Dipartimento di Ecologia e di
Sviluppo Economico Sostenibile
(DECOS)
PROGRAMMA PLURIENNALE DI
PROMOZIONE ECONOMICA E
SOCIALE DEL PARCO
REGIONALE NATURALE DEI
MONTI LUCRETILI
Promosso dalla Comunità del Parco
BOZZA FINALE
Parco Naturale Regionale
dei Monti Lucretili
1
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
Dipartimento di Ecologia e di Sviluppo Economico Sostenibile
(DECOS)
Tel e Fax 0761/357747 – E-mail [email protected]
Largo dell’ Università, snc, blocco E / 03
01100 VITERBO
GRUPPO DI LAVORO
•
Coordinamento scientifico:
Prof. Agr. Lorenzo VENZI
•
Agricoltura:
Dott. Agr. Attilio COLETTA
,, ,,
Dott. Agr. Francesco CICCARELLA
•
Artigianato e Commercio:
Dott. Agr. Francesco CICCARELLA
•
Attività Sociali:
Dott. Mauro COTESTA
•
Foreste e risorse naturali:
Dott. For. Francesco CARBONE
,, ,,
Dott. For. Marco TIBERTI
•
Legislativo:
Dott. Alessandro DE FILIPPIS
•
Turismo ed attività ricreative:
Dott.ssa Vania ONORATI
•
Urbanistico:
Prof. Ing. Antonio LEONE
,, ,,
Prof. Ing. Lorenzo BOCCIA
,, ,,
Dott.ssa Maria Nicoletta RIPA
•
Editing:
Dott. Agr. Francesco CICCARELLA
,,
,,
Dott. Tommaso MASCIOLI
,,
,,
Dott.ssa Vania ONORATI
2
INDICE
1.Introduzione……………………………………………………….7
2. Il Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale e
gli strumenti di finanziamento…………………. ………………....17
2.1 Il quadro legislativo vigente……………………………………………….17
2.2 Il ruolo del Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale
secondo la legislazione ........................................................................................ 21
2.3 I rapporti con le altre programmazioni territoriali................................... 30
2.4 Pianificazione e aree protette: gerarchia delle norme ............................... 34
2.5 Il processo di programmazione, il pluralismo istituzionale e gli strumenti
di finanziamento ................................................................................................. 49
2.5.1 I Patti Territoriali ..................................................................................... 50
2.5.2 Gli Accordi di Programma ....................................................................... 54
3. Il Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili..........................60
3.1. Il territorio ................................................................................................. 61
3.2. Il Piano di Assetto del Parco...................................................................... 63
3.3. Il Parco dei Lucretili nel sistema dei parchi regionali .............................. 66
4. Le risorse del Parco e del suo bacino…………………………….68
4.1Caratteri generali, peculiarità e potenzialità:aspetti sociali ed economici 69
4.1.1. Il contesto socio-demografico .................................................................. 69
4.1.1.1 La popolazione del Parco negli ultimi censimenti ............................... 69
4.1.1.2 I fattori demografici della crescita della popolazione .......................... 72
4.1.1.3 La popolazione secondo l’età e l’istruzione......................................... 74
4.1.1.4 Indicatori sociali e sanitari della crescita della popolazione................. 77
4.1.1.5 Caratteristiche dell’occupazione ......................................................... 78
4.1.1.6 Il reddito disponibile pro-capite .......................................................... 84
3
4.1.2. Il settore urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi.......................... 86
4.1.3. Le risorse del Parco e il quadro economico delle attività ...................... 87
4.1.3.1 Il macro sistema ambientale e forestale .................................................. 87
4.1.3.1.1 La valenza ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti
Lucretili ......................................................................................................... 88
4.1.3.1.2. Il sistema ecologico-ambientale ...................................................... 89
4.1.3.1.3 Il sistema territoriale ........................................................................ 93
4.1.3.1.4 Il sistema floristico-vegetazionale e forestale ................................... 96
4.1.3.1.5. Il sub-sistema faunistico ............................................................... 122
4.1.3.1.6 Il sistema idrico e dell’acqua.......................................................... 124
4.1.3.2 Il settore agro-alimentare ..................................................................... 126
4.1.3.2.1 L’olio della Sabina......................................................................... 126
4.1.3.2.2 La cerasicoltura ............................................................................. 132
4.1.3.2.3 I pascoli e la zootecnia................................................................... 134
4.1.3.2.4 Vivaio per la riproduzione di piante officinali ................................ 138
4.1.3.2.5 Apicoltura...................................................................................... 142
4.1.3.3 Il settore industriale, artigianale e commerciale.................................... 143
4.1.3.3.1 Le variazioni tra gli ultimi censimenti intermedi (1991-1996) ........ 149
4.1.3.3.2 Artigianato..................................................................................... 150
4.1.3.3 Il settore turistico, culturale e ricreativo ............................................ 153
4.2Analisi SWOT (Strengths, Weakness, Opportunities, Threats)..............175
5. Lineamenti di politica per lo sviluppo economico e sociale delle
risorse e attività……………………………………………………..187
5.1 Indirizzi generali per il Parco dei Lucretili.............................................. 187
5.2 Gli strumenti per lo sviluppo economico e sociale del Parco................... 190
5.2.1 Revisione delle barriere allo sviluppo
191
5.2.2 Razionalizzazione delle risorse ............................................................... 200
5.2.3. Istanze territoriali e proposte per lo sviluppo economico e sociale.......... 201
5.2.3.2. Il settore urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi........................ 202
4
5.2.3.3. Il macro sistema forestale ed ambientale
207
5.2.3.4. Il settore agro-alimentare
214
5.2.3.5. Il settore industriale, artigianale e commerciale
228
5.2.3.6. Il settore turistico, culturale e ricreativo
230
6. Le risorse finanziarie per l’attuazione .............................................. 237
7.Schede progettuali Proposte dai redattori del PPPES…………242
7.1 Progetti trasversali.................................................................................... 242
7.2 Progetti giuridici ....................................................................................... 248
7.3 Progetti socio-demografici........................................................................ 250
7.4 Progetti urbanistica, infrastrutture e servizi ........................................... 255
7.5 Progetti forestali e ambientali .................................................................. 265
7.6 Progetti agro-alimentari ........................................................................... 283
7.7 Progetti dell’industria, commercio ed artigianato................................... 288
7.8 Progetti per il turismo, la cultura e la ricreazione.................................. 290
8. Parco progetti: PNR "Monti Lucretili"………………………………….294
8.1 Database .................................................................................................... 294
8.2 Sintesi delle informazioni raccolte............................................................ 294
8.2.1 Distribuzione territoriale dei Progetti ..................................................... 295
8.2.2 Distrubuzione terriotoriale dei progetti sulla base della tipologia ............ 302
8.2.3 Impegno economico dei progetti ............................................................. 306
8.2.4 Elenco dei progetti per Comune.............................................................. 307
8.3 Prossime attività........................................................................................ 332
5
9 Monitoraggio e valutazione della pianificazione e gestione del Parco…….333
9.1 Il sistema di valutazione…………………………………………………...333
9.2 Il monitoraggio del Sistema Parco e l’insieme degli indicatori………….334
9.3 Le valutazioni del PPPES………………………………………………….335
Riferimenti bibliografici……………………………………………337
6
1. I NTRODUZIONE
La redazione del Programma Pluriennale di Promozione Economica e
Sociale (PPPES) della Comunità del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili è
stata affidata al Dipartimento di Ecologia e Sviluppo Economico Sostenibile
(DECOS) dell’Università degli Studi della Tuscia in Viterbo con apposita
convenzione in data 2 aprile 2003.
Il DECOS ha ritenuto opportuno redigere il PPPES della Comunità dei
Monti Lucretili come essenziale presa di conoscenza di una realtà specifica, al fine
di realizzare un documento comunque operativamente valido, ma suscettibile di
ulteriori approfondimenti di carattere concettuale e metodologico, in grado di
consentire la comprensione della complessa dinamica insita nella programmazione
territoriale e di fornire un contributo per affrontare le opportune soluzioni.
La struttura dipartimentale cui afferiscono i redattori del PPPES ha
consentito di concentrare su questa attività molteplici competenze scientifiche, volte
ad affrontare una realtà territoriale complessa, quale è quella dei Monti Lucretili, da
diverse angolazioni e sulla base di differenti esperienze, al fine di proporre
l’adeguata strategia di sviluppo, che contemperi l’esigenza di salvaguardare un
territorio certamente meritevole di protezione ambientale con il rispetto di
condizioni di vita comparabili almeno a quelle di altre realtà marginali del
Preappennino nell’Italia Centrale.
Il gruppo di lavoro istituito presso il DECOS è composto da esperti in:
-
programmazione territoriale;
-
economia agraria e forestale;
-
attività turistiche e culturali;
-
demografia e sociologia;
-
attività commerciali e artigianali;
-
legislazione amministrativo-ambientale;
-
cartografia e urbanistica.
7
In questo gruppo i singoli esperti hanno svolto un’attività specifica e, al tempo
stesso, sinergica con le altre componenti, grazie anche a precedenti esperienze
comuni di Programmazione Territoriale. I nominativi degli appartenenti al gruppo e
le aree tematiche di competenza sono riportati sul retro del frontespizio.
L’arco temporale entro cui doveva concludersi la realizzazione del
Programma era inizialmente molto limitato ma, per circostanze connesse alla
metodologia adottata e condivisa dal committente, tale periodo si è inevitabilmente
protratto nel tempo e non a causa degli estensori. Ovviamente questa dilazione ha
comportato qualche difficoltà operativa, ma la qualità e la rispondenza del lavoro
alle esigenze della Comunità del Parco ne hanno tratto giovamento. Nel frattempo
infatti altre attività pianificatorie sono state realizzate a comprendere aspetti
specifici e operativi della gestione del Parco, quali il Master Plan, il PIFA, i Piani di
Gestione di SIC e ZPS, il Piano di Assestamento Forestale e altri ancora in fase di
approntamento.
Oltre a ciò, è da tenere conto di un altro sfasamento nel piano dei lavori,
dovuto alla non contestualità della redazione e adozione del Piano di Assetto
(approvato dal Parco nel 1995), della sua pubblicazione (2000) e della redazione del
PPPES (presentato in bozza pressoché definitiva nel 2004). Si tratta purtroppo di un
periodo davvero eccessivo, non previsto dal legislatore, che ha comportato
l’aggravamento dei contrasti per alcune attività dissonanti tra i due documenti.
In linea di principio, la redazione del PPPES, di cui è competente la
Comunità del Parco, costituisce un momento dialettico, ma soprattutto
complementare nei confronti del Piano di Assetto, strumento quest’ultimo
prevalentemente volto alla tutela e alla salvaguardia delle particolarità dell’ambito
territoriale, che è definito “protetto” anche indipendentemente da alcune esigenze
delle popolazioni locali, laddove siano confliggenti con le finalità di protezione.
Non si tratta, quindi, necessariamente di una contrapposizione o di una forma di
revisione “d’appello” o di seconda istanza, nei confronti di quanto prescritto nel
Piano di Assetto ma, puntando proprio allo sviluppo del Parco, il PPPES propone
suggerimenti, iniziative e progetti che mitighino eventuali asperità e rigidità,
proponendo alternative compatibili e suggerendo alcune indispensabili modifiche al
Piano stesso.
8
La metodologia adottata in questo lavoro risponde, in linea di principio e di
fatto, allo schema della convenzione tra la Comunità e il DECOS, nel senso che,
dopo un periodo di lavoro a carattere istruttorio per individuare e analizzare le
condizioni e le esigenze del territorio, si è passati alla formulazione di un “Parco
Progetti” derivato dalle analisi del gruppo, dalle esigenze espresse dai Sindaci della
Comunità, dalla Presidenza e dalla Direzione del Parco e dai portatori di interessi
locali. Ciò ha risposto a una esigenza specifica di carattere politico e metodologico:
quella di rendere compartecipi, e quindi propositivi, gli interessi locali e di
impostare in tal modo un approccio programmatico del tipo bottom up (dalla base
locale alle autorità preposte), più facilmente accettabile in un contesto di forte
caratterizzazione
ambientale
e
in
linea
con
l’evoluzione
socio-politico-
metodologica più recente (cfr. dalla Conferenza di Rio de Janeiro/1992, a quella di
Kuala Lumpur/2004).
Sotto il profilo dell’impostazione strategica del lavoro, inoltre, come si potrà
vedere più in dettaglio nel prosieguo, sono risultati fondanti in questa fase i
riferimenti ai principi di:
-
sostenibilità (antropologica, ambientale, economica e della qualità della
vita);
-
biodiversità (naturalistica, culturale e delle tradizioni locali);
-
efficacia (conseguimento concreto degli obiettivi e persistenza degli
effetti);
-
aggregazione degli intendimenti (interesse di più soggetti ai risultati di
un progetto).
Il “Parco Progetti”, comprensivo della componente analitica e strategica di
sviluppo, è stato presentato nel Comune di Monteflavio il 10 febbraio 2004, alla
Comunità del Parco, alla sua cittadinanza, alle Organizzazioni Professionali di
categoria e alle Associazioni culturali, ambientali, naturalistiche, ecc., al fine di
ottenerne una prima verifica pubblica e raccogliere ulteriori suggerimenti.
Successivamente, recepite le critiche, i suggerimenti, le proposte alternative
e modificative raccolte in quella riunione e in diversi Consigli della Comunità, la
formulazione revisionata del “Parco Progetti” è stata sottoposta alla committenza
per l’indicazione delle priorità di attuazione e di finanziamento.
9
A questo stadio il Programma ha assunto una veste definitiva per ciò che
intende proporre e ottenere convalidato dal potere collegiale politico per il
finanziamento delle iniziative di sviluppo economico e sociale relative all’intera
area del Parco, avendo nel suo background gli elementi giustificativi delle varie
iniziative, i dettagli organizzativi e gli importi finanziari di massima.
Schematicamente questa metodologia, per molti aspetti innovativa, può
descriversi nel seguente modo:
- definizione da parte della committenza (Comunità del Parco) degli indirizzi
programmatici e, in linea generale, di uno schema operativo di massima per il
Programma;
- impostazione dell’analisi territoriale in tutte le sue componenti di carattere:
-
pedo-climatico;
- socio-economico;
-
giuridico;
- culturale;
-
ambientale;
- commerciale;
-
turistico;
- urbanistico;
- individuazione delle possibili strategie di sviluppo e articolazione di obiettivi,
strumenti e criteri, verificati attraverso l’analisi SWOT (punti di forza, di debolezza,
opportunità e rischi);
- esame del Piano di Assetto del Parco e individuazione dei punti di attrito e di
limitazione delle attività economico-sociali per le popolazioni della Comunità;
formulazione di proposte di modifica mitigative e, al limite abrogative, per
ristabilire opportunità ed equilibri condivisi;
- rilevazione presso le Autorità amministrative, le Organizzazioni di categoria e
quelle professionali dei loro punti di vista e di eventuali indicazioni progettuali e di
politica di intervento;
- formulazione del “Parco Progetti” per singola scheda progettuale in termini di
prefattibilità;
- confronto e dialogo con tutti i portatori di interessi, al fine di convalidare il “Parco
Progetti”;
- elaborazione finale della progettualità e formulazione di ipotesi sulla priorità nelle
scelte da parte della Comunità del Parco;
10
- completamento del testo e delle schede progettuali per la presentazione ai singoli
Consigli comunali, alla Comunità del Parco e al suo Consiglio Direttivo per
l’approvazione;
- conclusione dell’iter redazionale del Programma con la presentazione
dell’elaborato alla Regione per l’approvazione definitiva.
Questa sequenza è riportata graficamente per una lettura sintetica del
procedimento nella figura 1.
11
Tav. 1 - Articolazione del piano del lavoro
Conferimento
dell'incarico
Costituzione
Gruppo di lavoro
multidisciplianare
Incontro di avvio
con la Comunità del Parco
Acquisizione delle informazioni e dei dati
Documenti,
studi e piani
Informazioni
Statistiche
Istituzioni
ed enti
Amministratori
locali
Testimoni
privilegiati ed
operatori locali
Minacce
Opportunità
Progetti vari
di interesse
Applicabilità dei
progetti
rispetto alle indicazioni
del Piano di Assetto
Raccolta,
coordinamento ed
analisi delle informazioni
e dei dati
Quadro generale
Potenzialità per lo
sviluppo socioeconomico
Analisi
SWOT
Punti di forza
Punti di debolezza
Desiderata
Locali
Progetti prioritari
Definizione
Parco Progetti
Consegna rapporto
intermedio alla
Comunità del Parco
Supporto e confronto del
gruppo di
lavoro con gli Enti e gli
operatori locali
Analisi del rapporto intermedio
da parte degli Enti della Comunità
del Parco
Integrazioni e modificazioni
al Piano ed al Parco progetti
Integrazioni finali al
al Piano e stesura conclusiva
del Parco progetti
Definizione dei
criteri di attuazione e monitoraggio
Consegna del
Rapporto finale
del Programma
Pluriennale di Promozione
Economico Sociale
12
Proposte di modifica al
Piano di Assetto
Situazioni
fattuali
Dal punto di vista concettuale la stesura del PPPES, pur rientrando
nell’ambito delle metodologie della Pianificazione Territoriale, quale prassi e
disciplina scientifica, costituisce per struttura e coerenza matematico-formale, come
verrà esposto nell’apposito paragrafo, una tipologia operativa “aperta”, ossia non
costretta da una dotazione esclusiva e determinata di bilancio (ovvero con una
disponibilità fissa di risorse finanziarie), entro cui procedere a ripartizioni tra i
diversi progetti, secondo scelte ottimizzanti basate su specifici criteri ed esigenze
preventivamente definiti.
Il PPPES quindi non è dotato a priori di una sua disponibilità finanziaria (se
non per la piccola parte relativa alla dotazione dall’Ente Parco) per cui è evitato il
problema cruciale di decidere come distribuire tale disponibilità tra diversi progetti.
Ciò per un verso lascia spazio a iniziative e autonomia progettuale, ma al contempo
fa sì che viva in una “atmosfera” di indeterminatezza finanziaria
legata alla
capacità di iniziativa dei decisori pubblici.
Questo approccio risponde a indirizzi programmatici generali che fornendo
una pluralità di fonti di finanziamento e di cofinanziamento su tematiche diverse,
consente una autonomia decisionale rafforzando il contesto di libertà socioeconomica. Perciò le risorse sono reperibili da molteplici fonti di trasferimento,
ognuna con diversa modalità di conferimento e tempistica di erogazione e, proprio
per questo, ha senso parlare non di equa distribuzione tra Comuni di un’ipotetica
massa finanziaria attribuita, ma di aggregazione di intenti per singoli progetti
tematici con finalità e disponibilità preordinate.
Il PPPES costituisce quindi un documento essenziale per il governo
territoriale, dal momento che esprime in forma tecnico-amministrativa e sociopolitica la strategia, le linee guida e gli strumenti integrati, coesi e condivisi per lo
sviluppo del territorio del Parco. Esso propone, dopo la selezione-adozione dei
progetti e la scansione delle priorità a essi attribuite, un elenco dei medesimi in
parte finanziati e/o finanziabili con risorse del Parco, delle Comunità Montane, dei
singoli Comuni, nonchè dell’Unione Europea, di Ministeri, Regioni e Province di
competenza.
Non è quindi solo un discorso di allocazione della spesa pubblica tra attività
ed enti, ma è soprattutto una proposta di sviluppo tramite iniziative originatesi
13
secondo linee strategiche portanti, dove confluiscono per il buon esito generale
contributi da varie parti e derivanti da diversi settori. Si potrebbe allora parlare di
uno sforzo di razionalizzazione, di compensazione tra iniziative e aree, di
collegamento tra attività diverse, per ricercarne sinergie e complementarità.
In definitiva si può considerare il PPPES come uno schema di
accreditamento presso gli Enti finanziatori delle esigenze e delle aspirazioni della
Comunità del Parco, espresse in forma giustificata, razionale e sostenibile attraverso
le sue iniziative progettuali.
In termini generali, senza voler anticipare quanto verrà esaminato e proposto
specificamente nel prosieguo da parte dei singoli contributi per area tematica, il
territorio del Parco dei Monti Lucretili rientra nelle caratteristiche delle aree
marginali del Preappennino ed è caratterizzato da un basso profilo di sviluppo,
conseguente alla scarsità di risorse con produttività medio-alta, sia territoriali che
umane ivi impiegate.
Agricoltura, zootecnia, silvicoltura sono attività fortemente condizionate nel
loro esercizio perché in area di alta collina e bassa montagna; sono oggi frenate da
un limitatissimo ricambio generazionale e assumono carattere di secondo lavoro con
sempre minore professionalità alla scomparsa dell’attuale generazione attiva. Ne
consegue che il già basso livello produttivo, porterà a un’ulteriore estensivazione
delle attività che, se da un lato esclude forzanti in termini di inappropriata gestione
ambientale, dall’altro non consente di acquisire livelli di reddito consoni al
mantenimento dell’attività stessa nel Parco.
L’edilizia vi trova condizioni estreme di contenimento per quanto attiene a
nuove strutture e infrastrutture. Non altrettanto nel Bacino del Parco, ma,
diversamente dalle nuove costruzioni, l’edilizia del consolidamento e del restauro
abitativo nei centri storici o negli edifici già esistenti può divenire non solo uno
strumento di recupero patrimoniale, ma soprattutto il prerequisito per forme di
sviluppo settoriale e occupazionale nel turismo.
Altre attività, ad esempio nel settore manifatturiero e commerciale, non sono
facilmente ipotizzabili nel Parco, poiché la vicinanza di aree industrializzate nella
pianura limitrofa non permette trasferimenti “delocalizzati” al di fuori di tali zone a
carattere di distretto industriale (del tipo della vicina “Tiburtina Valley”).
14
Quello che per gli altri settori costituisce una barriera allo sviluppo diventa
invece per il turismo nelle sue molteplici valenze un punto di forza. È infatti proprio
l’ambiente, già di per sé particolare tanto da meritare tutela come Parco, che
richiede una valorizzazione adeguata e ben strutturata sotto forme organizzative di
supporto alla sua conservazione e fruizione anche da parte di visitatori differenziati
(si pensi ai disabili), quale appunto il turismo può consentire.
Da tutto ciò consegue che diverse attività nei settori tradizionalmente
produttivi divengono strumentali e di supporto allo sviluppo turistico, quali
l’edilizia di conservazione e di restauro dei centri abitati, la produzione, la
valorizzazione (marchi) e la commercializzazione di produzioni agricole e
zootecniche tipiche dell’area, con l’adattamento di tali attività alle esigenze
paesaggistiche. In aggiunta è necessario considerare nuove iniziative e infrastrutture
che dotino il territorio per renderlo in grado di ospitare flussi turistici ben diversi
dagli attuali, sia in termini di promozione delle visite che di servizi di supporto alla
fruizione sostenibile e rispettosa delle specificità dei luoghi.
Questo comporta operazioni di qualificazione e riqualificazione della forza
lavoro nella sua imprenditorialità e delle strutture operative (agriturismi, camping,
associazioni, cooperative di servizi), la creazione di una rete di sentieri, di zone di
sosta differenziate per tipologie di turisti, di specifica documentazione delle
attrattive storiche, paesaggistiche e folcloriche, integrata a livello di Parco, per lo
sviluppo di una sinergia di fruizione sostenibile in tale contesto.
È quindi proprio della funzione del PPPES l’obiettivo generale di collocare in
prospettiva, per i quattro anni di competenza, lo sviluppo di iniziative strutturali,
infrastrutturali e organizzative che superino la scala municipale e proprio in una
dimensione sovraordinata trovino motivi di potenziamento e successo nel
conseguire le finalità che si propongono.
A tal fine nel PPPES è necessario:
-
analizzare la situazione, le potenzialità, gli ostacoli, i condizionamenti
insiti nel territorio del Parco dei Monti Lucretili e del suo bacino;
15
-
individuare aspetti ostativi nel Piano di Assetto e proporne modifiche e
mitigazioni per superare e armonizzare eventuali conflitti con le
popolazioni locali e i portatori di altri interessi;
-
disegnare la strategia ottimale di sviluppo economico e sociale del Parco,
in considerazione della sua natura di area protetta;
-
articolare un insieme coeso, integrato e condiviso di iniziative
progettuali, strutturali e organizzative di natura e competenze diverse del Parco, delle Comunità Montane, dei Comuni - rispondenti alla
strategia sopra indicata;
•
definire priorità di attuazione per i vari progetti secondo criteri ottimizzanti,
condivisi dalla Comunità del Parco;
•
calendarizzare nell’arco di un quadriennio le iniziative progettuali del
Programma, tenendo conto della probabilità di esecuzione dei progetti,
rispettandone l’eventuale carattere propedeutico per gli altri;
•
formulare uno schema di monitoraggio della gestione e dell’attuazione del
Programma e della sua valutazione nei risultati e negli effetti determinati
sullo sviluppo economico e sociale del Parco e prevedere, se del caso, gli
aggiornamenti necessari.
16
2. IL PROGRAMMA PLURIENNALE DI PROMOZIONE
ECONOMICA
E
SOCIALE
E
GLI
STRUMENTI
DI
FINANZIAMENTO
2.1 Il quadro legislativo vigente
La legge quadro 6 dicembre 1991, n. 394, con la quale e dopo lunga attesa il
legislatore ha disciplinato i modi e i procedimenti di tutela delle aree protette
nazionali e regionali offre agli amministratori alcuni degli strumenti di
pianificazione, gestione e tutela del territorio.
Se è vero che gran parte del complesso normativo della legge quadro del 1991 è
dedicato alla tutela “statica” del territorio, è anche vero che la stessa prevede che la
tutela del territorio protetto debba avvenire anche mediante il suo sviluppo
economico e sociale, conseguente all’adozione dello strumento dei Piani, che
costituisce indubbiamente il migliore modo per programmare, pianificare e gestire il
territorio di un Parco.
La poliedricità dell’interesse sottostante alla disciplina di cui alla legge n. 394 del
1991 risulta dalla disposizione di cui all’articolo 2, in cui l’assetto dei luoghi è
preso in considerazione, oltre che per i valori naturalistici, anche per quelli
scientifici, estetici, culturali, educativi, ricreativi, paesaggistici, artistici e per quelli
connessi con le tradizioni culturali delle popolazioni locali.
Non è da porre in dubbio che sul Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili
convergono interessi pubblici differenziati: alcuni sono di fruizione diretta, altri di
fruizione strumentale a interessi di natura diversa, secondo quanto sembra
desumersi dalla norma contenuta nell’articolo 11, ove si dispone in materia di
attività sportive, educative, di ricerca scientifica e di “svolgimento delle attività da
affidare a interventi di occupazione giovanile, di volontariato, con particolare
riferimento alle comunità terapeutiche, e al servizio civile alternativo”.
In buona sostanza, dalla disciplina della legge quadro del 1991 affiora una costante
attenzione agli interessi economici e sociali di carattere privato, con le conseguenti
17
difficoltà di coordinamento, con le necessità di tutela dei valori naturalistici, pure
sottesi all’intero impianto della legge n. 394.
Si può affermare pertanto che il territorio del Parco, seppure destinato a un fine di
conservazione, non è stato concepito dal legislatore avulso da ogni altro interesse
che non sia quello strettamente naturalistico; dal dettato normativo si rileva, al
contrario, una valutazione del territorio destinato a parco nei termini proposti non
solo dalla dimensione naturalistica e paesaggistica, ma anche da quella della giusta
valutazione dell’elemento antropico ed economico, in forma più marcata allorché
trattasi di area protetta a rilevanza regionale.
La presenza dell’uomo sul territorio gode di particolare considerazione da parte
della legge, essendo ritenuta un ostacolo alla realizzazione degli obiettivi, ma uno
degli elementi che concorrono - al pari di flora, fauna, forme dei luoghi - alla
realizzazione del patrimonio naturale. Costante è il riferimento nella disciplina della
legge quadro all’elemento antropico nei suoi molteplici risvolti culturali, sociali,
economici e abitativi.
La complessa disciplina delle aree protette non trascura, pertanto, la possibilità che
a differenza degli altri elementi che compongono l’ambiente, quello umano si
manifesti quale fattore attivo di utilizzazione e di parziale modifica dei luoghi
circostanti. Essa, infatti, non è informata alla stretta repressione nei riguardi di tali
interventi: in tal modo il legislatore ha inteso costruire una nuova concezione di
parco rispetto a quella obsoleta di “isola congelata” o “cieco guardiano di vincoli”;
l’intera legge “rende manifesto il capovolgimento completo della precedente
prospettiva: in luogo del Parco come sovrastruttura calata e amministrata dall’alto,
corpo estraneo alla realtà locale e funzionale all’imposizione di vincoli di mera
preservazione, si costruisce un soggetto non solo garante della conservazione degli
ambienti naturali, ma anche attributario del ruolo di programmatore e attuatore di
iniziative per la crescita culturale, economica e sociale delle popolazioni residenti”1.
La legge quadro non pone solo vincoli, ma in alcuni casi si spinge a prevedere
forme di incentivazione e di sostegno ad attività economiche. Basti ricordare la
possibilità di concedere il logo del Parco ai fini del suo utilizzo da parte di imprese,
oppure quella di patrocinare manifestazioni di sviluppo dell’artigianato locale e,
18
ancora, quella di richiedere unitamente alle imprese l’utilizzo del marchio IGP
(Indicazione Geografica Protetta) per prodotti dell’agricoltura locale.
Più dettagliato è il disposto di cui all’articolo 7, che prevede una serie di misure di
incentivazione sia per la realizzazione di “interventi, impianti e opere” concernenti
oggetti di vario genere - quali, ad esempio, il restauro dei centri storici, il recupero
dei nuclei abitati rurali, la realizzazione di talune infrastrutture, lo svolgimento
dell’agriturismo e di attività sportive - sia per l’effettuazione di iniziative produttive
o di servizio compatibili con le finalità del parco. Se poi a tali osservazioni si
aggiunge quella che la legge quadro prevede all’articolo 14, cioè l’adozione di un
Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale, ne deriva il chiaro
intento del legislatore di collegare lo sviluppo dell’interesse ambientale con quello
dinamico e gestionale del territorio che coinvolge le comunità locali. Tale strumento
serve a far decollare uno sviluppo ecosostenibile, dunque una crescita che si
autoalimenta nell’utilizzazione delle risorse naturali garantendone al contempo la
conservazione e il miglioramento.
Il PPPES promosso dalla Comunità del Parco deve perseguire le seguenti finalità
generali:
1. attuazione delle previsioni del Piano di Assetto del Parco, ispirate alle
finalità fondamentali della legge 394/91:
- conservazione degli ecosistemi naturali;
- sviluppo compatibile della Comunità;
2. attivazione di procedimenti tecnico-amministrativi e gestionali, che
consentano azioni efficaci sia di difesa e salvaguardia degli ecosistemi
naturali sia di promozione, valorizzazione e sviluppo delle condizioni
economiche, sociali e culturali delle popolazioni del Parco;
3. creazione e organizzazione di forme stabili e continuative di
collaborazione e di coinvolgimento - anche ai fini del coordinamento e
dell’armonizzazione di piani, programmi e progetti - fra tutte le realtà
istituzionali interessate alla gestione del territorio del Parco (Regione,
Province, Comunità Montane, Comuni), delle quali l’Ente Parco e la
1
Cfr. C.d.S., Sez. VI, 19 dicembre 1997, n. 1863
19
Comunità del Parco, ciascuno per la propria parte di competenza,
possono diventare momento di sintesi unitaria e punto di riferimento.
Inteso pertanto come strumento di sviluppo sostenibile, il PPPES deve essere
improntato ai seguenti criteri:
•
prevedere tutte le azioni che, nell’arco di tempo dato, possano essere
tradotte in interventi esecutivi compatibili e coerenti con gli obiettivi del
Piano, specificandone localizzazione, tipologie, procedure, importi di
spesa, risorse finanziarie e relative fonti e soggetti attuatori;
•
promuovere la più ampia partecipazione e il coinvolgimento di tutti gli
enti - organismi, istituzioni, operatori, associazioni - interessati alla
realizzazione degli interventi, fin dalla fase della elaborazione e della
proposta, in modo da ottenere il più vasto consenso e la mobilitazione
delle risorse umane e culturali esistenti nel territorio del parco;
•
organizzare una rete di strutture locali di informazione, divulgazione,
sensibilizzazione e formazione per rendere il parco fruibile ai visitatori,
ma anche vantaggioso per le popolazioni residenti.
Circa i contenuti del PPPES, il primo comma dell’articolo 14 della legge 394/91
dispone che esso, nel rispetto delle finalità del parco, dei vincoli stabiliti dal Piano
di Assetto e dal Regolamento del Parco, può prevedere una serie di attività e di
iniziative estremamente differenziate, rispondenti alle esigenze delle popolazioni
residenti.
L’articolo 14, terzo comma, nel procedere a un’esemplificazione delle attività
economiche da promuovere e incentivare, prevede la predisposizione di attrezzature
e impianti per la depurazione, come pure per il risparmio energetico, e inoltre
servizi di carattere turistico, nonché d’interesse naturalistico e culturale, con
riferimento espresso alle biblioteche e al restauro di beni naturali. Parimenti sono
promosse e incentivate, anche in forma cooperativa, le attività artigianali e agrosilvo-pastorali e quelle a esse collegate. Più in generale, vi è nella legge la
possibilità, per il Piano, di attribuire sovvenzioni ai privati e agli enti locali per
l’esercizio di attività che siano previste dallo stesso: ciò consente di cogliere una
20
volontà volta a favorire la conversione delle attività economiche in altre compatibili
con la tutela del parco.
La normativa regionale di recepimento della legge quadro n. 394/91 prende atto che
il Lazio, oltre a una grande varietà di ambienti naturali, presenta anche peculiarità
storiche, archeologiche e culturali che conferiscono al suo territorio una
connotazione particolarissima da cui discende la necessità di efficaci strumenti di
tutela.
La L.R. 29/97 promuove su tutto il territorio regionale, “e in particolare all’interno
del sistema delle aree protette, politiche volte al consolidamento di forme di
sviluppo economico rispettose dei valori storici e ambientali e legate a una
concezione di sostenibilità”2.
Per il perseguimento di tali fini, l’art. 30, comma 2, della L.R. 29/97, modificata
dalla L.R. 2 aprile 2003, prevede l’elaborazione, da parte della Comunità del Parco,
di un “Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale, in cui sono
indicati interventi coordinati con quelli dello Stato, della Regione e degli enti locali
interessati, per lo sviluppo di attività compatibili”3 .
Tale programma, in base al comma 3 dell’art. 30 della L.R. 29/97, viene adottato
dall’Ente di gestione e poi trasmesso alla Regione per la relativa approvazione con
delibera del Consiglio Regionale.
Il quinto comma dell’art. 30 prevede alcuni possibili interventi del PPPES,
ricalcando i contenuti dell’art. 14 della legge quadro.
2.2 Il ruolo del Programma Pluriennale di Promozione
Economica e Sociale secondo la legislazione
Al fine di dare concreta attuazione a quanto previsto dagli articoli 7, 12 e 14 della
legge 394/1991 e dagli articoli 30, 31, 32 della legge regionale 29/1997, il
Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale, promosso dalla
2
Cfr. art. 1 L.R. 29/97 comma 3
3
Cfr. art. 30 L.R. 29/97 comma 2
21
Comunità del Parco, deve perseguire lo sviluppo compatibile della Comunità del
Parco in conformità con le linee indicate dal Piano di Assetto circa le modalità
d’uso delle risorse ambientali.
L’ambito territoriale per la sua redazione è il Bacino del Parco, quale territorio
ospitante le strutture, le infrastrutture e le attività che, in forma diretta e/o indiretta,
sono legate al parco. Compongono il Bacino del Parco gli Enti locali, come i
Comuni, le Province e le Comunità Montane, all’interno dei quali ricade in tutto o
in parte il parco. La Comunità del Parco è l’organismo di rappresentanza con
carattere consultivo e propositivo.
L’attenzione del PPPES è, dunque, sulla collettività presente nel territorio, rispetto
alla quale il Programma deve indicare possibili alternative compatibili di sviluppo,
promuovendo l’economia locale e l’occupazione in attività correlate con la presenza
del parco.
I contenuti del PPPES non sono esplicitamente definiti sul piano normativo. La
legge 394/1991 assume come note le attività ordinarie che comunque devono far
parte del Programma: attività agricole, forestali, artigianali e turistico –ricreative.
Queste sono suscettibili di misure di incentivazione ai sensi dell’art. 7. L’art. 14
enumera altre attività che potrebbero definirsi di tipo straordinario, quali impianti di
depurazione e per risparmio energetico; servizi e impianti di carattere turisticonaturalistico da gestire in proprio o concedere in gestione a terzi; restauro tra l’altro
di risorse naturali, nel rispetto della conservazione del parco.
Anche la legge regionale 29/1997, art. 31, prevede specifiche norme per:
a) lo sviluppo dell’attività agricola
b) interventi tali da rendere compatibili le attività agro-silvo-pastorali con la
tutela dell’ambiente;
c) l’agriturismo, quale strumento di sviluppo e sostegno per l’agricoltura
biologica ed ecocompatibile;
d) valorizzare e sviluppare peculiarità e suscettibilità produttive, favorendo
l’agricoltura come fattore di difesa ambientale;
e) promuovere, coordinare e incentivare le attività compatibili tese a
perseguire il massimo sviluppo economico e sociale delle popolazioni
locali.
22
Inoltre all’art. 32 della legge regionale 29/1997 si prevede la possibilità di
incentivazioni per attività diverse, ancorché comprese nel PPPES, quali:
•
restauro di centri storici e di edifici di particolare valore storico-culturale;
•
recupero dei nuclei abitati rurali;
•
opere igieniche, idropotabili, di risanamento dell’acqua, dell’aria e del
suolo;
•
opere di conservazione e restauro ambientale;
•
sviluppo di attività agricole;
•
attività culturali nei campi di interesse del parco;
•
attività di agriturismo;
•
attività sportive compatibili;
•
strutture per l’utilizzazione di fonti energetiche a basso impatto
ambientale, quali metano e altri gas combustibili, nonché iniziative volte
a favorire l’uso delle energie rinnovabili;
•
lotta e prevenzione dagli incendi boschivi;
•
valorizzazione e sviluppo delle attività artigianali tipiche e commerciali;
•
realizzazione di strutture e attività ricettive, ricreative e turistiche.
Le eventuali incentivazioni sono erogate anche per opere, attività e interventi esterni
del parco ma ricadenti nei Comuni il cui territorio concorre a formarlo, purché
connesse funzionalmente alla gestione dell’area protetta. Gli incentivi sono attribuiti
a cittadini singoli o associati o a enti privati, residenti o aventi sede legale nei
Comuni del Parco che intendano valorizzare attività tradizionali e realizzare
iniziative produttive o di servizio con esse compatibili o anche al di fuori di queste,
purché finalizzate alla promozione, alla valorizzazione e alla migliore fruibilità
delle aree naturali protette.
Gli strumenti per la realizzazione sono diversi. La 394/1991 prevede la possibilità
di:
•
concedere sovvenzioni a privati ed enti locali, anche per il mantenimento
e il ripristino delle caratteristiche ambientali e paesaggistiche dei luoghi
tutelati e delle tipologie edilizie;
•
predisporre attrezzature per l’esercizio delle attività;
•
realizzare servizi e impianti di carattere turistico-naturalistico da gestire in
23
proprio o concedere in gestione a terzi;
•
concedere agevolazioni e promuovere la cooperazione per attività
tradizionali artigianali, agro-silvo-pastorali, culturali, servizi sociali e
biblioteche e per ogni altra iniziativa atta a favorire lo sviluppo di un
turismo ecocompatibile.
Questi strumenti sono integrati dalla normativa regionale, che consente:
•
marchio e certificazioni;
•
sovvenzioni;
•
promozione dell’economia locale con fiere, ecc.;
•
incentivazione indicata all’art. 32 della l.r. 29/1997.
Ai fini dello sviluppo economico e sociale della collettività l’Ente Parco promuove
le iniziative più opportune tra quelle presenti nel PPPES, con riferimento ai soggetti
preposti alla loro realizzazione.
Il Programma ha validità quadriennale e può essere aggiornato annualmente. Ciò ne
costituisce un punto di forza, poichè consente di inserire, con una certa tempestività,
eventuali nuove iniziative che dovessero emergere per promuovere lo sviluppo
locale.
Includere, tuttavia, tutte le iniziative realizzabili nel parco all’interno del
Programma può costituire un punto di debolezza: una rigida lettura potrebbe
significare infatti che possono attuarsi solo quelle iniziative che sono incluse al suo
interno. Al contrario, il Programma deve invece intendersi come quello strumento
che individua le linee di fondo per lo sviluppo del parco ed è quindi in grado di
meglio esprimere le valenze che le singole iniziative possono sviluppare in tale
contesto.
Al fine di conseguire gli obiettivi di sviluppo ecosostenibile la
strategia da
implementare passa per le seguenti azioni:
•
indirizzare le risorse disponibili del parco alla realizzazione delle opere e
degli interventi specificatamente indicati dal Programma;
•
creare i presupposti affinché le iniziative dei singoli siano coerenti con gli
obiettivi del Programma;
•
individuare occasioni e risorse finanziarie aggiuntive, essenziali per
colmare i deficit di accumulazione del capitale che le zone marginali
24
endemicamente presentano.
Il PPPES, oltre a costituire un adempimento di legge, è soprattutto quello strumento
con cui l’Ente Parco, nel dialogare con le istituzioni (in particolare Regione e
Ministero), esprime la strategia chiara e organica che intende perseguire, per la
realizzazione della quale richiede adeguate risorse. Presentarsi al tavolo delle
trattative con questo strumento significa acquisire credibilità nella propria strategia
di azione.
2.2.1 Il ruolo operativo del Programma Pluriennale di Promozione Economica e
Sociale
A seguito dell’esegesi di carattere legislativo si pone ora il problema di definire la
concreta strategia di sviluppo che la Comunità deve adottare sotto il profilo sociale
ed economico. Se per strategia possiamo intendere una “vision” di sviluppo,
articolata e scandita nel tempo, determinata da azioni coordinate e sinergiche,
validate da criteri di selezione, tese a conseguire ben definiti obiettivi, partendo
dalla dotazione di risorse umane e di quelle finanziarie presumibilmente ottenibili,
secondo procedimenti già operativi o di immediata attivazione, ne consegue allora
che, in sequenza, tale strategia deve passare per un quadro programmatico con
definite priorità, articolato per assi, per misure e così via, seguendo la terminologia
della programmazione economica comunitaria.
Capisaldi filosofici e concettuali per l’impostazione di una strategia di sviluppo per
un’area protetta sono:
fruizione e impiego delle risorse in termini di sostenibilità, ossia di conservazione
delle medesime, sotto il profilo culturale, ambientale, economico e della qualità
della vita;
rispetto della biodiversità, - non solo naturalistica, ma anche antropologico-culturale
e urbanistico-architettonica;
adeguamento del livello di benessere delle popolazioni residenti a quello del
territorio contiguo, derivando dalla particolarità dell’area protetta forme sinergiche
di integrazione con le normali attività produttive e sociali;
programmazione dello sviluppo e delle sue azioni secondo la prassi bottom up, ossia
la formulazione e lo sviluppo di idee e azioni a partire dai diretti interessati, da
25
organizzare e proporre alle strutture politico-amministrative, realizzando in tal
modo un sistema decisionale veramente partecipato e condiviso.
La strategia per lo sviluppo economico e sociale fa riferimento a un definito
orizzonte temporale. Viene sempre impostata a partire dalla situazione reale e
attuale del territorio e si raffronta con ciò che si sarebbe venuto autonomamente a
realizzare senza interventi (situazione “senza programma”). Poiché a priori nelle
aree marginali ben poco si verrebbe a realizzare spontaneamente, risulta necessario
attuare secondo la normativa dei parchi, iniziative apportatrici di positivi risultati al
termine della vigenza temporale (situazione “con programma”). Ciò è tanto più
rilevante per i Monti Lucretili, in quanto il Piano di Assetto è stato redatto durante
gli anni Novanta, ed è stato approvato nel corso del 20004.
Gli estensori del Programma procedono, quindi, ad analizzare la situazione attuale
per aree tematiche rispondenti ai principali settori, quali l’agricoltura e le foreste, il
turismo, l’edilizia, le attività socio-assistenziali, l’ambiente, l’artigianato e il
commercio.
Uno strumento analitico con forte connotazione di sintesi e quindi in grado di
evidenziare gli aspetti determinanti, è rappresentato dal metodo SWOT (acronimo
per punti di forza e di debolezza, opportunità e rischi). Per l’insieme e per i singoli
settori questa analisi costituisce una sintesi di giudizi ed è, quindi, in grado di
indicare i presupposti da cui partire per impostare le azioni globali e settoriali di
sviluppo.
A questo punto la situazione esistente nel Parco risulta analizzata e “organizzata” in
termini sintetici, tali da consentire l’individuazione di elementi rilevanti e
sostanziali sui quali impostare una strategia di sviluppo. Parallelamente a questa
analisi ci si relaziona alla normativa e alle proposizioni contenute nel Piano
d’Assetto, del quale si riscontrano eventuali contraddizioni, inadeguatezze e
limitazioni per una strategia di sviluppo economico e sociale, al fine di proporre
modifiche tali da consentire aperture e opportunità, atte a mitigare alcune asperità in
cui gli estensori del Piano possono essere incorsi.
4
Deliberazione del Consiglio Regionale 2 febbraio 2000, n° 612, pubblicato nel B.U.R.L., n° 11, S.O. n° 4, del 20 aprile,
2000.
26
Il secondo risultato dell’analisi del contesto territoriale individua uno o più settori
“portanti” in grado di trainare e orientare lo sviluppo economico e sociale dell’area
con il contributo sinergico degli altri settori produttivi. Ciò non significa che questi
ultimi vengano negletti e quindi non siano meritevoli di interesse progettuale, ma
l’attenzione programmatica si concentra su uno o pochissimi settori “portanti” per
opportunità e risorse.
Nel nostro caso queste ultime sono necessariamente esogene e in grado di attivare
processi generatori di reddito e occupazione in modo concretamente sostenibile,
ovverosia di assicurare un flusso non destinato a brevi stagioni di vita, come
purtroppo non sempre accade con i finanziamenti pubblici. In altre parole, si
pongono gerarchie, si stabiliscono interrelazioni e, infine, si propongono un assetto
e un percorso operativo a coloro che dovranno decidere in merito per il presente e
per l’immediato futuro. Si definiscono pertanto obiettivi di sviluppo in base ai quali
si orientano poi le scelte operative e progettuali, a carattere sia generale che
settoriale.
La dinamica di queste interrelazioni può essere concettualmente formulata
attraverso la modellistica proposta dall’Economia Territoriale che è piuttosto ampia
(matrici Input-Output, modelli econometrici, modelli multicriterio e multiobiettivo e
così via) e fornisce un quadro di riferimento estremamente valido per il quale,
tuttavia, la carenza di adeguate informazioni, soprattutto a scala specifica (sub
regionale e addirittura provinciale) impedisce, purtroppo, una rispondente
implementazione.
Ne consegue allora che la programmazione che ne discende, sottoposta in termini di
coerenza formale al vaglio delle parti interessate - almeno per alcune strutture
territoriali quali proprio i Parchi, le Comunità Montane e altre similari – assume
solo il carattere di un insieme coeso (e auspicabilmente condiviso), di iniziative
progettuali che vengono ad aggregarsi come spesa a seconda delle fonti e delle
competenze di finanziamento, cui i progettisti faranno riferimento, anziché trovare
come usualmente avviene, un plafond in una dotazione finanziaria, un “budget”
definito, per il quale tali iniziative costituiscono un problema di allocazione
vincolata.
27
Si tratta quindi di impostare per ogni singolo settore produttivo e inevitabilmente
anche per il loro insieme:
- una articolata serie di iniziative volte a recepire le indicazioni progettuali derivanti
dal Piano d’Assetto e, in dialettica con esso, quelle azioni in grado di mitigare
alcune specificità vincolanti per lo sviluppo;
istanze, suggerimenti, proposte, espressi da amministrazioni locali, associazioni
professionali e di categoria, da portatori di interessi in generale e da altri ancora.
Ciò significa quindi che lo sviluppo della strategia è articolato per singoli progetti
(pianificazione per progetto, anzichè in “continuum” per settore), poichè le risorse
umane dell’Ente Parco hanno svolto solo attività di supervisione e di controllo,
rispetto a quella di progettazione e gestione “in proprio” delle iniziative proposte.
Quest’ultimo aspetto comporta pertanto una impostazione tecnico-programmatoria
aperta e dipendente dall’esterno, ossia demandata a risorse professionali esogene
all’Amministrazione del Parco in grado di redigere questi documenti.
In termini operativi, quindi, la gerarchizzazione porta a considerare con maggiore
interesse e numerosità la formulazione di progetti per il settore “portante”, e a
ridurre o addirittura a tagliare quelli che non stabiliscono ricadute o presupposti
condizionanti o integrazioni con le iniziative più rilevanti e prioritarie.
Si viene così a formulare un insieme di progetti relativi ad azioni da eseguire entro
il perimetro del Parco non solo, ma anche estesi al cosiddetto “bacino”, ossia al
perimetro amministrativo dei suoi Comuni in tutto o in parte compresi nell’Area
Protetta. Tale insieme costituisce il Parco Progetti, ovvero un complesso di
elaborati, a livello di prefattibilità, tenuti a disposizione per scelte successive,
determinanti per la formulazione definitiva del Programma.
Il Parco Progetti è quindi l’espressione di interessi, aspettative e aspirazioni che in
quell’area si generano e che vengono canalizzate, selezionate, predisposte per
l’accoglimento proprio durante la stesura preliminare del Programma, destinato
prima agli organi preposti alla gestione del Parco (Presidenza e Direzione del Parco,
Presidenza e Comunità del Parco), poi alla Regione e al Ministero dell’Ambiente.
Seguendo questo approccio programmatorio, si tratta di sviluppare la progettazione
in termini “bottom-up”, una modalità di gestione dei processi di sviluppo (cfr.
Conferenza di Rio, 1992 e più recentemente di Kuala Lumpur, 2004) ritenuta più
28
democratica ed efficace, perché basata sulla sostenibilità conseguita dalla
condivisione dei riferimenti e sulla biodiversità in termini, in questo caso,
prevalentemente antropologico-culturali, in quanto rispettosa delle locali specificità
sociali.
Il Parco Progetti costituisce quindi un insieme di proposte che devono
necessariamente essere filtrate e ordinate per priorità da parte dei decisori pubblici
finali nel momento in cui a loro viene richiesto di effettuare scelte conclusive,
essenziali per la redazione definitiva del Programma stesso.
In termini operativi si tratta di selezionare le innumerevoli proposte secondo criteri
di ammissibilità prima e di priorità poi, distinguendo i progetti finanziabili con
risorse del Parco da quelli finanziabili dalle Comunità Montane, dalle Province e
dai Comuni direttamente o con risorse da loro reperite.
Nel complesso quindi si perviene a una molteplice “lettura” delle iniziative secondo
“chiavi” che, di volta in volta, sono relative alla natura del proponente (Parco,
Comunità Montana, Comune), alle possibili fonti di finanziamento (Comunitarie,
Nazionali, Regionali, Provinciali, Locali), al settore produttivo di riferimento, alla
scala di rilevanza dei medesimi (intero Parco, associazione di Comuni, singolo
Comune).
La selezione definitiva, la dichiarazione di rilevanza per il Parco e la priorità
accordata nella strategia di sviluppo passano attraverso appropriati criteri di scelta
che riguardano le circostanze e le proposizioni espresse dagli obiettivi del PPPES.
In base a tali criteri il Parco Progetti viene preliminarmente sottoposto
all’attenzione dei singoli Comuni, della Comunità e dell’Ente del Parco per la
determinazione finale delle proposte ammissibili e delle priorità riconosciute sia per
il finanziamento con risorse autonome sia in termini propositivi al Ministero
dell’Ambiente, alla Regione, alle Province e a quant’altro.
Terminata questa fase, di fatto, il Programma ha assunto la sua veste
definitiva ed è quindi in grado di proseguire nel suo iter amministrativoprocedurale, che si concluderà con le forme prescritte di pubblicazione, a loro volta
qualificanti per il finanziamento delle proposte in esso contenute.
Vengono quindi temporizzati (cronogramma) gli interventi progettuali, si
determinano gli aspetti finanziari come disponibilità e flussi conseguenti, si
29
impostano gli indicatori per monitorare la dinamica dello sviluppo e si formula il
quadro di riferimento concettuale e metodologico per la valutazione dell’efficacia
del PPPES nel quadriennio e in un congruo intervallo successivo.
2.3 I rapporti con le altre programmazioni territoriali
Il Parco è un ente strumentale della Regione istituito per la salvaguardia dei
valori ambientali presenti all’interno del territorio e si pone al contempo un
obiettivo di promozione dello sviluppo sostenibile locale attraverso l’uso delle
risorse naturali e ambientali.
In questo territorio non vi è competenza esclusiva del Parco, ma sono
presenti altri enti territoriali aventi obiettivi di tutela ambientale meno stringenti
unitamente a finalità di sviluppo del sistema locale, certamente più forti e ampi
rispetto a quelli delegati al Parco.
All'interno “dell'area vasta" dei Monti Lucretili insistono altri enti locali,
ciascuno dotati di propri atti di programmazione:
•
la Regione Lazio, che con il DOCUP e il PSR svolge una programmazione
economica a maglia molto larga su scala Regionale
•
le Province di Roma e Rieti, che con i relativi atti di programmazione
trasformano il DOCUP regionale in azioni specifiche (piano agrituristico,
piano venatorio, ecc..)
•
le Comunità montane IX, X, XX, ognuna delle quali è dotata di un proprio
Piano di Sviluppo Socio-Economico
•
i tredici Comuni hanno programmi per la realizzazione di singoli interventi,
per l'organizzazione e la gestione di servizi singoli e collettivi e per il
perseguimento di forme specifiche di sviluppo del territorio;
•
l’Autorità di Bacino del Tevere nell’ambito delle iniziative per la tutela del
suolo deve procedere all’attuazione del Piano di assetto idrogeologico di
bacino.
Tutti questi soggetti operano a vario titolo nell'area dei Lucretili, producono
ricchezza nei vari campi e si pongono come interlocutori in qualsiasi progetto di
30
sviluppo costituendo una risorsa ricca di progettualità, di capacità e impegno
gestionale.
Tab. 2.1 – Enti locali presenti nel territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti
Lucretili
Comuni
Licenza
Marcellina
Monteflavio
Montorio Romano
Moricone
Orvinio
Palombara Sabina
Percile
Poggio Moiano
Roccagiovine
San Polo dei Cavalieri
Scandriglia
Vicovaro
Totale
Provincia
Roma
▲
▲
▲
▲
▲
Comunità
montana
Rieti IX X XX
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
Superficie
comunale
ettari
1.766
1.527
1.720
2.303
2.014
2.455
7.519
1.762
2.681
882
4.273
6.306
3.612
38.820
Superficie
Percentuale della
territoriale inclusa superficie inclusa
nel Parco
nell'area protetta
Ettari
%
1.608,30
91,07%
284,1
18,61%
1.292,66
75,15%
195,03
8,47%
384,26
19,08%
911,76
37,14%
2.433,23
32,36%
1.512,81
85,86%
567,51
21,17%
807,1
91,51%
3.299,59
77,22%
3.211,70
50,93%
1.689,00
46,76%
18.197,02
46,88%
E’ evidente che in un ristretto ambito territoriale la presenza di molteplici
enti locali, gerarchicamente e funzionalmente diversi, può essere da un lato un
punto di forza, ma può divenire dall’altro un punto di estrema debolezza in assenza
di coordinamento delle loro iniziative e funzioni. In un ordinamento policentrico
come il nostro, che vede agire una molteplicità di pubbliche amministrazioni come
distinti centri di competenza per lo stesso settore di intervento, quanto appena
affermato si riflette immediatamente sugli aspetti istituzionali sottesi alla
programmazione così come delineata dal Dlgs 152/99.
La programmazione non è infatti una materia a sè stante, ma rappresenta un
metodo e fornisce gli strumenti per un esercizio e una gestione dei compiti e delle
funzioni amministrative coordinati e integrati con l’azione dei diversi attori
istituzionali, sociali ed economici.
In primo luogo, come per la pianificazione territoriale, anche nella
programmazione socioeconomica il fulcro e la valenza primaria dell’azione devono
essere la concertazione e il coordinamento che costituiscono la chiave di lettura del
rapporto tra le programmazioni.
L’individuazione del livello istituzionale di riferimento e di coordinamento
necessari per la programmazione locale non può prescindere dal principio di
31
sussidiarietà, che nell’ambito dell’area vasta dei Lucretili può essere riconosciuto
alla Provincia e/o all’Ente Parco, come strutture sovraordinate.
Per la provincia ciò è vero nella fase cosiddetta “ascendente”, di stimolo
dell’azione programmatoria regionale (vale a dire quella di cui all’art. 20 comma 1
lett. A) e b) del T.U. sull’ordinamento degli enti locali), con la quale essa aggrega e
coordina le proposte avanzate dagli enti locali rispetto alla programmazione
regionale e concorre direttamente alla determinazione del programma regionale di
sviluppo e dei relativi programmi di settore. Nella cosiddetta fase” discendente” la
provincia esplica anche la funzione di coordinamento dell’attività programmatoria
dei comuni e di diretta elaborazione di strategie programmatorie pluriennali generali
e settoriali, attuative del programma regionale di sviluppo e comunque coerenti con
gli indirizzi regionali della programmazione socio-economica (art. 20 comma 1 lett.
C) e comma 3 del T. U. sull’ordinamento degli enti locali).
Per il Parco la funzione di coordinamento nelle programmazioni socioeconomiche potrebbe essere realizzata in seno alla Comunità del Parco, organismo
di cui fanno parte i presidenti delle province, i sindaci dei comuni e i presidenti
delle comunità montane: in tale sede, grazie alla contemporanea presenza dei vari
rappresentanti istituzionali, potrebbe efficacemente svolgersi il raccordo tra
programmazione socio-economica provinciale, delle Comunità montane e del
Parco.
Va in particolare sottolineato che, più che mai nel nuovo sistema delle
autonomie territoriali fondato sul principio di cooperazione e sussidiarietà, anche la
programmazione deve operare, rifuggendo da tentazioni dirigistiche, come
strumento di coordinamento equiordinato e sussidiario in senso verticale e
orizzontale: vale a dire che sia i vari livelli istituzionali (autonomie locali;
autonomie funzionali: Ente Parco, università, camere di commercio e atc), sia le
formazioni sociali e le organizzazioni economiche sono tutti paritariamente
coinvolti e godono tutti dello stesso riconoscimento nella formazione e
nell’attuazione degli obiettivi della programmazione socio-economica.
Nel pluralismo istituzionale sopra sommariamente descritto l’istituzione
strutturalmente più debole è proprio l’ente gestore dell’area protetta, poiché diviene
il filtro delle iniziative che possono realizzarsi all’interno del territorio sulla scorta
32
del potere conferitogli di rilasciare il nullaosta per l’esecuzione di tutte le opere e
degli interventi sul proprio territorio ai sensi della legge 394/1991 e della legge
regionale 29/1997. La sua concessione è subordinata all’accertamento della
coerenza dell’iniziativa con il piano e il regolamento del Parco, più sinteticamente
con le strategie di sviluppo dell’area protetta.
Da tutti questi elementi si può trarre la conclusione che lo sviluppo dell’area
protetta non si consegue solamente con le iniziative messe in atto dall’Ente gestore,
ma anche con quelle realizzabili dagli altri enti (Regione, Province, Comunità
Montane e operatori pubblici e/o privati) eventualmente operanti sul territorio.
Essendo il PPPES uno strumento fondamentale per individuare una strategia di
sviluppo coesa e coordinata dell’intero territorio dell’area protetta, ne consegue che
esso deve tener conto anche delle programmazioni degli altri enti locali, verificando
come queste vadano a inserirsi nella strategia di sviluppo sostenibile, tracciata per il
territorio dell’area protetta. Parallelamente il PPPES specifica quali sono i progetti
che, anche integrandosi con quelli degli altri enti, l’Ente Parco intende realizzare nel
periodo di validità del programma.
Andrebbero ancora più stimolate, dunque, la partecipazione propositiva e
l’adesione al Programma Pluriennale di Sviluppo Economico sia dei soggetti
istituzionali che delle forze e delle organizzazioni sociali ed economiche, nella
consapevolezza che proprio con il consenso si assicura il coordinamento.
Muovendosi in questa prospettiva, diventa prioritario valorizzare al massimo grado,
nella fase di attuazione del piano di sviluppo, gli strumenti della programmazione
negoziata dei quali l’ordinamento offre una già sufficientemente ricca tipologia:
accordi di programma; programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile
del territorio (PRUSST); patti territoriali; contratti d’area; patti di pianificazione.
Questi strumenti sono particolarmente utili perché consentono di:
-
valorizzare e sviluppare la concertazione tra soggetti pubblici e privati
coinvolti nei progetti di sviluppo locale;
-
agevolare l’integrazione di risorse finanziarie pubbliche e private, per il
finanziamento di interventi di riqualificazione e risanamento del territorio;
-
dare impulso alle politiche di sviluppo locale integrandole con il sistema dei
piani territoriali e degli strumenti urbanistici, favorendo la coniugazione tra
33
le politiche di sostegno alle attività produttive e le esigenze di tutela del
territorio sotto l’aspetto di una particolare attenzione al profilo della
sostenibiltà ambientale dei programmi di sviluppo.
Si ritiene dunque che il PPPES assolva in questa ottica due funzioni
fondamentali:
a) quella di tracciare una valenza strategica globale, finalizzata a indicare i progetti
e le tipologie progettuali realizzabili sul territorio dell’area protetta, indipendentemente dall’ente finanziatore e realizzatore. La presenza di un progetto e/o di una
tipologia progettuale nel PPPES implica che gli obiettivi di fondo perseguiti con la
sua realizzazione sono coerenti con quelli del Parco: ne consegue che essi sono
realizzabili con i modi e le forme che saranno successivamente definiti in sede di
progettazione esecutiva;
b) quella di indicare il parco progetti di competenza dell’Ente Parco e
potenzialmente realizzabili con una sua partecipazione finanziaria.
Il PPES, anche grazie a tali strumenti di attuazione, consentirà dunque al Parco dei
Monti Lucretili di affermare il proprio ruolo di governo dello sviluppo economico
del territorio e di riferimento per il coordinamento della programmazione territoriale
e della pianificazione locale.
2.4 Pianificazione e aree protette: gerarchia delle norme
Spesso, come già ricordato, nell’ambito dello stesso territorio opera una pluralità di
enti, ognuno dotato di potere di programmazione, sia esso globale - Regioni, delle
Province, dei Comuni - o settoriale – consorzi per le aree di sviluppo industriale,
ANAS, Ferrovie, Autorità militari, Soprintendenze, Enti Parco, Autorità di Bacino,
Comunità Montane, e così via. Accade a volte che ciascun ente ignori i programmi
dell’altro e la sovrapposizione dei poteri e delle competenze, il più delle volte,
genera confusione e conflittualità, in quanto non sempre le proposte sono
convergenti. La conseguenza è la paralisi del processo di pianificazione, oppure
l’introduzione di soluzioni di compromesso, che, intervenendo successivamente,
snaturano i contenuti delle proposte.
34
Per questi motivi è importante il tentativo di precisare gli ambiti e le gerarchie
secondo cui tali poteri agiscono, proprio partendo dall’esame delle singole leggi
vigenti in materia di aree protette; ma, poiché esse s’intrecciano con altre leggi
urbanistiche, è necessario allargare il quadro di riferimento a quello più generale
della pianificazione territoriale.
Di seguito vengono sintetizzate le principali leggi statali e regionali emanate in
materia di urbanistica, che in parte sono interrelate a quelle sui parchi e che hanno
effetti a livello d’area vasta.
La prima legge fondamentale per l’assetto del territorio, più propriamente destinata
alla regolamentazione dell’urbanistica, risale al 1942 (L. 17 agosto 1942, n. 1150).
In essa tutte le competenze venivano accentrate al Ministero dei Lavori Pubblici,
che aveva la facoltà di predisporre i Piani Territoriali di Coordinamento laddove
particolari esigenze lo richiedevano: per preservare determinate zone di interesse
ambientale e localizzare importanti infrastrutture, ecc. la legge procedeva a
organizzare i lavori su scala regionale, al fine di intercettare in sede locale le
esigenze di conoscenza specifiche e dettagliate, oltre che le istanze dei territori
interessati dalle procedure di pianificazione. In sostanza disegnava un modello
operativo con due unici protagonisti in posizione gerarchica: lo Stato, che agiva in
via facoltativa, e i Comuni, che predisponevano i Piani Regolatori. È chiaro che
l’assenza di altri soggetti istituzionali espressamente deputati a tale attività non deve
stupire, dal momento che le Regioni non esistevano ancora e si era ben lungi
dall’affrontare temi quali il decentramento e la sussidiarietà.
Col passare del tempo, anche a seguito del processo di regionalizzazione degli anni
Settanta, la legge nazionale, il cui principio ispiratore era quello di intervenire solo
se necessario e comunque sempre sotto l’egida del Ministero, dovette registrare le
resistenze e le prerogative autonomistiche delle Regioni, col risultato che nella
sostanza venne alla luce non un piano vero e proprio, ma solo una moltitudine di
ricerche, raccolte di dati e studi propedeutici al piano stesso.
Si può quindi affermare che il periodo storico che conobbe una certa dinamicità in
termini di pianificazione fu quello che intercorse tra la nascita delle Regioni e il
conseguente trasferimento di funzioni - partendo dal 1971 -, passando per il DPR
616/1977, fino poi alla riforma del sistema delle Autonomie locali del 1990 con la
35
L. 142/1990. Proprio in questo ventennio, infatti, furono emanate le prime leggi
urbanistiche regionali, le quali però stentavano ad affrancarsi dalla ratio della L.
1150/1942, dimostrando altresì di non riuscire a stare al passo con i veloci
mutamenti degli assetti economici e urbanistici dei propri territori. La particolare
attenzione al paesaggio (L. Galasso), alla difesa del suolo (L. 183/1989) e alle aree
protette (L. 394/1991), se da un lato testimoniano la crescente sensibilità verso
specifici aspetti della conservazione dei territori, dall’altro impongono alle Regioni
processi di adeguamento continui.
Negli anni Novanta, dopo un lungo e travagliato iter, si registra la definitiva
approvazione della L. 8 giugno 1990, n. 142, una riforma assai attesa, che
ridefinisce il nuovo ordinamento degli Enti locali sostituendo integralmente
l’assetto delineato fin dai tempi pre-repubblicani per Comuni e Province. Una
riforma innovativa, che amplifica in maniera sostanziale l’autonomia degli Enti
locali, i quali entrano così in diretta sinergia con le Regioni. Come legge di
principio, infatti, la 142/1990 trova concreta realizzazione e attuazione attraverso le
leggi regionali e la valorizzazione del ruolo e delle competenze delle Autonomie
locali. Nello specifico settore della pianificazione essa affida alla Provincia la
redazione del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico, attraverso l’attività di
programmazione dei Comuni, nel rispetto dei programmi regionali. Uno spazio di
autodeterminazione, dunque, dove la Provincia può operare in piena autonomia,
determinando gli indirizzi generali di assetto del territorio e indicando, in
particolare, le diverse destinazioni, l’uso, la localizzazione delle infrastrutture, le
linee di intervento per la difesa del suolo e le aree dove è possibile e opportuno
istituire parchi o riserve naturali. Una sorta di “super piano regolatore”, che
definisce gli assetti territoriali e localizza le opere infrastrutturali: il tutto,
ovviamente, attraverso il massimo concorso dei Comuni per l’individuazione delle
esigenze di carattere ambientale e urbanistico.
Dalla L. 142/1990 al D. Lgs. 112/1998, passando per la L. 59/1997: quasi un
decennio che ha visto le Province assumere un ruolo centrale, praticamente
strategico, nel settore della pianificazione territoriale e della tutela ambientale. Se,
infatti, la L. 142/1990 aveva affidato loro il compito di elaborare il Piano
Territoriale di Coordinamento Paesistico, nel D. Lgs. 112/1998, art. 57, tale Piano
36
assume, attraverso la legge regionale, il “valore e gli effetti dei piani di tutela nei
settori della protezione della natura, tutela dell’ambiente, delle acque e della difesa
del suolo e della tutela delle bellezze naturali, sempre che la definizione delle
relative disposizioni avvenga nella forma di intese fra la Provincia e le
Amministrazioni competenti, anche statali”.
Attraverso questa disposizione il legislatore nazionale ha voluto così definire poteri
e procedure, forse anche nella consapevolezza della delicatezza dei rapporti che
intercorrono tra la pianificazione di area vasta e la pianificazione settoriale. Si tratta
comunque di un riconoscimento importante del ruolo e della funzione che la
Provincia assume quale ente di governo di area vasta, avvalorato anche
dall’importanza dei compiti che la stessa già esercita nell’ambito delle politiche
ambientali.
Anticipando nella sostanza il nuovo testo costituzionale, il D. Lgs. 112/1998
rovescia il riparto delle competenze tra Stato e Regioni, demandando allo Stato il
fondamentale compito di identificare le linee principali dell’assetto del territorio
nazionale, con riferimento ai valori naturali e ambientali, alla difesa del suolo e alla
articolazione territoriale delle reti infrastrutturali e delle opere di competenza
statale, nonché al sistema delle Città e delle Aree metropolitane. Al contempo
consolida un processo che pone l’ambito provinciale come ottimale per la
definizione delle strategie e dello svolgimento di compiti amministrativi di
dimensione territoriale, essenzialmente sovracomunale, che non possono essere
gestiti in modo accentrato a livello regionale, ma che devono trovare congrua
localizzazione nella dimensione più propria, quella appunto, provinciale.
Alla L. 142/1990 va riconosciuto il merito non solo di aver consolidato il ruolo e la
funzione dell’ente Provincia nell’assetto istituzionale del Paese, ma anche e
soprattutto, di aver contribuito non poco alla “rivitalizzazione” delle attività
programmatiche e di pianificazione di Regioni ed Enti locali. L’avvento della
provincia tra gli enti protagonisti delle politiche di sviluppo dei territori ha infatti
determinato, accanto a numerose polemiche interistituzionali, una fase di accentuata
laboriosità sul piano pratico: studi e ricerche, raccolte di dati, elaborazioni
progettuali, sistemi informativi territoriali, ecc. sono venuti alla luce all’indomani
dell’approvazione della legge di riforma, spesso in aperto contrasto o in polemica
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con le Regioni, le quali sovente ritardavano l’emanazione delle norme attuative
della L. 142/1990. Tale processo si è fatto ancor più evidente dopo la legge
Bassanini e il D. Lgs. 112/1998.
In questo mosaico normativo un grande ruolo è stato giocato dalla L. 142/1990 che,
in riferimento all’approvazione dei PTCP, non avendo esplicitato il rapporto tra la
Regione e gli altri enti dotati di poteri di pianificazione, ha determinato meccanismi
di elaborazione, adozione e vigenza dei piani molto diversi tra loro e assai
differenziati sul territorio. Altrettanto diversificate sono le modalità di
comunicazione e di interazione tra la regione e gli altri enti: infatti in alcuni casi è
un atto regionale che dà efficacia al piano trasmesso; in altri, invece, sono previste
forme partecipative vincolanti; in altri casi ancora prevale, in caso di mancato
rilievo, il principio del tacito assenso.
In linea generale, comunque, l’evoluzione delle norme nazionali, dalla L.
1150/1942 al D. Lgs 112/1998, ha certamente dato l’avvio a un processo volto alla
riduzione della gerarchia tra Regione e Provincia e più improntato ai principi di
sussidiarietà.
La pianificazione d’area vasta va vista come momento alto di incontro tra le diverse
politiche di sviluppo approntate dalle Regioni e dagli Enti locali, considerando il
concetto di sviluppo nel suo più ampio ventaglio di significati, da quello socioeconomico a quello culturale. La difficoltà oggettiva più evidente, però, è proprio
quella di riuscire a far confluire in un unico documento le diverse istanze delle
collettività, tenendo conto contestualmente degli scenari evolutivi che coinvolgono
la popolazione civile e quella produttiva. La pluralità delle fonti, il moltiplicarsi di
piani settoriali che interessino o meno aree sovracomunali, impongono
necessariamente un livello di concertazione e di codecisione assai efficace,
soprattutto nel momento in cui si ci accinge alla progettazione o alla realizzazione
di un’opera infrastrutturale o di un insediamento produttivo. È infatti ovvio che una
strada, come pure un impianto industriale si inserisce, modificandolo, in un contesto
ambientale e sociale, con effetti non reversibili sul territorio. L’obiettivo è dunque
sempre quello di raggiungere un equilibrio tra le logiche economiche e le istanze
ambientali, indipendentemente dall’entità e dal livello territoriale dell’opera che si
intende realizzare.
38
I processi di pianificazione e di programmazione dei territori assumono gradi di
complessità sempre maggiori, vuoi per la necessità di superare la gerarchizzazione
delle fonti solitamente non funzionale rispetto sia alla qualità dei prodotti sia ai
tempi occorrenti per la loro realizzazione, vuoi per l’evidente constatazione che le
forme di concertazione e di partecipazione garantiscono valenza e autorevolezza
maggiori a tutte le tipologie di piano.
È necessario favorire e migliorare i processi di coinvolgimento di tutti gli attori
istituzionali (e non) per giungere a una pianificazione territoriale veramente
integrata e condivisa, al fine di rendere il PTCP momento di sintesi e di raccordo
delle conoscenze e delle prescrizioni che promanano da tutti i livelli di governo.
Dopo quasi un decennio - e di conseguenza anche i processi di pianificazione
provinciale hanno risentito di tale ritardo - la Regione Lazio ha recepito con la legge
38/1999 le norme contenute nella L. 142/1990, adottando lo schema di Quadro di
Riferimento Territoriale. La L.R. 22.12.1999, n. 38, sul governo del territorio ha
consentito di far assumere a questo strumento l’efficacia di schema di Piano
Territoriale Regionale Generale.
Il QRT si colloca al vertice del sistema della programmazione regionale. In
particolare, costituendo la proiezione territoriale del “Programma di sviluppo
Regionale”, “[…] definisce indirizzi e direttive di politica regionale per la
pianificazione e la salvaguardia del territorio […] e costituisce, inoltre, il
fondamentale strumento di indirizzo e di coordinamento della pianificazione di
livello intermedio e locale”
L’obiettivo di tale legge, in base all’art. 1, comma d, è “definire, nel rispetto delle
competenze degli enti pubblici territoriali sub-regionali, gli strumenti della
pianificazione e il sistema di relazione fra gli stessi, assicurando forme di
partecipazione dei soggetti comunque interessati alla loro formazione”; e in base al
comma e, stabilire le modalità di raccordo degli strumenti di pianificazione locale
con la pianificazione regionale e degli strumenti di settore con quelli di
pianificazione generale.
Accanto alla pianificazione generale, di cui si è analizzato sommariamente il Piano
Territoriale Regionale e il Piano Provinciale di Coordinamento, c’è la
pianificazione di settore, di cui verranno analizzati: il Piano di Assetto per il Parco,
39
il Piano di Bacino, il Piano di Sviluppo Socio-Economico delle Comunità Montane
e il Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale dei Parchi.
Il Programma deve, in particolare, disciplinare i seguenti contenuti:
organizzazione generale del territorio e sua articolazione in aree o parti
caratterizzate da forme differenziate di uso, godimento e tutela;
vincoli, destinazioni di uso pubblico o privato e norme di attuazione relative con
riferimento alle varie aree o parti del Piano;
sistemi di accessibilità veicolare e pedonale, con particolare riguardo a percorsi,
accessi e strutture riservati ai disabili, ai portatori di handicap, agli anziani;
sistemi di attrezzature e servizi per la gestione e la funzione sociale del Parco,
musei, centri di visite, uffici informativi, aree di campeggio, attività agrituristiche;
indirizzi e criteri per gli interventi sulla flora, sulla fauna e sull’ambiente naturale in
generale.
Il Piano suddivide il territorio in base al diverso grado di protezione, prevedendo:
1.
Riserve Integrali, nelle quali l’ambiente naturale è conservato nella
sua integrità;
2.
Riserve Generali Orientate, nelle quali è vietato costruire nuove opere
edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del
territorio. Possono essere tuttavia consentite le utilizzazioni produttive
tradizionali, la realizzazione delle infrastrutture strettamente necessarie,
nonché interventi di gestione delle risorse naturali a cura dell’Ente Parco.
Sono altresì ammesse attività di manutenzione delle opere esistenti, ai sensi
delle lettere a) e b) del primo comma dell’articolo 31 della legge 5 agosto
1978, n. 457;
3.
Aree di Protezione, nelle quali, in armonia con le finalità istitutive e in
conformità ai criteri generali fissati dall’Ente Parco possono continuare,
secondo gli usi tradizionali ovvero secondo metodi di agricoltura biologica, le
attività agro-silvo-pastorali nonché la pesca e la raccolta di prodotti naturali; è
incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità.
4.
Aree di Promozione Economica e Sociale facenti parte del medesimo
ecosistema, più esattamente modificate dai processi di antropizzazione, nelle
quali sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del Parco e
40
finalizzate al miglioramento della vita socio-culturale delle collettività locali e
al miglior godimento del Parco da parte dei visitatori.
Il Piano è predisposto dall’Ente Parco entro diciotto mesi dalla costituzione dei suoi
organi, in base ai criteri e alle finalità della legge.
La Comunità del Parco partecipa alla definizione dei criteri riguardanti la
predisposizione del Piano di Assetto del Parco, indicati dal Consiglio Direttivo del
Parco, ed esprime il proprio parere sul Piano stesso. Quest’ultimo, approvato dal
Consiglio Direttivo, è adottato dalla regione entro novanta giorni dal suo inoltro da
parte dell’Ente Parco.
Il Piano adottato è depositato per quaranta giorni presso le sedi dei Comuni, delle
Comunità Montane e delle Regioni interessate; chiunque può prenderne visione ed
estrarne copia.
Entro i successivi quaranta giorni chiunque può presentare osservazioni scritte, sulle
quali l’Ente Parco esprime il proprio parere entro trenta giorni.
Entro centoventi giorni dal ricevimento di tale parere la Regione si pronuncia sulle
osservazioni presentate ed emana il provvedimento d’approvazione d’intesa con
l’Ente Parco per quanto concerne le aree di cui ai punti 1), 2), e 3) del comma 2 e,
d’intesa con l’Ente Parco e i Comuni interessati, per le aree di cui al punto 4) del
medesimo comma 2.
Qualora il Piano non venga approvato entro ventiquattro mesi dalla istituzione
dell’Ente Parco, alla Regione si sostituisce un comitato misto, costituito da
rappresentanti del Ministero dell’Ambiente e da rappresentanti delle Regioni e
Province autonome, il quale esperisce i tentativi necessari per il raggiungimento di
dette intese. Qualora le intese non vengano raggiunte entro i successivi quattro
mesi, il Ministro dell’Ambiente rimette la questione al Consiglio dei Ministri, che
decide in via definitiva.
In caso di inosservanza di termini di cui al comma 3, si sostituisce
all’amministrazione inadempiente il Ministro dell’Ambiente, che provvede nei
medesimi termini con un commissario ad acta.
Il Piano è modificato con la stessa procedura seguita per la sua approvazione ed è
aggiornato con identica modalità almeno ogni dieci anni.
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Il Piano ha effetto di dichiarazione di pubblico interesse generale, di urgenza e di
indifferibilità per gli interventi previsti e sostituisce a ogni livello i piani paesistici, i
piani territoriali o urbanistici e ogni altro strumento di pianificazione. È pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e nel Bollettino Ufficiale della
Regione ed è immediatamente vincolante nei confronti delle amministrazioni e dei
privati.
Dopo la modifica del titolo V della Costituzione e la conseguente affermazione del
principio di sussidiarietà, è ormai anacronistico analizzare il rapporto tra i diversi
tipi di piano esclusivamente in termini di gerarchia. A confortare tale ipotesi
interviene anche la sentenza del 21 dicembre 2000, n.50, del TAR Abruzzo, Sez.
Pescara, che ha annullato la delibera del Consiglio Regionale di approvazione del
QRT, nella parte in cui interessava il territorio di un Parco.
Il TAR ha riconosciuto la centralità dello strumento di pianificazione del Parco,
quale fondamentale sede per la composizione degli interessi globalmente presenti, e
la necessità per la Regione Abruzzo, del raggiungimento della preventiva intesa con
l’Ente Parco per l’approvazione del QRT, così come previsto dall’art. 3 della L.R.
18/83, che dispone la redazione del QRT “sulla base anche di intese con le
amministrazioni statali, gli enti istituzionalmente competenti e le altre Regioni […]
ove vada ad incidere in ambiti sottratti alla esclusiva competenza regionale”. La
disciplina generale del territorio della Regione Abruzzo è stata rivista nel 1995,
anche alla luce della legge quadro sulle aree protette e della conseguente necessità
di coordinare il nuovo assetto dei Piani di settore e dei Progetti speciali territoriali
con gli strumenti pianificatori propri delle aree protette. Il QRT, come affermato
nella sentenza in parola, ha sicuramente un’efficacia direttamente vincolante per
ogni altra scelta di politica territoriale che nell’area regionale si vorrà prendere e ha,
quindi, carattere di onnicomprensività.
Se è vero che all’interno del territorio dei Parchi, il Piano del Parco sostituisce de
plano i piani di settore nonché “qualsiasi strumento di pianificazione” e che il QRT
ha un’efficacia immediatamente vincolante disciplinando gli indirizzi e le direttive
di politica regionale per la pianificazione del territorio, è anche vero che è
indispensabile che la frazione del QRT incidente sul territorio dei Parchi sia
logicamente concertata sulla base di intese con gli stessi Enti Parco. Il
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raggiungimento di tale obiettivo garantirebbe, inoltre, una corrispondenza biunivoca
tra ciò che è permesso in base alle normative regionali, sovracomunali e comunali e
ciò che viene consentito in base all’assenso di cui al nulla osta dell’Ente Parco.
