focus La rivista d e i capi del L azio dellacrisi Lesfide economica rivista bimestrale - anno IX - numero 2- settembre-ottobre 2012 - Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 2 e 3, Roma //2012 azimut 2.2012 aper reagire di fronte alle difficoltà, valutare quali strumenti utilizzare per capire la complessità che si ha davanti è ciò che noi Capi insegniamo ai ragazzi con l’arte dello scouting: osservare, dedurre, agire. Il periodo dell’adolescenza per i ragazzi è il momento del cambiamento, dell’ignoto, di qualcosa che è in divenire ed ancora non è. Il metodo di branca ci spinge a suggerire ai ragazzi gli strumenti, a favorirli in questo momento di passaggio. Quando li mandiamo in missione o in hyke verso un luogo non conosciuto, non basta fornirli di bussola, serve insegnare a leggerla, non è sufficiente la cartina, serve che sappiano riconoscere i segnali. È quel senso di Avventura che contraddistingue tutto il cammino scout, quel procedere verso qualcosa di non conosciuto che, però, spinge a crescere, a migliorarci, a scoprire quali talenti abbiamo e quali potremmo usare. La crisi economica che viviamo e quel senso di incertezza che ne deriva, dovrà spingere anche noi adulti, noi tutti che viviamo questa momentanea situazione, a reagire, ad affrontarla con lo stesso spirito di avventura. Perché l’avventura, ci hanno insegnato, non si affron- S AZIMUT la rivista dei capi del Lazio direttore responsabile Sergio Gatti capo redattore Niccolò Carratelli redazione Massimo Galimi, Valeria Cacciotti, Andreina Del Grosso, Luisa Mostile, Gianni Polifroni Stefano De Paolis. progetto grafico e impaginazione Gigi Marchitelli edito da Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (Agesci Lazio) sede via Adalberto 13/15, 00162 Roma e-mail [email protected] stampa Omnimedia srl - Via Sambuca Pistoiese, 56 - 00138 Roma finito di stampare Roma, novembre 2012 L’AVVENTURA DELLA CRISI di Massimo Galimi 2| è necessario riconoscere i segnali della società che abbiamo di fronte, serve non abbattersi al primo fallimento ta procedendo a tentoni, ma preparando un buono zaino. Serve avere la consapevolezza di cosa sappiamo (i saperi accumulati), è necessario riconoscere i segnali della società che abbiamo di fronte, serve non abbattersi al primo fallimento, dichiarando che la montagna è troppo alta per scalarla. Bisogna togliere un po’ di polvere alla nostra passata progressione personale, si riparte dalla fase della scoperta, non si sta seduti a vedere gli altri che giocano, si gioca in prima persona la propria vita. In un suo scritto Bauman, sociologo, descrivendo l’incertezza di questo periodo che viviamo, si esprime in questo modo: i “cartelli stradali e i punti di riferi- mento sembrano dotati di rotelle, cambiano posto più rapidamente del tempo necessario per raggiungere le destinazioni che indicano, il risultato è che questa ambiguità genera ansia”. Cambiano i punti di riferimento, i vecchi segnali non servono più, un po’ come le nostre vecchie cartine IGM, possono darci indicazioni relative, non certe. Servono nuove cartine (interessanti i suggerimenti nell’articolo di Gianni Polifroni), servono nuove competenze per poterle leggere, i saperi accumulati ci serviranno sicuramente per interpretare i nuovi segnali ma vanno aggiornati. Quello che abbiamo chiesto e chiediamo ai nostri ragazzi, ora serve a noi. Sarebbe sbagliato comportarci come davanti ai tanti bivi del Monte Gennaro e di perdersi perché commettiamo sempre i medesimi errori. La crisi economica è la nostra salita che sembra insuperabile, ma a me piace pensarla come Keynes: se una vettura da 50 mila euro non cammina, il danno potrebbe non essere di 50 mila euro, ma semplicemente di 50 euro quanto il costo della sua batteria. Andiamo a ricercare nelle nostre esperienze e ci ricorderemo che la validità del metodo scout oltrepassa la vita dei boschi e sfocia nel mondo reale, nelle salite e difficoltà della vita di tutti i giorni (Alberto Vicinanza). Verificheremo che avremmo sempre bisogno di sapere leggere la bussola (importanza della competenza, articolo di Simone Thouverai), e che talvolta la strada ci chiama e ci spinge a partire verso sentieri non conosciuti (Luca Muzzioli) ma soprattutto che nessuno può montare la tenda da solo e ha bisogno di lavorare in staff (articoli