11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 19-11-2009 7 15:26 Pagina 164 capitolo Sicurezza delle persone e delle macchine La regolamentazione europea in materia di sicurezza delle persone e dell’ambiente, le norme IEC per le macchine e i prodotti. Esempi applicativi di prodotti e di reti di sicurezza 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sommario 19-11-2009 15:26 Pagina 165 7. Sicurezza delle persone e delle macchine b 7.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 166 1 b 7.2 Gli incidenti sul lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 167 b 7.3 La legislazione europea e le norme . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 169 b 7.4 Il concetto di funzionamento sicuro (safe operation). . . . . . . pagina 176 b 7.5 L acertificazione e il marchi CEE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 177 2 b 7.6 I principi per gli organi di sicurezza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 179 b 7.7 Le funzioni di sicurezza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 180 b 7.8 La sicurezza delle reti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 182 3 b 7.9 Esempio applicativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 183 b 7.10 Le funzioni e i prodotti di sicurezza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 185 b 7.11 Conclusione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pagina 186 4 5 6 7 8 9 10 11 12 M Schneider Electric 165 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sicurezza delle persone e delle macchine 19-11-2009 7.1 15:26 Pagina 166 Introduzione Dopo la presentazione e la definizione delle normative che regolano la sicurezza, ci dedicheremo alle macchine oltre che alla tecnologia dei diversi prodotti, al fine di soddisfare le esigenze dei Clienti e risolvere i diversi vincoli legislativi. 7.1 Introduzione b Il ruolo della sicurezza e definizioni La legge esige che vengano adottate delle misure preventive per preservare e proteggere la qualità dell’ambiente e la salute del genere umano. Per raggiungere questi obbiettivi, il legislatore ha elaborato delle direttive europee che devono essere applicate dagli utenti dei mezzi di produzione oltre che dai costruttori di apparecchiature e macchine. Il legislatore ha fissato anche la responsabilità verso eventuali incidenti. • A dispetto dei vincoli imposti, la sicurezza delle macchine presenta le seguenti conseguenze positive: - Eliminazione degli incidenti sul lavoro. - Protezione dei lavoratori e del personale mediante misure di sicurezza appropriate che prendono in considerazione l’uso delle macchine e delle caratteristiche ambientali locali. • Tutto ciò permette di ridurre i relativi costi diretti e indiretti - Riducendo i danni fisici. - Riducendo i premi assicurativi. - Riducendo le perdite di produzione e le eventuali penalità di ritardo. - Limitando i danni e le spese di manutenzione. • Un funzionamento sicuro implica due concetti, la sicurezza e l’affidabilità del processo (C Fig.1) - La sicurezza è la proprietà di un apparecchio di limitare ad un livello accettabile i rischi corsi dalle persone. - L’affidabilità di funzionamento è la capacità di un sistema o di un apparecchio di realizzare la funzione per la quale è stato definito in qualsiasi momento e per un tempo specificato. A Fig. 1 La sicurezza e affidabilità del processo • La sicurezza deve essere presa in considerazione fin dall’inizio del progetto e mantenuta per l’intera durata di vita della macchina, quindi dal trasporto, installazione, avviamento, manutenzione, fino allo smantellamento • Le macchine e gli stabilimenti sono fonti di rischi potenziali e la Direttiva Macchine esige uno studio dei rischi per l’intero insieme, al fine di ridurre questa eventualità al di sotto del rischio tollerabile • La norma EN 1050 definisce il rischio nel seguente modo (C Fig.2): il rischio è la gravità moltiplicata per la possibilità di comparsa Probabilità di comparsa Rischio legato al potenziale pericolo A Fig. 2 166 = Gravità dei danni legati al potenziale pericolo Definizione del rischio Schneider Electric x - frequenza e durata di esposizione - possibilità di limitare o evitare la probabilità di comparsa dell’evento che può provocare danni 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 19-11-2009 7.1 7.2 15:26 Pagina 167 Introduzione Gli incidenti sul lavoro • La norma europea EN 1050 (principio dell’analisi dei rischi) Definisce un processo iterativo per realizzare la sicurezza delle macchine in base al quale il rischio per ciascun potenziale pericolo può essere determinato in quattro tappe. Questo metodo fornisce una base per la riduzione indispensabile dei rischi utilizzando le categorie descritte dalla norma EN 954. Il diagramma della Fig. 3 illustra questo processo che descriveremo in dettaglio nelle pagine che seguono. 7 A Fig. 3 7.2 Il processo di sicurezza delle macchine Gli incidenti sul lavoro Un incidente sul lavoro provoca una lesione più o meno grave, dovuta al lavoro stesso, su di una persona intenta a lavorare o ad intervenire su di una macchina (installatore, operatore, tecnico della manutenzione, ecc...). b Fattori all’origine degli incidenti sul lavoro • Fattori legati agli uomini (progettisti o utilizzatori) - Errori nella progettazione della macchina e negli studi preliminari. - Assuefazione ai rischi (abitudine e ripetitività dei gesti) e banalizzazione dei comportamenti di fronte al pericolo. - Sottostima dei rischi con conseguente neutralizzazione delle protezioni. - Riduzione dell’attenzione nelle funzioni di controllo (fatica). - Mancato rispetto delle procedure. - Aumento dello stress (rumore, ritmo di lavoro, ecc.). - Precarietà dell’impiego che può portare ad una formazione insufficiente. - Manutenzione scarsa o mal eseguita può essere all’origine di rischi imprevedibili. Schneider Electric 167 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sicurezza delle persone e delle macchine 19-11-2009 7.2 15:26 Pagina 168 Gli incidenti sul lavoro • Fattori legati alle macchine - Dispositivi di protezione inadatti. - Alta tecnologia dei sistemi di controllo e comando. - Rischi relativi alla macchina (movimento alternativo di una macchina, avviamento intempestivo o arresto precario). - Macchine non adatte all’impiego o alle caratteristiche ambientali (allarmi sonori coperti dal rumore prodotto dal parco macchine). • Fattori legati agli impianti - Circolazione delle persone (linee di produzione automatizzate). - Assemblaggio di macchine di provenienza e tecnologia diverse. - Flusso di materiale o prodotti tra le macchine. b Le conseguenze - Pericolo più o meno grave per l’integrità fisica dell’utilizzatore. - Arresto della produzione della macchina interessata. - Arresto del parco macchine dello stesso tipo per perizie, ad esempio, da parte dell’Ispettorato del lavoro. - Modifica delle macchine per messa in conformità, se necessaria. - Cambio del personale e formazione sul posto di lavoro. - Deterioramento dell’immagine aziendale. b Conclusione La spesa legata agli infortuni sul lavoro nell’Unione Europea è stimata in circa 20 miliardi di Euro. Per prevenirli ed azzerarne le possibili cause ed effetti negativi sono necessarie azioni energiche e tecnicamente qualificate che coinvolgano l’intera popolazione aziendale: è indispensabile un impegno effettivo che richiede per prima cosa una volontà politica e strategica dell’impresa. La riduzione degli incidenti sul lavoro dipende dalla sicurezza delle macchine e dei componenti. b Tipi di rischi Le cause che possono portare ad una lesione o ad un danno alla salute del personale possono essere classificati in tre gruppi principali come mostrato dalla Fig. 4. A Fig. 4 168 I principali rischi di una macchina Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 19-11-2009 7.3 7.3 15:26 Pagina 169 La legislazione europea e le norme La legislazione europea e le norme L’obbiettivo principale della Direttiva Macchine 98/37/CE è quello di garantire un livello di sicurezza minimo alle macchine e all’equipaggiamento immessi sul mercato della Comunità Europea. Al fine di autorizzare la libera circolazione delle macchine e delle apparecchiature all’interno della Comunità Europea il costruttore deve apporre sul prodotto il marchio CE creando così una documentazione di autocertificazione e di dichiarazione di conformità della sua macchina. La Direttiva Macchine in vigore dal 1995, vale anche per tutti i componenti di sicurezza a parire dal gennaio 1997. L’utilizzatore ha inoltre l’obbligo di rendere il suo parco macchine conforme alla Direttiva Sociale 89/655/CEE che fissa gli obbiettivi minimi di protezione nell’ambiente di lavoro e che riguarda in particolare l’impiego dei prodotti. b Le norme di riferimento v Introduzione Le norme comuni europee traducono in termini teorici le specifiche relative ai requisiti fondamentali in materia di sicurezza definiti dalla Direttiva corrispondente. L’obbiettivo principale è di garantire un livello di sicurezza minimo alle macchine e alle apparecchiature immessi sul mercato della Comunità Europea, autorizzandone la libera circolazione all’interno dei Paesi della Comunità Europea. v I 3 tipi di norme europee legate alla sicurezza • Norme di tipo A Sono le norme fondamentali che specificano i principi generali di progettazione applicabili a tutti i tipi di macchine. EN ISO 12100 (prima EN 292). • Norme di tipo B Sono le norme di gruppo, relative agli aspetti particolari della sicurezza o legate ad un dispositivo di sicurezza specifico utilizzabile su una vasta gamma di macchine. • Norme di tipo B1 Sono le norme relative a caratteristiche specifiche dei dispositivi elettrici delle macchine, EN 60204-1 (es: rumore, distanze di sicurezza, dispositivi di controllo, ecc...). • Norme di tipo B2 Sono le norme relative ai dispositivi di sicurezza di arresto di emergenza, compresi i dispositivi di comando a due mani, (EN 574) le barriere di sicurezza (EN 418), ecc... • Norme di tipo C Sono le norme di sicurezza per le diverse famiglie di macchine (es: presse idrauliche EN 693, robot, ecc...) e che forniscono prescrizioni dettagliate applicabili. La Fig. 5 presenta in modo non esaustivo le diverse norme. A Fig. 5 Le diverse norme Schneider Electric 169 7 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sicurezza delle persone e delle macchine 19-11-2009 15:26 7.3 Pagina 170 La legislazione europea e le norme La tabella della Fig. 6 elenca, senza tuttavia citarle tutte, le norme europee legate alla sicurezza. Standard A Sicurezza delle macchine - Nozioni fondamentali Parte 1 Terminologia metodologia Parte 2 Principi tecnici EN 574 B Dispositivi di comando a due mani- norme di studio EN 418 B Dispositivi di arresto di emergenza - norme di studio EN 954-1 B Prescrizioni di sicurezza - norme di studio EN 349 B Distanza minima per evitare lo schiacciamento delle persone EN 294 B Distanze di sicurezza per impedire il raggiungimento delle zone pericolose con gli arti superiori EN 811 B Distanze di sicurezza per impedire il raggiungimento delle zone pericolose con gli arti inferiori EN 1050 B Sicurezza delle macchine Principi per la valutazione del rischio EN 60204-1 B Sicurezza delle macchine - Dispositivi elettrici delle macchine - Parte 1: prescrizioni generali EN 999 B Posizionamento dei dispositivi di protezione in funzione della velocità di avvicinamento delle parti del corpo EN 1088 B Dispositivi di bloccaggio associati a dispositivi di protezione - Principi di progettazione e di scelta EN 61496 B Apparecchiature di protezione elettrosensibili EN 60947-5-1 B Apparecchi elettromeccanici per circuiti di comando N 842 B Segnali visivi di pericolo - Esigenze generali, progettazione e prove EN 201 C Macchine per la lavorazione della gomma e delle materie plastiche - Macchine a iniezione Prescrizioni di sicurezza EN 692 C Presse meccaniche - Sicurezza EN 693 C Sicurezza - Presse idrauliche EN 289 C Macchine per la lavorazione della gomma e delle materie plastiche - Presse - Prescrizioni di sicurezza EN 422 C Macchine per stampaggio mediante soffiaggio per la fabbricazione dei corpi cavi - Prescrizioni per la progettazione e la costruzione EN 775 C Robot manipolatori industriali - Sicurezza EN 415-4 C Sicurezza delle macchine d'imballaggio Parte 4: pallettizzatori e depallettizzatori EN 619 C Prescrizioni di sicurezza e EMC per le apparecchiature di movimentazione meccanica dei carichi isolati EN 620 C Prescrizioni di sicurezza e EMC per i trasportatori a cinghie fisse per prodotti sfusi EN 746-3 C Dispositivi termici industriali Parte 2: prescrizioni di sicurezza per la generazione e l’utilizzo di gas d'atmosfera