Belgique - België
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“ Chiù dugnu… chiù sugnu! ”
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio - Giugno) 2010
Ed. Resp.: F/sco Paolo Catania - Bld. De Dixmude 40/bte 5 - (B) 1000 Bruxelles - Tel& Fax:: +32 2 2174831 - Cell: +32 475 810756
Eletti all’estero: dalla beffa all’inganno
Voto per
corrispondenza:
eccolo l'imbroglio
Caso
DI GIROLAMO:
l’avevamo
già previsto
(Vignetta di Roberto Corradi)
Pagine 3, 4, 5 & 6
LA
PROSOPOPEA
DEL PONTE
pagina 7
pagina 8
DAL COMITES BRUXELLES
BRABANTE - FIANDRE
IL SEGRETO DI STATO
SUL TERREMOTO DI AUGUSTA
pagine 13 & 14
pagine 15 & 16
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3
LA PROPOSEA DEL PONTE
S
i sgretola il territorio e scivola la terra verso il mare sia in Sicilia,
nelle aree del messinese, sia in Calabria, da Vibo a Maierato, a
Pizzo, la collina che insiste sul litorale più interessato ad una
congiunzione fisica tra i due lembi di Tirreno, due territori che hanno
intessuto Ie loro economie, il loro quotidiano e Ie loro speranze di
sviluppo, e perciò più interessate alla costruzione di un manufatto per
I'attraversamento di quel braccio di mare che, lo diciamo da sempre,
in effetti non è soltanto distanza morfologica e fisica ma separazione,
differenziazione netta tra modi di essere, tra storia e cultura d'italia e
di un continente, la Sicilia.
Nonostante lo scempio del territorio in atto, nonostante Ie difficoltà
economiche a reperire i fondi per mettere in sicurezza il litorale
messinese e calabrese sconvolti dall'edilizia selvaggia, permessa e
accettata dalle autorità comunali - di qualunque colore politico si
professino - il govemo insiste con la proposta della costruzione del
manufatto sullo Stretto, vera cattedrale nel deserto infrastrutturale di
quei territori, alla fine mausoleo di un regime, come la casa del
govemo costruita da Ceausescu nella piazza di Bucarest, oggi
almeno, residences multifunzionali.
In un territorio colpito da endemica disoccupazione, appare
giustificato perciò I'entusiasmo che suscita un progetto che, almeno,
serve a smuovere Ie acque dell'immobilismo, a creare la speranza
dellavoro, a testimoniare un cambio di rotta nelle attenzioni delle
autorità del Bel paese nei confronti del Meridione.
Del resto, sembra infatti che a Messina oggi il fronte dei no al ponte
sia in netta diminuzione, grazie soprattutto alla campagna mediatica
che presenta il presidente del Consiglio come I'uomo del fare, quindi
la costruzione di quel ponte per I'attraversamento dello stretto
percepita come una possibilità di futuro, come la prova provata di un
radioso domani la Sicilia.
A questo punto sarebbe inutile contrapporre Ie ragioni della mente alla
costruzione di quel Ponte, ricordando la mancanza di strade ed
autostrade, Ie ferrovie ancora a scartamento ridotto, iI dissesto
idrogeologico di quei territori, gli affaristi legati alia politica, inutile
contrapporre Ie ragioni del cuore e il sapore della memoria (ormai
fuori moda, come i capelli lunghi) al materialismo e al progresso.
I messinesi " buddaci " sembrerebbero essere oggi, in maggioranza,
favorevoli al Ponte.
Nonostante Ie alluvioni e i morti di Giampilieri - iI territorio litoraneo
nord di Messina smottato a valle - il progetto presentato negli anni 90
e che ogni giorno sopporta nuove modifiche - i piloni oggi di quasi 383
metri di altezza, fissati a 50 metri di profondità, la lunghezza arrivata a
3.300 metri - continua ad essere imposto urbi et orbi, senza possibilità
di confronto per i vetusti suoi " detrattori ", per fare sentire Ie proprie
ragioni.
A questo punto, grazie alla mentalità della gente, anche iI referendum
abrogativo sembrerebbe inutile...
Eppure i cantieri del Ponte, pur se finalmente operativi, necessitano di
soldi che oggi non ci sono e che se ci fossero sarebbero invece
necessari per curare il territorio non per cauterizzarlo chirurgicamente.
Questa opera, al momento certamente non prioritaria, necessita una
quantità di fondi che non ci sono. Congelare oggi 1,3 miliardi di euro
dalla finanziaria per iI Ponte, a fronte dei bisogni di messa in
sicurezza degli stessi territori, in realtà significa per lo Stato
un'esborso di 6,3 miliardi finali (2017) cioe 138 milioni annuali.
AD AUTOSTRADE,
PORTI,
AEROPORTI
E FERROVIE
Tenuto poi conto che la cementificazione del litorale interessato
raggiunge iI 63% del territorio, con nuclei edificati pari al 74% dello
stesso, vuol dire che oggi in queste coste possiamo contare 149 case
per chilometro. Appare perciò improbabile sobbarcarsi al costo
necessario per il materiale necessari a quei cantieri quantificato in
3.540.000 m3 di materiali inerti e a 6.800.000 di prodotti da cava.
Ritorna quindi la necessità di interventi urgenti per riordinare iI
territorio siciliano: innanzitutto un Patto per Ie Coste per riportare a
1000 metri la richiesta di una possibile autorizzazione alla
concessione edilizia, come hanno fatto in Sardegna, il popolo fiero, e
non i 150 metri previsti dall'assessore Strano, bocciato nelle elezioni
al Senato ma ripescato dal Berlusconi appunto come assessore,
quindi la sospensione del piano casa, e la messa in mora dei Piani
regolatori Comunali che devono obbedire a due strumenti necessari
come il piano di assetto idrogeologico e il
piano paesaggistico prima di poter essere
presentati, votati e divenire operativi.
Ci pensi Lombardo: i siciliani lo stanno
osservando.
Eugenio Preta
Qual è la differenza tra un popolo ed un gregge ?
Questa la domanda che poniamo ai nostri lettori osservando le
immagini delle proteste dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese e
dei lavoratori della Alcoa in Sardegna.
A voi la risposta...
« Nel tempo dell'inganno universale dire la verità
è un atto rivoluzionario. » [ George Orwell ]
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
(Vignetta di Roberto Corradi)
4
L
ELETTI ALL’ESTERO
ALL’ESTERO::
DALLA BEFFA ALL’INGANNO
e comunità emigrate all'estero vivono
sicuramente più dei cittadini che sono
rimasti in patria la decadenza morale
dei costumi e il letterale dissolvimento
geologico e strutturale del territorio.
Infatti possono oggi confrontarsi in tempo
reale con gli avvenimenti, ritornano spesso
nei luoghi d'origine, quindi partecipano alle
situazioni del Paese in maniera diretta anche
perché la lontananza fisica cui sono costretti
né ha acuito la sensibilità e determina un
interesse sempre più meditato per le vicende
patrie, enfatizzate poi come una partita di
football.
La patria però ha troppo spesso disilluso le
loro aspettative.
Nelle estati dei ritorni consueti, il loro
entusiasmo si esaurisce nel confronto con i
problemi che attanagliano il quotidiano del
luogo d'origine: disordine, caos nelle strade,
improvvisazione ammministrativa,
insicurezza sociale, disoccupazione, ed in più
oggi dissesti idrogeologici ma anche morali.
Quindi il ritorno nel nord lontano per
riprendere il lavoro interrotto, con la speranza
di una boccata d'ossigeno estiva, è vissuto
con un certo sollievo: ritrovare ordine, equa
amministrazione, esistenza certo piatta, ma
di qualità, pur serve per riconciliarsi con il
vivere civile e con il lieve fastidio e per poi
cominciare a ripensare alIa prossima estate.
Ricalcando la voglia di partecipare alla
discussione sul loro Paese nel Nord lontano,
si sono sempre riuniti in associazioni
regionali, sportive, dopolavoristiche, sindacati
e altro e la politica, conscia di questo loro
bisogno, ad un certo punto ha deciso di
offrire loro la possibilità di scimmiottare il suo
mondo ed ha inventato Comites, Cgie e voto
all'estero.
Il Comites (Comitato degli italiani all’estero),
una specie di consiglio comunale degli
emigrati presso i consolati di residenza, ha
fatto sempre cilecca; ancora oggi nessuno né
conosce l'esistenza o peggio sa cosa faccia.
Più in alto nella scala valoriale, il CGIE
(Consiglio Generale degli Italiani all’estero)
costituisce il summum della furbizia italica di
partiti e sindacati: mentre almeno i Comites
sono organi elettivi, sempre in attesa di
riforma (ma che cosa si deve poi riformare?)
il CGIE è costituito dai nominati degli eletti
Comites, dai rappresentanti delle
associazioni recrutate in maniera
discrezionale dal console di turno dai
rappresentanti di partiti e sindacati: un inutile
carrozzone mangiasoldi (si riunisce nei 4
continenti con diaria e spese pagate alla
centurie di partecipanti) che, per logica,
avrebbe dovuto scomparire quando una
legge confusionaria aveva decretato il diritto
all'elettorato passivo dei residenti all'estero.
Ma tant'è...
Le elezioni del 2006 avevano consacrato in
Parlamento degli illustri conosciuti che a
stento parlavano la lingua italiana, e che
dimostravano di avere, almeno quelli non
direttamente collegati a sinistra, una idea
molto confusa della rappresentanza
parlamentare, passando da uno
schieramento all'altro e, in difetto di
maggioranze ben definite, diventavano
ricercatissimi e corteggiati da tutti.
La casta politica ha abbozzato ma non
poteva restare certo inerme e già affinava le
sue armi di controllo per il turno seguente.
Alla beffa quindi le comunità all'estero si sono
viste aggiungere l'inganno.
Infatti, nonostante la legge prevedesse, come
requisito essenziale alla candidatura, una
residenza all'estero di almeno 5 anni, proprio
per garantire la rappresentanza di effettivi
emigrati, la classe politica, aIle elezioni
seguenti riusciva a proporre candidati che
niente avevano a che spartire con il mondo
dell'emigrazione, con residenze fittizie
all'estero, matrimoni rispolverati per
l'occasione e tanta voglia di prendere per il
naso il connazionale emigrato almeno fino al
voto. Poi il niente.
