Dipartimento di Ecologia e di Sviluppo Economico Sostenibile (DECOS) PROGRAMMA PLURIENNALE DI PROMOZIONE ECONOMICA E SOCIALE DEL PARCO REGIONALE NATURALE DEI MONTI LUCRETILI Promosso dalla Comunità del Parco BOZZA FINALE Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili 1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA Dipartimento di Ecologia e di Sviluppo Economico Sostenibile (DECOS) Tel e Fax 0761/357747 – E-mail [email protected] Largo dell’ Università, snc, blocco E / 03 01100 VITERBO GRUPPO DI LAVORO • Coordinamento scientifico: Prof. Agr. Lorenzo VENZI • Agricoltura: Dott. Agr. Attilio COLETTA ,, ,, Dott. Agr. Francesco CICCARELLA • Artigianato e Commercio: Dott. Agr. Francesco CICCARELLA • Attività Sociali: Dott. Mauro COTESTA • Foreste e risorse naturali: Dott. For. Francesco CARBONE ,, ,, Dott. For. Marco TIBERTI • Legislativo: Dott. Alessandro DE FILIPPIS • Turismo ed attività ricreative: Dott.ssa Vania ONORATI • Urbanistico: Prof. Ing. Antonio LEONE ,, ,, Prof. Ing. Lorenzo BOCCIA ,, ,, Dott.ssa Maria Nicoletta RIPA • Editing: Dott. Agr. Francesco CICCARELLA ,, ,, Dott. Tommaso MASCIOLI ,, ,, Dott.ssa Vania ONORATI 2 INDICE 1.Introduzione……………………………………………………….7 2. Il Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale e gli strumenti di finanziamento…………………. ………………....17 2.1 Il quadro legislativo vigente……………………………………………….17 2.2 Il ruolo del Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale secondo la legislazione ........................................................................................ 21 2.3 I rapporti con le altre programmazioni territoriali................................... 30 2.4 Pianificazione e aree protette: gerarchia delle norme ............................... 34 2.5 Il processo di programmazione, il pluralismo istituzionale e gli strumenti di finanziamento ................................................................................................. 49 2.5.1 I Patti Territoriali ..................................................................................... 50 2.5.2 Gli Accordi di Programma ....................................................................... 54 3. Il Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili..........................60 3.1. Il territorio ................................................................................................. 61 3.2. Il Piano di Assetto del Parco...................................................................... 63 3.3. Il Parco dei Lucretili nel sistema dei parchi regionali .............................. 66 4. Le risorse del Parco e del suo bacino…………………………….68 4.1Caratteri generali, peculiarità e potenzialità:aspetti sociali ed economici 69 4.1.1. Il contesto socio-demografico .................................................................. 69 4.1.1.1 La popolazione del Parco negli ultimi censimenti ............................... 69 4.1.1.2 I fattori demografici della crescita della popolazione .......................... 72 4.1.1.3 La popolazione secondo l’età e l’istruzione......................................... 74 4.1.1.4 Indicatori sociali e sanitari della crescita della popolazione................. 77 4.1.1.5 Caratteristiche dell’occupazione ......................................................... 78 4.1.1.6 Il reddito disponibile pro-capite .......................................................... 84 3 4.1.2. Il settore urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi.......................... 86 4.1.3. Le risorse del Parco e il quadro economico delle attività ...................... 87 4.1.3.1 Il macro sistema ambientale e forestale .................................................. 87 4.1.3.1.1 La valenza ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili ......................................................................................................... 88 4.1.3.1.2. Il sistema ecologico-ambientale ...................................................... 89 4.1.3.1.3 Il sistema territoriale ........................................................................ 93 4.1.3.1.4 Il sistema floristico-vegetazionale e forestale ................................... 96 4.1.3.1.5. Il sub-sistema faunistico ............................................................... 122 4.1.3.1.6 Il sistema idrico e dell’acqua.......................................................... 124 4.1.3.2 Il settore agro-alimentare ..................................................................... 126 4.1.3.2.1 L’olio della Sabina......................................................................... 126 4.1.3.2.2 La cerasicoltura ............................................................................. 132 4.1.3.2.3 I pascoli e la zootecnia................................................................... 134 4.1.3.2.4 Vivaio per la riproduzione di piante officinali ................................ 138 4.1.3.2.5 Apicoltura...................................................................................... 142 4.1.3.3 Il settore industriale, artigianale e commerciale.................................... 143 4.1.3.3.1 Le variazioni tra gli ultimi censimenti intermedi (1991-1996) ........ 149 4.1.3.3.2 Artigianato..................................................................................... 150 4.1.3.3 Il settore turistico, culturale e ricreativo ............................................ 153 4.2Analisi SWOT (Strengths, Weakness, Opportunities, Threats)..............175 5. Lineamenti di politica per lo sviluppo economico e sociale delle risorse e attività……………………………………………………..187 5.1 Indirizzi generali per il Parco dei Lucretili.............................................. 187 5.2 Gli strumenti per lo sviluppo economico e sociale del Parco................... 190 5.2.1 Revisione delle barriere allo sviluppo 191 5.2.2 Razionalizzazione delle risorse ............................................................... 200 5.2.3. Istanze territoriali e proposte per lo sviluppo economico e sociale.......... 201 5.2.3.2. Il settore urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi........................ 202 4 5.2.3.3. Il macro sistema forestale ed ambientale 207 5.2.3.4. Il settore agro-alimentare 214 5.2.3.5. Il settore industriale, artigianale e commerciale 228 5.2.3.6. Il settore turistico, culturale e ricreativo 230 6. Le risorse finanziarie per l’attuazione .............................................. 237 7.Schede progettuali Proposte dai redattori del PPPES…………242 7.1 Progetti trasversali.................................................................................... 242 7.2 Progetti giuridici ....................................................................................... 248 7.3 Progetti socio-demografici........................................................................ 250 7.4 Progetti urbanistica, infrastrutture e servizi ........................................... 255 7.5 Progetti forestali e ambientali .................................................................. 265 7.6 Progetti agro-alimentari ........................................................................... 283 7.7 Progetti dell’industria, commercio ed artigianato................................... 288 7.8 Progetti per il turismo, la cultura e la ricreazione.................................. 290 8. Parco progetti: PNR "Monti Lucretili"………………………………….294 8.1 Database .................................................................................................... 294 8.2 Sintesi delle informazioni raccolte............................................................ 294 8.2.1 Distribuzione territoriale dei Progetti ..................................................... 295 8.2.2 Distrubuzione terriotoriale dei progetti sulla base della tipologia ............ 302 8.2.3 Impegno economico dei progetti ............................................................. 306 8.2.4 Elenco dei progetti per Comune.............................................................. 307 8.3 Prossime attività........................................................................................ 332 5 9 Monitoraggio e valutazione della pianificazione e gestione del Parco…….333 9.1 Il sistema di valutazione…………………………………………………...333 9.2 Il monitoraggio del Sistema Parco e l’insieme degli indicatori………….334 9.3 Le valutazioni del PPPES………………………………………………….335 Riferimenti bibliografici……………………………………………337 6 1. I NTRODUZIONE La redazione del Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale (PPPES) della Comunità del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili è stata affidata al Dipartimento di Ecologia e Sviluppo Economico Sostenibile (DECOS) dell’Università degli Studi della Tuscia in Viterbo con apposita convenzione in data 2 aprile 2003. Il DECOS ha ritenuto opportuno redigere il PPPES della Comunità dei Monti Lucretili come essenziale presa di conoscenza di una realtà specifica, al fine di realizzare un documento comunque operativamente valido, ma suscettibile di ulteriori approfondimenti di carattere concettuale e metodologico, in grado di consentire la comprensione della complessa dinamica insita nella programmazione territoriale e di fornire un contributo per affrontare le opportune soluzioni. La struttura dipartimentale cui afferiscono i redattori del PPPES ha consentito di concentrare su questa attività molteplici competenze scientifiche, volte ad affrontare una realtà territoriale complessa, quale è quella dei Monti Lucretili, da diverse angolazioni e sulla base di differenti esperienze, al fine di proporre l’adeguata strategia di sviluppo, che contemperi l’esigenza di salvaguardare un territorio certamente meritevole di protezione ambientale con il rispetto di condizioni di vita comparabili almeno a quelle di altre realtà marginali del Preappennino nell’Italia Centrale. Il gruppo di lavoro istituito presso il DECOS è composto da esperti in: - programmazione territoriale; - economia agraria e forestale; - attività turistiche e culturali; - demografia e sociologia; - attività commerciali e artigianali; - legislazione amministrativo-ambientale; - cartografia e urbanistica. 7 In questo gruppo i singoli esperti hanno svolto un’attività specifica e, al tempo stesso, sinergica con le altre componenti, grazie anche a precedenti esperienze comuni di Programmazione Territoriale. I nominativi degli appartenenti al gruppo e le aree tematiche di competenza sono riportati sul retro del frontespizio. L’arco temporale entro cui doveva concludersi la realizzazione del Programma era inizialmente molto limitato ma, per circostanze connesse alla metodologia adottata e condivisa dal committente, tale periodo si è inevitabilmente protratto nel tempo e non a causa degli estensori. Ovviamente questa dilazione ha comportato qualche difficoltà operativa, ma la qualità e la rispondenza del lavoro alle esigenze della Comunità del Parco ne hanno tratto giovamento. Nel frattempo infatti altre attività pianificatorie sono state realizzate a comprendere aspetti specifici e operativi della gestione del Parco, quali il Master Plan, il PIFA, i Piani di Gestione di SIC e ZPS, il Piano di Assestamento Forestale e altri ancora in fase di approntamento. Oltre a ciò, è da tenere conto di un altro sfasamento nel piano dei lavori, dovuto alla non contestualità della redazione e adozione del Piano di Assetto (approvato dal Parco nel 1995), della sua pubblicazione (2000) e della redazione del PPPES (presentato in bozza pressoché definitiva nel 2004). Si tratta purtroppo di un periodo davvero eccessivo, non previsto dal legislatore, che ha comportato l’aggravamento dei contrasti per alcune attività dissonanti tra i due documenti. In linea di principio, la redazione del PPPES, di cui è competente la Comunità del Parco, costituisce un momento dialettico, ma soprattutto complementare nei confronti del Piano di Assetto, strumento quest’ultimo prevalentemente volto alla tutela e alla salvaguardia delle particolarità dell’ambito territoriale, che è definito “protetto” anche indipendentemente da alcune esigenze delle popolazioni locali, laddove siano confliggenti con le finalità di protezione. Non si tratta, quindi, necessariamente di una contrapposizione o di una forma di revisione “d’appello” o di seconda istanza, nei confronti di quanto prescritto nel Piano di Assetto ma, puntando proprio allo sviluppo del Parco, il PPPES propone suggerimenti, iniziative e progetti che mitighino eventuali asperità e rigidità, proponendo alternative compatibili e suggerendo alcune indispensabili modifiche al Piano stesso. 8 La metodologia adottata in questo lavoro risponde, in linea di principio e di fatto, allo schema della convenzione tra la Comunità e il DECOS, nel senso che, dopo un periodo di lavoro a carattere istruttorio per individuare e analizzare le condizioni e le esigenze del territorio, si è passati alla formulazione di un “Parco Progetti” derivato dalle analisi del gruppo, dalle esigenze espresse dai Sindaci della Comunità, dalla Presidenza e dalla Direzione del Parco e dai portatori di interessi locali. Ciò ha risposto a una esigenza specifica di carattere politico e metodologico: quella di rendere compartecipi, e quindi propositivi, gli interessi locali e di impostare in tal modo un approccio programmatico del tipo bottom up (dalla base locale alle autorità preposte), più facilmente accettabile in un contesto di forte caratterizzazione ambientale e in linea con l’evoluzione socio-politico- metodologica più recente (cfr. dalla Conferenza di Rio de Janeiro/1992, a quella di Kuala Lumpur/2004). Sotto il profilo dell’impostazione strategica del lavoro, inoltre, come si potrà vedere più in dettaglio nel prosieguo, sono risultati fondanti in questa fase i riferimenti ai principi di: - sostenibilità (antropologica, ambientale, economica e della qualità della vita); - biodiversità (naturalistica, culturale e delle tradizioni locali); - efficacia (conseguimento concreto degli obiettivi e persistenza degli effetti); - aggregazione degli intendimenti (interesse di più soggetti ai risultati di un progetto). Il “Parco Progetti”, comprensivo della componente analitica e strategica di sviluppo, è stato presentato nel Comune di Monteflavio il 10 febbraio 2004, alla Comunità del Parco, alla sua cittadinanza, alle Organizzazioni Professionali di categoria e alle Associazioni culturali, ambientali, naturalistiche, ecc., al fine di ottenerne una prima verifica pubblica e raccogliere ulteriori suggerimenti. Successivamente, recepite le critiche, i suggerimenti, le proposte alternative e modificative raccolte in quella riunione e in diversi Consigli della Comunità, la formulazione revisionata del “Parco Progetti” è stata sottoposta alla committenza per l’indicazione delle priorità di attuazione e di finanziamento. 9 A questo stadio il Programma ha assunto una veste definitiva per ciò che intende proporre e ottenere convalidato dal potere collegiale politico per il finanziamento delle iniziative di sviluppo economico e sociale relative all’intera area del Parco, avendo nel suo background gli elementi giustificativi delle varie iniziative, i dettagli organizzativi e gli importi finanziari di massima. Schematicamente questa metodologia, per molti aspetti innovativa, può descriversi nel seguente modo: - definizione da parte della committenza (Comunità del Parco) degli indirizzi programmatici e, in linea generale, di uno schema operativo di massima per il Programma; - impostazione dell’analisi territoriale in tutte le sue componenti di carattere: - pedo-climatico; - socio-economico; - giuridico; - culturale; - ambientale; - commerciale; - turistico; - urbanistico; - individuazione delle possibili strategie di sviluppo e articolazione di obiettivi, strumenti e criteri, verificati attraverso l’analisi SWOT (punti di forza, di debolezza, opportunità e rischi); - esame del Piano di Assetto del Parco e individuazione dei punti di attrito e di limitazione delle attività economico-sociali per le popolazioni della Comunità; formulazione di proposte di modifica mitigative e, al limite abrogative, per ristabilire opportunità ed equilibri condivisi; - rilevazione presso le Autorità amministrative, le Organizzazioni di categoria e quelle professionali dei loro punti di vista e di eventuali indicazioni progettuali e di politica di intervento; - formulazione del “Parco Progetti” per singola scheda progettuale in termini di prefattibilità; - confronto e dialogo con tutti i portatori di interessi, al fine di convalidare il “Parco Progetti”; - elaborazione finale della progettualità e formulazione di ipotesi sulla priorità nelle scelte da parte della Comunità del Parco; 10 - completamento del testo e delle schede progettuali per la presentazione ai singoli Consigli comunali, alla Comunità del Parco e al suo Consiglio Direttivo per l’approvazione; - conclusione dell’iter redazionale del Programma con la presentazione dell’elaborato alla Regione per l’approvazione definitiva. Questa sequenza è riportata graficamente per una lettura sintetica del procedimento nella figura 1. 11 Tav. 1 - Articolazione del piano del lavoro Conferimento dell'incarico Costituzione Gruppo di lavoro multidisciplianare Incontro di avvio con la Comunità del Parco Acquisizione delle informazioni e dei dati Documenti, studi e piani Informazioni Statistiche Istituzioni ed enti Amministratori locali Testimoni privilegiati ed operatori locali Minacce Opportunità Progetti vari di interesse Applicabilità dei progetti rispetto alle indicazioni del Piano di Assetto Raccolta, coordinamento ed analisi delle informazioni e dei dati Quadro generale Potenzialità per lo sviluppo socioeconomico Analisi SWOT Punti di forza Punti di debolezza Desiderata Locali Progetti prioritari Definizione Parco Progetti Consegna rapporto intermedio alla Comunità del Parco Supporto e confronto del gruppo di lavoro con gli Enti e gli operatori locali Analisi del rapporto intermedio da parte degli Enti della Comunità del Parco Integrazioni e modificazioni al Piano ed al Parco progetti Integrazioni finali al al Piano e stesura conclusiva del Parco progetti Definizione dei criteri di attuazione e monitoraggio Consegna del Rapporto finale del Programma Pluriennale di Promozione Economico Sociale 12 Proposte di modifica al Piano di Assetto Situazioni fattuali Dal punto di vista concettuale la stesura del PPPES, pur rientrando nell’ambito delle metodologie della Pianificazione Territoriale, quale prassi e disciplina scientifica, costituisce per struttura e coerenza matematico-formale, come verrà esposto nell’apposito paragrafo, una tipologia operativa “aperta”, ossia non costretta da una dotazione esclusiva e determinata di bilancio (ovvero con una disponibilità fissa di risorse finanziarie), entro cui procedere a ripartizioni tra i diversi progetti, secondo scelte ottimizzanti basate su specifici criteri ed esigenze preventivamente definiti. Il PPPES quindi non è dotato a priori di una sua disponibilità finanziaria (se non per la piccola parte relativa alla dotazione dall’Ente Parco) per cui è evitato il problema cruciale di decidere come distribuire tale disponibilità tra diversi progetti. Ciò per un verso lascia spazio a iniziative e autonomia progettuale, ma al contempo fa sì che viva in una “atmosfera” di indeterminatezza finanziaria legata alla capacità di iniziativa dei decisori pubblici. Questo approccio risponde a indirizzi programmatici generali che fornendo una pluralità di fonti di finanziamento e di cofinanziamento su tematiche diverse, consente una autonomia decisionale rafforzando il contesto di libertà socioeconomica. Perciò le risorse sono reperibili da molteplici fonti di trasferimento, ognuna con diversa modalità di conferimento e tempistica di erogazione e, proprio per questo, ha senso parlare non di equa distribuzione tra Comuni di un’ipotetica massa finanziaria attribuita, ma di aggregazione di intenti per singoli progetti tematici con finalità e disponibilità preordinate. Il PPPES costituisce quindi un documento essenziale per il governo territoriale, dal momento che esprime in forma tecnico-amministrativa e sociopolitica la strategia, le linee guida e gli strumenti integrati, coesi e condivisi per lo sviluppo del territorio del Parco. Esso propone, dopo la selezione-adozione dei progetti e la scansione delle priorità a essi attribuite, un elenco dei medesimi in parte finanziati e/o finanziabili con risorse del Parco, delle Comunità Montane, dei singoli Comuni, nonchè dell’Unione Europea, di Ministeri, Regioni e Province di competenza. Non è quindi solo un discorso di allocazione della spesa pubblica tra attività ed enti, ma è soprattutto una proposta di sviluppo tramite iniziative originatesi 13 secondo linee strategiche portanti, dove confluiscono per il buon esito generale contributi da varie parti e derivanti da diversi settori. Si potrebbe allora parlare di uno sforzo di razionalizzazione, di compensazione tra iniziative e aree, di collegamento tra attività diverse, per ricercarne sinergie e complementarità. In definitiva si può considerare il PPPES come uno schema di accreditamento presso gli Enti finanziatori delle esigenze e delle aspirazioni della Comunità del Parco, espresse in forma giustificata, razionale e sostenibile attraverso le sue iniziative progettuali. In termini generali, senza voler anticipare quanto verrà esaminato e proposto specificamente nel prosieguo da parte dei singoli contributi per area tematica, il territorio del Parco dei Monti Lucretili rientra nelle caratteristiche delle aree marginali del Preappennino ed è caratterizzato da un basso profilo di sviluppo, conseguente alla scarsità di risorse con produttività medio-alta, sia territoriali che umane ivi impiegate. Agricoltura, zootecnia, silvicoltura sono attività fortemente condizionate nel loro esercizio perché in area di alta collina e bassa montagna; sono oggi frenate da un limitatissimo ricambio generazionale e assumono carattere di secondo lavoro con sempre minore professionalità alla scomparsa dell’attuale generazione attiva. Ne consegue che il già basso livello produttivo, porterà a un’ulteriore estensivazione delle attività che, se da un lato esclude forzanti in termini di inappropriata gestione ambientale, dall’altro non consente di acquisire livelli di reddito consoni al mantenimento dell’attività stessa nel Parco. L’edilizia vi trova condizioni estreme di contenimento per quanto attiene a nuove strutture e infrastrutture. Non altrettanto nel Bacino del Parco, ma, diversamente dalle nuove costruzioni, l’edilizia del consolidamento e del restauro abitativo nei centri storici o negli edifici già esistenti può divenire non solo uno strumento di recupero patrimoniale, ma soprattutto il prerequisito per forme di sviluppo settoriale e occupazionale nel turismo. Altre attività, ad esempio nel settore manifatturiero e commerciale, non sono facilmente ipotizzabili nel Parco, poiché la vicinanza di aree industrializzate nella pianura limitrofa non permette trasferimenti “delocalizzati” al di fuori di tali zone a carattere di distretto industriale (del tipo della vicina “Tiburtina Valley”). 14 Quello che per gli altri settori costituisce una barriera allo sviluppo diventa invece per il turismo nelle sue molteplici valenze un punto di forza. È infatti proprio l’ambiente, già di per sé particolare tanto da meritare tutela come Parco, che richiede una valorizzazione adeguata e ben strutturata sotto forme organizzative di supporto alla sua conservazione e fruizione anche da parte di visitatori differenziati (si pensi ai disabili), quale appunto il turismo può consentire. Da tutto ciò consegue che diverse attività nei settori tradizionalmente produttivi divengono strumentali e di supporto allo sviluppo turistico, quali l’edilizia di conservazione e di restauro dei centri abitati, la produzione, la valorizzazione (marchi) e la commercializzazione di produzioni agricole e zootecniche tipiche dell’area, con l’adattamento di tali attività alle esigenze paesaggistiche. In aggiunta è necessario considerare nuove iniziative e infrastrutture che dotino il territorio per renderlo in grado di ospitare flussi turistici ben diversi dagli attuali, sia in termini di promozione delle visite che di servizi di supporto alla fruizione sostenibile e rispettosa delle specificità dei luoghi. Questo comporta operazioni di qualificazione e riqualificazione della forza lavoro nella sua imprenditorialità e delle strutture operative (agriturismi, camping, associazioni, cooperative di servizi), la creazione di una rete di sentieri, di zone di sosta differenziate per tipologie di turisti, di specifica documentazione delle attrattive storiche, paesaggistiche e folcloriche, integrata a livello di Parco, per lo sviluppo di una sinergia di fruizione sostenibile in tale contesto. È quindi proprio della funzione del PPPES l’obiettivo generale di collocare in prospettiva, per i quattro anni di competenza, lo sviluppo di iniziative strutturali, infrastrutturali e organizzative che superino la scala municipale e proprio in una dimensione sovraordinata trovino motivi di potenziamento e successo nel conseguire le finalità che si propongono. A tal fine nel PPPES è necessario: - analizzare la situazione, le potenzialità, gli ostacoli, i condizionamenti insiti nel territorio del Parco dei Monti Lucretili e del suo bacino; 15 - individuare aspetti ostativi nel Piano di Assetto e proporne modifiche e mitigazioni per superare e armonizzare eventuali conflitti con le popolazioni locali e i portatori di altri interessi; - disegnare la strategia ottimale di sviluppo economico e sociale del Parco, in considerazione della sua natura di area protetta; - articolare un insieme coeso, integrato e condiviso di iniziative progettuali, strutturali e organizzative di natura e competenze diverse del Parco, delle Comunità Montane, dei Comuni - rispondenti alla strategia sopra indicata; • definire priorità di attuazione per i vari progetti secondo criteri ottimizzanti, condivisi dalla Comunità del Parco; • calendarizzare nell’arco di un quadriennio le iniziative progettuali del Programma, tenendo conto della probabilità di esecuzione dei progetti, rispettandone l’eventuale carattere propedeutico per gli altri; • formulare uno schema di monitoraggio della gestione e dell’attuazione del Programma e della sua valutazione nei risultati e negli effetti determinati sullo sviluppo economico e sociale del Parco e prevedere, se del caso, gli aggiornamenti necessari. 16 2. IL PROGRAMMA PLURIENNALE DI PROMOZIONE ECONOMICA E SOCIALE E GLI STRUMENTI DI FINANZIAMENTO 2.1 Il quadro legislativo vigente La legge quadro 6 dicembre 1991, n. 394, con la quale e dopo lunga attesa il legislatore ha disciplinato i modi e i procedimenti di tutela delle aree protette nazionali e regionali offre agli amministratori alcuni degli strumenti di pianificazione, gestione e tutela del territorio. Se è vero che gran parte del complesso normativo della legge quadro del 1991 è dedicato alla tutela “statica” del territorio, è anche vero che la stessa prevede che la tutela del territorio protetto debba avvenire anche mediante il suo sviluppo economico e sociale, conseguente all’adozione dello strumento dei Piani, che costituisce indubbiamente il migliore modo per programmare, pianificare e gestire il territorio di un Parco. La poliedricità dell’interesse sottostante alla disciplina di cui alla legge n. 394 del 1991 risulta dalla disposizione di cui all’articolo 2, in cui l’assetto dei luoghi è preso in considerazione, oltre che per i valori naturalistici, anche per quelli scientifici, estetici, culturali, educativi, ricreativi, paesaggistici, artistici e per quelli connessi con le tradizioni culturali delle popolazioni locali. Non è da porre in dubbio che sul Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili convergono interessi pubblici differenziati: alcuni sono di fruizione diretta, altri di fruizione strumentale a interessi di natura diversa, secondo quanto sembra desumersi dalla norma contenuta nell’articolo 11, ove si dispone in materia di attività sportive, educative, di ricerca scientifica e di “svolgimento delle attività da affidare a interventi di occupazione giovanile, di volontariato, con particolare riferimento alle comunità terapeutiche, e al servizio civile alternativo”. In buona sostanza, dalla disciplina della legge quadro del 1991 affiora una costante attenzione agli interessi economici e sociali di carattere privato, con le conseguenti 17 difficoltà di coordinamento, con le necessità di tutela dei valori naturalistici, pure sottesi all’intero impianto della legge n. 394. Si può affermare pertanto che il territorio del Parco, seppure destinato a un fine di conservazione, non è stato concepito dal legislatore avulso da ogni altro interesse che non sia quello strettamente naturalistico; dal dettato normativo si rileva, al contrario, una valutazione del territorio destinato a parco nei termini proposti non solo dalla dimensione naturalistica e paesaggistica, ma anche da quella della giusta valutazione dell’elemento antropico ed economico, in forma più marcata allorché trattasi di area protetta a rilevanza regionale. La presenza dell’uomo sul territorio gode di particolare considerazione da parte della legge, essendo ritenuta un ostacolo alla realizzazione degli obiettivi, ma uno degli elementi che concorrono - al pari di flora, fauna, forme dei luoghi - alla realizzazione del patrimonio naturale. Costante è il riferimento nella disciplina della legge quadro all’elemento antropico nei suoi molteplici risvolti culturali, sociali, economici e abitativi. La complessa disciplina delle aree protette non trascura, pertanto, la possibilità che a differenza degli altri elementi che compongono l’ambiente, quello umano si manifesti quale fattore attivo di utilizzazione e di parziale modifica dei luoghi circostanti. Essa, infatti, non è informata alla stretta repressione nei riguardi di tali interventi: in tal modo il legislatore ha inteso costruire una nuova concezione di parco rispetto a quella obsoleta di “isola congelata” o “cieco guardiano di vincoli”; l’intera legge “rende manifesto il capovolgimento completo della precedente prospettiva: in luogo del Parco come sovrastruttura calata e amministrata dall’alto, corpo estraneo alla realtà locale e funzionale all’imposizione di vincoli di mera preservazione, si costruisce un soggetto non solo garante della conservazione degli ambienti naturali, ma anche attributario del ruolo di programmatore e attuatore di iniziative per la crescita culturale, economica e sociale delle popolazioni residenti”1. La legge quadro non pone solo vincoli, ma in alcuni casi si spinge a prevedere forme di incentivazione e di sostegno ad attività economiche. Basti ricordare la possibilità di concedere il logo del Parco ai fini del suo utilizzo da parte di imprese, oppure quella di patrocinare manifestazioni di sviluppo dell’artigianato locale e, 18 ancora, quella di richiedere unitamente alle imprese l’utilizzo del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) per prodotti dell’agricoltura locale. Più dettagliato è il disposto di cui all’articolo 7, che prevede una serie di misure di incentivazione sia per la realizzazione di “interventi, impianti e opere” concernenti oggetti di vario genere - quali, ad esempio, il restauro dei centri storici, il recupero dei nuclei abitati rurali, la realizzazione di talune infrastrutture, lo svolgimento dell’agriturismo e di attività sportive - sia per l’effettuazione di iniziative produttive o di servizio compatibili con le finalità del parco. Se poi a tali osservazioni si aggiunge quella che la legge quadro prevede all’articolo 14, cioè l’adozione di un Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale, ne deriva il chiaro intento del legislatore di collegare lo sviluppo dell’interesse ambientale con quello dinamico e gestionale del territorio che coinvolge le comunità locali. Tale strumento serve a far decollare uno sviluppo ecosostenibile, dunque una crescita che si autoalimenta nell’utilizzazione delle risorse naturali garantendone al contempo la conservazione e il miglioramento. Il PPPES promosso dalla Comunità del Parco deve perseguire le seguenti finalità generali: 1. attuazione delle previsioni del Piano di Assetto del Parco, ispirate alle finalità fondamentali della legge 394/91: - conservazione degli ecosistemi naturali; - sviluppo compatibile della Comunità; 2. attivazione di procedimenti tecnico-amministrativi e gestionali, che consentano azioni efficaci sia di difesa e salvaguardia degli ecosistemi naturali sia di promozione, valorizzazione e sviluppo delle condizioni economiche, sociali e culturali delle popolazioni del Parco; 3. creazione e organizzazione di forme stabili e continuative di collaborazione e di coinvolgimento - anche ai fini del coordinamento e dell’armonizzazione di piani, programmi e progetti - fra tutte le realtà istituzionali interessate alla gestione del territorio del Parco (Regione, Province, Comunità Montane, Comuni), delle quali l’Ente Parco e la 1 Cfr. C.d.S., Sez. VI, 19 dicembre 1997, n. 1863 19 Comunità del Parco, ciascuno per la propria parte di competenza, possono diventare momento di sintesi unitaria e punto di riferimento. Inteso pertanto come strumento di sviluppo sostenibile, il PPPES deve essere improntato ai seguenti criteri: • prevedere tutte le azioni che, nell’arco di tempo dato, possano essere tradotte in interventi esecutivi compatibili e coerenti con gli obiettivi del Piano, specificandone localizzazione, tipologie, procedure, importi di spesa, risorse finanziarie e relative fonti e soggetti attuatori; • promuovere la più ampia partecipazione e il coinvolgimento di tutti gli enti - organismi, istituzioni, operatori, associazioni - interessati alla realizzazione degli interventi, fin dalla fase della elaborazione e della proposta, in modo da ottenere il più vasto consenso e la mobilitazione delle risorse umane e culturali esistenti nel territorio del parco; • organizzare una rete di strutture locali di informazione, divulgazione, sensibilizzazione e formazione per rendere il parco fruibile ai visitatori, ma anche vantaggioso per le popolazioni residenti. Circa i contenuti del PPPES, il primo comma dell’articolo 14 della legge 394/91 dispone che esso, nel rispetto delle finalità del parco, dei vincoli stabiliti dal Piano di Assetto e dal Regolamento del Parco, può prevedere una serie di attività e di iniziative estremamente differenziate, rispondenti alle esigenze delle popolazioni residenti. L’articolo 14, terzo comma, nel procedere a un’esemplificazione delle attività economiche da promuovere e incentivare, prevede la predisposizione di attrezzature e impianti per la depurazione, come pure per il risparmio energetico, e inoltre servizi di carattere turistico, nonché d’interesse naturalistico e culturale, con riferimento espresso alle biblioteche e al restauro di beni naturali. Parimenti sono promosse e incentivate, anche in forma cooperativa, le attività artigianali e agrosilvo-pastorali e quelle a esse collegate. Più in generale, vi è nella legge la possibilità, per il Piano, di attribuire sovvenzioni ai privati e agli enti locali per l’esercizio di attività che siano previste dallo stesso: ciò consente di cogliere una 20 volontà volta a favorire la conversione delle attività economiche in altre compatibili con la tutela del parco. La normativa regionale di recepimento della legge quadro n. 394/91 prende atto che il Lazio, oltre a una grande varietà di ambienti naturali, presenta anche peculiarità storiche, archeologiche e culturali che conferiscono al suo territorio una connotazione particolarissima da cui discende la necessità di efficaci strumenti di tutela. La L.R. 29/97 promuove su tutto il territorio regionale, “e in particolare all’interno del sistema delle aree protette, politiche volte al consolidamento di forme di sviluppo economico rispettose dei valori storici e ambientali e legate a una concezione di sostenibilità”2. Per il perseguimento di tali fini, l’art. 30, comma 2, della L.R. 29/97, modificata dalla L.R. 2 aprile 2003, prevede l’elaborazione, da parte della Comunità del Parco, di un “Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale, in cui sono indicati interventi coordinati con quelli dello Stato, della Regione e degli enti locali interessati, per lo sviluppo di attività compatibili”3 . Tale programma, in base al comma 3 dell’art. 30 della L.R. 29/97, viene adottato dall’Ente di gestione e poi trasmesso alla Regione per la relativa approvazione con delibera del Consiglio Regionale. Il quinto comma dell’art. 30 prevede alcuni possibili interventi del PPPES, ricalcando i contenuti dell’art. 14 della legge quadro. 2.2 Il ruolo del Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale secondo la legislazione Al fine di dare concreta attuazione a quanto previsto dagli articoli 7, 12 e 14 della legge 394/1991 e dagli articoli 30, 31, 32 della legge regionale 29/1997, il Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale, promosso dalla 2 Cfr. art. 1 L.R. 29/97 comma 3 3 Cfr. art. 30 L.R. 29/97 comma 2 21 Comunità del Parco, deve perseguire lo sviluppo compatibile della Comunità del Parco in conformità con le linee indicate dal Piano di Assetto circa le modalità d’uso delle risorse ambientali. L’ambito territoriale per la sua redazione è il Bacino del Parco, quale territorio ospitante le strutture, le infrastrutture e le attività che, in forma diretta e/o indiretta, sono legate al parco. Compongono il Bacino del Parco gli Enti locali, come i Comuni, le Province e le Comunità Montane, all’interno dei quali ricade in tutto o in parte il parco. La Comunità del Parco è l’organismo di rappresentanza con carattere consultivo e propositivo. L’attenzione del PPPES è, dunque, sulla collettività presente nel territorio, rispetto alla quale il Programma deve indicare possibili alternative compatibili di sviluppo, promuovendo l’economia locale e l’occupazione in attività correlate con la presenza del parco. I contenuti del PPPES non sono esplicitamente definiti sul piano normativo. La legge 394/1991 assume come note le attività ordinarie che comunque devono far parte del Programma: attività agricole, forestali, artigianali e turistico –ricreative. Queste sono suscettibili di misure di incentivazione ai sensi dell’art. 7. L’art. 14 enumera altre attività che potrebbero definirsi di tipo straordinario, quali impianti di depurazione e per risparmio energetico; servizi e impianti di carattere turisticonaturalistico da gestire in proprio o concedere in gestione a terzi; restauro tra l’altro di risorse naturali, nel rispetto della conservazione del parco. Anche la legge regionale 29/1997, art. 31, prevede specifiche norme per: a) lo sviluppo dell’attività agricola b) interventi tali da rendere compatibili le attività agro-silvo-pastorali con la tutela dell’ambiente; c) l’agriturismo, quale strumento di sviluppo e sostegno per l’agricoltura biologica ed ecocompatibile; d) valorizzare e sviluppare peculiarità e suscettibilità produttive, favorendo l’agricoltura come fattore di difesa ambientale; e) promuovere, coordinare e incentivare le attività compatibili tese a perseguire il massimo sviluppo economico e sociale delle popolazioni locali. 22 Inoltre all’art. 32 della legge regionale 29/1997 si prevede la possibilità di incentivazioni per attività diverse, ancorché comprese nel PPPES, quali: • restauro di centri storici e di edifici di particolare valore storico-culturale; • recupero dei nuclei abitati rurali; • opere igieniche, idropotabili, di risanamento dell’acqua, dell’aria e del suolo; • opere di conservazione e restauro ambientale; • sviluppo di attività agricole; • attività culturali nei campi di interesse del parco; • attività di agriturismo; • attività sportive compatibili; • strutture per l’utilizzazione di fonti energetiche a basso impatto ambientale, quali metano e altri gas combustibili, nonché iniziative volte a favorire l’uso delle energie rinnovabili; • lotta e prevenzione dagli incendi boschivi; • valorizzazione e sviluppo delle attività artigianali tipiche e commerciali; • realizzazione di strutture e attività ricettive, ricreative e turistiche. Le eventuali incentivazioni sono erogate anche per opere, attività e interventi esterni del parco ma ricadenti nei Comuni il cui territorio concorre a formarlo, purché connesse funzionalmente alla gestione dell’area protetta. Gli incentivi sono attribuiti a cittadini singoli o associati o a enti privati, residenti o aventi sede legale nei Comuni del Parco che intendano valorizzare attività tradizionali e realizzare iniziative produttive o di servizio con esse compatibili o anche al di fuori di queste, purché finalizzate alla promozione, alla valorizzazione e alla migliore fruibilità delle aree naturali protette. Gli strumenti per la realizzazione sono diversi. La 394/1991 prevede la possibilità di: • concedere sovvenzioni a privati ed enti locali, anche per il mantenimento e il ripristino delle caratteristiche ambientali e paesaggistiche dei luoghi tutelati e delle tipologie edilizie; • predisporre attrezzature per l’esercizio delle attività; • realizzare servizi e impianti di carattere turistico-naturalistico da gestire in 23 proprio o concedere in gestione a terzi; • concedere agevolazioni e promuovere la cooperazione per attività tradizionali artigianali, agro-silvo-pastorali, culturali, servizi sociali e biblioteche e per ogni altra iniziativa atta a favorire lo sviluppo di un turismo ecocompatibile. Questi strumenti sono integrati dalla normativa regionale, che consente: • marchio e certificazioni; • sovvenzioni; • promozione dell’economia locale con fiere, ecc.; • incentivazione indicata all’art. 32 della l.r. 29/1997. Ai fini dello sviluppo economico e sociale della collettività l’Ente Parco promuove le iniziative più opportune tra quelle presenti nel PPPES, con riferimento ai soggetti preposti alla loro realizzazione. Il Programma ha validità quadriennale e può essere aggiornato annualmente. Ciò ne costituisce un punto di forza, poichè consente di inserire, con una certa tempestività, eventuali nuove iniziative che dovessero emergere per promuovere lo sviluppo locale. Includere, tuttavia, tutte le iniziative realizzabili nel parco all’interno del Programma può costituire un punto di debolezza: una rigida lettura potrebbe significare infatti che possono attuarsi solo quelle iniziative che sono incluse al suo interno. Al contrario, il Programma deve invece intendersi come quello strumento che individua le linee di fondo per lo sviluppo del parco ed è quindi in grado di meglio esprimere le valenze che le singole iniziative possono sviluppare in tale contesto. Al fine di conseguire gli obiettivi di sviluppo ecosostenibile la strategia da implementare passa per le seguenti azioni: • indirizzare le risorse disponibili del parco alla realizzazione delle opere e degli interventi specificatamente indicati dal Programma; • creare i presupposti affinché le iniziative dei singoli siano coerenti con gli obiettivi del Programma; • individuare occasioni e risorse finanziarie aggiuntive, essenziali per colmare i deficit di accumulazione del capitale che le zone marginali 24 endemicamente presentano. Il PPPES, oltre a costituire un adempimento di legge, è soprattutto quello strumento con cui l’Ente Parco, nel dialogare con le istituzioni (in particolare Regione e Ministero), esprime la strategia chiara e organica che intende perseguire, per la realizzazione della quale richiede adeguate risorse. Presentarsi al tavolo delle trattative con questo strumento significa acquisire credibilità nella propria strategia di azione. 2.2.1 Il ruolo operativo del Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale A seguito dell’esegesi di carattere legislativo si pone ora il problema di definire la concreta strategia di sviluppo che la Comunità deve adottare sotto il profilo sociale ed economico. Se per strategia possiamo intendere una “vision” di sviluppo, articolata e scandita nel tempo, determinata da azioni coordinate e sinergiche, validate da criteri di selezione, tese a conseguire ben definiti obiettivi, partendo dalla dotazione di risorse umane e di quelle finanziarie presumibilmente ottenibili, secondo procedimenti già operativi o di immediata attivazione, ne consegue allora che, in sequenza, tale strategia deve passare per un quadro programmatico con definite priorità, articolato per assi, per misure e così via, seguendo la terminologia della programmazione economica comunitaria. Capisaldi filosofici e concettuali per l’impostazione di una strategia di sviluppo per un’area protetta sono: fruizione e impiego delle risorse in termini di sostenibilità, ossia di conservazione delle medesime, sotto il profilo culturale, ambientale, economico e della qualità della vita; rispetto della biodiversità, - non solo naturalistica, ma anche antropologico-culturale e urbanistico-architettonica; adeguamento del livello di benessere delle popolazioni residenti a quello del territorio contiguo, derivando dalla particolarità dell’area protetta forme sinergiche di integrazione con le normali attività produttive e sociali; programmazione dello sviluppo e delle sue azioni secondo la prassi bottom up, ossia la formulazione e lo sviluppo di idee e azioni a partire dai diretti interessati, da 25 organizzare e proporre alle strutture politico-amministrative, realizzando in tal modo un sistema decisionale veramente partecipato e condiviso. La strategia per lo sviluppo economico e sociale fa riferimento a un definito orizzonte temporale. Viene sempre impostata a partire dalla situazione reale e attuale del territorio e si raffronta con ciò che si sarebbe venuto autonomamente a realizzare senza interventi (situazione “senza programma”). Poiché a priori nelle aree marginali ben poco si verrebbe a realizzare spontaneamente, risulta necessario attuare secondo la normativa dei parchi, iniziative apportatrici di positivi risultati al termine della vigenza temporale (situazione “con programma”). Ciò è tanto più rilevante per i Monti Lucretili, in quanto il Piano di Assetto è stato redatto durante gli anni Novanta, ed è stato approvato nel corso del 20004. Gli estensori del Programma procedono, quindi, ad analizzare la situazione attuale per aree tematiche rispondenti ai principali settori, quali l’agricoltura e le foreste, il turismo, l’edilizia, le attività socio-assistenziali, l’ambiente, l’artigianato e il commercio. Uno strumento analitico con forte connotazione di sintesi e quindi in grado di evidenziare gli aspetti determinanti, è rappresentato dal metodo SWOT (acronimo per punti di forza e di debolezza, opportunità e rischi). Per l’insieme e per i singoli settori questa analisi costituisce una sintesi di giudizi ed è, quindi, in grado di indicare i presupposti da cui partire per impostare le azioni globali e settoriali di sviluppo. A questo punto la situazione esistente nel Parco risulta analizzata e “organizzata” in termini sintetici, tali da consentire l’individuazione di elementi rilevanti e sostanziali sui quali impostare una strategia di sviluppo. Parallelamente a questa analisi ci si relaziona alla normativa e alle proposizioni contenute nel Piano d’Assetto, del quale si riscontrano eventuali contraddizioni, inadeguatezze e limitazioni per una strategia di sviluppo economico e sociale, al fine di proporre modifiche tali da consentire aperture e opportunità, atte a mitigare alcune asperità in cui gli estensori del Piano possono essere incorsi. 4 Deliberazione del Consiglio Regionale 2 febbraio 2000, n° 612, pubblicato nel B.U.R.L., n° 11, S.O. n° 4, del 20 aprile, 2000. 26 Il secondo risultato dell’analisi del contesto territoriale individua uno o più settori “portanti” in grado di trainare e orientare lo sviluppo economico e sociale dell’area con il contributo sinergico degli altri settori produttivi. Ciò non significa che questi ultimi vengano negletti e quindi non siano meritevoli di interesse progettuale, ma l’attenzione programmatica si concentra su uno o pochissimi settori “portanti” per opportunità e risorse. Nel nostro caso queste ultime sono necessariamente esogene e in grado di attivare processi generatori di reddito e occupazione in modo concretamente sostenibile, ovverosia di assicurare un flusso non destinato a brevi stagioni di vita, come purtroppo non sempre accade con i finanziamenti pubblici. In altre parole, si pongono gerarchie, si stabiliscono interrelazioni e, infine, si propongono un assetto e un percorso operativo a coloro che dovranno decidere in merito per il presente e per l’immediato futuro. Si definiscono pertanto obiettivi di sviluppo in base ai quali si orientano poi le scelte operative e progettuali, a carattere sia generale che settoriale. La dinamica di queste interrelazioni può essere concettualmente formulata attraverso la modellistica proposta dall’Economia Territoriale che è piuttosto ampia (matrici Input-Output, modelli econometrici, modelli multicriterio e multiobiettivo e così via) e fornisce un quadro di riferimento estremamente valido per il quale, tuttavia, la carenza di adeguate informazioni, soprattutto a scala specifica (sub regionale e addirittura provinciale) impedisce, purtroppo, una rispondente implementazione. Ne consegue allora che la programmazione che ne discende, sottoposta in termini di coerenza formale al vaglio delle parti interessate - almeno per alcune strutture territoriali quali proprio i Parchi, le Comunità Montane e altre similari – assume solo il carattere di un insieme coeso (e auspicabilmente condiviso), di iniziative progettuali che vengono ad aggregarsi come spesa a seconda delle fonti e delle competenze di finanziamento, cui i progettisti faranno riferimento, anziché trovare come usualmente avviene, un plafond in una dotazione finanziaria, un “budget” definito, per il quale tali iniziative costituiscono un problema di allocazione vincolata. 27 Si tratta quindi di impostare per ogni singolo settore produttivo e inevitabilmente anche per il loro insieme: - una articolata serie di iniziative volte a recepire le indicazioni progettuali derivanti dal Piano d’Assetto e, in dialettica con esso, quelle azioni in grado di mitigare alcune specificità vincolanti per lo sviluppo; istanze, suggerimenti, proposte, espressi da amministrazioni locali, associazioni professionali e di categoria, da portatori di interessi in generale e da altri ancora. Ciò significa quindi che lo sviluppo della strategia è articolato per singoli progetti (pianificazione per progetto, anzichè in “continuum” per settore), poichè le risorse umane dell’Ente Parco hanno svolto solo attività di supervisione e di controllo, rispetto a quella di progettazione e gestione “in proprio” delle iniziative proposte. Quest’ultimo aspetto comporta pertanto una impostazione tecnico-programmatoria aperta e dipendente dall’esterno, ossia demandata a risorse professionali esogene all’Amministrazione del Parco in grado di redigere questi documenti. In termini operativi, quindi, la gerarchizzazione porta a considerare con maggiore interesse e numerosità la formulazione di progetti per il settore “portante”, e a ridurre o addirittura a tagliare quelli che non stabiliscono ricadute o presupposti condizionanti o integrazioni con le iniziative più rilevanti e prioritarie. Si viene così a formulare un insieme di progetti relativi ad azioni da eseguire entro il perimetro del Parco non solo, ma anche estesi al cosiddetto “bacino”, ossia al perimetro amministrativo dei suoi Comuni in tutto o in parte compresi nell’Area Protetta. Tale insieme costituisce il Parco Progetti, ovvero un complesso di elaborati, a livello di prefattibilità, tenuti a disposizione per scelte successive, determinanti per la formulazione definitiva del Programma. Il Parco Progetti è quindi l’espressione di interessi, aspettative e aspirazioni che in quell’area si generano e che vengono canalizzate, selezionate, predisposte per l’accoglimento proprio durante la stesura preliminare del Programma, destinato prima agli organi preposti alla gestione del Parco (Presidenza e Direzione del Parco, Presidenza e Comunità del Parco), poi alla Regione e al Ministero dell’Ambiente. Seguendo questo approccio programmatorio, si tratta di sviluppare la progettazione in termini “bottom-up”, una modalità di gestione dei processi di sviluppo (cfr. Conferenza di Rio, 1992 e più recentemente di Kuala Lumpur, 2004) ritenuta più 28 democratica ed efficace, perché basata sulla sostenibilità conseguita dalla condivisione dei riferimenti e sulla biodiversità in termini, in questo caso, prevalentemente antropologico-culturali, in quanto rispettosa delle locali specificità sociali. Il Parco Progetti costituisce quindi un insieme di proposte che devono necessariamente essere filtrate e ordinate per priorità da parte dei decisori pubblici finali nel momento in cui a loro viene richiesto di effettuare scelte conclusive, essenziali per la redazione definitiva del Programma stesso. In termini operativi si tratta di selezionare le innumerevoli proposte secondo criteri di ammissibilità prima e di priorità poi, distinguendo i progetti finanziabili con risorse del Parco da quelli finanziabili dalle Comunità Montane, dalle Province e dai Comuni direttamente o con risorse da loro reperite. Nel complesso quindi si perviene a una molteplice “lettura” delle iniziative secondo “chiavi” che, di volta in volta, sono relative alla natura del proponente (Parco, Comunità Montana, Comune), alle possibili fonti di finanziamento (Comunitarie, Nazionali, Regionali, Provinciali, Locali), al settore produttivo di riferimento, alla scala di rilevanza dei medesimi (intero Parco, associazione di Comuni, singolo Comune). La selezione definitiva, la dichiarazione di rilevanza per il Parco e la priorità accordata nella strategia di sviluppo passano attraverso appropriati criteri di scelta che riguardano le circostanze e le proposizioni espresse dagli obiettivi del PPPES. In base a tali criteri il Parco Progetti viene preliminarmente sottoposto all’attenzione dei singoli Comuni, della Comunità e dell’Ente del Parco per la determinazione finale delle proposte ammissibili e delle priorità riconosciute sia per il finanziamento con risorse autonome sia in termini propositivi al Ministero dell’Ambiente, alla Regione, alle Province e a quant’altro. Terminata questa fase, di fatto, il Programma ha assunto la sua veste definitiva ed è quindi in grado di proseguire nel suo iter amministrativoprocedurale, che si concluderà con le forme prescritte di pubblicazione, a loro volta qualificanti per il finanziamento delle proposte in esso contenute. Vengono quindi temporizzati (cronogramma) gli interventi progettuali, si determinano gli aspetti finanziari come disponibilità e flussi conseguenti, si 29 impostano gli indicatori per monitorare la dinamica dello sviluppo e si formula il quadro di riferimento concettuale e metodologico per la valutazione dell’efficacia del PPPES nel quadriennio e in un congruo intervallo successivo. 2.3 I rapporti con le altre programmazioni territoriali Il Parco è un ente strumentale della Regione istituito per la salvaguardia dei valori ambientali presenti all’interno del territorio e si pone al contempo un obiettivo di promozione dello sviluppo sostenibile locale attraverso l’uso delle risorse naturali e ambientali. In questo territorio non vi è competenza esclusiva del Parco, ma sono presenti altri enti territoriali aventi obiettivi di tutela ambientale meno stringenti unitamente a finalità di sviluppo del sistema locale, certamente più forti e ampi rispetto a quelli delegati al Parco. All'interno “dell'area vasta" dei Monti Lucretili insistono altri enti locali, ciascuno dotati di propri atti di programmazione: • la Regione Lazio, che con il DOCUP e il PSR svolge una programmazione economica a maglia molto larga su scala Regionale • le Province di Roma e Rieti, che con i relativi atti di programmazione trasformano il DOCUP regionale in azioni specifiche (piano agrituristico, piano venatorio, ecc..) • le Comunità montane IX, X, XX, ognuna delle quali è dotata di un proprio Piano di Sviluppo Socio-Economico • i tredici Comuni hanno programmi per la realizzazione di singoli interventi, per l'organizzazione e la gestione di servizi singoli e collettivi e per il perseguimento di forme specifiche di sviluppo del territorio; • l’Autorità di Bacino del Tevere nell’ambito delle iniziative per la tutela del suolo deve procedere all’attuazione del Piano di assetto idrogeologico di bacino. Tutti questi soggetti operano a vario titolo nell'area dei Lucretili, producono ricchezza nei vari campi e si pongono come interlocutori in qualsiasi progetto di 30 sviluppo costituendo una risorsa ricca di progettualità, di capacità e impegno gestionale. Tab. 2.1 – Enti locali presenti nel territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili Comuni Licenza Marcellina Monteflavio Montorio Romano Moricone Orvinio Palombara Sabina Percile Poggio Moiano Roccagiovine San Polo dei Cavalieri Scandriglia Vicovaro Totale Provincia Roma ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ Comunità montana Rieti IX X XX ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ Superficie comunale ettari 1.766 1.527 1.720 2.303 2.014 2.455 7.519 1.762 2.681 882 4.273 6.306 3.612 38.820 Superficie Percentuale della territoriale inclusa superficie inclusa nel Parco nell'area protetta Ettari % 1.608,30 91,07% 284,1 18,61% 1.292,66 75,15% 195,03 8,47% 384,26 19,08% 911,76 37,14% 2.433,23 32,36% 1.512,81 85,86% 567,51 21,17% 807,1 91,51% 3.299,59 77,22% 3.211,70 50,93% 1.689,00 46,76% 18.197,02 46,88% E’ evidente che in un ristretto ambito territoriale la presenza di molteplici enti locali, gerarchicamente e funzionalmente diversi, può essere da un lato un punto di forza, ma può divenire dall’altro un punto di estrema debolezza in assenza di coordinamento delle loro iniziative e funzioni. In un ordinamento policentrico come il nostro, che vede agire una molteplicità di pubbliche amministrazioni come distinti centri di competenza per lo stesso settore di intervento, quanto appena affermato si riflette immediatamente sugli aspetti istituzionali sottesi alla programmazione così come delineata dal Dlgs 152/99. La programmazione non è infatti una materia a sè stante, ma rappresenta un metodo e fornisce gli strumenti per un esercizio e una gestione dei compiti e delle funzioni amministrative coordinati e integrati con l’azione dei diversi attori istituzionali, sociali ed economici. In primo luogo, come per la pianificazione territoriale, anche nella programmazione socioeconomica il fulcro e la valenza primaria dell’azione devono essere la concertazione e il coordinamento che costituiscono la chiave di lettura del rapporto tra le programmazioni. L’individuazione del livello istituzionale di riferimento e di coordinamento necessari per la programmazione locale non può prescindere dal principio di 31 sussidiarietà, che nell’ambito dell’area vasta dei Lucretili può essere riconosciuto alla Provincia e/o all’Ente Parco, come strutture sovraordinate. Per la provincia ciò è vero nella fase cosiddetta “ascendente”, di stimolo dell’azione programmatoria regionale (vale a dire quella di cui all’art. 20 comma 1 lett. A) e b) del T.U. sull’ordinamento degli enti locali), con la quale essa aggrega e coordina le proposte avanzate dagli enti locali rispetto alla programmazione regionale e concorre direttamente alla determinazione del programma regionale di sviluppo e dei relativi programmi di settore. Nella cosiddetta fase” discendente” la provincia esplica anche la funzione di coordinamento dell’attività programmatoria dei comuni e di diretta elaborazione di strategie programmatorie pluriennali generali e settoriali, attuative del programma regionale di sviluppo e comunque coerenti con gli indirizzi regionali della programmazione socio-economica (art. 20 comma 1 lett. C) e comma 3 del T. U. sull’ordinamento degli enti locali). Per il Parco la funzione di coordinamento nelle programmazioni socioeconomiche potrebbe essere realizzata in seno alla Comunità del Parco, organismo di cui fanno parte i presidenti delle province, i sindaci dei comuni e i presidenti delle comunità montane: in tale sede, grazie alla contemporanea presenza dei vari rappresentanti istituzionali, potrebbe efficacemente svolgersi il raccordo tra programmazione socio-economica provinciale, delle Comunità montane e del Parco. Va in particolare sottolineato che, più che mai nel nuovo sistema delle autonomie territoriali fondato sul principio di cooperazione e sussidiarietà, anche la programmazione deve operare, rifuggendo da tentazioni dirigistiche, come strumento di coordinamento equiordinato e sussidiario in senso verticale e orizzontale: vale a dire che sia i vari livelli istituzionali (autonomie locali; autonomie funzionali: Ente Parco, università, camere di commercio e atc), sia le formazioni sociali e le organizzazioni economiche sono tutti paritariamente coinvolti e godono tutti dello stesso riconoscimento nella formazione e nell’attuazione degli obiettivi della programmazione socio-economica. Nel pluralismo istituzionale sopra sommariamente descritto l’istituzione strutturalmente più debole è proprio l’ente gestore dell’area protetta, poiché diviene il filtro delle iniziative che possono realizzarsi all’interno del territorio sulla scorta 32 del potere conferitogli di rilasciare il nullaosta per l’esecuzione di tutte le opere e degli interventi sul proprio territorio ai sensi della legge 394/1991 e della legge regionale 29/1997. La sua concessione è subordinata all’accertamento della coerenza dell’iniziativa con il piano e il regolamento del Parco, più sinteticamente con le strategie di sviluppo dell’area protetta. Da tutti questi elementi si può trarre la conclusione che lo sviluppo dell’area protetta non si consegue solamente con le iniziative messe in atto dall’Ente gestore, ma anche con quelle realizzabili dagli altri enti (Regione, Province, Comunità Montane e operatori pubblici e/o privati) eventualmente operanti sul territorio. Essendo il PPPES uno strumento fondamentale per individuare una strategia di sviluppo coesa e coordinata dell’intero territorio dell’area protetta, ne consegue che esso deve tener conto anche delle programmazioni degli altri enti locali, verificando come queste vadano a inserirsi nella strategia di sviluppo sostenibile, tracciata per il territorio dell’area protetta. Parallelamente il PPPES specifica quali sono i progetti che, anche integrandosi con quelli degli altri enti, l’Ente Parco intende realizzare nel periodo di validità del programma. Andrebbero ancora più stimolate, dunque, la partecipazione propositiva e l’adesione al Programma Pluriennale di Sviluppo Economico sia dei soggetti istituzionali che delle forze e delle organizzazioni sociali ed economiche, nella consapevolezza che proprio con il consenso si assicura il coordinamento. Muovendosi in questa prospettiva, diventa prioritario valorizzare al massimo grado, nella fase di attuazione del piano di sviluppo, gli strumenti della programmazione negoziata dei quali l’ordinamento offre una già sufficientemente ricca tipologia: accordi di programma; programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST); patti territoriali; contratti d’area; patti di pianificazione. Questi strumenti sono particolarmente utili perché consentono di: - valorizzare e sviluppare la concertazione tra soggetti pubblici e privati coinvolti nei progetti di sviluppo locale; - agevolare l’integrazione di risorse finanziarie pubbliche e private, per il finanziamento di interventi di riqualificazione e risanamento del territorio; - dare impulso alle politiche di sviluppo locale integrandole con il sistema dei piani territoriali e degli strumenti urbanistici, favorendo la coniugazione tra 33 le politiche di sostegno alle attività produttive e le esigenze di tutela del territorio sotto l’aspetto di una particolare attenzione al profilo della sostenibiltà ambientale dei programmi di sviluppo. Si ritiene dunque che il PPPES assolva in questa ottica due funzioni fondamentali: a) quella di tracciare una valenza strategica globale, finalizzata a indicare i progetti e le tipologie progettuali realizzabili sul territorio dell’area protetta, indipendentemente dall’ente finanziatore e realizzatore. La presenza di un progetto e/o di una tipologia progettuale nel PPPES implica che gli obiettivi di fondo perseguiti con la sua realizzazione sono coerenti con quelli del Parco: ne consegue che essi sono realizzabili con i modi e le forme che saranno successivamente definiti in sede di progettazione esecutiva; b) quella di indicare il parco progetti di competenza dell’Ente Parco e potenzialmente realizzabili con una sua partecipazione finanziaria. Il PPES, anche grazie a tali strumenti di attuazione, consentirà dunque al Parco dei Monti Lucretili di affermare il proprio ruolo di governo dello sviluppo economico del territorio e di riferimento per il coordinamento della programmazione territoriale e della pianificazione locale. 2.4 Pianificazione e aree protette: gerarchia delle norme Spesso, come già ricordato, nell’ambito dello stesso territorio opera una pluralità di enti, ognuno dotato di potere di programmazione, sia esso globale - Regioni, delle Province, dei Comuni - o settoriale – consorzi per le aree di sviluppo industriale, ANAS, Ferrovie, Autorità militari, Soprintendenze, Enti Parco, Autorità di Bacino, Comunità Montane, e così via. Accade a volte che ciascun ente ignori i programmi dell’altro e la sovrapposizione dei poteri e delle competenze, il più delle volte, genera confusione e conflittualità, in quanto non sempre le proposte sono convergenti. La conseguenza è la paralisi del processo di pianificazione, oppure l’introduzione di soluzioni di compromesso, che, intervenendo successivamente, snaturano i contenuti delle proposte. 34 Per questi motivi è importante il tentativo di precisare gli ambiti e le gerarchie secondo cui tali poteri agiscono, proprio partendo dall’esame delle singole leggi vigenti in materia di aree protette; ma, poiché esse s’intrecciano con altre leggi urbanistiche, è necessario allargare il quadro di riferimento a quello più generale della pianificazione territoriale. Di seguito vengono sintetizzate le principali leggi statali e regionali emanate in materia di urbanistica, che in parte sono interrelate a quelle sui parchi e che hanno effetti a livello d’area vasta. La prima legge fondamentale per l’assetto del territorio, più propriamente destinata alla regolamentazione dell’urbanistica, risale al 1942 (L. 17 agosto 1942, n. 1150). In essa tutte le competenze venivano accentrate al Ministero dei Lavori Pubblici, che aveva la facoltà di predisporre i Piani Territoriali di Coordinamento laddove particolari esigenze lo richiedevano: per preservare determinate zone di interesse ambientale e localizzare importanti infrastrutture, ecc. la legge procedeva a organizzare i lavori su scala regionale, al fine di intercettare in sede locale le esigenze di conoscenza specifiche e dettagliate, oltre che le istanze dei territori interessati dalle procedure di pianificazione. In sostanza disegnava un modello operativo con due unici protagonisti in posizione gerarchica: lo Stato, che agiva in via facoltativa, e i Comuni, che predisponevano i Piani Regolatori. È chiaro che l’assenza di altri soggetti istituzionali espressamente deputati a tale attività non deve stupire, dal momento che le Regioni non esistevano ancora e si era ben lungi dall’affrontare temi quali il decentramento e la sussidiarietà. Col passare del tempo, anche a seguito del processo di regionalizzazione degli anni Settanta, la legge nazionale, il cui principio ispiratore era quello di intervenire solo se necessario e comunque sempre sotto l’egida del Ministero, dovette registrare le resistenze e le prerogative autonomistiche delle Regioni, col risultato che nella sostanza venne alla luce non un piano vero e proprio, ma solo una moltitudine di ricerche, raccolte di dati e studi propedeutici al piano stesso. Si può quindi affermare che il periodo storico che conobbe una certa dinamicità in termini di pianificazione fu quello che intercorse tra la nascita delle Regioni e il conseguente trasferimento di funzioni - partendo dal 1971 -, passando per il DPR 616/1977, fino poi alla riforma del sistema delle Autonomie locali del 1990 con la 35 L. 142/1990. Proprio in questo ventennio, infatti, furono emanate le prime leggi urbanistiche regionali, le quali però stentavano ad affrancarsi dalla ratio della L. 1150/1942, dimostrando altresì di non riuscire a stare al passo con i veloci mutamenti degli assetti economici e urbanistici dei propri territori. La particolare attenzione al paesaggio (L. Galasso), alla difesa del suolo (L. 183/1989) e alle aree protette (L. 394/1991), se da un lato testimoniano la crescente sensibilità verso specifici aspetti della conservazione dei territori, dall’altro impongono alle Regioni processi di adeguamento continui. Negli anni Novanta, dopo un lungo e travagliato iter, si registra la definitiva approvazione della L. 8 giugno 1990, n. 142, una riforma assai attesa, che ridefinisce il nuovo ordinamento degli Enti locali sostituendo integralmente l’assetto delineato fin dai tempi pre-repubblicani per Comuni e Province. Una riforma innovativa, che amplifica in maniera sostanziale l’autonomia degli Enti locali, i quali entrano così in diretta sinergia con le Regioni. Come legge di principio, infatti, la 142/1990 trova concreta realizzazione e attuazione attraverso le leggi regionali e la valorizzazione del ruolo e delle competenze delle Autonomie locali. Nello specifico settore della pianificazione essa affida alla Provincia la redazione del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico, attraverso l’attività di programmazione dei Comuni, nel rispetto dei programmi regionali. Uno spazio di autodeterminazione, dunque, dove la Provincia può operare in piena autonomia, determinando gli indirizzi generali di assetto del territorio e indicando, in particolare, le diverse destinazioni, l’uso, la localizzazione delle infrastrutture, le linee di intervento per la difesa del suolo e le aree dove è possibile e opportuno istituire parchi o riserve naturali. Una sorta di “super piano regolatore”, che definisce gli assetti territoriali e localizza le opere infrastrutturali: il tutto, ovviamente, attraverso il massimo concorso dei Comuni per l’individuazione delle esigenze di carattere ambientale e urbanistico. Dalla L. 142/1990 al D. Lgs. 112/1998, passando per la L. 59/1997: quasi un decennio che ha visto le Province assumere un ruolo centrale, praticamente strategico, nel settore della pianificazione territoriale e della tutela ambientale. Se, infatti, la L. 142/1990 aveva affidato loro il compito di elaborare il Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico, nel D. Lgs. 112/1998, art. 57, tale Piano 36 assume, attraverso la legge regionale, il “valore e gli effetti dei piani di tutela nei settori della protezione della natura, tutela dell’ambiente, delle acque e della difesa del suolo e della tutela delle bellezze naturali, sempre che la definizione delle relative disposizioni avvenga nella forma di intese fra la Provincia e le Amministrazioni competenti, anche statali”. Attraverso questa disposizione il legislatore nazionale ha voluto così definire poteri e procedure, forse anche nella consapevolezza della delicatezza dei rapporti che intercorrono tra la pianificazione di area vasta e la pianificazione settoriale. Si tratta comunque di un riconoscimento importante del ruolo e della funzione che la Provincia assume quale ente di governo di area vasta, avvalorato anche dall’importanza dei compiti che la stessa già esercita nell’ambito delle politiche ambientali. Anticipando nella sostanza il nuovo testo costituzionale, il D. Lgs. 112/1998 rovescia il riparto delle competenze tra Stato e Regioni, demandando allo Stato il fondamentale compito di identificare le linee principali dell’assetto del territorio nazionale, con riferimento ai valori naturali e ambientali, alla difesa del suolo e alla articolazione territoriale delle reti infrastrutturali e delle opere di competenza statale, nonché al sistema delle Città e delle Aree metropolitane. Al contempo consolida un processo che pone l’ambito provinciale come ottimale per la definizione delle strategie e dello svolgimento di compiti amministrativi di dimensione territoriale, essenzialmente sovracomunale, che non possono essere gestiti in modo accentrato a livello regionale, ma che devono trovare congrua localizzazione nella dimensione più propria, quella appunto, provinciale. Alla L. 142/1990 va riconosciuto il merito non solo di aver consolidato il ruolo e la funzione dell’ente Provincia nell’assetto istituzionale del Paese, ma anche e soprattutto, di aver contribuito non poco alla “rivitalizzazione” delle attività programmatiche e di pianificazione di Regioni ed Enti locali. L’avvento della provincia tra gli enti protagonisti delle politiche di sviluppo dei territori ha infatti determinato, accanto a numerose polemiche interistituzionali, una fase di accentuata laboriosità sul piano pratico: studi e ricerche, raccolte di dati, elaborazioni progettuali, sistemi informativi territoriali, ecc. sono venuti alla luce all’indomani dell’approvazione della legge di riforma, spesso in aperto contrasto o in polemica 37 con le Regioni, le quali sovente ritardavano l’emanazione delle norme attuative della L. 142/1990. Tale processo si è fatto ancor più evidente dopo la legge Bassanini e il D. Lgs. 112/1998. In questo mosaico normativo un grande ruolo è stato giocato dalla L. 142/1990 che, in riferimento all’approvazione dei PTCP, non avendo esplicitato il rapporto tra la Regione e gli altri enti dotati di poteri di pianificazione, ha determinato meccanismi di elaborazione, adozione e vigenza dei piani molto diversi tra loro e assai differenziati sul territorio. Altrettanto diversificate sono le modalità di comunicazione e di interazione tra la regione e gli altri enti: infatti in alcuni casi è un atto regionale che dà efficacia al piano trasmesso; in altri, invece, sono previste forme partecipative vincolanti; in altri casi ancora prevale, in caso di mancato rilievo, il principio del tacito assenso. In linea generale, comunque, l’evoluzione delle norme nazionali, dalla L. 1150/1942 al D. Lgs 112/1998, ha certamente dato l’avvio a un processo volto alla riduzione della gerarchia tra Regione e Provincia e più improntato ai principi di sussidiarietà. La pianificazione d’area vasta va vista come momento alto di incontro tra le diverse politiche di sviluppo approntate dalle Regioni e dagli Enti locali, considerando il concetto di sviluppo nel suo più ampio ventaglio di significati, da quello socioeconomico a quello culturale. La difficoltà oggettiva più evidente, però, è proprio quella di riuscire a far confluire in un unico documento le diverse istanze delle collettività, tenendo conto contestualmente degli scenari evolutivi che coinvolgono la popolazione civile e quella produttiva. La pluralità delle fonti, il moltiplicarsi di piani settoriali che interessino o meno aree sovracomunali, impongono necessariamente un livello di concertazione e di codecisione assai efficace, soprattutto nel momento in cui si ci accinge alla progettazione o alla realizzazione di un’opera infrastrutturale o di un insediamento produttivo. È infatti ovvio che una strada, come pure un impianto industriale si inserisce, modificandolo, in un contesto ambientale e sociale, con effetti non reversibili sul territorio. L’obiettivo è dunque sempre quello di raggiungere un equilibrio tra le logiche economiche e le istanze ambientali, indipendentemente dall’entità e dal livello territoriale dell’opera che si intende realizzare. 