EN 1454 C Motoseghe, seghe a disco, a motore termico Sicurezza. A Fig. 6 170 Tipo Soggetto EN ISO 12100-1, -2 Alcune norme della sicurezza macchine Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 19-11-2009 15:26 Pagina 171 v La norma armonizzata EN 954-1 Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza La norma EN 954-1 “Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza” è entrata in vigore nel mese di marzo del 1997. Questa norma di Tipo B fornisce prescrizioni di sicurezza e consigli sui principi di progettazione delle parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza. Per queste parti la norma specifica delle categorie e descrive le caratteristiche delle loro funzioni di sicurezza. Nelle norme di Tipo C queste parti di sistema sono chiamate categorie. In questa norma le prestazioni di sicurezza in relazione con il grado di comparsa dei guasti sono classificate in cinque categorie (B, 1, 2, 3, 4). È in progetto un’evoluzione (EN ISO 13849-1 PR). • Categorie di guasto (C Fig.7) • Diagramma dei rischi Comportamento del sistema Principi per ottenere la sicurezza B Un guasto può portare ad una perdita della funzione di sicurezza. Scelta del componente adatto 1 Stesso risultato di B ma con l’esigenza di una maggior affidabilità della funzione di sicurezza. Scelta del componente adatto 2 Un guasto può portare ad una perdita della funzione di sicurezza tra due ispezioni periodiche; questa perdita viene rilevata dal controllo (ad ogni test). Autocontrollo 3 Se il guasto è unico, la funzione di Ridondanza sicurezza è sempre garantita. Possono essere rilevati solo alcuni guasti. L’accumulo di guasti non rilevati può portare alla perdita della funzione di sicurezza. 4 Quando si verificano dei guasti la funzione di sicurezza è sempre garantita. I guasti verranno rilevati in tempo per non perdere la funzione di sicurezza. A Fig. 7 7 Ridondanza + autocontrollo Le cinque categorie di guasto A seconda della definizione del rischio, nella norma EN 954-1 viene proposto un metodo pratico di selezione della categoria che prende in considerazione: - S: La gravità delle lesioni. - F: La frequenza dell’occorrenza e/o dell’esposizione a potenziali pericoli. - P: La possibilità di evitare l’incidente. Le categorie risultanti definiscono la tenuta ai guasti e il comportamento del sistema di controllo in caso di guasto (C Fig. 8). S Risultato dell’incidente S1 Lesioni non gravi S2 Lesioni gravi, incapacità permanente, decesso. F Presenza nella zona pericolosa F1 Da raro ad abbastanza frequente F2 Da frequente a permanente P Possibilità di previdenza P1 Talvolta possibile P2 Virtualmente impossibile A Fig. 8 Griglia di scelta Schneider Electric 171 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sicurezza delle persone e delle macchine 19-11-2009 7.3 15:26 Pagina 172 La legislazione europea e le norme Per illustrare questo concetto, procediamo con una valutazione dei rischi su una pressa idraulica alimentata manualmente (C Fig.9). - Gravità delle lesioni: S2, rischio d’invalidità. - Frequenza ed esposizione: F2, la presenza dell’operatore è permanente. - Possibilità di impedire la comparsa del pericolo: P2, è virtualmente impossibile impedire la comparsa del pericolo. Il diagramma indica un rischio di categoria 4. Per completare questo esempio, selezioniamo una barriera a bloccaggio (norma EN 1088). In questo esempio (C Fig.10), lo schema è conforme alla categoria 4. Quando si verificano dei guasti, questi ultimi vengono rilevati in tempo ad evitare la scomparsa della funzione di sicurezza. A Fig. 9 Valutazione del rischio su una pressa idraulica A Fig. 10 Valutazione del rischio su una barriera a bloccaggio v Sicurezza funzionale e livello d’integrità di sicurezza (safety integraty level SIL) Le nuove tecnologie consentono dei risparmi che possono essere realizzati con una strategia di protezione intelligente. Questa norma prende in considerazione l’utilizzo di queste tecnologie nei prodotti e nelle soluzioni di sicurezza proponendo delle linee direttrici per calcolare la probabilità di guasto. Un numero sempre maggiore di prodotti e dispositivi di sicurezza dedicati alla sicurezza delle macchine integrano dei sistemi elettronici programmabili complessi; ed è proprio in ragione di questa complessità che nella pratica è difficile determinare il comportamento di tali dispositivi in caso di guasto. Per questo motivo, la norma IEC/EN 6158 intitolata « Sicurezza funzionale dei sistemi elettrici, elettronici ed elettronici programmabili relativi alla sicurezza » propone un nuovo approccio valutando l’affidabilità delle funzioni di sicurezza. Per l’industria e i settori che mettono in opera dei processi, questa è la norma base per la sicurezza. La norma IEC/EN 62061 specifica invece i requisiti e fornisce consigli per la progettazione, l'integrazione e la convalida dei sistemi di comando elettrici, elettronici ed elettronici programmabili relativi alla sicurezza (SRECS) per le macchine nel quadro della norma EN 61508. La norma EN 62061 è armonizzata con la Direttiva Macchine europea. Il livello di sicurezza integrato (SIL) è la nuova valutazione definita dalla norma IEC 61508 riguardante la probabilità di guasto di una funzione o di un sistema di sicurezza. 172 Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 19-11-2009 15:26 Pagina 173 • Definizione della sicurezza funzionale secondo la norma IEC/EN 61508 La sicurezza funzionale è un elemento della sicurezza di un’apparecchiatura sotto controllo (Equipment Under Control: EUC). Dipende dal corretto funzionamento dei sistemi legati alla funzione di sicurezza che includono dispositivi elettrici, elettronici, elettronici programmabili, oltre che altri dispositivi esterni che partecipano alla riduzione dei rischi. • Livelli d’integrità di sicurezza (SIL) Vi sono due modi di definire la SIL, a seconda che il sistema di sicurezza funzioni in modo di bassa sollecitazione o, al contrario, che funzioni in continua o a forte sollecitazione. La SIL è suddivisa in 4 livelli (da SIL1 a SIL4): più la SIL è alta, più la disponibilità del sistema di sicurezza è elevato. La sicurezza si ottiene mediante riduzione dei rischi (IEC/EN 61508). Il rischio residuo è quello che rimane una volta adottati i mezzi di protezione (C Fig.11). I sistemi di protezione elettrici, elettronici, ed