Anno III - Numero 52 - Domenica 2 marzo 2014
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Governo
Piemonte
Crisi assassina
Il caso Gentile
fa traballare Renzi
Pichetto può farcela,
c’è pure la destra unita
L'ondata di suicidi
non si ferma
a pag. 2
a pag. 3
a pag. 8
EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Roberto Buonasorte
un’Italia terribilmente ferita quella
nella quale viviamo. I dati sono incredibili: la disoccupazione è arrivata a percentuali che non conoscevamo dal lontano 1977 e
quella giovanile ne colpisce
uno su due.
Dopo aver speso centinaia
di milioni di euro per formarli, cinquemila laureati
italiani ogni anno partono
per l’estero in cerca di lavoro - trovando spesso anche la gloria - perché in
fondo sono i nostri figli migliori.
Altri indicatori poi debbono
far riflettere ancora più a
fondo.
Fino a qualche anno fa, ad
esempio, le case di riposo
private per anziani facevano affari d’oro, oggi stanno
chiudendo perché i vecchietti se li riportano a casa.
Ovviamente non c’è un ritorno di affetto verso chi,
con enormi sacrifici, ha cresciuto la famiglia in modo dignitoso, togliendosi spesso il pane
di bocca per tirare avanti la baracca. No, se li riportano a casa
perché per arrivare a fine mese
serve anche la pensioncina di poche centinaia di euro che percepisce nonno...
Il sistema del credito è avvitato
su se stesso e le banche, tutte,
sono tecnicamente fallite.
O ci si avvia verso una ristruttu-
È
Già, la destra...
Fa sorridere chi oggi, come
dei bambini che giocano
con le costruzioni Lego,
pensa con il due per cento
di essere l’erede di quel
grande partito che di punti
percentuali in Italia ne raccoglieva quindici e nelle
periferie romane, napoletane, foggiane o catanesi
sfiorava addirittura il trenta
per cento.
Per questo e tanto altro ancora era nato, tra un entusiasmo incredibile, il Movimento per An.
Avremmo voluto ridare all’Italia un’opzione politica
forte e credibile, una casa
comune da offrire ai milioni
di elettori che negli anni
in essa si sono riconosciuti,
avremmo voluto ricreare
entusiasmo senza la necessità di rottamare nessuno anche perché tra i primi
ad essere colpito ci sarebbe
stato un signore che ha fatto
7 (sette) legislature. Avremmo voluto...
Per l’arroganza di qualcuno,
la mentalità truffaldina innata di altri, la piccineria
sotto varie sfaccettature di altri
ancora, ciò non è stato possibile.
Tutto questo però non ci farà demordere dal percorrere la strada
che riterremo più utile e giusta, a
partire dalle decisioni che assumeremo venerdì prossimo nella
nostra Direzione Nazionale, fino
ad arrivare all’appuntamento più
vicino, quello delle Regionali in
Piemonte, dove potrebbero esserci
belle e inaspettate novità.
LA DESTRA
NON SI FA CON IL LEGO
Mentre il Paese precipita c’è chi gioca sulla sua pelle
razione del debito pubblico e si
rimettono in circolo capitali per
far ripartire la produzione, oppure
faremo una fine peggiore di quella
della Grecia.
Ovviamente per fare questo occorre un governo forte e autorevole, e quello uscito dalla faida
interna al Pd non è né l’uno né
l’altro.
Negli anni in cui in Italia c’è stato
un governo di centrodestra ben
equilibrato, il sistema ha retto; il
partito di Berlusconi rappresentava meglio di altri il popolo delle
partite Iva, la Lega quello del
Nord ricco e produttivo, An quella
destra sociale e popolare che raccoglieva enormi consensi soprattutto nelle periferie più lontane
delle grandi aree metropolitane
del Centro e del Mezzogiorno
d’Italia.
Berlusconi poi, quanto a politiche,
PUTIN HA IL PLACET DEL SENATO PER INVADERE LA CRIMEA
alleanze e strategie messe in campo nel settore dell’energia e del
petrolio - così come in passato
tentarono Enrico Mattei e Bettino
Craxi - è stato un fenomeno.
Ma anche nel suo caso, così come
per gli altri, la maledizione del
petrolio lo ha colpito e affossato;
a un’altra partita avremmo assistito
se non ci fosse stata la dissoluzione e la dispersione della destra
politica italiana.
LA STORIA È FINITA IN TRIBUNALE
Cerca sesso a pagamento,
si trova davanti la nuora
di Barbara Fruch
l modo di vivere discutibile di un padre,
che a 70 anni cercava avventure amorose
con una escort. L’infedeltà della compagna
che nascondeva dietro una finta occupazione
il suo vero mestiere: quello della prostituta.
Probabilmente, se le due storie non si fossero
incrociate casualmente il legame familiare
non si sarebbe disintegrato.
D’altronde lui, il 70enne trevigiano che aveva
fissato l’appuntamento con una escort a Vicenza, non lo poteva sapere. Non poteva di
certo immaginare che aprendo la porta si
sarebbe trovato davanti la giovane fidanzata
sudamericana del figlio 40enne. Cliente e
lucciola, tra forte imbarazzo, avevano preferito
salutarsi lì, all’istante.
Non si poteva pretendere la stessa indifferenza
da parte del 40enne, che è andato su tutte le
furie quando si è sentito dire dal padre, senza
tanti giri di parole, che la compagna sudamericana non faceva la cameriera, come raccontava, ma sesso a pagamento.
Ne è scaturita una violenta lite con pugni e
schiaffi, al termine della quale il giovane aveva
denunciato il genitore per lesioni lievi. La vi-
I
LA RUSSIA
AFFILA LE ARMI
Vignola a pag. 6
cenda risale a quattro anni fa, ma è rispuntato
ora perché in questi giorni si è tenuta in Tribunale la prima udienza, nel corso della quale
il giudice di pace ha tentato senza successo
di invitare padre e figlio, che da allora hanno
rotto ogni rapporto, a trovare un accordo.
L’udienza è stata rinviata di alcuni mesi.
E se tra padre e figlio era finita a botte, nulla
si sa invece di come sia terminata la love
story tra il quarantenne trevigiano e la finta
cameriera. Una storia di infedeltà dietro cui
si cela parò anche il comportamento discutibile
di due uomini.
2
Domenica 2 marzo 2014
Attualità
LA BUFERA SULLA SANITÀ CALABRESE RISCHIA DI SPAZZARE VIA I GIÀ FRAGILI EQUILIBRI DEL GOVERNO RENZI
Caso Gentile, assedio al Nuovo Centro Destra
La relazione che segnalava irregolarità a Cosenza fu archiviata dal Viminale, accuse anche ad Alfano
Ma il Pd deve fare i conti pure con l’incoerenza di aver promosso sottosegretario la Barracciu
di Robert Vignola
n giornale che non esce e
un sottosegretario. In mezzo, c’è abbastanza per dare
ragione a uno come Dario
Ginefra, deputato del Pd,
che chiede agli alleati di governo
del Ncd di liberarli, testuali, dall’imbarazzo. A peggiorare tutto, come
ormai avviene in questa scena politica
ormai dominata dai social network,
mentre la viralità della registrazione
telefonica in cui il presidente di Fincalabra Umberto De Rose chiede
all’editore de L’Ora della Calabria
Alfredo Citrigno di bloccare l’uscita
di notizie poco gradite ad Antonio
Gentile, sottosegretario alla infrastrutture del Governo Renzi, fresco
di nomina.
Una nomina che, in quel “leak” così
cliccato in queste ore, era più che
ventilata. “Cioè, se questi ora sfornano
il governo e si dice che lo fanno sottosegretario alla giustizia, ma a te
chi te lo fa fare?”, diceva coloritamente
il mediatore all’editore. Insomma, la
profezia era imprecisa ma c’era tutta,
U
se si considera che la conversazione
avveniva qualche settimana fa. E poi,
sempre assai più coloritamente di
quanto si possa qui riportare: “E togli
quell’accidente di notizia sui Gentile
dal giornale…”.
Il fatto grave è che invece la notizia
su qualche inciampo giudiziario del
figlio del sottosegretario è uscita, e
soprattutto che poi le rotative del
giornale si sono rotte…
Insomma, dal Pd è fuoco di fila e Alfredo D’Attorre, altro deputato, avverte:
“sono indotto a pensare che né il
presidente del consiglio né i vertici
Ncd erano a conoscenza pienamente
della vicenda altrimenti avrebbero
dovuto soprassedere da questa scelta.
A me sembra inopportuna la permanenza di Gentile al governo, mi
auguro sia indotto, dal presidente del
consiglio e dal suo partito a rassegnare le dimissioni”.
Partito che però non pare esattamente
convinto di dover fare pulizia. Il che
lo sta mettendo davvero a rischio.
Tutto gira intorno alla figura di un
manager della sanità pubblica, Gianfranco Scarpelli, a cui sono state
contestate consulenze per 900 mila
euro distribuite a un avvocato, fedelissimo del senatore, e girate in parte
al figlio di Gentile, che è finito sotto
inchiesta. A peggiorare il quadro,
esploso con l’inchiesta pochi giorni
fa, il fatto che la sanità a Cosenza era
sotto la lente d’ingrandimento della
Guardia di Finanza dal 2012, ma che
una relazione in merito finita sui tavoli
del Viminale fu archiviata. Caso vuole
che alla poltrona di ministro dell’Interno sedesse già Alfano. E ovviamente anche questa rischia di non
passare inosservato.
Certamente il Pd non è comunque
nella posizione di poter dare troppe
lezioni. La promozione di Francesca
Barracciu a sottosegretario alla cultura
è al centro di critiche. Si tratta della
VETERINARIO IN SICILIA ACCUSA: È MORTIFICANTE
NAPOLI: SE QUESTA È GIUSTIZIA…
Cade dalla sedia: 140mila euro
Pagato per lavorare un minuto a settimana
eanche il tempo di dire… Bongiorno.
Battuta forse scontata ma inevitabile se hai
un cognome così e un contratto che ti
dice di lavorare un minuto alla settimana. Eppure
questa incredibile cifra temporale è quella
scritta, nero su bianco, sulla convenzione “valida
fino a giugno del 2014”, così come riportato
dalla lettera di incarico dell’Asp di Trapani, per
un veterinario siciliano. Per Manuel Bongiorno,
che è pure vicepresidente per la provincia di
Trapani del suo ordine professionale, dell'Ordine
di Trapani, si tratta di una pura mortificazione.
Difficile dargli torto “Una volta a settimana vado
nella sede dell'Asp e devo passare il badge.
Entro, aspetto che passi un minuto, e poi ripasso
il badge. Va avanti così da mesi. A giugno e
luglio sono dovuto andare a Trapani, penso che
mi spetti anche un rimborso benzina, visto che
sono di Castelvetrano”.
N
stessa Barracciu che lo scorso 30 dicembre eseguì il proverbiale passo
indietro: aveva vinto le primarie in
Sardegna ed era quindi la candidata
del centro-sinistra per il posto di governatrice. Ma arrivò l’inchiesta della
Procura di Cagliari su fondi regionali
e spese fuori controllo fu motivo di
farle arrivare, da parte di Matteo
Renzi, l’invito a farsi da parte e lasciare
strada a Pigliaru, poi divenuto presidente. E come può una donna indagata essere inadeguata a guidare
una Regione ma “ideale” per occupare la poltrona di sottosegretario
alla Cultura.
In tutto questo, ieri Matteo Renzi giocava a fare il grande europeista al
congresso del Pse, ospitato a Roma
per incoronare nientepopodimeno
che Martin Schulz alla candidatura
della presidenza del Consiglio Europeo. Rinnovando l’impegno “peri
conti a posto” e l’appello per “completare l’integrazione europea”. Forse
sarebbe meglio pensare a mettere
almeno a posto il governo, prima di
farsi dettare l’agenda economica dall’ennesimo eurocrate.
Tutto nasce da un decreto assessoriale del
2009 che ha convertito l'originaria prestazione
fornita in debito orario. Un calcolo matematico
applicato alla lettera che ha partorito per il veterinario un contratto da un minuto a settimana.
Una roba che non si sarebbe potuta immaginare
nemmeno in un film di Fantozzi. “Ho chiesto di
smettere per potere lavorare davvero - aggiunge
Bongiorno - Io voglio dare il mio contributo all'azienda e non voglio essere mortificato”. Bongiorno, 38 anni, non è solo in questa battaglia:
altri veterinari hanno un monte ore che non
permette di svolgere l'attività professionale:
Cinzia Dunand, Piergiorgio Molinari, Salvatore
Briganò e Daniele Marino. Tra loro c'è chi ha un
contratto di pochi minuti a settimana, fino ad
un'ora. Un’altra “qualificante” cartolina della
Sicilia di Crocetta.
Valter Brogino
Megarisarcimento a un giudice, gli è stata riconosciuta la causa di servizio
uò capitare a tutti di farsi male sul posto
di lavoro. E se l’infortunio avviene in
ufficio, al lavoratore spetta un risarcimento
per “cause di servizio”, commisurato al danno
sulla base di parametri di valutazione diversi
a seconda del lavoro svolto e/o della gravità
della lesione subita. Danni documentati e riscontrati nel corso di lunghi procedimenti giudiziari, come nella purtroppo classica tradizione
nostrana.
