Impresa & Cantiere
foglio
notizie tecniche
IMPERMEABILIZZARE IN SICUREZZA
N° 14 - Ottobre 2013
privilegiate le azioni preventive e sia promosso
•unsiano
impegno alla prevenzione degli infortuni e delle ma-
La Politica per la Salute e la Sicurezza della IMPER ITALIA
SpA parte dalla Direzione Aziendale la quale si impegna,
mettendo a disposizione risorse umane, strumentali ed
economiche, a perseguire e diffondere gli obiettivi di
miglioramento della sicurezza e salute dei lavoratori
(ed i relativi programmi), come parte integrante della
propria attività e come impegno strategico rispetto alle
finalità più generali dell’azienda.
lattie professionali;
siano promosse la cooperazione fra le varie risorse
aziendali, e con enti esterni preposti;
siano rispettate tutte le leggi e regolamenti vigenti,
formulate procedure e ci si attenga agli standard aziendali individuati;
siano gestite le proprie attività anche con l’obiettivo
di prevenire incidenti, infortuni e malattie professionali.
Siano indirizzate a tale scopo la conduzione e la manutenzione, ivi comprese le operazioni di pulizia dei luoghi
di lavoro, macchine e impianti.
siano perseguiti gli obiettivi di miglioramento continuo e di prevenzione.
•
•
•
La IMPER ITALIA si impegna affinché:
fin dalla fase di definizione di nuove attività, o nella
revisione di quelle esistenti, gli aspetti della sicurezza
siano considerati contenuti essenziali;
sia assicurata la tempestività e l’efficacia
nella gestione ordinaria
e straordinaria, nonché
delle emergenze;
tutti i lavoratori siano formati, informati e
sensibilizzati per svolgere i loro compiti in
sicurezza e per assumere le loro responsabilità in materia di
SSL, con particolare
riferimento al coinvolgimento ed alla consultazione, anche
attraverso i loro rappresentanti per la sicurezza.
la responsabilità nella gestione della SSL riguardi tutta la struttura aziendale (dirigenti, preposti, impiantisti, servizi acquisti e manutenzione, lavoratori, ecc.), in
modo che essa partecipi, secondo le proprie attribuzioni
e competenze, al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza assegnati affinché:
_ le macchine, impianti ed attrezzature, i luoghi di lavoro, i metodi operativi e gli aspetti organizzativi siano realizzati in modo da salvaguardare la salute dei
lavoratori, i beni aziendali, i terzi e la comunità in cui
l’Azienda opera;
_ l’informazione sui rischi aziendali sia diffusa a tutti i lavoratori; la formazione degli stessi sia effettuata ed aggiornata con specifico riferimento alla mansione svolta;
_ si faccia fronte con rapidità, efficacia e diligenza a necessità emergenti nel corso delle attività lavorative;
•
•
•
Inoltre per conseguire quanto sopra l’Azienda si impegna ad ottimizzare il proprio processo in modo da assicurare una gestion
e secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità.
A tal fine l’Azienda persegue il massimo coinvolgimento
e partecipazione del personale nella condivisione della
politica e degli obiettivi e si impegna al mantenimento
di un Sistema di gestione qualità conforme alla normativa ISO 9001 e di un Sistema di Gestione della sicurezza conforme alla normativa BS OHSAS 18001,
curandone il continuo miglioramento. In tale contesto
l’Azienda punta al miglioramento continuo e alla prevenzione coinv
olgendo il personale che lavora per sé o per suo conto.
L’Azienda promuove ogni azione diretta a far sì che le
sue attività non presentino rischi significativi per la salute e la sicurezza sul lavoro.
•
•
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gruppo
Figura 20
Botola di accesso a una vasca di accumulo
Articolo estratto da Tecnologie & Soluzioni
Figura 21
2013 / n. 4 (allegato di Ambiente & Sicurezza)
Botola di accesso a un cunicolo agosto-settembre
impianti
Figura 22
Cunicolo impianti
Figura 23
Lastre prefabbricate di chiusura del cunicolo
impianti
sono presenti operatori non sufficientemente organizzati ad affrontare
questo tipo di attività in sicurezza. Le
carenze principali sono sia a livello
formativo che di tipo tecnico-operativo in termini di gestione del rischio e
adozione di procedure di gestione
delle emergenze[1].
Il pericolo maggiore è determinato dai
prodotti e/o dalle miscele chimiche,
usate per impermeabilizzare, in grado
di inquinare l’aria all’interno dell’ambiente rendendola nociva se non addirittura letale per i lavoratori. Questo
risulta ulteriormente aggravato dall’assenza di procedure di gestione dell’emergenza, le quali prevedono l’impiego di addetti di supporto all’esterno dell’ambiente e l’assenza di idonei
sistemi di recupero dell’infortunato il
quale deve essere estratto in verticale
attraverso una botola di accesso.
In questi casi la scelta della tipologia
di impermeabilizzante risulta strategica al fine della riduzione del rischio
per gli operatori. Privilegiare l’utilizzo
di materiali e/o prodotti chimici me-
Figura 21
Infatti, se a quest’ultima sono aggiunti i costi di gestione dello spazio confinato dal momento del disarmo della
copertura, comprendendo le opere di
impermeabilizzazione e la posa degli
impianti, è possibile constatare che
sia i costi che i tempi di esecuzione
aumentano in modo considerevole.
