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Centodieci anni di storia tra la gente
La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta
Padovana rappresenta una realtà fortemente radicata nel territorio e l’esempio emblematico e raro
di come un istituto di credito possa essere protagonista dello sviluppo economico e sociale dell’area in cui opera insieme ai soggetti tradizionali che
ne determinano l’identità.
Oggi la Banca di Credito Cooperativo dell’Alta
Padovana presidia, con i suoi 27 sportelli, buona
parte della zona a nord di Padova. La sede è a
Campodarsego, comune in cui essa nasce, 110
anni fa, nel 1896. Il rapporto tra la Banca ed il suo
“primo” territorio è paradigma di una storia che
affonda saldamente le radici nel tessuto sociale,
prima ancora che economico, di un paese. Un
legame stretto che spiega, in maniera altrettanto
chiara, la capacità di riprodurre il medesimo radicamento avvenuto nei decenni in tutto il territorio
dell’alta padovana.
La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta
Padovana attualmente è l’unica erede delle tante
Casse Rurali costituite in quest’area, da San
Martino di Lupari a Trebaseleghe, e non solo, alla
fine dell’Ottocento. È questa la straordinarietà
dell’istituto di credito: far sentire la Banca come
propria e non come un ente astratto, fuori dal territorio e dalla vita di tutti giorni. Molte imprese,
ed insieme tante famiglie, visto che sono questi i
primi soci e clienti, hanno legato e continuano a
legare la loro fortuna e le loro sorti alla Banca di
Credito Cooperativo dell’Alta Padovana. È senza
dubbio quest’ultima la protagonista dell’importante sostegno dato a numerose aziende negli anni
del boom economico, come in quelli della crisi,
che da Campodarsego, grazie all’innovazione, alla
creatività ed insieme anche alla solidità economica, hanno varcato confini nazionali ed europei.
La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta
Padovana nacque dalla volontà di dare una risposta attenta ed efficace alla povertà e alla scarsità di
mezzi delle zone agricole dove con facilità si annidava l’usura. Una risposta “in loco” che mette in
luce una delle caratteristiche fondamentali, insie-
me alla mutualità, delle casse rurali: il localismo,
un dialogo costante con il territorio che è risultato
la carta vincente di un modo diverso e originale di
intendere l’esercizio del credito.
La Cassa Rurale di Prestiti di Campodarsego,
nel suo cammino di crescita e sviluppo, conosce le
depressioni della guerra e gli entusiasmi della ricostruzione. Un percorso silenzioso ma costante che
preme sull’acceleratore nell’ultimo trentennio
quando incorpora per fusione la Cassa Rurale e
Artigiana di San Martino di Lupari prima e successivamente quella di Trebaseleghe, per diventare nel 1992 Banca di Credito Cooperativo
dell’Alta Padovana.
A centodieci anni dalla fondazione, la Banca di
Credito Cooperativo dell’Alta Padovana, con gli
attuali 27 sportelli, 4.600 soci, 50 mila clienti e 258
dipendenti, è un punto di riferimento per il territorio dell’alta padovana, sempre attenta alle esigenze della famiglia e della piccola impresa grazie
alla qualità dei servizi e dei prodotti offerti.
La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta
Padovana sorse alla fine dell’Ottocento per iniziativa dei parroci delle cinque comunità religiose di
Campodarsego. La costituzione ufficiale avviene il
28 settembre 1896. È l’epoca in cui nascono molte
altre Casse Rurali che fondano i propri principi
sugli insegnamenti ed i valori indicati nella “Rerum
Novarum”, quindi sull’impegno e la spinta cooperativistica come antidoto al fenomeno dell’usura
che stava gravando anche nel mondo agricolo e che
trova uno strenuo oppositore in don Luigi Cerutti.
