Performance e competitività dei distretti calzaturieri: un’analisi di bilancio nel periodo 00-02 Andrea Ordanini Università Bocconi, Milano Indice 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. Obiettivi e metodologia Le caratteristiche del campione analizzato La redditività economico-finanziaria al 2002 Struttura ed efficienza al 2002 Il trend dei risultati: 2000-2002 L’evidenza dimensionale La “Tree-Analysis”: un tentativo di sintesi Appendici: i bilanci aggregati 2 1. Obiettivi e metodologia Lo studio si propone di indagare l’evoluzione dei risultati economicofinanziari delle principali aree distrettuali del settore calzaturiero nel periodo 2000-2002. Tale periodo è stato certamente poco felice dal punto di vista della congiuntura generale del settore: è interessante quindi osservare se e in che misura la congiuntura ha avuto ripercussioni sui conti delle imprese calzaturiere, nonché come queste hanno reagito alle avversità. Osservando alcuni sintetici dati macroeconomici, si osserva come dal 2000 il settore ha perso: • Oltre 12 punti percentuali in termini di quantità prodotte; • Oltre 18 punti percentuali in termini di quantità esportate; • Circa 4 punti percentuali in termini di valore della produzione.3 L’andamento del settore calzaturiero 8% 6% 6,0% 4% 3,7% 2% 2,2% 0,9% q.tà prodotte valore prod q.tà export 0% -0,8% -1,7% -2% -3,1% -4% -3,4% -4,3% -6% -6,4% -7,4% -8% -8,4% -10% 2000 2001 2002 2003 4 1. Obiettivi e metodologia Diventa pertanto importante analizzare in che misura questa crisi ha avuto effetti sui bilanci aziendali. Se tali effetti sono risultati omogenei o diversi per area geografica e/o per dimensione aziendale. Se le risposte che sono state date sono simili o differenti. L’analisi sarà realizzata attraverso l’estrazione dei singoli bilanci di un campione significativo di imprese, ottenute dal database AIDA, in seguito aggregati per formare bilanci consolidati per area geografica e per classe dimensionale. Nel campione sono presenti tutte le imprese che hanno un fatturato superiore ad 1 milione di Euro e per le quali si dispone del bilancio negli anni 2000, 2001, e 2002. 5 1. Obiettivi e metodologia Le aree oggetto di indagine sono le seguenti e rappresentano i principali poli produttivi e commerciali del settore calzaturiero italiano. A fianco la numerosità del campione per ogni anno: 2000 2001 2002 • Lombardia 112 118 109 • Veneto 243 247 258 • Toscana 327 325 326 • Marche 387 388 375 • Campania 115 108 136 • Puglia 81 75 59 TOTALE 1265 1261 1263 6 1. Obiettivi e metodologia L’analisi comparativa sarà estesa anche alle classi dimensionali. In tal caso, i risultati saranno rilevati per le imprese con meno di 15 addetti, per quelle con un numero di addetti compreso fra 15 e 50, e per quelle con più di 50 addetti A fianco la numerosità del campione per il 2002 in termini di classi dimensionali. 5013% 15-50 46% -15 41% 7 1. Obiettivi e metodologia Dal punto di vista dei contenuti l’analisi comparativa, sia dal punto di vista territoriale che dimensionale, è strutturata in cinque sezioni: 1. I risultati economico-finanziari, cioè i principali indicatori di performance realizzati: ROI, ROE, ROA, EBIT al 2002 2. Le variabili di struttura e di competitività: indebitamento, costo del debito, margine di struttura, costo del lavoro, produttività del fattore lavoro e del fattore capitale al 2002 3. Un confronto intertemporale 2000-2002 dei principali indicatori 4. Un confronto dimensionale al 2002 dei principali indicatori 5. Una sintesi con tecniche statistiche multivariate dell’analisi effettuata. In appendice si trovano le strutture di bilancio complete 8 2. Le caratteristiche del campione (2002) Fatturato complessivo: 6,3 miliardi di Euro Addetti complessivi: 41.187 % imprese in perdita: circa 30% Patrimonio netto: 1,62 miliardi di Euro Concentrazione del fatturato (C5): 14,2% Concentrazione del fatturato (C10): 19,7% 9 2. Le caratteristiche del campione (2002) Campania 4% Lombardia 7% Veneto 29% Distribuzione fatturato Marche 30% -15 13% 5055% Puglia 6% 15-50 32% Toscana 24% 10 3. La redditività economico finanziaria al 2002 Campania 21,8% -16,5% Lombardia 5,3% Marche 6,2% 23,2% -12,9% Puglia 10,3% 21,0% -16,7% 4,2% Toscana -10,8% Veneto -10,1% TOTALE -20% 20,8% -14,6% 17,1% 6,4% 17,1% 7,0% 19,7% -12,1% -15% -10% -5% EBITDA 7,6% 0% 5% Costo del lavoro 10% Valore aggiunto 15% 20% 25% 11 3. La redditività economico finanziaria al 2002 8% Oneri fin Amm e accant. 