E se a confermare la regola vi sono sempre
delle eccezioni, quella riscontrata in questo
caso lascia decisamente a bocca aperta. Come
racconta il Corriere del Mezzogiorno, un magistrato in servizio a Napoli, caduto dalla sedia
del suo ufficio, oltre all’iter sanitario ha avviato
anche il procedimento risarcitorio. Che si è
P
concluso in tempi abbastanza rapidi (7 anni
per completare i vari gradi di giudizio amministrativo) e con riconoscimento di una somma
pari a 140 mila euro, più altri oneri (mancato
guadagno, danno esistenziale e simili) per
“esiti di trauma distorsivo del rachide lombare
produttivo di ernia discale con impegno radicolare e rigidità del tratto dorso-lombare”.
Questa l’incredibile decisione del Tar, decisamente senza precedenti. Contattato dal
Corriere del Mezzogiorno per un commento,
il magistrato ora in pensione ha detto soltanto
che per lui “parla la sentenza”.
Peccato che per tanti altri lavoratori, con infortuni ben più gravi del suo e magari con
famiglie anche numerose a carico, non vi
CdG
siano sentenze simili.
LO ZOO DI SPIDERITA
Renzi il neodinosauro e la questione morale
l nuovo governo Renzi si ritrova
subito con una bella matassa da
sbrogliare ma soprattutto molto
ingarbugliata e difficile da sostenere.
In pole position di certo la nomina
del sottosegretario Antonio Gentile
, fortemente voluta dalla banda bassotti di Alfano, che tante polemiche
ha suscitato per le sue consulenze
d’oro in diverse aziende sanitarie
calabresi, seguita dalle nomine di
Del Basso, De Caro e Barracciu sempre coinvolti in losche storie di
rimborsi con soldi pubblici che a
tanti elettori del PD hanno lasciato
l’amaro in bocca.
E’ giusto che un governo che sin
dal giorno del suo insediamento
scandisce slogan impregnati di equità e di voglia di rinnovamento, possa
oggi annettere tra le sue fila chi
questo cambiamento non lo rappre-
I
senta o meglio coloro che sino ad
oggi si sono probabilmente macchiati nel corso della loro carriera
di dubbi che lasciano aperta la questione morale? E proprio in un momento in cui il nostro Paese tenta
disperatamente di uscire da una
crisi economica che lo
attanaglia ma in particolar
modo è attraversato da
una grande voglia di riscatto e risanamento morali come non mai.
Ciò lascerebbe supporre
che l’innovatore ormai divenuto, all’anagrafe, giovane dinosauro Renzi, sia
vittima del giogo di poteri
occulti, di forze centrifughe di potere e di ricattatori del sistema o più
semplicemente, ragionando alla maniera del Gattopardo
di Tomasi Lampedusa, cambierebbe
tutto per non cambiare nulla.
Una bella presa in giro insomma di
tutti gli italiani che già dai primi
provvedimenti del Governo si vedranno alzate le aliquote delle tasse
comunali, hai voglia ad abbassare il
cuneo fiscale, e costretti ad annaspare, senza limiti, fino alla fine del
mese mentre le amministrazioni insolventi avranno ancora la possibilità
di sperperare il loro denaro in inutili
consulenze e marchette agli amici
degli amici minacciando le città,
come Roma, nonostante gli aiuti di
Governo ricevuti per le fallimentari
gestioni che sanno solo prendere
senza nulla dare in cambio se non
sistemi impositivi, di blocco totale e
paralisi urbane.
Eh già quanti proclami alla vigilia,
quante dichiarazioni d’intenti e onestà sbandierate ai quattro venti…
ora si direbbe, forse, che si predica
bene ma si inizia a razzolare proprio
male; del resto, caro Presidente, la
sua giovane età e la sua scarsa esperienza non le hanno consentito di
sapere a priori che tra il dire ed il
fare ci sta ancora di mezzo il mare.
Buon Lavoro!
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Domenica 2 marzo 2014
Primo piano Piemonte
PARLA IL VICEPRESIDENTE USCENTE, IN ODORE DI SUCCEDERE A COTA ALLA LEADERSHIP DEL CENTRODESTRA
“In campo coi valori morali,
non con quelli numerici”
“Con Chiamparino è dura perché lui è in campagna elettorale da due mesi, ma uniti possiamo vincere”
di Robert Vignola
a naturale promozione sul
campo di Gilberto Pichetto
dovrebbe essere abbastanza per togliere le castagne
dal fuoco al centro-destra
in Piemonte. Una convinzione che Silvio Berlusconi ha ripetuto anche ieri,
per cercare di dare un indirizzo forte
alla campagna elettorale del Piemonte.
Il terremoto che ha scosso lo strategico
territorio ai piedi della Mole e delle
Alpi ha inevitabilmente messo nelle
ambasce una coalizione che tutto poteva prevedere, tranne di veder spazzata via con un ricorso al Tar la propria
giunta regionale.
Dal pasticcio occorre uscire uniti e
con le idee chiare, questo lo capiscono
tutti, ma il toto candidato impazza.
Anche se la figura del vice presidente
uscente comincia a prendere peso,
ogni ora di più.
Il diretto interessato, però, non si getta
in ambiziose fughe in avanti. Caso
raro, anzi, fa l’uomo di partito. “Io
sono un soldato e farò ciò che Forza
Italia e il mio presidente mi diranno
di fare”, scandisce a chiare lettere
nell’intervista a Il Giornale d’Italia.
La partita contro Chiamparino è
L
difficile?
C’è una differenza di base. Lui è stato
immediatamente individuato come il
candidato del Pd. Con Sel non ha an-
cora chiuso l’accordo, ma ormai da
due mesi Chiamparino è in piena
campagna elettorale. Noi invece dobbiamo ancora definire la coalizione.
LA NOVITÀ
Varata la lista unitaria
La Destra, Fli e Fiamma-DestraSociale
difenderanno insieme la comune identità
a alcuni mesi ha preso il via, in
tutta Italia, il processo di unità
delle forze politiche di destra.
Soprattutto in Piemonte le dirigenze
regionali e locali di “La Destra”,“Fiamma Destra Sociale” e “Futuro e Libertà”
sono state tra i primi soggetti ad aver
iniziato uno stretto rapporto di collaborazione tra i partiti, con lo scopo di
superare la frammentazione elettorale
delle forze che più rappresentano la
destra italiana, sociale e nazionale e
con l’obiettivo di riportare al più presto,
nelle assemblee legislative come nei
consessi amministrativi, i Valori e le
Idee che affondano le proprie radici
nel pensiero di uomini quali Giorgio
Almirante.
Facendo così seguito alle dichiarazioni
di questi giorni dei coordinatori nazionali dei vari soggetti, tra cui Adriana
Poli Bortone, Francesco Storace, Luca
Romagnoli e Roberto Menia, anche le
dirigenze subalpine annunciano la
presentazione di un cartello elettorale
per le Regionali del Piemonte.“Saremo
presenti sulla scheda delle elezioni
del prossimo 25 maggio con un nostro
simbolo unitario - dichiarano Walter
Maccantelli per La Destra, Massimiliano
Panero per la Fiamma Destra Sociale
e Diego Zavattaro per Futuro e Libertà
- e chiameremo così a raccolta tutto il
popolo della destra, senza dispersioni
e con la certezza di saper incidere sul
risultato finale. Ci porremmo certamente in dialogo con il centro-destra,
D
fatte salve le premesse programmatiche e valoriali che caratterizzano la
nostra diversa cultura politica ed il
progetto sociale che vogliamo continuare a perseguire”.
"Le richieste che ci avanzano quotidianamente militanti e simpatizzanti proseguono i tre coordinatori - non
possono che essere ascoltate, e la volontà di incidere, con le nostre istanze,
nel processo legislativo e amministrativo del Piemonte, cessando con una
frammentazione che ci marginalizza,
ci sprona a perseguire nuove strade,
non già perché quelle vecchie fossero
sbagliate, ma solo per affrontare al
meglio una mutata realtà politica. Non
solo tantissimi giovani, ma anche molti
elettori storici, da tempo non fanno
distinzioni di sigle nella cabina elettorale e accomunano l’un l’altro i nostri
partiti. Si tratta quindi, innanzitutto, di
fotografare la realtà e, semplicemente,
continuare la lotta con nuove strategie
(senza rinnegare nulla né modificare
i propri ideali) proprio per cercare di
affermare i propri Valori".
Con la prossima settimana il cartello
delle destre si confronterà con le altre
forze politiche del centro-destra e inizierà il percorso organizzativo della
propria lista unitaria. A breve poi i coordinatori nazionali verranno in Piemonte per presentare il simbolo da
cui prende il via a livello nazionale il
processo di unità politica d’area.
em
La sensazione è che si voglia preservarne l’unità, giusto?
Berlusconi ha candidato il sottoscritto,
è vero, ma il percorso deve essere
condiviso con tutto il centro-destra.
La sfida è difficile, ma senza strappi
possiamo vincerla. Undici mesi in
giunta ci hanno dato modo di dimostrare la capacità di governare la Regione, al di là delle vicissitudini con
cui quell’esperienza è finita, dai ricorsi
che hanno portato all’annullamento
del voto a rimborsopoli. Perciò se in
tempi rapidi stabiliamo la coalizione
e avviamo la vera campagna elettorale, unitaria, gli spazi per vincere ci
sono tutti.
A destra ci sarà una lista unita, sulla
base del Movimento per An. Storace
ha già detto:“Avanti con Pichetto”.
Me lo dice lei e ne sono piacevolmente stupito. Innanzitutto perché è
proprio un passo per mettere insieme
tutta la coalizione, anche sui punti
programmatici. Poi perché la pari dignità si basa sui contenuti e non solo
sui valori numerici. Segnali del genere,
così importanti, ci dicono che siamo
sulla strada giusta.
E con la Lega?
I rapporti sono buoni sia a livello
personale che di partito. Può naturalmente e legittimamente esprimere
una sua preferenza e credo che il
confronto possa senz’altro avere esiti
positivi per tutti.
L’INTERVISTA: MASSIMILIANO PANERO
“Mettere fine alla diaspora”
L’
unità della destra italiana parte
dal Piemonte. Un cartello elettorale che mette insieme La
Destra, Fiamma Destra Sociale e Futuro e Libertà per restituire ai piemontesi una casa comune, costruita
su fondamenta solide e proiettata al
futuro, pronta per competere con
decisione alle prossime elezioni regionali del 25 maggio. Ne è certo
Massimiliano Panero, referente per il
Piemonte di Fiamma Destra Sociale,
che ha reso un’intervista al Giornale
d’Italia nella quale fa il punto sulla situazione politica del suo territorio ed espone le ragioni
di questa scelta di unità.
Una scelta, quella di unire le forze, che nasce –
come dite nel comunicato stampa – dall’aver osservato la realtà e dall’esservi resi conto che la
gente di destra vuole unità. Insomma dal Piemonte
può ripartire una ‘destra nazionale’?
È quello che ci auguriamo, sia come risultato elettorale
che come dato politico. Il nostro è un tentativo di rimettere insieme la destra ragionando con tutti, senza
chiudere le porte a nessuno. Il nostro intento è evidentemente quello di sostenere la maggioranza di
centro destra, sempre che ce ne siano però i presupposti. Per esempio, siamo sfavorevoli alla candidatura
di Crosetto perché è il territorio ad avere bisogno di
altro, di un personaggio come Pichetto, per esempio,
o anche di una donna come Daniela Santanchè, piemontese e con una storia degna di rispetto a destra.
Siamo ben disposti a sederci al tavolo delle trattative
con il centro destra, ma a condizione che vi sia pari
dignità.
Il richiamo che unisce tutti è quello al segretario
storico della destra italiana, Giorgio Almirante…
Certamente, Almirante rappresenta in tutto e per tutto
quella componente valoriale che ci appartiene. Non
siamo una destra liberale, siamo una destra storica,
nazionale e sociale e solo Almirante riunisce questi
ideali. Questo lungo percorso di diaspora della destra
deve finire, bisogna porvi un freno.
Le idee, i programmi, i valori, sono
gli stessi per tutti. Da qualche parte
bisogna cominciare, e le elezioni in
Piemonte sono l’occasione. Speriamo
che da qui venga anche uno sprone
per le prossime elezioni europee, lo
spazio potrebbe esserci.
Nel comunicato si parla di simbolo
unitario. Qualche anticipazione?
Ritengo che da due cose non si possa
prescindere: che nel nome ci sia la
parola ‘destra’ e, naturalmente, non
può mancare un riferimento alla fiamma tricolore.
Parlate di dialogo con il centro destra, ponendovi
decisamente ed inequivocabilmente a destra…
Abbiamo il dialogo aperto con tutti, anche con le
forze dell’antagonismo, anche se naturalmente non
siamo antagonisti. Vogliamo contribuire alla vittoria
del centro destra dando un forte contributo di destra,
con una componente inequivocabilmente di destra.
I punti cardine quali sono?
Il territorio ha delle necessità specifiche, le cose di
cui parlare sarebbero molte. Intanto, per fare un esempio, la legge regionale sulla sicurezza non viene finanziata da anni, mentre su quella per le popolazioni
nomadi sono piovuti milioni di euro. C’è stato un vero
e proprio ribaltamento delle cose. Anche in tema di
cultura, potrei citare i finanziamenti a pioggia per le
realtà culturali di sinistra. Invece bisogna privilegiare
il merito. Il punto cardine risponde ad una frase, molto
semplice: prima gli italiani. Senza mancare di solidarietà
nei confronti di nessuno, come si può apportare solidarietà agli altri se stiamo male noi?