All’epoca, Campodarsego conta poco più di
quattromila abitanti. Il paese ha un’economia tipicamente agricola. La maggioranza della popolazione vive del lavoro dei campi, fatta eccezione per
alcuni commercianti, artigiani come falegnami,
fabbri, calzolai e sarti e solo tre “industrianti”:
un’officina meccanica con tre operai e con una
macchina a movimento idraulico; un fabbricante
di carri e carrozze con sei operai e la fornace
Morandi in via Pioga con una decina di lavoranti,
fondata nel 1892. È attiva anche una piccola azienda chimica, a livello famigliare, adiacente la far-
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Leone Wollemborg (1859-1932).
macia “Pini” che produceva la magnesia
“Sant’Antonio”. Dà lavoro a poche ragazze ed il
prodotto viene venduto in bottigliette cilindriche.
Nel 1919 la famiglia Pini cede il brevetto alla San
Pellegrino che inizia a produrre la famosa magnesia San Pellegrino.
La terra agricola appartiene a grandi proprietari di estrazione borghese o israelita i quali, nei
decenni precedenti, l’avevano acquistata dai nobili veneziani decaduti. Diffusa è anche la piccola
proprietà indipendente. La maggior parte della
popolazione è rappresentata da fittavoli e coloni,
detti villici che lavorano “campagne” di svariate
dimensioni. Il territorio è contrassegnato dalla
presenza diffusa di casoni.
Anche Campodarsego risente delle condizioni
di povertà che, sul finire dell’Ottocento, mette in
ginocchio tanta gente. Un disagio che costringe
tanta gente anche di Campodarsego ad emigrare
all’estero alla ricerca di fortuna. Manca anche il
pane per mangiare e la possibilità di risolvere tanti
problemi quotidiani prospettata dalle Casse Rurali
appare una risposta positiva per i villici costretti,
altrimenti, all’usura o alla perdita del lavoro.
La Cassa Rurale di Campodarsego prende avvio
grazie all’iniziativa di don Domenico Pianaro
(1841-1910), all’epoca parroco di Sant’Andrea.
Don Pianaro coinvolge in questa “avventura” gli
altri colleghi: don Bortolo Busa, parroco di Campodarsego, don Domenico Forte, parroco di Fiumicello, don Francesco Ferruccio Morari, parroco
di Reschigliano e don Luigi Varotto, parroco di
Bronzola. Vengono quindi chiamati alcuni capifamiglia delle rispettive parrocchie in numero proporzionale agli abitanti. Si tratta per lo più, di proprietari terrieri (erano nove), quindi di agricoltori,
che lavorano terre in affitto, fittanzieri, ossia quanti prendevano in affitto un terreno, ma per subaffittarlo ricavandone così un guadagno senza lavorare, un agente privato, un capomastro ed un
industriante, mestieri e categorie artigianali che si
diffondono proprio a partire da quel periodo.
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L’atto di costituzione viene stipulato in una sala
della casa parrocchiale di Campodarsego e viene
redatto dal notaio Guido De Ziller. Tra i soci fondatori, oltre ai cinque parroci, c’erano: per Campodarsego Domenico Bano, agricoltore possidente (si racconta che fosse il maggiore finanziatore
della Cassa di prestiti); Florindo Bano, possidente
e padre di dodici figli; Angelo Carraro, prima operaio della ditta Parpajola e poi possidente; Aurelio
Morandi, possidente, è lui che fece arrivare l’energia elettrica a Campodarsego; Giuseppe Munaro,
agricoltore; per Reschigliano: Luigi Marostica,
agente privato; Valentino Volpato, agricoltore,
Giulio Benetello, possidente e panettiere; per
Sant’Andrea: Luigi Mattiazzo, castaldo dei signori
Mattiazzo e possidente; Federico Nalesso, agricoltore e possidente, sacrestano della parrocchia; per
Bronzola: Antonio Guiotto, capomastro ed impresario edile; Domenico Fortunato Favero, possidente, Antonio Longhin, “industriante” e commerciante; per Fiumicello: Giacomo Pieretto, fit-
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Don Domenico Pianaro (1841-1910).
tanziere ed artigiano del legno (preparava carriole,
“mastelli”, tavole per lavare a mano, rastrelli e
casse da morto); Federico Fasolo, agricoltore in
affitto; Valentino Zordan, agricoltore possidente.
