AGGIORNAMENTO
RSPP
DELLA SCUOLA
PREVENZIONE INCENDI
Piacenza 13.02.2013
LEGGE 7 dicembre 1984, n. 818
Nulla osta provvisorio per le attivita' soggette ai controlli di prevenzione incendi, modifica
degli articoli 2 e 3 della legge 4 marzo 1982, n. 66, e norme integrative dell'ordinamento
del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. (GU n.338 del 10-12-1984 )
Art. 1.
I titolari delle attivita' indicate nel decreto del Ministro dell'interno 16 febbraio 1982
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 aprile 1982, n. 98, sono tenuti a richiedere il
certificato di prevenzione incendi secondo le procedure di cui alla legge 26 luglio 1965,
n. 966, ed al decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982 n. 577.
Art. 5.
Chiunque, in qualita' di titolare di una delle attivita' di cui al decreto ministeriale 16
febbraio 1982 indicato nell'articolo precedente, ometta di richiedere il rilascio o il rinnovo
del certificato di prevenzione incendi, nonche' il rilascio del nullaosta provvisorio, e'
punito con l'arresto sino ad un anno o con l'ammenda da lire cinquecentomila a lire
cinquemilioni. Chiunque, nelle certificazioni previste negli articoli 2, terzo comma, e 4,
primo comma, attesti fatti non rispondenti al vero, e' punito con la reclusione da tre mesi a
tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire un milione. La stessa pena si applica a chi
contraffa' o altera le certificazioni medesime.
DECRETO 29 dicembre 2005
Direttive per il superamento del regime del nulla osta provvisorio, ai sensi
dell'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37.
Art. 1 Oggetto e campo di applicazione
Il presente decreto e' emanato in attuazione dell'art. 7 del decreto del Presidente della
Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37, che demanda al Ministero dell'interno l'adozione di
specifiche direttive in ordine agli adempimenti che devono essere messi in atto dai titolari
delle singole attività o di gruppi di attività, di cui al decreto ministeriale 16 febbraio
1982, in possesso di nulla osta provvisorio in corso di validità, per le quali non siano
state già emanate altre direttive, al fine di adeguarsi alla normativa di prevenzione incendi
e conseguire il certificato di prevenzione incendi.
Art. 2. Obblighi dei titolari delle attività
1. I titolari delle attività di cui all'art. 1 del presente decreto sono tenuti a presentare al
Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio domanda di parere di
conformità sui progetti e domanda di sopralluogo ai fini del rilascio del certificato di
prevenzione incendi, secondo le procedure stabilite dagli articoli 2 e 3 del decreto del
Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37, e dagli articoli 1 e 2 del decreto del
Ministro dell'interno 4 maggio 1998.
DECRETO 29 dicembre 2005
Art. 3. Norme transitorie
1. Decorso il termine di tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i
nulla osta rilasciati dai Comandi provinciali dei Vigili del fuoco, ai sensi dell'art. 2 della
legge 7 dicembre 1984, n. 818, decadono e la prosecuzione dell'esercizio delle attività, ai
fini antincendio, e' consentita solo se gli interessati abbiano ottenuto, entro il
medesimo termine, il certificato di prevenzione incendi ovvero abbiano provveduto alla
presentazione della dichiarazione di cui all'art. 3, comma 5, del decreto del Presidente
della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37 che costituisce, ai soli fini antincendio,
autorizzazione provvisoria all'esercizio dell'attività.
