire
aventi come unico interesse potenziale,
quello dell'ennesima presa per il culo a spese del corpo docente, non li ha mai visti. Ma
al di là di questo, ormai, in quanto insegnante non ha aspettative di alcun tipo.
«Mi arrabbio perché non è Scherzi a
parte, è il governo italiano» attacca con
efficacia metatelevisiva il nuovo segretario del Partito che, tuttavia, guida il governo in questione tacciato di scherzappartísmo, ma tanto è ovvio quello che dice che
trovare ovvietà in politica comincia a
,ili)o)i•1.:t. t-il:llt'lii
Mondo Universitario
sembrare un merito. Un inutile e specioso
retropensiero porta a considerare che, se
Matteo Renzi non avesse una moglie insegnante, conoscerebbe meno direttamente
il problema dell'umiliazione continua di
chi lavora nella scuola pubblica, e forse ne
avrebbe meno a cuore le sorti, Saperlo alle
prese con l'umore quotidiano di chi quell'umiliazione vive lascia su questa materia
qualche speranza in più che nel passato.
Ciò detto, dopo poche ore il governo a
guida Pd, ritirerà l'incredibile decreto contestato dal segretario Pd,
Passati pochi giorni, mi trovo a frequentare il Pronto soccorso di un funzionale ospedale di Roma, dove pochi infermieri, alle prese con troppi casi in attesa di
dimissioni o ricovero, gestiscono come
possono ogni tipo di emergenza, sperando,
tra un prelievo e l'altro, in una «bella inchiesta sulla malasanità». Giovani specializzandi delle facoltà di Medicina girano in
camice tra i corridoi, Una ragazza mi saluta, mi chiede come sto; è medico, ha lavorato lì dentro per anni, ma è senza camice.
«Sto solo andando dal professore a chiedere una referenza, ormai lavoro in Svezia»
rii spiega. «Cervello in fuga» dico io, aggrappandomi alla prima frase fatta, «Esatto» risponde lei, ridendo amaramente.
Piccoli quotidiani incontri tra scuola e
sanità, Università e ricerca, realtà che potrebbero e dovrebbero funzionare meglio
se, anche senza avere esperienze dirette,
le si considerasse per quello che sono: la
speranza e la cura di un Paese,
n
Pagina 31
411iilioni
di itali.ani
. (tJilii,
nlilioni
di italiani
úi (ä(:)aus'rst0 i
P
0\
• Associazioni di volontariato
a__S
e non lucratrve UL utillta sociale
• Associazioni e fondazioni di promozione sociale
• Enti di ricerca scientifica
universitaria e sanitaria
• Comuni e associazioni sportive
dilettantistiche e delle attività di tutela
• Promozione e valorizzazione
dei beni culturali e paesaggistici
A destra, Massimo D'Alema
leader di Italianieuropei
e Gianni Alemanno presidente
de La Nuova Italia,
Le due fondazioni beneficiano
dei 5X1000
DALL'ESCLUSIONE DELLA CROCE ROSSA Al POSSIBILI CONFLITTI D'INTERESSE, LA CORTE DEI CONTI ALL'ATTACCO
ERRORI €STRANEZZE, 5X1000 SOTTO TIRO
di Giampiero Cazzato
ROMA. Intanto un po' di
chiarezza sui numeri.
Perché a ben vedere il
5x1000 la anni te (l'inni)osta che
ogni coni ribltente può scegliere
di destinare a una causa solidaristica - in realtà è ben lontana
dal raggiungere questa quota.
Se va bene, come sottolinea il
parlamentare di Scelta civica ed
ex presidente delle Acli Andrea
Olivero, si ferma al 3,5 per mille,
Causa, il tetto di X100 milioni stabilito dallo Stato, Un limite «in
contrasto con le determinazioni
dei contribuenti», dice la corte
dei Conti nella sua relazione sulla destinazione e gestione del 5
per mille dell'Irpef.
La magistratura contabile
picchia duro sulle ineflicienze
della politica nel trar marciare
un istituito elio dal 2006, quando
è stato introdotto, è ancora
«precario». Ogni anno - nonostante i contribuenti siano passati dai 13 milioni (lei 2006 ai
circa 17 milioni del 2011-il 5 per
mille va confermato anno dopo
anno. Una «mancata stabilizzazione» clan ha prodotto «inefficienze e inutili appesantimenti
burocratici».