Alla stipula dell’atto erano presenti come testimoni il conte Prospero Radino Tedeschi, osservatore
per conto del vescovo di Padova, ed il cappellano
di Campodarsego, don Giovanni dalla Valle. Ogni
socio versa una lira, cifra che, per molti anni, rimase fissa come quota associativa. Con le ventuno
lire raccolte al momento della costituzione venne
pagato il notaio.
Le motivazioni che portarono cinque sacerdoti
e sedici cittadini a fondare la “Cassa Rurale di
Prestiti di Campodarsego” sono indicate nelle
ultime righe dell’atto siglato il 28 settembre 1896:
“La società ha per iscopo di migliorare la condizione morale e materiale dei suoi soci, fornendo
loro il denaro a ciò necessario nei modi determi-
nati dallo Statuto”. All’interno dell’atto di costituzione si trova anche lo statuto sociale, composto
da quarantuno articoli che riprendono in larga
parte lo statuto delle Casse Rurali fondate in Italia
da Leone Wollemborg. Nato a Padova nel 1859 da
famiglia israelita, laureato in giurisprudenza a
diciannove anni, Wollemborg inizia da subito ad
interessarsi di economia ed in particolare ai problemi legati al credito nelle campagne, allo stato in
cui versava il ceto contadino oppresso da continue
calamità e da una generale crisi agraria e, come
viene denunciato a chiare lettere dall’inchiesta
Jacini, “dall’abbandono in cui era lasciato il popolo della campagne assieme alle aberrazioni degli
strozzini”. Per questa ragione Wollemborg fonda,
nel 1883, la prima Cassa Rurale in Italia a Loreggia
dove possedeva molti campi ed una residenza estiva. Al suo fianco, in questa straordinaria “avventura” che dura sino ad oggi, coinvolge trentuno
cittadini di Loreggia. Della Cassa Rurale fanno
parte i maggiorenti del paese: il parroco, il cappellano, il medico condotto ed il segretario comunale, quindi altre piccoli possidenti e fittavoli che
avevano voglia e necessità di migliorare le proprie
condizioni economiche.
Subito dopo la prima Cassa Rurale di Loreggia
vengono avviati anche un circolo agricolo per l’istruzione dei contadini, una società di mutuo soccorso per i più poveri, una forma di assicurazione
per il bestiame ed un’iniziativa di incentivo al
risparmio per i bambini delle scuole elementari.
Poco dopo sorsero altre Casse Rurali. Nel 1884
ne vengono costituite altre quattro: a Cambiano,
piccola parrocchia di Castelfiorentino, a
Trebaseleghe con diciannove soci fondatori, a
Fagnigola ed a Pravisdomini, una frazione ed un
comune agricolo vicino al Livenza, in provincia di
Pordenone. Nel 1885 Wollemborg ne fondò altre
otto, fra queste Sant’Angelo di Piove, Campo San
Martino e Vigonovo, quindi, via via, in molte altre
regioni, ma soprattutto in Veneto.
Nel 1891 le Casse Rurali erano 57, nel 1897 ben
904, nel 1905 erano 1.386 di cui 442 in Veneto.
Dal 1890, fatto non trascurabile, un forte impulso
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Prima pagina dell’Atto Costitutivo.
Frontespizio dell’atto notarile di costituzione della Cassa
Rurale di Prestiti di Campodarsego.
venne dato da don Luigi Cerutti, intraprendente
parroco di Gambarare di Mira, in provincia di
Venezia, che avvia in Veneto Casse Rurali di ispirazione cattolica.