38 I processi di pianificazione e di programmazione dei territori assumono gradi di complessità sempre maggiori, vuoi per la necessità di superare la gerarchizzazione delle fonti solitamente non funzionale rispetto sia alla qualità dei prodotti sia ai tempi occorrenti per la loro realizzazione, vuoi per l’evidente constatazione che le forme di concertazione e di partecipazione garantiscono valenza e autorevolezza maggiori a tutte le tipologie di piano. È necessario favorire e migliorare i processi di coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali (e non) per giungere a una pianificazione territoriale veramente integrata e condivisa, al fine di rendere il PTCP momento di sintesi e di raccordo delle conoscenze e delle prescrizioni che promanano da tutti i livelli di governo. Dopo quasi un decennio - e di conseguenza anche i processi di pianificazione provinciale hanno risentito di tale ritardo - la Regione Lazio ha recepito con la legge 38/1999 le norme contenute nella L. 142/1990, adottando lo schema di Quadro di Riferimento Territoriale. La L.R. 22.12.1999, n. 38, sul governo del territorio ha consentito di far assumere a questo strumento l’efficacia di schema di Piano Territoriale Regionale Generale. Il QRT si colloca al vertice del sistema della programmazione regionale. In particolare, costituendo la proiezione territoriale del “Programma di sviluppo Regionale”, “[…] definisce indirizzi e direttive di politica regionale per la pianificazione e la salvaguardia del territorio […] e costituisce, inoltre, il fondamentale strumento di indirizzo e di coordinamento della pianificazione di livello intermedio e locale” L’obiettivo di tale legge, in base all’art. 1, comma d, è “definire, nel rispetto delle competenze degli enti pubblici territoriali sub-regionali, gli strumenti della pianificazione e il sistema di relazione fra gli stessi, assicurando forme di partecipazione dei soggetti comunque interessati alla loro formazione”; e in base al comma e, stabilire le modalità di raccordo degli strumenti di pianificazione locale con la pianificazione regionale e degli strumenti di settore con quelli di pianificazione generale. Accanto alla pianificazione generale, di cui si è analizzato sommariamente il Piano Territoriale Regionale e il Piano Provinciale di Coordinamento, c’è la pianificazione di settore, di cui verranno analizzati: il Piano di Assetto per il Parco, 39 il Piano di Bacino, il Piano di Sviluppo Socio-Economico delle Comunità Montane e il Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale dei Parchi. Il Programma deve, in particolare, disciplinare i seguenti contenuti: organizzazione generale del territorio e sua articolazione in aree o parti caratterizzate da forme differenziate di uso, godimento e tutela; vincoli, destinazioni di uso pubblico o privato e norme di attuazione relative con riferimento alle varie aree o parti del Piano; sistemi di accessibilità veicolare e pedonale, con particolare riguardo a percorsi, accessi e strutture riservati ai disabili, ai portatori di handicap, agli anziani; sistemi di attrezzature e servizi per la gestione e la funzione sociale del Parco, musei, centri di visite, uffici informativi, aree di campeggio, attività agrituristiche; indirizzi e criteri per gli interventi sulla flora, sulla fauna e sull’ambiente naturale in generale. Il Piano suddivide il territorio in base al diverso grado di protezione, prevedendo: 1. Riserve Integrali, nelle quali l’ambiente naturale è conservato nella sua integrità; 2. Riserve Generali Orientate, nelle quali è vietato costruire nuove opere edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio. Possono essere tuttavia consentite le utilizzazioni produttive tradizionali, la realizzazione delle infrastrutture strettamente necessarie, nonché interventi di gestione delle risorse naturali a cura dell’Ente Parco. Sono altresì ammesse attività di manutenzione delle opere esistenti, ai sensi delle lettere a) e b) del primo comma dell’articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457; 3. Aree di Protezione, nelle quali, in armonia con le finalità istitutive e in conformità ai criteri generali fissati dall’Ente Parco possono continuare, secondo gli usi tradizionali ovvero secondo metodi di agricoltura biologica, le attività agro-silvo-pastorali nonché la pesca e la raccolta di prodotti naturali; è incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità. 4. Aree di Promozione Economica e Sociale facenti parte del medesimo ecosistema, più esattamente modificate dai processi di antropizzazione, nelle quali sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del Parco e 40 finalizzate al miglioramento della vita socio-culturale delle collettività locali e al miglior godimento del Parco da parte dei visitatori. Il Piano è predisposto dall’Ente Parco entro diciotto mesi dalla costituzione dei suoi organi, in base ai criteri e alle finalità della legge. La Comunità del Parco partecipa alla definizione dei criteri riguardanti la predisposizione del Piano di Assetto del Parco, indicati dal Consiglio Direttivo del Parco, ed esprime il proprio parere sul Piano stesso. Quest’ultimo, approvato dal Consiglio Direttivo, è adottato dalla regione entro novanta giorni dal suo inoltro da parte dell’Ente Parco. Il Piano adottato è depositato per quaranta giorni presso le sedi dei Comuni, delle Comunità Montane e delle Regioni interessate; chiunque può prenderne visione ed estrarne copia. Entro i successivi quaranta giorni chiunque può presentare osservazioni scritte, sulle quali l’Ente Parco esprime il proprio parere entro trenta giorni. Entro centoventi giorni dal ricevimento di tale parere la Regione si pronuncia sulle osservazioni presentate ed emana il provvedimento d’approvazione d’intesa con l’Ente Parco per quanto concerne le aree di cui ai punti 1), 2), e 3) del comma 2 e, d’intesa con l’Ente Parco e i Comuni interessati, per le aree di cui al punto 4) del medesimo comma 2. Qualora il Piano non venga approvato entro ventiquattro mesi dalla istituzione dell’Ente Parco, alla Regione si sostituisce un comitato misto, costituito da rappresentanti del Ministero dell’Ambiente e da rappresentanti delle Regioni e Province autonome, il quale esperisce i tentativi necessari per il raggiungimento di dette intese. Qualora le intese non vengano raggiunte entro i successivi quattro mesi, il Ministro dell’Ambiente rimette la questione al Consiglio dei Ministri, che decide in via definitiva. In caso di inosservanza di termini di cui al comma 3, si sostituisce all’amministrazione inadempiente il Ministro dell’Ambiente, che provvede nei medesimi termini con un commissario ad acta. Il Piano è modificato con la stessa procedura seguita per la sua approvazione ed è aggiornato con identica modalità almeno ogni dieci anni. 41 Il Piano ha effetto di dichiarazione di pubblico interesse generale, di urgenza e di indifferibilità per gli interventi previsti e sostituisce a ogni livello i piani paesistici, i piani territoriali o urbanistici e ogni altro strumento di pianificazione. È pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e nel Bollettino Ufficiale della Regione ed è immediatamente vincolante nei confronti delle amministrazioni e dei privati. Dopo la modifica del titolo V della Costituzione e la conseguente affermazione del principio di sussidiarietà, è ormai anacronistico analizzare il rapporto tra i diversi tipi di piano esclusivamente in termini di gerarchia. A confortare tale ipotesi interviene anche la sentenza del 21 dicembre 2000, n.50, del TAR Abruzzo, Sez. Pescara, che ha annullato la delibera del Consiglio Regionale di approvazione del QRT, nella parte in cui interessava il territorio di un Parco. Il TAR ha riconosciuto la centralità dello strumento di pianificazione del Parco, quale fondamentale sede per la composizione degli interessi globalmente presenti, e la necessità per la Regione Abruzzo, del raggiungimento della preventiva intesa con l’Ente Parco per l’approvazione del QRT, così come previsto dall’art. 3 della L.R. 18/83, che dispone la redazione del QRT “sulla base anche di intese con le amministrazioni statali, gli enti istituzionalmente competenti e le altre Regioni […] ove vada ad incidere in ambiti sottratti alla esclusiva competenza regionale”. La disciplina generale del territorio della Regione Abruzzo è stata rivista nel 1995, anche alla luce della legge quadro sulle aree protette e della conseguente necessità di coordinare il nuovo assetto dei Piani di settore e dei Progetti speciali territoriali con gli strumenti pianificatori propri delle aree protette. Il QRT, come affermato nella sentenza in parola, ha sicuramente un’efficacia direttamente vincolante per ogni altra scelta di politica territoriale che nell’area regionale si vorrà prendere e ha, quindi, carattere di onnicomprensività. Se è vero che all’interno del territorio dei Parchi, il Piano del Parco sostituisce de plano i piani di settore nonché “qualsiasi strumento di pianificazione” e che il QRT ha un’efficacia immediatamente vincolante disciplinando gli indirizzi e le direttive di politica regionale per la pianificazione del territorio, è anche vero che è indispensabile che la frazione del QRT incidente sul territorio dei Parchi sia logicamente concertata sulla base di intese con gli stessi Enti Parco. Il 42 raggiungimento di tale obiettivo garantirebbe, inoltre, una corrispondenza biunivoca tra ciò che è permesso in base alle normative regionali, sovracomunali e comunali e ciò che viene consentito in base all’assenso di cui al nulla osta dell’Ente Parco. La legge n. 183 del 1989 prevede il “Piano di Bacino” a difesa del suolo e per il risanamento delle acque, le cui disposizioni hanno carattere vincolante sia per le amministrazioni e gli enti pubblici sia per i privati, quando ciò sia stabilito dal Piano di Bacino stesso, e cioè nel caso in cui il Piano contenga “prescrizioni conformative” delle proprietà immobiliari e delle attività agro-silvo-pastorali. La realizzazione dei contenuti del Piano di Bacino dovrebbe essere garantita dalla prevalenza che viene riconosciuta a tale strumento di pianificazione, cui, per legge, i piani territoriali paesistici, i piani generali di bonifica (e altri) debbono adeguarsi. In relazione a quest’ultima affermazione sorgono però problemi di coordinamento fra la citata norma e l’art. 12, L. n. 394/91, nella parte in cui quest’ultimo prevede l’effetto sostitutivo del Piano di Assetto del Parco nei confronti delle altre forme di pianificazione. Infatti anche il Piano di Assetto potrebbe contenere disposizioni conformative delle proprietà immobiliari private e degli altri diritti reali vantati sui terreni oggetto del Piano e ricadenti all’interno del perimetro del Parco, nonché, ai sensi dell’art. 15 secondo comma, vincoli all’esercizio delle attività agro-silvopastorali indennizzabili in base a principi equitativi. Posto quindi che il legislatore riconosce la medesima natura al Piano di Assetto e al Piano di Bacino, non si può che applicare per la risoluzione delle antinomie tra norme dello stesso ordinamento il criterio cronologico, in forza del quale tra due norme incompatibili prevale quella successiva nel tempo. Se ne può dedurre che il Piano di Assetto debba sostituire anche il Piano di Bacino: ciò sia per l’identità degli interessi tutelati dai due strumenti e la maggiore specificità di tutela garantita dal Piano di Assetto sia per l’ampiezza della dizione contenuta nella norma che prevede la sostituzione (“...a ogni altro strumento di pianificazione”: art. 12, settimo comma , legge n.394 del 1991). A tale conclusione si arriva anche in considerazione del fatto che il provvedimento di approvazione del Piano di Assetto è di competenza della Regione d’intesa con l’Ente Parco, preposto alla redazione del Piano, così come è sempre competente la Regione per l’approvazione dei Piani di Bacino di rilievo regionale e interregionale. 43 Il problema potrebbe sorgere, eventualmente, per i Piani di Bacino di rilievo nazionale, la cui approvazione è di competenza del Presidente del Consiglio dei Ministri. Tuttavia, posto che anch’ essi, in forza della definizione generale di “Piano di Bacino” contenuta nel citato art. 17, sono piani territoriali di settore, può validamente ritenersi, a fronte dei principi richiamati, che il Piano di Assetto sostituisca, per i profili in esso disciplinati, anche il Piano di Bacino di rilievo nazionale. Comunque nemmeno questo rapporto tra Piani può essere risolto facendo riferimento al criterio gerarchico o temporale. Bisogna prendere atto che, ormai, tutto il comparto della pianificazione territoriale non può che essere ispirato a un unico principio: quello della co-progettazione. Questo concetto di “sussidiarietà” viene, a livello regionale, introdotto anche dalla L.R. del Lazio n. 38/99, disciplina generale sulla tutela del territorio, che, all’art.19, prevede che il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale possa assumere il valore e gli effetti dei piani settoriali di tutela e uso del territorio di competenza di altre Amministrazioni, qualora le sue previsioni siano disposte d’intesa con le Amministrazioni medesime; e all’art. 32 viene contemplata la conferenza di pianificazione per evitare le antinomie tra i Piani. Infatti la legge quadro sulle aree naturali protette non fa alcun riferimento a un possibile effetto sostitutivo del PPPES nei confronti delle altre forme di programmazione economico-territoriale: se ne deve dedurre che esiste un rapporto di coordinazione. L’art. 29 della L. 142/90 ha introdotto e disciplinato i Piani Pluriennali di Sviluppo Socio-Economico. In base all’art. 7 della L. 97/94, “ Nuove norme per lo sviluppo della montagna”, le previsioni dei Piani Pluriennali di Sviluppo Socio-Economico relative a interventi “per la salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, mediante il riassetto idrogeologico, la sistemazione idraulico-forestale e l’uso delle risorse idriche, sono coordinate con i Piani di Bacino previsti dalla L. 18 maggio 1989, n. 183. Nel silenzio della L. 97/94, bisogna concludere che il Piano Pluriennale di Sviluppo Socio-Economico elaborato dalla Comunità Montana debba essere coordinato con il PPPES di cui all’art. 14, L. 394/91”. Considerando le modalità d’approvazione di entrambi i Piani, se ne possono dedurre le logiche conseguenze sul piano della loro efficacia giuridica. 44 Il PPPES è un atto complesso, in quanto è elaborato dalla Comunità del Parco, è sottoposto a “motivata valutazione” del Consiglio Direttivo ed è approvato dalla Regione. La previsione di una motivata valutazione esclude che il PPPES sia atto interamente attribuibile alla Comunità del Parco, infatti il Consiglio Direttivo svolge una funzione di sostanziale controllo, di legittimità e di merito sul PPPES, evitandone la possibile contaminazione da parte di iniziative di sviluppo in concreto incompatibili con la salvaguardia dell’area protetta. Tale funzione di controllo si spiega con il fatto che la legge quadro prevede un’enucleazione esemplificativa e non tassativa delle possibili previsioni del PPPES ed è quindi rivolta a garantire l’effettività della tutela naturalistica. Il Piano Pluriennale di Sviluppo Socio-Economico adottato dalle Comunità Montane in base all’art. 30, terzo comma della L.R. 22 giugno 1999, n. 9 (Legge sulla Montagna) deve essere coerente con gli obiettivi generali della programmazione economico-sociale e territoriale della Regione, nonché deve tenere conto delle previsioni dell’eventuale Piano Territoriale di Coordinamento, che, in base all’art. 30, sesto comma, dopo l’adozione, viene trasmesso alla Provincia, la quale lo approva entro sessanta giorni dal ricevimento. Sebbene entrambi siano atti complessi, è logico conferire maggiore incidenza al PPPES, in quanto approvato dal Consiglio Regionale. Vanno infine analizzati i rapporti tra Piano di Assetto per il Parco e PPPES. Nella legge quadro il Piano Pluriennale non si configura come strumentale al Piano di Assetto, essendo sì vincolato dalle previsioni di quest’ultimo, ma autonomo nelle finalità. Ciò che qualifica il Programma Pluriennale è la sua provenienza dall’Ente gestore; in tal senso esso dovrebbe rappresentare una selezione di interventi che, in virtù del procedimento di approvazione cui è soggetto, sono per definizione caratterizzati dalla compatibilità con il Piano di Assetto e quindi non necessitano del preventivo nullaosta. La normativa nazionale assegna al Piano di Assetto un ruolo e una operatività essenzialmente nell’ambito della definizione delle strategie di conservazione (art. 12, comma 1, L. n. 394/91). Invece il PPPES rappresenta l’ambito giuridiconormativo nel quale vengono definite le strategie e il complesso delle azioni di 45 promozione dello sviluppo locale e dove prende forma la sperimentazione di nuove politiche di sostenibilità della crescita economica e sociale. Il rapporto tra i due strumenti di governo dei parchi è stato inizialmente definito dalla legge quadro sulle aree protette (L. 394/91). Essa, com’è noto, prevede (art.12) che “la tutela dei valori naturali ed ambientali sia affidata all’Ente Parco e sia perseguita attraverso lo strumento del Piano del Parco….”, che deve essere predisposto entro sei mesi dall’istituzione del Parco ed essere adottato dalla Regione entro i successivi quattro mesi. La Comunità del Parco, invece, è organo consultivo e propositivo dell’Ente Parco, “elabora, entro un anno dalla sua costituzione, un Piano Pluriennale Economico e Sociale per la promozione delle attività compatibili, individuando i soggetti chiamati alla realizzazione degli interventi previsti eventualmente anche attraverso accordi di programma” (art.14). Tale piano va comunque predisposto “nel rispetto delle finalità del Parco, dei vincoli stabiliti dal Piano e dal Regolamento del Parco”; esso è “sottoposto al parere vincolante del Consiglio direttivo del Parco” (art.14). È evidente da questi accenni la netta subordinazione gerarchica del PPPES rispetto al Piano di Assetto del Parco. Non solo il Piano è predisposto da un organo consultivo e propositivo dell’Ente Parco, ma il PPPES lo segue temporalmente e deve rispettarne finalità e vincoli. La recente legge 426/98 innova decisamente la materia con un piccolissimo emendamento di grande rilievo prevedendo che il PPPES sia avviato “ […] contestualmente alla elaborazione del Piano del Parco” (art. 31) e che la “Comunità del Parco partecipi alla definizione dei criteri riguardanti la predisposizione del Piano del Parco indicati dal Consiglio Direttivo del Parco ed esprime il proprio parere sul Piano stesso” (art.30). Anche questa nuova formulazione può lasciare insoddisfatti per l’ambiguità che permane, ma certamente la subordinazione del PPPES al Piano del Parco è stata abolita e i due strumenti si sviluppano insieme, mentre l’Ente Parco e la Comunità del Parco operano congiuntamente alla definizione di entrambi gli strumenti. In termini sostanziali la nuova normativa segna un cambiamento paradigmatico nella concezione della programmazione nei Parchi: da un Piano del Parco caratterizzato da un orientamento riduzionistico, volto a considerare essenzialmente 46 gli aspetti naturalistici senza che si debba tener conto delle relazioni tra questi e la dinamica socio-economica relativa allo stesso territorio, si passa a un approccio integrato, fondato sull’interazione tra ecologia ed economia, tra natura e società. Il Piano di Assetto del Parco, dal punto di vista delle sue implicazioni economiche, ha una serie articolata di obiettivi rilevanti. Quattro sembrerebbero essere gli aspetti principali per l’economia del Parco: 1. la fruizione controllata del turismo, con particolare riferimento a una riqualificazione dei servizi turistici e ricreativi; 2. la conservazione e la riqualificazione del patrimonio dei centri urbani storici; 3. la riqualificazione delle attività agricole, in un’ottica di sperimentazione di tecniche innovative e nuove colture, e la conservazione dei segni caratterizzanti il paesaggio agrario (siepi, fienili, recinzioni, ecc.); 4. la valorizzazione delle opportunità economiche e occupazionali connesse con l’istituzione e con l’attività del Parco, con particolare riferimento alla cura e all’attività di riordino paesaggistico. Espressi in questa forma sintetica e generale, tali obiettivi sono da considerare punti di riferimento essenziali per il PPPES. Questo però non significa che il perseguimento di obiettivi così articolati e ambiziosi sia concretamente possibile, tenendo conto delle risorse (pubbliche e private) immediatamente disponibili e, in prospettiva, per i possibili ostacoli derivanti dalle stesse prescrizioni del Piano di Parco. Tutto ciò, specialmente per quanto riguarda la normativa (soprattutto quella relativa ai comportamenti ammessi e ai divieti), dal momento che questa è introdotta senza una preventiva conoscenza delle sue implicazioni economiche. Proprio su questi punti potrebbe emergere il sempre latente rischio di incompatibilità tra le scelte dei due Piani. D’altra parte la disamina del Piano di Parco suggerisce di porre in evidenza alcuni suoi limiti, che, peraltro, sono ampiamente giustificati in quanto connessi alla natura prevalentemente ambientalistica e urbanistica del Piano. Ciò non significa che essi vadano colmati per mezzo dell’elaborazione del PPPES. Il primo limite è relativo alla mancanza di un’analisi delle relazioni del Parco con l’esterno: il Piano si concentra sul territorio di pertinenza del Parco senza proporre 47 una lettura delle compatibilità che si presentano e delle opportunità che si offrono per il fatto che il Parco è collocato in un contesto di area vasta; manca di conseguenza nel Piano una strategia di integrazione con l’esterno. In secondo luogo, il Piano si presenta come strumento statico di regolazione e di apertura verso possibili e auspicabili esiti evolutivi, per cui non si pone il problema del modo in cui gli obiettivi dichiarati possano essere concretamente perseguiti e di come le regole introdotte possano essere fatte rispettare. Da questo punto di vista il PPPES ha il compito di contribuire alla ricerca di soluzioni operative che rendano concreta e verificabile l’azione di programmazione. Nel caso specifico dei Monti Lucretili bisogna prendere atto del fatto che la formazione del Piano del Parco ha preceduto l’avvio del PPPES. In questa situazione è possibile eliminare i punti di contrasto tra i due strumenti esaminando attentamente soprattutto i seguenti punti: • la definizione consensuale (sulla base del confronto con gli attori istituzionali e sociali) dei programmi di valorizzazione per attuare le strategie individuate; • la valutazione di coerenza e sostenibilità dei programmi e dei progetti di intervento; • la definizione di accordi istituzionali atti a garantire la cooperazione di tutti i soggetti interessati. Tutto ciò tenendo presente che il Piano del Parco ha come riferimento istituzionale il Consiglio Direttivo e il Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale la Comunità del Parco. Ne consegue che il PPPES va inteso non in maniera esclusivamente funzionale al Piano del Parco, ma come suo complemento e integrazione. Questo dialogo può essere realizzato solo attraverso la collaborazione tra Comunità del Parco ed Ente Parco, in un’ottica di condivisione e di concertazione permanente delle attività da svolgere. Occorre creare e aggiornare nel tempo il quadro delle risorse finanziarie pubbliche e private disponibili per il cofinanziamento delle azioni e dei progetti individuati nel PPPES. I risultati ottenuti vanno valutati insieme al fine di aggiornare lo stesso PPPES e di interagire con gli altri livelli di pianificazione economica e territoriale presenti sul territorio. 48 2.5 Il processo di programmazione, il istituzionale e gli strumenti di finanziamento pluralismo Una delle condizioni necessarie per svolgere un’efficace politica di sviluppo sostenibile dell’area dei Monti Lucretili è rappresentata dall’integrazione della programmazione economica che i vari attori istituzionali presenti nel territorio sono chiamati a redigere e attuare. Infatti all’interno dell’ambito territoriale del Parco dei Monti Lucretili sono presenti, e spesso non coordinati tra loro, almeno cinque fondamentali livelli di pianificazione dello sviluppo economico e sociale: • la programmazione economica molto larga svolta dalla Regione Lazio con il PRS e il DOCUP e attraverso i successivi complementi di programmazione degli interventi con fondi strutturali e, in parte, con fondi ordinari di Bilancio; • la pianificazione economica delle Province di Roma e Rieti, che trasforma il DOCUP regionale in azioni specifiche a valenza territoriale, attribuendo i primi connotati identificativi agli interventi da attuare e assicurando la coerenza e l’integrazione delle politiche pubbliche con gli attori economici e sociali presenti nell’area; • la pianificazione economica della IX della X e della XX Comunità Montana, che, pur confinata ancora nel campo di specifiche tipologie, ha il pregio di unire il potere di programmare a quello di realizzare direttamente gli interventi; • la pianificazione economica comunale, come momento essenziale di scelta per l’organizzazione e la gestione di servizi singoli e collettivi e come elemento centrale per il perseguimento di forme specifiche di sviluppo del territorio; • la pianificazione economica dell’Ente Parco, che si muove nell’ambito della programmazione regionale legata ai fondi strutturali e di bilancio e che trova sempre di più nelle Province un riferimento per la definizione puntuale di strategie di sviluppo sostenibile. 49 Dunque le risorse finanziarie che potrebbero essere utilizzate per l’attuazione del PPPES provengono da un’ampia varietà di fonti e spesso le più considerevoli sono quelle di derivazione comunitaria gestite dalla Regione: Piano di Sviluppo Rurale reg. 1257/1999 - DOCUP obiettivo 2 - DOCUP obiettivo 3 - Iniziativa Comunitaria LEADER+ Inoltre la Regione gestisce anche la programmazione negoziata (Patti territoriali, Accordi di programma, Contratti d’area e Protocolli d’intesa), in cui è possibile proporne una integrata e unitaria che assuma i Parchi quale riferimento delle politiche per lo sviluppo. Per dare concreta attuazione all’art. 7 della Legge Quadro 394/915e al Programma è fondamentale la concertazione e l’interazione tra le pubbliche amministrazioni che a vario titolo operano nell’area dei Lucretili. Tramite lo strumento della concertazione e della programmazione negoziata si intende attuare una vera e propria strategia associativa in cui l’interazione e la comunicazione permettano sia di stabilire sinergie e coesioni, nell’ottica della valorizzazione delle risorse e degli attori che operano nel territorio, sia di elaborare politiche e di attuarle attraverso un’organizzazione a rete che coinvolga attivamente gli attori nell’individuazione degli obiettivi, nel reperimento, nell’organizzazione delle risorse e nel loro utilizzo. 2.5.1 I Patti Territoriali La normativa che disciplina i Patti territoriali, finalizzata alla programmazione dello sviluppo economico e sociale di territori ampi e ben individuati, è relativamente recente, atteso che è stata definita inizialmente con D.L. 8.2.1995, n. 32, con cui si è data concreta attuazione alle norme di cui all’art. 3, comma 1, della legge 19.12.1992, n. 488, nonché all’art. 3 del Decreto legislativo 3.4.1993, n. 96. Con 5 L’art. 7 della L. 394/91 prevede specifiche misure di incentivazione per i comuni e le provincie il cui territorio sia compreso in tutto o in parte entro i confini di un parco e stabilisce la priorità nella concessione dei finanziamenti di provenienza europea, statale e regionale per la realizzazione di interventi, impianti e opere. 50 deliberazioni del CIPE del 10 maggio e 20 novembre 1995, 12 luglio 1996 e 21 marzo 1997 si è poi disciplinato compiutamente il procedimento di attuazione dei Patti territoriali, come normato dall’art. 2, commi 203 e ss., della legge 662/96. Il Patto territoriale è un sostanziale strumento selettivo e premiale che fa leva su elementi di qualità in ordine ai tempi, agli impegni assunti dai sottoscrittori e alla selezione degli obiettivi, in una logica diametralmente opposta a quella consueta dell’incentivo automatico. L’istituto in argomento rappresenta, quindi, la conclusione di un processo di concertazione dal basso tra i soggetti pubblici locali, nel quale, pure se viene esaltato il ruolo di tali enti, anche in ragione di orientamenti espressi in tal senso dall’Unione Europea, l’apporto finanziario deriva sostanzialmente dal centro e dal capitale privato. Il Patto territoriale si configura pertanto come un insieme di progetti che si rafforzano reciprocamente tendendo a una dimensione di sviluppo integrato. In tale ottica il legislatore ha definito con l’articolo 1, comma 1, lettera e-bis, il Patto territoriale quale "l’accordo tra soggetti pubblici e privati per l’individuazione, ai fini di una realizzazione coordinata, di interventi di diversa natura finalizzati alla promozione dello sviluppo locale nelle aree depresse del territorio nazionale, in linea con gli obiettivi e gli indirizzi allo scopo definiti nel quadro comunitario di sostegno approvato dalla Commissione Europea”. Il comma 3-bis dello stesso articolo 1 del D.L. n.32 del 1995 ha disposto che il CIPE è competente per la concreta disciplina del procedimento; e infatti, come sopra ricordato, l’organo interministeriale ha dettato le norme di attuazione. Successive modifiche sono state apportate alle predette norme e la nuova definizione di Patto territoriale è oggi contenuta nel comma 203, lettera d) della legge 23.12.1996, n. 662, per cui “il Patto territoriale è l’accordo, promosso da enti locali, parti sociali, o da altri soggetti pubblici o privati con i contenuti dell’accordo di cui alla lettera c) [ovvero, con i contenuti dell’accordo di programma quadro], relativo all’attuazione di un programma di interventi caratterizzato da specifici obiettivi di promozione dello sviluppo locale”.6 6 I contenuti sono così individuati (ovvero il Patto territoriale dovrà indicare): le attività e gli interventi da realizzare, con i relativi tempi e le modalità di attuazione e con i termini ridotti per gli adempimenti procedimentali; i soggetti responsabili 51 I commi 205 e 206 dello stesso articolo 2 della legge n. 662 del 1996 affidano al CIPE l’approvazione dei Patti territoriali mediante un procedimento che interessa anche le Commissioni parlamentari competenti, nonché la Conferenza tra Stato e Regioni, attribuendo allo stesso CIPE una funzione di controllo e integrazione delle scelte programmatiche definite con il Patto. È utile ricordare che i Patti territoriali possono essere attivati in tutto il territorio nazionale, fermo restando che le specifiche risorse destinate dal CIPE sono riservate a quelli attivabili nelle aree depresse, intendendo per tali quelle ammissibili agli interventi dei fondi strutturali, obiettivi 1, 2 e 5b, nonché quelle rientranti nelle fattispecie dell’art. 92, paragrafo 3, lettera c), del Trattato di Roma. Circa i soggetti, il Patto territoriale può essere promosso dagli enti locali; da altri soggetti pubblici operanti a livello locale; dalle rappresentanze locali delle categorie imprenditoriali e dei lavoratori interessate; da soggetti privati. Dell’iniziativa deve, comunque, essere data comunicazione alla regione interessata. Il Patto può essere, inoltre, sottoscritto dalla regione nel cui territorio ricadono gli interventi, da banche e da finanziarie regionali, da consorzi di garanzia collettiva fidi, dai consorzi di sviluppo industriale operanti nel territorio oggetto del Patto. Al fine di evitare che il Patto possa ridursi a una mera sottoscrizione di impegni politici, con la deliberazione del CIPE del 21 marzo 1997 si è espressamente disposto che la sottoscrizione del Patto vincola i soggetti sottoscrittori al rispetto degli specifici impegni e degli obblighi assunti per la realizzazione degli interventi di rispettiva competenza. A tal fine la regione dovrà inserire il Patto tra le azioni e le iniziative attuative dei programmi regionali, compresi quelli di rilevanza comunitaria. In tale ottica le banche e le finanziarie regionali nei limiti dei loro statuti assumono l’impegno a sostenere finanziariamente gli interventi produttivi per la parte di investimenti non coperta da risorse proprie o da finanziamenti pubblici. E ancora si è disposto che i consorzi di garanzia collettiva fidi assumano l’impegno a garantire i crediti concessi dalle banche. dell’attuazione delle singole attività e interventi; gli eventuali accordi di programma ai sensi dell’art. 27 della legge n. 142 del 1990; le eventuali conferenze di servizi o convenzioni necessarie per l’attuazione dell’accordo; gli impegni di ciascun soggetto, nonché del soggetto a cui competono poteri sostitutivi in caso di inerzie, ritardi, o inadempienze; i procedimenti di conciliazione o definizione di conflitti tra i soggetti partecipanti all’accordo; le risorse finanziarie occorrenti per le diverse tipologie di intervento, a valere sugli stanziamenti pubblici o anche reperite tramite finanziamenti privati; le 52 Circa gli enti locali e gli altri soggetti pubblici sottoscrittori, questi si impegnano, in particolare, a dare piena attuazione alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni, e a tutte le altre norme di semplificazione e accelerazione procedimentale. Tutto l’impianto normativo ha come fulcro, ai fini del coordinamento e dell’attuazione del Patto, il soggetto responsabile, ovvero società miste costituite dai sottoscrittori del patto nelle forme di cui all’art. 22, comma 3, lettera e) della legge 8 giugno 1990, n. 142; i soggetti sottoscrittori del Patto possono partecipare anche alle società miste già costituite. Per il perseguimento delle finalità del Patto il soggetto responsabile provvede a rappresentare in modo unitario gli interessi dei soggetti sottoscrittori; ad attivare risorse finanziarie per consentire l’anticipazione e/o il cofinanziamento di eventuali contributi statali, regionali e comunitari, ivi compresa la promozione del ricorso alle sovvenzioni globali; ad attivare le risorse tecniche e organizzative necessarie alla realizzazione del Patto; ad assicurare il monitoraggio e la verifica dei risultati; a verificare il rispetto degli impegni e degli obblighi dei soggetti sottoscrittori e assumere le iniziative ritenute necessarie in caso di inadempimenti o ritardi; a verificare e garantire la coerenza di nuove iniziative con l’obiettivo di sviluppo locale a cui è finalizzato il Patto; a promuovere la convocazione, ove necessario, di conferenze di servizi; ad assumere ogni altra iniziativa utile alla realizzazione del Patto. In ordine alle modalità di attuazione è prevista la possibilità di adottare, limitatamente alle aree di cui alla lettera f) del comma 203, dell’art. 2 della legge n. 662/96, atti in deroga alle norme ordinarie di amministrazione e contabilità, per la finalità della massima accelerazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi, e in particolare di quelli di spesa, e di evitare tra l’altro passaggi superflui e provvedimenti adottati in sede diversa da quella direttamente interessata dal Patto territoriale. In ragione della necessità di prevedere uno strumento snello di modifica del territorio si è disposto che nelle aree di cui sopra le determinazioni congiunte dei rappresentanti delle amministrazioni territorialmente interessate e di quelle procedure e i soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati. 53 competenti in materia urbanistica comportino gli effetti di variazione degli strumenti urbanistici e di sostituzione delle concessioni edilizie. 2.5.2 Gli Accordi di Programma Una più attenta analisi finanziaria relativa agli Accordi di programma, visti come entrate straordinarie dell’Ente Parco, è utile per un triplice ordine di motivi: 1. la consapevolezza, avvalorata da studi scientifici e da ricerche mirate, che la globalizzazione degli effetti sull’ambiente deve essere affrontata con il coinvolgimento più ampio di soggetti istituzionali; 2. il condizionamento finanziario è in grado di influenzare qualsiasi amministrazione e il potere centrale può fortemente condizionare, tramite il controllo finanziario, il governo delle autonomie territoriali vanificando qualsiasi disegno di decentramento; 3. i parchi sono oggi enti compositi, che si fondano sul principio di sussidiarietà e sullo spirito di leale collaborazione tra i diversi livelli dello Stato. Per questi motivi è indispensabile sperimentare tutti gli strumenti di concertazione disponibili: patti territoriali e accordi di programma, per far sì che i parchi siano sempre di più e meglio inseriti nel circuito istituzionale come soggetti capaci di mettere insieme interessi nazionali-generali e interessi e specificità territorialilocali. In definitiva gli Accordi di programma altro non sono che una forma di quel superiore principio della “leale collaborazione” più volte sancito dalla Suprema Corte come criterio guida cui ispirare i rapporti tra Stato-Regioni-Enti locali. L’intesa istituzionale di programma è lo strumento con il quale sono stabiliti tra il Governo e la Giunta di ciascuna regione o provincia autonoma gli obiettivi da conseguire e i settori nei quali è indispensabile l’azione congiunta. La normativa non indica espressamente chi debba essere il soggetto istituzionale promotore dell’intesa, ma di fatto individua nelle regioni e nelle province autonome gli attivatori del processo. Questa interpretazione è confortata dal nuovo titolo V 54 della Costituzione, che individua nella regione il momento decisionale in grado di assicurare livelli di responsabilità e unicità, efficienza e autonomia organizzativa. L’intesa istituzionale di programma può essere utilizzata come strumento nodale di raccordo tra le iniziative di sviluppo locale e gli obiettivi regionali e nazionali di integrazione europea. Ogni intesa deve specificare, con riferimento a un arco temporale triennale: a) i programmi di intervento nei settori di interesse comune; b) gli accordi di programma quadro da stipulare, che coinvolgeranno tutti i soggetti pubblici e privati interessati; c) i criteri, i tempi e i modi per la sottoscrizione dei singoli accordi di programma quadro; d) le modalità di periodica verifica e di aggiornamento degli obiettivi generali e degli strumenti attuativi dell’intesa da parte dei soggetti sottoscrittori, che a tal fine danno vita a un apposito Comitato di gestione. Prima della stipula di un’intesa istituzionale di programma, al Ministero dell’Economia e delle Finanze è affidata la responsabilità di una ricognizione degli interventi e delle risorse pubbliche (Stato, regioni, province e comuni interessati) nonché delle risorse comunitarie e di ogni altra fonte pubblica e privata attivabile sugli interventi individuati. Per quanto riguarda la Regione Lazio, l’intesa istituzionale di programma approvata dal CIPE in data 17 marzo 2000 è stata stipulata tra il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Giunta regionale in data 22 marzo 2000. Considerato che: - nella suddetta intesa, all’art.6, punto 6.1, vengono individuati gli Accordi di Programma Quadro da stipulare e, tra gli altri in particolare, quelli relativi alle “aree sensibili, parchi e riserve” (APQ7); - l’art. 2 comma 203, della legge n. 662/96 definisce l’APQ come lo strumento della programmazione negoziata dedicato all’attuazione dell’intesa istituzionale di programma; - in data 4 maggio 2001 la Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente hanno sottoscritto l’APQ7. I soggetti sottoscrittori si sono impegnati ad avviare una stretta collaborazione con gli Enti di Gestione delle aree protette nazionali e regionali e a verificare che 55 l’attuazione degli interventi previsti nell’accordo perseguano le finalità di conservazione della natura a livello locale. Queste sinergie hanno permesso la realizzazione di diversi interventi per un importo complessivo notevole, che hanno incrementato la finanza ordinaria degli Enti parco. Non vi è dubbio però, che le politiche di tutela e sviluppo sostenibile dei parchi e delle riserve dovranno sempre più prevedere l’apporto di un ampio spettro di soggetti pubblici e privati, capaci di creare sinergie su progetti integrati e di qualità, sulla base di un confronto continuo e dialettico tra coloro che operano localmente e le strutture regionali. Lo sviluppo sostenibile (cui tutta la normativa regionale relativa alle aree naturali protette si ispira) richiede soprattutto il riconoscimento di identità e progettualità da parte dei soggetti locali (il metodo della “programmazione dal basso” e l’“autodeterminazione”), ma anche l’esigenza di soggetti di programmazione che siano capaci di accompagnare, orientare, raccordare, indirizzare e riequilibrare i localismi, intendendo in questo modo che l’unica via praticabile per porre in atto percorsi programmatici sia quella della concertazione e, quindi, della corresponsabilizzazione, della sussidiarietà e della coesione tra soggetti pubblici e privati. Il quadro degli obiettivi specifici dell’accordo è il seguente: - obiettivo 1: restauro ambientale e valorizzazione del patrimonio naturale esistente, nonché attuazione della rete ecologica dell’Appennino - a partire dai Parchi e dalle Riserve esistenti, ma anche dai Siti di Importanza Comunitaria e dai biotipi di rilevanza regionale - attraverso azioni capaci di promuovere la tutela della biodiversità, la sperimentazione di progetti pilota per la tutela attiva del patrimonio naturale, la creazione di corridoi biologici e, più in generale, l’avvio di un insieme di interventi coordinato e integrato, coerente con gli indirizzi nazionali e regionali in materia di aree naturali protette; - obiettivo 2: valorizzazione e sviluppo sostenibile della rete regionale delle aree protette, qualificando le specificità dei singoli ambiti territoriali con interventi rivolti sia al recupero e alla valorizzazione del patrimonio paesistico e storicoculturale sia al completamento e all’ottimizzazione del sistema di fruizione e di recettività. Questo obiettivo intende incentivare la promozione del turismo 56 compatibile e dell’offerta turistica di qualità, puntando soprattutto al coordinamento degli Enti di gestione con azioni di cooperazione e di interventi integrati; - obiettivo 3: attività di informazione e promozione ambientale e di politiche di sviluppo sostenibile, verso le istituzioni che operano nelle aree protette, le rappresentanze, gli operatori economici, i cittadini. Obiettivo da perseguirsi attraverso iniziative di livello regionale e locale, la diffusione della telematica e l’uso delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione, nonchè per mezzo dell’educazione ambientale e della formazione professionale soprattutto nei settori più innovativi, all’interno di un approccio partecipativo in cui gli organismi di gestione delle aree protette esistenti possano contribuire attivamente alla crescita del proprio territorio e delle risorse umane. Il 1 agosto 2003, con deliberazione della Giunta Regionale, in relazione all’APQ7 (sottoscritto in data 4 maggio 2001 dai Ministeri dell’Ambiente, del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica e dalla Regione Lazio) è stato approvato uno schema di protocollo aggiuntivo. Il protocollo è finalizzato a promuovere e attuare sul territorio del Sistema Regionale delle Aree Naturali Protette del Lazio un insieme organico di interventi e attività che integrano gli altri programmi e le iniziative in corso (APQ7, DOCUP ob. 2 LAZIO 2000-2006, Programma Regionale di Sviluppo Rurale ecc.). Si tratta in sostanza di un accordo previsto nella Intesa Istituzionale di Programma del marzo 2000, che, nelle intenzioni delle parti, da “strumento straordinario” può diventare uno “strumento ordinario” per stabilire obiettivi comuni, concertare le azioni più rilevanti e finanziare iniziative strategiche per la tutela, la valorizzazione ambientale e lo sviluppo sostenibile del Sistema dei Parchi. Tra gli obiettivi perseguiti si annoverano: la Rete Natura 2000 e la tutela patrimonio boschivo, con particolare riferimento alla tutela degli ecosistemi naturali (Parchi, SIC, ZPS) e del patrimonio boschivo nelle Aree Naturali Protette e nelle Foreste Demaniali Regionali; la valorizzazione delle strutture per la fruizione nei Parchi, nei SIC e nelle ZPS, soprattutto attraverso il completamento delle opere già avviate, il riutilizzo di vecchi edifici rurali, di mulini e di stazioni 57 ferroviarie dismesse, nonché attraverso la promozione di operazioni pubblico-privato per la gestione del patrimonio ricettivo oggetto di interventi di recupero; la valorizzazione dei processi di trasformazione dei prodotti forestali a uso artigianale-industriale, in particolare la promozione di progetti pilota relativi a tre poli energetici: un per l’alimentazione di piccoli centri rurali, uno per l’alimentazione di strutture di interesse pubblico ed uno per il legno; l’informazione sulle Aree Naturali Protette e la loro pubblicizzazione attraverso la redazione di guide naturalistiche e di servizio sui Parchi del Lazio. La Regione Lazio ha avviato tramite l’Agenzia Regionale Parchi la redazione del “I Rapporto sulle aree naturali protette”, nel quale sono illustrati, oltre alle informazioni generali sugli habitat, il patrimonio forestale, i servizi esistenti per l’accoglienza turistica, il tipo di accessibilità al Parco, le attività produttive tipiche del territorio e altre notizie che costituiscono una prima base per la costruzione di un Parco-Progetti del Sistema Regionale delle Aree Naturali Protette. In definitiva si tratta di una ricognizione complessiva sulla progettualità in corso nelle Aree Protette. Sulla base di questa prima ricognizione, nel Protocollo Aggiuntivo all’APQ7 è stato previsto il finanziamento di alcune priorità, che potrà essere integrato e completato con ulteriori atti di programmazione. Le considerazioni pregresse hanno fornito un quadro approfondito delle forme istituzionali e operative che dal livello comunitario a quello provincialecomunale possono essere attivate nel tentativo di generare iniziative dinamiche per stimolare le economie locali in aree marginle, ma non solo. Si tratta di forme complesse per le quali si invocano quasi sistematicamente atteggiamenti proattivi, di sinergie, di consapevolezza di responsabilità, che sfociano nel grande evento della concertazione, dove pareri e atteggiamenti contrapposti potrebbero trovare un momento di conciliazione e di cooperazione. Tutto ciò può essere realizzato soltanto in forte sintonia di spirito e di comportamenti, che non sempre si riesce a 58 tradurre in realtà a causa di disparità di formazione culturale, di inveterati atteggiamenti ideologici e di eccesso di campanilismo. Anche la sinergia tra pubblico e privato necessita di un lungo rodaggio e il superamento di particolarismi e pregiudizi. Da questo insieme di considerazioni, passando alla fase operativa e programmatica del PPPES e recependo anche il dettato di altre disposizioni legislative (ad esempio POR 2007 – 2013), si vedrà come è possibile passare dall’esposizione di esigenze localmente sentite dalla Comunità del Parco, espresse sotto forma di schede propositive, a moduli di implementazione progettuali che, facendo riferimento a una o più di esse, presentino alle autorità amministrative e di finanziamento un insieme di attività cantierabili, qualora approvate. È il caso di citare il Master Plan del POR Lazio 2007 – 2013, Asse II – Ambiente e prevenzione rischi, Attività 4 – Valorizzazione strutture e fruizione aree protette, che costituisce un insieme coerente e coeso di iniziative già proposte in linea di massima nel successivo capitolo 7 del PPPES, secondo le sue schede progettuali di massima: Sistema informativo territoriale; Interventi a favore dell’escursiosmo; Interventi a favore dello sviluppo turistico. Altra iniziativa sviluppata durante la realizzazione del PPPES è l’”Agenda 21 locale el Parco dei Monti Lucretili”, articolata in un Forum, un Workshop e in un Incotro con gli operatori turistici che deve sviluppare un Piano di Azione Locale in tema di sicurezza, professionalità e turismo in rete. Ugualmente si può citare la valorizzazione dell’olivicoltura e di altri prodotti tipici dei Lucretili, vista tuttavia anche in un quadro allargato all’insieme delle aree protette (Parchi Nazionali e Regionali), al fine di pervenire ad una strategia comune per la valorizzazione dei Parchi attraverso la promozione delle produzioni agricole del territorio. Differente settore di attività è quello relativo al Piano di Gestione della ZPS e dei pSIC che riguardano il contesto riferito alla Direttiva Habitat e alla realizzazione della rete ecologica europea denominata NATURA 2000. Si tratta di complementi pianificatori a prevalente contenuto naturalistico, inquadrato nel contesto socio-economico, che porta a definire stratege di gestione e schede di 59 azione con indicazioni operative sulla gestione delle risorse idriche, boschive, pascolive e faunistiche. Propone uno schema di monitoraggio e suggerisce anche un ampliamento delle aree considerate rispetto alla situazione attuale. Ulteriore strumento di governo del territorio che si affianca alla ianificzione e programmazione di base riguarda il Piano di Assestamento Forestale, in forma compiuta per il versante occidentale del Parco dove, come prescritto, sono riportate una serie di indicazioni relative al patrimonio forestale e pastorale, alla loro consistenza e gestione secondo una strategia che, recependo le indicazioni di massima a carattere regionale, le adatti al contesto specifico definendo le comprese e modalità di intervento sul territorio. Da una rapida scorsa a questa rilevane e copiosa documentazione, si ricava la sensazione di una serie di interventi, ognuno a carattere specifico, ma nel complesso ridondanti nel trattare lo stesso contesto: forse è mancato come punto di riferimento il PPPES, elemento di base per partire in concordanza di strategie per la proposizione di gestioni specifiche da articolare in coordinamento tra i vari settori. Certo non è facile coordinare le istanze della popolazione, le esigenze di adeguamento amministrativo, il reperimento di fondi per le diverse iniziative, i contributi che gli esperti di varie tematiche sono chiamati a redigere e, infine, i atteggiamenti che le forze politiche locali manifestano nei confronti della gestione di un’area protetta di vaste dimensioni. 60 3. I L PARCO R EGIONALE N ATURALE DEI M ONTI L UCRETILI 3.1. Il territorio Il Parco dei Monti Lucretili si colloca nella zona centrale del Lazio, nella fascia preappenninica, in posizione nord/nord-est rispetto alla Capitale, e coinvolge tredici Comuni a cavallo delle Province di Roma e di Rieti: tre della Provincia reatina (per complessivi 9.643 ha) e dieci di quella romana (per complessivi 29.177 ha). La superficie complessiva dei territori comunali è pari a 38.820 ha (tab. 3.1), che per poco meno della metà sono inclusi nel Parco (graf. 3.1), con il contributo maggiore fornito da San Polo dei Cavalieri e da Scandriglia (oltre 3000 ha, graf. 3.2). Tab. 3.1 - Distribuzione dei Comuni per Provincia e Comunità Montana e relative superfici. Comuni Percile Licenza Roccagiovine Vicovaro San Polo dei Cavalieri Marcellina Palombara Sabina Moricone Monteflavio Montorio Romano Poggio Moiano Orvinio Scandriglia Totale Fonte: elaborazione DECOS Comunità montana Provincia Roma ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ Rieti IX X ▲ ▲ ▲ ▲ Superficie comunale XX ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ ▲ 61 ettari 1.762 1.766 882 3.612 4.273 1.527 7.519 2.014 1.720 2.303 2.681 2.455 6.306 38.820 Superficie territoriale inclusa Parco ettari 1.512,81 1.608,30 807,10 1.689,00 3.299,59 284,10 2.433,23 384,26 1.292,66 195,03 567,51 911,76 3.211,70 18.197,02 nel Graf. 3.1 – Superficie territoriale comunale complessiva inclusa all’interno del Parco Sup. in area protetta 46,88% Sup. esterna ad aree protette 53,12% Graf. 3.2 - Contributo di ciascun Comune al territorio del Parco regionale dei Monti Lucretili 8.000 7.000 6.000 Superficie (ha) 5.000 4.000 3.000 2.000 1.000 0 San Polo dei Cavalieri Scandriglia Palombara Sabina Vicovaro Licenza Percile Monteflavio Orvinio Roccagiovine Poggio Moiano Moricone Marcellina Montorio Romano Comuni Sup. in area protetta Sup. esterna ad aree protette I tredici Comuni inoltre fanno parte di tre Comunità Montane: quella dei Monti Sabini (XX) interessa i tre Comuni della Provincia reatina, mentre i Comuni romani 62 sono suddivisi tra la Comunità Montana dei Monti Sabini-Tiburtini-CornicolaniPrenestini (IX) - che coinvolge quelli della zona sud-occidentale del Parco - e la Comunità Montana dell’Aniene (X), che, invece, interessa i Comuni del versante orientale. Il territorio del Parco è incluso inoltre nel Bacino del Tevere. 3.2. Il Piano di Assetto del Parco L’affidamento degli incarichi per la redazione del Piano di Assetto del Parco risale al 28 maggio 1993 e ha coinvolto dodici esperti del mondo accademico e professionale con elevata qualificazione in campo ambientale, agro-forestale, urbanistico, faunistico, geologico, storico-archeologico, socio-economico, naturalistico. Al termine dei lavori, sviluppatisi nel corso dei successivi due anni, è stata presentata una prima stesura del Piano. Dopo gli emendamenti apportati soprattutto da parte delle Amministrazioni comunali, si è giunti alla proposta di piano che è stata formulata dal Consorzio per la gestione del Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili con deliberazione del 4 ottobre 1996, n° 48. Successivamente il Piano è passato all’esame degli uffici e degli organismi competenti ed è stato approvato in modo definitivo dal Consiglio Regionale, con deliberazione del 2 febbraio 2000, n° 612. In questa sede il Piano è ora oggetto di analisi per la verifica delle capacità di favorire la promozione economica e sociale del territorio e delle popolazioni locali. Il Piano di Assetto del Parco si propone di giungere a un quadro esaustivo e dettagliato delle componenti naturali, vegetazionali, paesistiche, storico-culturali, rurali del territorio, nonché dei rischi che su di esso insistono. Pertanto, si è articolato sulla base di un approfondito studio di campo, da cui sono scaturite relazioni e cartografie che hanno come momento di sintesi finale la Carta degli interventi e le Norme tecniche di attuazione. Il lavoro è stato svolto con riferimento all’intera superficie del Parco che, a prescindere dalla suddivisione amministrativa del territori0o e delle tipologie di proprietà, è stata sottoposta a una specifica zonizzazione in relazione ai livelli e alle 63 caratteristiche delle componenti oggetto di studio. Ciò costituisce un grave vulnus del Piano, poiché lascia ampi margini di indeterminatezza sulle aree in cui realizzare le diverse proposte di intervento. La mancanza di un ancoraggio puntuale al territorio, ovvero di un dettaglio a livello di scala catastale va a condizionare fortemente l’attenzione delle politiche di sviluppo del Parco, in quanto vi è incertezza sulla connotazione giuridico-amministrativa dell’area in cui si andrebbe a intervenire e, conseguentemente, incertezza sugli iter, sulle procedure e sulle spese necessarie per la realizzazione dell’intervento. Situazione particolarmente significativa è quella delle zone a riserva integrale in cui non si è provveduto a censire le varie proprietà assoggettate a tale pesante regime. L’inclusione di aree di proprietà privata genera tensioni sociali notevoli, e rischia di sottrarre energie e risorse all’Ente Parco, obbligato a tener conto delle varie istanze avanzate dai proprietari. D’altro canto non può ritenersi che il proprietario subisca di fatto un esproprio dei suoi diritti sul fondo mantenendo inalterati i doveri e gli oneri connessi (ad esempio il pagamento delle imposte, quando dovute, in quanto il fondo viene comunque considerato produttivo ai fini fiscali). Dal punto di vista della pianificazione, oltre che sugli aspetti ambientali, sarebbe stato opportuno soffermare l’attenzione sui centri urbani, soprattutto per l’individuazione di aree, bacini e/o edifici da coinvolgere nelle iniziative di sviluppo. La carenza di definizione puntuale di alcune opere sul territorio è motivata dal fatto che per ottenere di una sollecita approvazione del Piano di Assetto è stata rinviata al Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale la definizione di alcune opere e interventi particolarmente significativi per la valorizzazione del Parco. Altro aspetto per il quale il Piano di Assetto appare carente ai fini della promozione allo sviluppo, riguarda la capacità di prevedere strategie per la mitigazione di impatti ambientali esistenti, come nel caso della funivia di Monte Gennaro. Questa è stata realizzata prima della costituzione del Parco e ancora sono presenti gran parte delle sue strutture e infrastrutture, al punto che nelle Norme di attuazione, all’art. 28 le disposizioni per il IV livello di tutela (Area di promozione economico e sociale) si riporta all’ultimo punto: “E’ prevista inoltre una specifica sottozona Df che comprende le aree di sedime e di pertinenza dell’impianto di 64 risalita esistente nel Comune di Palombara Sabina consentendo in detta sottozona opere ed interventi di manutenzione per la messa a norma e l’esercizio dell’impianto.” (S.O. n° 4 del BURL del 20 aprile 2000, n° 11, pag. 585). Pur nell’incertezza della riattivazione, il Piano di Assetto avrebbe potuto fornire indicazioni certamente più esaurienti rispetto al presente Programma, sia in caso di riattivazione della funivia che della sua definitiva dismissione. Le argomentazioni che accompagnano la presenza sull’impianto sono da lungo tempo sul tappeto: si registrano sia quelle a favore della riattivazione, considerandosi questa infrastruttura come strumento per la mitigazione dell’impatto ambientale nella fascia vegetazionale intermedia della montagna di Monte Gennaro7, sia le argomentazioni contro, con riferimento ai possibili impatti sull’ambiente derivanti da una massiccia affluenza da parte degli utenti. Al di là degli aspetti puntuali, nel complesso della redazione del Piano di Assetto ciò che si evince maggiormente è la carenza di linee metodologiche. Come è stato illustrato nei paragrafi precedenti, esso assume anche la valenza di Piano urbanistico-territoriale e la sua realizzazione acquisisce una notevole importanza per lo sviluppo del territorio. Da qui la necessità che la sua redazione e articolazione scaturisca da indicazioni precise circa contenuti e la struttura. Un ulteriore aspetto negativo ai fini del perseguimento di uno strumento efficace per la salvaguardia degli interessi del Parco e della sua collettività, è costituito dai tempi di approvazione: un iter lungo sette anni ha determinato il rischio consistente di approvare uno strumento superato rispetto all’evoluzione del territorio e allo stato delle sue risorse, e quindi di vanificare le strategie elaborate. A conclusione di questo paragrafo appare evidente che molti rilievi mossi al Piano derivano soprattutto dal fatto che tra la sua redazione e quella del Programma Pluriennale di Promozione Economico e Sociale sono trascorsi almeno 10 anni. Certamente le diverse osservazioni qui esposte non avrebbero avuto motivo di sussistere, se la redazione dei due documenti fosse avvenuta contemporaneamente e in sintonia tra i gruppi di lavoro, in quanto uno sarebbe stato l’interfaccia dell’altro 7 Sarebbe stato pertanto interessante che il Piano di Assetto, più che ignorare tale problema, si fosse soffermato soprattutto sui criteri e sugli interventi opportuni per valorizzare il contributo ambientale, nonché sulle problematiche della funivia connesse alla gestione delle aree retrostanti la stazione di arrivo. 65 e insieme essi avrebbero potuto generare documenti più incisivi ed efficaci per lo sviluppo del territorio. 3.3. Il Parco dei Lucretili nel sistema dei parchi regionali Il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili presenta sul territorio alcune peculiarità ambientali di spicco, che, unitamente al contributo di un insieme di elementi di contorno, costituiscono un quadro di rilevante interesse ambientale e sociale: ciò, spiega l’esistenza del Parco e la mission dell’Ente gestore. Significativa è la legge istitutiva del Parco, legge regionale 26 giugno 1989, n° 418, che, all’art. 2, specifica che esso è “destinato al corretto uso e valorizzazione del territorio e delle sue risorse naturali e culturali, alla conservazione degli ecosistemi e dei processi ecologici essenziali, alla utilizzazione razionale e duratura delle specie e degli ecosistemi, al mantenimento della diversità genetica delle specie animali e vegetali presenti, allo sviluppo sociale ed economico delle comunità locali interessate”. Questo complesso sistema ambientale è, per il legislatore regionale, destinato a tutela, valorizzazione e razionale utilizzazione sia del territorio montano appenninico sia delle sue componenti naturali, sociali e culturali (ancora art. 2). E’ evidente che, per quest’area, il legislatore regionale ha riconosciuto quali elementi tipicizzanti le componenti: - naturali, compresi gli ecosistemi, i processi di cui questi sono sede, nonché la biodiversità animale e vegetale ospitata dal territorio; - culturali, nella duplice accezione di - risorse culturali materiali, che si rifanno alle numerose testimonianze storiche (testimoni muti) legate alla millenaria presenza dell’uomo nella zona; - risorse culturali immateriali, costituite da tradizioni, usi e consuetudini locali legate agli usi passati, con particolare riferimento alla sapiente utilizzazione delle risorse da parte delle popolazioni della zona, che seppero trovare un equilibrio tra 8 Pubblicata nel B.U.R.L. 11 luglio 1989, http://www.montilucretili.it/leggi_e_regolamenti.htm n° 66 19, S.O. n° 2, oppure scaricabile dal sito sviluppo e razionale impiego delle risorse naturali stesse, al punto che ancora oggi queste sono a nostra disposizione con un elevato grado di naturalità; - agli usi futuri, nella prospettiva che l’area possa divenire un ambito territoriale atto a realizzare modelli di sviluppo sostenibile. Il Piano di Assetto del Parco (AA.VV., 2000) è documento più autorevole per la presentazione delle diverse componenti sopra specificate. In questa sede si intende sinteticamente elencare le tipologie ambientali fondamentali caratterizzanti il Parco: • il sistema ecologico-ambientale, inteso come un complesso sistema che scaturisce dalle fitte interazioni tra i diversi fattori ecologici9, di cui sono più significativi elementi gli habitat (ad esempio, faggete appenniniche con tasso e leccio, querceti di farnia e rovere, formazioni di ampelodesma) e gli animali (l’aquila, il lupo, ecc.), che, in base alla Direttiva 43/92/CEE, hanno una risonanza europea; • il sistema territoriale, comprendente la natura e l’assetto del territorio, con la sua aspra morfologia, caratterizzata da ripide pareti solcate da corsi d’acqua soprattutto nella zona orientale, a cui fanno seguito piccoli pianori; • il sistema floristico-vegetazionale e forestale, cioè l’insieme delle piante presenti nel territorio, nonché la loro distribuzione e le loro caratteristiche (l’elemento tipico è costituito da faggete, querceti e carpineti, che ricoprono buona parte delle pendici; una menzione va anche agli oliveti, tipici del paesaggio Sabino); • il sistema della fauna selvatica e degli altri animali, cioè l’insieme della fauna presente nel Parco, che, come già detto, ha nell’aquila e nel lupo le specie di maggiore rilevanza; • il sistema acqua e idrografia, derivante dalle diverse sorgenti distribuite sul territorio e da corsi d’acqua di particolare importanza, capaci di creare peculiari biotopi. 9 Questi comprendono (ODUM, 1973): i fattori topografici legati alla morfologia, natura, altitudine, esposizione e inclinazione del suolo; fattori climatici: luce, precipitazioni, vento, nebbia, umidità atmosferica; fattori edafici: suolo e tutti i caratteri fisici e biologici che lo determinano; fattori biologici: insieme degli organismi viventi vegetali e animali, nonché le loro azioni; fattori antropici: legati all’azione modificatrice della presenza dell’uomo. 67 In aggiunta alle tipologie ambientali illustrate, altro elemento che attribuisce un risonanza particolare al Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili è la sua collocazione relativamente vicina alla città di Roma e facilmente accessibile, nonché la sua conformazione territoriale, che interessa in modo uniforme e continuo una vasta area di circa 18.000 ha. La peculiarità di talune specie botaniche e animali, il quadro ambientale d’insieme, le sue dimensioni e la contiguità con Roma collocano il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili tra quelli regionali di maggior rilevanza. 68 4. L E RISORSE DEL PARCO E DEL SUO BACINO 4.1.1 Caratteri generali, peculiarità e potenzialità: aspetti sociali ed economici Una componente, un aspetto, divengono una risorsa nel momento in cui per essi è stato individuato un progetto di sviluppo all’interno del quale, in forma diretta e/o indiretta e concorrono a generare un prodotto spendibile sul mercato, cioè idoneo a creare una opportunità di sviluppo socio-economico del territorio. Di seguito verranno presentate - sulla base delle informazioni acquisite presso Istituzioni e Enti locali, attraverso colloqui con testimoni privilegiati e operatori - le risorse del Parco su scala generale e locale, con riferimento al contesto sociale, demografico, ambientale, culturale, urbanistico, agricolo, forestale e artigianale. Successivamente, sulla scorta delle elaborazioni, delle analisi e dell’acquisizione dei desiderata locali, si è proceduto alla definizione di alcuni progetti che si ritengono particolarmente significativi per lo sviluppo economico e sociale locale. 4.1.1. Il contesto socio-demografico 4.1.1.1 La popolazione del Parco negli ultimi censimenti Per identificare e descrivere le strutture demografiche e sociali, oltre che per individuare le tendenze e le possibili evoluzioni delle comunità che costituiscono il contesto geografico che ha come riferimento il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, è necessario focalizzare l’attenzione sull’insieme dei tredici Comuni compresi nelle due province di Roma e Rieti che ricadono nel perimetro previsto dalla legge istitutiva del Parco. 69 Secondo i dati del 14° Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni, la popolazione residente nei Comuni del Parco al 21 ottobre 2001 è pari a 34.579 persone, con una densità abitativa di 89,1 abitanti per chilometro quadrato. Il comune più grande è Palombara Sabina, con 10.659 residenti, mentre il comune più piccolo è Percile con soli 216 residenti (Tab. 4.1). Tab. 4.1 – Superficie territoriale, popolazione residente, densità per comune Superficie Popolazione Comune Territoriale kmq residente (1991) (2001) Licenza 17,66 957 Marcellina 15,27 5.508 Monteflavio 17,20 1.372 Montorio Romano 23,03 1.829 Moricone 20,14 2.354 Palombara Sabina 75,19 10.659 Percile 17,62 216 Roccagiovine 8,82 297 San Polo dei Cavalieri 42,73 2.310 Vicovaro 36,12 3.714 Tot. Comuni Parco prov. di RM 273,78 29.216 Orvinio 24,55 427 Poggio Moiano 26,81 2.510 Scandriglia 63,06 2.426 Tot. Comuni Parco prov. di RI 114,42 5.363 Totale Comuni del Parco 388,2 34.579 Fonte: dati ISTAT Densità (ab./kmq) 52,2 360,7 79,8 79,4 116,9 141,8 12,3 33,7 54,1 102,8 106,7 17,4 93,6 38,5 46,9 89,1 Rispetto ai dati del precedente Censimento (1991), la popolazione residente nei Comuni del Parco cresce di 2.772 abitanti, con un incremento percentuale pari all’8,7% (Tab. 5.2). Tale risultato appare ancora più significativo, se consideriamo le variazioni registrate dalle rispettive province di appartenenza e dalla Regione Lazio. Infatti nel periodo 1991-2001 sia la Regione Lazio sia la Provincia di Roma segnano un decremento della popolazione residente, rispettivamente dello -0,5% e del -1,6%, mentre la Provincia di Rieti fa registrare un incremento del +1,7%. L’incremento della popolazione dei Comuni del Parco è il risultato di andamenti differenziati a livello comunale: i Comuni che registrano tassi di crescita più sostenuti sono Palombara Sabina (+22,2%), Scandriglia (+15,7%), Roccagiovine (+9,2%) e San Polo dei Cavalieri (+8,7%), mentre gli incrementi percentuali sono meno significativi negli altri e negativi per Percile, Orvinio, Vicovaro, Montorio Romano e Monteflavio (Tab. 4.2). 70 Tab. 4.2 – Popolazione residente per Comune. Anni 1951 - 2001 Variazione % Variazione % Popolazione Comune 1951/71 1971/91 1991 Licenza -27,1 -13,9 955 Marcellina 10,5 24,8 5.175 Monteflavio 1,7 4,5 1.376 Montorio Romano -9,5 6,0 1.847 Moricone 5,8 10,5 2.307 Palombara Sabina 10,5 30,2 8.726 Percile -36,0 -23,9 271 Roccagiovine -35,6 7,5 272 San Polo dei Cavalieri -18,2 54,9 2.125 Vicovaro 4,1 5,9 3.819 Orvinio -47,0 -28,0 456 Poggio Moiano -8,0 13,8 2.381 Scandriglia -28,3 7,8 2.097 Totale -6,0 16,2 31.807 Fonte: elaborazione su dati ISTAT Popolazione 2001 957 5.508 1.372 1.829 2.354 10.659 216 297 2.310 3.714 427 2.510 2.426 34.579 Variazione % 1991/2001 0,2 6,4 -0,3 -1,0 2,0 22,2 -20,3 9,2 8,7 -2,7 -6,4 5,4 15,7 8,7 I Comuni che in valore assoluto contribuiscono in misura maggiore all’incremento della popolazione del Parco sono Palombara Sabina con un aumento di 1.933 residenti, seguita da Scandriglia (+329), Marcellina (+333) e San Polo dei Cavalieri (+185); sul versante opposto si colloca il Comune di Vicovaro, con un diminuzione della popolazione residente pari a 105 unità. I cittadini stranieri residenti nei Comuni del Parco ammontano al 31 dicembre 2000 a 809 unità. L’incidenza sul totale della popolazione residente è pari al 2,3%, in linea con la tendenza nazionale (Tab. 4.3). Tuttavia l’incremento nel corso dell’anno è stato del 12,2%, superiore a quello medio della Regione Lazio (+5,6%). La presenza dei cittadini stranieri è più elevata nei comuni di Marcellina, Palombara Sabina, Roccagiovine e San Polo dei Cavalieri, mentre risulta meno significativa negli altri. In ogni caso dobbiamo considerare che i dati presentati danno conto della sola componente regolare, trascurando completamente quella, pur rilevante, irregolare. 71 Tab. 4.3 – Popolazione straniera residente per sesso e comune – Anno 2000 Comune Maschi Femmine Totale 1 112 9 8 17 1 104 0 13 6 36 14 15 336 9 268 22 28 46 3 242 0 30 11 74 47 29 809 Licenza 8 Marcellina 156 Monteflavio 13 Montorio Romano 20 Moricone 29 Orvinio 2 Palombara Sabina 138 Percile 0 Poggio Moiano 17 Roccagiovine 5 San Polo dei Cavalieri 38 Scandriglia 33 Vicovaro 14 Totale 473 Fonte: elaborazione su dati ISTAT % su popolazione residente 0,9 4,9 1,6 1,4 2,0 0,7 2,3 0,0 1,2 3,7 3,2 2,0 0,8 2,3 Le ragioni per le quali un numero sempre crescente di stranieri sceglie di stabilire la propria residenza in questi Comuni possono essere diverse, prima fra tutte la possibilità di essere occupati nelle numerose imprese presenti nell’area romana. Gli immigrati trovano lavoro nell’agricoltura e nelle imprese artigiane; altri, soprattutto donne, nei servizi alle persone e alle famiglie. La presenza degli immigrati comporta da parte degli enti locali una particolare attenzione nel promuovere iniziative tese a favorire i processi di integrazione sociale ed economica, anche attraverso corsi di apprendimento della lingua italiana, di formazione, di aiuto alle famiglie, di sostegno all’accesso, all’alloggio, ecc. 4.1.1.2 I fattori demografici della crescita della popolazione L’analisi dei dati relativi ai fattori demografici della crescita della popolazione consente di mettere in luce alcuni aspetti molto importanti riguardo alle dinamiche che interessano la popolazione dei Comuni del Parco. Nel periodo 1992-2001 la crescita della popolazione è dovuta al saldo negativo del movimento naturale10 (-250), al saldo positivo del movimento migratorio con altri 10 Il saldo naturale è dato da nascite meno morti. 72 comuni italiani11 (+2.564) e al saldo positivo del movimento migratorio con l’estero12 (+890; Tab. 4.4). Tab. 4.4 – Bilancio della popolazione residente per comune – Anni 1992-2001 Saldo movimento Saldo movimento Saldo movimento Comune naturale verso l’interno verso l’estero Licenza -65 -12 25 Marcellina 24 64 294 Monteflavio -38 12 17 Montorio Romano -22 121 22 Moricone -41 53 45 Palombara Sabina 151 1.537 225 Percile -27 14 1 Roccagiovine -22 40 1 San Polo dei Cavalieri 16 133 78 Vicovaro 3 17 42 Orvinio -74 28 8 Poggio Moiano -50 150 27 Scandriglia -105 407 105 Totale -250 2.564 890 Fonte: elaborazione su dati ISTAT L’analisi disaggregata di questi dati permette di individuare situazioni diverse tra Comune e Comune. Il saldo naturale, nel periodo osservato, è positivo per i Comuni di Palombara Sabina (+151), Marcellina (+24), San Polo dei Cavalieri (+16), Vicovaro (+3), mentre è negativo per tutti gli altri (da –22 a Montorio Romano e Roccagiovine a –105 a Scandriglia). Il saldo migratorio da e verso gli altri Comuni italiani è positivo per tutti i Comuni, tranne che per Licenza (-12). In questo caso particolarmente significativa risulta la performance fatta registrare da Palombara Sabina e Scandriglia, che nel periodo osservato segnano un saldo positivo da e verso gli altri Comuni rispettivamente di 1.537 e 407 persone. Infine il saldo da e per l’estero è positivo per tutti i Comuni, con Marcellina che raggiunge un saldo positivo di 294 persone. In generale il bilancio demografico dei Comuni del Parco nel periodo 1992-2001 evidenzia da un lato una loro capacità di attrazione verso fasce di popolazione in movimento e, dall’altro, l’impossibilità di riuscire ad assicurare un equilibrio tra le 11 Il saldo del movimento migratorio con altri comuni italiani è dato dalle iscrizioni meno le cancellazioni per trasferimento di residenza verso altri comuni italiani. 12 Il saldo del movimento migratorio verso l’estero è dato dalle iscrizioni meno le cancellazioni per trasferimento di residenza verso l’estero. 73 generazioni. L’andamento del tasso di crescita naturale13 e del tasso migratorio14 dà conto della misura del depauperamento demografico in atto nella componente anagrafica autoctona. Nel grafico 4.1 sono riportati i dati relativi agli indicatori sopra richiamati per il periodo 1992-2001. A partire dal 1993 l’andamento del tasso di crescita naturale è costantemente negativo, al contrario il tasso migratorio netto risulta sempre positivo, con una punta massima registrata nel 1993 di 30 immigrati ogni 1.000 abitanti. 4.1.1.3 La popolazione secondo l’età e l’istruzione L’osservazione delle classi di età e dell’istruzione della popolazione dei Comuni del Parco consente di raggiungere due obiettivi cognitivi. Il primo consiste nella ricostruzione delle dinamiche della modernizzazione delle comunità del Parco, giacché la struttura per età fornisce una prima misura dei problemi che gravano sul territorio e, di conseguenza, sul relativo sistema sociale di riferimento. Il secondo riguarda una più approfondita conoscenza delle risorse umane su cui fare affidamento per le politiche di sviluppo15. Nel complesso nel periodo 1991-2000 si assiste a una riduzione delle classi di età giovanile, a un incremento di quelle intermedie e degli ultra sessantacinquenni. In particolare le classi di età da 15 a 24 anni e da 10 a 14 subiscono le contrazioni più consistenti, rispettivamente il -2,6% e il -1,1%; al contrario le classi centrali di età, da 35 a 44 anni e da 45 a 54 anni, crescono del 2,1% ciascuna. Anche gli ultra sessantacinquenni vedono aumentato il proprio peso sul totale della popolazione (Tab. 4.5). 13 Crescita naturale (tasso di): differenza tra il tasso di natalità ed il tasso di mortalità. 14 Migratorio netto (tasso): rapporto tra il saldo migratorio dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000. 15 L’analisi sull’istruzione fa riferimento ai dati del Censimento del 1991, poiché quelli del 2001 non sono stati ancora pubblicati. 74 Tab. 4.5 – Popolazione per classi di età e comune – (variazioni % 1991-2000) Meno Comune 5-9 10-14 15-24 25-34 35-44 45-54 55-64 65-74 di 5 Licenza -0,5 -2,0 -3,2 0,7 -3,4 3,1 5,0 -4,8 1,8 Marcellina -1,3 -0,4 -0,7 -1,1 -1,8 -0,1 2,6 -1,7 2,9 Monteflavio -0,2 -0,6 -0,9 -4,7 0,5 1,8 0,7 0,7 -0,4 Montorio Romano -1,6 0,6 0,5 -2,7 -3,8 6,0 1,4 -3,1 1,5 Moricone 0,9 0,3 -0,8 -3,9 -0,3 0,9 2,1 -0,9 -0,6 Palombara Sabina -0,8 0,1 -1,1 -3,6 -0,2 2,8 1,4 -0,4 1,0 Percile 1,0 -0,6 0,9 -4,4 1,2 4,8 -5,0 0,6 0,6 Roccagiovine -1,8 2,3 -2,5 -0,8 -0,9 -2,3 6,3 -5,2 1,2 San Polo dei C. -1,9 -0,5 -2,3 -0,3 -3,1 0,9 3,9 1,4 0,6 Vicovaro -1,4 -1,9 -1,7 -3,1 0,4 2,3 2,1 -1,3 2,3 Orvinio 0,9 -0,9 0,0 0,8 3,0 -1,4 2,2 1,9 -2,3 Poggio Moiano -0,2 -1,5 -1,8 -1,4 -2,9 2,9 2,6 -0,8 1,4 Scandriglia -1,0 0,6 -0,1 -3,6 0,0 2,9 1,4 -1,7 0,9 Totale -0,8 -0,3 -1,1 -2,6 -1,0 2,1 2,1 -1,0 1,3 Fonte: elaborazione su dati ISTAT 75 e più 3,3 1,4 3,1 1,1 2,2 0,9 1,0 3,7 1,2 2,3 -4,1 1,5 0,4 1,3 Alcuni Comuni dimostrano un maggiore dinamismo rispetto ad altri. Marcellina, Montorio Romano, Palombara Sabina e Poggio Moiano hanno una quota della popolazione compresa da 0 a 14 anni superiore o uguale a quella media calcolata per tutti i Comuni dell’area. Per quanto riguarda la popolazione attiva (15-64 anni) i Comuni con una quota superiore o uguale alla media sono Monteflavio, Palombara Sabina, San Polo dei Cavalieri e Vicovaro. Infine la quota di popolazione di ultra sessantacinquenni cresce in tutti i Comuni, a eccezione di Marcellina, Montorio Romano, Palombara Sabina, San Polo dei Cavalieri e Vicovaro (dati non in tabella). Il senso delle analisi condotte può essere riassunto nel seguente modo: nei Comuni del Parco il mutamento demografico presenta: 1) una consistente e costante diminuzione della quota di popolazione più giovane e 2) un costante e consistente incremento della popolazione adulta e anziana. Ciò ha conseguenze sulla composizione e sulla struttura della famiglia e, per quanto riguarda le iniziative da pianificare, sui servizi alle persone e alle famiglie. Questa tendenza demografica si svolge contemporaneamente a cambiamenti culturali testimoniati da due dati molto significativi: il primo riguarda la crescita della popolazione fornita di titolo di studio medio e medio alto; il secondo, pur in presenza di una crescita della quota di popolazione adulta e anziana, indica una consistente diminuzione della quota di cittadini con la sola licenza elementare e della quota di cittadini alfabeti senza titolo di studio e analfabeti. 75 Tab. 4.6 – Popolazione secondo il titolo di studio per comune – Anno 1991 Licenza Licenza Comune Laurea Diploma Alfabeti media elementare Licenza 1,3 8,5 33,4 37,4 17,3 Marcellina 1,2 14,1 32,1 36,2 14,8 Monteflavio 0,9 15,2 31,8 35,1 15,7 Montorio Romano 0,7 10,3 32,9 37,5 13,6 Moricone 1,9 15,7 27,4 38,2 14,4 Palombara Sabina 1,6 17,4 32,4 33,5 13,7 Percile 0,8 14,2 23,0 52,1 9,6 Roccagiovine 0,8 14,1 31,6 47,3 5,9 San Polo dei C. 2,5 17,8 32,7 34,6 11,6 Vicovaro 0,8 11,3 36,2 36,6 13,6 Orvinio 1,8 15,6 17,2 38,0 25,2 Poggio Moiano 2,1 18,7 26,0 36,1 14,9 Scandriglia 2,2 12,9 28,0 38,6 16,2 Totale 1,5 15,0 31,4 36,0 14,3 Analfabeti 2,0 1,5 1,3 5,0 2,5 1,4 0,4 0,4 0,8 1,5 2,3 2,1 2,1 1,8 Fonte: elaborazione su dati ISTAT Nel 1991 i Comuni del Parco fanno registrare una quota media di laureati pari all’1,5%, di diplomati della scuola media superiore pari al 15%, di diplomati della scuola media inferiore pari al 31,4% e di cittadini in possesso della sola licenza elementare pari al 36%. Infine gli alfabeti privi di titolo di studio e gli analfabeti rappresentano rispettivamente il 14,3% e l’1,8% della popolazione in età scolare (Tab. 4.6). Rispetto al 1981 sono aumentate sia la quota di popolazione con titolo di studio medio-alto (+6,8%; laurea +0,5% e diploma +6,3) sia quella con titolo di studio medio-basso (scuola media inferiore +9%), mentre diminuisce quella con titolo di studio basso (licenza elementare -8,6% ) o senza titolo di studio (alfabeti privi di titolo di studio -6,3% e analfabeti -1%). Da un punto di vista sintetico si può affermare che, per quanto riguarda le risorse umane, alcuni Comuni risultano più dotati di altri. In particolare i Comuni che ricadono nella Provincia di Rieti presentano una percentuale di laureati e diplomati superiore alla media (a eccezione di Scandriglia per i diplomati). Nell’area romana del Parco, invece, sono i Comuni di Moricone, Palombara Sabina e San Polo dei Cavalieri a evidenziare valori superiori alla media, per quanto riguarda la quota sia di laureati che di diplomati. 