171
Ma poco tempo dopo venne il monarca Ladislao colpito
in Narni da una terribile sifilide, per la quale fu costretto farsi trasportare a Roma, e da quella ili Kapoli
ove miseramente fini i suoi giorni. (I)
Questo avvenimento diede modo a papa Giovanni XXIll
di ricuperare i suoi stali, il (juale spedi alla volta di
Roma il cardinal Iacopo degli Isolani, che l'acquistò Montefiascone e Viterbo. (2)
Ricuperata la sua sede e molla dello stato,
Giovan-
ni XXIII s incamminò alla volta di Costanza per assistere al solenne
Concilio, a cui
erano stati
chiamati
Gregorio XII Benedetto Vili. L' esito di questo Concilio
fu clic Giovanni XXIII,
Gregorio XII e Benedetto Vili
vennero egualmente deposti; i due primi s' accomodarono
a questa sentenza d e ' p a d r i , ma l ' u l t i m o s'ostinò a rifiutarla.
In seguito di ciò il Concilio lo chiariva
sper-
giuro, decaduto da ogni dignità, eretico e scismatico. (3)
Poscia il sacro consesso d e ' p a d r i volse l'animo alla elezione d' un legittimo pontefice; e il dì undici novembre del mille quattrocento
i) Diario
romano
a) Visconti
za i V i t e r b e s i
storia
di Antonio
di Roma,
diciaselte, lutti i voli con-
Patri,
Sez.
rac. sud. Tom. XXIV.
Ili p
tornarono a supplicare anche
a v e r e s t a b i l m e n t e la curia g e n e r a l e del
65a—
p.
In questa circostan-
q u e s t o cardinal
Legato
per
P a t r i m o n i o , c h e risiedeva u M o n -
t e f i a s c o n e , tifila loro città ; ma egli non c o n s e n t i alla d i m a n d a . K c c o le sue
p a r o l e dirette
a V i t e r b e s i in
risposta alla p e t i z i o n e :
litui
cimi
a
nobis
nuper petivistis,
quod disponere et ordinare \dignaremur,
quod Curia
generalis causarum provinole Patrimonii
b. Petri in Tuscia
resideat
continue in Civitate Viterbii, tamquam loco principali diete
provineie:
Volumus quod in hoc consuetudo
servetur — Theiner, C'ud. Dipi. voi.
I I I . p.
214.
3j Labbe,
Storia
de' Concili.
Tom.
XII.
172
Vennero nella persona di Ottone Colonna, il quale prese
il nome di Martino V. (1)
Breve però fu il riposo di Montefiascone sotto la dominazione de'papi, imperocché Braccio da Montone, dopo
over usurpalo la signoria di Perugia, e acquistato anche altre citta, andava meditando pur quella di Roma,
in ispecie dopo di aver sconfitto Carlo Malatesta presso
Assisi. (2)
Allora Giovanna II regina di Napoli a petizione del
cardinal Legato eli" era in Roma, desiderosa d' acquistarsi la grazia del nuovo Pontefice, spediva Sforza gran
contestabile del regno a difendere quella dominante. (3)
Egli giunse col suo esercito sino al territorio di Montefiascone presso la Commenda de' ss. Giovanni e Vittore in selva, quivi aspettando Braccio, clic doveva venire a congiungere le sue truppe con quelle del suo
alleato Tartaglia che stava a Toscanella. Essendosi resa
vana per lo Sforza questa aspettativa, si levò di campo
indirizzandosi con 1' esercito verso Montefiascone. I Viterbesi intanto, eh' erano stali richiesti da lui per rinforzo, erano poco dopo giunti alla Commenda per unirsi
al suo esercito, ma invece vi trovarono l'armata nemica,
che li ruppe e molli ne fece prigionieri. Al che lo
Sforza non polendo riparare si affrettò ritirarsi in Montefiascone per mettere i suoi carreaggi in sicuro acciocché meglio potesse affrontarsi col nemico; ma questi
cilladini ricusarono riceverlo nelle loro mura, essendosi
1) Visconti,
Storia
eli Roma,
Sez.
I l i , p. 655.
2) Campano, vita di Braccio
presso irer. ilalic. script.
"ò) Visconti, Storia di II mia' sez. Ill,p.
655.
Tom,
Xl%.
173
già dati a Braccio da Monlonc. (1) Lo Sforza dove riparare quella notte presso Ferculo, citta distrutta; e
mentre la mattina seguente per via occulta si recava
a Viterbo, fu preso in mezzo da Braccio e Tartaglia, i
(piali misero in rotta il suo esercito, e fecero molli prigionieri clic mandarono rilegati nell'isola Mariana. Boi
Braccio e Tartaglia andarono ad assediare lo Sforza
presso Viterbo. Dopo alcuni fatti d' arme però, avendo
essi saputo che si affrettavano a venir di Boma in aiuto
dello Sforza il suo figlio conte Francesco e il gran Furiano con molta milizia, levarono il campo tornando Braccio a Perugia e Tartaglia a Tosranella. (2)
Lo Sforza resosi ormai libero, volse le sue vendette
contro Montefiascone, che aveva partitalo per Braccio,
e devastatone il suo territorio in poco di tempo lo riassoggettò alla Chiesa. (3)
Nell'anno seguente mille qnaltrOcento venli Papa Martino V, che dimorava in Firenze, avendo inteso esser
morti i due antipapi Benedetto Vili e Gregorio XII: c
1' altro superstite Giovanni XXlIt, era venuto a rinunciare a' suoi piedi ogni pretensione! del papato, deliberò
recarsi alla sua sede di Roma. Ma prima di eseguitelo spedì ordine al vescovo di Montefiascone perchè
desse la consegna di Castel sani' Angelo con tulle le
sue munizioni ad Ugolino conte di Pianciano, uomo capace di frenare i partiti di quella capitale. (1)
1) Cronaca
2) Cronaca
3) Cronaca
4! Martinus
dilectum Jilium
della Tuccia voi. I p. 27 tergo, e voi. JJp. 55 tergo.
della Tuccia voi. 1. p. 28 e voi. I I . p. 55 tergo e p. 56.
cit. voi. I , p. 28.
epui. Ven. fratri
Epo Montisflasconix,
salutem.
Cum
Nobilem
virum Ugolinum comitem de Planano,
fami-
174
Poi lo sLesso Martino V, si parli da Firenze e venne
a porre residenza in Monlefiascone. (1) in (juesta sua
venula potè riacquistare alla Chiesa le citta di Orvieto
e di Narni con altre t e n e . (2) Allora fu riordinata la
rettoria pontificia, della quale venne insignito Costantino vescovo di Asti. (3) Tornò in seguilo più volle a
questo monte papa Martino V, ove sembra avervi avuto
grata stanza; e nell'anno mille quattrocento ventisei,
clic fu 1' ultimo di questa sua dimora, lasciava in ricordo a questa Cattedrale tra le altre supellettili un
calice d' argento dorato di maggiore altezza di quei che
oggi si usano, maestrevolmente cesellalo con ismalti
messi a colore, già offertogli in dono dal nostro Municipio. (4)
Di questo medesimo anno forse per ordine di papa
Martino san Bernardino da Siena trovavasi in Monleliarem nostrum, castellanum
castri Crescentii alias sancti Angeli rie
Urbe feccrimus,
constituerimus
et depulaverimus,
quemadmodum
in
litteris inde conj'eetis plenius conlinetur : volumus, ut eidem
Ugolino
Castrum prefatinn atque omnem muniewnem et edam instrumenta
belipsius Castri pertinencia,
rebus prius per
invenlica ad defentionem
tarium annotatis,
secundum
formam
Castrorum assignandorum
consuetam assignes, ipsumque inventarium
subito ad nos transmitters
procures. Datum Floreneie
III
Kal. Marcii, Pont, nostr.an.
tercio —
'i'.iviner, Cod. Dipi. voi.
lll,p
ì) Cronaca,
2J Cronaca
della Tuccia voi. / , p. 28 tergo.
citata, voi. I l , p. 56 tergo.
5) R i s u l t a dai capitoli di c o n c o r d i a redatti l'anno 1 4 2 0 tra Martino V
1 Castellano di Soriano. V. Cupidità
Pipi. voi. I l i p. 264.
concordiae
etc. — Theiner,
4) Di q u e s t o bel calice t e n n e assai parole il P r o f e s s o r e Orioli nella
ciclopédia
contemporanea
edita
in Fano,
voi. I I I . dispensa
e
Cod.
En-
2. lo ne
parlerò in quest' opera alla sezione m o n u m e n t i nella d e s c r i z i o n e de] t e m p i o
»li santa
Margarita,
175
i;asconc spargendovi la divina semenza; ed acciocché
questa citta venisse difesa dal celeste favore, faceva apporre sulle principali porte della medesima il santissimo
nome di Gesù scolpito in pietra marmorea. (1}
Intanto Martino V quantunque già assente da questa
citta, non cessava di colmarla de suoi favori, decorando
ancora il nostro vescovo Antonio l'orziani deli" onorevole
carica di luogotenente pontificio presso la citta di Todi. (2)
Mancato ai vivi Martino, il successore di lui Eugenio IV volle subito dimostrare la predilezione per questa citta, confermando tutti i privilegi e statuti che
aveva, ed ordinando al nostro Rettore Giovanni da Rieti
di comporre la vertenza territoriale insorta tra questo
Municipio e la Comune di Marta. (3) Seguendo poi
i) Theuli apparato Minorico,
sco in
Montefiascone.
cap. I l i — Convento
di s.
France-
a) Breve di Manilio V diretto: Ven, fratri
Antonio episcopo
Montisin civitate nostra Tudentina
eiusque Cumitatu,
territorio
flasconensi,
et destrictu prò nobis et Romana ecclesia locumtenenti, salutem.
Dat.
Rome apud sanctos Apostolos
Nonis Octobris, Pont, nostr. ari. undecimo — Theiner,
Cod Dipi, voi I I I . p. 5oo
3; Breve di Kui>e. io IV: Dilectis fifiis Universitati
et hominibus
Civitatis nostre Montisflasconis,
sa/utem Sincere devocionis affectus
etc.