7% 6% 2,0% 1,8% 5% 4% 2,1% 2,4% 2,2% 2,7% 3% 1,4% 5,0% 4,3% 2% 3,2% 3,0% 2,9% 1% 2,3% 2,0% 0% TOTALE Veneto Toscana Puglia Marche Lombardia Campania 12 3. La redditività economico finanziaria al 2002 Le imprese calzaturiere delle Marche, della Puglia e della Campania mostrano livelli di integrazione verticale superiori rispetto alla media, mentre i distretti della Toscana e del Veneto mostrano strutture di filiera più disintegrate. In queste aree, dunque, sembra più elevato il ricorso al decentramento produttivo e all’outsourcing di fasi a minor valore aggiunto, mentre nelle aree con maggior incidenza del valore aggiunto è possibile identificare una superiore integrità del distretto e delle sue produzioni. Per alcune aree, soprattutto Puglia, l’elevata incidenza del valore aggiunto può anche essere motivata da questioni tecnologiche dovute al tipo di produzioni maggiormente capital-intensive. 13 3. La redditività economico finanziaria al 2002 Nei distretti pugliesi e campani, tuttavia, l’incidenza del costo del lavoro annulla il maggior valore creato con l’integrazione verticale. In tali aree, l’incidenza del costo del lavoro sul fatturato supera infatti il 16%, a fronte di una media settoriale del 12%. Anche i distretti lombardi si configurano per un’incidenza superiore alla media del costo del lavoro. Il contenimento di tale valore per i distretti marchigiani consente loro di evidenziare invece un margine lordo (Ebitda) superiore al 10% del fatturato, a fronte di una media settoriale del 7,6%: per tutte le altre aree, il margine lordo risulta inferiore, con punte del 4% in Puglia e del 5% in Campania. 14 3. La redditività economico finanziaria al 2002 7% 6,0% 6% 5% 4,4% 4,1% 4,4% 3,9% 4% 3% 2% 1% 1,2% 1,3% 1,2% 2,5% 1,2% 0,9% 0% 0,4% -0,4% -1% -2% -1,9% -3% TOTALE Veneto Toscana Puglia EBIT Marche Reddito netto Lombardia Campania 15 3. La redditività economico finanziaria al 2002 Considerando l’incidenza degli ammortamenti, che consente di arrivare al reddito operativo (Ebit), e la gestione finanziaria e straordinaria, che conduce al reddito netto, la graduatoria in termini di performance delle aree locali si divide sostanzialmente in tre: • i distretti marchigiani, per i quali la redditività operativa e netta è decisamente superiore alla media (6% e 2,5% rispettivamente); • i distretti toscani, veneti e, in minor misura, quelli lombardi, che si assestano su posizioni vicine alla media settoriale (poco oltre il 4% in termini di redditività operativa, poco oltre il punto percentuale di redditività netta) • i distretti pugliesi e campani per i quali si rilevano situazioni di disallineamento: redditività lorda attorno al punto percentuale, redditività netta negativa. 16 3. La redditività economico finanziaria al 2002 20% 17,9% 15% 15,4% 13,3% 10% 7,6% 13,2% 12,1% 8,4% 9,9% 9,7% 5,3% 5% 3,2% 1,3% 0% -2,3% -5% -10% -13,0% -15% TOTALE Veneto Toscana Puglia ROI Marche ROE Lombardia Campania 17 3. La redditività economico finanziaria al 2002 Analizzando indicatori di redditività del capitale (e non del fatturato), si evidenziano conferme e cambiamenti rispetto alla situazione sin qui descritta. In particolare, grazie alle differenze nel capitale investito e nel capitale proprio (superiore in entrambi i casi nelle imprese marchigiane rispetto ad altre realtà), le distanze in termini di redditività tendono a ridursi. Ciò purtroppo non si realizza per le aree distrettuali maggiormente in difficoltà (Puglia e Campania), i cui risultati permangono distanti, in negativo, dalle medie settoriali. Anche i distretti lombardi, soprattutto riguardo alla redditività del capitale proprio, mostrano performance peggiori rispetto alla media nazionale. 