banca 135-144 18-04-2006 17:20 Pagina 135 ’ Centodieci anni di storia tra la gente La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana rappresenta una realtà fortemente radicata nel territorio e l’esempio emblematico e raro di come un istituto di credito possa essere protagonista dello sviluppo economico e sociale dell’area in cui opera insieme ai soggetti tradizionali che ne determinano l’identità. Oggi la Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana presidia, con i suoi 27 sportelli, buona parte della zona a nord di Padova. La sede è a Campodarsego, comune in cui essa nasce, 110 anni fa, nel 1896. Il rapporto tra la Banca ed il suo “primo” territorio è paradigma di una storia che affonda saldamente le radici nel tessuto sociale, prima ancora che economico, di un paese. Un legame stretto che spiega, in maniera altrettanto chiara, la capacità di riprodurre il medesimo radicamento avvenuto nei decenni in tutto il territorio dell’alta padovana. La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana attualmente è l’unica erede delle tante Casse Rurali costituite in quest’area, da San Martino di Lupari a Trebaseleghe, e non solo, alla fine dell’Ottocento. È questa la straordinarietà dell’istituto di credito: far sentire la Banca come propria e non come un ente astratto, fuori dal territorio e dalla vita di tutti giorni. Molte imprese, ed insieme tante famiglie, visto che sono questi i primi soci e clienti, hanno legato e continuano a legare la loro fortuna e le loro sorti alla Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana. È senza dubbio quest’ultima la protagonista dell’importante sostegno dato a numerose aziende negli anni del boom economico, come in quelli della crisi, che da Campodarsego, grazie all’innovazione, alla creatività ed insieme anche alla solidità economica, hanno varcato confini nazionali ed europei. La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana nacque dalla volontà di dare una risposta attenta ed efficace alla povertà e alla scarsità di mezzi delle zone agricole dove con facilità si annidava l’usura. Una risposta “in loco” che mette in luce una delle caratteristiche fondamentali, insie- me alla mutualità, delle casse rurali: il localismo, un dialogo costante con il territorio che è risultato la carta vincente di un modo diverso e originale di intendere l’esercizio del credito. La Cassa Rurale di Prestiti di Campodarsego, nel suo cammino di crescita e sviluppo, conosce le depressioni della guerra e gli entusiasmi della ricostruzione. Un percorso silenzioso ma costante che preme sull’acceleratore nell’ultimo trentennio quando incorpora per fusione la Cassa Rurale e Artigiana di San Martino di Lupari prima e successivamente quella di Trebaseleghe, per diventare nel 1992 Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana. A centodieci anni dalla fondazione, la Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana, con gli attuali 27 sportelli, 4.600 soci, 50 mila clienti e 258 dipendenti, è un punto di riferimento per il territorio dell’alta padovana, sempre attenta alle esigenze della famiglia e della piccola impresa grazie alla qualità dei servizi e dei prodotti offerti. La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana sorse alla fine dell’Ottocento per iniziativa dei parroci delle cinque comunità religiose di Campodarsego. La costituzione ufficiale avviene il 28 settembre 1896. È l’epoca in cui nascono molte altre Casse Rurali che fondano i propri principi sugli insegnamenti ed i valori indicati nella “Rerum Novarum”, quindi sull’impegno e la spinta cooperativistica come antidoto al fenomeno dell’usura che stava gravando anche nel mondo agricolo e che trova uno strenuo oppositore in don Luigi Cerutti. All’epoca, Campodarsego conta poco più di quattromila abitanti. Il paese ha un’economia tipicamente agricola. La maggioranza della popolazione vive del lavoro dei campi, fatta eccezione per alcuni commercianti, artigiani come falegnami, fabbri, calzolai e sarti e solo tre “industrianti”: un’officina meccanica con tre operai e con una macchina a movimento idraulico; un