focus
La rivista d
e
i capi del L
azio
dellacrisi
Lesfide
economica
rivista bimestrale - anno IX - numero 2- settembre-ottobre 2012 - Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in
abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 2 e 3, Roma //2012
azimut
2.2012
aper reagire di fronte alle difficoltà, valutare quali strumenti utilizzare per capire la complessità che si ha
davanti è ciò che noi Capi insegniamo ai ragazzi con
l’arte dello scouting: osservare, dedurre, agire. Il periodo dell’adolescenza per i ragazzi è il momento del cambiamento, dell’ignoto, di qualcosa che è in divenire ed ancora non è. Il metodo di branca ci spinge a suggerire ai ragazzi gli strumenti, a
favorirli in questo momento di passaggio. Quando li mandiamo
in missione o in hyke verso un luogo non conosciuto, non basta
fornirli di bussola, serve insegnare a leggerla, non è sufficiente
la cartina, serve che sappiano riconoscere i segnali.
È quel senso di Avventura che contraddistingue tutto il cammino scout, quel procedere verso qualcosa di non conosciuto che,
però, spinge a crescere, a migliorarci, a scoprire quali talenti
abbiamo e quali potremmo usare. La crisi economica che viviamo e quel senso di incertezza che ne deriva, dovrà spingere
anche noi adulti, noi tutti che viviamo questa momentanea
situazione, a reagire, ad affrontarla con lo stesso spirito di
avventura. Perché l’avventura, ci hanno insegnato, non si affron-
S
AZIMUT la rivista dei capi del Lazio
direttore responsabile Sergio Gatti
capo redattore Niccolò Carratelli
redazione Massimo Galimi, Valeria
Cacciotti, Andreina Del Grosso, Luisa
Mostile, Gianni Polifroni Stefano De Paolis.
progetto grafico e impaginazione
Gigi Marchitelli
edito da Associazione Guide e Scouts
Cattolici Italiani (Agesci Lazio) sede via
Adalberto 13/15, 00162 Roma
e-mail [email protected]
stampa Omnimedia srl - Via Sambuca
Pistoiese, 56 - 00138 Roma
finito di stampare Roma, novembre 2012
L’AVVENTURA DELLA CRISI
di Massimo Galimi
2|
è necessario
riconoscere
i segnali
della società
che abbiamo
di fronte,
serve non
abbattersi
al primo
fallimento
ta procedendo a tentoni, ma preparando un buono zaino. Serve
avere la consapevolezza di cosa sappiamo (i saperi
accumulati), è necessario riconoscere i
segnali della società che abbiamo
di fronte, serve non abbattersi al
primo fallimento, dichiarando
che la montagna è troppo alta per
scalarla. Bisogna togliere un po’ di
polvere alla nostra passata progressione personale, si riparte
dalla fase della scoperta, non
si sta seduti a vedere gli altri
che giocano, si gioca in
prima persona la propria
vita.
In un suo scritto Bauman,
sociologo, descrivendo l’incertezza di questo periodo
che viviamo, si esprime in
questo modo: i “cartelli
stradali e i punti di riferi-
mento sembrano dotati di rotelle, cambiano
posto più rapidamente del tempo necessario
per raggiungere le destinazioni che indicano,
il risultato è che questa ambiguità genera
ansia”. Cambiano i punti di riferimento, i vecchi segnali non servono più, un po’ come le
nostre vecchie cartine IGM, possono darci
indicazioni relative, non certe. Servono nuove
cartine (interessanti i suggerimenti nell’articolo di Gianni Polifroni), servono nuove competenze per poterle leggere, i saperi accumulati ci serviranno sicuramente per interpretare i
nuovi segnali ma vanno aggiornati. Quello che
abbiamo chiesto e chiediamo ai nostri ragazzi,
ora serve a noi. Sarebbe sbagliato comportarci
come davanti ai tanti bivi del Monte Gennaro
e di perdersi perché commettiamo sempre i
medesimi errori. La crisi economica è la nostra
salita che sembra insuperabile, ma a me
piace pensarla come Keynes: se una vettura da 50 mila euro non cammina, il
danno potrebbe non essere di 50 mila
euro, ma semplicemente di 50 euro quanto il
costo della sua batteria. Andiamo a ricercare
nelle nostre esperienze e ci ricorderemo che la
validità del metodo scout oltrepassa la vita dei
boschi e sfocia nel mondo reale, nelle salite e
difficoltà della vita di tutti i giorni (Alberto
Vicinanza). Verificheremo che avremmo sempre bisogno di sapere leggere la bussola
(importanza della competenza, articolo di
Simone Thouverai), e che talvolta la strada ci
chiama e ci spinge a partire verso sentieri non
conosciuti (Luca Muzzioli) ma soprattutto che
nessuno può montare la tenda da solo e ha
bisogno di lavorare in staff (articoli TifiMammetti e Silvioli-Jannini). Più che per un
domani migliore, dovremmo combattere per
un oggi differente, modificare il modo di agire,
le scorciatoie non servono, serve saper
leggere la realtà. “Quando si pattina sul ghiaccio sottile, la salvezza sta nella velocità”
(Ralph Waldo Emerson).