Gli anni più fecondi per l’avvio di casse cattoliche sono quelli tra il 1892 ed il 1897. Nelle diocesi venete furono create 408 casse cattoliche a fronte di 69 di stampo laico o wollemborghiano. Nella
diocesi di Padova le nuove casse cattoliche furono
50 che salirono a 74 negli anni precedenti la prima
guerra mondiale. Alla fine del XIX secolo
nell’Alta padovana si assistette ad un proliferare
delle casse cattoliche che sorsero a Carmignano di
Brenta, Fontaniva, Galliera Veneta, Grantorto,
Murelle, Peraga, San Giorgio delle Pertiche, San
Giorgio in Bosco, San Giorgio in Brenta, San
Martino di Lupari, San Pietro in Gù, Silvelle,
Tombolo, Torreselle, Vigodarzere, Villa del Conte
e Zeminiana.
delle Casse Rurali, i maggiorenti del paese o,
comunque, di far emergere il dovere morale dei
proprietari per migliorare lo stato di vita e di lavoro dei fittavoli, gli arrivava dal progenitore delle
Casse Rurali in Europa: Federico Guglielmo
Raiffeisen. Nato nel 1818 in Germania ad Hamm
da una famiglia della piccola borghesia tedesca,
Raiffeisen cresce in un ambiente profondamente
religioso ed ispirato ad un forte senso di filantropia. All’età di ventisette anni viene nominato borgomastro, l’equivalente del sindaco, di
Weyerbusch, tale esperienza lo porta a diretto e
stretto contatto col mondo contadino e le sue
problematiche. I contadini, in quel periodo,
anche in Germania erano chiamati a fare i conti
con uno stato di precarietà, senza scorte di
sementi e di cibo per l’inverno. È in questo
momento che Raiffeisen raduna i maggiorenti del
paese ottenendo da loro che acquistassero il
grano a credito. Con l’aiuto dei cittadini costruisce un forno e distribuisce, per tutto l’inverno,
pane a credito per le famiglie più bisognose. Nel
L’indicazione resa principio irrinunciabile da
Leone Wollemborg di coinvolgere, nell’avvio
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1848 Raiffeisen viene trasferito a Flammersfeld,
cittadina con un maggior numero di abitanti e,
con una situazione ancora peggiore a causa dei
tassi di interesse elevati che gli agricoltori erano
costretti a pagare per il bestiame. Con il risultato
che si indebitavano sempre di più fino a perdere
non solo le bestie, ma anche poderi ed abitazioni.
Era dunque necessario che i contadini potessero
disporre del bestiame a condizioni per loro soddisfacenti. È a questo punto che Raiffeisen fonda
la “Lega di soccorso di Flammersfeld per l’assistenza ai contadini sprovvisti di mezzi”. L’usura
che aveva iniziato a dilagare come una piaga insanabile fu stroncata. Il bestiame venne acquistato e
distribuito ai contadini che poterono pagarlo nel
tempo. In due anni i duemila scudi del prestito
vennero liquidati e Raiffeisen invitò quanti avevano risparmi a depositarli nella lega. Fu istituita la
corresponsione degli interessi attivi e passivi. Il
bestiame non fu più acquistato dalla lega, ma dai
contadini che vi si rivolgevano per avere la somma
richiesta che rimborsavano nel tempo.
Dal mese di gennaio del 1897 la Cassa Rurale di
Campodarsego inizia a compiere le azioni fondamentali previste dallo statuto: l’accettazione di
nuovi soci e la concessione di prestiti. Il periodo
iniziale, tra il 1896 ed il 1918, vede un’attività marcata ed un impegno a favore di queste due operazioni. Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra.