fabbricante di carri e carrozze con sei operai e la fornace Morandi in via Pioga con una decina di lavoranti, fondata nel 1892. È attiva anche una piccola azienda chimica, a livello famigliare, adiacente la far- banca 135-144 18-04-2006 17:20 Pagina 136 Leone Wollemborg (1859-1932). macia “Pini” che produceva la magnesia “Sant’Antonio”. Dà lavoro a poche ragazze ed il prodotto viene venduto in bottigliette cilindriche. Nel 1919 la famiglia Pini cede il brevetto alla San Pellegrino che inizia a produrre la famosa magnesia San Pellegrino. La terra agricola appartiene a grandi proprietari di estrazione borghese o israelita i quali, nei decenni precedenti, l’avevano acquistata dai nobili veneziani decaduti. Diffusa è anche la piccola proprietà indipendente. La maggior parte della popolazione è rappresentata da fittavoli e coloni, detti villici che lavorano “campagne” di svariate dimensioni. Il territorio è contrassegnato dalla presenza diffusa di casoni. Anche Campodarsego risente delle condizioni di povertà che, sul finire dell’Ottocento, mette in ginocchio tanta gente. Un disagio che costringe tanta gente anche di Campodarsego ad emigrare all’estero alla ricerca di fortuna. Manca anche il pane per mangiare e la possibilità di risolvere tanti problemi quotidiani prospettata dalle Casse Rurali appare una risposta positiva per i villici costretti, altrimenti, all’usura o alla perdita del lavoro. La Cassa Rurale di Campodarsego prende avvio grazie all’iniziativa di don Domenico Pianaro (1841-1910), all’epoca parroco di Sant’Andrea. Don Pianaro coinvolge in questa “avventura” gli altri colleghi: don Bortolo Busa, parroco di Campodarsego, don Domenico Forte, parroco di Fiumicello, don Francesco Ferruccio Morari, parroco di Reschigliano e don Luigi Varotto, parroco di Bronzola. Vengono quindi chiamati alcuni capifamiglia delle rispettive parrocchie in numero proporzionale agli abitanti. Si tratta per lo più, di proprietari terrieri (erano nove), quindi di agricoltori, che lavorano terre in affitto, fittanzieri, ossia quanti prendevano in affitto un terreno, ma per subaffittarlo ricavandone così un guadagno senza lavorare, un agente privato, un capomastro ed un industriante, mestieri e categorie artigianali che si diffondono proprio a partire da quel periodo. L’atto di costituzione viene stipulato in una sala della casa parrocchiale di Campodarsego e viene redatto dal notaio Guido De Ziller. Tra i soci fondatori, oltre ai cinque parroci, c’erano: per Campodarsego Domenico Bano, agricoltore possidente (si racconta che fosse il maggiore finanziatore della Cassa di prestiti); Florindo Bano, possidente e padre di dodici figli; Angelo Carraro, prima operaio della ditta Parpajola e poi possidente; Aurelio Morandi, possidente, è lui che fece arrivare l’energia elettrica a Campodarsego; Giuseppe Munaro, agricoltore; per Reschigliano: Luigi Marostica, agente privato; Valentino Volpato, agricoltore, Giulio Benetello, possidente e panettiere; per Sant’Andrea: Luigi Mattiazzo, castaldo dei signori Mattiazzo e possidente; Federico Nalesso, agricoltore e possidente, sacrestano della parrocchia; per Bronzola: Antonio Guiotto, capomastro ed impresario edile; Domenico Fortunato Favero, possidente, Antonio Longhin, “industriante” e commerciante; per Fiumicello: Giacomo Pieretto, fit- banca 135-144 18-04-2006 17:20 Pagina 137 ’ Don Domenico Pianaro (1841-1910). tanziere ed artigiano del legno (preparava carriole, “mastelli”, tavole per lavare a mano, rastrelli e casse da morto); Federico Fasolo, agricoltore in affitto; Valentino Zordan, agricoltore possidente. Alla stipula dell’atto erano presenti come testimoni il conte Prospero Radino Tedeschi, osservatore per conto del vescovo di Padova, ed il cappellano di Campodarsego, don Giovanni dalla Valle. Ogni socio versa una lira, cifra che, per molti anni, rimase fissa come quota associativa. Con le ventuno lire raccolte al momento della costituzione venne pagato il notaio. Le motivazioni che portarono cinque sacerdoti e sedici cittadini a fondare la “Cassa Rurale di Prestiti di Campodarsego” sono indicate nelle ultime