|3
na delle limitazioni
più grandi che possiamo mettere in
atto nel nostro servizio di
Capi è quello di puntare al
“bravo scout”. Negli intenti
del nostro caro fondatore si
fa chiaro riferimento al bravo
cittadino come ambizione
ultima della formazione
scout e non certo al solo
“bravo scout”. Sinceramente
non saprei che farmene di un
adulto che, grazie agli scout,
sa fare legature, orientarsi
nel bosco, montare una
tenda. Questi sono soltanto
strumenti che, alla giusta età,
sono serviti come palestra
U
4|
presa, lo stesso si dovrebbe
poter dire del lavoro svolto
da un qualsiasi dipendente,
libero
professionista,
imprenditore. Ognuno ha il
suo compito specifico che, se
mal realizzato, rischia di far
saltare il progetto nel suo
complesso.
Ed il cambiamento?
L’articolo 4 della Costituzione
sancisce che “La Repubblica
riconosce a tutti i cittadini il
diritto al lavoro e promuove
le condizioni che rendano
effettivo questo diritto. Ogni
cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie pos-
Inutile poi spiegare come il
termine progetto sia legato
all’ambito lavorativo. C’è forse
una qualunque attività che
possa partire senza obiettivi
chiari, tempi definiti, analisi
delle risorse, finalità?
Le Specialità ed i Brevetti.
Sintetizzando potremmo dire
che questi strumenti permettono di sviluppare le proprie
capacità a partire dalle inclinazioni e le attitudini che
ognuno ha e che, grazie ad
una acquisizione sempre
maggiore di competenza,
consentono di padroneggiare una tecnica e diventare
IL LAVORO RENDE LIBERI?
LO SCAUTISMO DI PIÙ
per formarlo su un piano ben
più alto; un piano che, come
cercheremo di approfondire
di seguito, gli tornerà utile
anche nel complesso mondo
del lavoro.
L’impresa: Nel pensarla da
scout mi verrebbe subito
da pensare a posti d’azione, cambiamento, progettualità, ideazione... siamo
sicuri che siano termini
che non riguardano
anche il mondo del lavoro? Se il posto d’azione è il
compito che ciascuno ha
per contribuire alla
buona riuscita dell’im-
sibilità e la propria scelta,
un’attività o una funzione
che concorra al progresso
materiale o spirituale della
società.” Quindi anche attraverso il lavoro si può/deve
lasciare il mondo migliore di
come lo si è trovato.
“Il lavoro è
di Simone Thouverai
quindi da riferimento per gli
altri (i famosi “maestri” di
specialità e competenza). Nel
mondo del lavoro potremmo
chiamarli formatori, master,
referenti, capi officina,
responsabili dell’area tecnica, preparatori dei portieri,
capi magazzino e chissà
quanti altri mestieri e professioni. Ma il concetto è
lo stesso: parto spesso
da un qualcosa che mi
piace (disegnare) e
mi ritrovo a 40
anni a fare il web
designer dentro
un’azienda dopo aver
fatto i miei bei studi a
umano
solo se resta
intelligente
epapa
libero”
Paolo VI
scuola (dove magari ho fatto
il liceo artistico) e l’università. Seguire i propri istinti, le
proprie passioni, anche nel
lavoro, è un messaggio che da
scout potremmo passare.
Vita comunitaria: esempio, correzione fraterna,
comunione d’intenti,
autorevolezza, competenza, sono tutti termini che da scout mastichiamo ogni giorno.
E non abbiamo forse
le stesse aspettative sul
posto
di lavoro? Io sogno un ufficio
dove tra colleghi ci si corregga fraternamente e non si faccia una gara di dispetti, sogno
un capo ufficio che conquisti
la sua autorevolezza con i
fatti, i gesti e le parole
e non un despota
autoritario che
sfoghi sui “sottoposti” le sue
f r u s t ra z i o n i .
Vorrei che prevalessero
il merito e la competenza
sulla parentela e sulle raccomandazioni. Anche questa
eredità potremmo portare come scout nel
mondo del lavoro.
Chiudiamo con
un incoraggiamento.
In tempi
difficili
come
questi, in
cui trovare un
posto di
lavoro è difficile anche per
persone ipertitolate, la
nostra espe|5
rienza
scout ci
porta in
dono
alcune
caratteristiche utilissime:
creatività,
saper far
bene con
poco, inventiva, essenzialità,
coerenza.