76 4.1.1.4 Indicatori sociali e sanitari della crescita della popolazione Per avere un’idea di quanto abbiano influito i cambiamenti nella struttura demografica sulla popolazione dei Comuni del Parco basta dare una rapida scorsa alla Tabella 5.7. I quattro indici riportati consentono di fare una riflessione su alcune particolari caratteristiche della popolazione, che riguardano in particolare il rapporto tra uomini e donne (rapporto di mascolinità16), il rapporto tra anziani e giovani (indice di invecchiamento17), il rapporto tra popolazione attiva e non attiva (indice di dipendenza18), il rapporto tra popolazione attiva e giovani (indice di ricambio19). Nel complesso, nel periodo osservato assistiamo a una crescita più o meno significativa di tutti gli indicatori considerati: il rapporto di mascolinità si attesta, nel 2000, a 97,3 uomini ogni 100 donne; l’indice di vecchiaia passa dal 92,7% del 1991 al 123,4% del 2000, con un incremento della quota di popolazione anziana del 30,7%; l’indice di dipendenza o anche di carico sociale segna un incremento dello 0,8%, passando dal 50% del 1991 al 50,8% del 2000; infine l’indice di ricambio della popolazione in età lavorativa denota una situazione di squilibrio, caratterizzata da un eccesso delle potenziali uscite sulle potenziali entrate della forza lavoro, essendo le prime il 115,6% delle seconde (Tab. 4.7). Passando all’esame dei quattro indicatori a livello dei singoli Comuni, si può rilevare come i Comuni con il più alto indice di vecchiaia sono quelli che presentano un alto indice di dipendenza e un basso indice di ricambio della popolazione; viceversa, i Comuni con un basso indice di vecchiaia presentano un minore indice di dipendenza e un maggiore indice di ricambio della popolazione. Questa considerazione, letta in una prospettiva di medio-lungo periodo, segnala una importante criticità dei Comuni ricadenti nell’area del Parco: ovvero il continuo differenziarsi tra Comuni con una struttura demografica “debole”, con una prospettiva di ulteriore indebolimento, e Comuni con una struttura demografica capace di una certa dinamicità, e quindi in grado di assicurasi una prospettiva di 16 Il rapporto di mascolinità è stato calcolato secondo la formula Rm = Pm/Pf x 100 17 L’indice di vecchia è stato calcolato secondo la formula Iv N. = (P65 e più)/(P0-14) x 100. 18 L’indice di dipendenza è stato calcolato secondo la formula Id N = (P0-14 + P 65 e più)/(P15-64) x 100. 19 L’indice di ricambio è stato calcolato secondo la formula Ir N = (P60-64)/(P15-19) x 100. 77 crescita. Al primo gruppo appartengono: Percile, Orvinio, Licenza, Roccagiovine, Scandriglia, Monteflavio, Vicovaro, Poggio Moiano e Morione; al secondo, invece, Palombara Sabina, San Polo dei Cavalieri, Marcellina e Montorio Romano. Tab. 4.7 - Indicatori della popolazione residente per comune – Anni 1991-2000 Comune Licenza Marcellina Monteflavio Montorio Romano Moricone Palombara Sabina Percile Roccagiovine San Polo dei C. Vicovaro Orvinio Poggio Moiano Scandriglia Totale Rapporto di mascolinità Indice di vecchiaia Indice di dipendenza Indice di ricambio 1991 91,4 95,5 93,5 102,5 104,5 98,5 84,8 92,9 98,0 96,7 100,9 99,6 93,8 2000 92,3 96,2 92,0 100,1 99,2 98,9 94,7 87,4 101,7 95,1 98,6 97,4 94,8 1991 157,4 79,5 141,9 98,0 133,3 83,6 400,0 161,1 78,8 79,3 440,0 100,5 165,7 2000 263,6 111,4 165,9 112,4 128,9 97,3 345,8 210,8 111,1 132,3 331,7 132,3 167,4 1991 61,3 46,7 41,6 46,2 44,8 44,4 63,3 52,8 45,5 44,0 90,0 51,6 54,1 2000 64,4 53,9 47,2 52,7 52,0 47,6 72,3 62,8 42,3 46,7 72,0 54,0 59,0 1991 105,6 81,7 52,7 96,8 65,3 68,5 215,4 100,0 69,6 54,4 246,7 71,3 98,1 2000 72,6 93,2 124,2 102,7 83,6 110,6 357,1 70,6 114,0 85,3 278,6 92,9 150,0 - 97,3 92,7 123,4 50,0 50,8 - 115,6 Fonte: elaborazione su dati ISTAT 4.1.1.5 Caratteristiche dell’occupazione La popolazione residente attiva in condizione professionale è misurata alla data del Censimento del 1991. Nel complesso gli attivi risultano pari a 11.986 persone, di cui 8.198 maschi (52,2%) e 3.788 femmine (23,5%). La popolazione non attiva è pari a 19.821 persone, di cui 7.510 maschi (47,8%) e 12.311 femmine (76,5%; Tab. 4.8). La tabella 4.8 evidenzia, inoltre, notevoli differenze di genere. Gli uomini risultano in netta prevalenza tra gli occupati – 6.574 contro 2.404 – con una quota pari all’80,2% della popolazione maschile attiva contro il 63,5% di quella femminile. I disoccupati sono, invece, il 9,2% della popolazione attiva maschile ed il 12,8% di quella femminile. Infine, tra le persone in cerca di prima occupazione, gli uomini sono 866 (pari al 10,6% della popolazione attiva maschile) e le donne 899 (pari al 23,7% della popolazione attiva femminile). 78 Tab. 4.8 Popolazione attiva e non attiva per sesso – Anno 1991 Maschi V. ass. Comp. % Totale popolazione attiva 8.198 52,2 Occupati 6.574 80,2 Disoccupati 758 9,2 In cerca di prima occupazione 866 10,6 Totale popolazione non attiva 7.510 47,8 Casalinghe Studenti 950 12,6 Ritirati dal lavoro 3.048 40,6 Altri 3.512 46,8 Fonte: elaborazione su dati ISTAT Femmine V. ass. Comp. % 3.788 23,5 2.404 63,5 485 12,8 899 23,7 12.311 76,5 5.313 43,2 1.043 8,5 2.757 22,4 3.198 26,0 Le trasformazioni economiche e sociali di questi ultimi anni che hanno interessato la comunità del Parco lasciano pensare a una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. L’occupazione femminile si è concentrata soprattutto nel settore terziario. Infatti gran parte delle attività nei servizi sociali e alle persone, come l’assistenza agli anziani e ai malati, sono diventate quasi esclusivo appannaggio delle donne. E non è difficile prevedere che nel prossimo futuro l’occupazione femminile in questo settore sia destinata ulteriormente a crescere, vista la forte richiesta di nuovi servizi di cura per gli anziani, che si va ulteriormente sviluppando. Passiamo ora a considerare la distribuzione della popolazione attiva per settori di attività economica. Come si può evincere dalla figura 5.2, il 10,6% della popolazione attiva lavora nell’agricoltura, il 25,2% nell’industria e il 64,2% nel terziario. In valore assoluto le persone occupate nel settore agricolo sono 1.085, nel settore industriale 2.579, nel settore terziario 6.557. La mancanza di dati aggiornati non impedisce di rilevare alcune tendenze in atto nell’economia dell’area del Parco. In generale nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito a una costante diminuzione della quota di popolazione attiva in agricoltura e, al contrario, a un progressivo aumento di quella attiva nel terziario, mentre tiene, anche se con qualche difficoltà, quella attiva nel settore industriale. Quindi è del tutto plausibile parlare di una progressiva terziarizzazione dell’economia dell’area del Parco. Inoltre non dobbiamo dimenticare il peso esercitato dalla vicina presenza della Capitale, la cui spiccata vocazione terziaria 79 finisce per condizionare le scelte occupazionali della popolazione che vi gravita intorno. Graf. 4.1 - Distribuzione % della popolazione attiva per attività economica - Anno 1991 Un ulteriore passo per comprendere le possibili evoluzioni del sistema Agricoltura 10,6% Indusrtia 25,2% Altre attività 64,2% economico dei Comuni del Parco è quello di osservare i tassi di attività delle singole classi di età della popolazione (Graf. 5.3). I giovani compresi nella classe di età 14-19 anni presentano un tasso di attività in agricoltura in linea con quello medio della popolazione considerata, mentre quello nell’industria si aggira intorno al 40% e quello nei servizi risulta di poco inferiore al 50%. La fascia di età compresa tra i 20 e i 29 anni fa registrare per tutti e tre i settori una composizione analoga a quella osservata per tutta la popolazione dei Comuni del Parco, con un lieve incremento per quanto riguarda l’industria. Per la classe di età compresa tra 30 e 54 anni si rileva un tasso di attività nel terziario superiore al 60%, mentre il tasso di attività nell’agricoltura è in linea con quello medio calcolato per tutta la popolazione. Infine gli ultra cinquantacinquenni hanno un tasso di attività in agricoltura superiore a quello medio osservato in tutta l’area del Parco; al contrario, il tasso di attività nel terziario e nell’industria risulta inferiore. 80 In conclusione i dati osservati convergono nel delineare un modello occupazionale dove prevale il lavoro nei servizi, mentre si ridimensiona l’occupazione nell’agricoltura e nell’industria, anche se i giovani da 14 a 19 anni si dividono quasi equamente tra l’attività lavorativa nel terziario e quella nell’industria. Graf. 4.2 - Attività economica per classe di età 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 14-19 anni 20-29 anni Agricoltura 30-54 anni Industria 55 e più Totale Altre attività Nelle successive figure 5.4, 5.5 e 5.6 vengono analizzati i tassi di attività in agricoltura, nell’industria e nei servizi fatti registrare dai singoli Comuni e la loro posizione rispetto alla media di tutti i Comuni del Parco, contrassegnata dalla linea tratteggiata. 81 Graf. 4.3- Popolazione residente attiva in agricoltura 25,0 Moricone 20,0 Monteflavio 15,0 Palombara Sabina Orvinio 10,0 Marcellina Scandriglia Montorio Romano Poggio Moiano 5,0 Licenza San Polo dei Cavalieri Percile Roccagiovine Vicovaro 0,0 % attivi in agricoltura Analizzando nel dettaglio la distribuzione della popolazione attiva nel settore agricolo a livello comunale si evidenzia quanto segue: Moricone e Monteflavio si caratterizzano per elevati tassi di attività nel settore agricolo, compresi tra il 18% e il 25%; Palombara Sabina, Scandriglia e Orvinio mostrano valori superiori o in linea (Orvinio) alla media dell’area; Marcellina, Montorio Romano e Poggio Moiano presentano tassi di attività in agricoltura compresi tra il 5% e il 10%, inferiori alla media di circa un punto percentuale; Licenza, Percile, San Polo dei Cavalieri, Vicovaro e Roccagiovine mostrano tassi di attività inferiori al 5%, con Roccagiovine, Vicovaro e Licenza che non superano la soglia del 3% della popolazione attiva addetta al settore agricolo. 82 Graf. 4.4 - Popolazione attiva nell'industria 45,0 Roccagiovine 40,0 Vicovaro 35,0 Percile 30,0 Licenza San Polo dei Cavalieri Marcellina Orvinio 25,0 Palombara Sabina Montorio Romano 20,0 Monteflavio Poggio Moiano Scandriglia Moricone 15,0 % attivi nell'industria Per quanto riguarda la popolazione attiva nel settore industriale, la situazione è la seguente: Roccagiovine si distingue dagli altri Comuni per un tasso di attività nel settore particolarmente elevato, pari al 42,3%, con i maschi che arrivano a circa il 50% della popolazione attiva; Vicovaro e Percile mostrano tassi di attività superiori al 30%, con il primo che supera di ben 10 punti percentuali la media dell’area e il secondo di circa 7; Licenza, Marcellina, San Polo dei Cavalieri e Orvinio mostrano valori poco al di sopra della media, compresi tra il 26%-28%; Palombara Sabina, Poggio Moiano, Scandriglia, Montorio Romano, Monteflavio e Moricone presentano tassi di attività nel settore al di sotto della media osservata, con valori compresi tra il 20%-25% per i primi quattro e al di sotto del 20% per gli ultimi due. 83 Graf. 4.5- Popolazione attiva in altra attività 75,0 San Polo dei Cavalieri 70,0 Licenza Poggio Moiano Montorio Romano Percile 65,0 Marcellina Monteflavio Palombara Sabina Orvinio Vicovaro Scandriglia 60,0 Moricone Roccagiovine 55,0 % attivi in altra attività Infine la popolazione residente attiva nel settore dei servizi mostra la seguente situazione: San Polo dei Cavalieri, Licenza, Montorio Romano e Poggio Moiano si caratterizzano per l’elevata quota di popolazione attiva impegnata nel settore terziario, con valori compresi tra il 68%-70%; Roccagiovine e Moricone si collocano invece all’estremo opposto, con i tassi di attività più bassi, rispettivamente 56,4% e 57,8%; Percile e Palombara Sabina fanno registrare tassi di attività in linea con quelli medi osservati per tutti i Comuni del Parco (64,2%); Marcellina, Monteflavio, Scandriglia, Orvinio e Vicovaro fanno rilevare tassi di attività compresi tra il 62%-64%. 4.1.1.6 Il reddito disponibile pro-capite Il reddito disponibile dei Comuni del Parco nel 1999 ammonta a 408,91 milioni di euro, mentre quello medio pro-capite a 11.870 euro, inferiore di circa il 18% alla media della Regione (Tab. 4.9). Essendo il reddito pro-capite un indicatore generico 84 delle disponibilità economiche e del grado di benessere della popolazione, il divario registrato individua uno sviluppo del sistema economico squilibrato territorialmente. E’ del tutto evidente che in questo contesto viene meno il ruolo fondamentale che le famiglie, attraverso il proprio comportamento economico, potrebbero esercitare sulle condizioni di sviluppo. Tab. 4.9 – Reddito disponibile e reddito pro-capite –Anno 1999 Reddito Reddito Popolazione disponibile Comune pro-capite (milioni di (1999) (migliaia di Euro) Euro) 908 Licenza 11,29 12,44 5.392 Marcellina 64,98 12,05 1.395 Monteflavio 16,55 11,86 1.907 Montorio Romano 22,97 12,04 2.369 Moricone 28,37 11,98 10.351 Palombara Sabina 122,86 11,87 246 Percile 2,64 10,74 291 Roccagiovine 3,35 11,53 2.281 San Polo dei C. 26,95 11,81 3.956 Vicovaro 45,48 11,50 434 Orvinio 4,36 10,04 2.489 Poggio Moiano 31,31 12,58 2.416 Scandriglia 27,79 11,50 34.435 408,91 Totale 11,87 Fonte: elaborazione su dati Istituto G. Tagliacarte Numero Indice Regione Lazio=100 85,94 83,29 81,97 83,24 82,78 82,03 74,25 79,68 81,64 79,45 69,35 86,93 79,48 82,06 Sulla base delle analisi dei dati disaggregati a livello comunale del reddito procapite, possono essere individuate diverse situazioni: Licenza e Poggio Moiano si caratterizzano per un reddito pro-capite superiore alla media dell’area (11.870 euro), rispettivamente 12.440 e 12.580 euro; Marcellina, Montorio Romano, Palombara Sabina, Monteflavio e San Polo dei Cavalieri mostrano valori prossimi alla media: i primi due lievemente al di sopra, il terzo con il medesimo valore e gli ultimi due di poco sotto; Roccagiovine, Vicovaro, Scandriglia, Percile e Orvinio segnano valori del reddito pro-capite inferiori alla media; in particolare, gli ultimi due non superano gli 11.000 euro. 85 4.1.2. Il settore urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi Il Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale presuppone l’accoglimento di istanze sociali ed economiche manifestatesi già al momento dell’approvazione del Piano di Assetto. La discussione degli emendamenti e delle osservazioni che allora furono presentati non lascia dubbi sulle tensioni a quel tempo esistenti in materia urbanistica (pagg. 7-17). La tensione e le aspettative in materia di infrastrutture e urbanistica si manifestano anche per il fatto che gli elaborati 6p, 6P1, 6P2, 6P3, 6P4, 6P5/a e 6P5/b, che in qualche modo costituivano la base per lo sviluppo degli interventi urbanistici, non furono approvati (Piano, pag. 5) e ne fu rimandata la definizione al Programma di Promozione Economica e Sociale. E’ evidente, quindi, l’interesse della Comunità del Parco a questa sezione del presente strumento. Ancor più importante per la definizione della strategia degli interventi del PPPES è la lettura della “sintesi valutativa” riportata al punto 9.4 del Piano (pag. 388). Da queste pagine si percepisce chiaramente il contrasto tra le popolazioni e il Parco in materia di uso del territorio. Il Parco è visto come un ulteriore “dominio alieno”, che succede all’aristocrazia terriera, alla nuova borghesia agraria e alla Chiesa. Gli estensori del Piano (pag. 389) affermano esplicitamente che “manca la comprensione di come, attraverso quali meccanismi, l’istituzione di un Parco Regionale possa funzionare come il motore di uno sviluppo che finora è mancato” e che l’istituzione del Parco viene percepita “come un’ulteriore espropriazione arbitraria del territorio antropizzato. E’ necessaria la creazione, in tempi brevi di occasioni lavorative per la popolazione giovanile residente”. Lo spirito di questa sezione del PPPES non può che essere conforme alle istanze, già presenti nel Piano, di creare le precondizioni allo sviluppo conformi agli strumenti cogenti dello stesso e in linea con l’obiettivo di consentire lo sviluppo di nuove possibilità lavorative, necessarie alla sopravvivenza delle ormai ridotte popolazioni residenti. A una prima analisi emerge che all’istituzione del Parco Naturale non ha fatto seguito la creazione delle strutture e infrastrutture previste dal Piano, che avrebbero dovuto contribuire allo sviluppo della zona interessata. 86 In tutto il territorio del Parco viene sottolineata una carenza di attrezzature indispensabili per migliorarne la fruibilità, siano esse aree attrezzate di sosta in prossimità di siti di interesse naturalistico o storico-archeologico, siano strutture recettive in grado di ospitare turisti e visitatori. Sebbene previste dal Piano in quanto strettamente connesse alla nascita del Parco, in realtà queste strutture in quasi tutto il territorio sono insufficienti o mal posizionate per costituire una vera e propria attrattiva. Analogamente risultano carenti per i visitatori del Parco le strutture recettive in genere, in forma di alberghi, foresterie e aziende agrituristiche, anche se in molti Comuni sono disponibili aree ed edifici utilizzabili a tale scopo, ubicati nei centri abitati e al loro esterno. Assenti sono pure campeggi o strutture analoghe, che invece esercitano una notevole attrattiva sui turisti amanti delle bellezze naturalistiche, quali sono i frequentatori di parchi naturali; ciò, sebbene il territorio offra possibilità di utilizzo e il Piano non ne faccia divieto. Anche la sentieristica attualmente predisposta potrebbe essere potenziata dal punto di vista degli itinerari proposti, dei mezzi di percorrenza (a piedi, in bicicletta, a cavallo), dei livelli di difficoltà, migliorando la segnaletica e la definizione di ciascun percorso e realizzando infrastrutture per la fruizione da parte dei portatori di handicap (Piano pag. 566 art. 3.1.1.). È inoltre possibile la creazione di una “palestra” per l’orienteering (disciplina sportiva che si sta diffondendo negli ultimi anni e che prevede la corsa in bosco) con la predisposizione di aree e percorsi specifici e con la prospettiva di stages residenziali di apprendimento o allenamento. 4.1.3. Le risorse del Parco e il quadro economico delle attività 4.1.3.1 Il macro sistema ambientale e forestale Il riconoscimento della particolare rilevanza ambientale del territorio dei Lucretili ha indotto il legislatore a sottoporlo a tutela e salvaguardia, a beneficio della 87 collettività. L’istituzione del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, tuttavia, non è il fine, bensì lo strumento con cui conseguire l’ambizioso obiettivo della conservazione del sistema ambientale locale, congiuntamente a quello dello sviluppo socio-economico della collettività, altrettanto rilevante. Ciò costituisce, in altre parole, l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, inteso come quello che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le capacità di quelle future (WCED, 1987). Nell’intento di raggiungere lo scopo di individuare le strategie attuabili per conseguire uno sviluppo sostenibile del territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili occorre “conoscere per meglio programmare” (L.Einaudi). In quest’ottica si svilupperà questa parte, che si articola sui seguenti passaggi chiave: • presentazione degli ambienti tipologici fondamentali del Parco; • individuazione di quelle componenti presenti all’interno dei vari ambiti tipologici che, coerentemente agli obiettivi di salvaguardia ambientale del Parco, possono divenire risorse per lo sviluppo del territorio; definizione di alcuni progetti significativi per lo sviluppo socioeconomico • del territorio. 4.1.3.1.1 La valenza ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili Per ambiente si intende quello spazio di un determinato territorio che comprende l’insieme delle componenti biotiche e abiotiche, tangibili e intangibili, di origine antropica e/o naturale, presenti e/o viventi, nel sistema aereo e nel sistema suolo e sottosuolo, che in forma singola o per interazione reciproca consentono sia l’evoluzione che la perpetuità dell’ambiente stesso. E’ evidente la numerosità delle componenti che concorrono a tipicizzare il territorio, molte delle quali divengono risorse del Parco nel momento in cui sono coinvolte in iniziative di sviluppo. Queste diverse componenti trovano nel Piano di Assetto del Parco (AA.VV., 2000) il documento più autorevole per la loro presentazione. Ai fini dello sviluppo socioeconomico, tuttavia, questa complessa realtà unitaria può articolarsi nei 88 sistemi ambientali già illustrati al fine di consentire una più semplice disamina delle diverse iniziative di sviluppo. I sistemi individuati sono: 1. il sistema ecologico-ambientale; 2. il sistema territorio; 3. il sistema floristico-vegetazionale e forestale; 4. il sistema fauna selvatica e altri animali; 5. il sistema acqua e idrografia. 4.1.3.1.2. Il sistema ecologico-ambientale Quella dei Lucretili per diversi anni è stata in predicato di divenire un’area protetta. Una prima proposta era stata presentata agli inizi degli anni Ottanta, nel frattempo la zona era stata inclusa nell’elenco dei biotopi di particolare interesse dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dalla Società Botanica Italiana (SBI). Tra le specie di maggiore spicco emerge l’endemismo dello Storace (Styrax officinalis), di origine balcanico-orientale, arbusto simbolo del Parco, che in questa zona ha trovato le condizioni ambientali ideali per la propria vita e rinnovazione (Anzalone, 1994) e che costituisce un relitto della flora terziaria locale (Montelucci, 1946). Altre specie significative che l’accompagnano sono il leccio (Quercus ilex), il faggio (Fagus sylvatica) e l’ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus). Negli anni Novanta il sito è stato incluso nella rete Natura 2000, i cui elementi di spicco individuati nei siti locali sono di seguito riportati (tab. 4.10). La Zona a Protezione Speciale (ZPS) si sviluppa nella porzione centro-meridionale del Parco, denominata “Monti Lucretili”, codice identificativo IT6030029. Si tratta di una zona particolarmente interessante nel quadro del sistema calcareo regionale, all’interno della quale si trova la grande fauna appenninica. I boschi di leccio e faggio con tasso sono al loro limite settentrionale e si presentano in eccellente stato di conservazione. L’area protetta ospita diversi endemismi e presenta quale elemento di vulnerabilità la crescente urbanizzazione, considerato che i suoi confini talvolta arrivano a lambire la periferia dei centri abitati del Parco. Sono stati individuati tre Siti di Importanza Comunitaria (SIC). Il più grande è ubicato nel cuore del Parco, interessa il Monte Pellecchia (codice IT6030031) e si 89 distingue per gli spiccati caratteri montani: qui nidifica l’aquila reale; circa la metà dell’area ospita il faggio unitamente al tasso, con una ricchezza faunistica e floristica non particolarmente spiccata; l’elemento di vulnerabilità è il pascolo intenso. Il SIC di medie dimensioni si sviluppa a ovest del Monte Gennaro; è un sito prioritario, poiché ospita specie floristiche sottoposte a tutela dalla legge regionale 61/1974, in un contesto prevalentemente investito a boschi di quercia caducifoglie. Il SIC più piccolo è quello del Torrente Licenza e affluenti, che, partendo dalle pendici meridionali del Monte Pellecchia, zona Costa Romana, si sviluppa lungo il Fosso Pisciarella, lambisce i confini del Parco fino a Licenza per poi prolungarsi verso Percile, assumendo una forma a “V” con la concavità a nord. La significatività maggiore è data dalle specie acquatiche e ripariali, mentre costituiscono elemento di vulnerabilità i reflui scaricati e la frequentazione antropica. 90 Tab. 4.10 – Siti di importanza comunitaria presenti nell’area del Parco dei Monti Lucretili (dati in ettari) Denominazione Codice Estensione territoriale Superficie territoriale ricadente all’interno dell’area protetta (dati in ettari) Comuni Habitat Formazione di Ampelodesmos mauritanicus; §Percorsi substeppici di graminacee e piante annue SIC Monte Gennaro (versante SW) IT6030030 317,80 317,80 Palombara Sabina, S. Polo dei Cavalieri SIC Monte Pellecchia IT6030031 484,22 484,22 Scandriglia, Licenza, Montorio Romano, Monteflavio, S. Polo dei Cavalieri SIC Torrente Licenza affluenti ed IT6030032 166,42 162,21 Percile, Licenza Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell’Europa Centrale del Carpinion betuli Scandriglia, Percile, Mandela, Licenza, Roccagiovine, Montorio Romano, Monteflavio, Palombara Sabina, Vicovaro, S. Polo dei Cavalieri, Marcellina Faggete degli Appennini con Taxus e Ilex; formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugliati su substrato con splendida fioritura calcarea; Percorsi substeppici di graminacee e piante annue; formazioni di ampelolodesma; versanti calcarei alpini e submediterranei ZPS Monti Lucretili IT6030029 10.858,66 10.858,66 Fonte: ARP, 2002; Regione Lazio, 2003 91 Specie della direttiva Importanza Mammiferi: Canis lupus, Uccelli: Lanius collirio; Habitat prioritario e presenza Rettili: Testudo hermanni, Elaphe di specie floristiche soggetta quatuorlineata; alla l.r. 61/1974 Invertebrati: Callimorpha quadripunctata Habitat prioritari montani caratterizzanti il Mammiferi: Canis lupus preappennino centrale. Sito Uccelli: Aquila chysaetos, Falco riproduttivo di Aquila reale peregrinus fra i più vicini alla costa tirrenica. Anfibi: Salamandrina terdigitata; Significativo per comunità Bombina variegata; Triturus carnifex; acquatiche e ripariali Uccelli: Aquila chysaetos, Falco peregrinus, Lanius collirio. Mammiferi:Rhinolophus ferrumequinum; Miniopterus schreibersi; Rhinolophus hipposideros; Rhinolophus euryale; Myotis myotis; Canis lupus; Rettili: Elaphe quatuorlineata, testudo hermanni; Anfibi: Salamandrina terdigitata; Bombina variegata; Triturus carnifex; Invertebrati: Callimorpha quadripunctata Comprensorio significativo del preappennino calcareo laziale con complessa articolazione territoriale e presenza della grande fauna appenninica. Lecceta di alta quota e faggeta con agrifoglio al limite settentrionale del suo areale. Presenza di endemismi. Nel complesso l’area salvaguardata riguarda habitat mediterranei di elevato valore naturalistico, caratterizzati da cespuglieti termoxerofili di degradazione dei boschi termofili e da fitocenosi forestali di tipo termofilo, dominati dal leccio, la cui maggiore significatività è data dall’associazione col faggio misto al tasso; la zona costituisce il limite settentrionale della loro diffusione. Il Sistema ecologico-ambientale si contraddistingue per essere un bene pubblico puro, ovvero non sussiste rivalità nel consumo e, tanto meno, escludibilità al suo godimento. Queste caratteristiche lo rendono inconciliabile con un diretto coinvolgimento nello sviluppo locale; tuttavia svolgono un ruolo particolarmente significativo per lo sviluppo indiretto del territorio. Infatti, con il crescere delle qualità e delle tipicità ambientali, cresce l’attrattiva di tutti quei beni e/o servizi che si svolgono e/o esprimono le caratteristiche del sito oppure consentono una migliore fruizione dell’area limitrofa. In quest’ottica il contributo di tale risorsa allo sviluppo locale può realizzarsi collocando sul mercato servizi e beni capaci di riflettere le peculiarità ecologicoambientali del Parco, ai fini del loro uso in situ ed extra situ. 4.1.3.1.3 Il sistema territoriale Il sistema territoriale comprende le componenti geologiche e morfologiche dell’area, nonché l’assetto fisico dell’intero complesso montuoso dei Lucretili, incluse le varie strutture e infrastrutture ospitate. Dal punto di vista geologico, si è in presenza di una formazione di tipo sedimentario di origine e di ambiente marino, formatasi a partire da oltre 200 milioni di anni fa nell’antico oceano mesozoico. Nella sua evoluzione sono stati riscontrati depositi del Triassico superiore, caratterizzato da dolomie e calcari dolomitici, del Giurassico con il cosiddetto calcare massiccio, dei calcari granulari e calcari micritici - questi ultimi ben presenti nell’area di Monte Pellecchia. Seguono quindi i calcari marnosi del Cretacico, mentre il periodo pliocenico si contraddistingue soprattutto per movimenti orogenetici che conferiscono all’area l’attuale morfologia. 93 Il complesso montuoso dei Lucretili, pur costituendo un unico corpo, deriva da tre diversi corrugamenti. La sua morfologia è particolarmente movimentata, alternando alte cime a volte con ripide pareti, a pianori di quota, nonché a strette incisioni percorse da aste torrentizie. Il gruppo del Monte Gennaro, posto a sud-ovest del Parco, costituisce l’elemento di maggior frattura dal punto di vista paesistico rispetto alla campagna romana. All’interno e nelle zone retrostanti, invece, il territorio, pur alternando alte cime, come quella del Monte Pellecchia (1368 m slm), a pianori di quota, presenta una morfologia più dolce con minori sbalzi di quota e pendici meno irte. Suggestivo è anche il quadro morfologico del versante orientale, laddove il confine del Parco e la strada principale assecondano per lunghi tratti l’assetto del territorio, caratterizzato dal fronteggiarsi delle montagne del Parco con altre formazioni montuose a oriente dello stesso. Dalla tradizione silvo-pastorale locale l’area ha ereditato varie infrastrutture, soprattutto quelle di collegamento tra i vari centri urbani che attraversano il complesso montuoso, talune delle quali oggi sono abbandonate e praticabili con evidenti difficoltà. Altre, invece, sono state manutentate e inserite all’interno dei sentieri del Parco. Altresì diverse sono le strutture presenti nel territorio del Parco: in particolare una menzione va agli edifici della tenuta Lago, che oggi richiedono una revisione e una prospettiva d’uso confacente con gli obiettivi del Parco. La natura carsica rende il territorio facilmente modellabile all’azione dell’acqua per effetto dello scorrimento superficiale, che erode i versanti creando una fitta rete di impluvi, vallecole, inghiottitoi, nonché un ipogeo con formazione di percorsi sotterranei tracciati, grotte e sorgenti. Legati al carsismo vi sono due aspetti particolari da segnalare. Anzitutto la presenza del calcare rende questa area di interesse per la produzione di inerti, come testimoniano le cave esistenti. In secondo luogo, la presenza di percorsi ipogei dell’acqua fa intuire l’esistenza in zona di grotte e percorsi carsici, risorsa finora inesplorata per la promozione di una specifica offerta turistica. Nell’adiacente comune di S. Angelo Romano, ad esempio, è segnalata una delle grotte carsiche più profonde del Lazio (località Pozzo del Merro, dislivello -368 m slm). 94 L’asprezza del territorio, la sua movimentazione e la possibilità di ospitare punti panoramici verso occidente - la pianura romana e l’area sabina - conferiscono a questo complesso una forte rilevanza paesistica, che, unitamente all’alto valore ambientale degli ecosistemi ospitati, rende quest’area di estrema importanza rispetto al territorio circostante abbondantemente sfruttato e antropizzato. Tale morfologia territoriale ben si presta alla realizzazione di una significativa offerta di percorsi naturalistici a uso turistico-ricreativo. Questi possono svilupparsi mediante una fitta rete di itinerari che attraversano longitudinalmente e trasversalmente l’intera area, ulteriormente valorizzati dalla variabilità del paesaggio in ambiti ristretti, dalla presenza di varie sorgenti d’acqua, dalla possibilità di accedere a luoghi con rilevante valore storico–culturale (rovine di Sant’Angelo, Monte Morello, Villa di Orazio, ecc.). Costituiscono un limite a tale potenzialità le pendenze della zona sud-occidentale, dove in breve distanza si passa dai 250 m slm a oltre i 1200 m dell’area del Monte Gennaro. Proprio in questa zona, tuttavia, insiste una funivia, da lungo tempo presente e da diversi anni in stato di abbandono, sia come infrastruttura che come edificio, determinando nel complesso un forte impatto paesistico. Il dibattito sul suo futuro si trascina da diversi anni, con argomentazioni tra loro fortemente contrastanti e di cui si citano in sintesi quelle più estreme. Vi sono alcuni favorevoli alla riattivazione dell’impianto in considerazione del contributo che potrebbe apportare in termini di riduzione dell’impatto su alcune delicate fasce vegetazionali intermedie. Altri, invece, sono contrari in considerazione degli impatti che potrebbe arrecare un massiccio afflusso di utenti su Monte Gennaro, nonché la riattivazione delle infrastrutture recettive20. Le diverse posizioni non consentono di trarre una conclusione certa sul futuro della funivia. Appare però indubitabile che in entrambi i casi le problematiche si riconducono ad aspetti ambientali, che sarebbe stato opportuno approfondire in sede di Piano di Assetto. Questo Programma, tuttavia, non può che prendere atto della sua esistenza 20 Si ritiene importante ribadire che, se l’impianto non esistesse, non sarebbe proponibile la sua realizzazione in questo contesto ambientale. Poiché questo è già presente, sarebbe negativo non inserirlo in una politica di valorizzazione del Parco: infatti al danno derivante dalla presenza della funivia si aggiungerebbero quelli determinati dall’abbandono di una risorsa già presente e dal mancato uso di una risorsa disponibile. 95 e, parallelamente alle due posizioni estreme, riporta due diversi e diametralmente opposti progetti, di cui uno certamente emergerà nel prossimo futuro. In particolare: a) se il complesso della funivia di Monte Gennaro non venisse più riattivato, occorrerebbe procedere all’esecuzione di tutte quegli interventi di risanamento, recupero e ripristino ambientale connessi all’eliminazione delle infrastrutture e strutture esistenti (edifici ormai fatiscenti, piloni, ecc.); b) se il complesso della funivia di Monte Gennaro venisse riattivato, si renderebbe necessario procedere alla sistemazione e all’arredo delle zone retrostanti la stazione di arrivo a Monte Gennaro, nonché alla definizione di un regolamento per l’uso dell’impianto, delle strutture ricettive e delle aree circostanti. L’elaborazione dei progetti risponde all’esigenza di sottolineare un problema molto consistente per il Parco; la scelta tra la prima e la seconda soluzione è rimandata al momento in cui il Parco prenderà in considerazione questo problema. Indipendentemente dalla funivia, vanno comunque ricercati strumenti e metodi alternativi per consentire agli utenti percorsi più agevoli sul Monte Gennaro, con particolare riferimento alle famiglie con bambini, ai disabili, agli anziani. Tutto ciò premesso, resta fermo il divieto per gli automezzi non autorizzati e l’obbligo d’uso di quelli di proprietà del Parco e/o al servizio delle attività che vi si svolgono. Altra tipologia progettuale riguarda la sentieristica a uso escursionistico, su cui si intende intervenire procedendo ad una qualificazione tematica di alcuni sentieri. Infine un’ultima proposta riguarda il recupero per fini sociali dell’edilizia rurale nel Parco: ci si riferisce agli edifici presenti nella Tenuta Lago. 4.1.3.1.4 Il sistema floristico-vegetazionale e forestale L’attuale assetto floristico-vegetazionale è indubbiamente la risultante dell’interazione dei processi naturali con quelli di origine antropica realizzatisi nel tempo, con particolare riferimento a incendi, utilizzazioni forestali, attività agricole e di pascolo. Come indicano le varie testimonianze storiche dell’area, l’uomo è stato presente in zona da lungo tempo. I primi insediamenti stanziali risalgono all’età del ferro; 96 tuttavia l’avvio di un significativo uso agro-silvo-pastorale dell’area si fa risalire all’epoca romana. La configurazione del territorio, lo sviluppo altimetrico, l’alternanza di pendici e pianori di quota, la localizzazione intermedia tra Mare Mediterraneo e catena appenninica hanno favorito lo sviluppo di una vegetazione mediterranea di provenienza tirrenica, in associazione con specie di origine centroeuropea, meridionale e orientale. La naturalità di questa composizione floristicavegetazionale è tuttora dimostrata dal dinamismo della vegetazione nelle aree marginali ai boschi e nella ricolonizzazione dei pascoli abbandonati. Lo sviluppo territoriale del sistema floristico-vegetazionale ai limiti altitudinali superiori è stato condizionato soprattutto da fattori ecologici e dal pascolo brado, mentre il limite inferiore ha visto quale elemento di contenimento l’uomo, che ne ha impedito l’affermazione nelle aree a potenziale uso agricolo. Il caso più evidente è rappresentato dagli oliveti nella fascia pedemontana. La componente macroscopicamente più significativa è quella forestale, fatta eccezione della fascia pedemontana a sud del Parco investita da oliveti e frutteti, preenti soprattutto nel lato occidentale nei versanti tiburtino e sabino, dove questi raggiungono le maggiori estensioni e la migliore continuità territoriale, caratterizzati dalla fitta rete di terrazzamenti e muretti a secco. La continuità della copertura forestale è anche interrotta da pascoli, di cui quelli di maggior estensione sono nella zona del Monte Gennaro, e da arbusteti localizzati nelle zone di crinale (alle spalle di Monteflavio) e dove il terreno ha scarsa profondità. La copertura forestale si caratterizza per la presenza di una fascia basale dominata da consorzi floristici della macchia mediterranea: leccio, fillirea, cisto, mirto, terebinto, ecc. Nei versanti più esposti, invece, è possibile ritrovare i querceti misti, mentre laddove il clima è più fresco e umido prevalgono le foreste caducifoglie. Infine, dove dominano i caratteri montani, è presente la faggeta, che spicca per la sua maestosità nelle aree di Valle Cavaliera, mentre sulle sommità dei rilievi, un tempo particolarmente utilizzate per il pascolo, si trovano praterie montane con alcuni endemismi, come la Carlina acaulis e l’Iris Sabina. Diffuse su tutto il territorio del Parco si possono trovare varie specie di orchidee. Ne consegue che 97 l’intero complesso vegetazionale presente nell’area costituisce la peculiarità fondamentale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili. Un’attenzione particolare viene di seguito dedicata alle foreste che interessano circa il 70% del territorio del Parco. Ciò sia per il ruolo fondamentale assunto dalle sue produzioni nell’economia rurale e montana sia per essere le foreste la componente macroscopicamente più evidente che rende fortemente tipico l’intero territorio. 4.1.3.1.4.a - Le previsioni del Piano di Assetto per le aree boscate Nell’area del Parco insistono quattro livelli di tutela, che in misura diversa incidono sul sistema forestale. Tab. 4.11 - Livelli di tutela del Parco I livello di tutela – Zona A – Riserva integrale; • Sottozona Aa - Riserva integrale assoluta – biotopi; • Sottozona Ab – Riserva integrale. II livello di tutela – Zona B – Riserva orientata • Sottozona Ba – Riserva orientata I livello; • Sottozona Bb – Riserva orientata II livello. III livello di tutela – Zona C – Area di protezione a compatibilità d’uso limitata • Sottozona Ca – Aree di tutela paesistica e storico-culturale; • Sottozona Cb – Aree di tutela e gestione forestale; • Sottozona Cc – Aree di tutela e gestione agricola. IV livello di tutela – Zona D – Area di promozione economica e sociale • Sottozona Da – Mantenimento e conservazione dell’edilizia esistente; • Sottozona Db – Completamento edilizio urbanistico; • Sottozona Dc – Espansione urbana con prescrizioni particolari; • Sottozona Dd – Parchi e attrezzature. Le norme di attuazione del Piano di Assetto dedicano alle foreste l’art. 19, dove vengono riportate alcune disposizioni di carattere generale che valgono sull'intero territorio del Parco, compatibilmente con le norme specifiche delle singole zone. Risulta evidente l’intento di perseguire l’utilizzazione razionale dei boschi, ammettendo l’esecuzione degli interventi in linea con le disposizioni vigenti sull’intero territorio regionale sanciti dalla L. 4/1999 e non ammettendo deroghe in materia di estensione delle tagliate. 98 Le Norme specificano altresì che gli interventi di utilizzazioni forestali, purché supportati da elaborati progettuali (Piani di assestamento, Piani di coltura e Progetto di taglio), potranno effettuarsi in tutta la superficie del Parco (sottozona Ab e area B), eccetto che nella sottozona Aa. La disciplina relativa all’esercizio dell’attività silvana, oltre a essere definita all’interno delle norme tecniche di attuazione, presenta numerosi articoli di interesse, molti dei quali contengono disposizioni generali che incidono anche su aspetti puramente forestali. I criteri e i risultati della gestione analizzati nel paragrafo precedente evidenziano anche problematiche di medio-lungo termine, se letti in relazione alle tipologie strutturali e alla notevole variabilità delle condizioni in cui normalmente vegetano i soprassuoli. La lunghezza del turno medio, se apprezzabile in termini generali, localmente può essere eccessiva, soprattutto laddove sono condizioni di stress che potrebbero favorire la perdita della capacità pollonifera della ceppaia. D’altro canto la naturale conversione verso l’alto fusto può avere inconvenienti legati a situazioni di collasso per una eccessiva presenza di biomassa nel periodo transitorio (a prescindere dalle eventuali evoluzioni climatiche che accentuano le situazioni estreme). Infine un dato medio di questa entità induce a ritenere che in zona già esistano soprassuoli di età avanzata, cioè soprassuoli in transizione verso la fustaia con notevole volume di biomasse solitamente rilevabili nelle situazioni meno accessibili, quindi più delicate dal punto di vista territoriale. Si tratta di boschi di rilevante valore ambientale attualmente in una fase evolutiva di transizione. Si è in presenza anche di soprassuoli invecchiati, abbandonati, sottoposti con continuità al pascolo brado, per i quali vi è l’esigenza diffusa di promuovere interventi colturali per assicurare il ripristino dell’equilibrio ecologico dei popolamenti, fermi restando gli obblighi relativi alle aree a diverso livello di tutela integrale. Le problematiche maggiori emergenti riguardano il medio-lungo periodo, per i quali si propone un attento monitoraggio dell’ecosistema. Si deve, dunque, sottolineare la delicatezza degli ecosistemi forestali, che nell’attuale quadro medio non manifestano particolari processi di degrado. In questo contesto, tuttavia, occorre monitorare i soprassuoli, non intervenire per utilizzarli. Tale scelta deve assumere una rilevanza prioritaria per assicurare la continuità di 99 queste formazioni e deve altresì essere adottata per le stesse motivazioni sulle aree di riserva integrale assoluta, sottozona Aa: in questi casi la salvaguardia dei biotopi deve basarsi sulla puntuale conoscenza dei processi in atto. In materia di utilizzazione forestale un ulteriore argomento su cui si intende richiamare l’attenzione riguarda l’esistenza di talune insufficienze nella gestione forestale. In questo contesto le carenze sottolineate per il sistema regionale (Carbone et al., 2000) sono meno evidenti: in prospettiva la scelta di coinvolgere le proprietà private nella pianificazione della proprietà pubblica potrebbe essere particolarmente interessante per colmare le lacune sulla conoscenza degli ecosistemi e per prevenire l’utilizzazione dei lotti più accessibili. Un altro problema, piuttosto grave, registratosi con le indagini sul territorio è costituito dal pascolo brado, che si ripercuote negativamente sugli ecosistemi. L’analisi del problema e le possibili strategie di superamento sono riportate nell’apposito capitolo. 4.1.3.1.4 b – Le foreste dei Monti Lucretili Il bacino forestale Dall’analisi delle destinazioni d’uso del suolo la componente forestale appare quella più rilevante, interessando gran parte della zona cacuminale con soprassuoli a prevalenza di querce (35%) e faggio (24%), con lembi estremamente frammentati di arbusteti (10%), pascoli (6%) e seminativi (25%). In generale i confini del complesso forestale sono soprattutto delimitazioni naturali: a nord-ovest il fosso Il Rio, nel Comune di Percile la cresta della Cimata delle Serre che assolve il ruolo di spartiacque, al di là della quale verso oriente vi sono ancora delle aree estese investite a boschi degradati e a densità piuttosto ridotta. Nella zona di Licenza fino a Vicovaro il confine è prevalentemente segnato dalla S.S. Licinese, a distanza della quale scorre parallelamente l’omonimo torrente. I boschi di Vicovaro, presenti al di là della strada, non formano una realtà continua con quelli del Parco. Diverso è, invece, il caso di Monteflavio, dove quella parte di boschi che si sviluppa in continuità con quelli del Parco potrebbe essere gestita in modo unitario con questi ultimi, divenendo parte del suo bacino forestale. 100 In definitiva il complesso forestale dei Lucretili coincide con un comprensorio omogeneo e continuo, definito da confini naturali, eccetto qualche piccolo lembo nella zona a ovest. Su quest’area può intraprendersi una politica forestale unitaria, sia pure differenziata per tipologie. Assetto della proprietà forestale La proprietà forestale è un patrimonio frammentato, ripartito soprattutto tra proprietà pubbliche di medie-grandi dimensioni e privati. Tra le pubbliche dominano quelle dei Comuni, anche se vi è una quantità significativa di Università Agrarie. Nell’area sono ancora presenti due proprietà demaniali regionali: la foresta Lago, ricadente nel Comune di Percile, e la foresta Scandriglia, ricadente nell’omonimo Comune. La proprietà privata si presenta piuttosto frammentata con diverse piccole aziende localizzate prevalentemente nella fascia marginale a sud del Parco e poche piccole isole al centro, eccettuate tre aziende che sono intorno ai 1.000 ha ciascuna, ubicate nel cuore del Parco tra Palombara Sabina e San Polo dei Cavalieri. Consistenza L’estensione del patrimonio dei vari Comuni è desumibile dall’ultimo Censimento dell’Agricoltura esclusivamente per quei territori che sono stati oggetto di gestione degli ultimi cinque anni per i cedui e dieci per le fustaie (Tab. 4.12). 101 Tab. 4.12 - Superficie forestale per comuni e tipologia (dati in ettari) Cedui Comuni Fustaie Arboricoltura Macchia Miste da legno mediterranea Pioppeti Totale Composti Semplici Conifere Latifoglie conifere e latifoglie Licenza Monteflavio Montorio 390,25 390,25 Marcellina 244,24 322,54 78,3 1577,65 0,1 1.362,30 214,49 0,76 1 11,39 91,83 3 20 14,07 0,2 235,23 0,6 225,09 1,5 0,5 912,68 1,44 14,11 3,92 94,4 17,42 0,3 9,73 0,3 30,77 0,76 142,05 Romano Moricone Orvinio 12 463,15 1,06 19,6 Percile 0,1 555,39 Poggio 15,7 37,47 Palombara 463,12 475,15 0,1 1047,31 Sabina 555,49 111,69 Moiano Roccagiovine San Polo dei 328,4 0,97 328,6 0,2 1.224,68 6,69 0,71 1233,05 Cavalieri Scandriglia 8,45 Vicovaro Totale 39,38 1,05 3118,1 1.019,29 2.072,51 224,54 398,38 0,18 24,33 22,73 4,89 16,8 2,56 677,61 3937,57 5885,87 2,52 278,07 48,65 246,42 4,13 10442,6 Fonte: elaborazione DECOS Si tratta di patrimoni di varia estensione e piuttosto diversificati: Scandriglia è la realtà maggiormente ricca di boschi (oltre 3.100 ha), mentre Poggio Moiano è quello che ne ha meno (poco oltre 110 ha); l’estensione forestale prevalente per Comune è al di sotto dei 1.000 ha; vi sono altresì piccoli impianti di arboricoltura e pioppeti. Come tipologia strutturale, spiccano i cedui semplici e composti, che rappresentano oltre l’80% del totale. Circa il contributo fornito da ciascun paese alla superficie forestale del Parco, non è possibile sviluppare il confronto dei dati ISTAT con quelli prodotti dalle nostre 102 elaborazioni, poiché le metodologie di rilievo sono diverse e i dati evidenziano incongruenze paradossali21. Tab. 4.13 - Confronto tra superficie forestale comunale e quella interna al Parco (dati in ettari) Comuni Superficie territoriale Superficie inclusa nel Parco forestale territoriale di cui forestale Licenza 1.766 390 1.608,30 714,24 Marcellina 1.527 323 284,10 36,29 Monteflavio 1.720 1.578 1.292,66 496,89 Montorio Romano 2.303 142 195,03 93,69 Moricone 2.014 463 384,26 294,30 Orvinio 2.455 475 911,76 286,34 Palombara Sabina 7.519 1047 2.433,23 1.128,44 Percile 1.762 555 1.512,81 605,59 Poggio Moiano 2.681 111 567,51 319,41 882 327 807,10 536,69 San Polo dei Cavalieri 4.273 1.233 3.299,59 2.336,50 Scandriglia 6.306 3.118 3.211,70 2.562,89 Vicovaro 3.612 678 1.689,00 944,15 10.443 18.197,02 10.355,42 Roccagiovine Totale Fonte: elaborazione DECOS su dati ISTAT In questo contesto, comunque, l’elemento più significativo è la ripartizione della superficie boscata tra i diversi Comuni per tipologie vegetazionali e livelli di tutela, determinate con riferimento alle elaborazioni sviluppate sulle cartografie allegate al Piano di Assetto. Il nucleo centrale del Parco è investito a faggeta - seconda tipologia in ordine di superficie occupata - mentre la zona immediatamente circostante è ricoperta da boschi con prevalenza di querce e di altre latifoglie (graf. 4.7). Le altre tipologie vegetazionali sono presenti su superfici minori: le leccete in particolare vanno a localizzarsi alle pendici a sud-ovest al di sopra degli oliveti, mentre le altre specie 21 In corsivo sono indicati i Comuni la cui superficie forestale nel Parco è superiore a quella boscata comunale, dati ISTAT. 103 forestali sono di piccola estensione e distribuite a macchia di leopardo; un piccolo lembo è costituito dai rimboschimenti di conifere. Leccete 13,13% Rimboschimenti 0,16% Boschi a prevalenza di Querce 39,78% Faggete 33,19% Boschi ripariali 0,47% Boschi di latifoglie 13,27% Graf. 4.7 – Ripartizione della superficie forestale per tipologie forestali Tab. 4.14 – Ripartizione della superficie forestale per comune e tipologie forestali Boschi a Comuni prevalenza di Querce Licenza Boschi di Boschi Latifoglie ripariali Faggete Leccete Rimboschimenti Totale 714,24 153,40 208,58- 11,29 340,97 - - Marcellina 0,02 - - 20,58 15,69 - 36,29 Monteflavio 303,93 65,36- - 127,16 0,43 - 496,89 Montorio Romano 93,69 - - - - - 93,69 - - - - 294,30 - 294,30 202,09 - - 84,25 - - 286,34 Palombara Sabina 152,18 390,52 - 45,86 539,88- - 1.128,44 Percile 466,61 88,92 30,38 - 2,77 16,90 605,59 Poggio Moiano 250,56 0,27 - 68,59 - - 319,41 Moricone Orvinio Rocca Giovine 109,34 78,00 - 334,39 14,97- - 536,69 San Polo Dei Cavalieri 465,52 56,40 - 1.533,56 281,01 - 2.336,50 Scandriglia 1.669,36 273,24 6,56 604,79 8,84 Vicovaro 252,77 212,81 - 277,02 201,55 - 944,15 TOTALE 4.119,47 1.374,10 48,23 3.437,19 1.359,53 16,90 10.355,42 Fonte: elaborazione DECOS 104 2.562,89 Il Comune che fornisce il maggior contributo in assoluto al patrimonio del Parco è Scandriglia, con oltre 2.500 ha, di cui circa 2/3 sono boschi a prevalenza di quercia (tab. 4.14). San Polo dei Cavalieri, che partecipa con oltre 2.300 ha, emerge per la superficie a faggete, che costituiscono circa 2/3 del suo patrimonio e oltre il 40% dell’intero patrimonio a faggeta del Parco. Marcellina e Montorio Romano sono quelli che meno contribuiscono alla superficie forestale (meno di 100 ha), mentre Moricone è presente solo con le leccete. Fatta eccezione per i rimboschimenti presenti solo nell’area di Percile per circa 17 ha, le altre tipologie forestali sono presenti in gran parte dei Comuni. Considerando la ripartizione della superficie boscata per classi di tutela del territorio, circa il 60% ricade in zona di riserva integrale e il 30% in zona di riserva integrale assoluta. Per il restante 10%, poco più del 4% rientra nella zona di riserva. Tab. 4.15 - Ripartizione della superficie forestale per comune e livelli di tutela (ettari) Comuni Zona di riserva integrale Zona di riserva Zona di riserva Zona di riserva Area di tutela e integrale orientata 1° orientata 2° gestione assoluta livello livello forestale Totale Marcellina 15,71 20,58 - - - 36,29 Montorio Romano 93,69 - - - - 93,69 Orvinio 279,21 - - - 7,13 286,34 Moricone 294,30 - - - - 294,30 Poggio Moiano 319,14 0,27 - - - 319,41 Monteflavio 332,91 163,97 - - - 496,89 Roccagiovine 455,98 2,72 78,00 - - 536,69 Percile 187,78 32,44 56,48 16,90 311,98 605,59 Licenza 131,49 351,73 97,84 - 133,19 714,24 Vicovaro 586,67 214,87 125,53 - 17,09 944,15 Palombara Sabina 692,19 343,95 92,07 - 0,23 1.128,44 San Polo Dei Cavalieri 657,66 1.567,23 0,03 - 111,58 2.336,50 Scandriglia 2.080,84 469,62 - - 12,43 2.562,89 Totale 6.127,58 3.167,38 449,94 16,90 593,63 10.355,42 Fonte: elaborazione DECOS Il Comune con la maggiore superficie a riserva integrale è Scandriglia con oltre 2000 ha, che costituiscono il 34% della riserva integrale dell’intero Parco, mentre tutti gli altri Comuni partecipano con superfici notevolmente inferiori, comprese tra 700 ha e 16 ha. 105 Il Comune di San Polo dei Cavalieri con oltre 1500 ha (ca. il 50% del totale) ricade nella zona di riserva integrale assoluta; gli altri Comuni rientrano in questa zona con superfici notevolmente inferiori (non superiori a 500 ha), mentre Montorio Romano, Orvinio e Moricone ne sono fuori. La zona a riserva orientata di I livello è di circa 450 ha e il Comune di Vicovaro con 125 ha è quello maggiormente coinvolto. La zona a riserva orientata di II livello interessa unicamente il Comune Percile, nelle aree in cui insistono i rimboschimenti. Infine l’area di tutela e gestione forestale vede Percile concorrere con oltre il 50%. 106 Tab. 4.16 - Tipologie forestali per zonizzazione e per comune Comuni Tipologie forestali Riserva integrale Riserva orientata Zona di Zona di Zona di Area di riserva riserva tutela e riserva Zona di integrale riserva orientata orientata gestione TOTALE assoluta integrale 1° livello 2° livello forestale Boschi a prevalenza Aa Ab Boschi di latifoglie 110,74 Boschi ripariali 208,58 - 11,29 11,29 - - 340,97 351,73 131,49 97,84 - 133,19 714,24 Querce - 0,02 - - - 0,02 Faggete 20,58 - - - - 20,58 Leccete - 15,69 - - - 15,69 Totale 20,58 15,71 - - - 36,29 a a prevalenza prevalenza di di - 303,93 - - - 303,93 Boschi di latifoglie 65,36 - - - - 65,36 Faggete 98,61 28,55 - - - 127,16 Leccete - 0,43 - - - 0,43 Totale 163,97 332,91 - - - 496,89 Querce - 93,69 - - - 93,69 Totale - 93,69 - - - 93,69 Leccete - 294,30 - - - 294,30 Totale - 294,30 - - - 294,30 Querce - 194,95 - - 7,13 202,09 Faggete - 84,25 - - - 84,25 Totale - 279,21 - - 7,13 286,34 Boschi Boschi a a a prevalenza prevalenza prevalenza di di di Querce PERCILE 153,40 - - Boschi PALOMBARA SABINA 121,90 - - Querce ORVINIO - 97,84 - Boschi MORICONE - 99,99 Boschi MONTORIO ROMANO 31,50 - Totale MONTEFLAVIO Cb 240,98 Faggete MARCELLINA Bb di Querce LICENZA Ba - 151,95 - - 0,23 152,18 Boschi di latifoglie 298,45 - 92,07 - - 390,52 Faggete 45,50 0,36 - - - 45,86 Leccete - 539,88 - - - 539,88 Totale 343,95 692,19 92,07 - 0,23 1.128,44 - 185,01 - - 281,60 466,61 32,44 - 56,48 - - 88,92 30,38 Boschi a prevalenza di Querce Boschi di latifoglie Boschi ripariali - - - - 30,38 Leccete - 2,77 - - - 2,77 Rimboschimenti - - - 16,90 - 16,90 107 Totale Boschi a prevalenza 32,44 187,78 56,48 16,90 311,98 605,59 - 250,56 - - - 250,56 0,27 - - - - 0,27 di Querce POGGIO MOIANO Boschi di latifoglie Faggete - 68,59 - - - 68,59 0,27 319,14 - - - 319,41 Querce - 109,34 - - - 109,34 Boschi di latifoglie - - 78,00 - - 78,00 2,72 331,67 - - - 334,39 Totale Boschi ROCCAGIOVINE a prevalenza di Faggete Leccete - 14,97 - - - 14,97 Totale 2,72 455,98 78,00 - - 536,69 465,52 Boschi a prevalenza di Querce SAN PAOLO DEI CAVALIERI - 353,95 - - 111,58 56,37 - 0,03 - - 56,40 1.510,85 22,71 - - - 1.533,56 Leccete - 281,01 - - - 281,01 Totale 1.567,23 657,66 0,03 - 111,58 2.336,50 Boschi di latifoglie Faggete Boschi a prevalenza di Querce - 1.663,49 - - 5,87 1.669,36 273,24 - - - - 273,24 - - - - 6,56 6,56 Faggete 196,38 408,41 - - - 604,79 Leccete - 8,94 - - - 8,94 Totale 469,62 2.080,84 - - 12,43 2.562,89 Boschi di latifoglie SCANDRIGLIA Boschi ripariali Boschi a prevalenza di Querce VICOVARO - 235,68 - - 17,09 252,77 Boschi di latifoglie 87,28 - 125,53 - - 212,81 Faggete 127,58 149,44 - - - 277,02 Leccete - 201,55 - - - 201,55 214,87 586,67 125,53 - 17,09 944,15 449,94 16,90 593,63 10.355,42 Totale TOTALE 3.167,38 6.127,58 Fonte: elaborazione DECOS Produzioni Come sistema forestale, il contributo produttivo più significativo è rappresentato dalla massa legnosa proveniente dall’utilizzazione di cedui quercini, finalizzata alla produzione da ardere. Si tratta di boschi di media fertilità con incrementi medi di 45 m3/ha/anno e con produzioni a fine turno di 60-80 m3/ha. Mediamente il Parco deve procedere all’istruttoria per il rilascio dei nullaosta relativi a circa 40-50 interventi annui. Oltre i 3/4 riguardano richieste per superfici 108 inferiori a 3 ha, mentre le restanti sono di enti pubblici per estensioni non superiori ai 10ha. Nell’insieme, dunque, l’utilizzazione riguarda superfici complessive tra i 200 e i 250 ha/anno, prevalentemente di cedui quercini su piccole superfici di proprietà privata, relativi a tagli di utilizzazione di fine turno. L’entità dell’utilizzazione delle risorse è particolarmente bassa. Rispetto all’intera superficie del bosco annualmente si interviene sul 2,4% del patrimonio. Escludendo i circa 3.200 ha di superficie a riserva integrale assoluta (sottozona Aa), il saggio di utilizzazione annua aumenta a 3,48%. Il dato evidenzia come l’utilizzazione delle risorse forestali sia più che sostenibile, poiché il trend sta favorendo una crescita dei boschi (aumento della provvigione legnosa), coerentemente con quanto ci si dovrebbe attendere da un’area protetta nonché con quanto sta avvenendo in ambito regionale (Carbone et al., 2000). Inoltre, in linea generale, è interessante anche il tempo medio di gestione, che si aggira intorno ai 28 anni, presentando un allungamento dei turni di gestione dei soprassuoli a evidente vantaggio del valore ambientale. Quadro di sintesi delle lacune esistenti nella gestione forestale delle aree protette • Esercizio dell’attività di utilizzazione sulla base di iniziative di brevissimo periodo, finalizzata all’esecuzione del singolo intervento spesso sulla base di una insufficiente conoscenza del territorio e degli ecosistemi. • Concentrazione delle utilizzazioni su superfici economicamente e logisticamente più interessanti, in cui le realtà aziendali pianificate con criteri moderni sono in numero esiguo. • Notevole porzione di boschi oggetto di manutenzione occasionale, abbandonati, oppure in conversione spontanea e incontrollata verso nuove strutture. • Carenti risorse umane, finanziarie e strumentali dell’apparato amministrativo, cosa che rende difficile l’esercizio delle competenze degli enti preposti. • Senilizzazione degli addetti al settore delle utilizzazioni, scarso ricambio generazionale, ricorso a manodopera non qualificata. • Imprese di utilizzazione caratterizzate da tecniche, tecnologie e organizzazione non sempre adeguate e sovente chiuse all’innovazione tecnica e professionale. • Carenti iniziative per l’aggiornamento e la formazione degli imprenditori all’interno delle Aree protette, sia per l’esercizio dell’attività silvana che per la diversificazione delle attività realizzabili in questi contesti. • Assenza di tradizione nel settore del monitoraggio delle risorse degli ecosistemi. 109 Le altre produzioni non legnose - quali ad esempio quelle del pascolo, della raccolta dei frutti spontanei e degli altri beni (miele, ecc.) - sono appannaggio dei pochi imprenditori che le esercitano come attività integrativa, creando talvolta situazioni di forte tensione anche a causa di una gestione inadeguata da parte della proprietà. Localmente sono stati segnalati casi in cui il Comune nel concedere la fida pascolo autorizza l’uso per l’intera superficie di proprietà, ivi comprese le eventuali aree oggetto di utilizzazione recente che dovrebbero essere interdette per legge al pascolo. Con riferimento alla sola produzione legnosa, la pressoché esclusiva destinazione produttiva da ardere attiva una filiera foresta-legno estremamente breve e localizzata, con una conseguente scarsa valorizzazione della produzione. I dati del Registro delle Imprese evidenziano la presenza di n. 5 unità lavorative, distribuite tra Palombara Sabina e Scandriglia. Dalle informazioni acquisite in loco il numero risulta invece maggiore, se si considera la presenza di piccole ditte locali a carattere familiare che operano soprattutto sulle proprietà private a integrazione del loro reddito. 110 Tab. 4.17 – Struttura della filiera foresta-legno nel Parco dei Lucretili Provincia Codice ROMA ISTAT RIETI Descrizione Attività Licenza Marcellina Monteflavio Aziende Montorio Romano Moricone Palombara Sabina San Polo Percile Roccagiovine dei Vicovaro Orvinio Cavalieri n° n° n° Poggio Moiano n° Scandriglia n° n° n° n° n° n° n° n° imprese imprese imprese imprese imprese imprese imprese imprese - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 2 - - - - - imprese imprese imprese imprese n° imprese di utilizzazione A 02.01.01 A 02.01.02 delle foreste e dei boschi - Consorzi di forestazione e rimboschimento Servizi connessi alla A 02.02.0 selvicoltura e all'utilizzazione di aree forestali Taglio, DD 20.10.0 piallatura e trattamento del - legno Fabbricazione di fogli da impiallicciatura, di compensato, DD 20.20.0 pannelli - - - - - - - - - - - 1 - - - stratificati, pannelli di fibre, di particelle e altri Fabbricazione di porte e finestre in legno DD 20.30.1 - Fabbricazione DD 20.30.2 di elementi di carpenteria legno in e falegnameria Fabbricazione DD 20.40.0 di imballaggi in - - legno 111 - Fabbricazione di prodotti vari DD 20.51.1 DD 20.51.2 in legno (esclusi i mobili) - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 2 - - - - - - - - 3 - - - - - - 2 - Laboratori di corniciai Fabbricazione di prodotti della lavorazione del DD 20.52.1 DD 20.52.2 sughero - Produzione di articoli di paglia e materiale di da intreccio Mobili e arredamento Fabbricazione di mobili TOTALE - Fonte: Movimprese, 2003 112 Potenzialità per lo sviluppo economico e sociale locale Le proposte avanzate in sede di studio delle foreste demaniali locali (AA.VV., 2002), riadattate alle particolarità del Parco, danno luogo alle strategie proposte per lo sviluppo delle risorse forestali. Per la componente forestale lo studio fa riferimento alle quattro alternative fondamentali individuate, che assumono i caratteri indicati nel prospetto seguente. Caratteri generali delle alternative di sviluppo per gli ecosistemi forestali 1) ipotesi nulla: i popolamenti naturali vengono lasciati alla loro naturale evoluzione; 2) ipotesi minimale: restauro conservativo degli ecosistemi, con interventi finalizzati a evitare l'innesco di processi di degrado diffusi; gli interventi sono realizzati solo quando i popolamenti sono a rischio di collasso o per motivi di protezione idro-geologica; 3) ipotesi tecnica: ripristino produttivo-ambientale, con interventi finalizzati a favorire l'evolversi dei processi naturali, quindi al recupero ambientale dei popolamenti (conversioni, diradamenti, rimboschimenti solo se indispensabili); 4) ipotesi intensiva: azienda integrata con spiccata funzione di beni e servizi per il mercato, con interventi per favorire l'affermazione e lo sviluppo dei processi naturali (ripristino della ceduazione, conversioni che vanno sempre previste, anche se su ambiti più ristretti rispetto all'ipotesi 3, diradamenti e rimboschimenti in ambiti produttivi). L’ipotesi nulla vuole presentare brevemente quale potrebbe essere lo scenario più probabile di evoluzione dell’ecosistema, allorché si adottasse una politica di scarsa manutenzione e monitoraggio che lasciasse libera l’evoluzione. Ciò porterebbe alla costituzione di una struttura dagli equilibri precari, in cui le componenti più vigorose tenderebbero ad affermarsi, sopraffacendo quelle meno vigorose e creando le condizioni per una sovrautilizzazione di talune risorse. Il sistema nel lungo periodo potrebbe reagire con un collasso, indotto o interno, a cui presumibilmente seguirebbe la formazione di una struttura con un maggior equilibrio ecologico, ma a costo di gravi svantaggi sociali, sia pure di carattere temporaneo e nell’ipotesi di assenza di iniziative per determinare la variazione di destinazione d’uso del suolo. Nell’area dei Lucretili i cedui abbandonati, rispetto alle fustaie, che invece si presentano complessivamente più stabili, sono le formazioni maggiormente esposte all’accentuazione della precarietà dei loro equilibri. In ogni caso, dato il quadro 113 normativo dell’area, questa eventualità potrebbe interessare limitatamente le aree a riserva integrale della sottozona Aa. La seconda ipotesi si basa su un modulo colturale minimale che prevede una serie di interventi per evitare l’innesco di processi di degrado diffusi e spinti. Gli interventi selvicolturali si limitano a “tagli indispensabili” su alcuni individui morti o deperienti, che possono determinare focolai epidemici di malattie. Tali interventi non sono inquadrabili in schemi assestamentali, ma sono appunto legati all’emergenza colturale e a una necessaria e continua azione di monitoraggio delle aree boscate del comprensorio. In questo caso si andrebbe certamente verso schemi di selvicoltura naturalistica, a scapito tuttavia dell’economia forestale locale. L’ipotesi tecnica parte da considerazioni colturali e individua gli interventi necessari a favorire l’evoluzione dei soprassuoli esistenti: prendendo atto della condizione del soprassuolo forestale, ne controlla l’evoluzione favorendo la rinnovazione naturale e la stabilità degli ecosistemi, con minimi interventi e, ove possibile, senza interferire con i processi in atto. Per i soprassuoli cedui “invecchiati” si opta per la conversione a fustaia, mediante prelievi contenuti, sovente con macchiatico negativo. Anche in questo caso si tratta di una selvicoltura di tipo naturalistico, orientata, laddove le condizioni lo consentano, alla conversione dei cedui con un potenziale sacrificio per l’economia forestale locale. Nei boschi gestiti ordinariamente a ceduo, invece, possono mantenersi le modalità di esercizio fin ad allora attuate in conformità al quadro normativo vigente. L’ipotesi intensiva vede una presenza antropica più marcata rispetto alle alternative precedenti. I processi evolutivi sono favoriti da interventi selvicolturali, mentre i soprassuoli “invecchiati” sono in parte riconvertiti a cedui. Si tratta di una selvicoltura dai caratteri più marcatamente orientati alla produzione, capace quindi anche di salvaguardare gli effetti economici. Tuttavia solo inizialmente le produzioni sono sostenute perché si interviene su soprassuoli “invecchiati” con una significativa concentrazione di massa per unità di superficie; successivamente, esse tendono a diminuire proprio perché i soprassuoli sono “invecchiati” e, una volta ripristinato l’ordinario governo a ceduo, forniranno produzioni inferiori. In definitiva tale ipotesi gestionale appare poco percorribile. 114 Uno dei passaggi significativi per l’attuazione delle iniziative è comunque la formazione professionale, mirata, oltre che al perfezionamento e all’aggiornamento delle maestranze, soprattutto all’introduzione di nuove tecniche, tecnologie e organizzazione del cantiere forestale. Prima di concludere questo paragrafo, preme sottolineare che le condizioni del sistema forestale dei Lucretili dal punto di vista sia strutturale che normativo rendono opportuna l’adozione di scelte gestionali diverse in relazione alla situazione territoriale e forme intermedie tra quelle illustrate. 4.1.3.1.4.c Consistenza e tipologie del patrimonio forestale del versante occidentale del Parco In questa sezione viene presentato il sistema forestale avvalendosi dei risultati scaturiti dalla Relazione Tecnica del Piano di Assestamento Forestale redatto dalla D.R.E.Am. Italia s.c.r.l., per l’assestamento dei boschi di proprietà pubblica e privata - purché inferiori a 40 ha - del versante occidentale del Parco, ovvero per i Comuni di Monteflavio, Montorio Romano, Moricone, Palombara Sabina, Marcellina, San Polo dei Cavalieri e Scandriglia. L’attuale vegetazione - soprattutto in termini di distribuzione, composizione e struttura - differisce da quella potenziale prevalentemente per gli effetti dell’attività antropica e in particolare del prolungato pascolamento. Le osservazioni effettuate hanno evidenziato quanto normalmente è riportato in letteratura sulle caratteristiche degli ecosistemi secondari (Odum, 1973, Piussi, 1994): si tratta di ecosistemi fortemente antropizzati su cui l’abbandono delle cure colturali conduce a una rinaturalizzazione degli stessi nel lungo periodo, passando per fasi caratterizzate da gravi squilibri ecologici e notevole suscettività ai processi di degrado22. Soltanto gestendo e monitorando questi ecosistemi si potrebbe riuscire a prevedere e “controllare” l’evoluzione, evitando, per quanto possibile, quella serie di processi involutivi cui si andrebbe incontro, dato l’attuale stato di equilibrio - precario e fragile - in cui questi soprassuoli versano. 22 Questi possono anche ritenersi passaggi obbligati in vista di un collasso dell’ecosistema, da cui se ne originerà un altro certamente più naturale se lasciato alla sua libera evoluzione. Ipotesi, questa, riportata più a fini di completezza di trattazione dell’argomento che per la sua percorribilità. 115 La superficie forestale oggetto di studio è riportata in tab. 4.18, in cui sono inclusi anche i boschi ricadenti all’interno della Zona di Riserva Integrale. Tab. 4.18 - Ripartizione della superficie forestale per Comuni e tipologie forestali (dati in ettari) Comune Cedui Marcellina 12,18 Monteflavio 129,04 Montorio Romano Moricone Palombara Sabina Fustaie di Fustaie di latifoglie conifere Boschi ad evoluzione naturale Cedui in conversione Zona di Riserva e fustaie transitorie Integrale 159,52 13,30 266,60 357,00 310,92 83,34 100,51 46,58 158,26 88,46 503,39 163,16 140,41 177,57 167,42 San Polo dei Cavalieri 55,37 Scandriglia 618,13 TOTALE 1.675,61 20,75 486,32 486,32 455,96 121,68 48,08 277,60 675,98 68,83 1.564,44 1.497,34 43,67 388,66 Fonte: Piano di Assestamento Forestale, 2003 Graf. 4.9 - Ripartizione della superficie boscata tra tipi forestali Zona di riserva Integrale 7% Ceduo 29% Cedui in conversione e fustaie transitorie 26% Fustaie di latifoglie 9% Fustaie di conifere 1% Boschi ad evoluzione naturale 28% 116 Come si evince dal grafico 4.9, il 29% del totale di questo Piano di Assestamento è costituito da cedui, solo il 10% da fustaie (conifere 1%, latifoglie 9% ), mentre le altre tipologie, come i cedui in conversione, le fustaie transitorie e i boschi a evoluzione naturale, occupano la maggior parte della superficie, interessando oltre il 50% del totale. Da sottolineare come le Zone di Riserva Integrale, ove sono consentiti alcuni particolari interventi selvicolturale, occupino circa il 7%. A prescindere dall’estensione territoriale, le comprese forestali individuate per questa porzione ricalcano i caratteri delle tipologie forestali presenti nell’intero Parco. Si tratta di formazioni che rientrano nella tipologia fitoclimatica della regione temperata: il settore più in quota (indicativamente oltre i 900 m slm) è ascrivibile al termotipo montano inferiore, ombrotipo iperumido inferiore, mentre quello alle quote più basse al termotipo collinare superiore, ombrotipo iperumido inferiore (Blasi, 1994). Le tipologie forestali più frequenti Le tipologie forestali più frequenti sono costituite da boschi di leccio e cerro, a dominanza di roverella, misti ad altri a dominanza di carpino nero, faggete e boschi a dominanza di castagno. I boschi di leccio I boschi di leccio denotano una costante presenza di Fraxinus ornus, una ricorrente frequenza di Styrax officinalis e di altre specie accompagnatorie della lecceta, quali Phillyrea latifoglia, Rubia peregrina, Smilax aspera, Ruscus aculeatus e Asparagus acutifolius. Questi boschi, comunque, presentano una certa variabilità in termini di composizione floristica, a seconda di quota, esposizione e morfologia del terreno. Infatti, a quote più basse, esposizioni calde e morfologie acclivi, le leccete assumono una connotazione quasi “orientale”, con specie quali Pistacia terebinthus, Cercis siliquastrum, Lonicera etrusca, tutte attribuibili all’Orno-Quercetum ilicis. Su morfologie sempre molto acclivi, ma a quote più elevate, i boschi di leccio si arricchiscono di specie quali Ostrya carpinifolia, Acer obtusatum, Quercus 117 pubescens, Sorbus domestica e torminalis. Sono soprassuoli limitrofi a boschi misti, ma su suoli meno profondi e ascrivibili, pertanto, all’Ostryo-Quercetum ilicis. Queste leccete, soprattutto governate a ceduo, predominano sul versante romano e in particolare a Montorio Romano, dove costituiscono la tipologia forestale prevalente, con provvigioni che superano spesso i 200 m3/ha. Strutturalmente sono cenosi molto invecchiate, dense e costituite da numerosi polloni per ceppaia di piccolo diametro. Anche a Moricone, Monteflavio e Palombara Sabina, eccezion fatta per alcune situazioni stazionali puntuali, tali leccete si presentano degradate, molto eterogenee per età, densità e sviluppo. I boschi di cerro e roverella L’eterogeneità è il fattore caratterizzante le cerrete, dal momento che le condizioni stazionali ne condizionano accrescimento, sviluppo e composizione floristica. Molte risultano fortemente pascolate, per cui, dato l’elevato carico di bestiame o la sua prolungata permanenza, è rilevabile, puntualmente, un eccesso di vegetazione erbacea nitrofila. I boschi di cerro presentano tutti specie quali Carpinus orientalis e Asparagus acutifolius e possono essere ascritti all’Associazione Carpino orientalis-Quercetum cerris. I boschi a prevalenza di roverella sono sporadici e al loro interno sono riconoscibili specie (soprattutto del sottobosco) di impronta mediterranea, che li fanno ascrivere all’Associazione Roso sempervirenti-Quercetum pubescenti. Nei cedui quercini, in generale, si riscontra una buona provvigione determinata da un elevato numero di polloni, anche se di altezza e diametro modesti. I cedui di querce sono riscontrabili soprattutto nei Comuni di Monteflavio, Palombara Sabina e Scandriglia. Le fustaie transitorie di cerro e roverella sono cenosi piuttosto giovani, in quanto avviate recentemente (max 60 anni). Pur se di giovane età, mostrano buone provvigioni, spesso superiori ai 250 m3/ha, fino ad arrivare a valori di 300 m3/ha nel Comune di San Polo dei Cavalieri. I boschi misti a dominanza di carpino nero 118 Gli ostrieti, dominati da Ostrya carpinifolia Scop. (carpino nero), sono una delle tipologie forestali di estremo interesse, che trovano il loro optimum a quote mediamente elevate con esposizioni fresche. Tra le specie accompagnatrici più frequenti si registrano Fraxinus ornus, Acer obtusatum e alcune erbacee, quali Sesleria autumnalis e Melittis melissophyllum. Non rare sono anche specie tipiche delle leccete. L’Associazione di riferimento per queste tipologie di cenosi è la Melittio-Ostryetum carpinifoliae. Sul versante reatino (Scandriglia) si trovano boschi di carpino con buone provvigioni (circa 160 m3/ha), pur se sono presenti molti polloni per ceppaia di modesto diametro. Anche sul versante romano sono riscontrabili queste tipologie di cenosi (Monteflavio e Palombara Sabina) con uguali caratteristiche strutturali e provvisionali, anche se leggermente più invecchiate. I boschi a dominanza di castagno Le tipologie di boschi che ricoprono la fascia altimetrica inferiore sono differenziate: si rinvengono, generalmente, castagneti e altre formazioni miste con querce (cerro e roverella e carpino nero). La diffusione del castagno in questa zona interessa diversi Comuni, anche se la consistenza in ognuno non è univocamente definita. I castagneti possono essere riferiti a facies delle Associazioni AquifolioFagetum, Melittio-Ostryetum carpinifoliae, Carpino orientalis-Quercetum cerris. Su queste formazioni incombe periodicamente il problema delle patologie, il mal di inchiostro e il cancro corticale, particolarmente rilevanti date le caratteristiche stazionali (terreni calcarei) allorché si hanno andamenti climatici stagionali piuttosto asciutti. Le faggete Alle quote più elevate vegetano le faggete, ben caratterizzate da un punto di vista fisionomico e floristico. Specie accessorie di questi soprassuoli risultano essere, tra le arboree, Acer obtusatum e, tra le arbustive, Ilex aquifolium, Ruscus aculeatus e Hedera helix. L’associazione di riferimento è la Aquifolio-Fagetum. Le comprese omogenee di gestione 119 Ai fini di una corretta gestione forestale sono state individuate delle aree omogenee, alle quali è stata attribuita la stessa funzione, per definire le future linee di intervento. A tal proposito l’intera superficie oggetto di studio da parte del Piano di Assestamento Forestale è stata ripartita in “comprese” che riguardano tipologie forestali anche diverse ma con una stessa destinazione, non esclusivamente produttiva. Pertanto lo scopo primo delle comprese è quello di organizzare in maniera razionale nello spazio e nel tempo gli interventi per raggiungere gli obiettivi proposti. Per l’area in esame quelle individuate sono di seguito sinteticamente riportate. Boschi a evoluzione naturale A questa compresa appartengono sia soprassuoli nei quali non sono previsti interventi per motivi naturalistici sia soprassuoli che vegetano in stazioni scadenti. Sono ricompresi boschi di sclerofille, boschi eccessivamente sfruttati da precedenti ceduazioni e pascolamento. Fustaie di latifoglie Rientrano in questa compresa le fustaie di faggio della fascia montana presenti a San Polo dei Cavalieri: si tratta di superfici ricadenti in Zona di Riserva Integrale ove, per facilitare la dinamica evolutiva del bosco, non sono previsti interventi selvicolturali se non con operazioni puntuali. Fustaie di conifere Appartengono a questa compresa le fustaie di pino nero e cipresso dell’Arizona presenti a Monteflavio e, in maniera minore, a Scandriglia. Si tratta di impianti effettuati dagli anni Cinquanta fino agli anni Settanta su substrati poveri, abbandonati dall’attività agricola, molto accidentati e acclivi. Gli interventi previsti sono volti a una rinaturalizzazione dei popolamenti attraverso l’introduzione di specie autoctone, al fine di ottenere soprassuoli misti a prevalenza di latifoglie. Cedui in conversione e fustaie transitorie 120 Rientrano nella compresa cedui “invecchiati”, che mostrano una differenziazione sociale accentuata, e soprassuoli transitori ancora giovani. Gli interventi sono volti a una selvicoltura attiva, che si esplica attraverso tagli di avviamento a fustaia e diradamenti per favorire l’affrancamento dei polloni. La compresa, nel tempo, è indirizzata verso la “Fustaie di latifoglie”. Cedui al taglio Fanno parte di questa compresa tutti i cedui destinati a essere utilizzati per produzione di legna da ardere e paleria. Questo tipo di soprassuolo è presente in tutti i Comuni, ma in modo preponderante a Scandriglia, Montorio Romano e Palombara Sabina. Pascoli Rientrano nella compresa pascoli nudi, arborati o cespugliati e alcuni cespuglieti da recuperare ai fini del pascolamento estensivo. Il Comune con la più vasta superficie ricadente in questa compresa è San Polo dei Cavalieri. Buona parte della superficie boscata è sistematicamente oggetto di pascolo equino e bovino, unitamente ad altre aree più spiccatamente pascolive (si tratta per lo più di pascoli arborati). Le aree percorse dal pascolo purtroppo evidenziano i tradizionali segni del sovraccarico continuato e incontrollato, con un impoverimento del valore pabulare e bassa produttività. Altre superfici Compresa eterogenea, questa, in quanto annovera aree improduttive (cave, affioramenti rocciosi, aree urbanizzate e produttive, come le colture agricole e gli incolti). Si tratta di superfici estremamente polverizzate, ubicate soprattutto nei Comuni di Palombara e San Polo dei Cavalieri. Non rientrano nelle finalità del Piano di Assestamento. Zona di Riserva Integrale 121 Rientrano in questa compresa tutte le aree per le quali non è stata individuata alcuna funzione, ma che possiedono un loro “valore” e per questo sono oggetto di tutela e preservazione. Tali superfici sono lasciate all’evoluzione naturale e sono monitorati e analizzati i processi in atto per evidenziare le tendenze evolutive. Rimboschimenti I rimboschimenti riguardano una superficie esigua ed evidenziano un abbandono gestionale che si protrae da vari anni. Alcune aree disgiunte di superficie non superiore all'ettaro sono state interessate da rimboschimenti con specie esotiche. Il sesto d'impianto 2 m x 1 m è rimasto in alcuni casi quello originario. La rinnovazione di latifoglie non si è introdotta in maniera diffusa per la mancanza di diradamenti. La provvigione stimata è di 200 m³/ha (AA.VV., 2002). Boschi ripariali Queste formazioni - in cui prevalgono salici, ontani, pioppi e arbusti tipici di questi ambienti - si sviluppano lungo le aste dei torrenti e presentano un elevato valore come habitat per specie legate al sistema acquatico, come chiaramente indica la presenza del SIC Torrente Licenza ed affluenti. Hanno dimensioni molto contenute, il loro sviluppo è prevalentemente longilineo e parallelo ai corsi d’acqua; solo dove sono presenti anse irregolari le formazioni raggiungono profondità maggiori. 