righe dell’atto siglato il 28 settembre 1896: “La società ha per iscopo di migliorare la condizione morale e materiale dei suoi soci, fornendo loro il denaro a ciò necessario nei modi determi- nati dallo Statuto”. All’interno dell’atto di costituzione si trova anche lo statuto sociale, composto da quarantuno articoli che riprendono in larga parte lo statuto delle Casse Rurali fondate in Italia da Leone Wollemborg. Nato a Padova nel 1859 da famiglia israelita, laureato in giurisprudenza a diciannove anni, Wollemborg inizia da subito ad interessarsi di economia ed in particolare ai problemi legati al credito nelle campagne, allo stato in cui versava il ceto contadino oppresso da continue calamità e da una generale crisi agraria e, come viene denunciato a chiare lettere dall’inchiesta Jacini, “dall’abbandono in cui era lasciato il popolo della campagne assieme alle aberrazioni degli strozzini”. Per questa ragione Wollemborg fonda, nel 1883, la prima Cassa Rurale in Italia a Loreggia dove possedeva molti campi ed una residenza estiva. Al suo fianco, in questa straordinaria “avventura” che dura sino ad oggi, coinvolge trentuno cittadini di Loreggia. Della Cassa Rurale fanno parte i maggiorenti del paese: il parroco, il cappellano, il medico condotto ed il segretario comunale, quindi altre piccoli possidenti e fittavoli che avevano voglia e necessità di migliorare le proprie condizioni economiche. Subito dopo la prima Cassa Rurale di Loreggia vengono avviati anche un circolo agricolo per l’istruzione dei contadini, una società di mutuo soccorso per i più poveri, una forma di assicurazione per il bestiame ed un’iniziativa di incentivo al risparmio per i bambini delle scuole elementari. Poco dopo sorsero altre Casse Rurali. Nel 1884 ne vengono costituite altre quattro: a Cambiano, piccola parrocchia di Castelfiorentino, a Trebaseleghe con diciannove soci fondatori, a Fagnigola ed a Pravisdomini, una frazione ed un comune agricolo vicino al Livenza, in provincia di Pordenone. Nel 1885 Wollemborg ne fondò altre otto, fra queste Sant’Angelo di Piove, Campo San Martino e Vigonovo, quindi, via via, in molte altre regioni, ma soprattutto in Veneto. Nel 1891 le Casse Rurali erano 57, nel 1897 ben 904, nel 1905 erano 1.386 di cui 442 in Veneto. Dal 1890, fatto non trascurabile, un forte impulso banca 135-144 18-04-2006 17:20 Pagina 138 Prima pagina dell’Atto Costitutivo. Frontespizio dell’atto notarile di costituzione della Cassa Rurale di Prestiti di Campodarsego. venne dato da don Luigi Cerutti, intraprendente parroco di Gambarare di Mira, in provincia di Venezia, che avvia in Veneto Casse Rurali di ispirazione cattolica. Gli anni più fecondi per l’avvio di casse cattoliche sono quelli tra il 1892 ed il 1897. Nelle diocesi venete furono create 408 casse cattoliche a fronte di 69 di stampo laico o wollemborghiano. Nella diocesi di Padova le nuove casse cattoliche furono 50 che salirono a 74 negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Alla fine del XIX secolo nell’Alta padovana si assistette ad un proliferare delle casse cattoliche che sorsero a Carmignano di Brenta, Fontaniva, Galliera Veneta, Grantorto, Murelle, Peraga, San Giorgio delle Pertiche, San Giorgio in Bosco, San Giorgio in Brenta, San Martino di Lupari, San Pietro in Gù, Silvelle, Tombolo, Torreselle, Vigodarzere, Villa del Conte e Zeminiana. delle Casse Rurali, i maggiorenti del paese o, comunque, di far emergere il dovere morale dei proprietari per migliorare lo stato di vita e di lavoro dei fittavoli, gli arrivava dal progenitore delle Casse Rurali in Europa: Federico Guglielmo Raiffeisen. Nato nel 1818 in Germania ad Hamm da una famiglia della piccola borghesia tedesca, Raiffeisen cresce in un ambiente profondamente religioso ed ispirato ad un forte senso di filantropia. All’età di ventisette anni viene nominato borgomastro, l’equivalente del sindaco, di Weyerbusch, tale esperienza lo porta a diretto e stretto contatto col mondo contadino e le sue problematiche. I contadini, in quel periodo, anche in Germania erano chiamati a fare i conti con uno stato di precarietà, senza