18 3. La redditività economico finanziaria al 2002 80% 70% 68,3% 63,5% 60% 61,9% 59,3% 50% 44,7% 40% 36,8% 30% 28,1% 24,6% 26,9% 23,7% ROI > 15% ROE > 20% 21,1% 20% 12,3% 10% 0% Toscana Veneto Marche Lombardia Campania Puglia 19 3. La redditività economico finanziaria al 2002 Gli indicatori di redditività del capitale si distribuiscono però in modo abbastanza asimmetrico all’interno delle singole aree geografiche. In particolare per quanto riguarda il ROI, si nota che in tutte le aree la percentuale di imprese con livelli di redditività superiori alla media è decisamente elevata, e per quanto riguarda il ROE, anche la percentuale di imprese con livelli di redditività netta superiori al 20%. Ciò significa che, in proporzione, un numero minor numero di imprese nelle varie aree ha performance negative, ma la distanza rispetto alla media è superiore: in poche parole, le situazioni sotto-media sono numericamente meno diffuse, ma relativamente più gravi. 20 3. La redditività economico finanziaria al 2002 35% Lombardia % aziende in perdita 30% Campania Marche TOTALE 25% Veneto Toscana 20% Puglia 15% -1% 0% 1% 2% 3% Reddito ante-imposte/Fatturato 4% 5% 6% 21 3. La redditività economico finanziaria al 2002 L’asimmetria dei risultati assume anche un altro significato se si considera il confronto fra la redditività netta e la percentuale di imprese in perdita nelle varie aree. Teoricamente ci si dovrebbe attendere una relazione inversa fra queste due variabili: al crescere della redditività netta media dovrebbe abbinarsi una riduzione della quota di aziende in perdita. Invece il grafico mostra addirittura una sensibile tendenza positiva. Ciò significa che in ogni area vi è un numero limitato di imprese che realizza profitti elevati: tale evidenza conferma l’esistenza di livelli asimmetrici nelle performance non solo “verso il basso”, cioè per le imprese con risultati insoddisfacenti, ma anche “vero l’alto”, nell’ambito delle imprese di successo. 22 4. Struttura e competitività al 2002 70% 18% 17,0% 16% 60% 14,8% 14% 13,8% Leverage 11,6% 40% 30% 12% 11,5% 10,8% 10% 59,0% 8% 54,1% 48,7% 47,9% 47,1% 20% 41,6% Costo del debito 13,0% 50% 6% 35,6% 10% 4% 2% 0% 0% Veneto Puglia Toscana Campania Leverage TOTALE Of/Df Lombardia Marche 23 4. Struttura e competitività al 2002 20% 18% RIDURRE L'INDEBITAMENTO Costo del debito 16% 14% Toscana Veneto Campania 12% Marche Puglia 10% TOTALE Lombardia 8% AUMENTARE L'INDEBITAMENTO 6% 4% 2% 0% 0% 2% 4% 6% 8% 10% ROI 12% 14% 16% 18% 20% 24 4. Struttura e competitività al 2002 Le politiche finanziarie in termini di scelte di indebitamento differiscono in misura sensibile fra le varie aree considerate. Si va da aree (Veneto e Puglia) nelle quali l’indebitamento supera la metà del totale delle fonti, ad aree quali la Lombardia e, soprattutto, le Marche, nelle quali il peso del patrimonio netto è maggiore. Curiosamente, l’intuitiva relazione negativa fra tasso di indebitamento e costo del debito è rispettata per Veneto, Toscana, Puglia e, parzialmente, Campania. In Lombardia e nelle Marche, il ricorso al debito rimane più basso anche in presenza di un costo del debito stesso anch’esso non particolarmente elevato. Ciò significa, probabilmente, che in queste aree le scelte di struttura finanziaria prescindono in parte da considerazioni legate al costo del debito. 25 4. Struttura e competitività al 2002 Confrontando la redditività dell’investimento ROI e il costo medio del debito, si possono ottenere indicazioni in merito all’ampliamento o alla riduzione dell’indebitamento finanziario, a seconda che, rispettivamente, il ROI sia superiore al costo del debito o viceversa. Da un lato le scarse performance medie di Campania e Puglia evidenziano situazioni nelle quali l’esposizione debitoria andrebbe significativamente ridotta, in quanto assorbe valore invece di crearlo. Dall’altro, come detto, per Lombardia e Marche in particolare, le condizioni di performance sarebbero in grado di supportare un ulteriore aumento del tasso di leverage. 