SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI Anno VII - numero 5 - Maggio 2012 distribuzione gratuita Dove finirà la rabbia degli italiani? Una risata seppellirà i partiti? Meglio i grillini che i terroristi Sì all’antipolitica No all’Antistato Meglio Grillo che il grilletto sommario L’inchiesta 4 Le vittime del Lungomare liberato Primo piano 9 Rifiuti, la legge che ci avrebbe salvato Il caso 11 Formula Indi, svolta nel cinema Itinerari 35 Summonte, a cavallo tra i sapori www.chiaiamagazine.it IUPPITER EDIZIONI OBLÒ Segnaliamo la richiesta inoltrata da Chiaia dei passanti. Sono anni che i titolari del negozio inoltrano continue richieste alla Municipalità per trovare una soluzione a questo problema ma, fino ad ora, nulla è stato fatto. La situazione è resa ancora più drammatica dall’entrata in vigore del provvedimento straordinario di traffico per la Coppa America, che, scattato il 26 marzo scorso, si sta prolungando con l’effetto di penalizzare le attività commerciali all’interno della Ztl. Se l’Amministrazione ha deciso di rendere la città più vivibile e a misura d’uomo non può permettere che gli esercizi commerciali al suo interno vengano “murati” da barriere di bidoni e pensiline. Interior Design, esercizio commerciale sito in via Riviera di Chiaia, 257. Il negozio, infatti, si trova alle spalle di una pensilina dell’Anm (nella foto) per la fermata degli autobus che transitano sulla Riviera. Inoltre, sempre davanti al negozio, si trovano anche i bidoni per la raccolta differenziata di carta, vetro e plastica. Il risultato di questa sfortunata congiuntura è quello di essere diventati “invisibili”: le vetrine, già poste più in alto rispetto al livello del suolo calpestabile proprio per contravvenire a questi impedimenti, risultano ugualmente “impallate” e praticamente nascoste al pubblico SOS CITY Lavori, chi vigila? Pregiatissima redazione, scrivo in qualità di portavoce dei numerosi residenti e commercianti di via Arangio Ruiz, per un’istanza indirizzata al sindaco De Magistris, all’assessore comunale alla Mobilità, Anna Donati e al presidente della Municipalità 1, Fabio Chiosi. Il testo della petizione denuncia che al corso Vittorio Emanuele, all’altezza della chiesa di Santa Maria Apparente (area pedonalizzata), nel mese di aprile 2012, un gruppo di operai, sconosciuti perché non sappiamo a quale ditta appertenessero, devastò orribilmente la carreggiata e alcune bellissime e costose colonne di granito bianco che fungevano da recinzione alla suddetta area. Inoltre, numerosi tombini presenti al centro della carreggiata, a causa dell’intenso traffico veicolare, vibrano costantemente, causando rumori fastidiosissimi. Tutto questo scempio si verifica perché per queste imprese non esiste un controllo da parte del Comune. Quindi, come prassi abituale, si continua a distruggere anziché salvare quel poco di verde ancora esistente, nel disinteresse dei cittadini e della Polizia Municipale. Ai miei tempi i vigili urbani segnalavano perfino la caduta di un segnale stradale. Oggi mettere la penna sulla carta pesa molto e pesa ancora di più il fatto che alla comunità tutta non venga inculcato dalle istituzioni il concetto che la città sia nelle loro mani e vada protetta. In questo caso, come gesto di rispetto e civiltà verso i cittadini da parte delle forze di Polizia Municipale, andrebbe semplicemente chiesto alle autorità se la ditta che ha realizzato quello scempio sia ancora autorizzata a realizzare i lavori. GIUSEPPE MAMMALELLA (2) Il partito congelato di FREDDORO Nonostante disinfestazioni, prescrizioni e ibernazioni, la “sindrome Bassolino” ha contagiato anche Stefano Freddoro, il governatore della Regione Campania col talento di raffreddare animi e platee. C’è però una distinzione e una grossa novità rispetto al passato. Freddoro dice un no fortissimo al “partito personale”, punterà solo sulla “Coalizione personale”. Insomma sulla catena alimentare del freddo. Non è passata difatti nemmeno un’ora dallo “spoglio” delle schede nella recente tornata amministrativa, e lui si è subito spogliato della camicia di Forza… Italia e del Popolo della Libertà. Via distintivi e chiacchiere di Berlusconi, cimeli da “ex ministro agli Sbadigli”, ha preso nel suo congelatore personale una “confezione di idee” e ha lanciato subito, ovviamente on-line, “Il Manifesto dei congelati”. “Cari amici, vicini e lontani, riformisti, riformati e riformabili, ibernati e ibernabili - ha detto - c’è un Sud che vuole cambiare con una nuova stagione politica che non rassomiglierà per nulla a quella vecchia. Basta con gli schematismi di destra, sinistra e centro. Via il 3-4-3, il 3-5-2: d’ora in avanti si giocherà a tutto campo e si riapre anche il “Cacio- mercato”. Un preambolo, cosi caloroso e bruciante, ha già avuto i primi effetti: si stanno scongelando tutti gli ibernati della politica che rivedono un futuro: quattro salti in padella. Freddoro ritorna Caldoro. Da quando c’è lui a Santa Lucia, non ci crederete ma, secondo gli artigiani di Mestre, in Campania non si registrano più disastrose “fughe di cervelli”. Il primo esempio viene dalla sua celebre consorte, scienziata di fama internazionale, che ha scelto di vivere accanto a lui. Meriterebbe il Premio Nobel! Cover Il Sud e l’avanzata grillina. Intervista a Roberto Fico, rappresentante di punta del Movimento 5 Stelle in Campania. pagina 3 Il paginone Umiliati e offesi. Chalet, chioschi, ristomobili e pescatori: la pedonalizzazione di via Caracciolo li ha ridotti alla fame. Quattro storie di straordinaria disperazione. pagine 4-5 Primo Piano Rifiuti, una legge del ‘73 prevedeva lo stanziamento di 30 miliardi di lire per costruire impianti di smaltimento. La legge non fu applicata e i soldi svanirono. pagina 9 Il Caso Formula indi. Indinapolicinema lancia una bozza di legge regionale sul cinema indipendente e chiede una migliore distribuzione dei fondi per creare un distretto produttivo a Napoli. pagina 11 Storie&Territori Sant’Anastasia, il sindaco Carmine Esposito ricorda la tragedia della Flobert e annuncia: “Sì ad una Superprocura per indagare sulle le morti bianche”. pagina 19 Mobilità Obiettivo vivibilità. Pasquale Sposito, direttore di Metrocampania Nordest, presenta i progetti per il rilancio e la messa in sicurezza delle stazioni. pagina 22 n u m q u a m SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI Anno VII n.5 - Maggio 2012 Direttore Responsabile Max De Francesco Redazione Laura Cocozza Rita Giuseppone Alvaro Mirabelli Progetto e realizzazione grafica Fly&Fly h o r u m l u x c e d e t Società Editrice IUPPITER GROUP S.C.G. Sede legale e redazione: via dei Mille, 59 - 80121 Napoli Tel. 081.19361500 - Fax 081.2140666 www.iuppitergroup.it Presidente: Laura Cocozza Stampa Centro Offset Meridionale srl - Caserta Max De Francesco Laura Cocozza Alvaro Mirabelli Rita Giuseppone Massimiliano Tomasetta Maria Palombo Reg. Tribunale di Napoli n° 93 del 27 dicembre 2005 Iscrizione al Roc n°18263 © Copyright Iuppiter Group s.c.g. Tutti i diritti sono riservati Per comunicati e informazioni: [email protected] Responsabile area web Massimiliano Tomasetta Pubblicità (Tel. 081.19361500) Maria Palombo (339.7081448) Rosario Scavetta (347.6159578) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 Si ringraziano Tony Baldini per la cover e i fotomontaggi, e l’archivio Ruggieri per le fotografie COVER Nella foto: Roberto Fico, 37 anni, napoletano con il web nel cuore, attivista del Movimento 5 Stelle e fondatore del Meetup di Napoli, forum online in cui gli iscritti (oggi oltre 4000) si ritrovano per sviluppare temi di confronto su problematiche locali. IL SUD E L AVANZATA GRILLINA “Non credo nella rivoluzione arancione” Intervista a Roberto Fico, rappresentante di punta del Movimento 5 Stelle in Campania. «I partiti? Hanno assassinato questa regione» Max De Francesco N on ditegli che è “il leader” del Movimento 5 Stelle in Campania, potrebbe incazzarsi sul serio. Roberto Fico, 37 anni, una laurea in Scienze della Comunicazione e una piccola ditta che produce tessuti da portare avanti, si definisce “partecipante attivo” del movimento perché “noi non abbiamo coordinatori, referenti, leader, solo gli eletti hanno un ruolo istituzionale per conto di tutta la cittadinanza”. Stretta di mano forte e sguardo alla Serpico, Fico è un “veterano” del partito dei grillini. Il Grillo nella testa ce l’ha dall’estate del 2005 quando, raccogliendo un’idea dal blog beppegrillo.it, fonda il Meetup di Napoli, forum online in cui gli iscritti si confrontano su vari temi, proponendo soluzioni e organizzando eventi d’aggregazione. Tra un vaffa-day e un altro, nel 2009 l’antipolitica corre così tanto sul web che Fico si ritrova a Milano, insieme a tanti, per la nascita del Movimento 5 Stelle. Da quel giorno in poi colleziona due partecipazioni elettorali: nel 2010 si candida alla presidenza della Regione Campania (9947 voti, 2,34%), nel 2011 punta alla poltrona di sindaco di Napoli (6441 voti, 1.38%). E alle elezioni politiche del 2013? Confida: “Molti attivisti sono pronti. Il Movimento cresce. Vedrà, anche qui al Sud saremo una valanga...”. Oggi la pagina facebook del Movimento 5 Stelle Campania conta più di 12.000 iscritti, il Meetup partenopeo supera quota 4000. Il Movimento 5 Stelle vola al Nord, ma arranca ancora al Sud. Perché? Il Nord ha un voto che si muove con più facilità, non avendo subito come noi, per anni e anni il ricatto del lavoro, dei favori, della criminalità ed ha un uso della rete più mirato alla costruzione della formazione di un opinione svincolata dai media ufficiali. Detto questo, al Sud ci muoviamo con più lentezza rispetto al voto ma registriamo un'ampia partecipazione e anche alcuni successi come quello di San Giorgio a Cremano con l'elezione del nostro consigliere comunale Danilo Ca- scone e del nostro consigliere municipale Mariano Peluso. I partiti sono in crisi, il bipolarismo scricchiola, il governo tecnico ha “cancellato” la politica. Nel 2013 siete pronti ad eventuali alleanze? Il Movimento 5 Stelle parteciperà alle elezioni nazionali da solo, senza alcun tipo di alleanza. In sintesi, può indicarci tre idee per cambiare in meglio la politica? Fuori i soldi dalla politica. La politica non può essere un investimento personale. Quindi no ai rimborsi elettorali, ai quali noi abbiamo già rinunciato, e diminuzione dell'indennità dei parlamentari adeguata agli stipendi medi nazionali. Nessuna carriera politica: due mandati massimo e poi si torna a fare quello che si faceva prima. Una sorta di servizio civile. Trasparenza totale nella pubblica amministrazione e costruzione di una democrazia diretta che coinvolga tutti i cittadini nelle scelte. Siamo invasi, in questi giorni, da manifesti per la crescita del Sud? Può darci anche il suo? Le risorse principali del Sud sono le intelligenze che puntualmente mortifichiamo. A raffica le do qualche idea: ristrutturazione del debito dei comuni senza ricorrere alle banche; introduzione dello scec, nostra moneta complementare; bonifiche dei territori inquinati; autosufficienza energetica grazie all'abbattimento degli sprechi negli edifici e alla produzione di energia da fonti rinnovabili; revisione di tutte le concessioni; ristrutturazione verde dell'esistente; cemento zero ed economie locali a Km zero; filiera virtuosa delle materie prime secondarie ovvero i nostri "rifiuti". Potrei continuare per ore… Dopo l’era bassoliniana, come sta operando il governatore Caldoro? Vedo nella Giunta di governo e nel Consiglio regionale una totale ignoranza rispetto ai temi. Basta leggere lo scandaloso piano regionale dei rifiuti, roba da rimanere sconvolti per la visione del presente ma soprattutto del futuro. È gente che vive in stanze chiuse e forse senza connessione internet. De Magistris non perde mai l’occasione di utilizzare la parola “rivoluzione” quando illustra il suo operato in città. Ma lei la vede questa rivoluzione? Non ho mai creduto alla rivoluzione cosiddetta arancione. Non si può fare la rivoluzione con l’Italia dei Valori alle spalle e chiedere ai partiti di parte- cipare ad un cambiamento, gli stessi partiti che hanno assassinato questa regione e questo Paese. È un controsenso lampante. Non possono essere usati i soldi dei cittadini, prelevati dai partiti tramite i rimborsi elettorali, per fare campagne elettorali. Non si può ignorare un referendum che ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti e nello stesso tempo parlare di democrazia partecipata. De Magistris finto rivoluzionario? Non si può negare che quella del sindaco sia stata un'affermazione forte sulle macerie del partiti napoletani tra primarie farsa e candidati legati a Cosentino, ma la rivoluzione è quella che hanno fatto i ragazzi del Movimento 5 Stelle di Parma che hanno vinto con 6400 euro di spese elettorali... Napoli, la differenziata al 18%: quando si risolverà l’emergenza rifiuti? Quando avremo il 100% di raccolta differenziata porta a porta tesa al recupero totale della materia senza inceneritori e discariche ma con impianti di compostaggio e impianti di trattamento meccanico manuale modello Vedelago. Grillo è un carismatico comunicatore. Un tempo distruggeva nei suoi spettacoli i computer, oggi la rete è la chiave del suo successo… Beppe come tutte le persone intelligenti e sensibili ha cambiato idea sui computer giusto in tempo per fare da detonatore a questo Movimento che, grazie alla rete diffonde idee. ll Parlamento è dei cittadini e, nella nuova forma politica, deve essere a portata di mouse. Il suo leader va giù duro nei giudizi: la violenza verbale, seppur condita da una satira efficace, può contribuire, in un Paese come il nostro attraversato da un crescente malessere contro politica e istituzioni, ad alimentare pericolosamente la rabbia degli italiani? No, assolutamente no. Può contribuire solo ad aumentare la consapevolezza e la conoscenza. L'Italia è un Paese che va liberato e tutti i processi di liberazione hanno dei pericoli in sé. Questo è il momento di liberarci dai molti politici furbetti attraverso regole certe come, ripeto, la limitazione a due mandati, la rinuncia ai rimborsi elettorali, candidature di persone incensurate… Assalto alle sedi di Equitalia, la gambizzazione dell’ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, la bomba di Brindisi: c’è il rischio di una nuova stagione del terrorismo? Il Movimento ha un codice interno per evitare infiltrazioni di “cellule impazzite”? Noi siamo un Movimento giovane basato sulla concreta e personale partecipazione dei cittadini. Gli attivisti impiegano il loro tempo libero per una causa collettiva e l'impegno di tutti noi è verso una reale democrazia che dia modo a tutti di esprimere le proprie idee e di condividerle. Questo è un modo di affrontare i problemi che non lascia spazio a violenza o rabbia. per la tua PUBBLICITÀ su telefona allo 0 81 . 1 9 3 6 1 5 0 0 CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (3) IL PAGINONE LE VITTIME DEL LUNGOMARE LIBERATO Umiliati e offesi Chalet, chioschi, ristomobili e pescatori: la pedonalizzazione di via Caracciolo li ha ridotti alla fame. Per il Comune sono invisibili, per gli ambientalisti un dettaglio. Quattro storie di straordinaria disperazione Oscar Medina S i sentono come gli indiani delle riserve: isolati, ghettizzati. Praticamente una minoranza oppressa. Sono i piccoli operatori del Lungomare: tra loro i gestori degli Chalet della Villa Comunale, i titolari dei chioschi e i proprietari dei 4 camion di ristoro mobile, tutti sistemati alla rotonda Diaz, infine i pescatori del Consorzio attivi alla rotonda. Dietro di loro centinaia di famiglie. Davanti a loro lo spettro del fallimento. È l’onda lunga e letale di una pedonalizzazione, passata come una schiacciasassi su una piccola e pittoresca comunità di lavoratori che non sa più a che santo votarsi per ottenere uno straccio di soluzione all’alternativa incombente della fame nera. Non discutono l’idea di una grande area verde; pretendono solo organizzazione, idee funzionali, dispostivi adeguati, iniziative di promozione che mettano insieme le ragioni degli ambientalisti e le loro che sono di pura sopravvivenza. Ma il punto è che, a parte la faccia feroce e i divieti a ripetizione, l’amministrazione De Magistris sembra essere proprio a corto del minimo sindacale di idee. Ma quelli del Lungomare non sono gli unici a piangere: la Ztl fa guasti anche dall’altra parte. La Riviera di Chiaia fa a pugni con le tossine da smog. Fabio Chiosi, presidente della prima Municipalità, accusa: «L’inquinamento è spesso a livelli stellari. La vigilanza dell’Arpac è indispensabile. Siamo davvero al cospetto di dilettanti allo sbaraglio: siamo al quarto correttivo della Ztl senza un’analisi trasportistica e senza alcuna verifica sul campo». (4) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 32 milioni euro attività Sul lungomare operano 4 chalet, 4 chioschi, 4 ristomobili e 20 barche da pesca. Adesso sono alla fame 400 posti auto È questo il numero di stalli offerti dal resuscitato viale Dohrn. Ma l’area di sosta è disertata dagli automobilisti 4 modifiche La Ztl ha finora all’attivo ben 4 versioni: mai effettuati però un’analisi dei trasporti e il monitoraggio dello smog Salvatore Buoninsegna: “Chioscai annientati dal provvedimento” Salvatore Buoninsegna (nella foto), 53 anni, 5 figli a carico, in quel chiosco della rotonda Diaz ci è davvero invecchiato: prima l’infanzia col padre a sgobbare duro, e poi in proprio. Compresa la sua, sono 4 le famiglie che sopravvivono coi soldi di bibite e patatine: 15 persone in tutto, tra parenti ed affini. Storia in fotocopia per gli altri tre chioschi della rotonda: con ogni chiosco ci mangiano 4 famiglie. Un piccolo mondo a conduzione familiare che campava tranquillo, sbarcando il lunario. Poi è arrivata la Coppa America e con essa la Ztl e la pedonalizzazione del Lungomare. Risultato: il deserto. E così, addio clienti. Salvatore non ci dorme la notte: «A casa cerco di non farlo pesare. Ma il clima è pesante: incasso 40 euro al giorno. Non ce la faccio a pagare nemmeno le tasse». Il chioscaio, intanto, insieme ai colleghi, ha bussato a tutte le porte che nella maggior parte dei casi sono rimaste chiuse. Dai pochi che gli hanno aperto, a Palazzo S. Giacomo, ha spuntato al massimo qualche frase di circostanza. Ma poi è crollato quando, a lui che sta facendo la fame, qualcuno ha risposto: «Un domani ci ringrazierete». Salvatore sorride amaro: «Al domani non ci arriviamo. E pensare che i chioschi andavano avanti dall’’800». Salvatore Di Lorenzo: “Chalet sotto assedio. Tasse e fitti ci mangiano” Salvatore Di Lorenzo (nella foto), 52 anni, faccia abbrustolita dal sole e un fegato grosso così: un’altra pagina in carne e ossa della fame ai tempi della Ztl. Parla, infatti, a nome dei 4 chalet storici della Villa Comunale, anch’essi al collasso per via della quarantena imposta dalla pedonalizzazione. Di Lorenzo è il titolare dello «Chalet Rosso»: qui tira avanti da 26 anni, con la moglie e tre figli, «e pure tre dipendenti», puntualizza allargando le braccia. Sventola numeri, conti, ingiunzioni: un labirinto di carte che se lo sta mangiando vivo. Ma alla fine la cifra che conta è una sola: «Al mese, incasso 10mila e spendo 11mila. Sto sotto di mille euro». Di Lorenzo è in ginocchio: «Qui non ci viene nessuno più - ribadisce -, è come il muro di Berlino: solo che non si vede». Una mazzata firmata Comune di Napoli il quale adesso, azzerando la vecchia regola, pretende pure il pagamento per l’occupazione di suolo. Infine l’ultima «sfogliatella»: nel momento peggiore si è fatta avanti anche la società Romeo, quella che gestisce gli immobili del Comune, che ora ai titolari degli chalet ha aumentato il fitto del doppio. «Dove li prendiamo i soldi?». L’era De Magistris è la più triste della sua vita. Ztl, Chiaia prenda come modello il Centro Antico Franco Rendano* CONCERTO STONATO Agostino Burcarella: “Pescatori, una razza in via di estinzione” Agostino Burcarella (nella foto), 40 anni, due figli, è un omone grande e grosso: da 15 anni fa il pescatore alla rotonda Diaz. Lo chiamano «’o Tunisino». Uno che non ha la lacrima facile: mantiene la calma anche quando spiega la tragedia delle 20 barche che alla rotonda hanno il loro quartier generale. «Da qui partiamo e qui torniamo con il pescato per venderlo», dice. Parla al presente per abitudine, ma dovrebbe parlare al passato visto che la pedonalizzazione, oltre al presente, gli sta disintegrando il futuro. La storia è la solita: nessuno viene più, nessuno si compra più il pesce. «Da me dipendono 4 barche: ogni barca mantiene 2 famiglie. Ma adesso è finita»: l’aritmetica elementare del «Tunisino» è un certificato di morte. E siccome la matematica non è un’opinione, sono 80 le famiglie che stanno finendo sul lastrico. «Non bastava il rincaro gasolio, non bastava il golfo che sta morendo perché al largo i pescherecci devastano la vita del mare», rincara la dose Agostino. «Mantenere una barca costa 1500 euro al mese - continua - e il guadagno non arriva a 500 euro». Tra i pescatori nessuno ne parla ma lo dicono gli occhi: prima o poi faranno tutti fagotto. E con loro farà fagotto un altro pezzo della «cartolina»: è il prezzo della rivoluzione ambientale. Lo scempio della Cassa Armonica in Villa Comunale è un altro dei tanti danni conseguenti alla cattiva gestione dell’evento Coppa America. Per questo Paolo Santanelli, presidente dell’associazione Chiaia per Napoli ha lanciato l’idea di un “Concerto Stonato” che si è tenuto lo scorso 12 maggio proprio nella struttura costruita nel 1877 da Errico Alvino. La manifestazione è stata organizzata dai comitati civici di Chiaia e del Centro Antico in segno di protesta contro il mancato restyling dela Villa. Hanno aderito: Chiaia per Napoli, Circolo Nuova Italia, Città Antica, Comitato Civico Posillipo, Comitato di Portosalvo, Comitato Valori Collinali, Corpo di Napoli, Danno alla salute, Difensore Civico della libertà, Incontri Napoletani, Insieme per Innovare, Mondo cult, Napoli Centro Storico Proloco, Napoli Punto a Capo, No Comment, Progetto Vivere Meglio. Anna Sarnataro: “Col ristomobile non arrivo a 50 euro al giorno” Anna Sarnataro (nella foto), 37 anni, due figlie a carico: ha passato tutta la vita a sudarsi il pane sul «ristomobile» del papà. Il «ristomobile» è quel grosso camion, stracarico di luci, di taralli e di sfizi, che sembra un luna park ambulante: quelli storici, alla rotonda, sono 4 e sono tutti in perfetta regola. Anche loro vittime collaterali della foia ambientalista. Da quello di Anna dipendono tre famiglie, compresa la sua. Una strana azienda su quattro ruote che finora ha risolto la vita a lei e a tutti gli altri: «Con questo lavoro - si sfoga - pagavamo il mutuo di casa, il piatto a tavola e tutto il resto: adesso 12 ore al giorno non bastano per mettere insieme 50 euro». Anna e i suoi cari hanno sempre stretto la cinghia, ma adesso è davvero arrabbiata: «Di noi le Autorità se ne fottono. Hanno fatto il deserto e se ci muore qualcuno dentro, non è importante. Ma sapete cosa mi brucia di più: oltre al denaro per vivere, la pedonalizzazione ci ha scippato la dignità. Facile calpestarci: tanto siamo gli ultimi». Ultimi. E invisibili: Anna ha centrato il punto. Il Palazzo, impacchettato e distante nei suoi proclami, non li vede nemmeno. Anna Sarnataro, napoletana di serie B, ha un grumo di collera in petto e una ruga tra gli occhi che ormai non vanno più via. Viva la Ztl di Chiaia! Vi sono due problematiche diverse, quella della zona mare e quella della parte interna. Premesso che sono pregiudizialmente favorevole alle Ztl, parliamo prima del lungomare più bello del mondo. Sarebbe ancora più bello se ci fosse la spiaggia come Nizza o Rio, ma è difficile da realizzare. È ancora un po' squallido e poco attrezzato, specie nella parte prospiciente la Villa. Ma finalmente ci si gode appieno "O sole mio". Bisogna mettere a punto la viabilità, ma siamo sulla buona strada. Di fronte al Castel Dell'Ovo i ristoratori si lamentano, ma sono sempre pieni. Quindi approverei a pieni voti la coraggiosa scelta dell'amministrazione di prendere a cuore il problema della vivibilità e di quella che noi stessi con Daniele definiamo "na carta sporca". Per le zone interne, però, ho due critiche. La prima: non ha senso una Ztl a singhiozzo. Esco in bici (finalmente numerose) e poi, all'improvviso, mi trovo travolto dalle auto! Se una zona si deve chiudere al traffico, deve restare chiusa. La seconda riguarda gli esercenti. Via Chiaia è impraticabile a causa dei rifiuti che lasciano in strada. Non parliamo di via Dei Mille: l'incuria è massima, ci sono bar coperti con tende da campi profughi. I "baretti" non hanno il coraggio di chiedere la chiusura alle auto che passano sui piedi dei loro clienti. Mancano elementi di arredo urbano. Il quartiere è lontano dai giri dei turisti che affollano il centro antico. Bisognerebbe creare un sito web multilingue con percorsi che segnalino le cose belle del quartiere: negozi, ristoranti, gallerie d'arte, locali e anche chiese, palazzi storici e musei, che non mancano. Esercenti di Chiaia, SCETATEVI! Non attaccate con il solito piagnisteo, ma datevi da fare per abbellire e promuovere questo che era "il salotto di Napoli". Oggi, venendo dal centro antico a Chiaia, si ha l'impressione di entrare in un quartiere morto, senz'anima. A Porta Capuana, che versa in condizioni disperate, abbiamo organizzato 4 visite guidate per ciascuno dei 5 week end del maggio dei monumenti, creando un sito ad hoc (www.tabledition.com). Sono tutte esaurite. Il degrado della zona non lasciava presagire un tale successo, eppure con l'impegno delle associazioni coinvolte (Lanificio25 e Nomicosecittà) e coinvolgendo la cittadinanza e gli esercenti, la cosa è andata in porto. Se ci siamo riusciti a Porta Capuana, non si può fare anche a Chiaia? Bisogna unire le energie positive e agire. *Chirurgo e presidente della Carlo Rendano Association CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (5) (6) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 L’INTERVISTA PROGETTISTI IN RIVOLTA L’urbanistica? È all’età della pietra Regole vecchie, criteri antiquati, progetti zero: 50 anni di immobilismo, la città casca a pezzi. Burocrati arroganti, politici cinici: la denuncia di Fabrizio Gallichi Alvaro Mirabelli N apoli e gli architetti: dopo Aldo Loris Rossi e Massimo e Riccardo Rosi, interviene Fabrizio Gallichi (v. foto), urbanista, progettista e autore di numerosi parcheggi in Italia. A Napoli, almeno legalmente, non si muove un mattone. E’ morte apparente o reale quella dell’edilizia? Morte, paralisi: faccia lei. Ma è tutto reale. È dal ’70 che è tutto fermo: 40 anni in cui la politica urbanistica napoletana non ha mai colto le grandi trasformazioni sociali e quelle tecnologiche: la distruzione della grande industria, l’avvento dell’informatica e altro. Qui si fa urbanistica con un linguaggio così antiquato che l’unico parallelo possibile, attualmente, è quello con la Corea del Nord: che non è proprio il massimo dell’avanguardia. È come scrivere un libro in italiano, usando una grammatica babilonese. Si spieghi. Voglio dire che, per pianificare una qualunque trasformazione del territorio dalle nostre parti, si adottano criteri che andavano bene negli anni ’20, non oggi. Qui da noi sopravvive lo “zoning” (la “zonizzazione”), cioè la suddivisione del territorio in diverse porzioni: in altre parole la città concepita e divisa in compartimenti-stagno da governare come tali, separatamente l’uno dall’altro, senza progetti e senza coniugare urbanistica e architettura. Nel caso del Centro Storico, poi, si è fatto di peggio: sulla vecchia impostazione a frammenti della città, infatti, dal 1999 al 2004 si è innestata la Variante al vecchio Piano Regolatore (ndr. 1972) che ha parcellizzato ancora di più il territorio. La Variante, infatti, ha introdotto una classificazione tipologica in base alla quale, ad esempio, due fabbricati vicini sono disciplinati in modo diverso pur avendo gli abitanti le stesse esigenze: voglio dire che, a pochi metri di distanza, un palazzo ha trasformazioni e destinazioni diverse da quello accanto. Una vera perversione. Con quali conseguenze? Tragiche. Perché questa schizofrenia ha condotto alla proliferazione di una burocrazia che definire borbonica è un eufemismo. Tra le pieghe labirintiche di regole, misure, volumi, quadrature, grafici, coordinate catastali e Dio sa cos’altro, si è sviluppata una casta feudale di colletti bianchi e di mezze maniche che ha elevato il caos a sistema e la rigidità a strumento di potere. Risultato: davanti al cittadino c’è un muro senza responsabili che protegge uno strapotere invisibile e sfuggente. Alla faccia di ogni legge sulla trasparenza. Crocevia per antonomasia di questo teatro dell’assurdo è da sempre l’istituzione municipale perché una “Una società che non è capace di lasciare traccia della propria storia, antica e anche contemporanea, attraverso l’architettura, è inevitabilmente una realtà morta” vera rivoluzione in materia Palazzo S. Giacomo non l’ha mai fatta. Evidentemente la conservazione conviene. Non si chiede un diritto, si supplica benevolenza. Non si ottiene un servizio, si subisce una sentenza. Anche adesso? Adesso il paradosso è ancora più vistoso. All’atto del suo insediamento il sindaco De Magistris inserì tra i cardini del suo mandato la questione legalità: un intento programmatico, rimasto lì come un bell’enunciato visto che non si è mai tradotto in concreta modalità d’azione. E così questo diabolico paravento burocratico è ancora lì a far danni gravi. Basta chiederlo ai cittadini, ridotti ad un semplice numero di protocollo. Aveva visto giusto un grande intellettuale come Piero Calamandrei quando diceva: «Nello stampo della legalità si può versare oro o piombo». Così anche ora è il momento del piombo? La città è ferma, gli strumenti urbanistici sono tarati implacabilmente sull’immobilismo, la falsa protezione ambientale pesata sul solo bilancino dell’ideologia detta i tempi del governo della città: più piombo di così. Altre città hanno innovato, non Napoli.Guardatevi attorno: con la paralisi dell’urbanistica il patrimonio architettonico casca a pezzi. Lo confermano alcune rare eccezioni; se, ad esempio, non fosse stato possibile attuare alcune modifiche d’uso, alcuni monumenti non sarebbero giunti fino a noi: come nel caso di tanti palazzi nobiliari, salvati perché la destinazione d’uso è stata trasformata in modo rispondente alla fase storica. Il che ci porta allo sbandierato recupero del Centro Storico: ci sono in cassa 110 milioni. Che ne pensa? Se credono di cavarsela con qualche restauro, torniamo alla strategia del rattoppo. Il sistema è un altro. Invece di tamponare, l’Istituzione deve coniugare i fondi a disposizione con agevolazioni procedurali a favore dei cittadini affinchè essi, liberamente, possano recuperare di propria iniziativa “Tra le pieghe labirintiche di regole assurde si è sviluppata una casta feudale di burocrati che ha elevato il caos a sistema e la rigidità a strumento di potere. Risultato: cittadini senza scampo” quell’enorme porzione del patrimonio storico-architettonico cittadino inutilizzato. Allude a case e palazzi vuoti? Certo: volumi edilizi non utilizzati, spesso abbandonati e fatiscenti. È puro buonsenso e i vantaggi sono evidenti. Primo: non servono nuove aree da cementificare. Secondo: si innesca un ripopolamento del Centro Storico. Terzo: recupero e ripopolamento hanno una ricaduta virtuosa sulle infrastrutture pubbliche. Ma proprio sul Centro Storico, le racconto una follia burocratica. In Italia il termine entro cui le trasformazioni attuate negli immobili devono essere accompagnate da un permesso comunale, è stabilito dal 1967 in poi (anche se la prima legge urbanistica è un po’ più vecchia): a Napoli, invece, una disposizione comunale arretra questo termine al 1935. Risultato: chiunque ha comprato una casa dal ‘67 in poi, senza chiedere tutta la documentazione precedente (spesso introvabile), si trova nell’impossibilità di trasformare/manutenere il proprio immobile in modo legittimo. Dov’è la legalità in tutto ciò? Architetto, ci saranno pure sacche feudali, ma il nuovo Piano Regolatore, quello che doveva ridisegnare la città, è del 2004: è già qualcosa. Fumo negli occhi. Se verifichiamo gli effetti pratici della nuova normativa urbanistica sul territorio dal 2004 a oggi, cioè 9 anni, scopriamo che i risultati tangibili sono vicini allo zero. Se ci divertiamo a mettere in rapporto questi minimi effetti con il numero dei napoletani (circa 1 milione), è come se in un Comune di 15mila abitanti in 9 anni si fosse sostituito solo un cancello. Insomma: trasformazioni percepite? Nessuna. A proposito di trasformazioni: contro le 2 maxiZtl c’è una mezza rivolta. Perché? La mobilità è come l’urbanistica: esige pianificazione in rapporto agli obiettivi. Di questo nelle 2 zone a traffico limitato non c’è traccia. In una città compressa tra mare e collina, bisognava individuare percorsi di traffico tutt’intorno e fare parcheggi. Invece così, calate dall’alto, le Ztl si rivelano per quello che sono: puro esercizio di potere. CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (7) PRIMO PIANO LO STALKER IN UFFICIO USCIRE DALL’INCUBO Persecuzioni inflitte sul luogo di lavoro. È il cosiddetto stalking “da scrivania”, che, secondo l’Osservatorio nazionale Stalking, è in aumento e fa registrare il 15% dei casi totali. In pratica un caso di molestie pesanti su 6 si verifica in ufficio o in fabbrica, con forme che danneggiano anche l'identità professionale della vittima. Sono tante le associazioni nate per offrire sostegno alle persone vittime di stalking che spesso non se la sentono di ricorrere direttamente alle forze dell’ordine. A Napoli, in via dei Mille 16, opera l’Associazione Anti Stalking V Comandamento, presieduta da Francesco Lanza. Per contatti: 081.5648940 o 3467147436. STALKING, ASSOCIAZIONI IN CAMPO Molestie, il 30% colpisce gli uomini Carmine Mastantuoni Il termine “stalk” è traducibile dall'inglese in italiano con “caccia furtiva” e “avvicinarsi furtivamente”, mentre con “stalker” si intende “chi avanza furtivamente”. Ma tali termini poco delineano la figura dello “stalker” che pedina e controlla la propria vittima per scopi puramente molesti. Rifacendoci alla letteratura scientifica anglofona, per stalking si intendono quei comportamenti molesti e intrusioni nella vita privata dell'altro, alla ricerca di un contatto personale indesiderato. Questi atti sono costituiti da appostamenti presso il domicilio e in ambienti frequentati dalla vittima, con l'aggiunta di pedinamenti, telefonate e lettere anonime, anche oscene, in un crescendo ossessivo di minacce e aggressioni fisiche, che sfociano spesso anche in omicidio. Lo stalker può essere un estraneo, frequentemente è un conoscente, un collega di lavoro, un ex compagno o compagna di una precedente vita affettiva ormai conclusa. Il reato di stalking è stato riconosciuto per la prima volta nel 1990 dallo stato della California; dal 2009 lo stalking è considerato reato anche in Italia, configurandosi nell'articolo 612-bis del Codice Penale come atti persecutori puniti, a querela della persona offesa, e prevede una reclusione da sei mesi a quattro anni. Ad oltre tre anni dall’introduzione della legge, il bilancio è contraddittorio: secondo i dati forniti dal ministero delle Pari Opportunità, nel 2010 sono state 6.009 le denunce e gli arresti 1.422. Paradossalmente però è proprio la denuncia ad impedire l'emersione reale del fenomeno nel nostro Paese: molto spesso la vittima, per vergogna e per paura delle conseguenze, subisce in silenzio per anni ogni tipo di sopruso e violenza. Ne parliamo con Francesco Lanza, poliziotto in (8) Secondo i dati dell’Osservatorio anti-stalker, in Italia vengono arrestati quattro stalker al giorno. Il 22% dei casi di stalking denunciati sul territorio nazionale si verifica in Campania pensione, dal 2010 fondatore e presidente dell’Associazione Anti Stalking V Comandamento, presente su tutto il territorio nazionale, con sedi in Campania a Napoli e Torre del Greco. Com'è possibile distinguere un comportamento semplicemente ossessivo ma tutto sommato innocuo, anche se può arrecare fastidio, da un comportamento persecutorio e lesivo? La persecuzione è accompagnata sempre dalla violenza fisica, perché lo stalker vede nella vittima la causa principale dei propri mali: la fine di un amore, un fallimento economico. Le molestie continuano nel tempo sino alle più tragiche conseguenze, con il ferimento o la morte della vittima. I dati statistici oggi disponibili non delineano il fenomeno nelle sue reali dimensioni. Qual è il motivo? Occorre tener conto che spesso lo stalker si nasconde tra le mura domestiche, vive proprio all'interno del nucleo familiare della vittima: è un marito, un fidanzato, un padre o un fratello. Per questo il perseguito sopporta in silenzio, per pudore e vergogna, o semplicemente per non affronta- CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 re il giudizio dei vicini o del resto della famiglia. Si dà per scontato che lo stalking sia sempre rivolto nei confronti di una donna e che lo stalker sia obbligatoriamente un uomo. È sempre così? Diciamo che lo stalking, manifestandosi in modo violento e fisico, è attuato quasi sempre da uomini nei confronti di donne. Attenendoci alle statistiche, si può realisticamente affermare che su 10 stalker, 7 sono uomini e 3 donne. C’è però da considerare che gli uomini hanno una maggiore resistenza a denunciare, e la proporzione tra i sessi anzidetta, varia a seconda dei luoghi e dei contesti. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio anti-stalking istituito nel 2002, ogni giorno vengono arrestati quattro stalker, ma purtroppo con certezza le denunce sono calate del 25% rispetto al 2010. Come vi comportate con le vittime della violenza che si avvicinano all’associazione? La violenza si alimenta con il silenzio e la vergogna delle vittime, per cui la prima cosa che consigliamo a chi ci avvicina, è sporgere denuncia consentendo alle forze dell’ordine di impedire ulteriori violenze, tenuto conto che uno stalker su tre è recidivo e che le violenze continuano dopo la denuncia. Compiuto questo primo passo, elaboriamo le fasi successive, che vanno dal fornire alla vittima assistenza legale e psicologica, sino a fornire protezione con guardie del corpo. Immaginiamo di attrezzarci, in un prossimo futuro, fornendo alle vittime apparecchi gps collegati ad una centrale radio, in grado di far intervenire la polizia in maniera sollecita in caso di molestie. Nel codice, per questo reato, non è previsto il patrocinio gratuito e le vittime di violenza devono affrontare anche le spese legali. Questo può costituire per qualcuno indubbiamente un problema insormontabile, ma noi offriamo assistenza legale a costi contenuti, avendo sottoscritto una serie di convenzioni con studi legali e professionali specializzati in casi simili. La vostra associazione com’è articolata sul territorio nazionale? Oltre alle due sedi campane, abbiamo sedi a Torino, Catania, Palermo e Bari. L’associazione, che non ha fini di lucro, intende attivare una rete di protezione sia giuridica che fisica in stretta collaborazione con le forze di polizia. Intendiamo inoltre promuovere una fitta attività d’informazione attraverso convegni e seminari: il 7 giugno ne abbiamo in calendario uno a Rutigliano ed il 17 un altro a Torino. Come riuscite a finanziarvi? Quali sono le vostre entrate? Viviamo grazie ai contributi e alle donazioni dei nostri associati. Chi subisce violenza e denuncia, è tragicamente solo di fronte a reiterazioni e vendette personali. Vorremmo poter fare molto di più, ma è difficile. Indubbiamente essere riusciti ad introdurre nel nostro ordinamento il reato di stalking è stato un progresso, ma nella legislazione italiana manca completamente la fase successiva alla pena, cioè il recupero umano e sociale del persecutore. Senza prevenzione e recupero, gli stalker non potranno essere fermati. Sempre secondo i dati riferiti al 2011, il 22% dei casi denunciati sul territorio nazionale si verifica proprio in Campania, ed è fondamentale che le istituzioni, soprattutto locali, si rendano promotrici di una corretta informazione sul tema che può fattivamente prevenire la reiterazione delle violenze. PRIMO PIANO QUANDO LA CAMPANIA DIVENNE SITO NAZIONALE DI DISCARICA Così la politica seppellì la legge del ‘73 Mario Simeone Mentre i bastimenti di monnezza partono per gli inceneritori stranieri, la raccolta differenziata a Napoli è ferma al 18% e l’Europa è pronta a multare l’Italia (mezzo milione di euro al giorno) per l’inadeguato sistema del ciclo dei rifiuti in Campania, il giornalista Mario Simeone ripropone su Chiaia Magazine un illuminante articolo sulla legge regionale n.23 del 1973 che prevedeva, con uno stanziamento di 30 miliardi di lire, “costruzione, ampliamento e completamento di impianti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani”. Che fine hanno fatto quei 30 miliardi? Quella legge, mai applicata, avrebbe evitato i preoccupanti e penosi scenari odierni. Nel 2008 della vicenda se ne occupò anche Gian Antonio Stella con un intervento, in prima pagina, sul Corriere della Sera. Crediamo che sia il caso - magari anche con un incontro pubblico aperto alla cittadinanza attiva e alle istituzioni - di riaccendere i riflettori su quella “buona legge”, disattesa e calpestata dall’immobilismo della classe politica. Una classe che, nel 2012, a distanza di quasi 40 anni, continua a proporre soluzioni transitorie tra chiacchiere, recriminazioni e rimpalli di responsabilità. Nel giugno del 2007 la Commissione Europea ha avviato la procedura di infrazione contro l'Italia per la drammatica crisi riguardante lo smaltimento dei rifiuti in cui da decenni si dibatte, con Napoli, l'intera Campania. Un'evidente violazione della normativa UE sui rifiuti che si trascina dal lontano 1973. In quell'anno, infatti, la Regione Campania, tra le prime in Italia, approvò la legge n. 23 concernente i «finanziamenti regionali per la costruzione, ampliamento e completamento di impianti Se quella “buona” disposizione fosse stata applicata, oggi non ci saremmo trovati con l’Europa pronta a multarci per l’inefficiente sistema ambientale e con 2000 miliardi di euro sprecati 40 anni fa, la Regione approvò una norma che prevedeva la costruzione di impianti adeguati per lo smaltimento dei rifiuti. Furono stanziati 30 miliardi di lire. Soldi solo “virtuali” per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani». Il 19 novembre di quell'anno vennero stanziati 30 miliardi di lire, vincolati a tale scopo. Una somma considerevole per quei tempi messa a disposizione dei Comuni. L'impiego di quelle cospicue risorse era destinato a finanziare progetti esecutivi con l'indicazione delle localizzazioni degli impianti. Quella legge venne prorogata di un anno per dare più tempo ai Comuni di consorziarsi tra loro.Si giunse così a quella sospirata legge che ebbe come relatore l'assessore agli Enti Locali, Eugenio Abbro, già sindaco di Cava dei Tirreni, il quale si avvalse di una apposita commissione consiliare, allargata all'opposizione, con cui fece una scrupolosa ricognizione di come la questione rifiuti era stata positivamente affrontata dalle altre Regioni, specialmente del Nord-Italia. La commissione andò anche a Vienna dove era stato realizzato, al centro della città, un mega inceneritore con capacità di produrre energia elettrica. I 30 miliardi dovevano essere coperti da un mutuo, di pari importo, per finanziare gli impianti previsti in un piano quinquennale che assegnava agli esercizi finanziari del 1974 (5 miliardi); del 1975 (10 miliardi); del 1976 (10 miliardi); del 1977 (2,5 miliardi) e del 1978 (2,5 miliardi). Nell'esercizio finanziario re- gionale del 1978 (capitolo di spesa 352) risulta accantonato l'intero importo di 30 miliardi. Evidentemente, a quella data, i comuni non avevano richiesto alcun finanziamento. Nell'esercizio finanziario del 1979 la Regione Campania (capitolo di spesa 280) elimina - considerandoli residui passivi - 27 miliardi e 400 milioni e nel 1980 (capitolo di spesa 275) trasferisce, nei residui passivi, i rimanenti 2 miliardi e 600 milioni. Ed il “drammatico gioco” è fatto! I 30 miliardi di lire vincolati dal legislatore alla costruzione degli impianti vengono cancellati. Il tutto avviene nel silenzio più totale, con la soddisfazione di quanti, sotto sotto, perseguivano questo obbiettivo. Ovvero interessi malavitosi e trasversali che, di lì a poco, avrebbero visto protagonisti i clan camorristici occuparsi della lucrosa gestione dello smaltimento dei rifiuti, a livello regionale e nazionale. Così la Campania diventò, di fatto, sito nazionale di discarica aperta ai rifiuti anche tossici del Nord-Italia. Alla domanda che viene spontanea: dove sono andati a finire quei 30 miliardi, la risposta dovrebbe essere nei residui passivi, ma non è proprio così. Nei riscontri, non facili, che abbiamo cercato di fare, emerge che quel mutuo di 30 miliardi di lire, di fatto non fu mai acceso dalla Regione Campania. Uno stanziamento voluto dal legislatore, dunque, solo virtuale. Insomma una sorta di presa in giro alla comunità regionale che non si poteva rendere conto delle gravi conseguenze che ne sarebbero derivate a distanza di tempo. Sono stati sprecati, ad oggi, quasi 2000 miliardi di euro dai commissariati straordinari della Regione Campania. Fondi stanziati dai Governi nazionali succedutisi e dalla Comunità Europea. Ai quali va sommata la tassa sui rifiuti pagata, in questi decenni, dai campani con i risultati che sappiamo. Oggi, quella stessa Europa, “matrigna” per tanti altri versi, ci presenta il conto sui rifiuti chiedendoci ragione del corretto impiego delle risorse comunitarie concesse. Viene da chiedersi se la Regione ha tutte le “pezze giustificative” da far valere. A noi pare - per quanto abbiamo cercato di documentare - di no. Abbiamo forti riserve sulla credibilità e affidabilità di questa Regione Campania di ieri e...di oggi. Saremmo ben lieti di sbagliare. Vero è che sulla “questione rifiuti” ci sono state troppe omissioni ed omertà in questi decenni da parte di chi ci ha rappresentato nelle istituzioni e non solo. Sono mancati soprattutto i controlli in particolare sulla spesa regionale. Come è possibile che quella legge (dichiarata urgente in applicazione dell'art. 127 della Costituzione) del 23 novembre 1973 non sia stata applicata? Quale organo dello Stato doveva intervenire? Come è possibile che dei 500 e più Comuni della Campania (con Napoli in primo luogo) nessun consigliere comunale, nessuna amministrazione locale, da sola o in consorzio, abbia presentato un progetto esecutivo per la realizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti? Ed ancora: come è possibile che nessun presidio giudiziario, universitario o accademico etc. etc. abbia dato una risposta a tale quesito? E la cosiddetta opposizione nei Consigli regionali, in quelli comunali e provinciali non sia insorta. L'opposizione sapeva dell'esistenza di questa buona legge. Buona perché scaturiva, temporalmente, dall'emergenza igienico-sanitaria che aveva vissuto Napoli ai tempi del colera del 1973 e dai moti irrefrenabili di Pianura quando quella popolazione bloccò la discarica infetta e stracolma di località Pisani dove venivano versati, da anni, i rifiuti di tutta la Campania. La verità è che non si è voluto operare in direzione della centralizzazione regionale del servizio-rifiuti che, con la sua attuazione si sarebbe, inevitabilmente, realizzata. Bandendo ogni ipocrisia ribadiamo, ancora una volta, che in questo creato vuoto istituzionale è proliferato il “cartello camorristico dei rifiuti” i cui costi sociali sono profondi, tanto che tutto il Paese è stato costretto a subire e a farsene carico. A cominciare dal contribuente campano al quale è stato negato il più elementare e necessario dei servizi. E da tempo si ritrova a pagare anche l'aliquota-rifiuti più alta d'Italia. Tra poco si aggiungerà anche la “tassa della Comunità Europea”. Ovvero la mega multa che Regione Campania e Governo Nazionale dovranno versare per i tanti fondi comunitari sprecati. Si parla di una multa di 500.000 euro al giorno. Verrà addossata - com'è prevedibile - sull'innocente contribuente. CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (9) (10) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 IL CASO CINEMA INDIPENDENTE, LA SVOLTA Formula indi Indinapolicinema lancia una bozza di legge regionale e annuncia: «Gestire meglio i fondi per un distretto produttivo a Napoli» Rita Giuseppone Maurizio Fiume, uno dei soci fondatori di Indinapolicinema assieme ad altri talenti della cinematografia partenopea come Francesca Amitrano e Antonio Vladimir Marino, è il regista di “E io ti seguo”, film sulla vicenda di Giancarlo Siani, mai distrbuito nelle sale. La pellicola, realizzata nel 2004, è stata poi distribuita in dvd in allegato al mensile Chiaia Magazine nel marzo 2009 in occasione della Giornata della Legalità. Il film fa ora parte della collana di dvd di Eskimo dedicata ai capolavori del cinema italiano che non hanno trovato spazio nel sistema distributivo nazionale. Tra le proposte di Indinapolicinema c’è anche un sistema di distribuzione innovativo che non penalizzi i film indipendenti. C reare a Napoli il primo distretto produttivo del cinema indipendente facendo uscire 12 film l’anno e fornendo opportunità occupazionali per circa mille giovani. Non è un sogno di celluloide, ma un’opportunità concreta e realizzabile contemplata dalla bozza di legge regionale sul cinema indipendente che l’associazione Indinapolicinema presenterà a breve in Regione. Il collettivo di circa 50 tra registi, sceneggiatori, tecnici ecc. costituitisi in associazione lo scorso settembre 2011 ha lavorato per mesi ad una proposta che incentivi la realizzazione, la produzione e la distribuzione dei film indipendenti in Campania, utilizzando i fondi già a disposizione dell’amministrazione regionale che al momento vengono sprecati o male utilizzati. “In Campania - spiega Maurizio Fiume, presidente di Indinapolicinema - l’80% dei film viene realizzato dai cineasti indipendenti. Per questo motivo l’associazione ha messo a punto una bozza di legge regionale che regoli i bandi, garantisca una gestione trasparente dei fondi e preveda incentivi fiscali e contributivi. Non chiediamo maggiori risorse - puntualizza il regista - ma variazioni per utilizzare meglio i fondi regionali, nazionali ed europei a disposizione”. Una boccata d’ossigeno per tutto il comparto, possibile anche grazie ai fondi per il Sud previsti dal Piano Antipovertà del governo Monti, che presto farà confluire nelle casse delle regioni meridionali 2,3 miliardi di euro dai fondi europei destinati ai programmi di sviluppo e di valenza sociale, soprattutto per i giovani. Sarà poi la giunta Caldoro a dover ripartire i sovvenzionamenti, ed è chiaro che un’opportunità di crescita potrebbe essere proprio quella di incentivare la piccola industria del cinema in Campania che, pure con pochi mezzi, ha saputo produrre già a partire dagli anni ‘80, tanti piccoli capolavori, snobbati dalla distribuzione nazionale, ma che hanno fatto incetta di premi a festival e rassegne. Ne è un chiaro esempio il recente successo di “La Bas” di Guido Lombardi. L’endemica carenza di fondi per il cinema indipendente è un problema che si ripercuote anche su scala nazionale: “Secondo i dati Anica - spiega Fiume - nel 2011 il 50% dei film prodotti in Italia In Campania l’80% dei film viene realizzato da cineasti indipendenti con budget inferiori ai 200mila euro. Una legge regionale sul cinema indipendente garantirebbe una migliore distribuzione dei fondi a disposizione sono stati realizzati con un budget inferiore ai 600mila euro e di questi la metà con budget inferiori ai 200 euro. Eppure nessuno sa che, nel sistema cinematografico nazionale, i pochi film campioni d’incassi al botteghino si appropriano automaticamente dell’80% dei soldi pubblici destinate al cinema italiano”. Si ha la sensazione che in Italia il cinema si muova su una doppia velocità: quella dei cinepanettoni e delle grandi produzioni campioni di incassi al botteghino e superfinanziati, e quella dei tanti piccoli film indipendenti, realizzati con budget modestissimi, che pur mantenendo uno standard qualitativo molto elevato e trattando tematiche più vicine ai gusti e alle esigenze del pubblico colto, non riescono ad emergere. Un cinema “sommerso” che l’associazione Indinapolicinema sta cercando di sostenere anche con iniziative come “CinemasommersoIndiVisioni”, la rassegna sul cinema indipendente organizzata a Napoli dal 14 maggio fino al 16 giugno. Per cinque mercoledì, infatti, in cinque associazioni diverse del territorio si terranno proiezioni e dibattiti con gli stessi registi e sceneggiatori delle pellicole. “Abbiamo organizzato questa rassegna - prosegue il regista - pensando ad un modo diverso di fruire il film. La volontà, da parte nostra che il cinema indipendente lo facciamo e, pur con mille difficoltà, continuiamo a farlo è quella di incontrare la comunità degli spettatori, conoscere i suoi gusti, le esigenze, aprire al dialogo par fare di un film non solo un momento di intrattenimento ma un’esperienza partecipata che possa rappresentare un vero arricchimento culturale”. I cinque film della rassegna “Cinemasommerso-Indivi- Nel sistema cinematografico nazionale sono le pellicole campioni di incassi al botteghino ad appropriarsi automaticamente dell’ 80% delle risorse pubbliche destinate alle produzioni italiane sioni” sono stati scelti tra 50 film indipendenti italiani, selezionati da una commissione interna ad Indicinema, la confederazione delle associazioni per il cinema indipendente sul territorio. Le pellicole (“East, Weast, East”, “Il Pranzo di Natale”, “Ristabànna”, “Ainom” e “Mia”) sono state abbinate alle associazioni che ospitano le proiezioni anche in base ai temi trattati, come l’immigrazione, l’integrazione, la partecipazione, la tradizione, il mondo dei ragazzi, l’indole umana (il programma completo è consultabile sul sito www.indinapolicinema.it). Il collettivo di cineasti, però, non si ferma qui: a settembre, infatti, aprirà un proprio spazio al Centro Storico di Napoli che sarà sede di incontri, proiezioni, laboratorio formativo e fucina di nuovi talenti, sul modello del Kino di Roma. A livello nazionale, invece, l’associazione sta promuovendo la campagna “99 parole per il cinema italiano”, una raccolta di firme per eliminare gli squilibri che penalizzano gli autori e i piccoli produttori, che ha già registrato adesioni eccellenti dal mondo dello spettacolo e della cultura. CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (11) SOLLECITAZIONI ELZEVIRI DEL NOVECENTO FORUM, FIGURACCIA TERZOMONDISTA A febbraio Chiaia Magazine aveva previsto già tutto. Così come lo ha concepito Barcellona, ideatrice del format, il Forum delle Culture, quello che mette i popoli della terra intorno ad un tavolo per parlare di sviluppo sostenibile, è un evento mondiale: nelle mani del Comune di Napoli, che ha ottenuto l’organizzazione dell’edizione 2013, le velleità della kermesse si sgonfiano a vista d’occhio. A 10 mesi dallo start del 31 marzo 2013 il grande raduno planetario ha le ambizioni di una sagra rionale, anche se di lusso visto che i fondi ammontano a 15 milioni targati Regione, sopravvissuti ai 100 inizialmente stanziati. Colpa di un imbarazzante passato, colpa di una Fondazione inventata in era Iervolino per funzionare da cabina di regia dell’evento, ma diventata poi fabbrica di consulenze e poltrone: giusto il tempo di lasciare al sindaco De Magistris un deficit di 5 milioni di euro. Adesso sindaco e governatore nomineranno un commissario liquidatore per spedire al macero la brutta esperienza e si arrangeranno. Soldi pochi, tempo pure, ora il rischio è quello di consegnare agli occhi del mondo l’ennesima figuraccia terzomondista. Comune e Regione, infatti, non hanno i muscoli economici per reggere una manifestazione di proporzioni enormi. La durata, innanzitutto: 5 mesi di impegno quotidiano, dal 31 marzo al 31 agosto 2013, richiedono la capacità di tenuta di una metropoli altamente evoluta. Napoli, disossata dal deficit, non lo è. Pettinature e contesse amiche di mia madre e andavano alla messa di Santa Caterina a Chiaia. *** PINO FERMENTO LA RITIRATA DELLA CULTURA Nell’inchiesta «Cultura serrata», pubblicata ad aprile su Chiaia Magazine, editori e librai denunciavano la crisi del mercato librario con il triste fenomeno della chiusura delle librerie della città. Di recente, i vertici decisionali della cultura partenopea si sono riuniti alla sede dell’Unione Industriali di Napoli per discutere del tema. Intorno a un tavolo si sono riuniti Edgar Colonnese e Diego Guida - rispettivamente presidenti della Sezione editoria e del Comitato strategico sulla cultura dell’Unione Industriali di Napoli - e gli assessori alla cultura di Regione e Comune di Napoli Caterina Miraglia e Antonella Di Nocera. Ne è nato un dibattito costruttivo che, ad un certo punto, si è trasformato in una ritirata. L’assessore Miraglia, infatti, dopo