D’altronde,
recuperando
un concetto
caro a B.-P., se
il lavoro non
c’è… inventalo.
eadline”, “team
building”, “team
manager”, “ework” e potremmo continuare
per molto! Quanti di noi si
sono trovati a fronteggiare
questi termini durante un colloquio di assunzione? Il lavoro
ai giorni nostri sta davvero
diventando una faccenda
complicata: dove (e come!)
possiamo preparare i ragazzi
ad affrontarla?
Nella nostra “cassetta degli
attrezzi” troviamo qualche
strumento davvero utile. È sufficiente provare ad immaginare la squadriglia come un
team che lavora per obiettivi,
“D
6|
potrà diventare realtà solamente attraverso un’attenta
progettazione, suddivisione
dei compiti, calendarizzazione
delle scadenze e costante verifica di quanto fatto. Il lavoro di
gruppo si affianca a quello
richiesto ad ogni squadrigliere
ed al capo squadriglia sono
affidati compiti di responsabilità e coordinamento. Le riunioni di squadriglia si susseguono tra lavoro pratico e
“meeting” per fare il punto
della situazione e stabilire le
strategie da adottare.
Anche nella suddivisione dei
posti d’azione le capacità di
team building del capo qua-
LA SQUADRIGLIA,
UN TEAM DI COLLEGHI
guidata da un team manager,
il capo squadriglia, impegnata
nel realizzare progetti secondo
le deadline della vita di
Reparto.
Nessuno di noi forse ci pensa
mai, ma già durante gli anni di
reparto i ragazzi si trovano per
la prima volta a sviluppare
progetti per raggiungere
obiettivi ed acquisire le prima
capacità di project management, di analisi della realtà
circostante e di come poter
intervenire su di essa.
Prendiamo, ad esempio, la
squadriglia Tori impegnata
nella conquista della specialità di squadriglia: il loro sogno
driglia diventano fondamentali: con un occhio al sentiero di
ognuno dei suoi “colleghi”
individua, insieme con loro, i
compiti e le aree di lavoro in
cui ognuno può crescere e
dare il proprio meglio per raggiungere un obiettivo di squadra. Responsabilità, impresa,
squadriglia, progetto, competenza, analisi non sono “attività”, ma strumenti che aiutano i
ragazzi ad essere pronti per
affrontare le sfide del “domani”, anche nel campo del lavoro. Saranno questi strumenti a
fare del ragazzo un adulto non
solo capace di fare bene, ma
anche attento a chi lo circon-
da e al mondo in cui agisce e
che vuole cambiare sempre in
meglio, attraverso un’attenzione all’etica anche nel mondo
del lavoro, attenzione al giorno d’oggi non scontata. La
mentalità progettuale alla
quale i ragazzi sono chiamati,
la responsabilità che scaturisce dal rispetto dei tempi stabiliti nel progetto, l’impegno
di tutti attraverso le proprie
competenze, sono peculiarità
necessarie nel mondo del
lavoro, che già oggi possono
essere coltivate grazie agli
strumenti della metodologia
di branca ed all’insegna dell’avventura.
di Giacomo Silvioli
e Jacopo Vannini,
Pattuglia Branca E/G AGESCI Lazio
er la prima volta in
tanti anni di scautismo dobbiamo fare
bene i conti ed essere sempre
molto attenti alle spese, perché alcune famiglie fanno un
passo indietro a causa delle
quote richieste per la partecipazione ai campi o del censimento ed in generale pesa
sul bilancio familiare la
nostra proposta educativa.
Senza contare che in alcune
famiglie ci sono anche dei
fratelli che fanno parte del
gruppo e oggi può essere
proibitivo far frequentare gli
scout a più figli.
Tali situazioni hanno smosso
P
in noi Comunità Capi di provincia il desiderio di adoperarci con maggior impegno
per far sì che nessuno dei
ragazzi affidatici potesse perdere esperienze ed eventi
educativi.
La necessità di avere una
cassa di gruppo forte, un po’
come la banca centrale europea, che sostenesse le casse
di ogni branca e si prendesse
l’onere di ottimizzare i costi e
trovare le risorse per permettere a tutti gli iscritti di partecipare sempre agli eventi, è
divenuto il primo caposaldo
della nostra Co.Ca..
La quantificazione quasi pre-
CO.CA. E
SPENDING REWIEW
cisa dei costi annuali pro
capite divisi in rate mensili
molto più abbordabili che
non le maxi rate ad ogni
evento.
La quantificazione di una
quota di solidarietà per le
famiglie in difficoltà, e il calcolo della quota degli autofinanziamenti da realizzare
sono state le variabili che
hanno permesso di contenere la spesa per ogni iscritto.
Gli autofinanziamenti, pur
mantenendo la logica educativa, realizzati coinvolgendo
un bacino di utenti più lontani possibile dalle famiglie
degli associati, per non
imputare i costi sempre alle
nostre famiglie.
Inutile non far pagare una
quota alta per poi costringere i genitori a finanziare i
nostri autofinanziamenti. In
tutto questo contesto l’aiuto
dei genitori è fondamentale
perché anche loro, con i figli,
sono chiamati a promuovere
tutte le nostre iniziative economiche.