elettronici programmabili (sistemi E/E/EP) contribuiscono alla riduzione dei rischi. A Fig. 11 7 La riduzione dei rischi L’integrità di sicurezza esamina la probabilità di guasto. Per una macchina, la probabilità di guasto pericoloso all’ora di un sistema di controllo nella norma IEC/EN 62061 è chiamata PFHd (C Fig.12). A Fig. 12 Posizionamento della norma EN 61508 e delle norme che ne derivano SIL sistema di sicurezza funzionante in modo di forte sollecitazione Probabilità di guasto pericoloso all’ora (PFHd) sistema di sicurezza funzionante in modo di bassa sollecitazione Probabilità media di guasto per attivare la funzione prevista (PFDa) 4 > = 10-9 to 10-8 > = 10-5 to 10-4 3 > = 10-8 to 10-7 > = 10-4 to 10-3 2 > = 10-7 to 10-6 > = 10-3 to 10-2 1 > = 10-6 to 10-5 > = 10-2 to 10-1 A Fig. 13 Livello di SIL Schneider Electric 173 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sicurezza delle persone e delle macchine 19-11-2009 7.3 15:26 Pagina 174 La legislazione europea e le norme La norma IEC 61508 considera due modi di sollecitazione: - forte sollecitazione o modo continuo, quando il sistema relativo alla sicurezza viene sollecitato più di una volta all’anno o ad una frequenza doppia della frequenza di verifica del dispositivo. - bassa sollecitazione, quando il sistema relativo alla sicurezza viene sollecitato meno di una volta all’anno o ad una frequenza inferiore al doppio della frequenza di verifica del dispositivo. Il funzionamento a bassa sollecitazione è considerato dalla norma IEC/EN 62061 come non applicabile alla sicurezza macchine. È importante notare anche che il livello SIL 4 non viene preso in considerazione dalla norma IEC/EN62061, poiché non è applicabile alla riduzione dei rischi normalmente associati alle macchine. L’integrità di sicurezza si calcola mediante la probabilità di guasto λ (C Fig.13) che si esprime con la seguente formula λ= λs+λdd +λdu ove: λs è il tasso di guasti senza pericolo λdd è il tasso di guasti pericolosi rilevati λdu è il tasso di guasti pericolosi non rilevati Nella pratica il rilevamento dei guasti pericolosi viene effettuato mediante funzioni specifiche. Il calcolo del PFHd per un sistema o un sotto-sistema, dipende da più parametri: - Il tasso di guasti pericolosi (λd) degli elementi del sotto-sistema. La tolleranza agli errori, ossia il livello di ridondanza del sistema. L’intervallo di tempo di diagnostica (T2). L’intervallo di tempo di verifica del sistema di sicurezza (T1) o la durata (il minore dei due). - Il rischio di guasti comuni (λ). Il grafico della Fig. 14 illustra la norma IEC/EN 61508-5 e i parametri del rischio. A Fig. 14 174 Grafo del rischio Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Parametro del rischio 19-11-2009 Classificazione C1 Lesioni non gravi Frequenza e tempo di esposizione nella zona pericolosa (F) C2 Invalidità permanente di una o più persone, decesso di una persona C3 Decesso di più persone C4 Decesso di numerose persone F1 Da rara a molto frequente esposizione nella zona pericolosa F2 Da frequente a permanente esposizione nella zona pericolosa P1 Possibile in alcune condizioni P2 Quasi impossibile Probabilità di comparsa non desiderata (W) Pagina 175 Commenti Conseguenze (C) Possibilità di evitare l’evento pericoloso 15:26 La classificazione è stata sviluppata per prendere in considerazione le lesioni e i decessi delle persone. Sarebbe necessario sviluppare altri approcci nei riguardi dell’ambiente e dei danni materiali Vedere il commento sopra riportato Questo parametro prende in considerazione: • Il modo operativo del processo (controllato, eseguito da personale addestrato • o meno) • La rapidità di comparsa del fenomeno pericoloso (immediato, rapido, lento) • La facilità d’identificazione del fenomeno pericoloso (ad esempio: visto immediatamente, rilevato da mezzi tecnici o meno) • Le possibilità di evacuazione dalla zona pericolosa (uscite di sicurezza utilizzabili, non utilizzabili o utilizzabili in alcune condizioni) • Le eventuali esperienze simili W1 Comparse non desiderate L’obiettivo del fattore W è di stimare la frequenza di comparsa dell’evento bassissime e non desiderato senza aggiungere sistemi di sicurezza di tipo E/E/EP e senza bassissima occorrenza prendere in considerazione dispositivi esterni di riduzione del rischio. W2 Comparse non desiderate basse Se non esiste alcuna base di esperienza per un caso simile, il fattore W e bassa occorrenza può essere il risultato di un calcolo che tiene conto delle peggiori condizioni. 7 W3 Comparse non desiderate relativamente alte e occorrenze frequenti A Fig. 15 Parametri di rischi (esempio nella norma IEC/EN 61508) La Fig. 16 presenta il processo di valutazione del rischio per una macchina. A Fig. 16 Processo di valutazione Schneider Electric 175 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sicurezza delle persone e delle macchine 7.4 19-11-2009 7.4 15:26 Pagina 176 Il concetto di funzionamento sicuro (safe operation) Il concetto di funzionamento sicuro (safe operation) Il funzionamento sicuro è la messa in pratica delle nozioni sviluppate nei paragrafi precedenti che comprendono più aspetti: - Lo studio e la realizzazione della macchina, inclusa la stima del rischio. - L’installazione, l’implementazione e la convalida. - L’utilizzo della macchina, inclusa la formazione. - La manutenzione con prove periodiche di verifica. Il concetto di funzionamento sicuro può essere suddiviso in cinque tappe. b Prima tappa: stima del rischio (norme EN ISO1200-1, EN 1050) L’obbiettivo è di eliminare o ridurre il rischio e selezionare una soluzione di protezione efficace per le persone. Per facilitare questa valutazione verrà utilizzato il procedimento iterativo già proposto nella Fig. 3. Prima di effettuare la stima del rischio, sarà necessario identificare i potenziali pericoli. Sarà possibile effettuare un’analisi rigorosa ed esauriente utilizzando l’AMDEC (Analisi dei Modi di Guasto e della loro Gravità). b Seconda tappa: decisione delle misure di riduzione del rischio (norma EN ISO 12100-1) Evitare o ridurre il più possibile i potenziali pericoli a livello della progettazione (norma EN ISO 1200-2). Utilizzare i dispositivi di sicurezza per proteggere le persone contro i pericoli che non è possibile eliminare con disposizioni ragionevoli o ridurre ad un livello accettabile