Performance e competitività dei
distretti calzaturieri: un’analisi di
bilancio nel periodo 00-02
Andrea Ordanini
Università Bocconi, Milano
Indice
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
Obiettivi e metodologia
Le caratteristiche del campione analizzato
La redditività economico-finanziaria al 2002
Struttura ed efficienza al 2002
Il trend dei risultati: 2000-2002
L’evidenza dimensionale
La “Tree-Analysis”: un tentativo di sintesi
Appendici: i bilanci aggregati
2
1. Obiettivi e metodologia
Lo studio si propone di indagare l’evoluzione dei risultati economicofinanziari delle principali aree distrettuali del settore calzaturiero
nel periodo 2000-2002.
Tale periodo è stato certamente poco felice dal punto di vista della
congiuntura generale del settore: è interessante quindi osservare
se e in che misura la congiuntura ha avuto ripercussioni sui conti
delle imprese calzaturiere, nonché come queste hanno reagito
alle avversità.
Osservando alcuni sintetici dati macroeconomici, si osserva come dal
2000 il settore ha perso:
• Oltre 12 punti percentuali in termini di quantità prodotte;
• Oltre 18 punti percentuali in termini di quantità esportate;
• Circa 4 punti percentuali in termini di valore della produzione.3
L’andamento del settore calzaturiero
8%
6%
6,0%
4%
3,7%
2%
2,2%
0,9%
q.tà prodotte
valore prod
q.tà export
0%
-0,8%
-1,7%
-2%
-3,1%
-4%
-3,4%
-4,3%
-6%
-6,4%
-7,4%
-8%
-8,4%
-10%
2000
2001
2002
2003
4
1. Obiettivi e metodologia
Diventa pertanto importante analizzare in che misura questa crisi ha
avuto effetti sui bilanci aziendali. Se tali effetti sono risultati
omogenei o diversi per area geografica e/o per dimensione
aziendale. Se le risposte che sono state date sono simili o
differenti.
L’analisi sarà realizzata attraverso l’estrazione dei singoli bilanci di un
campione significativo di imprese, ottenute dal database AIDA, in
seguito aggregati per formare bilanci consolidati per area
geografica e per classe dimensionale.
Nel campione sono presenti tutte le imprese che hanno un fatturato
superiore ad 1 milione di Euro e per le quali si dispone del
bilancio negli anni 2000, 2001, e 2002.
5
1. Obiettivi e metodologia
Le aree oggetto di indagine sono le seguenti e rappresentano i
principali poli produttivi e commerciali del settore calzaturiero
italiano.
A fianco la numerosità del campione per ogni anno:
2000
2001
2002
• Lombardia
112
118
109
• Veneto
243
247
258
• Toscana
327
325
326
• Marche
387
388
375
• Campania
115
108
136
• Puglia
81
75
59
TOTALE
1265
1261
1263
6
1. Obiettivi e metodologia
L’analisi comparativa sarà estesa anche alle classi dimensionali.
In tal caso, i risultati saranno rilevati per le imprese con meno di 15
addetti, per quelle con un numero di addetti compreso fra 15 e 50,
e per quelle con più di 50 addetti
A fianco la numerosità del campione per il 2002 in termini di classi
dimensionali.
5013%
15-50
46%
-15
41%
7
1. Obiettivi e metodologia
Dal punto di vista dei contenuti l’analisi comparativa, sia dal punto di
vista territoriale che dimensionale, è strutturata in cinque sezioni:
1. I risultati economico-finanziari, cioè i principali indicatori di
performance realizzati: ROI, ROE, ROA, EBIT al 2002
2. Le variabili di struttura e di competitività: indebitamento, costo
del debito, margine di struttura, costo del lavoro, produttività del
fattore lavoro e del fattore capitale al 2002
3. Un confronto intertemporale 2000-2002 dei principali indicatori
4. Un confronto dimensionale al 2002 dei principali indicatori
5. Una sintesi con tecniche statistiche multivariate dell’analisi
effettuata.
In appendice si trovano le strutture di bilancio complete
8
2. Le caratteristiche del campione (2002)
Fatturato complessivo:
6,3 miliardi di Euro
Addetti complessivi:
41.187
% imprese in perdita:
circa 30%
Patrimonio netto:
1,62 miliardi di Euro
Concentrazione del fatturato (C5): 14,2%
Concentrazione del fatturato (C10): 19,7%
9
2. Le caratteristiche del campione (2002)
Campania
4%
Lombardia
7%
Veneto
29%
Distribuzione
fatturato
Marche
30%
-15
13%
5055%
Puglia
6%
15-50
32%
Toscana
24%
10
3. La redditività economico finanziaria al 2002
Campania
21,8%
-16,5%
Lombardia
5,3%
Marche
6,2%
23,2%
-12,9%
Puglia
10,3%
21,0%
-16,7%
4,2%
Toscana
-10,8%
Veneto
-10,1%
TOTALE
-20%
20,8%
-14,6%
17,1%
6,4%
17,1%
7,0%
19,7%
-12,1%
-15%
-10%
-5%
EBITDA
7,6%
0%
5%
Costo del lavoro
10%
Valore aggiunto
15%
20%
25%
11
3. La redditività economico finanziaria al 2002
8%
Oneri fin
Amm e accant.
