POLITECNICO DI MILANO
Opere pubbliche
MASTER PLAN NAVIGLI
Fase B
“Indicazioni per il progetto pilota finalizzato alla
conservazione delle sponde del Naviglio Grande”
Master Plan Navigli
Coordinatore scientifico prof. Andrea Tosi (Politecnico di Milano)
Il presente prodotto è stato redatto dal Dipartimento di Progettazione dell’Architettura del
Politecnico di Milano (responsabile scientifico prof. Maurizio Boriani) che ha sviluppato gli studi
e le proposte progettuali con riferimento ad una convenzione siglata con la Direzione OO.PP.
della Regoine Lombardia in coordinamento con il progetto Master Plan Navigli
2
Indice
1 Premessa
pag. 4
2 La ricerca storica preliminare e la campagna di conoscenza
in situ
pag. 6
3 Il rilievo geometrico
pag. 8
4 Il rilievo materico e del degrado
pag. 9
5 Indicazioni per il progetto di conservazione
5.1 Criteri di suddivisione delle zone omogenee
pag. 13
pag. 17
6 Indicazioni per la formazione dell'elenco prezzi, del computo
metrico estimativo e del Capitolato speciale d'appalto
pag. 23
7 Criteri per il progetto del nuovo
pag. 25
Allegati
Linee guida
Relazione al rilievo geometrico
Indagini in situ sulla muratura e sulle malte dell'alzaia del Naviglio
Materiali costituenti e degrado
Relazione storica preliminare
3
1. PREMESSA
Il cardine della linea di ricerca realizzata ha come punto di partenza la conoscenza
approfondita del manufatto, dal momento che solo attraverso l’acquisizione delle
tecniche costruttive, delle modificazioni a queste apportate nel corso degli anni, degli
usi succedutisi nel tempo, dei materiali utilizzati per la costruzione, dei restauri e delle
manutenzioni da esso subiti, è possibile comprenderne a pieno la consistenza e
redigere un progetto di
conservazione
consapevole dello stato in
cui il tempo e l'uomo lo
hanno
consegnati
al
presente, preservandone il
complesso “palinsesto”.
Gli studi effettuati hanno
infatti messo in evidenza
come il Naviglio Grande, nel tratto interessato dalla
ricerca, sia stato oggetto, nei secoli passati, di
continui interventi di manutenzione che utilizzavano
tecniche e materiali costruttivi propri dell'epoca di
realizzazione. Tali opere hanno comportato l'attuale
Le sponde del Naviglio Grande nel tratto tra Via
Argelati e la Darsena e del tratto tra via Casale e
via Corsica. L'alternarsi di conci di ceppo
dell'Adda e tratti in muratura di laterizio di
fabbricazione antica è testimonianza di interventi
di manutenzione/sostituzione realizzati già agli
inizi del XX secolo.
polimatericità delle murature di sponda, in cui si
alternano blocchi di ceppo dell'Adda, laterizi, graniti,
nella varietà del bianco e del rosa, ciottoli di fiume
legati con malta, ed altri materiali lapidei ancora.
Questa situazione fa del Naviglio una sorta di "opera
aperta", nella quale sarebbe impossibile -ancor di più
che per un usuale edificio- tentare di rincorrere un
presunto aspetto "originario".
Pertanto le indicazioni di intervento suggerite hanno
come
presupposto
la
massima
conservazione
dell’esistente e il rispetto dei segni che l’uomo e il
tempo trascorso hanno lasciato, dal momento che
ogni testimonianza è segnale della storia dell’oggetto, del suo passato e del passato di
chi lo ha fruito e in quanto tale deve essere preservato perché attestato tangibile di
cultura materiale, di tecniche costruttive storiche e di ormai scomparsi usi e tradizioni.
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Il programma di lavoro è dunque orientato ad arrestare il progresso delle patologie che
potrebbero comportare la perdita di parti dell’oggetto, selezionando le tecniche di
conservazione più idonee in relazione alle specificità materiche e di degrado rilevate,
suggerendo, invece, per quelle aree in cui le testimonianze del passato sono
scomparse, delle indicazioni di comportamento che integrino quanto ancora permane
nella logica del riconoscimento delle nuove porzioni e nel rispetto delle caratteristiche
morfologiche e materiche del luogo.
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2. LA RICERCA STORICA
CONOSCENZA IN SITU
PRELIMINARE
E
LA
CAMPAGNA
DI
Punto di partenza dell’iter di lavoro è una accurata indagine storica-archivistica
mirata non solo a comprendere le principali vicende tecniche e costruttive del
manufatto, ma anche ad analizzarne le differenti fasi costruttive, di frequente specchio
di usi o di interventi di riparazione di patologie di degrado già manifestate in passato.
Le fonti consultate hanno
spaziato
Stato
dall'Archivio
di
Milano
Acque,
Genio
Catasto,
(Fondi
Civile,
Religione
Prefettura)
di
alla
e
Civica
Raccolta di Stampe A.
Bertarelli di Milano, sino ai
Libri
Navigli
Il Naviglio in alcune immagine dei primi anni del Novecento: si
notino i lavatoi ancora oggi presenti in traccia.
di
consegna
Grande
Bereguardo
presso
dei
e
di
conservati
l'archivio
della
Direzione Generale Opere
Pubbliche della Regione
Lombardia. Una accurata
ricerca
bibliografica
dei
volumi
pubblicati
sui
navigli milanesi completa
questa
prima
fase
del
ricerca
è,
lavoro.
Scopo
della
come già si accennava,
una
conoscenza
approfondita del manufatto
oggetto di studio al fine di individuare tecniche costruttive, materiali e opere di
manutenzione. Queste informazioni sono, infatti, fondamentali nella redazione del
progetto di conservazione, dal momento che possono rivelare i materiali utilizzati per la
realizzazione del manufatto, dato utile per suggerire nuove componenti con essi
compatibili, evidenziare opere di manutenzione, segnali forse di precedenti dissesti di
6
una zona, comprendere le tecniche costruttive delle differenti epoche per concepire
indicazioni per i nuovi interventi.
La ricerca storica ha infatti evidenziato come il Naviglio Grande nel tratto analizzato sia
frutto di una successione di interventi, dalle primitive sponde in battuto di terra o in
morogna, sino alla doppia muratura in ceppo e in laterizio, o, alla lenta ma graduale
sostituzione del materiale lapideo cavato lungo l'Adda con mattoni. Informazioni
interessanti fornite dai documenti riguardano anche le tecniche di fondazione, dai pali
in legno, sino alla fondazione continua in laterizio, raccomandata agli appaltatori delle
manutenzioni ottocentesche per migliorare la stabilità delle sponde, ma troppo spesso
non realizzata a regola d'arte.
I dati raccolti dalla lettura
dei
documenti
dall'indagine
e
bibliografica
sono stati infatti utili per
indirizzare la campagna di
diagnostica
realizzata
nello scorso mese di aprile
sulle sponde e lungo il
letto del Naviglio.
Ad
approfondimento
di
quanto
appreso dall'analisi dei dati raccolti
ulteriore
In Naviglio nella zona di ingresso in Darsena in due
immagini dei primi anni del Novecento
è stata effettuata la lettura in situ
delle tecniche murarie realizzata
per
aree
esemplificative
omogenee
delle differenti
tecnologie impiegate nel corso
degli anni per la costruzione dei
muri
spondali.
Tale
indagine
completa quanto acquisito nella
fase di rilievo materico, indicando
non solo i materiali componenti ma
anche le differenti tecniche di posa utilizzate.
Per l'area oggetto di studio sono state infine realizzate alcune schede stratigrafiche
dell'elevato per definire quale fosse l'ordine di realizzazione delle differenti parti della
muratura indagata.
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3 IL RILIEVO GEOMETRICO
Contestualmente alla ricerca storica così strutturata, è stato eseguito il rilievo
geometrico dell'area di studio.
Si è dapprima lavorato al raddrizzamento ed alla mosaicatura dei fotogrammi realizzati
dalla Direzione Generale Opere Pubbliche della Regione Lombardia in una prima
campagna di rilievo risalente al 2001.
Successivamente è stata effettuata una seconda campagna di rilievo nell'ottobre 2002
(in collaborazione tra la Regione Lombardia, Direzione Generale Opere Pubbliche, ed il
Politecnico di Milano - Dipartimento di Progettazione dell'Architettura) in cui sono state
realizzate numerose prese topografiche dei profili e dei prospetti, nonché l'ultimazione
del rilievo fotografico.
Raddrizzamento e mosaicatura dei fotogrammi. Scala all'origine 1:50.
Restituzione grafica del rilievo topografico. In nero, contraddistinti da numeri, i punti di battuta. Scala
all'origine 1:50.
Il rilievo è stato eseguito con estrema cura e precisione, cercando di mappare con
esattezza le mancanze e gli eventuali fuori piombo e gli spanciamenti sia dei prospetti
che dei profili.
In linea di principio, tranne per le situazioni di dissesto già rilevabili a vista, la muratura
non denota particolari fenomeni di fuori piombo.
Differente è la situazione della cresta muraria, in cui sono numerose le lacune ed i
dissesti. Per questa parte è stato effettuato un rilievo manuale con la misurazione di
ciascuna lastra in granito presente.
Le tavole grafiche di restituzione sono state riprodotte in scala 1:50, anche se il livello
di precisione consentirebbe un'ottima resa anche in scala 1:20.
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L'esecuzione del rilievo geometrico con una precisione elevata di misurazione e di
restituzione grafica come quella realizzata, è di fondamentale importanza per la stesura
di un adeguato e consapevole progetto di conservazione. Infatti le tavole grafiche sono
il supporto per ogni successivo studio, dal rilievo materico e del degrado, sino al rilievo
dei dissesti.
4 IL RILIEVO MATERICO E DEL DEGRADO
Al rilievo geometrico ha fatto seguito il rilievo dei materiali e delle patologie di
degrado, successivamente mappati in apposite tavole. Tale indagine, e la
conseguente mappatura grafica, è fondamentale per individuare con precisione le aree
particolare del Rilievo materico, scala all'origine 1:50.
da sottoporre all’intervento di conservazione e per individuare le tecniche di intervento
più appropriate da impiegarsi.
La muratura spondale del naviglio si presenta attualmente composta da differenti
materiali: ampie zone realizzate con blocchi in ceppo, presente in misura prevalente
nella qualità "rustico" ma rilevabile anche nelle varietà "mezzano" e "gentile" (dello
spessore di 25-30 centimetri) si alternano a parti realizzate con laterizi. Dai documenti
archivistici i conci in ceppo sembrerebbero posati "a secco", ovvero senza
l'interposizione di giunti di malta, anche se tale dato non è confermabile dal rilievo in
situ dello stato di fatto.
Mattoni pieni di fabbricazione antica sono stati impiegati in passato per risarcire lacune
dovute alla caduta dei conci lapidei. Nel tratto terminale della sponda sinistra la
muratura è realizzata con blocchi di granito rosa di Baveno.
9
La sponda destra presenta caratteristiche analoghe, anche se è presente un sopralzo,
evidentemente più recente,
in
conglomerato
cementizio.
Durante i sopralluoghi in
situ
per la realizzazione
del rilievo materico e del
degrado, la mancanza di
alcuni conci di ceppo ha
evidenziato la presenza di
una muratura retrostante
realizzata, almeno per le
parti visibili, con laterizi
Il paramento murario in laterizio, ribassato rispetto al piano stradale,
presente a tergo della muratura in blocchi di ceppo.
pieni.
Tale osservazione, letta in relazione alle informazioni desunte dalla ricerca storica, ha
fatto sorgere la convinzione che, per contrastare la spinta dell'acqua ed il carico
imposto dalla strada alzaia, i paramenti murari di sponda dovessero essere due: uno
realizzato eminentemente in ceppo e un altro, retrostante, in laterizio, che presenta
probabilmente, come è stato rivelato dalla campagna di diagnostica fatta realizzare
dalla Regione Lombardia nell'aprile 2003, alcuni sporti di dimensione maggiore. Tale
tecnica costruttiva è ancora visibile in ciò che rimane del recinto delle mura milanesi.
Da
quanto
appreso
si
evince che il progetto di
conservazione
del
paramento
del
anteriore
Naviglio, oggetto di questa
consulenza, dovrà essere
coaudiuvato da un progetto
di
strutturale
consolidamento
realizzato
da
esperti del settore inerente
I risultati dei carotaggi.
la muratura di sostegno
individuata durante le fasi di rilievo materico e la successiva campagna di indagini.
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La doppia sezione muraria, o perlomeno uno spessore medio della muratura pari a
circa 70 centimetri, è stata confermata dalle indagini eseguite tramite l'utilizzo di
georadar. Questa tecnica diagnostica non distruttiva, realizzata sull'intera muratura
della sponda sinistra e per campioni sulla sponda destra, ha consentito di individuare la
dimensione del paramento murario senza effettuare ulteriori saggi distruttivi.
L'esecuzione
di
carotaggi
nella
muratura -il cui posizionamento è
stato selezionato in rapporto allo
stato
di
dissesti
conservazione
presenti,
ed
nonché
ai
alle
differenti caratteristiche materiche
del
paramento
anteriore-
ha
evidenziato ancora una volta la
presenza dei due setti murari,
nonché la dimensione complessiva
del muro spondale che misura, a
seconda dei punti indagati, dai 110
Trincea nel fondo del Naviglio. L'immagine evidenzia come, se si
eccettua la presenza di 3 corsi di mattoni posti al di sotto del
ceppo, non esista fondazione.
cm sino agli 80.
Né la campagna diagnostica né la
ricerca storica hanno però messo in
evidenza se i due paramenti fossero uniti da diatoni o se, semplicemente, fosse posto
tra essi un giunto verticale in malta come sembra testimoniare il carotaggio e la
successiva endoscopia sul punto denominato 1.
Durante la medesima campagna di indagini è stato invece confermato un altro
importante dato desunto dalla ricerca storica: lo stato delle fondazioni è estremamente
disomogeneo, essendo queste ultime a volte totalmente assenti o, al più,
presentandosi come uno zoccolo in muratura di laterizio dalle dimensioni variabili
(20X30, 10X15, ecc.).
Per quanto concerne la malta dei giunti di allettamento, supponendo che in passato,
come si accennava, i blocchi di ceppo fossero posati a secco, l'attuale stato di
conservazione della stessa sul paramento anteriore, non consente ipotesi attendibili,
anche se è evidente come quella ancora presente, sia di evidente natura cementizia.
Prove di laboratorio fatte effettuare sulla muratura a tergo del paramento in ceppo
dimostrano che in passato, come d'altronde risulta essere ovvio, la malta dovesse
essere di calce, legata, tra l'altro con una quantità rilevante di argilla.
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Il rilievo dello stato di conservazione, anch'esso restituito in tavole in scala 1:50 con
appositi simboli grafici, dimostra come sulla muratura anteriore, vi siano evidenti
fenomeni di erosione dei giunti di malta posti tra i laterizi, nonché lacune e mancanze
dei conci in ceppo.
Altro fenomeno evidente è la presenza di vegetazione infestante, superiore e inferiore,
e di un deposito biancastro attribuibile ad una alga diffusa sulla muratura.
Rilevante è, poi, il dissesto della porzione basamentale della muratura, non più legata
da malte ed evidentemente incoerente a causa della continua azione esercitata
dall'acqua.
Per quanto concerne i conci lapidei il fenomeno dell'erosione è, invece, superficiale,
tale da non destare eccessive preoccupazioni.
Rilievo del degrado, scala all'origine 1:50
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5 INDICAZIONI PER IL PROGETTO DI CONSERVAZIONE
Sulla base fondamentale degli studi precedentemente citati, con una stretta
connessione tra l’indagine storica, la lettura stratigrafica e il rilievo del degrado
materico, sono state individuate quali parti del manufatto sono da sottoporre ad
intervento di conservazione e per quali, invece, devono essere fornite indicazioni per la
realizzazione di nuovi paramenti di finitura.
Estratto dalla tavola Individuazione aree omogenee e indicazioni per l'intervento (serie CAO)
Le indicazioni per il progetto di conservazione riguardano la risoluzione delle patologie
di degrado riscontrate nella precedente fase di rilievo. Sono state pertanto previste:
OPERE DI FONDAZIONE
SV
(scavo manuale)
SV1 (scavo con mezzi meccanici)
SB
(rifacimento della muratura di fondazione)
LAVORI DI PULITURA E TRATTAMENTO DEGLI ELEMENTI ACCESSORI
RV1 (rimozione della vegetazione infestante)
RV2 (rimozione apparato radicale di pianta superiore)
R1
(verifica dell’aggrappaggio e rimozione degli intonaci distaccati)
P1
(pulitura delle superfici ed eliminazione della microflora con acqua deionizzata a
bassa pressione e biocida)
P2
(trattamento degli elementi metallici)
P3
(trattamento degli elementi in legno)
OPERE MURARIE
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RM1 (integrazione di mancanze di grandi dimensioni)
RM2 (integrazione di mancanze di piccole dimensioni)
RM3 (integrazione delle mancanze della muratura in laterizio)
SC
(scuci-cuci della muratura incoerente)
SM
(sostituzione di porzioni di muratura)
RC
(riposizionamento conci/lastre lapidei)
NC
(formazione di nuova copertina)
NCL (formazione di nuova copertina – area lavatoi)
RK
(integrazione delle mancanze di cappa cementizia)
II
(integrazione intonaco a forte spessore)
LAVORI DI CONSOLIDAMENTO SUPERFICIALE E DI SIGILLATURA
SF1 (sigillatura e stuccatura delle fratturazioni nei conci in pietra)
SF2 (sigillatura e stuccatura delle fratturazioni nella muratura di mattoni)
RG1 (sigillatura dei vuoti* e dei giunti mancanti** tra i conci in pietra)
RG2 (ristilatura dei giunti erosi superficialmente)
RG3 (ristilatura dei giunti erosi profondamente)
RG4 (sigillatura bordi conglomerato)
SCC (sigillature nella muratura mista in conglomerato e ciottoli)
CM
(consolidamento corticale di porzioni di muratura)
SK
(sigillatura cappa)
SI1
(sigillatura intonaco a forte spessore)
SI2
(sigillatura intonaco a base di calce naturale)
Esemplificazione delle tavole Analisi delle aree campione per la definizione degli interventi e la
quantificazione dei costi (serie AO-1)
Nel dettaglio, sono state predisposte soluzioni tecniche per le puliture del paramento da eseguirsi con semplice acqua a bassa pressione viste le condizioni di esercizio del
manufatto - per il consolidamento delle parti di superficie dissestate - per le quali si
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prevede una operazione di scuci-cuci -, per la ristilatura dei giunti e dei vuoti, da
eseguirsi con malta di calce idraulica naturale. Le caratteristiche delle malte verranno
definite in fase di cantiere, analizzando campioni provenienti da differenti aziende
produttrici. Si sottolinea comunque la possibilità di utilizzare leganti pozzolanici, a
basso contenuto di silice, previa verifica in laboratorio della reale compatibilità con
l’esistente.
Non è stata prevista la stesura di un protettivo corticale in quanto, vista la già ridotta
durabilità di tali sostanze in atmosfera (1-3 anni), non ne è garantita la permanenza in
situ per un periodo superiore ai 6 mesi.
Uno scavo di verifica delle fondazioni è stato previsto alla base della muratura, mentre
per le soluzioni inerenti il consolidamento strutturale di queste ultime, si rimanda al
progetto redatto dal pool di strutturisti.
Per facilitare la cantierabilità del progetto, la muratura è stata suddivisa in 28 zone
omogenee (si vedano i criteri e le definizioni per la suddivisione al punto 5.1), che si
ripetono da una ad n volte sul tratto indagato, per le quali sono stati indicati gli
interventi da eseguire con l’ordine cronologico di realizzazione. Per ogni “strato”
individuato come segnalato in precedenza -ovvero per ogni unità materica, costruttiva
e di degrado rilevata- vengono forniti dei suggerimenti di comportamento riportati in
tavole in scala 1:20, dalle tecniche di conservazione da impiegarsi nel progetto di
intervento, sino alle indicazioni per il risarcimento delle numerose lacune presenti. In
tale fase, senza dubbio di grande delicatezza ed importanza se l’obiettivo è quello di
mantenere i segni del tempo facendo anche di quest’ultimo intervento una ulteriore
stratificazione del complesso palinsesto del naviglio senza però snaturare le
caratteristiche del sito, la logica di comportamento che dovrà essere osservata, sarà
quella del “risarcimento della lacuna”, che tanta parte ha avuto nel dibattito teorico del
restauro sin dalla fine dell’Ottocento , come ben testimoniano le cosiddette “Carte del
Restauro”, dalla prima di Camillo Boito, sino alla più recente degli anni settanta del
Novecento cui è sottesa la figura di Cesare Brandi.
Le tavole grafiche di dettaglio, accompagnate da schede tecniche che descrivono
puntualmente le indicazioni di intervento, sono riassunte in tavole sintetiche in scala
1:100 che riportano per ogni zona omogenea individuata il cronoprogramma delle
opere.
Particolare attenzione nelle fasi di progetto di conservazione dovrà essere prestata a
quei segni degli usi passati del canale (lavatoi, sbarchi, tracce di corde, ecc.) che
ancora permangono in situ almeno in traccia. Per queste parti dovrà essere rispettata
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l'attuale conformazione e collocazione, mantenendo le eventuali quote difformi (è il
caso sia dei lavatoi che degli sbarchi) rispetto al restante paramento murario.
5.1 Criteri di suddivisione in aree omogenee: lessico
Le diverse “aree omogenee” sono state individuate considerando la combinazione di
materiali -anche diversi - costituenti la muratura (e le relative tecniche di posa) e di
degradi/dissesti presenti.
Suddivisione schematica delle “zone” di un’area omogenea così come indicate
nella relazione
Aree 1
Si tratta dei setti murari di contenimento alle rampe di raccordo in corrispondenza dei
ponti/passerelle.
Muratura costituita prevalentemente da mattoni di fabbricazione antica e copertina in
lastre di materiale lapideo.
Si rileva una diffusa erosione superficiale dei giunti di malta della muratura, mentre
localizzate sono le zone in cui l’erosione è profonda. Scarsa è la presenza di
vegetazione infestante.
Aree 1 bis
Presentano caratteristiche costruttive, materiali e patologie raffrontabili con quanto
descritto per le aree 1, se si eccettua il dissesto delle lastre in pietra della copertina.
Aree 2
Muratura prevalentemente in mattoni con residui conci in ceppo localizzati nelle parti
mediana e bassa. Presenza di lacerti di intonaco.
Sono presenti mancanze nella parte basamentale mentre, dove ancora esistente, la
muratura è fortemente incoerente. I giunti di malta della muratura in laterizio si
presentano spesso erosi in profondità, così come si rilevano lacune di modeste
dimensioni tra i conci di ceppo.
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Aree 2 bis
Presentano caratteristiche costruttive, materiali e patologie raffrontabili con quanto
descritto per le aree 2, se si eccettua il dissesto della cresta muraria.
Aree 3
Paramento murario costituito da laterizi nella parte bassa e conci in ceppo nelle
porzioni mediana e alta. Limitata la presenza di zone in conglomerato cementizio.
Si riscontra una diffusa erosione superficiale dei giunti di malta della muratura in
laterizio, accompagnata da zone di erosione profonda e di muratura incoerente
prevalentemente localizzate nella fascia basamentale, così come si rilevano lacune di
modeste dimensioni tra i conci di ceppo. Presenza di vegetazione infestante nei punti
di raccordo tra i conci in ceppo e la parte in laterizio.
Aree 3 bis
Presentano caratteristiche costruttive, materiali e patologie raffrontabili con quanto
descritto per le aree 3, se si eccettua la presenza di lacerti di intonaco.
Aree 4
Muratura in materiale lapideo (ceppo e granito) con copertina in ceppo e parte
basamentale in conglomerato cementizio. Presenza di porzioni di intonaco.
Si rilevano mancanze di modeste dimensioni tra i conci in pietra e una limitata
presenza di vegetazione infestante.
Aree 5
Muratura costituita da conci di granito con copertina in ceppo e parte basamentale in
muratura in mattoni; sono presenti lacerti di intonaco e limitate porzioni in mattoni.
Si rilevano mancanze di modeste dimensioni tra i conci lapidei, che talvolta presentano
fratturazioni, mentre la parte basamentale in mattoni è caratterizzata da un’erosione
profonda dei giunti. Scarsa è la vegetazione infestante.
Aree 6
Muratura in conci di materiale lapideo, con copertina in ceppo. La parte alta è, invece,
in mattoni, a volte coperti da residuali porzioni di intonaco.
Si rileva un’erosione profonda dei giunti di malta della muratura in mattoni della parte
alta e della fascia basamentale che registra, tra l’altro, la presenza di mancanze. Si
riscontrano altresì mancanze di modeste dimensioni tra i conci lapidei, oltre alla
presenza di vegetazione infestante localizzata nei punti di raccordo tra i conci in ceppo
e la parte in laterizio.
17
Aree 7
Muratura in conci di granito, con copertina e parte alta in conglomerato cementizio,
mentre la fascia basamentale è in laterizio. Sono presenti lacerti di intonaco.
Si rileva una diffusa erosione profonda dei giunti di malta della muratura in mattoni,
oltre a mancanze di modeste dimensioni tra i conci lapidei.
Aree 8
Muratura mista composta da conci di ceppo, rocce magmatiche e porzioni in mattoni,
copertina in ceppo. Sono presenti lacerti di intonaco.
Si rilevano fratturazioni e mancanze di conci, oltre alla presenza di mancanze tra i
conci stessi e localizzati fenomeni di erosione profonda dei giunti di malta tra i mattoni.
La fascia basamentale si presenta talvolta incoerente. Limitata è la presenza di
vegetazione infestante nelle connessioni tra le lastre di ceppo poste a chiusura della
muratura e i conci in pietra.
Aree 9
Muratura in mattoni con presenza di residui conci di ceppo e laterizi di recente fattura
localizzati nella porzione mediana. Sono presenti lacerti di intonaco.
La parte basamentale è caratterizzata da materiale incoerente, mentre i giunti della
muratura composta da laterizi di più antica fattura sono erosi superficialmente. Si rileva
la presenza di vegetazione infestante.
Aree 10
Muratura costituita da conci di ceppo e limitati inserti in mattoni, localizzati nella parte
basamentale. Presenza di lacerti di intonaco.
Si rilevano zone localizzate di erosione profonda dei giunti della muratura in mattoni e
di muratura incoerente nella parte basamentale del paramento, oltre a diffuse
mancanze tra i conci di ceppo.
Aree 10 bis
Presentano caratteristiche costruttive, materiali e patologie raffrontabili con quanto
descritto per le aree 10, se si eccettua il forte dissesto della cresta.
Aree 11
Muratura composta da mattoni nella fascia basamentale, conci in ceppo nella porzione
mediana, conglomerato cementizio nelle zone alta e sommitale.
Si riscontrano localizzate mancanze, presenza di materiale incoerente nella parte
basamentale e diffusa erosione superficiale dei giunti posti tra i mattoni, che registrano,
più raramente, fenomeni di erosione profonda.
18
Aree 11 bis
Presentano caratteristiche costruttive, materiali e patologie raffrontabili con quanto
descritto per le aree 11, se si eccettua il forte dissesto della cresta priva di
conglomerato cementizio nella parte sommitale.
Aree 12
Muratura in mattoni con presenza di conci in ceppo localizzati prevalentemente nella
porzione mediana.
Si registrano, oltre ad un grave dissesto strutturale, mancanze, erosione profonda dei
giunti di malta della muratura e presenza di materiale incoerente localizzato nella
fascia basamentale.
Aree 13
Muratura mista composta, in misura pressoché uguale, da conci in ceppo e porzioni in
laterizio. Sono presenti lacerti di intonaco e rappezzi in conglomerato cementizio.
Si rileva una localizzata erosione superficiale dei giunti della muratura in mattoni e
mancanze nei punti di giunzione dei conci in ceppo. Porzioni di materiale incoerente
sono riscontrabili nella fascia basamentale, mentre zone di vegetazione infestante
sono presenti nella parte alta del paramento.
Aree 14
Muratura in ceppo con ridotti rappezzi in mattoni e lacerti di intonaco.
Si riscontrano mancanze di ridotte dimensioni localizzate tra i punti di giunzione dei
conci, mentre la vegetazione infestante è presente nella parte alta.
Aree 14 bis
Presentano caratteristiche costruttive, materiali e patologie raffrontabili con quanto
descritto per le aree 14, se si eccettua la mancanza di alcuni conci.
Aree 15
Si tratta della fascia di sopraelevazione della muratura rivestita con intonaco
cementizio di forte spessore.
Si rilevano mancanze localizzate nella parte inferiore e presenza di patina biologica.
Aree 15 bis
Presentano caratteristiche costruttive, materiali e patologie raffrontabili con quanto
descritto per le aree 15, ma presentano apparati radicali di piante superiori.
19
Aree 16
Muratura mista con conci in ceppo nelle parte basamentale, conci di rocce magmatiche
nella porzione mediana, conglomerato cementizio nella zona sommitale. Presenza di
limitate porzioni in laterizio e intonaco.
Si riscontra una presenza diffusa di patina biologica, oltre a vegetazione infestante
nella zona di interfaccia tra il conglomerato e la muratura in pietra.
Aree 17
Muratura in ceppo con porzioni intonacate e limitati inserti in mattoni, accompagnati
dalla presenza nella fascia basamentale di muratura di mattoni.
Sono presenti piccole lacune, diffusa patina biologica ed erosione dei giunti di malta
della muratura in mattoni localizzata nella porzione basamentale.
Aree 18
Muratura in ceppo nella parte basamentale, in laterizio nella porzione mediana, oltre
alla presenza al piede di una fascia in muratura di mattoni; lacerti di intonaco e conci in
pietra nella parte alta.
Si rilevano erosione superficiale dei giunti di allettamento dei laterizi e patina biologica
diffusa.
Aree 19
Muratura in ceppo con parte alta terminante a dorso d'asino rivestita da cappa
cementizia, con presenza di lacerti di intonaco, risarcimenti in muratura di laterzio,
riempimenti in mattoni e in malta e ciottoli, oltre alla presenza al piede di una fascia in
muratura di mattoni.
Si rilevano lacune localizzate tra i conci di ceppo e sulla porzione di cappa cementizia
modellata a dorso d'asino, oltre alla presenza di patina biologica. La muratura in
mattoni localizzata al piede si presenta parzialmente incoerente.
Aree 20
Muratura in ceppo nella parte basamentale, porzioni di muratura in conglomerato e
ciottoli e in ciottoli e mattoni nelle parti mediana e alta, terminante a dorso d'asino
rivestita da cappa cementizia, oltre alla presenza al piede di una fascia in muratura di
mattoni.
Si riscontra una localizzata presenza di patina biologica, mentre i giunti di allettamento
della fascia in muratura di mattoni localizzata al piede si presentano erosi.
20
Aree 21
Muratura in ceppo con parte alta terminante a dorso d'asino rivestita da cappa
cementizia. Risarcimenti in muratura di mattoni, in mattoni d in ciottoli e malta.
Presenza al piede di una fascia in muratura di mattoni.
Si riscontra una localizzata presenza di patina biologica, mentre i giunti di allettamento
della fascia in muratura di mattoni localizzata al piede si presentano erosi.
Aree 22
Muratura in ceppo con parte alta terminante a dorso d'asino rivestita da cappa
cementizia, accompagnata dalla presenza di limitati inserti in intonaco e laterizi.
Si rilevano lacune di piccole dimensioni tra i conci e mancanze della copertina sulla
porzione a dorso d'asino, patina biologica, erosione superficiale dei giunti ed erosione
profonda di limitati conci di ceppo, oltre alla presenza di porzioni di muratura
incoerente.
Aree 22 bis
Presentano caratteristiche costruttive, materiali e patologie raffrontabili con quanto
descritto per le aree 22, seppure non presentano la parte a dorso d'asino.
Aree 23
Aperture di chiusa definite da elementi in pietra tamponate con blocchi cementizi o con
muratura in laterizio, con o senza intonaco.
Aree 23 bis
Aperture di chiusa definite da elementi in pietra e paratie metalliche.
Aree 24
Muratura in ceppo e laterizio, parte alta in ceppo.
Si riscontrano erosione superficiale dei giunti di allettamento tra i laterizi e patina
biologica nella parte alta, oltre alla presenza di una grande lacuna localizzata nella
porzione mediana.
21
Aree 25
Muratura in ceppo con parte in laterizio e vaste aree in muratura mista nella parte alta.
Si rilevano erosione superficiale dei giunti di allettamento tra i laterizi e patina biologica,
oltre alla presenza di limitati conci di ceppo caratterizzati da erosione profonda.
Aree 26
Muratura con fascia basamentale in laterizio, fascia mediana in ceppo con lacerti di
intonaco, fascia sommitale in laterizio.
Si registrano erosione superficiale dei giunti di allettamento tra i laterizi e localizzata
presenza di patina biologica.
Aree 27
Muratura in ceppo con parte alta terminante a dorso d'asino rivestita da cappa
cementizia, presenza di lacerti di intonaco, porzioni in muratura e risarcimenti di
mattoni.
Sono presenti parziali lacune localizzate nella porzione modellata a dorso d'asino,
patina biologica,
presenza al piede di parti in muratura di mattoni parzialmente
incoerente ed erosione superficiale dei giunti di allettamento tra i laterizi.
Aree 28
Muratura in ceppo ed in mattoni, con porzioni d’intonaco e riempimenti di mattoni,
accompagnata da muratura mista nella parte mediana.
Si riscontrano erosione superficiale dei giunti di allettamento tra i laterizi, oltre ad una
diffusa presenza di patina biologica.
22
6. INDICAZIONI PER LA FORMAZIONE DELL'ELENCO PREZZI, DEL
COMPUTO METRICO ESTIMATIVO E DEL CAPITOLATO SPECIALE
D'APPALTO
Per definire di massima (a livello di progetto definitivo) i costi dell'intervento proposto
sono stati elaborati le indicazioni per l'elenco prezzi, il computo metrico estimativo ed il
capitolato speciale d'appalto.
Detti elaborati, fondamentali per la corretta esecuzione della gara d'appalto e per un
adeguato svolgimento in cantiere dell’intervento, rappresentano, in questo caso, solo
delle indicazioni che andranno verificate e vagliate successivamente in fase di progetto
esecutivo.
Per quanto concerne l'elenco prezzi è stato formulato sulla base dei prezzari correnti
(DEI, Il sole 24 ore) rivisti ed elaborati in base alla specificità delle opere di
conservazione.
Le indicazioni per il computo metrico estimativo, sulla base di quanto redatto nel
progetto di conservazione, sono state stimate considerando le quantità ed i costi degli
interventi definiti nelle esemplificazioni in scala 1:20. Successivamente il costo
complessivo delle opere per ogni singola zona è stato condotto ad un prezzo unitario al
metro quadro che, moltiplicato per le dimensioni totali delle zone omogenee identiche,
fornisce il totale dei costi per area omogenea. La somma delle differenti aree
omogenee conduce alle indicazioni del costo totale dell'opera.
Le indicazioni per la formazione del capitolato speciale d'appalto riportano le parti
generali relative a :
Oggetto ed ammontare dell'appalto — Designazione, forma e dimensioni delle opere
Oggetto dell'appalto
Ammontare dell'appalto
Descrizione dei lavori
Sistema di affidamento dei lavori
Designazione delle opere dell'appalto
Forme, principali dimensioni e variazioni delle opere progettate
Pagamenti
Prezzi per lavori non previsti od eseguiti in economia
Revisione dei prezzi
Norme generali
Domicilio dell'Appaltatore
Conoscenza delle norme di appalto
Osservanza di leggi, regolamenti e norme in materia di appalto
Fotografie
Cartello di Cantiere
Contratto
Affidamento dei lavori
Stipulazione del contratto
Documenti del contratto
Depositi cauzionali provvisorio, definitivo ed a garanzia della perfetta esecuzione delle opere
Subappalto
Esecuzione del contratto
23
Consegna dei lavori
Direzione dei lavori da parte dell’Appaltante
Rappresentante dell'Appaltatore sui lavori - Direttore di Cantiere -Personale dell'Appaltatore
Direzione e sorveglianza dei lavori
Responsabilità dell’Appaltatore verso l’Appaltante e verso terzi
Approvvigionamento dei materiali — Custodia dei cantieri
Oneri ed obblighi diversi a carico dell'Appaltatore
Rinvenimenti
Brevetti di invenzione
Ordine da tenersi nell'andamento dei lavori e programma dei lavori
Varianti in corso d'opera
Perizie di varianti e suppletive
Durata giornaliera dei lavori — Lavoro straordinario e notturno
Tempo utile per l'ultimazione dei lavori — Sospensioni — Proroghe — Penalità
Rescissione e risoluzione del contratto
Danni da causa di forza maggiore
Espropriazione dei terreni
Responsabilità ed adempimenti dell'Appaltatore
Piani di sicurezza
Conto finale e Certificato di Regolare Esecuzione
Presa in consegna dell'opera
Definizione delle controversie
Accordo bonario - Risoluzione amministrativa
Arbitrato
Foro Competente
Parte seconda
QUALITÀ E PROVENIENZA DEI MATERIALI
Materiali in genere
Sabbie e ghiaie
Acqua, calci, pozzolane, leganti idraulici e speciali, leganti sintetici
Laterizi
Colori e vernici
Materiali diversi
Prodotti per la pulizia dei materiali porosi
Prodotti impregnanti
La seconda parte del Capitolato, relativa alla Qualità e provenienza dei materiali è di estrema
importanza rispetto al progetto di conservazione, dal momento che stabilisce le qualità dei
materiali da impiegarsi. In modo particolare, in relazione ai leganti, alle sabbie ed alle ghiaia che
formano le malte da utilizzare, bisognerà prestare particolare attenzione alle caratteristiche
chimico-fisiche, svolgendo eventualmente in cantiere analisi per stabilire se la qualità dei
prodotti è compatibile con le caratteristiche del manufatto, garantendo, inoltre, buona durabilità
in condizioni di esercizio così particolari.
24
7 CRITERI PER IL PROGETTO DEL NUOVO
Il progetto del nuovo riguarda quelle parti distrutte da crolli recenti o, addirittura,
contestuali agli studi realizzati.
Tale intervento deve essere subordinato alla reale assenza di materia storica o
all'impossibilità inderogabile di conservarla se esistente.
Questo secondo caso non deve, di norma, sussistere, dal momento che attualmente
esistono tecniche di conservazione e di consolidamento in grado, se messe a punto
per tempo, di prolungare la vita del manufatto e garantirne una fruizione sicura.
Il progetto del nuovo dovrà essere riconoscibile dall'esistente e porsi come opera
realizzata nell'attualità. Non dovrà pertanto proporre il ripristino dello status quo ante,
presupposto valido in ogni intervento di restauro ma ancor di più, in una situazione
come quella dei muri spondali del naviglio che, da sempre, sono da considerarsi come
una "opera aperta".
D'altronde ogni nuovo intervento dovrà integrarsi armonicamente con l'esistente, senza
prevaricarlo o annullarlo.
L'intervento del nuovo è, in sintesi, una ulteriore stratificazione del "palinsestoNaviglio".
Da sempre, infatti, nella realizzazione dei muri spondali dei Navigli ogni epoca ha
utilizzato materiali e tecniche costruttive differenti, frutto della tradizione costruttiva a
loro contemporanea: una muratura di sostegno, in mattoni, era accoppiata ad un setto
di rivestimento, realizzato, in rapporto alle differenti epoche costruttive, in ceppo,
granito o laterizi.
La tradizione costruttiva del Naviglio suggerisce, dunque di utilizzare, ad oggi, le
tecniche in uso nella contemporaneità, realizzando la muratura di contenimento in
calcestruzzo armato e, successivamente, rivestendola con un materiale riconoscibile e
compatibile.
Seguendo questi presupposti sono state elaborate differenti soluzioni di progetto che
prevedono la realizzazione di una coltellata in laterizi nella parte sommitale della
muratura - o "copertina" - ed un rivestimento realizzato sempre in laterizi, posati di
fascia o di testa, o in calcestruzzo con aggregato di grandi dimensioni, gettato in un
cassero con un ritardante e, successivamente lavato.
Per la parte basamentale, sottoposta ad una erosione continua da parte dello
scorrimento dell'acqua, si propone l'impiego di un materiale lapideo - Ceppo dell'Iseo o
granito di Baveno - maggiormente durevole rispetto al laterizio.
Le soluzioni progettuali, realizzate in scala 1:20 su disegno tecnico, accompagnate da
alcune simulazioni fotografiche per verificare, almeno su carta, l'effetto complessivo del
25
progetto, sono state predisposte per essere realizzate su cantieri-campione in modo
tale da verificarne l'aspetto preventivamente.
Per quanto concerne la parte di muratura in calcestruzzo armato già rivestita in lastre
di Ceppo dell'Iseo - è noto come le cave di Ceppo dell'Adda siano ormai chiuse da
tempo- si suggerisce di mantenere sotto il livello dell'acqua il rivestimento già
realizzato, sostituendolo con la soluzione progettuale prescelta solo nelle parti che
rimangono visibili in tutto l'arco dell'anno.
26
ALLEGATi
27
1. PREMESSA
Le linee guida di seguito presentate sono state redatte per suggerire un iter di studio e
di intervento per la conservazione delle murature spondali dei Navigli.
Le indicazioni metodologiche hanno, pertanto, valenza generale, così come le linee di
indirizzo per la redazione delle tavole grafiche di rilievo geometrico, materico e del
degrado, o per l’esecuzione delle necessarie ricerche preliminari.
I criteri di intervento sono invece specifici e mutuati dalle indicazioni per la
conservazione del tratto compreso tra le vie Corsico, Argelati e la Darsena.
Pertanto queste tecniche di intervento non possono essere assunte senza il necessario
vaglio delle caratteristiche di altre aree, nonché prima dell’esecuzioni di adeguati rilievi
geometrici, materici e del degrado.
In appendice sono allegati alcuni supporti che possono essere di ausilio
all’interpretazione dei documenti storici (Glossario del termini costruttivi storici),
all’individuazione dei materiali (Materiali componenti le sponde del Naviglio
Grande: lessico) e delle patologie di degrado (Tecniche di intervento per la
conservazione delle murature di sponde del Naviglio Grande), nonché un breve
repertorio bibliografico di approfondimento delle tematiche inerenti il degrado e le
tecniche di intervento.
28
2. ITER METODOLOGICO DEL PROGETTO DI CONSERVAZIONE
Il progetto di conservazione dell'esistente richiede una metodologia di studio ed
attenzioni particolari al fine di leggere il reale stato di degrado del manufatto e redigere
un progetto di intervento aderente alle condizioni effettive dell'oggetto su cui si opera.
La conoscenza del manufatto è, infatti, presupposto essenziale per evitare inutili
sostituzioni di materia, rispettare il palinsesto che la storia ha consegnato al presente,
guidare il cantiere ed, non ultimo, evitare interventi economicamente dispendiosi.
Si suggerisce pertanto un “iter metodologico”, la cui l'esecuzione è strettamente legata
alle condizioni del manufatto oggetto di studio, che si compone delle seguenti fasi:
1. Analisi storica con fonti indirette e dirette
2. Rilievo geometrico
3. Diagnostica non distruttiva e scarsamente distruttiva per la determinazione della
morfologia dell’oggetto, delle cause e delle patologie di degrado
4. Mappatura dei materiali e del loro degrado, Rilievo del quadro fessurativo
5. Intervento di conservazione:
a) mappatura e definizione degli interventi
b) schede tecniche di intervento
6. Capitolato speciale d'appalto
7. Computo metrico estimativo
29
2.1 La ricerca storica
Primo passo per la redazione del progetto di conservazione è, senza dubbio, l'analisi
storica del manufatto.
Questo studio non dovrà limitarsi a ricostruire la storia del manufatto per sommi capi,
dando indicazioni sulla posa della prima pietra e sul nome dell'autore, ma penetrare le
caratteristiche costruttive e materiche.
CEPPI
PIETRAME
CIOTTOLI DI FIUME
CEPPI
CEPPI NUOVI
CEPPI VECCHI
CEPPI QUADRI
QUADRONI DI CEPPO
QUADRI DI CEPPO
CHIEPPI
SCHIEPPI
MAROGNE
MAROGNATA
MOROGNE
MOROGNATE
MOROGNONI
QUADRI DE’ MOROGNONI
SASSI QUADRONI
PIETRE
CIOTTOLI
SASSI NATURALI
SASSI BORLONI
SASSI GROSSI
GRANITI
LATERIZI
LEGNAMI
QUADRI DI MIGLIAROLO
SARIZZO MIAROLI
SASSI DI MIAROLA
QUADRONI GRANITO
VIVO
COTTO
PIETRE COTTE
SCAGLIE DI COTTO
MATTONI VECCHI
MATTONI NUOVI ALBASI
ASSE ROVERE
ASSE POBBIA
TAVOLE POBBIA
PASSONI ROVERE
COLONNE ROVERE
COLONNETTE ROVERE
LEGANTI - AGGREGATI FERRI
CALCINA
MALTA
CALCE
CEMENTO (SABBIA,CALCE
...)
SABBIA VIVA
GIARA
GERONE
SCAGLIE DI COTTO
MATTONI PESTI
SCORIE DI FERRO
FERRO LADINO
SBARRE DI FERRO
QUADRETTONI DI FERRO
STAFFE DI FERRO
SPRANGHE DI FERRO
SPINE DI FERRO
ANELLONI DI FERRO
UNCINI DI FERRO
CHIODERIA VARIA
AZZALE PER PUNTE E PICCHI
VARIA
TELA GREGGIA DI REGGIO E.
TELA DI CANAPE PER LE
CHIUSE
VIMINI
Nomenclatura dei materiali utilizzati per la riparazioni dei muri di sponda dei navigli (XVII – XIX
sec.) Tali informazioni sono di grande utilità anche nella redazione del progetto di
conservazione per verificare la compatibilità degli interventi progettati con lo stato di fatto dei
muri spondali. (Per l'interpretazione dei termini riportati nella tabella, così come per avere
supporto nell'interpretazione di documenti storici, si veda il Glossario riportato in appendice)
30
La ricerca non dovrà avere come fine ultimo la scoperta dell'aspetto “originario” del
manufatto, non avrà come scopo alimentare proposte di ripristino, ma anzi dovrà
testimoniare come l'immagine e la materia siano un palinsesto in cui è impossibile
utilizzare giudizi di valore o effettuare selezioni temporali a scapito di altri momenti,
storici o attuali.
La ricostruzione ideale del manufatto potrà essere effettuata solo come strumento di
studio, di conoscenza, senza alterare o modificare la lettura del palinsesto-edificio con
interventi che tendano a ricostituire una immagine inesistente e falsa.
L'analisi storica dovrà essere condotta per la conoscenza, considerando anche un fatto
di fondamentale importanza: sovente le trasformazioni, anche quelle superficiali
possono dare ragionevoli spiegazioni sullo stato di degrado delle edificio. Patologie dei
materiali
possono
precedentemente
come
infatti
subiti,
dissesti
divengono
possono
essere
semplici
di
trattamenti
superficiali
così
strutturali
comprensibili
essere
conseguenza
e
ricondotti
fenomeni
a
di
assestamento se sono note le
fasi costruttive.
Lo scopo ultimo sarà, dunque, quello di conoscere il manufatto nei dettagli, perché solo
analizzando
costruttive
le
tecniche
originarie,
modificazioni
a
le
queste
apportate, gli usi succedutisi
nel tempo, i materiali utilizzati
per la costruzione, i restauri
e
le
possibile
manutenzioni,
è
comprendere
a
pieno l'oggetto e redigere un
progetto di conservazione e
uso, nel completo rispetto
dello stato in cui il tempo e
l'uomo
hanno
consegnato
l'edificio al presente.
Tavola e Legenda delle tecniche murarie rilevate nelle
murature spondali del Naviglio Grande nel tratto tra via
Casale e la Darsena e Via Argelati e la Darsena.
31
Nello specifico caso dei muri spondali dei Navigli assume poi particolare importanza la
lettura diretta del manufatto, eseguibile tramite la cosiddetta “stratigrafia dell’elevato”
che consente di fornire indicazioni circa la successione delle differenti fasi costruttive
del manufatto. Inoltre, di grande interesse sono la lettura e l’interpretazione delle
tecniche murarie, nonché il rilievo dei segni degli usi passati (dai supporti di
ancoraggio, sino ai segni delle corde che trainavano le imbarcazioni o alle pietre su cui
le lavandaie facevano il bucato). Queste testimonianze del passato, importanti per la
memoria della “cultura materiale”, sono infatti da tutelare e valorizzare negli interventi
di conservazione previsti.
Estratto della tavola Diagrammi di sequenza e analisi delle tecniche costruttive del paramento di
sponda.
La lettura stratigrafica classica delle murature spondali del Naviglio Grande presenta difficoltà
esecutive dovute alla continua stratificazione degli interventi succedutisi nel corso di più di 4
secoli.
Si propone pertanto l’esecuzione di una lettura stratigrafica semplificata che suddivide, in base ai
documenti storici reperiti e alla lettura in situ delle discontinuità e delle variazioni di tessitura, i
tratti indagati in più periodi di esecuzione (identificabili con numeri romani da I a n). A ciascun
periodo appartengono differenti tecniche costruttive, identificate con numeri arabi, dalla più
recente (in basso), alla più antica (in alto), così come riportato sul diagramma di sequenza al di
sopra dell’immagine. A ciascuna fase fanno riferimento delle specifiche schede che indicano la
descrizione della tecnica, la nomenclatura storica reperita nei documenti e l’ipotesi di datazione.
32
Metodi di esecuzione:
n
Ricerca Bibliografica
n
Ricerca archivistica dei documenti. Tra gli archivi consultabili si ricorda l’archivio
di Stato, l’archivio della Direzione Generale Opere Pubbliche della Regione
Lombardia che conserva i verbali di manutenzione dei Navigli nel XIX secolo, la
Civica Raccolta di stampe A. Bertarelli, oltre che gli archivi privati e comunali.
n
Lettura stratigrafica delle tecniche murarie
n
Lettura delle Tecniche murarie
2.2 Il rilievo geometrico
L’indagine storica è condotta parallelamente al rilievo geometrico.
Durante la campagna di rilievo si entra infatti in contatto diretto con il manufatto, si
perviene alla conoscenza dei minimi dettagli dello stesso ; lo si percorre più volte
iniziandone a comprendere non solo la morfologia e l’architettura, ma anche, grazie
alla lettura delle tracce, la veridicità di quanto appreso dalla ricerca storica e d’archivio,
oltre alla consistenza dei materiali e delle patologie presenti.
Queste sono le ragioni per le quali il rilievo geometrico dovrebbe essere coordinato
direttamente dal progettista dell’intervento coadiuvato da esperti del settore.
La misurazione e la rappresentazione grafica dell’oggetto sono infatti imprescindibili
nella stesura del progetto di conservazione. Quanto detto dovrebbe immediatamente
sgombrare il campo da equivoci : il rilievo geometrico non deve essere mutuato da
planimetrie esistenti tutt’al più corredate da poche misure di riferimento. Il rilievo per la
conservazione deve essere condotto con strumenti e gradi di precisione adeguati allo
studio del manufatto. Queste ragioni conducono ad affermare che operazione
preliminare è sicuramente l’esecuzione del "progetto di rilievo" atto a stabilire, dopo
alcuni sopralluoghi di studio, quale dovrà essere il fine ultimo dell'operazione. Tutto
questo perché, per quanto precisa e dettagliata possa essere la campagna di
misurazione, non si riuscirà a cogliere la fabbrica nella sua interezza e risulterà quindi
necessario comprendere fin dall’inizio quali sono gli obiettivi e il grado di conoscenza
da raggiungere. Le tavole di rilievo geometrico sono, infatti, la base per i successivi
studi relativi il degrado della fabbrica, come il quadro fessurativo, il degrado dei
materiali, ecc., dunque, se non si saranno effettuate le rappresentazioni grafiche
necessarie, ci si troverà nell’impossibilità di impostare correttamente il progetto di
conservazione.
33
Per l'esecuzione di un rilievo geometrico esistono differenti tecniche, ciascuna con
caratteristiche proprie e gradi di attendibilità e precisione diversi, si pensi alle differenze
esistenti tra un rilievo condotto con bindella metrica e trilaterazioni ed uno effettuato
con le tecniche della fotogrammetria o, ancora, tramite la tecnica del raddrizzamento
fotografico. Tralasciando la descrizione delle singole metodologie, per le quali si
rimanda alla lettura della bibliografia esistente sull’argomento, può essere comunque
utile schematizzare alcuni concetti che potranno risultare di qualche utilità a chi si
accinge ad eseguire un rilievo geometrico.
Un rilievo per la conservazione dovrebbe
• avere un margine di errore ridottissimo, e comunque adeguato alle esigenze
conoscitive che ci si prefiggono nei riguardi della fabbrica oggetto di studio
• essere restituito in una scala grafica pari almeno ad 1 :50, con particolari in scala
1:10-1:5, qualora le caratteristiche dell'oggetto studiato lo richiedano. La scala
grafica dovrà comunque essere scelta in modo tale da non perdere la visione
completa dell'oggetto e contemporaneamente rappresentare tutti i dati ritenuti
necessari.
• riportare in legenda la segnalazione della tecnica di esecuzione (ad esempio: rilievo
eseguito con bidella metrica, asta graduata e ausilio di prese fotografiche; rilievo
eseguito con teodolite e livella ottica; ecc.).
• rappresentare la geometria e l'architettura del manufatto nel loro stato attuale.
Eventuali dissesti strutturali (fuori piombo, cedimenti, ecc.) o mancanze di parti
architettoniche dovranno essere già registrati nel rilievo geometrico.
34
In alto: Alzato delle murature spondali del Naviglio Grande nel tratto tra via Casale e Via Corsico. Il
rilievo geometrico (scala all'origine 1:50), eseguito in questo caso con l'ausilio di un teodolite, è stato
restituito riproducendo l'esatta posizione e dimensione dei conci di copertina della muratura.
Sopra: Planimetria della muratura spondale nel tratto corrispondente all'ingresso di via Casale.
L'evidente spanciamento della muratura è segnalato già a partire dal rilievo geometrico.
In ultimo, le tavole dovranno essere concepite per venire riprodotte il numero di volte
necessarie. Per questa ragione esse saranno di dimensioni non eccessive, realizzate
con tratti scelti in modo tale da essere facilmente leggibili in copia, rigorosamente in
bianco e nero per consentirne la riproducibilità senza aggravi di lavoro.
2.3 Il rilievo fotografico
Due sono le finalità del rilievo fotografico, tra le tante, che possono interessare allo
scopo dello studio dell’oggetto; infatti da un lato le immagini possono essere utili per
illustrare il manufatto nelle sue caratteristiche formali e materiche, dall’altro, le
fotografie possono rammentare e chiarire al rilevatore alcune annotazioni fatte in situ,
come particolari di rilievo o osservazioni relative al degrado e alla mappatura di
quest’ultimo.
La campagna di rilievo fotografico dovrebbe essere eseguita, o perlomeno coordinata
se si dispone di un fotografo professionista, dallo stesso progettista delle opere di
conservazione, dal momento che , così come avviene per il rilievo geometrico, risulta di
grande importanza per una corretta conoscenza dell’oggetto.
Considerando che mai, neppure con un numero infinito di immagini, si riuscirà a
rappresentare il manufatto esaustivamente, si consiglia di studiare preventivamente
cosa occorrerà riprendere per descriverlo in modo esaustivo.
35
Il complesso delle immagini dovrebbe essere raccolto in un unico volume, dove ogni
scatto è numerato in modo progressivo. Su tavole rappresentanti lo stato di fatto
verranno poi riportati detti numeri a fianco del segno grafico indicante il punto e la
direzione di presa fotografica; a corredo della tavola, una legenda riporterà ciascun
numero con l'indicazione precisa dell'oggetto fotografato. Questo procedimento sarà
possibile solo se, durante la campagna fotografica ogni immagine scattata sarà stata
schedata e posizionata con esattezza. La campagna fotografica così eseguita, se
opportunamente datata, costituirà un’importante testimonianza relativamente alla
consistenza di un oggetto in un dato momento temporale.
Per quanto riguarda le fotografie di dettaglio, esse serviranno per documentare il
degrado della fabbrica, controllarne l’eventuale avanzare nel tempo. Potranno inoltre
servire per essere mostrate ad esperti per eventuali consulenze, o per dare un
supporto figurativo alle patologie riscontrate.
Le immagini dovranno, dunque, raffigurare tutte le patologie riscontrate sui differenti
materiali e le eventuali lesioni o danni strutturali, riportando con esattezza la data di
esecuzione e le condizioni meteorologiche. Dati, questi, importantissimi se si considera
che alcuni fenomeni di degrado vengono resi più leggibili da particolari condizioni
climatiche.
Dette riprese, schedate sempre in fase di rilievo in situ, costituiranno, ancor di più della
campagna fotografica descrittiva, un imprescindibile patrimonio per la conoscenza del
manufatto.
2.4 Il rilievo materico e del degrado
La conoscenza di un manufatto, dopo aver eseguito il rilievo geometrico, prosegue con
la mappatura del degrado materico, ovvero con il riconoscimento dei materiali e delle
patologie presenti sull'oggetto.
In primo luogo, fondamentale operazione da compiere è l’ispezione integrale, ovvero in
ogni sua parte componente, del manufatto. Il sopralluogo diretto da parte del
progettista, di cui si suppongono le conoscenze di base nel campo della conservazione
dei manufatti, affiancato dalla presenza dei differenti specialisti che collaborano
all’intervento, è infatti il primo passo verso la redazione del rilievo del degrado
materico. In situ dovrà poi essere effettuata la mappatura delle patologie riscontrate
che costituirà la base per la redazione definitiva delle mappe. Tali tavole di studio
diverranno anche la base per redigere il progetto diagnostico, che, se necessario,
chiarisce dubbi e questioni relativamente allo stato di conservazione.
36
L’eziologia delle singole manifestazioni di degrado è infatti fondamentale per la
redazione del progetto di conservazione dal momento che, generalizzando, solo
tramite l’eliminazione dei fenomeni che hanno innescato il processo patologico può
essere garantita l’efficacia nel tempo dell’intervento adottato.
In ultimo, sarà necessario procedere alla redazione definitiva delle tavole grafiche che
raccoglieranno la totalità delle informazioni acquisite, localizzando con estrema
precisione ogni forma di degrado riscontrata.
Tecniche grafiche di esecuzione
La normale pratica professionale esclude dai propri compiti la redazione delle mappe
inerenti la localizzazione dei materiali e delle patologie di degrado, ritenendole
superflue per la redazione del progetto o, nel migliore dei casi, ne concepisce redazioni
semplificate. Sarà dunque opportuno fare chiarezza su quale sia il compito affidato alla
mappatura del degrado materico, comprenderne l’utilità per capirne l’importanza.
Un progetto di conservazione esecutivo dovrà essere concepito in modo tale da
lasciare i minori margini di libertà durante l’esecuzione, ovvero non dovranno esistere
fraintendimenti sulle operazioni da compiere e la loro localizzazione sia da parte
dell’operatore che del direttore lavori qualora sia figura diversa dal progettista. Per
evitare tali “incidenti”, che talvolta sono essi stessi causa di degrado, il progetto di
conservazione dovrà essere mappato e localizzato in ogni sua parte oltre che descritto
nel capitolato. In sintesi, ad ogni operazione dovrà corrispondere l’esatta localizzazione
della stessa.
Non solo, le tavole del progetto oltre ad essere fondamentali per l’esecuzione in
cantiere, costituiscono l’unico supporto possibile per stimare la quantità, e dunque gli
esatti costi, dell’intervento.
Quanto detto non è ovviamente fattibile se precedentemente non è stato effettuato un
preciso e corretto rilievo dei materiali e delle patologie a carico degli stessi.
37
La scala grafica a cui realizzare tali tavole, vale in questo senso quanto detto per il
rilievo metrico ed è strettamente dipendente da quanto realizzato proprio in quella
prima fase, dovrà essere quella sufficiente a rappresentare le patologie riscontrate
senza comunque perdere la visione completa dell'oggetto. Si lavorerà, anche in questo
caso, in una scala pari almeno ad 1 :50, con particolari in scala
1:10-1:5, qualora si renda necessario.
Dall'alto in basso: Rilievo materico, Rilievo del degrado, Rilievo materico e del degrado, particolare, scala
all'origine 1:50.
La prima tavola riporta le informazioni circa il riconoscimento dei materiali effettuato in situ. I conci in pietra
sono stati ridisegnati nelle loro effettive dimensioni e posizioni, mentre le parti in laterizio sono state
individuate nella loro estensione complessiva.
La seconda tavola riporta le patologie di degrado e la terza le due informazioni sovrapposte per consentire
una migliore individuazione degli interventi nella fase del progetto di conservazione.
38
I materiali individuati potranno essere rappresentati tramite l'uso di campiture colorate,
mentre quella del degrado potrà essere effettuata tramite l’uso di retinature che,
identificate in una apposita legenda, rappresenteranno con chiarezza le patologie
rilevate. Per il riconoscimento dei differenti degradi e per la loro nomenclatura è
possibile fare riferimento alla Raccomandazione Normal 1/88 che fornisce una breve
descrizione dei fenomeni accompagnata da una immagine fotografica che ne facilita
l'individuazione.
L'uso di tali tecniche di rappresentazione grafica consente anche la sovrapposizione
delle informazioni, permettendo la lettura contestuale dei materiali e delle patologie.
Un utile supporto per la redazione del rilievo materico e patologico è la predisposizione
di immagini fotografiche "raddrizzate" dell'oggetto che illustrano con esattezza le
caratteristiche dei materiali e consentono una precisa individuazione delle patologie.
Qualsiasi sia la metodologia di rappresentazione adottata dovrà comunque essere
chiaramente individuata l’esatta localizzazione del materiale e della patologia, senza
possibilità di errore o margini di labilità che si trasmetterebbero anche nel progetto di
conservazione. L’area interessata dal singolo fenomeno di degrado dovrà essere
delimitata nell’esatta estensione rilevata allo scopo, tra l’altro, di ottenere una corretta
quantificazione dell’intervento.
2.5 Il progetto di conservazione
La redazione grafica del progetto di conservazione deriva direttamente dalle scelte
condotte nell' esecuzione delle fasi precedenti, ovvero dal rilievo geometrico e dalla
mappatura dei materiali e delle patologie di degrado.
Come già accennato nella disanima di queste fasi analitiche, il progetto di
conservazione nella sua redazione esecutiva dovrà essere concepito in modo tale da
consentire il minor numero di gradi di libertà in cantiere, ovvero garantire la leggibilità
delle tavole da parte degli operatori durante l’esecuzione, evitando fraintendimenti sia
sulle operazioni da compiere che sulla loro localizzazione sul manufatto.
La precisione e la chiarezza del disegno eviteranno la labilità delle decisioni prese a
piè d'opera, condotte a volte senza una specifica autorizzazione della direzione lavori,
e faciliteranno la gestione del cantiere, minimizzando la lievitazione dei costi dovuti a
"imprevisti" incorsi durante l'intervento.
39
Progetto di conservazione, scala all'origine 1:20. La tavola può essere concepita come specifica
dell'intervento redatto in scala 1:50 per meglio definire alcune zone di lavorazione. I retini
campiscono le aree per differenziarle le une dalle altre, mentre i codici definiscono gli interventi,
specificati in legenda e nelle Schede tecniche di intervento.
Per questa ragione la scala grafica a cui realizzare le tavole dovrà essere quella
necessaria e sufficiente a rappresentare i differenti interventi da compiere, dunque si
dovrà realizzare il progetto in un rapporto pari almeno ad 1 :50, con particolari in scala
1:20, qualora si rendano necessarie ulteriori specificazioni.
Non esistendo all'oggi nessuna normalizzazione circa le tecniche di rappresentazione,
il progetto di conservazione potrà essere realizzato secondo la tecnica prescelta dal
singolo progettista, tenendo comunque presente che qualsiasi sia la metodologia
adottata dovrà comunque essere chiaramente individuata l’esatta localizzazione
dell'intervento, delimitando precisamente l'area. A titolo esemplificativo, in assonanza
con quanto detto per il rilievo materico e del degrado, le zone potranno essere
semplicemente campite con un tratto e l'intervento segnalato con codici riferiti ad una
legenda, oppure si potrà, ancor meglio, identificare le differenti aree soggette a
40
trattamenti conservativi con apposite retinature specificate, anche in questo caso, in
una legenda.
CO/R 1 RIADESIONE DELLE AREE DI INTONACO DISTACCATO
DAL SUPPORTO MURARIO
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Diffusi distacchi dell’intonaco dovute alla protratta mancanza di manutenzione dell’edificio; all’umidità di
infiltrazione dalle creste murarie non protette, a causa della mancanza totale della copertura; all’umidità
di risalita capillare, con conseguente presenza di sali solubili.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa rimozione meccanica a secco delle radici di piante tipo piccole edere e simili (come da scheda
CO/P1) e pulitura a secco tramite spazzolatura con pennelli e spazzole in fibra vegetale (saggina) e con
bidoni aspiratutto(come da scheda CO/P2; punto 1); le aree di intonaco distaccate verranno trattate
così come segue:
§
sigillatura delle eventuali fessurazioni e dei bordi dell’intonaco - lungo la linea di confine tra
l’intonaco stesso e la muratura in mattoni a vista - con malta additivata con cocciopesto, al fine di
evitare fuoriuscite del prodotto di iniezione;
battitura manuale delle aree di intonaco e perimetrazione con un segno a gesso delle zone in fase
§
di distacco;
§
esecuzione della foratura mediante l’utilizzo di trapano elettronico con punte di diametro adeguato
(4-6 cm) evitando percussioni e vibrazioni eccessive. La quantità dei fori sarà di n°6-8 per mq. Nel
caso in cui l’intonaco fosse molto degradato si procederà con l’utilizzo di trapano a mano.
§
pulizia del foro mediante pistola soffiatrice collegata a piccolo compressore, per eliminare le
polveri, i residui della foratura che possano ostacolare l’immissione e la percolazione del prodotto
adesivo.
§
inserimento nei fori effettuati di cannule di materiale sintetico, applicazione di nastro adesivo di
carta sull’intonaco all’intorno di ciascun foro al fine di evitare macchie, sigillatura delle cannule con
plastilina per evitare la fuoriuscita del prodotto sigillante.
§
inserimento, tramite le cannule già posizionate, di acqua mista ad alcool per inumidire ciascun foro
e le superfici circostanti da far riaderire.
§
iniezione, tramite siringa manuale nelle cannule, di prodotto adesivo composto di grassello di calce
(1pp), cocciopesto (1pp), carbonato di calcio (1pp) e additivo tipo Primal AC 33 o altro simile (circa
200 gr ogni kg di prodotto). La consistenza del prodotto dovrà essere sufficientemente fluida da
poter essere inserita con la siringa manuale. L’iniezione verrà effettuata iniziando dai fori più bassi
e controllando quelli superiori per verificare la penetrazione del prodotto. Nel caso in cui le
dimensioni dei distacchi lo rendessero necessario si potrà operare con una pompa pneumatica per
iniezioni, tenuta a pressione di esercizio molto bassa (max 2 atm).
§
posizionamento di martinetti atti ad esercitare un’adeguata pressione contro le porzioni di intonaco
trattate con le iniezioni allo scopo di mantenere l’intonaco stesso in posizione aderente al supporto
murario per il tempo necessario alla presa del prodotto adesivo.
