DEL LAVORO PRIVATO
SETTORE COMUNICAZIONE
•
LA STORIA DEL GRUPPO Telecom Italia s.p.a. e il CONTRATTO NAZIONALE
•
LA STORIA DEI COBAS NEL GRUPPO TELECOM
•
CALL CENTER
Quella che segue è una breve presentazione della nostra storia e la storia della nostra azienda dalla privatizzazione
ad oggi. Si tratta quindi di un’esposizione molto sintetica utile a collocare l’esperienza Cobas in Telecom.
LA STORIA DEL GRUPPO TELECOM
L’operazione di privatizzazione viene pianificata nei minimi dettagli al fine di favorire i gruppi finanziari
che successivamente avrebbero gestito la scalata di Telecom Italia spa.
Nel 1994 il Consiglio di Amministrazione dell’IRI (finanziaria pubblica) approvava il “Piano di riassetto delle
telecomunicazioni”, negli stessi anni il governo deregolamentava il settore avviando il “libero mercato” e la fine
del monopolio.
Il Piano prevedeva la fusione delle cinque società del gruppo IRISTET pubbliche impegnate nel settore telefonico (SIP, IRITEL,
ITALCABLE, TELESPAZIO e SIRM) e la nascita di una nuova
società che assumerà la denominazione sociale di TELECOM
ITALIA.
Nel 1995 vengono enucleati da Telecom Italia il servizio di
comunicazioni satellitari (Nuova Telespazio spa) e quello
radiomobile (Telecom Italia Mobile spa). Il 18 luglio 1997 avviene
la fusione di TELECOM ITALIA nella STET (finanziaria pubblica
che possedeva i pacchetti azionari di Telecom Italia oltre a numerosi
altri pacchetti azionari di società italiane ed estere), la quale cambia
la sua ragione sociale in TELECOM ITALIA.
Il Consiglio dei Ministri vara il Decreto per la privatizzazione di
TELECOM ITALIA.
L’Offerta Pubblica di Vendita delle azioni possedute dal Tesoro ha luogo in ottobre 1997. Nasce così, negli intenti
del governo di centro sinistra, la prima "public company" in Italia, in realtà viene assegnato il controllo della
società ad un “nocciolo duro” di imprese e banche italiane che con meno del 10% del capitale detenevano il
controllo della società.
A febbraio 1999 l’Olivetti guidata da Roberto Colaninno annuncia la volontà di lanciare un’Offerta Pubblica di
Acquisto sul capitale TELECOM ITALIA.
Il governo di centro sinistra anziché opporsi alla scalata, plaude all’“imprenditore coraggioso”. Il motivo è
semplice: dietro la finanziaria lussemburghese “Bell” che controlla Olivetti tra gli altri c’è anche la Unipol
finanziaria della Lega delle Cooperative vicino ai “Democratici di Sinistra” e al sindacato CGIL.
A giugno 2001, dopo appena due anni, l’imprenditore coraggioso Colaninno e il suo socio Gnutti escono di scena
lasciando la mano al gruppo Pirelli di Tronchetti Provera. Dall’operazione i diversi soci realizzano una plusvalenza
di oltre 2 miliardi di euro.
1
Cobas del Lavoro Privato–Sett. COMUNICAZIONE– [email protected] o [email protected]
E’ il management di Pirelli ad iniziare la vera e propria opera di demolizione di Telecom Italia attraverso una
nuova incorporazione di Telecom Italia nella controllante Olivetti(che ha cambiato ragione sociale in Telecom
Italia), grazie alla quale i debiti accumulati per realizzare la scalata sono stati di fatto iscritti nel bilancio della
società scalata (34.253 milioni di Euro al 30.09.03), e la realizzazione del piano di dismissione di società
controllate e pezzi di azienda per “onorare” i debiti.
A subire gli effetti della privatizzazione è l’utenza, costretta a subire livelli di assistenza qualitativamente molto
più bassi dell’era pubblica, nonostante i nuovi servizi e le nuove tecnologie, l’azionariato diffuso, che si trova nel
portafoglio azioni di una società enormemente indebitata e, soprattutto, i lavoratori del settore costretti a subire la
precarizzazione del proprio rapporto di lavoro.
