La casa ecologica.
di Alessandra Ubertazzi
Casa “sana”, casa “ecologica”, casa “passiva”, casa “certificata”…, oggi sono mille i modi per
costruire e per vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda e spesso anche per
risparmiare, non solo energie e risorse non rinnovabili, ma anche denaro.
Tuttavia, non è sempre facile capire quali sono gli obbiettivi possibili e soprattutto quali sono i
meccanismi che ci permettono di raggiungerli e in che modo.
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1.
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Innanzitutto occorre capire perché scegliere di abitare in una casa ecologica.
Perché:
oggi è necessario confrontarsi ad ogni livello con il nostro ambiente, dalla cui salute dipende la
possibilità di sopravvivenza di noi stessi e delle generazioni future.
una casa ecologica è una casa più sana.
risparmiando risorse, spendiamo meno.
esistono incentivi fiscali e contributi interessanti a tutti i livelli amministrativi e istituzionali.
basta poco: piccoli gesti quotidiani consapevoli.
possiamo personalizzare il funzionamento della nostra casa ed adattarla in funzione della sua
localizzazione geografica.
Cosa contraddistingue una casa ecologica rispetto a tutte le altre?
È progettata pensando a tutto il suo ciclo di vita, compresa la periodica manutenzione e,
persino, la demolizione.
È costruita utilizzando materiali naturali e riciclabili o biodegradabili e tecnologie costruttive e
impiantistiche innovative che minimizzano gli sprechi energetici e le dispersioni e che si
prestano ad una gestione intelligente (anche a distanza).
È, soprattutto, abitata in modo consapevole: conoscerne il funzionamento è infatti garanzia di
efficienza.
È una casa “certificata”.
In altre parole, una casa è ecologica quando il suo utilizzo e il suo funzionamento non arrecano
danni all’ambiente e quando “ottimizza” il suo “bilancio energetico”.
Nel bilancio energetico di una casa, o di un condominio, da un lato entra energia sotto forma di
gas, energia elettrica ma anche energia “alternativa” ricavata dal Sole, dal vento o persino
dall’acqua e dai rifiuti e, dall’altro, vengono prodotti, di fatto, calore, luce, e forza motrice.
Il bilancio energetico è ottimizzato quando vengono sfruttate tutte le potenzialità delle risorse
rinnovabili, di per sè gratuite (eolica, geotermica, idroelettrica, solare termica e fotovoltaica,
biomasse ) con un consumo minimo o nullo delle risorse non rinnovabili, peraltro costose
(combustibili derivati dal petroli, gas) e quando non si determinano sprechi o dispersioni.
Il bilancio energetico positivo o ottimizzato spesso coincide con un bilancio domestico più
vantaggioso per gli abitanti che in sostanza, a fronte di spese iniziali maggiori, risparmiano.
Inoltre, è interessante considerare che la casa ecologica è spesso anche una casa più sana per
chi vi abita…
2.
La progettazione ex novo e la nuova costruzione.
Il Decreto legislativo192 del 2005, (che segue una direttiva Europea del 2002), relativo al
rendimento energetico nell'edilizia già prefigurava l’obbligatorietà per gli edifici pubblici della
certificazione energetica e cioè di un documento che dimostrasse che l’edificio, non solo non
inquina, ma consente un notevole risparmio energetico.
La certificazione energetica, è obbligatoria dal 2007 per le nuove costruzioni, e dunque anche
per le nuove abitazioni.
La certificazione prevede una serie di classi, proprio come per gli elettrodomestici: in classe A
le tecnologie avanzate che fanno risparmiare sulle bollette e inquinano meno.
Sarà dunque possibile scegliere, come per gli elettrodomestici, di acquistare una casa di classe
A o B; il prezzo dell’immobile dipenderà anche da questo, in quanto, se la casa è progettata in
modo “efficiente”, ha senso spendere di più (a una prima valutazione, i costi di costruzione
aumenterebbero dal 5 al 15 per cento) pensando di risparmiare, poi, nella gestione.
Infatti, con la certificazione energetica sapremo anche quanto costerà mantenere l'abitazione.
Oggi, il più delle volte si viene rimandati per le informazioni tecniche al costruttore o al
progettista, in quanto materiali impiegati, isolamento termico, infissi e impianti giocano un
ruolo fondamentale per determinare la classe di consumi.