Sono laboriosi ed economi:
la ricerca quasi ossessiva di
luoghi adatti a campeggiare,
in
accantonamento
o
all’aperto, con costi pari a
zero o comunque irrisori è
un altro aspetto che ci per-
di Alberto Vicinanza
Gruppo Borgo Piave 1 | 7
mette di contenere le spese.
Troppo comodo alzare ogni
anno il budget delle attività,
la vera sfida sta nell’analizzare e programmare tutti gli
aspetti economici e trovare
soluzioni che ci facciano
vivere in modo essenziale lo
scautismo.
Un po’ come accadeva nel
dopoguerra, quando nessuno
poteva permettersi nulla
eppure grazie a tanti, come i
ragazzi delle Aquile Randagie, lo scautismo è sopravvissuto fino ai giorni nostri e
non è diventato di élite,
riservato solo a chi può permetterselo.
a crisi economica
non deve assolutamente pregiudicare
la possibilità di vivere l’esperienza
scout, abbiamo gli strumenti per
evitarlo”. Lo dice convinta Liboria
Renna, al suo secondo mandato
come Incaricata nazionale
all’Organizzazione dell’AGESCI.
Bilanci, spese e risparmi sono il
suo pane quotidiano ma, spiega,
“per far tornare i conti spesso ci
vuole anche tanta inventiva”.
rosso, spending review…
come ci si orienta in questo scenario? E cosa si
impara?
“L
Il censimento, il costo delle
uniformi, l’impossibilità di
acquistare le attrezzature
necessarie per le attività
all’aperto: in tempi di crisi
economica anche lo scau-
limitazione dei costi, come l’utilizzo di basi associative o il ricorso alle cambuse critiche.
E l’AGESCI come si sta
muovendo per aiutare i
gruppi e i Capi in questa
direzione?
L’Associazione si è dotata da vari
È opportuno creare la laboriosità e l’economia attraverso l’acquisizione di “buone”abitudini
nelle normali attività: risparmiare e accantonare risorse per realizzare progetti; amministrare
con trasparenza i beni “di tutti”
(campi di squadriglia, di unità,
bilanci di gruppo); imparare a
razionalizzare l’uso delle risorse
nello stile della essenzialità; trovare forme di autofinanziamento
intelligenti che sfidino realmente capacità di fare, di progettare,
realizzare mettendo in gioco le
GESTIRE, RISPARMIARE, INVENTARE:
8|
PERCHÉ LO SCAUTISMO NON DIVENTI “PER POCHI”
intervista a Liboria Renna di Niccolò Carratelli
tismo rischia di diventare anni di un fondo cui possono competenze di ognuno.
accedere i gruppi in difficoltà o A proposito di autofinanun “lusso”?
L’aspetto economico non può che operano in zone particolar- ziamento, è uno strumento
diventare un ostacolo, credo che mente difficili; da un po’ di che andrebbe ripensato?
i Capi ne siano perfettamente
consapevoli e si attrezzino con
tutta la loro fantasia per evitare
che ciò accada. Dal mercatino
dell’usato delle uniformi e delle
attrezzature, al riciclaggio per i
materiali necessari alle singole
attività, al fondo di gruppo per
sostenere le spese dei soci in difficoltà o per le borse campi. Poi
bisogna porre maggiore attenzione all’organizzazione di vacanze
di branco, campi estivi e route: ci
sono soluzioni improntate alla
sobrietà che consentono una
tempo si cerca, compatibilmente
con le risorse disponibili, di
facilitare la partecipazione dei
soci agli eventi nazionali attraverso il contributo alle spese di
viaggio; abbiamo contenuto
l’aumento dei prezzi delle uniformi ben al di sotto dell’aumento dei costi delle materie prime
e del lavoro; abbiamo cercato di
aumentare sul territorio la fruibilità di basi associative che
consentono un “campeggio” più
economico.
Lavoro precario, bilanci in
Va rilanciato nella sua valenza
pedagogica, per non finalizzare
l’attività al puro reperimento di
denaro, ma anche per imparare
ad osservare ed interpretare il
sistema socio-economico in cui
vivono i nostri ragazzi.
L’autofinanziamento è sempre più
un esercizio utile per educare i
ragazzi al valore della fatica e del
sacrificio per ottenere qualcosa,
concetto sempre più distante dal
loro vissuto che oggi è spesso
governato dalla logica del “chiedere per ottenere”.
n un momento di forte
tensione, in cui il
rischio di perdere tutto
è più alto del solito, chi vorrei al mio fianco? Questa è la
domanda che imprenditori e
manager oggi si fanno quando assumono qualcuno.