D.M. 16.02.1982
Visto l'art. 4 della legge 26 luglio 1965, n. 966;
Considerata la necessità di aggiornare e modificare il decreto interministeriale 27
settembre 1965, n. 1973, (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 278 dell'8
novembre 1965), contenente l'elenco dei depositi e industrie pericolosi soggetti
alle visite ed ai controlli di prevenzione incendi;
Decreta:
Articolo unico
I responsabili delle attività soggette alle visite ed ai controlli di prevenzione incendi di
cui al presente decreto hanno l'obbligo di richiedere il rinnovo del "Certificato di
prevenzione incendi" quando vi sono modifiche di lavorazione o di struttura, nei casi
di nuova destinazione dei locali o di variazioni qualitative e quantitative delle sostanze
pericolose esistenti negli stabilimenti o depositi, e ogni qualvolta vengano a mutare le
condizioni di sicurezza precedentemente accertate, indipendentemente dalla data di
scadenza dei certificati già rilasciati. (1)
D. Lgs 8 marzo 2006, n. 139
"Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale
dei vigili del fuoco, a norma dell'articolo 11 della legge 29 luglio 2003, n. 229".
(Con le modifiche introdotte dal D.P.R. 1 agosto 2011, n. 151)
Art. 16 - Certificato di prevenzione incendi(2) (articolo 4, legge 26 luglio 1965, n.
966; arti-colo 1, legge 7 dicembre 1984, n. 818; articolo 3, D.P.R. 12 gennaio 1998, n.
37; articoli 13, 14 e 17, D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577)
1. Il certificato di prevenzione incendi attesta il rispetto delle prescrizioni previste
dalla normativa di prevenzione incendi e la sussistenza dei requisiti di sicurezza
antincendio nei locali, attività, depositi, impianti ed industrie pericolose, individuati,
in relazione alla detenzione ed all'impiego di prodotti infiammabili, incendiabili o
esplodenti che comportano in caso di incendio gravi pericoli per l'incolumità della
vita e dei beni ed in relazione alle esigenze tecniche di sicurezza, con decreto del
Presidente della Repubblica, da emanare a norma dell'arti-colo 17, comma 1, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'interno, sentito il
Comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi
Modificato dal D.P.R. 1 agosto 2011, n. 151 “Regolamento recante semplificazione della disciplina
dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell'art. 49, co. 4-quater, del dl
31/5/2010, n. 78, convertito, con mod. dalla l. 30.07.2010, n. 122”
2
D. Lgs 8 marzo 2006, n. 139
2. Il certificato di prevenzione incendi è rilasciato dal competente
Comando provinciale dei vigili del fuoco, su istanza dei soggetti
responsabili delle attività interessate, a conclusione di un
procedimento che comprende il preventivo esame ed il parere di conformità
sui progetti, finalizzati all'accertamento della rispondenza dei progetti
stessi alla normativa di prevenzione incendi, e l'effettuazione di visite
tecniche, finalizzate a valutare direttamente i fattori di rischio ed a
verificare la rispondenza delle attività alla normativa di prevenzione incendi
e l'attuazione delle prescrizioni e degli obblighi a carico dei soggetti
responsabili delle attività medesime. Resta fermo quanto previsto dalle
prescrizioni in materia di prevenzione incendi a carico dei soggetti
responsabili delle attività ed a carico dei soggetti responsabili dei progetti e
della documentazione tecnica richiesta.
PREVENZIONE INCENDI
NUOVO REGOLAMENTO
Regolamento recante semplificazione della disciplina dei
procedimenti relativi alla prevenzione incendi.
DPR 1 Agosto 2011,n. 151
(G.U. n. 221 del 22/09/2011)
Il nuovo regolamento sostituisce
il
DM 16/02/1982
PREVENZIONE INCENDI
NUOVO REGOLAMENTO
IL DPR 151/11 individua ottanta attività soggette ai
controlli di prevenzione incendi.
Nella definizione delle attività già contemplate dal DM
16/02/82 sono state apportate delle modifiche .
Tra le modifiche apportate alcune riguardano anche il
comparto scolastico.
PREVENZIONE INCENDI
DM 16/02/82
NUOVO REGOLAMENTO
DPR 151/11
85- Scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi,
accademie e simili per oltre 100 persone
presenti
67- Scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi,
accademie con oltre 100 persone presenti.
