CONTRIBUTI ACCETTATI COME POSTER
Color Doppler
L’eco color Doppler nella trombosi venosa profonda
post-operatoria degli arti inferiori in pazienti sottoposti ad artroprotesi d’anca: pictorial essay
P1
E. Bignardi, R. Lieto*, G. Bocchini*, T. Lembo*, P. Muro*,
G. Di Marino*, G.C. Zannini, R. Pisciotta
*Dipartimento di Scienze Biomorfologiche e Funzionali Università Federico II Napoli
Dipartimento dei Servizi - U.O. Radiologia C.T.O. A.S.L.
Napoli 1 - Napoli
Obiettivi dello studio. Presentare i reperti eco color
Doppler di trombosi venosa profonda degli arti inferiori
attraverso uno studio retrospettivo degli esami eco color
Doppler, eseguiti in un gruppo di pazienti adulti sottoposti
ad artroprotesi d’anca.
Materali e Metodi. Sono state retrospettivamente analizzate
le indagini eco color Doppler, eseguite in duecentoquarantasette pazienti (114 di sesso maschile e 133 di sesso
femminile di età compresa tra 51 e 78 anni), sintomatici o
asintomatici per TVP degli arti inferiori, sottoposti ad intervento
chirurgico di artroprotesi d’anca.
L’esame eco color Doppler venoso degli arti inferiori è
stato eseguito con sonda da 7.5-10 MHz entro 48 ore e ad
una settimana dall’intervento.
Risultati. All’ecografia sono stati osservati i seguenti
reperti: incomprimibilità del vaso (36%), aumento del calibro
venoso (36%), trombo anecoico (6%), trombo ipoecoico
(18%), trombo iperecogeno (9%), circoli collaterali (10%).
In 89/247 casi, all’integrazione color power Doppler
erano assenti segnali di flusso.
Conclusioni. L’eco color-power Doppler rappresenta la
metodica di prima scelta nella diagnosi della trombosi
venosa profonda post-opereratoria degli arti inferiori.
Tale indagine presenta basso costo e buona accuratezza
diagnostica, permettendo altresì il monitoraggio dell’affezione
e l’efficacia della terapia in atto.
La patologia dell’anziano ed il ruolo dell’ecografia
P2
V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano,
R. Flora, C. Pesce
Unità Operativa di Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi
AUSL BR 1
Introduzione. L’incremento della vita media comporta
una maggiore percentuale della popolazione anziana con
età maggiore di 65 anni e conseguentemente un incremento
delle patologie correlate all’età, delle patologie croniche
e delle neoplasie. Nel paziente geriatrico, pertanto, le
pluripatologie determinano un coinvolgimento di numerosi
organi ed apparati e impongono al medico di medicina
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
generale ed al medico ospedaliero di formulare in tempi
brevi diagnosi accurate e complete.
Scopo del lavoro è quello di valutare il ruolo dell’ecografia nella pianificazione dell’iter diagnostico del paziente
ricoverato nella U.O. di Geriatria.
Materiali e Metodi. Sono stati considerati 500 pazienti
di età superiore ai 65 anni (270 D e 230 U) esaminati
mediante ecografia addominale e pelvica nei tre primi
giorni di ricovero ospedaliero.
L’indagine ecografica è stata eseguita precocemente in
tutti i pazienti indipendentemente dalla diagnosi d’ingresso
formulata dal Pronto Soccorso, poichè l’obiettivo fondamentale era quello di identificare la eventuale pluripatologia dell’anziano nel più breve tempo possibile e con i
minori disagi per i pazienti.
Risultati. Sono state identificate le seguenti patologie:
265 steatosi epatiche, 87 litiasi colecistiche, 3 pancreatiti
croniche, 287 patologie cistiche renali, 25 patologie
cistiche epatiche, 13 angiomi epatici, 50 cirrosi epatiche,
8 epatocarcinomi, 1 carcinoma del colon, 1 carcinoma
gastrico, 1 carcinoma renale, 1 carcinoma pancreatico,
4 aneurismi aorta addominale, 2 carcinomi ovarici,
110 nefroangiosclerosi bilaterali, 89 versamenti pleurici,
34 versamenti addominali, 7 idronefrosi, 37 litiasi renali,
5 neoplasie vescicali. In tutti i casi, immediatamente
dopo aver acquisito i dati patologici con l’ecografia, è
stato avviato precocemente il corretto iter diagnostico
successivo, impostata tempestivamente la adeguata terapia,
richiesta la consulenza dello specialista, oppure avviata
la procedura di trasferimento nel reparto di competenza.
Discussione e Conclusioni. L’utilizzo sistematico e precoce
dell’ecografia, eseguita al letto del paziente, al momento
della visita medica, ha permesso in tutti i casi considerati,
di ridurre sensibilmente i tempi di ricovero sia attraverso
la migliore impostazione dell’iter diagnostico e del piano
terapeutico, sia mediante un più opportuno coinvolgimento
dei colleghi specialisti consulenti.
Infine si sono verificate meno complicanze correlate a
prolungata ospedalizzazione.
La diagnostica ecografica in geriatria facilita il
raggiungimento degli obiettivi aziendali
P3
V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano,
R. Flora, C. Pesce
Unità Operativa Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi
AUSL BR 1
Introduzione. Il paziente anziano viene spesso ricoverato
nella U.O. di Geriatria con pluripatologie, rimane a
lungo degente, le numerose indagini diagnostiche richieste
comportano spesso una attesa di molti giorni, con aggravio
25
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Color Doppler
di spesa considerevole, spesso non compensato dal DRG
della diagnosi di dimissione.
Scopo del lavoro è verificare se è possibile arrivare alla
diagnosi di dimissione principale ed alle diagnosi secondarie
nel minor numero di giorni possibile utilizzando routinariamente innanzitutto l’ecografia (US) e, successivamente,
altre indagini diagnostiche ritenute indispensabili in base
ai dati clinici ed ecografici.
E’ noto che tra gli obiettivi delle aziende sanitarie quelli
di ridurre i tempi di degenza ed i ricoveri inappropriati,
incrementando il peso dei DRG, vengono abitualmente
proposti alle Unità Operative: spesso è difficile raggiungerli
e pertanto ulteriore scopo del nostro lavoro è quello di
valutare se l’ecografia costituisce un valido ausilio per
raggiungere gli obiettivi aziendali concordati con l’U.O.
di Geriatria.
Materiali e Metodi. Sono state valutate retrospettivamente 500 cartelle cliniche: 250 di pazienti in cui è stata
effettuata l’US il primo giorno, 250 di pazienti in cui è
stata effettuata invece oltre il quarto giorno di ricovero;
altri parametri considerati sono stati diagnosi d’ingresso,
diagnosi di dimissione, appropriatezza del ricovero,
durata della degenza, valore del DRG.
Risultati. L’analisi retrospettiva delle cartelle cliniche ha
dimostrato che nel gruppo di pazienti in cui è stata effettuata
l’US il primo giorno, con qualsiasi diagnosi d’ingresso e
qualsiasi diagnosi di dimissione, la durata media della
degenza è stata inferiore, non è stato evidenziato nessun
ricovero inappropriato, il costo degli esami diagnostici,
strumentali e di laboratorio, è stato inferiore, i valori dei
DRG sovrapponibili a quelli del gruppo in cui l’US è
stata effettuata dal quarto giorno in poi.
Conclusioni. E’ noto che l’US consente una diagnosi
accurata in moltissime situazioni patologiche, anche nel
paziente anziano affetto da pluripatologie, poco collaborante, spesso a rischio di complicanze se sottoposto ad
indagini invasive o con mezzo di contrasto.
Inoltre l’anziano spesso peggiora durante lunghi ricoveri
ospedalieri. La nostra analisi ha confermato la validità
dell’US nel facilitare il raggiungimento degli obiettivi
aziendali stabiliti per l’U.O. di Geriatria, migliorando
l’efficacia e l’efficienza delle cure fornite.
Diagnosi precoce del danno d’organo nell’anziano
iperteso: ruolo dell’eco Doppler e della valutazione
plurispecialistica
P4
V. Carrieri, G. Mileti, A. De Bellis
Unità Operativa di Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi
AUSL BR 1
Introduzione. Il paziente iperteso di oltre 65 anni spesso
è affetto da pluripatologie che prevedono terapie croniche
con numerosi farmaci: è stato rilevato che i farmaci
antiipertensivi sono tra i primi ad essere sospesi dal
paziente se non avverte sintomi correlati all’elevata P.A.
La non assunzione dei farmaci si verifica soprattutto per
quelli che hanno effetti collaterali molto sgraditi al
paziente, quali i diuretici ed i calciantagonisti.
Recentemente viene utilizzato anche per l’iperteso di età
superiore a 65 anni l’irbesartan, inibitore dei recettori
AII, privo di effetti collaterali e molto efficace non solo
26
per il controllo della P.A., ma anche per prevenire il
danno d’organo, in particolare a livello renale.
Scopo del lavoro è di valutare i pazienti anziani in terapia
con irbesartan da circa 3 anni, utilizzando il monitoraggio
con eco color Doppler renale, esami di funzionalità renale,
fundus, valutazione plurispecialistica, tenendo conto
anche della compliance del paziente e dell’adesione alla
terapia.
Materiali e Metodi. Sono stati inclusi nello studio 20
pazienti di età superiore ai 65 anni, in terapia da tre anni
con irbesartan 300 mg die.
L’ecografia renale con eco color Doppler è stata eseguita
ogni 6 mesi, gli esami di laboratorio (azotemia, creatininemia, esame urine con dosaggio microalbuminuriaproteinuria ogni 3 mesi, fundus oculi e valutazione
cardiologica ogni 6 mesi.
Risultati. Tutti i pazienti hanno assunto regolarmente il
farmaco senza sospensioni per tutta la durata dell’osservazione. L’esame del fundus oculi ha evidenziato in tutti
retinopatie ipertensive, dal 1 al 3 stadio, ed in nessuno
dei pazienti è stata evidenziata una progressione del
danno retinico. L’eco color Doppler renale ha evidenziato
riduzione della volumetria renale in 6 pazienti, in nessuno
dei casi sono state evidenziate alterazioni del flusso.
Gli esami di laboratorio hanno evidenziato riduzione
della creatininemia in 7 pazienti e stabilità dei valori
negli altri 13. L’albuminuria è scomparsa in 5 pazienti, la
proteinuria è regredita in 5 pazienti; nessuno degli ipertesi
con insufficienza renale ha avuto una progressione della
patologia. La valutazione clinica ha documentato buon
controllo pressorio.
Discussione e Conclusioni. La prescrizione di un farmaco
privo di significativi effetti collaterali come l’irbesartan e
l’utilizzo di un adeguato monitoraggio con ecografia ed
eco color Doppler renale e fundus, evita all’anziano il
danno renale da elevata P.A.
Il paziente geriatrico con scompenso cardiaco cronico
e fibrillazione atriale: ruolo dell’ecografia addominale
e tiroidea
P5
V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano,
R. Flora, C. Pesce, G. Angone
Unità Operativa di Geriatria - Dipartimento Diagnostica
per Immagini - Ospedale A. Perrino - Brindisi- AUSL BR 1
Introduzione. Una delle diagnosi di ammissione più
frequentemente formulata dal PS per i ricoverati nella
U.O. di Geriatria è quella di dispnea in paziente con
Fibrillazione Atriale (FA) cronica: in quasi tutti i casi i
pazienti vengono dimessi con diagnosi di scompenso
cardiaco cronico, versamento pleurico, FA.
Il PS abitualmente richiede una consulenza cardiologica
a cui fa seguito l’invio in reparto. Nella U.O. di Geriatria
la degenza media è di circa 12 giorni per effettuare le
indagini diagnostiche e la adeguata terapia.
Scopo del lavoro è di verificare se l’inserimento nell’iter
diagnostico dell’ecografia (US) addominale e tiroidea
nelle prime 24 ore dal ricovero permette di ridurre la
degenza media e di influenzare positivamente la scelta
della terapia più appropriata.
Materiali e Metodi. Sono stati valutati retrospettivamente
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Color Doppler
50 pazienti (30 donne, 20 uomini) di età >65 anni dimessi
con diagnosi di scompenso cardiaco e FA cronica.
In 25 sono stati effettuati Rx torace, ECG, EsLaborat,
Ecocardiogramma; in 25 è stata effettuata anche US
addominale e tiroidea entro 24 ore dal ricovero.
I parametri considerati sono stati: diagnosi US e diagnosi
RX, degenza media, giorni necessari per ridurre lo
scompenso e migliorare la sintomatologia.
Risultati. Nel primo gruppo di pazienti sono stati riscontrati
10 versamenti pleurici dx e due versamenti pericardici.
Nel secondo gruppo l’US ha evidenziato 15 versamenti
pleurici (12 dx e 3 bilaterali) di cui solo 9 evidenziati con
l’Rx torace e 3 casi di ascite; inoltre 8 pazienti, di cui
7 donne, presentavano patologie nodulari della tiroide.
La posologia della terapia diuretica è stata nel secondo
gruppo più elevata ed i giorni necessari per ridurre i
sintomi dei pazienti sono stati inferiori, ottenendo una
degenza media di 9 giorni. Ovviamente nei pazienti con
scompenso, FA e riscontro occasionale di patologia tiroidea non è stato prescritto amiodarone. Il monitoraggio
dei versamenti pleurici è stato effettuato, evitando Rx
torace, soltanto ecograficamente.
Discussione e Conclusioni. In base ai dati della nostra
osservazione l’US addominale è risultata indispensabile
per evidenziare lievi versamenti pleurici e per monitorarli
in corso di terapia diuretica, l’US tiroidea è stata utile
per scegliere i farmaci più adeguati: l’accuratezza
diagnostica e terapeutica è stata maggiore nel 2° gruppo
grazie all’US eseguita entro 24 ore.
In conclusione questo approccio riduce disagi dell’anziano
paziente e costi di degenza dell’ASL.
Ruolo dell’ecografia color Doppler nelle strategie
aziendali per migliorare l’integrazione assistenziale
P6
V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano,
C. Pesce, R. Flora, A. Miglietta, C. Zuccaro
Unità Operativa di Geriatria - Ospedale Perrino - AUSL BR 1
Brindisi
Introduzione. E’ noto che uno degli obiettivi fondamentali
delle AUSL è quello di garantire ai pazienti una adeguata
continuità assistenziale, realizzando l’indispensabile
integrazione tra medici di medicina generale (MMG),
specialisti, strutture ospedaliere per acuti, lungodegenze,
ospedalizzazione domiciliare, ospedali di comunità,
residenze sanitarie, assistenza domiciliare.
Scopo del lavoro è quello di proporre, quale strategia
per integrare le molteplici figure sanitarie mediche coinvolte, corsi di formazione finalizzati ad approfondire
metodiche diagnostiche e procedure terapeutiche, stilando linee guida condivise. In particolare gli Autori propongono un progetto formativo multidisciplinare in tema
di ecografia ed eco color Doppler con il coinvolgimento,
in qualità di docenti, dei responsabili delle strutture precedentemente elencate e con la partecipazione, in qualità
di discenti, di tutti i medici responsabili del processo
assistenziale.
Materiali e Metodi. Il progetto formativo si sviluppa in
10 corsi interattivi in cui vengono sviluppate tutte le
problematiche inerenti l’ecografia e l’eco color Doppler:
indicazioni, limiti, iter diagnostici, competenze e ruoli
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
delle diverse figure professionali, aspetti normativi,
economici, ecc.