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In linea di massima è possibile dire che:
una casa in Classe C consuma il 30% in meno di una casa convenzionale (che oggi si fa
rientrare nella classe D o F);
una casa in Classe B il 50% in meno;
una casa in Classe A il 70% in meno.
La classe A+ contraddistingue la casa con il consumo energetico più basso, ovvero l’85% in
meno di una casa convenzionale. A Bolzano lo sanno bene: lì ormai si costruisce anche in classe
“A gold”.
Un’abitazione di 100 metri quadri, costruita in modo tradizionale, con buona probabilità
corrisponde alla classe F e consuma 1600 litri di gas all’anno. Una casa di pari superficie di
classe A consuma invece 300 litri di gas l’anno!
Come può una casa rientrare per esempio nella classe A?
Si parla di “sistemi passivi” e di “sistemi attivi”.
Le abitazioni progettate ex novo e costruite recentemente, possono dare vita a situazioni in cui le
tecnologie integrate e gli accorgimenti progettuali quasi automaticamente stabiliscono
rapporti virtuosi con l’ambiente: si tratta di casa passive.
I sistemi passivi si avvalgono accorgimenti strettamente integrati negli edifici, previsti sin dalla
loro progettazione e realizzazione; in particolare, le tecniche costruttive derivanti dallo studio
della naturale circolazione dell'aria calda d’inverno e fredda d’estate, le caratteristiche proprie
dei materiali di costruzione (per esempio la loro capacità di far passare o trattenere il calore) e la
giusta esposizione al Sole di serre, lucernari, nonché la previsione di sistemi frangisole e di
superfici riflettenti.
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Per realizzare una casa passiva bisogna rispettare limiti restrittivi in fase di realizzazione e
progettazione. In particolare:
ridotta dispersione di calore attraverso i materiali con cui è costruita in funzione del clima.
Esecuzione priva di “ponti termici”.
Buona tenuta all’aria dell’involucro edilizio.
Finestre dotate di doppi vetri e sistemi di tenuta stagna con elevato grado di trasmissione della
radiazione solare, in modo da permettere, anche in inverno, un guadagno termico netto.
Minime dispersioni termiche per la produzione e la distribuzione di acqua calda.
Utilizzo accorto della corrente elettrica.
Gli edifici detti passivi sono, dunque, generalmente caratterizzati da un involucro fortemente
isolato e senza di “ponti termici” e cioè senza interruzioni dell’isolamento, sono dotati di
ampie vetrate rivolte a Sud, e di un sistema di aerazione controllata; sono, inoltre, in grado di
sfruttare “passivamente” le sorgenti di calore esterne, in particolare il Sole e interne tra cui
anche le persone, le apparecchiature, i macchinari, e le sorgenti di illuminazione artificiale (che
quando sono accese possono produrre calore); talvolta non necessitano di un impianto termico
vero e proprio per il riscaldamento invernale, talvolta solo di alcune fonti integrative.
Per le nuove costruzioni di grande utilità è libretto di manutenzione che attraverso l’analisi e
la previsione della manutenzione programmata ricerca, come per un’automobile, il
mantenimento della massima efficienza dell’edificio così da evitare improvvisi
malfunzionamenti e da ridurre gli sprechi.
3.
La ristrutturazione e l’adeguamento tecnologico.
Per trasformare la nostra casa, se già esistente, in una casa ecologica, senza doverla demolire e
ricostruire secondo i dettami della bioarchitettura, ma ricercando soluzioni per migliorarne
l’efficienza energetica, occorre “attivarla”.
La casa attiva si avvale di veri e propri impianti tecnici di supporto, con mezzi per captare,
convertire, trasportare e utilizzare l’energia solare e le altre energie rinnovabili.
Questi sistemi possono essere utilizzati come integrazione agli impianti tradizionali.
Dei sistemi attivi fanno parte i pannelli fotovoltaici e i pannelli termici..
3.1
I pannelli fotovoltaici hanno la capacità di generare corrente elettrica quando vengono esposti
alla luce del Sole.