L’università di Harvard ha
svolto una ricerca tra i suoi
ex alunni, l’obiettivo era
quello di identificare quelli
che avevano avuto il maggiore successo nel mondo degli
affari. I dati hanno dimostrato come non fossero affatto i
migliori studenti ad aver
avuto successo, bensì coloro
i quali, oltre ad avere una
I
“Hire for Attitude, Train for
Skill!”, che volendone tradurre
il senso sarebbe “assumiamo
le persone per il loro modo di
essere, li formiamo per svilupparne le competenze”.
Il Capo scout inizia con il
meritarsi la Fiducia e prendendosi
Responsabilità,
avere visione d’insieme e allo
stesso tempo focus sull’obiettivo finale. Si impara a lavorare per Progetti, a definire gli
obiettivi e creare un programma. Si sperimenta il
lavoro di squadra e, se sei
stato Capo Scout per molti
anni, ed in quegli anni hai
anche lavorato o studiato o
sti aspetti emergano in modo
adeguato. Nella selezione
non c’è nulla di peggio di un
candidato che si descrive in
modo autoreferenziato. È
molto meglio riportare fatti,
titoli e circostanze che facciano capire al selezionatore
come sei. “Io sono una persona molto responsabile” non è
un fatto, è una valutazione, è
meglio qualcosa tipo “Per 3
anni di seguito mi è stata confermata la responsabilità di 30
ragazzi”, oppure “Ho competenze di Project Management”
può essere meglio espresso
con “Ho sviluppato 3 progetti
di durata annuale, ne ho
IL VALORE DI MERCATO
DEL CURRICULUM SCOUT
media dei voti buona, negli
anni degli studi erano anche
membri attivi nelle Organizzazioni Universitarie, nei
Club, nelle Associazioni e
nelle squadre sportive. Oggi
le aziende hanno bisogno di
persone di cui fidarsi, con
forte senso di responsabilità,
con visione di insieme, capacità di adattamento, con
senso pratico e “snellezza”
nei processi produttivi, che
sappiano lavorare in squadra.
Veniamo quindi al punto, chi
è Capo scout tutto questo lo
vive quotidianamente. Uno
dei motti più diffusi oggi nel
mondo dei selezionatori è
comunque raggiunto risultati importanti, allora è indubbia la tua capacità di gestirti
il tempo.
Durante un colloquio di selezione è importante che que-
di Gianrico Mammetti
|9
e Leandro Tifi
seguito la programmazione, lo
svolgimento e la verifica”. Può
sembrare lo stesso, ma non lo
è. Ovviamente l’esperienza
scout può anche non essere
apprezzata da alcuni selezionatori, è opinione diffusa che
gli scout abbiano un eccessivo
orientamento alle persone se
paragonato all’orientamento
al risultato, una resistenza
mentale al “gioco duro” che,
invece, nel mondo degli affari
è alle volte inevitabile, una
malcelata riluttanza a qualsiasi
logica di profitto e un idealismo diffuso con possibili
eccessi sino al bigottismo.
Avranno ragione?
nodo scorsoio
10|
andar via
tu mi chiami li e poi mi lasci
andar via
ah che tormento
questo lavoro
ah che pazienza
senza lavoro
ah che tormento
mmm…cci loro
così che va la vita, così che va
il lavoro....
di Felice Stonato
Un giorno io cercavo un lavoro
che mi avrebbe mantenuto
Tu mi chiami qui e poi mi lasci Ma ho letto nei tuoi gesti il
sospetto che tu fossi un po’
andar via
cornuto
tu mi chiami li e poi mi lasci
e poi se a un certo punto ci
andar via
lasciamo
quando è cominciato è scattato tu sei qualcosa, ma io che cosa
sono?
il gioco della privazione
io che lavoravo sodo e manco i La cassa integrazione sarà
mica una tua invenzione
soldi pe’ la colazione
La paga più bassissima cede il
soldi manchevoli
posto alla disoccupazione
paghe sfuggevoli
stipendi finti, scuse e convene- anni di studio che si sciolgono
al sole,
voli
siamo ragazzi in cerca di lavoro pensieri,
parole,
siamo sfruttati come pare a
soldi promessi che si sciolgono
loro....
al sole,
tu l’hai capito che cos’è che io è sempre imprevedibile la
busta paga e cado,
cercavo
qualcuno che mi dicesse “dav- oh cado!
vero tu sei bravo”
tu che mi hai assunto e non mi tu mi chiami qui e poi mi lasci
andar via
hai mai pagato
tu mi chiami li e poi mi lasci
e per 6 mesi mi hai solo che
andar via
sfruttato!!!
ah che tormento
l’affitto che scadeva come il
questo lavoro
latte che bevevo
ah che pazienza
E solo il tuo rimborso e ogni
senza lavoro
mese io fremevo
ah che tormento
oh paghi
mmm…cci loro
oh paghi
così che va la vita, così che va
tu mi chiami qui e poi mi lasci il lavoro....
