ARCHEOLOGIA E CIBO di Dincer Savas Lenger IL SILFIO A CIRENE Quella che voi vedete è la famosa coppa di “Arcésilas “. Questa coppa, che oggi si trova a Parigi nella Bibliothèque Nationale du Cabinet des Medailles, data 560 a.C. e racconta la storia di una pianta preziosa, ricchezza di una città. Analizziamola. Alla sinistra, nella scena, colui che siede su un trono è Arcésilas, re di Cirene. Di fronte a lui una grande stadera occupa il centro della scena e tre personaggi pesano dei sacchi. Sulla scena, 2 accanto al re, un altro personaggio direttamente si rivolge a lui spiegandogli le operazioni di peso. Al di sotto di questa scena, divisa da una linea orizzontale, si vedono tre personaggi che portano sacchi già pesati e registrati. Dove ci troviamo? A questo proposito ci sono due interpretazioni: la prima vuole che la scena si svolga su una nave; la seconda, più verosimile, che il luogo sia l’agorà di Cirene. L’operazione, rappresentata nella parte inferiore della scena, accade nelle cantine del Palazzo reale, situato nelle vicinanze dell’agorà. Senza dubbio questa è un’operazione di contabilità e registrazione delle quantità di “silphium” (silfio), materiale che entrava nei magazzini del re. Si trattava di pesanti sacchetti pieni di tuberi di silfio: oggetti che imponevano una bilancia robusta, così come vediamo nell’immagine. I tuberi, normalmente di colore nero, come riporta Plinio il vecchio, sono di colore bianco, segno evidente che sono già stati pelati e preparati. Stranamente la scena si svolge al cospetto del re. Perchè il Re presiedeva personalmente a queste operazioni? Egli aveva ricevuto questo privilegio dal popolo stesso ed era questo il segno della preziosità di questi tuberi per la società cirenaica. Cirene, una delle più importanti città greche della costa nord africana (attuale Libia), fu fondata dai Greci di una piccola isola del mar Egeo, di nome Thera (oggi la famosa Santorini), all’incirca nel 630 a.C., a pochi Km di distanza dal mare, sulla costa cirenaica. Sette anni dopo la fondazione della città, i Cirenaici scoprirono una pianta straordinariamente prodigiosa, il silphium, che arricchì la popolazione dal momento della sua comparsa fino al I° sec. d.C., epoca della sua estinzione. Plinio racconta che alcuni furono testimoni dell’invio dell’ultimo “silphium” all’Imperatore Nerone. 3 Tipo I Tipo II Tipo III Rappresentazioni della pianta di Silphium. Catalogo di monete greche del British Museum - Cyrenaica. vol 29. pp ccliii-ccliv. Oxford University Press. London. 1927, (da Robinson ESG, adattato). Secondo Plinio questa pianta era uno dei più preziosi regali che la natura potesse fare agli uomini. Era così preziosa che i Romani conservavano il silfio accanto all’oro e all’argento nei tesori dello stato. Un personaggio di Aristofane dice che non avrebbe voluto avere la Ricchezza, neppure la più grande, quella dovuta al possesso di tutti i silfi di Libia. Tetradramma, argento, 485-475 av. J.C., 1- pianta di silphion fruttata/ 2- delfino e frutto di silfio. 4 Le più importanti informazioni su questa pianta selvatica della costa nord africana, ci giungono da Teofrasto da Lesbo ( 370-287 a.C): il Il silfio, probabilmente Ferula tingitana, apparteneva alle Ombrellifere; “ha una grande radice con un lungo e robusto stelo e foglie simili a quelle del sedano. Il bulbo è tondeggiante e pieno. Il suo fogliame....somiglia a quello del sedano selvatico. Il seme, grande e piatto, è una samara. E’ pianta annuale”. Il silfio aveva, probabilmente, un odore ed un gusto di anisetta. Questa pianta immediatamente assunse una grande importanza sia