in fase di progettazione (norme EN 418, EN 953 barriere, EN 574 dispositivi di comando a due mani, EN 1088 bloccaggi associati a barriere). Informare sul modo di utilizzo della macchina. b Terza tappa: definizione delle esigenze e delle categorie (norma EN 954-1) In funzione delle stime preliminari dei rischi, nella norma EN 954-1 viene fornito un metodo pratico di selezione di un sistema di controllo. b Quarta tappa: progettazione delle parti del controllo relative alla funzione di sicurezza (norma EN 954-1) In questa fase il progettista della macchina seleziona i diversi prodotti. In fondo al capitolo vengono proposti alcuni esempi basati sull’utilizzo dei prodotti di sicurezza Schneider Electric. b Quinta tappa: convalida del livello di sicurezza ottenuto e delle categorie (norma EN 954-1) La convalida dovrà confermare che le parti considerate del controllo che intervengono sulla sicurezza siano conformi alle esigenze. Questa convalida deve essere effettuata mediante apposite analisi e test (norma EN 954-1 clausola 9). Ad esempio, uno di questi test è la simulazione di guasto sui circuiti con i componenti realmente installati, in particolar modo nel caso in cui sussista un dubbio sul comportamento dei circuiti rispetto agli studi teorici. 176 Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 21-11-2009 7.5 7.5 11:55 Pagina 177 La certificazione e il marchio CE La certificazione e il marchio CE Il processo di certificazione e apposizione del marchio CE sulle macchine è suddiviso in sei tappe: 1. Individuazione delle normative applicabili 2. Conformità alle esigenze essenziali riguardanti la salute e la sicurezza 3. Redazione della documentazione tecnica 4. Esame di conformità 5. Redazione della dichiarazione di conformità 6. Apposizione del marchio CE b La Direttiva Macchine La Direttiva Macchine è storicamente il primo esempio del «Nuovo approccio» per un’armonizzazione tecnica e normativa dei prodotti. Si basa su: - Esigenze essenziali relative alla salute e alla sicurezza che devono essere rispettate prima che la macchina venga immessa sul mercato. - Un processo volontario di armonizzazione delle norme intrapreso dal Comitato Europeo di Nominalizzazione (CEN) e dal Comitato Europeo di normalizzazione elettrica (Cenelec). - Procedure di valutazione di conformità adeguate ai tipi di rischi e associate ai tipi di macchine. - Il marchio CE apposto dal costruttore per indicare che la macchina è conforme alle direttive applicabili. Le macchine su cui è apposto questo marchio sono libere di circolare nella Comunità Europea. La direttiva ha semplificato notevolmente le leggi nazionali in vigore e di conseguenza eliminato barriere che rendevano difficile il commercio nell’Unione Europea. Tutto ciò ha permesso anche di ridurre il costo sociale degli incidenti. Le direttive del «Nuovo Approccio» sono applicabili solo ai prodotti che vengono messi in circolazione o in servizio per la prima volta. La lista delle macchine in oggetto si può trovare nella Direttiva Macchine allegato 4. b Le esigenze essenziali La Direttiva Macchine allegato I raggruppa le esigenze essenziali in materia di salute e sicurezza per l’immissione sul mercato e la messa in servizio delle macchine e dei componenti di sicurezza all’interno della Comunità Europea. Ne deriva che: - nessun Paese membro della Comunità Europea può opporsi alla circolazione di un prodotto che risponde alle esigenze della direttiva - se al contrario le esigenze della direttiva non vengono soddisfatte, l’immissione sul mercato del prodotto può essere vietata o può essere richiesto il ritiro dal mercato del prodotto stesso. Nell’Unione Europea questo riguarda i costruttori o i loro distributori, ma anche gli importatori e i rivenditori che commercializzano o mettono in servizio le macchine. b Le norme armonizzate Il modo più semplice per dimostrare la conformità alle direttive è di essere in conformità con le Norme Europee Armonizzate. Se per un prodotto dell’allegato 4 della Direttiva Macchine non esiste una norma armonizzata, o le norme esistenti non sono adatte a coprire le esigenze di sicurezza essenziali o il costruttore considera che tali norme non siano applicabili al suo prodotto, è possibile sollecitare un accordo presso una terza parte, un organismo abilitato. Schneider Electric 177 7 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sicurezza delle persone e delle macchine 21-11-2009 7.5 11:55 Pagina 178 La certificazione e il marchio CE Gli Organismi Notificati sono abilitati dai singoli Stati Membri dell’Unione Europea per l’attività di certificazione in forza della propria “expertise” riconosciuta per emettere una tale opinione (TÜV, BGIA, INRS, HSE, etc.) La presenza di una parte terza, anche se autorizzata dalla Commissione Europea ad attestare la conformità di un prodotto, non esime tuttavia il produttore dalla sue responsabilità; in definitiva è sempre il costruttore o il suo rappresentante a rispondere della conformità del prodotto. b Dichiarazione di conformità In base all’articolo 1 della Direttiva Macchine il costruttore o il suo rappresentante ufficiale stabilito nella Comunità Europea deve compilare una Dichiarazione Europea di Conformità per ciascuna macchina (o componente di sicurezza). Questo al fine di certificare che la macchina o il componente di sicurezza è conforme alla Direttiva. Prima dell’immissione sul mercato il costruttore o il suo rappresentante deve presentare un fascicolo tecnico alle autorità competenti. b Marchio CE Per concludere, il marchio CE deve essere applicato sulla macchina dal costruttore o dal suo rappresentante ufficiale nella Comunità Europea. Il marchio CE è obbligatorio dal 1° gennaio 1995 e può essere apposto solo se la macchina rispetta l’insieme delle direttive applicabili, quali ad esempio: - La Direttiva Macchine 98/37/EC - La Compatibilità Elettromagnetica (EMC) 89/336/EEC - La Direttiva Bassa Tensione 73/23/EEC Esistono altre direttive applicabili a seconda dei casi quali ad esempio la Direttiva ascensori, la direttiva apparecchi medicali ecc... Il marchio CE è il passaporto che permette la libera circolazione della macchina nella Comunità Europea e la sua commercializzazione in tutti i Paesi della comunità senza tener conto delle normative proprie di ciascun Paese. Il metodo della marcatura CE è riassunto nello