TifiMammetti e Silvioli-Jannini). Più che per un domani migliore, dovremmo combattere per un oggi differente, modificare il modo di agire, le scorciatoie non servono, serve saper leggere la realtà. “Quando si pattina sul ghiaccio sottile, la salvezza sta nella velocità” (Ralph Waldo Emerson). |3 na delle limitazioni più grandi che possiamo mettere in atto nel nostro servizio di Capi è quello di puntare al “bravo scout”. Negli intenti del nostro caro fondatore si fa chiaro riferimento al bravo cittadino come ambizione ultima della formazione scout e non certo al solo “bravo scout”. Sinceramente non saprei che farmene di un adulto che, grazie agli scout, sa fare legature, orientarsi nel bosco, montare una tenda. Questi sono soltanto strumenti che, alla giusta età, sono serviti come palestra U 4| presa, lo stesso si dovrebbe poter dire del lavoro svolto da un qualsiasi dipendente, libero professionista, imprenditore. Ognuno ha il suo compito specifico che, se mal realizzato, rischia di far saltare il progetto nel suo complesso. Ed il cambiamento? L’articolo 4 della Costituzione sancisce che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie pos- Inutile poi spiegare come il termine progetto sia legato all’ambito lavorativo. C’è forse una qualunque attività che possa partire senza obiettivi chiari, tempi definiti, analisi delle risorse, finalità? Le Specialità ed i Brevetti. Sintetizzando potremmo dire che questi strumenti permettono di sviluppare le proprie capacità a partire dalle inclinazioni e le attitudini che ognuno ha e che, grazie ad una acquisizione sempre maggiore di competenza, consentono di padroneggiare una tecnica e diventare IL LAVORO RENDE LIBERI? LO SCAUTISMO DI PIÙ per formarlo su un piano ben più alto; un piano che, come cercheremo di approfondire di seguito, gli tornerà utile anche nel complesso mondo del lavoro. L’impresa: Nel pensarla da scout mi verrebbe subito da pensare a posti d’azione, cambiamento, progettualità, ideazione... siamo sicuri che siano termini che non riguardano anche il mondo del lavoro? Se il posto d’azione è il compito che ciascuno ha per contribuire alla buona riuscita dell’im- sibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Quindi anche attraverso il lavoro si può/deve lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato. “Il lavoro è di Simone Thouverai quindi da riferimento per gli altri (i famosi “maestri” di specialità e competenza). Nel mondo del lavoro potremmo chiamarli formatori, master, referenti, capi officina, responsabili dell’area tecnica, preparatori dei portieri, capi magazzino e chissà quanti altri mestieri e professioni. Ma il concetto è lo stesso: parto spesso da un qualcosa che mi piace (disegnare) e mi ritrovo a 40 anni a fare il web designer dentro un’azienda dopo aver fatto i miei bei studi a umano solo se resta intelligente epapa libero” Paolo VI scuola (dove magari ho fatto il liceo artistico) e l’università. Seguire i propri istinti, le proprie passioni, anche nel lavoro, è un messaggio che da scout potremmo passare. Vita comunitaria: esempio, correzione fraterna, comunione d’intenti, autorevolezza, competenza, sono tutti termini che da scout mastichiamo ogni giorno. E non abbiamo forse le stesse aspettative sul posto di lavoro? Io sogno un ufficio dove tra colleghi ci si corregga fraternamente e non si faccia una gara di dispetti, sogno un capo ufficio che conquisti la sua autorevolezza con i fatti, i gesti e le parole e non un despota autoritario che sfoghi sui “sottoposti” le sue f r u s t ra z i o n i . Vorrei che prevalessero il merito e la competenza sulla parentela e sulle raccomandazioni. Anche questa eredità potremmo portare come scout nel mondo del lavoro. Chiudiamo con un incoraggiamento. In tempi difficili come questi, in cui trovare un posto di lavoro è difficile anche per persone ipertitolate, la nostra espe|5 rienza scout ci porta in dono alcune caratteristiche utilissime: creatività, saper far bene con poco, inventiva, essenzialità, coerenza. D’altronde, recuperando un concetto caro a B.