Anno III - Numero 52 - Domenica 2 marzo 2014 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Governo Piemonte Crisi assassina Il caso Gentile fa traballare Renzi Pichetto può farcela, c’è pure la destra unita L'ondata di suicidi non si ferma a pag. 2 a pag. 3 a pag. 8 EDITORIALE DELLA DOMENICA di Roberto Buonasorte un’Italia terribilmente ferita quella nella quale viviamo. I dati sono incredibili: la disoccupazione è arrivata a percentuali che non conoscevamo dal lontano 1977 e quella giovanile ne colpisce uno su due. Dopo aver speso centinaia di milioni di euro per formarli, cinquemila laureati italiani ogni anno partono per l’estero in cerca di lavoro - trovando spesso anche la gloria - perché in fondo sono i nostri figli migliori. Altri indicatori poi debbono far riflettere ancora più a fondo. Fino a qualche anno fa, ad esempio, le case di riposo private per anziani facevano affari d’oro, oggi stanno chiudendo perché i vecchietti se li riportano a casa. Ovviamente non c’è un ritorno di affetto verso chi, con enormi sacrifici, ha cresciuto la famiglia in modo dignitoso, togliendosi spesso il pane di bocca per tirare avanti la baracca. No, se li riportano a casa perché per arrivare a fine mese serve anche la pensioncina di poche centinaia di euro che percepisce nonno... Il sistema del credito è avvitato su se stesso e le banche, tutte, sono tecnicamente fallite. O ci si avvia verso una ristruttu- È Già, la destra... Fa sorridere chi oggi, come dei bambini che giocano con le costruzioni Lego, pensa con il due per cento di essere l’erede di quel grande partito che di punti percentuali in Italia ne raccoglieva quindici e nelle periferie romane, napoletane, foggiane o catanesi sfiorava addirittura il trenta per cento. Per questo e tanto altro ancora era nato, tra un entusiasmo incredibile, il Movimento per An. Avremmo voluto ridare all’Italia un’opzione politica forte e credibile, una casa comune da offrire ai milioni di elettori che negli anni in essa si sono riconosciuti, avremmo voluto ricreare entusiasmo senza la necessità di rottamare nessuno anche perché tra i primi ad essere colpito ci sarebbe stato un signore che ha fatto 7 (sette) legislature. Avremmo voluto... Per l’arroganza di qualcuno, la mentalità truffaldina innata di altri, la piccineria sotto varie sfaccettature di altri ancora, ciò non è stato possibile. Tutto questo però non ci farà demordere dal percorrere la strada che riterremo più utile e giusta, a partire dalle decisioni che assumeremo venerdì prossimo nella nostra Direzione Nazionale, fino ad arrivare all’appuntamento più vicino, quello delle Regionali in Piemonte, dove potrebbero esserci belle e inaspettate novità. LA DESTRA NON SI FA CON IL LEGO Mentre il Paese precipita c’è chi gioca sulla sua pelle razione del debito pubblico e si rimettono in circolo capitali per far ripartire la produzione, oppure faremo una fine peggiore di quella della Grecia. Ovviamente per fare questo occorre un governo forte e autorevole, e quello uscito dalla faida interna al Pd non è né l’uno né l’altro. Negli anni in cui in Italia c’è stato un governo di centrodestra ben equilibrato, il sistema ha retto; il partito di Berlusconi rappresentava meglio di altri il popolo delle partite Iva, la Lega quello del Nord ricco e produttivo, An quella destra sociale e popolare che raccoglieva enormi consensi soprattutto nelle periferie più lontane delle grandi aree metropolitane del Centro e del Mezzogiorno d’Italia. Berlusconi poi, quanto a politiche, PUTIN HA IL PLACET DEL SENATO PER INVADERE LA CRIMEA alleanze e strategie messe in campo nel settore dell’energia e del petrolio - così come in passato tentarono Enrico Mattei e Bettino Craxi - è stato un fenomeno. Ma anche nel suo caso, così come per gli altri, la maledizione del petrolio lo ha colpito e affossato; a un’altra partita avremmo assistito se non ci fosse stata la dissoluzione e la dispersione della destra politica italiana. LA STORIA È FINITA IN TRIBUNALE Cerca sesso a pagamento, si trova davanti la nuora di Barbara Fruch l modo di vivere discutibile di un padre, che a 70 anni cercava avventure amorose con una escort. L’infedeltà della compagna che nascondeva dietro una finta occupazione il suo vero mestiere: quello della prostituta. Probabilmente, se le due storie non si fossero incrociate casualmente il legame familiare non si sarebbe disintegrato. D’altronde lui, il 70enne trevigiano che aveva fissato l’appuntamento con una escort a Vicenza, non lo poteva sapere. Non poteva di certo immaginare che aprendo la porta si sarebbe trovato davanti la giovane fidanzata sudamericana del figlio 40enne. Cliente e lucciola, tra forte imbarazzo, avevano preferito salutarsi lì, all’istante. Non si poteva pretendere la stessa indifferenza da parte del 40enne, che è andato su tutte le furie quando si è sentito dire dal padre, senza tanti giri di parole, che la compagna sudamericana non faceva la cameriera, come raccontava, ma sesso a pagamento. Ne è scaturita una violenta lite con pugni e schiaffi, al termine della quale il giovane aveva denunciato il genitore per lesioni lievi. La vi- I LA RUSSIA AFFILA LE ARMI Vignola a pag. 6 cenda risale a quattro anni fa, ma è rispuntato ora perché in questi giorni si è tenuta in Tribunale la prima udienza, nel corso della quale il giudice di pace ha tentato senza successo di invitare padre e figlio, che da allora hanno rotto ogni rapporto, a trovare un accordo. L’udienza è stata rinviata di alcuni mesi. E se tra padre e figlio era finita a botte, nulla si sa invece di come sia terminata la love story tra il quarantenne trevigiano e la finta cameriera. Una storia di infedeltà dietro cui si cela parò anche il comportamento discutibile di due uomini. 2 Domenica 2 marzo 2014 Attualità LA BUFERA SULLA SANITÀ CALABRESE RISCHIA DI SPAZZARE VIA I GIÀ FRAGILI EQUILIBRI DEL GOVERNO RENZI Caso Gentile, assedio al Nuovo Centro Destra La relazione che segnalava irregolarità a Cosenza fu archiviata dal Viminale, accuse anche ad Alfano Ma il Pd deve fare i conti pure con l’incoerenza di aver promosso sottosegretario la Barracciu di Robert Vignola n giornale che non esce e un sottosegretario. In mezzo, c’è abbastanza per dare ragione a uno come Dario Ginefra, deputato del Pd, che chiede agli alleati di governo del Ncd di liberarli, testuali, dall’imbarazzo. A peggiorare tutto, come ormai avviene in questa scena politica ormai dominata dai social network, mentre la viralità della registrazione telefonica in cui il presidente di Fincalabra Umberto De Rose chiede all’editore de L’Ora della Calabria Alfredo Citrigno di bloccare l’uscita di notizie poco gradite ad Antonio Gentile, sottosegretario alla infrastrutture del Governo Renzi, fresco di nomina. Una nomina che, in quel “leak” così cliccato in queste ore, era più che ventilata. “Cioè, se questi ora sfornano il governo e si dice che lo fanno sottosegretario alla giustizia, ma a te chi te lo fa fare?”, diceva coloritamente il mediatore all’editore. Insomma, la profezia era imprecisa ma c’era tutta, U se si considera che la conversazione avveniva qualche settimana fa. E poi, sempre assai più coloritamente di quanto si possa qui riportare: “E togli quell’accidente di notizia sui Gentile dal giornale…”. Il fatto grave è che invece la notizia su qualche inciampo giudiziario del figlio del sottosegretario è uscita, e soprattutto che poi le rotative del giornale si sono rotte… Insomma, dal Pd è fuoco di fila e Alfredo D’Attorre, altro deputato, avverte: “sono indotto a pensare che né il presidente del consiglio né i vertici Ncd erano a conoscenza pienamente della vicenda altrimenti avrebbero dovuto soprassedere da questa scelta. A me sembra inopportuna la permanenza di Gentile al governo, mi auguro sia indotto, dal presidente del consiglio e dal suo partito a rassegnare le dimissioni”. Partito che però non pare esattamente convinto di dover fare pulizia. Il che lo sta mettendo davvero a rischio. Tutto gira intorno alla figura di un manager della sanità pubblica, Gianfranco Scarpelli, a cui sono state contestate consulenze per 900 mila euro distribuite a un avvocato, fedelissimo del senatore, e girate in parte al figlio di Gentile, che è finito sotto inchiesta. A peggiorare il quadro, esploso con l’inchiesta pochi giorni fa, il fatto che la sanità a Cosenza era sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza dal 2012, ma che una relazione in merito finita sui tavoli del Viminale fu archiviata. Caso vuole che alla poltrona di ministro dell’Interno sedesse già Alfano. E ovviamente anche questa rischia di non passare inosservato. Certamente il Pd non è comunque nella posizione di poter dare troppe lezioni. La promozione di Francesca Barracciu a sottosegretario alla cultura è al centro di critiche. Si tratta della VETERINARIO IN SICILIA ACCUSA: È MORTIFICANTE NAPOLI: SE QUESTA È GIUSTIZIA… Cade dalla sedia: 140mila euro Pagato per lavorare un minuto a settimana eanche il tempo di dire… Bongiorno. Battuta forse scontata ma inevitabile se hai un cognome così e un contratto che ti dice di lavorare un minuto alla settimana. Eppure questa incredibile cifra temporale è quella scritta, nero su bianco, sulla convenzione “valida fino a giugno del 2014”, così come riportato dalla lettera di incarico dell’Asp di Trapani, per un veterinario siciliano. Per Manuel Bongiorno, che è pure vicepresidente per la provincia di Trapani del suo ordine professionale, dell'Ordine di Trapani, si tratta di una pura mortificazione. Difficile dargli torto “Una volta a settimana vado nella sede dell'Asp e devo passare il badge. Entro, aspetto che passi un minuto, e poi ripasso il badge. Va avanti così da mesi. A giugno e luglio sono dovuto andare a Trapani, penso che mi spetti anche un rimborso benzina, visto che sono di Castelvetrano”. N stessa Barracciu che lo scorso 30 dicembre eseguì il proverbiale passo indietro: aveva vinto le primarie in Sardegna ed era quindi la candidata del centro-sinistra per il posto di governatrice. Ma arrivò l’inchiesta della Procura di Cagliari su fondi regionali e spese fuori controllo fu motivo di farle arrivare, da parte di Matteo Renzi, l’invito a farsi da parte e lasciare strada a Pigliaru, poi divenuto presidente. E come può una donna indagata essere inadeguata a guidare una Regione ma “ideale” per occupare la poltrona di sottosegretario alla Cultura. In tutto questo, ieri Matteo Renzi giocava a fare il grande europeista al congresso del Pse, ospitato a Roma per incoronare nientepopodimeno che Martin Schulz alla candidatura della presidenza del Consiglio Europeo. Rinnovando l’impegno “peri conti a posto” e l’appello per “completare l’integrazione europea”. Forse sarebbe meglio pensare a mettere almeno a posto il governo, prima di farsi dettare l’agenda economica dall’ennesimo eurocrate. Tutto nasce da un decreto assessoriale del 2009 che ha convertito l'originaria prestazione fornita in debito orario. Un calcolo matematico applicato alla lettera che ha partorito per il veterinario un contratto da un minuto a settimana. Una roba che non si sarebbe potuta immaginare nemmeno in un film di Fantozzi. “Ho chiesto di smettere per potere lavorare davvero - aggiunge Bongiorno - Io voglio dare il mio contributo all'azienda e non voglio essere mortificato”. Bongiorno, 38 anni, non è solo in questa battaglia: altri veterinari hanno un monte ore che non permette di svolgere l'attività professionale: Cinzia Dunand, Piergiorgio Molinari, Salvatore Briganò e Daniele Marino. Tra loro c'è chi ha un contratto di pochi minuti a settimana, fino ad un'ora. Un’altra “qualificante” cartolina della Sicilia di Crocetta. Valter Brogino Megarisarcimento a un giudice, gli è stata riconosciuta la causa di servizio uò capitare a tutti di farsi male sul posto di lavoro. E se l’infortunio avviene in ufficio, al lavoratore spetta un risarcimento per “cause di servizio”, commisurato al danno sulla base di parametri di valutazione diversi a seconda del lavoro svolto e/o della gravità della lesione subita. Danni documentati e riscontrati nel corso di lunghi procedimenti giudiziari, come nella purtroppo classica tradizione nostrana. E se a confermare la