§
asportazione delle cannule e del sigillante.
§
chiusura dei fori con stucco composto di grassello di calce e polveri di marmo. La sigillatura dovrà
essere lasciata in sottolivello rispetto al filo esterno dell’intonaco.
Successivamente si procederà alla pulitura della superficie dell’intonaco secondo il ciclo descritto al
punto 2 della scheda CO/P2 e a seguire alla scialbatura secondo le indicazioni della scheda CO/R5
Esempio di scheda tecnica di intervento. La scheda è riferita ad ogni singolo intervento di
conservazione, lo descrive nel dettaglio delle lavorazioni, e riporta il codice e la definizione riscontrabili
nella tavola grafica di riferimento.
Elemento indispensabile per una esecuzione corretta del progetto è poi la redazione di
schede tecniche che illustrino nel dettaglio le opere da eseguire. Non è infatti
sufficiente corredare le tavole con la legenda, che rimane pur sempre strumento
indispensabile per la lettura immediata in cantiere. Dette schede dovrebbero riportare
41
le modalità, le tecniche e i prodotti da utilizzarsi nell’esecuzione dei lavori. A titolo
esemplificativo la scheda potrà descrivere il tipo di intervento riferito ai singoli elementi
componenti la struttura, le patologie riscontrate, le principali cause di degrado e le
modalità da seguirsi nell’intervento di conservazione. Ogni opera potrà essere
contraddistinta da un codice e da una simbologia grafica puntualmente riportate nelle
tavole relative all’intervento, in modo tale che la lettura incrociata delle schede e dei
sopra menzionati elaborati grafici possa consentire l’individuazione corretta e precisa
delle zone su cui dovrà essere effettuato ogni singolo trattamento, chiarendo ed
imponendo all'operatore le scelte effettuate dal progettista.
3 CARATTERISTICHE DEGLI ELABORATI DI PROGETTO
Le specificità dei muri spondali dei Navigli, così come i ristretti tempi in cui è possibile
effettuare i rilievi necessari per la redazione del progetto di conservazione -visti i soli
due mesi all'anno di asciutta- rendono necessario, a fronte dell'iter metodologico del
progetto di conservazione precedentemente descritto, indicare quale possa essere la
qualità minima degli elaborati da produrre.
1) Rilievo geometrico
Le tavole dovranno essere redatte in scala 1:50 e rappresentare sia i fronti che i profili
della muratura indagata al fine di verificare la presenza di fuori piombo, spanciamenti o
altri fenomeni di dissesto.
Il rilievo geometrico dovrà rappresentare il manufatto nella sua effettiva consistenza,
riportando lacune e rotture di elementi, così come eventuali disallineamenti.
Il rilievo potrà essere condotto con l'ausilio di un teodolite, oppure con strumenti
manuali come rotelle metriche, metri rigidi e fili a piombo per verificare i dissesti in
alzato. La restituzione con programmi informatici che consentono il ridisegno in scala
reale potrà essere utile per stampare a scale differenti in relazione alle esigenze.
42
2) Rilievo materico
Le tavole del rilievo materico dovranno essere restituite in scala 1:50. Il riconoscimento
dei materiali dovrà essere effettuato in situ, scattando le necessarie immagini
fotografiche ravvicinate per verificare eventuali dubbi quando non sarà più possibile
accedere direttamente al manufatto.
Si consiglia di munirsi di strumenti idonei alla pulitura di piccole porzioni del manufatto
(spruzzatori d'acqua, spazzole di saggina, raschietti, ecc.) in quanto il consistente
deposito superficiale presente sulle murature nel periodo di asciutta rende difficile il
Estratto della tavola Individuazione aree omogenee ed indicazione per l’intervento – serie CAO, scala
all’origine 1:100.
La tavola individua le zone definite come omogenee al loro interno per caratteristiche materiche, di degrado e
di tecniche costruttive (Si veda la suddivisione definita dalla scritta Area omogenea n...). Per ogni area
omogenea sono definiti gli interventi (suddivisi per Opere di fondazione, Lavori di pulitura e trattamento degli
elementi accessori, opere murarie, Lavori di consolidamento superficiale e sigillatura) in ordine di esecuzione
dei lavori. I riquadri sull’immagini rimandano alle specifiche di progetto realizzate in scala 1:20. La
realizzazione della tavola sul mosaico delle fotografie facilita il riconoscimento delle aree di intervento.
43
riconoscimento dei materiali sottostanti.
Per quanto concerne il ridisegno delle singole porzioni sarà necessario individuare con
precisione i conci lapidei, mentre per le parti in calcestruzzo, laterizi o ciottoli potrà
essere sufficiente delimitarne l'area e campirla con una apposita retinatura.
Per il riconoscimento dei materiali, oltre alla bibliografia specifica, si potrà fare
riferimento al lessico riportato in appendice.
3) Rilievo del degrado
Il rilievo del degrado dovrà essere effettuato in situ, eventualmente con l'aiuto di esperti
del settore e riportato in tavole in scala 1:50. La restituzione con programmi informatici
che consentono il ridisegno in scala reale potrà essere utile per stampare a scale
differenti in relazione alle esigenze.
Per il riconoscimento delle patologie, oltre alla specifica bibliografia, si potrà tenere
conto del lessico riportato in appendice.
Particolare attenzione dovrà essere riservata agli eventuali vuoti o mancanze,
verificandone dimensioni e profondità per consentire poi una corretta individuazione
delle tecniche di intervento necessarie per ristabilire la continuità del paramento
murario.
Le patologie rilevate potranno essere rese graficamente tramite retinature in bianco e
nero che ne consentano, eventualmente, la sovrapposizione con la tavola dei materiali.
4) Progetto di conservazione
Il progetto di conservazione si compone delle tavole grafiche che delimitano le aree di
intervento, delle Schede Tecniche di Intervento, del Capitolato speciale d'Appalto e del
Computo metrico estimativo.
Le Tavole potranno, vista la specificità delle murature dei Navigli, essere redatte anche
in scala 1:100, contraddistinguendo zone omogenee per materiali, patologie e, dunque
tecniche di intervento. La scala grafica di restituzione al 100 consente, infatti, di
prendere visione di ampie porzioni del cantiere, consentendo una migliore
programmazione dello stesso. Detto elaborato potrà riportare i codici degli interventi,
descritti in una apposita legenda e specificati nelle schede tecniche, che fungeranno da
cronoprogramma.
Per definire specificatamente gli interventi per ciascuna delle zone omogenee riportate
nelle tavole in scala 1:100 sarà però necessario predisporre estratti delle aree in scala
1:20 che consentono agli operatori di circoscrivere, e dunque eseguire, con precisione
gli interventi progettati. Tale metodologia di lavoro consente un notevole risparmio nei
tempi di restituzione grafica del progetto senza andare a discapito della qualità
dell'intervento.
44
3.1 Misurazione e rilievo dei materiali e delle patologie di degrado con la tecnica
del raddrizzamento fotografico
Le specificità delle murature spondali del Naviglio e, come già si accennava, i ridotti
tempi disponibili per l'esecuzione dei rilievi, suggeriscono, nel rispetto dell'iter
metodologico e della qualità minima degli elaborati grafici per il progetto di
conservazione precedentemente descritti, l'impiego di tecniche speditive per le fasi
conoscitive del manufatto.
Le differenti categorie di rilievo (geometrico, materico, del degrado) potranno essere
più rapidamente eseguite grazie all'impiego di una esauriente campagna fotografica
opportunamente elaborata.
Si consiglia di svolgere tale fase di lavoro durante i primi giorni dell'asciutta del canale,
in modo tale da disporre di tale materiale in tempo per l'esecuzione della mappatura
dei materiali e delle patologie di degrado.
Si potranno eseguire fotogrammi dell'intero tratto da indagare con l'ausilio di macchine
fotografiche digitali. Le fotografie andranno realizzate inserendo opportuni riferimenti
metrici (stadie, paline, ecc.) in modo tale da poter successivamente elaborare le
Esempio di rilievo del degrado eseguito, con l'ausilio di retinature, sulla base del rilievo fotografico
opportunamente raddrizzato e mosaicato.
45
immagini alla scala grafica opportuna.
Successivamente, grazie all'uso di software idonei, le fotografie potranno essere
mosaicate e raddrizzate, in modo tale da rappresentare l'intero manufatto indagato.
Su questa base, attraverso misure di controllo da effettuarsi in situ con l'ausilio di
teodolite o nastri metrici, potrà essere rappresentato il rilievo geometrico.
Per l'esecuzione della campagna di rilievo dei materiali e delle patologie da svolgersi
in situ, sarà sufficiente disporre dei fotogrammi raddrizzati e riprodotti ad una scala
opportuna per consentire di mappare con scritte e simbologie quanto rilevato.
La restituzione grafica delle tavole potrà essere realizzata sullo stesso rilievo
fotografico mosaicato, utilizzando simbologie per i materiali (per altro già riconoscibili di
massima sull'immagine fotografica per lo meno per macroaree) e retinature per le
patologie di degrado.
4 INDICAZIONI PER L'INTERVENTO DI CONSERVAZIONE
I Navigli sono una sorta di "opera aperta" in cui nel corso dei secoli si sono succeduti
tecniche costruttive e materiali differenti. Sarebbe sarebbe impossibile -ancor di più
che per un usuale edificio- tentare di rincorrere un presunto aspetto "originario".
Pertanto ogni intervento dovrà avere come presupposto la massima conservazione
dell’esistente e il rispetto dei segni che l’uomo e il tempo trascorso hanno lasciato, dal
momento che ogni testimonianza è segnale della storia dell’oggetto, del suo passato e
del passato di chi lo ha fruito e in quanto tale deve essere preservato perché attestato
tangibile di cultura materiale, di tecniche costruttive storiche e di ormai scomparsi usi e
tradizioni.
Si dovrà tendere ad arrestare il progresso delle patologie che potrebbero comportare la
perdita di parti dell’oggetto, selezionando le tecniche di conservazione più idonee in
relazione alle specificità materiche e di degrado rilevate.
Questo comporta l'impossibilità di fornire a priori i suggerimenti delle tecniche di
intervento da impiegarsi, ma consente, tuttavia di proporre alcune indicazioni di
carattere generale (Criteri generali) e specifico (Criteri specifici) per operare sulle
murature spondali dei Navigli.
Come indicazioni per le tecniche di intervento e la scelta delle stesse in rapporto ai
materiali e alle patologie di degrado rilevate si suggerisce di visionare gli elaborati
46
Criteri Generali
•
L'intervento di conservazione dei muri spondali interessati dovrà essere studiato e
concepito in rapporto alle reali condizioni, alla specificità dei materiali e delle
tecniche esecutive del tratto indagato.
•
L'intervento dovrà rispettare le diverse fasi storiche che costituiscono il palinsesto
del manufatto, senza pretese di ripristino di questo o di quel momento storicocostruttivo a discapito di altri.
•
La rimozione di parti esistenti sarà giustificata esclusivamente in relazione alla
reale impossibilità di mantenerle in situ o se se esistono dimostrate ragioni di
incompatibilità chimico-fisica con l'intorno (ovvero se il mantenimento di tali porzioni
comportasse l'incremento delle patologie di degrado sull'intero manufatto).
•
Tutti i segni di passati usi (pietre per lavandaie, ancoraggi, segni delle corde
utilizzate per il tiro delle imbarcazioni, ecc.) dovranno essere mappati su apposite
tavole per poter, IN fase di progetto, essere conservati e valorizzati come
testimonianza degli usi e delle tradizioni del passato.
•
Eventuali nuove realizzazioni che si rendessero necessarie a causa di crolli
dovranno essere riconoscibili impiegando comunque materiali compatibili con
l'esistente.
•
Le tecniche di intervento proposte dovranno:
-
essere rispondenti alle reali necessità di conservazione del manufatto;
-
essere reversibili e compatibili chimicamente e fisicamente con il supporto;
-
garantire buona durabilità in condizioni di esercizio particolare come quelle dei
navigli.
Criteri specifici
•
È auspicabile, oltre all'esecuzione dei rilievi geometrici, materici e del degrado, la
realizzazione di saggi conoscitivi nella muratura (carotaggi) e in corrispondenza del
basamento della muratura (saggi di fondazione) per conoscere la consistenza
dell'intero paramento murario e delle fondazioni.
•
Per quanto concerne le opere di pulitura del manufatto, salvo particolari situazioni,
potranno essere eseguite con risultati soddisfacenti con sola acqua a bassa
pressione, eventualmente adittivata con opportuni biocidi per l'eliminazione della
micro e della macroflora.
•
È sconsigliato l'uso di detergenti chimici, se non in situazioni particolari, che
eliminerebbero la patina dal manufatto.
47
•
È altresì sconsigliato l'uso dell'acqua nebulizzata, dal momento che il materiale è
stato studiato per rimanere immerso e non corre dunque particolari pericoli in caso
di assorbimento di quantitativi rilevanti di acqua durante la pulitura.
•
È sconsigliato l'uso di consolidanti corticali se non in situazioni particolari di
erosione del materiale. Non è infatti garantita la durabilità di tale intervento nelle
particolari condizioni di esercizio dei navigli. Per le corrette proprietà chimico-fisiche
dei consolidanti e l'indicazione del loro uso si veda comunque la Raccomandazione
Normal 20/85.
•
È altresì sconsigliato l'uso di protettivi chimici su quelle parti di murature immerse in
acqua. La sovrapposizione di un protettivo diminuirebbe la porosità del materiale,
limitando la fuoriuscita di sali solubili ed altre sostanze inquinanti penetrate nella
muratura a causa del continuo scorrimento delle acque. Inoltre, la durabilità dei
protettivi in acqua è garantita per un periodo di tempo estremamente limitato, tale
da rendere inutile un intervento la cui efficacia è per altro nulla in casi come quelli
dei navigli. Per le corrette proprietà chimico-fisiche dei protettivi e l'indicazione del
loro uso si veda comunque la Raccomandazione Normal 20/85.
•
Per il risarcimento dei giunti di malta tra i corsi della muratura si consiglia l'uso di
malte compatibili con il supporto esistente. L'uso di malte di calce idraulica naturale
(calce aerea e pozzolana) è per lo più auspicabile, anche se potranno essere
impiegati leganti idraulici di fabbricazione industriale a basso contenuto di sali
solubili. Si consiglia comunque l'analisi delle malte esistenti e il controllo delle
forniture in sede di cantiere per verificarne la reale composizione.
•
Il risarcimento delle lacune andrà effettuato in relazione alle loro dimensioni ed al
materiale circostante. In linea di principio possono essere impiegate per il
risarcimento delle lacune di grandi dimensioni lastre lapidee (graniti), per quelle di
media dimensione laterizi, ed, infine, per quelle più piccole ciottoli di fiume e malta.
Le caratteristiche del nuovo materiale dovranno comunque essere relazionate con
la materia circostante.
•
Eventuali conci lapidei che presentano fenomeni di dissesto andranno rimossi, puliti
e riposizionati previa la regolarizzazione del letto di malta di appoggio.
•
Qualora sia necessario effettuare operazioni di scuci-cuci o puntuali rimozioni di
mattoni, questi dovranno essere sostituiti con laterizi fabbricati a mano con
coloritura il più possibile compatibile con l'esistente rimanendo tuttavia riconoscibili
da quelli essi.
•
La realizzazione di porzioni di murature spondali nuove dovrà in linea di principio
essere effettuata tramite due setti murari. Il primo, con funzioni di contenimento
48
potrà essere costituito da pareti di calcestruzzo armato. Il secondo, con funzione di
rivestimento sarà realizzato con materiali dichiaratamente nuovi in relazione alle
caratteristiche delle murature al contorno. La parete in Cls armato dovrà essere
arretrata dal filo definitivo della muratura di quella distanza necessaria per
consentire l'inserimento di elementi interi (mattoni, ciottoli, lastre lapidee, ecc.).
Simulazioni fotografiche per la realizzazione del paramento murario di rivestimento alla
parete in calcestruzzo armato realizzate per il tratto compreso tra via Casale e la Darsena.
La “copertina” è costituita da una coltellata di mattoni, posti in verticale (25 cm) nel primo
caso, e in orizzontale (12 cm) nel secondo. Il paramento murario è realizzato con mattoni
realizzati a mano, di colore rosso intenso, posti di fascia (1), e di testa (2).
La parte basamentale è costituita da lastre di granito rosa in modo tale da garantire una
migliore durabilità sia allo scorrimento delle acque che alle eventuali aggressioni meccaniche
durante le opere di manutenzione del canale.
49
APPENDICE
50
1. GLOSSARIO DEL TERMINI COSTRUTTIVI STORICI
Anzana. Anzànna.
“Alzaja. Fune che attaccata ai navicelli serve a condurli contr’acqua – colui che a piedi
o a cavallo tira la fune così detta viene altresì chiamato Alzaja o Elciario o Bardotto”.
In senso più ampio: relativo all’alzaia.
Asse.
Assi o tavole di legno in genere di pioppo (pobbia) o di rovere.
Azzale.
Acciaio.
“... colli 25 azzale per far picchi e ponte bisognevoli per lavorare morogne quadri di
ceppo e mearoli”.
Proveniente da Bergamo.
Barricate.
Parapetti per le alzaie.
Fino alla prima metà del ‘700 le barriere di protezione poste ai lati delle alzaie erano
costruite in legno. A partire dagli anni successivi le staccionate furono sostituite,
soprattutto in città, da colonnette di granito, coperte con cappello anch’esso di vivo,
oppure collegate da sbarre di ferro impiombate.
Brazza. Braccia.
Unità di misura della lunghezza.
1 braccio milanese equivale a 0.593 metri.
Calcina.
Calce per il legante nelle murature di laterizi (muro in calcina) o per la malta da
utilizzarsi nelle sperature.
“... riempire le fessure di cemento formato di sabbia, di calce e di scorie di ferro e
mattoni pesti”.
Per le riparazioni dei navigli proviene esclusivamente da fornaci ubicate sul Lago
Maggiore, in particolare, in due casi, da Movalo e dalla località Ticinallo.
Chieppo.
Vedi Schieppo.
Chioderìa.
Chiodi di ferro di tipo e dimensioni diverse utilizzati nelle opere di carpenteria. Anche
chiodarìa. Proveniente da Lecco.
Coronamento.
51
Porzione superiore dei muri di sponda a ridosso dell’alzaia, realizzato solitamente in
ceppo, in granito in prossimità dei ponti e delle bocche, o in coltellata di mattoni.
Sul coronamento venivano impiantate le bitte per gli ormeggi ed i funghi di granito
utilizzati nel tiro delle funi per i barconi in entrata ed in uscita dalla darsena ed i
parapetti in ferro o in pietra dell’alzaia.
Dazi della cadenna.
“Gabella impostasi fin dal 1410 a tutte le barche naviganti sul Naviglio Grande, ad
oggetto di sostenere le spese di riparazione del medesimo, così detta dal catenon di
ferro attraversante il canale verso il suo termine”.
Ferr ladin.
Ferro dolce.
Proveniente da Bergamo.
Filagna.
Traversa di legno per collegare, rinforzare i pali infissi nel terreno - fregiatura osia
filagno.
Fregiatura.
Vedi Filagna, filagno.
Gattellazione. Gattellare
Livellare esatto il battente alle bocche d’estrazione d’acqua dei canali.
Gerone.
Conglomerato di tipo cementizio con buone doti di impermeabilità, ottenuto dall’
impasto più o meno grossolano di calce spenta, terriccio argilloso e ghiaia, utilizzato
mediante gettata per il consolidamento di opere fondali.
Giara.
Ghiaia, da cui ingiarare o ingerare.
La necessità di mantenere asciutto e ben transitabile il fondo delle strade alzaie
comportava il periodico ripristino del piano di calpestìo mediante la ripulitura dal fango
e il riporto e la stesura di ghiaia per colmare buche o depressioni.
Per ovviare al problema della polvere sollevata sull’alzaia nei mesi più asciutti, era reso
obbligo ai frontisti di tenere bagnato il tratto di strada antistante le loro proprietà.
Mearolo. Miarolo.
“Varietà di granito caratterizzato da una particolare tessitura (detta appunto miarolitica)
estratto dai monti prospicienti il Lago Maggiore. – cave del sasso granito volgarmente
detto miarolo, per uso della selciatura delle strade. – pietra bianca macchiettata di
nero, luccicante, con cui si fanno paracarri e stipiti delle porte”.
Anche migliarolo o sarizzo miarola.
52
Morògna. Marògna de scèpp.
“Breccia grossissima e dozzinalissima che si adopera nelle fondamenta delle case,
ecc.”, da cui morognata, morognoni e simili.
La tecnica costruttiva della morognata prevede la realizzazione di una muratura,
elevata leggermente a scarpa, costituita da brecciame eterogeneo posto in opera a
secco e successivamente rinforzato mediante scagliatura - sigillatura degli interstizi
con malta di calce o con gerone.
Oncia d’acqua milanese.
Unità di misura delle acque di irrigazione.
“Essa era infatti riferita unicamente all’area della luce libera della bocca attraverso la
quale l’acqua veniva derivata, con la sola condizione che questa bocca avesse forma
di rettangolo con lato inferiore situato ad una altezza di quattro once lineari milanesi
(pari a un terzo del braccio milanese, corrispondente a 0.593 m) al disopra del fondo
del canale, dal quale avveniva la derivazione ...”
Per il Naviglio Grande: “... qui però il lato inferiore della bocca rettangolare doveva
trovarsi elevato di otto anziché di quattro once al di sopra del fondo del canale. Ciò in
vista della necessità di assicurarne la navigabilità, evitando che in conseguenza vi si
potesse ridurre al di sotto del valore di 14 once (o.70 m ca.) che si riteneva la minima
indispensabile per consentire il movimento dei modesti natanti del tempo”.
“Gli Statuti prescrivevano che la bocca fosse costruita in una lastra di pietra viva dallo
spessore do 3 once”.
(G. DE MARCHI, Idraulica, in “Storia di Milano”, vol. XVI, P. XIV, Milano 1962, pp. 861862).
Palificata.
Teoria di pali piantati linearmente sul fondo del canale a sostegno e riparo delle
strutture di sponda in elevato, siano esse in muratura o costituite da terrapieno.
In alcuni casi le palificate sono documentate anche dietro i muri di sponda in presenza
di terrapieni sostenuti sul fronte a vista da morognate o rivestiti esternamente da muri
in quadri di chieppo.
Passòn. Passone.
“Palo (Alb. enc. in Palafitta, Maglio, Castello, ecc.). Troncone, per lo più con ghiere di
ferro nelle testate, che si affonda col castello o colla berta (martin) nel terreno per
ritegno delle acque o per saldezza di fondamenta in una fabbrica qualunque”.
“Grosso palo conficcato nel terreno per formare una palizzata o per legarvi il bestiame.
– In particolare palo di legno (per lo più di castagno) di lunghezza variabile da 2 a 4
metri e di diametro tra 15 e 50 centimetri e oltre, usato nelle opere di consolidamento
53
dei terreni di fondazione. – Traversa di legno che serve a fissare tra loro i pali in una
palizzata; filagna”.
Si tratta sempre di passoni, colonne, o colonnette, di rovere.
Pobbia.
Legno di pioppo.
Utilizzato nella posa in opera delle palificate in forma di assi o tavole.
Pònt.
Punta, puntazza di ferro per pali e colonne di rovere infissi davanti e lungo le sponde o
sul fondo di fiumi e canali.
Quadrone.
“Lastrone quadrato di pietra per rivestimenti murari. – Masso a forma di cubo o
parallelepipedo usato nella gettata di un molo”.
Rovere.
Legno di rovere.
Utilizzato nella costruzione di palificazioni di fondazione, o a sostegno di terrapieni in
terra pressata o morogne, in forma di pali infissi nel terreno e uniti tra loro da filagne.
“... far tradurre dall’Abbazia di Barbata posta nella provincia cremonese alla terra di
Cassano Gera d’Adda Br. 300 asse di rovere e B.a 4000 passoni pure di rovere”.
Rubbi.
Unità di peso milanese equivalente a 25 libbre sottili.
Scagliatura.
Otturazione degli interstizi presenti sulle murature realizzate con blocchi lapidei a
secco mediante l’ inserimento, a colpi di mazza, di scaglie di ceppo, di serizzo o di
pietre di altra natura.
E’ detta anche sigillatura.
Schieppo. Scèpp.
“Macigno. Pietra macigna. Pietra di cui si fanno conci per gli edifici”.
Le sponde dei Navigli risultano in gran parte realizzate con la giustapposizione di
blocchi eterometrici di ceppi, di diverse granulometrie, posti in opera sempre a secco.
Durante le manutenzioni periodiche, a causa del deterioramento da erosione dovuto
principalmente al flusso dell’ acqua, si provvedeva a risarcire giunti dilavati, interstizi e
fessurazioni per mezzo di scagliature e sperature.
In caso di grave deterioramento dei blocchi di ceppo si provvedeva alla sostituzione
puntuale di quelli ammalorati con blocchi nuovi; i blocchi vecchi, ridotti in pezzi
(marogne) o relavorati venivano riutilizzati per altre più modeste sostituzioni localizzate
o impiegati nella realizzazione di morognate.
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Scèpp gentil.
“Quel macigno il cui impasto sembra omogeneo, e che ha granella di tale finezza da
potersi scambiare con un’arenaria di grossa grana”.
Il ceppo gentile è “un conglomerato compatto che si escava a Paderno d’Adda
(Bergamo) e a Villa Romano (Como)”.
Scèpp mezzan.
“Quel macigno le cui masse sono picciole si ma benissimo distinguibili a occhio nudo
anche a discreta distanza”.
Il ceppo mezzano “è un conglomerato compatto grigio bianco che si escava a Trezzo
d’Adda e a Vaprio d’Adda (Milano)”.
Scèpp rustegh.
“Quel macigno o sia quella puddinga poligenica le cui parti sono masse arrotondate di
due, tre od anche più pollici, e nella quale il cemento non riempie esattamente
gl’interstizj fra massa e massa”.
Il ceppo rustico è “un conglomerato di media compattezza che si escava a Trezzo e a
Vaprio d’Adda (Milano)”.
Speratura.
Stilatura o ristilatura dei giunti nelle murature in laterizi e in quelle realizzate con
blocchi di ceppo mediante l’uso di malta di calce.
In una perizia del 1832 (19 maggio) si suggerisce di: “riempire le fessure di cemento
formato di sabbia, di calce e di scorie di ferro e mattoni pesti”.
E’ detta anche insperatura.
Tromba scoperta.
“Le bocche d’estrazione disposte in fregio al canale alimentatore senza sperone o
impedimento sporgente scaricavano in un tratto di canale rivestito in mattoni, lungo 9
braccia, con il fondo pendente di un’oncia lineare, detto tromba scoperta (Da direttive
emanate dal Magistrato delle acque nel 1503 riguardanti bocche o moduli del Naviglio
Grande).
(G. DE MARCHI, Idraulica, in “Storia di Milano”, vol. XVI, P. XIV, Milano 1962, p. 862)
Vìv.
Pietra, concio.
Solitamente usato come sinonimo di granito o di serizzo estratto dalle cave ubicate
nelle zone prospicienti il Lago Maggiore.
Il suo uso è documentato principalmente per porte di conche, stipiti di bocche e
bocchelli d’estrazione, pile di ponti, e banchettoni, barricate con loro cappelli, posti a
protezione del bordo dell’alzaia.
55
Sono altresì di granito-mearolo le bitte (piuoli) collocate sulla sommità del coronamento
delle sponde per avvolgervi cavi o catene di ormeggio per l’attracco delle imbarcazioni,
i lavatoi e gran parte degli elementi portanti per le passerelle poste al di sotto delle
alzaie (gradini e mensole).
A partire dai primi decenni del XIX sec. verranno impiantati lungo le sponde dell’alzaia
prospicienti la Darsena decine di funghi di granito ancora oggi presenti in diversi
luoghi.
56
2) MATERIALI COMPONENTI LE SPONDE DEL NAVIGLIO GRANDE: LESSICO
Si fornisce di seguito il lessico dei materiali e delle patologie di degrado riscontrate nel
corso della ricerca Indicazioni per il progetto pilota finalizzato alla conservazione delle
sponde del Naviglio Grande condotta sul tratto compreso tra Via Casale e la Darsena
(sponda sinistra) e via Argelati e la Darsena (sponda destra).
Le definizioni non sono dunque rappresentative e valide per tutte le situazioni rilevabili
nelle murature spondali dei Navigli, ma possono comunque costituire un utile
riferimento per il riconoscimento dei materiali e delle patologie di degrado nelle fase di
redazione delle tavole di rilievo materico e patologico di altri tratti.
Mattoni pieni di fabbricazione antica
Laterizi in prevalenza di colore rosso scuro
fabbricati a mano.
Mattoni pieni di fabbricazione recente
Laterizi di produzione industriale.
Conglomerato cementizio
Calcestruzzo composto da malta e aggregati
di granulometria variabile (ghiaia di fiume)
ad imitazione del Ceppo.
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Intonaco
Ceppo dell’Adda
Roccia sedimentaria di natura clastica
proveniente dal corso del fiume Adda. È
presente nelle tre varietà commerciali:
rustico (in quota maggioritaria), mezzano e
gentile.
Materiale lapideo naturale
Conci di rocce magmatiche e sedimentarie
(Granito
dei
Laghi,
Beola,
Serizzo,
Ghiandone, Pietra Molera).
Muratura mista
Muratura mista composta in proporzioni
variabili da malta (di calce e cementizia),
ciottoli e mattoni con tessitura riconoscibile.
Cemento in blocchi
Blocchi tipo “Leca” di fabbricazione recente.
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Riempimento misto
Riempimento di mancanze realizzato con
malta di calce/cemento, ciottoli di fiumi e
frammenti di mattone.
Riempimento in mattoni
Muratura di mattoni senza una regolare tessitura.
Rivestimento in mattoni
Mattoni
paramano
di
fabbricazione
industriale utilizzati come rivestimento della
muratura
in
calcestruzzo
armato
di
realizzazione recente.
Rivestimento in ceppo del Lago di Iseo
Lastre di ceppo proveniente dal Lago di Iseo
utilizzate come rivestimento della muratura in
calcestruzzo armato di realizzazione recente.
Materiale metallico
Acciaio dolce utilizzato per la realizzazione
di chiodi, grappe e paratie delle chiuse.
Legno
Legno presumibilmente di rovere utilizzato
per la realizzazione dei pali di fondazione.
Bitume
Colate di bitume risultante dai lavori di
rifacimento del manto stradale.
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3) PATOLOGIE DI DEGRADO: LESSICO
(riferimento: Normal 1/88)
Mancanza
Caduta e perdita di parti della muratura in
mattoni o dei conci in ceppo.
Muratura incoerente
Porzioni in cui non è più riconoscibile la
tessitura muraria: mancanza di giunti e laterizi,
scivolamento degli elementi.
Erosione profonda
Decoesione e mancanza di una porzione
consistente della superficie del materiale.
Erosione superficiale dei giunti
Decoesione e mancanza di una porzione
superficiale dei giunti di malta (sino ad un
cm).
Erosione profonda dei giunti
Decoesione e mancanza di una porzione dei
giunti di malta superiore ad un centimetro.
Distacco dell’intonaco
Soluzione di continuità tra strati superficiali
del materiale.
Ossidazione
Corrosione uniforme del materiale metallico
con produzione di ossido di ferro.
Marcescenza
Fenomeno di marcescenza interessante gli elementi lignei per almeno 1/3 della
sezione.
Patina biologica
Strato sottile di natura biologica di colore verde.
60
Deposito superficiale
Accumulo di materiali estranei di varia natura
quali polvere, terriccio ed alghe.
Vegetazione infestante
Presenza di vegetazione con apparati radicali di
modesta entità cresciuti all’interno dei giunti di
malta tra i conci.
Apparato radicale di pianta superiore
Presenza di apparati radicali di piante superiori
(ancora vegetative o ormai morte) cresciute
all’interno dei vuoti della muratura.
Fratturazione
Rottura (passante e non) dei conci in pietra.
61
4. TECNICHE DI INTERVENTO PER LA CONSERVAZIONE DELLE MURATURE DI
SPONDA DEL NAVIGLIO GRANDE
Le tecniche di intervento sotto riportate sono state formulate, a seguito del Rilievo
materico e del degrado, specificatamente per le murature spondali del Naviglio Grande
nel tratto compreso tra le vie Corsico e Argelati e la Darsena. Non vanno pertanto lette
come indicazioni manualistiche da utilizzare in ogni circostanza, per ogni materiale e
patologia di degrado.
Possono invece costituire un utile supporto nel caso in cui, a seguito del progetto di
conoscenza del manufatto, si rilevino materiali e patologie analoghe, ponendosi
dunque la necessità di mettere a punto interventi di identica natura.
Per una migliore lettura si consideri che il codice alfanumerico contraddistingue la
tecnica di intervento (tale codice può essere utilizzato nelle redazione delle tavole
grafiche del progetto di conservazione supportato da una opportuna legenda), segue la
definizione sintetica dell’intervento stesso, accompagnata dalla ipotesi delle cause che
hanno comportato la patologia e dalle modalità tecniche di esecuzione dell’opportuna
opera di conservazione.
SV (scavo manuale)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
La fondazione muraria, dove esiste, potrebbe mostrare diffusi fenomeni di erosione
profonda, incoerenza e mancanze localizzate, a causa dell’azione infiltrante dell’acqua
corrente. Va verificato lo stato di conservazione della fondazione ai fini di realizzare
una base continua solida e resistente.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Scavo con mezzi manuali sino ad una profondità di 0,5 m e una larghezza di 1 m,
eseguito per sottocantieri di 1,5 m, compresa la predisposizione delle opere
provvisionali necessarie a garantire la stabilità delle strutture.
Lo scavo andrà eseguito in aderenza alla muratura di elevazione, facendo attenzione a
non rimuovere eventuali parti che potrebbero costituire lo zoccolo di fondazione.
Successiva verifica, con la D.L., dell'esistenza e dello stato di conservazione della
muratura di fondazione al fine di valutare la scelta di un intervento di consolidamento
idoneo ed efficace.
SV1 (scavo con mezzi meccanici)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
62
Una soletta in cemento armato corre lungo vari tratti delle sponde. Si rende necessario
tagliarla per procedere la successivo scavo manuale al fine di individuare la presenza
della fondazione muraria e valutarne lo stato di conservazione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Demolizione della soletta in c.a. lungo le sponde con ausilio di martello demolitore
meccanico.
Scavo con mezzi manuali sino ad una profondità di 0,5 m e una larghezza di 1 m,
eseguito per sottocantieri di 1,5 m, compresa la predisposizione delle opere
provvisionali necessarie a garantire la stabilità delle strutture.
Lo scavo andrà eseguito in aderenza alla muratura in elevazione, facendo attenzione a
non rimuovere eventuali parti che potrebbero costituire lo zoccolo di fondazione.
Successiva verifica, con la D.L., dell'esistenza e dello stato di conservazione della
muratura di fondazione al fine di valutare la scelta di un intervento di consolidamento
idoneo ed efficace.
SB (rifacimento della muratura di fondazione)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Si ipotizza che, a seguito dello scavo descritto nelle schede SV/SV1, la muratura, se
presente, registri diffusi fenomeni di erosione, incoerenza e mancanze localizzate o
continue della struttura fondale.
MODALITÀ DI INTERVENTO
In seguito alla verifica dell’esistenza e dello stato delle fondazioni, a seconda dei casi si
interverrà nei seguenti modi.
a)
Laddove la fondazione in muratura esistente mostrasse a giudizio della D.L. un
eccessivo stato di dissesto ed incoerenza, si procederà ad operazioni di scuci-cuci.
L’obiettivo di questa lavorazione dovrà essere quello di integrare parti di muratura
assolutamente non più recuperabili e non più in grado di assolvere alla loro funzione
statica e/o meccanica mediante graduale sostituzione che non dovrà comunque
interrompere, nel corso dei lavori, la funzionalità statica della muratura.
Si aprirà una breccia nella zona di intervento ricostruendo la porzione demolita con
muratura di mattoni pieni e giunti verticali e orizzontali in malta di calce idraulica
naturale, avendo cura di ammorsare la struttura nuova con quella preesistente.
Si dovrà infine forzare la nuova muratura con la sovrastante preesistente mediante
l’inserimento di cunei di legno da controllare e sostituire, solo a ritiro avvenuto, con
mattoni e malta di calce idraulica naturale fluida sino a rifiuto.
b) Laddove non esiste fondazione si rende necessario valutare l’intervento di
consolidamento fondale (cfr progetto strutturale).
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In via preliminare si suggerisce la realizzazione di sottomurazione continua alta 25 cm
in mattoni e malta di calce idraulica naturale sopra un magrone di cemento dello
spessore 10 cm, procedendo per sottocantieri di o,5 m come prescritto per l’operazione
di scavo (schede SV e SV1); la messa in carico del nuovo cordolo avverrà mediante
l’inserimento di cunei di legno da controllare e sostituire, solo a ritiro avvenuto, con
mattoni e malta di calce idraulica naturale fluida sino a rifiuto.
RV1 (rimozione della vegetazione infestante)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Presenza di macroflora dovuta alla mancanza di manutenzione; fenomeni di erosione e
perdita delle malte per l’infiltrazione di acqua e apparati radicali.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previo sfoltimento dell’apparato fogliario con mezzi manuali (forbici da pota e falcetti),
la vegetazione verrà sottoposta a trattamento con diserbante totale (tipo Primatol 3588)
applicato a spruzzo.
Dopo 15 giorni verrà verificata l'efficacia del trattamento ed, eventualmente, si
provvederà ad una nuova applicazione del prodotto.
Ad essiccazione avvenuta verranno estirpati gli apparati radicali, con mezzi manuali in
modo da non recare danneggiamenti al paramento murario.
Il lavaggio finale con acqua deionizzata a bassa pressione per eliminare le tracce del
biocida utilizzato è contemplato dalla scheda P1.
RV2 (rimozione apparato radicale di pianta superiore)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Presenza di apparato radicale di pianta superiore dovuta alla mancanza di
manutenzione, fenomeni di erosione e perdita delle malte, dissesti.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa individuazione dell’apparato radicale e verifica del suo stato vegetativo, si
procederà ad impacchi con un prodotto a base di metosittriazina (tipo Primatol 3588).
Dopo 60 giorni verrà verificata l'efficacia del trattamento ed eventualmente si
provvederà ad una nuova applicazione del prodotto.
Ad essiccazione avvenuta, ovvero quando gli elementi vegetali avranno perduto il loro
contenuto d’acqua riducendosi di dimensione, la D.L. valuterà se rimuovere gli apparati
radicali.
La rimozione andrà effettuata con mezzi manuali controllati per non recare
danneggiamenti al paramento murario.
64
R1 (verifica dell’aggrappaggio e rimozione degli intonaci distaccati)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Distacchi dell’intonaco dovute ad incompatibilità dei materiali rispetto al supporto,
all’azione erosiva ed infiltrante dell’acqua ed alla carenza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Battitura con martello degli intonaci per verificare lo stato di aggrappaggio.
Rimozione manuale delle parti distaccate, mediante mazzetti e scalpelli, avendo cura
di non scalfire il supporto.
P1 (pulitura delle superfici ed eliminazione della microflora con acqua
deionizzata a bassa pressione e biocida)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Presenza di alghe, patine biologiche e depositi incoerenti sulle superfici; fenomeni di
erosione e decoesione di intonaci, pietre, mattoni e malte a causa dell’azione di acqua
e vegetazione infestante e della carenza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
1. Pulitura preliminare a secco.
Previa rimozione meccanica a secco delle radici di piante infestanti tipo edere o simili
(come da schede RV1/RV2), pulitura a secco tramite spazzolatura manuale con
spazzole in fibra vegetale (saggina), raschietti e bidoni aspiratutto.
2. Pulitura con acqua e trattamento biocida.
Pulitura con getti di acqua deionizzata a bassa pressione (1-2 atm.), additivata con
apposito biocida ad azione specifica (ipoclorito di litio in soluzione acquosa 1.2 % o
Chromofuge Fongic). Sono previsti due cicli di lavaggio, accompagnati da leggero
bruschinaggio delle murature da effettuarsi con spazzole in fibra vegetale (saggina) per
la rimozione del materiale decoeso ed esfoliato e dei residui di alghe presenti.
Si opererà per settori orizzontali agendo dall’alto verso il basso, sfruttando il potere
emolliente del ruscellamento delle acque. Per evitare inquinamenti, le acque di scarico
verranno convogliate ed allontanate mediante apposito sistema di raccolta.
La pulitura dovrà essere effettuata con una temperatura esterna almeno pari o
superiore a 14C°.
I cicli verranno effettuati ad intervallo di una giornata per consentire l’asciugatura delle
superfici e l’eventuale fuoriuscita di sali solubili che saranno rimossi con pennelli e
spazzole morbide prima di procedere alla seconda operazione di lavaggio.
65
Si procederà, infine, ad un ultimo lavaggio con acqua a pressione di acquedotto per
eliminare le tracce del biocida utilizzato.
P2 (trattamento degli elementi metallici)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Corrosione generalizzata del materiale metallico causata dall’azione degli agenti
atmosferici e dalla presenza di acqua. Localizzati fenomeni di pitting causati
dall’innesco di corrosione elettrochimica dovuta al contatto tra il materiale sano e gli
ossidi di corrosione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
1. Previo bruschinaggio manuale con spatole e scopinetti, al fine di eliminare depositi e
vegetazione, si opererà un intervento di pulitura generale con utensili meccanici quali
spazzole metalliche rotanti.
I fili della spazzola dovranno possedere sufficiente rigidità per asportare le scaglie di
ruggine staccate, le vecchie pitture, i depositi di sporcizia. La scelta della forma (a
coppa o a disco) e del tipo di filo, sarà basata sulle condizioni della superficie da pulire.
Per la pulizia degli angoli si useranno speciali spazzole a fasce radiali, usate anche per
pulire efficacemente attorno alle teste dei chiodi e alle superfici molto irregolari.
La fase di pulitura sarà conclusa con la spazzolatura delle parti con spazzole
metalliche morbide allo scopo di eliminare i prodotti di ossidazione rimasti all’interno
dei pori del materiale e con pennelli di setola per eliminare i residui di polvere.
2. Il trattamento protettivo consisterà nelle seguenti fasi:
§
applicazione a pennello di una mano di convertitore di ruggine tipo Ferox della
Arexons;
§
asciugatura fino a completamento della reazione, ovvero fino a totale annerimento
della superficie trattata (30 minuti);
§
applicazione a pennello di una seconda mano di convertitore di ruggine del
medesimo tipo;
§
asciugatura della parte trattata per 12 ore;
§
applicazione (dopo un intervallo di tempo minimo di 12 ore ed entro 2 settimane
dall’applicazione del convertitore), con pennello a profilo ovale di setole
vulcanizzate, di una mano di fondo con vernice acrilica non pigmentata in solvente
aromatico tipo Sus 4 della Arexons.
P3 (trattamento degli elementi in legno)
66
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Avanzato degrado generalizzato degli elementi lignei, che si presentano in gran parte
marcescenti, fessurati, ricoperti di muffa, funghi e patine biologiche, a causa della
permanenza negli anni in ambiente bagnato e umido, l’invecchiamento naturale e
l’insufficiente manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
1. Pulitura. Si pulirà il manufatto asciutto con stracci, scopinetti, piccole spatole e aria
compressa per eliminare depositi di sporco, muffe, funghi e vegetazione anche nelle
fenditure lungo le venature del legno.
Data la massiccia infestazione del legno da parte di vegetazione e funghi, si renderà
necessario un trattamento disinfestante preliminare, tale da eliminare gli agenti
biologici negativi esistenti e prevenire eventuali infestazioni future. Il trattamento
consisterà nell’applicazione a pennello di una miscela di sali tossici in soluzione
oleosa. Questo tipo d’intervento risulterà efficace sia come antimicetico, sia come
antiparassitario in genere.
2. Consolidamento. Si effettuerà un’applicazione a pennello con resine epossidiche a
basso modulo elastico (che si avvicini il più possibile al modulo elastico del legno da
trattare), sciolte in solvente polare, fino all’ottenimento di viscosità inferiore a 10 cPs.
RM1 (integrazione di mancanze di grandi dimensioni)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze di conci lapidei -accompagnate da mancanze e fenomeni di erosione ed
incoerenza del supporto murario retrostante- a causa di dissesti strutturali dovuti a
sovraccarichi, all’azione meccanica dell’acqua ed alla insufficiente manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
L’intervento di carattere locale vedrà innanzitutto la verifica da parte della D.L. dello
stato di conservazione del supporto murario e, dove si dimostrasse necessario,
l’intervento di consolidamento mediante operazioni, -a seconda dei casi- di
integrazione, scuci- cuci o ristilatura dei giunti (per la cui descrizione si rimanda alle
rispettive schede tecniche d’intervento) o altra tecnica di verificata efficacia e
compatibilità (cfr progetto strutturale).
Per integrare le mancanze, a pulitura avvenuta come da scheda P1, si procederà alla
regolarizzazione del piano di posa con malta di calce idraulica naturale, previa
67
bagnatura del supporto e rincocciatura dei vuoti esistenti con malta di calce idraulica
naturale e cocci di mattoni (ved. scheda RG1); indi si poseranno i nuovi conci lapidei di
spessore 15 cm (e larghezza e altezza dimensionate in base alla misurazione in
cantiere della mancanza); infine si rincocceranno i vuoti residui come da scheda RG1
con malta di calce idraulica naturale e cocci di mattoni, e si sigilleranno i giunti con
boiacca di calce idraulica naturale iniettata a pressione sino a rifiuto, così da rendere
strutturalmente collaboranti gli elementi inseriti.
RM2 (integrazione di mancanze di piccole dimensioni)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze murarie per sovraccarichi, azione meccanica dell’acqua e carenza
manutentiva.
MODALITÀ DI INTERVENTO
A pulitura avvenuta come da scheda P1, previa bagnatura del supporto si procederà a
rincocciatura con malta di calce idraulica naturale e ciottoli di fiume di diametro
dell'ordine di 4-5 cm.
A ritiro avvenuto si procederà alla stuccatura di tutte le fessurazioni nel frattempo
formatesi, con la stessa malta di calce idraulica naturale.
RM3 (integrazione delle mancanze della muratura in laterizio)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze murarie per sovraccarichi, azione meccanica dell’acqua e carenza
manutentiva.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
Localmente si procederà a verifica da parte della D.L. dello stato di conservazione del
supporto murario e, dove si dimostrasse necessario, ad intervento di consolidamento
mediante operazioni, -a seconda dei casi- di integrazione, scuci- cuci o ristilatura dei
giunti (per la cui descrizione si rimanda alle rispettive schede tecniche d’intervento) o
altra tecnica di verificata efficacia e compatibilità (cfr progetto strutturale).
Per integrare le mancanze, a pulitura avvenuta come da scheda P1, si procederà alla
regolarizzazione del piano di posa con malta di calce idraulica naturale, previa
bagnatura del supporto e rincocciatura dei vuoti esistenti con malta di calce idraulica
naturale e cocci di mattoni (ved. scheda RG1); quindi si poserà la muratura di
integrazione in mattoni pieni del tipo fabbricato a mano (tipo Linea vivo, colore rosso
68
massimo) posti di testa a giunti verticali (alternati) ed orizzontali in malta di calce
idraulica naturale, stilati a raso.
Si dovrà in seguito forzare la nuova muratura con la soprastante preesistente, al fine di
renderla solidale e collaborante, mediante l’inserimento di cunei di legno da controllare
e sostituire, solo a ritiro avvenuto, con mattoni e malta fluida sino a rifiuto.
SC (scuci-cuci della muratura incoerente)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Muratura incoerente, per dissesti statici generali o locali, azione meccanica di acqua e
vegetazione infestante e insufficienza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
L’intervento di carattere locale consisterà sostanzialmente nella sostituzioni di parti di
muratura assolutamente non più recuperabili, in quanto incoerenti o erose per uno
spessore superiore a 4-5 mm, e pertanto non più in grado di assolvere alla loro
funzione statica e/o meccanica, mediante graduale sostituzione che non dovrà
comunque interrompere, nel corso dei lavori, la funzionalità statica della muratura.
Pertanto, si aprirà una breccia nella zona di intervento, procedendo in profondità sino
al supporto sano; indi si ricostruirà la porzione demolita con muratura in mattoni pieni
del tipo fabbricato a mano (tipo Linea vivo, colore rosso massimo) posti di testa a giunti
verticali (alternati) ed orizzontali in malta di calce idraulica naturale, stilati a raso.
Si avrà cura di ammorsare la muratura nuova con quella preesistente.
Inoltre si dovrà infine forzare la nuova muratura con la sovrastante preesistente
mediante l’inserimento di cunei di legno da controllare e sostituire, solo a ritiro
avvenuto, con mattoni e malta di calce idraulica naturale fluida sino a rifiuto.
SM (sostituzione di porzioni di muratura)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Dissesti statici per sovraccarichi, azione meccanica dell’acqua e mancanza di
ammorsamento con la muratura circostante.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
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L’intervento di carattere locale vedrà innanzitutto la rimozione della porzione di
muratura dissestata avendo cura di garantire, anche mediante opere provvisionali, la
stabilità delle parti adiacenti.
Si procederà a verifica da parte della D.L. dello stato di conservazione del supporto
retrostante e, dove si dimostrasse necessario, ad intervento di consolidamento
mediante operazioni, -a seconda dei casi- di integrazione, scuci- cuci o ristilatura dei
giunti (per la cui descrizione si rimanda alle rispettive schede tecniche d’intervento) o
altra tecnica di verificata efficacia e compatibilità (cfr progetto strutturale).
Indi, previa abbondante bagnatura del piano di posa, si ricostruirà la porzione demolita
con muratura in mattoni pieni del tipo fabbricato a mano (tipo Linea vivo, colore rosso
massimo) posti di testa a giunti verticali (alternati) ed orizzontali in malta di calce
idraulica naturale, stilati a raso.
Si dovrà in seguito forzare la nuova muratura con la soprastante preesistente, al fine di
renderla solidale e collaborante, mediante l’inserimento di cunei di legno da controllare
e sostituire, solo a ritiro avvenuto, con mattoni e malta fluida sino a rifiuto.
RC (riposizionamento conci/lastre lapidei)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Dissesti per sovraccarichi, azione meccanica dell’acqua e mancanza di manutenzione,
che comportano lo spostamento dalla sede propria dei conci, inficiando la stabilità della
parete.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
L’intervento di carattere locale vedrà innanzitutto la rimozione di conci e lastre traslati
e/o ruotati per effetto di cedimenti strutturali avendo cura di garantire, anche mediante
opere provvisionali, la stabilità delle parti adiacenti.
A questo punto si procederà a verifica da parte della D.L. dello stato di conservazione
del supporto retrostante e, dove si dimostrasse necessario, ad intervento di
consolidamento mediante operazioni, -a seconda dei casi- di integrazione, scuci- cuci o
ristilatura dei giunti (per la cui descrizione si rimanda alle rispettive schede tecniche
d’intervento) o altra tecnica di verificata efficacia e compatibilità (cfr progetto
strutturale).
Quindi si potrà procedere al riposizionamento in opera degli elementi precedentemente
rimossi, previa regolarizzazione del piano di posa mediante malta di calce idraulica
naturale, e a successiva sigillatura dei giunti con malta di calce idraulica naturale.
70
NC (formazione di nuova copertina)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze puntuali o diffuse delle lastre (in ceppo, in granito o in calcestruzzo ad
imitazione del ceppo) che formavano la "copertina" della muratura causate da
fenomeni di dissesto o di cedimento del terreno sovrastante.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Dopo aver eseguito la pulitura del sottostante supporto come da scheda P1 e
successivamente eliminati con scopinetti e bidone aspiratutto gli eventuali residui
terrosi, si procederà ad abbondante bagnatura del supporto con spray di acqua.
Successivamente verrà regolarizzato il piano di posa con malta di calce idraulica
naturale. Il piano di posa seguirà l'inclinazione della sottostante muratura, rispettando
gli eventuali assi inclinati, segno di sbarchi e moli ora visibili solo in traccia.
Indi si poseranno i nuovi conci lapidei in granito rosa di Baveno di spessore larghezza
ed altezza dimensionate in cantiere in base alla misurazione delle mancanze da
colmare e delle lastre delle copertine circostanti.
Gli eventuali vuoti residui saranno rincocciati come da scheda RG1 con malta di calce
idraulica naturale e scaglie di granito.
I giunti verranno sigillati con boiacca di calce idraulica naturale iniettata a pressione
sino a rifiuto, così da rendere strutturalmente collaboranti gli elementi inseriti.
NCL (formazione di nuova copertina -area lavatoi)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Dissesto del piano di posa degli antichi lavatoi; mancanza diffusa dei giunti di malta;
vuoti e mancanze. Mancanza di coesione del terreno retrostante.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Si procederà in primo luogo alla rimozione dei blocchi distaccati e incoerenti posti al
disotto del piano stradale.
Successivamente, previa individuazione del piano degli antichi lavatoio, riconoscibili
per le tracce delle pietre di appoggio delle lavandaie e per la presenza alle due
estremità di una risega rivestita con intonaco cementizio, verrà ricostituito il livello di
calpestio.
Previa pulitura degli elementi come da scheda P1 ed eliminazione del terriccio con
scopinetti e bidoni aspiratutto, si procederà alla ristilatura dei vuoti e delle mancanze
con cocci di mattone e iniezioni di boiacca di malta di calce idraulica. In linea di
71
principio si dovranno mantenere in situ gli elementi, evitando rimozioni e
riposizionamenti di cui si valuterà l'opportunità in sede di cantiere da parte della D.L.
Successivamente, quanto la stabilità degli elementi del piano dei lavatoi sarà garantita,
si procederà alla costituzione di un muro di sponda (la cui altezza sarà valutata in situ
in rapporto all'altezza del piano stradale) da realizzarsi in calcestruzzo armato rivestito
da lastre di granito bianco di Montorfano dello spessore di 6 cm.
RK (integrazione delle mancanze di cappa cementizia)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze e distacchi della cappa cementizia a causa dell’eccessiva rigidezza rispetto
al supporto e dell’azione erosiva ed infiltrante di acqua e vegetazione infestante.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si eseguirà la battitura con martello della superficie della cappa per
verificarne lo stato di aggrappaggio; la rimozione manuale delle parti distaccate,
mediante mazzetti e scalpelli, avendo cura di non scalfire il supporto, come da scheda
R1; la successiva pulitura secondo la scheda P1.
Indi si procederà a bagnatura del supporto ed integrazione della cappa con malta
cementizia compatibile con il supporto, in modo da raccordarsi a quella esistente e
rivestire la fascia di muro a dorso d’asino fino al margine dei conci lapidei esistenti.
A ritiro avvenuto si sigilleranno i margini con malta cementizia compatibile con il
supporto.
II (integrazione intonaco a forte spessore)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione per l’azione meccanica dell’acqua e della vegetazione infestante e
l’insufficienza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa pulitura come da scheda P1 verrà effettuata la rimozione dei margini distaccati
tramite scalpello manuale.
Bagnato il supporto, si procederà alla risarcitura delle mancanze d’intonaco applicando
un rinzaffo in malta cementizia compatibile col supporto, gettata con forza in modo che
possa penetrare nei giunti e riempirli e stesa con la cazzuola stuccando ogni fessura e
togliendo ogni asprezza, in modo che l'intera superficie risulti piana ed uniforme, senza
ondeggiamenti e disposta a perfetto piano verticale o secondo le superfici degli
intradossi.
72
A ritiro avvenuto s’avrà cura di sigillarne i margini con la stessa malta per impedire
l’infiltrazione dell’acqua.
SF1 (sigillatura e stuccatura delle fratturazioni nei conci in pietra)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Fessurazioni per cedimento strutturale.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
L’intervento a carattere locale vedrà innanzitutto la pulitura della fessura con aria
compressa, accompagnata dall’eliminazione puntuale del materiale incoerente tramite
piccoli utensili, senza danneggiare il supporto sano.
Eventuali perni che a giudizio della D.L. si rendessero necessari per ricostituire la
continuità dei conci lapidei ripristinandone la capacità portante, dovranno essere in
acciaio inossidabile speciale (scelto nell’ambito della tabella SIAS).
Successivamente si procederà al riempimento delle fessure mediante iniezioni di malta
antiritiro dotata di elevati requisiti di adesione, resistenza meccanica e compatibilità
chimica con il supporto; infine si stenderà, per la stuccatura a livello, uno strato di
finitura in malta di calce idraulica naturale additivata con pigmenti naturali di colore
grigio.
SF2 (sigillatura e stuccatura delle fratturazioni nella muratura di mattoni)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Fessurazioni per cedimento strutturale locale o generale.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
Innanzitutto si eseguirà la pulitura della fessura con aria compressa e l’eliminazione
puntuale del materiale incoerente tramite piccoli utensili, senza danneggiare il supporto
sano.
Quindi si procederà al riempimento delle fessure mediante iniezioni di malta antiritiro
dotata di elevati requisiti di adesione, resistenza meccanica e compatibilità chimica con
il supporto; come strato di finitura si effettuerà una stuccatura in malta di calce idraulica
naturale e cocciopesto.
73
RG1 (sigillatura dei vuoti* e dei giunti mancanti ** tra i conci in pietra)
N.b.: si danno le seguenti definizioni:
*)"vuoto": soluzione di continuità di ampiezza dell'ordine di 2-5 cm;
**) "giunto mancante": soluzione di continuità di massimo 2 cm.
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze di giunti per azione meccanica di acqua e vegetazione infestante ed
insufficiente manutenzione; erosione dei conci in ceppo se posti a secco.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Innanzitutto si eseguirà la pulitura delle cavità con aria compressa e l’eliminazione
puntuale del materiale incoerente tramite piccoli utensili, senza danneggiare il supporto
sano. Poi si passerà all’operazione di riempimento, secondo le seguenti modalità.
1)
Per i vuoti.
Previa abbondante bagnatura si procederà a rincocciatura con malta di calce idraulica
naturale e cocci di mattoni, avendo cura di sigillare ogni soluzione di continuità.
I cocci di laterizio, di dimensioni adeguate, verranno inseriti nei vuoti; successivamente
la malta verrà gettata con forza in modo che possa penetrare nei giunti e riempirli e
stesa con la cazzuola, stuccando ogni fessura e togliendo ogni asprezza.
2)
Per i giunti mancanti.
Previa abbondante bagnatura si procederà a sigillatura in profondità mediante
iniezione di malta di calce idraulica naturale sino a rifiuto e successiva stuccatura a
raso con malta di calce idraulica naturale (rapporto legante-aggregato 1:3).
RG2 (ristilatura dei giunti erosi superficialmente )
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Azione erosiva di tipo chimico e fisico da parte di acqua e agenti biodeteriogeni, con
manutenzione insufficiente.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa pulitura come da scheda P1, si procederà all’eliminazione delle parti pulvirulente
con getti di aria compressa e successiva bagnatura con spray d’acqua a bassa
pressione che serva anche come bagnatura del supporto; verrà infine effettuato il
risarcimento dei giunti con malta di calce.
1. Verrà primariamente effettuato uno strato di arriccio in malta di calce idraulica
naturale esente da sali solubili e sabbia vagliata (rapporto legante-aggregato 1:2).
L’arriccio sarà effettuato utilizzando piccole spatole ed evitando con cura di intaccare le
superfici non interessate.
74
Si dovranno proteggere le superfici al contorno onde evitare colaticci di malta sui
laterizi.
2. La ristilatura di finitura si effettuerà con malta di calce idraulica naturale additivata
con cocciopesto e sabbia del Ticino (rapporto legante-inerte 1:3). La superficie finale
dei giunti dovrà essere realizzata a raso rispetto alla superficie dei corsi di mattoni,
avendo cura che non siano lasciate fessure che potrebbero dar luogo in futuro a
fenomeni di infiltrazione di acqua.
RG3 (ristilatura dei giunti erosi profondamente)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Azione erosiva di tipo chimico e fisico da parte di acqua e agenti biodeteriogeni;
insufficienza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Innanzitutto si eseguirà la pulitura dei giunti con aria compressa e l’eliminazione
puntuale del materiale incoerente tramite piccoli utensili, senza danneggiare il supporto
sano.
Quindi, previa abbondante bagnatura con acqua deionizzata, verranno sigillati in
profondità i giunti per intasamento mediante colatura o iniezione in profondità di malta
di calce idraulica naturale.
La ristilatura di finitura si effettuerà con malta di calce idraulica naturale additivata con
cocciopesto e sabbia del Ticino (rapporto legante-aggregato 1:3). La superficie finale
dei giunti dovrà essere realizzata a raso rispetto alla superficie dei corsi di mattoni,
avendo cura che non siano lasciate fessure che potrebbero dar luogo in futuro a
fenomeni di infiltrazione di acqua.
RG4 (sigillatura bordi conglomerato)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Rotture dei pezzi e mancanze dei giunti per dissesti, erosione da parte di acqua e
vegetazione infestante, manutenzione insufficiente.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa pulitura dei giunti dal materiale incoerente con aria compressa e piccoli utensili,
si bagnerà il supporto in modo da non far bruciare la malta che vi si poserà nè
inficiarne l’aderenza; quindi si effettuerà la sigillatura dei bordi e delle soluzioni di
continuità di conglomerato mediante stesura con cazzuola di malta cementizia
compatibile con il supporto.
75
SCC (sigillature nella muratura mista in conglomerato e ciottoli)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Azione erosiva di tipo chimico e fisico a carico dei giunti da parte di acqua e agenti
biodeteriogeni, con manutenzione insufficiente.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Innanzitutto si eseguirà la pulitura dei giunti con aria compressa e l’eliminazione
puntuale del materiale incoerente tramite piccoli utensili, senza danneggiare il supporto
sano.
Quindi, previa abbondante bagnatura con acqua deionizzata, verranno sigillati i giunti
con malta cementizia compatibile con il supporto, utilizzando piccole spatole ed
evitando con cura di intaccare le superfici non interessate.
La superficie finale dei giunti dovrà essere realizzata al livello dei giunti preesistenti,
senza ricoprire le sporgenze dei ciottoli.
CM (consolidamento corticale di porzioni di muratura)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione profonda della muratura a causa dell’azione fisica e chimica di acqua ed
agenti biodeteriogeni.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Consolidamento corticale dei mattoni che presentano un'erosione profonda fino a 4
mm, mediante impregnazione con prodotto consolidante (estere etilico dell'acido
silicico, tipo Wacker OH) applicato a pennello sino a rifiuto.
Il prodotto dovrà essere applicato sulla superficie del materiale lapideo già pulita,
curando che la stessa sia ben asciutta ed assorbente. Qualora necessario la superficie
da trattare dovrà essere protetta contro la pioggia e contro l'eccessiva esposizione ai
raggi solari, in modo da mantenere, per quanto possibile, la temperatura di lavorazione
nei limiti prescritti per il prodotto impiegato (solitamente tra 10° e 20°). L'intero strato
superficiale degradato dovrà essere impregnato con il prodotto consolidante, fino alla
sottostante porzione integra, al fine di evitare la pregiudizievole formazione di uno
strato consolidato superficiale separato dal nucleo sano del materiale lapideo. Dovrà
sempre essere evitata la sovraimpregnazione e l'applicazione in eccesso, specie su
parti già trattate, affinchè non si verifichino gelificazioni superficiali, viraggi di colore ed
altri fenomeni pregiudizievoli.
76
SK (sigillatura cappa)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione dei bordi della cappa cementizia per l’azione dilavante dell’acqua; i fenomeni
di fessurazione son legati anche all’eccessiva rigidezza rispetto al supporto.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa eliminazione del materiale incoerente con l’ausilio di piccoli utensili e aria
compressa e successiva bagnatura del supporto quanto basta per non far bruciare la
malta di stuccatura nè inficiarne l’aderenza, si effettuerà la sigillatura di tutte le
soluzioni di continuità e dei bordi con stesura a cazzuola di malta cementizia
compatibile con il supporto.
SI1 (sigillatura intonaco a forte spessore)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione e fessurazioni per l’azione meccanica e chimica degli agenti biodeteriogeni e
l’insufficiente manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa eliminazione del materiale incoerente con l’ausilio di piccoli utensili e aria
compressa e successiva bagnatura del supporto quanto basta per non far bruciare la
malta di stuccatura ne’ inficiarne l’aderenza, si effettuerà la sigillatura di tutte le
soluzioni di continuità e dei bordi con stesura a cazzuola di malta cementizia
compatibile con il supporto.
SI2 (sigillatura intonaco a base di calce naturale)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione e fessurazioni per l’azione meccanica e chimica di acqua ed agenti
biodeteriogeni e l’insufficienza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa bagnatura del supporto quanto basta per non far bruciare la malta ne’ inficiarne
l’aderenza, si effettuerà la sigillatura di tutte le soluzioni di continuità e dei bordi con
stesura a cazzuola di malta di calce idraulica naturale.
77
5) INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE ESSENZIALI PER IL RICONOSCIMENTO DEI
MATERIALI, DELLE PATOLOGIE DI DEGRADO E PER LA MESSA A
PUNTO DEL PROGETTO DI CONSERVAZIONE
Materiali lignei
•AA.VV., Legno nel restauro e restauro del legno, Palutan Editrice, Milano, 1983, voll.
1° e 2°
•GIORDANO G., Tecnologia del legno, vol 1°, Utet, Torino, 1981
•AA.VV., Il restauro del legno, Nardini Editore, Firenze, 1989, Voll. 1° e 2°
•AUGELLI F., Le alterazioni e le manifestazioni macroscopiche del degrado dei
materiali lignei. Contributi per una proposta di normalizzazione, in Te.Ma, n° 4, 1995
Materiali lapidei
•AA.VV., Superfici dell'architettura: le finiture, Atti del Convegno di Studi, Bressanone
26-29 giugno 1990, Libreria Progetto Editore, Padova
•AA.VV., Le pietre nell'architettura: struttura e superfici, Atti del Convegno di Studi,
Bressanone, 25-28 giugno 1991, Libreria Progetto Editore, Padova
•ALESSANDRINI G., Le cause di degrado del materiale lapideo, Centro CNR Gino
Bozza, a.a. 1989/90
•ALESSANDRINI G., BISCONTIN G., PERUZZI R., La conservazione dei materiali
lapidei: diagnosi di degrado e d'intervento, BELLINI A. (a cura di), Tecniche della
conservazione, F.Angeli, Milano, 1986
•BUGINI R., Le rocce e il loro impiego in architettura, Centro CNR Gino Bozza, a.a.
1988/89
•NORMAL 1/88, Alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei
•NORMAL 16/84, Caratterizzazione dei materiali lapidei in opera e loro stato di
conservazione
•REALINI R., Il biodeterioramento del materiale lapideo, Centro CNR Gino Bozza, a.a.
1989/90
Cotto
•AAVV, Il Mattone di Venezia, Stato delle conoscenze tecnico scientifiche, Atti del
convegno presso fondazione CINI, 22-23 Ottobre 1979, Tipolito Armena, Venezia,
1979
78
•AA.VV. , Il mattone di Venezia, Contributi presentati al concorso di idee su patologia,
diagnosi e terapia del mattone di Venezia, Tipolito Armena, Venezia, 1982
•BISCONTIN G., MIETTO D.,(a cura di ), Le superfici dell'architettura: il cotto.