Tu mi porti su...
ah che tormento
questo lavoro
ah che pazienza
senza lavoro
ah che tormento
mortacci loro
così che va la vita, così che va
il lavoro....
tu mi chiami qui e poi mi lasci
andar via
tu mi chiami li e poi mi lasci
andar via
tu mi chiami qui
tu mi chiami li
sto imparando a bleffare(sto
imparando a bleffare)
sto rinunciando a mangiare (oh
oh oh)
sto rinunciando a mangiare
(sto rinunciando a mangiare)
tu mi chiami qui (sto rinunciando a mangiare)
sto imparando a bleffare (sto
imparando a bleffare)
lavoro (lavoro)
lavoro (lavoro.. oh oh)
lavoro (lavoro.. oh oh)
Tu mi chiami qui
tu mi chiami li
poi mi vuoi licenziare
Tu mi chiami qui
tu mi chiami li
Mi vuoi proprio sfruttare
Lavoro, oh oh
lavori, oh oh
tu mi mandi giù
(ispirata a “Tu mi porti su”
di Giorgia)
il mio canto libero...
Siamo in oltre 175.000: se ognuno di noi versasse anche un solo euro, rinunciando a un
caffè, un gelato, un giornale, potremmo raccogliere le somme necessarie.
E poi ci sono le attività di autofinanziamento.
Siamo all’inizio dell’anno e l’entusiasmo e le
idee non mancano.
Siamo certi che raccoglierete la sfida, e vi
ringraziamo fin da ora per tutto quello che
farete!
I fondi raccolti vanno versati sul conto:
Agesci Associazione Guide E Scouts
Gruppi sono rimasti senza
Cattolici Italiani
sede o senza magazzino a seguito del terre- Causale: Un euro per una sede – indicazione
moto dello scorso mese di maggio: San Felice del Gruppo che versa
sul Panaro 1, Massa Finalese 1, Cavezzo 1,
Cod. IBAN : IT15 I 05696 03227
Ravarino 1, Carpi 1, Mirandola 1, Rovereto
000003165X85
Cod. BIC : POSOIT22
sulla Secchia, Rolo 1 e Medolla 1.
Serve un’azione da fratelli scout!
Marilina Laforgia e Matteo Spanò
Vogliamo ridare a questi nove Gruppi una
Presidenti del Comitato nazionale AGESCI
sede: saranno tensostrutture dotate di pavimento, riscaldamento e magazzino.
IMPORTANTE: Molte banche quando si fa un
Chiediamo a tutte le unità, i Gruppi, le Zone,
bonifico per scopi umanitari non fanno pagale Regioni, di sentirsi coinvolti in questa ope- re la commissione di invio! Ditelo prima di fare
razione da fratelli scout.
l’operazione al vostro sportello bancario!
La sede è
un bene
prezioso,
custodisce
le tradizioni
del Gruppo,
ne racconta la
storia, educa
al rispetto del
bene comune.
In EmiliaRomagna, nove
|11
CarCare LaVoro.
I ConsIgLI dI
un gIoVane aI gIoVanI (e a se stesso)
C
di Gianni Polifroni
urriculum in formato europeo, curriculum personalizzato. Lettera di presentazione sí, lettera di presentazione no.
Foto sì, foto no.
Quasi nessuno, nel momento di cercare lavoro,
può affermare di avere una mente sgombra da
dubbi e incertezze; forse, addirittura, quasi nessuno può dire di avere semplicemente un metodo che lo guidi nella ricerca. Le conseguenze
sono sotto gli occhi di tutti; tra tutte una incredibile percentuale di giovani che ha clamorosamente smesso di cercare.
Ma qual è la vera ricetta? Come bisogna muoversi per inviare efficacemente le nostre candidature? Proviamo a districarci nell’argomento certamente molto più ampio di queste poche
righe - partendo e riducendo (si fa per dire) il
1 2 | tutto a tre punti essenziali: Il Curriculum Vitae,
la candidatura, il primo contatto con l’azienda.
IL CurrICuLum VItae
Ognuno di noi ne ha un modello compilato e
aggiornato che usa per candidarsi alle offerte
più gradite. Bene, buttiamolo. Non è uno scherzo: è una provocazione, certo, ma rivela una
regola da cui è impossibile prescindere per la
ricerca di un’esperienza lavorativa (o di stage):
non esiste un Curriculum; ne esistono, bensì,
tanti quante le offerte a cui ci si candida.
Un CV deve essere chiaro, ben organizzato e
breve. Chiaro: anche l’occhio vuole la sua
parte, al bando font illeggibili e testi troppo
piccoli (o troppo grandi). Organizzato: è bene
impostare con criterio la gerarchia delle
informazioni all’interno del nostro resume; se
abbiamo già effettuato delle esperienze lavorative caratterizzanti rispetto al nostro (futuro) percorso professionale è bene evidenziar-
le mettendole al primo posto privilegiando
l’ordine cronologico inverso: dalla più recente alla meno recente. Subito dopo, ovviamente, è bene inserire le informazioni che riguardano la formazione - universitaria e non - privilegiando lo stesso ordine. È essenziale che il
CV abbia una struttura che ne agevoli la lettura e permetta di trasmettere con semplicità
le informazioni sul nostro profilo.