La legge n. 183 del 1989 prevede il “Piano di Bacino” a difesa del suolo e per il
risanamento delle acque, le cui disposizioni hanno carattere vincolante sia per le
amministrazioni e gli enti pubblici sia per i privati, quando ciò sia stabilito dal
Piano di Bacino stesso, e cioè nel caso in cui il Piano contenga “prescrizioni
conformative” delle proprietà immobiliari e delle attività agro-silvo-pastorali. La
realizzazione dei contenuti del Piano di Bacino dovrebbe essere garantita dalla
prevalenza che viene riconosciuta a tale strumento di pianificazione, cui, per legge,
i piani territoriali paesistici, i piani generali di bonifica (e altri) debbono adeguarsi.
In relazione a quest’ultima affermazione sorgono però problemi di coordinamento
fra la citata norma e l’art. 12, L. n. 394/91, nella parte in cui quest’ultimo prevede
l’effetto sostitutivo del Piano di Assetto del Parco nei confronti delle altre forme di
pianificazione. Infatti anche il Piano di Assetto potrebbe contenere disposizioni
conformative delle proprietà immobiliari private e degli altri diritti reali vantati sui
terreni oggetto del Piano e ricadenti all’interno del perimetro del Parco, nonché, ai
sensi dell’art. 15 secondo comma, vincoli all’esercizio delle attività agro-silvopastorali indennizzabili in base a principi equitativi.
Posto quindi che il legislatore riconosce la medesima natura al Piano di Assetto e al
Piano di Bacino, non si può che applicare per la risoluzione delle antinomie tra
norme dello stesso ordinamento il criterio cronologico, in forza del quale tra due
norme incompatibili prevale quella successiva nel tempo. Se ne può dedurre che il
Piano di Assetto debba sostituire anche il Piano di Bacino: ciò sia per l’identità
degli interessi tutelati dai due strumenti e la maggiore specificità di tutela garantita
dal Piano di Assetto sia per l’ampiezza della dizione contenuta nella norma che
prevede la sostituzione (“...a ogni altro strumento di pianificazione”: art. 12, settimo
comma , legge n.394 del 1991).
A tale conclusione si arriva anche in considerazione del fatto che il provvedimento
di approvazione del Piano di Assetto è di competenza della Regione d’intesa con
l’Ente Parco, preposto alla redazione del Piano, così come è sempre competente la
Regione per l’approvazione dei Piani di Bacino di rilievo regionale e interregionale.
43
Il problema potrebbe sorgere, eventualmente, per i Piani di Bacino di rilievo
nazionale, la cui approvazione è di competenza del Presidente del Consiglio dei
Ministri. Tuttavia, posto che anch’ essi, in forza della definizione generale di “Piano
di Bacino” contenuta nel citato art. 17, sono piani territoriali di settore, può
validamente ritenersi, a fronte dei principi richiamati, che il Piano di Assetto
sostituisca, per i profili in esso disciplinati, anche il Piano di Bacino di rilievo
nazionale.
Comunque nemmeno questo rapporto tra Piani può essere risolto facendo
riferimento al criterio gerarchico o temporale. Bisogna prendere atto che, ormai,
tutto il comparto della pianificazione territoriale non può che essere ispirato a un
unico principio: quello della co-progettazione.
Questo concetto di “sussidiarietà” viene, a livello regionale, introdotto anche dalla
L.R. del Lazio n. 38/99, disciplina generale sulla tutela del territorio, che, all’art.19,
prevede che il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale possa assumere il
valore e gli effetti dei piani settoriali di tutela e uso del territorio di competenza di
altre Amministrazioni, qualora le sue previsioni siano disposte d’intesa con le
Amministrazioni medesime; e all’art. 32 viene contemplata la conferenza di
pianificazione per evitare le antinomie tra i Piani. Infatti la legge quadro sulle aree
naturali protette non fa alcun riferimento a un possibile effetto sostitutivo del
PPPES nei confronti delle altre forme di programmazione economico-territoriale: se
ne deve dedurre che esiste un rapporto di coordinazione.
L’art. 29 della L. 142/90 ha introdotto e disciplinato i Piani Pluriennali di Sviluppo
Socio-Economico. In base all’art. 7 della L. 97/94, “ Nuove norme per lo sviluppo
della montagna”, le previsioni dei Piani Pluriennali di Sviluppo Socio-Economico
relative a interventi “per la salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, mediante il
riassetto idrogeologico, la sistemazione idraulico-forestale e l’uso delle risorse
idriche, sono coordinate con i Piani di Bacino previsti dalla L. 18 maggio 1989, n.
183. Nel silenzio della L. 97/94, bisogna concludere che il Piano Pluriennale di
Sviluppo Socio-Economico elaborato dalla Comunità Montana debba essere
coordinato con il PPPES di cui all’art. 14, L. 394/91”.
Considerando le modalità d’approvazione di entrambi i Piani, se ne possono dedurre
le logiche conseguenze sul piano della loro efficacia giuridica.
44
Il PPPES è un atto complesso, in quanto è elaborato dalla Comunità del Parco, è
sottoposto a “motivata valutazione” del Consiglio Direttivo ed è approvato dalla
Regione.
La previsione di una motivata valutazione esclude che il PPPES sia atto interamente
attribuibile alla Comunità del Parco, infatti il Consiglio Direttivo svolge una
funzione di sostanziale controllo, di legittimità e di merito sul PPPES, evitandone la
possibile contaminazione da parte di iniziative di sviluppo in concreto incompatibili
con la salvaguardia dell’area protetta. Tale funzione di controllo si spiega con il
fatto che la legge quadro prevede un’enucleazione esemplificativa e non tassativa
delle possibili previsioni del PPPES ed è quindi rivolta a garantire l’effettività della
tutela naturalistica.
Il Piano Pluriennale di Sviluppo Socio-Economico adottato dalle Comunità
Montane in base all’art. 30, terzo comma della L.R. 22 giugno 1999, n. 9 (Legge
sulla Montagna) deve essere coerente con gli obiettivi generali della
programmazione economico-sociale e territoriale della Regione, nonché deve tenere
conto delle previsioni dell’eventuale Piano Territoriale di Coordinamento, che, in
base all’art. 30, sesto comma, dopo l’adozione, viene trasmesso alla Provincia, la
quale lo approva entro sessanta giorni dal ricevimento. Sebbene entrambi siano atti
complessi, è logico conferire maggiore incidenza al PPPES, in quanto approvato dal
Consiglio Regionale.
Vanno infine analizzati i rapporti tra Piano di Assetto per il Parco e PPPES. Nella
legge quadro il Piano Pluriennale non si configura come strumentale al Piano di
Assetto, essendo sì vincolato dalle previsioni di quest’ultimo, ma autonomo nelle
finalità. Ciò che qualifica il Programma Pluriennale è la sua provenienza dall’Ente
gestore; in tal senso esso dovrebbe rappresentare una selezione di interventi che, in
virtù del procedimento di approvazione cui è soggetto, sono per definizione
caratterizzati dalla compatibilità con il Piano di Assetto e quindi non necessitano del
preventivo nullaosta.
La normativa nazionale assegna al Piano di Assetto un ruolo e una operatività
essenzialmente nell’ambito della definizione delle strategie di conservazione (art.
12, comma 1, L. n. 394/91). Invece il PPPES rappresenta l’ambito giuridiconormativo nel quale vengono definite le strategie e il complesso delle azioni di
45
promozione dello sviluppo locale e dove prende forma la sperimentazione di nuove
politiche di sostenibilità della crescita economica e sociale.
Il rapporto tra i due strumenti di governo dei parchi è stato inizialmente definito
dalla legge quadro sulle aree protette (L. 394/91). Essa, com’è noto, prevede
(art.12) che “la tutela dei valori naturali ed ambientali sia affidata all’Ente Parco e
sia perseguita attraverso lo strumento del Piano del Parco….”, che deve essere
predisposto entro sei mesi dall’istituzione del Parco ed essere adottato dalla
Regione entro i successivi quattro mesi. La Comunità del Parco, invece, è organo
consultivo e propositivo dell’Ente Parco, “elabora, entro un anno dalla sua
costituzione, un Piano Pluriennale Economico e Sociale per la promozione delle
attività compatibili, individuando i soggetti chiamati alla realizzazione degli
interventi previsti eventualmente anche attraverso accordi di programma” (art.14).
Tale piano va comunque predisposto “nel rispetto delle finalità del Parco, dei
vincoli stabiliti dal Piano e dal Regolamento del Parco”; esso è “sottoposto al parere
vincolante del Consiglio direttivo del Parco” (art.14).
È evidente da questi accenni la netta subordinazione gerarchica del PPPES rispetto
al Piano di Assetto del Parco. Non solo il Piano è predisposto da un organo
consultivo e propositivo dell’Ente Parco, ma il PPPES lo segue temporalmente e
deve rispettarne finalità e vincoli.
La recente legge 426/98 innova decisamente la materia con un piccolissimo
emendamento di grande rilievo prevedendo che il PPPES sia avviato “ […]
contestualmente alla elaborazione del Piano del Parco” (art. 31) e che la “Comunità
del Parco partecipi alla definizione dei criteri riguardanti la predisposizione del
Piano del Parco indicati dal Consiglio Direttivo del Parco ed esprime il proprio
parere sul Piano stesso” (art.30). Anche questa nuova formulazione può lasciare
insoddisfatti per l’ambiguità che permane, ma certamente la subordinazione del
PPPES al Piano del Parco è stata abolita e i due strumenti si sviluppano insieme,
mentre l’Ente Parco e la Comunità del Parco operano congiuntamente alla
definizione di entrambi gli strumenti.
In termini sostanziali la nuova normativa segna un cambiamento paradigmatico
nella concezione della programmazione nei Parchi: da un Piano del Parco
caratterizzato da un orientamento riduzionistico, volto a considerare essenzialmente
46
gli aspetti naturalistici senza che si debba tener conto delle relazioni tra questi e la
dinamica socio-economica relativa allo stesso territorio, si passa a un approccio
integrato, fondato sull’interazione tra ecologia ed economia, tra natura e società.
Il Piano di Assetto del Parco, dal punto di vista delle sue implicazioni economiche,
ha una serie articolata di obiettivi rilevanti. Quattro sembrerebbero essere gli aspetti
principali per l’economia del Parco:
1.
la fruizione controllata del turismo, con particolare riferimento a una
riqualificazione dei servizi turistici e ricreativi;
2.
la conservazione e la riqualificazione del patrimonio dei centri urbani
storici;
3.
la
riqualificazione
delle
attività
agricole,
in
un’ottica
di
sperimentazione di tecniche innovative e nuove colture, e la conservazione dei
segni caratterizzanti il paesaggio agrario (siepi, fienili, recinzioni, ecc.);
4.
la valorizzazione delle opportunità economiche e occupazionali
connesse con l’istituzione e con l’attività del Parco, con particolare
riferimento alla cura e all’attività di riordino paesaggistico.
Espressi in questa forma sintetica e generale, tali obiettivi sono da considerare punti
di riferimento essenziali per il PPPES.
Questo però non significa che il perseguimento di obiettivi così articolati e
ambiziosi sia concretamente possibile, tenendo conto delle risorse (pubbliche e
private) immediatamente disponibili e, in prospettiva, per i possibili ostacoli
derivanti dalle stesse prescrizioni del Piano di Parco. Tutto ciò, specialmente per
quanto riguarda la normativa (soprattutto quella relativa ai comportamenti ammessi
e ai divieti), dal momento che questa è introdotta senza una preventiva conoscenza
delle sue implicazioni economiche. Proprio su questi punti potrebbe emergere il
sempre latente rischio di incompatibilità tra le scelte dei due Piani.
D’altra parte la disamina del Piano di Parco suggerisce di porre in evidenza alcuni
suoi limiti, che, peraltro, sono ampiamente giustificati in quanto connessi alla natura
prevalentemente ambientalistica e urbanistica del Piano. Ciò non significa che essi
vadano colmati per mezzo dell’elaborazione del PPPES.
Il primo limite è relativo alla mancanza di un’analisi delle relazioni del Parco con
l’esterno: il Piano si concentra sul territorio di pertinenza del Parco senza proporre
47
una lettura delle compatibilità che si presentano e delle opportunità che si offrono
per il fatto che il Parco è collocato in un contesto di area vasta; manca di
conseguenza nel Piano una strategia di integrazione con l’esterno.
In secondo luogo, il Piano si presenta come strumento statico di regolazione e di
apertura verso possibili e auspicabili esiti evolutivi, per cui non si pone il problema
del modo in cui gli obiettivi dichiarati possano essere concretamente perseguiti e di
come le regole introdotte possano essere fatte rispettare. Da questo punto di vista il
PPPES ha il compito di contribuire alla ricerca di soluzioni operative che rendano
concreta e verificabile l’azione di programmazione.
Nel caso specifico dei Monti Lucretili bisogna prendere atto del fatto che la
formazione del Piano del Parco ha preceduto l’avvio del PPPES. In questa
situazione è possibile eliminare i punti di contrasto tra i due strumenti esaminando
attentamente soprattutto i seguenti punti:
•
la definizione consensuale (sulla base del confronto con gli attori
istituzionali e sociali) dei programmi di valorizzazione per attuare le
strategie individuate;
•
la valutazione di coerenza e sostenibilità dei programmi e dei progetti di
intervento;
•
la definizione di accordi istituzionali atti a garantire la cooperazione di
tutti i soggetti interessati.
Tutto ciò tenendo presente che il Piano del Parco ha come riferimento istituzionale
il Consiglio Direttivo e il Programma Pluriennale di Promozione Economica e
Sociale la Comunità del Parco. Ne consegue che il PPPES va inteso non in maniera
esclusivamente funzionale al Piano del Parco, ma come suo complemento e
integrazione. Questo dialogo può essere realizzato solo attraverso la collaborazione
tra Comunità del Parco ed Ente Parco, in un’ottica di condivisione e di
concertazione permanente delle attività da svolgere. Occorre creare e aggiornare nel
tempo il quadro delle risorse finanziarie pubbliche e private disponibili per il
cofinanziamento delle azioni e dei progetti individuati nel PPPES. I risultati ottenuti
vanno valutati insieme al fine di aggiornare lo stesso PPPES e di interagire con gli
altri livelli di pianificazione economica e territoriale presenti sul territorio.
48
2.5 Il processo di programmazione, il
istituzionale e gli strumenti di finanziamento
pluralismo
Una delle condizioni necessarie per svolgere un’efficace politica di sviluppo
sostenibile dell’area dei Monti Lucretili è rappresentata dall’integrazione della
programmazione economica che i vari attori istituzionali presenti nel territorio sono
chiamati a redigere e attuare.
Infatti all’interno dell’ambito territoriale del Parco dei Monti Lucretili sono
presenti, e spesso non coordinati tra loro, almeno cinque fondamentali livelli di
pianificazione dello sviluppo economico e sociale:
•
la programmazione economica molto larga svolta dalla Regione Lazio
con il PRS e il DOCUP e attraverso i successivi complementi di
programmazione degli interventi con fondi strutturali e, in parte, con
fondi ordinari di Bilancio;
•
la pianificazione economica delle Province di Roma e Rieti, che trasforma
il DOCUP regionale in azioni specifiche a valenza territoriale, attribuendo
i primi connotati identificativi agli interventi da attuare e assicurando la
coerenza e l’integrazione delle politiche pubbliche con gli attori
economici e sociali presenti nell’area;
•
la pianificazione economica della IX della X e della XX Comunità
Montana, che, pur confinata ancora nel campo di specifiche tipologie, ha
il pregio di unire il potere di programmare a quello di realizzare
direttamente gli interventi;
•
la pianificazione economica comunale, come momento essenziale di
scelta per l’organizzazione e la gestione di servizi singoli e collettivi e
come elemento centrale per il perseguimento di forme specifiche di
sviluppo del territorio;
•
la pianificazione economica dell’Ente Parco, che si muove nell’ambito
della programmazione regionale legata ai fondi strutturali e di bilancio e
che trova sempre di più nelle Province un riferimento per la definizione
puntuale di strategie di sviluppo sostenibile.
49
Dunque le risorse finanziarie che potrebbero essere utilizzate per l’attuazione del
PPPES provengono da un’ampia varietà di fonti e spesso le più considerevoli sono
quelle di derivazione comunitaria gestite dalla Regione:
Piano di Sviluppo Rurale reg. 1257/1999
- DOCUP obiettivo 2
- DOCUP obiettivo 3
- Iniziativa Comunitaria LEADER+
Inoltre la Regione gestisce anche la programmazione negoziata (Patti territoriali,
Accordi di programma, Contratti d’area e Protocolli d’intesa), in cui è possibile
proporne una integrata e unitaria che assuma i Parchi quale riferimento delle
politiche per lo sviluppo.
Per dare concreta attuazione all’art. 7 della Legge Quadro 394/915e al Programma è
fondamentale la concertazione e l’interazione tra le pubbliche amministrazioni che a
vario titolo operano nell’area dei Lucretili.
Tramite lo strumento della concertazione e della programmazione negoziata si
intende attuare una vera e propria strategia associativa in cui l’interazione e la
comunicazione permettano sia di stabilire sinergie e coesioni, nell’ottica della
valorizzazione delle risorse e degli attori che operano nel territorio, sia di elaborare
politiche e di attuarle attraverso un’organizzazione a rete che coinvolga attivamente
gli attori nell’individuazione degli obiettivi, nel reperimento, nell’organizzazione
delle risorse e nel loro utilizzo.
2.5.1 I Patti Territoriali
La normativa che disciplina i Patti territoriali, finalizzata alla programmazione dello
sviluppo economico e sociale di territori ampi e ben individuati, è relativamente
recente, atteso che è stata definita inizialmente con D.L. 8.2.1995, n. 32, con cui si è
data concreta attuazione alle norme di cui all’art. 3, comma 1, della legge
19.12.1992, n. 488, nonché all’art. 3 del Decreto legislativo 3.4.1993, n. 96. Con
5
L’art. 7 della L. 394/91 prevede specifiche misure di incentivazione per i comuni e le provincie il cui territorio sia compreso
in tutto o in parte entro i confini di un parco e stabilisce la priorità nella concessione dei finanziamenti di provenienza
europea, statale e regionale per la realizzazione di interventi, impianti e opere.
50
deliberazioni del CIPE del 10 maggio e 20 novembre 1995, 12 luglio 1996 e 21
marzo 1997 si è poi disciplinato compiutamente il procedimento di attuazione dei
Patti territoriali, come normato dall’art. 2, commi 203 e ss., della legge 662/96.
Il Patto territoriale è un sostanziale strumento selettivo e premiale che fa leva su
elementi di qualità in ordine ai tempi, agli impegni assunti dai sottoscrittori e alla
selezione degli obiettivi, in una logica diametralmente opposta a quella consueta
dell’incentivo automatico.
L’istituto in argomento rappresenta, quindi, la conclusione di un processo di
concertazione dal basso tra i soggetti pubblici locali, nel quale, pure se viene
esaltato il ruolo di tali enti, anche in ragione di orientamenti espressi in tal senso
dall’Unione Europea, l’apporto finanziario deriva sostanzialmente dal centro e dal
capitale privato.
Il Patto territoriale si configura pertanto come un insieme di progetti che si
rafforzano reciprocamente tendendo a una dimensione di sviluppo integrato.
In tale ottica il legislatore ha definito con l’articolo 1, comma 1, lettera e-bis, il
Patto territoriale quale "l’accordo tra soggetti pubblici e privati per l’individuazione,
ai fini di una realizzazione coordinata, di interventi di diversa natura finalizzati alla
promozione dello sviluppo locale nelle aree depresse del territorio nazionale, in
linea con gli obiettivi e gli indirizzi allo scopo definiti nel quadro comunitario di
sostegno approvato dalla Commissione Europea”.
Il comma 3-bis dello stesso articolo 1 del D.L. n.32 del 1995 ha disposto che il
CIPE è competente per la concreta disciplina del procedimento; e infatti, come
sopra ricordato, l’organo interministeriale ha dettato le norme di attuazione.
Successive modifiche sono state apportate alle predette norme e la nuova
definizione di Patto territoriale è oggi contenuta nel comma 203, lettera d) della
legge 23.12.1996, n. 662, per cui “il Patto territoriale è l’accordo, promosso da enti
locali, parti sociali, o da altri soggetti pubblici o privati con i contenuti dell’accordo
di cui alla lettera c) [ovvero, con i contenuti dell’accordo di programma quadro],
relativo all’attuazione di un programma di interventi caratterizzato da specifici
obiettivi di promozione dello sviluppo locale”.6
6
I contenuti sono così individuati (ovvero il Patto territoriale dovrà indicare): le attività e gli interventi da realizzare, con i
relativi tempi e le modalità di attuazione e con i termini ridotti per gli adempimenti procedimentali; i soggetti responsabili
51
I commi 205 e 206 dello stesso articolo 2 della legge n. 662 del 1996 affidano al
CIPE l’approvazione dei Patti territoriali mediante un procedimento che interessa
anche le Commissioni parlamentari competenti, nonché la Conferenza tra Stato e
Regioni, attribuendo allo stesso CIPE una funzione di controllo e integrazione delle
scelte programmatiche definite con il Patto.
È utile ricordare che i Patti territoriali possono essere attivati in tutto il territorio
nazionale, fermo restando che le specifiche risorse destinate dal CIPE sono riservate
a quelli attivabili nelle aree depresse, intendendo per tali quelle ammissibili agli
interventi dei fondi strutturali, obiettivi 1, 2 e 5b, nonché quelle rientranti nelle
fattispecie dell’art. 92, paragrafo 3, lettera c), del Trattato di Roma.
Circa i soggetti, il Patto territoriale può essere promosso dagli enti locali; da altri
soggetti pubblici operanti a livello locale; dalle rappresentanze locali delle categorie
imprenditoriali e dei lavoratori interessate; da soggetti privati. Dell’iniziativa deve,
comunque, essere data comunicazione alla regione interessata.
Il Patto può essere, inoltre, sottoscritto dalla regione nel cui territorio ricadono gli
interventi, da banche e da finanziarie regionali, da consorzi di garanzia collettiva
fidi, dai consorzi di sviluppo industriale operanti nel territorio oggetto del Patto.
Al fine di evitare che il Patto possa ridursi a una mera sottoscrizione di impegni
politici, con la deliberazione del CIPE del 21 marzo 1997 si è espressamente
disposto che la sottoscrizione del Patto vincola i soggetti sottoscrittori al rispetto
degli specifici impegni e degli obblighi assunti per la realizzazione degli interventi
di rispettiva competenza.
A tal fine la regione dovrà inserire il Patto tra le azioni e le iniziative attuative dei
programmi regionali, compresi quelli di rilevanza comunitaria.
In tale ottica le banche e le finanziarie regionali nei limiti dei loro statuti assumono
l’impegno a sostenere finanziariamente gli interventi produttivi per la parte di
investimenti non coperta da risorse proprie o da finanziamenti pubblici. E ancora si
è disposto che i consorzi di garanzia collettiva fidi assumano l’impegno a garantire i
crediti concessi dalle banche.
dell’attuazione delle singole attività e interventi; gli eventuali accordi di programma ai sensi dell’art. 27 della legge n. 142
del 1990; le eventuali conferenze di servizi o convenzioni necessarie per l’attuazione dell’accordo; gli impegni di ciascun
soggetto, nonché del soggetto a cui competono poteri sostitutivi in caso di inerzie, ritardi, o inadempienze; i procedimenti
di conciliazione o definizione di conflitti tra i soggetti partecipanti all’accordo; le risorse finanziarie occorrenti per le
diverse tipologie di intervento, a valere sugli stanziamenti pubblici o anche reperite tramite finanziamenti privati; le
52
Circa gli enti locali e gli altri soggetti pubblici sottoscrittori, questi si impegnano, in
particolare, a dare piena attuazione alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni e integrazioni, e a tutte le altre norme di semplificazione e
accelerazione procedimentale.
Tutto l’impianto normativo ha come fulcro, ai fini del coordinamento e
dell’attuazione del Patto, il soggetto responsabile, ovvero società miste costituite dai
sottoscrittori del patto nelle forme di cui all’art. 22, comma 3, lettera e) della legge
8 giugno 1990, n. 142; i soggetti sottoscrittori del Patto possono partecipare anche
alle società miste già costituite.
Per il perseguimento delle finalità del Patto il soggetto responsabile provvede a
rappresentare in modo unitario gli interessi dei soggetti sottoscrittori; ad attivare
risorse finanziarie per consentire l’anticipazione e/o il cofinanziamento di eventuali
contributi statali, regionali e comunitari, ivi compresa la promozione del ricorso alle
sovvenzioni globali; ad attivare le risorse tecniche e organizzative necessarie alla
realizzazione del Patto; ad assicurare il monitoraggio e la verifica dei risultati; a
verificare il rispetto degli impegni e degli obblighi dei soggetti sottoscrittori e
assumere le iniziative ritenute necessarie in caso di inadempimenti o ritardi; a
verificare e garantire la coerenza di nuove iniziative con l’obiettivo di sviluppo
locale a cui è finalizzato il Patto; a promuovere la convocazione, ove necessario, di
conferenze di servizi; ad assumere ogni altra iniziativa utile alla realizzazione del
Patto.
In ordine alle modalità di attuazione è prevista la possibilità di adottare,
limitatamente alle aree di cui alla lettera f) del comma 203, dell’art. 2 della legge n.
662/96, atti in deroga alle norme ordinarie di amministrazione e contabilità, per la
finalità della massima accelerazione e semplificazione dei procedimenti
amministrativi, e in particolare di quelli di spesa, e di evitare tra l’altro passaggi
superflui e provvedimenti adottati in sede diversa da quella direttamente interessata
dal Patto territoriale.
In ragione della necessità di prevedere uno strumento snello di modifica del
territorio si è disposto che nelle aree di cui sopra le determinazioni congiunte dei
rappresentanti delle amministrazioni territorialmente interessate e di quelle
procedure e i soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati.
53
competenti in materia urbanistica comportino gli effetti di variazione degli
strumenti urbanistici e di sostituzione delle concessioni edilizie.
2.5.2 Gli Accordi di Programma
Una più attenta analisi finanziaria relativa agli Accordi di programma, visti come
entrate straordinarie dell’Ente Parco, è utile per un triplice ordine di motivi:
1.
la consapevolezza, avvalorata da studi scientifici e da ricerche mirate,
che la globalizzazione degli effetti sull’ambiente deve essere affrontata con il
coinvolgimento più ampio di soggetti istituzionali;
2.
il condizionamento finanziario è in grado di influenzare qualsiasi
amministrazione e il potere centrale può fortemente condizionare, tramite il
controllo finanziario, il governo delle autonomie territoriali vanificando
qualsiasi disegno di decentramento;
3.
i parchi sono oggi enti compositi, che si fondano sul principio di
sussidiarietà e sullo spirito di leale collaborazione tra i diversi livelli dello
Stato.
Per questi motivi è indispensabile sperimentare tutti gli strumenti di concertazione
disponibili: patti territoriali e accordi di programma, per far sì che i parchi siano
sempre di più e meglio inseriti nel circuito istituzionale come soggetti capaci di
mettere insieme interessi nazionali-generali e interessi e specificità territorialilocali.
In definitiva gli Accordi di programma altro non sono che una forma di quel
superiore principio della “leale collaborazione” più volte sancito dalla Suprema
Corte come criterio guida cui ispirare i rapporti tra Stato-Regioni-Enti locali.
L’intesa istituzionale di programma è lo strumento con il quale sono stabiliti tra il
Governo e la Giunta di ciascuna regione o provincia autonoma gli obiettivi da
conseguire e i settori nei quali è indispensabile l’azione congiunta.
La normativa non indica espressamente chi debba essere il soggetto istituzionale
promotore dell’intesa, ma di fatto individua nelle regioni e nelle province autonome
gli attivatori del processo. Questa interpretazione è confortata dal nuovo titolo V
54
della Costituzione, che individua nella regione il momento decisionale in grado di
assicurare livelli di responsabilità e unicità, efficienza e autonomia organizzativa.
L’intesa istituzionale di programma può essere utilizzata come strumento nodale di
raccordo tra le iniziative di sviluppo locale e gli obiettivi regionali e nazionali di
integrazione europea.
Ogni intesa deve specificare, con riferimento a un arco temporale triennale: a) i
programmi di intervento nei settori di interesse comune; b) gli accordi di
programma quadro da stipulare, che coinvolgeranno tutti i soggetti pubblici e privati
interessati; c) i criteri, i tempi e i modi per la sottoscrizione dei singoli accordi di
programma quadro; d) le modalità di periodica verifica e di aggiornamento degli
obiettivi generali e degli strumenti attuativi dell’intesa da parte dei soggetti
sottoscrittori, che a tal fine danno vita a un apposito Comitato di gestione.
Prima della stipula di un’intesa istituzionale di programma, al Ministero
dell’Economia e delle Finanze è affidata la responsabilità di una ricognizione degli
interventi e delle risorse pubbliche (Stato, regioni, province e comuni interessati)
nonché delle risorse comunitarie e di ogni altra fonte pubblica e privata attivabile
sugli interventi individuati.
Per quanto riguarda la Regione Lazio, l’intesa istituzionale di programma approvata
dal CIPE in data 17 marzo 2000 è stata stipulata tra il Presidente del Consiglio dei
Ministri e il Presidente della Giunta regionale in data 22 marzo 2000.
Considerato che:
- nella suddetta intesa, all’art.6, punto 6.1, vengono individuati gli Accordi di
Programma Quadro da stipulare e, tra gli altri in particolare, quelli relativi alle “aree
sensibili, parchi e riserve” (APQ7);
- l’art. 2 comma 203, della legge n. 662/96 definisce l’APQ come lo strumento della
programmazione negoziata dedicato all’attuazione dell’intesa istituzionale di
programma;
- in data 4 maggio 2001 la Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente hanno
sottoscritto l’APQ7.
I soggetti sottoscrittori si sono impegnati ad avviare una stretta collaborazione con
gli Enti di Gestione delle aree protette nazionali e regionali e a verificare che
55
l’attuazione degli interventi previsti nell’accordo perseguano le finalità di
conservazione della natura a livello locale.
Queste sinergie hanno permesso la realizzazione di diversi interventi per un importo
complessivo notevole, che hanno incrementato la finanza ordinaria degli Enti parco.
Non vi è dubbio però, che le politiche di tutela e sviluppo sostenibile dei parchi e
delle riserve dovranno sempre più prevedere l’apporto di un ampio spettro di
soggetti pubblici e privati, capaci di creare sinergie su progetti integrati e di qualità,
sulla base di un confronto continuo e dialettico tra coloro che operano localmente e
le strutture regionali.
Lo sviluppo sostenibile (cui tutta la normativa regionale relativa alle aree naturali
protette si ispira) richiede soprattutto il riconoscimento di identità e progettualità da
parte dei soggetti locali (il metodo della “programmazione dal basso” e
l’“autodeterminazione”), ma anche l’esigenza di soggetti di programmazione che
siano capaci di accompagnare, orientare, raccordare, indirizzare e riequilibrare i
localismi, intendendo in questo modo che l’unica via praticabile per porre in atto
percorsi
programmatici
sia
quella
della
concertazione
e,
quindi,
della
corresponsabilizzazione, della sussidiarietà e della coesione tra soggetti pubblici e
privati.
Il quadro degli obiettivi specifici dell’accordo è il seguente:
- obiettivo 1: restauro ambientale e valorizzazione del patrimonio naturale esistente,
nonché attuazione della rete ecologica dell’Appennino - a partire dai Parchi e dalle
Riserve esistenti, ma anche dai Siti di Importanza Comunitaria e dai biotipi di
rilevanza regionale - attraverso azioni capaci di promuovere la tutela della
biodiversità, la sperimentazione di progetti pilota per la tutela attiva del patrimonio
naturale, la creazione di corridoi biologici e, più in generale, l’avvio di un insieme
di interventi coordinato e integrato, coerente con gli indirizzi nazionali e regionali
in materia di aree naturali protette;
- obiettivo 2: valorizzazione e sviluppo sostenibile della rete regionale delle aree
protette, qualificando le specificità dei singoli ambiti territoriali con interventi
rivolti sia al recupero e alla valorizzazione del patrimonio paesistico e storicoculturale sia al completamento e all’ottimizzazione del sistema di fruizione e di
recettività. Questo obiettivo intende incentivare la promozione del turismo
56
compatibile e dell’offerta turistica di qualità, puntando soprattutto al coordinamento
degli Enti di gestione con azioni di cooperazione e di interventi integrati;
- obiettivo 3: attività di informazione e promozione ambientale e di politiche di
sviluppo sostenibile, verso le istituzioni che operano nelle aree protette, le
rappresentanze, gli operatori economici, i cittadini. Obiettivo da perseguirsi
attraverso iniziative di livello regionale e locale, la diffusione della telematica e
l’uso delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione, nonchè per mezzo
dell’educazione ambientale e della formazione professionale soprattutto nei settori
più innovativi, all’interno di un approccio partecipativo in cui gli organismi di
gestione delle aree protette esistenti possano contribuire attivamente alla crescita del
proprio territorio e delle risorse umane.
Il 1 agosto 2003, con deliberazione della Giunta Regionale, in relazione all’APQ7
(sottoscritto in data 4 maggio 2001 dai Ministeri dell’Ambiente, del Tesoro, del
Bilancio e della Programmazione Economica e dalla Regione Lazio) è stato
approvato uno schema di protocollo aggiuntivo.
Il protocollo è finalizzato a promuovere e attuare sul territorio del Sistema
Regionale delle Aree Naturali Protette del Lazio un insieme organico di interventi e
attività che integrano gli altri programmi e le iniziative in corso (APQ7, DOCUP
ob. 2 LAZIO 2000-2006, Programma Regionale di Sviluppo Rurale ecc.). Si tratta
in sostanza di un accordo previsto nella Intesa Istituzionale di Programma del marzo
2000, che, nelle intenzioni delle parti, da “strumento straordinario” può diventare
uno “strumento ordinario” per stabilire obiettivi comuni, concertare le azioni più
rilevanti e finanziare iniziative strategiche per la tutela, la valorizzazione ambientale
e lo sviluppo sostenibile del Sistema dei Parchi.
Tra gli obiettivi perseguiti si annoverano:
la Rete Natura 2000 e la tutela patrimonio boschivo, con particolare
riferimento alla tutela degli ecosistemi naturali (Parchi, SIC, ZPS) e del
patrimonio boschivo nelle Aree Naturali Protette e nelle Foreste
Demaniali Regionali;
la valorizzazione delle strutture per la fruizione nei Parchi, nei SIC e
nelle ZPS, soprattutto attraverso il completamento delle opere già
avviate, il riutilizzo di vecchi edifici rurali, di mulini e di stazioni
57
ferroviarie dismesse, nonché attraverso la promozione di operazioni
pubblico-privato per la gestione del patrimonio ricettivo oggetto di
interventi di recupero;
la valorizzazione dei processi di trasformazione dei prodotti forestali a
uso artigianale-industriale, in particolare la promozione di progetti pilota
relativi a tre poli energetici: un per l’alimentazione di piccoli centri
rurali, uno per l’alimentazione di strutture di interesse pubblico ed uno
per il legno;
l’informazione sulle Aree Naturali Protette e la loro pubblicizzazione
attraverso la redazione di guide naturalistiche e di servizio sui Parchi del
Lazio.
La Regione Lazio ha avviato tramite l’Agenzia Regionale Parchi la
redazione del “I Rapporto sulle aree naturali protette”, nel quale sono illustrati,
oltre alle informazioni generali sugli habitat, il patrimonio forestale, i servizi
esistenti per l’accoglienza turistica, il tipo di accessibilità al Parco, le attività
produttive tipiche del territorio e altre notizie che costituiscono una prima base per
la costruzione di un Parco-Progetti del Sistema Regionale delle Aree Naturali
Protette. In definitiva si tratta di una ricognizione complessiva sulla progettualità in
corso nelle Aree Protette.
Sulla base di questa prima ricognizione, nel Protocollo Aggiuntivo all’APQ7
è stato previsto il finanziamento di alcune priorità, che potrà essere integrato e
completato con ulteriori atti di programmazione.
Le considerazioni pregresse hanno fornito un quadro approfondito delle
forme istituzionali e operative che dal livello comunitario a quello provincialecomunale possono essere attivate nel tentativo di generare iniziative dinamiche per
stimolare le economie locali in aree marginle, ma non solo. Si tratta di forme
complesse per le quali si invocano quasi sistematicamente atteggiamenti proattivi,
di sinergie, di consapevolezza di responsabilità, che sfociano nel grande evento
della concertazione, dove pareri e atteggiamenti contrapposti potrebbero trovare un
momento di conciliazione e di cooperazione. Tutto ciò può essere realizzato
soltanto in forte sintonia di spirito e di comportamenti, che non sempre si riesce a
58
tradurre in realtà a causa di disparità di formazione culturale,
di inveterati
atteggiamenti ideologici e di eccesso di campanilismo. Anche la sinergia tra
pubblico e privato necessita di un lungo rodaggio e il superamento di particolarismi
e pregiudizi.
Da questo insieme di considerazioni, passando alla fase operativa e
programmatica del PPPES e recependo anche il dettato di altre disposizioni
legislative (ad esempio POR 2007 – 2013), si vedrà come è possibile passare
dall’esposizione di esigenze localmente sentite dalla Comunità del Parco, espresse
sotto forma di schede propositive, a moduli di implementazione progettuali che,
facendo riferimento a una o più di esse, presentino alle autorità amministrative e di
finanziamento un insieme di attività cantierabili, qualora approvate.
È il caso di citare il Master Plan del POR Lazio 2007 – 2013, Asse II –
Ambiente e prevenzione rischi, Attività 4 – Valorizzazione strutture e fruizione aree
protette, che costituisce un insieme coerente e coeso di iniziative già proposte in
linea di massima nel successivo capitolo 7 del PPPES, secondo le sue schede
progettuali di massima: Sistema informativo territoriale; Interventi a favore
dell’escursiosmo; Interventi a favore dello sviluppo turistico.
Altra iniziativa sviluppata durante la realizzazione del PPPES è l’”Agenda
21 locale el Parco dei Monti Lucretili”, articolata in un Forum, un Workshop e in un
Incotro con gli operatori turistici che deve sviluppare un Piano di Azione Locale in
tema di sicurezza, professionalità e turismo in rete.
Ugualmente si può citare la valorizzazione dell’olivicoltura e di altri prodotti
tipici dei Lucretili, vista tuttavia anche in un quadro allargato all’insieme delle aree
protette (Parchi Nazionali e Regionali), al fine di pervenire ad una strategia comune
per la valorizzazione dei Parchi attraverso la promozione delle produzioni agricole
del territorio.
Differente settore di attività è quello relativo al Piano di Gestione della ZPS
e dei pSIC che riguardano il contesto riferito alla Direttiva Habitat e alla
realizzazione della rete ecologica europea denominata NATURA 2000. Si tratta di
complementi pianificatori a prevalente contenuto naturalistico, inquadrato nel
contesto socio-economico, che porta a definire stratege di gestione e schede di
59
azione con indicazioni operative sulla gestione delle risorse idriche, boschive,
pascolive e faunistiche. Propone uno schema di monitoraggio e suggerisce anche un
ampliamento delle aree considerate rispetto alla situazione attuale.
Ulteriore strumento di governo del territorio che si affianca alla ianificzione
e programmazione di base riguarda il Piano di Assestamento Forestale, in forma
compiuta per il versante occidentale del Parco dove, come prescritto, sono riportate
una serie di indicazioni relative al patrimonio forestale e pastorale, alla loro
consistenza e gestione secondo una strategia che, recependo le indicazioni di
massima a carattere regionale, le adatti al contesto specifico definendo le comprese
e modalità di intervento sul territorio.
Da una rapida scorsa a questa rilevane e copiosa documentazione, si ricava
la sensazione di una serie di interventi, ognuno a carattere specifico, ma nel
complesso ridondanti nel trattare lo stesso contesto: forse è mancato come punto di
riferimento il PPPES, elemento di base per partire in concordanza di strategie per la
proposizione di gestioni specifiche da articolare in coordinamento tra i vari settori.
Certo non è facile coordinare le istanze della popolazione, le esigenze di
adeguamento amministrativo, il reperimento di fondi per le diverse iniziative,
i
contributi che gli esperti di varie tematiche sono chiamati a redigere e, infine, i
atteggiamenti che le forze politiche locali manifestano nei confronti della gestione
di un’area protetta di vaste dimensioni.
60
3. I L PARCO R EGIONALE N ATURALE
DEI
M ONTI L UCRETILI
3.1. Il territorio
Il Parco dei Monti Lucretili si colloca nella zona centrale del Lazio, nella fascia
preappenninica, in posizione nord/nord-est rispetto alla Capitale, e coinvolge tredici
Comuni a cavallo delle Province di Roma e di Rieti: tre della Provincia reatina (per
complessivi 9.643 ha) e dieci di quella romana (per complessivi 29.177 ha). La
superficie complessiva dei territori comunali è pari a 38.820 ha (tab. 3.1), che per
poco meno della metà sono inclusi nel Parco (graf. 3.1), con il contributo maggiore
fornito da San Polo dei Cavalieri e da Scandriglia (oltre 3000 ha, graf. 3.2).
Tab. 3.1 - Distribuzione dei Comuni per Provincia e Comunità Montana e relative superfici.
Comuni
Percile
Licenza
Roccagiovine
Vicovaro
San Polo dei Cavalieri
Marcellina
Palombara Sabina
Moricone
Monteflavio
Montorio Romano
Poggio Moiano
Orvinio
Scandriglia
Totale
Fonte: elaborazione DECOS
Comunità
montana
Provincia
Roma
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
Rieti
IX
X
▲
▲
▲
▲
Superficie
comunale
XX
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
▲
61
ettari
1.762
1.766
882
3.612
4.273
1.527
7.519
2.014
1.720
2.303
2.681
2.455
6.306
38.820
Superficie
territoriale
inclusa
Parco
ettari
1.512,81
1.608,30
807,10
1.689,00
3.299,59
284,10
2.433,23
384,26
1.292,66
195,03
567,51
911,76
3.211,70
18.197,02
nel
Graf. 3.1 – Superficie territoriale comunale complessiva inclusa all’interno del Parco
Sup. in area protetta
46,88%
Sup. esterna ad aree protette
53,12%
Graf. 3.2 - Contributo di ciascun Comune al territorio del Parco regionale dei Monti Lucretili
8.000
7.000
6.000
Superficie (ha)
5.000
4.000
3.000
2.000
1.000
0
San Polo dei
Cavalieri
Scandriglia
Palombara
Sabina
Vicovaro
Licenza
Percile
Monteflavio
Orvinio
Roccagiovine
Poggio Moiano
Moricone
Marcellina
Montorio
Romano
Comuni
Sup. in area protetta
Sup. esterna ad aree protette
I tredici Comuni inoltre fanno parte di tre Comunità Montane: quella dei Monti
Sabini (XX) interessa i tre Comuni della Provincia reatina, mentre i Comuni romani
62
sono suddivisi tra la Comunità Montana dei Monti Sabini-Tiburtini-CornicolaniPrenestini (IX) - che coinvolge quelli della zona sud-occidentale del Parco - e la
Comunità Montana dell’Aniene (X), che, invece, interessa i Comuni del versante
orientale. Il territorio del Parco è incluso inoltre nel Bacino del Tevere.
3.2. Il Piano di Assetto del Parco
L’affidamento degli incarichi per la redazione del Piano di Assetto del Parco
risale al 28 maggio 1993 e ha coinvolto dodici esperti del mondo accademico e
professionale con elevata qualificazione in campo ambientale, agro-forestale,
urbanistico,
faunistico,
geologico,
storico-archeologico,
socio-economico,
naturalistico.
Al termine dei lavori, sviluppatisi nel corso dei successivi due anni, è stata
presentata una prima stesura del Piano. Dopo gli emendamenti apportati soprattutto
da parte delle Amministrazioni comunali, si è giunti alla proposta di piano che è
stata formulata dal Consorzio per la gestione del Parco Regionale Naturale dei
Monti Lucretili con deliberazione del 4 ottobre 1996, n° 48. Successivamente il
Piano è passato all’esame degli uffici e degli organismi competenti ed è stato
approvato in modo definitivo dal Consiglio Regionale, con deliberazione del 2
febbraio 2000, n° 612.
In questa sede il Piano è ora oggetto di analisi per la verifica delle capacità
di favorire la promozione economica e sociale del territorio e delle popolazioni
locali.
Il Piano di Assetto del Parco si propone di giungere a un quadro esaustivo e
dettagliato delle componenti naturali, vegetazionali, paesistiche, storico-culturali,
rurali del territorio, nonché dei rischi che su di esso insistono. Pertanto, si è
articolato sulla base di un approfondito studio di campo, da cui sono scaturite
relazioni e cartografie che hanno come momento di sintesi finale la Carta degli
interventi e le Norme tecniche di attuazione.
Il lavoro è stato svolto con riferimento all’intera superficie del Parco che, a
prescindere dalla suddivisione amministrativa del territori0o e delle tipologie di
proprietà, è stata sottoposta a una specifica zonizzazione in relazione ai livelli e alle
63
caratteristiche delle componenti oggetto di studio. Ciò costituisce un grave vulnus
del Piano, poiché lascia ampi margini di indeterminatezza sulle aree in cui
realizzare le diverse proposte di intervento. La mancanza di un ancoraggio puntuale
al territorio, ovvero di un dettaglio a livello di scala catastale va a condizionare
fortemente l’attenzione delle politiche di sviluppo del Parco, in quanto vi è
incertezza sulla connotazione giuridico-amministrativa dell’area in cui si andrebbe a
intervenire e, conseguentemente, incertezza sugli iter, sulle procedure e sulle spese
necessarie per la realizzazione dell’intervento. Situazione particolarmente
significativa è quella delle zone a riserva integrale in cui non si è provveduto a
censire le varie proprietà assoggettate a tale pesante regime. L’inclusione di aree di
proprietà privata genera tensioni sociali notevoli, e rischia di sottrarre energie e
risorse all’Ente Parco, obbligato a tener conto delle varie istanze avanzate dai
proprietari. D’altro canto non può ritenersi che il proprietario subisca di fatto un
esproprio dei suoi diritti sul fondo mantenendo inalterati i doveri e gli oneri
connessi (ad esempio il pagamento delle imposte, quando dovute, in quanto il fondo
viene comunque considerato produttivo ai fini fiscali).
Dal punto di vista della pianificazione, oltre che sugli aspetti ambientali,
sarebbe stato opportuno soffermare l’attenzione sui centri urbani, soprattutto per
l’individuazione di aree, bacini e/o edifici da coinvolgere nelle iniziative di
sviluppo. La carenza di definizione puntuale di alcune opere sul territorio è
motivata dal fatto che per ottenere di una sollecita approvazione del Piano di
Assetto è stata rinviata al Programma Pluriennale di Promozione Economica e
Sociale la definizione di alcune opere e interventi particolarmente significativi per
la valorizzazione del Parco.
Altro aspetto per il quale il Piano di Assetto appare carente ai fini della
promozione allo sviluppo, riguarda la capacità di prevedere strategie per la
mitigazione di impatti ambientali esistenti, come nel caso della funivia di Monte
Gennaro. Questa è stata realizzata prima della costituzione del Parco e ancora sono
presenti gran parte delle sue strutture e infrastrutture, al punto che nelle Norme di
attuazione, all’art. 28 le disposizioni per il IV livello di tutela (Area di promozione
economico e sociale) si riporta all’ultimo punto: “E’ prevista inoltre una specifica
sottozona Df che comprende le aree di sedime e di pertinenza dell’impianto di
64
risalita esistente nel Comune di Palombara Sabina consentendo in detta sottozona
opere ed interventi di manutenzione per la messa a norma e l’esercizio
dell’impianto.” (S.O. n° 4 del BURL del 20 aprile 2000, n° 11, pag. 585). Pur
nell’incertezza della riattivazione, il Piano di Assetto avrebbe potuto fornire
indicazioni certamente più esaurienti rispetto al presente Programma, sia in caso di
riattivazione della funivia che della sua definitiva dismissione. Le argomentazioni
che accompagnano la presenza sull’impianto sono da lungo tempo sul tappeto: si
registrano sia quelle a favore della riattivazione, considerandosi questa infrastruttura
come strumento per la mitigazione dell’impatto ambientale nella fascia
vegetazionale intermedia della montagna di Monte Gennaro7, sia le argomentazioni
contro, con riferimento ai possibili impatti sull’ambiente derivanti da una massiccia
affluenza da parte degli utenti.
Al di là degli aspetti puntuali, nel complesso della redazione del Piano di
Assetto ciò che si evince maggiormente è la carenza di linee metodologiche. Come
è stato illustrato nei paragrafi precedenti, esso assume anche la valenza di Piano
urbanistico-territoriale e la sua realizzazione acquisisce una notevole importanza
per lo sviluppo del territorio. Da qui la necessità che la sua redazione e articolazione
scaturisca da indicazioni precise circa contenuti e la struttura.
Un ulteriore aspetto negativo ai fini del perseguimento di uno strumento
efficace per la salvaguardia degli interessi del Parco e della sua collettività, è
costituito dai tempi di approvazione: un iter lungo sette anni ha determinato il
rischio consistente di approvare uno strumento superato rispetto all’evoluzione del
territorio e allo stato delle sue risorse, e quindi di vanificare le strategie elaborate.
A conclusione di questo paragrafo appare evidente che molti rilievi mossi al
Piano derivano soprattutto dal fatto che tra la sua redazione e quella del Programma
Pluriennale di Promozione Economico e Sociale sono trascorsi almeno 10 anni.
Certamente le diverse osservazioni qui esposte non avrebbero avuto motivo di
sussistere, se la redazione dei due documenti fosse avvenuta contemporaneamente e
in sintonia tra i gruppi di lavoro, in quanto uno sarebbe stato l’interfaccia dell’altro
7
Sarebbe stato pertanto interessante che il Piano di Assetto, più che ignorare tale problema, si fosse soffermato soprattutto sui
criteri e sugli interventi opportuni per valorizzare il contributo ambientale, nonché sulle problematiche della funivia
connesse alla gestione delle aree retrostanti la stazione di arrivo.
65
e insieme essi avrebbero potuto generare documenti più incisivi ed efficaci per lo
sviluppo del territorio.
3.3. Il Parco dei Lucretili nel sistema dei parchi regionali
Il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili presenta sul territorio alcune
peculiarità ambientali di spicco, che, unitamente al contributo di un insieme di
elementi di contorno, costituiscono un quadro di rilevante interesse ambientale e
sociale: ciò, spiega l’esistenza del Parco e la mission dell’Ente gestore.
Significativa è la legge istitutiva del Parco, legge regionale 26 giugno 1989, n° 418,
che, all’art. 2, specifica che esso è “destinato al corretto uso e valorizzazione del
territorio e delle sue risorse naturali e culturali, alla conservazione degli ecosistemi
e dei processi ecologici essenziali, alla utilizzazione razionale e duratura delle
specie e degli ecosistemi, al mantenimento della diversità genetica delle specie
animali e vegetali presenti, allo sviluppo sociale ed economico delle comunità locali
interessate”.
Questo complesso sistema ambientale è, per il legislatore regionale, destinato a
tutela, valorizzazione e razionale utilizzazione sia del territorio montano
appenninico sia delle sue componenti naturali, sociali e culturali (ancora art. 2).
E’ evidente che, per quest’area, il legislatore regionale ha riconosciuto quali
elementi tipicizzanti le componenti:
- naturali, compresi gli ecosistemi, i processi di cui questi sono sede, nonché la
biodiversità animale e vegetale ospitata dal territorio;
- culturali, nella duplice accezione di
- risorse culturali materiali, che si rifanno alle numerose testimonianze storiche
(testimoni muti) legate alla millenaria presenza dell’uomo nella zona;
- risorse culturali immateriali, costituite da tradizioni, usi e consuetudini locali
legate agli usi passati, con particolare riferimento alla sapiente utilizzazione delle
risorse da parte delle popolazioni della zona, che seppero trovare un equilibrio tra
8
Pubblicata nel B.U.R.L. 11 luglio 1989,
http://www.montilucretili.it/leggi_e_regolamenti.htm
n°
66
19,
S.O.
n°
2,
oppure
scaricabile
dal
sito
sviluppo e razionale impiego delle risorse naturali stesse, al punto che ancora oggi
queste sono a nostra disposizione con un elevato grado di naturalità;
- agli usi futuri, nella prospettiva che l’area possa divenire un ambito territoriale
atto a realizzare modelli di sviluppo sostenibile.
Il Piano di Assetto del Parco (AA.VV., 2000) è documento più autorevole per la
presentazione delle diverse componenti sopra specificate. In questa sede si intende
sinteticamente elencare le tipologie ambientali fondamentali caratterizzanti il Parco:
•
il sistema ecologico-ambientale, inteso come un complesso sistema che
scaturisce dalle fitte interazioni tra i diversi fattori ecologici9, di cui sono
più significativi elementi gli habitat (ad esempio, faggete appenniniche
con tasso e leccio, querceti di farnia e rovere, formazioni di
ampelodesma) e gli animali (l’aquila, il lupo, ecc.), che, in base alla
Direttiva 43/92/CEE, hanno una risonanza europea;
•
il sistema territoriale, comprendente la natura e l’assetto del territorio, con
la sua aspra morfologia, caratterizzata da ripide pareti solcate da corsi
d’acqua soprattutto nella zona orientale, a cui fanno seguito piccoli
pianori;
•
il sistema floristico-vegetazionale e forestale, cioè l’insieme delle piante
presenti nel territorio, nonché la loro distribuzione e le loro caratteristiche
(l’elemento tipico è costituito da faggete, querceti e carpineti, che
ricoprono buona parte delle pendici; una menzione va anche agli oliveti,
tipici del paesaggio Sabino);
•
il sistema della fauna selvatica e degli altri animali, cioè l’insieme della
fauna presente nel Parco, che, come già detto, ha nell’aquila e nel lupo le
specie di maggiore rilevanza;
•
il sistema acqua e idrografia, derivante dalle diverse sorgenti distribuite
sul territorio e da corsi d’acqua di particolare importanza, capaci di creare
peculiari biotopi.
9
Questi comprendono (ODUM, 1973): i fattori topografici legati alla morfologia, natura, altitudine, esposizione e inclinazione
del suolo; fattori climatici: luce, precipitazioni, vento, nebbia, umidità atmosferica; fattori edafici: suolo e tutti i caratteri
fisici e biologici che lo determinano; fattori biologici: insieme degli organismi viventi vegetali e animali, nonché le loro
azioni; fattori antropici: legati all’azione modificatrice della presenza dell’uomo.
67
In aggiunta alle tipologie ambientali illustrate, altro elemento che attribuisce un
risonanza particolare al Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili è la sua
collocazione relativamente vicina alla città di Roma e facilmente accessibile,
nonché la sua conformazione territoriale, che interessa in modo uniforme e continuo
una vasta area di circa 18.000 ha.
La peculiarità di talune specie botaniche e animali, il quadro ambientale d’insieme,
le sue dimensioni e la contiguità con Roma collocano il Parco Naturale Regionale
dei Monti Lucretili tra quelli regionali di maggior rilevanza.
68
4. L E
RISORSE DEL
PARCO
E DEL SUO
BACINO
4.1.1 Caratteri generali, peculiarità e potenzialità: aspetti
sociali ed economici
Una componente, un aspetto, divengono una risorsa nel momento in cui per essi è
stato individuato un progetto di sviluppo all’interno del quale, in forma diretta e/o
indiretta e concorrono a generare un prodotto spendibile sul mercato, cioè idoneo a
creare una opportunità di sviluppo socio-economico del territorio.
Di seguito verranno presentate - sulla base delle informazioni acquisite presso
Istituzioni e Enti locali, attraverso colloqui con testimoni privilegiati e operatori - le
risorse del Parco su scala generale e locale, con riferimento al contesto sociale,
demografico, ambientale, culturale, urbanistico, agricolo, forestale e artigianale.
Successivamente, sulla scorta delle elaborazioni, delle analisi e dell’acquisizione
dei desiderata locali, si è proceduto alla definizione di alcuni progetti che si
ritengono particolarmente significativi per lo sviluppo economico e sociale locale.
4.1.1. Il contesto socio-demografico
4.1.1.1 La popolazione del Parco negli ultimi censimenti
Per identificare e descrivere le strutture demografiche e sociali, oltre che per
individuare le tendenze e le possibili evoluzioni delle comunità che costituiscono il
contesto geografico che ha come riferimento il Parco Naturale Regionale dei Monti
Lucretili, è necessario focalizzare l’attenzione sull’insieme dei tredici Comuni
compresi nelle due province di Roma e Rieti che ricadono nel perimetro previsto
dalla legge istitutiva del Parco.
69
Secondo i dati del 14° Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni, la
popolazione residente nei Comuni del Parco al 21 ottobre 2001 è pari a 34.579
persone, con una densità abitativa di 89,1 abitanti per chilometro quadrato. Il
comune più grande è Palombara Sabina, con 10.659 residenti, mentre il comune più
piccolo è Percile con soli 216 residenti (Tab. 4.1).
Tab. 4.1 – Superficie territoriale, popolazione residente, densità per comune
Superficie
Popolazione
Comune
Territoriale kmq
residente
(1991)
(2001)
Licenza
17,66
957
Marcellina
15,27
5.508
Monteflavio
17,20
1.372
Montorio Romano
23,03
1.829
Moricone
20,14
2.354
Palombara Sabina
75,19
10.659
Percile
17,62
216
Roccagiovine
8,82
297
San Polo dei Cavalieri
42,73
2.310
Vicovaro
36,12
3.714
Tot. Comuni Parco prov. di RM
273,78
29.216
Orvinio
24,55
427
Poggio Moiano
26,81
2.510
Scandriglia
63,06
2.426
Tot. Comuni Parco prov. di RI
114,42
5.363
Totale Comuni del Parco
388,2
34.579
Fonte: dati ISTAT
Densità
(ab./kmq)
52,2
360,7
79,8
79,4
116,9
141,8
12,3
33,7
54,1
102,8
106,7
17,4
93,6
38,5
46,9
89,1
Rispetto ai dati del precedente Censimento (1991), la popolazione residente nei
Comuni del Parco cresce di 2.772 abitanti, con un incremento percentuale pari
all’8,7% (Tab. 5.2). Tale risultato appare ancora più significativo, se consideriamo
le variazioni registrate dalle rispettive province di appartenenza e dalla Regione
Lazio. Infatti nel periodo 1991-2001 sia la Regione Lazio sia la Provincia di Roma
segnano un decremento della popolazione residente, rispettivamente dello -0,5% e
del -1,6%, mentre la Provincia di Rieti fa registrare un incremento del +1,7%.
L’incremento della popolazione dei Comuni del Parco è il risultato di andamenti
differenziati a livello comunale: i Comuni che registrano tassi di crescita più
sostenuti sono Palombara Sabina (+22,2%), Scandriglia (+15,7%), Roccagiovine
(+9,2%) e San Polo dei Cavalieri (+8,7%), mentre gli incrementi percentuali sono
meno significativi negli altri e negativi per Percile, Orvinio, Vicovaro, Montorio
Romano e Monteflavio (Tab. 4.2).
70
Tab. 4.2 – Popolazione residente per Comune. Anni 1951 - 2001
Variazione % Variazione % Popolazione
Comune
1951/71
1971/91
1991
Licenza
-27,1
-13,9
955
Marcellina
10,5
24,8
5.175
Monteflavio
1,7
4,5
1.376
Montorio Romano
-9,5
6,0
1.847
Moricone
5,8
10,5
2.307
Palombara Sabina
10,5
30,2
8.726
Percile
-36,0
-23,9
271
Roccagiovine
-35,6
7,5
272
San Polo dei Cavalieri
-18,2
54,9
2.125
Vicovaro
4,1
5,9
3.819
Orvinio
-47,0
-28,0
456
Poggio Moiano
-8,0
13,8
2.381
Scandriglia
-28,3
7,8
2.097
Totale
-6,0
16,2
31.807
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
Popolazione
2001
957
5.508
1.372
1.829
2.354
10.659
216
297
2.310
3.714
427
2.510
2.426
34.579
Variazione %
1991/2001
0,2
6,4
-0,3
-1,0
2,0
22,2
-20,3
9,2
8,7
-2,7
-6,4
5,4
15,7
8,7
I Comuni che in valore assoluto contribuiscono in misura maggiore all’incremento
della popolazione del Parco sono Palombara Sabina con un aumento di 1.933
residenti, seguita da Scandriglia (+329), Marcellina (+333) e San Polo dei Cavalieri
(+185); sul versante opposto si colloca il Comune di Vicovaro, con un diminuzione
della popolazione residente pari a 105 unità.
I cittadini stranieri residenti nei Comuni del Parco ammontano al 31 dicembre 2000
a 809 unità. L’incidenza sul totale della popolazione residente è pari al 2,3%, in
linea con la tendenza nazionale (Tab. 4.3). Tuttavia l’incremento nel corso
dell’anno è stato del 12,2%, superiore a quello medio della Regione Lazio (+5,6%).
La presenza dei cittadini stranieri è più elevata nei comuni di Marcellina, Palombara
Sabina, Roccagiovine e San Polo dei Cavalieri, mentre risulta meno significativa
negli altri. In ogni caso dobbiamo considerare che i dati presentati danno conto della
sola componente regolare, trascurando completamente quella, pur rilevante,
irregolare.
71
Tab. 4.3 – Popolazione straniera residente per sesso e comune – Anno 2000
Comune
Maschi
Femmine
Totale
1
112
9
8
17
1
104
0
13
6
36
14
15
336
9
268
22
28
46
3
242
0
30
11
74
47
29
809
Licenza
8
Marcellina
156
Monteflavio
13
Montorio Romano
20
Moricone
29
Orvinio
2
Palombara Sabina
138
Percile
0
Poggio Moiano
17
Roccagiovine
5
San Polo dei Cavalieri
38
Scandriglia
33
Vicovaro
14
Totale
473
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
% su
popolazione
residente
0,9
4,9
1,6
1,4
2,0
0,7
2,3
0,0
1,2
3,7
3,2
2,0
0,8
2,3
Le ragioni per le quali un numero sempre crescente di stranieri sceglie di stabilire la
propria residenza in questi Comuni possono essere diverse, prima fra tutte la
possibilità di essere occupati nelle numerose imprese presenti nell’area romana. Gli
immigrati trovano lavoro nell’agricoltura e nelle imprese artigiane; altri, soprattutto
donne, nei servizi alle persone e alle famiglie.
La presenza degli immigrati comporta da parte degli enti locali una particolare
attenzione nel promuovere iniziative tese a favorire i processi di integrazione
sociale ed economica, anche attraverso corsi di apprendimento della lingua italiana,
di formazione, di aiuto alle famiglie, di sostegno all’accesso, all’alloggio, ecc.
4.1.1.2 I fattori demografici della crescita della popolazione
L’analisi dei dati relativi ai fattori demografici della crescita della popolazione
consente di mettere in luce alcuni aspetti molto importanti riguardo alle dinamiche
che interessano la popolazione dei Comuni del Parco.
Nel periodo 1992-2001 la crescita della popolazione è dovuta al saldo negativo del
movimento naturale10 (-250), al saldo positivo del movimento migratorio con altri
10
Il saldo naturale è dato da nascite meno morti.
72
comuni italiani11 (+2.564) e al saldo positivo del movimento migratorio con
l’estero12 (+890; Tab. 4.4).
Tab. 4.4 – Bilancio della popolazione residente per comune – Anni 1992-2001
Saldo movimento
Saldo movimento
Saldo movimento
Comune
naturale
verso l’interno
verso l’estero
Licenza
-65
-12
25
Marcellina
24
64
294
Monteflavio
-38
12
17
Montorio Romano
-22
121
22
Moricone
-41
53
45
Palombara Sabina
151
1.537
225
Percile
-27
14
1
Roccagiovine
-22
40
1
San Polo dei Cavalieri
16
133
78
Vicovaro
3
17
42
Orvinio
-74
28
8
Poggio Moiano
-50
150
27
Scandriglia
-105
407
105
Totale
-250
2.564
890
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
L’analisi disaggregata di questi dati permette di individuare situazioni diverse tra
Comune e Comune. Il saldo naturale, nel periodo osservato, è positivo per i Comuni
di Palombara Sabina (+151), Marcellina (+24), San Polo dei Cavalieri (+16),
Vicovaro (+3), mentre è negativo per tutti gli altri (da –22 a Montorio Romano e
Roccagiovine a –105 a Scandriglia). Il saldo migratorio da e verso gli altri Comuni
italiani è positivo per tutti i Comuni, tranne che per Licenza (-12). In questo caso
particolarmente significativa risulta la performance fatta registrare da Palombara
Sabina e Scandriglia, che nel periodo osservato segnano un saldo positivo da e
verso gli altri Comuni rispettivamente di 1.537 e 407 persone. Infine il saldo da e
per l’estero è positivo per tutti i Comuni, con Marcellina che raggiunge un saldo
positivo di 294 persone.
In generale il bilancio demografico dei Comuni del Parco nel periodo 1992-2001
evidenzia da un lato una loro capacità di attrazione verso fasce di popolazione in
movimento e, dall’altro, l’impossibilità di riuscire ad assicurare un equilibrio tra le
11
Il saldo del movimento migratorio con altri comuni italiani è dato dalle iscrizioni meno le cancellazioni per trasferimento di
residenza verso altri comuni italiani.
12
Il saldo del movimento migratorio verso l’estero è dato dalle iscrizioni meno le cancellazioni per trasferimento di residenza
verso l’estero.
73
generazioni. L’andamento del tasso di crescita naturale13 e del tasso migratorio14 dà
conto della misura del depauperamento demografico in atto nella componente
anagrafica autoctona.
Nel grafico 4.1 sono riportati i dati relativi agli indicatori sopra richiamati per il
periodo 1992-2001. A partire dal 1993 l’andamento del tasso di crescita naturale è
costantemente negativo, al contrario il tasso migratorio netto risulta sempre
positivo, con una punta massima registrata nel 1993 di 30 immigrati ogni 1.000
abitanti.
4.1.1.3 La popolazione secondo l’età e l’istruzione
L’osservazione delle classi di età e dell’istruzione della popolazione dei Comuni del
Parco consente di raggiungere due obiettivi cognitivi. Il primo consiste nella
ricostruzione delle dinamiche della modernizzazione delle comunità del Parco,
giacché la struttura per età fornisce una prima misura dei problemi che gravano sul
territorio e, di conseguenza, sul relativo sistema sociale di riferimento. Il secondo
riguarda una più approfondita conoscenza delle risorse umane su cui fare
affidamento per le politiche di sviluppo15.
Nel complesso nel periodo 1991-2000 si assiste a una riduzione delle classi di età
giovanile, a un incremento di quelle intermedie e degli ultra sessantacinquenni. In
particolare le classi di età da 15 a 24 anni e da 10 a 14 subiscono le contrazioni più
consistenti, rispettivamente il -2,6% e il -1,1%; al contrario le classi centrali di età,
da 35 a 44 anni e da 45 a 54 anni, crescono del 2,1% ciascuna. Anche gli ultra
sessantacinquenni vedono aumentato il proprio peso sul totale della popolazione
(Tab. 4.5).
13
Crescita naturale (tasso di): differenza tra il tasso di natalità ed il tasso di mortalità.
14
Migratorio netto (tasso): rapporto tra il saldo migratorio dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente,
moltiplicato per 1.000.
15
L’analisi sull’istruzione fa riferimento ai dati del Censimento del 1991, poiché quelli del 2001 non sono stati ancora
pubblicati.
74
Tab. 4.5 – Popolazione per classi di età e comune – (variazioni % 1991-2000)
Meno
Comune
5-9 10-14 15-24 25-34 35-44 45-54 55-64 65-74
di 5
Licenza
-0,5
-2,0
-3,2
0,7
-3,4
3,1
5,0
-4,8
1,8
Marcellina
-1,3
-0,4
-0,7
-1,1
-1,8
-0,1
2,6
-1,7
2,9
Monteflavio
-0,2
-0,6
-0,9
-4,7
0,5
1,8
0,7
0,7
-0,4
Montorio Romano
-1,6
0,6
0,5
-2,7
-3,8
6,0
1,4
-3,1
1,5
Moricone
0,9
0,3
-0,8
-3,9
-0,3
0,9
2,1
-0,9
-0,6
Palombara Sabina
-0,8
0,1
-1,1
-3,6
-0,2
2,8
1,4
-0,4
1,0
Percile
1,0
-0,6
0,9
-4,4
1,2
4,8
-5,0
0,6
0,6
Roccagiovine
-1,8
2,3
-2,5
-0,8
-0,9
-2,3
6,3
-5,2
1,2
San Polo dei C.
-1,9
-0,5
-2,3
-0,3
-3,1
0,9
3,9
1,4
0,6
Vicovaro
-1,4
-1,9
-1,7
-3,1
0,4
2,3
2,1
-1,3
2,3
Orvinio
0,9
-0,9
0,0
0,8
3,0
-1,4
2,2
1,9
-2,3
Poggio Moiano
-0,2
-1,5
-1,8
-1,4
-2,9
2,9
2,6
-0,8
1,4
Scandriglia
-1,0
0,6
-0,1
-3,6
0,0
2,9
1,4
-1,7
0,9
Totale
-0,8
-0,3
-1,1
-2,6
-1,0
2,1
2,1
-1,0
1,3
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
75 e
più
3,3
1,4
3,1
1,1
2,2
0,9
1,0
3,7
1,2
2,3
-4,1
1,5
0,4
1,3
Alcuni Comuni dimostrano un maggiore dinamismo rispetto ad altri. Marcellina,
Montorio Romano, Palombara Sabina e Poggio Moiano hanno una quota della
popolazione compresa da 0 a 14 anni superiore o uguale a quella media calcolata
per tutti i Comuni dell’area. Per quanto riguarda la popolazione attiva (15-64 anni) i
Comuni con una quota superiore o uguale alla media sono Monteflavio, Palombara
Sabina, San Polo dei Cavalieri e Vicovaro. Infine la quota di popolazione di ultra
sessantacinquenni cresce in tutti i Comuni, a eccezione di Marcellina, Montorio
Romano, Palombara Sabina, San Polo dei Cavalieri e Vicovaro (dati non in tabella).
Il senso delle analisi condotte può essere riassunto nel seguente modo: nei Comuni
del Parco il mutamento demografico presenta: 1) una consistente e costante
diminuzione della quota di popolazione più giovane e 2) un costante e consistente
incremento della popolazione adulta e anziana. Ciò ha conseguenze sulla
composizione e sulla struttura della famiglia e, per quanto riguarda le iniziative da
pianificare, sui servizi alle persone e alle famiglie.
Questa tendenza demografica si svolge contemporaneamente a cambiamenti
culturali testimoniati da due dati molto significativi: il primo riguarda la crescita
della popolazione fornita di titolo di studio medio e medio alto; il secondo, pur in
presenza di una crescita della quota di popolazione adulta e anziana, indica una
consistente diminuzione della quota di cittadini con la sola licenza elementare e
della quota di cittadini alfabeti senza titolo di studio e analfabeti.
75
Tab. 4.6 – Popolazione secondo il titolo di studio per comune – Anno 1991
Licenza
Licenza
Comune
Laurea
Diploma
Alfabeti
media
elementare
Licenza
1,3
8,5
33,4
37,4
17,3
Marcellina
1,2
14,1
32,1
36,2
14,8
Monteflavio
0,9
15,2
31,8
35,1
15,7
Montorio Romano
0,7
10,3
32,9
37,5
13,6
Moricone
1,9
15,7
27,4
38,2
14,4
Palombara Sabina
1,6
17,4
32,4
33,5
13,7
Percile
0,8
14,2
23,0
52,1
9,6
Roccagiovine
0,8
14,1
31,6
47,3
5,9
San Polo dei C.
2,5
17,8
32,7
34,6
11,6
Vicovaro
0,8
11,3
36,2
36,6
13,6
Orvinio
1,8
15,6
17,2
38,0
25,2
Poggio Moiano
2,1
18,7
26,0
36,1
14,9
Scandriglia
2,2
12,9
28,0
38,6
16,2
Totale
1,5
15,0
31,4
36,0
14,3
Analfabeti
2,0
1,5
1,3
5,0
2,5
1,4
0,4
0,4
0,8
1,5
2,3
2,1
2,1
1,8
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
Nel 1991 i Comuni del Parco fanno registrare una quota media di laureati pari
all’1,5%, di diplomati della scuola media superiore pari al 15%, di diplomati della
scuola media inferiore pari al 31,4% e di cittadini in possesso della sola licenza
elementare pari al 36%. Infine gli alfabeti privi di titolo di studio e gli analfabeti
rappresentano rispettivamente il 14,3% e l’1,8% della popolazione in età scolare
(Tab. 4.6). Rispetto al 1981 sono aumentate sia la quota di popolazione con titolo di
studio medio-alto (+6,8%; laurea +0,5% e diploma +6,3) sia quella con titolo di
studio medio-basso (scuola media inferiore +9%), mentre diminuisce quella con
titolo di studio basso (licenza elementare -8,6% ) o senza titolo di studio (alfabeti
privi di titolo di studio -6,3% e analfabeti -1%).
Da un punto di vista sintetico si può affermare che, per quanto riguarda le risorse
umane, alcuni Comuni risultano più dotati di altri. In particolare i Comuni che
ricadono nella Provincia di Rieti presentano una percentuale di laureati e diplomati
superiore alla media (a eccezione di Scandriglia per i diplomati). Nell’area romana
del Parco, invece, sono i Comuni di Moricone, Palombara Sabina e San Polo dei
Cavalieri a evidenziare valori superiori alla media, per quanto riguarda la quota sia
di laureati che di diplomati.
76
4.1.1.4 Indicatori sociali e sanitari della crescita della popolazione
Per avere un’idea di quanto abbiano influito i cambiamenti nella struttura
demografica sulla popolazione dei Comuni del Parco basta dare una rapida scorsa
alla Tabella 5.7. I quattro indici riportati consentono di fare una riflessione su
alcune particolari caratteristiche della popolazione, che riguardano in particolare il
rapporto tra uomini e donne (rapporto di mascolinità16), il rapporto tra anziani e
giovani (indice di invecchiamento17), il rapporto tra popolazione attiva e non attiva
(indice di dipendenza18), il rapporto tra popolazione attiva e giovani (indice di
ricambio19).
Nel complesso, nel periodo osservato assistiamo a una crescita più o meno
significativa di tutti gli indicatori considerati: il rapporto di mascolinità si attesta,
nel 2000, a 97,3 uomini ogni 100 donne; l’indice di vecchiaia passa dal 92,7% del
1991 al 123,4% del 2000, con un incremento della quota di popolazione anziana del
30,7%; l’indice di dipendenza o anche di carico sociale segna un incremento dello
0,8%, passando dal 50% del 1991 al 50,8% del 2000; infine l’indice di ricambio
della popolazione in età lavorativa denota una situazione di squilibrio, caratterizzata
da un eccesso delle potenziali uscite sulle potenziali entrate della forza lavoro,
essendo le prime il 115,6% delle seconde (Tab. 4.7).
Passando all’esame dei quattro indicatori a livello dei singoli Comuni, si può
rilevare come i Comuni con il più alto indice di vecchiaia sono quelli che
presentano un alto indice di dipendenza e un basso indice di ricambio della
popolazione; viceversa, i Comuni con un basso indice di vecchiaia presentano un
minore indice di dipendenza e un maggiore indice di ricambio della popolazione.
Questa considerazione, letta in una prospettiva di medio-lungo periodo, segnala una
importante criticità dei Comuni ricadenti nell’area del Parco: ovvero il continuo
differenziarsi tra Comuni con una struttura demografica “debole”, con una
prospettiva di ulteriore indebolimento, e Comuni con una struttura demografica
capace di una certa dinamicità, e quindi in grado di assicurasi una prospettiva di
16
Il rapporto di mascolinità è stato calcolato secondo la formula Rm = Pm/Pf x 100
17
L’indice di vecchia è stato calcolato secondo la formula Iv N. = (P65 e più)/(P0-14) x 100.
18
L’indice di dipendenza è stato calcolato secondo la formula Id N = (P0-14 + P 65 e più)/(P15-64) x 100.
19
L’indice di ricambio è stato calcolato secondo la formula Ir N = (P60-64)/(P15-19) x 100.
77
crescita. Al primo gruppo appartengono: Percile, Orvinio, Licenza, Roccagiovine,
Scandriglia, Monteflavio, Vicovaro, Poggio Moiano e Morione; al secondo, invece,
Palombara Sabina, San Polo dei Cavalieri, Marcellina e Montorio Romano.
Tab. 4.7 - Indicatori della popolazione residente per comune – Anni 1991-2000
Comune
Licenza
Marcellina
Monteflavio
Montorio Romano
Moricone
Palombara Sabina
Percile
Roccagiovine
San Polo dei C.
Vicovaro
Orvinio
Poggio Moiano
Scandriglia
Totale
Rapporto di
mascolinità
Indice di
vecchiaia
Indice di
dipendenza
Indice di
ricambio
1991
91,4
95,5
93,5
102,5
104,5
98,5
84,8
92,9
98,0
96,7
100,9
99,6
93,8
2000
92,3
96,2
92,0
100,1
99,2
98,9
94,7
87,4
101,7
95,1
98,6
97,4
94,8
1991
157,4
79,5
141,9
98,0
133,3
83,6
400,0
161,1
78,8
79,3
440,0
100,5
165,7
2000
263,6
111,4
165,9
112,4
128,9
97,3
345,8
210,8
111,1
132,3
331,7
132,3
167,4
1991
61,3
46,7
41,6
46,2
44,8
44,4
63,3
52,8
45,5
44,0
90,0
51,6
54,1
2000
64,4
53,9
47,2
52,7
52,0
47,6
72,3
62,8
42,3
46,7
72,0
54,0
59,0
1991
105,6
81,7
52,7
96,8
65,3
68,5
215,4
100,0
69,6
54,4
246,7
71,3
98,1
2000
72,6
93,2
124,2
102,7
83,6
110,6
357,1
70,6
114,0
85,3
278,6
92,9
150,0
-
97,3
92,7
123,4
50,0
50,8
-
115,6
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
4.1.1.5 Caratteristiche dell’occupazione
La popolazione residente attiva in condizione professionale è misurata alla data del
Censimento del 1991. Nel complesso gli attivi risultano pari a 11.986 persone, di
cui 8.198 maschi (52,2%) e 3.788 femmine (23,5%). La popolazione non attiva è
pari a 19.821 persone, di cui 7.510 maschi (47,8%) e 12.311 femmine (76,5%; Tab.
4.8).
La tabella 4.8 evidenzia, inoltre, notevoli differenze di genere. Gli uomini risultano
in netta prevalenza tra gli occupati – 6.574 contro 2.404 – con una quota pari
all’80,2% della popolazione maschile attiva contro il 63,5% di quella femminile. I
disoccupati sono, invece, il 9,2% della popolazione attiva maschile ed il 12,8% di
quella femminile. Infine, tra le persone in cerca di prima occupazione, gli uomini
sono 866 (pari al 10,6% della popolazione attiva maschile) e le donne 899 (pari al
23,7% della popolazione attiva femminile).
78
Tab. 4.8 Popolazione attiva e non attiva per sesso – Anno 1991
Maschi
V. ass.
Comp. %
Totale popolazione attiva
8.198
52,2
Occupati
6.574
80,2
Disoccupati
758
9,2
In cerca di prima occupazione
866
10,6
Totale popolazione non attiva
7.510
47,8
Casalinghe
Studenti
950
12,6
Ritirati dal lavoro
3.048
40,6
Altri
3.512
46,8
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
Femmine
V. ass.
Comp. %
3.788
23,5
2.404
63,5
485
12,8
899
23,7
12.311
76,5
5.313
43,2
1.043
8,5
2.757
22,4
3.198
26,0
Le trasformazioni economiche e sociali di questi ultimi anni che hanno interessato
la comunità del Parco lasciano pensare a una maggiore partecipazione delle donne
al mercato del lavoro. L’occupazione femminile si è concentrata soprattutto nel
settore terziario. Infatti gran parte delle attività nei servizi sociali e alle persone,
come l’assistenza agli anziani e ai malati, sono diventate quasi esclusivo
appannaggio delle donne. E non è difficile prevedere che nel prossimo futuro
l’occupazione femminile in questo settore sia destinata ulteriormente a crescere,
vista la forte richiesta di nuovi servizi di cura per gli anziani, che si va ulteriormente
sviluppando.
Passiamo ora a considerare la distribuzione della popolazione attiva per settori di
attività economica. Come si può evincere dalla figura 5.2, il 10,6% della
popolazione attiva lavora nell’agricoltura, il 25,2% nell’industria e il 64,2% nel
terziario. In valore assoluto le persone occupate nel settore agricolo sono 1.085, nel
settore industriale 2.579, nel settore terziario 6.557.
La mancanza di dati aggiornati non impedisce di rilevare alcune tendenze in atto
nell’economia dell’area del Parco. In generale nel corso degli ultimi decenni
abbiamo assistito a una costante diminuzione della quota di popolazione attiva in
agricoltura e, al contrario, a un progressivo aumento di quella attiva nel terziario,
mentre tiene, anche se con qualche difficoltà, quella attiva nel settore industriale.
Quindi è del tutto plausibile parlare di una progressiva terziarizzazione
dell’economia dell’area del Parco. Inoltre non dobbiamo dimenticare il peso
esercitato dalla vicina presenza della Capitale, la cui spiccata vocazione terziaria
79
finisce per condizionare le scelte occupazionali della popolazione che vi gravita
intorno.
Graf. 4.1 - Distribuzione % della popolazione attiva per attività economica - Anno
1991
Un ulteriore passo per comprendere le possibili evoluzioni del sistema
Agricoltura
10,6%
Indusrtia
25,2%
Altre attività
64,2%
economico dei Comuni del Parco è quello di osservare i tassi di attività delle singole
classi di età della popolazione (Graf. 5.3).
I giovani compresi nella classe di età 14-19 anni presentano un tasso di attività in
agricoltura in linea con quello medio della popolazione considerata, mentre quello
nell’industria si aggira intorno al 40% e quello nei servizi risulta di poco inferiore al
50%.