Asilo nido con oltre 30 persone presenti
83- Locali di spettacolo e di trattenimento
in genere con capienza superiore a
100 posti
65- Locali di spettacolo e di trattenimento in genere,
impianti e centri sportivi, palestre, sia a carattere
pubblico che privato con capienza superiore a
100 persone, ovvero di superficie lorda in pianta
al chiuso superiore a 200 m2 .
(Sono escluse le manifestazioni temporanee, di
qualsiasi genere, che si effettuano in locali o
luoghi aperti al pubblico.)
43- Depositi di carta, cartoni e prodotti cartotecnici
nonchè depositi per la cernita della carta usata, di
stracci, di cascami e di fibre tessili per l'industria
della carta con quantitativi superiori a 50 q.li
34 -Depositi di carta, cartoni e prodotti cartotecnici,
archivi di materiale cartaceo, biblioteche, depositi
per la cernita della carta usata, di stracci di
cascami e di fibre tessili per l'industria della
carta, con quantitativi in massa superiori a
5.000 kg.
91- Impianti per la produzione del calore alimentati a
combustibile solido, liquido o gassoso con
potenzialità superiore a 100.000 Kcal/h
74 -Impianti per la produzione di calore alimentati a
combustibile solido, liquido o gassoso con
potenzialità superiore a 116 kW
IL NUOVO CERTIFICATO DI PREVENZIONE INCENDI
Con l’avvento del DPR 151/11 è stato introdotto il principio di proporzionalità:
Attività in Categoria A
Attività con regola tecnica e limitato livello di complessità
(consistenza attività, affollamento, quantitativo materiali presente)
• Non è prevista l’approvazione del progetto;
• Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.);
• Controlli di Prevenzione Incendi a campione o con programmi settoriali.
Attività in Categoria B
Attività della stessa tipologia della Categoria A ma con maggior livello di
complessità e attività sprovviste di regola tecnica.
• Valutazione del progetto entro 60 gg;
• Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.);
• Controlli di Prevenzione Incendi a campione o con programmi settoriali
Attività in Categoria C
Attività con elevato livello di complessità indipendentemente dalla presenza di una
regola tecnica
• Valutazione del progetto entro 60 gg;
• Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.);
• Visita di Prevenzione Incendi per il rilascio del C.P.I.
N
Descrizione
Categoria
A
B
C
67
Scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi, fino a 150
accademie con oltre 100 persone presenti; Asili persone
nido con oltre 30 persone presenti.
oltre 150 e fino oltre 300
a 300 persone; persone
asili nido
34
Depositi di carta, cartoni e prodotti
cartotecnici, archivi di materiale cartaceo,
biblioteche, depositi per la cernita della carta
usata, di stracci di cascami e di fibre tessili per
l’industria della carta, con quantitativi in massa
superiori a 5.000 kg
fino a 50.000
kg
oltre 50.000
kg
fino a 200
persone
oltre 200
persone
oltre 350 kW e
fino a 700 kW
oltre 700 kW
65 Locali di spettacolo e di trattenimento in
genere, impianti e centri sportivi, palestre, sia a
carattere pubblico che privato, con capienza
superiore a 100 persone, ovvero di superficie
lorda in pianta al chiuso superiore a 200 m2.
74
Impianti per la produzione di calore
alimentati a combustibile solido, liquido o
gassoso con potenzialità superiore a 116
kW
fino a 350
kW
NUOVO REGOLAMENTO
DPR n.151/11
Art. 3 - Valutazione dei progetti
1. Gli enti ed i privati responsabili delle attività di cui all'Allegato I, categorie B e C, sono
tenuti a richiedere, con apposita istanza, al Comando l'esame dei progetti di nuovi
impianti o costruzioni nonché dei progetti di modifiche da apportare a quelli esistenti,
che comportino un aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio.
SENTENZA N.282
ANNO 1990
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
Con l'accoglimento della sollevata eccezione di legittimità costituzionale sotto il profilo
della violazione dell'art. 25, secondo comma Cost. risultano assorbiti tutti gli altri profili
d'illegittimità proposti dall'ordinanza di rimessione.