Risultati. Poichè uno dei costi aziendali più elevati è
quello per indagini diagnostiche e tenuto conto che le
liste di attesa, soprattutto per alcune metodiche quali
l’ecografia ed il Doppler, sono spesso tra le più lunghe,
una strategia di formazione e d’integrazione partendo
dalla condivisione di iter diagnostici e terapeutici potrebbe
fornire ai partecipanti sia l’opportunità di migliorare la
propria formazione e sia, soprattutto, di comprendere,
confrontandosi con tutte le figure professionali coinvolte
nel processo assistenziale, le dinamiche che spesso
compromettono la comunicazione tra professionisti della
salute.
Discussione e Conclusioni. L’ecografia e l’eco color Doppler,
grazie alla multidisciplinarietà che le caratterizza, possono
rappresentare un campo privilegiato di confronto, formazione e integrazione tra la maggior parte dei medici, in
qualsiasi ambito essi svolgano la propria attività.
Partendo dalla condivisione di un progetto formativo
ecografico è auspicabile che essi possano acquisire anche
la metodologia e gli strumenti per migliorare la comunicazione tra professionisti e pazienti, per garantire, sia in
ospedale, sia in ambulatorio e a domicilio, efficacia ed
efficienza delle cure.
Masse renali cistiche: quale è il ruolo dell’ecocolor
Doppler con mezzo di contrasto nella caratterizzazione,
secondo la classificazione di Bosniak?
P7
A.M. Costantini, V. Summaria, S. Speca, G. Maresca,
L. Bonomo
Università Cattolica S.Cuore - Roma
Obiettivi dello studio. Scopo dello studio è quello di valutare
l’accuratezza e l’efficacia diagnostica dell’ecocolor
Doppler (ECD) con mezzo di contrasto nello studio delle
lesioni renali cistiche in accordo con la classificazione di
Bosniak.
Materiali e Metodi. Bosniak descrive 4 categorie di
lesioni cistiche. Nel nostro studio, ci siamo basati su tale
classificazione, per la diagnosi e la caratterizzazione
delle lesioni cistiche renali. Abbiamo studiato 14 lesioni
cistiche complesse in 14 pazienti (diametro da 2.5 a 10 cm)
mediante ECD prima e dopo la somministrazione a bolo
di Levovist (10 ml - 300 mg/ml).
Abbiamo valutato la presenza o l’assenza dei seguenti
segni color Doppler ed ecografici:
1) vascolarizzazione periferica;
2) presenza di setti e caratteristiche della loro vascolarizzazione;
3) presenza di tessuto solido intracistico e caratteristiche
della vascolarizzazione.
Risultati. In tutti i 14 pz abbiamo osservato dopo contrasto,
un enhancement dei vasi parenchimali.
Basandosi sulla classificazione di Bosniak abbiamo assegnato le lesioni ai seguenti gruppi: 8 al gruppo IV (tutte
con enhancement), 3 al gruppo III (nessun enhancement),
3 al gruppo II (nessun enhancement).
Tutte le lesioni dei gruppi III e IV sono state sottoposte
ad asportazione chirurgica; le lesioni del gruppo II sono
state incluse in un follow-up clinico e radiologico (TC e/o RM).
27
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Color Doppler
All’istologia tutte le lesioni del gruppo IV e 2/3 del
gruppo III sono risultate adenocarcinomi; 1/3 del gruppo
3 è risultata essere una cisti complessa con assenza di
cellule maligne.
Conclusioni. Nel nostro studio ECD con il mezzo di
contrasto ha permesso di migliorare la discriminazione
benigno/maligno delle lesioni cistiche renali e ha
notevolmente aumentato la sensibilità dell’ECD.
Nodulo piccolo alla tiroide. Analisi retrospettiva
della nostra casistica
- noduli piccoli in pazienti con linfonodi cervicali,
risultanti MTS;
- nodulo piccolo in lobo residuo a tiroidectomia controlaterale sede di K;
- aumento volumetrico di nodulo in terapia con levotiroxina.
L’ecografia tradizionale e color Doppler nella diagnosi
differenziale del tipo I e tipo II dell’ipertiroidismo
da Amiodarone
P9
P8
S. Lo Grasso, S. Mancuso, G. Pandolfo*
Centro Diagnostica Tiroidea - Marsala - * U.O. Oncologia Ospedale Civile - Mazara del Vallo
Obiettivi dello studio. La presenza di noduli alla tiroide
è riscontro frequente in corso di esame ecografico e spesso
non è correlato a patologia.
Abbiamo sottoposto a revisione la nostra casistica
ecografica per esaminare attraverso un’analisi retrospettiva
quale guadagno, in termini di orientamento diagnostico,
avesse avuto il nostro atteggiamento dall’entrata in uso
presso il nostro Centro, di un’apparecchiatura eco-colorDoppler.
Materiali e Metodi. Sono state sottoposte ad esame
computerizzato dei dati n. 4384 indagini ecografiche da
noi effettuate, di cui n. 1124 completate da studio
eco-color-Doppler.
Sono stati individuati 2280 pazienti con noduli tiroidei,
di cui 1390 con lesioni nodulari sotto il centimetro.
E’ stata eseguita FNAB nei noduli con caratteristiche
ecografiche sospette, con un totale di 632 esami citologici.
In 120 casi è stata posta indicazione chirurgica.
Sedici di questi pazienti presentavano una neoplasia
tiroidea.
Risultati. E’ opportuno considerare con estrema prudenza
un atteggiamento troppo aggressivo nei confronti dei
noduli piccoli, essendo questi estremamente frequenti
(61% dei casi).
Nel dare indicazione all’ago-aspirato per esame citologico
(FNAB) ci aiuta molto lo studio ecografico del nodulo:
nella nostra casistica abbiamo trovato correlazioni
statisticamente significative tra malignità del nodulo
tiroideo di diametro minore di 10 mm e:
1) irregolarità dei margini;
2) ecostruttura interna ipoecogena;
3) microcalcificazioni intranodulari;
4) presenza di linfonodi latero-cervicali di tipo metastatico;
5) pattern vascolare al color-Doppler.
In riferimento a quest’ultimo aspetto, la nostra esperienza
dimostra non tanto significativa di malignità la vascolarizzazione di tipo centrale, bensì il valore predittivo elevato
per benignità dell’esclusivo pattern colore periferico.
Conclusioni. Considerato che nella nostra esperienza i
noduli maligni sono solo il 13% circa del totale dei
sospetti (indipendentemente dal volume), e che nel 96%
dei casi sono carcinomi papillari (con ottima prognosi),
appare opportuno sottoporre ad ago-aspirato noduli tiroidei di diametro minore di 10 mm, quando:
- noduli in pazienti giovani con familiarità per neoplasia
tiroidee;
28
M. Loy, A. Melis, E. Perra, M.E. Cianchetti, M. Piga,
S. Mariotti, G. Mallarini
Policlinico Universitario di Cagliari
Scopo. L’ipertiroidismo da Amiodarone (AIT) può
presentarsi in due forme: tipo I, che si sviluppa in pazienti
con preesistenti anomalie della tiroide, e tipo II, legato a
una tiroidite distruttiva in ghiandole apparentemente
normali.
La differenziazione delle due forme, cruciale in rapporto
al trattamento, può rappresentare un difficile problema
diagnostico.
Nel nostro studio valutiamo l’utilità dell’ecografia tradizionale e color Doppler (CD) nella diagnosi differenziale
delle due forme di AIT.
Materiali e Metodi. Sono stati inseriti nello studio
12 pazienti affetti da AIT, suddivisi sulla base dei dati
clinici (presenza o meno di gozzo e risposta terapeutica)
nel tipo I e tipo II.
Di ciascun paziente sono stati presi in considerazione
l’ecografia tiroidea tradizionale e CD, la scintigrafia
tiroidea con 99mTC, la iodocaptazione, il dosaggio
ormonale (FT3, FT4, TSH), l’autoimmunità tiroidea
(TPOAb, TAb, TRAb), il dosaggio dell’IL-6 e la dose
accumulata di Amiodarone espressa in grammi.
Mediante l’esame ecografico tradizionale è stato valutato
il volume tiroideo, l’ecogenicità del parenchima tiroideo
e la presenza o meno di noduli. Con il CD si è studiata la
presenza o meno di flussi vascolari all’interno della tiroide
sia nel contesto del parenchima, che in rapporto alla
presenza di noduli (secondo la classificazione di Lagalla).
Risultati. Una differenza significativa tra le due categorie
di AIT è risultata esclusivamente per i seguenti parametri
(vedi Tabella): età dei pazienti, presenza o meno di noduli
all’esame ecografico tradizionale e presenza o meno di
flussi vascolari al CD. Considerando in particolare
l’aspetto al CD, per quanto riguarda l’AIT di tipo 1,
quattro pazienti presentavano flussi esclusivamente perinodulari (pattern II), tre flussi intranodulari (pattern III),
mentre i cinque i pazienti con AIT di tipo 2 mostravano
flussi parenchimali sporadici o assenti (pattern I).
Conclusioni. I nostri dati sembrano confermare che
l’ecografia bidimensionale e color Doppler rappresentano
strumenti utili per la diagnosi differenziale del tipo 1 e 2
dell’AIT, da affiancare vantaggiosamente alla valutazione clinica.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Color Doppler
Tipo 1
Tipo 2
N° soggetti
7
5
Età (anni)
73.29 ± 5.211
56.20 ± 17.85
Maschi : Femmine
2: 5
4: 1
Amiodarone (dose accumulata in gr)
159.6 ± 67.7
198 ± 95.5
Volume tiroide (cc)
40.99 ± 26.19
18.04 ± 6.27
Presenza di noduli all’ecografia B/N
7/72
0/5
CD (presenza di flussi)
7/73
0/5
FT3 (pmol/l)
15.69 ± 19.86
5.96 ±1.62
FT4 (pmol/l)
36.64 ± 15.6
36.62 ±19.67
Patienti con incremento dell’IL-6
3/5 (2 non dosato)
1/4 (1 non dosato)
Iodocaptazione 3 h
2.45 ± 1.03
1.74 ± 0.48
24 h
2.81 ± 1.15
1.48 ± 1
1/7
3/5
Scintigrafia (assenza di fissaz)
, , 3 P<0.05
1 2
Ruolo dell’ecografia color Doppler nel follow-up
dei pazienti operati per neoplasia tiroidea maligna
P10
M. Miceli, N. Cremonini *, G.P. Casadei **, D. Dall’Olio ***,
F. Gigli, M. Roversi
UU.OO. di Radiologia, *Endocrinologia, **Anatomia Patologica,
***Otorinolaringoiatria Ospedale Maggiore - AUSL di
Bologna
Obiettivi dello studio. Scopo del lavoro è valutare l’utilità
dell’ecografia color Doppler nel follow-up dei pazienti
sottoposti a intervento chirurgico per neoplasia tiroidea
maligna.
Materiali e metodi. Sono stati analizzati retrospettivamente
gli esami ecografici di 85 pazienti tiroidectomizzati, in
prevalenza per ca. papillifero, eseguiti a una distanza
variabile da 3 a 36 mesi dall’intervento, valutando i
seguenti criteri predittivi di malignità per le recidive
loco-regionali (struttura ipoecogena o complex, presenza
di microcalcificazioni, prevalenza del diametro a-p,
margini irregolari, sconfinamento, pattern vascolare tipo III)
e per le localizzazioni linfonodali (indice rotondità,
diffusione extracapsulare, assenza ilo, rapporto ilo/corticale,
alterazioni focali della corticale, vascolarizzazione
periferica o mista).
18 pazienti sono stati esaminati con TC e/o RM, 22 con
FNAC, in 16 vi è stato il riscontro bioptico operatorio.
Risultati. In ognuno dei 12 pazienti in cui è risultata una
ripresa della malattia confermata con FNAC e/o chirurgicamente e prevalentemente costituita da colonizzazioni
linfonodali, erano presenti almeno due dei criteri predittivi
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
di malignità analizzati.
In 3 pazienti nei quali non è stata confermata la ripresa
della malattia era presente un solo criterio predittivo di
malignità.
Nei restanti pazienti non si sono riscontrati i suddetti criteri
e l’eventuale indicazione alla FNAC (7) e all’intervento
(1) è stata posta in base ad altri riscontri clinico-strumentali.
Conclusioni. L’ecografia rimane l’esame fondamentale
nel follow-up dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico
per neoplasia tiroidea maligna, grazie alla integrazione
delle informazioni derivanti dal B-mode e dal color
power Doppler.
Peraltro è soltanto la combinazione dei vari criteri di
semeiotica ecografica predittivi di malignità che può
indirizzare verso la FNAC e/o il reintervento.
Ulteriori conferme sono attese dalla ecocontrastografia.
Bibliografia.
Frates MC et Al. J Ultrasound Med 2003; 22: 127
Kouvaraki MA et Al. Surgery 2003; 134: 946
Rubaltelli L et Al. Radiol Med 2004; 107: 388
29
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia
Gastroenterologia
Cistoadenoma mucinoso dell’appendice: a proposito
di un raro caso
P11
F. Amodio, G. Cangiano, E. Cavaglià, G. Vallone *, V. Capurro *,
M. Maglione **, L. Iovine ***
U.O.S.C. Radiologia Vascolare ed Interventistica - A.O.R.N.
A. Cardarelli (NA)
* Università degli Studi di Napoli “Federico II” - Dipartimento
di Scienze Biomorfologiche e Funzionali - Istituto di Scienze
Radiologiche
**Seconda Università degli Studi di Napoli - Istituto di Scienze
Radiologiche
*** U.O.S.C. Chirurgia Laparoscopica Specialistica Epatica
e Centro Trapianti di Fegato - A.O.R.N. Cardarelli
Introduzione. Il cistoadenoma mucinoso dell’appendice è
una rara neoplasia appartenente al gruppo dei tumori
mucosecernenti dell’appendice. Questa entità anatomomacroscopica descrive una evenienza rara, di natura benigna
o maligna, che viene riscontrata nello 0.2-0.3% delle
appendicectomie. Affrontando questa affezione si pongono
tre problemi: difficoltà di un corretto inquadramento diagnostico pre-operatorio, eventuale malignità e rischio di
evoluzione di malattia gelatinosa peritoneale (pseudomixoma
peritonei) in caso di perforazione.
Caso clinico. C.A. (F, 66 aa), da 4 giorni dolore addominale
diffuso. Episodio diarroico con melena. L’esame ecografico
dell’addome evidenzia presenza in fossa iliaca dx di
voluminosa formazione cistica, di 65 mm di diam max, a
pareti esogene ed ispessite, contenuto finemente corpuscolato,
localizzata anteriormente ai vasi iliaci e medialmente al
cieco in sede appendicolare. Non si reperta ispessimento
ed iperecogenicità del grasso mesenteriale periappendicolare
né versamento fluido. La TC dell’addome con mdc conferma
presenza di massa cistica loculata in fossa iliaca dx non
dissociabile dal margine mediale del cieco e localizzata
antero-lateralmente ai vasi iliaci. La massa presenta pareti
spesse e parzialmente calcifiche con modesto enhancement
parietale.Viene eseguito intervento chirurgico in laparoscopia:
la formazione cistica presenta caratteri macroscopici di
appendice infiammata con aspetto pseudo-tumorale.
La valutazione anatomo-patologica: ghiandole mucinose
con aspetti papilliferi senza segni di infiltrazione parietale;
l’assenza di atipica cellulare e di infiltrazione parietale orientano
per la diagnosi di cistoadenoma mucinoso dell’appendice.