7%
6%
2,0%
1,8%
5%
4%
2,1%
2,4%
2,2%
2,7%
3%
1,4%
5,0%
4,3%
2%
3,2%
3,0%
2,9%
1%
2,3%
2,0%
0%
TOTALE
Veneto
Toscana
Puglia
Marche
Lombardia
Campania 12
3. La redditività economico finanziaria al 2002
Le imprese calzaturiere delle Marche, della Puglia e della Campania
mostrano livelli di integrazione verticale superiori rispetto alla
media, mentre i distretti della Toscana e del Veneto mostrano
strutture di filiera più disintegrate.
In queste aree, dunque, sembra più elevato il ricorso al
decentramento produttivo e all’outsourcing di fasi a minor valore
aggiunto, mentre nelle aree con maggior incidenza del valore
aggiunto è possibile identificare una superiore integrità del
distretto e delle sue produzioni.
Per alcune aree, soprattutto Puglia, l’elevata incidenza del valore
aggiunto può anche essere motivata da questioni tecnologiche
dovute al tipo di produzioni maggiormente capital-intensive.
13
3. La redditività economico finanziaria al 2002
Nei distretti pugliesi e campani, tuttavia, l’incidenza del costo del
lavoro annulla il maggior valore creato con l’integrazione
verticale.
In tali aree, l’incidenza del costo del lavoro sul fatturato supera infatti
il 16%, a fronte di una media settoriale del 12%. Anche i distretti
lombardi si configurano per un’incidenza superiore alla media del
costo del lavoro.
Il contenimento di tale valore per i distretti marchigiani consente loro
di evidenziare invece un margine lordo (Ebitda) superiore al 10%
del fatturato, a fronte di una media settoriale del 7,6%: per tutte le
altre aree, il margine lordo risulta inferiore, con punte del 4% in
Puglia e del 5% in Campania.
14
3. La redditività economico finanziaria al 2002
7%
6,0%
6%
5%
4,4%
4,1%
4,4%
3,9%
4%
3%
2%
1%
1,2%
1,3%
1,2%
2,5%
1,2%
0,9%
0%
0,4%
-0,4%
-1%
-2%
-1,9%
-3%
TOTALE
Veneto
Toscana
Puglia
EBIT
Marche
Reddito netto
Lombardia
Campania
15
3. La redditività economico finanziaria al 2002
Considerando l’incidenza degli ammortamenti, che consente di
arrivare al reddito operativo (Ebit), e la gestione finanziaria e
straordinaria, che conduce al reddito netto, la graduatoria in termini
di performance delle aree locali si divide sostanzialmente in tre:
• i distretti marchigiani, per i quali la redditività operativa e netta
è decisamente superiore alla media (6% e 2,5% rispettivamente);
• i distretti toscani, veneti e, in minor misura, quelli lombardi,
che si assestano su posizioni vicine alla media settoriale (poco
oltre il 4% in termini di redditività operativa, poco oltre il punto
percentuale di redditività netta)
• i distretti pugliesi e campani per i quali si rilevano situazioni di
disallineamento: redditività lorda attorno al punto percentuale,
redditività netta negativa.
16
3. La redditività economico finanziaria al 2002
20%
17,9%
15%
15,4%
13,3%
10%
7,6%
13,2%
12,1%
8,4%
9,9%
9,7%
5,3%
5%
3,2%
1,3%
0%
-2,3%
-5%
-10%
-13,0%
-15%
TOTALE
Veneto
Toscana
Puglia
ROI
Marche
ROE
Lombardia
Campania
17
3. La redditività economico finanziaria al 2002
Analizzando indicatori di redditività del capitale (e non del fatturato),
si evidenziano conferme e cambiamenti rispetto alla situazione
sin qui descritta.
In particolare, grazie alle differenze nel capitale investito e nel
capitale proprio (superiore in entrambi i casi nelle imprese
marchigiane rispetto ad altre realtà), le distanze in termini di
redditività tendono a ridursi.
Ciò purtroppo non si realizza per le aree distrettuali maggiormente in
difficoltà (Puglia e Campania), i cui risultati permangono distanti,
in negativo, dalle medie settoriali.
Anche i distretti lombardi, soprattutto riguardo alla redditività del
capitale proprio, mostrano performance peggiori rispetto alla
media nazionale.
18
3. La redditività economico finanziaria al 2002
80%
70%
68,3%
63,5%
60%
61,9%
59,3%
50%
44,7%
40%
36,8%
30%
28,1%
24,6%
26,9%
23,7%
ROI > 15%
ROE > 20%
21,1%
20%
12,3%
10%
0%
Toscana
Veneto
Marche
Lombardia
Campania
Puglia
19
3. La redditività economico finanziaria al 2002
Gli indicatori di redditività del capitale si distribuiscono però in modo
abbastanza asimmetrico all’interno delle singole aree
geografiche.
In particolare per quanto riguarda il ROI, si nota che in tutte le aree la
percentuale di imprese con livelli di redditività superiori alla media
è decisamente elevata, e per quanto riguarda il ROE, anche la
percentuale di imprese con livelli di redditività netta superiori al
20%.