26 4. Struttura e competitività al 2002 1,6 35% 33% 31% 30% Margine di struttura 1,2 1,0 26% 21% 28% 27% 25% 20% 20% 0,8 15% 1,36 0,6 1,15 1,14 1,02 0,85 0,4 10% 0,71 0,62 0,2 5% 0,0 0% Lombardia Marche Veneto TOTALE Mg di struttura Toscana imm/tot attivo Puglia Campania 27 Immobilizzazioni/attivo 1,4 4. Struttura e competitività al 2002 Una situazione impieghi-fonti equilibrata nel lungo periodo richiede un margine di struttura vicino o superiore all’unità: ciò significa che gli investimenti a medio-lungo termine, cioè le immobilizzazioni, siano almeno coperte dal patrimonio netto, la fonte di finanziamento tendenzialmente più stabile. Anche in questo caso il campione si divide in due: da un lato le situazioni più solide (Lombardia, Marche e Veneto), dall’altro quelle meno equilibrate (Toscana, Puglia e Campania). Se per Lombardia e Veneto i risultati sono in gran parte spiegati dal limitato peso degli investimenti a medio-lungo termine; gli elevati livelli di indebitamento tendono invece a spiegare il posizionamento delle aree geografiche al di sotto della media settoriale. 28 4. Struttura e competitività al 2002 300 40.000 27.231 28.512 30.000 27.471 26.640 25.382 25.503 150 25.000 20.000 268,6 265,2 226,9 100 206,0 199,7 15.000 174,4 154,5 50 10.000 Costo del lavoro per addetto (Euro) Fatturato per addetto (.000 Euro) 200 35.000 33.413 250 5.000 - - Veneto Toscana TOTALE Marche ricavi per addetto Puglia cl/addetto Lombardia Campania 29 4. Struttura e competitività al 2002 4,5 Toscana Rotazione capitale investito 4,0 Campania Lombardia 3,5 TOTALE 3,0 Veneto 2,5 Puglia Marche 2,0 120 140 160 180 200 220 Ricavi per addetto (.000 Euro) 240 260 280 30 4. Struttura e competitività al 2002 Passando all’osservazione degli indicatori di produttività ed efficienza, emergono situazioni interessanti. In primo luogo emerge come il costo del lavoro per addetto si mantenga abbastanza omogeneo nelle diverse aree considerate, oscillando fra 25.000 e 28.000 Euro annui. L’unica eccezione, in negativo, è la Puglia, nella quale il costo del lavoro per addetto supera i 33.000 Euro annui. A fronte di ciò, tuttavia, la produttività del fattore lavoro risulta abbastanza differenziata fra le imprese nelle diverse aree. Veneto e Toscana, sfruttando le decisioni strutturali di decentramento produttivo, riescono ad essere più efficienti della media settoriale, con un fatturato per addetto superiore a 260.000 Euro. Viceversa, un addetto nelle imprese lombarde, pugliesi o campane, è in grado di generare, in media, meno di 200.000 Euro di fatturato. 31 4. Struttura e competitività al 2002 Considerando in abbinamento alla produttività del fattore lavoro (fatturato per addetto) quella del fattore capitale, rappresentata dal tasso di rotazione del capitale investito a medio-lungo termine (fatturato per investimento), le aree considerate si possono posizionare in quattro quadranti. Rispetto alla media, solamente la Toscana e, in misura minore il Veneto, mostrano situazioni di produttività del lavoro e del capitale superiori alla media, proprio in virtù delle suddette scelte di esternalizzazione e flessibilità. Campania e Lombardia scontano ritardi nella produttività del lavoro e ciò può essere in parte dovuto all’eccessiva presenza di produzioni labour-intensive e/o tradizionali. Marche e Puglia scontano invece ritardi nella produttività di entrambi i fattori, a causa probabilmente dei loro assetti strutturali più rigidi 32 ed integrati 5. Il trend dei risultati ROS 2000 2002 Totale 4,1% 4,4% Veneto 3,9% Toscana VA / F 2000 2002 Totale 21,0% 19,7% 4,1% Veneto 18,2% 17,1% 4,5% 4,4% Toscana 18,6% 17,1% Puglia 0,2% 1,2% Puglia 22,8% 21,0% Marche 5,8% 6,0% Marche 25,2% 23,2% Lombardia 2,5% 3,9% Lombardia 19,6% 20,8% Campania 2,4% 0,4% Campania 26,3% 21,8% 33 5. Il trend dei risultati In questa parte della ricerca i principali risultati di bilancio saranno analizzati in un’ottica evolutiva, confrontando nel triennio 2000-2002 l’evoluzione degli indicatori. In termini di capacità di generazione di valore aggiunto, tutte le aree, ad eccezione della Lombardia, che partiva però da livelli assoluti bassi, hanno evidenziato una riduzione del rapporto valore aggiunto/fatturato. Ciò a testimonianza degli effetti severi della crisi congiunturale sui margini commerciali. La dinamica della redditività delle vendite sembra invece mostrare tendenze meno univoche. Veneto, Puglia, Marche e Lombardia evidenziano infatti una tenuta quando non un incremento nei valori di redditività; in Toscana e in Campania si rileva invece un arretramento nel periodo 2000-2002. In ogni caso, malgrado le avverse condizioni dei mercati, in media le imprese sembrano aver tenuto i livelli di margine operativo (probabilmente con rilevanti sacrifici su prezzi e costi). 