Breve: meglio non superare le due pagine;
all’inizio sarà facile ma, con l’aumentare delle
esperienze, sarà difficile non cedere alla tentazione delle 4-5 pagine ed addirittura oltre.
È necessario, ovviamente, selezionare le informazioni privilegiando - di offerta in offerta quelle più coerenti con la candidatura che
effettuiamo.
qui è bene rispettare qualche piccolo accorgimento per non creare un inutile doppione del
già completo CV. La lettera, semplificando,
deve contenere tre informazioni principali:
Chi sono?, Perché mi candido? Ma sopratutto: perché l’azienda dovrebbe scegliere me? Il
tutto deve essere condito da qualche riferimento al contesto, all’annuncio: ci candidiamo ad un’offerta in particolare perché ci interessa; non stiamo spargendo le nostre candidature senza alcuna attenzione.
IL Contatto Con L’azIenda
efficace che mostra la nostra motivazione ad
essere inseriti all’interno dell’azienda.
Ciò nonostante, niente paura: possiamo ancora distruggere il lavoro fatto se durante il
primo contatto con l’azienda - probabilmente
telefonico - dimostriamo di non avere assolutamente nessuna idea della candidatura effettuata, magari, quel pomeriggio della settimana precedente.
Importante, quindi, tenere traccia delle proprie candidature.
Qualche consiglio non darà una svolta alla
nostra vita professionale, può solo essere utile
ad essere più consapevoli delle proprie azioni
in materia di ricerca di una nuova esperienza
lavorativa.
A proposito: la foto nel
Curriculum ci va o no?
Abbiamo scritto un Curriculum chiaro e organizzato, l’abbiamo tarato in relazione alla candidatura che vogliamo effettuare togliendo le
esperienze prive di rilevanza in relazione al
contesto.
Abbiamo stilato una lettera di presentazione Per info sul CV Europass:
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La CandIdatura
La cosa più importante, in primo luogo, è leggere bene l’annuncio per capire qual è la risorsa
di cui realmente l’azienda ha bisogno. Il “candidato stalker” - che si candida sempre e a tutte le
offerte - non è una figura che raccoglie molti
risultati: meglio cercare e selezionare con cura
le offerte a cui candidarci. Bisogna fare attenzione che tutto sia sempre - il più possibile - nel
segno della coerenza: se nel curriculum, ad
esempio, indichiamo “marketing” come ambito
d’occupazione desiderato, può risultare strano,
e sicuramente meno efficace, candidarsi ad
un’offerta in area “amministrazione”. Ogni candidatura, quindi, deve essere tarata sulla singola offerta; abbiamo visto come il CV debba essere aggiustato di volta in volta, lo stesso - se possibile di più - vale per un altro importantissimo
strumento: la lettera di presentazione.
Prima di tutto: farla o non farla? Farla. Anche
oggI è IL momento gIusto!
gLI orIzzontI deLLa CrIsI
M
ono anni che la parola crisi è entrata nell’uso corrente. C’è la crisi economica e
quella dei valori, la crisi della politica e
quella della pratica religiosa, la crisi della famiglia e quella della scuola, la crisi energetica e
quella ambientale. Insomma siamo in crisi!
Inizialmente non ci si fa troppo caso, sembra
una cosa lontana. Poi aumenta la percezione
e cominciano le prime paure, ma si pensa che
in fondo anche questa passerà come le precedenti. Infine sorge il sospetto che quella che
stiamo vivendo non sia come tutte le altre, ma
qualcosa di molto diverso e il sospetto comincia a diventare certezza quando ci si rende
conto che sono già passati quattro anni e non
si vede nessun segno di luce. E la percezione
diventa allora consapevolezza e tutto assume
un’altra veste. La crisi cambia il modo di pensare, di porsi, di vivere. I primi rimedi erano
stati quelli soliti nella convinzione che tutto
sarebbe passato presto. Si viveva alla giornata,
con la precarietà e
la visione breve che
ci avevano insegnato a perseguire,
senza porsi troppe
domande. Poi ci si è
resi conto che
l’Italia ha imboccato la via del declino.
Il quadro di riferimento si è capovolto e che ora è il
turno di altri paesi
di crescere, mentre
a noi tocca fare il
cammino inverso.
La colpa? Della finanza e della politi-
me cara. Ma cosa mi ha permesso di fare
questo cambiamento?
