CONTRIBUTI ACCETTATI COME POSTER Color Doppler L’eco color Doppler nella trombosi venosa profonda post-operatoria degli arti inferiori in pazienti sottoposti ad artroprotesi d’anca: pictorial essay P1 E. Bignardi, R. Lieto*, G. Bocchini*, T. Lembo*, P. Muro*, G. Di Marino*, G.C. Zannini, R. Pisciotta *Dipartimento di Scienze Biomorfologiche e Funzionali Università Federico II Napoli Dipartimento dei Servizi - U.O. Radiologia C.T.O. A.S.L. Napoli 1 - Napoli Obiettivi dello studio. Presentare i reperti eco color Doppler di trombosi venosa profonda degli arti inferiori attraverso uno studio retrospettivo degli esami eco color Doppler, eseguiti in un gruppo di pazienti adulti sottoposti ad artroprotesi d’anca. Materali e Metodi. Sono state retrospettivamente analizzate le indagini eco color Doppler, eseguite in duecentoquarantasette pazienti (114 di sesso maschile e 133 di sesso femminile di età compresa tra 51 e 78 anni), sintomatici o asintomatici per TVP degli arti inferiori, sottoposti ad intervento chirurgico di artroprotesi d’anca. L’esame eco color Doppler venoso degli arti inferiori è stato eseguito con sonda da 7.5-10 MHz entro 48 ore e ad una settimana dall’intervento. Risultati. All’ecografia sono stati osservati i seguenti reperti: incomprimibilità del vaso (36%), aumento del calibro venoso (36%), trombo anecoico (6%), trombo ipoecoico (18%), trombo iperecogeno (9%), circoli collaterali (10%). In 89/247 casi, all’integrazione color power Doppler erano assenti segnali di flusso. Conclusioni. L’eco color-power Doppler rappresenta la metodica di prima scelta nella diagnosi della trombosi venosa profonda post-opereratoria degli arti inferiori. Tale indagine presenta basso costo e buona accuratezza diagnostica, permettendo altresì il monitoraggio dell’affezione e l’efficacia della terapia in atto. La patologia dell’anziano ed il ruolo dell’ecografia P2 V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano, R. Flora, C. Pesce Unità Operativa di Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi AUSL BR 1 Introduzione. L’incremento della vita media comporta una maggiore percentuale della popolazione anziana con età maggiore di 65 anni e conseguentemente un incremento delle patologie correlate all’età, delle patologie croniche e delle neoplasie. Nel paziente geriatrico, pertanto, le pluripatologie determinano un coinvolgimento di numerosi organi ed apparati e impongono al medico di medicina Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) generale ed al medico ospedaliero di formulare in tempi brevi diagnosi accurate e complete. Scopo del lavoro è quello di valutare il ruolo dell’ecografia nella pianificazione dell’iter diagnostico del paziente ricoverato nella U.O. di Geriatria. Materiali e Metodi. Sono stati considerati 500 pazienti di età superiore ai 65 anni (270 D e 230 U) esaminati mediante ecografia addominale e pelvica nei tre primi giorni di ricovero ospedaliero. L’indagine ecografica è stata eseguita precocemente in tutti i pazienti indipendentemente dalla diagnosi d’ingresso formulata dal Pronto Soccorso, poichè l’obiettivo fondamentale era quello di identificare la eventuale pluripatologia dell’anziano nel più breve tempo possibile e con i minori disagi per i pazienti. Risultati. Sono state identificate le seguenti patologie: 265 steatosi epatiche, 87 litiasi colecistiche, 3 pancreatiti croniche, 287 patologie cistiche renali, 25 patologie cistiche epatiche, 13 angiomi epatici, 50 cirrosi epatiche, 8 epatocarcinomi, 1 carcinoma del colon, 1 carcinoma gastrico, 1 carcinoma renale, 1 carcinoma pancreatico, 4 aneurismi aorta addominale, 2 carcinomi ovarici, 110 nefroangiosclerosi bilaterali, 89 versamenti pleurici, 34 versamenti addominali, 7 idronefrosi, 37 litiasi renali, 5 neoplasie vescicali. In tutti i casi, immediatamente dopo aver acquisito i dati patologici con l’ecografia, è stato avviato precocemente il corretto iter diagnostico successivo, impostata tempestivamente la adeguata terapia, richiesta la consulenza dello specialista, oppure avviata la procedura di trasferimento nel reparto di competenza. Discussione e Conclusioni. L’utilizzo sistematico e precoce dell’ecografia, eseguita al letto del paziente, al momento della visita medica, ha permesso in tutti i casi considerati, di ridurre sensibilmente i tempi di ricovero sia attraverso la migliore impostazione dell’iter diagnostico e del piano terapeutico, sia mediante un più opportuno coinvolgimento dei colleghi specialisti consulenti. Infine si sono verificate meno complicanze correlate a prolungata ospedalizzazione. La diagnostica ecografica in geriatria facilita il raggiungimento degli obiettivi aziendali P3 V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano, R. Flora, C. Pesce Unità Operativa Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi AUSL BR 1 Introduzione. Il paziente anziano viene spesso ricoverato nella U.O. di Geriatria con pluripatologie, rimane a lungo degente, le numerose indagini diagnostiche richieste comportano spesso una attesa di molti giorni, con aggravio 25 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Color Doppler di spesa considerevole, spesso non compensato dal DRG della diagnosi di dimissione. Scopo del lavoro è verificare se è possibile arrivare alla diagnosi di dimissione principale ed alle diagnosi secondarie nel minor numero di giorni possibile utilizzando routinariamente innanzitutto l’ecografia (US) e, successivamente, altre indagini diagnostiche ritenute indispensabili in base ai dati clinici ed ecografici. E’ noto che tra gli obiettivi delle aziende sanitarie quelli di ridurre i tempi di degenza ed i ricoveri inappropriati, incrementando il peso dei DRG, vengono abitualmente proposti alle Unità Operative: spesso è difficile raggiungerli e pertanto ulteriore scopo del nostro lavoro è quello di valutare se l’ecografia costituisce un valido ausilio per raggiungere gli obiettivi aziendali concordati con l’U.O. di Geriatria. Materiali e Metodi. Sono state valutate retrospettivamente 500 cartelle cliniche: 250 di pazienti in cui è stata effettuata l’US il primo giorno, 250 di pazienti in cui è stata effettuata invece oltre il quarto giorno di ricovero; altri parametri considerati sono stati diagnosi d’ingresso, diagnosi di dimissione, appropriatezza del ricovero, durata della degenza, valore del DRG. Risultati. L’analisi retrospettiva delle cartelle cliniche ha dimostrato che nel gruppo di pazienti in cui è stata effettuata l’US il primo giorno, con qualsiasi diagnosi d’ingresso e qualsiasi diagnosi di dimissione, la durata media della degenza è stata inferiore, non è stato evidenziato nessun ricovero inappropriato, il costo degli esami diagnostici, strumentali e di laboratorio, è stato inferiore, i valori dei DRG sovrapponibili a quelli del gruppo in cui l’US è stata effettuata dal quarto giorno in poi. Conclusioni. E’ noto che l’US consente una diagnosi accurata in moltissime situazioni patologiche, anche nel paziente anziano affetto da pluripatologie, poco collaborante, spesso a rischio di complicanze se sottoposto ad indagini invasive o con mezzo di contrasto. Inoltre l’anziano spesso peggiora durante lunghi ricoveri ospedalieri. La nostra analisi ha confermato la validità dell’US nel facilitare il raggiungimento degli obiettivi aziendali stabiliti per l’U.O. di Geriatria, migliorando l’efficacia e l’efficienza delle cure fornite. Diagnosi precoce del danno d’organo nell’anziano iperteso: ruolo dell’eco Doppler e della valutazione plurispecialistica P4 V. Carrieri, G. Mileti, A. De Bellis Unità Operativa di Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi AUSL BR 1 Introduzione. Il paziente iperteso di oltre 65 anni spesso è affetto da pluripatologie che prevedono terapie croniche con numerosi farmaci: è stato rilevato che i farmaci antiipertensivi sono tra i primi ad essere sospesi dal paziente se non avverte sintomi correlati all’elevata P.A. La non assunzione dei farmaci si verifica soprattutto per quelli che hanno effetti collaterali molto sgraditi al paziente, quali i diuretici ed i calciantagonisti. Recentemente viene utilizzato anche per l’iperteso di età superiore a 65 anni l’irbesartan, inibitore dei recettori AII, privo di effetti collaterali e molto efficace non solo 26 per il controllo della P.A., ma anche per prevenire il danno d’organo, in particolare a livello renale. Scopo del lavoro è di valutare i pazienti anziani in terapia con irbesartan da circa 3 anni, utilizzando il monitoraggio con eco color Doppler renale, esami di funzionalità renale, fundus, valutazione plurispecialistica, tenendo conto anche della compliance del paziente e dell’adesione alla terapia. Materiali e Metodi. Sono stati inclusi nello studio 20 pazienti di età superiore ai 65 anni, in terapia da tre anni con irbesartan 300 mg die. L’ecografia renale con eco color Doppler è stata eseguita ogni 6 mesi, gli esami di laboratorio (azotemia, creatininemia, esame urine con dosaggio microalbuminuriaproteinuria ogni 3 mesi, fundus oculi e valutazione cardiologica ogni 6 mesi. Risultati. Tutti i pazienti hanno assunto regolarmente il farmaco senza sospensioni per tutta la durata dell’osservazione. L’esame del fundus oculi ha evidenziato in tutti retinopatie ipertensive, dal 1 al 3 stadio, ed in nessuno dei pazienti è stata evidenziata una progressione del danno retinico. L’eco color Doppler renale ha evidenziato riduzione della volumetria renale in 6 pazienti, in nessuno dei casi sono state evidenziate alterazioni del flusso. Gli esami di laboratorio hanno evidenziato riduzione della creatininemia in 7 pazienti e stabilità dei valori negli altri 13. L’albuminuria è scomparsa in 5 pazienti, la proteinuria è regredita in 5 pazienti; nessuno degli ipertesi con insufficienza renale ha avuto una progressione della patologia. La valutazione clinica ha documentato buon controllo pressorio. Discussione e Conclusioni. La prescrizione di un farmaco privo di significativi effetti collaterali come l’irbesartan e l’utilizzo di un adeguato monitoraggio con ecografia ed eco color Doppler renale e fundus, evita all’anziano il danno renale da elevata P.A. Il paziente geriatrico con scompenso cardiaco cronico e fibrillazione atriale: ruolo dell’ecografia addominale e tiroidea P5 V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano, R. Flora, C. Pesce, G. Angone Unità Operativa di Geriatria - Dipartimento Diagnostica per Immagini - Ospedale A. Perrino - Brindisi- AUSL BR 1 Introduzione. Una delle diagnosi di ammissione più frequentemente formulata dal PS per i ricoverati nella U.O. di Geriatria è quella di dispnea in paziente con Fibrillazione Atriale (FA) cronica: in quasi tutti i casi i pazienti vengono dimessi con diagnosi di scompenso cardiaco cronico, versamento pleurico, FA. Il PS abitualmente richiede una consulenza cardiologica a cui fa seguito l’invio in reparto. Nella U.O. di Geriatria la degenza media è di circa 12 giorni per effettuare le indagini diagnostiche e la adeguata terapia. Scopo del lavoro è di verificare se l’inserimento nell’iter diagnostico dell’ecografia (US) addominale e tiroidea nelle prime 24 ore dal ricovero permette di ridurre la degenza media e di influenzare positivamente la scelta della terapia più appropriata. Materiali e Metodi. Sono stati valutati retrospettivamente Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Color Doppler 50 pazienti (30 donne, 20 uomini) di età >65 anni dimessi con diagnosi di scompenso cardiaco e FA cronica. In 25 sono stati effettuati Rx torace, ECG, EsLaborat, Ecocardiogramma; in 25 è stata effettuata anche US addominale e tiroidea entro 24 ore dal ricovero. I parametri considerati sono stati: diagnosi US e diagnosi RX, degenza media, giorni necessari per ridurre lo scompenso e migliorare la sintomatologia. Risultati. Nel primo gruppo di pazienti sono stati riscontrati 10 versamenti pleurici dx e due versamenti pericardici. Nel secondo gruppo l’US ha evidenziato 15 versamenti pleurici (12 dx e 3 bilaterali) di cui solo 9 evidenziati con l’Rx torace e 3 casi di ascite; inoltre 8 pazienti, di cui 7 donne, presentavano patologie nodulari della tiroide. La posologia della terapia diuretica è stata nel secondo gruppo più elevata ed i giorni necessari per ridurre i sintomi dei pazienti sono stati inferiori, ottenendo una degenza media di 9 giorni. Ovviamente nei pazienti con scompenso, FA e riscontro occasionale di patologia tiroidea non è stato prescritto amiodarone. Il monitoraggio dei versamenti pleurici è stato effettuato, evitando Rx torace, soltanto ecograficamente. Discussione e Conclusioni. In base ai dati della nostra osservazione l’US addominale è risultata indispensabile per evidenziare lievi versamenti pleurici e per monitorarli in corso di terapia diuretica, l’US tiroidea è stata utile per scegliere i farmaci più adeguati: l’accuratezza diagnostica e terapeutica è stata maggiore nel 2° gruppo grazie all’US eseguita entro 24 ore. In conclusione questo approccio riduce disagi dell’anziano paziente e costi di degenza dell’ASL. Ruolo dell’ecografia color Doppler nelle strategie aziendali per migliorare l’integrazione assistenziale P6 V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano, C. Pesce, R. Flora, A. Miglietta, C. Zuccaro Unità Operativa di Geriatria - Ospedale Perrino - AUSL BR 1 Brindisi Introduzione. E’ noto che uno degli obiettivi fondamentali delle AUSL è quello di garantire ai pazienti una adeguata continuità assistenziale, realizzando l’indispensabile integrazione tra medici di medicina generale (MMG), specialisti, strutture ospedaliere per acuti, lungodegenze, ospedalizzazione domiciliare, ospedali di comunità, residenze sanitarie, assistenza domiciliare. Scopo del lavoro è quello di proporre, quale strategia per integrare le molteplici figure sanitarie mediche coinvolte, corsi di formazione finalizzati ad approfondire metodiche diagnostiche e procedure terapeutiche, stilando linee guida condivise. In particolare gli Autori propongono un progetto formativo multidisciplinare in tema di ecografia ed eco color Doppler con il coinvolgimento, in qualità di docenti, dei responsabili delle strutture precedentemente elencate e con la partecipazione, in qualità di discenti, di tutti i medici responsabili del processo assistenziale. Materiali e Metodi. Il progetto formativo si sviluppa in 10 corsi interattivi in cui vengono sviluppate tutte le problematiche inerenti l’ecografia e l’eco color Doppler: indicazioni, limiti, iter diagnostici, competenze