I pannelli fotovoltaici trasformano direttamente l’energia solare in energia elettrica; l’energia
elettrica è una energia molto preziosa perché il suo utilizzo può essere molto versatile: dalla
illuminazione alla forza motrice, all’accensione delle varie apparecchiature. Inoltre, l’energia
elettrica può a sua volta, alla fine dei suoi utilizzi “pregiati” essere ancora recuperata sotto
forma di calore… pensiamo a quanto “scalda” un computer o un aspirapolvere.
Questa è anche la principale caratteristica che lo differenzia dal pannello solare termico che
serve invece per produrre acqua calda a scopo sanitario (igiene personale o lavaggio delle
stoviglie ) o per il riscaldamento.
Purtroppo la tecnologia attuale ci permette di convertire in energia elettrica solo il 6 / 15 %
dell'energia solare che colpisce il pannello fotovoltaico, mentre i pannelli solari termici riescono
a convertire l'energia del Sole in acqua calda con rendimenti superiori all'80%.
Il 28 Luglio 2005 (in attuazione dell'articolo 7 del D.L 387/2003) e 6 Febbraio 2006 sono entrati
in vigore i Decreti Legge che permettono di produrre ma anche di rivendere energia elettrica.
Inoltre, La nuova legge “conto energia” permette, a chiunque abbia la possibilità di pagare e di
installare un impianto fotovoltaico, di ricevere un incentivo sulla produzione di energia
elettrica.
L'incentivo è garantito per 20 anni per legge. L'impianto ha una garanzia sul funzionamento per
ben 25 anni!
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Quanto può rendere economicamente un impianto fotovoltaico?
Le capacità produttive dipendono da diversi fattori, quali ad esempio la posizione geografica, le
dimensioni dell’impianto e di conseguenza la potenza dello stesso. Se fossimo in centro Italia:
24 mq di superficie di pannelli fotovoltaici hanno una capacità produttiva di 4.200 Kw/h l'anno;
rendendo in 20 anni, circa 38.000 € azzerando inoltre i costi della bolletta.
160 mq di superficie di pannelli fotovolatici, riesce a produrre 28.000 Kw/h l'anno, che in 20
anni rendono circa 320.000 € azzerando inoltre i costi della bolletta.
400 mq di superficie di pannelli fotovoltaici, riesce a produrre 70.000 Kw/h l'anno, che in 20
anni rendono circa 800.000 €
Il costo è ancora molto elevato, ed è probabilmente dovuto soprattutto alla scarsa diffusione di
questa tecnologia.
L'energia elettrica prodotta è normalmente a bassa tensione e a corrente continua e deve essere
trasformata tramite un inverter in corrente a 220 Volt.
In sintesi un impianto a moduli fotovoltaici si compone di una serie di pannelli adagiati sul tetto,
di un inverter e di un contatore fornito dall'ente locale che gestisce l’energia nel comprensorio
che serve per contare ed eventualmente immettere l'energia prodotta direttamente nella rete
elettrica della nostra città. L'energia prodotta viene scalata da quella che consumiamo e nel
futuro quando saranno perfezionati gli accordi tra i privati e gli enti gestori, sarà possibile
vendere l’energia prodotta in eccesso.
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Esistono due tipi di pannelli fotovoltaici:
Pannelli fotovoltaici in silicio amorfo.
Si presentano come lastre di vetro grigio/bluastra di colore uniforme, di pochi millimetri di
spessore e, solitamente sono dotati di una cornice in alluminio per conferire maggiore
robustezza o maneggiabilità al modulo stesso.
È il tipo più economico, ma anche quello con il minor rendimento e, purtroppo, anche soggetto
ad una diminuzione del rendimento nel tempo.
Necessita di un quantitativo abbastanza basso di energia per essere prodotto e risulta quindi
ambientalmente più vantaggioso di molti altri sistemi, ma occorre installarne un numero
abbastanza alto.
Funziona anche nelle giornate con cielo coperto o in situazioni ombrose.
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Pannelli fotovoltaici in silicio multicristallino o monocristallino.
In pratica il pannello fotovoltaico in silicio multicristallino o monocristallino è composto da
circa 30-70 celle fotovoltaiche singole affiancate e incorniciate, al fine di dare al tutto una certa
robustezza, maneggiabilità, ed ovviamente isolamento dagli agenti atmosferici.
Il rendimento globale di un pannello solare in silicio monocristallino è di circa il 13-17 %,
mentre quello di un pannello solare in silicio multicristallino è di circa il 12-14 %.