34 5. Il trend dei risultati 20% Toscana 18% 16% Marche 14% Totale Lombardia Veneto 12% 10% 8% 6% 4% Puglia 2% Campania 0% ROI - 2000 ROI - 2002 35 5. Il trend dei risultati 20% 17,6% 15% 13,8% 13,3% 12,0% 10% 5% 7,6% 9,9% 9,7% 8,4% 10,5% 6,8% 5,3% 4,5% 0% -2,3% -5% ROE - 2000 ROE - 2002 -10% -13,0% -15% Totale Veneto Toscana Puglia Marche Lombardia Campania 36 5. Il trend dei risultati La dinamica della redditività del capitale e di quella del capitale proprio presentano situazioni decisamente differenti nelle varie aree. Con riferimento al ROI, la maggior parte delle regioni evidenzia una crescita della redditività operativa, coerentemente con il trend dell’Ebit: fanno eccezione, in questo quadro, i distretti pugliesi e quelli campani. Con riferimento invece alla redditività netta (ROE) tutte le aree manifestano una riduzione dei livelli di performance che, in alcuni casi come le Marche o la Campania, assumono dimensioni importanti. Sembra quindi emergere una sostanziale tenuta dei livelli di redditività operativa, anche grazie alla riduzione progressiva degli investimenti e del capitale investito. La performance si è invece deteriorata significativamente a livello netto, probabilmente a causa delle 37 dinamiche finanziarie e/o straordinarie. 5. Il trend dei risultati Campania Lombardia Marche of/df 2002 of/df 2000 Puglia Toscana Veneto Totale 0% 2% 4% 6% 8% 10% 12% 14% 16% 18% 38 5. Il trend dei risultati Il ruolo negativo giocato dalle dinamiche finanziarie traspare chiaramente dall’analisi delle condizioni di indebitamento comparate 2000-2002. Ciò che emerge in modo abbastanza eloquente è il fatto che, indipendentemente dalle decisioni intraprese in merito al livello di indebitamento, il costo del ricorso al debito è in larga misura cresciuto in questi tre anni. Tranne che per Campania e Lombardia, che comunque partivano dal livelli assoluti già elevati, in tutti gli altri distretti, infatti, il costo medio del capitale preso a prestito è cresciuto, e ciò in un periodo nel quale vi è stata una riduzione decisa dei tassi di interesse nel mercato. In sostanza, in un periodo come quello appena trascorso di difficoltà congiunturale, il principale effetto sui bilanci si è avuto dalla rigidità del sistema debitorio, che a differenza di quello produttivo, non si è adattato al mutato contesto e ha sicuramente effettuato meno 39 sacrifici. 5. Il trend dei risultati 300 Veneto Toscana 250 Totale Marche Puglia .000 Euro 200 Lombardia Campania 150 100 50 ricavi per addetto 2000 Ricavi per addetto 2002 40 5. Il trend dei risultati 36.000 34.000 Puglia 32.000 Euro 30.000 Toscana Totale Veneto Marche Campania Lombardia 28.000 26.000 24.000 22.000 20.000 Costo lavoro per addetto 2000 Costo del lavoro 2002 41 5. Il trend dei risultati In termini di produttività del fattore lavoro si osserva come il fatturato per addetto sia aumentato in tutte le aree considerate: ciò testimonia una risposta positiva e competitiva ai fenomeni di crisi. La riduzione della domanda è stata quindi affrontata correttamente anche dal punto di vista della struttura dei costi, attraverso una riduzione degli sprechi e delle inefficienze, e aumentando la qualità e la produttività dei processi. Lo sforzo effettuato è ancora più rilevante se si considera che in un’area particolare tale risparmio di costi non si è potuto realizzare: quella del costo del lavoro. Considerando il peso di questo fattore nelle produzioni calzaturiere e il fatto che i livelli occupazionali sono stati in gran parte salvaguardati, il risultato di produttività, come detto, è stato ragguardevole. 