Tratto da: DAP - Discorso e apprendimento - Progetto interuniversitario COFIN "Verificare e valutare la comprensione del testo" (1) Il mondo della valutazione Un momento importante del processo di apprendimento-insegnamento è quello della valutazione. Un insegnante sa bene che si tratta di un processo complesso in cui entrano in campo non solo le abilità e le conoscenze dell'alunno che verrà valutato ma anche i saperi e saper fare dell'insegnante, le sue idee su quali siano gli indizi per giudicare una competenza acquisita e, aspetto molto discusso, le attese che egli ha su quell'alunno specifico. La valutazione è una partita complessa che si svolge a più riprese lungo il corso del lavoro scolastico e che vede tra i partecipanti non solo l'insegnante e l'alunno ma anche il materiale didattico attraverso cui avviene l'apprendimento. La ricerca sulla valutazione scolastica ha inizialmente focalizzato l'interesse sull'oggettività degli strumenti di rilevazione del profitto scolastico, approfondendo in un secondo momento il discorso sulle condizioni che garantiscono la validità e la fedeltà di tale rilevazione. In questo vasto quadro ci preme sottolineare la trasformazione che ha riguardato tale processo da momento di certificazione a processo continuo (Messana, 1999; Santelli Beccegato e Varisco, 2000; Varisco, 2000a). Per comprendere tale cambiamento dobbiamo analizzare le variabili che definiscono la valutazione e come queste si sono trasformate nell'ultimo cinquantennio della psicologia dell'educazione. Quando parliamo di variabili ci riferiamo a caratteristiche come le funzioni, gli attori, i tempi, l'oggetto, i contesti e gli strumenti della valutazione. Iniziamo con la prima caratteristica, le funzioni. Gli scopi della valutazione e i tempi più opportuni in cui realizzarla hanno risentito molto dei cambiamenti avvenuti nella psicologia dell'educazione. A partire dai lavori condotti da Tyler (1949) che intendeva evidenziare la necessità di non considerare più solo la valutazione come semplice controllo delle competenze degli allievi, si è andato sviluppando un processo di revisione che ha attribuito alla valutazione la funzione di regolazione dell'intero processo di insegnamento-apprendimento scolastico attraverso tre momenti: la valutazione iniziale, in itinere e sommativa. L'insegnante, prima di giungere alla valutazione applica una serie di verifiche il cui obiettivo è di rilevare dati sugli apprendimenti avvenuti o in corso attraverso delle strategie di misurazione. E’ solo al termine di questo processo che egli giunge alla valutazione attraverso l'attribuzione di valore vera e propria. La distinzione tra questi elementi del processo di controllo non è solo terminologica ma intende richiamare l'attenzione degli insegnanti sul fatto che prima della valutazione occorrerebbe raccogliere informazioni certe e obiettive in base a criteri predefiniti, quindi con accertamenti, verifiche o controlli, e solo successivamente procedere alla valutazione (Vertecchi, 1957; 1984; Gattullo e Giovannini, 1989; Calonghi, 1989; Lumbelli, 1990; Boscolo, 1997; Santelli Beccegato e Varisco, 2000). Gli altri elementi che definiscono la valutazione sono gli attori e i tempi. Il processo valutativo, in quanto regolatore del più generale processo di insegnamento apprendimento, chiama in campo non solo l'insegnante ma gli stessi alunni, partecipanti attivi alla valutazione attraverso la pratica della co-valutazione e autovalutazione. Per quanto riguarda i tempi della valutazione si parla di tempi formali, definiti palesemente come momenti valutativi da parte dell'insegnante (valutazione formale), e tempi informali, ritagliati dall'insegnante durante le diverse fasi del processo di insegnamento-apprendimento come preziosi indicatori informali dell'avanzamento delle competenze negli alunni (valutazione informale). Ultime tre variabili sono l'oggetto, i contesti e gli strumenti/metodi della valutazione. L'apprendimento, inteso come processo di costruzione e ri-costruzione delle conoscenze, attribuisce a colui che insegna non