Chi vive all'estero sa bene che la vita
dell'emigrato si svolge con cadenze quasi
obbligate tra lavoro ed incontri con i
connazionali nei caffé e nei ristoranti italiani,
nella partecipazione a balli, nelle feste
popolari, regionali, partecipando a convegni
pseudo-intellettuali, a confronti con i problemi
del lavoro, della scuola, delle case: vive una
realtà che è fatalmente comune a quanti
vivono ed operano in quel determinato
circondario.
La cronaca però ci riferisce di un certo signor
Di Girolamo, diventato senatore della
repubblica eletto all'estero: ha raccolto oltre
25mila preferenze, chapeau, anche se su
quelle elezioni, come sulle precedenti pesano
i dubbi (certezze) dei brogli elettorali. Resta
un piccolo dettaglio: il neo senatore non
risiede affatto dove dicono le sue carte. Infatti
qui nessuno lo conosce né lo ha mai visto,
ma nonostante tutto prende 25mila
preferenze: mistero...
Ma è ineleggibile, per i dettati della legge.
Tant'è vero che dalle indagini, conseguenti
alla denuncia del candidato che lo segue
nell'ordine delle preferenze, un magistrato ha
chiesto addirittura l'arresto di questo signor
Di Girolamo, avvocato, oggi senatore del
regno.
La giunta per le elezioni del Senato aveva
discusso la richiesta del giudice diretta a
togliere l'immunità di questo signore (oltre ad
essere presidente di una commissione
parlamentare è diventato, nel contempo,
anche vicepresidente del movimento Italiani
nel mondo del sen. De Gregorio,
immaginatevi) e consegnarlo alle patrie
galere. In sede di voto plenario invece, la
casta del senato si è ricompattata, non ha
seguito la commissione e, forse prevedendo
futuri problematiche, oggi conclamate
dall'inchiesta dei giudici di Firenze, ha deciso
di non togliere l'immunità a questo signore,
tutti concordi, con l'eccezione dell'Italia dei
Valori di Di Pietro. Hic manebo optime.
Oggi dopo un periodo di eclissi, ringalluzzito
dal voto dei consoci, il senatore imbroglione,
consigliato sicuramente dal suo pigmalione
che dirige un foglio diretto agli emigrati,
attacca un comunicato stampa de L’ALTRA
SICILIA nel quale si riferiva lo stato dei fatti
e, per conformità alla richiesta del giudice,
chiamava delinquente una persona che già
per il giudice delinqueva, tant'è che
bisognava arrestarlo.
Sicuramente poi il fatto che il responsabile de
L’ALTRA SICILIA fosse state testimone
oculare del suo misfatto (iscrizione nel
registro dei residenti nel comune brussellese
di Ixelles soltanto 8 giomi prima delle
elezioni, e lui c'era...) ha determinato la
querela dell'ancora oggi, e nonostante tutto,
senatore Di Girolamo.
Oggi che si comincia a sentire odore di
elezioni, naturalmente la casta degli eletti
(Suite page 5)
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
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all'estero vuole recuperare il
tempo perduto, cerca di
stringere i rapporti con i
connazionali e, proprio in
vista delle prossime elezioni,
corteggia i servi sciocchi
promettendo attenzioni alle
vicende dell'emigrazione o
forti iniezioni finanziarie a
sindacati che non sono mai
esistiti all'estero (ad esempio
l'Enas) e, con la
compiacenza dei beoti di
turno, foraggia incontri che
non servono alle
problematiche delle
comunità all' estero: parole,
parole che poi danno quello
che hanno dato l'ultima volta
per le comunità: niente.
Convinti come siamo che gli
italiani all'estero,
specialmente oggi, alla luce
della nuova tangentopoli e
della corruzione marcia del
loro ex bel Paese, non
pensino minimamente a
partecipare al confronto (che
non li interessa) e che - lo
abbiamo sempre riferito partecipino soltanto al
28/33% dei suoi componenti
ad elezioni, discussioni,
CGIE, Comites, dibattiti
politici, tutto ciò che riguarda
la politica italica, siamo
convinti che essi stessi
debbano mettere al bando i
millantatori e prendersi carico dei loro bisogni, senza farsi abbindolare
dai soliti furbetti che, ripetiamo, oggi pur indirizzandosi solo al 28/33%
del corpo emigrato, gestiscono le tematiche degli italiani all'estero a
nome proprio e invece di tutti.
Da queste pagine, per diritto di trasparenza e dovere di dovuta
informazione noi ridenunciamo la permanenza illeggittima del signor
Di Girolamo quale nostro rappresentante in Senato, il quale, pur
ricercato dalla magistratura, è stato salvaguardato vergognosamente
dal voto dei suoi colleghi; deploriamo la querela presentata contro il
nostro responsabile che non è figlio di nessuno, signor furbo direttore,
ma risponde con una nuova denunzia contro la illeggittima
LO SAPEVATE CHE...
saltato l'ambasciatore italiano a Bruxelles. Il ministro degli
È Esteri,
Franco Frattini, ha destituito l’ambasciatore Sandro
Maria Siggia, coinvolto nell’inchiesta su Nicola Di Girolamo. Ad
annunciarlo è stato lo stesso titolare della Farnesina, durante
un’audizione alla Camera.
Di Girolamo, l'ormai ex senatore accusato di essere arrivato a Palazzo Madama
grazie ai voti della 'ndrangheta, avrebbe ottenuto la residenza in Belgio in fretta e
furia, e non in maniera trasparente, grazie alla complicità di alcuni contatti in
ambasciata.
Sandro Maria Siggia era stato richiamato d'urgenza a Roma per consultazioni.
permanenza del Di Girolamo
in Senato.
Noi, insieme a migliaia di
connazionali che ci seguono
e ci stimano da anni,
difendiamo il lavoro di
Francesco Paolo Catania
che da anni opera in
emigrazione, eletto senza
necessità di delinquere in
tutte le assemblee di
emigrazione cui ha
partecipato, Lui sì, conosciuto
a Bruxelles, in Europa e nel
mondo da quanti hanno
dovuto lasciare la terra in cui
sono nati per trovare nel Nord
Lontano le possibilità di
esistenza e di lavoro.
Infine, la vicenda Di Girolamo,
purtroppo ci conferma la
convinzione che la classe
politica viva una
preoccupante crisi morale.
Finite le ideologie, è in atto
una banalizzazione politica
che sicuramente è opera
inconscia di chi, prima
imprenditore oggi alta
autorità, ha portato sulla
scena politica un modo di fare
fuori dai vecchi schemi morali
ed etici e crede di essere
misura di tutto.
Vorremmo a questo punto
che esistesse un'opposizione
seria e forte per
controbbattere un modello di
govemo che non può certo piacerci, con le sue sequele giudiziarie, le
veline diventate deputate, le escort e gli squallidi affaristi di parte che
speculano su morte e distruzioni. La nostra unica ed ahimé ultima
speranza per il ristabilimento dello state di legalità risiede a questo
punta nell'opera della magistratura che serva anche a rinsaldare la
fiducia nelle istituzioni nazionali dei cittadini all'estero di fronte alle
prove di immoralità esistenti nel Paese e a tutelare questa categoria
che non si lega a nessun santo in paradiso e opera nel rispetto della
legge e delle istituzioni, pur se queste apppaiono lontane e spesso
distratte.
L'ALTRA SICILIA - Antudo
L'ambasciatore era stato sottoposto a una "inchiesta" interna.
“La scadenza dell’incarico di Siggia - 65 anni il prossimo aprile e a Bruxelles dal
14 giugno 2006, dopo una carriera che lo ha portato fra l’altro in Vietnam, Cina,
Bangladesh, Germania, Perù e Senegal - era prevista a giugno. Ma la comparsa
del suo nome nelle intercettazioni del caso Di Girolamo - scrive il quotidiano di
Torino, La Stampa - ha spinto il ministro a destituirlo. Secondo alcune
testimonianze raccolte dalla Procura di Roma Siggia, nelle sue vesti di capo della
nostra sede diplomatica a Bruxelles, avrebbe aiutato il senatore accusato di
riciclaggio a ottenere i documenti necessari per dimostrare di essere residente in
Belgio, e potere dunque essere inserito nelle liste Pdl della circoscrizione Europa,
alle elezioni del 2008. L’inchiesta della magistratura ha dimostrato che l’indirizzo
autocertificato da Di Girolamo in Belgio era una residenza di comodo". Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
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L'ALTRA SICILIA era stata tra i primi a denunciare i
fatti oggetto dell'inchiesta e, per rinfrescare la
memoria, ripropone alcuni articoli pubblicati su
L’ISOLA e sul suo sito www.laltrasicilia.org.
• Cu si scanta di nuàutri? (Chi ha paura di noi?)
• Il senato nega l'autorizzazione agli arresti per Nicola Di Girolamo: il
L’ISOLA - Anno XI - n° 4- (Luglio - Agosto) 2009
dibattito in Aula
• Sul caso del senatore Di Girolamo si gioca la credibilità delle
Istituzioni e dello Stato di diritto in Italia
• Nicola Di Girolamo non si arresta. La Casta si difende
• Caso Di Girolamo: il testo dell'ordinanza del gip
• Voto estero, procura chiede arresto senatore Di Girolamo: replica
di Ferretti
• Chiesti gli arresti domiciliari per Nicola Di Girolamo. Ora tocca al
Senato decidere
• Voto estero, procura chiede arresto senatore Di Girolamo
• Caso Di Girolamo: il parere di eletti all'estero e presidenti di
associazioni
• Sono gli italiani all'estero rappresentati da imbroglioni?
L’ISOLA - Anno XI - n° 3- (Maggio - Giugno) 2009
Voto per corrispondenza: eccolo l'imbroglio
U
na legge scellerata ha stabilito che le comunità italiane residenti
all’estero, considerate a questo punto come una categoria a
parte rispetto a tutti gli altri cittadini, eleggano loro candidati scelti tra
quanti vivono ed operano in quelle comunità.