Quindi, a parità di spazio, rispetto al modulo solare in silicio amorfo, si hanno dei rendimenti
doppi, o quasi tripli e soprattutto costanti nel tempo in quanto non sono soggetti a degrado.
Per produrre i pannelli fotovoltaici mono-multicristallini, viene spesa molta energia e risultano,
quindi, ambientalmente sostenibili solo se si considera la loro durata nel tempo.
Non funzionano in caso di ombra e di cieli nuvolosi.
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Consigli per gli acquisti.
Chi e perché deve istallare i pannelli fotovoltaici in silicio amorfo.
Per avere una spesa iniziale contenuta e ammortizzarla in poco tempo.
Per creare il minore impatto ambientale.
Se si è in presenza di situazioni climatiche con frequenti nubi, foschie, o se si è in ombra
durante la giornata.
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Chi e perché deve istallare i pannelli fotovoltaici in silicio multicristallino o
monocristallino.
Se si dispone di contributi regionali o statali e se si fanno “progetti” a lunga scadenza.
Per avere il minor impatto visivo.
Se si è in presenza di condizioni di grande e costante soleggiamento.
http://www.ipannellifotovoltaici.com
3.2
I pannelli (o collettori) termici.
I pannelli (o collettori) termici trasformano, invece, l’energia solare in calore, una forma di
energia meno pregiata, e sono adatti al nostro Paese, in quanto in Italia godiamo di una elevata
insolazione media ogni anno.
Sono indicati per la produzione di acqua calda per usi igienico-sanitari domestici e per
riscaldamento dell'acqua per le piscine, oppure, per esempio attraverso gli impianti a
bassa temperatura sottopavimento per la produzione combinata di acqua calda per usi igenicosanitari e per il riscaldamento degli ambienti.
E se il Sole non c'è?
I pannelli solari sono in grado di produrre energia termica anche se non c'è Sole: la radiazione
incidente su un pannello non è infatti data solo dai raggi solari, ma anche dalle radiazioni
presenti nell'intera volta celeste.
Per ottenere le migliori prestazioni di un pannello solare, l’orientamento ottimale è verso Sud,
ma sono garantite prestazioni molto alte anche con posizionamento verso Est o verso Ovest. È
sconsigliato, invece, il posizionamento verso Nord.
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Pannelli solari termici con sistema a circolazione naturale.
Si tratta di soluzioni integrate con collettore e serbatoio per la produzione di acqua calda. La
circolazione dell’acqua calda, che raccoglie l’energia solare, avviene naturalmente per effetto
del suo riscaldamento all’interno del collettore.
Rappresentano un ottima soluzione in termini di economicità e semplicità di istallazione e per
abitazioni monofamiliari: in particolare, ne esistono con collettore da 150 litri adatto ad un
nucleo familiare di 2-3 persone, con 3 collettori in serie idonei a coprire il fabbisogno di un
nucleo familiare di 5-6 persone.
Esistono versioni per tetto piano e per tetto a falda.
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Pannelli solari termici con sistema a circolazione forzata
Questa tipologia di impianti offre il vantaggio di poter posizionare il serbatoio a distanza
rispetto ai collettori solari. L’impianto è dotato di pompa di circolazione che movimenta
dell’acqua calda all’interno dei collettori, e di una centralina di regolazione.
Si adatta tanto alle abitazioni monofamiliari con elevate esigenze in termini di prestazioni
(acqua calda sanitaria, ed eventualmente riscaldamento) e di integrazione architettonica,
quanto alle altre strutture quali alberghi, impianti sportivi, scuole, camping, ecc.
Il sistema per la produzione di acqua calda sanitaria (grado di copertura fino al 70% del
fabbisogno annuo) richiede serbatoi di accumulo compresi fra 160 e 1000 l;
Il sistema per la produzione combinata di acqua calda sanitaria ed acqua calda per
l’integrazione ai sistemi di riscaldamento a bassa temperatura (con grado di copertura
rispettivamente fino al 80% e 50% del fabbisogno annuo) richiede serbatoi di accumulo
compresi fra 550 e 15.000 litri.