In quel momento così difficile ho avuto
un’intuizione tanto semplice quanto rivoluzionaria. Ho sempre invidiato le persone di successo che non sentono il
peso del loro lavoro e vi si
dedicano con energia e
capacità straordinarie. Ma
l’invidia nascondeva ai miei
occhi il segreto del loro successo: queste persone sono realizzate perché fanno ciò che più gli
piace! Allora mi sono guardato di nuovo allo
specchio, mi sono chiesto quali fossero le mie
passioni e come metterle a frutto.
Certo, il salto nella libera professione spaventa.
Non è semplice cambiare radicalmente tutto.
Ma non dimentichiamoci chi siamo e da dove
veniamo: io sono scout dall’età di 7 anni e sono
stato Capo reparto fino ai 27. Noi scout, e
soprattutto chi ha scelto di fare servizio come
capo, abbiamo una grande fortuna. Fin da
lupetti e coccinelle siamo stati educati a pensare al presente e al futuro; abbiamo imparato a
progettare, a realizzare, a verificare; sappiamo
lavorare in autonomia e in squadra; abbiamo
talento e inventiva con i quali portiamo avanti
le nostre branche. Possediamo tutti gli strumenti per riuscire. C’è chi spende migliaia di
euro per dotarsene! Tutto ciò che serve è
un’idea che nasca dal cuore…
Oggi svolgo la professione di biologo nutrizionista, sono presidente della Federazione
Italiana di uno sport emergente, lo Jianzi, e
durante le ferie faccio la guida per un’agenzia
di viaggio. Ma ciò che più conta è che sono
felice! Buona strada!
S
ca, dicono tutti. Intanto aumenta la delusione
che si fa disillusione e si perdono le speranze. Il
lavoro diventa per tutti la nuova frontiera. Per
chi lo cerca, per chi lo ha perso, per chi fa di
tutto per tenerlo, per chi se lo deve riconquiastare e per chi se lo deve inventare. Non è più
la realizzazione, ma fatica e dolore. Ognuno
vive la crisi da solo. Si arrangia, si stressa, si
lamenta, ma solo. Del resto se tutte le istituzioni sono in crisi come ci si può aspettare
risposte globali? Tutti sono soli davanti alla
crisi e da soli non si vince, al massimo si tira
avanti, si sopravvive.
Le persone, però, parlano, chattano, creano
nuove relazioni e idee, sviluppano soluzioni
innovative. La consapevolezza porta alla progettualità. Cambiano i comportamenti, si torna
all’antico, diminuiscono le spese voluttuarie, | 1 5
si risparmia, si spreca meno cibo. Soluzioni
individuali che diventano piano piano condivise e allora nascono i GAS, gli orti collettivi,
lo sharing di automobili e altri beni
strumentali. Ma i
segni di cambiamenti restano per lo più
confinati nel privato
delle persone. La
politica manca di
visione e progettualità: è rimasta alle
beghe del quotidiano. Sono necessarie
idee forti e innovative per uscire dalla
crisi e sono le persone che possono
diventare il motore
del cambiamento.
di Ezio Da Rold – blogger
di Luca G. Muzzioli
i sono laureato in biologia nel
2003 e ogni volta che ho sostenuto un colloquio di lavoro la
risposta è sempre stata: “Questo non è
un buon momento!”. A forza di sentirlo
ripetere è diventato un mantra per
me. Per un po’ ci ho creduto, convinto che il
momento
giusto
sarebbe arrivato.
Con il tempo però
ho iniziato a pensare di aver sbagliato
tutto: la scelta della
scuola superiore, del
corso di laurea... La crisi,
poi, ha reso tutto più difficile. Ora, direte voi,
1 4 | non è proprio il momento giusto! E invece vi
sbagliate! Il mio mantra adesso è: OGGI È IL
MOMENTO GIUSTO! E vi spiego perché.
Nel mio ultimo lavoro ricoprivo il ruolo di informatore farmaceutico. Coprivo un’area di cinque
regioni e conducevo una vita sempre in auto e
fuori casa, con uno stipendio fisso ma modesto.
Ma soprattutto non ero felice. Quella vita mi
uccideva mentalmente. Mi sentivo una scimmia
ammaestrata: “monkey sees, monkey does”.
Allora mi sono guardato allo specchio, per vedere e capire chi ero. E per farlo ho riscritto il curriculum; ho ripensato e analizzato le mie esperienze lavorative. Passo fondamentale per capire come potermi ricollocare nel mondo del
lavoro. Ho sostenuto nuovi colloqui, ma il mantra negativo persisteva. Emigrare? Non mi ha
mai entusiasmato essere un cervello in fuga.
Amo questo Paese e non intendo rinunciare a
ciò che mi è caro. Poi, un anno fa, ho spiegato
le ali e cominciato a volare: “Spread your wings
and fly away!” recita una canzone dei Queen a
scritta in cinese
la parola
è composta di
crisi
.
caratteri
due
uno rappresenta
pericolo
il
e l'altro
rappresenta
l'opportunità..
(John F. Kennedy)
continua
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