scorte di sementi e di cibo per l’inverno. È in questo momento che Raiffeisen raduna i maggiorenti del paese ottenendo da loro che acquistassero il grano a credito. Con l’aiuto dei cittadini costruisce un forno e distribuisce, per tutto l’inverno, pane a credito per le famiglie più bisognose. Nel L’indicazione resa principio irrinunciabile da Leone Wollemborg di coinvolgere, nell’avvio banca 135-144 18-04-2006 17:20 Pagina 139 ’ 1848 Raiffeisen viene trasferito a Flammersfeld, cittadina con un maggior numero di abitanti e, con una situazione ancora peggiore a causa dei tassi di interesse elevati che gli agricoltori erano costretti a pagare per il bestiame. Con il risultato che si indebitavano sempre di più fino a perdere non solo le bestie, ma anche poderi ed abitazioni. Era dunque necessario che i contadini potessero disporre del bestiame a condizioni per loro soddisfacenti. È a questo punto che Raiffeisen fonda la “Lega di soccorso di Flammersfeld per l’assistenza ai contadini sprovvisti di mezzi”. L’usura che aveva iniziato a dilagare come una piaga insanabile fu stroncata. Il bestiame venne acquistato e distribuito ai contadini che poterono pagarlo nel tempo. In due anni i duemila scudi del prestito vennero liquidati e Raiffeisen invitò quanti avevano risparmi a depositarli nella lega. Fu istituita la corresponsione degli interessi attivi e passivi. Il bestiame non fu più acquistato dalla lega, ma dai contadini che vi si rivolgevano per avere la somma richiesta che rimborsavano nel tempo. Dal mese di gennaio del 1897 la Cassa Rurale di Campodarsego inizia a compiere le azioni fondamentali previste dallo statuto: l’accettazione di nuovi soci e la concessione di prestiti. Il periodo iniziale, tra il 1896 ed il 1918, vede un’attività marcata ed un impegno a favore di queste due operazioni. Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra. Molti partono per il fronte. Nonostante il conflitto che cambia comunque la vita ordinaria di ciascuno la cassa continua regolarmente la sua attività ed anzi aumenta sensibilmente il suo giro d’affari, passando da 55 mila lire di attivo di bilancio nel 1915 ad oltre 83 mila nel 1916. Nel 1917 sottoscrisse una quota di mille lire del quarto prestito nazionale come lo Stato aveva raccomandato sollecitando parroci e sindaci attraverso i deputati locali. A guerra conclusa la Cassa si trova in ottime condizioni finanziarie grazie alla costante crescita dell’utile sociale. La Rurale è così in grado di corrispondere in pieno alle attese dei soci nella ricostruzione e nello sviluppo del proprio territorio nel dopoguerra. Nel periodo tra il 1919 ed il 1939, prima del secondo conflitto mondiale, anche la Cassa Rurale risente della svalutazione monetaria che si era verificata nel dopoguerra. Se i bilanci testimoniano un deciso progresso, non altrettanto avviene per gli utili netti che rimangono pressoché gli stessi. Siamo inoltre nel pieno del periodo fascista durante il quale, per le casse rurali, entrano in vigore leggi e disposizioni specifiche oltre a controlli capillari sia attraverso verifiche che per mezzo di un sindaco, effettivo o supplente, nominati dall’autorità centrale tramite la filiale provinciale della Banca d’Italia. Nel 1937 lo Stato impone uno statuto tipo al quale tutte le casse rurali dovranno adeguarsi. Inoltre, per le cooperative di credito, viene stabilito l’obbligo di investire i propri fondi di riserva e parte degli utili in buoni del tesoro o in azioni di banche statali. Per la Cassa Rurale, che fino ad allora aveva visto un frequente cambio ai vertici, dal 1934 si instaura un lungo periodo di stabilità. A Campodarsego prendono avvio altre importanti realtà economiche a dimostrazione di un paese dinamico ed intraprendente: nascono infatti la cooperativa di consumo, l’associazione di mutua assicurazione del bestiame (che rimarrà operativa fino alla seconda guerra mondiale) e più tardi la Cantina Sociale. Si tratta di un passaggio chiave che spiega in maniera molto chiara la funzione ed il ruolo della banca locale per il territorio. Questi enti, grazie ai finanziamenti concessi dalla