Come si preannuncia questa campagna elettorale?
Appassionante. Ci aspettiamo che questa campagna
venga seguita con attenzione anche dai vertici nazionali
dei partiti e ci aspettiamo anche una loro forte presenza
sul territorio.
Emma Moriconi
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Domenica 2 marzo 2014
Storia
LAUREATO IN CHIMICA, SOLDATO, MINISTRO, È TRA I REDATTORI DEI DICIOTTO PUNTI DEL MANIFESTO DI VERONA
Tarchi, dalla Grande guerra alla socializzazione
Dopo la guerra è consigliere comunale di Milano per il Movimento sociale e autore del volume “Teste dure”
di Emma Moriconi
l tessuto fondante della Repubblica
sociale è tutto rintracciabile nei
18 punti del noto Manifesto di Verona, alla redazione del quale partecipò, tra gli altri, Angelo Tarchi.
Quando giunge il tempo di Salò, Tarchi
ha 46 anni e una certa esperienza alle
spalle. La Grande guerra, dove viene
decorato al valor militare, i Fasci rivoluzionari di azione interventista, l’Albania.
Ma anche la laurea in chimica e il Corpo
delle Miniere, il Consiglio superiore di
Sanità e la Delegazione del Lavoro a Ginevra sono tutte situazioni che fanno
parte del suo bagaglio di vita e di cultura.
Tarchi è anche deputato nel 1934 e consigliere nazionale fino allo scioglimento
della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Dal 26 dicembre 1941 è poi
ispettore del Pnf con Vidussoni e Scorza.
Nell’agosto del 1943 è richiamato alle
armi. Alla fine dello stesso anno, dopo
l’adesione a Salò, il ministro Pellegrini
gli affida i Consorzi di Credito per le
Opere pubbliche e per le Opere di pubblica utilità e l’Istituto mobiliare italiano.
Il 31 dicembre assume il ministero dell’Economia corporativa, collabora con
Bombacci alla strutturazione della rivoluzionaria “socializzazione” che porterà
al decreto n. 375 del 12 febbraio 1944
“della socializzazione dell’impresa”. Tarchi, insieme a Bombacci, crede fermamente nell’istituto della socializzazione,
I
che è “… un altro passo avanti per creare
uno Stato sociale”.
Dopo la soppressione del ministero, successiva al decreto legislativo del gennaio
1945, che crea i dicasteri del Lavoro e
della Produzione industriale, viene posto
alla guida di questo nuovo apparato,
dove resterà fino al 25 aprile. Dopo la
guerra subisce l’arresto e il processo,
infine sarà amnistiato nel 1948 e tornerà
a dirigere la rivista “Chimica”’. Ancora
nel dopoguerra è presidente della Camera di commercio Italo-Brasiliana. La
sua passione politica però lo riporta
nelle liste del Msi, erede naturale di
quella Repubblica sociale a cui Tarchi
tanto aveva dedicato in termini di lavoro
e di impegno. Con il Msi viene eletto
consigliere comunale a Milano. È del
1967 il suo volume “Teste dure”.
Marco Tarchi, noto esponente della destra
italiana negli anni Settanta e oggi docente,
nipote di Angelo, parla di suo prozio
con Giampaolo Pansa: “Angelo era fratello di mio nonno paterno - dice Marco
- l’ho incontrato poche volte, giusto l’estate in Versilia, senza avere mai occasione
di parlare di Salò. Ha lasciato anche un
libro di testimonianza, “Teste dure”, ma
non l’ho mai aperto … perché il reducismo è sempre stato lontano dalla mia
psicologia. Negli anni della mia militanza
missina, dal 1968 all’81, mi sono tenuto
lontano da qualsiasi forma celebrativa e
nostalgica”. Ciò che dice poi Marco
Tarchi a Pansa è molto interessante, ma
esula da questa sede. Ciò che può essere
invece utile, anche qui, è il richiamo alle
parole di Pansa quando, proprio dialogando con marco Tarchi, dice: “Finora
in Italia sono mancate due cose. La prima
è una storia completa della guerra civile
che non cancelli chi è stato sconfitto e
che racconti tutti, dico tutti, gli orrori di
quel mattatoio. La seconda è una memoria ‘accettata’, non ‘condivisa’, intendiamoci, che è un’altra questione. L’Italia
non ritroverà una sua quiete finché io,
Giampaolo Pansa, di campo antifascista,
non accetterò come un esito della storia,
anche se diversa dalla mia, la memoria
di Lapo Tarchi, volontario delle Brigate
Nere per difendere l’onore patrio ferito”.
Per tornare a Tarchi, ciò che dice Marco
circa il ‘reducismo’ necessita quantomeno
di un’osservazione, nel pieno rispetto
dei punti di vista di ciascuno. Quello
che racconta Angelo Tarchi in “Teste
dure” è Storia, non reducismo. E la storia
va conosciuta, tutta. Un’altra cosa, però,
che dice Marco Tarchi, merita di essere
riportata: “Nel nostro paese, ormai, il
passato è esclusivo terreno di scontro
politico. La memoria viene sistematicamente usata come arma contundente
contro l’avversario”.
Il che avverrà sempre, almeno fino al
giorno in cui non si giungerà alla presa
di coscienza che la Storia va analizzata
per quello che è.
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Domenica 2 marzo 2014
Focus
BAGARRE TRA BAMBINI IN QUINTA ELEMENTARE, IN UNA SCUOLA DEL X MUNICIPIO DI ROMA
“Tedesco fascista, tu e tuo fratello”. Ma ha solo 10 anni
La famiglia del piccolo si rivolge al Giornale d’Italia per raccontare i fatti e i relativi sviluppi
di Emma Moriconi
ccade a Roma, nel Terzo
Millennio. È la piccola storia
di un bambino di 10 anni,
che viene espulso da un
progetto scolastico per essersi rivolto ad un compagno di classe (italiano) additandolo con l’epiteto
di ‘Rumeno’. Il fatto è che il bambino
rispondeva ad un attacco: ‘Tedesco
Fascista, tu e tuo fratello’. Così si era
rivolto a lui il compagno di classe,
10 anni anche lui naturalmente.
A denunciare la paradossale vicenda
al Giornale d’Italia è proprio il fratello
maggiore, il presunto ‘tedesco fascista’. Che è, a buon titolo, indignato:
‘mio fratello ha sbagliato – dice
Giancarlo, di cui non faremo il cognome a tutela del fratellino – a battibeccare con il suo compagno di
classe chiamandolo ‘rumeno’. Tra
l’altro abbiamo molti amici rumeni.
Però la punizione mi sembra ingiusta,
ha solo dieci anni e nessuno si è
preoccupato di redarguire il compagno di classe che lo ha apostrofato
con parole come ‘tedesco fascista,
tu e tuo fratello’, riferendosi chiaramente a me’.
Il fatto è che Giancarlo e la sua famiglia
sono conosciuti nel quartiere come
impegnati politicamente a destra,
dunque questo basta, probabilmente,
per lasciare che al fratellino di dieci
anni ci si rivolga con ‘tedesco fascista’.
‘La nostra priorità – continua Giancarlo – è la salvaguardia dell’integrità
A
di mio fratello, che ha solo 10 anni e
non è giusto che venga messo in
mezzo a situazioni non idonee ad
un bambino’.
Tutto è cominciato lo scorso 10 febbraio, quando la maestra, in occasione del Giorno del Ricordo, ha
voluto parlare dei Martiri delle foibe.
Al fratellino di Giancarlo, di cui la
maestra conosce l’impegno politico,
ha detto: ‘Tuo fratello è bene informato, fatti raccontare anche da lui’.
E così, dopo settant’anni da quei
fatti orribili, torna l’equazione infoibati
uguale fascisti. La cosa grave è che
accade in una quinta elementare,
tra bambini di appena dieci anni.
Giancarlo insiste: ‘la cosa è vergognosa, a mio parere, e colpisce discriminando mio fratello e non punisce chi lo ha attaccato per primo’.
Perché dopo questa vicenda il piccolo è stato espulso da un progetto
scolastico.
La questione assume gravità nel
momento in cui in diatribe di questo
genere vengono coinvolti dei bambini innocenti, che nella maggior
parte dei casi non sanno esattamente
neppure di cosa si parla. Il bambino
che ha dato del ‘tedesco fascista’ al
fratellino di Giancarlo, a dieci anni,
cosa sa dei tedeschi e del fascismo?
Cosa gli hanno detto? Quale associazione di idee può aver fatto? E il
fratellino di Giancarlo, punito per
una parola ritenuta offensiva (ma
‘rumeno’ è forse una parola offensiva?), che non potrà prendere parte
ad un progetto scolastico e quindi
si ritroverà automaticamente emarginato dalla sua classe, dalla sua re-
altà quotidiana? All’integrità psichica
di questo bambino nessuno ha pensato? Una persona, per diventare
insegnante, deve aver studiato psicologia e pedagogia, quanto meno.
È pedagogicamente utile l’emarginazione di un bambino? È pedagogicamente utile per questo bambino
sapere che lui è stato punito mentre
chi lo ha attaccato non ha avuto
nemmeno un ‘cicchetto’? quale percezione avrà, questo bambino, della
‘giustizia’? e ancora: ‘tedesco fascista’
che cosa vuol dire? In entrambe le
circostanze, non sono le parole in
sé ad avere un senso o un altro. In
entrambi i casi, ciò che conta è l’intenzione con cui vengono pronunciate. E dunque, ‘rumeno’ non è una
parolaccia. Come non lo è ‘tedesco
fascista’. Nel momento in cui l’intenzione che sta dietro a queste parole cela una volontà di insultare
l’altro, allora va detto che è sbagliato.
Ma o è sbagliato sempre, o non è
sbagliato mai. O si punisce in entrambi i casi, o non si punisce mai.
Probabilmente l’insegnante che ha
preso la decisione di estromettere
il fratellino di Giancarlo dal progetto
scolastico avrebbe fatto un servizio
migliore ad entrambi i bambini se li
avesse chiamati, anche singolarmente, e avesse parlato con loro.
Da insegnante ad alunno, da adulto
a bambino. E se avesse spiegato
loro che a dieci anni bisogna pensare
a giocare, perché l’infanzia è una
sola, e non torna più.
“MAGAZZINO 18” DÀ ANCORA FASTIDIO A UNA CERTA SINISTRA
Squarciate le gomme dell’auto di Simone Cristicchi
L’artista risponde: “Siete relitti di una ideologia sepolta”
di Cristina Di Giorgi
DALLA PAGINA FACEBOOK DELL’ARTISTA
Le armi dell’ironia (amara)
uando si tratta di dare lezioni di democrazia e di cultura la sinistra sembra non
“Sempre più accreditata la notizia della violenza perpetrata da parte del noto cantautore romano verso un gruppo
avere rivali. Ma solo a parole. Già, perché se da un lato gli antifascisti doc si
di innocenti dimostranti pacifisti che, presentatisi a teatro per assistere allo spettacolo, muniti di regolare biglietto
dichiarano contro ogni forma di violenza e unici depositari della verità storica,
pagato, sono stati accolti come da foto in allegato. Si nota chiaramente l'arsenale bellico del cantautore composto
(fonte e foto: Massimo Battista)
sbandierando ai quattro venti il loro impegno contro le mistificazioni nazifasciste,
da sedie, pistole e spranghe”
dall’altro si comportano da figli arroganti di un’ideologia che spesso e volentieri li
induce a comportamenti che nella migliore delle ipotesi sfiorano il ridicolo.
Come quello degli esponenti dei centri sociali che a Scandicci hanno interrotto
Magazzino 18 volendo denunciarne la faziosità (senza averlo peraltro visto). E come
gli ignoti che, molto probabilmente di questa stessa mentalità, hanno inciso le gomme
dell’auto di Simone Cristicchi con un taglierino. La risposta del cantautore romano,
che sulla sua seguitissima pagina facebook (gli iscritti sono più di cinquantamila) ha
commentato l’accaduto, è di quelle che non lasciano spazio ad alcun dubbio: “Siete
relitti di una ideologia sepolta. A noialtri ci tocca sopportare i vostri ragli da asini, oltre
che i tagli”. Parole durissime che, di fronte all’ennesimo sfregio che ha il gusto amaro
della minaccia e dell’idiozia, sono l’ulteriore testimonianza della correttezza di un
uomo che, pur avendo più volte dichiarato di appartenere ad un determinato
orientamento politico, non ha paura di denunciarne apertamente le mele marce – o
meglio, decomposte – che non sanno far altro che criticare aprioristicamente il suo
lavoro.
Un lavoro che, vale la pena ripeterlo nuovamente, ha l’unica “colpa” di aver portato all’attenzione del grande pubblico il dramma delle Foibe e degli esuli istriani, giuliani e
dalmati. In che modo la ricerca della verità può essere considerata di parte è un
mistero che neanche Einstein potrebbe risolvere. Molto meno misteriosa è invece –
purtroppo – la mentalità di una certa sinistra che ha la radicata e radicale abitudine di
misurare tutto in maniera strumentale sulla base del proprio interesse di parte.