Discussione. Gli Autori ritengono che il riscontro di massa
cistica ben capsulata, a pareti ecogene e spesse ed a contenuto
fluido finemente corpuscolato, localizzata in corrispondenza
del margine mediale del cieco ed anteriormente ai vasi iliaci
sia suggestiva per la diagnosi di tumore mucosecernente
dell’appendice. La presenza di calcificazioni di parete e
di setti interni rappresenta ulteriore elemento semeiologico
utile alla diagnosi. L’assenza di ispessimento del grasso
mesenterico, di versamento fluido in addome e di segni
di pseudomixoma peritonei è elemento utile per una diagnosi
presuntiva di benignità.
L’assenza di nodulazioni di parete con mancato contrast
enhancement dopo somministrazione di mdc alla TC
orienta per la benignità della neoplasia.
30
Steatoepatite non alcolica (NASH) e diabete mellito:
valutazione clinico ecografica
P12
V. Carrieri, G. Angone, G. Mileti
U.O. Geriatria - Dipartimento Diagnostica per Immagini Ospedale Perrino - U.O. Lungodegenza Ospedale Cisternino AUSL BR 1
Introduzione. La steatoepatite non alcolica (NASH) si
può osservare frequentemente nei pazienti diabetici non
insulino dipendenti e, più raramente, nei diabetici insulino
dipendenti.
La NASH è associata, oltre che a diabete tipo II, ad obesità
di classe III, insulino resistenza, ipertensione arteriosa,
iperuricemia, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia con
bassi livelli di colesterolo HDL, rapporto GOT/GPT >1,
fattori predittivi di evoluzione della steatosi epatica a
fibrosi o cirrosi con quadro terminale di insufficienza
epatica.
Scopo del lavoro è quello di identificare i pazienti a
rischio di NASH avvalendosi dei dati clinici, di laboratorio
e del monitoraggio con ecografia ecocolor Doppler.
Materiali e Metodi. Sono stati selezionati 350 pazienti
diabetici (220 donne, 130 uomini) con diagnosi ecografica
di steatosi epatica non alcolica e non virale.
Sono stati considerati la presenza/assenza di altri fattori
di rischio (ipertensione, obesità, ipercolesterolemia,
ipertrigliceridemia, livelli di GOT, GPT, gamma GT,
fosfatasi alcalina, HbA1c, fumo, attività fisica, terapia
con biguanidi, associazioni precostituite insulina).
I pazienti sono stati controllati ecograficamente e clinicamente ogni 6 mesi.
Sono state segnalate le alterazioni strutturali epatiche, le
variazioni degli esami di laboratorio, lo scarso controllo
della glicemia.
Gli esame ecografici ed eco color Doppler sono stati
eseguiti sempre da tre esperti ecografisti.
Sono stati stabiliti, utilizzando i dati della Letteratura, i
parametri ecografici per differenziare steatosi, fibrosi e
cirrosi epatica.
Risultati. 50 pazienti (38 donne e 12 uomini) con obesità
III grado, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia,
HbA1c di 8.5%, hanno sviluppato nell’arco di 5 anni un
quadro avanzato di fibrosi epatica con aumento delle
transaminasi persistente.
3 donne, infine, hanno sviluppato un quadro di cirrosi epatica.
Discussione e Conclusioni. L’esame ecografico con eco
color Doppler consente di monitorare agevolmente i
pazienti diabetici con NASH e di evidenziare precocemente alterazioni strutturali che permettono di sospettare
l’evoluzione della steatosi verso la fibrosi epatica oppure
verso la cirrosi.
Dalla nostra analisi clinica con dati di laboratorio e strumentali è possibile concludere che l’insulino resistenza,
con valori di HbA1c elevati, associata ad ipertensione
arteriosa, iperlipidemia, obesità e diabete sono tutti fattori
di rischio per la NASH e per l’insufficienza epatica
avanzata.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia
La valutazione del paziente geriatrico obeso ed il
ruolo dell’ecografia
P13
V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano,
R. Flora, C. Pesce
Unità Operativa di Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi
AUSL BR 1
Introduzione. L’obesità è una condizione morbosa
multifattoriale che si osserva con frequenza anche in età
geriatrica (pazienti di età superiore a 65 anni): è noto che
il rischio di mortalità e morbilità aumenta con l’aumentare
del peso corporeo e con valori di BMI superiori a 27.
Gli obesi anziani hanno un rischio maggiore di avere più
frequenti complicanze e peggiore qualità di vita soprattutto se affetti da ipertensione arteriosa, diabete mellito,
dislipidemia, cardiopatia ischemica, insufficienza cerebrovascolare, insufficienza renale, insufficienza respiratoria, patologie osteoarticolari.
Obiettivo del lavoro è di valutare il ruolo dell’ecografia
eseguita nel paziente geriatrico obeso al suo ingresso in
reparto, il primo giorno di degenza oppure in corso di
ricovero in DH oppure in corso di visita ambulatoriale:
in particolare si intende verificare se esiste maggiore
prevalenza di condizioni morbose nel gruppo di anziani
obesi confrontato con un gruppo di anziani normopeso.
Materiali e Metodi. Sono stati esaminati con ecografia
addominale 500 pazienti di età superiore a 65 anni: 250
obesi o sovrappeso, 110 uomini e 140 donne, e 250
pazienti normopeso, 130 uomini e 120 donne.
Risultati. Nel gruppo degli anziani obesi sono state
evidenziate le seguenti patologie: 257 steatosi epatiche,
79 litiasi colecistiche, 3 pancreatiti croniche, 157 patologie
cistiche renali, 14 patologie cistiche epatiche, 10 angiomi
epatici, 34 cirrosi epatiche, 7 epatocarcinomi, 1 carcinoma
del colon, 1 carcinoma gastrico, 1 carcinoma renale, 1 carcinoma
pancreatico, 87 reni ridotti di volume, 3 aneurismi dell’aorta
addominale.
Nel gruppo degli anziani normopeso tutte le patologie
segnalate sono state evidenziate con percentuali ridotte,
comprese tra il 20 ed il 50% in meno.
Discusssione e Conclusioni. Gli obesi anziani, essendo
a rischio più elevato rispetto ai pazienti geriatrici normopeso, dovrebbero essere sottoposti più frequentemente ad
indagini diagnostiche per evidenziare precocemente
patologie, soprattutto neoplastiche e degenerative, che
possono, soltanto se diagnosticate precocemente, essere
curate con maggiori probabilità di successo.
La nostra osservazione dimostra che utilizzando l’ecografia,
nella maggior parte dei casi, è possibile evidenziare,
precocemente e con notevole accuratezza diagnostica, le
molteplici patololgie che frequentemente si associano nel
paziente obeso anziano ed inoltre è possibile, in quasi
tutti i casi, evitare ricoveri ospedalieri.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Patologie colecistiche nel paziente geriatrico in
alimentazione parenterale: valutazione ecografica
P14
V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano,
R. Flora, C. Pesce
Unità Operativa Geriatria - Ospedale Perrino Brindisi AUSL BR 1
Introduzione. In base ai dati della Letteratura ed a numerose
osservazioni cliniche il paziente in alimentazione parenterale
presenta un rischio elevato di formazione di sabbia biliare
o di calcoli colecistici.
Scopo del lavoro è di valutare in un gruppo di pazienti
di età superiore a 65 anni, sottoposti ad alimentazione
parenterale, il ruolo dell’ecografia nell’evidenziare
precocemente la presenza di patologie colecistiche.
Materiali e Metodi. Sono stati monitorati con esame
ecografico eseguito ogni 5 giorni 24 pazienti (14 donne e
10 uomini) di età compresa tra 67 e 95 anni, affetti da
varie patologie che comportavano grave compromissione
delle condizioni cliniche e necessità di alimentazione
parenterale.
L’ecografia colecistica è stata eseguita sempre dallo stesso
medico e con lo stesso ecografo.
Sono stati valutati i seguenti parametri: volume della
colecisti, spessore delle pareti colecistiche, presenza di
sabbia biliare, presenza di calcoli e dimensioni di essi,
presenza di ascite.
Risultati. Aumento del volume della colecisti è stato
evidenziato in 18 pazienti, incremento dello spessore
delle pareti è stato evidenziato in 10 pazienti, ascite era
presente in 8 pazienti.
La sabbia biliare è stata visualizzata in 12 pazienti: in 5
dopo 5 giorni, in 4 dopo 10 giorni, in 3 dopo 15 giorni di
alimentazione parenterale.
I calcoli colecistici (dimensioni massime di 4 mm) sono
stati evidenziati in 3 pazienti: in uno dopo 15 giorni, in 2
dopo 20 giorni di alimentazione parenterale.
In tutti e tre i pazienti coesisteva anche sabbia biliare.
Nessun episodio di pancreatite è stato evidenziato nè si
sono manifestati innalzamenti degli indici di funzionalità
epatica e pancreatica.
Nessun episodio di colecistite o di ittero si è verificato,
nè i pazienti erano sintomatici per colica biliare.
Discussione e Conclusioni. L’indagine ecografica si è
dimostrata utile per monitorare i pazienti sottoposti ad
alimentazione parenterale.
Nel gruppo di pazienti da noi esaminati non si sono verificate
complicanze correlate alla presenza di sabbia biliare e
calcoli, tali da peggiorare significativamente le condizioni
cliniche del paziente.
In Letteratura sono segnalati casi di ittero, di colecistite e
di pancreatine acuta: pertanto è da consigliare, in tutti i
pazienti geriatrici, sottoposti ad alimentazione parenterale,
il monitoraggio ecografico epatocolecistico, associato
naturalmente ad un monitoraggio clinico e di laboratorio,
per una efficace prevenzione.
31
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia
Ospedalizzazione domiciliare e ruolo dell’ecografia
P15
V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano,
C. Pesce, R. Flora, A. Miglietta, C. Zuccaro
U.O. Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi AUSL BR 1
Introduzione. L’ospedalizzazione domiciliare (O.D.) è
la modalità attraverso cui le strutture ospedaliere seguono
con il proprio personale, direttamente a domicilio,
pazienti che necessitano di prestazioni di particolare
complessità, tali da richiedere un processo assistenziale
di livello ospedaliero.
L’O.D. è l’effettuazione a domicilio di interventi diagnostici
e terapeutici erogati solitamente a pazienti in fase acuta.
Obiettivo del lavoro è di valutare il ruolo dell’ecografia
(US) addominale in pazienti affetti da cirrosi epatica con
ascite e/o HCC, iperammoniemia, colelitiasi, ipertensione
portale, ittero, ecc. in O.D.
Materiali e Metodi. Sono stati confrontati 10 cirrotici
con ascite e/o altre complicanze (5 M, 5 F, età 65-85 anni)
in O.D. e 10 cirrotici con ascite e/o altre complicanze
ricoverati in reparto.
Sono stati considerati i seguenti parametri: degenza
media, numero di complicanze, di chiamate in urgenza,
di tests di laboratorio, di ecografie, di paracentesi evacuative ecoguidate, costi per farmaci, impegno orario di
medico ed infermiere, indice di gradimento di pazienti e
familiari.
I pazienti in O.D. sono stati visitati ogni giorno e sottoposti
ad US dal medico, l’infermiere ha provveduto ad eseguire
sia prelievi per indagini di laboratorio sia terapia e.v.; se
necessaria è stata anche eseguita a domicilio paracentesi
ecoguidata.
Risultati. I pazienti in O.D., confrontati con i cirrotici
degenti in reparto, sono stati sottoposti con ecografo
portatile allo stesso numero di US sia per la diagnosi, sia
per il monitoraggio, sia per paracentesi ecoguidate; il
costo per farmaci è stato identico; non si sono verificate
complicanze in O.D., la degenza media è stata inferiore
in O.D., il numero di tests di laboratorio identico, l’indice
di gradimento elevato per i pazienti in O.D., l’impegno
orario del medico responsabile della O.D. esperto in US
inferiore rispetto alla somma dei tempi necessari per la
visita medica e per l’US in reparto.
Discussione e Conclusioni. L’O.D. è risultata metodica
gradita ai pazienti e familiari, priva di rischi per i cirrotici
con ascite e/o altre complicanze o patologie associate:
naturalmente è indispensabile poter contare su familiari
affidabili e, soprattutto, disporre di ecografo portatile
utilizzato da un medico esperto in US ed in grado di
effettuare diagnosi, monitoraggio e procedure ecoguidate.
L’US in O.D., gradita al paziente, permette, a parità di
valore di DRG, di ridurre i tempi di degenza e contenere
i costi.
32
Ipoglicemia sintomatica in paziente con tumore
stromale gastrointestinale maligno primitivo epatico
P16
G. Cat Genova, P. Bertello
Dipartimento di Medicina Interna - Ospedale di Chivasso (TO)
I tumori stromali gastrointestinali (GIST) rappresentano,
rispetto ai carcinomi, un raro gruppo di neoplasie del
tratto gastrointestinale.
Frequentemente asintomatici, a volte esordiscono con
dolore addominale o emorragia digestiva, spesso sono di
riscontro incidentale durante interventi chirurgici o
all’esame autoptico.
Tra questi, estremamente rare sono le forme primitive
epatiche.
Presentiamo il caso di un paziente di sesso maschile, di
50 anni, che si presentava in Pronto Soccorso per un
episodio confusionale, occorso in pieno benessere, senza
sintomatologia di accompagnamento.
Anamnesi muta; obiettività e parametri vitali nella
norma, tranne un lieve rallentamento ideo-motorio.
Gli esami ematochimici evidenziavano come unica alterazione una ipoglicemia (glicemia 48 mg/dl).
Elettrocardiogramma, Rx torace, TC encefalo risultavano
normali.
L’ECT addome eseguita in urgenza al letto del paziente
in Pronto Soccorso evidenziava, a livello del lobo epatico
dx, la presenza di una formazione disomogenea, isoecogena rispetto al parenchima epatico, con dimensioni di
circa 11 x 13 cm, parzialmente delimitata da un margine
irregolare iperecogeno pseudocapsulare, con all’interno
aree ipoecogene simil-cistiche.
Il paziente veniva pertanto ricoverato.
La TC addome successiva confermava la neo-formazione
epatica, associata a parziale trombosi della vena porta, in
assenza di adenopatie e di lesioni pancreatiche.
Gli esami endoscopici eseguiti risultavano negativi per
lesioni parietali/endoluminali gastrointestinali.
Veniva eseguita una biopsia epatica percutanea: l’esame
istologico e l’esame immunoistochimico permettevano la
diagnosi di GIST, rilevando l’espressione del CD117
(c-KIT proteina) e del CD 34.
L’ipoglicemia persistente, unico sintomo del paziente,
considerabile una manifestazione paraneoplastica del
GIST, potrebbe essere attribuita alla produzione da parte
del tumore di IGF-II (insulin-like growth factor).
Benchè la resezione chirurgica rappresenti il trattamento
di scelta di queste forme, nel caso presentato non veniva
posta indicazione chirurgica per l’invasività locale della
neoplasia e l’associata trombosi portale.
Considerati i promettenti risultati della recente alternativa
terapeutica rappresentata dall’imatinib mesilato, il
paziente veniva pertanto avviato al trattamento chemioterapico.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia
Malattia di Gaucher: studio ecografico ed ecocardiografico
P17
D. Catalano, D. Spadaro, G.F. Martines, M.C. Interrigi,
G.M. Trovato
Medicina Interna e Terapia Medica - Università di Catania
La malattia di Gaucher (G) è una malattia autosomica
recessiva caratterizzata da deficit dell’enzima lisosomiale
b-glucocerebrosidasi, con accumulo nel sistema nervoso
e reticolo endoteliale.
Il trattamento è la terapia enzimatica sostitutiva e la cura
delle complicazioni.