La fascia di età compresa tra i 20 e i 29 anni fa registrare per tutti e tre i settori una
composizione analoga a quella osservata per tutta la popolazione dei Comuni del
Parco, con un lieve incremento per quanto riguarda l’industria.
Per la classe di età compresa tra 30 e 54 anni si rileva un tasso di attività nel
terziario superiore al 60%, mentre il tasso di attività nell’agricoltura è in linea con
quello medio calcolato per tutta la popolazione.
Infine gli ultra cinquantacinquenni hanno un tasso di attività in agricoltura superiore
a quello medio osservato in tutta l’area del Parco; al contrario, il tasso di attività nel
terziario e nell’industria risulta inferiore.
80
In conclusione i dati osservati convergono nel delineare un modello occupazionale
dove prevale il lavoro nei servizi, mentre si ridimensiona l’occupazione
nell’agricoltura e nell’industria, anche se i giovani da 14 a 19 anni si dividono quasi
equamente tra l’attività lavorativa nel terziario e quella nell’industria.
Graf. 4.2 - Attività economica per classe di età
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
14-19 anni
20-29 anni
Agricoltura
30-54 anni
Industria
55 e più
Totale
Altre attività
Nelle successive figure 5.4, 5.5 e 5.6 vengono analizzati i tassi di attività in
agricoltura, nell’industria e nei servizi fatti registrare dai singoli Comuni e la loro
posizione rispetto alla media di tutti i Comuni del Parco, contrassegnata dalla linea
tratteggiata.
81
Graf. 4.3- Popolazione residente attiva in agricoltura
25,0
Moricone
20,0
Monteflavio
15,0
Palombara Sabina
Orvinio
10,0
Marcellina
Scandriglia
Montorio Romano
Poggio Moiano
5,0
Licenza
San Polo dei Cavalieri
Percile
Roccagiovine
Vicovaro
0,0
% attivi in agricoltura
Analizzando nel dettaglio la distribuzione della popolazione attiva nel settore
agricolo a livello comunale si evidenzia quanto segue:
Moricone e Monteflavio si caratterizzano per elevati tassi di attività nel settore
agricolo, compresi tra il 18% e il 25%;
Palombara Sabina, Scandriglia e Orvinio mostrano valori superiori o in linea
(Orvinio) alla media dell’area;
Marcellina, Montorio Romano e Poggio Moiano presentano tassi di attività in
agricoltura compresi tra il 5% e il 10%, inferiori alla media di circa un punto
percentuale;
Licenza, Percile, San Polo dei Cavalieri, Vicovaro e Roccagiovine mostrano tassi di
attività inferiori al 5%, con Roccagiovine, Vicovaro e Licenza che non superano la
soglia del 3% della popolazione attiva addetta al settore agricolo.
82
Graf. 4.4 - Popolazione attiva nell'industria
45,0
Roccagiovine
40,0
Vicovaro
35,0
Percile
30,0
Licenza
San Polo dei Cavalieri
Marcellina
Orvinio
25,0
Palombara Sabina
Montorio Romano
20,0
Monteflavio
Poggio Moiano
Scandriglia
Moricone
15,0
% attivi nell'industria
Per quanto riguarda la popolazione attiva nel settore industriale, la situazione è la
seguente:
Roccagiovine si distingue dagli altri Comuni per un tasso di attività nel settore
particolarmente elevato, pari al 42,3%, con i maschi che arrivano a circa il 50%
della popolazione attiva;
Vicovaro e Percile mostrano tassi di attività superiori al 30%, con il primo che
supera di ben 10 punti percentuali la media dell’area e il secondo di circa 7;
Licenza, Marcellina, San Polo dei Cavalieri e Orvinio mostrano valori poco al di
sopra della media, compresi tra il 26%-28%;
Palombara Sabina, Poggio Moiano, Scandriglia, Montorio Romano, Monteflavio e
Moricone presentano tassi di attività nel settore al di sotto della media osservata,
con valori compresi tra il 20%-25% per i primi quattro e al di sotto del 20% per gli
ultimi due.
83
Graf. 4.5- Popolazione attiva in altra attività
75,0
San Polo dei Cavalieri
70,0
Licenza
Poggio Moiano
Montorio Romano
Percile
65,0
Marcellina
Monteflavio
Palombara Sabina
Orvinio
Vicovaro
Scandriglia
60,0
Moricone
Roccagiovine
55,0
% attivi in altra attività
Infine la popolazione residente attiva nel settore dei servizi mostra la seguente
situazione:
San Polo dei Cavalieri, Licenza, Montorio Romano e Poggio Moiano si
caratterizzano per l’elevata quota di popolazione attiva impegnata nel settore
terziario, con valori compresi tra il 68%-70%;
Roccagiovine e Moricone si collocano invece all’estremo opposto, con i tassi di
attività più bassi, rispettivamente 56,4% e 57,8%;
Percile e Palombara Sabina fanno registrare tassi di attività in linea con quelli medi
osservati per tutti i Comuni del Parco (64,2%);
Marcellina, Monteflavio, Scandriglia, Orvinio e Vicovaro fanno rilevare tassi di
attività compresi tra il 62%-64%.
4.1.1.6 Il reddito disponibile pro-capite
Il reddito disponibile dei Comuni del Parco nel 1999 ammonta a 408,91 milioni di
euro, mentre quello medio pro-capite a 11.870 euro, inferiore di circa il 18% alla
media della Regione (Tab. 4.9). Essendo il reddito pro-capite un indicatore generico
84
delle disponibilità economiche e del grado di benessere della popolazione, il divario
registrato
individua
uno
sviluppo
del
sistema
economico
squilibrato
territorialmente. E’ del tutto evidente che in questo contesto viene meno il ruolo
fondamentale che le famiglie, attraverso il proprio comportamento economico,
potrebbero esercitare sulle condizioni di sviluppo.
Tab. 4.9 – Reddito disponibile e reddito pro-capite –Anno 1999
Reddito
Reddito
Popolazione
disponibile
Comune
pro-capite
(milioni di
(1999)
(migliaia di Euro)
Euro)
908
Licenza
11,29
12,44
5.392
Marcellina
64,98
12,05
1.395
Monteflavio
16,55
11,86
1.907
Montorio Romano
22,97
12,04
2.369
Moricone
28,37
11,98
10.351
Palombara Sabina
122,86
11,87
246
Percile
2,64
10,74
291
Roccagiovine
3,35
11,53
2.281
San Polo dei C.
26,95
11,81
3.956
Vicovaro
45,48
11,50
434
Orvinio
4,36
10,04
2.489
Poggio Moiano
31,31
12,58
2.416
Scandriglia
27,79
11,50
34.435
408,91
Totale
11,87
Fonte: elaborazione su dati Istituto G. Tagliacarte
Numero Indice
Regione
Lazio=100
85,94
83,29
81,97
83,24
82,78
82,03
74,25
79,68
81,64
79,45
69,35
86,93
79,48
82,06
Sulla base delle analisi dei dati disaggregati a livello comunale del reddito procapite, possono essere individuate diverse situazioni:
Licenza e Poggio Moiano si caratterizzano per un reddito pro-capite superiore alla
media dell’area (11.870 euro), rispettivamente 12.440 e 12.580 euro;
Marcellina, Montorio Romano, Palombara Sabina, Monteflavio e San Polo dei
Cavalieri mostrano valori prossimi alla media: i primi due lievemente al di sopra, il
terzo con il medesimo valore e gli ultimi due di poco sotto;
Roccagiovine, Vicovaro, Scandriglia, Percile e Orvinio segnano valori del reddito
pro-capite inferiori alla media; in particolare, gli ultimi due non superano gli 11.000
euro.
85
4.1.2. Il settore urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi
Il Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale presuppone
l’accoglimento di istanze sociali ed economiche manifestatesi già al momento
dell’approvazione del Piano di Assetto. La discussione degli emendamenti e delle
osservazioni che allora furono presentati non lascia dubbi sulle tensioni a quel
tempo esistenti in materia urbanistica (pagg. 7-17). La tensione e le aspettative in
materia di infrastrutture e urbanistica si manifestano anche per il fatto che gli
elaborati 6p, 6P1, 6P2, 6P3, 6P4, 6P5/a e 6P5/b, che in qualche modo costituivano
la base per lo sviluppo degli interventi urbanistici, non furono approvati (Piano,
pag. 5) e ne fu rimandata la definizione al Programma di Promozione Economica e
Sociale. E’ evidente, quindi, l’interesse della Comunità del Parco a questa sezione
del presente strumento.
Ancor più importante per la definizione della strategia degli interventi del PPPES è
la lettura della “sintesi valutativa” riportata al punto 9.4 del Piano (pag. 388). Da
queste pagine si percepisce chiaramente il contrasto tra le popolazioni e il Parco in
materia di uso del territorio. Il Parco è visto come un ulteriore “dominio alieno”,
che succede all’aristocrazia terriera, alla nuova borghesia agraria e alla Chiesa. Gli
estensori del Piano (pag. 389) affermano esplicitamente che “manca la
comprensione di come, attraverso quali meccanismi, l’istituzione di un Parco
Regionale possa funzionare come il motore di uno sviluppo che finora è mancato” e
che l’istituzione del Parco viene percepita “come un’ulteriore espropriazione
arbitraria del territorio antropizzato. E’ necessaria la creazione, in tempi brevi di
occasioni lavorative per la popolazione giovanile residente”.
Lo spirito di questa sezione del PPPES non può che essere conforme alle istanze,
già presenti nel Piano, di creare le precondizioni allo sviluppo conformi agli
strumenti cogenti dello stesso e in linea con l’obiettivo di consentire lo sviluppo di
nuove possibilità lavorative, necessarie alla sopravvivenza delle ormai ridotte
popolazioni residenti.
A una prima analisi emerge che all’istituzione del Parco Naturale non ha fatto
seguito la creazione delle strutture e infrastrutture previste dal Piano, che avrebbero
dovuto contribuire allo sviluppo della zona interessata.
86
In tutto il territorio del Parco viene sottolineata una carenza di attrezzature
indispensabili per migliorarne la fruibilità, siano esse aree attrezzate di sosta in
prossimità di siti di interesse naturalistico o storico-archeologico, siano strutture
recettive in grado di ospitare turisti e visitatori. Sebbene previste dal Piano in
quanto strettamente connesse alla nascita del Parco, in realtà queste strutture in
quasi tutto il territorio sono insufficienti o mal posizionate per costituire una vera e
propria attrattiva.
Analogamente risultano carenti per i visitatori del Parco le strutture recettive in
genere, in forma di alberghi, foresterie e aziende agrituristiche, anche se in molti
Comuni sono disponibili aree ed edifici utilizzabili a tale scopo, ubicati nei centri
abitati e al loro esterno.
Assenti sono pure campeggi o strutture analoghe, che invece esercitano una
notevole attrattiva sui turisti amanti delle bellezze naturalistiche, quali sono i
frequentatori di parchi naturali; ciò, sebbene il territorio offra possibilità di utilizzo
e il Piano non ne faccia divieto.
Anche la sentieristica attualmente predisposta potrebbe essere potenziata dal punto
di vista degli itinerari proposti, dei mezzi di percorrenza (a piedi, in bicicletta, a
cavallo), dei livelli di difficoltà, migliorando la segnaletica e la definizione di
ciascun percorso e realizzando infrastrutture per la fruizione da parte dei portatori di
handicap (Piano pag. 566 art. 3.1.1.). È inoltre possibile la creazione di una
“palestra” per l’orienteering (disciplina sportiva che si sta diffondendo negli ultimi
anni e che prevede la corsa in bosco) con la predisposizione di aree e percorsi
specifici e con la prospettiva di stages residenziali di apprendimento o allenamento.
4.1.3. Le risorse del Parco e il quadro economico delle
attività
4.1.3.1 Il macro sistema ambientale e forestale
Il riconoscimento della particolare rilevanza ambientale del territorio dei Lucretili
ha indotto il legislatore a sottoporlo a tutela e salvaguardia, a beneficio della
87
collettività. L’istituzione del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, tuttavia,
non è il fine, bensì lo strumento con cui conseguire l’ambizioso obiettivo della
conservazione del sistema ambientale locale, congiuntamente a quello dello
sviluppo socio-economico della collettività, altrettanto rilevante.
Ciò costituisce, in altre parole, l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, inteso come
quello che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le
capacità di quelle future (WCED, 1987).
Nell’intento di raggiungere lo scopo di individuare le strategie attuabili per
conseguire uno sviluppo sostenibile del territorio del Parco Naturale Regionale dei
Monti Lucretili occorre “conoscere per meglio programmare” (L.Einaudi). In
quest’ottica si svilupperà questa parte, che si articola sui seguenti passaggi chiave:
•
presentazione degli ambienti tipologici fondamentali del Parco;
•
individuazione di quelle componenti presenti all’interno dei vari ambiti
tipologici che, coerentemente agli obiettivi di salvaguardia ambientale del
Parco, possono divenire risorse per lo sviluppo del territorio;
definizione di alcuni progetti significativi per lo sviluppo socioeconomico
•
del territorio.
4.1.3.1.1 La valenza ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti
Lucretili
Per ambiente si intende quello spazio di un determinato territorio che comprende
l’insieme delle componenti biotiche e abiotiche, tangibili e intangibili, di origine
antropica e/o naturale, presenti e/o viventi, nel sistema aereo e nel sistema suolo e
sottosuolo, che in forma singola o per interazione reciproca consentono sia
l’evoluzione che la perpetuità dell’ambiente stesso.
E’ evidente la numerosità delle componenti che concorrono a tipicizzare il
territorio, molte delle quali divengono risorse del Parco nel momento in cui sono
coinvolte in iniziative di sviluppo.
Queste diverse componenti trovano nel Piano di Assetto del Parco (AA.VV., 2000)
il documento più autorevole per la loro presentazione. Ai fini dello sviluppo
socioeconomico, tuttavia, questa complessa realtà unitaria può articolarsi nei
88
sistemi ambientali già illustrati al fine di consentire una più semplice disamina delle
diverse iniziative di sviluppo.
I sistemi individuati sono:
1.
il sistema ecologico-ambientale;
2.
il sistema territorio;
3.
il sistema floristico-vegetazionale e forestale;
4.
il sistema fauna selvatica e altri animali;
5.
il sistema acqua e idrografia.
4.1.3.1.2. Il sistema ecologico-ambientale
Quella dei Lucretili per diversi anni è stata in predicato di divenire un’area protetta.
Una prima proposta era stata presentata agli inizi degli anni Ottanta, nel frattempo
la zona era stata inclusa nell’elenco dei biotopi di particolare interesse dal Consiglio
Nazionale delle Ricerche (CNR) e dalla Società Botanica Italiana (SBI).
Tra le specie di maggiore spicco emerge l’endemismo dello Storace (Styrax
officinalis), di origine balcanico-orientale, arbusto simbolo del Parco, che in questa
zona ha trovato le condizioni ambientali ideali per la propria vita e rinnovazione
(Anzalone, 1994) e che costituisce un relitto della flora terziaria locale (Montelucci,
1946). Altre specie significative che l’accompagnano sono il leccio (Quercus ilex),
il faggio (Fagus sylvatica) e l’ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus).
Negli anni Novanta il sito è stato incluso nella rete Natura 2000, i cui elementi di
spicco individuati nei siti locali sono di seguito riportati (tab. 4.10).
La Zona a Protezione Speciale (ZPS) si sviluppa nella porzione centro-meridionale
del Parco, denominata “Monti Lucretili”, codice identificativo IT6030029. Si tratta
di una zona particolarmente interessante nel quadro del sistema calcareo regionale,
all’interno della quale si trova la grande fauna appenninica. I boschi di leccio e
faggio con tasso sono al loro limite settentrionale e si presentano in eccellente stato
di conservazione. L’area protetta ospita diversi endemismi e presenta quale
elemento di vulnerabilità la crescente urbanizzazione, considerato che i suoi confini
talvolta arrivano a lambire la periferia dei centri abitati del Parco.
Sono stati individuati tre Siti di Importanza Comunitaria (SIC). Il più grande è
ubicato nel cuore del Parco, interessa il Monte Pellecchia (codice IT6030031) e si
89
distingue per gli spiccati caratteri montani: qui nidifica l’aquila reale; circa la metà
dell’area ospita il faggio unitamente al tasso, con una ricchezza faunistica e
floristica non particolarmente spiccata; l’elemento di vulnerabilità è il pascolo
intenso.
Il SIC di medie dimensioni si sviluppa a ovest del Monte Gennaro; è un sito
prioritario, poiché ospita specie floristiche sottoposte a tutela dalla legge regionale
61/1974, in un contesto prevalentemente investito a boschi di quercia caducifoglie.
Il SIC più piccolo è quello del Torrente Licenza e affluenti, che, partendo dalle
pendici meridionali del Monte Pellecchia, zona Costa Romana, si sviluppa lungo il
Fosso Pisciarella, lambisce i confini del Parco fino a Licenza per poi prolungarsi
verso Percile, assumendo una forma a “V” con la concavità a nord. La
significatività maggiore è data dalle specie acquatiche e ripariali, mentre
costituiscono elemento di vulnerabilità i reflui scaricati e la frequentazione
antropica.
90
Tab. 4.10 – Siti di importanza comunitaria presenti nell’area del Parco dei Monti Lucretili (dati in ettari)
Denominazione
Codice
Estensione
territoriale
Superficie territoriale
ricadente all’interno
dell’area protetta
(dati in ettari)
Comuni
Habitat
Formazione di
Ampelodesmos
mauritanicus;
§Percorsi substeppici di
graminacee e piante annue
SIC
Monte
Gennaro
(versante SW)
IT6030030
317,80
317,80
Palombara Sabina, S. Polo dei
Cavalieri
SIC
Monte
Pellecchia
IT6030031
484,22
484,22
Scandriglia, Licenza,
Montorio Romano,
Monteflavio, S. Polo dei
Cavalieri
SIC
Torrente
Licenza
affluenti
ed IT6030032
166,42
162,21
Percile, Licenza
Querceti di farnia o rovere
subatlantici e dell’Europa
Centrale del Carpinion betuli
Scandriglia, Percile, Mandela,
Licenza, Roccagiovine,
Montorio Romano,
Monteflavio, Palombara
Sabina, Vicovaro, S. Polo dei
Cavalieri, Marcellina
Faggete degli Appennini con
Taxus e Ilex; formazioni
erbose secche seminaturali e
facies coperte da cespugliati
su substrato con splendida
fioritura calcarea; Percorsi
substeppici di graminacee e
piante annue; formazioni di
ampelolodesma; versanti
calcarei alpini e
submediterranei
ZPS
Monti
Lucretili
IT6030029
10.858,66
10.858,66
Fonte: ARP, 2002; Regione Lazio, 2003
91
Specie della direttiva
Importanza
Mammiferi: Canis lupus,
Uccelli: Lanius collirio;
Habitat prioritario e presenza
Rettili: Testudo hermanni, Elaphe
di specie floristiche soggetta
quatuorlineata;
alla l.r. 61/1974
Invertebrati: Callimorpha
quadripunctata
Habitat prioritari montani
caratterizzanti il
Mammiferi: Canis lupus
preappennino centrale. Sito
Uccelli: Aquila chysaetos, Falco
riproduttivo di Aquila reale
peregrinus
fra i più vicini alla costa
tirrenica.
Anfibi: Salamandrina terdigitata;
Significativo per comunità
Bombina variegata; Triturus carnifex;
acquatiche e ripariali
Uccelli: Aquila chysaetos, Falco
peregrinus, Lanius collirio.
Mammiferi:Rhinolophus
ferrumequinum; Miniopterus schreibersi;
Rhinolophus
hipposideros;
Rhinolophus euryale; Myotis myotis;
Canis lupus;
Rettili: Elaphe quatuorlineata, testudo
hermanni;
Anfibi: Salamandrina terdigitata;
Bombina variegata; Triturus carnifex;
Invertebrati:
Callimorpha
quadripunctata
Comprensorio significativo
del preappennino calcareo
laziale con complessa
articolazione territoriale e
presenza della grande fauna
appenninica. Lecceta di alta
quota e faggeta con
agrifoglio al limite
settentrionale del suo areale.
Presenza di endemismi.
Nel complesso l’area salvaguardata riguarda habitat mediterranei di elevato valore
naturalistico, caratterizzati da cespuglieti termoxerofili di degradazione dei boschi
termofili e da fitocenosi forestali di tipo termofilo, dominati dal leccio, la cui
maggiore significatività è data dall’associazione col faggio misto al tasso; la zona
costituisce il limite settentrionale della loro diffusione.
Il Sistema ecologico-ambientale si contraddistingue per essere un bene pubblico
puro, ovvero non sussiste rivalità nel consumo e, tanto meno, escludibilità al suo
godimento. Queste caratteristiche lo rendono inconciliabile con un diretto
coinvolgimento nello sviluppo locale; tuttavia svolgono un ruolo particolarmente
significativo per lo sviluppo indiretto del territorio. Infatti, con il crescere delle
qualità e delle tipicità ambientali, cresce l’attrattiva di tutti quei beni e/o servizi che
si svolgono e/o esprimono le caratteristiche del sito oppure consentono una migliore
fruizione dell’area limitrofa.
In quest’ottica il contributo di tale risorsa allo sviluppo locale può realizzarsi
collocando sul mercato servizi e beni capaci di riflettere le peculiarità ecologicoambientali del Parco, ai fini del loro uso in situ ed extra situ.
4.1.3.1.3 Il sistema territoriale
Il sistema territoriale comprende le componenti geologiche e morfologiche
dell’area, nonché l’assetto fisico dell’intero complesso montuoso dei Lucretili,
incluse le varie strutture e infrastrutture ospitate.
Dal punto di vista geologico, si è in presenza di una formazione di tipo sedimentario
di origine e di ambiente marino, formatasi a partire da oltre 200 milioni di anni fa
nell’antico oceano mesozoico. Nella sua evoluzione sono stati riscontrati depositi
del Triassico superiore, caratterizzato da dolomie e calcari dolomitici, del
Giurassico con il cosiddetto calcare massiccio, dei calcari granulari e calcari
micritici - questi ultimi ben presenti nell’area di Monte Pellecchia. Seguono quindi i
calcari marnosi del Cretacico, mentre il periodo pliocenico si contraddistingue
soprattutto per movimenti orogenetici che conferiscono all’area l’attuale
morfologia.
93
Il complesso montuoso dei Lucretili, pur costituendo un unico corpo, deriva da tre
diversi corrugamenti. La sua morfologia è particolarmente movimentata, alternando
alte cime a volte con ripide pareti, a pianori di quota, nonché a strette incisioni
percorse da aste torrentizie. Il gruppo del Monte Gennaro, posto a sud-ovest del
Parco, costituisce l’elemento di maggior frattura dal punto di vista paesistico
rispetto alla campagna romana. All’interno e nelle zone retrostanti, invece, il
territorio, pur alternando alte cime, come quella del Monte Pellecchia (1368 m slm),
a pianori di quota, presenta una morfologia più dolce con minori sbalzi di quota e
pendici meno irte. Suggestivo è anche il quadro morfologico del versante orientale,
laddove il confine del Parco e la strada principale assecondano per lunghi tratti
l’assetto del territorio, caratterizzato dal fronteggiarsi delle montagne del Parco con
altre formazioni montuose a oriente dello stesso.
Dalla tradizione silvo-pastorale locale l’area ha ereditato varie infrastrutture,
soprattutto quelle di collegamento tra i vari centri urbani che attraversano il
complesso montuoso, talune delle quali oggi sono abbandonate e praticabili con
evidenti difficoltà. Altre, invece, sono state manutentate e inserite all’interno dei
sentieri del Parco.
Altresì diverse sono le strutture presenti nel territorio del Parco: in particolare una
menzione va agli edifici della tenuta Lago, che oggi richiedono una revisione e una
prospettiva d’uso confacente con gli obiettivi del Parco.
La natura carsica rende il territorio facilmente modellabile all’azione dell’acqua per
effetto dello scorrimento superficiale, che erode i versanti creando una fitta rete di
impluvi, vallecole, inghiottitoi, nonché un ipogeo con formazione di percorsi
sotterranei tracciati, grotte e sorgenti.
Legati al carsismo vi sono due aspetti particolari da segnalare. Anzitutto la presenza
del calcare rende questa area di interesse per la produzione di inerti, come
testimoniano le cave esistenti. In secondo luogo, la presenza di percorsi ipogei
dell’acqua fa intuire l’esistenza in zona di grotte e percorsi carsici, risorsa finora
inesplorata per la promozione di una specifica offerta turistica. Nell’adiacente
comune di S. Angelo Romano, ad esempio, è segnalata una delle grotte carsiche più
profonde del Lazio (località Pozzo del Merro, dislivello -368 m slm).
94
L’asprezza del territorio, la sua movimentazione e la possibilità di ospitare punti
panoramici verso occidente - la pianura romana e l’area sabina - conferiscono a
questo complesso una forte rilevanza paesistica, che, unitamente all’alto valore
ambientale degli ecosistemi ospitati, rende quest’area di estrema importanza rispetto
al territorio circostante abbondantemente sfruttato e antropizzato.
Tale morfologia territoriale ben si presta alla realizzazione di una significativa
offerta di percorsi naturalistici a uso turistico-ricreativo. Questi possono svilupparsi
mediante una fitta rete di itinerari che attraversano longitudinalmente e
trasversalmente l’intera area, ulteriormente valorizzati dalla variabilità del
paesaggio in ambiti ristretti, dalla presenza di varie sorgenti d’acqua, dalla
possibilità di accedere a luoghi con rilevante valore storico–culturale (rovine di
Sant’Angelo, Monte Morello, Villa di Orazio, ecc.). Costituiscono un limite a tale
potenzialità le pendenze della zona sud-occidentale, dove in breve distanza si passa
dai 250 m slm a oltre i 1200 m dell’area del Monte Gennaro.
Proprio in questa zona, tuttavia, insiste una funivia, da lungo tempo presente e da
diversi anni in stato di abbandono, sia come infrastruttura che come edificio,
determinando nel complesso un forte impatto paesistico.
Il dibattito sul suo futuro si trascina da diversi anni, con argomentazioni tra loro
fortemente contrastanti e di cui si citano in sintesi quelle più estreme.
Vi sono alcuni favorevoli alla riattivazione dell’impianto in considerazione del
contributo che potrebbe apportare in termini di riduzione dell’impatto su alcune
delicate fasce
vegetazionali intermedie.
Altri,
invece,
sono contrari
in
considerazione degli impatti che potrebbe arrecare un massiccio afflusso di utenti su
Monte Gennaro, nonché la riattivazione delle infrastrutture recettive20. Le diverse
posizioni non consentono di trarre una conclusione certa sul futuro della funivia.
Appare però indubitabile che in entrambi i casi le problematiche si riconducono ad
aspetti ambientali, che sarebbe stato opportuno approfondire in sede di Piano di
Assetto. Questo Programma, tuttavia, non può che prendere atto della sua esistenza
20
Si ritiene importante ribadire che, se l’impianto non esistesse, non sarebbe proponibile la sua realizzazione in questo
contesto ambientale. Poiché questo è già presente, sarebbe negativo non inserirlo in una politica di valorizzazione del
Parco: infatti al danno derivante dalla presenza della funivia si aggiungerebbero quelli determinati dall’abbandono di una
risorsa già presente e dal mancato uso di una risorsa disponibile.
95
e, parallelamente alle due posizioni estreme, riporta due diversi e diametralmente
opposti progetti, di cui uno certamente emergerà nel prossimo futuro.
In particolare:
a) se il complesso della funivia di Monte Gennaro non venisse più riattivato,
occorrerebbe procedere all’esecuzione di tutte quegli interventi di risanamento,
recupero e ripristino ambientale connessi all’eliminazione delle infrastrutture e
strutture esistenti (edifici ormai fatiscenti, piloni, ecc.);
b) se il complesso della funivia di Monte Gennaro venisse riattivato, si renderebbe
necessario procedere alla sistemazione e all’arredo delle zone retrostanti la stazione
di arrivo a Monte Gennaro, nonché alla definizione di un regolamento per l’uso
dell’impianto, delle strutture ricettive e delle aree circostanti.
L’elaborazione dei progetti risponde all’esigenza di sottolineare un problema molto
consistente per il Parco; la scelta tra la prima e la seconda soluzione è rimandata al
momento in cui il Parco prenderà in considerazione questo problema.
Indipendentemente dalla funivia, vanno comunque ricercati strumenti e metodi
alternativi per consentire agli utenti percorsi più agevoli sul Monte Gennaro, con
particolare riferimento alle famiglie con bambini, ai disabili, agli anziani. Tutto ciò
premesso, resta fermo il divieto per gli automezzi non autorizzati e l’obbligo d’uso
di quelli di proprietà del Parco e/o al servizio delle attività che vi si svolgono.
Altra tipologia progettuale riguarda la sentieristica a uso escursionistico, su cui si
intende intervenire procedendo ad una qualificazione tematica di alcuni sentieri.
Infine un’ultima proposta riguarda il recupero per fini sociali dell’edilizia rurale nel
Parco: ci si riferisce agli edifici presenti nella Tenuta Lago.
4.1.3.1.4 Il sistema floristico-vegetazionale e forestale
L’attuale
assetto
floristico-vegetazionale
è
indubbiamente
la
risultante
dell’interazione dei processi naturali con quelli di origine antropica realizzatisi nel
tempo, con particolare riferimento a incendi, utilizzazioni forestali, attività agricole
e di pascolo.
Come indicano le varie testimonianze storiche dell’area, l’uomo è stato presente in
zona da lungo tempo. I primi insediamenti stanziali risalgono all’età del ferro;
96
tuttavia l’avvio di un significativo uso agro-silvo-pastorale dell’area si fa risalire
all’epoca romana.
La configurazione del territorio, lo sviluppo altimetrico, l’alternanza di pendici e
pianori di quota, la localizzazione intermedia tra Mare Mediterraneo e catena
appenninica hanno favorito lo sviluppo di una vegetazione mediterranea di
provenienza tirrenica, in associazione con specie di origine centroeuropea,
meridionale e orientale. La naturalità di questa composizione floristicavegetazionale è tuttora dimostrata dal dinamismo della vegetazione nelle aree
marginali ai boschi e nella ricolonizzazione dei pascoli abbandonati.
Lo sviluppo territoriale del sistema floristico-vegetazionale ai limiti altitudinali
superiori è stato condizionato soprattutto da fattori ecologici e dal pascolo brado,
mentre il limite inferiore ha visto quale elemento di contenimento l’uomo, che ne ha
impedito l’affermazione nelle aree a potenziale uso agricolo. Il caso più evidente è
rappresentato dagli oliveti nella fascia pedemontana.
La componente macroscopicamente più significativa è quella forestale, fatta
eccezione della fascia pedemontana a sud del Parco investita da oliveti e frutteti,
preenti soprattutto nel lato occidentale nei versanti tiburtino e sabino, dove questi
raggiungono le maggiori estensioni e la migliore continuità territoriale,
caratterizzati dalla fitta rete di terrazzamenti e muretti a secco.
La continuità della copertura forestale è anche interrotta da pascoli, di cui quelli di
maggior estensione sono nella zona del Monte Gennaro, e da arbusteti localizzati
nelle zone di crinale (alle spalle di Monteflavio) e dove il terreno ha scarsa
profondità.
La copertura forestale si caratterizza per la presenza di una fascia basale dominata
da consorzi floristici della macchia mediterranea: leccio, fillirea, cisto, mirto,
terebinto, ecc. Nei versanti più esposti, invece, è possibile ritrovare i querceti misti,
mentre laddove il clima è più fresco e umido prevalgono le foreste caducifoglie.
Infine, dove dominano i caratteri montani, è presente la faggeta, che spicca per la
sua maestosità nelle aree di Valle Cavaliera, mentre sulle sommità dei rilievi, un
tempo particolarmente utilizzate per il pascolo, si trovano praterie montane con
alcuni endemismi, come la Carlina acaulis e l’Iris Sabina. Diffuse su tutto il
territorio del Parco si possono trovare varie specie di orchidee. Ne consegue che
97
l’intero complesso vegetazionale presente nell’area costituisce la peculiarità
fondamentale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili.
Un’attenzione particolare viene di seguito dedicata alle foreste che interessano circa
il 70% del territorio del Parco. Ciò sia per il ruolo fondamentale assunto dalle sue
produzioni nell’economia rurale e montana sia per essere le foreste la componente
macroscopicamente più evidente che rende fortemente tipico l’intero territorio.
4.1.3.1.4.a - Le previsioni del Piano di Assetto per le aree boscate
Nell’area del Parco insistono quattro livelli di tutela, che in misura diversa incidono
sul sistema forestale.
Tab. 4.11 - Livelli di tutela del Parco
I livello di tutela – Zona A – Riserva integrale;
•
Sottozona Aa - Riserva integrale assoluta – biotopi;
•
Sottozona Ab – Riserva integrale.
II livello di tutela – Zona B – Riserva orientata
•
Sottozona Ba – Riserva orientata I livello;
•
Sottozona Bb – Riserva orientata II livello.
III livello di tutela – Zona C – Area di protezione a compatibilità d’uso limitata
•
Sottozona Ca – Aree di tutela paesistica e storico-culturale;
•
Sottozona Cb – Aree di tutela e gestione forestale;
•
Sottozona Cc – Aree di tutela e gestione agricola.
IV livello di tutela – Zona D – Area di promozione economica e sociale
•
Sottozona Da – Mantenimento e conservazione dell’edilizia esistente;
•
Sottozona Db – Completamento edilizio urbanistico;
•
Sottozona Dc – Espansione urbana con prescrizioni particolari;
•
Sottozona Dd – Parchi e attrezzature.
Le norme di attuazione del Piano di Assetto dedicano alle foreste l’art. 19, dove
vengono riportate alcune disposizioni di carattere generale che valgono sull'intero
territorio del Parco, compatibilmente con le norme specifiche delle singole zone.
Risulta evidente l’intento di perseguire l’utilizzazione razionale dei boschi,
ammettendo l’esecuzione degli interventi in linea con le disposizioni vigenti
sull’intero territorio regionale sanciti dalla L. 4/1999 e non ammettendo deroghe in
materia di estensione delle tagliate.
98
Le Norme specificano altresì che gli interventi di utilizzazioni forestali, purché
supportati da elaborati progettuali (Piani di assestamento, Piani di coltura e Progetto
di taglio), potranno effettuarsi in tutta la superficie del Parco (sottozona Ab e area
B), eccetto che nella sottozona Aa.
La disciplina relativa all’esercizio dell’attività silvana, oltre a essere definita
all’interno delle norme tecniche di attuazione, presenta numerosi articoli di
interesse, molti dei quali contengono disposizioni generali che incidono anche su
aspetti puramente forestali.
I criteri e i risultati della gestione analizzati nel paragrafo precedente evidenziano
anche problematiche di medio-lungo termine, se letti in relazione alle tipologie
strutturali e alla notevole variabilità delle condizioni in cui normalmente vegetano i
soprassuoli. La lunghezza del turno medio, se apprezzabile in termini generali,
localmente può essere eccessiva, soprattutto laddove sono condizioni di stress che
potrebbero favorire la perdita della capacità pollonifera della ceppaia. D’altro canto
la naturale conversione verso l’alto fusto può avere inconvenienti legati a situazioni
di collasso per una eccessiva presenza di biomassa nel periodo transitorio (a
prescindere dalle eventuali evoluzioni climatiche che accentuano le situazioni
estreme). Infine un dato medio di questa entità induce a ritenere che in zona già
esistano soprassuoli di età avanzata, cioè soprassuoli in transizione verso la fustaia
con notevole volume di biomasse solitamente rilevabili nelle situazioni meno
accessibili, quindi più delicate dal punto di vista territoriale.
Si tratta di boschi di rilevante valore ambientale attualmente in una fase evolutiva di
transizione. Si è in presenza anche di soprassuoli invecchiati, abbandonati,
sottoposti con continuità al pascolo brado, per i quali vi è l’esigenza diffusa di
promuovere interventi colturali per assicurare il ripristino dell’equilibrio ecologico
dei popolamenti, fermi restando gli obblighi relativi alle aree a diverso livello di
tutela integrale. Le problematiche maggiori emergenti riguardano il medio-lungo
periodo, per i quali si propone un attento monitoraggio dell’ecosistema.
Si deve, dunque, sottolineare la delicatezza degli ecosistemi forestali, che
nell’attuale quadro medio non manifestano particolari processi di degrado. In questo
contesto, tuttavia, occorre monitorare i soprassuoli, non intervenire per utilizzarli.
Tale scelta deve assumere una rilevanza prioritaria per assicurare la continuità di
99
queste formazioni e deve altresì essere adottata per le stesse motivazioni sulle aree
di riserva integrale assoluta, sottozona Aa: in questi casi la salvaguardia dei biotopi
deve basarsi sulla puntuale conoscenza dei processi in atto.
In materia di utilizzazione forestale un ulteriore argomento su cui si intende
richiamare l’attenzione riguarda l’esistenza di talune insufficienze nella gestione
forestale. In questo contesto le carenze sottolineate per il sistema regionale
(Carbone et al., 2000) sono meno evidenti: in prospettiva la scelta di coinvolgere le
proprietà private nella pianificazione della proprietà pubblica potrebbe essere
particolarmente interessante per colmare le lacune sulla conoscenza degli
ecosistemi e per prevenire l’utilizzazione dei lotti più accessibili.
Un altro problema, piuttosto grave, registratosi con le indagini sul territorio è
costituito dal pascolo brado, che si ripercuote negativamente sugli ecosistemi.
L’analisi del problema e le possibili strategie di superamento sono riportate
nell’apposito capitolo.
4.1.3.1.4 b – Le foreste dei Monti Lucretili
Il bacino forestale
Dall’analisi delle destinazioni d’uso del suolo la componente forestale appare quella
più rilevante, interessando gran parte della zona cacuminale con soprassuoli a
prevalenza di querce (35%) e faggio (24%), con lembi estremamente frammentati di
arbusteti (10%), pascoli (6%) e seminativi (25%).
In generale i confini del complesso forestale sono soprattutto delimitazioni naturali:
a nord-ovest il fosso Il Rio, nel Comune di Percile la cresta della Cimata delle Serre
che assolve il ruolo di spartiacque, al di là della quale verso oriente vi sono ancora
delle aree estese investite a boschi degradati e a densità piuttosto ridotta. Nella zona
di Licenza fino a Vicovaro il confine è prevalentemente segnato dalla S.S. Licinese,
a distanza della quale scorre parallelamente l’omonimo torrente.
I boschi di Vicovaro, presenti al di là della strada, non formano una realtà continua
con quelli del Parco. Diverso è, invece, il caso di Monteflavio, dove quella parte di
boschi che si sviluppa in continuità con quelli del Parco potrebbe essere gestita in
modo unitario con questi ultimi, divenendo parte del suo bacino forestale.
100
In definitiva il complesso forestale dei Lucretili coincide con un comprensorio
omogeneo e continuo, definito da confini naturali, eccetto qualche piccolo lembo
nella zona a ovest. Su quest’area può intraprendersi una politica forestale unitaria,
sia pure differenziata per tipologie.
Assetto della proprietà forestale
La proprietà forestale è un patrimonio frammentato, ripartito soprattutto tra
proprietà pubbliche di medie-grandi dimensioni e privati. Tra le pubbliche
dominano quelle dei Comuni, anche se vi è una quantità significativa di Università
Agrarie. Nell’area sono ancora presenti due proprietà demaniali regionali: la foresta
Lago, ricadente nel Comune di Percile, e la foresta Scandriglia, ricadente
nell’omonimo Comune.
La proprietà privata si presenta piuttosto frammentata con diverse piccole aziende
localizzate prevalentemente nella fascia marginale a sud del Parco e poche piccole
isole al centro, eccettuate tre aziende che sono intorno ai 1.000 ha ciascuna, ubicate
nel cuore del Parco tra Palombara Sabina e San Polo dei Cavalieri.
Consistenza
L’estensione del patrimonio dei vari Comuni è desumibile dall’ultimo Censimento
dell’Agricoltura esclusivamente per quei territori che sono stati oggetto di gestione
degli ultimi cinque anni per i cedui e dieci per le fustaie (Tab. 4.12).
101
Tab. 4.12 - Superficie forestale per comuni e tipologia (dati in ettari)
Cedui
Comuni
Fustaie
Arboricoltura
Macchia
Miste
da legno
mediterranea
Pioppeti
Totale
Composti Semplici Conifere Latifoglie conifere e
latifoglie
Licenza
Monteflavio
Montorio
390,25
390,25
Marcellina
244,24
322,54
78,3
1577,65
0,1
1.362,30
214,49
0,76
1
11,39
91,83
3
20
14,07
0,2
235,23
0,6
225,09
1,5
0,5
912,68
1,44
14,11
3,92
94,4
17,42
0,3
9,73
0,3
30,77
0,76
142,05
Romano
Moricone
Orvinio
12
463,15
1,06
19,6
Percile
0,1
555,39
Poggio
15,7
37,47
Palombara
463,12
475,15
0,1
1047,31
Sabina
555,49
111,69
Moiano
Roccagiovine
San Polo dei
328,4
0,97
328,6
0,2
1.224,68
6,69
0,71
1233,05
Cavalieri
Scandriglia
8,45
Vicovaro
Totale
39,38
1,05
3118,1
1.019,29
2.072,51
224,54
398,38
0,18
24,33
22,73
4,89
16,8
2,56
677,61
3937,57
5885,87
2,52
278,07
48,65
246,42
4,13
10442,6
Fonte: elaborazione DECOS
Si tratta di patrimoni di varia estensione e piuttosto diversificati: Scandriglia è la
realtà maggiormente ricca di boschi (oltre 3.100 ha), mentre Poggio Moiano è
quello che ne ha meno (poco oltre 110 ha); l’estensione forestale prevalente per
Comune è al di sotto dei 1.000 ha; vi sono altresì piccoli impianti di arboricoltura e
pioppeti.
Come tipologia strutturale, spiccano i cedui semplici e composti, che rappresentano
oltre l’80% del totale.
Circa il contributo fornito da ciascun paese alla superficie forestale del Parco, non è
possibile sviluppare il confronto dei dati ISTAT con quelli prodotti dalle nostre
102
elaborazioni, poiché le metodologie di rilievo sono diverse e i dati evidenziano
incongruenze paradossali21.
Tab. 4.13 - Confronto tra superficie forestale comunale e quella interna al Parco (dati in ettari)
Comuni
Superficie
territoriale
Superficie inclusa nel Parco
forestale
territoriale
di cui forestale
Licenza
1.766
390
1.608,30
714,24
Marcellina
1.527
323
284,10
36,29
Monteflavio
1.720
1.578
1.292,66
496,89
Montorio Romano
2.303
142
195,03
93,69
Moricone
2.014
463
384,26
294,30
Orvinio
2.455
475
911,76
286,34
Palombara Sabina
7.519
1047
2.433,23
1.128,44
Percile
1.762
555
1.512,81
605,59
Poggio Moiano
2.681
111
567,51
319,41
882
327
807,10
536,69
San Polo dei Cavalieri
4.273
1.233
3.299,59
2.336,50
Scandriglia
6.306
3.118
3.211,70
2.562,89
Vicovaro
3.612
678
1.689,00
944,15
10.443
18.197,02
10.355,42
Roccagiovine
Totale
Fonte: elaborazione DECOS su dati ISTAT
In questo contesto, comunque, l’elemento più significativo è la ripartizione della
superficie boscata tra i diversi Comuni per tipologie vegetazionali e livelli di tutela,
determinate con riferimento alle elaborazioni sviluppate sulle cartografie allegate al
Piano di Assetto.
Il nucleo centrale del Parco è investito a faggeta - seconda tipologia in ordine di
superficie occupata - mentre la zona immediatamente circostante è ricoperta da
boschi con prevalenza di querce e di altre latifoglie (graf. 4.7). Le altre tipologie
vegetazionali sono presenti su superfici minori: le leccete in particolare vanno a
localizzarsi alle pendici a sud-ovest al di sopra degli oliveti, mentre le altre specie
21
In corsivo sono indicati i Comuni la cui superficie forestale nel Parco è superiore a quella boscata comunale, dati ISTAT.
103
forestali sono di piccola estensione e distribuite a macchia di leopardo; un piccolo
lembo è costituito dai rimboschimenti di conifere.
Leccete
13,13%
Rimboschimenti
0,16%
Boschi a prevalenza di Querce
39,78%
Faggete
33,19%
Boschi ripariali
0,47%
Boschi di latifoglie
13,27%
Graf. 4.7 – Ripartizione della superficie forestale per tipologie forestali
Tab. 4.14 – Ripartizione della superficie forestale per comune e tipologie
forestali
Boschi a
Comuni
prevalenza
di Querce
Licenza
Boschi di
Boschi
Latifoglie
ripariali
Faggete
Leccete
Rimboschimenti
Totale
714,24
153,40
208,58-
11,29
340,97
-
-
Marcellina
0,02
-
-
20,58
15,69
-
36,29
Monteflavio
303,93
65,36-
-
127,16
0,43
-
496,89
Montorio Romano
93,69
-
-
-
-
-
93,69
-
-
-
-
294,30
-
294,30
202,09
-
-
84,25
-
-
286,34
Palombara Sabina
152,18
390,52
-
45,86
539,88-
-
1.128,44
Percile
466,61
88,92
30,38
-
2,77
16,90
605,59
Poggio Moiano
250,56
0,27
-
68,59
-
-
319,41
Moricone
Orvinio
Rocca Giovine
109,34
78,00
-
334,39
14,97-
-
536,69
San Polo Dei Cavalieri
465,52
56,40
-
1.533,56
281,01
-
2.336,50
Scandriglia
1.669,36
273,24
6,56
604,79
8,84
Vicovaro
252,77
212,81
-
277,02
201,55
-
944,15
TOTALE
4.119,47
1.374,10
48,23
3.437,19
1.359,53
16,90
10.355,42
Fonte: elaborazione DECOS
104
2.562,89
Il Comune che fornisce il maggior contributo in assoluto al patrimonio del Parco è
Scandriglia, con oltre 2.500 ha, di cui circa 2/3 sono boschi a prevalenza di quercia
(tab. 4.14). San Polo dei Cavalieri, che partecipa con oltre 2.300 ha, emerge per la
superficie a faggete, che costituiscono circa 2/3 del suo patrimonio e oltre il 40%
dell’intero patrimonio a faggeta del Parco. Marcellina e Montorio Romano sono
quelli che meno contribuiscono alla superficie forestale (meno di 100 ha), mentre
Moricone è presente solo con le leccete.
Fatta eccezione per i rimboschimenti presenti solo nell’area di Percile per circa 17
ha, le altre tipologie forestali sono presenti in gran parte dei Comuni.
Considerando la ripartizione della superficie boscata per classi di tutela del
territorio, circa il 60% ricade in zona di riserva integrale e il 30% in zona di riserva
integrale assoluta. Per il restante 10%, poco più del 4% rientra nella zona di riserva.
Tab. 4.15 - Ripartizione della superficie forestale per comune e livelli di tutela
(ettari)
Comuni
Zona di riserva
integrale
Zona di riserva Zona di riserva Zona di riserva Area di tutela e
integrale
orientata 1°
orientata 2°
gestione
assoluta
livello
livello
forestale
Totale
Marcellina
15,71
20,58
-
-
-
36,29
Montorio Romano
93,69
-
-
-
-
93,69
Orvinio
279,21
-
-
-
7,13
286,34
Moricone
294,30
-
-
-
-
294,30
Poggio Moiano
319,14
0,27
-
-
-
319,41
Monteflavio
332,91
163,97
-
-
-
496,89
Roccagiovine
455,98
2,72
78,00
-
-
536,69
Percile
187,78
32,44
56,48
16,90
311,98
605,59
Licenza
131,49
351,73
97,84
-
133,19
714,24
Vicovaro
586,67
214,87
125,53
-
17,09
944,15
Palombara Sabina
692,19
343,95
92,07
-
0,23
1.128,44
San Polo Dei Cavalieri
657,66
1.567,23
0,03
-
111,58
2.336,50
Scandriglia
2.080,84
469,62
-
-
12,43
2.562,89
Totale
6.127,58
3.167,38
449,94
16,90
593,63
10.355,42
Fonte: elaborazione DECOS
Il Comune con la maggiore superficie a riserva integrale è Scandriglia con oltre
2000 ha, che costituiscono il 34% della riserva integrale dell’intero Parco, mentre
tutti gli altri Comuni partecipano con superfici notevolmente inferiori, comprese tra
700 ha e 16 ha.
105
Il Comune di San Polo dei Cavalieri con oltre 1500 ha (ca. il 50% del totale) ricade
nella zona di riserva integrale assoluta; gli altri Comuni rientrano in questa zona con
superfici notevolmente inferiori (non superiori a 500 ha), mentre Montorio Romano,
Orvinio e Moricone ne sono fuori.
La zona a riserva orientata di I livello è di circa 450 ha e il Comune di Vicovaro con
125 ha è quello maggiormente coinvolto. La zona a riserva orientata di II livello
interessa unicamente il Comune Percile, nelle aree in cui insistono i
rimboschimenti. Infine l’area di tutela e gestione forestale vede Percile concorrere
con oltre il 50%.
106
Tab. 4.16 - Tipologie forestali per zonizzazione e per comune
Comuni
Tipologie forestali
Riserva integrale
Riserva orientata
Zona di
Zona di
Zona di
Area di
riserva
riserva
tutela e
riserva
Zona di
integrale
riserva
orientata orientata gestione
TOTALE
assoluta integrale 1° livello 2° livello forestale
Boschi
a
prevalenza
Aa
Ab
Boschi di latifoglie
110,74
Boschi ripariali
208,58
-
11,29
11,29
-
-
340,97
351,73
131,49
97,84
-
133,19
714,24
Querce
-
0,02
-
-
-
0,02
Faggete
20,58
-
-
-
-
20,58
Leccete
-
15,69
-
-
-
15,69
Totale
20,58
15,71
-
-
-
36,29
a
a
prevalenza
prevalenza
di
di
-
303,93
-
-
-
303,93
Boschi di latifoglie
65,36
-
-
-
-
65,36
Faggete
98,61
28,55
-
-
-
127,16
Leccete
-
0,43
-
-
-
0,43
Totale
163,97
332,91
-
-
-
496,89
Querce
-
93,69
-
-
-
93,69
Totale
-
93,69
-
-
-
93,69
Leccete
-
294,30
-
-
-
294,30
Totale
-
294,30
-
-
-
294,30
Querce
-
194,95
-
-
7,13
202,09
Faggete
-
84,25
-
-
-
84,25
Totale
-
279,21
-
-
7,13
286,34
Boschi
Boschi
a
a
a
prevalenza
prevalenza
prevalenza
di
di
di
Querce
PERCILE
153,40
-
-
Boschi
PALOMBARA SABINA
121,90
-
-
Querce
ORVINIO
-
97,84
-
Boschi
MORICONE
-
99,99
Boschi
MONTORIO ROMANO
31,50
-
Totale
MONTEFLAVIO
Cb
240,98
Faggete
MARCELLINA
Bb
di
Querce
LICENZA
Ba
-
151,95
-
-
0,23
152,18
Boschi di latifoglie
298,45
-
92,07
-
-
390,52
Faggete
45,50
0,36
-
-
-
45,86
Leccete
-
539,88
-
-
-
539,88
Totale
343,95
692,19
92,07
-
0,23
1.128,44
-
185,01
-
-
281,60
466,61
32,44
-
56,48
-
-
88,92
30,38
Boschi
a
prevalenza
di
Querce
Boschi di latifoglie
Boschi ripariali
-
-
-
-
30,38
Leccete
-
2,77
-
-
-
2,77
Rimboschimenti
-
-
-
16,90
-
16,90
107
Totale
Boschi
a
prevalenza
32,44
187,78
56,48
16,90
311,98
605,59
-
250,56
-
-
-
250,56
0,27
-
-
-
-
0,27
di
Querce
POGGIO MOIANO
Boschi di latifoglie
Faggete
-
68,59
-
-
-
68,59
0,27
319,14
-
-
-
319,41
Querce
-
109,34
-
-
-
109,34
Boschi di latifoglie
-
-
78,00
-
-
78,00
2,72
331,67
-
-
-
334,39
Totale
Boschi
ROCCAGIOVINE
a
prevalenza
di
Faggete
Leccete
-
14,97
-
-
-
14,97
Totale
2,72
455,98
78,00
-
-
536,69
465,52
Boschi
a
prevalenza
di
Querce
SAN PAOLO DEI
CAVALIERI
-
353,95
-
-
111,58
56,37
-
0,03
-
-
56,40
1.510,85
22,71
-
-
-
1.533,56
Leccete
-
281,01
-
-
-
281,01
Totale
1.567,23
657,66
0,03
-
111,58
2.336,50
Boschi di latifoglie
Faggete
Boschi
a
prevalenza
di
Querce
-
1.663,49
-
-
5,87
1.669,36
273,24
-
-
-
-
273,24
-
-
-
-
6,56
6,56
Faggete
196,38
408,41
-
-
-
604,79
Leccete
-
8,94
-
-
-
8,94
Totale
469,62
2.080,84
-
-
12,43
2.562,89
Boschi di latifoglie
SCANDRIGLIA
Boschi ripariali
Boschi
a
prevalenza
di
Querce
VICOVARO
-
235,68
-
-
17,09
252,77
Boschi di latifoglie
87,28
-
125,53
-
-
212,81
Faggete
127,58
149,44
-
-
-
277,02
Leccete
-
201,55
-
-
-
201,55
214,87
586,67
125,53
-
17,09
944,15
449,94
16,90
593,63
10.355,42
Totale
TOTALE
3.167,38 6.127,58
Fonte: elaborazione DECOS
Produzioni
Come sistema forestale, il contributo produttivo più significativo è rappresentato
dalla massa legnosa proveniente dall’utilizzazione di cedui quercini, finalizzata alla
produzione da ardere. Si tratta di boschi di media fertilità con incrementi medi di 45 m3/ha/anno e con produzioni a fine turno di 60-80 m3/ha.
Mediamente il Parco deve procedere all’istruttoria per il rilascio dei nullaosta
relativi a circa 40-50 interventi annui. Oltre i 3/4 riguardano richieste per superfici
108
inferiori a 3 ha, mentre le restanti sono di enti pubblici per estensioni non superiori
ai 10ha. Nell’insieme, dunque, l’utilizzazione riguarda superfici complessive tra i
200 e i 250 ha/anno, prevalentemente di cedui quercini su piccole superfici di
proprietà privata, relativi a tagli di utilizzazione di fine turno.
L’entità dell’utilizzazione delle risorse è particolarmente bassa. Rispetto all’intera
superficie del bosco annualmente si interviene sul 2,4% del patrimonio. Escludendo
i circa 3.200 ha di superficie a riserva integrale assoluta (sottozona Aa), il saggio di
utilizzazione annua aumenta a 3,48%.
Il dato evidenzia come l’utilizzazione delle risorse forestali sia più che sostenibile,
poiché il trend sta favorendo una crescita dei boschi (aumento della provvigione
legnosa), coerentemente con quanto ci si dovrebbe attendere da un’area protetta
nonché con quanto sta avvenendo in ambito regionale (Carbone et al., 2000).
Inoltre, in linea generale, è interessante anche il tempo medio di gestione, che si
aggira intorno ai 28 anni, presentando un allungamento dei turni di gestione dei
soprassuoli a evidente vantaggio del valore ambientale.
Quadro di sintesi delle lacune esistenti nella gestione forestale delle aree protette
•
Esercizio dell’attività di utilizzazione sulla base di iniziative di brevissimo periodo, finalizzata
all’esecuzione del singolo intervento spesso sulla base di una insufficiente conoscenza del
territorio e degli ecosistemi.
•
Concentrazione delle utilizzazioni su superfici economicamente e logisticamente più
interessanti, in cui le realtà aziendali pianificate con criteri moderni sono in numero esiguo.
•
Notevole porzione di boschi oggetto di manutenzione occasionale, abbandonati, oppure in
conversione spontanea e incontrollata verso nuove strutture.
•
Carenti risorse umane, finanziarie e strumentali dell’apparato amministrativo, cosa che rende
difficile l’esercizio delle competenze degli enti preposti.
•
Senilizzazione degli addetti al settore delle utilizzazioni, scarso ricambio generazionale, ricorso
a manodopera non qualificata.
•
Imprese di utilizzazione caratterizzate da tecniche, tecnologie e organizzazione non sempre
adeguate e sovente chiuse all’innovazione tecnica e professionale.
•
Carenti iniziative per l’aggiornamento e la formazione degli imprenditori all’interno delle Aree
protette, sia per l’esercizio dell’attività silvana che per la diversificazione delle attività
realizzabili in questi contesti.
•
Assenza di tradizione nel settore del monitoraggio delle risorse degli ecosistemi.
109
Le altre produzioni non legnose - quali ad esempio quelle del pascolo, della raccolta
dei frutti spontanei e degli altri beni (miele, ecc.) - sono appannaggio dei pochi
imprenditori che le esercitano come attività integrativa, creando talvolta situazioni
di forte tensione anche a causa di una gestione inadeguata da parte della proprietà.
Localmente sono stati segnalati casi in cui il Comune nel concedere la fida pascolo
autorizza l’uso per l’intera superficie di proprietà, ivi comprese le eventuali aree
oggetto di utilizzazione recente che dovrebbero essere interdette per legge al
pascolo.
Con riferimento alla sola produzione legnosa, la pressoché esclusiva destinazione
produttiva da ardere attiva una filiera foresta-legno estremamente breve e
localizzata, con una conseguente scarsa valorizzazione della produzione. I dati del
Registro delle Imprese evidenziano la presenza di n. 5 unità lavorative, distribuite
tra Palombara Sabina e Scandriglia. Dalle informazioni acquisite in loco il numero
risulta invece maggiore, se si considera la presenza di piccole ditte locali a carattere
familiare che operano soprattutto sulle proprietà private a integrazione del loro
reddito.
110
Tab. 4.17 – Struttura della filiera foresta-legno nel Parco dei Lucretili
Provincia
Codice
ROMA
ISTAT
RIETI
Descrizione
Attività
Licenza Marcellina Monteflavio
Aziende
Montorio
Romano
Moricone
Palombara
Sabina
San Polo
Percile Roccagiovine
dei
Vicovaro Orvinio
Cavalieri
n°
n°
n°
Poggio
Moiano
n°
Scandriglia
n°
n°
n°
n°
n°
n°
n°
n°
imprese
imprese
imprese
imprese
imprese
imprese
imprese
imprese
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
2
-
-
-
-
-
imprese imprese imprese imprese
n°
imprese
di
utilizzazione
A 02.01.01
A 02.01.02
delle foreste e
dei
boschi
-
Consorzi
di
forestazione
e
rimboschimento
Servizi
connessi
alla
A 02.02.0 selvicoltura
e
all'utilizzazione
di aree forestali
Taglio,
DD 20.10.0
piallatura
e
trattamento del
-
legno
Fabbricazione
di
fogli
da
impiallicciatura,
di compensato,
DD 20.20.0 pannelli
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
1
-
-
-
stratificati,
pannelli
di
fibre,
di
particelle e altri
Fabbricazione
di
porte
e
finestre in legno
DD 20.30.1 - Fabbricazione
DD 20.30.2 di elementi di
carpenteria
legno
in
e
falegnameria
Fabbricazione
DD 20.40.0 di imballaggi in
-
-
legno
111
-
Fabbricazione
di prodotti vari
DD 20.51.1
DD 20.51.2
in
legno
(esclusi
i
mobili)
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
2
-
-
-
-
-
-
-
-
3
-
-
-
-
-
-
2
-
Laboratori
di
corniciai
Fabbricazione
di prodotti della
lavorazione del
DD 20.52.1
DD 20.52.2
sughero
-
Produzione
di
articoli
di
paglia
e
materiale
di
da
intreccio
Mobili
e
arredamento
Fabbricazione
di mobili
TOTALE
-
Fonte: Movimprese, 2003
112
Potenzialità per lo sviluppo economico e sociale locale
Le proposte avanzate in sede di studio delle foreste demaniali locali (AA.VV.,
2002), riadattate alle particolarità del Parco, danno luogo alle strategie proposte per
lo sviluppo delle risorse forestali. Per la componente forestale lo studio fa
riferimento alle quattro alternative fondamentali individuate, che assumono i
caratteri indicati nel prospetto seguente.
Caratteri generali delle alternative di sviluppo per gli ecosistemi forestali
1) ipotesi nulla: i popolamenti naturali vengono lasciati alla loro naturale evoluzione;
2) ipotesi minimale: restauro conservativo degli ecosistemi, con interventi finalizzati a evitare
l'innesco di processi di degrado diffusi; gli interventi sono realizzati solo quando i popolamenti sono
a rischio di collasso o per motivi di protezione idro-geologica;
3) ipotesi tecnica: ripristino produttivo-ambientale, con interventi finalizzati a favorire l'evolversi
dei processi naturali, quindi al recupero ambientale dei popolamenti (conversioni, diradamenti,
rimboschimenti solo se indispensabili);
4) ipotesi intensiva: azienda integrata con spiccata funzione di beni e servizi per il mercato, con
interventi per favorire l'affermazione e lo sviluppo dei processi naturali (ripristino della ceduazione,
conversioni che vanno sempre previste, anche se su ambiti più ristretti rispetto all'ipotesi 3,
diradamenti e rimboschimenti in ambiti produttivi).
L’ipotesi nulla vuole presentare brevemente quale potrebbe essere lo scenario più
probabile di evoluzione dell’ecosistema, allorché si adottasse una politica di scarsa
manutenzione e monitoraggio che lasciasse libera l’evoluzione. Ciò porterebbe alla
costituzione di una struttura dagli equilibri precari, in cui le componenti più
vigorose tenderebbero ad affermarsi, sopraffacendo quelle meno vigorose e creando
le condizioni per una sovrautilizzazione di talune risorse. Il sistema nel lungo
periodo potrebbe reagire con un collasso, indotto o interno, a cui presumibilmente
seguirebbe la formazione di una struttura con un maggior equilibrio ecologico, ma a
costo di gravi svantaggi sociali, sia pure di carattere temporaneo e nell’ipotesi di
assenza di iniziative per determinare la variazione di destinazione d’uso del suolo.
Nell’area dei Lucretili i cedui abbandonati, rispetto alle fustaie, che invece si
presentano complessivamente più stabili, sono le formazioni maggiormente esposte
all’accentuazione della precarietà dei loro equilibri. In ogni caso, dato il quadro
113
normativo dell’area, questa eventualità potrebbe interessare limitatamente le aree a
riserva integrale della sottozona Aa.
La seconda ipotesi si basa su un modulo colturale minimale che prevede una serie di
interventi per evitare l’innesco di processi di degrado diffusi e spinti. Gli interventi
selvicolturali si limitano a “tagli indispensabili” su alcuni individui morti o
deperienti, che possono determinare focolai epidemici di malattie. Tali interventi
non sono inquadrabili in schemi assestamentali, ma sono appunto legati
all’emergenza colturale e a una necessaria e continua azione di monitoraggio delle
aree boscate del comprensorio. In questo caso si andrebbe certamente verso schemi
di selvicoltura naturalistica, a scapito tuttavia dell’economia forestale locale.
L’ipotesi tecnica parte da considerazioni colturali e individua gli interventi
necessari a favorire l’evoluzione dei soprassuoli esistenti: prendendo atto della
condizione del soprassuolo forestale, ne controlla l’evoluzione favorendo la
rinnovazione naturale e la stabilità degli ecosistemi, con minimi interventi e, ove
possibile, senza interferire con i processi in atto. Per i soprassuoli cedui
“invecchiati” si opta per la conversione a fustaia, mediante prelievi contenuti,
sovente con macchiatico negativo. Anche in questo caso si tratta di una selvicoltura
di tipo naturalistico, orientata, laddove le condizioni lo consentano, alla conversione
dei cedui con un potenziale sacrificio per l’economia forestale locale. Nei boschi
gestiti ordinariamente a ceduo, invece, possono mantenersi le modalità di esercizio
fin ad allora attuate in conformità al quadro normativo vigente.
L’ipotesi intensiva vede una presenza antropica più marcata rispetto alle alternative
precedenti. I processi evolutivi sono favoriti da interventi selvicolturali, mentre i
soprassuoli “invecchiati” sono in parte riconvertiti a cedui. Si tratta di una
selvicoltura dai caratteri più marcatamente orientati alla produzione, capace quindi
anche di salvaguardare gli effetti economici. Tuttavia solo inizialmente le
produzioni sono sostenute perché si interviene su soprassuoli “invecchiati” con una
significativa concentrazione di massa per unità di superficie; successivamente, esse
tendono a diminuire proprio perché i soprassuoli sono “invecchiati” e, una volta
ripristinato l’ordinario governo a ceduo, forniranno produzioni inferiori. In
definitiva tale ipotesi gestionale appare poco percorribile.
114
Uno dei passaggi significativi per l’attuazione delle iniziative è comunque la
formazione professionale, mirata, oltre che al perfezionamento e all’aggiornamento
delle maestranze, soprattutto all’introduzione di nuove tecniche, tecnologie e
organizzazione del cantiere forestale.
Prima di concludere questo paragrafo, preme sottolineare che le condizioni del
sistema forestale dei Lucretili dal punto di vista sia strutturale che normativo
rendono opportuna l’adozione di scelte gestionali diverse in relazione alla
situazione territoriale e forme intermedie tra quelle illustrate.
4.1.3.1.4.c Consistenza e tipologie del patrimonio forestale del versante occidentale
del Parco
In questa sezione viene presentato il sistema forestale avvalendosi dei risultati
scaturiti dalla Relazione Tecnica del Piano di Assestamento Forestale redatto dalla
D.R.E.Am. Italia s.c.r.l., per l’assestamento dei boschi di proprietà pubblica e
privata - purché inferiori a 40 ha - del versante occidentale del Parco, ovvero per i
Comuni di Monteflavio, Montorio Romano, Moricone, Palombara Sabina,
Marcellina, San Polo dei Cavalieri e Scandriglia.
L’attuale vegetazione - soprattutto in termini di distribuzione, composizione e
struttura - differisce da quella potenziale prevalentemente per gli effetti dell’attività
antropica e in particolare del prolungato pascolamento. Le osservazioni effettuate
hanno evidenziato quanto normalmente è riportato in letteratura sulle caratteristiche
degli ecosistemi secondari (Odum, 1973, Piussi, 1994): si tratta di ecosistemi
fortemente antropizzati su cui l’abbandono delle cure colturali conduce a una
rinaturalizzazione degli stessi nel lungo periodo, passando per fasi caratterizzate da
gravi squilibri ecologici e notevole suscettività ai processi di degrado22.
Soltanto gestendo e monitorando questi ecosistemi si potrebbe riuscire a prevedere
e “controllare” l’evoluzione, evitando, per quanto possibile, quella serie di processi
involutivi cui si andrebbe incontro, dato l’attuale stato di equilibrio - precario e
fragile - in cui questi soprassuoli versano.
22
Questi possono anche ritenersi passaggi obbligati in vista di un collasso dell’ecosistema, da cui se ne originerà un altro
certamente più naturale se lasciato alla sua libera evoluzione. Ipotesi, questa, riportata più a fini di completezza di
trattazione dell’argomento che per la sua percorribilità.
115
La superficie forestale oggetto di studio è riportata in tab. 4.18, in cui sono inclusi
anche i boschi ricadenti all’interno della Zona di Riserva Integrale.
Tab. 4.18 - Ripartizione della superficie forestale per Comuni e tipologie forestali (dati in
ettari)
Comune
Cedui
Marcellina
12,18
Monteflavio
129,04
Montorio Romano
Moricone
Palombara Sabina
Fustaie di
Fustaie di
latifoglie
conifere
Boschi ad
evoluzione
naturale
Cedui in conversione
Zona di Riserva
e fustaie transitorie
Integrale
159,52
13,30
266,60
357,00
310,92
83,34
100,51
46,58
158,26
88,46
503,39
163,16
140,41
177,57
167,42
San Polo dei Cavalieri
55,37
Scandriglia
618,13
TOTALE
1.675,61
20,75
486,32
486,32
455,96
121,68
48,08
277,60
675,98
68,83
1.564,44
1.497,34
43,67
388,66
Fonte: Piano di Assestamento Forestale, 2003
Graf. 4.9 - Ripartizione della superficie boscata tra tipi forestali
Zona di riserva
Integrale
7%
Ceduo
29%
Cedui in conversione e
fustaie transitorie
26%
Fustaie di latifoglie
9%
Fustaie di conifere
1%
Boschi ad evoluzione
naturale
28%
116
Come si evince dal grafico 4.9, il 29% del totale di questo Piano di Assestamento è
costituito da cedui, solo il 10% da fustaie (conifere 1%, latifoglie 9% ), mentre le
altre tipologie, come i cedui in conversione, le fustaie transitorie e i boschi a
evoluzione naturale, occupano la maggior parte della superficie, interessando oltre il
50% del totale. Da sottolineare come le Zone di Riserva Integrale, ove sono
consentiti alcuni particolari interventi selvicolturale, occupino circa il 7%.
A prescindere dall’estensione territoriale, le comprese forestali individuate per
questa porzione ricalcano i caratteri delle tipologie forestali presenti nell’intero
Parco.
Si tratta di formazioni che rientrano nella tipologia fitoclimatica della regione
temperata: il settore più in quota (indicativamente oltre i 900 m slm) è ascrivibile al
termotipo montano inferiore, ombrotipo iperumido inferiore, mentre quello alle
quote più basse al termotipo collinare superiore, ombrotipo iperumido inferiore
(Blasi, 1994).
Le tipologie forestali più frequenti
Le tipologie forestali più frequenti sono costituite da boschi di leccio e cerro, a
dominanza di roverella, misti ad altri a dominanza di carpino nero, faggete e boschi
a dominanza di castagno.
I boschi di leccio
I boschi di leccio denotano una costante presenza di Fraxinus ornus, una ricorrente
frequenza di Styrax officinalis e di altre specie accompagnatorie della lecceta, quali
Phillyrea latifoglia, Rubia peregrina, Smilax aspera, Ruscus aculeatus e Asparagus
acutifolius.
Questi boschi, comunque, presentano una certa variabilità in termini di
composizione floristica, a seconda di quota, esposizione e morfologia del terreno.
Infatti, a quote più basse, esposizioni calde e morfologie acclivi, le leccete
assumono una connotazione quasi “orientale”, con specie quali Pistacia terebinthus,
Cercis siliquastrum, Lonicera etrusca, tutte attribuibili all’Orno-Quercetum ilicis.
Su morfologie sempre molto acclivi, ma a quote più elevate, i boschi di leccio si
arricchiscono di specie quali Ostrya carpinifolia, Acer obtusatum, Quercus
117
pubescens, Sorbus domestica e torminalis. Sono soprassuoli limitrofi a boschi misti,
ma su suoli meno profondi e ascrivibili, pertanto, all’Ostryo-Quercetum ilicis.
Queste leccete, soprattutto governate a ceduo, predominano sul versante romano e
in particolare a Montorio Romano, dove costituiscono la tipologia forestale
prevalente, con provvigioni che superano spesso i 200 m3/ha. Strutturalmente sono
cenosi molto invecchiate, dense e costituite da numerosi polloni per ceppaia di
piccolo diametro. Anche a Moricone, Monteflavio e Palombara Sabina, eccezion
fatta per alcune situazioni stazionali puntuali, tali leccete si presentano degradate,
molto eterogenee per età, densità e sviluppo.
I boschi di cerro e roverella
L’eterogeneità è il fattore caratterizzante le cerrete, dal momento che le condizioni
stazionali ne condizionano accrescimento, sviluppo e composizione floristica. Molte
risultano fortemente pascolate, per cui, dato l’elevato carico di bestiame o la sua
prolungata permanenza, è rilevabile, puntualmente, un eccesso di vegetazione
erbacea nitrofila.
I boschi di cerro presentano tutti specie quali Carpinus orientalis e Asparagus
acutifolius e possono essere ascritti all’Associazione Carpino orientalis-Quercetum
cerris.
I boschi a prevalenza di roverella sono sporadici e al loro interno sono riconoscibili
specie (soprattutto del sottobosco) di impronta mediterranea, che li fanno ascrivere
all’Associazione Roso sempervirenti-Quercetum pubescenti.
Nei cedui quercini, in generale, si riscontra una buona provvigione determinata da
un elevato numero di polloni, anche se di altezza e diametro modesti. I cedui di
querce sono riscontrabili soprattutto nei Comuni di Monteflavio, Palombara Sabina
e Scandriglia.
Le fustaie transitorie di cerro e roverella sono cenosi piuttosto giovani, in quanto
avviate recentemente (max 60 anni). Pur se di giovane età, mostrano buone
provvigioni, spesso superiori ai 250 m3/ha, fino ad arrivare a valori di 300 m3/ha nel
Comune di San Polo dei Cavalieri.
I boschi misti a dominanza di carpino nero
118
Gli ostrieti, dominati da Ostrya carpinifolia Scop. (carpino nero), sono una delle
tipologie forestali di estremo interesse, che trovano il loro optimum a quote
mediamente elevate con esposizioni fresche. Tra le specie accompagnatrici più
frequenti si registrano Fraxinus ornus, Acer obtusatum e alcune erbacee, quali
Sesleria autumnalis e Melittis melissophyllum. Non rare sono anche specie tipiche
delle leccete. L’Associazione di riferimento per queste tipologie di cenosi è la
Melittio-Ostryetum carpinifoliae.
Sul versante reatino (Scandriglia) si trovano boschi di carpino con buone
provvigioni (circa 160 m3/ha), pur se sono presenti molti polloni per ceppaia di
modesto diametro. Anche sul versante romano sono riscontrabili queste tipologie di
cenosi (Monteflavio e Palombara Sabina) con uguali caratteristiche strutturali e
provvisionali, anche se leggermente più invecchiate.
I boschi a dominanza di castagno
Le tipologie di boschi che ricoprono la fascia altimetrica inferiore sono
differenziate: si rinvengono, generalmente, castagneti e altre formazioni miste con
querce (cerro e roverella e carpino nero). La diffusione del castagno in questa zona
interessa diversi Comuni, anche se la consistenza in ognuno non è univocamente
definita. I castagneti possono essere riferiti a facies delle Associazioni AquifolioFagetum, Melittio-Ostryetum carpinifoliae, Carpino orientalis-Quercetum cerris.
Su queste formazioni incombe periodicamente il problema delle patologie, il mal di
inchiostro e il cancro corticale, particolarmente rilevanti date le caratteristiche
stazionali (terreni calcarei) allorché si hanno andamenti climatici stagionali
piuttosto asciutti.
Le faggete
Alle quote più elevate vegetano le faggete, ben caratterizzate da un punto di vista
fisionomico e floristico. Specie accessorie di questi soprassuoli risultano essere, tra
le arboree, Acer obtusatum e, tra le arbustive, Ilex aquifolium, Ruscus aculeatus e
Hedera helix. L’associazione di riferimento è la Aquifolio-Fagetum.
Le comprese omogenee di gestione
119
Ai fini di una corretta gestione forestale sono state individuate delle aree omogenee,
alle quali è stata attribuita la stessa funzione, per definire le future linee di
intervento. A tal proposito l’intera superficie oggetto di studio da parte del Piano di
Assestamento Forestale è stata ripartita in “comprese” che riguardano tipologie
forestali anche diverse ma con una stessa destinazione, non esclusivamente
produttiva.
Pertanto lo scopo primo delle comprese è quello di organizzare in maniera razionale
nello spazio e nel tempo gli interventi per raggiungere gli obiettivi proposti. Per
l’area in esame quelle individuate sono di seguito sinteticamente riportate.
Boschi a evoluzione naturale
A questa compresa appartengono sia soprassuoli nei quali non sono previsti
interventi per motivi naturalistici sia soprassuoli che vegetano in stazioni scadenti.
Sono ricompresi boschi di sclerofille, boschi eccessivamente sfruttati da precedenti
ceduazioni e pascolamento.
Fustaie di latifoglie
Rientrano in questa compresa le fustaie di faggio della fascia montana presenti a
San Polo dei Cavalieri: si tratta di superfici ricadenti in Zona di Riserva Integrale
ove, per facilitare la dinamica evolutiva del bosco, non sono previsti interventi
selvicolturali se non con operazioni puntuali.
Fustaie di conifere
Appartengono a questa compresa le fustaie di pino nero e cipresso dell’Arizona
presenti a Monteflavio e, in maniera minore, a Scandriglia. Si tratta di impianti
effettuati dagli anni Cinquanta fino agli anni Settanta su substrati poveri,
abbandonati dall’attività agricola, molto accidentati e acclivi. Gli interventi previsti
sono volti a una rinaturalizzazione dei popolamenti attraverso l’introduzione di
specie autoctone, al fine di ottenere soprassuoli misti a prevalenza di latifoglie.
Cedui in conversione e fustaie transitorie
120
Rientrano nella compresa cedui “invecchiati”, che mostrano una differenziazione
sociale accentuata, e soprassuoli transitori ancora giovani. Gli interventi sono volti a
una selvicoltura attiva, che si esplica attraverso tagli di avviamento a fustaia e
diradamenti per favorire l’affrancamento dei polloni. La compresa, nel tempo, è
indirizzata verso la “Fustaie di latifoglie”.
Cedui al taglio
Fanno parte di questa compresa tutti i cedui destinati a essere utilizzati per
produzione di legna da ardere e paleria.
Questo tipo di soprassuolo è presente in tutti i Comuni, ma in modo preponderante a
Scandriglia, Montorio Romano e Palombara Sabina.
Pascoli
Rientrano nella compresa pascoli nudi, arborati o cespugliati e alcuni cespuglieti da
recuperare ai fini del pascolamento estensivo. Il Comune con la più vasta superficie
ricadente in questa compresa è San Polo dei Cavalieri. Buona parte della superficie
boscata è sistematicamente oggetto di pascolo equino e bovino, unitamente ad altre
aree più spiccatamente pascolive (si tratta per lo più di pascoli arborati). Le aree
percorse dal pascolo purtroppo evidenziano i tradizionali segni del sovraccarico
continuato e incontrollato, con un impoverimento del valore pabulare e bassa
produttività.
Altre superfici
Compresa eterogenea, questa, in quanto annovera aree improduttive (cave,
affioramenti rocciosi, aree urbanizzate e produttive, come le colture agricole e gli
incolti). Si tratta di superfici estremamente polverizzate, ubicate soprattutto nei
Comuni di Palombara e San Polo dei Cavalieri. Non rientrano nelle finalità del
Piano di Assestamento.
Zona di Riserva Integrale
121
Rientrano in questa compresa tutte le aree per le quali non è stata individuata alcuna
funzione, ma che possiedono un loro “valore” e per questo sono oggetto di tutela e
preservazione. Tali superfici sono lasciate all’evoluzione naturale e sono monitorati
e analizzati i processi in atto per evidenziare le tendenze evolutive.
Rimboschimenti
I rimboschimenti riguardano una superficie esigua ed evidenziano un abbandono
gestionale che si protrae da vari anni. Alcune aree disgiunte di superficie non
superiore all'ettaro sono state interessate da rimboschimenti con specie esotiche. Il
sesto d'impianto 2 m x 1 m è rimasto in alcuni casi quello originario. La
rinnovazione di latifoglie non si è introdotta in maniera diffusa per la mancanza di
diradamenti. La provvigione stimata è di 200 m³/ha (AA.VV., 2002).
Boschi ripariali
Queste formazioni - in cui prevalgono salici, ontani, pioppi e arbusti tipici di questi
ambienti - si sviluppano lungo le aste dei torrenti e presentano un elevato valore
come habitat per specie legate al sistema acquatico, come chiaramente indica la
presenza del SIC Torrente Licenza ed affluenti.
Hanno dimensioni molto contenute, il loro sviluppo è prevalentemente longilineo e
parallelo ai corsi d’acqua; solo dove sono presenti anse irregolari le formazioni
raggiungono profondità maggiori.
4.1.3.1.5. Il sub-sistema faunistico
Il complesso del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili ospita nel proprio
territorio un ricco e diversificato patrimonio animale. Data la diversità delle
problematiche specifiche occorre distinguere tra:
•
animali di interesse zootecnico;
•
animali inselvatichiti;
•
fauna selvatica.
Per ciò che riguarda gli animali di interesse zootecnico, si rimanda al capitolo
specifico, mentre in questa sezione l’attenzione è rivolta alle altre due tipologie di
animali.
122
Gli animali inselvatichiti
Quello degli animali inselvatichiti costituisce uno dei problemi maggiori del Parco.
Si tratta di una mandria costituita da un numero imprecisato di bovini, che
girovagano per l’area in gruppi e vivono allo stato brado. Finora i diversi tentativi
messi in atto dalle Amministrazioni comunali, dall’Ente Parco e dal Corpo Forestale
dello Stato a seguito delle varie denunce e querele pervenute, sono stati vani.
I problemi che scaturiscono da questa presenza investono vari aspetti: i bovini
inselvatichiti sottraggono risorse foraggere agli animali allevati localmente dai
pastori e, a difesa del cibo e dell’acqua, manifestano aggressività nei loro confronti.
La loro persistenza in zona, inoltre, rischia di vanificare eventuali progetti di
sviluppo degli allevamenti, quale ad esempio l’adesione alle iniziative volte alla
tutela di razze sottoposte a erosione genetica, poiché potrebbero verificarsi
accoppiamenti e fecondazioni incontrollati.
La fauna selvatica
Tra i mammiferi è stata segnalata le presenza dell’istrice e del tasso,
prevalentemente nelle aree fluviali; la lepre prevalentemente dimora al margine dei
coltivi e sugli altipiani carsici di altitudine, mentre lo scoiattolo è legato alla faggeta
e ai giovani rimboschimenti. Frequenti sono faina, donnola, martora e riccio,
quest’ultimo nella macchia mediterranea e nel querceto, mentre rara è la puzzola.
Tra i carnivori si segnala la volpe, mentre del lupo si hanno notizie piuttosto
irregolari nel tempo: le più recenti risalgono a qualche anno addietro e sono relative
a orme rinvenute successivamente a nevicate; più cauti, invece, sono i veterinari,
che, analizzando le ferite riportate da alcuni animali domestici allevati allo stato
brado, non sono stati in grado di determinare con certezza se esse siano da attribuire
a lupi oppure a cani inselvatichiti.