schema della Fig. 17. A Fig. 17 178 Metodo della marcatura CE Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 21-11-2009 7.6 7.6 11:55 Pagina 179 I principi per gli organi della sicurezza I principi per gli organi della sicurezza b Linea direttrice per realizzare un controllo di sicurezza La norma EN 954-1 definisce le esigenze di sicurezza relative agli organi di sicurezza di un sistema di comando. La norma definisce 5 categorie e descrive le proprietà specifiche delle relative funzioni di sicurezza che sono: - i principi di sicurezza base. - i principi di sicurezza provati. - i componenti di sicurezza provati. A Fig. 18 Qualche esempio di sistemi elettrici provati Per illustrare la nozione di principio di sicurezza provato, qui di seguito viene presentato un estratto della lista riportata nella norma EN 945-2: - Utilizzare contatti legati meccanicamente. - Utilizzare cavi ad un solo conduttore per evitare i cortocircuiti. - Prevedere distanze adatte fra le bobine di un contatto per consentire la tenuta agli choc elettrici e garantire l’isolamento del circuito. - Evitare le condizioni indefinite: costruire sistemi di controllo deterministici. - Utilizzare il modo di azione positivo. - Sovradimensionare. - Semplificare il sistema di controllo. - Utilizzare dei componenti con un modo di guasto. - Utilizzare dei temporizzatori senza alimentazione utilizzando l’energia di un condensatore. - Prevedere della ridondanza (raddoppiamento dei componenti critici). Qui di seguito vengono proposti anche alcuni esempi per sistemi elettrici (C Fig.18): - Interruttori con modo di attivazione positivo. - Arresti di emergenza (secondo la norma EN 60947-5-5). - Interruttori di potenza. - Contattore principale (solo quando sono soddisfatte le esigenze aggiuntive della norma). - Contattori ausiliari con contatti legati meccanicamente, (solo quando sono soddisfatte le esigenze aggiuntive della norma). - Valvola elettromagnetica. I paragrafi che seguono forniranno al lettore un certo numero di informazioni su nozioni tecniche conosciute principalmente dagli specialisti del settore. A Fig. 19 Principio dell’attivazione positiva b Azione positiva È un’azione di apertura di circuito diretta (IEC 60947-5-1): la separazione dei contatti è il risultato di un movimento dell’interruttore mediante un dispositivo di comando rigido. La Fig. 19 illustra come l’apertura dei contatti normalmente chiusi sia garantita dal movimento dell’asta rigida e sia invece indipendente dalle molle. A Fig. 20 Simbolo di contatto ad apertura diretta Ogni elemento di contatto ad azione di apertura di circuito deve essere identificato, all’esterno, in modo chiaro e indelebile dal marchio riportato nella Fig. 20. b Contatti legati meccanicamente I relè, i contattori e gli interruttori comprendono generalmente una serie di contatti. Per le operazioni di sicurezza è necessario conoscere la posizione di ciascuno di questi contatti quando sono utilizzati in una catena di sicurezza. A Fig. 21 Contatti legati meccanicamente In queste condizioni è possibile determinare il comportamento del circuito in caso di guasto. I contatti legati meccanicamente forniscono una soluzione che risponde a questa esigenza (C Fig.21). Schneider Electric 179 7 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 21-11-2009 Sicurezza delle persone e delle macchine 7.6 7.7 11:55 Pagina 180 I principi per gli organi della sicurezza Le funzioni di sicurezza La norma (IEC/ EN 60947-5-1) definisce i contatti legati meccanicamente nel seguente modo: “[ …] I contatti legati sono contatti collegati meccanicamente in modo da garantire che i contatti in apertura ed i contatti in chiusura non si chiudano mai contemporaneamente. In caso di saldatura di un contatto in apertura, i contatti in chiusura non dovranno più potersi chiudere durante l’eccitazione della bobina. In caso di saldatura di un contatto in chiusura, i contatti in apertura non dovranno più potersi chiudere durante la diseccitazione della bobina”. 7.7 Le funzioni di sicurezza A partire dalla stima dei rischi, la sicurezza può essere garantita mediante l’adattamento delle funzioni esistenti (C Fig.22). Come già detto precedentemente questo può essere realizzato in due modi: - utilizzando la ridondanza o l’autocontrollo. - aumentando la sicurezza dei componenti. Contrariamente all’approccio classico che consisteva nel suddividere i sistemi di automazione in funzioni per gestirli singolarmente, la sicurezza deve essere vista globalmente. Per facilitare la realizzazione di sistemi di automazione i costruttori di componenti propongono dei prodotti specifici certificati che integrano insiemi di funzioni. La Fig. 23 presenta delle soluzioni generiche corrispondenti alle prime quattro categorie (B, 1, 2, 3). Verranno analizzate in dettaglio in esempi di applicazioni standard; infine verrà presentata una realizzazione più complessa. Per soddisfare le esigenze della categoria 4, vengono proposti dei moduli di sicurezza; un esempio viene riportato alla fine del capitolo. A Fig. 22 Adattamento delle funzioni di controllo esistenti b L’arresto di emergenza E 1 2 3 A Fig. 23 180 Soluzioni generiche di sicurezza Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 21-11-2009 7.7 11:55 Pagina 181 Le funzioni di sicurezza L’arresto di emergenza (C Fig.24) è destinato ad allertare o a ridurre gli effetti di un potenziale pericolo per le persone, la macchina o il processo. L’attivazione dell’arresto di emergenza è manuale. A Fig. 24 Arresto di emergenza L’arresto di emergenza deve: - per la categoria di arresto 0: provocare l’arresto mediante sospensione immediata dell'alimentazione di potenza agli attuatori di macchina (arresto non controllato) o mediante disinnesto meccanico. Se necessario, è possibile applicare un dispositivo di arresto non controllato (ad esempio un freno meccanico). - per la categoria di arresto 1: provocare l’arresto controllato mantenendo l'alimentazione di potenza agli attuatori di macchina fino all'arresto della macchina e sospendendo poi la potenza ad arresto avvenuto. Il dispositivo di comando ed il relativo attuatore devono operare secondo il principio dell'azione meccanica positiva (norma EN 292–2). La funzione d'arresto d'emergenza deve essere disponibile ed operante in qualsiasi momento, indipendentemente dal modo operativo. Lo