-P., se il lavoro non c’è… inventalo. eadline”, “team building”, “team manager”, “ework” e potremmo continuare per molto! Quanti di noi si sono trovati a fronteggiare questi termini durante un colloquio di assunzione? Il lavoro ai giorni nostri sta davvero diventando una faccenda complicata: dove (e come!) possiamo preparare i ragazzi ad affrontarla? Nella nostra “cassetta degli attrezzi” troviamo qualche strumento davvero utile. È sufficiente provare ad immaginare la squadriglia come un team che lavora per obiettivi, “D 6| potrà diventare realtà solamente attraverso un’attenta progettazione, suddivisione dei compiti, calendarizzazione delle scadenze e costante verifica di quanto fatto. Il lavoro di gruppo si affianca a quello richiesto ad ogni squadrigliere ed al capo squadriglia sono affidati compiti di responsabilità e coordinamento. Le riunioni di squadriglia si susseguono tra lavoro pratico e “meeting” per fare il punto della situazione e stabilire le strategie da adottare. Anche nella suddivisione dei posti d’azione le capacità di team building del capo qua- LA SQUADRIGLIA, UN TEAM DI COLLEGHI guidata da un team manager, il capo squadriglia, impegnata nel realizzare progetti secondo le deadline della vita di Reparto. Nessuno di noi forse ci pensa mai, ma già durante gli anni di reparto i ragazzi si trovano per la prima volta a sviluppare progetti per raggiungere obiettivi ed acquisire le prima capacità di project management, di analisi della realtà circostante e di come poter intervenire su di essa. Prendiamo, ad esempio, la squadriglia Tori impegnata nella conquista della specialità di squadriglia: il loro sogno driglia diventano fondamentali: con un occhio al sentiero di ognuno dei suoi “colleghi” individua, insieme con loro, i compiti e le aree di lavoro in cui ognuno può crescere e dare il proprio meglio per raggiungere un obiettivo di squadra. Responsabilità, impresa, squadriglia, progetto, competenza, analisi non sono “attività”, ma strumenti che aiutano i ragazzi ad essere pronti per affrontare le sfide del “domani”, anche nel campo del lavoro. Saranno questi strumenti a fare del ragazzo un adulto non solo capace di fare bene, ma anche attento a chi lo circon- da e al mondo in cui agisce e che vuole cambiare sempre in meglio, attraverso un’attenzione all’etica anche nel mondo del lavoro, attenzione al giorno d’oggi non scontata. La mentalità progettuale alla quale i ragazzi sono chiamati, la responsabilità che scaturisce dal rispetto dei tempi stabiliti nel progetto, l’impegno di tutti attraverso le proprie competenze, sono peculiarità necessarie nel mondo del lavoro, che già oggi possono essere coltivate grazie agli strumenti della metodologia di branca ed all’insegna dell’avventura. di Giacomo Silvioli e Jacopo Vannini, Pattuglia Branca E/G AGESCI Lazio er la prima volta in tanti anni di scautismo dobbiamo fare bene i conti ed essere sempre molto attenti alle spese, perché alcune famiglie fanno un passo indietro a causa delle quote richieste per la partecipazione ai campi o del censimento ed in generale pesa sul bilancio familiare la nostra proposta educativa. Senza contare che in alcune famiglie ci sono anche dei fratelli che fanno parte del gruppo e oggi può essere proibitivo far frequentare gli scout a più figli. Tali situazioni hanno smosso P in noi Comunità Capi di provincia il desiderio di adoperarci con maggior impegno per far sì che nessuno dei ragazzi affidatici potesse perdere esperienze ed eventi educativi. La necessità di avere una cassa di gruppo forte, un po’ come la banca centrale europea, che sostenesse le casse di ogni branca e si prendesse l’onere di ottimizzare i costi e trovare le risorse per permettere a tutti gli iscritti di partecipare sempre agli eventi, è divenuto il primo caposaldo della nostra Co.Ca.. La quantificazione quasi pre- CO.CA. E SPENDING REWIEW cisa dei costi annuali pro capite divisi in rate mensili molto più abbordabili che non le maxi rate ad ogni evento. La quantificazione di una quota di solidarietà per le famiglie in difficoltà, e il calcolo della quota degli autofinanziamenti da realizzare sono state le variabili che hanno permesso di contenere la spesa per ogni iscritto. Gli autofinanziamenti, pur mantenendo la logica educativa, realizzati coinvolgendo un bacino di utenti più lontani possibile dalle famiglie degli associati, per non imputare i costi sempre alle nostre famiglie. Inutile non far pagare una quota alta per poi costringere i genitori a finanziare i nostri autofinanziamenti. In tutto questo contesto l’aiuto dei