Scopo delle studio è stato di valutare in un gruppo di G
le correlazioni, se presenti, tra parametri ecografici
(dimensioni epatiche, diametro portale, flusso Doppler
portale, dimensioni spleniche) ed ecocardiografici
(massa e dimensioni ventricolari, portata cardiaca - CO-,
indice di compliance ventricolare sinistra -A/E-, frazione
di eiezione -EF-).
Lo studio è stato condotto su 9 soggetti affetti da G
(m 6, d 3, anni 35±10.67), valutati con ecografia
addominale e cardiaca, esami ematochimici e visita
generale.
5 soggetti erano affetti da G tipo I, 2 tipo II e 2 tipo III.
Inoltre, 6 soggetti erano splenectomizzati e tre presentavano, al momento del ricovero, splenomegalia (dimensioni medie di 14.1±2.06 cm).
I parametri ecocardiografici ed ecografici sono stati
correlati ai risultati ematochimici, all’età e all’indice di
massa corporea (BMI).
Sono risultate statisticamente significative la correlazione
inversa tra diametro diastolico del ventricolo sinistro
(r =- 0.716; p: < 0.001) e quella tra spessore del setto
interventricolare (r = 0.795; p:< 0.001) con l’emoglobina
espressa in grammi. Risulta, inoltre, una correlazione tra
diametro portale ed età (r = 0.79; p:<0.001) e tra massa
miocardica del ventricolo sinistro (LVMM), spessore
della parete posteriore e la velocità media di flusso portale
(p: <0.001).
Nei soggetti splenectomizzati la velocità media di flusso
portale correla inversamente con BMI e con dimensioni
del lobo epatico sinistro.
Conclusione. Massa ventricolare sinistra e spessore di
setto e parete posteriore mostrano un andamento parallelo a BMI ed emoglobina, in sintonia con una migliore
condizione nutrizionale.
Il diametro della porta mostra un trend in aumento con
l’età e la velocità media un trend in diminuzione, presumibilmente in rapporto alle maggiori resistenze intraepatiche legate alla specifica tesaurismosi.
Lo studio funzionale ecografico in pazienti con G
potrebbe consentire sia uno staging di compromissione
epatica e cardiaca, sia una valutazione della risposta a
lungo termine con le terapie di recente introduzione.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Diagnostica per immagini (ecografia, ecocontrastografia con mdc a basso indice meccanico, TC spirale)
in tre casi di mucocele gigante
P18
G. Francica, U. Pagliari, P. D’Alessandro, F. Scarano,
C. Giardiello
Presidio Ospedaliero Camilliani “S. Maria della Pietà” Casoria (NA)
Scopi. Descriviamo gli aspetti Ecografici (US) con e
senza mdc a basso indice meccanico e TC spirale di tre
casi di mucocele gigante recentemente venuti alla nostra
osservazione.
Pazienti e Metodi. Due maschi (di 67 e 70 aa) ed una
donna (di 70 aa) si presentano per valutazione di massa
addominale riscontrata in maniera occasionale.
Negativa l’anamnesi per appendicectomia.
Risultati. Reperti US comuni erano:
1) voluminosa lesione espansiva (20, 25 e 17 cm) con
sottile e continua capsula iperecogena, a contenuto intensamente corpuscolato, mobile, con aspetti filamentosi
talora disposti in forma di volute concentriche;
2) sede retroperitoneale;
3) esame con SonoVue non dimostrava perfusione della
massa in nessuna delle fasi diffusione del mdc.
Alla TC si apprezzavano lesioni simil-cistiche, con sottile
capsula periferica, setti interni e densità omogenea
(variabile da valori negativi del tessuto adiposo a quelli
dei tessuti molli), avascolari.
Nel primo caso studiato un agospirato ecoguidato dava
luogo solo a materiale acellulato, mucoide.
In tutti i casi all’intervento chirurgico si asportava un
mucocele gigante che conteneva circa dai 3 ai 7 litri di
materiale mucoide.
Conclusioni. Il mucocele gigante è patologia rara, ma va
considerata nella diagnostica differenziale delle masse
addominali retroperitoneali: i caratteri clinico-radiologici
orientativi per la diagnosi sono quelli di massa spesso a
rilievo occasionale, a contenuto denso corpuscolato,
avascolare, occupante i quadranti di destra e centrali
dell’addome.
Un caso di Schistosomiasi (S): utilità dello score
ecografico OMS
P19
M. Soresi, F. Russo, G. Mazzola, P. Campagna, V. Di Gesaro,
O. Ferrara, M. Affronti
Dipartimento di Medicina Clinica e delle Patologie Emergenti.
Università di Palermo
Introduzione. La S. è una malattia da Elminti (E) endemica
nelle zone tropicali.
L’infezione cronica da S. Mansoni, provoca nel fegato
granulomi e fibrosi portale conseguente alla flogosi
indotta dalle uova di E intrappolate nei vasi portali, ciò
provoca ipertensione portale (I por) ed ipersplenismo.
Caso clinico. Un uomo di 27 anni Sudanese, in Italia da
4 mesi veniva da noi per dolenzia al fianco sinistro.
Alla visita: massa in ipocondrio di circa 20 cm.
Esami di laboratorio: emoglobina 11g/dl, leucociti
1700/mmc, piastrine 11.000/mmc, funzionalità epatica
ed albuminemia normali, attività di protrombina 50%,
33
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia
ipergammaglobulinemia policlonale.
Ecografia (US): fegato: segmenti di destra ridotti di volume,
presenza di centimetriche immagini anecogene, rivelatisi
al color-Doppler come fistole portoportali e portocavali,
v. porta 17 mm, con flusso epatopeto a velocità media
delle massime 21 cm/sec, vasi portali con pareti ispessite
e lume ridotto, vene sovraepatiche di normale calibro e
con flusso fasico conservato, colecisti alitiasica, circoli
collaterali peripancreatici, milza 22 cm.
Una TC non forniva ulteriori dati.
Gastroscopia: varici F3. Il pattern US, l’Ipor, la provenienza
geografica ci faceva supporre una S.
La ricerca di parassiti nelle feci era negativa, non ci è stato
possibile eseguire test per anticorpi antiS; lo stato coagulativo
non permetteva la biopsia epatica (BE) percutanea.
Abbiamo calcolato lo score US proposto dall’OMS (Ginevra
2000) nel sospetto di S.: ImagePattern=6 (range 0-6),
Periportal Ticking=8 (range 0-8), Portal Hypertension=13
(range 0-13), dati addizionali: Splenomegalia=2 (range 0-2),
parete colecistica 1 (range 0-1).
Secondo lo score la diagnosi era di fibrosi portale avanzata
e I por da S.
Veniva eseguita BE trans giugulare che non portava a
diagnosi sicura, l’angiografia confermava la presenza
delle fistole, nelle misurazioni eseguite a catetere bloccato
nelle vv sovraepatiche le pressioni erano normali come
avviene nelle I por postsinusiodali, come da S.
Il paziente era sottoposto a splenectomia e biopsia epatica
intraoperatoria il cui esito era: granulomatosi gigantocellulare da S.
Conclusioni. La S è una patologia emergente nei paesi
occidentali, poco conosciuta e per questo di difficile
interpretazione, l’uso dello score ecografico dell’OMS è
semplice e accurato nel porre il sospetto, nel nostro caso,
in mancanza di dati anamnestici e clinici sicuri, è stato
l’esame più utile nel fare sospettare la malattia.
Utilità dell’ecografia nella diagnosi di malattia
celiaca
P20
M. Soresi, L. Di Prima, C. Magliarisi, A. Pirrone, V. Di Gesaro,
O. Ferrara, F. d’Antona, A. Carroccio
Dipartimento di Medicina Clinica e delle Patologie Emergenti Università di Palermo
Obiettivi dello studio. Recenti studi hanno evidenziato
che l’ecografia potrebbe avere un ruolo nell’iter diagnostico
della malattia celiaca (MC), tuttavia i dati in proposito
sono ancora poco numerosi, noi abbiamo voluto valutare
il pattern ecografico addominale in pazienti consecutivamente
osservati per sospetta malattia celiaca ed identificare quali
parametri possono essere utili per la diagnosi di MC.
Materiali e Metodi. Sono stati studiati 83 pazienti (28 M,
55 F) afferenti al nostro ambulatorio di gastroenterologia
(uno o più dei seguenti sintomi nella presentazione clinica:
diarrea 40 casi, anemia 38 casi, dolore addominale 53,
dispepsia 18, iper-transaminasemia criptogenetica 7 casi).
In tutti i pazienti è stata eseguita ecografia al mattino, dopo
una notte di digiuno con apparecchio Philips 1500 HDI
munito di sonda convex 2-5 MHz e lineare 5-12 MHz.
I pattern US esaminati sono stati: anse dilatate (AD), ispessimento delle anse (IA), linfonodi mesenterici aumentati di
34
volume (VLN), aumento della peristalsi (AP), diametro
della vena porta (VP), diametro longitudinale splenico
(DLM), steatosi epatica (ST), presenza d’ascite (AS).
La diagnosi di celiachia veniva in tutti i casi posta sulla
base del dato istologico di danno dei villi intestinali, associato
alla positività degli anticorpi anti-transglutaminasi.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi: celiaci (C) e
non celiaci (NC).
Sono stati esclusi dallo studio i pazienti con manifestazioni
cliniche e dati di laboratorio suggestivi di malattia infiammatoria intestinale.
L’analisi statistica è stata condotta con il test esatto di
Fisher.
Risultati. 16 pazienti (19.3%) risultavano celiaci, i pattern
US risultati significativamente associati con la diagnosi
di MC sono stati AD in 4/16 nei C vs 2/67 nei NC
(p<0.02), IA 3/13 nei C e 2/67 nei NC p<0.04 e ST presente
in 7/9 C e 13/67 NC (p<0.04); almeno 2 di tali eco-pattern
si associavano nello stesso paziente in 4/16 dei C ed in
1/67 dei NC p<0.01.
Conclusioni. Nel nostro studio la presenza di anse ispessite,
dilatate e steatosi epatica sono stati i pattern US più
frequentemente associati a celiachia, essi, però, non sono
specifici della MC, tuttavia la loro presenza specie se in
associazione, può essere utile soprattutto nei pazienti con
sintomatologia atipica ad indirizzare l’iter diagnostico.
L’ecografia della perforazione intestinale: detezione
del pneumoperitoneo, del versamento peritoneale,
dello stravaso di mdc orale
P21
O. Catalano, V. Alvino, M. Mattace Raso, A. Nunziata *, A. Siani
Servizio di Radiologia - Ospedale S.Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli; * Serv. di Radiologia - PSI Napoli Est ASL Napoli 1 - Napoli
Obiettivi. Sebbene in molti soggetti un semplice e singolo
radiogramma diretto dell’addome sia generalmente
considerato sufficiente per la diagnosi, indiretta, di
perforazione gastro-intestinale, è importante sapere che
anche l’ecografia, metodica sempre più spesso utilizzata
in prima istanza sia in sede di Pronto Soccorso che di
Servizio di Radiologia, può fornire molteplici e utili
informazioni sulla perforazione digestiva.
Casistica. In questo poster vengono presentate le possibilità
e limitazioni dell’ecografia nel riconoscere 3 diversi
aspetti della perforazione: il pneumoperitoneo (anche
con l’ausilio di sonde ad alta frequenza e della variazione
di decubito per dimostrare lo spostamento delle immagini
gassose), il versamento (quale segno della componente
liquida e possibile indicatore, per quantità e aspetto,
della natura inveterata della perforazione o della sua
evoluzione peritonitica), lo spandimento extraviscerale
del mdc ecografico orale (quale segno diretto dell’effettiva
e persistente presenza di una perforazione del tratto
gastroenterico).
Conclusioni. L’ecografia può riconoscere molteplici
aspetti della perforazione digestiva, importanti per la diagnosi
tempestiva e la gestione del paziente.
Essa può costituire eventualmente una metodica “all in one”,
in grado di riconoscere tutti i segni diretti ed indiretti
della perforazione.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia
Ecografia contrasto-specifica in tempo reale nello
studio del morbo di Crohn
P22
F. Sandomenico, B. Cusati, O. Catalano, A. Panarese *, A. Siani
P.O. S. Maria delle Grazie - Pozzuoli - ASL NA2 - Servizio
di Radiologia, * U. O. di Gastroenterologia ed Endoscopia
Digestiva
Obiettivi. Solitamente la diagnosi ed il follow-up della
malattia di Crohn necessita di indagini diagnostiche
invasive.
Attualmente l’esame ultrasonografico intestinale ha
assunto un ruolo fondamentale nell’approccio clinicodiagnostico del paziente con morbo di Crohn sospetto o
acclarato, soprattutto nel dimostrare i cambiamenti
morfologici nella parete intestinale.
Scopo della presentazione è valutare il ruolo del mdc ecografico nel quantificare l’attività della malattia di Crohn.
Materiali e Metodi. Abbiamo sottoposto 10 pazienti
consecutivi affetti da malattia di Crohn ad esame US in
basale per evidenziare i dati morfologici e con modalità
continua a basso indice meccanico (Contrast Tuned
Imaging, Esaote) e iniezione a bolo di 2, 4 o 4.8 ml di
mdc di II generazione (SonoVue, Bracco) per valutare
l’entità della vascolarizzazione parietale come indice
dell’attività della malattia.
La vascolarizzazione è stata classificata come assente,
minimamente visibile, e chiaramente apprezzabile (gradi
da 0 a 2). I risultati sono stati comparati con i dati clinici
e laboratoristici.
Risultati. L’esame US con mdc dedicato di II generazione
ha consentito la valutazione della fase di attività della
malattia in rapporto all’entità della vascolarizzazione
della parete intestinale interessata dal processo con buon
grado di correlazione con i dati clinici e laboratoristici.
Conclusioni. Nella nostra esperienza preliminare l’esame
ultrasonografico contrasto-specifico in tempo reale
consente di porre un giudizio sullo stato di attività della
malattia di Crohn, aggiungendo ai dati morfologici ottenibili
dall’ecografia basale, elementi fondamentali riguardanti
l’entità della vascolarizzazione parietale intestinale.
La facilità di esecuzione consente la ripetizione frequente
della procedura, permettendo la quantificazione della
progressione della malattia e la risposta al trattamento.
Impiego del mezzo di contrasto ultrasonografico di
seconda generazione nei pazieni con fibrosteatosi
epatica: nostra esperienza
P23
F. Tovecci, O. Catalano, M. Scanni, D. Iasevoli, S. Maione,
I. Marano
Servizio Radiologia - P.O. Ascalesi - ASL Napoli 1 - Napoli
Obiettivi. Scopo del nostro lavoro è stato quello di verificare
la sensibilità e la specificità dell’utilizzo del mezzo di
contrasto ecografico di II generazione (SonoVue) nella
identificazione delle aree di risparmio steatosico (skip
area) a localizzazioni insolite, in pazienti epatopatici,
pervenuti alla nostra osservazione con quadro ecografico
di base di fibrosteatosi, onde porre diagnosi differenziale
con patologie di diversa natura.
Materiali e Metodi. Sono pervenuti alla nostra osservazione
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
37 pazienti con quadro di fibrosteatosi, ciascuno dei
quali è stato studiato con apparecchiatura ATL 5000 HDI
con sonda convex multifrequenza, focalizzando l’attenzione
in una prima fase alla ricerca di relativa ipoecogenicità;
successivamente, riducendo l’indice meccanico (IM)
della sonda fino a valori di 0.7-0.8, è stato iniettato
mezzo di contrasto e.v. SonoVue allo scopo di documentare
le caratteristiche vascolari delle aree ipoecogene, nelle
fasi di diffusione, onde poter fare diagnosi differenziale
rispetto a lesioni di tipo focale.