PER QUESTI MOTIVI
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara l'illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 1, primo
comma, e 5, primo comma,della legge 7 dicembre l984, n. 8l8 (Nulla osta provvisorio
per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, modifica agli artt. 2 e 3 della
legge 4 marzo 1982, n. 66 e norme integrative dell'ordinamento del Corpo nazionale
dei vigili del fuoco).
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Un po’ di storia:
23.10.2002 L’ Avvocatura dello stato distrettuale di Bologna esprime un proprio
orientamento in materia
13.12.2010 L’ Avvocatura generale dello Stato esprime un parere in merito a
sei quesiti da parte dell’Ufficio Scolastico Piemontese.
(Si presume a seguito di pareri espressi dall’Avvocatura Distrettuale di Torino)
15.02.2012 L’ Avvocatura generale dello Stato esprime un nuovo parere di
precisazione, anche a seguito di richieste di chiarimento, con
riferimento al precedente parere del 13 dicembre 2010.
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 15.02.2012
Primo quesito:
« Quale sia l’interpretazione
univoca
riguardo
l’esatta
attribuzione della titolarità
degli adempimenti previsti
dalla normativa antincendi per
gli edifici scolastici, posto che,
a
dire
del
Ministero
dell’Interno,
l’Avvocatura
Distrettuale di Bologna con
consultazione del 23.10.2002 si
era espressa in termini difformi
dal
parere
in
oggetto
(13.12.2010)»
Viene puntualizzato che l’ Avvocato
Generale dello Stato è il solo a risolvere
le divergenze di parere sia tra gli uffici
Distrettuali dell’Avvocatura dello Stato,
sia
tra
questi
e
le
singole
amministrazioni.
Da ciò emerge che, qualsiasi sia stato
l’orientamento
delle
Avvocature
Distrettuali,
ovvero
delle
Amministrazioni dello Stato prima del
parere del 13.12.2010, è quest’ultimo
che determina l’indirizzo univoco in
materia di procedure di rilascio del CPI
per gli edifici scolastici.
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 15.02.2012
Secondo quesito:
« Rilevanza della normativa
sopravvenuta di cui al DPR
01.08.2011 n.151.»
La nuova legislazione pur importando
rilevanti novità circa le pratiche per
l’acquisizione del CPI, non ha introdotto
modificazioni in ordine alla legittimazione
attiva procedimentale, rimanendo questa
in capo agli « enti ed ai privati
responsabili delle attività»
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 15.02.2012
terzo quesito:
«Quale sia il riparto di
competenze tra Ente
locale (comune
e
Provincia) e Dirigente
Scolastico»
Come
evidenziato
nel
parere
del
13.12.2010,l’istanza per il rilascio del CPI, sia pure
sotto forma di segnalazione certificata di inizio di
attività (SCIA) deve essere fatta dal titolare
dell’attività.
Ai Dirigenti Scolastici spetta la gestione concreta
dell’attività di insegnamento, con esclusione di ogni
incombenza inerente " la destinazione di
determinati
locali
a
sede
di
scuole"
(Cassazione,Sez.Trib,
18.04.2000,
n.4944;
Cassazione, Sez.I, 09.2004,n.17617)
Sugli Enti locali grava l’obbligo di provvedere alla
manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici
pubblici adibiti a scuola, vale a dire il dovere di
rendere l’immobile idoneo all’uso scolastico, il
tutto ai sensi dell’art. 3,co 1, legge 11 gennaio
1996,n.23.
Continua……..
Legge 11 gennaio 1996, n. 23
(in GU n. 15 -Serie generale- del 19 gennaio 1996)
Norme per l'edilizia scolastica
Art. 1.- Finalità
1. Le strutture edilizie costituiscono elemento fondamentale e integrante del sistema scolastico.
Obiettivo della presente legge è assicurare a tali strutture uno sviluppo qualitativo e una
collocazione sul territorio adeguati alla costante evoluzione delle dinamiche formative, culturali,
economiche e sociali.