genitori è fondamentale perché anche loro, con i figli, sono chiamati a promuovere tutte le nostre iniziative economiche. Sono laboriosi ed economi: la ricerca quasi ossessiva di luoghi adatti a campeggiare, in accantonamento o all’aperto, con costi pari a zero o comunque irrisori è un altro aspetto che ci per- di Alberto Vicinanza Gruppo Borgo Piave 1 | 7 mette di contenere le spese. Troppo comodo alzare ogni anno il budget delle attività, la vera sfida sta nell’analizzare e programmare tutti gli aspetti economici e trovare soluzioni che ci facciano vivere in modo essenziale lo scautismo. Un po’ come accadeva nel dopoguerra, quando nessuno poteva permettersi nulla eppure grazie a tanti, come i ragazzi delle Aquile Randagie, lo scautismo è sopravvissuto fino ai giorni nostri e non è diventato di élite, riservato solo a chi può permetterselo. a crisi economica non deve assolutamente pregiudicare la possibilità di vivere l’esperienza scout, abbiamo gli strumenti per evitarlo”. Lo dice convinta Liboria Renna, al suo secondo mandato come Incaricata nazionale all’Organizzazione dell’AGESCI. Bilanci, spese e risparmi sono il suo pane quotidiano ma, spiega, “per far tornare i conti spesso ci vuole anche tanta inventiva”. rosso, spending review… come ci si orienta in questo scenario? E cosa si impara? “L Il censimento, il costo delle uniformi, l’impossibilità di acquistare le attrezzature necessarie per le attività all’aperto: in tempi di crisi economica anche lo scau- limitazione dei costi, come l’utilizzo di basi associative o il ricorso alle cambuse critiche. E l’AGESCI come si sta muovendo per aiutare i gruppi e i Capi in questa direzione? L’Associazione si è dotata da vari È opportuno creare la laboriosità e l’economia attraverso l’acquisizione di “buone”abitudini nelle normali attività: risparmiare e accantonare risorse per realizzare progetti; amministrare con trasparenza i beni “di tutti” (campi di squadriglia, di unità, bilanci di gruppo); imparare a razionalizzare l’uso delle risorse nello stile della essenzialità; trovare forme di autofinanziamento intelligenti che sfidino realmente capacità di fare, di progettare, realizzare mettendo in gioco le GESTIRE, RISPARMIARE, INVENTARE: 8| PERCHÉ LO SCAUTISMO NON DIVENTI “PER POCHI” intervista a Liboria Renna di Niccolò Carratelli tismo rischia di diventare anni di un fondo cui possono competenze di ognuno. accedere i gruppi in difficoltà o A proposito di autofinanun “lusso”? L’aspetto economico non può che operano in zone particolar- ziamento, è uno strumento diventare un ostacolo, credo che mente difficili; da un po’ di che andrebbe ripensato? i Capi ne siano perfettamente consapevoli e si attrezzino con tutta la loro fantasia per evitare che ciò accada. Dal mercatino dell’usato delle uniformi e delle attrezzature, al riciclaggio per i materiali necessari alle singole attività, al fondo di gruppo per sostenere le spese dei soci in difficoltà o per le borse campi. Poi bisogna porre maggiore attenzione all’organizzazione di vacanze di branco, campi estivi e route: ci sono soluzioni improntate alla sobrietà che consentono una tempo si cerca, compatibilmente con le risorse disponibili, di facilitare la partecipazione dei soci agli eventi nazionali attraverso il contributo alle spese di viaggio; abbiamo contenuto l’aumento dei prezzi delle uniformi ben al di sotto dell’aumento dei costi delle materie prime e del lavoro; abbiamo cercato di aumentare sul territorio la fruibilità di basi associative che consentono un “campeggio” più economico. Lavoro precario, bilanci in Va rilanciato nella sua valenza pedagogica, per non finalizzare l’attività al puro reperimento di denaro, ma anche per imparare ad osservare ed interpretare il sistema socio-economico in cui vivono i nostri ragazzi. L’autofinanziamento è sempre più un esercizio utile per educare i ragazzi al valore della fatica e del sacrificio per ottenere qualcosa, concetto sempre più distante dal loro vissuto che oggi è spesso governato dalla logica del “chiedere per ottenere”. n un momento di forte tensione, in cui il rischio di perdere tutto è più alto del solito, chi vorrei al mio fianco? Questa è la domanda che imprenditori e manager oggi si fanno quando assumono qualcuno. L’università di Harvard ha svolto una ricerca tra i suoi ex