JYos itaque cuoientes, ut devocio yestra erga nos et prefatam
Romanani ecclesiam fervencius
vigeat et propensius augealur,
eisdem supplicacionibus inclinati vobis prese ut ìs script i apostolica auctoritate
concedimus, quod omnia et singola statuì a civitatis Montisflasconis,
ea
maxime, que robur antiquate
consuetudinis
habuerunt,
et habent de
presenti,
sint firma et valida, servarijjue
debeant tamquam pino m'irlimi ne roborata • Cancellarium
vero diete communitatis
eligere
possitis oriundum concivem ipsius Civitatis, quem ad honorem
nostrum
Romaneque
ecclesie, ne utilitatem
vestram aptiorem duxeritis
eligendum : R •rtoribus quìdem Patrimonii eorumque Iudicibus presentibus
et
futuris
auctoritate
presentium districtius mandatum esse volumus, quod
sub colore visitacionis in futurum
a dieta Universitate
niliil
e.vigant,
176
1' esempio dei suoi predecessori, volle decorare di sua
dimora per vario tempo questo palazzo di san Pietro,
da dove, per sollevare 1' animo suo, si recava spesse
volte alla caccia accompagnato dai nostri cittadini nelle
boscaglie presso le sponde del lago di Bolsena. (1)
Poco durò la tranquillila del suo pontificato, ed essendo insorti nuovi torbidi nella provincia del Patrimonio, Eugenio fu costretto ad abbandonare le delezie
di questo monte, ed i Falisci doverono, riprendere le
armi per andare a soccorere le milizie papali presso Vetralla, minacciate da quelle di Sigismondo Re de' Romani, il quale veniva contro Eugenio IV, clic ricusava
cingerli la corona imperiale per avere esso Re preso
sotto la sua protezione i padri di Basilea. (2)
Avendo però Sigismondo date tutte le soddisfazioni
clic il Papa chiedeva, si rappaciò con esso e fu coronato. Non mancavano però ad Eugenio IV altre brighe,
a causa di Francesco Sforza, il quale si era usurpalo
Molte città della Chiesa ed era pur venuto all' assedio
di Montefiascone, ove metteva a rubba il suo territorio. (I) I Falisci vedevano non potere essere validavel in bonis ullo modo molestent,
nisi prò illis modis et
quantitalibus
que per formam Constitucionum
provincialium
continentur:
Co.uaani.
vero, que inter Universitatem
vestram at Conimune Marthe
verlilur,
dilecto fdio Magistro Iolianni de Reate, apostolice
Camere
Clerico,
Rsclori
eiusdem provincie
Palrimonìi
volumus esse commissam,
qui
ipsani cognoscere
et terminare
debeat summarie et de plano, Sina
strepita figuraque
iudicii, sola facli veritate
inspecta, sicut per speciales litteras eidem
scribi'fecimus
oportune. Nulli ergo etc. Dat
Rome apud sanctum Petrum, X I I I . Kal. nov. Pont, noslr. an. primo
.— Theiner, Coil. Dipi voi. I l i p, 3o3.
i Biomorie sloriche
della casa
Farnese.
a Cronaca
di Niccolò della Taccia, voi. I I , p. 6o.
.
ITT
menta difesi dalle anni papali, mentre la loro Rettoria
che per tanti secoli anteriori si era estesa da Radicofani sino a Coprano, veniva divisa con altri rettori eletti
al governo della provincia del Patrimonio. (2)
A ciò si aggiungeva che Bologna con la Romagna, la
Marca, e molle citta dell' Umbria avevano ribellato a
papa Eugenio, dandosi al conle Francesco Sforza. (3) Allora i Falisci ad evitare mali maggiori si dettero a Niccolò Forlebraccio, capitano al soldo del Duca di Milano. (4) Questi lasciava a Montefiascone per suo luogotenente Galeazzo Boschelli il quale governava tulle le terre del Patrimonio, che slavano sotto la signorìa del Fortebraccio. (5) Qui divisò il Boschetti radunare un forte
esercito, col quale andò ad assaltare Capranica. Neil' alto
però che il duce era conquistatore di quella terra e ne
entrava la porla, si ebbe sotlo a se morto il cavallo,
ed egli stesso cadeva soccombendo al furore de' nemici»
i) Cronaca
cit.
I p. 3o.
voi.
a) Nel B r e v e di E u g e n i o I V
minibus
Terre
X I I I Kal.
diretto: DilectisJlìiis
tire Vetralle
Marcii.
Vniversilati
Dat. apurl s. Petrum
Pont,
nostr.
an
et
ho-,
MCCCCXXXl,
col quale concede ai me-
an. primo,
d e s i m i alcuni privilegi per essere tornati all' u b b i d i e n z a della C h i e s a , si h a
c h e un R e t t o r e
risiedeva
il.
Montefiascone,
ed altro in Su tri p e r c h è
la Rettoria era stata smembrata — Vicesimoprimo,
tam
in civilibus,
prefate
Terre
quain
nre
in criminaìibus
Vetralle
denunciandum
maleficia
cali
nre
Provincie
Sulrina,
lume
Patrimonii
et Montisflasconis,
ses sindacum
mitlere
predille,
prout
habent
et quod
(ad]
seu ad
Indi-
Civilates
tire
et Universitas
V. Theiner,
già
cause
seu Q (fidai e ni
ad Hectorem,
homines
teneantur.
prime
et dicidantur,
perpetrala
prefati
minime
I I I , p. 3og.
per Potestatem,
cognoscantur
ibidem
quod
Vetralien
Cad• Dipi,
•
3) Niccolò
della
4) Cronaca
cit.
5) Cronaca
cilalv,
Tuccia,
Cronaca
voi. I I , p.
voi,
67.
I I , p. 6 8 .
voi. I I . p. 66. tergo e p. StC
va*
178
L esercito tlovè in tal frangente battere la ritirata e fare ritorno a Montefiascone, menando bensì prigionieri
molti di quei terrazzani. Poco dopo veniva pur ricondotto il cadavero del Boschetti, clic con funebre pompa
ebbe qui sepoltura. (1)
Fu eletto a nuovo commissario di Montefiascone e di
tulle le terre ad essa soggette il conestabile Biagio da
Perugia. (2) Susseguentemente veniva quassù ad occupare
tal carica Nicolò Piccinino con una schiera di nobili ed
arditi compagni e con grande moltitudine di fanti. (3)
In questo mentre correndo il mese di giugno dell' anno mille quattrocento trenlaquallro Papa Eugenio che
era guardalo da' Romani, a ciò non potesse partire, essendo un poco largato, riuscì fuggirsene travestito da
monaco, montando a ripa grande in un brigantino che
per Tevere lo condusse a Civitavecchia, e dove postosi
in mare giunse a Pisa e poi a Firenze. (4)
)) Cronaca
•j Cronaca
cit. poi. Il, p. 68.
della Taccia cit- pò!
I I , p. 68. Questo Riagio da Pe»
f t i g i a si era d o m i c i l i a l o » M o n t e f i a s c o n e . L o a l i t i a m o da mi Pi e v e di
g e n i o T V esistente in q u e s t ' a r c h i v i o s e g r e t o M u n i c i p a l e ,
diretto:
Eu-
Ddectis
J'iliis Prioribus et Communi nostre Civitatis Montisjlasconis,
che dice:
Quidam Iìlasius de Pei usio Conestabihs
peditum, qui cum
aliquando
; lililasset nobis sub bone memorie
Cardinali
Fiorentino
et
Cuberjuitore Perusii; postea in adveniu Nicolai Piccinini Lontra
Cipilatem
nostrani Perusii petfide confugens multa commisit mala, et nane deiineliir captivus ad nostrani petitionem.
Quare cum audiverimus
cnulti,-ni Iutiere uxorenì et Iona in Cip tate nostra Montisjlasconis,
pcstre
drpotiuni mandamus,
ut enretis quoti predirti
lllasii bona omnia tani
in Montejtascone
quam a'ibi . . . teneantur
ad menni insttintinni
sequestrata.
Dat Florentie
sub anulo nostro secreto,
die XIX
aug.
Pont, nostr an.
decimo.
1) Cronaca della Tuccia cit. poi. I I , ivi.
Jf Crollai a delia
Tuccia,
poi. I I . p
~i
tergo.
Niccolò Piccinino colse il destro della fuga del Papa
per potere conquistare Roma al Duca di Milano. E siccome egli sapeva che aveva mira di ciò anche il conte
Francesco Sforza, altra lancia spezzata di quel Duca, così Niccolò scrisse da Montefiascone al medesimo che
stava in Viterbo, facendogli conoscere che egli voleva
andare ad alloggiare presso Bircia per ritirare la cavalleria, e poscia fare ritorno a Milano, cedendo così il posto allo Sforza di potere assoggettare Roma. (1) Annuì
quel conte alla inchiesta, ma tosto si vide deluso. Il
Piccinino apertosi il passo marciava a gran giornata contro Roma. Allora lo Sforza' vedendosi ingannato divisò
prender vendetta di tale tradimento; e radunata tutta la
sua gente, vcnno a portar guerra a Montefiascone quartier generale di Niccolò Furie braccio e del suo luogotenente Niccolò Piccinino. Lo Sforza giunto in questo
territorio il dì dieci giugno ( I'i3 'i) e falla la prima scorreria, prese prigionieri sessanta Falisci e buon numero
di bestiame: cinse poscia di stretto assedio la citta. Egli
piantò i suoi accampamenti presso la fontana di san Flaviano; Lorenzo da Cotognola in santa Maria delle grazie : Michelotlo da Cotognola verso Viterbo nei prati
della possessione: Ardizzone verso Bolsena sotto il convento di sant' Agoslino : Brunoro conestabile de' fanti
spiegò le tende sul monte del riposo di prospetto alla
porta della Rocca ; e così intorno, intorno assediata Montefiascone non poteva nò uscire, ne entrare persona di sorla. Era dentro la citta per Rettore un Gualtieri nepote
di Niccolò Fortebraccio con circa sessanta fanti, e Berari) Cronaca
della
Tuccia
voi. II p. 72 e
tergo.
180
do da Camerino, clic era un ostaggio fuggilo dal conte
Sforza. I Falisci dovevano quasi a soli sostenere le battaglie che ogni giorno si facevano presso le porle, da una
parte e dall' altra. Il conte Sforza ordinò intanto che
fossero guastate le biade e tagliale tutte le vigne: ottocento guastatori vennero a tale effetto da \iterbo. I Falisci non ostante danneggiali, pure si ostinavano nella
difesa. Allora lo Sforza si mise in punto di prendere per
assalto la citta, e saccheggiarla. Cosi deliberatosi, radunò molli balestrieri da tutte le vicine terre, ed il giorno
diciotto del mese di giugno apriva la battaglia sotto
l'avamposto nei fortini di san Francesco, ov'erano cento
Falisci a guardarlo. In questa pugna caddero alcuni
morti da una parte e dall' altra, e molti furono i feriti ; ma da ultimo lo Sforza divenne padrone del luogo
ove fece alcuni prigionieri. Questa perdita incusse grande timore a' Falisci. Nel seguente giorno diciannove, lo
Sforza, con scale, picche, grilli, balestre ed altri ordigni si accostò a romper le mura. Era in sul punto di
aprire le breccia, quando i Falisci si dichiararono pronti
a piegarsi alla resa. Allora il conte ordinò alle sue genti
di desistere dall' assalto, aspettando gli ambasciatori,
che presto uscirono dalla citta, e venuti al Conte lo
dimandarono de' patti. Lo Sforza disse : che egli voleva
da loro ventimila fiorini d' oro, e tutti li carreaggi e
robe che tenevano i bracceschi in Montefiascone : che
voleva prigionieri il signor Gualtieri ed il figlio di Berardo da Camerino e tutti i fanti forestieri; ed inoltre
dieci some di moscadello per caposchiera, ed una soma
di vino per uomo d' arme. Tornarono gli ambasciatori
iti citta, e fatti conoscere i palli ai cittadini, si reca-
181
rono nuovamente al campo dello Sforza, ove con essolui
stabilirono, che se nel termino di quattro giorni avessero
avuto soccorso dal loro signore, il Conte avrebbe levalo
1' assedio, ed i patti sarebbero stali nulli; diversamente
fossero rale e ferme le cose stabilite; e dettero quattro
cittadini in ostaggio.
Durante la tregua i Falisci spedirono messi a Niccolò
Piccinino che stava all' assedio eli Roma, informandolo
dell'accaduto. 11 Piccinino rispose ai messi: » tornate in
» dietro, e dite a quei del Comune di Montefiascone che
» stiano di buona voglia, che prima passi il termine
?j della tregua, io farò levare lo Sforza di campo; ed
» intanto che si facciano rendere da esso gli ostaggi. »
Tornali i messi a Montefiascone contarono 1' ambasciata, e tulli gii abitanti si colmarono d' allegrezza.