Mondo Universitario
A spulciare la relazione della Corte di stranezze se ne trovano, e parecchie. Alcune denunciano una visione di classe
del legislatore. Ad esempio,
nessuna scelta è possibile per
quei cittadini che non pagano
l'Irpef e che pertanto sono
esclusi da questa forma di dentoc.razia fiscale. L'attuale disciplina agevola poi gli organismi di nlaggior'i dimensioni,
che - grazie anche alle campagne pubblicitarie - si aggiudicano gran parte delle sottoscrizioni. E non solo: l'attribuzione
delle risorse in base alla stretta
capacità contributiva «fa Al cale
alcuni enti che possono raccogliere il favore di optatiti abbienti ottengano, anche con un
basso numero di scelte, somme
assai rilevanti». E ciò, scrive la
Corte, «può produrre effetti
SIGNORI MIEI di Sergio St aino
NON FARMI
Po"Pe
TTOnO
PIFFIGILI,
VIVIAMO IN TEMPI IN
CUI SGARSEGGI ANO
RISPOSTE.
distorsivi, rischiando di piegare Liti istituto di rilevanza sociale a finalità egoistiche».
Tra le bizzarrie c'è pure
quella della presenza (li un cospicuo numero (ti enti, oltre
mille, «clic non ricevono alcuna
scelta» e non sono indicati, in
fase di dichiarazione dei redditi,
nemmeno dai propri mmembri.
Altro punto dolente e inspiegabile e, l'esclusione degli enti di
diritto pubblico. Capita così che
la Croce Rossa, che pure nel
2009 figuratiti tra i beneficiari,
sia stata esclusa. In compenso
tra i favoriti troviamo la fondazione Liberal, iscritta nella categoria degli enti della ricerca
scientifica, o la dalemiana Italianieuropei e anche la Nuova
Italia (presidente Gianni Alemanno, segretario generale
Franco Panzironi, sì proprio l'ex
ad dell'Anna). Ma spunta pure il
pallone, quello della berllusconiana fondazione Milan.
Infine, tra le pieghe delle
norme, trova spazio Liti possibile conflitto di interessi: numerosi enti che gestiscono i
Centri di assistenza fiscale sona infatti potenziali beneficiari
dei 5 per mille.
n
Pagina 32
MARCHI, DISEGNI E OGGETTI. ECCO COME TUTELARE
LE INVENZIONI. PERÒ RESTIAMO FUORI DALLEUROPA
BELLA SCOPERTA?
PER BREVETTARLA
SERVE UNA GUIDA
di Francesca Vercesi
MILANO. Innovazione,
questa sconosciuta.
Almeno in Italia. li
l'atent cooperation treaty (il trattato di cooperazione in materia
di brevetti a cui aderiscono più
(l€100 Paesi), che mette in fifa il
numero dl domande depositate
nel inondo nel 2012, è chiaro:
nessuna delle prime cinquanta
aziende è italiana. Nonostante
questo, 1)erò, qualcosa si nuro-
Mondo Universitario
ve: secondo l'Ufficio italiano
brevetti e inarchi, nel primo sentestre 2013 sotto state depositate quasi f mila domande per°
brevettare invenzioni e 37.500
per registrare inarchi. Numeri
in crescita rispetto all'armo precedente.
Ma conte muover si se si vuole brevettare marchi, disegni e
oggett€? Rit olger;si alzò Camere
di contntercio, ai I_'atent information point e ai Patent library
Sopra, l'inventore tedesco
Bruno Gruber mostra
la maniglia contro i batteri,
una delle 500 idee
che ha brevettato.
è tiri buon punto di partenza.
Oppure all'U01cio italiano marchi e brevetti (uibm.gonit), alla
società italiana brevetti (sib.ii),
allo European Patent.Oftice (epo,
org) e all'organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (uúpo.irrt). Poi c'è la questione
del brevetto europeo: ovvero
una registrazione 11Ilica valida in
tutta l'Unione. Fino ad oggi il
titolare di un'invenzione otteneva un brevetto europeo che si
trasformava in una serie di brevetti da utilizzare in singole nazioni. Con complicazioni buroeraticlte e giudiziarie. Da adesso
in poi, invece, una qualunque
invenzione depositata sarà riconosciuta e tutelata all'interno
Ilei Paesi che si riconoscono nel
sistema (clic si applicherà a veri
ticinque nazioni su ventisette).
L'Etalia, però, è fuori. L'idea che
la domanda di brevetto debba
essere necessariamente essere
accompagnata da una traduzione in inglese, fanese o tedesco,
da noi, non è passata. Almeno
n
fino a oggi.