2
DPI
Alla luce di quanto analizzato la scelta
dei dispositivi di protezione individuale (DPI) non è un compito assai semplice. Oltre ai normali dispositivi, la
cui prescrizione deriva dalla tipologia
di prodotto o miscela chimica utilizzata, desumibili dalle schede di sicurezza, il contesto operativo può modificarne la tipologia o aggiungerne di
ulteriori. Per esempio, i contesti operativi nei quali è presente un pericolo
di caduta dall’alto può essere necessario l’utilizzo di sistemi anticaduta.
Ne consegue che, di fronte ad attività in quota o accesso in spazi confinati, è necessaria un’attenta analisi
dei rischi. Entrambe le attività devo-
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di Damiano Romeo, amministratore della Romeo Safety Italia
Srl, Massimiliano Granata e Licia Asiani, area cantieri
temporanei e mobili Romeo Safety Italia Srl
L
e attività di impermeabilizzazione sono
lavorazioni molto comuni, eseguite con lo
scopo di evitare le infiltrazioni di acqua
all’interno dei manufatti in costruzione.
Queste attività sono spesso sottovalutate ma,
in realtà, espongono i lavoratori addetti a una
serie di rischi anche di estrema gravità, quali
la caduta dall’alto, l’esplosione, l’incendio, il
soffocamento, l’inalazione di fumi, il
seppellimento e le ustioni.
3
PROCESSI E SISTEMI
IMPERMEABILIZZAZIONE
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Figura 1
Applicazione di guaina a caldo con cannello
Figura 2
Applicazione a rullo su pavimentazione
Figura 3
Bitume applicato a rullo su parete verticale
Figura 4
Membrane di drenaggio con camera d’aria
Figura 1
Il problema dell’infiltrazione dell’acqua è uno dei più insidiosi nell’ambito delle costruzioni in quanto può
compromettere significativamente
il benessere degli abitanti e degli
edifici stessi. Per evitare infiltrazioni
e fuoriuscite è necessario impermeabilizzare le strutture esposte, in
particolare i tetti, i terrazzi, i balconi, le fondazioni, i muri contro terra, i tunnel interrati, le vasche di
raccolta, le vasche bianche ecc.
I sistemi di impermeabilizzazione
più diffusi sono:
l fogli plastici termoadesivi, guaine
bituminose e membrane poliuretaniche applicati a caldo con cannello
(si veda la figura 1);
l resine epossidiche ed emulsioni bituminose applicate a caldo con rullo (si vedano le figure 2 e 3);
l membrane di drenaggio con camera d’aria posate a freddo utilizzando degli appositi ancoranti (si veda
la figura 4);
l membrane sintetiche idonee alla
posa a freddo (PVC, poliolefine,
EPDM);
l ecc.
Durante l’esecuzione delle impermeabilizzazioni, i principali rischi
che devono essere considerati per i
lavoratori sono dovuti a:
l seppellimento dell’operatore in se-
Figura 3
14
Figura 5
Impermeabilizzazione muro cls con guaina
guito a frane delle pareti dello scavo;
l caduta dall’alto durante l’esecuzione di lavori in quota (coperture,
tetti, terrazzi ecc.);
l contatto con sostanze chimiche
componenti il materiale da posare;
l inalazione dei fumi prodotti dalla
sostanza a seguito del riscaldamento;
l ustioni e abrasioni per contatto con
fiamme libere e materiali roventi;
l soffocamento, posture incongrue,
asfissia ecc. per lavoro in spazi confinati;
l incendio per utilizzo di fiamme libere;
l esplosione delle bombole di propano.
Ciascuno dei sistemi di impermeabilizzazione offre differenti vantaggi
e svantaggi in relazione alla salute e
alla sicurezza sul luogo di lavoro.
Per esempio, le membrane da posare a freddo non espongono i lavoratori a rischio chimico, rischio
incendio ecc. ma rimane comunque
il rischio di caduta dall’alto e/o di
seppellimento a seconda del luogo
di posa. Di contro, le guaine bituminose e le emulsioni applicate a rullo
espongono a rischio chimico a se-
Figura 4
Figura 2
conda della composizione e la posa
con fiamma libera espone sicuramente a rischio di incendio e di
esplosione.
Sono approfondite, quindi, alcune
misure di prevenzione e protezione
in relazione alla tutela dei lavoratori per quanto riguarda i principali
rischi presenti nell’attività di impermeabilizzazione.
Seppellimento
Contestualmente
all’esecuzione
delle murature dei piani interrati o,
comunque, di murature contro terra, spessissimo è eseguita l’impermeabilizzazione di queste strutture
su entrambi i lati (interno ed esterno), al fine di evitare che l’umidità
possa infiltrarsi all’interno del fabbricato (si veda la figura 5). A volte,
per esempio, quando sono realizzate fondazioni speciali, non risulta
necessario procedere con l’impermeabilizzazione di muri contro terra all’esterno in quanto sono utilizzate tecnologie particolari, ma nella
maggior parte dei casi l’impermeabilizzazione è eseguita ed è effettuata con guaine.