Risultati. La somministrazione di mezzo di contrasto
e.v. ha evidenziato, in tutti i pazienti che presentavano
aree di risparmio steatosico (skip areas), una normale
rappresentazione interna del disegno vascolare, con
omogenea ecogenicità della relativa zolla parenchimale.
Conclusioni. L’utilizzo del mezzo di contrasto ecografico
ha consentito in tutti i casi, la precisa diagnosi differenziale
delle aree di risparmio steatosico da lesioni focali di tipo
primitivo o secondario.
Occlusione intestinale nel morbo di Crohn. Ruolo
dell’ecografia color-Doppler e con mezzo di contrasto
di II generazione
P24
F. Monteduro, M. Valentino, E. Ciccarese, G. Mazzoni,
L. Barozzi
U.O. di Radiologia - Dipartimento di Emergenza e
Accettazione - Policlinico S. Orsola-Malpighi - Bologna
Scopo dello studio. Valutare l’ispessimento parietale e lo
stato di attività della malattia nei pazienti affetti da
Morbo di Crohn (MC) con occlusione intestinale
mediante ecografia color-power-Doppler (CPD) e con
mezzo di contrasto (MdC) di II generazione.
Materiali e Metodi. Sono stati studiati 9 pazienti con
MC giunti al Pronto Soccorso del Policlinico S. OrsolaMalpighi di Bologna per occlusione intestinale.
I pazienti sono stati sottoposti a esame Radiografico
Diretto e ad ecografia intestinale seguita da studio CPD e
con MdC (SonoVue, Bracco, Italia).
Successivamente è stata eseguita Tomografia
Computerizzata Spirale (TCS) senza e con mezzo di contrasto
iodato iv.
Risultati. La radiografia diretta dell’addome evidenziava
la presenza di livelli idro-aerei del tenue in assenza di
segni di perforazione.
L’ecografia intestinale ha localizzato il segmento intestinale
stenotico dimostrando ispessimento della parete e alterazione dei suoi strati a valle dei livelli idro-aerei.
Lo studio CPD ha mostrato in 3 pazienti riduzione o
assenza di segnale e nei restanti 6 pazienti aumento da
moderato a forte dell’intensità del segnale.
L’ecografia con MdC di II generazione ha mostrato nei 3
casi con assenza di segnale uno scarso incremento dell’ecogenicità dopo infusione iv e nei 6 casi con CPD aumentato
un precoce e marcato aumento dell’ecogenicità parietale
seguito da rapido rilascio.
La TC, eseguita successivamente, ha confermato una
omogenea ipodensità dopo l’infusione di mezzo di
contrasto iodato nei 3 casi con scarso segnale CPD e
scarso incremento dell’ecogenicità all’ecografia con
MdC e marcato enhancement parietale nei 6 casi con
35
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia
aumento del segnale CPD e incremento dell’ecogenicità
dopo MdC ecografico.
Conclusioni. L’ecografia intestinale associata a studio
CPD e con MdC si è dimostrata tecnica idonea per il
riconoscimento della sede di malattia e per valutarne il
grado di attività.
L’ecografia transperineale nella diagnostica della
sindrome puborettale (S.P.R.)
P25
A. Viscardi
Reparto di Radiologia - Ospedale di Monterotondo ASL RM G - Roma
Obiettivi. La S.P.R. è dovuta alla contrazione paradossa
o al mancato rilasciamento del muscolo puborettale
durante lo sforzo evacuativo.
E’ una delle cause della defecazione ostruita (d.o.).
Scopo dello studio è stato di valutare il livello di concordanza tra l’esame ecografico transperineale e la defecografia nella diagnosi di questa sindrome.
Materiali e Metodi. L’indagine ecografica è stata condotta
su 20 pazienti affette da d.o. e distinte in base ai risultati
dell’esame defecografico in due gruppi:
(A) 10 pazienti, età media 54+/-11.9, affette da S.P.R.
I segni defecografici sono: accentuazione dell’impronta
puborettale ed insufficiente o mancata apertura del canale
anale in fase evacuativa con assente o ridotto svuotamento
rettale;
(B) 10 pazienti, età media 56 +/-8.4, senza S.P.R.
Nessuna differenza significativa tra i due gruppi riguardo
all’età ed alle altre alterazioni defecografiche (rettocele,
intussuscezione, prolasso mucoso, perineo discendente).
L’esame ecografico è stato eseguito con paziente in posizione
litotomica, previo riempimento dell’ampolla rettale con
50 ml di gel ecografico.
E’ stata adoperata una sonda convex da 6 MHz posizionata
sul corpo perineale e ruotata in modo da visualizzare, su
di un piano sagittale, la vagina, il retto, il canale anale ed
il muscolo puborettale; quest’ultimo si presenta come
un’area iperecogena con superficie anteriore convessa, a
stretto contatto con lo sfintere esterno e la giunzione ano-rettale. L’esame è stato eseguito in condizioni basali, durante
contrazione volontaria del muscolo puborettale e nello
sforzo evacuativo.
Segni ecografici scelti come indicativi di S.P.R. sono stati
l’accentuazione o la mancata riduzione della convessità
dell’area iperecogena nello sforzo evacuativo.
L’accentuazione della sua convessità durante contrazione
volontaria e la sua riduzione in fase evacuativa sono state
invece considerate indici di normale funzione del muscolo
puborettale.
Risultati. Il livello di concordanza tra defecografia ed
esame ecografico, riguardo all’individuazione della
S.P.R., è stato completo in entrambi i gruppi.
Conclusioni. L’esame ecografico transperineale è una
metodica proponibile per un iniziale approccio allo studio
delle pazienti con defecazione ostruita.
Può essere utile, per l’assenza di radiazioni ionizzanti,
nel follow-up terapeutico delle pazienti affette da S.P.R.
36
Diagnosi ecografica di sindrome di Bouveret
P26
M. Zago, A. Ricci, R. Rosati
Istituto Clinico Humanitas - Rozzano (MI) - Sez. Chirurgia
d’Urgenza - UO Chirurgia Generale Mininvasiva
La sindrome di Bouveret (ileo meccanico causato dalla
migrazione di un calcolo in duodeno o nel piloro) è una
complicazione rara della colelitiasi.
In Letteratura sono segnalati poco più di 200 casi.
Si verifica più frequentemente in donne anziane (65% età media 68.6 aa), per lo più con storia di colelitiasi.
Il trattamento è quasi sempre chirurgico, pur se in alcuni
casi è possibile un trattamento endoscopico con o senza
litotrissia extracorporea.
La mortalità si è ridotta al 12%.
La diagnosi si giova di Rx addome, RxTD con mdc
idrosolubile, endoscopia e TC.
Vengono riportati due casi di sindrome di Bouveret
diagnosticati mediante ultrasonografia (US), con particolare riferimento alla semeiotica ecografica.
L’US, eseguita come prima indagine in Pronto Soccorso
per un quadro di vomito ricorrente in una donna di 72 aa,
rivelava stomaco e duodeno distesi da fluido ed un’immagine iperecogena di 3.4 cm, con sbarramento acustico
posteriore, a livello dell’angolo duodenodiguinale; il
contenuto liquido rendeva ben visualizzabile con sonda
lineare il duodeno lungo tutto il suo decorso.
Era presente aerobilia.
Il reperto veniva confermato dalla TC, che mostrava la
sede della fistola colecistoduodenale.
L’endoscopia veniva ritenuta non utile a fini terapeutici.
All’intervento si confermava la natura e la sede dell’ostruzione;
si procedeva a rimozione del calcolo, colecistectomia e
sutura della fistola biliodigestiva.
La seconda paziente, dell’età di 72 aa, lamentava la comparsa
da due settimane di dolori ai quadranti superiori, vomito
postprandiale precoce, calo ponderale.
L’US, eseguita come prima indagine, mostrava distensione
di stomaco e del bulbo duodenale, un’immagine iperecogena
di 3 cm di diametro con cono d’ombra posteriore a livello
del II duodeno, colecisti scleroatrofica disabitata, vie
biliari intraepatiche lievemente dilatate, assenza di aerobilia.
Un RxTD e un’endoscopia non erano conclusive, per la
distorsione dei rapporti anatomici.
Una TC confermava la presenza del calcolo, non riuscendone
a dirimere con certezza la sede intracolecistica o intraduodenale.
All’intervento, si confermava la sede intraduodenale del
calcolo, che determinava compressione parziale della
papilla major. L’ecografia, se eseguita con accuratezza
seguendo il duodeno in tutto il suo decorso, può permettere
di sospettare e diagnosticare con precisione la sindrome
di Bouveret, ottimizzando l’iter successivo e accelerando
i tempi per l’intervento chirurgico.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Interventistica
Interventistica
Efficacia dell’anestesia peridurale nelle procedure
di termoablazione percutanea delle lesioni epatiche
primitive e secondarie
P27
G. Poggi, G. Gatti, D. Miotti, M. Barbieri, C. Tagliaferri,
C.Teragni, G. Villani, R. Palumbo, G. Bernardo
IRCCS Fondazione Maugeri - Istituto Scientifico - Pavia
Obiettivo. Scopo dello studio è la valutazione dell’efficacia
dell’anestesia perdurale nel controllo del dolore durante
la procedura di termoablazione percutanea epatica.
Materiali e Metodi. Sono stati trattati 22 pazienti di età
compresa tra 35-81 anni (età media: 62 anni) per un totale
di 32 lesioni trattate di dimensioni comprese tra 17 e 43 mm;
15 pazienti erano affetti da epatocarcinoma; 5 pazienti da
metastasi epatiche da tumore del colon-retto; 1 paziente
da metastasi epatiche da adenocarcinoma mammario ed
1 paziente da mestastasi da adenocarcinoma pancreatico.
L’apparecchiatura utilizzata compredeva il generatore
(Radionics), l’ago-elettrodo a punta esposta di 2 o 3 cm a
seconda delle dimensioni della lesione trattata e la
pompa per il raffreddamento dell’ago.
Prima della procedura veniva posizionato un catetere
peridurale in corrispondenza del rachide dorsale attraverso
il quale veniva somministrata Naropina (5-10 ml).
La valutazione dell’intensità del dolore veniva valutata,
per mezzo della scala analogico-visuale, appena prima
dell’inzio della procedura, ogni 5 minuti nel corso del
trattamento, al termine e dopo 1 ora.
Il cateterino veniva lasciato in sede anche dopo il trattamento per l’eventuale somministrazione di boli di anestetico locale per il controllo del dolore post-procedurale
e veniva rimosso dopo 24 ore.
Risultati. Il trattamento risultava ben tollerato in 14 pazienti
(63%) che accusavano un dolore epigastrico di lieve
intensità e non richiedevano interruzioni della procedura
nè boli supplementari di farmaco.
In 5 pazienti (22%) il dolore addominale raggiungeva
picchi di elevata intensità dopo pochi minuti dall’inizio
del trattamento che richiedeva dosi supplementari di
anestetico locale e l’aggiunta di terapia endovenosa
(ketorolac; diazepam; fentanyl); in tali pazienti, nonostante
l’interruzione ripetuta la procedura veniva conclusa.
3 pazienti accusavano dolore di elevata intensità ad
irradiazione nel territorio di distribuzione del nervo frenico
non responsivo a terapie locali nè sistemiche; in 2
pazienti si ricorreva alla sedazione profonda per concludere
il trattamento ed in 1 paziente il trattamento veniva
definitivamente sospeso dopo pochi minuti.
Conclusioni. L’anestesia peridurale è efficace nel controllo
del dolore addominale indotto dalla procedura di
termoablazione percutanea, ma non nel dolore riferito; tale
dolore è più frequente nelle lesioni poste nei segmenti epatici più craniali poste a ridosso del diaframma.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Biopsia ecoguidata dei tumori dell’apparato
muscolo-scheletrico
P28
P. Ceccotti, P. Tombesi, I. Nielsen, M. Catellani, L. Trevisani,
V. Abbasciano, S. Sartori
Modulo di Ecografia Interventiva Dipartimento Medico Az. Ospedaliera S. Anna - Ferrara
Scopo dello studio è stato valutare l’affidabilità della
biopsia ecoguidata dei tumori ossei, che di recente è stata
proposta come valida alternativa a fluoroscopia o TC a
condizione che la lesione presenti estensione extraossea.
50 pazienti con tumori ossei ed estensione extraossea
sono stati sottoposti a biopsia ecoguidata.
Le lesioni, di diametro compreso tra 1.5 e 9 cm, erano
così localizzate: tessuto molle intercostale (10 casi), ileo (8),
sterno (5), spalla (4), femore (7), clavicola (5), omero (3),
sacro (3), radio (2), paravertebrale (2), pube (1).
Le biopsie sono state eseguite con un ago semiautomatico
tipo Tru-cut da 18G, con disponibilità di campionamento
di 1 o 2 cm di lunghezza.
Sono stati effettuati da 1 a 3 passaggi dell’ago, a seconda
della lunghezza di campionamento prescelta e dalla valutazione visiva dell’adeguatezza del prelievo.
La durata media della procedura è stata di 20 min.
In 46 pazienti (92%) il campione è risultato adeguato,
consentendo di porre una diagnosi specifica in 42 casi
(84%) e una diagnosi di malignità non meglio specificata
in 4 (8%); in 4 (8%) è risultato inadeguato.
Dei 42 pazienti con diagnosi definitiva, 8 lesioni sono
risultate benigne (2 cisti ossee, 2 lipomi, 1 tumore desmoide,
1 cisti sinoviale suppurata, 1 condroma e 1 condroblastoma)
e 34 maligne (5 linfomi, 2 plasmocitomi, 2 istiocitomi
fibrosi maligni, 1 osteosarcoma, 1 leiomiosarcoma e
23 metastasi: 8 da carcinoma polmonare, 7 da carcinoma
mammario, 3 dal tratto gastrointestinale, 2 da carcinoma
renale, 2 da carcinoma follicolare della tiroide e 1 da
mesotelioma).
La correttezza della diagnosi fornita dalla biopsia è stata
confermata dal follow-up clinico, dall’intervento chirurgico
o da ulteriori indagini strumentali.
Non è stata osservata alcuna complicanza post-bioptica.
La biopsia ecoguidata con ago tranciante di medio calibro
dei tumori dell’apparato muscolo-scheletrico si conferma
metodica sicura ed accurata, a condizione che la lesione
eroda la corticale ed invada i tessuti molli periossei.
In questo sottogruppo selezionato di pazienti, può a
nostro avviso essere utilizzata come metodica diagnostica
di prima istanza, dati i vantaggi nei confronti della guida
fluoroscopica o TC in termini di costi, assenza di rischio
da radiazioni, velocità di esecuzione e visualizzazione
real-time dell’ago.
37
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Interventistica
Ruolo dell’ecografia toracica nella pleurodesi rapida
dei versamenti pleurici maligni
P29
P. Tombesi, P. Ceccotti, I. Nielsen, M. Catellani, L. Trevisani,
V. Abbasciano, S. Sartori
Modulo di Ecografia Interventiva Dipartimento Medico Az. Ospedaliera S. Anna - Ferrara
La pleurodesi è il trattamento palliativo di scelta dei
versamenti pleurici metastatici recidivanti e richiede in
genere 7 giorni di ospedalizzazione.
Recentemente è stata proposta la pleurodesi rapida (PR),
con l’obiettivo di ridurre il ricovero a 2-3 giorni.
Scopo di questo lavoro prospettico è la valutazione del
ruolo dell’ecografia polmonare (pUS) nella PR.