Diverse sono le specie di uccelli, tra cui emergono verdone, cardellino, cinciallegra,
usignolo e quaglia; all’interno del Parco nidifica anche l’aquila reale, che predilige
le cavità rocciose.
Suscita preoccupazione la presenza di cani inselvatichiti, che talvolta attaccano gli
animali al pascolo brado e di cinghiali, che, introdotti negli anni passati per fini
123
venatori, si sono moltiplicati mostrando una spiccata capacità di adattamento alle
condizioni del Parco. Anche i bovini rinselvatichiti, che da alcuni anni percorrono i
territori del Parco, sono fonte di problemi per l’attività agricola e pastorale perché,
abili nel sottrarsi ai vari tentativi di cattura che sono stati messi in atto,
intimoriscono gli altri animali al pascolo e oggi sono in sovrannumero.
In questo sistema ci si trova dinanzi a due realtà diametralmente opposte in
presenza di beni pubblici: da un lato vi sono gli animali inselvatichiti, che al
momento determinano esternalità negative per il Parco, dall’altro c’è la fauna
selvatica, che costituisce un supporto per le altre attività di tipo ecologicoambientale.
4.1.3.1.6 Il sistema idrico e dell’acqua
La natura prevalentemente carsica del territorio del Parco Naturale Regionale dei
Monti Lucretili dà luogo a una grande ricchezza di acqua (sia pure concentrata in
aree ristrette ed epigee): questo fattore risulta particolarmente importante nel
modellamento del territorio, nell’assetto paesistico e per l’esercizio dell’attività
zootecnica.
La valenza ambientale
Le componenti più evidenti della valenza ambientale sono costituite da due laghi
comunemente denominati “Lagustelli”, localizzati nel comune di Percile, all’interno
della “Foresta demaniale Lago” di proprietà Regionale. Essi si trovano a breve
distanza uno dall’altro e hanno origine da due doline carsiche23.
23
Alemanno M., 1997, Specchi del cielo. Edizione La Conca.
124
Si tratta di due piccoli laghi, che si estendono su una superficie di circa 15.000 m2
complessivi. Il più piccolo è detto Marraone ed è a circa 700 m slm con un alveo
profondo circa 40 metri e un diametro di 80. Le piccole dimensioni nonché l’esigua
portata della sorgente subacquea (1,5 l/m) fanno si che all’interno della dolina
l’acqua rimanga solo per brevi periodi nella stagione fredda.
Il lago maggiore, denominato “Fraturno”, ha una forma quasi circolare, di diametro
superiore ai 100 metri e una profondità massima di 16; l’acqua rimane
permanentemente; a monte del lago sono ubicate le rovine di Morella.
Nell’area numerose sono le sorgenti – ne sono state censite ventidue -, situate
prevalentemente nella parte orientale del Parco, gran parte delle quali costituisce
tappe di percorsi turistico-ricreativi. Trattandosi in molti casi di sorgenti con
annesso fontanile, notevole è l’importanza dei siti ai fini dell’attività zootecnica e
dell’abbeveraggio degli animali selvatici, anche se negli ultimi anni è stata
riscontrata una riduzione della portata dell’acqua. La maggior parte di questi
fontanili è in avanzato stato di degrado per la scarsa manutenzione che riguarda
anche le aree circostanti, laddove vi è un fenomeno di costipazione del terreno per
l’eccessivo carico dovuto alla concentrazione del bestiame.
Vari, infine, sono i corsi d’acqua, che, partendo dalle sommità dei monti, si
sviluppano lungo le diverse pendici del Parco. Quelli principali si trovano nella
zona orientale e si gettano nei fiumi Licenza e Aniene, che lambiscono il Parco nel
versante sud-est. Lungo il loro percorso sono presenti interessanti formazioni
arboree e arbustive ripariali, a prevalenza di ontano, pioppo e sambuco, come
conferma la presenza del SIC Torrente Licenza e affluenti.
Una delle problematiche significative di questo settore è la perdita di acqua,
derivante dal suo deflusso rapido e incontrollato lungo la rete viaria.
L’inconveniente potrebbe essere ovviato con una più corretta manutenzione della
viabilità stessa.
L’allevamento brado costituisce una risorsa di primaria importanza nell’economia
zootecnica locale. Gli animali hanno creato una rete di percorsi di connessione tra i
pascoli e le
sorgenti, che
per tradizione sono liberamente accessibili
indipendentemente dalla proprietà.
125
Di recente, tuttavia, è in atto un forte contrasto soprattutto nell’area a sud del Parco,
poiché le sorgenti più vicine ai migliori pascoli sono di proprietà privata.
Potenzialità per lo sviluppo socio-economico locale
L’acqua costituisce una risorsa che, in relazione alla natura della proprietà percorsa,
acquisisce carattere di bene pubblico o privato. Mentre, a prescindere della natura
del bene, può essere utilizzata per uso turistico-ricreativo, altrettanto non può
avvenire per l’attività zootecnica e ciò, come detto, al momento è origine di accese
polemiche e di discordie. Un ulteriore problema deriva dal fatto che queste fonti si
trovano in area a riserva integrale assoluta, interdetta quindi all’esercizio di
qualsiasi attività, anche zootecnica.
4.1.3.2 Il settore agro-alimentare
Lo studio del presente settore è stato condotto esclusivamente per le filiere che
assumono, in termini di superfici, di numero di aziende e di capi allevati, un peso
rilevante rispetto all’intero settore. In particolare, a seguito dell’analisi dei dati
forniti dall’ISTAT (Censimento 2000) e dei sopralluoghi effettuati all’interno del
bacino del Parco, l’esame è stato concentrato esclusivamente su tre filiere:
olivicoltura, cerasicoltura e zootecnia.
4.1.3.2.1 L’olio della Sabina
I Comuni di Marcellina, Monteflavio, Montorio Romano, Moricone, Palombara
Sabina, Poggio Moiano, San Polo dei Cavalieri e Scandriglia - facenti parte del
Parco dei Monti Lucretili - rientrano nella Denominazione di Origine Protetta
(DOP) Sabina, registrata in sede comunitaria dal Reg. (CE) 1263/96, con una
superficie di quasi 7.000 ettari, di cui 1.500 circa all’interno del Parco.
Come è possibile verificare dai dati del censimento dell’agricoltura ISTAT 2000 –
riportato sinteticamente nella tabella seguente –, la superficie per azienda è di poco
superiore all’ettaro e il territorio presenta le caratteristiche comuni a tutte le aree
marginali del comprensorio della DOP sabina, che si estende per circa 29.000 ettari.
126
Di questi 11.000 sono distribuiti tra circa 10.000 aziende agricole della provincia di
Rieti e 18.000 tra circa 8.000 aziende della provincia di Roma; la superficie
olivetata media aziendale è quindi superiore nell’area della Sabina romana24.
Tab. 4.19 Superficie e numero di aziende interessate alla produzione di olio
Totale Comunale
ROMA
Licenza
Totale nel Parco
Olivo per
Olivo per
Olivo per
Olivo per
produzione olio
produzione olio
produzione olio
produzione olio
(Colt. Principale)
(N° Aziende)
(Colt. Principale)
(N° Aziende)
39
87
39
86
Marcellina
654
606
197
147
Monteflavio
139
279
130
254
Montorio Romano
814
526
82
44
Moricone
602
461
107
70
1906
2531
429
329
4
8
4
8
37
56
36
52
San Polo dei Cavalieri
365
635
53
71
Vicovaro
220
314
119
142
4.780
5.503
1.196
1.203
721
558
121
86
1445
881
147
0
Totale Rieti
2.166
1.439
268
86
Totale Generale
6.946
6.942
1.464
1.289
Palombara Sabina
Percile
Roccagiovine
Totale Roma
RIETI
Orvinio
Poggio Moiano
Scandriglia
La capacità produttiva dell’intera zona DOP si attesta mediamente sulle 6.000
t/anno di olio extra vergine. Dei quarantacinque impianti di estrazione, nove sono
collettivi (due ubicati in provincia di Roma) e appartengono a cooperative o ad
associazioni di produttori. La gran parte dell’olio prodotto viene restituita ai soci
(unici autorizzati a usufruire dei servizi di frangitura) per autoconsumo. I frantoi
privati generalmente sono di proprietà di produttori olivicoli medio-grandi, che
24
L’intero territorio della DOP Sabina comprende quarantacinque comuni, di cui tredici in provincia di Roma e trentadue in
provincia di Rieti.
127
imbottigliano il proprio olio, venduto poi con un marchio privato, e svolgono anche
attività di frangitura conto terzi per altri produttori (spesso piccolissimi) che non
sono soci né di cooperativa né di associazione.
L’olio della Sabina gode di una discreta fama tra i consumatori25, specialmente tra
quelli romani, che spesso amano recarsi personalmente ad acquistarlo direttamente
al frantoio. A conferma delle ragioni della notorietà dell’olio della Sabina si ricorda
che il premio Ercole Oleario in diverse edizioni (1994, 1995, 1996, 2000) è stato
proprio attribuito ad alcuni oli sabini (con marca di frantoi privati). Purtroppo
all’interesse dei consumatori non fa eco un pari interesse da parte di produttori e
trasformatori. Gli attori della filiera, infatti, in provincia di Roma sembrano essere
meno attenti rispetto a quelli reatini per una serie di motivi, tra cui principalmente
una minore importanza attribuita all’olivicoltura rispetto ad altre produzioni
agricole e un mercato di sbocco molto ampio e variegato, che però desta l’interesse
solo di una piccola fascia di consumatori.
L’olio della Sabina è l’unico che all’inizio del terzo millennio, oltre al
riconoscimento DOP, ha ottenuto anche quello di Denominazione di Origine
Controllata (DOC), ai sensi della L. 169/92. Nonostante la duplice denominazione
di origine, non un litro di olio è stata venduto né sotto il marchio nazionale né sotto
quello europeo fino al 1999, il che evidenzia uno stupefacente controsenso: una
vivace intraprendenza nell’affrontare e nel portare a compimento le procedure di
registrazione, seguita da un’incapacità organizzativa e gestionale per l’utilizzo della
denominazione. Dal 1999 in poi solo una minima quantità della produzione è stata
commercializzata con marchio DOP (compresa tra 80 e 90 tonnellate). Per la
campagna di raccolta 2003 il Consorzio di tutela stima, con ottimismo, di poter
vedere commercializzate con marchio circa 200 tonnellate26 di olio. Diverse
sembrano essere le ragioni di tale incongruenza: prima fra tutte la mancanza di un
organismo collettivo che agisca da punto di aggregazione e di coordinamento. In
realtà la costituzione di un Consorzio per la Tutela dell’Olio extra vergine Sabina
25
Il buon nome dell’olio della Sabina, ha indotto, ad esempio, un’impresa alimentare, con stabilimento a Sud-Est di Roma e
quindi fuori della Sabina e incentrata sulla produzione di olio di oliva, a registrare un marchio per l’olio extra vergine che
contiene il termine “Sabina” al suo interno, pur non avendo nulla a che fare con l’autentico olio della Sabina. Tale
comportamento non è però perseguibile per legge, poiché il marchio privato è regolarmente registrato e la DOP protegge
solo la denominazione “olio della Sabina”.
26
Nel corso della raccolta 2002, annata di particolare crisi, sono state commercializzate con marchio DOP solo 50 t di olio.
128
(CO.T.O.S.) DOP risale al settembre 1998, ma, al momento, tale struttura non
sembra avere gli strumenti e la flessibilità necessari per attuare incisive azioni di
promozione, di tutela e di aggregazione dell’offerta secondo un’adeguata strategia
di marketing.
Riguardo alla promozione, il Consorzio, costituito dalle Associazioni di produttori,
è un soggetto giuridico senza fini di lucro, cosa che non consente un’attività diretta
sui principali mercati di sbocco del prodotto. Per quanto riguarda invece le azioni di
tutela, queste sono vincolate dallo statuto, che ancora non permette un completo
accreditamento presso gli organi competenti.
Il Consorzio è quindi, a oggi, un organismo associativo di secondo livello, che è
coinvolto nella fase di produzione solo limitatamente agli adempimenti burocratici,
e purtroppo non nella reale disponibilità del prodotto.
La presenza di marchi di proprietà dei frantoi privati rappresenta purtroppo un
ostacolo a una gestione coordinata del riconoscimento DOP. In passato infatti non si
era trovato, ad esempio, un accordo né sul logo né sull’organizzazione
dell’etichetta, poiché nessun proprietario voleva mettere in secondo piano il proprio
marchio (Capodaglio e De Cicco, 1997).
A seguito di quanto esposto emergono i seguenti punti di forza e di debolezza
dell’Olio Sabina DOP.
Punti di forza: riconoscimento della DOP e della DOC; tradizione e vocazione del
territorio; buona conoscenza del prodotto anche al di fuori dell’area di produzione;
vicinanza al mercato di Roma (filiera corta); volumi discreti di produzione.
Punti di debolezza: frammentazione dell’offerta; assenza di forme incisive di
coordinamento, scollamento tra realtà produttiva delle Province di Roma e Rieti.
L’olio della Sabina con il riconoscimento della DOP ha un’arma potenzialmente
molto efficace per difendersi dalle contraffazioni (voci incontrollabili raccontano di
consumatori truffati, a cui in passato è stato venduto come olio della Sabina olio di
altra provenienza) e dai tentativi di imitazione offrendo una tutela al consumatore;
ma nella pratica tale tutela non viene messa in atto: infatti, la mancanza di una
forma efficace di coordinamento tra i produttori rende poco utilizzabile (se non
129
nullo) il riconoscimento DOP, che rischia così di restare solo un certificato che fa
bella mostra di sé presso la CCIAA di Rieti27.
Si deve inoltre rilevare una differente propensione verso la certificazione DOP da
parte degli operatori che fanno capo rispettivamente ai bacini di Rieti e Roma. Nel
primo bacino la maggiore importanza della coltura dell’olivo sull’intero comparto
agricolo ha determinato il fatto che l’interesse verso la certificazione e le potenziali
opportunità di mercato fosse maggiormente sentito. Nel secondo, invece, la
molteplicità dei differenti segmenti sul mercato della Capitale (alcuni molto attenti
alla qualità e potenzialmente in grado di valorizzare la produzione DOP; altri, di
proporzioni elevate, poco interessati e quindi sbocco per prodotti meno pregiati), ha
fatto sì che solo pochi trasformatori si siano dedicati con reale interesse alla
produzione di olio con certificazione DOP.
In questo panorama soltanto le aziende in grado di internalizzare le fasi post
raccolta e di commercializzazione hanno potuto beneficiare di concreti margini di
profitto e hanno costruito canali di vendita all’estero o collaborazioni con la Grande
Distribuzione Organizzata (GDO).
I consumatori
Per verificare se i consumatori dimostrino davvero una propensione per i prodotti
caratterizzati dal marchio DOP, sono state effettuate indagini esplorative.
Dall’analisi dei risultati di un sondaggio condotto da De Cicco (2001) su un
campione di consumatori di olio di oliva intervistati a Roma, Viterbo e Rieti si
possono trarre alcune interessanti considerazioni: essi formano le loro preferenze
fondandosi su due atteggiamenti principali - uno funzionale e uno emozionale – in
base ai quali percepiscono differentemente l’olio extra vergine di oliva e quello
extra vergine di oliva con identità di origine. I consumatori che provengono da
un’area di consumo e non di produzione non manifestano una particolare attenzione
all’identità di origine dell’olio.
27
A questo va associata anche la mancanza, da parte del consorzio di tutela, di strumenti di ordine sia amministrativo che
operativo. A oggi, ad esempio, esso ha solo valenza di promozione, non potendo essere accreditato come organismo di
controllo, è dotato di un organico insufficiente e spesso vincolato da contrasti interni di tipo
amministrativo/organizzativo.
130
Viceversa l’olio extra vergine di oliva con identità di origine esercita un’influenza
nella valutazione del prodotto su quei consumatori che provengono da un’area di
coltivazione dell’olivo. Per questi intervistati si può ragionevolmente affermare che
un sentimento di sciovinismo conduca a preferire l’olio extra vergine di oliva
prodotto nella propria zona: essi risultano sensibili all’identità di origine,
distinguendo l’olio extra vergine tout court da quello con identità di origine, senza
però rilevare ulteriori differenze tra il prodotto DOP e quello con identità di origine
non certificata (Regione di Origine - RO). E’ evidente come questi consumatori
confidino maggiormente nella personale conoscenza del prodotto piuttosto che in un
riconoscimento istituzionale (certificazione DOP) o in una certificazione privata
(indicazioni RO).
Ciò sembra essere dovuto a una percezione non nitida della certificazione DOP da
parte del consumatore, che può o non essere informato sul significato dell’acronimo
o non cogliere la differenza con la semplice indicazione di origine. In entrambi i
casi, sarebbe necessario informare i consumatori circa i prodotti DOP/IGP e
approfondire ulteriormente gli aspetti percettivi legati al riconoscimento DOP, al
fine di calibrare opportunamente il marketing mix (come anche suggerito dai
risultati scaturiti da una recente indagine condotta dall’ISMEA sull’olio extra
vergine di oliva, che ha riscontrato dagli intervistati un insufficiente livello
informativo – ISMEA, 2000 e 2002).
In origine il Reg. (CEE) 2081/92 si prefiggeva tre obiettivi: incoraggiare la diversità
delle produzioni agricole, proteggere i nomi dei prodotti da abusi e imitazioni e
aiutare i consumatori fornendo loro informazioni sullo specifico carattere dei
prodotti, ma da una prospettiva di marketing sembra che alcuni errori siano stati
commessi. Lo stesso Consiglio Europeo ha probabilmente profuso un insufficiente
impegno nel comunicare il significato del Regolamento, riponendo eccessiva
fiducia sul presupposto che i consumatori oggi ricerchino varietà e qualità quando
acquistano prodotti alimentari. I produttori, da parte loro, hanno accolto il
Regolamento forse con eccessivo entusiasmo, senza soffermarsi sul fatto che una
certificazione come la DOP o l’IGP deve essere parte di una coerente strategia di
marketing e che un appropriato marketing mix deve essere progettato. Consiglio
131
d’Europa e produttori, quindi, hanno sopravvalutato la recettività del consumatore
sovrastimando il potenziale beneficio che il riconoscimento DOP e IGP avrebbe
apportato al mondo produttivo. Inoltre l’esperienza delle DOP laziali per l’olio di
oliva chiaramente denuncia una mancanza di organizzazione e di coordinamento tra
produttori e tra questi e le istituzioni.
Attualmente sembra che l’unico obiettivo raggiunto sia stato quello di proteggere
tramite registrazione i nomi dei prodotti da quelli della concorrenza.
Emerge quindi una serie di spunti per ulteriori indagini per individuare il grado di
percezione da parte dei consumatori dei prodotti certificati DOP. Questi contributi
potrebbero essere molto utili al fine di programmare in maniera più accurata il
marketing mix (ad esempio, pianificare una campagna di promozione) o di esplorare
la disponibilità a pagare un prezzo più alto per i prodotti certificati DOP a copertura
dei costi per l’iter di ottenimento e di utilizzo del riconoscimento.
4.1.3.2.2 La cerasicoltura
La produzione cerasicola nel Lazio ha subito una drastica riduzione di produzione,
attestandosi nelle ultime rilevazioni a disposizione su quantitativi medi di circa
6.200 t (1993-2001) nonostante che negli anni Sessanta la produzione fosse
addirittura su valori doppi.
La coltivazione è effettuata su 31.000 ettari circa, (ISMEA – filiera ortofrutta 2001),
localizzata al centro-sud in areali spesso marginali e sovente in impianti non
specializzati ma costituiti da alberature distribuite in modo non uniforme sugli
appezzamenti. Oltre il 95% della produzione avviene in aree collinari, talvolta
vocate per caratteristiche pedo-climatiche, che permettono di raggiungere
produzioni medie, per ettaro di superficie investita, di circa 4-6 tonnellate,
comparabili con i rispettivi valori medi nazionali. Rimane pur tuttavia un ostacolo
evidente: la polverizzazione produttiva.
Il panorama regionale si presenta poi particolarmente asimmetrico, perché circa il
50% della produzione è concentrata nella zona collinare della Sabina e, con
132
riferimento al bacino del Parco, nei Comuni di Palombara, Moricone, Tivoli,
Marcellina, S. Polo dei Cavalieri, Montorio28.
Caratteristiche della produzione
La produzione cerasicola è caratterizza da una notevole instabilità, che produce
fluttuazione fino al 20-30% anche su scala nazionale. Oltre alla specifica sensibilità
nei confronti delle avversità climatiche, si devono rilevare le difficoltà connesse con
la scarsa conservabilità del prodotto. Ciò determina sia la necessità di immettere il
prodotto sul mercato entro pochi giorni dalla raccolta sia la scelta obbligata di
varietà a maturazione differenziata.
Il periodo utile per la vendita della drupa va da due o tre giorni per le varietà più
deperibili (Bigarreau Moreaux), fino a quattro (84-96 ore) in frigoconservazione
(Marca, Ferrovia). È possibile realizzare lo stoccaggio per periodi più lunghi solo a
temperature molto basse (0.5-1 grado) e umidità relativa dell’85-90% per non oltre
una o due settimane. In ogni caso la conservabilità della drupa non impedisce
l’essiccamento del picciolo, che è un elemento molto importante per il consumatore
in quanto legato all’immagine di freschezza del prodotto.
La tecnica produttiva si va orientando prevalentemente sulla gestione della raccolta,
che tradizionalmente è effettuata a mano da parte di maestranze esperte. Il prodotto
destinato al consumo fresco non deve essere privo del picciolo, la cui assenza
costituisce un notevole deprezzamento, né deve essere danneggiato il dardo
fiorifero (mazzetto di maggio) sul quale si avrà ogni anno la fruttificazione.
Le proposte di raccolta meccanica presentano difficoltà di ordine commerciale
(assenza del picciolo) e tecnico (scarsa disponibilità di varietà adattabili a questo
tipo di intervento): il picciolo e la drupa si distaccano con difficoltà e l’uso di
cascolanti è quasi obbligatorio.
Date le caratteristiche produttive della specie, il mercato è fortemente influenzato
dall’epoca di fruttificazione: si determina così un consumo esclusivamente
stagionale. Solo con un assortimento pianificato di varietà si riuscirebbe, sia pure
con difficoltà, a coprire con il prodotto fresco l’intero periodo maggio-luglio.
28
Purtroppo non sono disponibili dati con un livello di dettaglio tale da permettere l’identificazione puntuale della realtà
produttiva di ogni singolo comune, perciò nel prosieguo del presente lavoro si estenderanno ai comuni del bacino del
133
I prezzi al dettaglio sono determinati dalla stagionalità e quindi fanno percepire il
prodotto come un bene di lusso, voluttuario, e perciò da consumare episodicamente.
Recentemente è stato approvato il Reg. (Ce) 46/2003 che permette il
confezionamento di più specie frutticole all’interno della medesima confezione,
consentendo di ampliare la gamma di prodotti accessibili al consumatore.
Al di là di possibili innovazioni tecniche, dal lato produttivo appare prioritario
sviluppare gli aspetti di gestione dell’offerta e di conservazione del prodotto per
migliorarne la commercializzazione e, allo stesso tempo, la riqualificazione della
produzione nazionale, che potrebbe soffrire la concorrenza estera.
In particolare appare oltremodo ampio il margine di mercato (differenza tra il
prezzo all’origine e al consumo), che partiva da un prezzo all’origine compreso tra
2.700 e 4.500 lire al kg (prezzi minimi e massimi riscontrati nel periodo MaggioLuglio degli anni 1998-2000 – ISMEA filiera ortofrutta).
4.1.3.2.3 I pascoli e la zootecnia
La questione del pascolo all’interno del settore agricolo assume oggi una rilevanza
minore rispetto a qualche decennio addietro, rimanendo comunque di tutto riguardo
specialmente in alcune aree marginali. In queste realtà la progressiva diminuzione
del numero degli addetti ha portato a una minore sorveglianza dei capi immessi al
pascolo e a una sostanziale perdita di tutte quelle operazioni di manutenzione delle
risorse pascolive, la cui sostenibilità è attualmente messa in pericolo dalla
deregolamentazione delle attività di pascolo e dall’eccessiva autonomia dei capi.
Questi sono lasciati spesso a un utilizzo istintuale delle risorse per tutta la stagione
di permanenza sui pascoli, con conseguente innesco di situazioni di degrado.
Per poter formulare corrette norme di gestione delle risorse coinvolte, occorre
considerare innanzitutto alcune informazioni fondamentali relative a:
•
i criteri correnti di esercizio del pascolo (modalità, entità del carico, tipi di
animali al pascolo, ecc.);
•
lo stato generale dei pascoli e le loro potenzialità naturali e indotte;
•
gli usi e le consuetudini locali nel settore;
Parco le considerazioni ricavate dall’esame della documentazione che fa riferimento alla produzione regionale.
134
•
la domanda d’uso delle risorse e delle tipologie di animali potenzialmente
interessate al pascolo;
•
le caratteristiche sociali e professionali degli operatori.
In base alla carta d’uso del territorio elaborata durante la redazione del Piano
d’Assetto, all’interno del Parco sono presenti circa 980 ettari di superficie destinata
a pascolo e circa 1.654 ettari destinati ad arbusteti e cespuglieti. Tale superfici
appaiono però estremamente frammentate dal punto di vista sia geografico che dei
diritti di proprietà. Più in dettaglio, le superfici a pascolo di una qualche rilevanza
appaiono situate nei Comuni di S. Polo dei Cavalieri, Monteflavio, Orvinio e
Percile. Di queste alcune non sono attualmente utilizzabili a fini zootecnici, in
quanto ricomprese nelle zone vincolate sottoposte a tutela integrale (confine
Licenza, S. Polo dei Cavalieri, Roccagiovine e confine Roccagiovine, Vicovaro) e a
riserva orientata di I livello. Le Norme Tecniche di Attuazione prevedono inoltre
livelli modesti di attività zootecnica nelle zone di riserva orientata di II livello,
consentendo esclusivamente carichi modesti e intermittenti. Questa tipologia
riguarda prevalentemente le due grosse radure a pascolo all’interno dell’Università
agraria di San Polo dei Cavalieri e gli arbusteti presenti nei territori a Sud del
medesimo Comune.
Nelle restanti zone sono consentite attività agro-silvo-pastorali e di miglioramento
del pascolo, nonché la realizzazione di strutture quali abbeveratoi, fienili, e altre
tipologie funzionali alle attività per lo sfruttamento produttivo dei suoli.
Il carico di bestiame attualmente presente (fonte: ISTAT Censimento Agricoltura
2000, ASL - 2003) è distinto per specie, secondo i dati riportati nella seguente
tabella:
135
Tab. 4.20 – Capi allevati per comune e per tipologia
COMUNE
Avicoli Bovini Caprini Conigli Equini
Licenza
180
78
130
30
Marcellina
438
122
Monteflavio
124
Montorio Romano
46
Moricone
9
Palombara Sabina
6.500
443
200
Percile
100
287
35
40
Roccagiovine
120
50
40
San Polo dei Cavalieri
200
100
Vicovaro
2.250
415
80
200
150
Totale Provincia di Roma
9.150 2.040
80
615
482
Orvinio
582
1.000
Poggio Moiano
230
900
Scandriglia
572
Totale Provincia di Rieti
1.384
1.900
TOTALE
BACINO
DEL
9.150 3.424
80
2.515
482
PARCO
Fonte: ISTAT Censimento Agricoltura 2000, ASL - 2003
Ovini
70
805
42
295
129
1.725
50
211
3.327
30
502
1.634
2.166
5.493
Struzzi
12
2
14
14
Come è possibile rilevare, a parte alcuni allevamenti intensivi di avicoli e di
cunicoli, le specie che maggiormente interessano il territorio e sfruttano il pascolo
sono quella bovina e ovina, rispettivamente con 3.400 e 5.500 capi. Per i bovini
prevalente è la specie maremmana incrociata con razze che ne migliorano gli indici
di accrescimento e di resa - quali Charolaise e Limousine -, ma che presentano
difficoltà di parto, causate prevalentemente dalle maggiori dimensioni dei vitelli
ottenuti mediante gli incroci rispetto alle dimensioni di quelli in purezza.
Purtroppo le attuali modalità di pascolo hanno portato, localmente, a contrasti
talvolta anche piuttosto aspri, che vedono contrapposti da un lato gli allevatori i cui
capi effettuano da anni pascolo brado in bosco e dall’altro alcuni proprietari privati
che invece disconoscono tale prassi e intendono tutelare i loro diritti. La zona più
interessata è localizzata sui territori di proprietà dei Comuni di Roccagiovine,
Licenza e proprietà private situate nel Comune di San Polo dei Cavalieri.
Le controversie riguardano in particolar modo l’accesso alle risorse idriche per il
bestiame, che, soprattutto in estate, appare vincolato ai pochi punti di abbeveraggio.
Ad aggravare la situazione occorre ricordare che nell’area sottoposta a Tutela
Integrale che si estende a cavallo dei Comuni di Roccagiovine, Licenza e San Polo
dei Cavalieri non è consentito alcun utilizzo delle risorse a scopi zootecnici (escluso
136
il transito per raggiungere aree in cui il pascolo è consentito – art. 25, allegato A).
Nei pressi di detta area, però, sono situate zone a tutela paesistica e storico-culturale
(es. parte Università Agraria di Licenza) e a riserva orientata di II livello (demanio
civico di S. Polo dei Cavalieri per circa 100 ha) in cui la tutela delle risorse non
impedisce lo sfruttamento a fini zootecnici del soprassuolo, consentendo interventi
di delimitazione di specifiche aree e realizzazione di abbeveratoi e recinti. Tali aree
potrebbero essere collegate tramite la rete esistente di sentieri e strade, anche con
l’attraversamento di zone a tutela integrale (con vie di transito opportunamente
recintate), per permettere ai capi di bestiame di muoversi verso le proprietà
(attualmente prevalentemente pubbliche) in cui è possibile l’utilizzo collettivo del
pascolo e dell’abbeveraggio in torrenti e sorgenti. Infatti gli interventi di
miglioramento dei pascoli determinerebbero un aumento modesto del carico di
bestiame senza incidere irreversibilmente sulle risorse naturali, così come la
realizzazione di piccole azioni di ridotto impatto ambientale (ampliamento dei
fontanili esistenti, costruzione di nuovi fontanili, derivazione di acqua con fonti
rinnovabili) potrebbe soddisfare le esigenze di ulteriori capi.
Naturalmente si sottolinea la necessità del ripristino delle concessioni in fida
pascolo, ove non più praticate, per mantenere il monitoraggio delle mandrie che
insistono sul territorio e dell’adeguamento delle tariffe praticate agli allevatori per
quegli enti che ancora hanno mantenuto tale tradizionale forma di utilizzazione
delle risorse pascolive.
L’ultimo cenno va fatto a proposito della difficoltà, molto sentita dagli allevatori,
derivante dall’elevato costo di macellazione dei capi. Questi, infatti, con notevole
onere, devono essere trasportati ai macelli ancora in funzione (Gallicano e
Frosinone), che sono dislocati a notevole distanza dai Comuni del Parco.
Il problema appare di notevole importanza per il prosieguo dell’attività di
allevamento tipica della zona soprattutto a causa della possibilità di prevnezione
della macellazione abusiva, che, in primo luogo, va a scapito delle garanzie
sanitarie del prodotto zootecnico e che, in secondo luogo, penalizza con una
concorrenza scorretta gli allevamenti che invece producono secondo le norme
vigenti.
137
Da varie parti, pertanto, si è levata la richiesta di verificare la fattibilità di un centro
di macellazione in loco. La cosa, però, come illustrato in sede di definizione dei
progetti, appare di difficile realizzazione.
4.1.3.2.4 Vivaio per la riproduzione di piante officinali
L’impiego di prodotti vegetali a scopo salutistico ha fatto registrare negli ultimi
tempo un notevole impulso in quasi tutti i Paesi occidentali, sia per la riscoperta
delle tradizionali proprietà terapeutiche sia, più in generale, per la diffusa
consapevolezza che questi prodotti contribuiscono a un miglioramento della qualità
della vita. Perciò il consumo delle essenze vegetali è andato aumentando29,
garantendo così risultati positivi non solo al settore erboristico e farmaceutico, ma
anche ai produttori agricoli. L’attività si combina adeguatamente con le aree
protette, sia perché la produzione avviene con metodi biologici sia perché
nell’immaginario collettivo facilmente si sposa con l’equazione “natura=salute”
associata all’attività di preservazione degli habitat naturali. Inoltre la coltivazione si
può immediatamente e facilmente affiancare ad altre da realizzare all’interno del
Parco, con specifico riferimento alla misura di conservazione e valorizzazione della
biodiversità vegetale (a cui si rimanda per la relativa scheda di progetto).
Infine è da considerare che la produzione di piante officinali può divenire momento
di valorizzazione anche dell’immagine del Parco.
Il principale ostacolo delle aziende che intendano dedicarsi a queste attività è
costituito dall’approvvigionamento del materiale vegetale da riproduzione, sotto
forma sia di sementi che di piantine già sviluppate.
La struttura aziendale deve estendersi per una superficie non inferiore a 3 ettari,
dotata di tutti i servizi (energia, acqua, gas per riscaldamento, zone a temperatura
controllata). La dotazione di locali consiste in serre fornite di impianti (strutture in
plastica o film plastico di almeno 500 m2 di superficie coperta) e di ambienti da
destinare a magazzino e smistamento merci (carico e scarico). I trasporti in ingresso
e in uscita saranno notevolmente favoriti dalla vicinanza di infrastrutture viarie.
29
Il tasso di crescita del settore erboristico-fitoterapico è stimato intorno agli 11 punti percentuali annui; più contenuto il tasso
di incremento dei prodotti cosmetici: circa il 4% nell’ultimo anno, dopo fasi alterne nel periodo 1993-95 (Osservatorio
138
Industriale 2002).
139
140
141
4.1.3.2.5 Apicoltura
L’apicoltura è un’attività agricolo-zootecnica razionalmente praticata in tutte le aree
montane e marginali del nostro pese. Nonostante che dal punto di vista economico
non abbia raggiunto la visibilità di altre produzioni, anche a causa della recente
competizione con il prodotto estero, essa rimane un’attività di importanza
essenziale, oltre che per l’aspetto produttivo, anche per il mantenimento delle
biodiversità delle specie botaniche e per la salvaguardia dell’habitat naturale, che
dipende per oltre il 50% dall’azione di impollinazione delle api: molte produzioni di
frutta (meloni, fragole, kiwi ecc.) non sarebbero possibili se non esistessero servizi
di impollinazione.
La sua gestione è inoltre di immediata complementarità con le tecniche di
produzione biologica, pertanto deve essere considerata di primaria importanza
all’interno di aree protette per caratteristiche naturalistiche.
Dal punto di vista agricolo l’apicoltura si è sempre caratterizzata per essere
un’attività integrativa delle usuali colture tipiche di ogni zona, caratterizzandosi
però per la specifica presenza di essenze e di combinazioni floreali che ne hanno
fatto un prodotto strettamente legato al territorio di provenienza.
In questo contesto l’apicoltura all’interno del Parco è un’attività ad alto valore
complementare rispetto alle valenze naturalistiche e che può concorrere a integrare i
redditi provenienti da altre coltivazioni. Non è da dimenticare che l’apicoltura è
infatti una tra le attività su cui puntano maggiormente i Piani di Sviluppo Rurale e
che
quindi
può
attrarre
flussi
di
finanziamento
per
l’acquisizione
e
l’ammodernamento di strutture e attrezzature.
Nel Parco dei Lucretili, infine, si potrebbero valorizzare le produzioni di miele
proveniente da particolari combinazioni di specie botaniche. A questo proposito è
indispensabile la mappatura delle risorse mellifere del Parco e l’identificazione
delle principali tipologie di mieli prodotti.
Tali azioni, unite al potenziamento delle professionalità degli operatori locali
mediante corsi di formazione e aggiornamento, possono essere un primo valido
passo verso l’incremento di un’attività che vanta un impatto ambientale
praticamente nullo.
142
Il mercato all’ingrosso del miele è caratterizzato da una certa stagionalità, dovuta in
parte agli stili di consumo in parte funzione delle dinamiche delle scorte di prodotto
accumulato. Ad esempio, nel corso del 2003 fino a primavera le transazioni sono
state praticamente assenti a causa del completo esaurimento delle scorte del miele
prodotto nella stagione 2002.
L’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele ha rilevato valori
dei prezzi per tutti i mieli che hanno raggiunto o hanno superato mediamente i 3
euro al kg. A titolo indicativo si può riportare il rapporto tra i prezzi che si sono
rilevati sul finire dell’anno tra i mieli “a buon mercato” e il miele d'acacia, il più
costoso tra quelli "importanti". Tale margine è sceso da quasi 2 euro al kg (2,80
contro 4,80) a un euro (3,40 contro 4,40). L’incremento generalizzato dei prezzi del
miele ha però in qualche modo penalizzato i mieli biologici, che, fino alla
primavera 2002, riuscivano a spuntare anche il 20% in più rispetto al miele
convenzionale. Attualmente la differenza è minima, in qualche caso inesistente,
anche se la richiesta del miele biologico resta alta.
4.1.3.3 Il settore industriale, artigianale e commerciale
L’analisi del contesto territoriale è stata sviluppata, per tutto questo settore,
attraverso due livelli di indagine: il primo consiste nella rilevazione statistica delle
imprese, delle Unità Locali e degli addetti operanti nel settore secondario e
terziario, con riferimento al censimento dell’ISTAT del 2000 e a quelli intermedi
del 1991 e 1996 (short-form), quale ultima fonte di dati disponibili a livello
comunale e settoriale (in particolare, il riferimento ai censimenti intermedi si è reso
necessario al fine di poter estendere l’analisi sia per settore che per classe di attività
economica); il secondo, invece, scaturisce da incontri e interviste a testimoni
privilegiati del settore (funzionari comunali, dirigenti, assessorati alle attività
produttive, associazioni di categoria, ecc.). Questa seconda fase ha permesso di
arricchire, sul piano qualitativo e quantitativo, molte delle informazioni acquisite
durante la prima indagine e, di conseguenza, di ottenere un quadro piuttosto
accurato sulle tematiche oggetto di studio.
143
Le attività produttive del settore secondario e terziario, presenti nel territorio
del bacino del Parco dei Monti Lucretili, sulla base dei dati desunti dal Censimento
2000, ammontano a 1.611 Unità Locali (U.L.), operanti nel settore dell’industria,
del commercio, dei servizi e delle istituzioni, non solo a carattere di artigianato.
Circa il 75% delle U.L. opera nel settore del commercio (39%) e dei servizi (36%),
mentre le restanti risultano distribuite per il 15% nel settore dell’industria e per il
10% in quello delle istituzioni.
Tab. 4.21 - Unità Locali e Addetti per settore di attività economica e per Comune (2000)
Industria
Commercio Altri Servizi Istituzioni
TOTALE
Denominazione
U.L. Addetti U.L. Addetti U.L. Addetti U.L. Addetti U.L. Addetti
Licenza
6
30
17
36
12
40
10
268
45
374
Marcellina
68
286
94
175
64
161
16
135
242
757
Monteflavio
15
52
15
37
13
43
7
16
50
148
Montorio Romano
11
27
37
37
14
16
2
39
64
119
Moricone
5
9
40
49
62
72
12
43
119
173
Orvinio
10
22
7
18
11
8
28
48
Palombara Sabina
19
93
184
263
199
509
40
591
442
1.456
Percile
11
8
6
1
17
9
Poggio Moiano
56
173
80
140
96
318
11
59
243
690
Roccagiovine
6
18
6
13
6
20
9
27
27
78
San Polo dei Cavalieri 2
4
35
35
27
72
11
55
75
166
Scandriglia
44
101
39
68
30
87
19
78
132
334
Vicovaro
11
11
59
97
42
94
15
61
127
263
TOTALE
243
804
627
980
572 1.450 169 1.381 1.611 4.615
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
Il settore del commercio è caratterizzato fondamentalmente da attività al
dettaglio, mentre quello dell’industria dall’attività manifatturiera e da quella edile.
Per quanto concerne la distribuzione spaziale delle U.L. è stata rilevata una
concentrazione per circa il 58% in soli tre Comuni: Marcellina (15%) e Palombara
Sabina (27%), per il territorio della provincia di Roma, e Poggio Moiano (15%), per
il territorio della provincia di Rieti.
144
Tab. 4.22 - Unità Locali (UL) e addetti per comune (2000)
COMUNI
U.L.
Licenza
45
Marcellina
242
Monteflavio
50
Montorio Romano
64
Moricone
119
Orvinio
28
Palombara Sabina
442
Percile
17
Poggio Moiano
243
Roccagiovine
27
San Polo dei Cavalieri
75
Scandriglia
132
Vicovaro
127
Totale
1.611
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
%
2,8%
15,0%
3,1%
4,0%
7,4%
1,7%
27,4%
1,1%
15,1%
1,7%
4,7%
8,2%
7,9%
100,0%
ADDETTI
374
757
148
119
173
48
1.456
9
690
78
166
334
263
4.615
%
8,1%
16,4%
3,2%
2,6%
3,7%
1,0%
31,5%
0,2%
15,0%
1,7%
3,6%
7,2%
5,7%
100,0%
Il numero di addetti alle U.L. ammonta a 4.615, ossia circa 2,86 addetti per
U.L. Al fine di analizzare la potenzialità del settore per ciascun Comune, si è
proceduto a quantificare il numero di addetti ogni 100 abitanti (tab. 4.22). Tale
indicatore permette di evidenziare come i Comuni più attivi siano rappresentati da
Licenza, Poggio Moiano, Roccagiovine, Palombara Sabina, Scandriglia e
Marcellina, i quali presentano un numero di addetti ogni 100 abitanti superiore al
dato medio aggregato. E’ da evidenziare, inoltre, che il Comune di Licenza presenta
un numero medio di addetti per U.L. nettamente superiore a tutti gli altri Comuni.
Gli addetti alle U.L. rappresentano circa il 13% della popolazione residente
nell’area del Parco, ivi compresa l’area di bacino; ciò evidenzia il fatto che molti
residenti lavorano al di fuori dell’area oggetto di studio (pendolarismo verso i centri
di Roma e Tivoli). Tale fenomeno risulta ancor più evidente analizzando il numero
di addetti ogni 100 abitanti, riportato in tabella 4.22. A eccezione dei Comuni di
Licenza (39) e Roccagiovine (26), per la provincia di Roma, e del Comune di
Poggio Moiano (27) per la provincia di Rieti, tutti gli altri presentano un numero di
addetti ogni 100 abitanti inferiore a 15. Tale risultato non è altro che la conferma di
due concomitanti fenomeni: invecchiamento della popolazione, inore entità di
popolazione attiva e pendolarismo verso i grandi centri urbani vicini (Roma,
Tivoli).
145
Per quanto concerne la struttura produttiva delle imprese, il numero medio di
addetti alle U.L. (2,86) evidenza la prevalenza di microimprese; il dato più rilevante
si registra nel comune di Licenza, per il quale, nel settore dell’industria, il numero è
pari 5.
La dominanza delle microimprese può trovare giustificazione in una duplice
causa: aspetto orografico del territorio e vincolistica conservativa del Parco;
quest’ultimo aspetto potrebbe, comunque, risultare non rilevante dall’analisi dei
Piani Regolatori Generali (PRG) dei singoli Comuni.
Tab. 4.23 - Addetti medi per U.L. per Comune e per classe di attività economica (2000); n. di
addetti ogni 100 abitanti
COMUNI
Industria
Licenza
5,00
Marcellina
4,21
Monteflavio
3,47
Montorio Romano
2,45
Moricone
1,80
Orvinio
Palombara Sabina
4,89
Percile
Poggio Moiano
3,09
Roccagiovine
3,00
San
Polo
dei
2,00
Cavalieri
Scandriglia
2,30
Vicovaro
1,00
Totale
3,31
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
2,12
1,86
2,47
1,00
1,23
2,20
1,43
0,73
1,75
2,17
3,33
2,52
3,31
1,14
1,16
2,57
2,56
3,31
3,33
26,80
8,44
2,29
19,50
3,58
0,73
14,78
0,17
5,36
3,00
8,31
3,13
2,96
1,86
1,45
1,71
3,29
0,53
2,84
2,89
Addetti ogni
100 abitanti
39
14
11
6
7
11
14
4
27
26
1,00
2,67
5,00
2,21
7
1,74
1,64
1,56
2,90
2,24
2,53
4,11
4,07
8,17
2,53
2,07
2,86
14
7
13
Commercio Altri servizi Istituzioni
Totale
Al fine di comprendere meglio la specializzazione settoriale di ciascun
Comune ricadente nell’area di bacino del Parco, si è proceduto all’analisi del
numero di addetti per settore di attività economica; in particolare, il grado di
specializzazione è stato espresso nel rispetto delle seguenti percentuali:
•
> 67% prevalenza forte;
•
tra il 33% e il 67% prevalenza debole;
•
< 33% nessuna prevalenza significativa.
146
I risultati scaturiti sono riportati nella tabella seguente:
Tab. 4.24 - ripartizione % del numero di addetti per Comune e per classe di attività economica
(2000)
Comuni
Industria
Licenza
8,02
Marcellina
37,78
Monteflavio
35,14
Montorio Romano
22,69
Morione
5,20
Orvinio
Palombara Sabina
6,39
Percile
Poggio Moiano
25,07
Roccagiovine
23,08
San Polo dei Cavalieri
2,41
Scandriglia
30,24
Vicovaro
4,18
Totale Parco
17,42
Totale Lazio
19,88
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
Commercio
9,63
23,12
25,00
31,09
28,32
45,83
18,06
88,89
20,29
16,67
21,08
20,36
36,88
21,24
17,85
Altri Servizi
10,70
21,27
29,05
13,45
41,62
37,50
34,96
46,09
25,64
43,37
26,05
35,74
31,42
37,44
Istituzioni
71,66
17,83
10,81
32,77
24,86
16,67
40,59
11,11
8,55
34,62
33,13
23,35
23,19
29,92
24,83
TOTALE
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
100,00
I dati analizzati evidenziano come l’intero territorio costituente il bacino del
Parco sia caratterizzato, nella maggior parte, da una prevalenza debole nel settore
dei servizi. A livello comunale, invece, si riscontra una forte prevalenza nel settore
delle istituzioni per Licenza e nel settore del commercio per Percile. Nel complesso,
comunque, la ripartizione del numero di addetti per settore di attività economica
non si allontana molto da quella media regionale.
Dall’analisi dei dati relativi agli ultimi Censimenti dell’Industria e dei
Servizi (1951-1991) risulta, nel complesso, nell’arco degli ultimi quaranta anni
(grafico 4.10) un incremento del numero di Unità Locali, seppure con un tasso assai
differenziato.
147
Graf. 4.10 - U.L., addetti e addetti medi (1951-1991)
Addetti alle U.L.
Addetti medi per U.L.
5.000
3,00
4.000
2,50
2,00
3.000
1,50
2.000
1,00
1.000
Addetti medi
U.L. e addetti
Unità Locali
0,50
-
1951
1961
1971
1981
1991
Dalla lettura del grafico 4.10, inoltre, emerge che l’incremento del numero
di addetti è stato nettamente superiore a quello delle U.L., comportando di
conseguenza l’incremento del numero medio di addetti per UL.
Tale aumento, comunque, non ha interessato tutte le attività: come
evidenziato nella tabella 4.25, i maggiori incrementi si sono registrati per l’industria
delle costruzioni e per il commercio, in termini sia di valore assoluto che
percentuali. Tendenza nettamente opposta si è, invece, registrata per l’industria
manifatturiera.
Tab. 4.25 – Variazione 1951/1991 delle U.L. e Addetti per gruppo di attività economica
U.L.
GRUPPI DI ATTIVITA'
Altre attività economiche non censite nel censimento 1951
Industrie estrattive
Industrie manifatturiere
Industria delle costruzioni e dell’installazione di impianti
Produzione e distribuzione di energia elettrica e di gas,
distribuzione d’acqua
Commercio
Trasporti e comunicazioni
Credito e assicurazione
Attività e servizi vari
TOTALE
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
148
Addetti
v.a.
%
1.370
-43
-93%
-320
-33%
229
254%
v.a.
279
-7
-203
130
%
-78%
-41%
591%
-8
-62%
14
56%
246
-10
29
37
493
57%
-20%
483%
51%
45%
375
200
57
34
1.916
49%
125%
356%
30%
88%
Nel corso dell’ultimo decennio (1991-2000) si è sostanzialmente manifestata
la stessa tendenza registrata negli anni 1951-1991, ossia le U.L. sono rimaste
sostanzialmente stabili (incremento di sole 18 unità), mentre l’incremento del
numero di addetti è stato nettamente superiore (+ 524 unità).
4.1.3.3.1 Le variazioni tra gli ultimi censimenti intermedi (1991-1996)
Il confronto tra i dati del Censimento 1991 e quelli del Censimento
intermedio 1996, opportunamente omogeneizzati, colloca l’analisi svolta sulla base
di quest’ultima recente rilevazione nella prospettiva di un’evoluzione in corso.
Il confronto tra i suddetti dati, infatti, permette di analizzare le variazioni
intervenute sulle Unità Locali e sul numero di addetti, sia per sezioni di attività
economica che per Comune.
Il processo di omogeneizzazione dei dati, pertanto, non rende comparabile la
dinamica del 1991-1996 con quella rilevata in precedenza30.
I dati riportati nella tabella 4.26 relativamente alle Unità Locali censite nel
1991 e nel 1996 per classe di attività economica evidenziano che nell’arco dei
cinque anni le stesse sono rimaste sostanzialmente invariate, poichè si registra un
incremento di sole 16 unità. Pur non essendo stato rilevante l’aumento in valore
assoluto delle U.L., nel quinquennio di analisi si è assistito a una diversa
ripartizione delle stesse per settore di attività economica: contrazione delle U.L. del
commercio e incremento di quelle dei servizi e del settore edile.
30
La rilevazione consente di disporre di un’ampia serie di informazioni sulle attività industriali e terziarie, a livello di Comune
e di categoria economica; tuttavia il campo di osservazione è rappresentato dalle sole organizzazioni economiche
costituite con fini di lucro, ossia le imprese in quanto “organizzazioni di attività economiche esercitate con carattere
professionale, ai fini della produzione di beni o servizi destinabili alla vendita” e le unità locali da esse dipendenti, ossia i
luoghi, non necessariamente coincidenti con la sede dell’impresa, in cui si realizza la produzione di beni o la prestazione
di servizi. Sono, quindi, escluse dall’indagine le unità che esercitano l’attività principale nei settori dell’agricoltura, dei
servizi di pubblica utilità, quali l’istruzione e la sanità, e le unità no profit, quali le Istituzioni pubbliche e le Istituzioni
sociali private.
149
Tab. 4.26 - Unità locali in v.a. e in % per sezione di attività economica (1991 – 1996)
SETTORE
Censimento 1991
v.a.
%
Censimento 1996
v.a.
%
Variazione %
1991/1996
Industria
168
12,2
173
12,4
2,98
Costruzioni
150
10,9
203
14,6
35,33
Commercio
657
47,8
555
39,9
- 15,53
Servizi
400
29,1
460
33,1
15,00
100,0
1391
100,0
1,16
TOTALE
1375
Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT
Il commercio, pertanto, risulta l’unica attività a essere caratterizzata da una
forte contrazione delle Unità Locali, che in termini territoriali e globali ha, in
qualche modo, vanificato la crescita economica avvenuta negli altri settori.
Per quanto riguarda il numero di addetti, durante il periodo 1991-1996, si è
assistito a una diminuzione del 9,3%, pari a 260 addetti. La contrazione, come
riportato nella tabella 5.24, ha riguardato tutti i settori economici, a eccezione di
quello edile. In particolare, le maggiori contrazioni si sono registrate nel settore del
commercio all’ingrosso e al dettaglio.
Tab. 4.27 – Variazione del numero di addetti (%) per settore di attività
ATTIVITA'
Variazione 1991/1996
Industria
- 7,63
Costruzioni
16,72
Commercio
- 20,78
Servizi
- 6,50
TOTALE
- 9,26
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
Nel periodo 1991-1996, pertanto, essendo stato più elevato in termini di
valore assoluto il decremento degli addetti rispetto a quello delle Unità Locali, si è
assistito a un ridimensionamento, in termini negativi, dell’Unità Locale.
4.1.3.3.2 Artigianato
Per ciò che riguarda l’artigianato, per l’intero territorio del bacino del Parco,
si è registrato un incremento delle Unità Locali, dal 1991 al 1996, pari a 94 unità
150
(24,9%), mentre per ciò che riguarda gli addetti artigiani, nel quinquennio, si è
registrato un saldo attivo di 127 operatori.
Analizzando le Unità Locali per sezione di attività economica, come
riportato nella tabella 4.27, emerge un duplice aspetto: crescita sostanziale
dell’artigianato edile (92,8%) e modesto incremento del settore manifatturiero e dei
trasporti.
E’ da sottolineare il fatto che per il settore del commercio e per quello
alberghiero e della ristorazione si evidenzia un trend negativo.
151
Tab. 4.28 – U.L. a carattere di artigianato per settore di attività economica
Cod.
Attività
A
CB
D
F
G
H
I
Agricoltura, caccia e silvicoltura
Estrazione di minerali non energetici
Attività Manifatturiere
Produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e
acqua
Costruzioni
Commercio ingrosso e dettaglio
Alberghi e ristoranti
Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni
J
variaz.
(v.a.)
26
1996
1991
1
119
1
93
-
-
-
171
58
19
36
105
87
27
8
66
-29
-8
28
Intermediazione monetaria e finanziaria
-
-
-
K
N
Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca
Sanità ed altri servizi sociali
9
-
9
-
-
O
Altri servizi pubblici, sociali e personali
59
48
11
472
378
94
E
TOTALE
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
Durante il periodo 1991-1996 il numero di addetti artigiani, riportato nella
tabella seguente, ha fatto registrare, nel complesso, un incremento pari a 123 unità
(19,6%).
A livello settoriale, come riportato nella tabella 4.28, si evidenzia che
l’incremento del numero di addetti ha riguardato in modo particolare il settore edile
e, in misura ridotta, quello delle attività manifatturiere. Il settore del commercio e
quello alberghiero e della ristorazione, viceversa, hanno fatto registrare una
contrazione del numero di addetti artigiani.
Tab. 4.29 - Addetti artigiani per settore di attività economica
Cod.
Attività
A
CB
D
E
F
G
H
I
J
K
N
O
Agricoltura, caccia e silvicoltura
Estrazione di minerali non energetici
Attività Manifatturiere
Produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua
Costruzioni
Commercio ingrosso e dettaglio
Alberghi e ristoranti
Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni
Intermediazione monetaria e finanziaria
Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca,
Sanità ed altri servizi sociali
Altri servizi pubblici, sociali e personali
TOTALE
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
152
1996
1991
2
195
308
99
24
44
10
67
749
2
169
206
125
54
11
9
50
626
variaz.
(v.a.)
26
102
-26
-30
33
1
17
123
Nel complesso, quindi, per l’intero territorio del bacino del Parco si è
registrato un duplice effetto:
•
incremento rilevante dell’artigianato edile e modesto per quello
manifatturiero;
•
contrazione dell’artigianato del settore commerciale e di quello
alberghiero e della ristorazione.
4.1.3.3 Il settore turistico, culturale e ricreativo
Il bacino del Parco dei Monti Lucretili è composto da tredici comuni facenti
parte delle Province di Roma (10) e di Rieti (3), appartenenti a tre Comunità
Montane (IX, X, XX) e distanti da Roma in media meno di 50 km. Si tratta di
comuni con un esiguo numero di residenti: quattro hanno meno di 1.000 abitanti;
sette meno di 5.000 e solo uno supera di poco i 10.000. Tutti sono collocati tra 290
e 850 metri s.l.m. e nove sorgono a un’altitudine pari o superiore a 500 metri.
L’analisi delle singole realtà comunali, tesa a fornire un quadro
dell’esistente, è stata effettuata attraverso l’esame dei siti WEB e della bibliografia
disponibile ed è stata completata con sopralluoghi e interviste a testimoni
privilegiati sia pubblici che privati (sindaci, assessori, impiegati comunali di settore,
vigili urbani, responsabili di comunità montana, negozianti, gestori di bar e di
ristoranti). I dati che ne risultano costituiscono le schede sintetiche poste alla fine
del presente paragrafo.
L’indagine fornisce l’opportunità di inquadrare la situazione attuale e offre gli
spunti per lo sviluppo delle attività future.
Origini Storiche
I tredici comuni, le cui origini storiche sono sintetizzate nella tab. 4.30 che segue,
presentano un’omogeneità storica e culturale che ne costituisce l’identità.
Testimonianze archeologiche evidenziano che l’area è stata popolata fin dall’età
preistorica; ma i primi centri abitati sono sorti in età romana (repubblicana e
imperiale), sabina (Orvinio e Moricone), equa (Vicovaro). Di
queste
origini
esistono numerose e in alcuni casi rilevanti emergenze archeologiche. Tutti i
153
comuni, con l’eccezione di Monteflavio, hanno fatto registrare un primo sviluppo
tra l’alto e il basso medioevo; sono stati dei feudi possesso di grandi famiglie
romane (Orsini, Borghese, Savelli, Barberini, ecc.); hanno fatto parte dello Stato
Pontificio fino al 1870.
La particolare posizione geografica, piuttosto defilata, e la vicinanza di Roma hanno
fatto sì che la loro storia sia priva di avvenimenti eclatanti e di guerre sanguinose,
trasmettendo l’immagine di una realtà rurale di zona marginale, pacifica e tutta tesa
a ricavare il sostentamento da una terra avara.
Caccia e raccolta preistorica, insediamento di altura protostorico e conseguente uso
del territorio circostante, insediamento diffuso e organizzazione del tessuto rurale in
epoca romana, incastellamento medievale, transumanza interna e a medio-corto
raggio, commercio della neve, attività produttive legate allo sfruttamento del bosco
(approvvigionamento del legname, carbonaie, ecc.) costituiscono le varie fasi di
frequentazione del territorio, che possono ancora leggersi in un paesaggio che,
tuttavia, conserva una estesa “naturalità”. L’intervento volto alla tutela e alla
valorizzazione del patrimonio storico-culturale deve andare oltre l’importanza del
singolo sito o del monumento isolato e non può non abbracciare il paesaggio nel suo
insieme, rendendolo fruibile al maggior numero possibile di persone.
Tab. 4.30 – Origini storiche
COMUNE
ORIGINI STORICHE
Licenza
Resti archeologici romani; borgo del IX secolo – feudo
Marcellina
Resti archeologici romani; sorta intorno al XII-XIII sec. intorno all’Abbazia di
S. Maria in Monte Dominici – feudo dal XIV secolo
Monteflavio
Sorto nel 1570 nella tenuta di Montefalco del Cardinale Flavio Orsini – feudo
Montorio Romano
Prime notizie anno 857; proprietà Abbazia di Farfa – feudo dal XIV secolo
Moricone
Primi insediamenti età del bronzo e del ferro (II millennio); fondato sulle
rovine di Regillum (città sabina), distrutto dai barbari nel 595; notizie a partire
dal 1272 – feudo
Orvinio
Città sabina distrutta intorno al X secolo dai saraceni e ricostruita
successivamente, possesso dei monaci benedettini di S. Maria del Piano –
feudo dal XV secolo
Palombara Sabina
Primi insediamenti età preromana e romana; origine tra i secoli X e XI – feudo
Percile
Primi insediamenti prima età del bronzo; resti archeologici di epoca romana;
154
fondato nell’886 – feudo
Poggio Moiano
Origini del borgo incerte intorno al X – XI secolo; frazione di Osteria Nuova
(lungo la via Salaria) importante stazione di posta in età romana; resti
archeologici – feudo
Roccagiovine
Primi insediamenti neolitico finale (IV millennio); resti archeologici romani;
origine incerta prima del 1241 – feudo
S. Polo d. Cavalieri Primi insediamenti fine età del bronzo; resti archeologici romani; prime notizie
945 – feudo
Scandriglia
Resti archeologici romani; fondazione IX – X secolo – feudo
Vicovaro
Origine equa; resti archeologici romani; distrutto dai saraceni nel IX secolo;
ricostruzione nel XII secolo – feudo
Fonte: elaborazione DECOS
Patrimonio Architettonico
Il patrimonio architettonico (tab. 4.31) è caratterizzato, oltre che dai ritrovamenti
preistorici,
prevalentemente da
emergenze archeologiche di età romana
repubblicana e imperiale (resti di ville, notevole quella di Orazio; tombe; tratti di
strada; terrazzamenti; ecc.), ma soprattutto da monumenti di epoca medievale
(palazzi padronali, chiese, abbazie e santuari), periodo in cui i borghi hanno preso
vita.
Nell’insieme si tratta di materiale pregevole che attualmente non è adeguatamente
conosciuto e valorizzato in tutti i suoi aspetti. Occorre tutelare questo patrimonio
attraverso interventi di ristrutturazione e manutenzione, volti al ripristino alla
conservazione e all’ampliamento della fruizione delle strutture architettoniche e dei
centri storici.
Accanto alle strutture architettoniche situate nell’abitato, di un certo rilievo sono i
ritrovamenti archeologici che necessitano di una conservazione in loco. Al ripristino
strutturale dei monumenti devono, quindi, associarsi iniziative di tutela e
promozione delle aree di scavo e dei luoghi dove sono custoditi i reperti.
I sei musei attualmente aperti al pubblico nei comuni del Parco (uno oraziano a
Licenza, dove annualmente si tiene anche una manifestazione oraziana; uno della
civiltà contadina a Marcellina; due naturalistici a Orvinio e Palombara Sabina; uno
archeologico a Poggio Moiano; uno preistorico a San Polo dei Cavalieri) sono
particolarmente legati alla tradizione storico-culturale e ambientale del territorio:
155
esperienze di questo tipo devono essere moltiplicate e disseminate su tutta l’area al
fine di creare un “percorso” per i residenti e i turisti volto alla conoscenza delle
radici storico-culturali e ambientali dell’intero bacino dei Monti Lucretili.
La creazione di un percorso storico-culturale e ambientale non può prescindere
dalla possibilità di reperimento di materiale bibliografico ad hoc che solo una
biblioteca può fornire. In tutti i comuni - con l’eccezione di Monteflavio, Montorio,
S. Polo dei Cavalieri e Scandriglia, dove peraltro è in fase di attivazione - è aperta al
pubblico una biblioteca, che però attualmente è povera di testi e, soprattutto, non è
specializzata sulla storia culturale delle realtà locali né in ambito naturalistico.
È quindi ormai improcrastinabile dotare ogni comune di una propria biblioteca,
arricchire di volumi quelle già in funzione e creare specifiche sezioni tematiche. A
quest’ultimo fine occorre reperire e catalogare tutti i lavori relativi al territorio già
pubblicati e promuovere ricerche da parte di studiosi sulla realtà storica, culturale e
ambientale dell’area. La “Relazione sistema storico culturale dalla preistoria al
medioevo”31 rappresenta un valido strumento di base, sia come spunto per le
ricerche sia per leindicazioni bibliografiche che fornisce.
A ciò deve aggiungersi la modernizzazione di questo strumento di studio e ricerca
attraverso la creazione di una rete informatizzata che colleghi le biblioteche dei
tredici comuni tra loro e consenta a chiunque l’accesso ai dati.
Tutto ciò può divenire per i residenti anche un’occasione di occupazione qualificata,
specialmente giovanile, e rappresentare uno dei mezzi per la ripresa economica
dell’intero bacino.
31
Inclusa nel “Piano di assetto del Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili”pubblicato nel Supplemento Ordinario n. 4
al “Bollettino Ufficiale della Regione Lazio” n. 11 del 20/4/2000, pp. 185 – 425.
156
Tab. 4.31 - Patrimonio architettonico
COMUNE
Licenza
PATRIMONIO ARCHITETTONICO
Resti di ville romane (tra cui quella di Orazio – I sec. a.C.) di età repubblicana e
imperiale; Tombe e insediamenti agro-pastorali di età repubblicana; Fornace e
cisterna di età romana imperiale; Resti di muri romani in opera reticolata e di
pavimenti; Resti di edifici romani; Palazzo Orsini (XI sec.) con affreschi del
Manenti (XVII sec.); Ninfeo degli Orsini (XV sec.); Chiesa rinascimentale di
Maria SS. della Concezione; Chiesa dell’Immacolata Concezione (progetto di
Valadier del XIX sec.)
Marcellina
Cisterne romane; Resti di ville romane; Necropoli romana; Tratto di strada
romana pedemontana basolata; Castrum Marcellini (X sec.): Resti della torre e
di strutture murarie; Castello di Turrita (XI sec.): resti della torre con borgo e
chiesa; Abbazia di S. Maria in Monte Dominici (XI sec.)
Monteflavio
Ruderi del Castello di Montefalco (XII – XIII sec.); Fontana rinascimentale;
Chiesa di S. Martino (XIII sec.); Chiesa di Maria SS. Assunta (XVI sec.)
Montorio Romano
Rovine di villa romana (II – I sec. a.C.); Insediamento rupestre; Centro storico;
Palazzo baronale; Resti del Castrum; Palazzo Barberini (XII – XIII sec.); Colle
S. Croce (XIV – XVI sec.); Chiesa di S. Leonardo (XIII sec.)
Moricone
Terrazzamenti romani in opera poligonale di calcare; Resti di ville rusticoresidenziale di età romana repubblicana e imperiale; Centro storico; Castello;
Chiesa parrocchiale dell’Assunta
Orvinio
Resti di insediamento romano con triplice cinta di mura, terrazzamenti
artificiali e aggere; Resti di cinta muraria; Resti di Castello; Castello MalvezziCampeggi (X sec.) con affreschi del Manenti; Resti di chiesa romanica di S.
Maria del Piano (monumento nazionale); Fontana monumentale; Chiesa di S.
Maria dei Raccomandati (XVI sec.); Chiesa di S. Nicola (XVI sec.)
Palombara Sabina
Serie di terrazzamenti romani in opera poligonale; Muraglioni romani databili
IV sec. a.C.; Complesso romano a pianta quadrangolare in opera poligonale;
Sepolcri romani di età repubblicana; Tratti di strada romana; Resti di ville
romane di età repubblicana e imperiale; Castello Savelli-Borghese; Abbazia di
S. Giovanni in Argentella (VIII – XII sec., monumento nazionale); Convento di
S. Francesco; Ruderi del Castrum di Castiglione (XIII sec.); Ruderi del
Castello Borghese e della pieve cimiteriale di S. Giovanni evangelista
Percile
Resti di villa rustica romana di età tardo-repubblicana; Rovine del Castello di
Petra Demone (XI sec.); S. Maria della Vittoria (XII sec.); Palazzo Orsini (XIII
sec.); Chiesa di S. Lucia (XVII sec.); Rovine di Castel del Lago; Fonte degli
Aliucci;
157
Poggio Moiano
Torracci (monumenti sepolcrali del II sec. d.C.); Grotta dei Massacci (tomba
megalitica); Palazzo Savelli (XVI sec.); Murales nel centro storico; Edicola di
S. Liberata; Chiesa di S. Giovanni Battista; Chiesa SS. Assunta
Roccagiovine
Resti di ville romane residenziali e rustico-residenziali di età repubblicana e
imperiale; Resti di tombe romane; Resti di strade romane; Resti di tempio
romano di età imperiale; Castello Orsini (XIII sec.); Chiesa di S. Maria sopra le
Case (XIII sec.); Chiesetta dei Flagellanti
S. Polo d. Cavalieri Insediamento con triplice cinta muraria (età del bronzo – età del ferro); Resti di
platee, terrazzamenti e criptoportico di ville di età tardo repubblicana; Resti di
ville romane di età imperiale; Dighe di sbarramento romane di età tardorepubblicana; Castello Orsini-Cesi (X sec.); Castrum di Poggio Runci (XII
sec.);
S. Angelo sul Morra (XII sec.); Torre campanaria (XIII sec.);
Insediamento monastico; Chiesa di S. Nicola (XIII – XIV sec.); Chiesa di S.
Lucia (XV sec.); Chiesa di S. Rocco (XVII sec.)
Scandriglia
Resti di ville romane e villa imperiale di Nerva; Ponte romano; Resti di antichi
insediamenti; Rocca; Palazzo Anguillara (XV sec.); Chiesa dell’Assunta; S.
Maria delle Grazie (XV sec.)
Vicovaro
Resti romani di cinta muraria in opera quadrata; Resti di numerose ville romane
residenziali e rustiche di età repubblicana e imperiale; Insediamenti agricolopastorali di età romana; Tratti di strada romana (Via Valeria); Porta Rei (resti di
mura ciclopiche e ingresso a volta con spioncini); Monumento sepolcrale di
Caio Menio Basso (I sec. d.C.); Palazzo principesco Cenci-Bolognetti con
portale gotico; Tempietto di S. Giacomo Maggiore (XV sec.); Chiesa di S.
Sabino (XV – XVIII sec.); S. Pietro (XVIII sec.); S. Salvatore (XVIII sec.)
Fonte: elaborazione DECOS
Vita Associativa
La tabella di sintesi (tab. 4.32) evidenzia una correlazione tra il numero dei residenti
e la vita associativa e produttiva: infatti, in linea generale, l’impiantistica sportiva,
le associazioni, i luoghi di ritrovo e di ristorazione, le feste, le sagre e le mostre
sono in numero maggiore ove maggiore è il numero di abitanti.
1 – Impiantistica sportiva.
Gli impianti sportivi sono presenti in ogni comune in misura proporzionale al
numero dei residenti; va rilevato che per lo più si tratta esclusivamente di campi di
calcio e di calcetto. A parte qualche isolata manifestazione (ippica, ciclismo, ecc.),
158
nella stragrande maggioranza dei casi la partecipazione sportiva si limita al
campionato di calcio della squadra comunale.
È opportuno che l’impiantistica sportiva nel suo complesso sia sviluppata e
maggiormente
utilizzata
anche
attraverso
un’azione
di
sensibilizzazione
sull’importanza a qualsiasi età dell’attività fisica e un’adeguata pubblicizzazione
della possibilità di fruizione degli impianti comunali.
2 – Associazionismo.
Trattandosi di realtà in vari casi molto piccole per quanto riguarda il numero dei
residenti, ovviamente la vita associativa risulta essere non molto ricca: tuttavia il
rapporto numero abitanti/numero associazioni viene rotto in quei comuni in cui
sono presenti diciannove, diciassette, quattordici, dieci associazioni.
In questo ambiente lo spirito associazionistico deve essere incrementato e
sviluppato: il volontariato è opportuno si indirizzi prevalentemente verso la tutela
dei boschi e del paesaggio, specialmente dei terreni comunali non inclusi nel Parco;
le associazioni culturali verso il recupero del passato e del folclore locale; quelle
sportive dovrebbero diversificare le discipline praticate e incentivare le
manifestazioni sportive già organizzate.
3 – Feste, mostre, fiere, sagre, recettività.
Va sottolineato che l’azienda della Pro loco è presente in tutti i comuni, con una
sola eccezione, e che, a detta degli intervistati, risulta essere attiva e funzionante.
Infatti il numero di feste civili, religiose, sagre, mostre, fiere che si tengono in ogni
comune è rilevante. In particolare le sagre, pur prevalentemente organizzate durante
i mesi estivi, avvengono quasi ogni mese dell’anno e sono strettamente legate alla
tradizione produttiva e gastronomica locale. Si tratta però di manifestazioni a
carattere giornaliero, dal momento che la recettività è del tutto carente per ciò che
riguarda i posti letto, mentre, in rapporto all’attuale numero di fruitori, è sufficiente
per ristoranti e bar. Le ragioni di tale situazione sono da ricercare nel fatto che
attualmente il flusso turistico non è consistente e, comunque, è ben al di sotto delle
potenzialità del territorio: si tratta per lo più di turismo di ritorno e giornaliero, a cui
deve aggiungersi quello ambientale, richiamato dalla presenza del Parco. A
159
quest’ultimo proposito si sottolinea la necessità di una politica di raccordo tra gli
amministratori comunali e i responsabili del Parco: uno sviluppo dell’immagine del
Parco (la sua conoscenza da parte di un pubblico più vasto, il miglioramento della
fruibilità, ecc.) non può non recare giovamento alle realtà comunali del suo bacino
e, viceversa, un incremento turistico nel territorio circostante non può non avere
ripercussioni positive sul Parco.
160
Tab. 4.32 – Tabella di sintesi
N.
COMUNE
ABITANTI
PRO
LOCO
N.
N.
IMPIANTI
E TIPOLOGIA
SPORTIVI ASSOCIAZIONI
FESTE
N.
MOSTRE ALBERGHI
FIERE
E ALTRO
N.
N.
BAR RISTORANTI
SAGRE
Licenza
957
SI
1
Marcellina
5.508
SI
4
Monteflavio
1.372
SI
1
1.829
NO
1
2.354
SI
2
427
SI
3
10.659
SI
2
216
SI
1
2.510
SI
1
297
SI
2
2.310
SI
3
Scandriglia
2.426
SI
3
Vicovaro
3.714
SI
3
Montorio
Romano
Moricone
Orvinio
Palombara
Sabina
Percile
Poggio
Moiano
Roccagiovine
S. Polo dei
Cavalieri
1 (sport.), 4
(cult.), 1 (vol.)
7 (sport.), 6
(cult.), 4 (vol.)
0 (sport.), 1
(cult.), 0 (vol.)
1 (sport.), 2
(cult.), 1 (vol.)
2 (sport.), 1
(cult.), 0 (vol.)
1 (sport.), 1
(cult.), 1 (vol.)
5 (sport.), 10
(cult.), 4 (vol.)
1 (sport.), 0
(cult.), 1 (vol.)
2 (sport.), 4
(cult.), 4 (vol.)
1 (sport.), 1
(cult.), 1 (vol.)
1 (sport.), 2
(cult.), 2 (vol.)
1 (sport.), 3
(cult.), 1 (vol.)
2 (sport.), 10
(cult.), 2 (vol.)
22
2
4
6
12
1
9
10
14
0
5
3
13
1
4
2
12
1
6
4
22
3
2
2
17
1
15
8
11
0
2
1
25
3
7
7
12
1
3
1
8
0
8
8
8
3
6
6
15
2
8
2
Fonte: elaborazione DECOS
161
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
MARCELLINA
Roma
5508
m 290 s.l.m.; 40 km da Roma; 70 km da Rieti
Marcellina sorge sul versante occidentale di Monte Gennaro. Lo stemma e il nome
del paese, situato in una zona ricca di resti di importanti ville romane, deriva dalla
nobile casata romana dei Marcellini, proprietari del feudo. La sua storia è legata a
quella dell’Abbazia benedettina di S. Maria in Monte Dominici, intorno a cui
sorse un abitato sparso a carattere agricolo-pastorale. Nel 1218 da Gregorio VII
venne operato il trasferimento dell’Abbazia e dell’annesso abitato fra i
possedimenti dell’Abbazia di S. Paolo fuori le mura. Alla fine del XIV secolo il
borgo divenne feudo della famiglia Orsini; un secolo dopo fu ceduto al cardinale
Federico Cesi e, nel 1678, passò ai Borghese. Nel 1909 Marcellina si staccò da S.
Polo dei Cavalieri divenendo comune autonomo. L’attuale abitato è frutto di
un’aggregazione diffusa di abitazioni rurali che si alternano a resti di strutture
rustico-residenziali di età romana, come il criptoportico presente nel centro di
Marcellina o la cisterna sottostante il complesso rustico del casale Faccenna.
Cisterne romane; Necropoli romana; Tratto di strada romana pedemontana
Patrimonio
basolata; Resti di ville romane; Castrum Marcellini (X sec.); Resti della torre e di
architettonico
strutture murarie; Castello di Turrita (XI sec.); Resti della torre con borgo e chiesa
1 (civiltà contadina)
N. musei
1
N. biblioteche
4
N. impianti sportivi
1 calcio, 1 polifunzionale, 1 palestra, 1 centro sportivo
Tipolo impianti sportivi
Corsa podistica (maggio e settembre), campionato di calcio, tornei di calcetto.
Manifestazioni sportive
4
N. poliambulatori
0
N. ospedali
1
N. farmacie
N. punti incontro anziani 1
N. residenze per anziani 0
N. associazioni:
Sportive
7
Culturali
6
Volontariato
4
SI
Pro loco
COTRAL
Tipologia trasporti
Abbazia benedettina di S. Maria in Monte Dominici (XI sec.), edificata su resti di
Chiese
grande villa romana di età repubblicana
S. Antonio (gennaio); Candelora (febbraio); Madonna delle Grazie (settembre)
Feste religiose
Carnevale (febbraio); dei Butteri e della Madonna della Ginestra (maggio);
Feste civili
Rassegna Internazionale di Polifonia e Canto popolare (settembre)
Coppietta, formaggio, polenta, cillitti, bruschetta, impanata e stracciafregnacci
Sagre
(maggio)
Ricamo; estemporanee di fotografia
Mostre
Dell’artigianato (luglio)
Fiere
1
N. alb., pensioni B&B
0
N. agriturismi
9
N. ristoranti, pizzerie
10
Bar
Di ritorno, giornaliero
Tipologie di turismo
Frascarelli (con sugo di salsiccia e pecorino); Cillitti o Strozzapreti (con sugo di
Prodotti tipici locali
carne); Panzanella (pane raffermo condito con aceto, pomodoro e olio extravergine di oliva); Stracciafregnacci (pane cotto in acqua e condito con sugo finto);
Impanata (fatta con siero della ricotta e imbevuta al pane casereccio); Pizza al
forno ardente; formaggio; olio; vino; pere; mele; pesche; ciliegie; fichi
162
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
MONTEFLAVIO
Roma
1.372
m 850 s.l.m., 52 km da Roma
Il paese nasce nel 1570, quando alcuni abitanti di Marcetelli, per sfuggire alle
imposizioni fiscali del signore locale, accettarono l’invito del cardinale Flavio Orsini
(dal quale il paese prende il nome) di lasciare la propria terra per stabilirsi nella tenuta
di Montefalco, in cambio di sgravi fiscali e dell’assegnazione di terre. Così, attraverso
opere di bonifica, il nuovo feudo fu trasformato in fondo agricolo e produttivo. Nel
luogo ancora oggi indicato con il toponimo di “capanna” due capanne di villaggi
costituirono i primi insediamenti abitativi. Successivamente prese forma l’abitato, il cui
assetto urbanistico (pressoché immutato fino ai nostri giorni) fu determinato dalla
particolare origine del paese e fu frutto di una progettazione pianificata. La mancanza
della dimora del signore fece sì che le abitazioni non si sviluppassero in modo caotico
intorno al castello o al palazzo, come pure la data di costruzione piuttosto tarda rese
superflua la presenza di una cinta muraria di difesa. Il borgo assunse una forma a
scacchiera con strade più ampie intersecate da vicoli; la strada principale collegava
l’antica chiesa cimiteriale di S. Martino (XI sec.) con la chiesa parrocchiale
dell’Assunta, situata sulla piazza principale nel punto più alto dell’abitato. Nel 1644
Moteflavio divenne proprietà della potente famiglia Barberini, che ne mantenne il
controllo fino al 1872, quando si costituì il comune. Durante il dominio dei Barberini,
in seguito a una seconda emigrazione da Marcetelli, il feudo si arricchì di forza lavoro,
che incrementò la pastorizia e l’artigianato del legno.
Ruderi del castello di Montefalco: sono ciò che resta di una città fortificata del XII-XIII
Patrimonio
secolo, distrutta nel XV secolo dai Colonna; Fontana rinascimentale di apprezzabile
architettonico
fattura, detta la “pilocca” per la sua forma che ricorda il mortaio per il sale
0
N. musei
0
N. biblioteche
N. impianti sportivi 1
Tipologia impianti Campo di calcio e tennis
sportivi
Tornei di calcio e calcetto
Manifestazioni
sportive
0
N. poliambulatori
0
N. ospedali
1
N. farmacie
N. punti incontro 1
anziani
N. residenze per 0
anziani
N. associazioni:
Sportive
0
Culturali
1
Volontariato
0
SI – attiva
Pro loco
Tipologia trasporti COTRAL
S. Martino (XIII sec.) edificata dai Benedettini e dedicata a S. Donato, solo nel 1570
Chiese
intitolata a S. Martino, patrono di Marcetelli; parrocchiale dell’Assunta (XVII sec.),
restaurata in epoca moderna; Monte Calvario (XVIII sec.)
Befana Monteflaviese (gennaio); S. Antonio abate (gennaio); Processione al Monte
Feste religiose
Calvario (maggio); Madonna delle Grazie (giugno); S. Antonio da Padova (giugno);
Infiorata del Corpus Domini (giugno); SS. Maria Assunta (agosto) patrono; S. Rocco
(agosto); Madonna della Pietà (settembre); S. Martino (novembre)
Carnevale (febbraio);
Feste civili
Fregnacce (maggio); Pizza fritta e prodotti tipici locali (luglio) Polenta (ottobre)
Sagre
0
Mostre
0
Fiere
163
N. alberghi, pensioni
B&B
N. agriturismi
N.ristoranti, pizzerie
Bar
Tipologie di turismo
Prodotti tipici locali
0
0
3
5
Di ritorno, ambientale, scolastico, giornaliero ed estivo
Miele, prodotti da forno, olio, polenta, funghi, asparagi, “fregnacce”
164
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione cartografica
Origini storiche
Patrimonio architettonico
N. musei
N. biblioteche
N. impianti sportivi
Tipologia impianti sportivi
Manifestazioni sportive
N. poliambulatori
N. ospedali
N. farmacie
N. punti incontro anziani
N. residenze per anziani
N. associazioni:
Sportive
Culturali
Volontariato
Pro loco
Tipologia trasporti pubblici
Chiese
Feste religiose
Feste civili
Sagre
Mostre
Fiere
N. alberghi, pensioni B&B
N. agriturismi
N. ristoranti, pizzerie
Bar
Tipologie di turismo
Prodotti tipici locali
MONTORIO ROMANO
Roma
1829
M 560 s.l.m.; 52 km da Roma; 35 km da Rieti
Montorio è situato sulle propaggini nord-occidentali dei Monti
Lucretili. Le prime notizie intorno a Mons Aureus (toponimo che
deriva dal colore giallo-oro della terra) risalgono all’anno 857, quando
il borgo divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa. Alla fine del XIV
secolo Montorio passò ai Savelli, che, tra alterne vicende, lo
mantennero fino al 1577, anno in cui fu ceduto alla famiglia degli
Orsini. Nel 1644 passò alla famiglia Barberini. Oggi, grazie al clima
salubre, è meta di villeggiatura stagionale.