“Il problema – scrive l’artista – è che più Magazzino 18 avrà successo, e più questi
relitti nostalgici alzeranno i toni, istruendo la loro bassa manovalanza che agirà scompostamente. Poi, ovviamente, da vigliacchi come sono, si tireranno indietro, pur non
prendendo le distanze da simili gesti”. Poi l’amaro commento: “Se le ricerche storiche
di Cernigoi, Kersevan, Purina, Volk portano a questo, mi tengo volentieri il mio buon Gianni
cantautore romano ha dato esemplare e poetico riconoscimento le hanno vissute sulla loro
Oliva”. In altre parole: se i risultati degli studi compiuti dai revisionisti che negano o
pelle. Persone che gli hanno rivolto messaggi di stima, ringraziamento e incitamento a non
giustificano quanto avvenuto sul confine orientale italiano in quegli anni difficili generano atmollare. Sulla pagina di Magazzino 18 si leggono però – non molti per fortuna – anche
teggiamenti come quelli di questa sinistra, molto meglio gli studiosi che hanno cercato di
messaggi senza vergogna di chi insiste nel negare l’evidenza. Come quello in cui si legge:“il
capire come sono andate veramente le cose. Al di là – come i veri storici dovrebbero sempre
tuo spettacolo è totalmente antistorico e carente. Torna a studiare, tu e i tuoi fans”. Ecco. Un
fare – di ogni connotazione ideologica e politica.
consiglio questo che ci sentiamo di condividere: si Cristicchi, torna a studiare. Magari grazie
A Simone Cristicchi sono giunti moltissimi messaggi di stima e solidarietà non solo di chi ha
ai tuoi eccellenti e documentati sforzi, ci regalerai ancora una volta pagine di Storia e Verità
visto lo spettacolo, ma anche – e soprattutto – da parte di coloro che le vicende a cui il
fino ad ora dimenticate!
Q
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Domenica 2 marzo 2014
Esteri
LA SITUAZIONE PRECIPITA NELLA PARTE ORIENTALE DELL’UCRAINA: KIEV NON NE HA PIÙ IL CONTROLLO
La Crimea insorge: viva madre Russia
Dal Parlamento carta bianca a Putin per un intervento militare che eviti spargimenti
di sangue: una missione di pace che non piace a Usa e Nato. Ma la diplomazia è già in moto
ggiornarsi: la guerra di Crimea
potrebbe non essere più il conflitto che i libri di storia indicano
come l’inizio dell’ascesa della
casa savoiarda verso il Regno
d’Italia, ma un evento di cronaca con cui
fare i conti. E sono conti difficili da fare. Certamente però sul Mar Nero soffiano venti
assai funesti, si infilano nelle ampie valli dei
grandi fiumi che vi sfociano e risalgono
sopra la corrente, fino a Kiev.Venti di tempesta,
venti quasi di guerra. Una visione, quella
dell’Europa di nuovo sul baratro di un conflitto,
che ha fatto irruzione nei teleschermi di
tutto il mondo con le sembianze di paramilitari
all’opera a Sinferopoli, armi in mano, mentre
prendono posizione puntando ad altezza
d’uomo.
I numeri, quelli con cui fare i conti, non sono
da meno. Il nuovo governo stabilitosi a Kiev
dopo le sanguinose proteste ha accusato
Putin di aver mandato seimila parà e decine
di blindati, ha anche inviato a Mosca una
protesta per invasione dello spazio aereo.
Ma nella Crimea, la vasta porzione a maggioranza russa del territorio ucraino, non
sembrano i militari russi gli attori principali.
Una grossa fetta della popolazione, dopo
essere scesa in strada nei giorni scorsi inneggiando a Mosca, ieri si è sollevata. A
Kharkov, seconda città dell’intera Ucraina,
dimostranti filorussi hanno fatto irruzione
nel municipio occupato da attivisti di Euromaidan e li hanno sgomberati al termine di
piccoli incidenti, issando poi sul palazzo il
tricolore russo. Bandiera ucraina rimossa e
sostituita anche sui luoghi del Governo a
A
Donetsk, nell’estremo oriente minerario del
Paese, e a Odessa, sulle sponde del Mar
Nero. Certo, di qui a dire che Putin sta a guardare ce ne corre. Ieri il leader ha chiesto, e
ottenuto all’unanimità, l’autorizzazione del
Senato ad un’azione militare in Crimea, fino
alla stabilizzazione della situazione sociopolitica e per evitare spargimenti di sangue.
L'eventuale azione militare russa in Crimea
dipenderà dagli sviluppi sul terreno, ha reso
noto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. Oltre
a precisare che Putin non ha ancora preso
una decisione in merito, Peskov ha sottolineato
che il presidente invierà forze in Ucraina e
richiamerà l'ambasciatore russo negli Usa
dopo avere studiato ulteriori sviluppi. “Speriamo che la situazione non si evolva come
sta facendo ora”.
La diplomazia Usa ha gridato all’ingerenza,
c’è stato pure posto per il singolare episodio
di una Nato che “protesta” via tweet: “La
Russia deve rispettare la sovranità, l'integrità
territoriale e i confini dell'Ucraina”, ha cinguettato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. Intanto le autorità di
Kiev non riconoscono quelle insediatesi nella
Repubblica Autonoma di Crimea nelle scorse
ore, ma cercano un “corridoio diplomatico”
direttamente con la Russia. Domani mattina il
presidente Turchinov, il premier Yatsentuk e
l’ormai libera Yulia Tymoshenko voleranno a
Mosca per intavolare trattative direttamente
con “l’Orso russo”. Il cui ruggito, indubbiamente, spaventa il mondo. Ma la domanda è:
che bisogno c’era di interromperne, ancora
una volta, il letargo militare? Ai posteri, e ai
gasdotti, l’ardua sentenza… Robert Vignola
DIFFUSI I PRIMI DATI DI UNA RILEVAZIONE STATISTICA SULLA SITUAZIONE FINANZIARIA NAZIONALE
La rinascita dell’economia ungherese
Pil in crescita, bilancia commerciale in attivo, prezzi stabili: è boom
a situazione economica dell’Ungheria è decisamente avviata su un trend di crescita
più che positivo. A dar corpo
e fondamento a tale affermazione,
i primi dati di una rilevazione effettuata sull’andamento della realtà
finanziaria locale, recentemente diffusi dall’Ufficio centrale di statistica
(KSH). Secondo quanto è stato riscontrato infatti, nell’ultimo trimestre
del 2013 il prodotto interno lordo è
cresciuto del 2,7% rispetto allo
stesso periodo dell’anno precedente e dello 0,6 rispetto al terzo
trimestre del 2013.
I principali fattori che hanno determinato tale andamento favorevole
sono la produzione agricola, il settore manifatturiero e quello delle
costruzioni. Le previsioni quindi
sono più che buone, dato che la
crescita complessiva per il 2013 è
stata dell’1,1%. Senza contare che,
a gennaio 2014, l’indice dei prezzi
al consumo ha registrato un dato
invariato su base annua, anche se
l’inflazione ha registrato una leggera
ripresa (+0,3%).
E’ risultato positivo anche l’andamento del commercio estero: a dicembre infatti le esportazioni hanno
segnato un +9,5% e le importazioni
un +6,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ne è
L
risultato un saldo in attivo pari a
150 milioni di euro. E sembra che
anche per il 2014 le cose siano destinate a confermarsi in questa direzione: le prime stime indicano
infatti che soltanto nel mese di dicembre il disavanzo positivo della
bilancia commerciale ha segnato
un dato positivo pari a circa 290
milioni di euro.
L’analisi dei dati economici non
può comunque prescindere da una
semplice considerazione di tipo
politico, in particolare sulla decisione del governo magiaro di gestire
in proprio e senza interferenze so-
vranazionali la propria politica interna. E’ vero infatti che quelli sopra
descritti (fonte Il Sole 24 ore) sono
gli effetti della decisione da un lato
di riacquistare la propria autonomia
ripagando in anticipo il debito con
il Fondo Monetario internazionale
e dall’altro di esercitarla con una
politica economica attenta alle condizioni di vita degli ungheresi (diminuzione delle bollette di gas,
luce, acqua, introduzione di assegno
familiari e aumento delle pensioni
e degli stipendi). Alla quale si sono
aggiunte una drastica detassazione
di alcuni beni di prima necessità e
una altrettanto notevole riduzione
dei costi interni.
Un paese che, prima di riprendere
il controllo di sé stesso - e soprattutto
prima che la Banca di Stato riacquistasse potere effettivo e concreto
sulla propria moneta – era davvero
sull’orlo di una crisi apparentemente
irreversibile. Molto simile – purtroppo – a quella dell’Italia e di
altri paesi europei che non possono
o non vogliono rompere i legami
con un’Unione europea che, troppo
spesso, crea vincoli economici e
politici che non fanno altro che danneggiare i paesi ad essi sottoposti.
Vincoli che il governo ungherese,
al netto delle più che prevedibili
accuse di “populismo” arrivate
dall’Occidente sul capo di Viktor
Orban, ha avuto il coraggio di spezzare, dimostrando che la ripresa è
possibile anche senza una politica
di austerità e subordinazione come
quella derivante dalla sottomissione
ai dettami di Bruxelles.
Cristina Di Giorgi
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Domenica 2 marzo 2014
Da Roma e dal Lazio
SI ERA CANDIDATO CONTEMPORANEAMENTE A DUE CONSIGLI, IL PARTITO NE HA CHIESTO LA DECADENZA
De Salazar: scacco matto a Fratelli d’Italia
Il tribunale di Roma ha respinto il ricorso: resta consigliere del Municipio II
di Robert Vignola
e Salazar resta al suo posto. È andato infatti alle
ortiche il tentativo di dichiarare illegittima l’elezione del consigliere del
II Municipio di Roma. Il tentativo
era stato avviato, d’accordo sol
suo partito, da Marco Solia, primo
dei non eletti della lista di Fratelli
d’Italia. Ma il tribunale ordinario
di Roma ha riconosciuto legittimo
il percorso di De Salazar e messo
una pietra sopra la questione,
ameno di ricorsi che però, stante
l’esito, sembrano alquanto improbabili.
La storia affonda le sue radici
nelle elezioni del 2012. A quella
tornata Francesco De Salazar si
presentò nelle liste di Fratelli d’Italia per il Municipio II. Parallelamente, però, era anche il candidato
presidente per il XII Municipio,
con la Lista Marchini. Destino volle
che in entrambi i casi fu eletto
consigliere: anche nel XII, dove il
seggio scattò per un raggiunto
quorum della Lista Marchini, che
pure non vinse le elezioni, come
nel II, dove a prevalere fu il centro-sinistra. Il caso scoppiò perché
Fratelli d’Italia disconobbe De Salazar per la doppia candidatura:
dapprima Marco Marsilio, dirigente romano del partito, invitò
De Salazar a dimettersi preannun-
D
ciando il ricorso. Ricorso che poi
fu davvero presentato: la vicenda
giudiziaria si è conclusa venerdì
scorso e ha stabilito che De Salazar
può rimanere al suo posto.
Nei fatti, Fratelli d’Italia citava l’articolo 3 della legge 81 del 1993,
secondo cui un sindaco non si
può candidare ad un altro Comune: se tanto vale per i Comuni,
vale anche peri Municipi, la tesi
di Solia. De Salazar ha invece evidenziato come secondo il Tuel
(articolo 56,commi 1 e 2 del decreto legislativo 267 del 2000)non
c’è alcuna incompatibilità ad una
candidatura in due Municipi diversi. Quest’ultima è stata riconosciuta come normativa più attinente dal tribunale, anche perché
De Salazar ha poi regolarmente
esercitato il diritto di opzione per
COTRAL PATRIMONIO, INTERROGAZIONE DI STORACE
“Quanto incide Da Ros
sui costi di gestione?”
I
l vicepresidente del Consiglio
regionale del
Lazio e capogruppo de La Destra
verso Alleanza Nazionale, Francesco
Storace, ha rivolto
un’interrogazione
urgente al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti
e all’Assessore alla mobilità,
Michele Civita, per sapere
se corrisponde a verità che
il nuovo Amministratore Unico di Cotral Patrimonio, Giorgio Da Ros, sia stato contrattualizzato per una cifra di
poco inferiore a 160.000,00
euro annui e per sapere,
inoltre, se lo stesso beneficia
del rimborso chilometrico
casa-ufficio;
Il 15 gennaio scorso – si legge nell’interrogazione - l'Assemblea dei soci, ovvero la
Regione che detiene
l'86,72% delle quote Cotral
Patrimonio spa, ha deliberato
al punto due dell'ordine del
giorno la nomina del nuovo
amministratore unico, attribuzione di poteri e definizione dell'emolumento, nella
persona del dottor Giorgio
Da Ros, già alto dirigente in
Atac, che è subentrato all'uscente dottor Mecci.
una delle due cariche, scegliendo
appunto il Municipio II.