42 6. L’evidenza dimensionale - 2002 12% 9,8% 8% -15 15-50 50- 4% 2,3% 1,5% 0,1% 0% 0,1% RN -4% 0,8% ROE 43 6. L’evidenza dimensionale - 2002 6% 5% 8 7 6,8 6 5 4,3 3% 5,6% 3 2% 2,3 3,1% 1% 4 TRCI Ebit (%) 4% 2 2,3% 1 0% - -15 15-50 Ebit 50Trci 44 6. L’evidenza dimensionale - 2002 La comparazione dei principali risultati reddituali in chiave dimensionale (classi di addetti), mette in evidenza importanti differenze. Se dal punto di vista della redditività netta, sia sul fatturato che sul capitale proprio, fra le imprese di maggiori dimensioni e quelle minori permangono differenze notevoli, tali differenze si annullano in termini di redditività operativa (ROI). In tal caso la minore redditività delle vendite (Ebit) delle imprese di minori dimensioni è più che compensata dalla maggiore efficienza e flessibilità del capitale investito (tasso di rotazione del capitale – TRCI). E’ dunque l’efficienza e la produttività del capitale investito abbinata ad una struttura produttiva “leggera” l’elemento che consente alle imprese minori di sopravvivere e competere con soggetti dotati di maggiori risorse dimensionali e finanziarie. 45 6. L’evidenza dimensionale - 2002 60% 20% 19% 55,6% 50% 51,2% Leverage 40% 44,6% 15% 13% 30% 12% 20% 8% 10% 0% 4% -15 15-50 Leverage 50Of/Df 46 Costo medio del debito 16% 6. L’evidenza dimensionale - 2002 Dal punto di vista finanziario, il tasso di indebitamento, quindi le politiche di ricorso al sistema bancario, sembrano abbastanza simili fra piccole e medio-grandi imprese, anche se va considerato che in molte piccole imprese spesso si ricorre a forme di finanziamento (ad esempio in c/soci) che non appaiono nei debiti finanziari, ma che in realtà surrogano la presenza di fonti finanziarie e che fanno dunque apparire i dati di indebitamento certamente sottostimati. In ogni caso, ciò che emerge è il differente trattamento in termini di costo del debito: in media fra un’impresa con meno di 15 addetti e una con più di 50 addetti il sistema bancario riconosce più di sei punti di premio per il rischio, che si innestano comunque su valori di costo già molto elevati. Ancora una volta, le variabili finanziarie appaiono di grande importanza nella spiegazione dei risultati aziendali. 47 6. L’evidenza dimensionale - 2002 25% 1,2 1,14 21,6% 19,1% 15% 0,8 0,78 0,78 13,3% 10% 0,4 5% 0% 0,0 -15 15-50 Va/f Mg strutt 5048 Margine di struttura Valore aggiunto / Fatturato 20% 6. L’evidenza dimensionale - 2002 In termini strutturali, si evidenzia come le imprese di maggiori dimensioni abbiano strutture produttive più integrate verticalmente, che garantiscono una maggiore capacità di generare valore aggiunto, mentre le imprese più piccole si affidano a forme spinte di decentramento e a strutture più leggere. Tuttavia, non sempre queste scelte di decentramento sono supportate da situazioni di equilibrio fonti/impieghi: le imprese con meno di 50 addetti, infatti, evidenziano un margine di struttura inferiore all’unità, cioè hanno investimenti a lungo termine non adeguatamente coperti da fonti stabili di capitale proprio. Ciò significa che, poichè le piccole imprese non effettuano grandi investimenti, tale situazione è spiegata da problemi rilevanti di sotto-capitalizzazione di tali imprese: le imprese più grandi, seppur con più investimenti, hanno invece maggiori risorse per coprirli. 49 7. La “Tree Analysis”: un tentativo di sintesi 50 7. La “Tree Analysis”: un tentativo di sintesi In questa sezione conclusiva abbiamo tentato di rappresentare congiuntamente la dimensione e l’area geografica, attraverso l’analisi di un indicatore chiave di performance: la percentuale delle imprese in perdita. A tale scopo, si utilizzerà una tecnica statistica di analisi “ad albero” (Tree analysis) per osservare come questa variabile si distribuiscono per area geografica e per classe dimensionale in modo simultaneo. Come si può osservare, nel campione la quota di imprese in perdita è di poco superiore al 30%. Tale percentuale scende al 28% nelle Marche, in Toscana e nel Veneto, mentre sale al 35% in Lombardia, Campania e Puglia. 51 7. La “Tree Analysis”: un tentativo di sintesi All’interno del primo gruppo “virtuoso”, il fatto di essere un’impresa con più di 50 addetti fa scendere ulteriormente al 23% la quota di imprese in perdita. Viceversa, anche se si appartiene alle aree più avvantaggiate, il fatto di essere un’impresa con meno di 50 addetti riporta la quota di imprese in perdita ai valori medi prossimi al 30%. Nell’area meno virtuosa (Puglia, Campania, e Lombardia) sono le realtà di minori dimensioni ad avere una performance migliore (32% di imprese in perdita), mentre essere troppo piccoli o troppo grandi risulta ulteriormente penalizzante (37% di imprese in perdita). 