L’esercizio del voto all’estero, giunto così alla sua seconda
esperienza, ha evidenziato la sua vulnerabilità alla manipolazione e i
suoi limiti relativamente alla effettiva rappresentanza che poi riesce ad
esprimere. Sorvolando sulle false residenze presentate da noti
candidati, oggi purtroppo eletti, per obbedire al requisito primario della
legge, il voto presenta diverse storture.
Innanzitutto l’inaffidabilità dell'anagrafe consolare che non riflette mai
la reale consistenza della comunità italiana residente in quella
circoscrizione sia per il variegato movimento della popolazione che
cambia spesso domicilio, quindi indirizzo, stato civile, cambia nome,
cambia a volte nazionalità, senza preoccuparsi (né essere sollecitata
più di tanto) a comunicare questi cambiamenti al consolato di
appartenenza.
Quindi per la scarsa attualizzazione dei registri AIRE nei comuni
italiani che spesso ritardano a trascrivere gli espatri e i luoghi di questi
espatri, vuoi perché non sufficentemente informati della effettiva
destinazione di quei cittadini, vuoi per non abbassare il numero dei
residenti in quel dato comune, venire declassati e di conseguenza
perdere ogni possibile sostegno finanziario, basato sul numero dei
residenti.
Ma la falla più grande è rappresentata dal modo di votazione
perseguito:il voto per corrispondenza.
Sarebbe certamente stato molto più " igienico " rimanere al seggio
elettorale istituito nelle scuole e nei centri culturali ufficiali, con tanto di
Presidente, segretario, scrutatori, rappresentanti di lista; procedura
che effettivamente obbligava il cittadino a recarsi personalmente nel
luogo deputato al voto ed a tutte le procedure di identificazione
implicita al suo esercizio. Invece si è preferito ricorrere al voto per
corrispondenza, un pesante plico elettorale che contiene schede per il
voto alla camera, schede per il voto al senato, tagliando identificativo
e informazioni d’uso, è inviato dai consolati attraverso un invio di
posta ordinaria, spesso ad indirizzi sbagliati o sconosciuti, ma proprio
perché ordinario, evidentemente meno attenzionato dai portalettere
che, viste anche le notevoli dimensioni, il più delle volte erano
obbligati ad accantonarla a fianco delle caselle della posta, alla
stregua delle normali informazioni commerciali che quotidianamente
riempiono le buche delle lettere. Molte buste sono state quindi
recuperate anche così, oltre al porta a porta effettuato dalla
‘ndrangheta per aiutare il candidato(i) prescelto(i).
Non sfugge certamente il fatto che la procedura per corrispondenza
abbia aperto una falla grande come una casa soprattutto nel sistema
di controllo che non si è saputo instaurare e che ha permesso a
criminali comuni ed approfittatori di entrare nelle stanze della
democrazia parlamentare a nome, ma soprattutto a danno della
comunità residente all’estero, poco attenta a tutelare la legalità, molto
più preoccupata del suo difficile quotidiano.
Un ultima considerazione: Di Girolamo, se risulterà provata la
collusione mafiosa che ne ha determinato l’elezione, correva per il
Senato: ora si votava anche per la Camera dei deputati e, come tutti
sanno, il collegamento tra il candidato al Senato e il candidato alla
Camera rientra nella prassi degli accordi tra i candidati della stessa
lista e risulta poi basilare per il successo finale.
Considerato che i 25 mila voti di Di Girolamo sono voti letteralmente
rubati ai cittadini, a questo punto ci chiediamo con chi era collegato Di
Girolamo alla Camera, e verosimilmente di fronte all’elezione del
collegato a Di Girolamo, avanziamo il sospetto di broglio anche per
questo risultato.
Alla luce di tutto questo chiediamo
l’annullamento dei risultati 2008 della
circoscrizione esteri e il ritorno urgente al
voto.
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
Bruxelles, 26 febbraio 2008
L'ALTRA SICILIA - Antudo
7
AFFARE DI GIROLAMO:
L’AVEVAMO GIA’ PREVISTO
Riportiamo qui di seguito un nostro comunicato stampa del 2006.
Come si può notare avevamo attirato l’attenzione delle autorità su
quello che avveniva. Siamo semplicemente testimoni che forse
interpretano prima di altri l’accadere di eventi, e se da tempo
cerchiamo d’informare la nostra comunità lo facciamo perché
riteniamo giusto e necessario metterla in guardia dall’operato di
farabutti come Di Girolamo (ma anche di altri che presto sveleremo)
che dopo avere carpito la nostra buona fede perseverano a prenderci
in giro e…. minacciano querele.
Chi era il candidato collegato a Di Girolamo?
E
ra il marzo del 2008, si era
in una tribuna politica
trasmessa da Rai International,
Francesco Paolo Catania
denuncia un modo di fare poco
chiaro e su cui qualcuno
avrebbe dovuto riflettere ed
indagare.
Come al solito, la voce de L'Altra
Sicilia è rimasta inascoltata...
Guardate ed ascoltate il video su
youtube.com (che abbiamo ripescato dai nostri archivi) a partire dal
minuto 1:30.
L'ALTRA SICILIA, protagonista dell'emigrazione e per due volte
candidata con i propri rappresentanti alle Elezioni politiche
Circoscrizione Europa (2006 e 2008)
CHIEDE
se Di Girolamo ha ottenuto 25.000 voti grazie all'intervento
politico-malavitoso, chi era il candidato a lui collegato
nelle liste per la Camera?
Bruxelles, 20 febbraio 2006
consegnarla ai patronati di partito o votarla. Si parla
già di una tariffa, "tot" a scheda, ed è inevitabile che
ciò accada, altro che le farneticazioni sui brogli che
Berlusconi lancia dall'Italia…
La facilità estrema di un gioco sleale da parte di
organizzazioni consolidate nel territorio estero
(consolidate con i soldi pubblici beninteso...) unita
alla posta in palio di diventare " parlamentari " sta
gettando nello scompiglio e nella lotta fratricida
l'associazionismo all'estero costruito faticosamente in
tanti anni.
Che fare dunque per evitare che queste elezioni si
risolvano in una gigantesca truffa ai danni dei
cittadini italiani che hanno il solo torto di essere stati
costretti ad emigrare (quasi sempre i nostri "Siciliani"
e "Meridionali")?
Resta soltanto da invocare, come si fa per tutti i paesi
inaffidabili da un punto di vista politico, gli
osservatori internazionali e, visto che l'Italia fa parte
di una comunità politica sovranazionale che della
democrazia ha fatto il proprio caposaldo (da
"Amsterdam" in poi, almeno), questi osservatori
dovranno essere inviati dall'Unione Europea la quale
dovrebbe vigilare sulle spedizioni e le ricezioni delle
schede elettorali e con controlli a campione per
garantire l'affidabilità delle consultazioni.
Intanto si invitano tutti i cittadini a vigilare sulla
propria cassetta postale affinché nessuno li privi del
diritto di voto o, peggio, voti per loro.
La Lista “L'ALTRA SICILIA - per il SUD” denuncia la
grave situazione di irregolarità nella quale si stanno
svolgendo le prime consultazioni politiche cui
prendono parte gli italiani all'estero. A chi
sconsideratamente, dal Governo della Repubblica,
paventa brogli denunciamo che i brogli sono qui,
quasi del tutto inevitabili per una legge e per un modo
di applicarla degna da repubblica delle banane.
Avevamo già denunciato i tempi risibili per la raccolta
delle firme; si aggiungano le mille difficoltà poste ai
consolati, privi praticamente di direttive ed esposti in
prima linea ad un compito che sostanzialmente non si
vuole che svolgano. Ma c'è di più.
La disinformazione di stato fa sì che gli spot televisivi
mandati in onda sulle reti pubbliche, molto visti anche
all'estero, ignorando del tutto le modalità peculiari
proprie del voto all'estero, gettino nella confusione più
totale cittadini ed elettori. Si vota l'8 e il 9 aprile?
Ma all'estero si comincia a votare prima... Ma allora,
molti si chiedono, forse la corrispondenza la dovrò
spedire non prima dell'8 aprile, col risultato che poi
magari sarà annullata…
Si vota con il proporzionale senza preferenze?
Ma all'estero le preferenze ci sono e non c'è premio di
maggioranza…
Insomma una vera débâcle per l'amministrazione
italiana proprio al debutto di questa legge...
Ma c'è di peggio.
L'ALTRA SICILIA - Antudo
Un voto all'estero serio avviene per corrispondenza
"raccomandata" o per via telematica con tanto di
“ Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i
chiave d'accesso e non per corrispondenza semplice.
guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei
Con una posta in gioco così alta il rischio è che si
giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare. ”
intercetti facilmente questa corrispondenza, la si
[ A Einstein ]
raccolga dalle cassette postali e dai condomini, per
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
8
L
o psicologo Emilio Servadio spiegava quante cose si possono
dire con un regalo. Si può dire all'altro: «Guarda come sono bravo,
e che bel gusto ho io, e che ricchezza!» oppure: «Io ti dò questo ma è
chiaro che mi aspetto da te un servizio, il favore che sai o che poi ti
dirò» oppure: «Ti offro questo per rabbonirti perche ti so capace di
tutto!»; oppure: «Ti offro questo perche tu sappia che sono il tuo
padrone, quello che può dare benessere a te ed ai tuoi»; oppure ed
infine: «Accetta questo dono come segno dell'immenso bene che ti
voglio».
Lo psicologo usa un diverso frasario. Ma il succo del discorso è
all'incirca lì. Servadio richiama colleghi, psicologi, filosofi. Conclude con
il poeta Gabriele D'Annunzio, che in testa alla sua carta da lettere
aveva fatto stampicchiare: «Io ho quel che ho donato».
Non sappiamo quale valore gli attribuisse il poeta spiega Servadio.
Psicologicamente esso esprime una grande verità: «chi dona
effettivamente, riceve, ma non tanto per atto di reciprocità restitutiva,
bensì perché iI donare in sè si riflette su chi regala».