essere giunto in ritardo, ha deciso di lasciare anzitempo la sala dopo le interruzioni della platea che intendeva avere risposte sulle strategie adottate per lo sviluppo culturale. Abbiamo provato, per giorni, ad inoltrare le domande «eluse» all’assessorato regionale ma l’ufficio stampa della Regione, più volte contattato telefonicamente, ha preferito non rispondere agli interrogativi posti. Analogo comportamento dall’assessorato comunale il cui ufficio stampa, dopo molte insistenze, ha comunicato, via mail, che «l'assessore sta rilasciando dichiarazioni soltanto in merito agli eventi del maggio o piccole cose extra». Ci viene il dubbio che queste risposte non ci siano. ARMANDO YARI SIPORSO (12) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 Diego Calcagno* Abitavo, ragazzo, a Napoli, in un palazzo dove aveva abitato Murat. Il portiere (anzi, come si diceva, il guardaportone) si chiamava don Giovanni Capozzi, aveva la mazzarella col fiocco, il palamidone, anche d’estate, e il berretto gallonato; sua moglie, non si sa perché, veniva chiamata madama Lattughella, e nella guardiola c’era un magnifico pappagallo verde. Ogni volta che qualcuno saliva lo scalone di marmo, don Giovanni, suonava la campanella. Una, erano visite per mia madre. Due, era gente che andava al secondo piano, dalla contessa. E il cortile vanvitelliano echeggiava, sempre, dello scalpitio dei cavalli «da rimessa», guidati dai cocchieri con i gambali di celluloide bianca. La contessa del secondo piano, la contessa Quaranta, era quella che riceveva più visite. Quelle sì, che erano contesse felici. A loro non succedeva mai nulla. Le contesse del tempo mio (poiché mi sento ormai un sopravvissuto, uno straniero che passeggia in un tempo abitato da gente diversa da lui, da gente che parla un’altra lingua e fa ragionamenti che a lui sembrano ragionamenti di pazzi), le contesse del tempo mio, dicevo, erano tranquille, serie, dolci, vestite di nero o al massimo blu. Erano le amiche di mia madre. Erano « Il pettine è la bacchetta magica del vostro destino. La storia s’impara più dai parrucchieri che dai bibliotecari quasi tutte come la contessa del secondo piano, nella cui vita la cosa più emozionante era la messa domenicale di Santa Caterina a Chiaia. Guardate invece quante cose capitano alle contesse di oggi. Non dico che nel passato, dalla contessa Tiepolo alla contessa Trigona, non ve ne sia stata qualcuna che abbia fatto parlare di sé. Ma in questi tempi mi pare che si esageri. Che cosa è mai questa scarogna che perseguita le contesse? Vi dico la verità. Io voglio bene alle contesse. Le vorrei tutte tranquille, buone, felici. Alla contessa che abita sopra di me, al tempo mio, non hanno mai dato il più piccolo dolore. Vorrei che le contesse ridiventassero tutte solenni, silenziose e serene come quelle che erano La potenza dei capelli femminili, dal tempo di Maria Maddalena che li sciolse dinanzi a Gesù, è proprio illimitata. La storia del mondo è legata dai capelli delle donne come da perfidi fili. Si può affermare che tutto si compia proprio per un capello. Volevo insomma dire che la storia s’impara più dai parrucchieri che dai bibliotecari. Il mondo non è andato avanti ad epoche, ma a pettinature. Ogni pettinatura è una stagione di quel pazzesco, immenso paese che si chiama Amore. La civiltà, in fondo, non fa che pettinarsi. Appena ci appare una donna il nostro sguardo ha un immediato bisogno di scendere, e va ai piedi di lei. Poi ha un immediato bisogno di elevarsi, e va sulla testa. Insomma, il pettine è la bacchetta magica del vostro destino. Dalle arcane pettinature etrusche alle complicazioni del 1700 dove le capigliature prendevano le immensità e le difficoltà di una fortificazione, con le torri e i ponti elevatoi, o di un parco cardinalizio nel quale non mancavano nemmeno i nidi con gli uccelli veri, sopra le teste delle donne, molto più che dentro di esse, sono passate tutte le follie. E presto arriveremo ai capelli fosforescenti. Ogni donna ormai l’ha capito. Il fuoco si accende, nel cuore di un uomo, per un ricciolo solo. E per un solo ricciolo si può spegnere. Vi racconterò, infine, una cosa terribile. Una signora, mal consigliata, poveretta, ha cambiato la sua pettinatura, quella per la quale aveva conquistato il suo uomo. Tornata a casa, l’uomo è impallidito. Come se tutto fosse spento, per sempre, in un disperato buio. A poco a poco, l’uomo, disfatto, ha cercato di innamorarsi d’un’altra. E vi stava per riuscire quando la donna, che aveva cambiato pettinatura e non si era accorta che perciò l’amore era finito, è impazzita di gelosia. Impazzita, dico. Ognuna dunque prima di cambiare pettinatura, rifletta a lungo poiché sta per compiere qualcosa di fatale. *Elzeviri tratti dal libro «Tempo di Valzer (Edizioni Il Tempo, 1950) del giornalista e scrittore D.Calcagno. SOLLECITAZIONI la vignetta di Malatesta IL SUDISTA Mimmo Della Corte ASSICURAZIONI, PERPLESSITÀ RAGIONEVOLI Colmo di fulmine Diario stupendo MARCO RAMPERTI Il supplizio della fantasia «Come Schehèrazade, la giovinetta che placava con la favola il sultano inferocito, io debbo raccontare ogni giorno una storia per non morire. Ma Schehèrazade aveva vent’anni. E non soffriva del suo incarico. Né l’obbligo di raccontare doveva durare, per lei, più di mille e una notte. Dopo le quali, sposato il suo signore, fu prosciolta e fu felice. Obbedendo alla mia fantasia, scrivendo le mie storie, io sono pur sempre in balìa d’una tiranna cento volte più inesorabile di quel despota: e questo supplizio, che dura da quarant’anni, non avrà mai termine che all’ultima delle mie notti. Amici: ecco la mia sorte. È innanzi a voi un uomo libero, il quale vive come uno schiavo». (Marco Ramperti, giornalista e scrittore. Da Il giardino segreto e altre immagini, 1946) che impedisce di andare avanti» (P.B.). (Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, magistrati. Manifestazione pubblica, 1992) di RENATO ROCCO DOMENICO REA FALCONE-BORSELLINO La paura e il coraggio «L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza». (G.F.) «È normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo L’inutile lavoro dello scrittore «Il libro? Viene considersato un ogetto perditemo. Lo scrittore? È una donna che resta a casa a fare le faccende, ricucire i pantaloni del marito. Parliamoci chiaro: “È n’omme e’ niente che non tiene a che pensare”. Questo è il vero pensiero di un borghese napoletano sulla “fatica” di uno scrittore». (D. Rea, scrittore e giornalista. Da Vivere a Napoli, 1993) Col matrimonio ogni mattina suona l’adulata. Il matrimonio è un tegame inossidabile. Il colmo del vecchio è non mettersi mai in ruga. Il colmo della spogliarellista è non uscire mai di seno. Il colmo del soldato è avere una vita uniforme. L’editore è una persona intelligente: d’inverno fa uscire i libri con la copertina. Dramma surrealista: amava se stesso, ma non era corrisposto. «Una ragionevole e legittima interpretazione della norma dovrebbe includere nelle differenziazioni tariffarie quelle legate alle oggettive differenze delle condizioni di rischio rilevate nei singoli territori». Così, con una “chiarificazione” all’insegna del “dico e non dico, il Ministero dello Sviluppo Economico, ha inferto l’ultimo affronto al Sud, cancellando l’articolo 32 del decreto sulle liberalizzazioni, con cui lo stesso esecutivo aveva cercato di eliminare gli enormi squilibri di prezzo esistenti in Italia, in fatto di assicurazioni e di responsabilità civile auto. Per carità, che alle assicurazioni sia concessa la possibilità di provare a porre riparo ai danni conseguenti alla grossa “sinistrosità” che affligge le regioni meridionali, può essere anche comprensibile, ma che questo debba avvenire sparando nel mucchio e penalizzando tutti senza distinzioni non mi sembra accettabile. Anzi. Anche perché ciò significa che a subire - ed in maniera decisamente salata, visto che si parla di un premio pari a quasi 3 volte quello che si paga al Nord - le conseguenze di questa “interpretazione autentica”, saranno anche quelli che non sono mai stati protagonisti di alcun incidente. Sicché, a mio modo di vedere questa lettura può anche essere “ragionevole”, ma definirla “legittima” mi sembra quantomeno eccessivo. Per essere considerata anche tale avrebbe dovuto contenere anche altre due indicazioni: 1) che un automobilista di Terronia va assicurato senza essere costretto a vagabondare da un’agenzia all’altra in attesa che qualcuno, poi, si decida a dirgli “si”; 2) che un 42enne di Napoli in prima classe di merito e senza incidenti negli ultimi 5 anni deve sborsare esattamente la stessa cifra che è chiamato a pagare un automobilista settentrionale con lo stesso profilo assicurativo e non il triplo: in pratica 1.072 euro rispetto ai 310-316. Fatto è che - a rigor di logica e in nome della tanto pubblicizzata “pari opportunità” - nel momento in cui si pone la rischiosità territoriale come parametro di calcolo, per parità ed equilibrio, è giusto tenere conto anche della virtuosità di guida dell’automobilista da assicurare. Altrimenti parlare di coesione sarà semplicemente un alibi utile a favorire il Nord a tutto danno dell’Italia meridionale. Cosi come a tutto danno dell’Italia meridionale è il fatto che la Rc auto non è più detraibile dal reddito: paga di più e non può scaricarselo. Una beffa nella beffa! Per carità, il Sud non chiede favoritismi, ma neanche vuole continuare ad essere penalizzato. A proposito: sia chiaro che essere sudista non significa essere strabico e fingere di non vedere che, magari, di tanto in tanto, arriva anche qualche notizia positiva per il Sud come, ad esempio, i 2,3 miliardi di euro che il governo ha annunciato di voler mettere a disposizione per consentire anche al Mezzogiorno di ripartire. Certo, è solo una riprogrammazione di risorse europee già di sua pertinenza, ma che di certo avremmo perso perché non utilizzate. L’unica speranza è che queste risorse vengano usate per davvero e prendano la strada che porta al Sud e non viaggino, invece, con la scusa della coesione, nel senso opposto, ovvero quello che porta al di là del Garigliano. CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (13) QUARTIERISSIME VIABILITA`, LE SOLUZIONI Parcheggi interrati, muro del Comune Alvaro Mirabelli La sensazione è quella di parlare col muro. L’anticamera che Massimo Vernetti (nella foto), leader della Napoletana Parcheggi, sta sopportando in attesa che il Comune lo autorizzi a costruire un parcheggio sotto piazza Vittoria, lui proprio non la capisce. Un anno fa, forte di una concessione nero su bianco, l’imprenditore convinse persino la Iervolino, incassando il sì pesante del Commissariato Straordinario (14) alla Viabilità. Adesso, invece, si ritrova al palo perché il sindaco De Magistris ha congelato l’operazione. Il fatto è che Anna Donati, assessore ai Parcheggi, ha rispolverato la vecchia fobia ambientalista per i parcheggi interrati in centro, ritenuti attrattori di traffico. Così il progetto di Vernetti è finito sub iudice. Vallo a spiegare al sindaco e all’assessoraecologista che viene dal Nord, che in Europa si fa il contrario, soprattutto in presenza di una CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 Ztl grande come quella di Chiaia: vallo a spiegare che in Europa le auto sono sparite dalla superficie per essere stoccate nel sottosuolo, anche quello dei centri storici. Come spiegare la luce a un cieco. Sui parcheggi, la Donati da quest’orecchio non ci sente e nemmeno dall’altro, quando si parla di Ztl. Perché è vero che ha limato un po’ gli orari, ma è anche vero che ha ribadito: a Novembre la Ztl tornerà in versione extra-strong. Così l’im- prenditore prova ancora una volta a spiegarsi sui 2 nodi in questione, evidentemente intrecciati tra loro: «Qui bisogna capirsi. La Ztl è un prodotto ambientale che migliora la vita di un’area urbana: altrove, chi l’ha avversata si è poi ricreduto. Il punto è un altro: ad esempio, scoraggiare terroristicamente la provincia ad affacciarsi a Chiaia, ha fatto guasti pesanti. Un brutto errore di comunicazione: invece di una novità tutta da vivere, è passata una minaccia che ha messo la città in quarantena, separandola dal suo hinterland. Con tanti saluti al modello della “città metropolitana” che è il nostro futuro: una cecità che è persino antistorica visto che il destino di un capoluogo è saldato alla mobilità che viene dalla provincia. Che contrasto con Salerno che ha messo d’accordo ambiente ed economia e ora produce ricchezza per tutti: la città attira flussi di auto ma li organizza con grande efficienza. Risultato: il miracolo salernitano funziona e l’ambiente è protetto. A Chiaia andrebbe fatta la stessa cosa: pensate che la capacità ricettiva dei garage della zona è di circa 15mila auto al giorno, a rotazione ovviamente: un impatto sopportabile se ammortizzato da un meccanismo organizzativo virtuoso. Ma qui scatta il corto circuito: proibire è facile, poi, senza idee, crolla tutto». A chi gli chiede, poi, che ruolo avrebbe un parcheggio di 250 posti sotto piazza Vittoria (nella foto), Vernetti risponde: «Una struttura del genere risucchierebbe dalla superficie 1500 auto al giorno: tutte presenze che alimenterebbero la ristorazione, la movida, lo shopping, innescando occupazione nel terziario. Il cantiere, poi, in 18 mesi darebbe lavoro a circa 150 maestranze. Infine, il cantieramento della piazza sarebbe progressivo: con impatto ambientale azzerato e nessuna rivoluzione della viabilità». Possibile che il Comune esiti? «Mi auguro - risponde Vernetti - che ci sia un’attenta valutazione sui vantaggi dell’opera e sulle sue credenziali che, già vagliate dalla vecchia amministrazione, presentano profili tecnici e procedurali impeccabili». Certo! A patto che da qualche parte si accenda una lampadina. QUARTIERISSIME I RITARDI DEL COMUNE Gradoni di Chiaia, restyling dimezzato Oscar Medina Gradoni di Chiaia: da via Chiaia a via S. Caterina da Siena, e poi su fino al Corso. Era la preferenziale della Malanapoli e dello scippo. Poi, con la riqualificazione, sono arrivati il decoro e la civiltà. Dietro il risanamento, però, è restata la solita scia di nodi irrisolti che ora rischiano di fare guasti pesanti. Colpa degli incidenti di percorso collegati al recupero: un passo indietro per capire quali. La storia inizia nel 2005 quando arrivano i soldi torinesi della Compagnia di San Paolo che finanzia restauri urbanistici in tutta Italia. L’accordo tra Comune e Fondazione prevede la riqualificazione dell’antico asse urbano, cominciando dal tratto tra il Corso e Santa Caterina. La Compagnia si impegna per 700mila euro, il Comune altrettanto. Il restyling, iniziato a luglio 2007, si conclude a giugno 2011: tra ritardi e frenate 4 anni di salti mortali. Ma il grosso, almeno quello, è fatto: manca solo l’arredo urbano. Un dettaglio? No. Una grana monumentale. L’impresa, infatti, ha lavorato sulla parola, anticipando perfino di tasca sua perché Palazzo S. Giacomo, dopo aver pagato parte delle spese con l’im- CAPOLAVORI IN MUSICA AL CIRCOLO DELLA MARINA porto di sua competenza, al momento di saldare il resto con i fondi della Compagnia, ha staccato la spina. Eppure quelli targati Torino sono quattrini vincolati al restauro: l’obbligo per il Comune è quello di girarli all’impresa ma intanto li tiene bloccati in cassa. Risultato: uno stallo che dura da un anno durante il quale l’appaltatore, che ha mollato il cantiere senza fare i ritocchi finali, ha disperatamente bussato a denari, sventolando i suoi crediti ma anche le gravi difficoltà causategli dal Comune inadempiente. Le conseguenze? Lavori incompleti, un’impresa alla canna del gas e persino il rischio che Torino, in assenza del rendiconto di spesa dei fondi concessi, si riprenda, in tutto o in parte, la somma. Uno schiaffo per la città. Una figuraccia per il Comune. A meno che non intervenga Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio. L’associazione Sant’Alfonso ed il presidente dell’Associazione Lions Chiaia, Salvatore Alvino, hanno presentato al Circolo della Marina Militare, sito in via Cesario Console 3, il Concerto della pianista Marina D’Angerio ed un Atto Unico "pericolosamente" tratto dalla Cantata dei giorni pari di Edoardo De Filippo. Il concerto ha spaziato dalla musica internazionale, alle colonne sonore dei più amati tra igrandi classici del cinema. Particolare emozione ha suscitato l’ascolto del brano "Smile" tratto dal film "Tempi moderni", in cui il grande Chaplin evidenzia il significato profondo del dramma che si consuma nella vita quotidiana in una società automatizzata e robotizzata che ancora non si chiamava consumismo. Il valore artistico e la particolare interpretazione della sonata per pianoforte Opera 13 "Patetica" di Beethoven sono emersi fin dalle cupe battute iniziali, scivolate poi verso un sicuro lirismo, così come i Notturni di Chopin meditativi e riflessivi hanno offerto un’emozione che si è estesa oltre l’ascolto dei brani. Il pubblico, attento ed interessato, ha applaudito lungamente ed altrettanti applausi sono stati rivolti all’ottima interpretazione dell’atto unico "pericolosamente" offerta dal dottor Alvino, da sua figlia e dall’umorista Carmine Amodio. AURORA CACOPARDO CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (15) STORIE&TERRITORI pagina a cura di NewMediaPress POZZUOLI Lucrino, sos lungolago I rifiuti abbandonati spina nel fianco dell’area I residenti: “Chiediamo la videosorveglianza” Rosario Scavetta D ovrebbe essere nota a tutti, senza alcun ombra di dubbio, la bellezza del lago Lucrino e la sua importanza nell’offerta turistica del territorio dei Campi Flegrei nonché nell’ecosistema naturale della zona. Ma, come i fatti dimostrano in maniera purtroppo più che esaustiva oramai da anni, passano i mesi e le stagioni, ma c’è ancora tanto da fare, sebbene qualcosa nel tempo si sia mosso. È vero, ammettiamolo: qualche anno fa qui era molto peggio, ma ciò non può e non deve essere una giustificazione né tantomeno un’attenuante. Soprattutto perché ci auguriamo che lo spettacolo che si vede dal “lungolago Lucrino” non venga mai “ammirato” da qualche turista straniero in visita ai Campi Ardenti. Il primo pugno nell’occhio viene offerto da uno spicchio della strada che costeggia lo specchio d’acqua, appunto: appoggiata ad una ringhiera fa bella mostra una pila di cassette della frutta, incomprensibilmente abbandonate a pochi passi dalla strada. Non solo antiestetico, ma anche pericoloso. Poco più avanti, anche un comunissimo copriruota per autovetture di plastica e altri rifiuti sparsi, tra cui alcune bottigline dello stesso materiale. Alla vista di tale scempio sorge spontaneo chiederci perché alcune persone continuano a comportarsi in tal modo, come se conferire i rifiuti nella maniera più corretta (o, per meglio dire, nell’unica maniera possibile) fosse così difficile. Numerosi, sono infatti, i contenitori adibiti alla rac- (16) colta della plastica e della carta, cosa questa che fa salire ancora di più la rabbia di chi si trova costretto a fare i conti con una “vista” del genere. Basterebbe fare pochi passi, in