4.1.3.1.5. Il sub-sistema faunistico Il complesso del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili ospita nel proprio territorio un ricco e diversificato patrimonio animale. Data la diversità delle problematiche specifiche occorre distinguere tra: • animali di interesse zootecnico; • animali inselvatichiti; • fauna selvatica. Per ciò che riguarda gli animali di interesse zootecnico, si rimanda al capitolo specifico, mentre in questa sezione l’attenzione è rivolta alle altre due tipologie di animali. 122 Gli animali inselvatichiti Quello degli animali inselvatichiti costituisce uno dei problemi maggiori del Parco. Si tratta di una mandria costituita da un numero imprecisato di bovini, che girovagano per l’area in gruppi e vivono allo stato brado. Finora i diversi tentativi messi in atto dalle Amministrazioni comunali, dall’Ente Parco e dal Corpo Forestale dello Stato a seguito delle varie denunce e querele pervenute, sono stati vani. I problemi che scaturiscono da questa presenza investono vari aspetti: i bovini inselvatichiti sottraggono risorse foraggere agli animali allevati localmente dai pastori e, a difesa del cibo e dell’acqua, manifestano aggressività nei loro confronti. La loro persistenza in zona, inoltre, rischia di vanificare eventuali progetti di sviluppo degli allevamenti, quale ad esempio l’adesione alle iniziative volte alla tutela di razze sottoposte a erosione genetica, poiché potrebbero verificarsi accoppiamenti e fecondazioni incontrollati. La fauna selvatica Tra i mammiferi è stata segnalata le presenza dell’istrice e del tasso, prevalentemente nelle aree fluviali; la lepre prevalentemente dimora al margine dei coltivi e sugli altipiani carsici di altitudine, mentre lo scoiattolo è legato alla faggeta e ai giovani rimboschimenti. Frequenti sono faina, donnola, martora e riccio, quest’ultimo nella macchia mediterranea e nel querceto, mentre rara è la puzzola. Tra i carnivori si segnala la volpe, mentre del lupo si hanno notizie piuttosto irregolari nel tempo: le più recenti risalgono a qualche anno addietro e sono relative a orme rinvenute successivamente a nevicate; più cauti, invece, sono i veterinari, che, analizzando le ferite riportate da alcuni animali domestici allevati allo stato brado, non sono stati in grado di determinare con certezza se esse siano da attribuire a lupi oppure a cani inselvatichiti. Diverse sono le specie di uccelli, tra cui emergono verdone, cardellino, cinciallegra, usignolo e quaglia; all’interno del Parco nidifica anche l’aquila reale, che predilige le cavità rocciose. Suscita preoccupazione la presenza di cani inselvatichiti, che talvolta attaccano gli animali al pascolo brado e di cinghiali, che, introdotti negli anni passati per fini 123 venatori, si sono moltiplicati mostrando una spiccata capacità di adattamento alle condizioni del Parco. Anche i bovini rinselvatichiti, che da alcuni anni percorrono i territori del Parco, sono fonte di problemi per l’attività agricola e pastorale perché, abili nel sottrarsi ai vari tentativi di cattura che sono stati messi in atto, intimoriscono gli altri animali al pascolo e oggi sono in sovrannumero. In questo sistema ci si trova dinanzi a due realtà diametralmente opposte in presenza di beni pubblici: da un lato vi sono gli animali inselvatichiti, che al momento determinano esternalità negative per il Parco, dall’altro c’è la fauna selvatica, che costituisce un supporto per le altre attività di tipo ecologicoambientale. 4.1.3.1.6 Il sistema idrico e dell’acqua La natura prevalentemente carsica del territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili dà luogo a una grande ricchezza di acqua (sia pure concentrata in aree ristrette ed epigee): questo fattore risulta particolarmente importante nel modellamento del territorio, nell’assetto paesistico e per l’esercizio dell’attività zootecnica. La valenza ambientale Le componenti più evidenti della valenza ambientale sono costituite da due laghi comunemente denominati “Lagustelli”, localizzati nel comune di Percile, all’interno della “Foresta demaniale Lago” di proprietà Regionale. Essi si trovano a breve distanza uno dall’altro e hanno origine da due doline carsiche23. 23 Alemanno M., 1997, Specchi del cielo. Edizione La Conca. 124 Si tratta di due piccoli laghi, che si estendono su una superficie di circa 15.000 m2 complessivi. Il più piccolo è detto Marraone ed è a circa 700 m slm con un alveo profondo circa 40 metri e un diametro di 80. Le piccole dimensioni nonché l’esigua portata della sorgente subacquea (1,5 l/m) fanno si che all’interno della dolina l’acqua rimanga solo per brevi periodi nella stagione fredda. Il lago maggiore, denominato “Fraturno”, ha una forma quasi circolare, di diametro superiore ai 100 metri e una profondità massima di 16; l’acqua rimane permanentemente; a monte del lago sono ubicate le rovine di Morella. Nell’area numerose sono le sorgenti – ne sono state censite ventidue -, situate prevalentemente nella parte orientale del Parco, gran parte delle quali costituisce tappe di percorsi turistico-ricreativi. Trattandosi in molti casi di sorgenti con annesso fontanile, notevole è l’importanza dei siti ai fini dell’attività zootecnica e dell’abbeveraggio degli animali selvatici, anche se negli ultimi anni è stata riscontrata una riduzione della portata dell’acqua. La maggior parte di questi fontanili è in avanzato stato di degrado per la scarsa manutenzione che riguarda anche le aree circostanti, laddove vi è un fenomeno di costipazione del terreno per l’eccessivo carico dovuto alla concentrazione del bestiame. Vari, infine, sono i corsi d’acqua, che, partendo dalle sommità dei monti, si sviluppano lungo le diverse pendici del Parco. Quelli principali si trovano nella zona orientale e si gettano nei fiumi Licenza e Aniene, che lambiscono il Parco nel versante sud-est. Lungo il loro percorso sono presenti interessanti formazioni arboree e arbustive ripariali, a prevalenza di ontano, pioppo e sambuco, come conferma la presenza del SIC Torrente Licenza e affluenti. Una delle problematiche significative di questo settore è la perdita di acqua, derivante dal suo deflusso rapido e incontrollato lungo la rete viaria. L’inconveniente potrebbe essere ovviato con una più corretta manutenzione della viabilità stessa. L’allevamento brado costituisce una risorsa di primaria importanza nell’economia zootecnica locale. Gli animali hanno creato una rete di percorsi di connessione tra i pascoli e le sorgenti, che per tradizione sono liberamente accessibili indipendentemente dalla proprietà. 125 Di recente, tuttavia, è in atto un forte contrasto soprattutto nell’area a sud del Parco, poiché le sorgenti più vicine ai migliori pascoli sono di proprietà privata. Potenzialità per lo sviluppo socio-economico locale L’acqua costituisce una risorsa che, in relazione alla natura della proprietà percorsa, acquisisce carattere di bene pubblico o privato. Mentre, a prescindere della natura del bene, può essere utilizzata per uso turistico-ricreativo, altrettanto non può avvenire per l’attività zootecnica e ciò, come detto, al momento è origine di accese polemiche e di discordie. Un ulteriore problema deriva dal fatto che queste fonti si trovano in area a riserva integrale assoluta, interdetta quindi all’esercizio di qualsiasi attività, anche zootecnica. 4.1.3.2 Il settore agro-alimentare Lo studio del presente settore è stato condotto esclusivamente per le filiere che assumono, in termini di superfici, di numero di aziende e di capi allevati, un peso rilevante rispetto all’intero settore. In particolare, a seguito dell’analisi dei dati forniti dall’ISTAT (Censimento 2000) e dei sopralluoghi effettuati all’interno del bacino del Parco, l’esame è stato concentrato esclusivamente su tre filiere: olivicoltura, cerasicoltura e zootecnia. 4.1.3.2.1 L’olio della Sabina I Comuni di Marcellina, Monteflavio, Montorio Romano, Moricone, Palombara Sabina, Poggio Moiano, San Polo dei Cavalieri e Scandriglia - facenti parte del Parco dei Monti Lucretili - rientrano nella Denominazione di Origine Protetta (DOP) Sabina, registrata in sede comunitaria dal Reg. (CE) 1263/96, con una superficie di quasi 7.000 ettari, di cui 1.500 circa all’interno del Parco. Come è possibile verificare dai dati del censimento dell’agricoltura ISTAT 2000 – riportato sinteticamente nella tabella seguente –, la superficie per azienda è di poco superiore all’ettaro e il territorio presenta le caratteristiche comuni a tutte le aree marginali del comprensorio della DOP sabina, che si estende per circa 29.000 ettari. 126 Di questi 11.000 sono distribuiti tra circa 10.000 aziende agricole della provincia di Rieti e 18.000 tra circa 8.000 aziende della provincia di Roma; la superficie olivetata media aziendale è quindi superiore nell’area della Sabina romana24. Tab. 4.19 Superficie e numero di aziende interessate alla produzione di olio Totale Comunale ROMA Licenza Totale nel Parco Olivo per Olivo per Olivo per Olivo per produzione olio produzione olio produzione olio produzione olio (Colt. Principale) (N° Aziende) (Colt. Principale) (N° Aziende) 39 87 39 86 Marcellina 654 606 197 147 Monteflavio 139 279 130 254 Montorio Romano 814 526 82 44 Moricone 602 461 107 70 1906 2531 429 329 4 8 4 8 37 56 36 52 San Polo dei Cavalieri 365 635 53 71 Vicovaro 220 314 119 142 4.780 5.503 1.196 1.203 721 558 121 86 1445 881 147 0 Totale Rieti 2.166 1.439 268 86 Totale Generale 6.946 6.942 1.464 1.289 Palombara Sabina Percile Roccagiovine Totale Roma RIETI Orvinio Poggio Moiano Scandriglia La capacità produttiva dell’intera zona DOP si attesta mediamente sulle 6.000 t/anno di olio extra vergine. Dei quarantacinque impianti di estrazione, nove sono collettivi (due ubicati in provincia di Roma) e appartengono a cooperative o ad associazioni di produttori. La gran parte dell’olio prodotto viene restituita ai soci (unici autorizzati a usufruire dei servizi di frangitura) per autoconsumo. I frantoi privati generalmente sono di proprietà di produttori olivicoli medio-grandi, che 24 L’intero territorio della DOP Sabina comprende quarantacinque comuni, di cui tredici in provincia di Roma e trentadue in provincia di Rieti. 127 imbottigliano il proprio olio, venduto poi con un marchio privato, e svolgono anche attività di frangitura conto terzi per altri produttori (spesso piccolissimi) che non sono soci né di cooperativa né di associazione. L’olio della Sabina gode di una discreta fama tra i consumatori25, specialmente tra quelli romani, che spesso amano recarsi personalmente ad acquistarlo direttamente al frantoio. A conferma delle ragioni della notorietà dell’olio della Sabina si ricorda che il premio Ercole Oleario in diverse edizioni (1994, 1995, 1996, 2000) è stato proprio attribuito ad alcuni oli sabini (con marca di frantoi privati). Purtroppo all’interesse dei consumatori non fa eco un pari interesse da parte di produttori e trasformatori. Gli attori della filiera, infatti, in provincia di Roma sembrano essere meno attenti rispetto a quelli reatini per una serie di motivi, tra cui principalmente una minore importanza attribuita all’olivicoltura rispetto ad altre produzioni agricole e un mercato di sbocco molto ampio e variegato, che però desta l’interesse solo di una piccola fascia di consumatori. L’olio della Sabina è l’unico che all’inizio del terzo millennio, oltre al riconoscimento DOP, ha ottenuto anche quello di Denominazione di Origine Controllata (DOC), ai sensi della L. 169/92. Nonostante la duplice denominazione di origine, non un litro di olio è stata venduto né sotto il marchio nazionale né sotto quello europeo fino al 1999, il che evidenzia uno stupefacente controsenso: una vivace intraprendenza nell’affrontare e nel portare a compimento le procedure di registrazione, seguita da un’incapacità organizzativa e gestionale per l’utilizzo della denominazione. Dal 1999 in poi solo una minima quantità della produzione è stata commercializzata con marchio DOP (compresa tra 80 e 90 tonnellate). Per la campagna di raccolta 2003 il Consorzio di tutela stima, con ottimismo, di poter vedere commercializzate con marchio circa 200 tonnellate26 di olio. Diverse sembrano essere le ragioni di tale incongruenza: prima fra tutte la mancanza di un organismo collettivo che agisca da punto di aggregazione e di coordinamento. In realtà la costituzione di un Consorzio per la Tutela dell’Olio extra vergine Sabina 25 Il buon nome dell’olio della Sabina, ha indotto, ad esempio, un’impresa alimentare, con stabilimento a Sud-Est di Roma e quindi fuori della Sabina e incentrata sulla produzione di olio di oliva, a registrare un marchio per l’olio extra vergine che contiene il termine “Sabina” al suo interno, pur non avendo nulla a che fare con l’autentico olio della Sabina. Tale comportamento non è però perseguibile per legge, poiché il marchio privato è regolarmente registrato e la DOP protegge solo la denominazione “olio della Sabina”. 26 Nel corso della raccolta 2002, annata di particolare crisi, sono state commercializzate con marchio DOP solo 50 t di olio. 128 (CO.T.O.S.) DOP risale al settembre 1998, ma, al momento, tale struttura non sembra avere gli strumenti e la flessibilità necessari per attuare incisive azioni di promozione, di tutela e di aggregazione dell’offerta secondo un’adeguata strategia di marketing. Riguardo alla promozione, il Consorzio, costituito dalle Associazioni di produttori, è un soggetto giuridico senza fini di lucro, cosa che non consente un’attività diretta sui principali mercati di sbocco del prodotto. Per quanto riguarda invece le azioni di tutela, queste sono vincolate dallo statuto, che ancora non permette un completo accreditamento presso gli organi competenti. Il Consorzio è quindi, a oggi, un organismo associativo di secondo livello, che è coinvolto nella fase di produzione solo limitatamente agli adempimenti burocratici, e purtroppo non nella reale disponibilità del prodotto. La presenza di marchi di proprietà dei frantoi privati rappresenta purtroppo un ostacolo a una gestione coordinata del riconoscimento DOP. In passato infatti non si era trovato, ad esempio, un accordo né sul logo né sull’organizzazione dell’etichetta, poiché nessun proprietario voleva mettere in secondo piano il proprio marchio (Capodaglio e De Cicco, 1997). A seguito di quanto esposto emergono i seguenti punti di forza e di debolezza dell’Olio Sabina DOP. Punti di forza: riconoscimento della DOP e della DOC; tradizione e vocazione del territorio; buona conoscenza del prodotto anche al di fuori dell’area di produzione; vicinanza al mercato di Roma (filiera corta); volumi discreti di produzione. Punti di debolezza: frammentazione dell’offerta; assenza di forme incisive di coordinamento, scollamento tra realtà produttiva delle Province di Roma e Rieti. L’olio della Sabina con il riconoscimento della DOP ha un’arma potenzialmente molto efficace per difendersi dalle contraffazioni (voci incontrollabili raccontano di consumatori truffati, a cui in passato è stato venduto come olio della Sabina olio di altra provenienza) e dai tentativi di imitazione offrendo una tutela al consumatore; ma nella pratica tale tutela non viene messa in atto: infatti, la mancanza di una forma efficace di coordinamento tra i produttori rende poco utilizzabile (se non 129 nullo) il riconoscimento DOP, che rischia così di restare solo un certificato che fa bella mostra di sé presso la CCIAA di Rieti27. Si deve inoltre rilevare una differente propensione verso la certificazione DOP da parte degli operatori che fanno capo rispettivamente ai bacini di Rieti e Roma. Nel primo bacino la maggiore importanza della coltura dell’olivo sull’intero comparto agricolo ha determinato il fatto che l’interesse verso la certificazione e le potenziali opportunità di mercato fosse maggiormente sentito. Nel secondo, invece, la molteplicità dei differenti segmenti sul mercato della Capitale (alcuni molto attenti alla qualità e potenzialmente in grado di valorizzare la produzione DOP; altri, di proporzioni elevate, poco interessati e quindi sbocco per prodotti meno pregiati), ha fatto sì che solo pochi trasformatori si siano dedicati con reale interesse alla produzione di olio con certificazione DOP. In questo panorama soltanto le aziende in grado di internalizzare le fasi post raccolta e di commercializzazione hanno potuto beneficiare di concreti margini di profitto e hanno costruito canali di vendita all’estero o collaborazioni con la Grande Distribuzione Organizzata (GDO). I consumatori Per verificare se i consumatori dimostrino davvero una propensione per i prodotti caratterizzati dal marchio DOP, sono state effettuate indagini esplorative. Dall’analisi dei risultati di un sondaggio condotto da De Cicco (2001) su un campione di consumatori di olio di oliva intervistati a Roma, Viterbo e Rieti si possono trarre alcune interessanti considerazioni: essi formano le loro preferenze fondandosi su due atteggiamenti principali - uno funzionale e uno emozionale – in base ai quali percepiscono differentemente l’olio extra vergine di oliva e quello extra vergine di oliva con identità di origine. I consumatori che provengono da un’area di consumo e non di produzione non manifestano una particolare attenzione all’identità di origine dell’olio. 27 A questo va associata anche la mancanza, da parte del consorzio di tutela, di strumenti di ordine sia amministrativo che operativo. A oggi, ad esempio, esso ha solo valenza di promozione, non potendo essere accreditato come organismo di controllo, è dotato di un organico insufficiente e spesso vincolato da contrasti interni di tipo amministrativo/organizzativo. 130 Viceversa l’olio extra vergine di oliva con identità di origine esercita un’influenza nella valutazione del prodotto su quei consumatori che provengono da un’area di coltivazione dell’olivo. Per questi intervistati si può ragionevolmente affermare che un sentimento di sciovinismo conduca a preferire l’olio extra vergine di oliva prodotto nella propria zona: essi risultano sensibili all’identità di origine, distinguendo l’olio extra vergine tout court da quello con identità di origine, senza però rilevare ulteriori differenze tra il prodotto DOP e quello con identità di origine non certificata (Regione di Origine - RO). E’ evidente come questi consumatori confidino maggiormente nella personale conoscenza del prodotto piuttosto che in un riconoscimento istituzionale (certificazione DOP) o in una certificazione privata (indicazioni RO). Ciò sembra essere dovuto a una percezione non nitida della certificazione DOP da parte del consumatore, che può o non essere informato sul significato dell’acronimo o non cogliere la differenza con la semplice indicazione di origine. In entrambi i casi, sarebbe necessario informare i consumatori circa i prodotti DOP/IGP e approfondire ulteriormente gli aspetti percettivi legati al riconoscimento DOP, al fine di calibrare opportunamente il marketing mix (come anche suggerito dai risultati scaturiti da una recente indagine condotta dall’ISMEA sull’olio extra vergine di oliva, che ha riscontrato dagli intervistati un insufficiente livello informativo – ISMEA, 2000 e 2002). In origine il Reg. (CEE) 2081/92 si prefiggeva tre obiettivi: incoraggiare la diversità delle produzioni agricole, proteggere i nomi dei prodotti da abusi e imitazioni e aiutare i consumatori fornendo loro informazioni sullo specifico carattere dei prodotti, ma da una prospettiva di marketing sembra che alcuni errori siano stati commessi. Lo stesso Consiglio Europeo ha probabilmente profuso un insufficiente impegno nel comunicare il significato del Regolamento, riponendo eccessiva fiducia sul presupposto che i consumatori oggi ricerchino varietà e qualità quando acquistano prodotti alimentari. I produttori, da parte loro, hanno accolto il Regolamento forse con eccessivo entusiasmo, senza soffermarsi sul fatto che una certificazione come la DOP o l’IGP deve essere parte di una coerente strategia di marketing e che un appropriato marketing mix deve essere progettato. Consiglio 131 d’Europa e produttori, quindi, hanno sopravvalutato la recettività del consumatore sovrastimando il potenziale beneficio che il riconoscimento DOP e IGP avrebbe apportato al mondo produttivo. Inoltre l’esperienza delle DOP laziali per l’olio di oliva chiaramente denuncia una mancanza di organizzazione e di coordinamento tra produttori e tra questi e le istituzioni. Attualmente sembra che l’unico obiettivo raggiunto sia stato quello di proteggere tramite registrazione i nomi dei prodotti da quelli della concorrenza. Emerge quindi una serie di spunti per ulteriori indagini per individuare il grado di percezione da parte dei consumatori dei prodotti certificati DOP. Questi contributi potrebbero essere molto utili al fine di programmare in maniera più accurata il marketing mix (ad esempio, pianificare una campagna di promozione) o di esplorare la disponibilità a pagare un prezzo più alto per i prodotti certificati DOP a copertura dei costi per l’iter di ottenimento e di utilizzo del riconoscimento. 4.1.3.2.2 La cerasicoltura La produzione cerasicola nel Lazio ha subito una drastica riduzione di produzione, attestandosi nelle ultime rilevazioni a disposizione su quantitativi medi di circa 6.200 t (1993-2001) nonostante che negli anni Sessanta la produzione fosse addirittura su valori doppi. La coltivazione è effettuata su 31.000 ettari circa, (ISMEA – filiera ortofrutta 2001), localizzata al centro-sud in areali spesso marginali e sovente in impianti non specializzati ma costituiti da alberature distribuite in modo non uniforme sugli appezzamenti. Oltre il 95% della produzione avviene in aree collinari, talvolta vocate per caratteristiche pedo-climatiche, che permettono di raggiungere produzioni medie, per ettaro di superficie investita, di circa 4-6 tonnellate, comparabili con i rispettivi valori medi nazionali. Rimane pur tuttavia un ostacolo evidente: la polverizzazione produttiva. Il panorama regionale si presenta poi particolarmente asimmetrico, perché circa il 50% della produzione è concentrata nella zona collinare della Sabina e, con 132 riferimento al bacino del Parco, nei Comuni di Palombara, Moricone, Tivoli, Marcellina, S. Polo dei Cavalieri, Montorio28. Caratteristiche della produzione La produzione cerasicola è caratterizza da una notevole instabilità, che produce fluttuazione fino al 20-30% anche su scala nazionale. Oltre alla specifica sensibilità nei confronti delle avversità climatiche, si devono rilevare le difficoltà connesse con la scarsa conservabilità del prodotto. Ciò determina sia la necessità di immettere il prodotto sul mercato entro pochi giorni dalla raccolta sia la scelta obbligata di varietà a maturazione differenziata. Il periodo utile per la vendita della drupa va da due o tre giorni per le varietà più deperibili (Bigarreau Moreaux), fino a quattro (84-96 ore) in frigoconservazione (Marca, Ferrovia). È possibile realizzare lo stoccaggio per periodi più lunghi solo a temperature molto basse (0.5-1 grado) e umidità relativa dell’85-90% per non oltre una o due settimane. In ogni caso la conservabilità della drupa non impedisce l’essiccamento del picciolo, che è un elemento molto importante per il consumatore in quanto legato all’immagine di freschezza del prodotto. La tecnica produttiva si va orientando prevalentemente sulla gestione della raccolta, che tradizionalmente è effettuata a mano da parte di maestranze esperte. Il prodotto destinato al consumo fresco non deve essere privo del picciolo, la cui assenza costituisce un notevole deprezzamento, né deve essere danneggiato il dardo fiorifero (mazzetto di maggio) sul quale si avrà ogni anno la fruttificazione. Le proposte di raccolta meccanica presentano difficoltà di ordine commerciale (assenza del picciolo) e tecnico (scarsa disponibilità di varietà adattabili a questo tipo di intervento): il picciolo e la drupa si distaccano con difficoltà e l’uso di cascolanti è quasi obbligatorio. Date le caratteristiche produttive della specie, il mercato è fortemente influenzato dall’epoca di fruttificazione: si determina così un consumo esclusivamente stagionale. Solo con un assortimento pianificato di varietà si riuscirebbe, sia pure con difficoltà, a coprire con il prodotto fresco l’intero periodo maggio-luglio. 28 Purtroppo non sono disponibili dati con un livello di dettaglio tale da permettere l’identificazione puntuale della realtà produttiva di ogni singolo comune, perciò nel prosieguo del presente lavoro si estenderanno ai comuni del bacino del 133 I prezzi al dettaglio sono determinati dalla stagionalità e quindi fanno percepire il prodotto come un bene di lusso, voluttuario, e perciò da consumare episodicamente. Recentemente è stato approvato il Reg. (Ce) 46/2003 che permette il confezionamento di più specie frutticole all’interno della medesima confezione, consentendo di ampliare la gamma di prodotti accessibili al consumatore. Al di là di possibili innovazioni tecniche, dal lato produttivo appare prioritario sviluppare gli aspetti di gestione dell’offerta e di conservazione del prodotto per migliorarne la commercializzazione e, allo stesso tempo, la riqualificazione della produzione nazionale, che potrebbe soffrire la concorrenza estera. In particolare appare oltremodo ampio il margine di mercato (differenza tra il prezzo all’origine e al consumo), che partiva da un prezzo all’origine compreso tra 2.700 e 4.500 lire al kg (prezzi minimi e massimi riscontrati nel periodo MaggioLuglio degli anni 1998-2000 – ISMEA filiera ortofrutta). 4.1.3.2.3 I pascoli e la zootecnia La questione del pascolo all’interno del settore agricolo assume oggi una rilevanza minore rispetto a qualche decennio addietro, rimanendo comunque di tutto riguardo specialmente in alcune aree marginali. In queste realtà la progressiva diminuzione del numero degli addetti ha portato a una minore sorveglianza dei capi immessi al pascolo e a una sostanziale perdita di tutte quelle operazioni di manutenzione delle risorse pascolive, la cui sostenibilità è attualmente messa in pericolo dalla deregolamentazione delle attività di pascolo e dall’eccessiva autonomia dei capi. Questi sono lasciati spesso a un utilizzo istintuale delle risorse per tutta la stagione di permanenza sui pascoli, con conseguente innesco di situazioni di degrado. Per poter formulare corrette norme di gestione delle risorse coinvolte, occorre considerare innanzitutto alcune informazioni fondamentali relative a: • i criteri correnti di esercizio del pascolo (modalità, entità del carico, tipi di animali al pascolo, ecc.); • lo stato generale dei pascoli e le loro potenzialità naturali e indotte; • gli usi e le consuetudini locali nel settore; Parco le considerazioni ricavate dall’esame della documentazione che fa riferimento alla produzione regionale. 134 • la domanda d’uso delle risorse e delle tipologie di animali potenzialmente interessate al pascolo; • le caratteristiche sociali e professionali degli operatori. In base alla carta d’uso del territorio elaborata durante la redazione del Piano d’Assetto, all’interno del Parco sono presenti circa 980 ettari di superficie destinata a pascolo e circa 1.654 ettari destinati ad arbusteti e cespuglieti. Tale superfici appaiono però estremamente frammentate dal punto di vista sia geografico che dei diritti di proprietà. Più in dettaglio, le superfici a pascolo di una qualche rilevanza appaiono situate nei Comuni di S. Polo dei Cavalieri, Monteflavio, Orvinio e Percile. Di queste alcune non sono attualmente utilizzabili a fini zootecnici, in quanto ricomprese nelle zone vincolate sottoposte a tutela integrale (confine Licenza, S. Polo dei Cavalieri, Roccagiovine e confine Roccagiovine, Vicovaro) e a riserva orientata di I livello. Le Norme Tecniche di Attuazione prevedono inoltre livelli modesti di attività zootecnica nelle zone di riserva orientata di II livello, consentendo esclusivamente carichi modesti e intermittenti. Questa tipologia riguarda prevalentemente le due grosse radure a pascolo all’interno dell’Università agraria di San Polo dei Cavalieri e gli arbusteti presenti nei territori a Sud del medesimo Comune. Nelle restanti zone sono consentite attività agro-silvo-pastorali e di miglioramento del pascolo, nonché la realizzazione di strutture quali abbeveratoi, fienili, e altre tipologie funzionali alle attività per lo sfruttamento produttivo dei suoli. Il carico di bestiame attualmente presente (fonte: ISTAT Censimento Agricoltura 2000, ASL - 2003) è distinto per specie, secondo i dati riportati nella seguente tabella: 135 Tab. 4.20 – Capi allevati per comune e per tipologia COMUNE Avicoli Bovini Caprini Conigli Equini Licenza 180 78 130 30 Marcellina 438 122 Monteflavio 124 Montorio Romano 46 Moricone 9 Palombara Sabina 6.500 443 200 Percile 100 287 35 40 Roccagiovine 120 50 40 San Polo dei Cavalieri 200 100 Vicovaro 2.250 415 80 200 150 Totale Provincia di Roma 9.150 2.040 80 615 482 Orvinio 582 1.000 Poggio Moiano 230 900 Scandriglia 572 Totale Provincia di Rieti 1.384 1.900 TOTALE BACINO DEL 9.150 3.424 80 2.515 482 PARCO Fonte: ISTAT Censimento Agricoltura 2000, ASL - 2003 Ovini 70 805 42 295 129 1.725 50 211 3.327 30 502 1.634 2.166 5.493 Struzzi 12 2 14 14 Come è possibile rilevare, a parte alcuni allevamenti intensivi di avicoli e di cunicoli, le specie che maggiormente interessano il territorio e sfruttano il pascolo sono quella bovina e ovina, rispettivamente con 3.400 e 5.500 capi. Per i bovini prevalente è la specie maremmana incrociata con razze che ne migliorano gli indici di accrescimento e di resa - quali Charolaise e Limousine -, ma che presentano difficoltà di parto, causate prevalentemente dalle maggiori dimensioni dei vitelli ottenuti mediante gli incroci rispetto alle dimensioni di quelli in purezza. Purtroppo le attuali modalità di pascolo hanno portato, localmente, a contrasti talvolta anche piuttosto aspri, che vedono contrapposti da un lato gli allevatori i cui capi effettuano da anni pascolo brado in bosco e dall’altro alcuni proprietari privati che invece disconoscono tale prassi e intendono tutelare i loro diritti. La zona più interessata è localizzata sui territori di proprietà dei Comuni di Roccagiovine, Licenza e proprietà private situate nel Comune di San Polo dei Cavalieri. Le controversie riguardano in particolar modo l’accesso alle risorse idriche per il bestiame, che, soprattutto in estate, appare vincolato ai pochi punti di abbeveraggio. Ad aggravare la situazione occorre ricordare che nell’area sottoposta a Tutela Integrale che si estende a cavallo dei Comuni di Roccagiovine, Licenza e San Polo dei Cavalieri non è consentito alcun utilizzo delle risorse a scopi zootecnici (escluso 136 il transito per raggiungere aree in cui il pascolo è consentito – art. 25, allegato A). Nei pressi di detta area, però, sono situate zone a tutela paesistica e storico-culturale (es. parte Università Agraria di Licenza) e a riserva orientata di II livello (demanio civico di S. Polo dei Cavalieri per circa 100 ha) in cui la tutela delle risorse non impedisce lo sfruttamento a fini zootecnici del soprassuolo, consentendo interventi di delimitazione di specifiche aree e realizzazione di abbeveratoi e recinti. Tali aree potrebbero essere collegate tramite la rete esistente di sentieri e strade, anche con l’attraversamento di zone a tutela integrale (con vie di transito opportunamente recintate), per permettere ai capi di bestiame di muoversi verso le proprietà (attualmente prevalentemente pubbliche) in cui è possibile l’utilizzo collettivo del pascolo e dell’abbeveraggio in torrenti e sorgenti. Infatti gli interventi di miglioramento dei pascoli determinerebbero un aumento modesto del carico di bestiame senza incidere irreversibilmente sulle risorse naturali, così come la realizzazione di piccole azioni di ridotto impatto ambientale (ampliamento dei fontanili esistenti, costruzione di nuovi fontanili, derivazione di acqua con fonti rinnovabili) potrebbe soddisfare le esigenze di ulteriori capi. Naturalmente si sottolinea la necessità del ripristino delle concessioni in fida pascolo, ove non più praticate, per mantenere il monitoraggio delle mandrie che insistono sul territorio e dell’adeguamento delle tariffe praticate agli allevatori per quegli enti che ancora hanno mantenuto tale tradizionale forma di utilizzazione delle risorse pascolive. L’ultimo cenno va fatto a proposito della difficoltà, molto sentita dagli allevatori, derivante dall’elevato costo di macellazione dei capi. Questi, infatti, con notevole onere, devono essere trasportati ai macelli ancora in funzione (Gallicano e Frosinone), che sono dislocati a notevole distanza dai Comuni del Parco. Il problema appare di notevole importanza per il prosieguo dell’attività di allevamento tipica della zona soprattutto a causa della possibilità di prevnezione della macellazione abusiva, che, in primo luogo, va a scapito delle garanzie sanitarie del prodotto zootecnico e che, in secondo luogo, penalizza con una concorrenza scorretta gli allevamenti che invece producono secondo le norme vigenti. 137 Da varie parti, pertanto, si è levata la richiesta di verificare la fattibilità di un centro di macellazione in loco. La cosa, però, come illustrato in sede di definizione dei progetti, appare di difficile realizzazione. 4.1.3.2.4 Vivaio per la riproduzione di piante officinali L’impiego di prodotti vegetali a scopo salutistico ha fatto registrare negli ultimi tempo un notevole impulso in quasi tutti i Paesi occidentali, sia per la riscoperta delle tradizionali proprietà terapeutiche sia, più in generale, per la diffusa consapevolezza che questi prodotti contribuiscono a un miglioramento della qualità della vita. Perciò il consumo delle essenze vegetali è andato aumentando29, garantendo così risultati positivi non solo al settore erboristico e farmaceutico, ma anche ai produttori agricoli. L’attività si combina adeguatamente con le aree protette, sia perché la produzione avviene con metodi biologici sia perché nell’immaginario collettivo facilmente si sposa con l’equazione “natura=salute” associata all’attività di preservazione degli habitat naturali. Inoltre la coltivazione si può immediatamente e facilmente affiancare ad altre da realizzare all’interno del Parco, con specifico riferimento alla misura di conservazione e valorizzazione della biodiversità vegetale (a cui si rimanda per la relativa scheda di progetto). Infine è da considerare che la produzione di piante officinali può divenire momento di valorizzazione anche dell’immagine del Parco. Il principale ostacolo delle aziende che intendano dedicarsi a queste attività è costituito dall’approvvigionamento del materiale vegetale da riproduzione, sotto forma sia di sementi che di piantine già sviluppate. La struttura aziendale deve estendersi per una superficie non inferiore a 3 ettari, dotata di tutti i servizi (energia, acqua, gas per riscaldamento, zone a temperatura controllata). La dotazione di locali consiste in serre fornite di impianti (strutture in plastica o film plastico di almeno 500 m2 di superficie coperta) e di ambienti da destinare a magazzino e smistamento merci (carico e scarico). I trasporti in ingresso e in uscita saranno notevolmente favoriti dalla vicinanza di infrastrutture viarie. 29 Il tasso di crescita del settore erboristico-fitoterapico è stimato intorno agli 11 punti percentuali annui; più contenuto il tasso di incremento dei prodotti cosmetici: circa il 4% nell’ultimo anno, dopo fasi alterne nel periodo 1993-95 (Osservatorio 138 Industriale 2002). 139 140 141 4.1.3.2.5 Apicoltura L’apicoltura è un’attività agricolo-zootecnica razionalmente praticata in tutte le aree montane e marginali del nostro pese. Nonostante che dal punto di vista economico non abbia raggiunto la visibilità di altre produzioni, anche a causa della recente competizione con il prodotto estero, essa rimane un’attività di importanza essenziale, oltre che per l’aspetto produttivo, anche per il mantenimento delle biodiversità delle specie botaniche e per la salvaguardia dell’habitat naturale, che dipende per oltre il 50% dall’azione di impollinazione delle api: molte produzioni di frutta (meloni, fragole, kiwi ecc.) non sarebbero possibili se non esistessero servizi di impollinazione. La sua gestione è inoltre di immediata complementarità con le tecniche di produzione biologica, pertanto deve essere considerata di primaria importanza all’interno di aree protette per caratteristiche naturalistiche. Dal punto di vista agricolo l’apicoltura si è sempre caratterizzata per essere un’attività integrativa delle usuali colture tipiche di ogni zona, caratterizzandosi però per la specifica presenza di essenze e di combinazioni floreali che ne hanno fatto un prodotto strettamente legato al territorio di provenienza. In questo contesto l’apicoltura all’interno del Parco è un’attività ad alto valore complementare rispetto alle valenze naturalistiche e che può concorrere a integrare i redditi provenienti da altre coltivazioni. Non è da dimenticare che l’apicoltura è infatti una tra le attività su cui puntano maggiormente i Piani di Sviluppo Rurale e che quindi può attrarre flussi di finanziamento per l’acquisizione e l’ammodernamento di strutture e attrezzature. Nel Parco dei Lucretili, infine, si potrebbero valorizzare le produzioni di miele proveniente da particolari combinazioni di specie botaniche. A questo proposito è indispensabile la mappatura delle risorse mellifere del Parco e l’identificazione delle principali tipologie di mieli prodotti. Tali azioni, unite al potenziamento delle professionalità degli operatori locali mediante corsi di formazione e aggiornamento, possono essere un primo valido passo verso l’incremento di un’attività che vanta un impatto ambientale praticamente nullo. 142 Il mercato all’ingrosso del miele è caratterizzato da una certa stagionalità, dovuta in parte agli stili di consumo in parte funzione delle dinamiche delle scorte di prodotto accumulato. Ad esempio, nel corso del 2003 fino a primavera le transazioni sono state praticamente assenti a causa del completo esaurimento delle scorte del miele prodotto nella stagione 2002. L’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele ha rilevato valori dei prezzi per tutti i mieli che hanno raggiunto o hanno superato mediamente i 3 euro al kg. A titolo indicativo si può riportare il rapporto tra i prezzi che si sono rilevati sul finire dell’anno tra i mieli “a buon mercato” e il miele d'acacia, il più costoso tra quelli "importanti". Tale margine è sceso da quasi 2 euro al kg (2,80 contro 4,80) a un euro (3,40 contro 4,40). L’incremento generalizzato dei prezzi del miele ha però in qualche modo penalizzato i mieli biologici, che, fino alla primavera 2002, riuscivano a spuntare anche il 20% in più rispetto al miele convenzionale. Attualmente la differenza è minima, in qualche caso inesistente, anche se la richiesta del miele biologico resta alta. 4.1.3.3 Il settore industriale, artigianale e commerciale L’analisi del contesto territoriale è stata sviluppata, per tutto questo settore, attraverso due livelli di indagine: il primo consiste nella rilevazione statistica delle imprese, delle Unità Locali e degli addetti operanti nel settore secondario e terziario, con riferimento al censimento dell’ISTAT del 2000 e a quelli intermedi del 1991 e 1996 (short-form), quale ultima fonte di dati disponibili a livello comunale e settoriale (in particolare, il riferimento ai censimenti intermedi si è reso necessario al fine di poter estendere l’analisi sia per settore che per classe di attività economica); il secondo, invece, scaturisce da incontri e interviste a testimoni privilegiati del settore (funzionari comunali, dirigenti, assessorati alle attività produttive, associazioni di categoria, ecc.). Questa seconda fase ha permesso di arricchire, sul piano qualitativo e quantitativo, molte delle informazioni acquisite durante la prima indagine e, di conseguenza, di ottenere un quadro piuttosto accurato sulle tematiche oggetto di studio. 143 Le attività produttive del settore secondario e terziario, presenti nel territorio del bacino del Parco dei Monti Lucretili, sulla base dei dati desunti dal Censimento 2000, ammontano a 1.611 Unità Locali (U.L.), operanti nel settore dell’industria, del commercio, dei servizi e delle istituzioni, non solo a carattere di artigianato. Circa il 75% delle U.L. opera nel settore del commercio (39%) e dei servizi (36%), mentre le restanti risultano distribuite per il 15% nel settore dell’industria e per il 10% in quello delle istituzioni. Tab. 4.21 - Unità Locali e Addetti per settore di attività economica e per Comune (2000) Industria Commercio Altri Servizi Istituzioni TOTALE Denominazione U.L. Addetti U.L. Addetti U.L. Addetti U.L. Addetti U.L. Addetti Licenza 6 30 17 36 12 40 10 268 45 374 Marcellina 68 286 94 175 64 161 16 135 242 757 Monteflavio 15 52 15 37 13 43 7 16 50 148 Montorio Romano 11 27 37 37 14 16 2 39 64 119 Moricone 5 9 40 49 62 72 12 43 119 173 Orvinio 10 22 7 18 11 8 28 48 Palombara Sabina 19 93 184 263 199 509 40 591 442 1.456 Percile 11 8 6 1 17 9 Poggio Moiano 56 173 80 140 96 318 11 59 243 690 Roccagiovine 6 18 6 13 6 20 9 27 27 78 San Polo dei Cavalieri 2 4 35 35 27 72 11 55 75 166 Scandriglia 44 101 39 68 30 87 19 78 132 334 Vicovaro 11 11 59 97 42 94 15 61 127 263 TOTALE 243 804 627 980 572 1.450 169 1.381 1.611 4.615 Fonte: elaborazione su dati ISTAT Il settore del commercio è caratterizzato fondamentalmente da attività al dettaglio, mentre quello dell’industria dall’attività manifatturiera e da quella edile. Per quanto concerne la distribuzione spaziale delle U.L. è stata rilevata una concentrazione per circa il 58% in soli tre Comuni: Marcellina (15%) e Palombara Sabina (27%), per il territorio della provincia di Roma, e Poggio Moiano (15%), per il territorio della provincia di Rieti. 144 Tab. 4.22 - Unità Locali (UL) e addetti per comune (2000) COMUNI U.L. Licenza 45 Marcellina 242 Monteflavio 50 Montorio Romano 64 Moricone 119 Orvinio 28 Palombara Sabina 442 Percile 17 Poggio Moiano 243 Roccagiovine 27 San Polo dei Cavalieri 75 Scandriglia 132 Vicovaro 127 Totale 1.611 Fonte: elaborazione su dati ISTAT % 2,8% 15,0% 3,1% 4,0% 7,4% 1,7% 27,4% 1,1% 15,1% 1,7% 4,7% 8,2% 7,9% 100,0% ADDETTI 374 757 148 119 173 48 1.456 9 690 78 166 334 263 4.615 % 8,1% 16,4% 3,2% 2,6% 3,7% 1,0% 31,5% 0,2% 15,0% 1,7% 3,6% 7,2% 5,7% 100,0% Il numero di addetti alle U.L. ammonta a 4.615, ossia circa 2,86 addetti per U.L. Al fine di analizzare la potenzialità del settore per ciascun Comune, si è proceduto a quantificare il numero di addetti ogni 100 abitanti (tab. 4.22). Tale indicatore permette di evidenziare come i Comuni più attivi siano rappresentati da Licenza, Poggio Moiano, Roccagiovine, Palombara Sabina, Scandriglia e Marcellina, i quali presentano un numero di addetti ogni 100 abitanti superiore al dato medio aggregato. E’ da evidenziare, inoltre, che il Comune di Licenza presenta un numero medio di addetti per U.L. nettamente superiore a tutti gli altri Comuni. Gli addetti alle U.L. rappresentano circa il 13% della popolazione residente nell’area del Parco, ivi compresa l’area di bacino; ciò evidenzia il fatto che molti residenti lavorano al di fuori dell’area oggetto di studio (pendolarismo verso i centri di Roma e Tivoli). Tale fenomeno risulta ancor più evidente analizzando il numero di addetti ogni 100 abitanti, riportato in tabella 4.22. A eccezione dei Comuni di Licenza (39) e Roccagiovine (26), per la provincia di Roma, e del Comune di Poggio Moiano (27) per la provincia di Rieti, tutti gli altri presentano un numero di addetti ogni 100 abitanti inferiore a 15. Tale risultato non è altro che la conferma di due concomitanti fenomeni: invecchiamento della popolazione, inore entità di popolazione attiva e pendolarismo verso i grandi centri urbani vicini (Roma, Tivoli). 145 Per quanto concerne la struttura produttiva delle imprese, il numero medio di addetti alle U.L. (2,86) evidenza la prevalenza di microimprese; il dato più rilevante si registra nel comune di Licenza, per il quale, nel settore dell’industria, il numero è pari 5. La dominanza delle microimprese può trovare giustificazione in una duplice causa: aspetto orografico del territorio e vincolistica conservativa del Parco; quest’ultimo aspetto potrebbe, comunque, risultare non rilevante dall’analisi dei Piani Regolatori Generali (PRG) dei singoli Comuni. Tab. 4.23 - Addetti medi per U.L. per Comune e per classe di attività economica (2000); n. di addetti ogni 100 abitanti COMUNI Industria Licenza 5,00 Marcellina 4,21 Monteflavio 3,47 Montorio Romano 2,45 Moricone 1,80 Orvinio Palombara Sabina 4,89 Percile Poggio Moiano 3,09 Roccagiovine 3,00 San Polo dei 2,00 Cavalieri Scandriglia 2,30 Vicovaro 1,00 Totale 3,31 Fonte: elaborazione su dati ISTAT 2,12 1,86 2,47 1,00 1,23 2,20 1,43 0,73 1,75 2,17 3,33 2,52 3,31 1,14 1,16 2,57 2,56 3,31 3,33 26,80 8,44 2,29 19,50 3,58 0,73 14,78 0,17 5,36 3,00 8,31 3,13 2,96 1,86 1,45 1,71 3,29 0,53 2,84 2,89 Addetti ogni 100 abitanti 39 14 11 6 7 11 14 4 27 26 1,00 2,67 5,00 2,21 7 1,74 1,64 1,56 2,90 2,24 2,53 4,11 4,07 8,17 2,53 2,07 2,86 14 7 13 Commercio Altri servizi Istituzioni Totale Al fine di comprendere meglio la specializzazione settoriale di ciascun Comune ricadente nell’area di bacino del Parco, si è proceduto all’analisi del numero di addetti per settore di attività economica; in particolare, il grado di specializzazione è stato espresso nel rispetto delle seguenti percentuali: • > 67% prevalenza forte; • tra il 33% e il 67% prevalenza debole; • < 33% nessuna prevalenza significativa. 146 I risultati scaturiti sono riportati nella tabella seguente: Tab. 4.24 - ripartizione % del numero di addetti per Comune e per classe di attività economica (2000) Comuni Industria Licenza 8,02 Marcellina 37,78 Monteflavio 35,14 Montorio Romano 22,69 Morione 5,20 Orvinio Palombara Sabina 6,39 Percile Poggio Moiano 25,07 Roccagiovine 23,08 San Polo dei Cavalieri 2,41 Scandriglia 30,24 Vicovaro 4,18 Totale Parco 17,42 Totale Lazio 19,88 Fonte: elaborazione su dati ISTAT Commercio 9,63 23,12 25,00 31,09 28,32 45,83 18,06 88,89 20,29 16,67 21,08 20,36 36,88 21,24 17,85 Altri Servizi 10,70 21,27 29,05 13,45 41,62 37,50 34,96 46,09 25,64 43,37 26,05 35,74 31,42 37,44 Istituzioni 71,66 17,83 10,81 32,77 24,86 16,67 40,59 11,11 8,55 34,62 33,13 23,35 23,19 29,92 24,83 TOTALE 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 I dati analizzati evidenziano come l’intero territorio costituente il bacino del Parco sia caratterizzato, nella maggior parte, da una prevalenza debole nel settore dei servizi. A livello comunale, invece, si riscontra una forte prevalenza nel settore delle istituzioni per Licenza e nel settore del commercio per Percile. Nel complesso, comunque, la ripartizione del numero di addetti per settore di attività economica non si allontana molto da quella media regionale. Dall’analisi dei dati relativi agli ultimi Censimenti dell’Industria e dei Servizi (1951-1991) risulta, nel complesso, nell’arco degli ultimi quaranta anni (grafico 4.10) un incremento del numero di Unità Locali, seppure con un tasso assai differenziato. 147 Graf. 4.10 - U.L., addetti e addetti medi (1951-1991) Addetti alle U.L. Addetti medi per U.L. 5.000 3,00 4.000 2,50 2,00 3.000 1,50 2.000 1,00 1.000 Addetti medi U.L. e addetti Unità Locali 0,50 - 1951 1961 1971 1981 1991 Dalla lettura del grafico 4.10, inoltre, emerge che l’incremento del numero di addetti è stato nettamente superiore a quello delle U.L., comportando di conseguenza l’incremento del numero medio di addetti per UL. Tale aumento, comunque, non ha interessato tutte le attività: come evidenziato nella tabella 4.25, i maggiori incrementi si sono registrati per l’industria delle costruzioni e per il commercio, in termini sia di valore assoluto che percentuali. Tendenza nettamente opposta si è, invece, registrata per l’industria manifatturiera. Tab. 4.25 – Variazione 1951/1991 delle U.L. e Addetti per gruppo di attività economica U.L. GRUPPI DI ATTIVITA' Altre attività economiche non censite nel censimento 1951 Industrie estrattive Industrie manifatturiere Industria delle costruzioni e dell’installazione di impianti Produzione e distribuzione di energia elettrica e di gas, distribuzione d’acqua Commercio Trasporti e comunicazioni Credito e assicurazione Attività e servizi vari TOTALE Fonte: elaborazione su dati ISTAT 148 Addetti v.a. % 1.370 -43 -93% -320 -33% 229 254% v.a. 279 -7 -203 130 % -78% -41% 591% -8 -62% 14 56% 246 -10 29 37 493 57% -20% 483% 51% 45% 375 200 57 34 1.916 49% 125% 356% 30% 88% Nel corso dell’ultimo decennio (1991-2000) si è sostanzialmente manifestata la stessa tendenza registrata negli anni 1951-1991, ossia le U.L. sono rimaste sostanzialmente stabili (incremento di sole 18 unità), mentre l’incremento del numero di addetti è stato nettamente superiore (+ 524 unità). 4.1.3.3.1 Le variazioni tra gli ultimi censimenti intermedi (1991-1996) Il confronto tra i dati del Censimento 1991 e quelli del Censimento intermedio 1996, opportunamente omogeneizzati, colloca l’analisi svolta sulla base di quest’ultima recente rilevazione nella prospettiva di un’evoluzione in corso. Il confronto tra i suddetti dati, infatti, permette di analizzare le variazioni intervenute sulle Unità Locali e sul numero di addetti, sia per sezioni di attività economica che per Comune. Il processo di omogeneizzazione dei dati, pertanto, non rende comparabile la dinamica del 1991-1996 con quella rilevata in precedenza30. I dati riportati nella tabella 4.26 relativamente alle Unità Locali censite nel 1991 e nel 1996 per classe di attività economica evidenziano che nell’arco dei cinque anni le stesse sono rimaste sostanzialmente invariate, poichè si registra un incremento di sole 16 unità. Pur non essendo stato rilevante l’aumento in valore assoluto delle U.L., nel quinquennio di analisi si è assistito a una diversa ripartizione delle stesse per settore di attività economica: contrazione delle U.L. del commercio e incremento di quelle dei servizi e del settore edile. 30 La rilevazione consente di disporre di un’ampia serie di informazioni sulle attività industriali e terziarie, a livello di Comune e di categoria economica; tuttavia il campo di osservazione è rappresentato dalle sole organizzazioni economiche costituite con fini di lucro, ossia le imprese in quanto “organizzazioni di attività economiche esercitate con carattere professionale, ai fini della produzione di beni o servizi destinabili alla vendita” e le unità locali da esse dipendenti, ossia i luoghi, non necessariamente coincidenti con la sede dell’impresa, in cui si realizza la produzione di beni o la prestazione di servizi. Sono, quindi, escluse dall’indagine le unità che esercitano l’attività principale nei settori dell’agricoltura, dei servizi di pubblica utilità, quali l’istruzione e la sanità, e le unità no profit, quali le Istituzioni pubbliche e le Istituzioni sociali private. 149 Tab. 4.26 - Unità locali in v.a. e in % per sezione di attività economica (1991 – 1996) SETTORE Censimento 1991 v.a. % Censimento 1996 v.a. % Variazione % 1991/1996 Industria 168 12,2 173 12,4 2,98 Costruzioni 150 10,9 203 14,6 35,33 Commercio 657 47,8 555 39,9 - 15,53 Servizi 400 29,1 460 33,1 15,00 100,0 1391 100,0 1,16 TOTALE 1375 Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT Il commercio, pertanto, risulta l’unica attività a essere caratterizzata da una forte contrazione delle Unità Locali, che in termini territoriali e globali ha, in qualche modo, vanificato la crescita economica avvenuta negli altri settori. Per quanto riguarda il numero di addetti, durante il periodo 1991-1996, si è assistito a una diminuzione del 9,3%, pari a 260 addetti. La contrazione, come riportato nella tabella 5.24, ha riguardato tutti i settori economici, a eccezione di quello edile. In particolare, le maggiori contrazioni si sono registrate nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio. Tab. 4.27 – Variazione del numero di addetti (%) per settore di attività ATTIVITA' Variazione 1991/1996 Industria - 7,63 Costruzioni 16,72 Commercio - 20,78 Servizi - 6,50 TOTALE - 9,26 Fonte: elaborazione su dati ISTAT Nel periodo 1991-1996, pertanto, essendo stato più elevato in termini di valore assoluto il decremento degli addetti rispetto a quello delle Unità Locali, si è assistito a un ridimensionamento, in termini negativi, dell’Unità Locale. 4.1.3.3.2 Artigianato Per ciò che riguarda l’artigianato, per l’intero territorio del bacino del Parco, si è registrato un incremento delle Unità Locali, dal 1991 al 1996, pari a 94 unità 150 (24,9%), mentre per ciò che riguarda gli addetti artigiani, nel quinquennio, si è registrato un saldo attivo di 127 operatori. Analizzando le Unità Locali per sezione di attività economica, come riportato nella tabella 4.27, emerge un duplice aspetto: crescita sostanziale dell’artigianato edile (92,8%) e modesto incremento del settore manifatturiero e dei trasporti. E’ da sottolineare il fatto che per il settore del commercio e per quello alberghiero e della ristorazione si evidenzia un trend negativo. 151 Tab. 4.28 – U.L. a carattere di artigianato per settore di attività economica Cod. Attività A CB D F G H I Agricoltura, caccia e silvicoltura Estrazione di minerali non energetici Attività Manifatturiere Produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua Costruzioni Commercio ingrosso e dettaglio Alberghi e ristoranti Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J variaz. (v.a.) 26 1996 1991 1 119 1 93 - - - 171 58 19 36 105 87 27 8 66 -29 -8 28 Intermediazione monetaria e finanziaria - - - K N Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca Sanità ed altri servizi sociali 9 - 9 - - O Altri servizi pubblici, sociali e personali 59 48 11 472 378 94 E TOTALE Fonte: elaborazione su dati ISTAT Durante il periodo 1991-1996 il numero di addetti artigiani, riportato nella tabella seguente, ha fatto registrare, nel complesso, un incremento pari a 123 unità (19,6%). A livello settoriale, come riportato nella tabella 4.28, si evidenzia che l’incremento del numero di addetti ha riguardato in modo particolare il settore edile e, in misura ridotta, quello delle attività manifatturiere. Il settore del commercio e quello alberghiero e della ristorazione, viceversa, hanno fatto registrare una contrazione del numero di addetti artigiani. Tab. 4.29 - Addetti artigiani per settore di attività economica Cod. Attività A CB D E F G H I J K N O Agricoltura, caccia e silvicoltura Estrazione di minerali non energetici Attività Manifatturiere Produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua Costruzioni Commercio ingrosso e dettaglio Alberghi e ristoranti Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni Intermediazione monetaria e finanziaria Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, Sanità ed altri servizi sociali Altri servizi pubblici, sociali e personali TOTALE Fonte: elaborazione su dati ISTAT 152 1996 1991 2 195 308 99 24 44 10 67 749 2 169 206 125 54 11 9 50 626 variaz. (v.a.) 26 102 -26 -30 33 1 17 123 Nel complesso, quindi, per l’intero territorio del bacino del Parco si è registrato un duplice effetto: • incremento rilevante dell’artigianato edile e modesto per quello manifatturiero; • contrazione dell’artigianato del settore commerciale e di quello alberghiero e della ristorazione. 4.1.3.3 Il settore turistico, culturale e ricreativo Il bacino del Parco dei Monti Lucretili è composto da tredici comuni facenti parte delle Province di Roma (10) e di Rieti (3), appartenenti a tre Comunità Montane (IX, X, XX) e distanti da Roma in media meno di 50 km. Si tratta di comuni con un esiguo numero di residenti: quattro hanno meno di 1.000 abitanti; sette meno di 5.000 e solo uno supera di poco i 10.000. Tutti sono collocati tra 290 e 850 metri s.l.m. e nove sorgono a un’altitudine pari o superiore a 500 metri. L’analisi delle singole realtà comunali, tesa a fornire un quadro dell’esistente, è stata effettuata attraverso l’esame dei siti WEB e della bibliografia disponibile ed è stata completata con sopralluoghi e interviste a testimoni privilegiati sia pubblici che privati (sindaci, assessori, impiegati comunali di settore, vigili urbani, responsabili di comunità montana, negozianti, gestori di bar e di ristoranti). I dati che ne risultano costituiscono le schede sintetiche poste alla fine del presente paragrafo. L’indagine fornisce l’opportunità di inquadrare la situazione attuale e offre gli spunti per lo sviluppo delle attività future. Origini Storiche I tredici comuni, le cui origini storiche sono sintetizzate nella tab. 4.30 che segue, presentano un’omogeneità storica e culturale che ne costituisce l’identità. Testimonianze archeologiche evidenziano che l’area è stata popolata fin dall’età preistorica; ma i primi centri abitati sono sorti in età romana (repubblicana e imperiale), sabina (Orvinio e Moricone), equa (Vicovaro). Di queste origini esistono numerose e in alcuni casi rilevanti emergenze archeologiche. Tutti i 153 comuni, con l’eccezione di Monteflavio, hanno fatto registrare un primo sviluppo tra l’alto e il basso medioevo; sono stati dei feudi possesso di grandi famiglie romane (Orsini, Borghese, Savelli, Barberini, ecc.); hanno fatto parte dello Stato Pontificio fino al 1870. La particolare posizione geografica, piuttosto defilata, e la vicinanza di Roma hanno fatto sì che la loro storia sia priva di avvenimenti eclatanti e di guerre sanguinose, trasmettendo l’immagine di una realtà rurale di zona marginale, pacifica e tutta tesa a ricavare il sostentamento da una terra avara. Caccia e raccolta preistorica, insediamento di altura protostorico e conseguente uso del territorio circostante, insediamento diffuso e organizzazione del tessuto rurale in epoca romana, incastellamento medievale, transumanza interna e a medio-corto raggio, commercio della neve, attività produttive legate allo sfruttamento del bosco (approvvigionamento del legname, carbonaie, ecc.) costituiscono le varie fasi di frequentazione del territorio, che possono ancora leggersi in un paesaggio che, tuttavia, conserva una estesa “naturalità”. L’intervento volto alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico-culturale deve andare oltre l’importanza del singolo sito o del monumento isolato e non può non abbracciare il paesaggio nel suo insieme, rendendolo fruibile al maggior numero possibile di persone. Tab. 4.30 – Origini storiche COMUNE ORIGINI STORICHE Licenza Resti archeologici romani; borgo del IX secolo – feudo Marcellina Resti archeologici romani; sorta intorno al XII-XIII sec. intorno all’Abbazia di S. Maria in Monte Dominici – feudo dal XIV secolo Monteflavio Sorto nel 1570 nella tenuta di Montefalco del Cardinale Flavio Orsini – feudo Montorio Romano Prime notizie anno 857; proprietà Abbazia di Farfa – feudo dal XIV secolo Moricone Primi insediamenti età del bronzo e del ferro (II millennio); fondato sulle rovine di Regillum (città sabina), distrutto dai barbari nel 595; notizie a partire dal 1272 – feudo Orvinio Città sabina distrutta intorno al X secolo dai saraceni e ricostruita successivamente, possesso dei monaci benedettini di S. Maria del Piano – feudo dal XV secolo Palombara Sabina Primi insediamenti età preromana e romana; origine tra i secoli X e XI – feudo Percile Primi insediamenti prima età del bronzo; resti archeologici di epoca romana; 154 fondato nell’886 – feudo Poggio Moiano Origini del borgo incerte intorno al X – XI secolo; frazione di Osteria Nuova (lungo la via Salaria) importante stazione di posta in età romana; resti archeologici – feudo Roccagiovine Primi insediamenti neolitico finale (IV millennio); resti archeologici romani; origine incerta prima del 1241 – feudo S. Polo d. Cavalieri Primi insediamenti fine età del bronzo; resti archeologici romani; prime notizie 945 – feudo Scandriglia Resti archeologici romani; fondazione IX – X secolo – feudo Vicovaro Origine equa; resti archeologici romani; distrutto dai saraceni nel IX secolo; ricostruzione nel XII secolo – feudo Fonte: elaborazione DECOS Patrimonio Architettonico Il patrimonio architettonico (tab. 4.31) è caratterizzato, oltre che dai ritrovamenti preistorici, prevalentemente da emergenze archeologiche di età romana repubblicana e imperiale (resti di ville, notevole quella di Orazio; tombe; tratti di strada; terrazzamenti; ecc.), ma soprattutto da monumenti di epoca medievale (palazzi padronali, chiese, abbazie e santuari), periodo in cui i borghi hanno preso vita. Nell’insieme si tratta di materiale pregevole che attualmente non è adeguatamente conosciuto e valorizzato in tutti i suoi aspetti. Occorre tutelare questo patrimonio attraverso interventi di ristrutturazione e manutenzione, volti al ripristino alla conservazione e all’ampliamento della fruizione delle strutture architettoniche e dei centri storici. Accanto alle strutture architettoniche situate nell’abitato, di un certo rilievo sono i ritrovamenti archeologici che necessitano di una conservazione in loco. Al ripristino strutturale dei monumenti devono, quindi, associarsi iniziative di tutela e promozione delle aree di scavo e dei luoghi dove sono custoditi i reperti. I sei musei attualmente aperti al pubblico nei comuni del Parco (uno oraziano a Licenza, dove annualmente si tiene anche una manifestazione oraziana; uno della civiltà contadina a Marcellina; due naturalistici a Orvinio e Palombara Sabina; uno archeologico a Poggio Moiano; uno preistorico a San Polo dei Cavalieri) sono particolarmente legati alla tradizione storico-culturale e ambientale del territorio: 155 esperienze di questo tipo devono essere moltiplicate e disseminate su tutta l’area al fine di creare un “percorso” per i residenti e i turisti volto alla conoscenza delle radici storico-culturali e ambientali dell’intero bacino dei Monti Lucretili. La creazione di un percorso storico-culturale e ambientale non può prescindere dalla possibilità di reperimento di materiale bibliografico ad hoc che solo una biblioteca può fornire. In tutti i comuni - con l’eccezione di Monteflavio, Montorio, S. Polo dei Cavalieri e Scandriglia, dove peraltro è in fase di attivazione - è aperta al pubblico una biblioteca, che però attualmente è povera di testi e, soprattutto, non è specializzata sulla storia culturale delle realtà locali né in ambito naturalistico. È quindi ormai improcrastinabile dotare ogni comune di una propria biblioteca, arricchire di volumi quelle già in funzione e creare specifiche sezioni tematiche. A quest’ultimo fine occorre reperire e catalogare tutti i lavori relativi al territorio già pubblicati e promuovere ricerche da parte di studiosi sulla realtà storica, culturale e ambientale dell’area. La “Relazione sistema storico culturale dalla preistoria al medioevo”31 rappresenta un valido strumento di base, sia come spunto per le ricerche sia per leindicazioni bibliografiche che fornisce. A ciò deve aggiungersi la modernizzazione di questo strumento di studio e ricerca attraverso la creazione di una rete informatizzata che colleghi le biblioteche dei tredici comuni tra loro e consenta a chiunque l’accesso ai dati. Tutto ciò può divenire per i residenti anche un’occasione di occupazione qualificata, specialmente giovanile, e rappresentare uno dei mezzi per la ripresa economica dell’intero bacino. 31 Inclusa nel “Piano di assetto del Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili”pubblicato nel Supplemento Ordinario n. 4 al “Bollettino Ufficiale della Regione Lazio” n. 11 del 20/4/2000, pp. 185 – 425. 156 Tab. 4.31 - Patrimonio architettonico COMUNE Licenza PATRIMONIO ARCHITETTONICO Resti di ville romane (tra cui quella di Orazio – I sec. a.C.) di età repubblicana e imperiale; Tombe e insediamenti agro-pastorali di età repubblicana; Fornace e cisterna di età romana imperiale; Resti di muri romani in opera reticolata e di pavimenti; Resti di edifici romani; Palazzo Orsini (XI sec.) con affreschi del Manenti (XVII sec.); Ninfeo degli Orsini (XV sec.); Chiesa rinascimentale di Maria SS. della Concezione; Chiesa dell’Immacolata Concezione (progetto di Valadier del XIX sec.) Marcellina Cisterne romane; Resti di ville romane; Necropoli romana; Tratto di strada romana pedemontana basolata; Castrum Marcellini (X sec.): Resti della torre e di strutture murarie; Castello di Turrita (XI sec.): resti della torre con borgo e chiesa; Abbazia di S. Maria in Monte Dominici (XI sec.) Monteflavio Ruderi del Castello di Montefalco (XII – XIII sec.); Fontana rinascimentale; Chiesa di S. Martino (XIII sec.); Chiesa di Maria SS. Assunta (XVI sec.) Montorio Romano Rovine di villa romana (II – I sec. a.C.); Insediamento rupestre; Centro storico; Palazzo baronale; Resti del Castrum; Palazzo Barberini (XII – XIII sec.); Colle S. Croce (XIV – XVI sec.); Chiesa di S. Leonardo (XIII sec.) Moricone Terrazzamenti romani in opera poligonale di calcare; Resti di ville rusticoresidenziale di età romana repubblicana e imperiale; Centro storico; Castello; Chiesa parrocchiale dell’Assunta Orvinio Resti di insediamento romano con triplice cinta di mura, terrazzamenti artificiali e aggere; Resti di cinta muraria; Resti di Castello; Castello MalvezziCampeggi (X sec.) con affreschi del Manenti; Resti di chiesa romanica di S. Maria del Piano (monumento nazionale); Fontana monumentale; Chiesa di S. Maria dei Raccomandati (XVI sec.); Chiesa di S. Nicola (XVI sec.) Palombara Sabina Serie di terrazzamenti romani in opera poligonale; Muraglioni romani databili IV sec. a.C.; Complesso romano a pianta quadrangolare in opera poligonale; Sepolcri romani di età repubblicana; Tratti di strada romana; Resti di ville romane di età repubblicana e imperiale; Castello Savelli-Borghese; Abbazia di S. Giovanni in Argentella (VIII – XII sec., monumento nazionale); Convento di S. Francesco; Ruderi del Castrum di Castiglione (XIII sec.); Ruderi del Castello Borghese e della pieve cimiteriale di S. Giovanni evangelista Percile Resti di villa rustica romana di età tardo-repubblicana; Rovine del Castello di Petra Demone (XI sec.); S. Maria della Vittoria (XII sec.); Palazzo Orsini (XIII sec.); Chiesa di S. Lucia (XVII sec.); Rovine di Castel del Lago; Fonte degli Aliucci; 157 Poggio Moiano Torracci (monumenti sepolcrali del II sec. d.C.); Grotta dei Massacci (tomba megalitica); Palazzo Savelli (XVI sec.); Murales nel centro storico; Edicola di S. Liberata; Chiesa di S. Giovanni Battista; Chiesa SS. Assunta Roccagiovine Resti di ville romane residenziali e rustico-residenziali di età repubblicana e imperiale; Resti di tombe romane; Resti di strade romane; Resti di tempio romano di età imperiale; Castello Orsini (XIII sec.); Chiesa di S. Maria sopra le Case (XIII sec.); Chiesetta dei Flagellanti S. Polo d. Cavalieri Insediamento con triplice cinta muraria (età del bronzo – età del ferro); Resti di platee, terrazzamenti e criptoportico di ville di età tardo repubblicana; Resti di ville romane di età imperiale; Dighe di sbarramento romane di età tardorepubblicana; Castello Orsini-Cesi (X sec.); Castrum di Poggio Runci (XII sec.); S. Angelo sul Morra (XII sec.); Torre campanaria (XIII sec.); Insediamento monastico; Chiesa di S. Nicola (XIII – XIV sec.); Chiesa di S. Lucia (XV sec.); Chiesa di S. Rocco (XVII sec.) Scandriglia Resti di ville romane e villa imperiale di Nerva; Ponte romano; Resti di antichi insediamenti; Rocca; Palazzo Anguillara (XV sec.); Chiesa dell’Assunta; S. Maria delle Grazie (XV sec.) Vicovaro Resti romani di cinta muraria in opera quadrata; Resti di numerose ville romane residenziali e rustiche di età repubblicana e imperiale; Insediamenti agricolopastorali di età romana; Tratti di strada romana (Via Valeria); Porta Rei (resti di mura ciclopiche e ingresso a volta con spioncini); Monumento sepolcrale di Caio Menio Basso (I sec. d.C.); Palazzo principesco Cenci-Bolognetti con portale gotico; Tempietto di S. Giacomo Maggiore (XV sec.); Chiesa di S. Sabino (XV – XVIII sec.); S. Pietro (XVIII sec.); S. Salvatore (XVIII sec.) Fonte: elaborazione DECOS Vita Associativa La tabella di sintesi (tab. 4.32) evidenzia una correlazione tra il numero dei residenti e la vita associativa e produttiva: infatti, in linea generale, l’impiantistica sportiva, le associazioni, i luoghi di ritrovo e di ristorazione, le feste, le sagre e le mostre sono in numero maggiore ove maggiore è il numero di abitanti. 1 – Impiantistica sportiva. Gli impianti sportivi sono presenti in ogni comune in misura proporzionale al numero dei residenti; va rilevato che per lo più si tratta esclusivamente di campi di calcio e di calcetto. A parte qualche isolata manifestazione (ippica, ciclismo, ecc.), 158 nella stragrande maggioranza dei casi la partecipazione sportiva si limita al campionato di calcio della squadra comunale. È opportuno che l’impiantistica sportiva nel suo complesso sia sviluppata e maggiormente utilizzata anche attraverso un’azione di sensibilizzazione sull’importanza a qualsiasi età dell’attività fisica e un’adeguata pubblicizzazione della possibilità di fruizione degli impianti comunali. 2 – Associazionismo. Trattandosi di realtà in vari casi molto piccole per quanto riguarda il numero dei residenti, ovviamente la vita associativa risulta essere non molto ricca: tuttavia il rapporto numero abitanti/numero associazioni viene rotto in quei comuni in cui sono presenti diciannove, diciassette, quattordici, dieci associazioni. In questo ambiente lo spirito associazionistico deve essere incrementato e sviluppato: il volontariato è opportuno si indirizzi prevalentemente verso la tutela dei boschi e del paesaggio, specialmente dei terreni comunali non inclusi nel Parco; le associazioni culturali verso il recupero del passato e del folclore locale; quelle sportive dovrebbero diversificare le discipline praticate e incentivare le manifestazioni sportive già organizzate. 3 – Feste, mostre, fiere, sagre, recettività. Va sottolineato che l’azienda della Pro loco è presente in tutti i comuni, con una sola eccezione, e che, a detta degli intervistati, risulta essere attiva e funzionante. Infatti il numero di feste civili, religiose, sagre, mostre, fiere che si tengono in ogni comune è rilevante. In particolare le sagre, pur prevalentemente organizzate durante i mesi estivi, avvengono quasi ogni mese dell’anno e sono strettamente legate alla tradizione produttiva e gastronomica locale. Si tratta però di manifestazioni a carattere giornaliero, dal momento che la recettività è del tutto carente per ciò che riguarda i posti letto, mentre, in rapporto all’attuale numero di fruitori, è sufficiente per ristoranti e bar. Le ragioni di tale situazione sono da ricercare nel fatto che attualmente il flusso turistico non è consistente e, comunque, è ben al di sotto delle potenzialità del territorio: si tratta per lo più di turismo di ritorno e giornaliero, a cui deve aggiungersi quello ambientale, richiamato dalla presenza del Parco. A 159 quest’ultimo proposito si sottolinea la necessità di una politica di raccordo tra gli amministratori comunali e i responsabili del Parco: uno sviluppo dell’immagine del Parco (la sua conoscenza da parte di un pubblico più vasto, il miglioramento della fruibilità, ecc.) non può non recare giovamento alle realtà comunali del suo bacino e, viceversa, un incremento turistico nel territorio circostante non può non avere ripercussioni positive sul Parco. 