COMUNE DI AZZANO S.PAOLO - PIANO REGOLATORE CIMITERIALE
Relazione storica
Comune di Azzano S.Paolo (Bergamo)
Piano Regolatore Cimiteriale
Relazione storica
Capitolo primo
EVOLUZIONE DEI CONCETTI E DELLE
TIPOLOGIE DI CIMITERO NEI SECOLI
Premessa
A premessa e corredo del Piano Regolatore Cimiteriale del Comune di Azzano S.Paolo, si ritiene
fondamentale richiamare, anche se in forma schematica, quelli che sono stati i passaggi storico culturali fondamentali che hanno generato gli attuali modelli urbanistici ed architettonici delle
cosiddette “città dei morti”.
Etimologia
La parola “cimitero” proviene dal tardo latino cimiterium, dal greco koimeterion propriamente
“luogo ove si va a dormire” , derivato da koiman (d’origine indoeuropea)1.
L’etimologia della parola è direttamente connessa alla concezione di uno spazio che troverà
posto “allato alla chiesa, dove si seppelliscono i morti” 2 che deriva dalla parola latina
Sepulchretum, a sua volta dal greco Coemeterium che significa dormitorio, luogo ove si riposa,
poi adattato dagli antichi Cristiani al luogo della sepoltura.
I luoghi di sepoltura nell’antichità
Iniziando dall’epoca dominazione romana, osserviamo come presso i pagani fossero in uso tanto
l’inumazione quanto l’incinerazione ; le sepolture erano poste fuori dalle mura delle città,
preferibilmente lungo le strade maestre che attraversavano i poderi suburbani.
Diverso fu il comportamento dei cristiani i quali ebbero, fin dalle loro origini, gran cura affinché i
fedeli avessero sepoltura riservata, nettamente separata da quella dei pagani.
Perciò fin dal periodo di Costantino, l’area delle basiliche e le immediate vicinanze ospitarono una
fitta rete di tombe scavate nella terra e più tardi sotto i portici annessi alle chiese, si allinearono i
sarcofagi, i monumenti e le prime iscrizioni, naturalmente modesti o sontuosi a seconda dei
personaggi cui erano destinati.
I primi agglomerati sepolcrali cristiani vennero pertanto a formarsi accanto alle chiese aventi
giurisdizione parrocchiale, ed ebbe così più concrete forme quella che era in embrione una
norma derivante ancora dalle leggi romane.
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Verso il Rinascimento
Fig. 1 - Pisa, Camposanto. Alzato, sezione e pianta semplificata (da Gaudet, Elément et theorie ..., vol.III)
1277 - Il Camposanto di Pisa.
E’ stato il primo modello architettonico per i cimiteri dell’epoca moderna.
Declamato nel 1788 da Quatremère de Quincy3 come modello da utilizzare per la costruzione dei
nuovi cimiteri, il Camposanto di Pisa venne iniziato a costruire nel 1277.
E’ costituito da una galleria rettangolare coperta, chiusa verso l’esterno, ma aperta verso la corte
centrale.
Sotto la pavimentazione delle gallerie sono ordinate le sepolture dei cittadini distinti, mentre la
corte è utilizzata come campo comune.
Le sue caratteristiche, decisamente uniche per l’epoca, suscitarono l’interesse di molti architetti
tardo settecenteschi perché in esse erano riassunti i contenuti di base dell’idea di cimitero che si
sviluppò a partire dagli anni ottanta del XVIII secolo, concetti che, sotto particolari aspetti
possiamo ritenere ancora attuali.
Il Camposanto di Pisa è un “contenitore” che consente ai cittadini di frequentare le tombe dei
propri cari, dei personaggi illustri, ma anche di conoscere la storia patria attraverso i numerosi
reperti in esso raccolti e custoditi e, infine, di visitare una raccolta di opere d’arte.
Oltre per la bellezza della sua architettura gotica, il Camposanto di Pisa divenne famoso anche
per la prodigiosità attribuita alla terra contenuta nell’impluvio, in quanto, come descrisse Michel
de Montaigne4, questa terra trasportata dalla Palestina era capace, nel giro di ventiquattrore di
ridurre i corpi seppelliti a semplici “ossa ignude”.
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Fig. 2 - Roma, pianta del cimitero di S.Spirito e della cappella del SS.Crocefisso.
1745 - architetto Ferdinando Fuga
Cimitero di S.Spirito a Roma.
L’opera, che venne costruita non come opera pubblica urbana, ma ad uso esclusivo della
struttura ospedaliera di S.Spirito in Sassia, con la sua struttura semplice ed estremamente
funzionale anticipa tutte le rivendicazioni igieniste tardo-settecentesche.
Con un recinto dalla composizione molto elegante, era dotato di una regolare disposizione di
bocche alle quali corrispondevano altrettanti locali ipogei voltati nei quali venivano gettati i
cadaveri poi ricoperti di calce viva.
Il cimitero venne demolito il scorso secolo.
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I cimiteri nella Parigi del Settecento
Fu perfettamente normale che i visitatori come Quatrèmere de Quincy e Michel de Montaigne si
stupirono delle caratteristiche del Camposanto di Pisa in quanto, sino alla seconda metà del
Settecento, la prassi di sepoltura dei morti fu quella di accoglierli all’interno della cerchia urbana,
senza preoccuparsi della divisione degli spazi ad essi destinati e di quelli in uso dei vivi.
I luoghi di sepoltura erano le chiese, all’interno delle quali trovavano riposo i personaggi illustri ,
e le aree adiacenti ad esse che venivano utilizzate come campi comuni.
Uno dei più famosi e tipici cimiteri dell’epoca fu senza dubbio quello dei “Santi Innocenti” di
Parigi, posto nel centralissimo quartiere di Le Halles, la cui struttura era formata da un grande
piazza a pianta rettangolare, con uno dei lati addossati alla chiesa e chiusa tutt’intorno da gallerie
perimetrali chiamate charnier .
Fig. 3 - Parigi, 1976 - Veduta degli charnier del cimitero degli Innocenti dopo la chiusura
L’impluvio centrale, per mezzo di veri e propri pozzi dove venivano stipati centinaia di cadaveri,
serviva come campo comune mentre gli charnier accoglievano le sepolture più distinte, come i
pavimenti e le navate delle chiese. La copertura delle gallerie laterali, “...rialzata rispetto al piano
di appoggio del solaio, permetteva la circolazione dell’aria tra i resti umani e, soprattutto, la
visione delle ossa che così sistemate componevano una sorte di memento mori in forma di fregio
lungo la facciata interna dello charnier...”5, con funzione di messaggio legato alla funzione
religiosa svolta dal luogo, destinato a risvegliare quotidianamente nell’uomo ammonimenti
spirituali ed avvertimenti inerenti il destino di tutti i mortali. Nonostante l’aspetto macabro del
luogo, il cimitero era vissuto come un qualsiasi spazio urbano pubblico parigino, luogo di incontri
commerci e anche di prostituzione.
Lo schema di Parigi tracciato sul piano di Gomboust (1652) mostra la moltitudine di cimiteri
ancora esistenti a quel tempo.
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Fig. 4 - I principali cimiteri di Parigi : in bianco quelli intorno al 1650, quelli in nero intorno al 1810
Tuttavia, i terreni erano chiaramente insufficienti per le numerose inumazioni che richiedeva una
popolazione molto spesso decimata dalle epidemie che colpivano nella Parigi di allora. La
catasta di cadaveri in questi terreni intorno alle chiese era enorme e tutti questi cimiteri divennero
altrettanti focolai di pestilenze tanto che il Parlamento, tempestato di lamentele, ordinò con
Decreto del 12 marzo 1763 la soppressione dei cimiteri parrocchiali. A tale decisione contribuì in
grande misura l’abate Porée6 con le sue lettere di denuncia, primi documenti contenenti in forma
organica una serie di indicazioni operative quali : la salubrità dell’aria nelle chiese e nella città in
generale, la cessazione del sistema di sepoltura in essere ed il trasferimento dei cimiteri fuori
dalle città, tutte soluzioni che verranno adottate negli anni successivi. Ma anche il movimento
illuminista con Voltaire, l’abate Laugier e Pierre Patte che, come risultato di una generale
riflessione critica della città ereditata dal passato, proposero di razionalizzarne le strutture,
migliorarne l’aspetto estetico e creare migliori condizioni igieniche di vita sotto il profilo igienico sanitario7.
Venne così adottato un programma urbanistico di ampio respiro, che prevedeva la costruzione di
otto grandi cimiteri suburbani. Lo status del cadavere cambiò radicalmente: venne sottratto alla
cura dei vivi per essere consegnato all’istituzione pubblica col fine di neutralizzarne la
pericolosità. La commemorazione del rituale funebre rimase, per decreto, circoscritta alla
commemorazione del defunto in chiesa e successivamente venne previsto che le spoglie
venissero custodite in appositi locali, isolati dal resto della collettività, in attesa di essere
trasportate al cimitero di destinazione.