e ruoli Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) delle diverse figure professionali, aspetti normativi, economici, ecc. Risultati. Poichè uno dei costi aziendali più elevati è quello per indagini diagnostiche e tenuto conto che le liste di attesa, soprattutto per alcune metodiche quali l’ecografia ed il Doppler, sono spesso tra le più lunghe, una strategia di formazione e d’integrazione partendo dalla condivisione di iter diagnostici e terapeutici potrebbe fornire ai partecipanti sia l’opportunità di migliorare la propria formazione e sia, soprattutto, di comprendere, confrontandosi con tutte le figure professionali coinvolte nel processo assistenziale, le dinamiche che spesso compromettono la comunicazione tra professionisti della salute. Discussione e Conclusioni. L’ecografia e l’eco color Doppler, grazie alla multidisciplinarietà che le caratterizza, possono rappresentare un campo privilegiato di confronto, formazione e integrazione tra la maggior parte dei medici, in qualsiasi ambito essi svolgano la propria attività. Partendo dalla condivisione di un progetto formativo ecografico è auspicabile che essi possano acquisire anche la metodologia e gli strumenti per migliorare la comunicazione tra professionisti e pazienti, per garantire, sia in ospedale, sia in ambulatorio e a domicilio, efficacia ed efficienza delle cure. Masse renali cistiche: quale è il ruolo dell’ecocolor Doppler con mezzo di contrasto nella caratterizzazione, secondo la classificazione di Bosniak? P7 A.M. Costantini, V. Summaria, S. Speca, G. Maresca, L. Bonomo Università Cattolica S.Cuore - Roma Obiettivi dello studio. Scopo dello studio è quello di valutare l’accuratezza e l’efficacia diagnostica dell’ecocolor Doppler (ECD) con mezzo di contrasto nello studio delle lesioni renali cistiche in accordo con la classificazione di Bosniak. Materiali e Metodi. Bosniak descrive 4 categorie di lesioni cistiche. Nel nostro studio, ci siamo basati su tale classificazione, per la diagnosi e la caratterizzazione delle lesioni cistiche renali. Abbiamo studiato 14 lesioni cistiche complesse in 14 pazienti (diametro da 2.5 a 10 cm) mediante ECD prima e dopo la somministrazione a bolo di Levovist (10 ml - 300 mg/ml). Abbiamo valutato la presenza o l’assenza dei seguenti segni color Doppler ed ecografici: 1) vascolarizzazione periferica; 2) presenza di setti e caratteristiche della loro vascolarizzazione; 3) presenza di tessuto solido intracistico e caratteristiche della vascolarizzazione. Risultati. In tutti i 14 pz abbiamo osservato dopo contrasto, un enhancement dei vasi parenchimali. Basandosi sulla classificazione di Bosniak abbiamo assegnato le lesioni ai seguenti gruppi: 8 al gruppo IV (tutte con enhancement), 3 al gruppo III (nessun enhancement), 3 al gruppo II (nessun enhancement). Tutte le lesioni dei gruppi III e IV sono state sottoposte ad asportazione chirurgica; le lesioni del gruppo II sono state incluse in un follow-up clinico e radiologico (TC e/o RM). 27 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Color Doppler All’istologia tutte le lesioni del gruppo IV e 2/3 del gruppo III sono risultate adenocarcinomi; 1/3 del gruppo 3 è risultata essere una cisti complessa con assenza di cellule maligne. Conclusioni. Nel nostro studio ECD con il mezzo di contrasto ha permesso di migliorare la discriminazione benigno/maligno delle lesioni cistiche renali e ha notevolmente aumentato la sensibilità dell’ECD. Nodulo piccolo alla tiroide. Analisi retrospettiva della nostra casistica - noduli piccoli in pazienti con linfonodi cervicali, risultanti MTS; - nodulo piccolo in lobo residuo a tiroidectomia controlaterale sede di K; - aumento volumetrico di nodulo in terapia con levotiroxina. L’ecografia tradizionale e color Doppler nella diagnosi differenziale del tipo I e tipo II dell’ipertiroidismo da Amiodarone P9 P8 S. Lo Grasso, S. Mancuso, G. Pandolfo* Centro Diagnostica Tiroidea - Marsala - * U.O. Oncologia Ospedale Civile - Mazara del Vallo Obiettivi dello studio. La presenza di noduli alla tiroide è riscontro frequente in corso di esame ecografico e spesso non è correlato a patologia. Abbiamo sottoposto a revisione la nostra casistica ecografica per esaminare attraverso un’analisi retrospettiva quale guadagno, in termini di orientamento diagnostico, avesse avuto il nostro atteggiamento dall’entrata in uso presso il nostro Centro, di un’apparecchiatura eco-colorDoppler. Materiali e Metodi. Sono state sottoposte ad esame computerizzato dei dati n. 4384 indagini ecografiche da noi effettuate, di cui n. 1124 completate da studio eco-color-Doppler. Sono stati individuati 2280 pazienti con noduli tiroidei, di cui 1390 con lesioni nodulari sotto il centimetro. E’ stata eseguita FNAB nei noduli con caratteristiche ecografiche sospette, con un totale di 632 esami citologici. In 120 casi è stata posta indicazione chirurgica. Sedici di questi pazienti presentavano una neoplasia tiroidea. Risultati. E’ opportuno considerare con estrema prudenza un atteggiamento troppo aggressivo nei confronti dei noduli piccoli, essendo questi estremamente frequenti (61% dei casi). Nel dare indicazione all’ago-aspirato per esame citologico (FNAB) ci aiuta molto lo studio ecografico del nodulo: nella nostra casistica abbiamo trovato correlazioni statisticamente significative tra malignità del nodulo tiroideo di diametro minore di 10 mm e: 1) irregolarità dei margini; 2) ecostruttura interna ipoecogena; 3) microcalcificazioni intranodulari; 4) presenza di linfonodi latero-cervicali di tipo metastatico; 5) pattern vascolare al color-Doppler. In riferimento a quest’ultimo aspetto, la nostra esperienza dimostra non tanto significativa di malignità la vascolarizzazione di tipo centrale, bensì il valore predittivo elevato per benignità dell’esclusivo pattern colore periferico. Conclusioni. Considerato che nella nostra esperienza i noduli maligni sono solo il 13% circa del totale dei sospetti (indipendentemente dal volume), e che nel 96% dei casi sono carcinomi papillari (con ottima prognosi), appare opportuno sottoporre ad ago-aspirato noduli tiroidei di diametro minore di 10 mm, quando: - noduli in pazienti giovani con familiarità per neoplasia tiroidee; 28 M. Loy, A. Melis, E. Perra, M.E. Cianchetti, M. Piga, S. Mariotti, G. Mallarini Policlinico Universitario di Cagliari Scopo. L’ipertiroidismo da Amiodarone (AIT) può presentarsi in due forme: tipo I, che si sviluppa in pazienti con preesistenti anomalie della tiroide, e tipo II, legato a una tiroidite distruttiva in ghiandole apparentemente normali. La differenziazione delle due forme, cruciale in rapporto al trattamento, può rappresentare un difficile problema diagnostico. Nel nostro studio valutiamo l’utilità dell’ecografia tradizionale e color Doppler (CD) nella diagnosi differenziale delle due forme di AIT. Materiali e Metodi. Sono stati inseriti nello studio 12 pazienti affetti da AIT, suddivisi sulla base dei dati clinici (presenza o meno di gozzo e risposta terapeutica) nel tipo I e tipo II. Di ciascun paziente sono stati presi in considerazione l’ecografia tiroidea tradizionale e CD, la scintigrafia tiroidea con 99mTC, la iodocaptazione, il dosaggio ormonale (FT3, FT4, TSH), l’autoimmunità tiroidea (TPOAb, TAb, TRAb), il dosaggio dell’IL-6 e la dose accumulata di Amiodarone espressa in grammi. Mediante l’esame ecografico tradizionale è stato valutato il volume tiroideo, l’ecogenicità del parenchima tiroideo e la presenza o meno di noduli. Con il CD si è studiata la presenza o meno di flussi vascolari all’interno della tiroide sia nel contesto del parenchima, che in rapporto alla presenza di noduli (secondo la classificazione di Lagalla). Risultati. Una differenza significativa tra le due categorie di AIT è risultata esclusivamente per i seguenti parametri (vedi Tabella): età dei pazienti, presenza o meno di noduli all’esame ecografico tradizionale e presenza o meno di flussi vascolari al CD. Considerando in particolare l’aspetto al CD, per quanto riguarda l’AIT di tipo 1, quattro pazienti presentavano flussi esclusivamente perinodulari (pattern II), tre flussi intranodulari (pattern III), mentre i cinque i pazienti con AIT di tipo 2 mostravano flussi parenchimali sporadici o assenti (pattern I). Conclusioni. I nostri dati sembrano confermare che l’ecografia bidimensionale e color Doppler rappresentano strumenti utili per la diagnosi differenziale del tipo 1 e 2 dell’AIT, da affiancare vantaggiosamente alla valutazione clinica. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Color Doppler Tipo 1 Tipo 2 N° soggetti 7 5 Età (anni) 73.29 ± 5.211 56.20 ± 17.85 Maschi : Femmine 2: 5 4: 1 Amiodarone (dose accumulata in gr) 159.6 ± 67.7 198 ± 95.5 Volume tiroide (cc) 40.99 ± 26.19 18.04 ± 6.27 Presenza di noduli all’ecografia B/N 7/72 0/5 CD (presenza di flussi) 7/73 0/5 FT3 (pmol/l) 15.69 ± 19.86 5.96 ±1.62 FT4 (pmol/l) 36.64 ± 15.6 36.62 ±19.67 Patienti con incremento dell’IL-6 3/5 (2 non dosato) 1/4 (1 non dosato) Iodocaptazione 3 h 2.45 ± 1.03 1.74 ± 0.48 24 h 2.81 ± 1.15 1.48 ± 1 1/7 3/5 Scintigrafia (assenza di fissaz) , , 3 P<0.05 1 2 Ruolo dell’ecografia color Doppler nel follow-up dei pazienti operati per neoplasia tiroidea maligna P10 M. Miceli, N. Cremonini *, G.P. Casadei **, D. Dall’Olio ***, F. Gigli, M. Roversi UU.OO. di Radiologia, *Endocrinologia, **Anatomia Patologica, ***Otorinolaringoiatria Ospedale Maggiore - AUSL di Bologna Obiettivi dello studio. Scopo del lavoro è valutare l’utilità dell’ecografia color Doppler nel follow-up dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico per neoplasia tiroidea maligna. Materiali e metodi. Sono stati analizzati retrospettivamente gli esami ecografici di 85 pazienti tiroidectomizzati, in prevalenza per ca. papillifero, eseguiti a una distanza variabile da 3 a 36 mesi dall’intervento, valutando i seguenti criteri predittivi di malignità per le recidive loco-regionali (struttura ipoecogena o complex, presenza di microcalcificazioni, prevalenza del diametro a-p, margini irregolari, sconfinamento, pattern vascolare tipo III) e per le localizzazioni linfonodali (indice rotondità, diffusione extracapsulare, assenza ilo, rapporto ilo/corticale, alterazioni focali della corticale, vascolarizzazione periferica o mista). 18 pazienti sono stati esaminati con TC e/o RM, 22 con FNAC, in 16 vi è stato il riscontro bioptico operatorio. Risultati. In ognuno dei 12 pazienti in cui è risultata una ripresa della malattia confermata con FNAC e/o chirurgicamente e prevalentemente costituita da colonizzazioni linfonodali, erano presenti almeno due dei criteri predittivi Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) di malignità analizzati. In 3 pazienti nei quali non è stata confermata la ripresa della malattia era presente un solo criterio predittivo di malignità. Nei restanti pazienti non si sono riscontrati i suddetti criteri e l’eventuale indicazione alla FNAC (7) e all’intervento (1) è stata posta in base ad altri riscontri clinico-strumentali. Conclusioni. L’ecografia rimane l’esame fondamentale nel follow-up dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico per neoplasia tiroidea maligna, grazie alla integrazione delle informazioni derivanti dal B-mode e dal color power Doppler. Peraltro è soltanto la combinazione dei vari criteri di semeiotica ecografica predittivi di malignità che può indirizzare verso la FNAC e/o il reintervento. Ulteriori conferme sono attese dalla ecocontrastografia. Bibliografia. Frates MC et Al. J Ultrasound Med 2003; 22: 127 Kouvaraki MA et Al. Surgery 2003; 134: 946 Rubaltelli L et Al. Radiol Med 2004; 107: 388 29 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia Gastroenterologia Cistoadenoma mucinoso dell’appendice: a proposito di un raro caso P11 F. Amodio, G. Cangiano, E. Cavaglià, G. Vallone *, V. Capurro *, M. Maglione **, L. Iovine *** U.O.S.C. Radiologia Vascolare ed Interventistica - A.O.R.N. A. Cardarelli (NA) * Università degli Studi di Napoli “Federico II” - Dipartimento di Scienze Biomorfologiche e Funzionali - Istituto di Scienze Radiologiche **Seconda Università degli Studi di Napoli - Istituto di Scienze Radiologiche *** U.O.S.C. Chirurgia Laparoscopica Specialistica Epatica e Centro Trapianti di Fegato - A.O.R.N. Cardarelli Introduzione. Il cistoadenoma mucinoso dell’appendice è una rara neoplasia appartenente al gruppo dei tumori mucosecernenti dell’appendice. Questa entità anatomomacroscopica descrive una evenienza rara, di natura benigna o maligna, che viene riscontrata nello 0.2-0.3% delle appendicectomie. Affrontando questa affezione si pongono tre problemi: difficoltà di un corretto inquadramento diagnostico pre-operatorio, eventuale malignità e rischio di evoluzione di malattia gelatinosa peritoneale (pseudomixoma peritonei) in caso di perforazione. Caso clinico. C.A. (F, 66 aa), da 4 giorni dolore addominale diffuso. Episodio diarroico con melena. L’esame ecografico dell’addome evidenzia presenza in fossa iliaca dx di voluminosa formazione cistica, di 65 mm di diam max, a pareti esogene ed ispessite, contenuto finemente corpuscolato, localizzata anteriormente ai vasi iliaci e medialmente al cieco in sede appendicolare. Non si reperta ispessimento ed iperecogenicità del grasso mesenteriale periappendicolare né versamento fluido. La TC dell’addome con mdc conferma presenza di massa cistica loculata in fossa iliaca dx non dissociabile dal margine mediale del cieco e localizzata antero-lateralmente ai vasi iliaci. La massa presenta pareti spesse e parzialmente calcifiche con modesto enhancement parietale.Viene eseguito intervento chirurgico in laparoscopia: la formazione cistica presenta caratteri macroscopici di appendice infiammata con aspetto pseudo-tumorale. La valutazione anatomo-patologica: ghiandole mucinose con aspetti papilliferi senza segni di infiltrazione parietale; l’assenza di atipica cellulare e di infiltrazione parietale orientano per la diagnosi di cistoadenoma mucinoso dell’appendice. Discussione. Gli Autori ritengono che il riscontro di massa cistica ben capsulata, a pareti ecogene e spesse ed a contenuto fluido finemente corpuscolato, localizzata in corrispondenza del margine mediale del cieco ed anteriormente ai vasi iliaci sia suggestiva per la diagnosi di tumore mucosecernente dell’appendice. La presenza di calcificazioni di parete e di setti interni rappresenta ulteriore elemento semeiologico utile alla diagnosi. L’assenza di ispessimento del grasso mesenterico, di versamento fluido in addome e di segni di pseudomixoma peritonei è elemento utile per una diagnosi presuntiva di benignità. L’assenza di nodulazioni di parete con mancato contrast enhancement dopo somministrazione di mdc alla TC orienta per la benignità della neoplasia. 