Rovine di villa romana (II-I sec. a.C.); S. Angelo (insediamento
rupestre); Centro storico; Palazzo Baronale (detto Palazzo Corte, XIIXIII sec.); Resti del Castrum (abside, base della torre, parti della cinta
muraria); Palazzo Barberini (XII-XIII sec.); Colle Santa Croce (XIVXVI sec.);
0
1
1
Polivalente
Tornei di calcio e calciotto
0
0
1
1
1
1
2
1
NO
COTRAL
Santuario Beato Bernardo; Madonna del Rosario e Santi (Chiesa del
Cristo Re); S. Leonardo di Noblat (XIII); S. Antonio; S. Barbara; S.
Lucia; SS. Crocifisso di Monte Calvario; Cenobio di S. Angelo
S. Antonio Abate (gennaio); Venerdì Santo; S. Croce (maggio);
Corpus Domini (giugno); Assunta (agosto); Natività S. Vergine
(settembre); S. Leonardo di Noblat (novembre) patrono; S. Barbara
(dicembre)
Montorio d’Estate (agosto)
Delle Fettuccine ai funghi porcini (agosto); dell’Olio (agosto)
Estemporanee di pittura
Tradizionale di merci e prodotti tipici (maggio)
0
1
2
4
Di ritorno; giornaliero; ambientale
Fettuccine; frascarelli; reverelli (pasta senza uova); polenta; carni alla
brace; olio; vino; castagne; pesche; ciliegie; albicocche; funghi;
prodotti da forno
165
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
MORICONE
Roma
2354
m 296 s.l.m.; 40 km da Roma; 45 km da Rieti
Moricone è situato nella porzione occidentale del Parco Naturale dei Monti
Lucretili che si estende in direzione della Sabina, a breve distanza dai Monti
Gennaro e Pellecchia.
Sono documentati insediamenti umani fin dall’età del bronzo e del ferro (II
millennio): si tratta di alcune tombe e consistenti resti di antichi terrazzamenti
sulle pendici del Monte Matano, chiamati dai pastori “Maceroni” e attribuiti a
insediamenti dei “Castellieri”. Il paese, secondo recenti studi, è stato fondato sulle
rovine dell’antica “Regillum”, città sabina patria della Gens Claudia. Regillum
scomparve in seguito all’invasione dei Barbari nel 595. In epoca medievale la
prima fonte relativa al paese risale a un atto del 1272, in cui l’edificazione del
Castello di Moricone viene attribuita alla famiglia Savelli, signori di Palombara.
Questi rimasero signori incontrastati del territorio per lunghi secoli (tranne quando
Alessandro VI confiscò i loro beni in favore di Giulio Orsini). Nel 1619 i Savelli
vendettero il feudo a Marcantonio Borghese, che trasformò l’assetto di Moricone
con la costruzione del Palazzo Baronale, la realizzazione dell’acquedotto e la
creazione di alcune mole per il grano e per le olive. Nel 1871 ai Borghese
subentrarono i Torlonia, che amministrarono i beni di Moricone fino a pochi
decenni fa, quando per eredità i possedimenti passarono agli Sforza Cesarini. In
epoca recente il territorio è stato venduto o lottizzato fra gli abitanti del luogo.
Terrazzamenti romani di calcare in opera poligonale; Resti di ville rusticoPatrimonio
residenziali di età romana repubblicana e imperiale; Centro storico; Castello
architettonico
(Palazzo baronale costruito probabilmente dai Borghese)
0
N. musei
1
N. biblioteche
2
N. impianti sportivi
Tipologia
impianti Bocce; calcio; basket; tennis
sportivi
Campionato di calcio; corse di cavalli ad ostacoli
Manifestazioni sportive
0
N. poliambulatori
0
N. ospedali
1
N. farmacie
N. punti incontro anziani 1
N. residenze per anziani 0
N. associazioni:
Sportive
2
Culturali
1
Volontariato
0
SI – attiva
Pro loco
COTRAL
Tipologia trasporti
Gesù e Maria; S. Maria dell’Assunta, con dipinto di Antoniazzo Romano; Chiesa e
Chiese
monastero delle Clarisse; Chiesa e Convento dei Padri Passionisti
S. Antonio (gennaio); Venerdì Santo; S. Liberatore (maggio) patrono; del Beato
Feste religiose
Bernardo (luglio); dell’Assunta (agosto); Madonna del Passo (settembre)
Estate moriconese (luglio – settembre); 4 novembre
Feste civili
Bruschetta e olio (gennaio); Pesca Reginella (agosto); Pizza (agosto)
Sagre
0
Mostre
Agricoltura e generi vari (agosto)
Fiere
N. alberg., pensioni B&B 0
1
N. agriturismi
4
N. ristoranti, pizzerie
6
Bar
166
Tipologie di turismo
Prodotti tipici locali
Di ritorno; giornaliero; scolastico; ambientale; stanziale estivo
Pasta e fagioli; fettuccine ai funghi; fettuccine agli asparagi; frascarelli; fagioli con
le cotiche; agnello, maiale, cinghiale e vitello alla brace; salsicce; fegatelli; olio;
ciliegie; pesche; formaggi ovini; frutta; vino; prodotti da forno;
167
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
ORVINIO
Rieti
427
m 830 s.l.m.; 55 km da Roma; 40 km da Rieti
Situato sulle pendici dello spartiacque del fiume Turano, l’attuale paese sorge sul
luogo di Orvinium, città tra le più importanti dell’antica Sabina, distrutta prima del
X secolo forse dai saraceni. Il borgo, sorto intorno a una torre difensiva, fu per
secoli sotto il controllo dei monaci Benedettini di S. Maria del Piano e si trova
menzionato negli Statuti Tiburtini del XIV e XVI secolo, risultando tra i castelli di
influenza del comune di Tivoli. Nel Quattrocento risulta essere un possedimento
della famiglia Orsini; nel 1558 fu ceduto ai Tuttavilla e, attraverso ulteriori
passaggi, divenne una proprietà dei Borghese nel 1638, quando assunse il titolo di
ducato. Secondo la tradizione, nel IX secolo l’antico nome fu sostituito con
“Canemorto”, quando Carlo Magno riportò una grande vittoria sui Saraceni
facendone strage: da qui “cani morti” e “Canemorto”. Il nome rimase fino al 1863,
quando fu adottato quello più antico, italianizzato in “Orvinio”.
Resti di insediamento romano con triplice cinta di mura, terrazzamenti artificiali e
Patrimonio
aggere; Tratti di cinta muraria con torri di difesa; Resti di castello (maschio e cinta
architettonico
muraria, XIII sec.); Castello Malvezzi-Campeggi (X secolo) con cappella interna
affrescata da Ascanio Manenti; Resti della chiesa romanica di S. Maria del Piano
(Monumento nazionale); Fontana monumentale
1 (Naturalistico Orchidee Spontanee)
N. musei
1
N. biblioteche
3
N. impianti sportivi
Tipologia impianti spor Calcetto; tennis
Manifestazioni sportive Tornei di calcetto; cicloraduno (luglio)
0
N. poliambulatori
0
N. ospedali
1
N. farmacie
1
N. punti anziani
N. residenze per anziani 0
N. associazioni:
Sportive
1 (cacciatori)
Culturali
1
Volontariato
1 (protezione civile)
SI – attiva
Pro loco
COTRAL
Tipologia trasporti
S. Maria del Piano (medievale con portale rinascimentale); S. Maria dei
Chiese
Raccomandati al Conventino (con affreschi del Manenti, pittore nativo di Orvinio,
XVI sec.); S. Giacomo; S. Nicola
Venerdì Santo; Madonna di Vallebona; Corpus Domini (giugno); S. Antonio
Feste religiose
(giugno); Processione dei Butteri (luglio); S. Rocco (agosto); Assunzione della
Beata vergine Maria (agosto); S. Nicola (agosto) patrono; Natività Maria Santissima
Carnevale (febbraio); del Papà con i frittelli di S. Giuseppe (marzo); della Mamma
Feste civili
(maggio) Agosto Orviniese
Polentone (gennaio); lu’ Pizzillu (pizza cotta sotto la brace con salsicce e carne
Sagre
locale); Sagne con i funghi
0
Mostre
Fiere merci: marzo, aprile, luglio, agosto, settembre, ottobre, dicembre
Fiere
2
N. alb., pensioni B&B
1
N. agriturismi
2
N. ristoranti, pizzerie
2
Bar
Di ritorno, ambientale, giornaliero
Tipologie di turismo
Fettuccine con funghi; polenta; farro; patate; carne; cinghiale; prodotti da forno
Prodotti tipici locali
168
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
PALOMBARA SABINA
Roma
10.659
m 372 s.l.m.; 36 km da Roma; 60 km da Rieti
Palombara sorge su un colle ai piedi di Monte Gennaro. I primi insediamenti abitativi
nella zona risalgono probabilmente all’età preromana; in età romana numerosi i resti di
ville di epoca repubblicana con fasi costruttive che arrivano fino al II secolo d.C.
Menzionato per la prima volta nel 1029, il Castrum Palombarum è nato tra il X e l’XI
secolo, infatti un ramo dei Crescenzi di Sabina ebbe nell’XI secolo il titolo di conti di
Palombara; nel 1276 il feudo passò ai Savelli. Successivamente, per la sua posizione
strategica, il paese fu conteso dagli Orsini e dai Savelli, che lo sottoposero a numerosi
assedi, culminati nel saccheggio del 1556 durante la guerra tra Paolo IV e gli spagnoli.
Tuttavia il castrum non fu mai abbandonato e in epoca moderna divenne un capoluogo
di governo dello Stato Pontificio. Palombara si costituì in comune nel 1870.
Il centro storico si sviluppa con schema concentrico sulla cima del colle di Palombara,
intorno al Palazzo Baronale, il cui impianto di struttura fortificata (XI secolo) si deve
alla famiglia Crescenzi, conti di Palombara. Nel Quattrocento il palazzo fu ristrutturato,
assumendo i caratteri di residenza signorile.
Serie di terrazzamenti romani in opera poligonale; Muraglioni romani databili IV sec.
Patrimonio
a.C.; Complesso romano a pianta quadrangolare in opera poligonale; Sepolcri romani di
architettonico
età repubblicana; Tratti di strada romana; Resti di ville romane di età repubblicana e
imperiale; Castello Savelli-Borghese; Abbazia di S. Giovanni in Argentella (VIII – XII
sec., monumento nazionale); Convento di S. Francesco; Ruderi del Castrum di
Castiglione (XIII sec.) con due cinte murarie merlate; Ruderi del Castello Borghese e
della Pieve cimiteriale di S. Giovanni Evangelista in Stazzano
1 (naturalistico)
N. musei
1
N. biblioteche
N. impianti sportivi 2
Campi di pallavolo e calcio
Tipologia impianti
Manifestazioni sport Tornei di pallavolo e calcio
1
N. poliambulatori
1
N. ospedali
2
N. farmacie
1
N. punti anziani
N. residenze anziani 1
N. associazioni:
Sportive
5
Culturali
10
Volontariato
4
SI – attiva
Pro loco
Tipologia trasporti COTRAL, 1 linea urbana
S. Biagio; S. Egidio; S. Maria del Gonfalone; S. Pietro; Convento di S. Giovanni in
Chiese
Argentella; delle Immagini; S. Nicola
S. Antonio (gennaio); S. Biagio (febbraio) patrono; S. Giuseppe (marzo); Venerdì Santo
Feste religiose
(rappresentazione teatrale della Passione); Corpus Domini (giugno);Madonna della
Neve (agosto); S. Lucia (settembre); S. Egidio (settembre)
Di S. Vito (giugno) a Cretone; Estate palombarese (luglio-settembre); Concerti di
Feste civili
Natale
Cerasa (giugno); Persica (luglio)
Sagre
Rassegna dell’olio extra vergine della Sabina (marzo); Festival cinematografico delle
Mostre
Cerase (giugno); Estemporanee di pittura, scultura, fotografia; Mercato dell’Artigianato
(ultima domenica di ogni mese)
0
Fiere
N.alb, pensioni B&B 0
1
N. agriturismi
N.ristoranti, pizzerie 8
169
15
Bar
Tipologie di turismo Di ritorno; ambientale; scolastico; giornaliero
Prodotti tipici locali Zuppa dei Monti Lucretili (con funghi locali, fagioli e verdure); fettuccine con funghi
porcini; polenta; sagne; frascarelli; pasta e fagioli; arrosti alla brace; gnocchetti;
tagliolini con fagioli; coratella con carciofi; pan giallo; prodotti da forno; ciliegie;
pesche; olio; vino; olive da tavola; latte; abbacchio; carne; funghi; tartufi; miele
170
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
PERCILE
Roma
216
m 575 s.l.m.; 56 km da Roma
Percile è situato sull’alta valle del torrente Licenza. A parte i reperti archeologici
relativi a un insediamento databile alla prima età del Bronzo, il primo documento
in cui appare il nome del paese risale alla metà del IV secolo a proposito di un
lascito denominato “Fundum Percilianum”, situato in territorio sabino. All’epoca
romana risalgono anche frammenti di pavimentazione nelle vicinanze della “Fonte
degli Aliucci” e un cippo sepolcrale. Il nucleo originario del borgo fu costituito
nell’anno 886 dai soldati di ventura di Carlo il Calvo dopo la vittoria sui Saraceni
nella Piana di S. Cosimato. Agli inizi dell’XI secolo il conte Ottone di Sabina
donò la proprietà di Percile all’Abbazia di Farfa, sotto la cui guida il feudo rimase
per oltre due secoli. A questo periodo risale la costruzione del Castello di Pietra
Demone. Alla fine del Duecento Percile fu ceduto alla famiglia Orsini, finchè nel
1608 venne acquistato da Giovanni Battista Borghese duca di Rignano
Resti di villa rustica romana di età tardo-repubblicana; Rovine del Castello di
Patrimonio
Petra Demone (XI secolo); Palazzo Orsini (XIII secolo); Rovine di Castel del
architettonico
Lago (XI sec.); Fonte degli Aliucci
0
N. musei
1
N. biblioteche
1
N. impianti sportivi
Tipologia impianti sport Polivalente
Tornei di calcio
Manifestazioni sportive
0
N. poliambulatori
0
N. ospedali
0
N. farmacie
N. punti incontro anziani 1
N. residenze per anziani 0
N. associazioni:
Sportive
1
Culturali
0
Volontariato 1 (protezione civile)
Si – attiva
Pro loco
COTRAL
Tipologia trasporti
S. Lucia; S. Anatolia; S. Maria del Rosario; S. Maria della Vittoria (XII sec.)
Chiese
Venerdì Santo; Corpus Domini (giugno); Processione dell’Inchinata (agosto); SS.
Feste religiose
Nome di Maria (settembre); S. Lucia (dicembre) patrona
Agosto Percilese; Concerto di S. Maria
Feste civili
Bruschetta; Ramiccia (ottobre); Castagna (novembre); Albero (novembre)
Sagre
0
Mostre
0
Fiere
N. alberghi, pensioni 0
B&B
0
N. agriturismi
1
N. ristoranti, pizzerie
2
Bar
Di ritorno; giornaliero
Tipologie di turismo
Ramiccia (fettuccine fatte in casa tagliate finissime); sagne di farro; panonta
Prodotti tipici locali
(strisce di lardo cotte alla brace e accompagnate con pane di grano); braciole di
pecora; asparagi selvatici; rigni (cicoria di campo); lavari (crescione selvatico);
rapacciole (rape selvatiche senza bulbo); castagne; salsicce; carne bovina; prodotti
da forno
171
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
POGGIO MOIANO
Rieti
2510
m 500 s.l.m.; 60 km da Roma; 30 km da Rieti
Poggio Moiano è situato su una collina alle falde del Monte Piano. Non si hanno
notizie certe sull’origine del paese. Secondo alcuni nasce tra il 1037 e il 1083;
secondo altri già nel 773 c’è un nucleo abitativo della zona, che si sarebbe poi
sviluppato tra il 900 e il 1000. Comunque tutti i documenti che riportano il nome
di Poggio Moiano sono successivi al 1083. Già possesso dell’Abbazia di Farfa, il
feudo passò poi a diversi signori tra cui i Mareri e i Savelli. Questi ultimi, con
alterne vicende, lo mantennero fino al 1633, quando lo cedettero al principe
Marcantonio Borghese, che lo fece governare dai suoi vassalli fino alla vendita
alla famiglia Torlonia. La frazione Osteria Nuova ebbe un ruolo importante al
tempo dei romani: trovandosi sulla Salaria a un giorno di marcia da Roma, era
punto di riposo e di cambio. Qui sono stati rinvenute 98 statue provenienti da
una villa romana (oggi conservate in un museo di Copenaghen) e si trovano i
Torracci e la Grotta dei Massacci.
Patrimonio architettonico I Torracci (monumenti sepolcrali del II secolo d.C.); Grotta dei Massacci (tomba
megalitica); Palazzo Savelli (XVI sec.); Murales nel centro storico; Edicola di S.
Liberata
1 (archeologico)
N. musei
1
N. biblioteche
1
N. impianti sportivi
Tipologia impianti sportivi Polivalente
Tornei di calcetto
Manifestazioni sportive
2
N. poliambulatori
0
N. ospedali
1
N. farmacie
1
N. punti incontro anziani
0
N. residenze per anziani
N. associazioni:
Sportive
2
Culturali
4
Volontariato 4
SI – attiva
Pro loco
Tipologia
trasporti COTRAL
pubblici
S. Giovanni Battista e Immacolata Concezione; S. Martino; S. Sebastiano e S.
Chiese
Anna; Edicole rupestri; SS. Assunta (con dipinti del Manenti)
S. Sebastiano (gennaio) patrono; S. Antonio Abate (gennaio); Corpus Domini
Feste religiose
(giugno) infiorata (concorso nazionale); S. Antonio da Padova (giugno);
Madonna Assunta (agosto); S. Rocco (agosto);
Estate Moianese – Restate con noi; Autunno musicale; Carmen Sabinum,
Feste civili
biennale di poesia dialettale
Da Piazzetta a Piazzetta (sagra gastronomica); Bruschetta
Sagre
0
Mostre
Mensile in Osteria Nuova; di S. Martino (novembre)
Fiere
N. alberghi, pensioni B&B 3
0
N. agriturismi
7
N. ristoranti, pizzerie
7
Bar
Di ritorno; fine settimana; stagionale
Tipologie di turismo
Maccheroni; coratella; olio biologico; prodotti da forno; carni bovina e ovina,
Prodotti tipici locali
pollame (biologiche)
172
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
ROCCAGIOVINE
Roma
297
m 518 s.l.m.; 50 km da Roma
Roccagiovine si è sviluppato intorno al Castello, arroccato su una parete rocciosa
che domina la Valle Ustica. A parte le testimonianze archeologiche riferibili al
Neolitico finale (IV millennio), probabilmente l’insediamento ha avuto origine dalla
presenza di un tempio di età romana dedicato alla dea Vacuna; rimangono come
testimonianza un’epigrafe murata sotto la cinta del castello, resti di tombe e ville
rustiche residenziali di età repubblicana e imperiale. Il borgo venne edificato in un
fondo di proprietà del monastero di S. Cosimato, che nel 1241 lo cedette al
monastero di SS. Sebastiano e Fabiano. Nel 1315 il primo signore, Giovanni Orsini,
dettò gli Statuti e il feudo restò sotto il governo di questa famiglia fino al 1632,
quando un terzo di esso fu venduto a Marcantonio Borghese. Il paese subì una fase
di spopolamento che fu superata dopo la vendita alla famiglia Nuñez Sanchez, che
lo cedette nel 1824 al marchese del Gallo, i cui discendenti sono gli attuali
proprietari del castello.
Resti di ville residenziali e rustico-residenziali di età romana repubblicana e
Patrimonio
imperiale; Resti di sepolcri romani; Resti di strade romane; Resti di tempio romano
architettonico
di età imperiale; Castello Orsini (XIII sec.)
0
N. musei
1
N. biblioteche
2
N. impianti sportivi
Tipologia
impianti Campi di calcio e bocce
sportivi
Manifestazioni sportive Tornei di calcio e bocce estivi
1
N. poliambulatori
0
N. ospedali
1 (dispensario)
N. farmacie
N.
punti
incontro 1
anziani
N. residenze per anziani 0
N. associazioni:
Sportive
1 (anche culturale)
Culturali 1 (anche sportiva)
1 (protezione civile)
Volontariato
SI – attiva
Pro loco
Tipologia
trasporti COTRAL
pubblici
S. Nicola; Chiesetta dei Flagellanti; S. Maria sopra le Case (XIII sec.)
Chiese
Venerdì Santo; Madonna di Ronci (maggio); Corpus Domini (giugno); Madonna
Feste religiose
della Neve (agosto) patrona; S. Nicola di Bari (dicembre)
Capodanno; Carnevale (febbraio); Addio all’estate (agosto);
Feste civili
Pizza fritta (ottobre); Castagna (ottobre)
Sagre
Ucinetto, fotografica, pittorica (ottobre); Nazionale del coltello d’arte (ottobre)
Mostre
0
Fiere
N. alber.,pensioni B&B 1 (B&B)
0
N. agriturismi
1
N. ristoranti, pizzerie
3
Bar
Di ritorno; scolastico; naturalistico; giornaliero; speleologico
Tipologie di turismo
Olio; miele; castagne; prodotti da forno; carne (agnello, pecora)
Prodotti tipici locali
173
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
SAN POLO DEI CAVALIERI
Roma
2310
m 651 s.l.m.; 42 km da Roma
San Polo dei Cavalieri sorge sulla sommità di una cima delle propaggini meridionali
del gruppo del Morra. Testimonianze del popolamento dell’area sono riferibili a un
abitato su altura della fine dell’età del Bronzo. Sono stati rinvenuti anche resti di
ville e impianti rustici romani costruiti a partire dalla tarda età repubblicana. Un
documento del 945 sancisce il passaggio del “Castellum Sancti Pauli in lana” al
monastero benedettino di S. Paolo in Roma. Nel 1429 gli Orsini ottennero il feudo
di S. Polo con il castello, che, ristrutturato, divenne dimora dei signori di
Tagliacozzo, ramo al quali gli Orsini di S. Polo appartenevano. Nel 1558 il feudo
passò al cardinale Pier Donato Cesi e S. Polo venne denominato non più castello,
ma Palazzo Baronale. Il Palazzo con le terre annesse nel 1678 divenne proprietà
della famiglia Borghese.
Insediamento con triplice cinta muraria (fine età del Bronzo e inizi età del Ferro);
Patrimonio
Resti di platee, terrazzamenti e criptoportico di ville di età romana tardoarchitettonico
repubblicana; Resti di ville romane di età imperiale; Dighe di sbarramento romane
di età tardo-repubblicana; Castello Orsini-Cesi (X sec.); Castrum di Poggio Runci
(XII sec.); S. Angelo sul Morra (XII sec.); Torre campanaria (XIII sec.);
Insediamento monastico
1 (preistorico)
N. musei
0
N. biblioteche
3
N. impianti sportivi
Tipologia
impianti Calcio e calcetto, polivalente
sportivi
Manifestazioni sportive Campionato di calcio
0
N. poliambulatori
0
N. ospedali
1
N. farmacie
N.
punti
incontro 1
anziani
N. residenze per anziani 0
N. associazioni:
Sportive
1
Culturali 2
2
Volontariato
SI
Pro loco
Tipologia
trasporti COTRAL
pubblici
S. Lucia; S. Nicola; S. Rocco
Chiese
S. Antonio (gennaio); Candelora (febbraio); Venerdì Santo; Corpus Domini
Feste religiose
(giugno); Madonna del Buon Consiglio (agosto); S. Nicola (dicembre) patrono;
Estate Sampolese (luglio – agosto)
Feste civili
Olio di oliva e bruschetta (gennaio)
Sagre
0
Mostre
0
Fiere
N. alberghi, pensioni 0
B&B
0
N. agriturismi
8
N. ristoranti, pizzerie
8
Bar
Di ritorno; stagionale; naturalistico
Tipologie di turismo
Cillitti (pasta di acqua e farina) conditi con sugo all’aglio, olio, peperoncino e
Prodotti tipici locali
pecorino; polenta; frascarelli; olio; ciliegie; miele; funghi; prodotti da forno
174
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
SCANDRIGLIA
Rieti
2426
m 535 s.l.m.; 50 km da Roma; 35 km da Rieti
Probabilmente in epoca romana nel territorio di Scandriglia sulle pendici del
Monte Serrapopoli sorgeva Mefila, cittadina forse di origine greca che ospitò
ville patrizie e diventò il fondo agrario della famiglia senatoriale degli Scandillii.
Quasi sicuramente la costruzione del “Castrum Scandriliae”, castello che
divenne punto di difesa per la popolazione, risale al IX-X secolo, periodo in cui i
Saraceni invasero la Sabina. Nell’XI secolo Scandriglia era proprietà del conte
Erbeo, che la donò al Monastero di Farfa, sotto la cui influenza rimase alcuni
secoli. Successivamente il paese passò in enfiteusi agli Orsini e agli Anguillara.
Nel 1639 divenne proprietà della Camera Apostolica.
Patrimonio architettonico Resti di ville romane e villa imperiale di Nerva; Ponte romano (Ponte del
Diavolo); Resti di antichi insediamenti; Rocca; Palazzo Anguillara con affreschi
tardo-gotici di Antoniazzo Romano (XV sec.)
0
N. musei
0
N. biblioteche
3
N. impianti sportivi
Tipologia impianti sportivi Calcio; tennis; palestra
Calcio e tennis
Manifestazioni sportive
0
N. poliambulatori
0
N. ospedali
1
N. farmacie
2
N. punti incontro anziani
2
N. residenze per anziani
N. associazioni:
Sportive
1
Culturali
3
Volontariato 1 (protezione civile)
SI – attiva
Pro loco
Tipologia
trasporti COTRAL; 1 linea urbana
pubblici
S. Maria Assunta in Cielo; S. Maria del Colle e Santuario di S. Maria delle
Chiese
Grazie (in Località Ponticelli); S. Maria Assunta (in località Ponticelli);
Chiesetta rurale di S. Barbara in zona S. Barbara; Convento di S. Nicola;
Monastero di S. Salvatore Maggiore;
S. Antonio; Corpus Domini (giugno); S. Barbara (dicembre) patrona; S. Biagio
Feste religiose
Carnevale; Ferragosto Scandrigliese; dell’Olio di oliva (dicembre)
Feste civili
Sagne (agosto)
Sagre
0
Mostre
0
Fiere
N. alberghi, pensioni B&B 0
3
N. agriturismi
6
N. ristoranti, pizzerie
6
Bar
Di ritorno; giornaliero; stagionale
Tipologie di turismo
Sagne; maccheroni; polenta; prodotti da forno; olio; frutta, ortaggi; formaggi
Prodotti tipici locali
ovini e caprini; vino; carni suine, bovine e ovine; cinghiale
175
Comune di
Provincia di
N. abitanti
Localizzazione
Origini storiche
VICOVARO
Roma
3714
m 355 s.l.m.; 45 km da Roma
Vicovaro è di origine equa. Il nucleo dell’antica Varia, delimitato da una cinta
muraria in opera quadrata, rappresenta il centro fortificato più importante
dell’area in età repubblicana. Numerosi nel territorio sono i resti di età romana
repubblicana e imperiale. Nel VI secolo il borgo subì le scorrerie dei Longobardi
e nell’877 un’incursione saracena ne determinò l’abbandono. Nel XII secolo
Vicus Variae fu ricolonizzato e nel 1191 papa Celestino III cedette il territorio
agli Orsini, che ricostruirono la rocca e la cinta muraria. Nel XVII secolo il
castrum passò ai Bolognetti.
Patrimonio architettonico Resti romani di cinta muraria in opera quadrata; Resti di numerose ville romane
residenziali e rustiche di età repubblicana e imperiale; Insediamenti agricolopastorali di età romana; Tratti di strada romana (Via Valeria); Porta Rei (resti di
mura ciclopiche e ingresso a volta con spioncini); Monumento sepolcrale
dedicato a Caio Menio Basso (I sec. d.C); Palazzo Principesco Cenci-Bolognetti
con portale gotico;
0
N. musei
1
N. biblioteche
3
N. impianti sportivi
Tipologia impianti sportivi Polivalenti
Maratona dei Monti Lucretili; tornei di calcio e calcetto
Manifestazioni sportive
1
N. poliambulatori
0
N. ospedali
1
N. farmacie
1
N. punti incontro anziani
0
N. residenze per anziani
N. associazioni:
Sportive
2
Culturali
10
Volontariato 2
SI – attiva
Pro loco
COTRAL; FF.SS.
Tipologia trasporti
S. Pietro Apostolo; Tempietto di S. Giacomo Maggiore (XV sec.); S. Salvatore;
Chiese
S. Sabino; S. Maria delle Grazie; S. Antonio Abate; S. Maria del Sepolcro;
Convento Francescano
S. Antonio (gennaio) patrono; Venerdì Santo (rievocazione storica della
Feste religiose
Passione); Corpus Domini (giugno); Maria SS. Avvocata Nostra; Madonna del
Carmine; Processione notturna della Madonna di Loreto
Carnevale; della
Cultura (giugno); Estate Vicovarese (agosto);
Feste civili
Commemorazioni Martiri delle Pratarelle (giugno)
Pagnotta Vicovarese (giugno)
Sagre
Premio Arte Marcantonio Sbellico (luglio);
Mostre
Esposizione dell’artigianato (luglio); del Perdono (agosto); Mercatino di Natale
Fiere
N. alberghi, pensioni B&B 2
0
N. agriturismi
2
N. ristoranti, pizzerie
8
Bar
Di ritorno; giornaliero; naturalistico; speleologico
Tipologie di turismo
Sagne aglio e olio; polenta con lumache; pane e prodotti da forno; confetture del
Prodotti tipici locali
sottobosco; salsicce; olio, vino e carne bovina di montagna
176
4.2 Analisi SWOT (Strengths, Weakness, Opportunities, Threats)
IL PARCO REGIONALE NATURALE DEI MONTI LUCRETILI
Punti di forza
Contesto territoriale strutturato in Parco
Regionale.
Vicinanza a una conurbazione di diversi
milioni di abitanti.
Rete stradale di accesso servita da autostrada
sul lato orientale .
Ambiente
archeologico-naturalistico
di
pregio.
Insediamenti accentrati con disponibilità
abitative in esubero.
Paesaggi adeguatamente conservati e di
ulteriore valorizzazione.
Risorse umane qualificabili in settori diversi
da quelli tradizionali.
Opportunità
Consistente richiesta di fruizione ambientale
dell’area protetta.
Sviluppo di itinerari turistici a carattere
naturalistico, archeologico, religioso ed
enogastronomico.
Trasformazione del patrimonio immobiliare a
fini residenziali e turistici.
Margini di miglioramento produttivistico per
le attività rurali tradizionali.
Sviluppo di un sistema di valorizzazione
delle particolarità paesaggistiche.
Punti di debolezza
Risorse naturali a bassa produttività per il
settore agro-forestale.
Limitato rinnovo generazionale nel settore
rurale.
Rete viaria interna inadeguata e difficoltà di
accesso sul lato occidentale.
Insoddisfacente percezione di insieme del
Parco e delle sue specificità e potenzialità.
Scarsa attitudine all’imprenditorialità nei
settori non tradizionali.
Insufficiente
disponibilità
allo
associazionismo.
Scarsa capacità ricettiva per il turismo.
Scarsa capacità di impatto dell’Ente Parco sul
territorio per sue carenze strutturali (in
attenuazione)
Minacce
Perdita del patrimonio edile nei centri urbani.
Inadeguata cura del patrimonio rurale per
carenze di indirizzo e di governo.
Deterioramento del paesaggio per calamità o
disordine urbanistico.
Mancanza di qualificazione professionale per
le nuove iniziative di valorizzazione.
Attrazione esercitata dalle aree limitrofe più
sviluppate.
177
178
SETTORE SOCIO-DEMOGRAFICO
Punti di forza
Popolazione in costante aumento, dopo
l’esodo degli anni 1951-1971.
Discreta capacità di attrazione della
popolazione, sia verso l’interno sia verso
l’esterno (saldo migratorio positivo).
Presenza di una quota di stranieri con
amichevoli rapporti con la popolazione
locale.
Presenza di una quota ancora apprezzabile di
popolazione giovane.
Incremento generalizzato del livello di
istruzione.
Presenza di risorse umane qualificate.
Aumento delle attività legate ai servizi.
Tessuto sociale coeso.
Opportunità
Aumento della domanda di servizi sociali di
qualità. La domanda proviene sia dalle fasce
di popolazione più anziana (servizi sociosanitari) sia dai giovani (servizi nel campo
della scuola, lavoro, tempo libero, ecc.).
Incremento dei trend di domanda di fruizione
di servizi ricreativi e naturalistici. La
domanda viene associata a una maggiore
sensibilità per il patrimonio culturale, le
tradizioni, le identità culturali.
Crescente attenzione della popolazione alle
tematiche ambientali.
Imprenditorialità giovanile nel settore dei
servizi.
Punti di debolezza
Diminuzione della natalità.
Invecchiamento della popolazione, con forte
componente di non attivi.
Fenomeni di femminilizzazione della
popolazione.
Struttura per età della popolazione
caratterizzata da una crescita delle classi più
anziane di età e una corrispondente
diminuzione di quelle giovani.
Decremento degli occupati nel settore
agricolo e dell’industria.
Scarsa partecipazione delle donne al mercato
del lavoro.
Inadeguata offerta di servizi.
Minacce
Popolazione che, caratterizzata da un calo
delle nascite, restando costanti i livelli di
mortalità, presenta un forte rischio di
invecchiamento e femminilizzazione.
Vicinanza della città di Roma che comporta il
rischio di perdita delle risorse umane più
qualificate.
Perdita del “saper fare”, cioè delle abilità
manuali degli artigiani e degli operai
qualificati.
Abbandono dei paesi più piccoli a favore dei
centri maggiori.
179
SETTORE URBANISTICO-SERVIZI
Sistema: il tessuto urbano e le infrastrutture
Punti di forza
Presenza di centri abitati di notevole
interesse.
Presenza di edifici e strutture valorizzabili e
utilizzabili a fini turistico-ricreativi.
Viabilità secondaria che collega tutti i
principali centri del Parco.
Opportunità
Localizzazione relativamente vicina alla
Capitale e con importanti vie di
collegamento.
Potenzialità di sviluppo socio-economico nel
settore dei servizi turistico-ricreativi.
Opportunità di sviluppo delle produzioni
zootecniche.
Punti di debolezza
Carenza di infrastrutture che rendano più
agevole la fruizione delle risorse naturali e
culturali offerte dal territorio.
Assenza di strutture recettive in grado di
rappresentare un’attrattiva per visitatori e
turisti.
Carenza di personale qualificato nell’ambito
di iniziative coordinate per la valorizzazione
in chiave economica delle risorse
Minacce
Scarsa
manutenzione
e
cura
delle
infrastrutture esistenti con possibile innescarsi
di fenomeni di degrado ambientale e di caduta
di interesse da parte del pubblico.
Carenza di iniziative private per la
valorizzazione delle risorse e assenza di
personale qualificato per il coordinamento
delle iniziative.
Sistema: l’acqua e l’idrologia
Punti di forza
Presenza di due laghetti e diverse sorgenti.
I centri abitati sono serviti da acquedotto
consortile
Punti di debolezza
Registrata negli ultimi anni una riduzione
della portata delle sorgenti.
presenza delle sorgenti in proprietà privata
e in zone a riserva integrale.
Opportunità
Minacce
Necessità di pervenire ad accordi volontari Persistenza della contrapposizione tra
tra le parti per l’uso razionale delle risorse. proprietari dei fondi e allevatori.
Possibilità di realizzare progetti per il
trasferimento di quota parte dell’acqua in
aree più appetibili.
180
SETTORE FORESTALE ED AMBIENTALE
Sistema: il sistema ecologico-ambientale
Punti di forza
Punti di debolezza
Presenza di habitat e di specie di rilevante
valore ambientale che rendono tipico il
Parco.
Quadro d’insieme di rilevante interesse
ecologico e sociale.
Ampia diversità di risorse ambientali.
Spiccata vocazione delle risorse alla
produzione di esternalità positive.
Opportunità
Potenzialità di sviluppo socio-economico nel
settore dei servizi ambientali e nella
produzione di beni tipici del sistema locale.
Diversificazione delle opportunità di
sviluppo.
Localizzazione geografica relativamente
vicina alla Capitale.
Elevata presenza di beni pubblici puri.
Assenza di un sistema integrato che consenta
la valorizzazione indiretta delle risorse.
Mancanza
di
personale
qualificato
nell’ambito di iniziative coordinate per la
valorizzazione in chiave economica delle
risorse ambientali.
Minacce
Assenza di personale qualificato per il
coordinamento delle iniziative.
Prevenzione e lotta ai processi di degrado.
Depauperamento dei capitali stabilmente
investiti sul territorio.
Sistema: il territorio
Punti di forza
Complesso montuoso omogeneo e accorpato.
Variabilità morfologica del territorio, con
ripidi pendii e pianori di quota.
Presenza delle tipiche formazioni del
paesaggio calcareo.
Paesaggi interessanti e in buona misura ben
conservati.
Punti di debolezza
Difficile accessibilità alle aree interne al
Parco a causa delle ripide pendenze nella
fascia pedemontana.
Presenza di inerti già di interesse per il
mercato.
Scarsa conoscenza del fenomeno carsico
locale.
Opportunità
Presenza di una seggiovia per il trasporto in
quota degli utenti.
Possibilità di conseguire una valorizzazione
del territorio in forma coordinata con altre
risorse del Parco.
Minacce
Asprezza del territorio che potrebbe
ostacolarne l’uso e la ricreazione da parte
delle fasce sociali più deboli.
181
Sistema: il sistema floristico-vegetazionale e forestale
Punti di forza
E’ la componente ambientale più rilevante
del Parco.
Concentrazione della proprietà soprattutto tra
enti pubblici per la sua salvaguardia.
Presenza di ecosistemi a elevato valore
ecologico.
Gestione corrente del soprassuolo forestale
secondo criteri cautelativi.
Punti di debolezza
Frammentazione della proprietà forestale tra
vari enti.
Soprassuoli con produzione legnosa a basso
valore unitario.
Tendenza all’abbandono e all’evoluzione
incontrollata dei soprassuoli.
Assenza di realtà imprenditoriali per l’uso
delle risorse forestali e senilizzazione degli
addetti.
Esercizio delle attività forestali sulla base di
iniziative di breve periodo.
Terziarizzazione dell’economia forestale.
Opportunità
Minacce
Possibilità di pervenire a una pianificazione Evoluzione incontrollata degli ecosistemi.
forestale coordinata su scala estesa.
Abbandono e depauperamento di strutture e
Promozione di politiche per l’uso integrato infrastrutture.
delle risorse forestali con le altre risorse del Incapacità di utilizzare le opportunità
Parco.
derivanti dal nascente mercato del carbonio.
Promozione di forme associative di gestione
del patrimonio, capaci di operare non solo sul
sistema forestale ma anche di valorizzarne i
servizi.
Sistema: la fauna selvatica e gli altri animali
Punti di forza
Presenza di varie specie di fauna selvatica
di rilevante interesse ambientale.
Forte richiamo da parte dei visitatori.
Punti di debolezza
Presenza di animali inselvatichiti (cani e
bovini) e di fauna selvatica (cinghiali) che
sottraggono risorse, intimoriscono gli animali
in allevamento.
Opportunità
Minacce
Possibilità di valorizzare la presenza della Sovraccarico degli animali selvatici, in
fauna
selvatica
quale
componente particolare dei cinghiali, date le risorse idriche
tipicizzante del Parco.
e foraggere disponibili.
Impossibilità di attivazione di progetti per la
valorizzazione del settore zootecnico per la
presenza di animali inselvatichiti.
182
SETTORE AGRO-ALIMENTARE
Olivicoltura
Punti di forza
Tradizione nella produzione olivicola.
Qualità del prodotto.
Buona conoscenza del prodotto anche al di
fuori dell’area di produzione.
Riconoscimento del marchio di qualità DOP
Sabina
Punti di debolezza
Aziende in posizione marginale.
Part-time degli operatori.
Frammentazione fondiaria.
Scarso sfruttamento del marchio DOP
Sabina.
Scarso coordinamento di filiera.
Attività di promozione solo a livello
individuale.
Assenza di volumi critici di produzione con
Marchio.
Consorzio di tutela non a regime.
Scarsa
capacità
di
promozione
e
commercializzazione.
Opportunità
Minacce
Finanziamenti per investimenti ai fini di Dimensione economicamente insufficiente
trasformazione e commercializzazione.
per
essere
utile
alla
produzione,
Individuazione di mercati di sbocco recettivi trasformazione e commercializzazione.
a un prodotto di qualità.
Progressivo invecchiamento degli addetti al
Unica produzione in grado di valorizzare settore.
determinati areali marginali.
Individualismo di produttori e trasformatori.
Cerasicoltura
Punti di forza
Prodotto di lusso con alti margini di mercato.
Sbocco sull’ampio mercato di Roma.
Presenza di strutture associative nei comuni
limitrofi che concentrano l’offerta.
Punti di debolezza
Operatori in età media avanzata.
Frammentazione della proprietà.
Promiscuità degli impianti con costi elevati.
Scarsa
conservabilità
del
prodotto
(stagionalità di produzione).
Scarsa assistenza tecnica.
Assenza
di
coordinamento
nella
commercializzazione.
Scarsa manodopera specializzata.
Opportunità
Minacce
Possibilità di finanziamento per rinnovo Invecchiamento degli addetti al settore.
impianti.
Individualità dei produttori che ostacola il
Accentramento
della
produzione
per coordinamento delle azioni comuni.
accorciare la catena commerciale.
Assistenza tecnica.
Produzione integrata.
183
Zootecnia
Punti di forza
Punti di debolezza
Allevamento sostanzialmente biologico.
Progressiva perdita di qualità dei pascoli per
Uso di razze con elevata rusticità.
abbandono e/o scarsità di addetti.
Numerose possibilità di finanziamento nel Aree demaniali e/o di proprietà collettiva
Piano di Sviluppo Rurale.
prive di regolamentazione del pascolo.
Ampie risorse pabulari.
Sovraccarico concentrato.
Presenza di mandrie inselvatichite.
Criticità dei punti di abbeveraggio.
Difficoltà nella macellazione dei capi.
Scarso coordinamento tra allevatori.
Viabilità e sentieristica per il transito del
bestiame da migliorare.
Incroci tra razze non sempre ottimali.
Opportunità
Minacce
Riconoscimento del carattere biologico.
Conflitti per uso risorse pubbliche e/o
Accesso ai finanziamenti per razze sottoposte private.
a erosione genetica.
Sconfinamenti e danneggiamenti delle colture
Coordinamento allevatori per abbattimento da parte di bestiame non controllato.
capi (economie di scala).
Individualismo degli allevatori.
Finanziamenti per realizzazione studi
(Regolamento del pascolo).
Finanziamenti per il miglioramento dei
pascoli e della viabilità.
184
SETTORE INDUSTRIA, SERVIZI ED ARTIGIANATO
Punti di forza
Posizione geografica prossima al mercato
dell’area metropolitana (Roma).
Esigenze di restauro e riqualificazione dei
centri storici.
Opportunità
Promozione di un ricambio generazionale
attraverso una politica di sostegno alle
imprese e/o alle neo imprese.
Recupero delle attività artigianali scomparse
attraverso percorsi di formazione e azioni di
tutoraggio e implementazione.
Punti di debolezza
Piccole imprese operanti in settori interessati
da un forte ridimensionamento occupazionale
(edilizia e commercio al dettaglio).
Elevato numero di imprese a conduzione
familiare
con
scarsa
propensione
all’associazionismo.
Minacce
Scomparsa di alcune attività artigianali
radicate nella tradizione del territorio.
Graduale invecchiamento degli imprenditori
con scarsa propensione verso nuove forme di
marketing (commercio in sede fissa)
185
TURISMO E CULTURA
Punti di forza
Punti di debolezza
Presenza del Parco Naturale Regionale dei
Monti Lucretili.
Clima salubre e buona qualità della vita.
Presenza di interessanti testimonianze
archeologiche e artistiche (da preistorica a
medievale), per lo più in discreto stato di
conservazione.
Presenza di chiese, monasteri e santuari di
interesse artistico e architettonico.
Disponibilità di appartamenti per affitto
stagionale.
Vicinanza a Roma.
Sistema viario da migliorare nei colleganti e
talvolta in cattivo stato di manutenzione.
Sviluppo non sempre omogeneo del tessuto
urbano recente.
Disponibilità di posti letto molto limitata.
Carenza di punti di ristorazione in rapporto a
un potenziale flusso turistico.
Mancanza di personale e di operatori
qualificati del settore.
Scarsa propensione all’associazionismo.
Mancanza di una concezione della realtà
territoriale di “bacino”.
Inadeguatezza di segnaletica turistica.
Opportunità
Potenziale sviluppo di siti archeologicostorico-naturalistici poco conosciuti.
Impegno da parte degli amministratori
pubblici a valorizzare il territorio del
“bacino”, soprattutto in termini di “identità
storica culturale e ambientale”.
Impegno da parte degli amministratori
pubblici a favorire la qualificazione degli
operatori del settore.
Creazione di circuiti per la valorizzazione
delle bellezze storiche artistiche e ambientali
e della tradizione enogastronomica del
“bacino”.
Recupero delle emergenze storiche non
ancora oggetto di restauro e conservazione di
quelle già restaurate.
Apertura al pubblico delle strutture di
interesse storico di proprietà comunale.
Potenziamento del turismo ambientale
attraverso la creazione di appositi luoghi di
ricezione (camping, aree attrezzate, ecc.)
Minacce
Rischio di investimenti a medio e lungo
termine a cui non corrispondano adeguati
benefici.
Scarsa sensibilizzazione e partecipazione dei
privati e dei giovani allo sviluppo del settore.
Rischio di inadeguata valorizzazione del
territorio determinato da scarso grado di
preparazione professionale degli operatori.
186
5.
L INEAMENTI
SVILUPPO
DI
ECONOMICO
POLITICA
E
PER
SOCIALE
LO
DELLE
RISORSE E ATTIVITÀ
5.1 Indirizzi generali per il Parco dei Lucretili
Riprendendo il discorso sulla strategia che sottende il Programma, la “vision” di sviluppo
globale, dovendosi appoggiare a iniziative con diverso grado di propulsione, si deve fare
riferimento a uno o più settori produttivi portanti. L’individuazione del settore portante, in
termini di priorità per l’azione programmatoria, comporta una seconda operazione di
concetto, ossia la definizione di interdipendenze e interrelazioni tra quello e i settori
“collaterali”. Nel nostro caso, come risulta dalle diverse analisi SWOT, portante appare
essere il settore turistico, quale appunto promotore dello sviluppo, mentre assumono una
posizione collaterale, anche per la loro minore consistenza, l’agro-alimentare, le foreste e il
commercio. Questi ultimi sono pertanto considerati in funzione della loro capacità sinergica
allo sviluppo turistico e, nell’ambito proprio di un’area protetta, devono conformarsi alle
esigenze, al dinamismo, alla tempistica del settore portante.
Volendo esemplificare con un caso, per quanto riguarda il bosco le esigenze turistiche
comportano la realizzazione di sentieri, aree di sosta, attrezzature didattiche; queste attività,
oltre alla loro gestione, manutenzione e agibilità, diventano preminenti rispetto a quelle di un
bosco gestito a fini produttivi, ma non pienamente confacenti, secondo l’ideologia attuale, a
un’area protetta. In questo caso si stabilisce una gerarchia di interessi e quindi di interventi,
in quanto i due contesti (turistico e produttivo) operano in sinergia conseguendo un mutuo
beneficio (la cura del bosco molto probabilmente sarebbe altrimenti negletta).
A livello più aggregato per l’intero contesto del Parco, tuttavia, l’analisi delle condizioni di
base (SWOT) porta a definire alcuni tratti essenziali:
187
- contesto territoriale montano (alta collina/bassa montagna), con limitate infrastrutture viarie
di attraversamento al suo interno; dominato soprattutto lungo il suo perimetro di centri
urbani per lo più di piccole dimensioni;
- localizzazione geografica in prossimità di Roma (circa 60 chilometri) e di altri centri di
ampie dimensioni, quali Rieti, Guidonia e Tivoli (circa 30 chilometri), che per un verso
drenano risorse umane, ma che, per l’altro, potrebbero costituire un grosso bacino di utenza
per il Parco, tale da richiamare attività turistiche, ricreative e culturali;
- marginalizzazione e destrutturazione del tessuto economico:
- settore primario e secondario con bassa produttività delle risorse fisiche (e di conseguenza,
con esodo degli occupati in attività prevalentemente agricole e forestali) e con
generalizzazione del part-time;
- territorio con attrazione commerciale da parte dei grossi centri abitati a corona del Parco e
della conurbazione romana;
- stallo nella promozione e nella valorizzazione delle risorse naturali e ambientali dalla
costituzione del Parco a oggi; ciò è in parte dovuto allo iato quasi decennale tra Piano di
Assetto (fase “protettiva”) e Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale
(fase partecipativa);
- struttura organizzativa, risorse umane e finanziarie dell’Ente Parco troppo a lungo limitate
rispetto alla sua estensione e alla molteplicità e complessità delle funzioni che esso è
chiamato a svolgere.
Passando ora agli obiettivi e alle linee di azione che il PPPES deve considerare, facendo
riferimento all’inquadramento proposto dalla Legge Regionale in materia, se ne può
formulare una breve elencazione strettamente attinente all’area dei Monti Lucretili, tenendo
presenti le considerazioni esposte nella parte analitica del presente lavoro:
-
mantenimento
delle
peculiarità
naturalistiche,
paesaggistiche,
architettoniche
e
archeologiche che hanno indotto a istituire il Parco attraverso un’intelligente attività di
conservazione (e non preservazione) con recuperi, ristrutturazioni, manutenzione ordinaria e
straordinaria, apertura di spazi e occasioni di sviluppo partecipato e controllato;
- valorizzazione di tali caratteri naturalistici per farli divenire risorse in grado di generare
sviluppo sostenibile, prevalentemente derivante da meccanismi economico-finanziari
endogeni e non assistiti, se non nella loro fase iniziale;
188
- superamento dell’atteggiamento antagonistico nei confronti del Parco da parte delle
popolazioni residenti e loro coinvolgimento come attori dello sviluppo, in una logica
costruttiva di coesione territoriale, che superi inoltre i residui campanilismi;
- miglioramento della qualità della vita per le popolazioni residenti con servizi effettivamente
decentrati e facilmente fruibili, quale condizione essenziale di permanenza in sito e di
promozione di imprenditorialità e, inoltre, quale prerequisito per attrarre visitatori nell’area;
- organizzazione del flusso di informazioni dal territorio verso i potenziali turisti per la
conoscenza delle sue peculiarità e attrattive per la fruibilità in termini operativi
(manifestazioni ed eventi, sagre, itinerari, enogastronomia, ecc.);
- sviluppo dell’occupazione anche tramite nuove professionalità (supporto al turismo, ma
non solo), esplicate pure in forma di part-time (agriturismi, operatori di settore, servizi del
terziario);
- recupero e potenziamento delle tradizioni e del know how di antichi mestieri, di attività
agro-forestali collettive (festa della trebbiatura, vendemmia, raccolta e molitura olive, ecc.);
- sostegno e potenziamento del contesto agro-forestale attraverso lo sviluppo di tecnologie
adeguate alla marginalità dei luoghi, alla estensivazione della produzione e al rispetto
dell’eco-compatibilità nelle sue diverse forme;
- recupero e razionalizzazione del patrimonio edilizio rurale e soprattutto dei centri storici,
con modifiche strutturali confacenti a nuove modalità di fruizione familiare e collettiva;
- valorizzazione dei paesaggi per la componente naturale e per quella urbanistica, con
interventi di mitigazione, recupero e bonifica (Piani colore, schermature, Piani e
Regolamenti urbanistici, ecc.);
- miglioramento del capitale umano residente e di richiamo, attraverso corsi operativi,
progetti pilota dimostrativi, stages /o tirocini formativi presso imprese di settore avanzate
nll’adozione di metodologie e tecnologie confacenti allo sviluppo di area protetta.
L’insieme delle proposte di progetto - che sono la risposta dapprima all’analisi preliminare
del territorio, poi ai colloqui con le autorità, con i portatori di interessi singoli o associati e
non da ultimo con le popolazioni del Parco - organizzato e corredato da indicazioni su tempi,
modi e oneri finanziari, costituisce materia di confronti, selezioni e assegnazione di priorità
da parte dei decisori pubblici riuniti nell’assemblea della Comunità del Parco. Quest’ultima,
per operare razionalmente con una visione territoriale di insieme, deve assegnarsi e
189
condividere la strategia dello sviluppo del Parco nonchè i sottoelencati criteri di selezione
progettuale a essa informati:
- prescrizione e compatibilità con il Piano d’Assetto e con le sue eventuali modificazioni;
- efficacia nel perseguimento dello sviluppo economico e sociale dell’area a Parco;
- coinvolgimento di ambiti territoriali (sovracomunali) nel Parco, più estesi possibile;
- sostenibilità finanziaria con il concreto conseguimento degli obiettivi proposti o per
impegni di spesa certi da altre fonti;
- compartecipazione attiva e corresponsabilità nella gestione del progetto da parte dei
proponenti;
complementarità e/o sequenzialità rispetto ad altri progetti di cui le proposte siano
precondizione.
La sequenza di tali criteri non è necessariamente a carattere prioritario, ma illustra, seppur
non esaustivamente, gli elementi essenziali per filtrare e selezionare la larga offerta di
progetti, che l’insieme eterogeneo dei proponenti ha suggerito agli estensori del PPPES. In
alcuni casi i decisori pubblici possono attribuire valenze diversificate ai criteri sopra citati,
qualora questi non fossero ritenuti tutti di pari rilevanza. In tal caso il processo decisionale
diventerebbe più complesso, ma più articolato e autoreferenziale, con forte capacità
giustificativa, soprattutto per coloro che devono rendere conto del proprio operato agli
elettori.
5.2 Gli strumenti per lo sviluppo economico e sociale del Parco
Quello di sviluppo è un concetto fortemente legato alla crescita economica, a cui però si
associa il miglioramento del benessere sociale, soprattutto inteso come miglioramento della
qualità della vita derivante da una maggiore disponibilità di risorse nel senso più ampio del
termine.
Preso atto che la salvaguardia delle risorse ambientali è stata ampiamente affrontata nel
Piano di Assetto, l’intento del presente Programma è quello di individuare i percorsi
realizzabili affinché si possa conseguire un miglioramento del tessuto economico e sociale
presente all’interno del Parco. L’ambiente e la collettività generale sono qui visti come
risorse strumentali per consentire lo sviluppo della collettività locale.
190
Ciò può realizzarsi attraverso varie strategie, tra loro sinergiche e mutuamente
condizionantesi. Sulla scorta delle analisi effettuate e dei confronti con gli operatori e i
gestori dell’Ente Parco, sono state individuate le seguenti strategie di fondo:
a) revisione delle barriere allo sviluppo: si fa riferimento alla presenza di impedimenti
oggettivi che in qualche misura limitano le prospettive di sviluppo del Parco. L’attenzione è
soprattutto rivolta al Piano di Assetto e a taluni passaggi che appaiono condizionare, in pochi
casi, determinate impostazioni per lo sviluppo del territorio. La presenza di questa
problematica deve ricondursi allo sfasamento temporale che ha caratterizzato la redazione
del Piano e del Programma e ciò ha impedito una maggiore connessione tra questi strumenti;
b) razionalizzazione dell’uso delle risorse: questa seconda tipologia di strumenti riguarda
quelle risorse che, malgrado siano già presenti all’interno del territorio e suscettibili di
fornire significativi contributi alla crescita sociale e economica locale, sono ostacolate e/o
impedite. In questa situazione, più che avviare progetti specifici, occorre attivarsi per
conseguire il loro raccordo e/o coordinamento dal punto di vista tecnico e amministrativo;
c) istanze territoriali e proposte per lo sviluppo economico e sociale: la strategia concerne il
pacchetto di progetti dalla cui implementazione dovrebbe scaturire un miglioramento del
tessuto economico e sociale delle popolazioni locali.
I progetti proposti nascono quindi coerentemente da piani di politica economica
generale, atta a generare lo sviluppo del Parco. Ciò non significa che il loro insieme così
come si andrà a definire sia l’unico in grado di conseguire gli obiettivi attesi; si ritiene
tuttavia che la sua realizzazione possa certamente consentire un significativo avvicinamento.
Le condizioni di ottimalità nella selezione dei progetti da attivare deriverebbero
dall’implementazione di modelli decisionali multicriteriali che allo stato attuale teoricometodologico potrebbero essere attivati secondo appropriati e condivisi criteri di scelta,
purchè ci fosse un’adeguata adesione alle semplici procedure da parte dei decisori politici.
5.2.1 Revisione delle barriere allo sviluppo
Questo paragrafo tratterà soprattutto delle Norme di attuazione del Piano di Assetto, in
relazione alle esigenze emerse ai fini dell’esercizio delle attività economiche nell’area del
Parco e all’attuazione dei progetti proposti.
191
Le Norme di attuazione sono protese ad assicurare la migliore tutela dei valori ambientali
dell’area, essendo commisurate a perseguire soprattutto questo obiettivo. Talvolta però ciò si
configura come una restrizione all’esercizio delle attività nel territorio del Parco.
Non può nascondersi che la loro elaborazione scaturisca soprattutto da una lettura
esclusivamente ambientale del territorio e delle sue risorse, senza un adeguato
approfondimento dei riflessi che le norme stesse potrebbero generare sulle attività
tradizionalmente praticate e su quelle potenzialmente realizzabili in futuro.
Le Norme tecniche di attuazione originariamente emanate e allegate al Piano di Assetto32 si
compongono di 28 articoli, gli ultimi quattro dei quali sono stati dedicati alla definizione
puntuale dei livelli di tutela. L’esame della proposta di Piano, svolta dalle Sezioni congiunte
del Comitato Tecnico Consultivo Regionale e dal Comitato Tecnico Scientifico per
l’Ambiente, ha generato numerose osservazioni, alcune delle quali hanno condotto a una
revisione significativa.
La lettura del testo ha evidenziato che le Norme riportano in numerosi passaggi terminologie
ed espressioni che si prestano a diverse interpretazioni, tra loro anche contraddittorie.
L’incertezza cresce ancor di più dopo che gli articoli sono stati emendati dalle proposte delle
Commissioni congiunte, le quali hanno suggerito alcune integrazioni in qualche caso
specificandone la collocazione nel testo originale, in altri senza un riferimento specifico
rispetto all’articolato preesistente.
Sulla scorta di tali constatazioni si suggerisce all’Ente Parco di elaborare un testo che
intervenga con una nota di chiarimento nei passaggi di dubbia interpretazione e di darne
ampia diffusione a mezzo stampa e telematica.
Le proposte che si intende presentare a modifica delle Norme di attuazione vigenti sono di
seguito riportate.
Settore forestale
Alle disposizioni relative alla gestione delle risorse forestali è dedicato l’Art. 19 – Rispetto e
protezione dei boschi, successivamente oggetto di modifica da parte delle Commissioni
congiunte.
Le modifiche introdotte alle Norme Tecniche iniziali hanno determinato un significativo
mutamento delle potenziali strategie di gestione dei boschi, consentendo l’esercizio
192
dell’attività forestale all’interno del Parco sulla base sia del Piano di Assestamento sia di un
progetto di taglio, come riportato dalla L.R. 4/1999, che indica come inderogabili i limiti
delle tagliate di cui all’art. 6 della medesima legge. Questa è una disposizione ampiamente
condivisa anche su scala nazionale, sulla base di valutazioni idrogeologiche, paesaggistiche
e, non ultime, ambientali. All’interno di un Parco, e nel caso specifico in quello dei Lucretili,
ciò tuttavia può costituire una evidente limitazione, soprattutto nel momento in cui diviene
inderogabile con retroeffetti alquanto significativi.
In termini generali, è da preferire una utilizzazione su area più estesa oppure il ritorno in
epoche successive all’interno di una stessa zona? Si propone, pertanto, di ammettere nelle
Norme di attuazione possibilità di deroghe, allorché le caratteristiche ambientali ed
ecologiche della zona lo rendano opportuno.
Altro aspetto riguarda la viabilità. Le Norme mostrano attenzione per la manutenzione della
viabilità esistente; tuttavia non è chiaro come essa possa essere attuata, considerando che in
altri passaggi delle legge in modo diretto e/o indiretto viene fatto divieto di eseguire
determinate operazioni. La proposta è, dunque, quella di modificare la normativa
autorizzando tutti gli interventi utili finalizzati esclusivamente al recupero dell’arteria
esistente, senza che però che ciò determini una variazione nella sua struttura.
Altra considerazione riguarda il rispetto delle sponde laterali dei corsi d’acqua pubblica,
delle sorgenti e dei laghi, che, pur condivisibile in linea di principio, non lascia margini per
eventuali interventi di manutenzione conservativa. Occorre invece tener conto del fatto che
la gestione del soprassuolo forestale non è solamente in funzione della componente
ambientale, ma deve mantenere gli equilibri idraulici e geologici della stazione.
L’ammissibilità degli interventi di manutenzione conservativa è tesa a prevenire processi di
degrado e di disordine idrogeologico.
Per ciò che concerne la zona a riserva integrale assoluta, si ritiene fondamentale eseguire
attività di monitoraggio e inventariazione delle risorse presenti per poter comprendere
l’evoluzione dello stato dell’ecosistema attraverso il confronto tra rilievi eseguiti in epoche
diverse. A tal fine si propone la realizzazione di una rete per il monitoraggio permanente dei
boschi dell’area protetta, e in particolare di quelli all’interno della riserva integrale.
In generale si suggerisce altresì che periodicamente l’Ente produca un rapporto sullo stato
delle foreste e degli ecosistemi presenti nel Parco.
.
193
In ultimo, facendo riferimento all’obbligo che nel prossimo futuro l’Ente Parco dovrà
adempiere, cioè la redazione dei criteri di gestione forestale ai sensi dell’art. 33 della L.R.
29/1997, si suggerisce di cogliere questa occasione per indicare i criteri minimali soprattutto
per le aziende di piccole dimensioni, criteri che all’occorrenza potranno essere applicati
senza alcun ulteriore appesantimento amministrativo.
Di seguito si riportano uno stralcio delle Norme Tecniche di Attuazione e le relative proposte
di modifica abrogativa.
Stralcio delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Assetto del Parco Naturale Regionale dei Monti
Lucretili, integrate con le modifiche, integrazioni e prescrizioni contenute nel voto n. 44/1 espresso nella seduta
congiunta del 22 settembre 1999 dalla Sezione Conservazione e Valorizzazione del patrimonio naturale del
Comitato Tecnico Scientifico per l’Ambiente, e della Sottosezione n. 4 – Aree protette della Sezione I del
Comitato Tecnico Consuntivo Regionale, che si fa proprio con modificazioni e forma parte integrante della
presente deliberazione, indicato come Allegato A al testo di Deliberazione del Consiglio Regionale 2 febbraio
2000, n. 612, limitatamente alle disposizioni di interesse forestale.
Art. 19 – Rispetto e protezione dei boschi
(1)
Le aree boscate alle quali si riferisce il presente articolo, salvo prescrizioni più limitative definite dalle
singole zone, comprendono i terreni ricoperti da essenze arboree non da frutto, fatta eccezione dei
castagneti.
(2)
In dette aree, pertanto, sono compresi i boschi radi ed i boschi a normale densità, ma contenenti radure,
siano essi rappresentati da essenze di governate ad alto fusto, a ceduo ed a ceduo composto.
(33) Il presente articolo viene integrato con le disposizioni dell’art. 10 della L.R. 24/98, ad esclusione del
comma 7.
(3)
Per gli edifici all’interno delle aree di cui sopra, laddove non in contrasto con le norme delle specifiche
sottozone, sono ammessi gli interventi di cui all’art. 31 della legge 457/78 nonché l’esecuzione di
interventi per la sistemazione idrogeologica delle pendici.
(4)
Nelle zone idonee all’esercizio dell’attività silvo-pastorale, questa, ove compatibile con le norme del
presente piano, deve svolgersi in conformità alle norme del R.D.L. 30.12.1923, n° 3267 e successive
modificazioni ed integrazioni e delle disposizioni statali e regionali emanate in materia, anche in
attuazione delle normative comunitarie.
(34) Specificare che le strutture di servizio alle attività silvo-pastorali devono avere carattere provvisorio e che
la richiesta di autorizzazione deve essere sottoposta a preventivo nullaosta del parco.
(5)
In dette aree, ove compatibile con le norme specifiche delle singole zone, è ammessa la costruzione di
abbeveratoi, ricoveri, rimesse per il bestiame brado, fienili, legnaie, punti di imbasto e di imposto, basi
per teleferiche e quanto necessario per l’utilizzazione corretta dei boschi, realizzati per iniziativa
pubblica o privata, previa approvazione di un progetto, documentato con i relativi fabbisogni, da parte
dell’Ente a cui è attribuito il demanio e dell’Ente Parco.
(35)Dove consentito potranno essere effettuati gli interventi previsti all’interno di appositi Piani economici di
assestamento per la proprietà pubblica e Piani di coltura per le proprietà private, redatti ed approvati secondo
33
Integrazione riportata al punto primo delle osservazioni.
34
Integrazione riportata al punto secondo delle osservazioni.
35
Integrazione riportata al punto terzo delle osservazioni.
194
le disposizioni della normativa nazionale e regionale vigente, da sottoporre al parere preventivo dell’Ente
Parco, in cui siano previste tutte le possibili utilizzazioni da effettuare nell’arco temporale di validità del
piano stesso. In assenza di piano di assestamento forestale e dei Piani di coltura, l’attività di taglio può essere
effettuata secondo le prescrizioni di massima e di polizia forestale vigenti, sulla base dei criteri di cui all’art.
33, comma 1, della L.R. 29/97, e comunque, sottoposta al preventivo nulla-osta dell’Ente Gestore.
L’attività di taglio viene consentita, da sola o in continuità con le tagliate effettuate nei precedenti 10 anni per
le fustaie coetanee e nei precedenti 2 anni per i cedui, per superfici non superiori a:
5 ettari per le fustaie coetanee a tagli successivi;
20 ettari per i cedui di castagno;
10 ettari per i cedui di altre specie.
[1] Questa disposizione deve essere applicata, senza alcuna deroga, anche per i terreni con pendenza media
inferiore a 3%.
PROPOSTA DI SOSTITUZIONE DEL PUNTO [1]:
DI NORMA NON SONO AMMESSE DEROGHE ALL’ESTENSIONE DELLE TAGLIATE, IVI COMPRESI PER I BOSCHI UBICATI IN
TERRENI CON PENDENZA MEDIA INFERIORE AL 3%. PER OPPORTUNI MOTIVAZIONI AMBIENTALI ED ECOLOGICHE SONO
AMMISSIBILI UTILIZZAZIONI PER SUPERFICI COMPLESSIVE NON SUPERIORI AL DOPPIO DEL LIMITE INDICATO.
Sono vietati i tagli delle fustaie coetanee “a raso” e è vietata l’apertura di nuove piste d’esbosco, mentre è
consentita la sistemazione di quelle esistenti [2].
PROPOSTA DI INTEGRAZIONE DEL PUNTO DI CUI SOPRA:
[2] A TAL FINE SONO AMMESSI GLI INTERVENTI FINALIZZATI ALLA BONIFICA DEL PIANO VIARIO E ALLA SISTEMAZIONE
DELLE FASCE LATERALI E PER IL DEFLUSSO CONTROLLATO DELLE ACQUE, ANCHE MEDIANTE LIEVI MOVIMENTAZIONI DI
INERTI IN LOCO E L’ESECUZIONE DI OPERE E/O INTERVENTI PREVISTI DALL’INGEGNERIA NATURALISTICA. NON È
COMUNQUE AMMESSA LA MODIFICA DELLA TIPOLOGIA DELLA VIABILITÀ O LA SUA TRASFORMAZIONE STRUTTURALE.
SONO ALTRESÌ AMMESSI INTERVENTI DI MANUTENZIONE CONSERVATIVA DEI SOPRASSUOLI LOCALIZZATI NELLE FASCE
ADIACENTI I CORSI D’ACQUA AI FINI DI PREVENIRE PROCESSI DI DEGRADO E DI DISORDINE IDROGEOLOGICO.
(6)
L’Ente Parco, entro un anno dall’approvazione del Piano, dovrà provvedere alla redazione dei Piani di
Assestamento forestali per le proprietà pubbliche, e per le proprietà private di superficie inferiore ai 40
ettari, assumendone l’onere.
(7)
Per i piani di assestamento delle proprietà private di superficie superiore a 40 ettari potranno essere
previsti adeguati contributi pubblici.
(8)
Il Piano di intervento, in particolare, dovrà prevedere, oltre alle normali operazioni di taglio e colturali,
anche:
gli interventi migliorativi con la reintroduzione di essenze tipiche della zona e della specifica area
fitoclimatica;
le infrastrutture necessarie per l’utilizzazione, la protezione e la fruizione del bosco;
la identificazione e la regolamentazione delle attività praticabili nel bosco, con particolare riferimento a:
allevamento zootecnico, ivi compreso l’allevamento di selvatici, con la quantificazione del carico di
bestiame ammissibile, delle modalità di pascolo e delle necessarie strutture per il ricovero, per
l’alimentazione, per l’abbeverata e per il controllo sanitario degli animali;
attività turistico-ricreative, con al quantificazione di tutti gli interventi necessari per la corretta ed ecologica
fruizione del bosco, esclusi in ogni caso gli impianti ricettivi e campeggi stabili;
raccolta di prodotti del sottobosco, con le indicazioni delle norme e dei tempi atti a salvaguardare le risorse
del bosco.
195
(36)Per il piano di intervento si deve intendere “progetto di utilizzazione”, ai sensi dell’art. 36 della L.R. 4/99,
che può essere presentato in assenza del piano economico di assestamento per le proprietà pubbliche.
(9)
Le piste, necessarie per l’utilizzazione del bosco, oltre a corrispondere alle caratteristiche di cui all’art.
9, devono essere descritte in modo tale da non determinare ruscellamenti delle acque, e devono essere
stabilite norme per la loro fruizione con mezzi meccanici [3].
PROPOSTA DI INTEGRAZIONE DEL PUNTO [3]:
[3] E SISTEMI PER IL LORO ACCESSO CONTROLLATO.
(10)
In ogni caso gli interventi dovranno essere realizzati in maniera da non creare impatto con l’ambiente
circostante, ovvero con materiali idonei per natura, tipo, colore, ricorrendo ad eventuali schermature e,
in ogni caso di movimenti di terra, a materiali di copertura idonei a ripristinare il manto vegetale.
(37)Il piano di Assestamento forestale e i piani di coltura anzidetti potranno prevedere attività di utilizzazione
anche nelle zone classificate come Riserva Integrale (esclusivamente per la sottozona Ab di cui alla tavola 1P)
e Riserva orientata (zona B di cui alla tavola 1P). [4]
INTEGRAZIONE DELL’ARTICOLO CON I SEGUENTI PUNTI:
[4] PER I SOPRASSUOLI GOVERNATI A CEDUO INCLUSE NELLA ZONA A RISERVA INTEGRALE PUÒ AMMETTERSI LA LORO
CONVERSIONE AD ALTO FUSTO.
L’ENTE PARCO PERIODICAMENTE ESEGUE UN INVENTARIO DELLE RISORSE FORESTALI DELL’AREA E SOTTOPONE A
MONITORAGGIO CONTINUO GLI ECOSISTEMI BOSCATI INTERNI ALL’AREA PROTETTA NONCHÉ QUELLI ESTERNI AI
MEDESIMI MA IN CONTINUITÀ CON GLI STESSI. PARTICOLARE ATTENZIONE DEVE ESSERE POSTA AL MONITORAGGIO DEI
BOSCHI ALL’INTERNO DELLE ZONE A TUTELA INTEGRALE. CON CADENZA BIENNALE L’ENTE PARCO PUBBLICA UN
RAPPORTO SULLO STATO DELLE FORESTE E DEGLI ECOSISTEMI.
L’ENTE PARCO NELLA DEFINIZIONE DEI CRITERI DI GESTIONE DELLE FORESTE DI CUI ALL’ART. 33 DELLA L.R. 29/1997
STABILISCE I CRITERI DI GESTIONE FORESTALE MINIMALI CHE LA PROPRIETÀ PUÒ SEMPRE LIBERAMENTE ATTUARE.
Urbanistica
L’effettiva realizzabilità di alcuni degli interventi che saranno descritti, tutti necessari a un
primo sviluppo economico e sociale e conformi ai principi e alle indicazioni del Piano come
evidenziato dai richiami riportati, richiede la modifica di alcune discrasie del Piano stesso.
In particolare si ritiene di apportare le seguenti modifiche:
- all’art. 9, pag. 576, che recita “Possono essere effettuate modeste modifiche ai caratteri
strutturali delle strade esistenti (alterazioni dei tracciati, delle sezioni e dell’andamento
planoaltimetrico), previa redazione di apposito SIP, solo in caso di comprovata necessità ed
urgenza connessa a motivi di pubblica incolumità , incendi, difesa del suolo, o adeguamento
alle normative vigenti”
si ritiene opportuno aggiungere la frase:
36
Integrazione riportata al punto quarto delle osservazioni.
37
Integrazione riportata al punto quinto delle osservazioni.
196
“e anche, là dove lo si ritenga necessario, al fine di consentire l’accesso a specifiche aree di
sosta ai portatori di handicap non deambulanti e il transito dei mezzi per la raccolta dei
rifiuti”.
- all’art. 23, pag. 578, norme generali per l’edificazione, si ritiene opportuno aggiungere i
seguenti punti:
“possono essere rilasciate le autorizzazioni edilizie per la realizzazione di cabine elettriche e
idriche o di vasche interrate da utilizzare per impianti di depurazione o per altri servizi di
pubblica utilità”;
“possono essere rilasciate le autorizzazioni edilizie per la realizzazione dei servizi igienici
nelle aree di sosta e anche di altre infrastrutture di servizio necessarie alla corretta
accoglienza dei portatori di handicap e degli anziani”;
“gli interventi di consolidamento statico e antisismico possono essere incentivati. Si può
consentire l’aumento dell’altezza di gronda con la realizzazione di cordoli in cemento
armato, fermo restando il rispetto delle norme urbanistiche”;
“gli interventi di ristrutturazione, consolidamento e riuso di edifici preesistenti, il cambio di
destinazione e l’accorpamento di unità immobiliari preesistenti possono essere incentivati nel
rispetto delle norme urbanistiche generali”;
“il recupero di sottotetti e di locali seminterrati può essere favorito anche consentendo
l’apertura di abbaini e finestre per il miglioramento delle condizioni igieniche e di
illuminazione interna, là dove ciò sia compatibile con la normativa urbanistica e con le
necessarie autorizzazioni”.
- all’art. 26, pag. 581, Livello di tutela – Zona B – Riserva orientata, si ritiene opportuno
aggiungere dopo il punto che recita: “sono consentite le attività agrituristiche compatibili con
la tutela dell’ambiente naturale”
un nuovo punto:
“sono consentite le azioni necessarie alla realizzazione delle aree di sosta e in particolare di
servizi igienici, delle opere eventualmente necessarie sia all’accesso e alla fruizione per i
portatori di handicap sia alla manutenzione e alla gestione delle stesse, ivi compresa la
raccolta periodica dei rifiuti. Al fine di consentire l’accesso dei mezzi per la raccolta dei
reflui e dei RSU dalle aree attrezzate, può anche essere previsto il rivestimento di rilevati
stradali preesistenti con materiali ecocompatibili”.
197
Si ribadisce ancora che le suddette modifiche sono indispensabili per consentire l’attuazione
di interventi previsti dallo stesso Piano di Assetto.
Altra modifica al Piano, utile allo sviluppo urbano, è costituita dalla revisione di quanto
previsto al punto 1) di pag. 501 per il Comune di Licenza; la richiesta del Comune in sede di
osservazioni di riconoscere una zona Dc è stata interpretata e accolta dai progettisti con il
riconoscimento di una Dc/2. Viste le caratteristiche dell’area, l’osservazione del Comune era
finalizzata a richiedere il riconoscimento della sottozona quale Dc/1 (con gli indici di cui alla
pagina 493), che appare compatibile e utile per il territorio.
Settore Agroalimentare
Tutela Risorse Idriche
Ai fini del rispetto di quanto previsto in materia di protezione delle risorse idriche, si
suggerisce di consentire, laddove l’esercizio del pascolo non fosse possibile in prossimità del
corpo d’acqua, l’attingimento di una quota parziale e non influente sulla portata nominale e
l’adduzione fino alle aree in cui l’attività zootecnica sia consentita per far fronte alle
esigenze del bestiame al pascolo. Tali interventi, non compresi in quelli previsti dall’articolo
1, punto 1.1 del Regolamento dell’Area Naturale Protetta, potrebbero inquadrarsi tra quelli
soggetti a nulla osta.
L’articolo 14 del Piano di Assetto (pag. 533) dovrebbe essere completato
aggiungendo la seguente frase: “laddove l’esercizio del pascolo non fosse possibile in
prossimità della sorgente, è ammessa, previo nulla osta da parte dell’Ente Parco, la
derivazione di acqua per una quota parziale - non influente significativamente sul regime del
corpo idrico - e l’adduzione fino alle aree di transito o di pascolo del bestiame.”
Zone a tutela integrale
Si suggerisce di permettere, oltre al transito, anche la derivazione di acqua per
realizzare punti di abbeveraggio provvisori presso le vie utilizzate dal bestiame. Sarebbe
pertanto opportuno l’inserimento della seguente frase: “è permessa la derivazione
temporanea di acqua dalle sorgenti o dai corpi d’acqua superficiali per l’abbeveraggio del
bestiame in transito mediante l’impiego di manufatti provvisori e non permanentemente
infissi al suolo e previa autorizzazione da parte dell’Ente Parco. Le opere realizzate e i
198
manufatti impiegati dovranno essere collocati prima del transito e rimossi immediatamente
dopo, con contestuale ripristino dei luoghi.”
Riserva orientata di II livello
Ai fini di una corretta gestione delle attività zootecniche, si suggerisce di rendere
possibile l’escavazione di pozzi per solo uso di abbeveraggio del bestiame e realizzazione di
strutture non permanenti per cattura, ispezioni, profilassi veterinarie e somministrazione di
razioni di foraggio. Si suggerisce pertanto di inserire all’articolo 26 (pag. 546), tra gli
interventi consentiti, la seguente frase: “escavazione di pozzi esclusivamente per uso
igienico-sanitario e per l’abbeveraggio del bestiame, previa autorizzazione delle autorità del
Parco e di quelle preposte alla tutela delle acque; realizzazione di recinzioni in legno per la
somministrazione dei foraggi, per la cattura, per le ispezioni e per la profilassi veterinaria
obbligatoria nei confronti del bestiame immesso al pascolo”
Per diminuire il carico di bestiame che incide sulle aree boscate sarebbe auspicabile
consentire l’utilizzo a fini pascolivi anche delle aree classificate come cespuglieto.
Aree di tutela e gestione agro-forestale
Per una migliore gestione delle attività agricole sarebbe auspicabile consentire
l’espianto di frutteti subordinato alla esecuzione di nuovi impianti non vincolati alle specie
preesistenti. Ciò al fine di attuare la specializzazione produttiva degli allevamenti e di
consentire la realizzazione di arboreti razionali dal punto di vista tecnico/economico.
Si propone la modifica dell’integrazione all’articolo 27 (pag. 582), ultimo punto degli
interventi consentiti, con: “interventi migliorativi, intesi come introduzione e/o
reintroduzione di coltivazioni tradizionali del territorio collinare-montano appenninico. In
ogni caso non potranno essere effettuati espianti di frutteti, se non saranno finalizzati al
reimpianto di specie arboree tradizionali e alla razionalizzazione degli impianti dal punto di
vista tecnico/economico, o se non saranno giustificati da avversità naturali (eventi
atmosferici, esigenze fitosanitarie, ecc.). Tali interventi saranno in ogni caso soggetti ad
autorizzazione da parte dell’Ente Parco, fatte salve le autorizzazioni rilasciate dalle altre
autorità competenti in materia”.
199
5.2.2 Razionalizzazione delle risorse
La presenza delle risorse è condizione necessaria ma non sufficiente a consentire lo
sviluppo socioeconomico del territorio. Le risorse devono essere coordinate per poter
cooperare all’attuazione di una strategia comune.
Approfondendo le problematiche inerenti allo sviluppo socioeconomico del Parco dei
Lucretili, si è dovuto prendere atto del fatto che le risorse, pur non esigue, non erano
sufficienti a fornire il potenziale contributo atteso in termini di sviluppo socio-economico
globale.
L’attenzione in questa sede è rivolta soprattutto ai collegamenti pubblici:
a) tra i Comuni del Parco con la Capitale e le stazioni ferroviarie limitrofe;
b) ai centri visita del Parco.
Per ciò che attiene ai collegamenti, i servizi pubblici, finalizzati esclusivamente a
soddisfare la domanda del pendolarismo locale (studenti e lavoratori) dei giorni feriali, non
sono programmati a contribuire alla promozione del turismo locale, favorendo la fruizione
del Parco da parte degli utenti di Roma e dei dintorni. A tal fine sarebbe auspicabile avviare
dei contatti tra l’Ente parco, la Regione e il COTRAL per verificare le modalità con cui
potersi avvalere al meglio di questi mezzi.