Nacque in questo modo un nuovo modello di cimitero, spoglio e disadorno, pulito, igienico, ben
tenuto, ma privo di elementi che potevano individuare le singole sepolture - dove tra l’altro
venivano seppellite le salme ancora sovrapposte, come in precedenza - senza alcuna forma di
arredo, ma anche completamente privo alberature in quanto si riteneva che le piante limitassero
la libera circolazione dell’aria.
Questo modello spaventò non solo il popolo, per il timore che i defunti venissero abbandonati a
se stessi, ma anche la Chiesa, che temette un minore esercizio spirituale causato dalla
lontananza dei fedeli dalle tombe ed una possibile perdita di potere sui traffici che gravitavano
attorno al culto dei morti.
Il risultato fu la Déclaration Royale del 1776, un decreto che rese possibile la differenziazione tra
fosse comuni e sepolture distinte con apposizione di lapidi o monumenti e che di conseguenza
permise agli architetti, negli anni settanta del XVIII secolo, di elaborare nuove forme dello spazio
cimiteriale, facilitati anche dall’Accademia francese di Architettura che promosse una serie di
concorsi su questo tema.
Tra i più importanti ricordiamo i seguenti :
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Fig. 5 - L.-J. Desprez, progetto per un cimitero. Prospetto interno
1766 - architetto Louis-Jean Desprez
(vincitore del prix d’emulation all’Accadémie royale d’Architecture)
Primo esempio di architettura funeraria che propone un modello funzionale, ma anche di alta
rappresentanza sociale.
Di stilema neoclassico, è costituito da un elegante recinto concluso da gallerie monumentali con
al centro un tempio a copertura piramidale.
Fig. 6 - J.-D. Antoine, progetto di un cimitero. Pianta.
1781 - architetto Jacques-Denis Antoine
Precursore in Francia dell’utilizzo di alberature nei cimiteri, in linea coi principi del giardino
formale settecentesco.
Il progetto prevede l’utilizzo di viali alberati, boschetti regolari, parterre e gallerie utilizzando una
varietà consistente di essenze tra le quali il cipresso, il tasso, l’alloro, il platano, il sicomoro ed il
pioppo italico. La tesi è quella che, grazie al processo della fotosintesi clorofilliana gli alberi non
sono più nemici dei luoghi di concentrazione umana, ma contribuiscono a purificarne l’aria.
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Fig. 7 - Capron, progetto di cimitero a Parigi. Pianta e sezione sulla galleria circolare.
1782 - architetto Capron
Progetto per un cimitero a Parigi.
Scelta della pianta circolare esclusivamente per ragioni igienico-sanitarie in quanto, l’assenza di
angoli morti e di vegetazione, favorisce la libera circolazione dell’aria, impedendo la formazione
di sacche d’aria stagnante che la medicina del tempo indicava come fonte di pericolo per la
propagazione di malattie.
La ripartizione delle aree avviene per anelli concentrici : il porticato esterno è destinato alle
persone più importanti, l’area centrale a campo comune, con tombe distribuite in funzione della
piramide sociale.
Fig. 8 - E.-L. Boulée, cenotafio di Isaac Newton.
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1784 - architetto Etienne-Louis Boullée
Progetto del cenotafio di Isaac Newton.
Idea utopista e rivoluzionaria che introduce nell’arte funeraria le forme geometriche assolute.
Fig. 9 – C.N. Ledoux, cimitero della città ideale di Chaux.
1785 - architetto Claude-Nicolas Ledoux
Cimitero della città ideale di Chaux.
Pianta circolare formante un complesso su tre livelli che gravita attorno ad una enorme sfera
cava posta al centro. I percorsi sotterranei attraversano a raggiera la città della morte, dirigendosi
verso la grande cavità centrale, in una surreale dimensione catacombale.
Fig. 10 - P. Fontaine, progetto di cimitero.
1785 - architetto Pierre Fontaine
Progetto di cimitero.
Anche in questo progetto l’uso della geometria elementare del cerchio crea una composizione
assunta come espressione di un modello sociale.
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L’influenza francese nell’Italia e nella Spagna del Settecento
Mentre il Camposanto trecentesco di Pisa rimane l’esempio più frequentemente indicato dalle
avanguardie culturali francesi come modello da proporre, a poca distanza dai primi
provvedimenti parigini in materia di igiene e di sepolture, anche in Italia si diffondono le nuove
idee anche grazie all’allora noto “Saggio” di Scipione Piattoli del 17748 e costruire nuovi cimiteri
secondo i nuovi canoni diventò la prassi.
Fig. 11 - Modena, pianta del cimitero di S.Cataldo
1773 - Il cimitero di S.Cataldo a Modena.
Risulta uno dei più fedeli esempi di applicazione delle prescrizioni igienico-sanitarie volute dalla
classe medica : posizione extraurbana, alto recinto, fossato perimetrale costruito per meglio
drenare il terreno, nessun albero e nessun decoro, 58 grandi camere sepolcrali ognuna capace di
ospitare centinaia di salme, nessuna cappella.
Il cimitero fu pensato esclusivamente solo come un “deposito” di cadaveri, senza spazi per il
culto, come un’isola completamente separata dall’ambiente circostante.
Fig. 12 - B. Piernicoli, progetto di cimitero. Pianta e sezione.
1780 - architetto B. Piernicoli
Progetto di cimitero.
Esempio di progettazione ancora tipologicamente ancora legata ai caratteri pre-illuministi, ma
funzionalmente adattata alle nuove esigenze igieniche.
La corte utilizzata per fosse comuni, le cripte sotto l’edificio e importanti sepolture addossate alla
parete sotto i porticati a ricordo del precedente stato nelle chiese.
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Fig. 13 - G. Piermarini, progetto per il Cimitero Unico di Milano a S,Gregorio fuori Porta Orientale.
1781 - architetto Giuseppe Piermarini
Progetto per il cimitero unico di Milano a S.Gregorio fuori Porta Orientale.
Il progetto, mai realizzato, era una rivisitazione in chiave laica ed igienista di un modello già
sperimentato nel passato : il lazzaretto.
Nel 1783 il Granducato di Toscana pubblica le “Istruzioni per la formazione dei campisanti a
sterro”, che detta precise modalità esecutive per la definitiva chiusura dei cimiteri apud
ecclesiam.9
Mentre tutti i decreti sino ora citati trovarono la loro fonte da movimenti laici, in Spagna ci fu un
esempio di localizzazione secondo i nuovi concetti positivisti nata in seno alla struttura
ecclesiastica grazie all’apporto di “... zelanti ed illuminati Vescovi...” , come scrisse il Milizia10 ,
che operarono con difficoltà contro gli antichi pregiudizi.
L’autore fu il Vescovo di Barcellona, José Climent y Avinent, che promosse la costruzione del
primo cimitero spagnolo secondo le nuove concezioni urbanistiche.
Posto a mezz’ora di cammino dalla città, con un impianto molto essenziale, rimase inutilizzato
sino alla sua ricostruzione avvenuta nel secolo successivo a causa della riluttanza degli abitanti di
Barcellona ad abbandonare le proprie abitudini.
Solo il 3 aprile 1787 il Re di Spagna, Carlo III, promulgò la “real cédula”, un editto per la
costruzione dei cimiteri “fuera del poblado”.
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Fig. 14 - Modena, pianta del cimitero di S.Cataldo
1788 - il camposanto per la Cura di Tripalle.
Venne realizzato secondo le norme contenute nelle “Istruzioni” del Granducato di Toscana del
1783 con uno schema planimetrico costituito da un recinto a pianta quadra, strada tangente,
accesso centrale e lungo l’asse principale la camera mortuaria sbordante dal recinto.
Come in tutti i primi cimiteri settecenteschi, anche in questi non venne prevista la presenza di
alberi che, secondo il pensiero degli uomini dei Lumi, non permettevano la libera circolazione
dell’aria compromettendone la purezza.
Anche la Chiesa aveva sempre vietato la presenza di qualsiasi forma di vegetazione per timore
che subentrassero forme di sfruttamento come il pascolo o la raccolta di frutti.
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I paesaggi commemorativi settecenteschi inglesi
e la loro influenza nell’Europa continentale
Nel corso della prima metà del XVIII secolo in Inghilterra si manifesta una nuova cultura del
paesaggio all’interno del quale vengono ammessi anche valori legati all’idea della morte, sia
come sepolture vere e proprie, sia come elementi semplicemente commemorativi.
Vennero progettati e realizzati alcuni interventi a scala paesaggistica che divennero presto
famosi anche oltre frontiera.
Fig. 15 - Castle Howard . Pianta del parco commemorativo.