Poi andarono al Conte significandosi!
non volere i Fao
o
lisci osservare i palli, e domandarono a lui gli oslaggi.
Lo Sforza fu pronto renderli loro, dicendo: esser contento che essi nudrisserò speranza di soccorso; ma se in
caso diverso fossero a lui ritornali per la pace, avrebbe
fatto loro pagare lo scolto.
Niccolò Piccinino intanto che vedeva a mal parlilo
Montefiascone, ne poteva venire a soccorrerla per essere
tagliato fuori dalle armi dello Sforza, si volse ai danni
di Magliano in Sabina, d' Otricoli e Calvi, che erano
terre del conte Francesco. 11 Colile sentendo questo, deliberò non voler perdere 1' acquistalo per la speranza
di nuovo acquisto, e cosi la mattina del giorno ventidue del mese slesso, levato 1' assedio da Montefiascone,
corse a difendere Magliano e gli altri suoi castelli. (1)
i] Cronaca,
della
Tuccia
voi. I I . p.
tergo, p
73 e p.
tergo.
182
Rimase intanto in questa ci Ila un Cornmisario ili Nicolò della Stella, chiamato Giovanni da Crema, il quale
continuamente correva a dare il guasto alle terre vicine. Toscanella sopra a tutte sentiva i danni di questo
masnadiere, il quale in una sola scorreria prese prigionieri trentotlo di quei cittadini e molti aimenti che
menolli a Montefiascone. (1) Ha gnor e a era egualmente
minacciata da Giovanni, e però a ben guardarla vi aveva
mandalo lo Sfòrza una buona guarnigione di ottocento
cavalieri e di molti fami. Giovanni da Crema volle tuttavia tentare la presa di quella citta. Egli insieme a
Biagio da Perugia parente di Nicolò della l'iella, radunarono in Montefiascone tutta quella milizia che poteterono, e corsero su Bagnorea. Le genti dello Sforza, avuta di ciò notizia, mandarono fuori di Bagnorea tulli
i bovi facendoli spandere per la campagna. Esse poi
si misero iti aguato tra i boschi, e nel mentre 1' esercito nemico passava, lo aggredirono improvvisamente alle
spalle e da tutti i lati. In questa pugna rimase prigioniero Giovanni da Crema, Biagio fu gravemente ferito
di una lancia alla spdlla, molti de' Falisci presi, moltissimi feriti e morii. Il resto dell' esercito slato messo
in rotta veniva inseguito dai vincitori sino a Montefìascone, ove pure rimasero presi e fatli prigionieri quanti
de' Falisci erano a guardar le mura al di fuori. (2)
L" ultimo di aprile del seguente anno mille quattrocento trenlacinque Giovanni Yilelleschi patriarca d ' A lessandria, Alessandro Sforza, Paolo Tedesco, Fiasco,
J! Cronaca
») Cronaca
cit. voi. I I , p. 77
cit. voi. I I , p. 78
tergo.
tergo.
34
Ciarpellone, Ranuccio di Farnese, Pietropaolo da Terni
ed Antonello di Asinalunga con un forte esercito di ventimila persone si accinsero a riconquistare Montefiascone
alla santa Sede, e lo assediarono. Giovanni da Crema
che oravi dentro con poderoso esercito, facendo una vigorosa sortita venne alle mani in un medesimo tempo
con la cavalleria e co' fanti dei nemici. Molti furono i
feriti dall' una e 1' altra parte, e da ultimo Giovanni
si ritirò nella citta lasciando sul campo di battaglia
solo dieci morti de' Falisci e pochi prigionieri de' suoi.
Allora i nemici avvisarono potere ottenere la resa per
mezzo del guasto al territorio. Jl Patriarca adunque dette
ordine ai Viterbesi, ai Toscanesi ed ai Bagnoresi clic
tagliassero olivi, viii ed alberi, e recidessero biade in
valle prelata e fuori; il che venne eseguilo. Vedendo
però riuscir vano ogni tentativo, il giorno dieci di maggio i nemici si tolsero di campo. (!)
Appena i Falisci furon liberi cercarono vendicarsi dei
danni ricevuti dai Viterbesi, dai Toscanesi, dai Bagnoresi dai Cellenesi e dai Mariani, e facendo continue
scorrerie su' loro territori, quelli mettevano a guasto
ed a ruba. (2) Ciò utlilo il Patriarca, spedi Paolo Tedesco con cento cavalieri a scorrere e danneggiare il
territorio falisco. (!»).
Questa citta era sfinita all' estremo : gli animi de' cittadini ogni giorno più si alienavano dai luogotenenti di
Braccio, che per loro capriccio li esponevano a tdiile perii Cronaca
cit. voi. I I , p.
a) Cronaca
cit. voi. I I , p, 80.
3) Cronaca
cit. ivi.
tergo
e p. So.
84
«3ìLe. Come la guarnigione fu diminuita, essi tentarono
la ribellione. Pietro Lavarello cittadino di Montefiascone si pose arditamente a capo de! sollevamento. Egli il
quattro di giugno con un seguito di cento fanti scorse
armata mano per la cilla, gridando: viva la Chiesa.
Nello spazio di mezz'ora tutti i Falisci si unirono con
lui, tantoché il commissario Gualtieri co'suoi fanti potè
d mala pena ottener licenza di prestamente fuggirsene. .(I)
Giunta a Roma la notizia de'fatti di Montefiascone, il
patriarca d'Alessandria Giovanni \ i lei lesclii ordinò si
facesse gran festa, e subito si rappaciarono gli Orsini
con i Colonnesi, il Castellano di castel sant' Angelo con
Savelli
cosicché anche Roma tornò allo stato di tranquillila. (2) Il Patriarca poi spedi subito a Montefiascone il conte Dolce di Ronciglione accompagnalo da buon
numero di milizia; ove giunto quietò gli Orvietani:
pose in prigione Ire sacerdoti e quattro cittadini di Montefiasconc, eli* erano stali partitanli di Niccolò Piccinino; (3) e calmò ancora le vertenze territoriali tra i Falisci e i Viterbesi. (4)
Papa Eugenio IV che in questo tempo tuttavia seguitava a dimorare in Firenze seppe con piacere lo spontaneo ritorno di Montefiascone all'ubbidienza della Chiesa.
Egli ordinò al cardinal Giovanni Vitelleschi che venisse
ì) Cronaca
•1 Cronaca
3) Cronaca
4) V .
cit. voi. Il p. 80
cit. voi. 11, p. 80
cit. voi. Il, p. 80
tergo.
tergo.
tergo.
l i leiicr.i esistente iti q u e s t ' a r c h i v i o s e g r e t o M u n i c i p a l e , s c r i t t a
datata: Viterbii die 23 octobris ì f i ' ] — Priores Populi
terbii, Nobilibus et egregiis viris Prioribus
Civitatis
e
Civitatis
FiMonlisflasconis.
ss
a porri la sua residenza ia qualità di Legato. (1) Avendo poi questo Pontefice elevato al grado di citta il castello di Corneto; e restituitavi la sede vescovile, la univa ia
perpetuo a questa di Montefiascone. (2) Eugenio IV nudriva molla stima ed affetto pe'Falisci; ed essendo mancato il cardinal Vitellesclu, preso in Roma dal castellano di
caslel s. Angelo e ristretto in quel forte come sospetto di
tradimento verso il Papa, spedi a Montefiascone per nuovo Legato il Patriarca d* Aquilea suo camerlengo. (3)
i) R i s u l l a da un B r e v e
di E u g e n i o 1V^ diretto ai cittadini di
s c o n e , in data di F i r e n z e an. i44°> c h e p o c o presso
d o p o la morte del V i t e l l e s c h i , sostituisce in L e g a t o il Patriarca
a) Bolla di E u g e n i o 1 V , c h e c o m i n c i a : In supreme
Florencie
dinai
an.
i435. —
dignitatis
quale
d* A q u i l e a .
eie.
Dot.
T a l e riunione e b b e l u o g o per le p r e m u r e del o r -
V i t e l l e s c h i da C o r n e t o ,
aveva acquistato
Montefia-
si citerà, co!
il q u a l e a m a v a tanto M o n t e f i a s c o n e , c h e
vi
a n c h e una casa di a b i t a z i o n e in via del B o r g o , c o m e si h a
dalla C r o n a c a d e ' C u r a t i di s .
Flaviano.
3) Breve di l'ugenio I V : Dilectis filiis Potestati,
Prioribus et Communitati Nostre Civitatis Montisflasconis.
Proximis diebus
intellecta
de casu quem in personam dilecti filli nostri Iohannis cardinalis
Fiorentini Apostolice Sedis Legati uccidere fecerant simultates inter ipsum
Cardinalem
et dilectum fitium Castellanum
nostrum Castri sancii AnL. Pageli de Urbe, illi commisimus ad Urbem venerabilem fratrem
triarcham
Aquile gensem Camerarium
nostrum: quem, cum sit
utriqut
partium amicissinuis,
speravimus
rem ipsam et cito et optime
compositurum. Sed cum res ipsa que admodum sepenumero contingit in aliis
que sunt magne, non pcluerit ea quatti credidimu* celeritate
expediri
et merito timendum, videatur
ne nimis diuturna largati absentia
aliquod scandaìum
aut detrimenlum
afferre possit in nostris et
ecclesie
rebus, cum etiam cupientibus
nobis atque intendentibus
ad predio' ani
almam Urbem de proximo nos conferre intelUganius, e.rpedire et Loca
circumstantia
bene disponi ac multa alia fieri ordinemus
que melius,
commodiusque
per lume ipsum Camerarium
nostrum cui cuitismodi rerum cura ex officio imminet, quam per alium fieri potei uni
Idcirt»,
ipsam opporiunam et necessariam prò tempore promissionem
J'acere
pientes,
preiicUm
Venerabilem
Fratrtm
j>atriarcham
jitfuiiegtKumt
186
Dava poi il santo Padre un nuovo attestato della sua
fiducia verso i Falisci, autorizzando questo Magistrato
a far sequestrare in suo nome tutti i beni, che Biagio
da Perugia aveva in Montefiascone ed in qualunque altro luogo; e di ritenerli a sua disposizione, essendo lo
stesso Biagio ristretto in captività per le molte commesse ribalderìe. (1) Qualche anno dopo, (an. 1443) il santo Padre tornalo alla sua sede di Roma veniva più volte
ad estateggiare in questo Palazzo di san Pietro, da dove pur si recava a diporto nelle due isolette Martana
e Bisentina poste nel lago vulsiniese. (2) Egli nominava al governo della provincia Scipione da Ferrara ,
che poco sopravisse alla accaduta morte di Eugenio IV,
ed ebbe qui onorevole sepoltura. (3)
Coi sei maggio mille quattrocento quarantasette
ve-
Legatum
constituimus
in omnibus et per omnia, co modo et
forma
quibus erat predictus
Cardinaìis
Florentinus
quo die fuit
detentus,
qui si etiam non accidiwt
hip casus ex legatione diutius uti non intendebat-,
cum male detentus valitudine
et ad magnani perduclus
debditatem
successorem
sibi a nobis ilari sepissune
postulavit,
quem
daturi fuimus iani est meilsis, nisi nos retinuisset
spes accessus
nostri
Quare
mandamus
«d partes Urbis, quem cito futurum esse credidimus.
vobis ut predicto
Camerario, prout prefertw
Legato, plenarie,m in
cunctis obedivntiam
prestetis.