2. La programmazione degli interventi per le finalità di cui al comma 1 deve garantire:
a) il soddisfacimento del fabbisogno immediato di aule, riducendo gli indici di carenza delle
diverse regioni entro la media nazionale;
b) la riqualificazione del patrimonio esistente, in particolare di quello avente valore storicomonumentale;
c) l'adeguamento alle norme vigenti in materia di agibilità, sicurezza e igiene;
d) l'adeguamento delle strutture edilizie alle esigenze della scuola, ai processi di riforma degli
ordinamenti e dei programmi, all'innovazione didattica e alla sperimentazione;
e) una equilibrata organizzazione territoriale del sistema scolastico, anche con riferimento agli
andamenti demografici;
f) la disponibilità da parte di ogni scuola di palestre e impianti sportivi di base;
g) la piena utilizzazione delle strutture scolastiche da parte della collettività.
Legge 11 gennaio 1996, n. 23
(in GU n. 15 -Serie generale- del 19 gennaio 1996)
Norme per l'edilizia scolastica
Art. 3.- Competenze degli enti locali
1. In attuazione dell'articolo 14, comma 1, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n. 142, provvedono
alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:
a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie;
b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore,
compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori
per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.
2. In relazione agli obblighi per essi stabiliti dal comma 1, i comuni e le province provvedono altresì alle
spese varie di ufficio e per l'arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la
provvista dell'acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti.
3. Per l'allestimento e l'impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme
sulla sicurezza e sull'adeguamento degli impianti, l'ente locale competente è tenuto a dare alle
scuole parere obbligatorio preventivo sull'adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale
impegno ad adeguare tali locali contestualmente all'impianto delle attrezzature.
4. Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta,
funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti
territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l'esercizio delle funzioni delegate.
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 15.02.2012
terzo quesito:
«Quale sia il riparto di
competenze tra Ente
locale (comune
e
Provincia) e Dirigente
Scolastico»
In conclusione, a parere dell’Avvocatura
Generale dello Stato si riconferma che, dal
momento che il CPI attiene alla destinazione dei
locali pubblici rispetto all’uso scolastico, l’istanza
del rilascio dello stesso, oggi sotto forma di SCIA,
è posta a carico degli Enti Locali, i quali
dovrebbero attivarsi anche d’ufficio.
Per converso, i Dirigenti Scolastici sono
comunque titolari di un generico dovere di
sorveglianza sulla sicurezza dell’ambiente
scolastico e dunque devono segnalare all’Ente
Locale competente l’eventuale mancanza della
certificazione antincendio ( art.5, DM
29.09.1998, n. 382)
Decreto Ministeriale 29 settembre 1998, n. 382
(Registrato alla Corte dei conti il 27 ottobre 1998 - Registro n. 1 Pubblica istruzione, foglio
n. 316 - in GU 04.11.98)
Regolamento recante norme per l'individuazione delle particolari esigenze negli istituti di
istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, ai fini delle norme contenute nel decreto
legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed integrazioni
Art. 5. Raccordo con gli enti locali
1. Il datore di lavoro, ogni qualvolta se ne presentino le esigenze, deve richiedere agli enti
locali la realizzazione degli interventi a carico degli enti stessi, ai sensi dell'articolo 4,
comma 12, primo periodo, del decreto legislativo n. 626; con tale richiesta si intende
assolto l'obbligo di competenza del datore di lavoro medesimo, secondo quanto previsto
dal secondo periodo dello stesso comma 12.
2. Nel caso in cui il datore di lavoro, sentito l'eventuale responsabile del servizio di
prevenzione e di protezione, ravvisi grave ed immediato pregiudizio alla sicurezza ed alla
salute dei lavoratori e degli allievi adotta, sentito lo stesso responsabile, ogni misura
idonea a contenere o eliminare lo stato di pregiudizio, informandone contemporaneamente
l'ente locale per gli adempimenti di obbligo.