1729 - Alexander Pope e William Shenstone.
Parco commemorativo di Castle Howard.
La caratteristica di questo luogo, situato nella regione del North Yorkshire, è che fu la prima
realizzazione di architetture funerarie all’interno di un sistema a parco, quindi non in uno spazio
circoscritto alle minime necessità delle opere commemorative.
I conti di Carlise decisero di costruire al’interno della loro tenuta privata di Castle Howard, di circa
500 ettari, una serie di monumenti commemorativi degli antenati.
Gli ideatori, che erano due poeti, pensarono di tradurre materialmente le loro idee avvicinandosi
al tema dei Campi Elisi descritti da Virgilio nell’Eneide : il giardino diviene luogo di rifugio e
serenità interiore, dove gli uomini valorosi trovano l’ultimo riposo in un paesaggio aulico.
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Fig. 16 - Stowe. Pianta del parco.
1739 - Elysian Fields di Stowe.
Anticipando quelli che in futuro saranno i concetti del picturesque landscape, la famiglia Temple
promosse la realizzazione di un parco con al suo interno un sistema di monumenti concepiti al
fine di ricordare personaggi cari alla famiglia.
Anch’esso con riferimenti ai Campi Elisi virginiani, il parco contiene i due elementi fondamentali
per la narrazione simbolica : la presenza dei “grandi” attraverso lapidi, busti e iscrizioni e
l’immagine della dimora felice costruito nella valletta “tra boschi ombrosi” e “prati freschi di rivi”11.
Fig. 17 - Twikenham - Pianta del parco.
1745 - giardino di Alexander Pope a Twickenham.
L’intero complesso è costituito da un’esigua area rettangolare suddivisa in modo progressivo da
spazi asimmetrici.
La materia viene manipolata per costruire un percorso fatto di grotte artificiali, boschetti, prati e
piantate di cipressi sino ad arrivare al monumento per il quale venne costruito il parco: un
obelisco eretto in commemorazione della madre.
1745 - 1764 - giardino di William Shenstone a Leasowes.
Tutte le risorse economiche vennero investite dal poeta per trasformare in landscape garden.
la sua fattoria dello Warwickshire.
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Venne costruito un paesaggio agreste fatto di elementi evocativi in memoria di amici o grandi
personaggi, viventi o del passato : piccoli obelischi, urne poste in angoli appartati, iscrizioni, sedili
di pietra ed altro.
Le opere di Pope e Shenstone costituirono le opere miliari per la divulgazione dei concetti del
giardino all’inglese.
Fig. 18 - Ermenonville. Pianta del parco.
1778 - parco di Ermenonville.
Le esperienze inglesi del landscape garden influiscono sulla cultura dei letterati francesi, in
particolare di Jean-Jacques Rousseau e del marchese René-Louis de Girarden.
Quest’ultimo, quando il primo morì, gli fece erigere un monumento funerario al centro di una delle
isole che aveva fatto costruire nel lago del suo parco di Ermenonville, non lontano da Parigi.
Fig. 19 - Ermenonville. L’isola dei pioppi con il monumento funerario di Rousseau.
L’evento diventò innovativo per questo motivo : il monumento, contrariamente a quello che era
accaduto sino ad allora in Inghilterra, non fu solo commemorativo, ma un reale luogo di
sepoltura.
Questo omaggio a Rousseau venne ben descritto da Hirschfeld nel suo trattato come “... trovarsi
a Ermenonville di fronte ad un quadro dove il pensiero della morte è presente attraverso la
serenità e la malinconia espresse dal paesaggio e non per la lugubre presenza del vecchio
sistema di macabri simboli.” 12
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In quegli anni si sviluppò una grande bibliografia sul tema dei giardini, anche con riferimento alle
questioni funerarie in quanto, queste ultime, dopo le rivoluzionarie ed anonime idee illuministe
che avevano spaventato la società civile settecentesca, divennero un tema molto discusso che
indirizzò le persone addirittura ad un vero e proprio culto dei cimiteri.
Soprattutto Hirschfeld, nel suo secondo volume edito nel 1780, trattò il tema arrivando a delle tesi
molto interessanti : solo un parco poteva essere, per l’autore, la sede più appropriata per offrire
sepoltura a tutti i cittadini (non solo i grandi personaggi o gli aristocratici come era stato in uso)
conciliando al suo interno valori educativi, morali ed affettivi dove era compito della vegetazione
suscitare i sentimenti appropriati per il luogo.
Ad esempio gli alberi con toni cupi del fogliame come le conifere, avrebbero annunciato la
presenza di uno spazio destinato alla morte ed i monumenti non avrebbero dovuto essere
collocati isolatamente, ma immersi con arte nella vegetazione.
Sempre per Herschfeld, i cimiteri, che avrebbero dovuto essere collocati fuori dalle città per
motivi igienici e di spazio, avrebbero dovuto diventare luoghi di passeggiate per l’uomo saggio e
quindi di svago edificante, scuola per i cittadini di tutte le classi sociali e, infine, un giardino per
accogliere manifestazioni di affetto personale.
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Il primo Ottocento francese
Mentre nel resto d’Europa si sviluppa la moda delle sepolture aristocratiche all’interno dei parchi
domestici, agli inizi dell’ottocento, la cultura francese continua a sviluppare i temi del giardino
pittoresco inglese, ma in senso critico.
Fig. 20 - Varsavia. Giardino romantico con sarcofago in riva allago nel parco del palazzo Wilanòw.
Alexandre de Laborde, nella sua descrizione dei “Noveaux jardins de la France” fa capire come la
tomba iniziò ad uscire dall’isolamento eroico e colto dei paesaggi arcadici settecenteschi per
diventare, con un vasto repertorio di immagini, modello per un “cimitero paesistico pubblico”.13
Criticando il mausoleo a Ermenonville per Rousseau ed quello realizzato a Maupertuis per
l’ammiraglio Coligny, egli invita a costruire i cimiteri in forma pubblica ed in luoghi extraurbani in
modo che si possa garantire un decoroso e sicuro asilo a tutti i defunti.
Fig. 21 - Maupertuis. Il parco con il sarcofago e la piramide dell’ammiraglio Coligny.
De Laborde prefigurò anche un nuovo modo di intendere la sepoltura e lo spazio funerario : la
tomba non era più la chiave di lettura di una scena pittoresca, ma diventava un giardino appartato
dove accogliere, nel folto della vegetazione, i visitatori.
Iniziò quindi in questo periodo, un’opera di graduale sostituzione nei temi funerari di valori
personali e familiari a quelli morali e filosofici settecenteschi.
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Fig. 22 - Plessis-Chamant. La tomba del parco.
Molto originale fu l’idea di progetto dell’architetto Pierre Giraud per il cimitero unico di Parigi.
Fig. 23 - P. Giraud. “Champ de repos” per la città di Parigi, 1799.
Vengono eliminate le barriere illuministe, lo spazio diventa trasparente i modo da non
interromperne la vista verso l’esterno.
Il cimitero è disegnato a pianta circolare, con una galleria perimetrale aperta, interrotta da quattro
padiglioni corrispondenti alle quattro fasi della vita : l’infanzia, la giovinezza, la maturità e la
vecchiaia.
Decisamente rivoluzionario il sistema di sepoltura previsto: unicamente mediante cremazione,
tant’è che al centro del cimitero svetta, a forma di piramide come solido evocante il rito funerario
per eccellenza, il tempio per la cremazione.
Giraud presentò anche un programma a dir poco sbalorditivo per risolvere il problema della
decomposizione, il problema più grave col quale si debbono scontrare tutti coloro che affrontano
il tema delle sepolture : “secondo l’architetto, l’uomo può evitare gli inconvenienti della
decomposizione ricorrendo a un procedimento chimico, già a quel tempo studiato dal chimico
tedesco Joachim Becker nel 166914 , che consente di trasformare in vetro ciò che risulta dalla
combustione dei suoi resti. Come passaggio successivo Giraud propose di tramutare le ossa
vetrificate in placche e medaglioni commemorativi, mentre suggerì di realizzare, con gli scheletri
non reclamati dai parenti del defunto, magnifiche colonne in vetro, destinate naturalmente alle
gallerie del cimitero”.15
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Come pure nel contemporaneo progetto degli architetti Jacques Molinos e Jacques Cambry la
cremazione venne scelta per il conseguente pratico vantaggio di contenere la richiesta di spazio
e, al tempo stesso, di conservare nel tempo l’impianto architettonico del cimitero.
Fig. 24 - J. Molinos. Champ de ripos per la città di Parigi.
Il decreto napoleonico del 23 Pratile dell’anno XII (12 giugno 1804) regolamentò in modo
pressoché definitivo la creazione dei cimiteri tant’è che numerose sue disposizioni sono ancora in
vigore.