30 Steatoepatite non alcolica (NASH) e diabete mellito: valutazione clinico ecografica P12 V. Carrieri, G. Angone, G. Mileti U.O. Geriatria - Dipartimento Diagnostica per Immagini Ospedale Perrino - U.O. Lungodegenza Ospedale Cisternino AUSL BR 1 Introduzione. La steatoepatite non alcolica (NASH) si può osservare frequentemente nei pazienti diabetici non insulino dipendenti e, più raramente, nei diabetici insulino dipendenti. La NASH è associata, oltre che a diabete tipo II, ad obesità di classe III, insulino resistenza, ipertensione arteriosa, iperuricemia, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia con bassi livelli di colesterolo HDL, rapporto GOT/GPT >1, fattori predittivi di evoluzione della steatosi epatica a fibrosi o cirrosi con quadro terminale di insufficienza epatica. Scopo del lavoro è quello di identificare i pazienti a rischio di NASH avvalendosi dei dati clinici, di laboratorio e del monitoraggio con ecografia ecocolor Doppler. Materiali e Metodi. Sono stati selezionati 350 pazienti diabetici (220 donne, 130 uomini) con diagnosi ecografica di steatosi epatica non alcolica e non virale. Sono stati considerati la presenza/assenza di altri fattori di rischio (ipertensione, obesità, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, livelli di GOT, GPT, gamma GT, fosfatasi alcalina, HbA1c, fumo, attività fisica, terapia con biguanidi, associazioni precostituite insulina). I pazienti sono stati controllati ecograficamente e clinicamente ogni 6 mesi. Sono state segnalate le alterazioni strutturali epatiche, le variazioni degli esami di laboratorio, lo scarso controllo della glicemia. Gli esame ecografici ed eco color Doppler sono stati eseguiti sempre da tre esperti ecografisti. Sono stati stabiliti, utilizzando i dati della Letteratura, i parametri ecografici per differenziare steatosi, fibrosi e cirrosi epatica. Risultati. 50 pazienti (38 donne e 12 uomini) con obesità III grado, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, HbA1c di 8.5%, hanno sviluppato nell’arco di 5 anni un quadro avanzato di fibrosi epatica con aumento delle transaminasi persistente. 3 donne, infine, hanno sviluppato un quadro di cirrosi epatica. Discussione e Conclusioni. L’esame ecografico con eco color Doppler consente di monitorare agevolmente i pazienti diabetici con NASH e di evidenziare precocemente alterazioni strutturali che permettono di sospettare l’evoluzione della steatosi verso la fibrosi epatica oppure verso la cirrosi. Dalla nostra analisi clinica con dati di laboratorio e strumentali è possibile concludere che l’insulino resistenza, con valori di HbA1c elevati, associata ad ipertensione arteriosa, iperlipidemia, obesità e diabete sono tutti fattori di rischio per la NASH e per l’insufficienza epatica avanzata. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia La valutazione del paziente geriatrico obeso ed il ruolo dell’ecografia P13 V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano, R. Flora, C. Pesce Unità Operativa di Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi AUSL BR 1 Introduzione. L’obesità è una condizione morbosa multifattoriale che si osserva con frequenza anche in età geriatrica (pazienti di età superiore a 65 anni): è noto che il rischio di mortalità e morbilità aumenta con l’aumentare del peso corporeo e con valori di BMI superiori a 27. Gli obesi anziani hanno un rischio maggiore di avere più frequenti complicanze e peggiore qualità di vita soprattutto se affetti da ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemia, cardiopatia ischemica, insufficienza cerebrovascolare, insufficienza renale, insufficienza respiratoria, patologie osteoarticolari. Obiettivo del lavoro è di valutare il ruolo dell’ecografia eseguita nel paziente geriatrico obeso al suo ingresso in reparto, il primo giorno di degenza oppure in corso di ricovero in DH oppure in corso di visita ambulatoriale: in particolare si intende verificare se esiste maggiore prevalenza di condizioni morbose nel gruppo di anziani obesi confrontato con un gruppo di anziani normopeso. Materiali e Metodi. Sono stati esaminati con ecografia addominale 500 pazienti di età superiore a 65 anni: 250 obesi o sovrappeso, 110 uomini e 140 donne, e 250 pazienti normopeso, 130 uomini e 120 donne. Risultati. Nel gruppo degli anziani obesi sono state evidenziate le seguenti patologie: 257 steatosi epatiche, 79 litiasi colecistiche, 3 pancreatiti croniche, 157 patologie cistiche renali, 14 patologie cistiche epatiche, 10 angiomi epatici, 34 cirrosi epatiche, 7 epatocarcinomi, 1 carcinoma del colon, 1 carcinoma gastrico, 1 carcinoma renale, 1 carcinoma pancreatico, 87 reni ridotti di volume, 3 aneurismi dell’aorta addominale. Nel gruppo degli anziani normopeso tutte le patologie segnalate sono state evidenziate con percentuali ridotte, comprese tra il 20 ed il 50% in meno. Discusssione e Conclusioni. Gli obesi anziani, essendo a rischio più elevato rispetto ai pazienti geriatrici normopeso, dovrebbero essere sottoposti più frequentemente ad indagini diagnostiche per evidenziare precocemente patologie, soprattutto neoplastiche e degenerative, che possono, soltanto se diagnosticate precocemente, essere curate con maggiori probabilità di successo. La nostra osservazione dimostra che utilizzando l’ecografia, nella maggior parte dei casi, è possibile evidenziare, precocemente e con notevole accuratezza diagnostica, le molteplici patololgie che frequentemente si associano nel paziente obeso anziano ed inoltre è possibile, in quasi tutti i casi, evitare ricoveri ospedalieri. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Patologie colecistiche nel paziente geriatrico in alimentazione parenterale: valutazione ecografica P14 V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano, R. Flora, C. Pesce Unità Operativa Geriatria - Ospedale Perrino Brindisi AUSL BR 1 Introduzione. In base ai dati della Letteratura ed a numerose osservazioni cliniche il paziente in alimentazione parenterale presenta un rischio elevato di formazione di sabbia biliare o di calcoli colecistici. Scopo del lavoro è di valutare in un gruppo di pazienti di età superiore a 65 anni, sottoposti ad alimentazione parenterale, il ruolo dell’ecografia nell’evidenziare precocemente la presenza di patologie colecistiche. Materiali e Metodi. Sono stati monitorati con esame ecografico eseguito ogni 5 giorni 24 pazienti (14 donne e 10 uomini) di età compresa tra 67 e 95 anni, affetti da varie patologie che comportavano grave compromissione delle condizioni cliniche e necessità di alimentazione parenterale. L’ecografia colecistica è stata eseguita sempre dallo stesso medico e con lo stesso ecografo. Sono stati valutati i seguenti parametri: volume della colecisti, spessore delle pareti colecistiche, presenza di sabbia biliare, presenza di calcoli e dimensioni di essi, presenza di ascite. Risultati. Aumento del volume della colecisti è stato evidenziato in 18 pazienti, incremento dello spessore delle pareti è stato evidenziato in 10 pazienti, ascite era presente in 8 pazienti. La sabbia biliare è stata visualizzata in 12 pazienti: in 5 dopo 5 giorni, in 4 dopo 10 giorni, in 3 dopo 15 giorni di alimentazione parenterale. I calcoli colecistici (dimensioni massime di 4 mm) sono stati evidenziati in 3 pazienti: in uno dopo 15 giorni, in 2 dopo 20 giorni di alimentazione parenterale. In tutti e tre i pazienti coesisteva anche sabbia biliare. Nessun episodio di pancreatite è stato evidenziato nè si sono manifestati innalzamenti degli indici di funzionalità epatica e pancreatica. Nessun episodio di colecistite o di ittero si è verificato, nè i pazienti erano sintomatici per colica biliare. Discussione e Conclusioni. L’indagine ecografica si è dimostrata utile per monitorare i pazienti sottoposti ad alimentazione parenterale. Nel gruppo di pazienti da noi esaminati non si sono verificate complicanze correlate alla presenza di sabbia biliare e calcoli, tali da peggiorare significativamente le condizioni cliniche del paziente. In Letteratura sono segnalati casi di ittero, di colecistite e di pancreatine acuta: pertanto è da consigliare, in tutti i pazienti geriatrici, sottoposti ad alimentazione parenterale, il monitoraggio ecografico epatocolecistico, associato naturalmente ad un monitoraggio clinico e di laboratorio, per una efficace prevenzione. 31 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia Ospedalizzazione domiciliare e ruolo dell’ecografia P15 V. Carrieri, C. Devicienti, R. Cristofalo, E. Di Viggiano, C. Pesce, R. Flora, A. Miglietta, C. Zuccaro U.O. Geriatria - Ospedale Perrino - Brindisi AUSL BR 1 Introduzione. L’ospedalizzazione domiciliare (O.D.) è la modalità attraverso cui le strutture ospedaliere seguono con il proprio personale, direttamente a domicilio, pazienti che necessitano di prestazioni di particolare complessità, tali da richiedere un processo assistenziale di livello ospedaliero. L’O.D. è l’effettuazione a domicilio di interventi diagnostici e terapeutici erogati solitamente a pazienti in fase acuta. Obiettivo del lavoro è di valutare il ruolo dell’ecografia (US) addominale in pazienti affetti da cirrosi epatica con ascite e/o HCC, iperammoniemia, colelitiasi, ipertensione portale, ittero, ecc. in O.D. Materiali e Metodi. Sono stati confrontati 10 cirrotici con ascite e/o altre complicanze (5 M, 5 F, età 65-85 anni) in O.D. e 10 cirrotici con ascite e/o altre complicanze ricoverati in reparto. Sono stati considerati i seguenti parametri: degenza media, numero di complicanze, di chiamate in urgenza, di tests di laboratorio, di ecografie, di paracentesi evacuative ecoguidate, costi per farmaci, impegno orario di medico ed infermiere, indice di gradimento di pazienti e familiari. I pazienti in O.D. sono stati visitati ogni giorno e sottoposti ad US dal medico, l’infermiere ha provveduto ad eseguire sia prelievi per indagini di laboratorio sia terapia e.v.; se necessaria è stata anche eseguita a domicilio paracentesi ecoguidata. Risultati. I pazienti in O.D., confrontati con i cirrotici degenti in reparto, sono stati sottoposti con ecografo portatile allo stesso numero di US sia per la diagnosi, sia per il monitoraggio, sia per paracentesi ecoguidate; il costo per farmaci è stato identico; non si sono verificate complicanze in O.D., la degenza media è stata inferiore in O.D., il numero di tests di laboratorio identico, l’indice di gradimento elevato per i pazienti in O.D., l’impegno orario del medico responsabile della O.D. esperto in US inferiore rispetto alla somma dei tempi necessari per la visita medica e per l’US in reparto. Discussione e Conclusioni. L’O.D. è risultata metodica gradita ai pazienti e familiari, priva di rischi per i cirrotici con ascite e/o altre complicanze o patologie associate: naturalmente è indispensabile poter contare su familiari affidabili e, soprattutto, disporre di ecografo portatile utilizzato da un medico esperto in US ed in grado di effettuare diagnosi, monitoraggio e procedure ecoguidate. L’US in O.D., gradita al paziente, permette, a parità di valore di DRG, di ridurre i tempi di degenza e contenere i costi. 32 Ipoglicemia sintomatica in paziente con tumore stromale gastrointestinale maligno primitivo epatico P16 G. Cat Genova, P. Bertello Dipartimento di Medicina Interna - Ospedale di Chivasso (TO) I tumori stromali gastrointestinali (GIST) rappresentano, rispetto ai carcinomi, un raro gruppo di neoplasie del tratto gastrointestinale. Frequentemente asintomatici, a volte esordiscono con dolore addominale o emorragia digestiva, spesso sono di riscontro incidentale durante interventi chirurgici o all’esame autoptico. Tra questi, estremamente rare sono le forme primitive epatiche. Presentiamo il caso di un paziente di sesso maschile, di 50 anni, che si presentava in Pronto Soccorso per un episodio confusionale, occorso in pieno benessere, senza sintomatologia di accompagnamento. Anamnesi muta; obiettività e parametri vitali nella norma, tranne un lieve rallentamento ideo-motorio. Gli esami ematochimici evidenziavano come unica alterazione una ipoglicemia (glicemia 48 mg/dl). Elettrocardiogramma, Rx torace, TC encefalo risultavano normali. L’ECT addome eseguita in urgenza al letto del paziente in Pronto Soccorso evidenziava, a livello del lobo epatico dx, la presenza di una formazione disomogenea, isoecogena rispetto al parenchima epatico, con dimensioni di circa 11 x 13 cm, parzialmente delimitata da un margine irregolare iperecogeno pseudocapsulare, con all’interno aree ipoecogene simil-cistiche. Il paziente veniva pertanto ricoverato. La TC addome successiva confermava la neo-formazione epatica, associata a parziale trombosi della vena porta, in assenza di adenopatie e di lesioni pancreatiche. Gli esami endoscopici eseguiti risultavano negativi per lesioni parietali/endoluminali gastrointestinali. Veniva eseguita una biopsia epatica percutanea: l’esame istologico e l’esame immunoistochimico permettevano la diagnosi di GIST, rilevando l’espressione del CD117 (c-KIT proteina) e del CD 34. L’ipoglicemia persistente, unico sintomo del paziente, considerabile una manifestazione paraneoplastica del GIST, potrebbe essere attribuita alla produzione da parte del tumore di IGF-II (insulin-like growth factor). Benchè la resezione chirurgica rappresenti il trattamento di scelta di queste forme, nel caso presentato non veniva posta indicazione chirurgica per l’invasività locale della neoplasia e l’associata trombosi portale. Considerati i promettenti risultati della recente alternativa terapeutica rappresentata dall’imatinib mesilato, il paziente veniva pertanto avviato al trattamento chemioterapico. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia Malattia di Gaucher: studio ecografico ed ecocardiografico P17 D. Catalano, D. Spadaro, G.F. Martines, M.C. Interrigi, G.M. Trovato Medicina Interna e Terapia Medica - Università di Catania La malattia di Gaucher (G) è una malattia autosomica recessiva caratterizzata da deficit dell’enzima lisosomiale b-glucocerebrosidasi, con accumulo nel sistema nervoso e reticolo endoteliale. Il trattamento è la terapia enzimatica sostitutiva e la cura delle complicazioni. Scopo delle studio è stato di valutare in un gruppo di G le correlazioni, se presenti, tra parametri ecografici (dimensioni epatiche, diametro portale, flusso Doppler portale, dimensioni spleniche) ed ecocardiografici (massa e dimensioni ventricolari, portata cardiaca - CO-, indice di compliance ventricolare sinistra -A/E-, frazione di eiezione -EF-). Lo studio è stato condotto su 9 soggetti affetti da G (m 6, d 3, anni 35±10.67), valutati con ecografia addominale e cardiaca, esami ematochimici e visita generale. 