3. L'autorità scolastica competente per territorio promuove ogni opportuna iniziativa di
raccordo e di coordinamento tra le istituzioni scolastiche ed educative e gli enti locali ai fini
dell'attuazione delle norme del presente decreto.
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 15.02.2012
quarto quesito:
«Quali siano le distinte
responsabilità, in capo agli
enti locali ovvero ai Dirigenti
scolastici, che possono
emergere
in caso di
ispezioni da parte degli
organi di vigilanza, ai fini di
una corretta attribuzione
delle prescrizioni previste
dalla normativa in materia
di protezione incendi»
A) Come già sottolineato nel parere del
13.12.10, la responsabilità penale
conseguente alla mancanza del CPI
nelle scuole pubbliche è sicuramente
esclusa per i funzionari degli Enti Locali
, vuoi per i Dirigenti Scolastici, ai sensi
degli artt. 1,co 1 e 5, co 1 ,della
legge818/84.
(sentenza
Corte
Costituzionale,11.06.1990,n. 292).
(Nondimeno,
successivamente,
con
riguardo a fattispecie diversa dall’edilizia
scolastica, una sentenza della Cassazione,
del 15.02.2011 n.5597, residuerebbe una
responsabilità penale per la mancata
richiesta del CPI, per continuità normativa
con le nuove disposizioni)
Continua……..
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 15.02.2012
quarto quesito:
«Quali siano le distinte
responsabilità, in capo agli
enti locali ovvero ai Dirigenti
scolastici, che possono
emergere
in caso di
ispezioni da parte degli
organi di vigilanza, ai fini di
una corretta attribuzione
delle prescrizioni previste
dalla normativa in materia
di protezione incendi»
B) Per quanto attiene all’ipotesi di
responsabilità civile od amministrativa
derivanti dall’assenza di CPI negli
edifici scolastici si conferma quanto già
evidenziato al punto 4 del parere del
13.12.2010. ***
***(se il CPI manca, i Dirigenti scolastici
non possono ritenersi responsabili,
vuoi sotto il profilo penale, vuoi sotto
quello amministrativo)
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 13.12.2010
Quesito dell’Ufficio Scolastico
Piemontese
Risposta dell’Avvocatura Generale dello Stato
in data 14/12/2010
•
1) « Se in relazione all’omessa
richiesta di rilascio del CPI e di
tutte le azioni ad esso connesse, in
attesa del nuovo DPR, da emanare
a norma dell’art. 17,co.1, L.
13.08.1988,n. 400,l’illecito penale
si configura solo per le attività
elencate nel DPR n.689/1959 e
non per quelle elencate dal DM
16.02.1982 e quindi se al
momento non esista l’obbligo del
CPI per le scuole.»
•
•
Si ribadisce la cogenza del DM
16.02.1982
È esclusa qualsiasi forma di
responsabilità penale per la mancata
attivazione
del
procedimento
finalizzato al rilascio del CPI
Che, dichiarata illegittima la norma
di rinvio (L.818/84) e non il rinvio
stesso (DM 16/2/1982),
sussiste
ancora l’obbligo del CPI per le scuole,
così
come
un
regime
di
responsabilità,
civile
ed
amministrativo, per la violazione del
medesimo
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 13.12.2010
Quesito dell’Ufficio Scolastico
Piemontese
2) « Se vi siano nell’ambito
dell’applicazione della normativa
antincendio,
strumenti
giuridico/normativi
per
distinguere
la
titolarità
dell’attività scolastica, che attiene
alla ge4stione delle condizioni di
esercizio, dalla titolarità del
procedimento per l’ottenimento
del CPI e quali siano le
conseguenti
attribuzioni
di
responsabilità»
Risposta dell’Avvocatura generale dello Stato
in data 14/12/2010
Diversamente da quanto prospettato
dall’Avvocatura di Torino, il riparto delle
competenze tra Enti Locali e dirigenti Scolastici
non vede quest’ultimi tenuti a chiedere il CPI
ai VV.F. per gli immobili di cui le
amministrazioni territoriali abbiano la
proprietà, il tutto ai sensi del D. Lgs.
