C hi ha visitato la Scozia non può fare a meno, tanto è bella, di evocarla con una certa frequenza attraverso un sorso del suo spirito: lo Scotch Whisky. Convenzionalmente si prende come anno della sua nascita il 1494, anno in cui l’allora ministrò delle finanze rilasciò al frate John Cor la licenza di utilizzare liberamente malto per produrre acquavite ovunque egli si fosse trovato. La normativa europea riserva la denominazione di scotch whisky all’acquavite prodotta in Scozia secondo le regole più generali stabilite per il whisky: prodotto ottenuto distillando a meno di 94,8° alcol un mosto fermentato di cereali, saccarificato dalla diastasi del malto, Foto Odello Il maltaggio Per ottenere il malto, l’orzo viene fatto macerare in vasche (steeps) per 48-72 ore, dopodiché viene fatto germogliare o su una superficie in calcestruzzo detta malting floor oppure (al giorno d’oggi più frequentemente) in apposite camere rettangolari o in tamburi cilindrici, il che rende possibile la meccanizzazione delle operazioni di periodica movimentazione di cui l’orzo necessita affinché si mantengano le condizioni ottimali per la germinazione. Nel corso di questo processo (che richiede da 8 a 12 giorni di tempo) l’amido va incontro a un primo processo di scissione in molecole più elementari, per opera di una miscela di enzimi chiamata diastasi. Nelle fasi successive della lavorazione la scissione si completerà sino alla formazione di molecole facilmente fermentescibili. Al momento opportuno la germinazione viene arrestata e il malto verde ottenuto (detto anche orzo tallito) subisce un’essiccazione in forno. L’utilizzo della torba in questa fase del processo è responsabile della presenza di un sentore di fumo più o meno accentuato nel prodotto finale. con o senza aggiunta di altri enzimi. L’acquavite deve essere invecchiata almeno 3 anni in fusti di legno di capacità non superiore a 700 litri. Una regola molto stringata che non rende merito alla nobiltà del nostro spirito. Intanto bisogna distinguere tra whisky di cereali (Grain Whisky), prodotto in prevalenza con grani crudi (non maltati) di orzo e granoturco e distillato ad alto grado con impianti continui, e whisky di malto (Malt Whisky), dove la tecnologia è sicuramente più affascinate. Volendo esemplificare il processo in una formula tipo, questo consiste in: macinatura del malto e miscelazione con acqua in ragione di un chilo per ogni 4 litri a 65°C; aggiunta di altra acqua a 80°C fino ad ottenere un mosto a 14° saccarometrici; raffreddamento e inoculo con lieviti selezionati; fermentazione in circa 48 ore per raggiungere 7-8° alcol; raffreddamento e distillazione con il sistema a ripasso: prima distillazione con una flemma a 30-40° alcol, seconda per ottenere l’acquavite vera e propria a 70-71° che viene messa in fusti e lasciata invecchiare non meno di tre anni. L’unione di acquavite di puro malto con quella di cereali origina i blended. genda priva di fondamento. Il prodotto ottenuto da cereali non maltati attraverso le svettanti colonne degli apparecchi continui a una gradazione prossima ai 94,8° è letteralmente un alcol, più o meno pulito, ma sicuramente di personalità quasi nulla. L’acquavite di puro malto che zampilla dagli alambicchi discontinui, quando elaborata con perizia e con sapienza, è invece tutt’altro che neutra e scontrosa. Bastano infatti poche settimane dalla sua produzione, il tempo di ricomporsi dal trauma della catartica trasformazione, perchè si presenti in tutta la sua fragranza, espressa attraverso piacevoli note floreali e fruttate accompagnate eventualmente da sensazioni torbate più o meno intense. Per legge non è però ancora whisky, per diventarlo deve trascorrere alme- Profilo organolettico Per comprendere pienamente la personalità dello scotch occorre fare qualche distinguo circa la sua origine e sfatare qualche leg- Il Sommelier n. 5 5 settembre-ottobre 2003 uu Whisky o whiskey? Secondo l’Oxford English Dictionary, whisky deve essere riservato allo Scotch, mentre whiskey indicherebbe il prodotto di origine irlandese, oltre che quello di origine Americana. Il vocabolo deriva dal gaelico, la lingua parlata dal gruppo celtico delle Highlands scozzesi. In tale lingua uisge beata, da cui whisky, significa acqua della vita (l’equivalente del francese eau de vie). Acqueviti SCOTCH WHISKY, LO SPIRITO DELLA SCOZIA Acqueviti no tre anni in legno, in botti più o meno