Ciò significa che, in proporzione, un numero minor numero di
imprese nelle varie aree ha performance negative, ma la distanza
rispetto alla media è superiore: in poche parole, le situazioni
sotto-media sono numericamente meno diffuse, ma relativamente
più gravi.
20
3. La redditività economico finanziaria al 2002
35%
Lombardia
% aziende in perdita
30%
Campania
Marche
TOTALE
25%
Veneto
Toscana
20%
Puglia
15%
-1%
0%
1%
2%
3%
Reddito ante-imposte/Fatturato
4%
5%
6%
21
3. La redditività economico finanziaria al 2002
L’asimmetria dei risultati assume anche un altro significato se si
considera il confronto fra la redditività netta e la percentuale di
imprese in perdita nelle varie aree.
Teoricamente ci si dovrebbe attendere una relazione inversa fra
queste due variabili: al crescere della redditività netta media
dovrebbe abbinarsi una riduzione della quota di aziende in
perdita. Invece il grafico mostra addirittura una sensibile tendenza
positiva.
Ciò significa che in ogni area vi è un numero limitato di imprese che
realizza profitti elevati: tale evidenza conferma l’esistenza di livelli
asimmetrici nelle performance non solo “verso il basso”, cioè per
le imprese con risultati insoddisfacenti, ma anche “vero l’alto”,
nell’ambito delle imprese di successo.
22
4. Struttura e competitività al 2002
70%
18%
17,0%
16%
60%
14,8%
14%
13,8%
Leverage
11,6%
40%
30%
12%
11,5%
10,8%
10%
59,0%
8%
54,1%
48,7%
47,9%
47,1%
20%
41,6%
Costo del debito
13,0%
50%
6%
35,6%
10%
4%
2%
0%
0%
Veneto
Puglia
Toscana
Campania
Leverage
TOTALE
Of/Df
Lombardia
Marche
23
4. Struttura e competitività al 2002
20%
18%
RIDURRE
L'INDEBITAMENTO
Costo del debito
16%
14%
Toscana
Veneto
Campania
12%
Marche
Puglia
10%
TOTALE
Lombardia
8%
AUMENTARE
L'INDEBITAMENTO
6%
4%
2%
0%
0%
2%
4%
6%
8%
10%
ROI
12%
14%
16%
18%
20%
24
4. Struttura e competitività al 2002
Le politiche finanziarie in termini di scelte di indebitamento
differiscono in misura sensibile fra le varie aree considerate. Si va
da aree (Veneto e Puglia) nelle quali l’indebitamento supera la
metà del totale delle fonti, ad aree quali la Lombardia e,
soprattutto, le Marche, nelle quali il peso del patrimonio netto è
maggiore.
Curiosamente, l’intuitiva relazione negativa fra tasso di
indebitamento e costo del debito è rispettata per Veneto,
Toscana, Puglia e, parzialmente, Campania. In Lombardia e nelle
Marche, il ricorso al debito rimane più basso anche in presenza di
un costo del debito stesso anch’esso non particolarmente
elevato. Ciò significa, probabilmente, che in queste aree le scelte
di struttura finanziaria prescindono in parte da considerazioni
legate al costo del debito.
25
4. Struttura e competitività al 2002
Confrontando la redditività dell’investimento ROI e il costo medio del
debito, si possono ottenere indicazioni in merito all’ampliamento o
alla riduzione dell’indebitamento finanziario, a seconda che,
rispettivamente, il ROI sia superiore al costo del debito o
viceversa.
Da un lato le scarse performance medie di Campania e Puglia
evidenziano situazioni nelle quali l’esposizione debitoria andrebbe
significativamente ridotta, in quanto assorbe valore invece di
crearlo.
Dall’altro, come detto, per Lombardia e Marche in particolare, le
condizioni di performance sarebbero in grado di supportare un
ulteriore aumento del tasso di leverage.
26
4. Struttura e competitività al 2002
1,6
35%
33%
31%
30%
Margine di struttura
1,2
1,0
26%
21%
28%
27%
25%
20%
20%
0,8
15%
1,36
0,6
1,15
1,14
1,02
0,85
0,4
10%
0,71
0,62
0,2
5%
0,0
0%
Lombardia
Marche
Veneto
TOTALE
Mg di struttura
Toscana
imm/tot attivo
Puglia
Campania
27
Immobilizzazioni/attivo
1,4
4. Struttura e competitività al 2002
Una situazione impieghi-fonti equilibrata nel lungo periodo richiede
un margine di struttura vicino o superiore all’unità: ciò significa
che gli investimenti a medio-lungo termine, cioè le
immobilizzazioni, siano almeno coperte dal patrimonio netto, la
fonte di finanziamento tendenzialmente più stabile.
Anche in questo caso il campione si divide in due: da un lato le
situazioni più solide (Lombardia, Marche e Veneto), dall’altro
quelle meno equilibrate (Toscana, Puglia e Campania).
Se per Lombardia e Veneto i risultati sono in gran parte spiegati dal
limitato peso degli investimenti a medio-lungo termine; gli elevati
livelli di indebitamento tendono invece a spiegare il
posizionamento delle aree geografiche al di sotto della media
settoriale.