52 8. Conclusioni Dopo questa lungo processo di analisi delle performance economicofinanziarie del settore calzaturiero nel periodo 2000-2002 è possibile sintetizzare alcune evidenze sul comportamento degli attori e sugli effetti dell’evoluzione congiunturale 1. Alcune aree distrettuali hanno risposto alla crisi con un ulteriore alleggerimento della propria struttura produttiva, ricorrendo a decentramento e subfornitura (Toscana e Veneto in particolare): altre aree hanno invece preferito mantenere un presidio più gerarchico della filiera produttiva. 2. I risultati netti premiano particolarmente i distretti marchigiani e penalizzano particolarmente quelli campani e pugliesi. Considerando i risultati operativi, Veneto, Toscana e in parte Lombardia recuperano il divario con le Marche grazie ad una maggiore produttività e flessibilità 53 8. Conclusioni 3. Emergono fenomeni di concentrazione dei risultati economicofinanziari: la stragrande maggioranza delle imprese si assesta su valori di performance non soddisfacenti, ma non particolarmente negativi. Una quota minoritaria di aziende denota gravi difficoltà, così come una quota altrettanto minoritaria evidenzia performance di livello molto superiore alla media. 4. Emergono delle situazioni di squilibrio finanziario con riferimento ad un eccesso di esposizione debitoria che riguardano ancora i distretti pugliesi e campani, ma anche quelli toscani con riferimento alla copertura degli investimenti a medio-lungo termine 54 8. Conclusioni 5. In termini evolutivi il triennio ha comportato una riduzione del valore aggiunto generato e della redditività netta, prevalentemente a causa delle avverse condizioni congiunturali. 6. Le imprese hanno però mostrato notevoli capacità competitive nel fronteggiare la crisi, soprattutto attraverso risparmi di costo, guadagni di efficienza, miglioramento della qualità. Ciò è avvenuto in un contesto ove alcuni dei principali fattori di costo esogeni (costo del lavoro e costo del denaro) hanno penalizzato ulteriormente le imprese calzaturiere. 7. La variabile finanziaria, in particolare, è quella che sembra aver inciso maggiormente sugli equilibri del settore: il sistema finanziario non sembra essersi “adattato” al mutato contesto così come hanno fatto le imprese, di fatto aggiungendo fattori 55 di instabilità in un quadro già difficile. 8. Conclusioni 8. Le imprese di maggiori dimensioni sembrano aver sofferto in misura minore degli effetti della crisi. Ciò soprattutto con riferimento alla maggiore presenza di risorse e alla minore dipendenza dal sistema bancario. Per altro, molte imprese di piccole dimensioni riescono ad avvicinarsi alle più grandi in termini di performance grazie a rilevanti sforzi di efficienza e flessibilità In sostanza, dunque, è possibile affermare che le imprese calzaturiere hanno affrontato (e stanno ancora affrontando) un periodo particolarmente “faticoso” che ha avuto i suoi effetti sui conti aziendali. Da un lato la maggior parte delle imprese sembra aver risposto con recuperi di efficienza e produttività, dall’altro alcune aree distrettuali risultano più penalizzate di altre, soprattutto con riferimento alla dipendenza dal sistema finanziario. 56 Appendici – Le strutture di bilancio 57 Conti economici - 2002 Totale Veneto Toscana Puglia Marche Lombardia Campania Fatturato 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Costi esterni 80,3% 82,9% 82,9% 79,0% 76,8% 79,2% 78,2% Valore aggiunto 19,7% 17,1% 17,1% 21,0% 23,2% 20,8% 21,8% Costo del lavoro 12,1% 10,1% 10,8% 16,7% 12,9% 14,6% 16,5% EBITDA 7,6% 7,0% 6,4% 4,2% 10,3% 6,2% 5,3% Amm e accant. 