In 50 pazienti con versamento pleurico metastatico recidivante
è stato posizionato un catetere pleurico ecoguidato di 9 Fr.
Il versamento è stato monitorato con pUS ogni 2 ore e
dopo completa evacuazione sono stati instillati 0.75
mg/kg di bleomicina via catetere pleurico, che è stato poi
chiuso per 2 ore. Se la successiva produzione di liquido
era <100 mL il catetere veniva rimosso.
In caso contrario, si è proceduto a somministrare un’altra
dose di bleomicina dopo 24 ore. Se pUS evidenziava persistenza di sacche di versamento o riaccumulo di liquido
per malfunzionamento del drenaggio, si procedeva a toracentesi ecoguidata, con instillazione attraverso l’ago da
toracentesi di bleomicina 1.5 mg/100 mL di liquido evacuato.
38
Tutti i pazienti sono stati monitorati settimanalmente con pUS.
Tutti i cateteri pleurici sono stati posizionati senza complicanze.
29 pazienti hanno ricevuto una dose di bleomicina, 21 due.
In 11 pazienti in cui pUS aveva documentato presenza di
versamenti saccati residui è stata eseguita toracentesi
ecoguidata con infusione di bleomicina nelle loculazioni.
In 29 pazienti la pleurodesi è stata completata entro 24
ore dal posizionamento del drenaggio, in 21 entro 48 ore.
La risposta a 30 giorni è stata 84%, quella a lungo termine
(fino alla morte dei pazienti o al momento di raccolta dei
dati) 60%.
Non sono state osservate complicanze o severi effetti
collaterali.
La pleurodesi rapida può essere completata in 1 o 2 giorni
con buoni risultati.
L’ecografia polmonare svolge un ruolo importante nel
suo corretto svolgimento.
Oltre a garantire una guida agevole e sicura per il posizionamento del catetere pleurico, il costante monitoraggio
dell’evacuazione del versamento - eseguibile al letto dei
pazienti - consente di cogliere in tempo reale il momento
ottimale per la somministrazione intrapleurica dell’agente
sclerosante e, ancor più importante, permette l’identificazione
e l’adeguato trattamento di sacche residue di versamento
o riaccumulo di liquido causato da malfunzionamento
del drenaggio, eliminando due delle più frequenti ed
importanti cause di fallimento della pleurodesi.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Muscolo-Scheletrica
Muscolo-Scheletrica
Ruolo dell’ecografia toracica in rianimazione
P30
E. Bignardi *, V. Pisciotta, L. Mazza *, A. Napolitano *,
S. Vocca *, G. Verderame, R. Pisciotta *
Dipartimento di Scienze Biomorfologiche e Funzionali Università Federico II - Napoli
*Dipartimento dei Servizi - U.O.Radiologia Settore Ecografia - C.T.O. ASL Napoli 1 - Napoli
Obiettivi dello studio. Scopo del presente contributo è
quello di valutare le possibilità dell’ecografia toracica
nella valutazione del coinvolgimento di determinate
strutture toraciche (sterno, coste, diaframma, sfondati
costo-frenici, pericardio) in una serie di pazienti politraumatizzati in terapia intensiva.
Materiali e Metodi. Cinquantacinque pazienti consecutivi
(38 maschi e 17 femmine, età: 12-66 anni), politraumatizzati,
sono stati sottoposti ad ecografia in sala di Rianimazione,
sfruttando le finestre intercostali, sottodiaframmatiche,
sovraclaveari e sovragiugulare, al fine di ricercare la presenza
di fratture sternali e costali, lesioni diaframmatiche, emotorace,
pneumotorace, emopericardio.
I reperti ecografici sono stati confrontati con quelli radiologici
e TC in tutti i casi.
Risultati. All’ecografia sono state diagnosticate fratture
costali in 37/55 pazienti (67.3%), 4 fratture sternali
(7.3%), 9 emotoraci (16.3%), 1 pneumotorace (1.8%),
2 contusioni polmonari (3.6%), e 1 emopericardio (1.8%).
La radiologia convenzionale rilevava 38 fratture costali e
4 fratture sternali.
La TC toracica metteva in evidenza 2 pneumotoraci,
4 contusioni polmonari, 9 emotoraci, 1 rottura miocardica.
Conclusioni. L’ecografia ha mostrato accuratezza diagnostica sovrapponibile a quella della radiologia tradizionale nella diagnosi di fratture sternali e costali e superiore
ad essa, nella diagnosi di emotorace ed emopericardio.
Quanto sopra esposto rende ragione di una rivalutazione
e di un più esteso utilizzo dell’ecografia, soprattutto nel
paziente in condizioni critiche, quale metodica complementare all’Rx torace, per limitare ai casi indispensabili
il ricorso alla TC, riducendo il rischio connesso al trasporto
dei pazienti.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Ecografia ed RM nello studio delle nodularità palpabili
della parete addominale ad insorgenza nel post partum
P31
N.G. Gandolfo, G. Serafini, A. Maritano, G. Bagnasco,
L. Dogliotti, V. Ciangherotti
Ospedale S. Corona - Pietra Ligure (SV)
Obiettivi. Definire il ruolo dell’ecotomografia (ETG), del
color Doppler (ECD) e della risonanza magnetica (RM)
nello studio dei noduli palpabili della parete addominale
anteriore ad insorgenza nel post-partum.
Materiali e Metodi. In un gruppo di 15 lesioni palpabili
della parete addominale anteriore, manifestatesi nei 12
mesi successivi al parto (11 parti eutocici, 4 cesarei),
sono stati identificati istologicamente 6 tumori desmoidi,
6 endometriomi, 2 granulomi da sutura ed 1 C. di Merkel.
In tutte è stata eseguita ETG ad alta risoluzione con
sonda a larga banda 5-12 MHz ed in 12 RM. Tutte le
pazienti sono state sottoposte a resezione del nodulo.
Risultati. Nei 6 casi con diagnosi istologica di tumore
desmoide, l’ETG ha evidenziato noduli solidi ipoecogeni
rispetto ai muscoli adiacenti, ben delimitati in senso
trasversale rispetto all’asse del muscolo, meno in senso
longitudinale, con ricca vascolarizzazione con velocità e
Indici di Resistenza variabili. L’RM ha documentato
omogeneità strutturale nei tumori desmoidi con ipointensità
in tutte le sequenze per presenza di tessuto fibroso.
Nei 6 casi in cui la struttura ecografica appariva disomogenea con aree fluide e a vascolarità eterogenea, la RM
ha dimostrato materiale ematico e l’istologia la presenza
di endometriosi. Nei 2 casi di granulomi le nodularità apparivano ipoecogene disomogenee e scarsamente vascolarizzate,
con piccoli spots iperecogeni interni.
Nel C. di Merkel l’ETG ha dimostrato la sede sottocutanea
del tumore, non in rapporto con i muscoli retti della parete.
Conclusioni. Il riscontro ETG nel post partum di una
formazione solida vascolarizzata, nel contesto dei fasci
muscolari, discretamente omogenea, deve fare pensare
ad un tumore desmoide; nei casi di lesione disomogenea
con aree fluide ipo od ipervascolari può essere ecograficamente sospettata una localizzazione endometriosica.
L’RM consente l’identificazione di prodotti di degradazione emoglobinica e rende più agevole la diagnosi differenziale con l’endometriosi.
39
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Nuove Tecnologie
Nuove Tecnologie
Studio in vitro dello spessore di parete nelle varicosità
delle vene tronculari degli arti inferiori. Nuove
possibilità della moderna tecnologia ecografica
digitale e ruolo nelle indicazioni terapeutiche
P32
A. De Candia, E. Bruschi, G. Como, A. Vit, G. Ciccarese,
E. Alghriw, M. Bazzocchi
Istituto di Radiologia Policlinico Universitario - Udine
Obiettivi. Attualmente il moderno approccio al trattamento della patologia varicosa degli arti inferiori comprende, oltre al trattamento chirurgico, anche il trattamento conservativo (scleroterapia, laser endovascolare,
radiofrequenze).
Abbiamo effettuato uno studio sperimentale in vitro per
dimostrare l’eventuale ruolo dell’ecografia nel riconoscere
quei casi in cui, prevalendo l’ipoplasia della parete safenica,
è preferibile elettivamente optare per un trattamento conservativo.
Materiali e Metodi. In una analisi in cieco, sono stati
sottoposti a studio ecografico 28 safene operatorie,
preventivamente riempite con gel ecografico.
E’ stato utilizzato un ecografo digitale ATL HDI 5000,
sonda ecografica lineare “broad-band” con frequenza
variabile 5-12 MHz e tecnica “compound imaging”.
Nel nostro modello sperimentale, su ciascun campione
sono state effettuate da 1 a 3 misurazioni, misurando la
banda centrale ipoecogena (spessore medio-intimale),
avvalendoci in post processing di Autocad 2000â.
Le misure ecografiche sono state confrontate con le
misurazioni effettuate sul reperto istologico.
I dati sono stati sottoposti ad analisi statistica.
Risultati. Su 67 misurazioni ritenute attendibili, abbiamo
confermato 29/29 diagnosi di ipotrofia (100%), 19/22
(86%) diagnosi di normotrofia e 12/16 (75%) diagnosi di
ipertrofia.
Abbiamo applicato il test K nei casi di ipotrofia (K=0.91).
Conclusioni. Nella nostra esperienza preliminare, lo studio in
vitro delle vene varicose permette un sicuro riconoscimento
delle pareti ipotrofiche, ponendo le basi per lo studio in
vivo nella selezione dei pazienti candidati a trattamento
conservativo.
Ecocontrastografia a basso indice meccanico:
applicazioni extravascolari
P33
V. Alvino, O. Catalano, A. Nunziata *, B. Cusati, A. Siani
Servizio di Radiologia - Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli; * Servizio di Radiologia - PSI
Napoli Est - ASL Napoli 1 - Napoli
Obiettivi. L’ecografia in real-time, con mezzo di contrasto
e.v. di II generazione, è stata intensivamente utilizzata
negli ultimi anni per lo studio dei parenchimi addominali.
Scopo di questo poster è quello di offrire uno spettro
rappresentativo di alcune applicazioni potenziali della
metodica con somministrazione del mezzo di contrasto
per vie diverse da quella e.v.
Casistica. Vengono presentati casi clinici in cui il mezzo
40
di contrasto veniva somministrato per via orale (ricerca
dello spandimento extraviscerale in caso di perforazioni,
ricerca del reflusso gastroesofageo, impiego per l’opacizzazione e distensione del lume digestivo), per via vescicale retrograda (studio del reflusso vescico-ureterale
pediatrico), transcatetere (opacizzazione delle vie biliari
attraverso drenaggi percutanei, delle vie urinarie attraverso nefrotomie, etc.), per via endocavitaria (isterosalpingosonografia), per via percutanea (fistole, raccolte ascessuali sottoposte a drenaggio per identificare caratteristiche
morfologiche ed eventuale comunicazione), per via
endoperitoneale (studio della diffusione “bloccata” in
caso di carcinosi, verifica della posizione di cateteri di
drenaggio).
Conclusioni. Le possibilità applicative dell’ecografia in
tempo reale con mezzo di contrasto di II generazione
sono molto ampie.
Il trasferimento all’ecografia di molte tecniche di radiologia
tradizionale contrastografica, ampiamente consolidate,
può potenziare notevolmente la quantità e qualità delle
applicazioni diagnostiche.
La “fantasia” del medico ecografista non deve avere
limitazioni (unica e sola, chiaramente, la ricaduta clinica).
Studio ecocontrastografico della milza: pictorial
review
P34
O. Catalano, A. Nunziata *, R. Lobianco, B. Cusati, A. Siani
Servizio di Radiologia - Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli; * Servizio di Radiologia - PSI
Napoli Est - ASL Napoli 1 - Napoli
Obiettivi. Illustrare un ampio spettro di patologie spleniche,
traumatiche e non, così come documentate dall’ecografia
con mdc a basso indice meccanico.
Materiali e Metodi. Noi utilizziamo il software CnTI
(Esaote), che consente un’acquisizione continua a indice
meccanico ultrabasso (0.07 in media), durante la circolazione
delle microbolle di mdc.
Impieghiamo il SonoVue (Bracco), a base di esafluoruro
di zolfo. Con ago da 20G viene incannulata una vena
antecubitale e si iniettano a bolo 2.4-4.8 ml di mdc.
Risultati. Nel poster vengono illustrate diverse tipologie
di lesioni spleniche: traumi (contusioni, lacerazioni, rotture,
stravasi di mdc da emorragia in atto), ematomi spontanei,
ascessi, infarti, cisti, angiomi capillari, angiomi cavernosi,
linfomi (prima e dopo chemioterapia), metastasi ematogene,
infiltrazioni per contiguità, splenomegalie di diversa etiologia, milze accessorie, patologie perispleniche simulanti
lesioni intrinseche dell’organo.
Di tutti i casi viene fornita la correlazione TC o RM.
Vengono, infine, segnalati alcuni trabocchetti interpretativi potenziali.
Conclusioni. L’impiego dell’US contrasto-specifica nello
studio della patologia splenica è sempre più frequente.
La milza è un organo superficiale, con ecotessitura pressoché omogenea e con contrast enhancement intenso ed
omogeneo; tali aspetti la rendono particolarmente idonea
allo studio ecocontrastografico.
I radiologi dovrebbero essere a conoscenza degli aspetti
tipici e atipici della patologia splenica, così come documentata dall’US contrasto-specifica.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Nuove Tecnologie
Ecografia contrasto-specifica in tempo reale nelle
complicanze dopo trattamenti protesici chirurgici e
percutanei dell’aorta addominale
P35
F. Sandomenico, O. Catalano, R. Lobianco, V. Alvino, A. Siani
Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radiologia
Interventistica ASL NA2, Servizio di Radiologia
P.O. S. Maria delle Grazie - Pozzuoli
Obiettivi. L’ecografia contrasto-specifica identifica
selettivamente i segnali armonici prodotti dalle microbolle
dei mezzi di contrasto di seconda generazione all’interno
di grossi e piccoli vasi, mentre i segnali tissutali vengono
minimizzati.
Impiegando una tecnica con basso indice meccanico con
mezzo di contrasto di seconda generazione le immagini
possono essere raffigurate dinamicamente in tempo reale
consentendo un’ottimale valutazione del circolo endovascolare
e delle sue eventuali alterazioni.
Nostro obiettivo è illustrare la nostra esperienza preliminare
nel descrivere i quadri ecocontrastografici in tempo reale
di complicanze dopo impianti protesici aortici chirurgici
o percutanei.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Materiali e Metodi. La nostra casistica include 3 casi di
stravaso periprotesico endotrombotico dopo impianto
protesico percutaneo, un caso di filtrazione protesica con
ematoma peri-aortico dopo protesi chirurgica, un caso di
infezione periprotesica, un caso di fistola aorto-enterica,
un caso di trombosi con occlusione protesica acuta, un
caso di pseudo-aneurisma anastomotico.
Risultati. La valutazione in tempo reale della circolazione
e ricircolazione del mezzo di contrasto ecospecifico
fornisce un’ottimale definizione anche delle piccole
alterazioni vascolari inclusi gli stravasi di mezzo di
contrasto nei versanti periprotesici sia intra- che extravascolari e le alterazioni di flusso e dei tessuti periprotesici
senza gli artefatti o le altre limitazioni tipiche dell’indagine
color Doppler. In tutti i casi è stata eseguita correlazione
con color-power-Doppler e TC spirale.
Conclusioni. L’ecocontrastografia in tempo reale è una
tecnica accurata, poco invasiva e molto efficace nella
valutazione degli aneurismi aortici sottoposti a trattamento
endovascolare o chirurgico.