28
4. Struttura e competitività al 2002
300
40.000
27.231
28.512
30.000
27.471
26.640
25.382
25.503
150
25.000
20.000
268,6
265,2
226,9
100
206,0
199,7
15.000
174,4
154,5
50
10.000
Costo del lavoro per addetto (Euro)
Fatturato per addetto (.000 Euro)
200
35.000
33.413
250
5.000
-
-
Veneto
Toscana
TOTALE
Marche
ricavi per addetto
Puglia
cl/addetto
Lombardia Campania
29
4. Struttura e competitività al 2002
4,5
Toscana
Rotazione capitale investito
4,0
Campania
Lombardia
3,5
TOTALE
3,0
Veneto
2,5
Puglia
Marche
2,0
120
140
160
180
200
220
Ricavi per addetto (.000 Euro)
240
260
280
30
4. Struttura e competitività al 2002
Passando all’osservazione degli indicatori di produttività ed
efficienza, emergono situazioni interessanti.
In primo luogo emerge come il costo del lavoro per addetto si
mantenga abbastanza omogeneo nelle diverse aree considerate,
oscillando fra 25.000 e 28.000 Euro annui. L’unica eccezione, in
negativo, è la Puglia, nella quale il costo del lavoro per addetto
supera i 33.000 Euro annui.
A fronte di ciò, tuttavia, la produttività del fattore lavoro risulta
abbastanza differenziata fra le imprese nelle diverse aree. Veneto
e Toscana, sfruttando le decisioni strutturali di decentramento
produttivo, riescono ad essere più efficienti della media settoriale,
con un fatturato per addetto superiore a 260.000 Euro. Viceversa,
un addetto nelle imprese lombarde, pugliesi o campane, è in
grado di generare, in media, meno di 200.000 Euro di fatturato. 31
4. Struttura e competitività al 2002
Considerando in abbinamento alla produttività del fattore lavoro
(fatturato per addetto) quella del fattore capitale, rappresentata
dal tasso di rotazione del capitale investito a medio-lungo termine
(fatturato per investimento), le aree considerate si possono
posizionare in quattro quadranti.
Rispetto alla media, solamente la Toscana e, in misura minore il
Veneto, mostrano situazioni di produttività del lavoro e del
capitale superiori alla media, proprio in virtù delle suddette scelte
di esternalizzazione e flessibilità.
Campania e Lombardia scontano ritardi nella produttività del lavoro e
ciò può essere in parte dovuto all’eccessiva presenza di
produzioni labour-intensive e/o tradizionali.
Marche e Puglia scontano invece ritardi nella produttività di entrambi
i fattori, a causa probabilmente dei loro assetti strutturali più rigidi
32
ed integrati
5. Il trend dei risultati
ROS
2000
2002
Totale
4,1%
4,4%
Veneto
3,9%
Toscana
VA / F
2000
2002
Totale
21,0%
19,7%
4,1%
Veneto
18,2%
17,1%
4,5%
4,4%
Toscana
18,6%
17,1%
Puglia
0,2%
1,2%
Puglia
22,8%
21,0%
Marche
5,8%
6,0%
Marche
25,2%
23,2%
Lombardia
2,5%
3,9%
Lombardia
19,6%
20,8%
Campania
2,4%
0,4%
Campania
26,3%
21,8%
33
5. Il trend dei risultati
In questa parte della ricerca i principali risultati di bilancio saranno
analizzati in un’ottica evolutiva, confrontando nel triennio 2000-2002
l’evoluzione degli indicatori.
In termini di capacità di generazione di valore aggiunto, tutte le aree, ad
eccezione della Lombardia, che partiva però da livelli assoluti bassi,
hanno evidenziato una riduzione del rapporto valore aggiunto/fatturato.
Ciò a testimonianza degli effetti severi della crisi congiunturale sui
margini commerciali.
La dinamica della redditività delle vendite sembra invece mostrare
tendenze meno univoche. Veneto, Puglia, Marche e Lombardia
evidenziano infatti una tenuta quando non un incremento nei valori di
redditività; in Toscana e in Campania si rileva invece un arretramento
nel periodo 2000-2002. In ogni caso, malgrado le avverse condizioni dei
mercati, in media le imprese sembrano aver tenuto i livelli di margine
operativo (probabilmente con rilevanti sacrifici su prezzi e costi). 34
5. Il trend dei risultati
20%
Toscana
18%
16%
Marche
14%
Totale
Lombardia
Veneto
12%
10%
8%
6%
4%
Puglia
2%
Campania
0%
ROI - 2000
ROI - 2002
35
5. Il trend dei risultati
20%
17,6%
15%
13,8%
13,3%
12,0%
10%
5%
7,6%
9,9%
9,7%
8,4%
10,5%
6,8%
5,3%
4,5%
0%
-2,3%
-5%
ROE - 2000
ROE - 2002
-10%
-13,0%
-15%
Totale
Veneto
Toscana
Puglia
Marche
Lombardia
Campania
36
5. Il trend dei risultati
La dinamica della redditività del capitale e di quella del capitale proprio
presentano situazioni decisamente differenti nelle varie aree.
Con riferimento al ROI, la maggior parte delle regioni evidenzia una
crescita della redditività operativa, coerentemente con il trend
dell’Ebit: fanno eccezione, in questo quadro, i distretti pugliesi e quelli
campani.