160 Tab. 4.32 – Tabella di sintesi N. COMUNE ABITANTI PRO LOCO N. N. IMPIANTI E TIPOLOGIA SPORTIVI ASSOCIAZIONI FESTE N. MOSTRE ALBERGHI FIERE E ALTRO N. N. BAR RISTORANTI SAGRE Licenza 957 SI 1 Marcellina 5.508 SI 4 Monteflavio 1.372 SI 1 1.829 NO 1 2.354 SI 2 427 SI 3 10.659 SI 2 216 SI 1 2.510 SI 1 297 SI 2 2.310 SI 3 Scandriglia 2.426 SI 3 Vicovaro 3.714 SI 3 Montorio Romano Moricone Orvinio Palombara Sabina Percile Poggio Moiano Roccagiovine S. Polo dei Cavalieri 1 (sport.), 4 (cult.), 1 (vol.) 7 (sport.), 6 (cult.), 4 (vol.) 0 (sport.), 1 (cult.), 0 (vol.) 1 (sport.), 2 (cult.), 1 (vol.) 2 (sport.), 1 (cult.), 0 (vol.) 1 (sport.), 1 (cult.), 1 (vol.) 5 (sport.), 10 (cult.), 4 (vol.) 1 (sport.), 0 (cult.), 1 (vol.) 2 (sport.), 4 (cult.), 4 (vol.) 1 (sport.), 1 (cult.), 1 (vol.) 1 (sport.), 2 (cult.), 2 (vol.) 1 (sport.), 3 (cult.), 1 (vol.) 2 (sport.), 10 (cult.), 2 (vol.) 22 2 4 6 12 1 9 10 14 0 5 3 13 1 4 2 12 1 6 4 22 3 2 2 17 1 15 8 11 0 2 1 25 3 7 7 12 1 3 1 8 0 8 8 8 3 6 6 15 2 8 2 Fonte: elaborazione DECOS 161 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche MARCELLINA Roma 5508 m 290 s.l.m.; 40 km da Roma; 70 km da Rieti Marcellina sorge sul versante occidentale di Monte Gennaro. Lo stemma e il nome del paese, situato in una zona ricca di resti di importanti ville romane, deriva dalla nobile casata romana dei Marcellini, proprietari del feudo. La sua storia è legata a quella dell’Abbazia benedettina di S. Maria in Monte Dominici, intorno a cui sorse un abitato sparso a carattere agricolo-pastorale. Nel 1218 da Gregorio VII venne operato il trasferimento dell’Abbazia e dell’annesso abitato fra i possedimenti dell’Abbazia di S. Paolo fuori le mura. Alla fine del XIV secolo il borgo divenne feudo della famiglia Orsini; un secolo dopo fu ceduto al cardinale Federico Cesi e, nel 1678, passò ai Borghese. Nel 1909 Marcellina si staccò da S. Polo dei Cavalieri divenendo comune autonomo. L’attuale abitato è frutto di un’aggregazione diffusa di abitazioni rurali che si alternano a resti di strutture rustico-residenziali di età romana, come il criptoportico presente nel centro di Marcellina o la cisterna sottostante il complesso rustico del casale Faccenna. Cisterne romane; Necropoli romana; Tratto di strada romana pedemontana Patrimonio basolata; Resti di ville romane; Castrum Marcellini (X sec.); Resti della torre e di architettonico strutture murarie; Castello di Turrita (XI sec.); Resti della torre con borgo e chiesa 1 (civiltà contadina) N. musei 1 N. biblioteche 4 N. impianti sportivi 1 calcio, 1 polifunzionale, 1 palestra, 1 centro sportivo Tipolo impianti sportivi Corsa podistica (maggio e settembre), campionato di calcio, tornei di calcetto. Manifestazioni sportive 4 N. poliambulatori 0 N. ospedali 1 N. farmacie N. punti incontro anziani 1 N. residenze per anziani 0 N. associazioni: Sportive 7 Culturali 6 Volontariato 4 SI Pro loco COTRAL Tipologia trasporti Abbazia benedettina di S. Maria in Monte Dominici (XI sec.), edificata su resti di Chiese grande villa romana di età repubblicana S. Antonio (gennaio); Candelora (febbraio); Madonna delle Grazie (settembre) Feste religiose Carnevale (febbraio); dei Butteri e della Madonna della Ginestra (maggio); Feste civili Rassegna Internazionale di Polifonia e Canto popolare (settembre) Coppietta, formaggio, polenta, cillitti, bruschetta, impanata e stracciafregnacci Sagre (maggio) Ricamo; estemporanee di fotografia Mostre Dell’artigianato (luglio) Fiere 1 N. alb., pensioni B&B 0 N. agriturismi 9 N. ristoranti, pizzerie 10 Bar Di ritorno, giornaliero Tipologie di turismo Frascarelli (con sugo di salsiccia e pecorino); Cillitti o Strozzapreti (con sugo di Prodotti tipici locali carne); Panzanella (pane raffermo condito con aceto, pomodoro e olio extravergine di oliva); Stracciafregnacci (pane cotto in acqua e condito con sugo finto); Impanata (fatta con siero della ricotta e imbevuta al pane casereccio); Pizza al forno ardente; formaggio; olio; vino; pere; mele; pesche; ciliegie; fichi 162 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche MONTEFLAVIO Roma 1.372 m 850 s.l.m., 52 km da Roma Il paese nasce nel 1570, quando alcuni abitanti di Marcetelli, per sfuggire alle imposizioni fiscali del signore locale, accettarono l’invito del cardinale Flavio Orsini (dal quale il paese prende il nome) di lasciare la propria terra per stabilirsi nella tenuta di Montefalco, in cambio di sgravi fiscali e dell’assegnazione di terre. Così, attraverso opere di bonifica, il nuovo feudo fu trasformato in fondo agricolo e produttivo. Nel luogo ancora oggi indicato con il toponimo di “capanna” due capanne di villaggi costituirono i primi insediamenti abitativi. Successivamente prese forma l’abitato, il cui assetto urbanistico (pressoché immutato fino ai nostri giorni) fu determinato dalla particolare origine del paese e fu frutto di una progettazione pianificata. La mancanza della dimora del signore fece sì che le abitazioni non si sviluppassero in modo caotico intorno al castello o al palazzo, come pure la data di costruzione piuttosto tarda rese superflua la presenza di una cinta muraria di difesa. Il borgo assunse una forma a scacchiera con strade più ampie intersecate da vicoli; la strada principale collegava l’antica chiesa cimiteriale di S. Martino (XI sec.) con la chiesa parrocchiale dell’Assunta, situata sulla piazza principale nel punto più alto dell’abitato. Nel 1644 Moteflavio divenne proprietà della potente famiglia Barberini, che ne mantenne il controllo fino al 1872, quando si costituì il comune. Durante il dominio dei Barberini, in seguito a una seconda emigrazione da Marcetelli, il feudo si arricchì di forza lavoro, che incrementò la pastorizia e l’artigianato del legno. Ruderi del castello di Montefalco: sono ciò che resta di una città fortificata del XII-XIII Patrimonio secolo, distrutta nel XV secolo dai Colonna; Fontana rinascimentale di apprezzabile architettonico fattura, detta la “pilocca” per la sua forma che ricorda il mortaio per il sale 0 N. musei 0 N. biblioteche N. impianti sportivi 1 Tipologia impianti Campo di calcio e tennis sportivi Tornei di calcio e calcetto Manifestazioni sportive 0 N. poliambulatori 0 N. ospedali 1 N. farmacie N. punti incontro 1 anziani N. residenze per 0 anziani N. associazioni: Sportive 0 Culturali 1 Volontariato 0 SI – attiva Pro loco Tipologia trasporti COTRAL S. Martino (XIII sec.) edificata dai Benedettini e dedicata a S. Donato, solo nel 1570 Chiese intitolata a S. Martino, patrono di Marcetelli; parrocchiale dell’Assunta (XVII sec.), restaurata in epoca moderna; Monte Calvario (XVIII sec.) Befana Monteflaviese (gennaio); S. Antonio abate (gennaio); Processione al Monte Feste religiose Calvario (maggio); Madonna delle Grazie (giugno); S. Antonio da Padova (giugno); Infiorata del Corpus Domini (giugno); SS. Maria Assunta (agosto) patrono; S. Rocco (agosto); Madonna della Pietà (settembre); S. Martino (novembre) Carnevale (febbraio); Feste civili Fregnacce (maggio); Pizza fritta e prodotti tipici locali (luglio) Polenta (ottobre) Sagre 0 Mostre 0 Fiere 163 N. alberghi, pensioni B&B N. agriturismi N.ristoranti, pizzerie Bar Tipologie di turismo Prodotti tipici locali 0 0 3 5 Di ritorno, ambientale, scolastico, giornaliero ed estivo Miele, prodotti da forno, olio, polenta, funghi, asparagi, “fregnacce” 164 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione cartografica Origini storiche Patrimonio architettonico N. musei N. biblioteche N. impianti sportivi Tipologia impianti sportivi Manifestazioni sportive N. poliambulatori N. ospedali N. farmacie N. punti incontro anziani N. residenze per anziani N. associazioni: Sportive Culturali Volontariato Pro loco Tipologia trasporti pubblici Chiese Feste religiose Feste civili Sagre Mostre Fiere N. alberghi, pensioni B&B N. agriturismi N. ristoranti, pizzerie Bar Tipologie di turismo Prodotti tipici locali MONTORIO ROMANO Roma 1829 M 560 s.l.m.; 52 km da Roma; 35 km da Rieti Montorio è situato sulle propaggini nord-occidentali dei Monti Lucretili. Le prime notizie intorno a Mons Aureus (toponimo che deriva dal colore giallo-oro della terra) risalgono all’anno 857, quando il borgo divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa. Alla fine del XIV secolo Montorio passò ai Savelli, che, tra alterne vicende, lo mantennero fino al 1577, anno in cui fu ceduto alla famiglia degli Orsini. Nel 1644 passò alla famiglia Barberini. Oggi, grazie al clima salubre, è meta di villeggiatura stagionale. Rovine di villa romana (II-I sec. a.C.); S. Angelo (insediamento rupestre); Centro storico; Palazzo Baronale (detto Palazzo Corte, XIIXIII sec.); Resti del Castrum (abside, base della torre, parti della cinta muraria); Palazzo Barberini (XII-XIII sec.); Colle Santa Croce (XIVXVI sec.); 0 1 1 Polivalente Tornei di calcio e calciotto 0 0 1 1 1 1 2 1 NO COTRAL Santuario Beato Bernardo; Madonna del Rosario e Santi (Chiesa del Cristo Re); S. Leonardo di Noblat (XIII); S. Antonio; S. Barbara; S. Lucia; SS. Crocifisso di Monte Calvario; Cenobio di S. Angelo S. Antonio Abate (gennaio); Venerdì Santo; S. Croce (maggio); Corpus Domini (giugno); Assunta (agosto); Natività S. Vergine (settembre); S. Leonardo di Noblat (novembre) patrono; S. Barbara (dicembre) Montorio d’Estate (agosto) Delle Fettuccine ai funghi porcini (agosto); dell’Olio (agosto) Estemporanee di pittura Tradizionale di merci e prodotti tipici (maggio) 0 1 2 4 Di ritorno; giornaliero; ambientale Fettuccine; frascarelli; reverelli (pasta senza uova); polenta; carni alla brace; olio; vino; castagne; pesche; ciliegie; albicocche; funghi; prodotti da forno 165 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche MORICONE Roma 2354 m 296 s.l.m.; 40 km da Roma; 45 km da Rieti Moricone è situato nella porzione occidentale del Parco Naturale dei Monti Lucretili che si estende in direzione della Sabina, a breve distanza dai Monti Gennaro e Pellecchia. Sono documentati insediamenti umani fin dall’età del bronzo e del ferro (II millennio): si tratta di alcune tombe e consistenti resti di antichi terrazzamenti sulle pendici del Monte Matano, chiamati dai pastori “Maceroni” e attribuiti a insediamenti dei “Castellieri”. Il paese, secondo recenti studi, è stato fondato sulle rovine dell’antica “Regillum”, città sabina patria della Gens Claudia. Regillum scomparve in seguito all’invasione dei Barbari nel 595. In epoca medievale la prima fonte relativa al paese risale a un atto del 1272, in cui l’edificazione del Castello di Moricone viene attribuita alla famiglia Savelli, signori di Palombara. Questi rimasero signori incontrastati del territorio per lunghi secoli (tranne quando Alessandro VI confiscò i loro beni in favore di Giulio Orsini). Nel 1619 i Savelli vendettero il feudo a Marcantonio Borghese, che trasformò l’assetto di Moricone con la costruzione del Palazzo Baronale, la realizzazione dell’acquedotto e la creazione di alcune mole per il grano e per le olive. Nel 1871 ai Borghese subentrarono i Torlonia, che amministrarono i beni di Moricone fino a pochi decenni fa, quando per eredità i possedimenti passarono agli Sforza Cesarini. In epoca recente il territorio è stato venduto o lottizzato fra gli abitanti del luogo. Terrazzamenti romani di calcare in opera poligonale; Resti di ville rusticoPatrimonio residenziali di età romana repubblicana e imperiale; Centro storico; Castello architettonico (Palazzo baronale costruito probabilmente dai Borghese) 0 N. musei 1 N. biblioteche 2 N. impianti sportivi Tipologia impianti Bocce; calcio; basket; tennis sportivi Campionato di calcio; corse di cavalli ad ostacoli Manifestazioni sportive 0 N. poliambulatori 0 N. ospedali 1 N. farmacie N. punti incontro anziani 1 N. residenze per anziani 0 N. associazioni: Sportive 2 Culturali 1 Volontariato 0 SI – attiva Pro loco COTRAL Tipologia trasporti Gesù e Maria; S. Maria dell’Assunta, con dipinto di Antoniazzo Romano; Chiesa e Chiese monastero delle Clarisse; Chiesa e Convento dei Padri Passionisti S. Antonio (gennaio); Venerdì Santo; S. Liberatore (maggio) patrono; del Beato Feste religiose Bernardo (luglio); dell’Assunta (agosto); Madonna del Passo (settembre) Estate moriconese (luglio – settembre); 4 novembre Feste civili Bruschetta e olio (gennaio); Pesca Reginella (agosto); Pizza (agosto) Sagre 0 Mostre Agricoltura e generi vari (agosto) Fiere N. alberg., pensioni B&B 0 1 N. agriturismi 4 N. ristoranti, pizzerie 6 Bar 166 Tipologie di turismo Prodotti tipici locali Di ritorno; giornaliero; scolastico; ambientale; stanziale estivo Pasta e fagioli; fettuccine ai funghi; fettuccine agli asparagi; frascarelli; fagioli con le cotiche; agnello, maiale, cinghiale e vitello alla brace; salsicce; fegatelli; olio; ciliegie; pesche; formaggi ovini; frutta; vino; prodotti da forno; 167 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche ORVINIO Rieti 427 m 830 s.l.m.; 55 km da Roma; 40 km da Rieti Situato sulle pendici dello spartiacque del fiume Turano, l’attuale paese sorge sul luogo di Orvinium, città tra le più importanti dell’antica Sabina, distrutta prima del X secolo forse dai saraceni. Il borgo, sorto intorno a una torre difensiva, fu per secoli sotto il controllo dei monaci Benedettini di S. Maria del Piano e si trova menzionato negli Statuti Tiburtini del XIV e XVI secolo, risultando tra i castelli di influenza del comune di Tivoli. Nel Quattrocento risulta essere un possedimento della famiglia Orsini; nel 1558 fu ceduto ai Tuttavilla e, attraverso ulteriori passaggi, divenne una proprietà dei Borghese nel 1638, quando assunse il titolo di ducato. Secondo la tradizione, nel IX secolo l’antico nome fu sostituito con “Canemorto”, quando Carlo Magno riportò una grande vittoria sui Saraceni facendone strage: da qui “cani morti” e “Canemorto”. Il nome rimase fino al 1863, quando fu adottato quello più antico, italianizzato in “Orvinio”. Resti di insediamento romano con triplice cinta di mura, terrazzamenti artificiali e Patrimonio aggere; Tratti di cinta muraria con torri di difesa; Resti di castello (maschio e cinta architettonico muraria, XIII sec.); Castello Malvezzi-Campeggi (X secolo) con cappella interna affrescata da Ascanio Manenti; Resti della chiesa romanica di S. Maria del Piano (Monumento nazionale); Fontana monumentale 1 (Naturalistico Orchidee Spontanee) N. musei 1 N. biblioteche 3 N. impianti sportivi Tipologia impianti spor Calcetto; tennis Manifestazioni sportive Tornei di calcetto; cicloraduno (luglio) 0 N. poliambulatori 0 N. ospedali 1 N. farmacie 1 N. punti anziani N. residenze per anziani 0 N. associazioni: Sportive 1 (cacciatori) Culturali 1 Volontariato 1 (protezione civile) SI – attiva Pro loco COTRAL Tipologia trasporti S. Maria del Piano (medievale con portale rinascimentale); S. Maria dei Chiese Raccomandati al Conventino (con affreschi del Manenti, pittore nativo di Orvinio, XVI sec.); S. Giacomo; S. Nicola Venerdì Santo; Madonna di Vallebona; Corpus Domini (giugno); S. Antonio Feste religiose (giugno); Processione dei Butteri (luglio); S. Rocco (agosto); Assunzione della Beata vergine Maria (agosto); S. Nicola (agosto) patrono; Natività Maria Santissima Carnevale (febbraio); del Papà con i frittelli di S. Giuseppe (marzo); della Mamma Feste civili (maggio) Agosto Orviniese Polentone (gennaio); lu’ Pizzillu (pizza cotta sotto la brace con salsicce e carne Sagre locale); Sagne con i funghi 0 Mostre Fiere merci: marzo, aprile, luglio, agosto, settembre, ottobre, dicembre Fiere 2 N. alb., pensioni B&B 1 N. agriturismi 2 N. ristoranti, pizzerie 2 Bar Di ritorno, ambientale, giornaliero Tipologie di turismo Fettuccine con funghi; polenta; farro; patate; carne; cinghiale; prodotti da forno Prodotti tipici locali 168 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche PALOMBARA SABINA Roma 10.659 m 372 s.l.m.; 36 km da Roma; 60 km da Rieti Palombara sorge su un colle ai piedi di Monte Gennaro. I primi insediamenti abitativi nella zona risalgono probabilmente all’età preromana; in età romana numerosi i resti di ville di epoca repubblicana con fasi costruttive che arrivano fino al II secolo d.C. Menzionato per la prima volta nel 1029, il Castrum Palombarum è nato tra il X e l’XI secolo, infatti un ramo dei Crescenzi di Sabina ebbe nell’XI secolo il titolo di conti di Palombara; nel 1276 il feudo passò ai Savelli. Successivamente, per la sua posizione strategica, il paese fu conteso dagli Orsini e dai Savelli, che lo sottoposero a numerosi assedi, culminati nel saccheggio del 1556 durante la guerra tra Paolo IV e gli spagnoli. Tuttavia il castrum non fu mai abbandonato e in epoca moderna divenne un capoluogo di governo dello Stato Pontificio. Palombara si costituì in comune nel 1870. Il centro storico si sviluppa con schema concentrico sulla cima del colle di Palombara, intorno al Palazzo Baronale, il cui impianto di struttura fortificata (XI secolo) si deve alla famiglia Crescenzi, conti di Palombara. Nel Quattrocento il palazzo fu ristrutturato, assumendo i caratteri di residenza signorile. Serie di terrazzamenti romani in opera poligonale; Muraglioni romani databili IV sec. Patrimonio a.C.; Complesso romano a pianta quadrangolare in opera poligonale; Sepolcri romani di architettonico età repubblicana; Tratti di strada romana; Resti di ville romane di età repubblicana e imperiale; Castello Savelli-Borghese; Abbazia di S. Giovanni in Argentella (VIII – XII sec., monumento nazionale); Convento di S. Francesco; Ruderi del Castrum di Castiglione (XIII sec.) con due cinte murarie merlate; Ruderi del Castello Borghese e della Pieve cimiteriale di S. Giovanni Evangelista in Stazzano 1 (naturalistico) N. musei 1 N. biblioteche N. impianti sportivi 2 Campi di pallavolo e calcio Tipologia impianti Manifestazioni sport Tornei di pallavolo e calcio 1 N. poliambulatori 1 N. ospedali 2 N. farmacie 1 N. punti anziani N. residenze anziani 1 N. associazioni: Sportive 5 Culturali 10 Volontariato 4 SI – attiva Pro loco Tipologia trasporti COTRAL, 1 linea urbana S. Biagio; S. Egidio; S. Maria del Gonfalone; S. Pietro; Convento di S. Giovanni in Chiese Argentella; delle Immagini; S. Nicola S. Antonio (gennaio); S. Biagio (febbraio) patrono; S. Giuseppe (marzo); Venerdì Santo Feste religiose (rappresentazione teatrale della Passione); Corpus Domini (giugno);Madonna della Neve (agosto); S. Lucia (settembre); S. Egidio (settembre) Di S. Vito (giugno) a Cretone; Estate palombarese (luglio-settembre); Concerti di Feste civili Natale Cerasa (giugno); Persica (luglio) Sagre Rassegna dell’olio extra vergine della Sabina (marzo); Festival cinematografico delle Mostre Cerase (giugno); Estemporanee di pittura, scultura, fotografia; Mercato dell’Artigianato (ultima domenica di ogni mese) 0 Fiere N.alb, pensioni B&B 0 1 N. agriturismi N.ristoranti, pizzerie 8 169 15 Bar Tipologie di turismo Di ritorno; ambientale; scolastico; giornaliero Prodotti tipici locali Zuppa dei Monti Lucretili (con funghi locali, fagioli e verdure); fettuccine con funghi porcini; polenta; sagne; frascarelli; pasta e fagioli; arrosti alla brace; gnocchetti; tagliolini con fagioli; coratella con carciofi; pan giallo; prodotti da forno; ciliegie; pesche; olio; vino; olive da tavola; latte; abbacchio; carne; funghi; tartufi; miele 170 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche PERCILE Roma 216 m 575 s.l.m.; 56 km da Roma Percile è situato sull’alta valle del torrente Licenza. A parte i reperti archeologici relativi a un insediamento databile alla prima età del Bronzo, il primo documento in cui appare il nome del paese risale alla metà del IV secolo a proposito di un lascito denominato “Fundum Percilianum”, situato in territorio sabino. All’epoca romana risalgono anche frammenti di pavimentazione nelle vicinanze della “Fonte degli Aliucci” e un cippo sepolcrale. Il nucleo originario del borgo fu costituito nell’anno 886 dai soldati di ventura di Carlo il Calvo dopo la vittoria sui Saraceni nella Piana di S. Cosimato. Agli inizi dell’XI secolo il conte Ottone di Sabina donò la proprietà di Percile all’Abbazia di Farfa, sotto la cui guida il feudo rimase per oltre due secoli. A questo periodo risale la costruzione del Castello di Pietra Demone. Alla fine del Duecento Percile fu ceduto alla famiglia Orsini, finchè nel 1608 venne acquistato da Giovanni Battista Borghese duca di Rignano Resti di villa rustica romana di età tardo-repubblicana; Rovine del Castello di Patrimonio Petra Demone (XI secolo); Palazzo Orsini (XIII secolo); Rovine di Castel del architettonico Lago (XI sec.); Fonte degli Aliucci 0 N. musei 1 N. biblioteche 1 N. impianti sportivi Tipologia impianti sport Polivalente Tornei di calcio Manifestazioni sportive 0 N. poliambulatori 0 N. ospedali 0 N. farmacie N. punti incontro anziani 1 N. residenze per anziani 0 N. associazioni: Sportive 1 Culturali 0 Volontariato 1 (protezione civile) Si – attiva Pro loco COTRAL Tipologia trasporti S. Lucia; S. Anatolia; S. Maria del Rosario; S. Maria della Vittoria (XII sec.) Chiese Venerdì Santo; Corpus Domini (giugno); Processione dell’Inchinata (agosto); SS. Feste religiose Nome di Maria (settembre); S. Lucia (dicembre) patrona Agosto Percilese; Concerto di S. Maria Feste civili Bruschetta; Ramiccia (ottobre); Castagna (novembre); Albero (novembre) Sagre 0 Mostre 0 Fiere N. alberghi, pensioni 0 B&B 0 N. agriturismi 1 N. ristoranti, pizzerie 2 Bar Di ritorno; giornaliero Tipologie di turismo Ramiccia (fettuccine fatte in casa tagliate finissime); sagne di farro; panonta Prodotti tipici locali (strisce di lardo cotte alla brace e accompagnate con pane di grano); braciole di pecora; asparagi selvatici; rigni (cicoria di campo); lavari (crescione selvatico); rapacciole (rape selvatiche senza bulbo); castagne; salsicce; carne bovina; prodotti da forno 171 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche POGGIO MOIANO Rieti 2510 m 500 s.l.m.; 60 km da Roma; 30 km da Rieti Poggio Moiano è situato su una collina alle falde del Monte Piano. Non si hanno notizie certe sull’origine del paese. Secondo alcuni nasce tra il 1037 e il 1083; secondo altri già nel 773 c’è un nucleo abitativo della zona, che si sarebbe poi sviluppato tra il 900 e il 1000. Comunque tutti i documenti che riportano il nome di Poggio Moiano sono successivi al 1083. Già possesso dell’Abbazia di Farfa, il feudo passò poi a diversi signori tra cui i Mareri e i Savelli. Questi ultimi, con alterne vicende, lo mantennero fino al 1633, quando lo cedettero al principe Marcantonio Borghese, che lo fece governare dai suoi vassalli fino alla vendita alla famiglia Torlonia. La frazione Osteria Nuova ebbe un ruolo importante al tempo dei romani: trovandosi sulla Salaria a un giorno di marcia da Roma, era punto di riposo e di cambio. Qui sono stati rinvenute 98 statue provenienti da una villa romana (oggi conservate in un museo di Copenaghen) e si trovano i Torracci e la Grotta dei Massacci. Patrimonio architettonico I Torracci (monumenti sepolcrali del II secolo d.C.); Grotta dei Massacci (tomba megalitica); Palazzo Savelli (XVI sec.); Murales nel centro storico; Edicola di S. Liberata 1 (archeologico) N. musei 1 N. biblioteche 1 N. impianti sportivi Tipologia impianti sportivi Polivalente Tornei di calcetto Manifestazioni sportive 2 N. poliambulatori 0 N. ospedali 1 N. farmacie 1 N. punti incontro anziani 0 N. residenze per anziani N. associazioni: Sportive 2 Culturali 4 Volontariato 4 SI – attiva Pro loco Tipologia trasporti COTRAL pubblici S. Giovanni Battista e Immacolata Concezione; S. Martino; S. Sebastiano e S. Chiese Anna; Edicole rupestri; SS. Assunta (con dipinti del Manenti) S. Sebastiano (gennaio) patrono; S. Antonio Abate (gennaio); Corpus Domini Feste religiose (giugno) infiorata (concorso nazionale); S. Antonio da Padova (giugno); Madonna Assunta (agosto); S. Rocco (agosto); Estate Moianese – Restate con noi; Autunno musicale; Carmen Sabinum, Feste civili biennale di poesia dialettale Da Piazzetta a Piazzetta (sagra gastronomica); Bruschetta Sagre 0 Mostre Mensile in Osteria Nuova; di S. Martino (novembre) Fiere N. alberghi, pensioni B&B 3 0 N. agriturismi 7 N. ristoranti, pizzerie 7 Bar Di ritorno; fine settimana; stagionale Tipologie di turismo Maccheroni; coratella; olio biologico; prodotti da forno; carni bovina e ovina, Prodotti tipici locali pollame (biologiche) 172 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche ROCCAGIOVINE Roma 297 m 518 s.l.m.; 50 km da Roma Roccagiovine si è sviluppato intorno al Castello, arroccato su una parete rocciosa che domina la Valle Ustica. A parte le testimonianze archeologiche riferibili al Neolitico finale (IV millennio), probabilmente l’insediamento ha avuto origine dalla presenza di un tempio di età romana dedicato alla dea Vacuna; rimangono come testimonianza un’epigrafe murata sotto la cinta del castello, resti di tombe e ville rustiche residenziali di età repubblicana e imperiale. Il borgo venne edificato in un fondo di proprietà del monastero di S. Cosimato, che nel 1241 lo cedette al monastero di SS. Sebastiano e Fabiano. Nel 1315 il primo signore, Giovanni Orsini, dettò gli Statuti e il feudo restò sotto il governo di questa famiglia fino al 1632, quando un terzo di esso fu venduto a Marcantonio Borghese. Il paese subì una fase di spopolamento che fu superata dopo la vendita alla famiglia Nuñez Sanchez, che lo cedette nel 1824 al marchese del Gallo, i cui discendenti sono gli attuali proprietari del castello. Resti di ville residenziali e rustico-residenziali di età romana repubblicana e Patrimonio imperiale; Resti di sepolcri romani; Resti di strade romane; Resti di tempio romano architettonico di età imperiale; Castello Orsini (XIII sec.) 0 N. musei 1 N. biblioteche 2 N. impianti sportivi Tipologia impianti Campi di calcio e bocce sportivi Manifestazioni sportive Tornei di calcio e bocce estivi 1 N. poliambulatori 0 N. ospedali 1 (dispensario) N. farmacie N. punti incontro 1 anziani N. residenze per anziani 0 N. associazioni: Sportive 1 (anche culturale) Culturali 1 (anche sportiva) 1 (protezione civile) Volontariato SI – attiva Pro loco Tipologia trasporti COTRAL pubblici S. Nicola; Chiesetta dei Flagellanti; S. Maria sopra le Case (XIII sec.) Chiese Venerdì Santo; Madonna di Ronci (maggio); Corpus Domini (giugno); Madonna Feste religiose della Neve (agosto) patrona; S. Nicola di Bari (dicembre) Capodanno; Carnevale (febbraio); Addio all’estate (agosto); Feste civili Pizza fritta (ottobre); Castagna (ottobre) Sagre Ucinetto, fotografica, pittorica (ottobre); Nazionale del coltello d’arte (ottobre) Mostre 0 Fiere N. alber.,pensioni B&B 1 (B&B) 0 N. agriturismi 1 N. ristoranti, pizzerie 3 Bar Di ritorno; scolastico; naturalistico; giornaliero; speleologico Tipologie di turismo Olio; miele; castagne; prodotti da forno; carne (agnello, pecora) Prodotti tipici locali 173 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche SAN POLO DEI CAVALIERI Roma 2310 m 651 s.l.m.; 42 km da Roma San Polo dei Cavalieri sorge sulla sommità di una cima delle propaggini meridionali del gruppo del Morra. Testimonianze del popolamento dell’area sono riferibili a un abitato su altura della fine dell’età del Bronzo. Sono stati rinvenuti anche resti di ville e impianti rustici romani costruiti a partire dalla tarda età repubblicana. Un documento del 945 sancisce il passaggio del “Castellum Sancti Pauli in lana” al monastero benedettino di S. Paolo in Roma. Nel 1429 gli Orsini ottennero il feudo di S. Polo con il castello, che, ristrutturato, divenne dimora dei signori di Tagliacozzo, ramo al quali gli Orsini di S. Polo appartenevano. Nel 1558 il feudo passò al cardinale Pier Donato Cesi e S. Polo venne denominato non più castello, ma Palazzo Baronale. Il Palazzo con le terre annesse nel 1678 divenne proprietà della famiglia Borghese. Insediamento con triplice cinta muraria (fine età del Bronzo e inizi età del Ferro); Patrimonio Resti di platee, terrazzamenti e criptoportico di ville di età romana tardoarchitettonico repubblicana; Resti di ville romane di età imperiale; Dighe di sbarramento romane di età tardo-repubblicana; Castello Orsini-Cesi (X sec.); Castrum di Poggio Runci (XII sec.); S. Angelo sul Morra (XII sec.); Torre campanaria (XIII sec.); Insediamento monastico 1 (preistorico) N. musei 0 N. biblioteche 3 N. impianti sportivi Tipologia impianti Calcio e calcetto, polivalente sportivi Manifestazioni sportive Campionato di calcio 0 N. poliambulatori 0 N. ospedali 1 N. farmacie N. punti incontro 1 anziani N. residenze per anziani 0 N. associazioni: Sportive 1 Culturali 2 2 Volontariato SI Pro loco Tipologia trasporti COTRAL pubblici S. Lucia; S. Nicola; S. Rocco Chiese S. Antonio (gennaio); Candelora (febbraio); Venerdì Santo; Corpus Domini Feste religiose (giugno); Madonna del Buon Consiglio (agosto); S. Nicola (dicembre) patrono; Estate Sampolese (luglio – agosto) Feste civili Olio di oliva e bruschetta (gennaio) Sagre 0 Mostre 0 Fiere N. alberghi, pensioni 0 B&B 0 N. agriturismi 8 N. ristoranti, pizzerie 8 Bar Di ritorno; stagionale; naturalistico Tipologie di turismo Cillitti (pasta di acqua e farina) conditi con sugo all’aglio, olio, peperoncino e Prodotti tipici locali pecorino; polenta; frascarelli; olio; ciliegie; miele; funghi; prodotti da forno 174 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche SCANDRIGLIA Rieti 2426 m 535 s.l.m.; 50 km da Roma; 35 km da Rieti Probabilmente in epoca romana nel territorio di Scandriglia sulle pendici del Monte Serrapopoli sorgeva Mefila, cittadina forse di origine greca che ospitò ville patrizie e diventò il fondo agrario della famiglia senatoriale degli Scandillii. Quasi sicuramente la costruzione del “Castrum Scandriliae”, castello che divenne punto di difesa per la popolazione, risale al IX-X secolo, periodo in cui i Saraceni invasero la Sabina. Nell’XI secolo Scandriglia era proprietà del conte Erbeo, che la donò al Monastero di Farfa, sotto la cui influenza rimase alcuni secoli. Successivamente il paese passò in enfiteusi agli Orsini e agli Anguillara. Nel 1639 divenne proprietà della Camera Apostolica. Patrimonio architettonico Resti di ville romane e villa imperiale di Nerva; Ponte romano (Ponte del Diavolo); Resti di antichi insediamenti; Rocca; Palazzo Anguillara con affreschi tardo-gotici di Antoniazzo Romano (XV sec.) 0 N. musei 0 N. biblioteche 3 N. impianti sportivi Tipologia impianti sportivi Calcio; tennis; palestra Calcio e tennis Manifestazioni sportive 0 N. poliambulatori 0 N. ospedali 1 N. farmacie 2 N. punti incontro anziani 2 N. residenze per anziani N. associazioni: Sportive 1 Culturali 3 Volontariato 1 (protezione civile) SI – attiva Pro loco Tipologia trasporti COTRAL; 1 linea urbana pubblici S. Maria Assunta in Cielo; S. Maria del Colle e Santuario di S. Maria delle Chiese Grazie (in Località Ponticelli); S. Maria Assunta (in località Ponticelli); Chiesetta rurale di S. Barbara in zona S. Barbara; Convento di S. Nicola; Monastero di S. Salvatore Maggiore; S. Antonio; Corpus Domini (giugno); S. Barbara (dicembre) patrona; S. Biagio Feste religiose Carnevale; Ferragosto Scandrigliese; dell’Olio di oliva (dicembre) Feste civili Sagne (agosto) Sagre 0 Mostre 0 Fiere N. alberghi, pensioni B&B 0 3 N. agriturismi 6 N. ristoranti, pizzerie 6 Bar Di ritorno; giornaliero; stagionale Tipologie di turismo Sagne; maccheroni; polenta; prodotti da forno; olio; frutta, ortaggi; formaggi Prodotti tipici locali ovini e caprini; vino; carni suine, bovine e ovine; cinghiale 175 Comune di Provincia di N. abitanti Localizzazione Origini storiche VICOVARO Roma 3714 m 355 s.l.m.; 45 km da Roma Vicovaro è di origine equa. Il nucleo dell’antica Varia, delimitato da una cinta muraria in opera quadrata, rappresenta il centro fortificato più importante dell’area in età repubblicana. Numerosi nel territorio sono i resti di età romana repubblicana e imperiale. Nel VI secolo il borgo subì le scorrerie dei Longobardi e nell’877 un’incursione saracena ne determinò l’abbandono. Nel XII secolo Vicus Variae fu ricolonizzato e nel 1191 papa Celestino III cedette il territorio agli Orsini, che ricostruirono la rocca e la cinta muraria. Nel XVII secolo il castrum passò ai Bolognetti. Patrimonio architettonico Resti romani di cinta muraria in opera quadrata; Resti di numerose ville romane residenziali e rustiche di età repubblicana e imperiale; Insediamenti agricolopastorali di età romana; Tratti di strada romana (Via Valeria); Porta Rei (resti di mura ciclopiche e ingresso a volta con spioncini); Monumento sepolcrale dedicato a Caio Menio Basso (I sec. d.C); Palazzo Principesco Cenci-Bolognetti con portale gotico; 0 N. musei 1 N. biblioteche 3 N. impianti sportivi Tipologia impianti sportivi Polivalenti Maratona dei Monti Lucretili; tornei di calcio e calcetto Manifestazioni sportive 1 N. poliambulatori 0 N. ospedali 1 N. farmacie 1 N. punti incontro anziani 0 N. residenze per anziani N. associazioni: Sportive 2 Culturali 10 Volontariato 2 SI – attiva Pro loco COTRAL; FF.SS. Tipologia trasporti S. Pietro Apostolo; Tempietto di S. Giacomo Maggiore (XV sec.); S. Salvatore; Chiese S. Sabino; S. Maria delle Grazie; S. Antonio Abate; S. Maria del Sepolcro; Convento Francescano S. Antonio (gennaio) patrono; Venerdì Santo (rievocazione storica della Feste religiose Passione); Corpus Domini (giugno); Maria SS. Avvocata Nostra; Madonna del Carmine; Processione notturna della Madonna di Loreto Carnevale; della Cultura (giugno); Estate Vicovarese (agosto); Feste civili Commemorazioni Martiri delle Pratarelle (giugno) Pagnotta Vicovarese (giugno) Sagre Premio Arte Marcantonio Sbellico (luglio); Mostre Esposizione dell’artigianato (luglio); del Perdono (agosto); Mercatino di Natale Fiere N. alberghi, pensioni B&B 2 0 N. agriturismi 2 N. ristoranti, pizzerie 8 Bar Di ritorno; giornaliero; naturalistico; speleologico Tipologie di turismo Sagne aglio e olio; polenta con lumache; pane e prodotti da forno; confetture del Prodotti tipici locali sottobosco; salsicce; olio, vino e carne bovina di montagna 176 4.2 Analisi SWOT (Strengths, Weakness, Opportunities, Threats) IL PARCO REGIONALE NATURALE DEI MONTI LUCRETILI Punti di forza Contesto territoriale strutturato in Parco Regionale. Vicinanza a una conurbazione di diversi milioni di abitanti. Rete stradale di accesso servita da autostrada sul lato orientale . Ambiente archeologico-naturalistico di pregio. Insediamenti accentrati con disponibilità abitative in esubero. Paesaggi adeguatamente conservati e di ulteriore valorizzazione. Risorse umane qualificabili in settori diversi da quelli tradizionali. Opportunità Consistente richiesta di fruizione ambientale dell’area protetta. Sviluppo di itinerari turistici a carattere naturalistico, archeologico, religioso ed enogastronomico. Trasformazione del patrimonio immobiliare a fini residenziali e turistici. Margini di miglioramento produttivistico per le attività rurali tradizionali. Sviluppo di un sistema di valorizzazione delle particolarità paesaggistiche. Punti di debolezza Risorse naturali a bassa produttività per il settore agro-forestale. Limitato rinnovo generazionale nel settore rurale. Rete viaria interna inadeguata e difficoltà di accesso sul lato occidentale. Insoddisfacente percezione di insieme del Parco e delle sue specificità e potenzialità. Scarsa attitudine all’imprenditorialità nei settori non tradizionali. Insufficiente disponibilità allo associazionismo. Scarsa capacità ricettiva per il turismo. Scarsa capacità di impatto dell’Ente Parco sul territorio per sue carenze strutturali (in attenuazione) Minacce Perdita del patrimonio edile nei centri urbani. Inadeguata cura del patrimonio rurale per carenze di indirizzo e di governo. Deterioramento del paesaggio per calamità o disordine urbanistico. Mancanza di qualificazione professionale per le nuove iniziative di valorizzazione. Attrazione esercitata dalle aree limitrofe più sviluppate. 177 178 SETTORE SOCIO-DEMOGRAFICO Punti di forza Popolazione in costante aumento, dopo l’esodo degli anni 1951-1971. Discreta capacità di attrazione della popolazione, sia verso l’interno sia verso l’esterno (saldo migratorio positivo). Presenza di una quota di stranieri con amichevoli rapporti con la popolazione locale. Presenza di una quota ancora apprezzabile di popolazione giovane. Incremento generalizzato del livello di istruzione. Presenza di risorse umane qualificate. Aumento delle attività legate ai servizi. Tessuto sociale coeso. Opportunità Aumento della domanda di servizi sociali di qualità. La domanda proviene sia dalle fasce di popolazione più anziana (servizi sociosanitari) sia dai giovani (servizi nel campo della scuola, lavoro, tempo libero, ecc.). Incremento dei trend di domanda di fruizione di servizi ricreativi e naturalistici. La domanda viene associata a una maggiore sensibilità per il patrimonio culturale, le tradizioni, le identità culturali. Crescente attenzione della popolazione alle tematiche ambientali. Imprenditorialità giovanile nel settore dei servizi. Punti di debolezza Diminuzione della natalità. Invecchiamento della popolazione, con forte componente di non attivi. Fenomeni di femminilizzazione della popolazione. Struttura per età della popolazione caratterizzata da una crescita delle classi più anziane di età e una corrispondente diminuzione di quelle giovani. Decremento degli occupati nel settore agricolo e dell’industria. Scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Inadeguata offerta di servizi. Minacce Popolazione che, caratterizzata da un calo delle nascite, restando costanti i livelli di mortalità, presenta un forte rischio di invecchiamento e femminilizzazione. Vicinanza della città di Roma che comporta il rischio di perdita delle risorse umane più qualificate. Perdita del “saper fare”, cioè delle abilità manuali degli artigiani e degli operai qualificati. Abbandono dei paesi più piccoli a favore dei centri maggiori. 179 SETTORE URBANISTICO-SERVIZI Sistema: il tessuto urbano e le infrastrutture Punti di forza Presenza di centri abitati di notevole interesse. Presenza di edifici e strutture valorizzabili e utilizzabili a fini turistico-ricreativi. Viabilità secondaria che collega tutti i principali centri del Parco. Opportunità Localizzazione relativamente vicina alla Capitale e con importanti vie di collegamento. Potenzialità di sviluppo socio-economico nel settore dei servizi turistico-ricreativi. Opportunità di sviluppo delle produzioni zootecniche. Punti di debolezza Carenza di infrastrutture che rendano più agevole la fruizione delle risorse naturali e culturali offerte dal territorio. Assenza di strutture recettive in grado di rappresentare un’attrattiva per visitatori e turisti. Carenza di personale qualificato nell’ambito di iniziative coordinate per la valorizzazione in chiave economica delle risorse Minacce Scarsa manutenzione e cura delle infrastrutture esistenti con possibile innescarsi di fenomeni di degrado ambientale e di caduta di interesse da parte del pubblico. Carenza di iniziative private per la valorizzazione delle risorse e assenza di personale qualificato per il coordinamento delle iniziative. Sistema: l’acqua e l’idrologia Punti di forza Presenza di due laghetti e diverse sorgenti. I centri abitati sono serviti da acquedotto consortile Punti di debolezza Registrata negli ultimi anni una riduzione della portata delle sorgenti. presenza delle sorgenti in proprietà privata e in zone a riserva integrale. Opportunità Minacce Necessità di pervenire ad accordi volontari Persistenza della contrapposizione tra tra le parti per l’uso razionale delle risorse. proprietari dei fondi e allevatori. Possibilità di realizzare progetti per il trasferimento di quota parte dell’acqua in aree più appetibili. 180 SETTORE FORESTALE ED AMBIENTALE Sistema: il sistema ecologico-ambientale Punti di forza Punti di debolezza Presenza di habitat e di specie di rilevante valore ambientale che rendono tipico il Parco. Quadro d’insieme di rilevante interesse ecologico e sociale. Ampia diversità di risorse ambientali. Spiccata vocazione delle risorse alla produzione di esternalità positive. Opportunità Potenzialità di sviluppo socio-economico nel settore dei servizi ambientali e nella produzione di beni tipici del sistema locale. Diversificazione delle opportunità di sviluppo. Localizzazione geografica relativamente vicina alla Capitale. Elevata presenza di beni pubblici puri. Assenza di un sistema integrato che consenta la valorizzazione indiretta delle risorse. Mancanza di personale qualificato nell’ambito di iniziative coordinate per la valorizzazione in chiave economica delle risorse ambientali. Minacce Assenza di personale qualificato per il coordinamento delle iniziative. Prevenzione e lotta ai processi di degrado. Depauperamento dei capitali stabilmente investiti sul territorio. Sistema: il territorio Punti di forza Complesso montuoso omogeneo e accorpato. Variabilità morfologica del territorio, con ripidi pendii e pianori di quota. Presenza delle tipiche formazioni del paesaggio calcareo. Paesaggi interessanti e in buona misura ben conservati. Punti di debolezza Difficile accessibilità alle aree interne al Parco a causa delle ripide pendenze nella fascia pedemontana. Presenza di inerti già di interesse per il mercato. Scarsa conoscenza del fenomeno carsico locale. Opportunità Presenza di una seggiovia per il trasporto in quota degli utenti. Possibilità di conseguire una valorizzazione del territorio in forma coordinata con altre risorse del Parco. Minacce Asprezza del territorio che potrebbe ostacolarne l’uso e la ricreazione da parte delle fasce sociali più deboli. 181 Sistema: il sistema floristico-vegetazionale e forestale Punti di forza E’ la componente ambientale più rilevante del Parco. Concentrazione della proprietà soprattutto tra enti pubblici per la sua salvaguardia. Presenza di ecosistemi a elevato valore ecologico. Gestione corrente del soprassuolo forestale secondo criteri cautelativi. Punti di debolezza Frammentazione della proprietà forestale tra vari enti. Soprassuoli con produzione legnosa a basso valore unitario. Tendenza all’abbandono e all’evoluzione incontrollata dei soprassuoli. Assenza di realtà imprenditoriali per l’uso delle risorse forestali e senilizzazione degli addetti. Esercizio delle attività forestali sulla base di iniziative di breve periodo. Terziarizzazione dell’economia forestale. Opportunità Minacce Possibilità di pervenire a una pianificazione Evoluzione incontrollata degli ecosistemi. forestale coordinata su scala estesa. Abbandono e depauperamento di strutture e Promozione di politiche per l’uso integrato infrastrutture. delle risorse forestali con le altre risorse del Incapacità di utilizzare le opportunità Parco. derivanti dal nascente mercato del carbonio. Promozione di forme associative di gestione del patrimonio, capaci di operare non solo sul sistema forestale ma anche di valorizzarne i servizi. Sistema: la fauna selvatica e gli altri animali Punti di forza Presenza di varie specie di fauna selvatica di rilevante interesse ambientale. Forte richiamo da parte dei visitatori. Punti di debolezza Presenza di animali inselvatichiti (cani e bovini) e di fauna selvatica (cinghiali) che sottraggono risorse, intimoriscono gli animali in allevamento. Opportunità Minacce Possibilità di valorizzare la presenza della Sovraccarico degli animali selvatici, in fauna selvatica quale componente particolare dei cinghiali, date le risorse idriche tipicizzante del Parco. e foraggere disponibili. Impossibilità di attivazione di progetti per la valorizzazione del settore zootecnico per la presenza di animali inselvatichiti. 182 SETTORE AGRO-ALIMENTARE Olivicoltura Punti di forza Tradizione nella produzione olivicola. Qualità del prodotto. Buona conoscenza del prodotto anche al di fuori dell’area di produzione. Riconoscimento del marchio di qualità DOP Sabina Punti di debolezza Aziende in posizione marginale. Part-time degli operatori. Frammentazione fondiaria. Scarso sfruttamento del marchio DOP Sabina. Scarso coordinamento di filiera. Attività di promozione solo a livello individuale. Assenza di volumi critici di produzione con Marchio. Consorzio di tutela non a regime. Scarsa capacità di promozione e commercializzazione. Opportunità Minacce Finanziamenti per investimenti ai fini di Dimensione economicamente insufficiente trasformazione e commercializzazione. per essere utile alla produzione, Individuazione di mercati di sbocco recettivi trasformazione e commercializzazione. a un prodotto di qualità. Progressivo invecchiamento degli addetti al Unica produzione in grado di valorizzare settore. determinati areali marginali. Individualismo di produttori e trasformatori. Cerasicoltura Punti di forza Prodotto di lusso con alti margini di mercato. Sbocco sull’ampio mercato di Roma. Presenza di strutture associative nei comuni limitrofi che concentrano l’offerta. Punti di debolezza Operatori in età media avanzata. Frammentazione della proprietà. Promiscuità degli impianti con costi elevati. Scarsa conservabilità del prodotto (stagionalità di produzione). Scarsa assistenza tecnica. Assenza di coordinamento nella commercializzazione. Scarsa manodopera specializzata. Opportunità Minacce Possibilità di finanziamento per rinnovo Invecchiamento degli addetti al settore. impianti. Individualità dei produttori che ostacola il Accentramento della produzione per coordinamento delle azioni comuni. accorciare la catena commerciale. Assistenza tecnica. Produzione integrata. 183 Zootecnia Punti di forza Punti di debolezza Allevamento sostanzialmente biologico. Progressiva perdita di qualità dei pascoli per Uso di razze con elevata rusticità. abbandono e/o scarsità di addetti. Numerose possibilità di finanziamento nel Aree demaniali e/o di proprietà collettiva Piano di Sviluppo Rurale. prive di regolamentazione del pascolo. Ampie risorse pabulari. Sovraccarico concentrato. Presenza di mandrie inselvatichite. Criticità dei punti di abbeveraggio. Difficoltà nella macellazione dei capi. Scarso coordinamento tra allevatori. Viabilità e sentieristica per il transito del bestiame da migliorare. Incroci tra razze non sempre ottimali. Opportunità Minacce Riconoscimento del carattere biologico. Conflitti per uso risorse pubbliche e/o Accesso ai finanziamenti per razze sottoposte private. a erosione genetica. Sconfinamenti e danneggiamenti delle colture Coordinamento allevatori per abbattimento da parte di bestiame non controllato. capi (economie di scala). Individualismo degli allevatori. Finanziamenti per realizzazione studi (Regolamento del pascolo). Finanziamenti per il miglioramento dei pascoli e della viabilità. 184 SETTORE INDUSTRIA, SERVIZI ED ARTIGIANATO Punti di forza Posizione geografica prossima al mercato dell’area metropolitana (Roma). Esigenze di restauro e riqualificazione dei centri storici. Opportunità Promozione di un ricambio generazionale attraverso una politica di sostegno alle imprese e/o alle neo imprese. Recupero delle attività artigianali scomparse attraverso percorsi di formazione e azioni di tutoraggio e implementazione. Punti di debolezza Piccole imprese operanti in settori interessati da un forte ridimensionamento occupazionale (edilizia e commercio al dettaglio). Elevato numero di imprese a conduzione familiare con scarsa propensione all’associazionismo. Minacce Scomparsa di alcune attività artigianali radicate nella tradizione del territorio. Graduale invecchiamento degli imprenditori con scarsa propensione verso nuove forme di marketing (commercio in sede fissa) 185 TURISMO E CULTURA Punti di forza Punti di debolezza Presenza del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili. Clima salubre e buona qualità della vita. Presenza di interessanti testimonianze archeologiche e artistiche (da preistorica a medievale), per lo più in discreto stato di conservazione. Presenza di chiese, monasteri e santuari di interesse artistico e architettonico. Disponibilità di appartamenti per affitto stagionale. Vicinanza a Roma. Sistema viario da migliorare nei colleganti e talvolta in cattivo stato di manutenzione. Sviluppo non sempre omogeneo del tessuto urbano recente. Disponibilità di posti letto molto limitata. Carenza di punti di ristorazione in rapporto a un potenziale flusso turistico. Mancanza di personale e di operatori qualificati del settore. Scarsa propensione all’associazionismo. Mancanza di una concezione della realtà territoriale di “bacino”. Inadeguatezza di segnaletica turistica. Opportunità Potenziale sviluppo di siti archeologicostorico-naturalistici poco conosciuti. Impegno da parte degli amministratori pubblici a valorizzare il territorio del “bacino”, soprattutto in termini di “identità storica culturale e ambientale”. Impegno da parte degli amministratori pubblici a favorire la qualificazione degli operatori del settore. Creazione di circuiti per la valorizzazione delle bellezze storiche artistiche e ambientali e della tradizione enogastronomica del “bacino”. Recupero delle emergenze storiche non ancora oggetto di restauro e conservazione di quelle già restaurate. Apertura al pubblico delle strutture di interesse storico di proprietà comunale. Potenziamento del turismo ambientale attraverso la creazione di appositi luoghi di ricezione (camping, aree attrezzate, ecc.) Minacce Rischio di investimenti a medio e lungo termine a cui non corrispondano adeguati benefici. Scarsa sensibilizzazione e partecipazione dei privati e dei giovani allo sviluppo del settore. Rischio di inadeguata valorizzazione del territorio determinato da scarso grado di preparazione professionale degli operatori. 186 5. L INEAMENTI SVILUPPO DI ECONOMICO POLITICA E PER SOCIALE LO DELLE RISORSE E ATTIVITÀ 5.1 Indirizzi generali per il Parco dei Lucretili Riprendendo il discorso sulla strategia che sottende il Programma, la “vision” di sviluppo globale, dovendosi appoggiare a iniziative con diverso grado di propulsione, si deve fare riferimento a uno o più settori produttivi portanti. L’individuazione del settore portante, in termini di priorità per l’azione programmatoria, comporta una seconda operazione di concetto, ossia la definizione di interdipendenze e interrelazioni tra quello e i settori “collaterali”. Nel nostro caso, come risulta dalle diverse analisi SWOT, portante appare essere il settore turistico, quale appunto promotore dello sviluppo, mentre assumono una posizione collaterale, anche per la loro minore consistenza, l’agro-alimentare, le foreste e il commercio. Questi ultimi sono pertanto considerati in funzione della loro capacità sinergica allo sviluppo turistico e, nell’ambito proprio di un’area protetta, devono conformarsi alle esigenze, al dinamismo, alla tempistica del settore portante. Volendo esemplificare con un caso, per quanto riguarda il bosco le esigenze turistiche comportano la realizzazione di sentieri, aree di sosta, attrezzature didattiche; queste attività, oltre alla loro gestione, manutenzione e agibilità, diventano preminenti rispetto a quelle di un bosco gestito a fini produttivi, ma non pienamente confacenti, secondo l’ideologia attuale, a un’area protetta. In questo caso si stabilisce una gerarchia di interessi e quindi di interventi, in quanto i due contesti (turistico e produttivo) operano in sinergia conseguendo un mutuo beneficio (la cura del bosco molto probabilmente sarebbe altrimenti negletta). A livello più aggregato per l’intero contesto del Parco, tuttavia, l’analisi delle condizioni di base (SWOT) porta a definire alcuni tratti essenziali: 187 - contesto territoriale montano (alta collina/bassa montagna), con limitate infrastrutture viarie di attraversamento al suo interno; dominato soprattutto lungo il suo perimetro di centri urbani per lo più di piccole dimensioni; - localizzazione geografica in prossimità di Roma (circa 60 chilometri) e di altri centri di ampie dimensioni, quali Rieti, Guidonia e Tivoli (circa 30 chilometri), che per un verso drenano risorse umane, ma che, per l’altro, potrebbero costituire un grosso bacino di utenza per il Parco, tale da richiamare attività turistiche, ricreative e culturali; - marginalizzazione e destrutturazione del tessuto economico: - settore primario e secondario con bassa produttività delle risorse fisiche (e di conseguenza, con esodo degli occupati in attività prevalentemente agricole e forestali) e con generalizzazione del part-time; - territorio con attrazione commerciale da parte dei grossi centri abitati a corona del Parco e della conurbazione romana; - stallo nella promozione e nella valorizzazione delle risorse naturali e ambientali dalla costituzione del Parco a oggi; ciò è in parte dovuto allo iato quasi decennale tra Piano di Assetto (fase “protettiva”) e Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale (fase partecipativa); - struttura organizzativa, risorse umane e finanziarie dell’Ente Parco troppo a lungo limitate rispetto alla sua estensione e alla molteplicità e complessità delle funzioni che esso è chiamato a svolgere. Passando ora agli obiettivi e alle linee di azione che il PPPES deve considerare, facendo riferimento all’inquadramento proposto dalla Legge Regionale in materia, se ne può formulare una breve elencazione strettamente attinente all’area dei Monti Lucretili, tenendo presenti le considerazioni esposte nella parte analitica del presente lavoro: - mantenimento delle peculiarità naturalistiche, paesaggistiche, architettoniche e archeologiche che hanno indotto a istituire il Parco attraverso un’intelligente attività di conservazione (e non preservazione) con recuperi, ristrutturazioni, manutenzione ordinaria e straordinaria, apertura di spazi e occasioni di sviluppo partecipato e controllato; - valorizzazione di tali caratteri naturalistici per farli divenire risorse in grado di generare sviluppo sostenibile, prevalentemente derivante da meccanismi economico-finanziari endogeni e non assistiti, se non nella loro fase iniziale; 188 - superamento dell’atteggiamento antagonistico nei confronti del Parco da parte delle popolazioni residenti e loro coinvolgimento come attori dello sviluppo, in una logica costruttiva di coesione territoriale, che superi inoltre i residui campanilismi; - miglioramento della qualità della vita per le popolazioni residenti con servizi effettivamente decentrati e facilmente fruibili, quale condizione essenziale di permanenza in sito e di promozione di imprenditorialità e, inoltre, quale prerequisito per attrarre visitatori nell’area; - organizzazione del flusso di informazioni dal territorio verso i potenziali turisti per la conoscenza delle sue peculiarità e attrattive per la fruibilità in termini operativi (manifestazioni ed eventi, sagre, itinerari, enogastronomia, ecc.); - sviluppo dell’occupazione anche tramite nuove professionalità (supporto al turismo, ma non solo), esplicate pure in forma di part-time (agriturismi, operatori di settore, servizi del terziario); - recupero e potenziamento delle tradizioni e del know how di antichi mestieri, di attività agro-forestali collettive (festa della trebbiatura, vendemmia, raccolta e molitura olive, ecc.); - sostegno e potenziamento del contesto agro-forestale attraverso lo sviluppo di tecnologie adeguate alla marginalità dei luoghi, alla estensivazione della produzione e al rispetto dell’eco-compatibilità nelle sue diverse forme; - recupero e razionalizzazione del patrimonio edilizio rurale e soprattutto dei centri storici, con modifiche strutturali confacenti a nuove modalità di fruizione familiare e collettiva; - valorizzazione dei paesaggi per la componente naturale e per quella urbanistica, con interventi di mitigazione, recupero e bonifica (Piani colore, schermature, Piani e Regolamenti urbanistici, ecc.); - miglioramento del capitale umano residente e di richiamo, attraverso corsi operativi, progetti pilota dimostrativi, stages /o tirocini formativi presso imprese di settore avanzate nll’adozione di metodologie e tecnologie confacenti allo sviluppo di area protetta. L’insieme delle proposte di progetto - che sono la risposta dapprima all’analisi preliminare del territorio, poi ai colloqui con le autorità, con i portatori di interessi singoli o associati e non da ultimo con le popolazioni del Parco - organizzato e corredato da indicazioni su tempi, modi e oneri finanziari, costituisce materia di confronti, selezioni e assegnazione di priorità da parte dei decisori pubblici riuniti nell’assemblea della Comunità del Parco. Quest’ultima, per operare razionalmente con una visione territoriale di insieme, deve assegnarsi e 189 condividere la strategia dello sviluppo del Parco nonchè i sottoelencati criteri di selezione progettuale a essa informati: - prescrizione e compatibilità con il Piano d’Assetto e con le sue eventuali modificazioni; - efficacia nel perseguimento dello sviluppo economico e sociale dell’area a Parco; - coinvolgimento di ambiti territoriali (sovracomunali) nel Parco, più estesi possibile; - sostenibilità finanziaria con il concreto conseguimento degli obiettivi proposti o per impegni di spesa certi da altre fonti; - compartecipazione attiva e corresponsabilità nella gestione del progetto da parte dei proponenti; complementarità e/o sequenzialità rispetto ad altri progetti di cui le proposte siano precondizione. La sequenza di tali criteri non è necessariamente a carattere prioritario, ma illustra, seppur non esaustivamente, gli elementi essenziali per filtrare e selezionare la larga offerta di progetti, che l’insieme eterogeneo dei proponenti ha suggerito agli estensori del PPPES. In alcuni casi i decisori pubblici possono attribuire valenze diversificate ai criteri sopra citati, qualora questi non fossero ritenuti tutti di pari rilevanza. In tal caso il processo decisionale diventerebbe più complesso, ma più articolato e autoreferenziale, con forte capacità giustificativa, soprattutto per coloro che devono rendere conto del proprio operato agli elettori. 5.2 Gli strumenti per lo sviluppo economico e sociale del Parco Quello di sviluppo è un concetto fortemente legato alla crescita economica, a cui però si associa il miglioramento del benessere sociale, soprattutto inteso come miglioramento della qualità della vita derivante da una maggiore disponibilità di risorse nel senso più ampio del termine. Preso atto che la salvaguardia delle risorse ambientali è stata ampiamente affrontata nel Piano di Assetto, l’intento del presente Programma è quello di individuare i percorsi realizzabili affinché si possa conseguire un miglioramento del tessuto economico e sociale presente all’interno del Parco. L’ambiente e la collettività generale sono qui visti come risorse strumentali per consentire lo sviluppo della collettività locale. 190 Ciò può realizzarsi attraverso varie strategie, tra loro sinergiche e mutuamente condizionantesi. Sulla scorta delle analisi effettuate e dei confronti con gli operatori e i gestori dell’Ente Parco, sono state individuate le seguenti strategie di fondo: a) revisione delle barriere allo sviluppo: si fa riferimento alla presenza di impedimenti oggettivi che in qualche misura limitano le prospettive di sviluppo del Parco. L’attenzione è soprattutto rivolta al Piano di Assetto e a taluni passaggi che appaiono condizionare, in pochi casi, determinate impostazioni per lo sviluppo del territorio. La presenza di questa problematica deve ricondursi allo sfasamento temporale che ha caratterizzato la redazione del Piano e del Programma e ciò ha impedito una maggiore connessione tra questi strumenti; b) razionalizzazione dell’uso delle risorse: questa seconda tipologia di strumenti riguarda quelle risorse che, malgrado siano già presenti all’interno del territorio e suscettibili di fornire significativi contributi alla crescita sociale e economica locale, sono ostacolate e/o impedite. In questa situazione, più che avviare progetti specifici, occorre attivarsi per conseguire il loro raccordo e/o coordinamento dal punto di vista tecnico e amministrativo; c) istanze territoriali e proposte per lo sviluppo economico e sociale: la strategia concerne il pacchetto di progetti dalla cui implementazione dovrebbe scaturire un miglioramento del tessuto economico e sociale delle popolazioni locali. I progetti proposti nascono quindi coerentemente da piani di politica economica generale, atta a generare lo sviluppo del Parco. Ciò non significa che il loro insieme così come si andrà a definire sia l’unico in grado di conseguire gli obiettivi attesi; si ritiene tuttavia che la sua realizzazione possa certamente consentire un significativo avvicinamento. Le condizioni di ottimalità nella selezione dei progetti da attivare deriverebbero dall’implementazione di modelli decisionali multicriteriali che allo stato attuale teoricometodologico potrebbero essere attivati secondo appropriati e condivisi criteri di scelta, purchè ci fosse un’adeguata adesione alle semplici procedure da parte dei decisori politici. 5.2.1 Revisione delle barriere allo sviluppo Questo paragrafo tratterà soprattutto delle Norme di attuazione del Piano di Assetto, in relazione alle esigenze emerse ai fini dell’esercizio delle attività economiche nell’area del Parco e all’attuazione dei progetti proposti. 191 Le Norme di attuazione sono protese ad assicurare la migliore tutela dei valori ambientali dell’area, essendo commisurate a perseguire soprattutto questo obiettivo. Talvolta però ciò si configura come una restrizione all’esercizio delle attività nel territorio del Parco. Non può nascondersi che la loro elaborazione scaturisca soprattutto da una lettura esclusivamente ambientale del territorio e delle sue risorse, senza un adeguato approfondimento dei riflessi che le norme stesse potrebbero generare sulle attività tradizionalmente praticate e su quelle potenzialmente realizzabili in futuro. Le Norme tecniche di attuazione originariamente emanate e allegate al Piano di Assetto32 si compongono di 28 articoli, gli ultimi quattro dei quali sono stati dedicati alla definizione puntuale dei livelli di tutela. L’esame della proposta di Piano, svolta dalle Sezioni congiunte del Comitato Tecnico Consultivo Regionale e dal Comitato Tecnico Scientifico per l’Ambiente, ha generato numerose osservazioni, alcune delle quali hanno condotto a una revisione significativa. La lettura del testo ha evidenziato che le Norme riportano in numerosi passaggi terminologie ed espressioni che si prestano a diverse interpretazioni, tra loro anche contraddittorie. L’incertezza cresce ancor di più dopo che gli articoli sono stati emendati dalle proposte delle Commissioni congiunte, le quali hanno suggerito alcune integrazioni in qualche caso specificandone la collocazione nel testo originale, in altri senza un riferimento specifico rispetto all’articolato preesistente. Sulla scorta di tali constatazioni si suggerisce all’Ente Parco di elaborare un testo che intervenga con una nota di chiarimento nei passaggi di dubbia interpretazione e di darne ampia diffusione a mezzo stampa e telematica. Le proposte che si intende presentare a modifica delle Norme di attuazione vigenti sono di seguito riportate. Settore forestale Alle disposizioni relative alla gestione delle risorse forestali è dedicato l’Art. 19 – Rispetto e protezione dei boschi, successivamente oggetto di modifica da parte delle Commissioni congiunte. Le modifiche introdotte alle Norme Tecniche iniziali hanno determinato un significativo mutamento delle potenziali strategie di gestione dei boschi, consentendo l’esercizio 192 dell’attività forestale all’interno del Parco sulla base sia del Piano di Assestamento sia di un progetto di taglio, come riportato dalla L.R. 4/1999, che indica come inderogabili i limiti delle tagliate di cui all’art. 6 della medesima legge. Questa è una disposizione ampiamente condivisa anche su scala nazionale, sulla base di valutazioni idrogeologiche, paesaggistiche e, non ultime, ambientali. All’interno di un Parco, e nel caso specifico in quello dei Lucretili, ciò tuttavia può costituire una evidente limitazione, soprattutto nel momento in cui diviene inderogabile con retroeffetti alquanto significativi. In termini generali, è da preferire una utilizzazione su area più estesa oppure il ritorno in epoche successive all’interno di una stessa zona? Si propone, pertanto, di ammettere nelle Norme di attuazione possibilità di deroghe, allorché le caratteristiche ambientali ed ecologiche della zona lo rendano opportuno. Altro aspetto riguarda la viabilità. Le Norme mostrano attenzione per la manutenzione della viabilità esistente; tuttavia non è chiaro come essa possa essere attuata, considerando che in altri passaggi delle legge in modo diretto e/o indiretto viene fatto divieto di eseguire determinate operazioni. La proposta è, dunque, quella di modificare la normativa autorizzando tutti gli interventi utili finalizzati esclusivamente al recupero dell’arteria esistente, senza che però che ciò determini una variazione nella sua struttura. Altra considerazione riguarda il rispetto delle sponde laterali dei corsi d’acqua pubblica, delle sorgenti e dei laghi, che, pur condivisibile in linea di principio, non lascia margini per eventuali interventi di manutenzione conservativa. Occorre invece tener conto del fatto che la gestione del soprassuolo forestale non è solamente in funzione della componente ambientale, ma deve mantenere gli equilibri idraulici e geologici della stazione. L’ammissibilità degli interventi di manutenzione conservativa è tesa a prevenire processi di degrado e di disordine idrogeologico. Per ciò che concerne la zona a riserva integrale assoluta, si ritiene fondamentale eseguire attività di monitoraggio e inventariazione delle risorse presenti per poter comprendere l’evoluzione dello stato dell’ecosistema attraverso il confronto tra rilievi eseguiti in epoche diverse. A tal fine si propone la realizzazione di una rete per il monitoraggio permanente dei boschi dell’area protetta, e in particolare di quelli all’interno della riserva integrale. In generale si suggerisce altresì che periodicamente l’Ente produca un rapporto sullo stato delle foreste e degli ecosistemi presenti nel Parco. . 193 In ultimo, facendo riferimento all’obbligo che nel prossimo futuro l’Ente Parco dovrà adempiere, cioè la redazione dei criteri di gestione forestale ai sensi dell’art. 33 della L.R. 29/1997, si suggerisce di cogliere questa occasione per indicare i criteri minimali soprattutto per le aziende di piccole dimensioni, criteri che all’occorrenza potranno essere applicati senza alcun ulteriore appesantimento amministrativo. Di seguito si riportano uno stralcio delle Norme Tecniche di Attuazione e le relative proposte di modifica abrogativa. Stralcio delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Assetto del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, integrate con le modifiche, integrazioni e prescrizioni contenute nel voto n. 44/1 espresso nella seduta congiunta del 22 settembre 1999 dalla Sezione Conservazione e Valorizzazione del patrimonio naturale del Comitato Tecnico Scientifico per l’Ambiente, e della Sottosezione n. 4 – Aree protette della Sezione I del Comitato Tecnico Consuntivo Regionale, che si fa proprio con modificazioni e forma parte integrante della presente deliberazione, indicato come Allegato A al testo di Deliberazione del Consiglio Regionale 2 febbraio 2000, n. 612, limitatamente alle disposizioni di interesse forestale. Art. 19 – Rispetto e protezione dei boschi (1) Le aree boscate alle quali si riferisce il presente articolo, salvo prescrizioni più limitative definite dalle singole zone, comprendono i terreni ricoperti da essenze arboree non da frutto, fatta eccezione dei castagneti. (2) In dette aree, pertanto, sono compresi i boschi radi ed i boschi a normale densità, ma contenenti radure, siano essi rappresentati da essenze di governate ad alto fusto, a ceduo ed a ceduo composto. (33) Il presente articolo viene integrato con le disposizioni dell’art. 10 della L.R. 24/98, ad esclusione del comma 7. (3) Per gli edifici all’interno delle aree di cui sopra, laddove non in contrasto con le norme delle specifiche sottozone, sono ammessi gli interventi di cui all’art. 31 della legge 457/78 nonché l’esecuzione di interventi per la sistemazione idrogeologica delle pendici. (4) Nelle zone idonee all’esercizio dell’attività silvo-pastorale, questa, ove compatibile con le norme del presente piano, deve svolgersi in conformità alle norme del R.D.L. 30.12.1923, n° 3267 e successive modificazioni ed integrazioni e delle disposizioni statali e regionali emanate in materia, anche in attuazione delle normative comunitarie. (34) Specificare che le strutture di servizio alle attività silvo-pastorali devono avere carattere provvisorio e che la richiesta di autorizzazione deve essere sottoposta a preventivo nullaosta del parco. (5) In dette aree, ove compatibile con le norme specifiche delle singole zone, è ammessa la costruzione di abbeveratoi, ricoveri, rimesse per il bestiame brado, fienili, legnaie, punti di imbasto e di imposto, basi per teleferiche e quanto necessario per l’utilizzazione corretta dei boschi, realizzati per iniziativa pubblica o privata, previa approvazione di un progetto, documentato con i relativi fabbisogni, da parte dell’Ente a cui è attribuito il demanio e dell’Ente Parco. (35)Dove consentito potranno essere effettuati gli interventi previsti all’interno di appositi Piani economici di assestamento per la proprietà pubblica e Piani di coltura per le proprietà private, redatti ed approvati secondo 33 Integrazione riportata al punto primo delle osservazioni. 34 Integrazione riportata al punto secondo delle osservazioni. 35 Integrazione riportata al punto terzo delle osservazioni. 194 le disposizioni della normativa nazionale e regionale vigente, da sottoporre al parere preventivo dell’Ente Parco, in cui siano previste tutte le possibili utilizzazioni da effettuare nell’arco temporale di validità del piano stesso. In assenza di piano di assestamento forestale e dei Piani di coltura, l’attività di taglio può essere effettuata secondo le prescrizioni di massima e di polizia forestale vigenti, sulla base dei criteri di cui all’art. 33, comma 1, della L.R. 29/97, e comunque, sottoposta al preventivo nulla-osta dell’Ente Gestore. L’attività di taglio viene consentita, da sola o in continuità con le tagliate effettuate nei precedenti 10 anni per le fustaie coetanee e nei precedenti 2 anni per i cedui, per superfici non superiori a: 5 ettari per le fustaie coetanee a tagli successivi; 20 ettari per i cedui di castagno; 10 ettari per i cedui di altre specie. [1] Questa disposizione deve essere applicata, senza alcuna deroga, anche per i terreni con pendenza media inferiore a 3%. PROPOSTA DI SOSTITUZIONE DEL PUNTO [1]: DI NORMA NON SONO AMMESSE DEROGHE ALL’ESTENSIONE DELLE TAGLIATE, IVI COMPRESI PER I BOSCHI UBICATI IN TERRENI CON PENDENZA MEDIA INFERIORE AL 3%. PER OPPORTUNI MOTIVAZIONI AMBIENTALI ED ECOLOGICHE SONO AMMISSIBILI UTILIZZAZIONI PER SUPERFICI COMPLESSIVE NON SUPERIORI AL DOPPIO DEL LIMITE INDICATO. Sono vietati i tagli delle fustaie coetanee “a raso” e è vietata l’apertura di nuove piste d’esbosco, mentre è consentita la sistemazione di quelle esistenti [2]. PROPOSTA DI INTEGRAZIONE DEL PUNTO DI CUI SOPRA: [2] A TAL FINE SONO AMMESSI GLI INTERVENTI FINALIZZATI ALLA BONIFICA DEL PIANO VIARIO E ALLA SISTEMAZIONE DELLE FASCE LATERALI E PER IL DEFLUSSO CONTROLLATO DELLE ACQUE, ANCHE MEDIANTE LIEVI MOVIMENTAZIONI DI INERTI IN LOCO E L’ESECUZIONE DI OPERE E/O INTERVENTI PREVISTI DALL’INGEGNERIA NATURALISTICA. NON È COMUNQUE AMMESSA LA MODIFICA DELLA TIPOLOGIA DELLA VIABILITÀ O LA SUA TRASFORMAZIONE STRUTTURALE. SONO ALTRESÌ AMMESSI INTERVENTI DI MANUTENZIONE CONSERVATIVA DEI SOPRASSUOLI LOCALIZZATI NELLE FASCE ADIACENTI I CORSI D’ACQUA AI FINI DI PREVENIRE PROCESSI DI DEGRADO E DI DISORDINE IDROGEOLOGICO. (6) L’Ente Parco, entro un anno dall’approvazione del Piano, dovrà provvedere alla redazione dei Piani di Assestamento forestali per le proprietà pubbliche, e per le proprietà private di superficie inferiore ai 40 ettari, assumendone l’onere. (7) Per i piani di assestamento delle proprietà private di superficie superiore a 40 ettari potranno essere previsti adeguati contributi pubblici. (8) Il Piano di intervento, in particolare, dovrà prevedere, oltre alle normali operazioni di taglio e colturali, anche: gli interventi migliorativi con la reintroduzione di essenze tipiche della zona e della specifica area fitoclimatica; le infrastrutture necessarie per l’utilizzazione, la protezione e la fruizione del bosco; la identificazione e la regolamentazione delle attività praticabili nel bosco, con particolare riferimento a: allevamento zootecnico, ivi compreso l’allevamento di selvatici, con la quantificazione del carico di bestiame ammissibile, delle modalità di pascolo e delle necessarie strutture per il ricovero, per l’alimentazione, per l’abbeverata e per il controllo sanitario degli animali; attività turistico-ricreative, con al quantificazione di tutti gli interventi necessari per la corretta ed ecologica fruizione del bosco, esclusi in ogni caso gli impianti ricettivi e campeggi stabili; raccolta di prodotti del sottobosco, con le indicazioni delle norme e dei tempi atti a salvaguardare le risorse del bosco. 195 (36)Per il piano di intervento si deve intendere “progetto di utilizzazione”, ai sensi dell’art. 36 della L.R. 4/99, che può essere presentato in assenza del piano economico di assestamento per le proprietà pubbliche. (9) Le piste, necessarie per l’utilizzazione del bosco, oltre a corrispondere alle caratteristiche di cui all’art. 9, devono essere descritte in modo tale da non determinare ruscellamenti delle acque, e devono essere stabilite norme per la loro fruizione con mezzi meccanici [3]. PROPOSTA DI INTEGRAZIONE DEL PUNTO [3]: [3] E SISTEMI PER IL LORO ACCESSO CONTROLLATO. (10) In ogni caso gli interventi dovranno essere realizzati in maniera da non creare impatto con l’ambiente circostante, ovvero con materiali idonei per natura, tipo, colore, ricorrendo ad eventuali schermature e, in ogni caso di movimenti di terra, a materiali di copertura idonei a ripristinare il manto vegetale. (37)Il piano di Assestamento forestale e i piani di coltura anzidetti potranno prevedere attività di utilizzazione anche nelle zone classificate come Riserva Integrale (esclusivamente per la sottozona Ab di cui alla tavola 1P) e Riserva orientata (zona B di cui alla tavola 1P). [4] INTEGRAZIONE DELL’ARTICOLO CON I SEGUENTI PUNTI: [4] PER I SOPRASSUOLI GOVERNATI A CEDUO INCLUSE NELLA ZONA A RISERVA INTEGRALE PUÒ AMMETTERSI LA LORO CONVERSIONE AD ALTO FUSTO. L’ENTE PARCO PERIODICAMENTE ESEGUE UN INVENTARIO DELLE RISORSE FORESTALI DELL’AREA E SOTTOPONE A MONITORAGGIO CONTINUO GLI ECOSISTEMI BOSCATI INTERNI ALL’AREA PROTETTA NONCHÉ QUELLI ESTERNI AI MEDESIMI MA IN CONTINUITÀ CON GLI STESSI. PARTICOLARE ATTENZIONE DEVE ESSERE POSTA AL MONITORAGGIO DEI BOSCHI ALL’INTERNO DELLE ZONE A TUTELA INTEGRALE. CON CADENZA BIENNALE L’ENTE PARCO PUBBLICA UN RAPPORTO SULLO STATO DELLE FORESTE E DEGLI ECOSISTEMI. L’ENTE PARCO NELLA DEFINIZIONE DEI CRITERI DI GESTIONE DELLE FORESTE DI CUI ALL’ART. 33 DELLA L.R. 29/1997 STABILISCE I CRITERI DI GESTIONE FORESTALE MINIMALI CHE LA PROPRIETÀ PUÒ SEMPRE LIBERAMENTE ATTUARE. Urbanistica L’effettiva realizzabilità di alcuni degli interventi che saranno descritti, tutti necessari a un primo sviluppo economico e sociale e conformi ai principi e alle indicazioni del Piano come evidenziato dai richiami riportati, richiede la modifica di alcune discrasie del Piano stesso. In particolare si ritiene di apportare le seguenti modifiche: - all’art. 9, pag. 576, che recita “Possono essere effettuate modeste modifiche ai caratteri strutturali delle strade esistenti (alterazioni dei tracciati, delle sezioni e dell’andamento planoaltimetrico), previa redazione di apposito SIP, solo in caso di comprovata necessità ed urgenza connessa a motivi di pubblica incolumità , incendi, difesa del suolo, o adeguamento alle normative vigenti” si ritiene opportuno aggiungere la frase: 36 Integrazione riportata al punto quarto delle osservazioni. 37 Integrazione riportata al punto quinto delle osservazioni. 196 “e anche, là dove lo si ritenga necessario, al fine di consentire l’accesso a specifiche aree di sosta ai portatori di handicap non deambulanti e il transito dei mezzi per la raccolta dei rifiuti”. - all’art. 23, pag. 578, norme generali per l’edificazione, si ritiene opportuno aggiungere i seguenti punti: “possono essere rilasciate le autorizzazioni edilizie per la realizzazione di cabine elettriche e idriche o di vasche interrate da utilizzare per impianti di depurazione o per altri servizi di pubblica utilità”; “possono essere rilasciate le autorizzazioni edilizie per la realizzazione dei servizi igienici nelle aree di sosta e anche di altre infrastrutture di servizio necessarie alla corretta accoglienza dei portatori di handicap e degli anziani”; “gli interventi di consolidamento statico e antisismico possono essere incentivati. Si può consentire l’aumento dell’altezza di gronda con la realizzazione di cordoli in cemento armato, fermo restando il rispetto delle norme urbanistiche”; “gli interventi di ristrutturazione, consolidamento e riuso di edifici preesistenti, il cambio di destinazione e l’accorpamento di unità immobiliari preesistenti possono essere incentivati nel rispetto delle norme urbanistiche generali”; “il recupero di sottotetti e di locali seminterrati può essere favorito anche consentendo l’apertura di abbaini e finestre per il miglioramento delle condizioni igieniche e di illuminazione interna, là dove ciò sia compatibile con la normativa urbanistica e con le necessarie autorizzazioni”. - all’art. 26, pag. 581, Livello di tutela – Zona B – Riserva orientata, si ritiene opportuno aggiungere dopo il punto che recita: “sono consentite le attività agrituristiche compatibili con la tutela dell’ambiente naturale” un nuovo punto: “sono consentite le azioni necessarie alla realizzazione delle aree di sosta e in particolare di servizi igienici, delle opere eventualmente necessarie sia all’accesso e alla fruizione per i portatori di handicap sia alla manutenzione e alla gestione delle stesse, ivi compresa la raccolta periodica dei rifiuti. Al fine di consentire l’accesso dei mezzi per la raccolta dei reflui e dei RSU dalle aree attrezzate, può anche essere previsto il rivestimento di rilevati stradali preesistenti con materiali ecocompatibili”. 197 Si ribadisce ancora che le suddette modifiche sono indispensabili per consentire l’attuazione di interventi previsti dallo stesso Piano di Assetto. Altra modifica al Piano, utile allo sviluppo urbano, è costituita dalla revisione di quanto previsto al punto 1) di pag. 501 per il Comune di Licenza; la richiesta del Comune in sede di osservazioni di riconoscere una zona Dc è stata interpretata e accolta dai progettisti con il riconoscimento di una Dc/2. Viste le caratteristiche dell’area, l’osservazione del Comune era finalizzata a richiedere il riconoscimento della sottozona quale Dc/1 (con gli indici di cui alla pagina 493), che appare compatibile e utile per il territorio. Settore Agroalimentare Tutela Risorse Idriche Ai fini del rispetto di quanto previsto in materia di protezione delle risorse idriche, si suggerisce di consentire, laddove l’esercizio del pascolo non fosse possibile in prossimità del corpo d’acqua, l’attingimento di una quota parziale e non influente sulla portata nominale e l’adduzione fino alle aree in cui l’attività zootecnica sia consentita per far fronte alle esigenze del bestiame al pascolo. Tali interventi, non compresi in quelli previsti dall’articolo 1, punto 1.1 del Regolamento dell’Area Naturale Protetta, potrebbero inquadrarsi tra quelli soggetti a nulla osta. L’articolo 14 del Piano di Assetto (pag. 533) dovrebbe essere completato aggiungendo la seguente frase: “laddove l’esercizio del pascolo non fosse possibile in prossimità della sorgente, è ammessa, previo nulla osta da parte dell’Ente Parco, la derivazione di acqua per una quota parziale - non influente significativamente sul regime del corpo idrico - e l’adduzione fino alle aree di transito o di pascolo del bestiame.” Zone a tutela integrale Si suggerisce di permettere, oltre al transito, anche la derivazione di acqua per realizzare punti di abbeveraggio provvisori presso le vie utilizzate dal bestiame. Sarebbe pertanto opportuno l’inserimento della seguente frase: “è permessa la derivazione temporanea di acqua dalle sorgenti o dai corpi d’acqua superficiali per l’abbeveraggio del bestiame in transito mediante l’impiego di manufatti provvisori e non permanentemente infissi al suolo e previa autorizzazione da parte dell’Ente Parco. Le opere realizzate e i 198 manufatti impiegati dovranno essere collocati prima del transito e rimossi immediatamente dopo, con contestuale ripristino dei luoghi.” Riserva orientata di II livello Ai fini di una corretta gestione delle attività zootecniche, si suggerisce di rendere possibile l’escavazione di pozzi per solo uso di abbeveraggio del bestiame e realizzazione di strutture non permanenti per cattura, ispezioni, profilassi veterinarie e somministrazione di razioni di foraggio. Si suggerisce pertanto di inserire all’articolo 26 (pag. 546), tra gli interventi consentiti, la seguente frase: “escavazione di pozzi esclusivamente per uso igienico-sanitario e per l’abbeveraggio del bestiame, previa autorizzazione delle autorità del Parco e di quelle preposte alla tutela delle acque; realizzazione di recinzioni in legno per la somministrazione dei foraggi, per la cattura, per le ispezioni e per la profilassi veterinaria obbligatoria nei confronti del bestiame immesso al pascolo” Per diminuire il carico di bestiame che incide sulle aree boscate sarebbe auspicabile consentire l’utilizzo a fini pascolivi anche delle aree classificate come cespuglieto. Aree di tutela e gestione agro-forestale Per una migliore gestione delle attività agricole sarebbe auspicabile consentire l’espianto di frutteti subordinato alla esecuzione di nuovi impianti non vincolati alle specie preesistenti. Ciò al fine di attuare la specializzazione produttiva degli allevamenti e di consentire la realizzazione di arboreti razionali dal punto di vista tecnico/economico. Si propone la modifica dell’integrazione all’articolo 27 (pag. 582), ultimo punto degli interventi consentiti, con: “interventi migliorativi, intesi come introduzione e/o reintroduzione di coltivazioni tradizionali del territorio collinare-montano appenninico. In ogni caso non potranno essere effettuati espianti di frutteti, se non saranno finalizzati al reimpianto di specie arboree tradizionali e alla razionalizzazione degli impianti dal punto di vista tecnico/economico, o se non saranno giustificati da avversità naturali (eventi atmosferici, esigenze fitosanitarie, ecc.). Tali interventi saranno in ogni caso soggetti ad autorizzazione da parte dell’Ente Parco, fatte salve le autorizzazioni rilasciate dalle altre autorità competenti in materia”. 