Il rischio intrinseco in questa attività è costituito dal seppellimento in
quanto è eseguito tipicamente su
strutture verticali realizzate al di
Figura 5
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4
PROCESSI E SISTEMI
IMPERMEABILIZZAZIONE
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Figura 6
sotto del piano di calpestio. Tipicamente, gli operatori devono accedere e lavorare nello spazio compreso tra la struttura da impermeabilizzare e la scarpa dello scavo. Ne
consegue che, se lo scavo non è
stato realizzato in modo adeguato,
per esempio, se la scarpa ha una
pendenza eccessiva oppure se lo
spazio operativo tra la scarpa e la
muratura è troppo ristretto, gli operatori possono rimanere intrappolati durante l’esecuzione dei lavori.
Nella figura 6 è possibile notare
che la scarpa è irregolare e lo spazio per operare è esiguo; in caso di
emergenza la fuga dal luogo di lavoro può essere molto difficoltosa
e, in caso di franamento della scarpa dello scavo, non vi sono vie di
fuga per gli operatori.
Quindi, è molto importante che fin
dal progetto dell’opera lo scavo sia
ideato e realizzato in modo tale che
tra la muratura da impermeabilizzare e il piede della scarpa vi sia uno
spazio sufficiente per lavorare in sicurezza (almeno 1,5 o 2 m, comunque da verificare in funzione della
profondità) nonché la scarpa rispetti il declivio naturale del terreno.
Caduta dall’alto
Le statistiche Inail sugli infortuni
hanno evidenziato la caduta dall’alto come la principale causa di eventi mortali nel settore delle costruzioni. Anche per la protezione delle
coperture sono utilizzati strati impermeabili, la cui attività di posa
include, tra i pericoli, anche la caduta dall’alto.
Le attività di impermeabilizzazione
di una copertura possono essere
svolte nei seguenti processi costrut-
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tivi per ognuno dei quali, in genere,
sono impiegate specifiche misure di
protezione dei lavoratori secondo
principi di protezione preventivi o
protettivi:
a. costruzione;
b. manutenzione straordinaria (rifacimento dello strato impermeabile o dell’intero pacchetto stratigrafico della copertura);
c. manutenzione ordinaria (riparazione di limitate porzioni di strato
impermeabile o copertura a seguito di infiltrazioni).
Nei processi di tipo a. e b. le misure
di protezione adottate sono del tipo preventivo, quindi, attraverso un
elemento fisico è impedita la caduta. In questa tipologia di misure sono compresi i dispositivi di protezione collettiva come i ponteggi e i
parapetti (tradizionali o del tipo
guardacorpo), in conformità alla
norma UNI EN 13374. Nella figura 7
è riportata la fase di installazione di
un parapetto a bordo copertura,
necessario per l’esecuzione di un
intervento di manutenzione straordinaria che comprende anche l’attività di rifacimento dell’impermeabilizzazione.
In questi processi omettere una di
queste misure protettive è una grave inadempienza alle norme antinfortunistiche. Fortunatamente, a
oggi, situazioni di questo tipo sono
abbastanza rare in quanto misure di
protezione di questo tipo sono necessarie alla realizzazione dell’intera opera.
Viceversa i processi di tipo c. sono
estremamente influenzati da scelte
di natura tecnico-economica. Gli interventi di manutenzione ordinaria
sono, per loro natura, caratterizzati
da un costo ridotto che non giustifica in termini economici l’installazio-
Figura 7
ne di misure di protezione preventiva. Di fatto, sarebbe maggiore il costo di quest’ultime rispetto a quelle
dell’intervento stesso.
Una scelta manutentiva accettabile,
sia in termini economici che dal
punto di vista della sicurezza, privilegerebbe l’utilizzo di misure di tipo
protettivo, mediante uno strumento, nella fattispecie un sistema anticaduta, è impedita la caduta dall’alto degli operatori.
Purtroppo, a oggi, la normativa vigente non impone l’obbligo di installazione di sistemi anticaduta fissi (linee vita, punti di ancoraggio
conformi alla norma UNI EN 795)
anche alle coperture esistenti ma
solo a seguito di interventi di nuova
costruzione o di manutenzione
straordinaria che comportino anche
il rifacimento strutturale della copertura.
Quindi, spesso sulle coperture è
possibile assistere che per piccole
attività di manutenzione ordinaria
non è prevista nessuna misura di
sicurezza contro il pericolo di caduta dall’alto, come evidenziato dalla
figura 8.
Nel diagramma di flusso riportato
nello schema 1 è stato semplificato
Figura 6
Pericolo di seppellimento durante le attività
da eseguirsi sul muro contro terra
Figura 7
Montaggio del parapetto perimetrale
mediante sistema anticaduta
Figura 8
Riparazione della guaina sotto tegola in
copertura senza nessuna misura di sicurezza
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Figura 8
15
PROCESSI E SISTEMI
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Schema 1
il processo logico a monte delle
scelte tecnico-economiche che caratterizzano le attività di manutenzione ordinaria.