“Ho fatto quella scelta – ha spiegato De Salazar – per la semplice
ragione che su quel territorio ho
preso le preferenze, 472, mentre
nel Municipio XII ero il candidato
presidente. Fermo restando che
le polemiche sulla mia doppia
candidatura, in due liste diverse,
le ho ampiamente confutate a più
SCHEGGE DI STORIA
Quando il Vaticano era un obiettivo
Il 1 marzo del 1944 il secondo bombardamento su Roma fece una vittima
E il 3 marzo la Casa delle Madri Pie “conobbe” l’antenato del napalm
l 1° Marzo 1944, un aereo
britannico colpì per la seconda volta la Città del
Vaticano. Erano i giorni in
cui ancora non si erano
spente le polemiche per
l’insensato sacrilegio della
distruzione dell’Abbazia di
Montecassino e gli Alleati
arrancavano disperatamente
sia sulla Linea Gustav, sia
nella sacca di Nettunia. I
nervi erano alle stelle e, in
questo clima, “per la seconda volta un aereo americano sganciò alcune bombe nelle immediate vicinanze della Città del Vaticano”.
La posizione neutralista della Santa Sede
non andava certamente giù a chi si era
arrogato il diritto di dipingersi come un
nuovo “crociato”, della democrazia, ovviamente. Anzi, il Vaticano non faceva
mistero di condannare la richiesta della
resa incondizionata fatta alla Germania
dagli Angloamericani, facendo comprendere come questo diktat avrebbe
costretto i Tedeschi a combattere fino
all’ultimo uomo. A chi sosteneva che gli
Alleati combattevano per evitare un’egemonia germanica in Europa, la Santa
Sede aveva risposto che così facendo,
però, si stava promuovendo un’altra
egemonia, quella sovietica. Si può ben
capire allora l’imbarazzo degli Angloamericani e la loro rabbia. In questo
I
Le società partecipate delle
regioni sono oggetto della
legge sulla spending rewiev
che intende ottimizzare e razionalizzare missioni, costi
e gestioni delle società stesse; Cotral Patrimonio fa parte
delle suddette società ed è
oggetto di una profonda ristrutturazione come recita la
delibera di giunta n.260 del
7.8.2013
Alla luce di tutto ciò si chiede
di sapere – conclude Storace
nell’interrogazione - se i
criteri di nomina e di retribuzione siano consoni con i
principi della spending rewiev e per quali motivi non
si è proceduto, come avvenuto in precedenza in altre
occasioni simili, alla nomina
pro tempore di un dirigente
regionale per la carica di
Amministratore Unico di Cotral Patrimonio, non andando
così ad incidere sui costi di
Daniele Belli
gestione.
livelli: perché non va dimenticato
che la Lista Marchini era espressione della società civile, nata aggregando persone di diversa
estrazione. E la faccenda venne
tirata fuori solo quando qualcuno
si accorse che ero primo nella
lista, ed unico eletto… Io avevo
anche dato la disponibilità a creare
il gruppo consiliare di Fdi, ma mi
è stata negata. Quindi, non ho potuto far altro che prendere la strada
del gruppo misto. Cosa mi ha insegnato questa storia? Che i buoni
risultati si ottengono sul territorio,
con la presenza, le interrogazioni
e le risoluzioni. E che il procedimento di accettazione delle candidature spesso penalizza il diritto
del cittadino che vuole partecipare
attivamente alla cosa pubblica, e
si ritrova escluso dalle liste ad
opera dei partiti. Diciamo che nel
mio caso non ci sono riusciti”,
conclude De Salazar.
Ultime note: nel procedimento anche Roma Capitale si è costituita,
eccependo il diritto di giurisdizione, eccezione che però il tribunale ha poi rigettato. Pagherà quindi le spese insieme al ricorrente
Marco Valerio Solia, che essendo
primo dei non eletti sarebbe diventato consigliere in caso di accettazione. Nella lista di Fdi al II
Municipio dietro Solia giunsero, in
ordine di preferenze, Giovanni Provenzano e Massimo Inches.
clima di “incomprensione dei doveri
del momento”, maturò l’incursione del
1° Marzo 1944.
Questa volta ci scappò pure il morto:
Pietro Piergiovanni. Un operaio sventrato
da una scheggia, mentre cercava di rifugiarsi nell’Oratorio di San Pietro. Sfortuna volle che morì per una bomba
“democratica” e, quindi, la sua morte
fu occultata. Se fosse stato ucciso dai
Germanici, oggi, quel disgraziato operaio avrebbe una via in suo nome, in
qualità di “martire della libertà” e magari
anche una Medaglia al Valore, d’Oro
naturalmente. Abbiamo detto secondo
bombardamento, in quanto già il 5 Novembre 1943 aerei angloamericani avevano colpito vigliaccamente il perimetro
vaticano, per poi negare decisamente ogni
addebito (magari erano stati gli alieni?). Tanto è vero che ancor
oggi gli istituti della
Resistenza e le associazioni partigiane cercano di sfruttare tali
crimini di guerra per
la loro propaganda politica, accusando niente
meno che i fascisti della RSI di aver attaccato
la Sante Sede, sebbene sia appurata la vera
nazionalità di chi bombardò il Vaticano. Ma
la storia dei terroristici bombardamenti
degli Angloamericani sulle popolazioni
italiane rimane ancor oggi una pagina
tabù. Si pensi che il 3 Marzo 1944, la
Casa delle Madri Pie, in Via del SS.
Crocefisso, a Roma, fu colpita da una
bomba molto particolare. Si trattava di
un “fusto di benzina”, cioè Napalm che
fino ad oggi si credeva utilizzato contro
i civili italiani solo dall’Ottobre 1944.
Ebbene, pensiamo che a Roma, quel 3
Marzo, avvenne la prima sperimentazione di un’arma vietata dalle convenzioni internazionali. Sperimentazione,
naturalmente, contro gente indifesa che
così veniva definitivamente “liberata”.
Comitato Pro 70° Anniversario
dello Sbarco di Nettunia
8
Domenica 2 marzo 2014
Dall’Italia
LA CRISI COLPISCE ANCORA: DUE VITTIME IN POCHI GIORNI
Perde il lavoro: si uccide davanti ai figli
A La Spezia un 48enne si è prima dato fuoco per poi togliersi la vita con tre coltellate al petto. Sotto choc
i due minori che hanno tentato di salvarlo. A Pescia Romana, si impicca un padre di famiglia di 37 anni
di Barbara Fruch
nnesimo dramma causato dalla
crisi economica. Nella tarda serata
di venerdì un uomo di 49 anni, a
Riccò del Golfo, in provincia di La
Spezia, si è suicidato davanti ai
due figli minorenni.
L’uomo, poco dopo le 19.30, si è cosparso
di benzina e si è dato fuoco, il più grande
dei figli ha tentato di spegnerlo e poi è
corso fuori, insieme all’altro fratello, per
chiedere aiuto. Proprio nell’attimo in cui è
rimasto solo, però, il 49enne ha afferrato
un coltello da cucina e si è colpito al petto:
una, due, tre volte. Fino a quando non è rimasto senza vita sul pavimento di casa sua.
A causare la tragedia, secondo quanto ricostruito dai carabinieri della caserma di
Riccò, coadiuvati dai militari della stazione
di Borghetto e da quelli del reparto operativo
del comando provinciale, sarebbe stata la
condizione di disagio legata alla mancanza
di lavoro. L’uomo infatti era disoccupato da
circa un anno (prima lavorava alla fonderia
di Follo) e, in questi dodici mesi, aveva
cercato disperatamente di trovare un altro
impiego. Una situazione precaria insomma
che potrebbe aver peggiorato la salute
mentale dell’uomo già provato dalle difficoltà familiari subentrate alla separazione.
Come racconta “La Nazione” nel pomeriggio
di venerdì i due figli erano andati a trovare
il padre come accadeva spesso. L’uomo si
trovava in cucina. Stava preparando la cena
ai suoi ragazzi, che avrebbe poi dovuto
E
riaccompagnare in tarda serata a casa dell’ex moglie. Improvvisamente, il 49enne ha
afferrato una bottiglia di liquido infiammabile, si è cosparso il corpo e si è dato fuoco,
utilizzando un accendino.
In un attimo si è trasformato in una torcia
umana. Uno dei figli, il più grande, è subito
intervenuto e con una tovaglia ha cercato
di spegnere le fiamme. Poi i ragazzi sono
scesi in strada per dare l’allarme e hanno
chiamato la madre, che a sua volta ha allertato i soccorsi. Un vicino di casa è salito
al terzo piano con in mano un estintore.
Quando è arrivato nell’abitazione, sul posto
c’erano già i carabinieri, contattati tempe-
stivamente dagli operatori del 118. Davanti
agli occhi soccorritori e militari si sono
trovati una scena agghiacciante. L’uomo
era a terra, in una pozza di sangue. Si era
ucciso squarciandosi il torace con tre fendenti, utilizzando un coltello da cucina. Medico e infermiere del 118, anticipati dai
militi della Croce Rossa di Riccò, purtroppo
non hanno potuto fare altro che constatare
il decesso. Sul posto anche una squadra
dei vigili del fuoco.
Il paese di Riccò è rimasto profondamente
scosso dal dramma. La notizia del suicidio
dell’uomo si è sparsa in fretta nel piccolo
centro della bassa Val di Vara, dove tutti si
conoscono. E in poco tempo, attorno alla
casa della tragedia, si è raccolto un “capannello” di parenti e vicini (nella foto).
Il Presidente della Croce Rossa di Riccò
del Golfo, Carlo Figoli, anche lui impegnato
nell’operazione di soccorso, conosceva molto bene la vittima. “Era una persona tranquilla – ricorda – un po’ taciturna, ma assolutamente cordiale con tutti. Da quando
aveva perso il lavoro, circa un anno fa, tutti
i mercoledì veniva nella nostra sede a
ritirare i generi alimentari che distribuiamo
alle famiglie bisognose. Ma l’ultima volta
non l’abbiamo visto”. Probabilmente il quarantanovenne era già in crisi, sofferente, in
stato di depressione.
Una scia di sangue che sembra, purtroppo,
destinata a non placarsi. Ci sarebbero infatti
problemi economici anche dietro la decisione di togliersi la vita di un 37enne trovato
morto, giovedì mattina, nella sua abitazione
di Pescia Romana, nel viterbese.
Francesco Sensi si sarebbe impiccato nella
sua camera da letto ed ha trovare il corpo
ormai senza vita è stato il fratello. Sensi,
sposato e con una bambina non ha lasciato
alcun biglietto di addio ma gli inquirenti
pensano di poter trovare tracce della disperazione che lo ha assalito e vinto, sul
suo profilo Facebook dove, già da qualche
tempo, comparivano messaggi piuttosto
cupi.
Due drammi insomma sfociati in tragedia.
Gli ennesimi crimini di uno stato incapace di
gestire una recessione economica senza precedenti che continua a spazzar via vite.
SENTENZE DIVERSE PER EPISODI ANALOGHI
Legittima difesa: ma non per tutti
Finirà in carcere Antonio Monella, che uccise un albanese mentre gli stava rubando il suv fuori casa. Un mese
fa fu assolto Angelo Cerioli che sparò a un ladro nel suo negozio. Ancor prima i casi di Barontini e Conzano
ondannato a sei anni e due mesi
per omicidio volontario. Sta per
finire in carcere Antonio Monella,
il 53enne impresario edile che nella
notte tra il 5 e il 6 settembre 2006
sparò e uccise con un fucile da caccia
regolarmente detenuto un albanese
di 19 anni, Helvis Hoxa, che con altri
complici stava cercando di rubare
l’auto dell’impresario, una Mercedes
Sl, parcheggiata nel cortile della sua
villetta in via Verga, ad Arzago d’Adda
(nella foto de l’Eco di Bergamo). La
Cassazione ha infatti confermato la
sentenza emessa a fine giugno 2012
dalla Corte d’Appello di Brescia (in
primo grado, nell’ottobre 2011, Monella
fu condannato a 8 anni).
Come spiega “Il Giorno” la Cassazione
ha già trasmesso alla Procura di Brescia
il dispositivo della sentenza; ora spetta
al procuratore generale emettere il
provvedimento di carcerazione, che
verrà notificato a Monella nei prossimi
giorni. L’unica speranza ora è quella
della concessione della grazia da parte
del presidente della Repubblica Napolitano, grazia che i legali del condannato hanno già richiesto.
L’imprenditore si è difeso dicendo di
aver esploso i due colpi per mettere
in fuga i malviventi, senza l’intenzione
di uccidere, perché si sentiva minac-
C
ciato e temeva per l’incolumità sua e dei suoi
familiari. Inizialmente fu
indagato per omicidio
volontario, ma nel 2008
la sua posizione si alleggerì, quando il pm
Maria Esposito derubricò il reato in eccesso
colposo di legittima difesa (chiese 3 anni di
reclusione). Nell’udienza preliminare del febbraio 2010, il gup Bianca
Maria Bianchi restituì gli
atti al pm ritenendo che
ci fossero elementi tali
da configurare un reato
più grave e Monella torno a rispondere di omicidio volontario. E anche
la cassazione ora non
ha riconosciuto la legittima difesa.
Una sentenza che potrebbe far discutere analizzando i precedenti. Poco più di un mese fa, il 23
gennaio fu infatti assolto il commerciante di Caravaggio che aveva sparato
a un ladro che aveva tentato di rubare
nella sua ditta. La notte del 25 novembre
2012 Angelo Cerioli era stato svegliato
dai rumori provenienti dal negozio di
giardinaggio che si trova al piano terra
di casa sua. Si era affacciato e aveva
visto dei malviventi prendere a mazzate
la vetrina. Aveva quindi preso il revolver
Taurus calibro 38 e aveva sparato dalla
finestra in direzione dei ladri. Due
colpi avevano ucciso il rumeno Dumitru
Baciu. Cerioli era stato in un primo
momento accusato di omicidio volontario, accusa poi derubricata dal pm
a eccesso colposo di legittima difesa.