schema della Fig. 25 mostra un esempio tipico di arresto di emergenza: 7 A Fig. 25 Schema di arresto di emergenza tipico Se il dispositivo di arresto di emergenza deve agire su più di un circuito, lo schema di sicurezza diventa complesso. Per questo motivo si consiglia di utilizzare un modulo di sicurezza. Lo schema della Fig. 26 rappresenta la funzione di arresto di emergenza per 2 circuiti. A Fig. 26 Arresto di emergenza per 2 circuiti Schneider Electric 181 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 21-11-2009 Sicurezza delle persone e delle macchine 7.7 7.8 11:55 Pagina 182 Le funzioni di sicurezza La sicurezza delle reti Lo schema della Fig. 27 mostra l’associazione di un arresto di emergenza con un variatore di velocità (arresto categoria 1). A Fig. 27 7.8 Arresto di emergenza categoria 1 La sicurezza delle reti I progressi della tecnologia, una maggior affidabilità e la comparsa di nuovi standard hanno contribuito a far evolvere le reti industriali e rendere possibile il loro utilizzo per applicazioni più esigenti in termini di sicurezza. La maggior parte delle reti hanno una versione protetta; qui di seguito verrà descritta la rete ASI che viene utilizzata a livello componenti. Per ulteriori informazioni sulle reti, far riferimento al capitolo 9 Le rete industriali. b AS-Interface (ASI) AS-i (Actuator Sensor Interface) è un bus di campo di basso livello, nato per ridurre notevolmente il cablaggio di sensori ed attuatori (soprattutto digitali). Si tratta di una tecnologia non proprietaria, sviluppata da un consorzio a cui aderiscono molte fra le più note case che operano nell'automazione industriale. Velocità, riduzione dei tempi d’installazione, riduzione dei costi, semplificazione della manutenzione ed alta disponibilità sono le caratteristiche di questa rete standardizzata. La rete ASI è ideale per una trasmissione rapida e affidabile di piccole quantità di dati in un ambiente industriale difficile. v Integrità dei dati L’insensibilità alle interferenze nella trasmissione dei dati è una caratteristica importante nella messa in rete di rilevatori e attuatori in un ambiente industriale. Grazie all’utilizzo di una codifica specifica APM (alternating pulse modulation o modulazione alternata di impulsi) e al controllo permanente della qualità del segnale, il bus ASI offre la stessa integrità di dati degli altri bus di campo. v I componenti utilizzati sulla rete ASI Il logo ASI viene apposto sui componenti omologati dal centro test indipendente ASI. Questo certifica che prodotti provenienti da costruttori diversi funzioneranno senza problemi su una rete ASI. 182 Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 21-11-2009 7.8 7.9 11:55 Pagina 183 La sicurezza delle reti Esempio applicativo v Master e gateway, alimentazioni, ripetitori Il cuore del sistema ASI è la presenza di una stazione Master o gateway con capacità di diagnostica. I controllori programmabili comuni oltre che i software PC possono sempre essere utilizzati poiché il componente collegato al bus ASI è visto come un ingresso o un’uscita remotata. L’alimentazione specifica garantisce anche un disaccoppiamento dei dati. Appositi ripetitori consentono di estendere la rete oltre i 100 m garantendo l’isolamento elettrico dei circuiti primari e secondari, aumentando così il grado di sicurezza in caso di cortocircuito. A Fig. 28 Dispositivo di comando a due mani su una pressa b Applicazione: controllo di un dispositivo di comando a due mani su un bus ASI (Safety at work) Gli operatori al comando di macchine pericolose possono incorrere in lesioni gravi. Fra le macchine pericolose vi sono quasi tutte le apparecchiature della famiglia delle presse idrauliche: presse, punzonatrici, piegatrici, ecc... La macchina viene spesso rifornita manualmente da un operatore. Durante la fase di lavoro vi è un rischio maggiore aggravato dall’abitudine e dalla ripetitività dei gesti. I dispositivi di comando a due mani (C Fig.28) sono dispositivi che obbligano l’operatore ad avviare l’operazione pericolosa azionando simultaneamente con ciascuna mano due comandi distinti. I dispositivi di comando a due mani comprendono due comandi e un dispositivo di arresto di emergenza. I quattro contatti di uscita dei due comandi (C Fig.29) sono controllati per assicurare la loro interdipendenza. A Fig. 29 Dispositivo di comando a due mani su un bus ASI 7.9 Esempio applicativo L’intervallo di tempo che separa la manovra dei due comandi non deve superare i 500 millisecondi e i due comandi devono essere azionati durante lo svolgimento completo del processo pericoloso della macchina. L’applicazione descritta e rappresentata nella Fig. 30 consente di illustrare in modo concreto alcune funzioni di sicurezza. A Fig. 30 Esempio applicativo Schneider Electric 183 7 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sicurezza delle persone e delle macchine 21-11-2009 7.9 11:55 Pagina 184 Esempio applicativo Il sistema comprende un controllore programmabile di media gamma che controlla fino a 6 variatori di velocità; ciascun variatore alimenta un motore e possiede un interruttore di protezione. Ogni motore possiede il proprio contattore. I variatori possono utilizzare le regolazioni di base o essere riconfigurati con il software Power Suite. Le alimentazioni: 400 V trifase e 230 V monofase sono distribuite ai diversi componenti (400 V trifase per i variatori e 230 V per l’alimentazione Phaseo). Tutti i variatori sono collegati filo a filo al controllore programmabile. La supervisione dei variatori si effettua da un terminale grafico touchscreen, configurato e programmato con il software VijeoDesigner. Il terminale grafico è collegato al controllore programmabile con collegamento Uni-Telway. Il controllore programmabile verrà configurato e programmato con il software PL7 Pro. Una colonna luminosa componibile indica lo stato reale del sistema (sotto tensione, fuori tensione, motore(i) in funzionamento, attesa di conferma, arresto di emergenza). L’interruttore principale è collegato in modo tale che se il sistema è scollegato, il controllore programmabile sia sempre alimentato per consentire le operazioni di diagnostica. Poiché i variatori di velocità vengono utilizzati con la loro regolazione di base, il software applicativo, in questo esempio, è ridotto alla sua più semplice