Come è possibile vedere dal diagramma dello schema 1, l’assenza
di un sistema anticaduta su una copertura obbliga i gestori/proprietari
di un immobile a prevedere, anche
per piccoli interventi, misure di protezione peculiari di interventi di costruzione/manutenzione straordinaria e relativi costi connessi.
In conclusione, l’attività di impermeabilizzazione associata a piccole
riparazioni è estremamente critica
laddove gli edifici non siano dotati
di sistemi anticaduta fissi. In questi
casi anche i committenti possono
essere corresponsabili delle violazioni in materia di sicurezza in
quanto gli oneri di sicurezza riconosciuti alle imprese esecutrici spesso
non sono sufficienti a sostenere i
costi di installazione delle opere
provvisionali necessarie per lo svolgimento in sicurezza delle attività.
16
Rischio chimico
Le guaine, le membrane e le emulsioni sono composti con miscele di
varie sostanze, in particolare, con
bitumi e resine epossidiche. Il bitume è utilizzato anche per le opere
di asfaltatura e, per quanto riguarda
questa sostanza, è necessario ricordare che, allo stato attuale, i dati
provenienti da studi tossicologici o
epidemiologici e dalle osservazioni
mediche condotte in ambito lavorativo sono contraddittori e non sufficientemente definiti per sostenere
con certezza che il bitume abbia
una azione cancerogena o mutagena sull’organismo. Di contro, il bitume si trova allo stato solido a temperatura ambiente, ma è applicato
a temperature elevate o sciolto in
solventi dotati di proprie caratteristiche tossicologiche (solventi alogenati), pertanto, il rischio chimico
è esteso anche a queste sostanze.
I materiali sintetici da impermeabilizzazione (PVC, Poliolefine e EPDM)
sono posati a freddo con collanti o
Schema 1
Processo per le scelte tecnico-economiche
per le attività di manutenzione ordinaria
tramite fissaggio meccanico, mentre la continuità della impermeabilizzazione è data dalla saldatura tra
i teli ottenuta a caldo oppure a
freddo. In ogni caso sono utilizzati
collanti e adesivi che durante la posa possono sprigionare fumi e vapori e venire a contatto con la cute
e le mucose degli operatori.
Sia per i bitumi che per i solventi e
per i collanti e gli adesivi, in quanto
sostanze chimiche, i produttori devono fornire apposita scheda di sicurezza all’utilizzatore (si veda la tabella 1). Dalla scheda di sicurezza in 16
punti è possibile identificare i pericoli, le modalità di impiego, le misure di prevenzione e protezione, i DPI
da utilizzare ecc. per ciascuna sostanza e conoscerne la composizione e pericolosità. Ogni prodotto è
differente dagli altri, quindi, è necessario che sia sempre consultata la
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Tabella 1
STRALCI DI SCHEDA DI SICUREZZA PER UNA MEMBRANA
IMPERMEABILIZZANTE (BITUME DISTILLATO E POLIMERI)
2.
Identificazione dei pericoli
2.1 Generalità. Il prodotto tal quale non è classificato pericoloso ai sensi del D.Lgs. n. 65/03. In sede di
impiego i rotoli di membrana impermeabilizzante vengono stesi sulle superfici da proteggere, l’operazione
di messa in opera può avvenire tramite incollaggio a caldo e/o a freddo effettuando una sovrapposizione
dei teli in corrispondenza delle giunzioni laterali e di testa.
2.2 Rischi per la salute. Il riscaldamento del materiale (bitume distillato e polimeri) durante l’operazione
di posa in opera può provocare, in particolare durante la “sfiammatura”, l’emissione di gas e vapori
nonché fumi e aerosoli di condensazione. Vi sono dunque possibili rischi da inalazione di sostanze
potenzialmente pericolose (fumi e vapori), con particolare riferimento ad ambienti confinati.
2.3 Rischi per la sicurezza.
- Rischi da ustioni per contatto con materiale allo stato fuso.
- Rischi da incendio, per innesco con fiamme libere, di materiale infiammabile (vapori HC ecc.).
2.4 Rischi per l’ambiente. Le membrane sono costituite da materiali inerti non biodegradabili e pertanto
persistenti durevolmente nell’ambiente.
7.
Stoccaggio e impiego
7.1 Stoccaggio. Conservare i rotoli in posizione verticale, al riparo dalle radiazioni solari, lontano da
sorgenti di calore e impianti elettrici (temperature comprese tra 0 °C e 40 °C). Non sono necessarie misure
specifiche per evitare l’accumulo di elettricità statica. Tenere a disposizione gli idonei mezzi di estinzione
(Punto 5). Non impilare i rotoli se non diversamente specificato e illustrato sugli imballi e sulle confezioni.
7.2 Impiego. Evitare la “messa in opera” della membrana mediante riscaldamento in ambienti confinati
privi di adeguata ventilazione, ovvero, provvedere alla bonifica dell’ambiente mediante ventilazione
forzata.
7.3 Procedure di impiego. L’operazione di “messa in opera” della membrana va eseguita secondo le
indicazioni tecniche delle “Specifiche” di applicazione fornite dal produttore e finalizzate a condurre
l’operazione secondo i principi della buona tecnica ed i criteri della Sicurezza. Nel caso di impiego in
ambienti confinati la “messa in opera” va condotta indossando gli appositi DPI (vedi Punto 8) e
controllando accuratamente l’uso delle fiamme libere.