Ma alla fine l’uomo fu assolto Secondo
i giudici, “non ci sono le prove della
colpa” di colui che ha sempre dichiarato di aver sparato a caso, dalla finestra
di casa, al solo fine di intimidire i ladri.
Ma non è finita: a settembre
2012 fu dichiarato innocente
Simone Barontini, 51 anni, imprenditore conciario di Fucecchio, che nel maggio 2008 sparò sei colpi di pistola uccidendo
un ladro, l’albanese Lani Lavdnir,
che, nel cuore della notte, era
entrato nella sua camera da
letto. Condannato inizialmente
a un anno e quattro mesi di reclusione la corte d’Assise d’appello di Firenze lo ha assolto
riconoscendo la legittima difesa.
A marzo dello stesso anno anche Pierangelo Conzano, il gioielliere di Torino che il 10 agosto
2011 sparò a un rapinatore uccidendolo, fu assolto dal Gup
del capoluogo piemontese
dall’accusa di omicidio colposo
con eccesso di legittima difesa.
Il pm aveva chiesto una condanna un anno e due mesi di
reclusione. Francesco Procopio,
di 35 anni, era entrato nella gioielleria
con una pistola giocattolo per fare una
rapina. Fu raggiunto da un solo colpo
e morì per dissanguamento.
Alcuni esempi significativi di cittadini
che non sono di certo degli assassini
che si meritano di marcire in galera.
B.F.
9
Domenica 2 marzo 2014
Dall’Italia
L'OSSERVATORIO DEMOCRATICO LA SPARA GROSSA: “LA DESTRA MILANESE È VICINA A MAFIA E NARCOTRAFFICO”
Lealtà Azione e le bugie della sinistra
La risposta dei militanti dell'associazione: “Avanti così, verso altri inaspettati e invidiati traguardi”
di Cristina Di Giorgi
Milano la sinistra non ha niente di meglio
da fare che monitorare ventiquattr’ore
al giorno cosa, come, quanto, quando e
dove la giovane destra cittadina organizza
iniziative e attività e apre sedi. Concerti, raccolte
benefiche per asili e zone terremotate, contributi
al restauro di guglie del Duomo, sostegno per
le famiglie italiane in difficoltà, tornei contro la
pedofilia: tutto viene meticolosamente passato
sotto una deformante e deformata lente di ingrandimento. E, quando possibile, sfruttato strumentalmente in una guerra ideologica che non
ha assolutamente nulla di politico. Oggetto di
queste “morbose” attenzioni è l’intera e multiforme galassia della destra giovanile lombarda,
ed in particolare i lupi di Lealtà Azione, che per
qualità, quantità e importanza dell’attività svolta
ne sono tra i principali protagonisti.
Autori di dossier, articoli, veline e denunce più
o meno anonime nei confronti dei sempre più
numerosi militanti dell’associazione, i collaboratori
dell’Osservatorio (solo nominalmente) democratico di Saverio Ferrari, sono stati autori, negli
ultimi tempi, di una campagna diffamatoria
contro Lealtà Azione che in alcuni casi ha decisamente sfiorato il ridicolo. E lo ha anche
A
superato. Come nell’allarme lanciato insieme
ad alcuni centri sociali della sinistra antagonista
milanese, in base al quale dietro l’apertura della
nuova sede dell’associazione (tra via San Brunone
via Pareto) ci sarebbe l’ombra dei clan mafiosi.
La notizia, diffusa ad arte ad
un mese circa dall’inaugurazione della sede e rilanciata questa volta anche dal
Corriere della Sera, ripercorre la storia del locale che,
nel corso degli anni, è più
volte passato di mano: da
negozio (Il sogno di Rohan)
a sede del centro sociale di
destra Cuore nero per arrivare ora a diventare “la sede
centrale di Lealtà azione, con
lo spostamento anche delle
attività al momento ubicate
in via Govone 35. Qui – denuncia l’Osservatorio democratico – prenderebbe corpo
il cosiddetto progetto ‘Cooxazione’, che ha l’obiettivo
di portare un aiuto concreto
alle famiglie italiane in difficoltà”. L’idea è che dietro queste iniziative di
facciata ci siano i cattivissimi Hammerskin meneghini, che in questo modo tenterebbero di
garantirsi un’agibilità e visibilità politica che a
detta dei citati “democratici” non meritano
affatto. Anche perché, secondo l’Osservatorio
e compagni, sono coinvolti – ed è o dovrebbe
essere questo lo scoop di questi giorni – con
narcotrafficanti slavi ed esponenti della malavita
calabrese. E di questi legami l’Osservatorio dichiara allarmatissimo di aver ricostruito nel dettaglio tutti i passaggi.
I diretti interessati, i lupi di Lealtà Azione, per il
momento tacciono e lavorano alla ristrutturazione
della sede, con il consueto e dignitoso stile che
li contraddistingue da sempre. Una considerazione però ci tengono a farla. Ed è quella che si
legge sulla loro pagina facebook a commento
del nuovo articolo che li riguarda: “Adesso
anche il Corriere di Milano decide di prendere
come fonte dei propri articoli Osservatorio Democratico. E senza minimamente preoccuparsi
della veridicità di quanto scritto da chi, falliti i
tentativi di screditarci dal punto di vista politico
e inerme difronte al consenso sempre più dilagante che le nostre iniziative incontrano a tutti i
livelli, torna a parlare di trame nere utilizzando
strumenti e sistemi già visti e rivisti. Che dire,
se in così tanti si occupano di noi, vuol dire che
la strada è quella giusta. Quindi avanti così,
belli e fieri come lupi verso altri inaspettati e invidiati traguardi".
TRENTO - L’UOMO HA SPORTO DENUNCIA, MA NON RINUNCIA AL SUO ORDINE DEL GIORNO
Presenta un documento contro i gay: consigliere minacciato
Claudio Cia “colpevole” di aver richiesto l’intervento dei servizi sociali per i casi di “omogenitorialità”, perché
“verifichino l’ambiente di crescita del bambino in considerazione dell’assenza di una figura materna o paterna”
U
n ordine del giorno presentato nel
2013 e in questi giorni venuto alla
ribalta per la sua recente calendarizzazione al Comune di Trento. E’ questa
l’origine degli insulti e minacce da parte
del mondo gay al consigliere di minoranza
Claudio Cia (Lista civica di centrodestra),
autore del discusso documento. L’argomento
trattato è la richiesta dell’intervento dei
servizi sociali per i casi di “omogenitorialità
singola o multipla”, perché “verifichino
l’ambiente di crescita del bambino in considerazione dell’assenza di una figura materna o paterna per deliberata scelta che
sottende motivi di illegalità ”, richiedendo
eventualmente l’intervento del Comune per
“disporre immediatamente la collocazione
del bambino in un ambiente che favorisca
il suo pieno sviluppo umano sino a quando
si possa provvedere in modo definitivo alla
sua protezione”.
Non appena tale progetto è stato reso noto,
le proteste non si sono fatte attendere. E
nemmeno le minacce, più o meno velate.
Come quella che il consigliere ha subito
da tre persone, che lo hanno avvicinato
mentre rincasava. L’episodio è stato immediatamente comunicato alla polizia, che sta
indagando anche su frasi decisamente preoccupanti che Cia ha trovato scritte sulla
sua pagina facebook. Oltre a insulti di ogni
tipo infatti, sul social network ci sono anche
riferimenti alla sua famiglia. Il consigliere
dal canto suo ha spiegato che non aveva
alcuna intenzione di attaccare i gay e che
si preoccupava soltanto dei bambini, in
particolare quelli nati da uteri in affitto. Ed
ha aggiunto che proprio per questi motivi
intende difendere il suo ordine del giorno,
che quindi non rinnega affatto, nonostante
le difficoltà che gli sta creando.
“Non c’è dubbio – scrive Annamaria Gravino
su Il Secolo d’Italia - che la proposta di Cia
rappresenti un eccesso. D’altra parte, si inserisce in un dibattito, quello sugli strumenti
per evitare le discriminazioni legate all’orientamento sessuale, che ormai sembra
tutto votato all’iperbole e in cui il buon
senso appare come il grande escluso”.
Come nel caso della cancellazione dei termini madre e padre dai moduli scolastici o
l’utilizzo di fiabe gay negli asili. “Su questa
situazione – conclude la Gravino - pesa, e
non poco, anche una malintesa idea di ‘politicamente corretto’ che fa considerare legittimo gridare allo scandalo e magari minacciare nel primo caso (proposte come
quelle di Cia), ma offensivo e retrogrado
anche solo permettersi di obiettare sul seCdG
condo (fiabe gay e simili)”.
NAPOLI - CHIARA, L’UNIVERSITARIA LIBERATA DOPO UN BLITZ DEI POLIZIOTTI
Donna segregata in casa: arrestata la madre
La 36enne è stata trovata seminuda, malnutrita e in deficit psicofisico: da otto anni viveva al buio in mezzo alla
sporcizia. R.S. la teneva rinchiusa portandole le buste della spesa due volte a settimana
S
porcizia, devastazione e una donna seminuda
che cerca di scaldarsi con un asciugacapelli. È la
scena che si è trovata di fronte la polizia, a
Napoli, quando ha scoperto Chiara G., una 36enne che
da almeno otto la madre teneva segregata in un’abitazione.
La scoperta è stata fatta nel pomeriggio di venerdì
dagli agenti in via Caldieri, nel quartiere bene del
Vomero. Arrestata la madre, R.S., 69enne napoletana,
per il reato di sequestro di persona aggravato e
continuato, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia.
La scoperta è avvenuta in seguito alla confidenza di un
uomo - che aveva sentito un tanfo sul pianerottolo del
palazzo - a un amico poliziotto che si è subito attivato.
Gli agenti del commissariato Arenella in seguito ad accurate indagini sono intervenuti nell’appartamento di
proprietà della madre di Chiara che però viveva con la
sorella da circa 12 anni, in via Omodeo, strada non
molto distante da via Caldieri.
All’arrivo dei poliziotti la porta era chiusa dall’esterno e
sul pianerottolo si percepiva un cattivo odore. Gli
agenti, coadiuvati dai vigili del fuoco, hanno aperto la
porta dell’appartamento di circa 120 metri quadri; alla
loro vista cumuli di spazzatura in tutta la casa e in terra
dietro un divano una giovane donna, rannicchiata e
seminuda, che cercava di riscaldarsi utilizzando un
asciugacapelli, le tapparelle di tutte le finestre erano
tirate giù e bloccate con dei fermi. Lei, che ha conseguito
il diploma e risultava iscritta all’Università, aveva a di-
sposizione solo l’energia elettrica: niente acqua e niente
gas.
Da più di una settimana la madre non le portava il cibo.
Neppure la presenza di agenti e sanitari è riuscita a distoglierla dall’affannosa ricerca di qualcosa con cui
nutrirsi. La donna è stata trattata con tutta la dolcezza
possibile dagli operatori: con lei hanno parlato per più
di un’ora, nel tentativo di convincerla ad abbandonare
quell’inferno che era diventato la sua casa.
La poveretta, in evidente stato di malnutrizione e deficit
psicofisico, è stata portata in ospedale dai poliziotti per
le cure del caso. Gli agenti hanno rintracciato immediatamente la madre, trovandola in possesso delle
chiavi dell’appartamento e del tesserino sanitario della
figlia. I poliziotti hanno accertato che la madre si recava
nell’appartamento una o due volte alla settimana, lasciando sul pavimento delle buste della spesa per poi
andar via immediatamente chiudendo la porta a chiave.
Il calvario andava avanti almeno da otto anni, cioè da
quando l’anziana donna aveva perso il marito rimanendo
vedova.
La donna è stata arrestata e condotta al carcere di Pozzuoli. Sono state inoltre denunciate in stato di libertà
per favoreggiamento tre persone: il portiere dello
stabile, l’amministratore e la zia della giovane.
Di Chiara invece se ne stanno ora occupando i medici
del San Giovanni Bosco, che dovranno ora accertare il
suo stato di salute, soprattutto psicologico. Dagli atti
non emergono forme di minorazione mentale che,
però, potrebbero essere state nascoste. Ai sanitari è
anche affidato il compito di accertare se le siano stati
somministrati calmanti, per tenerla sotto controllo. La
polizia, infatti, non riesce ancora a spiegarsi come mai
non si sia mai ribellata alle violenze della madre.
Gli investigatori del commissariato Arenella stanno
ascoltando anche altre persone. Tra queste figura il
fratello di Chiara, che vive fuori regione.