'l'aleni namque viri ipsius virtutem
ab
longa experientia
esse cognoscimus, ut non dnbitemus quui
Provincie
et vobis omnibus abunde satisfaciat,
et quieti vestre prudenter
consulat. Ceteraque
ali qua commisimus dilecto familiari
nostro
Colequcirta
vobis referenda,
cui debebitis /idem credulitatis
ph nariarn
adhibere.
Dal. Florentie
sub amilo nostro secreto die IIJ Jprilis
AICCCCXL,
Pont,
nostr.
an.
(archivio s e g r e t o
i ) V.
decimo
— Blondus
il B r e v e di E u g e n i o I V riportato alla p. 1 7 8
•a) V. L' autore del inss. - Notizie
5
— Questo Breve
Cronaca,
esiste nel nostra
Municipale.
dxllq- Tuccia,
storiche
voi. I p. 5*3,
nota 2 .
della, casa
Farnese,
7
fcira assùnto al soglio pontificio Tommaso dà Sarzana ,
che prese il nome di Niccolò V. Egli sulle prime si mostrò liberale verso i Falisci concedendo loro 1' esenzione dal pedaggio nella strada clic conduce a Viterbo,
(1) Volle ancora confermare le Bolle de' Pontefici Urbano V ed Eugenio IV, concernenti la dotazione del capitolo di questa Chiesa Cattedrale. (2) Poco dopo però
essendosi rappaciato con Pietro Lunense già antipapa col
nome di Felice V, ed avendolo creato primo cardinale,
l) V . il Breve di Niccolò Y diretto: Poteslati,
nostre
an.
c h e esiste n e l l ' a r c h i v i o s e g r e t o di q u e s t o
primot
2 Nicolaus
debitnm
Episcopus
etc.
ecclesiam
Montisjlasconis.
Di'idum
Balnearegensis
dtocesis
titillo
nechon
p icabulo
sto/ica
Camera
eontueverat
Ecclesie
ipsum
proni
pienins
prò parte
Eugenius
Urbanttm
continentur.
Decani
Cum autem
huiusmodi
re, vel ad Jìrmam
concedere
mere
nuncupatos
Dohaneros
assignationem,
dictas
Rome
donationem,
auctoritate
apud
s t e n e l l ' a r c h i v i o della n o s t r a
petitio
confirmamus
nostr.
diete
deputavit.
Ac
noster
Juerunt
ap-
inde confectis
fuit
continebat,
nuper
eos
prefatorum,
ea personis
Officiales
etc.
Nos
Ut-
nobis
qui
tenimenasseruti
aliis
eiusdem
fuelocaCa-
igitur
etc.
predecessorum
litteras
pre-
et approbamns
etc.
an primo,
Cattedra!*.
Apo~
et Capitalo
e!pertinentiis
impedire
necnon ipsorum
qitos
perei-
Jacta
exhtbila
per aliquos
et alios
Pont,
desuper
illis uti, necnon
possint
eptscoconstituit
et Mariani
ac etiam
et deputationis
cum eia > pascuis
Apostolica
s. Petrum,
sicut
predictorum
quominus
eam
et proventus
predecessorum
V
Castrum
lV etiam predecessor
predecessorem
donationis
possident,
papa
officil
lune
erexit
Decano
donavit
eorumdem
et Capituli
assignalionis,
alque
dilectis Jiliis
nostr.
papa
Civitatem
Tuscanellam
assignavit,
in diversis
tuni Saiictisavini
runt
eetera
ipsorum
que
castrum
ac redditas
inter
Commw
Pastoralis
Urbanus
in Catbedralem
insignivit,
pie memorie
ea que per
probavit,
vigore
inter
tiro dote
subsequenter
teris
Civitatis
iti Sanctosavino
Dei etc.
recordationis
ipsumque
et
Nov. Pont,
Municipio.
Montisjlasconis,
existebat
decorans,
Rome pridie
servorum
felicis
Civitatis
pa/is
pere
servus
siquidem
b. Margarite
dignitatis
Dat.
Prioribus
ni Civitatis
Datum
i447- QursU Br«ve «»i-
m
«erta mente io «redo ri io ad istigazione di costai, gessasse di esser indulgente verso i Falisci, che avevan partitalo per il legittimo pontefice Eugenio IV. Spediva adunque Niccolò V più Brevi diretti al Podestà di Montefiascone, co" quali revocava a questi cittadini i privilegi
ricevuti da tanti pontefici sulla esenzione delle gabelle,
e ne inculcava il pagamento. (1 ) Maggior dolore de'Falisci era l'esser governati da Galeotto degli Oddi Rettore
del patrimonio il quale abbusava molto del suo potere. (2)
Regnando questo Pontefice, Federico III re de'Romani
assieme alla sua consorte Eleonora veniva a cingersi in
Roma della corona imperiale. Su' primi di marzo di quet'anno, (1452) egli giungeva in Montefiascone assieme a
suo nepote Re d'Ungheria e di Boemia, ed a suo fratello
Duca di Slerlich, ed accompagnato da quattrocento cinquanta cavalieri. (3) Dopo la sua coronazione vi ritornava il ventisette del successivo mese di aprile. In questo giorno si dava dai Falisci un lauto banchetto all'Imperatore nell'antico Palazzo di san Pietro. Eran con lui
oltre il Re d'Ungheria, il Duca di Sterlich, e molli conti e
baroni, anche il cardinal di Bologna fratello del Papa,
«d il cardinal di sant'Angelo, mandati dal Pontefice ad
aceorapagnarc 1' Imperatore sino ad Acquapendente. (4)
i ! Jìrevs «li Evirerai) V , esistente in
questo archivio segreto
Municipale,
«diretto : Dilet to filio Palestriti Montisflasconis
etc. Post nonnulla
via nastra ad te scripta super solutionem dottorimi etc. Dal.
Apud s. Pelrum, sub anulo piscatori!, dia XVI iuni Pont. ntr. an.
JPjtrus
hunensis.
ai Cronaca
3) Ctonaca
delta Tuccia voi. I p. 4 r,
cit. voi. IL p.
ng.
4
cit. voi. Il
Cronaca
p, 121.
lireHome
sttzlo.
^
m
A Niccolò Y, chiamato ila Dio a secolo migliore, succedeva Calisto IH. Un maggiore affetto spiegò questo
novello Pontefice verso i Falisci. Egli al governo della
provincia mandò quassù col titolo di vicario Giacomo
da Savona arcivescovo di Ventimiglia, uomo di esperimentala probità e prudenza. (1) Prese poi un povvedimento contro gli ablmsi dei giudici della nostra curia,
che per le loro sentenze esigevano dai giudicati ingenti
sportale, ordinando che i medesimi si dovessero uniformare alle tasse stabilite nei nostri statuti. (2)
Mentre maggiori favori dava a sperare a' Falisci, quel
Pontefice mancava di vita, succedendogli Enea Piccolomini da Siena, che volle esser chiamalo Pio II. Egli
emulò i suoi predecessori non solo nella munificenza
verso questo peculiare luogo della santa Sede, ma ancora nell' affetto che sempre dimostrò ai suoi devoti Falisci.
Salito appena al pontificato, rilasciava a benefìcio della nostra città per ristorare le mura malconce dalle
passale guerre, cento ducati d' oro di camera, che quei) Cronaca
cit. voi.
I p•
tergo.
3) B r e v e r!i C a i sto I I I e s i s t e n t e in q u e s t o a r c h i v i o s e g r e t o
Mnnioipsl».
Dilectis filiis Prioribus
Communitatis
Civitatis Montisflasconis
ete. . .
fiot attenta fide et singtdari devotione, qua nos et Romanam
ecclesiam
Skmper estis fiìoseqCuti, concedimus
vobis, et inviolabiliter
observari
mandamus,
quatenus
prime cause civiles extra Curiam offici al inni,
Montisflasconis
nullo modo extrahi postini: statuimus
insuper,
deeernimus et inhibemus per presentes,
quod nullus sive Potestas, sive offici alis quivis istius nostre Civitatis de eetero sportulas,
sive
executiones
ex causis commissarii s capere aut exigere presumali! , nisi
quantum in statutis
Civitatis continentur
etc. Dat. Rome npuds.
Petrum sub anulo piscatori!,
die IV marti, Pont, nostr. an. terlie <— Io
annts
Cofida.
190'
sta annualmente pagava alla santa Sede a titolo di sussidio; con ingiunzione bensì che tal somma non venire
erogata in altro uso. (1) Poco tempo dopo accoglieva
la citta di Montefiascone con giubilo dentro le sue mura,
quel vicario ili Cristo. Negli anni che venne ad abitare
il nostro antico palazzo di san Pietro, ordinò l'io 11 i
restauri della Basilica di san Flaviano, e dette più sontuosa forma al palazzo vescovile. (2) Egli da questo gradito soggiorno godeva spesso recarsi al vicino lago vul-«
siniese e più particolarmente all'amena isolelta Bisentina. In essa volle Pio li un giorno celebrare solenne
messa con 1' assistenza di alcuni cardinali e vescovi, dopo la quale i Frati minori osservanti di san Francesco
che avevan convento in quell'isola, gì'imbandirono un
desinare nel mezzo del prato, a cui il Pontefice con la
i ) B r e v e (ti P i o IT, e s i l i e n t e in q u e s t ' a r c h i v i o
Municipale,
diretto:
Di*
lectisJiliis Prioribus et Communi Civitatis Montisflasconis
eie. Consy*
Aerata devotione et fide vestra erga nostrum et Ecclesie statum,
ac
intellecta per supplìcat'iànem t'estrani necessitate
reparaiionis
murorum
islius Civitatis nostre Montisflasconis,
volentes vobiscimi
liberali!er
agere ut in vera devotione vestra erga nos et Ecclesiam
continuare
possitis, de subsidio quod Camere nostre
tenemini
solvere,
centum
ducatos auri de Camera, una vice tantum, in reparationem
murorum
vestre Civitatis, et non in alium usum convertendos,
vobis
presentium tenore remitlimus
etc. Dal. Home apud s. Pelrum sub anulo
piscatoris,
die X / septembris MCCCCLVIII,
Pont, nostr. an. primo — Jacobus
Luccnsis.
5) V .
la Cronaca
del T a s s o n i C u r a t o di s. F l a v i a n o , c h e
eonta i detti restauri fatti e s e g u i r e da p a p a
I » facciata
del
d e l t e m p i o di s. F l a v i a n o , o v e a t t u a l m e n t e signoreggia lo s t e m m a
cardinale A l d r o v a n d i c h e in
fjoellfi di
alla p . n5 r a e -
Pio I I : a g g i u n g e n d o c h e s u l -
appresso
n u o v a m e n t e Io r e s t a u r ò ,
eravi
Pio IT. P e r ò esiste tuttora sulla volta d e l l ' a t r i o del p a l a z z o v e s c o -
I' arma
d e l m e d e s i m o , a v e n t e le m e n e l u c e s u l c a m p o .
191'
sua comitiva si assise sotto 1' ombra di un pioppo. Il
giorno fu terminato da uno spettacolo della corsa delle
barche, ordinata da Grabriele Farnese signore di quel
luogo ; e che lo stesso l'io 11 elegantemente descrisse
ne'suoi Comentari. (1)
Alcun tempo dopo trovandosi il santo Padre in Viterbo, avvenne che in quella citta cominciasse a serpeggiare pestifero malore. Fu pertanto costretto Pio II partir da quella nella sera del ventuno di giugno dell' anno mille quattrocento sessantadue, recandosi nel nostro
contado presso il villaggio de' ss. Giovanni e Vittore in
Selva, d^ cui dopo il desinare parti per Capodimonte,
e da li per Siena. (2) Fu questa l'ultima volta che Montefiascone accoglieva quel Pontefice, il quale dopo due
anni cessava di vivere in Ancona mentre si accingeva
ad allestire la crociala contro i Turchi.