Riguardo ai centri visita, invece, l’elemento caratterizzante è stato l’assenza di un
coordinamento e di collegamento reciproco: ciò ha dato luogo a iniziative individuali,
inconveniente che deve essere superato attraverso una strategia comune di azione, dagli
standard comuni di servizio e la creazione di una rete permanente di informazioni. Anche in
questo caso si tratta di razionalizzare in una logica di sistema le risorse esistenti, nonché di
adottare iniziative tali da responsabilizzare i centri visita allo sviluppo turistico e socioeconomico del Parco. A tal fine i Centri possono divenire lo strumento per il monitoraggio
permanente del turismo nel Parco, acquisendo informazioni sulle caratteristiche e i
“desiderata” degli utenti.
200
5.2.3. Istanze territoriali e proposte per lo sviluppo economico e sociale
5.2.3.1. Il contesto socio-demografico
L’analisi dei dati relativi alle caratteristiche della popolazione residente nei Comuni
del Parco Naturale dei Monti Lucretili ha messo in luce gli aspetti caratteristici di seguito
trattati.
Invecchiamento della popolazione
Nonostante l’incremento della popolazione residente, aumentata nell’ultimo decennio
dell’8,7%, la crescita risulta sostenuta esclusivamente dal saldo migratorio, mentre negativo
è quello naturale.
Il calo delle nascite, fermo restando il livello di mortalità, determina il progressivo
invecchiamento e la femminilizzazione della popolazione. Questi due fenomeni interessano
tutti i Comuni, ma hanno conseguenze maggiori su quelli più piccoli.
La situazione comporta la necessità di programmare l’incremento e la
riorganizzazione dei servizi socio-sanitari per la popolazione anziana.
Età e istruzione
Il mutamento demografico evidenzia da un lato una consistente e costante
diminuzione della quota di popolazione più giovane e, dall’altro, un costante e consistente
incremento della popolazione più anziana. È quindi fondamentale orientarsi verso il
ripristino dell’equilibrio demografico tra classi di età provvedendo con occasioni di
occupazione e reddito per le fasce pù giovani della popolazione.
Per quanto riguarda l’istruzione, l’area dei Comuni del Parco dispone di un buon
patrimonio di risorse umane qualificate. Questi individui vanno valorizzati e incentivati a
restare ancora attraverso il miglioramento delle condizioni dello sviluppo economico. L’area
del Parco da questo punto di vista offre diverse opportunità soprattutto nel settore sociale e
ambientale.
201
Occupazione
L’analisi dei sistemi economici locali fa registrare un calo della quota di popolazione
attiva in agricoltura e un corrispondente aumento di quella attiva nelle altre attività; il settore
industriale, invece, continua a impiegarne circa un quarto. Si conferma pertanto la tendenza
storica verso una struttura sociale di tipo terziario abbastanza in linea con le esigenze di
un’area protetta.
La piena partecipazione delle donne al lavoro incontra ancora molte difficoltà: i tassi
di attività e di occupazione sono più bassi di quelli dei maschi; le donne in cerca di prima
occupazione sono più del doppio degli uomini e quelle disoccupate una volta e mezzo.
Alla luce di queste considerazioni è necessario procedere da un lato alla
qualificazione dell’offerta di lavoro per la popolazione dei Comuni del Parco, in particolare
per quella femminile, e, dall’altro, sostenere i percorsi di riqualificazione del tessuto
produttivo in modo da realizzare le condizioni per far incontrare domanda e offerta di lavoro.
5.2.3.2. Il contesto urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi
In questo paragrafo, dopo che sono state elaborate schematicamente le linee d’azione
coerenti col Piano, vengono individuati gli interventi prioritari che sono riportati nelle schede
e nella cartografia.
Conformemente a quanto già si è verificato in altri parchi e con quanto presentato
negli altri documenti del Programma, le linee di sviluppo urbanistico dovrebbero
approfondire le seguenti tre azioni:
Azione A: consentire le condizioni per la permanenza delle attività agro-silvopastorali che insistono sul territorio, riportandole a modalità compatibili con l’ambiente e
con le attuali esigenze minime degli addetti, conformemente al Piano (pag. 470 punto b e
pag. 547 art. 27);
Azione B: creare le condizioni per una corretta fruizione turistica delle parti interne al
Parco, ove sia compatibile e con gli opportuni accorgimenti per perfezionare la tutela
dell’ambiente, conformemente al Piano (pag. 470 punto f)
Azione C: incentivare le azioni per favorire lo sviluppo turistico del territorio, sia nei
centri urbani con forme innovative di ristrutturazione e fruizione delle parti storiche, sia nelle
202
aree limitrofe, mirando progressivamente a un turismo più evoluto, che in definitiva risulti il
meno aggressivo possibile per l’ambiente, conformemente anche alle indicazioni contenute
nel Piano (pag. 414 punto d).
Per queste considerazioni si ritiene di dare priorità ad alcune tipologie di interventi, e
precisamente:
1.
favorire tutte le precondizioni per il recupero dei centri storici interni al Parco,
in particolare per l’abitato di Roccagiovine (scheda A1), tenendo conto anche
dell’adeguamento sismico e dell’accorpamento delle unità immobiliari più piccole,
fermo restando quanto previsto per la sottozona Da (Piano pag. 492). Analogamente
appare opportuno un intervento per favorire la riqualificazione del centro storico di
Vicovaro (scheda A2), atto a favorire la valorizzazione di attività a carattere artigianale
da ospitare nei numerosi locali che sono disponibili, ma che necessitano di
ristrutturazione. Ciò richiede l’adeguamento dei parametri urbanistici per la
compatibilità con la normativa vigente e con i requisiti per l’abitabilità richiesti dalla
ASL, conformemente alle analisi economiche e sociali presentate in questo
Programma. Quest’ultimo intervento è particolarmente auspicabile, in quanto la
percentuale di occupati nel Comune di Vicovaro è solo del 70%. Nello stesso Comune
occorre una revisione dell’area cimiteriale con conseguente modifica degli strumenti
urbanistici. Un ulteriore intervento (scheda A3) consiste nel recupero della scuola
elementare del Comune di Percile - ormai inutilizzata - per il trasferimento di alcuni
uffici comunali e per altri servizi (centro anziani, ristorante, ecc.);
2.
ripristinare alcune strade che penetrano nel Parco, anche al fine di consentire il
passaggio del mezzo per la raccolta dei rifiuti. Gli interventi vanno effettuati nel
rispetto di quanto previsto dal Piano (pag. 530) preparando il relativo strumento
previsto (ex SIA pag. 542 ora SIP pag. 579).
Tra le esigenze prioritarie si registrano:
•
sistemazione della strada per la zona dei Lagustelli nel territorio comunale di
Percile (scheda A4);
•
interventi sulla viabilità rurale, poderale e vicinale in particolare nei territori del
Comune di Scandriglia (scheda A5), di Roccagiovine (scheda A6) e di Vicovaro
(scheda A7), ai fini della conservazione delle peculiarità del territorio.
•
ripristino del collegamento con la località Fonte Fumiccia nel territorio di
203
Vicovaro. La sistemazione della viabilità permette anche una più efficace difesa dagli
incendi.
3.
ripensare alcune delle “aree di sosta” previste nel Piano (pag. 451 punto 6),
affinché si possa ridurre l’impatto antropico e mediare la fruizione turistica in atto con
la presenza zootecnica. Alcune di queste aree dall’approvazione del Piano di Assetto si
sono dimostratedi irrazionale localizzazione, tanto da noon essere utilizzate, mentre in
altre località sarebbe necessario costituirne di nuove. Appare anche opportuno operare
in modo che siano posizionati sia i cassonetti rifiuti con relativo contratto di raccolta,
sia i servizi igienici con relativa fossa settica e contratto per lo spurgo periodico.
Occorre inoltre favorire la fruizione per i portatori di handicap, migliorando alcuni
accessi alle aree di sosta e realizzando gli specifici servizi igienici (Piano pag. 566 art.
3.1.1). A tal fine sono stati individuati alcuni siti idonei (scheda B1), ricadenti nel
comprensorio comunale di Orvinio (località Pratarella sulla via per Scandriglia e
miglioramento di aree esistenti), Marcellina (sulla proprietà comunale vicino al centro
visite e lungo la strada per S. Polo), Percile (lungo i percorsi esistenti) e Vicovaro. In
tal senso è proposto anche l’intervento su due ex strutture zootecniche site nel Comune
di Monteflavio (schede B2 e B3) e in prossimità della “casa del pastore” (scheda B4);
4.
organizzare alcune aree attrezzate per consentire il bivacco nel rispetto di
quanto previsto dal Piano e in particolare dall’art. 26 (pag. 545 come modificato a pag.
581 art. 26 terzo punto), operando soprattutto per annullare il rischio di incendi e per
creare alcuni punti di raccolta regolare dei rifiuti solidi e liquidi all’interno del Parco.
Nello specifico si ritiene opportuno realizzare un bivacco per brevi soste (campeggio
natura per l’escursionismo controllato) in località Prato di Favale (scheda B5),
ricadente nel territorio del Comune di Marcellina: ciò presuppone la realizzazione di
una tubazione per il trasporto a caduta dell’acqua da una zona limitrofa (loc.
Campitello) per garantire la dotazione idrica, la realizzazione di servizi igienici e
l’organizzazione di un servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Nello stesso territorio
comunale di Marcellina è stata individuata una cava dismessa, che può essere
recuperata per la realizzazione di una campeggio per boy scout (scheda B6). È inoltre
opportuna la realizzazione di un bivacco per piccoli gruppi e di aree di sosta
temporanea attrezzate (scheda B7) in località Fonte Fumiccia, ricadente nel territorio
del Comune di Vicovaro, che presenta disponibilità idrica.
204
5.
realizzare in alcune zone limitrofe al Parco aree di servizio, dove sia possibile
rifornire camper e roulotte di acqua potabile e riversare il contenuto dei serbatoi reflui
in un depuratore. E’ stato individuato nel Comune di Marcellina, in un’area adiacente
al Centro Visite, un sito che consentirebbe l’utilizzazione della rete fognaria del centro
stesso (scheda B8);
6.
costruire, conformemente agli strumenti urbanistici, un edificio per ospitare
un museo naturalistico – planetario, che potrebbe accogliere i visitatori e le scolaresche
soprattutto nelle giornate di pioggia. L’edificio dovrebbe essere realizzato nel Comune
di Roccagiovine (scheda B9);
7.
tracciare
nuovi percorsi escursionistici con itinerari differenziati -
archeologici, naturalistici, panoramici, sportivi -, segnalando il grado di difficoltà e i
tempi di percorrenza, conformemente a quanto previsto nello specifico capitolo di
questo Programma; in particolare si ritiene opportuno agire (scheda B10) nei territori
dei Comuni di Orvinio, Monteflavio, Scandriglia, Percile (verso i Lagustelli), Vicovaro
e Montorio. Nel territorio di Vicovaro si prevedono almeno due sentieri con partenza
dal centro abitato: il primo a prevalente carattere naturalistico, diretto verso Fonte
Fumiccia; l’altro a carattere archeologico, diretto verso il monastero di S. Cosimato
(struttura recettiva gestita da religiosi), dove sono presenti anche resti di un acquedotto
romano. Nel territorio di Montorio appare opportuno ripristinare la vecchia mulattiera
di connessione con Monteflavio. Si ritiene altresì prioritaria la conclusione del
percorso di connessione tra i ruderi di sant’Angelo e la strada rurale che conduce a
Scandriglia, dove con poche centinaia di metri di strada bianca si completerebbe un
interessante percorso escursionistico. Ai fini di assicurare le necessarie condizioni di
sicurezza agli utenti dei percorsi turistici nel comune di Montorio, sembra opportuno
un intervento di consolidamento e rafforzamento dei ruderi del Convento ‘600 di
Sant’Angelo (scheda B11).
8.
realizzare le due “Porte del Parco” previste nel Piano (pag. 447 punto 6), che
costituiscano una sorta di marchio antropico caratterizzante l’ingresso al Parco e che
diano al visitatore una sensazione percettiva e memorizzabile dell’attraversamento del
confine. Inoltre si ritiene opportuno completare nel Comune di Orvinio (scheda C1) il
progetto per la realizzazione della “Terrazza del Parco”, che prevede:
•
piccole strutture abitative in legno;
205
•
un’area attrezzata coperta (tettoia);
•
parcheggi e accessi al Parco in aree adiacenti al centro abitato;
•
sistemazione di aree verdi nel centro abitato (parco urbano);
• copertura del “bottino” di raccolta dell’acqua per realizzare una zona di fruizione
(terrazza).
Si prevede che un analogo progetto, denominato “Giardino del Parco” (scheda C2), sia
sviluppato nel Comune di Scandriglia, dove è stata individuata un’area, destinata a parco
urbano, con un Centro Visite e zone attrezzate per la sosta e il ristoro. Un’area di sosta e
relativo parcheggio dovrebbe essere realizzata in prossimità del centro visite di Marcellina
(scheda C3).
9.
convertire alcune strutture in disuso interne al Parco ad attività agrituristiche,
come previsto dal Piano (pag. 414 punto d e pag. 581 art. 26), o turistiche, al fine di
evitarne l’abbandono e il conseguente degrado. Come mostra l’analisi demografica, gli
interventi ricadono in zone con alte percentuali di disoccupati (mediamente il 25%),
che risultano possedere i requisiti adatti a queste attività. Allo scopo è possibile
utilizzare:
•
l’ex mattatoio del Comune di Monteflavio (scheda C4), per realizzare una piccola
foresteria;
•
alcuni edifici da individuare e ristrutturare all’interno del centro storico di
Scandriglia, per il miglioramento dell’ospitalità (scheda C5);
•
il recupero e la ristrutturazione di stalle e piccoli ricoveri per una superficie
complessiva di circa 900 m2, situati all’interno della Tenuta Lago (circa 750 ha) di
proprietà della Regione Lazio, ricadente nel territorio del Comune di Percile
(scheda C6);
•
un locale situato nel centro di Vicovaro in prossimità del Centro Visite (scheda
C7), da ristrutturare e da adibire a sala per esposizione, degustazioni e
commercializzazione di prodotti tipici locali;
10.
recuperare almeno un fabbricato esistente all’interno del Parco per realizzare
una struttura di accoglienza capace di alloggiare un numero di persone pari a quelle
trasportate da un autobus. Una prima possibilità consiste nell’acquisire l’antico
convento di S. Nicola ubicato all’interno del Parco nel territorio del Comune di
Scandriglia e, dopo una adeguata ristrutturazione, nel destinarlo all’accoglienza di
206
turisti (scheda C8); una seconda opportunità si presenta nel Comune di Percile, dove è
possibile l’acquisto di Palazzo Iori per destinarlo a una struttura alberghiera da oltre 60
letti (scheda C9); una terza opportunità data dall’acquisizione da parte di privati e dal
recupero del Convento di S. Maria a Vicovaro, da ristrutturare per realizzare un
complesso recettivo abbastanza capiente. Quest’ultimo edificio è adiacente a una
chiesa del Duecento in fase di restauro (scheda C10). Dall’analisi demografica risulta
che nei Comuni citati è disponibile manodopera, soprattutto femminile, che
beneficerebbe dell’intervento;
11.
predisporre ulteriori parcheggi in aree limitrofe al Parco e nelle zone D (Piano
art. 9 pag. 576). Nello specifico è stata individuata un’area (scheda C11) in una vecchia
cava già recuperata, dove è possibile costruire un parcheggio previa la realizzazione
dei necessari interventi (risistemazione e rinverdimento).
Gli interventi 1 e 2 sono riconducibili all’azione A), gli interventi
3 – 7 sono
riconducibili all’azione B) e gli interventi 8 – 11 all’azione C). Ne conseguono tre progetti,
ciascuno corrispondente a una delle linee d’azione e composto da diversi interventi puntuali.
I tre progetti e gli interventi conseguenti sono presentati nelle schede allegate e individuati
nella carta sintetica. Si è preferito articolare ciascun progetto in più schede, in quanto
ciascuna descrive un singolo intervento, che può essere affidato e gestito autonomamente.
5.2.3.3. Il contesto forestale, ambientale e territoriale
Le proposte progettuali che si andranno ad illustrare saranno suddivise nei subsistemi in cui essi esplicano maggiormente i loro effetti. Si è, tuttavia, consapevoli che la
loro realizzazione andrà certamente ad incidere con forme, modi ed in entità variabili, anche
sugli altri sub-sistemi, così come le proposte progettuali di altri settori avranno ricadute sul
sistema forestale-ambientale nel suo complesso.
Prima di entrare nel parco progetti dei singoli sub-sistemi si ritiene importante
sottolineare un progetto trasversale relativo alla formazione dei giovani imprenditori del
Parco. L’intendimento è quello di mettere a disposizione annualmente risorse finanziarie da
destinare a giovani a sostegno delle spese per la formazione secondaria e superiore. A
conclusione del percorso formativo, il Parco dovrebbe mettere a disposizione risorse
economiche per l’avvio delle attività, coinvolgendo istituti di credito locali, fondazioni ed
207
avvalendosi dei programmi per la giovane imprenditoria finanziati da istituzioni europee,
nazionali e regionali.
Il sub-sistema ecologico-ambientale
Diverse sono le iniziative attuabili all’interno del Parco che coinvolgono le risorse del
sistema ecologico-ambientale. Queste possono essere finalizzate allo sviluppo, al recupero
oppure alla difesa del patrimonio.
Le iniziative volte allo sviluppo del Parco possono distinguersi tra:
1.
iniziative per l’uso diretto delle risorse, che prevede la frequentazione diretta
del sito da parte dell’utente. Vi rientrano:
•
visite guidate;
•
camping, punti di sosta per attività turistico-ricreative, servizi per la fruizione del
Parco, in particolare per disabili, anziani e bambini;
•
sentieri natura, percorsi didattici ed escursioni in genere;
•
laboratori ambientali;
•
manifestazioni tradizionali, sagre, ecc. collegate alle peculiarità ambientali e
produttive locali;
•
2.
altre manifestazioni a carattere culturale e sportivo all’interno del Parco;
iniziative per l’uso mediato delle risorse: con cui il Parco viene esportato
all’esterno dei propri confini, come:
•
prodotti tipici trasformati a testimonianza delle peculiarità locali;
•
materiale divulgativo per la conoscenza del Parco ;
3.
uso indiretto delle risorse: le risorse del Parco sono utilizzate in modo da
consentire l’uso sostenibile di altre risorse anche esterne al Parco oppure l’uso futuro
delle risorse del Parco:
•
formazione e divulgazione attraverso seminari, convegni, ecc.;
•
formazione operatori ambientali;
•
formazione operatori professionali sull’uso delle risorse presenti nel sistema
ambientale.
208
Tra le iniziative a carattere difensivo emergono:
•
prevenzione e lotta ai processi di degrado, in particolare agli incendi boschivi;
•
miglioramento di infrastrutture;
•
rete di monitoraggio del sistema ambientale.
Tra i progetti di recupero si cita la sistemazione della viabilità forestale principale
permanente. Questo sub-sistema è soprattutto strumentale alla realizzazione delle iniziative
degli altri settori, in particolare quelli inerenti il turismo, la cultura e la ricreazione, nonché
alcuni riconducibili al settore agro-alimentare. Di specifici si segnalano i progetti relativi alla
costituzione della rete di monitoraggio ambientale permanente, i documentari sulla vita
degli animali e delle piante, la conservazione della biodiversità animale e vegetale, la
prevenzione e lotta ai processi di degrado, la realizzazione di colture e di fruttiferi a
perdere.
Per ciò che attiene il progetto della conservazione della biodiversità, esso può
articolarsi in due sub-progetti, quello relativo agli aspetti faunistici e quello relativo agli
aspetti vegetazionali.
Il primo si richiama alle aree faunistiche previste dal piano di assetto. Il secondo
inerente la conservazione del germoplasma vegetazionale interessa la vegetazione autoctona.
Per motivi di affinità e finanziari si ritiene che questa iniziativa debba svilupparsi
sinergicamente quale sezione del vivaio per la produzione delle piante officinali, così da
avvalersi delle economie di scala e dei canali commerciali legati a queste altre produzioni.
Relativamente alla conservazione del germoplasma, l’Ente Parco ha trasmesso una
proposta di creazione di un orto botanico nel comune di Marcellina, nonché di un giardino
botanico a Monteflavio. Si tratta di due proposte estremamente interessanti sul piano degli
obiettivi perseguiti e della loro localizzazione ambientale.
Le perplessità investono la loro sostenibilità finanziaria, in quanto se costituiscono
iniziative autonome sono a totale carico della parte pubblica. Si ritiene più razionale che
entrambe le iniziative, se si intende portarle avanti, vadano legate a quella più generale della
conservazione del germoplasma, affinché da qui venga assicurata la manodopera e
quant’altro necessario alla loro manutenzione. Non può nascondersi tuttavia che ciò rischia
di appesantire significativamente il bilancio del vivaio e se venisse meno la sua capacità di
collocarsi sul mercato, si potrebbe registrare il fallimento dell’intera iniziativa a meno di
erogazione di adeguati contributi pubblici a sostegno.
209
In ultimo si vogliono citare i progetti difensivi connessi alla presenza del complesso
della funivia di Monte Gennaro. Si ritiene che nel volgere di pochi anni, il Parco andrà
incontro ad una delle seguenti problematiche: a) risanamento, recupero e ripristino
ambientale dell’area del complesso della funivia di Monte Gennaro; oppure b) sistemazione
ed arredo delle zone retrostanti la stazione di arrivo a Monte Gennaro.
La loro inclusione all’interno del Programma risponde ad un esigenza di voler
evidenziare tutte le problematiche significative del settore, in quanto la corretta gestione
delle risorse rappresenta un obiettivo fondamentale a cui deve rispondere questo tipo di
programma.
Il sub-sistema territoriale
La componente fondamentale di questo sub-ambito è il territorio, le sue strutture ed
infrastrutture.
Quale primo progetto si riporta quello del miglioramento delle strutture ed
infrastrutture, al fine di migliorare la fruibilità del parco agli utenti ed in particolare ai
diversamente abili. Il pacchetto degli interventi è esaustivamente riportato nel progetto B1.
In questo contesto si intendono evidenziare tre aspetti particolarmente significativi dal punto
di vista ambientale. Il primo riguarda l’impiego di tecniche a basso impatto ambientale, con
materiale possibilmente di origine locale e le strutture devono avere un
carattere
temporaneo. Ciò implica dare spazio all’uso del legno, nonché materiale inerte
prevalentemente di origine locale. Il secondo aspetto riguarda i mezzi che eventualmente
possono utilizzarsi per lo sviluppo di taluni servizi che devono essere in armonia con i
caratteri di naturalità del sito. In questo ambito visto le caratteristiche locali, si ritiene che
dovrebbero essere privilegiati strumenti a traino di animali, offrendo una opportunità
occupazionale alternativa ai vari allevatori, oppure elettrici per l’ovvio basso impatto
ambientale. Il terzo riguarda gli interventi di manutenzione soprattutto delle infrastrutture
che devono essere finalizzate a prevenire l’attivazione e/o accentuazione di processi di
degrado derivanti dalla loro presenza stessa. Il caso emblematico è quello della viabilità che
se non ben strutturata diviene una via per lo scorrimento veloce delle acque piovane.
Un significativo progetto è quello relativo alla qualificazione dei sentieri per una
migliore accessbilità e fruibilità del Parco, verso cui convergono diverse istanze. Vi sono
quelle sociali preoccupate di creare le condizioni per assicurare una accessibilità e fruibilità
210
del Parco ad una utenza comprensiva anche dei soggetti diversamente abili; quelle colturali
finalizzate a creare percorsi che coinvolgano siti particolarmente significativi dal punto di
vista storico, culturale e religioso; quelle infrastrutturali preoccupati di assicurare una
adeguata rete di connessione tra le varie zone del Parco e le altre strutture ad uso
escursionistico presenti al suo interno; quelle territoriali finalizzate a creare le condizioni per
una migliore fruizione ed accesso all’area protetta.
Gli obiettivi specifici perseguiti sono:
- conoscere e riportare su cartografia38 la sentieristica esistente, nonché analizzare lo stato
della loro situazione strutturale (Inventario dei sentieri) e realizzare un servizio informativo
WEB secondo gli standard WAI (Web Accessibilità Iniziative);
- migliorare l’accessibilità dei sentieri, individuando percorsi specifici per i diversamente
abili;
- qualificare mediante ambiti tematici alcuni sentieri che presentano peculiari caratteristiche
storiche, culturali, religiose.
In generale questa proposta è complementare al pacchetto dei progetti B1 finalizzati a
favorire l’attività escursionistica.
In ultimo occorre considerare il progetto della recupero degli edifici rurali. Si tratta
di un patrimonio diffuso sull’intera superficie territoriale del Parco e si compone di vecchi e
talvolta abbandonati edifici, unitamente a qualcuno di più recente costruzione.
Per alcuni edifici è stata individuata una possibile strategia di riuso come chiaramente
evidenziato al pacchetto progetti C2 - Ecoalberghi. Il progetto riqualificazione degli edifici è
complementare a quello proposto dal settore urbanistica, infrastrutture e servizi. Esso va a
riguardare quegli edifici dei quali non si ha una precisa consistenza, pertanto, richiederà
anzitutto un censimento, una ricognizione del loro stato, un’analisi del valore storicoculturale, gli oneri necessari per l’eventuale recupero statico, nonché gli ulteriori oneri per il
riassetto finalizzato alla destinazione d’uso desiderata. L’iniziativa ha anche l’obiettivo di
individuare eventuali edifici di più recente costruzione, abusivi o meno, e valutare la
strategia da adottare per il loro futuro.
L’iniziativa che in questo contesto si intende proporre riguarda il progetto delle
Carovane del Parco, finalizzata a coniugare l’uso di risorse locali, come quelle zootecniche,
per superare in modo “naturale” l’asprezza del territorio consentendo così l’accesso ed il
211
godimento delle risorse del Parco soprattutto ai bambini, agli anziani e ai differentemente
abili.
Il sub-sistema floristico-vegetazionale e forestale
Il Parco progetti di questo sistema è quello più consistente. Rientrano diverse
tipologie di progetti finalizzati al soprattutto alla difesa ed allo sviluppo del patrimonio.
Legati al settore forestale si cita il progetto per la pianificazione forestale e definizione dei
criteri di buona gestione forestale, la certificazione della gestione sostenibile delle risorse
forestali, l’uso energetico delle biomasse, il consorzio multifunzionale forestale e la
falegnameria del Parco. Il pacchetto comprende una serie di iniziative finalizzate ad
accrescere le conoscenze degli ecosistemi boscati, fino ad assicurare la gestione sostenibile
della massa legnosa in una chiara prospettiva di sviluppo con la creazione di un sito di
lavorazione del legname.
In questo gruppo rientra anche un ulteriore progetto relativo alla coltivazione di frutti
del bosco e del sottobosco.
Il sub-sistema faunistico
Il progetto specifico per questo sub-sistema riguarda il centro di recupero della fauna
selvatica e pensionato per gli animali domestici. Si tratta di una iniziativa di estremo
interesse dal punto di vista naturalistico che, tuttavia, ad una valutazione prettamente
economico-finanziaria suscita delle perplessità. Si ritiene infatti, che non sussistano i margini
finanziari per la sua realizzazione con riferimento esclusivo al territorio del Parco, mentre lo
diviene in una logica di servizio per una rete di parchi regionali. All’interno di queste
strutture andrebbero ospitati gli animali feriti e in difficoltà, nonché potrebbe fornire un
servizio a terzi in termini di pensionato temporaneo o permanente di animali domestici di
proprietà privata.
Con riferimento ai contenuti del piano di assetto a questo sub-sistema afferiscono i
progetti relativi alle aree faunistiche che state incluse nel più ampio progetto della
Conservazione della biodiversità animale e vegetale sub-progetto aree faunistiche. Con
riferimento agli aspetti legati alla fauna, tuttavia, si vuole sollevare la duplice problematica
38
Essa deve essere integrata con la cartografia della viabilità del Parco, considerando le indubbie sinergie esistenti.
212
che investe queste strutture. Anzitutto il sistema delle aree faunistiche, dal punto di vista
etico lascia alquanto perplessità; si ritiene infatti che dovrebbero ricercarsi altre forme e
modalità per prendersi cura degli animali selvatici che non sia quello di rinchiuderli in aree
limitate, nonostante l’evidente richiamo turistico che potrebbero apportare. Vi è poi un
problema finanziario, legato al fatto che questa attività, data la natura dell’intervento, appare
quasi esclusivamente sostenuta con risorse pubbliche. In quest’ottica attendersi la
proliferazione delle aree faunistiche previste dal Piano di Assetto appare improponibile.
Sarebbe più opportuno puntare su un'unica struttura, multifunzionale, ed evitare la sua
ripetizione in tutti i paesi del Parco.
Altre progettualità sviluppate in altri contesti che hanno indubbi effetti in questo subsistema sono:
a) la gestione degli animali inselvatichiti già descritti nell’analisi del settore agroalimentare;
b) i documentari sulla vita degli animali riportati tra i progetti del sub-sistema
ecologico ambientale.
Il sub-sistema idrico e dell’acqua
Per tale sistema si prevedono le seguenti tipologie progettuali:
•
fornire una fonte di approvvigionamento idrico dei pascoli, mediante la
realizzazione di pozzi con pompe a energia solare;
•
ridurre la problematica del deflusso incontrollato e veloce delle acque deviando la
loro corsa all’interno delle aree boscate e a prato naturale, ovvero procedere al
miglioramento delle infrastrutture e strutture negli ambienti forestali;
•
realizzare sentieri con punti di sosta arredati presso le sorgenti esterne alle aree a
riserva integrale: esso rientra nel pacchetto della qualificazione dei sentieri.
In questo sub-sistema si vuole evidenziare l’importanza del progetto relativo al
miglioramento delle infrastrutture e strutture in ambienti forestali. La sua realizzazione deve
essere finalizzata a ridurre la funzione della viabilità quale via preferenziale per il deflusso
veloce e incontrollato delle acque. Sarebbe pertanto necessario che nella previsione della
manutenzione della viabilità venisse considerata la realizzazione di cunette e deviatori che
indirizzino lo scorrimento delle acque lungo le aree con maggior capacità di assorbimento
(boschi, pascoli e prati naturali).
213
I progetti che coinvolgono i Lagustelli sono stati inclusi nel settore urbanistico, delle
infrastrutture e dei servizi, nonché in quello turistico, culturale, ricreativo.
5.2.3.4. Il settore agro-alimentare
Olivicoltura
Alla luce della situazione esposta e della limitata produzione di olio della Sabina
commercializzata con marchio DOP (nel corso dell’anno 2002 solo 50 tonnellate di prodotto
sono state commercializzate con marchio DOP) si prevede di eseguire una serie di azioni
volte all’accentramento dell’offerta, che in larga parte è frammentata, e al reperimento di
professionalità in grado di valorizzare gli aspetti commerciali.
Il coordinamento dei produttori si rende necessario per accentrare l’offerta dei
numerosi piccoli olivicoltori che oggi attuano prevalentemente una strategia di vendita del
prodotto sfuso. Ciò perché non riescono singolarmente a raggiungere la massa critica di
prodotto (almeno 4-5 t) per sviluppare azioni di promozione e investimenti finalizzati
all’individuazione di canali commerciali in grado di assicurare margini di mercato
remunerativi. L’accentramento dell’offerta garantisce inoltre una posizione più vantaggiosa
per le trattative con i soggetti esterni incaricati delle operazioni di spremitura,
imbottigliamento e confezionamento.
La conoscenza approfondita dei mercati di sbocco di prodotti particolari come l’olio
certificato DOP costituisce una condizione indispensabile per cogliere i frutti di investimenti
lungo la filiera produttiva volti alla garanzia di standard qualitativi elevati. Questa
professionalità non può essere improvvisata e necessita di un adeguato periodo di esperienza
concreta sui mercati.
Per agevolare la transizione verso una olivicoltura in grado di collocarsi
autonomamente con successo sui mercati si prevede, almeno per i primi anni, il ricorso a
figure esterne in grado di guidare le scelte commerciali.
Il costo previsto per i primi due anni necessari all’avviamento delle azioni si
quantifica in 70.000 euro, da destinare alla costituzione dei nuovi soggetti giuridici
(associazioni, cooperative, ecc.) e a contratti di consulenza commerciale e promozionale. Le
figure professionali individuate dovranno provvedere alla stipula di contratti con i
trasformatori e alla gestione dei rapporti con i potenziali clienti.
214
Cerasicoltura
Trattandosi di un prodotto già considerato di lusso, appare ragionevole procedere a
strategie che possano aggiungere al prodotto servizi, come packaging, canali commerciali di
nicchia, marchi di qualità, ecc. Di dubbia convenienza appare invece la produzione secondo i
metodi dell’agricoltura biologica. Questo poiché l’eventuale presenza di patologie o di
attacchi da parte del più importante fitofago (Rhagoletis cerasi – mosca delle ciliegie) può
avere un impatto notevolmente negativo sul consumo occasionale e voluttuario. A questo
proposito i disciplinari di lotta integrata appaiono, pur nel rispetto della compatibilità
ambientale, quelli che meglio si adattano alle caratteristiche della coltura e del mercato del
prodotto.
È da tenere presente a tale proposito che però la misura III azione F.1 del Piano di
Sviluppo Rurale “ … è applicabile esclusivamente nei Comuni di pianura e collina, come da
classificazione ISTAT”. Possono essere accolte anche domande relative ad aziende ricadenti
nei Comuni di Rieti, Labro (RI) Contigliano (RI) e Colli sul Velino (RI), limitatamente alle
superfici di questi ultimi non incluse nell’ambito delle zone delimitate ai sensi della direttiva
75/268/CEE (art. 3 – par. 3). La classificazione ISTAT è riportata all’allegato 5 “Comuni per
classi altimetriche ISTAT - Indicazione dei codici ISTAT” (Fonte: PSR – Regione Lazio).
La progressiva introduzione di tali modalità di produzione necessita però di adeguata
assistenza tecnica che indichi di volta in volta le condizioni e le procedure per una corretta
pratica colturale, fintantoché le nuove conoscenze non saranno divenute patrimonio comune
tra gli agricoltori. Tali figure, che potremo identificare come agronomi/agrotecnici, dovranno
essere disponibili a livello di Comunità Montana e operare come Centro di Assistenza
Tecnica.
La valorizzazione dei canali commerciali per le ciliegie vede come punto nodale
l’accentramento dell’offerta. A differenza di altri prodotti, però, i volumi di produzione e il
ristretto periodo di commerciabilità non rendono conveniente la creazione di strutture
associative dedicate esclusivamente alla loro commercializzazione. Esistono già in zona altre
strutture che hanno l’obiettivo di fare da collettori per varie specie ortofrutticole, a cui il
conferimento della produzione potrebbe portare numerosi vantaggi in termini di prezzo. Già
infatti il solo collocamento presso i canali commerciali della capitale consentirebbe di
spuntare prezzi più alti di quelli attuali.
215
Per quanto concerne poi le strategia di difesa, l’adesione alle misure agro-ambientali
contenute nel Piano di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Lazio potrebbe costituire
un’opportunità per garantire migliori condizioni di arrivo del prodotto sul mercato nel
rispetto di standard ambientali minimi.
Pascoli e Zootecnia
1) Realizzazione del Regolamento del Pascolo
Attualmente per la realtà della zootecnia del Parco non esiste un modello di
pascolamento che permetta di tenere conto dell’offerta di foraggio (stagionale, annuale e in
particolare durante i periodi di deficit). Ciò comporta un accesso alle risorse da parte degli
operatori in modo del tutto casuale e dettato dal semplice assecondare l’istinto degli animali,
con conseguente non razionale distribuzione del carico di bestiame sul pascolo. L’effetto di
tale pratica è la selezione, a livello pabulare, tra le specie vegetali che determina una forte
contrazione di quelle più gradite. In molte zone ne deriva la presenza di foraggio in piedi, di
foraggio rovinato o, già alla fine della primavera, di foraggio eccessivamente pascolato e
fortemente ridimensionato. L’offerta alimentare, di conseguenza, si abbassa notevolmente
nei mesi estivi, fino addirittura ad annullarsi.
Un sistema pascolivo che potrebbe, con qualche opportuna modifica, essere preso
come modello è quello abbastanza diffuso nella fascia collinare dell’Alto Lazio. Tale sistema
si basa su risorse differenziate, in grado di far superare gli ostacoli derivati dall’andamento
climatico, mettendo in relazione l’offerta di foraggio al pascolo e i fabbisogni del bestiame,
con l’utilizzazione come fonti foraggere di bosco ceduo, prato polifita e prato ad
autoriseminanti. Il ceduo, e il bosco in generale, supplisce nei periodi di deficit alimentare,
mentre il prato polifita produce le scorte da affienare per l’uso nei periodi di carenza di
prodotto verde in campo.
Confrontando l’offerta e i fabbisogni del sistema d’allevamento, si può notare che tra
luglio e agosto l’andamento termo-pluviometrico della zona non garantisce la produzione di
foraggio sufficiente. Sono possibili diverse combinazioni, ma quella da preferire sembra
essere il pascolo e l'apporto di fieno prodotto dai singoli allevatori. L'uso del pascolo va
comunque regolamentato sulla base dei risultati dell’analisi della produzione totale
complessiva annua e, soprattutto, della sua distribuzione in funzione del clima tipicamente
equinoziale-submediterraneo (max aprile-maggio e min ottobre-novembre).
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Altro momento importante è quello di coniugare il sistema foraggero con il sistema
forestale, a esclusione delle zone sottoposte a Tutela Integrale e di quelle eventualmente da
destinare al miglioramento strutturale e al risanamento selvicolturale, in modo da esercitare
l’allevamento di bestiame finalizzato alla produzione di carne (per i bovini) e latte e carne
(per gli ovini).
Questo sistema di gestione garantisce la fornitura di razioni di soccorso, vale a dire
scorte affienate e d’integrazione. Tale pratica, se da una parte non comporta input energetici
ai pascoli (assenza di concimazioni, rinettamenti, spargimento delle deiezioni), oneri di
meccanizzazione (uso di macchine operatrici, come falciatrici e seminatrici) e costi di
manodopera, dall'altra parte provoca il diramarsi di una fitta trama di sentieri (a opera del
bestiame) che vanno a formare aree di degrado per ristagno idrico, sentieramento e
ruscellamento.
Il degrado in queste aree è dovuto alla concentrazione del carico di bestiame, come
testimonia l’intensità del degrado, che si presenta decrescente man mano che ci si allontana
dai luoghi d’abbeveraggio e d’alimentazione, siano essi di soccorso o abituali. Per questo,
una volta determinato il carico di bestiame sostenibile dall’intera area, occorre fare in modo
che utilizzazioni puntuali particolarmente intensive non diminuiscano l’efficienza protettiva
del cotico erboso nei confronti del suolo, dove invece le Emicriptofite (H) giocano un ruolo
preminente per la loro struttura biologica. È importante quindi provvedere anche a una
corretta distribuzione spaziale degli animali, in modo che il carico totale determinato non
finisca per accumularsi solo in certe zone ricreando situazioni di forte degrado: in altri
termini, il carico di bestiame ammissibile nella turnazione del pascolo deve essere diverso
per ogni periodo dell’anno.
Per uno studio approfondito della gestione ottimale dei pascoli già il Piano d’Assetto
ha previsto la realizzazione di un Regolamento del Pascolo che identificasse le modalità di
gestione dell’attività zootecnica.
L’iter per la sua realizzazione dovrà procedere attraverso una preliminare fase di
ricognizione che quantificherà le risorse coinvolte, in termini di caratteristiche sia dei pascoli
che di strutture e infrastrutture di supporto specificando:
il rilievo della consistenza e della tipologia degli animali al pascolo;
le tipologie di pascolo e le tecniche di pascolamento in atto;
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l’individuazione delle infrastrutture legate alla gestione del bestiame (luoghi d’abbeverata,
costruzioni zootecniche, strade d’accesso e d’utilizzo, punti foraggiamento, recinzioni, ecc.).
Una volta eseguito ciò, occorre determinare le caratteristiche dei pascoli con relativa stima
del valore pabulare per mezzo di rilievi del cotico erboso (campionamento) e del calcolo
della capacità potenziale del pascolo (calcolo del valore pabulare o foraggero). I rilievi
consentono di fornire una stima della pabularità del materiale erbaceo e di individuare le
tecniche agronomiche per migliorare lo stato del cotico erboso.
Campionamento
Date le caratteristiche della zona e degli animali condotti al pascolo, si ritiene che il
metodo più idoneo, in termini di costo/efficacia, sia quello del campionamento lineare, detto
anche linea di flora, che prevede l’esecuzione di transect avvalendosi di una asta con 50 fori,
a distanza di 1 cm., che serve a individuare le piante da censire. All’interno dell’ecofacies
vanno eseguiti da tre a cinque analisi lineari per ottenere un contributo specifico medio delle
diverse specie del pascolo, in modo da attestarsi intorno ai 30-40 rilievi ogni 100 ha di
pascolo.
Calcolo del valore pabulare o foraggero
La somma delle presenze per singola specie costituisce la frequenza specifica (fsi),
che, rapportata al totale delle frequenze specifiche (∑fsi) e moltiplicata per cento, dà il
Contributo Specifico (Csi= fsi/(∑fsi)*100), che è correlato con la biomassa relativa delle
varie specie rilevate. Attraverso opportuni indici specifici (valore d’appetibilità) (Isi), tipici
per ogni specie che variano in un intervallo compreso tra 0 (specie rifiutate) e 5 (eccellente
foraggera), si può formulare un giudizio sulle caratteristiche di produttività, appetibilità e
qualità del pascolo.
Per determinare il carico sostenibile è necessario procedere al calcolo del Valore
Pabulare (VP=0,2*∑(Csi*Isi), compreso tra 0 e 100. Per ogni punto percentuale di VP,
tramite opportuni coefficienti di trasformazione (generalmente variabili da 0,01 UBA ha-1
anno-1 per pascoli mediocri a 0,02 UBA ha-1 anno-1 per situazioni migliori), si può ricavare il
minimo di capi adulti per ettaro e per anno che possono essere mantenuti dal pascolo.
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Il Sistema foraggero integrato
Si propone quindi un sistema foraggero composto da risorse differenziate, con ritmi
di produzione in gran parte complementari, quali:
produzione regolare di foraggio e aumento della stagione pascoliva;
utilizzo del bosco durante la stagione di produzione magra dei pascoli, (quella estiva e quella
invernale).
La disponibilità annua di foraggio è in funzione di:
- fabbisogno del carico animale considerato;
- numero di giorni di disponibilità nel periodo maggiore dei fabbisogni;
- numero effettivo dei giorni al pascolo;
- qualità delle scorte (in piedi e/o affienate);
- numero dei giorni d’autosufficienza (numero giorni di pascolo più quantità scorte).
Tutto ciò si traduce in uno schema gestionale che prevede la somministrazione di
scorte affienate in inverno con l’uso del bosco nel periodo gennaio–febbraio e il pascolo
differito in estate, dalla prima settimana di luglio alla prima di settembre. Il pascolo sui
seminativi e sui prati dovrà essere concentrato tra aprile e maggio, quando avviene il 65%
della produzione, che può alternativamente essere destinata alla realizzazione di scorte
affienate. L’utilizzo del pascolo brado avverrà durante i mesi che vanno da luglio a marzo.
Per agevolare la turnazione del bestiame saranno necessarie recinzioni (mobili o fisse) al fine
evitare che il bestiame ritorni sullo stesso posto prima di 30-40 gg. in primavera e di 50-60
gg. in autunno. Durante questi periodi di assenza del bestiame possono invece essere eseguiti
interventi di rinettamento delle erbe rifiutate, per evitarne la diffusione, di spargimento delle
deiezioni e, se necessario, di irrigazione e di concimazione di copertura.
Il pascolo non dovrebbe durare più di una settimana (per tenere conto dei ricacci)
eventualmente con l'utilizzo sequenziale da parte di specie animali differenti. Le risorse
vegetali potrebbero in questo modo essere utilizzate prima dai bovini e successivamente
dagli equini ed eventualmente dagli ovini, visto che l’altezza delle piante raggiunta da ogni
specie è sufficiente per il pascolo della successiva. Si ridurrebbe così il cespugliamento non
spinoso, obbligando gli animali a consumare anche erbe e arbusti poco appetiti.
I camminamenti devono essere tracciati in modo da consentire di governare la
mobilità degli animali, riducendo al massimo la necessità di manodopera, verso i luoghi sia
d’abbeverata che riparo. Le deiezioni, anziché essere convogliate per ruscellamento, a opera
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delle piogge, nei vari fossi e torrenti, mantenute su una superficie ridotta, consentirebbero di
recuperare la produttività dei suoli più poveri e potrebbero essere sfruttate come fertilizzanti.
Per aumentare la qualità degli assortimenti vegetazionali dei pascoli può essere utile
ricorrere a trasemine nei prati-pascolo di specie foraggere autoriseminanti (Trifolium
subterraneum L. e Lolium rigidum Gaudiu), in modo da aumentare la quantità di foraggio
disponibile. In alcune aree sarà comunque necessario aumentare la produzione foraggera,
con l’inserimento non solo di specie pabulari appetite dal bestiame, ma anche con una
maggiore diffusione di graminacee e leguminose. In particolare le specie graminacee si
avvantaggerebbero anche di interventi di fertilizzazione con prodotti minerali o organici. Ciò
determinerebbe da parte dei pascoli sia una maggiore capacità di sopportare un carico
elevato sia una maggiore produzione di semi che permetterebbe la naturale futura
riproduzione delle specie vegetali.
2) Produzione biologica
Il Piano di Sviluppo Rurale Regionale, in attuazione del reg. CE 1257/99, prevede,
all’interno delle misure III.1 agro-ambientali, specifiche azioni (F2) volte al sostegno
dell’agricoltura biologica. L’intensità dell’aiuto per le aziende che la introducono è stabilita
in 185 euro per ettaro nelle aree preferenziali e 155 euro nelle rimanenti, elevabili
rispettivamente a 320 euro e 370 euro nel caso in cui i prodotti ottenuti siano
commercializzati come biologici (con certificazione) o siano utilizzati per l’alimentazione
del bestiame allevato con metodo biologico.
La superficie aziendale minima è di due ettari e sono obbligatoriamente assoggettati
ai disciplinari di produzione biologica tutti gli appezzamenti, anche se separati e ricadenti in
comuni diversi, purchè gestiti dal medesimo soggetto coltivatore. Il produttore deve
sottostare alle procedure di controllo definite dall’organismo di certificazione prescelto, il cui
costo gli sarà addebitato in funzione della tipologia aziendale; inoltre è tenuto alla redazione
di un piano di fertilizzazione e a non superare in ogni caso l’apporto massimo di azoto pari a
170 kg per ettaro.
Le superfici destinate a prato, prato-pascolo e pascolo permanente non avvicendate
sono eleggibili a premio solo nel caso in cui l'azienda disponga di bestiame aziendale e che
lo stesso sia allevato con il metodo biologico di cui al Reg. (CE) n. 1804/99. Tali superfici
saranno inoltre eleggibili a premio a condizione che:
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- tutto il bestiame aziendale sia allevato con il metodo della zootecnia biologica;
il rapporto Unità Bovine Adulte (UBA) aziendali/superficie foraggera dovrà essere almeno
pari a 0.5 e comunque non superiore a 1.4, e la consistenza del bestiame aziendale almeno
pari a 3 UBA;
- i fondi coltivati siano in possesso di adeguati requisiti agronomici che dimostrino l'effettivo
utilizzo per l'alimentazione del bestiame.
Il pascolo su terreni comuni deve essere regolamentato tramite contratti o
assegnazioni temporanee (fida pascolo), facendo in modo che il bestiame relativo agli
allevamenti condotti secondo i metodi dell’agricoltura biologica sia separato da quello
proveniente da allevamenti convenzionali o sia macellato dopo un periodo di permanenza
minimo presso l’azienda di origine certificata (in modo da permettere la decorrenza del
periodo di “conversione”).
Per quanto concerne i prodotti certificati come biologici (al termine del periodo di
conversione), occorre tenere presente, oltre all’entità degli aiuti calcolati sulla base della
superficie aziendale, anche il prezzo che i prodotti riescono a spuntare sul mercato. Questo
risulta incoraggiante, anche se può presentare elevata variabilità, essendo frutto di
contrattazione tra i singoli operatori, poiché i prodotti biologici non hanno ancora un mercato
di riferimento con listini ufficiali.
Per il latte alimentare il prodotto biologico, rispetto al convenzionale, spunta
incrementi di prezzo compresi tra 7,7 e 13 centesimi di euro al litro, mentre la carne bovina
ottiene anche incrementi dell’ordine del 30-40% rispetto al prezzo indicato sui mercati
nazionali di riferimento per le diverse tipologie di bovini.
3) Razze sottoposte a erosione genetica
La Regione Lazio, con la legge n. 15 del 1 marzo 2000, ha inteso tutelare le risorse
genetiche autoctone del Lazio e a rischio di erosione genetica, in applicazione della
Convenzione sulla Biodiversità (ratificata dalla legge n. 24 del 14 febbraio 1994) e in
accordo con il Programma Nazionale Biodiversità e Risorse Genetiche.
Oggetto di tutela sono le specie sia vegetali che animali, purché:
- autoctone;
- di interesse agrario, venatorio o d’acquacoltura;
- di interesse scientifico, economico, ambientale o culturale;
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- minacciate dal rischio di abbandono.
La legge demanda all’ARSIAL il compito di istituire il Registro Regionale delle
specie a rischio di erosione genetica e la gestione della Rete di Conservazione e Sicurezza.
L’iscrizione delle specie a tale registro avviene su base volontaria da parte del produttore,
previo parere di commissioni tecnico-scientifiche composte da esperti.
Ai soggetti che coltivano o allevano tali specie sono erogati dei premi specifici
contemplati nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale della regione Lazio – misura III.1,
azione F.8.
Per ogni UBA appartenente alle razze specifiche è erogato un premio di 150 euro per
ettaro e per anno, con il limite massimo consentito di 450 euro per ettaro di SAU aziendale,
per anno.
Le specie animali attualmente eleggibili a tale premio sono:
- equini: Maremmano, Tolfetano, Tiro pesante Rapido, Pony d'Esperia, Lipizano;
- asinini: Asino Ragusano, Asino di Martina Franca, Asino dell'Amiata;
- bovini: Maremmana;
- ovini: Sopravissana, Ovina merinizzata Italiana.
Per l’inserimento di nuove razze si dovrà iniziare la procedura di iscrizione presso il
Registro tenuto dall’ARSIAL, secondo le modalità previste dalla L.R. n. 15 del 1 marzo
2000.
4) Modalità di macellazione dei capi
Data l’esigua consistenza dei capi allevati da ogni azienda e la lontananza dagli
impianti di macellazione (Gallicano e Frosinone), si suggerisce di valutare l’opzione di
organizzare un sistema di trasporto collettivo fino ai centri di abbattimento. La necessità di
effettuare l’abbattimento presso gli impianti autorizzati nasce dalla esigenza di procedere in
ogni caso all’asportazione del materiale tronco-encefalico (obbligatorio quale misura per
contrastare la BSE) e dall’obbligo di eseguire l’esame microbiologico anche per quei capi
macellati in campo per i quali, dopo il dissanguamento e l’eviscerazione (da compiersi entro
45 minuti), è necessaria la frigoconservazione in attesa dei risultati del test.
Nell’ottica di minimizzare gli investimenti in beni materiali, si suggerisce di non
procedere alla realizzazione di impianti di macellazione specifici, che non potrebbero
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operare con volumi tali da consentire una minima remunerazione del lavoro e degli
investimenti.
La macellazione di carne della specie bovina, suina, ovina e caprina è attualmente
regolamentata dal D. Lgs. 286 del 1994. Tale provvedimento identifica una duplice tipologia
di impianti:
- impianti dotati di bollo CE;
- in deroga a tali requisiti, in impianti cosiddetti “di capacità limitata”, per i quali sussiste il
vincolo della vendita nel solo ambito nazionale.
La capacità limitata viene identificata in un massimo di 1.000 UGB (capi bovini
equivalenti) all’anno e comunque non più di 20 UGB per settimana, salvo le deroghe
previste dall’articolo 5 commi 12 e 13. In ogni caso devono essere rispettate le norme
prescritte in materia igienico-sanitaria (allegato II, capitolo I) e le strutture devono essere
complete di:
- stalle di sosta (per gli animale che non sono macellati nel corso della giornata);
- locale separato per stordimento, dissanguamento e scuoiamento;
- locale deposito e svuotamento visceri;
- cella frigorifera;
- locale per la spedizione.
In tali impianti è consentita la macellazione di più specie animali su linee industriali
diverse e, laddove sia operativa la certificazione da parte degli appositi enti di controllo,
anche la macellazione di capi da commercializzare con marchio biologico ai sensi del Reg.
CE 2092/91 e 1804/99.
Nonostante la possibilità, sancita dalla normativa vigente, di procedere alla
realizzazione di un impianto di macellazione a capacità limitata, si deve tuttavia rilevare che
il quadro economico del settore presenta numerosi problemi che emergono principalmente
dalle difficoltà operative in termini di gestione nel rispetto della normativa vigente, che ha
imposto, tra l’altro, la certificazione HACCP e/o EN 29000.
L’adeguamento degli impianti ha determinato la chiusura di un numero rilevante di
strutture artigianali, che non erano in grado di generare un flusso di attività tale da permettere
la remunerazione degli investimenti necessari. Non bisogna infatti dimenticare che,
attualmente, la macellazione e distribuzione di carni è un’attività a basso valore aggiunto.
223
Il settore peraltro era già in crisi per il crescente peso della GDO come canale
commerciale, che mostra una attenzione sempre maggiore per imprese di grandi dimensioni.
In questo quadro la componente relativa a macelli pubblici e artigianali che non
presentano un sufficiente grado di integrazione e diversificazione costituisce la frangia
marginale dell’intero settore, sulle cui possibilità di sopravvivenza futura è molto difficile
pronunciarsi.
Per quanto riguarda le dimensioni, si fa comunque presente che la media degli
impianti nazionali considerati piccoli si assesta su un volume di capi macellati inferiore a
10.000 per anno, con un numero di capi macellati per addetto variabile tra 50 e 100. Già nel
Lazio molti impianti operano a regimi tali da coprire con difficoltà i costi di ammortamento
degli impianti.
Tra i principali punti critici inerenti alla gestione di tali impianti rilevati nel bacino
del Parco si annoverano l’assenza di un volume minimo di capi da macellare e la scarsa
standardizzazione della materia prima per assicurare un livello qualitativo costante.
Appare economicamente più convenente, e molto più flessibile dal punto di vista
gestionale, stipulare contratti comuni sia con trasportatori del luogo sia con gli impianti di
macellazione per l’intero ammontare di capi da abbattere previsto nell’anno. Si riuscirà in tal
modo a spuntare prezzi più convenienti e a ridistribuire il costo dei servizi comuni su un
maggior numero di allevatori beneficiari.
Le strutture necessarie al raduno del bestiame sono modeste e consistono in uno o più
punti attrezzati con tettoie e recinto di cattura corral, che consentirebbero, oltre alla
concentrazione del bestiame brado per la vendita, anche l’esecuzione in sicurezza delle visite
veterinarie, delle profilassi sanitarie obbligatorie e dei controlli sanitari previsti dal Piano
(pag. 547-548).
A titolo esemplificativo si potrebbero fissare una o più date per il raduno nei corral di
raccolta e per il carico del bestiame da macellare in località predefinite, dove ogni allevatore
si preoccuperà di condurre i propri capi e collaborerà alle operazioni di carico. Una volta
macellati i capi, le mezzene o i quarti saranno di nuovo trasportati presso i clienti che i
singoli allevatori o la struttura associativa avranno indicato.
Si sottolinea la necessità di abbattere i capi allevati secondo le modalità previste per
l’agricoltura biologica in impianti dotati di idonea certificazione e in grado di rilasciare
224
corretta certificazione, sulla base della quale il prodotto potrà essere qualificato come
“proveniente da agricoltura biologica”.
5) Specie domestiche inselvatichite
Dai numerosi incontri con il personale locale e con i rappresentanti del Parco e delle
Comunità locali è emersa la notevole preoccupazione per la presenza di gruppi di individui
di specie bovina apparentemente liberi all’interno dei territori del Parco.
La loro origine sembra potersi ascrivere allo smarrimento o all’abbandono di capi in
passato immessi al pascolo brado a vario titolo su terreni di proprietà sia privata che
collettiva.
La loro presenza genera ovviamente una ventaglio di problematiche che su possono
suddividere in:
a) danneggiamento da pascolamento e transito indiscriminato anche nelle zone sottoposte
a tutela intergale;
b) danneggiamento da pascolamento e transito indiscriminato nelle aree soggette a
ricrescita a seguito di utilizzazione silvicolturale;
c) disturbo e perdita di biodiversità e disturbo per gli equilibri ecologici locali;
d) sottrazione di risorse alimentari per la selvaggina del Parco;
e) danneggiamento delle colture agrarie e dei fondi;
f) impossibilità di contrastare le patologie contro cui è obbligatoria la profilassi
veterinaria (patologie quali tubercolosi, brucellosi e leucosi prevedono l’abbattimento
dei soggetti affetti);
g) possibilità di trasmissione di patologie al bestiame allevato e che stagionalmente
pascola in zona;
h) impossibilità di procedere alla certificazione biologica per quei capi che pascolano
nelle zone in cui vi sia possibilità di promiscuità con bestiame non controllato;
i) pericolo la sicurezza pubblica sia per l’incolumità di persone che fortuitamente si
trovassero nelle vicinanze di tali capi di bestiame, sia per quanti transitano sulle strade
locali
225
Inquadramento della problematica
Tali capi di bestiame devono essere considerati domestici, ai sensi della legge 157 del
11 febbraio 1992 (norme in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo
venatorio), e non possono rientrare nel Patrimonio Indisponibile dello Stato di cui invece fa
parte la fauna selvatica, come previsto dall’art. 1 l. 27 dicembre 1977 n. 968.
Da questo discendono una serie di considerazioni che avvalorano la necessità di
procedere alla cattura di questi capi per impedirne la libera circolazione sul territorio.
Innanzitutto gli eventuali soggetti che potrebbero rivendicarne la proprietà devono procedere
alla loro cattura e a ricondurli agli allevamenti. L’abbandono di animali domestici è infatti
proibito dall’articolo 727 del Codice Penale (modificato dalla legge n. 473 del 22 novembre
1993).
In secondo luogo la presenza incontrollata di animali domestici all’interno di aree
naturali si può configurare in contrasto con una serie di provvedimenti tra cui:
- risoluzione n. 77 del Comitato Permanente per la Convenzione di Berna, che
raccomanda la prevenzione, il monitoraggio e la eradicazione di specie alloctone,
comprese quelle domestiche;
- direttiva Habitat (92/43/CEE) prevede che l’introduzione in natura di specie non
originarie sia regolata.
In tale senso si sono orientati numerosi provvedimenti a livello regionale che
prevedono:
•
possibilità di procedere a piani di abbattimento per specie domestiche inselvatichite
Regione Abruzzo
L.R. n. 10 del 28 gennaio 2004, articolo 44 comma 5
Regione Campania
L.R. n. 8 del 10 aprile 1996, articolo 17 comma 4
Regione Lombardia
L.R. n. 26 del 16 agosto 1993, articolo 41 comma 5
Regione Lazio L.R. n. 17 del 2 maggio 1995, articolo 35 comma 5
Regione Marche
L.R. n. 7 del 5 gennaio 1995, articolo 25 comma 4
Regione Puglia L.R. n. 27 del 13 agosto 1998, articolo 34 comma 10
Regione Molise L.R. n. 19 del 10 agosto 1993, articolo 29 comma 4
Regione Piemonte
proposta di legge regionale n. 7299
Regione Veneto
proposta di legge regionale n. 115
226
•
piano di controllo di forme inselvatichite di specie domestiche
Regione Liguria
L.R. n. 29 del 1 luglio 1994, articolo 36 comma 5
Anche nella casistica particolare delle aree protette la possibilità di effettuare
catture/abbattimenti di specie domestiche inselvatichite è permessa esplicitamente. L’ente
gestore, in questi casi, è autorizzato dai regolamenti ad intervenire per controllare capi di
specie domestiche presenti all’interno delle aree naturali (riserva naturale Vallone Calagna –
Tortrici; riserva naturale Laguna di Capo Peloro – Messina; Parco dell’Etna, Parco delle
Madonie, ecc.)
In ragione di quanto esposto si suggerisce in primo luogo di indire una conferenza di
servizi a livello locale con i sindaci dei comuni coinvolti e confinanti che affronti il
problema. In particolare si suggerisce di procedere per steps successivi tipo:
1. incontro consultivo in cui confrontarsi con tutti i soggetti portatori di interessi a qualsiasi
titolo (Organizzazione professionali agricole, associazioni ambientaliste, ecc.);
2. incontro con delibera da parte dei soggetti istituzionali coinvolti (Comuni, Prefettura,
Provincia, ASL, CFS, CC, ecc.) da trasmettere poi alle autorità con competenze specifiche
in materia (es. Amm.ne Prov.le che ha competenze sui Piani di abbattimento).
In ogni caso le soluzioni percorribili che si possono presentare necessitano
preventivamente di un’ordinanza del Sindaco, in veste di autorità locale di Pubblica
Sicurezza e autorità sanitaria, che inviti gli eventuali proprietari del bestiame a procedere al
ritiro dei capi, alla loro custodia e a contrassegnarli secondo la normativa vigente.
Solo successivamente qualora i capi persistano liberi incustoditi si può procedere
alternativamente a:
1.
Ordinanza di cattura e successiva vendita:
a. ritrovamento/cattura
b. custodia per osservazione sanitaria
c. custodia per 1 anno ai sensi dell’art. 928 e 929 del Codice Civile
d. vendita
2.
Ordinanza di abbattimento per motivi sanitari e di sicurezza pubblica
a. Cattura/abbattimento
b. Trasporto e smaltimento delle carcasse
227
Come è facile intuire i costi relativi alle due opzioni alternative è molto diverso,
anche se in ogni caso le operazioni dovranno estendersi su di un periodo proporzionato al
numero di animali da catturare/abbattere.
Cattura:
1 predisposizione di punti di abbeveraggio e alimentazione che possano attirare i capi
2 predisposizione di recinti e trappole in cui il bestiame possa essere bloccato e
anestetizzato senza che si allontani e si disperda nel bosco
3 attrezzature idonee al trasporto di bestiame anestetizzato in conformità alle norme
vigenti in materia di benessere degli animali
4 predisposizione di aree di contenimento adeguatamente attrezzate al fine di confinare
animali che non hanno avuto recentemente contatti con l’uomo
5 custodia, foraggiamento, profilassi sanitaria e iscrizione anagrafe bovina
6 Trasporto all’impianto di macellazione dove la visita veterinaria ante mortem ne
giudicherà l’idoneità alla macellazione
Abbattimento:
7 predisposizione di punti di abbeveraggio e alimentazione che possano attirare i capi
8 abbattimento da parte di personale autorizzato
9 trasporto delle carcasse e smaltimento
Il progetto proposto in questa sede è mirato alla quantificazione, del numero di capi
coinvolti e del costo da sostenere nelle due alternative proposte.
5.2.3.5. Il settore industriale, artigianale e commerciale
Al fine di comprendere al meglio la dinamica delle Unità Locali e degli addetti, sia a
carattere di artigianato che non, si riporta di seguito un prospetto riepilogativo (tab. 5.1),
dove emerge sostanzialmente la diminuzione dell’occupazione per l’intero territorio del
bacino del Parco e la stabilità delle Unità Locali.
Tale andamento trova fondamentalmente riscontro nell’analisi demografica della
popolazione, dalla quale scaturisce che quella del territorio del bacino del Parco è
caratterizzata da un indice di vecchiaia costantemente crescente. Questo indice, pertanto,
influisce negativamente sul ricambio generazionale delle imprese.
228
L’analisi del contesto territoriale e della dinamica evolutiva delle imprese ha
permesso di focalizzare l’attenzione su determinate attività produttive, che, seppur dominanti
in termini di Unità Locali e di occupazione, risultano anche oggetto di una forte contrazione
nel tempo (settore del commercio e alberghiero).
I processi di decentramento e di specializzazione produttiva, alimentati dalle sempre
maggiori esigenze di competitività, si sono tradotti in una riduzione dell’occupazione nelle
attività industriali e nei settori più tradizionali dei servizi (es. commercio al dettaglio),
compensata soltanto parzialmente dalla dinamicità di servizi alle imprese.
Tab. 5.1 – Prospetto riepilogativo della dinamica degli addetti, delle U.L. e
del numero medio di addetti, per tipologia di attività e per anno
DESCRIZIONE
Addetti
(v.a.)
A carattere artigianale
Anno
1991
626
Anno
1996
749
A carattere non artigianale
2.181
1.798
-
383,0
Totale
2.807
2.547
-
260,0
378
472
TIPOLOGIA
A carattere artigianale
Unità locali
(v.a.)
A carattere non artigianale
Numero medio
di addetti
Totale
Variazione (v.a.)
1991/96
123,0
94,0
997
919
1.375
1.391
A carattere artigianale
1,66
1,59
-
0,1
A carattere non artigianale
2,19
1,96
-
0,2
2,04
1,83
-
0,2
Totale
-
78,0
16,0
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
Particolare attenzione merita il settore dell’artigianato - del commercio e alberghiero
-, che, come evidenziato nell’analisi di medio periodo (1991-1996), rappresenta un comparto
caratterizzato da un costante decremento del proprio peso relativo sull’intero sistema
economico. Ciò sostanzialmente evidenzia la mancata sinergia tra “l’esistenza di un’area
protetta e attività artigianali”.
Tutto ciò non solo è sintomo di un settore in crisi, ma fa emergere una situazione di
rischio, legata alla scomparsa di alcune attività e figure professionali, radicate nelle tradizioni
locali (es. lavorazione della pietra bianca, del legno, del ferro, ecc.). La natura dell’impresa
artigianale, fortemente centrata sull’imprenditore o sulla sua famiglia, costituisce inoltre un
ostacolo intrinseco alle sue stesse possibilità di sviluppo. Da un lato, infatti, si rischia che il
ciclo di vita dell’impresa segua l’evoluzione umana dell’imprenditore e arrivi a conclusione
229
semplicemente per il naturale concludersi del suo impegno professionale e per la mancanza
di un valido ricambio nell’ambito della famiglia.
In sede di analisi e di sopralluoghi presso le amministrazioni comunali, inoltre, si è
constatato un netto distacco o, meglio, un atteggiamento di passività delle stesse
amministrazioni nei confronti delle attività produttive localizzate nel territorio di loro
competenza. Tale atteggiamento è, in sostanza, la causa che ha portato il legislatore
all’istituzione dello Sportello Unico presso gli Enti Locali. A tal fine, è opportuno
evidenziare che, per il corretto e buon funzionamento degli Sportelli Unici alle attività
produttive, gli stessi non devono svolgere solamente un servizio burocratico-amministrativo,
in quanto strumento di snellimento e di semplificazione del rapporto tra gli operatori
economici e Pubblica Amministrazione, ma devono assumere un ruolo attivo di:
- promozione e assistenza per l’utilizzo delle strumentazioni di supporto rese disponibili
dagli interventi regionali, nazionali e comunitari nei diversi settori produttivi;
- concertazione delle iniziative necessarie per azioni di valorizzazione delle potenzialità
esistenti.
In considerazione di tali obiettivi, occorre sottolineare i numerosi vantaggi che
possono derivare da una integrazione tra gli Sportelli Unici comunali e altri Enti e/o
operatori dislocati sul territorio (Regione, Provincia, C.C.I.A.A., ASL, Associazioni di
categoria, ecc.).
Alla luce delle problematiche evidenziate, il Programma Pluriennale di Promozione
Economica e Sociale, pertanto, si pone gli obiettivi di:
- favorire il ricambio generazionale dell’impresa, attraverso azioni di formazione,
riqualificazione e divulgazione, per orientare all’ingresso e al reingresso nel mercato del
lavoro;
- incrementare la dimensione media dell’impresa artigiana e la sua diffusione sul territorio;
- favorire il rapporto tra Pubblica Amministrazione e operatori locali;
- valorizzare le produzioni artigianali locali.
5.2.3.6. Il settore turistico, culturale e ricreativo
Quanto già esposto nell’analisi delle singole realtà comunali e sintetizzato con
l’analisi SWOT mette in luce la potenziale vocazione turistica dell’area oggetto di studio, ma
230
ne sottolinea anche i molteplici limiti - soprattutto una scarsa sinergia tra realtà locali e Parco
- che non consentono attualmente di sfruttare al meglio questa risorsa, che, tra l’altro, può
garantire un considerevole aumento dell’occupazione.
- Al fine di incrementare l’attività turistica si propongono tre progetti, differenziati per
tipologia.
Progetto itinerari
Il turismo, in particolare quello culturale, ha come presupposto la conoscenza da
parte di un pubblico ampio delle attrattive offerte da un territorio. Pertanto è essenziale
preliminarmente predisporre l’inventario di tutti i beni esistenti nel bacino del Parco, siano
essi di carattere archeologico, storico o architettonico.
Questo scopo può essere raggiunto con la realizzazione di cataloghi, monografie,
dépliants e altro materiale informativo da distribuire su scala comunale, provinciale e
regionale in scuole, università, chiese, santuari, abbazie, musei, biblioteche, circoli e
associazioni culturali, posti di ristoro autostradali.
L’azione divulgativa può essere integrata dalla creazione di quattro itinerari tematici:
a) I luoghi della preistoria
Itinerario che si dispiega nei territori di Monteflavio, Roccagiovine, Percile,
Moricone, Palombara Sabina e San Polo dei Cavalieri;
b) Sulle tracce dei Romani
Alla ricerca delle testimonianze sabine, eque e di età romana tardorepubblicana e
imperiale; l’itinerario interessa, con l’eccezione di Monteflavio (fondato solo nel 1570), tutti
i comuni del bacino del Parco;
c) Il medioevo si racconta
Tutti i centri abitati del comprensorio, come già detto, si sono sviluppati in età
medievale (nel territorio comunale di Monteflavio si possono ancora oggi visitare i
suggestivi ruderi del Castello di Montefalco, edificato tra il XII e il XIII secolo) e a lungo
sono stati feudi di grandi famiglie nobiliari; le loro vicende storiche sono ancora leggibili
nell’assetto urbanistico, nei luoghi di culto e sui muri di castelli e palazzi;
231
d) Le chiese dei Lucretili: cristianità, storia e architettura
Fino a un recente passato viva era nell’area dei Lucretili la tradizione dei
pellegrinaggi, organizzati da confraternite e collegati a luoghi di culto e a feste religiose39 .
Oggi, qui come altrove, la tradizione si sta progressivamente perdendo. Rimangono tuttavia
numerosi i pellegrinaggi, le feste religiose, le processioni. Questo retaggio culturale può
divenire il motore dell’organizzazione di itinerari che uniscano sentimento religioso e
desiderio di visitare gli antichi luoghi di culto, che in molti casi risultano pregevoli anche dal
punto di vista architettonico e interessanti per la storia e la leggenda intorno alle loro origini.
Gli itinerari possono comprendere come luoghi più importanti l’Abbazia di S. Giovanni in
Argentella in Palombara Sabina, i resti di S. Maria del Piano in Orvinio (entrambi dichiarati
monumento nazionali); le chiese di S. Maria in Monte Dominici in Marcellina e di S. Nicola
sul monte Gennaro; il Romitorio rupestre di S. Angelo sul monte Morra (Conventillo); il
Cenobio di S. Angelo presso Montorio Romano; i Santuari di S. Maria delle Grazie in
Scandriglia e Beato Bernardo in Montorio Romano. A questi luoghi di culto possono
aggiungersene altri situati nei vari comuni del Parco che, seppur meno noti, presentano
motivi di interesse.
La realizzazione degli itinerari sarà possibile però solo se la rete stradale di accesso a
tutti i luoghi risulterà adeguata alle esigenze delle tipologie dei visitatori. I percorsi dovranno
inoltre essere opportunamente indicati fornendo il maggior numero di informazioni possibili
per una completa e agevole fruizione. Tutto ciò però non deve prescindere dalla
predisposizione di idonee strutture per disabili secondo la vigente normativa in materia
(indicazioni scritte in “Braille”, percorsi differenziati, ecc.).
La catalogazione dei beni esistenti nel bacino del Parco, la conseguente
predisposizione di materiale divulgativo e la creazione degli itinerari hanno come obiettivo
lo sviluppo della conoscenza del territorio e l’incremento della presenza turistica anche
attraverso l’ampliamento dell’offerta e la diversificazione della fruizione.
Le tipologie di intervento previste interessano settori differenziati e consistono in:
catalogazione dell’esistente, predisposizione di materiale divulgativo, apposizione di
appropriata cartellonistica, realizzazione di servizi di supporto per disabili, potenziamento
delle pro loco, creazione e/o potenziamento di infrastrutture.
39
Cfr. “Relazione sistema storico culturale dalla preistoria al medioevo”, cit., pp. 305 - 372
232
Informatizzazione biblioteche e creazione sezioni storiche e naturalistiche
L’incremento del movimento turistico ha come presupposto la conoscenza delle
specificità e delle attrattive dei luoghi da parte sia degli abitanti che dei potenziali visitatori.
La caratteristica unificante dei tredici comuni dei Lucretili è data dalla presenza del Parco e
da una storia comune, che ne costituisce l’identità culturale. Ne discende la necessità di
fornire a ognuno agevoli strumenti di conoscenza in loco, quali possono essere le
biblioteche.
In quasi tutti i paesi compresi nel territorio è già presente una biblioteca comunale,
che però attualmente non è in grado di rispondere a questo tipo di esigenze. Il progetto
prevede da un lato la costituzione di una biblioteca comunale là dove è assente, dall’altro
l’incremento di quelle già esistenti. In ognuna dovranno essere sviluppate sia una sezione
scientifico-naturalistica - in particolare con testi relativi alla realtà del Parco – sia una
storico-culturale che faccia riferimento alle singole realtà comunali e al loro territorio. In
quest’ultimo ambito potranno essere promossi appositi studi da parte soprattutto di giovani.
Le tredici biblioteche comunali dovranno essere in collegamento telematico con la
rete INTERNET (in modo che chiunque si colleghi possa accedere ai dati), che sarà poi
completato dalla rete INTRANET per far sì che le biblioteche siano collegate tra loro.
La creazione di una biblioteca comunale là dove è assente, l’incremento di quelle
esistenti e la loro messa in rete (INTRANET) favoriscono in generale la diffusione del sapere
per tutti coloro che vogliono usufruirne, soprattutto per i giovani abitanti dei comuni.
La specifica bibliografia scientifico-naturalistica e quella storico-culturale, collegate
alle reti INTERNET e INTRANET, permettono l’una migliore conoscenza del Parco, l’altra
agli abitanti la presa di coscienza delle proprie radici culturali, ai forestieri una conoscenza
più approfondita delle realtà che stanno visitando. Di conseguenza esse divengono occasione
sia di valorizzazione delle realtà comunali sia di occupazione.
La realizzazione del progetto ha come presupposto l’acquisto, dopo opportune intese
tra i responsabili, sia di testi mirati all’attivazione e all’ampliamento delle biblioteche
comunali sia di testi specifici per la creazione di sezioni scientifico-naturalistiche sia il
reperimento e la catalogazione di tutti i lavori relativi al territorio già pubblicati e il loro
inserimento nella sezione storico-culturale. A questo è da aggiungersi una forte azione di
promozione di ricerche da parte di studiosi sulla realtà storico-culturale dell’area.
233
Recupero, promozione, valorizzazione e commercializzazione dei prodotti tipici e della
cucina locale
Un medesimo territorio, una medesima storia, una medesima cultura caratterizzano
gli abitanti dei Monti Lucretili. Questa identità non può non ritrovarsi anche nei prodotti e
nella tradizione gastronomica dell’area. Olivo, vite, ciliegie e, in generale, tutta la frutta
estiva, farro, prodotti del sottobosco (funghi e qualche tartufo), carne ovina e bovina brada
sono le produzioni tipiche della zona. Di conseguenza olio, vino, frutta e carne alla brace
sono divenuti, particolarmente nel corso di questi ultimi anni, protagonisti di sagre, mostre
mercato e feste patronali.
Nell’ambito della tradizione locale non si può non menzionare la “linea dei prodotti
da forno”, comune a tutti i paesi del bacino: ciambelle al vino e all’anice, tozzetti, nociata e
altri dolci con frutta secca, ecc. costituiscono una notevole attrattiva per i visitatori.
Questa tradizione artigianale può essere promossa e valorizzata adeguatamente solo
garantendone provenienza e genuinità: a questo fine si prospetta la necessità di creare il
Marchio del Parco sotto cui porre, tra gli altri, anche i prodotti da forno.
Il recupero, la promozione, la valorizzazione e la commercializzazione dei prodotti
tipici e della cucina locale – soprattutto in occasione di feste e sagre, che, numerose, si
svolgono in ogni comune durante tutto l’arco dell’anno – rappresentano l’obiettivo della
proposta.
Il progetto si sviluppa attraverso azioni mirate a una più diffusa conoscenza e
pubblicizzazione dei prodotti attraverso due tipologie di intervento coordinate:
a) l’allestimento di vetrine da porre in luoghi strategici, come:
autogrill sull’autostrada Roma-Napoli in prossimità delle uscite di Tivoli, Castel
Madama e Vicovaro-Mandela;
- Centri Visita del Parco;
- sagre di prodotti tipici o cucina locale;
- mostre-mercato;
- feste patronali;
- ogni altra pubblica manifestazione;
b) l’organizzazione e la pubblicazione di :
- un calendario annuale unico delle manifestazioni organizzate nei tredici Comuni;
234
- monografie tematiche sulle materie prime prodotte: da dove vengono, come si
ottengono, la loro storia, il loro impiego e dove vanno;
- Collana “Alla ricerca dei sapori antichi – i piatti tipici e le loro ricette” :
- gli antipasti;
- le paste, le minestre, le zuppe;
- i secondi piatti;
- i dolci.
L’analisi effettuata fornisce una visione complessiva delle singole realtà comunali e
consente di approntare un inventario puntuale dell’esistente per delineare un quadro di
insieme e proporre interventi settoriali volti allo sviluppo turistico.
Attualmente l’area è oggetto prevalentemente di turismo di ritorno, ambientale e
scolastico, quindi sostanzialmente giornaliero e con presenze limitate. I dati tuttavia
mostrano che il territorio dei tredici Comuni che costituiscono il bacino del Parco Naturale
Regionale dei Monti Lucretili offre molteplici motivi di interesse che devono divenire
elementi essenziali per l’incremento di questo importante settore economico.
L’appartenenza del territorio allo Stato della Chiesa (presenza di numerose e
pregevoli abbazie, chiese e conventi), l’origine prevalentemente medievale dei borghi
(medesima struttura architettonica, presenza di castelli e palazzi padronali) e le cospicue
testimonianze di epoca romana sono i tratti comuni che ne costituiscono l’identità culturale e
devono divenire momenti indispensabili di coesione e punto di partenza di interventi mirati.
I prodotti tipici e la cucina locale costituiscono un altro filone da non trascurare e
sottovalutare, specialmente oggi che in una certa misura “non si mangia più per vivere, ma si
vive per mangiare”. La buona e genuina cucina tradizionale, che utilizza ancora spesso i
prodotti del territorio - anche biologici -, attira sempre più buongustai e gente comune, che
ama ritrovare o scoprire i sapori di una volta che la città ha quasi completamente
dimenticato.
Last, but not least, il Parco. Questa realtà, seppure ancor giovane, ha già una sua
notorietà tra gli “addetti ai lavori”, gli appassionati e gli amanti della natura incontaminata e
protetta.
La legge istitutiva (L.R. n. 41/89, art. 2, comma 3) indica quali finalità che il Parco “è
destinato alla tutela, valorizzazione e razionale utilizzazione del territorio montano
appenninico e delle componenti naturali, sociali e culturali a esso legate”. Tuttavia la sua
235
istituzione non è stata sentita dagli abitanti residenti, oltre che come attività di
conservazione, come occasione di sviluppo economico e sociale e, anzi, viene percepita
solamente come ostacolo alla realizzazione delle poche attività agro-forestali residue e come
espropriazione arbitraria del territorio antropizzato. Al contrario, invece, il turismo
ambientale è un’importante occasione di sviluppo economico e occupazionale che interessa
tutti i Comuni del comprensorio.
Questa incomprensione, che ha determinato due fronti contrapposti, può essere
superata attraverso la conoscenza delle reali finalità e potenzialità del Parco e il
coinvolgimento nelle scelte decisionali di tutti gli attori sociali preposti alla sua gestione, gli
amministratori locali e la popolazione residente: l’organizzazione di iniziative a vantaggio
del Parco non può non avere una positiva ricaduta sui Comuni e le Comunità Montane che ne
costituiscono il bacino: pertanto una sinergia tra queste tre diverse realtà non può che essere
vantaggiosa per ognuna.
Lo sviluppo di un’area dipende non solo da ciò che essa offre, ma anche, e
soprattutto, dalla conoscenza che se ne ha. Attualmente i Comuni del bacino del Parco sono
conosciuti nelle zone limitrofe attraverso attività isolate e “di campanile”, ma manca ancora
un’iniziativa unitaria che valorizzi il territorio del bacino nel suo complesso. Il primo passo
consiste, quindi, in un coordinamento che porti a un’unità di azione tra le singole componenti
(Comuni, Comunità Montane e Parco).
Nell’era dell’informatica tale coordinamento può avvenire innanzitutto attraverso la
realizzazione di un “portale” della Comunità del Parco, che presenti la zona come un unicum
e che colleghi i Comuni, le Comunità Montane e il Parco tra loro, fornendo all’esterno tutte
le informazioni e le notizie utili alla propria immagine.
Al portale devono affiancarsi iniziative di promozione attraverso la realizzazione di
opuscoli, brochures, dépliants illustrativi, monografie tematiche (ad esempio: le Chiese del
territorio del bacino del Parco; i Castelli e i palazzi del territorio del bacino, ecc.), relative
all’intera area e non ai singoli Comuni separatamente.