08/03/2006, n139, art. 16,co 2, e del DPR
12/01/1998,n.37,art,1.
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 13.12.2010
Quesito dell’Ufficio Scolastico
Piemontese
3) «Quali strumenti giuridici
di tutela della propria
posizione
giuridica
di
responsabilità, il Dirigente
scolastico può adottare in
caso di inerzia dell’Ente
Locale a fronte di messa a
norma dell’edificio scolastico
per l’ottenimento del CPI,
tenendo presente che il
Dirigente scolastico deve
garantire la continuità del
servizio scolastico»
Risposta dell’Avvocatura generale dello Stato
in data 14/12/2010
Stante la competenza degli Enti Locali
quanto alla richiesta del CPI, in riferimento
all’art.5 del DM 29 settembre 1998, n. 382,
laddove il Dirigente Scolastico, riscontra una
deficienza nelle strutture adibite a scuola, ivi
compresa la mancanza del CPI, è esonerato
da qualsiasi forma di responsabilità a
seguito della segnalazione all’Ente citato.
ATTRIBUZIONE DI TITOLARITA’ DELLE PROCEDURE DELLE PRATICHE
FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 13.12.2010
Quesito dell’Ufficio scolastico
Piemontese
Risposta dell’Avvocatura generale dello Stato
in data 14/12/2010
4) « Se in assenza di un
certificato di prevenzione
incendi in corso di validità, i
Vigili del Fuoco possono far
ricadere l’esercizio dell’attività
nell’ambito della responsabilità
esclusiva e diretta del Dirigente
Scolastico, senza formalmente
definire
e distinguere gli
obblighi di competenza di
quest’ultimo,
responsabile
della gestione dell’attività,
dagli obblighi dei soggetti
responsabili delle strutture e
della documentazione tecnica
degli edifici»
Se il CPI manca, i Dirigenti scolastici non
possono ritenersi responsabili, vuoi sotto il
profilo
penale,
vuoi
sotto
quello
amministrativo e civile.
• Non vi è alcuna responsabilità penale per
la mancanza del CPI a seguito della
sentenza della C. Cost. 292/1990.
• Considerata, l’esenzione di cui all’art.5
DM29.09.1998, n. 382, nonché la
disponibilità della chiusura degli edifici
scolastici in capo al solo Sindaco ( art. 54
D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267), sembra
svanire
qualsivoglia
ipotesi
di
responsabilità amministrativa ovvero
civile del Dirigente Scolastico
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FINALIZZATE ALL’ACQUISIZIONE DEL CPI DEGLI EDIFICI SCOLASTICI
Parere Avvocatura Generale dello Stato del 13.12.2010
Quesito dell’Ufficio Scolastico
Piemontese
Risposta dell’Avvocatura generale dello Stato
in data 14/12/2010
5) « Se nei casi in cui in un
edificio vengono
allocate
diverse scuole con a capo
differenti dirigenti e quindi
nell’edificio si trovino più
gestori,
ogni
Dirigente
Scolastico risulti responsabile
della gestione dei soli locali e
dell’area di pertinenza della
sua
scuola,
mentre
la
responsabilità
della
rispondenza dell’intero edificio
alla normativa vigente in
materia di agibilità e sicurezza
sia l’ Ente locale, individuato
dalla normativa Ente obbligato
alla manutenzione e messa a
norma dell’edificio»
In relazione ai plessi scolastici con più
istituti all’interno, si ribadisce la
competenza unica dell’Ente Locale o dei
diversi Enti locali competente/ a chiedere il
CPI, a seconda che, ad es. l’edificio ospiti
due scuole primarie, la cui manutenzione
ordinaria e straordinaria spetta al Comune,
oppure una scuola primaria ed una
secondaria superiore, la cui manutenzione
spetta invece rispettivamente al Comune e
Provincia.