più solo un ruolo di chi offre la conoscenza, ma anche di che crea le condizioni favorevoli ad una partecipazione attiva degli alunni al processo di costruzione della conoscenza (Pontecorvo, Ajello e Zucchermaglio, 1991; Pontecorvo, 1999; Mason, 1996). Questa prospettiva comporta una trasformazione degli oggetti della valutazione. Accanto ai prodotti dell'apprendimento si cerca di rilevare anche il processo attraverso cui l'alunno giunge ad essi; l'oggetto della valutazione si estende così anche alle operazioni e strategie che l'alunno impiega per arrivare alla competenza. Per quanto riguarda i contesti l'apprendimento e la valutazione costituiscono processi situati (situated cognition) (Brown, Collins e Duguit, 1989). Una pratica valutativa contestualizzata richiede che qualunque apprendimento dell'alunno all'interno del suo percorso di sviluppo, e quindi della sua zona di sviluppo prossimale, sia riferito alle condizioni in cui esso si è realizzato. Considerare l'apprendimento un processo socialmente situato pone al centro della valutazione anche le interazioni tra soggetti che partecipano ad una comunità, la classe, in cui le conoscenze sono socialmente condivise (Varisco, 2000a, b). L'insegnante che pensa al processo di apprendimento anche attraverso queste caratteristiche terrà conto, durante la valutazione, dei contesti in cui essa si realizza; potrà egli stesso predisporre momenti valutativi in cui possano emergere le competenze degli alunni alla collaborazione e alla co-costruzione della conoscenza all'interno del gruppo (Pontecorvo, Ajello e Zucchermaglio, 1991). A partire da queste nuove considerazioni la variabile metodi e strumenti della valutazione è completamente rivista. Se lo scopo della valutazione non è più solo quello di accertare e verificare lo stato delle conoscenze, occorre introdurre nella pratica valutativa metodi in grado di dar conto anche del tipo di elaborazione, organizzazione e uso che gli alunni fanno delle conoscenze. Come per la ricerca psicologica in cui l'indagine sui processi si realizza attraverso strumenti come il colloquio, l'intervista, il libero ricordo, anche gli insegnanti possono adottare questi metodi applicandoli sia alle conoscenze dichiarative che a quelle procedurali e metacognitive. In questo modo un compito in cui si verifica la conoscenza o competenza acquisita da parte dell'alunno (conoscenza dichiarativa) può essere accompagnato da domande o osservazioni indirette dell'insegnante su aspetti procedurali come ad esempio “Come sei arrivato a questa soluzione” o “Perché hai impiegato così tanto tempo?”, (conoscenza procedurale) o sulla conoscenza metacognitiva verificando, ad esempio, “Come valuteresti il tuo lavoro?”, “Cosa potresti fare per migliorare i tuoi risultati?” (conoscenza metacognitiva) (Albanese, Doudin e Martin, 2003;Albanese e Fiorilli, 2005). La direzione attribuita a ciascuna variabile da parte dell'insegnante caratterizzerà il processo valutativo. Non è semplice adattare il proprio modo di insegnare e valutare a quello che la ricerca in questo campo oggi suggerisce a chi insegna. Le migliori intenzioni si scontrano con le abitudini acquisite, le inconsapevolezze, le credenze degli stessi insegnanti e, non ultimo, le contingenze della vita scolastica (classi numerose, tempi ristretti, programmi travalicanti). Sia i rischi quanto le potenzialità, gli strumenti e gli scopi del processo valutativo, risiedono nelle risorse educative degli insegnanti, negli stili di insegnamento, nelle esperienze acquisite, nonché nelle concezioni dello sviluppo dell'intelligenza (Albanese, Doudin e martin, 2003). Un secondo aspetto su cui proponiamo la riflessione in questa unità formativa è la credenza o concezione dell'insegnante riguardo le potenzialità degli alunni, in una parola, la sua intelligenza e i fattori di sviluppo. La ricerca in questo ambito suggerisce che le teorie che un insegnante ha su questi aspetti influenzano buona parte della pratica educativa e delle modalità relazionali stabilite con gli alunni; sono tali aspetti che inducono a