5 soggetti erano affetti da G tipo I, 2 tipo II e 2 tipo III. Inoltre, 6 soggetti erano splenectomizzati e tre presentavano, al momento del ricovero, splenomegalia (dimensioni medie di 14.1±2.06 cm). I parametri ecocardiografici ed ecografici sono stati correlati ai risultati ematochimici, all’età e all’indice di massa corporea (BMI). Sono risultate statisticamente significative la correlazione inversa tra diametro diastolico del ventricolo sinistro (r =- 0.716; p: < 0.001) e quella tra spessore del setto interventricolare (r = 0.795; p:< 0.001) con l’emoglobina espressa in grammi. Risulta, inoltre, una correlazione tra diametro portale ed età (r = 0.79; p:<0.001) e tra massa miocardica del ventricolo sinistro (LVMM), spessore della parete posteriore e la velocità media di flusso portale (p: <0.001). Nei soggetti splenectomizzati la velocità media di flusso portale correla inversamente con BMI e con dimensioni del lobo epatico sinistro. Conclusione. Massa ventricolare sinistra e spessore di setto e parete posteriore mostrano un andamento parallelo a BMI ed emoglobina, in sintonia con una migliore condizione nutrizionale. Il diametro della porta mostra un trend in aumento con l’età e la velocità media un trend in diminuzione, presumibilmente in rapporto alle maggiori resistenze intraepatiche legate alla specifica tesaurismosi. Lo studio funzionale ecografico in pazienti con G potrebbe consentire sia uno staging di compromissione epatica e cardiaca, sia una valutazione della risposta a lungo termine con le terapie di recente introduzione. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Diagnostica per immagini (ecografia, ecocontrastografia con mdc a basso indice meccanico, TC spirale) in tre casi di mucocele gigante P18 G. Francica, U. Pagliari, P. D’Alessandro, F. Scarano, C. Giardiello Presidio Ospedaliero Camilliani “S. Maria della Pietà” Casoria (NA) Scopi. Descriviamo gli aspetti Ecografici (US) con e senza mdc a basso indice meccanico e TC spirale di tre casi di mucocele gigante recentemente venuti alla nostra osservazione. Pazienti e Metodi. Due maschi (di 67 e 70 aa) ed una donna (di 70 aa) si presentano per valutazione di massa addominale riscontrata in maniera occasionale. Negativa l’anamnesi per appendicectomia. Risultati. Reperti US comuni erano: 1) voluminosa lesione espansiva (20, 25 e 17 cm) con sottile e continua capsula iperecogena, a contenuto intensamente corpuscolato, mobile, con aspetti filamentosi talora disposti in forma di volute concentriche; 2) sede retroperitoneale; 3) esame con SonoVue non dimostrava perfusione della massa in nessuna delle fasi diffusione del mdc. Alla TC si apprezzavano lesioni simil-cistiche, con sottile capsula periferica, setti interni e densità omogenea (variabile da valori negativi del tessuto adiposo a quelli dei tessuti molli), avascolari. Nel primo caso studiato un agospirato ecoguidato dava luogo solo a materiale acellulato, mucoide. In tutti i casi all’intervento chirurgico si asportava un mucocele gigante che conteneva circa dai 3 ai 7 litri di materiale mucoide. Conclusioni. Il mucocele gigante è patologia rara, ma va considerata nella diagnostica differenziale delle masse addominali retroperitoneali: i caratteri clinico-radiologici orientativi per la diagnosi sono quelli di massa spesso a rilievo occasionale, a contenuto denso corpuscolato, avascolare, occupante i quadranti di destra e centrali dell’addome. Un caso di Schistosomiasi (S): utilità dello score ecografico OMS P19 M. Soresi, F. Russo, G. Mazzola, P. Campagna, V. Di Gesaro, O. Ferrara, M. Affronti Dipartimento di Medicina Clinica e delle Patologie Emergenti. Università di Palermo Introduzione. La S. è una malattia da Elminti (E) endemica nelle zone tropicali. L’infezione cronica da S. Mansoni, provoca nel fegato granulomi e fibrosi portale conseguente alla flogosi indotta dalle uova di E intrappolate nei vasi portali, ciò provoca ipertensione portale (I por) ed ipersplenismo. Caso clinico. Un uomo di 27 anni Sudanese, in Italia da 4 mesi veniva da noi per dolenzia al fianco sinistro. Alla visita: massa in ipocondrio di circa 20 cm. Esami di laboratorio: emoglobina 11g/dl, leucociti 1700/mmc, piastrine 11.000/mmc, funzionalità epatica ed albuminemia normali, attività di protrombina 50%, 33 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia ipergammaglobulinemia policlonale. Ecografia (US): fegato: segmenti di destra ridotti di volume, presenza di centimetriche immagini anecogene, rivelatisi al color-Doppler come fistole portoportali e portocavali, v. porta 17 mm, con flusso epatopeto a velocità media delle massime 21 cm/sec, vasi portali con pareti ispessite e lume ridotto, vene sovraepatiche di normale calibro e con flusso fasico conservato, colecisti alitiasica, circoli collaterali peripancreatici, milza 22 cm. Una TC non forniva ulteriori dati. Gastroscopia: varici F3. Il pattern US, l’Ipor, la provenienza geografica ci faceva supporre una S. La ricerca di parassiti nelle feci era negativa, non ci è stato possibile eseguire test per anticorpi antiS; lo stato coagulativo non permetteva la biopsia epatica (BE) percutanea. Abbiamo calcolato lo score US proposto dall’OMS (Ginevra 2000) nel sospetto di S.: ImagePattern=6 (range 0-6), Periportal Ticking=8 (range 0-8), Portal Hypertension=13 (range 0-13), dati addizionali: Splenomegalia=2 (range 0-2), parete colecistica 1 (range 0-1). Secondo lo score la diagnosi era di fibrosi portale avanzata e I por da S. Veniva eseguita BE trans giugulare che non portava a diagnosi sicura, l’angiografia confermava la presenza delle fistole, nelle misurazioni eseguite a catetere bloccato nelle vv sovraepatiche le pressioni erano normali come avviene nelle I por postsinusiodali, come da S. Il paziente era sottoposto a splenectomia e biopsia epatica intraoperatoria il cui esito era: granulomatosi gigantocellulare da S. Conclusioni. La S è una patologia emergente nei paesi occidentali, poco conosciuta e per questo di difficile interpretazione, l’uso dello score ecografico dell’OMS è semplice e accurato nel porre il sospetto, nel nostro caso, in mancanza di dati anamnestici e clinici sicuri, è stato l’esame più utile nel fare sospettare la malattia. Utilità dell’ecografia nella diagnosi di malattia celiaca P20 M. Soresi, L. Di Prima, C. Magliarisi, A. Pirrone, V. Di Gesaro, O. Ferrara, F. d’Antona, A. Carroccio Dipartimento di Medicina Clinica e delle Patologie Emergenti Università di Palermo Obiettivi dello studio. Recenti studi hanno evidenziato che l’ecografia potrebbe avere un ruolo nell’iter diagnostico della malattia celiaca (MC), tuttavia i dati in proposito sono ancora poco numerosi, noi abbiamo voluto valutare il pattern ecografico addominale in pazienti consecutivamente osservati per sospetta malattia celiaca ed identificare quali parametri possono essere utili per la diagnosi di MC. Materiali e Metodi. Sono stati studiati 83 pazienti (28 M, 55 F) afferenti al nostro ambulatorio di gastroenterologia (uno o più dei seguenti sintomi nella presentazione clinica: diarrea 40 casi, anemia 38 casi, dolore addominale 53, dispepsia 18, iper-transaminasemia criptogenetica 7 casi). In tutti i pazienti è stata eseguita ecografia al mattino, dopo una notte di digiuno con apparecchio Philips 1500 HDI munito di sonda convex 2-5 MHz e lineare 5-12 MHz. I pattern US esaminati sono stati: anse dilatate (AD), ispessimento delle anse (IA), linfonodi mesenterici aumentati di 34 volume (VLN), aumento della peristalsi (AP), diametro della vena porta (VP), diametro longitudinale splenico (DLM), steatosi epatica (ST), presenza d’ascite (AS). La diagnosi di celiachia veniva in tutti i casi posta sulla base del dato istologico di danno dei villi intestinali, associato alla positività degli anticorpi anti-transglutaminasi. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: celiaci (C) e non celiaci (NC). Sono stati esclusi dallo studio i pazienti con manifestazioni cliniche e dati di laboratorio suggestivi di malattia infiammatoria intestinale. L’analisi statistica è stata condotta con il test esatto di Fisher. Risultati. 16 pazienti (19.3%) risultavano celiaci, i pattern US risultati significativamente associati con la diagnosi di MC sono stati AD in 4/16 nei C vs 2/67 nei NC (p<0.02), IA 3/13 nei C e 2/67 nei NC p<0.04 e ST presente in 7/9 C e 13/67 NC (p<0.04); almeno 2 di tali eco-pattern si associavano nello stesso paziente in 4/16 dei C ed in 1/67 dei NC p<0.01. Conclusioni. Nel nostro studio la presenza di anse ispessite, dilatate e steatosi epatica sono stati i pattern US più frequentemente associati a celiachia, essi, però, non sono specifici della MC, tuttavia la loro presenza specie se in associazione, può essere utile soprattutto nei pazienti con sintomatologia atipica ad indirizzare l’iter diagnostico. L’ecografia della perforazione intestinale: detezione del pneumoperitoneo, del versamento peritoneale, dello stravaso di mdc orale P21 O. Catalano, V. Alvino, M. Mattace Raso, A. Nunziata *, A. Siani Servizio di Radiologia - Ospedale S.Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli; * Serv. di Radiologia - PSI Napoli Est ASL Napoli 1 - Napoli Obiettivi. Sebbene in molti soggetti un semplice e singolo radiogramma diretto dell’addome sia generalmente considerato sufficiente per la diagnosi, indiretta, di perforazione gastro-intestinale, è importante sapere che anche l’ecografia, metodica sempre più spesso utilizzata in prima istanza sia in sede di Pronto Soccorso che di Servizio di Radiologia, può fornire molteplici e utili informazioni sulla perforazione digestiva. Casistica. In questo poster vengono presentate le possibilità e limitazioni dell’ecografia nel riconoscere 3 diversi aspetti della perforazione: il pneumoperitoneo (anche con l’ausilio di sonde ad alta frequenza e della variazione di decubito per dimostrare lo spostamento delle immagini gassose), il versamento (quale segno della componente liquida e possibile indicatore, per quantità e aspetto, della natura inveterata della perforazione o della sua evoluzione peritonitica), lo spandimento extraviscerale del mdc ecografico orale (quale segno diretto dell’effettiva e persistente presenza di una perforazione del tratto gastroenterico). Conclusioni. L’ecografia può riconoscere molteplici aspetti della perforazione digestiva, importanti per la diagnosi tempestiva e la gestione del paziente. Essa può costituire eventualmente una metodica “all in one”, in grado di riconoscere tutti i segni diretti ed indiretti della perforazione. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia Ecografia contrasto-specifica in tempo reale nello studio del morbo di Crohn P22 F. Sandomenico, B. Cusati, O. Catalano, A. Panarese *, A. Siani P.O. S. Maria delle Grazie - Pozzuoli - ASL NA2 - Servizio di Radiologia, * U. O. di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva Obiettivi. Solitamente la diagnosi ed il follow-up della malattia di Crohn necessita di indagini diagnostiche invasive. Attualmente l’esame ultrasonografico intestinale ha assunto un ruolo fondamentale nell’approccio clinicodiagnostico del paziente con morbo di Crohn sospetto o acclarato, soprattutto nel dimostrare i cambiamenti morfologici nella parete intestinale. Scopo della presentazione è valutare il ruolo del mdc ecografico nel quantificare l’attività della malattia di Crohn. Materiali e Metodi. Abbiamo sottoposto 10 pazienti consecutivi affetti da malattia di Crohn ad esame US in basale per evidenziare i dati morfologici e con modalità continua a basso indice meccanico (Contrast Tuned Imaging, Esaote) e iniezione a bolo di 2, 4 o 4.8 ml di mdc di II generazione (SonoVue, Bracco) per valutare l’entità della vascolarizzazione parietale come indice dell’attività della malattia. La vascolarizzazione è stata classificata come assente, minimamente visibile, e chiaramente apprezzabile (gradi da 0 a 2). I risultati sono stati comparati con i dati clinici e laboratoristici. Risultati. L’esame US con mdc dedicato di II generazione ha consentito la valutazione della fase di attività della malattia in rapporto all’entità della vascolarizzazione della parete intestinale interessata dal processo con buon grado di correlazione con i dati clinici e laboratoristici. Conclusioni. Nella nostra esperienza preliminare l’esame ultrasonografico contrasto-specifico in tempo reale consente di porre un giudizio sullo stato di attività della malattia di Crohn, aggiungendo ai dati morfologici ottenibili dall’ecografia basale, elementi fondamentali riguardanti l’entità della vascolarizzazione parietale intestinale. La facilità di esecuzione consente la ripetizione frequente della procedura, permettendo la quantificazione della progressione della malattia e la risposta al trattamento. Impiego del mezzo di contrasto ultrasonografico di seconda generazione nei pazieni con fibrosteatosi epatica: nostra esperienza P23 F. Tovecci, O. Catalano, M. Scanni, D. Iasevoli, S. Maione, I. Marano Servizio Radiologia - P.O. Ascalesi - ASL Napoli 1 - Napoli Obiettivi. Scopo del nostro lavoro è stato quello di verificare la sensibilità e la specificità dell’utilizzo del mezzo di contrasto ecografico di II generazione (SonoVue) nella identificazione delle aree di risparmio steatosico (skip area) a localizzazioni insolite, in pazienti epatopatici, pervenuti alla nostra osservazione con quadro ecografico di base di fibrosteatosi, onde porre diagnosi differenziale con patologie di diversa natura. Materiali e Metodi. Sono pervenuti alla nostra osservazione Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) 37 pazienti con quadro di fibrosteatosi, ciascuno dei quali è stato studiato con apparecchiatura ATL 5000 HDI con sonda convex multifrequenza, focalizzando l’attenzione in una prima fase alla ricerca di relativa ipoecogenicità; successivamente, riducendo l’indice meccanico (IM) della sonda fino a valori di 0.7-0.8, è stato iniettato mezzo di contrasto e.v. SonoVue allo scopo di documentare le caratteristiche vascolari delle aree ipoecogene, nelle fasi di diffusione, onde poter