Carlotta Bravo
10
Domenica 2 marzo 2014
ERCOLANO - GIOVENTÙ VIOLENTA
Scoppia una rissa:
muore un 18enne
Gaetano Lavini è deceduto in ospedale. Ferito
un 17enne, nipote del boss del clan Birra
Dall’Italia
PANTELLERIA - L’OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA
Fermati due pescherecci:
a bordo 18 tonnellate di droga
Le imbarcazioni sono state abbordate a 22 miglia dalla costa: scoperti 700
grossi pacchi di hashish. Arrestate venticinque persone per narcotraffico
di Miriana Markovic
U
n 18enne morto e un
17enne ferito. È il pesante
bilancio della rissa che è
scoppiate ieri pomeriggio intorno
alle 14 a Ercolano, nel napoletano. All’ospedale Maresca di
Torre del Greco infatti è giunto
con gravi ferite provocate da
un’arma da taglio Gaetano Lavini,
18 anni, di Ercolano, morendo
subito dopo il ricovero. Allo
stesso nosocomio è arrivato anche il 17enne, che ha lievi ferite
e che i sanitari stanno medicando.
Tutti e due erano coinvolti nella
stessa rissa di cui ancora non
sono chiari motivi, dinamica e
partecipanti. Il diciassettenne,
sarebbe nipote di un boss del
clan Birra, egemone sul territorio:
è proprio lui l’unico finora che
può riferire quanto accaduto
aiutando così le indagini avviata
dai carabinieri.
Secondo quanto riportano i
giornali locali non si esclude
che la rissa sia una sorta di regolamento di conti, una vendetta maturata per una lite
scoppiata una settimana fa al
confine con Torre del Greco.
La vittima, come riferisce don
Marco Ricci, il parroco della
chiesa di Santa Maria della
Consolazione particolarmente
impegnato nel sociale il giovane
sarebbe diventato presto padre.
Intanto la comunità è sgomenta:
dopo i morti per agguati di camorra torna il terrore per un
fatto inspiegabile che vede
protagonisti dei giovanissimi.
M.M.
sbarcare nelle coste siciliane
non sono solo gli immigrati ma
anche la droga. La guardia di
finanza ha fermato al largo di
Pantelleria due pescherecci
con a bordo un carico di 18 tonnellate e
mezzo di hashish confezionato in 700
pacchi. La droga avrebbe reso sul mercato
oltre 100 milioni di euro. I militari, al
termine delle operazioni di sbarco della
droga nel porto di Trapani, hanno arrestato
i 25 uomini dei due equipaggi.
Le due imbarcazioni, prive di bandiera,
sono state individuate dall’Atr 42Mp del
Comando Operativo Aeronavale di Pratica
di Mare mentre erano in navigazione nel
Mediterraneo Occidentale e sono state
tenute sotto osservazione fin quando,
giunte a breve distanza dalle coste italiane,
sono state raggiunte e abbordate con
due distinte operazioni delle unità navali
d’altura di Palermo e Cagliari.
Rilevata la presenza a bordo di grossi
quantitativi di droga, i finanzieri hanno
condotto i pescherecci nel porto di Trapani
e li hanno perquisiti rinvenendo in totale
oltre 700 pesanti pacchi di hashish, quantificato in 18,5 tonnellate al termine delle
A
lunghe operazioni di sbarco. I 25 uomini
componenti degli equipaggi dei due pescherecci sono stati arrestati in collaborazione con personale dei Comandi Provinciali di Trapani e Palermo.
L’operazione di polizia del mare ha richiesto l’impiego di aerei della Guardia
di Finanza dotati di sofisticate apparecchiature di rilevamento e delle unità navali
d’altura che operano nel contesto delle
attività di vigilanza aeronavale nel Canale
di Sardegna e nello Stretto di Sicilia con-
dotte dal Corpo per
il monitoraggio delle
rotte commerciali e la
prevenzione e repressione dei traffici illeciti
verso le coste italiane
e comunitarie.
Il maxisequestro di
droga si aggiunge a
quelli già eseguiti nelle precedenti operazioni delle unità aeronavali d’altura delle
Fiamme gialle, che
nell'ultimo triennio
hanno portato al sequestro di oltre 136
tonnellate di droga (62
di hashish, 67 di marijuana e 7 di cocaina),
all’individuazione ed al soccorso di 36.165
immigrati, all’arresto di 323 scafisti e narcotrafficanti e al sequestro di 300 imbarcazioni utilizzate per i traffici illeciti. Le attività sono state coordinate dalla Direzione
Distrettuale Antimafia di Palermo e dalla
Procura della Repubblica di Trapani e
condotte in stretta collaborazione con il
Maritime Analysis and Operations Centre
(Maoc) di Lisbona e la Direzione Centrale
dei Servizi Antidroga (Dcsa).
PADOVA - IL FIUTO DEL SEGUGIO
A NAPOLI LO SCATTO CHOC
CAGLIARI - INSULTI E MINACCE
Cane finanziere scopre
un corriere e il suo carico
Incastrato nel cassonetto
per recuperare vestiti
Tre papà per un bebè:
è rissa in ospedale
L’animale incastra un extracomunitario:
era imbottito di sostanze stupefacenti
I rom pronti a mettere a repentaglio
anche la vita dei loro figli
Tutti quanti ne rivendicavno la paternità
ora la nigeriana dovrà chiarire l’equivoco
n bimbo rom che rimane incastrato nella
fessura del contenitore dove si gettano gli indumenti usati. È l’incredibile scatto che arriva dal
napoletano. La segnalazione è alla redazione de “Il
Mattino”, dove Gaetano A.
scrive: “A ottobre scorso
ho scattato questa foto a
un bambino rom sulla stra-
na donna nigeriana dà alla
luce il suo bambino e in
ospedale, a condividere
con lei la gioia di essere diventati
genitori, non c’è un solo compagno ma ben tre. Una vera e
propria scena da film quella che
si è verificata al reparto di ostetricia e ginecologia del Santissima
Trinità di Cagliari.
Venuti a conoscenza della situazione i tre, più che gioire dinanzi
alla nuova vita hanno litigato tra
di loro. Tutti, infatti, rivendicavano
la paternità di quel bambino appena nato.
Per il bebè c’è una mamma sicura
dunque, ma tre uomini che dicono di essere il padre. Si è sfiorata la rissa infatti proprio al mo-
n labrador di tre anni, in
forza ai baschi verdi del
Comando provinciale della
Guardia di finanza di Padova ha
individuato, grazie al suo sviluppato ed allenato fiuto, due corrieri
della droga. E’ accaduto alla stazione ferroviaria della cittadina
veneta dove, durante il rituale
giro di controllo del territorio, i
finanzieri e le loro unità cinofile
stavano perlustrando l’area.
Ad un certo punto Sache, un
cane – finanziere di provata esperienza, ha puntato due extracomunitari (un lituano ed un nigeriano) che aspettavano il treno
tra i pendolari. I suoi “colleghi”
uomini hanno quindi immediatamente bloccato i due che sta-
U
vano tentandola fuga e, mentre
provvedevano ad effettuare i necessari ed opportuni controlli,
hanno scoperto che portavano
addosso oltre un chilo di droga
(tra hashish e marijuana).
I due extracomunitari, entrambi
trentenni e residenti uno in provincia di Lecco e uno vicino a
Padova, sono stati denunciati
per traffico di sostanze stupefacenti. Il nigeriano, stante la maggior quantità di droga trovata in
suo possesso (un chilo di marijuana), è stato immediatamente
arrestato mentre per il lituano
(aveva addosso 24 grammi di
hashish) è scattata soltanto la
denuncia a piede libero.
CdG
U
U
da che collega Casavatore
e Casoria”.
Una foto che se in parte lascia basiti i lettori dall’altra
mette ancora una volta in
risalto lo stile di vita delle
famiglie nomadi, ponte anche a mettere in repentaglio la vita dei loro piccoli
pur di recuperare vestiti o
qual si voglia oggetto da
riutilizzare.
mento di rivendicare la paternità.
Tutte e tre gli uomini, come raccontano i quotidiani locali, avrebbero tentato di “dimostrare” le
proprie ragioni proprio attraverso
insulti e minacce. Insulti che
solo grazie ai medici e agli infermieri del reparto di ostetricia e
ginecologia di Cagliari non si
sono tradotti in botte.
Probabilmente per mettere fine
alla contesa, bisognerà attendere
un parere della mamma, e l’eventuale decisione di far fare un test
del dna ai tre uomini per poi incrociarlo con il codice genetico
del figlio. Sempre che alla fine
non si scopra che il vero padre
sia un quarto…
M.M.
11
Domenica 2 marzo 2014
Cucina
INCONTRO CON ANDREA MAINARDI, LO CHEF “MATTO” DELLA PROVA DEL CUOCO
Se in cucina è la pazzia l’ingrediente principale
Ecco come gestisce il suo piccolo locale nel bresciano per menù innovativi e servizio unico
di Francesca Ceccarelli
ndrea Mainardi è nato nel 1983 a Bergamo. Dopo essersi diplomato presso
l'IPSSAR di San Pellegrino Terme, fa
la sua gavetta presso svariati ristoranti
tra i quali "Frosio" (Almè), "Grill" (Courmayeur), "La Siriola" (San Cassiano), "Casablanca"
(Baia Sardinia). Approda poi nella brigata del
Maestro, da sempre ammirato, Gualtiero Marchesi
all'Albereta con lo chef Andrea Berton, dove si
ferma per ben tre anni. Dal 19 Marzo 2010 con
i soci Paolo, Cesare e Felice apre a Brescia il ristorante Officina Cucina, un progetto unico ed
ambizioso che esprime al massimo il suo
carattere e la sua professionalità.
Come nasce la tua idea di un ristorante " a
coperto unico"?
Sette anni fa, un progetto, forse una pazzia,
creare un ristorante con un solo tavolo, creare
un’esperienza, cucire una struttura sulla mia
personalità… nasce Officina Cucina.
Chi è il tuo cliente tipo?
Da 1 a 10 persone, solo su prenotazione, inesistente un menu classico, 10 portate in successione
di tecniche e sapori, solo menu degustazione
pilotato.
Come costruisci i tuoi menu?
Il mio egocentrismo porta ad innovazioni, cercare
di fare qualcosa di diverso, unico..progetto ambizioso, complicato, ma tremendamente stimolante; la vita lavorativa e la vita privata, in una
fusion, di pari passo nella mia mente: risultato:
nuova energia giovane italiana!!!
Come sei arrivato a diventare uno chef di
successo?
A
Da piccolo, subito grande passione per le
pentole, i miei genitori coltivatori unici del mio
percorso ai quali devo il mio più grande grazie
per essere arrivato dove sono arrivato.
La scuola alberghiera di San Pellegrino fa il suo
dovere, e poi Mainardi vola da grandi chef,
grandi persone,grandi uomini: Fabio Sessini,
Paolo Vai, Corrado Fasolato, Paolo Frosio, Andrea
Berton, Gualtiero Marchesi….
Può essere la cucina un'ancora di salvezza
per i giovani?
Sentire che il futuro è solo nelle tue mani, sapere
che potrai fare qualcosa di importate, per te
stesso, per la tua famiglia, per le persone che ti
hanno lanciato, per le persone che ti vogliono
bene, per le persone che ti stimano…
Quali sono i tuoi piatti forti?
Non sopporto più la frase “tradizione rivisitata”… mi spiego: non voglio fare una cucina di
curiosità e basta, il gusto è alla portata di tutti i
palati, per il resto evado i classicismi sulle
cotture, presentazioni estreme (il gambero che
vola, o il guscio della lumaca che si mangia).
I piatti, le idee, le nuove tecniche nascono dallo
scontrarsi dei neuroni pensatori siti nella zona
più remota della mia testa... ogni cosa ha
un’anima, se cogli la sua energia, le sue sensazioni,i suoi profumi anche una semplice foglia
di basilico può diventare il gladiatore, indomabile
e protagonista assoluto
Quanto pensi abbia influito la televisione
nella tua carriera?
L’11 settembre 2012 inizia l’avventura alla
corte di Antonella Clerici con due rubriche:
una contro una suora dove a parità di ingredienti ci sfidiamo con due tipologie di cucina
totalmente differenti e votati poi dal pubblico,
l’altra il cooking show spazio dove si abbina
la cucina alla musica: è si perché ho inciso
anche due singoli dal titolo è straordinario e
cooking show che prontamente ballo con le
signore del pubblico.
MAESTRI AI FORNELLI GRAZIE ALLE APP
DAL WEB UN NUOVO ESPERIMENTO CULINARIO
Piatti gustosi a portata di Android
SocialKitchen, la ricetta è condivisa
mparare a cucinare grazie al proprio
smartphone: sono infatti sempre più
numerose le app disponibili su apparecchi Android che introducono nel
mondo della cucina, e non solo per
fornire qualche ricetta.
Diversi i servizi a disposizione: Gustosissimo.it con oltre 5.000 ricette in
cucina, gratis per iPhone e compatibile
per iPad, una vera e propria guida
per imparare le basi della cucina,
dagli apertivi al dolce. Oltre 5000 ricette tra antipasti, primi e secondi
piatti, contorni, piatti rustici e unici,
dolci e dessert ma anche per drink e
aperitivi. Per chi non ha molta dimestichezza con cibi e pentole, Gustissimo
offre la descrizione dettagliata e consigli sulle preparazioni base come
conserve, salse e marmellate, ideali
per apprendere l’ABC della cucina.
All’utente basterà entrare nel menu e
scegliere la sezione ricette per aprire
il mondo del sapore. Una volta scelto
il pasto, vengono selezionati i sottomenu dove sono indicati tutti i cibi
disponibili. Per ogni ricetta la descrizione della preparazione con il livello
di difficoltà del piatto. Non solo, viene
indicato anche il tempo di cottura, gli
na piattaforma web per cucinare
in compagnia e con l’ausilio di
chef stellari. Si chiama “SocialKitchen” la nuova frontiera dei fornelli.