Il grande poeta latino Virgilio, faceva dire a Lacoonte, sacerdote dei
troiani: «Bisogna temere i Danai, specie quando portano doni». Il bel
dono infatti che i Danai, i Greci, fecero a Troia, fu quel cavallo di legno
dalla cui pancia uscirono quei guerrieri che distrussero la città. Simili al
cavallo di Troia sono certi doni della violenza e della criminalità, regali
Care Siciliane, Cari Siciliani,
contrariamente ad altre organizzazioni ed associazioni che sono
capaci di accedere a fondi ed avere sovvenzioni per fare attività,
la nostra associazione vive di volontariato e degli spazi di tempo
che ciascuno di noi riesce a ritagliarsi.
Non riceviamo sovvenzioni, non abbiamo soldi a
disposizione, tutto quello che facciamo lo facciamo a
spese nostre.
Il bimestrale «L’ISOLA», periodico che tra mille difficoltà
riusciamo a ideare, scrivere e che tanti di voi ricevono a fine
promozionale, vuole aiutare la nostra comunità a trovare le
proprie radici dopo anni di oscurantismo, allora ringraziamo quanti
contribuiscono, in parte, con le loro inserzioni pubblicitarie e
l’abbonamento alla riuscita della nostra iniziativa. E questo può
bastarci.
« Non mi dite che la Regione non vi dà nulla» questo e la
classica domanda di quanti, veri o falsi amici, insinuano pur
sapendo che la Regione Siciliana non riconosce l’associazionismo
che opera all’estero, ma solamente quello presente in Sicilia.
Ai tanti che sono spinti da quei sentimenti d’invidia,
gelosia,
meschinità,
ipocrisia
o
semplicemente
ignoranza... gli chiediamo, invece, di essere orgogliosi del fatto
che dei siciliani orgogliosi della loro identità possano
mettersi, in prima persona, nei pensieri e nei fatti, al servizio della
Sicilia e dei siciliani.
La cosa più preoccupante e che molti intervengono a
nome nostro, li ringraziamo certo, ma vorremmo mettere i
paletti: non abbiamo autorizzato nessuno a intervenire a
nome nostro.
funesti, non meno della folle retorica che Gabriele D'Annunzio “donava”
all'Italia, allora che si attizzava da ogni parte il fascismo.
C'è poi da dire che il motto con cui il Nostro poeta si esibiva non era suo
originale. Correva già nel mondo dei letterati, in particolare da quando il
poeta Samuel T. Coleridge, tra la fine del settecento ed i primi
dell'Ottocento, né aveva promosso le prime e più elevate espressioni
romantiche, come nell'ode Dejection, dove si legge: «o signora, noi
riceviamo solo ciò che noi doniamo!».
Coleridge aggiungeva che riceviamo secondo lo spirito con cui abbiamo
donato, e in egual misura. Possibile che D'Annunzio ignorasse di
Coleridge, I'ode famosa? Forse rubacchiò l'idea sicuro che gli altri
avrebbero ignorato. Difatti a Servadio e a quanti altri citano il motto del
D'Annunzio, non è mai venuto in mente che il pensiero fosse così poco
dannunziano, e non solo nello spirito. Più in là del D'Annunzio e del
Coleridge si spinge un proverbio siciliano sulla scia delle
“parità” (parabole) morali-evangeliche, di cui scriveva verso la fine
dell'Ottocento il barone Serafino Amabile Guastella e della tradizione
sapienzale popolare raffiorante in un medico-scrittore siciliano che
viveva a New York: Emilio Morina.
Nella versione dialettale di Emilio Morina il proverbio in questione suona
così: «Chiù dugnu, chiù sugnu», (più dono, più sono), ed è tra l'altro,
dove si apprende che: "Diu pirduna la passiuni, no la mala ‘ntinzioni". «
Cu voli dici: Oi, cu non voli dici: Poi » e via di questo passo.
Per tornare al proverbio « Chiù dugnu, chiù sugnu » e, anche per
concludere, osserviamo che con esso si ha un superamento del
rapporto donare-possedere e donare-ricevere, espresso dal D'Annunzio
e dal Coleridge. Nel proverbio siciliano rilanciato da Emilio Morina il
«donare» è in relazione all'essere.
Secondo il suo principio, non tanto si ha, si possiede e si riceve
donando, quanto invece si è di più, si cresce. Noi quanto più doniamo, e
quanto meglio doniamo, tanto più siamo. Colui che dona infinitamente è
infinitamente è Dio, in tal senso il donarsi di Dio e di noi stessi attraverso
l'amore frutta la crescita dell'essere all'infinito.
Fortunato Pasqualino
CI VORREBBE UN AMICO
AMICO...
...
Se ciascuno di voi, cari lettori, riuscisse a conquistare
al nostro, al vostro bimestrale un suo amico, L’ISOLA potrebbe
essere del tutto autosufficiente. Anche dalla pubblicità. Voi capite
che grande garanzia di autonomia e di sopravvivenza...
E allora, forza, cercate un amico e convincetelo ad abbonarsi o a
sostenerci. Ci guadagneremmo tutti. Lui compreso.
Salvatore Aiera.....................
Filippo Zito............................
Massimo Mauro....................
Filippo Petruzzella................
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………………………...10 €
Per le ragioni che abbiamo ricordato, possiamo ancora farlo noi
stessi, ci siamo... e continuiamo a pagarci questo lusso!
Tutto il nostro operare e adoperarsi è un atto d’amore
verso la Sicilia, uno struggente messaggio di devozione e di
resa. Prerogative queste che non si acquistano, ma si hanno
dentro nel profondo.
Nell’attesa di potervi contare, nuovamente, tra i nostri
lettori riceveteVi, con la Sicilia nel cuore e nella
mente, i nostri più cordiali e sinceri siciliani saluti.
Francesco Paolo Catania
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
Presidente “L’ALTRA SICILIA”
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IMPORTAZIONE DIRETTA DALL’ITALIA
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A
due miglia da Selinunte si scorgono le rovine
che fanno pensare a due vasti cantieri in cui
è allineato il materiale atto a costruire una città.
Viste da vicino lasciano la stessa impressione. A
prima vista non se ne scopre la pianta; qua e là
sono sparsi fusti di colonne, alcuni scanalati, altri
no; capitelli, trabeazioni, alcuni appaiati, altri che
sembrano non esserlo ancora. Il tempio più
grande appare come un'opera di giganti; ci si
scopre tanto piccoli accanto ai più piccoli
particolari, da non credere che l'abbiano realizzato
degli uomini e che degli uomini abbiano rimosso
questi massi che l'occhio stesso è sconcertato a
misurare. Ogni colonna è una torre, ogni capitello
una roccia. Sembra che qui si sia voluto intimidire
gli dei o spaventare gli umani, più che edificare un
tempio a gloria degli uni e ad ammirazione degli
altri. Quando si passa dai tre templi allo spazio
che li fronteggia, si è non meno stupiti di trovare
muraglie formidabili e dello stesso stile, che
sembrano servire da base ad altri templi non
meno colossali.
Si crede perciò che i selinuntini abitassero solo
templi non meno colossali, o che fossero un
popolo di sarcedoti dediti esclusivamente al culto
delle divinità.
SELINUNTE
Il Tempio « E »
H. Swinburne - Travels in the two Sicilies
in the Years 1777 - '78- '79 - '80 - 1783-1785
SIRACUSA
SEGESTA
Il Tempio e il Teatro Greco
D
i fronte al Tempio di Segesta si comprende
come Aristotele abbia potuto dire: «Una
forma di armonia, una sola, procura all'anima la
calma perfetta, la dorica...». II teatro e
perfettamente puro; gli Elimi di Segesta non si
sono presi nessuna grossa liberta nei confronti
del modello ellenico ed esso possiede, al piit alto
grado, quella meravigliosa caratteristica che
troverete negli altri della Sicilia: 10 scenario
naturale che si apre oltre il muro di scena e che
consiste, qui nell'immenso, luminoso panorama di
Castellammare.
P. Sebilleau - La Sicilia 1966
M
a quello di Segesta sembra essere stato
posto ai piedi della montagna da un uomo
geniale ch,lU!veva avuto la rivelazione del punto
unico in cui 10 si doveva erigere. Anima infatti, da
solo, I'immensita del paesaggio che vivifica ed
abbellisce divinamente. In cima al monte di cui si
aggirano Ie basi per recarsi al tempio, si trovano
Ie rovine del teatro.
Quando si visita un paese che e stato abitato 0
colonizzato dai Greci, basta cercare i lara teatri
per scoprire i panorami piit belli. Se costruivano i
templi proprio nel posto in cui potessero suscitare
I'effetto maggiore ed omare meglio I'orizzonte,
sistemavano invece i teatri nel punto preciso da
cui Ie prospettive potessero commuovere di più.
G. de Maupassant - La Sicile 1890
Il Castello Eurialo
L’ISO
Mothia un'isola piccolissima e quasi tonda, al
È centro ideale, se non al centro geometrico, dello
OLA DI MOZIA (TP)
Il Giovinetto
di Mozia
Stagnone di Marsala... Lo Stagnone di Marsala... È
come una laguna, una laguna con un cerchio di isole,
e, in fondo, gli alti e bellissimi scogli di Favignana e
Marettimo, piiù lontano ancora, Erice...
In questo squisito miscuglio di laguna veneta, di sole
africano, di mucchi di neve e di mulini a vento olandesi,
Mothia sta come un monumento velato prima della
scopertura. E monumento è, solo che si ricordi che
Mothia fu città punica, il più importante forse, se non
anche il primo, degli insediamenti punici in Sicilia: non
diremo ad un tiro di schioppo, ma certo assai vicino a
Cartagine. I punici, e magari vi erano arrivati i fenici
prima ancora di fondare Cartagine, scelsero questo
luogo con perfetta tempestività tattica e strategica: solo
che si pensi aile acque basse di questa laguna a cui si
arriva con burchielli e non con grandi navi, e dove
dunque la difesa è più commisurata all'uomo singolo
che alle moltitudini. Ma, una volta consolidati i primi
insediamenti, dovettero risolversi a cingere I'intera isola
di mura, per questo attraversando anche una necropoli
più antica, i cui sepolcri si vedono, in parte tagliati lungo la cerchia.
Ora è difficile rappresentare il fascino di questi residui
imponenti lambiti da un mare dolce e quasi casto,
lungo la cui riva la vegetazione aggiunge altri elementi
esotici a questo paese di Fata morgana; agavi del
Kenia, così carnose, puntute e lussureggianti, e strane
piante grasse ai piedi di ulivastri rasati dal vento.