Con riferimento invece alla redditività netta (ROE) tutte le aree
manifestano una riduzione dei livelli di performance che, in alcuni
casi come le Marche o la Campania, assumono dimensioni
importanti.
Sembra quindi emergere una sostanziale tenuta dei livelli di redditività
operativa, anche grazie alla riduzione progressiva degli investimenti e
del capitale investito. La performance si è invece deteriorata
significativamente a livello netto, probabilmente a causa delle
37
dinamiche finanziarie e/o straordinarie.
5. Il trend dei risultati
Campania
Lombardia
Marche
of/df 2002
of/df 2000
Puglia
Toscana
Veneto
Totale
0%
2%
4%
6%
8%
10%
12%
14%
16%
18%
38
5. Il trend dei risultati
Il ruolo negativo giocato dalle dinamiche finanziarie traspare
chiaramente dall’analisi delle condizioni di indebitamento comparate
2000-2002.
Ciò che emerge in modo abbastanza eloquente è il fatto che,
indipendentemente dalle decisioni intraprese in merito al livello di
indebitamento, il costo del ricorso al debito è in larga misura cresciuto
in questi tre anni.
Tranne che per Campania e Lombardia, che comunque partivano dal
livelli assoluti già elevati, in tutti gli altri distretti, infatti, il costo medio
del capitale preso a prestito è cresciuto, e ciò in un periodo nel quale
vi è stata una riduzione decisa dei tassi di interesse nel mercato.
In sostanza, in un periodo come quello appena trascorso di difficoltà
congiunturale, il principale effetto sui bilanci si è avuto dalla rigidità
del sistema debitorio, che a differenza di quello produttivo, non si è
adattato al mutato contesto e ha sicuramente effettuato meno
39
sacrifici.
5. Il trend dei risultati
300
Veneto
Toscana
250
Totale
Marche
Puglia
.000 Euro
200
Lombardia
Campania
150
100
50
ricavi per addetto 2000
Ricavi per addetto 2002
40
5. Il trend dei risultati
36.000
34.000
Puglia
32.000
Euro
30.000
Toscana
Totale
Veneto
Marche
Campania
Lombardia
28.000
26.000
24.000
22.000
20.000
Costo lavoro per addetto 2000
Costo del lavoro 2002
41
5. Il trend dei risultati
In termini di produttività del fattore lavoro si osserva come il fatturato
per addetto sia aumentato in tutte le aree considerate: ciò testimonia
una risposta positiva e competitiva ai fenomeni di crisi.
La riduzione della domanda è stata quindi affrontata correttamente
anche dal punto di vista della struttura dei costi, attraverso una
riduzione degli sprechi e delle inefficienze, e aumentando la qualità
e la produttività dei processi.
Lo sforzo effettuato è ancora più rilevante se si considera che in
un’area particolare tale risparmio di costi non si è potuto realizzare:
quella del costo del lavoro.
Considerando il peso di questo fattore nelle produzioni calzaturiere e il
fatto che i livelli occupazionali sono stati in gran parte salvaguardati,
il risultato di produttività, come detto, è stato ragguardevole.
42
6. L’evidenza dimensionale - 2002
12%
9,8%
8%
-15
15-50
50-
4%
2,3%
1,5%
0,1%
0%
0,1%
RN
-4%
0,8%
ROE
43
6. L’evidenza dimensionale - 2002
6%
5%
8
7
6,8
6
5
4,3
3%
5,6%
3
2%
2,3
3,1%
1%
4
TRCI
Ebit (%)
4%
2
2,3%
1
0%
-
-15
15-50
Ebit
50Trci
44
6. L’evidenza dimensionale - 2002
La comparazione dei principali risultati reddituali in chiave dimensionale
(classi di addetti), mette in evidenza importanti differenze.
Se dal punto di vista della redditività netta, sia sul fatturato che sul
capitale proprio, fra le imprese di maggiori dimensioni e quelle
minori permangono differenze notevoli, tali differenze si annullano in
termini di redditività operativa (ROI).
In tal caso la minore redditività delle vendite (Ebit) delle imprese di
minori dimensioni è più che compensata dalla maggiore efficienza e
flessibilità del capitale investito (tasso di rotazione del capitale –
TRCI).
E’ dunque l’efficienza e la produttività del capitale investito abbinata ad
una struttura produttiva “leggera” l’elemento che consente alle
imprese minori di sopravvivere e competere con soggetti dotati di
maggiori risorse dimensionali e finanziarie.
45
6. L’evidenza dimensionale - 2002
60%
20%
19%
55,6%
50%
51,2%
Leverage
40%
44,6%
15%
13%
30%
12%
20%
8%
10%
0%
4%
-15
15-50
Leverage
50Of/Df
46
Costo medio del debito
16%
6. L’evidenza dimensionale - 2002
Dal punto di vista finanziario, il tasso di indebitamento, quindi le
politiche di ricorso al sistema bancario, sembrano abbastanza simili
fra piccole e medio-grandi imprese, anche se va considerato che in
molte piccole imprese spesso si ricorre a forme di finanziamento (ad
esempio in c/soci) che non appaiono nei debiti finanziari, ma che in
realtà surrogano la presenza di fonti finanziarie e che fanno dunque
apparire i dati di indebitamento certamente sottostimati.