8.
Controllo dell’esposizione e protezione individuale
8.1 Esposizione. Il prodotto tal quale non dà luogo a rilasci. Le operazioni di impermeabilizzazione di
superfici con stesura di bitume distillato-polimero a fiamma implicano una modesta dispersione in aria di
sostanze potenzialmente pericolose, ivi compresi, gli idrocarburi policiclici Aromatici (IPA). Nel caso di
messa in opera in ambienti confinati, privi di adeguata ventilazione, si potrebbero raggiungere livelli di
concentrazione ambientali di sostanze pericolose tali da concretizzare un potenziale rischio da inalazioni
di sostanze tossiche e nocive nei confronti del personale esposto. Ne deriva la necessità di operare
bonificando l’ambiente mediante ventilazione forzata al fine di ottenere un sufficiente numero di ricambi
di aria tali da mantenere un’idonea qualità dell’aria e le concentrazioni ambientali dei prodotti emessi
dall’operazione al di sotto dei rispettivi valori limite di esposizione (TLV della ACGIH).
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8.2 Dispositivi di protezione individuale (DPI). Durante lo svolgimento dell’operazione di “posa in opera”
per il personale addetto è consigliabile l’uso dei seguenti DPI:
- protezione delle mani: guanti di protezione;
- protezione degli occhi: occhiali;
- protezione della pelle: indossare indumenti protettivi completi, nella fattispecie tute con maniche
lunghe;
- protezione dei piedi: scarpe antinfortunistiche.
In caso di attività in ambienti confinati è necessario provvedere ad una ventilazione forzata (vedi punto
8.1) e proteggere le vie respiratorie con respiratore a filtro anti particolato e cartuccia antiaeriforme
(protezione P3).
8.3 Misure igienistiche
- Lavare le mani con acqua e sapone prima di ogni pausa ed al termine del turno lavorativo.
- Tenere gli indumenti di lavoro separati dagli abiti civili.
Figura 9
Emulsione bituminosa
Figura 10
Membrane posate a caldo
Figura 11
Membrane sintetiche posate a freddo
Figura 9
scheda di sicurezza specifica di quel
prodotto prima di ogni utilizzo e al
momento della fornitura.
È possibile individuare alcune misure
di prevenzione e protezione al fine di
ridurre il rischio chimico nel comparto delle impermeabilizzazioni:
l sostituzione di quello che è pericoloso con quello che non lo è o lo è
meno → è bene scegliere con attenzione il prodotto, consultando la
scheda di sicurezza, per identificare
le sostanze meno pericolose. Per
quanto concerne le vernici bituminose esistono in commercio prodotti analoghi che non contengono
idrocarburi alogenati ma solventi di
minore pericolosità (si veda la figura 9). Per membrane e guaine bituminose esistono possibili alternative
in commercio come, per esempio,
membrane a minore contenuto di
bitumi e maggior contenuto di polimeri; rimane, in ogni caso, la fiammatura delle membrane stesse che
18
può originare svariati composti pericolosi (si veda la figura 10). Con la
scelta di guaine liquide ad acqua
(emulsioni di polimeri elastomerici,
resine sintetiche, plastificanti e pigmenti in acqua) non vi è più la fiammatura ma le vernici in forma liquida emettono comunque fumi e cosolventi durante la posa. L’utilizzo
di membrane bituminose autoadesive, posate per pressatura senza
necessità di fiammatura riduce notevolmente l’emissione di IPA e altri
composti ma qualora la superficie
di posa sia polverosa o porosa si
rende necessario trattare il supporto con prodotti grippanti (primer e
Figura 11
Figura 10
vernici bituminose), quindi, vi è comunque produzione di fumi e cosolventi (si veda la figura 11);
l interventi sulle attrezzature → utensili e attrezzature di lavoro devono
essere sottoposti a regolare e sistematica pulizia e a manutenzione
preventiva e periodica. Per le opere
di impermeabilizzazione a cielo
aperto (coperture, terrazzi, murature ecc.) è difficile prevedere l’aspirazione dei fumi/vapori rilasciati nelle
fasi di lavoro che generano i prodotti pericolosi. L’aspirazione dei fumi
deve essere prevista e in piena efficienza quando si operi in spazi confinati e/o ristretti;
l utilizzo DPI → durante le fasi del
processo lavorativo, dove non è tecnicamente possibile adottare presidi di protezione collettiva o questi
non sarebbero sufficientemente efficaci, i lavoratori devono utilizzare
specifici dispositivi di protezione individuale adeguati alla sostanza uti-
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PROCESSI E SISTEMI
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Figura 12
Utilizzo DPI
Figura 13
Impermeabilizzazione a fiamma libera
Figura 14
Estintore sull’area di lavoro
Figura 12
lizzata, in particolare indumenti di
lavoro a copertura del corpo, DPI
per mani, DPI per vie respiratorie,
DPI per occhi (si veda la figura 12).