automobile o a piedi, per evitare un tale danno all’ambiente e alla natura. Ma il “reato” più grave nei confronti del lago Lucrino lo si nota soltanto se ci si sporge oltre il parapetto: nell’acqua, a pochi metri dal muretto di contenimento galleggiano diversi contenitori in polistirolo utilizzati solitamente per il trasporto del pescato da consegnare a ristoranti e locali. Un degrado di sicuro difficilmente digeribile, specie da chi viene qui per trascorrere qualche ora in relax e nell’atmosfera epica di cui i laghi della zona sono circondati o per allenare la propria forma fisica. Come il gruppo di atleti che si allenano per partecipare ad una competizione di triathlon cui sono iscritti. “È inspiegabile - ci dicono praticamente in coro - che ci sia qualcuno che arriva a gettare rifiuti non solo sul ciglio della strada, come oramai troppe volte accade, ma addirittura nell’acqua. Ma forse chi si macchia di azioni del genere non si rende conto di tutte quelle che sono le conseguenze per l’ambiente e per la nostra salute, nonché per il nostro appeal dal punto di vista turistico. I ri- CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 sultati, in fondo, sono facilmente immaginabili ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. Per cercare di risolvere il problema dei rifiuti abbandonati praticamente ovunque, da tempo c’è chi sostiene che l’unica soluzione sia costituita dall’installazione di un sistema di telecamere che faccia parte di una fitta rete di videosorveglianza. Di sicuro non sarebbe un’opera facile, né tantomeno un’opera dal costo ridotto. Ma, molto probabilmente, i costi potrebbero essere ottimizzati risparmiando sugli interventi straordinari di pulizia delle aree devastate. Basti pensare alle migliaia di euro di spesa da sborsare ogni qualvolta si verificano situazioni di emergenza in cui intere aree divengono (da un giorno all’altro o con il passare dei giorni, se non addirittura dei mesi o degli anni) delle vere e proprie discariche abusive a cielo aperto. Per un territorio che ha già subito troppo negli anni scorsi, e che continua a subire nonostante le maggiori possibilità messe a disposizione di chi decide di comportarsi nell’assoluta regolarità (basti pensare alla difficoltà di raccogliere la differenziata fino a qualche anno fa) questo scempio è durato già eccessivamente. Chi di dovere faccia qualcosa, altrimenti si rischia il tracollo ambientale. Quei quartieri ghetto senza verde e futuro Un quartiere di periferia, un quartiere adattato quello di Toiano, dove dall’agglomerato di case “provvisorie”, accatastate l'una sull'altra, l’unica speranza è uscirne quanto prima. Facciamo un giro nella Villetta, per vedere un luogo abbandonato al suo destino. Panchine divelte, cestini dei rifiuti esposti in mezzo ai giardini (come opere d'arte contemporanea) ma che non svolgono più la loro funzione: quella di ospitare carte. Pozzanghere d'acqua formate un po' dovunque, ma soprattutto la tristezza di vedere tutt’intorno, il patrimonio pubblico e l’arredo urbano danneggiati dal vandalismo. L’ultima volta che siamo stati lì, nei pressi della Villetta di Toiano, c’era ancora la struttura decadente dell'ex area mercato. Un blocco di cemento armato che faceva bella mostra con tutta la sua bruttura e che stonava completamente con il resto del quartiere, paradossalmente, circondato da un angolo di “verde”. Fortunatamente lo stabile fatiscente adesso non c’è più, al suo posto un nuovo e modernissimo discount alimentare, ma intorno, tutta l’area, verde compreso, è sempre più abbandonata. Questo fa capire come sia trascurato il quartiere. Qui il degrado si percepisce: molte famiglie vivono in condizioni di totale isolamento ed abbandono, in un’area urbana costruita per ospitare gli sfrattati dalla cittadina di Pozzuoli, in seguito al bradisismo degli anni Ottanta, dove case popolari e i palazzi costruiti in blocco, oggi, sono completamente privi di manutenzione. Stesso discorso per il quartiere “satellite” di Monterusciello (nella foto in alto un desolante panorama della zona) che conta circa 30 mila abitanti, il doppio di quelli che risiedono nel quartiere Zen di Palermo. Una frazione immensa quella che • Una scalinata di Monterusciello • Il degrado della villetta di Toiano ancora oggi rappresenta una “appendice” del Comune di Pozzuoli: Monterusciello è il secondo quartiere popolare dopo il Rione Toiano, anch’esso costruito in seguito all’evento sismico del bradisismo. Il megaquartiere è ubicato su quasi 4 chilometri quadrati, con il record di circa 5000 alloggi. Ma oltre i numeri, impressionanti per un quartiere così vicino al mare, Monterusciello può vantare la totale assenza di luoghi d'aggregazione: nessun cinema, nessun teatro o altro, il che lo rende ancora più “isolato” dal resto dell’area flegrea. A Monterusciello la movida del fine settimana che si vive a Pozzuoli è praticamente inesistente. Eppure Monterusciello e Pozzuoli sono distanti poco più di 4 chilometri, legati dalla Strada Statale “7 Quater”, più conosciuta come "Domitiana". Toiano e Monterusciello, dunque, due quartieri uniti insieme dalla pagine dei giornali che spesso dedicano loro spazi di cronaca nera, dove parole come riqualificazione, miglioramento della vita dei cittadini vengono spese bene, soprattutto durante le campagne elettorali. (rosario scavetta) STORIE&TERRITORI OTTAVIANO, LARTE NEGATA Quella chiesa dagli affreschi “murati” Luciana Ranieri Mentre è in pieno svolgimento la ventiquattresima edizione degli Itinerari Vesuviani, con tappa nelle ville di Barra, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, anche Ottaviano mostra il suo ventaglio d’arte, e festeggia il 350° anniversario della confraternita Santa Maria Visita Poveri, che dà il nome all’omonima chiesa in via salita San Michele. Più conosciuta come chiesa dell’oratorio, è stata ultimamente ribattezzata “Cappella Sistina ottavianese”, perché al suo interno è completamente rivestita da pitture murali. Un luogo di interesse storico e artistico assolutamente rilevante, che rischia però di non poter mostrare le sue bellezze al pubblico per la mancanza dei fondi necessari per il restauro e per il recupero di alcune aree murate in passato e mai riportate alla luce. La basilica. La chiesa appartiene ad una confraternita, quella di Santa Maria Visita Poveri, appunto, e, non essendoci alcun un parroco a custodia del luogo, viene tenuta chiusa dai confratelli per scongiurare atti vandalici e ruberie. Tuttavia, è possibile visitarla su richiesta e il sabato alle 18 è aperta a tutti per la Celebrazione Eucaristica. “La chiesa, ad unica navata a croce latina - spiega Umberto Maggio (nella foto), restauratore e membro della confraternita - presenta pitture murali realizzate con tempere su intonaco che, secondo la leggenda, sarebbero state dipinte da un ignoto malfattore accolto in asilo dalla confraternita”. Già restaurate nel ‘46, con tecniche ben diverse da quelle moderne, le pitture murali raccontano di scheletri, uomini Il Palazzo Mediceo, costruito intorno all’anno 1000 e acquistato da Cutolo negli anni ‘80, è ormai un simbolo di legalità. Per restaurarlo, però, serve lo sblocco dei finanziamenti I tesori nascosti della chiesa Santa Maria Visita Poveri, pitture, sculture e crocifissi del ‘600, rischiano di restare ignoti a causa della carenza dei fondi per l’abbattimento dei muri della cripta incappucciati, giudizi divini, quindi di morte. Capolavori nascosti. “La confraternita - precisa Maggio - nacque nel 1622, anche in suffragio alle anime del Purgatorio, ed era dotata di un cimitero”. Entrando in chiesa, sulla parete sinistra, è raffigurato l’intervento delle anime purganti nei confronti dei loro devoti. Sul lato opposto, è rappresentato il mondo ultraterreno, con una scena dell’Inferno, una del Purgatorio e una del Giudizio Universale. Santa Maria Visita Poveri è invece il soggetto del dipinto su tela, della prima metà del 1600 di autore ignoto, posto sull’altare maggiore. Al di sotto della Chiesa c’è il cimitero, andato in disuso con le leggi napoleoniche che impedivano l’uso delle sepolture all’interno delle chiese. Ne fu quindi murato l’ingresso, ma, dopo il terremoto del 1980, i confratelli decisero di abbattere il muro, scoprendo un ambiente ricolmo di frammenti lignei delle bare e ossa umane, poi sistemate in due grosse tombe. Si scoprirono inoltre i seggi colatoi, su cui venivano riposti i defunti affinché perdessero i liquidi organici. “Probabilmente - ri- vela il restauratore - esiste un altro ambiente nella cripta che corrisponde all’abside della chiesa, anch’esso chiuso da un muro, che non è stato ancora aperto per mancanza di fondi. Fondi che però servirebbero prima per il recupero di alcune pitture murali della chiesa, per il restauro di sculture lignee, come uno splendido busto di San Donato, e alcuni crocifissi, per risanare un dipinto di Angelo Mozzillo, raffigurante l’Annunciazione, e per scoprire le pitture murali presenti sulla facciata, purtroppo oggi nascoste. Abbiamo calcolato che servirebbero circa 80mila euro per il riportare la chiesa allo splendore che merita”. Palazzo del Principe. Altri fondi sarebbero utili anche per completare il recupero del Palazzo Mediceo, antica residenza signorile a difesa del borgo, risalente circa all'anno 1000, situata nella parte alta di Ottaviano. Tra gli illustri visitatori che vi hanno soggiornato, va ricordato papa Gregorio VII, che nel 1084, scappando da Enrico IV, trovò riparo tra le mura del palazzo. Anche Fabrizio Maramaldo (dal 1532 al 1551), don Cesare Gonzaga ed il figlio don Ferrante, prìncipi di Molfetta (dal 1551 al 1567) soggiornarono nel palazzo che poi passò alla famiglia dei Medici. Don Bernadetto de’ Medici, nipote di Cosimo il Vecchio, acquistò la rocca, chiamata da tutti “Palazzo del Principe” e l’intero feudo nel 1567, con 50 mila ducati, e insieme alla moglie Giulia de' Medici lo trasformò in residenza signorile, facendone anche affrescare le sale (XVI secolo). Nel 1609, per volere del re di Spagna, a cui apparteneva il Regno delle due Sicilie, la Signoria diviene Principato. Il principato resta alla nobile famiglia fiorentina, fino al 1861, anno dell’unificazione del regno d’Italia, che nonostante ciò continua ad abitarlo. Nel 1980, le “375 stanze” sono acquistate da Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata, che ne entrò in possesso attraverso la copertura di una società immobiliare. Confiscato dallo Stato nel 1991, il palazzo è rimasto nell’abbandono fino alla ristrutturazione parziale del 2003 operata dal Comune di Ottaviano che ha concesso l’usufrutto del primo piano per 99 anni al Parco Nazionale del Vesuvio che oggi ha lì la sua sede legale. I fondi. Il palazzo necessita di altri interventi per recuperare le pitture murali delle volte di due sale risalenti alla fine del ‘700 e attribuite ad Angelo Mozzillo. “La struttura del palazzo Mediceo spiega Mario Iervolino, sindaco di Ottaviano - è stata consolidata prima di essere affidata all’ente Parco, che però occupa solo il piano terra. I e II piano sono di proprietà del Comune, ed esistono due finanziamenti in itinere per l’ultimazione di questi. Il primo, approvato dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), è di 3 milioni e 500mila euro. Purtroppo - prosegue il primo cittadino - si tratta di fondi assegnati, ma non ancora accreditati”. Le necessità.Tra le urgenze più pressanti, ci sono il restauro degli infissi artistici tra le varie sale, quello delle opere d’arte e degli affreschi. Il palazzo inoltre è spoglio e non possiede arredi, perché questi furono venduti o trasferiti altrove dagli ultimi eredi dei Medici alla fine anni ’70 del ‘900. “Esiste poi un secondo finanziamento, - chiarisce Iervolino - anche questo non ancora accreditato dalla Regione Campania, che prevede la messa a disposizione del Comune di 400 mila euro per la realizzazione di un’arena per spettacoli all’interno del giardino Mediterraneo, nella parte retrostante il palazzo”. Le attività. Ad oggi il Palazzo Mediceo ospita svariate attività, svolte di concerto con la Curia Vescovile, l’Unione Industriali e l’Università del Sannio che ha organizzato un workshop europeo con professori provenienti da Bruxelles. Inoltre in questo periodo vi si tiene anche un corso per sommelier. CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (17) (18) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 STORIE&TERRITORI SANTANASTASIA, LA PROPOSTA Una Superprocura per le morti bianche Rita Giuseppone Di lavoro in Italia si muore sempre più spesso. Questa volta ad accendere i riflettori sull’annosa questione delle morti bianche è stata l’associazione “Giovani Vesuviani” che, lo scorso 19 maggio, ha organizzato un incontro sulla sicurezza nei posti di lavoro, commemorando le vittime del disastro Flobert, avvenuto l’11 aprile del ’75, in cui 12 operai del vesuviano persero la vita. Alla manifestazione, tra gli altri, era presente Carmine Esposito (nella foto a sinistra), sindaco di Sant’Anastasia, che ha toccato le coscienze dei partecipanti con un efficace intervento, incentrato sui temi del lavoro e della sicurezza. Quando si parla di incidenti sul lavoro, la retorica non basta più ed è per questo che istituzioni e magistratura stanno lavorando affinché tragedie come quella della Flobert restino storia passata e non si ripropongano ai giorni nostri. «La decisione, condivisa da tutte le forze politiche, - spiega Carmine Esposito - di istituzionalizzare la giornata dell’11 aprile come “Giornata solenne in ricordo delle vittime della Flobert e di tutte le morti bianche”, è stata una decisione di grande nobiltà e di indiscutibile importanza sociale ed umana. Sappiamo tutti, però, che al momento celebrativo deve seguire quello operativo. L’invito a non abbassare la guardia sulla sicurezza nel mondo del lavoro e sulla vertigine di precarietà che preoccupa i giovani, è un invito sacrosanto che va trasformato, senza indugi, in azione concreta attraverso giornate di studio e incontri che propongono soluzioni percorribili, un coinvolgimento maggiore e responsabile degli imprenditori che devono capire quanto sia importante investire sul fronte della prevenzione e, infine, campagne di sensibilizzazione, rivolte ai lavoratori, sull’educazione ai valori della sicurezza e della responsabilità». Rispetto agli anni ’70, la prevenzione degli incidenti sul lavoro ha un’arma in più: lo sviluppo tecnologico. Un saggio di Giovanni Greco (“Il costo umano del lavoro”, Iuppiter Edizioni) dimostra proprio come la globalizzazione e la digitalizzazione del lavoro possano prevenire ed evitare tante sciagure, migliorando la qualità della vita dell’uomo. Ne è convinto anche Carmine Esposito: «L’innovazione tecnologica, se utilizzata con intelligenza e nel pieno rispetto del lavoratore, è un’efficace soluzione per arginare gli incidenti sul lavoro. Promuoverla significa affrontare il tema con etica di responsabilità e sensibilità sociale ed istituzionale. Purtroppo - prosegue il sindaco - la terribile crisi economica spinge le aziende a non investire in modo adeguato nel capitolo “sicurezza” e i lavoratori a scegliere occupazioni pericolose, malpagate, altamente rischiose, pur di portare uno stipendio a casa». Anche le malattie professionali, oltre agli incidenti, fanno lievitare i numeri, già drammatici, delle vittime del lavoro nel Paese. Basti pensare all’eccidio Eternit, che ha fatto contare più di 2.100 decessi e oltre 800 am- malati di patologie causate dall’esposizione alle fibre d’amianto. «Le imprese-ammette Esposito - spesso vivono in uno stato d’impunità, violando regole e norme, a causa di complicità diffuse e di una sostanziale indifferenza delle autorità giudiziarie. Lo ha confermato - dice il sindaco - anche Raffaele Guariniello (nella foto a destra), il sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Torino protagonista dei processi Thyssen ed Eternit, che durante una preziosa audizione alla “Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle morti bianche” ha rilanciato la creazione di una Procura Nazionale in materia di infortuni sul lavoro. Una proposta a mio parere utilissima, che è, attualmente, sul tavolo della politica e che piace anche ai magistrati. Tale Procura di esperti rappresenterebbe una svolta in materia di “morti bianche” e svolgere finalmente azioni organiche di prevenzione in ordine ai problemi che maggiormente insidiano la sicurezza del lavoro». CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (19) w w w . i l p o p o l a r • Nella struttura Anno VI - maggio 2012 editoriale di Marco Mansueto Tassa soggiorno, dazio antiturismo Sono ampiamente note le condizioni di profonda sofferenza economica in cui versano molte aziende fornitrici di beni e servizi in rapporto con il Comune di Napoli. Le ragioni sono note: il cronoprogramma dei pagamenti, allestito da un’Amministrazione alle prese con una contabilità interna estremamente critica e di conseguenza impegnata a far quadrare i conti con un severo regime di austerity, ha assunto cadenze insostenibili per gli imprenditori che attualmente sono costretti ad affrontare attese di circa 35 mesi per il saldo del debito. Le conseguenze, come spesso hanno lamentato ditte e aziende appaltatrici, sono drammatiche: si va dal fallimento al licenziamento dei dipendenti. Il disagio, allora, è stato raccolto dal gruppo di centrodestra al Consiglio comunale il quale ha individuato una misura che, concepita all’insegna del buonsenso, può essere in grado di alleviare la situazione di emergenza e può essere attuata in tempi ragionevolmente brevi. L’idea, che è stata subito trasformata in una proposta di delibera consiliare, ha come oggetto la «compensazione delle poste creditorie con quelle debitorie». Si tratta insomma di bilanciare gli importi creditizi con quelli dovuti dall’imprenditore, attraverso la creazione di un apposito regolamento comunale: oltre ad alleggerire la posizione del fornitore, infatti, l’amministrazione otterrebbe il duplice beneficio di ridurre residui passivi, debiti pluriennali con i fornitori, e incasserebbe alle scadenze le obbligazioni tributarie. Equilibrare, almeno in parte, debiti e crediti è insomma operazione sensata perché proficua per ambedue le parti in causa. Su un piatto della bilancia c’è infatti, a mio avviso, l’inaccettabile «arco temporale tra il sostenimento dei costi per i beni o servizi offerti e l’incasso delle competenze» dell’imprenditore, anche alla luce del fatto che «spesso come recita la proposta - il margine di utile imprenditoriale sulla commessa viene eroso dagli oneri finanziari che le imprese sono costrette a sostenere per chiedere agli istituti di credito l’anticipazione del corrispettivo della fattura emessa al Comune di Napoli». Sull’altro piatto della bilancia, invece, c’è la considerazione che «molte delle aziende creditrici sono anche soggetti passivi verso il Comune per il pagamento dei tributi locali (Tarsu, Cosap etc)». Vi è infine, secondo me, un ragionamento di fondo che esige l’attuazione del bilanciamento tra importi a credito e importi a debito: alludo alla