Molti partono per il fronte. Nonostante il conflitto che cambia comunque la vita ordinaria di ciascuno la cassa continua regolarmente la sua attività ed anzi aumenta sensibilmente il suo giro d’affari, passando da 55 mila lire di attivo di bilancio
nel 1915 ad oltre 83 mila nel 1916. Nel 1917 sottoscrisse una quota di mille lire del quarto prestito nazionale come lo Stato aveva raccomandato
sollecitando parroci e sindaci attraverso i deputati
locali. A guerra conclusa la Cassa si trova in ottime condizioni finanziarie grazie alla costante crescita dell’utile sociale. La Rurale è così in grado di
corrispondere in pieno alle attese dei soci nella
ricostruzione e nello sviluppo del proprio territorio nel dopoguerra.
Nel periodo tra il 1919 ed il 1939, prima del
secondo conflitto mondiale, anche la Cassa Rurale
risente della svalutazione monetaria che si era verificata nel dopoguerra. Se i bilanci testimoniano un
deciso progresso, non altrettanto avviene per gli
utili netti che rimangono pressoché gli stessi.
Siamo inoltre nel pieno del periodo fascista durante il quale, per le casse rurali, entrano in vigore
leggi e disposizioni specifiche oltre a controlli
capillari sia attraverso verifiche che per mezzo di
un sindaco, effettivo o supplente, nominati dall’autorità centrale tramite la filiale provinciale
della Banca d’Italia. Nel 1937 lo Stato impone uno
statuto tipo al quale tutte le casse rurali dovranno
adeguarsi. Inoltre, per le cooperative di credito,
viene stabilito l’obbligo di investire i propri fondi
di riserva e parte degli utili in buoni del tesoro o in
azioni di banche statali.
Per la Cassa Rurale, che fino ad allora aveva
visto un frequente cambio ai vertici, dal 1934 si
instaura un lungo periodo di stabilità. A
Campodarsego prendono avvio altre importanti
realtà economiche a dimostrazione di un paese
dinamico ed intraprendente: nascono infatti la
cooperativa di consumo, l’associazione di mutua
assicurazione del bestiame (che rimarrà operativa
fino alla seconda guerra mondiale) e più tardi la
Cantina Sociale.
Si tratta di un passaggio chiave che spiega in
maniera molto chiara la funzione ed il ruolo della
banca locale per il territorio. Questi enti, grazie ai
finanziamenti concessi dalla Cassa Rurale, promuovono nuove iniziative che segnano il passo
della crescita del paese e del suo sviluppo. Nel
1937 viene approvato il nuovo Statuto inviato
dalla Federazione Nazionale delle Casse Rurali:
viene imposta una nuova denominazione e, da
allora, la Cassa diventa “Cassa Rurale ed Artigiana
di Campodarsego”.
Il secondo conflitto mondiale fa sentire i propri
effetti anche sulla vita della Cassa. Le assemblee
vengono ridotte all’osso e durano sempre molto
poco. I soci presenti superano, in media, appena la
metà. Nel marzo del 1945, ad esempio, gli assenti
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Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Padovana, la sede di
Campodarsego costruita nel 1979.
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sono addirittura il 62 per cento. L’assemblea riesce
comunque ad aumentare il fido diretto prima a
diecimila e poi a ventimila lire, portando l’interesse sui prestiti al sette per cento. A partire dal 1941
viene previsto un fondo di riserva ordinaria per
“oscillazione valori” con un primo stanziamento
di 1.350 lire. Sempre a partire dallo stesso anno
aumentano notevolmente i depositi a risparmio
che arrivano a 483.887 lire, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Nel 1943 i depositi salgono, in appena un anno, di 306.353 lire ed il
Consiglio viene autorizzato ad assumere crediti
fino al milione di lire.
Nel 1945, visto il numero sempre
più esiguo di presenti, l’assemblea si
svolge nell’edificio di via Caltana.
Nel 1952, su autorizzazione della
Banca d’Italia, la Cassa viene spostata al civico 38 di via Provinciale,
a ridosso del ponte di ferro sul
Muson dei Sassi.