riflettere su cosa ci sia dietro un certo modo di affrontare la vita scolastica. In questa unità proponiamo di riflettere non solo sulle conoscenze ed esperienze che l'insegnante ha acquisito nel corso della sua professione, ma anche sulle credenze, consapevoli o meno, che ha sviluppato nel tempo. » (2) Le credenze degli insegnanti Dal punto di vista formativo è molto importante rilevare il sistema di credenze che alberga in ciascun individuo mettendo in luce le modalità con le quali esse influenzano le azioni. Le credenze sono una forma di conoscenza, risultato di costruzioni e ricostruzioni mentali della realtà, hanno origine dall'esperienza e da fonti culturali di trasmissione della conoscenza (Carugati e Mugny, 1985). Chi educa interviene in modi diversi sui fattori di sviluppo dell'intelligenza e sull'interpretazione dei successi e fallimenti degli alunni secondo il tipo di concezione che possiede (Fenstermacher, 1979). La maggiore difficoltà, in termini formativi, è nel far luce sulle credenze proprio perché esse sfuggono alla rappresentazione stessa dell'individuo (Rokeach, 1980). Gli individui tendono ad assumere una concezione che si muove lungo un continuum in cui ad un polo si trova la credenza innatista, o statica, che considera l'intelligenza una entità immutabile, mentre all'altro polo si trova la credenza costruttivista, dinamica o incrementale, che intende l'intelligenza potenziabile attraverso l'apprendimento e l'esperienza (Dweck, 2000; Cornoldi, 1995; Albanese e Fiorilli, 2000, 2001). La tendenza di alcuni insegnanti ad assumere una concezione innatista dell'intelligenza si manifesta nel ritenere che le abilità possedute dagli alunni trovano spiegazione in aspetti congeniti: l'insegnante crede che la mente degli alunni sia scarsamente modificabile, una entità fissa i cui risultati sono dovuti ad un livello intellettivo stabile perché al momento dell'ingresso a scuola l'alunno porta con sé un background culturale, sociale e/o biologico che ne determinerà la predisposizione all'apprendimento. La concezione costruttivista, incrementale o dinamica considera l'intelligenza come il risultato dell'interazione tra più aspetti e di competenze soggette a mutamenti e progressi nel corso dell'esperienza: viene così attribuito al bambino, all'insegnante e alle variabili contestuali un ruolo determinante nello sviluppo dell'intelligenza. La relazione insegnante-alunno all'interno del processo di apprendimentoinsegnamento svolge un ruolo attivo nella co-costruzione della conoscenza (Albanese e Fiorilli, 2001, 2002; Fiorilli, 2003). Come cambia l'atteggiamento dell'insegnante di fronte all'insuccesso dell'alunno nei due tipi di concezione? L'insegnante con un'idea dell'intelligenza innata valuta il fallimento scolastico attraverso variabili legate alle abilità dell'alunno o alla sua famiglia di origine, e comunque a cause che esulano dal suo controllo; mentre, l'insegnante con un'idea dell'intelligenza incrementale, valuta l'insuccesso scolastico come il risultato della concausa di più fattori, tra i quali la scuola e il metodo di insegnamento. Qual è il legame tra ciò che l'insegnante crede e ciò che agisce in classe? Concezioni dell'intelligenza e caratteristiche della pratica educativa dell'insegnante (v. Scheda) (Albanese et al., 1999) Variabili dello stile educativo dell'insegnante Misure di intervento in caso di Insuccesso dell’alunno Modalità di interazione verbale Atteggiamento in caso di difficoltà di apprendimento Statuto dell'errore compiuto dall'alunno Cause dell' insuccesso dell’alunno Sistema di valori Concezioni dell'intelligenza Innatista Ricorso alla bocciatura Costruttivista La bocciatura non è efficace, vanno individuate altre misure Frequente uso di domande chiuse Frequente uso di domande aperte Passivo e rassegnato Attivo e propositivo Indice di incompetenza intrinseca Dovute al soggetto e alle sue caratteristiche intrinseche Ideologia del dono, predestinazione Indice di una tappa del processo di apprendimento Dovute al processo di insegnamento-apprendimento Progressismo, ottimismo