Descrizione archivistica
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1
Voci che vogliono uscire
A proposito dei nastri con le registrazioni sonore di
interviste raccolte nel corso di ricerche di storia
orale, Sandro Portelli ha detto:
“Conservo armadi pieni di voci che dicono: Voglio
uscire! Voglio uscire”
Questa immagine suggestiva si adatta a tutti i
documenti di archivio che recano tracce di vita
cristallizzate in attesa che qualcuno
ascoltandole le riporti a vivere.
Compito dell’archivista è rendere possibile questo
risveglio.
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2
Gli strumenti di ricerca
Il primo contatto tra l’utente/ricercatore e i
documenti avviene attraverso gli strumenti
di ricerca predisposti dagli archivisti sulla
base di tecniche che si sono raffinate nel
corso dei secoli.
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3
Le guide e gli inventari
• Le guide descrivono sistematicamente
in maniera più o meno dettagliata i
fondi conservati in uno o in diversi
istituti archivistici.
• Gli inventari descrivono con diverso
livello di analiticità tutte le unità che
compongono un archivio ordinato.
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4
La normalizzazione nell’attività editoriale
dell’Amministrazione archivistica
A partire dal 1951 l’Amministrazione archivistica ha pubblicato nelle
proprie collane quasi 130 inventari ed oltre 30 guide.
Per individuare le collane sono state definite e mantenute nel tempo
alcune caratteristiche formali, quali il corpo e la dimensione dei
caratteri, nonché l’impostazione della pagina, data ad es. da
giustezza, posizione del numero, disposizione dei titoli correnti.
Nella preparazione dei testi per la stampa si è affinata l’esigenza di
rigore, intesa come controllo sia del linguaggio utilizzato che della
presentazione redazionale delle informazioni.
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5
Norme redazionali
La necessità di elaborare un codice di comunicazione visiva per la
presentazione in modo uniforme di informazioni omogenee nella
successione dei volumi a stampa ha permesso di superare il vecchio
punto di vista secondo cui l’unicità di ciascun archivio non è
riconducibile a modelli predeterminati e unitari di presentazione.
Le modalità di presentazione delle citazioni bibliografiche e
archivistiche sono state inizialmente fissate nelle Norme per i
collaboratori, diramate con la circolare 28/66 del 29 aprile 1966,
successivamente riviste e nuovamente pubblicate nella «Rassegna
degli archivi di stato», LX (1991), 2-3.
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6
Attività redazionale
• Analisi del contenuto
La natura fortemente specialistica dei volumi pubblicati
rende necessaria al momento della preparazione per la
stampa anche un’analisi approfondita del contenuto,
effettuata dal redattore in un dialogo serrato con l’autore.
• Confronto autore / redattore
Quando è svolto con la dovuta competenza e con sincera
volontà di reciproca comprensione il dialogo tra autore e
redattore sicuramente allunga i tempi di pubblicazione
ma garantisce la qualità della stesura finale del testo, a
giudizio unanime degli autori stessi.
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7
La Guida generale come laboratorio
di descrizione archivistica
Questa prassi di lavoro ha avuto il suo momento più alto
nel periodo di intensa elaborazione metodologica che ha
accompagnato la ventennale gestazione della Guida
generale degli archivi di stato italiani, la cui preparazione
ha avuto inizio alla fine degli anni Sessanta, mentre il
primo volume è uscito nel 1981 e il quarto nel 1994.
In quegli anni l’allora Divisione studi e pubblicazioni ha
costituito un vivace laboratorio di ricerca, artigianale ma
fortemente avanzato anche nel campo specifico che oggi
chiameremmo di rappresentazione delle informazioni.