ERACLEA MINOA (AG)
Il Teatro Greco
MUSSOMELI (CL)
Il Castello Chiaramontano
C. Brandi, Sicilia mia 1989
L
a più meravigliosa delle rovine è il
forte d'Eurialo, posto verso la
punta del triangolo rivolta ad
occidente: una delle più ammirabili
opere di architettura militare
dell'ingegneria greca: chiave della
difesa di Siracusa; dove Ie muraglie
del lato sud si congiungevano.
Dovrebbero risonare e scintillare Ie
parole come colpi di scalpello nella
pietra per descrivere I'aspetto di
quelle quattro torri poderose, di quei
fossati profondi scavati nel macigno,
di quel cortile interiore dove si
riconoscono ancora i ricetti dei cavalli
e delle macchine, di quella rete di
passaggi sotterranei, dove si
ammassava la cavalleria per Ie sortite
improvvise.
Tutto questo e così forte, così fiero,
così formidabile, così vivamente ed
eloquentemente antico, che il primo
senso d'ammirazione vi si muta a
poco a poco in stupore, e in qualche
momento vi scote un brivido come se
la vostra vista intellettuale, per un
miracolo, penetrasse a traverso i
secoli trascorsi, e Ie palpitasse
davanti di vita vera la storia, che non
era prima per essa se non una visione di larve.
E. De Amicis
Ricordi di un viaggio in Sicilia,1908
SIRACUSA
Il Duomo
BAGHERIA (PA)
I mostri di Villa Palagonia
SIRACUSA
Il Teatro Greco
GELA (CL)
La Colonna Dorica
13
DAL COMITES BRUXELLES - BRABANTE - FIANDRE
A
bbiamo da sempre cercato di valutare l'esatto interesse che le
comunità emigrate hanno nei confronti della politica all'estero.
I vari governi in effetti hanno cercato di circuire i milioni di
emigrati ricreando in vitro le esperienze politiche nazionali ed hanno
istituito i Coitess (Comitato degli Italiani all’estero), il CGIE (Consiglio
Generale degli Italiani all’Estero), e da ultimo il voto all'estero, la cui
inutilità e l'improponibilità dei fortunati eletti, le recenti vicende di Di
Girolamo (ed altri in corso di accertamento) hanno palesato in
maniera indegna.
La nostra analisi, conti alla mano, ci porta al risultato del 28% di
interesse degli italiani all'estero alla politica, trasposto dal 28% di
effettivi partecipanti a qualsiasi manifestazione interessi la politica
all'estero, sia essa primarie del PD o elezioni alla Camera o al
Senato, o peggio, CGIE, ente inutile che paghiamo fior di milioni di
euro, soldi che effettivamente potrebbero contribuire a risolvere i
problemi delle comunità all'estero siano essi scolastici, di formazione,
di lingua, di rientri, di assistenza, oggi peraltro reso inutile e doppione
degli eletti all'estero.
Da questa premessa trascende che i più informati di quel 28% di
italiani all'estero, gestiscono gli interessi alla rappresentanza del
100%, favoriti in questo dall'importanza che il partito nazionale di
riferimento riserva alle tematiche "esteri", laddove la tutela degli
interessi e dei bisogni delle comunità emigrate dovrebbe farsi al di
fuori di schieramenti ma soltanto nell'interesse dei cittadini.
Oggi, tralasciando il triste fenomeno del Consiglio Generale degli
Italiani all'estero (CGIE), organismo di nomina, siamo alle solite, e non
elettivo, vogliamo sottolienare la vicenda del Comites di Bruxells
Brabante Fiandre.
Qui un "capoccione" ex comunista, oggi non sappiamo a chi faccia
riferimento, Elio Carozza, nominato per meriti speciali segretario
generale dell'ente inutile (CGIE) come un vero puparo, continua
imperterrito a non fare funzionare il Comites cui appartiene come
consigliere, o meglio, ad utilizzarlo come cosa sua personale.
A Carozza del resto spetta in prima persona anche la crisi del Coascit
(ente preposto all’organizzazione dei corsi di lingua e cultura italiana
nella circoscrizione consolare di Bruxelles e il cui presidente da
sempre designato dal PCI e suoi eredi, con Carozza sempre capo
manovratore). I responsabili di questo comitato in quindici anni non
sono stati capaci di conformarsi alle istruzioni ministeriali e convertire
il Coascit da ente paraconsolare in ente gestore a tutti gli effetti,
cosicché oggi i corsi sono organizzati esclusivamente dalla Direzione
didattica con insegnanti di ruolo il cui numero decresce ogni anno,
mentre il Coascit, nel frattempo diventato ente senza scopo di lucro,
organizza in tutto e per tutto un corso d’italiano per corrispondenza
per qualche decima d’iscritti.
La cronaca parla delle dimissioni dell'attuale presidente del Comites
Anna Colombo, nel frattempo nominata segretario generale del
gruppo socialista al Parlamento europeo, perchè troppo occupata
nella sua funzione, ben retribuita peraltro, per degnarsi di presiedere il
misero Comites di Bruxelles, pratica che richiederebbe troppo
impegno, almeno quattro serate all’anno (sedute obbligatorie, ma in
effetti a discrezione del presidente), ma soprattutto sarebbe gratis et
amore deo (ndr). La vacanza apre lo spazio alle candidature per
sostituirla.
Si tratterebbe effettivamente di dare uno scossone all'apatia e
all'indolenza in cui si dibatte questo organismo che, cambiati i vertici,
potrebbe avviarsi a nuova vita, non più asservito alle logiche di
botteghe (oscure) ma oggi in difesa della comunità emigrata, finora
ignorata e schiaffeggiata da questi "padroncini".
Si delinea quindi l'ipotesi della candidatura di una persona al di sopra
delle parti che, oltre tutto, vive da oltre 30 di emigrazione e per
l'emigrazione vera, non quella filtrata dai palazzi delle Istituzioni
europee o delle banche o del patronato Inca-CGIL.
Francesco Paolo Catania, rappresentante de L'ALTRA SICILIA,
manifesta la sua disponibilità.
A questo punto l'establishment si mobilita, Carozza prende le cose in
mano e presenta sfrontatamente la candidatura di una sua discepola,
conosciuta per qualunquismo marcato dal suo trasmigrare da uno
schieramento all'altro, ma soprattutto da una troppo "pompata"
sicurezza di essere all'altezza del compito che sfiora l'incoscienza
dopo aver appurato la sua palese incompetenza. Ma è presentata da
Carozza e, forte dei numeri, viene eletta in odore peraltro di violazione
del regolamento
A questo proposito il Consigliere Epifanio Guarneri infatti ha inviato
alla segretaria Sig.ra Floriana Sipala una richiesta per conoscere le
istruzioni del Mae (Ministero affari esteri) relativamente alle procedure
per l'elezione del Presidente Comites, contestando il verbale di
elezione e manifestando in fine le sue riserve circa la validità
dell'avvenuta elezione, ma non solo.
Infatti Guarneri manifesta anche la sua perplessità circa la palese
illegalità che traspare dall'approvazione di un documento, pur blando
e insignificante, sulla vicenda Di Girolamo.
Guarneri parla di numero legale inesistente, e di un'illegalità
sottolineata da un'altra illegalità, (siamo alle solite) prova comprovata
dell'incapacità della nuova Presidente, che senza il suo puparo di
riferimento, non riesce a condurre nemmeno le riunioni normali,
figuriamoci poi le attività di questo povero Comites, con buona pace
delle comunità all'estero (Bruxelles, Brabante e Fiandre in questo
caso)!
L’ALTRA SICILIA-Antudo
NUN C'É PEGGIU SURDU
DI CHI NUN VOLI SENTIRI
I
n risposta al nostro comunicato "Dal Comites Bruxelles-BrabanteFiandre" riceviamo da Salvatore Arnone, membro del Comites de La
Louviere la seguente lettera:
Caro Francesco Paolo,
da noi in sicilia ce un proverbio che dice "quannu u gatto unnarriva a la
saimi dici che ieni agra" cosi ti e finita a te, vendendo la tua candidatura
fallita te la prendi con tutti coloro che secondo te sono degli incapaci e li
offendi, quest'atteggiamento caro mio e un atteggiamento fascista la
quale tu sei.
Perché quando critichi la legge elettorare pei i Comites, prima di tutto
avresti dovuto scrivere al tuo mentore ex ministro Tremaglia, che si era
fatto un collo cosi grosso con questa legge che porta il suo nome che a
quando sembra si è strozzato.
Per quanto riguarda il CGIE, a dire di tutti i Comites de mondo, meno
male che c'erano loro a difendere cio che tu e il governo per la quale tifi ci
hanno tolto quasi tutti i consolati in Belgio. Dunque a mio parere prima di
metterti a fare proclami, datti una regolata e fatti un esame di coscienza.
Salvatore ARNONE, membro del Comites di La Louvière
P.S. se non mi scrivi più mi fai un piacere.
(Suite page 14)
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
14
Bruxelles, 19 marzo 2010
Caro Arnone,
quando si legge un articolo, secondo me, non si dovrebbe
pensare a chi lo ha scritto, alla sua personalità, a che cosa
rappresenta, ma ci si dovrebbe soffermare su quello che c'è
scritto.
È segno di intelligenza e dimostra attenzione al contenuto senza
discutere invece del colore degli occhi dell'autore.
Non scomodiamo poi "gatti o salami" che ormai i primi se li
sono mangiati gli amici tuoi, per i salami invece ed altre
leccornie bisognerebbe chiedere ai lavoratori di Termini
Imerese, da ieri in cassa integrazione fino a dopo Pasqua, e poi
a casa...
In Sicilia, rispondendo al proverbio che mi hai inviato, si dice
pure "non c'è peggiu surdu di chi nun voli sentiri", e mi spiego.