necessità di eliminare la grave iniquità di un sistema «dove - evidenzia ancora la proposta di delibera – le partite debitorie vengono adempiute con puntualità mentre quelle creditorie devono attendere quasi tre anni per essere soddisfatte». • Davide Gatta, artefice del rilancio dell’area, svela i benefici dello sport equestre Cavaliere Country Club, festa dell’equitazione UN ASSIST EQUO AI CREDITORI S T ra le strategie per (s)favorire il turismo a Napoli non poteva mancare una nuova tassa. Lo devono aver pensato i tecnici di Palazzo San Giacomo approntando il nuovo balzello per chi si troverà a soggiornare in uno degli alberghi del capoluogo partenopeo. Ma se l’obolo per il turista è già realtà in alcune delle principali città italiane, questo rappresenta una assoluta novità per Napoli, tanto da prendere alla sprovvista (e generare confusione) nella stessa Amministrazione comunale. L’iter della proposta è infatti misterioso e tormentato e parte dal lontano giugno del 2011 quando iniziano a riecheggiare le prime voci sulla tassa di soggiorno, che pure De Magistris (nella foto) aveva a più riprese smentito essere nei programmi della sua amministrazione, sia nel giugno del 2011 sia nel gennaio del 2012, quando le voci su un “dazio sul turismo” erano tornate a farsi dirompenti. Da quella data, e sulla scia dei confortanti dati sulla ripresa del turismo in città, solo mezze smentite da parte dell’assessore al Turismo del Comune di Napoli, Antonella Di Nocera, che sulla tassa di soggiorno dichiarava il 18 gennaio 2012 “essere solo una possibilità”. Una possibilità che pare concretizzarsi oggi, cinque mesi dopo, spiazzando albergatori e operatori del turismo della città. “L’Amministrazione comunale ci aveva promesso che la tassa sarebbe stata introdotta solo nel 2013 e solo dopo aver attentamente valutato le nostre proposte in merito all’importo, alla riscossione ed alle modalità di reinvestimento di quanto incassato” denuncia oggi Salvatore Naldi (nella foto), presidente di “Federalberghi Napoli”, che abbiamo contattato per chiarire la vicenda. “Introdurre la tassa di soggiorno a Napoli - afferma seccamente Naldi - senza concertazione con gli operatori significa non conoscere la città e le esigenze di un territorio che sta lentamente uscendo da un periodo difficile” Scopriamo così di un incontro con gli albergatori napoletani per la definizione del balzello che i loro ospiti verranno chiamati a pagare e apprendiamo che, al di là del merito della questione, grossa confusione vi è ancora sia sulle modalità che sull’iter del provvedimento. Le prime voci parlavano di una tassa di 1 euro a turista per ogni “stella” di categoria della struttura alberghiera da aggiungere alle normali tariffe di ogni singolo hotel, ma ultime indiscrezioni farebbero pensare ad un sistema più complesso che prevederebbe due scaglioni in cui dividere strutture con più o meno di tre stelle. Ma, prima ancora di una definizione sulle modalità di pagamento, già partono le proteste degli albergatori. “Certamente - sostiene Naldi - un’introduzione senza preavviso metterebbe a repentaglio contratti già stipulati che non tenevano conto della tassa. Una riduzione del flusso turistico, in questo momento, potrebbe essere catastrofica e addirittura portare ad una vera emergenza”. Un’altra! Armando Yari Siporso i t Aprile e la letteratura negata del Meridione di Agnano, dal 1° al 3 giugno, si terrà il “Campionato Regionale Salto ad Ostacoli” Periodico edito dalla Associazione Napoli www.ilpopolarenews.it - [email protected] e n e w s . i svolgerà dal 1° al 3 giugno presso il “Cavaliere Country Club” di Agnano in Napoli, il “Campionato Regionale Salto ad Ostacoli” di equitazione, a cui parteciperanno cavalieri e cavalli di ogni categoria di tutta la Campania. Il comitato regionale della “Federazione Italiana Sport Equestri” ha scelto questa sede riconoscendo nella struttura di via Raffaele Ruggiero ad Agnano una realtà di eccellenza per il mondo dell’equitazione nell’Italia meridionale. Completamente rimodernata nel 2011 con interventi ecocompatibili, rappresenta oggi con i suoi sei campi e i 50.000mq di spazi, la sede ideale per competizioni di salto a ostacoli e dressage, ma anche e soprattutto una importante scuola di equitazione che permette ai giovani (ma non solo) di avvicinarsi al mondo dell’equitazione sportiva sia a livello amatoriale che con velleità agonistiche. Questo l’auspicio di Davide Gatta (nella foto in alto), presidente della Associazione “Il Cavaliere Country Club” e artefice della metamorfosi di questa area, che invita giovani e meno giovani a passare una giornata immersi in una natura che, chiusi nel traffico cittadino, spesso dimentichiamo di avere anche nel nostro territorio. «Lo sport equestre in particolare - spiega il presidente Gatta - è adatto a persone di tutte le età, dai 5 ai 90 anni e per iniziare a cavalcare al passo, al trotto o al galoppo, bastano una o due lezioni a settimana, che sono sufficienti per compiere i primi salti già dopo i primi due o tre mesi di allenamento. Ma, prescindendo dalle individuali velleità agonistiche, l’opportunità di trascorrere del tempo immersi nella natura ed a contatto con gli animali, rappresenta la più ancestrale forma di rilassamento attraverso l’attività sportiva conosciuta dall’uomo». Ad integrare le attività equestri, quindi, per scaricare le tensioni, il “Cavaliere Country Club” dispone di un parco avventura con 5 percorsi di funi con 60 diversi passaggi di difficoltà crescente per testare ed accrescere la propria destrezza in tutta sicurezza. Presso la struttura, inoltre, la psicologa Marta Centomani svolge l’unico corso di ippoterapia della città di Napoli che punta a portare giovamento ai giovani ragazzi disabili attraverso l’interazione con gli animali e con la natura. Avvicinarsi al mondo dell’equitazione grazie ad Associazioni come “Il Cavaliere Country Club” è facile e, al contrario di quanto si possa pensare, piuttosto economico. Bastano l’iscrizione all’Associazione e meno di 100 euro per le prime 4 lezioni e ci si trova catapultati a cavalcare su prati verdi, tra alberi e piante, in un luogo che fa dimenticare di essere a 10 minuti dal centro della città, magari con il pensiero di poter essere uno dei piccoli o grandi cavalieri in gara nella prossima edizione del campionato regionale. Per assistere come pubblico al torneo regionale o per prenotare una lezione gratuita è possibile contattare l’Associazione sportiva “Il Cavaliere Country Club” telefonicamente al numero 081.570 40 89 o tramite il sito internet www.ilcavalierecountryclub.it Armando Yari Siporso Scuola e legalità Una festa per la legalità, patrocinata dal Comune di Napoli, che trasmetta nelle scuole attraverso l’arte il valore della solidarietà. Questo lo scopo dell’incontro “Legalità, Arte, Solidarietà- Un percorso di condivisione di valori per una Società migliore” che si terrà il 4 giugno dalle ore 16.30 presso il Teatro Acacia di Napoli. L’evento, organizzato in collaborazione tra la Fondazione “Il meglio di te Onlus”, il “Lions Club Napoli Svevo” e l’Istituto Superiore “G.Siani” di Napoli, vedrà la partecipazione di Paolo Siani, - fratello del giornalista Giancarlo (nella foto) ucciso dalla camorra, e presidente della Fondazione “Pol.i.s.”-, e di Giuseppe Fiorenza, rappresentante regionale dell’Associazione contro le mafie “Libera”. Nel corso della serata, oltre al ricordo del giornalista Giancarlo Siani, avverrà la premiazione degli studenti più meritevoli dell’Istituto Siani che, dalle mani di Fulvia Russo, presidente della Fondazione “Il meglio di te” riceveranno i ricono- «Non siete stufi di parlare di fatti di 150 anni fa?». Scrittore e giornalista pugliese, ex direttore di Gente, in televisione nell’inchiesta a puntate Viaggio nel sud e a Tv7, settimanale di approfondimento del tg1, autore del libro di saggistica Terroni, che ha vinto il premio Carlo Levi ed è stato tradotto negli Usa, Pino Aprile ha così esordito alla conferenza dal titolo “Studi dalla storia negata al futuro giovane” tenutasi nei saloni della Scuola Militare Nunziatella. Stufi? Non potevamo stufarci perché prima non se ne era mai discusso. «La storia negata non è un accidente - ha dichiarato Aprile - gli italiani non conoscono la loro storia: sui libri di scuola hanno imparato sommariamente che un certo generale Garibaldi ad un certo punto con il suo esercito ha fatto l’Italia unita, ma tutte le guerre intestine, le lotte di classe e di potere, i rapporti tormentati tra il Nord e il Sud del Paese nelle scuole non si studiano». Il giornalista pugliese ha tracciato un quadro delle vicende occultate dell’Unità d’Italia, dei non detti, dei misfatti del passato e del presente. Fare l’Italia è costato del sangue, spesso nascosto. Si nega anche che prima del 1861 la questione meridionale non esistesse. Basta guardare i dati del Cnr per capire che dal 1861 al 2011 si è apprezzato il divario tra Nord e Sud: «Prima la Campania era tra le regioni più ricche d’Italia, la più povera era la Val D’Aosta. Dal 1861 lo Stato decreta la scimenti della settima edizione del premio “Riccardo di Chiara” che, dal 2006, punta a organizzare corsi di studio per la lingua straniera e viaggi di istruzione all’estero per gli studenti meno abbienti dell’Istituto. Nel corso della manifestazione, ad ingresso libero, i giovani allievi del laboratorio teatrale dell’Istituto “G.Siani” presenteranno lo spettacolo “Gennaro Belvedere, testimone cieco” ovvero “’E denare fanno venì ‘a vista è cecate” di Gaetano ed Olimpia Di Maio per la regia di Vincenzo Punzolo. (a.y.s.) morte di Messina vietandole la patente di porto franco e Napoli perde la possibilità di essere porto daziario. La Sicilia diventa il granaio d’Europa, il servo fa sempre il pane. Al sud c’era un terzo del prodotto lordo nazionale. Nel Meridione hanno tagliato 70 Km di ferrovie all’anno. I tre quarti dei treni che circolavano in Italia erano costruiti a Napoli. Fino alla Seconda guerra mondiale sui treni in America campeggiava la scritta made in regno delle due Sicilie».I risultati dell’amputazione delle gambe dell’Italia sono stati pubblicati nel 2010 sul portale del Ministero dell’Istruzione dove si davano indicazioni su come insegnare la letteratura italiana del ’900 nei licei italiani: «La letteratura italiana - si legge - va insegnata con questi autori», e c’è l’elenco, «ove si volesse approfondire», un altro elenco con altri autori. «Tra quest autori non c’è un solo meridionale - ha notato Pino Aprile -: la letteratura italiana è solo settentrionale. Significa che, per cento anni, centinaia di milioni di persone non sono state capaci di produrre un testo degno, non c’è Sciascia, non c’è Vittorini, non c’è Corrado Alvaro. Non c’è Quasimodo: a un poeta meridionale non basta vincere un premio Nobel per essere degno di essere ricordato. Nessuno è intervenuto, né a destra né a sinistra». L’Italia è stata unificata con una guerra, come tutti i grandi stati, la storia purtroppo è fatta così ma non raccontandola c’è il rischio di essere occultati. Rossella Galletti Anno VI - maggio 2012 Periodico edito da Associazione Napoli - Via Carlo Poerio 89/A Direttore editoriale MARCO MANSUETO Direttore responsabile CARMINE MASTANTUONI Comitato del Garante dei lettori Raffaele Bellucci, Giuseppe Savona Gabriella Napoli Grafico Tony Baldini Stampa Centro Offset Meridionale srl - Caserta Reg. Tribunale di Napoli n.53 del 07/06/2007 Iscrizione al Roc n.16538 del 22/11/07 MOBILITÀ METROCAMPANIA NORDEST Obiettivo vivibilità Il direttore Sposito: «Riqualificare le stazioni con interventi di animazione, rafforzando la sicurezza» Espedito Pistone P er l'etnologo francese Marc Augé le stazioni ferroviarie (e non solo) sono “non luoghi” antropologici, nei quali milioni di individui si incrociano senza entrare in relazione tra loro. Il rilancio delle fermate di Metrocampania Nordest, per farle diventare luogo di aggregazione (anche e, soprattutto, culturale), punta a contraddire lo studioso. Tra i protagonisti di questa rivoluzione silenziosa, insieme all'amministratore unico Antonio Napoletano, c'è il direttore generale Pasquale Sposito. “La Società - spiega a Chiaia Magazine l'ingegnere esperto in nuove tecnologie - sta cercando di portare avanti lo sviluppo di un progetto con i privati che coinvolga gli stessi nell’adozione di una stazione. Ciò comporterebbe da parte degli stessi azioni di restyling e miglioramento della percezione dei luoghi mediante interventi di riqualificazione. Stiamo, inoltre, valutando l’utilizzo dello strumento del project financing per coinvolgere i privati in un settore così rilevante per l'interesse pubblico”. Tra le prosposte più interessanti c'è quella della napoletana “Yes Event” che ha messo nero su bianco il futuro dei non luoghi di Metrocampania Nordest, perché non lo siano più. “Dopo un sopralluogo alla stazione di Mugnano - racconta Loredana Viola, a capo della società di servizio alle imprese - abbiamo potuto apprezzare la valenza architettonica e l'importanza strategica del sito. Da qui è nata l'idea di sviluppare un progetto da condividere e concordare con i vertici aziendali e i sindaci del (22) circondario”. Spazi da riempire con la forza socializzante di eventi culturali, momenti ludici per grandi e piccoli, concerti e mostre d'arte. Tante idee per riempire di vita contenitori adesso vuoti e da esportare lungo l'intera tratta di competenza.Nell'attesa che i progetti di rilancio si realizzino, personale interno a Metrocampania Nordest ha letteralmente lasciato il segno sulle pareti delle stazione sulla linea Cancello-Benevento tinteggiate di fresco e riportate agli antichi splendori. Di qui passano, ogni giorno, quasi tremila viaggiatori, prevalentemente lavoratori e studenti universitari. La linea più frequentata è, però, quella che collega Aversa alla Metropolitana di Napoli, passando per Giugliano. Quasi 10 mila passaggi alla giorno. Mentre più di tremila utenti al dì si spostano tra Piedimonte Matese e Caserta, alla volta di Napoli. Quello che funziona molto bene è l'interscambio autometro-altri mezzi, per raggiungere le sedi dove si svolgono le normali attività di lavoro e di studio. “Sulla linea metropolitana - sottolinea Pasquale Sposito - vi è interscambio sia con bus che con la Metropolitana di Napoli. Esistono inoltre parcheggi di interscambio. Sulle altre due linee, nelle stazioni capolinea di Bene- CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 vento e Piedimonte esiste interscambio con bus delle società Eav bus e di Acms. Nelle stazioni Cancello e Santa Maria Capua Vetere i convogli si istradano sulle linee Rfi/Trenitalia”. Fiore all'occhiello di Metrocampania Nordest è l'apparato di videosorveglianza Si tratta di uno dei più moderni sistemi di Security Management System in esercizio sul territorio, che gestisce tutte le stazioni e gli accessi. Intrusioni, atti vandalici, situazioni anomale conseguenti anche al malfunzionamenti di strutture delle stazioni, dalle scale mobili alle porte, non sfuggono all'occhio digitale delle telecamere. Il rapporto con le amministrazioni locali, poi, è continuo e proficuo. “Obiettivo primario è la collaborazione, pur in un momento difficile dove la contrazione delle risorse economiche messe a disposizione delle società di trasporto pubblico locale comporta una conseguente riduzione dei servizi offerti”, ci tiene a dire il direttore generale. E se avesse la bacchetta magica dove metterebbe mano per primo, ingegnere Sposito? “Acquisterei nuovo materiale rotabile per tutte e tre le linee e avvierei interventi di potenziamento ed ammodernamento delle tecnologie sulle linee suburbane”. Napoli Strade Sicure, il progetto AssoVis Al bollettino di guerra degli incidenti stradali non ci si può rassegnare. La strage è quotidiana, legata soprattutto ai flussi commerciali e al pendolarismo. Settimanale, l'appuntamento con la morte è all'alba della domenica all'uscita delle discoteche. Vito Cinquegrana (da sinistra con Sergio Vetrella e Marco Mansueto) è uno di quelli che non si rassegnano. Per questo, insieme ad altri volenterosi, ha dato vita all'AssoVis, l'Assocazione Vittime Incidenti Stradali, la cui sede è a Napoli in piazza del Plebiscito. Lo aiutano, nell'impresa di sensibilizzare quante più persone possibile sui temi legati alla sicurezza stradale, Roberto Cielo e un gruppo di professionisti di varia estrazione. Medici, avvocati e tecnici che, attraverso le loro esperienze, hanno vissuto da vicino esperienze legate agli incidenti stradali e verificato i limiti strutturali e normativi e gli inadeguati strumenti di tutela a favore delle vittime. Anche se nata da poco l'AssoVis ha dato vita a un progetto ambizioso denominato Napoli Strade Sicure, per ridurre l'infortunistica stradale. Ma come? “Innanzitutto, individuando le strade, gli orari e i luoghi a maggiore incidentalità - risponde pronto Cinquegrana - Poi, distribuendo nei pronto soccorso, negli ospedali e nelle case di cura alle vittime degli incidenti stradali un questionario. Conoscere luogo e modalità del sinistro sono per noi informazioni preziosissime”. Secondo gli ultimi dati Istat-Aci-Ministerso dell'Interno disponibili, a livello nazionale il totale di incidenti (ben sopra la soglia dei duecentomila) fa segnare un modesto decremento della mortalità di poco meno del 2%. Il che significa più di quattromila morti, mentre i feriti, oltre trecentomila, sono calati appena dell’1,5%. Il numero degli incidenti sfiora la cifra giornaliera di seicento, con 11 morti e più di ottocento feriti. Per la prima volta è stato diffuso un approfondimento per la Campania, alla cui realizzazione hanno collaborato le cinque Prefetture, che hanno sottoscritto una convenzione con l'Istat per l'utilizzo dei dati a scopo gestionale, nell'ambito delle attività degli Osservatori provinciali per il monitoraggio degli incidenti stradali determinati da eccesso di velocità. Nel 2010 si sono verificati in Campania più di 11 mila sinistri che hanno causato la morte di 250 persone e il ferimento di oltre 17 mila. Occorre sottolineare che si è registrato un decremento rispetto all'anno precedente, rispettivamente, di quasi il 6 e poco più del 4 per cento. Mentre il numero dei morti, per fortuna, ha fatto registrare un decremento di maggiore entità, superiore all'11 per cento. “Tengo a precisare - sottolinea Vito Cinquegrana - che automobilisti e pedoni non sono sufficientemente informati sulle procedure da adottare per il risarcimento dei danni, in particolar modo se si tratta di extracomunitari. La nostra missione è anche quella di aiutare chi non ha consapevolezza dei propri diritti”. I dati raccolti da Istat, Aci e Ministerso dell'Interno segnalano la diminuzione più consistente degli incidenti nella provincia di Napoli (-8%), mentre in quella di Benevento si è registrato un forte aumento (+10%). A Napoli risultano in diminuzione anche i feriti (-7%) e soprattutto i morti (-26%). Il numero dei morti è costante a Benevento, mentre è in aumento ad Avellino (+12%) e soprattutto a Salerno (+23%), dove sono leggermente diminuiti i feriti (-3%). “È