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8
MINISTERO PER I BENI CULTURALI
E AMBIENTALI, UFFICIO CENTRALE
PER I BENI ARCHIVISTICI, Guida
generale degli Archivi di Stato italiani
•
•
•
•
I (A-E), Roma 1981, pp. XVIII,1.042
II (F-M), Roma 1983, pp. XVI,1.088
III (N-R), Roma 1986, pp. XIV,1.302
IV (S-Z), Roma 1994, pp. XVI,1.412
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9
Cura per la presentazione delle
informazioni
Il rigore nell’affrontare importanti questioni metodologiche
si è tradotto tra l’altro nella cura con cui sono state
individuate le soluzioni redazionali più idonee.
Rende testimonianza dell’attenzione dedicata a questi
aspetti lo spazio ad esse riservato nelle pagine introduttive
alla Guida, dove le soluzioni grafiche adottate per la
presentazione delle informazioni vengono dichiarate nelle
note metodologiche e non riunite in un paragrafo finale.
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10
Criteri redazionali della Guida generale:
- il fondo
La Guida generale ha assunto come livello base di
descrizione il fondo o archivio evidenziandone
tipograficamente il nome con il carattere spaziato.
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11
Criteri redazionali della Guida generale:
- livelli superiori al fondo
Quando la struttura di un livello documentario è
particolarmente ricca, articolata e complessa, e fondi
molteplici appaiono uniti da vincoli che è apparso
necessario rispettare e porre in evidenza, allora nella
stesura della voce, al di sopra del livello base costituito dal
fondo, sono stati accolti uno o due ulteriori livelli
gerarchicamente sovrastanti, contraddistinti
tipograficamente da titoli in maiuscolo collocati l’uno
al margine, l’altro in corpo più grande al centro della
pagina.
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12
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13
Caratteristiche della Guida
• Struttura omogenea
• rigorose regole redazionali nella
presentazione dei dati
Si può parlare di standardizzazione ante
litteram.
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14
La Guida on line
Nel 2000 è stata effettuata la trasposizione in formato
digitale, tramite
• elaborazione di un modello astratto di
rappresentazione dei dati, nel linguaggio tecnico
una DTD Document Type Definition.
• acquisizione del testo nel linguaggio di marcatura
SGML
I diversi elementi dell’edizione a stampa hanno trovato
posto senza sbavature nelle articolazioni delIa
DTD e il successo dell’operazione ha confermato il
livello di rigore formale raggiunto della Guida.
http://www.maas.ccr.it/h3/h3.exe/aguida/findex_guida
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15
Il modello Guida
Le scelte elaborate in forma così meditata per la
Guida generale hanno costituito un riferimento
per le guide pubblicate successivamente in
formato cartaceo
• da quella dell’archivio del Pci conservato
presso l’Istituto Gramsci di Roma
• fino alla più recente sulle fonti riguardanti
l’Unione fra l’Albania e l’Italia dal 1939 al 1945
• e infine anche per loro eventuali trasposizioni
in digitale ai fini della consultazione on line
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16
Guida agli archivi della Fondazione Istituto Gramsci di Roma, a
cura di LINDA GIUVA. Guida agli archivi degli Istituti Gramsci, a
cura di PATRIZIA GABRIELLI e VALERIA VITALE, Roma 1994,
pp. XXXVIII,290
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17
L’Unione fra l’Albania e l’Italia. Censimento delle fonti
(1939-1945) conservate negli archivi pubblici e privati a
Roma, a cura di SILVIA TRANI, Roma 2007, pp. 586
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18
Esempio di trasposizione in formato digitale: la Guida
agli archivi della Fondazione Istituto Gramsci di Roma
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19
Il modello Inventario
Gli inventari, pur costituendo una percentuale
consistente della produzione editoriale della Direzione
generale (sono ad oggi 126), non hanno avuto un
momento di elaborazione intensa in vista di un prodotto
di eccellenza, come sono stati gli anni di dibattito per
l’impostazione della Guida generale, dal quale potessero
derivare scelte altrettanto profondamente meditate.
Sintetiche linee guida sono comunque offerte dalle
Norme per la pubblicazione degli inventari diramate nel
1966, in parallelo con le già ricordate Norme per i
collaboratori delle pubblicazioni archivistiche.