LA RICADUTE DELL PRIVATIZZAZIONE SUI LAVORATORI
In pochi anni gli addetti nel gruppo sono diminuiti di oltre 45.000
unità, passando dai circa 125.000 al momento della fusione delle ex
aziende pubbliche Sip, Italcable, Iritel e Telespazio agli attuali
80.046 (personale operante in Italia al 30.09.2003). La presenza
delle direzioni territoriali è passata dalle 101 filiali (con le quali
Telecom assicurava una capillare presenza e assistenza in tutte le
province italiane con estremi benefici anche per l’indotto) a 4
direzioni di zona (Nord-Est , Nord-Ovest, Centro, Sud) e presidi
minimi nelle diverse provincie.
Sono stati messi oltre 13.000 lavoratori in mobilità, con un costo
per le casse dell’INPS (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) di
circa 406 milioni di euro.
L’intero, o quasi, patrimonio immobiliare è stato ceduto. Diversi pezzi di azienda sono stati esternalizzati
(Amministrazione, Immobili, autoparco, logistica, help desk informatico, ecc.) senza alcuna clausola di
salvaguardia per i lavoratori ceduti.
IL CONTRATTO COLLETTIVO DI LAVORO NAZIONALE
Con il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 2000 il salario per i nuovi assunti è stato ridotto di circa il 25%
e vengono smantella diritti e garanzie conquistati con le lotte degli anni ‘70.
Il percorso contrattuale descrive nel modo migliore l’intimo legame tra liberalizzazione -privatizzazione precarizzazione del lavoro.
Nel 1996 viene stipulato tra Telecom Italia e i sindacati concertativi Cgil-Cisl-Uil il primo contratto collettivo
nazionale per il settore delle telecomunicazioni che cancella i precedenti contratti collettivi vigenti nelle
precedenti aziende e con esso tutte le conquiste che in 30 anni di storia i lavoratori di queste aziende avevano
realizzato:
Vengono diminuiti i minimi salariali, Viene inasprita la normativa sull’orario di lavoro, sui provvedimenti
disciplinari, sull’uso del lavoro precario, sull’iter di carriera e profili professionali.
Tale CCNL è di settore solo sulla carta in quanto verrà applicato solo da Telecom Italia. Le nuove Aziende
del settore (OMNITEL-INFOSTRADA-WIND) nascono dopo e applicano il contratto dell’industria.
Nel giugno del 2000 viene rigirato di nuovo lo stesso film : I sindacati concertativi Cgil Cisl Uil stipulano con
Confindustria (in rappresentanza delle principali aziende del settore) un nuovo contratto per il settore delle
telecomunicazioni (quello del 1996 viene declassato a contratto aziendale) nel quale si tagliano ulteriormente
minimi salariali, viene diminuito il trattamento economico in caso di malattia, viene inasprite ancora una volta la
normativa su orario di lavoro, provvedimenti disciplinari, lavoro precario, iter di carriera e profili professionali.
Oggi, un giovane assunto da una azienda di telecomunicazioni percepirà, in caso di contratto a tempo pieno e
indeterminato, un salario lordo mensile di 1.043 euro contro i 1.731 euro di un suo collega con 20 anni di anzianità,
con un reddito al di sotto del livello di sussistenza. nuovo assunto Nella realtà quasi tutte le nuove assunzioni sono
a tempo determinato e part-time (521 euro mensili lordi), oppure con contratto di apprendistato (a partire da 699
euro mensili lordi), contratti in affitto e di inserimento.
2
Cobas del Lavoro Privato–Sett. COMUNICAZIONE– [email protected] o [email protected]
L’ESPERIENZA DEI COBAS NELLE TELECOMUNICAZIONI
I COBAS delle Telecomunicazioni nascono nella
SIP - ex azienda statale di telefonia - e nelle Poste nel
1993 a Roma, sulla scia di precedenti percorsi di lotta
sviluppatesi negli anni 70 e 80 in Sip (Comitato politico
lavoratori Sip, Coordinamento Lavoratori Autorganizzati
Sip) e costruiscono nei luoghi di lavoro il percorso di
autorganizzazione che ha caratterizzato la nascita dei
Comitati di base (COBAS) nei diversi settori pubblici e
privati (scuola, sanità, ministeriali, agenzie fiscali,
aziende del settore trasporti pubblico, energetico,
metalmeccanico, alimentarista, commercio) confluiti nel
2000 nella CONFEDERAZIONE COBAS.