199 5.2.2 Razionalizzazione delle risorse La presenza delle risorse è condizione necessaria ma non sufficiente a consentire lo sviluppo socioeconomico del territorio. Le risorse devono essere coordinate per poter cooperare all’attuazione di una strategia comune. Approfondendo le problematiche inerenti allo sviluppo socioeconomico del Parco dei Lucretili, si è dovuto prendere atto del fatto che le risorse, pur non esigue, non erano sufficienti a fornire il potenziale contributo atteso in termini di sviluppo socio-economico globale. L’attenzione in questa sede è rivolta soprattutto ai collegamenti pubblici: a) tra i Comuni del Parco con la Capitale e le stazioni ferroviarie limitrofe; b) ai centri visita del Parco. Per ciò che attiene ai collegamenti, i servizi pubblici, finalizzati esclusivamente a soddisfare la domanda del pendolarismo locale (studenti e lavoratori) dei giorni feriali, non sono programmati a contribuire alla promozione del turismo locale, favorendo la fruizione del Parco da parte degli utenti di Roma e dei dintorni. A tal fine sarebbe auspicabile avviare dei contatti tra l’Ente parco, la Regione e il COTRAL per verificare le modalità con cui potersi avvalere al meglio di questi mezzi. Riguardo ai centri visita, invece, l’elemento caratterizzante è stato l’assenza di un coordinamento e di collegamento reciproco: ciò ha dato luogo a iniziative individuali, inconveniente che deve essere superato attraverso una strategia comune di azione, dagli standard comuni di servizio e la creazione di una rete permanente di informazioni. Anche in questo caso si tratta di razionalizzare in una logica di sistema le risorse esistenti, nonché di adottare iniziative tali da responsabilizzare i centri visita allo sviluppo turistico e socioeconomico del Parco. A tal fine i Centri possono divenire lo strumento per il monitoraggio permanente del turismo nel Parco, acquisendo informazioni sulle caratteristiche e i “desiderata” degli utenti. 200 5.2.3. Istanze territoriali e proposte per lo sviluppo economico e sociale 5.2.3.1. Il contesto socio-demografico L’analisi dei dati relativi alle caratteristiche della popolazione residente nei Comuni del Parco Naturale dei Monti Lucretili ha messo in luce gli aspetti caratteristici di seguito trattati. Invecchiamento della popolazione Nonostante l’incremento della popolazione residente, aumentata nell’ultimo decennio dell’8,7%, la crescita risulta sostenuta esclusivamente dal saldo migratorio, mentre negativo è quello naturale. Il calo delle nascite, fermo restando il livello di mortalità, determina il progressivo invecchiamento e la femminilizzazione della popolazione. Questi due fenomeni interessano tutti i Comuni, ma hanno conseguenze maggiori su quelli più piccoli. La situazione comporta la necessità di programmare l’incremento e la riorganizzazione dei servizi socio-sanitari per la popolazione anziana. Età e istruzione Il mutamento demografico evidenzia da un lato una consistente e costante diminuzione della quota di popolazione più giovane e, dall’altro, un costante e consistente incremento della popolazione più anziana. È quindi fondamentale orientarsi verso il ripristino dell’equilibrio demografico tra classi di età provvedendo con occasioni di occupazione e reddito per le fasce pù giovani della popolazione. Per quanto riguarda l’istruzione, l’area dei Comuni del Parco dispone di un buon patrimonio di risorse umane qualificate. Questi individui vanno valorizzati e incentivati a restare ancora attraverso il miglioramento delle condizioni dello sviluppo economico. L’area del Parco da questo punto di vista offre diverse opportunità soprattutto nel settore sociale e ambientale. 201 Occupazione L’analisi dei sistemi economici locali fa registrare un calo della quota di popolazione attiva in agricoltura e un corrispondente aumento di quella attiva nelle altre attività; il settore industriale, invece, continua a impiegarne circa un quarto. Si conferma pertanto la tendenza storica verso una struttura sociale di tipo terziario abbastanza in linea con le esigenze di un’area protetta. La piena partecipazione delle donne al lavoro incontra ancora molte difficoltà: i tassi di attività e di occupazione sono più bassi di quelli dei maschi; le donne in cerca di prima occupazione sono più del doppio degli uomini e quelle disoccupate una volta e mezzo. Alla luce di queste considerazioni è necessario procedere da un lato alla qualificazione dell’offerta di lavoro per la popolazione dei Comuni del Parco, in particolare per quella femminile, e, dall’altro, sostenere i percorsi di riqualificazione del tessuto produttivo in modo da realizzare le condizioni per far incontrare domanda e offerta di lavoro. 5.2.3.2. Il contesto urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi In questo paragrafo, dopo che sono state elaborate schematicamente le linee d’azione coerenti col Piano, vengono individuati gli interventi prioritari che sono riportati nelle schede e nella cartografia. Conformemente a quanto già si è verificato in altri parchi e con quanto presentato negli altri documenti del Programma, le linee di sviluppo urbanistico dovrebbero approfondire le seguenti tre azioni: Azione A: consentire le condizioni per la permanenza delle attività agro-silvopastorali che insistono sul territorio, riportandole a modalità compatibili con l’ambiente e con le attuali esigenze minime degli addetti, conformemente al Piano (pag. 470 punto b e pag. 547 art. 27); Azione B: creare le condizioni per una corretta fruizione turistica delle parti interne al Parco, ove sia compatibile e con gli opportuni accorgimenti per perfezionare la tutela dell’ambiente, conformemente al Piano (pag. 470 punto f) Azione C: incentivare le azioni per favorire lo sviluppo turistico del territorio, sia nei centri urbani con forme innovative di ristrutturazione e fruizione delle parti storiche, sia nelle 202 aree limitrofe, mirando progressivamente a un turismo più evoluto, che in definitiva risulti il meno aggressivo possibile per l’ambiente, conformemente anche alle indicazioni contenute nel Piano (pag. 414 punto d). Per queste considerazioni si ritiene di dare priorità ad alcune tipologie di interventi, e precisamente: 1. favorire tutte le precondizioni per il recupero dei centri storici interni al Parco, in particolare per l’abitato di Roccagiovine (scheda A1), tenendo conto anche dell’adeguamento sismico e dell’accorpamento delle unità immobiliari più piccole, fermo restando quanto previsto per la sottozona Da (Piano pag. 492). Analogamente appare opportuno un intervento per favorire la riqualificazione del centro storico di Vicovaro (scheda A2), atto a favorire la valorizzazione di attività a carattere artigianale da ospitare nei numerosi locali che sono disponibili, ma che necessitano di ristrutturazione. Ciò richiede l’adeguamento dei parametri urbanistici per la compatibilità con la normativa vigente e con i requisiti per l’abitabilità richiesti dalla ASL, conformemente alle analisi economiche e sociali presentate in questo Programma. Quest’ultimo intervento è particolarmente auspicabile, in quanto la percentuale di occupati nel Comune di Vicovaro è solo del 70%. Nello stesso Comune occorre una revisione dell’area cimiteriale con conseguente modifica degli strumenti urbanistici. Un ulteriore intervento (scheda A3) consiste nel recupero della scuola elementare del Comune di Percile - ormai inutilizzata - per il trasferimento di alcuni uffici comunali e per altri servizi (centro anziani, ristorante, ecc.); 2. ripristinare alcune strade che penetrano nel Parco, anche al fine di consentire il passaggio del mezzo per la raccolta dei rifiuti. Gli interventi vanno effettuati nel rispetto di quanto previsto dal Piano (pag. 530) preparando il relativo strumento previsto (ex SIA pag. 542 ora SIP pag. 579). Tra le esigenze prioritarie si registrano: • sistemazione della strada per la zona dei Lagustelli nel territorio comunale di Percile (scheda A4); • interventi sulla viabilità rurale, poderale e vicinale in particolare nei territori del Comune di Scandriglia (scheda A5), di Roccagiovine (scheda A6) e di Vicovaro (scheda A7), ai fini della conservazione delle peculiarità del territorio. • ripristino del collegamento con la località Fonte Fumiccia nel territorio di 203 Vicovaro. La sistemazione della viabilità permette anche una più efficace difesa dagli incendi. 3. ripensare alcune delle “aree di sosta” previste nel Piano (pag. 451 punto 6), affinché si possa ridurre l’impatto antropico e mediare la fruizione turistica in atto con la presenza zootecnica. Alcune di queste aree dall’approvazione del Piano di Assetto si sono dimostratedi irrazionale localizzazione, tanto da noon essere utilizzate, mentre in altre località sarebbe necessario costituirne di nuove. Appare anche opportuno operare in modo che siano posizionati sia i cassonetti rifiuti con relativo contratto di raccolta, sia i servizi igienici con relativa fossa settica e contratto per lo spurgo periodico. Occorre inoltre favorire la fruizione per i portatori di handicap, migliorando alcuni accessi alle aree di sosta e realizzando gli specifici servizi igienici (Piano pag. 566 art. 3.1.1). A tal fine sono stati individuati alcuni siti idonei (scheda B1), ricadenti nel comprensorio comunale di Orvinio (località Pratarella sulla via per Scandriglia e miglioramento di aree esistenti), Marcellina (sulla proprietà comunale vicino al centro visite e lungo la strada per S. Polo), Percile (lungo i percorsi esistenti) e Vicovaro. In tal senso è proposto anche l’intervento su due ex strutture zootecniche site nel Comune di Monteflavio (schede B2 e B3) e in prossimità della “casa del pastore” (scheda B4); 4. organizzare alcune aree attrezzate per consentire il bivacco nel rispetto di quanto previsto dal Piano e in particolare dall’art. 26 (pag. 545 come modificato a pag. 581 art. 26 terzo punto), operando soprattutto per annullare il rischio di incendi e per creare alcuni punti di raccolta regolare dei rifiuti solidi e liquidi all’interno del Parco. Nello specifico si ritiene opportuno realizzare un bivacco per brevi soste (campeggio natura per l’escursionismo controllato) in località Prato di Favale (scheda B5), ricadente nel territorio del Comune di Marcellina: ciò presuppone la realizzazione di una tubazione per il trasporto a caduta dell’acqua da una zona limitrofa (loc. Campitello) per garantire la dotazione idrica, la realizzazione di servizi igienici e l’organizzazione di un servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Nello stesso territorio comunale di Marcellina è stata individuata una cava dismessa, che può essere recuperata per la realizzazione di una campeggio per boy scout (scheda B6). È inoltre opportuna la realizzazione di un bivacco per piccoli gruppi e di aree di sosta temporanea attrezzate (scheda B7) in località Fonte Fumiccia, ricadente nel territorio del Comune di Vicovaro, che presenta disponibilità idrica. 204 5. realizzare in alcune zone limitrofe al Parco aree di servizio, dove sia possibile rifornire camper e roulotte di acqua potabile e riversare il contenuto dei serbatoi reflui in un depuratore. E’ stato individuato nel Comune di Marcellina, in un’area adiacente al Centro Visite, un sito che consentirebbe l’utilizzazione della rete fognaria del centro stesso (scheda B8); 6. costruire, conformemente agli strumenti urbanistici, un edificio per ospitare un museo naturalistico – planetario, che potrebbe accogliere i visitatori e le scolaresche soprattutto nelle giornate di pioggia. L’edificio dovrebbe essere realizzato nel Comune di Roccagiovine (scheda B9); 7. tracciare nuovi percorsi escursionistici con itinerari differenziati - archeologici, naturalistici, panoramici, sportivi -, segnalando il grado di difficoltà e i tempi di percorrenza, conformemente a quanto previsto nello specifico capitolo di questo Programma; in particolare si ritiene opportuno agire (scheda B10) nei territori dei Comuni di Orvinio, Monteflavio, Scandriglia, Percile (verso i Lagustelli), Vicovaro e Montorio. Nel territorio di Vicovaro si prevedono almeno due sentieri con partenza dal centro abitato: il primo a prevalente carattere naturalistico, diretto verso Fonte Fumiccia; l’altro a carattere archeologico, diretto verso il monastero di S. Cosimato (struttura recettiva gestita da religiosi), dove sono presenti anche resti di un acquedotto romano. Nel territorio di Montorio appare opportuno ripristinare la vecchia mulattiera di connessione con Monteflavio. Si ritiene altresì prioritaria la conclusione del percorso di connessione tra i ruderi di sant’Angelo e la strada rurale che conduce a Scandriglia, dove con poche centinaia di metri di strada bianca si completerebbe un interessante percorso escursionistico. Ai fini di assicurare le necessarie condizioni di sicurezza agli utenti dei percorsi turistici nel comune di Montorio, sembra opportuno un intervento di consolidamento e rafforzamento dei ruderi del Convento ‘600 di Sant’Angelo (scheda B11). 8. realizzare le due “Porte del Parco” previste nel Piano (pag. 447 punto 6), che costituiscano una sorta di marchio antropico caratterizzante l’ingresso al Parco e che diano al visitatore una sensazione percettiva e memorizzabile dell’attraversamento del confine. Inoltre si ritiene opportuno completare nel Comune di Orvinio (scheda C1) il progetto per la realizzazione della “Terrazza del Parco”, che prevede: • piccole strutture abitative in legno; 205 • un’area attrezzata coperta (tettoia); • parcheggi e accessi al Parco in aree adiacenti al centro abitato; • sistemazione di aree verdi nel centro abitato (parco urbano); • copertura del “bottino” di raccolta dell’acqua per realizzare una zona di fruizione (terrazza). Si prevede che un analogo progetto, denominato “Giardino del Parco” (scheda C2), sia sviluppato nel Comune di Scandriglia, dove è stata individuata un’area, destinata a parco urbano, con un Centro Visite e zone attrezzate per la sosta e il ristoro. Un’area di sosta e relativo parcheggio dovrebbe essere realizzata in prossimità del centro visite di Marcellina (scheda C3). 9. convertire alcune strutture in disuso interne al Parco ad attività agrituristiche, come previsto dal Piano (pag. 414 punto d e pag. 581 art. 26), o turistiche, al fine di evitarne l’abbandono e il conseguente degrado. Come mostra l’analisi demografica, gli interventi ricadono in zone con alte percentuali di disoccupati (mediamente il 25%), che risultano possedere i requisiti adatti a queste attività. Allo scopo è possibile utilizzare: • l’ex mattatoio del Comune di Monteflavio (scheda C4), per realizzare una piccola foresteria; • alcuni edifici da individuare e ristrutturare all’interno del centro storico di Scandriglia, per il miglioramento dell’ospitalità (scheda C5); • il recupero e la ristrutturazione di stalle e piccoli ricoveri per una superficie complessiva di circa 900 m2, situati all’interno della Tenuta Lago (circa 750 ha) di proprietà della Regione Lazio, ricadente nel territorio del Comune di Percile (scheda C6); • un locale situato nel centro di Vicovaro in prossimità del Centro Visite (scheda C7), da ristrutturare e da adibire a sala per esposizione, degustazioni e commercializzazione di prodotti tipici locali; 10. recuperare almeno un fabbricato esistente all’interno del Parco per realizzare una struttura di accoglienza capace di alloggiare un numero di persone pari a quelle trasportate da un autobus. Una prima possibilità consiste nell’acquisire l’antico convento di S. Nicola ubicato all’interno del Parco nel territorio del Comune di Scandriglia e, dopo una adeguata ristrutturazione, nel destinarlo all’accoglienza di 206 turisti (scheda C8); una seconda opportunità si presenta nel Comune di Percile, dove è possibile l’acquisto di Palazzo Iori per destinarlo a una struttura alberghiera da oltre 60 letti (scheda C9); una terza opportunità data dall’acquisizione da parte di privati e dal recupero del Convento di S. Maria a Vicovaro, da ristrutturare per realizzare un complesso recettivo abbastanza capiente. Quest’ultimo edificio è adiacente a una chiesa del Duecento in fase di restauro (scheda C10). Dall’analisi demografica risulta che nei Comuni citati è disponibile manodopera, soprattutto femminile, che beneficerebbe dell’intervento; 11. predisporre ulteriori parcheggi in aree limitrofe al Parco e nelle zone D (Piano art. 9 pag. 576). Nello specifico è stata individuata un’area (scheda C11) in una vecchia cava già recuperata, dove è possibile costruire un parcheggio previa la realizzazione dei necessari interventi (risistemazione e rinverdimento). Gli interventi 1 e 2 sono riconducibili all’azione A), gli interventi 3 – 7 sono riconducibili all’azione B) e gli interventi 8 – 11 all’azione C). Ne conseguono tre progetti, ciascuno corrispondente a una delle linee d’azione e composto da diversi interventi puntuali. I tre progetti e gli interventi conseguenti sono presentati nelle schede allegate e individuati nella carta sintetica. Si è preferito articolare ciascun progetto in più schede, in quanto ciascuna descrive un singolo intervento, che può essere affidato e gestito autonomamente. 5.2.3.3. Il contesto forestale, ambientale e territoriale Le proposte progettuali che si andranno ad illustrare saranno suddivise nei subsistemi in cui essi esplicano maggiormente i loro effetti. Si è, tuttavia, consapevoli che la loro realizzazione andrà certamente ad incidere con forme, modi ed in entità variabili, anche sugli altri sub-sistemi, così come le proposte progettuali di altri settori avranno ricadute sul sistema forestale-ambientale nel suo complesso. Prima di entrare nel parco progetti dei singoli sub-sistemi si ritiene importante sottolineare un progetto trasversale relativo alla formazione dei giovani imprenditori del Parco. L’intendimento è quello di mettere a disposizione annualmente risorse finanziarie da destinare a giovani a sostegno delle spese per la formazione secondaria e superiore. A conclusione del percorso formativo, il Parco dovrebbe mettere a disposizione risorse economiche per l’avvio delle attività, coinvolgendo istituti di credito locali, fondazioni ed 207 avvalendosi dei programmi per la giovane imprenditoria finanziati da istituzioni europee, nazionali e regionali. Il sub-sistema ecologico-ambientale Diverse sono le iniziative attuabili all’interno del Parco che coinvolgono le risorse del sistema ecologico-ambientale. Queste possono essere finalizzate allo sviluppo, al recupero oppure alla difesa del patrimonio. Le iniziative volte allo sviluppo del Parco possono distinguersi tra: 1. iniziative per l’uso diretto delle risorse, che prevede la frequentazione diretta del sito da parte dell’utente. Vi rientrano: • visite guidate; • camping, punti di sosta per attività turistico-ricreative, servizi per la fruizione del Parco, in particolare per disabili, anziani e bambini; • sentieri natura, percorsi didattici ed escursioni in genere; • laboratori ambientali; • manifestazioni tradizionali, sagre, ecc. collegate alle peculiarità ambientali e produttive locali; • 2. altre manifestazioni a carattere culturale e sportivo all’interno del Parco; iniziative per l’uso mediato delle risorse: con cui il Parco viene esportato all’esterno dei propri confini, come: • prodotti tipici trasformati a testimonianza delle peculiarità locali; • materiale divulgativo per la conoscenza del Parco ; 3. uso indiretto delle risorse: le risorse del Parco sono utilizzate in modo da consentire l’uso sostenibile di altre risorse anche esterne al Parco oppure l’uso futuro delle risorse del Parco: • formazione e divulgazione attraverso seminari, convegni, ecc.; • formazione operatori ambientali; • formazione operatori professionali sull’uso delle risorse presenti nel sistema ambientale. 208 Tra le iniziative a carattere difensivo emergono: • prevenzione e lotta ai processi di degrado, in particolare agli incendi boschivi; • miglioramento di infrastrutture; • rete di monitoraggio del sistema ambientale. Tra i progetti di recupero si cita la sistemazione della viabilità forestale principale permanente. Questo sub-sistema è soprattutto strumentale alla realizzazione delle iniziative degli altri settori, in particolare quelli inerenti il turismo, la cultura e la ricreazione, nonché alcuni riconducibili al settore agro-alimentare. Di specifici si segnalano i progetti relativi alla costituzione della rete di monitoraggio ambientale permanente, i documentari sulla vita degli animali e delle piante, la conservazione della biodiversità animale e vegetale, la prevenzione e lotta ai processi di degrado, la realizzazione di colture e di fruttiferi a perdere. Per ciò che attiene il progetto della conservazione della biodiversità, esso può articolarsi in due sub-progetti, quello relativo agli aspetti faunistici e quello relativo agli aspetti vegetazionali. Il primo si richiama alle aree faunistiche previste dal piano di assetto. Il secondo inerente la conservazione del germoplasma vegetazionale interessa la vegetazione autoctona. Per motivi di affinità e finanziari si ritiene che questa iniziativa debba svilupparsi sinergicamente quale sezione del vivaio per la produzione delle piante officinali, così da avvalersi delle economie di scala e dei canali commerciali legati a queste altre produzioni. Relativamente alla conservazione del germoplasma, l’Ente Parco ha trasmesso una proposta di creazione di un orto botanico nel comune di Marcellina, nonché di un giardino botanico a Monteflavio. Si tratta di due proposte estremamente interessanti sul piano degli obiettivi perseguiti e della loro localizzazione ambientale. Le perplessità investono la loro sostenibilità finanziaria, in quanto se costituiscono iniziative autonome sono a totale carico della parte pubblica. Si ritiene più razionale che entrambe le iniziative, se si intende portarle avanti, vadano legate a quella più generale della conservazione del germoplasma, affinché da qui venga assicurata la manodopera e quant’altro necessario alla loro manutenzione. Non può nascondersi tuttavia che ciò rischia di appesantire significativamente il bilancio del vivaio e se venisse meno la sua capacità di collocarsi sul mercato, si potrebbe registrare il fallimento dell’intera iniziativa a meno di erogazione di adeguati contributi pubblici a sostegno. 209 In ultimo si vogliono citare i progetti difensivi connessi alla presenza del complesso della funivia di Monte Gennaro. Si ritiene che nel volgere di pochi anni, il Parco andrà incontro ad una delle seguenti problematiche: a) risanamento, recupero e ripristino ambientale dell’area del complesso della funivia di Monte Gennaro; oppure b) sistemazione ed arredo delle zone retrostanti la stazione di arrivo a Monte Gennaro. La loro inclusione all’interno del Programma risponde ad un esigenza di voler evidenziare tutte le problematiche significative del settore, in quanto la corretta gestione delle risorse rappresenta un obiettivo fondamentale a cui deve rispondere questo tipo di programma. Il sub-sistema territoriale La componente fondamentale di questo sub-ambito è il territorio, le sue strutture ed infrastrutture. Quale primo progetto si riporta quello del miglioramento delle strutture ed infrastrutture, al fine di migliorare la fruibilità del parco agli utenti ed in particolare ai diversamente abili. Il pacchetto degli interventi è esaustivamente riportato nel progetto B1. In questo contesto si intendono evidenziare tre aspetti particolarmente significativi dal punto di vista ambientale. Il primo riguarda l’impiego di tecniche a basso impatto ambientale, con materiale possibilmente di origine locale e le strutture devono avere un carattere temporaneo. Ciò implica dare spazio all’uso del legno, nonché materiale inerte prevalentemente di origine locale. Il secondo aspetto riguarda i mezzi che eventualmente possono utilizzarsi per lo sviluppo di taluni servizi che devono essere in armonia con i caratteri di naturalità del sito. In questo ambito visto le caratteristiche locali, si ritiene che dovrebbero essere privilegiati strumenti a traino di animali, offrendo una opportunità occupazionale alternativa ai vari allevatori, oppure elettrici per l’ovvio basso impatto ambientale. Il terzo riguarda gli interventi di manutenzione soprattutto delle infrastrutture che devono essere finalizzate a prevenire l’attivazione e/o accentuazione di processi di degrado derivanti dalla loro presenza stessa. Il caso emblematico è quello della viabilità che se non ben strutturata diviene una via per lo scorrimento veloce delle acque piovane. Un significativo progetto è quello relativo alla qualificazione dei sentieri per una migliore accessbilità e fruibilità del Parco, verso cui convergono diverse istanze. Vi sono quelle sociali preoccupate di creare le condizioni per assicurare una accessibilità e fruibilità 210 del Parco ad una utenza comprensiva anche dei soggetti diversamente abili; quelle colturali finalizzate a creare percorsi che coinvolgano siti particolarmente significativi dal punto di vista storico, culturale e religioso; quelle infrastrutturali preoccupati di assicurare una adeguata rete di connessione tra le varie zone del Parco e le altre strutture ad uso escursionistico presenti al suo interno; quelle territoriali finalizzate a creare le condizioni per una migliore fruizione ed accesso all’area protetta. Gli obiettivi specifici perseguiti sono: - conoscere e riportare su cartografia38 la sentieristica esistente, nonché analizzare lo stato della loro situazione strutturale (Inventario dei sentieri) e realizzare un servizio informativo WEB secondo gli standard WAI (Web Accessibilità Iniziative); - migliorare l’accessibilità dei sentieri, individuando percorsi specifici per i diversamente abili; - qualificare mediante ambiti tematici alcuni sentieri che presentano peculiari caratteristiche storiche, culturali, religiose. In generale questa proposta è complementare al pacchetto dei progetti B1 finalizzati a favorire l’attività escursionistica. In ultimo occorre considerare il progetto della recupero degli edifici rurali. Si tratta di un patrimonio diffuso sull’intera superficie territoriale del Parco e si compone di vecchi e talvolta abbandonati edifici, unitamente a qualcuno di più recente costruzione. Per alcuni edifici è stata individuata una possibile strategia di riuso come chiaramente evidenziato al pacchetto progetti C2 - Ecoalberghi. Il progetto riqualificazione degli edifici è complementare a quello proposto dal settore urbanistica, infrastrutture e servizi. Esso va a riguardare quegli edifici dei quali non si ha una precisa consistenza, pertanto, richiederà anzitutto un censimento, una ricognizione del loro stato, un’analisi del valore storicoculturale, gli oneri necessari per l’eventuale recupero statico, nonché gli ulteriori oneri per il riassetto finalizzato alla destinazione d’uso desiderata. L’iniziativa ha anche l’obiettivo di individuare eventuali edifici di più recente costruzione, abusivi o meno, e valutare la strategia da adottare per il loro futuro. L’iniziativa che in questo contesto si intende proporre riguarda il progetto delle Carovane del Parco, finalizzata a coniugare l’uso di risorse locali, come quelle zootecniche, per superare in modo “naturale” l’asprezza del territorio consentendo così l’accesso ed il 211 godimento delle risorse del Parco soprattutto ai bambini, agli anziani e ai differentemente abili. Il sub-sistema floristico-vegetazionale e forestale Il Parco progetti di questo sistema è quello più consistente. Rientrano diverse tipologie di progetti finalizzati al soprattutto alla difesa ed allo sviluppo del patrimonio. Legati al settore forestale si cita il progetto per la pianificazione forestale e definizione dei criteri di buona gestione forestale, la certificazione della gestione sostenibile delle risorse forestali, l’uso energetico delle biomasse, il consorzio multifunzionale forestale e la falegnameria del Parco. Il pacchetto comprende una serie di iniziative finalizzate ad accrescere le conoscenze degli ecosistemi boscati, fino ad assicurare la gestione sostenibile della massa legnosa in una chiara prospettiva di sviluppo con la creazione di un sito di lavorazione del legname. In questo gruppo rientra anche un ulteriore progetto relativo alla coltivazione di frutti del bosco e del sottobosco. Il sub-sistema faunistico Il progetto specifico per questo sub-sistema riguarda il centro di recupero della fauna selvatica e pensionato per gli animali domestici. Si tratta di una iniziativa di estremo interesse dal punto di vista naturalistico che, tuttavia, ad una valutazione prettamente economico-finanziaria suscita delle perplessità. Si ritiene infatti, che non sussistano i margini finanziari per la sua realizzazione con riferimento esclusivo al territorio del Parco, mentre lo diviene in una logica di servizio per una rete di parchi regionali. All’interno di queste strutture andrebbero ospitati gli animali feriti e in difficoltà, nonché potrebbe fornire un servizio a terzi in termini di pensionato temporaneo o permanente di animali domestici di proprietà privata. Con riferimento ai contenuti del piano di assetto a questo sub-sistema afferiscono i progetti relativi alle aree faunistiche che state incluse nel più ampio progetto della Conservazione della biodiversità animale e vegetale sub-progetto aree faunistiche. Con riferimento agli aspetti legati alla fauna, tuttavia, si vuole sollevare la duplice problematica 38 Essa deve essere integrata con la cartografia della viabilità del Parco, considerando le indubbie sinergie esistenti. 212 che investe queste strutture. Anzitutto il sistema delle aree faunistiche, dal punto di vista etico lascia alquanto perplessità; si ritiene infatti che dovrebbero ricercarsi altre forme e modalità per prendersi cura degli animali selvatici che non sia quello di rinchiuderli in aree limitate, nonostante l’evidente richiamo turistico che potrebbero apportare. Vi è poi un problema finanziario, legato al fatto che questa attività, data la natura dell’intervento, appare quasi esclusivamente sostenuta con risorse pubbliche. In quest’ottica attendersi la proliferazione delle aree faunistiche previste dal Piano di Assetto appare improponibile. Sarebbe più opportuno puntare su un'unica struttura, multifunzionale, ed evitare la sua ripetizione in tutti i paesi del Parco. Altre progettualità sviluppate in altri contesti che hanno indubbi effetti in questo subsistema sono: a) la gestione degli animali inselvatichiti già descritti nell’analisi del settore agroalimentare; b) i documentari sulla vita degli animali riportati tra i progetti del sub-sistema ecologico ambientale. Il sub-sistema idrico e dell’acqua Per tale sistema si prevedono le seguenti tipologie progettuali: • fornire una fonte di approvvigionamento idrico dei pascoli, mediante la realizzazione di pozzi con pompe a energia solare; • ridurre la problematica del deflusso incontrollato e veloce delle acque deviando la loro corsa all’interno delle aree boscate e a prato naturale, ovvero procedere al miglioramento delle infrastrutture e strutture negli ambienti forestali; • realizzare sentieri con punti di sosta arredati presso le sorgenti esterne alle aree a riserva integrale: esso rientra nel pacchetto della qualificazione dei sentieri. In questo sub-sistema si vuole evidenziare l’importanza del progetto relativo al miglioramento delle infrastrutture e strutture in ambienti forestali. La sua realizzazione deve essere finalizzata a ridurre la funzione della viabilità quale via preferenziale per il deflusso veloce e incontrollato delle acque. Sarebbe pertanto necessario che nella previsione della manutenzione della viabilità venisse considerata la realizzazione di cunette e deviatori che indirizzino lo scorrimento delle acque lungo le aree con maggior capacità di assorbimento (boschi, pascoli e prati naturali). 213 I progetti che coinvolgono i Lagustelli sono stati inclusi nel settore urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi, nonché in quello turistico, culturale, ricreativo. 5.2.3.4. Il settore agro-alimentare Olivicoltura Alla luce della situazione esposta e della limitata produzione di olio della Sabina commercializzata con marchio DOP (nel corso dell’anno 2002 solo 50 tonnellate di prodotto sono state commercializzate con marchio DOP) si prevede di eseguire una serie di azioni volte all’accentramento dell’offerta, che in larga parte è frammentata, e al reperimento di professionalità in grado di valorizzare gli aspetti commerciali. Il coordinamento dei produttori si rende necessario per accentrare l’offerta dei numerosi piccoli olivicoltori che oggi attuano prevalentemente una strategia di vendita del prodotto sfuso. Ciò perché non riescono singolarmente a raggiungere la massa critica di prodotto (almeno 4-5 t) per sviluppare azioni di promozione e investimenti finalizzati all’individuazione di canali commerciali in grado di assicurare margini di mercato remunerativi. L’accentramento dell’offerta garantisce inoltre una posizione più vantaggiosa per le trattative con i soggetti esterni incaricati delle operazioni di spremitura, imbottigliamento e confezionamento. La conoscenza approfondita dei mercati di sbocco di prodotti particolari come l’olio certificato DOP costituisce una condizione indispensabile per cogliere i frutti di investimenti lungo la filiera produttiva volti alla garanzia di standard qualitativi elevati. Questa professionalità non può essere improvvisata e necessita di un adeguato periodo di esperienza concreta sui mercati. Per agevolare la transizione verso una olivicoltura in grado di collocarsi autonomamente con successo sui mercati si prevede, almeno per i primi anni, il ricorso a figure esterne in grado di guidare le scelte commerciali. Il costo previsto per i primi due anni necessari all’avviamento delle azioni si quantifica in 70.000 euro, da destinare alla costituzione dei nuovi soggetti giuridici (associazioni, cooperative, ecc.) e a contratti di consulenza commerciale e promozionale. Le figure professionali individuate dovranno provvedere alla stipula di contratti con i trasformatori e alla gestione dei rapporti con i potenziali clienti. 214 Cerasicoltura Trattandosi di un prodotto già considerato di lusso, appare ragionevole procedere a strategie che possano aggiungere al prodotto servizi, come packaging, canali commerciali di nicchia, marchi di qualità, ecc. Di dubbia convenienza appare invece la produzione secondo i metodi dell’agricoltura biologica. Questo poiché l’eventuale presenza di patologie o di attacchi da parte del più importante fitofago (Rhagoletis cerasi – mosca delle ciliegie) può avere un impatto notevolmente negativo sul consumo occasionale e voluttuario. A questo proposito i disciplinari di lotta integrata appaiono, pur nel rispetto della compatibilità ambientale, quelli che meglio si adattano alle caratteristiche della coltura e del mercato del prodotto. È da tenere presente a tale proposito che però la misura III azione F.1 del Piano di Sviluppo Rurale “ … è applicabile esclusivamente nei Comuni di pianura e collina, come da classificazione ISTAT”. Possono essere accolte anche domande relative ad aziende ricadenti nei Comuni di Rieti, Labro (RI) Contigliano (RI) e Colli sul Velino (RI), limitatamente alle superfici di questi ultimi non incluse nell’ambito delle zone delimitate ai sensi della direttiva 75/268/CEE (art. 3 – par. 3). La classificazione ISTAT è riportata all’allegato 5 “Comuni per classi altimetriche ISTAT - Indicazione dei codici ISTAT” (Fonte: PSR – Regione Lazio). La progressiva introduzione di tali modalità di produzione necessita però di adeguata assistenza tecnica che indichi di volta in volta le condizioni e le procedure per una corretta pratica colturale, fintantoché le nuove conoscenze non saranno divenute patrimonio comune tra gli agricoltori. Tali figure, che potremo identificare come agronomi/agrotecnici, dovranno essere disponibili a livello di Comunità Montana e operare come Centro di Assistenza Tecnica. La valorizzazione dei canali commerciali per le ciliegie vede come punto nodale l’accentramento dell’offerta. A differenza di altri prodotti, però, i volumi di produzione e il ristretto periodo di commerciabilità non rendono conveniente la creazione di strutture associative dedicate esclusivamente alla loro commercializzazione. Esistono già in zona altre strutture che hanno l’obiettivo di fare da collettori per varie specie ortofrutticole, a cui il conferimento della produzione potrebbe portare numerosi vantaggi in termini di prezzo. Già infatti il solo collocamento presso i canali commerciali della capitale consentirebbe di spuntare prezzi più alti di quelli attuali. 215 Per quanto concerne poi le strategia di difesa, l’adesione alle misure agro-ambientali contenute nel Piano di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Lazio potrebbe costituire un’opportunità per garantire migliori condizioni di arrivo del prodotto sul mercato nel rispetto di standard ambientali minimi. Pascoli e Zootecnia 1) Realizzazione del Regolamento del Pascolo Attualmente per la realtà della zootecnia del Parco non esiste un modello di pascolamento che permetta di tenere conto dell’offerta di foraggio (stagionale, annuale e in particolare durante i periodi di deficit). Ciò comporta un accesso alle risorse da parte degli operatori in modo del tutto casuale e dettato dal semplice assecondare l’istinto degli animali, con conseguente non razionale distribuzione del carico di bestiame sul pascolo. L’effetto di tale pratica è la selezione, a livello pabulare, tra le specie vegetali che determina una forte contrazione di quelle più gradite. In molte zone ne deriva la presenza di foraggio in piedi, di foraggio rovinato o, già alla fine della primavera, di foraggio eccessivamente pascolato e fortemente ridimensionato. L’offerta alimentare, di conseguenza, si abbassa notevolmente nei mesi estivi, fino addirittura ad annullarsi. Un sistema pascolivo che potrebbe, con qualche opportuna modifica, essere preso come modello è quello abbastanza diffuso nella fascia collinare dell’Alto Lazio. Tale sistema si basa su risorse differenziate, in grado di far superare gli ostacoli derivati dall’andamento climatico, mettendo in relazione l’offerta di foraggio al pascolo e i fabbisogni del bestiame, con l’utilizzazione come fonti foraggere di bosco ceduo, prato polifita e prato ad autoriseminanti. Il ceduo, e il bosco in generale, supplisce nei periodi di deficit alimentare, mentre il prato polifita produce le scorte da affienare per l’uso nei periodi di carenza di prodotto verde in campo. Confrontando l’offerta e i fabbisogni del sistema d’allevamento, si può notare che tra luglio e agosto l’andamento termo-pluviometrico della zona non garantisce la produzione di foraggio sufficiente. Sono possibili diverse combinazioni, ma quella da preferire sembra essere il pascolo e l'apporto di fieno prodotto dai singoli allevatori. L'uso del pascolo va comunque regolamentato sulla base dei risultati dell’analisi della produzione totale complessiva annua e, soprattutto, della sua distribuzione in funzione del clima tipicamente equinoziale-submediterraneo (max aprile-maggio e min ottobre-novembre). 216 Altro momento importante è quello di coniugare il sistema foraggero con il sistema forestale, a esclusione delle zone sottoposte a Tutela Integrale e di quelle eventualmente da destinare al miglioramento strutturale e al risanamento selvicolturale, in modo da esercitare l’allevamento di bestiame finalizzato alla produzione di carne (per i bovini) e latte e carne (per gli ovini). Questo sistema di gestione garantisce la fornitura di razioni di soccorso, vale a dire scorte affienate e d’integrazione. Tale pratica, se da una parte non comporta input energetici ai pascoli (assenza di concimazioni, rinettamenti, spargimento delle deiezioni), oneri di meccanizzazione (uso di macchine operatrici, come falciatrici e seminatrici) e costi di manodopera, dall'altra parte provoca il diramarsi di una fitta trama di sentieri (a opera del bestiame) che vanno a formare aree di degrado per ristagno idrico, sentieramento e ruscellamento. Il degrado in queste aree è dovuto alla concentrazione del carico di bestiame, come testimonia l’intensità del degrado, che si presenta decrescente man mano che ci si allontana dai luoghi d’abbeveraggio e d’alimentazione, siano essi di soccorso o abituali. Per questo, una volta determinato il carico di bestiame sostenibile dall’intera area, occorre fare in modo che utilizzazioni puntuali particolarmente intensive non diminuiscano l’efficienza protettiva del cotico erboso nei confronti del suolo, dove invece le Emicriptofite (H) giocano un ruolo preminente per la loro struttura biologica. È importante quindi provvedere anche a una corretta distribuzione spaziale degli animali, in modo che il carico totale determinato non finisca per accumularsi solo in certe zone ricreando situazioni di forte degrado: in altri termini, il carico di bestiame ammissibile nella turnazione del pascolo deve essere diverso per ogni periodo dell’anno. Per uno studio approfondito della gestione ottimale dei pascoli già il Piano d’Assetto ha previsto la realizzazione di un Regolamento del Pascolo che identificasse le modalità di gestione dell’attività zootecnica. L’iter per la sua realizzazione dovrà procedere attraverso una preliminare fase di ricognizione che quantificherà le risorse coinvolte, in termini di caratteristiche sia dei pascoli che di strutture e infrastrutture di supporto specificando: il rilievo della consistenza e della tipologia degli animali al pascolo; le tipologie di pascolo e le tecniche di pascolamento in atto; 217 l’individuazione delle infrastrutture legate alla gestione del bestiame (luoghi d’abbeverata, costruzioni zootecniche, strade d’accesso e d’utilizzo, punti foraggiamento, recinzioni, ecc.). Una volta eseguito ciò, occorre determinare le caratteristiche dei pascoli con relativa stima del valore pabulare per mezzo di rilievi del cotico erboso (campionamento) e del calcolo della capacità potenziale del pascolo (calcolo del valore pabulare o foraggero). I rilievi consentono di fornire una stima della pabularità del materiale erbaceo e di individuare le tecniche agronomiche per migliorare lo stato del cotico erboso. Campionamento Date le caratteristiche della zona e degli animali condotti al pascolo, si ritiene che il metodo più idoneo, in termini di costo/efficacia, sia quello del campionamento lineare, detto anche linea di flora, che prevede l’esecuzione di transect avvalendosi di una asta con 50 fori, a distanza di 1 cm., che serve a individuare le piante da censire. All’interno dell’ecofacies vanno eseguiti da tre a cinque analisi lineari per ottenere un contributo specifico medio delle diverse specie del pascolo, in modo da attestarsi intorno ai 30-40 rilievi ogni 100 ha di pascolo. Calcolo del valore pabulare o foraggero La somma delle presenze per singola specie costituisce la frequenza specifica (fsi), che, rapportata al totale delle frequenze specifiche (∑fsi) e moltiplicata per cento, dà il Contributo Specifico (Csi= fsi/(∑fsi)*100), che è correlato con la biomassa relativa delle varie specie rilevate. Attraverso opportuni indici specifici (valore d’appetibilità) (Isi), tipici per ogni specie che variano in un intervallo compreso tra 0 (specie rifiutate) e 5 (eccellente foraggera), si può formulare un giudizio sulle caratteristiche di produttività, appetibilità e qualità del pascolo. Per determinare il carico sostenibile è necessario procedere al calcolo del Valore Pabulare (VP=0,2*∑(Csi*Isi), compreso tra 0 e 100. Per ogni punto percentuale di VP, tramite opportuni coefficienti di trasformazione (generalmente variabili da 0,01 UBA ha-1 anno-1 per pascoli mediocri a 0,02 UBA ha-1 anno-1 per situazioni migliori), si può ricavare il minimo di capi adulti per ettaro e per anno che possono essere mantenuti dal pascolo. 218 Il Sistema foraggero integrato Si propone quindi un sistema foraggero composto da risorse differenziate, con ritmi di produzione in gran parte complementari, quali: produzione regolare di foraggio e aumento della stagione pascoliva; utilizzo del bosco durante la stagione di produzione magra dei pascoli, (quella estiva e quella invernale). La disponibilità annua di foraggio è in funzione di: - fabbisogno del carico animale considerato; - numero di giorni di disponibilità nel periodo maggiore dei fabbisogni; - numero effettivo dei giorni al pascolo; - qualità delle scorte (in piedi e/o affienate); - numero dei giorni d’autosufficienza (numero giorni di pascolo più quantità scorte). Tutto ciò si traduce in uno schema gestionale che prevede la somministrazione di scorte affienate in inverno con l’uso del bosco nel periodo gennaio–febbraio e il pascolo differito in estate, dalla prima settimana di luglio alla prima di settembre. Il pascolo sui seminativi e sui prati dovrà essere concentrato tra aprile e maggio, quando avviene il 65% della produzione, che può alternativamente essere destinata alla realizzazione di scorte affienate. L’utilizzo del pascolo brado avverrà durante i mesi che vanno da luglio a marzo. Per agevolare la turnazione del bestiame saranno necessarie recinzioni (mobili o fisse) al fine evitare che il bestiame ritorni sullo stesso posto prima di 30-40 gg. in primavera e di 50-60 gg. in autunno. Durante questi periodi di assenza del bestiame possono invece essere eseguiti interventi di rinettamento delle erbe rifiutate, per evitarne la diffusione, di spargimento delle deiezioni e, se necessario, di irrigazione e di concimazione di copertura. Il pascolo non dovrebbe durare più di una settimana (per tenere conto dei ricacci) eventualmente con l'utilizzo sequenziale da parte di specie animali differenti. Le risorse vegetali potrebbero in questo modo essere utilizzate prima dai bovini e successivamente dagli equini ed eventualmente dagli ovini, visto che l’altezza delle piante raggiunta da ogni specie è sufficiente per il pascolo della successiva. Si ridurrebbe così il cespugliamento non spinoso, obbligando gli animali a consumare anche erbe e arbusti poco appetiti. I camminamenti devono essere tracciati in modo da consentire di governare la mobilità degli animali, riducendo al massimo la necessità di manodopera, verso i luoghi sia d’abbeverata che riparo. Le deiezioni, anziché essere convogliate per ruscellamento, a opera 219 delle piogge, nei vari fossi e torrenti, mantenute su una superficie ridotta, consentirebbero di recuperare la produttività dei suoli più poveri e potrebbero essere sfruttate come fertilizzanti. Per aumentare la qualità degli assortimenti vegetazionali dei pascoli può essere utile ricorrere a trasemine nei prati-pascolo di specie foraggere autoriseminanti (Trifolium subterraneum L. e Lolium rigidum Gaudiu), in modo da aumentare la quantità di foraggio disponibile. In alcune aree sarà comunque necessario aumentare la produzione foraggera, con l’inserimento non solo di specie pabulari appetite dal bestiame, ma anche con una maggiore diffusione di graminacee e leguminose. In particolare le specie graminacee si avvantaggerebbero anche di interventi di fertilizzazione con prodotti minerali o organici. Ciò determinerebbe da parte dei pascoli sia una maggiore capacità di sopportare un carico elevato sia una maggiore produzione di semi che permetterebbe la naturale futura riproduzione delle specie vegetali. 2) Produzione biologica Il Piano di Sviluppo Rurale Regionale, in attuazione del reg. CE 1257/99, prevede, all’interno delle misure III.1 agro-ambientali, specifiche azioni (F2) volte al sostegno dell’agricoltura biologica. L’intensità dell’aiuto per le aziende che la introducono è stabilita in 185 euro per ettaro nelle aree preferenziali e 155 euro nelle rimanenti, elevabili rispettivamente a 320 euro e 370 euro nel caso in cui i prodotti ottenuti siano commercializzati come biologici (con certificazione) o siano utilizzati per l’alimentazione del bestiame allevato con metodo biologico. La superficie aziendale minima è di due ettari e sono obbligatoriamente assoggettati ai disciplinari di produzione biologica tutti gli appezzamenti, anche se separati e ricadenti in comuni diversi, purchè gestiti dal medesimo soggetto coltivatore. Il produttore deve sottostare alle procedure di controllo definite dall’organismo di certificazione prescelto, il cui costo gli sarà addebitato in funzione della tipologia aziendale; inoltre è tenuto alla redazione di un piano di fertilizzazione e a non superare in ogni caso l’apporto massimo di azoto pari a 170 kg per ettaro. Le superfici destinate a prato, prato-pascolo e pascolo permanente non avvicendate sono eleggibili a premio solo nel caso in cui l'azienda disponga di bestiame aziendale e che lo stesso sia allevato con il metodo biologico di cui al Reg. (CE) n. 1804/99. Tali superfici saranno inoltre eleggibili a premio a condizione che: 220 - tutto il bestiame aziendale sia allevato con il metodo della zootecnia biologica; il rapporto Unità Bovine Adulte (UBA) aziendali/superficie foraggera dovrà essere almeno pari a 0.5 e comunque non superiore a 1.4, e la consistenza del bestiame aziendale almeno pari a 3 UBA; - i fondi coltivati siano in possesso di adeguati requisiti agronomici che dimostrino l'effettivo utilizzo per l'alimentazione del bestiame. Il pascolo su terreni comuni deve essere regolamentato tramite contratti o assegnazioni temporanee (fida pascolo), facendo in modo che il bestiame relativo agli allevamenti condotti secondo i metodi dell’agricoltura biologica sia separato da quello proveniente da allevamenti convenzionali o sia macellato dopo un periodo di permanenza minimo presso l’azienda di origine certificata (in modo da permettere la decorrenza del periodo di “conversione”). Per quanto concerne i prodotti certificati come biologici (al termine del periodo di conversione), occorre tenere presente, oltre all’entità degli aiuti calcolati sulla base della superficie aziendale, anche il prezzo che i prodotti riescono a spuntare sul mercato. Questo risulta incoraggiante, anche se può presentare elevata variabilità, essendo frutto di contrattazione tra i singoli operatori, poiché i prodotti biologici non hanno ancora un mercato di riferimento con listini ufficiali. Per il latte alimentare il prodotto biologico, rispetto al convenzionale, spunta incrementi di prezzo compresi tra 7,7 e 13 centesimi di euro al litro, mentre la carne bovina ottiene anche incrementi dell’ordine del 30-40% rispetto al prezzo indicato sui mercati nazionali di riferimento per le diverse tipologie di bovini. 3) Razze sottoposte a erosione genetica La Regione Lazio, con la legge n. 15 del 1 marzo 2000, ha inteso tutelare le risorse genetiche autoctone del Lazio e a rischio di erosione genetica, in applicazione della Convenzione sulla Biodiversità (ratificata dalla legge n. 24 del 14 febbraio 1994) e in accordo con il Programma Nazionale Biodiversità e Risorse Genetiche. Oggetto di tutela sono le specie sia vegetali che animali, purché: - autoctone; - di interesse agrario, venatorio o d’acquacoltura; - di interesse scientifico, economico, ambientale o culturale; 221 - minacciate dal rischio di abbandono. La legge demanda all’ARSIAL il compito di istituire il Registro Regionale delle specie a rischio di erosione genetica e la gestione della Rete di Conservazione e Sicurezza. L’iscrizione delle specie a tale registro avviene su base volontaria da parte del produttore, previo parere di commissioni tecnico-scientifiche composte da esperti. Ai soggetti che coltivano o allevano tali specie sono erogati dei premi specifici contemplati nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale della regione Lazio – misura III.1, azione F.8. Per ogni UBA appartenente alle razze specifiche è erogato un premio di 150 euro per ettaro e per anno, con il limite massimo consentito di 450 euro per ettaro di SAU aziendale, per anno. Le specie animali attualmente eleggibili a tale premio sono: - equini: Maremmano, Tolfetano, Tiro pesante Rapido, Pony d'Esperia, Lipizano; - asinini: Asino Ragusano, Asino di Martina Franca, Asino dell'Amiata; - bovini: Maremmana; - ovini: Sopravissana, Ovina merinizzata Italiana. Per l’inserimento di nuove razze si dovrà iniziare la procedura di iscrizione presso il Registro tenuto dall’ARSIAL, secondo le modalità previste dalla L.R. n. 15 del 1 marzo 2000. 4) Modalità di macellazione dei capi Data l’esigua consistenza dei capi allevati da ogni azienda e la lontananza dagli impianti di macellazione (Gallicano e Frosinone), si suggerisce di valutare l’opzione di organizzare un sistema di trasporto collettivo fino ai centri di abbattimento. La necessità di effettuare l’abbattimento presso gli impianti autorizzati nasce dalla esigenza di procedere in ogni caso all’asportazione del materiale tronco-encefalico (obbligatorio quale misura per contrastare la BSE) e dall’obbligo di eseguire l’esame microbiologico anche per quei capi macellati in campo per i quali, dopo il dissanguamento e l’eviscerazione (da compiersi entro 45 minuti), è necessaria la frigoconservazione in attesa dei risultati del test. Nell’ottica di minimizzare gli investimenti in beni materiali, si suggerisce di non procedere alla realizzazione di impianti di macellazione specifici, che non potrebbero 222 operare con volumi tali da consentire una minima remunerazione del lavoro e degli investimenti. La macellazione di carne della specie bovina, suina, ovina e caprina è attualmente regolamentata dal D. Lgs. 286 del 1994. Tale provvedimento identifica una duplice tipologia di impianti: - impianti dotati di bollo CE; - in deroga a tali requisiti, in impianti cosiddetti “di capacità limitata”, per i quali sussiste il vincolo della vendita nel solo ambito nazionale. La capacità limitata viene identificata in un massimo di 1.000 UGB (capi bovini equivalenti) all’anno e comunque non più di 20 UGB per settimana, salvo le deroghe previste dall’articolo 5 commi 12 e 13. In ogni caso devono essere rispettate le norme prescritte in materia igienico-sanitaria (allegato II, capitolo I) e le strutture devono essere complete di: - stalle di sosta (per gli animale che non sono macellati nel corso della giornata); - locale separato per stordimento, dissanguamento e scuoiamento; - locale deposito e svuotamento visceri; - cella frigorifera; - locale per la spedizione. In tali impianti è consentita la macellazione di più specie animali su linee industriali diverse e, laddove sia operativa la certificazione da parte degli appositi enti di controllo, anche la macellazione di capi da commercializzare con marchio biologico ai sensi del Reg. CE 2092/91 e 1804/99. Nonostante la possibilità, sancita dalla normativa vigente, di procedere alla realizzazione di un impianto di macellazione a capacità limitata, si deve tuttavia rilevare che il quadro economico del settore presenta numerosi problemi che emergono principalmente dalle difficoltà operative in termini di gestione nel rispetto della normativa vigente, che ha imposto, tra l’altro, la certificazione HACCP e/o EN 29000. L’adeguamento degli impianti ha determinato la chiusura di un numero rilevante di strutture artigianali, che non erano in grado di generare un flusso di attività tale da permettere la remunerazione degli investimenti necessari. Non bisogna infatti dimenticare che, attualmente, la macellazione e distribuzione di carni è un’attività a basso valore aggiunto. 223 Il settore peraltro era già in crisi per il crescente peso della GDO come canale commerciale, che mostra una attenzione sempre maggiore per imprese di grandi dimensioni. In questo quadro la componente relativa a macelli pubblici e artigianali che non presentano un sufficiente grado di integrazione e diversificazione costituisce la frangia marginale dell’intero settore, sulle cui possibilità di sopravvivenza futura è molto difficile pronunciarsi. Per quanto riguarda le dimensioni, si fa comunque presente che la media degli impianti nazionali considerati piccoli si assesta su un volume di capi macellati inferiore a 10.000 per anno, con un numero di capi macellati per addetto variabile tra 50 e 100. Già nel Lazio molti impianti operano a regimi tali da coprire con difficoltà i costi di ammortamento degli impianti. Tra i principali punti critici inerenti alla gestione di tali impianti rilevati nel bacino del Parco si annoverano l’assenza di un volume minimo di capi da macellare e la scarsa standardizzazione della materia prima per assicurare un livello qualitativo costante. Appare economicamente più convenente, e molto più flessibile dal punto di vista gestionale, stipulare contratti comuni sia con trasportatori del luogo sia con gli impianti di macellazione per l’intero ammontare di capi da abbattere previsto nell’anno. Si riuscirà in tal modo a spuntare prezzi più convenienti e a ridistribuire il costo dei servizi comuni su un maggior numero di allevatori beneficiari. Le strutture necessarie al raduno del bestiame sono modeste e consistono in uno o più punti attrezzati con tettoie e recinto di cattura corral, che consentirebbero, oltre alla concentrazione del bestiame brado per la vendita, anche l’esecuzione in sicurezza delle visite veterinarie, delle profilassi sanitarie obbligatorie e dei controlli sanitari previsti dal Piano (pag. 547-548). A titolo esemplificativo si potrebbero fissare una o più date per il raduno nei corral di raccolta e per il carico del bestiame da macellare in località predefinite, dove ogni allevatore si preoccuperà di condurre i propri capi e collaborerà alle operazioni di carico. Una volta macellati i capi, le mezzene o i quarti saranno di nuovo trasportati presso i clienti che i singoli allevatori o la struttura associativa avranno indicato. Si sottolinea la necessità di abbattere i capi allevati secondo le modalità previste per l’agricoltura biologica in impianti dotati di idonea certificazione e in grado di rilasciare 224 corretta certificazione, sulla base della quale il prodotto potrà essere qualificato come “proveniente da agricoltura biologica”. 5) Specie domestiche inselvatichite Dai numerosi incontri con il personale locale e con i rappresentanti del Parco e delle Comunità locali è emersa la notevole preoccupazione per la presenza di gruppi di individui di specie bovina apparentemente liberi all’interno dei territori del Parco. La loro origine sembra potersi ascrivere allo smarrimento o all’abbandono di capi in passato immessi al pascolo brado a vario titolo su terreni di proprietà sia privata che collettiva. La loro presenza genera ovviamente una ventaglio di problematiche che su possono suddividere in: a) danneggiamento da pascolamento e transito indiscriminato anche nelle zone sottoposte a tutela intergale; b) danneggiamento da pascolamento e transito indiscriminato nelle aree soggette a ricrescita a seguito di utilizzazione silvicolturale; c) disturbo e perdita di biodiversità e disturbo per gli equilibri ecologici locali; d) sottrazione di risorse alimentari per la selvaggina del Parco; e) danneggiamento delle colture agrarie e dei fondi; f) impossibilità di contrastare le patologie contro cui è obbligatoria la profilassi veterinaria (patologie quali tubercolosi, brucellosi e leucosi prevedono l’abbattimento dei soggetti affetti); g) possibilità di trasmissione di patologie al bestiame allevato e che stagionalmente pascola in zona; h) impossibilità di procedere alla certificazione biologica per quei capi che pascolano nelle zone in cui vi sia possibilità di promiscuità con bestiame non controllato; i) pericolo la sicurezza pubblica sia per l’incolumità di persone che fortuitamente si trovassero nelle vicinanze di tali capi di bestiame, sia per quanti transitano sulle strade locali 225 Inquadramento della problematica Tali capi di bestiame devono essere considerati domestici, ai sensi della legge 157 del 11 febbraio 1992 (norme in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio), e non possono rientrare nel Patrimonio Indisponibile dello Stato di cui invece fa parte la fauna selvatica, come previsto dall’art. 1 l. 27 dicembre 1977 n. 968. Da questo discendono una serie di considerazioni che avvalorano la necessità di procedere alla cattura di questi capi per impedirne la libera circolazione sul territorio. Innanzitutto gli eventuali soggetti che potrebbero rivendicarne la proprietà devono procedere alla loro cattura e a ricondurli agli allevamenti. L’abbandono di animali domestici è infatti proibito dall’articolo 727 del Codice Penale (modificato dalla legge n. 473 del 22 novembre 1993). In secondo luogo la presenza incontrollata di animali domestici all’interno di aree naturali si può configurare in contrasto con una serie di provvedimenti tra cui: - risoluzione n. 77 del Comitato Permanente per la Convenzione di Berna, che raccomanda la prevenzione, il monitoraggio e la eradicazione di specie alloctone, comprese quelle domestiche; - direttiva Habitat (92/43/CEE) prevede che l’introduzione in natura di specie non originarie sia regolata. In tale senso si sono orientati numerosi provvedimenti a livello regionale che prevedono: • possibilità di procedere a piani di abbattimento per specie domestiche inselvatichite Regione Abruzzo L.R. n. 10 del 28 gennaio 2004, articolo 44 comma 5 Regione Campania L.R. n. 8 del 10 aprile 1996, articolo 17 comma 4 Regione Lombardia L.R. n. 26 del 16 agosto 1993, articolo 41 comma 5 Regione Lazio L.R. n. 17 del 2 maggio 1995, articolo 35 comma 5 Regione Marche L.R. n. 7 del 5 gennaio 1995, articolo 25 comma 4 Regione Puglia L.R. n. 27 del 13 agosto 1998, articolo 34 comma 10 Regione Molise L.R. n. 19 del 10 agosto 1993, articolo 29 comma 4 Regione Piemonte proposta di legge regionale n. 7299 Regione Veneto proposta di legge regionale n. 115 226 • piano di controllo di forme inselvatichite di specie domestiche Regione Liguria L.R. n. 29 del 1 luglio 1994, articolo 36 comma 5 Anche nella casistica particolare delle aree protette la possibilità di effettuare catture/abbattimenti di specie domestiche inselvatichite è permessa esplicitamente. L’ente gestore, in questi casi, è autorizzato dai regolamenti ad intervenire per controllare capi di specie domestiche presenti all’interno delle aree naturali (riserva naturale Vallone Calagna – Tortrici; riserva naturale Laguna di Capo Peloro – Messina; Parco dell’Etna, Parco delle Madonie, ecc.) In ragione di quanto esposto si suggerisce in primo luogo di indire una conferenza di servizi a livello locale con i sindaci dei comuni coinvolti e confinanti che affronti il problema. In particolare si suggerisce di procedere per steps successivi tipo: 1. incontro consultivo in cui confrontarsi con tutti i soggetti portatori di interessi a qualsiasi titolo (Organizzazione professionali agricole, associazioni ambientaliste, ecc.); 2. incontro con delibera da parte dei soggetti istituzionali coinvolti (Comuni, Prefettura, Provincia, ASL, CFS, CC, ecc.) da trasmettere poi alle autorità con competenze specifiche in materia (es. Amm.ne Prov.le che ha competenze sui Piani di abbattimento). In ogni caso le soluzioni percorribili che si possono presentare necessitano preventivamente di un’ordinanza del Sindaco, in veste di autorità locale di Pubblica Sicurezza e autorità sanitaria, che inviti gli eventuali proprietari del bestiame a procedere al ritiro dei capi, alla loro custodia e a contrassegnarli secondo la normativa vigente. Solo successivamente qualora i capi persistano liberi incustoditi si può procedere alternativamente a: 1. Ordinanza di cattura e successiva vendita: a. ritrovamento/cattura b. custodia per osservazione sanitaria c. custodia per 1 anno ai sensi dell’art. 928 e 929 del Codice Civile d. vendita 2. Ordinanza di abbattimento per motivi sanitari e di sicurezza pubblica a. Cattura/abbattimento b. Trasporto e smaltimento delle carcasse 227 Come è facile intuire i costi relativi alle due opzioni alternative è molto diverso, anche se in ogni caso le operazioni dovranno estendersi su di un periodo proporzionato al numero di animali da catturare/abbattere. Cattura: 1 predisposizione di punti di abbeveraggio e alimentazione che possano attirare i capi 2 predisposizione di recinti e trappole in cui il bestiame possa essere bloccato e anestetizzato senza che si allontani e si disperda nel bosco 3 attrezzature idonee al trasporto di bestiame anestetizzato in conformità alle norme vigenti in materia di benessere degli animali 4 predisposizione di aree di contenimento adeguatamente attrezzate al fine di confinare animali che non hanno avuto recentemente contatti con l’uomo 5 custodia, foraggiamento, profilassi sanitaria e iscrizione anagrafe bovina 6 Trasporto all’impianto di macellazione dove la visita veterinaria ante mortem ne giudicherà l’idoneità alla macellazione Abbattimento: 7 predisposizione di punti di abbeveraggio e alimentazione che possano attirare i capi 8 abbattimento da parte di personale autorizzato 9 trasporto delle carcasse e smaltimento Il progetto proposto in questa sede è mirato alla quantificazione, del numero di capi coinvolti e del costo da sostenere nelle due alternative proposte. 5.2.3.5. Il settore industriale, artigianale e commerciale Al fine di comprendere al meglio la dinamica delle Unità Locali e degli addetti, sia a carattere di artigianato che non, si riporta di seguito un prospetto riepilogativo (tab. 5.1), dove emerge sostanzialmente la diminuzione dell’occupazione per l’intero territorio del bacino del Parco e la stabilità delle Unità Locali. Tale andamento trova fondamentalmente riscontro nell’analisi demografica della popolazione, dalla quale scaturisce che quella del territorio del bacino del Parco è caratterizzata da un indice di vecchiaia costantemente crescente. Questo indice, pertanto, influisce negativamente sul ricambio generazionale delle imprese. 228 L’analisi del contesto territoriale e della dinamica evolutiva delle imprese ha permesso di focalizzare l’attenzione su determinate attività produttive, che, seppur dominanti in termini di Unità Locali e di occupazione, risultano anche oggetto di una forte contrazione nel tempo (settore del commercio e alberghiero). I processi di decentramento e di specializzazione produttiva, alimentati dalle sempre maggiori esigenze di competitività, si sono tradotti in una riduzione dell’occupazione nelle attività industriali e nei settori più tradizionali dei servizi (es. commercio al dettaglio), compensata soltanto parzialmente dalla dinamicità di servizi alle imprese. Tab. 5.1 – Prospetto riepilogativo della dinamica degli addetti, delle U.L. e del numero medio di addetti, per tipologia di attività e per anno DESCRIZIONE Addetti (v.a.) A carattere artigianale Anno 1991 626 Anno 1996 749 A carattere non artigianale 2.181 1.798 - 383,0 Totale 2.807 2.547 - 260,0 378 472 TIPOLOGIA A carattere artigianale Unità locali (v.a.) A carattere non artigianale Numero medio di addetti Totale Variazione (v.a.) 1991/96 123,0 94,0 997 919 1.375 1.391 A carattere artigianale 1,66 1,59 - 0,1 A carattere non artigianale 2,19 1,96 - 0,2 2,04 1,83 - 0,2 Totale - 78,0 16,0 Fonte: elaborazione su dati ISTAT Particolare attenzione merita il settore dell’artigianato - del commercio e alberghiero -, che, come evidenziato nell’analisi di medio periodo (1991-1996), rappresenta un comparto caratterizzato da un costante decremento del proprio peso relativo sull’intero sistema economico. Ciò sostanzialmente evidenzia la mancata sinergia tra “l’esistenza di un’area protetta e attività artigianali”. Tutto ciò non solo è sintomo di un settore in crisi, ma fa emergere una situazione di rischio, legata alla scomparsa di alcune attività e figure professionali, radicate nelle tradizioni locali (es. lavorazione della pietra bianca, del legno, del ferro, ecc.). La natura dell’impresa artigianale, fortemente centrata sull’imprenditore o sulla sua famiglia, costituisce inoltre un ostacolo intrinseco alle sue stesse possibilità di sviluppo. Da un lato, infatti, si rischia che il ciclo di vita dell’impresa segua l’evoluzione umana dell’imprenditore e arrivi a conclusione 229 semplicemente per il naturale concludersi del suo impegno professionale e per la mancanza di un valido ricambio nell’ambito della famiglia. In sede di analisi e di sopralluoghi presso le amministrazioni comunali, inoltre, si è constatato un netto distacco o, meglio, un atteggiamento di passività delle stesse amministrazioni nei confronti delle attività produttive localizzate nel territorio di loro competenza. Tale atteggiamento è, in sostanza, la causa che ha portato il legislatore all’istituzione dello Sportello Unico presso gli Enti Locali. A tal fine, è opportuno evidenziare che, per il corretto e buon funzionamento degli Sportelli Unici alle attività produttive, gli stessi non devono svolgere solamente un servizio burocratico-amministrativo, in quanto strumento di snellimento e di semplificazione del rapporto tra gli operatori economici e Pubblica Amministrazione, ma devono assumere un ruolo attivo di: - promozione e assistenza per l’utilizzo delle strumentazioni di supporto rese disponibili dagli interventi regionali, nazionali e comunitari nei diversi settori produttivi; - concertazione delle iniziative necessarie per azioni di valorizzazione delle potenzialità esistenti. In considerazione di tali obiettivi, occorre sottolineare i numerosi vantaggi che possono derivare da una integrazione tra gli Sportelli Unici comunali e altri Enti e/o operatori dislocati sul territorio (Regione, Provincia, C.C.I.A.A., ASL, Associazioni di categoria, ecc.). Alla luce delle problematiche evidenziate, il Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale, pertanto, si pone gli obiettivi di: - favorire il ricambio generazionale dell’impresa, attraverso azioni di formazione, riqualificazione e divulgazione, per orientare all’ingresso e al reingresso nel mercato del lavoro; - incrementare la dimensione media dell’impresa artigiana e la sua diffusione sul territorio; - favorire il rapporto tra Pubblica Amministrazione e operatori locali; - valorizzare le produzioni artigianali locali. 5.2.3.6. Il settore turistico, culturale e ricreativo Quanto già esposto nell’analisi delle singole realtà comunali e sintetizzato con l’analisi SWOT mette in luce la potenziale vocazione turistica dell’area oggetto di studio, ma 230 ne sottolinea anche i molteplici limiti - soprattutto una scarsa sinergia tra realtà locali e Parco - che non consentono attualmente di sfruttare al meglio questa risorsa, che, tra l’altro, può garantire un considerevole aumento dell’occupazione. - Al fine di incrementare l’attività turistica si propongono tre progetti, differenziati per tipologia. Progetto itinerari Il turismo, in particolare quello culturale, ha come presupposto la conoscenza da parte di un pubblico ampio delle attrattive offerte da un territorio. Pertanto è essenziale preliminarmente predisporre l’inventario di tutti i beni esistenti nel bacino del Parco, siano essi di carattere archeologico, storico o architettonico. Questo scopo può essere raggiunto con la realizzazione di cataloghi, monografie, dépliants e altro materiale informativo da distribuire su scala comunale, provinciale e regionale in scuole, università, chiese, santuari, abbazie, musei, biblioteche, circoli e associazioni culturali, posti di ristoro autostradali. L’azione divulgativa può essere integrata dalla creazione di quattro itinerari tematici: a) I luoghi della preistoria Itinerario che si dispiega nei territori di Monteflavio, Roccagiovine, Percile, Moricone, Palombara Sabina e San Polo dei Cavalieri; b) Sulle tracce dei Romani Alla ricerca delle testimonianze sabine, eque e di età romana tardorepubblicana e imperiale; l’itinerario interessa, con l’eccezione di Monteflavio (fondato solo nel 1570), tutti i comuni del bacino del Parco; c) Il medioevo si racconta Tutti i centri abitati del comprensorio, come già detto, si sono sviluppati in età medievale (nel territorio comunale di Monteflavio si possono ancora oggi visitare i suggestivi ruderi del Castello di Montefalco, edificato tra il XII e il XIII secolo) e a lungo sono stati feudi di grandi famiglie nobiliari; le loro vicende storiche sono ancora leggibili nell’assetto urbanistico, nei luoghi di culto e sui muri di castelli e palazzi; 231 d) Le chiese dei Lucretili: cristianità, storia e architettura Fino a un recente passato viva era nell’area dei Lucretili la tradizione dei pellegrinaggi, organizzati da confraternite e collegati a luoghi di culto e a feste religiose39 . Oggi, qui come altrove, la tradizione si sta progressivamente perdendo. Rimangono tuttavia numerosi i pellegrinaggi, le feste religiose, le processioni. Questo retaggio culturale può divenire il motore dell’organizzazione di itinerari che uniscano sentimento religioso e desiderio di visitare gli antichi luoghi di culto, che in molti casi risultano pregevoli anche dal punto di vista architettonico e interessanti per la storia e la leggenda intorno alle loro origini. Gli itinerari possono comprendere come luoghi più importanti l’Abbazia di S. Giovanni in Argentella in Palombara Sabina, i resti di S. Maria del Piano in Orvinio (entrambi dichiarati monumento nazionali); le chiese di S. Maria in Monte Dominici in Marcellina e di S. Nicola sul monte Gennaro; il Romitorio rupestre di S. Angelo sul monte Morra (Conventillo); il Cenobio di S. Angelo presso Montorio Romano; i Santuari di S. Maria delle Grazie in Scandriglia e Beato Bernardo in Montorio Romano. A questi luoghi di culto possono aggiungersene altri situati nei vari comuni del Parco che, seppur meno noti, presentano motivi di interesse. La realizzazione degli itinerari sarà possibile però solo se la rete stradale di accesso a tutti i luoghi risulterà adeguata alle esigenze delle tipologie dei visitatori. I percorsi dovranno inoltre essere opportunamente indicati fornendo il maggior numero di informazioni possibili per una completa e agevole fruizione. Tutto ciò però non deve prescindere dalla predisposizione di idonee strutture per disabili secondo la vigente normativa in materia (indicazioni scritte in “Braille”, percorsi differenziati, ecc.). La catalogazione dei beni esistenti nel bacino del Parco, la conseguente predisposizione di materiale divulgativo e la creazione degli itinerari hanno come obiettivo lo sviluppo della conoscenza del territorio e l’incremento della presenza turistica anche attraverso l’ampliamento dell’offerta e la diversificazione della fruizione. Le tipologie di intervento previste interessano settori differenziati e consistono in: catalogazione dell’esistente, predisposizione di materiale divulgativo, apposizione di appropriata cartellonistica, realizzazione di servizi di supporto per disabili, potenziamento delle pro loco, creazione e/o potenziamento di infrastrutture. 