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20
Norme per la pubblicazione degli
inventari (1966)
Prima sistematizzazione di abitudini di lavoro già in parte
consolidate e che si sono poi affermate stabilmente.
Ad esempio:
«Riportare, fra virgolette, il titolo originario dell’unità
archivistica.Se questo manca, o è inesatto, o insufficiente, si
dovrà sostituirlo o integrarlo con una descrizione, cercando di
raggiungere la massima chiarezza, pur usando espressioni
concise»
«Di ogni unità archivistica va indicata la data iniziale e terminale
con l’anno e nell’ordine, quando rilevabili, il mese e il giorno».
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21
Norme per la pubblicazione degli
inventari (1966) . 2
Anche per la compilazione dell’introduzione
all’inventario vengono date indicazioni ancora
valide, quali:
«Le notizie storiche necessarie sono quelle che
inquadrano il problema dell’ordinamento. Si
devono, come è ovvio, evitare le divagazioni
anche se dotte, che allontanino dal tema
centrale».
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22
Prima esperienza di normalizzazione
in formato digitale:
l’Anagrafe degli archivi italiani
Progetto condotto su scala nazionale negli anni
’90 per l’acquisizione con il supporto informatico
di dati omogenei da utilizzare a fini gestionali
(coordinamento del servizio di sala studio, delle
attività di versamento e di sorveglianza) e di
fruizione (produzione di strumenti di ricerca).
Criteri descrittivi normalizzati tradotti in tracciato
per la raccolta dei dati.
Presenza di un Manuale del catalogatore
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23
LA DESCRIZIONE ARCHIVISTICA
Glossario ISAD: L’elaborazione di un'esatta
rappresentazione di una unità di descrizione e
delle parti che eventualmente la compongono
attraverso la raccolta, l’analisi, l’organizzazione
e la registrazione di informazioni che permettano
di identificare, gestire, localizzare ed illustrare il
materiale documentario e il contesto ed i sistemi
di archiviazione che lo hanno prodotto.
Il termine indica anche il risultato di tale
processo.
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24
La descrizione archivistica in Italia
In Italia la pratica descrittiva ha uno sviluppo secolare
ma la descrizione archivistica è stata oggetto di
riflessione metodologica soprattutto negli ultimi anni,
in particolare ad opera del collega Stefano Vitali, che
ha avuto nel settore diversi incarichi internazionali
• prima membro (1996-2000) e poi presidente
(2000-2004) del Comitato per gli standard di
descrizione del Consiglio internazionale degli Archivi
• adesso membro del Comitato per le buone
pratiche e gli standard del Consiglio internazionale
degli Archivi.
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25
Rapporto tra descrizione e ordinamento
nella tradizione archivistica italiana
Vitali individua nella tradizione archivistica italiana un’ideale gerarchia al
cui primo posto compare
l’ordinamento come rispecchiamento della storia e delle funzioni
dell’istituzione
(cfr. G. Cencetti, Inventario bibliografico e inventario archivistico)
Rispetto ad esso, la descrizione occupa una posizione “ancillare” ed è
intesa come
una sorta di appendice all’attività di ordinamento finalizzata a
rendere verbalmente espliciti i significati storico-istituzionali già
tutti compresi nell’ordine originario – conservato o recuperato delle carte
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26
Teoria della descrizione archivistica
In contrapposizione a questo tradizionale atteggiamento, Vitali ha posto le
basi per una teoria della descrizione archivistica, affermando che:
La descrizione è un’attività strettamente connessa ad altre
operazioni compiute dall’archivista, prima delle quali l’ordinamento,
ma ciò non toglie che sia fondamentalmente distinta da esse e
fondata su principi e logiche propri.
Fondare una teoria della descrizione archivistica significa affrontare
il problema delle forme di comunicazione attraverso le quali
l’elaborazione teorico-pratica dell’archivista viene comunicata a chi
è esterno alla disciplina e ne utilizza i prodotti per soddisfare
esigenze e finalità diverse.