fare diagnosi differenziale rispetto a lesioni di tipo focale. Risultati. La somministrazione di mezzo di contrasto e.v. ha evidenziato, in tutti i pazienti che presentavano aree di risparmio steatosico (skip areas), una normale rappresentazione interna del disegno vascolare, con omogenea ecogenicità della relativa zolla parenchimale. Conclusioni. L’utilizzo del mezzo di contrasto ecografico ha consentito in tutti i casi, la precisa diagnosi differenziale delle aree di risparmio steatosico da lesioni focali di tipo primitivo o secondario. Occlusione intestinale nel morbo di Crohn. Ruolo dell’ecografia color-Doppler e con mezzo di contrasto di II generazione P24 F. Monteduro, M. Valentino, E. Ciccarese, G. Mazzoni, L. Barozzi U.O. di Radiologia - Dipartimento di Emergenza e Accettazione - Policlinico S. Orsola-Malpighi - Bologna Scopo dello studio. Valutare l’ispessimento parietale e lo stato di attività della malattia nei pazienti affetti da Morbo di Crohn (MC) con occlusione intestinale mediante ecografia color-power-Doppler (CPD) e con mezzo di contrasto (MdC) di II generazione. Materiali e Metodi. Sono stati studiati 9 pazienti con MC giunti al Pronto Soccorso del Policlinico S. OrsolaMalpighi di Bologna per occlusione intestinale. I pazienti sono stati sottoposti a esame Radiografico Diretto e ad ecografia intestinale seguita da studio CPD e con MdC (SonoVue, Bracco, Italia). Successivamente è stata eseguita Tomografia Computerizzata Spirale (TCS) senza e con mezzo di contrasto iodato iv. Risultati. La radiografia diretta dell’addome evidenziava la presenza di livelli idro-aerei del tenue in assenza di segni di perforazione. L’ecografia intestinale ha localizzato il segmento intestinale stenotico dimostrando ispessimento della parete e alterazione dei suoi strati a valle dei livelli idro-aerei. Lo studio CPD ha mostrato in 3 pazienti riduzione o assenza di segnale e nei restanti 6 pazienti aumento da moderato a forte dell’intensità del segnale. L’ecografia con MdC di II generazione ha mostrato nei 3 casi con assenza di segnale uno scarso incremento dell’ecogenicità dopo infusione iv e nei 6 casi con CPD aumentato un precoce e marcato aumento dell’ecogenicità parietale seguito da rapido rilascio. La TC, eseguita successivamente, ha confermato una omogenea ipodensità dopo l’infusione di mezzo di contrasto iodato nei 3 casi con scarso segnale CPD e scarso incremento dell’ecogenicità all’ecografia con MdC e marcato enhancement parietale nei 6 casi con 35 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Gastroenterologia aumento del segnale CPD e incremento dell’ecogenicità dopo MdC ecografico. Conclusioni. L’ecografia intestinale associata a studio CPD e con MdC si è dimostrata tecnica idonea per il riconoscimento della sede di malattia e per valutarne il grado di attività. L’ecografia transperineale nella diagnostica della sindrome puborettale (S.P.R.) P25 A. Viscardi Reparto di Radiologia - Ospedale di Monterotondo ASL RM G - Roma Obiettivi. La S.P.R. è dovuta alla contrazione paradossa o al mancato rilasciamento del muscolo puborettale durante lo sforzo evacuativo. E’ una delle cause della defecazione ostruita (d.o.). Scopo dello studio è stato di valutare il livello di concordanza tra l’esame ecografico transperineale e la defecografia nella diagnosi di questa sindrome. Materiali e Metodi. L’indagine ecografica è stata condotta su 20 pazienti affette da d.o. e distinte in base ai risultati dell’esame defecografico in due gruppi: (A) 10 pazienti, età media 54+/-11.9, affette da S.P.R. I segni defecografici sono: accentuazione dell’impronta puborettale ed insufficiente o mancata apertura del canale anale in fase evacuativa con assente o ridotto svuotamento rettale; (B) 10 pazienti, età media 56 +/-8.4, senza S.P.R. Nessuna differenza significativa tra i due gruppi riguardo all’età ed alle altre alterazioni defecografiche (rettocele, intussuscezione, prolasso mucoso, perineo discendente). L’esame ecografico è stato eseguito con paziente in posizione litotomica, previo riempimento dell’ampolla rettale con 50 ml di gel ecografico. E’ stata adoperata una sonda convex da 6 MHz posizionata sul corpo perineale e ruotata in modo da visualizzare, su di un piano sagittale, la vagina, il retto, il canale anale ed il muscolo puborettale; quest’ultimo si presenta come un’area iperecogena con superficie anteriore convessa, a stretto contatto con lo sfintere esterno e la giunzione ano-rettale. L’esame è stato eseguito in condizioni basali, durante contrazione volontaria del muscolo puborettale e nello sforzo evacuativo. Segni ecografici scelti come indicativi di S.P.R. sono stati l’accentuazione o la mancata riduzione della convessità dell’area iperecogena nello sforzo evacuativo. L’accentuazione della sua convessità durante contrazione volontaria e la sua riduzione in fase evacuativa sono state invece considerate indici di normale funzione del muscolo puborettale. Risultati. Il livello di concordanza tra defecografia ed esame ecografico, riguardo all’individuazione della S.P.R., è stato completo in entrambi i gruppi. Conclusioni. L’esame ecografico transperineale è una metodica proponibile per un iniziale approccio allo studio delle pazienti con defecazione ostruita. Può essere utile, per l’assenza di radiazioni ionizzanti, nel follow-up terapeutico delle pazienti affette da S.P.R. 36 Diagnosi ecografica di sindrome di Bouveret P26 M. Zago, A. Ricci, R. Rosati Istituto Clinico Humanitas - Rozzano (MI) - Sez. Chirurgia d’Urgenza - UO Chirurgia Generale Mininvasiva La sindrome di Bouveret (ileo meccanico causato dalla migrazione di un calcolo in duodeno o nel piloro) è una complicazione rara della colelitiasi. In Letteratura sono segnalati poco più di 200 casi. Si verifica più frequentemente in donne anziane (65% età media 68.6 aa), per lo più con storia di colelitiasi. Il trattamento è quasi sempre chirurgico, pur se in alcuni casi è possibile un trattamento endoscopico con o senza litotrissia extracorporea. La mortalità si è ridotta al 12%. La diagnosi si giova di Rx addome, RxTD con mdc idrosolubile, endoscopia e TC. Vengono riportati due casi di sindrome di Bouveret diagnosticati mediante ultrasonografia (US), con particolare riferimento alla semeiotica ecografica. L’US, eseguita come prima indagine in Pronto Soccorso per un quadro di vomito ricorrente in una donna di 72 aa, rivelava stomaco e duodeno distesi da fluido ed un’immagine iperecogena di 3.4 cm, con sbarramento acustico posteriore, a livello dell’angolo duodenodiguinale; il contenuto liquido rendeva ben visualizzabile con sonda lineare il duodeno lungo tutto il suo decorso. Era presente aerobilia. Il reperto veniva confermato dalla TC, che mostrava la sede della fistola colecistoduodenale. L’endoscopia veniva ritenuta non utile a fini terapeutici. All’intervento si confermava la natura e la sede dell’ostruzione; si procedeva a rimozione del calcolo, colecistectomia e sutura della fistola biliodigestiva. La seconda paziente, dell’età di 72 aa, lamentava la comparsa da due settimane di dolori ai quadranti superiori, vomito postprandiale precoce, calo ponderale. L’US, eseguita come prima indagine, mostrava distensione di stomaco e del bulbo duodenale, un’immagine iperecogena di 3 cm di diametro con cono d’ombra posteriore a livello del II duodeno, colecisti scleroatrofica disabitata, vie biliari intraepatiche lievemente dilatate, assenza di aerobilia. Un RxTD e un’endoscopia non erano conclusive, per la distorsione dei rapporti anatomici. Una TC confermava la presenza del calcolo, non riuscendone a dirimere con certezza la sede intracolecistica o intraduodenale. All’intervento, si confermava la sede intraduodenale del calcolo, che determinava compressione parziale della papilla major. L’ecografia, se eseguita con accuratezza seguendo il duodeno in tutto il suo decorso, può permettere di sospettare e diagnosticare con precisione la sindrome di Bouveret, ottimizzando l’iter successivo e accelerando i tempi per l’intervento chirurgico. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Interventistica Interventistica Efficacia dell’anestesia peridurale nelle procedure di termoablazione percutanea delle lesioni epatiche primitive e secondarie P27 G. Poggi, G. Gatti, D. Miotti, M. Barbieri, C. Tagliaferri, C.Teragni, G. Villani, R. Palumbo, G. Bernardo IRCCS Fondazione Maugeri - Istituto Scientifico - Pavia Obiettivo. Scopo dello studio è la valutazione dell’efficacia dell’anestesia perdurale nel controllo del dolore durante la procedura di termoablazione percutanea epatica. Materiali e Metodi. Sono stati trattati 22 pazienti di età compresa tra 35-81 anni (età media: 62 anni) per un totale di 32 lesioni trattate di dimensioni comprese tra 17 e 43 mm; 15 pazienti erano affetti da epatocarcinoma; 5 pazienti da metastasi epatiche da tumore del colon-retto; 1 paziente da metastasi epatiche da adenocarcinoma mammario ed 1 paziente da mestastasi da adenocarcinoma pancreatico. L’apparecchiatura utilizzata compredeva il generatore (Radionics), l’ago-elettrodo a punta esposta di 2 o 3 cm a seconda delle dimensioni della lesione trattata e la pompa per il raffreddamento dell’ago. Prima della procedura veniva posizionato un catetere peridurale in corrispondenza del rachide dorsale attraverso il quale veniva somministrata Naropina (5-10 ml). La valutazione dell’intensità del dolore veniva valutata, per mezzo della scala analogico-visuale, appena prima dell’inzio della procedura, ogni 5 minuti nel corso del trattamento, al termine e dopo 1 ora. Il cateterino veniva lasciato in sede anche dopo il trattamento per l’eventuale somministrazione di boli di anestetico locale per il controllo del dolore post-procedurale e veniva rimosso dopo 24 ore. Risultati. Il trattamento risultava ben tollerato in 14 pazienti (63%) che accusavano un dolore epigastrico di lieve intensità e non richiedevano interruzioni della procedura nè boli supplementari di farmaco. In 5 pazienti (22%) il dolore addominale raggiungeva picchi di elevata intensità dopo pochi minuti dall’inizio del trattamento che richiedeva dosi supplementari di anestetico locale e l’aggiunta di terapia endovenosa (ketorolac; diazepam; fentanyl); in tali pazienti, nonostante l’interruzione ripetuta la procedura veniva conclusa. 3 pazienti accusavano dolore di elevata intensità ad irradiazione nel territorio di distribuzione del nervo frenico non responsivo a terapie locali nè sistemiche; in 2 pazienti si ricorreva alla sedazione profonda per concludere il trattamento ed in 1 paziente il trattamento veniva definitivamente sospeso dopo pochi minuti. Conclusioni. L’anestesia peridurale è efficace nel controllo del dolore addominale indotto dalla procedura di termoablazione percutanea, ma non nel dolore riferito; tale dolore è più frequente nelle lesioni poste nei segmenti epatici più craniali poste a ridosso del diaframma. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Biopsia ecoguidata dei tumori dell’apparato muscolo-scheletrico P28 P. Ceccotti, P. Tombesi, I. Nielsen, M. Catellani, L. Trevisani, V. Abbasciano, S. Sartori Modulo di Ecografia Interventiva Dipartimento Medico Az. Ospedaliera S. Anna - Ferrara Scopo dello studio è stato valutare l’affidabilità della biopsia ecoguidata dei tumori ossei, che di recente è stata proposta come valida alternativa a fluoroscopia o TC a condizione che la lesione presenti estensione extraossea. 50 pazienti con tumori ossei ed estensione extraossea sono stati sottoposti a biopsia ecoguidata. Le lesioni, di diametro compreso tra 1.5 e 9 cm, erano così localizzate: tessuto molle intercostale (10 casi), ileo (8), sterno (5), spalla (4), femore (7), clavicola (5), omero (3), sacro (3), radio (2), paravertebrale (2), pube (1). Le biopsie sono state eseguite con un ago semiautomatico tipo Tru-cut da 18G, con disponibilità di campionamento di 1 o 2 cm di lunghezza. Sono stati effettuati da 1 a 3 passaggi dell’ago, a seconda della lunghezza di campionamento prescelta e dalla valutazione visiva dell’adeguatezza del prelievo. La durata media della procedura è stata di 20 min. In 46 pazienti (92%) il campione è risultato adeguato, consentendo di porre una diagnosi specifica in 42 casi (84%) e una diagnosi di malignità non meglio specificata in 4 (8%); in 4 (8%) è risultato inadeguato. Dei 42 pazienti con diagnosi definitiva, 8 lesioni sono risultate benigne (2 cisti ossee, 2 lipomi, 1 tumore desmoide, 1 cisti sinoviale suppurata, 1 condroma e 1 condroblastoma) e 34 maligne (5 linfomi, 2 plasmocitomi, 2 istiocitomi fibrosi maligni, 1 osteosarcoma, 1 leiomiosarcoma e 23 metastasi: 8 da carcinoma polmonare, 7 da carcinoma mammario, 3 dal tratto gastrointestinale, 2 da carcinoma renale, 2 da carcinoma follicolare della tiroide e 1 da mesotelioma). La correttezza della diagnosi fornita dalla biopsia è stata confermata dal follow-up clinico, dall’intervento chirurgico o da ulteriori indagini strumentali. Non è stata osservata alcuna complicanza post-bioptica. La biopsia ecoguidata con ago tranciante di medio calibro dei tumori dell’apparato muscolo-scheletrico si conferma metodica sicura ed accurata, a condizione che la lesione eroda la corticale ed invada i tessuti molli periossei. In questo sottogruppo selezionato di pazienti, può a nostro avviso essere utilizzata come metodica diagnostica di prima istanza, dati i vantaggi nei confronti della guida fluoroscopica o TC in termini di costi, assenza di rischio da radiazioni, velocità di esecuzione e visualizzazione real-time dell’ago. 37 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Interventistica Ruolo dell’ecografia toracica nella pleurodesi rapida dei versamenti pleurici maligni P29 P. Tombesi, P. Ceccotti, I. Nielsen, M. Catellani, L. Trevisani, V. Abbasciano, S. Sartori Modulo di Ecografia Interventiva Dipartimento Medico Az. Ospedaliera S. Anna - Ferrara La pleurodesi è il trattamento palliativo di scelta dei versamenti pleurici metastatici recidivanti e richiede in genere 7 giorni di ospedalizzazione. Recentemente è stata proposta la pleurodesi rapida (PR), con l’obiettivo di ridurre il ricovero a 2-3 giorni. Scopo di questo lavoro prospettico è la valutazione del ruolo dell’ecografia polmonare (pUS) nella PR. In 50 pazienti con versamento pleurico metastatico recidivante è stato posizionato un catetere pleurico ecoguidato di 9 Fr. Il versamento è stato monitorato con pUS ogni 2 ore e dopo completa evacuazione sono stati instillati 0.75 mg/kg di bleomicina via catetere pleurico, che è stato poi chiuso per 2 ore. Se la successiva produzione di liquido era <100 mL il catetere veniva rimosso. In caso contrario, si è proceduto a somministrare un’altra dose di bleomicina dopo 24 ore. Se pUS evidenziava persistenza di sacche di versamento o riaccumulo di liquido per malfunzionamento del drenaggio, si procedeva a toracentesi ecoguidata, con instillazione attraverso l’ago da toracentesi di bleomicina 1.5 mg/100 mL di liquido evacuato. 