Le biblioteche, potenziate con sezioni dedicate agli aspetti naturalistici storici e
culturali e messe in “rete”, consultabili da appassionati e ricercatori, divengono uno
strumento di conoscenza scientifica e svolgono un’opera di divulgazione da non
sottovalutare.
236
La viabilità dei Comuni appartenenti al bacino, con le strade immerse nel verde e con
pochi rettilinei, può costituire un grosso motivo di interesse per gli appassionati delle due
ruote che cercano luoghi poco conosciuti e attraenti dove trascorrere giornate di svago e di
sport.
La componente naturalistica, comunque, è il punto di forza del bacino del Parco e
quindi il suo potenziamento fornirà le maggiori ricadute a livello sia di immagine che di
presenze. Pertanto risulta indispensabile realizzare azioni sinergiche che coniughino natura,
arte e storia e le mettano a disposizione di coloro che le apprezzano.
Anche il turismo religioso diventa un’altra componente non trascurabile di
conoscenza dell’area ricca di luoghi di culto attraenti da visitare.
In conclusione, le vestigia storiche (religiose e laiche), la natura protetta e l’intero
paesaggio che la circonda, la buona tavola e i prodotti genuini costituiscono un insieme di
motivi sufficiente a invogliare i visitatori, a incrementare fortemente le presenze e, di
conseguenza, a creare anche nuova occupazione per gli abitanti residenti.
Tutto ciò però si potrà realizzare solo se gli organismi pubblici preposti alla gestione
politica dell’area (Amministrazioni comunali, Comunità Montane, Parco) saranno
lungimiranti e, non attuando politiche localistiche, si adopereranno all’unisono per il Parco e
per l’intero suo bacino.
6. Le risorse finanziarie per l’attuazione
Così come lo sviluppo del territorio del Parco non è competenza esclusiva dell’ente
gestore, ma vi concorrono anche gli altri enti centrali, locali e strumentali che in qualche
misura hanno competenza sul territorio. Ne consegue che, in generale, anche per la
realizzazione delle iniziative di sviluppo del territorio vi concorrono risorse di competenza
degli enti citati oltre a quelli di proprietà privata e/o resi disponibili per iniziativa privata
(sponsorizzazioni). In questo contesto l’Ente gestore dell’area protetta deve svolgere una
delicata azione di coordinamento affinché le diverse risorse rientrino in una strategia unitaria
di sviluppo e non diano adito a duplicazioni di finanziamenti per medesime tipologie
progettuali.
237
Le risorse finanziarie disponibili possono scaturite da tre grandi tipologie di strumenti
di finanziamento:
•
quelli connessi all’attuazione di programmi definiti all’interno di ambiti territoriali certi;
•
quelli a bando con riferimento a strumenti programmatici generali su area estesa;
•
quelli misti, ovvero che pur avendo un ambito territoriale di riferimento certo, si
avvalgono del bando per raccogliere le proposte delle inziative da finanziare.
I primi scaturiscono da una programmazione e pianificazione piuttosto di dettaglio. I
fondi, nel momento venisse riconosciuta la possibilità di spesa, hanno una loro collocazione
precisa collocazione sul territorio ed il relativo soggetto attuatore. L’attenzione va ad
esempio all’APQ7, agli interventi in seno al piano di assetto idrogeologico, ecc.
Ai fini della definizione della citata strategia unitaria e coesa, in questo contesto,
l’ente Parco si trova dinanzi alla difficoltà di far fronte alle richieste di partecipazione ai
tavoli programmatici e/o di presentazione di progetti, per poter fornire il proprio contributo
e/o illustrare le linee di sviluppo del proprio territorio a cui agganciarsi nella definizione del
parco progetti.
Nella seconda tipologia rientrano le iniziative come il PSR. A fronte di un bando
pubblico, sia i privati che gli enti pubblici possono presentare le loro proposte. Il controllo
dell’iniziativa l’Ente Parco lo ha a posteriori, ovvero in sede di rilascio del nullaosta per
l’esecuzione dell’intervento. In questo contesto lo strumento in possesso del Parco per
assicurare che gli interventi rientrino in una strategia unitaria e coesa è quello di essere
dotato di una programmazione e pianificazione esaustiva ai diversi livelli.
Nell’ultima tipologia rientrano i programmi di finanziamento come il Leader plus, in
base al quale le risorse rese disponibili dal cofinanziamento sono spese in un ristretto ambito
territoriale ed alcune hanno un preciso soggetto attutatore, altre invece sono aperte al bando e
presentano una certa versatilità di attuazione.
Al momento attuale il quadro delle risorse finanziarie potenzialmente disponibili per
lo sviluppo del Parco è distribuito tra numerosi canali di finanziamento.
Il pacchetto più consistente è quello legato all’APQ7 che ha previsto per l’area dei
Lucretili il finanziamento nove interventi per un totale oltre due milioni di euro (tabella
seguente) per il corrente periodo programmatico.
238
Se verrà mantenuta la tendenza in atto di considerare gli Accordi di programma a
strumento di riferimento per il finanziamento degli “interventi in campo ambientale” (così si
intitola la L. 426/98), l’approvazione del presente PPPES rappresenterà la fonte principale da
cui attingere le proposte progettuali da avanzare per il finanziamento.
Tab. 6.1 Finanziamenti destinati al Parco dei Monti Lucretili dall’APQ 7
Denominazione intervento
Comuni di Licenza e Percile: realizzazione di un vivaio per la produzione
di specie autoctone
Progetto pilota per la certificazione del sistema forestale regionale delle
zone del castagno
Foresta Lago: interventi urgenti di risanamento e manutenzione delle aree
forestali a rischio ecologico e idrogeologico
Foresta Lago: realizzazione di strutture per l’esercizio razionale del pascolo
Foresta Scandriglia: realizzazione di strutture per l’esercizio razionale del
pascolo
Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili: completamento del sistema
dei sentieri pedonali, ciclabili e della cartellonistica
Monteflavio: completamento del progetto della foresteria con sistemazione
esterna
Comune di Percile: completamento della ristrutturazione del borgo
artigiano a museo tematico
Realizzazione di un polo energetico per l’alimentazione di strutture di
interesse pubblico nel territorio dei Lucretili
Località
Comuni di Licenza e Percile
Finanziamento
previsto
285.000
Parchi
Regionali:
Castelli
Romani, 129.100
Bracciano e Martignano, Lucretili
PR Monti Lucretili
25.900
PR Monti Lucretili
PR Monti Lucretili
409.350
200.000
PR Monti Lucretili
350.000
PR Monti Lucretili
40.000
PR Monti Lucretili
75.000
PR Monti Lucretili
600.000
Fonte: Regione Lazio, 2003
Altro strumento di finanziamento è il DOCUP OB. 2 2000-2006. Attualmente è in
corso di implementazione la prima tranche di progetti e si sta lavorando per la formazione
del parco progetti delle successive annualità. A questo strumento di finanziamento deve
guardarsi per il futuro, considerando che vi sono varie Misure a cui riagganciare le proposte
progettuali avanzate, quali:
Misura I.2 – Sistemi di raccolta e trattamento rifiuti;
Misura I.3 – Produzione di fonti energetiche rinnovabili;
Misura I.4 – Azioni di controllo, monitoraggio e informazione ambientale;
Misura 3.3 – Qualificazione e valorizzazione dei sistemi Parco;
Altro strumento gestito in ambito Regionale di particolare importanza per la
valorizzazione del sistema agro-silvo-pastorale è il Piano di Sviluppo Rurale. Ormai si è
all’inizio nella seconda metà del periodo programmatico, con bandi che periodicamente
vengono emessi e a cui tutti gli operatori possono partecipare, nei limiti specificati in ognuno
di essi.
Passando alle risorse gestite dalle Comunità Montane, queste derivano da
finanziamenti regionali e/o nazionali. Il finanziamento è finalizzato all’attuazione del Piano
239
Pluriennale di Sviluppo Socio-Economico (PPSS-E), alcuni degli interventi ricadono
all’interno dell’area protetta. Le Comunità Montane in cui ricade il Parco sono munite di
PPSSE anche in fase di aggiornamento, all’interno del quale è riportato un parco progetti da
attuare nel suo periodo di validità.
Questo Parco, come già si è detto, non è stato definito finanziariamente all’interno di
una programmazione chiusa, ma aperta e senza limiti di budget. Pertanto, al momento tutti i
progetti sono finanziabili, ma quanti effettivamente ne verranno realizzati dipende dall’entità
e dei finanziamento che saranno messi a disposizione. L’Ente Parco, per i prossimi periodi
programmatici potrà eventualmente concordare un Parco progetti e sostenerlo presso la
Comunità Montana affinchè possa divenire oggetto di finanziamento.
Le tipologie progettuali finanziabili sono numerose in quanto le competenze della
Comunità Montana vanno dalle infrastrutture e le attività agrosilvopastorali, passando per
tutte le iniziative che in qualche misura accrescono il livello di benessere delle realtà locali.
Per ciò che riguarda le Province si cita il caso della programmazione Triennale della Opere
della Provincia di Roma, ai sensi della legge Merloni, già messa a punto per il periodo
programmatico 2003-05 con una serie di interventi nel bacino del Parco che riguardano
l’edilizia scolastica, la mobilità, il patrimonio l’ambiente ed il territorio. Le potenzialità di
questo strumento sono notevoli, occorre, tuttavia, che nella messa a punto del parco progetti
del prossimo periodo programmatico il Parco e/o i singoli Comuni presentino proposte che
rientrino in una strategia concordata di sviluppo dell’area protetta.
Si tratta di programmi di finanziamento finalizzati alla tutela del suolo ed al recupero
di aree di particolare rischio idrogeologico e fluviale. Attualmente è in corso di
implementazione i progetti del periodo programmatico 2000-03. Presto dovrà essere definito
il nuovo parco progetti per il successivo periodo, pertanto, l’ente Parco e/o i comuni possono
presentare una loro proposta concertata da sottoporre a finanziamento. Dati gli obiettivi degli
interventi in questo contesto è opportuno presentare progetti finalizzati alla salvaguardia
della stabilità dei suoli e delle pendici.
Un’ultima citazione riguarda le sponsorizzazioni. Si tratta di risorse che possono
essere recuperate in zona presso privati, Banche, Fondazioni, Associazioni, ecc. L’intento è
quello di consentire a queste realtà il finanziamento di specifici progetti o parti di progetti,
garantendo al contempo, ampia visibilità alla azione svolta. Si tratta di iniziative a cui gli enti
240
locali ricorrono in misura crescente, soprattutto per assicurarsi risorse finanziarie per la
manutenzione ordinaria di strutture e/o infrastrutture.
Le indicazioni delle fonti finanziarie fanno riferimento ai programmi europei,
nazionali, regionali esistenti al momento presente. Allorché sussistono gli spazi per
richiedere finanziamenti per il parco progetti di cui al presente Programma è opportuno che
venga perseguita questa via.
Si ritiene necessario, tuttavia, sottolineare che il presente documento deve essere
capace di attivare risorse, ovvero, evidenziare quelle che sono le strategie programmatiche e
richiedere in tale ambito i relativi finanziamenti. La sfida a cui è chiamato l’ente Parco nel
prossimo futuro è esattamente quella di rendere edotte le Istituzioni delle sue esigenze,
affinché nei prossimi periodi programmatici siano rese disponibili risorse che per entità ed
obiettivi siano coerenti con quelli indicati dal presente programma.
241
7. S CHEDE
REDATTORI DEL
P ROMOZIONE
PROGETTUALI
P ROPOSTE
DAI
P ROGRAMMA P LURIENNALE
DELLO
DI
S VILUPPO E CONOMICO -
S OCIALE
7.1 Progetti trasversali
TRASVERSALI
Portale del Parco GIA’ IN REALIZZAZIONE, RICHIEDE SOLO INTEGRAZIONI E AGGIORNAMENTI
Livello di priorità
Elevato
Descrizione del progetto
Obiettivi
Principali tipologie di intervento previste
Strutture responsabili dell’attuazione
Beneficiari del progetto
Localizzazione
Costo del progetto
Durata del progetto
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Fonti di finanziamento
242
TRASVERSALI
Marchio del Parco
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Studio per la creazione del Marchio del Parco dei Monti Lucretili
Obiettivi
Favorire la conoscenza del territorio, nonché i relativi prodotti e servizi
Principali tipologie di intervento previste
- Studio per la creazione del Marchio del Parco e conseguente redazione di un Piano di comunicazione integrato per “esportarne” l’identità
- Stesura di disciplinari di produzione e norme comportamentali, tali da condizionare il diritto a fregiarsene, sia per prodotti che per servizi
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Collettività
Localizzazione
Costo del progetto
Euro 100.000,00
Durata del progetto
4 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Studi
Prodotti con il marchio
Marchio
Servizi con il marchio
Disciplinari di produzione
Settori interessati
Fonti di finanziamento
Regione Lazio
243
TRASVERSALI
Formazione degli operatori economici
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Corsi di formazione professionale della durata semestrale destinati a giovani disoccupati, imprenditori agricoli, artigiani, dipendenti e/o
amministratori di piccole e medie imprese finalizzati all’apprendimento di tecniche e tecnologie innovative nel rispetto delle tradizioni agrosilvo-pastorali
Obiettivi
Migliorare la conoscenza e, quindi, la produzione (beni e servizi) soprattutto in termini qualitativi; adozione di tecniche ecocompatibili
Principali tipologie di intervento previste
Zootecnia biologica – Normativa igienico-sanitaria di allevamento e di sicurezza sul lavoro; normative per la zootecnia biologica; tecniche
di allevamento per il miglioramento della qualità; disciplinare di produzione per la carne bovina e delle carni ovicaprine)
Frutticoltura - Normativa in materia igienico-sanitaria di produzione e lavorazione; tecniche di produzione, conservazione, lavorazione,
stoccaggio e commercializzazione
Piante officinali – Gestione d’impresa, tecniche di coltivazione, commercializzazione
Sistemi di gestione ambientale – Normativa relativa ai sistemi di gestione ambientale (EMAS e ISO 14000) e collegamento con i sistemi di
gestione della qualità (ISO 9000 e VISION 2000)
Operatori turistico-culturali – Corsi per guide (settore archeologico, museale, folcloristico) per animatori di iniziative ricreazionali
Artigiani - Corsi di formazione (di 50 ore cadauno) e stages (di 150 ore cadauno) per artigiani e giovani imprenditori; gli stages si
svolgeranno presso le botteghe scuola avviate con gli aiuti di cui al precedente intervento
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco in collaborazione con gli Enti di formazione regionali
Beneficiari del progetto
Localizzazione
Bacino del Parco
Costo del progetto
Euro 250.000,00
Durata del progetto
2 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Corsi di formazione
Fonti di finanziamento
Docup ob. 3
244
TRASVERSALI
Formazione di giovani imprenditori del Parco
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Predisporre un programma di borse di studio per giovani residenti del parco, finalizzato a sostenere finanziariamente la loro formazione
secondaria ed universitaria. L’erogazione annuale è subordinata all’essere in regola con gli esami previsti dal piano di studi. Riproporre il
bando per almeno 3 annualità, con una copertura quinquennale.
Assicurare attraverso accordi con le Istituzioni Nazionali e Regionali la disponibilità di budget per l’avvio delle relative iniziative
imprenditoriali, vincolati alla permanenza in zona dell’attività imprenditoriale per almeno 10 anni.
Obiettivi
Favorire la formazione di imprenditori locali per la valorizzazione socioeconomica delle risorse locali. Ambiti formativi:
•
Agricoltura sostenibile e trasformazione dei prodotti;
•
Tecniche e tecnologia del legno – (falegnameria del Parco)40;
•
Scienze veterinarie;
•
Turismo e marketing;
Principali tipologie di intervento previste
Borse di studio
Accordi di sviluppo
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
In prima istanza i formandi che usufruiscono delle borse di studio. A seguito dell’avvio dell’attività il Parco.
Localizzazione
Bacino del Parco
Costo del progetto
30.000 euro/anno (N° 4 borse X7.500 euro cadauna)
Durata del progetto
Almeno 3 anni di bando, per una durata di 8 anni complessivi.
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Attivazione borse di studio
Avvio attività imprenditoriali
Fonti di finanziamento
Fondi Propri;
Fondi regionali – Cultura
Fondazioni, banche locali ed imprenditori privati
40
Attivare una attività dedicata alla trasformazione del legno locale e di quello di importazione per la realizzazione di manufatti rustici e di
arredo per il Parco e per il mercato.
245
TRASVERSALI
Centro Servizi di Assistenza Tecnica (CSAT)
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Il progetto prevede la costituzione di un Centro Servizi di Assistenza Tecnica (CSAT) che sia fulcro per il Parco e i Comuni e punto di
riferimento per gli operatori locali, svolgendo una serie di compiti quali:
- rispondere alle esigenze informative degli operatori dei principali settori (urbanistico, turistico, agro-alimentare, forestale, artigianale e
commerciale, servizi pubblici, ecc.)
- fornire supporto tecnico ai servizi (funzioni e compiti delegati ai Comuni), dettati dall’art. 37 della Legge n. 14 del 06.08.1999, in tema di
decentramento amministrativo
- fornire, attraverso collegamento telematico, documenti e certificati rilasciati dalla Pubblica Amministrazione (CCIAA, Catasto, ecc.)
- ideare le iniziative progettuali previste nel Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale del Parco e svilupparle
operativamente attraverso l’espletamento delle funzioni tecnico-amministrative fino alla progettazione di massima, lasciando quella
definitiva ed esecutiva a tecnici della Pubblica Amministrazione e/o Studi privati
- gestire il sistema informativo territoriale
- coordinare e gestire lo Sportello Unico Integrato
Obiettivi
Favorire l’implementazione degli interventi previsti nel Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale
Principali tipologie di intervento previste
- Recupero fabbricati in disuso per la realizzazione del Centro e/o sedi periferiche
- Acquisto arredo, hardware e software
- Realizzazione banca dati su supporto GIS
- Realizzazione cartografia tematica settoriale
- Attivazione convenzioni con CCIAA, Catasto, ecc. per il costante aggiornamento della banca dati
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Operatori economici, professionisti, amministrazioni
Localizzazione
Sede da definire
Costo del progetto
Euro 200.000,00
Durata del progetto
4 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Centro di Assistenza tecnica
Fonti di finanziamento
P.S.R. Lazio
246
TRASVERSALI
Sistema informativo territoriale
Livello di priorità
Elevato
Descrizione del progetto
Creare un sistema territoriale informativo del Parco, sulla base del Sistema informativo della montagna (SIM), che associ le informazioni
catastali con quelle aereofotogrammetriche e quindi un data base che associ per singola particella catastale e/o tipologia di destinazione d’uso
del territorio il quadro normativo che grava su di essa e gli usi ammissibili. Per i boschi dovrebbe fornire i criteri di gestione previsti per
quella tipologia di soprassuolo. Altresì il SIT consente l’archiviazione delle informazioni puntuali di gestione del territorio, delle aree
percorse da incendio, delle aree interessate da processi di degrado, ecc..
Obiettivi
Fornirsi di uno strumento tecnologicamente avanzato e di estrema importanza per la gestione del territorio in rete con i le Amministrazioni
comunali del Parco.
Creare una rete di informazioni omogenea tra i Comuni del Parco.
Principali tipologie di intervento previste
Acquisizione delle aerofotogrammetrie e del quadro catastale
Archiviazione delle informazioni puntuali per aree omogenee
Attivazione di rete con le amministrazioni comunali
Strutture responsabili dell’attuazione
Centro Servizi Assistenza Tecnica in collaborazione con il Consorzio forestale multifunzionale, oppure Ente Parco
Beneficiari del progetto
Ente Parco, Amministrazioni comunali, proprietari pubblici e privati
Localizzazione
Interessa l’intero territorio con un terminale presso ogni amministrazione comunale
Costo del progetto
Euro 10.000,00 materiale di base per la costruzione del sistema (catastale e aerofotogrammetrie)
Euro 50.000,00 acquisizione delle informazioni territoriali, quelle sancite dal piano di assetto, dal programma pluriennale di promozione
economico sociale, pianificazione forestale, ecc.
Euro 35.000,00 per allestimento delle punti periferici di consultazione (può omettersi se già esiste una rete del Parco)
Durata del progetto
Pluriennale
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Realizzazione del SIT
Volume delle consultazioni
Fonti di finanziamento
Fondi del parco; fondi regionali
247
7.2 Progetti giuridici
Certezza dei diritto
Livello di priorità
Elevato
Descrizione del progetto
Con l’istituzione dell’ente Parco, il quadro giuridico normativo dell’area ha subito una forte evoluzione, che è ancora patrimonio di pochi
conoscitori con un notevole background amministrativo, nonché per alcuni aspetti risulta del tutto incompleto, oppure frammentata tra più
provvedimenti che rendono pressoché impossibile una lettura ed una interpretazione univoca.
Obiettivi
Rendere edotta la collettività locale su quelli che sono i vincoli e le possibilità di sviluppo che offre il Parco. Facilitare la lettura delle norme
vigenti e favorire la loro conoscenza. Fornire un quadro giuridico coeso, armonizzato, che dia certezza del diritto agli utenti.
Principali tipologie di intervento previste
Completamente degli pianificatori ed amministrativi previsti dalla legge a carico del Parco (regolamenti d’uso delle risorse);
Completamente degli pianificatori ed amministrativi previsti dalla legge a carico dei Comuni;
Predisposizione di brochure e depliant a carattere divulgativo per illustrare i passaggi più significativi;
Rendere disponibili in rete e su cartaceo tali documenti;
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco per quanto di diretta competenza;
Comuni per quanto di diretta competenza
Beneficiari del progetto
Popolazione locale
Localizzazione
Territorio e bacino del Parco
Costo del progetto
Euro 100.000 euro
Durata del progetto
2 anno
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Affidamenti incarichi per completamento
pianificatori
Indicatori di risultato
degli atti
Pubblicazione di brochure illustrative;
Pubblicazione dei testi armonizzati e coordinati;
Disponibilità in rete dei documenti
Fonti di finanziamento
Ente Parco, Regionali
248
La proprietà privata nel Parco
Livello di priorità
Elevato
Descrizione del progetto
Redigere l’inventario delle proprietà interne al Parco dei Lucretili (comunque esterne ai centri abitati), distinto per tipo di zonizzazione. In
particolare individuare le proprietà private presenti nella zona a riserva integrale (assoluta ed orientata), nonché la loro collocazione
territoriale rispetto alle altre proprietà ed infrastrutture.
Obiettivi
Conoscere la pressione che la proprietà privata esercita sulla struttura territoriale ed assetto del Parco. Fornire un’opportunità ai proprietari
privati presenti nella zona a riserva integrale di cedere la loro proprietà, considerato che il livello di vincolistica vigente non consente il
normale esercizio dell’attività produttiva, pur conservandone tutti gli oneri. Redigere un programma di acquisizione delle proprietà la cui
vincolistica ed ubicazione territoriale ne precludono la normale conduzione.
Principali tipologie di intervento previste
Redazione dell’elenco delle proprietà e relativa cartografia.
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
L’ente Parco
Localizzazione
Territorio del Parco
Costo del progetto
20.000 euro
Durata del progetto
1 anno
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Affidamenti incarico per la redazione dell’inventario e
cartografia
Indicatori di risultato
Redazione dell’inventario
Redazione della carta delle proprietà
Fonti di finanziamento
Ente Parco, Regionali
249
7.3 Progetti socio-demografici
SOCIO-DEMOGRAFICO
Realizzazione di una “Rete dei Servizi” socio-sanitari per gli anziani
Livello di priorità
Elevato
Descrizione del progetto
Attualmente la dinamica demografica della comunità del Parco dei Monti Lucretili, è improntata a una tendenza progressiva
all’invecchiamento della popolazione. Secondo i dati Istat 2000, gli ultra sessantacinquenni residenti nei Comuni del Parco sono 6.430,
costituendo il 18,6% della popolazione generale, con un indice di vecchiaia pari a 123,4 di poco inferiore al dato nazionale (124,5). Questa
fascia di popolazione costituisce il cosiddetto mondo dei “soggetti deboli”, che a causa del loro incremento stanno determinando, almeno nei
paesi industrializzati, problematiche sociali e sanitarie che necessitano di una specifica organizzazione dei servizi a loro destinati.
Considerando che una quota significativa i questa popolazione soffre di patologie croniche e di disabilità, le politiche socio-sanitarie devono
prevedere offerte di servizi integrati a livello territoriale, per la realizzazione di una “Rete dei Servizi”, attraverso la quale può essere
assicurata e tutelata la salute degli anziani e, più in generale, di tutti i soggetti che per il loro grado di inabilità sia psichica sia fisica non sono
capaci di far fronte in modo autonomo alle esigenze della vita quotidiana.
La “Rete dei Servizi” deve prevedere un assetto organizzativo che preveda almeno la presenza di servizi territoriali quali:
Assistenza domiciliare integrata (costituita da prestazioni socio-assistenziali e medico-infermieristiche rese al domicilio del cittadino, che
possono consentire ai “soggetti deboli” di continuare a vivere a casa propria senza rinunciare alla loro autonomia, agli affetti e alle relazioni
sociali);
Ospedalizzazione domiciliare (insieme di interventi diagnostici e terapeutici, normalmente vengono eseguiti in ospedale, effettuati nel luogo
di vita del cittadino);
Residenze Sanitarie Assistenziali (strutture residenziali con funzione di risposta a situazioni di bisogno sanitario di persone ultra
sessantacinquenni non autosufficienti);
Centri diurni socio-sanitari (strutture semiresidenziali).
Obiettivi
Garantire il mantenimento della salute e la migliore qualità di vita possibile della popolazione anziana nel proprio ambiente di vita.
Principali tipologie di intervento previste
Progetti di studio per l’attivazione di servizi socio-sanitari territoriali.
Progetti di studio per la realizzazione di strutture socio-sanitarie territoriali.
Realizzazione di corsi di formazione e qualificazione per operatori socio-sanitari.
Strutture responsabili dell’attuazione
Parco, Comuni del Parco, ASL, Fondazioni, Associazioni
Beneficiari del progetto
Anziani, disabili, portatori di handicap, famiglie
Localizzazione
Bacino del Parco
Costo del progetto
Euro 900.000,00
Durata del progetto
4 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
N.° Progetti elaborati
N.° Progetti realizzati
Soggetti assistiti
Servizi attivati
N.° Progetti giunti a buon fine
Attività imprenditoriali nate nel Terzo settore
N.° Corsi di formazione professionale
N.° profili socio-sanitari formati
Fonti di finanziamento
Regione Lazio
250
SOCIO-DEMOGRAFICO
Realizzazione di una Guida ai servizi sociali
Livello di priorità
Descrizione del progetto
La Guida ai servizi sociali è il risultato di una rilevazione e un censimento dei servizi e di tutte le attività collaterali e sussidiarie che
rappresentano la rete di aiuto, attivabile nel territorio dei Comuni del Parco con una integrazione delle singole attività.
Infatti, fino adesso ciascun ente locale ha promosso la costituzione di sportelli di servizio del proprio territorio di competenza, ma non
considerando le analoghe iniziative intraprese dai Comuni vicini. La recente legge 328/2000 invita i Comuni appartenenti a territori
omogenei a consociarsi per rientrare nei programmi regionali. La programmazione diventa metodo per la realizzazione degli interventi e dei
servizi sociali in un sistema integrato.
La Guida ai servizi sociali risponde all’esigenza dei cittadini di avere un elenco ragionato e aggiornato delle opportunità e degli aiuti offerti
dalle associazione del pubblico e del privato-sociale, associazioni, cooperative, volontariato e altri enti no-profit. La guida, inoltre, serve
anche agli amministratori che programmano i servizi per la cittadinanza, rappresentando una fotografia di ciò che viene offerto.
Infine, la Guida ai servizi sociali dei Comuni del Parco potrebbe rappresentare un prezioso strumento di informazione per le persone anziane
che desiderano trascorrere i periodi caldi in un ambiente più fresco. Il Parco naturale dei Monti Lucretili, infatti, si trova vicino ad un bacino
di utenza di circa 500 mila ultra sessantacinquenni.
Obiettivi
Realizzare una Guida ai servizi sociali dei Comuni del Parco in modo da offrire ai cittadini un elenco delle strutture e dei servizi disponibili
sul territorio.
Principali tipologie di intervento previste
Rilevazione e censimento delle strutture e dei servizi sociali del territorio
Realizzazione di una Guida ai servizi sociali
Strutture responsabili dell’attuazione
Parco, Comuni del Parco, ASL,
Beneficiari del progetto
Cittadini, Istituzioni, Terzo settore
Localizzazione
Bacino del Parco
Costo del progetto
Euro 25.000,00
Durata del progetto
6 mesi
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Censimento delle strutture e dei servizi sociali
Realizzazione Guida ai servizi sociali
Fonti di finanziamento
Parco, Comuni, Comunità Montane, Province, Regione, privati
251
SOCIO-DEMOGRAFICO
Promozione di un progetto per l’adolescenza e la gioventù
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Il “Progetto per l’adolescenza e la gioventù” si propone di perseguire la promozione di diritti e opportunità per gli adolescenti e per i giovani.
Il progetto parte dall’idea che le politiche giovanili debbano presentarsi come ordinaria attività per le Istituzioni Pubbliche, nel loro rapporto
con le fasce di popolazione giovanile. Oggi i giovani, attraverso vari segnali, esprimono nuovi bisogni a cui le istituzioni sono chiamate a
rispondere.
I giovani del Parco, come tutti i loro coetanei, esprimono una nuova spinta di protagonismo sociale che vede necessario un costante
ancoraggio a principi quali:
Apertura: intesa come capacità di assicurare un’informazione e una comunicazione attiva nei confronti dei giovani, fatta con codici
comunicativi propri del loro mondo;
Partecipazione: garanzia di un diffuso livello di consultazione viva e attiva dei giovani che devono condividere e promuovere i processi
decisionali. In questo senso lo strumento della Consulta e/o Forum dei Giovani del Parco rappresenta il fulcro su cui impostare le future
azioni;
Coerenza: intesa come capacità di sviluppare una visione integrata delle diverse politiche che riguardano l’universo giovanile.
Questa strategia tende a minimizzare i rischi connessi con la vita degli adolescenti e dei giovani. Tali rischi possono essere così riassunti: a)
rischio di marginalità sociale; b) rischio di perdita di senso della vita; c) adozione di stili di vita sbagliati. Infine il progetto valorizza la
centralità delle strutture educative primarie: famiglia, scuola, gruppo dei pari
Obiettivi
Obiettivo del progetto è la realizzazione di attività per l’integrazione e la cittadinanza degli adolescenti e dei giovani
Principali tipologie di intervento previste
Istituzione della Consulta e/o Forum dei Giovani del Parco
Realizzazione di Punti Informagiovani
Organizzazione di eventi per gli adolescenti e i giovani
Attività di sostegno alle famiglie nel loro compito genitoriale
Collaborazioni educative tra realtà scolastiche e realtà extrascolastiche per prevenire il disagio adolescenziale e l’abbandono del sistema
formativo
Sostegno alle realtà e libere aggregazioni giovanili
Interventi a favore dei minori stranieri
Strutture responsabili dell’attuazione
Parco, Comuni del Parco, Comunità Montane, Associazioni
Beneficiari del progetto
Adolescenti e giovani, Famiglie, Associazioni e Cooperative impegnate nel Terzo settore
Localizzazione
Bacino del Parco
Costo del progetto
Euro 200.000,00
Durata del progetto
4 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Promozione di forme coordinamento delle politiche per i
giovani
Progetti per la realizzazione di spazi da destinare agli
adolescenti e ai giovani
Realizzazione di strumenti di informazione per i giovani
(Punti Informagiovani)
Promozioni di eventi per i giovani
Indicatori di risultato
Istituzione della Consulta dei Giovani
N.° spazi realizzati per gli adolescenti e i giovani
Punti Informagiovani creati
Eventi realizzati
Fonti di finanziamento
Regione Lazio
252
SOCIO-DEMOGRAFICO
Piano dettagliato della percorribilità per l’accessibilità e la fruibilità del Parco da parte di un’utenza ampliata
Livello di priorità
Elevato
Descrizione del progetto
Questo progetto si propone di dare seguito a quanto previsto dalle Norme tecniche di attuazione del Piano di assetto del Parco in materia di
“Viabilità, collegamenti e infrastrutture di fruizione” (art. 9).
Attraverso una ricognizione sullo stato delle strutture e dei servizi del Parco, il progetto si propone di realizzare il “Piano dettagliato della
percorribilità”, identificando così “i diversi gradi e tipi di accessibilità veicolare e pedonale, con l’individuazione di percorsi, accessi e
strutture idonee per i disabili, i portatori di handicap e gli anziani”. Tale Piano della percorribilità costituirà parte integrante del Regolamento
del Parco (art. 27 della L. R. 29/97).
L’adozione del “Piano dettagliato della percorribilità” consentirebbe alla Comunità del Parco di dotarsi di uno strumento fondamentale, non
solo da un punto di vista giuridico, ma, soprattutto, necessario allo sviluppo sociale ed economico dell’area.
Secondo stime elaborate in sede di Comunità Europea41 le persone che hanno difficoltà, più o meno sensibili, nello spostarsi nell’ambito del
tessuto urbano e più in generale del territorio, rappresentano una percentuale molto elevata, stimata in oltre il 20% della popolazione.
Attualmente in Italia una persona con una ridotta capacità motoria che abbia intenzione di fare una vacanza a contatto con la natura sarebbe
costretta a rinunciarvi. Ciò, oltre alle conseguenze negative sul piano umano, comporta una perdita economica ed anche una perdita del
potenziale lavoro, e conseguentemente di reddito, collegato a queste attività di servizio.
Obiettivi
1) Promuovere presso tutti i cittadini, in modo particolare presso i soggetti istituzionali e non, competenti e/o interessati al Parco
regionale naturale dei Monti Lucretili, la conoscenza delle problematiche relative alla agevole fruibilità dei servizi e delle relative
strutture da parte di una fascia più ampia di cittadini;
2) Promuovere le azioni necessarie a garantire una agevole fruizione delle risorse naturali, archeologiche, storiche, artistiche e
culturali del Parco regionale naturale dei Monti Lucretili, da parte di un’utenza ampliata, con particolare riferimento alle persone
con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali quali anziani, bambini, persone con disabilità;
3) Realizzazione di un servizio informativo WEB secondo gli standard WAI (Web Accessibility Iniziative).
Principali tipologie di interventi previsti
1) Ricognizione sullo stato di accessibilità/fruibilità degli spazi naturali e costruiti all’interno del Parco unitamente
all’individuazione delle barriere esistenti (aree di sosta, percorsi, centri visita/informazione, punti panoramici, sedi dell’Ente
Parco, servizio informativo, servizio informativo WEB, materiale informativo ecc.)
2) Definizione delle iniziative per rimuovere gli ostacoli attraverso l’adozione di un Programma di azione pluriennale specifico;
3) Approntare idonee forme di comunicazione, formazione e marketing;
4) Censimento dei soggetti e strutture che si occupano di assistenza di persone anziane;
5) Realizzazione di una ricerca sulle possibili forme di finanziamento.
Strutture responsabili dell’attuazione
Comunità del Parco
Beneficiari del progetto
Anziani, giovani, persone con disabilità, Parco
Localizzazione
Parco
Costo del progetto
100.000, 00 (E’ previsto il coinvolgimento di tre figure professionali: architetto, forestale/agronomo, sociologo)
Durata del progetto
12 mesi
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Progetti per aumentare l’accessibilità e la fruibilità delle
strutture
Progetti per aumentare l’accessibilità e la fruibilità dei servizi
N. di strutture rese accessibili ad un’utenza ampliata
Progetti per aumentare le strutture e servizi per i soggetti più
“deboli”.
Realizzazione di un servizio informativo Web secondo gli
standard WAI (Web Accessibility Iniziative).
41
N. di servizi resi accessibili ad un’utenza ampliata
COM (93) 433 def. “Commissione delle Comunità Europee, Relazione della Commissione al Consiglio relativa alle misure da prendere
nella Comunità per facilitare l’accessibilità ai trasporti delle persone con ridotte capacità motorie”. Bruxelles, 1993.
253
Elaborazione di un Programma di azione pluriennale
specifico per l’accessibilità e la fruibilità
Fonti di finanziamento
E’ prevista una ricerca sulle possibili fonti di finanziamento specifiche
254
7.4 Progetti urbanistica, infrastrutture e servizi
PROGETTO A1 – INTERVENTI PER IL RECUPERO DI CENTRI STORICI
NUOVI STRUMENTI URBANISTICI
PRELIMINARE PER L’AMPLIAMENTO DI CIMITERI
RECUPERO DI EX EDIFICI SCOLASTICI
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Il progetto ha il fine di creare le precondizioni per recuperare diversi centri storici favorendo anche
l’adeguamento sismico e l’accorpamento delle unità immobiliari più piccole, fermo restando quanto previsto per
la sottozona Da. Si ritiene di studiare nuove norme urbanistiche e predisporre nuovi regolamenti edilizi che
favoriscano, tra l’altro, il recupero dei sottotetti e dei seminterrati e l’accorpamento di unità immobiliari troppo
piccole per gli attuali standard abitativi.
La riqualificazione dei centri storici dovrebbe favorire la valorizzazione di attività a carattere artigianale da
ospitare nei numerosi locali disponibili ma da ristrutturare. Ciò richiede l’adeguamento dei parametri urbanistici
per la compatibilità con la normativa vigente e con i requisiti per l’abitabilità richiesti dalla ASL, l’adeguamento
sismico e l’accorpamento delle unità immobiliari più piccole. Va altresì prevista la localizzazione per
l’ampliamento di aree cimiteriali e di altre infrastrutture ed all’occorrenza preparati i progetti preliminari.
Tra gli interventi compresi in questo progetto il recupero di eventuali edifici scolastici in disuso.
Obiettivi
Favorire il recupero funzionale del centro storico per contrastarne l’abbandono e il degrado
Principali tipologie di interventi
previsti
Studio specifico ed eventuale modifica del Piano Regolatore, preparazione del Regolamento Edilizio.
Preparazione progetto preliminare per l’ampliamento dei cimiteri con integrazione agli strumenti urbanistici.
Progettazione, ristrutturazione di ex scuola elementare
Strutture responsabili
dell’attuazione
Comune di Roccagiovine, Vicovaro, Percile
Beneficiari del progetto
Abitanti,visitatori, anziani
Localizzazione
Comuni di Roccagiovine, Vicovaro e Percile
Costo del progetto
Circa 150.000 euro suddivisi tra:
verifica degli strumenti urbanistici e la redazione dei regolamenti edilizi
studio di fattibilità e progetto preliminare per l’ampliamento dei cimiteri
recupero di un ex istituto scolastico
Durata del progetto
2 anni
Indicatori fisici di realizzazione e
risultato
Indicatori di realizzazione
Redazione di nuovi strumenti urbanistici
Indicatori di risultato
255
Progetto preliminare area cimiteriale
Completamento lavori recupero ex scuola
Frequentazione centro anziani
Fonti di finanziamento
256
PROGETTO A2 – INTERVENTI PER IL MIGLIORAMENTO DI STRADE INTERNE AL PARCO
RIPRISTINO DI STRADE CHE CONDUCONO AD AREE DI PARTIOCOLARE VALENZA O ALLA PARTENZA DEI SENTIERI
SISTEMAZIONE DELLA VIABILITÀ RURALE
SISTEMAZIONE DI PARTICOLARI DISSESTI SULLA VIABILITÀ RURALE
Livello di priorità
1
Descrizione del progetto
Diverse località, anche d’interesse naturalistico, sono collegate con strade in pessime condizioni di
manutenzione. L’intervento riguarda il rimodellamento sul percorso esistente della strada e delle cunette e la
stabilizzazione con materiali e tecniche a basso impatto ambientale anche con tecniche di ingegneria naturalistica
Altro intervento previsto nel progetto è mirato alla sistemazione della viabilità rurale (poderale, vicinale, ecc.)
Il terzo intervento riguarda situazioni in cui sono necessari interventi di maggiore importanza per consolidamenti
di frane o altri dissesti idrogeologici
Obiettivi
La prima parte del progetto ha per obiettivo di effettuare la manutenzione delle poche strade esistenti. Consentire
l’accesso agli anziani e ai portatori di handicap
La restante parte del progetto occorre per il miglioramento della viabilità al fine sia di scoraggiare l’abbandono
delle zone rurali sia di migliorare la percorribilità da parte di mezzi di soccorso e antincendio, sia ancora di
raggiungere il punto di partenza dei sentieri per le escursioni ed infine per consentire la raccolta dei rifiuti solidi
e liquidi da questa località, dove si intende realizzare aree attrezzate.
Principali tipologie di interventi
previsti
Manutenzione stradale
Sopralluoghi, progettazione interventi, ripascimento e stabilizzazione, costipamento strade bianche, pulizia ed
eventuale profilatura cunette. Le strade pur non dovendo necessariamente essere asfaltate devono avere
caratteristiche idonee a consentire il transito ad un veicolo per la raccolta RSU o ad un fuoristrada per trasportare
disabili o a veicoli di soccorso
Consolidamenti, disgaggi, sistemazioni dei terreni, ripristino sede stradale
Strutture responsabili
dell’attuazione
Comuni ed Ente Parco
Beneficiari del progetto
Visitatori, anziani, portatori di handicap, escursionisti, agricoltori, residenti, enti di gestione del territorio
Localizzazione
Territorio comunale Scandriglia Montorio, Roccagiovine e Vicovaro. In fase di preliminare l’intervento può
essere esteso ad altri comuni in base al monitoraggio dello stato della viabilità esistente
Costo del progetto
1.300.000 euro circa
Durata del progetto
3 anni
Indicatori fisici di realizzazione e
risultato
Indicatori di realizzazione
Progetto preliminare e definizione dei costi
Indicatori di risultato
257
Iter autorizzativi
Progetti esecutivi
Realizzazioni interventi
Approvazione provinciale e inserimento nella
programmazione triennale
Fruizione
Fonti di finanziamento
Per il preliminare fondi da reperire.
Per la realizzazione degli interventi, a seguito di deliberazione provinciale di approvazione preliminare è
opportuno rientrare nella programmazione triennale ai sensi L.11-2.94 n° 109 e succ. mod. art. 14 comma 11
258
PROGETTO B1 – INTERVENTI PER FAVORIRE L’ESCURSIONISMO
REALIZZAZIONE E POTENZIAMENTO DI AREE ATTREZZATE LUNGO I PERCORSI ESCURSIONISTICI
RECUPERO DI STRUTTURE ZOOTECNICHE ESISTENTI
BIVACCHI O CAMPEGGI NATURA PER L’ESCURSIONISMO CONTROLLATO
RECUPERO DI UNA EX CAVA DI PICCOLE DIMENSIONI
REALIZZAZIONE DI UN AREE DI SERVIZIO CAMPER
REALIZZAZIONE DEL MUSEO NATURALISTICO – PLANETARIO
INTEGRAZIONE DEI PERCORSI ESCURSIONISTICI
MESSA IN SICUREZZA DI SITI DI PARTICOLARE PREGIO STORICO - PAESAGGISTICO
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Realizzazione di gazebo, panche, servizi igienici, fontanili, organizzazione raccolta RSU lungo sentieri
escursionistici
Recupero di ex strutture zootecniche esistenti all’interno del Parco, da adibire ad aree di sosta temporanea
attrezzata
Realizzazione di bivacchi per brevi soste o per il campeggio natura (aree attrezzate per campeggio in tende con
servizi essenziali come acqua e servizi igienici) e l’escursionismo controllato
Recupero di una cava di piccole dimensioni per la realizzazione di un bivacco per boy scout
Realizzazione di aree di sosta camper in zone prossime ai Centri Visite. Utilizzando le reti fognarie esistenti si
potrebbe offrirebbe anche un servizio per lo svuotamento di serbatoi
Realizzazione, conformemente agli strumenti urbanistici, di un edificio museo naturalistico – planetario utile
anche per accogliere i visitatori e le scolaresche nelle giornate di pioggia; Costituisce uno sviluppo del Museo
del Territorio-Polo didattico, previsto dal Piano di Assetto (p.448).
Revisione dei percorsi escursionistici con differenziazione delle tematiche: archeologici, naturalistici,
panoramici, “sportivi”, per disabili o non abili; segnalazione del grado di difficoltà e dei tempi di percorrenza.
Progettazione realizzazione di interventi di disgaggio, rafforzamento corticale, sottofondazione e chiodatura di
blocchi instabili sovrastanti i percorsi escursionistici.
Obiettivi
Aumentare e diversificare la fruibilità e l’offerta turistica del Parco per i visitatori anche costituendo strutture di
accoglienza simili per funzione ai rifugi tipici dell’arco alpino
Creare aree dove sia possibile ospitare in modo organizzato boy scout e altri appassionati col duplice obiettivo di
migliorare l’ospitalità e di disincentivare il campeggio libero che arreca ingenti danni alle risorse ambientali
Offrire aree a disposizione dei camper offrendo il servizio di fognatura ed il rifornimento d’acqua, scoraggiando
svuotamenti abusivi.
Garantire le condizioni di sicurezza agli escursionisti
Principali tipologie di interventi
previsti
259
- Censimento dello stato attuale delle aree di sosta; progettazione esecutiva degli interventi; realizzazione di
strutture in legno (tavoli panche tettoie) o manutenzione di quelle esistenti, servizi igienici, fontanili,
organizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti solidi e liquidi
- Progettazione degli interventi sulle ex strutture agro-zootecniche, iter autorizzativi, recupero edilizio,
affidamento in gestione
- Per la realizzazione delle aree di sosta, completato l’iter autorizzativo, occorre garantire l’approvvigionamento
dell’acqua, i servizi igienici essenziali e organizzazione il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti solidi e
liquidi. I materiali ed i metodi di realizzazione degli interventi dovranno essere compatibili con la tutela
delle risorse ambientali.
- Per le aree camper è necessaria una piazzola in cemento 4*8 m per lo svuotamento serbatoi, la realizzazione di
una fontana, pavimentazione di aree di sosta (indicativamente 60*30 m), impianto illuminazione
- per il museo, dopo la progettazione, iter autorizzativo, intervento edilizio ed arredo;
- per i percorsi, dopo la ricognizione ed il rilievo, occorre la riprogettazione dei percorsi, il tracciamento, la
realizzazione della cartellonistica e la definizione della manutenzione periodica
- pre la messa in sicurezza di particolari situazioni prossime ai percorsi escursionistici , occorre il rilievo, la
progettazione ed esecuzione di interventi specialistici in parete anche con impiego di malte espansive ed
altre tecnologie appropriate.
Strutture responsabili
dell’attuazione
Comuni ed Ente Parco
Beneficiari del progetto
Visitatori, indotto commerciale locale (strutture alberghiere, bar, negozi per turisti, alimentari, negozi articoli
sportivi ecc), imprese locali, addetti al tracciamento ed alla manutenzione ecc.
Localizzazione
Aree interne al Parco
Costo del progetto
Circa 1.200.000 euro
Durata del progetto
3 anni per la realizzazione degli interventi ed almeno 10 di manutenzione programmata
Indicatori fisici di realizzazione e
risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Realizzazione aree attrezzate, bivacchi, aree 2 anni Incremento del flusso turistico
sosta camper
Manutenzione aree attrezzate
10 anni
Preliminare recupero strutture zootecniche, 1 anno
realizzazione museo
Autorizzazioni
1 anno
Esecuzione lavori
1 anno
Agibilità
6 mesi Affidamento in gestione
Progettazione Interventi su dissesti
1 anno
Esecuzione lavori
1 anno
Manutenzione
10 anni
Fonti di finanziamento
B1.8: Docup ob 2
260
PROGETTO C1 – INTERVENTI A FAVORE DELLO SVILUPPO TURISTICO
COMPLETAMENTO O REALIZZAZIONE DI PORTE DEL PARCO
REALIZZAZIONE DI AREE ATTREZZATE ADIACENTI AI CENTRI VISITA
RISTRUTTURAZIONE DI STRUTTURE IN DISUSO
REALIZZAZIONE DI SALE ESPOSIZIONE DI PRODOTTI TIPICI
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Le Porte del Parco sono previste dal Piano di Assetto (pag. 447) e consistono in infrastrutture adatte
all’accoglienza di visitatori (parcheggi, area attrezzata, servizi igienici, ecc.) che migliorino le possibilità di
fruizione del Parco.
In alcuni contesti è possibile la realizzazione di un’area attrezzata di sosta e ristoro sulla proprietà comunale
prossime ai Centri Visite (accessibile anche ai disabili non deambulanti), consistente in tavoli in legno, tettoie,
servizi e relativo parcheggio
Dove insistono strutture in disuso , soprattutto se prossime ad altre infrastrutture ludiche o sportive è utile
realizzare una foresteria anche valutando la possibilità di ampliarne la superficie
L’ultima parte del progetto riguarda il recupero e ristrutturazione di locali nel centro dei paesi, da adibire a sala
per esposizione, degustazioni e commercializzazione di prodotti tipici locali (olio, pane, ciambelle, funghi,
tartufi), valorizzati da una adeguata veste commerciale.
Obiettivi
Dare al visitatore una sensazione percettibile dell’attraversamento del confine del Parco
Migliorare la fruibilità del Parco anche per i disabili non deambulanti, alle scolaresche e agli anziani, realizzando
aree per consumare pasti e per sostare in caso di maltempo
Rendere disponibile una struttura per boy scout e piccoli gruppi anche sportivi
Miglioramento della commercializzazione di prodotti locali
Principali tipologie di interventi
previsti
Progettazione e realizzazione di parcheggi, aree attrezzate, servizi igienici, terrazze coperte, gazebo, sistemazioni
a verde;
Iter autorizzativi, recupero edilizio, affidamento in gestione
Ristrutturazioni edilizia
Strutture responsabili
dell’attuazione
Comuni del Parco
Beneficiari del progetto
Visitatori, gestori, indotto locale
Localizzazione
Aree interne o limitrofe al parco
Costo del progetto
Circa 200.000 euro oltre ad altri già disponibili
Durata del progetto
5 anni
261
Indicatori fisici di realizzazione e
risultato
Indicatori di realizzazione
Progettazione
Autorizzazioni
Realizzazione servizi igienici, panche, gazebo ed
altre strutture
Affidamento in gestione
Indicatori di risultato
Aumento presenze turistiche
Fonti di finanziamento
Fondi propri o reperiti direttamente dai Comuni e altri fondi Regione Lazio
262
PROGETTO C2 – ECOALBERGHI
STRUTTURE PER OSPITALITÀ ALBERGHIERA DIFFUSA
RECUPERO E RISTRUTTURAZIONE RICOVERI ZOOTECNICI PER REALIZZARE UN AGRITURISMO
ACQUISIZIONE E RISTRUTTURAZIONE DI ANTICHI EDIFICI (CONVENTI O PALAZZI SIGNORILI
PREGIO)
DI PARTICOLARE
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Individuazione e ristrutturazione di unità immobiliari all’interno dei centri storici interni al parco da utilizzare
per il miglioramento dell’ospitalità alberghiera creando una rete di “ospitalità diffusa”.
Recupero e ristrutturazione di strutture esistenti (stalle e piccoli ricoveri) per una superficie complessiva almeno
1000 m2, per realizzare strutture alberghiere
Acquisire immobili di prestigio (conventi o palazzi signorili) e, dopo adeguata ristrutturazione, utilizzarli per
l’accoglienza di turisti
Obiettivi
Recuperare alcuni edifici nel centro storico, adattandoli a uso alberghiero per consentire la formazione di
un’offerta diffusa di posti letto e preservare dal degrado le stesse unità
Realizzare un agriturismo con un’offerta di attività molto diversificate che costituirebbero una interessante
attrattiva per lo stesso Parco. Il progetto andrebbe articolato nella sua interezza e realizzato per fasi progressive
Realizzare strutture multifunzionali all’interno del Parco, che consentano, oltre all’ospitalità alberghiera,
l’organizzazione di convegni o stages per giovani, dotati di oltre 60 posti letto (1 autobus)
Principali tipologie di interventi
previsti
Per la prima tipologia: Individuazione di unità immobiliari che nel loro assieme costituiscano una proposta
significativa; individuazione partner – gestori; progettazione interventi; iter autorizzativo; ristrutturazioni
Per la seconda tipologia: Ristrutturazione con destinazione agriturismo. Progettazione dell’intero intervento.
Lancio pubblicitario e riconversioni delle attività agricole e biologiche.
Studio di fattibilità, acquisizione del bene, progetto del recupero, realizzazione dei lavori
Per la terza tipologia: Acquisto o accordo con la proprietà, progettazione, ristrutturazione, affidamento
Strutture responsabili
dell’attuazione
Comuni e partner privati da individuare
Beneficiari del progetto
Visitatori, gestori, indotto locale (bar, ristoranti, attività commerciali), braccianti, giovani , operatori turistici
locali.
Localizzazione
Zone interne al parco
Costo del progetto
Circa 2.500.000 €
Durata del progetto
5 anni
Indicatori fisici di realizzazione e
risultato
263
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Studio di fattibilità e progettazioni preliminari
Progettazione esecutiva e definizione dei costi
Creazione di società pubblico private
Ristrutturazioni
Approvazioni
Approvazione progetti esecutivi
Bilancio costi benefici favorevole
Agibilità
Aumento presenze turistiche
Fonti di finanziamento
Regione Lazio Programma “Ecoalberghi” ed altre fonti
264
7.5 Progetti forestali e ambientali
7.5.1 il sistema ecologico-ambientale
Documentari sulla vita delle piante e degli animali del Parco
Livello di priorità
medio
Descrizione del progetto
Realizzare dei documentai sulla vita degli animali e delle piante che caratterizzano il Parco dei Lucretili.
Obiettivi
Mettere a punto uno strumento di estremo interesse scientifico, didattico e divulgativo sul Parco;
promuovere il Parco all’esterno dei suoi stessi confini ed ampliare i suoi potenziali utenti;
contribuire alla crescita della cultura ambientale nella collettività;
avere strumenti di supporto specifici della realtà del Parco per le attività didattiche.
Principali tipologie di intervento previste
Realizzazione di film, album fotografici e cartoni animati, finalizzati a diverse fasce di utenti distinte per sensibilità culturale ed età.
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco, in collaborazione con le associazioni culturali ed ambientaliste
Beneficiari del progetto
Collettività in generale.
Localizzazione
Territorio del Parco
Costo del progetto
100.000 euro in due anni
Durata del progetto
Biennale
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Affidamento incarico di realizzazione
Realizzazione dei documentari
Progetto grafico di esecuzione
Realizzazione di album fotografici
Realizzazione di album a cartoni animati
Fonti di finanziamento
Regionali;
265
Realizzazione di colture erbacee e di fruttiferi a perdere
Livello di priorità
Medio
Descrizione del progetto
Realizzare delle colture erbacee e dei fruttiferi a perdere nelle radure e negli ex coltivi, mediante tecniche a basso impatto ambientale. In
particolare la coltura dei fruttiferi deve eseguirsi mettendo a dimora singole piante di specie fruttifere locali.
Obiettivi
Aumentare la disponibilità di risorse alimentari per gli animali selvatici,
Principali tipologie di intervento previste
Individuare delle aree interne al pascolo, prive di soprassuolo da sottoporre a coltivazione con tecniche a bassissimo impatto ambientale,
dove realizzare delle colture erbacee a perdere.
Impiantare degli alberi da frutto, in modo sparso sul territorio, di specie tipiche degli ambienti forestali (mele, pere, ciliegie, ecc), non
selezionate, le cui produzioni sono destinate all’alimentazione degli animali selvatici;
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Fauna locale;
L’iniziativa dell’impianto dei fruttiferi può realizzarsi in collaborazione con la collettività, soprattutto quella in età scolare, cogliendo
l’occasione per sensibilizzare i giovani utenti alle problematiche del Parco.
Localizzazione
Territorio del Parco
Costo del progetto
50.000 euro in due anni
Durata del progetto
Annuale per le colture a perdere, mentre per i fruttiferi sarebbe opportuna la sua ripetizione periodica ogni 5-10 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Individuazione di aree da destinare alle colture a perdere;
superficie destinata a coltivazioni erbacee a perdere
Individuazione delle specie fruttifere da impiantare
Piante da frutto collocate a dimora
Fonti di finanziamento
Regionali; APQ
266
Rete di monitoraggio ambientale permanente
Livello di priorità
Alto
Descrizione del progetto
Individuare una rete di stazioni permanenti rappresentative delle diverse situazioni ambientali, da sottoporre a periodico rilevamento sul loro
stato generale e sulle funzioni svolte. Sottoporre ad aggiornamento periodico l’inventario delle risorse del Parco. Individuare i punti di forza
e di debolezza delle risorse per impostare le future politiche di sviluppo del Parco.
Obiettivi
Avere un quadro oggettivo della qualità ambientale del Parco e dei processi evolutivi in atto. Redigere un documento significativo per la
programmazione della politica di salvaguardia delle risorse e di sviluppo dell’area. Elaborazione di un rapporto periodico sullo stato
dell’ambiente nell’area protetta.
Principali tipologie di intervento previste
Costruzione di punti fissi per il monitoraggio ambientale, con dotazione di centraline e strumentazione per l’archiviazione dei dati.
Acquisizione di strumenti idonei per eventuali misurazioni di campo. Redazione di un rapporto periodico sullo stato del Parco.
Il monitoraggio dell’attività ricreativa può realizzarsi avvalendosi della rete dei centri visita presenti nei vari comuni.
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Direttamente l’Ente Parco, indirettamente l’intera collettività locale e generale.
Localizzazione
Territorio del Parco
Costo del progetto
costruzione della rete di monitoraggio permanente, euro 300.000;
fabbisogno annuo per il funzionamento e la manutenzione della rete ca. 50.000 euro/anno;
redazione del rapporto dell’ambiente con cadenza triennale, euro 20.000.
Durata del progetto
Permanente
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Individuazione punti fissi di monitoraggio;
Acquisto centraline
Indicatori di risultato
ubicazione delle centraline per il monitoraggio ambientale
redazione del I rapporto sullo stato dell’ambiente del
Parco.
Fonti di finanziamento
Fondi regionali
267
Prevenzione e lotta ai processi di degrado
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Programmare le attività basilari per prevenire eventuali processi di degrado come incendi e fitopatologie.
Obiettivi
Ridurre il rischio di attivazione e propagazione degli incendi, attraverso la riduzione del combustibile marginalmente alla viabilità principale.
Principali tipologie di intervento previste
Pulizia delle fasce per un profondità di almeno 10 metri, salvo altre disposizioni, a partire dal ciglio strada.
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco, proprietari vari, mediante accordi volontari.
Beneficiari del progetto
Risorse del Parco
Localizzazione
Territorio del Parco.
Costo del progetto
Durata del progetto
Annuale, ripetuto annualmente
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Accordi volontari
Metri lineari ripuliti dal combustibile
Individuazione delle aree di intervento
Fonti di finanziamento
Fondi Regionali, PSR;
268
Conservazione e valorizzazione del germoplasma e della biodiversità vegetale ed animale
Allevamento di piante autoctone ed officinali
Livello di priorità
elevato
Descrizione del progetto
Realizzazione di un vivaio per la coltivazione di specie erbacee, arbustive e arboree, prevalentemente selezionate tra la flora locale, nonché
di piante officinali, della superficie complessiva di almeno 35.000 metri quadrati circa.
Fornitura di materiale e manodopera per la manutenzione delle aree di particolare valore floristico da realizzarsi nel comune di Monteflavio e
Marcellina.
Obiettivi
Conservare la biodiversità e il germoplasma locale. Rendere disponibili all’Ente Parco e agli altri proprietari di boschi pubblici e privati
specie idonee per eseguire rinfoltimenti, ringiovanimenti e arredo all’interno del Parco. Collocare sul mercato parte della produzione
vivaistica unitamente alla produzione delle piante officinali. Assicurare la manutenzione delle altre aree di rilevante valore floristico presenti
nel Parco.
Principali tipologie di intervento previste
Realizzazione del vivaio con relative infrastrutture e strutture necessarie per l’esercizio dell’attività: zonizzazione, ambiente a temperatura
controllata, impianti irrigui, magazzino e deposito.
Strutture responsabili dell’attuazione
Comune o Ente Parco, con cessione della gestione a terzi.
Beneficiari del progetto
Direttamente il gestore del vivaio, indirettamente i proprietari di aziende forestali e singoli cittadini.
Localizzazione
Preferibilmente nella zona orientale del Parco, in aree possibilmente con presenza di infrastrutture adeguate al transito anche con mezzi
pesanti, nonché con edifici da destinare a magazzino, in zone prossime a sorgenti o comunque servite dalla rete idrica, in prossimità delle
principali arterie viarie. La proprietà Lago nel comune di Percile potrebbe assolvere a tale funzione.
Costo del progetto
Euro 350.000,00
Durata del progetto
Pluriennale
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Progetto esecutivo
Indicatori di risultato
Realizzazione delle opere strutturali ed infrastrutturali del
Vivaio
Quantitativo di piante vendute
Fatturato
Occupati
Fonti di finanziamento
DOCUP Ob. 2; PSR; fondi regionali.
269
7.5.2 -Il sistema territoriale
Riqualificazione dei sentieri per una migliore accessibilità e fruibilità del Parco
Livello di priorità
Elevato
Descrizione del progetto
Sulla base dei sentieri esistenti, individuare quelli che per motivi storici, religiosi, culturali appaiono particolarmente significativi tali da
conferire una tipicizzazione della proposta. Possibili sentieri tematici sono i sentieri religiosi, i sentiero dell’acqua, il sentiero dell’aquila, ecc.
Particolare attenzione dovrà essere data ai sentieri per gli utenti diversamente abili, nonché il loro arredo per la fornitura di servizi di
urgenza.
Altra opportunità da comprendere nel progetto è l’individuazione di percorsi in più giorni, nonché i percorsi per mountabike lavorando sui
percorsi esistenti.
Ad una efficace riqualificazione si può pervenire solo se unitamente all’individuazione dei sentieri viene definito il regolamento per il loro
uso, delle sanzioni per gli usi errati, delle iniziative promozionali da pubblicizzare sul mercato.
Obiettivi
conoscere e riportare su cartografia la sentieristica esistente, nonché fare uno stato della loro
situazione strutturale (Inventario dei sentieri);
creare un sito Web secondo gli standard WAI (Web Accessibilità Iniziative);
migliorare l’accessibilità dei sentieri, individuando percorsi specifici per i diversamente abili;
qualificare mediante ambiti tematici alcuni sentieri che presentano peculiari caratteristiche
storiche, culturali, religiose;
disciplinare il loro uso e prevederne le relative sanzioni
Principali tipologie di intervento previste
• costruire una cartografia della sentieristica integrata con quella della viabilità;
• fare un inventario di sentieri;
• creare una pagina Web secondo gli standard WAI;
• elaborare un regolamento d’uso;
• sistemare e manutentore i sentieri, abbattendo dove possibile gli ostacoli fisici per l’accesso ai diversamente abili, migliorando i servizi e
la segnaletica;
• avviare delle attività promozionale dei sentieri del Parco..
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco.
L’intervento deve realizzarsi in collaborazione con le associazioni ambientaliste e culturali
Beneficiari del progetto
Ente Parco, utenti del Parco, in particolare i diversamente abili
Localizzazione
Territorio del Parco
Costo del progetto
Euro 100.000,00
Durata del progetto
2 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Inventario e cartografia dei sentieri
Numero dei sentieri tematici;
Creazione dello spazio WEB
Numero dei sentieri qualificati per i diversamente abili
Realizzazione dei sentieri tematici;
Attivazione spazio WEB
Realizzazione dei sentieri attrezzati per i diversamente abili;
Regolamento d’uso
Approvazione del regolamento d’uso
Attività promozionale dei sentieri (deplian, brochure, etc.)
270
Fonti di finanziamento
Fondi del parco; fondi regionali
271
Recupero dell’edilizia rurale
Livello di priorità
Medio
Descrizione del progetto
•
Conoscere la consistenza e lo stato degli immobili presenti all’esterno dei centri urbani ed all’interno del Parco.
•
Individuare delle strategie di uso degli immobili e quindi procedere al loro recupero.
•
Mettere i sicurezza gli immobili a rischio ed eliminare quegli immobili in contrasto con gli obiettivi del Parco per tipologia
architettonica, situazione strutturale ed ubicazione, fatti salvi i casi in cui è possibile eseguire interventi di mitigazione e riduzione
dell’impatto ambientale.
Obiettivi
•
Verificare la consistenza del patrimonio immobiliare locale;
•
definire una strategia d’uso per gli immobili;
•
eliminare gli immobili che hanno determinato particolari impatti ambientali;
Principali tipologie di intervento previste
•
Censimento degli edifici ed analisi della loro consistenza;
•
realizzazione di progetti esecutivi finalizzati alla loro riattivazione;
•
abbattimento ed eliminazione degli edifici di particolare impatto ambientale.
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Ente Parco, allevatori locali, turisti
Localizzazione
Intero territorio del Parco
Costo del progetto
Realizzazione del censimento, euro 35.000.
Gli importi relativi al loro recupero sono subordinati allo stato di fatto ed agli obiettivi d’uso.
Durata del progetto
Annuale
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Attribuzione incarico per il censimento
Censimento della consistenza degli immobili rurali
Fonti di finanziamento
Fondi del parco; fondi regionali
272
Carovane del Parco
Livello di priorità
basso
Descrizione del progetto
Realizzare un sistema di trasporto con sistemi a traino di animali in percorsi ad anello (ritorno al punto di partenza) oppure di
interconnessione tra centri urbani con soste intermedie, possibilità di sosta in aree attrezzate e ritorno al punto di partenza con carovane
successive
Progetto in connessione con quello della Valorizzazione delle foreste
Obiettivi
Fornire agli allevatori delle risorse bovine ed equine l’opportunità di utilizzare la domanda turistica, offrendo un servizio particolare e
suggestivo a disabili, anziani e bambini.
Coinvolgere gli allevatori locali nella promozione del turismo del Parco.
Principali tipologie di intervento previste
Individuazione degli allevatori interessati;
protocollo di intesa e dei servizi da sottoscriversi tra Ente Parco e gli allevatori interessati;
approntamento dei percorsi, delle aree di sosta attrezzate e della viabilità interessata;
promozione dell’iniziativa presso centri di geriatria, case di riposo, ecc.
realizzazione delle carovane da parte dell’Ente Parco;
attivazione del servizio
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco, allevatori locali
Beneficiari del progetto
Ente Parco, allevatori locali, turisti
Localizzazione
Intero territorio del Parco
Costo del progetto
Euro 5.000,00 per carovana.
Durata del progetto
Pluriennale, con attivazione su scala minima anche immediata e quindi ampliamento dell’offerta progressivamente negli anni successivi
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Operatori interessati
Volume di turisti trasportati
Fonti di finanziamento
Fondi del parco; fondi regionali
273
7.5.3 - Il sistema floristico-vegetazionale e forestale
Pianificazione forestale e definizione dei criteri per la buona gestione forestale
Livello di priorità
Pianificazione forestale
Completamento dell’iter di approvazione del Piano di Assestamento forestale per il versante occidentale del Parco
Realizzazione del piano di assestamento forestale per il versante orientale del Parco
Definizione dei criteri per la buona gestione forestale
Completamento degli strumenti normativi previsti dalla normativa vigente, in particolare il Regolamento del Parco e i criteri forestali previsti
dall’art. 33, l.r. 29/1997
Descrizione del progetto
Pianificazione forestale: realizzare lo strumento che indica i criteri spazio-temporali delle risorse silvo-pastorali e in conformità alle
indicazioni del Piano di Assetto.
Criteri per la buona gestione forestale: norme amministrative definite sulla scorta della legislazione vigente e tese a renderle coerenti con la
situazione ambientale e socio-culturale locale in una ottica di semplificazione amministrativa.
Obiettivi
Pianificazione forestale: programmare, su un orizzonte temporale non inferiore a quindici anni, i possibili interventi da attuare in una logica
di gestione sostenibile delle risorse forestali e pascolive.
Criteri per la buona gestione forestale: fornire criteri e modalità di gestione, utilizzazione e trasformazione del governo dei boschi, criteri per
l’uso civico, le modalità e gli interventi per la tutela del patrimonio dagli incendi. Fornire indicazioni sui criteri minimali di esercizio
dell’attività silvana, in modo da contenere l’eccessiva burocratizzazione della gestione ordinaria del patrimonio
Principali tipologie di intervento previste
Pianificazione forestale: affidamento dei lavori, elaborazione Piano e presentazione all’autorità competenti per l’approvazione;
Criteri per la buona gestione forestale: si propone la costituzione di un panel di lavoro per la stesura di una prima proposta dei criteri, a cui
far seguire un dibattito con gli operatori locali e quindi concludere il processo amministrativo
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Proprietari pubblici e privati di aziende forestali
Localizzazione
A valere sull’intero territorio del Parco
Costo del progetto
Per la realizzazione dei criteri di buona gestione forestale: 25.000 €
Durata del progetto
Anni 1 per la realizzazione dei criteri a cui seguono aggiornamenti
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Nomina del panel
Predisposizione della proposta di articolato
Presentazione alla collettività dell’articolato
Approvazione della proposta di criteri
Fonti di finanziamento
Fondi propri, fondi regionali
274
Consorzio forestale multifunzionale
Livello di priorità
Elevato
Descrizione del progetto
Creare una struttura di servizio alle proprietà pubbliche e/o private per la gestione consorziata dei patrimoni silvo-pastorali, per la
manutenzione dei beni ambientali e per l’uso e la valorizzazione delle risorse non forestali. Il Consorzio ed i suoi addetti possono costituire
anche la risorsa lavoro per lo sviluppo di altre attività, come quella legata al vivaismo.
Obiettivi
Offrire alle proprietà pubbliche e/o private una struttura di servizio tecnicamente qualificata, capace di operare con tempestività,
professionalità e valorizzando le economie di scala
Avere sul territorio una struttura polivalente, capace di intervenire sulla manutenzione delle risorse forestali, delle strutture e infrastrutture in
ambiente forestale, avere una funzione propositiva nella valorizzazione delle risorse non forestali, provvedere alla manutenzione del verde
urbano
Offrire attività di consulenza in ambito forestale e di agricoltura di montagna
Principali tipologie di intervento previste
Associazione/ gemellaggio/joint venture con altro Consorzio per acquisizione del know how specifico;
Definizione dell’organismo gestore e redazione dello statuto;
Creazione di una rete di operatori locali interessati a collaborare;
Disponibilità di un capitale di avviamento dell’attività e/o assicurazione temporanea di un pacchetto di lavori
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco, Comuni e altri enti pubblici
Beneficiari del progetto
Parco, Comuni, altri enti pubblici presenti nel territorio del Parco (Regione, Università Agrarie), privati, collettività locale
Localizzazione
Richiede una sede centrale di riferimento e una rete locale che si appoggi ai Centri Visita del Parco presso ciascun Comune con un proprio
consulente sulla base di un calendario predefinito.
Costo del progetto
Oltre agli oneri costitutivi, quelli di esercizio sono compensati in relazione ai servizi offerti
Durata del progetto
Definita dallo statuto. Sarebbe comunque opportuno prevedere un arco temporale periodico (esempio due anni) in cui fare una verifica del
ruolo del Consorzio e quindi apportare gli opportuni aggiustamenti per accrescere la sua incisività
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Comuni aderenti
Occupati locali
Altri enti pubblici aderenti
Fatturato
Privati aderenti
Attività produttive attivate
utilizzazione forestale
diverse
da
quelle
di
Fonti di finanziamento
PSRIII.4, fondi propri
275
Certificazione della gestione forestale
Livello di priorità
Significativa, comunque non realizzabile prima di aver messo a punto tutti gli strumenti gestionali imposti dalla normativa (Piano di Assetto,
Programma Pluriennale di Promozione Economico e Sociale, criteri forestali, pianificazione forestale).
Descrizione del progetto
Dotare il Parco di uno strumento estremamente significativo circa la corretta gestione del patrimonio forestale
Obiettivi
Adottare moduli colturali forestali sostenibili riconosciuti in ambito nazionale e internazionale;
Offrire al Parco, ma soprattutto al territorio, un ulteriore strumento di visibilità.
Principali tipologie di intervento previste
Completamento degli atti con rilevanza gestionale previsti dalla normativa vigente
Individuazione del soggetto certificatore
Istruttoria e acquisizione della certificazione
Revisione periodica della certificazione
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Parco, Comuni e altre proprietà presenti nel territorio
Localizzazione
Potenzialmente l’intera area del Parco
Costo del progetto
Euro 100.000,00
Durata del progetto
Non a scadenza, rinnovabile con cadenza periodica (quinquennale)
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Superficie certificata
Proprietà certificate
Incremento di visitatori
Riduzione dei processi di degrado
Riduzione delle probabilità di attivazione di processi di
degrado
Fonti di finanziamento
Fondi regionali, PSR, fondi propri
276
Uso energetico delle biomasse
Livello di priorità
Media
Descrizione del progetto
Realizzare una filiera legno-energia, che, avvalendosi di una centrale termica di piccole dimensioni, consenta il teleriscaldamento di edifici di
pubblico interesse. L’impianto dovrebbe essere dimensionato per un fabbisogno annuo di biomasse dell’ordine di 200 t/anno (2000 q/anno,
pari alla massa utilizzata su 6 ha ca. di un ceduo quercino).
Obiettivi
Creare una opportunità di impiego delle biomasse minori
Contenere il fabbisogno energetico da combustibili fossili responsabili dei gas serra
Principali tipologie di intervento previste
Stima della biomassa utilizzabile per teleriscaldamento dalla pianificazione forestale
Individuazione degli edifici sottoposti a teleriscaldamento
Acquisto di una piccola centrale di biomasse e del sistema di approvvigionamento, fabbisogno massimo stimato 800 qli/anno
Messa in opera e attivazione della centrale
Strutture responsabili dell’attuazione
Comune
Beneficiari del progetto
Comune di Monteflavio
Localizzazione
Monteflavio
Costo del progetto
Euro 600.000
Durata del progetto
Poliennale, illimitato, purché si proceda sistematicamente alla manutenzione della caldaia
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
realizzazione della centrale
Produzione energia termica ed elettrica
Fonti di finanziamento
Fondi APQ7
277
Coltivazione dei frutti di bosco e del sottobosco
Livello di priorità
Media
Descrizione del progetto
Aumentare la produzione locale di piccoli frutti da utilizzare per l’attivazione di piccole economie di filiera; incentivare la coltivazione di
tartufi nelle aree vocate della zona orientale del Parco.
La coltivazione deve essere fatto con tecniche a basso impatto ambientale.
Obiettivi
Valorizzare le potenzialità produttive delle piccole radure non pascolate, con coltivazione a perdere e per scopi produttivi;
Valorizzare la tartuficoltura nelle aree carsiche.
Riscoprire piccole tradizioni locali nell’uso dei prodotti del sottobosco
Principali tipologie di intervento previste
Individuazione delle stazioni vocate per la tipologia di coltivazione e non frequentate con continuità dal pascolo
Strutture responsabili dell’attuazione
Consorzio forestale e/o singoli operatori
Beneficiari del progetto
Consorzio forestale e/o singoli operatori che lo svolgono a livello hobbistico
Localizzazione
Radure forestali, aree abbandonate dal pascolo e non rinaturalizzate, chiarie del bosco
Costo del progetto
Euro 300,00 per ettaro di area investita
Durata del progetto
Annualmente rinnovabile
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Numero di colture
Operatori coinvolti
Superficie investita
Volume di produzione conseguito
Fonti di finanziamento
PSR III.4, fondi propri del Parco
278
Falegnameria del Parco
Livello di priorità
Media
Descrizione del progetto
Attivare una attività produttiva dedicata alla trasformazione del legno locale e di importazione per la realizzazione di manufatti rustici e di
arredo per il Parco e per il mercato
Obiettivi
Promuovere una attività per la lavorazione di una risorsa rinnovabile
Avere un punto di riferimento locale per la realizzazione di manufatti lignei a uso del Parco
Principali tipologie di intervento previste
Borsa di studio per la partecipazione a un master di settore
Creazione di un percorso privilegiato per l’acquisizione di fondi per la promozione di impresa presso gli istituti creditizi locali e con accordi
con la Regione a valere sui fondi della l.r. 29/
Assistenza nell’iter di acquisizione dei permessi per la realizzazione dell’impianto in uno dei Comuni del Parco
Realizzazione dell’impianto e acquisizione della certificazione della catena di custodia
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Un giovane specializzato nel settore della trasformazione del legno
Localizzazione
Vicovaro
Costo del progetto
Euro 12.000,00 per la borsa di studio;
Euro 50.000,00 quale capitale di avviamento dell’impresa;
accordi con banche locali per il sostegno finanziario all’avvio dell’attività.
Durata del progetto
Poliennale, con vincolo di non trasferimento dell’impianto per almeno i successivi cinque anni, ma con la possibilità di aprire nuove sedi e
punti vendita dei prodotti anche fuori sede con obbligo d’uso del logo del Parco
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Realizzazione dello stabilimento
Volume di legname lavorato
Fatturato per commesse non del Parco
Fonti di finanziamento
Fondi propri del Parco; fondi legge regionale 29/88; fondi di istituti di credito locale
279
7.5.4 Sistema: la fauna selvatica e gli altri animali
Conservazione e valorizzazione del germoplasma e della biodiversità vegetale ed animale
Aree faunistiche
Livello di priorità
Elevato (iniziativa già previste nel Piano di assetto)
Descrizione del progetto
Realizzazione di una rete di aree faunistiche nel territorio del Parco,
Obiettivi
Conservare la biodiversità e il germoplasma animale locale.
Creare punti di osservazione degli animali accessibili anche ad utenti.
Fornire un servizio di visite guidate ed osservazione degli animali accessibile a pagamento;
Principali tipologie di intervento previste
Realizzazione di alcune aree destinate ad ospitare temporaneamente gli animali selvatici ;
Realizzazione delle strutture ed infrastrutture del caso;
Segnalazione di percorsi di accesso e regolamento d’uso;
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco, con cessione della gestione a terzi.
Beneficiari del progetto
Utenti del Parco
Localizzazione
Scegliere tra i siti indicati dal Piano di assetto, non più di due. Preferenza va a quello di Orvinio e quello di Monteflavio.
Costo del progetto
Euro 250.000,00 per la realizzazione delle strutture ed infrastrutture, in materiali ecocompatibili;
I fondi per la gestione dovranno essere successivamente quantificati a seconda dei criteri di conduzione.
Durata del progetto
Pluriennale
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Progetto esecutivo
Quantitativo di piante vendute
Fatturato
Occupati
Fonti di finanziamento
DOCUP Ob. 2; PSR; fondi regionali.
280
Centro recupero fauna selvatica e pensionato per gli animali domestici
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Centro per la zona in cui sono presenti strutture e competenze per la cura degli animali selvatici feriti e la rieducazione per la loro
reimmissione in libertà.
Creare infrastrutture dove offrire ospitalità, a pensione, agli animali domestici
Obiettivi
Fornire una struttura sanitaria di riferimento in cui ospitare per la cura e la riabilitazione la fauna selvatica ferita
Sanare una vistosa lacuna per cui gli animali selvatici feriti devono essere condotti al Centro di Roma per ricevere le attenzioni del caso.
Principali tipologie di intervento previste
Individuazione del sito.
Realizzazione di un manufatto per ospitare l’attività sanitaria e allestire spazi idonei per la cura.
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Fauna selvatica ed animali domestici
Localizzazione
Orvinio
Costo del progetto
Euro 450.000,00
Durata del progetto
Pluriennale, con garanzia di periodica manutenzione delle infrastrutture per salvaguardarne l’efficienza.
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Progetto esecutivo
Numero animali curati
Numero animali rimessi in libertà
Fonti di finanziamento
Fondi regionali
281
7.5.5 – Il sistema: l’acqua e l’idrografia
Approvvigionamento idrico dei pascoli
Livello di priorità
Elevata
Descrizione del progetto
Fornire una fonte di approvvigionamento idrico ai prati a uso pascolo, mediante la realizzazione di pozzi con pompe a energia solare
Obiettivi
Consentire l’attività pascoliva riducendo la pressione sulle aree a Riserva Integrale assoluta e i conflitti sui diritti di proprietà
Valorizzare le aree che hanno una maggiore vocazione a uso pascolo
Principali tipologie di intervento previste
Realizzazione di pozzi con pompa alimentata a energia solare. Sistemare le aree e i punti di raccolta delle acque a uso pascolo
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco, Comuni
Beneficiari del progetto
Allevatori locali
Localizzazione
Aree pascolive di San Polo dei Cavalieri e Monteflavio
Costo del progetto
Euro 10.000 per pozzo
Durata del progetto
Poliennale
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Numero pozzi realizzati
Numero capi abbeverati
Estensione della superficie a pascolo migliorata
Fonti di finanziamento
282
7.6 Progetti agro-alimentari
Zootecnia
Livello di priorità
Immediato
Descrizione del progetto
Il progetto prevede:
A) accesso ai fondi regionali per la conversione/mantenimento dei metodi di produzione biologica e per l’ allevamento razze sottoposte a
erosione genetica
B) realizzazione Regolamento del Pascolo per miglioramento pascoli e riorganizzazione pascolo brado su superfici di proprietà pubblica e
relativo coordinamento per l’abbattimento dei capi allevati.