I dati da noi riportati, seppur ancora preliminari, ci spingono
a considerare tale metodica come riferimento diagnostico
di secondo livello nel follow-up di pazienti trattati per
patologie aortiche.
41
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Pediatria
Pediatria
Segni ecografici indicativi di irriducibilità dell’invaginazione in età pediatrica
P36
F. Esposito 1, D. Noviello 1, S. Russo 2, M.L. Valentino 1,
L. Tarantino 3, G. de Stefano 3, G. Ferraioli 3, A. Giorgio 3
1
Struttura Complessa di Radiologia - 2Struttura Complessa
di Chirurgia d’Urgenza - Azienda Ospedaliera Pediatrica
“Santobono-Pausilipon” - Napoli
3
U.O. Malattie Infettive ad Indirizzo Ecointerventistico A.O. D. Cotugno - Napoli
L’invaginazione è una delle più comuni cause di addome
acuto nell’infanzia. Più frequentemente interessa soggetti fra i 6 mesi e i 2 anni di età. Nella maggioranza
dei casi i segni clinici sono sfumati ed aspecifici, infatti,
secondo le casistiche, solo il 30-68% dei bambini presentano la classica triade sintomatologica dell’invaginazione: dolore addominale acuto, massa addominale palpabile, feci ematiche. E’ pertanto auspicabile avere a disposizione degli elementi diagnostici i più efficaci ed innocui
possibili. Da qualche anno l’approccio diagnostico al
bambino con invaginazione è cambiato passando da
radiografia diretta e clisma a radiografia diretta ed ecografia. Questo perché oltre all’elevata sensibilità e specificità, l’ecografia permette anche eventuali diagnosi
alternative precluse alle indagini contrastografiche.
Molteplici sono stati i tentativi di identificare specifici
segni ecografici indicativi o meno di irriducibilità nel
tentativo di ridurre i rischi connessi a complicanze
conseguenti a tentativi di riduzione idrostatica.
Scopo del nostro lavoro è quello di descrivere i diversi
aspetti ecografici con cui può presentarsi l’invaginazione
intestinale e valutare il valore di alcuni segni specifici
come indicatori di irriducibilità con clisma opaco nella
esperienza del nostro istituto nell’arco degli ultimi quattro
anni di osservazione.
Ruolo dell’ultrasonografia nella diagnosi delle cisti
epidermoidi del giugulo in età pediatrica
P37
M. Bosio, R.M. Gaini, W. Garavello
Centro Diagnostico Italiano e Clinica OtorinolaringoiatricaDNBT - Università Milano Bicocca - Milano
Obiettivi. Definire il ruolo diagnostico dell’ultrasonografia
(US) nelle cisti mediane del giugulo in età pediatrica.
Materiali e Metodi. Furono indagati con l’US ad elevata
frequenza 12 casi di cisti mediane del collo, site nella
fossetta giugulare di bambini d’età compresa fra 1 e 7 anni,
residenti nella stessa provincia.
Le cisti si presentavano come tumefazioni rotondeggianti,
di dimensioni comprese fra 5.7 e 18 mm, meglio evidenziabili durante la flessione nucale del collo, clinicamente
asintomatiche, prive di segni infiammatori e d’accrescimento significativo durante il follow-up clinico-ultrasonografico di 12-60 (media 36) mesi.
La definizione anatomica e le caratteristiche US delle
cisti, evidenziate con sonda “a bagno d’acqua” da 7-10 MHz
ed Esaote Au 530, o sonda lineare da 7-13 MHz e
42
Hitachi EUB 6500, furono confrontate con i rispettivi
reperti istologici nei casi operati.
Risultati. Le caratteristiche US delle cisti rotondeggianti,
site immediatamente al di sotto dello strato epidermico, a
contenuto solido discretamente omogeneo e ipoecogeno
rispetto al derma, ben delimitate da una sottile capsula,
prive di vascolarizzazione (cisti epidermoidi), rimasero
invariate durante il follow-up e consentirono la diagnosi
differenziale con altre cisti del collo.
Il reperto operatorio evidenziò in tutte le 6 cisti asportate
un contenuto biancastro, friabile al taglio, caratterizzato
istologicamente da materiale anisto rivestito da epitelio
pavimentoso ipotrofico.
Conclusioni. Esiste una corrispondenza costante fra le
caratteristiche US delle cisti epidermoidi della fossetta
giugulare, tutt’altro che rare, ed il reperto istologico.
L’US può essere utilizzata come metodica diagnostica di
riferimento per definire la natura delle cisti solide della
fossetta giugulare.
Traumi pediatrici della milza: valore dell’US “a pieno
potenziale”
P38
A. Nunziata, O. Catalano *, R. Lobianco *, B. Cusati *, A. Siani *
Servizio di Radiologia - PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 - Napoli;
* Servizio di Radiologia, Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli
Obiettivi. Illustrare la nostra esperienza, in una struttura
ospedaliera d’emergenza non dedicata alla pediatria,
nella diagnostica ecografica dei traumi splenici.
Materiali e Metodi. Negli ultimi tre anni abbiamo esaminati
34 pazienti pediatrici (20 M e 14 F, età 2-12 anni, media 8)
con sospetto trauma splenico.
Lo studio US convenzionale con sonda addominale veniva
integrato da:
1) esplorazione parenchimale e peritoneale con sonda ad
alta frequenza (in 30 casi),
2) esplorazione power-Doppler parenchimale (in 22 casi),
3) US in tempo reale con mdc (SonoVue, in 5 casi).
Risultati. Nove bambini erano positivi per trauma.
In 6 la US convenzionale già dimostrava il focolaio
parenchimale, ma questo era meglio riconoscibile con
sonda superficiale, power-Doppler e ecocontrastografia
(effettuata in 2 positivi).
In 2 la US convenzionale dimostrava solo il versamento
peritoneale, mentre le altre opzioni consentivano di
riconoscere il focolaio traumatico associato.
In 1 la US convenzionale era del tutto negativa e solo il
mdc ecografico permetteva di riconoscere la lesione splenica.
Conclusioni. La tecnologia US attuale offre nuove
ampie possibilità di studio del trauma splenico pediatrico.
E’ così possibile migliorare (massimizzare) le possibilità
diagnostiche della US, cosa particolarmente importante
per le strutture ove il trauma pediatrico non costituisce
un’esperienza quotidiana.
Una US a “pieno potenziale” consente di superare alcuni
limiti della metodica e renderla confrontabile con la TC.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Pediatria
Embolizzazione splenica
P39
P. Romio, A. Scala
* Servizio di Diagnostica per Immagini Presidio Ospedaliero
Corigliano Calabro A.S.3 *Medicina del Territorio
Giunse alla nostra osservazione una bambina di 9 aa per
essere sottoposta ad esame ecografico dell’addome
superiore in quanto affetta da anemia emolitica ereditaria,
malattia diagnosticata a 6 mesi dalla nascita.
All’esame obiettivo le condizioni generali della piccola
paziente erano scadenti: era alta 1.32 cm (10 PC), pesava
25.5 Kg (10 PC), itterica, presentava epatosplenomegalia
ed era stata sottoposta in questi anni a numerose trasfusioni di sangue (circa 10 all’anno).
I test di laboratorio erano alterati ed in particolare:
Hb 6.7 gr/dl; MCV 86 gl; WBC 8.5; piastrine 2.96;
ferritina 7820 ng/dl; Bil. 136; HCV positivo.
Sebbene fosse intelligente e di carattere allegro, conduceva
una qualita di vita insufficiente ed isolata, non potendo
fisicamente sostenere una normale attività con le sue
coetanee.
Sia la TC che l’Eco mostravano un evidente aumento
delle dimensioni del fegato e della milza, quest’ultima
con un diametro bipolare di 17 cm.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
I possibili atteggiamenti terapeutici consistevano nella
splenectomia, con i suoi risvolti negativi dal punto di
vista immunologico oppure la embolizzazione splenica
così come era stata suggerita da alcuni autori; si optò per
questa risoluzione ricoverandola in ambiente specialistico
idoneo.
La terapia interventistica effettuata consisteva nella somministrazione tramite catetere di microsfere nell’arteria
splenica, questa raggiunta per via femorale destra.
Dopo essere stata dimessa, giunse alla nostra osservazione
per sottoporsi ad esame ecografico, che evidenziava una
stria ipoecogena a “corona” intorno alla milza meno
evidente ai successivi e un diametro bipolare dell’organo
ridotto di circa 2.5 cm, rispetto al dato iniziale.
A distanza di alcuni mesi, per il persistere di una Hb
bassa (6.4), sebbene avesse effettuato solo due trasfusioni
di sangue, si decise un secondo intervento di embolizzazione
splenica, presso lo stesso centro specialistico, con ottimi
risultati.
Venne periodicamente controllata con esame ecografico
il quale mostrò una riduzione delle dimensioni dello
splene di altri 2 cm, seguendo le stesse fasi riscontrate
nella precedente embolizzazione.
In concomitanza si evidenziò un aumento della Hb con
un valore di circa 10 gr/dl, un mancato ricorso alle
trasfusioni ed una qualità di vita nettamente migliorata.
43
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Tessuti Superficiali
Tessuti Superficiali
Tumefazioni post-traumatiche parotideo-masseterine:
aspetti eco-color-Doppler
P40
E. Bignardi, G. Bocchini*, R. Lieto*, P. Muro*, G. Verderame*
*Dipartimento di Scienze Biomorfologiche e Funzionali
Università Federico II Napoli - Dipartimento dei Servizi
U.O. Radiologia Settore Ecografia C.T.O. A.S.L. Napoli 1 Napoli
Obiettivi dello studio. Descrivere i reperti ecografici di
42 casi consecutivi di tumefazione post-traumatica
dolente della regione parotideo-masseterina, sottolineando
la validità dell’integrazione con color Doppler e power
Doppler.
Materiali e Metodi. Sono state retrospettivamente esaminate
le indagini eco color Doppler eseguite in 42 pazienti
(26 di sesso maschile e 16 di sesso femminile, di età
compresa tra 13 e 78 anni), con tumefazione post-traumatica
dolente della regione parotideo-masseterina.
Trentasei pazienti riportavano frattura mandibolare, di
cui sei frattura scomposta bilaterale dei condili mandibolari.
L’indagine eco color power Doppler è stata eseguita con
sonda da 7.5-10 MHz, tra quindici e venticinque giorni
dopo l’evento traumatico.
Risultati. All’ecografia sono stati evidenziati: ematomi
organizzati (56.4%), raccolte ascessuali (27.8%), ipertrofie
linfonodali reattive (13.4%), pseudoaneurismi dell’arteria
mascellare interna (2.4%). Criteri diagnostici per diagnosi
di pseudoaneurisma sono stati il segno dello <<yin-yang>>
al color e il <<to and from sign>> all’analisi spettrale.
L’angiografia ne ha stabilito la sede.
Conclusioni. Dal punto di vista clinico, di fronte a una
tumefazione dolente per compressione nervosa e flogosi
sovrapposta, comparsa in regione parotideo-masseterina,
qualche settimana dopo l’evento traumatico, risulta particolarmente difficile una corretta diagnosi.
L’ecografia, integrata con color power Doppler, ne consente
l’inquadramento ottimale.
L’ecografia nello studio della patologia traumatica
del bulbo oculare e dell’orbita
P41
G. Serafini, L. Dogliotti, N.G. Gandolfo, D. Dibilio,
R. Schizzi, T. Bolelli
Ospedale S. Corona - Pietra Ligure (SV)
Obiettivi. Dimostrare l’utilità dell’ecotomografia (ETG)
nello studio della patologia traumatica del bulbo oculare
e dell’orbita.
Materiali e Metodi. Sono stati esaminati 75 pazienti con
patologia traumatica del bulbo oculare e/o dell’orbita
utilizzando apparecchiatura convenzionale con sonda
lineare a larga banda 5-12 MHz.
L’indagine è stata condotta a palpebra chiusa senza interposizione di materiale distanziatore.
In 41 sono state riscontrate alterazioni traumatiche della
camera anteriore (CA) (3 casi), del corpo vitreo (25 casi),
delle membrane oculari (7 casi) e dei tessuti molli retrobulbari
(5 casi).
44
35 pazienti sono stati sottoposti a TC spirale, per lo studio
delle pareti orbitarie e per la ricerca di corpi estranei (CE).
Risultati. L’ETG si è dimostrata altamente sensibile
nell’identificazione delle lesioni perforanti della CA,
delle alterazioni strutturali post traumatiche del cristallino
e della lussazione posteriore del cristallino, nell’identificazione delle corpuscolazioni ematiche in corso di emovitreo
e nella definizione delle lesioni associate delle membrane
oculari in pazienti non suscettibili di valutazione oftalmoscopica.
Sono stati identificati 4 distacchi retinici e 3 distacchi
coroideali.
L’ETG ha consentito di identificare l’esistenza della
lesione e la mono o bilateralità temporale o nasale del
distacco.
L’ETG è risultata altamente affidabile nella loro identificazione a localizzazione intrabulbare o penentranti nelle
membrane, mentre la metodica è risultata meno sensibile
nella identificazione dei CE a localizzazione retrobulbare.
La presenza di patologia infettiva è stata dedotta dalla
associazione di segni ETG (intensa corpuscolazione del
vitreo e della camera anteriore, ispessimento e discontinuità delle membrane), associata a segni clinici di flogosi
ed infezione.
La TC si è dimostrata superiore all’ETG nell’identificazione
delle lesioni delle pareti ossee orbitarie sia blow-in che
blow-out e nella valutazione del coinvolgimento dei mm.
oculomotori.
Nello studio dei CE radiopachi retrobulbari la TC si è
dimostrata superiore per l’elevata risoluzione di contrasto
con il tessuto adiposo retrobulbare.
Conclusioni. L’ETG è una tappa diagnostica fondamentale
nello studio della traumatologia del bulbo oculare e,
limitatamente dell’orbita.
La TC è da preferirsi nei casi di sospetta frattura delle
pareti orbitarie e nella ricerca di CE radiopachi a localizzazione retrobulbare.
Ruolo dell’ecografia nella tiroidite di Hashimoto:
suo valore predittivo nella associazione con altre
malattie auto-immuni
P42
S. Lo Grasso, S. Mancuso, G. Pandolfo*
Centro Diagnostico Tiroideo - Marsala
* U.O. Oncologia Ospedale Civile Mazara del Vallo
Obiettivo dello studio. La tiroidite di Hashimoto è una
patologia legata ad un processo auto-immune anticorpo
mediato che provoca la distruzione delle cellule tiroidee.
Essa pertanto si associa spesso ad altre malattie autoimmuni o rappresenta la punta di un iceberg di un processo
sistemico.
Sarebbe opportuno, in presenza di tiroidite di Hashimoto,
avviare uno screening di tipo auto-immunitario, per escludere
o confermare patologie spesso associate.
In tali malattie, spesso molto più gravi della patologia
tiroidea, è infatti fondamentale una diagnosi precoce.
Materiali e Metodi. I soggetti presentatisi alla nostra
osservazione dal Gennaio 1995 al Gennaio 2003 per uno
studio ecografico della tiroide, nei quali il sospetto
diagnostico di tiroidite di Hashimoto avesse ricevuto
conferma, furono consigliati di eseguire uno screening
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Tessuti Superficiali
per le malattie auto-immuni.
Tali indagini, anche se dispensate dal SSN, hanno costi
sanitari molto onerosi.