Nel comunicato analizzo in primis la legge per il voto all'estero,
legge che reputo scellerata nonostante io come L'ALTRA
SICILIA abbia cercato, è vero, di difendere i tuoi interessi
presentando una lista "siciliana" che non ha certo avuto i
risultati del tuo amico Carozza, premiato poi con un
avanzamento di grado al Parlamento europeo e con la nomina a
segretario generale dell'ente inutile, ripeto inutile e che
proditoriamente, con il concorso di tutti i tuoi amici, partiti,
sindacati, stampa, viene mantenuto in vita nonostante gli eletti
all'estero.
Una legge la si giudica dal risultato: ora il voto all'estero ha
consegnato - grazie anche a gente come te - alla Camera e al
Senato personaggi che non risiedono neanche all'estero, i più
degradabili, quindi completamente ineleggibili, ma anche
mascalzoni che sulla tua e sulla mia buonafede hanno speculato
(più sulla tua ...) Di Girolamo non sarà certamente un caso
isolato... Io analizzo la partecipazione dei cittadini al voto.
Partecipazione che non è di quelli che vendono o peggio
regalano le buste elettorali, ma di quelli che questo voto lo
hanno vissuto in prima persona, magari candidandosi
direttamente e mettendoci oltre alla faccia, anche tempo e
qualche denaro.
Una legge inventata da Tremaglia e sodali, sballata già nelle sue
fondamenta.
Come il ponte sullo stretto che il padrone dell'Italia (in Sicilia,
fortunatamente non viene neanche per telefono, come fa nelle
riunioni elettorali a Napoli o a Reggio Calabria e... tutti ad
ascoltare come si faceva una volta in Chiesa) intende far
costruire nonostante i bisogni primari di quelle popolazioni, la
mancanza di infrastrutture, ma soprattutto i terreni che
smottano, i senzatetto che aumentano, le promesse tipo l'Aquila
che si sprecano, ma soprattutto, siamo anche, da buoni siciliani,
un tantino superstiziosi, la terra che si ribella e fa sentire le sue
offese.
Una legge che si esplica per corrispondenza, che permette il voto
da casa, che non ha preparato liste valide di elettori né di
candidati (De Girolamo e altri), che non ha aggiornato i dati dei
residenti Aire, che permette l'invenzione di residenze danubiane
o albanesi, che consente alla fine ogni tipo di manipolazione
prima, dopo e durante il voto.
Poi una legge esplicitamente studiata per una categoria di
cittadini che, come la legge per le quote rosa, appare una
forzatura per categorie di serie B, quasi anche le donne fossero,
al pari degli emigrati dei minus abens, quindi categorie sociali
da tutelare ad ogni costo. La gloria poi di Tremaglia è la
metafora stessa della presunzione padana conclusa con
un'apoteosi fasulla e con la fine politica dell'imbrogliato. Ad
onore del vero poi, devo confermarti che mi sono sempre battuto
per la riforma dei Comites. Questi sì, per me, rilevano una
grandissima importanza proprio con l'attuazione del voto
all'estero perché rappresentano l'unico organismo valido per
mantenere il contatto diretto tra eletti locali - eletti Comites quindi le popolazioni residenti in una data circoscrizione e i
rappresentanti eletti nelle circoscrizioni estere a cui dovrebbero
indirizzarsi tutte le richieste e i bisogni, ammesso che questi
eletti si manifestino, si sappia dove vivano, a quale comunità
facciano riferimento principale, si manifestino, non domani alla
vigilia delle elezioni, ma oggi, nel momento del bisogno, nostro,
non loro.
Noi abbiamo denunziato i tagli di bilancio del MAE (Ministero
Affari Esteri), e poi le chiusure e i ridimensionamenti dei
consolati all'estero dalle pagine del nostro giornale "L'ISOLA",
ma tu?
Dov'eri caro amico di La Louviere quando manifestavamo per la
chiusura di Esch/Alzette, quando protestavamo per il
declassamento di Maasmechelen, Dieren, Amsterdam, etc ...?
A questo punto occorre intendersi, nonostante il tuo post
scriptum.
Questa lettera è rivolta a te, e idealmente ai nostri siciliani.
Contrariamente alle tue accuse io non faccio proclami, non è
mio stile arrogarmi possibilità e poteri che non ho, né mai avrò,
se mi conosci anche un poco mi darai ragione.
Da anni editiamo un giornale, "L'ISOLA", con grande
sacrificio e senza alcuna sovvenzione, cercando di informare i
siciliani dei fatti della nostra terra e sensibilizzarli all'orgoglio
di appartenere ad una terra "impareggiabile" (come diceva
Salvatore Quasimodo), e lo facciamo anche per colmare quelle
mancanze di informazione e sensibilità che partiti, anche quello
a cui appartieni, non hanno mai saputo fare, nonostante i
sostanziosi fondi che mettono a disposizione, anche all'estero, tu
lo sai, della comunità emigrata che più si riconosce nella sua
bandiera, quasi che la rappresentanza degli interessi e delle
aspettative della nostra gente debba dipendere dal loro colore
politico.
Attraverso L'ISOLA ci battiamo sempre per le comunità
all'estero, specialmente la comunità siciliana alla quale
appartengo con fierezza e con quel senso di dignità che
purtroppo a molti nostri siciliani manca, forse perché distratti
dalle preoccupazioni quotidiane o forse perché meno sensibili a
quell'afflato che ci fa vivere la nostalgia della lontananza e
l'impotenza materiale di fronte a malgoverno e catastrofi
naturali come un vero fastidio che con il nostro lavoro
quotidiano e il nostro sacrificio, ma anche con le critiche e le
cattiverie che ci vengono mosse, cercheremo sempre di lenire.
Un siciliano saluto,
Francesco Paolo Catania
ARTICOLO 15 dello Statuto Siciliano
1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne
derivano sono soppressi nell'ambito della Regione Siciliana.
2. L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui
Comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia
amministrativa e finanziaria.
3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione
esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento
e controllo degli enti locali.
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
SICILIA L’ALTRO IERI
15
IL SEGRETO DI STATO
SUL TERREMOTO DI AUGUSTA
E'
possibile tenere nascosto a lungo all'opinione pubblica
un terremoto che ha forse superato il IX grado della scala
Mercalli, che "fortunatamente" ha provocato solo 17
morti, centinaia di feriti, 14.000 senzatetto e danni quantificati tra i
4.000 e i 5.000 miliardi di lire?
In teoria non sarebbe possibile: invece tutto ciò è avvenuto e, per
di più, a distanza di dieci
mesi dal tragico evento,
mentre i 14.000 senzatetto
della provincia di Siracusa
attendevano l'intervento
dello Stato per la
ricostruzione un senatore
della Repubblica Italiana
(l'on. Forte) dichiarava,
forse in buona fede, che si
trattava di un «terremoto
inventato».
Per quale motivo un
terremoto di tale portata
non ha fatto notizia?
Quali sono i motivi per cui
sul sisma che il 13
dicembre 1990 ha
devastato Augusta, Melilli,
Carlentini ed altri centri della Sicilia orientale è stato imposto il
«segreto di Stato»?
Sono questi i quesiti a cui si vuol dare una risposta con la
pubblicazione di questo dossier.
Questo lavoro raccoglie in "ordine logico" solo alcuni di quei
numerosi scritti, volantini, articoli di giornali apparsi in tempi diversi
che hanno denunziato le gravi situazioni di rischio a cui sono
esposti e con cui convivono i cittadini di Augusta e dei comuni
limitrofi. Non si ha la pretesa di presentare un trattato scientifico o
di scrivere un libro vero e proprio sul terremoto; con questa
pubblicazione si vogliono, invece, esprimere le preoccupazioni dei
cittadini di Augusta per la consapevolezza di vivere in una zona
che in fatto di rischi non è seconda a nessuno né in Italia né in
Europa né nel mondo.
E' stata proprio la paura che il terremoto del 13 dicembre e la
successiva «replica» potessero provocare una catastrofe con
decine di migliaia di morti che ha spinto le Autorità competenti a far
sì che di questo terremoto se ne parlasse poco o non se ne
parlasse affatto.
E mentre gli scienziati si prefiggono l'obiettivo di prevedere i
terremoti per dare l'allarme e salvare migliaia di vite umane ad
Augusta e nelle zone colpite dal sisma del 13 dicembre 1990 nulla
di tutto ciò è stato attuato; anzi alla gente che, fuori di casa, il 14
ed il 15 dicembre attendeva la «replica» le Autorità preposte
dissero che «il pericolo era cessato» e che potevano rientrare
tranquilli nelle loro case.
Ed in risposta alle rassicuranti dichiarazioni diffuse dagli
altoparlanti delle auto della polizia e dei vigili urbani il 16 dicembre
la terra ha tremato ancora ricordando che, di fronte al terremoto,
non si può e non si deve mai abbassare la guardia, anzi ...
Ma Augusta non convive solo con il rischio sismico: il rischio
chimico-industriale, il rischio ambientale ed il rischio militare fanno
del suo territorio e di quello circostante un'area a più rischi che
richiede una seria attenzione da parte dei cittadini e delle Istituzioni
centrali e periferiche dello Stato per evitare un sicuro
appuntamento con la catastrofe che il 13 dicembre 1990 è stata
solo sfiorata.
Ad Augusta c' è stato il terremoto, ma fuori di Augusta non si è
saputo.
Un'attenta campagna di disinformazione, di silenzio e di non-verità
ha coperto il dramma di una Città rimasta sola, con cinquemila
senzatetto, con metà delle chiese e delle scuole inagibili, che
debbono sopperire con turni alle esigenze di fedeli e studenti.
Non sono stati risparmiati neanche altri edifici pubblici; la
circolazione è impazzita.
Solo Augusta lo è stata da sempre, ma in questo caso occorre dire
che a qualcuno, amministratori compresi, questa solitudine ha
giovato: pur essendoci una base operativa della Marina Militare
forte di almeno duemila effettivi, i primi mezzi dell' esercito sono
spuntati solo dopo una settimana, mentre altrove, in altre
occasioni, dopo 48 ore i mezzi dell'esercito erano già operanti.
Vi siete mai chiesti perché 12.000 senzatetto non fanno notizia?
Perché 12 morti son "pochi"?
Perché l'epicentro è stato artificiosamente spostato 55 Km più a
sud?
Perché stampa e Tv sono andate a Carlentini?