Prosperamente corsero gli eventi per Montefiascone
anelie sotto il potefice Paolo li. Nel godimento della pace i Falisci accoglievano di bel nuovo nella loro Rocca
Federico III re de' Romani, che erasi ricondotto a Roma
per isciogliere un suo voto sulla tomba del principe degli
apostoli, e da quella dominante si restituiva alla regale sua sede di Germania. (3) Non guari dopo, anno
(1471) vi ospitava anche donna Eleonora figlia del re
Ferrante. Era giovinetta di anni sedici, bella e vezzosa
quant' altra mai: indossava una sopravveste di velluto
nero, e teneva cinlo il collo d' una catenina intrecciata
1) Comentari
di Pio I I .
2) Cronaca
della Tuccia
5) Cronaca
della
Tuccia,
voi. I. p. 45.
voi. I. p. 4g
192'
éi perle orientali, di zaffili, rubini, diamanti ed altre
gemme preziose. Essa entrò in Montefiascone cavalcando
un cavallo baio coperto dal collo sino alia coda d uu
drappo d' oro finissimo ; e tessuta in oro era pure la
bardatura con i finimenti. Ea seguivano molti conti e
baroni ; le sue damigelle, ed una compagnia di musicanti. (1)
Nello stesso anno mancava di subitanea morte Paolo
II, che pure aveva dato prove di affezione e di considerazione a questa citta. (?) Appena succedutogli
Sisto IV a quella grande dignità volle il Pontefice
premiare i Falisci suoi fedeli e peculiari sudditi. Spediva loro da Boma un onorevole Breve, col quale confermava tutti gli statuti, i privilegi, le grazie, le ordinazioni, le immunità e tuli' alilo concesse dai suoi predecessori a questo Municipio ; e li sgravava per un anno
del terzo del sussidio e delle taglie, onde fosse erogato
nel risarcimento delle mura di questa ciltà. (3)
») Cronaca
delia
Tuccia
cit. voi. I, p. 53 tergo.
e o m e al tri fatti h o d e s u n t o dalla C r o n a c a
— Siccome questo,
citata, o v e si d i s c o l e d e l l e c o s e
di V i t e r b o , e s o l o per i s c o r c i o d e l l e nostre, cosi n o n s o n o in g r a d o di d e s c r e v e r e l ' o n o r e v o l e a c c o g l i e n z a fatta dai F a l i s c i a d o n n a
sta sua
Eleonora in q u e -
venuta.
ai Q u a n d o
Paolo l i
concesse ai P P . D o m e n i c a n i la C a p p e l l a e i C o n v e n -
to della Madonna della Q u e r c i a in V i t e r b o , per la e s e c u z i o n e del B r e v e d e p u t ò il v e s c o v o di C a s t r o , e il s a c e r d o t e B a r t o l o m e o Isdì ubaldacini c a n o n i c o
della c a t t e d r a l e di
di Viterbo
p.
Monlefiascone. V .
il
B r e v e riportato dal Bussi
Storia
^35.
B r e v e di Sisto I V ,
esistente
in
questo
archivio
segreto
Municipale.
et hominibus Civitatis nostre
Montisflasconis
Vilectis filiis Comunitati
Indurii nos Jldei vestre constantia et devotio, quam erga stallini S H.
E. gerere comprobaniini etc. Itaque omnia et singula stallila
vestra,
ordittàtìanes
et refornitt'ianesy
net nen privilegia, gralitts,
eoncessionesi
153'
Una nuova discordia suscitavasi intanto tra i Falisci
e i Viterbesi per questioni territoriali. Gli uni volevano
a forza entrare sul territorio Viterbese a farvi le lavorazioni ; gli altri vi si opponevano con la forza. Reciproche erano le offese, e le catture del bestiame. 11 governatore del Patrimonio non essendo riuscito a rappaciare le parti, venne all' assedio di IMonteHascone cori
gente di Soriano, di Bagnala, di Canapina, di Vignanello e di Vallerano, escludendo con assai prudenza gli
esaspriti Viterbesi. I Falisci non tardarono piegarsi a.
quel Governatore, che però volle prigionieri quattro di
loro, cioè Argentino, Costanzo col suo figliuolo, ed un
prete. (1)
Le inimicizie tuttavia non si calmavano, che anzi dì
giorno in giorno sempre più crescevano tra i due popoli.
Sisto IV comun padre dei suoi sudditi, intese con dolore tali fatti, ed inviò a Montefiascone un commissario
pontificio, acciocché con la sua autorità e mediazione
calmasse le parli. Spediva inoltre un Breve a' Viterbesi
severamente riprendendoli del loro male operato, ed ingiungeva loro sotlo gravissime pene, di deporre le armi.
Altro in pari lenipo lo scriveva a' Falisci con lo stesso
immunitale f , et indulto vobii et Communitati
vestre conce ssas et concessa per Romanos Ponlifices prtdecessores
nostros eorunique
Legatos ac ab eis polestatem
habentes tenore presentium
approbamus
et
Apostolica
confirniamus.
Insuper de pecuniis quas
nomine
auetoritate
subsidii seti lallearum
etc. camere Apostolice
annuatim solvere
tene~
mini, tertiam parlem nnius anni a data presentium
computandi,
tenore presentium
vobis remittimus
et liberaliter condonar,ms
etc. — Dat „
Rome apud s. Petrum sub anulo Piscatoris,
die II Septemb.
i s .
Pont, nostr. an. primo — L.
Daihus.
( j ) Cronaca della Tuccia, voi, I: p. 54<
m
precetto e con la comminatoria di duemila ducali di Camera. (1) Inollre ordinava Sisto IV che venisse tosto demolita in Viterbo la torre di Bramante, (2)
Non riuscirono vane le premure di questo Pontefice,- e
poco dopo si stipolava tra le parli un trattalo, col quale si concedeva a'Falisci di poter fare depascere il loro
bestiame, lavorare, raccogliere ed asportare liberamente
i prodotti dal territorio di Viterbo.
Spento però Sislo IV, le due cilla tornavan sopra alle
antiche questioni territoriali, che eran causa di civili
guerre. 11 regnante allora Pontefice Innocenzo Vili credè
spediente far uso della sovrana sua autorità emanando
un Breve col quale confermava la slabi (ila concordia, e
ne ordinava alle parti 1' esatta osservanza, sotlo pena
della privazione di tutti i loro privilegi. Questo mezzo
di rigore pose termine a si lunghe questioni. (3)
(t) B r e v e di Sisto I V , o r i g i n a l m e n t e
esistente in questo a r c h i v i o s e g r e t o
Municipale. Dtlectis filiis Prioribus et Communi Civitatis nostre
Montisflasconis.
Aialtentes
nuper Viterbienses
impetum et excurtionem
in
vestros fecisse,
molestissime
ili lulimus, eosque acriter
increpavimus,
ac sub gravissimi*
peilis ipsis niandavimus
iit arma deponant et ab
vnni violentia pemtus cessent, missiirique sumus propediem qui vestii»
indemnitati
consu/at,
et omnes diJJ'erentias sedei, ut ornilis
scandali
materies tollatur
e medio Quare vobis quoque sub pena duorum rnilli turi ducatorum
camere Apostolice
applicanilorum,
mandamus
ut iuri
potius quam viribus et violentie innitentes,
ab armis omnique
impela
cessetis, eontrariis
non obslantibus
quibttscumque.
Oat. Rome apud s.
Pelrurn, sub amilo Piscatori*, die IX decemb. >473) Pont, nostr. an,
(urlio. —• L
Grifus.
(i) Russi
Storia
di Viterbo
(3) l l r e v e d ' I n n o c e n z o
Vili,
p.
8.
esistente originalmente
Secreto Municipale. D lectis filiis Prioribus
Inteileximus
nuper
nostre Montisflasconis.
bus nd certuni
tra. tatum
concordie
in q u e s t o
et Communitati
quod vos cum
devenistis
archivio
Civitatis
Viterbiensi-
super differenliis,
que.
fori
Calmate queste vertenze salira sulla sede apostolica
Rodrigo Borgia, clic assunse il nome di Alessandro VI.
Questo nuovo l'ontefice per dare una prova del suo affetto verso i Falisci, mandava a dimorare per alcun
tempo in Montefiascone I h Francesco suo figlio, avuto
prima clie dalle cose mondane passasse al ministero
degli altari, Dal nostro Municipio fu trattato nel palazzo di questa Rocca con assai munificenza. (1)
Con eguali onori fu qui ricevuta Donna Lucrezia
Borgia, pur figlia del Pontefice, che in compagnia di
suo marito Alfonso d'Aragona, duca di Biscaglia e figlio
naturale di Alfonso 11 re di Napoli, con un numeroso
corteggio da Firenze facevano ritorno a Roma. (2) Qui
offrivano agli augusti sposi ed alla loro corte una splendidissima refezione arricchitta di squisiti moscatelli; ed
il giorno seguente con un vistoso treno di cinquecento
cavalli li convogliavano sino a Viterbo. (3)
tango
tempore
inter
fi uctus
colligendi
Spective
Civitatis
nes et presertim
servari
nulo
i >os et ilio? vigne ritti t . . . pascendi,
ac exportandi
Viterbii,
nostros
desideramus.
Piscatoris,
et extra
quod nobis vehementer
et S. R. E. subditos
Qttare
die XVII
a territorio
etc.
marlii
Dat.
Rome
placet,
pacem
apud
i486. Pont,
Iaborandi
re-
qui inter
et
om-
concordiam
s. Ptlrum
nostr.
et
territorium
sub
an. quarto.—
aH.
Balbanus.
i ) Riformante,
Tom.
c o l o , ed a b b r a c c i a l a
a) Q u e s t o
/ , p.
6t. — t\
Francesco
poi a b b a n d o n ò il s e -
la vita monastica, oggi si v e n e r a qua] santo sugli
P o n t e f i c e è stato a torto
calunniato da
vari
h e s o n o d o v u t o c o n v i n c e r e d o p o letta 1' o p e r a d e l l o Chantru,
polare
dei
Papi,
voi.
X V I I , vita
I l c o r t e s e l e t t o r e la s v o l g a , e poi
la massima
vedrà
c h e i suoi
di V o l t a i r e p a d r e di lutti i c a l u n u i a t o r i ,
cetto: Mentite,
3) V .
d'Alessandro
mentite!
ne resterà
qualche
altari.
scrittori. Io m e
Storia
po-
V I , Modena
1869.
calunniatori
tenevan
che
dava
questo
pre-
cosa.
Rifot-manze di q u e s t o M u n i c i p i o esistenti n e l l ' a r c h i v i o segreto, T u -
ta o I , p. ag4 — De Angelis,
Corn. cit.
p.
iou.
96
AKun tempo u opo avvenne ctie il Pontefice si trovasse in aperta disseazione con Carlo Vili re di Francia,
il quale perciò marciava su Roma. Alessandro VI a persuasione della Repubblica di Venezia lasciava intanto
ìa sua sede, ed accompagnato dal Collegio de* cardinali e da buona scoila di cavalieri e fanti si rifuggiava nella Rocca di Montefiascone. Questi cittadini lo
accolsero ed a proprie spese 1'ospitarono, e di più nel1' allo della sua partenza per Orvieto gli offrirono la
somma, in allora vistosa, di scudi mille. (1) Spedivano
poi duecento fanti alla difesa di Homa, per unirsi alle
truppe pontificie comandate dal capitano di santa Chiesa. ('2) Tali traili di fedeltà e di devozione de' Falisci
non poterono cerlamenle esser mai dimenticati da quel
Pontefice, il quale d' allora in poi riguardò Montefiascone, come la sua citta prediletta.
