Università degli studi di Messina SISSIS – Scuola Interuniversitaria Siciliana di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario prof.ssa Loredana Benedetto Funzioni cognitive e apprendimento Le strategie di intervento Modello dell’ICF (2001) La valutazione globale di una persona implica una raccolta di informazioni su: • • • • • • • Condizioni fisiche/di salute Funzioni corporee Strutture corporee (funzioni mentali) Attività personali Partecipazione sociale Fattori contestuali ambientali Fattori contestuali personali Secondo la definizione dell’ICF (2001) “Questa parte riguarda le funzioni del cervello e comprende sia le funzioni mentali globali (coscienza, energia, pulsioni) sia funzioni mentali specifiche come la memoria,il linguaggio e il calcolo” Come si valuta globalmente la funzionalità intellettiva? Uno dei modi tradizionali è mediante i Test normativi (test d’intelligenza Stanford-Binet o Wechsler) 1. 2. 3. Forniscono indici riassuntivi di efficienza intellettiva (Q.I.) confrontabili con una “norma” Consentono di stimare l’entità del ritardo mentale Nessun contributo all’insegnamento e alla riabilitazione La classificazione del Ritardo mentale Termine generico Livello del Q.I. Lieve 65-50 Moderato 50-35 Grave 35-20 Gravissimo 20 o inferiore I test criteriali (LAP/sviluppo cognitivo) Consentono di stabilire quali abilità cognitive il soggetto ha sviluppato e il loro livello di padronanza Esempi: Classifica raggruppando oggetti di 2 colori Indica l’oggetto “lungo” Nomina l’oggetto che è sparito Indica il quadrato Dice quante metà compongono un intero Esegue un numero di telefono presentato per iscritto Dice quanti centesimi ci sono in un euro Dice i 7 giorni della settimana Quali i vantaggi di una valutazione criteriale? E’ immediatamente utile per la programmazione dell’intervento educativo/didattico Consente di individuare gli obiettivi, i programmi, le strategie d’insegnamento Individualizzare l’insegnamento Pianificare e mettere in atto procedure didattiche sulla base delle differenze individuali Trovare un “punto di contatto” tra le esigenze dell’alunno e la programmazione di classe (obiettivi funzionali, adattamento dei materiali, tutoring e apprendimento collaborativo). CARATTERISTICHE DELL’ALUNNO Stato di salute Profilo di sviluppo Esperienze d’apprendimento Contesto familiare Valutazione funzionale (Assessment comportamentale) VARIABILI DEL COMPITO Definizione degli obiettivi (analisi del compito) Controllo dell’attenzione Istruzioni Difficoltà del compito Insegnamento diretto SEGNALI D’EFFICACIA Feedback sull’esecuzione Feedback attribuzionale Autoregolazione dell’apprendimento Attenzione Informazione che viene controllata cognitivamente Arousal (attenzione generalizzata) Orientamento che prepara l’organismo alla ricezione degli stimoli Attenzione selettiva Utilizzare le risorse cognitive per stimoli rilevanti Attenzione prolungata Attenzione sostenuta e rendimento cognitivo Come migliorare l’attenzione? a) Programma individuale b) Intervento in classe Programma individuale 1) Controllo della postura 2) Aumento progressivo dei tempi di attenzione selettiva Movimenti globali (alzarsi, dondolarsi) Movimenti settoriali (giocherellare) Micromovimenti (morsicarsi le labbra, strofinare le mani) Mantenere la posizione corretta Controllo dell’ansia Modeling dell’insegnante Feedback durante l’emissione del comportamento (“Bravo, sei attento in questo momento, sei proprio fermo”). Diradare l’emissione del rinforzatore (2 min., 3 min, 4 min, ecc.) Attenzione protratta Criterio: 60 min. attenzione al compito senza autostimolazioni 3) Inserimento del disturbo Una radio accesa (lieve disturbo uditivo) Aumento del volume (forte disturbo) Televisore acceso (uditivo e visivo) Programma in classe 1) Pulizia del setting 2) Controllo della postura Eliminare dal