In ogni caso, ciò che emerge è il differente trattamento in termini di
costo del debito: in media fra un’impresa con meno di 15 addetti e
una con più di 50 addetti il sistema bancario riconosce più di sei
punti di premio per il rischio, che si innestano comunque su valori di
costo già molto elevati.
Ancora una volta, le variabili finanziarie appaiono di grande importanza
nella spiegazione dei risultati aziendali.
47
6. L’evidenza dimensionale - 2002
25%
1,2
1,14
21,6%
19,1%
15%
0,8
0,78
0,78
13,3%
10%
0,4
5%
0%
0,0
-15
15-50
Va/f
Mg strutt
5048
Margine di struttura
Valore aggiunto / Fatturato
20%
6. L’evidenza dimensionale - 2002
In termini strutturali, si evidenzia come le imprese di maggiori
dimensioni abbiano strutture produttive più integrate
verticalmente, che garantiscono una maggiore capacità di
generare valore aggiunto, mentre le imprese più piccole si affidano
a forme spinte di decentramento e a strutture più leggere.
Tuttavia, non sempre queste scelte di decentramento sono
supportate da situazioni di equilibrio fonti/impieghi: le imprese con
meno di 50 addetti, infatti, evidenziano un margine di struttura
inferiore all’unità, cioè hanno investimenti a lungo termine non
adeguatamente coperti da fonti stabili di capitale proprio.
Ciò significa che, poichè le piccole imprese non effettuano grandi
investimenti, tale situazione è spiegata da problemi rilevanti di
sotto-capitalizzazione di tali imprese: le imprese più grandi, seppur
con più investimenti, hanno invece maggiori risorse per coprirli. 49
7. La “Tree Analysis”: un tentativo di sintesi
50
7. La “Tree Analysis”: un tentativo di sintesi
In questa sezione conclusiva abbiamo tentato di rappresentare
congiuntamente la dimensione e l’area geografica, attraverso
l’analisi di un indicatore chiave di performance: la percentuale
delle imprese in perdita.
A tale scopo, si utilizzerà una tecnica statistica di analisi “ad
albero” (Tree analysis) per osservare come questa variabile si
distribuiscono per area geografica e per classe dimensionale in
modo simultaneo.
Come si può osservare, nel campione la quota di imprese in
perdita è di poco superiore al 30%. Tale percentuale scende al
28% nelle Marche, in Toscana e nel Veneto, mentre sale al
35% in Lombardia, Campania e Puglia.
51
7. La “Tree Analysis”: un tentativo di sintesi
All’interno del primo gruppo “virtuoso”, il fatto di essere un’impresa
con più di 50 addetti fa scendere ulteriormente al 23% la quota
di imprese in perdita.
Viceversa, anche se si appartiene alle aree più avvantaggiate, il
fatto di essere un’impresa con meno di 50 addetti riporta la
quota di imprese in perdita ai valori medi prossimi al 30%.
Nell’area meno virtuosa (Puglia, Campania, e Lombardia) sono le
realtà di minori dimensioni ad avere una performance migliore
(32% di imprese in perdita), mentre essere troppo piccoli o
troppo grandi risulta ulteriormente penalizzante (37% di
imprese in perdita).
52
8. Conclusioni
Dopo questa lungo processo di analisi delle performance economicofinanziarie del settore calzaturiero nel periodo 2000-2002 è
possibile sintetizzare alcune evidenze sul comportamento degli
attori e sugli effetti dell’evoluzione congiunturale
1. Alcune aree distrettuali hanno risposto alla crisi con un ulteriore
alleggerimento della propria struttura produttiva, ricorrendo a
decentramento e subfornitura (Toscana e Veneto in particolare):
altre aree hanno invece preferito mantenere un presidio più
gerarchico della filiera produttiva.
2. I risultati netti premiano particolarmente i distretti marchigiani e
penalizzano particolarmente quelli campani e pugliesi.
Considerando i risultati operativi, Veneto, Toscana e in parte
Lombardia recuperano il divario con le Marche grazie ad una
maggiore produttività e flessibilità
53
8. Conclusioni
3. Emergono fenomeni di concentrazione dei risultati economicofinanziari: la stragrande maggioranza delle imprese si assesta
su valori di performance non soddisfacenti, ma non
particolarmente negativi. Una quota minoritaria di aziende
denota gravi difficoltà, così come una quota altrettanto
minoritaria evidenzia performance di livello molto superiore
alla media.
4. Emergono delle situazioni di squilibrio finanziario con
riferimento ad un eccesso di esposizione debitoria che
riguardano ancora i distretti pugliesi e campani, ma anche
quelli toscani con riferimento alla copertura degli investimenti a
medio-lungo termine
54
8. Conclusioni
5. In termini evolutivi il triennio ha comportato una riduzione del
valore aggiunto generato e della redditività netta,
prevalentemente a causa delle avverse condizioni
congiunturali.
6. Le imprese hanno però mostrato notevoli capacità competitive
nel fronteggiare la crisi, soprattutto attraverso risparmi di
costo, guadagni di efficienza, miglioramento della qualità. Ciò
è avvenuto in un contesto ove alcuni dei principali fattori di
costo esogeni (costo del lavoro e costo del denaro) hanno
penalizzato ulteriormente le imprese calzaturiere.