regola vi sono sempre delle eccezioni, quella riscontrata in questo caso lascia decisamente a bocca aperta. Come racconta il Corriere del Mezzogiorno, un magistrato in servizio a Napoli, caduto dalla sedia del suo ufficio, oltre all’iter sanitario ha avviato anche il procedimento risarcitorio. Che si è P concluso in tempi abbastanza rapidi (7 anni per completare i vari gradi di giudizio amministrativo) e con riconoscimento di una somma pari a 140 mila euro, più altri oneri (mancato guadagno, danno esistenziale e simili) per “esiti di trauma distorsivo del rachide lombare produttivo di ernia discale con impegno radicolare e rigidità del tratto dorso-lombare”. Questa l’incredibile decisione del Tar, decisamente senza precedenti. Contattato dal Corriere del Mezzogiorno per un commento, il magistrato ora in pensione ha detto soltanto che per lui “parla la sentenza”. Peccato che per tanti altri lavoratori, con infortuni ben più gravi del suo e magari con famiglie anche numerose a carico, non vi CdG siano sentenze simili. LO ZOO DI SPIDERITA Renzi il neodinosauro e la questione morale l nuovo governo Renzi si ritrova subito con una bella matassa da sbrogliare ma soprattutto molto ingarbugliata e difficile da sostenere. In pole position di certo la nomina del sottosegretario Antonio Gentile , fortemente voluta dalla banda bassotti di Alfano, che tante polemiche ha suscitato per le sue consulenze d’oro in diverse aziende sanitarie calabresi, seguita dalle nomine di Del Basso, De Caro e Barracciu sempre coinvolti in losche storie di rimborsi con soldi pubblici che a tanti elettori del PD hanno lasciato l’amaro in bocca. E’ giusto che un governo che sin dal giorno del suo insediamento scandisce slogan impregnati di equità e di voglia di rinnovamento, possa oggi annettere tra le sue fila chi questo cambiamento non lo rappre- I senta o meglio coloro che sino ad oggi si sono probabilmente macchiati nel corso della loro carriera di dubbi che lasciano aperta la questione morale? E proprio in un momento in cui il nostro Paese tenta disperatamente di uscire da una crisi economica che lo attanaglia ma in particolar modo è attraversato da una grande voglia di riscatto e risanamento morali come non mai. Ciò lascerebbe supporre che l’innovatore ormai divenuto, all’anagrafe, giovane dinosauro Renzi, sia vittima del giogo di poteri occulti, di forze centrifughe di potere e di ricattatori del sistema o più semplicemente, ragionando alla maniera del Gattopardo di Tomasi Lampedusa, cambierebbe tutto per non cambiare nulla. Una bella presa in giro insomma di tutti gli italiani che già dai primi provvedimenti del Governo si vedranno alzate le aliquote delle tasse comunali, hai voglia ad abbassare il cuneo fiscale, e costretti ad annaspare, senza limiti, fino alla fine del mese mentre le amministrazioni insolventi avranno ancora la possibilità di sperperare il loro denaro in inutili consulenze e marchette agli amici degli amici minacciando le città, come Roma, nonostante gli aiuti di Governo ricevuti per le fallimentari gestioni che sanno solo prendere senza nulla dare in cambio se non sistemi impositivi, di blocco totale e paralisi urbane. Eh già quanti proclami alla vigilia, quante dichiarazioni d’intenti e onestà sbandierate ai quattro venti… ora si direbbe, forse, che si predica bene ma si inizia a razzolare proprio male; del resto, caro Presidente, la sua giovane età e la sua scarsa esperienza non le hanno consentito di sapere a priori che tra il dire ed il fare ci sta ancora di mezzo il mare. Buon Lavoro! 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Una convinzione che Silvio Berlusconi ha ripetuto anche ieri, per cercare di dare un indirizzo forte alla campagna elettorale del Piemonte. Il terremoto che ha scosso lo strategico territorio ai piedi della Mole e delle Alpi ha inevitabilmente messo nelle ambasce una coalizione che tutto poteva prevedere, tranne di veder spazzata via con un ricorso al Tar la propria giunta regionale. Dal pasticcio occorre uscire uniti e con le idee chiare, questo lo capiscono tutti, ma il toto candidato impazza. Anche se la figura del vice presidente uscente comincia a prendere peso, ogni ora di più. Il diretto interessato, però, non si getta in ambiziose fughe in avanti. Caso raro, anzi, fa l’uomo di partito. “Io sono un soldato e farò ciò che Forza Italia e il mio presidente mi diranno di fare”, scandisce a chiare lettere nell’intervista a Il Giornale d’Italia. La partita contro Chiamparino è L difficile? C’è una differenza di base. Lui è stato immediatamente individuato come il candidato del Pd. Con Sel non ha an- cora chiuso l’accordo, ma ormai da due mesi Chiamparino è in piena campagna elettorale. Noi invece dobbiamo ancora definire la coalizione. LA NOVITÀ Varata la lista unitaria La Destra, Fli e Fiamma-DestraSociale difenderanno insieme la comune identità a alcuni mesi ha preso il via, in tutta Italia, il processo di unità delle forze politiche di destra. Soprattutto in Piemonte le dirigenze regionali e locali di “La Destra”,“Fiamma Destra Sociale” e “Futuro e Libertà” sono state tra i primi soggetti ad aver iniziato uno stretto rapporto di collaborazione tra i partiti, con lo scopo di superare la frammentazione elettorale delle forze che più rappresentano la destra italiana, sociale e nazionale e con l’obiettivo di riportare al più presto, nelle assemblee legislative come nei consessi amministrativi, i Valori e le Idee che affondano le proprie radici nel pensiero di uomini quali Giorgio Almirante. Facendo così seguito alle dichiarazioni di questi giorni dei coordinatori nazionali dei vari soggetti, tra cui Adriana Poli Bortone, Francesco Storace, Luca Romagnoli e Roberto Menia, anche le dirigenze subalpine annunciano la presentazione di un cartello elettorale per le Regionali del Piemonte.“Saremo presenti sulla scheda delle elezioni del prossimo 25 maggio con un nostro simbolo unitario - dichiarano Walter Maccantelli per La Destra, Massimiliano Panero per la Fiamma Destra Sociale e Diego Zavattaro per Futuro e Libertà - e chiameremo così a raccolta tutto il popolo della destra, senza dispersioni e con la certezza di saper incidere sul risultato finale. Ci porremmo certamente in dialogo con il centro-destra, D fatte salve le premesse programmatiche e valoriali che caratterizzano la nostra diversa cultura politica ed il progetto sociale che vogliamo continuare a perseguire”. "Le richieste che ci avanzano quotidianamente militanti e simpatizzanti proseguono i tre coordinatori - non possono che essere ascoltate, e la volontà di incidere, con le nostre istanze, nel processo legislativo e amministrativo del Piemonte, cessando con una frammentazione che ci marginalizza, ci sprona a perseguire nuove strade, non già perché quelle vecchie fossero sbagliate, ma solo per affrontare al meglio una mutata realtà politica. Non solo tantissimi giovani, ma anche molti elettori storici, da tempo non fanno distinzioni di sigle nella cabina elettorale e accomunano l’un l’altro i nostri partiti. Si tratta quindi, innanzitutto, di fotografare la realtà e, semplicemente, continuare la lotta con nuove strategie (senza rinnegare nulla né modificare i propri ideali) proprio per cercare di affermare i propri Valori". Con la prossima settimana il cartello delle destre si confronterà con le altre forze politiche del centro-destra e inizierà il percorso organizzativo della propria lista unitaria. A breve poi i coordinatori nazionali verranno in Piemonte per presentare il simbolo da cui prende il via a livello nazionale il processo di unità politica d’area. em La sensazione è che si voglia preservarne l’unità, giusto? Berlusconi ha candidato il sottoscritto, è vero, ma il percorso deve essere condiviso con tutto il centro-destra. La sfida è difficile, ma senza strappi possiamo vincerla. Undici mesi in giunta ci hanno dato modo di dimostrare la capacità di governare la Regione, al di là delle vicissitudini con cui quell’esperienza è finita, dai ricorsi che hanno portato all’annullamento del voto a rimborsopoli. Perciò se in tempi rapidi stabiliamo la coalizione e avviamo la vera campagna elettorale, unitaria, gli spazi per vincere ci sono tutti. A destra ci sarà una lista unita, sulla base del Movimento per An. Storace ha già detto:“Avanti con Pichetto”. Me lo dice lei e ne sono piacevolmente stupito. Innanzitutto perché è proprio un passo per mettere insieme tutta la coalizione, anche sui punti programmatici. Poi perché la pari dignità si basa sui contenuti e non solo sui valori numerici. Segnali del genere, così importanti, ci dicono che siamo sulla strada giusta. E con la Lega? I rapporti sono buoni sia a livello personale che di partito. Può naturalmente e legittimamente esprimere una sua preferenza e credo che il confronto possa senz’altro avere esiti positivi per tutti. L’INTERVISTA: MASSIMILIANO PANERO “Mettere fine alla diaspora” L’ unità della destra italiana parte dal Piemonte. Un cartello elettorale che mette insieme La Destra, Fiamma Destra Sociale e Futuro e Libertà per restituire ai piemontesi una casa comune, costruita su fondamenta solide e proiettata al futuro, pronta per competere con decisione alle prossime elezioni regionali del 25 maggio. Ne è certo Massimiliano Panero, referente per il Piemonte di Fiamma Destra Sociale, che ha reso un’intervista al Giornale d’Italia nella quale fa il punto sulla situazione politica del suo territorio ed espone le ragioni di questa scelta di unità. Una scelta, quella di unire le forze, che nasce – come dite nel comunicato stampa – dall’aver osservato la realtà e dall’esservi resi conto che la gente di destra vuole unità. Insomma dal Piemonte può ripartire una ‘destra nazionale’? È quello che ci auguriamo, sia come risultato elettorale che come dato politico. Il nostro è un tentativo di rimettere insieme la destra ragionando con tutti, senza chiudere le porte a nessuno. Il nostro intento è evidentemente quello di sostenere la maggioranza di centro destra, sempre che ce ne siano però i presupposti. Per esempio, siamo sfavorevoli alla candidatura di Crosetto perché è il territorio ad avere bisogno di altro, di un personaggio come Pichetto, per esempio, o anche di una donna come Daniela Santanchè, piemontese e con una storia degna di rispetto a destra. Siamo ben disposti a sederci al tavolo delle trattative con il centro destra, ma a condizione che vi sia pari dignità. Il richiamo che unisce tutti è quello al segretario storico della destra italiana, Giorgio Almirante… Certamente, Almirante rappresenta in tutto e per tutto quella componente valoriale che ci appartiene. Non siamo una destra liberale, siamo una destra storica, nazionale e sociale e solo Almirante riunisce questi ideali. Questo lungo percorso di diaspora della destra deve finire, bisogna porvi un freno. Le idee, i programmi, i valori, sono gli stessi per tutti. Da qualche parte bisogna cominciare, e le elezioni in Piemonte sono l’occasione. Speriamo che da qui venga anche uno sprone per le prossime elezioni europee, lo spazio potrebbe esserci. Nel comunicato si parla di simbolo unitario. Qualche anticipazione? Ritengo che da due cose non si possa prescindere: che nel nome ci sia la parola ‘destra’ e, naturalmente, non può mancare un riferimento alla fiamma tricolore. Parlate di dialogo con il centro destra, ponendovi decisamente ed inequivocabilmente a destra… Abbiamo il dialogo aperto con tutti, anche con le forze dell’antagonismo, anche se naturalmente non siamo antagonisti. Vogliamo contribuire alla vittoria del centro destra dando un forte contributo di destra, con una componente inequivocabilmente di destra. I punti cardine quali sono? Il territorio ha delle necessità specifiche, le cose di cui parlare sarebbero molte. Intanto, per fare un esempio, la legge regionale sulla sicurezza non viene finanziata da anni, mentre su quella per le popolazioni nomadi sono piovuti milioni di euro. C’è stato un vero e proprio ribaltamento delle cose. Anche in tema di cultura, potrei citare i finanziamenti a pioggia per le realtà culturali di sinistra. Invece bisogna privilegiare il merito. Il punto cardine risponde ad una frase, molto semplice: prima gli italiani. Senza mancare di solidarietà nei confronti di nessuno, come si può apportare solidarietà agli altri se stiamo male noi? Come si preannuncia questa campagna elettorale? Appassionante. Ci aspettiamo che questa campagna venga seguita con attenzione anche dai vertici nazionali dei partiti e ci aspettiamo anche una loro forte presenza sul territorio. Emma Moriconi 4 Domenica 2 marzo 2014 Storia LAUREATO IN CHIMICA, SOLDATO, MINISTRO, È TRA I REDATTORI DEI DICIOTTO PUNTI DEL MANIFESTO DI VERONA Tarchi, dalla Grande guerra alla socializzazione Dopo la guerra è consigliere comunale di Milano per il Movimento sociale e autore del volume “Teste dure” di Emma Moriconi l tessuto fondante della Repubblica sociale è tutto rintracciabile nei 18 punti del noto Manifesto di Verona, alla redazione del quale partecipò, tra gli altri, Angelo Tarchi. Quando giunge il tempo di Salò, Tarchi ha 46 anni e una certa esperienza alle spalle. La Grande guerra, dove viene decorato al valor militare, i Fasci rivoluzionari di azione interventista, l’Albania. Ma anche la laurea in chimica e il Corpo delle Miniere, il Consiglio superiore di Sanità e la Delegazione del Lavoro a Ginevra sono tutte situazioni che fanno parte del suo bagaglio di vita e di cultura. Tarchi è anche deputato nel 1934 e consigliere nazionale fino allo scioglimento della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Dal 26 dicembre 1941 è poi ispettore del Pnf con Vidussoni e Scorza. Nell’agosto del 1943 è richiamato alle armi. Alla fine dello stesso anno, dopo l’adesione a Salò, il ministro Pellegrini gli affida i Consorzi di Credito per le Opere pubbliche e per le Opere di pubblica utilità e l’Istituto mobiliare italiano. Il 31 dicembre assume il ministero dell’Economia corporativa, collabora con Bombacci alla strutturazione della rivoluzionaria “socializzazione” che porterà al decreto n. 375 del 12 febbraio 1944 “della socializzazione dell’impresa”. Tarchi, insieme a Bombacci, crede fermamente nell’istituto della socializzazione, I che è “… un altro passo avanti per creare uno Stato sociale”. Dopo la soppressione del ministero, successiva al decreto legislativo del gennaio 1945, che crea i dicasteri del Lavoro e della Produzione industriale, viene posto alla guida di questo nuovo apparato, dove resterà fino al 25 aprile. Dopo la guerra subisce l’arresto e il processo, infine sarà amnistiato nel 1948 e tornerà a dirigere la rivista “Chimica”’. Ancora nel dopoguerra è presidente della Camera di commercio Italo-Brasiliana. La sua passione politica però lo riporta nelle liste del Msi, erede naturale di quella Repubblica sociale a cui Tarchi tanto aveva dedicato in termini di lavoro e di impegno. Con il Msi viene eletto consigliere comunale a Milano. È del 1967 il suo volume “Teste dure”. Marco Tarchi, noto esponente della destra italiana negli anni Settanta e oggi docente, nipote di Angelo, parla di suo prozio con Giampaolo Pansa: “Angelo era fratello di mio nonno paterno - dice Marco - l’ho incontrato poche volte, giusto l’estate in Versilia, senza avere mai occasione di parlare di Salò. Ha lasciato anche un libro di testimonianza, “Teste dure”, ma non l’ho mai aperto … perché il reducismo è sempre stato lontano dalla mia psicologia. Negli anni della mia militanza missina, dal 1968 all’81, mi sono tenuto lontano da qualsiasi forma celebrativa e nostalgica”. Ciò che dice poi Marco Tarchi a Pansa è molto interessante, ma esula da questa sede. Ciò che può essere invece utile, anche qui, è il richiamo alle parole di Pansa quando, proprio dialogando con marco Tarchi, dice: “Finora in Italia sono mancate due cose. La prima è una storia completa della guerra civile che non cancelli chi è stato sconfitto e che racconti tutti, dico tutti, gli orrori di quel mattatoio. La seconda è una memoria ‘accettata’, non ‘condivisa’, intendiamoci, che è un’altra questione. L’Italia non ritroverà una sua quiete finché io, Giampaolo Pansa, di campo antifascista, non accetterò come un esito della storia, anche se diversa dalla mia, la memoria di Lapo Tarchi, volontario delle Brigate Nere per difendere l’onore patrio ferito”. Per tornare a Tarchi, ciò che dice Marco circa il ‘reducismo’ necessita quantomeno di un’osservazione, nel pieno rispetto dei punti di vista di ciascuno. Quello che racconta Angelo Tarchi in “Teste dure” è Storia, non reducismo. E la storia va conosciuta, tutta. Un’altra cosa, però, che dice Marco Tarchi, merita di essere riportata: “Nel nostro paese, ormai, il passato è esclusivo terreno di scontro politico. La memoria viene sistematicamente usata come arma contundente contro l’avversario”. Il che avverrà sempre, almeno fino al giorno in cui non si giungerà alla presa di coscienza che la Storia va analizzata per quello che è. [email protected] LEGGI TUTTI I RITRATTI SU WWW.ILGIORNALEDITALIA.ORG CLICCANDO NELLA SEZIONE “LA NOSTRA STORIA”. 5 Domenica 2 marzo 2014 Focus BAGARRE TRA BAMBINI IN QUINTA ELEMENTARE, IN UNA SCUOLA DEL X MUNICIPIO DI ROMA “Tedesco fascista, tu e tuo fratello”. Ma ha solo 10 anni La famiglia del piccolo si rivolge al Giornale d’Italia per raccontare i fatti e i relativi sviluppi di Emma Moriconi ccade a Roma, nel Terzo Millennio. È la piccola storia di un bambino di 10 anni, che viene espulso da un progetto scolastico per essersi rivolto ad un compagno di classe (italiano) additandolo con l’epiteto di ‘Rumeno’. Il fatto è che il bambino rispondeva ad un attacco: ‘Tedesco Fascista, tu e tuo fratello’. Così si era rivolto a lui il compagno di classe, 10 anni anche lui naturalmente. A denunciare la paradossale vicenda al Giornale d’Italia è proprio il fratello maggiore, il presunto ‘tedesco fascista’. Che è, a buon titolo, indignato: ‘mio fratello ha sbagliato – dice Giancarlo, di cui non faremo il cognome a tutela del fratellino – a battibeccare con il suo compagno di classe chiamandolo ‘rumeno’. Tra l’altro abbiamo molti amici rumeni. Però la punizione mi sembra ingiusta, ha solo dieci anni e nessuno si è preoccupato di redarguire il compagno di classe che lo ha apostrofato con parole come ‘tedesco fascista, tu e tuo fratello’, riferendosi chiaramente a me’. Il fatto è che Giancarlo e la sua famiglia sono conosciuti nel quartiere come impegnati politicamente a destra, dunque questo basta, probabilmente, per lasciare che al fratellino di dieci anni ci si rivolga con ‘tedesco fascista’. ‘La nostra priorità – continua Giancarlo – è la salvaguardia dell’integrità A di mio fratello, che ha solo 10 anni e non è giusto che venga messo in mezzo a situazioni non idonee ad un bambino’. Tutto è cominciato lo scorso 10 febbraio, quando la maestra, in occasione del Giorno del Ricordo, ha voluto parlare dei Martiri delle foibe. Al fratellino di Giancarlo, di cui la maestra conosce l’impegno politico, ha detto: ‘Tuo fratello è bene informato, fatti raccontare anche da lui’. E così, dopo settant’anni da quei fatti orribili, torna l’equazione infoibati uguale fascisti. La cosa grave è che accade in una quinta elementare, tra bambini di appena dieci anni. Giancarlo insiste: ‘la cosa è vergognosa, a mio parere, e colpisce discriminando mio fratello e non punisce chi lo ha attaccato per primo’. Perché dopo questa vicenda il piccolo è stato espulso da un progetto scolastico. La questione assume gravità nel momento in cui in diatribe di questo genere vengono coinvolti dei bambini innocenti, che nella maggior parte dei casi non sanno esattamente neppure di cosa si parla. Il bambino che ha dato del ‘tedesco fascista’ al fratellino di Giancarlo, a dieci anni, cosa sa dei tedeschi e del fascismo? Cosa gli hanno detto? Quale associazione di idee può aver fatto? E il fratellino di Giancarlo, punito per una parola ritenuta offensiva (ma ‘rumeno’ è forse una parola offensiva?), che non potrà prendere parte ad un progetto scolastico e quindi si ritroverà automaticamente emarginato dalla sua classe, dalla sua re- altà quotidiana? All’integrità psichica di questo bambino nessuno ha pensato? Una persona, per diventare insegnante, deve aver studiato psicologia e pedagogia, quanto meno. È pedagogicamente utile l’emarginazione di un bambino? È pedagogicamente utile per questo bambino sapere che lui è stato punito mentre chi lo ha attaccato non ha avuto nemmeno un ‘cicchetto’? quale percezione avrà, questo bambino, della ‘giustizia’? e ancora: ‘tedesco fascista’ che cosa vuol dire? In entrambe le circostanze, non sono le parole in sé ad avere un senso o un altro. In entrambi i casi, ciò che conta è l’intenzione con cui vengono pronunciate. E dunque, ‘rumeno’ non è una parolaccia. Come non lo è ‘tedesco fascista’. Nel momento in cui l’intenzione che sta dietro a queste parole cela una volontà di insultare l’altro, allora va detto che è sbagliato. Ma o è sbagliato sempre, o non è sbagliato mai. O si punisce in entrambi i casi, o non si punisce mai. Probabilmente l’insegnante che ha preso la decisione di estromettere il fratellino di Giancarlo dal progetto scolastico avrebbe fatto un servizio migliore ad entrambi i bambini se li avesse chiamati, anche singolarmente, e avesse parlato con loro. Da insegnante ad alunno, da adulto a bambino. E se avesse spiegato loro che a dieci anni bisogna pensare a giocare, perché l’infanzia è una sola, e non torna più. “MAGAZZINO 18” DÀ ANCORA FASTIDIO A UNA CERTA SINISTRA Squarciate le gomme dell’auto di Simone Cristicchi L’artista risponde: “Siete relitti di una ideologia sepolta” di Cristina Di Giorgi DALLA PAGINA FACEBOOK DELL’ARTISTA Le armi dell’ironia (amara) uando si tratta di dare lezioni di democrazia e di cultura la sinistra sembra non “Sempre più accreditata la notizia della violenza perpetrata da parte del noto cantautore romano verso un gruppo avere rivali. Ma solo a parole. Già, perché se da un lato gli antifascisti doc si di innocenti dimostranti pacifisti che, presentatisi a teatro per assistere allo spettacolo, muniti di regolare biglietto dichiarano contro ogni forma di violenza e unici depositari della verità storica, pagato, sono stati accolti come da foto in allegato. Si nota chiaramente l'arsenale bellico del cantautore composto (fonte e foto: Massimo Battista) sbandierando ai quattro venti il loro impegno contro le mistificazioni nazifasciste, da sedie, pistole e spranghe” dall’altro si comportano da figli arroganti di un’ideologia che spesso e volentieri li induce a comportamenti che nella migliore delle ipotesi sfiorano il ridicolo. Come quello degli esponenti dei centri sociali che a Scandicci hanno interrotto Magazzino 18 volendo denunciarne la faziosità (senza averlo peraltro visto). E come gli ignoti che, molto probabilmente di questa stessa mentalità, hanno inciso le gomme dell’auto di Simone Cristicchi con un taglierino. La risposta del cantautore romano, che sulla sua seguitissima pagina facebook (gli iscritti sono più di cinquantamila) ha commentato l’accaduto, è di quelle che non lasciano spazio ad alcun dubbio: “Siete relitti di una ideologia sepolta. A noialtri ci tocca sopportare i vostri ragli da asini, oltre che i tagli”. Parole durissime che, di fronte all’ennesimo sfregio che ha il gusto amaro della minaccia e dell’idiozia, sono l’ulteriore testimonianza della correttezza di un uomo che, pur avendo più volte dichiarato di appartenere ad un determinato orientamento politico, non ha paura di denunciarne apertamente le mele marce – o meglio, decomposte – che non sanno far altro che criticare aprioristicamente il suo lavoro. Un lavoro che, vale la pena ripeterlo nuovamente, ha l’unica “colpa” di aver portato all’attenzione del grande pubblico il dramma delle Foibe e degli esuli istriani, giuliani e dalmati. In che modo la ricerca della verità può essere considerata di parte è un mistero che neanche Einstein potrebbe risolvere. Molto meno misteriosa è invece – purtroppo – la mentalità di una certa sinistra che ha la radicata e radicale abitudine di misurare tutto in maniera strumentale sulla base del proprio interesse di parte. “Il problema – scrive l’artista – è che più Magazzino 18 avrà successo, e più questi relitti nostalgici alzeranno i toni, istruendo la loro bassa manovalanza che agirà scompostamente. Poi, ovviamente, da