banco i possibili distrattori Feedback a coloro che hanno ordinato il banco Evitare l’errore tipico (“Non ti muovere”, “Non disturbare”, “Stai fermo”) Essere generosi di feedback con gli alunni più problematici Rinforzamento differenziale 3) Controllo da parte dell’insegnante All’inizio è impegnativo per l’insegnante (fornire feedback contingenti a tutta la classe) Rinforzamento del comportamento da parte degli allievi e modificazione dello stile dell’insegnante Strategie che permettono di mantenere l’attenzione e l’attività ACCORGIMENTI PER CONTENERE UN’ECCESSIVA ATTIVITA’ • Dare incarichi che permettano il movimento • Usare l’attività come rinforzatore (riconoscimento individuale del successo) • Usare metodi che incoraggiano le risposte attive (organizzarsi, parlare, lavorare alla lavagna) • Insegnare a fare domande pertinenti Strategie che permettono di mantenere l’attenzione e l’attività ACCORGIMENTI PER EVITARE LA CADUTA DELL’ATTENZIONE • Diminuire la lunghezza del compito 1. Dividere in parti più piccole da completare in momenti diversi Nel presentare il compito usare un linguaggio preciso Parcellizzare il compito da memorizzare invece che presentarlo nella sua globalità 2. 3. Strategie che permettono di mantenere l’attenzione e l’attività ACCORGIMENTI PER EVITARE LA CADUTA DELL’ATTENZIONE • Rendere i compiti più interessanti 1. Permettere di lavorare a coppia – in gruppi piccoli (purché a bassa voce) Alternare compiti molto interessanti ad altri meno interessanti Usare proiettori o altri sistemi per comunicare efficacemente 2. 3. Strategie che permettono di mantenere l’attenzione e l’attività ACCORGIMENTI PER EVITARE L’INCOSTANZA NEL TERMINARE I COMPITI Assicurarsi che coincidano con le capacità di apprendimento dell’alunno 1. 2. Assicurarsi che non dipenda dalla disorganizzazione Aumentare la strutturazione: essere specifici, usare fogli predefiniti, ecc. 3. Inquadrare la struttura del compito: domande fondamentali, il percorso da compiere, i dati importanti ecc. Per approfondire: Strategie scolastiche che permettono di mantenere l’attenzione e l’attività del bambino ADHD entro limiti accettabili A cura dell’Associazione Italiana Famiglie ADHD: www.aifa.it ISTRUZIONI Siano chiare e concise Scanditele quando l’alunno guarda PRESENTAZIONE DEI MATERIALI Differenziate ogni prova L’alunno deve comprendere che ogni prova ha un inizio e una fine RINFORZATORE La prova inizia con la presentazione di istruzioni e stimoli Ogni risposta corretta è seguita da un RINFORZATORE UN RINFORZATORE E’ TALE SE E’ GRADEVOLE ED IMPORTANTE PER CHI LO RICEVE • Dare denaro ad un bambino molto giovane • Congedare con un “grazie” chi ha lavorato 8 ore NON è un rinforzo E’ EROGATO IMMEDIATAMENTE ED E’ SPECIFICO •Dire un “bravo” per ciò che è stato fatto il giorno prima non è un rinforzatore E’ SPECIFICO PER LA PRESTAZIONE • Dire “Hai preso una sufficienza, ma da te mi aspetto di più” non è un rinforzatore • Dare un “voto” in più come “incoraggiamento” non è un rinforzatore (Adattato da Nota e Soresi (2000) Il feedback sulla prestazione L’alunno deve sperimentare conseguenze positive per le risposte corrette, anche parziali (rinforzamento). Nelle prime fasi dell’apprendimento, attenzione e motivazione sono sostenute da un rinforzamento continuo Es.: “Hai calcolato bene la somma delle unità”, informa sulla correttezza e i progressi nell’apprendimento In seguito, il rinforzamento intermittente aiuta a: a) Lavorare su attività più ampie/per periodi più lunghi b) Favorire il mantenimento di ciò che ha appreso c) Incoraggiare l’autonomia nell’esecuzione del lavoro e la motivazione intrinseca (autorinforzamento) Insegnamento delle strategie cognitive Forniscono agli allievi piani cognitivi finalizzati al miglioramento della prestazione Autoistruzioni E’ utile verbalizzare ad alta voce le varie tappe esecutive, mentre esse vengono applicate in sequenza a un compito Le autoistruzioni 1. Una prestazione complessa viene scomposta in fasi (task-analysis). 