E’ quindi il titolare dell’immobile che
dovendo garantire la destinazione d’uso,
provvederà a fare istanza di rilascio del CPI.
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Parere Avvocatura Generale dello Stato del 13.12.2010
Quesito dell’Ufficio Scolastico
Piemontese
6) «Se, in assenza di CPI
valido, una dichiarazione
congiunta, preso atto dei
disposti di cui all’art.5 del
DPR 37/98, che distingua
obblighi e responsabilità
sottoscritta dall’Ente Locale
e dal dirigente Scolastico,
possa essere sufficiente per
garantire
il
regolare
esercizio
dell’attività
scolastica, esonerando il
Dirigente Scolastico da ogni
responsabilità diretta»
Risposta dell’Avvocatura generale dello Stato
in data 14/12/2010
Si conferma la portata non esimente di
eventuali dichiarazioni congiunte tra Enti
Locali ed Istituzioni Scolastiche volte a
definire ambiti di rispettiva attribuzione in
assenza di un CPI valido.
La presenza di tale certificato è in effetti
« perentoria» e nessun accordo può
modificare
le
aree
di
rispettiva
responsabilità individuate dalla leggi tra
Ente Locale e Scuola.
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Parere Avvocatura Generale dello Stato del 13.12.2010
Tanto premesso, in concreto, il Dirigente Scolastico deve adoperarsi, laddove riscontri la
mancanza del CPI.
Fermo restando che i Dirigenti scolastici non sono gravati da alcuna forma di
responsabilità in merito alla richiesta o meno del CPI per le considerazioni sopra esposte
si osserva quanto segue:
 L’art.3, Decreto Min. Interno 29.12.2005 ha fatto decadere « i nulla osta provvisori
rilasciati dai comandi provinciali dei VV.F.» per cui « la prosecuzione dell’esercizio
dell’attività ai fini antincendio, è consentita solo se gli interessati abbiano ottenuto
[…] il certificato di prevenzione incendi ovvero abbiano provveduto alla
presentazione della dichiarazione di cui all’art.3,co 5. DPR 37/98 che costituisce ai soli
fini antincendio, autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività»
 Risulta senza dubbio opportuno che i Dirigenti Scolastici, laddove ravvisino la
mancanza del CPI, chiedano e, se del caso, diffidino l’Ente Locale ad attivarsi per
ottenere il rilascio del CPI da parte dei VV.F. Inoltre, si riscontra l’opportunità che i
VV.F.- ai sensi dell’art.1 D. Lgs.139/2006,istituiti per assicurare « il servizio di soccorso
pubblico e di prevenzione ed estinzione degli incendi» provvedano, su segnalazione
dei Dirigenti scolastici, a verificare l’esistenza di pericoli imminenti, ai fini antincendio
con riferimento all’edificio adibito a scuola.
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Parere Avvocatura Generale dello Stato del 13.12.2010
 Gli Enti Locali, quando i progetti antincendio da essi stessi presentati ai VV.F.
siano stati approvati, e completate le opere di cui al progetto approvato, possono
presentare una dichiarazione di idoneità delle strutture rispetto alla normativa
antincendio. In tal modo, nelle more che i VV.F. procedano al sopralluogo,
l’attività scolastica potrà regolarmente svolgersi.
 In presenza di ritardi nel rilascio del CPI, è opportuno che i Dirigenti Scolastici
diffidino tutte le amministrazioni coinvolte nella relativa procedura – dai VV.F
all’Ente Locale – ed in particolare il Sindaco, il quale, è l’unico soggetto
legittimato a chiudere gli Istituti scolastici (art. 54 D. Lgs. 18/08/2000 n. 257).
 E’ altresì evidente che, in presenza di una situazione di pericolo, l’attività
scolastica non può che essere sospesa anche a prescindere dal provvedimento del
Sindaco riguardante la chiusura o meno dell’immobile
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