Tornato pertanto il santo Padre in Roma, e ripigliale
le redini del governo fè imprigionare in Napoli Virginio e Paolo Orsini per avere militalo in favore di Carlo Vili; e trattandoli come ribelli alla santa Sede, mandò
un esercito a* danni delle castella da essi possedute nel
territorio della Chiesa. (3) Ma siccome i fautori degli
•Orsini opponevano valida resistenza, così molli luoghi
4ion furono pollili espugnare, e durò questa guerra
il) De singe'is,
•j) Magnifici*
gnifici
ti one
viri amici
dei
comandati
Capitano
Septeuibrìs
ribelli,
s.
i,jSg
3, Mainatili,
Prioribus
carissimi
Civitatis
— La
mi comanda
in corpo,
di
cit. p. 100 — Riformante
Coni
vins
non
Valete.
— Jugustus
manchiate
an. ecc'es.
Dal.
cit.
della
mandare
in Campo prope
j •
la
I.
- Maespurga-
ducento
Excellenza
S. D. N. Commissariai
alt' an,
Tom.
Montisflasconis
di TV. S. per
Santità
al/i comandamenti
Chiesa.
nostre
fanti
del
signor
Romani,
die 6.
— Rif. T. I p. 83,
197'
sino a lutto l" anno mille quattrocento novanlasei. Nel
giorno ventitré decembre di questo spirante anno Vitellozzo Vilelli tiranno di citta di Castello, Oliverotto da
Fermo ed altri posero mente di saccheggiare Montefiascone. A sci ore della nolle del detto giorno venne quest' attentato a notizia di Alessandro VI, il quale senza
frapporre indugio spedì messi ai cittadini di Montefiascone avvisandoli che slessero sulla difesa. (1 ) Siffattamente prevenuti i Falisci dalla lettera del Papa, si
misero in guardia, e venuti que' ribelli all' assalto, ne
furono respinti con il loro esercito, sicché tornali indietro sul cominciare dell' anno successivo ebbono per
le armi della Chiesa gagliarde percosse tra Bassano e
Soriano. (2)
i j B r e v e di A l e s s a n d r o T T , o r i g i n a l m e n t e esistente n e l l ' a r c h i v i o
segreto
di questo Municipio, diretto : Dilcctis filiis Prioribus et Communi
Civitatis nostre Montisjlasconis
etc Cum nuper Carolus de Pismis et Vitelotius VUeliins
rebelles nostri pervenerint
Surianum
cum
gentibus,
hac bora certiorati
sumu<: eos venisse spe cuittsdam tractatus
per proditionem ingrediendi
et occupandi
Civitatem islam nostrani, quam depredavi
inten/lunt.
JSos vero quamvis sciamus vos et Civitatem
islam
Nobis et Apostolica
sedi Jidelissiniam
et de fide vestra
nullo modo
esse dubitandum,
tamen ne vobis insciis ex aliquorum perfidia et ma~
lignitale qiiicui'ique sinistri vobis et Civitati accidat etc, id vobis illieo
significandum
duximus, pronterea
vobis districte
mandantes,
ut recepiti preiéutibits,
sitie mora circa custodiam
portai um et totius
Cividiligenler
et continue die nocluque
intatis, posilis fiditi cuslodibus,
vigiletis et oportune provideatis
ne predicti rebelles
et
Bernardinus
ac patruus situs, eorumque complices, ali quid machinari
seu moliti
possint quemadmodum
Gubernalor
seu Locumtenens
Patrimonii vos nomine
nostro monebit eie. Dat. Rome apud s. Petrum sub anulo
Piscatoris,
die X X I I I decetnb sexla hora noctis, i4q6, Pont, nostr, an. quinto
— L,
Padocalhanus.
a) Rainaldi
art. ec«l*s.
all' anno
14g5\
198'
Dopo la morte di don Giovanni duca di Candia, notte
tempo gitlato a Tevere per tradimento, il germano di
lui Cesare Bolgia (ambidue figli del Pontefice) rinunziata la porpora, si mise sulla via delle temporali grandezze. Da Ludovico XII, re di Francia, fu esso dichiarato duca di Valenza nel delfinato, e sposò una figlia di
Giovanni d' Albert re di Navarra. (1) Egli si era impadronito delle redini dello stato ecclesiastico, ed ambiva
ad alzarsi un trono in Roma e farsi re d ' I t a l i a , avendo
preso a motto : aat Caeser, aut nihil. (2)
Costui pose mente che 1' antica Rocca di Montefiascone fosse il punto strategico per porre ad esecuzione
le sue operazioni di conquista. Laonde il duca Valentino chiamò a se in Montefiascone Giuliano Giamberti da
Sangallo, architetto repUtatissimo di que'tempi, per opera del quale fece modellare questa Rocca analogamente
al militare ritrovato della polvere e del carinone. (3)
Resa questa così formidabile, la moni di cannoni d'ogni
calibro, e stabiliva un considerevole presidio militare
composto la maggior parte di soldati spagnuoli. (4)
Nel mentre però che il Valentino volgeva le sue armi
à guerreggiare i baroni e feudatari della santa Sedè, le
terre del Patrimonio venivano depredale dai masnadieri.
Per reprimere que'ladroni, spediva Alessandro VI a Montefiascone il commissario Domenico Capranica cherico di
t) Visconti;
">) Rainaldi,
3) Itinerario
Storia eli Roma, Sei. I l i , p. jog,
opera cit. Foresti e il
Platina.
dell' Italia, Ancona
i832 torn. 1.
4) D i ques.a
spaglinola g u a r n i g i o n e rimane eli presente la m e m o r i a
nella
d e n o m i n a z i o n e di d u e c o n t r a d e della nostra città sottostanti alla R o c c a , e h *
ancora spagnuolamente si a p p e l l a n o
Borgherigli«.
199'
Camera, il quale doveva dirigere una sortita che i Falisci con gli altri CQnvjcini dovevano fare sulle terre del
Patrimonio per estirpare la ciurmaglia, (1)
In questo tempo il Valentino proseguiva felicemente
le sue imprese; ed i Falisci con un altro distaccamento
di ben duecento uomini in armi andavano ad accrescere
le sue file. (2) Mentre però si credeva al colmo della
prospera fortuna, si vide mancar di vita Alessandro VI,
e con esso la sua sorte che precipitollo nel nulla. (3)
Frattanto il secolo XV aveva già toccato la sua fine;
e nuove glorie, e nuovi infortuni erano riservati alla mia
patria, come saia per me dimostrato nel tessere la storia
del secolo sestodecimo sino a noi.
ti B r e v e ili A l e s s a n d r o V T , o r i g i n a l m e n t e esistente n e l l ' a r c h i v i o s e g r e t o
di questo Municipio, diretto : Dilectis filiis Prioribus
et
Communitati
Civitatis nostrae Montisflasconis.
Assidui.ì et frequentibus
querelis populorum . . . de cxcessibus
peifldorum
Corsorum et aliorum
malefactorum compulsi, statuimus
il/os . . Romanae
Ecclesiae locise
xpellere.
Et propterea
dilectum filium Vominicum
de Capralica
Camerae
Apostolicae Clericum
. . Commissarium
et executorem
generalem
deputatila.t eie. Quare volumus et per presentes
vobis mandamus
ut tani
laudabile, ac vobis in primis salubre opus, praefalo Coinissario,
de quo
summam spem concepimus,
totis viribus assistere
ilebeatis, ita ut pròvisio vestra iu.vta destderiutn
nostrum et rei e.rigentiam oplatae
executioui
demandetur
etc. Dal. Rome a putì s, Petrum sub. anulo Pi*
scatoris,
die XXI ma/i, i5oo, Pont, noslr. an. V I I . —
Hadrianus.
a'
Nelle R i f o r m a n z e
di q u e s t o M u n i c i p i o al voi. I .
p. 83 si l e g g e la s e -
guente ordinanza. Magniricis
viris Prioribus
Civitatis nostrae
Montisflasconis
- Magnifici
viri amici carissimi - La Santità
di IN. S. per
la espurgazione
dei masnadieri
mi comanda non manchiate
mandare
duecento fanti comandali
qui in corpo agii comandamenti
dell'
Excellenza del signor Capitano di s. Chiesa. Dat. in campo prope
Romani
dif 6 Septembris
>489- Augustus.
S. D. N.
Conimissarius,
5l Rai sia Uh opera cit. Foresti
e il
Platina.
SEZIONE
VI
-~tMf»—
DAL MILLE CINQUECENTO
AL MILLE OTTOCENTO QUARANTADUE
Col principiare del secolo
decimo
sesto
saliva
sul
soglio pontificio Pio III, che brevemente compiva i suoi
giorni. Dopo lui
d' alto genio
veniva
militare.
ad
assidersi
Sembra
Giulio II
uomo
che la provvidenza lo
avesse temperato per bisogno di quel tempo. Poiché al
rovesciarsi della fortuna del Duca di Valenza i Veneziani
s" avevano
usurpato la signoria
della
maggior
parte della Romagna, ed altri tirannelli tenevano pure
altre citta della santa Sede.
Papa Giulio si avvisò r i -
rivendicare i suoi
a
stati,
ed
conseguirne
lo
scopo
volse i suoi occhi su Montefiascone, che per la inespugnabile
sua Rocca e per la fedeltà
de' suoi
cittadini
credeva doverne fare gran conto. Cominciò adunque colr affezionarsi i Falisci confermando tutti i loro
statuti
e privilegi, e rilasciando loro la terza parte delle gabelle di un anno da erogarsi ne' restauri
delle
mura
della città. (1) Poscia apparecchiati i mezzi, si accinse
i ) Breve di Giulio !I originalmente esistente in questo archivio segreto Municipale. Dileclis
tisjlasconis
eie,
Filiis
Inducit
Prioribus
et
Nos fidei
vestrae
Communi
CivUalis
constantia
noslrae
Mou-
et ilevólio,
<juam
201
all'impresa dell'Umbria e della Romagna,
(an. 1 50G)
muovendosi di Roma accompagnato da ventiquattro cardinali, e seguito da un forte numero di uomini in armi. (1)
Faceva parte
della
Macchiavello in qualità
corte pontificia il politico.
di
oratore
Fiorentina. Egli clic scaltramente
della
Repubblica
spiava
Tapa e le mosse di que' cortigiani,
1' animo del
scriveva
alla Si-
gnorìa di Firenze, che Giulio li quantunque avesse determinato la sua fermata in Montefiascone, tuttavia pone vaia in dubbio. (2)
questa città
Giunse di fatto il
Pontefice
su'primi di settembre di quell'anno,
la sua dimora fu per un solo giorno, costretto
la mattina del seguente per
Orvieto,
ove
più da vicino gli affari di Perugia. (3)
erga
nos et S. R
et singula
legia,
nitati
que
statuta
gratias,
Ecclesiali
per
ab
Romanos
learum
tenemini,
timus
etc.
tertiam
partem
Romne
Pont,
1) Rainaldi,
camerae
unius
anni
condonamus,
apud
nostr.
s.
an.
annal.