38 Tutti i pazienti sono stati monitorati settimanalmente con pUS. Tutti i cateteri pleurici sono stati posizionati senza complicanze. 29 pazienti hanno ricevuto una dose di bleomicina, 21 due. In 11 pazienti in cui pUS aveva documentato presenza di versamenti saccati residui è stata eseguita toracentesi ecoguidata con infusione di bleomicina nelle loculazioni. In 29 pazienti la pleurodesi è stata completata entro 24 ore dal posizionamento del drenaggio, in 21 entro 48 ore. La risposta a 30 giorni è stata 84%, quella a lungo termine (fino alla morte dei pazienti o al momento di raccolta dei dati) 60%. Non sono state osservate complicanze o severi effetti collaterali. La pleurodesi rapida può essere completata in 1 o 2 giorni con buoni risultati. L’ecografia polmonare svolge un ruolo importante nel suo corretto svolgimento. Oltre a garantire una guida agevole e sicura per il posizionamento del catetere pleurico, il costante monitoraggio dell’evacuazione del versamento - eseguibile al letto dei pazienti - consente di cogliere in tempo reale il momento ottimale per la somministrazione intrapleurica dell’agente sclerosante e, ancor più importante, permette l’identificazione e l’adeguato trattamento di sacche residue di versamento o riaccumulo di liquido causato da malfunzionamento del drenaggio, eliminando due delle più frequenti ed importanti cause di fallimento della pleurodesi. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Muscolo-Scheletrica Muscolo-Scheletrica Ruolo dell’ecografia toracica in rianimazione P30 E. Bignardi *, V. Pisciotta, L. Mazza *, A. Napolitano *, S. Vocca *, G. Verderame, R. Pisciotta * Dipartimento di Scienze Biomorfologiche e Funzionali Università Federico II - Napoli *Dipartimento dei Servizi - U.O.Radiologia Settore Ecografia - C.T.O. ASL Napoli 1 - Napoli Obiettivi dello studio. Scopo del presente contributo è quello di valutare le possibilità dell’ecografia toracica nella valutazione del coinvolgimento di determinate strutture toraciche (sterno, coste, diaframma, sfondati costo-frenici, pericardio) in una serie di pazienti politraumatizzati in terapia intensiva. Materiali e Metodi. Cinquantacinque pazienti consecutivi (38 maschi e 17 femmine, età: 12-66 anni), politraumatizzati, sono stati sottoposti ad ecografia in sala di Rianimazione, sfruttando le finestre intercostali, sottodiaframmatiche, sovraclaveari e sovragiugulare, al fine di ricercare la presenza di fratture sternali e costali, lesioni diaframmatiche, emotorace, pneumotorace, emopericardio. I reperti ecografici sono stati confrontati con quelli radiologici e TC in tutti i casi. Risultati. All’ecografia sono state diagnosticate fratture costali in 37/55 pazienti (67.3%), 4 fratture sternali (7.3%), 9 emotoraci (16.3%), 1 pneumotorace (1.8%), 2 contusioni polmonari (3.6%), e 1 emopericardio (1.8%). La radiologia convenzionale rilevava 38 fratture costali e 4 fratture sternali. La TC toracica metteva in evidenza 2 pneumotoraci, 4 contusioni polmonari, 9 emotoraci, 1 rottura miocardica. Conclusioni. L’ecografia ha mostrato accuratezza diagnostica sovrapponibile a quella della radiologia tradizionale nella diagnosi di fratture sternali e costali e superiore ad essa, nella diagnosi di emotorace ed emopericardio. Quanto sopra esposto rende ragione di una rivalutazione e di un più esteso utilizzo dell’ecografia, soprattutto nel paziente in condizioni critiche, quale metodica complementare all’Rx torace, per limitare ai casi indispensabili il ricorso alla TC, riducendo il rischio connesso al trasporto dei pazienti. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Ecografia ed RM nello studio delle nodularità palpabili della parete addominale ad insorgenza nel post partum P31 N.G. Gandolfo, G. Serafini, A. Maritano, G. Bagnasco, L. Dogliotti, V. Ciangherotti Ospedale S. Corona - Pietra Ligure (SV) Obiettivi. Definire il ruolo dell’ecotomografia (ETG), del color Doppler (ECD) e della risonanza magnetica (RM) nello studio dei noduli palpabili della parete addominale anteriore ad insorgenza nel post-partum. Materiali e Metodi. In un gruppo di 15 lesioni palpabili della parete addominale anteriore, manifestatesi nei 12 mesi successivi al parto (11 parti eutocici, 4 cesarei), sono stati identificati istologicamente 6 tumori desmoidi, 6 endometriomi, 2 granulomi da sutura ed 1 C. di Merkel. In tutte è stata eseguita ETG ad alta risoluzione con sonda a larga banda 5-12 MHz ed in 12 RM. Tutte le pazienti sono state sottoposte a resezione del nodulo. Risultati. Nei 6 casi con diagnosi istologica di tumore desmoide, l’ETG ha evidenziato noduli solidi ipoecogeni rispetto ai muscoli adiacenti, ben delimitati in senso trasversale rispetto all’asse del muscolo, meno in senso longitudinale, con ricca vascolarizzazione con velocità e Indici di Resistenza variabili. L’RM ha documentato omogeneità strutturale nei tumori desmoidi con ipointensità in tutte le sequenze per presenza di tessuto fibroso. Nei 6 casi in cui la struttura ecografica appariva disomogenea con aree fluide e a vascolarità eterogenea, la RM ha dimostrato materiale ematico e l’istologia la presenza di endometriosi. Nei 2 casi di granulomi le nodularità apparivano ipoecogene disomogenee e scarsamente vascolarizzate, con piccoli spots iperecogeni interni. Nel C. di Merkel l’ETG ha dimostrato la sede sottocutanea del tumore, non in rapporto con i muscoli retti della parete. Conclusioni. Il riscontro ETG nel post partum di una formazione solida vascolarizzata, nel contesto dei fasci muscolari, discretamente omogenea, deve fare pensare ad un tumore desmoide; nei casi di lesione disomogenea con aree fluide ipo od ipervascolari può essere ecograficamente sospettata una localizzazione endometriosica. L’RM consente l’identificazione di prodotti di degradazione emoglobinica e rende più agevole la diagnosi differenziale con l’endometriosi. 39 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Nuove Tecnologie Nuove Tecnologie Studio in vitro dello spessore di parete nelle varicosità delle vene tronculari degli arti inferiori. Nuove possibilità della moderna tecnologia ecografica digitale e ruolo nelle indicazioni terapeutiche P32 A. De Candia, E. Bruschi, G. Como, A. Vit, G. Ciccarese, E. Alghriw, M. Bazzocchi Istituto di Radiologia Policlinico Universitario - Udine Obiettivi. Attualmente il moderno approccio al trattamento della patologia varicosa degli arti inferiori comprende, oltre al trattamento chirurgico, anche il trattamento conservativo (scleroterapia, laser endovascolare, radiofrequenze). Abbiamo effettuato uno studio sperimentale in vitro per dimostrare l’eventuale ruolo dell’ecografia nel riconoscere quei casi in cui, prevalendo l’ipoplasia della parete safenica, è preferibile elettivamente optare per un trattamento conservativo. Materiali e Metodi. In una analisi in cieco, sono stati sottoposti a studio ecografico 28 safene operatorie, preventivamente riempite con gel ecografico. E’ stato utilizzato un ecografo digitale ATL HDI 5000, sonda ecografica lineare “broad-band” con frequenza variabile 5-12 MHz e tecnica “compound imaging”. Nel nostro modello sperimentale, su ciascun campione sono state effettuate da 1 a 3 misurazioni, misurando la banda centrale ipoecogena (spessore medio-intimale), avvalendoci in post processing di Autocad 2000â. Le misure ecografiche sono state confrontate con le misurazioni effettuate sul reperto istologico. I dati sono stati sottoposti ad analisi statistica. Risultati. Su 67 misurazioni ritenute attendibili, abbiamo confermato 29/29 diagnosi di ipotrofia (100%), 19/22 (86%) diagnosi di normotrofia e 12/16 (75%) diagnosi di ipertrofia. Abbiamo applicato il test K nei casi di ipotrofia (K=0.91). Conclusioni. Nella nostra esperienza preliminare, lo studio in vitro delle vene varicose permette un sicuro riconoscimento delle pareti ipotrofiche, ponendo le basi per lo studio in vivo nella selezione dei pazienti candidati a trattamento conservativo. Ecocontrastografia a basso indice meccanico: applicazioni extravascolari P33 V. Alvino, O. Catalano, A. Nunziata *, B. Cusati, A. Siani Servizio di Radiologia - Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli; * Servizio di Radiologia - PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 - Napoli Obiettivi. L’ecografia in real-time, con mezzo di contrasto e.v. di II generazione, è stata intensivamente utilizzata negli ultimi anni per lo studio dei parenchimi addominali. Scopo di questo poster è quello di offrire uno spettro rappresentativo di alcune applicazioni potenziali della metodica con somministrazione del mezzo di contrasto per vie diverse da quella e.v. Casistica. Vengono presentati casi clinici in cui il mezzo 40 di contrasto veniva somministrato per via orale (ricerca dello spandimento extraviscerale in caso di perforazioni, ricerca del reflusso gastroesofageo, impiego per l’opacizzazione e distensione del lume digestivo), per via vescicale retrograda (studio del reflusso vescico-ureterale pediatrico), transcatetere (opacizzazione delle vie biliari attraverso drenaggi percutanei, delle vie urinarie attraverso nefrotomie, etc.), per via endocavitaria (isterosalpingosonografia), per via percutanea (fistole, raccolte ascessuali sottoposte a drenaggio per identificare caratteristiche morfologiche ed eventuale comunicazione), per via endoperitoneale (studio della diffusione “bloccata” in caso di carcinosi, verifica della posizione di cateteri di drenaggio). Conclusioni. Le possibilità applicative dell’ecografia in tempo reale con mezzo di contrasto di II generazione sono molto ampie. Il trasferimento all’ecografia di molte tecniche di radiologia tradizionale contrastografica, ampiamente consolidate, può potenziare notevolmente la quantità e qualità delle applicazioni diagnostiche. La “fantasia” del medico ecografista non deve avere limitazioni (unica e sola, chiaramente, la ricaduta clinica). Studio ecocontrastografico della milza: pictorial review P34 O. Catalano, A. Nunziata *, R. Lobianco, B. Cusati, A. Siani Servizio di Radiologia - Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli; * Servizio di Radiologia - PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 - Napoli Obiettivi. Illustrare un ampio spettro di patologie spleniche, traumatiche e non, così come documentate dall’ecografia con mdc a basso indice meccanico. Materiali e Metodi. Noi utilizziamo il software CnTI (Esaote), che consente un’acquisizione continua a indice meccanico ultrabasso (0.07 in media), durante la circolazione delle microbolle di mdc. Impieghiamo il SonoVue (Bracco), a base di esafluoruro di zolfo. Con ago da 20G viene incannulata una vena antecubitale e si iniettano a bolo 2.4-4.8 ml di mdc. Risultati. Nel poster vengono illustrate diverse tipologie di lesioni spleniche: traumi (contusioni, lacerazioni, rotture, stravasi di mdc da emorragia in atto), ematomi spontanei, ascessi, infarti, cisti, angiomi capillari, angiomi cavernosi, linfomi (prima e dopo chemioterapia), metastasi ematogene, infiltrazioni per contiguità, splenomegalie di diversa etiologia, milze accessorie, patologie perispleniche simulanti lesioni intrinseche dell’organo. Di tutti i casi viene fornita la correlazione TC o RM. Vengono, infine, segnalati alcuni trabocchetti interpretativi potenziali. Conclusioni. L’impiego dell’US contrasto-specifica nello studio della patologia splenica è sempre più frequente. La milza è un organo superficiale, con ecotessitura pressoché omogenea e con contrast enhancement intenso ed omogeneo; tali aspetti la rendono particolarmente idonea allo studio ecocontrastografico. I radiologi dovrebbero essere a conoscenza degli aspetti tipici e atipici della patologia splenica, così come documentata dall’US contrasto-specifica. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Nuove Tecnologie Ecografia contrasto-specifica in tempo reale nelle complicanze dopo trattamenti protesici chirurgici e percutanei dell’aorta addominale P35 F. Sandomenico, O. Catalano, R. Lobianco, V. Alvino, A. Siani Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radiologia Interventistica ASL NA2, Servizio di Radiologia P.O. S. Maria delle Grazie - Pozzuoli Obiettivi. L’ecografia contrasto-specifica identifica selettivamente i segnali armonici prodotti dalle microbolle dei mezzi di contrasto di seconda generazione all’interno di grossi e piccoli vasi, mentre i segnali tissutali vengono minimizzati. Impiegando una tecnica con basso indice meccanico con mezzo di contrasto di seconda generazione le immagini possono essere raffigurate dinamicamente in tempo reale consentendo un’ottimale valutazione del circolo endovascolare e delle sue eventuali alterazioni. Nostro obiettivo è illustrare la nostra esperienza preliminare nel descrivere i quadri ecocontrastografici in tempo reale di complicanze dopo impianti protesici aortici chirurgici o percutanei. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Materiali e Metodi. La nostra casistica include 3 casi di stravaso periprotesico endotrombotico dopo impianto protesico percutaneo, un caso di filtrazione protesica con ematoma peri-aortico dopo protesi chirurgica, un caso di infezione periprotesica, un caso di fistola aorto-enterica, un caso di trombosi con occlusione protesica acuta, un caso di pseudo-aneurisma anastomotico. Risultati. La valutazione in tempo reale della circolazione e ricircolazione del mezzo di contrasto ecospecifico fornisce un’ottimale definizione anche delle piccole alterazioni vascolari inclusi gli stravasi di mezzo di contrasto nei versanti periprotesici sia intra- che extravascolari e le alterazioni di flusso e dei tessuti periprotesici senza gli artefatti o le altre limitazioni tipiche dell’indagine color Doppler. In tutti i casi è stata eseguita correlazione con color-power-Doppler e TC spirale. Conclusioni. L’ecocontrastografia in tempo reale è una tecnica accurata, poco invasiva e molto efficace nella valutazione degli aneurismi aortici sottoposti a trattamento endovascolare o chirurgico. I dati da noi riportati, seppur ancora preliminari, ci spingono a considerare tale metodica come riferimento diagnostico di secondo livello nel follow-up di pazienti trattati per patologie aortiche. 