Descrizione come
rappresentazione
La descrizione archivistica - prosegue Stefano Vitali si propone di fornire una rappresentazione astratta di
realtà archivistiche concrete e delle loro relazioni, sia
mediante modelli formali di articolazione della
descrizione stessa che con l’utilizzo di elementi
descrittivi pertinenti e l’adozione, nella loro
formulazione, di un linguaggio appropriato.
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28
Elementi per una teoria della
descrizione archivistica
La descrizione archivistica implica quindi:
• tecniche di rappresentazione della realtà archivistica;
• convenzioni formali;
• linguaggi di comunicazione che siano i più
autoesplicativi ed efficaci possibile
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29
Finalità della descrizione archivistica
La descrizione archivistica ha lo scopo di :
• rappresentare la struttura dell’archivio;
• identificare in modo univoco le singole entità archivistiche;
• fornire – attraverso le informazioni di contesto - gli strumenti
essenziali al ricercatore per formulare una valutazione
critica della documentazione descritta in relazione alle
proprie finalità e ai propri interessi;
• dare conto dei criteri adottati.
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30
Perché oggi viene data tanta importanza
alla descrizione archivistica?
Con l’aumento della distanza fisica e culturale tra
la documentazione archivistica e l’utente
interessato a raggiungerla la descrizione
archivistica è l’unico strumento disponibile per
• mantenere il controllo intellettuale sulla
documentazione
• garantire l’accesso agli utenti
• fornire agli utenti le conoscenze di contesto
acquisite dagli archivisti e tradizionalmente da
questi trasmesse ai ricercatori in sala studio.
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31
Qual’era la visione ottocentesca?
Secondo
la
visione
dell’archivista
ottocentesco Francesco Bonaini, la prima
descrizione del contenuto di un archivio
doveva essere offerta dalla disposizione
fisica dei documenti, allineati sugli scaffali
nel succedersi delle sale in una sequenza
capace di rappresentare allo studioso il
succedersi delle magistrature.
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32
La situazione odierna
• L’accesso ai depositi è interdetto agli studiosi;
• i depositi risultano condizionati dalla ristrettezza di
spazio e dalle esigenze della conservazione di supporti
diversi;
• gli istituti di conservazione di materiali archivistici si
sono moltiplicati sul territorio;
• con l'avvento del digitale i documenti hanno perso
consistenza materiale ed è a rischio la loro
permanenza nel tempo;
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33
La situazione odierna. 2
• la documentazione prodotta da soggetti privati occupa una
posizione prima sconosciuta per quantità e importanza
accanto ai grandi fondi delle istituzioni pubbliche ed
ecclesiastiche;
• gli utenti degli archivi sono fortemente differenziati nelle
domande che rivolgono alle carte e nella competenza con
cui sanno interrogarle;
• la stessa condizione degli archivisti è profondamente
cambiata.
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34
Elementi del cambiamento
• Trasformazione del paesaggio archivistico
– Nuovi soggetti promotori di lavori archivistici
(a partire dagli ordinamenti fino ai sistemi
informativi);
– Nuovi operatori (accanto agli archivisti di
Stato quelli impegnati presso altri enti e i c.d.
archivisti liberi professionisti);
– Nuovi utenti con nuove richieste
• Innovazione tecnologica
– Informatica
– internet
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35
Informatica in archivio
L’incontro con l’informatica ha comportato nel lavoro d’archivio :
• un’accresciuta esigenza di rigore;
• nuovi modelli concettuali;
• l’affermazione degli standard.
Dal punto di vista operativo si è assistito a:
• sviluppo di programmi di automazione per la gestione e la
descrizione degli archivi,
• creazione di sistemi archivistici.
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36
Internet in archivio
Conseguenze della diffusione di internet:
• rottura dell’autoreferenzialità degli Archivi e
degli archivisti;
• centralità della comunicazione.