espressione. L’hardware è stato invece scelto con lo scopo di controllare I/O complementari. Opzioni: Il sistema raggiunge il livello di sicurezza 4 con il modulo Preventa che comanda i contattori dei variatori. Questo modulo, non soltanto protegge i variatori, ma gestisce anche l’arresto di emergenza. Il sistema integra anche una seconda opzione di sicurezza per un livello di sicurezza 3 che provoca l’arresto automatico dei motori in caso di apertura di una delle cassette. Il modulo di sicurezza per i variatori di velocità è autoalimentato. In caso di arresto di sicurezza il riavviamento potrà avvenire solo dopo tacitazione. È possibile aggiungere un gateway (TSX ETZxx) verso il livello superiore per comunicare via TCP/IP. Questo schema può essere utilizzato per le seguenti applicazioni tipiche: - Macchine automatiche di piccole e medie dimensioni. - Macchine per l’imballaggio, macchine tessili, nastri trasportatori, distribuzione e trattamento acque, ecc... Sotto-sistemi automatizzati associati a macchine di dimensioni mediegrandi. 184 Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 21-11-2009 11:55 Pagina 185 7.10 Le funzioni e i prodotti di sicurezza 7.10 Le funzioni e i prodotti di sicurezza b Schneider Electric offre una vasta gamma di prodotti di sicurezza. Qui di seguito forniamo, illustrata da qualche esempio, una breve presentazione delle diverse soluzioni Schneider Electric. In funzione della complessità della macchina la soluzione può essere costruita a partire: - da un controllore mono-funzione configurabile che gestisce una sola funzione. - da un controllore multi-funzione in grado di gestire simultaneamente due funzioni selezionabili da una base di 15 funzioni predefinite. - da un controllore multi-funzione che utilizza un software per configurare funzioni predefinite. - da un controllore programmabile di sicurezza con relativo software per realizzare una soluzione completa. I collegamenti possono essere effettuati filo a filo o con rete ASI di sicurezza. E Fig. 31 La tabella della Fig. 31 fornisce qualche esempio. Controllori di sicurezza Esempi di soluzioni Il controllore è associato alle seguenti funzioni Tipo di controllore Gamma XPS Mono-funzione Arresto di emergenza Protezione dei lavoratori mediante barriere di protezione Movimento di posizionamento 7 Categoria 4 XPS MP Selezione di due funzioni tra 15 predefinite Categoria 4 Protezione delle dita e delle mani in zona pericolosa Dispositivo di comando a due mani Categoria 2 Categoria 4 XPS MC Protezione di accesso dell’operatore in zona pericolosa Funzione configurabile mediante software XPS MF Controllore programmabile di sicurezza Logiciel Categoria 4 Arresto di un movimento pericoloso in qualsiasi zona nell’area di lavoro Categoria 4 Categoria 4 Protezione di un operatore che accede ad una zona pericolosa Protezione di un operatore che accede ad un insieme di zone pericolose Categoria 4 Categoria 4 Schneider Electric 185 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd Sicurezza delle persone e delle macchine 21-11-2009 11:55 Pagina 186 7.10 Le funzioni e i prodotti di sicurezza 7.11 Conclusione b Rete “ASI Safety at work” Safety at Work costituisce una delle novità più significative e rivoluzionarie introdotte dall'AS-i: è ora possibile cablare su un unico cavo, sia I/O distribuiti che i circuiti di sicurezza, utilizzando prodotti certificati fino alla categoria 4 della norma EN-954-1. Ciò può permettere di abbandonare completamente il cablaggio tradizionale, a favore di una soluzione più flessibile e, molto spesso, economicamente vantaggiosa informazioni riguardanti il processo. Il sistema AS-Interface “Safety at work” soddisfa le esigenze della maggior parte delle applicazioni di sicurezza, quali ad esempio: - Controllo della funzione di arresto di emergenza con contatti ad apertura istantanea (categoria 0). - Controllo della funzione di arresto di emergenza con contatti ad apertura temporizzata (categoria 1). - Controllo di interruttori con o senza interblocco. - Controllo di barriere luminose, ecc... Le opzioni relative alla sicurezza quali ad esempio il controllo di un pulsante di marcia, possono essere configurate per tutte le funzioni predefinite certificate. La sicurezza viene integrata nella rete ASI aggiungendo un controllore di sicurezza e delle interfacce di sicurezza che saranno collegate, senza differenziazione, sullo stesso «cavo giallo» con i componenti standard. Le informazioni di sicurezza vengono scambiate soltanto tra il controllore di sicurezza e le interfacce di sicurezza; ciò rimane trasparente per tutti gli altri componenti standard. Partendo da questo principio, una rete ASI esistente può essere aggiornata con componenti di sicurezza, senza dover sostituire i componenti installati (come le stazioni master, gli ingressi/uscite, le alimentazioni, ecc...) A Fig. 32 ASI Safety at work I circuiti di sicurezza vengono interrogati immediatamente e senza cablaggio aggiuntivo dalla stazione master standard ASI comunicante con i controllori di sicurezza su bus ASI (il noto cavo giallo profilato). La configurazione della rete « ASI Safety at work » e la selezione delle diverse funzioni di sicurezza si effettuano in modo semplice e intuitivo. Tutte le informazioni necessarie sono contenute nella documentazione fornita dai costruttori. 7.11 Conclusione La sicurezza delle macchine è un’esigenza essenziale dell’Unione Europea e condiziona la circolazione dei prodotti nei Paesi membri. Il progettista, fin dall’inizio del progetto, avrà tutto l’interesse ad utilizzare strumenti di analisi come quelli del metodo AMDEC che gli consentiranno di trovare le soluzioni più pertinenti ed economiche. Effettuata questa analisi, la valutazione dei rischi potrà essere realizzata rapidamente e in modo approfondito in conformità con le norme in vigore. L’approccio sistematico sopra descritto garantisce la riuscita dell’analisi dei rischi. Si otterrà in questo modo lo schema di sicurezza più adatto, con una semplice scelta dei componenti più adatti per realizzare la funzione. I fornitori come Schneider Electric ofrono una gamma completa di prodotti e soluzioni, perfettamente adatti alla realizzazione della funzione di sicurezza. 186 Schneider Electric 11500-CHAPITRE-7_5.qxd:11500-CHAPITRE-7_5.qxd 21-11-2009 11:55 Pagina 187 7 Schneider Electric 187