vigliacchi come sono, si tireranno indietro, pur non prendendo le distanze da simili gesti”. Poi l’amaro commento: “Se le ricerche storiche di Cernigoi, Kersevan, Purina, Volk portano a questo, mi tengo volentieri il mio buon Gianni cantautore romano ha dato esemplare e poetico riconoscimento le hanno vissute sulla loro Oliva”. In altre parole: se i risultati degli studi compiuti dai revisionisti che negano o pelle. Persone che gli hanno rivolto messaggi di stima, ringraziamento e incitamento a non giustificano quanto avvenuto sul confine orientale italiano in quegli anni difficili generano atmollare. Sulla pagina di Magazzino 18 si leggono però – non molti per fortuna – anche teggiamenti come quelli di questa sinistra, molto meglio gli studiosi che hanno cercato di messaggi senza vergogna di chi insiste nel negare l’evidenza. Come quello in cui si legge:“il capire come sono andate veramente le cose. Al di là – come i veri storici dovrebbero sempre tuo spettacolo è totalmente antistorico e carente. Torna a studiare, tu e i tuoi fans”. Ecco. Un fare – di ogni connotazione ideologica e politica. consiglio questo che ci sentiamo di condividere: si Cristicchi, torna a studiare. Magari grazie A Simone Cristicchi sono giunti moltissimi messaggi di stima e solidarietà non solo di chi ha ai tuoi eccellenti e documentati sforzi, ci regalerai ancora una volta pagine di Storia e Verità visto lo spettacolo, ma anche – e soprattutto – da parte di coloro che le vicende a cui il fino ad ora dimenticate! Q 6 Domenica 2 marzo 2014 Esteri LA SITUAZIONE PRECIPITA NELLA PARTE ORIENTALE DELL’UCRAINA: KIEV NON NE HA PIÙ IL CONTROLLO La Crimea insorge: viva madre Russia Dal Parlamento carta bianca a Putin per un intervento militare che eviti spargimenti di sangue: una missione di pace che non piace a Usa e Nato. Ma la diplomazia è già in moto ggiornarsi: la guerra di Crimea potrebbe non essere più il conflitto che i libri di storia indicano come l’inizio dell’ascesa della casa savoiarda verso il Regno d’Italia, ma un evento di cronaca con cui fare i conti. E sono conti difficili da fare. Certamente però sul Mar Nero soffiano venti assai funesti, si infilano nelle ampie valli dei grandi fiumi che vi sfociano e risalgono sopra la corrente, fino a Kiev.Venti di tempesta, venti quasi di guerra. Una visione, quella dell’Europa di nuovo sul baratro di un conflitto, che ha fatto irruzione nei teleschermi di tutto il mondo con le sembianze di paramilitari all’opera a Sinferopoli, armi in mano, mentre prendono posizione puntando ad altezza d’uomo. I numeri, quelli con cui fare i conti, non sono da meno. Il nuovo governo stabilitosi a Kiev dopo le sanguinose proteste ha accusato Putin di aver mandato seimila parà e decine di blindati, ha anche inviato a Mosca una protesta per invasione dello spazio aereo. Ma nella Crimea, la vasta porzione a maggioranza russa del territorio ucraino, non sembrano i militari russi gli attori principali. Una grossa fetta della popolazione, dopo essere scesa in strada nei giorni scorsi inneggiando a Mosca, ieri si è sollevata. A Kharkov, seconda città dell’intera Ucraina, dimostranti filorussi hanno fatto irruzione nel municipio occupato da attivisti di Euromaidan e li hanno sgomberati al termine di piccoli incidenti, issando poi sul palazzo il tricolore russo. Bandiera ucraina rimossa e sostituita anche sui luoghi del Governo a A Donetsk, nell’estremo oriente minerario del Paese, e a Odessa, sulle sponde del Mar Nero. Certo, di qui a dire che Putin sta a guardare ce ne corre. Ieri il leader ha chiesto, e ottenuto all’unanimità, l’autorizzazione del Senato ad un’azione militare in Crimea, fino alla stabilizzazione della situazione sociopolitica e per evitare spargimenti di sangue. L'eventuale azione militare russa in Crimea dipenderà dagli sviluppi sul terreno, ha reso noto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. Oltre a precisare che Putin non ha ancora preso una decisione in merito, Peskov ha sottolineato che il presidente invierà forze in Ucraina e richiamerà l'ambasciatore russo negli Usa dopo avere studiato ulteriori sviluppi. “Speriamo che la situazione non si evolva come sta facendo ora”. La diplomazia Usa ha gridato all’ingerenza, c’è stato pure posto per il singolare episodio di una Nato che “protesta” via tweet: “La Russia deve rispettare la sovranità, l'integrità territoriale e i confini dell'Ucraina”, ha cinguettato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. Intanto le autorità di Kiev non riconoscono quelle insediatesi nella Repubblica Autonoma di Crimea nelle scorse ore, ma cercano un “corridoio diplomatico” direttamente con la Russia. Domani mattina il presidente Turchinov, il premier Yatsentuk e l’ormai libera Yulia Tymoshenko voleranno a Mosca per intavolare trattative direttamente con “l’Orso russo”. Il cui ruggito, indubbiamente, spaventa il mondo. Ma la domanda è: che bisogno c’era di interromperne, ancora una volta, il letargo militare? Ai posteri, e ai gasdotti, l’ardua sentenza… Robert Vignola DIFFUSI I PRIMI DATI DI UNA RILEVAZIONE STATISTICA SULLA SITUAZIONE FINANZIARIA NAZIONALE La rinascita dell’economia ungherese Pil in crescita, bilancia commerciale in attivo, prezzi stabili: è boom a situazione economica dell’Ungheria è decisamente avviata su un trend di crescita più che positivo. A dar corpo e fondamento a tale affermazione, i primi dati di una rilevazione effettuata sull’andamento della realtà finanziaria locale, recentemente diffusi dall’Ufficio centrale di statistica (KSH). Secondo quanto è stato riscontrato infatti, nell’ultimo trimestre del 2013 il prodotto interno lordo è cresciuto del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e dello 0,6 rispetto al terzo trimestre del 2013. I principali fattori che hanno determinato tale andamento favorevole sono la produzione agricola, il settore manifatturiero e quello delle costruzioni. Le previsioni quindi sono più che buone, dato che la crescita complessiva per il 2013 è stata dell’1,1%. Senza contare che, a gennaio 2014, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un dato invariato su base annua, anche se l’inflazione ha registrato una leggera ripresa (+0,3%). E’ risultato positivo anche l’andamento del commercio estero: a dicembre infatti le esportazioni hanno segnato un +9,5% e le importazioni un +6,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ne è L risultato un saldo in attivo pari a 150 milioni di euro. E sembra che anche per il 2014 le cose siano destinate a confermarsi in questa direzione: le prime stime indicano infatti che soltanto nel mese di dicembre il disavanzo positivo della bilancia commerciale ha segnato un dato positivo pari a circa 290 milioni di euro. L’analisi dei dati economici non può comunque prescindere da una semplice considerazione di tipo politico, in particolare sulla decisione del governo magiaro di gestire in proprio e senza interferenze so- vranazionali la propria politica interna. E’ vero infatti che quelli sopra descritti (fonte Il Sole 24 ore) sono gli effetti della decisione da un lato di riacquistare la propria autonomia ripagando in anticipo il debito con il Fondo Monetario internazionale e dall’altro di esercitarla con una politica economica attenta alle condizioni di vita degli ungheresi (diminuzione delle bollette di gas, luce, acqua, introduzione di assegno familiari e aumento delle pensioni e degli stipendi). Alla quale si sono aggiunte una drastica detassazione di alcuni beni di prima necessità e una altrettanto notevole riduzione dei costi interni. Un paese che, prima di riprendere il controllo di sé stesso - e soprattutto prima che la Banca di Stato riacquistasse potere effettivo e concreto sulla propria moneta – era davvero sull’orlo di una crisi apparentemente irreversibile. Molto simile – purtroppo – a quella dell’Italia e di altri paesi europei che non possono o non vogliono rompere i legami con un’Unione europea che, troppo spesso, crea vincoli economici e politici che non fanno altro che danneggiare i paesi ad essi sottoposti. Vincoli che il governo ungherese, al netto delle più che prevedibili accuse di “populismo” arrivate dall’Occidente sul capo di Viktor Orban, ha avuto il coraggio di spezzare, dimostrando che la ripresa è possibile anche senza una politica di austerità e subordinazione come quella derivante dalla sottomissione ai dettami di Bruxelles. Cristina Di Giorgi 7 Domenica 2 marzo 2014 Da Roma e dal Lazio SI ERA CANDIDATO CONTEMPORANEAMENTE A DUE CONSIGLI, IL PARTITO NE HA CHIESTO LA DECADENZA De Salazar: scacco matto a Fratelli d’Italia Il tribunale di Roma ha respinto il ricorso: resta consigliere del Municipio II di Robert Vignola e Salazar resta al suo posto. È andato infatti alle ortiche il tentativo di dichiarare illegittima l’elezione del consigliere del II Municipio di Roma. Il tentativo era stato avviato, d’accordo sol suo partito, da Marco Solia, primo dei non eletti della lista di Fratelli d’Italia. Ma il tribunale ordinario di Roma ha riconosciuto legittimo il percorso di De Salazar e messo una pietra sopra la questione, ameno di ricorsi che però, stante l’esito, sembrano alquanto improbabili. La storia affonda le sue radici nelle elezioni del 2012. A quella tornata Francesco De Salazar si presentò nelle liste di Fratelli d’Italia per il Municipio II. Parallelamente, però, era anche il candidato presidente per il XII Municipio, con la Lista Marchini. Destino volle che in entrambi i casi fu eletto consigliere: anche nel XII, dove il seggio scattò per un raggiunto quorum della Lista Marchini, che pure non vinse le elezioni, come nel II, dove a prevalere fu il centro-sinistra. Il caso scoppiò perché Fratelli d’Italia disconobbe De Salazar per la doppia candidatura: dapprima Marco Marsilio, dirigente romano del partito, invitò De Salazar a dimettersi preannun- D ciando il ricorso. Ricorso che poi fu davvero presentato: la vicenda giudiziaria si è conclusa venerdì scorso e ha stabilito che De Salazar può rimanere al suo posto. Nei fatti, Fratelli d’Italia citava l’articolo 3 della legge 81 del 1993, secondo cui un sindaco non si può candidare ad un altro Comune: se tanto vale per i Comuni, vale anche peri Municipi, la tesi di Solia. De Salazar ha invece evidenziato come secondo il Tuel (articolo 56,commi 1 e 2 del decreto legislativo 267 del 2000)non c’è alcuna incompatibilità ad una candidatura in due Municipi diversi. Quest’ultima è stata riconosciuta come normativa più attinente dal tribunale, anche perché De Salazar ha poi regolarmente esercitato il diritto di opzione per COTRAL PATRIMONIO, INTERROGAZIONE DI STORACE “Quanto incide Da Ros sui costi di gestione?” I l vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e capogruppo de La Destra verso Alleanza Nazionale, Francesco Storace, ha rivolto un’interrogazione urgente al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e all’Assessore alla mobilità, Michele Civita, per sapere se corrisponde a verità che il nuovo Amministratore Unico di Cotral Patrimonio, Giorgio Da Ros, sia stato contrattualizzato per una cifra di poco inferiore a 160.000,00 euro annui e per sapere, inoltre, se lo stesso beneficia del rimborso chilometrico casa-ufficio; Il 15 gennaio scorso – si legge nell’interrogazione - l'Assemblea dei soci, ovvero la Regione che detiene l'86,72% delle quote Cotral Patrimonio spa, ha deliberato al punto due dell'ordine del giorno la nomina del nuovo amministratore unico, attribuzione di poteri e definizione dell'emolumento, nella persona del dottor Giorgio Da Ros, già alto dirigente in Atac, che è subentrato all'uscente dottor Mecci. una delle due cariche, scegliendo appunto il Municipio II. “Ho fatto quella scelta – ha spiegato De Salazar – per la semplice ragione che su quel territorio ho preso le preferenze, 472, mentre nel Municipio XII ero il candidato presidente. Fermo restando che le polemiche sulla mia doppia candidatura, in due liste diverse, le ho ampiamente confutate a più SCHEGGE DI STORIA Quando il Vaticano era un obiettivo Il 1 marzo del 1944 il secondo bombardamento su Roma fece una vittima E il 3 marzo la Casa delle Madri Pie “conobbe” l’antenato del napalm l 