Un’applicazione di particolare interesse del solare termico riguarda il riscaldamento
dell’acqua per le piscine coperte o scoperte. Si tratta in questo caso di impianti particolarmente
semplici (assenza di serbatoio in quanto è la piscina stessa che svolge tale funzione) e che
garantiscono elevate prestazioni.
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I pannelli solari termici con tubi sottovuoto.
Tra le varie tipologie di pannelli solari termici, sono quelli con la tecnologia più sofisticata e
dalla più alta efficienza. In grado di fornire prestazioni molto elevate e di garantire, più di
tutti gli altri, un considerevole apporto energetico durante tutto l’arco dell’anno anche in
condizioni di scarso irraggiamento o di basse temperature esterne.
Il loro costo è decisamente poco elevato se paragonato ai benefici ed ai risparmi che se ne
possono ricavare.
In situazioni di cielo nuvoloso o comunque di insolazione parziale, i pannelli con tubi
sottovuoto sono quelli che hanno la maggior efficacia perché hanno una più alta capacità di
assorbire e trattenere l’energia solare rispetto a tutti gli altri collettori.
Questo perché i tubi che compongono il collettore, sono in grado di assorbire anche le frazioni
di raggi infrarossi che passano attraversano le nuvole; il sottovuoto interno dei tubi, inoltre,
come un termos, impedisce la dispersione di calore. Ecco perchè anche in presenza di basse
temperature esterne e di vento, questo tipo di pannello offre una ottima resa, anche durante il
periodo invernale.
Esistono versioni per tetto piano e per tetto a falda.
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Consigli per gli acquisti.
Perché istallare i pannelli termici.
Rapporto qualità/prezzo eccezionale.
Costi ridotti, risparmio economico ed energetico contenuto ma reale e ammortamento della
spesa in tempi brevi.
Grande semplicità di istallazione, estrema affidabilità del sistema e risparmio dei combustibili
fossili tradizionali.
Assenza di qualsiasi tipo d'emissione inquinante.
Detrazione IRPEF del 55% sull’acquisto di pannelli solari certificati UNI 12975 effettuato entro
il 31/12/2007.
Aumento del valore dell’immobile.
Integrazione agli impianti di riscaldamento nei periodi freddi dell’anno.
Quanto costano.
Fornitura e posa di pannelli termici.
600 €/mq per impianti di grandi dimensioni e/o di semplice installazione
Fornitura e posa di pannelli termici.
1.200 €/mq per impianti di piccole dimensioni e/o con particolari esigenze di istallazione.
L'uso dei pannelli solari termici sgrava lo Stato dalla dipendenza energetica e riduce
l'importazione del gas o del petrolio. Riduce anche le spese pubbliche sanitarie o ambientali per
riparare i danni provocati dall'inquinamento. È pertanto razionale che lo Stato incentivi
l'acquisto dei pannelli solari con contributi di sostegno e defiscalizzazioni della spesa privata.
La Finanziaria 2007 prevede una detrazione IRPEF del 55% delle spese sostenute entro il 31
dicembre 2007 per l’acquisto di pannelli solari con certificazione UNI 12975.
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Per ottenere la conformità del pannello solare è necessario:
che i pannelli solari siano garantiti per almeno cinque anni;
che i pannelli solari presentano una certificazione di qualità conforme alle norme UNI 12975
che è stata rilasciata da un laboratorio accreditato.
Per ottenere la detrazione IRPEF è necessario:
l’accertamento di un tecnico abilitato che attesti la conformità dell’impianto;
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4.
trasmettere entro sessanta giorni dalla fine dei lavori e, comunque, non oltre il 29 febbraio
2008, all’ENEA, la documentazione rilasciata dal tecnico abilitato, ottenendo ricevuta
informatica, attraverso il seguente sito internet: www.acs.enea.it disponibile dal 30 aprile 2007;
oppure a mezzo raccomandata con ricevuta semplice, ad ENEA, Dipartimento ambiente,
cambiamenti globali e sviluppo sostenibile, via Anguillarese 301, 00123, Santa Maria di
Galeria (Roma), specificando come riferimento: Finanziaria 2007 – riqualificazione energetica;
effettuare il pagamento delle spese sostenute per l’esecuzione degli interventi mediante
bonifico bancario o postale dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del
beneficiario della detrazione ed il numero di partita IVA, ovvero, il codice fiscale del soggetto a
favore del quale il bonifico è effettuato;
conservare ed esibire, previa richiesta degli uffici finanziari, la documentazione, la ricevuta
dell’ ENEA, la ricevuta del bonifico bancario.
http://www.casa-clima.net
Il rinnovamento e la manutenzione.