Caratterizzazione e trattamenti, Atti del convegno di studi, Bressanone. 30-6, 3-71993, Padova, Libreria Progetto, 1992
•BELLINI A., PARRINI P., La conservazione del cotto, tendenze di ricerca e
sperimentazione, Clup, Milano, 1989
•NORMAL 15/84, Caratterizzazione di manufatti e di aggregati a matrice argillosa
impiegati come materiale da costruzione
Vegetazione infestante e microflora
•AA.VV., Salvaguardia dei monumenti storici dalla vegetazione infestante, Atti del
convegno nazionale, Sabbioneta, 1987, Ed. Turris, Cremona, 1988
•CANEVA G., Ruolo della vegetazione nella degradazione di murature e intonaci, in
BISCONTIN G.(a cura di), L'intonaco: storia, cultura e tecnologia, Atti del convegno di
studi, Bressanone, 24- 26 giugno 1985, Padova, Libreria progetto, 1985
•NORMAL 24/86, Metodologia di rilevamento e di analisi della vegetazione
•NORMAL 19/85 , Microflora autotrofa ed eterotrofa. Tecniche di indagine visiva
Tecniche di intervento
CAMPANELLA C., Opere di conservazione e restauro, Milano, Il sole 24 ore, 2000
CARBONARA G. ( a cura di), Trattato di restauro architettonico, Torino, UTET, 2000
TORSELLO B.P., MUSSO S.F., Tecniche di restauro, Torino, UTET, 2003
79
Richiedente: Regione Lombardia
Cantiere: Sponda del Naviglio Grande
Data esecuzione delle prove: le prove sono state effettuate a cura del Sigg. M.
Cucchi, dall’arch. C. Tedeschi e dall'ing. M. Lualdi in data 8 novembre 2002, il 6marzo,
14gennaio, e 14marzo 2003.
Il presente certificato è stato curato da M. Cucchi, dall’arch. C. Tedeschi, e dall'ing. M.
Lualdi sotto la supervisione della Prof.ssa L. Binda e del Prof. L. Zanzi.
Localizzazione e scelta dei punti di prova a cura del committente.
Descrizione e ubicazione delle prove effettuate:
sono state effettuate le seguenti prove:
n. 4 pozzetti di ispezione T1-T2-T3-T4
T1. Localizzazione indicata in fig.1 e 2
T2. Localizzazione indicata in fig.1 e 6
T3. Localizzazione indicata in fig.1 e 10
T4. Localizzazione indicata in fig.13
indagine georadar sul muro di sponda del Naviglio
n. 2 indagine georadar sulla superficie stradale del muro di sponda del Naviglio
n.8 saggi esplorativi sul muro di recinzione mediante indagine videoendoscopica,
denominati
Ed1sup - Localizzazione indicata in fig. 20 - 24
Ed1inf - Localizzazione indicata in fig. 20 - 24
Ed2
- Localizzazione indicata in fig. 20 - 29
Ed3sup - Localizzazione indicata in fig. 40
Ed3inf - Localizzazione indicata in fig. 40
Ed4sup - Localizzazione indicata in fig. 32
Ed4inf - Localizzazione indicata in fig. 32
Ed5
- Localizzazione indicata in fig. 37
Modalità di prova e normativa di riferimento:
Le modalità di prova sono riportate nelle pagine seguenti
Risultati ottenuti:
I risultati ottenuti sono riportati nelle pagine seguenti
80
Analisi della muratura: Pozzetti d'ispezione
Le indagini sono iniziate effettuando un primo sopralluogo con il committente; durante tale sopraalluogo si è scelta la
posizione di alcuni pozzetti d'ispezione, per constatare l'esistenza e la consistenza della muratura in mattoni dietro al
paramento in ceppo lombardo.
Le prime ispezioni sono state effettuate sulla sponda sinistra del Naviglio scavando dei pozzetti di ispezione sulla
superfice stradale.
I pozzetti di ispezione denomonati: T1-T2-T4 hanno evidenziato la presenza di una muratura piena dietro il paramento in
ceppo, e hanno permesso il prelievo dei materiali da caratterizzare.
T1
T4
T2
Fig. 1. Localizzazione dei pozzetti di ispezione della sponda sinistra
81
La Prima trincea effettuata (T1) ha evidenziato la presenza di una muratura piena
dietro il parmento in ceppo.
Procedendo nello scasso, del piano stradale asfaltato, in direzione normale alla
sponda, si è potuta osservare un'ulteriore muratura normale al piano, avente una
tecnica costruttiva differente dalla prima e realizzata molto probabilmente con mattoni
differenti. Dalla sequenza di foto sotto riportata, (Fig 3c,d) si possono osservare le due
murature trovate: la prima, quella di sponda, e la seconda, più rientrante, come se
fosse un rinforzo alla prima.
T1
Fig. 2. Rilievo gemetrico della sponda sinistra con indicazione della localizzazione primo pozzetto
(T1).
a)
b)
Fig. 3. a) Sponda sinistra dove si sta procedendo al 1° scasso; b) Ricerca del muro dietro il paramento
c)
d)
Fig. 4. c,d. Le immagini mettono in evidenza la presenza di due murature differenti:la prima,
quella di sponda, indicata in blu e l'altra più interna indicata in rosso.
83
L'indagine è stata condotta principalmente per ossevare il muro di sponda,
quindi si è proceduto manualmente nella rimozione di qualche mattome e di
qualche giunto di malta, per osservare la tessitura muraria, ma soprattutto per
verificare la consistenza della muratura.
a)
b)
c)
E MBED Word.Picture.8
84
d)
Fig. 5a,b,c,d. La sequenza mette in evidenza la tecnica costruttiva e la buona consistenza del muro di sponda.
85
La Seconda trincea effettuata (T2), conferma la presenza di una muratura piena dietro
il paramento in ceppo.
Durante lo scasso, si è riscontrata la presenza di una seconda muratura, affiancata a
quella di sponda (Fig 8,9). La muratura di sponda è in apparenza molto compatta a
differenza di quella adiacente, che si presenta a tratti omogenea, e a tratti simile ad un
riempimento.
Si osserva inoltre che anche i singoli materiali costituenti le due murature presentano
caratteristiche differenti (Fig. 9a,b).
La presenza di una gettata in calcestruzzo, come finitura della sponda (cordolo), fa
supporre ad un rifacimento delle suddette murature, in particolare di quella di sponda.
T2
Fig. 6. Rilievo gemetrico della sponda sinistra con indicazione della localizzazione del secondo
pozzetto (T2).
a)
b)
Fig. 7.a) Porzione di sponda dove è stato eseguito il secondo pozzetto; b) Pozzetto d'ispezione (T2)
86
a)
b)
Fig.8. a) Scasso (T2) dove si intravede la muratura di sponda; b) particolare in cui si
evidenziano due murature ben distinte
a)
b)
Fig. 9.a,b. Particolare delle caratteristiche delle due murature.
87
La quarta trincea effettuata sulla sponda sinistra (T4), conferma la presenza di una
muratura piena dietro il paramento in ceppo.
La muratura è in apparenza molto compatta, e si presenta costituita in parte da mattoni
e in parte da ciotoli di fiune. (Fig. 11b).
La trincea (T4) a differenza delle altre, non ha messo in evidenza nessuna muratura
adiacente a quella di sponda, ma semplicemente un riempinmento di terra e materiali
incoerenti (Fig.11b).
T4
Fig. 10. Rilievo gemetrico della sponda sinistra con indicazione della localizzazione del secondo
pozzetto (T4).
a)
b)
Fig. 11.a) Porzione di sponda dove è stato eseguito il quarto pozzetto; b) Muro di sponda messo in evidenza
dal pozzetto d'ispezione (T4).
a)
b)
Fig. 12. a,b. Pozzetto d'ispezione (T4): Particolari della muratura di sponda
Dopo aver analizzato la muratura della sponda di sinistra mediante tre pozzetti d'ispezione
(T1,T2,T4), si è deciso di effettuare un pozzetto anche sulla sponda di destra.
88
Anche in questo caso l'ispezione ha confermato la presenza di una muratura piena.
La muratura, in apparenza compatta, si presentava molto fragile, i mattoni, infatti,forse per
troppo tempo inbibiti completamente di acqua si presentavano molto degradati.
a)
b)
Fig. 13.a) Localizzazione del quarto pozzetto ; b) Muro di sponda messo in evidenza dal pozzetto
d'ispezione (T3).
a)
b)
Fig. 14. a,b. Pozzetto d'ispezione (T3): Particolari della muratura di sponda
89
Analisi della muratura: Carotaggi
Dopo aver visionato i pozzetti d'ispezione e quindi osservato la tessitura muraria del
muro della sponda sinistra, (a circa 1m di profondità dal piano stradale) allo scopo di
approfondire le indagini, sono stati effettuati dei carotaggi orizzontali ad una quota
costante dal fondo del Naviglio. Le quote in realtà per alcuni punti sono state due, una
inferiore ed una superiore per riuscire ad analizzare la sezione muraria nella sua
interezza.
C
1
C
C
C
Fig. 20. Localizzazioni dei Carotaggi dei pozzetti di ispezione della sponda sinistra
90
Per analizzare la sezione muraria nella sua interezza, nei due punti C1 e C4, i
carotaggi sono stati realizzati a due differenti altezze.
Fig. 21- Carotaggio orizzontale, C1inf e C1sup, per caratterizzare e dimensionare la sezione muraria,
effettuati a circa 45cm e a 150cm di altezza dal letto del naviglio.
C1sup
C1inf
Fig. 22 - Carote ricavate dal carotaggio sopradescritto: C1inf e C1sup
Come si può osservare dalla carota C1sup, il materiale ricavato dal carotaggio è
quasi tutto disgregato, quindi per riuscire ad osservare meglio la tessitura muraria si
è realizzata una videoendoscopia.
I saggi esplorativi sulla sponda del naviglio sono stati eseguiti mediante un
videoendoscopio,dotato di obiettivo fisso per visione frontale a 120 gradi.
L'intera ispezione è stata videoregistrata, la registrazione, ci ha dato la possibilità di
osservare successivamente il muro nella sua interezza. Le immagini più significative
verranno di seguito riportate (Fig 23) e copia della videocassetta verrà allegata al
presente certificato
91
150 cm
C1sup
C1inf
45 cm
Fig. 23. Localizzazione delle zone di carotaggio C1, con indicazione delle altezze di perforazione
e particolare del foro d'ispezione
Fig. 24 - Videoendoscopia nelle zone di carotaggio C1 e registrazione per raccogliere la
necessaria documentazione. Particolare del foro d'ispezione Ed1sup e Ed1inf con strumentazione
92
Nella Fig25 è presentata la sequenza della videoendoscopia nel foro del carotaggio
Ed1inf; si evidenzia la presenza di ceppo nella parte iniziale, una zona successiva in cui
si può osservare ceppo e qualche pezzo di mattone, e successivamente una netta
divisione fra il ceppo e la muratura. (Fig. 25a,b,c,d).
Si evidenzia in fig 25d,e,f, la presenza di una muratura piena ben realizzata. La
profondità del foro è di circa 120cm.
a)
b)
c)
d)
e)
f)
Fig. 25 . Sequenza d'immagini alle diverse profondità d'indagine del foro denominato Ed1inf,
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
110
120
Fig. 26. Schematizzazione della muratura, visionata con endoscopio Es1inf,
Ceppo Lombardo
Laterizio
Malta
Terra
93
130
Nella Fig 27a,b,c, è presentata la sequenza della videoendoscopia nel foro del
carotaggio C1sup, dove si evidenzia la presenza di ceppo nella parte iniziale, una zona
successiva in cui si può osservare ceppo e qualche vuoto, e successivamente una
netta divisione fra il ceppo e la muratura.
Procedendo verso l'interno del foro si evidenzia la presenza di una muratura piena. La
profondità del foro è di circa 120cm, ma la presenza della muratura termina a 80cm.
Dopo gli 80cm di profondità troviamo un riempimento, costituito inizialmente da
materiale incoerente (pezzi di mattone e ciottoli) unito a malta e successivamennte
unito a terra (Fig 27d,e,f).
a)
b)
c)
d)
e)
f)
Fig. 27 . Sequenza d'immagini alle diverse profondità d'indagine, del foro denominato Ed1sup
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
110
120
Ceppo Lombardo
Laterizio
Malta
Terra
Fig. 28. Schematizzazione della muratura, visionata con endoscopio Es1sup
94
130
L'indagine endoscopica dulla sponda sinistra continua eseguendo il carotaggio
denominato C2 seguito dall'endoscopia Es2 (Fig.29).
a)
Fig. 29. Localizazione della zona di carotaggio C2 ed endoscopia Es2 con riferimento metrico.
La Fig 30a,b,c, rappresenta la sequenza della videoendoscopia nel foro del carotaggio
C2, dove si evidenzia la presenza di ceppo nella parte iniziale, una netta divisione fra il
ceppo e la muratura.
Procedendo verso l'interno del foro si evidenzia la presenza di una muratura piena. La
profondità del foro è di circa 130cm, ma la presenza della muratura tben conpatta
termina a 70cm. Dopo i 70cm di profondità troviamo un riempimento, costituito
inizialmente da materiale incoerente (pezzi di mattone e ciottoli) unito a malta e
successivamennte un riempimento costituito prevalentemente da pezzi di mattone, di
dimensioni maggiori rispetto alla parte antistante, uniti a terra.(Fig 30d,e,f).
95
a)
c)
b)
Fig 30a,b,c. -Sequenza di immagini alle diverse profondità dell'endoscopia Es2
d)
f)
Fig. 30d,e,f -Sequenza di immagini alle diverse profondità dell'endoscopia Es2
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
110
Fig. 31. Schematizzazione della muratura, visionata con endoscopio Es2
96
120
130
Al fine di approfondire l'indagine della sezione muraria, della sponda sinistra, si sono
eseguiti altri due carotaggi a due differenti altezze C4sup e C4inf, effettuati a 50cm e
85cm (Fig.32a). Anche nei punti sopracitati, allo scopo di ispezionare meglio la
tessitura muraria, è stata realizzata una videoendoscopia (Fig. 32b).
a)
b)
Fig. 32. Carotaggi C4 sup e C4 inf ed endoscopia Es4sup e Es4inf
La Fig 33a,b,c, rappresenta la sequenza della videoendoscopia nel foro del carotaggio
C4inf, dove si evidenzia la presenza di una muratura piena compatta fino ad una
profondità di 60cm (Fig 33a,b,c d,e). La profondità del foro è di circa 130cm, ma dopo i
60cm di profondità troviamo un riempimento, costituito inizialmente da materiale
incoerente (pezzi di mattone e ciottoli) unito a malta e successivamennte un
riempimento costituito prevalentemente da terra.(Fig 33f).
a)
b)
Fig. 33. Sequenza di immagini dell'endoscopia nel punto C4inf dove si evidenzia la presenza
di una muratura piena
97
Fig. 33. Sequenza di immagini dell'endoscopia nel punto C4inf dove si evidenzia la presenza
di una muratura piena.
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
110
120
13
Fig. 34. Schematizzazione della muratura, visionata con endoscopio Es4inf,
La Fig 35, rappresenta la sequenza della videoendoscopia nel foro del carotaggio
C4inf, dove si evidenzia la presenza di una muratura piena compatta fino ad una
profondità di 70cm (Fig 35a,b,c d,e).
La profondità del foro è di circa 130cm, ma dopo i 70cm di profondità troviamo un
riempimento, costituito inizialmente da materiale incoerente (pezzi di mattone e ciottoli)
unito a malta e dagli 80cm di profondità, un riempimento costituito prevalentemente da
terra.(Fig 35f).
a)
c)
b)
Fig. 35. Sequenza di immagini dell'endoscopia nel punto C4sup.
98
b)
a)
c)
Fig. 35. Sequenza di immagini dell'endoscopia nel punto C4sup.
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
110
120
Fig. 36. Schematizzazione della muratura, visionata con endoscopio Es4 sup
L'indagine endoscopica sulla sponda sinistra si è conclusa, eseguendo il carotaggio
denominato C5 ad un'altezza di 90cm dal fondo, ed una endoscopia Es5 (Fig.37).
Fig. 37. Localizazione della zona di carotaggio C5 ed endoscopia Es5 con riferimento metrico.
La Fig 38, rappresenta la sequenza della videoendoscopia nel foro del carotaggio C5,
dove si evidenzia la presenza di una muratura piena compatta fino ad una profondità di
60cm (Fig 38a,b,c d,e).
99
130
La profondità del foro è di circa 130cm, ma dopo i 60cm di profondità troviamo un
riempimento, costituito inizialmente da materiale incoerente costituito prevalentemente
da pezzi di mattone unito a malta e terra; dagli 80cm di profondità, si evidenzia un
riempimento costituito prevalentemente da terra.(Fig 38f).
a)
b)
Fig. 38a,b,c. Sequenza di immagini dell'endoscopia nel punto C5
d)
e)
f) nel punto C5.
Fig. 38 d,e,f. Sequenza di immagini dell'endoscopia
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
110
Fig. 39. Schematizzazione della muratura, visionata con endoscopio Es5,
100
120
130
Per approfondire l'indagine della sezione muraria, anche della sponda destra, sono
stati eseguiti due carotaggi a due differenti altezze C3sup e C3inf, effettuati a 60cm e
145cm
(Fig.40a);
successivamente
nei
fori
ottenuti
è
stata
realizzata
la
videoendoscopia Es3 inf e Es3sup (Fig. 32b).
Fig. 40 . Localizzazione zona di Carotaggio ed endoscopia nel punto C3 inf e C3sup
La Fig 41, rappresenta la sequenza della videoendoscopia nel foro del carotaggio
C3inf, dove si evidenzia la presenza di una muratura piena compatta fino ad una
profondità di 75cm (Fig 33a,b,c d,e). La profondità del foro è di circa 130cm, ma dopo i
75cm di profondità troviamo un riempimento, costituito da materiale incoerente (pezzi
di mattone e ciottoli) unito a malta e a terra.(Fig 41f).
101
a)
b)
Fig. 41a,b,c . Sequenza di immagini dell'endoscopia nel punto C3inf
d
)
e)
Fig. 41d,e,f. Sequenza di immagini dell'endoscopia nel punto C3inf
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
110
Fig. 42. Schematizzazione della muratura, visionata con endoscopio Es3inf,
La Fig 43, rappresenta la sequenza della videoendoscopia nel foro del carotaggio
C3sup, dove si evidenzia la presenza di una muratura piena compatta fino ad una
profondità di 70cm (Fig 33a,b,c d,e). La profondità del foro è di circa 90cm. A 90 cm di
profondità è stato tovato un grosso ciciotolo con intorno molta terra, (Fig. 43e) quindi si
è deciso di non prosegure nel carotaggio, vista la probabile presenza di sottoservizi ad
una profondità di 100 cm.
102
120
1
Fig. 43a,b,c. Sequenza di immagini dell'endoscopia nel punto C3sup
d)
Fig. 43d,e . Sequenza di immagini dell'endoscopia nel punto C3sup
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
110
Fig. 44. Schematizzazione della muratura, visionata con endoscopio Esinf,
103
120
130
1. GPR (Ground Penetrating Radar)
Il Ground Penetrating Radar, GPR, è un metodo elettromagnetico di prospezione
geofisica simile alla sismica a riflessione in quanto metodo ecografico: raccoglie le
riflessioni dei segnali trasmessi. Un sistema GPR è formato da antenne, trasmettitore,
ricevitore,
clock,
registratore
e
display.
Ogni
discontinuità
d’impedenza
elettromagnetica genera una riflessione la cui intensità dipende dalle caratteristiche
fisico-geometriche delle stesse e dalle caratteristiche elettromagnetiche del segnale. Il
movimento di traslazione del radar permette di effettuare registrazioni ad intervalli
regolari costruendo così un’immagine bidimensionale che rappresenta una sezione
verticale del terreno indagato. Queste immagini possono essere rappresentate in
diversi sistemi di coordinate, generalmente l’asse orizzontale rappresenta la posizione
o il numero della traccia registrata, l’asse verticale può rappresentare invece il tempo di
propagazione o la profondità di penetrazione del segnale, le unità di misura più
utilizzate sono i cm per le distanze e i nanosecondi per i tempi. Nel punto in cui è un
oggetto cioè una discontinuità dell’impedenza e quindi una differenza del coefficiente di
riflessione, si produce una diffrazione e si formano delle iperboli essendo i tempi
d’arrivo dei raggi riflessi con andamento iperbolico.
Le frequenze utilizzate nelle rilevazioni con il GPR vanno dalle decine di MHz a
qualche GHz. Dalle frequenze dipendono la profondità di penetrazione del segnale e la
risoluzione degli oggetti individuati. Più la frequenza è alta, maggiore è la risoluzione e
minore la profondità raggiunta a causa della dipendenza del coefficiente di
attenuazione dell’onda dalla frequenza.
La larghezza di banda degli impulsi trasmessi è pari al valore della frequenza di centro
banda a cui si lavora. Se si utilizza ad esempio un radar da 250 MHz la frequenza
centrale di lavoro è appunto 250 MHz e l’impulso ha una banda compresa tra 125 MHz
e 375 MHz. Il segnale ricevuto e registrato viene campionato con un convertitore A/D in
modo da avere a disposizione dei dati numerici più comodi degli analogici per la
successiva fase di analisi ed elaborazione tramite software dedicati a processing radar
o sismico, oppure con software scritto “ad hoc” per elaborazioni personalizzate come in
questo caso. Questa fase di trattamento dei dati numerici raccolti, detto comunemente
processing, occupa una parte molto importante e dispendiosa di tutta un’operazione di
rilevamento con il sistema GPR.
104
Sistema GPR
Gli elementi che formano un sistema GPR possono avere caratteristiche diverse
dipendenti dall’indagine che si vuole condurre.
Il trasmettitore genera impulsi di breve periodo; la direzione di propagazione e la
larghezza di banda dipendono invece dalle antenne. Possono essere utilizzate antenne
di tipo: bow-tie dove le dimensioni hanno lo stesso ordine di grandezza della lunghezza
d’onda del segnale irradiato, horn specialmente per indagini ad alta frequenza, a dipolo
per esperimenti con il metodo della transilluminazione dove possono servire sonde
infilate nel terreno. La forma dello spettro, oltre alla larghezza di banda, dipende dal
tipo d’antenna e dall’accoppiamento antenna-terreno. Gli effetti dell’accoppiamento
antenna-terreno sono molto importanti; modificano le caratteristiche dello spettro del
segnale e il diagramma di radiazione dell’antenna. Lo spettro risulta spostato verso le
basse frequenze rispetto ad esperimenti nello spazio libero, il diagramma di radiazione
aumenta invece la sua direttività.
Nel ricevitore avvengono principalmente le operazioni di filtraggio e campionamento
dei segnali raccolti.
Il sistema GPR necessita: di un supporto, nastro o hard disk, su cui registrare e
memorizzare i dati raccolti, e di un monitor per visualizzarli in tempo reale.
Tutto il sistema è controllato e sincronizzato dal clock. Attraverso il clock si riesce
anche a compensare i ritardi dovuti alle linee di trasmissione tra le antenne e le diverse
apparecchiature.
Metodi di acquisizione
Esistono tre metodi per condurre indagini con il GPR: metodo a riflessione, metodo a
punto comune (CMP) e transilluminazione. Il metodo a riflessione è caratterizzato da
un offset fisso tra l’antenna trasmittente e l’antenna ricevente, uguale alla distanza tra
queste due nel caso di sistema bistatico oppure zero nel caso di sistema monostatico.
Le due antenne, o la singola per il monostatico, si muovono lateralmente mantenendo
fissa la distanza reciproca.
Il CMP, Common Mid Point, utilizza due antenne: trasmittente e ricevente, che si
spostano lateralmente ma in direzioni opposte, l’offset relativo tra le due continua
105
quindi ad aumentare, ma il punto indagato, punto medio comune, sempre che i riflettori
siano piani orizzontali, rimane lo stesso.
L’analisi dei tempi di arrivo dei raggi riflessi permette la stima delle variazioni di velocità
con la profondità.
Nel metodo della transilluminazione il mezzo da indagare è posto tra l’antenna
trasmittente e l’antenna ricevente. Questo metodo necessita, se si vuole indagare in
profondità, di speciali antenne situate su sonde che penetrano nel terreno. Con questo
metodo si riesce ad ottenere una ricostruzione tomografica del campo di velocità
dell’area compresa tra le due antenne.
Caratteristiche del bersaglio e dell’ambiente
La qualità dell’acquisizione dipende, come già detto, dalle proprietà e dalle condizioni
dell’obiettivo e dell’ambiente in cui si trova.
Uno dei primi problemi da affrontare per scegliere un’adeguata strumentazione è la
profondità che si vuole raggiungere. Durante il suo tragitto il segnale perde potenza e
acquista rumore, rischiando quindi di non essere più decifrabile al ricevitore. Occorre
quindi che vengano scelte antenne i cui parametri caratteristici (efficienza, guadagno,
area equivalente, frequenza) siano in grado di garantire una sufficiente qualità del
segnale al ricevitore. In genere si definisce un fattore di merito (Q) che misura il
rapporto tra la potenza della sorgente e la potenza di rumore al ricevitore espressa in
decibel. Per distinguere un bersaglio occorre che la somma di tutte le perdite di
potenza del segnale durante il cammino rimanga inferiore al fattore di merito Q.
Qdb = 10log(Ps/Nr)
Un altro fattore che influisce sulle scelte della strumentazione è l’oggetto che si vuole
osservare. Le sue dimensioni determinano la risoluzione che si vuole avere e quindi la
frequenza. Due riflessioni sono distinguibili quando la loro distanza è maggiore di 1/4 di
lunghezza d’onda.
L’attenuazione dipende dalle caratteristiche (secco, umido, poroso, impermeabile, ecc.)
e dalla consistenza (roccioso, sabbioso, argilloso, ecc.) del tipo di terreno. Tra queste
l’umidità è la causa principale d’attenuazione.
La frequenza dipende anche dall’ambiente, cioè dal tipo di terreno e dagli ostacoli
(sassi, radici, tubi, cavi, ecc.) che l’onda può incontrare, infatti, ogni oggetto è sorgente
106
di scattering, quindi se le sue dimensioni sono paragonabili alla lunghezza d’onda del
segnale si verificano perdite d’energia.
2. Specifiche sulla strumentazione Georadar utilizzata nell’acquisizione sul
Naviglio
Georadar impulsivo Ramac della MALA GEOSCIENCE
caratteristiche tecniche:
•
conversione A/D a 16bit
•
antenne schermate da 500MHz e 250MHz con opportuno sistema di trascinamento
per garantire il contatto fisico con il terreno e la muratura
•
sistema di posizionamento e triggering con odometri a rotella e filo
•
sistema di visualizzazione dei dati in tempo reale per il controllo di qualità' delle
acquisizioni.
3. Acquisizione ed elaborazioni
Acquisizioni
Le acquisizioni Georadar sul Naviglio sono state realizzate i giorni 8 novembre 2002,
14 gennaio, 6 e 14 marzo 2003. Il tratto indagato si trova lungo il Naviglio Grande nella
zona tra la Darsena e Via Casale. L’obbiettivo delle misure Georadar è stato quello di
definire la geometria e in particolare lo spessore del muro che costituisce l’argine del
Naviglio.
Per raggiungere
questa finalità sono state condotte due campagne di misura
sperimentali . La prima serie di esperimenti è stata condotta sulla sede stradale
realizzando 6 profili paralleli al naviglio per un’estensione complessiva di 1200m e 27
profili perpendicolari al naviglio equispaziati di 1m per un’estensione complessiva di
105m finalizzati a determinare la larghezza del muro investigandolo dall’alto (fig. 1).
107
fig.1 direzione dei profili Georadar paralleli e perpendicolari
all’asse del naviglio acquisiti sull’alzaia sinistra
Dall’elaborazione di questa prima campagna di misure Georadar è risultato difficile
determinare la geometria del muro a causa del numero elevato di riflettori presenti nel
sottosuolo. La presenza di molti sottoservizi (come risulta evidente anche dai numerosi
tombini di servizio presenti sulla sede stradale) e la mancanza di una precisa
cartografia degli stessi non ha consentito di distinguere i sottoservizi dalla muratura.
Questo ha fatto decidere di abbandonare questo tipo di sperimentazione e di
proseguire invece con delle indagini Georadar condotte direttamente sul muro
dell’argine del Naviglio operando dall’interno in un periodo di asciutta.
Le misure Georadar realizzate sulla strada sono risultate comunque interessanti
perché hanno consentito di individuare una evidenza geologica di notevoli dimensioni
(fig.2).
A seguito del carotaggio sull’area dove insisteva tale evidenza si è potuto definirne
l’origine: un accumulo di sabbia limosa e fangosa molto fine.
108
piano stradale
evidenza geologica
fig. 2 si evidenzia con facilità nei dati Georadar elaborati una struttura geologica a circa 130 cm
di profondità larga circa 8m
La successiva campagna di misure sperimentali con il Georadar è stata
realizzata sul muro dell’argine sinistro e destro del Naviglio Grande realizzando dei
profili paralleli all’asse del Naviglio alla quota di 80cm e 150 cm dal fondo sia con
l’antenna da 500MHz che con l’antenna da 250MHz (fig.3) per un’estensione
complessiva di 1200m.
109
fig. 3 indagini Georadar con l’antenna da 500MHz sull’argine sinistro del Naviglio Grande
Dal confronto dell’elaborazione dei profili Georadar realizzati con le antenne da
500MHz e 250MHz si evidenzia come l’antenna da 500MHz permetta di indagare una
profondità e una risoluzione sufficiente alla definizione
della struttura (fig. 4).
Dall’elaborazione dei dati Georadar si evidenzia che lo spessore complessiva della
muratura dell’argine sinistro e destro è di circa 70cm, lo spessore del paramento in
pietra di circa 30cm (fig.5). E’ anche possibile apprezzare l’evidente distacco tra il
paramento in pietra e la muratura dell’argine sinistro (fig.6).
L’utilizzo combinato delle metodologie di indagine Georadar e Videoscopia è risultato
efficiente per la determinazione delle geometrie del muro dell’argine del Naviglio.
Le indagini Georadar realizzate sugli argini del Naviglio hanno permesso di individuare
il riflettore di fondo costituito dal contatto della muratura con il terreno. Essendo un’
indagine di natura elettromagnetica le informazioni che si sono ricavate in questa fase
sono legate ai tempi di andata e ritorno del segnale elettromagnetico, ricavando la
110
velocità con la legge spazio/tempo ottenuta con i dati ricavati dalle videoscopie si è
potuto definire la geometria del muro. Dall’indagine Georadar abbiamo quindi potuto
stimare la continuità del muro e dalle tarature effettuate con i rilievi videoscopici le
misure geometriche.
Per potere migliorare la descrizione della geometria del muro nella ricerca di elementi
singoli, … è necessario realizzare una maggiore copertura sulla struttura migliorando il
contrasto elettromagnetico degli elementi da indagare, inserendo degli elementi
metallici sul fondo della muratura, tra il paramento in pietra e il muro per potere avere
dei target noti a taratura dell’indagine. Questo consentirebbe di ricavare con maggiore
precisione le caratteristiche elettromagnetiche degli elementi che costituiscono la
muratura migliorando l’elaborazione dei dati Georadar
111
T1
23,0
T2
T4
1,6
20,28
2,80
25,75
1,5
14,2
Piano del muro d’argine
Spessore del paramento in pietra di circa 30 cm
70cm
Spessore del muro d’ argine a circa 70 cm
fig. 5 profilo Georadar acquisito con antenna da 500MHz sull’argine sinistro del Naviglio Grande, dall’ elaborazione risulta uno spessore
complessivo della muratura dell’argine di circa 70cm e uno spessore del paramento in pietra di circa 30cm
112
Piano del muro di argine
Distacco tra il paramento
in pietra e la muratura
fig. 6 distacco del paramento in pietra dalla muratura retrostante presente nella porzione di argine prossimo alla passerella pedonale
113
PROGETTO DI CONSERVAZIONE – DESCRIZIONE DELLE OPERE
SCHEDE TECNICHE DI INTERVENTO
Legenda opere di conservazione
Opere di fondazione; Lavori di pulitura; Opere murarie; Lavori di sigillatura
L’ordine delle schede di seguito riportato è da intendersi come crono-programma;
l’esecutore dei lavori dovrà pertanto attenersi alle prescrizioni sia per quanto riguarda
la metodologia di intervento sia per quanto riguarda l’ordine delle operazioni da
svolgere.
I codici riportati nell’intestazione di ogni singola scheda contraddistinguono gli interventi
localizzati sulle tavole grafiche di riferimento. Le tavole di riferimento sono: serie CAOn° (Individuazione aree omogenee e indicazioni per l’intervento); ulteriori specifiche in
scala 1:20 sono presenti nelle tavole serie AO-n° (Analisi delle aree campione per la
definizione degli interventi e la quantificazione dei costi).
Le tavole e le schede devono essere lette contestualmente.
Indice degli interventi previsti
OPERE DI FONDAZIONE
SV
(scavo manuale)
SV1
(scavo con mezzi meccanici)
SB
(rifacimento della muratura di fondazione)
LAVORI DI PULITURA E TRATTAMENTO DEGLI ELEMENTI ACCESSORI
RV1
(rimozione della vegetazione infestante)
RV2
(rimozione apparato radicale di pianta superiore)
R1
(verifica dell’aggrappaggio e rimozione degli intonaci distaccati)
P1
(pulitura delle superfici ed eliminazione della microflora con acqua deionizzata a
bassa pressione e biocida)
114
P2
(trattamento degli elementi metallici)
P3
(trattamento degli elementi in legno)
OPERE MURARIE
RM1
(integrazione di mancanze di grandi dimensioni)
RM2
(integrazione di mancanze di piccole dimensioni)
RM3
(integrazione delle mancanze della muratura in laterizio)
SC
(scuci-cuci della muratura incoerente)
SM
(sostituzione di porzioni di muratura)
RC
(riposizionamento conci/lastre lapidei)
NC
(formazione di nuova copertina)
NCL
(formazione di nuova copertina – area lavatoi)
RK
(integrazione delle mancanze di cappa cementizia)
II
(integrazione intonaco a forte spessore)
LAVORI DI CONSOLIDAMENTO SUPERFICIALE E DI SIGILLATURA
SF1
(sigillatura e stuccatura delle fratturazioni nei conci in pietra)
SF2
(sigillatura e stuccatura delle fratturazioni nella muratura di mattoni)
RG1
(sigillatura dei vuoti* e dei giunti mancanti** tra i conci in pietra)
RG2
(ristilatura dei giunti erosi superficialmente)
RG3
(ristilatura dei giunti erosi profondamente)
RG4
(sigillatura bordi conglomerato)
SCC
(sigillature nella muratura mista in conglomerato e ciottoli)
CM
(consolidamento corticale di porzioni di muratura)
SK
(sigillatura cappa)
SI1
(sigillatura intonaco a forte spessore)
SI2
(sigillatura intonaco a base di calce naturale)
DD
(intervento
da
definire
in
situ)
115
SV (scavo manuale)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
La fondazione muraria, dove esiste, potrebbe mostrare diffusi fenomeni di erosione
profonda, incoerenza e mancanze localizzate, a causa dell’azione infiltrante dell’acqua
corrente. Va verificato lo stato di conservazione della fondazione ai fini di realizzare
una base continua solida e resistente.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Scavo con mezzi manuali sino ad una profondità di 0,5 m e una larghezza di 1 m,
eseguito per sottocantieri di 1,5 m, compresa la predisposizione delle opere
provvisionali necessarie a garantire la stabilità delle strutture.
Lo scavo andrà eseguito in aderenza alla muratura di elevazione, facendo attenzione a
non rimuovere eventuali parti che potrebbero costituire lo zoccolo di fondazione.
Successiva verifica, con la D.L., dell'esistenza e dello stato di conservazione della
muratura di fondazione al fine di valutare la scelta di un intervento di consolidamento
idoneo ed efficace.
SV1 (scavo con mezzi meccanici)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Una soletta in cemento armato corre lungo vari tratti delle sponde. Si rende necessario
tagliarla per procedere la successivo scavo manuale al fine di individuare la presenza
della fondazione muraria e valutarne lo stato di conservazione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Demolizione della soletta in c.a. lungo le sponde con ausilio di martello demolitore
meccanico.
Scavo con mezzi manuali sino ad una profondità di 0,5 m e una larghezza di 1 m,
eseguito per sottocantieri di 1,5 m, compresa la predisposizione delle opere
provvisionali necessarie a garantire la stabilità delle strutture.
Lo scavo andrà eseguito in aderenza alla muratura in elevazione, facendo attenzione a
non rimuovere eventuali parti che potrebbero costituire lo zoccolo di fondazione.
Successiva verifica, con la D.L., dell'esistenza e dello stato di conservazione della
muratura di fondazione al fine di valutare la scelta di un intervento di consolidamento
idoneo ed efficace.
116
SB (rifacimento della muratura di fondazione)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Si ipotizza che, a seguito dello scavo descritto nelle schede SV/SV1, la muratura, se
presente, registri diffusi fenomeni di erosione, incoerenza e mancanze localizzate o
continue della struttura fondale.
MODALITÀ DI INTERVENTO
In seguito alla verifica dell’esistenza e dello stato delle fondazioni, a seconda dei casi si
interverrà nei seguenti modi.
c)
Laddove la fondazione in muratura esistente mostrasse a giudizio della D.L. un
eccessivo stato di dissesto ed incoerenza, si procederà ad operazioni di scuci-cuci.
L’obiettivo di questa lavorazione dovrà essere quello di integrare parti di muratura
assolutamente non più recuperabili e non più in grado di assolvere alla loro funzione
statica e/o meccanica mediante graduale sostituzione che non dovrà comunque
interrompere, nel corso dei lavori, la funzionalità statica della muratura.
Si aprirà una breccia nella zona di intervento ricostruendo la porzione demolita con
muratura di mattoni pieni e giunti verticali e orizzontali in malta di calce idraulica
naturale, avendo cura di ammorsare la struttura nuova con quella preesistente.
Si dovrà infine forzare la nuova muratura con la sovrastante preesistente mediante
l’inserimento di cunei di legno da controllare e sostituire, solo a ritiro avvenuto, con
mattoni e malta di calce idraulica naturale fluida sino a rifiuto.
d)
Laddove non esiste fondazione si rende necessario valutare l’intervento di
consolidamento fondale (cfr progetto strutturale).
In via preliminare si suggerisce la realizzazione di sottomurazione continua alta 25 cm
in mattoni e malta di calce idraulica naturale sopra un magrone di cemento dello
spessore 10 cm, procedendo per sottocantieri di o,5 m come prescritto per l’operazione
di scavo (schede SV e SV1); la messa in carico del nuovo cordolo avverrà mediante
l’inserimento di cunei di legno da controllare e sostituire, solo a ritiro avvenuto, con
mattoni e malta di calce idraulica naturale fluida sino a rifiuto.
117
RV1 (rimozione della vegetazione infestante)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Presenza di macroflora dovuta alla mancanza di manutenzione; fenomeni di erosione e
perdita delle malte per l’infiltrazione di acqua e apparati radicali.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previo sfoltimento dell’apparato fogliario con mezzi manuali (forbici da pota e falcetti),
la vegetazione verrà sottoposta a trattamento con diserbante totale (tipo Primatol 3588)
applicato a spruzzo.
Dopo 15 giorni verrà verificata l'efficacia del trattamento ed, eventualmente, si
provvederà ad una nuova applicazione del prodotto.
Ad essiccazione avvenuta verranno estirpati gli apparati radicali, con mezzi manuali in
modo da non recare danneggiamenti al paramento murario.
Il lavaggio finale con acqua deionizzata a bassa pressione per eliminare le tracce del
biocida utilizzato è contemplato dalla scheda P1.
118
RV2 (rimozione apparato radicale di pianta superiore)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Presenza di apparato radicale di pianta superiore dovuta alla mancanza di
manutenzione, fenomeni di erosione e perdita delle malte, dissesti.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa individuazione dell’apparato radicale e verifica del suo stato vegetativo, si
procederà ad impacchi con un prodotto a base di metosittriazina (tipo Primatol 3588).
Dopo 60 giorni verrà verificata l'efficacia del trattamento ed eventualmente si
provvederà ad una nuova applicazione del prodotto.
Ad essiccazione avvenuta, ovvero quando gli elementi vegetali avranno perduto il loro
contenuto d’acqua riducendosi di dimensione, la D.L. valuterà se rimuovere gli apparati
radicali.
La rimozione andrà effettuata con mezzi manuali controllati per non recare
danneggiamenti al paramento murario.
R1 (verifica dell’aggrappaggio e rimozione degli intonaci distaccati)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Distacchi dell’intonaco dovute ad incompatibilità dei materiali rispetto al supporto,
all’azione erosiva ed infiltrante dell’acqua ed alla carenza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Battitura con martello degli intonaci per verificare lo stato di aggrappaggio.
Rimozione manuale delle parti distaccate, mediante mazzetti e scalpelli, avendo cura
di non scalfire il supporto.
119
P1 (pulitura delle superfici ed eliminazione della microflora con acqua
deionizzata a bassa pressione e biocida)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Presenza di alghe, patine biologiche e depositi incoerenti sulle superfici; fenomeni di
erosione e decoesione di intonaci, pietre, mattoni e malte a causa dell’azione di acqua
e vegetazione infestante e della carenza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
1. Pulitura preliminare a secco.
Previa rimozione meccanica a secco delle radici di piante infestanti tipo edere o simili
(come da schede RV1/RV2), pulitura a secco tramite spazzolatura manuale con
spazzole in fibra vegetale (saggina), raschietti e bidoni aspiratutto.
2. Pulitura con acqua e trattamento biocida.
Pulitura con getti di acqua deionizzata a bassa pressione (1-2 atm.), additivata con
apposito biocida ad azione specifica (ipoclorito di litio in soluzione acquosa 1.2 % o
Chromofuge Fongic). Sono previsti due cicli di lavaggio, accompagnati da leggero
bruschinaggio delle murature da effettuarsi con spazzole in fibra vegetale (saggina) per
la rimozione del materiale decoeso ed esfoliato e dei residui di alghe presenti.
Si opererà per settori orizzontali agendo dall’alto verso il basso, sfruttando il potere
emolliente del ruscellamento delle acque. Per evitare inquinamenti, le acque di scarico
verranno convogliate ed allontanate mediante apposito sistema di raccolta.
La pulitura dovrà essere effettuata con una temperatura esterna almeno pari o
superiore a 14C°.
I cicli verranno effettuati ad intervallo di una giornata per consentire l’asciugatura delle
superfici e l’eventuale fuoriuscita di sali solubili che saranno rimossi con pennelli e
spazzole morbide prima di procedere alla seconda operazione di lavaggio.
Si procederà, infine, ad un ultimo lavaggio con acqua a pressione di acquedotto per
eliminare le tracce del biocida utilizzato.
120
P2 (trattamento degli elementi metallici)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Corrosione generalizzata del materiale metallico causata dall’azione degli agenti
atmosferici e dalla presenza di acqua. Localizzati fenomeni di pitting causati
dall’innesco di corrosione elettrochimica dovuta al contatto tra il materiale sano e gli
ossidi di corrosione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
1. Previo bruschinaggio manuale con spatole e scopinetti, al fine di eliminare depositi e
vegetazione, si opererà un intervento di pulitura generale con utensili meccanici quali
spazzole metalliche rotanti.
I fili della spazzola dovranno possedere sufficiente rigidità per asportare le scaglie di
ruggine staccate, le vecchie pitture, i depositi di sporcizia. La scelta della forma (a
coppa o a disco) e del tipo di filo, sarà basata sulle condizioni della superficie da pulire.
Per la pulizia degli angoli si useranno speciali spazzole a fasce radiali, usate anche per
pulire efficacemente attorno alle teste dei chiodi e alle superfici molto irregolari.
La fase di pulitura sarà conclusa con la spazzolatura delle parti con spazzole
metalliche morbide allo scopo di eliminare i prodotti di ossidazione rimasti all’interno
dei pori del materiale e con pennelli di setola per eliminare i residui di polvere.
2. Il trattamento protettivo consisterà nelle seguenti fasi:
§
applicazione a pennello di una mano di convertitore di ruggine tipo Ferox della
Arexons;
§
asciugatura fino a completamento della reazione, ovvero fino a totale annerimento
della superficie trattata (30 minuti);
§
applicazione a pennello di una seconda mano di convertitore di ruggine del
medesimo tipo;
§
asciugatura della parte trattata per 12 ore;
§
applicazione (dopo un intervallo di tempo minimo di 12 ore ed entro 2 settimane
dall’applicazione del convertitore), con pennello a profilo ovale di setole
vulcanizzate, di una mano di fondo con vernice acrilica non pigmentata in solvente
aromatico tipo Sus 4 della Arexons.
121
P3 (trattamento degli elementi in legno)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Avanzato degrado generalizzato degli elementi lignei, che si presentano in gran parte
marcescenti, fessurati, ricoperti di muffa, funghi e patine biologiche, a causa della
permanenza negli anni in ambiente bagnato e umido, l’invecchiamento naturale e
l’insufficiente manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
1. Pulitura. Si pulirà il manufatto asciutto con stracci, scopinetti, piccole spatole e aria
compressa per eliminare depositi di sporco, muffe, funghi e vegetazione anche nelle
fenditure lungo le venature del legno.
Data la massiccia infestazione del legno da parte di vegetazione e funghi, si renderà
necessario un trattamento disinfestante preliminare, tale da eliminare gli agenti
biologici negativi esistenti e prevenire eventuali infestazioni future. Il trattamento
consisterà nell’applicazione a pennello di una miscela di sali tossici in soluzione
oleosa. Questo tipo d’intervento risulterà efficace sia come antimicetico, sia come
antiparassitario in genere.
2. Consolidamento. Si effettuerà un’applicazione a pennello con resine epossidiche a
basso modulo elastico (che si avvicini il più possibile al modulo elastico del legno da
trattare), sciolte in solvente polare, fino all’ottenimento di viscosità inferiore a 10 cPs.
122
RM1 (integrazione di mancanze di grandi dimensioni)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze di conci lapidei -accompagnate da mancanze e fenomeni di erosione ed
incoerenza del supporto murario retrostante- a causa di dissesti strutturali dovuti a
sovraccarichi, all’azione meccanica dell’acqua ed alla insufficiente manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle condizioni
di fondazione ed alzaia.
L’intervento di carattere locale vedrà innanzitutto la verifica da parte della D.L. dello
stato di conservazione del supporto murario e, dove si dimostrasse necessario,
l’intervento di consolidamento mediante operazioni, -a seconda dei casi- di
integrazione, scuci- cuci o ristilatura dei giunti (per la cui descrizione si rimanda alle
rispettive schede tecniche d’intervento) o altra tecnica di verificata efficacia e
compatibilità (cfr progetto strutturale).
Per integrare le mancanze, a pulitura avvenuta come da scheda P1, si procederà alla
regolarizzazione del piano di posa con malta di calce idraulica naturale, previa
bagnatura del supporto e rincocciatura dei vuoti esistenti con malta di calce idraulica
naturale e cocci di mattoni (ved. scheda RG1); indi si poseranno i nuovi conci lapidei di
spessore 15 cm (e larghezza e altezza dimensionate in base alla misurazione in
cantiere della mancanza); infine si rincocceranno i vuoti residui come da scheda RG1
con malta di calce idraulica naturale e cocci di mattoni, e si sigilleranno i giunti con
boiacca di calce idraulica naturale iniettata a pressione sino a rifiuto, così da rendere
strutturalmente collaboranti gli elementi inseriti.
RM2 (integrazione di mancanze di piccole dimensioni)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze murarie per sovraccarichi, azione meccanica dell’acqua e carenza
manutentiva.
MODALITÀ DI INTERVENTO
A pulitura avvenuta come da scheda P1, previa bagnatura del supporto si procederà a
rincocciatura con malta di calce idraulica naturale e ciottoli di fiume di diametro
dell'ordine di 4-5 cm.
123
A ritiro avvenuto si procederà alla stuccatura di tutte le fessurazioni nel frattempo
formatesi, con la stessa malta di calce idraulica naturale.
RM3 (integrazione delle mancanze della muratura in laterizio)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze murarie per sovraccarichi, azione meccanica dell’acqua e carenza
manutentiva.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
Localmente si procederà a verifica da parte della D.L. dello stato di conservazione del
supporto murario e, dove si dimostrasse necessario, ad intervento di consolidamento
mediante operazioni, -a seconda dei casi- di integrazione, scuci- cuci o ristilatura dei
giunti (per la cui descrizione si rimanda alle rispettive schede tecniche d’intervento) o
altra tecnica di verificata efficacia e compatibilità (cfr progetto strutturale).
Per integrare le mancanze, a pulitura avvenuta come da scheda P1, si procederà alla
regolarizzazione del piano di posa con malta di calce idraulica naturale, previa
bagnatura del supporto e rincocciatura dei vuoti esistenti con malta di calce idraulica
naturale e cocci di mattoni (ved. scheda RG1); quindi si poserà la muratura di
integrazione in mattoni pieni del tipo fabbricato a mano (tipo Linea vivo, colore rosso
massimo) posti di testa a giunti verticali (alternati) ed orizzontali in malta di calce
idraulica naturale, stilati a raso.
Si dovrà in seguito forzare la nuova muratura con la soprastante preesistente, al fine di
renderla solidale e collaborante, mediante l’inserimento di cunei di legno da controllare
e sostituire, solo a ritiro avvenuto, con mattoni e malta fluida sino a rifiuto.
124
SC (scuci-cuci della muratura incoerente)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Muratura incoerente, per dissesti statici generali o locali, azione meccanica di acqua e
vegetazione infestante e insufficienza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
L’intervento di carattere locale consisterà sostanzialmente nella sostituzioni di parti di
muratura assolutamente non più recuperabili, in quanto incoerenti o erose per uno
spessore superiore a 4-5 mm, e pertanto non più in grado di assolvere alla loro
funzione statica e/o meccanica, mediante graduale sostituzione che non dovrà
comunque interrompere, nel corso dei lavori, la funzionalità statica della muratura.
Pertanto, si aprirà una breccia nella zona di intervento, procedendo in profondità sino
al supporto sano; indi si ricostruirà la porzione demolita con muratura in mattoni pieni
del tipo fabbricato a mano (tipo Linea vivo, colore rosso massimo) posti di testa a giunti
verticali (alternati) ed orizzontali in malta di calce idraulica naturale, stilati a raso.
Si avrà cura di ammorsare la muratura nuova con quella preesistente.
Inoltre si dovrà infine forzare la nuova muratura con la sovrastante preesistente
mediante l’inserimento di cunei di legno da controllare e sostituire, solo a ritiro
avvenuto, con mattoni e malta di calce idraulica naturale fluida sino a rifiuto.
SM (sostituzione di porzioni di muratura)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Dissesti statici per sovraccarichi, azione meccanica dell’acqua e mancanza di
ammorsamento con la muratura circostante.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
L’intervento di carattere locale vedrà innanzitutto la rimozione della porzione di
muratura dissestata avendo cura di garantire, anche mediante opere provvisionali, la
stabilità delle parti adiacenti.
125
Si procederà a verifica da parte della D.L. dello stato di conservazione del supporto
retrostante e, dove si dimostrasse necessario, ad intervento di consolidamento
mediante operazioni, -a seconda dei casi- di integrazione, scuci- cuci o ristilatura dei
giunti (per la cui descrizione si rimanda alle rispettive schede tecniche d’intervento) o
altra tecnica di verificata efficacia e compatibilità (cfr progetto strutturale).
Indi, previa abbondante bagnatura del piano di posa, si ricostruirà la porzione demolita
con muratura in mattoni pieni del tipo fabbricato a mano (tipo Linea vivo, colore rosso
massimo) posti di testa a giunti verticali (alternati) ed orizzontali in malta di calce
idraulica naturale, stilati a raso.
Si dovrà in seguito forzare la nuova muratura con la soprastante preesistente, al fine di
renderla solidale e collaborante, mediante l’inserimento di cunei di legno da controllare
e sostituire, solo a ritiro avvenuto, con mattoni e malta fluida sino a rifiuto.
RC (riposizionamento conci/lastre lapidei)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Dissesti per sovraccarichi, azione meccanica dell’acqua e mancanza di manutenzione,
che comportano lo spostamento dalla sede propria dei conci, inficiando la stabilità della
parete.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle
condizioni di fondazione ed alzaia.
L’intervento di carattere locale vedrà innanzitutto la rimozione di conci e lastre traslati
e/o ruotati per effetto di cedimenti strutturali avendo cura di garantire, anche mediante
opere provvisionali, la stabilità delle parti adiacenti.
A questo punto si procederà a verifica da parte della D.L. dello stato di conservazione
del supporto retrostante e, dove si dimostrasse necessario, ad intervento di
consolidamento mediante operazioni, -a seconda dei casi- di integrazione, scuci- cuci o
ristilatura dei giunti (per la cui descrizione si rimanda alle rispettive schede tecniche
d’intervento) o altra tecnica di verificata efficacia e compatibilità (cfr progetto
strutturale).
126
Quindi si potrà procedere al riposizionamento in opera degli elementi precedentemente
rimossi, previa regolarizzazione del piano di posa mediante malta di calce idraulica
naturale, e a successiva sigillatura dei giunti con malta di calce idraulica naturale.
NC (formazione di nuova copertina)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze puntuali o diffuse delle lastre (in ceppo, in granito o in calcestruzzo ad
imitazione del ceppo) che formavano la "copertina" della muratura causate da
fenomeni di dissesto o di cedimento del terreno sovrastante.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Dopo aver eseguito la pulitura del sottostante supporto come da scheda P1 e
successivamente eliminati con scopinetti e bidone aspiratutto gli eventuali residui
terrosi, si procederà ad abbondante bagnatura del supporto con spray di acqua.
Successivamente verrà regolarizzato il piano di posa con malta di calce idraulica
naturale. Il piano di posa seguirà l'inclinazione della sottostante muratura, rispettando
gli eventuali assi inclinati, segno di sbarchi e moli ora visibili solo in traccia.
Indi si poseranno i nuovi conci lapidei in granito rosa di Baveno di spessore larghezza
ed altezza dimensionate in cantiere in base alla misurazione delle mancanze da
colmare e delle lastre delle copertine circostanti.
Gli eventuali vuoti residui saranno rincocciati come da scheda RG1 con malta di calce
idraulica naturale e scaglie di granito.
I giunti verranno sigillati con boiacca di calce idraulica naturale iniettata a pressione
sino a rifiuto, così da rendere strutturalmente collaboranti gli elementi inseriti.
127
NCL (formazione di nuova copertina -area lavatoi)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Dissesto del piano di posa degli antichi lavatoi; mancanza diffusa dei giunti di malta;
vuoti e mancanze. Mancanza di coesione del terreno retrostante.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Si procederà in primo luogo alla rimozione dei blocchi distaccati e incoerenti posti al
disotto del piano stradale.
Successivamente, previa individuazione del piano degli antichi lavatoio, riconoscibili
per le tracce delle pietre di appoggio delle lavandaie e per la presenza alle due
estremità di una risega rivestita con intonaco cementizio, verrà ricostituito il livello di
calpestio.
Previa pulitura degli elementi come da scheda P1 ed eliminazione del terriccio con
scopinetti e bidoni aspiratutto, si procederà alla ristilatura dei vuoti e delle mancanze
con cocci di mattone e iniezioni di boiacca di malta di calce idraulica. In linea di
principio si dovranno mantenere in situ gli elementi, evitando rimozioni e
riposizionamenti di cui si valuterà l'opportunità in sede di cantiere da parte della D.L.
Successivamente, quando la stabilità degli elementi del piano dei lavatoi sarà
garantita, si procederà alla costituzione di un muro di sponda (la cui altezza sarà
valutata in situ in rapporto all'altezza del piano stradale) da realizzarsi in calcestruzzo
armato rivestito da lastre di granito bianco di Montorfano dello spessore di 6 cm.
Infine si ricostituirà la copertina superiore mediante fornitura e posa di lastre in granito
(spessore 15 cm, larghezza 25 cm).
128
RK (integrazione delle mancanze di cappa cementizia)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze e distacchi della cappa cementizia a causa dell’eccessiva rigidezza rispetto
al supporto e dell’azione erosiva ed infiltrante di acqua e vegetazione infestante.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si eseguirà la battitura con martello della superficie della cappa per
verificarne lo stato di aggrappaggio; la rimozione manuale delle parti distaccate,
mediante mazzetti e scalpelli, avendo cura di non scalfire il supporto, come da scheda
R1; la successiva pulitura secondo la scheda P1.
Indi si procederà a bagnatura del supporto ed integrazione della cappa con malta
cementizia compatibile con il supporto, in modo da raccordarsi a quella esistente e
rivestire la fascia di muro a dorso d’asino fino al margine dei conci lapidei esistenti.
A ritiro avvenuto si sigilleranno i margini con malta cementizia compatibile con il
supporto.
II (integrazione intonaco a forte spessore)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione per l’azione meccanica dell’acqua e della vegetazione infestante e
l’insufficienza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa pulitura come da scheda P1 verrà effettuata la rimozione dei margini distaccati
tramite scalpello manuale.
Bagnato il supporto, si procederà alla risarcitura delle mancanze d’intonaco applicando un
rinzaffo in malta cementizia compatibile col supporto, gettata con forza in modo che possa
penetrare nei giunti e riempirli e stesa con la cazzuola stuccando ogni fessura e togliendo ogni
asprezza, in modo che l'intera superficie risulti piana ed uniforme, senza ondeggiamenti e
disposta a perfetto piano verticale o secondo le superfici degli intradossi.
A ritiro avvenuto s’avrà cura di sigillarne i margini con la stessa malta per impedire
l’infiltrazione dell’acqua.
129
SF1 (sigillatura e stuccatura delle fratturazioni nei conci in pietra)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Fessurazioni per cedimento strutturale.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle condizioni
di fondazione ed alzaia.
L’intervento a carattere locale vedrà innanzitutto la pulitura della fessura con aria
compressa, accompagnata dall’eliminazione puntuale del materiale incoerente tramite
piccoli utensili, senza danneggiare il supporto sano.
Eventuali perni che a giudizio della D.L. si rendessero necessari per ricostituire la continuità dei
conci lapidei ripristinandone la capacità portante, dovranno essere in acciaio inossidabile
speciale (scelto nell’ambito della tabella SIAS).
Successivamente si procederà al riempimento delle fessure mediante iniezioni di malta antiritiro
dotata di elevati requisiti di adesione, resistenza meccanica e compatibilità chimica con il
supporto; infine si stenderà, per la stuccatura a livello, uno strato di finitura in malta di calce
idraulica naturale additivata con pigmenti naturali di colore grigio.
SF2 (sigillatura e stuccatura delle fratturazioni nella muratura di mattoni)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Fessurazioni per cedimento strutturale locale o generale.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Preliminarmente si sarà ovviato ai dissesti strutturali di carattere generale legati alle condizioni
di fondazione ed alzaia.
Innanzitutto si eseguirà la pulitura della fessura con aria compressa e l’eliminazione
puntuale del materiale incoerente tramite piccoli utensili, senza danneggiare il supporto
sano.
Quindi si procederà al riempimento delle fessure mediante iniezioni di malta antiritiro
dotata di elevati requisiti di adesione, resistenza meccanica e compatibilità chimica con
il supporto; come strato di finitura si effettuerà una stuccatura in malta di calce idraulica
naturale e cocciopesto.
130
RG1 (sigillatura dei vuoti* e dei giunti mancanti ** tra i conci in pietra)
N.b.: si danno le seguenti definizioni:
*)"vuoto": soluzione di continuità di ampiezza dell'ordine di 2-5 cm;
**) "giunto mancante": soluzione di continuità di massimo 2 cm.
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Mancanze di giunti per azione meccanica di acqua e vegetazione infestante ed
insufficiente manutenzione; erosione dei conci in ceppo se posti a secco.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Innanzitutto si eseguirà la pulitura delle cavità con aria compressa e l’eliminazione
puntuale del materiale incoerente tramite piccoli utensili, senza danneggiare il supporto
sano. Poi si passerà all’operazione di riempimento, secondo le seguenti modalità.
3)
Per i vuoti.
Previa abbondante bagnatura si procederà a rincocciatura con malta di calce idraulica
naturale e cocci di mattoni, avendo cura di sigillare ogni soluzione di continuità.
I cocci di laterizio, di dimensioni adeguate, verranno inseriti nei vuoti; successivamente
la malta verrà gettata con forza in modo che possa penetrare nei giunti e riempirli e
stesa con la cazzuola, stuccando ogni fessura e togliendo ogni asprezza.
4)
Per i giunti mancanti.
Previa abbondante bagnatura si procederà a sigillatura in profondità mediante
iniezione di malta di calce idraulica naturale sino a rifiuto e successiva stuccatura a
raso con malta di calce idraulica naturale (rapporto legante-aggregato 1:3).
131
RG2 (ristilatura dei giunti erosi superficialmente)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Azione erosiva di tipo chimico e fisico da parte di acqua e agenti biodeteriogeni, con
manutenzione insufficiente.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa pulitura come da scheda P1, si procederà all’eliminazione delle parti pulvirulente
con getti di aria compressa e successiva bagnatura con spray d’acqua a bassa
pressione che serva anche come bagnatura del supporto; verrà infine effettuato il
risarcimento dei giunti con malta di calce.
1. Verrà primariamente effettuato uno strato di arriccio in malta di calce idraulica
naturale esente da sali solubili e sabbia vagliata (rapporto legante-aggregato 1:2).
L’arriccio sarà effettuato utilizzando piccole spatole ed evitando con cura di intaccare le
superfici non interessate.
Si dovranno proteggere le superfici al contorno onde evitare colaticci di malta sui
laterizi.
2. La ristilatura di finitura si effettuerà con malta di calce idraulica naturale additivata
con cocciopesto e sabbia del Ticino (rapporto legante-inerte 1:3). La superficie finale
dei giunti dovrà essere realizzata a raso rispetto alla superficie dei corsi di mattoni,
avendo cura che non siano lasciate fessure che potrebbero dar luogo in futuro a
fenomeni di infiltrazione di acqua.
132
RG3 (ristilatura dei giunti erosi profondamente)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Azione erosiva di tipo chimico e fisico da parte di acqua e agenti biodeteriogeni;
insufficienza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Innanzitutto si eseguirà la pulitura dei giunti con aria compressa e l’eliminazione
puntuale del materiale incoerente tramite piccoli utensili, senza danneggiare il supporto
sano.
Quindi, previa abbondante bagnatura con acqua deionizzata, verranno sigillati in
profondità i giunti per intasamento mediante colatura o iniezione in profondità di malta
di calce idraulica naturale.
La ristilatura di finitura si effettuerà con malta di calce idraulica naturale additivata con
cocciopesto e sabbia del Ticino (rapporto legante-aggregato 1:3). La superficie finale
dei giunti dovrà essere realizzata a raso rispetto alla superficie dei corsi di mattoni,
avendo cura che non siano lasciate fessure che potrebbero dar luogo in futuro a
fenomeni di infiltrazione di acqua.
RG4 (sigillatura bordi conglomerato)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Rotture dei pezzi e mancanze dei giunti per dissesti, erosione da parte di acqua e
vegetazione infestante, manutenzione insufficiente.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa pulitura dei giunti dal materiale incoerente con aria compressa e piccoli utensili,
si bagnerà il supporto in modo da non far bruciare la malta che vi si poserà nè
inficiarne l’aderenza; quindi si effettuerà la sigillatura dei bordi e delle soluzioni di
continuità di conglomerato mediante stesura con cazzuola di malta cementizia
compatibile con il supporto.
133
SCC (sigillature nella muratura mista in conglomerato e ciottoli)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Azione erosiva di tipo chimico e fisico a carico dei giunti da parte di acqua e agenti
biodeteriogeni, con manutenzione insufficiente.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Innanzitutto si eseguirà la pulitura dei giunti con aria compressa e l’eliminazione
puntuale del materiale incoerente tramite piccoli utensili, senza danneggiare il supporto
sano.
Quindi, previa abbondante bagnatura con acqua deionizzata, verranno sigillati i giunti
con malta cementizia compatibile con il supporto, utilizzando piccole spatole ed
evitando con cura di intaccare le superfici non interessate.
La superficie finale dei giunti dovrà essere realizzata al livello dei giunti preesistenti,
senza ricoprire le sporgenze dei ciottoli.
CM (consolidamento corticale di porzioni di muratura)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione profonda della muratura a causa dell’azione fisica e chimica di acqua ed
agenti biodeteriogeni.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Consolidamento corticale dei mattoni che presentano un'erosione profonda fino a 4
mm, mediante impregnazione con prodotto consolidante (estere etilico dell'acido
silicico, tipo Wacker OH) applicato a pennello sino a rifiuto.
Il prodotto dovrà essere applicato sulla superficie del materiale lapideo già pulita,
curando che la stessa sia ben asciutta ed assorbente. Qualora necessario la superficie
da trattare dovrà essere protetta contro la pioggia e contro l'eccessiva esposizione ai
raggi solari, in modo da mantenere, per quanto possibile, la temperatura di lavorazione
nei limiti prescritti per il prodotto impiegato (solitamente tra 10° e 20°).
L'intero strato superficiale degradato dovrà essere impregnato con il prodotto
consolidante, fino alla sottostante porzione integra, al fine di evitare la pregiudizievole
134
formazione di uno strato consolidato superficiale separato dal nucleo sano del
materiale lapideo.
Dovrà sempre essere evitata la sovraimpregnazione e l'applicazione in eccesso, specie
su parti già trattate, affinchè non si verifichino gelificazioni superficiali, viraggi di colore
ed altri fenomeni pregiudizievoli.
SK (sigillatura cappa)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione dei bordi della cappa cementizia per l’azione dilavante dell’acqua; i fenomeni
di fessurazione son legati anche all’eccessiva rigidezza rispetto al supporto.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa eliminazione del materiale incoerente con l’ausilio di piccoli utensili e aria
compressa e successiva bagnatura del supporto quanto basta per non far bruciare la
malta di stuccatura nè inficiarne l’aderenza, si effettuerà la sigillatura di tutte le
soluzioni di continuità e dei bordi con stesura a cazzuola di malta cementizia
compatibile con il supporto.
SI1 (sigillatura intonaco a forte spessore)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione e fessurazioni per l’azione meccanica e chimica degli agenti biodeteriogeni e
l’insufficiente manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa eliminazione del materiale incoerente con l’ausilio di piccoli utensili e aria
compressa e successiva bagnatura del supporto quanto basta per non far bruciare la
malta di stuccatura ne’ inficiarne l’aderenza, si effettuerà la sigillatura di tutte le
soluzioni di continuità e dei bordi con stesura a cazzuola di malta cementizia
compatibile con il supporto.
135
SI2 (sigillatura intonaco a base di calce naturale)
CAUSE E PATOLOGIE DI DEGRADO
Erosione e fessurazioni per l’azione meccanica e chimica di acqua ed agenti
biodeteriogeni e l’insufficienza di manutenzione.
MODALITÀ DI INTERVENTO
Previa bagnatura del supporto quanto basta per non far bruciare la malta ne’ inficiarne
l’aderenza, si effettuerà la sigillatura di tutte le soluzioni di continuità e dei bordi con
stesura a cazzuola di malta di calce idraulica naturale.
DD (intervento da definire in situ)
Intervento su materiale individuato in situ, a seguito di altre operazioni, quali rimozione
della vegetazione infestante, rimozione di intonaco incoerente o simili, da trattare come
previsto per situazioni analoghe per materiale e patologia.