L’articolo 1 proibì di inumare nelle chiese e negli altri luoghi di culto, nella cinta della città e dei
villaggi, l’articolo 2 ordinò alle municipalità di comprare terreni per le sepolture a 35-40 metri fuori
dalle mura.
Un secondo decreto del 1804 decise di sopprimere tutti i cimiteri di Parigi con quattro nuovi
cimiteri periferici.
Un terzo decreto del 1808 proibì di costruire o scavare pozzi a meno di 100 metri dai cimiteri.
Con queste nuove regolamentazioni divenne diritto acquisito di tutti i cittadini avere una sepoltura
individuale e con esso comparve per la prima volta anche il concetto di “concessione”, intesa
come possibilità di acquisto oneroso di una porzione di terreno per l’edificazione di un
monumento commemorativo.
L’irrisolta questione della costruzione di nuovi cimiteri per Parigi, avuto così un supporto
legislativo, trovò soluzione temporanea nella costruzione del cimitero di Pére-Lachaise.
Era uno dei tre cimiteri previsti, quello ad est, mentre a nord venne previsto quello di Montmartre
ed a sud quello detto della "Charité".
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Fig. 25 - A.-T. Brongniart. Pianta del cimitero di Père-Lachaise.
Fulcro del progetto dell’architetto Brongniart è una piramide posta in sommità della collina di
Mont-Louis, in asse alla quale, lungo un regolare viale alberato, viene collocato l’ingresso.
Come nel camposanto di Pisa vengono previste una serie di cappelle ad uso dei personaggi
illustri lungo tutto il perimetro del cimitero, che, contrariamente ai progetti che l’avevano
preceduto, ha una forma irregolare.
Il cimitero venne pensato come un parco pubblico dove una ricca vegetazione, unita alla
morfologia irregolare del terreno, permise la creazione di numerosi angoli appartati e pittoreschi,
altri con suggestivi affacci sulla città.
I viali vennero creati come i boulevard e le promenade cittadini con filari di pioppi, tigli, acacie ed
ippocastani, mentre vicino alle tombe vennero utilizzati cipressi, salici piangenti, fiori di ogni
specie e rampicanti profumati.
Il cimitero è oggi invaso in ogni spazio disponibile dalle cappelle private che dalla metà
dell’ottocento si iniziò a costruire.
Fig. 26 - Il cimitero di Pére-Lachaise ai nostri giorni.
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La legge di annessione a Parigi dei comuni suburbani del 26 giugno 1859, rese ancora più
complesso il problema dei cimiteri in quanto le tre grandi necropoli sopra descritte vennero
inglobate nella cerchia urbana e la crescita demografica pose di nuovo il problema del loro
allontanamento.
Il barone Georges-Eugéne Haussmann, l’allora Prefetto della Senna che aveva già
pesantemente modificato l’urbanistica della capitale francese, fece elaborare da una
commissione un progetto per la creazione di tre nuovi cimiteri suburbani : le aree vennero
individuate a Méy-sur.Oise, Blanc-Mesnil e Wissous.16
Suscitando una incredibile indignazione nel popolo per il progetto di “deportazione dei morti”, egli
decise di procedere alla realizzazione del cimitero di Méry-sur-Oise, a nord-ovest di Parigi, in
quanto i terreni costavano poco ed erano molto sabbiosi quindi ottimi per la consunzione dei
corpi.
Per questa immensa necropoli di 2000 ettari vennero previste anche ferrovie speciali di
collegamento col centro cittadino, ma l’obiettivo principale di Haussmann fu quello di offrire ai
suoi concittadini una perfetta uguaglianza davanti alla morte.
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L’Ottocento italiano.
Grazie ad una fertile produzione letteraria, gli stilemi del cimitero disegnato e realizzato come
giardino pittoresco si diffondono in Italia all’inizio dell’Ottocento.
Ercole Silva17, Ippolito Pindemonte18, Melchiorre Missirini19 ed altri, illustrarono diffusamente il
gusto del giardino all’inglese che, unito agli stili letterali contemporanei notturni e sepolcrali,
contribuì alla diffusione della concezione estetica del paesaggio spesso associato all’idea di
morte.
I primi progetti ottocenteschi rivisitano la forma circolare, mutuata dagli esempi francesi di
Capron, Giraud e Molinos, motivandone la scelta per meglio aderire alle prescrizioni sanitarie che
chiedevano l’assenza di angoli morti acuti dove l’aria contaminata dalle esalazioni avrebbe potuto
ristagnare, ma anche come scelta filosofica di origine giacobina di trattazione della morte
Fig. 27 - G. Pistocchi. Cimitero per il comune di Faenza.
1806-1808 - architetto G. Pistocchi
Cimitero di Faenza.
All’interno della circonferenza i defunti vengono separati per sesso secondo l’asse verticale
(emiciclo destro ed emiciclo sinistro) e partendo dal centro vengono suddivisi secondo le quattro
fasi della vita : fanciullezza, gioventù, virilità e vecchiezza.
Il disegno riconduce all’immagine cara alla cultura illuminista dell’ouroboros, il serpente che
percorrendo con il proprio corpo una circonferenza sino a mordere con la testa la propria coda,
simboleggia l’eternità.
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Fig. 28 - L. Trezza. Progetto per il cimitero di Verona.
1820 - architetto Luigi Trezza
Proposta di progetto per il cimitero di Verona.
Trattasi di due recinti circolari concentrici che individuano una prima area, la più povera, verso
l’esterno ed una seconda più importante, corrispondente a quella centrale.
L’area interna è suddivisa in settori per inumazioni.
Dello stesso periodo e impostazione sono i progetti di Alessandro Strabucchi per il camposanto
di Piacenza e di Luigi Bellincioni per il cimitero comunale di Capannoli, in Toscana.
Sempre agli inizi del secolo prende piede il fenomeno di acquisizione di organismi conventuali
soppressi, situati in posizione decentrata rispetti agli abitati, e le conseguenti operazioni di
modifica ed ampliamento.
Fig. 29 - Bologna. Cimitero della Certosa.
Primi esempi furono quelli di Bologna nel 1801 e di Ferrara nel 1813 che decisero di adibire la
Certosa a cimitero cittadino.
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Fig. 30 - Prospetto della Certosa di Ferrara nel piano di F. Canonici.
Mentre nel 1806 venne emanata una legge che accolse in Italia il decreto napoleonico del 1804,
in altre città come Brescia, contrariamente alle scelte di recupero di spazi esistenti, si procedette
alla costruzione ex novo.
Fig. 31 - R. Vantini - Pianta del cimitero di Brescia.
Inizialmente l’area, di 154 metri per lato, risultò concepita in modo razionale illuminista, tant’è che
unico decoro erano poche piante di gelso ed una croce sul cancello sono gli unici decori.
Dopo una lunga serie di pronunce negative, nel 1815 il Consiglio Comunale deliberò la
costruzione della cappella monumentale all’ingresso del cimitero, ma come primo atto di un
progetto più ampio che venne affidato nella sua interezza all’archietto bresciano Rodolfo Vantini,
che lavorò sul tema a tempo pieno per circa quarantanni - da cui il nome del cimitero : il
“Vantiniano” .
Per il reperimento dei fondi l’Amministrazione comunale adottò un efficace sistema di
autofinanziamento che consistette nell’associare alla costruzione un’offerta diversificata di
tipologie di sepoltura, tassate in modo da stimolare l’acquisto e soddisfare più tipi di domanda.
Anche nel cimitero di Brescia, oltre all’elegante struttura neoclassica che conferisce alto decoro
alla costruzione, venne utilizzata con estrema attenzione e cura lungo i viali ed il piazzale
d’accesso la vegetazione per creare un legame fisico e simbolico con la città.
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Fig. 32 - L’attuale ingresso del cimitero di Brescia.
Di grande effetto scenografico è il cimitero di Staglieno a Genova.
Il progetto venne affidato all’architetto Giovanni Battista Resarco, che lo presentò in forma
definitiva nel 1840.
L’area cimiteriale venne suddivisa in più livelli, seguendo l’orografia del luogo.
Nella parte pianeggiante, lungo il corso del torrente Bisagno, venne previsto un grande campo
rettangolare per sepolture comuni, collegato con ampie scalinate sui due lati ad un livello
superiore dove trovò posto la Cappella dei Suffragi, evocante le forme del Pantheon, avvolta da
un esedra per le sepolture distinte.
Fig. 33 - Genova. Pianta del cimitero di Staglieno.
Poggioreale di Napoli, viene invece ricordato come la trasposizione italiana del cimitero di PéreLachaise.
Come il cimitero parigino e come quello di Staglieno a Genova, questa struttura gode di una
posizione privilegiata rispetto alla città : si colloca infatti sulla collina omonima.
Il progetto, realizzato dall’architetto Ferdinando Fuga nel 1812, venne realizzato nei trent’anni
successivi.