Cassa Rurale, promuovono nuove iniziative che segnano il passo della crescita del paese e del suo sviluppo. Nel 1937 viene approvato il nuovo Statuto inviato dalla Federazione Nazionale delle Casse Rurali: viene imposta una nuova denominazione e, da allora, la Cassa diventa “Cassa Rurale ed Artigiana di Campodarsego”. Il secondo conflitto mondiale fa sentire i propri effetti anche sulla vita della Cassa. Le assemblee vengono ridotte all’osso e durano sempre molto poco. I soci presenti superano, in media, appena la metà. Nel marzo del 1945, ad esempio, gli assenti banca 135-144 18-04-2006 17:20 Pagina 140 Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana, la sede di Campodarsego costruita nel 1979. sono addirittura il 62 per cento. L’assemblea riesce comunque ad aumentare il fido diretto prima a diecimila e poi a ventimila lire, portando l’interesse sui prestiti al sette per cento. A partire dal 1941 viene previsto un fondo di riserva ordinaria per “oscillazione valori” con un primo stanziamento di 1.350 lire. Sempre a partire dallo stesso anno aumentano notevolmente i depositi a risparmio che arrivano a 483.887 lire, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Nel 1943 i depositi salgono, in appena un anno, di 306.353 lire ed il Consiglio viene autorizzato ad assumere crediti fino al milione di lire. Nel 1945, visto il numero sempre più esiguo di presenti, l’assemblea si svolge nell’edificio di via Caltana. Nel 1952, su autorizzazione della Banca d’Italia, la Cassa viene spostata al civico 38 di via Provinciale, a ridosso del ponte di ferro sul Muson dei Sassi. Finita la guerra, la Cassa Rurale diventa protagonista della ricostruzione con aiuti diretti alle persone ed alle aziende. La Rurale si fa carico di andare incontro ai bisogni finanziari della gente distribuendo, in maniera concorrenziale con le altre banche, prestiti agevolati ai propri soci grazie ad una raccolta capillare di risparmi. Riprende l’agricoltura, in particolare di frumento, mais ed uva, e nel 1955 nasce la Cantina Sociale. Officine e laboratori iniziano ad ampliarsi e a crescere di numero.Volano locale per molte attività indotte diventa l’industria “Carraro”, sorta negli anni Trenta, che produce seminatrici. La solidità della Cassa cresce consentendo l’avvio di campagne di finanziamento alle nuove aziende artigiane ed alla meccanizzazione dell’agricoltura. A dimostrazione della velocità con cui la banca locale cerca di stare al passo dei bisogni del paese e del territorio, nel 1946 il fido massimo per i prestiti viene elevato a trentamila lire e l’anno successivo a centomila lire “poiché – come disse qualcuno in assemblea – con trentamila lire non si acquista neppure un vitello”. Nel 1948 il fido viene portato a 250 mila “in relazione ai prezzi del bestiame, delle merci e delle macchine agricole e, nel 1950 a 300 mila lire. Nel 1947, per la prima volta, l’utile d’esercizio dell’anno precedente, che fu di 31.782 lire, viene destinato, per i nove decimi, a fondo di riserva e, per il rimanente decimo, a disposizione del Consiglio per attività di beneficenza. banca 135-144 18-04-2006 17:20 Pagina 141 ’ Gli anni cinquanta e Sessanta vedono la banca impegnata nel rafforzare azioni ed interventi a favore del territorio. I numeri, e con essi i valori che stanno alle spalle, sono in continuo aumento. Sono gli anni in cui si parla anche del problema della nuova sede. C’è chi sostiene l’opportunità di realizzarla vicino alla cantina sociale e chi, invece, in area più centrale. Nell’assemblea del 1961 si passa ai voti: 41 soci sono a favore dell’acquisto immediato dell’area prospiciente la Cantina e cinque per la soluzione in zona più centrale. Si dà pertanto mandato al Consiglio di concludere la trattativa con l’amministrazione comunale. Nel 1964 la Cassa Rurale aderisce all’istituto di Credito delle Casse Rurali e Artigiane (ICCREA) con sede a Roma, che aveva lo scopo di agevolare, coordinare ed incrementare l’attività delle Casse Rurali attraverso lo svolgimento di funzioni creditizie, intermediazione ed assistenza. Un anno importante è di sicuro il 1967 quando