Pagina 33
L'EUROPA DOVREBBE RENDERE TRASPARENTI LE SPERIMENTAZIONI . CHE OGGI NON LO SONO IN UN CASO SU DUE
LA LUNGA BATTAGLIA
PER SVELARE I SEGRETI
DEI TEST SUI FARMACI
Sotto, produzione
di farmaci, In basso,
la deputata inglese Glenis
Willmott : si sta battendo
per far approvare le legge
di Angela Simone
1 2014 potrebbe essere l'anno della trasparenza nelle sperimentazioni cliniche
(lei farmaci in Europa. Queste sperinrentazioni sono l iter obbligato elle ogni
farmaco (inclusi quelli di derivazione biotecnologica e le terapie cellulari) deve seguire
per poter essere commercializzato e quindi
usato da tutti i pazienti. Questi percorsi, ehe
possono durare diversi anni e coinvolgere
migliaia di volontari disposti a testare efficacia e sicurezza dei farmaci, finora sono stati
tra i segreti meglio custoditi stalle case farrnaceutiche. Negli ultimi tempi, tuttavia, vari
studi hanno mostrato che almeno la metà sii
tutte le sperimentazioni effettuate liinoa oggi
non sono mai state condivise in registri pubblici o illustrate su riviste scientifiche, soprattutto quelle mai concluse per l'alto numero
dieftetti negatiti sui pazienti. Cosi su questo
tema l'interesse dei cittadini è cresciuto. E,
un anno fa, è nata la campagna Alltrials
(www.allb-ials.net), ehe ha avuto il sostegno
di riviste scientifiche conce il Brit ish Medicei
Journrrl, per rivendicare il libero accesso ai
datidelle sperimentazioni cliniche in Europa.
L a pressi one d e ll' op i n i o n e p ubblica ,
cune azioni politiche nel Parlamento Europeo ma anche l'esempio degli Stati Uniti, che con il registro pubblico elinicaltrials.gov ha imboccato fin dai 2000 la st rada della
trasparenza , stanno portando l'Unione Europea a sposare la causa.
Il 20 dicembre d ello scorso anno è stata così approvata la bozza di
un accordo tra Parlamento e Consiglio europeo che, tra le molte
novità, prevede per le case farmaceutiche
e le università l'obbligo di condividere in un
database pubblico online tutti i risaltati
delle proprie sperimentazioni cliniche su
territorio europeo. Manca ora l'approvaziot..;
ne della direttiva nel Parlamento , elle la
discuterai in questi primi presi dell'anno.
Se la legge passerà, non sarà un risultato
Mondo Universitario
da poco: imporre eli rendere accessibili metodi e risultati positivi e
negativi eviterebbe mistificazioni sia parte delle case farmaceutiche,
da sempre accusate di «addonrestica •e» gli esiti delle sperimentazioni. E - come dice Glenis Willmott, la parlamentare europea del partito laburista inglese elle più si è spesa per la proposta di legge - si
eviterïl che le stesse sperimentazioni possauro «essere condotte più
volte prima cine sia chiaro a tutti che non servono a nulla o che sono
addirittura dannose». Ora anche l'Etna (European Medicines
Agencv),l'agenzia europea che deve approvare le immissioni in commercio dei farmaci, si sta muovendo. Dopo una consultazione, l'estate scorsa, che ha coinvolto le organizzazioni di pazienti, ha stilato le
prime linee guida sulle procedure per laa pubblicazione dei dati, elle
n
verremo poi precisate in un piano più esteso da marzo in poi.
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BEAUTIFUL
MIND
di Giuliano Aluffï
IL MICROCHIP
CHE FA PASSARE
LA FAME
Un minuscolo chip sotto la pelle del braccio, e niente più abbuffate.
La battaglia all'obesità si potrà combattere sopprimendo
per via chimica gli stimolì dell'appetito: è il risultato degli studi
ed esperimenti, per ora svolti sui topi, di Martin Fussenegger,
docente di biotecnologia al Politecnico federale di Zurigo.
Come funziona il chip dimagrante?
«Abbiamo usato cellule umane ín cui abbiamo inserito un pool
di geni, anche questi umani, che costituiscono un circuito regolatore
dell'appetito. Le abbiamo poi inserite in microcapsule che abbiamo
impiantato sotto la pelle di un topo. Le capsule, rivestite
da una gelatina d'alga che ne protegge il contenuto dal sistema
immunitario dell'ospite, misurano costantemente i livelli di grasso
nel sangue. Quando questi sono troppo alti, le cellule producono
un ormone che sopprime l'appetito, che entra nel flusso
sanguigno e raggiunge il cervello dei topolino».
Mondo Universitario
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