alunni, l’obiettivo era quello di identificare quelli che avevano avuto il maggiore successo nel mondo degli affari. I dati hanno dimostrato come non fossero affatto i migliori studenti ad aver avuto successo, bensì coloro i quali, oltre ad avere una I “Hire for Attitude, Train for Skill!”, che volendone tradurre il senso sarebbe “assumiamo le persone per il loro modo di essere, li formiamo per svilupparne le competenze”. Il Capo scout inizia con il meritarsi la Fiducia e prendendosi Responsabilità, avere visione d’insieme e allo stesso tempo focus sull’obiettivo finale. Si impara a lavorare per Progetti, a definire gli obiettivi e creare un programma. Si sperimenta il lavoro di squadra e, se sei stato Capo Scout per molti anni, ed in quegli anni hai anche lavorato o studiato o sti aspetti emergano in modo adeguato. Nella selezione non c’è nulla di peggio di un candidato che si descrive in modo autoreferenziato. È molto meglio riportare fatti, titoli e circostanze che facciano capire al selezionatore come sei. “Io sono una persona molto responsabile” non è un fatto, è una valutazione, è meglio qualcosa tipo “Per 3 anni di seguito mi è stata confermata la responsabilità di 30 ragazzi”, oppure “Ho competenze di Project Management” può essere meglio espresso con “Ho sviluppato 3 progetti di durata annuale, ne ho IL VALORE DI MERCATO DEL CURRICULUM SCOUT media dei voti buona, negli anni degli studi erano anche membri attivi nelle Organizzazioni Universitarie, nei Club, nelle Associazioni e nelle squadre sportive. Oggi le aziende hanno bisogno di persone di cui fidarsi, con forte senso di responsabilità, con visione di insieme, capacità di adattamento, con senso pratico e “snellezza” nei processi produttivi, che sappiano lavorare in squadra. Veniamo quindi al punto, chi è Capo scout tutto questo lo vive quotidianamente. Uno dei motti più diffusi oggi nel mondo dei selezionatori è comunque raggiunto risultati importanti, allora è indubbia la tua capacità di gestirti il tempo. Durante un colloquio di selezione è importante che que- di Gianrico Mammetti |9 e Leandro Tifi seguito la programmazione, lo svolgimento e la verifica”. Può sembrare lo stesso, ma non lo è. Ovviamente l’esperienza scout può anche non essere apprezzata da alcuni selezionatori, è opinione diffusa che gli scout abbiano un eccessivo orientamento alle persone se paragonato all’orientamento al risultato, una resistenza mentale al “gioco duro” che, invece, nel mondo degli affari è alle volte inevitabile, una malcelata riluttanza a qualsiasi logica di profitto e un idealismo diffuso con possibili eccessi sino al bigottismo. Avranno ragione? nodo scorsoio 10| andar via tu mi chiami li e poi mi lasci andar via ah che tormento questo lavoro ah che pazienza senza lavoro ah che tormento mmm…cci loro così che va la vita, così che va il lavoro.... di Felice Stonato Un giorno io cercavo un lavoro che mi avrebbe mantenuto Tu mi chiami qui e poi mi lasci Ma ho letto nei tuoi gesti il sospetto che tu fossi un po’ andar via cornuto tu mi chiami li e poi mi lasci e poi se a un certo punto ci andar via lasciamo quando è cominciato è scattato tu sei qualcosa, ma io che cosa sono? il gioco della privazione io che lavoravo sodo e manco i La cassa integrazione sarà mica una tua invenzione soldi pe’ la colazione La paga più bassissima cede il soldi manchevoli posto alla disoccupazione paghe sfuggevoli stipendi finti, scuse e convene- anni di studio che si sciolgono al sole, voli siamo ragazzi in cerca di lavoro pensieri, parole, siamo sfruttati come pare a soldi promessi che si sciolgono loro.... al sole, tu l’hai capito che cos’è che io è sempre imprevedibile la busta paga e cado, cercavo qualcuno che mi dicesse “dav- oh cado! vero tu sei bravo” tu che mi hai assunto e non mi tu mi chiami qui e poi mi lasci andar via hai mai pagato tu mi chiami li e poi mi lasci e per 6 mesi mi hai solo che andar via sfruttato!!! ah che tormento l’affitto che scadeva come il questo lavoro latte che bevevo ah che pazienza E solo il tuo rimborso e ogni senza lavoro mese io fremevo ah che tormento oh paghi mmm…cci loro oh paghi così che va la vita, così che va tu mi chiami qui e poi mi lasci il lavoro.... Tu mi porti su... ah che tormento questo lavoro ah che pazienza senza lavoro ah che tormento mortacci loro così che va