41 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Pediatria Pediatria Segni ecografici indicativi di irriducibilità dell’invaginazione in età pediatrica P36 F. Esposito 1, D. Noviello 1, S. Russo 2, M.L. Valentino 1, L. Tarantino 3, G. de Stefano 3, G. Ferraioli 3, A. Giorgio 3 1 Struttura Complessa di Radiologia - 2Struttura Complessa di Chirurgia d’Urgenza - Azienda Ospedaliera Pediatrica “Santobono-Pausilipon” - Napoli 3 U.O. Malattie Infettive ad Indirizzo Ecointerventistico A.O. D. Cotugno - Napoli L’invaginazione è una delle più comuni cause di addome acuto nell’infanzia. Più frequentemente interessa soggetti fra i 6 mesi e i 2 anni di età. Nella maggioranza dei casi i segni clinici sono sfumati ed aspecifici, infatti, secondo le casistiche, solo il 30-68% dei bambini presentano la classica triade sintomatologica dell’invaginazione: dolore addominale acuto, massa addominale palpabile, feci ematiche. E’ pertanto auspicabile avere a disposizione degli elementi diagnostici i più efficaci ed innocui possibili. Da qualche anno l’approccio diagnostico al bambino con invaginazione è cambiato passando da radiografia diretta e clisma a radiografia diretta ed ecografia. Questo perché oltre all’elevata sensibilità e specificità, l’ecografia permette anche eventuali diagnosi alternative precluse alle indagini contrastografiche. Molteplici sono stati i tentativi di identificare specifici segni ecografici indicativi o meno di irriducibilità nel tentativo di ridurre i rischi connessi a complicanze conseguenti a tentativi di riduzione idrostatica. Scopo del nostro lavoro è quello di descrivere i diversi aspetti ecografici con cui può presentarsi l’invaginazione intestinale e valutare il valore di alcuni segni specifici come indicatori di irriducibilità con clisma opaco nella esperienza del nostro istituto nell’arco degli ultimi quattro anni di osservazione. Ruolo dell’ultrasonografia nella diagnosi delle cisti epidermoidi del giugulo in età pediatrica P37 M. Bosio, R.M. Gaini, W. Garavello Centro Diagnostico Italiano e Clinica OtorinolaringoiatricaDNBT - Università Milano Bicocca - Milano Obiettivi. Definire il ruolo diagnostico dell’ultrasonografia (US) nelle cisti mediane del giugulo in età pediatrica. Materiali e Metodi. Furono indagati con l’US ad elevata frequenza 12 casi di cisti mediane del collo, site nella fossetta giugulare di bambini d’età compresa fra 1 e 7 anni, residenti nella stessa provincia. Le cisti si presentavano come tumefazioni rotondeggianti, di dimensioni comprese fra 5.7 e 18 mm, meglio evidenziabili durante la flessione nucale del collo, clinicamente asintomatiche, prive di segni infiammatori e d’accrescimento significativo durante il follow-up clinico-ultrasonografico di 12-60 (media 36) mesi. La definizione anatomica e le caratteristiche US delle cisti, evidenziate con sonda “a bagno d’acqua” da 7-10 MHz ed Esaote Au 530, o sonda lineare da 7-13 MHz e 42 Hitachi EUB 6500, furono confrontate con i rispettivi reperti istologici nei casi operati. Risultati. Le caratteristiche US delle cisti rotondeggianti, site immediatamente al di sotto dello strato epidermico, a contenuto solido discretamente omogeneo e ipoecogeno rispetto al derma, ben delimitate da una sottile capsula, prive di vascolarizzazione (cisti epidermoidi), rimasero invariate durante il follow-up e consentirono la diagnosi differenziale con altre cisti del collo. Il reperto operatorio evidenziò in tutte le 6 cisti asportate un contenuto biancastro, friabile al taglio, caratterizzato istologicamente da materiale anisto rivestito da epitelio pavimentoso ipotrofico. Conclusioni. Esiste una corrispondenza costante fra le caratteristiche US delle cisti epidermoidi della fossetta giugulare, tutt’altro che rare, ed il reperto istologico. L’US può essere utilizzata come metodica diagnostica di riferimento per definire la natura delle cisti solide della fossetta giugulare. Traumi pediatrici della milza: valore dell’US “a pieno potenziale” P38 A. Nunziata, O. Catalano *, R. Lobianco *, B. Cusati *, A. Siani * Servizio di Radiologia - PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 - Napoli; * Servizio di Radiologia, Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli Obiettivi. Illustrare la nostra esperienza, in una struttura ospedaliera d’emergenza non dedicata alla pediatria, nella diagnostica ecografica dei traumi splenici. Materiali e Metodi. Negli ultimi tre anni abbiamo esaminati 34 pazienti pediatrici (20 M e 14 F, età 2-12 anni, media 8) con sospetto trauma splenico. Lo studio US convenzionale con sonda addominale veniva integrato da: 1) esplorazione parenchimale e peritoneale con sonda ad alta frequenza (in 30 casi), 2) esplorazione power-Doppler parenchimale (in 22 casi), 3) US in tempo reale con mdc (SonoVue, in 5 casi). Risultati. Nove bambini erano positivi per trauma. In 6 la US convenzionale già dimostrava il focolaio parenchimale, ma questo era meglio riconoscibile con sonda superficiale, power-Doppler e ecocontrastografia (effettuata in 2 positivi). In 2 la US convenzionale dimostrava solo il versamento peritoneale, mentre le altre opzioni consentivano di riconoscere il focolaio traumatico associato. In 1 la US convenzionale era del tutto negativa e solo il mdc ecografico permetteva di riconoscere la lesione splenica. Conclusioni. La tecnologia US attuale offre nuove ampie possibilità di studio del trauma splenico pediatrico. E’ così possibile migliorare (massimizzare) le possibilità diagnostiche della US, cosa particolarmente importante per le strutture ove il trauma pediatrico non costituisce un’esperienza quotidiana. Una US a “pieno potenziale” consente di superare alcuni limiti della metodica e renderla confrontabile con la TC. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Pediatria Embolizzazione splenica P39 P. Romio, A. Scala * Servizio di Diagnostica per Immagini Presidio Ospedaliero Corigliano Calabro A.S.3 *Medicina del Territorio Giunse alla nostra osservazione una bambina di 9 aa per essere sottoposta ad esame ecografico dell’addome superiore in quanto affetta da anemia emolitica ereditaria, malattia diagnosticata a 6 mesi dalla nascita. All’esame obiettivo le condizioni generali della piccola paziente erano scadenti: era alta 1.32 cm (10 PC), pesava 25.5 Kg (10 PC), itterica, presentava epatosplenomegalia ed era stata sottoposta in questi anni a numerose trasfusioni di sangue (circa 10 all’anno). I test di laboratorio erano alterati ed in particolare: Hb 6.7 gr/dl; MCV 86 gl; WBC 8.5; piastrine 2.96; ferritina 7820 ng/dl; Bil. 136; HCV positivo. Sebbene fosse intelligente e di carattere allegro, conduceva una qualita di vita insufficiente ed isolata, non potendo fisicamente sostenere una normale attività con le sue coetanee. Sia la TC che l’Eco mostravano un evidente aumento delle dimensioni del fegato e della milza, quest’ultima con un diametro bipolare di 17 cm. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) I possibili atteggiamenti terapeutici consistevano nella splenectomia, con i suoi risvolti negativi dal punto di vista immunologico oppure la embolizzazione splenica così come era stata suggerita da alcuni autori; si optò per questa risoluzione ricoverandola in ambiente specialistico idoneo. La terapia interventistica effettuata consisteva nella somministrazione tramite catetere di microsfere nell’arteria splenica, questa raggiunta per via femorale destra. Dopo essere stata dimessa, giunse alla nostra osservazione per sottoporsi ad esame ecografico, che evidenziava una stria ipoecogena a “corona” intorno alla milza meno evidente ai successivi e un diametro bipolare dell’organo ridotto di circa 2.5 cm, rispetto al dato iniziale. A distanza di alcuni mesi, per il persistere di una Hb bassa (6.4), sebbene avesse effettuato solo due trasfusioni di sangue, si decise un secondo intervento di embolizzazione splenica, presso lo stesso centro specialistico, con ottimi risultati. Venne periodicamente controllata con esame ecografico il quale mostrò una riduzione delle dimensioni dello splene di altri 2 cm, seguendo le stesse fasi riscontrate nella precedente embolizzazione. In concomitanza si evidenziò un aumento della Hb con un valore di circa 10 gr/dl, un mancato ricorso alle trasfusioni ed una qualità di vita nettamente migliorata. 43 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Tessuti Superficiali Tessuti Superficiali Tumefazioni post-traumatiche parotideo-masseterine: aspetti eco-color-Doppler P40 E. Bignardi, G. Bocchini*, R. Lieto*, P. Muro*, G. Verderame* *Dipartimento di Scienze Biomorfologiche e Funzionali Università Federico II Napoli - Dipartimento dei Servizi U.O. Radiologia Settore Ecografia C.T.O. A.S.L. Napoli 1 Napoli Obiettivi dello studio. Descrivere i reperti ecografici di 42 casi consecutivi di tumefazione post-traumatica dolente della regione parotideo-masseterina, sottolineando la validità dell’integrazione con color Doppler e power Doppler. Materiali e Metodi. Sono state retrospettivamente esaminate le indagini eco color Doppler eseguite in 42 pazienti (26 di sesso maschile e 16 di sesso femminile, di età compresa tra 13 e 78 anni), con tumefazione post-traumatica dolente della regione parotideo-masseterina. Trentasei pazienti riportavano frattura mandibolare, di cui sei frattura scomposta bilaterale dei condili mandibolari. L’indagine eco color power Doppler è stata eseguita con sonda da 7.5-10 MHz, tra quindici e venticinque giorni dopo l’evento traumatico. Risultati. All’ecografia sono stati evidenziati: ematomi organizzati (56.4%), raccolte ascessuali (27.8%), ipertrofie linfonodali reattive (13.4%), pseudoaneurismi dell’arteria mascellare interna (2.4%). Criteri diagnostici per diagnosi di pseudoaneurisma sono stati il segno dello <<yin-yang>> al color e il <<to and from sign>> all’analisi spettrale. L’angiografia ne ha stabilito la sede. Conclusioni. Dal punto di vista clinico, di fronte a una tumefazione dolente per compressione nervosa e flogosi sovrapposta, comparsa in regione parotideo-masseterina, qualche settimana dopo l’evento traumatico, risulta particolarmente difficile una corretta diagnosi. L’ecografia, integrata con color power Doppler, ne consente l’inquadramento ottimale. L’ecografia nello studio della patologia traumatica del bulbo oculare e dell’orbita P41 G. Serafini, L. Dogliotti, N.G. Gandolfo, D. Dibilio, R. Schizzi, T. Bolelli Ospedale S. Corona - Pietra Ligure (SV) Obiettivi. Dimostrare l’utilità dell’ecotomografia (ETG) nello studio della patologia traumatica del bulbo oculare e dell’orbita. Materiali e Metodi. Sono stati esaminati 75 pazienti con patologia traumatica del bulbo oculare e/o dell’orbita utilizzando apparecchiatura convenzionale con sonda lineare a larga banda 5-12 MHz. L’indagine è stata condotta a palpebra chiusa senza interposizione di materiale distanziatore. In 41 sono state riscontrate alterazioni traumatiche della camera anteriore (CA) (3 casi), del corpo vitreo (25 casi), delle membrane oculari (7 casi) e dei tessuti molli retrobulbari (5 casi). 44 35 pazienti sono stati sottoposti a TC spirale, per lo studio delle pareti orbitarie e per la ricerca di corpi estranei (CE). Risultati. L’ETG si è dimostrata altamente sensibile nell’identificazione delle lesioni perforanti della CA, delle alterazioni strutturali post traumatiche del cristallino e della lussazione posteriore del cristallino, nell’identificazione delle corpuscolazioni ematiche in corso di emovitreo e nella definizione delle lesioni associate delle membrane oculari in pazienti non suscettibili di valutazione oftalmoscopica. Sono stati identificati 4 distacchi retinici e 3 distacchi coroideali. L’ETG ha consentito di identificare l’esistenza della lesione e la mono o bilateralità temporale o nasale del distacco. L’ETG è risultata altamente affidabile nella loro identificazione a localizzazione intrabulbare o penentranti nelle membrane, mentre la metodica è risultata meno sensibile nella identificazione dei CE a localizzazione retrobulbare. La presenza di patologia infettiva è stata dedotta dalla associazione di segni ETG (intensa corpuscolazione del vitreo e della camera anteriore, ispessimento e discontinuità delle membrane), associata a segni clinici di flogosi ed infezione. La TC si è dimostrata superiore all’ETG nell’identificazione delle lesioni delle pareti ossee orbitarie sia blow-in che blow-out e nella valutazione del coinvolgimento dei mm. oculomotori. Nello studio dei CE radiopachi retrobulbari la TC si è dimostrata superiore per l’elevata risoluzione di contrasto con il tessuto adiposo retrobulbare. Conclusioni. L’ETG è una tappa diagnostica fondamentale nello studio della traumatologia del bulbo oculare e, limitatamente dell’orbita. La TC è da preferirsi nei casi di sospetta frattura delle pareti orbitarie e nella ricerca di CE radiopachi a localizzazione retrobulbare. Ruolo dell’ecografia nella tiroidite di Hashimoto: suo valore predittivo nella associazione con altre malattie auto-immuni P42 S. Lo Grasso, S. Mancuso, G. Pandolfo* Centro Diagnostico Tiroideo - Marsala * U.O. Oncologia Ospedale Civile Mazara del Vallo Obiettivo dello studio. La tiroidite di Hashimoto è una patologia legata ad un processo auto-immune anticorpo mediato che provoca la distruzione delle cellule tiroidee. Essa pertanto si associa spesso ad altre malattie autoimmuni o rappresenta la punta di un iceberg di un processo sistemico. Sarebbe opportuno, in presenza di tiroidite di Hashimoto, avviare uno screening di tipo auto-immunitario, per escludere o confermare patologie spesso associate. In tali malattie, spesso molto più gravi della patologia tiroidea, è infatti fondamentale una diagnosi precoce. Materiali e Metodi. I soggetti presentatisi alla nostra osservazione dal Gennaio 1995 al Gennaio 2003 per uno studio ecografico della tiroide, nei quali il sospetto diagnostico di tiroidite di Hashimoto avesse ricevuto conferma, furono consigliati di eseguire uno screening Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Tessuti Superficiali per le malattie auto-immuni. Tali indagini, anche se dispensate dal SSN, hanno costi sanitari molto onerosi. Risultati. Sono stati arruolati 586 soggetti e sono stati evidenziati 33 casi di vitiligine, 18 casi di artrite reumatoide, 10 casi di diabete mellito tipo I, 5 casi di