Finita la guerra, la Cassa Rurale
diventa protagonista della ricostruzione con aiuti diretti alle persone
ed alle aziende. La Rurale si fa carico di andare incontro ai bisogni
finanziari della gente distribuendo,
in maniera concorrenziale con le
altre banche, prestiti agevolati ai
propri soci grazie ad una raccolta
capillare di risparmi. Riprende l’agricoltura, in particolare di frumento, mais ed uva, e nel 1955 nasce la
Cantina Sociale. Officine e laboratori iniziano ad ampliarsi e a crescere di numero.Volano locale per
molte attività indotte diventa l’industria “Carraro”, sorta negli anni
Trenta, che produce seminatrici.
La solidità della Cassa cresce
consentendo l’avvio di campagne di
finanziamento alle nuove aziende
artigiane ed alla meccanizzazione
dell’agricoltura. A dimostrazione
della velocità con cui la banca locale cerca di stare al passo dei bisogni del paese e del
territorio, nel 1946 il fido massimo per i prestiti
viene elevato a trentamila lire e l’anno successivo a
centomila lire “poiché – come disse qualcuno in
assemblea – con trentamila lire non si acquista
neppure un vitello”. Nel 1948 il fido viene portato a 250 mila “in relazione ai prezzi del bestiame,
delle merci e delle macchine agricole e, nel 1950 a
300 mila lire. Nel 1947, per la prima volta, l’utile
d’esercizio dell’anno precedente, che fu di 31.782
lire, viene destinato, per i nove decimi, a fondo di
riserva e, per il rimanente decimo, a disposizione
del Consiglio per attività di beneficenza.
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Gli anni cinquanta e Sessanta vedono la banca
impegnata nel rafforzare azioni ed interventi a
favore del territorio. I numeri, e con essi i valori
che stanno alle spalle, sono in continuo aumento.
Sono gli anni in cui si parla anche del problema
della nuova sede. C’è chi sostiene l’opportunità di
realizzarla vicino alla cantina sociale e chi, invece,
in area più centrale. Nell’assemblea del 1961 si
passa ai voti: 41 soci sono a favore dell’acquisto
immediato dell’area prospiciente la Cantina e cinque per la soluzione in zona più centrale. Si dà
pertanto mandato al Consiglio di concludere la
trattativa con l’amministrazione comunale. Nel
1964 la Cassa Rurale aderisce all’istituto di
Credito delle Casse Rurali e Artigiane (ICCREA)
con sede a Roma, che aveva lo scopo di agevolare,
coordinare ed incrementare l’attività delle Casse
Rurali attraverso lo svolgimento di funzioni creditizie, intermediazione ed assistenza.
Un anno importante è di sicuro il 1967 quando
viene raggiunto il tetto del miliardo di lire di depositi. Nel 1969 la Cassa Rurale si apre oltre i confini
naturali. La massa fiduciaria dal 1966 al 1969 è
infatti aumentata di un miliardo e di pari passo
sono aumentati gli impieghi e gli investimenti.
Questa situazione nuova impone, per un maggiore
sviluppo, un’attività capillare ed un allargamento
dell’area di operazione verso i paesi vicini privi di
sportelli bancari. Subito alcuni soci chiedono l’apertura di uno sportello a Curtarolo. I dipendenti,
inizialmente, diventano cinque, direttore incluso.
L’anno successivo la Cassa attraversa sicuramente uno dei suoi momenti più difficili.
All’improvviso la maggioranza del Consiglio di
amministrazione e del collegio sindacale si dimette. Viene convocata l’assemblea per il rinnovo
delle cariche sociali a settembre. Un momento di
impasse dovuto a crediti, superiori ai limiti stabiliti dall’assemblea dei soci, concessi a qualche ditta
poco scrupolosa nella restituzione e superato grazie all’impegno ed alla volontà di presidente, consiglio e soci. La Cassa Rurale riprese il suo cammino continuando nell’opera di presenza sul territorio al di là dei propri confini.