la vita, così che va il lavoro.... tu mi chiami qui e poi mi lasci andar via tu mi chiami li e poi mi lasci andar via tu mi chiami qui tu mi chiami li sto imparando a bleffare(sto imparando a bleffare) sto rinunciando a mangiare (oh oh oh) sto rinunciando a mangiare (sto rinunciando a mangiare) tu mi chiami qui (sto rinunciando a mangiare) sto imparando a bleffare (sto imparando a bleffare) lavoro (lavoro) lavoro (lavoro.. oh oh) lavoro (lavoro.. oh oh) Tu mi chiami qui tu mi chiami li poi mi vuoi licenziare Tu mi chiami qui tu mi chiami li Mi vuoi proprio sfruttare Lavoro, oh oh lavori, oh oh tu mi mandi giù (ispirata a “Tu mi porti su” di Giorgia) il mio canto libero... Siamo in oltre 175.000: se ognuno di noi versasse anche un solo euro, rinunciando a un caffè, un gelato, un giornale, potremmo raccogliere le somme necessarie. E poi ci sono le attività di autofinanziamento. Siamo all’inizio dell’anno e l’entusiasmo e le idee non mancano. Siamo certi che raccoglierete la sfida, e vi ringraziamo fin da ora per tutto quello che farete! I fondi raccolti vanno versati sul conto: Agesci Associazione Guide E Scouts Gruppi sono rimasti senza Cattolici Italiani sede o senza magazzino a seguito del terre- Causale: Un euro per una sede – indicazione moto dello scorso mese di maggio: San Felice del Gruppo che versa sul Panaro 1, Massa Finalese 1, Cavezzo 1, Cod. IBAN : IT15 I 05696 03227 Ravarino 1, Carpi 1, Mirandola 1, Rovereto 000003165X85 Cod. BIC : POSOIT22 sulla Secchia, Rolo 1 e Medolla 1. Serve un’azione da fratelli scout! Marilina Laforgia e Matteo Spanò Vogliamo ridare a questi nove Gruppi una Presidenti del Comitato nazionale AGESCI sede: saranno tensostrutture dotate di pavimento, riscaldamento e magazzino. IMPORTANTE: Molte banche quando si fa un Chiediamo a tutte le unità, i Gruppi, le Zone, bonifico per scopi umanitari non fanno pagale Regioni, di sentirsi coinvolti in questa ope- re la commissione di invio! Ditelo prima di fare razione da fratelli scout. l’operazione al vostro sportello bancario! La sede è un bene prezioso, custodisce le tradizioni del Gruppo, ne racconta la storia, educa al rispetto del bene comune. In EmiliaRomagna, nove |11 CarCare LaVoro. I ConsIgLI dI un gIoVane aI gIoVanI (e a se stesso) C di Gianni Polifroni urriculum in formato europeo, curriculum personalizzato. Lettera di presentazione sí, lettera di presentazione no. Foto sì, foto no. Quasi nessuno, nel momento di cercare lavoro, può affermare di avere una mente sgombra da dubbi e incertezze; forse, addirittura, quasi nessuno può dire di avere semplicemente un metodo che lo guidi nella ricerca. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti; tra tutte una incredibile percentuale di giovani che ha clamorosamente smesso di cercare. Ma qual è la vera ricetta? Come bisogna muoversi per inviare efficacemente le nostre candidature? Proviamo a districarci nell’argomento certamente molto più ampio di queste poche righe - partendo e riducendo (si fa per dire) il 1 2 | tutto a tre punti essenziali: Il Curriculum Vitae, la candidatura, il primo contatto con l’azienda. IL CurrICuLum VItae Ognuno di noi ne ha un modello compilato e aggiornato che usa per candidarsi alle offerte più gradite. Bene, buttiamolo. Non è uno scherzo: è una provocazione, certo, ma rivela una regola da cui è impossibile prescindere per la ricerca di un’esperienza lavorativa (o di stage): non esiste un Curriculum; ne esistono, bensì, tanti quante le offerte a cui ci si candida. Un CV deve essere chiaro, ben organizzato e breve. Chiaro: anche l’occhio vuole la sua parte, al bando font illeggibili e testi troppo piccoli (o troppo grandi). Organizzato: è bene impostare con criterio la gerarchia delle informazioni all’interno del nostro resume; se abbiamo già effettuato delle esperienze lavorative caratterizzanti rispetto al nostro (futuro) percorso professionale è bene evidenziar- le mettendole al primo posto privilegiando l’ordine cronologico inverso: dalla più recente alla meno recente. Subito dopo, ovviamente, è bene inserire le informazioni che riguardano la formazione - universitaria e non - privilegiando lo stesso ordine. È essenziale che il CV abbia una struttura che ne agevoli la lettura e permetta di trasmettere con semplicità le informazioni sul nostro profilo. Breve: meglio