1° Marzo 1944, un aereo britannico colpì per la seconda volta la Città del Vaticano. Erano i giorni in cui ancora non si erano spente le polemiche per l’insensato sacrilegio della distruzione dell’Abbazia di Montecassino e gli Alleati arrancavano disperatamente sia sulla Linea Gustav, sia nella sacca di Nettunia. I nervi erano alle stelle e, in questo clima, “per la seconda volta un aereo americano sganciò alcune bombe nelle immediate vicinanze della Città del Vaticano”. La posizione neutralista della Santa Sede non andava certamente giù a chi si era arrogato il diritto di dipingersi come un nuovo “crociato”, della democrazia, ovviamente. Anzi, il Vaticano non faceva mistero di condannare la richiesta della resa incondizionata fatta alla Germania dagli Angloamericani, facendo comprendere come questo diktat avrebbe costretto i Tedeschi a combattere fino all’ultimo uomo. A chi sosteneva che gli Alleati combattevano per evitare un’egemonia germanica in Europa, la Santa Sede aveva risposto che così facendo, però, si stava promuovendo un’altra egemonia, quella sovietica. Si può ben capire allora l’imbarazzo degli Angloamericani e la loro rabbia. In questo I Le società partecipate delle regioni sono oggetto della legge sulla spending rewiev che intende ottimizzare e razionalizzare missioni, costi e gestioni delle società stesse; Cotral Patrimonio fa parte delle suddette società ed è oggetto di una profonda ristrutturazione come recita la delibera di giunta n.260 del 7.8.2013 Alla luce di tutto ciò si chiede di sapere – conclude Storace nell’interrogazione - se i criteri di nomina e di retribuzione siano consoni con i principi della spending rewiev e per quali motivi non si è proceduto, come avvenuto in precedenza in altre occasioni simili, alla nomina pro tempore di un dirigente regionale per la carica di Amministratore Unico di Cotral Patrimonio, non andando così ad incidere sui costi di Daniele Belli gestione. livelli: perché non va dimenticato che la Lista Marchini era espressione della società civile, nata aggregando persone di diversa estrazione. E la faccenda venne tirata fuori solo quando qualcuno si accorse che ero primo nella lista, ed unico eletto… Io avevo anche dato la disponibilità a creare il gruppo consiliare di Fdi, ma mi è stata negata. Quindi, non ho potuto far altro che prendere la strada del gruppo misto. Cosa mi ha insegnato questa storia? Che i buoni risultati si ottengono sul territorio, con la presenza, le interrogazioni e le risoluzioni. E che il procedimento di accettazione delle candidature spesso penalizza il diritto del cittadino che vuole partecipare attivamente alla cosa pubblica, e si ritrova escluso dalle liste ad opera dei partiti. Diciamo che nel mio caso non ci sono riusciti”, conclude De Salazar. Ultime note: nel procedimento anche Roma Capitale si è costituita, eccependo il diritto di giurisdizione, eccezione che però il tribunale ha poi rigettato. Pagherà quindi le spese insieme al ricorrente Marco Valerio Solia, che essendo primo dei non eletti sarebbe diventato consigliere in caso di accettazione. Nella lista di Fdi al II Municipio dietro Solia giunsero, in ordine di preferenze, Giovanni Provenzano e Massimo Inches. clima di “incomprensione dei doveri del momento”, maturò l’incursione del 1° Marzo 1944. Questa volta ci scappò pure il morto: Pietro Piergiovanni. Un operaio sventrato da una scheggia, mentre cercava di rifugiarsi nell’Oratorio di San Pietro. Sfortuna volle che morì per una bomba “democratica” e, quindi, la sua morte fu occultata. Se fosse stato ucciso dai Germanici, oggi, quel disgraziato operaio avrebbe una via in suo nome, in qualità di “martire della libertà” e magari anche una Medaglia al Valore, d’Oro naturalmente. Abbiamo detto secondo bombardamento, in quanto già il 5 Novembre 1943 aerei angloamericani avevano colpito vigliaccamente il perimetro vaticano, per poi negare decisamente ogni addebito (magari erano stati gli alieni?). Tanto è vero che ancor oggi gli istituti della Resistenza e le associazioni partigiane cercano di sfruttare tali crimini di guerra per la loro propaganda politica, accusando niente meno che i fascisti della RSI di aver attaccato la Sante Sede, sebbene sia appurata la vera nazionalità di chi bombardò il Vaticano. Ma la storia dei terroristici bombardamenti degli Angloamericani sulle popolazioni italiane rimane ancor oggi una pagina tabù. Si pensi che il 3 Marzo 1944, la Casa delle Madri Pie, in Via del SS. Crocefisso, a Roma, fu colpita da una bomba molto particolare. Si trattava di un “fusto di benzina”, cioè Napalm che fino ad oggi si credeva utilizzato contro i civili italiani solo dall’Ottobre 1944. Ebbene, pensiamo che a Roma, quel 3 Marzo, avvenne la prima sperimentazione di un’arma vietata dalle convenzioni internazionali. Sperimentazione, naturalmente, contro gente indifesa che così veniva definitivamente “liberata”. Comitato Pro 70° Anniversario dello Sbarco di Nettunia 8 Domenica 2 marzo 2014 Dall’Italia LA CRISI COLPISCE ANCORA: DUE VITTIME IN POCHI GIORNI Perde il lavoro: si uccide davanti ai figli A La Spezia un 48enne si è prima dato fuoco per poi togliersi la vita con tre coltellate al petto. Sotto choc i due minori che hanno tentato di salvarlo. A Pescia Romana, si impicca un padre di famiglia di 37 anni di Barbara Fruch nnesimo dramma causato dalla crisi economica. Nella tarda serata di venerdì un uomo di 49 anni, a Riccò del Golfo, in provincia di La Spezia, si è suicidato davanti ai due figli minorenni. L’uomo, poco dopo le 19.30, si è cosparso di benzina e si è dato fuoco, il più grande dei figli ha tentato di spegnerlo e poi è corso fuori, insieme all’altro fratello, per chiedere aiuto. Proprio nell’attimo in cui è rimasto solo, però, il 49enne ha afferrato un coltello da cucina e si è colpito al petto: una, due, tre volte. Fino a quando non è rimasto senza vita sul pavimento di casa sua. A causare la tragedia, secondo quanto ricostruito dai carabinieri della caserma di Riccò, coadiuvati dai militari della stazione di Borghetto e da quelli del reparto operativo del comando provinciale, sarebbe stata la condizione di disagio legata alla mancanza di lavoro. L’uomo infatti era disoccupato da circa un anno (prima lavorava alla fonderia di Follo) e, in questi dodici mesi, aveva cercato disperatamente di trovare un altro impiego. Una situazione precaria insomma che potrebbe aver peggiorato la salute mentale dell’uomo già provato dalle difficoltà familiari subentrate alla separazione. Come racconta “La Nazione” nel pomeriggio di venerdì i due figli erano andati a trovare il padre come accadeva spesso. L’uomo si trovava in cucina. Stava preparando la cena ai suoi ragazzi, che avrebbe poi dovuto E riaccompagnare in tarda serata a casa dell’ex moglie. Improvvisamente, il 49enne ha afferrato una bottiglia di liquido infiammabile, si è cosparso il corpo e si è dato fuoco, utilizzando un accendino. In un attimo si è trasformato in una torcia umana. Uno dei figli, il più grande, è subito intervenuto e con una tovaglia ha cercato di spegnere le fiamme. Poi i ragazzi sono scesi in strada per dare l’allarme e hanno chiamato la madre, che a sua volta ha allertato i soccorsi. Un vicino di casa è salito al terzo piano con in mano un estintore. Quando è arrivato nell’abitazione, sul posto c’erano già i carabinieri, contattati tempe- stivamente dagli operatori del 118. Davanti agli occhi soccorritori e militari si sono trovati una scena agghiacciante. L’uomo era a terra, in una pozza di sangue. Si era ucciso squarciandosi il torace con tre fendenti, utilizzando un coltello da cucina. Medico e infermiere del 118, anticipati dai militi della Croce Rossa di Riccò, purtroppo non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Sul posto anche una squadra dei vigili del fuoco. Il paese di Riccò è rimasto profondamente scosso dal dramma. La notizia del suicidio dell’uomo si è sparsa in fretta nel piccolo centro della bassa Val di Vara, dove tutti si conoscono. E in poco tempo, attorno alla casa della tragedia, si è raccolto un “capannello” di parenti e vicini (nella foto). Il Presidente della Croce Rossa di Riccò del Golfo, Carlo Figoli, anche lui impegnato nell’operazione di soccorso, conosceva molto bene la vittima. “Era una persona tranquilla – ricorda – un po’ taciturna, ma assolutamente cordiale con tutti. Da quando aveva perso il lavoro, circa un anno fa, tutti i mercoledì veniva nella nostra sede a ritirare i generi alimentari che distribuiamo alle famiglie bisognose. Ma l’ultima volta non l’abbiamo visto”. Probabilmente il quarantanovenne era già in crisi, sofferente, in stato di depressione. Una scia di sangue che sembra, purtroppo, destinata a non placarsi. Ci sarebbero infatti problemi economici anche dietro la decisione di togliersi la vita di un 37enne trovato morto, giovedì mattina, nella sua abitazione di Pescia Romana, nel viterbese. Francesco Sensi si sarebbe impiccato nella sua camera da letto ed ha trovare il corpo ormai senza vita è stato il fratello. Sensi, sposato e con una bambina non ha lasciato alcun biglietto di addio ma gli inquirenti pensano di poter trovare tracce della disperazione che lo ha assalito e vinto, sul suo profilo Facebook dove, già da qualche tempo, comparivano messaggi piuttosto cupi. Due drammi insomma sfociati in tragedia. Gli ennesimi crimini di uno stato incapace di gestire una recessione economica senza precedenti che continua a spazzar via vite. SENTENZE DIVERSE PER EPISODI ANALOGHI Legittima difesa: ma non per tutti Finirà in carcere Antonio Monella, che uccise un albanese mentre gli stava rubando il suv fuori casa. Un mese fa fu assolto Angelo Cerioli che sparò a un ladro nel suo negozio. Ancor prima i casi di Barontini e Conzano ondannato a sei anni e due mesi per omicidio volontario. Sta per finire in carcere Antonio Monella, il 53enne impresario edile che nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2006 sparò e uccise con un fucile da caccia regolarmente detenuto un albanese di 19 anni, Helvis Hoxa, che con altri complici stava cercando di rubare l’auto dell’impresario, una Mercedes Sl, parcheggiata nel cortile della sua villetta in via Verga, ad Arzago d’Adda (nella foto de l’Eco di Bergamo). La Cassazione ha infatti confermato la sentenza emessa a fine giugno 2012 dalla Corte d’Appello di Brescia (in primo grado, nell’ottobre 2011, Monella fu condannato a 8 anni). Come spiega “Il Giorno” la Cassazione ha già trasmesso alla Procura di Brescia il dispositivo della sentenza; ora spetta al procuratore generale emettere il provvedimento di carcerazione, che verrà notificato a Monella nei prossimi giorni. L’unica speranza ora è quella della concessione della grazia da parte del presidente della Repubblica Napolitano, grazia che i legali del condannato hanno già richiesto. L’imprenditore si è difeso dicendo di aver esploso i due colpi per mettere in fuga i malviventi, senza l’intenzione di uccidere, perché si sentiva minac- C ciato e temeva per l’incolumità sua e dei suoi familiari. Inizialmente fu indagato per omicidio volontario, ma nel 2008 la sua posizione si alleggerì, quando il pm Maria Esposito derubricò il reato in eccesso colposo di legittima difesa (chiese 3 anni di reclusione). Nell’udienza preliminare del febbraio 2010, il gup Bianca Maria Bianchi restituì gli atti al pm ritenendo che ci fossero elementi tali da configurare un reato più grave e Monella torno a rispondere di omicidio volontario. E anche la cassazione ora non ha riconosciuto la legittima difesa. Una sentenza che potrebbe far discutere analizzando i precedenti. Poco più di un mese fa, il 23 gennaio fu infatti assolto il commerciante di Caravaggio che aveva sparato a un ladro che aveva tentato di rubare nella sua ditta. La notte del 25 novembre 2012 Angelo Cerioli era stato svegliato dai rumori provenienti dal negozio di giardinaggio che si trova al piano terra di casa sua. Si era affacciato e aveva visto dei malviventi prendere a mazzate la vetrina. Aveva quindi preso il revolver Taurus calibro 38 e aveva sparato dalla finestra in direzione dei ladri. Due colpi avevano ucciso il rumeno Dumitru Baciu. Cerioli era stato in un primo