Ne deriva l’esigenza di individuare strumenti per
rendere possibile lo scambio e la cumulazione
dei dati.
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37
STANDARD
Il termine standard è un vocabolo inglese che proviene
dal francese antico estendart “stendardo”.
Il dizionario della lingua italiana Devoto Oli lo definisce:
• Tipo, modello, norma cui viene uniformata una data
produzione o attività
• Complesso di elementi che individuano le
caratteristiche di una determinata prestazione o
processo tecnico.
Mutuato da ambiti di attività tecnica o commerciale, il
termine standard è di uso recente nel lessico
archivistico italiano.
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38
Standard archivistico
Il complesso delle norme e delle
convenzioni adottate da una comunità di
esperti con il fine di uniformare il
comportamento di coloro che creano le
rappresentazioni e di coloro che cercano
rappresentazioni.
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39
Standard come modelli di
rappresentazione
• Rappresentazione formalizzata dell’entità
archivistica che si vuol descrivere;
• Individuazione delle componenti formali
generali della descrizione
indipendentemente dai caratteri specifici
che caratterizzano da un lato i singoli
archivi e dall’altro le singole tipologie di
strumenti di ricerca (guide, inventari etc)
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40
Standard di descrizione
Modelli di rappresentazione condivisi il cui
livello di astrazione è tanto maggiore
• quanto più ampia è la realtà da
rappresentare
• o quanto più vasta è la comunità
archivistica che ad essi si riferisce
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41
Tappe nell’elaborazione degli
standard in ambito internazionale
Meeting per esperti in materia di standard
descrittivi: Archivi nazionali canadesi e ICA
(Ottawa, 1988).
Costituzione di un gruppo di lavoro ICA per
lo sviluppo di uno standard internazionale
di descrizione archivistica.
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42
Tappe nell’elaborazione degli
standard in ambito internazionale. 2
Commissione ad hoc ICA sugli standard di
descrizione (ICA/DDS) (Wroclaw, 1990).
Comitato permanente ICA sugli standard
descrittivi (ICA/CDS) (Congresso
internazionale di Pechino, 1996).
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43
Documenti ICA
Statements of Principles Regarding Archival
Description
ISAD(G): General International Standard Archival
Description, 2 ed ., 2000
ISAAR(CPF): International Standard Archival
Authority Record for Corporate Bodies, Persons
and Families, 2 ed.. 2004
ISDIAH: International Standard for Describing
Institutions with Archival Holdings, 1 ed, 2008
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44
Statement: concetti e principi
• Principio del respect des fonds (e invito a
definire in ambito nazionale il concetto di fondo)
• Concetto di unità di descrizione
• Descrizione dal generale al particolare
• Recupero della provenienza del materiale
archivistico descritto
• Ruolo delle chiavi di accesso (access points) e
del controllo di autorità (authority control)
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45
Testi degli standard
internazionali di descrizione
• Versioni originali nel sito web del CIA
http://www.ica.org/en/standards
• Traduzioni in italiano di ISAD G e ISAAR (CPF) nella
«Rassegna degli archivi di Stato», LXIII (2003), 1
• Traduzione in italiano di ISDIAH nella «Rassegna degli
archivi di Stato», III (2007), 1
http://www.archivi.beniculturali.it/servizioIII/pub/rassegna
/index.html
Anche nel sito dell’Anai www.anai.org
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46
Elaborazione degli standard
Procedura complessa che prevede il
coinvolgimento dell’intera comunità
archivistica mondiale, chiamata ad
• analizzare e commentare una prima
stesura,
• sperimentare per cinque anni la versione
consolidata
• presentare osservazioni e richieste di
modifiche in vista della seconda edizione.
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47
Elaborazione condivisa
Tale procedura complessa
• costituisce occasione di dibattito e
crescita professionale
• permette di giungere a una stesura
condivisa
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48
Gli standard internazionali
Intendono fornire alla comunità
internazionale un quadro generale di
riferimento e criteri efficaci per
l’elaborazione di descrizioni archivistiche.