Talvolta il coordinamento a livello di condominio o di quartiere e la ricerca di soluzioni
condivise per il miglioramento della qualità della vita può essere determinante anche nel senso
del migliore rapporto con l’ambiente. Tra le diverse forme che oggi le amministrazioni locali
possono proporre, il teleriscaldamento è senz’altro l’alternativa più interessante anche perché
richiede da parte del condominio l’eliminazione della centrale termica e della sua manutenzione
e nell’ambito del quartiere l’eliminazione delle mille piccole caldaie che, a parità di rendimento,
consumano molto di più e soprattutto inquinano.
Il teleriscaldamento.
I sistemi di teleriscaldamento urbano rappresentano un’importante opportunità di uso razionale
dell’energia e un grande contributo per la riduzione dei gas che danneggiano l’ozono e
dell’inquinamento locale.
Il teleriscaldamento consiste nella distribuzione, attraverso una rete di tubazioni isolate e
interrate, di acqua calda a 80 - 90 °C o vapore provenienti da una grossa centrale di produzione
alle abitazioni e ritorno alla stessa centrale. Le centrali di produzione possono sfruttare diversi
combustibili per produrre il calore necessario: gas naturale, oli combustibili, carbone, biomassa
o anche rifiuti.
La produzione di calore può essere anche associata a quella di energia elettrica per cui si parla
di cogenerazione.
Arrivata l’acqua calda a destinazione, attraverso uno scambiatore di calore acqua-acqua o
vapore-acqua, viene riscaldata l'acqua dell'impianto di riscaldamento della abitazione.
La tecnologia del teleriscaldamento è molto diffusa nel Nord Europa, ma da alcuni anni si sta
diffondendo anche in Italia. La prima città italiana a dotarsi di un sistema di teleriscaldamento,
all'inizio degli anni Settanta, è stata Brescia, seguita negli anni Ottanta da Torino che oggi
possiede la rete di teleriscaldamento più estesa d'Italia.
Il freddo dal caldo.
Un lato che è in via di sviluppo è lo sfruttamento del calore per il condizionamento. Questa
tecnologia, attualmente poco diffusa, era alla base del primo frigorifero del Settecento.
Utilizzare direttamente una fonte di calore per produrre freddo costituisce un aumento
dell'efficienza e un risparmio energetico, specie se il calore proviene da un impianto di
teleriscaldamento.
Tutti gli accorgimenti di carattere innovativo che riguardano un fabbricato oggi dovrebbero
essere elencati nel Fascicolo del fabbricato che è un documento necessario per l’accertamento
della situazione statica e funzionale di ogni edificio.
5.
Le “abitudini confortevoli” di gestione ecologica.
Negli ultimi anni il clima ci ha riservato notevoli sorprese: luoghi che tradizionalmente erano
noti per temperature elevate e per prolungati periodi soleggiati si trovano oggi a fare i conti con
nuovi inverni, senza essere preparati a contrastarne le temperature rigide con flessibili impianti
di riscaldamento pronti ad entrare in funzione secondo necessità; oppure, luoghi che ci avevano
abituato a freddi intensi e lunghi, oggi attraversano indenni i mesi da dicembre a febbraio,
risentendo tuttavia della mancanza di piogge. Si sente, infatti, spesso parlare di emergenza
idrica alludendo ad una fase di siccità che rischia di penalizzarci nel nostro consolidato livello di
comfort che prevede acqua illimitata.
Anche la nostra incapacità a sopportare il caldo e la sempre più diffusa alla climatizzazione
richiede consumi di energia elettrica mai pensati, cui il nostro sistema-Paese non è in grado di
far fronte.
La gestione ecologica degli spazi della casa, attraverso gesti consapevoli, e sistematici,
consente di mantenere all’interno degli ambienti le valenze ecologiche previste per la casa in
fase di progettazione e di costruzione o, anche, di attribuirne di nuove e senz’altro di
sconfiggere situazioni di crisi a livello generalizzato. Tra le diverse alternative, ricordiamo in
particolare:
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la riduzione dei consumi idrici, si può ottenere non solo spegnendo l’acqua sotto la doccia
quando ci si insapona o accendendo lavatrice e lavastoviglie solo se a carico pieno, ma
riutilizzando le acque “grigie” per alimentare lo sciacquone del WC e raccogliendo l’acqua
piovana per irrigare le piante o per lavare la macchina.