momento accusato di omicidio volontario, accusa poi derubricata dal pm a eccesso colposo di legittima difesa. Ma alla fine l’uomo fu assolto Secondo i giudici, “non ci sono le prove della colpa” di colui che ha sempre dichiarato di aver sparato a caso, dalla finestra di casa, al solo fine di intimidire i ladri. Ma non è finita: a settembre 2012 fu dichiarato innocente Simone Barontini, 51 anni, imprenditore conciario di Fucecchio, che nel maggio 2008 sparò sei colpi di pistola uccidendo un ladro, l’albanese Lani Lavdnir, che, nel cuore della notte, era entrato nella sua camera da letto. Condannato inizialmente a un anno e quattro mesi di reclusione la corte d’Assise d’appello di Firenze lo ha assolto riconoscendo la legittima difesa. A marzo dello stesso anno anche Pierangelo Conzano, il gioielliere di Torino che il 10 agosto 2011 sparò a un rapinatore uccidendolo, fu assolto dal Gup del capoluogo piemontese dall’accusa di omicidio colposo con eccesso di legittima difesa. Il pm aveva chiesto una condanna un anno e due mesi di reclusione. Francesco Procopio, di 35 anni, era entrato nella gioielleria con una pistola giocattolo per fare una rapina. Fu raggiunto da un solo colpo e morì per dissanguamento. Alcuni esempi significativi di cittadini che non sono di certo degli assassini che si meritano di marcire in galera. B.F. 9 Domenica 2 marzo 2014 Dall’Italia L'OSSERVATORIO DEMOCRATICO LA SPARA GROSSA: “LA DESTRA MILANESE È VICINA A MAFIA E NARCOTRAFFICO” Lealtà Azione e le bugie della sinistra La risposta dei militanti dell'associazione: “Avanti così, verso altri inaspettati e invidiati traguardi” di Cristina Di Giorgi Milano la sinistra non ha niente di meglio da fare che monitorare ventiquattr’ore al giorno cosa, come, quanto, quando e dove la giovane destra cittadina organizza iniziative e attività e apre sedi. Concerti, raccolte benefiche per asili e zone terremotate, contributi al restauro di guglie del Duomo, sostegno per le famiglie italiane in difficoltà, tornei contro la pedofilia: tutto viene meticolosamente passato sotto una deformante e deformata lente di ingrandimento. E, quando possibile, sfruttato strumentalmente in una guerra ideologica che non ha assolutamente nulla di politico. Oggetto di queste “morbose” attenzioni è l’intera e multiforme galassia della destra giovanile lombarda, ed in particolare i lupi di Lealtà Azione, che per qualità, quantità e importanza dell’attività svolta ne sono tra i principali protagonisti. Autori di dossier, articoli, veline e denunce più o meno anonime nei confronti dei sempre più numerosi militanti dell’associazione, i collaboratori dell’Osservatorio (solo nominalmente) democratico di Saverio Ferrari, sono stati autori, negli ultimi tempi, di una campagna diffamatoria contro Lealtà Azione che in alcuni casi ha decisamente sfiorato il ridicolo. E lo ha anche A superato. Come nell’allarme lanciato insieme ad alcuni centri sociali della sinistra antagonista milanese, in base al quale dietro l’apertura della nuova sede dell’associazione (tra via San Brunone via Pareto) ci sarebbe l’ombra dei clan mafiosi. La notizia, diffusa ad arte ad un mese circa dall’inaugurazione della sede e rilanciata questa volta anche dal Corriere della Sera, ripercorre la storia del locale che, nel corso degli anni, è più volte passato di mano: da negozio (Il sogno di Rohan) a sede del centro sociale di destra Cuore nero per arrivare ora a diventare “la sede centrale di Lealtà azione, con lo spostamento anche delle attività al momento ubicate in via Govone 35. Qui – denuncia l’Osservatorio democratico – prenderebbe corpo il cosiddetto progetto ‘Cooxazione’, che ha l’obiettivo di portare un aiuto concreto alle famiglie italiane in difficoltà”. L’idea è che dietro queste iniziative di facciata ci siano i cattivissimi Hammerskin meneghini, che in questo modo tenterebbero di garantirsi un’agibilità e visibilità politica che a detta dei citati “democratici” non meritano affatto. Anche perché, secondo l’Osservatorio e compagni, sono coinvolti – ed è o dovrebbe essere questo lo scoop di questi giorni – con narcotrafficanti slavi ed esponenti della malavita calabrese. E di questi legami l’Osservatorio dichiara allarmatissimo di aver ricostruito nel dettaglio tutti i passaggi. I diretti interessati, i lupi di Lealtà Azione, per il momento tacciono e lavorano alla ristrutturazione della sede, con il consueto e dignitoso stile che li contraddistingue da sempre. Una considerazione però ci tengono a farla. Ed è quella che si legge sulla loro pagina facebook a commento del nuovo articolo che li riguarda: “Adesso anche il Corriere di Milano decide di prendere come fonte dei propri articoli Osservatorio Democratico. E senza minimamente preoccuparsi della veridicità di quanto scritto da chi, falliti i tentativi di screditarci dal punto di vista politico e inerme difronte al consenso sempre più dilagante che le nostre iniziative incontrano a tutti i livelli, torna a parlare di trame nere utilizzando strumenti e sistemi già visti e rivisti. Che dire, se in così tanti si occupano di noi, vuol dire che la strada è quella giusta. Quindi avanti così, belli e fieri come lupi verso altri inaspettati e invidiati traguardi". TRENTO - L’UOMO HA SPORTO DENUNCIA, MA NON RINUNCIA AL SUO ORDINE DEL GIORNO Presenta un documento contro i gay: consigliere minacciato Claudio Cia “colpevole” di aver richiesto l’intervento dei servizi sociali per i casi di “omogenitorialità”, perché “verifichino l’ambiente di crescita del bambino in considerazione dell’assenza di una figura materna o paterna” U n ordine del giorno presentato nel 2013 e in questi giorni venuto alla ribalta per la sua recente calendarizzazione al Comune di Trento. E’ questa l’origine degli insulti e minacce da parte del mondo gay al consigliere di minoranza Claudio Cia (Lista civica di centrodestra), autore del discusso documento. L’argomento trattato è la richiesta dell’intervento dei servizi sociali per i casi di “omogenitorialità singola o multipla”, perché “verifichino l’ambiente di crescita del bambino in considerazione dell’assenza di una figura materna o paterna per deliberata scelta che sottende motivi di illegalità ”, richiedendo eventualmente l’intervento del Comune per “disporre immediatamente la collocazione del bambino in un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione”. Non appena tale progetto è stato reso noto, le proteste non si sono fatte attendere. E nemmeno le minacce, più o meno velate. Come quella che il consigliere ha subito da tre persone, che lo hanno avvicinato mentre rincasava. L’episodio è stato immediatamente comunicato alla polizia, che sta indagando anche su frasi decisamente preoccupanti che Cia ha trovato scritte sulla sua pagina facebook. Oltre a insulti di ogni tipo infatti, sul social network ci sono anche riferimenti alla sua famiglia. Il consigliere dal canto suo ha spiegato che non aveva alcuna intenzione di attaccare i gay e che si preoccupava soltanto dei bambini, in particolare quelli nati da uteri in affitto. Ed ha aggiunto che proprio per questi motivi intende difendere il suo ordine del giorno, che quindi non rinnega affatto, nonostante le difficoltà che gli sta creando. “Non c’è dubbio – scrive Annamaria Gravino su Il Secolo d’Italia - che la proposta di Cia rappresenti un eccesso. D’altra parte, si inserisce in un dibattito, quello sugli strumenti per evitare le discriminazioni legate all’orientamento sessuale, che ormai sembra tutto votato all’iperbole e in cui il buon senso appare come il grande escluso”. Come nel caso della cancellazione dei termini madre e padre dai moduli scolastici o l’utilizzo di fiabe gay negli asili. “Su questa situazione – conclude la Gravino - pesa, e non poco, anche una malintesa idea di ‘politicamente corretto’ che fa considerare legittimo gridare allo scandalo e magari minacciare nel primo caso (proposte come quelle di Cia), ma offensivo e retrogrado anche solo permettersi di obiettare sul seCdG condo (fiabe gay e simili)”. NAPOLI - CHIARA, L’UNIVERSITARIA LIBERATA DOPO UN BLITZ DEI POLIZIOTTI Donna segregata in casa: arrestata la madre La 36enne è stata trovata seminuda, malnutrita e in deficit psicofisico: da otto anni viveva al buio in mezzo alla sporcizia. R.S. la teneva rinchiusa portandole le buste della spesa due volte a settimana S porcizia, devastazione e una donna seminuda che cerca di scaldarsi con un asciugacapelli. È la scena che si è trovata di fronte la polizia, a Napoli, quando ha scoperto Chiara G., una 36enne che da almeno otto la madre teneva segregata in un’abitazione. La scoperta è stata fatta nel pomeriggio di venerdì dagli agenti in via Caldieri, nel quartiere bene del Vomero. Arrestata la madre, R.S., 69enne napoletana, per il reato di sequestro di persona aggravato e continuato, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia. La scoperta è avvenuta in seguito alla confidenza di un uomo - che aveva sentito un tanfo sul pianerottolo del palazzo - a un amico poliziotto che si è subito attivato. Gli agenti del commissariato Arenella in seguito ad accurate indagini sono intervenuti nell’appartamento di proprietà della madre di Chiara che però viveva con la sorella da circa 12 anni, in via Omodeo, strada non molto distante da via Caldieri. All’arrivo dei poliziotti la porta era chiusa dall’esterno e sul pianerottolo si percepiva un cattivo odore. Gli agenti, coadiuvati dai vigili del fuoco, hanno aperto la porta dell’appartamento di circa 120 metri quadri; alla loro vista cumuli di spazzatura in tutta la casa e in terra dietro un divano una giovane donna, rannicchiata e seminuda, che cercava di riscaldarsi utilizzando un asciugacapelli, le tapparelle di tutte le finestre erano tirate giù e bloccate con dei fermi. Lei, che ha conseguito il diploma e risultava iscritta all’Università, aveva a di- sposizione solo l’energia elettrica: niente acqua e niente gas. Da più di una settimana la madre non le portava il cibo. Neppure la presenza di agenti e sanitari è riuscita a distoglierla dall’affannosa ricerca di qualcosa con cui nutrirsi. La donna è stata trattata con tutta la dolcezza possibile dagli operatori: con lei hanno parlato per più di un’ora, nel tentativo di convincerla ad abbandonare quell’inferno che era diventato la sua casa. La poveretta, in evidente stato di malnutrizione e deficit psicofisico, è stata portata in ospedale dai poliziotti per le cure del caso. Gli agenti hanno rintracciato immediatamente la madre, trovandola in possesso delle chiavi dell’appartamento e del tesserino sanitario della figlia. I poliziotti hanno accertato che la madre si recava nell’appartamento una o due volte alla settimana, lasciando sul pavimento delle buste della spesa per poi andar via immediatamente chiudendo la porta a chiave. Il calvario andava avanti almeno da otto anni, cioè da quando l’anziana donna aveva perso il marito rimanendo vedova. La donna è stata arrestata e condotta al carcere di Pozzuoli. Sono state inoltre denunciate in stato di libertà per favoreggiamento tre persone: il portiere dello stabile, l’amministratore e la zia della giovane. Di Chiara invece se ne stanno ora occupando i medici del San Giovanni Bosco, che dovranno ora accertare il suo stato di salute, soprattutto psicologico. Dagli atti non emergono forme di minorazione mentale che, però, potrebbero essere state nascoste. Ai sanitari è anche affidato il compito di accertare se le siano stati somministrati calmanti, per tenerla sotto controllo. La polizia, infatti, non riesce ancora a spiegarsi come mai non si sia mai ribellata alle violenze della madre. Gli investigatori del commissariato Arenella stanno ascoltando anche altre persone. Tra queste figura il fratello di Chiara, che vive fuori regione. Carlotta Bravo 10 Domenica 2 marzo 2014 ERCOLANO - GIOVENTÙ VIOLENTA Scoppia una rissa: muore un 18enne Gaetano Lavini è deceduto in ospedale. Ferito un 17enne, nipote del boss del clan Birra Dall’Italia PANTELLERIA - L’OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA Fermati due pescherecci: a bordo 18 tonnellate di droga Le imbarcazioni sono state abbordate a 22 miglia dalla costa: scoperti 700 grossi pacchi