136
IL RILIEVO GEOMETRICO
Relazione tecnica e note metodologiche
Il rilievo geometrico si pone quale imprescindibile fase preliminare a qualsiasi
rappresentazione grafica finalizzata alla riproduzione dei caratteri morfologici, materici
e del degrado di un oggetto di cui si vogliono conoscere anche i dati dimensionali. In
relazione alla scala dell'oggetto da rilevare e alla precisione che si desidera ottenere si
definiscono strumenti e metodi più adatti.
Nel caso in esame si tratta di un intervento a scala urbana che presenta però
problematiche tipiche della scala architettonica, se non di quella archeologica, il che
porta a dover mediare tra i differenti livelli di precisione richiesti da ognuna, livelli di
precisione che corrispondono ad altrettante scale di rappresentazione grafica: dal
quella 1:200, che ci permette di avere una visione d'insieme che metta in relazione tra
loro le diverse problematiche presenti, a quella 1:20-1:10 indispensabile per individuare
tecniche murarie e rapporti stratigrafici. Ad ogni livello di definizione corrispondono
tempi e costi di lavoro diversi che vanno attentamente valutati con la committenza e
con i progettisti per trovare il giusto compromesso tra costi e benefici. Valutati i tempi e
le risorse a disposizione e ritenendo insufficienti i dati già rilevati nel corso di
precedenti rilievi effettuati dalla committenza si è deciso di procedere a una nuova
campagna di rilievo condotta nell'ottobre 2002 con strumentazione ed operatore messi
a disposizione dalla stessa cercando di integrare i dati già disponibili con i nuovi che il
progettista riteneva strettamente indispensabili per il proprio lavoro.
137
Figura 1: vecchio rilievo dell'area realizzato dalla committenza
Figura 2: integrazione del vecchio rilievo con i dati prodotti nella nuova campagna dell'ottobre
2002
Si è deciso di non segnalizzare con mire il manufatto, dal momento che non si sarebbe
proceduto ad un nuovo rilievo fotografico, ma di rilevare punti naturali facilmente
riconoscibili sul terreno e sul rilievo fotografico già esistente utili alla definizione del
profilo altimetrico e planimetrico del margine superiore della muratura, battendo inoltre
con minore frequenza punti anche al piede del muro stesso (indispensabili per
individuare l'andamento della scarpa e di eventuali fuori piombo) e lungo il parapetto in
granito che separa la sede stradale dal canale.
138
Dati i tempi assai ristretti a disposizione e non avendo definito a priori una rete
generale di inquadramento topografico si è proceduto al rilievo dei tre tronchi in cui è
stata suddivisa l'area di studio (lungo la sponda sinistra - via Alzaia Naviglio Grande - il
primo tronco è compreso tra la passerella pedonale di via Casale e quella di via
Corsico, il secondo tra quest'ultima e il ponte carrabile presente all'imbocco in
Darsena; lungo la sponda destra - Ripa di Porta Ticinese - l'unico tronco analizzato è
quello compreso tra il suddetto ponte e la passerella pedonale che collega via Corsico
a via Argelati). I singoli rilievi sono poi stati collegati tra loro mediante il rilevamento di
punti comuni individuati in corrispondenza dei parapetti delle passerelle pedonali e di
spigoli di edifici, questi ultimi sono stati utilizzati per collegare il nuovo rilievo a quelli
già effettuati in precedenza dalla committenza1.
Figura 3: individuazione dei punti di stazione e di quelli di riferimento per l'unione dei diversi
rilievi
1
Per il rilievo dei punti posti in sommità al muro spondale si è posizionato il prisma riflettente direttamente
in corrispondenza del punto da battere (misurando la distanza tra centro del prisam e base onde
procedere poi alle opportune compensazioni); analoga metodologia si è seguita per il rilievo del parapetto.
Per il piede del muro si è invece fissato il prisma sull'apposita asta la cui estremità inferiore è stata
posizionata in corrispondenza del piede delle muratura; procedura analoga è stata utilizzata per battere gli
spigoli degli edifici e delle passerelle alzando il prisma ad una altezza tale che fosse visibile da tutti i punti
di stazione superando in questo modo gli ostacoli visuali che ne impedivano il rilevamento mantenendosi
ad altezza d'uomo rispetto al piano stradale.
139
In particolare:
per il tratto in sponda sinistra tra via Casale via Corsico
P1
punti di stazione ubicato sulla sponda destra;
D1-D213
punti battuti lungo il profilo superiore del muro spondale a
livello del piano stradale;
D214-D251
punti battuti lungo il bordo superiore del parapetto;
D252-D280
punti battuti al piede delle muratura;
D281-D282
punti battuti in corrispondenza degli spigoli dei due edifici
d'angolo su via Corsico per permettere di collegare il
presente rilievo a quelli già in possesso della committenza;
D204 - D283-D284
punti battuti in corrispondenza del parapetto della passerella
pedonale posta all'altezza di via Corsico che consentono di
collegare tra loro i tre punti di stazione.
Per il tratto in sponda sinistra tra via Corsico e la Darsena
P2
punti di stazione ubicato sulla sponda destra;
D320-D357
punti battuti lungo il profilo superiore del muro spondale a
livello del piano stradale;
D303-D319
punti battuti lungo la rampa che raccorda l'alzaia col ponte
carrabile all'imbocco della darsena e lungo il parapetto del
medesimo ponte;
D358-D373
punti battuti al piede delle muratura;
D374-D399
punti battuti in corrispondenza del ciglio asfaltato dell'Alzaia
Naviglio Grande;
D300
punto
battuto
in
corrispondenza
del
parapetto
della
passerella pedonale posta all'altezza di via Corsico che
consente di collegare tra loro i tre punti di stazione;
D301-D302
punti battuti in corrispondenza degli spigoli dei due edifici
d'angolo su via Corsico per permettere di collegare il
presente rilievo a quelli già in possesso della committenza.
Per il tratto in sponda destra tra la Darsena e via Argelati:
P3
punti di stazione ubicato sulla sponda sinistra;
D400-D453
punti battuti lungo il profilo superiore del muro spondale a
livello del piano stradale;
D456-D487
punti battuti al piede delle muratura;
140
D4888-D513
punti battuti lungo la linea in cui la muratura spondale
presenta una risega;
D454 - D455
punti battuti in corrispondenza del parapetto della passerella
pedonale posta all'altezza di via Corsico che consentono di
collegare tra loro i tre punti di stazione;
P1-P2
punti di stazione utilizzati per il rilievo degli altri due tronchi
che consentono la loro unione aggiungendosi a quelli comuni
rilevati n corrispondenza della passerella pedonale posta
all'altezza di via Corsico.
L'unione a tavolino dei rilievi dei tre tratti ha prodotto scarti dell'ordine dei tre centimetri
nella collimazione dei punti comuni, precisione più che soddisfacente per le finalità del
presente lavoro.
Si allegano i libretti di campagna relativi al rilievo dei tre tronchi così come sono stati
elaborati dal software utilizzato dalla committenza per restituire in automatico i dati
rilevati in situ con la stazione totale. Sempre in automatico sono stati prodotti rilievi
planimetrici in formato DXF in due e tre dimensioni utilizzati per la restituzioni dei profili
planimetrici e altimetrici base per il calcolo dei dati dimensionali.
141
Figura 4:restituzione altimetrica e planimetrica del rilievo strumentale
La particolarità della situazione presente lungo la sponda sinistra ove erano visibili
dissesti non irrilevanti che caratterizzavano anche la sommità della muratura nonché la
natura stessa di tale sommità - costituita da blocchi in ceppo alternati ad altri in granito,
a lunghi tratti in conglomerato cementizio e ad altri sterrati a causa di piccoli
smottamenti - ha fatto sì che il progettista richiedesse non solo la restituzione del
profilo planimetrico ma anche il ridisegno di ogni singolo elemento. L'operazione
risultava relativamente semplice per l'alzato potendo far riferimento al rilievo
fotografico, dimensionalmente corretto sulla base di quello topografico; più complessa
142
per quello planimetrico per redigere il quale si è proceduto, agganciandosi ai punti
rilevati strumentalmente, al rilievo manuale delle dimensioni di ogni singolo concio e al
disegno in loco del dato morfologico restituito poi al calcolatore basandosi sulla griglia
di punti rilevati.
Figura 5: Eidotipo con annotazioni morfologiche e dimensionali dei conci sommitali
La procedura di rilievo seguita ha consentito di produrre elaborati grafici alla scala
1:100 e 1:50 cos' come richiesto da contratto, pur fornendo una precisione tale da
rendere possibile l'estrapolazione di particolari in scala 1:20, utilizzati per alcune tavole
di progetto.
143
Figura 6: integrazione del rilievo strumentale con quanto rilevato manualmente
Sulla base del rilievo topografico così prodotto si è verificato il rilievo fotografico fornito
dalla committenza, integrato per quelle porzioni in cui risultava carente. Il dato
dimensionale rilevato e restituito graficamente ha consentito di correggere le
imprecisioni presenti sulle fotografie, pur non essendo possibile un loro raddrizzamento
tecnicamente e metodologicamente corretto mancando i dati di riferimento necessari
144
per effettuare tale operazione2. Le correzioni "manuali" (integrate in alcuni casi da
procedure di rimappatura dell'immagine effettuate con software di fotoraddrizzamento Realview della Manci nello specifico - utilizzando punti comuni a più fotogrammi che si
dovevano far combaciare) apportate ai singoli fotogrammi hanno prodotto un risultato
che, seppur non perfetto, presentava distorsioni dell'ordine di pochi centimetri
compensati sullo sviluppo totale di fronti. Ciò ha fatto ritenere più che accettabile il
supporto così ottenuto assunto così quale base su cui procedere prima all'operazione
di mappatura del dato morfologico, materico e dei degradi, e su cui redigere poi il
progetto di conservazione secondo le modalità che sono state definite nel corso di
successive fasi del lavoro, procedendo comunque a un controllo ripetuto di quelle
informazioni che in corso d'opera risultavano essere poco chiare.
Allegati:
Libretti di campagna con calcoli di dettaglio per i tre tronchi
1 - tratto in sponda sinistra tra via Casale via Corsico
2 - tratto in sponda sinistra tra via Corsico e la Darsena
3 - tratto in sponda destra tra la Darsena e via Argelati
2
A tale proposito si rimanda a quanto già comunicato nel corso di una precedente relazione
145
1 - tratto in sponda sinistra tra via Casale via Corsico
146
2 - tratto in sponda sinistra tra via Corsico e la Darsena
147
3 - tratto in sponda destra tra la Darsena e via Argelati
148
RELAZIONE STRATIGRAFICA
Gianmario Bonfadini - Roberto Matteini
1. PREMESSA
La lettura stratigrafica del paramento di sponda del Naviglio Grande pone una serie di
problematiche tecniche e metodologiche strettamente connesse alla natura stessa del
manufatto.
In primo luogo è da sottolineare che le murature di sponda visibili costituiscono
esclusivamente - e senza soluzione di continuità - il rivestimento della struttura muraria
di contenimento dell’argine, e ciò impedisce un’approfondita indagine complessiva
delle fasi costruttive più antiche del naviglio milanese. I paramenti delle due sponde,
costituendo infatti una cortina ininterrotta di rivestimento, condizionano fortemente i
risultati della lettura stratigrafica complessiva del manufatto.
Inoltre, l’ininterrotto ripristino del paramento stesso nel corso di più di quattro secoli,
documentato dagli innumerevoli interventi localizzati di riparazione e sostituzione di
materiale soprattutto lapideo registrati dalle fonti d’archivio, impedisce spesso di
verificare in maniera oggettiva e scientificamente corretta i limiti - e quindi l’estensione
reale - degli interventi individuabili.
Il continuo riutilizzo degli stessi materiali già posti in opera per sostituire o integrare le
porzioni di paramento da risarcire ha infatti spesso lasciato tracce labili e difficilmente
rilevabili.
La lunghezza estesa del paramento determina poi un limite inevitabile alla possibilità di
relazionare tra loro, se non per analogie ipotetiche, interventi di tipo simile, separati
fisicamente da decine di metri di tessiture eterogenee e difficilmente collocabili
all’interno di una sequenza stratigrafica.
Si è preferito pertanto utilizzare un percorso metodologico basato principalmente
sull’analisi
delle
diverse
tecniche
costruttive
individuate,
talvolta
attingendo
informazioni specifiche, rivelatesi indispensabili, dalle informazioni di carattere tecnico
individuate dalla ricerca storica.
Per la schedatura delle tecniche costruttive è stato impiegato un procedimento derivato
dalla lettura stratigrafica per unità stratigrafiche murarie (U.S.M.), limitato a definire
contesti operativi di lettura a “maglie larghe”, cioè non prevedendo l’inserimento
contestuale di singole unità stratigrafiche che avrebbero determinato complesse
149
specificazioni e chiarimenti, sicuramente non funzionali ad una lettura rapida e
sostanziale dei risultati così ottenuti.
L’indagine stratigrafica sulle murature di sponda dei singoli tratti di Naviglio Grande in
esame è stata condotta a partire dal rilevamento grafico e fotografico delle
discontinuità e delle variazioni di tessitura presenti sul paramento indagato.
La realizzazione di un abaco delle tecniche costruttive individuate ha successivamente
permesso di elaborare una legenda funzionale alla lettura dei prospetti e una scheda
tipo di documentazione (n° 13 Schede di analisi delle tecniche costruttive del
paramento di sponda) che consente, attraverso una numerazione progressiva, di
catalogare secondo criteri unitari i diversi tipi di intervento evidenziati.
I 5 tratti esaminati (Planimetria generale) sono stati suddivisi per comodità di studio in
“sotto-tratti” (p. es. tratto 1, “sotto-tratto” 2 ? 1.2) e mappati attraverso il rilievo e la
schedatura per contesti unitari (Diagrammi di sequenza e analisi delle tecniche
costruttive del paramento di sponda e relative tavole).
Ogni scheda registra diverse informazioni riguardanti la tipologia dell’intervento
costruttivo (definizione), un’immagine fotografica esemplificativa, la sua posizione
all’interno del tratto in esame, la sua descrizione, il rimando alle fonti indirette
attraverso la nomenclatura storica e un’ipotesi indicativa di datazione.
La lettura stratigrafica dei prospetti, supportata dalla osservazione diretta del manufatto
e dalla documentazione tecnica acquisita, ha così permesso di elaborare una serie di
diagrammi di sequenza, basati sul riscontro oggettivo di anteriorità o di posteriorità
esistente tra i diversi tipi di tecniche individuati all’interno di ogni singolo contesto.
I diagrammi (Diagrammi di sequenza delle tecniche costruttive del paramento di
sponda) relativi a ciascun “sotto-tratto” sono stati ricondotti ad un diagramma di
sequenza generale relativo all’intero tratto indagato.
I diagrammi visualizzano la successione cronologica degli interventi murari che hanno
interessato il paramento di sponda, determinando per ogni tratto la sequenza dei
diversi periodi d’uso del canale.
Per ciascun periodo d’uso, la datazione indicativa è suggerita dal confronto con le fonti
indirette relative ai metodi di riparazione e manutenzione ordinaria o di “restauro” delle
sponde del Naviglio nel corso del tempo, illustrati nella ricerca storica.
150
2. PERIODIZZAZIONE
PERIODO I.
Il periodo d’uso più antico individuato risulta caratterizzato dalla coesistenza, sul
paramento di sponda, di murature realizzate in blocchi squadrati e bozze di ceppo (cfr.
scheda n° 10) e di murature di pietrame eterogeneo (cfr. scheda n° 11), posti in opera
a secco.
Il paramento in ceppo (faccia di ceppo, nella nomenclatura storica) è presente su
entrambe le sponde ed è documentato per tutti i 5 tratti di sponda indagati.3
La muratura costituita da pietrame eterogeneo (morognata, per la nomenclatura
storica) è presente principalmente sulla sponda sinistra, sotto forma di lacerti poco
estesi e di dubbia origine.
Non è infatti da escludersi l’ipotesi che gli sporadici interventi realizzati con questo tipo
di tecnica siano ascrivibili a ripetute risarciture localizzate del paramento in ceppo e
non siano quindi rappresentativi per la definizione di un preciso momento costruttivo.
E’ altresì ascrivibile a questo periodo la consistente presenza di pali lignei a sezione
circolare, documentata per la sponda sinistra a partire dal sotto-tratto 4.1 (cfr. scheda
n° 12).
Si tratta per lo più di spezzoni di pali di legno infissi nel terreno distribuiti irregolarmente
lungo il piede della sponda, talvolta inseriti all’interno dello spessore stesso del
paramento.
Potrebbe trattarsi di resti di palificazioni (palificate di passoni, per la nomenclatura
storica) poste o a protezione e rinforzo del paramento in ceppo, o per l’armatura di tratti
di muratura in pietrame eterogeneo e successivamente asportate in occasione dei
rifacimenti in muratura di mattoni effettuati per il consolidamento della sponda e del suo
muro “posteriore”.4
3
Questa tecnica costruttiva, documentata dalle fonti storiche, prevede la realizzazione di una muratura in
mattoni di contenimento del terrapieno dell’argine con rivestimento sul lato a vista del canale di blocchi di
ceppo: muro di cotto con faccia di ceppo (si veda Introduzione nella Ricerca storica preliminare e, in
particolare, in Doc. 2.4).
4
Risulta infatti dalla ricerca storica che il tipo di muratura cosiddetto morognata o di morogne, prevedesse
l’utilizzo di palificazioni e assiti di contenimento posti anteriormente alla sponda. E’ inoltre da ricordare che,
a partire dal XVII sec., questo tipo di tecnica era impiegata nelle opere di rincalzo al piede delle sponde o
per il rafforzamento dei muri posteriori, posti cioè dietro al paramento di ceppo, unitamente all’utilizzo di
mattoni spezzati e malta di calce, miscelati in una sorta di conglomerato eterogeneo che veniva gettato in
opera con funzione consolidante della muratura. Potrebbe dunque trattarsi di armature di pali poste
151
PERIODO II.
Sono riferibili a questo periodo numerosi interventi di manutenzione ordinaria del
paramento in muratura di ceppo. Si tratta per lo più dell’inserimento tra i giunti erosi e
tra le sbrecciature dei conci della muratura in ceppo (molto evidente nel sotto-tratto
4.3), di pietrame eterogeneo, di piccola e media pezzatura (cfr. scheda n° 9).
E’ questo un accorgimento tecnico che prevede l’inserimento a secco di scaglie di
pietrame tra concio e concio con scopo consolidante del rivestimento delle sponde
(scagliatura o sigillatura, per la nomenclatura storica)5.
La risarcitura dei giunti con l’utilizzo di scaglie lapidee nel paramento in ceppo è
presente sulla quasi totalità dei tratti indagati, documentando il largo impiego di questo
tipo di intervento di manutenzione almeno fino alla metà del XIX sec.
E’ ascrivibile a questo periodo l’utilizzo di cortine murarie in laterizi associate
all’impiego di elementi lapidei lavorati (vivo o granito) in corrispondenza di strutture di
servizio realizzate lungo entrambe le sponde del canale: passerelle, pontili, lavatoi,
coronamenti dell’alzaia, stipiti e soglie per le chiuse (cfr. schede n° 6, 7, 8). Si tratta per
lo più di interventi estesi (p. es. cfr. tratti 5 e 3) che interrompono l’originale tessitura in
blocchi di ceppo, raccordandosi ad essa in modo a volte impreciso o irregolare,
definendo aree di giunzione caratterizzate dall’utilizzo di laterizi interi, solitamente di
buona fattura, disposti in corsi regolari legati da malta (muro vivo cioè con calce,
sabbia e mattoni, per la nomenclatura storica).
PERIODO III.
Questo periodo risulta caratterizzato dal rifacimento in muratura di mattoni di tratti
estesi del paramento che, a partire dal fondo, interessano tutta la sua altezza ed il
coronamento di raccordo con l’alzaia, in blocchi squadrati di ceppo (cfr. scheda n° 8a).
Questo tipo di intervento, documentato per il tratto compreso tra 4 e 5 (muro di cotto
con il coronamento superiore in ceppo, per la nomenclatura storica) è coevo alla
realizzazione dell’imboccatura del Naviglio in Darsena, ed è realizzato in muratura di
blocchetti lapidei (cfr. scheda n° 5).
provvisoriamente in opera durante lavori di consolidamento del muro retrostante al paramento e in seguito
asportati (si vedano i documenti da Doc. 2.4 a Doc. 2.9).
5
“… Sigillatura da farsi con sassi cacciati a forza di mazza”; per tale tecnica si vedano: Doc. 3.27, 3.32,
3.33 e le voci “Morògna. Màrogna de scèpp” e “Scagliatura” del Glossario nella Ricerca storica
preliminare).
152
Allo stesso periodo appartengono verosimilmente alcuni brevi tratti di muratura in
ciottoli legati da malta, utilizzati nella risarcitura della porzione superiore di alcuni tratti
di sponda destra in bozze di ceppo (muro di ciottoli in calce, per la nomenclatura
storica - cfr. scheda n° 4).
Appartengono anche al medesimo periodo diversi interventi di sottomurazione in
laterizi per il paramento, sia in blocchi di ceppo che in laterizi, visibili su entrambe le
sponde (sottomurazioni di mattoni , per la nomenclatura storica).
E’ individuabile in più tratti di sponda una cordolatura in laterizi, di spessore variabile,
posta a rincalzo del piede della fondazione del paramento (cfr. scheda n° 3).
PERIODO IV.
Sono ascrivibili a questo periodo numerosissimi interventi di tipo eterogeneo
riconducibili a riarciture più o meno localizzate del paramento sia in blocchi di ceppo
che in muratura di mattoni.
Si tratta spesso di sigillature di piccole brecce, cavità o risarciture di fessurazioni o di
mancanza circoscritta del paramento, mediante l’uso di laterizi spezzati, ciottoli e malte
di calce o conglomerati diversi. Sono interventi localizzati, non sempre realizzati con
cura, di forma e dimensioni irregolari e interessano entrambe le sponde del canale (cfr.
scheda n° 2).
PERIODO V.
Interventi recenti con utilizzo di laterizi moderni, cemento, intonaci, per rialzo di
sponde, coronamenti delle alzaie, spalle di ponti, intonacature di estese porzioni di
muratura sia in ceppo che in mattoni, che in ciottoli (cfr. scheda n° 1).
153
LA RICERCA STORICA: IL METODO
Gianmario Bonfadini – Andrea Frigo – Roberto Matteini
In questa sede viene presentata, sotto forma di regesti e di trascrizioni parziali di
singoli documenti, ordinati cronologicamente, una selezione della documentazione più
significativa, relativa alle procedure tecniche di manutenzione previste per il Naviglio
Grande fra il XV e il XX secolo, con una particolare attenzione agli episodi che hanno
interessato l’attuale tratto cittadino compreso tra via Casale e la Darsena.
I dati della ricerca provengono sia da una ricerca bibliografica tesa a documentare
ricerche storiche avvenute nel passato relative all’argomento, sia dalla consultazione
dei fondi dell’Archivio di Stato di Milano (d’ora in poi ASMi), riguardanti la gestione
tecnica ed amministrativa delle acque e delle opere del Naviglio Grande, a partire
dall’ultimo decennio del XV secolo (il 1496 è la data del primo documento), fino ai primi
anni del XX. Nell’Archivio di Stato di Milano sono stati consultati, in particolare, i
seguenti fondi:
- fondo Acque (p.a. – p.m6.);
- fondo Genio Civile;
- fondo Prefettura;
- fondo di Religione;
- Fondo Catasto (Mappe piane).
La ricerca nel fondo Acque è stata condotta sulla totalità delle cartelle a disposizione
riguardanti:
Naviglio Grande;
Appalti e riparazioni e Naviglio Grande;
Asciutte e riparazioni;
che coprono complessivamente il periodo compreso tra il XV e il XIX secolo (p.a. e
p.m.).
6
p.a. = parte antica; p.m. = parte moderna
154
La ricerca nel fondo Genio Civile si è limitata all’individuazione e alla consultazione di
alcune cartelle scelte all’interno dell’elenco riportato in Tab. 9, stilato sulla base di un
inventario provvisorio costituito da 1.000 unità archivistiche contenenti una
documentazione eterogenea (strade, canali, ponti, etc.) prodotta dalla “Direzione
lombarda delle Pubbliche Costruzioni - Genio Civile” fra il 1800 e il 1859, con appendici
fino al 1880.
La vastità degli argomenti trattati ha obbligato ad un criterio di scelta basato
sull’individuazione solo di quelle cartelle che l’inventario segnalava come contenenti
materiale relativo a:
Acque;
Naviglio Grande;
Canali camerali;
Di queste si sono scelte quelle cartelle (segnalate in neretto) che contengono
documenti riguardanti più da vicino la manutenzione e la costruzione di murature di
sponda, nonché il materiale iconografico utile per interpretare meglio i dati forniti dalla
documentazione stessa.
Particolare risalto è stato dato alla documentazione inerente agli appalti, indispensabile
per la conoscenza degli effettivi obblighi degli appaltatori in merito alla manutenzione e
alla ricostruzione delle strutture murarie.
La ricerca nel fondo Prefettura è stata condotta su un numero limitato di cartelle prese
a campione (anni 1854, 1857, 1862, 1900, 1902, 1917) riguardanti quasi
esclusivamente atti amministrativi non pertinenti all’ambito specifico dell’indagine:
Lavori pubblici;
Acque pubbliche (cat. 22);
Milano - Naviglio Grande.
Il fondo di Religione e il fondo Catasto hanno fornito in prevalenza documentazione
iconografica.
In particolare, il fondo Catasto, ha permesso di risalire alle mappe relative alle principali
soglie storiche: il catasto di Carlo VI, più noto come Catasto Teresiano, della metà del
XVIII; il catasto Lombardo Veneto, della metà del XIX secolo; il cosiddetto Cessato
Catasto, dei primi anni del XX secolo.
155
Sono stati inoltre consultati i Libri di Consegna dei Navigli Grande e di Bereguardo
relativi agli appalti di manutenzione ottocenteschi, messi a disposizione dalla Regione
Lombardia, riportati di seguito:
§
“Descrizione di tutte le Bocche che derivano acqua dalli Navilj Grande, e di
Bereguardo, e dal Navilio Martesana, e Fossa Interna di Milano colla
denominazione delle medesime, rispettiva quantità di ciascuna, nomi de’
Proprietarj, ed uso delle acque, colle opportune osservazioni per ciascuna
Bocca, non che sulli Canali suddetti”(6 luglio 1809);
§
“Atto di consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo per l’appalto della loro
manutenzione durante il dodicennio dal 1° Aprile 1845 al 1° Aprile 1857”
(Milano, 28 marzo 1845) [si veda Tab. 4];
§
“Atto di Consegna dei Canali Navigli Grande e di bereguardo per l’appalto della
loro manutenzione durante il novennio dal 1° Aprile 1866 al 31 Marzo 1875”
(Milano, 9 aprile 1866) [si veda Tab. 5];
§
“Consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo. Appalto Amigoni Pietro 18751884. Sotto Custodia di Milano” [si veda Tab. 6];
§
“Descrizione di consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo. Appalto
Guazzoni Paolo. Dal 1° Aprile 1885 al 23 Agosto 1890” [si veda Tab. 7];
§
“Consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo” (dicembre 1916) [si veda Tab.
8];
L’attenta lettura dei Libri di Consegna ha consentito di localizzare le susseguenti
descrizioni dello stato di fatto delle sponde del Naviglio Grande in essi contenute a
partire dalla prima metà dell’800, relativamente alla Cura di S. Cristoforo (il tratto
compreso fra la Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio e la Chiesa di Santa Maria delle
Grazie al Naviglio), permettendo così di raffrontarle con le quasi sempre imprecise e
generiche descrizioni dei secoli precedenti.
Particolare interesse hanno fornito alcuni documenti cartografici contenuti come
allegato alla documentazione ritrovata nei fondi succitati. Ci si riferisce, in questo caso,
alle antiche planimetrie della zona di Porta Ticinese nelle quali è sempre ben visibile il
punto di raccordo del Naviglio Grande con la Darsena, che anticamente risultava in
quel punto molto allungata e posta quasi parallelamente alle mura della città.
156
La ricerca iconografica, di supporto ai dati archivistici, è stata approfondita presso la
Raccolta delle Stampe “A. Bertarelli” e presso il Civico Archivio Fotografico di
Milano.
Le immagini scelte per questa ricerca sono relative sia al tratto di naviglio oggetto di
studio, sia a situazioni esterne al suddetto tratto, utili per una migliore comprensione di
particolari e tecniche costruttive.
I risultati della ricerca archivistica, come si è detto, sono stati integrati dal confronto con
le numerose fonti bibliografiche inerenti alle vicende storiche che hanno determinato la
nascita e lo sviluppo del Naviglio e sottolineato il ruolo di vitale importanza economica,
politica e sociale rappresentato dalla efficienza della rete dei canali navigabili della città
di Milano, dalle origini fino all’epoca moderna.
Il lavoro sin qui condotto documenta le tecniche riguardanti gli interventi di
manutenzione ordinaria e straordinaria eseguiti sulle murature spondali in diversi tratti
del Naviglio Grande, sulle infrastrutture ad esso complementari (p. es. per la Darsena
di P.ta Ticinese e per la Bocca di S. Boniforto) e sugli argini di sponda di alcuni fiumi e
canali (Ticino, Adda, Muzza).
La lettura dei documenti ha privilegiato, dove possibile, notizie relative ad aspetti
tecnici che permettessero, per i tratti di sponda del naviglio interessati dal progetto di
consolidamento conservativo e di riqualificazione, l’individuazione ed il posizionamento
di modifiche strutturali, di riparazioni o di completi rifacimenti della muratura originaria
effettuati nel corso del tempo.
Non sempre è stato possibile, per la lacunosità e la frammentarietà delle fonti,
soprattutto per i periodi più antichi, localizzare in maniera precisa l’ubicazione degli
interventi di riparazione o di manutenzione effettuati dai diversi appaltatori.
I capitolati d’appalto per l’assegnazione dei lavori di manutenzione contengono infatti
prescrizioni di carattere generale, descrizioni generiche dello stato di fatto e riferimenti
precisi solo nell’ambito dell’utilizzo dei materiali da adoperarsi nei lavori di riparazione
in seguito a rotture o crolli o in modifiche parziali di singoli tratti.
Nell’ambito dello studio delle dinamiche storiche generali relative alla manutenzione ed
alla conservazione delle sponde del manufatto sono stati tuttavia evidenziati alcuni
aspetti significativi che permettono di ripercorrere i diversi atteggiamenti progettuali che
progressivamente hanno prodotto lo stato di fatto attuale del tratto di Naviglio in
esame.
157
La tessitura delle murature oggetto di studio si presenta oggi caratterizzata dalla
compresenza, talvolta inestricabile, di innumerevoli interventi localizzati di riparazione,
di integrazioni, di sostituzioni o di ricuciture, i cui limiti alle volte non sono neanche
individuabili con assoluta certezza.
Il confronto diretto con i tratti di murature ancora esistenti, attraverso l’osservazione
visiva e la restituzione grafica e fotografica del manufatto, ha però consentito di
formulare un’ipotesi di sequenza cronologica di massima riguardante le diverse
tecniche murarie in esso ancora leggibili, in rapporto alle tipologie di intervento
manutentivo effettivamente realizzate e documentate dalle fonti indirette nel corso del
tempo7.
Originariamente le sponde del Naviglio Grande si presentavano come ripe disarmate o
arginate da muro morto, cioè da terrapieni di terra pressata o da massicciate di
pietrame (morognate) contenuti da palificate di pali di rovere infissi sul fondo e collegati
tra loro da tavole. Questa tecnica è documentata fino all’800 nelle zone rurali
attraversate dal canale e lontane dai centri abitati.
La presenza del terrapieno posto ai lati dei muri di sponda del naviglio, documentata
per diversi tratti del Naviglio Grande, prevedeva per l’appaltatore che “… l’empitura non
ecceda la larghezza de brazza due”8, probabilmente per non invadere eccessivamente
la sezione della strada alzaia, rendendola altrimenti soggetta a impaludamenti a
ridosso della banchina.
L’espansione urbana della città di Milano lungo il corso del Naviglio, parallelamente
all’esigenza di una navigabilità del canale sempre più rapida ed efficiente,
comportarono la progressiva realizzazione di nuove spallature in muratura con faccia di
ceppo, muro vivo, più resistenti e durature, in sostituzione delle opere in legno e terra,
o delle morognate a secco, meno costose ma più soggette a cedimenti, dilavamenti,
usura e quindi a frequenti sostituzioni.
Inoltre, la possibilità di costruire nuove sponde in muratura avrebbe permesso di
regolarizzare il corso del Naviglio, migliorandone la percorribilità dell’alzaia, e avrebbe
restituito un’immagine che potesse “… fare armonìa fra la figura del Canale, e la
Strada”9.
7
8
Si vedano la Tav. 3 e le tavole stratigrafiche.
ASMI, Acque, p.a., cart. 680, Doc. 2.9 (All. 8) (1684, 13 settembre). Il braccio milanese equivale a m. 0,
594. Si veda A. MARTINI, Manuale di metrologia, Torino 1883.
9
ASMi, Acque p.a., cart. 681, Doc. 3.6 (All. 13) (1751, 10 marzo).
158
Il cosiddetto muro vivo, cioè con calce sabbia e mattoni, rivestito esternamente in
blocchi di ceppo posti in opera a secco, che cominciò a sostituire le vecchie palificate,
venne così prescritto agli appaltatori della manutenzione dalla stessa Regia Camera10.
La possibilità di effettuare tali sostituzioni per tutto il corso del Naviglio Grande
solamente durante il periodo dell’asciutta contribuì a determinare un programma dei
lavori limitato e dilatato nel tempo. I lavori di sostituzione, già previsti nei capitolati della
seconda metà del XVII secolo, ma cominciati solo verso la metà di quello successivo
per inadempienza degli appaltatori, si protrassero almeno sino ai primi decenni del XIX.
A partire dalla metà del ’700, la scelta dei tratti di sponda da sostituirsi venne
condizionata dalle indicazioni date agli appaltatori dagli ingegneri camerali che, dopo
attenti sopralluoghi, stabilivano quali fossero i tratti più bisognosi di riforma.
La mancanza di una completa pianificazione progettuale nella sostituzione delle opere
spondali del Naviglio Grande, unitamente alla discontinuità nella gestione delle opere
di manutenzione assegnate dalla Camera per appalto nel corso di più decenni, provocò
una lunga serie di ritardi, di rifacimenti di murature già edificate, ma oggettivamente
non realizzate come richiesto dal capitolato, e di scelte tecniche innovative a volte
sbagliate.
La dilatazione dei tempi di realizzazione dell’opera completa comportò poi
l’invecchiamento delle strutture già realizzate da decenni e ormai bisognose di continue
riparazioni, determinando la necessità di una manutenzione sempre più frequente o di
interi rifacimenti di murature posteriori di cotto11 e il ripristino dei paramenti lapidei.
L’impiego del tradizionale ceppo per il rivestimento delle sponde costituiva una scelta
assai vantaggiosa per la sua eccezionale versatilità e lavorabilità, tenuto conto poi del
fatto che gli appaltatori erano esentati dal pagamento del dazio su tutti i materiali da
costruzione da utilizzarsi per le opere di manutenzione. I blocchi, provenienti su
barconi dalle valli bergamasche, attraverso l’Adda, giungevano a Milano dove,
trasportati nei diversi luoghi di destinazione per le riparazioni, venivano poi stoccati ai
lati delle sponde in attesa dell’asciutta annuale, cioè dell’unico periodo dell’anno in cui
era possibile effettuare i lavori. I quadroni di ceppo nuovi venivano posti in opera a
10
ASMi, Acque p.a., cart. 680, Doc. 3.4 (All. 11) (1747, 5 agosto). In particolare all’appaltatore si
prescriveva, fino al 1755, che: “Ogn’anno in occasione dell’asciuta farà pure fare a sue spese braccia
settecento di muro alle Rive del Naviglio Grande, e Bereguardo di altezza oncie 33., grossezza nel
fondamento di oncie 15., e fino alla sommità di oncie 9 con suoi pali nella forma praticata per l’addietro
nelli rispettivi luoghi, che gli verrà prescritto”.
11
ASMi, Acque p.a., cart. 679, Doc. 3.32 (All. 16) (1789, 20 settembre).
159
secco per le nuove spallature previste dal capitolato, mentre i ceppi vecchi, erosi
dall’acqua o fessurati, venivano sostituiti dove ce ne fosse stata l’evidente necessità e,
ridotti a pezzi più piccoli, marogne, erano completamente riutilizzati per i piccoli lavori
di manutenzione ordinaria sui tratti di sponde in muratura o in morognata già esistenti.
Dai dati raccolti attraverso la lettura degli elenchi dei materiali presentati alla Camera
dagli appaltatori per l’esenzione dal dazio, risulta evidente che in molti casi le quantità
di quadri di ceppo nuovi denunciate risultano sproporzionate rispetto alla reale entità
dei lavori eseguiti documentati dagli ingegneri camerali durante le loro visite annuali
per verificare lo stato di fatto delle murature. Fu infatti proprio per l’inadempienza
dolosa di alcuni appaltatori che, nel 1756 Benedetto Dagna, da poco ottenuta la
concessione camerale per la manutenzione dei navigli, dopo un terremoto e
un’alluvione che causarono diversi danni alle sponde del Naviglio Grande e del Ticino,
si trovò a dover far fronte ad una grave situazione economica causata dalla mancata
realizzazione di interi tratti di sponde in muratura previsti dai capitolati passati ma mai
realizzati dai suoi predecessori.
La manutenzione sui muri di sponda in muratura permetteva in effetti agli appaltatori di
eseguire interventi più rapidi e meno specializzati, mascherando la corrosione dei
ceppi con successivi rincalzi dei giunti erosi mediante l’inserimento di scaglie dello
stesso materiale inserito con l’ausilio di mazze di legno e limitando al massimo l’utilizzo
di blocchi nuovi.
Con la costruzione della Darsena nel 1810 e l’ultimazione del Naviglio di Pavia nel
1819, cominciò per l’ultimo tratto del Naviglio Grande una fase di progressivo degrado,
dovuto al sempre più intenso traffico di imbarcazioni che lo percorrevano e che a volte
causavano veri e propri ingorghi, con frequenti e ripetuti urti sulle sponde attutiti solo in
parte dalla presenza delle colonne di rovere emergenti dal pelo dell’acqua. Inoltre le
sottoescavazioni del fondo, effettuate per permettere un maggior flusso di acque in
entrata nel nuovo naviglio, compromisero in alcuni casi la stabilità stessa dei muri di
sponda, scarseggianti di fondazione, costringendo gli impresari a successivi interventi
di sottomurazione dei tratti più lesionati.
160
I muri all’intorno della Darsena ampliata nel 1820 vennero realizzati in muratura di
mattoni con il coronamento di ceppo, così come il rifacimento di alcuni tratti della
sponda sinistra del Naviglio Grande prima del Ponte della Madonna12.
A partire dal 1842 sono documentati diversi lavori di sottomurazione realizzati lungo le
sponde del Naviglio Grande e rialzi in muratura di mattoni e ciottoli ai bordi delle alzaie.
Nel 1902 un esposto alla Prefettura di Milano denuncia che: “… nella Darsena a Porta
Ticinese e più specialmente all’imbocco del Naviglio vi è un interrimento per cui le
barche coll’immersione di m 0,85 non possono passare”13.
Tra la fine dell’’800 ed i primi decenni del ‘900 iniziò un processo di progressiva
svalutazione del sistema di navigazione interna, in rapporto al rapido sviluppo della
rete di trasporto su rotaie e su strada.
Nel secondo dopoguerra il suo utilizzo per la fornitura di materie prime risultò però
fondamentale alla città per la riedificazione di edifici ed infrastrutture distrutte dai
bombardamenti. Il Naviglio Grande venne utilizzato per la navigazione dei barconi da
trasporto fino ai primi anni del 1970.
12
D’ora in poi le due sponde che costeggiano il naviglio verranno considerate, come in passato, a partire
dalle origini del naviglio stesso in direzione della darsena. Quindi la sponda di destra è quella che
costeggia l’attuale Ripa di Porta Ticinese, mentre quella di sinistra costeggia l’Alzaia Naviglio Grande.
13
ASMi, Prefettura, cart. 5079, Doc. 5.1 (1902, 11 agosto).
161
Fig. 1
1578 circa
Naviglio Grande in entrata a Milano a Porta Ticinese. A sud ovest è visibile la Bocca di S.
Boniforto
Archivio di Stato di Milano, Religione, cart. 6398
Tutti i diritti riservati
162
Fig. 2
1578 circa
Situazione delle Mura e del Naviglio Grande a Porta Ticinese (in basso a sinistra)
Archivio di Stato di Milano, Religione, cart. 6398
Tutti i diritti riservati
163
1. IL TICINELLO E LE ORIGINI DEL NAVIGLIO GRANDE (XII-XVI SECOLO).
Il Dazio della Catena
Il presente studio ha comportato una ricerca bibliografica preliminare, esito degli studi
condotti dagli storici fra il XIX e il XX secolo.
Di questa ricca documentazione si propone di seguito la trascrizione dei brani più
significativi, utili per avere un quadro storico generale del quale i documenti archivistici
ritrovati e riportati in seguito precisano taluni aspetti tecnici riguardanti la manutenzione
delle sponde del naviglio.
“Il Naviglio Grande è lungo m 49982 raggiunge Porta Ticinese con una caduta totale
[dislivello], senza sostegni o conche, di m 33,424. Il Naviglio Grande misura oggi dal
ponte di Oleggio del Ticino alla Darsena di Porta Ticinese Km 48,500. La larghezza
varia da m 12 a m 40. La pendenza di fondo va da 0,20 a 1,51 per mille. A monte di
Castelletto di Abbiategrasso non è possibile la navigazione con carico in ascesa. Ha un
tirante d’acqua variabile da m 3,50 a m 1. E’ navigato da natanti di portata media di
tonn. 80-100 lunghi m 30-35, larghi m 5 e con immersione a pieno carico di m 0,90”.
(C. MARIANI, Trasporti. La navigazione, in “Storia di Milano”, vol. XII, P. XVIII,
cap. II, Milano 1962, p. 1040)
“NAVIGLI GRAND, detto anche anticamente Tesinell o Navigli de Gasgian. Canale
che, derivando le acque dal Ticino presso Tornavento, procede fino a Castelletto
d’Abbiategrasso donde, bipartendosi in due rami, scorre coll’uno detto Navigli de
Castelett fin sotto le mura Ticinesi di Milano, e coll’altro detto Navigli de Bereguard fino
a Bereguardo.
Primo esempio di siffatti canali in Europa tentato dalla Repubblica Milanese fra gli
anni 1177 e 1179, fu ridotto onninamente navigabile nel ramo di Castelletto correndo
l’anno 1270. Quella parte dell’antico Ticinello che da Binasco scorre fino a Pavia a pro
della irrigazione è detta Navigli o Navigliasc”.
(F. CHERUBINI, Vocabolario Milanese-Italiano, vol. III, Milano 1839, p. 166)
“... la prima testimonianza di un naviglio proveniente a Milano dal Ticino risale già al
1187 (ASMi, Pergamene di S. Ambrogio, cit. dal Biscaro, p. 300; in un documento poi
del 26 marzo 1200 ( Manaresi, op. cit. p. 322) è menzionato il “Navigium Vegium”
scorrente a nord di Trezzano ( tra Gaggiano e Corsico) e in un atto del 1209 si
164
accenna ad un naviglio “extra portam porte Ticinensis”, che non può essere se non il
Naviglio Grande, mentre da un altro atto del 1211 il naviglio di Gaggiano o Ticinello
risulta non esser altro che quello arrivato poi sin quasi a porta Ticinese, poco sotto la
chiesetta di S. Cristoforo alla Barona …Il Naviglio Grande in ogni modo servì dapprima
solo all’irrigazione, e non cominciò ad essere navigato se non dopo il 1270: infatti in
una provvisione del 29 gennaio 1271 si ricorda che il Comune di Milano aveva
recentemente disposto che il Ticinello e il Naviglio di Gaggiano14 arrivante a S.
Eustorgio potessero trasportare in città legname, fieno, formaggi, bestiame e altro;
inoltre il Naviglio, almeno sino al 1269, non poteva ancora servire alla navigazione
essendo attraversato, per tutta la sua lunghezza, da chiuse stabili; allora invece,
allargato e approfondito e aumentatane la portata, esso cominciò ad essere adibito
anche alla navigazione. L’incarico dei lavori relativi fu dato all’ ingegnere o architetto
Giacomo Arribotti15. La navigazione, che d’allora in poi si esercitò ininterrottamente e
liberamente sino ad oggi, richiese la costruzione di botti sotterranee, di scaricatori e
paraporti e d’altre opere, nelle quali trovarono applicazione i principî dell’idrostatica, e
recò vantaggi incalcolabili ai traffici e all’economia generale”.
(G.C. ZIMOLO, Canali e navigazione interna dalle origini al 1500, in “Storia di
Milano”, vol. VIII, P. XV, Milano 1962, pp. 875-876)
“ ... si dovette arrivare all’epoca dei Comuni, e alla pace di Costanza, prima che
venissero intraprese le grandi opere di derivazione dal Ticino e dall’Adda, che
diventarono poi il Naviglio Grande e la stessa Muzza, destinati ad alimentare quella
vasta rete irrigua, che nel corso di secoli venne a coprire tanta parte della pianura
lombarda e a conferirle il suo verde aspetto”.
(G. DE MARCHI, Idraulica, in“Storia di Milano”, vol. XVI, P. XIV, Milano 1962, p.
851)
Nel 1257 “… il Podestà di Milano Beno de’ Gozzadini ne volle l’allargamento per
renderlo navigabile anche da “grosse” navi (ebbe così il nome di “grande”) e lo si vuole
finito intorno al 1272”.
14
Il tratto di naviglio che da Castelletto di Abbiategrasso arrivava a Gaggiano è datato dal Mariani al 1231
(p. 1040).
15
P. GHINZONI, Maestro Giacomo Arribotti e il Naviglio Grande reso navigabile, in “Archivio Storico
Lombardo” (d’ora in poi ASL), XX (1893), pp. 200-203.
165
(C. MARIANI, Trasporti. La navigazione, in “Storia di Milano”, vol. XII, P. XVIII,
cap. II, Milano 1962, p. 1040)
“Il Ticinello derivato dal Ticino negli ultimi decenni del XII secolo, prolungato fino a
Milano fra il 1257 ed il 1272 diede luogo al Naviglio Grande”
(G. DE MARCHI, Idraulica, cit., p. 862)
“Fin dai primi tempi si stabilì per il Naviglio Grande la consuetudine di «modellare» (o
moderare) periodicamente le bocche di estrazione, e cioè controllarne dimensioni e
posizione; tale consuetudine si estese poi al Naviglio della Martesana”16; … la
«modellazione» delle bocche era intesa a togliere gli abusi degli utenti e impedire che
questi estraessero quantità d’acqua superiori alle competenze loro riconosciute; per il
Naviglio Grande essa costituiva uno dei compiti del Magistrato delle acque, ufficio
pubblico la cui prima istituzione sarebbe avvenuta nel 1271, sotto i Torriani quando
arrivò a Milano il Naviglio Grande. Sotto i Visconti gli subentrò il Magistrato delle acque
e strade, posto alla dipendenza dei Sei della Camera Ducale, che durò fino agli ultimi
anni del secolo decimottavo”.
(G. DE MARCHI, Idraulica, cit., pp. 862-863)
“Francesco Sforza decreta provvedimenti per i canali che nella zona dovevano essere
conservati ricorrendo per la spesa alle entrate ducali”.
(C. MARIANI, Trasporti…, cit., p. 1045)
“Sotto la dominazione spagnola le opere pubbliche, e tra esse le idrauliche, furono
piuttosto trascurate, e fu molto se vennero conservate in discreta efficienza quelle già
esistenti. Nel 1541 tuttavia il governo richiamò in vigore il meglio della legislazione
precedente, viscontea e sforzesca, sul regime idrico e sulla disciplina delle acque nei
rapporti con gli utenti privati a scopo d’irrigazione. Per le spese di manutenzione e delle
frequenti riparazioni del Naviglio Grande non bastando le tasse ordinarie, compresi i
Dazi della Catena17 e della conca, il dazio della catena venne allora raddoppiato. Nel
1547, con la realizzazione della nuova cinta urbica i corsi di Olona e Vepra vengono
16
17
Il Naviglio della Martesana fu realizzato intorno al 1467.
La riscossione del Dazio della Catena veniva concessa in appalto all’impresa cui era affidata la
manutenzione dei navigli.
166
esclusi dalla città e le loro acque vengono fatte confluire nel Naviglio Grande,
all’altezza di Porta Ticinese”.
(G.C. ZIMOLO, Canali e navigazione..., cit., vol. XIV, P. IX, p. 837)
“DAZI DE LA CADENNA: gabella impostasi fin dal 1410 a tutte le barche naviganti sul
Naviglio Grande, ad oggetto di sostenere le spese di riparazione del medesimo, così
detta dal catenon di ferro attraversante il canale verso il suo termine”
(F. CHERUBINI, Vocabolario Milanese-Italiano, vol. III, Milano 1839, pp. 166-167)
“Per migliorare la navigabilità del Naviglio Grande, nel 1571 l’ingegnere Giacomo
Soldati propose di riformare le bocche di estrazione per l’irrigazione, e i lavori relativi
vennero compiuti nel corso di varî anni, benché in mezzo a controversie dibattute tra i
tecnici sull’opportunità della riforma”.
((G.C. ZIMOLO, Canali e navigazione...., cit., vol. XIV, P. IX, p. 839)
167
DOCUMENTI
Doc. 1.1 (All. 1 – Fig. 1,2)
1578 circa
Disegni.
Disegni relativi al corso finale del naviglio Grande a Milano “dove si deriva il residuo
delle 36 once del naviglio presentato dal fiscale Brugora in occasione della vertenza tra
i Padri della Certosa di Pavia e la Camera”.
(ASMi, Religione, cart. 6398)
Doc. 1.2
1591, 9 novembre
“Vedendo l’Illustre Magistrato delle Regie Ducali entrate straordinarie che li muri fatti
fare l’anno presente con tanta spesa alle ripe del Naviglio Grande fuori di Porta
Ticinese per quanto durano le case del borgo, sarebbero inutili, se non si
provvedesse alle soppe, inondationi delle acque pluviali, & fanghi, quali si ritrovano
dietro tali muri ... si chiede di pulire e togliere il fango ai frontisti fino al fondo bono e
sodo nel istesso tempo anco fatto impire le soppe tutte da dette case, & come sopra
fino alla summità delli muri sudetti di bona giara ...”
(ASMi, Acque p.a., cart. 868)
168
2. IL NAVIGLIO GRANDE E LA SUA MANUTENZIONE NEL XVII SECOLO.
DOCUMENTI
Doc. 2.1
1604, 23 dicembre
Raccolta di Atti (1604 -1605).
“Istanza degli utenti del Cavo S. Boniforto per provvedimento ai danni a cui andarono
soggetti per l’immissione fattasi, delle acque sovrabbondanti del fiume Olona ed
allorchè la Regia Camera ordinò il facimento dei tre scaricatori per le medesime al
fiume Lambro Meridionale: la qual R. Camera con suo Decreto 17 settembre 1604
determinò
1º. Che tutte le spese occorrenti per detti scaricatori ed altro inerente fossero sostenute
dal Regio Ducal Erario.
2º. Che quindi innanzi tutte le spese occorrenti dovessero sostenervisi in perpetuo
degli utenti del Cavo medesimo – …Si ricorda che il Ponte del Scudelino è in
rovina, bisognarà avvisare quelli che sono soliti mantenerlo, che lo rifacciano di
nuovo ...”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 836)
Doc. 2.2 (All. 2)
1606
Disegno.
Disegno del tratto del Naviglio Grande interessato dalla presenza dello scaricatore di
S. Boniforto, in “Atti nella causa tra li fratelli Rovelli, e Gio. Ambrogio Fornaro, in
occasione di alcune novità alla Roggia S. Boniforto che impedivano il decorso delle
acque al Mulino delli predetti Rovelli, dipendentemente dalle restaurazioni agli
scaricatori, ed altri Edificij costrutti gli anni scorsi nella Rog.a S. Boniforto per
isviare le piene del Naviglio Grande”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 836)
169
Doc. 2.3 (All. 3)
1629, 30 giugno
Da una relazione dell’Ing. G. Paolo Bisnati riguardante diverse riparazioni effettuate
sopra la Roggia di S. Boniforte, eseguite da Mastro Antonio Jelmone:
“... In conformità del primo ordine il d.o M.ro Antonio ha refatto la spalla superiore al
Tombone delli Heredi del Sig. Christoforo Silva qual passa sotto la sud.a Roggia di S.
Boniforte havendovi relavorati e remessi in opera li ceppi vecchi nella faccia
quad.ti perfetti n. 10 con aggionta de nuovi q.ti perfetti n. 47, et posteriormente
compitovi tal spalla con le morogne, et morognoni vecchi quad.ti perfetti n. 60; et
il restante fatto di cotto nuovo quad.ti perfetti n. 63; con impitura ancora quad.ti
85 ... Disotto dalla sud.a spalla vi ha fatto il d.o M.ro un pezzo di palificata che la
serra contra la ripa, con pali di rovere de B. 4 n. 3 asse de quadroni di nave B. ½,
et interratura quad.ti 6. ... All’incastro del Silva integratovi la rottura che era nella
rippa sup.e posteriorm.te alla d.a spalla havendovi piantati pali nuovi de B. 4
l’uno di legname di rovere n. 12, et altri de quelli delle chiuse sud.e n. 5
posteriom.te à quali ha messo asse de quad.ni di nave B. 14, et interrat.a quad.ti
perfetti n. 155, et remesso ancora in opera li ceppi vecchi al d.o incastro q.ti
perfetti n. 4 ...
... Et al tombino delli R.di oblati di S.to Sepolcro assicuratovi le spalle vecchie in ripa
alla Roggia havendovi fatto gerone posteriorm.te quad.ti perfetti n. 12 fatto
recalzatura ancora alle d.e spalle vecchie havendo chiuse le comissure delli
ceppi con il vivio (?) e con la malta, et alongato anche le d.e spalle con pali di rovere
...”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 836)
Doc. 2.4
1633, 5 giugno
Relazione di stima eseguita dall’Ing. camerale Giuseppe Barca riguardante alcune
riparazioni allo Scaricatore, e Travacatori sopra la Roggia S. Boniforto:
“... Ha l’Impresario nelli fondamenti della Travacatore delle sue spalle superiore, et
inferiore, et della traversa nella Roggia, dopo haver distrutto tutti li muri rovinati, et
ammassato le materie vecchie che potevano di nuovo servire, piantato pali di rovere
nella sorgente dell’acqua ... et per sopra vi ha fatto gerone nella forma capitulata ...
170
Sopra questi fondamenti ha fatto muro di cotto con faccia di ceppo et coperta
parimenti di ceppo per lo travacatore di sotto ... per l’altro superiore la coperta di vivo
... per la spalla superiore solo con faccia di ceppo ... sono in tutto muri di cotto con
ceppi ... li quali havuto riguardo che vi sia entrato solo 7/m (?) prede cotte, et q.ti
32 perfetti de ceppi nuovi, et che tutto il resto è delle materie vecchie se bene
sono poi stati relavorati li ceppi al bisogno s’estimano in tutto 1100 lire”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 836)
Doc. 2.5 (All. 4)
1634
Disegno.
Disegno del tratto di Naviglio Grande interessato dalla presenza dello scaricatore di S.
Boniforto in Ricorsi e relazioni intorno le riparazioni allo Scaricatore S. Boniforto, ed
occorrenze relative in concorso delli consorti Rezzonico, Silva, Mari, Oblati di S.
Sepolcro con alcuni antecedenti dal 1630 in avanti.
(ASMi, Acque p.a., cart. 836)
Doc. 2.6 (All. 5)
1639, 12 agosto
Relazione dell’Ing.re Robecco per la stima delle opere allo scaricatore della Roggia S.
Boniforto presso il Mulino del Senatore Argius: “... Alla spalla superiore del d.o
scaricatore ha imboccato le comissure dei ceppi che stravenavano [fuori
piombo] con vivio, et malta ... e posteriormente a d.a spalla inferiore ove era il
bucco et la maggior rovina, l’ha tutta discalzata, et disfatto li muri vecchi
ch’erano tutti pesturati e refatti di nuovo, con pietre calzina in sabia viva in tutto
trà muro et gerone sul fondo q.ti 159 perfetti, et altra imboc.a alli ceppi essere
q.ti 10 ... et compreso l’havere riordinato li marognoni smossi dall’acqua al
risvolto che fa l’acqua incontro la strada ... le estimo in tutto tra materiali, fatture, et
altre spese lire quattrocento cinquantasei”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 836)
171
Doc. 2.7 (All. 6)
1642, 26 marzo
Disegni (schizzi).
Pianta e sezioni dell’imbocco dello Scaricatore di S. Boniforto nel Naviglio Grande in
1642. 8 aprile: Lettere Magistrali sopra ricorso di Fabrizio Rezzonico che implora
doversi eseguire per conto della Regia Camera alcune riparazioni allo Scaricatore, e
Travacatori sopra la Roggia S. Boniforto.
(ASMi, Acque p.a., cart. 836)
Doc. 2.8 (All. 7)
1671
Descrizione delle opere necessarie per la riparazione del Tombino Panigarola. In
questo documento sono riportate le direttive tecniche riguardanti la realizzazione di
argini mediante terrapieno e palificata.
Relatione dell’Ing.ro Cam.le Bernardo Robecco per le riparationi fatte dall’Impresario
nel Naviglio Grande per la rottura seguita ultimamente al tombino Panigarola di sotto
dal scaricatore di S. Antonio nel mese di maggio 1671.
“... 3. Alla parte superiore per stoppar il cavo di detto Tombino si è fatto un pezzo di
palificata longo B.a 12. con pali de B.a 5. n. 6. armati d’asse di pobbia in altezza B.a
2½. quad.ti 30., e ne’ pali al risvolto di B.a 4. l’uno, et asse di pobbia in altezza B.a 2.
quad.ti 6., et per puotere fare l’impitura davanti, e di dietro à detta palificata si sono
levati fuori d’opera li matteriali di pietre, rottami, e giara alla rottura per quad.ti 20., et
fatto impitura di terra ben battuta, e pestata davanti, e di dietro da detta
palificata, et alle spalle posteriori alla muraglia, et palificata per quad.ti 1275. in
tutto ..... I. 393.11. –
... 5. Alla parte verso la valle si sono riempite le due palificate doppie con terra ben
battuta, e pistata per quad.ti 495., e (?) di asse nuove quad.ti 22., et si è allongata la
palificata vecchia posteriore, che serviva di scarpa tanto all’uno, quanto all’altra
parte in long.a B.a 29. con pali de B.a 5. n. 12. armati d’asse di pobbia in altezza di
quad.ti302. ...
... 6. Per obturar la sboccatura dell’acqua del Tombino alla sudetta parte della valle se
gli è fatta una palificata doppia in due ordini di colone cacciate con il rastello, con
colone n. 32. ... armate con asse di rovere bene aggiustate, et reffilate, et
172
inchiodate ... et riempito detta palificata con terra ben battuta, et pistata, ... et
altra contrascarpa di terra ...”
(ASMi, Acque p.a., cart. 868)
Doc. 2.9 (All. 8)
1684, 13 settembre
In occasione dell’esposizione delle Cedole per l’assegnazione all’incanto dell’appalto
delle annuali Reparationi de’ Naviglj, relativo all’anno 1685, si stabiliscono le direttive e
gli obblighi, patti, & conditioni, imposti all’Impresario a cui viene affidato l’incarico, con
un contratto di fitto della durata di nove anni.
Si legge nell’Incanto d’ordine del prefato Illustris. Magistrato, datato 13 settembre 1684:
“… per l’Impresa delle reparationi da farsi nelli Naviglij Grande, Bereguardo, &
Martesana, Fiumi Ticino, e d’Adda per nove anni, da cominciarsi nelle Calende di
Genaro 1685. in virtù delle Cedole esposte sopra un’oblatione fatta da Giuseppe
Casati, & come da esse Cedole esposte, relatione fatta à S.E. & decreto della
medema, del tenor seguente:
“Offerisce il Supplicante (quando gli venghi dalle S.S.V.V. Ill. assignato detto fitto
annuo con la detta obligatione d’anticipazione) far fare le reparationi annualmente nelli
sodetti Naviglij, Fiume Ticino, ed Adda nel modo però, & con li patti seguenti.
Primo, s’obligarà mantenere la Navigatione delli Naviglij Grande, Bereguardo, &
Martesana, eccetto però in caso che questa si perdesse per fatto del Fiume Ticino, ed
Adda, pigliando la consegna nella forma solita del stato di detti Naviglij dalla bocca delli
detti Naviglij à basso, & nel fine della locatione reconsignarli à sue spese più tosto
migliorati, che peggiorati, salvo la vetustà, e Divin Giuditio: E di più oltre la
manutentione del Stato in cui gli saranno consignati, farà à sue spese ogni anno,
ove sarà ordinato dal Tribunale brazza mille ottocento di pallificata alli Naviglij
Grande, & Bereguardo, con che l’empitura non ecceda la larghezza de brazza
due; E brazza mille, e ducento metà morognata, & metà pallificata nel Naviglio della
Martesana, obligandosi di più, che in caso seguisse rotture in detti Naviglij, habbi
l’Offerente da ripararle, se tali rotture occorressero per colpa di qualche terzo,
parimenti farà il medemo, con che però il Tribunale lo faccia reintegrare da chi haverà
dato la causa di tali rotture…
173
Che si debba levare l’acqua al tempo solito, e nella forma solita per far fare dette
reparazioni, ò siano manutentioni, ed anche in altri tempi, mediante l’ordine de SS.
Questori Provinciali.
Che se gli dij facoltà di poter pigliare li Legnami, Ceppi, Morogne, ò qualsivoglia
altra sorte de’ materiali, che bisogneranno per le reparationi sodette, ove sarà
più comodo all’Offerente, mediante il dovuto pagamento alla stima dell’Ingegnier
Camerale, ad effetto, che non siano ritardate le reparationi necessarie, & questo
con le solite essentioni, conforme si è stilato dalla Regia Camera per il passato.
Che il Tribunale le dia facoltà (quando farà il bisogno) di comandare alli Barcaruoli per
fare condurre li Sassi, & altri materiali, ove occorrerà per servitio di dette reparationi,
mediante però il dovuto pagamento.”
Questi, come altri punti del contratto, restano inclusi in tutti i capitolati successivi (17031745) con variazioni di poco conto.
(ASMi, Acque p.a., cart. 680)
Doc. 2.10
1685, 25 gennaio
In occasione dell’asciutta del mese di marzo nei Navigli Grande e di Bereguardo: “...
per far in essi alcune spazzature, e reparationi conforme al solito... l’Ill.mo Magistrato
delle R.D. Entrate straordinarie commanda:
1. Termini de giorni tre doppo saranno levate le acque alli Naviglj a quelli, che hanno
case, hosterie & c. d’aver bene inarginato, & palificato le ripe di detti Naviglj avanti
le lor case.”
(ASMi, Acque p.a., cart. 868)
Doc. 2.11 (All. 9)
1686, 14 novembre
Disegno (schizzo).
Naviglio Grande e Roggia di S. Boniforto in 1687. 20 marzo: Si prescrive al Partitante
del Nav.o Grande che facci una palificata lungo la riva della Roggia S. Boniforto e
riparo alla strada che conduce alla Barona, giusta l’istanza del Conte Scotti
poossessore de’ Beni in que’ contorni.
(ASMi, Acque p.a., cart. 836)
174
3. IL NAVIGLIO GRANDE E LA SUA MANUTENZIONE NEL XVIII SECOLO.
Il Naviglio di Pavia.
Ad eccezione dell’anno 1746, per ragioni dovute alla guerra, dal 1740 al 1790,
annualmente, verso la fine del mese di gennaio, viene concesso dal Regio Governo
che si effettui l’asciutta dei Navigli Grande e di Bereguardo, tra la metà del mese di
febbraio o gli inizi del mese di marzo e la fine del mese di marzo o la metà del mese di
aprile in modo da poter effettuare le opportune riparazioni e puliture del fondo a
beneficio della navigazione”18.
Così si legge nell’ordinanza governativa relativa all’impossibilità di procedere con
l’annuale asciutta dei Navigli per l’anno 1746: “ Ogni anno nel mese di marzo conviene
levar l’acqua alli due Naviglj Grande, e di Bereguardo, e in aprile a quello della
Martesana. Il fine a cui è diretta la provvidenza è la necessità di riparare a’ danni, che
suole causar l’inverno nelli edifizj rispetto a’ Fiumi Ticino ed Adda nelle ripe, nelli argini,
ed alveo rispetto a’ suddetti Naviglj. Li due mesi prescielti sono quel tempo, che reca
alla navigazione il minor incomodo, ed un tollerabile pregiudizio alli Utenti delle acque,
ed un tollerabile pregiudizio alli Utenti delle acque, tanto per l’uso de’ Molini, come per
l’irrigazione de’ Fondi ...”19.
Nel 1720 “… vengono elevate a parapetto del Naviglio delle colonnette di sasso
collegate da forti sbarre di ferro ... Se l’iniziativa spetta agli amministratori, le spese
dell’opera sono addossate ai proprietari di case che s’affacciano al canale secondo la
norma dell’epoca, per cui la manutenzione delle strade è onere che spetta ai
frontisti”20.
18
ASMi, Acque p.a., Asciutte e riparazioni, 1740 – 1790, cart.688 (la notizia compare in un documento non
trascritto in questa sede); ciò dipese dalla prevista più lunga durata del periodo di Carnevale secondo il rito
Ambrosiano.
19
20
ASMi, Acque p.a., cart.688 (la notizia compare in un documento non trascritto in questa sede).
A. ANNONI, Cronache del Ducato: gli inizi della dominazione austriaca (1706-1730), in “Storia di
Milano”, vol. XII, P. I, cap. III, Milano 1962, p. 151. In una nota l’Annoni faceva riferimento ad una grida del
27 giugno 1707 nella quale si faceva obbligo ai frontisti di “… tener bagnate le strade lungo i Navigli in
periodo di siccità”, e ad altre due gride del 9 gennaio 1750 che riguardano la manutenzione delle strade.
175
“Istruzioni del 1743 da Vienna pongono, tra l’altro, l’accento sul Naviglio e le opere
necessarie alla sua conservazione...”21.
“Il Trattato di Worms, come quello di Aquisgrana, di una sola questione faceva cenno:
quella del Naviglio Grande, la cui utilizzazione non deve essere ostacolata o resa
impossibile...”22.
A proposito poi del “Trattato di Milano” firmato da Maria Teresa d’Austria, duchessa di
Lombardia, il 4 ottobre 1751, in esso si legge:
“Le opere in pietra viva o in ciottoli o in legno, vanno di continuo controllate, aggiustate,
modificate: si chiede sia possibile il mantenerle ed il completarle senza dover ogni volta
passare per le lungaggini di permessi particolari, che sia possibile continuare a
rifornirsi del legname e delle pietre occorrenti dalle vallate che sono state cedute”23.