Incendio ed esplosione
Molte attività di impermeabilizzazione sono effettuate a fiamma libera
con conseguente rischio di incendio
Figura 13
(si veda la figura 13). Gli addetti devono essere, pertanto, appositamente formati all’uso delle attrezzature e
deve essere sempre previsto almeno
un estintore a polvere nelle immediate vicinanze dell’area di lavoro e nei
pressi della bombola (si veda la figura 14). I cantieri temporanei e mobili
dove sono detenute e impiegate sostanze infiammabili ed è fatto uso di
fiamme libere (esclusi quelli interamente all’aperto) costituiscono attività a rischio di incendio medio secondo il D. M. 10 marzo 1998. La formazione dei lavoratori addetti in queste
attività deve essere basata, quindi,
sui contenuti del corso B (8 ore).
Per le opere di impermeabilizzazione
a caldo con cannello e fiammatura, le
imprese utilizzano principalmente
bombole di gas propano da 25 kg; una
bombola di questo tipo, nel caso ven-
Figura 15
Cannello abbandonato acceso in cantiere:
attenzione questa distrazione è gravissima
in quanto è molto facile che si possa
sprigionare un incendio
Figura 16
Assenza di estintore nell’area di lavoro
ga lambita dalle fiamme, è molto pericolosa e la capacità distruttiva assai
elevata (si vedano le figure 15 e 16).
Il D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151, ha
sostituito la legge n. 818/1984 in materia di disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi e nell’Allegato I ha individuato le attività
soggette alla prevenzione incendi. Il
nuovo regolamento ha attualizzato
l’elenco delle attività sottoposte ai
controlli di prevenzione incendi e ha
correlato le stesse a tre categorie, A,
B e C, individuate in ragione della gravità del rischio (si veda la tabella 2).
È necessario sottolineare la presenza
nell’Allegato I dell’attività 3 che comprende «depositi di gas infiammabili
in recipienti mobili» ovverosia anche i
depositi di bombole di gas propano
(gas infiammabile liquefatto) con capacità geometrica complessiva superiore o uguale a 75 Kg. Questo significa che il deposito di 3 bombole di
propano da 25 Kg ciascuna è configurato come attività soggetta alle visite
e ai controlli di prevenzione incendi
(attività n. 3b, categoria B). Quindi, è
necessario prestare la massima atten-
Figura 14
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9
Figura 15
zione al quantitativo complessivo di
bombole presenti nelle aree di stoccaggio.
Per l’attività 3B è presente la circolare
del Ministero dell’Interno 20 settembre 1956, n. 74, «Norme di sicurezza
per la costruzione e l’esercizio di depositi di G.P.L. contenuti in recipienti portatili e delle rivendite». I depositi di
Figura 16
GPL contenuto in recipienti portatili sono suddivisi nelle seguenti categorie:
l I categoria fino a 5.000 Kg;
l II categoria fino a 1.000 Kg;
l III categoria fino a 300 Kg.
I depositi di bombole di propano necessarie per le attività di impermeabilizzazione in cantiere dovranno essere allestiti, quindi, nel rispetto anche della circolare n. 74/1956 oltre
che del D.P.R. n. 151/2011 nel caso
eccedano i 75 Kg complessivi. In riferimento alla circolare n. 74/1956 dovranno essere rispettate le distanze
di sicurezza esterna e interna, le recinzioni, la resistenza al fuoco delle
strutture, la posizione ecc. secondo
quanto prescritta per ciascuna categoria (si vedano le figure 17 e 18).
Durante ogni utilizzo di bombole di
propano, fiammature, uso di cannello
ecc. devono essere previsti mezzi
19
PROCESSI E SISTEMI
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Tabella 2
ATTIVITÀ SOGGETTE ALLE VISITE E AI CONTROLLI DI PREVENZIONE INCENDI
(STRALCIO ALLEGATO I AL D.P.R. N. 151/2011)
N.
Attività
Categoria
A
3
B
Impianti di riempimento,
depositi, rivendite di gas
infiammabili in recipienti
mobili:
a) compressi con capacità
geometrica complessiva
superiore o uguale a 0,75 m3;
b) disciolti o liquefatti per
quantitativi in massa
complessivi superiori o uguali
a 75 kg
estinguenti (estintori) in numero adeguato e nelle immediate vicinanze
dell’area di lavoro.
Le bombole contenti gas devono essere stoccate in posizione verticale e
legate per impedirne la caduta (si veda la figura 19). Ogni punto di stoccaggio deve essere recintato, dotato
di copertura e attrezzato con mezzi
estinguenti (estintori).
Nelle aree di stoccaggio devono essere tenute separate le bombole piene
da quelle vuote, utilizzando adatti
cartelli murali per contraddistinguere
i rispettivi depositi di appartenenza.
È opportuno ricordare di rispettare
sempre il limite dei 75 Kg per ciascun
Figura 17
20
C
Depositi di GPL
fino a 300 kg
Rivendite, depositi
fino a 10 m3
Impianti di
riempimento,
depositi oltre
10 m3
Rivendite, depositi di
GPL oltre 300 kg e
fino a 1.000 kg,
depositi di gas
infiammabili diversi
dal GPL fino a 1.000 kg
Impianti di
riempimento,
depositi oltre
1.000 kg
punto di stoccaggio perché, nel caso di
superamento di questo quantitativo, il
deposito rientra tra le attività soggette
al controllo dei Vigili del Fuoco.