viene raggiunto il tetto del miliardo di lire di depositi. Nel 1969 la Cassa Rurale si apre oltre i confini naturali. La massa fiduciaria dal 1966 al 1969 è infatti aumentata di un miliardo e di pari passo sono aumentati gli impieghi e gli investimenti. Questa situazione nuova impone, per un maggiore sviluppo, un’attività capillare ed un allargamento dell’area di operazione verso i paesi vicini privi di sportelli bancari. Subito alcuni soci chiedono l’apertura di uno sportello a Curtarolo. I dipendenti, inizialmente, diventano cinque, direttore incluso. L’anno successivo la Cassa attraversa sicuramente uno dei suoi momenti più difficili. All’improvviso la maggioranza del Consiglio di amministrazione e del collegio sindacale si dimette. Viene convocata l’assemblea per il rinnovo delle cariche sociali a settembre. Un momento di impasse dovuto a crediti, superiori ai limiti stabiliti dall’assemblea dei soci, concessi a qualche ditta poco scrupolosa nella restituzione e superato grazie all’impegno ed alla volontà di presidente, consiglio e soci. La Cassa Rurale riprese il suo cammino continuando nell’opera di presenza sul territorio al di là dei propri confini. Tra le altre tappe decisive la fusione, avvenuta tra il 1976 ed il 1977, con la Cassa Rurale di San Martino di Lupari. Quest’ultima era stata istituita il 2 febbraio 1893 su iniziativa del parroco don Giuseppe Para sulla scia delle Casse Rurali cattoliche. Tra le altre fusioni, quella con la Cassa Rurale di Trebaseleghe sorta nel 1884 per opera di Leone Wollemborg. A Silvelle, frazione di Trebaseleghe, ne sorse una seconda, di ispirazione cattolica, nel 1894. Entrambe durarono non più di una decina d’anni per poi essere sciolte. La terza Cassa Rurale di Trebaseleghe fu costituita il 9 marzo 1986 per opera di 132 soci. Appena quattro anni dopo si cercò la fusione con la potente vicina Cassa Rurale di Campodarsego. Gli anni Sessanta e Settanta vedono a Campodarsego uno straordinario boom economico. Troviamo importanti industrie meccaniche come le due Carraro, Maschio, Omc Marcato, Valigeria Roncato ed altre minori legate all’indotto, quindi una miriade di aziende artigiane che si occupano di lavorazione del legno e del suo assemblaggio, componentistica, carpenteria, abbigliamento, trasformazione dei prodotti agricoli ed enologia, manifattura e minuteria in genere. Si affermano pure terziario ed attività commerciali. Uno sviluppo economico che fa di Campodarsego uno dei comuni più dinamici ed all’avanguardia dell’alta padovana e dell’intera provincia. Sviluppo e credito viaggiano, fortunatamente, non a due velocità, ma sulla stessa lunghezza d’onda proprio grazie alla presenza ed all’attività della Cassa Rurale ed Artigiana di Campodarsego. Superato il boom degli anni Sessanta, si registra un momento di grave crisi nei primi anni Settanta. È in questo periodo che la banca locale fa la sua parte cercando di sostenere aziende ed un tessuto imprenditoriale che sta consolidando una sempre più diversificata organizzazione aziendale e che ha bisogno nel sistema creditizio locale di un solido aiuto economico e di una garanzia per ogni esigenza finanziaria. In centodieci anni di attività si succedono, alla guida della Cassa, numerosi presidenti, alcuni dei banca 135-144 18-04-2006 17:21 Pagina 142 Il Centro Congressi Alta Forum. quali lasciano segni indelebili ed avviano nuovi corsi e vere e proprie “ere” in fatto di iniziative che favoriscono lo sviluppo della banca. Nel 1978 la Cassa aderisce al Fondo centrale di garanzia istituito dall’ICCREA e, sempre nello stesso anno, viene costruita la nuova sede di Campodarsego dotata di un centro elettronico di elaborazione dati che può vantare, nel 1979, ben 28 miliardi di lire di depositi. La banca opera già in tre comuni: Campodarsego, San Martino di Lupari e Borgoricco. Sono gli anni in cui, su richiesta delle aziende locali, viene potenziato il servizio estero. Nel 1985 la competenza territoriale fu estesa fuori provincia, a Castello di Godego e Loria nel Trevigiano e a Rossano Veneto, in provincia di Vicenza. Un altro importante anno di mutamenti