L’aggiunta ai rubinetti di casa e alle docce dei miscelatori d’aria (che si presentano sotto forma
di filtri da avvitare all’estremità della bocca di erogazione oppure tra il tubo flessibile e il
telefono della doccia), permette, infatti, di miscelare l'acqua in uscita con aria, senza perdere in
intensità del getto e in comfort.
Volendo poi modificare in parte la proprie abitudini, alternando il bagno alla doccia è bene
sapere che fare il bagno equivale a fare circa 3 docce…: infatti, per riempire una vasca
occorrono circa 120 litri d'acqua (che rappresentano il fabbisogno di acqua potabile per una
persona per 100 giorni) mentre sotto la doccia consumiamo in media 40 litri.
Nel fare la doccia, un ulteriore risparmio considerevole avviene chiudendo i rubinetti mentre ci
si insapona.
Con questi accorgimenti è possibile ridurre il consumo idrico domestico anche del 50%
senza ridurre la qualità della vita.
È consigliabile, infine, effettuare periodici controlli sullo stato dell'impianto idrico di casa in
modo da scongiurare l’esistenza di perdite occulte. Si tratta di una verifica molto rapida da
effettuare, poiché è sufficiente verificare che si arresti il contatore dell'acqua nel momento in cui
tutti i rubinetti sono chiusi.
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La riduzione dei consumi elettrici, può essere ottenuta semplicemente spegnendo la luce
quando non si usa o usando rilevatori di presenza nelle zone di passaggio, e certamente usando
i diversi apparecchi solo quando necessario e applicando tutte le nuove tecnologie che ci
consentono di controllarli e gestirli al meglio.
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Il cambiamento di abitudini nei confronti dei detersivi: quelli chimici, oltre a non essere
biodegradabili e quindi estremamente negativi per l’ambiente, sono altamente nocivi per la
salute dell’ambiente domestico e soprattutto per quella di chi li usa; per risparmiare l’uso di
detersivi sono utili anche gli elettrodomestici che permettono di pulire con il solo uso del vapore
o gli aspirapolvere che hanno sistemi di filtraggio ad acqua che non re-immettono in atmosfera
le polveri aspirate.
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l’abitudine al riciclaggio non solo nella raccolta differenziata ma partendo dalla più drastica
riduzione dei rifiuti, che si può realizzare ri-abituandoci a riusare gli oggetti più volte anche con
funzioni diverse.
http://www.archibio.com
6.
I contributi dello Stato e le agevolazioni fiscali.
La Finanziaria 2007 prevede l’innalzamento dal 36% al 55% la percentuale di detrazione
fiscale per:
interventi di riduzione dei consumi energetici per la climatizzazione invernale almeno del 20 %
rispetto ai valori di legge per i nuovi edifici fino a un ammontare di 100.000 Euro in tre anni;
interventi specifici su pareti e finestre fino ad un ammontare di 60.000 in tre anni.
Riduzione delle dispersioni termiche del 30-40% e garantiranno risparmi energetici per 50-100
kilo tep/a migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno).
Interventi per installare pannelli solari fino a un ammontare di 60.000 € in 3 anni.
Sostituzione di vecchie caldaie con altre ad alta efficienza energetica fino a un ammontare di
30.000 € in 3 anni.
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Inoltre con la Finanziaria 2007 c’è l’Iva agevolata per forniture di energia“ecologica”.
La fornitura di energia termica per uso domestico tramite reti pubbliche di teleriscaldamento
prevede l’Iva agevolata solo se l’energia è prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di
cogenerazione ad alto rendimento; alle forniture di energia da altre fonti, sotto qualsiasi forma,
si applica l’aliquota ordinaria.
Esistono inoltre numerosi progetti di tipo regionale che stanziano a fondo perduto
finanziamenti secondo gli obbiettivi particolari del progetto e delle caratteristiche della zona.
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Sistemi Passivi - Alessandra Ubertazzi