non superare le due pagine; all’inizio sarà facile ma, con l’aumentare delle esperienze, sarà difficile non cedere alla tentazione delle 4-5 pagine ed addirittura oltre. È necessario, ovviamente, selezionare le informazioni privilegiando - di offerta in offerta quelle più coerenti con la candidatura che effettuiamo. qui è bene rispettare qualche piccolo accorgimento per non creare un inutile doppione del già completo CV. La lettera, semplificando, deve contenere tre informazioni principali: Chi sono?, Perché mi candido? Ma sopratutto: perché l’azienda dovrebbe scegliere me? Il tutto deve essere condito da qualche riferimento al contesto, all’annuncio: ci candidiamo ad un’offerta in particolare perché ci interessa; non stiamo spargendo le nostre candidature senza alcuna attenzione. IL Contatto Con L’azIenda efficace che mostra la nostra motivazione ad essere inseriti all’interno dell’azienda. Ciò nonostante, niente paura: possiamo ancora distruggere il lavoro fatto se durante il primo contatto con l’azienda - probabilmente telefonico - dimostriamo di non avere assolutamente nessuna idea della candidatura effettuata, magari, quel pomeriggio della settimana precedente. Importante, quindi, tenere traccia delle proprie candidature. Qualche consiglio non darà una svolta alla nostra vita professionale, può solo essere utile ad essere più consapevoli delle proprie azioni in materia di ricerca di una nuova esperienza lavorativa. A proposito: la foto nel Curriculum ci va o no? Abbiamo scritto un Curriculum chiaro e organizzato, l’abbiamo tarato in relazione alla candidatura che vogliamo effettuare togliendo le esperienze prive di rilevanza in relazione al contesto. Abbiamo stilato una lettera di presentazione Per info sul CV Europass: |13 La CandIdatura La cosa più importante, in primo luogo, è leggere bene l’annuncio per capire qual è la risorsa di cui realmente l’azienda ha bisogno. Il “candidato stalker” - che si candida sempre e a tutte le offerte - non è una figura che raccoglie molti risultati: meglio cercare e selezionare con cura le offerte a cui candidarci. Bisogna fare attenzione che tutto sia sempre - il più possibile - nel segno della coerenza: se nel curriculum, ad esempio, indichiamo “marketing” come ambito d’occupazione desiderato, può risultare strano, e sicuramente meno efficace, candidarsi ad un’offerta in area “amministrazione”. Ogni candidatura, quindi, deve essere tarata sulla singola offerta; abbiamo visto come il CV debba essere aggiustato di volta in volta, lo stesso - se possibile di più - vale per un altro importantissimo strumento: la lettera di presentazione. Prima di tutto: farla o non farla? Farla. Anche oggI è IL momento gIusto! gLI orIzzontI deLLa CrIsI M ono anni che la parola crisi è entrata nell’uso corrente. C’è la crisi economica e quella dei valori, la crisi della politica e quella della pratica religiosa, la crisi della famiglia e quella della scuola, la crisi energetica e quella ambientale. Insomma siamo in crisi! Inizialmente non ci si fa troppo caso, sembra una cosa lontana. Poi aumenta la percezione e cominciano le prime paure, ma si pensa che in fondo anche questa passerà come le precedenti. Infine sorge il sospetto che quella che stiamo vivendo non sia come tutte le altre, ma qualcosa di molto diverso e il sospetto comincia a diventare certezza quando ci si rende conto che sono già passati quattro anni e non si vede nessun segno di luce. E la percezione diventa allora consapevolezza e tutto assume un’altra veste. La crisi cambia il modo di pensare, di porsi, di vivere. I primi rimedi erano stati quelli soliti nella convinzione che tutto sarebbe passato presto. Si viveva alla giornata, con la precarietà e la visione breve che ci avevano insegnato a perseguire, senza porsi troppe domande. Poi ci si è resi conto che l’Italia ha imboccato la via del declino. Il quadro di riferimento si è capovolto e che ora è il turno di altri paesi di crescere, mentre a noi tocca fare il cammino inverso. La colpa? Della finanza e della politi- me cara. Ma cosa mi ha permesso di fare questo cambiamento? In quel momento così difficile ho avuto un’intuizione tanto semplice quanto rivoluzionaria. Ho sempre invidiato le persone di successo che non sentono il peso del loro lavoro e vi si dedicano con energia e capacità