Promuovono lo sviluppo di standard
nazionali
Le norme non costituiscono un tracciato, né
definiscono un formato di scambio
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49
ISAD (G): descrizione della
documentazione archivistica
• Identificare ed illustrare il contesto e il
contenuto della documentazione
archivistica per promuoverne l’accessibilità
• Fornire un mezzo per il controllo
intellettuale della documentazione
La descrizione archivistica è intesa come un
processo
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50
Regole della descrizione
in più livelli
2.1 Descrizione dal generale al particolare
(specificità del lavoro di descrizione rispetto a
quello di ordinamento)
2.2 Informazioni pertinenti al livello di descrizione
2.3 Collegamenti fra le descrizioni
2.4 Non ripetizione delle informazioni
(principio discutibile, soprattutto quando la
descrizione è in formato digitale)
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51
Struttura di ISAD(G)
26 elementi descrittivi,
ripartiti in 7 aree.
Le aree e gli elementi della descrizione sono gli
stessi a qualsiasi livello, dal fondo fino al
singolo documento.
Alcuni (6) elementi sono essenziali soprattutto in
sede di scambio di informazioni a livello
internazionale.
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52
1. Area dell’identificazione
•
•
•
•
•
Informazioni essenziali per identificare
l’unità di descrizione:
segnatura/e o codice/i identificativo/i
denominazione o titolo
data/e
livello di descrizione
consistenza e supporto dell’unità di
descrizione
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53
2. Area delle informazioni
sul contesto
•
•
•
•
Informazioni relative alla provenienza ed
alla storia della sua conservazione:
denominazione del soggetto produttore
storia istituzionale/amministrativa, nota
biografica
storia archivistica
modalità di acquisizione o versamento
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54
3. Area delle informazioni relative al
contenuto e alla struttura
•
•
•
•
Informazioni relative al contenuto e
all’ordinamento dell’unità di descrizione:
ambiti e contenuto
procedure, tempi e criteri di valutazione e
scarto
incrementi previsti
criteri di ordinamento
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55
4. Area delle informazioni sulle
condizioni di accesso e utilizzazione
•
•
•
•
•
Informazioni relative alla disponibilità
dell’unità di descrizione:
condizioni che regolano l’accesso
condizioni che regolano la riproduzione
lingua/scrittura della documentazione
caratteristiche materiali e requisiti tecnici
strumenti di ricerca
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56
5. Area delle informazioni sulla
documentazione collegata
•
•
•
•
Informazioni relative all’esistenza di altra
documentazione
che
ha
relazioni
significative con l’unità di descrizione:
esistenza e localizzazione degli originali
esistenza e localizzazione di copie
unità di descrizione collegate
bibliografia
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57
6. Area delle note
Informazioni particolari e informazioni che
non possono essere inserite in nessuna
delle altre aree:
• note
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58
7. Area del controllo della descrizione
Informazioni relative a come, quando e da
chi è stata redatta la descrizione
archivistica:
• nota dell’archivista
• norme o convenzioni
• data/e della descrizione
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59
Elementi essenziali
Sono da considerare essenziali soprattutto in sede
di scambio di informazioni a livello internazionale:
• Segnatura/e o codice/i identificativo/i
• Denominazione o titolo
• Soggetto produttore
• Data/e
• Consistenza dell’unità di descrizione
• Livello di descrizione
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60
Rapporto fondo / soggetto
produttore nella tradizione italiana
• Per Cencetti il fondo rispecchia
l’istituto che lo ha prodotto
• Pavone insinua un dubbio in questa
certezza: Ma è poi vero che il fondo
rispecchia l’istituto?
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61
SOGGETTO PRODUTTORE
• Glossario ISAAR (CPF): Qualsiasi entità (ente,
famiglia, persona) che ha prodotto, accumulato
e/o conservato e usato la documentazione
archivistica nello svolgimento della propria
attività personale o istituzionale.