di hashish. Arrestate venticinque persone per narcotraffico di Miriana Markovic U n 18enne morto e un 17enne ferito. È il pesante bilancio della rissa che è scoppiate ieri pomeriggio intorno alle 14 a Ercolano, nel napoletano. All’ospedale Maresca di Torre del Greco infatti è giunto con gravi ferite provocate da un’arma da taglio Gaetano Lavini, 18 anni, di Ercolano, morendo subito dopo il ricovero. Allo stesso nosocomio è arrivato anche il 17enne, che ha lievi ferite e che i sanitari stanno medicando. Tutti e due erano coinvolti nella stessa rissa di cui ancora non sono chiari motivi, dinamica e partecipanti. Il diciassettenne, sarebbe nipote di un boss del clan Birra, egemone sul territorio: è proprio lui l’unico finora che può riferire quanto accaduto aiutando così le indagini avviata dai carabinieri. Secondo quanto riportano i giornali locali non si esclude che la rissa sia una sorta di regolamento di conti, una vendetta maturata per una lite scoppiata una settimana fa al confine con Torre del Greco. La vittima, come riferisce don Marco Ricci, il parroco della chiesa di Santa Maria della Consolazione particolarmente impegnato nel sociale il giovane sarebbe diventato presto padre. Intanto la comunità è sgomenta: dopo i morti per agguati di camorra torna il terrore per un fatto inspiegabile che vede protagonisti dei giovanissimi. M.M. sbarcare nelle coste siciliane non sono solo gli immigrati ma anche la droga. La guardia di finanza ha fermato al largo di Pantelleria due pescherecci con a bordo un carico di 18 tonnellate e mezzo di hashish confezionato in 700 pacchi. La droga avrebbe reso sul mercato oltre 100 milioni di euro. I militari, al termine delle operazioni di sbarco della droga nel porto di Trapani, hanno arrestato i 25 uomini dei due equipaggi. Le due imbarcazioni, prive di bandiera, sono state individuate dall’Atr 42Mp del Comando Operativo Aeronavale di Pratica di Mare mentre erano in navigazione nel Mediterraneo Occidentale e sono state tenute sotto osservazione fin quando, giunte a breve distanza dalle coste italiane, sono state raggiunte e abbordate con due distinte operazioni delle unità navali d’altura di Palermo e Cagliari. Rilevata la presenza a bordo di grossi quantitativi di droga, i finanzieri hanno condotto i pescherecci nel porto di Trapani e li hanno perquisiti rinvenendo in totale oltre 700 pesanti pacchi di hashish, quantificato in 18,5 tonnellate al termine delle A lunghe operazioni di sbarco. I 25 uomini componenti degli equipaggi dei due pescherecci sono stati arrestati in collaborazione con personale dei Comandi Provinciali di Trapani e Palermo. L’operazione di polizia del mare ha richiesto l’impiego di aerei della Guardia di Finanza dotati di sofisticate apparecchiature di rilevamento e delle unità navali d’altura che operano nel contesto delle attività di vigilanza aeronavale nel Canale di Sardegna e nello Stretto di Sicilia con- dotte dal Corpo per il monitoraggio delle rotte commerciali e la prevenzione e repressione dei traffici illeciti verso le coste italiane e comunitarie. Il maxisequestro di droga si aggiunge a quelli già eseguiti nelle precedenti operazioni delle unità aeronavali d’altura delle Fiamme gialle, che nell'ultimo triennio hanno portato al sequestro di oltre 136 tonnellate di droga (62 di hashish, 67 di marijuana e 7 di cocaina), all’individuazione ed al soccorso di 36.165 immigrati, all’arresto di 323 scafisti e narcotrafficanti e al sequestro di 300 imbarcazioni utilizzate per i traffici illeciti. Le attività sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e dalla Procura della Repubblica di Trapani e condotte in stretta collaborazione con il Maritime Analysis and Operations Centre (Maoc) di Lisbona e la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga (Dcsa). PADOVA - IL FIUTO DEL SEGUGIO A NAPOLI LO SCATTO CHOC CAGLIARI - INSULTI E MINACCE Cane finanziere scopre un corriere e il suo carico Incastrato nel cassonetto per recuperare vestiti Tre papà per un bebè: è rissa in ospedale L’animale incastra un extracomunitario: era imbottito di sostanze stupefacenti I rom pronti a mettere a repentaglio anche la vita dei loro figli Tutti quanti ne rivendicavno la paternità ora la nigeriana dovrà chiarire l’equivoco n bimbo rom che rimane incastrato nella fessura del contenitore dove si gettano gli indumenti usati. È l’incredibile scatto che arriva dal napoletano. La segnalazione è alla redazione de “Il Mattino”, dove Gaetano A. scrive: “A ottobre scorso ho scattato questa foto a un bambino rom sulla stra- na donna nigeriana dà alla luce il suo bambino e in ospedale, a condividere con lei la gioia di essere diventati genitori, non c’è un solo compagno ma ben tre. Una vera e propria scena da film quella che si è verificata al reparto di ostetricia e ginecologia del Santissima Trinità di Cagliari. Venuti a conoscenza della situazione i tre, più che gioire dinanzi alla nuova vita hanno litigato tra di loro. Tutti, infatti, rivendicavano la paternità di quel bambino appena nato. Per il bebè c’è una mamma sicura dunque, ma tre uomini che dicono di essere il padre. Si è sfiorata la rissa infatti proprio al mo- n labrador di tre anni, in forza ai baschi verdi del Comando provinciale della Guardia di finanza di Padova ha individuato, grazie al suo sviluppato ed allenato fiuto, due corrieri della droga. E’ accaduto alla stazione ferroviaria della cittadina veneta dove, durante il rituale giro di controllo del territorio, i finanzieri e le loro unità cinofile stavano perlustrando l’area. Ad un certo punto Sache, un cane – finanziere di provata esperienza, ha puntato due extracomunitari (un lituano ed un nigeriano) che aspettavano il treno tra i pendolari. I suoi “colleghi” uomini hanno quindi immediatamente bloccato i due che sta- U vano tentandola fuga e, mentre provvedevano ad effettuare i necessari ed opportuni controlli, hanno scoperto che portavano addosso oltre un chilo di droga (tra hashish e marijuana). I due extracomunitari, entrambi trentenni e residenti uno in provincia di Lecco e uno vicino a Padova, sono stati denunciati per traffico di sostanze stupefacenti. Il nigeriano, stante la maggior quantità di droga trovata in suo possesso (un chilo di marijuana), è stato immediatamente arrestato mentre per il lituano (aveva addosso 24 grammi di hashish) è scattata soltanto la denuncia a piede libero. CdG U U da che collega Casavatore e Casoria”. Una foto che se in parte lascia basiti i lettori dall’altra mette ancora una volta in risalto lo stile di vita delle famiglie nomadi, ponte anche a mettere in repentaglio la vita dei loro piccoli pur di recuperare vestiti o qual si voglia oggetto da riutilizzare. mento di rivendicare la paternità. Tutte e tre gli uomini, come raccontano i quotidiani locali, avrebbero tentato di “dimostrare” le proprie ragioni proprio attraverso insulti e minacce. Insulti che solo grazie ai medici e agli infermieri del reparto di ostetricia e ginecologia di Cagliari non si sono tradotti in botte. Probabilmente per mettere fine alla contesa, bisognerà attendere un parere della mamma, e l’eventuale decisione di far fare un test del dna ai tre uomini per poi incrociarlo con il codice genetico del figlio. Sempre che alla fine non si scopra che il vero padre sia un quarto… M.M. 11 Domenica 2 marzo 2014 Cucina INCONTRO CON ANDREA MAINARDI, LO CHEF “MATTO” DELLA PROVA DEL CUOCO Se in cucina è la pazzia l’ingrediente principale Ecco come gestisce il suo piccolo locale nel bresciano per menù innovativi e servizio unico di Francesca Ceccarelli ndrea Mainardi è nato nel 1983 a Bergamo. Dopo essersi diplomato presso l'IPSSAR di San Pellegrino Terme, fa la sua gavetta presso svariati ristoranti tra i quali "Frosio" (Almè), "Grill" (Courmayeur), "La Siriola" (San Cassiano), "Casablanca" (Baia Sardinia). Approda poi nella brigata del Maestro, da sempre ammirato, Gualtiero Marchesi all'Albereta con lo chef Andrea Berton, dove si ferma per ben tre anni. Dal 19 Marzo 2010 con i soci Paolo, Cesare e Felice apre a Brescia il ristorante Officina Cucina, un progetto unico ed ambizioso che esprime al massimo il suo carattere e la sua professionalità. Come nasce la tua idea di un ristorante " a coperto unico"? Sette anni fa, un progetto, forse una pazzia, creare un ristorante con un solo tavolo, creare un’esperienza, cucire una struttura sulla mia personalità… nasce Officina Cucina. Chi è il tuo cliente tipo? Da 1 a 10 persone, solo su prenotazione, inesistente un menu classico, 10 portate in successione di tecniche e sapori, solo menu degustazione pilotato. Come costruisci i tuoi menu? Il mio egocentrismo porta ad innovazioni, cercare di fare qualcosa di diverso, unico..progetto ambizioso, complicato, ma tremendamente stimolante; la vita lavorativa e la vita privata, in una fusion, di pari passo nella mia mente: risultato: nuova energia giovane italiana!!! Come sei arrivato a diventare uno chef di successo? A Da piccolo, subito grande passione per le pentole, i miei genitori coltivatori unici del mio percorso ai quali devo il mio più grande grazie per essere arrivato dove sono arrivato. La scuola alberghiera di San Pellegrino fa il suo dovere, e poi Mainardi vola da grandi chef, grandi persone,grandi uomini: Fabio Sessini, Paolo Vai, Corrado Fasolato, Paolo Frosio, Andrea Berton, Gualtiero Marchesi…. Può essere la cucina un'ancora di salvezza per i giovani? Sentire che il futuro è solo nelle tue mani, sapere che potrai fare qualcosa di importate, per te stesso, per la tua famiglia, per le persone che ti hanno lanciato, per le persone che ti vogliono bene, per le persone che ti stimano… Quali sono i tuoi piatti forti? Non sopporto più la frase “tradizione rivisitata”… mi spiego: non voglio fare una cucina di curiosità e basta, il gusto è alla portata di tutti i palati, per il resto evado i classicismi sulle cotture, presentazioni estreme (il gambero che vola, o il guscio della lumaca che si mangia). I piatti, le idee, le nuove tecniche nascono dallo scontrarsi dei neuroni pensatori siti nella zona più remota della mia testa... ogni cosa ha un’anima, se cogli la sua energia, le sue sensazioni,i suoi profumi anche una semplice foglia di basilico può diventare il gladiatore, indomabile e protagonista assoluto Quanto pensi abbia influito la televisione nella tua carriera? L’11 settembre 2012 inizia l’avventura alla corte di Antonella Clerici con due rubriche: una contro una suora dove a parità di ingredienti ci sfidiamo con due tipologie di cucina totalmente differenti e votati poi dal pubblico, l’altra il cooking show spazio dove si abbina la cucina alla musica: è si perché ho inciso anche due singoli dal titolo è straordinario e cooking show che prontamente ballo con le signore del pubblico. MAESTRI AI FORNELLI GRAZIE ALLE APP DAL WEB UN NUOVO ESPERIMENTO CULINARIO Piatti gustosi a portata di Android SocialKitchen, la ricetta è condivisa mparare a cucinare grazie al proprio smartphone: sono infatti sempre più numerose le app disponibili su apparecchi Android che introducono nel mondo della cucina, e non solo per fornire qualche ricetta. Diversi i servizi a disposizione: Gustosissimo.it con oltre 5.000 ricette in cucina, gratis per iPhone e compatibile per iPad, una vera e propria guida per imparare le basi della cucina, dagli apertivi al dolce. Oltre 5000 ricette tra antipasti, primi e secondi piatti, contorni, piatti rustici e unici, dolci e dessert ma anche per drink e aperitivi. Per chi non ha molta dimestichezza con cibi e pentole, Gustissimo offre la descrizione dettagliata e consigli sulle preparazioni base come conserve, salse e marmellate, ideali per apprendere l’ABC della cucina. All’utente basterà entrare nel menu e scegliere la sezione ricette per aprire il mondo del sapore. Una volta scelto il pasto, vengono selezionati i sottomenu dove sono indicati tutti i cibi disponibili. Per ogni ricetta la descrizione della preparazione con il livello di difficoltà del piatto. Non solo, viene indicato anche il tempo di cottura, gli na piattaforma web per cucinare in compagnia e con l’ausilio di chef stellari. Si chiama “SocialKitchen” la nuova frontiera dei fornelli. Le lezioni in diretta