Risultati. Sono stati arruolati 586 soggetti e sono stati
evidenziati 33 casi di vitiligine, 18 casi di artrite reumatoide, 10 casi di diabete mellito tipo I, 5 casi di morbo
celiaco, 2 casi di sclerodermia, 1 caso di LES, 4 casi di
malattia di Sjogren, 1 caso di arterite, 1 caso di miosite,
1 caso di epatite auto-immune.
I soggetti sono stati suddivisi secondo quattro classi
ecografiche:
1) classe prima, in cui la tiroide si presenta con ecogenicità
ridotta rispetto ai muscoli lunghi del collo, in maniera
diffusa ed omogenea, senza nodulazioni focali;
2) classe seconda, con tiroidi globalmente ipoecogene,
con presenza di noduli focali, isoecogeni o iperecogeni;
3) classe terza, con ecogenicità più o meno marcatamente
ridotta, con struttura disomogenea sostanzialmente
granulosa;
4) classe quarta, con tiroidi ipoecogene e con struttura
‘a maglie larghe’.
Conclusioni. Fra i vari quadri ecografici suggestivi della
malattia, il più frequente (tiroide omogeneamente
ipoecogena), quando associato ad alti livelli di anticorpi
anti-TPO in donne nella IV decade di vita con familiarità
positiva per malattie del collageno, giustifica il costo
sanitario di uno screening auto-immune, in quanto statisticamente correlato alla presenza di queste patologie.
L’ecografia tridimensionale (US 3D) in senologia:
esperienza clinica preliminare
P43
O. Catalano, A. Spena, A. Nunziata *, F. Altei, A. Siani
Servizio di Radiologia - Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli;
* Servizio di Radiologia, PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 Napoli
Obiettivi. Le attuali tecnologie offrono la possibilità di
ottenere, a mano libera, immagini tridimensionali (3D),
statiche o in rapida successione (elevato frame-rate, 4D),
di notevole valore iconografico e diagnostico.
Scopo di questo poster è quello di portare la nostra esperienza
applicativa preliminare in campo senologico dell’imaging
US 3D.
Materiali e Metodi. Nell’arco di un anno abbiamo
studiato con US 3D (apparecchiatura GE) 46 donne con
51 problematiche senologiche complessive a carattere
focale.
In ogni caso venivano ottenute immagini di ricostruzione
multiplanare su piani standard coronale e sagittale,
immagini 3D e immagini 4D.
Il valore addizionale delle immagini di postprocessing
veniva definito mediante consenso tra due osservatori
non coinvolti nelle acquisizioni ecografiche, secondo una
scala arbitraria da 0, nessun informazione aggiuntiva, a 3
elevato valore aggiuntivo.
La diagnosi finale era: cisti complessa (8), tumore filloide (1),
fibroadenoma (19), carcinoma (23).
Risultati. In tutti i casi le elaborazioni, ottenute con un
consumo di tempo limitato, erano di elevata qualità
iconografica e prive di artefatti sostanziali.
Il valore informativo addizionale delle immagini di
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
elaborazione era di grado 0 per 6 lesioni, grado 1 per 27
lesioni, grado 2 per 15 lesioni e grado 3 per 3 lesioni.
Conclusioni. In ambito senologico l’US 3D può fornire
informazioni addizionali seppur mediamente limitate,
importanti in qualche caso per l’analisi decisionale e
l’impostazione terapeutica.
I tumori rari della mammella: reperti con US,
color-Doppler, power-Doppler e ecocontrastografia
P44
A. Nunziata *, O. Catalano, F. Altei, B. Cusati, A. Siani
Servizio di Radiologia - Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli;
* Servizio di Radiologia - PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 Napoli
Obiettivi. Scopo di questo poster è di offrire una carrellata
iconografica dei tumori infrequenti e rari della mammella,
studiati con ecografia, color-Doppler, power-Doppler ed
ecocontrastografia.
Materiali e Metodi. Vengono segnalati gli aspetti epidemiologici, istologici, clinici e diagnostici di tumori mammari quali adenolipomi, linfomi (primitivi e secondari),
metastasi, leiomiomi, carcinomi cistici adenoidei, tumori
filloidi, sarcomi.
Risultati. Vengono illustrati i reperti con varie metodiche
di diagnostica per immagini: mammografia, ecografia
convenzionale, eco-color-power-Doppler (sia basale che
con mdc ecoamplificatori), ecocontrastografia in tempo
reale a basso indice meccanico.
Vengono sottolineati in particolare gli elementi semeiologici
che consentono di ipotizzare un tumore raro, escludendo
sia un carcinoma tipico che un fibroadenoma tipico, e
quelli che permettono di distinguere le diverse forme
rare tra loro.
Conclusioni. Dalla visione di questo poster il lettore
otterrà una visione clinica e radiologica dettagliata dei
tumori poco comuni della mammella, acquisendo maggiore
confidenza nella relativa semeiotica ecografica, con le
varie tecniche attualmente disponibili, e migliorando le
proprie capacità diagnostico-differenziali.
Ecografia in tempo reale con mdc nello studio dei
tumori dei tessuti molli
P45
M. Mattace Raso, F. Sandomenico, O. Catalano, A. Nunziata *,
A. Siani
Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radiologia
Interventistica - ASL NA2 - P.O. S.Maria delle Grazie,
Pozzuoli - * Servizio di Radiologia - PSI Napoli EST - ASL NA1
Obiettivi. Valutare le possibilità offerte dall’ecografia
con mezzo di contrasto di seconda generazione nella
valutazione delle neoplasie dei tessuti molli.
Materiali e Metodi. Sono stati esaminati 15 pazienti con
tumori dei tessuti molli: 3 tumori primitivi maligni dei
tessuti molli (un istiocitoma fibroso maligno, un liposarcoma, una recidiva di fibrosarcoma), 2 localizzazioni sottocutanee (seeding) da epatocarcinoma, 5 metastasi dei
tessuti molli (2 da carcinoma mammario, 1 da carcinoma
del colon-retto, 1 da mesotelioma pleurico, 1 da melanoma),
1 MALToma mammario, 3 lipomi, 1 caso di elastofibroma
del dorso.
45
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Tessuti Superficiali
Sono state impiegate le seguenti apparecchiature:
Technos (Esaote), Esatune (Esaote) con software CnTI.
E’ stato utilizzato un mezzo di contrasto di seconda
generazione SonoVue (Bracco).
E’ stata valutata la presenza del microcircolo e del
macrocircolo vascolare intralesionale e l’intensità del
suo enhancement rispetto alla valutazione basale.
L’intensità dell’enhancement lesionale è stata quantificata
in tre gradi:
0, assenza di enhancement lesionale;
1, moderato enhancement lesionale;
2, intenso enhancement lesionale.
In tutti i pazienti l’esame ecografico è stato completato
con l’integrazione color Doppler e power Doppler.
10 sono stati esaminati anche con TC con mdc ev.
Risultati. Nei casi di lipomi semplici e nell’elastofibroma
del dorso non è stato rilevato enhancement lesionale
(grado 0), nel MALToma è stato rilevato qualche raro
segnale di microcircolo vascolare (grado 1), nelle restanti
lesioni è stato dimostrato notevole incremento contrastografico (grado 3) indicativo di neoangiogenesi tumorale.
Il successivo accertamento cito-istologico ha dimostrato
la malignità delle lesioni.
Netta la correlazione con i quadri TC.
Conclusioni. L’ecografia contrast-specifica si pone come
metodica di riferimento accurata e poco invasiva nella
valutazione dei tumori dei tessuti molli; essa dimostrando
in tempo reale il tipo di vascolarizzazione lesionale può
fornire elementi discriminanti tra lesioni benigne e lesioni
maligne.
46
Ecografia in tempo reale con mdc nello studio del
rigenerato osseo. Esperienza preliminare
P46
R. Lobianco, F. Sandomenico, O. Catalano, I. Matarazzo, A. Siani
Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radiologia
Interventistica, P.O.S.Maria delle Grazie - Pozzuoli
Obiettivi. Alla base evolutiva del rigenerato osseo sussiste
una proliferazione vascolare, inizialmente endostale e
successivamente periostale che si riduce progressivamente,
per essere quindi sostituita da elementi fibroblastici ed
osteo-cartilaginei. Nostro obiettivo è riportare la validità
dell’ecografia con mdc nel dimostrare la modificazione
dei flussi vascolari nelle fasi evolutive del rigenerato
osseo.
Materiali e Metodi. Settembre 2002-Ottobre 2003,
6 pazienti (pz) trattati con fissatore esterno di segmenti
scheletrici lunghi, 4 per osteotomia correttiva, 2 per frattura.
Apparecchiature: Technos (Esaote), Esatune (Esaote)
con software CnTI.
Iniettato mdc ecografico SonoVue (Bracco).
E’ stata valutata la presenza e la variazione del circolo
vascolare a livello del focolaio di frattura (micro - o macro circolo) e la sua distribuzione (endostale, periostale) sia
con eco-color-Doppler (ECD) che in seconda armonica
dopo mdc.
Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad esame radiografico.
Risultati. Sia l’ECD che l’ecografia armonica dopo mdc
hanno documentato presenza di macrocircolo vascolare
endostale in 5 pz con sensibilità sovrapponibile; l’ECD
ha documentato microcircolo periosteo in 3 pz laddove
l’ecocontrastografia armonica lo documentava in 5.
In 1 pz, assenza di segnali vascolari come da evoluzione
pseudoartrosica.
Conclusioni. Nella valutazione del rigenerato osseo il
mdc ecografico consentendo la valutazione del microcircolo
in scala dei grigi, potrebbe arricchire la semeiologia del
macrocircolo propria dell’ECD e dell’ecocontrasto-CD
fornendo utili informazioni clinico-prognostiche.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Uro-Genitale
Uro-Genitale
L’eco color Doppler transrettale (ECDTR) nella
diagnosi di prostatite non batterica (PNB)
P47
S. Speca, V. Summaria, A.M. Costantini, P. Rinaldi,
C. Servello, A. Destito, L. Bonomo
Università Cattolica del S.Cuore - Roma
Obiettivi. Descrivere in pazienti con segni clinici di
prostatite non batterica (PNB), gli aspetti più significativi
rilevabili con eco color Doppler transrettale (ECDTR).
Materiali e Metodi. Sono stati studiati con ECDTR 13
pazienti (età media 32aa) e considerati i seguenti parametri:
volume prostatico (cut off 18 cm3), spessore della capsula
(cut off 1 mm), presenza di aree ipoecogene vascolarizzate,
dilatazione del plesso venoso pericapsulare (cut off del
DAP 3 mm ) ed eventuale reflusso durante la manovra di
Valsalva (MV), associazione con varicocele.
In tutti i pazienti era stata eseguita l’esplorazione rettale
e la valutazione clinica secondo il Syptom Score (Neal e
Moon).
Risultati. La prostata era morbida e dolente alla palpazione
in tutti i pazienti; il valore medio di Symptom Score era
di 5.45.
All’ECDTR: volume prostatico medio 24.6 cm 3; valore
medio di spessore capsulare 1.34 mm, in particolare era
> 1 mm in 8/13 pz con score > 5; solo 3/13 avevano
disomogeneità ecostrutturali del parenchima con aree
ipoecogene vascolarizzate; DAP medio delle vene pericapsulari 3.7 mm, in particolare 6/13 pz con score >5
avevano ectasia del plesso con reflusso in MV e in 7/13
pz varicocele.
Conclusioni. ECDTR fornisce informazioni per la
diagnosi di PNB.
Oltre all’aumento volumetrico della ghiandola e all’ispessimento capsulare; segni importanti di PNB, associati
nella nostra casistica a Symptom score > 5 sono stati la
dilatazione delle vene pericapsulari e il reflusso durante
MV, indicativi di congestione del plesso, che potrebbe
contribuire alla patogenesi della prostatodinia, sintomo
principale di PNB.
Ecografia in tempo reale con mdc nello studio dello
scroto
P48
F. Sandomenico, O. Catalano, A. Nunziata *, I. Matarazzo,
A. Siani
Servizio di Radiologia, Ospedale S.Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli;
* Servizio di Radiologia - PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 Napoli
Obiettivi. Illustrare la nostra esperienza iniziale nello
studio della patologia testicolare mediante US con mdc.
Materiali e Metodi. Nell’arco di 22 mesi abbiamo
esaminato 13 pazienti con patologia testicolare (12-37
anni, media 21), tutti sottoposti nell’ordine a: US ad alta
risoluzione, power-Doppler basale, ecocontrastografia in
tempo reale a basso indice meccanico, power-Doppler
dopo mdc.
Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3)
Risultati. Venivano identificate le seguenti patologie:
rottura del testicolo (1), torsione del funicolo (6), ischemia
compressiva posterniorrafia (1), orchiepididimite (1),
leydigioma (2), coriocarcinoma (1), disgerminoma con
sovrastante infarto (1), seminoma (1).
In tutti i casi l’ecocontrastografia dimostrava buona
correlazione con i dati dell’US e power-Doppler basale.
Nelle patologie ipovascolarizzanti (rottura/torsione) si
osservava, in aggiunta ai dati basali, riduzione o perdita
del microcircolo intratesticolare, mentre in quelle ipervascolarizzanti (flogosi) si rilevava l’opposto.
Nel disgerminoma l’ecocontrastografia non consentiva di
risolvere il dubbio differenziale tumore-infarto e l’intervento
dimostrava la coesistenza delle due patologie.
Dopo mdc e.v. anche il segnale Doppler appariva sensibilmente amplificato (o la sua assenza documentata in
maniera più accentuata).
Conclusioni. Lo studio con mdc può fornire informazioni
addizionali all’ecopower-Doppler sulla patologia testicolare,
il cui peso deve essere peraltro analizzato con casistiche
più ampie. La possibilità di studiare il microcircolo offre
interessanti prospettive nella diagnosi, pianificazione
terapeutica e follow-up.
Patologia ovarica in età fertile ed in menopausa:
dati epidemiologici
P49
L. Tossichetti, A. Rossi, A.M. Cimino
Consultorio ex Ospedale Petritoli (AP) ASUR nr. 11
L’ovaio è spesso sede di patologie complesse e multiformi,
sia funzionali che tumorali.
L’ecostruttura ovarica solida e omogenea, in condizioni
favorevoli per lo studio ecografico, si distingue in due
zone: una periferica (corticale) poco ecogenica ed una
centrale (midollare) più ecogenica della precedente.
Questa divisione dell’ovaio è sempre ottenibile con
l’ecografia endovaginale e pertanto la possibilità di una
diagnosi precoce nella routine pelvica ecografica ne è
stata sicuramente agevolata.
Materiali e Metodi. Abbiamo effettuato uno studio
epidemiologico presso il Consultorio nr. 11 di Petritoli
(AP) Servizio di Radiodiagnostica, in due anni di attività,
utilizzando sonda E.V. da 6.5 MHz (ANSALDO) in
1680 pazienti suddivise in due fasce d’età: tra 18 e 38 e
tra 45 e 58. Il 60% era sintomatico.
Risultati. Le patologie ovariche riscontrate sono state
suddivise in base al tipo istologico, e, la valutazione dei
dati, in rapporto all’età, non ha modificato sostanzialmente
la percentuale: Cisti Endometriosiche 70%; Cisti Funzionali
25%; Cisti Dermoidi 1%; Cistoadenomi 3%; Carcinomi 1%.
Conclusioni. L’utilizzo della ecografia endovaginale,
nella routine ecografica, risulta di grande aiuto nella pratica
quotidiana, riuscendo a selezionare patologie ovariche
trattabili medicalmente da quelle trattabili chirurgicamente,
avvantaggiando queste ultime verso la Laparoscopia, con
ovvio recupero in tempi più rapidi per la paziente.
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Color Doppler