7. La variabile finanziaria, in particolare, è quella che sembra
aver inciso maggiormente sugli equilibri del settore: il sistema
finanziario non sembra essersi “adattato” al mutato contesto
così come hanno fatto le imprese, di fatto aggiungendo fattori
55
di instabilità in un quadro già difficile.
8. Conclusioni
8. Le imprese di maggiori dimensioni sembrano aver sofferto in
misura minore degli effetti della crisi. Ciò soprattutto con riferimento
alla maggiore presenza di risorse e alla minore dipendenza dal
sistema bancario. Per altro, molte imprese di piccole dimensioni
riescono ad avvicinarsi alle più grandi in termini di performance
grazie a rilevanti sforzi di efficienza e flessibilità
In sostanza, dunque, è possibile affermare che le imprese calzaturiere
hanno affrontato (e stanno ancora affrontando) un periodo
particolarmente “faticoso” che ha avuto i suoi effetti sui conti
aziendali. Da un lato la maggior parte delle imprese sembra aver
risposto con recuperi di efficienza e produttività, dall’altro alcune
aree distrettuali risultano più penalizzate di altre, soprattutto con
riferimento alla dipendenza dal sistema finanziario.
56
Appendici – Le strutture di bilancio
57
Conti economici - 2002
Totale
Veneto
Toscana
Puglia
Marche
Lombardia
Campania
Fatturato
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
Costi esterni
80,3%
82,9%
82,9%
79,0%
76,8%
79,2%
78,2%
Valore aggiunto
19,7%
17,1%
17,1%
21,0%
23,2%
20,8%
21,8%
Costo del lavoro
12,1%
10,1%
10,8%
16,7%
12,9%
14,6%
16,5%
EBITDA
7,6%
7,0%
6,4%
4,2%
10,3%
6,2%
5,3%
Amm e accant.
3,2%
2,9%
2,0%
3,0%
4,3%
2,3%
5,0%
EBIT
4,4%
4,1%
4,4%
1,2%
6,0%
3,9%
0,4%
Oneri fin
2,1%
2,2%
2,7%
2,4%
1,8%
1,4%
2,0%
Prov fin
1,3%
1,0%
2,6%
0,9%
0,8%
0,5%
0,1%
Altro
-0,3%
0,0%
-1,6%
0,9%
0,1%
0,1%
0,9%
Reddito ante-imp.
3,2%
2,9%
2,6%
0,7%
5,1%
3,0%
-0,6%
Imposte
1,9%
1,7%
1,4%
1,1%
2,6%
2,1%
1,3%
Reddito netto
1,3%
1,2%
1,2%
-0,4%
2,5%
0,9%
-1,9%
58
Conti economici - 2001
Totale
Veneto
Toscana
Puglia
Marche
Lombardia
Campania
Fatturato
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
Costi esterni
79,6%
81,8%
81,5%
78,7%
76,5%
79,7%
76,3%
Valore aggiunto
20,4%
18,2%
18,5%
21,3%
23,5%
20,3%
23,7%
Costo del lavoro
12,8%
10,8%
10,9%
17,3%
14,2%
14,4%
17,4%
EBITDA
7,6%
7,4%
7,6%
4,0%
9,3%
5,8%
6,3%
Amm e accant.
3,1%
2,7%
2,3%
3,4%
4,2%
2,3%
3,0%
EBIT
4,6%
4,7%
5,3%
0,6%
5,1%
3,6%
3,3%
Oneri fin
2,4%
2,7%
2,9%
2,2%
2,0%
1,5%
2,0%
Prov fin
1,1%
1,1%
1,7%
0,7%
0,8%
1,1%
0,1%
Altro
-0,2%
0,1%
-1,0%
1,3%
-0,3%
0,0%
0,6%
Reddito ante-imp.
3,1%
3,2%
3,1%
0,5%
3,6%
3,2%
2,0%
Imposte
2,1%
2,0%
1,9%
1,0%
2,6%
2,1%
1,4%
Reddito netto
1,0%
1,2%
1,2%
-0,5%
1,0%
1,1%
0,7%
59
Conti economici - 2000
Totale
Veneto
Toscana
Puglia
Marche
Lombardia
Campania
Fatturato
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
Costi esterni
79,0%
81,8%
81,4%
77,2%
74,8%
80,4%
73,7%
Valore aggiunto
21,0%
18,2%
18,6%
22,8%
25,2%
19,6%
26,3%
Costo del lavoro
13,7%
11,5%
11,7%
19,4%
15,0%
15,1%
21,0%
EBITDA
7,3%
6,7%
6,9%
3,4%
10,3%
4,6%
5,3%
Amm e accant.
3,2%
2,8%
2,4%
3,1%
4,5%
2,1%
2,9%
EBIT
4,1%
3,9%
4,5%
0,2%
5,8%
2,5%
2,4%
Oneri fin
1,9%
1,8%
2,2%
2,0%
1,8%
1,5%
2,1%
Prov fin
0,9%
0,7%
1,7%
0,5%
0,6%
0,8%
0,1%
Altro
0,0%
0,2%
-0,5%
-0,3%
0,3%
-0,2%
0,6%
Reddito ante-imp.