web sono di Antonio Marchello e dei suoi ospiti che vengono ultimamente anche interpretate nel linguaggio dei segni da professionisti di ANIOS, l'Associazione Interpreti di Lingua dei Segni Italiana (LIS). Nel corso di ogni lezione infatti, lo chef sarà affiancato da un interprete dell'Associazione che condividerà i passaggi delle ricette, i commenti su esecuzione ed ingredienti e tradurrà in tempo reale i consigli e le risposte alle domande inoltrate via chat durante la preparazione, abbattendo un altro dei confini dei classici corsi di cucina, fino ad oggi non accessibili ai non udenti. Partecipando alla lezione di SocialKitchen è possibile preparare in meno di un'ora un piatto di alta cucina da gustare in famiglia o con amici: "Con SocialKitchen vogliamo rendere la cucina sempre più alla portata di tutti, in tutto il mondo", afferma Antonio Marchello , personal chef, formatore, autore e volto di SocialKitchen. "In cucina ognuno di noi porta le proprie emozioni e memorie: condividerle significa anche aprirsi ad un arricchimento continuo: da qui l'idea di una lezione di cucina che, grazie alle potenzialità della rete, consenta la condivisione e l'interazione. Da oggi ancora di più, grazie al contributo di ANIOS e dei suoi interpreti". Come funziona? Per seguire le lezioni di SocialKitchen è necessario registrarsi al sito www.socialkitchen.it , fornendo il proprio indirizzo email. Si riceverà l'elenco degli ingredienti e delle attrezzature da avere a portata di mano al momento della lezione. Sarà poi sufficiente essere davanti a un computer, un tablet o uno smartphone con connessione internet e collegarsi al momento della diretta per entrare in cucina con lo chef e seguire passo passo le varie fasi della preparazione. Una chat consente di porre domande in tempo reale o, semplicemente, di commentare e condividere i vari passaggi della ricetta U I ingredienti necessari per cucinarlo, una descrizione del piatto, gli accorgimenti, le idee e varianti possibili per dare un tocco sempre diverso e anche per curare l’aspetto e la presentazione delle portate. Per i primi piatti c’è Mister Spaghetti (Android), un’ottima guida per i principianti ai fornelli. Per chi non può fare a meno del dessert, due applicazioni ricche di di prelibatezze: Ricette Dolci (iPhone e Android), dove un ex pasticcere svelerà numerose ricette segrete, e i Dolci di Maurizio Santin (iPhone), che dà l'opportunità di scegliere tra dolci al piatto, torte, gelati, preparazioni di base e piccola pasticceria. In ultimo “Chiedilo alla Nonna” (iPhone), un'enciclopedia che raccoglie più di 1000 consigli e trucchi di saggezza popolare utilissimi in ogni circostanza. Fotografie, elenco ingredienti, calorie, procedura e tempi di preparazione disponibili sull’app di Sale&Pepe (iPhone e Android) grazie alla quale è possibile scegliere tra più di 7000 piatti tratti dall'omonima rivista. F.Ce. con gli altri partecipanti. Non solo: SocialKitchen offre l'occasione per imparare a razionalizzare la spesa: sono già centinaia le interazioni che avvengono ogni settimana prima della lezione sulla pagina Facebook di SocialKitchen.it, dove i partecipanti si consultano con lo chef, scambiano tra loro opinioni e suggerimenti su ingredienti e alternative possibili. SocialKitchen.it offre a chiunque la possibilità di imparare a cucinare, divertendosi, grazie a lezioni di cucina interattiva su web, accessibili al costo di 1 euro. E' sufficiente essere davanti ai fornelli con l'attrezzatura e gli ingredienti ricevuti via mail dopo essersi registrati su www.socialkitchen.it e collegarsi al sito con il proprio computer, tablet o smartphoneall'orario della lezione: 40 minuti circa in compagnia dello chef Antonio Marchello e dei suoi ospiti per cucinare con la possibilità di fare domande via chat, ma anche di condividere le varie fasi della preparazione con gli altri partecipanti. Punto di ritrovo, prima e dopo la lezione, la pagina Facebook di SocialKitchen.it, dove gli allievi possono postare le foto dei loro piatti, commentare e interagire tra loro. F.Ce. 12 Domenica 2 marzo 2014 Costume INIZIA IL CONTO ALLA ROVESCIA PER IL CARNEVALE 2014 Bambini: allarme maschere nocive Il ministero della Salute emana un vademecum con gli accorgimenti per le famiglie di Francesca Ceccarelli l Carnevale è ormai alle porte e i genitori italiani devono fare i contri con le incessanti richieste dei figli che vogliono mascherarsi dai loro beniamini. Ma anche dietro un costume può nascondersi un pericolo per la salute: qui alcuni accorgimenti da prendere per festeggiare in tranquillità. Queste alcune linee guida del ministero della Salute: fare attenzione a schiume, coriandoli e spray, leggere bene le etichette di costumi e trucchi e, infine, annusare perché il cattivo odore di vestiti e maschere può indicare la presenza di sostanze nocive. E ancora: - Non spruzzare schiume e stelle filanti spray negli occhi, si rischiano gravi danni per la cornea - Non usare spruzzare schiume e spray in vicinanza di fiamme, anche piccole come le candeline di una torta. molti di questi articoli sono infiammabili ma spesso l'etichetta non riporta correttamente l'indicazione di infiammabilità - Controllare le maschere de- FOCUS Prodotti omeopatici: il Tar abbassa i prezzi I on dei medicinali veri, ma di quelli omeopatici: così il Tribunale Amministrativo ha deciso di abbassare il prezzo dei farmaci non tradizionali. Il Tar ha infatti accolto il ricorso delle industrie contro il decreto che introduceva tariffe salatissime per il rinnovo delle autorizzazioni alla vendita dei medicinali in commercio dal ‘95. Si parla di 21 mila euro invece dei 31 previsti adesso. Col nuovo sistema, previsto da norme pubblicate in Gazzetta Ufficiale lo scorso marzo, alcune officine italiane avrebbero potuto ridurre il “campionario” terapeutico o alzare i prezzi. Alla base della decisione una presunta illeggittimità: secondo il tribunale amministrativo la stangata sui medicinali omeopatici e antroposofici (la medicina alternativa fondata da Steiner) è illegittima. L’unico ritocco consentito sarà il 10% indicato dalla legge che porta la firma dell’ex ministro della Salute, Renato N corate con glitter e brillantini colorati (possono staccarsi e penetrare negli occhi, nel naso e nella bocca) e le sostanze coloranti contenute, che possono provocare irritazione cutanea - Attenzione alle piccole parti dei costumi, come i bottoni, facilmente staccabili (se ingoiati possono provocare soffocamento) o i laccetti presenti nella zona del collo - Annusare il tessuto del costume e i materiali dei gadget. Se danno cattivo odore, non farli indossare ai bambini: potrebbero contenere sostanze chimiche tossiche se inalate o ingerite - Quando si acquista un costume leggere bene l'etichetta e fare attenzione che sia classificato come giocattolo (marchio CE). Solo così si avrà la garanzia di non infiammabilità. - Scegliere con attenzione gadget ed accessori delle maschere (spade, lance, cappelli, caschi, occhiali, bacchette magiche, coroncine, fasce). Possono presentare bordi affilati e parti metalliche taglienti. - Truccare il bambino con cosmetici sicuri - Prima di truccare il bambino testare il prodotto su un lembo della sua pelle (generalmente dietro l'orecchio) per saggiare un'eventuale sensibilità - Non applicare il trucco sulle parti delicate del bambino (occhi e bocca) per evitare che venga ingerito inavvertitamente o che possa irritare congiuntiva e mucose.. Balduzzi. Le aziende rappresentate dall’associazione Omeoimprese presieduta da Fausto Panni sottolineano anche altri problemi: nel 2015 entra in vigore la legge che per il rinnovo dell’autorizzazione al commercio impone di presentare all’Agenzia nazionale del farmaco, un dossier complesso, secondo una direttiva europea.La paura è quella di essere in ritardo: con un documento ufficiale di 8 mesi fa l’Aifa raccomandava il da farsi chiarendo, nuovamente, cosa doveva essere fatto per non trovarsi con l’acqua alla gola. SE LA MUSICA PUÒ ESSERE UN VERO TOCCASANA PER LA SALUTE “Canta che ti passa” Secondo uno studio svedese ci sarebbe un forte legame tra benessere e sette note usica e benessere: un legame confermato non solo da dicerie ma da diverse ricerche scientifiche sull’argomento. Cantare in coro migliora la qualità della vita, come ha da poco dimostrato una ricerca condotta dai membri dell’università di Goteborg, in Svezia, è altrettanto vero che anche cantare da soli fa benissimo alla propria salute. Miglioramenti non solo dal punto di vista M psicologico, ma fisico a tutti gli effetti. Sembra in effetti che cantare produca un effetto calmante molto simile a quello ottenuto con lo yoga, e ciò vale specialmente quando si canta in coro. Detto questo, oltre ad allontanare lo stress, il canto ha altri effetti benefici? La risposta è si: secondo gli esperti, sembra infatti che questa bella attività abbia anche il potere di rafforzare il sistema immunitario, rafforzare la memoria ed allontanare la stanchezza. Inoltre, cantare favorirebbe anche il rilascio di ormoni e sostanze importantissime per il nostro benessere, come la serotonina e le endorfine. Dal momento che, specialmente quando si canta in coro, sono richiesti inoltre dei respiri molto profondi, è possibile aumentare l’os- sigenazione del sangue, con conseguenti effetti benefici per la funzionalità cardiaca. Detto questo, se questi benefici vi sembrano pochi, ricordate che cantare insieme in un coro aumenterà anche la sicurezza in voi stessi, vi farà sentire parte di un gruppo omogeneo e unito, e migliorerà quindi il Bernard Shehaj vostro umore. NUOVE EVIDENZE SCIENTIFICHE SU UNO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI BARI Haloterapia: una valida cura Secondo nuove ricerche il trattamento è un coadiuvante per alcune patologie otorinolaringoiatriche dei bambini n’importante rivista scientifica internazionale “International Journal Pediatric Otorhinolaryngology” ha recentemente pubblicato uno studio realizzato da ricercatori italiani della Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Università di Bari, riguardante gli effetti terapeutici dell’haloterapia sui bambini affetti da ipertrofia adenotonsillare e patologie correlate quali: otiti catarrali, disturbi del sonno ecc. La ricerca, dal titolo “Double-blind placebocontrolled randomized clinical trial on the efficacy of Aerosal® in the treatment of sub-obstructive adenotonsillar hypertrophy and related diseases” (2013 Nov;77(11):1818-24.), ha evidenziato che U il trattamento haloterapico effettuato nella camera del sale “Aerosal®”, oggi “Dispositivo Medico”, ha un’attività terapeutica statisticamente significativa in ambito otologico, con la riduzione dell’ipoacusia. Una parziale attività si è dimostrata anche nella riduzione dell’ipertrofia adenotonsillare. Altro dato importante rilevato dai Ricercatori baresi è stato l’assenza di eventi avversi. Nessuno dei piccoli pazienti ha presentato episodi di insufficienza respiratoria (dispnea, iperattività bronchiale, asma), prurito cutaneo o disturbi oculari, sia durante sia nelle ore successive al trattamento. Oltre ad essere un trattamento sicuro, il sistema “Aerosal®” è stato ben accettato dai piccoli pazienti i quali hanno vissuto la seduta haloterapica più come momento ludico che come trattamento terapeutico. Gli effetti benefici di tale trattamento, che si basa sulle capacità curative del sale naturale, micronizzato con particolari tecniche e in un ambiente confinato (Camera del Sale), si sono dimostrati, per alcuni parametri, “tempo dipendente”. Ulteriori studi sono auspicabili al fine di individuare modalità di trattamento in grado di dare una maggiore risposta terapeutica, così come sono auspicabili nuovi studi controllati, randomizzati e in doppio cieco con placebo, su patologie più complesse quali l’asma, la fibrosi cistica, le patologie croniche polmonari e le malattie dermatologiche. Pertanto l’haloterapia con sistema “Aerosal®” può essere considerato un valido trattamento coadiuvante, ma non sostitutivo, alla terapia medica convenzionale, nel trattamento delle patologie subostruttive adenotonsillari e delle patologie ad esse (Dire) correlate.