Come per il progetto da lui realizzato nel 1745 del cimitero dell’Ospedale di S.Spirito in Sassia a
Roma, Fuga propone locali ipogei voltati per inumazione collettiva - 366 fosse in totale - che,
grazie alle particolari caratteristiche mineralogiche del suolo e del clima del luogo, vengono
utilizzate con rotazione annuale delle salme.
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Fig. 34 - Napoli. Pianta del cimitero di Poggioreale.
Fig. 35 - Napoli. Veduta del cimitero di Poggioreale del 1863.
Altro noto cimitero della prima metà dell’ottocento è quello di S.Miniato al Monte a Firenze.
La sua origine fu dovuta all’iniziativa della ”Opera Pia degli Esercizi Spirituali di S.Miniato al
Monte” la quale, per dare ai nobili fiorentini una più nobile sepoltura e contemporaneamente
ricavare il denaro necessario per restaurare il complesso della basilica, propose di trasformare in
cimitero l’intero recinto della Fortezza di S.Miniato.
Il progetto dell’architetto Niccolò Matas del 1848, che venne completato dall’architetto Mariano
Mancini nel 1864, consistette nell’organizzazione razionale del grande spazio pianeggiante
compreso nelle mura della fortezza.
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Fig. 36 - Firenze. Veduta a volo d’uccello del cimitero di S.Miniato al Monte.
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Alcuni esempi contemporanei
1976 - cimitero di S.Cataldo a Modena.
L’architetto Aldo Rossi ha vinto il concorso con questo progetto di ampliamento che ricalca per
forma e recinto il vecchio cimitero.
Con il suo tipico stile che prevede l’uso di forme semplici e scarnificate, sono stati realizzati una
serie di volumi che, per l’uso di certe dimensioni, potrebbe definirsi “monumentale” .
Il portico, il cubo-ossario, i grandi corpi dai tetti azzurri provocano nell’osservatore una
sensazione di indeterminatezza, di ripetitività, di semplicità, ma anche di uguaglianza di fronte
alla morte.
Un’opera affascinante che “...ha saputo reinventare un luogo e ne ha fatto un monumento per la
città., ben sapendo ... che questi progetti richiedono più di altri la poesia dell’architettura”.20
Fig.37 - Modena. Pianta del cimitero di S.Cataldo, 1976.
Fig.38 - Modena. Vista del cimitero di S.Cataldo, 1976. Esterno delle nuove ali di colombari.
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Fig.39 - Modena. Vista del cimitero di S.Cataldo, 1976. Ingresso e scorcio sull’ossario.
Fig.40 - Modena. Vista del cimitero di S.Cataldo, 1976. Veduta delle tombe di famiglia dal portico.
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1980-1984 - Cimiteri di Gallarate e Arnate (Va)
Di notevole interesse il progetto presentato per il concorso di idee per la trasformazione in
Monumentale del cimitero di Gallarate e per la sistemazione ed ampliamento del cimitero di
Arnate (Va) dagli architetti G. Canella, A. Acuto, G. Clementi, A. Colombo, L. Colombo, A. Ferrè,
E. Mezzetti e C. Rossetti.
Il progetto, che doveva riguardare due siti distinti, è stato affrontato studiando un “sistema”
cimiteriale, articolato per differenziate unità storico-ambientali, ma tutte connesse da un percorso
plurifunzionale capace di fondere attività di culto dei morti ad attività di vita associativa.
Il cimitero di Gallarate, nel pieno rispetto dell’originale impianto di Camillo Boito del 1861, viene
proposto delimitando lo spazio originale - aperto sulla campagna - con muri ed edicole in mattoni
a vista, mentre gli ampliamenti con semplice rete metallica riverdita come nelle tipiche
“uccellande” lombarde.
Il cimitero di Arnate viene invece proposto suddividendolo in tre diversi spazi geometricamente
isolati e di dimensione diversa ove più piccolo ed a pianta quadrata rimane solo quello esistente. I
due nuovi spazi vengono invece concepiti a pianta circolare, a gradoni crescenti verso il bordo
contro il quale si eleva il verde attrezzato circostante. Questi impianti ad anfiteatro consentono in
ogni punto di percepire lo spazio circostante. Le inumazioni vengono collocate sui gradoni i
pendenza (8%), mentre al centro vengono collocati i corpi dei loculi disposti secondo un impianto
quadrangolare progressivamente crescente verso il centro contenente, al piano interrato, tutti i
locali di servizio. Al centro è previsto un montacarichi mentre su due lati contrapposti vengono
inserite due scalinate assiali.
L’intero blocco per le tumulazioni è mascherato da un graticcio in mattoni di cotto e rete metallica
rinverdita.
Tutto il sistema è connesso da percorsi ciclo-pedonali e da attrezzature di relazione che
articolano la vita all’aperto, “così da non sottrarre la compagnia dei morti alla ricreazione dei
vivi” 21
1985-1992 - National Mall - Washington (U.S.A.)
Negli Stati Uniti d’America la più antica forma di parco è il cimitero.
Il National Mall di Washington, progettato da L’Enfant nel XIX secolo come area a parco, è
diventato una delle più note opere recenti di architettura della memoria.
Ai lati dell’asse che, congiungendo la Casa Bianca al fiume Potomac, passa sull’obelisco alto 170
metri dedicato al padre della nazione americana, sullo specchio d’acqua del Reflecting Pool per
terminare sul Lincolm Memorial, sono stati realizzati due recenti opere alla memoria dei caduti in
guerra : il “Vietnam Veterans Memorial” ed il “Korean War Veterans Memorial” .
Le opere, progettate la prima dall’architetto Maya Ying Lin e la seconda da Cooper Lecky
Architects, sono state inaugurate : la prima nel mese di novembre del 1982, mentre la seconda
nel luglio del 1995.
Il “Vietnam Veterans Memorial” è costituito da due muri uniti ad angolo ottuso che affondano nel
terreno e formano una conca a forma di boomerang. Sulle pareti dei muri, rivestiti in granito
levigato, sono stampati i nomi dei caduti.
Il “Korean War Veterans Memorial” è costituito invece da una serie di lapidi accostate, poste sul
prato a file parallele alternate, con diciannove statue in acciaio inossidabile non levigato
rappresentanti una pattuglia di militari in azione.
Al di là dell’aspetto formale delle opere, che rimangono comunque tra le più celebrate
dell’architettura contemporanea, è interessate notare come nella cultura statunitense il luogo della
memoria viene associato all’idea di parco, con tutte le funzioni ad esso associate.
Il National Mall è infatti più frequentato che non il grande parco cittadino “Rock Creek Park” e
viene utilizzato anche per eventi temporanei che contribuiscono a infondere al luogo un aspetto
ancora più celebrativo, come le annuali proteste antiabortiste oppure la commemorazione dei
morti di AIDS.22
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Fig.41 - Washington. Pianta del National Mall.
Fig.42 - Washington. Veduta dell’incavo del Vietnam Veterans Memorial.
Fig.43 - Washington. Veduta dell’incavo del Korean War Veterans Memorial.
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1992 - Cimitero di Igualada - Barcellona (Spagna)
Progettisti : architetti Enric Miralles e Carme Pinos.
Questa è un’architettura che, rifiutando il monumentalismo, si rapporta e dialoga con l’ambiente
circostante, mimetizzandosi in esso.
L’opera, realizzata all’interno dell’omonimo parco, è costituita da un grande spazio irregolare a
cavea al cui intorno si sviluppano enormi terrazzamenti a forma curvilinea all’interno dei quali
sono stati previsti i loculi.23
Fig.44 - Barcellona. Pianta del cimitero di Igualada.
Fig.45 – Barcellona - cimitero di Igualada – particolare mausolei
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Fig.46 – Barcellona - cimitero di Igualada. Veduta.
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1997 - Ampliamento del cimitero di Arezzo
Il cimitero di Arezzo, situato in posizione collinare, ha un nucleo originario ottocentesco
caratterizzato da due loggiati monumentali.
E’ stato ampliato più volte senza un piano generale, determinando di conseguenza un complesso
decisamente disorganizzato.
L’architetto Massimo Carmassi ha gestito il progetto di ampliamento per ospitare 10000 salme,
che è stato ultimato nel 1997.
L’impianto nuovo è costituito da una lunga galleria, parallela all’asse del vecchio cimitero, che è
divenuta l’asse principale di distribuzione, tant’è che ad una delle sue estremità è stato realizzato
un nuovo ingresso.
Perpendicolarmente alla galleria sono stati realizzati nuovi corpi per colombari ed ossari.24
Fig.47 - Arezzo. Assonometria del nuovo cimitero, 1997.
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1998 – Cimitero di Finisterre – La Coruna (Spagna)
Progetto di Cesar Portela.