Tra le altre tappe decisive la fusione, avvenuta
tra il 1976 ed il 1977, con la Cassa Rurale di San
Martino di Lupari. Quest’ultima era stata istituita
il 2 febbraio 1893 su iniziativa del parroco don
Giuseppe Para sulla scia delle Casse Rurali cattoliche.
Tra le altre fusioni, quella con la Cassa Rurale di
Trebaseleghe sorta nel 1884 per opera di Leone
Wollemborg. A Silvelle, frazione di Trebaseleghe,
ne sorse una seconda, di ispirazione cattolica, nel
1894. Entrambe durarono non più di una decina
d’anni per poi essere sciolte. La terza Cassa Rurale
di Trebaseleghe fu costituita il 9 marzo 1986 per
opera di 132 soci. Appena quattro anni dopo si
cercò la fusione con la potente vicina Cassa Rurale
di Campodarsego.
Gli anni Sessanta e Settanta vedono a
Campodarsego uno straordinario boom economico. Troviamo importanti industrie meccaniche
come le due Carraro, Maschio, Omc Marcato,
Valigeria Roncato ed altre minori legate all’indotto, quindi una miriade di aziende artigiane che si
occupano di lavorazione del legno e del suo
assemblaggio, componentistica, carpenteria, abbigliamento, trasformazione dei prodotti agricoli ed
enologia, manifattura e minuteria in genere. Si
affermano pure terziario ed attività commerciali.
Uno sviluppo economico che fa di Campodarsego
uno dei comuni più dinamici ed all’avanguardia
dell’alta padovana e dell’intera provincia.
Sviluppo e credito viaggiano, fortunatamente, non
a due velocità, ma sulla stessa lunghezza d’onda
proprio grazie alla presenza ed all’attività della
Cassa Rurale ed Artigiana di Campodarsego.
Superato il boom degli anni Sessanta, si registra
un momento di grave crisi nei primi anni Settanta.
È in questo periodo che la banca locale fa la sua
parte cercando di sostenere aziende ed un tessuto
imprenditoriale che sta consolidando una sempre
più diversificata organizzazione aziendale e che ha
bisogno nel sistema creditizio locale di un solido
aiuto economico e di una garanzia per ogni esigenza finanziaria.
In centodieci anni di attività si succedono, alla
guida della Cassa, numerosi presidenti, alcuni dei
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Il Centro Congressi Alta Forum.
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quali lasciano segni indelebili ed avviano nuovi
corsi e vere e proprie “ere” in fatto di iniziative
che favoriscono lo sviluppo della banca.
Nel 1978 la Cassa aderisce al Fondo centrale di
garanzia istituito dall’ICCREA e, sempre nello
stesso anno, viene costruita la nuova sede di
Campodarsego dotata di un centro elettronico di
elaborazione dati che può vantare, nel 1979, ben
28 miliardi di lire di depositi. La banca opera già
in tre comuni: Campodarsego, San Martino di
Lupari e Borgoricco. Sono gli anni in cui, su
richiesta delle aziende locali,
viene potenziato il servizio
estero.
Nel 1985 la competenza territoriale fu estesa fuori provincia, a Castello di Godego e Loria nel Trevigiano e a Rossano
Veneto, in provincia di Vicenza.
Un altro importante anno
di mutamenti è il 1990.
Avviene la fusione con la Cassa Rurale di Trebaseleghe nel
corso dell’assemblea straordinaria del 23 settembre e la
nuova realtà economica assunse il nome di “Cassa Rurale
In basso:
il Centro Direzionale e il Centro Congressi Alta Forum.
dell’Alta padovana”, società
cooperativa a responsabilità
limitata, con 1.765 soci.
Nel 1992 arriva pure la
nuova legge che rinnova,
ancora una volta, la vita
delle Casse Rurali che ora si
chiamano
Banche
di
Credito Cooperativo proprio per ricordarne, con
una connotazione marcata,
l’origine mutualistica.