Obiettivi
Conversione ai metodi di produzione biologica
Avvio progetto di allevamento razze sottoposte a erosione genetica
Miglioramento pascoli e riorganizzazione pascolo brado su superfici di proprietà pubblica
Coordinamento abbattimenti
Principali tipologie di intervento previste
1. Conversione degli allevamenti secondo gli standard del Reg. CE 1804/99
2. Riorganizzazione pascoli pubblici e modalità di accesso (fida pascolo, etc.)
3. Coordinamento abbattimenti e macellazione capi
Strutture responsabili dell’attuazione
1. Singole aziende per certificazione e conversione al biologico con patrocinio Parco/Comunità Montana
2. Parco e Enti locali per opere di valorizzazione patrimonio pascolivo e riorganizzazione modalità di gestione proprietà pubbliche
3. Centro Servizi/produttori singoli o associati per coordinamento abbattimento capi con servizio comune di trasporto agli impianti di
macellazione
4. Parco e Enti locali
Beneficiari del progetto
Singoli produttori, Enti Locali, Parco
Localizzazione
Tutto il territorio
Costo del progetto
Divulgazione e assistenza tecnica Agronomo/Agrotecnico pro quota 15.000 euro (5.000 euro/cad., uno per ogni Comunità Montana
coinvolta)
Certificazione biologica (esempio di massima in funzione dell’organismo di certificazione prescelto): bestiame circa 100 euro/azienda (entro
25 UBA) superficie a seminativo 10 euro/ha, pascolo 2 euro/ha
35.000 euro per realizzazione del Piano di Pascolo e progettazione/ridefinizione procedure di regolamentazione del pascolo
Interventi sul territorio: investimenti (recinzioni, punti di abbeveraggio e per somministrazioni razioni di soccorso), studi (Regolamento del
Pascolo), costo da definire
Finanziamenti:
PSR Misura I.1 per interventi sul territorio: investimenti (recinzioni punti di abbeveraggio e per somministrazioni razioni di soccorso), studi
(Regolamento del Pascolo)
PSR Misura II.8 per interventi di miglioramento di pascoli utilizzati in forma comune e strade di accesso ai pascoli
PSR Misura III.1 – azione F.2 per agricoltura biologica
PSR Misura III.1 – azione F.7 per gestione sistemi pascolativi a bassa intensità
PSR Misura III.1 – azione F.8 per allevamento razze sottoposte a erosione genetica
PAC zootecnia
Durata del progetto
5 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Aziende coinvolte
Realizzazione studio sui
regolamentazione pascolo
pascoli
e
Indicatori di risultato
procedure
per
Num. Az. in conversione biologica
Num. capi abbattuti e commercializzati in forma
coordinata
283
Realizzazione interventi miglioramento pascoli (superficie)
Num. capi immessi al pascolo
Fonti di finanziamento
284
Piano di controllo di Specie Domestiche Inselvatichite
Livello di priorità
…………………………………
Descrizione del progetto
Il progetto prevede interventi volti dapprima alla quantificazione dei capi bovini inselvatichiti che sono presenti all’interno dei territori del
Parco, la definizione del quadro economico dei differenti scenari di controllo tra i quali avverrà la scelta dai policy makers
Obiettivi
Fornire elementi quantitativi sulla problematica e fornire u quadro dei costi digestione delle diverse alternative
Principali tipologie di interventi previste
………………………..
Strutture responsabili dell’attuazione
Parco, Comuni interessati
Beneficiari del progetto
Bacino del Parco
Localizzazione
Da individuare sul campo
Costo del progetto
10.000,00 euro
Durata del progetto
1 anno
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Numero di sopralluoghi effettuati
Quantificazione del numero di capi
Numero di scenari elaborati
Identificazione siti idonei per cattura o abbattimento
Piano dei costi di controllo
Fonti di finanziamento
Fonti reperite ad hoc per la specificità della problematica
285
AGRO-ALIMENTARE
Olivicoltura
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Servizio di accentramento produzione piccole aziende e commercializzazione con marchio DOP
Obiettivi
Aggregare le produzioni dei singoli agricoltori, allargare la quota di prodotto commercializzata con marchio DOP, procedere
all’accentramento delle operazioni di spremitura e imbottigliamento conto terzi, azioni di promozione e commercializzazione
Principali tipologie di intervento previste
Reperimento professionalità di tipo commerciale (in pianta stabile o solo per consulenza in sede di avvio delle attività per almeno due o tre
anni), in grado di accentrare la produzione dei piccoli olivicoltori e di piccole strutture associative, gestire le fasi post-spremitura con ricorso
a strutture esterne già esistenti (frantoi e imbottigliatori) e commercializzare il prodotto con marchio
Sfruttamento economie relative ai volumi trasformati e raggiungimento volumi critici minimi per promozione e commercializzazione con
marchio. Dopo i primi due anni fase di verifica e ridefinizione strumenti e obiettivi
Strutture responsabili dell’attuazione
Comunità Montane, Associazioni o singoli produttori con patrocinio Parco e Consorzio di Tutela
Beneficiari del progetto
Produttori
Localizzazione
Diffusa sul territorio
Costo del progetto
Euro 70.000,00 per contratti di consulenza commerciale e di marketing, per promozione, retribuzione figure deputate alla stipula di contratti
con trasformatori e gestione rapporti con canali commerciali.
Euro 15.000,00 per assistenza tecnica e divulgazione (5.000,00 euro/agronomo o agrotecnico uno per ogni Comunità Montana coinvolta)
Durata del progetto
3 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Aggregazione offerta
Numero produttori coinvolti
Kg olio commercializzato con marchio
Fonti di finanziamento
PSR Misura II.3 Misura III (miglioramento commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità), Imprenditoria giovanile/femminile,
DOCUP Ob.2
286
AGRO-ALIMENTARE
Cerasicoltura
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Accentramento offerta, rinnovo impianti di produzione, assistenza tecnica per lotta integrata
Obiettivi
Accentramento produzione tramite conferimento a cooperative già costituite per collocazione prodotto sui mercati ortofrutticoli regionali
Miglioramento impianti con messa a dimora di nuovi esemplari
Assistenza tecnica per introduzione metodi di produzione integrata con l’ausilio del Centro Servizi di Assistenza Tecnica (progetto
Trasversale)
Principali tipologie di intervento previste
Accentramento offerta e conferimento a cooperative di stoccaggio e commercializzazione
Investimenti per nuovi impianti/miglioramento di quelli esistenti
Inserimento di una figura tecnica – agronomo/agrotecnico – al livello di Comunità Montana
Strutture responsabili dell’attuazione
Produttori singoli o associati, Comunità Montane
Beneficiari del progetto
Singoli produttori
Localizzazione
Tutto territorio
Costo del progetto
Agronomo/Agrotecnico pro quota 15.000 euro (5.000 euro/cad., uno per ogni Comunità Montana coinvolta)
Commercializzazione
Durata del progetto
3 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Aziende coinvolte
Quantitativo di prodotto commercializzato
Aziende coinvolte
Aziende coinvolte
Numero progetti investimento realizzati
Numero aziende aderenti ai disciplinari di produzione
integrata
Numero Comunità Montane con punto dedicato
all’assistenza tecnica
Assistenza tecnica
Fonti di finanziamento
Investimenti: Misura I Piano si Sviluppo Rurale Regione Lazio
Agricoltura integrata: Misura III azione F.1 Piano si Sviluppo Rurale Regione Lazio
Inerbimenti superfici arboree: Misura III azione F.3 Piano si Sviluppo Rurale Regione Lazio
287
7.7 Progetti dell’industria, commercio ed artigianato
Sportello Unico Integrato
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Il progetto prevede la realizzazione, presso la sede dell’Ente Parco, di uno Sportello Unico Integrato (SUI) con quelli presenti in ogni
Comune e/o associazione di Comuni, che svolga un servizio non solamente amministrativo-burocratico, in quanto strumento di snellimento e
di semplificazione del rapporto tra Ente Parco, amministrazioni locali e operatori economici
Obiettivi
Supporto alle competenze spettante agli sportelli unici dei singoli Comuni, dove presenti
Promozione e assistenza per l’utilizzo delle strumentazioni di supporto rese disponibili dagli interventi regionali, nazionali e comunitari nei
diversi settori produttivi
Concertazione delle iniziative necessarie per azioni di valorizzazione delle potenzialità esistenti
Erogazione di servizi reali ai soggetti economici che operano all’interno dell’area protetta
Principali tipologie di intervento previste
Realizzazione di una postazione nella sede del Parco
Creazione di una rete/linea dedicata all’integrazione degli Sportelli Unici
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco, Comuni, Comunità Montane
Beneficiari del progetto
Amministrazioni locali, operatori economici, privati
Localizzazione
Sede del Parco
Costo del progetto
Euro 500.000,00
Durata del progetto
4 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Sportello unico (n.)
Indicatori di risultato
1
Amministrazioni aderenti (n.)
Sportelli Unici coinvolti (n)
Fonti di finanziamento
Legge 265/99; fondi regionali
288
INDUSTRIA, COMMERCIO ED ARTIGIANATO
Laboratori artigianali collettivi di transizione (botteghe scuola)
Livello di priorità
Descrizione del progetto
Il progetto prevede, in relazione al recupero edilizio di fabbricati in disuso l’acquisto di macchinari e utensili per la realizzazione di
laboratori artigianali collettivi di transizione (botteghe scuola)
Tali botteghe, pertanto, rappresenteranno il luogo di trasferimento di know-how tradizionale
A monte del progetto deve essere condotto uno studio di fattibilità tecnico-economica per l’individuazione geografica dei “mestieri di una
volta” e della loro riattivazione mediante l’analisi delle tecniche di produzione, della dotazione di attrezzature, delle forme di garanzia del
prodotto, dell’ottimizzazione del processo di produzione, dell’individuazione dello standard di prodotto e della commercializzazione
Obiettivi
Favorire l’insediamento di nuovi artigiani e riqualificare il sistema locale della piccola impresa e, in particolare, di quella manifatturiera,
previo contatto con gli artigiani locali e le scuole secondarie superiori
Principali tipologie di intervento previste
Studio di fattibilità per l’individuazione dei mestieri di una volta
Acquisizione di fabbricati in disuso
Ristrutturazione
Acquisto di macchinari e attrezzature
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco in collaborazione con le Amministrazioni comunali
Beneficiari del progetto
Giovani disoccupati e artigiani
Localizzazione
Da definire
Costo del progetto
Euro 250.000,00
Durata del progetto
4 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Studio di fattibilità (n.)
Prodotti e servizi riattivati
Allievi formati (n.)
Fabbricati acquisiti e recuperati (n.)
Nuova occupazione generata
Mestieri tradizionali interessati
Fonti di finanziamento
Leader +; P.S.R. Lazio Misura II.6 e II.7
289
7.8 Progetti per il turismo, la cultura e la ricreazione
Itinerari culturali e religiosi
Livello di priorità
Descrizione del progetto
1) I LUOGHI DELLA PREISTORIA
Il bacino del Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili è ricco di testimonianze della presenza dell’uomo a partire dal
Paleolitico Medio sino all’Età del Ferro, come mostrano i reperti litici, metallici e ceramici.
L’itinerario “I luoghi della Preistoria” può iniziare da Roccagiovine, comune più prossimo all’uscita dell’autostrada, e proseguire
per Percile, Moricone, Palombara Sabina, per concludersi a San Polo dei Cavalieri.
2) SULLE TRACCE DEI ROMANI
In epoca storica l’intera area dei Lucretili è stata abitata da Sabini ed Equi prima di divenire territorio romano. Pertanto varie sono
le testimonianze di epoca preromana e numerose le emergenze archeologiche risalenti all’età tardo-repubblicana e imperiale (prevalentemente
impianti di ville, tra cui la più nota è quella di Orazio a Licenza).
L’itinerario può avere inizio da Vicovaro o da Marcellina (località più prossime all’uscita dell’autostrada) e interessa tutti i comuni
con la sola eccezione di Monteflavio.
3) IL MEDIOEVO SI RACCONTA
Tutti i comuni che costituiscono il perimetro del Parco dei Monti Lucretili, a prescindere dalla loro origine, si sono sviluppati in età
medievale e a lungo sono stati feudi, proprietà delle varie grandi famiglie nobiliari della zona. Le vicende storiche che essi hanno attraversato
sono ancora ben leggibili nell’assetto urbanistico, nei luoghi di culto e sui muri di castelli e palazzi, anche quando questi sono ridotti a rovine
non più abitabili.
L’itinerario medievale coinvolge tutte le realtà comunali dell’area e proprio per questo può avere inizio da qualsiasi centro urbano.
4) LE CHIESE DEI LUCRETILI: CRISTIANITA’ STORIA E ARCHITETTURA
I comuni del territorio si sono sviluppati nel medioevo e fino al 1870 hanno fatto parte del Patrimonio di S. Pietro; alcuni sono stati
nella sfera di influenza dell’Abbazia di Farfa. Pertanto si presentano particolarmente ricchi di chiese, abbazie e conventi tuttora frequentati
luoghi di culto, spesso pregevoli per l’antichità e/o dal punto di vista architettonico.
È molto facile, dunque, individuare un itinerario religioso che divenga attrattiva per il turismo.
Le località più interessanti dell’itinerario sono:
1) l’Abbazia di S. Giovanni in Argentella (VIII-XII sec.) in Palombara Sabina e i resti di S. Maria del Piano in Orvinio, entrambi
monumenti nazionali;
2) la Chiesa di S. Maria in Monte Dominici in Marcellina; la Chiesa di S. Nicola sul Monte Gennaro; il Romitorio rupestre di S. Angelo sul
Monte Morra (Conventillo); il Cenobio di S. Angelo presso Montorio Romano;
3) Santuario Beato Bernardo in Montorio Romano; Santuario di S. Maria delle Grazie in Scandriglia.
Conformemente alla vigente normativa, occorre prevedere un’adeguata predisposizione per la fruizione degli itinerari da parte dei
disabili.
Obiettivi
1) sviluppare la conoscenza del territorio e delle sue attrattive storiche, culturali e religiose, creando specifici itinerari;
2) accrescere la presenza turistica;
3) diversificare la fruizione del territorio ampliandone l’offerta.
Principali tipologie di intervento previste
catalogazione dell’esistente;
predisposizione di materiale illustrativo (monografie tematiche, brochures, ecc.) da divulgare in loco e nelle zone limitrofe (sedi
comunali, centri visita del Parco, pro-loco, esercizi pubblici) e presso scuole, università, musei, associazioni ambientalistiche e di
volontariato, biblioteche, circoli culturali, santuari, chiese;
apposizione di ricca e appropriata cartellonistica che pubblicizzi l’esistente e lo renda maggiormente fruibile;
realizzazione di servizi di supporto per i disabili;
potenziamento delle pro-loco;
290
-
creazione e/o potenziamento di infrastrutture (parcheggi, punti di informazione, segnaletica in prossimità dei centri abitati, degli accessi
al Parco e in tutte le zone di interesse storico, archeologico e naturalistico).
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco
Beneficiari del progetto
Abitanti, turisti, operatori del terziario e enti pubblici e privati.
Localizzazione
Territorio del bacino del Parco
Costo del progetto
Euro 30.000,00
Durata del progetto
2 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Comuni interessati
Fonti di finanziamento
UE, Regione, Province, Comunità Montane, Ente Parco, Comuni, Agenzie Provinciali e Regionali per il Turismo, Camere di Commercio,
Sponsor Privati.
291
TURISMO E CULTURA
Informatizzazione biblioteche e creazione sezioni storiche e naturalistiche
Livello di priorità
Descrizione del progetto
In quasi tutti i paesi compresi nel territorio è presente una biblioteca comunale.
Il progetto prevede:
1)
la costituzione di una biblioteca comunale là dove è assente e l’incremento di quelle già esistenti;
2)
lo sviluppo della sezione scientifico-naturalistica, in particolare con testi relativi alla realtà del Parco;
3)
la costituzione di una sezione storico-culturale relativa alle singole realtà comunali e al loro territorio;
4)
collegamento telematico con la rete INTERNET (che permette a chiunque si colleghi di accedere ai dati), completato dalla rete
INTRANET (che collega tra loro le biblioteche dei tredici Comuni).
Obiettivi
La creazione di una biblioteca comunale là dove è assente, l’incremento di quelle esistenti e la loro messa in rete (INTRANET) accrescono in
generale la diffusione del sapere soprattutto per i giovani abitanti delle zone e per tutti coloro che ne vogliano usufruire.
La specifica bibliografia scientifico-naturalistica collegata alle reti INTERNET e INTRANET, favorendo la conoscenza del Parco, valorizza
anche le realtà comunali che ne costituiscono il confine.
La creazione della sezione storico-culturale permette agli abitanti la presa di coscienza della propria identità storico-culturale, ai forestieri la
conoscenza delle realtà che stanno visitando.
Principali tipologie di intervento previste
1)
Acquisto di testi mirati all’attivazione e all’ampliamento delle biblioteche comunali, dopo opportune intese tra i responsabili;
2)
Acquisto di testi specifici per la creazione di sezioni scientifico-naturalistiche;
3)
Reperimento e catalogazione di tutti i lavori relativi al territorio già pubblicati e loro inserimento nella sezione storico-culturale.
Promozione di ricerche da parte di studiosi sulla realtà storico-culturale dell’area;
4)
Messa in rete (INTERNET e INTRANET) delle biblioteche.
Strutture responsabili dell’attuazione
Le Amministrazioni Comunali interessate per la creazione di una biblioteca comunale là dove è assente; l’Ente Parco per la loro
messa in rete.
Beneficiari del progetto
Abitanti, visitatori, ricercatori, scuole, università, enti pubblici e privati.
Localizzazione
Territorio del bacino del Parco
Costo del progetto
Euro 450.000,00
Durata del progetto
4 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Comuni interessati
Fonti di finanziamento
UE, Regione, Province, Comunità Montane, Ente Parco, Comuni, Agenzie Provinciali e Regionali per il Turismo, Camere di
Commercio, Sponsor Privati.
292
TURISMO E CULTURA
Valorizzazione prodotti tipici e cucina locale
Livello di priorità
Descrizione del progetto
La cucina dei Lucretili presenta piatti simili, anche se differenziati a volte negli ingredienti o nelle quantità. Ciò perché esiste un’identità
“colturale”, che si ritrova nei frutti della sua terra, sia come materie prime che come prodotti trasformati.
Olivo, vite, ciliegie e tutta la frutta estiva, farro, funghi, piccole quantità di tartufi, carne ovina e bovina brada, ecc., rappresentano le
produzioni più diffuse nell’intera zona. Quindi olio, vino, frutta e carne alla brace divengono protagoniste delle sagre, delle mostre-mercato e
delle feste patronali.
C’è inoltre una “linea di prodotti” che accomuna tutti i tredici paesi Lucretili, quelli da forno. Ciambelle al vino e all’anice, tozzetti, nociata e
altri dolci con frutta secca, ecc. sono presenti in ogni comune e costituiscono una curiosità a cui i visitatori non sanno resistere.
È necessario allora prevedere azioni di promozione e di valorizzazione dell’esistente sotto un unico marchio che ne garantisca la provenienza
e la genuinità.
Obiettivi
L’obiettivo della presente proposta consiste nella valorizzazione dei prodotti tipici e della cucina locale prevalentemente attraverso l’efficace
azione operata dalle pubbliche manifestazioni che si svolgono durante l’anno numerose in ogni comune.
Principali tipologie di intervento previste
Il progetto prevede interventi mirati a una più diffusa conoscenza e pubblicizzazione dei prodotti attraverso:
1) l’allestimento di vetrine da porre in luoghi strategici come:
autogrill in prossimità delle uscite di Tivoli e Vicovaro-Mandela;
Centri Visita del Parco;
sagre di prodotti tipici o della cucina locale;
mostre-mercato;
feste patronali;
ogni altra pubblica manifestazione;
2) l’organizzazione e la pubblicazione di:
un calendario annuale unico delle manifestazioni organizzate nei tredici comuni;
monografie tematiche sulle materie prime prodotte: da dove vengono, come si ottengono, la loro storia, il loro impiego;
Collana “Alla ricerca dei sapori antichi – i piatti tipici e le loro ricette”:
gli antipasti;
le paste, le minestre e le zuppe;
i secondi piatti;
i dolci.
Strutture responsabili dell’attuazione
Ente Parco.
Beneficiari del progetto
Abitanti, turisti, operatori del terziario e enti pubblici e privati
Localizzazione
Territorio del bacino del Parco
Costo del progetto
Euro 50.000,00
Durata del progetto
4 anni
Indicatori fisici di realizzazione e risultato
Indicatori di realizzazione
Indicatori di risultato
Fonti di finanziamento
UE, Regione, Province, Comunità Montane, Ente Parco, Comuni, Agenzie Provinciali e Regionali per il Turismo, Camere di
Commercio, Sponsor Privati.
293
8. PARCO PROGETTI :
PNR “MONTI LUCRETILI ”
D I RE Z IO NE
DE L
( E L ABO RAZ I O NE
DE L L A
P AR CO )
8.1 Database
Allo stato attuale il Database del Parco Progetti contiene 501 progetti di cui 364 provenienti dal
precedente Database e 137 inseriti ex novo in seguito al censimento in atto dalla strutture del
Parco in collaborazione con gli uffici tecnici dei singoli comuni.
Il Database è in via di completamento a causa dei tempi richiesti dalla trasmissione delle
informazioni da parte dei comuni.
8.2 Sintesi delle informazioni raccolte
Di seguito vengono riportati alcuni dati sintetici sulle informazioni sin qui raccolte.
294
8.2.1 Distribuzione territoriale dei Progetti
COMUNI
Licenza
Marcellina
Monteflavio
Montorio Romano
Moricone
Orvinio
Palombara Sabina
Percile
Poggio Moiano
Roccagiovine
San Polo dei Cavalieri
Scandriglia
Vicovaro
ubicaz. non definita
Nuova proposta
1
4
13
4
5
5
2
2
4
2
6
2
Proposta
2
4
6
1
3
12
16
4
2
1
3
5
2
66
STATO
Finanziato
2
2
2
10
2
4
1
4
1
1
7
Realizzato
16
8
5
2
2
2
7
13
1
12
13
6
1
32
n.d.
6
5
5
2
4
4
6
7
7
6
6
110
Tot.
27
23
31
9
14
29
31
29
8
26
24
24
9
217
501
295
Nuovi progetti proposti
296
Progetti già proposti in passato
297
Progetti finanziati
298
Progetti realizzati
299
Progetti indeterminati
300
Progetti proposti
301
8.2.2 Distrubuzione terriotoriale dei progetti sulla base della tipologia
Comune di San Polo dei Cavalieri
Comune di Roccagiovine
Comune di Poggio Moiano
Comune di Palombara Sabina
-
-
-
-
-
1
-
-
-
-
2
-
1
-
3
3
1
2
-
3
1
-
7
Gestione Ente
-
-
-
-
-
-
-
-
-
1
-
-
-
-
Monitoraggio risorse ambientali
-
-
-
-
-
-
1
-
-
1
-
-
-
5
ubicaz. non definita
Comune di Vicovaro
-
-
Comune di Scandriglia
-
-
Comune di Percile
Comune di Monteflavio
-
Educazione ambientale
Comune di Orvinio
Comune di Marcellina
Agroforestale
Comune di Moricone
TIPOLOGIA INTERVENTI
Comune di Licenza
Comune di Montorio Romano
I progetti sono stati differenziati in base alla tipologia.
Comunicazione
-
-
1
-
-
-
1
-
-
-
-
2
-
-
Fruizione
3
2
14
6
6
4
6
5
1
4
6
12
3
42
LL.PP.
1
1
13
4
5
1
-
2
2
-
1
-
-
4
Promozione
-
2
-
1
8
1
-
1
-
1
-
-
-
3
Conservazione della natura
1
1
2
2
-
2
-
-
2
-
1
1
-
7
Monitoraggio ambientale
-
-
-
-
-
-
-
-
2
-
-
-
-
-
Valorizzazione patrimonio storico
-
2
4
2
2
2
1
-
-
2
-
-
-
-
-
-
1
-
-
-
1
1
3
1
-
-
1
7
22
15
9
1
4
20
21
22
2
17
12
10
5
138
Sviluppo sostenibile
non definita
302
Agroforestale
Educazione ambientale
Gestione Ente
Comunicazione
303
Fruizione
LLPP
Promozione
Conservazione della Natura
304
Monitoraggio ambientale
Valorizzazione patrimonio storico
Sviluppo sostenibile
Tipologia Non definita
305
8.2.3 Impegno economico dei progetti
Seguendo lo stesso criterio, la seguente tabella riporta il raggruppamento degli importi per ciascun comune.
COSTO
COMUNI
Licenza
Marcellina
Monteflavio
Montorio Romano
Moricone
Orvinio
Palombara Sabina
Percile
Poggio Moiano
Roccagiovine
San Polo dei Cavalieri
Scandriglia
Vicovaro
ubicaz. non definita
Nuova proposta
Proposta
Finanziato
Realizzato
n.d.
Tot.
600.000,00
6.246.600,00
1.945.175,00
2.402.328,00
750.000,00
3.050.000,00
30.000,00
1.149.000,00
361.000,00
1.200.000,00
232.405,00
526.000,00
150.000,00
320.000,00
20.680,00
145.494,00
285.000,00
368.117,00
1.963.405,00
6.785.397,00
2.506.498,00
2.402.328,00
945.000,00
4.067.000,00
2.127.322,00
1.213.972,00
1.585.000,00
1.190.000,00
50.000,00
228.178.487,00
253.014.409,00
415.829,00
195.000,00
1.017.000,00
348.608,00
652.972,00
250.000,00
611.114,00
300.000,00
50.000,00
1.320.352,00
221.181.597,00
200.000,00
385.000,00
640.000,00
5.476.538,00
150.000,00
18.600,00
200.000,00
N° interventi senza
costo/Tot. Int.
(%) interventi
senza costo
21/27
16/23
13/31
5/9
9/14
20/29
25/31
23/29
5/8
21/26
24/24
20/24
8/9
174/217
77,8
69,6
41,9
55,6
64,3
69,0
80,6
79,3
62,5
80,8
100,0
100,0
88,9
80,2
8.2.4 Elenco dei progetti per Comune
COMUNE
STATO
TITOLO
Montorio Romano n.d.
Polo didattico (LABTER)
Montorio Romano n.d.
Siti storico-archeologici
Montorio Romano Nuova proposta
Completamento, recupero Romitorio Sant' Angelo
Montorio Romano Nuova proposta
Sistemazione Parco Comunale loc. "Prati"
Sistemazione area di pertinenza della Chiesa rurale di
Montorio Romano Nuova proposta
Monte Calvario
Montorio Romano Nuova proposta
Sistemazione giardini in Via Roma e Via IV Novembre
Montorio Romano Proposto
MUSEO DELL'ACQUA (LOCALITA' SANT'ANGELO)
Montorio Romano Realizzato
Aree sosta
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Montorio Romano Realizzato
MONTORIO ROMANO (RM)
Percile
n.d.
Aree faunistiche
Percile
n.d.
CENTRO DI MECCANIZZAZIONE DIDATTICO
L’UOMO E L’ACQUA: I VALORI DELL’ACQUA
Percile
n.d.
NATURALE E DELL’ACQUA COSTRUITA
RESTAURO SITO SANTA MARIA DELLA VITTORIA
Percile
n.d.
NEL COMUNE DI PERCILE
Percile
n.d.
S. Maria della Vittoria in Percile
Percile
n.d.
Siti storico-archeologici
Realizzazione Centro Sportivo adiacente al Campo
Percile
Nuova proposta
Sportivo
Realizzazione di un’area destinata sosta Camper e zona
Percile
Nuova proposta
operativa protezione civile.
Percile
Proposto
MUSEO DELLE TRADIZIONI POPOLARI
RECUPERO
EDIFICIO
TEODORI
PER
Percile
Proposto
TRASFORMAZIONE IN STRUTTURA RICETTIVA
Percile
Proposto
Sentieri
Percile
Proposto
Siti storico-archeologici
Percile
Realizzato
Aree sosta
307
COMUNE
STATO
TITOLO
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Percile
Realizzato
PERCILE (RM)
DIRADAMENTO
E
POTATURA
CONIFERE
ARTIFICIALI FORESTA DEMANIALE REGIONALE
Percile
Realizzato
“LAGO PERCILE”
Ripristino stabilità e restauro S. Maria della Vittoria
(Eremo).
Percile
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 412
Vivaio
Percile
Finanziato
per
specie
autoctone.
Vedi allegato - Pratica 481/CS.
Progetto esecutivo di recupero all'uso dell'edificio
scolastico
Percile
Realizzato
"O.
Vedi allegato - Pratica 48/LP.
Percorsi
Percile
Realizzato
Teodori".
in
Natura
-
stralcio
Percile.
Vedi allegato - Pratica 1026/LP.
Consolidamento e Restauro Palazzo Borghese sede
Comunale.
Percile
Realizzato
Vedi Allegato - Pratica 139.
Progetto esecutivo lavori di ristrutturazione borgo
artigiano
Percile
Realizzato
per
Realizzato
Realizzato
strada
rurale
Percile
-
Civitella.
Vedi allegato - Pratica 263.
Recupero
Percile
tematico.
Vedi allegato - Pratica 172.
Sistemazione
Percile
museo
fontanile
degli
Aliucci.
Vedi allegato - Pratica 1152/UR.
Interventi di fruizione e valorizzazione. Ordinanza n°
05/2008 per misure di messa in sicurezza ex casermetta e
Percile
Finanziato
relativa recinzione. Vedi allegato - Pratiche 1237/bis e ter.
Riqualificazione e rinaturalizzazione fluviale del fosso di
Percile.
Percile
Realizzato
Vedi aleegato - Pratica 1247/UR
Recupero edifici pubblici - intervento 4723 - edificio già
adibito
Percile
Realizzato
abottega
artigianale
"antica
fabbrica".
Vedi allegato - Pratica 1253/UR
308
COMUNE
STATO
TITOLO
Restauro della Chiesa di S. Maria della Vittoria - APQ7.
Percile
Finanziato
Vedi allegato - Pratica 1360/8.
Consolidamento e messa in sicurezza area pubblica - prog.
Definitivo.
Percile
Finanziato
Vedi allegato - Pratica 1472/8.
Recupero architettonico e restauro affreschi Chiesa di
Santa
Anatolia.
Percile
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 356.
Palombara Sabina
n.d.
INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE
Palombara Sabina
n.d.
MUSEO DELL'OLIVO-ECO-MUSEO
Palombara Sabina
n.d.
Porta del Parco
UN CENTRO STORICO VIVO E VIVIBILE PER
Palombara Sabina
n.d.
PALOMBARA SABINA
Area sosta pic nic e percorso didattico naturalistico
Palombara Sabina
Nuova proposta
archeologico
Realizzazione di una fattoria didattica nel Parco Naturale
Palombara Sabina
Nuova proposta
dei Monti Lucretili
Palombara Sabina
Proposto
Aree faunistiche
Palombara Sabina
Proposto
Aree faunistiche
CENTRO DI ASSISTENZA TECNICA AGRO-SILVO-
Palombara Sabina
Proposto
PASTORALE
Palombara Sabina
Proposto
CENTRO STUDI
Palombara Sabina
Proposto
INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE
Palombara Sabina
Proposto
LA VIA DELL'ACQUA - PONTE DEL DIAVOLO
Palombara Sabina
Proposto
Sentieri
Palombara Sabina
Proposto
Siti storico-archeologici
Palombara Sabina
Proposto
Siti storico-archeologici
Palombara Sabina
Proposto
Siti storico-archeologici
Palombara Sabina
Proposto
Siti storico-archeologici
Palombara Sabina
Proposto
Siti storico-archeologici
Palombara Sabina
Proposto
Siti storico-archeologici
Palombara Sabina
Proposto
Siti storico-archeologici
Palombara Sabina
Proposto
Siti storico-archeologici
309
COMUNE
STATO
TITOLO
Palombara Sabina
Proposto
Siti storico-archeologici
RESTAURO CONSERVATIVO DELLA CHIESA DI
SAN MICHELE ALL'INTERNO DEL PARCO DEI
MONTI LUCRETILI NEL COMUNE DI PALOMBARA
Palombara Sabina
Finanziato
SABINA.
Palombara Sabina
Finanziato
SCUOLA GUIDE - PARCO
Palombara Sabina
Realizzato
Aree faunistiche
Palombara Sabina
Realizzato
Aree sosta
Palombara Sabina
Realizzato
Aree sosta
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Palombara Sabina
Realizzato
PALOMBARA SABINA (RM)
Palombara Sabina
Realizzato
MUSEO ARCHEOLOGICO
Palombara Sabina
Realizzato
Polo didattico (MUSEO NATURALISTICO)
RESTAURO SITO STORICO DI CASTIGLIONE NEL
Palombara Sabina
Realizzato
COMUNE DI PALOMBARA SABINA
Comune di Roccagiovine. Progetto per lavori di
consolidamento, ristrutturazione e Restauro della Chiesa di
Roccagiovine
n.d.
S. Maria Sopra Le Case
Roccagiovine
n.d.
Polo didattico
RECUPERO
S,MARIA
DELLE
CASE
Roccagiovine
n.d.
ROCCAGIOVINE
Roccagiovine
n.d.
Siti storico-archeologici
Roccagiovine
n.d.
Siti storico-archeologici
Roccagiovine
n.d.
Siti storico-archeologici
Roccagiovine
Nuova proposta
Ricostruzione Romitorio "Madonna dei Ronci"
Roccagiovine
Nuova proposta
Ricostruzione Romitorio "Madonna dei Ronci"
Roccagiovine
Proposto
MUSEO DEL TERRITORIO
Roccagiovine
Finanziato
Ampliamento sede comunale
Roccagiovine
Finanziato
Impianti Sportivi
Roccagiovine
Realizzato
Aree sosta
A
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Roccagiovine
Realizzato
ROCCAGIOVINE (RM)
Roccagiovine
Realizzato
Ampliamento
sede
Comunale.
310
COMUNE
STATO
TITOLO
Vedi allegato - Pratica 169.
Ripristino e miglioramento della strada rurale Della Valle.
Roccagiovine
Realizzato
Vedi allegato - Pratica192
Tutela
Roccagiovine
Realizzato
Sorgenti
Realizzato
Vasche".
rurale
Formello.
Vedi allegato - Pratica 216.
Sistemazione
Roccagiovine
"le
Strada
Vedi allegato - Pratica 266
Ripristino e miglioramento della Strada rurale Cerce
Mario/Colle
Roccagiovine
Realizzato
Vendetto
-
primo
intervento.
Vedi allegato - Pratica 448
Ampliamento Sede Comunale - secondo intervento
L.R.88/80
Roccagiovine
Realizzato
int.
definitivo
completamento
Realizzato
comunali.
Vedi allegato - Pratica 449/LP.
Progetto
Roccagiovine
Sedi
-
esecutivo
di
per
intervento
Piazza
di
Vacuna.
Vedi allegato - Pratica 1077/UR.
Costone roccioso - sistemazione del percorso naturale
pedonale.
Roccagiovine
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 1328/UR.
Rinnovo Nulla - Osta prot. 3238 del 08/11/2002 (Pratica
242
Roccagiovine
Realizzato
-
Serbatoio
di
accumulo).
Vedi allegato - Pratica 1329/UR.
Recupero di Santa Maria Sopra le Case - V APQ7
intervento
Roccagiovine
Finanziato
n°
48.
Vedi allegato - Pratica 1388/8
Intervento viabilità rurale: "Strada del Formello (Del.
Cons.
Roccagiovine
Realizzato
Prov.
N°
173
del
22/02/2007.
Vedi allegato - Pratica 1487/8.
Pr. Esecutivo intervento miglioramento viabilità rurale
(Prov.
Roccagiovine
Finanziato
Di
Realizzato
Dip.
V
Serv.
2
Agric.).
Vedi allegato - Pratica 1499/8.
Sistemazione
Roccagiovine
Roma
Fosso
Capo
d'Acqua.
Vedi allegato - Pratica 311.
311
COMUNE
STATO
TITOLO
Intervento di recupero ambientale e di valorizzazione
turistica della strada Vicovaro – Ara delle Micelle –
Vicovaro
n.d.
Fontanile Fumiccia.
Vicovaro
n.d.
Manutenzione straordinaria chiesa S. Antonio Abate
Vicovaro
n.d.
MUSEO DEL TERRITORIO
Vicovaro
n.d.
Polo didattico
Vicovaro
n.d.
Porta del Parco
Vicovaro
n.d.
Siti storico-archeologici
CENTRO ASSISTENZA TECNICA AGRO- SILVO-
Vicovaro
Proposto
PASTORALE
Vicovaro
Proposto
Sentieri
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Vicovaro
Realizzato
VICOVARO (RM)
Licenza
n.d.
Aree faunistiche
Licenza
n.d.
Polo didattico
Progetto di ripopolamento di ungulati nel territorio del
Parco da realizzarsi nel Comune di Licenza (Prov. Di
Licenza
n.d.
Roma).
Licenza
n.d.
Siti storico-archeologici
Vivaio forestale - Centro per la conservazione ed il
Licenza
n.d.
miglioramento del patrimonio genetico vegetale
Licenza
Nuova proposta
Ex stalle - Punto di Ristoro/Ricettivo Loc. " Pantano "
Licenza
Proposto
INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE
MUSEO
DELL'AQUILA
EDILIZIO
DI
REALE
RESTAURO
E
-
PROGETTO
RISANAMENTO
Licenza
Proposto
CONSERVATIVO
Licenza
Finanziato
ECOALBERGHI - CASTELLO ORSINI (LICENZA)
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Licenza
Realizzato
LICENZA
Licenza
Realizzato
MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO (ESISTENTE)
RECUPERO
DELLA
TORRE
ADIACENTE
Licenza
Realizzato
ALPALAZZO BARONALE A LICENZA (I LOTTO)
Licenza
Realizzato
Valorizzazione Strada tra Via Licinese e Villa di Orazio.
312
COMUNE
STATO
TITOLO
Vedi allegato - Pratica 6
Acquedotto
Licenza
Realizzato
"La
Vedi allegato - Pratica 14.
Sistemazione
Licenza
Realizzato
Cascata".
verde
centro
visita.
Vedi allegato - Pratica 107.
Progetto di consolidamento costone orientale del paese di
Licenza.
Licenza
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 118.
Resstauro e risanamento conservativo Loc. "La Posta" da
adibire
Licenza
a
Museo
dell'Aquila.
Vedi allegato - Pratica 135.
Realizzazione centro Documentazione e servizio del
Museo
Licenza
Realizzato
Oraziano.
Vedi allegato - Pratica 138.
Realizzazione percorso pedonale Villa di Orazio - Museo
Oraziano.
Licenza
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 226.
Recupero
Licenza
Realizzato
ambientale
e
parcheggio
interrato.
Vedi allegato - Pratica 462.
Lavori di sistemazione idraulica in Via Cerqueto Rosso.
Licenza
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 463.
Risanamento del dissesto in atto lungo la strada Licenza Roccagiovine.
Licenza
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 464.
Ripristino
Licenza
Realizzato
Strada
Comunale
"Sainesi".
Vedi allegato - Pratica 1210/UR
Recupero e risanamento delle abitazioni nei centri storici
del Lazio (Del.ni G.R. 354/04, 419/06 e 72/07).
Licenza
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 1339/UR.
V Accordo integrativo APQ7 - Intervento 51 - Recupero
della Torre adiacente al Palazzo Bharonale (I° Lotto).
Licenza
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 1494/8.
313
COMUNE
STATO
TITOLO
Sistemazione
strada
rurale.
Licenza
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 264.
Licenza
Finanziato
Ecoalbergo Castello Orsini di Licenza.
Allestimento Museale Chiesa S.Giacomo - Museo
Orvinio
Nuova proposta
Naturalistico Paleonteologico
Commpletamento cartellonistica informativa " Porta del
Orvinio
Nuova proposta
Parco"
Orvinio
Nuova proposta
Completamento Ecoalbergo
Orvinio
Nuova proposta
Recupero Castello di Orvinio
Orvinio
Nuova proposta
Terrazza sul Parco - Completamento
Orvinio
Proposto
Aree faunistiche
Orvinio
Proposto
Aree sosta
CENTRO
Orvinio
Proposto
ASSISTENZA
Proposto
AGRO
-
SILVO.PASTORALE
CENTRO
Orvinio
TECNICA
EDUCAZIONE
AMBIENTALE
E
FORMAZIONE
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Orvinio
Proposto
ORVINIO (RI)
Orvinio
Proposto
INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE
Località le Petriane nel Comune di Orvinio (Porta del
Orvinio
Proposto
Parco)
Orvinio
Proposto
Polo didattico
Orvinio
Proposto
Porta del Parco
Orvinio
Proposto
Siti storico-archeologici
Orvinio
Proposto
Siti storico-archeologici
Orvinio
Proposto
Siti storico-archeologici
Orvinio
Finanziato
Chiesa di S. Giacomo nel Comune di Orvinio
ECO ALBERGHI- EX CONVENTO S. MARIA DEI
Orvinio
Finanziato
RACCOMANDATI (ORVINIO)
Orvinio
Realizzato
Aree faunistiche
Orvinio
Realizzato
Siti storico-archeologici
Accesso
Orvinio
Finanziato
attrezzato
per
il
Parco.
Vedi allegato - Pratica 15.
314
COMUNE
STATO
TITOLO
Realizzazione verde pubblico e attrezzato e parcheggio a
servizio
Orvinio
Finanziato
"accesso
N.E."
del
Parco.
Vedi allegato - Pratica 482.
Realizzazione area attrezzata "Terrazza sul Parco.
Orvinio
Finanziato
Vedi allegato - Pratica 1139/UR.
Realizzazione di un piccolo parcheggio pubblico e
sistemazione
Orvinio
Finanziato
della
strada
Comunale
Petriane.
Vedi allegato - Pratica 1228/UR.
Intervento per la valorizzazione ed il completamento delle
aree
a
servizio
della
Orvinio
Finanziato
Vedi allegato - Pratica 1239/UR.
Orvinio
Finanziato
Chiesa di San Giacomo - APQ7.
"Porta
del
Parco".
DOCUP - Ecoalbergo "Ex Convento S. Maria dwi
Orvinio
Finanziato
Raccomandati"
Orvinio
Finanziato
DOCUP - "Ex Convento S. Maria dei Raccomandati".
Poggio Moiano
Nuova proposta
Prevenzione incendi boschivi Monte Pendente Z. Ab7
Realizzazione Centro Espositivo - Museo - Filiera-
Poggio Moiano
Nuova proposta
Olivicola
Poggio Moiano
Nuova proposta
Realizzazione Fattoria Didattica in loc.Mola Liva
Poggio Moiano
Nuova proposta
Sistemazione Rifugio Forestale Cima Casarene.
Poggio Moiano
Proposto
Polo didattico
Potenziamento
Poggio Moiano
Proposto
filiera
zootecnica
-
Potenziamento
mattatoio consortile.
Acquisizione e restauro di immobili per la realizzazione di
un centro culturale ed espositivo per la valorizzazione dei
Poggio Moiano
Finanziato
prodotti del Parco nel Comune di Poggio Moiano
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Poggio Moiano
San
Polo
Realizzato
dei
Cavalieri
San
Polo
Cavalieri
n.d.
dei
n.d.
POGGIO MOIANO (RI)
Aree faunistiche
INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE
315
COMUNE
STATO
TITOLO
PROGETTO
San
Polo
dei
Cavalieri
San
Polo
San
Polo
dei
n.d.
dei
Cavalieri
San
Polo
n.d.
dei
Cavalieri
San
Polo
n.d.
dei
Cavalieri
San
Polo
n.d.
dei
Cavalieri
San
Polo
LA
DEL MONTE MORRA
Siti storico-archeologici
Siti storico-archeologici
Siti storico-archeologici
Siti storico-archeologici
INTERVENTI
Proposto
dei
Cavalieri
PER
RIQUALIFICAZIONE DEL SITO DI ARRAMPICATA
n.d.
Cavalieri
PRELIMINARE
DI
RECUPERO
E
RIPRISTINO
GEOMORFOLOGICO
INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE
Proposto
AMBIENTALE
Indagine e manutenzione dell’Abitato su altura Monte
San
Polo
dei
Finanziato
Cavalieri
San
Polo
dei
Cavalieri
San
Polo
Realizzato
dei
Cavalieri
San
Polo
Realizzato
dei
Cavalieri
San
Polo
Realizzato
dei
Cavalieri
San
Polo
Realizzato
dei
Cavalieri
San
Polo
Realizzato
dei
Cavalieri
San
Polo
Realizzato
dei
Cavalieri
San
Polo
Cavalieri
Morra, eremo S. Angelo sulla Morra (Conventillo)
risalente al XII/XIII nel Comune di S. Polo Cavalieri
Aree faunistiche
Aree sosta
Aree sosta
Aree sosta
Aree sosta
Aree sosta
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL
Realizzato
dei
Realizzato
COMUNE DI
SAN POLO DEI CAVALIERI (RM)
MUSEO DEL CALCARE
316
COMUNE
San
Polo
STATO
dei
Cavalieri
San
Polo
Realizzato
dei
Cavalieri
San
Polo
San
Polo
dei
San
Polo
dei
San
Polo
faunistica
dell'Istrice.
Vedi allegato - Pratica 611/LP.
Recupero e riqualificazione della Chiesetta del Pratone.
Proposto
dei
Cavalieri
FAVALE
Area
Realizzato
Cavalieri
Polo didattico
VIVAIO PIANTE OFFICINALI - LOCALITA' PRATO
Realizzato
Cavalieri
TITOLO
Vedi allegato - Pratica 1359/8
Sistemazione delle strade rurali "Vazzolina - Capuzzillo".
Realizzato
dei
Vedi allegato - Pratica 1153/UR.
Sistemazione
del
Fontanile
"Longarina".
Cavalieri
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 1175/UR
Marcellina
n.d.
Sistemazione ex cava CIDI in loc. Monte Guardia
Marcellina
n.d.
Siti storico-archeologici
Marcellina
n.d.
Siti storico-archeologici
Marcellina
n.d.
Siti storico-archeologici
Marcellina
n.d.
Siti storico-archeologici
Marcellina
Nuova proposta
Centro Sportivo Comunale
Marcellina
Nuova proposta
Centro sportivo Comunale
Marcellina
Nuova proposta
Parco Archeologico di tipo urbano
Marcellina
Nuova proposta
Parco archeologico di tipo urbano
INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE
Marcellina
Proposto
AMBIENTALE
INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE
Marcellina
Proposto
AMBIENTALE
INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE
Marcellina
Proposto
AMBIENTALE
Marcellina
Proposto
Polo didattico
Acquisizione, recupero e creazione di un Antiquarium
intercomunale nella Cisterna Romana di Colle Ciccone
Marcellina
Finanziato
(primo lotto)
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNEDI
Marcellina
Realizzato
MARCELLINA (RM)
317
COMUNE
STATO
TITOLO
Recupero infrastrutturale dello stabilimento Ex CIDI e
Marcellina
Realizzato
dell’aree circostanti
Recupero aree degradate: sistemazione ex cava C.I.D.I. Progetto
Marcellina
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 466.
Percorsi
Marcellina
Realizzato
Realizzato
in
natura
-
stralcio
Marcellina.
Vedi allegato - Pratica 1026/LP.
Intervento
Marcellina
esecutivo.
di
risanamento
Fosso
del
Grognale.
Vedi allegato - Pratica 37.
Intervento di sistemazione dell'area attigua alle sorgenti di
Capo
Marcellina
Realizzato
d'Acqua.
Vedi allegato - Pratica 151.
Manutenzione straordinaria del Fosso del Grognale
(sistemazione
idraulica
e
recupero
paesaggistico).
Marcellina
Realizzato
Vedi allegato - Pratica 1259/UR.
Marcellina
Realizzato
Risanamento Chiesa di Cristore (fondi Provinciali).
Marcellina
Finanziato
APQ7 - Cisterna Romana (realizzazione Antiquarium)
Scandriglia
n.d.
Aree faunistiche
CENTRO DOCUMENTAZIONE PER IL TURISMO
Scandriglia
n.d.
ECO- COMPATIBILE
Scandriglia
n.d.
CENTRO STUDI
INTERVENTI
DI
RECUPERO
E
RIPRISTINO
Scandriglia
n.d.
GEOMORFOLOGICO
Scandriglia
n.d.
INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE
Scandriglia
n.d.
Polo didattico
Scandriglia
Nuova proposta
Scandriglia
Nuova proposta
Realizzazione di un "Centro per la conservazione attiva
della biodiversità di tipo Appenninico" e realizzazione di
Scandriglia
Nuova proposta
parcheggio funzionale alla fruizione del suddetto Centro.
Realizzazione di un "Centro per la conservazione attiva
della biodiversità di tipo Appenninico" e realizzazione di
Scandriglia
Nuova proposta
parcheggio funzionale alla fruizione del suddetto Centro.
318
COMUNE
STATO
TITOLO
Scandriglia
Nuova proposta
Sistemazione area loc. Pianozze Scandriglia
Scandriglia
Nuova proposta
Sistemazione area loc. Pianozze Scandriglia
INTERVENTI
Scandriglia
Proposto
Proposto
RECUPERO
E
RIPRISTINO
RECUPERO
E
RIPRISTINO
RECUPERO
E
RIPRISTINO
GEOMORFOLOGICO
INTERVENTI
Scandriglia
DI
DI
GEOMORFOLOGICO
INTERVENTI
DI
Scandriglia
Proposto
GEOMORFOLOGICO
Scandriglia
Proposto
RIPRISTINO RIFUGIO FORESTALE "C. LINZOLI"
Scandriglia
Proposto
Sentieri
Restauro del complesso di San Nicola a Scandriglia (II
Scandriglia
Finanziato
lotto)
Scandriglia
Realizzato
Aree sosta
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Scandriglia
Realizzato
SCANDRIGLIA (RI)
Scandriglia
Realizzato
Porta del Parco
Restauro del complesso di San Nicola a Scandriglia (I
Scandriglia
Realizzato
Scandriglia
lotto)
Recupero ambientale strada Orvinio - Scandriglia.
Realizzato
Scandriglia
Vedi allegato - Pratica 557/LP.
Manutenzione straordinaria per adeguamento e messa in
sicurezza
Realizzato
e
bonifica
frane
S.P.39
Km
7+000.
Vedi allegato - Pratica 1430/8.
INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE
Moricone
n.d.
AMBIENTALE
Recupero e consolidamento della chiesa Madonna del
Moricone
n.d.
Passo nel Comune di Moricone (Rm)
Moricone
n.d.
Siti storico-archeologici
Moricone
n.d.
Vivere il verde
Avvio risanamento area sottostante il Centro Storico:
Bonifica dell'area e realizzazione di una strada di
collegamento Tra Via L. Antonelli e Via Garibaldi e di
Moricone
Nuova proposta
spazi di varde attrezzato.
319
COMUNE
STATO
TITOLO
Completamento illuminazione zone rurali caratterizzate da
edificazione: fornitura e posa in opera di 40 pali
Moricone
Nuova proposta
fotovoltaici.
Completamento lavori di copertura dell'anfiteatro in
Moricone
Nuova proposta
Località "Parete"
Recupero e valorizzazione dell antica chiesetta "Madonna
Moricone
Nuova proposta
del Passo"
Moricone
Nuova proposta
Una finestra sul Parco
Completamento Progetto di utilizzo in agricoltura delle
Moricone
Proposto
acque reflue trattate dal depuratore in Località "Le Prata"
Indagine e manutenzione Terrazzamenti nel Monte
Moricone
Proposto
Matano loc. Pedicate nel Comune di Moricone
Moricone
Proposto
Polo didattico
Moricone
Realizzato
Aree sosta
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Moricone
Realizzato
MORICONE (RM)
MUSEO SULL'INCASTELLAMENTO MEDIEVALE
Monteflavio
n.d.
MONTANO
Progetto di sviluppo turistico ambientale nel Parco dei
Monteflavio
n.d.
Monti Lucretili.
Monteflavio
n.d.
Sentieri
Monteflavio
n.d.
sentiero natura geologico
Monteflavio
n.d.
Siti storico-archeologici
Monteflavio
Nuova proposta
Ampliamento Serbatoio di accumulo idrico Loc. Pineta
Monteflavio
Nuova proposta
Area di sosta campeggio (Casa del Pastore)
Captazione e adduzione idrica nella fonte di Monte
Monteflavio
Nuova proposta
Mozzone
Monteflavio
Nuova proposta
Completamento Centro Culturale Giovanni Paolo II°
Completamento del Parco giochi "Il Piano" in Località
Monteflavio
Nuova proposta
Prato San Martino.
Monteflavio
Nuova proposta
Indagine archeologica Montefalco, recupero e scavo.
Monteflavio
Nuova proposta
Lavatoio Comunale
Monteflavio
Nuova proposta
Lavori di completamento della rete fognante (acque nere e
320
COMUNE
STATO
TITOLO
chiare) nell' abitato in località via IV Novembre
Lavori di rifacimento e sistemazione della rete idrica e
Monteflavio
Nuova proposta
fognante in via del Sole nel centro storico di Monteflavio
Lavori di rifacimento e sistemazione di tratti della viabilità
del centro storico di Monteflavio - Via Ugo La Malfa - Via
Monteflavio
Nuova proposta
delle Cascine e Via dell'Ombra
Monteflavio
Nuova proposta
Sistemazione Fosso delle Pacine
Sistemazione viabilità rurale, via della Pineta,strada
Monteflavio
Nuova proposta
Casanuvola,strada Morone e strada la Retta
Monteflavio
Nuova proposta
Strade accesso Fonte Orsini e area sosta
Monteflavio
Proposto
Centro Visita - Allestimento Museo/Laboratorio
Monteflavio
Proposto
Completamento foresteria
MANUTENZIONE
STRAORDINARIA
CHIESA
Monteflavio
Proposto
SANTA BONOSA NEL COMUNE DI MONTEFLAVIO
Monteflavio
Proposto
Polo didattico
Restauro del Centro Culturale Giovanni Paolo II nel
Monteflavio
Proposto
Comune di Monteflavio
Monteflavio
Proposto
Ristrutturazione Impianto Sportivo Prato San Martino
Monteflavio
Realizzato
Aree faunistiche
Monteflavio
Realizzato
Aree sosta
Monteflavio
Realizzato
Aree sosta
CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI
Monteflavio
Realizzato
MONTEFLAVIO (RM)
Lavori di manutenzione ordinaria su strade rurali.
Monteflavio
Finanziato
Vedi allegato - Pratica 1291/UR
Lavori
urgenti
di
manutenzione
Monteflavio
Finanziato
Vedi allegato - Pratica 1498/8.
Monteflavio
Realizzato
Restauro Chiesa Santa Bonosa.
su
strade
rurali.
Sistemazione strada via dei Fontanili da Monteflavio a
n.d.
Nuova proposta
Stazzano.
n.d.
Nuova proposta
Sistemazione strada rurale F.te Castello
321
COMUNE
STATO
TITOLO
Indagine archeologica villa romana in località Formello
n.d.
Proposto
nel Comune di Palombara Sabina
n.d.
n.d.
Agricoltura e compatibilità ambientale.
n.d.
n.d.
ALBERI MONUMENTALI
ANALISI DELLE DINAMICHE INSEDIATIVE NEI
n.d.
n.d.
TERRITORI DELLE AAPP
n.d.
n.d.
APICOLTURA DEL PARCO
n.d.
n.d.
APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DEI PASCOLI
n.d.
n.d.
area didattica
n.d.
n.d.
Aree didattiche/punti di interpretazione.
CARATTERIZZAZIONE
CONSERVAZIONE
COMUNITA’
DI
DELLA
E
STRUTTURA,
GESTIONE
ANFIBI
E
DELLE
RETTILI
NEL
TERRITORIO DEL PARCO REGIONALE DEI MONTI
n.d.
n.d.
LUCRETILI
n.d.
n.d.
CAROVANE DEL PARCO
n.d.
n.d.
CATASTO AREE SOTTOPOSTE A TAGLIO.
n.d.
n.d.
CENTRI VISITA DEL PARCO
Centro di Documentazione Studi Ambientali, Economici,
n.d.
n.d.
Urbanistici nel comune di
n.d.
n.d.
Centro espositivo del Parco dei Monti Lucretili
CENTRO
RECUP.
FAUNA
SELVATICA
E
n.d.
n.d.
PENSIONATO
n.d.
n.d.
Centro servizi assistenza tecnica
n.d.
n.d.
CERTIFICAZIONE DELLA GESTIONE FORESTALE
n.d.
n.d.
Circuito equituristico del Parco
n.d.
n.d.
COLTIVAZIONE FRUTTI BOSCO E SOTTOBOSCO
COMPLETAMENTO DELLA TABELLAZIONE DEI
n.d.
n.d.
CONFINI DEL Parco Monti Lucretili
COMPLETAMENTO E RIS. AMBIENTALE MONTE
n.d.
n.d.
MORRA
CONS E VAL GERMO-PLASMA E BIODIV VEGET. E
n.d.
n.d.
ANIMALI
ALLEV.
PIANTE
AUTOCTONE
E
322
COMUNE
STATO
TITOLO
OFFICINALI
CONSERVAZIONE
E
VAL
GERMOPLASMA
n.d.
n.d.
BIODIVERSITA' VEG ANIM
n.d.
n.d.
CONSORZIO FORESTALE MULTIFUNZIONALE
E
Consorzio per la valorizzazione delle produzioni tipiche
n.d.
n.d.
del Parco
ESCURSIONI; AREE ATTR. RECUPERO STRUT.
ZOOT; BIVACCHI; CAMPEGGI, AREA CAMPER;
REC
EX
CAVA;
PLANETARIO;
n.d.
n.d.
SICUREZZA SITI.
n.d.
n.d.
FALEGNAMERIA DEL PARCO
MESSA
IN
Filiera del legno come sistema produttivo eco-compatibile:
n.d.
n.d.
impianto pilota.
n.d.
n.d.
Formazione giovani imprenditori
n.d.
n.d.
GESTIONE PINETE
n.d.
n.d.
I Centri Visite del Parco
I progetti di valorizzazione delle attività agro –
n.d.
n.d.
zootecniche.
n.d.
n.d.
il parco in classe
n.d.
n.d.
Incremento della foraggicoltura
INFORMATIZZAZIONE BIBBLIOTECHE CON SEZ.
n.d.
n.d.
STORICHE E NAT.
INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE
n.d.
n.d.
AMBIENTALE
n.d.
n.d.
ITINERARI CULTURALI E RELIGIOSI
n.d.
n.d.
lavori di diradamenti rimboschimento conifere
n.d.
n.d.
Le vie dei lupi
n.d.
n.d.
Max 70 car.
Miglioramento delle formazioni erbacee e arbustive di
n.d.
n.d.
rilevante interesse naturalistico
n.d.
n.d.
Miglioramento pascoli e boschi pubblici
323
COMUNE
STATO
TITOLO
MIGLIORM.
STRADE
INTERNE
AL
PARCO
RIPRISTINO STRADE : SISTEMAZIONE VIABILITA'
n.d.
n.d.
RURALE E DISSESTI
n.d.
n.d.
MONASTERO S.CHELIDONIA
n.d.
n.d.
mulino
n.d.
n.d.
Museo del Firmamento astronomico
n.d.
n.d.
Museo della fauna e centro studi rapaci
Museo delle piante naturali ed officinali dei Monti
n.d.
n.d.
Lucretili
n.d.
n.d.
Olivicoltura produttiva e paesaggistica
Osservatori sulla biodiversità - Costituz. di microcenosi e
piccole strutture di sperimentazione per oss. sulla
biodiversità e sugli habitat naturali, per fini turistico
didattici nei SIC: 1)“Alta Valle del Fiume Aniene”;
n.d.
n.d.
2)“Sorgenti dell'Aniene"
n.d.
n.d.
Percorsi in natura
PIANIFICAZIONE
n.d.
n.d.
n.d.
E
DEFINIZIONE
SPECIE
DOMESTICHE
BUONA GESTIONE FORESTALE
PIANO
n.d.
FORESTE
CONTROLLO
INSELVATICHITE
PIANO
DETTAGLIATO
FRUIBILITA'
DEL
PERCORRIBILITA'
PARCO
DI
E
UN'UTENZA
n.d.
n.d.
AMPLIATA
n.d.
n.d.
Piano di gestione degli ecosistemi forestali (PI.G.E.F.)
PIANO DI SVILUPPO RURALE SISTEMAZIONE EX
n.d.
n.d.
CAVA CIDI IN LOCALITA' MONTE GUARDIA
n.d.
n.d.
Piano gestione Sic e ZPS
Pista per attività sportive compatibili: sci da fondo,
n.d.
n.d.
treking, mountain bike
n.d.
n.d.
Portale del Parco
Progetto "Accoglienza" per la promozione delle visite nei
parchi gestite dall' Ente Parco Regionale dei Monti
n.d.
n.d.
Lucretili
324
COMUNE
STATO
TITOLO
Progetto accoglienza per la promozione delle visite nel
n.d.
n.d.
Parco
n.d.
n.d.
Progetto Biodiversità
Progetto per il miglioramento delle formazioni erbacee e
n.d.
n.d.
arbustive di rilevante interesse naturalistico
Progetto per il monitoraggio ambientale del territorio del
n.d.
n.d.
Parco
Progetto per il recupero e la valorizzazione delle attività
n.d.
n.d.
artigianali nel Parco
Progetto per la costituzione di un bacino pilota per il
n.d.
n.d.
controllo della qualità delle acque.
Progetto per la realizzazione di un catasto dei fenomeni
n.d.
n.d.
carsici del territorio del parco dei monti Lucretili
n.d.
n.d.
Progetto per la valorizzazione turistica dei rifugi montani
n.d.
n.d.
Progetto per lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile
Programma di allevamento di Ungulati in aree marginali
n.d.
n.d.
del territorio del Parco.
n.d.
n.d.
Programma di controllo del randagismo.
n.d.
n.d.
Programma per la costituzione di una stazione ambientale
programma recupero,valorizzazione attività artigianali del
n.d.
n.d.
parco monti Lucretili
n.d.
n.d.
Promozione istituzione Parco
PROMOZIONE PROGETTO PER ADOLESCENZA E
n.d.
n.d.
GIOVENTù
n.d.
n.d.
Proprietà privata nel Parco
REAL
n.d.
n.d.
COLTURE
ERBACEE
E
FRUTTETI
A
PERDERE
Realizzazione di piccole strutture di sperimentazione per
osservatori sulla biodiversità sugli habitat naturali, per fini
turistico didattici, nel sito d’interesse comunitario “grotta
n.d.
n.d.
dell’inferniglio”
Realizzazione di un laboratorio “perdita di memoria” ed
n.d.
n.d.
evento promozionale.
325
COMUNE
STATO
TITOLO
REALIZZAZIONE DI UN SISTEMA DI "TORETTE DI
VIGILANZA E SEGNALAZIONE" DA SITUARE NEL
n.d.
n.d.
PARCO DEI MONTI LUCRETILI.
Realizzazione laghetti montani e infrastrutture per
n.d.
n.d.
l’antincendio boschivo
n.d.
n.d.
Restauro e valorizzazione del Monastero di S. Chelidonia
n.d.
n.d.
RETE DI SERVIZI SOCIO SANIT ANZIANI
REVISIONE DELLE LINEE GUIDA REGIONALI PER
n.d.
n.d.
LA REDAZIONE DEI PIANI DEI PARCHI
RICERCA
DI
STANDARD
MINIMI
PER
LA
REDAZIONE DEI PIANI DI ASSETTO DELLE AREE
PROTETTE
SECONDO
LE
n.d.
n.d.
REGIONALI
n.d.
n.d.
RIFUGI
n.d.
n.d.
rifugio montano
n.d.
n.d.
riqualificazione del centro storico di
n.d.
n.d.
RIQUALIFICAZIONE SENTIERI
n.d.
n.d.
Sentiero Coleman
n.d.
n.d.
Sistema informativo territoriale
LINEE
GUIDA
Sistema per il monitoraggio fitosanitario dei boschi del
n.d.
n.d.
Parco
n.d.
n.d.
Sistema per la fruizione del Parco: sentieri e aree di sosta
SISTEMAZIONE E VALORIZZAZIONE SENTIERI
n.d.
n.d.
PEDONALI E CICLABILI 2° STRALCIO
n.d.
n.d.
Siti storico-archeologici
n.d.
n.d.
Siti storico-archeologici
n.d.
n.d.
Siti storico-archeologici
n.d.
n.d.
SITO STORICO DI MONTEFALCO- ACCESSIBILITA'
n.d.
n.d.
SPORTELLO UNICO INTEGRATO
n.d.
n.d.
Strutture per l’accoglienza nel territorio del parco
SVILUPPO TURISTICO; PORTE DEL PARCO; AREE
ATTREZZATE
n.d.
n.d.
PER
CENTRI
VISITA;
SALE
ESPOSIZIONI PRODOTTI TIPICI
326
COMUNE
STATO
TITOLO
n.d.
n.d.
Tabellazione perimetrale e informativa
n.d.
n.d.
Tecnoparco (che comprende GREEN AGE)
n.d.
n.d.
TETTI FOTOVOLTAICI 1°STRALCIO
n.d.
n.d.
TETTI FOTOVOLTAICI 2°STRALCIO
n.d.
n.d.
Valorizzazione dell’agricoltura biologica e sostenibile
Valorizzazione delle aree archeologiche del Parco
n.d.
n.d.
mediante la creazione di servizi a tariffazione
n.d.
n.d.
Valorizzazione delle produzioni agro-forestali
n.d.
n.d.
Valorizzazione delle produzioni zootecniche
VALORIZZAZIONE PRODOTTI TIPICI E CUCINA
n.d.
n.d.
LOCALE
n.d.
n.d.
VIVAIO FORESTALE
n.d.
Proposto
Aree didattiche e punti d'interpretazione
n.d.
Proposto
Aule didattico museali
n.d.
Proposto
Autostrade dei Parchi
Azioni urgenti per la conservazione degli habitat montani
n.d.
Proposto
prioritari nel Lazio
n.d.
Proposto
Bilancio energetico
n.d.
Proposto
cartografia turistica ed escursionistica
Centro per la conservazione ed il miglioramento del
n.d.
Proposto
patrimonio genetico vegetale
Centro Studi naturalistici e Osservatorio permanente per la
n.d.
Proposto
Biodiversità
n.d.
Proposto
Centro Studi Urbanistici
n.d.
Proposto
CERASICOLTURA
n.d.
Proposto
corso per addetti teleferiche e tagliatori di boschi
Costituzione di microcenosi e piccole strutture di
sperimentazione per osservatori sulla biodiversità e sugli
habitat naturali, per fini turistico didattici nel SIC “Alta
n.d.
Proposto
Valle del Fiume Aniene”.
n.d.
Proposto
Database cartografia
DOCUMENTARIO VITA DI PIANTE E ANIMALI DEL
n.d.
Proposto
PARCO
327
COMUNE
STATO
TITOLO
ECOALBERGHI, OSPIT. ALB. DIFFUSA ; RISTR PER
n.d.
Proposto
AGRITUR ACQUIS E RISTR ANTICHI EDIFICI.
Ecobus - SISTEMI A SERVIZIO DELLA MOBILITÀ
n.d.
Proposto
SOSTENIBILE – PERCORSI DI ACCESSO AL PARCO
n.d.
Proposto
Ecomuseo dell’aniene
Funivia
(
Grottillo
o
n.d.
Proposto
Vedi allegato della Pratica 38
n.d.
Proposto
Gestione aree faunistiche del parco
n.d.
Proposto
I Musei del Parco.
n.d.
Proposto
I sentieri natura del Parco.
Ideazione
n.d.
Proposto
e
realizzazione
di
S.
Nicola)
materiale
promo-
comunicazionale
INERV. REC. CENTRI STORICI; NUOVI STRUMENTI
URBANISTICI; PREL. PER AMPL. CIMITERI; REC.
n.d.
Proposto
EX EDIFICI SCOLASTICI
INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE
n.d.
Proposto
AMBIENTALE
n.d.
Proposto
IPPOVIE
n.d.
Proposto
LABORATORI ARTIGIANALI COLLETTIVI
n.d.
Proposto
Museo del legno
Museo storico culturale e centro studi Ambientali,
n.d.
Proposto
Economici, urbanistici
n.d.
Proposto
OLIVICOLTURA
n.d.
Proposto
PARCHI DELLE STELLE
Piano di gestione della popolazione di cinghiale nel parco
n.d.
Proposto
dei monti Lucretili
PREVENZIONE
E
n.d.
Proposto
DEGRADO
n.d.
Proposto
Progetto Biodiversità
LOTTA
AI PROCESSI
DI
Progetto integrato di valorizzazione della risorsa tartufo e
n.d.
Proposto
di marketing d’area
Progetto per il monitoraggio naturalistico del territorio del
n.d.
Proposto
Parco
328
COMUNE
STATO
TITOLO
Progetto per la gestione sostenibile di aree verdi del Parco
n.d.
Proposto
ad alta frequentazione
Progetto per la realizzazione di un Centro per la
conservazione ed il miglioramento del patrimonio genetico
n.d.
Proposto
vegetale
n.d.
Proposto
Programma aree di sosta.
n.d.
Proposto
Programma di recupero ambientale aree alterate.
Programma per il miglioramento delle formazioni erbacee
n.d.
Proposto
e arbustive di rilevante interesse naturalistico.
Promozione delle produzioni del parco e marchio di
n.d.
Proposto
qualità
Realizzazione di un servizio di trasporto pubblico locale
n.d.
Proposto
su chiamata
REALIZZAZIONE DI UNA GUIDA AI SERVIZI
n.d.
Proposto
SOCIALI
RECUPERO AMBIENTALE STRADA ORVINIO -
n.d.
Proposto
SCANDRIGLIA
n.d.
Proposto
recupero e riuso strutture benedettine
n.d.
Proposto
rifugio montano
n.d.
Proposto
Sede nuova
n.d.
Proposto
Sentieri
n.d.
Proposto
Sentieri
n.d.
Proposto
Sentieri
n.d.
Proposto
Sentieri
n.d.
Proposto
Sentieri
n.d.
Proposto
Sentieri
n.d.
Proposto
Sentieri
n.d.
Proposto
Sentieri
n.d.
Proposto
Sentieri
sistema di fruizione didattico - ricreativa dei prodotti
n.d.
Proposto
forestali
Sistema per il monitoraggio fitosanitario dei boschi del
n.d.
Proposto
Parco
329
COMUNE
STATO
TITOLO
n.d.
Proposto
SISTEMA PER RIPRESE NOTTURNE
Sistemazione e valorizzazione dei sentieri pedonali e
n.d.
Proposto
ciclabili - 1° stralcio
n.d.
Proposto
USO ENERGETICO DELLE BIOMASSE
n.d.
Proposto
Valorizzazione dell’agricoltura biologica e sostenibile
n.d.
Proposto
Valorizzazione delle produzioni agro-forestali
n.d.
Proposto
Valorizzazione delle produzioni zootecniche
n.d.
Proposto
Valorizzazione delle produzioni zootecniche
n.d.
Finanziato
PERCORSI IN NATURA
n.d.
Finanziato
Piano di marketing turistico ed ambientale
n.d.
Finanziato
Progetto accessibilità
n.d.
Finanziato
RECUPERO DELL'EDILIZIA RURALE
n.d.
Finanziato
Restauro e valorizzazione
RETE
n.d.
Finanziato
DI
MONITORAGGIO
AMBIENTALE
PERMANENTE
sistemazione strada rurale dei fontanili con tecniche di
ingegneria
naturalistica
n.d.
Finanziato
Vedi allegato della Pratica 445/UR
n.d.
Realizzato
Agenda 21 Locale nel Parco dei Monti Lucretili
Area
attrezzata
n.d.
Realizzato
Vedi allegato della Pratica 41
n.d.
Realizzato
Aree sosta
Azione pilota per la certificazione ambientale del parco
n.d.
Realizzato
dei Monti Lucretili
n.d.
Realizzato
cartellonistica
Interventi
n.d.
Realizzato
di
ricostruzione
boschi
dannegiati
Vedi allegato della Pratica 49 e 120
Lavori di sistemazione della Strada rurale Monteflavio Casanuvola
-
n.d.
Realizzato
Vedi allegato della pratica 1101/UR
n.d.
Realizzato
Le "Porte" di accesso al Parco
n.d.
Realizzato
Lotta alla Processionaria
n.d.
Realizzato
Lotta fitosanitaria
II°
Stralcio
330
COMUNE
STATO
TITOLO
n.d.
Realizzato
Marchio del Parco
Miglioramento
territoriale
n.d.
Realizzato
Vedi allegato della Pratica 35
n.d.
Realizzato
Museo delle montagna dell'Appennino
n.d.
Realizzato
Piano Sviluppo Rurale: Sorgente Capodacqua
Progetto definitivo di recupero del sito storico di
Castiglione.
n.d.
Realizzato
Vedi allegato della pratica 564/UR
Progetto
n.d.
Realizzato
strade
Vedi allegato della Pratica 34
Progetto
n.d.
Realizzato
sviluppo
Realizzato
turismo
verde
Vedi allegato della Pratica 36
Realizzazione
n.d.
rurali
campeggio
Campers
Vedi allegato della pratica 1192/UR
recupero e sistemazione esterna Casa del Pastore
n.d.
Realizzato
Vedi allegato della Pratica 361
richiesta parere,
ampliamento
poi
"conferenza
servizi"
progetto
della
foresteria
(ex
matt.)
n.d.
Realizzato
Vedi allegato della Pratica 1081/UR
n.d.
Realizzato
rifugio montano
n.d.
Realizzato
RIFUGIO SOSTENIBILE
Ristrutturazione
Casa
del
Pastore
ed
ex-mattatoio
n.d.
Realizzato
Vedi allegato della Pratica 164 e 164/bis
n.d.
Realizzato
Sentieri
n.d.
Realizzato
SENTIERO NATURA "STRADA DELLA NEVE"
Sistemazione
n.d.
Realizzato
del
sito
storico
di
Montefalco.
Vedi allegato della pratica 478/L.P.
sistemazione e ripristino di tratti di strada rurale
denominata
n.d.
Realizzato
"Piedimonte"
Vedi allegato della Pratica 1041/UR
Sistemazione e valorizzazione dei sentieri pedonali e
n.d.
Realizzato
ciclabili - II° stralcio
n.d.
Realizzato
SISTEMAZIONE E VALORIZZAZIONE SENTIERI
331
COMUNE
STATO
TITOLO
PEDONALI E CICLABILI 1° STRALCIO
Sistemazione
n.d.
Realizzato
fontanile
e
nuovo
fontanile
Vedi allegato della Pratica 42
Sistemazione
strada
comunale
n.d.
Realizzato
Vedi allegato della Pratica 315
n.d.
Realizzato
ZOOTECNIA
San
Martino
8.3 Prossime attività
Per la chiusura sono necessari:
-
completamento della raccolta delle informazioni sui progetti dai comuni
georeferenziazione puntuale dei progetti
332
9
MONITORAGGIO
E
VALUTAZIONE
DELLA
PIANIFICAZIONE E GESTIONE DEL PARCO
9.1 Il sistema di valutazione
Nella più recente letteratura riguardante la Pianificazione Territoriale, da più
di un decennio si è imposto il concetto strategico di monitorare il processo in atto o
proposto, secondo appropriate metodologie di valutazione della sua efficacia ed
efficienza.
Ciò avviene in molte forme e modalità temporali (ex ante, in itinere, ex post)
dove non ci si basa solo su un riscontro “quasi contabile” dei progetti proposti con
quelli realizzati, ma in modo più complesso con quanto voluto realizzare in termini
di sviluppo, soprattutto nei suoi effetti politco-strategici, attraverso i progetti,
rispetto a quanto si riscontra nella situazione modificatasi grazie agli interventi
realizzati.
Significa attivare la cosiddetta “Control Theory” anche a livello di
pianificazione e gestione di Enti Territoriali in quanto responsabili, a volte, di
ingenti risorse a favore delle quali impostare una pianificazione del loro uso,
valorizzazione e dello sviluppo socio-economico dell’intero contesto.
Tutto ciò è rilevante nell’ambito pianificatorio di lungo periodo, ma è
altrettanto importante anche in termini di gestione dell’insieme in un ambito
temporale più ristretto e, si potrebbe dire, “del giorno per giorno”.
Si tratta di un concetto nuovo per il contesto italiano, che ci deriva nella
prassi dall’azione comunitaria, iniziata a metà degli anni ’90 e che pervade di sé
tutte le maggiori politiche settoriali della UE, quali ad esempio quella agricola,
ambientale, della pesca e così via.
La scansione temporale dei vari Piani di cui sopra (quinquennali o più) è da
più di un decennio impostata secondo una serie di analisi preventive o conclusive,
volte proprio a mirarne l’efficacia e soprattutto la rispondenza agli indirizzi
programmatici definiti dal Consiglio dei Ministri dell’Unione, ratificati dal
Parlamento Europeo e, infine, gestiti per l’esecuzione dalla Commissione.
333
Tutto ciò fa parte del più vasto concetto di “responsabilizzazione”
(accountability) dei decisori politici e degli esecutori di tali politiche. Per l’Italia
quanto sopra costituisce ancora una innovazione per il contesto politico e solo ora a
livello regionale nella codecisione condizionata dal cofinanziamento si è pervenuti
per il Piano di Sviluppo Rurale all’adozione di un tale inquadramento.
Non ci si può quindi che attendere nel prossimo futuro, anche per la
pianificazione e gestione delle aree protette e di altri enti territoriali, l’adozione di
tali impostazioni e verifiche sulla natura e formulazione dei Piani e Programmi per
un verso e, contemporaneamente, anche della gestione di tali interventi.
Si tratta quindi di impostare anche a livello di Parco il sistema di valutazione
sia del PPPES che degli altri strumenti pianificatori che costituiscono l’architettura
gestionale dell’area protetta.
Per realizzare tutto ciò è necessario impostare e strutturare un sistema di
monitoraggio della situazione e del suo evolversi attraverso opportuni indicatori di
cui si tratterà nel paragrafo successivo.
9.2 Il monitoraggio del Sistema Parco e l'insieme degli
indicatori
Da quanto detto sopra risulta indispensabile poter tenere sotto controllo
prevalentemente l’intera area del Parco, ma anche per esigenze di coerenza e di
relazione con alcuni fenomeni specifici delle aree limitrofe, ad esso pertinenti. A
titolo esemplificativo l’area del Parco dei Lucretili è a volte ritagliata su porzioni
dei territori comunali ad esso afferenti. Non si può quindi prescindere per fatti
statistici e non solo per questi, dal recepimento di informazioni e dati relativi
all’intero territorio comunale.
Il monitoraggio si riferisce alla rilevazione coerente e sistematica di dati
quali-quatitativi relativi a fenomeni che si sviluppano nel tempo e che, a seconda
della loro rilevanza e dinamicità, richiedono uno stretto controllo del loro divenire.
Non è qui il caso di scedere nei dettagli operativi, che devono essere oggetto di un
vero e prorpio Piano subordinato di Monitoraggio. Come è ben noto l’elenco delle
variabili da monitorare è esteso e complesso nell’elaborazione delle dinamiche e
delle interazioni tra fenomeni, anche la rete di rilevazione costituisce un fattore
334
decisionale importante, strettamente correlato alle disponibilità finanziarie e alle
esigenze di controllo che si riscontrano.
Resta il fatto che anche senza impostare un sistema di monitoraggio
specifico “ottimale”, la semplice raccolta in un unico corpo già dlle informazioni
correnti e rilevate di fatto per compiti istituzionali o per consuetudine, potrebbe
costituire una prima forma di monitoraggio del sistema, da cui partire per ulteriori
“affinamenti” mirati.
Il corpo degli indicatori è estremamente articolato e potrebbe per la sua
rilevazione costituire oggetto di un Piano di realizzazione di un sistema in
progresso, a partire dagli indicatori relativi ai singoli progetti oggetto di intervento.
9.3 Le valutazioni del PPPES
La valutazione di un documento pianificatorio al momento resente sotto il
profilo teorico-metodologico relativo agli interventi di Politica Economica si basa
su almeno tre documenti relativi alle fasi di sviluppo del documento stesso. Vi è una
prima fase che riguarda la presentazione del documento e ne valuta la coerenza, la
sostenibilità e la capacità di ottenere attraverso il suo intervento i fini strategici
proposti dai decisori pubblici.
Questa fase non è richiesta al momento presente e il documento che ci si
accinge a predisporre e a fare approvare non necessariamente richiede questa
valutazione “ex ante”. Sarebbe estremamente utile in quanto costituirebbe una
opportuna verifica dell’impianto pianificatorio, ma essendo il PPPES uno strumento
sotto il profilo finanziario di tipo “aperto”, il vincolo di bilancio derivante da una
dotazione fissa, non troverebbe un termine di riscontro concreto. Verrebbe così a
mancare un elemento essenziale di congruità, anche se le indicaioni di priorità nella
proposizione ed adozione dei progetti potrebbero pur sempre passare al vaglio di
una analisi logica di congruità ai fini dello sviluppo economico-sociale.
La seconda fase di valutazione può essere considerata più realizzabile a
PPPES attivato e relativa ad un insieme di progetti almeno cantierati. Questo
certamente può essere un elemento valido da inserire e sviluppare nel prosieguo di
tempo perché potrebbe modificare l’ordine delle priorità progettuali e, quindi,
335
contribuire a un riequilibrio ed eventualmente a un riorientamento della politca
territoriale, qualora avvenimenti di forte implicazione socio-conomica fossero
intervenuti.
La terza fase riguarda la fine dell’arco temporale di vigenza del PPPES e
costituisce una sorta di esame, non solo per l’impostazione dell’intero Programma,
ma anche per la sua gestione. Non si tratta quindi di una semplice verifica di quanto
proposto e di quanto realizzato, ma si tratta con appropriate metodologie analiticoquantitative (ad esempo il Metodo del Controfattuale) di pervenire ad una misura di
quanto il Programma ha generato uno scostamento (ipotizzato al meglio) rispetto a
quanto senza intervento si sarebbe potuto comunque realizzare.
Quest’ultima valutazione, di per sé importante a conclusione degli sforzi e
degli interventi realizzati, costituisce inoltre un importantissimo elemento
preliminare per il successivo Programma, in quanto riporta elementi preziosi e
verifiche essenziali sulla fattibilità o meno di certe iniziative.
Ricapitolando quindi per quanto attiene a questo capitolo, si ritiene
essenziale riportare come elementi integrati e costitutivi del PPPES la costituzione
di:
-
un sistema di monitoraggio della situazione e delle attività del Parco;
-
un processo di valutazione in itinere;
-
una valutazione finale, propedeutica ad un nuovo documento di
pianificazione;
-
eventuali aggiornamenti dello schema pianificatorio.
336
Riferimenti bibliografici
-
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-
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337
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PPPES_DEFIN 06 agosto 2009 - Università degli Studi della