Quando nel 1746, in seguito ad una piena, le opere furono danneggiate e subito si
cercò di porvi riparo, le autorità sarde sequestrarono i carri di legname, e fermarono il
lavoro degli operai per il quale ancora non era giunto il permesso: i riattamenti furono
rimandati di alcuni mesi e il canale ne fu danneggiato.
Il “Trattato di Milano” riconosce la legittimità dei lavori per la conservazione del
Naviglio, il diritto di convertire le opere esistenti, “… le quali in oggi sono di
semplici sassi naturali del fiume”, “in vivo o in legno e vivo, per maggior solidità, e fare
quelle opere nuove che si trovassero opportune, purché siano a seconda delle presenti
... di provvedere per via di contratti privati, da farsi co’ proprietari, come si è praticato,
sinora, li vivi e li legnami occorrenti per li ripari inservienti alla conservazione del
Naviglio suddetto, con la esenzione di dazi, ed ogni altro diritto che potesse esser
dovuto”24.
21
A. ANNONI, Gli smembramenti del Ducato, in “Storia di Milano”, vol. XII, P. I, cap. II, Milano 1962, p. 73;
ASMi, Trattati, cart. 77.
22
23
24
A. ANNONI, Gli smembramenti del Ducato, cit., p. 81.
A. ANNONI, Gli smembramenti del Ducato, cit., p. 81.
A. ANNONI, Gli smembramenti del Ducato, cit., p. 81.
176
DOCUMENTI
Doc. 3.1
1706, 3 marzo
Lettere del Magistrato riguardanti il “Ricorso di Francesco Maria Guidetti Proprietario
della Magolfa perché sia riparata la riva lungo la roggia S. Boniforto”.
“Essendo a noi ricorso con suo Memoriale Francesco Maria Guidetti rappresentando
che in rippa della Roggia chiamata S. boniforto che esce nel Naviglio Grande
vicino alla catena resta rovinata in modo che resta impraticabile vicino alla
Magolfa et havere bisogno di pronta reparatione ...”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 837)
Doc. 3.2 (All. 10)
1717
Disegni.
Disegno del Fiume Lambro Meridionale – fra gli Atti dell’Ing.re Robecco.
Modello della Bocca di S. Boniforto.
(ASMi, Acque p.a., cart. 837)
Doc. 3.3
1728, 5 aprile
Relazione di visita dell’Ing. camerale Ferdinando Pessina al “Travacatore posto fra
mezzo li beni del Sig. Caldura”.
“... Primieramente havendo osservato sembrare il scosso del Travacatore non essere
per il longo della lui fronte verso la Roggia del Sig. Oblatti a’ livello, quello ho’ fatto
livellare / però per quella sola parte che è di cotto con coltellata nella superiore
esistente nella Roggia / pendere dal suo principio a’ seconda sino al superiore B. 1 O.
9 de legname, e non essendo probabile che tale muro sii stato construtto con tale
pendio, gli ho’ fatta per d’avanti formare per il longo una escavatione, terminata
la quale sino sotto al fondamento, si è scoperto essere ceduto il muro per
l’insussistenza del fondo che li resta di natura fangosa, anzi vedesi essere questi
177
un’ aggionta fatta doppo la primiera construtione del Travacatore non ad altro
fine che per assicurare il vecchio, che in qualche tempo habbi minacciato
qualche sotteranea rovina, essendovi per d’avanti un assone di rovere trattenuto
da pali, e dentro empitura di pietre cotte, e malta in forma di bittume o sii
massiccio con sopra poi il muro fatto in forma regolare.
2º. Il scosso anticho di questo Travacatore, è in due ordini de quadri di chieppo largo
esso scosso da spalla a spalla B.a 4 O. 3 presasi la misura nella sua imboccatura
havendo d’indi li suoi sbaratti, il piano del scosso è in parte logorato dalla vetustà
in modo che il travetto che in seguito si descrive non posa egualmente sopra il
med.mo essendovi per compimento ove sono mancanti li chieppi diverse
seraglie di legno, e scaglie di cotto, e malta ed è mancante de chieppi”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 837)
Doc. 3.4 (All. 11)
1747, 5 agosto
Raccolta tratta dai rispettivi contratti dei “Capitoli accordati e convenuti tra la Regia
Camera, e diversi Appaltatori riguardanti le riparazioni annuali e manutenzioni nei
Naviglj Grande, di Bereguardo, e di Martesana, quanto nelli Fiumi Ticino, ed Adda e
tutte quelle ulteriori opere, che possano essere necessarie, e venire ordinate à detti
Appaltatori per servigio della Regia Camera” (1694 - 1745).
“Capitoli, sopra de’ quali furono deliberate dall’Illustrissimo Magistrato Straordinario ad
Andrea Crippa le Imprese d’esigere il Dazio delle Catene sopra li Naviglj, e delle
riparazioni in essi, cominciando dall’anno 1694 a tutto l’anno 1703.
1.
Sarà tenuto il Partitante mantenere la navigazione in detti Naviglj, con farvi
tutte quelle riparazioni, che dagli Agenti della Regia Camera saranno
stimate necessarie, tanto intorno alli Scaricatori, Conche, Ponti, ed alle
Palificate, Muri, Morognate, che se gli consegnano, e spazzature, e
segature d’erba, ed anche restaurare qualsivoglia rottura, che potesse
succedere, eccetto però, che in caso, che la navigazione si perdesse per
fatto di qualche Armata nemica, o delli Fiumi Ticino, ed Adda, che
mutassero letto affatto, o in parte, in maniera che si perdesse la
navigazione per la causa suddetta, che non entrasse acqua sufficiente in
detti Naviglj da potersi navigare, ed a questo effetto piglierà la consegna
178
dello stato presentaneo di tutti li ripari de’ suddetti Naviglj dalla bocca di
ciascuno d’essi abbasso, per quelli mantenere in tutto il tempo della
locazione, e di riconsegnarli in fine d’esso a sue spese più tosto migliorati,
che peggiorati, con la solita Armatura de’ pali, tanto alli detti Muri, come
Morognate, e con l’empitura di due braccia, e non più, perché
bisognando farsi più di dette due braccia, farà per conto della Regia
Camera.
2.
Sarà tenuto fare ogni anno in detti Naviglj oltre la manutenzione come
sopra, brazza mille di muro d’altezza, e grossezza al presente la
misura è d’altezza onz.33. grossezza al piede onz.15., ed alla sommità
onz. 9 conforme si pratica nella cadente locazione, ed altre brazza mille
Morognate nel Navilio Martesana nei siti, e luoghi li saranno prescritti dagli
Agenti della Regia Camera.
3.
Sarà tenuto fare ogni anno nel Fiume Ticino dalla bocca del Naviglio
Grande in su le reparazioni ne’ siti conforme li sarà ordinato per la somma
di lire otto mille, e cinquecento, e nel Fiume Adda repari come sopra per la
somma di lire quattro mille cinquecento, e quando non fosse necessario il
spendere la somma delle dette lir. 13000. in detti Fiumi, tutto ciò
avanzerà da dette lir. 13000. dovrà convertirsi in fare tanti Muri, e
Morognate in detti Naviglj respettivamente.”
Il testo a stampa prosegue elencando i capitoli successivi, 21 in totale.
“Capitoli per l’Impresa delle Riparazioni ne’ suddetti Naviglj dal suddetto Lampugnano,
e ammessi per parte della Regia Camera nella suddetta locazione dall’anno 1704. a
tutto l’anno 1713.
1.
Si obbliga Innocenzo Lampugnano a fare tutte le riparazioni ordinarie, che
dagli Agenti della Regia Camera saranno stimate necessarie per mantenere
la Navigazione nelli suddetti Naviglj, tanto alli Scaricatori, Tomboni, Conche,
Muri, Morognate, e Ponti, quanto qualunque altro edificio, che li verrà
consegnato, a riserva però delle palizzate vecchie, nelle quali non intende,
né deve esser tenuto spendere di più di lire settecento per la manutenzione
di esse, in modo, che non abbi in ciò il Partitante suddetto altro
maggior’obbligo, che di spendere fino alla detta somma di lir. 700, e non più
oltre in detta causa, come pure promette di risarcire ogni rottura, che possa
179
accadere alle Rive delli suddetti Naviglj, quando però ella non succeda per
fatto de’ Barcaruoli, o Possessori de’ beni adjacenti, poiché in tali casi non
intende, né vuole l’Offerente esser tenuto a simili ripari in modo alcuno, ma
quelli s’abbino prontamente d’ordinare, e farsi a spese, o di chi averà
occasionate le dette rotture, o pure per conto della Regia Camera, a fine,
che non resti impedita la navigazione, restando obbligato detto Partitante in
casi simili denunciare al Tribunale incontinentemente tali rotture.”
Ai capitoli 4. e 5. si legge:
4.
“Ogn’anno in occasione dell’asciuta farà pure fare a sue spese braccia
settecento di muro alle Rive del Naviglio Grande, e Bereguardo di
altezza oncie 33., grossezza nel fondamento di oncie 15., e fino alla
sommità di oncie 9 con suoi pali nella forma praticata per l’addietro
nelli rispettivi luoghi, che gli verrà prescritto, e braccia cinquecento
cinquanta di Morognata alle Rive del Naviglio Martesana, ove bisognerà, e
come sopra; E quando occorresse gli fosse ordinato di farne di più della
quantità di sopra espressa per qualche urgenza particolare, tanto di Muri,
come di Morognate suddette, s’abbi a rimborsare l’Offerente dello speso in
causa della detta maggior quantità eccedente il convenuto alla rata colli fitti
delle Catene in fine di cadaun’anno, o pure farne la compensa della
maggiore quantità, che accaderà farsi come sopra, con altretanta da
lasciarsi nell’anno immediato seguente, quando però la già fatta di più
dell’obblazione non fosse nell’ultimo anno della locazione, poiché in tal caso
dovrà essere rimborsato de’ fitti delle Catene, secondo il giusto ammontare,
conforme resta di sopra espresso, e non in altro modo.
5.
Promette di spendere annualmente nelle riparazioni della bocca del Naviglio
Grande in su nel Fiume Ticino fino alla somma di lire quattro mille Imperiali,
e da quella del Naviglio Martesana in su nel Fiume Adda lire trè mille, e
cinquecento ne’ rispettivi siti, che li verranno prescritti, con le relazioni
dell’Ingegnere Camerale, con che non possa l’Offerente essere obbligato a
spendere maggior somma nelle suddette cause per qualunque occorrenza,
e quando non si stimasse necessario, o non si volesse, che facessero tanti
ripari, quanto potrà importare la detta partita di lir. 4000. da spendersi ne’
ripari del Fiume Ticino quella respettiva, e concorrente quantità, che si
180
lascierà di spender’in essi si convertirà nella fabbrica di tanti braccia di
muro alle rive del Naviglio Grande, e Bereguardo fino che resti assorbita
la detta somma di lir. 4000. per intiero da liquidarsi colla stima
dell’Ingegnere suddetto secondo li siti, in cui tal fabbrica li verrà ordinata.
In caso di mancata asciutta, al capitolo 13 si stabilisce che:
13.
“Se per qualche accidente, o per ordine superiore, o qualunquealtro caso
pensato, o impensato non fosse permesso in qualcuno delli dieci anni della
locazione il dare l’asciuta alli detti Naviglj, o ad uno d’essi, e che per tal
causa non potesserofare le solite spazzature, e riparazioni bisognevoli, non
doverà con tutto ciò esser lecito alla Regia Camera pretendere cosa alcuna
per tale ommissione involontaria dell’Offerente, sotto titolo di non aver fatte
le solite spese, poiché per quello tocca le suddette spazzature, la minor
Ispesa d’un anno, in cui accada quelle non farsi, viene a compensarsi con la
maggiore dell’anno susseguente, o altri successivi, in cui doveranno farsi
nel tempo della locazione, e non più oltre, perché fuori d’esso non vuole
esser tenuto a cosa alcuna. E per rispetto alli Muri, e Morognate, ed altri
ripari, che si saranno lasciati di far in quell’anno, o in quelli anni, che
non si sarà potuto levar l’acqua come sopra, non doverà l’Offerente
esser tenuto di più che a supplirli per la concorrente quantità delli
Muri, e Morognate non fatte nell’altro, e negli altri immediatamente
seguenti, ancorchè fosse l’ultimo della sua condotta, e non già fuori
del tempo della medesima, come sopra, dovendo bastare in ciò alla
Regia Camera, che le dia all’Offerente dopo finita la locazione il debito
respettivo dell’ammontare delli detti Muri, e Morognate tralasciate da
farsi com’è sopra nella consegna, che si farà nel modo di sopra e
presto, con che però l’Offerente averà prontato, o fatto condurre delli
Materiali sopra li respettivi siti per fare l’opere, e riparazioni
convenute, le quali non potendosi fare ne siegue la dispersione, e
consumo infruttuoso de li materiali medesimi, oltre le spese delle
condotte se gli abbia a buonificare tutto quel danno, che averà patito,
da liquidarsi colle note giurate da darsi dallo stesso Offerente, e con
quelle giustificazioni di più, che si potranno avere in tal materia, cioè
181
le semplici sedi de’ Barcaruoli, e di quelli, da’ quali si saranno
provvisti li detti Materiali.”
(ASMi, Acque p.a., cart. 680)
Doc. 3.5 (All. 12)
1751 circa
Mappa catastale.
Città di Milano, giurisdizione di porta Ticinese.
(ASMi, Catasto, Mappe piane, s. I, cart. 3554, bob. 1/bis, ftgr. 3)
Doc. 3.6 (All. 13)
1751, 10 marzo
“Deliberazione a Benedetto Dagna degli Dazj, e Riparazioni delli Naviglj Grande,
Bereguardo, Martesana, e Fiume Muzza, Adda e Ticino” (Doc. a stampa)
In occasione della presentazione delle due offerte (Obblazioni) sottoposte alla Regia
Camera da parte di Giuseppe Antonio Clerici, per l’assegnazione in appalto della
manutenzione dei Navigli relativa al periodo di Anni deciotto continui, cominciando dal
prossimo 1751, si legge:
“Di più si obbliga l’Offerente di fare dentro il corso delli detti Anni Muro vivo, cioè
con Calce, Sabbia , e Mattoni, o Pietre, dove presentemente sono di Muro morto,
di Passoni, e Tavole, ovvero di Passoni, e Morogne, e cioè in tutte quelle parti, e
siti, che in oggi si spalleggiano a carico della Regia Camera, e non delle
Comunità, o de’ Padroni confinanti fino alli Muri di questa Città suddetta,
compresovi anche le solite Conche, e li Speroni dentro del Ticino, e dell’Adda, con
essere in oltre obbligato, ogni qual volta ve ne sarà il bisogno, all’intiero Spurgo delli
detti Naviglj, e Muzza dalle loro bocche fin dove presentemente resta a carico degli
attuali Impresarj.”
Le proposte offerte dal Clerici sono poi sottoposte al giudizio del notaio camerale J.C.
Thomas Faciolus che presenta al Magistrato una relazione di stima.
A proposito del rifacimento delle sponde dei Navigli si legge:
“Quando così piaccia alla Regia Camera, s’obbliga in terzo luogo l’Offerente fare
dentro il corso d’anni dieciotto in forma lodevole le Spalle, o siano Sponde alli Naviglj,
ed alla Muzza di Muro vivo, nel modo, e ne’ siti sovraccennati –
182
Non dobbiamo porre in dubbio, che l’obbligo in questa parte non sia assoluto, a
differenza di quello del presentaneo Partitante de’ Naviglj, il quale è tenuto bensì fare
ogni Anno Brazza settecento di Muro in Calcina al Naviglio grande, e Brazza 550.
Morognate al Naviglio di Martesana, ma deve poi la Regia Camera compensare allo
stesso la spesa sul fitto, che paga per il Dazio delle Catene –
Siccome però Vostra Eccellenza ritiene, che l’Offerente vuole per sé tutte le rendite
procedenti dalle acque, e segnatamente il riferito Dazio delle Catene, viene a togliere
quel denaro, che la Regia Camera convertiva nelle spese degli accennati Muri, e però
la migliorìa del patto non si verificarà, se non in quella quantità, che fosse per superare
l’obbligo del corrente Appaltatore, il quale deve fare tali opere, non a di lui arbitrio, ma
deve farle nelle Ripe disarmate, ed in que’ siti, ne’ quali l’Ingegnere Camerale trova
necessaria la formazione di nuovi Muri, e Morognate –
Ma perché Vostra Eccellenza possa col solito suo accerto giudicare quanto debba
realmente valutarsi il nuovo patto, conviene, che la medesima ritenga alcune notizie di
fatto, e sono –
Che non da per tutto, ove presentemente vi sono le Palificate, riescirà proficua la
surrogazione de’ Muri nel modo proposto, sendovi per esempio alcuni tratti di
Ripa palificata, che medianti li posteriori ingrossamenti di Terra, ed altre
diligenze intorno ad essa praticate, l’hanno ridotte in modo,che può sussistere
senza Palificata, e senza Muro, e però il Muro in quel sito non recarebbe alcuna
utilità, ma porterebbe all’incontro la conseguenza d’un Carico di maggiore
manutenzione –
Vi sono poi altri siti, ne’ quali la Palificata si estende per esempio a Brazza 10.,
ma se in cambio della Palificata si vorrà fare il Muro, non basterà in quel sito la
fattura dei soli Brazza 10. Muro, ma converrà addattarvi tutta quella quantità, che
possa fare armonìa fra la figura del Canale, e la Strada, diversamente la nuova
operazione in vece di produrre un vantaggio, causarebbe un disordine –
Con tutto ciò non dobbiamo lasciare di rappresentare a Vostra Eccellenza, che questo
patto è in se stesso vantaggioso alla Regia Camera, semprecchè potessero convertirsi
le spese, che l’Offerente è pronto di fare nella formazione di nuovi Muri nelle Ripe
disarmate, ed in que’ siti, ne’ quali l’Ingegnere Camerale riconoscerà utile il farli –
E nel caso, che si obbligasse di rateatamente ridurre all’offerta qualità una
proporzionata quantità ogni Anno, perché si assicurarebbe con tal metodo la
provvidenza in tutti li tempi à que’ siti, ne’ quali è creduta necessaria la formazione di
183
qualche Muro nuovo, di quella grossezza però, e profondità ne’ fondamenti, che
secondo la diversa positura de’ luoghi potrà convenire –
Con tali condizioni, e non altrimenti può verificarsi l’utilità di un patto che diversamente
eseguìto, non produrrebbe alcun profitto al Regio Erario, ma gli apporterebbe forse un
danno.”
(ASMi, Acque p.a., cart. 681)
Doc. 3.7 (All. 14)
1751, 4 ottobre
Vengono qui di seguito descritti i “Tipi” di arginatura e di strutture idrauliche presenti ai
lati del Ticino e oggetto di conservazione e riparazione secondo le direttive enunciate
nel “Trattato di Milano”.
Articoli della Convenzione Generale segnata colla Real Corte di Torino li 4 Ottobre
1751.
“ARTICOLO I. Conservazione, e Riparazione del Navilio Grande, che si deriva dal
Ticino.
... l’armatura ... di soli sassi naturali del Fiume ... e di schieppi ...
... la Filarola detta dell’Oggetto ... oltre la scarpa degli schieppi, che gliene garantisce il
piede verso del Fiume ...
... la Morena, osìa armatura di semplici sassi borloni affrancati nel mezzo con un ordine
di Pali, e di Vimini ...
... l’armatura degli schieppi, e sassi ...
... il grande Travacatore detto di Bragadano ... cosicché non rovini del tutto ... vi si
mantiene un sostegno di Cavallettoni , e fascine ...
... la Filarola detta di mezzo, formata di quattro ordini di Pali, Fregiature, Viminate, e
Rizzo, attualmente tutta scomposta ...
... lo Sperone, osia Paladella ... essendo composta a più ordini di Colonne, Taglioni,
Fregiature, Sassi , e Bitume, il tutto nella superficie coperto con regolare declive di
grossi lastroni di vivo, inchiavellati di ferro ...
II. Sarà pure lecito a detta Regia Camera convertire in vivo, o in legno, e vivo, per
maggiore solidità, le opere sovrammarcate, le quali in oggi sono di semplici sassi
naturali del Fiume; e fare quelle opere nuove, che si trovassero opportune, purché
sieno a seconda delle presenti”.
184
(ASMi, Acque p.a., cart. 688; ASMi, Trattati, cart. 83)
Doc. 3.8 (All. 15)
1751, 9 ottobre
Da una lettera inviata al Magistrato Camerale si apprendono particolari sull’attività del
Dagna, appaltatore generale delle acque:
“Che il suo zelo non gli lasciò bilanciare il grave peso, che fra gli altri si addossò,
coll’obbligo assunto di costruere a proprie spese i Muri dell’una, e l’altra sponda del
Naviglio Grande, e di qquello della Martesana; aggiungendosi, che all’ora credette, che
gli Appaltatori antecedenti avessero adempiuta la condizione posta ne’ loro Capitoli di
fare annualmente una tal porzione di detti Muri, che al giorno d’oggi puoco dovrebbe
mancare, perché dette Sponde, fossero intieramente coperte: Che si trovò che non
avevano eseguito il convenuto, e che anche quella piccola porzione di Muri, che
esistono sono senza fondamenti: che per sostenere questo grandioso carico, non solo
non bastano tutte le sostanze del Supp.te, ma la più ampia facoltà di qualunque
particolare non sarebbe bastante. Per poter dunque mantenere la Camera il vantaggio,
che le risulta dagli altri Patti del Contratto, supplica V.ra Ecc.za fare in guisa che sia
liberato da quello della costruzione de’ Muri sud.ti; ben contento, che tolto di mezzo
quest’articolo, si ponga nuovamente il Contratto alla pubblica Asta, pronto a
mantenerlo in tutte le altre parti, ogniqualvolta non comparisca Obblatore, che lo
migliori.”25
(ASMi, Acque p.a., cart. 681)
Doc. 3.9
1753, 27 gennaio
Una lettera di supplica del Fermiere dell’acque al Magistrato denuncia i continui
danneggiamenti e furti di materiali, destinati alle riparazioni e alla manutenzione dei
Navigli, che annualmente vengono depositati presso le sponde sù la pubblica sede.
25
Dopo diverse lungaggini burocratiche e traversìe economiche, tra cui la vendita all’asta di tutti i suoi
beni, già ipotecati dalla Camera, al Dagna fu consentito di non ottemperare alla ricostruzione di tutte le
sponde dei navigli, dal momento che fu deciso che l’articolo del capitolato da lui contestato fosse riportato
alle condizioni originarie presenti nei contratti precedenti stipulati dalla Camera con gli appaltatori delle
acque.
185
“In occasione delle Chiuse, che si devono fare alli Naviglj, e Muzza, si rende
necessario destinare ne’ luoghi opportuni li cavallettoni, ed altri generi; siccome pure in
occasione de ripari necessita distribuirsi li materiali, e legnami ne’ rispettivi siti questi
generi tutti, insino che non siano impiegati nell’opere, non è possibile custodirli per la
moltiplicità de siti, ma ivi rimangono presso le sponde su la pubblica sede ... e con
molta libertà rubati anche li legnami vecchj, che si estraono da detti navigli in
occasione di rinnovarli ...”
Il Fermiere chiede dunque una punizione esemplare o una taglia contro chi commette
questo tipo di reati ai suoi danni.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.10
1755, 1 novembre
Dalle carte relative alla “causa Dagna” si viene a conoscenza di un terremoto e di una
successiva alluvione che tra il 1755 ed il 1756 provocaronono crolli di sponde e diversi
danneggiamenti lungo gran parte dei canali.
(ASMi, Acque p.a., cart. 684)
Doc. 3.11
1756
Documentazione relativa all’ufficio di Commissario delle Acque, il quale deve essere
“… perito in intendersi del come debbono eseguirsi li ripari et armature pel sostegno di
corpo d’acqua tanto nel fiume che nel Naviglio in forma stabile”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 760)
Doc. 3.12
1762
Benedetto Dagna subappalta a Pietro Nosetti l’incarico per la manutenzione e pulizia
dei Navigli: “prescielto per regolatore generale per le riparazioni da farsi, e mantenersi
a detti Canali...”
I Navigli Grande e di Bereguardo risultano suddivisi in 3 ripartimenti:
186
1.
“1. Dall’imboccatura del Naviglio allo sperone di Ticino sino alla casa della
Camera a Castelletto
2.
Dalla casa della Camera di Castelletto o sij dal ponte di legno sino tutta
l’estensione del Naviglio di Bereguardo
3.
E per il resto dell’estensione del Naviglio Grande”
(ASMi, Acque p.a., cart. 684)
Doc. 3.13
1766, 29 gennaio
Come ogni anno, a gennaio, il subconduttore della ferma delle acque fa richiesta alle
autorità competenti dell’esenzione dal dazio della catena, spettante da contratto
all’appaltatore, per tutti i materiali occorrenti per le consuete riparazioni di canali,
conche e fiumi e che provvede lui stesso a procurarsi dalle diverse località di
produzione utilizzando barche e barconi per il trasporto sino a Milano e nei siti in cui si
dovranno effettuare le opere di manutenzione: “Colli n. 200 ferro ladino da provvedersi
a Bergamo per introitargli in questa città di Milano per lavorare in far punte per le
colonne per il Ticino, ed Adda, come pure per formare li ferramenti necessarj alle
riparazionj di tutte le conche, e far chioderia per le soglie di dette conche; colli 25
azzale per far picchi per le morogne, e quadri, e per far le punte bisognevoli per li
miaroli inservienti al fiume Ticino, e Brazza 5550 tela greggia di Reggio proveniente da
Reggio e da levarsi alla sostra romana [sostra = sciostra, cioè uno dei magazzini
utilizzato dall’appaltatore a Milano] per le chiuse del Ticino, ed Adda. Umilmente
implora vogliano degnarsi ordinare a’ rappresentanti la ferma generale, perché spedir
debbano a favor del suppl.te gli opportuni ricapiti d’esenzione per li soddetti generi a
norma del rispedito capitolato”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.14
1766, 8 febbraio
Elenco di materiali per lavori di manutenzione inviato “… alli Rappresentanti la ferma
generale delle acque, su richiesta del subconduttore Pietro Nasetti” per l’ esenzione dal
dazio:
“navi 4 .......... calcina con su coperto d’asse
187
navi 10 .......... sarizzo mearoli dal Lago Maggiore
navi 50 ........ ceppi o morogne procedenti dal bergamasco (per il Naviglio Martesana
n.d.s.)”.
Il Nasetti chiede inoltre, a norma del suo capitolato, di: “…far tradurre dall’Abbazia di
Barbata posta nella provincia cremonese alla terra di Cassano Gera d’Adda Br. 300
asse di rovere e B.a 4000 passoni pure di rovere”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.15
1767, 12 febbraio
“Visita del Serenissimo Amministratore. 1766. 8 febbraio. Alli rappresentanti la Regia
Ferma Gen.le.
Pietro Nosetti qual subconductore della Regia Ferma delle Acque ci ha rappresentato
essergli di necessità di provvedere per le opere da farsi nella prossima asciutta delli
due Naviglj Grande e di Martesana: Navi quattro calcina con suo coperto d’asse;
Navi dieci sarizzo e miaroli dal Lago Maggiore (per Ticino e Naviglio Grande);
Navi cinquanta ceppi o morogne procedenti dal bergamasco (per Naviglio Martesana).
Il Nosetti chiede l’esenzione dal dazio come da contratto. Lo stesso anno vengono
inoltre richiesti per le riparazioni colli 25 azzale per far picchi e ponte bisognevoli per
lavorare morogne quadri di ceppo e mearoli.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.16
1768
Per lo stesso motivo Pietro Nosetti chiede l’esenzione dal dazio anche per:
“Navi 13 azzale per far pichi e stanghe per le conche ... mazze, cunii per spaccar sassi
e ponte di ferro per le colonne [il tutto proveniente dal bergamasco] Barche 4 calcina e
otto barche miaroli provenienti dal Lago Maggiore”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
188
Doc. 3.17
1769
Per lo stesso motivo Pietro Nosetti chiede l’esenzione dal dazio, tra le altre cose, per:
“Borcielli sei calcina proveniente dal Lago Maggiore
Borcielli 35 sassi di miarola
Chioderia [da Lecco]”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.18
1770
Per lo stesso motivo Pietro Nosetti chiede l’esenzione dal dazio per:
“250 piante di rovere e legnami d’opera”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.19
1771
Per lo stesso motivo Alberto Fé chiede l’esenzione dal dazio per:
“Chioderia diversa da Lecco ..... Rubbi 830
Ferro ladino proveniente da Bergamo ..... colli n. 28 da circa Rubbi tredici per ciascun
collo
Tela per le chiuse
Calcina ..... centenajo 600 da Movalo Lago Maggiore”26.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
26
Per la produzione della calce in alcune località poste lungo la sponda lombarda del lago Maggiore si
veda in particolare L. BERTAGNON, Le fornaci di calce della Rocca di Caldè, Tesi di laurea, rel. Prof. A.
Bellini, A.A. 1990-91; L. FIENI, Calci lombarde: produzione e mercati dal 1641 al 1805, All’Insegna del
Giglio, Firenze 2000; G. ARMOCIDA – A. BANDIRALI (a cura di), The limekilns history: le fornaci da calce
del Lago Maggiore, European Commission, Joint research centre, Ispra 1997.
189
Doc. 3.20
1776 – 1777
Capitoli per il nuovo appalto Nosetti e Fé.
“Capitolo C. Importanza de’ Dazj della Cattena, e Mercanzia sulli materiali servibili per
le riparazioni a’ Fiumi, e Naviglj ritenuti in via d’Adequato sul consumo della locazione
di cinque anni de primo gennaro 1770 a tutto Dec.re 1774.”
Tra i materiali servibili presenti nell’elenco compaiono i seguenti:
“Pietre cotte ...
Calcina ...
Piante ...
Legnami d’ opera ...
Ceppi quadri ...
Quadroni ...
Morogne ...
Mearolo lavorati ...”
(ASMi, Acque p.a., cart. 679)
Doc. 3.21
1777, 6 ottobre
In 37 Capitoli per l’Appalto vengono ridefinite le prescrizioni camerali per la
manutenzione. I nuovi capitoli sostituiscono o integrano gli articoli delle disposizioni
precedentemente adottate.
“Cap. Vecchio 7 ----------- 5. Oltre le sopradette annuali manutenzioni dovrà fare
(l’appaltatore, n.d.s.) di volta in volta tutte quelle riparazioni intorno alle ripe disarmate
de suddetti Naviglj, e Fiume Muzza, con muri, morognate, o palificate ne’ modi e forme,
che amisura de’ siti, ed in conformità del bisogno verranno ordinate dal Mag.to, e
previa l’indicazione dell’Ing.re Camerale e sarà pure tenuto risarcire ogni rottura, che
possa accadere alle ripe de’ suddetti Naviglj, quando però questa non succeda per
fallo de’ Barcaruoli, o da’ possessori de’ Beni adiacenti, poiché in tali casi non sarà
tenuto a simili ripari, ma quelli s’avranno prontamente d’ordinare, e farsi a spese, o di
chi avrà occasionate simili rotture, oppure a conto della Camera per conseguirne il
rimborso da chi avrà occasionata la suddetta rottura, afine che non resti impedita la
190
navigazione, dovendo però l’appaltatore in questi casi denunziare incontinente al
Mag.to tali rotture.
Cap. Vecchio 8 ------------- 6. Sarà pure a di lui carico il sostenere le strade corrose, e
garantirsi dalle rotture, dove corrono li detti Naviglj, e Fiume Muzza.
Cap. Vecchio 15. ----------- 30. La facoltà di poter pigliare legnami, ceppi, morogne, e
qualsivoglia altra sorte di materiali che abbisogneranno per le opere suddette ...
--------------------------------- 36. L’appalto dovrà durare per
un novennio (1778-1786
incluso)”
(ASMi, Acque p.a., cart. 679)
Doc. 3.22
1778
Lo stato generale dei canali e dei fiumi risulta in questo anno particolarmente in buono
stato e non necessita che di locali riparazioni.
(ASMi, Fondo Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.23
1778, 7 gennaio
Inventario de’ Magazeni de Naviglj di Martesana, Grande e di Bereguardo, nonché del
fiume Muzza.
Nell’elenco compare al nº. 7 l’Inventario del magazeno a Porta Ticinese al Naviglio
Grande.
(ASMi, Acque p.a., cart. 679)
Doc. 3.24
1778, 15 ottobre
Investitura fatta a P. Nosetti dell’Appalto (1778-1786).
Nella manutenzione è già compresa anche la Fossa interna della Città.
(ASMi, Acque p.a., cart. 679)
191
Doc. 3.25
1780
Richiesta di far passare: “Settecento centinaia di calcina già fatta cuocere in quelle
fornaci (?) e destinata al servizio delle opere da farsi nella prossima asciutta delli
Naviglj Grande, e di Bereguardo
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.26
1785, 3 febbraio
Richiesta dell’appaltatore Pietro Nosetti, per uso delle riparazioni da farsi al Naviglio
Grande nella prossima asciutta, di:
“... far cuocere in territorio di Ticinallo sul Lago Maggiore una fornace di calce da
tradursi in seguito lungo lo stesso Naviglio”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.27
1787, 19 febbraio
Avviso del Magistrato delle acque agli utenti.
“Dovendosi ... levar l’acqua dovranno gl’Infra.ti Utenti nel termine di ogni sei dopo
l’intimaz.ne del presente aver prontato, e fatto riconoscere al Camparo della R.D.
Camera il materiale bisognevole a far riparare, ristaurare, ed accomodare in buona
forma, come abbasso resta prescritto dopo levata l’acqua, proseguendo senza alcuna
intermissione di tempo sino alla totale perfezione, ed il sud. Camparo dovrà in capo
d’inobbedienza darne avviso a cod.o R.I. Ducal Magistrato”.
Gli interventi previsti consistono in:
“Rifarsi le palificate con asse di rovere
Rimettere colonne con punta di ferro
Rapezzarsi li muri ... in scagliatura e speratura
Rimettere pali mancanti alli detti muri vecchj
Ripararsi li vecchj muri
Rifondarsi li muri
192
Farsi muro di nuovo ... con passoni (occorrono 6 mazze di legno per battere li passoni
suddetti)”.
In particolare alla Cura di Corsico e S. Cristoforo, ispezionata dal camparo Francesco
Pagano:
“In questa Cura abbisognano alli muri, e morognata pali n. 150 di B.a 5 n. 100 di B.a 4
e n. 300 di B.a 3 ½; e si farà la spazzatura in forma lodevole.”
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.28
1787, 24 febbraio
A partire dal 1787, sono raccolte una serie di relazioni sulle visite annuali compiute da
emissari del Magistrato delle acque, accompagnati dagli appaltatori e dai diversi
campari27, per verificare lo stato di sponde, argini e fondi dei navigli e dei fiumi dati in
concessione all’impresa per le manutenzioni.
Queste relazioni risultano senza dubbio interessanti per la varietà di informazioni in
esse contenute, riguardanti le diverse tecniche impiegate nelle opere spondali che
devono essere riparate o sottoposte a ordinaria manutenzione, e costituiscono una
sorta di “abaco” delle tipologie di intervento e dei diversi materiali componenti le
sponde.
Per esempio, in quella relativa all’anno 1787, 19 febbraio, per il Cavo de’ morti,
sull’Adda, si prevedono i seguenti interventi:
“Al piede della morognata costituente la destra sponda d’intestatura della traversa
d’avanti a’ terreni (...), saranno à porsi in scarpa barchetti n. 4 di morognoni, e barchetti
di sassi grossi n. 3.
Sigillatura da farsi con sassi cacciati a forza di mazza alle tre campate della traversa ...
Riordinatura dà farsi con vecchj morognoni da rialzarsi per quadretti ... con aggiunta di
morognoni nuovi.
... quadri de’ morognoni, e quadri di ceppo ...
27
Il compito specifico dei campari era quello “… di riconoscere il materiale bisognevole a esser riparato”. Il
camparo era inoltre incaricato di segnalare al magistrato eventuali irregolarità nello svolgimento dei lavori
di manutenzione e di segnalare annualmente agli utenti e ai frontisti le riparazioni a loro carico, le quali
sarebbero state comunque eseguite dall’impresa assegnataria con materiali che i diretti interessati
avrebbero provveduto a fornire.
193
... Riordinatura de’ vecchj quadri ... e si potranno in questo anno levare le tavole di
pioppa ... sostituendovi in vece li quadri di chieppo per quanto farà bisogno. Fregiatura
nuova di rovere da porsi in luogo della presentanea logora ...
Si consumeranno giornate n. 10 da muratore e n. 5 da manuali a sigillare le due
sponde laterali, ed in fine della destra sponda si riordinerà un pezzo di spalla à secco
per la lunghezza di B.a 8, grossezza O. 21 altezza B.a 3, servendosi de’ morognoni
vecchj rilasciati nel fondo.”
Sulla Muzza:
“... Fregiatura nuova di rovere da porsi al primo ordine di colonne ...
... Avverto, che sotto alle prescritte riordinature sarà à farsi giusta il solito in diversi siti
l’empitura di ghiaja, e che tutti i morognoni inservibili, che si leveranno nell’eseguirla, si
dovranno porre rispettivamente al piede per la cascata dell’acqua.
... Dovrà riordinarsi anche la controscarpa di morognoni esistenti d’avanti per essere la
presentanea tutta sconcertata ...
... E’ necessario che sieno svelti tutti i cespugli prolificati ...
... sarà necessario riparare la strada anzana (dell’alzaia) in due siti; nel primo de’ quali
si pianteranno n. 8 passoni di rovere de B.a 6 cadauno, che dovranno essere alla testa
assicurati con fregiatura nuova di rovere, e posteriormente à quelli se ne pianteranno
n. 3 altri di B.a 3 cadauno, e per ritegno si metteranno n. 3 tiranti dà inchiodarsi alla
suddetta freggiatura, e posteriori passoni, quali dovranno essere di B.a 4 cadauno à
detti passoni dovranno affiggersi le tavole nuove à taglione in lunghezza di B,a 8 in
tutto, altezza B.a 1 O. 6; e vi si farà in seguito l’opportuna empitura di ghiaia per la
tratta di B.a 8 o. 6, larghezza o. 15; altezza B.a 1 o. 6 ...
... passonata con piantare n. 4 passoni nuovi di rovere ... (Ing.re Cam.le Gaetano
Bellotti)
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.29
1787, 28 dicembre
Dalla Visita dell’ing.re cam.le Ferrante Giussani in vista dell’asciutta del
Naviglio
Grande dell’anno 1788:
“Cura di S. Cristoforo.
Camparo Gio. Pagano.
194
Vicino alla Rotola (?) alla parte della strada Provinciale vi abbisogna morognata longa
B.a 80 alta O. 30 col fondamento grosso O. 12.
In vicinanza dell’Osteria di S. Cristoforo dalla stessa parte da farsi morognata in long.a
di B.a 16 come sopra.
Vicino alla Bagina alla parte della strada anzana da farsi morognata in long.a di B.a 16
come sopra.
Al scaricatore di S. Boniforto da farsi di nuovo tre porte, mettendo in stato le altre da
potersi levare con facilità.
Al scaricatore residuo da farsi di nuovo tre porte.
Alle morognate vecchie e nuove da rimettersi pali nuovi n. 50 di B.a 5 n. 100 di B.a 4 n.
100 di B.a 3; in tutto n. 250.
Nelle suddette due Camparie (Corsico – S. Cristoforo) si farà una lodevole spazzatura
fino a scoprire li segnali fissati al longo del fondo del naviglio.
Seguono gli alzamenti da farsi nelle suddette due Cure sopra la strada anzana, dove
viene questa sormontata dalle acque del Naviglio”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.30
1788, 23 marzo
In seguito all’istanza dei Deputati dell’Estimo de Corpi Santi, nella quale viene
presentata la necessità di realizzare una palificata ad una Roggia del Comune detta la
Roggia di S. Boniforto ad oggetto di abilitargli a riparare una strada fiancheggiante,
l’Ing. camerale Giussani riferisce:
“Dalla consegna risulta che la Palificata ricercata da Deputati de’ Corpi Santi di P.
Ticinese allongo della Roggia Traversera per l’allargamento della Strada Comunale,
cade bensì in una situazione che viene mantenuta dalla R. Camera, ma ella sarebbe
da costruersi in un luogo ove non vi fu mai alcuna opera, vedendosi consegnata
all’Appaltatore Camerale Riva disarmata: in conseguenza di che, qualora l’Imp.le
Consiglio creda conveniente di armare la d.a Riva per dilatare la d.a Strada Comunale
fiancheggiante la stessa Roggia, sarà pure proficuo e per la durata e per la solidità
una morognata a secco, per cui dovrà farsi straordinariamente la compensa al d.o
Appaltatore Camerale, al quale potrà degnarsi il R. Tribunale abbassare il
corrispondente ordine per la pronta esecuzione ...”.
(ASMi, Fondo Acque p.a., cart. 836)
195
Doc. 3.31
1788, 29 dicembre
Dalla Visita dell’ing.re cam.le Ferrante Giussani in vista dell’asciutta del Naviglio
Grande dell’anno 1789:
“Cura di S. Cristoforo.
Camparo Gio. Pagano.
Di contro alla porta della Campagna delle Monache del Monastero Maggiore da farsi
morognata longa B.a 100 per B.a 2½ circa, usando di porzione delle morogne vecchie
con l’aggiunta di tre barche di morogne nuove.
Allo scaricatore della Traversera da aggiustarsi la soglia e da formarsi di nuovo due
paratore.
Ed allo scaricatore del Residuo da farsi una porta di nuovo.
Per la sussistenza delle nuove, e delle vecchie morognate, come pure per le
sussistenze de’ vecchj muri occorrono pali di B.a 5 n. 100 di B.a 4 n. 100, di B.a 3½ n.
100; e di B.a 3 n. 100, e colonne di B.a 6 n. 2.
Seguono le riparazioni da farsi nel Fiume Ticino ...”
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.32 (All. 16)
1789, 20 settembre
Bilancio de’ deterioramenti, e Miglioramenti fatti da Pietro Nosetti Appaltatore delle
acque Camerali, per li Naviglj Grande, di Bereguardo, e di Martesana, colle opere di
Ticino, ed Adda per l’ultima Locazione principiata in gen.o 1778., terminata in
Dicembre 1786. come da Istro. d’Investitura 15 8bre 1778. Tratto Scaricatore di S.
Boniforto – Ponte Scudelino.
“Cura di S. Cristoforo.
... In seguito alla Bocca di S. Boniforto fu consegnato un muro di quadri di chieppo
strapiombante in long.a di B.a 18. altezza B.a 2. ...
Si riconsegna strapiombante ...
In seguito alla Bocca Triulzi al § 337. è stato consegnato un pezzo di muro di quadri di
chieppo qual era da rifarsi in lunghezza di B.a 40. altezza B.a 3,3 coll’aggiunta della
sesta parte di chieppi nuovi con cotto posteriore di gros. O. 12 ...
196
Si riconsegna il detto muro di quadri di chieppo da rifarsi in lunghezza di soli B.a 15. in
tutta l’altezza di B.a 3,3. coll’aggiunta dell’1/8 di chieppi nuovi con cotto posteriore di
gros.a O. 12. ...
Si dà pertanto in credito per muro di cotto posteriore q.ti 81,3, e q.ti 15 chieppi
nuovi. ...
Si riconsegna in seguito un muro di chieppo col crescimento del consegnato di un
mezzo quad.to ...
Consegnato muro di quadri di chieppo mancante per ½ quadretto d’O. 15. e da rifarsi
cotto posteriore q.ti – O. 9. ...
Riconsegna come al § 342. lo stesso muro mancante q.ti 8. d’O. 9 con cotto
posteriore, che dedotto il valore del sud.to si dà il debito di ...
Consegnato altro muro di quadri di chieppo come al § 345. da rifarsi q.ti 1. ½ d’O. 5.
Riconsegna da rimettersi –
chieppi q.ti 3. ½ d’O. 9. con cotto posteriore ...
Al § 351. Consegnate N. 3. colonne di rovere di B.a 5. ½ mediocri ...
Al § 355. sotto il Ponte Scudelino consegnato muro di quadri di chieppo da rimettersi
chieppi q.ti 6. d’O. 5.
Riconsegna da rimettersi il banchettone di chieppo q.ti 3 ...
Fu consegnata la penultima tratta di riva armata con muro al § 386. di ceppo, e
cotto di lung.a B.a 89. O. 4. alto O. 20. tutto irregolare non potendo servire che di
fondam.to di muro, o morognata da farvisi per sostegno del terrapieno
Riconsegna come sopra, ma con morognata aggiunta in altezza d’O. 12. sono da
accreditarsi morognata aggiunta q.ti 89,4. ...
All’ultima ispallatura fino alla spalla della Conca al § 387. furono consegnati da
rimettersi ceppi in tutto q.ti cubi 5. ...
In tutta questa Cura è stata consegnata scagliatura da farsi intorno ai muri per q.ti
2852,3. ...
Consegnato pali per sostegno delle palificate, muri e morognate
buoni – N. 693.
mediocri – N. 813.
grami – N. 1548.
N. 3054.
Riconsegna
197
buoni – N. 1577.
mediocri – N. 784.
grami – N. 1192.
N. 3550. N. 3550.
crescono pali N. 496.
che si accreditano ...”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 679)
Doc. 3.33
1789, 19 dicembre
Dalla Visita dell’ing.re cam.le Ferrante Giussani in vista dell’asciutta del
Naviglio
Grande dell’anno 1790:
“Cura di S. Cristoforo.
Camparo Gio. Pagano.
Di contro a’ Beni di Casa Scotti da unirsi due pezzi di morognata B.a 100 alt. B.a 2½
con pali n. 100 di B.a 3.
Al scaricatore di S. Cristoforo da aggiustarsi le Porte.
Nella Roggia Traversera da aggiustarsi la morognata incominciata in long.a di B.a 45
con pali n. 30 di B.a 3.
Al Casino (?) da farsi di nuovo una porta.
Da rimettersi pali n. 150 di B.a 5 e n. 100 di B.a 4.
Per le Sopraddette Cure (Corsico e S. Cristoforo) abbisognano per diversi rappezzi
esse d’oncia B.a 10 (?)...
Si farà una lodevole spazzatura in dette due Cure massimamente nell’ultimo tronco
del Navilio alla riva di Porta Ticinese.”
Risulta di estremo interesse quanto di seguito riportato a proposito delle riparazioni
previste alle morognate delle sponde del Cavo de’ morti sull’Adda:
“Scagliatura, ed insperatura da farsi alle due sponde laterali della canna ove essa è
fatta in calcina, e con quadri di migliarolo.
Sigillatura da farsi alle due sponde di morognoni fatte a secco colla spesa di giornate
10 di muratore e g.te 6 di manuale, rimettendovi alcuni morognoni nuovi in luogo
dei vecchj non più buoni.
198
In fine della detta sponda sarà da farsi un pezzo di morognata a secco, per essere
l’attuale dirocata ... sendosi dei morognoni vecchj caduti al fondo”.
E per il Fiume Muzza:
“... alla controscarpa sagliente d’avanti al traversino formata con quadri di
chieppi sarà da farsi la sua sigillatura con sassi tra un quadro e l’altro cacciati a
forza di mazza ...
D’avanti alla medesima controscarpa si porranno quei quadri vecchj non più buoni,
sigillandoli con sassi ...
Fregiatura, osia filagno da inchiodarsi al lungo di B.a 23 grosso O. 3 per O. 3
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.34
1790, 25 febbraio
La perizia per le riparazioni sulle sponde del Naviglio Grande prevede tra l’altro che:
“la parte anzana va rifatta morognata a secco in longhezza di Br. 20 con giunta del
ferro delle morogne e pali davanti”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.35
1790, 24 dicembre
Dalla Visita dell’ing.re cam.le Ferrante Giussani in vista dell’asciutta del Naviglio
Grande dell’anno 1791:
“Cura di S. Cristoforo.
Camparo Gio. Pagano.
Dirimpetto a’ Prati della Giorgiella alla parte anzana si farà muro come sopra ( “muro
nuovo di sassi e cotto in calcina di long.a B.a 60 alt.a B.a 3 col fondamento grosso O.
22” ).
Da aggiustarsi le spalle del soino28 di Robarello mettendovi il cappello di vivo,
aggiustando detto soino ove occorre.
Di sotto del Bocchello della Cassina si farà B.a 15 muro come sopra in altezza, e
grossezza come sopra, rifacendo B.a 20 morognata vecchia.
199
Di contro all’osteria di S. Cristoforo alla parte della Strada Regia si farà B.a 30 muro
nuovo come sopra alto e grosso come sopra.
Vicino a’ scaricatori di S. Cristoforo alla parte sudd.ta si formerà B.a 68 muro nuovo
come sopra alto e grosso come sopra.
Di sotto della Bagina alla parte anzana da farsi muro nuovo come sopra lung.a B.a 30
alto e grosso come sopra, e si rifarà B.a 50 morognata vecchia.
Dirimpetto alla vigna del Lovato si farà muro nuovo come sopra alto e grosso come
sopra.
Alla briglia del fondo morto del Fiume Olona alla spalla sinistra da rimettersi palificata
per B.a 15.
Al scaricatore della Traversera dovranno rifarsi le spalle e soglie posto che perdono
acqua rimettendo anche li cappelli.
Al scaricatore del Residuo da cambiarsi li cappelli in lung.a di B.a 12 grosse O. 6.
Si formerà la solita annuale spazzatura allongo di questa cura in stato lodevole.
Si rimetteranno alle morognate e muri vecchj e nuovi pali di B.a 3 n. 800, di B.a 3½ n.
150 di B.a 4 n. 250.”
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
Doc. 3.36
1793, 19 marzo
Tra i “generi che di presente abbisognano al Fermiere delle acque” per le previste
riparazioni risultano elencati, oltre a ferro ladino, chiodaria e tela di canape:
“Asse di rovere .........Barche 4
Sassi quadroni .........Barche 4
Calcina ....................Barche 4”.
(ASMi, Acque p.a., cart. 688)
28
Rialzo posto sull’argine per prevenire l’ondata delle piene.
200
4. IL NAVIGLIO GRANDE E LA SUA MANUTENZIONE NEL XIX SECOLO.
La costruzione della Darsena di Porta Ticinese.
E’ solo con la presa del potere da parte dei Francesi che viene istituito un ufficio
tecnico destinato a sovrintendere alle acque e alle strade, sotto il controllo e la
Direzione delle Pubbliche Costruzioni. In precedenza infatti la gestione dei canali
demaniali e la sovrintendenza sui lavori idraulici in genere era affidata agli ingegneri
delle regie camere.
Nel 1810 viene proposto e approvato il progetto redatto nel 1809 dall’ingegnere capo
Ferrante Giussani per la costruzione di una Darsena in fregio al Navilio tra Porta
Marenco, ed il Tombone di Viarenna, a ridosso delle mura cittadine di Porta Ticinese, a
comodo delle barche procedenti dal Navilio grande e dal Ticino. L’appalto per la
costruzione della darsena ed il raccordo tra i navigli Grande e Pavese è assegnato
all’Impresa di Giacomo Medici.
Durante la dominazione spagnola “…la Darsena di Porta Ticinese era sottoposta ad un
capitano speciale, che alla sua volta dipendeva dal magistrato camerale e doveva
vigilare anche sui fiumi regi, con competenza giudiziale nelle cause dei barcaiuoli e dei
pescatori, i quali poi avevano diritto di appello presso il magistrato stesso. A quest’
ultimo spettava anche la sorveglianza dell’erogazione delle acque per l’irrigazione, oltre
alle concessioni in appalto dei dazi di navigazione sui vari navigli” 29.
(G.C. ZIMOLO, Canali e navigazione...., cit., vol. XIV, P. IX, p. 837)
Nel 1819, i lavori per la realizzazione della strada di circonvallazione tra Porta Ticinese
e Porta Vercellina, impongono delle modifiche sostanziali al primo progetto Giussani,
rendendo necessaria l’ampliazione della darsena ormai già realizzata, “in quantocchè
la fabbrica del nuovo Ponte lungo la strada di circonvallazione venne a restringere
alquanto la originaria ampiezza della Darsena attuale”.
In questa occasione vengono tra l’altro demoliti alcuni caseggiati, compresa la casa del
custode del naviglio grande, il funzionario destinato alla sorveglianza dell’ultimo tronco
29
Lo Zimolo parla evidentemente di una darsena esistente in prossimità di Porta Ticinese già nel XVI-XVII
secolo. E’ possibile che effettivamente lì esistesse una conca più antica, realizzata in occasione della
costruzione dei bastioni, che venne poi trasformata ed ampliata solo a partire dal 1810 (si veda quanto
riportato a proposito dell’anno 1547). D’altra parte il Cherubini sostiene che il nome di Darsena è noto a
partire dallo “scavo della Darsena di P.ta Ticinese fattosi dal Governo Italiano nel 1810 a ritiro delle barche
procedenti dal Naviglio”. (F. CHERUBINI, Vocabolario Milanese-Italiano, vol. II, p. 12).
201
del naviglio grande e del primo tronco del canale di Pavia, che sarà poi ricostruita nei
pressi della nuova darsena.
Tra i punti elencati dal capitolato assegnato per le opere di ampliazione della darsena,
ne è compreso uno riguardante la tombinatura della roggia de’ Lavandaj.
Ancora nel 1848, in diversi documenti, si fa riferimento agli articoli contenuti nel
Trattato di Worms del 4 ottobre 1751 “che principalmente regolano la navigazione del
Lago Maggiore e del Ticino”.
Nel 1819 viene portata a termine la costruzione del Naviglio di Pavia, la cui
realizzazione, cominciata alla fine del ‘500 sotto la dominazione spagnola, era stata
successivamente interrotta.
Intorno alla fine dell’800 ha inizio un processo di progressiva svalutazione del sistema
di navigazione interna, soprattutto a causa del rapido sviluppo dei trasporti su strada.
“Il Naviglio Grande ha potuto sopravvivere unicamente come via di collegamento fra il
centro urbano milanese in rapido accrescimento e le ricche cave di ghiaia e sabbia
aperte in prossimità del Ticino”.
(G. DE MARCHI, Idraulica, cit., vol. XVI, P. XIV, p. 854)
202
DOCUMENTI
Doc. 4.1 (All. 17)
1804, 10 luglio
Istrumento di appalto accordato a Pietro Nosetti per la manutenzione novennale (1°
gennaio 1805 - 31 dicembre 1813) dei Canali Nazionali, navigli, fiume Muzza, ecc.
[Notaio Pietro Lonati fu Carlo (1763-1821)].
“Capitoli per l’appalto delle acque ed opere sulli Canali de Naviglj, ed altri Nazionali per
la locazione che comincerà il primo Gennaio 1805, e terminerà col 31 dicembre 1813.
I.
L’appaltatore avrà l’obbligo della manutenzione dei tre Naviglj
Grande, di Bereguardo, e Martesana, compresa la Fossa interna
della Città, come pure della Muzza, e Naviglio nuovo di Paderno
colle opere a quello inservienti a norma di quanto verrà descritto sulle
Consegne da darsegli dagli Ingegneri Nazionali.
II.
Sarà quindi obbligato ogni anno a fare le spazzature dei canali dei
Naviglj, e della Muzza in forma lodevole, e se così piacerà alla Nazione
di addossarsi anche l’obbligo di mantenere spurgata la Fossa interna
della Città…
III.
Sarà tenuto di mantenere in buona forma tutti gli Edificj esistenti tanto
nei Naviglj e Fossa interna, quanto nella Muzza, li quali sono a carico
Nazionale…
IV.
Sarà obbligato di mantenere come sopra il Ponte di Melegnano sul
Fiume Lambro…e così pure gl’incomberà di mantenere le opere nel
Fiume Ticino presso Pavia.
V.
Dovrà inoltre mantenere le seguenti opere: … tutti li scaricatori sul
Naviglio Grande; le opere di Ticino presso Bernate, ed annessi; la nuova
Casa di Tinella sul Naviglio Grande.
VI.
Oltre
l’annuale
manutenzione
delle
succennate
opere
dovrà
l’appaltatore, durante la presente locazione costruire ogni anno ne’
luoghi precisamente, ed unicamente che gli saranno superiormente
prescritti…per il Naviglio Grande muro di cotto, ed assi in altezza di
braccia 5 per braccia 200 di fuga… (e provvedere alla loro
manutenzione).
203
VII.
Dovrà altresì mantenere tutti gli edificj, ed armature esistenti nel Fiume
Ticino, quanto sia dal sito cosi detto dell’oggetto fino all’imboccatura del
Naviglio Grande, compreso il grande Travacatore detto il Bragadano, e
sarà pure obbligato di fare tutte quelle opere, che possano di tempo in
tempo abbisognare per mantenere l’attuale corpo d’acqua tanto del
Naviglio Grande, che di quello di Bereguardo. Lo stesso obbligo
gl’incomberà riguardo a tutte le opere esistenti nel fiume Adda, che
servono alla derivazione e conservazione del Naviglio di Martesana non
meno che alla difesa degli argini dello stesso Naviglio, quanto sia dal
Chiusone ossia sperone di Trezzo fino a Gropello, e sarà pure obbligato
fare tutte quelle opere, che possano abbisognare alla diffesa dei detti
argini, e per mantenere il consueto corpo d’acqua sì nel Naviglio di
Martesana, che della Muzza.
VIII.
[manutenzione lungo il Muzza]
IX.
[manutenzione lungo l’Adda]
X.
[manutenzione lungo il Muzza]
XI.
Spetterà all’appaltatore il risarcire ogni rottura, che accadesse alle
ripe de’ Naviglj per fatto de’ Barcaruoli, e Possessori de’ Fondi
adjacenti, ed all’evenienza di questi casi non avrà altro diritto che
di conseguire dalla Nazione quella reintegrazione o multa, che la
medesima avrà ottenuta dalli detti Barcaruoli, o Possessori; ben
inteso che l’appaltatore in si fatte emergenze prima di metter mano alla
riparazione dovrà farne rilevare lo stato col mezzo del rispettivo Console
locale, e di un testimonio…
XII.
Accadendo che da alcuno venissero espurgate le acque Nazionali con
qualsivoglia
novità
(derubamento
d’acqua),
dovrà
l’appaltatore
chiamare il console locale ed un testimonio…, ed alla loro presenza farà
risultare la novità fatta. Se questa sarà manifesta colla regola quae de
facto fiunt, de facto tolluntur, potrà, e dovrà rimettere le cose in
pristinum…Quando poi la novità non fosse manifesta e se ne dubitasse,
l’appaltatore dovrà senz’altro parteciparla al Ministro dell’Interno per le
successive determinazioni…
XIII.
Il taglio dell’Erba nelli Naviglj Grande, e di Martesana sarà a peso
dell’appaltatore, e si farà nei tempi soliti, ed anche più volte secondo gli
verrà ordinato…Si dichiara però, che per il Naviglio Grande si eseguirà il
204
taglio dell’Erba quanto sia dalla Brusata fino al Naviglio di cusago, e
dalla Filata fino al dazio della Cattena, giacché fra li due termini incombe
di consuetudine alli Molinari.
XIV.
Avrà inoltre il peso della manutenzione delle Case della Nazione e delli
rispettivi mobili inservienti alle medesime, di cui gli verrà fatta la
consegna al principio della locazione.
XV.
La Nazione si obbliga di far mantenere le Bocche di estrazione sul
Naviglio grande, Martesana, e Muzza con Gatello, o in altra miglior
maniera, o modo, che l’estrazioni non abbiano ad oltrepassare le
rispettive loro competenze; All’opposto dovrà l’appaltatore mantenere
alle singole Bocche le loro competenze d’acqua, acciochè non vengano
proposti dagli Estraenti riclami contro la Nazione, salvo il caso di
straordinaria siccità…
XVI.
All’occasione della riconsegna da farsi per l’ora scadente appalto si
faranno le consegne di tutti gli Edificj, ed opere da mantenersi
dall’appaltatore…rilevandone
il
rispettivo
loro
stato
attuale
coll’obbligo al medesimo di riconsegnare il tutto alla fine
dell’appalto in modo, e stato piuttosto migliorato, salva però la
naturale vetustà e ciò sotto (riffusione?) in caso di deterioramento
tanto per le opere dategli in manutenzione quanto per le mancanze,
e deterioramento di quelle altre che in forza di questo capitolo si
assume l’appaltatore. Nel caso però, che occorresse il bisogno di
nuove opere, oltre le consegnate all’appaltatore, e quelle, che il
medesimo in via addizionale è obbligato di fare a termini di questi
Capitoli, tali opere dovranno essere abbonate all’appaltatore,
purché consti dalla Relazione degli Ingegneri Nazionali della
necessità, ed aggionta delle medesime, e purché vi sia per queste
la speciale approvazione del Ministro da riportarsi in ciascuno de’
casi senza la quale approvazione non sarà mai abbonabile
all’appaltatore qualunque opera o miglioria. La valutazione delle
suddette opere sarà a giudizio degli Ingegneri Nazionali, li quali
nella stima avranno riguardo al vantaggio, che ne potrebbe
derivare all’appaltatore dall’esecuzione delle opere stesse… Sarà
permesso all’appaltatore d’acquistare, e far tagliare su qualunque
de’ ripartimenti, in cui esistono le opere da ripararsi, quella
205
quantità di Piante abbisognevoli tanto per le riparazioni, quanto per
le scorte da tenersine’ Magazzeni dell’appalto.
XVII.
[Le spese per la consegna, comprese le diete degli operai, sono a carico
dell’appaltatore]
XVIII.
[Obbligo al rilevamento, all’inventario e alla stima di tutta la
strumentazione utilizzata per la consegna].
XIX.
[Sono a carico dell’appaltatore le spese per le visite annuali ordinarie e
straordinarie
fatte
dagli
Ingegneri
Nazionali,
accompagnati
dal
Consigliere Delegato, e dai campari di Paullo e Cassano]
XX.
[L’appaltatore non può levare l’acqua senza il parere favorevole della
Nazione. In caso di piena o di rottura di murature o altro può farlo
relazionando però al Ministro].
XXI.
[L’appaltatore ha l’obbligo di corrispondere ai Campari dei Navigli e
Muzza un compenso per la loro assistenza ai lavori] “…ben inteso però,
che non potranno arrogarsi, e pretendere li materiali vecchi, che si
ritroveranno nelli Naviglj, e Muzza, li quali cederanno a favore
dell’Appaltatore”.
XXII.
[L’appaltatore ha l’obbligo di corrispondere come elemosina delle Messe
lire 100 che servono per pagare gli utenti del Naviglio di Bereguardo che
tagliano l’erba nel canale, e lire 16 che si pagano per un livello sulla
casa sul Lambro abitata dal camparo].
XXIII.
[Sia l’appaltatore sia i campari hanno l’obbligo di rendere conto al
Ministro sulla vigilanza “…all’esecuzione degli ordini pubblicati nei
precedenti Editti contro li Barcaruoli, e Possessori de’ Beni adjacenti alle
acque Nazionali, che danneggiassero le ripe de’ Naviglj, gli argini, e le
sponde del Fiume Muzza, gli edificj, e le opere appaltate”.
XXIV.
[L’Appaltatore non ha l’obbligo di corrispondere la spesa del presente
atto notarile ma solo quella per la scrittura].
XXV.
“L’Appaltatore pagherà tutti li dazj, […], ed alienati, eccettuato il
dazio della Cattena per il solo trasporto delle materie provenienti dallo
spurgo degli stessi Naviglj”.
XXVI.
“Dovrà il Ministro col mezzo de’ rispettivi Giusdicenti l’opportuna
assistenza, quando porterà il bisogno per obbligare i Barcaruoli al
servizio de’ lavori incombenti allo stesso Appaltatore mediante il
206
conveniente pagamento da determinarsi da Persona, che sarà a tale
oggetto delegata dal medesimo Ministro”.
XXVII.
“Avrà altresì l’appaltatore la facoltà di poter pigliare legnami, ceppi,
morogne,
e
qualsivoglia
altra
sorta
di
materiali,
che
abbisognassero per le dette opere, mediante il dovuto pagamento
del giusto valore da liquidarsi fra le parti, ed in caso di discordia col
mezzo della perizia giudiziale, avvertendosi, che per l’occorrente
giudizio l’appaltatore sarà assistito dal Fisco. Detta facoltà però dovrà
intendersi ristretta al caso di urgente indispensabile necessità d’un
pronto riparo, e mediante preventiva partecipazione al Padrone, o
Possessore de’ materiali, e generi suddetti. Quanto poi alle provviste
occorrenti sullo Stato Sardo si osserverà il disposto dai pubblici Trattati”.
XXVIII.
[Nel caso in cui l’appaltatore fosse citato in giudizio, egli verrà assistito
dal Procuratore Nazionale].
XXIX.
[Modalità inerenti al pagamento].
XXX.
[…].
XXXI.
[…].
XXXII.
[…].
XXXIII.
[…].
XXXIV.
[…].
XXXV.
[…].
XXXVI.
[…].
XXXVII.
[…].
XXXVIII.
[…].
XXXIX.
Incomberà all’Appaltatore anche la manutenzione delle ripe disarmate
dei Naviglj, e della Muzza a sostegno eziandio delle strade, sempreché
a ciò bastino le ordinarie [topate?], e scarpe di sassi. Ma se
occorreranno, e saranno superiormente ordinate opere solide,
come sono muri, morognate, e palificate, si farà all’Appaltatore
dalla Nazione il conveniente abbonamento.
XL.
Non sarà assolutamente lecito all’Appaltatore di fare a suo arbitrio
alcuna nuova opera all’effetto d’averne abbonamento, o compenso,
giacché, eccettuate quelle, che gli verranno specialmente incaricate dal
Ministero, di tutte le altre non autorizzate non dovrà aversi alcun
riguardo a di lui favore anche nel futuro Bilancio.
207
XLI.
Si dichiara inoltre, che l’Appaltatore sarà tenuto prestarsi a tutte quelle
opere, che gli venissero comandate dal Ministro a carico de’ privati
Utenti, od altri obbligati contumaci agli ordini dello stesso Ministro, alla
riserva però d’essere reintegrato delle occorrenti spese a forma degli
avvisi Governativi, e Regolamenti in tale materia.
XLII.
Quantunque nel presente appalto la Nazione non abbia interessenza,
ciò nonostante sarà obbligato l’appaltatore di tenere un regolare
libro, e registro di tutte le spese occorrenti, e di presentarne in buona
fede li correlativi Bilancj.
XLIII.
L’appalto durerà un Novennio continuo, che comincerà come sopra.
XLIV.
[…]
(ASMi, Notarile, cart. 46817)
Doc. 4.2
1808, 2 luglio
Il Sig. Giacomo Medici al Sig. Consigliere di Stato Consultore e Direttore Generale
delle Acque e Strade.
Domanda di poter essere esonerato dal pagamento del Dazio della Catena sui
materiali di spurgo, come da capitolo n° 25 del contratto di appalto firmato Fé e
Nosetti.
(ASMi, Genio Civile, cart. 578)
Doc. 4.3
1809, 17 gennaio
Relazione dell’Ing. capo F. Giussani:
“... per convincerci della necessità (di costruire la darsena n.d.s.) basta dare
un’occhiata alla quantità di barche vote che si vedono longo le rive e da una parte, e
dall’altra del Canale dal Ponte Scudelino fino alla catena della Ricettoria, che formano
un continuato incaglio alle barche cariche ch’intrar devono nella città ...”
(ASMi, Acque p.m., cart. 392)
208
Doc. 4.4
1809, 8 febbraio
Venne presentato il progetto di costruzione della nuova darsena, “…che venne poi
costruita lungo il Naviglio Grande” [Progetto, perizia e capitolato].