La lotta alla privatizzazione delle aziende
esercenti il servizio pubblic o di telefonia e alla svendita
di diritti e garanzie previsti dalla contrattazione collettiva nazionale ante privatizzazione, la lotta per estendere a
tutti lavoratori le agibilità sindacali monopolizzati dai sindacati concertativi hanno caratterizzato i primi anni
delle attività politica – sindacale.
La riconquista di diritti che ci sono stati tolti con gli ultimi contratti nazionali, la lotta alla precarietà e alle
esternalizzazioni sono le battaglie di oggi.
In Italia, nel settore privato, la RAPPRESENTATIVITA’ SINDACALE, le agibilità e la contrattazione
sono appannaggio dei SINDACATI FIRMATARI DEI CONTRATTO. In tal modo i datori di lavoro possono
“scegliere” la controparte sindacale che, in cambio dei permessi sindacali, distacchi e delle sedi pagate
dall’azienda, è più disponibile a siglare accordi peggiorativi per i lavoratori. Questo ha provocato nel corso degli
anni, non solo nel campo delle telecomunicazioni, un distacco sempre più profondo tra le aspettative dei lavoratori
e le organizzazioni sindacali concertative Cgil-Cils-Uil. Una carenza di democrazia che permane nei posti di lavoro
privato che nessuna forza politica , di destra e di sinistra, è interessata a rimuovere pur di limitare il conflitto sociale
nei luoghi di lavoro, che limita notevolmente la crescita e diffusione delle strutture del sindacalismo di base.
Nonostante l’assenza della pur minime agibilità sindacali, del diritto di indire assemblee e l’applicazione
anche nel settore delle telecomunicazioni delle leggi antisciopero, grazie alle quali oggi sono necessari almeno 20
giorni di preavviso per effettuare un sciopero (sempre e comunque limitato), siamo riusciti nel 2000, unitamente
ad altre due organizzazioni sindacali alternative (Flmuniti/CUB e Snater), ad imporre il rientro anticipato (dopo
sei mesi) di 2200 lavoratori posti in cassa integrazione a zero ore per 24 mesi, a limitare i danni
nell’armonizzazione tra il contratto nazionale del 2000 e quelli aziendali. Per tutta la seconda metà del 2000 e il
2001si sono susseguiti scioperi nazionali e regionali, manifestazioni di fronte a tutte le sedi del Governo di Centro
Sinistra, le sedi SINDACALI CONFEDERALI, di fronte le sedi dove Telecom teneva conferenze pubbliche o
iniziative di rappresentanza.
Tale percorso ci ha portato nel 2002, insieme alle stesse organizzazioni sindacali alternative, a partecipare
alle elezioni RSU – rappresentanti sindacali unitari – 900 delegati parzialmente eletti dai lavoratori di Telecom
Italia in per 57 RSU distribuite nel territorio nazionale. Le RSU sono organismi sindacali a sovranità limitata: solo
il 67% dei delegati sono eletti liberamente dai lavoratori e comunque la contrattazione prevede che le RSU siano
sempre affiancate dai sindacati firmatari di contratto, i quali hanno sempre l’ultima parola..
Nonostante la natura e i meccanismi di partecipazione a questi organismi limitino molto il ruolo dei
delegati eletti dai lavoratori, al fine di rompere il monopolio della rappresentanza dei sindacati concertativi la lista
alternativa è stata presente in quasi tutte le unità produttive, ottenendo, nonostante fosse l’unica priva dei diritti
sindacali sopradetti, un’importantissima affermazione con il 13,6% di voti a livello nazionale e 81 delegati eletti; a
Roma e in molte regioni l’affermazione è stata ancora più attestando la lista al primo o secondo posto (a Roma il
22%).
Tale risultato politico importante si è poi ripetuto con ancora migliori risultati nelle Aziende del Gruppo come TIM
e in quelle società nate dalle esternalizzazioni.
3
Cobas del Lavoro Privato–Sett. COMUNICAZIONE– [email protected] o [email protected]
Oggi stiamo lottando contro le forme di lavoro precario che si trovano nei call center, contro le
esternalizzazioni avvenute con il tacito consenso di CGIL-CISL-UIL, contro i ritmi di produzione che hanno
trasformato tutti i reparti (non solo i call center) in piccole catene di montaggio, in vista della costruzione
della nuova piattaforma contrattuale 2005 attraverso la quale intendiamo riconquistare diritti e salario,
come stanno rivendicando anche tutti i lavoratori delle altre categorie in Italia.