Le lezioni in diretta web sono di Antonio
Marchello e dei suoi ospiti che vengono
ultimamente anche interpretate nel linguaggio dei segni da professionisti di
ANIOS, l'Associazione Interpreti di Lingua dei Segni Italiana (LIS).
Nel corso di ogni lezione infatti, lo
chef sarà affiancato da un interprete
dell'Associazione che condividerà i
passaggi delle ricette, i commenti su
esecuzione ed ingredienti e tradurrà
in tempo reale i consigli e le risposte
alle domande inoltrate via chat durante
la preparazione, abbattendo un altro
dei confini dei classici corsi di cucina,
fino ad oggi non accessibili ai non
udenti.
Partecipando alla lezione di SocialKitchen è possibile preparare in meno di
un'ora un piatto di alta cucina da gustare in famiglia o
con amici: "Con SocialKitchen vogliamo rendere la
cucina sempre più alla portata di tutti, in tutto il mondo",
afferma Antonio Marchello , personal chef, formatore,
autore e volto di SocialKitchen. "In cucina ognuno di noi
porta le proprie emozioni e memorie: condividerle
significa anche aprirsi ad un arricchimento continuo: da
qui l'idea di una lezione di cucina che, grazie alle potenzialità della rete, consenta la condivisione e l'interazione.
Da oggi ancora di più, grazie al contributo di ANIOS e
dei suoi interpreti".
Come funziona? Per seguire le lezioni di SocialKitchen
è necessario registrarsi al sito www.socialkitchen.it ,
fornendo il proprio indirizzo email. Si riceverà l'elenco
degli ingredienti e delle attrezzature da avere a portata
di mano al momento della lezione. Sarà poi sufficiente
essere davanti a un computer, un tablet o uno smartphone
con connessione internet e collegarsi al momento della
diretta per entrare in cucina con lo chef e seguire passo
passo le varie fasi della preparazione. Una chat consente
di porre domande in tempo reale o, semplicemente, di
commentare e condividere i vari passaggi della ricetta
U
I
ingredienti necessari per cucinarlo,
una descrizione del piatto, gli accorgimenti, le idee e varianti possibili
per dare un tocco sempre diverso e
anche per curare l’aspetto e la presentazione delle portate.
Per i primi piatti c’è Mister Spaghetti
(Android), un’ottima guida per i principianti ai fornelli. Per chi non può
fare a meno del dessert, due applicazioni ricche di di prelibatezze: Ricette
Dolci (iPhone e Android), dove un ex
pasticcere svelerà numerose ricette
segrete, e i Dolci di Maurizio Santin
(iPhone), che dà l'opportunità di scegliere tra dolci al piatto, torte, gelati,
preparazioni di base e piccola pasticceria.
In ultimo “Chiedilo alla Nonna” (iPhone), un'enciclopedia che raccoglie
più di 1000 consigli e trucchi di saggezza popolare utilissimi in ogni circostanza. Fotografie, elenco ingredienti, calorie, procedura e tempi di
preparazione disponibili sull’app di
Sale&Pepe (iPhone e Android) grazie
alla quale è possibile scegliere tra
più di 7000 piatti tratti dall'omonima
rivista.
F.Ce.
con gli altri partecipanti.
Non solo: SocialKitchen offre l'occasione per imparare
a razionalizzare la spesa: sono già centinaia le interazioni
che avvengono ogni settimana prima della lezione sulla
pagina Facebook di SocialKitchen.it, dove i partecipanti
si consultano con lo chef, scambiano tra loro opinioni e
suggerimenti su ingredienti e alternative possibili.
SocialKitchen.it offre a chiunque la possibilità di imparare
a cucinare, divertendosi, grazie a lezioni di cucina
interattiva su web, accessibili al costo di 1 euro. E' sufficiente essere davanti ai fornelli con l'attrezzatura e gli
ingredienti ricevuti via mail dopo essersi registrati su
www.socialkitchen.it e collegarsi al sito con il proprio
computer, tablet o smartphoneall'orario della lezione:
40 minuti circa in compagnia dello chef Antonio Marchello
e dei suoi ospiti per cucinare con la possibilità di fare
domande via chat, ma anche di condividere le varie fasi
della preparazione con gli altri partecipanti. Punto di
ritrovo, prima e dopo la lezione, la pagina Facebook di
SocialKitchen.it, dove gli allievi possono postare le foto
dei loro piatti, commentare e interagire tra loro.
F.Ce.
12
Domenica 2 marzo 2014
Costume
INIZIA IL CONTO ALLA ROVESCIA PER IL CARNEVALE 2014
Bambini: allarme maschere nocive
Il ministero della Salute emana un vademecum con gli accorgimenti per le famiglie
di Francesca Ceccarelli
l Carnevale è ormai
alle porte e i genitori
italiani devono fare i
contri con le incessanti
richieste dei figli che
vogliono mascherarsi dai loro
beniamini. Ma anche dietro
un costume può nascondersi
un pericolo per la salute: qui
alcuni accorgimenti da prendere per festeggiare in tranquillità.
Queste alcune linee guida
del ministero della Salute: fare
attenzione a schiume, coriandoli e spray, leggere bene le
etichette di costumi e trucchi
e, infine, annusare perché il
cattivo odore di vestiti e maschere può indicare la presenza di sostanze nocive. E
ancora:
- Non spruzzare schiume e
stelle filanti spray negli occhi,
si rischiano gravi danni per
la cornea
- Non usare spruzzare schiume e spray in vicinanza di
fiamme, anche piccole come
le candeline di una torta. molti
di questi articoli sono infiammabili ma spesso l'etichetta
non riporta correttamente l'indicazione di infiammabilità
- Controllare le maschere de-
FOCUS
Prodotti omeopatici:
il Tar abbassa i prezzi
I
on dei medicinali veri, ma
di quelli omeopatici: così
il Tribunale Amministrativo
ha deciso di abbassare il prezzo
dei farmaci non tradizionali. Il
Tar ha infatti accolto il ricorso
delle industrie contro il decreto
che introduceva tariffe salatissime per il rinnovo delle autorizzazioni alla vendita dei medicinali in commercio dal ‘95. Si
parla di 21 mila euro invece dei
31 previsti adesso. Col nuovo
sistema, previsto da norme pubblicate in Gazzetta Ufficiale lo
scorso marzo, alcune officine
italiane avrebbero potuto ridurre
il “campionario” terapeutico o
alzare i prezzi.
Alla base della decisione una
presunta illeggittimità: secondo
il tribunale amministrativo la
stangata sui medicinali omeopatici e antroposofici (la medicina
alternativa fondata da Steiner)
è illegittima. L’unico ritocco consentito sarà il 10% indicato dalla
legge che porta la firma dell’ex
ministro della Salute, Renato
N
corate con glitter e brillantini
colorati (possono staccarsi e
penetrare negli occhi, nel naso
e nella bocca) e le sostanze
coloranti contenute, che possono provocare irritazione cutanea
- Attenzione alle piccole parti
dei costumi, come i bottoni,
facilmente staccabili (se ingoiati possono provocare soffocamento) o i laccetti presenti
nella zona del collo
- Annusare il tessuto del costume e i materiali dei gadget.
Se danno cattivo odore, non
farli indossare ai bambini: potrebbero contenere sostanze
chimiche tossiche se inalate
o ingerite
- Quando si acquista un costume leggere bene l'etichetta
e fare attenzione che sia classificato come giocattolo (marchio CE). Solo così si avrà la
garanzia di non infiammabilità.
- Scegliere con attenzione
gadget ed accessori delle
maschere (spade, lance, cappelli, caschi, occhiali, bacchette magiche, coroncine,
fasce). Possono presentare
bordi affilati e parti metalliche
taglienti.
- Truccare il bambino con cosmetici sicuri
- Prima di truccare il bambino
testare il prodotto su un lembo
della sua pelle (generalmente
dietro l'orecchio) per saggiare
un'eventuale sensibilità
- Non applicare il trucco sulle
parti delicate del bambino
(occhi e bocca) per evitare
che venga ingerito inavvertitamente o che possa irritare
congiuntiva e mucose..
Balduzzi. Le aziende rappresentate dall’associazione Omeoimprese presieduta da Fausto Panni
sottolineano anche altri problemi:
nel 2015 entra in vigore la legge
che per il rinnovo dell’autorizzazione al commercio impone
di presentare all’Agenzia nazionale del farmaco, un dossier
complesso, secondo una direttiva europea.La paura è quella
di essere in ritardo: con un documento ufficiale di 8 mesi fa
l’Aifa raccomandava il da farsi
chiarendo, nuovamente, cosa
doveva essere fatto per non trovarsi con l’acqua alla gola.
SE LA MUSICA PUÒ ESSERE UN VERO TOCCASANA PER LA SALUTE
“Canta che ti passa”
Secondo uno studio svedese ci sarebbe
un forte legame tra benessere e sette note
usica e benessere: un legame confermato non solo da dicerie ma da
diverse ricerche scientifiche sull’argomento. Cantare in coro migliora la qualità
della vita, come ha da poco dimostrato una
ricerca condotta dai membri dell’università
di Goteborg, in Svezia, è altrettanto vero
che anche cantare da soli fa benissimo alla
propria salute.
Miglioramenti non solo dal punto di vista
M
psicologico, ma fisico a tutti gli effetti. Sembra in effetti che cantare produca un effetto
calmante molto simile a quello ottenuto con
lo yoga, e ciò vale specialmente quando si
canta in coro.
Detto questo, oltre ad allontanare lo stress,
il canto ha altri effetti benefici? La risposta
è si: secondo gli esperti, sembra infatti che
questa bella attività abbia anche il potere
di rafforzare il sistema immunitario, rafforzare
la memoria ed allontanare la stanchezza.
Inoltre, cantare favorirebbe anche il rilascio
di ormoni e sostanze importantissime per il
nostro benessere, come la serotonina e le
endorfine.
Dal momento che, specialmente quando si
canta in coro, sono richiesti inoltre dei respiri
molto profondi, è possibile aumentare l’os-
sigenazione del sangue, con conseguenti
effetti benefici per la funzionalità cardiaca.
Detto questo, se questi benefici vi sembrano
pochi, ricordate che cantare insieme in un
coro aumenterà anche la sicurezza in voi
stessi, vi farà sentire parte di un gruppo
omogeneo e unito, e migliorerà quindi il
Bernard Shehaj
vostro umore.
NUOVE EVIDENZE SCIENTIFICHE SU UNO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI BARI
Haloterapia: una valida cura
Secondo nuove ricerche il trattamento è un coadiuvante
per alcune patologie otorinolaringoiatriche dei bambini
n’importante rivista scientifica internazionale
“International Journal Pediatric Otorhinolaryngology” ha recentemente pubblicato uno
studio realizzato da ricercatori italiani della Clinica
Otorinolaringoiatrica dell’Università di Bari, riguardante gli effetti terapeutici dell’haloterapia sui
bambini affetti da ipertrofia adenotonsillare e patologie correlate quali: otiti catarrali, disturbi del
sonno ecc.
La ricerca, dal titolo “Double-blind placebocontrolled randomized clinical trial on the efficacy
of Aerosal® in the treatment of sub-obstructive
adenotonsillar hypertrophy and related diseases”
(2013 Nov;77(11):1818-24.), ha evidenziato che
U
il trattamento haloterapico effettuato nella camera
del sale “Aerosal®”, oggi “Dispositivo Medico”,
ha un’attività terapeutica statisticamente significativa
in ambito otologico, con la riduzione dell’ipoacusia.
Una parziale attività si è dimostrata anche nella riduzione dell’ipertrofia adenotonsillare.
Altro dato importante rilevato dai Ricercatori baresi
è stato l’assenza di eventi avversi. Nessuno dei
piccoli pazienti ha presentato episodi di insufficienza
respiratoria (dispnea, iperattività bronchiale, asma),
prurito cutaneo o disturbi oculari, sia durante sia
nelle ore successive al trattamento. Oltre ad essere
un trattamento sicuro, il sistema “Aerosal®” è
stato ben accettato dai piccoli pazienti i quali hanno
vissuto la seduta haloterapica più come momento
ludico che come trattamento terapeutico.
Gli effetti benefici di tale trattamento, che si basa
sulle capacità curative del sale naturale, micronizzato
con particolari tecniche e in un ambiente confinato
(Camera del Sale), si sono
dimostrati, per alcuni parametri, “tempo dipendente”. Ulteriori studi sono auspicabili al fine di individuare
modalità di trattamento in
grado di dare una maggiore
risposta terapeutica, così
come sono auspicabili nuovi
studi controllati, randomizzati e in doppio cieco con
placebo, su patologie più
complesse quali l’asma, la
fibrosi cistica, le patologie
croniche polmonari e le malattie dermatologiche.
Pertanto l’haloterapia con
sistema “Aerosal®” può
essere considerato un valido trattamento coadiuvante, ma non sostitutivo, alla terapia medica
convenzionale, nel trattamento delle patologie subostruttive adenotonsillari e delle patologie ad esse
(Dire)
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LA DESTRA NON SI FA CON IL LEGO