nella cucina, che nella medicina dell’epoca. L’uso in cucina era vario: il silfio era utilizzato per speziare cibi e vini; gli antichi lo usavano soprattutto nella preparazione di verdure, come contorno, nella preparazione di salse o come condimento per carni arrostite, per la preparazione e il condimento delle interiora di maiale e bue. Non era indicato per pietanze a base di pesce fresco. Si conservava anche sott’aceto. Autori di arte culinaria dell’antichità nominano il silfio molto frequentemente. Quanto al suo uso come medicamento, la nostra fonte di informazione è il libro di Dioscorides, famoso erborista del primo secolo dopo Cristo; Dioscorides ci informa sui rimedi a base di radici e succo di silfio in disturbi e malattie (epilessia, carbonchio, bronchiti, nevralgie, febbre, punture di insetti). I Romani producevano gocce oculari a base di silfio. Tetradramma, argento, circa 485-475. La Ninfa Cirene, seduta, tocca il silfio. 5 Il silfio era inoltre usato come digestivo; Celsio ce ne tramanda la ricetta: 85 g di pepe nero o bianco in grani, 57 g di semi di sedano, 43 g di silfio e 57 g di formaggio; dopo averli pestati e colati, si mischiano con miele in un contenitore. Quando necessario, mischiare quantità indicate a seconda della necessità, con garum e aceto. La resina del silfio era uno dei più importanti prodotti di esportazione; dai fiori si ricavava il profumo, dalle foglie un infuso utile per il controllo delle nascite. Il silfio era famoso come contraccettivo, come mezzo per abortire e favoriva le mestruazioni. Secondo Soranus, le donne avrebbero dovuto bere succo di silfio con acqua una volta al mese. Il silfio si è estinto, uscendo per sempre dalla nostra quotidianità, nel I° secolo dopo Cristo. Secondo Strabone, il declino iniziò dopo un conflitto tra raccoglitori e venditori di silfio e il suo esito fu la distruzione delle radici di silfio e, di conseguenza, la sua estinzione. Secondo Plinio, l’abuso nel destinare a pascolo le distese pianeggianti avrebbe portato alla scomparsa del silfio. Un’altra ipotesi (Miller, 1969) vuole che a determinarne l’estinzione sia stata la raccolta eccessiva. Quando sparì il silfio di Libia, i Romani cominciarono ad usare un’altra pianta, simile al silfio, anche se di qualità inferiore, la Ferula asafoetida, abbondante in Medio Oriente, specialmente in Persia ed Armenia. I Romani chiamarono questa pianta “Laserpitium” e la sua mastica “laser”. Apicio, riguardo al silfio ed all’asafoetida, ci riporta l’equivalenza delle due erbe nelle sue ricette di cucina, dicendo di usare quella delle due che fosse più facile trovare. 6 Dramma, argento. 450-420. Pianta di silfio / Testa di Zeus 7 BIBLIOGRAFIA Baumann 2000 H.Baumann, Pflanzenbilder auf griechischen munzen, Munchen Bresson 2000 A.Bresson, La cité marchande, Bordeaux Dalby 2000 A.Dalby, Dangerous Tastes, London Faure 1987 P.Faure, Parfums et aromates de l’Antiquite, Paris Laronde 1987 A.Laronde, Cyrene et la Libye Hellénistique, Paris, Laronde 1991-1992 Laronde, “Le silphium sur les monnaies de Cyrene “ in Scritti di antichità in memoria di Sandro Stucchi, (ed.L.Bacchielli et M.Bonanno Aravantinos). Studi Miscellanei, 29, 157-172 Leclant 2005 J.Leclant, Dictionnaire de L’Antiquité, Paris Miller 1969 J.I.Miller, The spice trade of the roman empire, Oxford Penn 1994 R..Penn, Medicine on ancient Greek and Roman Coins,London. Tatman, J. Silphium: Ancient Wonder Drug? http://ancient-coins.com/articles/silphium/silphiun2.html Tschanz, D. Herbal Contraception in Ancient Times, Islam Online.net http://www.islam-online.net/english/science/2003/08/article02.shtml