39 Cfr. “Relazione sistema storico culturale dalla preistoria al medioevo”, cit., pp. 305 - 372 232 Informatizzazione biblioteche e creazione sezioni storiche e naturalistiche L’incremento del movimento turistico ha come presupposto la conoscenza delle specificità e delle attrattive dei luoghi da parte sia degli abitanti che dei potenziali visitatori. La caratteristica unificante dei tredici comuni dei Lucretili è data dalla presenza del Parco e da una storia comune, che ne costituisce l’identità culturale. Ne discende la necessità di fornire a ognuno agevoli strumenti di conoscenza in loco, quali possono essere le biblioteche. In quasi tutti i paesi compresi nel territorio è già presente una biblioteca comunale, che però attualmente non è in grado di rispondere a questo tipo di esigenze. Il progetto prevede da un lato la costituzione di una biblioteca comunale là dove è assente, dall’altro l’incremento di quelle già esistenti. In ognuna dovranno essere sviluppate sia una sezione scientifico-naturalistica - in particolare con testi relativi alla realtà del Parco – sia una storico-culturale che faccia riferimento alle singole realtà comunali e al loro territorio. In quest’ultimo ambito potranno essere promossi appositi studi da parte soprattutto di giovani. Le tredici biblioteche comunali dovranno essere in collegamento telematico con la rete INTERNET (in modo che chiunque si colleghi possa accedere ai dati), che sarà poi completato dalla rete INTRANET per far sì che le biblioteche siano collegate tra loro. La creazione di una biblioteca comunale là dove è assente, l’incremento di quelle esistenti e la loro messa in rete (INTRANET) favoriscono in generale la diffusione del sapere per tutti coloro che vogliono usufruirne, soprattutto per i giovani abitanti dei comuni. La specifica bibliografia scientifico-naturalistica e quella storico-culturale, collegate alle reti INTERNET e INTRANET, permettono l’una migliore conoscenza del Parco, l’altra agli abitanti la presa di coscienza delle proprie radici culturali, ai forestieri una conoscenza più approfondita delle realtà che stanno visitando. Di conseguenza esse divengono occasione sia di valorizzazione delle realtà comunali sia di occupazione. La realizzazione del progetto ha come presupposto l’acquisto, dopo opportune intese tra i responsabili, sia di testi mirati all’attivazione e all’ampliamento delle biblioteche comunali sia di testi specifici per la creazione di sezioni scientifico-naturalistiche sia il reperimento e la catalogazione di tutti i lavori relativi al territorio già pubblicati e il loro inserimento nella sezione storico-culturale. A questo è da aggiungersi una forte azione di promozione di ricerche da parte di studiosi sulla realtà storico-culturale dell’area. 233 Recupero, promozione, valorizzazione e commercializzazione dei prodotti tipici e della cucina locale Un medesimo territorio, una medesima storia, una medesima cultura caratterizzano gli abitanti dei Monti Lucretili. Questa identità non può non ritrovarsi anche nei prodotti e nella tradizione gastronomica dell’area. Olivo, vite, ciliegie e, in generale, tutta la frutta estiva, farro, prodotti del sottobosco (funghi e qualche tartufo), carne ovina e bovina brada sono le produzioni tipiche della zona. Di conseguenza olio, vino, frutta e carne alla brace sono divenuti, particolarmente nel corso di questi ultimi anni, protagonisti di sagre, mostre mercato e feste patronali. Nell’ambito della tradizione locale non si può non menzionare la “linea dei prodotti da forno”, comune a tutti i paesi del bacino: ciambelle al vino e all’anice, tozzetti, nociata e altri dolci con frutta secca, ecc. costituiscono una notevole attrattiva per i visitatori. Questa tradizione artigianale può essere promossa e valorizzata adeguatamente solo garantendone provenienza e genuinità: a questo fine si prospetta la necessità di creare il Marchio del Parco sotto cui porre, tra gli altri, anche i prodotti da forno. Il recupero, la promozione, la valorizzazione e la commercializzazione dei prodotti tipici e della cucina locale – soprattutto in occasione di feste e sagre, che, numerose, si svolgono in ogni comune durante tutto l’arco dell’anno – rappresentano l’obiettivo della proposta. Il progetto si sviluppa attraverso azioni mirate a una più diffusa conoscenza e pubblicizzazione dei prodotti attraverso due tipologie di intervento coordinate: a) l’allestimento di vetrine da porre in luoghi strategici, come: autogrill sull’autostrada Roma-Napoli in prossimità delle uscite di Tivoli, Castel Madama e Vicovaro-Mandela; - Centri Visita del Parco; - sagre di prodotti tipici o cucina locale; - mostre-mercato; - feste patronali; - ogni altra pubblica manifestazione; b) l’organizzazione e la pubblicazione di : - un calendario annuale unico delle manifestazioni organizzate nei tredici Comuni; 234 - monografie tematiche sulle materie prime prodotte: da dove vengono, come si ottengono, la loro storia, il loro impiego e dove vanno; - Collana “Alla ricerca dei sapori antichi – i piatti tipici e le loro ricette” : - gli antipasti; - le paste, le minestre, le zuppe; - i secondi piatti; - i dolci. L’analisi effettuata fornisce una visione complessiva delle singole realtà comunali e consente di approntare un inventario puntuale dell’esistente per delineare un quadro di insieme e proporre interventi settoriali volti allo sviluppo turistico. Attualmente l’area è oggetto prevalentemente di turismo di ritorno, ambientale e scolastico, quindi sostanzialmente giornaliero e con presenze limitate. I dati tuttavia mostrano che il territorio dei tredici Comuni che costituiscono il bacino del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili offre molteplici motivi di interesse che devono divenire elementi essenziali per l’incremento di questo importante settore economico. L’appartenenza del territorio allo Stato della Chiesa (presenza di numerose e pregevoli abbazie, chiese e conventi), l’origine prevalentemente medievale dei borghi (medesima struttura architettonica, presenza di castelli e palazzi padronali) e le cospicue testimonianze di epoca romana sono i tratti comuni che ne costituiscono l’identità culturale e devono divenire momenti indispensabili di coesione e punto di partenza di interventi mirati. I prodotti tipici e la cucina locale costituiscono un altro filone da non trascurare e sottovalutare, specialmente oggi che in una certa misura “non si mangia più per vivere, ma si vive per mangiare”. La buona e genuina cucina tradizionale, che utilizza ancora spesso i prodotti del territorio - anche biologici -, attira sempre più buongustai e gente comune, che ama ritrovare o scoprire i sapori di una volta che la città ha quasi completamente dimenticato. Last, but not least, il Parco. Questa realtà, seppure ancor giovane, ha già una sua notorietà tra gli “addetti ai lavori”, gli appassionati e gli amanti della natura incontaminata e protetta. La legge istitutiva (L.R. n. 41/89, art. 2, comma 3) indica quali finalità che il Parco “è destinato alla tutela, valorizzazione e razionale utilizzazione del territorio montano appenninico e delle componenti naturali, sociali e culturali a esso legate”. Tuttavia la sua 235 istituzione non è stata sentita dagli abitanti residenti, oltre che come attività di conservazione, come occasione di sviluppo economico e sociale e, anzi, viene percepita solamente come ostacolo alla realizzazione delle poche attività agro-forestali residue e come espropriazione arbitraria del territorio antropizzato. Al contrario, invece, il turismo ambientale è un’importante occasione di sviluppo economico e occupazionale che interessa tutti i Comuni del comprensorio. Questa incomprensione, che ha determinato due fronti contrapposti, può essere superata attraverso la conoscenza delle reali finalità e potenzialità del Parco e il coinvolgimento nelle scelte decisionali di tutti gli attori sociali preposti alla sua gestione, gli amministratori locali e la popolazione residente: l’organizzazione di iniziative a vantaggio del Parco non può non avere una positiva ricaduta sui Comuni e le Comunità Montane che ne costituiscono il bacino: pertanto una sinergia tra queste tre diverse realtà non può che essere vantaggiosa per ognuna. Lo sviluppo di un’area dipende non solo da ciò che essa offre, ma anche, e soprattutto, dalla conoscenza che se ne ha. Attualmente i Comuni del bacino del Parco sono conosciuti nelle zone limitrofe attraverso attività isolate e “di campanile”, ma manca ancora un’iniziativa unitaria che valorizzi il territorio del bacino nel suo complesso. Il primo passo consiste, quindi, in un coordinamento che porti a un’unità di azione tra le singole componenti (Comuni, Comunità Montane e Parco). Nell’era dell’informatica tale coordinamento può avvenire innanzitutto attraverso la realizzazione di un “portale” della Comunità del Parco, che presenti la zona come un unicum e che colleghi i Comuni, le Comunità Montane e il Parco tra loro, fornendo all’esterno tutte le informazioni e le notizie utili alla propria immagine. Al portale devono affiancarsi iniziative di promozione attraverso la realizzazione di opuscoli, brochures, dépliants illustrativi, monografie tematiche (ad esempio: le Chiese del territorio del bacino del Parco; i Castelli e i palazzi del territorio del bacino, ecc.), relative all’intera area e non ai singoli Comuni separatamente. Le biblioteche, potenziate con sezioni dedicate agli aspetti naturalistici storici e culturali e messe in “rete”, consultabili da appassionati e ricercatori, divengono uno strumento di conoscenza scientifica e svolgono un’opera di divulgazione da non sottovalutare. 236 La viabilità dei Comuni appartenenti al bacino, con le strade immerse nel verde e con pochi rettilinei, può costituire un grosso motivo di interesse per gli appassionati delle due ruote che cercano luoghi poco conosciuti e attraenti dove trascorrere giornate di svago e di sport. La componente naturalistica, comunque, è il punto di forza del bacino del Parco e quindi il suo potenziamento fornirà le maggiori ricadute a livello sia di immagine che di presenze. Pertanto risulta indispensabile realizzare azioni sinergiche che coniughino natura, arte e storia e le mettano a disposizione di coloro che le apprezzano. Anche il turismo religioso diventa un’altra componente non trascurabile di conoscenza dell’area ricca di luoghi di culto attraenti da visitare. In conclusione, le vestigia storiche (religiose e laiche), la natura protetta e l’intero paesaggio che la circonda, la buona tavola e i prodotti genuini costituiscono un insieme di motivi sufficiente a invogliare i visitatori, a incrementare fortemente le presenze e, di conseguenza, a creare anche nuova occupazione per gli abitanti residenti. Tutto ciò però si potrà realizzare solo se gli organismi pubblici preposti alla gestione politica dell’area (Amministrazioni comunali, Comunità Montane, Parco) saranno lungimiranti e, non attuando politiche localistiche, si adopereranno all’unisono per il Parco e per l’intero suo bacino. 6. Le risorse finanziarie per l’attuazione Così come lo sviluppo del territorio del Parco non è competenza esclusiva dell’ente gestore, ma vi concorrono anche gli altri enti centrali, locali e strumentali che in qualche misura hanno competenza sul territorio. Ne consegue che, in generale, anche per la realizzazione delle iniziative di sviluppo del territorio vi concorrono risorse di competenza degli enti citati oltre a quelli di proprietà privata e/o resi disponibili per iniziativa privata (sponsorizzazioni). In questo contesto l’Ente gestore dell’area protetta deve svolgere una delicata azione di coordinamento affinché le diverse risorse rientrino in una strategia unitaria di sviluppo e non diano adito a duplicazioni di finanziamenti per medesime tipologie progettuali. 237 Le risorse finanziarie disponibili possono scaturite da tre grandi tipologie di strumenti di finanziamento: • quelli connessi all’attuazione di programmi definiti all’interno di ambiti territoriali certi; • quelli a bando con riferimento a strumenti programmatici generali su area estesa; • quelli misti, ovvero che pur avendo un ambito territoriale di riferimento certo, si avvalgono del bando per raccogliere le proposte delle inziative da finanziare. I primi scaturiscono da una programmazione e pianificazione piuttosto di dettaglio. I fondi, nel momento venisse riconosciuta la possibilità di spesa, hanno una loro collocazione precisa collocazione sul territorio ed il relativo soggetto attuatore. L’attenzione va ad esempio all’APQ7, agli interventi in seno al piano di assetto idrogeologico, ecc. Ai fini della definizione della citata strategia unitaria e coesa, in questo contesto, l’ente Parco si trova dinanzi alla difficoltà di far fronte alle richieste di partecipazione ai tavoli programmatici e/o di presentazione di progetti, per poter fornire il proprio contributo e/o illustrare le linee di sviluppo del proprio territorio a cui agganciarsi nella definizione del parco progetti. Nella seconda tipologia rientrano le iniziative come il PSR. A fronte di un bando pubblico, sia i privati che gli enti pubblici possono presentare le loro proposte. Il controllo dell’iniziativa l’Ente Parco lo ha a posteriori, ovvero in sede di rilascio del nullaosta per l’esecuzione dell’intervento. In questo contesto lo strumento in possesso del Parco per assicurare che gli interventi rientrino in una strategia unitaria e coesa è quello di essere dotato di una programmazione e pianificazione esaustiva ai diversi livelli. Nell’ultima tipologia rientrano i programmi di finanziamento come il Leader plus, in base al quale le risorse rese disponibili dal cofinanziamento sono spese in un ristretto ambito territoriale ed alcune hanno un preciso soggetto attutatore, altre invece sono aperte al bando e presentano una certa versatilità di attuazione. Al momento attuale il quadro delle risorse finanziarie potenzialmente disponibili per lo sviluppo del Parco è distribuito tra numerosi canali di finanziamento. Il pacchetto più consistente è quello legato all’APQ7 che ha previsto per l’area dei Lucretili il finanziamento nove interventi per un totale oltre due milioni di euro (tabella seguente) per il corrente periodo programmatico. 238 Se verrà mantenuta la tendenza in atto di considerare gli Accordi di programma a strumento di riferimento per il finanziamento degli “interventi in campo ambientale” (così si intitola la L. 426/98), l’approvazione del presente PPPES rappresenterà la fonte principale da cui attingere le proposte progettuali da avanzare per il finanziamento. Tab. 6.1 Finanziamenti destinati al Parco dei Monti Lucretili dall’APQ 7 Denominazione intervento Comuni di Licenza e Percile: realizzazione di un vivaio per la produzione di specie autoctone Progetto pilota per la certificazione del sistema forestale regionale delle zone del castagno Foresta Lago: interventi urgenti di risanamento e manutenzione delle aree forestali a rischio ecologico e idrogeologico Foresta Lago: realizzazione di strutture per l’esercizio razionale del pascolo Foresta Scandriglia: realizzazione di strutture per l’esercizio razionale del pascolo Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili: completamento del sistema dei sentieri pedonali, ciclabili e della cartellonistica Monteflavio: completamento del progetto della foresteria con sistemazione esterna Comune di Percile: completamento della ristrutturazione del borgo artigiano a museo tematico Realizzazione di un polo energetico per l’alimentazione di strutture di interesse pubblico nel territorio dei Lucretili Località Comuni di Licenza e Percile Finanziamento previsto 285.000 Parchi Regionali: Castelli Romani, 129.100 Bracciano e Martignano, Lucretili PR Monti Lucretili 25.900 PR Monti Lucretili PR Monti Lucretili 409.350 200.000 PR Monti Lucretili 350.000 PR Monti Lucretili 40.000 PR Monti Lucretili 75.000 PR Monti Lucretili 600.000 Fonte: Regione Lazio, 2003 Altro strumento di finanziamento è il DOCUP OB. 2 2000-2006. Attualmente è in corso di implementazione la prima tranche di progetti e si sta lavorando per la formazione del parco progetti delle successive annualità. A questo strumento di finanziamento deve guardarsi per il futuro, considerando che vi sono varie Misure a cui riagganciare le proposte progettuali avanzate, quali: Misura I.2 – Sistemi di raccolta e trattamento rifiuti; Misura I.3 – Produzione di fonti energetiche rinnovabili; Misura I.4 – Azioni di controllo, monitoraggio e informazione ambientale; Misura 3.3 – Qualificazione e valorizzazione dei sistemi Parco; Altro strumento gestito in ambito Regionale di particolare importanza per la valorizzazione del sistema agro-silvo-pastorale è il Piano di Sviluppo Rurale. Ormai si è all’inizio nella seconda metà del periodo programmatico, con bandi che periodicamente vengono emessi e a cui tutti gli operatori possono partecipare, nei limiti specificati in ognuno di essi. Passando alle risorse gestite dalle Comunità Montane, queste derivano da finanziamenti regionali e/o nazionali. Il finanziamento è finalizzato all’attuazione del Piano 239 Pluriennale di Sviluppo Socio-Economico (PPSS-E), alcuni degli interventi ricadono all’interno dell’area protetta. Le Comunità Montane in cui ricade il Parco sono munite di PPSSE anche in fase di aggiornamento, all’interno del quale è riportato un parco progetti da attuare nel suo periodo di validità. Questo Parco, come già si è detto, non è stato definito finanziariamente all’interno di una programmazione chiusa, ma aperta e senza limiti di budget. Pertanto, al momento tutti i progetti sono finanziabili, ma quanti effettivamente ne verranno realizzati dipende dall’entità e dei finanziamento che saranno messi a disposizione. L’Ente Parco, per i prossimi periodi programmatici potrà eventualmente concordare un Parco progetti e sostenerlo presso la Comunità Montana affinchè possa divenire oggetto di finanziamento. Le tipologie progettuali finanziabili sono numerose in quanto le competenze della Comunità Montana vanno dalle infrastrutture e le attività agrosilvopastorali, passando per tutte le iniziative che in qualche misura accrescono il livello di benessere delle realtà locali. Per ciò che riguarda le Province si cita il caso della programmazione Triennale della Opere della Provincia di Roma, ai sensi della legge Merloni, già messa a punto per il periodo programmatico 2003-05 con una serie di interventi nel bacino del Parco che riguardano l’edilizia scolastica, la mobilità, il patrimonio l’ambiente ed il territorio. Le potenzialità di questo strumento sono notevoli, occorre, tuttavia, che nella messa a punto del parco progetti del prossimo periodo programmatico il Parco e/o i singoli Comuni presentino proposte che rientrino in una strategia concordata di sviluppo dell’area protetta. Si tratta di programmi di finanziamento finalizzati alla tutela del suolo ed al recupero di aree di particolare rischio idrogeologico e fluviale. Attualmente è in corso di implementazione i progetti del periodo programmatico 2000-03. Presto dovrà essere definito il nuovo parco progetti per il successivo periodo, pertanto, l’ente Parco e/o i comuni possono presentare una loro proposta concertata da sottoporre a finanziamento. Dati gli obiettivi degli interventi in questo contesto è opportuno presentare progetti finalizzati alla salvaguardia della stabilità dei suoli e delle pendici. Un’ultima citazione riguarda le sponsorizzazioni. Si tratta di risorse che possono essere recuperate in zona presso privati, Banche, Fondazioni, Associazioni, ecc. L’intento è quello di consentire a queste realtà il finanziamento di specifici progetti o parti di progetti, garantendo al contempo, ampia visibilità alla azione svolta. Si tratta di iniziative a cui gli enti 240 locali ricorrono in misura crescente, soprattutto per assicurarsi risorse finanziarie per la manutenzione ordinaria di strutture e/o infrastrutture. Le indicazioni delle fonti finanziarie fanno riferimento ai programmi europei, nazionali, regionali esistenti al momento presente. Allorché sussistono gli spazi per richiedere finanziamenti per il parco progetti di cui al presente Programma è opportuno che venga perseguita questa via. Si ritiene necessario, tuttavia, sottolineare che il presente documento deve essere capace di attivare risorse, ovvero, evidenziare quelle che sono le strategie programmatiche e richiedere in tale ambito i relativi finanziamenti. La sfida a cui è chiamato l’ente Parco nel prossimo futuro è esattamente quella di rendere edotte le Istituzioni delle sue esigenze, affinché nei prossimi periodi programmatici siano rese disponibili risorse che per entità ed obiettivi siano coerenti con quelli indicati dal presente programma. 241 7. S CHEDE REDATTORI DEL P ROMOZIONE PROGETTUALI P ROPOSTE DAI P ROGRAMMA P LURIENNALE DELLO DI S VILUPPO E CONOMICO - S OCIALE 7.1 Progetti trasversali TRASVERSALI Portale del Parco GIA’ IN REALIZZAZIONE, RICHIEDE SOLO INTEGRAZIONI E AGGIORNAMENTI Livello di priorità Elevato Descrizione del progetto Obiettivi Principali tipologie di intervento previste Strutture responsabili dell’attuazione Beneficiari del progetto Localizzazione Costo del progetto Durata del progetto Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Fonti di finanziamento 242 TRASVERSALI Marchio del Parco Livello di priorità Descrizione del progetto Studio per la creazione del Marchio del Parco dei Monti Lucretili Obiettivi Favorire la conoscenza del territorio, nonché i relativi prodotti e servizi Principali tipologie di intervento previste - Studio per la creazione del Marchio del Parco e conseguente redazione di un Piano di comunicazione integrato per “esportarne” l’identità - Stesura di disciplinari di produzione e norme comportamentali, tali da condizionare il diritto a fregiarsene, sia per prodotti che per servizi Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Collettività Localizzazione Costo del progetto Euro 100.000,00 Durata del progetto 4 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Studi Prodotti con il marchio Marchio Servizi con il marchio Disciplinari di produzione Settori interessati Fonti di finanziamento Regione Lazio 243 TRASVERSALI Formazione degli operatori economici Livello di priorità Descrizione del progetto Corsi di formazione professionale della durata semestrale destinati a giovani disoccupati, imprenditori agricoli, artigiani, dipendenti e/o amministratori di piccole e medie imprese finalizzati all’apprendimento di tecniche e tecnologie innovative nel rispetto delle tradizioni agrosilvo-pastorali Obiettivi Migliorare la conoscenza e, quindi, la produzione (beni e servizi) soprattutto in termini qualitativi; adozione di tecniche ecocompatibili Principali tipologie di intervento previste Zootecnia biologica – Normativa igienico-sanitaria di allevamento e di sicurezza sul lavoro; normative per la zootecnia biologica; tecniche di allevamento per il miglioramento della qualità; disciplinare di produzione per la carne bovina e delle carni ovicaprine) Frutticoltura - Normativa in materia igienico-sanitaria di produzione e lavorazione; tecniche di produzione, conservazione, lavorazione, stoccaggio e commercializzazione Piante officinali – Gestione d’impresa, tecniche di coltivazione, commercializzazione Sistemi di gestione ambientale – Normativa relativa ai sistemi di gestione ambientale (EMAS e ISO 14000) e collegamento con i sistemi di gestione della qualità (ISO 9000 e VISION 2000) Operatori turistico-culturali – Corsi per guide (settore archeologico, museale, folcloristico) per animatori di iniziative ricreazionali Artigiani - Corsi di formazione (di 50 ore cadauno) e stages (di 150 ore cadauno) per artigiani e giovani imprenditori; gli stages si svolgeranno presso le botteghe scuola avviate con gli aiuti di cui al precedente intervento Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco in collaborazione con gli Enti di formazione regionali Beneficiari del progetto Localizzazione Bacino del Parco Costo del progetto Euro 250.000,00 Durata del progetto 2 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Corsi di formazione Fonti di finanziamento Docup ob. 3 244 TRASVERSALI Formazione di giovani imprenditori del Parco Livello di priorità Descrizione del progetto Predisporre un programma di borse di studio per giovani residenti del parco, finalizzato a sostenere finanziariamente la loro formazione secondaria ed universitaria. L’erogazione annuale è subordinata all’essere in regola con gli esami previsti dal piano di studi. Riproporre il bando per almeno 3 annualità, con una copertura quinquennale. Assicurare attraverso accordi con le Istituzioni Nazionali e Regionali la disponibilità di budget per l’avvio delle relative iniziative imprenditoriali, vincolati alla permanenza in zona dell’attività imprenditoriale per almeno 10 anni. Obiettivi Favorire la formazione di imprenditori locali per la valorizzazione socioeconomica delle risorse locali. Ambiti formativi: • Agricoltura sostenibile e trasformazione dei prodotti; • Tecniche e tecnologia del legno – (falegnameria del Parco)40; • Scienze veterinarie; • Turismo e marketing; Principali tipologie di intervento previste Borse di studio Accordi di sviluppo Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto In prima istanza i formandi che usufruiscono delle borse di studio. A seguito dell’avvio dell’attività il Parco. Localizzazione Bacino del Parco Costo del progetto 30.000 euro/anno (N° 4 borse X7.500 euro cadauna) Durata del progetto Almeno 3 anni di bando, per una durata di 8 anni complessivi. Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Attivazione borse di studio Avvio attività imprenditoriali Fonti di finanziamento Fondi Propri; Fondi regionali – Cultura Fondazioni, banche locali ed imprenditori privati 40 Attivare una attività dedicata alla trasformazione del legno locale e di quello di importazione per la realizzazione di manufatti rustici e di arredo per il Parco e per il mercato. 245 TRASVERSALI Centro Servizi di Assistenza Tecnica (CSAT) Livello di priorità Descrizione del progetto Il progetto prevede la costituzione di un Centro Servizi di Assistenza Tecnica (CSAT) che sia fulcro per il Parco e i Comuni e punto di riferimento per gli operatori locali, svolgendo una serie di compiti quali: - rispondere alle esigenze informative degli operatori dei principali settori (urbanistico, turistico, agro-alimentare, forestale, artigianale e commerciale, servizi pubblici, ecc.) - fornire supporto tecnico ai servizi (funzioni e compiti delegati ai Comuni), dettati dall’art. 37 della Legge n. 14 del 06.08.1999, in tema di decentramento amministrativo - fornire, attraverso collegamento telematico, documenti e certificati rilasciati dalla Pubblica Amministrazione (CCIAA, Catasto, ecc.) - ideare le iniziative progettuali previste nel Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale del Parco e svilupparle operativamente attraverso l’espletamento delle funzioni tecnico-amministrative fino alla progettazione di massima, lasciando quella definitiva ed esecutiva a tecnici della Pubblica Amministrazione e/o Studi privati - gestire il sistema informativo territoriale - coordinare e gestire lo Sportello Unico Integrato Obiettivi Favorire l’implementazione degli interventi previsti nel Programma Pluriennale di Promozione Economica e Sociale Principali tipologie di intervento previste - Recupero fabbricati in disuso per la realizzazione del Centro e/o sedi periferiche - Acquisto arredo, hardware e software - Realizzazione banca dati su supporto GIS - Realizzazione cartografia tematica settoriale - Attivazione convenzioni con CCIAA, Catasto, ecc. per il costante aggiornamento della banca dati Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Operatori economici, professionisti, amministrazioni Localizzazione Sede da definire Costo del progetto Euro 200.000,00 Durata del progetto 4 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Centro di Assistenza tecnica Fonti di finanziamento P.S.R. Lazio 246 TRASVERSALI Sistema informativo territoriale Livello di priorità Elevato Descrizione del progetto Creare un sistema territoriale informativo del Parco, sulla base del Sistema informativo della montagna (SIM), che associ le informazioni catastali con quelle aereofotogrammetriche e quindi un data base che associ per singola particella catastale e/o tipologia di destinazione d’uso del territorio il quadro normativo che grava su di essa e gli usi ammissibili. Per i boschi dovrebbe fornire i criteri di gestione previsti per quella tipologia di soprassuolo. Altresì il SIT consente l’archiviazione delle informazioni puntuali di gestione del territorio, delle aree percorse da incendio, delle aree interessate da processi di degrado, ecc.. Obiettivi Fornirsi di uno strumento tecnologicamente avanzato e di estrema importanza per la gestione del territorio in rete con i le Amministrazioni comunali del Parco. Creare una rete di informazioni omogenea tra i Comuni del Parco. Principali tipologie di intervento previste Acquisizione delle aerofotogrammetrie e del quadro catastale Archiviazione delle informazioni puntuali per aree omogenee Attivazione di rete con le amministrazioni comunali Strutture responsabili dell’attuazione Centro Servizi Assistenza Tecnica in collaborazione con il Consorzio forestale multifunzionale, oppure Ente Parco Beneficiari del progetto Ente Parco, Amministrazioni comunali, proprietari pubblici e privati Localizzazione Interessa l’intero territorio con un terminale presso ogni amministrazione comunale Costo del progetto Euro 10.000,00 materiale di base per la costruzione del sistema (catastale e aerofotogrammetrie) Euro 50.000,00 acquisizione delle informazioni territoriali, quelle sancite dal piano di assetto, dal programma pluriennale di promozione economico sociale, pianificazione forestale, ecc. Euro 35.000,00 per allestimento delle punti periferici di consultazione (può omettersi se già esiste una rete del Parco) Durata del progetto Pluriennale Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Realizzazione del SIT Volume delle consultazioni Fonti di finanziamento Fondi del parco; fondi regionali 247 7.2 Progetti giuridici Certezza dei diritto Livello di priorità Elevato Descrizione del progetto Con l’istituzione dell’ente Parco, il quadro giuridico normativo dell’area ha subito una forte evoluzione, che è ancora patrimonio di pochi conoscitori con un notevole background amministrativo, nonché per alcuni aspetti risulta del tutto incompleto, oppure frammentata tra più provvedimenti che rendono pressoché impossibile una lettura ed una interpretazione univoca. Obiettivi Rendere edotta la collettività locale su quelli che sono i vincoli e le possibilità di sviluppo che offre il Parco. Facilitare la lettura delle norme vigenti e favorire la loro conoscenza. Fornire un quadro giuridico coeso, armonizzato, che dia certezza del diritto agli utenti. Principali tipologie di intervento previste Completamente degli pianificatori ed amministrativi previsti dalla legge a carico del Parco (regolamenti d’uso delle risorse); Completamente degli pianificatori ed amministrativi previsti dalla legge a carico dei Comuni; Predisposizione di brochure e depliant a carattere divulgativo per illustrare i passaggi più significativi; Rendere disponibili in rete e su cartaceo tali documenti; Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco per quanto di diretta competenza; Comuni per quanto di diretta competenza Beneficiari del progetto Popolazione locale Localizzazione Territorio e bacino del Parco Costo del progetto Euro 100.000 euro Durata del progetto 2 anno Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Affidamenti incarichi per completamento pianificatori Indicatori di risultato degli atti Pubblicazione di brochure illustrative; Pubblicazione dei testi armonizzati e coordinati; Disponibilità in rete dei documenti Fonti di finanziamento Ente Parco, Regionali 248 La proprietà privata nel Parco Livello di priorità Elevato Descrizione del progetto Redigere l’inventario delle proprietà interne al Parco dei Lucretili (comunque esterne ai centri abitati), distinto per tipo di zonizzazione. In particolare individuare le proprietà private presenti nella zona a riserva integrale (assoluta ed orientata), nonché la loro collocazione territoriale rispetto alle altre proprietà ed infrastrutture. Obiettivi Conoscere la pressione che la proprietà privata esercita sulla struttura territoriale ed assetto del Parco. Fornire un’opportunità ai proprietari privati presenti nella zona a riserva integrale di cedere la loro proprietà, considerato che il livello di vincolistica vigente non consente il normale esercizio dell’attività produttiva, pur conservandone tutti gli oneri. Redigere un programma di acquisizione delle proprietà la cui vincolistica ed ubicazione territoriale ne precludono la normale conduzione. Principali tipologie di intervento previste Redazione dell’elenco delle proprietà e relativa cartografia. Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto L’ente Parco Localizzazione Territorio del Parco Costo del progetto 20.000 euro Durata del progetto 1 anno Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Affidamenti incarico per la redazione dell’inventario e cartografia Indicatori di risultato Redazione dell’inventario Redazione della carta delle proprietà Fonti di finanziamento Ente Parco, Regionali 249 7.3 Progetti socio-demografici SOCIO-DEMOGRAFICO Realizzazione di una “Rete dei Servizi” socio-sanitari per gli anziani Livello di priorità Elevato Descrizione del progetto Attualmente la dinamica demografica della comunità del Parco dei Monti Lucretili, è improntata a una tendenza progressiva all’invecchiamento della popolazione. Secondo i dati Istat 2000, gli ultra sessantacinquenni residenti nei Comuni del Parco sono 6.430, costituendo il 18,6% della popolazione generale, con un indice di vecchiaia pari a 123,4 di poco inferiore al dato nazionale (124,5). Questa fascia di popolazione costituisce il cosiddetto mondo dei “soggetti deboli”, che a causa del loro incremento stanno determinando, almeno nei paesi industrializzati, problematiche sociali e sanitarie che necessitano di una specifica organizzazione dei servizi a loro destinati. Considerando che una quota significativa i questa popolazione soffre di patologie croniche e di disabilità, le politiche socio-sanitarie devono prevedere offerte di servizi integrati a livello territoriale, per la realizzazione di una “Rete dei Servizi”, attraverso la quale può essere assicurata e tutelata la salute degli anziani e, più in generale, di tutti i soggetti che per il loro grado di inabilità sia psichica sia fisica non sono capaci di far fronte in modo autonomo alle esigenze della vita quotidiana. La “Rete dei Servizi” deve prevedere un assetto organizzativo che preveda almeno la presenza di servizi territoriali quali: Assistenza domiciliare integrata (costituita da prestazioni socio-assistenziali e medico-infermieristiche rese al domicilio del cittadino, che possono consentire ai “soggetti deboli” di continuare a vivere a casa propria senza rinunciare alla loro autonomia, agli affetti e alle relazioni sociali); Ospedalizzazione domiciliare (insieme di interventi diagnostici e terapeutici, normalmente vengono eseguiti in ospedale, effettuati nel luogo di vita del cittadino); Residenze Sanitarie Assistenziali (strutture residenziali con funzione di risposta a situazioni di bisogno sanitario di persone ultra sessantacinquenni non autosufficienti); Centri diurni socio-sanitari (strutture semiresidenziali). Obiettivi Garantire il mantenimento della salute e la migliore qualità di vita possibile della popolazione anziana nel proprio ambiente di vita. Principali tipologie di intervento previste Progetti di studio per l’attivazione di servizi socio-sanitari territoriali. Progetti di studio per la realizzazione di strutture socio-sanitarie territoriali. Realizzazione di corsi di formazione e qualificazione per operatori socio-sanitari. Strutture responsabili dell’attuazione Parco, Comuni del Parco, ASL, Fondazioni, Associazioni Beneficiari del progetto Anziani, disabili, portatori di handicap, famiglie Localizzazione Bacino del Parco Costo del progetto Euro 900.000,00 Durata del progetto 4 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato N.° Progetti elaborati N.° Progetti realizzati Soggetti assistiti Servizi attivati N.° Progetti giunti a buon fine Attività imprenditoriali nate nel Terzo settore N.° Corsi di formazione professionale N.° profili socio-sanitari formati Fonti di finanziamento Regione Lazio 250 SOCIO-DEMOGRAFICO Realizzazione di una Guida ai servizi sociali Livello di priorità Descrizione del progetto La Guida ai servizi sociali è il risultato di una rilevazione e un censimento dei servizi e di tutte le attività collaterali e sussidiarie che rappresentano la rete di aiuto, attivabile nel territorio dei Comuni del Parco con una integrazione delle singole attività. Infatti, fino adesso ciascun ente locale ha promosso la costituzione di sportelli di servizio del proprio territorio di competenza, ma non considerando le analoghe iniziative intraprese dai Comuni vicini. La recente legge 328/2000 invita i Comuni appartenenti a territori omogenei a consociarsi per rientrare nei programmi regionali. La programmazione diventa metodo per la realizzazione degli interventi e dei servizi sociali in un sistema integrato. La Guida ai servizi sociali risponde all’esigenza dei cittadini di avere un elenco ragionato e aggiornato delle opportunità e degli aiuti offerti dalle associazione del pubblico e del privato-sociale, associazioni, cooperative, volontariato e altri enti no-profit. La guida, inoltre, serve anche agli amministratori che programmano i servizi per la cittadinanza, rappresentando una fotografia di ciò che viene offerto. Infine, la Guida ai servizi sociali dei Comuni del Parco potrebbe rappresentare un prezioso strumento di informazione per le persone anziane che desiderano trascorrere i periodi caldi in un ambiente più fresco. Il Parco naturale dei Monti Lucretili, infatti, si trova vicino ad un bacino di utenza di circa 500 mila ultra sessantacinquenni. Obiettivi Realizzare una Guida ai servizi sociali dei Comuni del Parco in modo da offrire ai cittadini un elenco delle strutture e dei servizi disponibili sul territorio. Principali tipologie di intervento previste Rilevazione e censimento delle strutture e dei servizi sociali del territorio Realizzazione di una Guida ai servizi sociali Strutture responsabili dell’attuazione Parco, Comuni del Parco, ASL, Beneficiari del progetto Cittadini, Istituzioni, Terzo settore Localizzazione Bacino del Parco Costo del progetto Euro 25.000,00 Durata del progetto 6 mesi Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Censimento delle strutture e dei servizi sociali Realizzazione Guida ai servizi sociali Fonti di finanziamento Parco, Comuni, Comunità Montane, Province, Regione, privati 251 SOCIO-DEMOGRAFICO Promozione di un progetto per l’adolescenza e la gioventù Livello di priorità Descrizione del progetto Il “Progetto per l’adolescenza e la gioventù” si propone di perseguire la promozione di diritti e opportunità per gli adolescenti e per i giovani. Il progetto parte dall’idea che le politiche giovanili debbano presentarsi come ordinaria attività per le Istituzioni Pubbliche, nel loro rapporto con le fasce di popolazione giovanile. Oggi i giovani, attraverso vari segnali, esprimono nuovi bisogni a cui le istituzioni sono chiamate a rispondere. I giovani del Parco, come tutti i loro coetanei, esprimono una nuova spinta di protagonismo sociale che vede necessario un costante ancoraggio a principi quali: Apertura: intesa come capacità di assicurare un’informazione e una comunicazione attiva nei confronti dei giovani, fatta con codici comunicativi propri del loro mondo; Partecipazione: garanzia di un diffuso livello di consultazione viva e attiva dei giovani che devono condividere e promuovere i processi decisionali. In questo senso lo strumento della Consulta e/o Forum dei Giovani del Parco rappresenta il fulcro su cui impostare le future azioni; Coerenza: intesa come capacità di sviluppare una visione integrata delle diverse politiche che riguardano l’universo giovanile. Questa strategia tende a minimizzare i rischi connessi con la vita degli adolescenti e dei giovani. Tali rischi possono essere così riassunti: a) rischio di marginalità sociale; b) rischio di perdita di senso della vita; c) adozione di stili di vita sbagliati. Infine il progetto valorizza la centralità delle strutture educative primarie: famiglia, scuola, gruppo dei pari Obiettivi Obiettivo del progetto è la realizzazione di attività per l’integrazione e la cittadinanza degli adolescenti e dei giovani Principali tipologie di intervento previste Istituzione della Consulta e/o Forum dei Giovani del Parco Realizzazione di Punti Informagiovani Organizzazione di eventi per gli adolescenti e i giovani Attività di sostegno alle famiglie nel loro compito genitoriale Collaborazioni educative tra realtà scolastiche e realtà extrascolastiche per prevenire il disagio adolescenziale e l’abbandono del sistema formativo Sostegno alle realtà e libere aggregazioni giovanili Interventi a favore dei minori stranieri Strutture responsabili dell’attuazione Parco, Comuni del Parco, Comunità Montane, Associazioni Beneficiari del progetto Adolescenti e giovani, Famiglie, Associazioni e Cooperative impegnate nel Terzo settore Localizzazione Bacino del Parco Costo del progetto Euro 200.000,00 Durata del progetto 4 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Promozione di forme coordinamento delle politiche per i giovani Progetti per la realizzazione di spazi da destinare agli adolescenti e ai giovani Realizzazione di strumenti di informazione per i giovani (Punti Informagiovani) Promozioni di eventi per i giovani Indicatori di risultato Istituzione della Consulta dei Giovani N.° spazi realizzati per gli adolescenti e i giovani Punti Informagiovani creati Eventi realizzati Fonti di finanziamento Regione Lazio 252 SOCIO-DEMOGRAFICO Piano dettagliato della percorribilità per l’accessibilità e la fruibilità del Parco da parte di un’utenza ampliata Livello di priorità Elevato Descrizione del progetto Questo progetto si propone di dare seguito a quanto previsto dalle Norme tecniche di attuazione del Piano di assetto del Parco in materia di “Viabilità, collegamenti e infrastrutture di fruizione” (art. 9). Attraverso una ricognizione sullo stato delle strutture e dei servizi del Parco, il progetto si propone di realizzare il “Piano dettagliato della percorribilità”, identificando così “i diversi gradi e tipi di accessibilità veicolare e pedonale, con l’individuazione di percorsi, accessi e strutture idonee per i disabili, i portatori di handicap e gli anziani”. Tale Piano della percorribilità costituirà parte integrante del Regolamento del Parco (art. 27 della L. R. 29/97). L’adozione del “Piano dettagliato della percorribilità” consentirebbe alla Comunità del Parco di dotarsi di uno strumento fondamentale, non solo da un punto di vista giuridico, ma, soprattutto, necessario allo sviluppo sociale ed economico dell’area. Secondo stime elaborate in sede di Comunità Europea41 le persone che hanno difficoltà, più o meno sensibili, nello spostarsi nell’ambito del tessuto urbano e più in generale del territorio, rappresentano una percentuale molto elevata, stimata in oltre il 20% della popolazione. Attualmente in Italia una persona con una ridotta capacità motoria che abbia intenzione di fare una vacanza a contatto con la natura sarebbe costretta a rinunciarvi. Ciò, oltre alle conseguenze negative sul piano umano, comporta una perdita economica ed anche una perdita del potenziale lavoro, e conseguentemente di reddito, collegato a queste attività di servizio. Obiettivi 1) Promuovere presso tutti i cittadini, in modo particolare presso i soggetti istituzionali e non, competenti e/o interessati al Parco regionale naturale dei Monti Lucretili, la conoscenza delle problematiche relative alla agevole fruibilità dei servizi e delle relative strutture da parte di una fascia più ampia di cittadini; 2) Promuovere le azioni necessarie a garantire una agevole fruizione delle risorse naturali, archeologiche, storiche, artistiche e culturali del Parco regionale naturale dei Monti Lucretili, da parte di un’utenza ampliata, con particolare riferimento alle persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali quali anziani, bambini, persone con disabilità; 3) Realizzazione di un servizio informativo WEB secondo gli standard WAI (Web Accessibility Iniziative). Principali tipologie di interventi previsti 1) Ricognizione sullo stato di accessibilità/fruibilità degli spazi naturali e costruiti all’interno del Parco unitamente all’individuazione delle barriere esistenti (aree di sosta, percorsi, centri visita/informazione, punti panoramici, sedi dell’Ente Parco, servizio informativo, servizio informativo WEB, materiale informativo ecc.) 2) Definizione delle iniziative per rimuovere gli ostacoli attraverso l’adozione di un Programma di azione pluriennale specifico; 3) Approntare idonee forme di comunicazione, formazione e marketing; 4) Censimento dei soggetti e strutture che si occupano di assistenza di persone anziane; 5) Realizzazione di una ricerca sulle possibili forme di finanziamento. Strutture responsabili dell’attuazione Comunità del Parco Beneficiari del progetto Anziani, giovani, persone con disabilità, Parco Localizzazione Parco Costo del progetto 100.000, 00 (E’ previsto il coinvolgimento di tre figure professionali: architetto, forestale/agronomo, sociologo) Durata del progetto 12 mesi Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Progetti per aumentare l’accessibilità e la fruibilità delle strutture Progetti per aumentare l’accessibilità e la fruibilità dei servizi N. di strutture rese accessibili ad un’utenza ampliata Progetti per aumentare le strutture e servizi per i soggetti più “deboli”. Realizzazione di un servizio informativo Web secondo gli standard WAI (Web Accessibility Iniziative). 41 N. di servizi resi accessibili ad un’utenza ampliata COM (93) 433 def. “Commissione delle Comunità Europee, Relazione della Commissione al Consiglio relativa alle misure da prendere nella Comunità per facilitare l’accessibilità ai trasporti delle persone con ridotte capacità motorie”. Bruxelles, 1993. 253 Elaborazione di un Programma di azione pluriennale specifico per l’accessibilità e la fruibilità Fonti di finanziamento E’ prevista una ricerca sulle possibili fonti di finanziamento specifiche 254 7.4 Progetti urbanistica, infrastrutture e servizi PROGETTO A1 – INTERVENTI PER IL RECUPERO DI CENTRI STORICI NUOVI STRUMENTI URBANISTICI PRELIMINARE PER L’AMPLIAMENTO DI CIMITERI RECUPERO DI EX EDIFICI SCOLASTICI Livello di priorità Descrizione del progetto Il progetto ha il fine di creare le precondizioni per recuperare diversi centri storici favorendo anche l’adeguamento sismico e l’accorpamento delle unità immobiliari più piccole, fermo restando quanto previsto per la sottozona Da. Si ritiene di studiare nuove norme urbanistiche e predisporre nuovi regolamenti edilizi che favoriscano, tra l’altro, il recupero dei sottotetti e dei seminterrati e l’accorpamento di unità immobiliari troppo piccole per gli attuali standard abitativi. La riqualificazione dei centri storici dovrebbe favorire la valorizzazione di attività a carattere artigianale da ospitare nei numerosi locali disponibili ma da ristrutturare. Ciò richiede l’adeguamento dei parametri urbanistici per la compatibilità con la normativa vigente e con i requisiti per l’abitabilità richiesti dalla ASL, l’adeguamento sismico e l’accorpamento delle unità immobiliari più piccole. Va altresì prevista la localizzazione per l’ampliamento di aree cimiteriali e di altre infrastrutture ed all’occorrenza preparati i progetti preliminari. Tra gli interventi compresi in questo progetto il recupero di eventuali edifici scolastici in disuso. Obiettivi Favorire il recupero funzionale del centro storico per contrastarne l’abbandono e il degrado Principali tipologie di interventi previsti Studio specifico ed eventuale modifica del Piano Regolatore, preparazione del Regolamento Edilizio. Preparazione progetto preliminare per l’ampliamento dei cimiteri con integrazione agli strumenti urbanistici. Progettazione, ristrutturazione di ex scuola elementare Strutture responsabili dell’attuazione Comune di Roccagiovine, Vicovaro, Percile Beneficiari del progetto Abitanti,visitatori, anziani Localizzazione Comuni di Roccagiovine, Vicovaro e Percile Costo del progetto Circa 150.000 euro suddivisi tra: verifica degli strumenti urbanistici e la redazione dei regolamenti edilizi studio di fattibilità e progetto preliminare per l’ampliamento dei cimiteri recupero di un ex istituto scolastico Durata del progetto 2 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Redazione di nuovi strumenti urbanistici Indicatori di risultato 255 Progetto preliminare area cimiteriale Completamento lavori recupero ex scuola Frequentazione centro anziani Fonti di finanziamento 256 PROGETTO A2 – INTERVENTI PER IL MIGLIORAMENTO DI STRADE INTERNE AL PARCO RIPRISTINO DI STRADE CHE CONDUCONO AD AREE DI PARTIOCOLARE VALENZA O ALLA PARTENZA DEI SENTIERI SISTEMAZIONE DELLA VIABILITÀ RURALE SISTEMAZIONE DI PARTICOLARI DISSESTI SULLA VIABILITÀ RURALE Livello di priorità 1 Descrizione del progetto Diverse località, anche d’interesse naturalistico, sono collegate con strade in pessime condizioni di manutenzione. L’intervento riguarda il rimodellamento sul percorso esistente della strada e delle cunette e la stabilizzazione con materiali e tecniche a basso impatto ambientale anche con tecniche di ingegneria naturalistica Altro intervento previsto nel progetto è mirato alla sistemazione della viabilità rurale (poderale, vicinale, ecc.) Il terzo intervento riguarda situazioni in cui sono necessari interventi di maggiore importanza per consolidamenti di frane o altri dissesti idrogeologici Obiettivi La prima parte del progetto ha per obiettivo di effettuare la manutenzione delle poche strade esistenti. Consentire l’accesso agli anziani e ai portatori di handicap La restante parte del progetto occorre per il miglioramento della viabilità al fine sia di scoraggiare l’abbandono delle zone rurali sia di migliorare la percorribilità da parte di mezzi di soccorso e antincendio, sia ancora di raggiungere il punto di partenza dei sentieri per le escursioni ed infine per consentire la raccolta dei rifiuti solidi e liquidi da questa località, dove si intende realizzare aree attrezzate. Principali tipologie di interventi previsti Manutenzione stradale Sopralluoghi, progettazione interventi, ripascimento e stabilizzazione, costipamento strade bianche, pulizia ed eventuale profilatura cunette. Le strade pur non dovendo necessariamente essere asfaltate devono avere caratteristiche idonee a consentire il transito ad un veicolo per la raccolta RSU o ad un fuoristrada per trasportare disabili o a veicoli di soccorso Consolidamenti, disgaggi, sistemazioni dei terreni, ripristino sede stradale Strutture responsabili dell’attuazione Comuni ed Ente Parco Beneficiari del progetto Visitatori, anziani, portatori di handicap, escursionisti, agricoltori, residenti, enti di gestione del territorio Localizzazione Territorio comunale Scandriglia Montorio, Roccagiovine e Vicovaro. In fase di preliminare l’intervento può essere esteso ad altri comuni in base al monitoraggio dello stato della viabilità esistente Costo del progetto 1.300.000 euro circa Durata del progetto 3 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Progetto preliminare e definizione dei costi Indicatori di risultato 257 Iter autorizzativi Progetti esecutivi Realizzazioni interventi Approvazione provinciale e inserimento nella programmazione triennale Fruizione Fonti di finanziamento Per il preliminare fondi da reperire. Per la realizzazione degli interventi, a seguito di deliberazione provinciale di approvazione preliminare è opportuno rientrare nella programmazione triennale ai sensi L.11-2.94 n° 109 e succ. mod. art. 14 comma 11 258 PROGETTO B1 – INTERVENTI PER FAVORIRE L’ESCURSIONISMO REALIZZAZIONE E POTENZIAMENTO DI AREE ATTREZZATE LUNGO I PERCORSI ESCURSIONISTICI RECUPERO DI STRUTTURE ZOOTECNICHE ESISTENTI BIVACCHI O CAMPEGGI NATURA PER L’ESCURSIONISMO CONTROLLATO RECUPERO DI UNA EX CAVA DI PICCOLE DIMENSIONI REALIZZAZIONE DI UN AREE DI SERVIZIO CAMPER REALIZZAZIONE DEL MUSEO NATURALISTICO – PLANETARIO INTEGRAZIONE DEI PERCORSI ESCURSIONISTICI MESSA IN SICUREZZA DI SITI DI PARTICOLARE PREGIO STORICO - PAESAGGISTICO Livello di priorità Descrizione del progetto Realizzazione di gazebo, panche, servizi igienici, fontanili, organizzazione raccolta RSU lungo sentieri escursionistici Recupero di ex strutture zootecniche esistenti all’interno del Parco, da adibire ad aree di sosta temporanea attrezzata Realizzazione di bivacchi per brevi soste o per il campeggio natura (aree attrezzate per campeggio in tende con servizi essenziali come acqua e servizi igienici) e l’escursionismo controllato Recupero di una cava di piccole dimensioni per la realizzazione di un bivacco per boy scout Realizzazione di aree di sosta camper in zone prossime ai Centri Visite. Utilizzando le reti fognarie esistenti si potrebbe offrirebbe anche un servizio per lo svuotamento di serbatoi Realizzazione, conformemente agli strumenti urbanistici, di un edificio museo naturalistico – planetario utile anche per accogliere i visitatori e le scolaresche nelle giornate di pioggia; Costituisce uno sviluppo del Museo del Territorio-Polo didattico, previsto dal Piano di Assetto (p.448). Revisione dei percorsi escursionistici con differenziazione delle tematiche: archeologici, naturalistici, panoramici, “sportivi”, per disabili o non abili; segnalazione del grado di difficoltà e dei tempi di percorrenza. Progettazione realizzazione di interventi di disgaggio, rafforzamento corticale, sottofondazione e chiodatura di blocchi instabili sovrastanti i percorsi escursionistici. Obiettivi Aumentare e diversificare la fruibilità e l’offerta turistica del Parco per i visitatori anche costituendo strutture di accoglienza simili per funzione ai rifugi tipici dell’arco alpino Creare aree dove sia possibile ospitare in modo organizzato boy scout e altri appassionati col duplice obiettivo di migliorare l’ospitalità e di disincentivare il campeggio libero che arreca ingenti danni alle risorse ambientali Offrire aree a disposizione dei camper offrendo il servizio di fognatura ed il rifornimento d’acqua, scoraggiando svuotamenti abusivi. Garantire le condizioni di sicurezza agli escursionisti Principali tipologie di interventi previsti 259 - Censimento dello stato attuale delle aree di sosta; progettazione esecutiva degli interventi; realizzazione di strutture in legno (tavoli panche tettoie) o manutenzione di quelle esistenti, servizi igienici, fontanili, organizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti solidi e liquidi - Progettazione degli interventi sulle ex strutture agro-zootecniche, iter autorizzativi, recupero edilizio, affidamento in gestione - Per la realizzazione delle aree di sosta, completato l’iter autorizzativo, occorre garantire l’approvvigionamento dell’acqua, i servizi igienici essenziali e organizzazione il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti solidi e liquidi. I materiali ed i metodi di realizzazione degli interventi dovranno essere compatibili con la tutela delle risorse ambientali. - Per le aree camper è necessaria una piazzola in cemento 4*8 m per lo svuotamento serbatoi, la realizzazione di una fontana, pavimentazione di aree di sosta (indicativamente 60*30 m), impianto illuminazione - per il museo, dopo la progettazione, iter autorizzativo, intervento edilizio ed arredo; - per i percorsi, dopo la ricognizione ed il rilievo, occorre la riprogettazione dei percorsi, il tracciamento, la realizzazione della cartellonistica e la definizione della manutenzione periodica - pre la messa in sicurezza di particolari situazioni prossime ai percorsi escursionistici , occorre il rilievo, la progettazione ed esecuzione di interventi specialistici in parete anche con impiego di malte espansive ed altre tecnologie appropriate. Strutture responsabili dell’attuazione Comuni ed Ente Parco Beneficiari del progetto Visitatori, indotto commerciale locale (strutture alberghiere, bar, negozi per turisti, alimentari, negozi articoli sportivi ecc), imprese locali, addetti al tracciamento ed alla manutenzione ecc. Localizzazione Aree interne al Parco Costo del progetto Circa 1.200.000 euro Durata del progetto 3 anni per la realizzazione degli interventi ed almeno 10 di manutenzione programmata Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Realizzazione aree attrezzate, bivacchi, aree 2 anni Incremento del flusso turistico sosta camper Manutenzione aree attrezzate 10 anni Preliminare recupero strutture zootecniche, 1 anno realizzazione museo Autorizzazioni 1 anno Esecuzione lavori 1 anno Agibilità 6 mesi Affidamento in gestione Progettazione Interventi su dissesti 1 anno Esecuzione lavori 1 anno Manutenzione 10 anni Fonti di finanziamento B1.8: Docup ob 2 260 PROGETTO C1 – INTERVENTI A FAVORE DELLO SVILUPPO TURISTICO COMPLETAMENTO O REALIZZAZIONE DI PORTE DEL PARCO REALIZZAZIONE DI AREE ATTREZZATE ADIACENTI AI CENTRI VISITA RISTRUTTURAZIONE DI STRUTTURE IN DISUSO REALIZZAZIONE DI SALE ESPOSIZIONE DI PRODOTTI TIPICI Livello di priorità Descrizione del progetto Le Porte del Parco sono previste dal Piano di Assetto (pag. 447) e consistono in infrastrutture adatte all’accoglienza di visitatori (parcheggi, area attrezzata, servizi igienici, ecc.) che migliorino le possibilità di fruizione del Parco. In alcuni contesti è possibile la realizzazione di un’area attrezzata di sosta e ristoro sulla proprietà comunale prossime ai Centri Visite (accessibile anche ai disabili non deambulanti), consistente in tavoli in legno, tettoie, servizi e relativo parcheggio Dove insistono strutture in disuso , soprattutto se prossime ad altre infrastrutture ludiche o sportive è utile realizzare una foresteria anche valutando la possibilità di ampliarne la superficie L’ultima parte del progetto riguarda il recupero e ristrutturazione di locali nel centro dei paesi, da adibire a sala per esposizione, degustazioni e commercializzazione di prodotti tipici locali (olio, pane, ciambelle, funghi, tartufi), valorizzati da una adeguata veste commerciale. Obiettivi Dare al visitatore una sensazione percettibile dell’attraversamento del confine del Parco Migliorare la fruibilità del Parco anche per i disabili non deambulanti, alle scolaresche e agli anziani, realizzando aree per consumare pasti e per sostare in caso di maltempo Rendere disponibile una struttura per boy scout e piccoli gruppi anche sportivi Miglioramento della commercializzazione di prodotti locali Principali tipologie di interventi previsti Progettazione e realizzazione di parcheggi, aree attrezzate, servizi igienici, terrazze coperte, gazebo, sistemazioni a verde; Iter autorizzativi, recupero edilizio, affidamento in gestione Ristrutturazioni edilizia Strutture responsabili dell’attuazione Comuni del Parco Beneficiari del progetto Visitatori, gestori, indotto locale Localizzazione Aree interne o limitrofe al parco Costo del progetto Circa 200.000 euro oltre ad altri già disponibili Durata del progetto 5 anni 261 Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Progettazione Autorizzazioni Realizzazione servizi igienici, panche, gazebo ed altre strutture Affidamento in gestione Indicatori di risultato Aumento presenze turistiche Fonti di finanziamento Fondi propri o reperiti direttamente dai Comuni e altri fondi Regione Lazio 262 PROGETTO C2 – ECOALBERGHI STRUTTURE PER OSPITALITÀ ALBERGHIERA DIFFUSA RECUPERO E RISTRUTTURAZIONE RICOVERI ZOOTECNICI PER REALIZZARE UN AGRITURISMO ACQUISIZIONE E RISTRUTTURAZIONE DI ANTICHI EDIFICI (CONVENTI O PALAZZI SIGNORILI PREGIO) DI PARTICOLARE Livello di priorità Descrizione del progetto Individuazione e ristrutturazione di unità immobiliari all’interno dei centri storici interni al parco da utilizzare per il miglioramento dell’ospitalità alberghiera creando una rete di “ospitalità diffusa”. Recupero e ristrutturazione di strutture esistenti (stalle e piccoli ricoveri) per una superficie complessiva almeno 1000 m2, per realizzare strutture alberghiere Acquisire immobili di prestigio (conventi o palazzi signorili) e, dopo adeguata ristrutturazione, utilizzarli per l’accoglienza di turisti Obiettivi Recuperare alcuni edifici nel centro storico, adattandoli a uso alberghiero per consentire la formazione di un’offerta diffusa di posti letto e preservare dal degrado le stesse unità Realizzare un agriturismo con un’offerta di attività molto diversificate che costituirebbero una interessante attrattiva per lo stesso Parco. Il progetto andrebbe articolato nella sua interezza e realizzato per fasi progressive Realizzare strutture multifunzionali all’interno del Parco, che consentano, oltre all’ospitalità alberghiera, l’organizzazione di convegni o stages per giovani, dotati di oltre 60 posti letto (1 autobus) Principali tipologie di interventi previsti Per la prima tipologia: Individuazione di unità immobiliari che nel loro assieme costituiscano una proposta significativa; individuazione partner – gestori; progettazione interventi; iter autorizzativo; ristrutturazioni Per la seconda tipologia: Ristrutturazione con destinazione agriturismo. Progettazione dell’intero intervento. Lancio pubblicitario e riconversioni delle attività agricole e biologiche. Studio di fattibilità, acquisizione del bene, progetto del recupero, realizzazione dei lavori Per la terza tipologia: Acquisto o accordo con la proprietà, progettazione, ristrutturazione, affidamento Strutture responsabili dell’attuazione Comuni e partner privati da individuare Beneficiari del progetto Visitatori, gestori, indotto locale (bar, ristoranti, attività commerciali), braccianti, giovani , operatori turistici locali. Localizzazione Zone interne al parco Costo del progetto Circa 2.500.000 € Durata del progetto 5 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato 263 Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Studio di fattibilità e progettazioni preliminari Progettazione esecutiva e definizione dei costi Creazione di società pubblico private Ristrutturazioni Approvazioni Approvazione progetti esecutivi Bilancio costi benefici favorevole Agibilità Aumento presenze turistiche Fonti di finanziamento Regione Lazio Programma “Ecoalberghi” ed altre fonti 264 7.5 Progetti forestali e ambientali 7.5.1 il sistema ecologico-ambientale Documentari sulla vita delle piante e degli animali del Parco Livello di priorità medio Descrizione del progetto Realizzare dei documentai sulla vita degli animali e delle piante che caratterizzano il Parco dei Lucretili. Obiettivi Mettere a punto uno strumento di estremo interesse scientifico, didattico e divulgativo sul Parco; promuovere il Parco all’esterno dei suoi stessi confini ed ampliare i suoi potenziali utenti; contribuire alla crescita della cultura ambientale nella collettività; avere strumenti di supporto specifici della realtà del Parco per le attività didattiche. Principali tipologie di intervento previste Realizzazione di film, album fotografici e cartoni animati, finalizzati a diverse fasce di utenti distinte per sensibilità culturale ed età. Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco, in collaborazione con le associazioni culturali ed ambientaliste Beneficiari del progetto Collettività in generale. Localizzazione Territorio del Parco Costo del progetto 100.000 euro in due anni Durata del progetto Biennale Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Affidamento incarico di realizzazione Realizzazione dei documentari Progetto grafico di esecuzione Realizzazione di album fotografici Realizzazione di album a cartoni animati Fonti di finanziamento Regionali; 265 Realizzazione di colture erbacee e di fruttiferi a perdere Livello di priorità Medio Descrizione del progetto Realizzare delle colture erbacee e dei fruttiferi a perdere nelle radure e negli ex coltivi, mediante tecniche a basso impatto ambientale. In particolare la coltura dei fruttiferi deve eseguirsi mettendo a dimora singole piante di specie fruttifere locali. Obiettivi Aumentare la disponibilità di risorse alimentari per gli animali selvatici, Principali tipologie di intervento previste Individuare delle aree interne al pascolo, prive di soprassuolo da sottoporre a coltivazione con tecniche a bassissimo impatto ambientale, dove realizzare delle colture erbacee a perdere. Impiantare degli alberi da frutto, in modo sparso sul territorio, di specie tipiche degli ambienti forestali (mele, pere, ciliegie, ecc), non selezionate, le cui produzioni sono destinate all’alimentazione degli animali selvatici; Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Fauna locale; L’iniziativa dell’impianto dei fruttiferi può realizzarsi in collaborazione con la collettività, soprattutto quella in età scolare, cogliendo l’occasione per sensibilizzare i giovani utenti alle problematiche del Parco. Localizzazione Territorio del Parco Costo del progetto 50.000 euro in due anni Durata del progetto Annuale per le colture a perdere, mentre per i fruttiferi sarebbe opportuna la sua ripetizione periodica ogni 5-10 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Individuazione di aree da destinare alle colture a perdere; superficie destinata a coltivazioni erbacee a perdere Individuazione delle specie fruttifere da impiantare Piante da frutto collocate a dimora Fonti di finanziamento Regionali; APQ 266 Rete di monitoraggio ambientale permanente Livello di priorità Alto Descrizione del progetto Individuare una rete di stazioni permanenti rappresentative delle diverse situazioni ambientali, da sottoporre a periodico rilevamento sul loro stato generale e sulle funzioni svolte. Sottoporre ad aggiornamento periodico l’inventario delle risorse del Parco. Individuare i punti di forza e di debolezza delle risorse per impostare le future politiche di sviluppo del Parco. Obiettivi Avere un quadro oggettivo della qualità ambientale del Parco e dei processi evolutivi in atto. Redigere un documento significativo per la programmazione della politica di salvaguardia delle risorse e di sviluppo dell’area. Elaborazione di un rapporto periodico sullo stato dell’ambiente nell’area protetta. Principali tipologie di intervento previste Costruzione di punti fissi per il monitoraggio ambientale, con dotazione di centraline e strumentazione per l’archiviazione dei dati. Acquisizione di strumenti idonei per eventuali misurazioni di campo. Redazione di un rapporto periodico sullo stato del Parco. Il monitoraggio dell’attività ricreativa può realizzarsi avvalendosi della rete dei centri visita presenti nei vari comuni. Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Direttamente l’Ente Parco, indirettamente l’intera collettività locale e generale. Localizzazione Territorio del Parco Costo del progetto costruzione della rete di monitoraggio permanente, euro 300.000; fabbisogno annuo per il funzionamento e la manutenzione della rete ca. 50.000 euro/anno; redazione del rapporto dell’ambiente con cadenza triennale, euro 20.000. Durata del progetto Permanente Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Individuazione punti fissi di monitoraggio; Acquisto centraline Indicatori di risultato ubicazione delle centraline per il monitoraggio ambientale redazione del I rapporto sullo stato dell’ambiente del Parco. Fonti di finanziamento Fondi regionali 267 Prevenzione e lotta ai processi di degrado Livello di priorità Descrizione del progetto Programmare le attività basilari per prevenire eventuali processi di degrado come incendi e fitopatologie. Obiettivi Ridurre il rischio di attivazione e propagazione degli incendi, attraverso la riduzione del combustibile marginalmente alla viabilità principale. Principali tipologie di intervento previste Pulizia delle fasce per un profondità di almeno 10 metri, salvo altre disposizioni, a partire dal ciglio strada. Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco, proprietari vari, mediante accordi volontari. Beneficiari del progetto Risorse del Parco Localizzazione Territorio del Parco. Costo del progetto Durata del progetto Annuale, ripetuto annualmente Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Accordi volontari Metri lineari ripuliti dal combustibile Individuazione delle aree di intervento Fonti di finanziamento Fondi Regionali, PSR; 268 Conservazione e valorizzazione del germoplasma e della biodiversità vegetale ed animale Allevamento di piante autoctone ed officinali Livello di priorità elevato Descrizione del progetto Realizzazione di un vivaio per la coltivazione di specie erbacee, arbustive e arboree, prevalentemente selezionate tra la flora locale, nonché di piante officinali, della superficie complessiva di almeno 35.000 metri quadrati circa. Fornitura di materiale e manodopera per la manutenzione delle aree di particolare valore floristico da realizzarsi nel comune di Monteflavio e Marcellina. Obiettivi Conservare la biodiversità e il germoplasma locale. Rendere disponibili all’Ente Parco e agli altri proprietari di boschi pubblici e privati specie idonee per eseguire rinfoltimenti, ringiovanimenti e arredo all’interno del Parco. Collocare sul mercato parte della produzione vivaistica unitamente alla produzione delle piante officinali. Assicurare la manutenzione delle altre aree di rilevante valore floristico presenti nel Parco. Principali tipologie di intervento previste Realizzazione del vivaio con relative infrastrutture e strutture necessarie per l’esercizio dell’attività: zonizzazione, ambiente a temperatura controllata, impianti irrigui, magazzino e deposito. Strutture responsabili dell’attuazione Comune o Ente Parco, con cessione della gestione a terzi. Beneficiari del progetto Direttamente il gestore del vivaio, indirettamente i proprietari di aziende forestali e singoli cittadini. Localizzazione Preferibilmente nella zona orientale del Parco, in aree possibilmente con presenza di infrastrutture adeguate al transito anche con mezzi pesanti, nonché con edifici da destinare a magazzino, in zone prossime a sorgenti o comunque servite dalla rete idrica, in prossimità delle principali arterie viarie. La proprietà Lago nel comune di Percile potrebbe assolvere a tale funzione. Costo del progetto Euro 350.000,00 Durata del progetto Pluriennale Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Progetto esecutivo Indicatori di risultato Realizzazione delle opere strutturali ed infrastrutturali del Vivaio Quantitativo di piante vendute Fatturato Occupati Fonti di finanziamento DOCUP Ob. 2; PSR; fondi regionali. 269 7.5.2 -Il sistema territoriale Riqualificazione dei sentieri per una migliore accessibilità e fruibilità del Parco Livello di priorità Elevato Descrizione del progetto Sulla base dei sentieri esistenti, individuare quelli che per motivi storici, religiosi, culturali appaiono particolarmente significativi tali da conferire una tipicizzazione della proposta. Possibili sentieri tematici sono i sentieri religiosi, i sentiero dell’acqua, il sentiero dell’aquila, ecc. Particolare attenzione dovrà essere data ai sentieri per gli utenti diversamente abili, nonché il loro arredo per la fornitura di servizi di urgenza. Altra opportunità da comprendere nel progetto è l’individuazione di percorsi in più giorni, nonché i percorsi per mountabike lavorando sui percorsi esistenti. Ad una efficace riqualificazione si può pervenire solo se unitamente all’individuazione dei sentieri viene definito il regolamento per il loro uso, delle sanzioni per gli usi errati, delle iniziative promozionali da pubblicizzare sul mercato. Obiettivi conoscere e riportare su cartografia la sentieristica esistente, nonché fare uno stato della loro situazione strutturale (Inventario dei sentieri); creare un sito Web secondo gli standard WAI (Web Accessibilità Iniziative); migliorare l’accessibilità dei sentieri, individuando percorsi specifici per i diversamente abili; qualificare mediante ambiti tematici alcuni sentieri che presentano peculiari caratteristiche storiche, culturali, religiose; disciplinare il loro uso e prevederne le relative sanzioni Principali tipologie di intervento previste • costruire una cartografia della sentieristica integrata con quella della viabilità; • fare un inventario di sentieri; • creare una pagina Web secondo gli standard WAI; • elaborare un regolamento d’uso; • sistemare e manutentore i sentieri, abbattendo dove possibile gli ostacoli fisici per l’accesso ai diversamente abili, migliorando i servizi e la segnaletica; • avviare delle attività promozionale dei sentieri del Parco.. Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco. L’intervento deve realizzarsi in collaborazione con le associazioni ambientaliste e culturali Beneficiari del progetto Ente Parco, utenti del Parco, in particolare i diversamente abili Localizzazione Territorio del Parco Costo del progetto Euro 100.000,00 Durata del progetto 2 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Inventario e cartografia dei sentieri Numero dei sentieri tematici; Creazione dello spazio WEB Numero dei sentieri qualificati per i diversamente abili Realizzazione dei sentieri tematici; Attivazione spazio WEB Realizzazione dei sentieri attrezzati per i diversamente abili; Regolamento d’uso Approvazione del regolamento d’uso Attività promozionale dei sentieri (deplian, brochure, etc.) 270 Fonti di finanziamento Fondi del parco; fondi regionali 271 Recupero dell’edilizia rurale Livello di priorità Medio Descrizione del progetto • Conoscere la consistenza e lo stato degli immobili presenti all’esterno dei centri urbani ed all’interno del Parco. • Individuare delle strategie di uso degli immobili e quindi procedere al loro recupero. • Mettere i sicurezza gli immobili a rischio ed eliminare quegli immobili in contrasto con gli obiettivi del Parco per tipologia architettonica, situazione strutturale ed ubicazione, fatti salvi i casi in cui è possibile eseguire interventi di mitigazione e riduzione dell’impatto ambientale. Obiettivi • Verificare la consistenza del patrimonio immobiliare locale; • definire una strategia d’uso per gli immobili; • eliminare gli immobili che hanno determinato particolari impatti ambientali; Principali tipologie di intervento previste • Censimento degli edifici ed analisi della loro consistenza; • realizzazione di progetti esecutivi finalizzati alla loro riattivazione; • abbattimento ed eliminazione degli edifici di particolare impatto ambientale. Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Ente Parco, allevatori locali, turisti Localizzazione Intero territorio del Parco Costo del progetto Realizzazione del censimento, euro 35.000. Gli importi relativi al loro recupero sono subordinati allo stato di fatto ed agli obiettivi d’uso. Durata del progetto Annuale Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Attribuzione incarico per il censimento Censimento della consistenza degli immobili rurali Fonti di finanziamento Fondi del parco; fondi regionali 272 Carovane del Parco Livello di priorità basso Descrizione del progetto Realizzare un sistema di trasporto con sistemi a traino di animali in percorsi ad anello (ritorno al punto di partenza) oppure di interconnessione tra centri urbani con soste intermedie, possibilità di sosta in aree attrezzate e ritorno al punto di partenza con carovane successive Progetto in connessione con quello della Valorizzazione delle foreste Obiettivi Fornire agli allevatori delle risorse bovine ed equine l’opportunità di utilizzare la domanda turistica, offrendo un servizio particolare e suggestivo a disabili, anziani e bambini. Coinvolgere gli allevatori locali nella promozione del turismo del Parco. Principali tipologie di intervento previste Individuazione degli allevatori interessati; protocollo di intesa e dei servizi da sottoscriversi tra Ente Parco e gli allevatori interessati; approntamento dei percorsi, delle aree di sosta attrezzate e della viabilità interessata; promozione dell’iniziativa presso centri di geriatria, case di riposo, ecc. realizzazione delle carovane da parte dell’Ente Parco; attivazione del servizio Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco, allevatori locali Beneficiari del progetto Ente Parco, allevatori locali, turisti Localizzazione Intero territorio del Parco Costo del progetto Euro 5.000,00 per carovana. Durata del progetto Pluriennale, con attivazione su scala minima anche immediata e quindi ampliamento dell’offerta progressivamente negli anni successivi Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Operatori interessati Volume di turisti trasportati Fonti di finanziamento Fondi del parco; fondi regionali 273 7.5.3 - Il sistema floristico-vegetazionale e forestale Pianificazione forestale e definizione dei criteri per la buona gestione forestale Livello di priorità Pianificazione forestale Completamento dell’iter di approvazione del Piano di Assestamento forestale per il versante occidentale del Parco Realizzazione del piano di assestamento forestale per il versante orientale del Parco Definizione dei criteri per la buona gestione forestale Completamento degli strumenti normativi previsti dalla normativa vigente, in particolare il Regolamento del Parco e i criteri forestali previsti dall’art. 33, l.r. 29/1997 Descrizione del progetto Pianificazione forestale: realizzare lo strumento che indica i criteri spazio-temporali delle risorse silvo-pastorali e in conformità alle indicazioni del Piano di Assetto. Criteri per la buona gestione forestale: norme amministrative definite sulla scorta della legislazione vigente e tese a renderle coerenti con la situazione ambientale e socio-culturale locale in una ottica di semplificazione amministrativa. Obiettivi Pianificazione forestale: programmare, su un orizzonte temporale non inferiore a quindici anni, i possibili interventi da attuare in una logica di gestione sostenibile delle risorse forestali e pascolive. Criteri per la buona gestione forestale: fornire criteri e modalità di gestione, utilizzazione e trasformazione del governo dei boschi, criteri per l’uso civico, le modalità e gli interventi per la tutela del patrimonio dagli incendi. Fornire indicazioni sui criteri minimali di esercizio dell’attività silvana, in modo da contenere l’eccessiva burocratizzazione della gestione ordinaria del patrimonio Principali tipologie di intervento previste Pianificazione forestale: affidamento dei lavori, elaborazione Piano e presentazione all’autorità competenti per l’approvazione; Criteri per la buona gestione forestale: si propone la costituzione di un panel di lavoro per la stesura di una prima proposta dei criteri, a cui far seguire un dibattito con gli operatori locali e quindi concludere il processo amministrativo Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Proprietari pubblici e privati di aziende forestali Localizzazione A valere sull’intero territorio del Parco Costo del progetto Per la realizzazione dei criteri di buona gestione forestale: 25.000 € Durata del progetto Anni 1 per la realizzazione dei criteri a cui seguono aggiornamenti Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Nomina del panel Predisposizione della proposta di articolato Presentazione alla collettività dell’articolato Approvazione della proposta di criteri Fonti di finanziamento Fondi propri, fondi regionali 274 Consorzio forestale multifunzionale Livello di priorità Elevato Descrizione del progetto Creare una struttura di servizio alle proprietà pubbliche e/o private per la gestione consorziata dei patrimoni silvo-pastorali, per la manutenzione dei beni ambientali e per l’uso e la valorizzazione delle risorse non forestali. Il Consorzio ed i suoi addetti possono costituire anche la risorsa lavoro per lo sviluppo di altre attività, come quella legata al vivaismo. Obiettivi Offrire alle proprietà pubbliche e/o private una struttura di servizio tecnicamente qualificata, capace di operare con tempestività, professionalità e valorizzando le economie di scala Avere sul territorio una struttura polivalente, capace di intervenire sulla manutenzione delle risorse forestali, delle strutture e infrastrutture in ambiente forestale, avere una funzione propositiva nella valorizzazione delle risorse non forestali, provvedere alla manutenzione del verde urbano Offrire attività di consulenza in ambito forestale e di agricoltura di montagna Principali tipologie di intervento previste Associazione/ gemellaggio/joint venture con altro Consorzio per acquisizione del know how specifico; Definizione dell’organismo gestore e redazione dello statuto; Creazione di una rete di operatori locali interessati a collaborare; Disponibilità di un capitale di avviamento dell’attività e/o assicurazione temporanea di un pacchetto di lavori Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco, Comuni e altri enti pubblici Beneficiari del progetto Parco, Comuni, altri enti pubblici presenti nel territorio del Parco (Regione, Università Agrarie), privati, collettività locale Localizzazione Richiede una sede centrale di riferimento e una rete locale che si appoggi ai Centri Visita del Parco presso ciascun Comune con un proprio consulente sulla base di un calendario predefinito. Costo del progetto Oltre agli oneri costitutivi, quelli di esercizio sono compensati in relazione ai servizi offerti Durata del progetto Definita dallo statuto. Sarebbe comunque opportuno prevedere un arco temporale periodico (esempio due anni) in cui fare una verifica del ruolo del Consorzio e quindi apportare gli opportuni aggiustamenti per accrescere la sua incisività Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Comuni aderenti Occupati locali Altri enti pubblici aderenti Fatturato Privati aderenti Attività produttive attivate utilizzazione forestale diverse da quelle di Fonti di finanziamento PSRIII.4, fondi propri 275 Certificazione della gestione forestale Livello di priorità Significativa, comunque non realizzabile prima di aver messo a punto tutti gli strumenti gestionali imposti dalla normativa (Piano di Assetto, Programma Pluriennale di Promozione Economico e Sociale, criteri forestali, pianificazione forestale). Descrizione del progetto Dotare il Parco di uno strumento estremamente significativo circa la corretta gestione del patrimonio forestale Obiettivi Adottare moduli colturali forestali sostenibili riconosciuti in ambito nazionale e internazionale; Offrire al Parco, ma soprattutto al territorio, un ulteriore strumento di visibilità. Principali tipologie di intervento previste Completamento degli atti con rilevanza gestionale previsti dalla normativa vigente Individuazione del soggetto certificatore Istruttoria e acquisizione della certificazione Revisione periodica della certificazione Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Parco, Comuni e altre proprietà presenti nel territorio Localizzazione Potenzialmente l’intera area del Parco Costo del progetto Euro 100.000,00 Durata del progetto Non a scadenza, rinnovabile con cadenza periodica (quinquennale) Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Superficie certificata Proprietà certificate Incremento di visitatori Riduzione dei processi di degrado Riduzione delle probabilità di attivazione di processi di degrado Fonti di finanziamento Fondi regionali, PSR, fondi propri 276 Uso energetico delle biomasse Livello di priorità Media Descrizione del progetto Realizzare una filiera legno-energia, che, avvalendosi di una centrale termica di piccole dimensioni, consenta il teleriscaldamento di edifici di pubblico interesse. L’impianto dovrebbe essere dimensionato per un fabbisogno annuo di biomasse dell’ordine di 200 t/anno (2000 q/anno, pari alla massa utilizzata su 6 ha ca. di un ceduo quercino). Obiettivi Creare una opportunità di impiego delle biomasse minori Contenere il fabbisogno energetico da combustibili fossili responsabili dei gas serra Principali tipologie di intervento previste Stima della biomassa utilizzabile per teleriscaldamento dalla pianificazione forestale Individuazione degli edifici sottoposti a teleriscaldamento Acquisto di una piccola centrale di biomasse e del sistema di approvvigionamento, fabbisogno massimo stimato 800 qli/anno Messa in opera e attivazione della centrale Strutture responsabili dell’attuazione Comune Beneficiari del progetto Comune di Monteflavio Localizzazione Monteflavio Costo del progetto Euro 600.000 Durata del progetto Poliennale, illimitato, purché si proceda sistematicamente alla manutenzione della caldaia Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato realizzazione della centrale Produzione energia termica ed elettrica Fonti di finanziamento Fondi APQ7 277 Coltivazione dei frutti di bosco e del sottobosco Livello di priorità Media Descrizione del progetto Aumentare la produzione locale di piccoli frutti da utilizzare per l’attivazione di piccole economie di filiera; incentivare la coltivazione di tartufi nelle aree vocate della zona orientale del Parco. La coltivazione deve essere fatto con tecniche a basso impatto ambientale. Obiettivi Valorizzare le potenzialità produttive delle piccole radure non pascolate, con coltivazione a perdere e per scopi produttivi; Valorizzare la tartuficoltura nelle aree carsiche. Riscoprire piccole tradizioni locali nell’uso dei prodotti del sottobosco Principali tipologie di intervento previste Individuazione delle stazioni vocate per la tipologia di coltivazione e non frequentate con continuità dal pascolo Strutture responsabili dell’attuazione Consorzio forestale e/o singoli operatori Beneficiari del progetto Consorzio forestale e/o singoli operatori che lo svolgono a livello hobbistico Localizzazione Radure forestali, aree abbandonate dal pascolo e non rinaturalizzate, chiarie del bosco Costo del progetto Euro 300,00 per ettaro di area investita Durata del progetto Annualmente rinnovabile Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Numero di colture Operatori coinvolti Superficie investita Volume di produzione conseguito Fonti di finanziamento PSR III.4, fondi propri del Parco 278 Falegnameria del Parco Livello di priorità Media Descrizione del progetto Attivare una attività produttiva dedicata alla trasformazione del legno locale e di importazione per la realizzazione di manufatti rustici e di arredo per il Parco e per il mercato Obiettivi Promuovere una attività per la lavorazione di una risorsa rinnovabile Avere un punto di riferimento locale per la realizzazione di manufatti lignei a uso del Parco Principali tipologie di intervento previste Borsa di studio per la partecipazione a un master di settore Creazione di un percorso privilegiato per l’acquisizione di fondi per la promozione di impresa presso gli istituti creditizi locali e con accordi con la Regione a valere sui fondi della l.r. 29/ Assistenza nell’iter di acquisizione dei permessi per la realizzazione dell’impianto in uno dei Comuni del Parco Realizzazione dell’impianto e acquisizione della certificazione della catena di custodia Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Un giovane specializzato nel settore della trasformazione del legno Localizzazione Vicovaro Costo del progetto Euro 12.000,00 per la borsa di studio; Euro 50.000,00 quale capitale di avviamento dell’impresa; accordi con banche locali per il sostegno finanziario all’avvio dell’attività. Durata del progetto Poliennale, con vincolo di non trasferimento dell’impianto per almeno i successivi cinque anni, ma con la possibilità di aprire nuove sedi e punti vendita dei prodotti anche fuori sede con obbligo d’uso del logo del Parco Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Realizzazione dello stabilimento Volume di legname lavorato Fatturato per commesse non del Parco Fonti di finanziamento Fondi propri del Parco; fondi legge regionale 29/88; fondi di istituti di credito locale 279 7.5.4 Sistema: la fauna selvatica e gli altri animali Conservazione e valorizzazione del germoplasma e della biodiversità vegetale ed animale Aree faunistiche Livello di priorità Elevato (iniziativa già previste nel Piano di assetto) Descrizione del progetto Realizzazione di una rete di aree faunistiche nel territorio del Parco, Obiettivi Conservare la biodiversità e il germoplasma animale locale. Creare punti di osservazione degli animali accessibili anche ad utenti. Fornire un servizio di visite guidate ed osservazione degli animali accessibile a pagamento; Principali tipologie di intervento previste Realizzazione di alcune aree destinate ad ospitare temporaneamente gli animali selvatici ; Realizzazione delle strutture ed infrastrutture del caso; Segnalazione di percorsi di accesso e regolamento d’uso; Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco, con cessione della gestione a terzi. Beneficiari del progetto Utenti del Parco Localizzazione Scegliere tra i siti indicati dal Piano di assetto, non più di due. Preferenza va a quello di Orvinio e quello di Monteflavio. Costo del progetto Euro 250.000,00 per la realizzazione delle strutture ed infrastrutture, in materiali ecocompatibili; I fondi per la gestione dovranno essere successivamente quantificati a seconda dei criteri di conduzione. Durata del progetto Pluriennale Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Progetto esecutivo Quantitativo di piante vendute Fatturato Occupati Fonti di finanziamento DOCUP Ob. 2; PSR; fondi regionali. 