usurate dai precedenti invecchiamenti di scotch, bourbon (whiskey prodotto negli Usa a partire da un infuso di cereali che contenga non meno del 51% di granoturco) o sherry. Qui i processi di ossidazione dei componenti dello scotch, il bottinaggio che l’accquavite compie sulle pur consunte doghe legnose, l’unione di questi neocomponenti con quelli originari e la conseguente trasformazione delle molecole di neogenesi danno luogo alla personalità definitiva della nobile acquavite. In questo contesto, qualora si tratti di blended, il whisky di cereali, di per sé molto povero in tutto, ha soprattutto una funzione di diluente, ma non per questo, se sapientemente utilizzato, di secondaria importanza. Alcuni componenti dello scotch sono infatti apprezzabili solo se non superano determinate soglie e quindi la funzione di uno spirito neutro risulta basilare nel risultato finale. E’ comunque fondamentale tenere conto del cambiamento che si produce man mano aumenta l’intensità dell’invecchiamento: si ha una progressiva scomparsa delle note floreali e poi di quelle fruttate, che vengono via via sostituite da sentori di frutta matura, spezie, tabacco e vaniglia. La sensazione di torba o di acido fenico (propria degli scotch delle isole e, seppure molto pubblicizzata, di dubbio valore qualitativo) rappresenta un caso a parte che non staremo ad analizzare. Con l’invecchiamento cambia anche il colore, che si fa più intenso volgendo all’ambra carico nei prodotti più vetusti, e lo segue il gusto, sempre più morbido e pieno man mano si allunga il periodo di permanenza L’unione fa la forza: il blend e la figura del miscelatore Ciascuna distilleria custodisce gelosamente le formule dei propri blending, normalmente costituiti dalla miscela di un numero di single whisky che va da 15 a 50. Per questo motivo la figura del miscelatore assume all’interno della distilleria un’importanza basilare e si riveste di un’aura di mistero. A cavallo tra professione e arte, il blending si apprende soltanto con anni e anni di esperienza. Gli obiettivi principali di un buon miscelatore sono due: mettere a punto un blend dal carattere definito, riconoscibile, e fare in modo che questo si mantenga: riuscire cioè a ottenere un prodotto che i consumatori di ogni parte del mondo possano apprezzare prima e riconoscere poi. Malt e Grain vengono miscelati e lasciati riposare in botte per qualche tempo prima dell’imbottigliamento oppure imbottigliati subito dopo l’assemblaggio, a seconda delle scelte produttive delle distillerie. Da sapere per chi acquista un blended: se in etichetta viene riportata un’età del prodotto, essa si riferisce per legge a quella del più giovane tra i whisky presenti nel blending. Esistono in commercio anche i De Luxe Blended Scotch Whisky, che altro non sono che blend che contengono percentuali elevate di whisky a maggior invecchiamento e di maggior pregio. in legno. Il colore finale assunto dal prodotto dipende in buona misura dalla “storia” del contenitore: i whisky invecchiati in fusti di rovere appena utilizzati per l’invecchiamento dello sherry avranno normalmente un colore più scuro rispetto a quelli invecchiati in fusti in cui abbia precedentemente riposato altro whisky. Anche se può apparire strano, lo Scotch migliore non è quello con più anni, ma l’acquavite sottoposta a un processo congruo interrotto nel momento giusto. Come si determina? Proprio attraverso l’assaggio: lo Scotch migliore è quello dal profilo aromatico più complesso, dove i sentori fruttati sono ancora presenti e aprono la strada alle Foto Odello sensazioni speziate e vanigliate. L’intensità, la franchezza e la finezza dipenderanno innanzitutto dalle caratteristiche della materia prima e poi, ovviamente, dalle modalità con le quali è stato condotto l’invecchiamento. Criteri di scelta La forte centralizzazione delle malterie e la standardizzazione dei lieviti che vengono impiegati per la fermentazione sono fattori che diminuiscono drasticamente l’importanza della caratterizzazione storica in base alle regioni di provenienza (Higlands, Lowlands, Campbeltown e Islay), anche se gli Scotch delle Isole hanno un certo numero di proseliti perchè si presentano con la classica nota di medicinale. Anche gli anni di invecchiamento, espliciti in quanto espressi con numeri arabi, non hanno, come abbiamo poc’anzi verificato, più di tanta importanza nel determinare la qualità. Decisiva è