chiaro - insiste Cinquegrana - che gli interventi che secondo noi vanno fatti con una certa urgenza saranno suggeriti con la necessaria energia agli organi deputati e, cioè, Comune, Provincia e Anas”. Capitolo a parte quello sulla guida in stato di ebbrezza. Secondo l'Osservatorio nazionale dell’alcol, tra quanti frequentano assiduamente i locali notturni la quota di quelli che dichiarano un comportamento di consumo a rischio è altissima. Il lavoro per l'AssoVis non manca. ESPEDITO PISTONE CHIAIA MAGAZINE •MAGGIO 2012 (23) BANCONOTE REGIONE, COUNTDOWN PER SALVARE I FONDI Risorse Ue al bivio: proroga o perdita vazione tecnologica, a disposizione delle Aziende delle Aree industriali e dei distretti in stato di crisi che metteranno a punto progetti di ricerca e sviluppo, inseriti all’interno di un contratto di programma approvato dal Governo. Discarica di Terzigno. In arrivo 282mln di di fondi regionali e ministeriali da destinare alle compensazioni ambientali Domenico Cortese Q uando decidemmo, in questa sezione di Chiaia Magazine, di intraprendere un viaggio alla scoperta delle risorse che Unione europea, Governo nazionale e Regione mettono sul tavolo per lo sviluppo della Campania, lo facemmo pensando “in positivo”, con l’intenzione di far conoscere ai lettori le “cifre della speranza”, avvertendoli, però, che dal momento della decisione d’impegno dei fondi al loro effettivo investimento, per questioni burocratiche e di trasparenza, sarebbe passato un bel po’ di tempo. Strada facendo, purtroppo, ci siamo resi conto che è giusto pensare “in positivo” ma non possiamo non accorgerci delle criticità. Ancora di più se queste significano il rischio di disimpegno dei Fondi europei a nostra disposizione per non essere riusciti ad utilizzarli. Un rischio, in questo momento, decisamente alto, stando alle informazioni della Ragioneria Generale dello Stato secondo cui, del Fondo Sociale Europeo (che metteva a disposizione della Campania, per il (24) settennio 2007/2013, 1,18 miliardi di euro) siamo riusciti a spenderne soltanto il 15,17% ovvero 170 milioni ed impegnarne appena 391ovvero il 35%, mentre dei 6,8 miliardi di euro del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale abbiamo speso poco meno di 800 milioni, in pratica l’11,62% ed impegnato quasi 2,8miliardi come a dire il 40,49%. Sicché, considerando che alla conclusione del programma europeo 2007/2013 mancano ormai soltanto pochi mesi, il rischio di vederci sottratta la differenza è davvero notevole. L’unica possibilità che ci resta per sventare questo pericolo è che, poiché lo stesso problema affligge anche le altre regioni meridionali, l’Ue conceda una Dei 6,8 miliardi di euro del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, la Campania ha speso 800 milioni, in pratica l’11,62%, ed impegnato 2,8 miliardi euro, ovvero il 40,49%. Si fa sempre più concreto il rischio che la Ue si riprenda la differenza CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 proroga - per altro, già richiesta - di almeno due anni della data di chiusura. Altrimenti, non ci resterebbe che piangere per le risorse perdute e maledire, oltre che gli errori di programmazione, anche il famigerato “patto di stabilità interno” e la mancanza di risorse disponibili per il cofinanziamento che hanno contribuito a quella che - alla luce dei numeri e dello sviluppo regionale - è da considerasi una debacle. Rifiuti 282 milioni di euro di cui 141 di provenienza Ministero dell’Ambiente e 141 dalla Regione Fondi Coesione e Sviluppo (ex Fas) in arrivo per le compensazioni ambientali. Entro l’estate, il via da parte del Ministero stesso. delle prime gare d’appalto. E, sempre in tema di rifiuti e bonifica dei siti elencati nell’anagrafe pubblica o di competenza pubblica, quando il Piano Regionale avrà il definitivo via libero da parte della commissione (entro fine anno) saranno disponibili altri 220mln di provenienza obiettivo 1.2 del Por 2007/2013. Ma per la soluzione definitiva bisognerà trovarne altri 613. Ricerca 30 milioni di euro di provenienza del Ministero per la Ricerca attraverso il Fondo Speciale rotativo per l’inno- Smart City 200 milioni di euro (40 dei quali saranno riservati ai giovani di età inferiore ai 30 anni che presenteranno progetti di integrazione sociale) provenienti dal Ministero dell’Università e Ricerca a disposizione di Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, per la realizzazione del piano “Città e comunità intelligenti”. Un’iniziativa destinata ad invertire una strategia di sviluppo che ci vede decisamente penalizzati dal fatto che ogni anno regaliamo ai nostri competitori continentali ben 5 miliardi. Fatto sta che, ogni anno, versiamo 15 miliardi al Fondo europeo per la ricerca, ricevendone soltanto 10. Università 50 milioni di euro, che originariamente dovevano servire alla realizzazione del Polo di Eccellenza regionale, sono stati assegnati dal Cipe alla realizzazione della Facoltà di Medicina a Scampia (20mln); a interventi nell’Università Federico II nell’area di San Giovanni (15mln); ai progetti presentati dall’Università di Salerno (8,5 mln); al sostegno all’Università Orientale di Napoli (3,5 mln) ed all’ampliamento del complesso di viale Elittico della Seconda Università di Napoli (3 mln). Sanità 200milioni di euro dei complessivi 1,2mld del Fondo per l’adeguamento strutturale di Asl e Ospedali. La principale priorità della Campania, in questo ambito, è rappresentata dal completamento dell’Ospedale del Mare. Imprese 450mila euro a disposizione delle Imprese per 5 progetti di Start up d’imprese innovative. Le proposte dovranno essere presentate entro il 30 giugno 2012, data di scadenza del bando relativo soste- nuto dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato dal “Progetto Marzotto”. Tre le sezioni previste: Idea all’impresa, Impresa del futuro e Nuova Impresa sociale e culturale. Formazione 7 milioni di euro per i bandi relativi alle azioni di accompagnamento agli under 18 che consentiranno ai partecipanti l’ottenimento di titoli professionalizzanti, inseriti nell’elenco nazionale delle qualifiche professionali individuate tra le Istituzioni scolastiche e le parti sociali. Agricoltura 40 milioni di euro a disposizione di comuni per la realizzazione delle strade interpodelari, delle aziende agricole che intendono provvedere all’ammodernamento aziendale e dei cosiddetti Gal (Gruppo di Azione Locale) per le operazioni promozionali delle aree interne, che hanno presentato domanda di finanziamento nell’ambito del Piano di sviluppo rurale. Credito d’imposta 20 milioni di euro, dei complessivi 142 messi a disposizione dell’intero Mezzogiorno dal Governo d’intesa con le Regioni, per l’attuazione del credito d’imposta finalizzato al sostegno del lavoro stabile nelle regioni del Meridione. Le risorse serviranno a promuovere - attraverso il taglio del 50 per cento dei costi salariali sostenuti dalle aziende nei primi due anni successivi all’assunzione a tempo indeterminato di persone che vivono sole con una o più persone a carico - lavoratori che hanno virato la soglia dei 50 e quelli senza lavoro retribuito da almeno 6 mesi. Progetto Campania 2012 50 milioni di euro è l’ammontare del Portafoglio crediti messo a disposizione delle piccole e medie imprese campane da Ubi Banca Popolare di Ancona e Confidi Gafi Sud e Conaca, per sostenerne i progetti di sviluppo, i nuovi insediamenti in Regione, l’ammodernamento e l’ampliamento degli impianti, i programmi di ricerca ed innovazione tecnologica, progetti di tutela ambientale, l’internazionalizzazione e il riequilibrio finanziario. SALUTE A NOI PSICOLOGIA Gli “Affetti Speciali” si confessano Serata celebrativa per i medici napoletani Rita Giuseppone N onostante l’imperversare della crisi economica c’è una spesa che gli italiani non si sentono di tagliare: quella del “lettino”. Anzi, la recessione sembra aver spinto ancora più persone verso la scelta di andare dallo psicologo. Circa il 6% della popolazione, in una fascia d’età compresa tra i 35 e i 45 anni e soprattutto nelle grandi città, ha fatto ricorso allo “strizzacervelli” per una consulenza o una terapia, nella maggior parte per curare un disturbo specifico, affrontare un malessere o gestire meglio le difficoltà quotidiane. Ma chi trovano dall’altro lato? Cosa prova uno psicoterapeuta al termine di una seduta? Quali sono i suoi pensieri prima di addormentarsi? Questa professione modifica la vita di chi sceglie di esercitarla? Cosa fa “riuscire” una terapia? Se lo è chiesto Alberto Vito, psicologo, psicoterapeuta familiare, sociologo e direttore l’Unità Operativa di Psicologia Clinica presso l’A.O.R.N. Ospedale dei Colli di Napoli, che ha presentato nell’Istituto Carlo Poerio di corso Vittorio Emanuele il suo ultimo libro “Affetti Speciali, uno psicologo (si) racconta” (Edizioni Psiconline). Hanno conversato con l’autore la dottressa Gemma Tuccillo, presidente del Tribunale per i minorenni di Potenza, la dottoressa Concetta Rossi, responsabile servizio psicologia giuridica dell’Asl di Caserta, e la dottoressa Daniela Paparel- la, preside della scuola Carlo Poerio. Il lettore trova qui le risposte personali di un clinico esperto che mette a nudo con sincerità il proprio modo di lavorare e le proprie debolezze. Il volume narra 10 storie cliniche. Si raccontano in modo romanzato, ironico, ma rispettoso delle procedure scientifiche, due settimane di lavoro di un terapeuta, immaginando che ogni giorno incontri un paziente diverso e descrivendo ciò che avviene in seduta. Brevi considerazioni su quanto accade nella vita dello psicologo, tra una seduta e l’altra, fanno da collante alla narrazione. Pur partendo da effettive esperienze cliniche, i racconti sono espressione di fantasia e sono nascosti i riferimenti alle vicende concrete. I 10 pazienti presentano alcuni tra i disturbi psicologici più frequenti (problemi di coppia, ipocondria, ossessioni, dipendenze, ansia) e dalle sequenze di sedute il lettore accede alle questioni più importanti sottese ad una psicoterapia. I malintesi, l’irrazionalità di alcune paure, le contraddizioni dello psicologo riescono a Nell’ultimo libro dello psicologo e psicoterapeuta familiare Alberto Vito dieci pazienti presentano alcuni tra i disturbi più frequenti, come ipocondria, ossessioni, ansia e dipendenze strappare più di un sorriso. Il volume è scritto con un duplice scopo. Da un lato, avvicina il lettore non tecnico al mondo della psicoterapia provando a smitizzare alcune false credenze, appagando l’interesse di chi è attratto da questa particolare esperienza umana, sempre più frequente, ma tuttora oggetto di incomprensione. D’altro canto, costituisce un complemento letterario per gli specialisti che intendono arricchire le competenze professionali confrontandosi con un testo in cui, in prima persona, si racconta ciò che avviene in seduta e cosa prova un terapeuta. Le indicazioni illustranti lo stile di conduzione e gli obiettivi degli interventi forniscono la cornice entro cui collocare la clinica presentata. Il libro termina con un breve saggio, a chiarire ulteriormente gli ingredienti indispensabili per essere un buon terapeuta. L’autore esprime in modo evidente il suo rispetto assoluto verso chi, narrandogli di se stesso, lo ha aiutato a migliorarsi come persona. È proposta una visione della attività clinica richiedente innanzitutto umiltà, poi sincero interesse verso gli altri ed infine chiarezza sia degli obiettivi che dei limiti del proprio intervento. Il testo è rivolto a psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, operatori delle relazioni d’aiuto e può risultare particolarmente utile ai terapeuti che adottano uno stile operativo diverso dall’autore per un confronto, a quanti hanno concluso o stanno compiendo il percorso di formazione, ma anche a quanti desiderano intraprendere un proprio personale percorso clinico, per avere una visione dall’interno della stanza di terapia. Un nuovo appuntamento celebrativo verrà inaugurato dall’OMCeO Napoli, lunedì 4 giugno, alle 18, al Teatro Sannazaro di via Chiaia. I medici, infatti, saranno i protagonisti di una serata, che si preannuncia ricca di sorprese, dedicata ai camici bianchi arrivati al traguardo dei 40 anni di laurea. L’occasione viene così ad arricchire il ventaglio degli eventi celebrativi dell’ente ordinistico partenopeo che già comprende la tradizionale cerimonia del Giuramento d’Ippocrate, quest’anno svoltasi il 7 maggio al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare, e la rituale consegna delle medaglie ai medici con 50 anni di laurea, tenutasi il 14 marzo scorso nell’Auditorium della sede dell’Ordine partenopeo. «Un’occasione ideale - spiega Bruno Zuccarelli (nella foto), presidente di OMCeO Napoli che ha voluto fortemente la manifestazione - quella del quarantennale della laurea per rinsaldare i valori della tradizione e del magistero medico e rinnovare, attraverso l’omaggio ai festeggiati, anche il riconoscimento alla passione e all’impegno profusi in 40 anni di missione professionale». La cerimonia intende miscelare la formale solennità del momento con risvolti festosi e spettacolari: non a caso la scelta della location è ricaduta sul Teatro Sannazaro, tempio consolidato della cultura teatrale partenopea, accogliente palcoscenico su cui si esibiscono sperimentati talenti dello spettacolo all’insegna della tradizione ma anche incubatrice di nuove generazioni di creativi. Il destino ha, poi, voluto che l’evento programmato dall’ente ordinistico partenopeo coincidesse con il quarantesimo compleanno del nuovo Sannazaro, festeggiato di recente. Il teatro, infatti, inaugurato con una “Grand Soirée” il 26 dicembre del 1874, conobbe un lungo periodo di splendori, ospitando, tra gli altri, Eleonora Duse, Ermete Novelli, Emma Grammatica, Ruggero Ruggeri, i fratelli De Filippo. Poi una lunga pausa fino al rilancio del 1971 in cui la “bomboniera di via Chiaia”, nel salotto di Napoli, riaprì i battenti grazie ad una nuova gestione. Da allora un’ininterrotta scia di successi. Proscenio ideale, dunque, per esaltare l’intento festoso dell’appuntamento ordinistico i cui organizzatori hanno puntato su un’accoppiata spettacolare di sicuro effetto: guest star della celebrazione saranno il comico Benedetto Casillo e il medico-musicista Roberto Alfano. Il primo, cabarettista, attore e autore di cinema e teatro, nato artisticamente nel duo Sadici piangenti, attivo nei primi anni ’70 in coppia con Renato Rutigliano, negli anni ’80 poi in ditta, sia pur brevemente con i Gatti di Vicolo Miracoli, offrirà al pubblico, nel corso della serata, il consueto intermezzo di buonumore, dispensando battute e monologhi da consumato performer di cabaret. Il secondo, invece, il dottor Roberto Alfano, chirurgo di giorno e pianista di notte, si incaricherà di regalare ai presenti un gustoso sipario di buona musica. Guadagnato alla causa dell’arte, nonostante la sua professione sia quella di medico, Alfano, tuttavia, non è avventizio delle sette note. Lui stesso sottolinea di «essere innanzitutto nato e cresciuto come musicista in quanto diplomato al Conservatorio, e successivamente di essersi laureato come medico chirurgo»: distinguo che suona come garanzia di affidabilità per il suo quartetto. Appassionato di jazz e di pop, Alfano e la sua band proporranno al Sannazaro un piccolo repertorio (4 brani) di musica swing anni ‘50 che lo stesso Alfano eseguirà come vocalist, nonostante sia un esperto pianista. ARMANDO YARI SIPORSO CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (25) (26) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 saper vivere CULTURA • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ Segreti e sogni di calcio Aldo de Francesco R ecensire un libro di un collega è sempre un compito scomodo, forse improbo. Nel farlo, c’è il timore o di essere insufficientemente critici o sufficientemente indulgenti, e intanto che ti studi il modo di trovare un decoroso equilibrio, alla fine può anche capitare di aver scritto e non sentirti soddisfatto su quanto hai scritto o fosse nelle tue intenzioni dire. Figuriamoci, poi, quando questo collega è una figura di primo piano, una firma prestigiosa: il pensiero del suo giudizio diventa ulteriore motivo di assillo. Per fortuna, stavolta, mi è andata non bene, ma benissimo. Franco Esposito, giornalista eminente e raffinato scrittore, con il suo recente libro “Testa alta, due piedi Storie di calciomercato, quando non c’erano i procuratori e i cellulari non erano i telefonini” (Absolutely Free Editore), da gentiluomo qual è, mi ha tolto da ogni impaccio. Non solo non mi ha fatto trovare di fronte al bivio, di cui scrivevo poc’anzi, ma mi ha regalato mezza giornata di sana evasione (mantiene sempre le promesse anche nelle dediche, lo so dai tempi de Il Mattino), quanto mi è bastato per leggere, gustare la sua opera e farmene diventare un ultras, segnalandola da subito a un capannello di patiti del calcio già piantati, davanti al bar Cimmino, in vista dei processi socratici, rigorosamente all’aperto, per gli Europei. Un lavoro eccellen- Nel libro «Testa alta, due piedi» il giornalista Franco Esposito racconta le storie del calciomercato di una volta veste da primario e te, quello di Esposito, tale vuole apparire. una strenna calda, Ma è solo l’inizio di sanguigna e appassiouna sfilata senza nata per una bella e eguali, dagli anni ’50 vivace lettura sotto ai nostri giorni, che l’ombrellone, Franco Esposito riscriuna caccia al tesoro ve minuto per minuto. nell’intrigante mondo All’Hotel Excelsior della fiera calcistica, Gallia è spettacolo un album di scene notte e giorno. Basta uniche e flashback tra tenere antenne e decolli e atterraggi in occhi aperti, Franco e mezzo mondo, trattai suoi “rockers” Frantive in hotel esclusivi e co Ordine e Franco nei posti più impensaRossi, riempiono in ti, per correre dietro a La copertina un giorno più taccuini campioni, promesse del libro “Testa alta, di Ivic, o di un odierno del calcio, adorabili due piedi” di Mourinho nelle incallazzaroni, volpi, faine, Franco Esposito. colabili rese dei conti “serpentelli” e anche In alto da sinistra: con il Barcellona. qualche brocco, feliceDiego Maradona, Sfilano presidenti, mente camuffati da Corrado Ferlaino registi e comparse: 007, in incognita e con con Achille Lauro uno su tutti Raimondo discrezione, per verifie Luis Vinicio Lanza di Trabia, detto care la fondatezza di il “Gattopardo”, presiuna notizia. dente del Palermo: a luglio lascia A ripensarci, già il titolo del libro: “Testa alta, due piedi”, preso da una Mondello, e si trasferisce per la pesca d’altura in una suite. In attesa espressione usata da un protagonidi “pesci grossi”, è però stregato da sta pittoresco e caliente del calcio una sirena, Olga Villa. Ed è subito sì: mercato, Walter Crociani, in arte addio “abat-jour” che diffondi una Croc, è tutto un programma: in luce blu. realtà è il motto di lessico marziale con cui Crociani era solito presenta- All’hotel “azzurro” di Lauro, in via re i propri gioielli. Prendere o lascia- Crispi, residenza storica del Comandante dai tempi del Duce, don