3,2% 2,9% 2,0% 3,0% 4,3% 2,3% 5,0% EBIT 4,4% 4,1% 4,4% 1,2% 6,0% 3,9% 0,4% Oneri fin 2,1% 2,2% 2,7% 2,4% 1,8% 1,4% 2,0% Prov fin 1,3% 1,0% 2,6% 0,9% 0,8% 0,5% 0,1% Altro -0,3% 0,0% -1,6% 0,9% 0,1% 0,1% 0,9% Reddito ante-imp. 3,2% 2,9% 2,6% 0,7% 5,1% 3,0% -0,6% Imposte 1,9% 1,7% 1,4% 1,1% 2,6% 2,1% 1,3% Reddito netto 1,3% 1,2% 1,2% -0,4% 2,5% 0,9% -1,9% 58 Conti economici - 2001 Totale Veneto Toscana Puglia Marche Lombardia Campania Fatturato 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Costi esterni 79,6% 81,8% 81,5% 78,7% 76,5% 79,7% 76,3% Valore aggiunto 20,4% 18,2% 18,5% 21,3% 23,5% 20,3% 23,7% Costo del lavoro 12,8% 10,8% 10,9% 17,3% 14,2% 14,4% 17,4% EBITDA 7,6% 7,4% 7,6% 4,0% 9,3% 5,8% 6,3% Amm e accant. 3,1% 2,7% 2,3% 3,4% 4,2% 2,3% 3,0% EBIT 4,6% 4,7% 5,3% 0,6% 5,1% 3,6% 3,3% Oneri fin 2,4% 2,7% 2,9% 2,2% 2,0% 1,5% 2,0% Prov fin 1,1% 1,1% 1,7% 0,7% 0,8% 1,1% 0,1% Altro -0,2% 0,1% -1,0% 1,3% -0,3% 0,0% 0,6% Reddito ante-imp. 3,1% 3,2% 3,1% 0,5% 3,6% 3,2% 2,0% Imposte 2,1% 2,0% 1,9% 1,0% 2,6% 2,1% 1,4% Reddito netto 1,0% 1,2% 1,2% -0,5% 1,0% 1,1% 0,7% 59 Conti economici - 2000 Totale Veneto Toscana Puglia Marche Lombardia Campania Fatturato 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Costi esterni 79,0% 81,8% 81,4% 77,2% 74,8% 80,4% 73,7% Valore aggiunto 21,0% 18,2% 18,6% 22,8% 25,2% 19,6% 26,3% Costo del lavoro 13,7% 11,5% 11,7% 19,4% 15,0% 15,1% 21,0% EBITDA 7,3% 6,7% 6,9% 3,4% 10,3% 4,6% 5,3% Amm e accant. 3,2% 2,8% 2,4% 3,1% 4,5% 2,1% 2,9% EBIT 4,1% 3,9% 4,5% 0,2% 5,8% 2,5% 2,4% Oneri fin 1,9% 1,8% 2,2% 2,0% 1,8% 1,5% 2,1% Prov fin 0,9% 0,7% 1,7% 0,5% 0,6% 0,8% 0,1% Altro 0,0% 0,2% -0,5% -0,3% 0,3% -0,2% 0,6% Reddito ante-imp. 3,2% 3,0% 3,5% -1,6% 5,0% 1,7% 1,0% Imposte 2,0% 1,8% 1,6% 0,8% 3,0% 1,7% 1,2% Reddito netto 1,2% 1,2% 1,9% -2,4% 2,0% 0,0% -0,2% 60 Stato Patrimoniale – 2002 TOTALE Veneto Toscana Puglia Marche Lombardia Campania Imm. Immateriali 5,2% 3,2% 2,3% 0,5% 10,6% 2,7% 2,0% Imm. Materiali 15,3% 11,2% 17,0% 25,5% 14,3% 12,8% 24,7% Imm. Finanziarie 4,9% 4,9% 6,3% 6,3% 4,5% 4,2% 0,7% Capitale circolante 73,6% 79,8% 73,2% 67,2% 69,5% 79,1% 72,0% Patrimonio netto 26,0% 22,0% 21,7% 23,1% 33,9% 26,7% 17,0% Debiti finanziari 23,1% 31,7% 20,7% 27,2% 18,7% 19,0% 15,6% Fondi 6,3% 5,8% 7,1% 9,2% 5,2% 8,6% 5,2% Altri debiti 43,8% 40,0% 49,2% 39,6% 41,8% 44,8% 58,6% Altre voci -1,0% -0,9% -1,2% -0,4% -1,1% -1,1% -0,6% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 61 Stato Patrimoniale - 2001 TOTALE Veneto Toscana Puglia Marche Lombardia Campania Imm. Immateriali 5,4% 2,7% 2,2% 0,6% 11,4% 2,1% 3,3% Imm. Materiali 15,4% 12,2% 16,6% 26,2% 14,1% 13,1% 23,7% Imm. Finanziarie 3,8% 3,9% 5,6% 6,0% 2,5% 3,4% 1,1% Capitale circolante 74,7% 80,3% 74,8% 66,9% 71,1% 80,9% 71,5% Patrimonio netto 23,7% 19,0% 20,3% 22,9% 30,3% 23,3% 19,9% Debiti finanziari 22,4% 28,5% 23,8% 27,4% 17,1% 18,6% 16,1% Fondi 5,9% 5,7% 6,5% 7,9% 4,8% 8,5% 5,9% Altri debiti 47,2% 46,1% 48,4% 40,7% 47,5% 48,9% 54,4% Altre voci -0,8% -1,0% -0,7% -0,4% -0,9% -0,6% -0,5% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 62 Stato Patrimoniale - 2000 TOTALE Veneto Toscana Puglia Marche Lombardia Campania Imm. Immateriali 2,9% 3,0% 2,4% 0,6% 4,1% 1,5% 3,1% Imm. Materiali 17,1% 12,9% 17,4% 26,8% 18,0% 13,8% 24,2% Imm. Finanziarie 4,3% 3,4% 6,0% 7,2% 3,4% 3,7% 1,5% Capitale circolante 74,8% 79,8% 73,2% 64,7% 73,3% 80,4% 70,4% Patrimonio netto 22,5% 20,6% 20,9% 23,8% 24,9% 24,8% 19,3% Debiti finanziari 23,5% 29,0% 22,1% 23,8% 21,7% 17,1% 13,9% Fondi 7,0% 6,3% 7,7% 9,0% 6,1% 9,0% 7,5% Altri debiti 46,2% 43,3% 48,2% 42,1% 46,7% 48,2% 57,5% Altre voci -0,9% -0,9% -1,0% -0,6% -1,1% -0,7% -0,8% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 63 Conto economico e stato Patrimoniale classi dimensionali - 2002 Conto economico Fatturato Costi esterni Valore aggiunto Costo del lavoro EBITDA Amm e accant. EBIT Oneri fin Prov fin Altro Reddito ante-imp. Imposte Reddito netto <20 100% 85,6% 14,4% 9,7% 4,8% 2,1% 2,6% 1,7% 0,3% 0,5% 1,7% 1,5% 0,2% 20-100 100% 80,1% 19,9% 13,5% 6,4% 3,1% 3,4% 1,8% 0,5% 0,2% 2,2% 1,8% 0,4% >100 100% 78,5% 21,5% 11,6% 9,9% 3,7% 6,2% 2,6% 2,4% -1,1% 4,9% 2,1% 2,8% Stato patrimoniale Imm. Immateriali Imm. Materiali Imm. Finanziarie Capitale circolante Altre voci passivo Patrimonio netto Debiti finanziari Fondi Altri debiti Altre voci passivo Totale <20 20-100 >100 1,7% 2,4% 8,8% 15,8% 16,6% 14,0% 1,5% 2,7% 7,9% 80,1% 77,4% 68,3% 0,8% 1,0% 1,0% 15,1% 18,8% 35,8% 10,7% 24,8% 25,8% 4,6% 6,9% 6,2% 68,1% 48,6% 31,6% 1,6% 0,9% 0,5% 100,0% 100,0% 100,0% 64