invece la scelta in funzione della tipologia (pure malt o blended) e della marca. Le aziende, soprattutto le piccole e medie distillerie dei puro malto, anche se molte volte appartenenti al medesimo proprietario, hanno, molto intelligentemente, cercato di mantenere il carattere del loro prodotto attraverso una filiera attentamente codificata e rispettata. La scelta, per i prodotti da mescita - perché se si tratta di quelli da collezionismo le cose cambiano - va quindi soprattutto Il Sommelier n. 5 6 settembre-ottobre 2003 uu servito a temperatura ambiente, ma in altri Paesi si è diffusa l’usanza di servirlo con cubetti di ghiaccio (vasta la cinematografia in merito). I punti deboli dello Scotch Di intrinseci, salvo rari prodotti di dubbia qualità che circolano, lo Scotch non ne ha. E’ sicuramente una delle più grandi acqueviti del mondo, una di quelle che tradisce di meno. Il tallone d’Achille è rappresentato, nel nostro Paese, dalla politica commerciale delle aziende: rara l’innovazione, poca la fantasia, irrilevanti -rispetto al passato- gli sforzi profusi nella comunicazione. Dimostrazione? Chi è attivo è vincente. operata in funzione della marca e quindi della clientela che frequenta il locale. Profilo di consumatori e momenti di consumo Lo Scotch, nel nostro Paese, ha avuto un’evoluzione interessante e singolare. Abbiamo cominciato con i blended, quasi per voler apertamente dichiarare, nell’immediato dopo guerra, la nostra propensione a far davvero pace con una certa parte del mondo, emulandone apertamente la cultura e le abitudini. Poi però ci siamo ravveduti e, primi in Europa, abbiamo sposato gli Scotch puro malto di forte personalità, sicuramente adatti per i bevitori di vaglia, un po’ meno per gli altri. Questi ultimi, per coniugare l’affascinante idea dei puro malto alle proprie inclinazioni di gusto, hanno abbracciato senza indugio i pure malt di colore chiaro e di minor spessore organolettico non appena sono apparsi sul mercato. Oggi, in fatto di Scotch, il mercato si presenta davvero molto variegato, ricchissimo di nicchie di consumatori che impongono di tenere in mescita una vera collezione di quest’acquavite, partendo dalle rare referenze di Scotch di soli cereali e dai blended, passando per i puro malto chiari e terminando con quelli di forte personalità e di grande invecchiamento. Il profilo del consumatore di scotch non è infatti de- Luigi Odello Costanza Fregoni terminabile a priori e non è più fedele ma, in un numero sempre maggiore di casi, cambia in funzione della circostanza ed è un apprezzatore anche di altre acqueviti. Lo Scotch rimane comunque uno spirito principe per i momenti di conIl primo riferimento storico scritto - e quindi versazione, sopratattendibile - al whisky compare nei Conti deltutto di quelli che lo Scacchiere Scozzese del 1494, nei quali si si svolgono a notte parla di una partita di malto consegnata a tarda, quando un Frate John Cor per produrre un’acquavite. po’ di alcol è gradiNon è invece possibile documentare l’ipotesi to, ma si pensa ansecondo cui sarebbe stato San Patrizio, nel V che di potersi svesec. d.C. , a introdurre la tecnica della distillagliare in forma il zione in Scozia dall’Irlanda. giorno dopo. Una curiosità: quando, nel XVI secolo, in seguito all’introduzione dell’Anglicanesimo in tutta la Gran Bretagna, molti monaci furono cacciati dai loro monasteri, essi non poterono far altro, per sopravvivere, che mettere a frutto le proprie competenze in materia di distillazione, contribuendo così alla diffusione Lo Scotch va servimassiccia di questa tecnica. to in bicchieri a tuA tal punto che, nel 1579, il Parlamento scozlipano molto simili zese fu costretto a emanare un Atto con il agli Iso da degustaquale veniva proibita la pratica della distillazione per foggia, zione a tutta la popolazione, eccezion fatta ma di dimesioni per i nobili che potevano distillare in proprio comprese tra i 100 e per uso personale. La distillazione infatti e i 120 millilitri. era ormai talmente diffusa da giungere a sotIl bicchiere dovrebtrarre quantità eccessive di cereali alle fornibe sempre essere ture necessarie per l’alimentazione. risciacquato con acqua gelida o raffreddato: se la temperatura di servizio non supera i 18°C lo Scotch ne guadagna. In Scozia normalmente viene Quando è nato lo Scotch Whisky? Tecniche di servizio Il Sommelier n. 5 7 settembre-ottobre 2003 uu Acqueviti Foto Odello