2) 11 Macchiavello
„ renze - Il
confirmamus
Petrum
primo.
eccles.
tenore
sub anulo
—
all' anno
vobis
Et
priviCommueorumapproba-
insuper
volentes
subsidii
seu
annuatim
praesentium
Piscatoris,
talsolvere
vobis
Thesaurario
remitprovincine
die
ij
martii
Sigismundus,
mille
cinquecento
nella lettera V , scriveva — „ Alla
Papa per
et
nostros,
nomine
Apostolice
Jlfnndamus
omnia,
praesentium
etc.
quas
Ilaqitc
nec non
et indulta
tenore
de pecuniis,
quomodolibet
et tiberalitcr
Dat.
l5o4:
alias
prosequi,
etc.
prnsdecessores
habentes,
Apostolica
gratta
et
Pontifices
partire
accomodare,
reformationes,
immunitates
ma
In questo suo,
cémprobamini
ordination.es,
cis potestatem
mus, et auctoritate
vos uberiori
gerere
vestra,
conce ssiones,
vestrae
legatos
in
sei•
Signoria, di F i -
avventura anderà con la corte tra M. Fiasconi e
Orvieto ; cioè la persona sua a M. Fiasconi con parte della corte, ed il re-»,
, , stante della corte a Orvieto: mettolo in dubio per errare meno. E x V i „ terbo, dì 2 settembre i 5 o 6 . Niccolò Macchiavello Segret. apud Papanj
3) Il medesimo, lett. 7 - „ Alla Signoria di Firenze - Parti il Papa jse.,
,, mattina da Viterbo, e jeri allogiù a HI, Fiasconi, e questo dì è venuto
202
passaggio Giulio II dette ordine che si proseguissero i
restauri della
nostra
Rocca, già stati cominciati e in
gran parte eseguiti,
come si disse, sotto il Duca Va-
lentino. (1) Fu pertanto affidata la direzione dei lavori
ad Antonio da Mungello discepolo del Bramante, ed emulo de" suoi zii Giuliano ed Antonio da Sangallo, dai
quali prese egli ancora il nome. (2)
In appresso Giulio 11 si recò spesse volte a dimorare
in questo palazzo, ed a lui venivan destinati dal Mu,, in O r v e t o , dove starà per avventura tanto, che le cose di Perugia siano
,, assestate. Ex Orvieto, dì 5 settembre
i 5 o 6 . Niccolò Macchiavello
Seg.
„ apud Papam.
Il cardinale
così
Castellesclii da
Corneto,
insigne letterato di quei
descrisse il viaggio, o meglio la marcia di Giulio l ì ,
conquistare Perugia, Bologna ed altre città
fendimus
insignem
Piseordes
bonus
P wbuit
bine
Detinnitque
per
hic
celeber
pacavit
mona
diernVele
tolte alla s. Sede:
bai neri muli a
cives
post
vina
Fatiseli?
vidirnus
Iter.
T1
Viterbum\
luì ut:
(ìtticia
rem
tempi,
diretta a ri-
urbem.
D. TV. lui.
SS.
IT.
Paride de Grassis, c]ie in qualità di ceremoniere accompagnava Giu-
lio I I , nel mss. esistente presso l'archivio segreto Vaticano, col titolo:
Iulii
così scrisse: Montemflasconem
II,
rutam
instauraci
inde
petiit,
Iter
arcemque
semi-
ma ciò si deve intendere, che Giulio II non co-
jussit;
minciò, ma proseguì i restauri già in gran parte stali eseguiti sotto il Duca
di Valenza, come qui appresso dimostreremo.
al È scritto n e l P I t i n e r a r i o d'Italia,
ca
di
Montefiascone
/fallo
pel
suo
nepote.
Duca
scultura
ed
celebre
V'pnte-,
risarcire
letteratura
Valentino,
architettura,
a lui pure f u data
la Bocca
italiana,
di
fiorentina
la cura
Montefiascone.
Tom.
Giuliano
in
degli
Firenze
architetta
18^2, che: Fu
Ancona
da
e sistemala
E l'autore della Serie
gallo
fu
disegnata
n, p. 3 .
altro
uomini
'77",
Giamberti
tempo
illustri
di fortificare
da
Jntonio
pittura,
di Giuliano
le loggie
Vedi il Tirtiboschi,
RocSan-
nella
dice che: Antonio
al pari
la
da
da
di cui
Sanera
papali,
e
Storia
di
Il Vasari cri altri erroneamente at-
(rilm ronp il <1 senno ed il restauro di questa Pvocca al solo Antonio.
2»3
ilici pio quattordici cittadini della
assisterlo in lutti i suoi
casta
bisogni. ( 1 )
de' nobili
per
Stando il santo
Padre anche nell' anno mille cinquecento dieci ad estàteggiare quassù, deliberò su' primi di settembre recarsi
nuovamente a Bologna,
che aveva di fresco
riconqui-
stala alla Chiesa. ('2) Mentre però Giulio li veniva consolidando la potenza sopra
a* suoi stali, e co' prosperi
avvenimenti erasi levato a pensieri sempre maggiori
aspi-
rando a svellere o<mi
straniero dominio dal seno d'Italia,
O
un fiero malore lo rapiva alla Chiesa la notte del venti
al ventuno febbraio del mille cinquecento tredici.
11 cardinal Giovanni
de' Modici fu il novello papa,
col nome di Leone X . Non
quella
sublime
si
tosto
Irovossi
dignità, che subitamente
egli
su
volse le sue
cure verso questa peculiare città della santa Sede. S a peva che Malalesta figlio di Gian Paolo Baglioni celebre
liranuo di Perugia domicilialo in Blontefiascone, mirava
conquistare per se molli luoghi del dominio pontificio.
Più facile gli era 1' impresa, trovandosi
capitano pon-
tificio al comando di questa Rocca. Appena però aveva
egli
cominciato le sue
conquiste
coli' impadronirsi di
Bolsena, fu immediatamente prevenuto dal Pontefice, che
lo costrinse a tornare in Moutefìascone, ove doveva stare
all' erta di qualunque rivolta fosse potuta insorgere per
1' omicidio commesso in Roma da Carlo de Graziani.
i) Riformarne,
Tom.
/ , p.
ai.
a) 11 De Grassis uel citalo inss. T o m . 1 2 , p. 5 8 5 , descrive il viaggio di
Giulio I I , a L o r e t o ed a Bologna. Die
A1DX
niam
SS.
D.
JS. cuin apud
Paliscos
1. melisi*
a^eret,
septtmbris
statuti
anni
versus
huius
Buito-
projicisci.
5 ) breve di Leone X
Muuicipale.
Dilccty
Film
originalmente
Alalatestae
esistente in quest' archivio
de
JBalhvniltus
de
Peruiio
secreto
eie.
l'O'r
Ai l'alisei poi concedeva Leone X particolari
legi, specialmente sulla esenzione
doganale
privi-
de' pasco-
li. (1) INè pago di cosi favorire
Montefiascone, lo ve-
niva ancora ad onorare
presenza,
di
sua
quasi tutti gli anni la stagione
estiva.
passandovi
Era
al
Pon-
tefice gradito di mollo questo soggiorno. Mentre qui dimorava Leone X , prendeva la nostra Città un nuovo a spetlo; nò più pareva quella, dove stanziando Giulio II
lutto era
ché
armi e discorso
prevalendo
in
quel
d' imprese
guerresche;
sommo
studi"
gli
poi-
più miti,
teneva quassù a far parte della sua corte molti insigni
letterali, Ira' quali sono degui di menzione Pietro Bembo
c Jacopo Sadoleto, che in progresso di tempo pe' meriti
Intàlleximus
nostro
quidem
deque
Domino
Quod
si anlequam
iiggressus
recedas.
de
denique
nostras
litleras
relieto
quoniam
heri
orniti tuo per/lcias
Pìscàt.
etc.
Dat.
sunt
redeas,
nec
causa
aggrediare.
locum
aliquem
super
Romae
apud
re
homicidii
ut ea
s. Petrum
nostr.
labori
sub
ami-
segreto
Montisjlasconis
nestr.
Pont,
quae
studio,
Bembus.
Municipale. Dilectis
etc.
MDXHJ,
jam
rnilitibus,
te liortamur,
cura,
in
tecum
tuis abductis
diligentia,
li-
i ) Breve di Leone X , originalmente esistente in quest' archivio
ctiorie
augusti
qui
officio
primo
P.
penultimo
sumtna
eo
domimi
aut
ad te scripsimus
perpetrali,
a no bis
de
iisque
accipies
fdio
quoil
an.
—
die
aliquo
onlnibusque
in Urbe
continentur,
prius
tamen
ut quamprimuni
colore
Gialianis
lineiti
libi,
dilecto
tradendum,
petita
autem
poena,
slatini
illue
le
et locum
has
eo
C"eterutti
Carolo
in nosl'-is
lo
oppidum
J'ucris,
si
Iiulsenae
Theodori
accessisses,
Mandamus
nostrae
ahud
oppidum
sancti
fuiSsel,
mandalo
commendamus.
itulignationis
ad
Cardinali
nobis
nostro
tdlutn
a
tunm
Diacono
et si gratius
kentiet
sub
profectionem
Alphonso
eie.
complectimur
Dat.
an.
Vilerbii
tertiet.
filiis
Prioribus
et Contrrtunitati
C'filatem
t'estrani
specialibus
favoribus
sub.
anulo
— lucopus
Piscat.
nostrani,
die
Sadolctus.
Civitalis
quam
et gratiis
FIU
Nov.
paterna
prosequi
MDXV,
nostro!
dilevolentes
Pont,
205
della loro scienza vennero anibidue onorali
della por-
pora. (1) Antonio da Sangallo, che sotto Giulio 11 aveva qui atteso alla perfezione dei restauri
della Rocca,
ora si occupava a ridmre l'annesso palazzo di san Pietro
a forma di reggia. (2)
Circondato
il santo
Padre
da
un numero di nobili cittadini Falisci, che giusta 1' aulica costumanza,
facendo le veci
bellani o camerieri
segreti,
lo
degli
odierni
ciam-
corteggiavano,
soleva
egli talvolta sollevare il suo animo alla caccia.
(3)
Nel mentre però clic Leone X si dava a gustare le
delizie di questo monte, non trascurava tuttavia gli affari della Chiesa e la prosperità de' suoi stati. A tal line nell' anno mille cinquecento quindici, dopo aver egli
passato quassù 1' autunno, era costretto intraprendere il
viaggio a Bologna per tener colloquio con Francesco I re
di Trancia, il quale, espugnata Milano e compostosi cori
quel Duca Massimiliano-Maria Sforza, mostrava desiderio di ossequiare il Papa e stringere con essolui i vincoli di alleanza, che sotto Giulio li suo antecessore si erano alquanto rallentati. (4)
Nel successivo anno tornava Leone X a stanziare in
questa Rocca. Pacifico come egli si era per natura, non
i ) Le sottoscrizioni di questi due letterali si leggono in vari Brevi di
Leone X «latati in Montefiascoue.
•j| Sott'a la base di una colonna del portico semidiruto di questo palazzo
pontifici» sta scolpilo - L E O PO.NT. X - e nell'altra - AMNO DISI M U X V I .
3) Annibali,
106, 1 1 6
Notizie
Storiche
di
Casa
Farnese,
parte
lì ,
pagine
etc.
4) Cosi il prefato De Grassis nell'opera citata tom. 4> P- ' 2 5 .
ctis
paucis
itineri
discessit
diebus,
se accinxit
spatiaturus
facturum
Bononice
(Leo X ) ineunte
versus
cum
Octobri
Viterbium
ti
Franco
. . . .