Gli anni Novanta vedono un momento di crisi che
si registra a causa della perdita di valore sui mercati
internazionali della nostra
moneta e della sua svalutazione ufficiale. In questi
anni la banca continua, comunque, a rafforzare la
sua presenza sul territorio con otto nuovi sportelli: nel 1991 a Fossalta di Trebaseleghe, a Pionca di
Vigonza e a Trebaseleghe; nel 1993 segue
Vigodarzere, quindi Torreselle; nel 1994
Reschigliano, frazione di Campodarsego e San
Giorgio delle Pertiche. A fine 2005 gli sportelli
sono 27. L’ultimo nato rappresenta un fiore all’occhiello ed un traguardo storico. La banca di
Credito Cooperativo dell’Alta Padovana è sbarca-
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L’interno del Centro Congressi Alta Forum.
ta, infatti, in città. Il 18
dicembre 2005 è stato inaugurato lo sportello di
Padova.
Importante per la storia
della banca che, nel 2006,
taglia i suoi 110 anni di vita,
la realizzazione a Campodarsego del Centro Direzionale e il Centro Congressi Alta Forum. Inaugurato il 28 ottobre 2000 e
progettato dall’architetto
Sergio Miotto, il centro
congressi Alta Forum è una
struttura all’avanguardia
per concezione e servizi. La
sala, con una superficie
coperta di 855 metri quadrati e 684 posti a sedere
rappresenta una struttura unica nell’alta padovana
e può ospitare conferenze, convegni, concerti.
La Banca di Credito Cooperativo dell’Alta
Padovana, forte delle proprie radici storiche e
ideali, ha oggi il volto di un’azienda che ogni giorno si confronta con il mercato. Un’azienda di servizi, sicuramente, ma, prima ancora, azienda di
valori, azienda di risultati, azienda sociale.
Tra gli obiettivi l’allargamento della compagine
sociale sollecitando il senso di appartenenza e di
attaccamento alla banca. La meta è ambiziosa: un
socio in ogni famiglia dell’alta padovana. La banca
proseguirà, poi, nelle sue azioni che da anni pongono attenzione al mondo del volontariato e delle
associazioni con interventi di beneficenza e la
destinazione degli utili a queste attività.
L’obiettivo è continuare a promuovere occasioni di aggregazione, conoscenza dei soci e tra i soci
attraverso incontri, viaggi, convegni. Col nuovo
anno sarà operativa “Sodalitas”, la Società di
Mutuo Soccorso per i Soci della Banca, i cui ambiti di intervento spazieranno dalle attività medico
sanitarie a quelle culturali e ricreative, dall’assistenza ai soci nei casi di infortunio, invalidità e
morte, alle possibili erogazioni economiche in
caso di vecchiaia o malattia o di sostegno alle
famiglie per la morte del socio o di prestazioni
sociali a favore del socio in difficoltà.
Per una banca locale come quella dell’Alta
padovana sarà poi di importanza vitale accrescere
e migliorare i rapporti con le istituzioni locali, con
le associazioni di categoria e con il mondo dell’associazionismo che opera nel campo del volontariato, della cultura, del tempo libero e dello sport.
L’obiettivo è quello di diventare sempre più la
banca di riferimento economico e sociale della
comunità dell’alta padovana, una banca che fa da
volano fra le risorse e le esigenze locali per lo sviluppo del nostro territorio. Continuare infine ad
essere la banca della gente, della famiglia e delle
piccole imprese, punto di riferimento per la crescita socio culturale dell’alta padovana.
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Marconato Ruggiero, 1896-1996 100 anni di cassa rurale a
Campodarsego e nell'alta padovana, edito dalla Banca di
Credito Cooperativo dell'Alta Padovana, 1996.
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banca 135-144
18-04-2006
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Reschigliano, l’antica chiesa di S. Daniele.
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lA AncA Di cREDito coopERAtivo DEll`AltA pADovAnA