straordinarie. Ma l’invidia nascondeva ai miei occhi il segreto del loro successo: queste persone sono realizzate perché fanno ciò che più gli piace! Allora mi sono guardato di nuovo allo specchio, mi sono chiesto quali fossero le mie passioni e come metterle a frutto. Certo, il salto nella libera professione spaventa. Non è semplice cambiare radicalmente tutto. Ma non dimentichiamoci chi siamo e da dove veniamo: io sono scout dall’età di 7 anni e sono stato Capo reparto fino ai 27. Noi scout, e soprattutto chi ha scelto di fare servizio come capo, abbiamo una grande fortuna. Fin da lupetti e coccinelle siamo stati educati a pensare al presente e al futuro; abbiamo imparato a progettare, a realizzare, a verificare; sappiamo lavorare in autonomia e in squadra; abbiamo talento e inventiva con i quali portiamo avanti le nostre branche. Possediamo tutti gli strumenti per riuscire. C’è chi spende migliaia di euro per dotarsene! Tutto ciò che serve è un’idea che nasca dal cuore… Oggi svolgo la professione di biologo nutrizionista, sono presidente della Federazione Italiana di uno sport emergente, lo Jianzi, e durante le ferie faccio la guida per un’agenzia di viaggio. Ma ciò che più conta è che sono felice! Buona strada! S ca, dicono tutti. Intanto aumenta la delusione che si fa disillusione e si perdono le speranze. Il lavoro diventa per tutti la nuova frontiera. Per chi lo cerca, per chi lo ha perso, per chi fa di tutto per tenerlo, per chi se lo deve riconquiastare e per chi se lo deve inventare. Non è più la realizzazione, ma fatica e dolore. Ognuno vive la crisi da solo. Si arrangia, si stressa, si lamenta, ma solo. Del resto se tutte le istituzioni sono in crisi come ci si può aspettare risposte globali? Tutti sono soli davanti alla crisi e da soli non si vince, al massimo si tira avanti, si sopravvive. Le persone, però, parlano, chattano, creano nuove relazioni e idee, sviluppano soluzioni innovative. La consapevolezza porta alla progettualità. Cambiano i comportamenti, si torna all’antico, diminuiscono le spese voluttuarie, | 1 5 si risparmia, si spreca meno cibo. Soluzioni individuali che diventano piano piano condivise e allora nascono i GAS, gli orti collettivi, lo sharing di automobili e altri beni strumentali. Ma i segni di cambiamenti restano per lo più confinati nel privato delle persone. La politica manca di visione e progettualità: è rimasta alle beghe del quotidiano. Sono necessarie idee forti e innovative per uscire dalla crisi e sono le persone che possono diventare il motore del cambiamento. di Ezio Da Rold – blogger di Luca G. Muzzioli i sono laureato in biologia nel 2003 e ogni volta che ho sostenuto un colloquio di lavoro la risposta è sempre stata: “Questo non è un buon momento!”. A forza di sentirlo ripetere è diventato un mantra per me. Per un po’ ci ho creduto, convinto che il momento giusto sarebbe arrivato. Con il tempo però ho iniziato a pensare di aver sbagliato tutto: la scelta della scuola superiore, del corso di laurea... La crisi, poi, ha reso tutto più difficile. Ora, direte voi, 1 4 | non è proprio il momento giusto! E invece vi sbagliate! Il mio mantra adesso è: OGGI È IL MOMENTO GIUSTO! E vi spiego perché. Nel mio ultimo lavoro ricoprivo il ruolo di informatore farmaceutico. Coprivo un’area di cinque regioni e conducevo una vita sempre in auto e fuori casa, con uno stipendio fisso ma modesto. Ma soprattutto non ero felice. Quella vita mi uccideva mentalmente. Mi sentivo una scimmia ammaestrata: “monkey sees, monkey does”. Allora mi sono guardato allo specchio, per vedere e capire chi ero. E per farlo ho riscritto il curriculum; ho ripensato e analizzato le mie esperienze lavorative. Passo fondamentale per capire come potermi ricollocare nel mondo del lavoro. Ho sostenuto nuovi colloqui, ma il mantra negativo persisteva. Emigrare? Non mi ha mai entusiasmato essere un cervello in fuga. Amo questo Paese e non intendo rinunciare a ciò che mi è caro. Poi, un anno fa, ho spiegato le ali e cominciato a volare: “Spread your wings and fly away!” recita una canzone dei Queen a scritta in cinese la parola è composta di crisi . caratteri due uno rappresenta pericolo il e l'altro rappresenta l'opportunità.. (John F. Kennedy) continua a seguirci su azimutweb.org e anche azimutweb - agesci Lazio Comunicazione - agesci Lazio