(ASMi, Genio Civile, cart. 578)
Doc. 4.5 (All. 18)
1809, 6 luglio
“Descrizione di tutte le Bocche che derivano acqua dalli Navilj Grande, e di
Bereguardo, e dal Navilio Martesana, e Fossa Interna di Milano colla denominazione
delle medesime, rispettiva quantità di ciascuna, nomi de’ Proprietarj, ed uso delle
acque, colle opportune osservazioni per ciascuna Bocca, non che sulli Canali suddetti”
(Archivio Storico Regione Lombardia)
Doc. 4.6
1810, 30 gennaio
L’appaltatore Carlo Ceruti si impegna a costruire opere di innalzamento dei muri tra
Gaggiano e S. Cristoforo. Dalla descrizione delle opere fatta dall’Ing. Giussani si
apprende che fu realizzato un “…alzamento delle spallature dei muri, costruzione di
nuovi muri in ripe disarmate, costruzione di argini tra il Naviglio e la Strada Postale,
alzamento della strada medesima in diversi luoghi non che dell’alzaia e di qualche
tronco di strada comunale, impiantando 1570 passoni di rovere”.
(ASMi, Genio Civile, cart. 578)
Doc. 4.7
1810, 18 agosto
Rapporto del Consigliere di Stato Direttore Generale delle Acque e Strade e dei Porti
marittimi a S.A.I., e successiva di lui approvazione sul progetto di aprire una darsena ...
“A S.E. il Sig. Conte e Ministro dell’Interno ...
209
Le barche ... non ritrovano un luogo opportuno per situarsi, e distribuirsi con sicurezza
e comodo.
Quest’opera ... diviene in qualche modo necessaria per la comunicazione tra il Naviglio
grande, ed il nuovo Canale di Milano a Pavia ...
avvegnacchè nel luogo detto Ponte del Trofeo, che si combina essere appunto la
situazione prescelta per la costruzione della Darsena, sarà indispensabile di formare
un seno, ossia risvolto nel quale possano le barche essere contenute in tutta la loro
lunghezza e passare da un Naviglio all’altro ...
... mi è riuscito di ottenere una conveniente proposizione dagli attuali appaltatori della
manutenzione dei Canali Navigabili dell’ex Lombardia.
Questi Impresarj si offrono alla costruzione, e successiva manutenzione della Darsena
secondo il progetto Giussani ...”
(ASMi, Acque p.m., cart. 392)
Doc. 4.8 (All. 19)
1814, 12 febbraio
Istruzioni fornite agli ingegneri sui rilievi e sulle descrizioni delle opere esistenti prima
dell’appalto per la manutenzione.
“Istruzioni per la Consegna dei Navigli nazionali, Muzza e Silleri”.
I.
…
II.
Un’esatta descrizione delle opere, e del loro stato con tutte le
misure delle dimensioni delle medesime formerà la sostanza delle
consegne.
III.
… Ella deve estendersi a tutte le opere attuali qualunque sia lo stato
loro, e la loro estensione.
IV.
[Nella consegna si distingue] lo stato delle opere colle qualità di buono,
mediocre, gramo e gramo inservibile da rifarsi.
V.
In questa consegna si rileveranno con esattezza tutti i guasti, che
esigono riparazioni, e questi dovranno essere determinati con
esatta descrizione, e con misure precise.
VI.
…
210
VII.
Per riconoscere l’epoca in cui i guasti possono essere succeduti, oltre la
cognizione dell’Ingegnere serviranno le informazioni dei Custodi dei
Navigli…
VIII.
Si rileverà lo stato anche delle opere che stanno a peso de’ privati
per le quali se ne farà una descrizione a parte.
IX.
Le misure si prenderanno a braccio di Milano lasciando a ciascuna
misura l’opportuno spazio per apporvi la corrispondenza in misura di
metro.
X.
Le riparazioni occorrenti dovranno essere stimate, ma le perizie si
faranno sulla misura metrica. Queste perizie si redigeranno in seguito
sotto la direzione degli ingegneri in Capo, e dell’Ispettore delegato.
Intanto però gli Ingegneri destinati ai rilievi assumeranno sul luogo gli
elementi ai quali si possano appoggiare le perizie medesime.
XI.
Gli Ingegneri destinati dipenderanno dai rispettivi Ingegneri in Capo, ed
agiranno sotto l’immediata loro direzione.
XII.
Le opere sulle quali deve cadere la consegna sono sommariamente
indicate nei Capitolati d’appalto…
(ASMi, Genio Civile, cart. 657)
Doc. 4.9 (All. 20)
1814, maggio
Disegni.
Piante e sezioni di argini in muratura di mattoni e morognata in relazione al Progetto di
riparo alla corrosione della ripa destra del Redefosso in contiguità della Tomba
Beccaria.
(ASMi, Genio Civile, cart. 1735)
Doc. 4.10
1814, 23 luglio
Bilancio di riconsegna delle opere sui Navigli Nazionali.
Gli Ingegneri incaricati alla compilazione del Bilancio chiedono se l’importo delle
riparazioni occorrenti alla porzione dei muri rialzati lungo i Navigli Grande e di
211
Bereguardo, per l’introduzione di maggior quantitativo d’acqua nel Naviglio di
Pavia, debba essere corrisposto all’appaltatore Medici.
(ASMi, Genio Civile, cart. 578)
Doc. 4.11 (All. 21)
1814, 21 settembre
Disegni.
Piante e sezioni relative ad una rottura dell’argine del Naviglio Grande a Rubone e alle
opere necessarie alla sua riparazione.
(ASMi, Genio Civile, cart. 578)
Doc. 4.12 (All. 22)
1815, 3 agosto
Domanda del sig. Emanuele Bonzanini di poter alzare un piccolo muro di cinta sul
muro attuale che divide la Darsena fuori Porta Ticinese dal proprio fondo.
Disegno.
Tipo dimostrativo della darsena del Naviglio Grande presso la Porta Ticinese e del
muro A-B in fregio alla stessa sul quale il Sig.r Bonzanini intende d’innalzare uno
steccato, (1815. 17 agosto). [Situazione planimetrica antecedente ai lavori di
ampliamento della darsena].
Sezione della muratura della darsena.
(ASMi, Genio Civile, cart. 612)
Doc. 4.13 (All. 23)
1815-1816
Istanza del Sig. Cesarino Antonio e Conte Bolognini Idelfonso perché venga riparato
un tronco di strada anzana dal Ponte della Cajella alla Roggia Majna danneggiata per
mancanza di palafitte alla spalla del Naviglio di Bereguardo.
Disegno.
Planimetria di un tratto del Naviglio di Bereguardo lungo le proprietà Bolognini e
dell’Ospedale Maggiore di Milano.
212
In alcuni punti sono indicati tratti di palificate e in altri tratti di muratura.
(ASMi, Genio Civile, cart. 612)
Doc. 4.14 (All. 24)
1816, 24-27 marzo
“Processo verbale della visita eseguita nei giorni 24, 25, 26 e 27 marzo 1816 dal
sottoscritto Ispettore Generale in contesto all’Appaltatore Sig.r Giuseppe Ramelli alle
opere eseguite nella prossima passata asciutta dal medesimo Appaltatore lungo i
Navigli Grande e di Bereguardo ed opere in Ticino.
I.
Le opere eseguite … sono quelle che si sono trovate necessarie in
quest’anno per la manutenzione dei detti Navigli, e che non potevano
eseguirsi se non nel tempo della asciutta, come appare chiaramente
dalla qualità delle medesime.
II.
I materiali impiegati sono tutti di buona qualità … e si sono posti in
opera a regola d’arte.
III.
Superiormente al Ponte di Robecco alla sponda sinistra del Naviglio
Grande nella Camperia di Boffalora si è fatto un nuovo tratto di muro
d’inspallatura [lungo m 78, alto m 1,80 e dello spessore di m. 0,75] con
15 speroni alti metri 1, lunghi metri 0,90 e larghi metri 0,60.
IV.
…
V.
Camperia s. Cristoforo e Corsico
Reboccature ai muri a destra e sinistra quad. sup. N° 8119
Muratura nuova (tra il Ponte della madonna e S. Cristoforo)
q. cubi
4¼
al di sopra del ponte di Corsico
31 ½
a Robarello, e alla Casa Bianca
290 ½
al Sostegno del fiume Olona
25
alla Traversera
31 ½
alla Ciresa
20
In tutto q. cubi
N° 402 ¾
Oltre braccia lineari 23 di coltellato da S. Cristoforo a Corsico.
Marognate
alla Traversera
q.38
213
alla Ciresa
6
In tutto
N° 44
Palafitta di rovere lunga braccia 32 alta 1 ½ nella strada Anzana.
[Passoni e colonne di vario diametro, cappelli di rovere, briglia e porte per gli
scaricatori]
(ASMi, Genio Civile, cart. 657)
Doc. 4.15 (All. 25)
1818, 9 aprile
Disegno.
Sezione del Naviglio di Pavia nel luogo di rottura della Tomba per il Colatore diretto dal
Campo Chiodo alla Roggia Carlesca.
(ASMi, Genio Civile, cart. 1708)
Doc. 4.16
1820, 13 novembre
L’Imperiale Regia Direzione Generale delle Pubbliche Costruzioni propone che:
“nella costruzione dei muri di sponda all’ingiro della Darsena fuori di Porta Ticinese
abbiasi a preferire il partito di costruire in cotto col coronamento superiore in
ceppo.
Nella descrizione delle opere per l’ampliazione della Darsena fuori di Porta Ticinese si
è all’ora (?) convenuto che i muri di sponda all’ingiro della medesima debbansi nella
parte fuori terra costruire intieramente in cotto, e con mattoni tutti nuovi, oppure in
cotto con un coronamento superiore di ceppo impiegandovi dei mattoni per metà
nuovi, e per metà vecchi.
Il Sig. Ispettore generale Parea col rapporto che vi si rassegna opina che per la
costruzione dei detti muri sarebbe da preferirsi il secondo dei succennati metodi per i
motivi espressi nello stesso rapporto [decoro ed economicità dell’operazione n.d.s.].
214
Convenendo pienamente la Direzione gen.le nel parere del prefacto Sig. Ispettore
prega l’Imp.le R. Governo a voler farle conoscere le superiori sue determinazioni in
proposito al più presto possibile, attesoche l’Appaltatore deve esserne avvertito entro
un mese della data della consegna del lavoro, la quale ebbe luogo nel giorno 4
corrente ottobre.”
(ASMi, Acque p.m., cart. 392)
Doc. 4.17
1820, 17 novembre
Protocollo della sessione del giorno 17 novembre 1820.
“Relatore Sig. Conte Renati
La Direzione g.le delle pubbliche costruzioni rappresenta la convenienza che i muri di
sponda all’ingiro della Darsena fuori di Porta Ticinese sia preferito il metodo della
costruzione in cotto con un coronamento superiore di ceppo impiegando dei mattoni
per metà nuovi, e per metà vecchi, addomandando sollecite determinazioni in
proposito stante la già eseguita consegna dell’opera all’appaltatore.
Lì 23 novembre 1820
Riferita e conchiusa col voto.
Due metodi furono alternativamente prescritti all’appaltatore della Darsena fuori di
Porta Ticinese di costruire cioè i muri di sponda all’ingiro della medesima nella parte
fuori terra o intieramente in cotto, e con mattoni tutti nuovi, oppure in cotto con un
coronamento superiore di ceppo, e con mattoni metà nuovi e metà vecchj. Ora la
Direzione Generale propone come più opportuno, e decoroso quest’ultimo
metodo, e perché anche gli altri muri contigui sono forniti di coronamento di
chieppo, e perché con esso si aggiunge solidità e bellezza al lavoro. Per queste
considerazioni anche il Relatore conviene nella proposizione della Direzione Generale,
massime che non si arreca con ciò maggior dispendio al Regio Erario, essendo
obbligato l’appaltatore ad eseguire l’opera secondo quel metodo che sarà più aggradito
alla stazione appaltarla senza pretesa di compenso.”
(ASMi, Acque p.m., cart. 392)
215
Doc. 4.18
1821, 14 aprile
Perizia dell’importo di n. 20 colonnette di granito e n. 12 anelloni di ferro da porsi in giro
alla sponda della nuova Darsena a Porta Ticinese: “Colonnette di granito lunghe metri
1,20, grosse metri 0,20 con orlo in giro alla sommità.
Muratura delle dette colonnette in giro a tre lati essendovi da una parte il muro della
sponda da farsi con mattoni nuovi albasi in profondità di metri 0,60 e grossezza metri
0,26 in giro.
Anelli di ferro con grappo, di peso in tutto libbre metriche tre da impiombarsi nel
rivestimento di pietra delle mura della città.”
(ASMi, Acque p.m., cart. 392)
Doc. 4.19
1822, 9 febbraio
Sull’alzamento di alcune tratte di spallatura alla finitura del Naviglio Grande, è previsto
il:
“rialzo di alcuni tratti di armatura alla sponda sinistra del Naviglio Grande da Corsico a
S. Cristoforo ...”
(ASMi, Acque p.m., cart. 399)
Doc. 4.20
1823-1832
Ampia documentazione delle opere di manutenzione dei Navigli Grande e di
Bereguardo condotto durante l’appalto del Sig. Lorenzo Obicini.
(ASMi, Genio Civile, cart. 632)
Doc. 4.21
1823, 28 febbraio
A proposito della presenza di acque stagnanti in darsena in corrispondenza dello
sbocco in essa dell’Olona, l’ispettore generale Parea propone un progetto che:
216
“... consiste nel colmare una parte dello spazio compreso fra il bastione e lo sbocco del
fiume Olona e nella costruzione di un muro di cotto in calce onde far fronte al
riempimento il quale debbe eseguirsi colla materia di spurgo della Darsena e colla
materia proveniente dall’escavazione da farsi nel luogo in cui debbono gettarsi le
fondamenta del muro alle quali debba procedere una palificazione di passoni.”
(Nel documento è citato un disegno in allegato non presente però nel fascicolo]
(ASMi, Acque p.m., cart. 392)
Doc. 4.22
1824
Costruzione di:
“… un tratto di muro in ciottoli alla sponda sinistra del Naviglio Grande nel luogo del
demolito Ruotone della Peralza. Fondamento lungo m 33,60, alto m 1,20, grosso m
1,30; muro sopra terra lungo m 33,60, alto m 2,80, grosso m 1”.
“… un tratto di muro appiedi della scarpa della strada postale che si congiunge colla
spalla sinistra della sboccatura dello scaricatore di San Cristoforo”.
“… speroni costrutti per rinforzo alla tratta di muro di ciottoli lunga m 109 per la sponda
del Naviglio di fronte a Rubone”.
(ASMi, Genio Civile, cart. 632)
Doc. 4.23
1824, 9 aprile
Protocollo della sessione del giorno 9 aprile 1824.
“Relatore Sig. Conte Renati
La Direzione g.le delle pubbliche costruzioni propone l’impianto di n. 38 colonnette di
rovere30 a sicurezza del muro di nuova costruzione alla Darsena di Porta Ticinese ...
onde garantire il muro di cui è cenno dagli urti delle barche, e dalla spinta de’
barcajuoli.”
(ASMi, Acque p.m., cart. 392)
30
Si trattava di 38 colonne di rovere grosse m. 0,25 e lunghe m. 3.
217
Doc. 4.24
1822 - 1825
Dalla lettura delle carte contenute nel fascicolo “scarsità d’acqua nel Naviglio Grande
per cui non basta ad alimentare quello di Pavia né alla vuotazione degli Edificj”, relativo
sia ai disagi causati alla navigazione ed agli utenti dal livello più basso delle acque del
canale che alla serie di disposizioni contemplate per risolvere in tempi brevi la
questione, emergono alcune interessanti considerazioni riguardanti la natura delle
sponde dell’ultimo tratto del canale.
Il funzionario incaricato, ispettore generale di acque e strade Parea, dopo aver
consultato l’ingegnere capo Giussani, il 21 agosto di quest’anno, lamenta il fatto che il
fondo del Naviglio Grande non è stato “ben purgato dalle erbe palustri” e che prima
della gattellazione31 del 1821 “il fondo del Naviglio era bene espurgato senza depositi
di materie ...”.
Parea denuncia inoltre che: “un altro ostacolo che si presenta al libero corso delle
acque del Naviglio Grande consiste nell’angustia della sezione nell’ultimo tratto
dalla Cà Bianca prima di S. Cristoforo a Milano, ostacolo che risulta estremamente
dannoso al canale imbarazzato dalle erbe e dai depositi conseguenti ...”.
Si ritiene inoltre sconveniente la continua presenza di ingombranti barconi che,
ormeggiati su entrambi i lati del Naviglio soprattutto nell’ultimo tratto, costretti a lunghe
soste per lo scarico di vino e altri oggetti, angustiano la sezione del canale e
impediscono il regolare corso delle acque.
Tra le soluzioni proposte dal funzionario è compresa quella che prevede l’allargamento
dell’ultimo tratto del canale ma, valutati i costi ed i tempi per la realizzazione
dell’operazione, questa soluzione viene subito abbandonata.
Il 13 aprile 1825, l’ing.re di 2? classe Fumagalli, invia all’attenzione dell’Imperial Regia
Direzione Generale delle pubbliche costruzioni, una breve relazione di carattere
tecnico che illustra il metodo che si intenderebbe adottare per ovviare al problema della
scarsità d’acqua nel Naviglio Grande:
“Sull’angustia della sezione del Naviglio Grande nell’ultimo suo tronco da S. Cristoforo
fino a Porta Ticinese, e nella proposizione di ampliarla per modo che in ogni tempo sia
sufficiente a portare tutto il corpo d’acqua assegnato al Naviglio di Pavia, io ho già
espresso il mio sentimento in un rapporto del 22 maggio 1822 diretto al Sig. Ingegnere
in Capo Giussani.
31
Gattellare = Livellare esatto il battente alle bocche d’estrazione d’acqua dei canali.
218
Convenendo nella proposizione di massima io dinotai che si dovrebbe abbassare il
fondo del canale incominciando da zero S. Cristoforo, e discendendo a livelletta fino
all’incile del Naviglio di Pavia, la di cui soglia dovrebbe essere abbassata metri 0,20
sotto il livello presentaneo. Lo scavo però dovrebbe essere fatto nella sola larghezza di
nove metri nel mezzo; la restante larghezza del canale resterebbe occupata da due
scarpe laterali che sono indispensabili per la sussistenza de’ muri di sponda
scarseggianti di fondamento ...”.
Per risolvere la questione della presenza dei barconi stazionanti nell’ultimo tratto del
Naviglio Grande, Fumagalli propone di: “rendere accessibile ai carri il lato della
Darsena dalla nuova casa del custode fino alla Casa Beretta, al qual fine basterà di
alzarne di circa un metro la sponda e di abbassare la strada di circonvallazione, in
modo da mettere l’una a livello dell’altra.”.
Negli anni precedenti, 1812 e seguenti, si era cercato di ovviare al problema della
scarsità d’acqua immettendone nel Naviglio, proveniente dal Ticino, una maggior
quantità. Ciò aveva determinato la necessità di rialzare i muri e le sponde lungo diversi
tratti del canale, causando allo stesso tempo diversi danni a numerosi utenti,
allagamenti continui o impossibilità di smaltimento delle acque dei pluviali, e
accentuando notevolmente il problema delle corrosioni del fondo.
(A.S.Mi, Genio civile, cart. 533)
Doc. 4.25
1824, 3 dicembre
La richiesta di perizia in seguito all’ennesimo ritrovamento di un cadavere nelle acque
del Naviglio Grande, nei pressi della Paladella di Abbiategrasso, pone l’accento
sull’annosa questione della sicurezza delle sponde; è infatti di questi anni il progetto di
difendere con barricate le sponde del Naviglio Grande e del Naviglio Martesana:
“... se la frequenza degli accidenti da essa denunciati possa per avventura derivare
dalla circostanza che i Navigli fossero in alcune località pericolose, senza ripari alle
sponde, e si inviti a riferire su di ciò col proprio parere ...”
(ASMi, Acque p.m., cart. 398)
219
Doc. 4.26
1825, 10 febbraio
Da una perizia redatta dall’ing.re di 2? Classe Fumagalli, riguardante i lavori di ristauro
alla Paladella al Naviglio Grande, e inviata all’attenzione dell’Imp.e R.a Direzione
Gen.le delle Pubbliche Costruzioni, si ottengono preziose informazioni riguardanti la
tecnica costruttiva di quel tratto di sponda:
“... Ella già conosce che le acque di questa Roggia per l’angustia del suo cavo hanno
in più luoghi corroso il terreno verso il Naviglio a segno da lasciare quasi del tutto
scoperto il muro che gli fa da sponda, con danno alla solidità e con pericolo di
caduta ...”
Si propone pertanto: “… esecuzione di una viminata costrutta alla sponda sinistra della
Roggia Corio Aliprandi che scorre in vicinanza della sponda destra del Naviglio Grande
tra la Casinetta, ed Abbiategrasso. L’esecuzione di quest’opera si rese necessaria per
prevenire il guasto, ed il pericolo di caduta del muro del Naviglio minacciato dalla
corrosione delle acque della Roggia che aveva trasportato tutto il terrapieno
intermedio, e messo allo scoperto il muro medesimo ...
... Ora è incontrastabile che la caduta del terrapieno serviente di rinforzo al muro
del Naviglio è la conseguenza della corrosione delle acque che ivi trovansi ristrette in
un cavo più angusto dell’ordinario.
Veggonsi inoltre in questa situazione stessa alcune vestigia di palafitta altre volta
costrutta dall’utente della Roggia per sostegno della sponda soggetta alla
corrosione ...”
(ASMi, Acque p.m., cart. 398)
Doc. 4.27
1825, febbraio
Opere di restauro della Paladella, sul Naviglio Grande.
(ASMi, Genio Civile, cart. 632)
Doc. 4.28
1825, 26 febbraio
Varie opere di manutenzione richieste dall’Ing. Fumagalli.
220
L’Ispettore dei Canali Navigabili Ingegner Fumagalli all’Imperiale Regia Direzione
Generale delle Pubbliche Costruzioni.
“… al principio dell’abitato di Corsico una tratta di muro nuovo in ripa
disarmata…all’oggetto di sostenere la banchina della Strada Postale”; poco prima
dell’abitato di Barbatola “… il rialzo di una tratta di muro”; “… due briglie di ciottoli,
l’una a Robecco, l’altra a Poscallo”; “… tratta di scarpa selciata, a difesa della sponda
destra prima di Poscallo”.
(ASMi, Genio Civile, cart. 632)
Doc. 4.29
1825, 14 dicembre
A proposito della risoluzione tecnica relativa ai problemi di infiltrazioni sorgenti al piede
della scarpa dei muri spondali, in una perizia relativa al tratto da Bernate a Boffalora, si
stabilisce che: “... come fu praticato in altri consimili casi, fosse ingiunto all’appaltatore
del detto Naviglio di costruire nelle filtrazioni, in cui le sorgenti trovansi scavate nella
scarpa altrettante piccole palafitte, quante occorressero per chiudere le succennate
sorgenti, e ristabilire il corpo di essa scarpa”.
(ASMi, Acque p.m., cart. 399)
Doc. 4.30
1826
Si provvede alla posa in opera di: “venti colonnette di granito all’ingiro della sponda
della Darsena e di dodici anelloni in ferro”.
(ASMi, Acque p.m., cart. 392)
Doc. 4.31
1827
Si provvede alla posa in opera di: “30 anelli di ferro ingiro alla Darsena”.
(ASMi, Acque p.m., cart. 392)
221
Doc. 4.32
1827, 6 febbraio
Varie opere di manutenzione richieste dall’Ing. Fumagalli.
L’Ispettore dei Canali Navigabili Ingegner Fumagalli all’Imperiale Regia Direzione
Generale delle Pubbliche Costruzioni. “… in forma del vigente contratto di
manutenzione dei Navigli Grande e di Bereguardo l’Appaltatore ha l’obbligo di
costruire ogni anno per appendice: 1° - 200 metri cubi di muro di ciottoli in ripa
disarmata; 2° - 60 metri lineari di scarpa selciata di ciottoli alta m 1,80 anch’essa a
difesa di sponde disarmate; 3° - 4 briglie di ciottoli attraversanti il letto del Naviglio
per frenare la corrosione del fondo nelle situazioni in cui il corso dell’acqua è più
veloce”.
“Briglie sul fondo del Naviglio Grande costrutte in selciato di ciottoli con taglione
d’asse di rovere; selciato di ciottoli a scarpa in ripa disarmata con taglione d’asse
rovere alla base”.
Secondo il contratto l’appaltatore aveva l’obbligo di far celebrare una Messa nei giorni
festivi nell’oratorio di proprietà erariale situato presso la Casa della Camera, allo
sperone di Tornavento, affinché i funzionari potessero presenziarvi.
(ASMi, Genio Civile, cart. 632)
Doc. 4.33
1828, marzo
Durante l’asciutta l’Ispettore dei Canali Navigabili Ingegner Fumagalli propose la
costruzione di scarpe selciate, in sostituzione di palificate, su un tratto del Naviglio
Grande, tra il Poscallone e il Poscallo, nel territorio di Abbiategrasso (scarpa in selciato
di ciottoli con taglione al piede della lunghezza di 260 metri e di altezza verticale di
1,60 metri ossia 2,56 metri misurati a seconda dell’inclinazione).
(ASMi, Genio Civile, cart. 632)
222
Doc. 4.34
1828, 10 giugno
Nel fascicolo Sul credito dell’Appaltatore Sig. Obicini Lorenzo per manutenzione dei
Navigli Grande, e di Bereguardo viene riportato interamente il testo dell’articolo 14 del
capitolato d’appalto in cui si definiscono gli interventi di massima previsti dal contratto:
“... la manutenzione consiste in generale nella pronta e regolare manutenzione di tutti i
guasti che per qualsivoglia causa avverranno al fondo, ed alle sponde tanto armate
che disarmate dei canali, alle strade ed arginature che li costeggiano; nello spurgo del
fango e materie, nel taglio delle erbe palustri, e nella costruzione a titolo di appendice
come al successivo art. 25 di armature nuove in muro per metri 200 all’anno ...”
(ASMi, Fondo Acque p.m., cart. 398)
Doc. 4.35
1830, 27 dicembre
Opere di permuta lungo il canale di Bereguardo, sulla sponda destra nel tratto tra la
Conca di Coronate e quella di Basiano.
L’Ispettore dei Canali Navigabili Ingegner Fumagalli all’Imperiale Regia Direzione
Generale delle Pubbliche Costruzioni.
“… Esistono in detta località tre distinti tratti di palafitta separati l’uno dall’altro da ripa
disarmata, ed è questa appunto la sponda che trovasi in cattivo stato. L’appaltatore a
termini del contratto è in obbligo di sostituire alle palafitte altrettanti muri di
ciottoli in calce; la riparazione della sponda disarmata al contrario incomberebbe
all’Erario. Sul riflesso però che la navigazione in questo canale è ridotta a poca cosa io
sono d’avviso che la sponda possa essere bastantemente assicurata con una semplice
scarpa selciata di grossi ciottoli. Sul Naviglio Grande si pratica già da molti anni
questa maniera di armature per la sponda opposta a quella dell’alzaia; e nell’anno
scorso ne feci un esperimento sul Naviglio di Bereguardo, anche dalla parte della
strada per l’alzaia”.
“Scarpa in selciato di grossi ciottoli con taglione di passoni ed asse al piede, in
tutto eguale a quelle che furono praticate sul Naviglio Grande, l’inclinazione delle quali
è di uno e un quarto di base per uno d’altezza” [muro in ciottoli: fondazione: altezza
0,45 cm; spessore 0,70 cm; muro sopra terra: altezza 0,90; spessore alla base 0,65;
spessore alla sommità 0,50]
223
Il Fumagalli aveva precedentemente (29 novembre) fornito il calcolo delle spese per la
costruzione sia del muro, sia della scarpa. L’Imperiale Regia Direzione Generale delle
Pubbliche Costruzioni si espresse favorevolmente, intuendo la possibilità di costruire,
con la stessa spesa, una maggior volumetria muraria.
“… Ritenuto il buon effetto già sperimentato anche lungo il Naviglio Grande della
semplice scarpa selciata di grossi ciottoli, la Direzione Generale trova conveniente
e giudiziosa la succennata proposizione dell’Ispettore”.
(ASMi, Genio Civile, cart. 632)
Doc. 4.36
1831
Sostituzione di palificate con scarpe in selciato a Castelletto, all’imboccatura del
Naviglio Grande. (ASMi, Genio Civile, cart. 632)
Doc. 4.37
1831, 13 settembre
Richiesta fatta dal Sig. Giosuè Biffi per poter costruire un guado ad uso di lavanderia
sulla sponda sinistra del Naviglio Grande presso la Cascina Campagnola in località
San Cristoforo.
Le condizioni poste alla costruzione prevedevano una larghezza massima di 0,75 m e
una lunghezza di 14,40 m; il muro, dello spessore di 0,60 m, doveva essere in mattoni
o in ceppo e confezionato in calce . Davanti ad esso si sarebbero piantati 6 grossi
passoni per difenderlo dagli urti delle barche. Il piano del guado doveva essere di
mearolo o di beola ed essere circondato da un altro muro a sostegno della strada.
Qualora la strada anzana fosse diventata carrozzabile il proprietario avrebbe dovuto
riparare il guado con una barricata costruita secondo precise regole. La manutenzione
di tutta la struttura sarebbe stata a completo carico del proprietario.
(ASMi, Genio Civile, cart. 612)
Doc. 4.38
1832
Sostituzione di palificate con scarpe in selciato presso la Diga de’Gaggi.
224
(ASMi, Genio Civile, cart. 632)
Doc. 4.39
1832, 7 gennaio
Come da contratti d’appalto per la manutenzione del Naviglio Grande e di Bereguardo
si attua una progressiva sostituzione di tutte le palafitte poste lungo le sponde.
L’Ispettore dei Canali Navigabili Ingegner Fumagalli all’Imperiale Regia Direzione
Generale delle Pubbliche Costruzioni.
“… Questa condizione è ormai quasi soddisfatta in ambedue i Canali, e nell’asciutta
prossima di marzo lo sarà compiutamente rispetto al Naviglio Grande”.
(ASMi, Genio Civile, cart. 632)
Doc. 4.40
1832, 19 maggio
A proposito delle opere di consolidamento delle due ali di muro poste ai lati del Ponte
di Ticino, nei pressi di Boffalora, nei Capitoli d’appalto per la manutenzione del Ponte di
Ticino ed opere annesse, a cura degli Ingegneri in capo incaricati della direzione dei
lavori, tra l’altro si legge:
“9. Queste ale non potendo andar soggette ad alcuna sostanziale alterazione, se non
in dipendenza della loro fondazione, al che si provvede col getto di cui in seguito, si
limita l’obbligo della manutenzione a conservare in buona forma la parte vista col
rimettere a luogo le pietre che sortissero dal primo allineamento, e col riempire le
fessure di cemento formato di sabbia, di calce e di scorie di ferro e mattoni pesti”.
(ASMi, Genio Civile, cart. 1)
Doc. 4.41
1837
Fascicolo Costruzioni Pubbliche n. 423, anno 1837, Naviglio Grande, dalla Bocca
Bordona alla Samaritana:
“Progetto d’opere di difesa alle sponde, ed al fondo:
(si dispone) di prolungare di m. 17 il tratto già stabilito del pavimento in selciato di
grossi ciottoli onde colmare un profondo gorgo formatosi dal corso dell’acqua con
225
pericolo dei muri di sponda e di meglio ripartire la rapida pendenza di quel tronco a
vantaggio della navigazione ...”
(ASMi, Acque p.m., cart. 399)
Doc. 4.42
1842
Fascicolo Costruzioni Pubbliche n. 366, anno 1842, Naviglio Grande:
“Alzamenti e sottomurazioni di mura di sponda da eseguirsi nell’asciutta dell’anno
1843, compresa un’armatura in selciato di ciottoli a secco a presidio della sponda
destra poco prima del Ponte di Trezzano”.
(ASMi, Acque p.m., cart. 400)
Doc. 4.43
1842, 8 agosto
Domanda del Sig. Giosuè Biffi di poter rettificare lungo il confine la siepe posta tra la
Cascina Baggina e la Cascina Campagnolo.
Disegno.
Tipo della strada Alzaja del Naviglio Grande presso San Cristoforo nella tratta in cui
esiste la siepe che il Signor Biffi vorrebbe rettilineare, (1841. 4 settembre; Ing. G.
Giacomo Fumagalli); dal rilievo questo tratto di naviglio non presenta né palificata né
muro di sostegno.
(ASMi, Genio Civile, cart. 612)
Doc. 4.44
1843
Fascicolo Costruzioni Pubbliche n. 288, anno 1843, Naviglio Grande:
“Progetto di lavori di armature, rialzi e sottomurazioni”.
(ASMi, Acque p.m., cart. 399)
226
Doc. 4.45
1844, 26 dicembre
Fascicolo n. 45256, Naviglio Grande. Sottomurazioni ai muri di sponda: “...
approvazione la perizia di alcune sottomurazioni da eseguirsi ai muri di sponda del
Naviglio Grande nella prossima ventura asciutta di esso Naviglio (Milano)”.
(ASMi, Acque p.m., cart.398)
Doc. 4.46 (All. 26)
1845, 28 marzo
“Atto di consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo per l’appalto della loro
manutenzione durante il dodicennio dal 1° Aprile 1845 al 1° Aprile 1857”.
(Archivio Storico Regione Lombardia)
Doc. 4.47
1845
Fascicolo Costruzioni Pubbliche n. 227, anno 1845, Naviglio Grande:
“Progetto di sottomurazioni da eseguirsi ai muri di sponda dall’appaltatore della
manutenzione ...”. Lunghezza complessiva pari a m 750, “ritenuta poi la loro altezza
ragguagliata in m. 0,90 e la grossezza in m. 0,70”.
(ASMi, Acque p.m., cart.399)
Doc. 4.48
1846, 6 marzo
Darsena. L’I.R. Ispettore dei Canali Navigabili all’I.R. Governo.
“L’I.R. Ispettore dei Canali Navigabili…ha fatto conoscere l’indispensabilità che
presentavasi di affidare ad un abile assistente (Simone Soldini) la sorveglianza dei
lavori approvati col dispaccio 31 gennaio prossimo passato n° 2531/208 per un
coronamento di granito sui muri circuente la darsena a Porta Ticinese di questa
città”.
(ASMi, Genio Civile, cart. 620)
227
Doc. 4.49 (All. 27)
1846, 20 novembre
Disegno.
Pianta e sezione relative al Progetto di un ponticello in legno da farsi alla imboccatura
della roggia Visconti che si deriva dal Naviglio Grande alla Cassinetta per uso
dell’attiraglio della navigazione.
(ASMi, Genio Civile, cart. 156)
Doc. 4.50 (All. 28)
1851, 28 settembre
Disegno.
Sezioni del Cavo Redefossi.
(ASMi, Genio Civile, cart. 1735)
Doc. 4.51
1852, 24 gennaio
Darsena. Perizia di spesa per l’adattamento in selciato di un tratto di strada alzaja
in riva alla Darsena di Porta Ticinese.
(ASMi, Genio Civile, cart. 620)
Doc. 4.52
1852, 22 ottobre
L’Ispettore dei Canali Navigabili all’I.R. Direzione Superiore delle Pubbliche Costruzioni
del Regno Lombardo Veneto: “…la darsena di Porta Ticinese, dove ora ha luogo in
molta parte il detto scarico, è appena sufficiente nell’attuale stato di navigazione. E
visto prima di tutto che con una tenue spesa può ridursi praticabile ad uso dello scarico
delle barche un tratto di sponda di essa Darsena che ora non lo è per non aversi ivi
una strada accessibile ai carri, propone quindi un tal lavoro da eseguirsi in occasione
dell’asciutta del Naviglio Grande e cioè nella Primavera 1853.
L’opera è rappresentata nella prodotta planimetria ed annessa sezione e consiste
nell’allargare la strada in fregio alla Darsena, per l’indicato tratto di lunghezza metri 110
228
colla erezione di un muro di sostegno in modo da renderla praticabile ai carri. La detta
strada […] poi terminata da una rampa discendente sul fondo della Darsena di
lunghezza di altri metri 13,50. I lavori da eseguirsi consistono nella demolizione del
muro di sostegno dell’attuale rampa discendente al fondo della Darsena; nella erezione
del nuovo muro di avanzata per far luogo alla costruzione della strada con
coronamento di granito, il quale verrebbe pure applicato alla residua parte del muro
vecchio fino contro la spalla del Ponte Scudellino; nel riempimento di terra
posteriormente al detto muro di avanzata; nel selciare con ciottoli il piano della strada
da formarsi di nuovo; colla costruzione della nuova rampa discendente; ed altre piccole
opere fra le quali l’allungamento di una tomba di scolo”.
La perizia di spesa ascendeva a lire 7.844,25. Maggiori opere avrebbero modificato
fortemente la conformazione della Darsena, a prezzo però di demolizioni e di maggior
spesa… Tra le numerosi ipotesi, la nuova Darsena si sarebbe potuta realizzare al
posto della Piazza del Mercato, sulla sinistra o anche sulla destra del canale di Pavia.
Dopo aver dato l’autorizzazione alla spesa per l’ampliamento della darsena, il Direttore
Negrelli, il 24 novembre 1852 precisava: “Ritengonsi poi a notizia le delucidazioni e
proposte offerte da codesta I.R. Direzione Lombarda circa alla maniera di provvedere
più amplamente allo scarico ed ai bisogni della navigazione mediante l’apertura di altra
Darsena in quella località. Siccome però coi lavori ora autorizzati si ottiene quel
miglioramento che è sufficiente nelle attuali circostanze, così sono da
aggiornarsi opere di maggiore importanza e dispendio al momento in cui sarà
assicurata quella frequenza e ricchezza di commercio che ora è presagita, alla
qual spora saranno inoltrate più concrete e positive proposte sulla scelta della
nuova Darsena non senza dimostrare il comparativo dispendio da sostenersi in
una località piuttosto che nell’altra…”.
(ASMi, Genio Civile, cart. 620)
Doc. 4.53
1852, 15 novembre
L’I.R. Direzione Superiore delle Pubbliche Costruzioni, strade ferrate e telegrafi del
Regno Lombardo Veneto all’I.R. Direzione Lombarda delle Pubbliche Costruzioni di
Milano.
“Riconosciuta la convenienza e più anche l’indispensabilità di trasportare all’imbocco le
attuali paratoje collocate allo sbocco che chiudono lo scaricatore di S. Cristoforo del
229
Naviglio Grande presso Milano, onde provvedere per tal modo alla stabilità del
manufatto che nello stato attuale delle cose lascia luogo a pericolose filtrazioni, la
Direzione Superiore approva il progetto a tal uopo redatto e scortato colla consulta 7
settembre prossimo passato n° 8951. E ritenuto il preavvisato dispendio di lire
2.749,53, si autorizza la esecuzione del lavoro a mezzo di appalto di manutenzione di
esso Naviglio Grande, salvo di determinare ad opera compiuta i prezzi unitari
all’appoggio di detto contratto di manutenzione in corso che perciò dovrà essere
allegato al collaudo relativo. Sicché l’importo definitivo dell’opera verrà sol in allora
rigorosamente quiditato colla deduzione anche del valore che verrà attribuito agli
oggetti di spoglio giusta la riserva apposta in calce di perizia. Si ritorna con tale
determinazione il progetto col rapporto dell’Ispettore dei Canali Navigabili (Negrini)” .
Il collaudo delle opere venne condotto il 27 giugno 1853. Il Gervasini venne pagato lire
3.620,7.
(ASMi, Genio Civile, cart. 620)
Doc. 4.54
1852, novembre - 1853, giugno
Darsena. Atti riferibili al bisogno di disporre nuove località di scarico per le barche
presso Milano, nella circostanza dello sviluppo che va a prendere la navigazione sui
canali della Lombardia e particolarmente su quello di Pavia.
Opere di miglioramento della Darsena di Porta Ticinese. Per tali opere l’appaltatore
Gervasini venne liquidato con la somma di lire 7.257,50.
(ASMi, Genio Civile, cart. 620)
Doc. 4.55
1853, 12 dicembre
Progetto di parapetto di ceppo posto allo sbocco dell’edificio suddetto per difesa del
passaggio sulla Strada Postale Vigevanese, oltre al prolungamento della volta, onde
dare la competente larghezza al marciapiede della stessa strada…L’esecuzione del
progetto venne data agli eredi di Giulio Gervasini, nel frattempo deceduto.
“Atto di consegna delle opere da eseguirsi…Si trovano presenti alla detta Consegna
l’Ing. Marzoli, autore del progetto, ed il Custode Giovanni Vago incaricato della
sorveglianza all’esecuzione dei lavori. Si è primieramente fatta lettura della Perizia
230
descrittiva delle opere e si sono indicati all’Appaltatore i singoli lavori da
eseguirsi ed il metodo di loro esecuzione, e date al Custode Giovanni Vago le
istruzioni sul modo di tenere in concorso dell’Appaltatore le misure dei lavori che
verranno effettivamente eseguiti.
In seguito si è tracciata la linea pel prolungamento della volta dello scaricatore, e
marcato il piano di imposta della medesima…
Finalmente si è fatta lettura degli Articoli del succitato Capitolato che hanno
relazione al presente oggetto, e l’Appaltatore ha dichiarato di essere pienamente
addotto degli obblighi assunti, e di ricevere, siccome riceve, la consegna delle
opere da eseguirsi senza alcuna eccezione, e con promessa di effettuare ogni
cosa lodevolmente, obbligandosi ad eseguire i lavori al prezzo della detta Perizia
col ribasso del 3,39%, salvo il Bilancio per la maggiore o minore quantità di opere che
verrà effettivamente eseguita, come pure ad attivare i lavori in modo di darli compiti per
la metà del prossimo venturo Aprile…”.
Collaudo dei lavori del 10 settembre 1855. Pagamento dei lavori lire 448,26.
(ASMi, Genio Civile, cart. 620)
Doc. 4.56
1854
Dalle carte riguardanti il mancato pagamento di lavori effettuati durante il periodo
dell’appalto Gervasini (1/4/1845 – 31/3/1857) si ha notizia di uno straordinario spurgo
effettuato nell’asciutta del 1854.
(ASMi, Fondo Prefettura, cart. 95)
Doc. 4.57 (All. 29)
1855
Mappe.
Allegato alla Mappa del Comune censuario dei Corpi Santi di Porta Ticinese ed Uniti.
(ASMi, Mappe piane, cart. 1905 A, bob. 4)
231
Doc. 4.58
1856, 21 marzo
La Casa Arese richiede l’esonero dalle opere di manutenzione delle fondazioni di un
tratto di muratura del Naviglio Grande pertinente ad una costruzione di proprietà.
“Cesarea Regia Direzione Generale provvisoria delle acque e strade. … si avvisano
gl’infrascritti rispettivi primi Utenti delle acque, e rispettivamente Frontisti delle sponde,
che per il detto giorno… in cui sarà levata l’acqua, debbono aver prontato sul luogo
della riparazione da farsi … tutto il materiale a ciò bisognevole, facendolo poi
riconoscere dal camparo Nazionale; e che in oltre, subito levata l’acqua come sopra,
debbano far fare tale riparazione in buona e lodevole forma, ne’ modi e termini
prescritti … proseguendola senza alcuna intermissione di tempo, in modo che sia
eseguita a perfezionata a tutto il giorno…, avvertendo che, tanto nel caso di
contumacia a preparare il materiale bisognevole come sopra, quanto ad intraprendere
la riparazione subito levata l’acqua, come di lentezza nell’ulteriore suo progresso,
ovvero solamente d’inesattezza, o parziale mancanza alla formazione dell’opera
ordinata, si passerà a farla eseguire ex officio per conto, ed a pieno carico
degl’infrascritti rispettivi primi Utenti o Frontisti, senza ulteriore avviso ne’ formalità,
colla riserva delle loro ragioni contro i Cointeressati in tutto e per tutto, a norma di
quanto resta prefisso ed ordinato nelle gride pubblicate in tale materia, e negli avvisi
Governativi 2 ottobre e 11 novembre 1790…”
(ASMi, Genio Civile, cart. 612)
Doc. 4.59
1859, 19 marzo
L’I.R. Direzione Lombarda delle Pubbliche Costruzioni all’Ing. in capo pei Canali
Camerali Pirovano.
Domanda per la riparazione alla spallatura di cotto lungo il Naviglio di Bereguardo per
la lunghezza di metri 28 tra il fabbricato che serve di deposito per la calce e la Cascina
Fornace (manca il citato preventivo dei lavori da farsi).
(ASMi, Genio Civile, cart. 612)
232
Doc. 4.60 (All. 30)
1866, 9 aprile
“Atto di Consegna dei Canali Navigli Grande e di bereguardo per l’appalto della loro
manutenzione durante il novennio dal 1° Aprile 1866 al 31 Marzo 1875” (Milano, 9
aprile 1866)
(Archivio Storico Regione Lombardia)
Doc. 4.61 (All. 31)
1875, 12 luglio
“Consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo. Appalto Amigoni Pietro 1875-1884.
Sotto Custodia di Milano”.
Per il tratto di Naviglio Grande compreso tra il Ponte di S. Cristoforo ed il Ponte della
Madonna del Naviglio è possibile confrontare la situazione attuale delle sponde con
quella di fine ‘800 (tratto Casale - Corsico):
“XIX. Tronco.
Dal Ponte di S. Cristoforo a quello della Madonna del Naviglio lungo metri 1565,10.
Ponte di S. Cristoforo ..... [Descrizione Ponte].
Sponda Sinistra.
1318. (corretto in 1341) Muro di quadri di ceppo lungo metri 58,00. alto metri 1,65. con
N. 5 colonne.
In questa tratta a metri 28,00. havvi guado mantenuto dal proprietario frontista ed a
metri 34,00, havvi altro guado mantenuto dal Signor Maroni. A metri 46,00. ed a metri
50,00. nella barricata sonvi due cappelli di legno, inoltre sboccano nel Naviglio due
tombini di proprietà Maroni.
1319. (corretto in 1342) Guado lungo metri 6,30. con schienale di cotto e ceppi e
frontale alto metri 1,20. largo metri 0,60. che serve anche di lavanderia con sinuosità
per conservare il pesce, coperto da alcuni pezzi di beola, mantenuto dal Sig. Maroni
insieme al corrente rovere lungo la fronte del guado assicurato sopra tre piccoli
passoni.
233
1320. (corretto in 1342) Muro di quadri di ceppo e poco cotto lungo metri 57,00. fino ad
arrivare al principio della discesa della strada alzaja presso l’infrascritto ponte di ghisa
dell’altezza ragguagliata di metri 1,80. con N. 11,. colonne.
A metri 6 havvi altro doppio campo aperto nella barricata per lo sbarco mantenuto
come sopra dal frontista Maroni; in questa tratta poi vi sono quattro tombini di scolo di
cui uno è mantenuto dal medesimo Sig. Maroni, gli altri due dalla Chiesa fronteggiante
e l’ultimo dal Sig. Giacomo Amici.
In questa tratta vi sono N. 7. piuoli di granito per legare le barche.
Sponda Sinistra. (in realtà si tratta di un errore poiché viene descritta la sponda destra)
1341. (corretto in 1350) Muro di ceppo con rialzo in cotto e ciottoli in calce lungo metri
131,20. sino alla spalla del Ponte di ghisa, alto in ragguaglio metri 1,75; una tratta
intermedia però di metri 8,00. il muro è solo di ciottoli in calce.
A metri 29,00. dal principio di questa tratta havvi tombino mantenuto dal Sig. Ferini
Giovanni Battista.
A metri 31,00. guado con tre gradini e soglia di vivo con schienale di cotto, mantenuto
dal Sig. Ferini.
A metri 40,00. sbocca tombino mantenuto dal Sig. Fantelli Cesare.
A metri 43,00. havvi la catena per uso dell’Ufficio Finanziario.
A metri 50,00. havvi guado con schienale di cotto e lastre di vivo mantenuto dal Sig.
Gerli Lazzaro.
A metri 53,00. sbocca nel Naviglio un tombino di proprietà e mantenuto dal Sig. Gerli
Lazzaro.
A metri 57,00. termina il coronamento di ceppo sopra il muro di sponda e comincia la
coltellata di cotto.
A metri 72,00. havvi guado per lavanderia e sbarco con N. 4 gradini, il primo di ceppo e
gli altri di squadrature rovere, mantenuto dal Sig. Frova unitamente al sottoposto
tombino che sbocca nel Naviglio per colo di pluviali.
A metri 88,00. sbocca nel Naviglio un tombino mantenuto dal Sig. Meraviglia.
A metri 99,00. havvi guado in quattro gradini mantenuto dalla Sig.ra Crosta Giuditta.
A metri 120,00. havvi altro guado con schienale di cotto in quattro gradini, mantenuto
dal Sig. Borella.
Strada Alzaja.
234
Dal Ponte di S. Cristoforo a quello della Madonna del Naviglio la strada a sinistra del
Canale è considerata tutta come strada alzaja; il suo piano stradale viene percorso
anche con carri e dal principio della barricata sino al ponte di ghisa ed anche sino alla
infradescritta Darsena la strada stessa è selciata per cura della locale Giunta
Municipale.
Dal Ponte di S. Cristoforo fino alla suddetta barricata il piano stradale è mantenuto da
questo appalto con ghiaia naturale. A destra poi havvi sempre la strada Provinciale che
serve per alzaja.
In corrispondenza a tutti i capisaldi trovasi nel mezzo del Canale una colonna con
crociera di ferro che demarca il fondo normale del Naviglio per regola dello spurgo.”
(Archivio Storico Regione Lombardia)
Doc. 4.62
1875, 12 luglio
“Consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo. Appalto Amigoni Pietro 1875-1884.
Sotto Custodia di Milano”.
Per il tratto di Naviglio Grande compreso tra il Ponte di Ghisa detto della Madonna del
Naviglio ed il Ponte dello Scudellino, è possibile confrontare la situazione attuale delle
sponde con quella di fine ‘800 (tratto “Via Corsico”- Darsena):
“XX. Tronco (corretto in XXI)
Dal Ponte di ghisa detto della Madonna del Naviglio sino ad arrivare al centro del
Ponte Scudellino, lungo metri ..... [non è riportata alcuna lunghezza]
Ponte di ghisa detto della Madonna
1342. (corretto in 1351) Il Ponte che è detto della Madonna è costrutto in ghisa in una
sola arcata e sovraposto parapetto che si appoggia a due spalle laterali in
continuazione della sponda del Naviglio le quali per rispetto alla destra ha lunghezza di
metri 3,50, altezza metri 2,25, fino all’infrascritto banchettone di granito; questa spalla
per metri 1,80. è rivestita con quadroni di granito e nel resto è di cotto a pietra rasa. La
spalla sinistra è lunga metri 3,50, alta metri 1,30. sulla strada alzaja sino al
banchettone di granito infrascritto.
235
Superiormente a questa spalla trovasi banchettone di granito lungo per ogni spalla
metri 3,60, largo metri 1,20, alto metri 0,25. Detto banchettone fa parte delle spalle
laterali ove però ha l’altezza di metri 0,15. La sezione del Naviglio fra spalla e spalla è
di metri 14,25, che forma anche la corda del Ponte. L’arco è a segmento circolare colla
detta corda e la saetta è di metri 1,80.
Il Ponte in ghisa è costituito in due zone arcuate che si appoggiano alle dette spalle e
di un pavimento con due gradinate sostenuto dalle zone stesse che fanno anche
l’ufficio di parapetto.
Le zone nel senso del raggio hanno l’altezza di metri 1,15 e la distanza fra di esse
ossia larghezza del Ponte è di metri 2,20.
Queste zone nella loro altezza si dividono in tre parti cioè in una fascia inferiore alta
metri 0,33, e grossa metri 0,08. per ragguaglio, ornata esteriormente a meandri, in una
parte intermedia alta metri 0,70, e grossa metri 0,04. per ragguaglio foggiata a crata
con pertugi quadrati e nella parte superiore grossa per ragguaglio 0,06. che serve di
cornice e corrimano; ogni zona è ripartita in nove campi mediante pezzi rettangolari
posti normalmente alla curva e larghi metri 0,33. Il pavimento nella parte centrale del
Ponte è nel senso trasversale leggermente inclinato, a cui fanno seguito due rampe ni
N. 13 gradini ciascuno oltre il banchettone sumentovato che forma altro gradino ai due
capi del Ponte. Le piattine tanto del piano centrale che delle pedate dei gradini sono
grosse metri 0,02. sostenute da pezzi di ghisa assicurati con buloni posti alla distanza
di metri 0,15. da centro a centro. Le piattine poi costituenti l’alzata di ciascun gradino
sono grosse metri 0,015. e sono unite alle altre con N. 12. viti per ogni gradino. Alle
due estremità delle due zone vi sono quattro pilastrini di forma cilindrica con zoccolo e
ciascuna sormontata da calotta sferica; la parte cilindrica comprese le sagomature è
alta metri 1,16, col diametro di metri 1,60. Tutte le parti di ghisa costituenti il Ponte
sono inverniciate. In continuazione della sponda sinistra vi sono due ali di muro della
lunghezza ognuna di metri 13,70. e dell’altezza presa presso l’arco di metri 1,30,
sull’alzaja che va a terminare a zero alle estremità. Le dette ali sono in mattoni a rasa
pietra e coperte da lastre di granito grosse metri 0,15. e larghe metri 0,60.
Superiormente a queste ali a difesa della strada alzaja vi è parapetto di quadrettoni di
ferro, come pure alle due etremità delle rampe discendenti dell’alzaja che sottopassa il
Ponte e per la fuga di metri 6,00. per ciascuna parte. Esternamente alla suddetta spalla
sinistra per la formazione della strada alzaja succitata trovansi murate nella sponda N.
25 mensole di granito grosse metri 0,30. in quadro sporgenti dal muro metri 1,45. che
sostengono un coronamento esterno di granito grosso metri 0,15. in quadro ed un
236
pavimento di beole sul quale trovasi costruito il selciato di ciottoli. La lunghezza
complessiva di detta strada alzaja risulta di metri 30,00. Alla fronte poi di essa verso il
Naviglio trovansi piantate N. 15. colonne rovere sulle quali è fissato con staffe di ferro il
corrente di rovere grosso metri 0,20. in quadro e nella parte centrale lunga metri 13,50.
è rinforzato da altre sei colonne.
Lungo la sponda opposta sono impiantate due colonne rovere con tre correnti simili e
due saette collegate con staffe di ferro per difesa della spalla destra del ponte dall’urto
delle barche. Nelle ali d’accompagnamento del Ponte a sinistra trovansi impiantati in
pezzi di granito due uncini di ferro per le barche e nel muro a sinistra.
Dopo il Ponte trovasi il caposaldo N. 187. Alla spalla sinistra del Ponte havvi sotto
l’alzaja lo sbocco d’un tombino del Sig. Meschia ed un altro in seguito del Sig. Nardini.
Sponda Sinistra.
Subito dopo la spalla sinistra del descritto Ponte havvi:
1343. (corretto in 1352) Muro formato in parte in quadroni di ceppo ed in parte di cotto
lungo metri 35,00. alto ragguagliatamente metri 1,70. sul fondo del Naviglio compresa
la spalla. Nel suddetto tratto di muro vi sono N. 9. colonne di rovere. A metri 18,00.
ossia al termine del parapetto di ferro comincia la barricata di granito con cappello di
metri 0,10. (corretto in 0,20.) in quadro con N. 103. pilastrini della grossezza di metri
0,30. per metri 0,185. e nel resto come quella già descritta.
Questa barricata continua sino ad un’altra barricata fatta con N. 13. colonne di granito
e spranghe di ferro all’imbocco del Ponte Scudellino e tale barricata di granito è lunga
in complesso metri 204,00; fra la barricata ed il muro disponda in questo tronco vi sono
N. 29. funghi per legare le barche.
1344. (corretto in 1353 P) Guado successivo costrutto in cotto e vivo lungo metri 9,00.
il quale serve anche per uso di lavanderia. Nel frontale di questo guado vi è tombino
per lo scarico delle pluviali della Casa fronteggiante di proprietà Maroni e da esso
mantenuto.
Di contro questo guado al principio vi è doppio campo aperto nella barricata di granito
con cappello di legno e pilastrino mobile tutto mantenuto dal detto Sig. Maroni coi
laterali pilastrini di granito.
1345. (corretto in 1354) Muro formato di ceppo ed in poca parte di cotto lungo metri
7,00. alto metri 1,15. con una colonna.
237
1346. (corretto in 1355 P) Guado ad uso di lavanderia lungo metri 7,50. comprese le
laterali spallette formate di ceppo e cotto in calce. Il frontale è alto metri 1,00. col piano
superiore largo metri 0,60. con schienale pure di cotto e ceppo; colonne di rovere N. 2.
Il tutto mantenuto dal Sig. Carlo Casiraghi. Di contro al guado vi è nella barricata di
granito un campo aperto con cappello di legno mobile mantenuto dal suddetto
Casiraghi, compreso anche i due laterali pilastrini di granito.
Sbocca in questa tratta nel Naviglio un tombino mantenuto dalla Sig.ra Gajetta
Giuseppe.
1347. (corretto in 1356) Muro successivo lungo metri 5,00. fino alla spallatura del
seguente tombino, il quale muro è formato in ceppo e cotto, alto metri 1,25.
1348. (corretto in 1357) Tombino con frontale di ceppo e cotto lungo metri 2,00. alto
metri 1,80. in cui evvi formata una forma di luce semicircolare di metri 0,70. di altezza
sopra soglia colla corda di metri 1,00. Serve questo per lo scarico dell’Olona e
Rizzolino ed è mantenuto dai fratelli Casiraghi e Radice.
1349. (corretto in 1358) Muro lungo metri 78,00. alto metri 1,40. compreso il
coronamento di ceppo. Questo muro è formato di cotto con due colonne.
P. Dopo i primi metri 17,60. havvi guado formato in ceppi e cotto lungo metri 3,57.
mantenuto dal Sig. Casiraghi successo a Sfondrini.
P. Dopo metri 98,00. sempre dal principio della tratta il muro è coperto da due lastre di
granito della lunghezza complessiva di metri 4,00. servendo ad uso di sbarco, al qual
fine venne aperto nella barricata un doppio campo a cui fu sostituito il cappello di legno
mobile e pilastrino simile nel mezzo, tutto mantenuto coi due laterali pilastrini di di
granito dal Sig. Borella Giuseppe.
Vi sono pure in questa tratta quattro tombini mantenuti dal Sig. Casiraghi ed un quinto
mantenuto dal Sig. Borella.
1350. (corretto in 1359) Muro lungo metri 67,00. formato con ceppi e per poca parte in
cotto alto metri 1,75. in ragguaglio compresa la superiore copertura in ceppo, con N. 14
colonne.
Colla suddetta tratta si arriva fino al termine della barricata di granito superiormente
descritta.
P. Al principio di questa tratta evvi guado lungo metri 3,40. formato con gradini e
schienale di ceppo, mantenuto dal Sig. Borella.
P. Indi havvi tombino per scarico di pluviali mantenuto dal Sig. Gelmondi.
A metri 12 altro tombino che scarica le pluviali della strada alzaja e dell’attigua
piazzetta, mantenuto da questo appalto.
238
A questo punto esiste aperto altro campo nella barricata ad uso di sbarco con cappello
mobile di legno che si mantiene dal Sig. Clerici.
Fa seguito altro tombino Clerici indi dopo metri 20. sempre dal principio altro guado
lungo metri 3,27. formato come sopra e mantenuto dal Sig. Clerici ed altro tombino in
seguito mantenuto dallo stesso.
A metri 36,00. vi è altro campo aperto nella barricata come sopra e mantenuto dal
suddetto Clerici.
Indi terzo guado dopo metri 42,50. sempre partendo dal principio della tratta formato
come sopra e lungo metri 3,70. Di contro a questo guado vi è altra doppia campata
aperta nella barricata, il tutto come sopra e mantenuto dalla Casa fronteggiante. E
finalmente in corrispondenza al suddetto guado trovansi due altri tombini mantenuti dal
Sig. Borella unitamente al suddetto terzo guado a doppia campata aperta.
Dopo metri 54,80. vi è il caposaldo N. 188. scolpitone il numero nel gradino del guado
Borella.
1351. (corretto in 1360) Tratta di muro in linea curva lunga metri 45,00. formato tutto in
ceppi alto metri 1,60. per ragguaglio compreso il superiore coronamento di ceppo.
P. Si arriva così sino alla mezzarìa del Ponte Scudellino.
In questa tratta vi è tombino formato in cotto come sopra mantenuto dal Sig. Secondi.
A maggior sicurezza del terrapieno della strada che ascende al piano superiore del
Ponte havvi sulla scarpa di questo selciato completo. Al piede della detta scarpa
trovasi la strada alzaja. Detto selciato è al piede stesso trattenuto dapprima e per una
tratta di metri 25,40. mediante un cordone di ceppo e per una seconda tratta sino al
Ponte lunga metri 33,00. mediante muro di mattoni.
Tanto il detto selciato che il muro sono mantenute dal comune di Milano. Dal Ponte in
ghisa sino a questo ponte vi sono N. 30. piuoli di granito per legare le barche.
Sponda Destra.
1352. (corretto in 1361) Dopo la spalla destra del descritto Ponte di ghisa havvi:
Muro di quadroni di ceppo con rialzo in cotto della lunghezza di metri 30,80. il quale pei
primi metri 5,50. è alto metri 2,40. indi soli metri 2,00. sino ad arrivare allo stivo del
seguente Scaricatore con N. 4. colonne rovere. Al principio di questa tratta subito dopo
il pilastrino del ponte ricomincia la barricata di granito formata come sopra con pilastrini
e cappello delle stesse dimensioni, mantenuto dalla Provincia. Questa barricata
239
continua fino a raggiungere l’altra formata con colonnette e spranghe di ferro che va
poi a raggiungere il Ponte Scudellino.
Fra la barricata e la sponda del Naviglio vi sono impiantati N. 27 funghi di granito per
fermare le barche.
Scaricatore di S. Boniforto.
1353. (corretto in 1362) ..... [Descrizione scaricatore].
1355. (corretto in 1364) Bocca di S. Boniforto con frontale di ceppo lungo in complesso
metri 7,00. alto metri 2,20. sul fondo del Naviglio. Essa è formata in tre luci, la prima di
metri 0,95. di larghezza, la seconda di metri 0,78. e la terza di metri 0,80. alte tutte
metri 1,86. con soglia, stivi e cappello di vivo il tutto mantenuto dal Sig. Fracassi.
1356. (corretto in 1365) Muro formato con quadri di ceppo lungo metri 90,70. alto metri
1,70. con una colonna. Sbocca un tombino per smaltitojo d’orine ed inoltre sbocca un
tombino raccoglitore delle pluviali della strada Provinciale con piccolo canale di granito.
1357. (corretto in 1366) P. Bocca Triulzi con frontale di cotto lungo metri 4,00. alto
metri 1,80; la sua luce è contornata di vivo e di altezza metri 1,67. per metri 1,02. Si
mantiene dagli utenti della medesima.
1358. (corretto in 1367) Tratta di muro con quadri di ceppo lungo metri 93,00. fino a
comprendere la bocchetta quadrata pel tombino che trasmette nel Naviglio le pluviali
della strada e dell’altezza di metri 2,00. in ragguaglio. Al principio di questa tratta
sbocca nel Naviglio un tombino serviente per smaltire le pluviali della strada
Provinciale ed un altro tombino per l’uso stesso sbocca dopo metri 30,00. e dopo metri
60,00. pure altro tombino, mantenuti dalla strada Provinciale stessa.
A metri 16,50. dal termine di questa tratta ha fine la barricata di granito a difesa della
strada postale sopra accennato al qual punto incomincia l’altra unita al Ponte
Scudellino formata di colonnette di granito e spranghe di ferro, mantenuta dalla strada
Provinciale.
1359. (corretto in 1368) Tratta di muro in ceppo formato a rampa e controrampa alta in
principio metri 2,40, al punto culminante a circa metà lunghezza metri 2,80, ed al piede
della rampa metri 1,60. e della lunghezza complessiva di metri 40,00. fino ad arrivare
al centro del Ponte.
Strada Alzaja
240
In questo tronco havvi sempre la strada alzaja in isponda sinistra che ha il suo termine
all’angolo del Caseggiato presso il Ponte Scudellino ed è larga dai metri 3,60. sino a
metri 7,50.
E’ mantenuta in ghiaja e qualche parte in selciato dal locale Municipio.
Alla sponda destra serve per l’alzaja la strada Provinciale. Di contro ai capisaldi citati in
questo tronco vi sono sul fondo del Canale le rispettive colonne con crociera di ferro in
testa e che servono a demarcare il fondo del Naviglio per norma dello spurgo.
XXI. Tronco (corretto in XXII)
Dal Ponte Scudellino che serve per la strada di Circonvallazione estendendosi a tutta
la Darsena tanto dalla parte delle Bocche del Residuo, quanto dalla Tomba sotto il
Bastione sino alla Conca di Viarena, di cui valutando la sola lunghezza a corso d’acqua
sino allo Scaricatore del Residuo si ha la lunghezza di metri 223,50.
Ponte Scudellino.
1360. (corretto in 1369) Il Ponte è formato tutto in cotto con rivestimento di granito
in un arco solo di cotto, con fregi pure di granito, la cui corda è di metri 14,00. alto dal
fondo alla serraglia del volto metri 4,80. e largo da fregio a fregio metri 9,00. con due
spalle e piloni all’imboccatura e due alla sboccatura che sostengono quattro dadi
ciascuno di metri 1,10. per metri 2,00. in altezza di metri 3,67. compresa la grossezza
del banchettone che gira lungo le due fronti del Ponte.
A ciascuno dei quattro lati evvi la scaletta formata di N. 21. gradini di granito di
larghezza metri 1,10. di pedata metri 0,30, per metri 0,18. che salgono aderenti al muro
sostenente la strada, il qual muro è di cotto rivestito di granito e sulla cui sommità sono
incassate quattro colonnette cilindriche con fascia per cimasa e zoccolo unite fra loro
mediante quadrettoni di ferro impiombati nelle stesse colonnette, una delle quali è
assicurata al pavimento con spina di ferro. Sopra i quattro accennati spalloni si elevano
i quattro dadi di metri 1,98. per metri 1,48. con fascia al piede e superiore pulvino di un
sol pezzo di granito lavorato con fascia all’ingiro ed alla sommità termina con punta di
diamante. Le strade di accompagnamento al Ponte sono selciate con ciottoli. Al di
sotto di questo Ponte sonovi parallelamente al Naviglio le due stradelle per l’alzaja
formata a piano inclinato col fondo selciato largo metri 1,20, lungo in tutto metri 14,80.
per cadauna con sponda verso il Naviglio coronata da banchettone di granito alto metri
241
0,70. grosso metri 0,20, che posano sopra muro di ceppo. Tutto quanto è qui descritto
del Ponte Scudellino è mantenuto da questo appalto.”
(Archivio Storico Regione Lombardia)
Doc. 4.63 (All. 32)
1885
“Descrizione di consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo. Appalto Guazzoni
Paolo. Dal 1° Aprile 1885 al 23 Agosto 1890”.