3,2%
3,0%
3,5%
-1,6%
5,0%
1,7%
1,0%
Imposte
2,0%
1,8%
1,6%
0,8%
3,0%
1,7%
1,2%
Reddito netto
1,2%
1,2%
1,9%
-2,4%
2,0%
0,0%
-0,2%
60
Stato Patrimoniale – 2002
TOTALE
Veneto
Toscana
Puglia
Marche
Lombardia
Campania
Imm. Immateriali
5,2%
3,2%
2,3%
0,5%
10,6%
2,7%
2,0%
Imm. Materiali
15,3%
11,2%
17,0%
25,5%
14,3%
12,8%
24,7%
Imm. Finanziarie
4,9%
4,9%
6,3%
6,3%
4,5%
4,2%
0,7%
Capitale circolante
73,6%
79,8%
73,2%
67,2%
69,5%
79,1%
72,0%
Patrimonio netto
26,0%
22,0%
21,7%
23,1%
33,9%
26,7%
17,0%
Debiti finanziari
23,1%
31,7%
20,7%
27,2%
18,7%
19,0%
15,6%
Fondi
6,3%
5,8%
7,1%
9,2%
5,2%
8,6%
5,2%
Altri debiti
43,8%
40,0%
49,2%
39,6%
41,8%
44,8%
58,6%
Altre voci
-1,0%
-0,9%
-1,2%
-0,4%
-1,1%
-1,1%
-0,6%
Totale
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
61
Stato Patrimoniale - 2001
TOTALE
Veneto
Toscana
Puglia
Marche
Lombardia
Campania
Imm. Immateriali
5,4%
2,7%
2,2%
0,6%
11,4%
2,1%
3,3%
Imm. Materiali
15,4%
12,2%
16,6%
26,2%
14,1%
13,1%
23,7%
Imm. Finanziarie
3,8%
3,9%
5,6%
6,0%
2,5%
3,4%
1,1%
Capitale circolante
74,7%
80,3%
74,8%
66,9%
71,1%
80,9%
71,5%
Patrimonio netto
23,7%
19,0%
20,3%
22,9%
30,3%
23,3%
19,9%
Debiti finanziari
22,4%
28,5%
23,8%
27,4%
17,1%
18,6%
16,1%
Fondi
5,9%
5,7%
6,5%
7,9%
4,8%
8,5%
5,9%
Altri debiti
47,2%
46,1%
48,4%
40,7%
47,5%
48,9%
54,4%
Altre voci
-0,8%
-1,0%
-0,7%
-0,4%
-0,9%
-0,6%
-0,5%
Totale
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
62
Stato Patrimoniale - 2000
TOTALE
Veneto
Toscana
Puglia
Marche
Lombardia
Campania
Imm. Immateriali
2,9%
3,0%
2,4%
0,6%
4,1%
1,5%
3,1%
Imm. Materiali
17,1%
12,9%
17,4%
26,8%
18,0%
13,8%
24,2%
Imm. Finanziarie
4,3%
3,4%
6,0%
7,2%
3,4%
3,7%
1,5%
Capitale circolante
74,8%
79,8%
73,2%
64,7%
73,3%
80,4%
70,4%
Patrimonio netto
22,5%
20,6%
20,9%
23,8%
24,9%
24,8%
19,3%
Debiti finanziari
23,5%
29,0%
22,1%
23,8%
21,7%
17,1%
13,9%
Fondi
7,0%
6,3%
7,7%
9,0%
6,1%
9,0%
7,5%
Altri debiti
46,2%
43,3%
48,2%
42,1%
46,7%
48,2%
57,5%
Altre voci
-0,9%
-0,9%
-1,0%
-0,6%
-1,1%
-0,7%
-0,8%
Totale
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
63
Conto economico e stato Patrimoniale
classi dimensionali - 2002
Conto economico
Fatturato
Costi esterni
Valore aggiunto
Costo del lavoro
EBITDA
Amm e accant.
EBIT
Oneri fin
Prov fin
Altro
Reddito ante-imp.
Imposte
Reddito netto
<20
100%
85,6%
14,4%
9,7%
4,8%
2,1%
2,6%
1,7%
0,3%
0,5%
1,7%
1,5%
0,2%
20-100
100%
80,1%
19,9%
13,5%
6,4%
3,1%
3,4%
1,8%
0,5%
0,2%
2,2%
1,8%
0,4%
>100
100%
78,5%
21,5%
11,6%
9,9%
3,7%
6,2%
2,6%
2,4%
-1,1%
4,9%
2,1%
2,8%
Stato patrimoniale
Imm. Immateriali
Imm. Materiali
Imm. Finanziarie
Capitale circolante
Altre voci passivo
Patrimonio netto
Debiti finanziari
Fondi
Altri debiti
Altre voci passivo
Totale
<20
20-100
>100
1,7%
2,4%
8,8%
15,8%
16,6%
14,0%
1,5%
2,7%
7,9%
80,1%
77,4%
68,3%
0,8%
1,0%
1,0%
15,1%
18,8%
35,8%
10,7%
24,8%
25,8%
4,6%
6,9%
6,2%
68,1%
48,6%
31,6%
1,6%
0,9%
0,5%
100,0%
100,0%
100,0%
64
Scarica

Performance e competitività dei distretti calzaturieri