Ai fini della prevenzione incendi sono
distinte due importanti caratteristiche delle costruzioni:
l caratteristiche di reazione al fuoco
(dei materiali presenti nella costruzione, arredi, tappezzerie ecc.) (si
veda il riquadro 1);
l caratteristiche di resistenza al fuoco (delle strutture, calcestruzzo, laterizi, acciaio ecc.).
Queste caratteristiche sono molto
importanti per la lotta antincendio.
L’uso di fiamme libere in maniera non
Figura 18
Figura 17
Bombole gas liquefatto (propano)
abbandonate in cantiere. Questo deposito
temporaneo non è consentito
Figura 18
Esempio di punto di stoccaggio bombole
Figura 19
Esempio di deposito di bombole gas
compresso (posizione verticale e legate)
controllata durante l’esecuzione di
opere di impermeabilizzazione può
causare incendi anche di grandi entità e questi incendi possono propagarsi in maniera rapidissima e interessare tutto l’edificio.
Figura 19
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PROCESSI E SISTEMI
IMPERMEABILIZZAZIONE
foglio notizie tecniche
/ N° 14 - Ottobre 2013 / IMPERMEABILIZZARE IN SICUREZZA
Riquadro 1
CARATTERISTICHE DI REAZIONE AL FUOCO DEI MATERIALI
Con caratteristiche di reazione al fuoco dei materiali è inteso il grado di partecipazione al fuoco di un
materiale combustibile. Questa è una caratteristica intrinseca di tutti i materiali presenti nell’edificio,
tappezzerie, moquettes, arredi, tende, controsoffitti, pavimenti, isolamenti ecc. e indica quanto più
facilmente o più in fretta il materiale possa bruciare (partecipare al fuoco) e alimentare l’incendio. La
capacità di reazione al fuoco di un materiale dipende da vari parametri, per la classificazione italiana del
D.M. 26 giugno 1984 sono individuati:
l infiammabilità - capacità di un materiale di entrare e permanere in stato di combustione, con emissione
di fiamme e/o fumi durante l’esposizione a una sorgente di calore;
l velocità di propagazione delle fiamme - velocità con la quale il fronte di fiamma si propaga in un
materiale;
l gocciolamento - capacità di un materiale di emettere gocce di materiale fuso dopo e/o durante l’esposizione a una sorgente di calore;
l post-incandescenza - presenza di zone incandescenti dopo lo spegnimento della fiamma che potrebbero
innescare nuovamente il fuoco.
Il D.M. 26 giugno 1984, «Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della
prevenzione incendi», come modificato dal D.M. 3 settembre 2001 ha stabilito norme, criteri e procedure
per la classificazione di reazione al fuoco e l’omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi
con esclusione dei rischi derivanti dai fumi emessi, in caso d’incendio, dai materiali stessi. In particolare, il
D.M. 26 giugno 1984 ha assegnato i vari materiali alle classi di reazione al fuoco classi 0, 1, 2, 3, 4, 5, con
l’aumentare della loro partecipazione alla combustione; quelli di classe 0 sono non combustibili. A seconda
del tipo di edificio da realizzare e della destinazione d’uso (per esempio, scuole, ospedali, locali pubblici
ecc.) sono presenti vincoli legislativi in relazione alla tipologia di materiali da utilizzare e alla rispettiva
classe di reazione al fuoco da rispettare. La norma europea UNI EN 13501-1 ha regolamentato la classificazione di reazione al fuoco dei prodotti e degli elementi da costruzione. Anche in presenza di una classificazione europea, in Italia è necessaria tutt’ora l’omologazione nazionale prevista dal D.M. 26 giugno 1984,
tranne per prodotti per i quali esiste una norma di prodotto europea, quindi, con l’obbligo di marcatura CE.
In questo caso i materiali sono classificati secondo le euroclassi A1, A2, B, fino alla F. I materiali classificati
A1 e A2 sono incombustibili e quelli certificati da B a F bruciano in ordine crescente. Le classi italiane e le
euroclassi sono basate su metodi e criteri di valutazione diversi ma il D.M. 15 marzo 2005 ha introdotto
una tabella che ha comparato le classi italiane con quelle europee, al fine di poter applicare le leggi che
hanno richiesto una determinata reazione al fuoco.
Prima dell’incendio
Dietro ai pannelli metallici grigi della facciata ventilata è
possibile notare il colore azzurro/verde del polistirene di
isolamento. Durante le impermeabilizzazioni con guaina del
pavimento, la fiamma del cannello ha lambito l’isolante e
questo materiale è entrato in combustione e ha partecipato
al fuoco propagando la fiamma fino alla sommità dell’edificio
su tutta la facciata. Nelle immediate vicinanze dell’area di
lavoro non erano previsti idonei mezzi di estinzione.