Perché del terremoto di Augusta nessuno sa niente?
E' ovvio: perché di fronte all' opinione pubblica Augusta non deve
esistere, oppure tutto deve apparire normale, anche se ad Augusta
si sta consumando una tragedia per "interessi di Stato".
Il porto di Augusta con le sue 4.100 navi che vi transitano ogni
anno, con i 36.000.000 di tonnellate di merci varie che vi
transitano, con i suoi 1.200 miliardi l'anno di diritti doganali che fa
entrare gratis nelle casse dell' erario, rappresenta un polo
economico non indifferente.
Ma c'è dell'altro: attorno al porto di Augusta sono state concentrate
le industrie chimiche e petrolchimiche più inquinanti, quelle
industrie che forniscono materiali di consumo per l' intera Italia, l'
Europa e il Nord-Africa e che fruttano allo Stato altri 20.000 miliardi
l'anno.
Una Città che deve apparire normale anche di fronte alla più
evidente emergenza.
Una città che non deve fare notizia, ma che deve rendere allo
Stato in termini di denaro e di merci, anche se questi sono
macchiati di sangue e di sudore.
Ad Augusta il polo petrolchimico ha portato il benessere, ma il
benessere ha portato l'inquinamento e l'inquinamento ha portato la
morte all' ecosistema, e i danni alla salute di chi vive dentro o a
ridosso delle fabbriche. Per questo benessere ad Augusta il cancro
uccide un abitante su tre; per questo benessere i pesci del mare di
Augusta sono morti a migliaia di tonnellate;
per questo benessere i bambini di Augusta nascono malati;
per questo benessere la gente di Augusta è da decenni alle prese
con malattie allergiche dell' apparato respiratorio e della pelle.
(Suite page 16)
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
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L’ISOLALIBRI
Buttana di lusso
Confessioni di una escort.
A cura di Alessia Cannizzaro
U
na città a luci rosse annidata tra le
pieghe di un perbenismo di facciata.
Palermo è anche questo. E a svelarne il
suo lato oscuro è Chiara (o almeno così
dice di farsi chiamare), una escort
palermitana che da anni lavora proprio
nella sua città. Sesso a pagamento, in
casa o in trasferta, appartamenti di lusso
come alcove, o hotel fuori porta.
Tra i suoi clienti politici, avvocati,
professionisti in genere, tutta gente della “Palermo bene”. Chiara ci
racconta, senza falsi pudori, vizi e virtù di una città sommersa,
conditi da particolari piccanti e non sempre prevedibili.
Ufficialmente si chiamano escort, ovvero accompagnatrici per
uomini d’affari in viaggio, che non potendosi portare la moglie o la
compagna, affittano una ragazza per affrontare in maniera più
piacevole le noiose cene di lavoro e trascorrere in dolce compagnia
anche il dopocena.
Esistono decine e decine di agenzie, soprattutto online, che
propongono gentil donzelle per tutti i gusti, ma cosa ancora più
interessante, anche per tutte le tasche. Navigando tra i vari siti ci si
rende subito conto però che le escort tutto sono tranne che
semplici accompagnatrici.
Le foto, quasi tutte in desabbillé, mostrano donne dalle curve
generose che poco lasciano all’immaginazione. E i messaggi lasciati
dalle dirette interessate sono a dir poco inequivocabili. L’offerta è sì
Il Segreto di Stato sul terremoto di Augusta
Per questo benessere il lavoro ad Augusta, paradosalmente non
serve per vivere, ma per morire.
Per questo il terremoto ha avuto
epicentro prima a Noto e poi a
Carlentini, per questi motivi
nessuna Autorità politica
nazionale si è fatta vedere ad
Augusta e dintorni dopo il
terremoto, ad eccezione del
Ministro per la Protezione civile
Lattanzio il quale, a Siracusa, ha
dichiarato che «quando hanno
saputo del terremoto in questa
zona hanno temuto il peggio».
Poi ci ha pensato la " guerra del Golfo " a stendere un'altra cortina di
silenzio su una tragedia, per quest'altra volta, solo sfiorata.
E così ancora una volta Augusta è stata lasciata sola, in mano ad
una amministrazione inesistente, dove i pseudo amministratori,
impegnati nel protagonismo personale, nel dopo-terremoto,
lasceranno la loro impronta negativa anche in questo dramma.
Per loro, pur nella tragedia, una coperta in più, un dolce, un pacco
dono, una stufa, un giocattolo, rappresentano sempre una merce di
scambio per un voto alle prossime elezioni.
E subito dall' alto si sono premurati di parlare di soldi, di
ricostruzione: una ricostruzione da realizzare in tempi brevissimi: un
discorso sulla ricostruzione che appare troppo rapida e sospetta.
Fonte:http://www.terremotodeisilenzi.it/index.php?option=com_content&task=vie
w&id=15&Itemid=30
di trascorrere una piacevole serata, ma a casa o in
albergo, ovvero in luoghi chiusi e lontani da occhi
indiscreti. Nessun riferimento, invece, alle eventuali cene
di lavoro per cui in teoria dovrebbero essere assoldate.
Offrono servizi “particolari” in cui la trasgressione è la
parola d’ordine. In altre parole, se siete stanchi della
solita routine e volete provare qualcosa di diverso,
inventate una cena di lavoro e noleggiate una escort,
per un’ora o per tutta la notte, a seconda delle vostre
esigenze. Certo, raccattare una ragazza per strada può
creare diversi problemi, non solo perché si rischia di
essere beccati da amici e conoscenti, ma anche perché
si può essere accusati di favoreggiamento della
prostituzione con tutto quello che ne consegue. Difficile
poi spiegarlo a casa!
Ma attenzione a chiamare le cose con il giusto nome. Il
fenomeno delle escort trovate via Internet può essere
tranquillamente, e senza paura di essere smentiti,
definito prostituzione online, in quanto le ragazze si vendono per
scopi dichiaratamente sessuali. I siti, come ci confermano le
autorità preposte al controllo, hanno infatti sede legale all’estero
per ovviare le misure di chiusura, previste dall’ordinamento italiano.
Anche le ragazze, per sfuggire ai controlli non hanno una sede
fissa, ma girano per l’Italia. Il gioco è semplice: basta cercare sui
principali motori di ricerca, come Google per intenderci, “escort
Palermo” e spulciare i vari siti.
Le ragazze sono divise per categoria (Top class, Deluxe,
International, oltre che Trans, Gay e Lesbo), per regioni e poi
anche per città. Ma a dispetto di un nord brulicante di escort, il
sud, e nello specifico Palermo, sembra non disporre di una così
vasta scelta. La maggior parte delle ragazze che operano
nell’hinterland palermitano in realtà sono straniere o residenti in
altre città, disposte comunque ad un bel viaggio isolano.
Si legge chiaramente in tutti i siti che le ragazze sono in tour per le
varie città e sono disposte a raggiungere il cliente o a spostarsi da
una sede all’altra con un preavviso di minimo tre giorni. I prezzi
variano dalle 500 euro all’ora ai 3000 euro per l’intero week-end.
Poi ovviamente c’è chi pratica lo sconto fedeltà per i clienti
affezionati e chi, per evitare fregature, chiede il pagamento
anticipato o una caparra al momento della prenotazione.
Discorso diverso per i siti che raccolgono annunci privati. In questo
caso le bacheche vengono aggiornate quotidianamente e la scelta
si fa molto più ampia. Le si può facilmente contattare via e-mail o
telefonare al numero di cellulare pubblicato nell’annuncio. Messi al
bando, stando a quanto scritto nei siti, gli sms e le chiamate
anonime. Privacy sì, ma fino ad un certo punto.
Esplorando il mondo a luci rosse dei palermitani, prima che il
fenomeno balzasse agli onori della cronaca per le note vicende dei
politici italiani, mi sono imbattuta in Chiara, giovane escort
nostrana che, per nulla intimorita dall’idea di riferire vizi e virtù dei
suoi clienti, ha deciso di raccontarmi la sua vita a luci rosse.
Alessia Cannizzaro
(pp.80, euro 9,90 - Edizioni La Zisa - www.lazisa.it)
Alessia Cannizzaro è giornalista professionista, laureata in Scienze della
Comunicazione e in Scienze dello spettacolo e della produzione
multimediale. Da anni lavora per tv e testate locali e nazionali. E
proprio per un quotidiano palermitano ha condotto un’inchiesta sulla
Palermo a luci rosse.
“ Quando le persone oneste
si arrendono, lasciano le città
non più nelle mani dei gattopardi
ma in quelle degli sciacalli. ”
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
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La cucina siciliana
F
ra le cucine regionali, quella siciliana è fra le più note per sapori intensi,
colori brillanti, varietà di prodotti. La pasta con le sarde o col nero delle
seppie, il pesce spada, la pasta reale, la cassata e i cannoli alla ricotta sono
sinonimo di sicilianità in tutto il mondo.
Le variegate civiltà che hanno dominato
l’Isola hanno lasciato traccia del loro
passaggio persino nella tradizione
culinaria.
Numerose le dominazioni, dai greci, che
hanno dato una nuova impronta all’uso
dei cereali e dell’ulivo, ai romani; dai fenici
agli arabi che hanno impreziosito le
cucine con l’anice, la cannella, il sesamo, lo zafferano.
È nella conca d’Oro che l’impronta della popolazione araba riecheggia oggi
ancora molto forte con le panelle, il pane con la meusa, il cous-cous, la
cuccia e la scursunera nel trapanese.
Ai normanni si deve la cultura del “pisci stoccu e baccalà” ma anche delle
aringhe affumicate.
Questo popolo guerriero e potente si è trovato a dover cedere il passo agli
spagnoli che hanno introdotto l’elemento base della cassata, il pan di
spagna appunto.
Nel frattempo la scoperta delle
Americhe ha fornito alimenti preziosi
per la caponata (pomodori, peperoni)
ma anche il cacao, il peperoncino e le
melanzane importate (per la riuscita
della parmigiana e della pasta alla
norma) probabilmente dall’India.
L’avvicendarsi di queste dominazioni
ha reso ogni zona della Trinacria unica, caratterizzata da specialità
gastronomiche peculiari.