è il 1990. Avviene la fusione con la Cassa Rurale di Trebaseleghe nel corso dell’assemblea straordinaria del 23 settembre e la nuova realtà economica assunse il nome di “Cassa Rurale In basso: il Centro Direzionale e il Centro Congressi Alta Forum. dell’Alta padovana”, società cooperativa a responsabilità limitata, con 1.765 soci. Nel 1992 arriva pure la nuova legge che rinnova, ancora una volta, la vita delle Casse Rurali che ora si chiamano Banche di Credito Cooperativo proprio per ricordarne, con una connotazione marcata, l’origine mutualistica. Gli anni Novanta vedono un momento di crisi che si registra a causa della perdita di valore sui mercati internazionali della nostra moneta e della sua svalutazione ufficiale. In questi anni la banca continua, comunque, a rafforzare la sua presenza sul territorio con otto nuovi sportelli: nel 1991 a Fossalta di Trebaseleghe, a Pionca di Vigonza e a Trebaseleghe; nel 1993 segue Vigodarzere, quindi Torreselle; nel 1994 Reschigliano, frazione di Campodarsego e San Giorgio delle Pertiche. A fine 2005 gli sportelli sono 27. L’ultimo nato rappresenta un fiore all’occhiello ed un traguardo storico. La banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana è sbarca- banca 135-144 18-04-2006 17:21 Pagina 143 ’ L’interno del Centro Congressi Alta Forum. ta, infatti, in città. Il 18 dicembre 2005 è stato inaugurato lo sportello di Padova. Importante per la storia della banca che, nel 2006, taglia i suoi 110 anni di vita, la realizzazione a Campodarsego del Centro Direzionale e il Centro Congressi Alta Forum. Inaugurato il 28 ottobre 2000 e progettato dall’architetto Sergio Miotto, il centro congressi Alta Forum è una struttura all’avanguardia per concezione e servizi. La sala, con una superficie coperta di 855 metri quadrati e 684 posti a sedere rappresenta una struttura unica nell’alta padovana e può ospitare conferenze, convegni, concerti. La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana, forte delle proprie radici storiche e ideali, ha oggi il volto di un’azienda che ogni giorno si confronta con il mercato. Un’azienda di servizi, sicuramente, ma, prima ancora, azienda di valori, azienda di risultati, azienda sociale. Tra gli obiettivi l’allargamento della compagine sociale sollecitando il senso di appartenenza e di attaccamento alla banca. La meta è ambiziosa: un socio in ogni famiglia dell’alta padovana. La banca proseguirà, poi, nelle sue azioni che da anni pongono attenzione al mondo del volontariato e delle associazioni con interventi di beneficenza e la destinazione degli utili a queste attività. L’obiettivo è continuare a promuovere occasioni di aggregazione, conoscenza dei soci e tra i soci attraverso incontri, viaggi, convegni. Col nuovo anno sarà operativa “Sodalitas”, la Società di Mutuo Soccorso per i Soci della Banca, i cui ambiti di intervento spazieranno dalle attività medico sanitarie a quelle culturali e ricreative, dall’assistenza ai soci nei casi di infortunio, invalidità e morte, alle possibili erogazioni economiche in caso di vecchiaia o malattia o di sostegno alle famiglie per la morte del socio o di prestazioni sociali a favore del socio in difficoltà. Per una banca locale come quella dell’Alta padovana sarà poi di importanza vitale accrescere e migliorare i rapporti con le istituzioni locali, con le associazioni di categoria e con il mondo dell’associazionismo che opera nel campo del volontariato, della cultura, del tempo libero e dello sport. L’obiettivo è quello di diventare sempre più la banca di riferimento economico e sociale della comunità dell’alta padovana, una banca che fa da volano fra le risorse e le esigenze locali per lo sviluppo del nostro territorio. Continuare infine ad essere la banca della gente, della famiglia e delle piccole imprese, punto di riferimento per la crescita socio culturale dell’alta padovana. Marconato Ruggiero, 1896-1996 100 anni di cassa rurale a Campodarsego e nell'alta padovana, edito dalla Banca di Credito Cooperativo dell'Alta Padovana, 1996. banca 135-144 18-04-2006 17:21 Pagina 144 Reschigliano, l’antica chiesa di S. Daniele.