(Archivio Storico Regione Lombardia)
Doc. 4.64
1897, 22 aprile
Il Corpo Reale del Genio Civile chiede che siano effettuati “lavori urgenti di ristauro
della diga e delle sponde e di espurgo deposito del 1º Tronco del Naviglio Grande”
(ASMi, Fondo Prefettura, cart. 5079)
242
5. IL NAVIGLIO GRANDE E LA SUA MANUTENZIONE NEL XX SECOLO.
Tra la fine dell’’800 ed i primi decenni del ‘900 ha inizio un processo di progressiva
svalutazione del sistema di navigazione interna, in rapporto al rapido sviluppo della
rete di trasporto su rotaie e su strada.
Nel secondo dopoguerra il suo utilizzo per la fornitura di materie prime risulta però
fondamentale alla città per la riedificazione di edifici ed infrastrutture distrutte dai
bombardamenti. Il Naviglio Grande è utilizzato per la navigazione dei barconi da
trasporto fino ai primi anni del 1970.
DOCUMENTI
Doc. 5.1
1902, 11 agosto
Un esposto alla Prefettura di Milano denuncia che:
“Nella Darsena a Porta Ticinese e più specialmente all’imbocco del Naviglio vi è un
interrimento per cui le barche coll’immersione di m 0,85 non possono passare;”.
(ASMi, Prefettura, cart. 5079)
Doc. 5.2 (All. 33)
1916, dicembre
“Consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo”.
(cfr. Tab. 8)
243
6. MATERIALI E TECNICHE DI MANUTENZIONE DELLE SPONDE DEL
NAVIGLIO GRANDE. QUADRO RIASSUNTIVO.
La necessità di effettuare una sola asciutta all’anno, per arrecare il minor disagio
possibile alla navigazione e all’irrigazione dei terreni agricoli, ha certamente imposto
alle diverse amministrazioni che si sono succedute nella programmazione delle
operazioni di manutenzione dei canali, il preciso compito di salvaguardare l’integrità
delle opere spondali attraverso interventi di riparazione e di consolidamento puntuali,
efficaci, economici, e soprattutto rapidi.
La priorità dei lavori di manutenzione è stata infatti rivolta sin dal XVII secolo alla
conservazione dell’esistente ed alla sua efficienza, restaurando o ripristinando di volta
in volta l’originaria facies muraria secondo le direttive collaudate dell’ “edilizia idraulica”
tradizionale.
Dalla lettura dei documenti risulta assai evidente che l’impiego di materiali lapidei quali
il ceppo, proveniente dalla Bergamasca attraverso l’Adda, o i diversi tipi di graniti, viv,
che giungevano a Milano sui barconi provenienti dal Lago Maggiore attraverso il Ticino,
è stato per lungo tempo adoperato nelle operazioni di ristauro delle sponde e delle
bocche d’estrazione dei canali, e preferito per la durevolezza del materiale e la rapidità
di impiego o di sostituzione e per la possibilità di un riuso diversificato. Inoltre, fino alla
metà dell’800, l’utilizzo del ceppo venne suggerito dall’amministrazione delle acque per
il suo aspetto solido ed esteticamente preferibile al mattone, utilizzato sempre più
frequentemente, a partire dai primi decenni del Diciannovesimo secolo, per il
consolidamento delle fondazioni o per le riparazioni da farsi al di sotto del pelo
dell’acqua (sottomurazioni o risarciture localizzate nella parte inferiore della muratura di
sponda e sostituzione di blocchi di ceppo ammalorati).
E’ significativo il fatto che, in occasione della costruzione della nuova Darsena nel
1819, si preferisca coronare l’estremità superiore delle sponde in muratura di mattoni
del bacino portuale, mediante la collocazione di blocchi squadrati di ceppo al di sopra
del pelo dell’acqua, visivamente raccordati ai blocchi del medesimo materiale che
ancor’oggi caratterizzano il tratto di Naviglio Grande in entrata a Milano32.
La notizia più antica individuata riguardante il tratto di Naviglio in esame è contenuta in
un documento datato 5 novembre 1591, in cui si fa riferimento a: “ li muri fatti fare
32
ASMi, Acque p.m., cart. 392, Doc. n° 4.16 (1820. 13 novembre).
244
l’anno presente con tanta spesa alle ripe del Naviglio Grande fuori di Porta
Ticinese per quanto durano le case del borgo”.
E’ molto probabile che prima di questa data le sponde del Naviglio, al di fuori della
cosiddetta fossa interna, così come la gran parte dei canali e dei fiumi utilizzati per la
navigazione, fossero costituite da palificate di passoni poste a rinforzo e contenimento
dei terrapieni in terra pressata che ne delimitavano gli argini. La tecnica utilizzata
prevedeva lo scavo di una trincea armata di pali infissi nel terreno e tavole sui due lati,
al cui interno veniva gettato un riempimento eterogeneo composto di pietrame e di
terra, pressata con mazzeranghe per costiparla. Il lato esposto al flusso risultava così
caratterizzato da una teoria di grossi pali di rovere con puntazza in ferro infissi sul
fondo, di poco emergenti dal pelo dell’acqua, e uniti tra loro da filagne e traverse
anch’esse di legno33.
Al piede della palificata era presente una scarpa selciata o di terra e bozze di ceppo
(morognoni) o, successivamente, di grossi ciottoli di fiume.
In altri casi gli argini erano dotati di muratura a secco costituita da morogne34, la
cosiddetta morognata, descritta in diversi documenti anche per diversi tratti di sponda
compresi tra S. Cristoforo e lo scaricatore di S. Boniforto.
Risulta che le palificate esistenti lungo il Naviglio Grande, i cosiddetti muri morti, siano
state progressivamente sostituite da murature a secco di morogne, o in quadri di
ceppo, muri vivi, a partire dalla fine del XVII secolo, come documentano alcuni capitoli
relativi all’assegnazione dell’appalto per la manutenzione dei fiumi Adda e Ticino e del
Naviglio Grande e di Martesana35.
Si trattava di sostituzioni onerose dal punto di vista pratico ed economico, tanto che in
diversi casi gli appaltatori della manutenzione non riuscirono a rispettare i tempi e le
modalità di consegna delle opere loro affidate per contratto, costringendo
l’amministrazione, nel 1756, a ridefinire il capitolo relativo alla costruzione di nuove
sponde in muratura e obbligando le imprese ad intervenire con la sostituzione della
palificata solo dove ce ne fosse la provata necessità, denunciata dall’ingegnere
33
ASMi, Acque p.a., cart. 868, Doc. 2.8 (All. 7) (1671).
34
Morògna. Marògna de scèpp = “Breccia grossissima e dozzinalissima che si adopera nelle fondamenta
delle case, ecc.”, da cui morognata, morognoni e simili. La tecnica costruttiva della morognata prevede la
realizzazione di una muratura, elevata leggermente a scarpa, costituita da brecciame eterogeneo posto in
opera a secco e successivamente rinforzato mediante scagliatura - sigillatura degli interstizi con malta di
calce o con gerone.
35
Si vedano i documenti in §. 3.
245
incaricato di verificare lo stato di efficienza delle infrastrutture connesse alla
navigazione interna.
Per diversi tratti delle sponde del Naviglio Grande risultano necessarie le sostituzioni di
pali anteposti alle murature quasi annualmente per tutto il XVIII secolo e in alcuni casi
fino alla seconda metà dell’800. E’ probabile che gli argini in muratura del tratto finale
del Naviglio, che hanno conservato in più punti dei tratti in situ dell’originario
rivestimento in blocchi di ceppo, e in alcuni rarissimi casi le tracce di morognate,
fossero caratterizzati dalla presenza di pali infissi sul fondo, anteposti alla sponda, con
la duplice funzione di contraffortarla e di difenderla dagli urti delle barche. Inoltre la
presenza di pali lungo le sponde consentiva l’attracco di barche e barconi per lo
scarico di materiali, non trasportabili con i carri lungo l’alzaia, direttamente al
destinatario.
Dalle descrizioni contenute in alcune perizie tecniche risulta che diversi tratti di sponda
in muratura del Naviglio sono fondati su palificazioni di rovere, ma non è del tutto
chiaro se il tratto finale oggetto di studio sia completamente realizzato secondo questo
criterio. Dalla sola descrizione del paramento non è inoltre possibile stabilire per le
murature di sponda se, dietro il rivestimento per la struttura muraria in laterizi
retrostante, di contenimento del terrapieno, siano presenti ulteriori murature o altri
elementi strutturali.
Risulta di notevole interesse quanto documentato in una relazione tecnica datata 1789,
in cui si fa riferimento alla posa in opera di chieppi nuovi con cotto posteriore36.
Si tratta in questo caso del riferimento alla struttura in laterizi già esistente e posta
dietro al paramento in ceppo, il quale ne costituisce quindi solamente il rivestimento da
sostituire. Per esempio, per lo Scaricatore di S. Boniforto, sul Naviglio Grande,
all’altezza circa dell’attuale Via Argelati, un documento datato 1633 fa espressamente
riferimento a “muro di cotto con faccia di ceppo”37.
Il confronto diretto è con i criteri costruttivi adottati per la realizzazione dei muri del
Naviglio di Pavia. Questi ultimi prevedevano infatti la posa in opera di un muraglione di
contenimento dell’argine realizzato in muro di mattoni, fondato su palificazione, con
rivestimento esterno in materiale lapideo o anch’esso di mattoni.
36
ASMi, Acque p.a., cart. 679, Doc. 3.32 (All. 16) (1789, 20 settembre). Per ulteriori approfondimenti
riguardanti la struttura retrostante al paramento di sponda si veda la relazione tecnica del Dipartimento di
Ingegneria Strutturale dei sondaggi effettuati sulle murature.
37
ASMi, Acque p.a., cart. 836, Doc. n° 2.4 (1633, 5 giugno).
246
Le operazioni di manutenzione ordinaria predisposte dall’appaltatore annualmente
prevedevano la sostituzione di morognate con quadri di ceppo là dove l’argine dovesse
essere rinforzato in funzione del contenimento del rialzo della strada alzaia.
Il paramento in quadri di ceppo era sottoposto annualmente alle operazioni di pulizia
dalle piante infestanti e di sigillatura delle eventuali rotture o fessurazioni “con sassi
tra un quadro e l’altro cacciati a forza di mazza”38.
Analogamente, durante l’asciutta, si provvedeva alla pulizia del fondo dai detriti e dalle
immondizie, al ripristino delle scarpe e, dove fosse stato necessario, alla tamponatura
delle infiltrazioni al piede della sponda39.
Un documento del 1787 ed uno del 1789 fanno riferimento a scagliatura ed
insperatura da farsi alle due sponde laterali40.
A proposito delle fondazioni del tratto di sponda esaminato è di particolare interesse
quanto riportato in un documento datato 1822, in cui si propone di abbassare il livello
del fondo del Naviglio Grande per permettere l’immissione di una maggior quantità
d’acqua: “la restante larghezza del canale resterebbe occupata da due scarpe laterali
che sono indispensabili per la sussistenza de’ muri di sponda scarseggianti di
fondamento ...”41..
Si ha notizia di riparazioni e di consolidamenti in muratura di mattoni per diverse
sottomurazioni a partire dagli anni ’40 del XIX secolo. Per i secoli precedenti, i
materiali, elencati negli ordini di spesa degli appaltatori per l’esenzione dal dazio,
comprendono per le riparazioni esclusivamente quadri di ceppo, sassi e morogne per
le sponde, ferro, chiodi, acciaio e legname per pali ed armature, miaroli e graniti per
bocche d’estrazione, conche, parapetti e funghi per l’ormeggio delle barche.
E’ verosimile che gli interventi più recenti di manutenzione, cioè quelli realizzati tra la
fine dell’800 e per tutto il ‘900, abbiano comportato l’uso indiscriminato di laterizi e di
cemento, o conglomerato cementizio, e di ciottoli di fiume, in sostituzione di ampie
porzioni di muratura in blocchi di ceppo o per riempire le cavità determinatesi dalla
rimozione di singoli blocchi ammalorati per erosione, oppure per il rialzo delle sponde
conseguente al rialzo del livello stradale dell’alzaia.
In epoca anche recente, la demolizione o il rifacimento delle strutture di collegamento
dell’alzaia (ponti, passerelle, banchine, scivoli) o il disuso delle strutture produttive
38
ASMi, Acque p.a., cart. 688, Doc. n° 3.27 (1787, 24 febbraio).
39
ASMi, Acque p.m., cart. 399, Doc. n° 4.29 (1825, 14 dicembre).
40
ASMi, Acque p.a., cart. 688, Doc. n° 3.33 (1789, 19 dicembre).
247
(lavatoi, vasche, banchine) ha portato in diversi casi al reimpiego di elementi lapidei
(graniti o ceppi), visibili nelle evidenti risarciture moderne delle murature di sponda.
41
Si vedano i documenti in §. 4, relativi agli anni dal 1822 al 1825.
248
Glossario
Anzana. Anzànna.
“Alzaja. Fune che attaccata ai navicelli serve a condurli contr’acqua – colui che a piedi
o a cavallo tira la fune così detta viene altresì chiamato Alzaja o Elciario o Bardotto”.
In senso più ampio: relativo all’alzaia.
Asse.
Assi o tavole di legno in genere di pioppo (pobbia) o di rovere.
Azzale.
Acciaio.
“... colli 25 azzale per far picchi e ponte bisognevoli per lavorare morogne quadri di
ceppo e mearoli”.
Proveniente da Bergamo.
Barricate.
Parapetti per le alzaie.
Fino alla prima metà del ‘700 le barriere di protezione poste ai lati delle alzaie erano
costruite in legno. A partire dagli anni successivi le staccionate furono sostituite,
soprattutto in città, da colonnette di granito, coperte con cappello anch’esso di vivo,
oppure collegate da sbarre di ferro impiombate.
Brazza. Braccia.
Unità di misura della lunghezza.
1 braccio milanese equivale a 0.593 metri.
Calcina.
Calce per il legante nelle murature di laterizi (muro in calcina) o per la malta da
utilizzarsi nelle sperature.
“... riempire le fessure di cemento formato di sabbia, di calce e di scorie di ferro e
mattoni pesti”.
Per le riparazioni dei navigli proviene esclusivamente da fornaci ubicate sul Lago
Maggiore, in particolare, in due casi, da Movalo e dalla località Ticinallo.
249
Chieppo.
Vedi Schieppo.
Chioderìa.
Chiodi di ferro di tipo e dimensioni diverse utilizzati nelle opere di carpenteria. Anche
chiodarìa. Proveniente da Lecco.
Coronamento.
Porzione superiore dei muri di sponda a ridosso dell’alzaia, realizzato solitamente in
ceppo, in granito in prossimità dei ponti e delle bocche, o in coltellata di mattoni.
Sul coronamento venivano impiantate le bitte per gli ormeggi ed i funghi di granito
utilizzati nel tiro delle funi per i barconi in entrata ed in uscita dalla darsena ed i
parapetti in ferro o in pietra dell’alzaia.
Dazi della cadenna.
“Gabella impostasi fin dal 1410 a tutte le barche naviganti sul Naviglio Grande, ad
oggetto di sostenere le spese di riparazione del medesimo, così detta dal catenon di
ferro attraversante il canale verso il suo termine”.
Ferr ladin.
Ferro dolce.
Proveniente da Bergamo.
Filagna.
Traversa di legno per collegare, rinforzare i pali infissi nel terreno - fregiatura osia
filagno.
Fregiatura.
Vedi Filagna, filagno.
Gattellazione. Gattellare
Livellare esatto il battente alle bocche d’estrazione d’acqua dei canali.
Gerone.
250
Conglomerato di tipo cementizio con buone doti di impermeabilità, ottenuto dall’
impasto più o meno grossolano di calce spenta, terriccio argilloso e ghiaia, utilizzato
mediante gettata per il consolidamento di opere fondali.
Giara.
Ghiaia, da cui ingiarare o ingerare.
La necessità di mantenere asciutto e ben transitabile il fondo delle strade alzaie
comportava il periodico ripristino del piano di calpestìo mediante la ripulitura dal fango
e il riporto e la stesura di ghiaia per colmare buche o depressioni.
Per ovviare al problema della polvere sollevata sull’alzaia nei mesi più asciutti, era reso
obbligo ai frontisti di tenere bagnato il tratto di strada antistante le loro proprietà.
Mearolo. Miarolo.
“Varietà di granito caratterizzato da una particolare tessitura (detta appunto miarolitica)
estratto dai monti prospicienti il Lago Maggiore. – cave del sasso granito volgarmente
detto miarolo, per uso della selciatura delle strade. – pietra bianca macchiettata di
nero, luccicante, con cui si fanno paracarri e stipiti delle porte”.
Anche migliarolo o sarizzo miarola.
Morògna. Marògna de scèpp.
“Breccia grossissima e dozzinalissima che si adopera nelle fondamenta delle case,
ecc.”, da cui morognata, morognoni e simili.
La tecnica costruttiva della morognata prevede la realizzazione di una muratura,
elevata leggermente a scarpa, costituita da brecciame eterogeneo posto in opera a
secco e successivamente rinforzato mediante scagliatura - sigillatura degli interstizi
con malta di calce o con gerone.
Oncia d’acqua milanese.
Unità di misura delle acque di irrigazione.
“Essa era infatti riferita unicamente all’area della luce libera della bocca attraverso la
quale l’acqua veniva derivata, con la sola condizione che questa bocca avesse forma
di rettangolo con lato inferiore situato ad una altezza di quattro once lineari milanesi
(pari a un terzo del braccio milanese, corrispondente a 0.593 m) al disopra del fondo
del canale, dal quale avveniva la derivazione ...”
251
Per il Naviglio Grande: “... qui però il lato inferiore della bocca rettangolare doveva
trovarsi elevato di otto anziché di quattro once al di sopra del fondo del canale. Ciò in
vista della necessità di assicurarne la navigabilità, evitando che in conseguenza vi si
potesse ridurre al di sotto del valore di 14 once (o.70 m ca.) che si riteneva la minima
indispensabile per consentire il movimento dei modesti natanti del tempo”.
“Gli Statuti prescrivevano che la bocca fosse costruita in una lastra di pietra viva dallo
spessore do 3 once”.
(G. DE MARCHI, Idraulica, in “Storia di Milano”, vol. XVI, P. XIV, Milano 1962, pp. 861862).
Palificata.
Teoria di pali piantati linearmente sul fondo del canale a sostegno e riparo delle
strutture di sponda in elevato, siano esse in muratura o costituite da terrapieno.
In alcuni casi le palificate sono documentate anche dietro i muri di sponda in presenza
di terrapieni sostenuti sul fronte a vista da morognate o rivestiti esternamente da muri
in quadri di chieppo.
Passòn. Passone.
“Palo (Alb. enc. in Palafitta, Maglio, Castello, ecc.). Troncone, per lo più con ghiere di
ferro nelle testate, che si affonda col castello o colla berta (martin) nel terreno per
ritegno delle acque o per saldezza di fondamenta in una fabbrica qualunque”.
“Grosso palo conficcato nel terreno per formare una palizzata o per legarvi il bestiame.
– In particolare palo di legno (per lo più di castagno) di lunghezza variabile da 2 a 4
metri e di diametro tra 15 e 50 centimetri e oltre, usato nelle opere di consolidamento
dei terreni di fondazione. – Traversa di legno che serve a fissare tra loro i pali in una
palizzata; filagna”.
Si tratta sempre di passoni, colonne, o colonnette, di rovere.
Pobbia.
Legno di pioppo.
Utilizzato nella posa in opera delle palificate in forma di assi o tavole.
Pònt.
Punta, puntazza di ferro per pali e colonne di rovere infissi davanti e lungo le sponde o
sul fondo di fiumi e canali.
252
Quadrone.
“Lastrone quadrato di pietra per rivestimenti murari. – Masso a forma di cubo o
parallelepipedo usato nella gettata di un molo”.
Rovere.
Legno di rovere.
Utilizzato nella costruzione di palificazioni di fondazione, o a sostegno di terrapieni in
terra pressata o morogne, in forma di pali infissi nel terreno e uniti tra loro da filagne.
“... far tradurre dall’Abbazia di Barbata posta nella provincia cremonese alla terra di
Cassano Gera d’Adda Br. 300 asse di rovere e B.a 4000 passoni pure di rovere”.
Rubbi.
Unità di peso milanese equivalente a 25 libbre sottili.
Scagliatura.
Otturazione degli interstizi presenti sulle murature realizzate con blocchi lapidei a
secco mediante l’ inserimento, a colpi di mazza, di scaglie di ceppo, di serizzo o di
pietre di altra natura.
E’ detta anche sigillatura.
Schieppo. Scèpp.
“Macigno. Pietra macigna. Pietra di cui si fanno conci per gli edifici”.
Le sponde dei Navigli risultano in gran parte realizzate con la giustapposizione di
blocchi eterometrici di ceppi, di diverse granulometrie, posti in opera sempre a secco.
Durante le manutenzioni periodiche, a causa del deterioramento da erosione dovuto
principalmente al flusso dell’ acqua, si provvedeva a risarcire giunti dilavati, interstizi e
fessurazioni per mezzo di scagliature e sperature.
In caso di grave deterioramento dei blocchi di ceppo si provvedeva alla sostituzione
puntuale di quelli ammalorati con blocchi nuovi; i blocchi vecchi, ridotti in pezzi
(marogne) o relavorati venivano riutilizzati per altre più modeste sostituzioni localizzate
o impiegati nella realizzazione di morognate.
Scèpp gentil.
253
“Quel macigno il cui impasto sembra omogeneo, e che ha granella di tale finezza da
potersi scambiare con un’arenaria di grossa grana”.
Il ceppo gentile è “un conglomerato compatto che si escava a Paderno d’Adda
(Bergamo) e a Villa Romano (Como)”.
Scèpp mezzan.
“Quel macigno le cui masse sono picciole si ma benissimo distinguibili a occhio nudo
anche a discreta distanza”.
Il ceppo mezzano “è un conglomerato compatto grigio bianco che si escava a Trezzo
d’Adda e a Vaprio d’Adda (Milano)”.
Scèpp rustegh.
“Quel macigno o sia quella puddinga poligenica le cui parti sono masse arrotondate di
due, tre od anche più pollici, e nella quale il cemento non riempie esattamente
gl’interstizj fra massa e massa”.
Il ceppo rustico è “un conglomerato di media compattezza che si escava a Trezzo e a
Vaprio d’Adda (Milano)”.
Speratura.
Stilatura o ristilatura dei giunti nelle murature in laterizi e in quelle realizzate con
blocchi di ceppo mediante l’uso di malta di calce.
In una perizia del 1832 (19 maggio) si suggerisce di: “riempire le fessure di cemento
formato di sabbia, di calce e di scorie di ferro e mattoni pesti”.
E’ detta anche insperatura.
Tromba scoperta.
“Le bocche d’estrazione disposte in fregio al canale alimentatore senza sperone o
impedimento sporgente scaricavano in un tratto di canale rivestito in mattoni, lungo 9
braccia, con il fondo pendente di un’oncia lineare, detto tromba scoperta (Da direttive
emanate dal Magistrato delle acque nel 1503 riguardanti bocche o moduli del Naviglio
Grande).
254
(G. DE MARCHI, Idraulica, in “Storia di Milano”, vol. XVI, P. XIV, Milano 1962, p. 862)
Vìv.
Pietra, concio.
Solitamente usato come sinonimo di granito o di serizzo estratto dalle cave ubicate
nelle zone prospicienti il Lago Maggiore.
Il suo uso è documentato principalmente per porte di conche, stipiti di bocche e
bocchelli d’estrazione, pile di ponti, e banchettoni, barricate con loro cappelli, posti a
protezione del bordo dell’alzaia.
Sono altresì di granito-mearolo le bitte (piuoli) collocate sulla sommità del coronamento
delle sponde per avvolgervi cavi o catene di ormeggio per l’attracco delle imbarcazioni,
i lavatoi e gran parte degli elementi portanti per le passerelle poste al di sotto delle
alzaie (gradini e mensole).
A partire dai primi decenni del XIX sec. verranno impiantati lungo le sponde dell’alzaia
prospicienti la Darsena decine di funghi di granito ancora oggi presenti in diversi
luoghi.
255
Conclusioni
I dati d’archivio sinora raccolti forniscono un quadro sufficientemente esaustivo delle
tecniche costruttive e delle procedure generali per la manutenzione delle sponde del
Naviglio Grande attuate nel periodo compreso tra la fine del XV e gli inizi del XX
secolo.
Le notizie scritte riguardanti direttamente il tratto di sponde preso in esame risultano
però scarse e lacunose almeno fino al 1789. Risultano invece di notevole interesse
alcuni disegni datati alla seconda metà del XVI secolo (1578 ca.) che raffigurano
l’ultimo tratto del Naviglio Grande in entrata a Milano42.
I sopralluoghi settecenteschi, documentati dalle visite effettuate dagli ingegneri
camerali per garantire la corretta applicazione dei provvedimenti generali indicati nei
capitolati d’appalto per la manutenzione, consentono di verificare solo per brevissimi
tratti la corrispondenza tra quanto da loro descritto nel corso degli anni e lo stato di
fatto attuale negli stessi tratti.
La corretta ubicazione delle diverse descrizioni non è quasi mai possibile per l’assoluta
genericità dei riferimenti riportati.
Lo scopo principale delle visite era il controllo minuzioso dell’applicazione delle norme
tecniche imposte dai regolamenti, relative alla forma ed al corretto utilizzo delle bocche
d’estrazione, delle trombe ad esse collegate e degli scaricatori, in concessione d’uso ai
privati che avevano l’obbligo di provvedere alla loro manutenzione periodica.
Infatti solo un controllo attento e metodico dei sistemi di flusso e di deflusso avrebbe
garantito un livello costante delle acque senza impedimenti per una navigazione
regolare durante tutto il corso dell’anno (ad eccezione del mese dell’asciutta).
Fino ai primi decenni dell’800 poi non veniva mai specificato dai relatori se il tratto di
sponda esaminato fosse quello destro o quello sinistro43
Solo a partire dai primi decenni dell’800 le relazioni contenute nei Registri di consegna
dei navigli descrivono puntualmente, tratto per tratto, le due sponde del Naviglio
esaminate dagli ingegneri, indicando con precisione le misure lineari progressive di
singole parti di muratura, a seconda delle pertinenze dei proprietari o dei concessionari
42
Si vedano in particolare le figure 1 e 2 alle pp. 11-12.
43
Come si è detto, considerando il corpo d’acqua scorrente in direzione di Milano.
256
di bocche, scarichi, guadi o altro, a partire da capisaldi posti ad intervalli regolari44
(N.º187. “dopo il Ponte della Madonna” - N.º188. “scolpitone il numero nel gradino del
guado Borella”, all’inizio del tratto in curva prima del Ponte Scudellino).
I lavori di ampliamento della Darsena del 1820 contribuirono a ritoccare l’andamento
dell’ultimo tratto di naviglio in entrata in città, soprattutto a ridosso del Ponte Scudellino
che, in questi anni venne anche modificato, mentre la strada alzaia fu sopraelevata.
Dal raffronto dei dati esaminati risulta evidente come il paramento in blocchi di ceppo
delle sponde del Naviglio Grande in prossimità di Milano caratterizzasse questo tratto
almeno sin dal XVIII secolo, forse già dalla fine del XVI.
La scarsa presenza di cotto è attestata almeno fino al 1866, mentre muri in ciottoli in
calce e coronamento di ceppo furono realizzati a partire da quegli stessi anni, sulla
sponda destra, tra la Bocca Triulzi ed il Ponte Scudellino.
Tratti di muratura di mattoni e malta con coronamento in ceppo, e sottomurazioni in
laterizi, ancora visibili sulla sponda sinistra prima del Ponte di Ghisa, sono
probabilmente da attribuirsi al periodo compreso tra il 1840 ed il 1845.
Interventi di riparazione o di restauro posteriori furono contrassegnati dall’uso sempre
più frequente di mattoni e malta, a discapito dell’utilizzo tradizionale del ceppo in
blocchi a secco o del granito (serizzo).
I pesanti intonaci che tuttora impediscono in molti casi di verificare la reale natura delle
murature sottostanti appartengono, insieme alle parziali demolizioni e/o rifacimenti del
coronamento di sponda, ai periodi più recenti del XX secolo.
44
Archivio Storico Regione Lombardia, Atto di Consegna dei Canali Navigli Grande e di bereguardo per
l’appalto della loro manutenzione durante il novennio dal 1° Aprile 1866 al 31 Marzo 1875 (Milano, 9 aprile
1866): “Di contro ai capisaldi citati in questo tronco vi sono sul fondo del Canale le rispettive colonne colle
crociere in testa che marcano il fondo del Naviglio per norma dello spurgo”.
257
Bibliografia
SETTALA G. B., Relationi del Navilio Grande et di quello di Martesana della città di
Milano, Milano 1603;
BARATTIERI, Della architettura delle acque, 1656;
LECCHI A., Trattato dei canali navigabili, 1776;
FRISI P., Istituzioni di meccanica, di idrostatica, di idrometria e dell’architettura statica
e idraulica, 1777;
BRUNACCI V.G., Memoria sulla dispensa delle acque (Memoria coronata dalla Soc. It.
delle Scienze, Verona 1814);
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curiosità, gastronomia, feste, sagre e mercati, Touring Club Italiano, Milano 2000;
Fonti
I documenti utili per la redazione della ricerca storica sono conservati presso le
suddette istituzioni:
•
Biblioteca Centrale Facoltà di Architettura – Politecnico di Milano
•
Biblioteca Nazionale Braidense – Milano
•
Biblioteca Civica “Sormani” – Milano
•
Archivio di Stato – Milano
•
Archivio Storico Regione Lombardia – Milano
•
Racconta delle Stampe “A. Bertarelli” – Milano
•
Civico Archivio Fotografico - Milano
261
Tabella 1
Nomenclatura dei materiali utilizzati per le riparazioni dei muri di sponda
dei navigli (XVII – XIX sec.)
CEPPI
PIETRAME
CIOTTOLI DI FIUME
CEPPI
CEPPI NUOVI
CEPPI VECCHI
CEPPI QUADRI
QUADRONI DI CEPPO
QUADRI DI CEPPO
CHIEPPI
SCHIEPPI
MAROGNE
MAROGNATA
MOROGNE
MOROGNATE
MOROGNONI
QUADRI DE’ MOROGNONI
SASSI QUADRONI
PIETRE
CIOTTOLI
SASSI NATURALI
SASSI BORLONI
SASSI GROSSI
GRANITI
LATERIZI
LEGNAMI
QUADRI
DI COTTO
MIGLIAROLO
PIETRE COTTE
SARIZZO MIAROLI
SCAGLIE DI COTTO
SASSI DI MIAROLA
MATTONI VECCHI
QUADRONI GRANITO
MATTONI NUOVI ALBASI
VIVO
ASSE ROVERE
ASSE POBBIA
TAVOLE POBBIA
PASSONI ROVERE
COLONNE ROVERE
COLONNETTE ROVERE
LEGANTI - AGGREGATI
FERRI
VARIA
CALCINA
MALTA
CALCE
CEMENTO
(SABBIA,CALCE ...)
SABBIA VIVA
GIARA
GERONE
SCAGLIE DI COTTO
MATTONI PESTI
SCORIE DI FERRO
FERRO LADINO
SBARRE DI FERRO
QUADRETTONI DI FERRO
STAFFE DI FERRO
SPRANGHE DI FERRO
SPINE DI FERRO
ANELLONI DI FERRO
UNCINI DI FERRO
CHIODERIA VARIA
AZZALE PER PUNTE E
PICCHI
TELA GREGGIA DI REGGIO
EMILIA
TELA DI CANAPE PER LE
CHIUSE
VIMINI
262
Tabella 2
Elenco alfabetico delle tecniche costruttive dei muri di sponda dei navigli
(XVII – XIX sec.)
CONTROSCARPA DI MOROGNONI D’AVANTI
CORONAMENTO DI CEPPO
EMPITURA DI PIETRE COTTE, E MALTA IN FORMA DI BITTUME O SII MASSICCIO
CON SOPRA POI IL MURO FATTO IN FORMA REGOLARE (MURO VIVO?)
MOROGNATA PER SOSTEGNO DEL TERRAPIENO
MOROGNE E PALI DAVANTI
MURO DI CEPPO CON RIALZO IN COTTO
MURO DI CHIEPPO
MURO DI COTTO CON FACCIA DI CEPPO
MURO DI COTTO IN CALCE
MURO DI COTTO POSTERIORE
MURO DI MATTONI
MURO DI QUADRI DI CHIEPPO
MURO ET GERONE
MURO FORMATO IN PARTE DI QUADRONI DI CEPPO E IN PARTE DI COTTO
MURO IN CALCINA
MURO IN CIOTTOLI IN CALCE
MURO MORTO (PASSONI E TAVOLE)
MURO NUOVO
MURO NUOVO DI SASSI E COTTO IN CALCINA
MURO VECCHIO
MURO VIVO CIOE’ CON CALCE, SABBIA E MATTONI
PALIFICATA DI PASSONI DAVANTI
PALIFICATA DOPPIA CON TERRA BEN BATTUTA
PALIFICAZIONE DI PASSONI IN FONDAZIONE
RIALZO IN COTTO E CIOTTOLI
SCARPA SELCIATA DI CIOTTOLI
SOTTOMURAZIONI
TERRAPIENO E PALIFICATA
263
Tabella 3
Distribuzione cronologica delle tecniche costruttive dei muri di sponda
dei navigli (XVI – XIX sec.)45
ANNO
TECNICA COSTRUTTIVA
UBICAZIONE
1629
1629
1633
1639
1671
1671
PALIFICATA DI PASSONI DAVANTI
MOROGNE
MURO DI COTTO CON FACCIA DI CEPPO
MURO ET GERONE
PALIFICATA DI PASSONI DAVANTI
TERRAPIENO E PALIFICATA
PALIFICATA DOPPIA CON TERRA BEN
BATTUTA
MOROGNATA
PALIFICATA DI PASSONI DAVANTI
EMPITURA DI PIETRE COTTE, E MALTA...
(MASSICCIO)
MOROGNATA
N. G., Roggia S. Boniforto
N. G., S. Boniforto
N. G., Scaricatore S. Boniforto
N. G., Scaricatore S. Boniforto
N. G., Tombino Panigarola
N. G., Tombino Panigarola
1671
1684
1686
1728
1747
1751
1751
1751
1751
1751
1777
1787
1787
1787
1788
1788
1788
1789
1789
1789
1789
N. G., Tombino Panigarola
N. G., N. M.
N. G., Roggia S. Boniforto
Travacatore
Roggia
S.
Boniforto
N. G., N. M.
N. G., N. M., N. B., Muzza,
PALIFICATA DI PASSONI DAVANTI
Adda, Ticino
MURO VIVO CIOE’ CON CALCE, SABBIA E N. G., N. M., N. B., Muzza,
MATTONI
Adda, Ticino
N. G., N. M., N. B., Muzza,
MURO MORTO CIOE’ DI PASSONI E TAVOLE
Adda, Ticino
MURO IN CALCINA
N. G.
N. G., N. M., N. B., Muzza,
MURO NUOVO
Adda, Ticino
N. G., N. M., N. B., Muzza,
MOROGNATA
Adda, Ticino
MOROGNATA
N. G., Corsico – S. Cristoforo
CONTROSCARPA DI MOROGNONI D’AVANTI
Cavo de’ Morti – Adda
QUADRI DE’ MOROGNONI
N. G., S. Boniforto
PALIFICATA DI PASSONI DAVANTI
N. G., Roggia S. Boniforto
N. G., S. Boniforto, S.
MOROGNE
Cristoforo
MOROGNATA
N. G., S. Cristoforo
MOROGNE
Adda, Cavo de’ Morti
MOROGNATA
N. G., S. Cristoforo
N.G., Bocca S. Boniforto –
MURO DI QUADRI DI CHIEPPO
Triulzi - Ponte Scudelino
MURO DI CHIEPPO
N. G., Bocca Triulzi
45
Legenda
N. G.: Naviglio Grande
N. M.: Naviglio Martesana
N. B.: Naviglio di Bereguardo
Le ubicazioni segnate in rosso indicano il o i tratti di sponda compresi nell’ambito specifico della ricerca, o
tratti generici del Naviglio Grande elencati all’interno dei capitolati d’appalto per le manutenzioni.
264
ANNO
TECNICA COSTRUTTIVA
UBICAZIONE
1789 MURO DI COTTO POSTERIORE
MOROGNATA
PER
SOSTEGNO
1789
TERRAPIENO
1789
1790
1790
1790
1790
1804
1816
1820
1821
1823
1823
1824
1825
1825
1827
1830
1830
1842
1843
1844
1845
1846
1852
1852
1875
1875
1875
1875
1875
N. G., Bocca Triulzi
DEL N.G.,tratto Bocca S. Boniforto Ponte Scudelino
N.G.,tratto Bocca S. Boniforto MURO DI CEPPO E COTTO
Ponte Scudelino
N. G., sbocco Olona P.ta
PALIFICATA DI PASSONI DAVANTI
Ticinese
MOROGNATA
N. G.
MURO NUOVO DI SASSI E COTTO IN CALCINA N. G., S. Cristoforo
MOROGNE E PALI DAVANTI
N. G., Alzaia
MOROGNATA
N.G., Muzza
MAROGNATE
N. G., S. Cristoforo - Corsico
MURO DI COTTO CON IL CORONAMENTO
Darsena
SUPERIORE IN CEPPO
MATTONI NUOVI ALBASI
Darsena, P. ta Ticinese
N. G., sbocco Olona P.ta
MURO DI COTTO IN CALCE
Ticinese
N. G., sbocco Olona P.ta
PALIFICAZIONE DI PASSONI IN FONDAZIONE
Ticinese
MURO DI CIOTTOLI IN CALCE
N. G., S. Cristoforo
MURO NUOVO
N. G., Corsico
SCARPA SELCIATA DI CIOTTOLI
N. G., Poscallo
SCARPA SELCIATA DI CIOTTOLI
N. G., N. B.
N. B., Conca di Coronate –
MURO DI CIOTTOLI IN CALCE
Basiano; N. G.
SCARPA SELCIATA DI CIOTTOLI
N. G., N. B.
N. G., sponda destra – ponte di
SOTTOMURAZIONI DI MATTONI
Trezzano
SOTTOMURAZIONI DI MATTONI
N.G.
SOTTOMURAZIONI DI MATTONI
N.G.
SOTTOMURAZIONI DI MATTONI
N.G.
CORONAMENTO DI GRANITO
Darsena
CORONAMENTO DI GRANITO
Darsena
MURO VECCHIO
N. G., Ponte Scudellino
MURO DI COTTO CON IL CORONAMENTO N. G., sponda destra – ponte di
SUPERIORE IN CEPPO
ghisa
N. G., sponda sinistra – ultimo
MURO DI MATTONI
tratto
N. G., sponda destra – ponte di
MURO DI CEPPO CON RIALZO IN COTTO
ghisa
MURO IN PARTE IN QUADRONI DI CEPPO E IN N. G., sponda sinistra – ponte
PARTE DI COTTO
di ghisa
N. G., sponda destra – ponte di
RIALZO IN COTTO E CIOTTOLI
ghisa
265
Tipologie di sezioni di sponde
1851. Sezione di sponde in muratura di mattoni, in muratura di mattoni e terrapieno ed in
conci lapidei.
1814. Sezione di morognata e passoni.
1814. Sezione di muratura in mattoni su
palificazione.
266
Tabella 4
1845, 28 marzo
“Atto di consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo per l’appalto della loro
manutenzione durante il dodicennio dal 1° Aprile 1845 al 1° Aprile 1857”.
XX.mo Tronco. Dal Ponte di Sant’ Cristoforo a quello della Madonna del Naviglio
lungo m 1565,10
Lungo la sponda sinistra, circa 200 metri prima del Ponte della Madonna…
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
1266
di Muratura in quadri di ceppo.
Nei pressi del gruppo Tratto
di ferro della Catena… muratura lungo Passoni n° 4 alti m 1,70.
m 12,50, alto m Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
1,80.
1267
Lavanderia.
Tratto lungo m Muratura con fronte di cotto e ceppo, soglia di
beola e schienale di pezzi di ceppo.
12,00
1268
Muratura.
Tratto lungo m Muratura di ceppi con poco cotto.
58,30, alto m Passoni n° 11 alti m 1,60.
1,60.
A m 11,20 dall’inizio della muratura vi è il
caposaldo n° 186.
1269
Guado e lavanderia.
Tratto lungo m Muratura con spalle e frontale di ceppo e
13,00, alto m cotto.
1,00, largo m Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
0,60.
1270
Muratura.
1271
Guado.
1272
Muratura.
1273
Guado ad
lavanderia.
1274
Muratura lunga fino ad Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo e poco cotto.
arrivare
al
muro 57,00, alto m Passoni n° 26 alti m 1,60.
costituente la spalla 1,80.
All’inizio del tratto vi è un guado; al centro del
del ponte di ferro della
tratto vi sono 2 tombini per lo scarico delle acque
Madonna…
pluviali.
m 229,10
uso
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo con poco cotto.
44,50, alto m Passoni n° 11 alti m 1,50.
1,65, largo m All’inizio del tratto vi è un guado lungo m 4,60
con tombini di scolo e una campata mobile nella
0,60.
barricata in corrispondenza del guado stesso.
Tratto lungo m Muratura di ceppi di granito.
4,00.
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo.
21,50, alto m Passoni n° 4 alti m 1,50.
1,30.
2 tombini di scolo delle acque pluviali.
di Tratto lungo m Muratura con schienale di cotto coperto con
pezzi di beola.
6,30.
267
XXI.mo Tronco. Dal Ponte di ferro detto della Madonna sino ad arrivare al centro
del Ponte Scudellino lungo m 266,30.
Lungo la sponda sinistra, subito dopo la spalla sinistra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
1302
1309
1310
UBICAZIONE
MISURE
Subito dopo la spalla Tratto
di
sinistra del ponte…
muratura lungo
m 40,00.
Alla distanza di m ..... Tratto
di
dalla spalla sinistra del muratura lungo
ponte della Madonna. m
66,00
[corretto
m
67,00], alto m
1,70.
… continuando in
direzione del centro
della
strada
per
l’alzaia sotto il ponte
della
strada
di
circonvallazione
denominato
Scudellino.
Tratto
di
muratura lungo
m 45,80, alto m
1,45 [corretto m
1,60]..
DESCRIZIONE
Muratura formata in parte di quadroni di
ceppo, in parte di cotto.
Muratura “tutta formata in ceppi e poca
parte di cotto… con superiore copertura
in cotto” alta m 1,70.
Passoni n° 14 alti m 1,70.
All’inizio di questa tratta vi è un guado lungo
m 3,40 costituito da gradini e schienale di
ceppi e cotto, mantenuto dai sig.ri Clerici e
Gelmondi.
In prossimità del guado vi è un tombino in
cotto per lo scarico delle acque pluviali,
mantenuto dal sig. Gelmondi; in seguito
vi è altro tombino simile, mantenuto dal sig.
Clerici.
A m 20,00 dall’inizio del tratto vi è altro
guado lungo m 3,27, formato come il
precedente, mantenuto dal sig. Clerici.
Successivamente a un altro tombino dei
Clerici, a m 42,50 dall’inizio del tratto vi è un
altro guado lungo m 3,71 e 2 tombini
mantenuti dal sig. Marzorati.
A m 54,50 dall’inizio del tratto vi è il
caposaldo n° 188.
(A m 58,30 dal centro della strada per
l’alzaia vi è il caposaldo n° 188).
Muratura
in
ceppi,
compreso
il
coronamento superiore.
Lungo questo tratto vi sono altri due tombini
[corretto vi è u tombino] mantenuti dal sig.
Marzorati.
Tot. m 112,80
268
Descrizione del ponte della Madonna.
Lungo la sponda destra, subito dopo la spalla destra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
Dalla spalla del ponte
della Madonna allo
stivo [stipite, spalla]
dello scaricatore di S.
Boniforto.
Scaricatore
di
S.
Boniforto (serviva per
scaricare le acque di
piena del naviglio nel
cavo della bocca di S.
Boniforto e da lì nel
Lambro meridionale).
Tratto
di
muratura lungo
m 29,80
[corretto
m
30,80], alto m 2.
Fronte lungh. m
7,20 [corretto m
7,50]
Quadroni di ceppo (per i primi m 5,50 è alto
m 2,40).
Passoni n° 1.
1314
Bocca di S. Boniforto
Fronte lunga m Fronte di ceppo. Si divide in 3 bocche
7,00, alta m larghe rispettivamente m 0,95, m 0,78, m
2,30 [corretto m 0,80, tutte alte m 1,86, con soglia, stivi e
2,20].
cappello di vivo. Mantenuta dalla Casa
Belgiojoso.
[nel 1809 risultava di proprietà dei Padri
Barnabiti e di molti altri utenti; serviva per
l’irrigazione e per l’alimentazione di 3 mulini
(20 once per tutto l’anno)].
1315
Dalla Bocca di S. Tratto
di
Boniforto alla Bocca muratura lungo
Triulzi.
m
89,70
[corretto
m
90,70], alto m
1,60 [corretto m
1,70].
1311
1312
1313
4 stipiti di granito alti m 2,52 con sezione di
m 0,19 per m 0,34;
6 porte in rovere con 2 guide posteriori alte
m 1,78 e larghe m 0,79;
Nel mezzo della larghezza dello scaricatore
vi era “… massiccio di ceppi ai cui lati sonovi
formati due gargami per stivi lunghi m 0,84
alti come sopra così pure come nelle laterali
spalle di granito e ceppi in fregio al Naviglio
vi sono formati altri due stivi. Soglia di vivo in
due pezzi di lunghezza cadauna m 2,57
larga m 0,60. Colonne rovere al davanti n° 6
[corretto 5] alte m 2,50 fuori terra. Il
massiccio o pilone sostenente le due volte di
cotto per la lunghezza di m 5,94 è formato
tutto di ceppo, dopo la quale lunghezza si
forma una sola […] sino alla sboccatura della
tomba medesima”.
di “Quadri di ceppo con poco di cotto”.
Dopo lo stipite dello Tratto
scaricatore fino alla muratura lungh.
Bocca di S. Boniforto. m 8,20, alto m
1,70.
Quadri di ceppo.
Passoni [corretto colonne] n° 18 [corretto 3]
alti m 1,80.
Lungo questo tratto vi è una canaletta di
granito lunga m 1,20 e larga m 0,50,
sporgente verso il naviglio e utile allo scarico
delle acque pluviali della strada postale.
269
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
1316
Bocca Triulzi
Fronte lunga
5,20 [corretto
4,00], alta
1,50 [corretto
1,80].
m
m
m
m
1317
Dalla Bocca Triulzi…
Tratto
di
muratura lungo
m 93,00, alto m
1,70 [corretto m
2,00].
1318
… continuando fino al Tratto
di
centro
del
Ponte muratura lungo
Scudellino.
m 40,00, alto m
2,80
[cancellato].
Fronte in ceppo [corretto cotto] con
apertura contornata di vivo di luce m 1,67
per m 1,02.
Mantenuta dagli utenti della medesima
(Trivulzio).
[nel 1809 risultava di proprietà del sig.
Grioni;
serviva
esclusivamente
per
l’iirigazione (7 once per tutto l’anno)].
Quadri di ceppo.
Lungo questo tratto vi è una bocchetta
quadrata ad uso di tombino ed una canaletta
di granito lunga m 1,05 e larga m 0,40, utili
ambedue allo scarico delle acque pluviali
della strada postale.
Nessun riferimento al materiale (Quadri di
ceppo?)
Tratto formato a rampa e contro-rampa.
Lungo questo tronco scorre la strada alzaia,
che termina all’angolo dell’ultimo caseggiato
situato presso il ponte Scudellino. La
larghezza della strada varia dai m 3,60 ai m
7,50.
Tot. m 281,20
Questa consegna sembra essere stata copiata da quella relativa probabilmente al
decennio/dodicennio precedente.
Le correzioni fatte potrebbero far pensare che tale consegna sia stata trascritta senza
verificare direttamente lo stato di fatto delle strutture. Il confronto tra ciò che è scritto e
ciò che è stato corretto potrebbe permetterci di individuare alcune trasformazioni
localizzate in determinate porzioni di muratura.
Le murature analizzate erano costruite con blocchi di ceppo, cioè lavorati
appositamente per essere messi in opera.
Lungo questi tratti non è documentata né malta di allettamento né intonaco di
rivestimento, per cui sembrerebbe che tali murature siano state costruite e mantenute
a secco. Solo in un tratto di muratura (1308) lungo la sponda sinistra viene riportato
che i ceppi e alcuni mattoni sono “collegati con calce”.
In alcuni tratti della sponda sinistra (1309, 1310) è documentata solo una muratura “in
ceppo”, senza altra specifica definizione, che potrebbe far pensare ad una struttura
meno regolare, formata non da blocchi squadrati ma da elementi appena sbozzati e
adeguatamente sistemati. Negli stessi tratti le murature presentano una “superiore
copertura” costituita talvolta in ceppo, talvolta in mattoni. Negli altri tratti delle due
sponde la muratura sembra non avere alcuna copertura.
270
La presenza di cotto all’interno delle murature è verificata in pochi tratti e sembra
essere molto circoscritta (sponda sinistra, tratto n° 1309: muratura “tutta formata in
ceppi e poca parte di cotto”; nello stesso tratto i guadi Clerici, Gelmondi e Marzorati:
gradini e schienale di ceppi e cotto; sponda destra, tratto n° 1313: muratura con “quadri
di ceppo con poco di cotto”; bocca Triulzi, n° 1316: fronte totalmente realizzato in
cotto).
Il granito e il “vivo” sono documentati nelle strutture dello scaricatore di San Boniforto
(rispettivamente negli stipiti delle porte e nelle soglie), nelle aperture delle bocche di
San Boniforto e Triulzi (1314,1316), nelle canalette di scarico delle acque pluviali delle
strade alzaia e postale, presenti in alcuni tratti delle due sponde (1309, 1315 e 1317).
Per tutte le opere in legno è impiegato il rovere (sia per i passoni o colonne, sia per le
porte e le altre strutture dello scaricatore di San Boniforto).
Per quanto riguarda i passoni in rovere, nel tratto 1315 vi dovevano essere 18 elementi
ridotti poi a 3, il che farebbe pensare ad una progressiva eliminazione degli stessi.
271
Tabella 5
1866, 9 aprile
“Atto di Consegna dei Canali Navigli Grande e di Bereguardo per l’appalto della
loro manutenzione durante il novennio dal 1° Aprile 1866 al 31 Marzo 1875”.
Lungo la sponda sinistra, circa 200 metri prima del Ponte della Madonna…
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
1212
di Muratura in quadri di ceppo.
Nei pressi del gruppo Tratto
di ferro della Catena… muratura lungo Passoni n° 4 alti m 1,70.
m 12,50, alto m Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
1,80.
1213
Lavanderia.
Tratto lungo m Muratura con fronte di cotto e ceppo, soglia di
beola e schienale di pezzi di ceppo.
12,00
1214
Muratura.
Tratto lungo m Muratura di ceppi con poco cotto.
58,30, alto m Passoni n° 11 alti m 1,60.
1,60.
A m 11,20 dall’inizio della muratura vi è il
caposaldo n° 186.
1215
Guado e lavanderia.
Tratto lungo m Muratura con spalle e frontale di ceppo e
13,00, alto m cotto.
1,00, largo m Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
0,60.
1216
Muratura.
1217
Guado.
1218
Muratura.
1219
Guado ad
lavanderia.
1220
Muratura lunga fino ad Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo e poco cotto.
arrivare
al
muro 57,00, alto m Passoni n° 26 alti m 1,60.
costituente la spalla 1,80.
All’inizio del tratto vi è un guado; al centro del
del ponte di ferro della
tratto vi sono 2 tombini per lo scarico delle acque
Madonna…
pluviali.
m 229,10
uso
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo con poco cotto.
44,50, alto m Passoni n° 11 alti m 1,50.
1,65, largo m All’inizio del tratto vi è un guado lungo m 4,60
con tombini di scolo e una campata mobile nella
0,60.
barricata in corrispondenza del guado stesso.
Tratto lungo m Muratura di ceppi di granito.
4,00.
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo.
21,50, alto m Passoni n° 4 alti m 1,50.
1,30.
2 tombini di scolo delle acque pluviali.
di Tratto lungo m Muratura con schienale di cotto coperto con
pezzi di beola.
6,30.
272
Lungo la sponda sinistra, subito dopo la spalla sinistra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
Tratto
di “Muro formato in parte di quadroni di ceppo
muratura lungo ed in parte di cotto”.
m 35.
La situazione è simile alla precedente.
1244
Sponda sinistra.
1251
Alla distanza di m ..... Tratto
di
dalla spalla sinistra del muratura lungo
ponte della Madonna. m 67,00, alto m
1,75 compresa
la copertura.
Muratura “formata con ceppi e per poca parte
di cotto… con superiore copertura in ceppo”.
14 colonne alte m 1,70.
All’inizio di questo tratto vi è un guado (1) lungo
m 3,40 costituito da gradini e schienale di
ceppi e cotto, mantenuto in comunione dai sig.ri
Clerici e Borella.
In prossimità del guado vi è un tombino in cotto
per lo scarico delle acque pluviali, mantenuto dal
sig. Gelmondi;
in seguito, a m 12,00, vi è altro tombino simile,
per lo scarico delle pluviali della strada e
dell’attigua piazzetta, mantenuto dall’appaltatore;
in seguito vi è un campo aperto nella barricata
ad uso di sbarco con cappello mobile di legno,
mantenuto dal frontista Giuseppe Clerici;
in seguito altro tombino mantenuto dal Clerici;
in seguito, a m 20,00 dall’inizio del tratto, vi è
altro guado (2) lungo m 3,27, formato come il
precedente, mantenuto dal sig. Clerici.
in seguito altro tombino mantenuto dal Clerici;
in seguito, a m 36,00, vi è altro campo aperto
nella barricata ad uso di sbarco, mantenuto dal
sig. Clerici;
in seguito, a m 42,50 dall’inizio del tratto, vi è un
altro guado (3) lungo m 3,70 e “…di contro a
questo guado vi è altra doppia campata aperta
nella barricata”, il tutto mantenuto dal sig.
Borella;
in seguito altri tombini mantenuti dal sig. Borella;
in seguito, a m 54,50 dall’inizio del tratto, vi è il
caposaldo n° 188 “… scolpito sul gradino del
guado Borella”.
273
RIF.
1252
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
… continuando in
direzione del centro
della
strada
per
l’alzaia sotto il ponte
della
strada
di
circonvallazione
denominato
Scudellino.
Tratto
di
muratura
in
linea
curva
lungo m 45,00,
alto m 1,60.
Muratura in ceppi, compreso il coronamento
superiore.
Lungo questo tratto vi è 1 tombino mantenuto dal
sig. Pietro Secondi.
“Per l’adattamento eseguito della strada
ascendente al Ponte Scudellino ed allo scopo di
sostenere il terapieno di essa venne nel 1865
armata la sua scarpa verso l’alzaja che le scorre
al piede per una prima tratta lunga m 25,40
misurata lungo il cordone di ceppo che è al suo
piede in fregio all’alzaja, con selciato di ciottoli,
e per una seconda tratta che arriva al ponte con
muro in mattoni della lunghezza di m 33,00
sempre misurando al piede di esso sul piano
della strada alzaja in fregio al Naviglio. Tanto il
detto selciato che il muro sono mantenuti dal
Comune dei Corpi Santi di Milano che li ha
costruiti”.
In questo tratto vi sono n° 30 funghi di granito
per le barche.
Tot. m 112,00
Descrizione del ponte della Madonna.
Lungo la sponda destra, subito dopo la spalla destra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
1253
UBICAZIONE
Dalla spalla del ponte
della Madonna allo
stivo [stipite, spalla]
dello scaricatore di S.
Boniforto.
MISURE
DESCRIZIONE
Tratto
di Quadroni di ceppo (per i primi m 5,50 è alto m
muratura lungo 2,40).
m 30,80, alto m 4 colonne di rovere alte m 1,80.
2.
All’inizio del tratto, subito dopo il pilastrino di
ferro del ponte, ricomincia una barricata
costituita da pilastrini di granito delle
dimensioni di m 0,30 per m 0,185, con cappello
di m 0,71 (mantenuta dalla Provincia).
Questa barricata si congiunge con un’altra
formata anch’essa da colonnette di granito
unite da spranghe di ferro che continua fino al
Ponte Scudellino.
Fra la barricata e la sponda del naviglio vi
sono n° 27 funghi di granito per legare le
barche.
274
RIF.
1254
1255
1256
1257
UBICAZIONE
Scaricatore
di
S.
Boniforto (serviva per
scaricare le acque di
piena del naviglio nel
cavo della bocca di S.
Boniforto e da lì nel
Lambro meridionale).
Dopo lo stipite dello
scaricatore fino alla
Bocca di S. Boniforto.
MISURE
DESCRIZIONE
Fronte lungh. m 4 stipiti di granito alti m 2,52 con sezione di m
7,50.
0,19 per m 0,34;
6 porte in rovere con 2 guide posteriori alte m
1,78 e larghe m 0,79;
Descrizione dello scaricatore e della tomba
simile alla precedente.
Tratto
di
muratura lungh.
m 8,20, alto m
1,70.
Fronte lunga m
7,00, alta m
2,20.
“Quadri di ceppo con poco di cotto”.
Fronte di ceppo. Si divide in 3 aperture con le
stesse dimensioni della precedente descrizione,
con soglia, stivi e cappello di vivo. Mantenuta dal
sig. Fracassi.
Dalla Bocca di S. Tratto
di Quadri di ceppo.
Boniforto alla Bocca muratura lungo 1 colonna di rovere a difesa alta m 1,80 sul
Triulzi.
m 90,70, alto m fondo del naviglio.
In questo tratto sbocca sul naviglio un tombino
1,70.
colatore delle acque pluviali con canaletta di
granito lunga m 1,20 e larga m 0,50.
Bocca di S. Boniforto
1258
Bocca Triulzi
1259
Dalla Bocca Triulzi…
Fronte lunga m Fronte di cotto con apertura contornata di vivo
4,00, alta m di luce m 1,67 per m 1,02.
1,80.
Mantenuta dagli utenti della medesima (Casa Ala
Ponzone).
Tratto
di Quadri di ceppo.
muratura lungo Con aggiunta successiva si riporta:
m 93,00, alto m “Due tratte interrotte stavansi ricostruendo
con ciottoli in calce e coronamento di ceppo
2,00.
compresi nella lunghezza di questo tratto”.
Lungo questo tratto, dopo m 30,00 dall’inizio, vi è
una bocchetta quadrata ad uso di tombino ed
una canaletta di granito lunga m 1,05 e larga m
0,40, utili ambedue allo scarico delle acque
pluviali della strada provinciale. Dopo m 30,00 da
questo vi è un altro tombino della stessa forma e
dimensioni del precedente, ambedue mantenuti
dalla Provincia.
A m 16,50 prima della fine del tratto termina la
barricata di granito a difesa della strada
provinciale e inizia quella del Ponte Scudellino,
formata da colonnette di granito e spranghe di
ferro, mantenuta dalla Strada Provinciale.
275
RIF.
1260
UBICAZIONE
MISURE
… continuando fino al Tratto
di
centro
del
Ponte muratura lungo
Scudellino.
m 40,00, con
altezza variabile
da m 2,40 a m
2,80.
DESCRIZIONE
Nessun riferimento al materiale (Quadri di
ceppo?)
Tratto formato a rampa e contro-rampa. Al centro
del ponte vi è un foro circolare che sfoga le
acque pluviali della strada alzaia.
Lungo questo tronco scorre la strada alzaia, che
termina all’angolo dell’ultimo caseggiato situato
presso il ponte Scudellino. La strada, che varia in
larghezza dai m 3,60 ai m 7,50, è mantenuta
dalla Giunta Municipale dei Corpi Santi a ghiaia
e in parte a selciato.
“Di contro ai capisaldi citati in questo tronco vi
sono sul fondo del Canale le rispettive colonne
colle crociere in testa che marcano il fondo del
Naviglio per norma dello spurgo”.
Tot. m 281,20
Dal confronto con la descrizione precedente si possono notare solo minime
trasformazioni subite dalle strutture murarie.
“Due tratte interrotte stavansi ricostruendo con ciottoli in calce e coronamento
di ceppo compresi nella lunghezza di questo tratto”.
All’inizio del tratto, subito dopo il pilastrino di ferro del ponte, ricomincia una barricata
costituita da pilastrini di granito delle dimensioni di m 0,30 per m 0,185, con
cappello di m 0,71 (mantenuta dalla Provincia).
Questa barricata si congiunge con un’altra formata anch’essa da colonnette di
granito unite da spranghe di ferro che continua fino al Ponte Scudellino.
Fra la barricata e la sponda del naviglio vi sono n° 27 funghi di granito per legare
le barche.
276
Tabella 6
“Consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo. Appalto Annigoni Pietro 18751884. Sotto Custodia di Milano”
Lungo la sponda sinistra, circa 200 metri prima del Ponte della Madonna…
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
1335
DESCRIZIONE
Tratto di muratura Muratura in quadri di ceppo.
lungo m 12,60, Colonne n° 3.
alto m 1,85.
Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
1336
Lavanderia.
Tratto lungo
12,00, alto
1,20.
Tratto lungo
58,30, alto
1,60.
1337
Muratura.
1338
Guado e lavanderia.
Tratto lungo
13,00, alto
1,00, largo
0,60.
1339
Muratura.
Tratto lungo
44,50, alto
1,65, largo
0,60.
1340
Guado.
Tratto
4,00.
1341
Muratura.
1342
Guado
ad
lavanderia.
1342
(3)
Muratura lunga fino ad
arrivare
al
muro
costituente la spalla del
ponte di ferro della
Madonna…
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo.
58,00 (?), alto m Colonne n° 5.
1,65.
A m 28,00 e a m 34,00 dall’inizio della muratura vi
sono 2 guadi; a m 46,00 e a m 50,00 vi sono 2
tombini di scolo delle acque pluviali.
Tratto lungo m Muratura con schienale di cotto e ceppi coperto
6,30, alto m 1,20, con pezzi di beola.
largo m 0,60.
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo e poco cotto.
57,00, alto m Colonne n° 11.
All’inizio del tratto vi è un guado; al centro del tratto
1,80.
vi sono 2 tombini per lo scarico delle acque pluviali.
uso
di
lungo
m Muratura con fronte di cotto e ceppo, soglia di
m beola larga m 0,55 e schienale di pezzi di ceppo.
Colonne n° 4.
m Muratura di ceppi con poco cotto.
m Colonne n° 8.
A m 12,00 dall’inizio della muratura vi è il caposaldo
n° 186.
A m 15,00 dall’inizio della muratura essa è coperta
da 2 lastre di granito lunghe m 4,00 ciascuna con
funzione di sbarco.
A m 28,00 dall’inizio della muratura vi è altro sbarco
simile al precedente.
m Muratura con spalle e frontale di ceppo e cotto.
m Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
m
m Muratura in quadri di ceppo con poco cotto.
m Colonne n° 11.
m All’inizio del tratto vi è un guado lungo m 10,00 con
tombini di scolo e una campata mobile nella
barricata in corrispondenza del guado stesso.
A m 33,00 dall’inizio della muratura vi è un accesso
ad uno sbarco.
m Frontale in ceppo e cotto, coperto da lastre di
beola e schienale di cotto.
m 229,10
277
XXI Tronco. Dal Ponte di ghisa detto della Madonna del Naviglio sino ad arrivare
al centro del Ponte Scudellino, lungo m […]
Lungo la sponda sinistra, subito dopo la spalla sinistra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
1352
1359
1360
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
Dopo la spalla sinistra
del
Ponte
della
Madonna.
Alla distanza di m
145,00 circa dalla
spalla sinistra del
ponte della Madonna.
Tratto
di
muratura lungo
m 35.
Tratto
di
muratura lungo
m 67,00, alto m
1,75 compresa
la copertura.
… continuando in
direzione del centro
della
strada
per
l’alzaia sotto il ponte
della
strada
di
circonvallazione
denominato
Scudellino.
Tratto
di
muratura
in
linea
curva
lungo m 45,00,
alto m 1,60.
“Muro formato in parte di quadroni di
ceppo ed in parte di cotto”.
La situazione è simile alla precedente.
Muratura “formata con ceppi e per poca
parte di cotto… con superiore copertura in
ceppo”.
14 colonne.
All’inizio di questo tratto vi è un guado (1)
lungo m 3,40 costituito da gradini e schienale
di ceppo, mantenuto dal sig. Borella.
In prossimità del guado vi è un tombino per lo
scarico delle acque pluviali, mantenuto dal sig.
Gelmondi;
in seguito, a m 12,00, vi è altro tombino simile,
per lo scarico delle pluviali della strada e
dell’attigua
piazzetta,
mantenuto
dall’appaltatore;
in seguito vi è un campo aperto nella barricata
ad uso di sbarco con cappello mobile di legno,
mantenuto dal frontista Giuseppe Clerici;
in seguito altro tombino mantenuto dal Clerici;
in seguito, a m 20,00 dall’inizio del tratto, vi è
altro guado (2) lungo m 3,27, formato come il
precedente, mantenuto dal sig. Clerici.
in seguito altro tombino mantenuto dal Clerici;
in seguito, a m 36,00, vi è altro campo aperto
nella barricata ad uso di sbarco, mantenuto dal
sig. Clerici;
in seguito, a m 42,50 dall’inizio del tratto, vi è
un altro guado (3) lungo m 3,70 e “…di contro
a questo guado vi è altra doppia campata
aperta nella barricata”, il tutto mantenuto dal
sig. Borella;
in seguito altri tombini mantenuti dal sig.
Borella;
in seguito, a m 54,50 dall’inizio del tratto, vi è il
caposaldo n° 188 “…scolpito sul gradino
del guado Borella”.
Muratura
in
ceppi,
compreso
il
coronamento superiore.
Lungo questo tratto vi è 1 tombino mantenuto
dal sig. Secondi.
Descrizione del terrapieno e della scarpa che
lo sostiene simile alla precedente.
In questo tratto vi sono n° 30 piuoli di granito
per legare le barche.
278
Tot. m 112,00
Tratto 1361: rialzo in cotto al di sopra del muro in quadroni di ceppo.
Tratto 1365: aggiunto un tombino per smaltitoio d’orine.
Descrizione del ponte della Madonna
Lungo la sponda destra, subito dopo la spalla destra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
Tratto
di Quadroni di ceppo (per i primi m 5,50 è alto
muratura lungo m 2,40) con rialzo in cotto.
m 30,80, alto m 4 colonne di rovere alte m 1,80.
2.
All’inizio del tratto, subito dopo il pilastrino di
ferro del ponte, ricomincia una barricata
costituita da pilastrini di granito delle
dimensioni di m 0,30 per m 0,185, con
cappello di m 0,71 (mantenuta dalla Provincia).
Questa barricata si congiunge con un’altra
formata anch’essa da colonnette di granito
unite da spranghe di ferro che continua fino
al Ponte Scudellino.
Fra la barricata e la sponda del naviglio vi
sono n° 27 funghi di granito per fermare le
barche.
Fronte lunga m 4 stipiti di granito alti m 2,52 con sezione di
7,50.
m 0,19 per m 0,34;
6 porte in rovere con 2 guide posteriori alte m
1,78 e larghe m 0,79;
Descrizione dello scaricatore e della tomba
simile alla precedente.
1361
Dalla spalla del ponte
della Madonna allo
stivo [stipite, spalla]
dello scaricatore di S.