Le città in riva al mare Catania, Siracusa, Messina, Palermo e Trapani,
offrono piatti che rievocano la forza del mare con una vasta varietà di pesci,
di ogni dimensione e sapore.
L’entroterra con Agrigento, Enna e Caltanissetta, mettono in tavola legumi,
carni, insaccati di ottima qualità, formaggi stagionati che al sol pensiero
fanno venire l’acquolina in bocca.
La terra siciliana, così selvaggia e difficile è stata capace, e lo è ancor oggi,
di porgere i migliori frutti ai propri abitanti e a coloro i quali vengono accolti
col calore e l’ospitalità che contraddistingue questa gente.
Le uve crescono baciate dal sole dorato e lasciano
scoprire al palato ora la forza dell’Etna, ora il duro
lavoro e l’impegno di chi si è dedicato alle meraviglie di
questa Terra.
Nelle pietanze della Sicilia troviamo la semplicità dei
prodotti della natura dei sicani e dei siculi, l’estro arabo,
l’eco del fasto e della ricercatezza delle antiche corti
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provare, una tentazione a cui è difficile rinunciare. OVUNQUE IN EUROPA !
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PASTA CON BROCCOLI ALLA GANGITANA
Ingredienti: 400 grammi di bucatini; un piccolo cavolfiore di montagna; una
tazza di salsa di pomodoro; 50 grammi di pinoli e uvetta nera di Smirne; due
cucchiai di olio di oliva, sale; 50 grammi di pecorino da grattare.
Procedimento: Cuocere il cavolfiore in abbondante acqua poco salata,
scolarlo e tenere a parte l'acqua di cottura. Mettere a fuoco basso in una
casseruola, il cavolfiore ridotto a pezzetti, la salsa di pomodoro, l'olio, i Pinoli e
l'uvetta che e stata in precedenza fattaa rinvenire in acqua tiepida. Cuocere la
pasta nell'acqua di cottura del cavolfiore e quando e al dente, scolarla e
versarla nella casseruola da cui avete tolto una parte del composto per
utilizzarlo come condimento finale di ogni piatto. Servire spolverando con il
formaggio grattugiato. Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n° 3- (Maggio- Giugno) 2010
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antichi e centri storici, cortei di automobili ingorgano
le strade, industrie pesanti hanno sconvolto i
paesaggi.
L’ISOLA - Bld. de Dixmude, 40/ bte 5 - 1000 Bruxelles Lei vive a Bruxelles, a quanto pare, e non so da
quanto tempo, ma solo venti anni fa anche il Belgio
era diverso, città stupende come Bruges, Gand o Liegi, sono cambiate,
Gentile presidente,
sono più moderne, più asettiche, meno autentiche, anche il paesaggio del
ricevo email da L’ALTRA SICILIA e da lei stesso da diverso tempo (non Brabante è cambiato nel tempo, Bruxelles è piena di immigrati da ogni
so chi mi abbia inserito nella vostra maillist) e devo dire che leggo sempre parte del mondo, e qualsiasi opinione si abbia, non è comunque più
piuttosto velocemente le vostre comunicazioni, ripromettendomi anche di quella di una volta.
rispondervi, un giorno.
Valori e tradizioni di un tempo si sono persi, si sono svuotati di significato,
Capisco il dramma, la rabbia, le contraddizioni dell’emigrante, specie di sono diventate folclore. Nel nord d’Europa forse meno che da noi, perché
quello moderno, intendo dire degli ultimi decenni, per lo più giovane ed quello che manca al siciliano, al meridionale in genere sono l’orgoglio e la
istruito e consapevole, perché molti o quasi tutti i miei amici e conoscenti dignità, non l’orgoglio sterile che porta fame e disperazione ma quello di
di Messina hanno intrapreso negli anni questa strada.
appartenere ad una comunità, ad un insieme: il siciliano non ha il senso
Non mi meraviglia che la nostalgia e la rabbia riemerga ad ogni piè dell’appartenenza, non ha il rispetto dell’appartenenza e di conseguenza
sospinto, come si dice, ma devo altresì dire che queste grida di dolore, i non sente nemmeno la necessità di difendere la propria comunità e
piagnistei, la retorica autonomista (che si è anche manifestata con la quindi la propria dignità. Dignità? E che è?
fondazione di innumerevoli partiti e movimenti autonomisti, non ultimo Per chi sta fuori ed è preda delle nostalgie il discorso è diverso, in questo
l’MPA di quel galantuomo di Raffaele Lombardo) e la retorica dell’orgoglio caso intervengono altri fattori, ma per chi sta dentro ed è consapevole ed
siculo tradito, nella loro banale ripetitività mi lasciano ormai del tutto imparziale, lo spettacolo è sconcertante.
indifferente.
Ecco perché evocare Roma, il nord razzista e sprezzante, gli sfruttamenti
Io non conosco la sua storia personale, da quanto tempo vive all’estero e di un tempo e quegli attuali è nauseante e banale.
perché, di me posso dire che sono uno di quei “fortunati” ad essere
Ma a Palermo chi ci sta? All’Ars che fanno?
rimasti qua, pur avendo avuto, eccome, l’occasione di andarmene.
Si potrà dire che uno che di nome fa Hermann Schultze non può capire Che leggi promulgano? Lo Statuto è inattuato, perché? Per Roma?
né comprendere e farebbe Nei vari assessorati chi lavora?
Quant’è grande la famiglia dei regionali?
bene anzi a stare in silenzio.
...perché quello che manca
Sono nato e cresciuto a Quanto soldi sono stati sperperati dai siciliani?
al siciliano, al meridionale
Messina, come mio padre e mio Quanti siciliani si sono arricchiti e quanti soldi sono stati rispediti al
in genere sono l’orgoglio e nonno (venuto qui da Torino mittente?
all’età di 4 anni e quindi in Quante volte la popolazione ha spontaneamente manifestato contro lo
la dignità, non l’orgoglio
pratica messinese anche lui), la sperpero, il malaffare, l’abusivismo, il malgoverno della regione?
sterile che porta fame e
mia famiglia è emigrata,
disperazione ma quello di
sebbene nel senso inverso, ed Quant’è grande la famiglia dei precari e dei lavoratori socialmente “utili”
appartenere ad una comunità, ad un in fondo è più messinese di che anche da vent’anni sognano il posto fisso alla regione?
molte altre immigrate dalla Quanti, non indigenti, hanno costruito una seconda casa abusiva, per lo
insieme: il siciliano non ha il senso
dopo la tragedia. più orrenda, violentando il paesaggio?
dell’appartenenza, non ha il rispetto provincia
Detto questo aggiungo che il Quanti, pigri ed indolenti, buttano negli orari e nei posti stabiliti la propria
dell’appartenenza e di conseguenza mio mestiere è quello di guida immondizia? Cumuli, dappertutto, stanno a dimostrarlo.
non sente nemmeno la necessità di turistica, accompagno stranieri Maleducazione, indolenza, avidità, qualunquismo, opportunismo, pigrizia
per tutta la Sicilia, promuovo e rassegnazione.
difendere la propria comunità e
tentando di far I siciliani di fuori, dell’ultima generazione di emigrati, vorrebbero tornare,
quindi la propria dignità. Dignità? E quest’Isola,
cambiare opinione agli ospiti se potessero: ci credo, lo so, me l’immagino.
che è?
prevenuti, sono, come si dice,
un mediatore culturale, quello Alcuni l’hanno fatto e se ne sono pentiti, perché qui si può vivere e bene,
che offre quest’Isola è il mio pane quotidiano e le diverse realtà isolane senza ammalarsi, non solo se si ha un lavoro decentemente retribuito o
che renda sufficientemente, ma anche se ci si pone obiettivi limitati e non
non mi sono del tutto sconosciute.
troppe domande. Gli emigrati, che sono tornati, hanno svolto già un ruolo
Quando lei scrive che quella siciliana era una civiltà contadina sana che nel cambiamento dei costumi della società siciliana nei decenni passati,
ad un certo punto è stata corrotta e plagiata dal mondo moderno e dalle ma non sono stati mai una bomba od una mina vagante, un pericolo, è
forze colonizzatrici del nord, rievoca un processo che tutte le società pre- stato sempre troppo facile disinnescarli. Qualcosa può cambiare?
industriali europee hanno vissuto e subito, e stanno ancora vivendo.
Dubito che manifestazioni all’estero davanti a consolati, ambasciate e
Una evoluzione od involuzione che non ha un inizio che si possa con rappresentanze varie possano sortire qualche effetto.
esattezza stabilire e questo sarebbe storicamente e sociologicamente
anche errato, non c’è una data a partire dalla quale al popolo siciliano è La rivoluzione parte dal basso, le condizioni devono crearsi sul posto.
successo qualcosa, un vile piano di asservimento predeterminato è stato Ho paura che quando accadrà, la passione repressa sarà distruttiva.
iniziato.
H.S., @
L’involuzione siciliana, se così la si vuol chiamare, ha origini e caratteri
siciliani, ogni popolo ha il governo che si merita, ha i propri padroni che si
merita, ha le proprie tare e virtù storiche. La civiltà contadina sana era
quella della sottomissione ai baroni ed alla Chiesa.
Era quella della schiavitù spirituale ai pregiudizi ed alle regole
dell’asservimento dell’anima: non mi sento attratto dalla vita idillica e dai
paesaggi bucolici di una volta, se penso a come si era costretti a viverli.
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana
D’altra parte la paura del nuovo e del diverso, che si è manifestata nella
Editore: L’ALTRA SICILIA
loro controfobica incondizionata e supina accettazione, con gli scempi
che lei ha evocato, è sempre presente, è un’ombra che condiziona,
Bvd.de Dixmude 40/bte 5 - (B) 1000 Bruxelles
quest’isola è perennemente in ritardo.
Direttore responsabile: Francesco Paolo Catania
Città un tempo vitali, ma quando?
Lei cita Caltanissetta, Riesi, Racalmuto, Enna, ma quando sono stati vitali
Direttore editoriale: Eugenio Preta
questi centri? Gela? Messina non lo è da tempo immemore.
I luoghi sono mutati come dappertutto, folle chiassose hanno invaso teatri
Info: Tel & Fax: +32 22174831 - Gsm: +32 475 810756
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