2. L’alunno svolge in successione ogni fase, ripetendo ad alta voce la procedura (automonitoraggio). 3. Utilizza schede di facilitazione per controllare in ogni fase l’esecuzione corretta. 4. Vi è un controllo continuo e preciso in ogni fase critica, piuttosto che una valutazione globale della prestazione (es. rinforzamento per la correttezza del calcolo). L’insegnamento diretto di abilità Esempio di analisi del compito: risolvere una sottrazione 23- 8= ? 238= Trovare la colonna di destra La cifra no in basso è inferiore? Scrivere 1 sopra la cifra di sinistra si Apporre un taglio sulla cifra di sinistra Sottrarre Leggere il numero ottenuto Scrivere il risultato Altre cifre? si Spostarsi sulla colonna a sinistra no Leggere la risposta Fine Fasi di risoluzione di una sottrazione con riporto 341257= Scrivo l’operazione da risolvere 341257= Sottolineo le cifre del numero di sopra che sono minori delle cifre di sotto 2 3 3 4 12 5 7= Cancello le cifre a sinistra di quelle sottolineate e le diminuisco di una unità 2 13 3 4 112 5 7= Scrivo 1 vicino ai numeri sottolineati per ricordarmi che ho fatto il “cambio” (il “prestito”). Ora tutti i numeri sono maggiori o uguali a quelli di sotto. 2 13 3 4 112 5 7= 4 Inizio a sottrarre il numero 7 da 11 2 13 3 4 112 5 7= - 84 Continuo a sottrarre gli altri numeri. 2 meno 2 fa zero. Il risultato è 84. Esempio di scheda con i suggerimenti per l’automonitoraggio 1. Ho copiato l’operazione correttamente 2. Ho controllato quali cifre in alto sono maggiori di quella di sotto 3. Ho usato il “cambio” (il “prestito”). Ho scritto 1 a sinistra di ogni numero 4. Ho sottratto tutte le cifre 5. Controllo il risultato: è esatto! Quali i vantaggi delle strategie cognitive? • Favoriscono il passaggio dall’insegnamento diretto dall’insegnante all’autoregolazione nello svolgimento delle attività • Le autoistruzioni (istruzioni “silenziose”) attenuano in forma graduata gli aiuti esterni (suggerimenti scritti o istruzioni dell’insegnante) • Orientano l’attenzione verso le caratteristiche del compito • La reiterazione della strategia (dire i passi ad alta voce) favorisce la sua memorizzazione • Hanno un effetto positivo sulle attribuzioni degli alunni rispetto il loro impegno Le attribuzioni delle cause del successo/del fallimento nelle attività scolastiche Locus della causa (Heider, 1958) Modificabilità (Weiner, 1971) INTERNO ESTERNO STABILE CAPACITA’ (“Non sono bravo/intelligente”) DIFFICOLTA’ DEL COMPITO (“L’algebra è complicata”) INSTABILE IMPEGNO/SFORZO (esercizio, attenzione prestata, uso di strategie) FORTUNA (“Mi hanno aiutato”) Possono essere insegnate! Il feedback attribuzionale (Borkowski et al., 1986; Schunk, 1989) Feedback dell’insegnante Informazione sulle cause del successo/fallimento dell’allievo in un compito BRAVURA: - “e’ corretto, sei veramente bravo!” SFORZO: - “hai lavorato molto” USO DI STRATEGIE: “ho preparato lo schema del tema prima di svolgerlo” “Ho controllato se i calcoli erano esatti prima di consegnare il problema” Incremento della fiducia in sé Tenacia rispetto ai fallimenti L’insegnante nel sistema educativo • Visione positiva dell’alunno (punti “forti”, non solo la “disabilità”) • Fingere o ignorare i limiti dello studente non serve. Meglio assumere un ragionevole ottimismo • Obiettivi. Da vaghi e generici, a mete concrete, concordati anche con l’alunno • Pazienza: di fronte a problemi di demotivazione cronica, i cambiamenti radicali sono impossibili. Meglio avere fiducia in un miglioramento progressivo • Non concentrare tutte le possibilità su un unico obiettivo didattico • Non esiste un modo “giusto” di procedere: adottate un approccio flessibile e ottimistico all’intervento