morbo celiaco, 2 casi di sclerodermia, 1 caso di LES, 4 casi di malattia di Sjogren, 1 caso di arterite, 1 caso di miosite, 1 caso di epatite auto-immune. I soggetti sono stati suddivisi secondo quattro classi ecografiche: 1) classe prima, in cui la tiroide si presenta con ecogenicità ridotta rispetto ai muscoli lunghi del collo, in maniera diffusa ed omogenea, senza nodulazioni focali; 2) classe seconda, con tiroidi globalmente ipoecogene, con presenza di noduli focali, isoecogeni o iperecogeni; 3) classe terza, con ecogenicità più o meno marcatamente ridotta, con struttura disomogenea sostanzialmente granulosa; 4) classe quarta, con tiroidi ipoecogene e con struttura ‘a maglie larghe’. Conclusioni. Fra i vari quadri ecografici suggestivi della malattia, il più frequente (tiroide omogeneamente ipoecogena), quando associato ad alti livelli di anticorpi anti-TPO in donne nella IV decade di vita con familiarità positiva per malattie del collageno, giustifica il costo sanitario di uno screening auto-immune, in quanto statisticamente correlato alla presenza di queste patologie. L’ecografia tridimensionale (US 3D) in senologia: esperienza clinica preliminare P43 O. Catalano, A. Spena, A. Nunziata *, F. Altei, A. Siani Servizio di Radiologia - Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli; * Servizio di Radiologia, PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 Napoli Obiettivi. Le attuali tecnologie offrono la possibilità di ottenere, a mano libera, immagini tridimensionali (3D), statiche o in rapida successione (elevato frame-rate, 4D), di notevole valore iconografico e diagnostico. Scopo di questo poster è quello di portare la nostra esperienza applicativa preliminare in campo senologico dell’imaging US 3D. Materiali e Metodi. Nell’arco di un anno abbiamo studiato con US 3D (apparecchiatura GE) 46 donne con 51 problematiche senologiche complessive a carattere focale. In ogni caso venivano ottenute immagini di ricostruzione multiplanare su piani standard coronale e sagittale, immagini 3D e immagini 4D. Il valore addizionale delle immagini di postprocessing veniva definito mediante consenso tra due osservatori non coinvolti nelle acquisizioni ecografiche, secondo una scala arbitraria da 0, nessun informazione aggiuntiva, a 3 elevato valore aggiuntivo. La diagnosi finale era: cisti complessa (8), tumore filloide (1), fibroadenoma (19), carcinoma (23). Risultati. In tutti i casi le elaborazioni, ottenute con un consumo di tempo limitato, erano di elevata qualità iconografica e prive di artefatti sostanziali. Il valore informativo addizionale delle immagini di Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) elaborazione era di grado 0 per 6 lesioni, grado 1 per 27 lesioni, grado 2 per 15 lesioni e grado 3 per 3 lesioni. Conclusioni. In ambito senologico l’US 3D può fornire informazioni addizionali seppur mediamente limitate, importanti in qualche caso per l’analisi decisionale e l’impostazione terapeutica. I tumori rari della mammella: reperti con US, color-Doppler, power-Doppler e ecocontrastografia P44 A. Nunziata *, O. Catalano, F. Altei, B. Cusati, A. Siani Servizio di Radiologia - Ospedale S. Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli; * Servizio di Radiologia - PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 Napoli Obiettivi. Scopo di questo poster è di offrire una carrellata iconografica dei tumori infrequenti e rari della mammella, studiati con ecografia, color-Doppler, power-Doppler ed ecocontrastografia. Materiali e Metodi. Vengono segnalati gli aspetti epidemiologici, istologici, clinici e diagnostici di tumori mammari quali adenolipomi, linfomi (primitivi e secondari), metastasi, leiomiomi, carcinomi cistici adenoidei, tumori filloidi, sarcomi. Risultati. Vengono illustrati i reperti con varie metodiche di diagnostica per immagini: mammografia, ecografia convenzionale, eco-color-power-Doppler (sia basale che con mdc ecoamplificatori), ecocontrastografia in tempo reale a basso indice meccanico. Vengono sottolineati in particolare gli elementi semeiologici che consentono di ipotizzare un tumore raro, escludendo sia un carcinoma tipico che un fibroadenoma tipico, e quelli che permettono di distinguere le diverse forme rare tra loro. Conclusioni. Dalla visione di questo poster il lettore otterrà una visione clinica e radiologica dettagliata dei tumori poco comuni della mammella, acquisendo maggiore confidenza nella relativa semeiotica ecografica, con le varie tecniche attualmente disponibili, e migliorando le proprie capacità diagnostico-differenziali. Ecografia in tempo reale con mdc nello studio dei tumori dei tessuti molli P45 M. Mattace Raso, F. Sandomenico, O. Catalano, A. Nunziata *, A. Siani Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radiologia Interventistica - ASL NA2 - P.O. S.Maria delle Grazie, Pozzuoli - * Servizio di Radiologia - PSI Napoli EST - ASL NA1 Obiettivi. Valutare le possibilità offerte dall’ecografia con mezzo di contrasto di seconda generazione nella valutazione delle neoplasie dei tessuti molli. Materiali e Metodi. Sono stati esaminati 15 pazienti con tumori dei tessuti molli: 3 tumori primitivi maligni dei tessuti molli (un istiocitoma fibroso maligno, un liposarcoma, una recidiva di fibrosarcoma), 2 localizzazioni sottocutanee (seeding) da epatocarcinoma, 5 metastasi dei tessuti molli (2 da carcinoma mammario, 1 da carcinoma del colon-retto, 1 da mesotelioma pleurico, 1 da melanoma), 1 MALToma mammario, 3 lipomi, 1 caso di elastofibroma del dorso. 45 Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Tessuti Superficiali Sono state impiegate le seguenti apparecchiature: Technos (Esaote), Esatune (Esaote) con software CnTI. E’ stato utilizzato un mezzo di contrasto di seconda generazione SonoVue (Bracco). E’ stata valutata la presenza del microcircolo e del macrocircolo vascolare intralesionale e l’intensità del suo enhancement rispetto alla valutazione basale. L’intensità dell’enhancement lesionale è stata quantificata in tre gradi: 0, assenza di enhancement lesionale; 1, moderato enhancement lesionale; 2, intenso enhancement lesionale. In tutti i pazienti l’esame ecografico è stato completato con l’integrazione color Doppler e power Doppler. 10 sono stati esaminati anche con TC con mdc ev. Risultati. Nei casi di lipomi semplici e nell’elastofibroma del dorso non è stato rilevato enhancement lesionale (grado 0), nel MALToma è stato rilevato qualche raro segnale di microcircolo vascolare (grado 1), nelle restanti lesioni è stato dimostrato notevole incremento contrastografico (grado 3) indicativo di neoangiogenesi tumorale. Il successivo accertamento cito-istologico ha dimostrato la malignità delle lesioni. Netta la correlazione con i quadri TC. Conclusioni. L’ecografia contrast-specifica si pone come metodica di riferimento accurata e poco invasiva nella valutazione dei tumori dei tessuti molli; essa dimostrando in tempo reale il tipo di vascolarizzazione lesionale può fornire elementi discriminanti tra lesioni benigne e lesioni maligne. 46 Ecografia in tempo reale con mdc nello studio del rigenerato osseo. Esperienza preliminare P46 R. Lobianco, F. Sandomenico, O. Catalano, I. Matarazzo, A. Siani Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radiologia Interventistica, P.O.S.Maria delle Grazie - Pozzuoli Obiettivi. Alla base evolutiva del rigenerato osseo sussiste una proliferazione vascolare, inizialmente endostale e successivamente periostale che si riduce progressivamente, per essere quindi sostituita da elementi fibroblastici ed osteo-cartilaginei. Nostro obiettivo è riportare la validità dell’ecografia con mdc nel dimostrare la modificazione dei flussi vascolari nelle fasi evolutive del rigenerato osseo. Materiali e Metodi. Settembre 2002-Ottobre 2003, 6 pazienti (pz) trattati con fissatore esterno di segmenti scheletrici lunghi, 4 per osteotomia correttiva, 2 per frattura. Apparecchiature: Technos (Esaote), Esatune (Esaote) con software CnTI. Iniettato mdc ecografico SonoVue (Bracco). E’ stata valutata la presenza e la variazione del circolo vascolare a livello del focolaio di frattura (micro - o macro circolo) e la sua distribuzione (endostale, periostale) sia con eco-color-Doppler (ECD) che in seconda armonica dopo mdc. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad esame radiografico. Risultati. Sia l’ECD che l’ecografia armonica dopo mdc hanno documentato presenza di macrocircolo vascolare endostale in 5 pz con sensibilità sovrapponibile; l’ECD ha documentato microcircolo periosteo in 3 pz laddove l’ecocontrastografia armonica lo documentava in 5. In 1 pz, assenza di segnali vascolari come da evoluzione pseudoartrosica. Conclusioni. Nella valutazione del rigenerato osseo il mdc ecografico consentendo la valutazione del microcircolo in scala dei grigi, potrebbe arricchire la semeiologia del macrocircolo propria dell’ECD e dell’ecocontrasto-CD fornendo utili informazioni clinico-prognostiche. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Abstract Congresso Nazionale SIUMB 2004 - Contributi accettati come Poster - Uro-Genitale Uro-Genitale L’eco color Doppler transrettale (ECDTR) nella diagnosi di prostatite non batterica (PNB) P47 S. Speca, V. Summaria, A.M. Costantini, P. Rinaldi, C. Servello, A. Destito, L. Bonomo Università Cattolica del S.Cuore - Roma Obiettivi. Descrivere in pazienti con segni clinici di prostatite non batterica (PNB), gli aspetti più significativi rilevabili con eco color Doppler transrettale (ECDTR). Materiali e Metodi. Sono stati studiati con ECDTR 13 pazienti (età media 32aa) e considerati i seguenti parametri: volume prostatico (cut off 18 cm3), spessore della capsula (cut off 1 mm), presenza di aree ipoecogene vascolarizzate, dilatazione del plesso venoso pericapsulare (cut off del DAP 3 mm ) ed eventuale reflusso durante la manovra di Valsalva (MV), associazione con varicocele. In tutti i pazienti era stata eseguita l’esplorazione rettale e la valutazione clinica secondo il Syptom Score (Neal e Moon). Risultati. La prostata era morbida e dolente alla palpazione in tutti i pazienti; il valore medio di Symptom Score era di 5.45. All’ECDTR: volume prostatico medio 24.6 cm 3; valore medio di spessore capsulare 1.34 mm, in particolare era > 1 mm in 8/13 pz con score > 5; solo 3/13 avevano disomogeneità ecostrutturali del parenchima con aree ipoecogene vascolarizzate; DAP medio delle vene pericapsulari 3.7 mm, in particolare 6/13 pz con score >5 avevano ectasia del plesso con reflusso in MV e in 7/13 pz varicocele. Conclusioni. ECDTR fornisce informazioni per la diagnosi di PNB. Oltre all’aumento volumetrico della ghiandola e all’ispessimento capsulare; segni importanti di PNB, associati nella nostra casistica a Symptom score > 5 sono stati la dilatazione delle vene pericapsulari e il reflusso durante MV, indicativi di congestione del plesso, che potrebbe contribuire alla patogenesi della prostatodinia, sintomo principale di PNB. Ecografia in tempo reale con mdc nello studio dello scroto P48 F. Sandomenico, O. Catalano, A. Nunziata *, I. Matarazzo, A. Siani Servizio di Radiologia, Ospedale S.Maria delle Grazie ASL Napoli 2 - Pozzuoli; * Servizio di Radiologia - PSI Napoli Est - ASL Napoli 1 Napoli Obiettivi. Illustrare la nostra esperienza iniziale nello studio della patologia testicolare mediante US con mdc. Materiali e Metodi. Nell’arco di 22 mesi abbiamo esaminato 13 pazienti con patologia testicolare (12-37 anni, media 21), tutti sottoposti nell’ordine a: US ad alta risoluzione, power-Doppler basale, ecocontrastografia in tempo reale a basso indice meccanico, power-Doppler dopo mdc. Suppl. Giornale Italiano di Ecografia 2004; 7(3) Risultati. Venivano identificate le seguenti patologie: rottura del testicolo (1), torsione del funicolo (6), ischemia compressiva posterniorrafia (1), orchiepididimite (1), leydigioma (2), coriocarcinoma (1), disgerminoma con sovrastante infarto (1), seminoma (1). In tutti i casi l’ecocontrastografia dimostrava buona correlazione con i dati dell’US e power-Doppler basale. Nelle patologie ipovascolarizzanti (rottura/torsione) si osservava, in aggiunta ai dati basali, riduzione o perdita del microcircolo intratesticolare, mentre in quelle ipervascolarizzanti (flogosi) si rilevava l’opposto. Nel disgerminoma l’ecocontrastografia non consentiva di risolvere il dubbio differenziale tumore-infarto e l’intervento dimostrava la coesistenza delle due patologie. Dopo mdc e.v. anche il segnale Doppler appariva sensibilmente amplificato (o la sua assenza documentata in maniera più accentuata). Conclusioni. Lo studio con mdc può fornire informazioni addizionali all’ecopower-Doppler sulla patologia testicolare, il cui peso deve essere peraltro analizzato con casistiche più ampie. La possibilità di studiare il microcircolo offre interessanti prospettive nella diagnosi, pianificazione terapeutica e follow-up. Patologia ovarica in età fertile ed in menopausa: dati epidemiologici P49 L. Tossichetti, A. Rossi, A.M. Cimino Consultorio ex Ospedale Petritoli (AP) ASUR nr. 11 L’ovaio è spesso sede di patologie complesse e multiformi, sia funzionali che tumorali. L’ecostruttura ovarica solida e omogenea, in condizioni favorevoli per lo studio ecografico, si distingue in due zone: una periferica (corticale) poco ecogenica ed una centrale (midollare) più ecogenica della precedente. Questa divisione dell’ovaio è sempre ottenibile con l’ecografia endovaginale e pertanto la possibilità di una diagnosi precoce nella routine pelvica ecografica ne è stata sicuramente agevolata. Materiali e Metodi. Abbiamo effettuato uno studio epidemiologico presso il Consultorio nr. 11 di Petritoli (AP) Servizio di Radiodiagnostica, in due anni di attività, utilizzando sonda E.V. da 6.5 MHz (ANSALDO) in 1680 pazienti suddivise in due fasce d’età: tra 18 e 38 e tra 45 e 58. Il 60% era sintomatico. Risultati. Le patologie ovariche riscontrate sono state suddivise in base al tipo istologico, e, la valutazione dei dati, in rapporto all’età, non ha modificato sostanzialmente la percentuale: Cisti Endometriosiche 70%; Cisti Funzionali 25%; Cisti Dermoidi 1%; Cistoadenomi 3%; Carcinomi 1%. Conclusioni. L’utilizzo della ecografia endovaginale, nella routine ecografica, risulta di grande aiuto nella pratica quotidiana, riuscendo a selezionare patologie ovariche trattabili medicalmente da quelle trattabili chirurgicamente, avvantaggiando queste ultime verso la Laparoscopia, con ovvio recupero in tempi più rapidi per la paziente. 47