Un cimitero fatto di piccole strutture, raggruppate lungo un percorso preesistente che segue il
pendio collinare, senza recinti o delimitazioni artificiali, ma quelli che caratterizzavano l'antico
luogo di sepoltura celtico: il fiume, il mare, la montagna, il cielo.
“Il progetto imita il modo in cui la natura produce le sue architetture, ma rispecchia altresì la
forma adottata dagli abitanti di questa terra per produrre le proprie”25
Fig.48 – Finisterre (La Coruna) Spagna. Il nuovo cimitero, 1998.
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1998 – Cimitero di San Michele - Venezia
Progetto di David Chipperfield per l'ampliamento del cimitero-isola di San Michele a Venezia che
prevede una nuova isola rettangolare unita alla preesistente da due ponti.
Il termine dei lavori è previsto per il 2013.
Fig.49 – Venezia – ampliamento del cimitero di San Michele, 1998.
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1999 - Ampliamento del cimitero di Villanova (Pn)
Villanova è un piccolo paesino immerso nella campagna vicino a Pordenone.
L’esigenza di incrementare i posti disponibili ed il problema di frequenti esondazioni del torrente
Meduna che creavano problemi alle inumazioni, hanno dettato la scelta di ampliare il cimitero
esistente.
Il progetto, curato da “Elastico - studio associato di architettura di Simone Carena, Stefano Pujatti
e Alberto del Maschio di Torino”, è stato studiato con l’intento di creare un luogo che sapesse
esaltare l’aspetto emotivo del legame intergenerazionale, senza monumentalismi e senza
deturparne l’essenza.
Tali indirizzi hanno trovato forma utilizzando una vasta estensione di terreno (la campagna
circostante lo consentiva), progettando un insieme alto non più di tre metri dal piano di
campagna, contornato da muri di cinta in mattoni a vista, ondulati secondo le linee di rispetto dei
vivi, verso l’abitato e con gabbioni in maglia d’acciaio riempiti con zolle di terra cotta rinverditi con
edere, verso la campagna.
All’interno dei muri di cinta, dopo un’area libera per il passaggio, inizia un riporto di terra
dolcemente inclinato, per campi di inumazione, sino a coprire i colombari collocati al centro del
cimitero in posizione incavata rispetto al piano di campagna.
Sopra i campi di inumazione trovano posto anche le tombe di famiglia, dei parallelepipedi
sopraelevati dal terreno a mo’ di palafitta, a sei posti in tumulazione, posizionati in ordine sparso
ed irregolare.
Quello di Villanova è un camposanto ove il luogo di sepoltura si integra con la natura
rappresentando “il destino comune” ad essa legato26, ma nel contempo ogni monumento è
“singolo” , diverso dagli altri e quindi ogni individuo rimane unico e irripetibile 1992 - Cimitero di
Igualada - Barcellona (Spagna)
Fig.50 - Villanova (Pn). Veduta dell’ampliamento del cimitero.
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2001 – Funeral Home di Leon (Spagna)
2002 – Funeral Home di Terrassa (Spagna)
Esemplari per stile e rappresentatività gli interventi contemporanei dell'architetto Jordi Badia in
Spagna.
Quello di Leon, eseguito nel 2001, è concepito come una “tomba di tombe”. La struttura,
completamente interrata e posta al centro di un'area verde, elude il suo volume e il suo significato
per mimetizzarsi negli interstizi di una zona residenziale troppo vicina. Tutto l'edificio è costruito
in cemento, che ricorda la pietra di Bonar con cui l'intera città è edificata. Molto eleganti le sale di
raccoglimento con ampie vetrate e pavimenti in parquet.
Terrassa è invece un intervento fuori terra, un grande volume bianco sospeso nel vuoto a
simboleggiare i morti che sostano a mezza costa, tra terra e cielo, prima di iniziare il loro viaggio.
Fig.51 – Leon (Spagna) – Funaral Home, 2001.
Fig.52 – Terrassa (Spagna) – Funaral Home, 2002.
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2003 – Cimitero Armea di Sanremo (Im)
2003 – Cimitero di Santo Stefano a Mare (Im)
Bellissimi esempi di adattabilità ai luoghi sono i progetti italiani degli architetti Marco Calvi e Aldo
Amoretti.
Quello di Armea, a Sanremo, è un cimitero progettato come fosse una città, similare alla Siedlung
di Stoccarda (1927) di Mies van der Rohe. I defunti stazioneranno tutti 40 anni sepolti in
camposanto, per i successivi 40 trasferiti in ossari individuali, infine posti, a tempo indeterminato,
in ossario o cinerario comune.
Il Cimitero di Santo Stefano a Mare invece sono una sequenza di blocchi prismatici bianchi con
funzione di sepolture e recinzione che, distribuiti sul terreno, hanno dato forma all'intervento. Le
aperture prodotte tra i blocchi permettono un costante contatto visivo col mare.
Fig.53 – Cimitero Armea di Sanremo (Im), 2003.
Fig.54 – Cimitero di Santo Stefano a Mare (Im), 2003.
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2003 – Cimitero di Berbenno di Valtellina (So)
L'area di intervento si caratterizza per un declivio a forte pendenza, a ridosso di una fitta zona
boscata priva di insediamenti, che contribuisce a rendere percettibile l'insediamento dal
fondovalle.
Il progetto di LFL Architetti si contraddistingue da una parete-schermo che cela le passerelle
distributive dei vecchi e dei nuovi loculi.
Materiali utilizzati: calcestruzzo bianco a vista e pietra locale.
Grande attenzione all'uso della luce naturale (zenitale).
Fig.55 – Cimitero di Berbenno di Valtellina (So), 2003.
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2005 – Cimitero del Piratello – Imola
Progetto molto evocativo dell'architetto Alessandro Contavalli.
Nasce attorno ad un impluvium che si invera in detrazione nel terreno, materno, che diventa uno
specchio d'acqua che, a detta del progettista, “sotto la sua superficie custodisce il convulso
agitarsi degli umani”.
Una passerella sopra l'invaso collega i diversi corpi, mentre l'incombente volume degli ossari in
cor-ten, velato di profondi riflessi rosso scuro della patina del tempo, stimola il senso emozionale
dello spazio dello spazio in coloro che ne sono utenti.
Fig.56 – Cimitero del Piratello - Imola, 2005.
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2005 – Cimitero di Vestre Kirkegard (Copenaghen) – Danimarca
La Cappella Meridionale e i suoi dintorni richiedevano una riqualificazione. I grandi olmi che
conducevano alla cappella erano stati abbattuti e la cappella di conseguenza pareva isolata.,
inavvicinabile. Per beneficiare di questa vastità il comune di Copenaghen ha deciso di
riqualificare il cimitero attraverso lo “Star Path Project” col quale l'architetto Torben Schonherr ha
ricreato un asse marcato che connette la Cappelle Settentrionale con quella Meridionale in modo
coerente, ricreando la solidità originaria degli assi del cimitero.
Il disegno si rafforza con il disegno di un grande portale in cor-ten, stesso materiale della
passatoia.
Fig.57 – Cimitero di Vestre Kirkegard (Copenaghen), 2005.
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2005 – Cimitero di Pila (Pg)
L'ampliamento del Cimitero di Pila si discosta dalla versione omologata e incarna la simbolicità di
una “città parallela”.
Lo studio HOF ha progettato una grande pietra tombale erosa che accoglie, intrusivamente, una
collezione di reperti rivisitati (il chiostro, la basilica, la colonna cava, etc.) atte ad assolvere le
diverse funzioni richieste (edicole private, colombari, la fontana, la tebaide, etc.). Il carattere
silente del perimetro esterno, definito dal volume delle edicole private e ordinato dal ritmo
regolare delle lastre di travertino, si raffronta al vivace paesaggio agricolo circostante.
L'interno è pavimentato con uno scarno getto cementizio segnato da una stele votiva che
conclude, scenograficamente, il percorso principale.
Le pareti dei colombari e delle attrezzature, tinteggiate con caldi colori desunti dalle tonalità della
terra, ritagliano una sequenza cromatica di vicoli e piazzette che, nell'insieme, disegnano una
particolare “città dei morti”.
Fig.58 – Cimitero di Pila (Pg), 2005.
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Relazione storica
2005 – Cimitero di Ortona (Ch)
Si tratta di un intervento di ampliamento del cimitero esistente, sull'ultima porzione di suolo a
disposizione, un crinale di colle che guarda verso il mare: un panorama di straordinaria bellezza e
suggestione.
Il progetto dell'architetto Giovanni Vaccarini da risposta alla duplice condizione del luogo
attraverso due dispositivi:
– la geometria: l'impianto nuovo riprende quelle dell'impianto storico del cimitero, definendone
un dialogo a distanza fatto di allineamenti, adiacenze, punti di collimazione;
– il paesaggio: i nuovi corpi di fabbrica si aprono sul paesaggio scardinando anche uno dei
componenti canonici del sistema cimiteriale, il recinto.