Boniforto.
1362
Scaricatore
di
S.
Boniforto (serviva per
scaricare le acque di
piena del naviglio nel
cavo della bocca di S.
Boniforto e da lì nel
Lambro meridionale).
Dopo lo stipite dello Tratto
di
scaricatore fino alla muratura lungo
Bocca di S. Boniforto. m 8,20, alto m
1,70.
Bocca di S. Boniforto. Fronte lunga m
7,00, alta m
2,20.
1363
1364
1365
1366
DESCRIZIONE
Quadri di ceppo con poco cotto.
Fronte di ceppo. Si divide in 3 aperture con le
stesse
dimensioni
della
precedente
descrizione, con soglia, stivi e cappello di vivo.
Mantenuta dal sig. Fracassi.
Dalla Bocca di S. Tratto
di Quadri di ceppo.
Boniforto alla Bocca muratura lungo 1 colonna di rovere a difesa alta m 1,80 sul
Triulzi.
m 90,70, alto m fondo del naviglio.
1,70.
In questo tratto sbocca sul naviglio un
tombino raccoglitore delle pluviali della
strada provinciale con piccolo canale di
granito e un tombino per smaltitoio d’orine.
Bocca Triulzi
Fronte lunga m Fronte di cotto con apertura contornata di
4,00, alta m vivo di luce m 1,67 per m 1,02.
1,80.
Mantenuta dagli utenti della medesima.
279
RIF.
1367
1368
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
Tratto
di Quadri di ceppo.
muratura lungo Lungo questo tratto, dopo m 30,00 dall’inizio,
m 93,00, alto m vi è una bocchetta quadrata ad uso di tombino
2,00.
ed una canaletta di granito lunga m 1,05 e
larga m 0,40, utili ambedue allo scarico delle
acque pluviali della strada provinciale. Dopo m
30,00 da questo vi è un altro tombino della
stessa forma e dimensioni del precedente,
ambedue mantenuti dalla Provincia.
A m 16,50 prima della fine del tratto termina la
barricata di granito a difesa della strada
provinciale e inizia quella del Ponte Scudellino,
formata da colonnette di granito e spranghe di
ferro, mantenuta dalla Strada Provinciale.
… continuando fino al Tratto
di Quadri di ceppo.
centro
del
Ponte muratura lungo Tratto formato a rampa e contro-rampa. Al
Scudellino.
m 40,00, con centro del ponte vi è un foro circolare che
altezza variabile sfoga le acque pluviali della strada alzaia.
da m 2,40 a m Lungo questo tronco scorre la strada alzaia,
che termina all’angolo dell’ultimo caseggiato
2,80.
situato presso il ponte Scudellino. La strada,
che varia in larghezza dai m 3,60 ai m 7,50, è
mantenuta dalla Giunta Municipale dei Corpi
Santi a ghiaia e in parte a selciato.
Tot. m 281,20
Dalla Bocca Triulzi…
280
Tabella 7
“Descrizione di consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo. Appalto Guazzoni
Paolo. Dal 1° Aprile 1885 al 23 Agosto 1890”
Lungo la sponda sinistra, circa 200 metri prima del Ponte della Madonna…
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
1350
DESCRIZIONE
Tratto di muratura Muratura in quadri di ceppo.
lungo m 12,60, Colonne n° 2.
alto m 1,85.
Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
1351
Lavanderia.
Tratto lungo
12,00, alto
1,20.
Tratto lungo
58,50, alto
1,60.
1352
Muratura.
1353
Guado e lavanderia.
Tratto lungo
13,00, alto
1,00, largo
0,60.
1354
Muratura.
Tratto lungo
44,50, alto
1,65, largo
0,60.
1355
Guado.
Tratto
4,00.
1356
Muratura.
1357
Guado
ad
lavanderia.
1342
(3)
Muratura lunga fino ad
arrivare
al
muro
costituente la spalla del
ponte di ferro della
Madonna…
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo.
58,00 (?), alto m Colonne n° 8.
1,65.
A m 28,00 e a m 34,00 dall’inizio della muratura vi
sono 2 guadi; a m 46,00 e a m 50,00 vi sono 2
tombini di scolo delle acque pluviali.
Tratto lungo m Muratura con schienale di cotto e ceppi coperto
6,30, alto m 1,20, con pezzi di beola.
largo m 0,60.
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo e poco cotto.
57,00, alto m Colonne n° 7.
1,80.
All’inizio del tratto vi è un guado; al centro del tratto
vi sono 2 tombini per lo scarico delle acque pluviali.
uso
di
lungo
m Muratura con fronte di cotto e ceppo, soglia di
m beola larga m 0,55 e schienale di pezzi di ceppo.
m Muratura di ceppi con poco cotto.
m Colonne n° 6.
A m 12,00 dall’inizio della muratura vi è il caposaldo
n° 186.
A m 15,00 dall’inizio della muratura essa è coperta
da 2 lastre di granito lunghe m 4,00 ciascuna con
funzione di sbarco.
A m 28,00 dall’inizio della muratura vi è altro sbarco
simile al precedente.
m Muratura con spalle e frontale di ceppo e cotto.
m Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
m
m Muratura in quadri di ceppo con poco cotto.
m Colonne n° 7.
m All’inizio del tratto vi è un guado lungo m 10,00 con
tombini di scolo e una campata mobile nella
barricata in corrispondenza del guado stesso.
A m 33,00 dall’inizio della muratura vi è un accesso
ad uno sbarco.
m Frontale in ceppo e cotto, coperto da lastre di
beola e schienale di cotto.
281
XXI° Tronco. Dal Ponte di ghisa detto della Madonna del Naviglio sino ad arrivare
al centro del Ponte Scudellino, lungo m […]
Lungo la sponda sinistra, subito dopo la spalla sinistra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
1367
1374
1375
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
Dopo la spalla sinistra
del
Ponte
della
Madonna.
Alla distanza di m
145,00 circa dalla
spalla sinistra del
ponte della Madonna.
Tratto
di
muratura lungo
m 35.
Tratto
di
muratura lungo
m 67,00, alto m
1,75 compresa
la copertura.
… continuando in
direzione del centro
della
strada
per
l’alzaia sotto il ponte
della
strada
di
circonvallazione
denominato
Scudellino.
Tratto
di
muratura
in
linea
curva
lungo m 45,00,
alto m 1,60.
“Muro formato in parte di quadroni di
ceppo ed in parte di cotto”.
La situazione è simile alla precedente.
Muratura “formata con ceppi e per poca
parte di cotto… con superiore copertura in
ceppo”.
14 colonne.
All’inizio di questo tratto vi è un guado (1)
lungo m 3,40 costituito da gradini e schienale
di ceppo, mantenuto dal sig. Borella.
In prossimità del guado vi è un tombino per lo
scarico delle acque pluviali, mantenuto dal sig.
Gelmondi;
in seguito, a m 12,00, vi è altro tombino simile,
per lo scarico delle pluviali della strada e della
casa al n° civico 8, mantenuto dall’appaltatore;
in seguito vi è un campo aperto nella barricata
ad uso di sbarco con cappello mobile di legno,
mantenuto dal frontista Giuseppe Clerici;
in seguito altro tombino mantenuto dal Clerici;
in seguito, a m 20,00 dall’inizio del tratto, vi è
altro guado (2) lungo m 5,00, formato come il
precedente, mantenuto dal sig. Clerici.
in seguito altro tombino mantenuto dal Clerici;
in seguito, a m 36,00, vi è altro campo aperto
nella barricata ad uso di sbarco, mantenuto dal
sig. Clerici;
in seguito, a m 42,50 dall’inizio del tratto, vi è
un altro guado (3) lungo m 3,70 e “…di contro
a questo guado vi è altra doppia campata
aperta nella barricata”, il tutto mantenuto dal
sig. Borella;
in seguito altri tombini mantenuti dal sig.
Borella;
in seguito, a m 54,50 dall’inizio del tratto, vi è il
caposaldo n° 188 “…scolpito sul gradino
del guado Borella”.
Muratura
in
ceppi,
compreso
il
coronamento superiore.
Lungo questo tratto vi è 1 tombino mantenuto
dal sig. Secondi.
Descrizione del terrapieno e della scarpa che
lo sostiene simile alla precedente.
In questo tratto vi sono n° 30 piuoli di granito
per legare le barche.
Tot. m 112,00
282
Descrizione del ponte della Madonna;
Lungo la sponda destra, subito dopo la spalla destra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
Tratto
di Quadroni di ceppo (per i primi m 5,50 è alto m
muratura lungo 2,40) con rialzo in cotto.
m 30,80, alto m 4 colonne di rovere alte m 1,80.
2.
All’inizio del tratto, subito dopo il pilastrino di
ferro del ponte, ricomincia una barricata
costituita da pilastrini di granito delle
dimensioni di m 0,30 per m 0,185, con cappello
di m 0,71 (mantenuta dalla Provincia).
Questa barricata si congiunge con un’altra
formata anch’essa da colonnette di granito
unite da spranghe di ferro che continua fino al
Ponte Scudellino.
Fra la barricata e la sponda del naviglio vi
sono n° 27 funghi di granito per fermare le
barche.
A
m
20,00 Apertura di m 0,90 per m 0,12, con stipiti,
dall’inizio
di soglia e cappello di granito in un solo pezzo;
essa è difesa a monte e a valle con una colonna
questo tratto.
di rovere.
Fronte lunga m 4 stipiti di granito alti m 2,90 con sezione di m
7,50.
0,25 per m 0,35;
6 porte in rovere con 2 guide posteriori alte m
1,78 e larghe m 0,79;
Descrizione dello scaricatore e della tomba
simile alla precedente.
1376
Dalla spalla del ponte
della Madonna allo
stivo [stipite, spalla]
dello scaricatore di S.
Boniforto.
1377
Bocca.
1378
Scaricatore
di
S.
Boniforto (serviva per
scaricare le acque di
piena del naviglio nel
cavo della bocca di S.
Boniforto e da lì nel
Lambro meridionale).
di
Dopo lo stipite dello Tratto
scaricatore fino alla muratura lungo
Bocca di S. Boniforto. m 8,20, alto m
1,75.
Bocca di S. Boniforto Fronte lunga m
(segnata col n° 123).
7,00, alta m
2,20.
1379
1380
1381
DESCRIZIONE
Quadri di ceppo con poco cotto.
Fronte di ceppo. Si divide in 3 aperture con le
stesse dimensioni della precedente descrizione,
con soglia, stivi e cappello di vivo. Mantenuta dal
sig. Fracassi di Lambrate.
Dalla Bocca di S. Tratto
di Quadri di ceppo.
Boniforto alla Bocca muratura lungo 1 colonna di rovere a difesa alta m 1,80 sul
Triulzi.
m 90,70, alto m fondo del naviglio.
In questo tratto sbocca sul naviglio un tombino
1,70.
raccoglitore delle pluviali della strada
provinciale con piccolo canale di granito e un
tombino per smaltitoio delle pluviali della
casa al n° civico 23.
283
RIF.
1382
1383
1384
UBICAZIONE
MISURE
Bocca Renata Triulzi Fronte lunga m
(segnata col n° 125).
4,00, alta m
1,80.
Dalla Bocca Triulzi… Tratto
di
muratura lungo
m 93,00, alto m
2,00.
… continuando fino al Tratto
di
centro
del
Ponte muratura lungo
Scudellino.
m 40,00, con
altezza variabile
da m 2,40 a m
2,80.
DESCRIZIONE
Fronte di cotto con apertura contornata di vivo
di luce m 1,67 per m 1,02.
Mantenuta dal sig. Besana in Milano.
Quadri di ceppo.
Lungo questo tratto, dopo m 30,00 dall’inizio, vi è
una bocchetta quadrata ad uso di tombino ed
una canaletta di granito lunga m 1,05 e larga m
0,40, utili ambedue allo scarico delle acque
pluviali della strada provinciale. Dopo m 30,00 da
questo vi è un altro tombino della stessa forma e
dimensioni del precedente, ambedue mantenuti
dalla Provincia.
A m 16,50 prima della fine del tratto termina la
barricata di granito a difesa della strada
provinciale e inizia quella del Ponte Scudellino,
formata da colonnette di granito e spranghe di
ferro, mantenuta dalla Strada Provinciale.
Quadri di ceppo.
Tratto formato a rampa e contro-rampa. Al centro
del ponte vi è un foro circolare che sfoga le
acque pluviali della strada alzaia.
Lungo questo tronco scorre la strada alzaia, che
termina all’angolo dell’ultimo caseggiato situato
presso il ponte Scudellino. La strada, che varia in
larghezza dai m 3,60 ai m 7,50, è mantenuta in
selciato dalla Giunta Municipale dei Corpi Santi.
Tot. m 281,20
Tratto 1377: apertura di una nuova bocca (dimensioni m 0,90 per m 0,12), con stipiti,
soglia e cappello di granito in un solo pezzo, difesa a monte e a valle con una
colonna di rovere.
La strada alzaia che corre lungo la sponda sinistra è tutta in selciato.
284
Tabella 8
“Consegna dei Naviglj Grande e di Bereguardo” (dicembre 1916)
Lungo la sponda sinistra, circa 200 metri prima del Ponte della Madonna…
RIF.
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
Tratto
di Muratura in quadri di ceppo.
muratura lungo Colonne n° 2, funghi d’ormeggio n° 3.
m 12,60, alto m Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
1,85.
1204
1205
Lavanderia.
1206
Muratura.
1207
Guado e lavanderia.
1208
Muratura.
1209
Guado.
1210
Muratura.
1211
Muratura lunga fino ad
arrivare
al
muro
costituente la spalla
del ponte di ferro della
Madonna…
Tratto lungo m Muratura con frontale di cotto e ceppo, suolo
12,00, alto m di beola larga m 0,55 e schienale di ceppo e
cotto.
1,20.
Tratto lungo m Muratura di ceppi con poco cotto.
58,50, alto m Colonne n° 5.
1,60.
A m 12,00 dall’inizio della muratura vi è il
caposaldo n° 186.
A m 15,00 dall’inizio della muratura essa è
coperta da 2 lastre di granito lunghe m 4,00
ciascuna con funzione di sbarco.
A m 28,00 dall’inizio della muratura vi è altro
sbarco simile al precedente.
Tratto lungo m Muratura con spalle e frontale di ceppo e
13,00, alto m cotto.
1,00, largo m Colonne n° 5 di difesa; n° 1 fungo da ormeggio.
Canaletto per lo scarico delle acque pluviali.
0,60.
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo con poco cotto.
44,50, alto m Colonne n° 7 e funghi da ormeggio n° 5.
1,65, largo m All’inizio del tratto vi è un guado lungo m 10,00
con tombini di scolo e una campata mobile nella
0,60.
barricata in corrispondenza del guado stesso.
A m 33,00 dall’inizio della muratura vi è un
accesso ad uno sbarco; n° 2 tombini di scolo.
Tratto lungo m Frontale in ceppo e cotto, coperto da lastre di
beola e schienale di cotto.
2,00.
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo.
26,50, alto m Colonne n° 8, n° 3 funghi di ormeggio.
1,65.
A m 2,00 dall’inizio della muratura vi è un guado
ad uso di lavanderia; a m 11,00 e a m 22,00 vi
sono cappelli di legno; 2 tombini di scolo delle
acque pluviali.
Tratto lungo m Muratura in quadri di ceppo e poco cotto.
63,30, alto m Colonne n° 7 e n° 8 funghi di ormeggio.
1,80.
All’inizio del tratto vi è un lavatoio lungo m 4,50;
al centro del tratto vi sono 2 tombini per lo
scarico delle acque pluviali.
285
Lungo la sponda sinistra, subito dopo la spalla sinistra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
1222
1229
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
Dopo la spalla sinistra
del
Ponte
della
Madonna.
Alla distanza di m
145,00 circa dalla
spalla sinistra del
ponte della Madonna.
Tratto
di
muratura lungo
m 35.
Tratto
di
muratura lungo
m 67,00, alto m
1,75 compresa
la copertura.
“Muro formato in parte di quadroni di ceppo
ed in parte di cotto”.
La situazione è simile alla precedente.
Muratura “formata con ceppi e per poca parte
di cotto e coronamento di ceppi”.
12 colonne di rovere.
A m 2,40 dall’inizio di questo tratto vi è un guado
(1) lungo m 3,60 costituito da gradini e
schienale di ceppo, mantenuto dal sig. Borella.
A m 17,00 dal principio havvi altro tombino che
scarica le pluviali della alzaia e della
fronteggiante Casa n° 8 dal cui proprietario in un
all’appalto è mantenuto.
A questo punto esiste aperto altro campo nella
barricata ad uso di sbarco con cappello di legno
mobile, che si mantiene dal sig. Clerici in un al
vicino tombino.
A m 22,00 dal principio vi è guado lungo m 5,00
formato come sopra e mantenuto dallo stesso
sig. Clerici in un all’altro tombino in seguito e
precisamente a m 36,00 dal principio della tratta.
A m 39,00, di fronte al civico n° 6, vi è altro
campo aperto nella barricata come sopra,
mantenuto dal suddetto sig. Clerici.
Indi terzo guado dopo m 44,80 sempre partendo
dal principio della tratta, formato come sopra e
lungo m 3,70, appena terminato il guado ossia di
fronte al civico n° 4 havvi altra doppia campata
aperta nella barricata; il tutto come sopra
mantenuto
dalla
proprietà
della
Casa
fronteggiante.
In vicinanza alla estremità del suddetto guado
trovansi altri due tombini mantenuti dal sig.
Borella unitamente al suddetto terzo guado e
relativa doppia campata aperta.
Dopo 2 campate ve ne è altra aperta a due
gradini, nel 2° dei quali vi è scolpito il caposaldo
n° 188.
Dopo m 54,80 sempre dal principio vi è il
caposaldo n° 188 il cui numero è scolpito nel
guado Borella.
286
RIF.
1230
UBICAZIONE
MISURE
DESCRIZIONE
… continuando in
direzione del centro
della
strada
per
l’alzaia sotto il ponte
della
strada
di
circonvallazione
denominato
Scudellino.
Tratto
di
muratura
in
linea
curva
lungo m 45,00,
alto m 1,60.
Muratura in ceppi, compreso il coronamento
superiore.
Lungo questo tratto vi è 1 tombino mantenuto dal
sig. Agostino Pozzi.
Il terrapieno della strada di accesso al piano
superiore del ponte per una tratta lunga m 33,00
ossia dal caposaldo n° 188 fino a raggiungere il
ponte, è sostenuto da un muro di cotto al quale è
addossata una scarpa tutta selciata in malta con
piccoli ciottoli, selciato che è trattenuto al piede
per una lunghezza di m 25,40 da cordone di
ceppo. Il tutto è mantenuto dal Comune di
Milano.
Al piede di detta scarpa havvi la strada alzaia
che sottopassa il ponte.
In questo tratto vi sono n° 30 piuoli di granito
per legare le barche.
Tot. m 112,00
Tronco XIX. Dal ponte di cemento armato detto della Madonna del Naviglio sino
ad arrivare al centro del Ponte Scudellino lungo m […]
Descrizione del ponte della Madonna;
Lungo la sponda destra, subito dopo la spalla destra del ponte, in direzione della
Darsena:
RIF.
UBICAZIONE
1231
Dalla spalla del ponte
della Madonna allo
stivo [stipite, spalla]
dello scaricatore di S.
Boniforto.
1232
Bocca Boniforte.
MISURE
DESCRIZIONE
Tratto
di Quadroni di ceppo (per i primi m 5,50 è alto
muratura lungo m 2,40) con rialzo in cotto.
m 30,80, alto m 4 colonne di rovere alte m 1,80.
All’inizio del tratto, subito dopo il pilastrino di
2.
ferro del ponte, ricomincia una barricata
costituita da pilastrini di granito delle
dimensioni di m 0,30 per m 0,185, con
cappello di m 0,71 (mantenuta dalla Provincia).
Questa barricata si congiunge con un’altra
formata anch’essa da colonnette di granito
unite da spranghe di ferro che continua fino
al Ponte Scudellino.
Fra la barricata e la sponda del naviglio vi
sono n° 27 funghi di granito per fermare le
barche.
A
m
20,00 Apertura di m 0,90 per m 0,12, con stipiti,
dall’inizio
di soglia e cappello di granito in un solo
questo
tratto, pezzo; essa è difesa a monte e a valle con
con fronte larga una colonna di rovere; mantenuta dal sig.
m 0,80 e alta m Vismara.
2,10.
287
RIF.
1233
1234
1235
UBICAZIONE
Scaricatore
di
S.
Boniforto (serviva per
scaricare le acque di
piena del naviglio nel
cavo della bocca di S.
Boniforto e da lì nel
Lambro meridionale).
Dopo lo stipite dello
scaricatore fino alla
Bocca di S. Boniforto.
MISURE
Fronte lunga m 4 stipiti di granito alti m 2,90 con sezione di
7,50.
m 0,25 per m 0,35;
6 porte in rovere con 2 guide posteriori alte m
1,78 e larghe m 0,79;
Descrizione dello scaricatore e della tomba
simile alla precedente.
Tratto
di
muratura lungo
m 8,20, alto m
2,20.
Bocca di S. Boniforte Fronte lunga m
(segnata col n° 123).
7,00, alta m
2,20.
1236
Dalla Bocca di S. Tratto
di
Boniforto alla Bocca muratura lungo
Triulzi.
m 90,70, alto m
1,90.
1237
Bocca Renata Triulzi Fronte lunga m
(segnata col n° 125).
4,00, alta m
1,80.
Dalla Bocca Triulzi… Tratto
di
muratura lungo
m 93,00, alto m
2,00.
1238
1239
DESCRIZIONE
di
… continuando fino al Tratto
centro
del
Ponte muratura lungo
m 40,00, con
Scudellino.
altezza variabile
da m 2,40 a m
2,80.
Quadri di ceppo con poco cotto.
Fronte di ceppo. Si divide in 3 aperture con le
stesse
dimensioni
della
precedente
descrizione, con soglia, stivi e cappello di vivo.
Mantenuta dalla sig.ra marchesa Cuttica di
Cassina Ponti.
Quadri di ceppo.
1 colonna di rovere a difesa alta m 1,80 sul
fondo del naviglio.
Lungo la tratta vi sono 2 tombini di cui uno
serve per smaltire le pluviali del cortile della
Casa al civico n° 23 e l’altro per lo scarico
delle pluviali della comunale davanti al vicolo
Bugandai (Lavandai?).
Fronte di cotto con apertura contornata di
vivo di luce m 1,67 per m 1,02.
Mantenuta dal sig. Carlo Besana di Milano.
Quadri di ceppo.
Al principio di questa tratta davanti al civico n°
19 sbocca nel naviglio un tombino per scarico
delle pluviali della strada e così altri due
successivi alla distanza di m 30 l’uno dall’altro
e cioè di fronte alle case n° 15 e 13.
Descrizione simile alla precedente.
Quadri di ceppo.
Tratto formato a rampa e contro-rampa. Al
centro del ponte vi è un foro circolare che
sfoga le acque pluviali della strada alzaia.
Lungo questo tronco scorre la strada alzaia,
che termina all’angolo dell’ultimo caseggiato
situato presso il ponte Scudellino. La strada,
che varia in larghezza dai m 3,60 ai m 7,50, è
mantenuta in selciato dalla Giunta Municipale
dei Corpi Santi.
Tot. m 281,20
Tratto 1234: rialzo da m 1,75 a m 2,20.
Tratto 1236: rialzo da m 1,70 a m 1,90.
288
Tabella 9
“Direzione lombarda delle pubbliche costruzioni - Genio Civile”.
Inventario contenente documenti relativi al periodo 1800 - 1859, con successive
appendici fino al 1880.
Cart.
152
156
166
171
186
530
Acque.
Pavia (provincia)
Acque.
Milano (provincia).
Fiume Ticino.
Acque.
Milano (provincia).
Diga de’ Gaggi.
Acque.
Milano
(provincia).
Fiume Ticino.
Acque.
Milano (provincia).
Acque.
Naviglio Mi-Pv
(provincia).
Utenti in genere.
Progetto della costruzione di alcuni pannelli ortogonali a
difesa della sponda destra del Ticino.
Disegno: Sezioni riguardanti l’andamento del Ticino fino
allo sbocco del Naviglio, con progetto di restringimento
per agevolare la navigazione fino a porta Salaria.
Disegno: Planimetria di 4 trasversali in ciottoli, posti nel
letto del Ticino.
Disegno: Planimetria di 4 trasversali in ciottoli, posti nel
letto del Ticino.
Progetto per la costruzione di un ponte girevole
attraversante la strada alzaia sul Naviglio Grande.
Data
18241846
s.d.
1842, 31
ottobre
1846, 19
gennaio
18571858
Disegno: Prospetto e sezione longitudinale del ponte 1857, 25
girevole.
luglio
Disegno: Sezione trasversale di una trave in ferro.
1857, 27
luglio
Disegno: Sezione del meccanismo per far girare in 1857, 21
ponte.
settembre
.
Diga de’ Gaggi.
18291844
Disegno: Planimetrie e sezioni riguardanti la diga sopra
l’imboccatura del Naviglio Grande.
Disegno: Planimetria del Ticino all’imbocco del Naviglio
Grande.
Atti riferibili alle opere di estirpazione dei ceppi
delle piante, e delle colonne infitte nel fondo del
Ticino.
1840, 15
gennaio
1840,
8
ottobre
18021837
Progetto e successiva manutenzione della inalveazione 1803del fiume Seveso e sistemazione dell’ultimo tronco del 1846
Naviglio della Martesana.
Disegno: Planimetria e sezione del fiume Seveso.
1809,
7
ottobre
Progetto della Direzione del Demanio riguardante la 1825
metodologia dell’utilizzo delle acque del Naviglio
Milano-Pavia e Naviglio Grande.
Domanda del Sig. Bignami riferibile all’affitto delle 1826
acque superflue del Naviglio Milano-Pavia e Naviglio
Grande.
Proposte per la soppressione di alcune bocche 1831d’estrazione delle acque del Naviglio Milano-Pavia onde 1836
poter alimentare il Naviglio Grande.
289
Cart.
533
544
553
566
567
Acque.
L’Ing. in Capo (Naviglio Mi-Pv) presenta alla
Naviglio Grande e Direzione Generale delle Acque e Strade l’istanza
Naviglio Mi-Pv
pervenutagli dall’Ispettore Generale Cocoli di
(provincia).
trasmettere dal Naviglio Grande al Nuovo Canale
Mi-Pv 150 once d’acqua.
Acque.
Atti vari riferibili ai danni subiti dal Naviglio Grande
Naviglio Grande
per effetto dell’immissione di un maggior
(provincia).
quantitativo d’acqua.
Atti riferibili ai danni che derivano all’abitazione di
Ambrogio Taverna (in località Corsico) dalla
maggior introduzione d’acqua fatta nel Naviglio
Grande.
Acque.
Il custode Pagani informa sulla scarsità d’acqua del
Naviglio Grande
Naviglio Grande.
(provincia).
Acque.
Pubblicazione di un avviso per il taglio degli alberi d’alto
Milano.
fusto presenti lungo le arginature dei Navigli.
Acque.
L’Ispettore Generale incarica gli Ingg. Fumagalli e
Milano.
Canevari alla sorveglianza delle opere dei Navigli,
durante l’assenza dell’Ing. Giussani.
Acque.
Proposta della Direzione Generale delle Acque e Strade
Milano.
all’I. R. Governo di formare contratto di appalto per la
manutenzione dei canali camerali portanti l’obbligo per
gli appaltatori di tenere un deposito di pozzolana.
Notizie riguardanti le norme di standardizzazione nei
casi di occupazione della proprietà privata, all’oggetto di
rendere praticabili le strade lungo i canali navigabili
della Lombardia.
Atti relativi ai comuni della Lombardia nei quali esisteva
il “Diritto Dominio” per l’estrazione delle acque dai
Canali camerali.
Atti relativi al censimento di tutti i fabbricati annessi ai
canali navigabili di tutta la Lombardia.
Notizie riguardanti i ponti esistenti su tutti i canali
navigabili della Lombardia.
Notizie concernenti le spese per le ristrutturazioni
operate sui canali navigabili della Lombardia.
Rapporto sulle norme vigenti in Lombardia nella
manutenzione degli edifici lungo i canali pubblici.
Disegno: Pianta e sezione di un tratto di fossa interna di
Milano tra il ponte dell’Incoronata e quello di Santa
Teresa.
Acque.
Progetto concernente la manutenzione dei canali
Milano
camerali (appalto Ramelli Giuseppe).
Navigli camerali.
Acque.
Notizie indicanti assegni elargiti agli appaltatori Gaetano
Milano
Brioschi e Luigi Beretta.
Navigli camerali.
Acque.
Successione negli appalti di manutenzione (da
Milano
Giuseppe Ramelli, deceduto, a Gaetano Brioschi e Luigi
Navigli camerali.
Beretta).
Acque.
Atti riferibili alle spese incontrate da vari ingegneri,
Milano
incaricati dalle autorità competenti della livellazione
Navigli camerali.
dei navigli.
Appalto di manutenzione assegnato a Giuseppe
Ramelli.
Data
1810
1812
18241829
18141816
1818
18341835
18391851
1851
1854
1854
1856
1859
1850, 12
maggio
18131821
18201822
18201828
18141815
18131821
290
Cart.
578
579
593
600
601
602
Acque.
Milano
Navigli camerali.
Acque.
Milano
Navigli camerali.
Acque.
Milano
Fossa interna o
Naviglio interno.
Acque.
Milano-Pavia
(provincia).
Naviglio Grande e
di
Bereguardo.
Utenti S-Z.
Idem.
Utenti R.
Idem.
Utenti P.
603
Idem.
604
Idem.
Utenti B-S.
605
Idem.
Utenti M.
Idem.
Utenti L.
Idem.
Utenti G-S.
607
608
609
610
611
612
Idem.
Utenti D-P.
Idem.
Utenti C.
Idem.
Utenti Ca.
Idem.
Utenti A-G.
Assegni pagati dalle autorità competenti a favore
dell’appaltatore Giuseppe Ramelli.
Notizie indicanti l’accordato appalto deliberato a
Pietro Nosetti per la manutenzione dei canali
camerali.
Notizie relative all’istanza di Giacomo Medici
(rappresentante per l’appalto dei canali nazionali)
onde essere mantenuto esente dal pagamento del
dazio per il trasporto delle materie provenienti dallo
spurgo dei navigli.
istanza dello stesso Medici di aver copia del
bilancio relativo alla riconsegna delle opere di
manutenzione.
Notizie riferibili alle opere di riparazione su vari
canali tra cui il Naviglio Grande fatte durante
l’appalto di Giuseppe Fé e Nosetti.
Documentazione riguardante la manutenzione della
sbarra in ferro e della scala di una barricata.
Data
18141821
1806
18081809
18151816
18051813
s.d.
Concessioni (contratti d’affitto, di vendita, d’acquisto), 1807permessi, proposte, controversie e piccoli lavori di 1859
manutenzione al Naviglio Grande e di Bereguardo da
parte degli utenti.
Idem.
Idem.
18191858
18111858
Disegno: Pianta dell’Osteria della Pergola.
Utenti: Biraga, Crivelli, Negri, Soncino, Stampa.
18031838
Concessioni (contratti d’affitto, di vendita, d’acquisto), 1828permessi, proposte, controversie e piccoli lavori di 1859
manutenzione al Naviglio Grande e di Bereguardo da
parte degli utenti.
Idem.
1814
Idem.
s.d.
Idem.
18061860
Disegno: Pianta e sezione indicante una porzione di 1856, 20
muratura da erigere in appoggio a quella della proprietà giugno
dell’Erario.
Idem.
18051859
Idem.
18131852
Idem.
s.d.
Disegno: Pianta e sezione di un modulo di estrazione 1835, 10
delle acqua.
gennaio
Idem.
18151858
291
Cart.
613
614
615
616
617
618
620
621
622
625
Idem.
Utenti B-C.
Idem.
Utenti A-C.
Idem.
Utenti F-G.
Acque.
Milano-Pavia
(provincia).
Acque.
Milano-Pavia
(provincia).
Acque.
Milano-Pavia
(provincia).
Acque.
Milano-Pavia
(provincia).
Naviglio Grande riparazioni
diverse.
Acque.
Milano-Pavia
(provincia).
Naviglio Grande riparazioni
diverse.
Acque.
Milano-Pavia
(provincia).
Naviglio Grande riparazioni diverse.
Acque.
Milano-Pavia
(provincia).
Naviglio Grande riparazioni diverse.
Data
Disegno: Pianta del Naviglio grande e dell’antica 1841,
4
strada alzaia.
settembr
e
Disegno: Pianta indicante la muratura che si vuole 1815,
3
erigere su quella esistente che divide la darsena di agosto
Porta Ticinese dal fondo del sig. Emanuele
Bonzanini.
Disegno: Pianta illustrante la darsena di Porta 1815, 17
Ticinese.
agosto
Disegno: Pianta di un tratto del Naviglio Grande dal 1850, 19
Ponte di Magenta a Robecco.
giugno
Idem.
18061857
Idem.
18221858
Disegno: Pianta e sezione dello scaricatore denominato 1857, 14
“della Traversa” posto sulla Roggia di S. Boniforto febbraio
(Porta Ticinese).
Disegno: Sezioni concernenti il calcolo di riempimento 1858, 23
occorso per la costruzione di alcuni tratti di arginatura.
maggio
Idem.
18071856
Appalti. Atti vari.
18221823
Erbe palustri (tassa sul taglio).
18171834
Idem.
18261859
1844Documentazione su riparazioni diverse.
Perizia per la costruzione di fondazioni delle 1845.
murature a difesa dell’argine.
Domanda dell’appaltatore Marco Trolli per poter far 1846
transitare nello Stato Sardo i legnami necessari alle
riparazioni del Naviglio Grande e di Bereguardo.
Documentazione su riparazioni diverse.
s.d.
Atti vari.
Riparazioni diverse.
1859
La Direzione Generale invita il sig. Pietro Crivelli a
fornire 2 martini e 1 battipali nel luogo della darsena di
Porta Ticinese.
Riparazioni diverse.
1822Provvedimenti all’inconveniente che producono le 1836
esalazioni nella darsena.
292
Cart.
627
630
631
632
633
634
646
651
Riparazioni diverse.
Acque.
Gattellazione [livellazione] dei moduli di estrazione
Milano-Pavia
dell’acqua [bocche].
(provincia).
Naviglio Grande riparazioni diverse.
Proposta di modifica di alcuni regolamenti finanziari
concernenti il dazio dei ciottoli che servono alle
ristrutturazioni del Naviglio.
Riparazioni diverse.
Acque.
Passonature lungo gli argini; costruzioni di tratti di
Milano-Pavia
muratura; rialzi di arginatura; costruzione di
(provincia).
Naviglio Grande - selciato in ciottoli sul letto del Naviglio.
riparazioni
diverse.
Riparazioni diverse.
Acque.
Armatura della strada comunale denominata Mornera,
Milano-Pavia
presso Porta Ticinese.
(provincia).
Naviglio Grande riparazioni diverse.
Disegno: Sezione di un tratto del Naviglio presso
Nosate.
Riparazioni diverse.
Acque.
Carteggio relativo alla costruzione di una muratura
Milano-Pavia
compresa tra il ponte della Peralza e Magenta
(provincia).
Naviglio Grande - (1828); obiezioni sollevate dall’appaltatore Lorenzo
Obicini alla costruzione di un muro in ciottoli
riparazioni
presso Peralza (1824); costruzione di una scarpa in
diverse.
selciato di ciottoli lungo l’arginatura del Naviglio
presso la conca di Bassiano (1830-1831);
commutazione di una muratura in ciottoli in scarpa
di selciato proposta dall’Ing. Fumagalli (1831-1832);
rafforzamento della scarpa.
Riparazioni diverse.
Acque.
Carteggio relativo alla domanda di Marco Trolli per
Milano-Pavia
poter importare dallo Stato Sardo i legnami necessari
(provincia).
Naviglio Grande - alla riparazione del Naviglio Grande e di Bereguardo.
riparazioni diverse.
Acque.
Riparazioni diverse.
Milano-Pavia
Documentazione varia sulla selciatura del letto del
(provincia).
Naviglio, sulle riparazioni delle murature di
Naviglio Grande - sostegno, sulle arginature e tombinature.
riparazioni
diverse.
Progetto relativo ai lavori sulle vecchie e nuove
murature.
Acque.
Riparazioni diverse.
Milano-Pavia
(provincia).
Naviglio Grande riparazioni diverse.
Proposta dell’Ing. Giussani per la riparazione della
scala che immette sul Naviglio presso Porta Ticinese.
Canali camerali.
Carteggio relativo a contratti di affitto, di vendita e di
acquisto delle acque dei canali camerali della
Lombardia.
Data
1816
1845
1813
1844
1854,
5
febbraio
1823
18321835
s.d.
18431844
1805
1817
18381859
293
Cart.
657
Provvedimenti
generali.
688
Canali camerali.
Affitti.
689
Canali camerali.
Affitti.
Notizie relative a manutenzioni, proroghe, consegne,
riconsegne, ipoteche d’appalti prodotti inerenti i canali
camerali della Lombardia.
Atti concernenti concessioni d’affitto delle acque dei
canali camerali, da parte di autorità competenti, agli
utenti che hanno fatto domanda.
Idem.
Data
18071857
18311836
18051844
La disorganica e incompleta catalogazione del vasto deposito archivistico del Genio
Civile conservato nell’Archivio di Stato di Milano, che si amplia con un elevato numero
di unità archivistiche non ancora inventariate (dalla cartella n° 1001 alla cartella n°
4500 circa), ha permesso di individuare, per il Naviglio Grande, ulteriori unità
contenenti documenti di sicuro interesse che, esclusivamente per motivi di tempo, non
è stato possibile consultare ma che varrebbe la pena esaminare con cura.
294
METODI DI DATAZIONE DELL’EDILIZIA STORICA
Susanna Bortolotto
1.
ARCHEOLOGIA,
ARCHEOLOGIA
DELL'ARCHITETTURA,
RESTAURO ARCHITETTONICO
Il metodo di lettura archeologica dell’elevato, preso in prestito dalla scienza
archeologica vera e propria, fornisce buoni risultati conoscitivi anche nel campo
architettonico.
Tale metodo applicativo - visivo non distruttivo - privilegia una lettura delle fonti dirette,
cioè delle informazioni contenute sulle murature stesse. Contribuisce inoltre ad
approfondire particolari aspetti, suggerendo, di volta in volta, percorsi conoscitivi
finalizzati ad evitare l'irreversibile perdita di autenticità della fabbrica, nel pieno rispetto
della cultura materiale stratificata che è giunta fino a noi.
Lo strumento è il rilievo stratigrafico, un tipo di rilievo grafico che registra le cronologie
relative, riconoscibili nelle parti costruite.
I punti di contatto tra il processo di formazione degli strati “verticali” in elevato e quello
degli strati “orizzontali” investigati dall'archeologo sono molti, tanto da aver reso
possibile una traduzione degli strumenti conoscitivi dal campo archeologico a quello
architettonico. Tuttavia (utilizzando la diagnosi archeologica), ad una “storia verticale”,
che significa rispetto ed evidenziazione di tutte le fasi all'interno del palinsesto
architettonico, potrebbe contrapporsi pericolosamente una “storia orizzontale”, cioè il
privilegiare una fase dell'opera che può essere quella più interessante per lo
specialista archeologo.
Risulta evidente però che, se alcune categorie concettuali e alcuni strumenti
dell'archeologia appaiono ben adattabili allo studio e alla datazione dell'edilizia storica,
la strategia di intervento deve necessariamente essere concepita in modo radicalmente
diverso.
Nel caso specifico la logica dello scavo, connaturata all'archeologia, non può essere
trasferita completamente all'architettura, a causa dell’elevata quota di distruttività che
essa comporta. D'altro canto, la rinnovata cultura della conservazione è volta sempre
più alla tutela di una materia particolarmente fragile, e di oggetti per definizione unici e
irripetibili, quali sono, appunto, i beni culturali e, nella fattispecie, quelli architettonici.
Secondo quest'ottica ogni monumento, in quanto documento, deve essere considerato
295
nella sua totalità senza operare ambigue scelte di priorità di parti, ma assegnando ad
ogni componente dell'organismo il valore di sedimentazione storica.
Partendo da questi presupposti il tema del trasferimento/traduzione/adattamento di
strumenti propri dell'archeologia del costruito, ha reso necessario un dialogo
chiarificatore
tra
le
discipline
interessate
quali:
l'archeologia,
l'archeologa
dell'architettura e il restauro architettonico.
In Italia le prime sperimentazioni sull'utilizzo dei metodi tipici della ricerca archeologica
all’elevato, vennero applicate proprio alla fine degli anni Settanta “… gruppi diversi di
ricercatori a Genova, Siena e Venezia hanno sperimentato e verificato, quasi
contemporaneamente e in modo autonomo, alcuni strumenti concettuali per trascrivere
gli effetti del trascorrere del tempo sulle murature. Quella che all’inizio fu chiamata
lettura stratigrafica del sopravvissuto, degli elevati o dell’edilizia, e che solo in seguito
verrà definita come archeologia dell’architettura”46. Inizialmente tali metodiche vennero
a definire, e a caratterizzare, le tecniche costruttive del patrimonio architettonico
medievale. Le prime ricerche in questo campo si devono a Tiziano Mannoni e al
gruppo di studiosi afferenti all'Istituto di Cultura Materiale (I.S.C.U.M.). In particolare i
primi risultati risalgono agli studi sull'area urbana della Collina di Castello a Genova47.
L'Archeologia
dell'architettura
-
inizialmente
strutturata
come
facente
parte
dell'archeologia postclassica e “gestita” nei suoi albori principalmente da archeologi solo da pochi anni può essere considerata una disciplina autonoma. Tuttavia, anche se
gli architetti si sono appropriati di tali strumenti soprattutto per indagini di tipo
conoscitivo sulla fabbrica in aiuto al progetto di intervento, è bene chiarire da subito
che i “modi” di condurre la ricerca archeologica dell'architettura non devono essere
esclusivamente finalizzati al progetto di conservazione: la conoscenza archeologica
deve vivere, ed operare in piena autonomia.
Spesso i risultati di tali ricerche sono utili ad una “migliore” conservazione del costruito,
ma si deve, con determinazione, ancora una volta ricordare, che non esiste un modo di
conservare proprio della conoscenza storica ed archeologica. La conoscenza
archeologica per quanto oggettiva non può dirsi totale e assoluta, ma deve essere
necessariamente intesa come aiuto nella organizzazione del progetto dell'intervento,
come parametro di controllo dell’invasività dell'intervento.
46
Vedi la definizione di R. Parenti “Archeologia dell’Architettura” in R. Francovich, D. Manacorda (a cura
di), Dizionario di archeologia, Ed. Laterza, Bari 2000, pp.39-43.
47
T. Mannoni, E. Poleggi, Fonti scritte e strutture medievali del ‘castello’ di Genova, in “Archeologia
Medievale”, Ed. All'Insegna del Giglio, Firenze 1974, vol.I, pp.171-194.
296
La diagnosi archeologica, nelle condizioni ottimali, è un metodo utile a conoscere la
storia fisica di qualsiasi tipo di edificio, sulla base dei materiali, delle tecniche, delle
“forme architettoniche” e delle stratigrafie (verticali, orizzontali e di “pelle”). Sauro
Gelichi nell' Introduzione all'archeologia medievale. Storia e ricerca in Italia nel definire
il rapporto tra archelogia medievale ed architettura afferma che: “L'obiettivo iniziale di
queste ricerche era quello di costruire delle sequenze tipologiche delle murature
medievali, seguendo in ciò i modelli consolidatisi attraverso una tradizione di studi sia
archeologica che architettonica, inserendo però, in tale analisi, alcuni parametri
diagnostici poco frequenti (o presenti solo in forma empirica) nelle precedenti
esperienze di archeologia dell'architettura. Fin dagli inizi, infatti, ci si rese conto che
uno studio delle murature non poteva prescindere da un'analisi attenta e accurata della
struttura nel suo complesso; passava cioè da una decodificazione di quei rapporti
‘stratigrafici’ delle varie componenti murarie, solo attraverso la quale si sarebbe potuto
costruire una sequenza relativa e quindi dare spessore cronologico alle tipologie
murarie individuate”48. “Spessore cronologico”, quindi, che si sposa con lo “spessore
dell'architettura”.
Sono le ricerche di Tiziano Mannoni che, proponendo una prima lettura interpretata
delle strutture murarie della Collina di Castello, individuano - in via ancora del tutto
sperimentale - gli strumenti diagnostici della nuova disciplina: “In questa fase delicata
del processo conoscitivo, aperta ad ogni svolgimento, non ci restava però che una
assunzione di metodo: affiancare l’immagine che si poteva ottenere da una prima
sintesi delle fonti scritte alle indicazioni, sia pure disarticolate, dell'archeologia
architettonica, col proponimento di giungere ad una illustrazione più serrata delle
situazioni e dei problemi”49. Gli strumenti propri di tale disciplina di “archeologia
applicata” al costruito sono: l'analisi stratigrafica, l'analisi mensiocronologica, l'analisi
delle tecniche murarie e l'analisi cronotipologica. L'applicazione di tali tecniche ha
prodotto, nel tempo, “modelli conoscitivi” propri di una nuova “figura” quella
dell'architetto - archeologo50. Suo compito non è solo quello di occuparsi dei problemi
relativi alla datazione delle componenti architettoniche o edilizie, nella loro successione
temporale, ma anche quella di riconoscere una “storia” dei fattori o attività di
48
S. Gelichi, Introduzione all'Archeologia Medievale. Storia e ricerca in Italia, Ed. Carocci, Roma, 1998,
p.89.
49
T. Mannoni, E. Poleggi, Fonti scritte e strutture..., 1974, pp.182-183.
50
R. Tagliabue, Architetto e archeologo. Confronto fra campi disciplinari, Ed. F. Angeli, Milano, 1993.
297
“trasformazione postdeposizionale51 (i fenomeni del degrado materico e statico
dell'edilizia storica), di saper leggere i mutamenti chimico – fisici dei materiali,
individuare gli agenti atmosferici o antropici, la sequenza dei differenti equilibri statici
modificatisi nel corso del tempo.
Nella fattispecie i dissesti statici di un edificio non sono stati finora oggetto di interesse
e di registrazione da parte degli archeologi (gli strutturisti se ne occupano solo in
funzione della stabilità dell'edificio). Compito degli architetti - archeologi sarà proprio
quello di codificare, nella costruzione della sequenza archeologica del costruito, anche
la sequenza del degrado e la sequenza statica. Il dibattito attuale sul rapporto
archeologia, archeologia dell'architettura e restauro architettonico ruota proprio attorno
a tematiche inerenti alla codificazione delle attività costruttive che pur tenendo conto
del degrado statico e materico, in modo autonomo, devono fornire informazioni in aiuto
della gestione del progetto di conservazione.
Grazie all'enunciazione dei principi di stratigrafia archeologica, con una pubblicazione
del 1975 Edward C. Harris, archeologo inglese, codifica la costruzione della sequenza
stratigrafica con un diagramma. Il Matrix - (matrice) o grafico dei numeri degli strati entra in uso in Italia, alla fine degli anni Settanta, anche nelle metodiche di
investigazione delle architetture medievali52.
I principi di Harris, in un primo momento applicati automaticamente alle superfici delle
strutture, trovarono nelle ricerche di taluni architetti e archeologi dei primi correttivi. In
particolare nacquero proposte di adattamento di tale metodo applicato agli elevati, con
gli autonomi sistemi di registrazione e di interpretazione sperimentati in casi specifici.
Attualmente si tende a mettere in fase con la matrice di Harris non solo le attività
costruttive, ma anche quelle postdeposizionali.
Se da un lato l'attenzione a letture di tipo archeologico su edifici medievali nei primi
anni Settanta viene esplicitata nei metodi e negli strumenti principalmente da
“archeologi” e solo successivamente da “architetti”, è bene tuttavia fare un passo
indietro e considerare con giusta causa l'opera dell'architetto Piero Sanpaolesi.
Nel 1973 viene pubblicato il suo Discorso sulla metodologia generale del restauro dei
monumenti. Lo scritto raccoglie i dati e i risultati della sua esperienza professionale.
51
G. Cagnoni, La documentazione del degrado e del dissesto nell'analisi stratigrafica degli elevati, in
“Archeologia dell'Architettura”, I, pp.65-68.
52
Lo stesso Harris ne aveva evidenziato indirettamente l'utilizzo per una lettura stratigrafica di un alzato,
con l'esplicitazione del concetto di Layer - Interface. Vedi E. C. Harris, Priciples of Archaeological
Stratigraphy, Academic Press, London 1979 (tradotto per Ed. NIS, Milano, 1993).
298
Nel suggerire le “Modalità per lo studio preventivo del monumento”53, indica come ogni
intervento di restauro deve fondarsi sulla preventiva e approfondita conoscenza del
monumento. Conoscere per conservare, quindi, attraverso “uno studio completo di
tutte le varie testimonianze pervenuteci, procedendo in modo organico e il più possibile
esauriente (...). Le indagini vanno condotte (...) in diverse direzioni, ma soprattutto
attraverso l'osservazione ripetuta e amorevole del monumento e dei suoi singoli
elementi costituenti. La raggiunta familiarità con la storia e gli aspetti dell'edificio o dei
suoi resti, costituisce il più efficace invito a chiarire i punti oscuri, spingendo lo studioso
architetto che deve restaurarlo a formulare ripetute ipotesi e a interrogare il
monumento per verificare la loro validità”. Egli ci invita pertanto ad un dialogo con
l'opera architettonica: “Agli interrogativi metodicamente rivolti verso il non muto oggetto
di studio, questo riesce sempre a suggerirci la risposta migliore, precisando la
successione delle vicende subite”. Una metodologia, quindi, volta a conoscere i
caratteri di cultura materiale - “le testimonianze”, “i resti”, “gli aspetti dell'edificio” - per
raccontare una storia, “la successione delle vicende subite”, grazie all' “osservazione”,
“in diverse direzioni”, cioè con tecniche visive non distruttive interdisciplinari. In tal
senso, il metodo di indagine consigliato da Sanpaolesi non è teso ad applicare a priori
degli schemi interpretativi che individuano modelli preesistenti o convenzionali per un
dato contesto, ma vuole conoscere la fabbrica, i rapporti tra le parti, le strutture e le
funzioni che costituiscono il sistema nel suo complesso con una propria e specifica
identità. Identità che si caratterizza con la “storia della cultura materiale”, disciplina che
utilizza le informazioni dirette dell'archeologia e delle sue scienze ausiliarie, nonché
indirette, ai fini di una ricostruzione globale delle trasformazioni materiali, nell'ambito
dei vari sistemi socio - economici e imbattersi in quell'orizzonte della “storia delle cose”
che George Kubler già accennava proprio negli anni Settanta54. Questo atteggiamento
di tipo “archeologico” è ben evidente in Sanpaolesi quando, sempre nel Discorso sulla
metodologia, esplicita l'importanza di un rilievo dei “palinsesti murari”: “Sarà opportuno
volta per volta indicare in pianta, ed anche in qualche caso in alzato, con diverse
campiture, le diverse epoche delle strutture, possibilmente datandole (...). Le
individuazioni cronologiche vanno, del resto, utilmente poste sulle sezioni murarie (...),
53
P. Sanpaolesi, Discorso sulla metodologia generale del restauro dei monumenti, Ed. Edam, Firenze
1990, p.61
54
G. Kubler, La forma del tempo. La storia dell'arte e la storia delle cose, Ed. Einaudi, Torino 1989.
299
ma è sufficiente introdurle soltanto in qualche punto essenziale o dove si verifichino
soluzioni di continuità strutturale o cronologica”55.
Analisi su piante, alzati, sezioni murarie, indicano chiaramente come l'attenzione
stratigrafica dei palinsesti di tipo archeologico di Sanpaolesi non si esauriscono, solo
sulla superficie, sul paramento interno - esterno, ma danno il senso di una lettura più
complessa che tiene conto del tridimensionale “spessore dell'architettura”.
Lettura archeologica quindi non come prassi obbligatoria, ma come valido strumento
per considerare altri possibili “punti di vista”, per confermare valutazioni altrimenti
“ipotetiche”, per motivare ulteriori indagini, nonché per riscoprire rinnovati equilibri o
disequilibri della fabbrica stessa. Strumento capace di prestare attenzione alla
“complessità” dei processi evolutivi del costruito, al rispetto delle sue reali strutture
fisiche e alle componenti materiche che ne costituiscono l'irripetibile contesto,
conoscendone a fondo “tutta la storia” al fine di ottimizzare i metodi specifici di “cura” e
di conservazione.
2. Fonti dirette e fonti indirette: il Naviglio Grande di Milano
L’indagine archeologica rientra nella classe delle datazioni dirette56 ed è un raffinato
sistema per leggere l’evoluzione di un manufatto edilizio nel tempo.
Le datazioni indirette sono basate su fonti storiche, si ricavano dalla lettura di
documenti scritti, cartografici, iconografici e in base alla reperibilità di fonti orali o
narrative. Tali fonti sono sempre abbastanza precise, ma richiedono una lettura critica
per identificare l’oggetto descritto nel documento con il manufatto reale, o parte di
esso. Proprio per questo motivo la consultazione delle fonti documentarie può talvolta
trarre in inganno il ricercatore che si avvale di un metodo di datazione di tipo indiretto.
Si deve inoltre tenere in considerazione che le fonti storiche, riferite al singolo
manufatto, diminuiscono rapidamente fino a mancare del tutto quando si passa dal
“monumento” all’edilizia storica o ai beni culturali diffusi e questo vale anche per il
manufatto oggetto del nostro studio.
Per ovviare a problemi interpretativi, il metodo d’indagine messo a punto per la
“conoscenza” del Naviglio Grande di Milano ha tenuto conto sia delle fonti indirette che
di quelle dirette. In questo modo la complementarietà dei due metodi ha “testato” fonti
55
56
P. Sanpaolesi, Discorso sulla metodologia..., 1990, p.65.
T. Mannoni, Metodi di datazione dell’edilizia storica, in “Archeologia medievale”, Ed. All’Insegna del
Giglio, Firenze1984, pp. 397-400.
300
certe per l’interpretazione del palinsesto dei muri di sponda del naviglio per il tratto via
Casale – via Corsico – Darsena.
La ricerca storica si è avvalsa principalmente della consultazione dei Fondi
dell’Archivio di Stato di Milano e dei Libri di Consegna, descrizione di base per la
manutenzione dei navigli tra l’Ottocento e il Novecento. Per la datazione dei paramenti
murari si sono ha utilizzati i metodi di datazione dell’edilizia storica: la stratigrafia e le
tecniche murarie.
Le datazioni che qui vengono fornite sono di tipo relativo. In particolare, con le
stratigrafie, si hanno situazioni cronologicamente sequenziali (“anteriore a”, “posteriore
a”, “coevo di”).
Le datazioni relative hanno sempre bisogno di un punto fisso di partenza, per cui si dirà
sempre “prima dell’anno X” e “dopo l’anno Y”.
“E’ da tenere presente che tutte le datazioni, siano queste dirette o indirette, non sono
il fine della ricerca, ma il punto di partenza per fare storia”57.
3. Analisi stratigrafica
Lo studio delle strutture architettoniche pluristratificate è ormai divenuto un’esperienza
consolidata applicabile potenzialmente a qualsiasi edificio “...senza preconcette
distinzioni di valore formale o suddivisioni in gerarchie ormai prive di importanza...”58.
Partendo dal metodo stratigrafico, tipico della ricerca archeologica, si è approdati ad un
metodo di indagine stratigrafico da applicare all’elevato e in grado di fornire un utile
strumento per la datazione e per la conoscenza degli edifici.
I principi della stratigrafia moderna sono il frutto di una tradizione relativamente recente
che ha raggiunto il suo apice nell’archeologia britannica dell’ultima generazione con gli
studi di P. Barker, M. Carver e E. C. Harris59.
Ancora negli anni ’60 del XX secolo, lo scavo archeologico consisteva principalmente
in uno sterro teso al recupero di oggetti mobili e difficilmente rispettoso della sequenza
con cui essi venivano riportati alla luce, nonché degli edifici in cui erano contenuti60.
57
I. Ferrando, T. Mannoni., R. Pagella, Cronotipologia, in “Archeologia Medievale”, Ed. All’Insegna del
Giglio, Firenze 1989, p. 660.
58
R. Parenti, Fonti materiali e lettura stratigrafica di un centro urbano: i risultati di una sperimentazione non
tradizionale, in “Archeologia Medioevale”, Ed. All’Insegna del Giglio, Firenze 1992, p. 11.
59
Significativo per l’inquadramento storico degli argomenti trattati è il testo di A. Carandini, Storie dalla
Terra: Manuale di scavo archeologico, Ed. Einaudi,Torino 1991.
60
Scrive Leroi Gourhan “...scavare la terra ed estrarne via gli oggetti che colpiscono la fantasia o che
piacciono sarebbe un operazione tanto poco saggia quanto copiare un testo prendendo solo i nomi e
301
A differenza dello scavo archeologico, quello stratigrafico non opera sterri, ma indaga il
terreno cercando di leggere la stratificazione come un libro di storia.
Il primo scavo compiuto in Italia rispondente ai dettami della nascente archeologia
stratigrafica, è quello compiuto da Lamboglia a Ventimiglia nel 1950 sebbene le
metodologie proprie dell’archeologia britannica venissero accolte ed applicate solo nel
1975 nello scavo di Settefinestre diretto da Andrea Carandini, nel quale si
abbandonarono, per la prima volta, i datati giornali di scavo a favore di una
documentazione del lavoro svolto basata sulle schede stratigrafiche61.
Il compito principale dell’archeologo - stratigrafo diviene progressivamente quello di
stabilire la sequenza delle azioni antropiche e non entro un determinato spazio e
tempo, prima distinte e poi relazionate tra loro.
Alla base dell’analisi stratigrafica vi è il riconoscimento e la classificazione delle singole
unità stratigrafiche di natura sia geologica che archeologica, risultato di attività
antropiche e naturali.
La formazione di una stratificazione si attua per cicli di attività alternati a cicli di minore
attività o di pausa; l’azione origina degli strati e la pausa delle superfici degli strati sono
chiamate interfacce62.
Le principali caratteristiche di uno strato sono le seguenti: la superficie che può essere
orizzontale, verticale o inclinata; il contorno; la posizione entro le tre dimensioni
spaziali; la posizione stratigrafica; la cronologia assoluta.
Si definisce unità stratigrafica positiva quella parte più o meno estesa di un manufatto
edilizio
che
presenta
una
continuità
(chiaramente
distinguibile),
dovuta
ad
un’intenzionale azione costruttiva (indipendentemente dalla sua durata). Le unità
stratigrafiche negative sono invece dovute ad una asportazione di materiale, antropica
o naturale, chiaramente individuabile dall’interfaccia di distruzione. Ogni evidenza, sia
abbandonando gli articoli, i pronomi, i verbi, tutti gli accessori sintattici. Significherebbe altrettanto
condannarsi a non capire assolutamente nulla...”, in D. Manacorda, Lo scavo archeologico dalle origini ad
oggi, in “Archeo Dossier”, Novara 1985, p. 26.
61
Afferma A. Carandini in Settefinestre. Una villa schiavistica nell’Etruria romana, Firenze 1985, p. 23:
“...scavare non significa solo smontare una porzione di terreno [...] ma anche il processo inverso e cioè
montare le singole parti in insiemi sempre più grandi e unificati [...] è per compiere tutto ciò occorre
passare dalla vecchia cultura che seleziona il grande dal piccolo, il bello dal brutto [...] ad una nuova
cultura che, pur conservando la possibilità di arrivare a distinzioni di questo genere preferisce studiare i
nessi tra queste due polarità”.
62
L’interfaccia rappresenta il periodo di esposizione dello strato ovvero il lasso di tempo trascorso tra uno
strato formato e quello successivo in via di costituzione.
302
positiva che negativa, corrisponde ad una unità stratigrafica (U.S.) che viene
documentata, analizzata e descritta.
L’analisi stratigrafica del costruito prevede, come prima operazione, l’individuazione di
quelle che potremmo definire le unità base.
In supporto a queste operazioni è necessario reperire e produrre una documentazione
dell’edificio di tipo storico, cartografico, fotografico (meglio fotogrammetrico)63 e
geometrico.
Nel caso specifico, oltre ad una attenta lettura storica, si è proceduto a rilevare su base
fotografica già predisposta, l’analisi delle tecniche murarie e la loro relativa mappatura.
Questo primo approccio ha fornito da un lato un confronto interpretativo diretto sui
materiali utilizzati per la costruzione e la manutenzione, dall’altro una verifica con
quanto descritto dalle fonti archivistiche.
Pertanto all’individuazione e alla mappatura delle tecniche costruttive (analisi visiva
della costruzione) si è aggiunta la verifica delle fonti indirette utili a fornire indicazioni
circa l’evoluzione del manufatto.
L’individuazione e la mappatura delle tecniche ha presentato varie difficoltà tra cui
alcune dipendenti dalle caratteristiche dell’edificio, altre dallo stato di conservazione,
dalla accessibilità e dalle modificazioni che il manufatto stesso ha subito nel tempo.
Tale metodo ha poi fornito i presupposti per la costruzione della sequenza stratigrafica
basata sull’osservazione delle diverse tecniche che si correlano tra di loro attraverso
rapporti fisici diretti ed analogici.
I rapporti fisici diretti sono:
• Una U.S. si lega ad un’altra: nel caso in cui, ad esempio, le quattro U.S. perimetrali,
essendo coeve, sono reciprocamente ammorsate (il legame diretto tra murature
necessita di una attenta osservazione poiché non è sempre il risultato di una
contemporaneità di costruzione. Sono riscontrabili infatti rapporti di connessione
sviluppati a posteriori come quelli derivanti da operazioni di cuci - scuci). Questo
rapporto indica contemporaneità.
63
Di particolare importanza è il rilievo fotografico della costruzione in quanto, ove possibile, costituisce il
supporto ideale per la visualizzazione delle U.S. individuate. Particolarmente significativa in questo senso
è l’esperienza condotta da G. P.Brogiolo e dai suoi collaboratori in area bresciana all’interno della quale
tutti i rilievi delle U.S. sono stati condotti su base fotografica.
303
• Una U.S. ne riempie un’altra: rappresenta il tamponamento di una apertura
preesistente ed indica un rapporto di posteriorità. Il rapporto inverso - è riempita indica anteriorità.
• Una U.S. ne taglia un’altra: indica una operazione di asporto rappresentante una
demolizione. Indica un rapporto di posteriorità. L’azione reciproca - è tagliata da indica anteriorità.
• Una U.S. si appoggia all’altra: è riscontrabile nel caso in cui o una muratura si
appoggia ad una preesistente oppure nelle sopra elevazioni. E un rapporto che
indica posteriorità. Il suo reciproco - gli si appoggia - indica il contrario anteriorità.
I rapporti stratigrafici in senso stretto sono di carattere prevalentemente temporale (per
es. copre/coperto da = dopo/prima).
La possibilità di correlare le diverse attività costruttive delle sponde oggetto di studio
attraverso una matrice ha generato dei diagrammi stratigrafici che consentono di
individuare i rapporti fisici64 tra le diverse tecniche basandosi quindi sul principio che
due unità stratigrafiche qualsiasi o non hanno rapporti stratigrafici tra loro, o sono
sovrapposte, o possono essere correlate come parti di un’ attività originaria comune65.
Nella stesura di un Matrix occorre attenersi a delle regole che ne permettono una
corretta costruzione ed una successiva agevole lettura.
La relazione tra due unità stratigrafiche è espressa da linee di collegamento tra i loro
due numeri corrispondenti e tale relazione è individuabile solo percorrendo le linee dal
basso verso l’alto; si individuano in questo modo rapporti fisici certi (rappresentati da
una linea continua) e rapporti fisici ipotetici (visualizzati attraverso una linea
tratteggiata).
Non sempre la sequenza stratigrafica può essere equiparata all’ordine fisico della
stratificazione, per cui occorre porre grande attenzione nel trasferire immediatamente
le relazioni fisiche riscontrate nel diagramma.
Per facilitare la stesura delle sequenze stratigrafiche è utile assegnare ad ogni singolo
prospetto del manufatto edilizio in esame un proprio matrix per poi, nella fase finale,
confrontarli tra di loro.
64
Il diagramma stratigrafico, va ricordato, evidenzia i soli rapporti fisici tra le diverse U.S. individuate.
65
Scrive H.C.Harris in Principi di Stratigrafia archeologica, p. 134, “...poiché le sequenze stratigrafiche
sono delle azioni, esse possono essere esposte per iscritto o attraverso diagrammi schematici. Fino a
poco tempo fa le esposizioni scritte, i diagrammi generici o le tabelle erano i metodi preferiti. Invece il
metodo del Matrix [...]consente di produrre diagrammi schematici capaci di indicare tutti i dettagli della
sequenza stratigrafica”.
304
La matrice può ben identificare il processo di periodizzazione delle varie parti del
manufatto.
Al termine di questi spostamenti, le U.S. che si trovano sulla stessa linea sono da
considerarsi contemporanee66.
Risulta evidente come, anche in questa operazione, sia di primaria importanza poter
usufruire del maggior numero possibile di informazioni inerenti lo sviluppo dell’edificio
in modo da ridurre il margine di errore. I dati sino a qui raccolti e schematizzati nel
matrix, vanno confrontati ulteriormente con le notizie storiche precedentemente
raccolte, al fine di individuare quelle che sono state le fasi costruttive principali del
manufatto oggetto di studio.
Una volta ordinato il diagramma è infatti possibile individuare, attraverso una sua
attenta lettura, le principali fasi costruttive ed i relativi periodi di realizzazione che
hanno caratterizzato il manufatto edilizio stesso.
Osservare come vi siano “zone”, all’interno del Matrix, caratterizzate da una cospicua
presenza di U.S. rappresenta l’esistenza di una fase costruttiva più o meno rilevante.
L’intera sequenza viene quindi suddivisa in periodi, che rappresentano i più generali ed
estesi episodi di trasformazione dell’edificio, ed in fasi ed eventi, che a loro volta,
indicano attività costruttive o di modificazione di minore entità.
Il diagramma stratigrafico o matrix, una volta completato, fornisce la visualizzazione
schematica di quelle che sono state le fasi di sviluppo e di modificazione del manufatto
analizzato.
La complessità di stesura e, conseguentemente, di lettura del diagramma stesso,
variano in conseguenza della storia della struttura edilizia oggetto di studio, che può
essere più o meno complessa ed articolata.
La sequenza ottenuta ha comunque sempre valore relativo in quanto “...indica che una
attività è avvenuta prima, dopo o contemporaneamente ad un’altra”.
Il metodo di lettura del Matrix segue alcune semplici regole: il diagramma va letto dal
basso verso l’alto; al suo interno le U.S. di più antica costituzione ne occupano la parte
inferiore, mentre quelle di più recente origine quella superiore; le U.S. che
orizzontalmente si trovano sulla stessa linea sono contemporanee; le linee di
collegamento verticali rappresentano rapporti tra U.S. appartenenti a periodi diversi;
sulla parte destra del diagramma sono riportati i diversi periodi individuati e
rappresentanti le fasi costruttive dell’edificio a cui corrispondono un certo numero di
unità stratigrafiche.
66
G. P. Brogiolo, Archeologia dell’edilizia storica, p. 30.
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Relazione - Associazione Navigli Live