Moutem
Rege
die
prima
Interjecollot/iurn,
ab
Faliscorum.
Urbe
206
potò più a lungo sopportare le questioni territoriali nuovamente insorte t r a i Falisci e quei di Viterbo. Per calmare le parti credè il sanlo Padre espediente interpone
la sua sovrana autorità, e perciò nel giorno quattro di
ottobre mille cinquecento sedici dal palazzo di san Pietro in Montefiascone emanava un Breve col quale
am-
metteva i Falisci a
che
far parte de' capitoli e palli,
relativamente al danno dato ed al pascolo, erano
convenuti
tra i Viterbesi e le Comunità di
slati
Yetralla e
di Marta. (1)
Si bei giorni correvano per Monlefiascone coutinovamente onorata dalla presenza di un principe degno per
certo di sedere lungamente sulla cattedra del Valicano:
ma essi sparirono di uu tratto con la morte di lui. Il
primo di dicembre dell' anno mille cinquecento ventuno
fu quello che rapì
per le tante
1' amato padre
sue
Leoue X ,
il quale
glorie die il nome al secolo
decimo
sesto.
I) Breve di Leoue X
Municipali!. Dilectis
nitas
hujus
Civitatis
curii Jinitimis
letu
t/isam
rum per
proprio
mus
errorem
ci ex
Vilerbti
de
et servari
Fratris
et oppidi
quiete
alia
certa
scentia
tenore
nostri
Marta:,
Dal.
in Monte/alisei)
an.
quinto.
super
capitula,
Do.
Ep.
Portuensis
cedila,
sub.
ad
qua;
an. puc.
dandis
volentes,
etiam
Civitates
iiij octob.
-
motu
decloraCivita-
serventur
et pacta,
prò forma
Civita-
et pascuo
et homines
et dilecti
inter
affectu,
decernimus,
Civilalem
damnis
Comniu-
ne inter
providere
convenliones
Cardinalium,
ac
datururn
priesentium
inter
segreto
Ut
complectimur
vivat,
damnorum
oriantur
in futurum
debeant
Diaconi,
paterno
scandala
quod
Monti,\falisei.
et in pace
occasiones
et Montisfalisei
E Hit adii
esistente in quest'archivio
nostroe
nostraquam
et fiterbiensem
el vulumus,
veti.
Civitatis
Civitalibus
tis
s.
originalmente
Filiti
/line
nuper
filii
in-
intuitu
nostri
Viterbii,
A.
detraila:
i elatio
habeatur
ete.
MDXVI,
Poni,
noilr's
207
Adriano
Florent vescovo
di
Tortosa
fu il Romano
Pontefice che gli successe ritenendo il proprio nome di
Adriano, che fu il VI. Non aveva egli mai veduto l ' I talia, e nella sua
esaltazione al pontificato si trovava
nella Discaglia; invialo nella Spagna come visitatore di
quel regno da Carlo V suo discepolo. Il Pontefice indugiò per molti mesi la
sua
venuta a Roma,
nel
qual
tempo, il governo temporale fu retto a nome del sacro
Collegio da una
signorìa
somigliante in certo modo a
quella delle antiche Repubbliche Toscane. Traevansi a
sorte ogni mese tre Priori tra' cardinali e questi formavano il Governo. Ma da ciò
nasceva
la
istallili là nei
modi di reggere. (1) Fu esso il motivo perchè i cittadini di Montefiascone credessero da eleggere di per loro
un castellano, e la nomina cadde nella persona del famoso Antonio da Mungello
soprannomato da
Sangallo,
che da molti anni si trovava domiciliato in questa Citta,
ed a lui dettero la custodia
nali
che
della Rocca. I tre cardi-
tenevano le reclini del governo pontificio al-
tamente adontali di quest' operato,
tera
a' Falisci
con la quale
spedivano una let-
ordinavau loro di ridare
la consegna della Rocca e del palazzo pontificio a Melchiorre-Fortunato da Todi.
i) Visconti,
Storia
a) Riformarne,
di Roma,
Tom
nali Priori. Spcctabilibus
Falisci
amicis
ut Rocca
chior
Camarae
sui genitori?
SEU
ARCIS
p.
l'iris
carissimis.
- Fortunatus
II
sedis
erga
sez.
ITI.
Potestati
Nos
Apostolicae
oh ejus
Sedem
PONTIFICALA
p.
776.
1 7 8 ove si riporta la lettera dei tre Cardi-
Cum ad
de Tudsrto
merita
(2)
et
Prioribus
Civitatis
et
Nostrum
spectet
fideliter
custodiatur,
sin gul arem
Apostolicam,
erga
merito
MONTISFA1ASCI
Mentis
officium
quia
Kos
ad
Mel-
fidem
et
VALAI'II
cuitodiam
208
Sul cadere di quest' anno mille cinquecento venlidue
Adriano VI
faceva
giungeva
alla sua sede,
«germogliare nel cuore
e cotale
venuta
de' Fajisci la speranza
di accogliere nelle loro mura il nuovo sovrano. Ma in
questo cominciò la peste a serpeggiare per l'Italia, e particolarmente a Roma e a Montefiascone, che solo ebbe
termine dopo un anno, in clic morì quel Pontefice. ( I )
Neil' aprile del successivo anno mille cinquecento ventisei, Carlo di Borbone
partendosi di Arezzo
mettevasi
sul cammino di Roma per assoggettare quella Metropoli.
Lungo il viaggio saccheggiò
renzo:
poscia giunse
Acquapendente e san Lo-
sotto le mura
di
Montefiascone,
che dovè cedere allo sproporzionato numero delle milizie
nemiche.
(2).
Il giorno primo di maggio Carlo di Borbone
era di
sosta nella nostra Rocca, da dove spediva un suo gentiluomo a Viterbo per visitare e salutare in suo nome
Filippo Liladamo gran maestro della Religione Gerosolimitana, il quale poi inviavagli
quassù un presente di
dieci muli carichi di vettovaglie.
per
Nostrum
Melchior
merariatus
licae
in Camera
et ejus genitor
ojficii
vobis
applicandorum,
tibus,
claves
nium
de
Palatii
Gallo
Melchiorri
restituì
Apostolica
die
sub poenis
deputavìmus,
200 ducatorum
quamprimum,
vestri
Ideo
mandamus,
capitanatus
et adsignare
XXI
Decretum
diu cuìtodiverunt.
praecipimus.
dicti
Sancto
Apostolica
jam
(3)
faciatis
februarii
auri
quatenus
qaae
penes
ut
idem
auctoritate
Cam-
Cam.
Aposto-
visis
praesen-
Magìstrum,
nomine
retinentur,
— Dat.
Romae
Antopraefato
in
Camera.
l5l?.
i l Al voi. IT, p. i 3 5 e seg. delle Riformanze abbiamo i provredimcnti
che in occasione di questo malore furono adottati nella nostra Città.
2) Guicciardini
de' suoi
tempi
3) Bussi,
Storia
; Varchi
Storia
d' Italia,
Storia
di Viterbo,
lib. XVI11
Fiorentina
p.
3o5.
lib.
; Marco
V.
Guazzo
Storia
10
Il cinque del successivo maggio arrivò il Borbone presso Roma e si po.se a campo ne' prati. Dopo vari assalti:
contro 1' eterna Citta , ricevè il Borbone per mano dei
difensori la morte; ma tuttavia il suo esercito poco stante valse a
rompere la breccia. Quei
furenti
Tedeschi
baldi della vittoria ed avidi del saccheggio, non appena
entrati, depredavano la Citta, e mettevano a morte molte
migliaia de'suoi abitanti. Non vi ebbe cosa
alcuna che
rimanesse risparmiata da cpielle orde feroci: non le chiese,
non il pontificio palazzo, non la veneranda Basilica del
principe degli Apostoli, riè i chiostri, nè gli asili delle
vergini a Dio sacre. Crudelissimo fu 1' abuso della vittoria. Lo stesso
Pontefice con il sacro
collegio
venne
assediato e trattenuto in caslel sant' Angelo sotto buona
guardia di Spagnuoli e eli Tedeschi comandali da Alarcone.
Già scorreva
il sesto mese
delLa prigionìa
del
Pontefice, dalla cpiale non poteva egli riscattarsi, se non
quando avesse effettuato il totale sborso dei quattrocentomila ducati d' oro, che aveva promessi assieme ad altri patti nella capitolazione sottoscritta a' nemici il sei
di luglio del mille
cinquecento ventisette. (1) Monte-
fiascone si
tuttavia sulla difesa :
reggeva
così
pure
Orvieto, dove si tenne dalle armi alleale un consiglio,
nel quale si trattò di liberare il Pontefice e Roma.
(3)
Mentre pertanto che in questa e in quella Citta si allestivano truppe per farle marciare verso la Dominante,,
improvvisamente giunse a Montefiascone, scortato eia Luigi
i.) Guicciardini,
sez.
V, p.
opera
e luogo
cit.
opera
e luogo
cit>.
83.
Guicciardini,
— Visconti,
Storici
di..
Bon-ut,
210
Gonzaga, Tapa Clemente VII, clie travestito da mercante
era potuto evadere di Castel sant' Angelo. (1)
Il Pontefice appena venuto quassù, fidandosi della fedeltà de' Falisci, licenziò quasi tutti i fanti clic lo avevano accompagnato.
(2)
Presto però il santo Padre abbandonò questo palazzo,
avendo dovuto consegnare la Rocca e la Citta ai ministri di Cesare in garanzia
della
gare a forma della stipolata
somma rimasta a pa-
convenzione.
Rifuggiatosi
egli in Orvieto, ove alloia stavano a campo gli alleati,
si abbattè d' animo nel sentire
fiascone
poco
dopo che Monle-
era saccheggiata e tiranneggiata da Pier-Luigi
Farnese, colegatosi con le armi di Cesare. (3) Non potè
il santo Padre celare la sua indignazione, e da Orvieta
spedi a Montefiascone un Breve
diretto al Farnese col
quale
essolui, il minacciava
altamente
dolendosi
con
pur di scomunica, dove avesse
persistito nel suo male
operalo. (A) •>•> Siamo mossi (cosi scrivevagli Clemente VII)
i) Guicciardini,
te tipi, lib,
opera
X\y.
•j) Guicciardini,
tempi,
lib.
cit.
— yai-chi
Storia
al.
bb.
1 8 , cap.
Slo/ia
5. — Giovio,
Fiorentina
Itb. 18, cap.
lib.
Storia
de'suoì
V.
5.. — Giovio,
Stor ia de'
suoi
XXr.
3) Commentàri
storici
di Monaldo
Monaldcschi
della
Cervara.
—
F a menzione di questo saccheggio anche Paolo MI in un suo Breve diretto
alla Comunità e popolo di Montefiascone col quale assolve dalla pena un
nostro cittadino per avere ucciso un servo della medesima
ptionis
almie
Urbis
et civitatis
T o m o 6 delle nostre Riformante ove alla p. 1^4
tempore
dire-
Avverto però che il
Monti'Jlasconis.
csso
era trascritto,
pre-
sentemente non esiste nel nostro archivio Municipale; ed io ini sono dovuto servire della indicazione clie ne dà la Ruforicella.
(4l Questo Breve di Clemente V I I , che originalmente esiste uelF archivio
Segreto del nostro Municipio, mostra al vivo la costernazione di un padre,
t h e vede i suoi figli malmenati dalla mauo del nemico, uè' può soccorrerli,-
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171 Ma poco tempo dopo venne il monarca Ladislao colpito in Narni