280 Centro recupero fauna selvatica e pensionato per gli animali domestici Livello di priorità Descrizione del progetto Centro per la zona in cui sono presenti strutture e competenze per la cura degli animali selvatici feriti e la rieducazione per la loro reimmissione in libertà. Creare infrastrutture dove offrire ospitalità, a pensione, agli animali domestici Obiettivi Fornire una struttura sanitaria di riferimento in cui ospitare per la cura e la riabilitazione la fauna selvatica ferita Sanare una vistosa lacuna per cui gli animali selvatici feriti devono essere condotti al Centro di Roma per ricevere le attenzioni del caso. Principali tipologie di intervento previste Individuazione del sito. Realizzazione di un manufatto per ospitare l’attività sanitaria e allestire spazi idonei per la cura. Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Fauna selvatica ed animali domestici Localizzazione Orvinio Costo del progetto Euro 450.000,00 Durata del progetto Pluriennale, con garanzia di periodica manutenzione delle infrastrutture per salvaguardarne l’efficienza. Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Progetto esecutivo Numero animali curati Numero animali rimessi in libertà Fonti di finanziamento Fondi regionali 281 7.5.5 – Il sistema: l’acqua e l’idrografia Approvvigionamento idrico dei pascoli Livello di priorità Elevata Descrizione del progetto Fornire una fonte di approvvigionamento idrico ai prati a uso pascolo, mediante la realizzazione di pozzi con pompe a energia solare Obiettivi Consentire l’attività pascoliva riducendo la pressione sulle aree a Riserva Integrale assoluta e i conflitti sui diritti di proprietà Valorizzare le aree che hanno una maggiore vocazione a uso pascolo Principali tipologie di intervento previste Realizzazione di pozzi con pompa alimentata a energia solare. Sistemare le aree e i punti di raccolta delle acque a uso pascolo Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco, Comuni Beneficiari del progetto Allevatori locali Localizzazione Aree pascolive di San Polo dei Cavalieri e Monteflavio Costo del progetto Euro 10.000 per pozzo Durata del progetto Poliennale Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Numero pozzi realizzati Numero capi abbeverati Estensione della superficie a pascolo migliorata Fonti di finanziamento 282 7.6 Progetti agro-alimentari Zootecnia Livello di priorità Immediato Descrizione del progetto Il progetto prevede: A) accesso ai fondi regionali per la conversione/mantenimento dei metodi di produzione biologica e per l’ allevamento razze sottoposte a erosione genetica B) realizzazione Regolamento del Pascolo per miglioramento pascoli e riorganizzazione pascolo brado su superfici di proprietà pubblica e relativo coordinamento per l’abbattimento dei capi allevati. Obiettivi Conversione ai metodi di produzione biologica Avvio progetto di allevamento razze sottoposte a erosione genetica Miglioramento pascoli e riorganizzazione pascolo brado su superfici di proprietà pubblica Coordinamento abbattimenti Principali tipologie di intervento previste 1. Conversione degli allevamenti secondo gli standard del Reg. CE 1804/99 2. Riorganizzazione pascoli pubblici e modalità di accesso (fida pascolo, etc.) 3. Coordinamento abbattimenti e macellazione capi Strutture responsabili dell’attuazione 1. Singole aziende per certificazione e conversione al biologico con patrocinio Parco/Comunità Montana 2. Parco e Enti locali per opere di valorizzazione patrimonio pascolivo e riorganizzazione modalità di gestione proprietà pubbliche 3. Centro Servizi/produttori singoli o associati per coordinamento abbattimento capi con servizio comune di trasporto agli impianti di macellazione 4. Parco e Enti locali Beneficiari del progetto Singoli produttori, Enti Locali, Parco Localizzazione Tutto il territorio Costo del progetto Divulgazione e assistenza tecnica Agronomo/Agrotecnico pro quota 15.000 euro (5.000 euro/cad., uno per ogni Comunità Montana coinvolta) Certificazione biologica (esempio di massima in funzione dell’organismo di certificazione prescelto): bestiame circa 100 euro/azienda (entro 25 UBA) superficie a seminativo 10 euro/ha, pascolo 2 euro/ha 35.000 euro per realizzazione del Piano di Pascolo e progettazione/ridefinizione procedure di regolamentazione del pascolo Interventi sul territorio: investimenti (recinzioni, punti di abbeveraggio e per somministrazioni razioni di soccorso), studi (Regolamento del Pascolo), costo da definire Finanziamenti: PSR Misura I.1 per interventi sul territorio: investimenti (recinzioni punti di abbeveraggio e per somministrazioni razioni di soccorso), studi (Regolamento del Pascolo) PSR Misura II.8 per interventi di miglioramento di pascoli utilizzati in forma comune e strade di accesso ai pascoli PSR Misura III.1 – azione F.2 per agricoltura biologica PSR Misura III.1 – azione F.7 per gestione sistemi pascolativi a bassa intensità PSR Misura III.1 – azione F.8 per allevamento razze sottoposte a erosione genetica PAC zootecnia Durata del progetto 5 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Aziende coinvolte Realizzazione studio sui regolamentazione pascolo pascoli e Indicatori di risultato procedure per Num. Az. in conversione biologica Num. capi abbattuti e commercializzati in forma coordinata 283 Realizzazione interventi miglioramento pascoli (superficie) Num. capi immessi al pascolo Fonti di finanziamento 284 Piano di controllo di Specie Domestiche Inselvatichite Livello di priorità ………………………………… Descrizione del progetto Il progetto prevede interventi volti dapprima alla quantificazione dei capi bovini inselvatichiti che sono presenti all’interno dei territori del Parco, la definizione del quadro economico dei differenti scenari di controllo tra i quali avverrà la scelta dai policy makers Obiettivi Fornire elementi quantitativi sulla problematica e fornire u quadro dei costi digestione delle diverse alternative Principali tipologie di interventi previste ……………………….. Strutture responsabili dell’attuazione Parco, Comuni interessati Beneficiari del progetto Bacino del Parco Localizzazione Da individuare sul campo Costo del progetto 10.000,00 euro Durata del progetto 1 anno Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Numero di sopralluoghi effettuati Quantificazione del numero di capi Numero di scenari elaborati Identificazione siti idonei per cattura o abbattimento Piano dei costi di controllo Fonti di finanziamento Fonti reperite ad hoc per la specificità della problematica 285 AGRO-ALIMENTARE Olivicoltura Livello di priorità Descrizione del progetto Servizio di accentramento produzione piccole aziende e commercializzazione con marchio DOP Obiettivi Aggregare le produzioni dei singoli agricoltori, allargare la quota di prodotto commercializzata con marchio DOP, procedere all’accentramento delle operazioni di spremitura e imbottigliamento conto terzi, azioni di promozione e commercializzazione Principali tipologie di intervento previste Reperimento professionalità di tipo commerciale (in pianta stabile o solo per consulenza in sede di avvio delle attività per almeno due o tre anni), in grado di accentrare la produzione dei piccoli olivicoltori e di piccole strutture associative, gestire le fasi post-spremitura con ricorso a strutture esterne già esistenti (frantoi e imbottigliatori) e commercializzare il prodotto con marchio Sfruttamento economie relative ai volumi trasformati e raggiungimento volumi critici minimi per promozione e commercializzazione con marchio. Dopo i primi due anni fase di verifica e ridefinizione strumenti e obiettivi Strutture responsabili dell’attuazione Comunità Montane, Associazioni o singoli produttori con patrocinio Parco e Consorzio di Tutela Beneficiari del progetto Produttori Localizzazione Diffusa sul territorio Costo del progetto Euro 70.000,00 per contratti di consulenza commerciale e di marketing, per promozione, retribuzione figure deputate alla stipula di contratti con trasformatori e gestione rapporti con canali commerciali. Euro 15.000,00 per assistenza tecnica e divulgazione (5.000,00 euro/agronomo o agrotecnico uno per ogni Comunità Montana coinvolta) Durata del progetto 3 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Aggregazione offerta Numero produttori coinvolti Kg olio commercializzato con marchio Fonti di finanziamento PSR Misura II.3 Misura III (miglioramento commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità), Imprenditoria giovanile/femminile, DOCUP Ob.2 286 AGRO-ALIMENTARE Cerasicoltura Livello di priorità Descrizione del progetto Accentramento offerta, rinnovo impianti di produzione, assistenza tecnica per lotta integrata Obiettivi Accentramento produzione tramite conferimento a cooperative già costituite per collocazione prodotto sui mercati ortofrutticoli regionali Miglioramento impianti con messa a dimora di nuovi esemplari Assistenza tecnica per introduzione metodi di produzione integrata con l’ausilio del Centro Servizi di Assistenza Tecnica (progetto Trasversale) Principali tipologie di intervento previste Accentramento offerta e conferimento a cooperative di stoccaggio e commercializzazione Investimenti per nuovi impianti/miglioramento di quelli esistenti Inserimento di una figura tecnica – agronomo/agrotecnico – al livello di Comunità Montana Strutture responsabili dell’attuazione Produttori singoli o associati, Comunità Montane Beneficiari del progetto Singoli produttori Localizzazione Tutto territorio Costo del progetto Agronomo/Agrotecnico pro quota 15.000 euro (5.000 euro/cad., uno per ogni Comunità Montana coinvolta) Commercializzazione Durata del progetto 3 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Aziende coinvolte Quantitativo di prodotto commercializzato Aziende coinvolte Aziende coinvolte Numero progetti investimento realizzati Numero aziende aderenti ai disciplinari di produzione integrata Numero Comunità Montane con punto dedicato all’assistenza tecnica Assistenza tecnica Fonti di finanziamento Investimenti: Misura I Piano si Sviluppo Rurale Regione Lazio Agricoltura integrata: Misura III azione F.1 Piano si Sviluppo Rurale Regione Lazio Inerbimenti superfici arboree: Misura III azione F.3 Piano si Sviluppo Rurale Regione Lazio 287 7.7 Progetti dell’industria, commercio ed artigianato Sportello Unico Integrato Livello di priorità Descrizione del progetto Il progetto prevede la realizzazione, presso la sede dell’Ente Parco, di uno Sportello Unico Integrato (SUI) con quelli presenti in ogni Comune e/o associazione di Comuni, che svolga un servizio non solamente amministrativo-burocratico, in quanto strumento di snellimento e di semplificazione del rapporto tra Ente Parco, amministrazioni locali e operatori economici Obiettivi Supporto alle competenze spettante agli sportelli unici dei singoli Comuni, dove presenti Promozione e assistenza per l’utilizzo delle strumentazioni di supporto rese disponibili dagli interventi regionali, nazionali e comunitari nei diversi settori produttivi Concertazione delle iniziative necessarie per azioni di valorizzazione delle potenzialità esistenti Erogazione di servizi reali ai soggetti economici che operano all’interno dell’area protetta Principali tipologie di intervento previste Realizzazione di una postazione nella sede del Parco Creazione di una rete/linea dedicata all’integrazione degli Sportelli Unici Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco, Comuni, Comunità Montane Beneficiari del progetto Amministrazioni locali, operatori economici, privati Localizzazione Sede del Parco Costo del progetto Euro 500.000,00 Durata del progetto 4 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Sportello unico (n.) Indicatori di risultato 1 Amministrazioni aderenti (n.) Sportelli Unici coinvolti (n) Fonti di finanziamento Legge 265/99; fondi regionali 288 INDUSTRIA, COMMERCIO ED ARTIGIANATO Laboratori artigianali collettivi di transizione (botteghe scuola) Livello di priorità Descrizione del progetto Il progetto prevede, in relazione al recupero edilizio di fabbricati in disuso l’acquisto di macchinari e utensili per la realizzazione di laboratori artigianali collettivi di transizione (botteghe scuola) Tali botteghe, pertanto, rappresenteranno il luogo di trasferimento di know-how tradizionale A monte del progetto deve essere condotto uno studio di fattibilità tecnico-economica per l’individuazione geografica dei “mestieri di una volta” e della loro riattivazione mediante l’analisi delle tecniche di produzione, della dotazione di attrezzature, delle forme di garanzia del prodotto, dell’ottimizzazione del processo di produzione, dell’individuazione dello standard di prodotto e della commercializzazione Obiettivi Favorire l’insediamento di nuovi artigiani e riqualificare il sistema locale della piccola impresa e, in particolare, di quella manifatturiera, previo contatto con gli artigiani locali e le scuole secondarie superiori Principali tipologie di intervento previste Studio di fattibilità per l’individuazione dei mestieri di una volta Acquisizione di fabbricati in disuso Ristrutturazione Acquisto di macchinari e attrezzature Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco in collaborazione con le Amministrazioni comunali Beneficiari del progetto Giovani disoccupati e artigiani Localizzazione Da definire Costo del progetto Euro 250.000,00 Durata del progetto 4 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Studio di fattibilità (n.) Prodotti e servizi riattivati Allievi formati (n.) Fabbricati acquisiti e recuperati (n.) Nuova occupazione generata Mestieri tradizionali interessati Fonti di finanziamento Leader +; P.S.R. Lazio Misura II.6 e II.7 289 7.8 Progetti per il turismo, la cultura e la ricreazione Itinerari culturali e religiosi Livello di priorità Descrizione del progetto 1) I LUOGHI DELLA PREISTORIA Il bacino del Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili è ricco di testimonianze della presenza dell’uomo a partire dal Paleolitico Medio sino all’Età del Ferro, come mostrano i reperti litici, metallici e ceramici. L’itinerario “I luoghi della Preistoria” può iniziare da Roccagiovine, comune più prossimo all’uscita dell’autostrada, e proseguire per Percile, Moricone, Palombara Sabina, per concludersi a San Polo dei Cavalieri. 2) SULLE TRACCE DEI ROMANI In epoca storica l’intera area dei Lucretili è stata abitata da Sabini ed Equi prima di divenire territorio romano. Pertanto varie sono le testimonianze di epoca preromana e numerose le emergenze archeologiche risalenti all’età tardo-repubblicana e imperiale (prevalentemente impianti di ville, tra cui la più nota è quella di Orazio a Licenza). L’itinerario può avere inizio da Vicovaro o da Marcellina (località più prossime all’uscita dell’autostrada) e interessa tutti i comuni con la sola eccezione di Monteflavio. 3) IL MEDIOEVO SI RACCONTA Tutti i comuni che costituiscono il perimetro del Parco dei Monti Lucretili, a prescindere dalla loro origine, si sono sviluppati in età medievale e a lungo sono stati feudi, proprietà delle varie grandi famiglie nobiliari della zona. Le vicende storiche che essi hanno attraversato sono ancora ben leggibili nell’assetto urbanistico, nei luoghi di culto e sui muri di castelli e palazzi, anche quando questi sono ridotti a rovine non più abitabili. L’itinerario medievale coinvolge tutte le realtà comunali dell’area e proprio per questo può avere inizio da qualsiasi centro urbano. 4) LE CHIESE DEI LUCRETILI: CRISTIANITA’ STORIA E ARCHITETTURA I comuni del territorio si sono sviluppati nel medioevo e fino al 1870 hanno fatto parte del Patrimonio di S. Pietro; alcuni sono stati nella sfera di influenza dell’Abbazia di Farfa. Pertanto si presentano particolarmente ricchi di chiese, abbazie e conventi tuttora frequentati luoghi di culto, spesso pregevoli per l’antichità e/o dal punto di vista architettonico. È molto facile, dunque, individuare un itinerario religioso che divenga attrattiva per il turismo. Le località più interessanti dell’itinerario sono: 1) l’Abbazia di S. Giovanni in Argentella (VIII-XII sec.) in Palombara Sabina e i resti di S. Maria del Piano in Orvinio, entrambi monumenti nazionali; 2) la Chiesa di S. Maria in Monte Dominici in Marcellina; la Chiesa di S. Nicola sul Monte Gennaro; il Romitorio rupestre di S. Angelo sul Monte Morra (Conventillo); il Cenobio di S. Angelo presso Montorio Romano; 3) Santuario Beato Bernardo in Montorio Romano; Santuario di S. Maria delle Grazie in Scandriglia. Conformemente alla vigente normativa, occorre prevedere un’adeguata predisposizione per la fruizione degli itinerari da parte dei disabili. Obiettivi 1) sviluppare la conoscenza del territorio e delle sue attrattive storiche, culturali e religiose, creando specifici itinerari; 2) accrescere la presenza turistica; 3) diversificare la fruizione del territorio ampliandone l’offerta. Principali tipologie di intervento previste catalogazione dell’esistente; predisposizione di materiale illustrativo (monografie tematiche, brochures, ecc.) da divulgare in loco e nelle zone limitrofe (sedi comunali, centri visita del Parco, pro-loco, esercizi pubblici) e presso scuole, università, musei, associazioni ambientalistiche e di volontariato, biblioteche, circoli culturali, santuari, chiese; apposizione di ricca e appropriata cartellonistica che pubblicizzi l’esistente e lo renda maggiormente fruibile; realizzazione di servizi di supporto per i disabili; potenziamento delle pro-loco; 290 - creazione e/o potenziamento di infrastrutture (parcheggi, punti di informazione, segnaletica in prossimità dei centri abitati, degli accessi al Parco e in tutte le zone di interesse storico, archeologico e naturalistico). Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco Beneficiari del progetto Abitanti, turisti, operatori del terziario e enti pubblici e privati. Localizzazione Territorio del bacino del Parco Costo del progetto Euro 30.000,00 Durata del progetto 2 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Comuni interessati Fonti di finanziamento UE, Regione, Province, Comunità Montane, Ente Parco, Comuni, Agenzie Provinciali e Regionali per il Turismo, Camere di Commercio, Sponsor Privati. 291 TURISMO E CULTURA Informatizzazione biblioteche e creazione sezioni storiche e naturalistiche Livello di priorità Descrizione del progetto In quasi tutti i paesi compresi nel territorio è presente una biblioteca comunale. Il progetto prevede: 1) la costituzione di una biblioteca comunale là dove è assente e l’incremento di quelle già esistenti; 2) lo sviluppo della sezione scientifico-naturalistica, in particolare con testi relativi alla realtà del Parco; 3) la costituzione di una sezione storico-culturale relativa alle singole realtà comunali e al loro territorio; 4) collegamento telematico con la rete INTERNET (che permette a chiunque si colleghi di accedere ai dati), completato dalla rete INTRANET (che collega tra loro le biblioteche dei tredici Comuni). Obiettivi La creazione di una biblioteca comunale là dove è assente, l’incremento di quelle esistenti e la loro messa in rete (INTRANET) accrescono in generale la diffusione del sapere soprattutto per i giovani abitanti delle zone e per tutti coloro che ne vogliano usufruire. La specifica bibliografia scientifico-naturalistica collegata alle reti INTERNET e INTRANET, favorendo la conoscenza del Parco, valorizza anche le realtà comunali che ne costituiscono il confine. La creazione della sezione storico-culturale permette agli abitanti la presa di coscienza della propria identità storico-culturale, ai forestieri la conoscenza delle realtà che stanno visitando. Principali tipologie di intervento previste 1) Acquisto di testi mirati all’attivazione e all’ampliamento delle biblioteche comunali, dopo opportune intese tra i responsabili; 2) Acquisto di testi specifici per la creazione di sezioni scientifico-naturalistiche; 3) Reperimento e catalogazione di tutti i lavori relativi al territorio già pubblicati e loro inserimento nella sezione storico-culturale. Promozione di ricerche da parte di studiosi sulla realtà storico-culturale dell’area; 4) Messa in rete (INTERNET e INTRANET) delle biblioteche. Strutture responsabili dell’attuazione Le Amministrazioni Comunali interessate per la creazione di una biblioteca comunale là dove è assente; l’Ente Parco per la loro messa in rete. Beneficiari del progetto Abitanti, visitatori, ricercatori, scuole, università, enti pubblici e privati. Localizzazione Territorio del bacino del Parco Costo del progetto Euro 450.000,00 Durata del progetto 4 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Comuni interessati Fonti di finanziamento UE, Regione, Province, Comunità Montane, Ente Parco, Comuni, Agenzie Provinciali e Regionali per il Turismo, Camere di Commercio, Sponsor Privati. 292 TURISMO E CULTURA Valorizzazione prodotti tipici e cucina locale Livello di priorità Descrizione del progetto La cucina dei Lucretili presenta piatti simili, anche se differenziati a volte negli ingredienti o nelle quantità. Ciò perché esiste un’identità “colturale”, che si ritrova nei frutti della sua terra, sia come materie prime che come prodotti trasformati. Olivo, vite, ciliegie e tutta la frutta estiva, farro, funghi, piccole quantità di tartufi, carne ovina e bovina brada, ecc., rappresentano le produzioni più diffuse nell’intera zona. Quindi olio, vino, frutta e carne alla brace divengono protagoniste delle sagre, delle mostre-mercato e delle feste patronali. C’è inoltre una “linea di prodotti” che accomuna tutti i tredici paesi Lucretili, quelli da forno. Ciambelle al vino e all’anice, tozzetti, nociata e altri dolci con frutta secca, ecc. sono presenti in ogni comune e costituiscono una curiosità a cui i visitatori non sanno resistere. È necessario allora prevedere azioni di promozione e di valorizzazione dell’esistente sotto un unico marchio che ne garantisca la provenienza e la genuinità. Obiettivi L’obiettivo della presente proposta consiste nella valorizzazione dei prodotti tipici e della cucina locale prevalentemente attraverso l’efficace azione operata dalle pubbliche manifestazioni che si svolgono durante l’anno numerose in ogni comune. Principali tipologie di intervento previste Il progetto prevede interventi mirati a una più diffusa conoscenza e pubblicizzazione dei prodotti attraverso: 1) l’allestimento di vetrine da porre in luoghi strategici come: autogrill in prossimità delle uscite di Tivoli e Vicovaro-Mandela; Centri Visita del Parco; sagre di prodotti tipici o della cucina locale; mostre-mercato; feste patronali; ogni altra pubblica manifestazione; 2) l’organizzazione e la pubblicazione di: un calendario annuale unico delle manifestazioni organizzate nei tredici comuni; monografie tematiche sulle materie prime prodotte: da dove vengono, come si ottengono, la loro storia, il loro impiego; Collana “Alla ricerca dei sapori antichi – i piatti tipici e le loro ricette”: gli antipasti; le paste, le minestre e le zuppe; i secondi piatti; i dolci. Strutture responsabili dell’attuazione Ente Parco. Beneficiari del progetto Abitanti, turisti, operatori del terziario e enti pubblici e privati Localizzazione Territorio del bacino del Parco Costo del progetto Euro 50.000,00 Durata del progetto 4 anni Indicatori fisici di realizzazione e risultato Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Fonti di finanziamento UE, Regione, Province, Comunità Montane, Ente Parco, Comuni, Agenzie Provinciali e Regionali per il Turismo, Camere di Commercio, Sponsor Privati. 293 8. PARCO PROGETTI : PNR “MONTI LUCRETILI ” D I RE Z IO NE DE L ( E L ABO RAZ I O NE DE L L A P AR CO ) 8.1 Database Allo stato attuale il Database del Parco Progetti contiene 501 progetti di cui 364 provenienti dal precedente Database e 137 inseriti ex novo in seguito al censimento in atto dalla strutture del Parco in collaborazione con gli uffici tecnici dei singoli comuni. Il Database è in via di completamento a causa dei tempi richiesti dalla trasmissione delle informazioni da parte dei comuni. 8.2 Sintesi delle informazioni raccolte Di seguito vengono riportati alcuni dati sintetici sulle informazioni sin qui raccolte. 294 8.2.1 Distribuzione territoriale dei Progetti COMUNI Licenza Marcellina Monteflavio Montorio Romano Moricone Orvinio Palombara Sabina Percile Poggio Moiano Roccagiovine San Polo dei Cavalieri Scandriglia Vicovaro ubicaz. non definita Nuova proposta 1 4 13 4 5 5 2 2 4 2 6 2 Proposta 2 4 6 1 3 12 16 4 2 1 3 5 2 66 STATO Finanziato 2 2 2 10 2 4 1 4 1 1 7 Realizzato 16 8 5 2 2 2 7 13 1 12 13 6 1 32 n.d. 6 5 5 2 4 4 6 7 7 6 6 110 Tot. 27 23 31 9 14 29 31 29 8 26 24 24 9 217 501 295 Nuovi progetti proposti 296 Progetti già proposti in passato 297 Progetti finanziati 298 Progetti realizzati 299 Progetti indeterminati 300 Progetti proposti 301 8.2.2 Distrubuzione terriotoriale dei progetti sulla base della tipologia Comune di San Polo dei Cavalieri Comune di Roccagiovine Comune di Poggio Moiano Comune di Palombara Sabina - - - - - 1 - - - - 2 - 1 - 3 3 1 2 - 3 1 - 7 Gestione Ente - - - - - - - - - 1 - - - - Monitoraggio risorse ambientali - - - - - - 1 - - 1 - - - 5 ubicaz. non definita Comune di Vicovaro - - Comune di Scandriglia - - Comune di Percile Comune di Monteflavio - Educazione ambientale Comune di Orvinio Comune di Marcellina Agroforestale Comune di Moricone TIPOLOGIA INTERVENTI Comune di Licenza Comune di Montorio Romano I progetti sono stati differenziati in base alla tipologia. Comunicazione - - 1 - - - 1 - - - - 2 - - Fruizione 3 2 14 6 6 4 6 5 1 4 6 12 3 42 LL.PP. 1 1 13 4 5 1 - 2 2 - 1 - - 4 Promozione - 2 - 1 8 1 - 1 - 1 - - - 3 Conservazione della natura 1 1 2 2 - 2 - - 2 - 1 1 - 7 Monitoraggio ambientale - - - - - - - - 2 - - - - - Valorizzazione patrimonio storico - 2 4 2 2 2 1 - - 2 - - - - - - 1 - - - 1 1 3 1 - - 1 7 22 15 9 1 4 20 21 22 2 17 12 10 5 138 Sviluppo sostenibile non definita 302 Agroforestale Educazione ambientale Gestione Ente Comunicazione 303 Fruizione LLPP Promozione Conservazione della Natura 304 Monitoraggio ambientale Valorizzazione patrimonio storico Sviluppo sostenibile Tipologia Non definita 305 8.2.3 Impegno economico dei progetti Seguendo lo stesso criterio, la seguente tabella riporta il raggruppamento degli importi per ciascun comune. COSTO COMUNI Licenza Marcellina Monteflavio Montorio Romano Moricone Orvinio Palombara Sabina Percile Poggio Moiano Roccagiovine San Polo dei Cavalieri Scandriglia Vicovaro ubicaz. non definita Nuova proposta Proposta Finanziato Realizzato n.d. Tot. 600.000,00 6.246.600,00 1.945.175,00 2.402.328,00 750.000,00 3.050.000,00 30.000,00 1.149.000,00 361.000,00 1.200.000,00 232.405,00 526.000,00 150.000,00 320.000,00 20.680,00 145.494,00 285.000,00 368.117,00 1.963.405,00 6.785.397,00 2.506.498,00 2.402.328,00 945.000,00 4.067.000,00 2.127.322,00 1.213.972,00 1.585.000,00 1.190.000,00 50.000,00 228.178.487,00 253.014.409,00 415.829,00 195.000,00 1.017.000,00 348.608,00 652.972,00 250.000,00 611.114,00 300.000,00 50.000,00 1.320.352,00 221.181.597,00 200.000,00 385.000,00 640.000,00 5.476.538,00 150.000,00 18.600,00 200.000,00 N° interventi senza costo/Tot. Int. (%) interventi senza costo 21/27 16/23 13/31 5/9 9/14 20/29 25/31 23/29 5/8 21/26 24/24 20/24 8/9 174/217 77,8 69,6 41,9 55,6 64,3 69,0 80,6 79,3 62,5 80,8 100,0 100,0 88,9 80,2 8.2.4 Elenco dei progetti per Comune COMUNE STATO TITOLO Montorio Romano n.d. Polo didattico (LABTER) Montorio Romano n.d. Siti storico-archeologici Montorio Romano Nuova proposta Completamento, recupero Romitorio Sant' Angelo Montorio Romano Nuova proposta Sistemazione Parco Comunale loc. "Prati" Sistemazione area di pertinenza della Chiesa rurale di Montorio Romano Nuova proposta Monte Calvario Montorio Romano Nuova proposta Sistemazione giardini in Via Roma e Via IV Novembre Montorio Romano Proposto MUSEO DELL'ACQUA (LOCALITA' SANT'ANGELO) Montorio Romano Realizzato Aree sosta CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Montorio Romano Realizzato MONTORIO ROMANO (RM) Percile n.d. Aree faunistiche Percile n.d. CENTRO DI MECCANIZZAZIONE DIDATTICO L’UOMO E L’ACQUA: I VALORI DELL’ACQUA Percile n.d. NATURALE E DELL’ACQUA COSTRUITA RESTAURO SITO SANTA MARIA DELLA VITTORIA Percile n.d. NEL COMUNE DI PERCILE Percile n.d. S. Maria della Vittoria in Percile Percile n.d. Siti storico-archeologici Realizzazione Centro Sportivo adiacente al Campo Percile Nuova proposta Sportivo Realizzazione di un’area destinata sosta Camper e zona Percile Nuova proposta operativa protezione civile. Percile Proposto MUSEO DELLE TRADIZIONI POPOLARI RECUPERO EDIFICIO TEODORI PER Percile Proposto TRASFORMAZIONE IN STRUTTURA RICETTIVA Percile Proposto Sentieri Percile Proposto Siti storico-archeologici Percile Realizzato Aree sosta 307 COMUNE STATO TITOLO CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Percile Realizzato PERCILE (RM) DIRADAMENTO E POTATURA CONIFERE ARTIFICIALI FORESTA DEMANIALE REGIONALE Percile Realizzato “LAGO PERCILE” Ripristino stabilità e restauro S. Maria della Vittoria (Eremo). Percile Realizzato Vedi allegato - Pratica 412 Vivaio Percile Finanziato per specie autoctone. Vedi allegato - Pratica 481/CS. Progetto esecutivo di recupero all'uso dell'edificio scolastico Percile Realizzato "O. Vedi allegato - Pratica 48/LP. Percorsi Percile Realizzato Teodori". in Natura - stralcio Percile. Vedi allegato - Pratica 1026/LP. Consolidamento e Restauro Palazzo Borghese sede Comunale. Percile Realizzato Vedi Allegato - Pratica 139. Progetto esecutivo lavori di ristrutturazione borgo artigiano Percile Realizzato per Realizzato Realizzato strada rurale Percile - Civitella. Vedi allegato - Pratica 263. Recupero Percile tematico. Vedi allegato - Pratica 172. Sistemazione Percile museo fontanile degli Aliucci. Vedi allegato - Pratica 1152/UR. Interventi di fruizione e valorizzazione. Ordinanza n° 05/2008 per misure di messa in sicurezza ex casermetta e Percile Finanziato relativa recinzione. Vedi allegato - Pratiche 1237/bis e ter. Riqualificazione e rinaturalizzazione fluviale del fosso di Percile. Percile Realizzato Vedi aleegato - Pratica 1247/UR Recupero edifici pubblici - intervento 4723 - edificio già adibito Percile Realizzato abottega artigianale "antica fabbrica". Vedi allegato - Pratica 1253/UR 308 COMUNE STATO TITOLO Restauro della Chiesa di S. Maria della Vittoria - APQ7. Percile Finanziato Vedi allegato - Pratica 1360/8. Consolidamento e messa in sicurezza area pubblica - prog. Definitivo. Percile Finanziato Vedi allegato - Pratica 1472/8. Recupero architettonico e restauro affreschi Chiesa di Santa Anatolia. Percile Realizzato Vedi allegato - Pratica 356. Palombara Sabina n.d. INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE Palombara Sabina n.d. MUSEO DELL'OLIVO-ECO-MUSEO Palombara Sabina n.d. Porta del Parco UN CENTRO STORICO VIVO E VIVIBILE PER Palombara Sabina n.d. PALOMBARA SABINA Area sosta pic nic e percorso didattico naturalistico Palombara Sabina Nuova proposta archeologico Realizzazione di una fattoria didattica nel Parco Naturale Palombara Sabina Nuova proposta dei Monti Lucretili Palombara Sabina Proposto Aree faunistiche Palombara Sabina Proposto Aree faunistiche CENTRO DI ASSISTENZA TECNICA AGRO-SILVO- Palombara Sabina Proposto PASTORALE Palombara Sabina Proposto CENTRO STUDI Palombara Sabina Proposto INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE Palombara Sabina Proposto LA VIA DELL'ACQUA - PONTE DEL DIAVOLO Palombara Sabina Proposto Sentieri Palombara Sabina Proposto Siti storico-archeologici Palombara Sabina Proposto Siti storico-archeologici Palombara Sabina Proposto Siti storico-archeologici Palombara Sabina Proposto Siti storico-archeologici Palombara Sabina Proposto Siti storico-archeologici Palombara Sabina Proposto Siti storico-archeologici Palombara Sabina Proposto Siti storico-archeologici Palombara Sabina Proposto Siti storico-archeologici 309 COMUNE STATO TITOLO Palombara Sabina Proposto Siti storico-archeologici RESTAURO CONSERVATIVO DELLA CHIESA DI SAN MICHELE ALL'INTERNO DEL PARCO DEI MONTI LUCRETILI NEL COMUNE DI PALOMBARA Palombara Sabina Finanziato SABINA. Palombara Sabina Finanziato SCUOLA GUIDE - PARCO Palombara Sabina Realizzato Aree faunistiche Palombara Sabina Realizzato Aree sosta Palombara Sabina Realizzato Aree sosta CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Palombara Sabina Realizzato PALOMBARA SABINA (RM) Palombara Sabina Realizzato MUSEO ARCHEOLOGICO Palombara Sabina Realizzato Polo didattico (MUSEO NATURALISTICO) RESTAURO SITO STORICO DI CASTIGLIONE NEL Palombara Sabina Realizzato COMUNE DI PALOMBARA SABINA Comune di Roccagiovine. Progetto per lavori di consolidamento, ristrutturazione e Restauro della Chiesa di Roccagiovine n.d. S. Maria Sopra Le Case Roccagiovine n.d. Polo didattico RECUPERO S,MARIA DELLE CASE Roccagiovine n.d. ROCCAGIOVINE Roccagiovine n.d. Siti storico-archeologici Roccagiovine n.d. Siti storico-archeologici Roccagiovine n.d. Siti storico-archeologici Roccagiovine Nuova proposta Ricostruzione Romitorio "Madonna dei Ronci" Roccagiovine Nuova proposta Ricostruzione Romitorio "Madonna dei Ronci" Roccagiovine Proposto MUSEO DEL TERRITORIO Roccagiovine Finanziato Ampliamento sede comunale Roccagiovine Finanziato Impianti Sportivi Roccagiovine Realizzato Aree sosta A CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Roccagiovine Realizzato ROCCAGIOVINE (RM) Roccagiovine Realizzato Ampliamento sede Comunale. 310 COMUNE STATO TITOLO Vedi allegato - Pratica 169. Ripristino e miglioramento della strada rurale Della Valle. Roccagiovine Realizzato Vedi allegato - Pratica192 Tutela Roccagiovine Realizzato Sorgenti Realizzato Vasche". rurale Formello. Vedi allegato - Pratica 216. Sistemazione Roccagiovine "le Strada Vedi allegato - Pratica 266 Ripristino e miglioramento della Strada rurale Cerce Mario/Colle Roccagiovine Realizzato Vendetto - primo intervento. Vedi allegato - Pratica 448 Ampliamento Sede Comunale - secondo intervento L.R.88/80 Roccagiovine Realizzato int. definitivo completamento Realizzato comunali. Vedi allegato - Pratica 449/LP. Progetto Roccagiovine Sedi - esecutivo di per intervento Piazza di Vacuna. Vedi allegato - Pratica 1077/UR. Costone roccioso - sistemazione del percorso naturale pedonale. Roccagiovine Realizzato Vedi allegato - Pratica 1328/UR. Rinnovo Nulla - Osta prot. 3238 del 08/11/2002 (Pratica 242 Roccagiovine Realizzato - Serbatoio di accumulo). Vedi allegato - Pratica 1329/UR. Recupero di Santa Maria Sopra le Case - V APQ7 intervento Roccagiovine Finanziato n° 48. Vedi allegato - Pratica 1388/8 Intervento viabilità rurale: "Strada del Formello (Del. Cons. Roccagiovine Realizzato Prov. N° 173 del 22/02/2007. Vedi allegato - Pratica 1487/8. Pr. Esecutivo intervento miglioramento viabilità rurale (Prov. Roccagiovine Finanziato Di Realizzato Dip. V Serv. 2 Agric.). Vedi allegato - Pratica 1499/8. Sistemazione Roccagiovine Roma Fosso Capo d'Acqua. Vedi allegato - Pratica 311. 311 COMUNE STATO TITOLO Intervento di recupero ambientale e di valorizzazione turistica della strada Vicovaro – Ara delle Micelle – Vicovaro n.d. Fontanile Fumiccia. Vicovaro n.d. Manutenzione straordinaria chiesa S. Antonio Abate Vicovaro n.d. MUSEO DEL TERRITORIO Vicovaro n.d. Polo didattico Vicovaro n.d. Porta del Parco Vicovaro n.d. Siti storico-archeologici CENTRO ASSISTENZA TECNICA AGRO- SILVO- Vicovaro Proposto PASTORALE Vicovaro Proposto Sentieri CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Vicovaro Realizzato VICOVARO (RM) Licenza n.d. Aree faunistiche Licenza n.d. Polo didattico Progetto di ripopolamento di ungulati nel territorio del Parco da realizzarsi nel Comune di Licenza (Prov. Di Licenza n.d. Roma). Licenza n.d. Siti storico-archeologici Vivaio forestale - Centro per la conservazione ed il Licenza n.d. miglioramento del patrimonio genetico vegetale Licenza Nuova proposta Ex stalle - Punto di Ristoro/Ricettivo Loc. " Pantano " Licenza Proposto INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE MUSEO DELL'AQUILA EDILIZIO DI REALE RESTAURO E - PROGETTO RISANAMENTO Licenza Proposto CONSERVATIVO Licenza Finanziato ECOALBERGHI - CASTELLO ORSINI (LICENZA) CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Licenza Realizzato LICENZA Licenza Realizzato MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO (ESISTENTE) RECUPERO DELLA TORRE ADIACENTE Licenza Realizzato ALPALAZZO BARONALE A LICENZA (I LOTTO) Licenza Realizzato Valorizzazione Strada tra Via Licinese e Villa di Orazio. 312 COMUNE STATO TITOLO Vedi allegato - Pratica 6 Acquedotto Licenza Realizzato "La Vedi allegato - Pratica 14. Sistemazione Licenza Realizzato Cascata". verde centro visita. Vedi allegato - Pratica 107. Progetto di consolidamento costone orientale del paese di Licenza. Licenza Realizzato Vedi allegato - Pratica 118. Resstauro e risanamento conservativo Loc. "La Posta" da adibire Licenza a Museo dell'Aquila. Vedi allegato - Pratica 135. Realizzazione centro Documentazione e servizio del Museo Licenza Realizzato Oraziano. Vedi allegato - Pratica 138. Realizzazione percorso pedonale Villa di Orazio - Museo Oraziano. Licenza Realizzato Vedi allegato - Pratica 226. Recupero Licenza Realizzato ambientale e parcheggio interrato. Vedi allegato - Pratica 462. Lavori di sistemazione idraulica in Via Cerqueto Rosso. Licenza Realizzato Vedi allegato - Pratica 463. Risanamento del dissesto in atto lungo la strada Licenza Roccagiovine. Licenza Realizzato Vedi allegato - Pratica 464. Ripristino Licenza Realizzato Strada Comunale "Sainesi". Vedi allegato - Pratica 1210/UR Recupero e risanamento delle abitazioni nei centri storici del Lazio (Del.ni G.R. 354/04, 419/06 e 72/07). Licenza Realizzato Vedi allegato - Pratica 1339/UR. V Accordo integrativo APQ7 - Intervento 51 - Recupero della Torre adiacente al Palazzo Bharonale (I° Lotto). Licenza Realizzato Vedi allegato - Pratica 1494/8. 313 COMUNE STATO TITOLO Sistemazione strada rurale. Licenza Realizzato Vedi allegato - Pratica 264. Licenza Finanziato Ecoalbergo Castello Orsini di Licenza. Allestimento Museale Chiesa S.Giacomo - Museo Orvinio Nuova proposta Naturalistico Paleonteologico Commpletamento cartellonistica informativa " Porta del Orvinio Nuova proposta Parco" Orvinio Nuova proposta Completamento Ecoalbergo Orvinio Nuova proposta Recupero Castello di Orvinio Orvinio Nuova proposta Terrazza sul Parco - Completamento Orvinio Proposto Aree faunistiche Orvinio Proposto Aree sosta CENTRO Orvinio Proposto ASSISTENZA Proposto AGRO - SILVO.PASTORALE CENTRO Orvinio TECNICA EDUCAZIONE AMBIENTALE E FORMAZIONE CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Orvinio Proposto ORVINIO (RI) Orvinio Proposto INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE Località le Petriane nel Comune di Orvinio (Porta del Orvinio Proposto Parco) Orvinio Proposto Polo didattico Orvinio Proposto Porta del Parco Orvinio Proposto Siti storico-archeologici Orvinio Proposto Siti storico-archeologici Orvinio Proposto Siti storico-archeologici Orvinio Finanziato Chiesa di S. Giacomo nel Comune di Orvinio ECO ALBERGHI- EX CONVENTO S. MARIA DEI Orvinio Finanziato RACCOMANDATI (ORVINIO) Orvinio Realizzato Aree faunistiche Orvinio Realizzato Siti storico-archeologici Accesso Orvinio Finanziato attrezzato per il Parco. Vedi allegato - Pratica 15. 314 COMUNE STATO TITOLO Realizzazione verde pubblico e attrezzato e parcheggio a servizio Orvinio Finanziato "accesso N.E." del Parco. Vedi allegato - Pratica 482. Realizzazione area attrezzata "Terrazza sul Parco. Orvinio Finanziato Vedi allegato - Pratica 1139/UR. Realizzazione di un piccolo parcheggio pubblico e sistemazione Orvinio Finanziato della strada Comunale Petriane. Vedi allegato - Pratica 1228/UR. Intervento per la valorizzazione ed il completamento delle aree a servizio della Orvinio Finanziato Vedi allegato - Pratica 1239/UR. Orvinio Finanziato Chiesa di San Giacomo - APQ7. "Porta del Parco". DOCUP - Ecoalbergo "Ex Convento S. Maria dwi Orvinio Finanziato Raccomandati" Orvinio Finanziato DOCUP - "Ex Convento S. Maria dei Raccomandati". Poggio Moiano Nuova proposta Prevenzione incendi boschivi Monte Pendente Z. Ab7 Realizzazione Centro Espositivo - Museo - Filiera- Poggio Moiano Nuova proposta Olivicola Poggio Moiano Nuova proposta Realizzazione Fattoria Didattica in loc.Mola Liva Poggio Moiano Nuova proposta Sistemazione Rifugio Forestale Cima Casarene. Poggio Moiano Proposto Polo didattico Potenziamento Poggio Moiano Proposto filiera zootecnica - Potenziamento mattatoio consortile. Acquisizione e restauro di immobili per la realizzazione di un centro culturale ed espositivo per la valorizzazione dei Poggio Moiano Finanziato prodotti del Parco nel Comune di Poggio Moiano CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Poggio Moiano San Polo Realizzato dei Cavalieri San Polo Cavalieri n.d. dei n.d. POGGIO MOIANO (RI) Aree faunistiche INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE 315 COMUNE STATO TITOLO PROGETTO San Polo dei Cavalieri San Polo San Polo dei n.d. dei Cavalieri San Polo n.d. dei Cavalieri San Polo n.d. dei Cavalieri San Polo n.d. dei Cavalieri San Polo LA DEL MONTE MORRA Siti storico-archeologici Siti storico-archeologici Siti storico-archeologici Siti storico-archeologici INTERVENTI Proposto dei Cavalieri PER RIQUALIFICAZIONE DEL SITO DI ARRAMPICATA n.d. Cavalieri PRELIMINARE DI RECUPERO E RIPRISTINO GEOMORFOLOGICO INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE Proposto AMBIENTALE Indagine e manutenzione dell’Abitato su altura Monte San Polo dei Finanziato Cavalieri San Polo dei Cavalieri San Polo Realizzato dei Cavalieri San Polo Realizzato dei Cavalieri San Polo Realizzato dei Cavalieri San Polo Realizzato dei Cavalieri San Polo Realizzato dei Cavalieri San Polo Realizzato dei Cavalieri San Polo Cavalieri Morra, eremo S. Angelo sulla Morra (Conventillo) risalente al XII/XIII nel Comune di S. Polo Cavalieri Aree faunistiche Aree sosta Aree sosta Aree sosta Aree sosta Aree sosta CENTRO VISITA DEL PARCO NEL Realizzato dei Realizzato COMUNE DI SAN POLO DEI CAVALIERI (RM) MUSEO DEL CALCARE 316 COMUNE San Polo STATO dei Cavalieri San Polo Realizzato dei Cavalieri San Polo San Polo dei San Polo dei San Polo faunistica dell'Istrice. Vedi allegato - Pratica 611/LP. Recupero e riqualificazione della Chiesetta del Pratone. Proposto dei Cavalieri FAVALE Area Realizzato Cavalieri Polo didattico VIVAIO PIANTE OFFICINALI - LOCALITA' PRATO Realizzato Cavalieri TITOLO Vedi allegato - Pratica 1359/8 Sistemazione delle strade rurali "Vazzolina - Capuzzillo". Realizzato dei Vedi allegato - Pratica 1153/UR. Sistemazione del Fontanile "Longarina". Cavalieri Realizzato Vedi allegato - Pratica 1175/UR Marcellina n.d. Sistemazione ex cava CIDI in loc. Monte Guardia Marcellina n.d. Siti storico-archeologici Marcellina n.d. Siti storico-archeologici Marcellina n.d. Siti storico-archeologici Marcellina n.d. Siti storico-archeologici Marcellina Nuova proposta Centro Sportivo Comunale Marcellina Nuova proposta Centro sportivo Comunale Marcellina Nuova proposta Parco Archeologico di tipo urbano Marcellina Nuova proposta Parco archeologico di tipo urbano INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE Marcellina Proposto AMBIENTALE INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE Marcellina Proposto AMBIENTALE INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE Marcellina Proposto AMBIENTALE Marcellina Proposto Polo didattico Acquisizione, recupero e creazione di un Antiquarium intercomunale nella Cisterna Romana di Colle Ciccone Marcellina Finanziato (primo lotto) CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNEDI Marcellina Realizzato MARCELLINA (RM) 317 COMUNE STATO TITOLO Recupero infrastrutturale dello stabilimento Ex CIDI e Marcellina Realizzato dell’aree circostanti Recupero aree degradate: sistemazione ex cava C.I.D.I. Progetto Marcellina Realizzato Vedi allegato - Pratica 466. Percorsi Marcellina Realizzato Realizzato in natura - stralcio Marcellina. Vedi allegato - Pratica 1026/LP. Intervento Marcellina esecutivo. di risanamento Fosso del Grognale. Vedi allegato - Pratica 37. Intervento di sistemazione dell'area attigua alle sorgenti di Capo Marcellina Realizzato d'Acqua. Vedi allegato - Pratica 151. Manutenzione straordinaria del Fosso del Grognale (sistemazione idraulica e recupero paesaggistico). Marcellina Realizzato Vedi allegato - Pratica 1259/UR. Marcellina Realizzato Risanamento Chiesa di Cristore (fondi Provinciali). Marcellina Finanziato APQ7 - Cisterna Romana (realizzazione Antiquarium) Scandriglia n.d. Aree faunistiche CENTRO DOCUMENTAZIONE PER IL TURISMO Scandriglia n.d. ECO- COMPATIBILE Scandriglia n.d. CENTRO STUDI INTERVENTI DI RECUPERO E RIPRISTINO Scandriglia n.d. GEOMORFOLOGICO Scandriglia n.d. INTERVENTI PER IL SETTORE VEGETAZIONALE Scandriglia n.d. Polo didattico Scandriglia Nuova proposta Scandriglia Nuova proposta Realizzazione di un "Centro per la conservazione attiva della biodiversità di tipo Appenninico" e realizzazione di Scandriglia Nuova proposta parcheggio funzionale alla fruizione del suddetto Centro. Realizzazione di un "Centro per la conservazione attiva della biodiversità di tipo Appenninico" e realizzazione di Scandriglia Nuova proposta parcheggio funzionale alla fruizione del suddetto Centro. 318 COMUNE STATO TITOLO Scandriglia Nuova proposta Sistemazione area loc. Pianozze Scandriglia Scandriglia Nuova proposta Sistemazione area loc. Pianozze Scandriglia INTERVENTI Scandriglia Proposto Proposto RECUPERO E RIPRISTINO RECUPERO E RIPRISTINO RECUPERO E RIPRISTINO GEOMORFOLOGICO INTERVENTI Scandriglia DI DI GEOMORFOLOGICO INTERVENTI DI Scandriglia Proposto GEOMORFOLOGICO Scandriglia Proposto RIPRISTINO RIFUGIO FORESTALE "C. LINZOLI" Scandriglia Proposto Sentieri Restauro del complesso di San Nicola a Scandriglia (II Scandriglia Finanziato lotto) Scandriglia Realizzato Aree sosta CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Scandriglia Realizzato SCANDRIGLIA (RI) Scandriglia Realizzato Porta del Parco Restauro del complesso di San Nicola a Scandriglia (I Scandriglia Realizzato Scandriglia lotto) Recupero ambientale strada Orvinio - Scandriglia. Realizzato Scandriglia Vedi allegato - Pratica 557/LP. Manutenzione straordinaria per adeguamento e messa in sicurezza Realizzato e bonifica frane S.P.39 Km 7+000. Vedi allegato - Pratica 1430/8. INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE Moricone n.d. AMBIENTALE Recupero e consolidamento della chiesa Madonna del Moricone n.d. Passo nel Comune di Moricone (Rm) Moricone n.d. Siti storico-archeologici Moricone n.d. Vivere il verde Avvio risanamento area sottostante il Centro Storico: Bonifica dell'area e realizzazione di una strada di collegamento Tra Via L. Antonelli e Via Garibaldi e di Moricone Nuova proposta spazi di varde attrezzato. 319 COMUNE STATO TITOLO Completamento illuminazione zone rurali caratterizzate da edificazione: fornitura e posa in opera di 40 pali Moricone Nuova proposta fotovoltaici. Completamento lavori di copertura dell'anfiteatro in Moricone Nuova proposta Località "Parete" Recupero e valorizzazione dell antica chiesetta "Madonna Moricone Nuova proposta del Passo" Moricone Nuova proposta Una finestra sul Parco Completamento Progetto di utilizzo in agricoltura delle Moricone Proposto acque reflue trattate dal depuratore in Località "Le Prata" Indagine e manutenzione Terrazzamenti nel Monte Moricone Proposto Matano loc. Pedicate nel Comune di Moricone Moricone Proposto Polo didattico Moricone Realizzato Aree sosta CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Moricone Realizzato MORICONE (RM) MUSEO SULL'INCASTELLAMENTO MEDIEVALE Monteflavio n.d. MONTANO Progetto di sviluppo turistico ambientale nel Parco dei Monteflavio n.d. Monti Lucretili. Monteflavio n.d. Sentieri Monteflavio n.d. sentiero natura geologico Monteflavio n.d. Siti storico-archeologici Monteflavio Nuova proposta Ampliamento Serbatoio di accumulo idrico Loc. Pineta Monteflavio Nuova proposta Area di sosta campeggio (Casa del Pastore) Captazione e adduzione idrica nella fonte di Monte Monteflavio Nuova proposta Mozzone Monteflavio Nuova proposta Completamento Centro Culturale Giovanni Paolo II° Completamento del Parco giochi "Il Piano" in Località Monteflavio Nuova proposta Prato San Martino. Monteflavio Nuova proposta Indagine archeologica Montefalco, recupero e scavo. Monteflavio Nuova proposta Lavatoio Comunale Monteflavio Nuova proposta Lavori di completamento della rete fognante (acque nere e 320 COMUNE STATO TITOLO chiare) nell' abitato in località via IV Novembre Lavori di rifacimento e sistemazione della rete idrica e Monteflavio Nuova proposta fognante in via del Sole nel centro storico di Monteflavio Lavori di rifacimento e sistemazione di tratti della viabilità del centro storico di Monteflavio - Via Ugo La Malfa - Via Monteflavio Nuova proposta delle Cascine e Via dell'Ombra Monteflavio Nuova proposta Sistemazione Fosso delle Pacine Sistemazione viabilità rurale, via della Pineta,strada Monteflavio Nuova proposta Casanuvola,strada Morone e strada la Retta Monteflavio Nuova proposta Strade accesso Fonte Orsini e area sosta Monteflavio Proposto Centro Visita - Allestimento Museo/Laboratorio Monteflavio Proposto Completamento foresteria MANUTENZIONE STRAORDINARIA CHIESA Monteflavio Proposto SANTA BONOSA NEL COMUNE DI MONTEFLAVIO Monteflavio Proposto Polo didattico Restauro del Centro Culturale Giovanni Paolo II nel Monteflavio Proposto Comune di Monteflavio Monteflavio Proposto Ristrutturazione Impianto Sportivo Prato San Martino Monteflavio Realizzato Aree faunistiche Monteflavio Realizzato Aree sosta Monteflavio Realizzato Aree sosta CENTRO VISITA DEL PARCO NEL COMUNE DI Monteflavio Realizzato MONTEFLAVIO (RM) Lavori di manutenzione ordinaria su strade rurali. Monteflavio Finanziato Vedi allegato - Pratica 1291/UR Lavori urgenti di manutenzione Monteflavio Finanziato Vedi allegato - Pratica 1498/8. Monteflavio Realizzato Restauro Chiesa Santa Bonosa. su strade rurali. Sistemazione strada via dei Fontanili da Monteflavio a n.d. Nuova proposta Stazzano. n.d. Nuova proposta Sistemazione strada rurale F.te Castello 321 COMUNE STATO TITOLO Indagine archeologica villa romana in località Formello n.d. Proposto nel Comune di Palombara Sabina n.d. n.d. Agricoltura e compatibilità ambientale. n.d. n.d. ALBERI MONUMENTALI ANALISI DELLE DINAMICHE INSEDIATIVE NEI n.d. n.d. TERRITORI DELLE AAPP n.d. n.d. APICOLTURA DEL PARCO n.d. n.d. APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DEI PASCOLI n.d. n.d. area didattica n.d. n.d. Aree didattiche/punti di interpretazione. CARATTERIZZAZIONE CONSERVAZIONE COMUNITA’ DI DELLA E STRUTTURA, GESTIONE ANFIBI E DELLE RETTILI NEL TERRITORIO DEL PARCO REGIONALE DEI MONTI n.d. n.d. LUCRETILI n.d. n.d. CAROVANE DEL PARCO n.d. n.d. CATASTO AREE SOTTOPOSTE A TAGLIO. n.d. n.d. CENTRI VISITA DEL PARCO Centro di Documentazione Studi Ambientali, Economici, n.d. n.d. Urbanistici nel comune di n.d. n.d. Centro espositivo del Parco dei Monti Lucretili CENTRO RECUP. FAUNA SELVATICA E n.d. n.d. PENSIONATO n.d. n.d. Centro servizi assistenza tecnica n.d. n.d. CERTIFICAZIONE DELLA GESTIONE FORESTALE n.d. n.d. Circuito equituristico del Parco n.d. n.d. COLTIVAZIONE FRUTTI BOSCO E SOTTOBOSCO COMPLETAMENTO DELLA TABELLAZIONE DEI n.d. n.d. CONFINI DEL Parco Monti Lucretili COMPLETAMENTO E RIS. AMBIENTALE MONTE n.d. n.d. MORRA CONS E VAL GERMO-PLASMA E BIODIV VEGET. E n.d. n.d. ANIMALI ALLEV. PIANTE AUTOCTONE E 322 COMUNE STATO TITOLO OFFICINALI CONSERVAZIONE E VAL GERMOPLASMA n.d. n.d. BIODIVERSITA' VEG ANIM n.d. n.d. CONSORZIO FORESTALE MULTIFUNZIONALE E Consorzio per la valorizzazione delle produzioni tipiche n.d. n.d. del Parco ESCURSIONI; AREE ATTR. RECUPERO STRUT. ZOOT; BIVACCHI; CAMPEGGI, AREA CAMPER; REC EX CAVA; PLANETARIO; n.d. n.d. SICUREZZA SITI. n.d. n.d. FALEGNAMERIA DEL PARCO MESSA IN Filiera del legno come sistema produttivo eco-compatibile: n.d. n.d. impianto pilota. n.d. n.d. Formazione giovani imprenditori n.d. n.d. GESTIONE PINETE n.d. n.d. I Centri Visite del Parco I progetti di valorizzazione delle attività agro – n.d. n.d. zootecniche. n.d. n.d. il parco in classe n.d. n.d. Incremento della foraggicoltura INFORMATIZZAZIONE BIBBLIOTECHE CON SEZ. n.d. n.d. STORICHE E NAT. INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE n.d. n.d. AMBIENTALE n.d. n.d. ITINERARI CULTURALI E RELIGIOSI n.d. n.d. lavori di diradamenti rimboschimento conifere n.d. n.d. Le vie dei lupi n.d. n.d. Max 70 car. Miglioramento delle formazioni erbacee e arbustive di n.d. n.d. rilevante interesse naturalistico n.d. n.d. Miglioramento pascoli e boschi pubblici 323 COMUNE STATO TITOLO MIGLIORM. STRADE INTERNE AL PARCO RIPRISTINO STRADE : SISTEMAZIONE VIABILITA' n.d. n.d. RURALE E DISSESTI n.d. n.d. MONASTERO S.CHELIDONIA n.d. n.d. mulino n.d. n.d. Museo del Firmamento astronomico n.d. n.d. Museo della fauna e centro studi rapaci Museo delle piante naturali ed officinali dei Monti n.d. n.d. Lucretili n.d. n.d. Olivicoltura produttiva e paesaggistica Osservatori sulla biodiversità - Costituz. di microcenosi e piccole strutture di sperimentazione per oss. sulla biodiversità e sugli habitat naturali, per fini turistico didattici nei SIC: 1)“Alta Valle del Fiume Aniene”; n.d. n.d. 2)“Sorgenti dell'Aniene" n.d. n.d. Percorsi in natura PIANIFICAZIONE n.d. n.d. n.d. E DEFINIZIONE SPECIE DOMESTICHE BUONA GESTIONE FORESTALE PIANO n.d. FORESTE CONTROLLO INSELVATICHITE PIANO DETTAGLIATO FRUIBILITA' DEL PERCORRIBILITA' PARCO DI E UN'UTENZA n.d. n.d. AMPLIATA n.d. n.d. Piano di gestione degli ecosistemi forestali (PI.G.E.F.) PIANO DI SVILUPPO RURALE SISTEMAZIONE EX n.d. n.d. CAVA CIDI IN LOCALITA' MONTE GUARDIA n.d. n.d. Piano gestione Sic e ZPS Pista per attività sportive compatibili: sci da fondo, n.d. n.d. treking, mountain bike n.d. n.d. Portale del Parco Progetto "Accoglienza" per la promozione delle visite nei parchi gestite dall' Ente Parco Regionale dei Monti n.d. n.d. Lucretili 324 COMUNE STATO TITOLO Progetto accoglienza per la promozione delle visite nel n.d. n.d. Parco n.d. n.d. Progetto Biodiversità Progetto per il miglioramento delle formazioni erbacee e n.d. n.d. arbustive di rilevante interesse naturalistico Progetto per il monitoraggio ambientale del territorio del n.d. n.d. Parco Progetto per il recupero e la valorizzazione delle attività n.d. n.d. artigianali nel Parco Progetto per la costituzione di un bacino pilota per il n.d. n.d. controllo della qualità delle acque. Progetto per la realizzazione di un catasto dei fenomeni n.d. n.d. carsici del territorio del parco dei monti Lucretili n.d. n.d. Progetto per la valorizzazione turistica dei rifugi montani n.d. n.d. Progetto per lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile Programma di allevamento di Ungulati in aree marginali n.d. n.d. del territorio del Parco. n.d. n.d. Programma di controllo del randagismo. n.d. n.d. Programma per la costituzione di una stazione ambientale programma recupero,valorizzazione attività artigianali del n.d. n.d. parco monti Lucretili n.d. n.d. Promozione istituzione Parco PROMOZIONE PROGETTO PER ADOLESCENZA E n.d. n.d. GIOVENTù n.d. n.d. Proprietà privata nel Parco REAL n.d. n.d. COLTURE ERBACEE E FRUTTETI A PERDERE Realizzazione di piccole strutture di sperimentazione per osservatori sulla biodiversità sugli habitat naturali, per fini turistico didattici, nel sito d’interesse comunitario “grotta n.d. n.d. dell’inferniglio” Realizzazione di un laboratorio “perdita di memoria” ed n.d. n.d. evento promozionale. 325 COMUNE STATO TITOLO REALIZZAZIONE DI UN SISTEMA DI "TORETTE DI VIGILANZA E SEGNALAZIONE" DA SITUARE NEL n.d. n.d. PARCO DEI MONTI LUCRETILI. Realizzazione laghetti montani e infrastrutture per n.d. n.d. l’antincendio boschivo n.d. n.d. Restauro e valorizzazione del Monastero di S. Chelidonia n.d. n.d. RETE DI SERVIZI SOCIO SANIT ANZIANI REVISIONE DELLE LINEE GUIDA REGIONALI PER n.d. n.d. LA REDAZIONE DEI PIANI DEI PARCHI RICERCA DI STANDARD MINIMI PER LA REDAZIONE DEI PIANI DI ASSETTO DELLE AREE PROTETTE SECONDO LE n.d. n.d. REGIONALI n.d. n.d. RIFUGI n.d. n.d. rifugio montano n.d. n.d. riqualificazione del centro storico di n.d. n.d. RIQUALIFICAZIONE SENTIERI n.d. n.d. Sentiero Coleman n.d. n.d. Sistema informativo territoriale LINEE GUIDA Sistema per il monitoraggio fitosanitario dei boschi del n.d. n.d. Parco n.d. n.d. Sistema per la fruizione del Parco: sentieri e aree di sosta SISTEMAZIONE E VALORIZZAZIONE SENTIERI n.d. n.d. PEDONALI E CICLABILI 2° STRALCIO n.d. n.d. Siti storico-archeologici n.d. n.d. Siti storico-archeologici n.d. n.d. Siti storico-archeologici n.d. n.d. SITO STORICO DI MONTEFALCO- ACCESSIBILITA' n.d. n.d. SPORTELLO UNICO INTEGRATO n.d. n.d. Strutture per l’accoglienza nel territorio del parco SVILUPPO TURISTICO; PORTE DEL PARCO; AREE ATTREZZATE n.d. n.d. PER CENTRI VISITA; SALE ESPOSIZIONI PRODOTTI TIPICI 326 COMUNE STATO TITOLO n.d. n.d. Tabellazione perimetrale e informativa n.d. n.d. Tecnoparco (che comprende GREEN AGE) n.d. n.d. TETTI FOTOVOLTAICI 1°STRALCIO n.d. n.d. TETTI FOTOVOLTAICI 2°STRALCIO n.d. n.d. Valorizzazione dell’agricoltura biologica e sostenibile Valorizzazione delle aree archeologiche del Parco n.d. n.d. mediante la creazione di servizi a tariffazione n.d. n.d. Valorizzazione delle produzioni agro-forestali n.d. n.d. Valorizzazione delle produzioni zootecniche VALORIZZAZIONE PRODOTTI TIPICI E CUCINA n.d. n.d. LOCALE n.d. n.d. VIVAIO FORESTALE n.d. Proposto Aree didattiche e punti d'interpretazione n.d. Proposto Aule didattico museali n.d. Proposto Autostrade dei Parchi Azioni urgenti per la conservazione degli habitat montani n.d. Proposto prioritari nel Lazio n.d. Proposto Bilancio energetico n.d. Proposto cartografia turistica ed escursionistica Centro per la conservazione ed il miglioramento del n.d. Proposto patrimonio genetico vegetale Centro Studi naturalistici e Osservatorio permanente per la n.d. Proposto Biodiversità n.d. Proposto Centro Studi Urbanistici n.d. Proposto CERASICOLTURA n.d. Proposto corso per addetti teleferiche e tagliatori di boschi Costituzione di microcenosi e piccole strutture di sperimentazione per osservatori sulla biodiversità e sugli habitat naturali, per fini turistico didattici nel SIC “Alta n.d. Proposto Valle del Fiume Aniene”. n.d. Proposto Database cartografia DOCUMENTARIO VITA DI PIANTE E ANIMALI DEL n.d. Proposto PARCO 327 COMUNE STATO TITOLO ECOALBERGHI, OSPIT. ALB. DIFFUSA ; RISTR PER n.d. Proposto AGRITUR ACQUIS E RISTR ANTICHI EDIFICI. Ecobus - SISTEMI A SERVIZIO DELLA MOBILITÀ n.d. Proposto SOSTENIBILE – PERCORSI DI ACCESSO AL PARCO n.d. Proposto Ecomuseo dell’aniene Funivia ( Grottillo o n.d. Proposto Vedi allegato della Pratica 38 n.d. Proposto Gestione aree faunistiche del parco n.d. Proposto I Musei del Parco. n.d. Proposto I sentieri natura del Parco. Ideazione n.d. Proposto e realizzazione di S. Nicola) materiale promo- comunicazionale INERV. REC. CENTRI STORICI; NUOVI STRUMENTI URBANISTICI; PREL. PER AMPL. CIMITERI; REC. n.d. Proposto EX EDIFICI SCOLASTICI INTERVENTI DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE n.d. Proposto AMBIENTALE n.d. Proposto IPPOVIE n.d. Proposto LABORATORI ARTIGIANALI COLLETTIVI n.d. Proposto Museo del legno Museo storico culturale e centro studi Ambientali, n.d. Proposto Economici, urbanistici n.d. Proposto OLIVICOLTURA n.d. Proposto PARCHI DELLE STELLE Piano di gestione della popolazione di cinghiale nel parco n.d. Proposto dei monti Lucretili PREVENZIONE E n.d. Proposto DEGRADO n.d. Proposto Progetto Biodiversità LOTTA AI PROCESSI DI Progetto integrato di valorizzazione della risorsa tartufo e n.d. Proposto di marketing d’area Progetto per il monitoraggio naturalistico del territorio del n.d. Proposto Parco 328 COMUNE STATO TITOLO Progetto per la gestione sostenibile di aree verdi del Parco n.d. Proposto ad alta frequentazione Progetto per la realizzazione di un Centro per la conservazione ed il miglioramento del patrimonio genetico n.d. Proposto vegetale n.d. Proposto Programma aree di sosta. n.d. Proposto Programma di recupero ambientale aree alterate. Programma per il miglioramento delle formazioni erbacee n.d. Proposto e arbustive di rilevante interesse naturalistico. Promozione delle produzioni del parco e marchio di n.d. Proposto qualità Realizzazione di un servizio di trasporto pubblico locale n.d. Proposto su chiamata REALIZZAZIONE DI UNA GUIDA AI SERVIZI n.d. Proposto SOCIALI RECUPERO AMBIENTALE STRADA ORVINIO - n.d. Proposto SCANDRIGLIA n.d. Proposto recupero e riuso strutture benedettine n.d. Proposto rifugio montano n.d. Proposto Sede nuova n.d. Proposto Sentieri n.d. Proposto Sentieri n.d. Proposto Sentieri n.d. Proposto Sentieri n.d. Proposto Sentieri n.d. Proposto Sentieri n.d. Proposto Sentieri n.d. Proposto Sentieri n.d. Proposto Sentieri sistema di fruizione didattico - ricreativa dei prodotti n.d. Proposto forestali Sistema per il monitoraggio fitosanitario dei boschi del n.d. Proposto Parco 329 COMUNE STATO TITOLO n.d. Proposto SISTEMA PER RIPRESE NOTTURNE Sistemazione e valorizzazione dei sentieri pedonali e n.d. Proposto ciclabili - 1° stralcio n.d. Proposto USO ENERGETICO DELLE BIOMASSE n.d. Proposto Valorizzazione dell’agricoltura biologica e sostenibile n.d. Proposto Valorizzazione delle produzioni agro-forestali n.d. Proposto Valorizzazione delle produzioni zootecniche n.d. Proposto Valorizzazione delle produzioni zootecniche n.d. Finanziato PERCORSI IN NATURA n.d. Finanziato Piano di marketing turistico ed ambientale n.d. Finanziato Progetto accessibilità n.d. Finanziato RECUPERO DELL'EDILIZIA RURALE n.d. Finanziato Restauro e valorizzazione RETE n.d. Finanziato DI MONITORAGGIO AMBIENTALE PERMANENTE sistemazione strada rurale dei fontanili con tecniche di ingegneria naturalistica n.d. Finanziato Vedi allegato della Pratica 445/UR n.d. Realizzato Agenda 21 Locale nel Parco dei Monti Lucretili Area attrezzata n.d. Realizzato Vedi allegato della Pratica 41 n.d. Realizzato Aree sosta Azione pilota per la certificazione ambientale del parco n.d. Realizzato dei Monti Lucretili n.d. Realizzato cartellonistica Interventi n.d. Realizzato di ricostruzione boschi dannegiati Vedi allegato della Pratica 49 e 120 Lavori di sistemazione della Strada rurale Monteflavio Casanuvola - n.d. Realizzato Vedi allegato della pratica 1101/UR n.d. Realizzato Le "Porte" di accesso al Parco n.d. Realizzato Lotta alla Processionaria n.d. Realizzato Lotta fitosanitaria II° Stralcio 330 COMUNE STATO TITOLO n.d. Realizzato Marchio del Parco Miglioramento territoriale n.d. Realizzato Vedi allegato della Pratica 35 n.d. Realizzato Museo delle montagna dell'Appennino n.d. Realizzato Piano Sviluppo Rurale: Sorgente Capodacqua Progetto definitivo di recupero del sito storico di Castiglione. n.d. Realizzato Vedi allegato della pratica 564/UR Progetto n.d. Realizzato strade Vedi allegato della Pratica 34 Progetto n.d. Realizzato sviluppo Realizzato turismo verde Vedi allegato della Pratica 36 Realizzazione n.d. rurali campeggio Campers Vedi allegato della pratica 1192/UR recupero e sistemazione esterna Casa del Pastore n.d. Realizzato Vedi allegato della Pratica 361 richiesta parere, ampliamento poi "conferenza servizi" progetto della foresteria (ex matt.) n.d. Realizzato Vedi allegato della Pratica 1081/UR n.d. Realizzato rifugio montano n.d. Realizzato RIFUGIO SOSTENIBILE Ristrutturazione Casa del Pastore ed ex-mattatoio n.d. Realizzato Vedi allegato della Pratica 164 e 164/bis n.d. Realizzato Sentieri n.d. Realizzato SENTIERO NATURA "STRADA DELLA NEVE" Sistemazione n.d. Realizzato del sito storico di Montefalco. Vedi allegato della pratica 478/L.P. sistemazione e ripristino di tratti di strada rurale denominata n.d. Realizzato "Piedimonte" Vedi allegato della Pratica 1041/UR Sistemazione e valorizzazione dei sentieri pedonali e n.d. Realizzato ciclabili - II° stralcio n.d. Realizzato SISTEMAZIONE E VALORIZZAZIONE SENTIERI 331 COMUNE STATO TITOLO PEDONALI E CICLABILI 1° STRALCIO Sistemazione n.d. Realizzato fontanile e nuovo fontanile Vedi allegato della Pratica 42 Sistemazione strada comunale n.d. Realizzato Vedi allegato della Pratica 315 n.d. Realizzato ZOOTECNIA San Martino 8.3 Prossime attività Per la chiusura sono necessari: - completamento della raccolta delle informazioni sui progetti dai comuni georeferenziazione puntuale dei progetti 332 9 MONITORAGGIO E VALUTAZIONE DELLA PIANIFICAZIONE E GESTIONE DEL PARCO 9.1 Il sistema di valutazione Nella più recente letteratura riguardante la Pianificazione Territoriale, da più di un decennio si è imposto il concetto strategico di monitorare il processo in atto o proposto, secondo appropriate metodologie di valutazione della sua efficacia ed efficienza. Ciò avviene in molte forme e modalità temporali (ex ante, in itinere, ex post) dove non ci si basa solo su un riscontro “quasi contabile” dei progetti proposti con quelli realizzati, ma in modo più complesso con quanto voluto realizzare in termini di sviluppo, soprattutto nei suoi effetti politco-strategici, attraverso i progetti, rispetto a quanto si riscontra nella situazione modificatasi grazie agli interventi realizzati. Significa attivare la cosiddetta “Control Theory” anche a livello di pianificazione e gestione di Enti Territoriali in quanto responsabili, a volte, di ingenti risorse a favore delle quali impostare una pianificazione del loro uso, valorizzazione e dello sviluppo socio-economico dell’intero contesto. Tutto ciò è rilevante nell’ambito pianificatorio di lungo periodo, ma è altrettanto importante anche in termini di gestione dell’insieme in un ambito temporale più ristretto e, si potrebbe dire, “del giorno per giorno”. Si tratta di un concetto nuovo per il contesto italiano, che ci deriva nella prassi dall’azione comunitaria, iniziata a metà degli anni ’90 e che pervade di sé tutte le maggiori politiche settoriali della UE, quali ad esempio quella agricola, ambientale, della pesca e così via. La scansione temporale dei vari Piani di cui sopra (quinquennali o più) è da più di un decennio impostata secondo una serie di analisi preventive o conclusive, volte proprio a mirarne l’efficacia e soprattutto la rispondenza agli indirizzi programmatici definiti dal Consiglio dei Ministri dell’Unione, ratificati dal Parlamento Europeo e, infine, gestiti per l’esecuzione dalla Commissione. 333 Tutto ciò fa parte del più vasto concetto di “responsabilizzazione” (accountability) dei decisori politici e degli esecutori di tali politiche. Per l’Italia quanto sopra costituisce ancora una innovazione per il contesto politico e solo ora a livello regionale nella codecisione condizionata dal cofinanziamento si è pervenuti per il Piano di Sviluppo Rurale all’adozione di un tale inquadramento. Non ci si può quindi che attendere nel prossimo futuro, anche per la pianificazione e gestione delle aree protette e di altri enti territoriali, l’adozione di tali impostazioni e verifiche sulla natura e formulazione dei Piani e Programmi per un verso e, contemporaneamente, anche della gestione di tali interventi. Si tratta quindi di impostare anche a livello di Parco il sistema di valutazione sia del PPPES che degli altri strumenti pianificatori che costituiscono l’architettura gestionale dell’area protetta. Per realizzare tutto ciò è necessario impostare e strutturare un sistema di monitoraggio della situazione e del suo evolversi attraverso opportuni indicatori di cui si tratterà nel paragrafo successivo. 9.2 Il monitoraggio del Sistema Parco e l'insieme degli indicatori Da quanto detto sopra risulta indispensabile poter tenere sotto controllo prevalentemente l’intera area del Parco, ma anche per esigenze di coerenza e di relazione con alcuni fenomeni specifici delle aree limitrofe, ad esso pertinenti. A titolo esemplificativo l’area del Parco dei Lucretili è a volte ritagliata su porzioni dei territori comunali ad esso afferenti. Non si può quindi prescindere per fatti statistici e non solo per questi, dal recepimento di informazioni e dati relativi all’intero territorio comunale. Il monitoraggio si riferisce alla rilevazione coerente e sistematica di dati quali-quatitativi relativi a fenomeni che si sviluppano nel tempo e che, a seconda della loro rilevanza e dinamicità, richiedono uno stretto controllo del loro divenire. Non è qui il caso di scedere nei dettagli operativi, che devono essere oggetto di un vero e prorpio Piano subordinato di Monitoraggio. Come è ben noto l’elenco delle variabili da monitorare è esteso e complesso nell’elaborazione delle dinamiche e delle interazioni tra fenomeni, anche la rete di rilevazione costituisce un fattore 334 decisionale importante, strettamente correlato alle disponibilità finanziarie e alle esigenze di controllo che si riscontrano. Resta il fatto che anche senza impostare un sistema di monitoraggio specifico “ottimale”, la semplice raccolta in un unico corpo già dlle informazioni correnti e rilevate di fatto per compiti istituzionali o per consuetudine, potrebbe costituire una prima forma di monitoraggio del sistema, da cui partire per ulteriori “affinamenti” mirati. Il corpo degli indicatori è estremamente articolato e potrebbe per la sua rilevazione costituire oggetto di un Piano di realizzazione di un sistema in progresso, a partire dagli indicatori relativi ai singoli progetti oggetto di intervento. 9.3 Le valutazioni del PPPES La valutazione di un documento pianificatorio al momento resente sotto il profilo teorico-metodologico relativo agli interventi di Politica Economica si basa su almeno tre documenti relativi alle fasi di sviluppo del documento stesso. Vi è una prima fase che riguarda la presentazione del documento e ne valuta la coerenza, la sostenibilità e la capacità di ottenere attraverso il suo intervento i fini strategici proposti dai decisori pubblici. Questa fase non è richiesta al momento presente e il documento che ci si accinge a predisporre e a fare approvare non necessariamente richiede questa valutazione “ex ante”. Sarebbe estremamente utile in quanto costituirebbe una opportuna verifica dell’impianto pianificatorio, ma essendo il PPPES uno strumento sotto il profilo finanziario di tipo “aperto”, il vincolo di bilancio derivante da una dotazione fissa, non troverebbe un termine di riscontro concreto. Verrebbe così a mancare un elemento essenziale di congruità, anche se le indicaioni di priorità nella proposizione ed adozione dei progetti potrebbero pur sempre passare al vaglio di una analisi logica di congruità ai fini dello sviluppo economico-sociale. La seconda fase di valutazione può essere considerata più realizzabile a PPPES attivato e relativa ad un insieme di progetti almeno cantierati. Questo certamente può essere un elemento valido da inserire e sviluppare nel prosieguo di tempo perché potrebbe modificare l’ordine delle priorità progettuali e, quindi, 335 contribuire a un riequilibrio ed eventualmente a un riorientamento della politca territoriale, qualora avvenimenti di forte implicazione socio-conomica fossero intervenuti. La terza fase riguarda la fine dell’arco temporale di vigenza del PPPES e costituisce una sorta di esame, non solo per l’impostazione dell’intero Programma, ma anche per la sua gestione. Non si tratta quindi di una semplice verifica di quanto proposto e di quanto realizzato, ma si tratta con appropriate metodologie analiticoquantitative (ad esempo il Metodo del Controfattuale) di pervenire ad una misura di quanto il Programma ha generato uno scostamento (ipotizzato al meglio) rispetto a quanto senza intervento si sarebbe potuto comunque realizzare. Quest’ultima valutazione, di per sé importante a conclusione degli sforzi e degli interventi realizzati, costituisce inoltre un importantissimo elemento preliminare per il successivo Programma, in quanto riporta elementi preziosi e verifiche essenziali sulla fattibilità o meno di certe iniziative. Ricapitolando quindi per quanto attiene a questo capitolo, si ritiene essenziale riportare come elementi integrati e costitutivi del PPPES la costituzione di: - un sistema di monitoraggio della situazione e delle attività del Parco; - un processo di valutazione in itinere; - una valutazione finale, propedeutica ad un nuovo documento di pianificazione; - eventuali aggiornamenti dello schema pianificatorio. 336 Riferimenti bibliografici - mmmmm - vgvhgvg - hhvhffhg 337