CALL CENTER – PRECARIATO e nuove catene di montaggio
Gli operatori dei call center (operanti 24 ore su 24 per tutto l'anno) del gruppo Telecom sono oltre 17.000.
Rispondono ai servizi telefonici 12, 181, 182, 183, 187, 191, 119, o chiamano per le promozioni commercia li dalle
sedi Telecom s.p.a. di Roma e da Napoli anche dall'Atesia (Società Telecom al 100% con sede sempre a Roma e
Caltanissetta), dalla Saritel a Pomezia, dalla Telecontact a Napoli e Catanzaro, dalla Datel di Crotone...
Sono organizzati in gruppi diversificati e divisi da vari canali d'ingresso delle chiamate e fascie di clientela,
confluenti in stabilimenti aziendali che concentrano fino a 5.000 "risorse".
Frammentati dai diversi trattamenti salariali e condizioni di precarietà ma sempre più omogenei - praticamente
indistinguibili l'uno dall'altro - per quanto riguarda la sostanza delle condizioni di lavoro, i ritmi, le quotidiane
pressioni psico-fisiche dei capi e i maltrattamenti
Sono operai con mani e teste vincolati a una catena "fordista", anche se non immediatamente percepibile nella
sua materialità: mansioni estremamente parcellizzate, ritmi intensificati e la giornata lavorativa allungata.
Il sistema informativo nei Call Center della Telecom e della Tim - su cui lavorano tutti ("garantiti" e non) - è
costituito su piattaforme software che preordinano e comandano ogni operazione nei minimi dettagli. Tutto viene
minuziosamente tracciato, con l’assenso di quei sindacati concertativi che fingono di non vedere il capillare sistema
di controllo allestito tramite queste nuove piattaforme informatiche e avallano le bugie della azienda secondo la
quale questi controlli servono al solo “miglioramento del servizio”.
Quella su cui lavorano è una catena di sequenze lineari scandite da un sistema i cui processi scorrono su binari
paralleli, rigidamente predeterminati e non modificabili dal singolo operatore.
Ma c'è un altro aspetto che riguarda il lavoro in tutti i call center:
nel processo di produzione, l'astratta "merce forza-lavoro" che viene
venduta, il tempo di vita di ognuno di noi che l'azienda mette a valore, torna
a concretizzarsi nella attività quotidiana, nel dispendio di energie biopsichiche.
E in tale momento i sistemi high-tech che ci usano manifestano la loro
specifica capacità d'intensificare lo sfruttamento, riuscendo a coinvolgere
anche l’intenzionalità dell’addetto dei call centers:
la macchina lo interfaccia con il cliente, un altro individuo col quale sono
stimolati/controllati e il risultato dell’interfaccia entra a far parte delle
statistiche perennemente aggiornate. In qualche modo l'utente si sostituisce
all'azienda regalando inconsapevolmente all’'azienda, la famosa "qualità”.
La "catena telematica" non sfugge a logiche tayloristiche. Rispetto a quella "meccanica", ha il vantaggio per il
padronato di intensificare lo sfruttamento, saturando le porosità del tempo di lavoro operaio in modo che le
funzioni del singolo lavoratore siano sempre più indirizzate anche alla vendita: il rapporto col mercato viene a
dipendere dalle qualità relazionali che sa mettere in atto con l'utenza.
L’insostenibilità di tali condizioni di lavoro, sul medio e lungo periodo rappresenta anche la Vulnerabilità
delle Aziende di fronte ad una eventuale ritrovata capacità di lotta collettiva ripartendo dalla condizione
lavorativa per conquistare :
la piena applicazione del contratto collettivo di settore materiale e della contrattazione aziendale a tutti ;
l’annullamento di ogni forma di lavoro precario ; la diminuzione dei carichi di lavoro e la riduzione
dell'orario.
Roma 10-02-04
COBAS DEL LAVORO PRIVATO – COBAS TELECOM TIM
4
Cobas del Lavoro Privato–Sett. COMUNICAZIONE– [email protected] o [email protected]
Scarica

Comunicato Cobas-TLC sulla storia di Telecom Italia