Il rivestimento è in pietra naturale a spacco, di tinte diverse, a formare una trama a pixel con uso
di intonaco bianco e tinto color del fior di zafferano.
Fig.59 – Cimitero di Ortona (Ch), 2005.
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Relazione storica
Secondo capitolo
IL CIMITERO DI AZZANO S.PAOLO
Premessa
Per la ricerca di notizie storiche sul cimitero di Azzano S.Paolo sono state effettuate ricerche presso gli
archivi del comune, presso l’Archivio di Stato di Bergamo e ricerche bibliografiche.
Le informazioni raccolte sono comunque esigue e frammentarie.
Notizie storiche
Sino al XVIII secolo, come in uso in tutta Europa, le sepolture avvenivano, per le persone importanti
all’interno delle chiese parrocchiali, per le persone comuni nelle aree esterne attigue alle stesse.
A seguito dell’editto di Saint Cloud del 1806, Napoleone Bonaparte, imperatore di Francia e già
conquistatore dell’attuale nord Italia, impose a tutte le comunità di trasferire i cimiteri in luoghi appartati,
lontano dai centri urbani.
Il 20 aprile 1810 il Podestà della città di Bergamo fece affiggere l'avviso (cfr. fig. 49) che dal 1 maggio
dello stesso anno sarebbero stati chiusi i sepolcri presso tutte le chiese e l'obbligo da quella data a
seppellire nei pubblici cimiteri.
Sulla mappa del Catasto Napoleonico datata 1814 (cfr. Fig. 50), in luogo dell'attuale cimitero, non figura
chiaramente il primo impianto, anche se si presume, per quanto sopra riportato, già esistesse.
La struttura cimiteriale, probabilmente per ottimizzare le risorse economiche, venne realizzata in
comunione tra i comuni di Azzano S.Paolo e Colognola al Piano, fuori dai rispettivi abitati ed
indicativamente a metà strada tra i due.
La dimensione del primo impianto fu approssimativamente di 23 m lungo la strada per 57 m di
profondità verso nord, terminante con la cappelletta centrale, posta in asse, che oggi divide i due
cimiteri.
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Fig. 60 – mappa Catasto Napoleonico del 1814 27 (fuori scala)
Presto ci fu bisogno di un ampliamento, come si legge nel manoscritto del 11 febbraio 1819:
“Il Cimitero per uso contemporaneo delle Comuni di Colognola ed Azzano verrà amplificato verso
tramontana prolungando secondo l’ attuale direzione i muri laterali di Levante e Ponente per la fuga di metri
28.50 presi dall’esterno, e racchiuderà in tal guisa un’ area talmente estesa da non obbligare alla
rinnovazione delle fosse, se non dopo trascorso un tredicennio, calcolabile dall’epoca in cui è stata
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incominciata la tumulazione, e quest’intervallo di tempo è necessario per la natura del suolo non troppo atta
alla celere consumazione dei cadaveri.
Per il divisato dilatamento converrà occupare altra porzione dell’aratorio dei Sig.ri Eredi Quarenghi
accostandosi al confine di tramontana. Si demoliranno le due ali di cinta laterali all’attuale Capelletta, che si
vuole conservare per le immagini dipintevi da buon pellello, e resterà così isolata nel mezzo, aggiungendovi
un Crocefisso sulla parete opposta. Si ridurranno consecuientemente le parti a cui stanno congiunte le dette
ale da demolirsi, spianando le eminenze, ed otturando le cavità coll’opportuna regolare intonacatura.
Si prolunheranno i muri laterali per metri 28.50 verso tramontana alle di cui estremità sarà eretto un nuovo
muro parallelo alla facciata costituente il quarto lato del Cimitero, ed avranno la grossezza degli esistenti.
A questo effetto si dovranno escavare li fondamenti sino a quella profondità ove si rinviene il terreno sodo, si
delinearanno a cordone colla scorta dei relativi punti affinchè seguano la precisa loro direzione. Il piano del
fosso entro cui si ha da fabbricare sarà ridotto a livello, ed uguale affinchè il peso prema egualmente.
Li fondamenti saranno riempiti di materiale forte, e ben disposto, connesso con ottimo cemento, restando
rigorosamente interdetta la pratica detestabile di riempirli a successione di pietrame e frantumi irregolari
calati giù alla rinfusa con una massa si malta. Questi fondamenti saranno innalzati a scarpa colla base
inferiore maggiore della superiore e questa sarà di un palmo più larga della grossezza del muro che deve
sostenere lasciando l’ assottigliamento metà per parte.
I muri fuori terra saranno portati all’ altezza di metri 2.40, com’ è quella dei già esistenti ritenuti lisci nelle
rispettive loro fronti, facendo però ricorrere sulla parte superiore una fascia della larghezza ed aggetto
uniforme a quella che si riscontra sui vecchi muri. Saranno quindi ricoperti con tegole a due pioventi, e col
colmo nel mezzo, le quali siano di perfetta cottura, e portanti sul mezzo una cresta di ciottolini. Anche il tetto
dei muri che si conservano dovrà essere risarcito trovandosi molto sconcertato, occorrendo per il suo
completo acconciamento
1/3 delle tegole impiegate in prima costruzione. Saranno poi bene assicurate al muro con buon cemento.
Li muri in generale saranno costrutti di grandi pietre, o di mattoni cotti, e questi saranno sempre preferibili
alle rovine. Li materiali si amalgameranno fra loro con ottimo cemento composto di calce fresca estinta della
migliore qualità, e di viva arena spoglia di qualunque parte terrea, e rimescolate fra loro in modo che ne
risulti il maggior collegamento nella costruzione. Le dosi poi della calce, e sabbia per formare un’ ottima
malta saranno quelle usitate dai più accreditati Capo Mastri, ma però che non sianvi mai impiegati più di ¾
d’ arena sopra ¼ di calce, non omessa la debita diligenza nello stemporarle esattamente insieme, quando si
è sul punto d’ impiegarle adoprandovi minor acqua possibile.
Innalzati i muri secondo le additate istruzioni dovranno essere diligentemente intonacati sulle loro faccie
interna ed esterna, ben inteso però di non applicare l’ intonaco alla muratura, se questa non sia prima ben
asciutta. Si sopraponga quindi alla ruvida superficie dei muri uno strato di malta evibrata, composta di calce
glutinosa, e grassa, e di arena stata esposta lungo tempo all’ aria; e lasciato questo asciugare vi si spiani in
seguito un altro strato di assai più minuto cemento di arena di fiume, che sarà poi assodato, fratato, e
lisciato e finemente vi succederà l’ imbiancatura di latte di calce. Tale diligente intonacatura sarà pure
applicata a quegli scrostamentiche si riscontreranno sui muri attuali.
Ultimate tutte le opere dovrassi ridurre il terreno nel recinto sotto un piano regolare, in modo che non
presenti delle cavità, che impediscono lo scolo delle acque. Il rastrello d’ ingresso sarà meglio assicurato ai
suoi arpioni, e risarcito accomodando la serratura, e chiavistello, spalmando i regoli ad oglio.
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Firma (Benevelli Antonio deliberatario)
Capitoli
da imporsi all’imprenditore delle opere necessarie pel dilatato del Cimitero di Colognola, ed Azzano.
1. Niuno sarà ammesso ad assumere l’ impresa delle opere relative al dilatamento del Cimitero di
Colognola, ed Azzano, se non presenta idonea cauzione benevisa alle rispettive Deputazioni
Comunali, e garantisca la permanenza e durata delle medesime, per tutto il tempo in cui l’
intraprenditore in forza dei Regolamenti non è liberato dalla manutenzione.
2. La summa che verrà assegnata per l’ esecuzione delle opere compenserà la materia occorribile, e la
manodopera, non che le spese accessorie per la completazione d’ogni lavoro risultante dallo stabilito
piano, restando però a carico delle Comuni l’ indennizzazione dovuta al proprietario del fondo da
occuparsi in causa del dilatamento.
3. Il materiale derivante dalla demolizione del muro di tramontana sarà a libera disposizione dell’
intraprenditore, scartando però quei pezzi da cui non si potesse ripromettere una sufficiente
consistenza.
4. Le opere saranno eseguite esattamente secondo lo stabilito piano avvertendo d’ impiegarvi i materiali
ivi prescritti, restando assolutamente vietati i ciottoli minuti, ad eccezione delle schegge che
dovessero frapporsi negli intervalli qualora si mettessero in opera pietre di qualche irregolarità nella
loro figura.
5. L’ intraprenditore non potrà domandare alcun aumento di prezzo col pretesto che sia accresciuta la
mercede della manovalanza, od il valore dei materiali, o che siansi fatte al detto piano variazioni od
aggiunte, se queste non sono state approvate in iscritto, ew ne sia stato determinato il prezzo.