• Ontologie archivistiche: Soggetto (ente, famiglia
o persona) che ha prodotto o acquisito per
finalità amministrative, familiari o personali il
complesso archivistico oggetto di descrizione.
Può essere collegato ad altri soggetti produttori
con relazioni gerarchiche o temporali.
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62
Relazioni fra archivi e soggetti
produttori nella teoria archivistica
tradizionale (Cencetti)
Relazione uno a uno: al singolo fondo
corrisponde uno ed un solo soggetto
produttore e viceversa ad un soggetto
produttore corrisponde un fondo e uno
solo.
Relazione lineare, monodimensionale e
statica
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63
Relazioni fra archivi e soggetti
produttori
La più recente riflessione ha sottolineato come nel corso
dei processi di trasmissione accade che gli archivi, per
ragioni politico-istituzionali o burocratico-amministrative
oppure per scelte e sensibilità culturali siano smembrati
e riaccorpati, siano dispersi o confluiscano l’uno
nell’altro secondo modalità e itinerari spesso
imprevedibili
Relazione molti a molti: in un singolo fondo può essere
confluita documentazione prodotta da soggetti diversi,
così come uno stesso soggetto può aver prodotto
diversi fondi nello svolgimento di diverse attività
Relazione complessa, multidimensionale e dinamica
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64
ISAAR(CPF): descrizione del
soggetto produttore
Modello di descrizione archivistica nel
quale le descrizioni dei soggetti produttori
sono gestite separatamente da quelle
della documentazione archivistica e
messe in relazione con queste ultime
secondo le modalità ed al livello descrittivo
appropriati.
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65
Modello della descrizione separata
Permette di sviluppare tutti gli elementi
informativi dell’analisi storico-istituzionale
che secondo il modello tradizionale
vengono forniti nell’introduzione di guide
ed inventari.
Permette, inoltre, di dar conto delle
relazioni multiple esistenti tra documenti
archivistici e soggetti che li hanno prodotti.
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66
Vantaggi della gestione separata
delle informazioni di contesto
possono successivamente essere collegate:
• a documentazione archivistica dello stesso
soggetto produttore conservata in istituti diversi;
• a documenti di tipologie diverse (archivistici e
librari),
conservati
separatamente
ma
riconducibili ad uno stesso soggetto;
• a documentazione corrente ancora custodita
presso il soggetto produttore.
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67
ISAAR nasce dal controllo di autorità
• Controllo di autorità (Authority control): controllo
dei punti di accesso attraverso l’elaborazione di
liste di autorità.
E’ un concetto elaborato in ambito bibliotecario,
per un esempio vedi Voci di autorità in SBN
• ISAAR sviluppa inizialmente il controllo sulle
denominazioni; nella 2 ed. si definisce come
standard per la descrizione dei soggetti
produttori
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68
ISDIAH
Norme generali per la standardizzazione delle descrizioni
degli istituti conservatori di archivi. Rendono possibile:
- fornire una guida pratica per identificare e contattare gli
istituti conservatori di archivi, e per accedere alla
documentazione archivistica e ai servizi disponibili;
- produrre directory e/o liste d’autorità degli istituti
conservatori;
- stabilire collegamenti con liste d’autorità di biblioteche e
musei e/o sviluppare directory condivise di istituzioni
culturali a livello regionale, nazionale e internazionale, e
produrre statistiche relative agli istituti conservatori di
archivi, a livello regionale, nazionale o internazionale.
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69
Elementi indispensabili
Tutti gli elementi compresi in queste regole
possono essere utilizzati, ma solo i
seguenti sono indispensabili:
- Codice identificativo (elemento 5.1.1);
- Forme autorizzate del nome (elemento
5.1.2);
- Ubicazione e indirizzi (elemento 5.2.1).
Antonella Mulè
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70
Grazie per l’attenzione
Antonella Mulè
Direzione generale per gli archivi
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Mule - Lezione del 18/12/2009