Conseguenze dell’incendio
Tutta la facciata è stata completamente interessata dalle
fiamme. Il materiale non aveva caratteristica di reazione al
fuoco di classe 0 e ha partecipato, quindi, all’incendio
propagando le fiamme a tutto l’involucro dell’edificio
costituito da facciata ventilata. Fortunatamente la struttura
in mattoni e cemento armato ha avuto una resistenza al
fuoco tale da non pregiudicare la statica dell’edificio.
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PROCESSI E SISTEMI
IMPERMEABILIZZAZIONE
foglio notizie tecniche
/ N° 14 - Ottobre 2013 / IMPERMEABILIZZARE IN SICUREZZA
Figura 20
Botola di accesso a una vasca di accumulo
Figura 21
Botola di accesso a un cunicolo impianti
Figura 22
Cunicolo impianti
Figura 23
Lastre prefabbricate di chiusura del cunicolo
impianti
Figura 20
Spazi confinati
Lo stato dell’arte nel settore delle costruzioni ha dettato dotazioni impiantistiche sempre più complesse per il
raggiungimento di obiettivi di prevenzione incendi, di risparmio energetico e ambientali. Di fatto i fabbricati annoverano sempre più, tra gli
elementi che li costituiscono, vasche
antincendio, di accumulo o cunicoli
impiantistici interrati, tutti elementi
che, se in calcestruzzo armato, necessitano di una impermeabilizzazione
superficiale interna.
I lavoratori incaricati dell’esecuzione
di queste opere devono accedere all’interno degli elementi che si configurano a tutti gli effetti come “spazi
confinati” in quanto caratterizzati da:
l scarsa ventilazione;
l una botola di accesso (si vedano le
figure 20 e 21);
l un ambiente interno che può essere inquinato dagli stessi prodotti e/
o miscele chimiche utilizzati per
impermeabilizzare le superfici.
A seguito di quanto previsto dal
D.P.R. n. 177/2011, che ha imposto
precise regole di qualificazione delle
imprese e dei lavoratori autonomi
operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinanti, ancora oggi
Figura 22
sono presenti operatori non sufficientemente organizzati ad affrontare
questo tipo di attività in sicurezza. Le
carenze principali sono sia a livello
formativo che di tipo tecnico-operativo in termini di gestione del rischio e
adozione di procedure di gestione
delle emergenze[1].
Il pericolo maggiore è determinato dai
prodotti e/o dalle miscele chimiche,
usate per impermeabilizzare, in grado
di inquinare l’aria all’interno dell’ambiente rendendola nociva se non addirittura letale per i lavoratori. Questo
risulta ulteriormente aggravato dall’assenza di procedure di gestione dell’emergenza, le quali prevedono l’impiego di addetti di supporto all’esterno dell’ambiente e l’assenza di idonei
sistemi di recupero dell’infortunato il
quale deve essere estratto in verticale
attraverso una botola di accesso.
In questi casi la scelta della tipologia
di impermeabilizzante risulta strategica al fine della riduzione del rischio
per gli operatori. Privilegiare l’utilizzo
di materiali e/o prodotti chimici meno pericolosi rispetto ad altri può migliorare significatamene le condizioni
di lavoro, diminuendo così il rischio e
semplificando le misure di sicurezza
da adottare.
Per quanto attinente ai cunicoli impianti è possibile eliminare il problema almeno nella fase di costruzione.
Realizzando la copertura del cunicolo
con lastre prefabbricate, da posare a
ultimazione delle opere da eseguire
all’interno, le maestranze lavorerebbero a cielo aperto (si vedano le figure 22 e 23). Questa scelta tecnica è
solo apparentemente più costosa rispetto a una soluzione tradizionale.
Figura 21
Infatti, se a quest’ultima sono aggiunti i costi di gestione dello spazio confinato dal momento del disarmo della
copertura, comprendendo le opere di
impermeabilizzazione e la posa degli
impianti, è possibile constatare che
sia i costi che i tempi di esecuzione
aumentano in modo considerevole.
DPI
Alla luce di quanto analizzato la scelta
dei dispositivi di protezione individuale (DPI) non è un compito assai semplice. Oltre ai normali dispositivi, la
cui prescrizione deriva dalla tipologia
di prodotto o miscela chimica utilizzata, desumibili dalle schede di sicurezza, il contesto operativo può modificarne la tipologia o aggiungerne di
ulteriori. Per esempio, i contesti operativi nei quali è presente un pericolo
di caduta dall’alto può essere necessario l’utilizzo di sistemi anticaduta.
Ne consegue che, di fronte ad attività in quota o accesso in spazi confinati, è necessaria un’attenta analisi
dei rischi. Entrambe le attività devono essere valutate caso per caso in
funzione della situazione e della attività da eseguire, definendone i DPI e
le relative procedure di lavoro e di
recupero.
l
Figura 23
[1] Per un approfondimento dell’argomento si veda, di Damiano Romeo e Paolo Zambianchi, Spazi Confinati. Una procedura operativa per la sicurezza degli
addetti, in Lavoro sicuro IMPER
n. 4/2012, pag.
8.
ITALIA
S.p.A. – Via Volta, 8 – 10071 Mappano - Borgaro (TO)
22
Tel. 011.222.55.00 – Fax 011.222.54.80 – www.imper.it – e-mail: [email protected]
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