6. L’ intraprenditore sarà risponsabile delle operazioni delle persone che avrà impiegate nell’ esecuzione
dei lavori, dimodoche risultando qualche opera non conforme al piano sarà distrutta, e quindi
rinnovata a tutte sue spese, distinguendo che se la contravvenzione alle prescrizioni del piano venisse
comprovata dolosa sarà l’ intraprenditore stesso oltre a quanto sopra multato un decimo dell’ importo
totale delle opere.
7. Le opere in discorso saranno compiute non più tardi di due mesi consecutivi al giorno della consegna.
8. La summa che verrà convenuta sarà pagata per rispetto a £.600 in tre rate, la prima ad opera
incominciata, la 2° a metà dell’ opera, e la 3° ad opera compiuta e collaudata. Il restante sarà pagato
nel 1° semestre 1820.
9. Le rate dei pagamenti dovute all’ intraprenditore in corso dei lavori si ritengono di ragione della
stazione appaltante e vincolate all’ obbligo di essere esclusivamente convertite nella continuazione e
perfezionamento delle opere, cosicchè esso intraprenditore non potrà considerarsi che come un
semplice depositario, ne potrà acquistare la libera disposizione se non dopo trascorso il tempo della
legale garanzia delle opere eseguite per impresa.
Stezzano, lì 11 febbraio 1819
Correggi Maniale funz. delegato
seguono firme: Peverelli Antonio deliberatario e Gio. Carissimi Dep.o Com.le d’ Azzano, Gio. Batta Merbani Dep.o Comune d’ Azzano,
Tasca Gio. Batta Deputato di Colognola, Steffano Lazzaroni Ag.le, Carlo Todaschini fu testimonio, Gioseppe Codazzi fu testimonio
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Fig. 61 – manifesto del Podestà – 20 aprile 1810
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L'ampliamento previsto nel 1819 risultò quindi di mt 28,50 verso nord, prolungando i muri laterali
esistenti, quindi fino a circa tre quarti della attuale profondità della struttura.
L'evoluzione successiva si ricava dalla mappa del Catasto Lombardo-Veneto del 1853 (cfr. figura 50):
da questa si legge che a quella data il cimitero non solo era stato prolungato sino all'attuale confine
nord, ma tutta la porzione aggiunta all'impianto originario si era sdoppiata verso Colognola.
Fig. 62 – mappa Catasto Lombardo-Veneto del 1853 28 (fuori scala)
Nel 1904 vennero eseguiti ulteriori lavori di ampliamento 29.
“Nel 1924 dovendo eseguire alcune opere di manutenzione il Comune di Colognola chiese al comune di
Azzano di vendergli la propria parte di cimitero. Gli amministratori azzanesi, non sapendo cosa fare,
indirono un referendum perchè ad operare la scelta fosse la popolazione. Il 10 febbraio i capifamiglia si
espressero a favore ella vendita: 93 si, 68 no (presso l'Archivio comunelae è depositato l'elenco dei
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capifamiglia e le schede di votazione). Il prezzo venne pattuito in L.100 il metro quadro, per un totale di
L. 1470. Ricordiamo che gli abitanti di Azzano nel 1924 erano 1500, quelli di Colognola 2800. Tutto
sembrava ormai deciso quando la Prefettura bloccava la vendita ritenendo inutile la forte spesa. E così
tutto rimase come prima. Il Comune di Azzano vide perciò svanire la possibilità di costruire un nuovo
cimitero (non sappiamo in quale zona). Provvide quindi a migliorare la disposizione delle sepolture con
cippi numerati e la costruzione di un ossario comune. Ossario che esiste tutt'ora e che raccoglie i resti
di tutti gli azzanesi morti in paese, esclusi, naturalmente quelli di famiglie che hanno la tomba privata.”30
Fig. 63 – mappa Cessato Catasto del 1933-37 31 (fuori scala)
Negli anni prima dell'ultimo conflitto mondiale, come si deduce dalla mappe del Cessato catasto (cfr.
figura 51) il cimitero risultava riquadrato nella parte verso Colognola ed ampliato anche sul lato di
Azzano S.Paolo per tutta lunghezza, raggiungendo così una dimensione rettangolare di circa 60 m
x 120 m.
La sola porzione di Azzano venne in quegli anni ampliata, nel senso della larghezza, di circa 17-18 m.
Durante gli anni '90 venne realizzato l'ampliamento in lato est realizzando tutto il nuovo blocco servizi
ed i nuovi loculi a firma dell'arch. Benvenuto Bonacina.
Nel 2007 venne installato l'ascensore perché anche le persone fisicamente svantaggiate potessero
raggiungere il primo piano dei nuovi loculi e verso la fine dello scorso anno il rifacimento dei loculi a lato
dell'ingresso antico, ambedue su progetto dell'arch. Giambattista Gaiti.
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pag. 50
1
Manlio Corbellato e Paolo Zolli
“Dizionario etimologico della lingua italiana”
ed. Zanichelli, Bologna 1979 - pag.238
2
F. Baldinucci
“Vocabolario toscano dell’Arte del Disegno”
Firenze, 1681 - pag.34
3
A.C. Quatremère de Quicy
“Encyclopédie méthodique”
Tome Premiere, Paris 1788 - pag.681
4
Michel de Montaigne
“Journal de voyage 1580-1581”
Cfr. “Viaggio in Italia”
Bari, 1972 - pag.305
5
Luigi Latini
“Cimiteri e Giardini”
Alinea editrice, Firenze 1994 - pag. 11
6
Abbé Porée
“Lettres sur la sépolture dans le eglises”
Caen, 1745
cit. in P. Ariés , “L’uomo...” cit., pag. 563
7
P. Sica
“Storia dell’Urbanistica. Il Settecento.”
Ed. Laterza, Bari 1986 - pp. 47-51
8
Luigi Latini
“Cimiteri e Giardini”
Alinea editrice, Firenze 1994 - pag. 18
9
“Istruzioni per la formazione dei Campisanti a sterro”
Gaetano Cambiagi Stampatore Granducale, Firenze - 1783 - f. CLXXX
10
F. Milizia
op. cit.
11
R. Calzecchi Onesti
trad. di
Virgilio
“Eneide”
Canto VI, 675.
12
C.C.L. Herschfeld
“Theorie der Gartenkunst”
1779-1785
13
A. de Laborde
“Description des nouveaux jardins de la France et de ses anciens chateaux. Melée
d’observations sur la vie de la champagne et la composition des jardins.”
Parigi, 1808
14
Joachim Becker
“Physica subterranea”
1669
15
Luigi Latini
“Cimiteri e Giardini”
Alinea editrice, Firenze 1994 - pagg. 60-61
16
P. Lavedan, R. Plouin, J. Hugueney, R. Auzelle
“Il barone Haussmann. Prefetto della Senna 1853-1870.”
Ed. Il Saggiatore - Milano, 1978
17
Ercole Silva
“Dell’arte de’ giardini inglesi”
Milano, 1813
Ed. a cura di G : Venturi, Milano, 1976
18
Ippolito Pindemonte
“I Sepolcri. Versi di Ugo Foscolo e Ippolito Pindemonte.”
Verona, 1807
19
Melchiorre Missirini
“Ornamenti della natura per abbellire i camposanti”
Firenze, 1839
20
Alberto Ferlenga
Aldo Rossi. Architetture 1988-1992
Electa editrice, Milano 1992
21
Guido Canella
Mors construens
articolo su : Hinterland
numero 29-30, 1984 - pag. 4
22
rivista
Lotus International
n° 93-1997
23
rivista
Domus
n° 737 - aprile 1992
24
rivista
Casabella
n°645 - maggio 1997
Mauro Felicori
Gli spazi della memoria
Luca Sossella Editore, Roma 2005 – pag. 158
26
rivista
TRE - Territorio Restauro Edilizia - European Building Magazine
n°48 - settembre 1999
25
Archivio di Stato di Bergamo
Raccolta Mappe Catasto Napoleonico – anno 1813
Comune di Colognola al Piano
28
Archivio di Stato di Bergamo
Raccolta Mappe Catasto Lombardo-Veneto – anno 1853
Comune di Colognola al Piano
29
Leonio Callioni – Lino Manzoni
“Fonti per la storia di Azzano S.Paolo”
Ed. del Comune di Azzano S.Paolo – Biblioteca Civica. Azzano S.Paolo, 1986 – pag. 329
30
Leonio Callioni – Lino Manzoni
“Fonti per la storia di Azzano S.Paolo”
Ed. del Comune di Azzano S.Paolo – Biblioteca Civica. Azzano S.Paolo, 1986 – pag. 329
31
Archivio di Stato di Bergamo
Raccolta Mappe Cessato Catasto – anni 1933-37
Comune di Colognola al Piano
27
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