re. Il tempo è scaduto. Lui piazza i Achille riceve nudo, da francescano, calciatori, spesso a blocchi, roba da allenatori, calciatori e anche qualsbarchi, dalle Alpi a… Lampedusa, che giovanissima antenata delle guai però a chiamarlo “mediatore”, “schedine”. Scandalizzate, le suore dirimpettaie di Cristo Re invocano San Gennaro. Niente paura: quando arriva Vinicio, il sangue si squaglia. Anche San Gennaro dice sì. Spesso, nel sentire parlare di calcio si assiste a ricostruzioni fantasiose o per sentito dire, d’ora in avanti “Testa alta, due piedi” può diventare un auspicabile riferimento vario e divertente, non tanto per sapere il giorno in cui è avvenuta una cessione, ma per la narrazione accattivante, che consente di conoscere storie uniche che solo un cronista scrittore come Franco poteva regalarci, riuscendo a storicizzare momenti significativi dello sport più popolare al mondo. Dei tanti episodi esilaranti raccontati, tra stravaganze, ripicche, giochi, trappole, astuzie, segreti e colpi di scena, vi invito a leggere subito l’estenuante “ping pong” della trattativa del Napoli per avere Maradona. Fu un’autentica odissea. Da poter dire oggi che se non vi fossero state la testardaggine di Iuliano, la determinazione di Ferlaino, il solito sparviero, la storia del Napoli sarebbe stata ben altra: sicuramente meno ricca di trofei. Franco Esposito va oltre, ci svela dopo anni, nei dettagli, l’ultima suspense per il “riscatto” di Maradona (che ripeteva al Barcellona: “yo quiero irme”, io voglio andarmene): la telefonata accorata della signora Ferlaino, Patrizia Boldoni, che, nel dare l’annuncio dell’acquisto, pregò i giornalisti di omettere rigorosamente un particolare sul passaggio di Diego al Napoli, avvenuto dopo la mezzanotte. Diversamente sarebbe saltato l’acquisto. Fu l’ultima gabella da pagare. Tutti, quale primo omaggio a un genio calcistico, dissero felici e contenti: «Obbedisco». CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (27) ARTE PAESAGGI Mondi paralleli Valeria Puntuale C ristallizzare una realtà distorta, frutto della mente, in immagini, finestre sulla fantasia dell’artista, ma al contempo inganni della percezione umana. È l’intento di Mat Collishaw, in mostra alla Galleria Raucci Santamaria di corso Amedeo di Savoia con la personale “The Crystal Gaze”. Attraverso l’uso della fotografia, della scultura e dell’installazione combinate spesso con la tecnologia, l’artista inglese, classe ’66, distorce e modifica la realtà introducendo un elemento perturbatore che la renda meno riconoscibile e rassicurante, al fine di un meccanismo di attrazione-repulsione nello spettatore. Lo spazio della galleria si trasforma così in una sala degli specchi dal sapore vittoriano: il lento accendersi delle cornici che circondano la superficie riflettente delle opere rivela immagini cristallizzate in 3D di uccelli e fiori tropicali immobilizzati nel ghiaccio, tetri paradisi tropicali sconvolti da condizioni metereologiche inusuali, che tornano nell’oscurità con il graduale affievolirsi della luce. Convincono le chiavi di lettura offerte da Collishaw (in mostra fino al 20 luglio): da un lato la funzione della tecnica fotografica, capace, come il ghiaccio, di (28) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 fermare un’immagine nello spazio e nel tempo, dall’altro il tentativo da parte dell’artista - da sempre sensibile al tema della caducità della bellezza - di cancellare lo sfiorire della vita e bloccare l’effimero in un’immagine incantata, senza età. Un mondo fantastico è anche l’oggetto della creatività di Uwe Henneken. L’artista tedesco ha realizzato un ciclo di lavori, pensati appositamente per la personale ospitata dalla Galleria Annarumma di via Carlo Poerio 98 fino al 27 luglio, dove l’occhio, il più abusato dei cinque sensi, diventa protagonista. Elementi di storia antica, antropologia e mito si fondono nella visione dell’artista, che li rispolvera fino a restituirgli il proprio senso originario in una favola contemporanea che narra dell’uomo e della sua parabola esistenziale. L’occhio si staglia nelle pieghe dei cieli in technicolor, come in “Erinnerung an Hoffnung”, nero e lontano come un pianeta. Oppure, in “Ursprung und Vision”, ritorna in veste di biglia, sottratta alla iconografia surrealista, che sembra salire al centro del quadro in una danza cromatica in modo simile alle vorticanti Assunzioni secentesche, fino ad implodere in una supernova di colori in “Bleibt bei uns, denn es will Abend werden”. Una pittura che guarda il suo pubblico, dall’interno di paesaggi irrealistici, saturi di colori quanto desertificati, spazi cosmici, echi di un’altra dimensione, che entrano in contatto dirompentemente con la natura, sovrastandola e trasformandola in modo imprevedibile. A sinistra:la realtà cristallizzata catturata dall’artista inglese Mat Collishaw, in mostra con la personale “The Crystal Gaze” alla Galleria Raucci Santamaria di corso Amedeo di Savoia fino al 20 luglio. A destra: l’universo fantastico di Uwe Henneken. L’artista tedesco, in un ciclo di quadri realizzati per la sua personale alla Galleria Annarumma di via Carlo Poerio, punta sull’occhio come simbolo della vera missione artistica: indagare il proprio pubblico. Occhio di riguardo Il giardino di Cioffi Fino al 5 giugno alla Galleria Monteoliveto di piazza Monteoliveto, 11 è possibile visitare la personale di Antonio Cioffi intitolata “Flowers - Cascate di Colori”. Diciassette opere recenti, acquerelli realizzati su carta liscia, un tratto stilizzato ma carico di espressività per dipingere “i colori dei fiori”: papaveri, viole, iris, ginestre, glicini, orchidee, mimose, strelitzie e tante rose, mento per comunicare il proprio vissuto esperienziale”. E Antonello Cioffi racconta con la sua tavolozza cromatica ricca di colori, assegnando ad ogni fiore un proprio orizzonte esistenziale: il silenzio degli iris, l’affetto delle ginestre, la rabbia in fuga del campo di spighe. Un omaggio di grande sensibilità alle luci ed ai colori che esplodono in città nel mese di maggio, annunciando con vivacità l’arrivo della bella stagione. Giardini incantati che sembra boccioli, poetiche, selvatiche, in omaggio al mese di maggio. Come sottolinea Maria Grazia Barzanti, curatrice della mostra: “Le cascate di colori di Cioffi schermano illusoriamente ciò che traspare: l’urgenza di uscire dall’isola- quasi di toccare, petali di colore che riempono lo sguardo dello spettatore con forza vibrante. La mostra è ad ingresso libero. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.galleriamonteoliveto.it. ARTE Pittura Nel regno bucolico di Catelli Il dipinto “Riflessione” (olio su cartone, 52x72, 1970) di Camillo Catelli, esposto nella mostra appena conclusasi alla Galleria Giosi di via Chiatamone LO STRAORDINARIO TALENTO DEL “CEZANNE DEI CAMALDOLI” PROTAGONISTA DI UNA MOSTRA ALLA GALLERIA GIOSI DI NAPOLI Aldo de Francesco T ra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, Napoli fu un immenso, straordinario laboratorio pittorico: dai Campi Flegrei alla costa vesuviana, dai Camaldoli ai vicoli più caratteristici e vivaci della città, schiere di artisti, e di aspiranti artisti al loro seguito, trovarono, in un contesto paesaggistico, urbanistico e sociale unico, infiniti motivi ispirativi. Fu però intorno agli anni Settanta che vidi quella Napoli pittorica sorprendentemente inverarsi quando, da giovanissimo redattore del vecchio e glorioso giornale “Roma”, ebbi il privilegio di entrare “Nel regno bucolico”, di Camillo Catelli: il “Cezanne” dei Il mondo surreale delle fiabe Mostra L’ARTISTA ANGELO VOLPE METTE IN SCENA LA MORTE DI BIANCANEVE COME SIMBOLO DI FATUITÀ DELL’EFFIMERO Camaldoli”. Davanti alla monumentale semplicità di questo maestro, mi sentii, d’incanto, proiettato indietro, ai tempi della mitica pittura napoletana, da cui egli discendeva. La sua figura patriarcale, con una berretta in testa da ritrattistica classica, di parole misurate e temperate, d’animo sorridente, circondata dalla devozione di una flottiglia di figli, nipoti e conoscenti, mi diede l’idea di entrare in una sorta di comunità d’atmosfera bruegheliana, con una differenza sostanziale però rispetto a questa, per le espressioni dei presenti, attente e sempre ammirate della grandezza del maestro, rassomiglianti di più a quelle degli affreschi giotteschi. Lassù tutto quello che scoprii e vidi, raccolto in una fantastica scuderia di che faceva da sfondo al salone, si trovavano insieme raccolti con semplicità agreste, la numerosa famiglia e vari ospiti occasionali o invitati, primo il mitico Paolo Ricci, nel segno di una tradizionale e affettuosa ospitalità, che fu l’altro eccelso valore del grande maestro, il cui ritorno, molto atteso, ha fatto giustizia di una lunga eclissi. Lo si è potuto verificare nella recente mostra tenutasi alla galleria Giosi di Via Chiatamone, dove Sergio Riummo con la professionalità di sempre ha saputo riproporre alla città e ai veraci intenditori un vero artista, che sembra ricalcare espressività pittoriche di grandissimi maestri del passato ma che si distingue per la sua grandezza unica e una storia pittorica inconfondibile. tà, la fine di un mondo idilliaco. “When there was Snow White everything was simpler” (Quando c’era Biancaneve era tutto più semplice) diviene così il titolo dell’esposizione, realizzata da Angelo Volpe. Dipinti ad olio, acquerelli e un’installazione interattiva azionata dal pubblico ritraggono l’amata Biancaneve, musa e cavia, nell'ultimo ed estremo tentativo di legare a sé la fatuità del passato attraverso il possesso di feticci luccicanti che quotidianamente addobbano i corpi, e che rappresentano gli status-symbol della nostra società. La mostra intende svelare i controversi aspetti dell’esistenza umana, osservata proprio nel momento del trapasso, introducendo ad un mondo surreale e alquanto ironico, mascherato da un romanticismo fittizio dove non c'è condanna né salvezza, ma soltanto questioni irrisolte. Si tende in questo modo ad esorcizzare l’alone di terrore e di dolore che avvolge l’idea della scomparsa nella cultura occidentale. L a brama di possesso della società globalizzata che va al di là della dipartita: questo il tema del ciclo di opere in mostra alla Galleria Akneos di via Nilo, 34 fino al 17 giugno. Biancaneve è la musa ispiratrice di questi lavori, personaggio preso in prestito dal mondo sereno delle fiabe per raccontare con sarcasmo e sagacia, bellezza e crudel- ALDO ZANETTI Grande successo per “È non È”, la personale di Aldo Zanetti in esposizione negli spazi dell’associazione culturale “Mediterranea” di via Carlo de Cesare, 60. La mostra, curata da Violetta Luongo, è stata organizzata in collaborazione con l’associazione culturale “Il Corvo” di Pozzuoli. Esposte venti opere di varie dimensioni, tavole e tele in acrilico, realizzate del pittore nato a Casalnuovo ma puteolano d’adozione. campagna, dove giungeva il profumo di mosto, portava il segno inconfondibile di una pittura di intensa e genuina forza descrittiva - dalle nature morte ai tralci di vitigni e di pesco - di tratto raffinato, frutto di anni e anni di lavoro “sur le motif”, suoi luoghi della fedeltà all’ispirazione e alla solitudine, intesa come serenità d’animo e stimolante incentivo creativo, avulsa da qualsiasi contaminazione.Ogni gesto, ogni azione lo confermavano e di tale serafico rigore se ne aveva concreta contezza, sedendo nel bel “refettorio” quasi monastico dei Catelli, di cui conservo indelebile ricordo. Qui, con un fondale da ringraziamento e da preghiera antica nel nome del padre e della propizia Provvidenza, RAMAGLIA Proseguono gli appuntamenti con gli “artisti in vetrina” di Gino Ramaglia a via Broggia, 10. Protagonista dell’ultimo evento, il giovane fotografo Yuri Donnarumma con la mostra fotografica “Fix”. Il cyberpunk, il pop-trash, il mondo del fetish e i suoi oggetti di costruzione del piacere sono i soggetti preferiti dall’artista diciottenne dall’immaginario fumettistico e visionario ma al tempo stesso introspettivo e sensuale. FRESH MEAT Fino al 30 giugno alla galleria Primopiano Homephotogallery di via Foria 118 è in mostra Francesco Taurisano con la sua prima personale intitolata “Fresh Meat”. Viedo e foto che indagano la macelleria della modernità, una riflessione sulla decadenza che punta la sua attenzione sul voyeurismo dei media, tra delitti reali ed estetici. MEMORY Approda in Italia per la prima volta la mostra “Memory - International Contemporary Sculture”, un progetto espositivo a cura di Ian Rosenfeld. Si tratta di una collettiva che ospita i lavori di dieci scultori provenienti da sei paesi diversi che interpretano, ciascuno secondo la propria cifra stilistica, il tema della memoria. Fino al 10 giugno al Pan. CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (29) LIBRI&LIBRERIE LIBRIDINE Aurora Cacopardo Saggio Le donne nell’era neoliberista QUEL MARE DENTRO DI DE CHIARA DIECI SAGGI CHE ANALIZZANO CON SGUARDO ANTROPOLOGICO LA FIGURA DELLA DONNA CONTEMPORANEA, DALLE MADRI ASSASSINE ALLE “OLGETTINE” BERLUSCONIANE Il femminismo degli anni ’70, la rivolta rosa del- cui le donne si esibiscono in performance “male “streghe” non sono serviti a nulla. O meglio, schili”: l’una studia le figure delle donne polisono serviti ad innescare il “sessismo democra- ziotto nelle fiction televisive, l’altro indaga cotico”, una forma di desoggettivazione della don- raggiosamente i ruoli delle donne di camorra. na che affonda le radici nel neoliberismo. Il fe- Michela Fusachi e Rosa Parisi guardano alla dopnomeno è sapientemente analizzato nel libro pia forma di discriminazione che vede protagocurato da Anna Simone, “Sessismo democrati- niste le immigrate: in quanto femmine e in quanto “straniere”. Marzia co. L’uso strumentale delle Mauriello, infine, l’unica tra gli donne nel neoliberismo” (Miautori, non si occupa di donne mesis, 2012, euro 16,00), testo biologiche, ma di donne di geche getta una nuova luce sui nere, di ibridi, affrontando la discorsi (economici, politici, delicata questione del femmigiuridici, morali) di cui oggi soniello nel mondo gay napoleno oggetto le donne. Il libro si tano. Vittime o carnefici inavvale di diversi contributi: somma. Così sono percepite e dieci autrici e autori per dieci oggettivate le donne negli orsaggi, che osservano con sguardini dei discorsi attuali. Che, do socio-antropologico alcuni con l’intento di tutelarle, ne redei fatti sociali sui quali si tesstituiscono dei soggetti senza se la trama del contemporasoggettività. Degli oggetti apneo. Il fil rouge è il riferimento punto. L’obiettivo, annunciaall’opera di Michel Foucault. to nell’introduzione al testo, è Mentre Sara Fariello mette in decostruire i nuovi stereotipi discussione la produzione desul sesso debole. gli ordini discorsivi sul figliciE pare ce ne sia bisogno a giudio, i quali si generano dalle fidicare dalle immagini femmigure inquietanti di “madri asSESSISMO nili “neoliberali” restituite dalsassine”, quasi uno spauracDEMOCRATICO l’ultimo film di Woody Allen, chio del femminile, al cui verTo Rome with love, girato e amtice di un ipotetico albero ge(a cura di) Anna Simone bientato a Roma. Nella pelliconealogico della mitologia vi è Mimesis Edizioni la, il personaggio della ragazza l’immagine intramontabile di 222 pagine trasgressiva, ad esempio, riMedea, Stefania Ferraro tracsponde perfettamente ad una cia un interessante profilo del“domanda” di emancipazione, la medicalizzazione del corpo ignorando il fatto che “spesso femminile nell’esperienza del parto. Lorella Cedroni, Alessandra M. Straniero emancipare equivale a creare percorsi di manie Caterina Peroni affrontano, invece, il tema del- polazione della cosiddetta libertà”, ha comla donna nel discorso pubblico: dall’era berlu- mentato a riguardo Mariella Pandolfi, antroposconiana alla violenza di genere. Elisa Giomi e loga dell’Università di Montréal. Leandro Squeglia si soffermano su due campi in ROSSELLA GALLETTI Altri libri IL GIARDINO DEI SILENZIOSI CHI COMANDA NAPOLI Mauro Castaldo Iuppiter Edizioni G. Manzo - A. Musella Rx Castelvecchi Un’inchiesta tra storia e provocazione sugli organi nelle chiese di Napoli ad opera di Mauro Castaldo, organista di fama, che conduce il lettore attraverso un tour alla scoperta dei luoghi sacri. “Un percorso - scrive il Monsignor Vincenzo De Gregorio nella prefazione - affascinante e stimolante, quello dell’Autore, che ci fa desiderare di riavere più suono, quello dell’organo, ad accompagnare i momenti tersi o oscuri della vita. (30) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 Vent’anni di emergenza rifiuti analizzati sotto la lente d’ingrandimento che indaga gli intrecci tra i poteri forti e il crimine organizzato. Stato, chiesa e malaffare in un business ricchissimo che ha trascinato il territorio campano sull’orlo del disastro ambientale. Manzo e Musella ricostruiscono i fatti da un punto di vista vicino ai cittadini e ai movimenti in difesa del diritto alla salute le cui battaglie sono state spesso strumentalizzate dai media. Memoria, tempo, paura, morte. Temi nodali, questioni metafisiche e, per quanto possa sembrare strano, questi concetti filosofici attraversano il lunghissimo lavoro di Franco De Chiara: "Il navigante" (Rocco Carabba Edizioni). Accade d'improvviso, in un preciso momento della nostra esistenza, un desiderio improrogabile di fare il punto, di mettere insieme reperti importanti prima che, impietosa, la polvere dell'oblio ne cancelli le tracce. È ciò che accade ad Arturo in un giorno di Ferragosto mentre è al Circeo ed ha con sé un ospite di eccezione " ... la figlia americana, ma mediterranea nell'aspetto ... " che condivide con lui la passione per il mare, l'amore sconfinato per la vela. Così salito a bordo del suo Flying Junior veleggia lungo le coste del Circeo tenendosi il più lontano possibile dalle spiagge affollate, complice il Maestrale che lo allontana sempre più da una Umanità mediocre e ben felice di esserlo. Ciò che Arturo non ha potuto prevedere è un impellente improvviso bilancio interiore che il suo io pretende di fare. Si interroga, scava nella memoria, ne scruta gli angoli più segreti e la pellicola, poco a poco e con ritmo ineguale prende a srotolarsi: la sua vita trascorsa tra Roma e New York il lavoro in Tanzania, le isole Mauritius e le Seychelles l'odore di marcio nei porti di Dar es Salam, la presenza ingombrante del padre infedele e menzognero, architetto famoso, morto dieci anni prima, il viaggio in Australia dal fratello Daniele, la dolorosa separazione dalla moglie. Così, tappa dopo tappa, Arturo ripercorre la sua vita tra una virata e l'altra. Nel suo personale segreto diario di bordo è costretto ad ammettere il suo difficile rapporto con un'umanità soggiogata dall'avidità, dal narcisismo, dalla spregiudicatezza e dall'imbecillità. Avverte che ha un patrimonio di valori e vorrebbe contribuire in qualche modo alla rigenerazione dell’uomo, di non limitarsi ad essere spettatore della deriva a cui il mondo contemporaneo sembra irrimediabilmente dannato. A fare da controcampo a questo universo sinistro c'è il mare Mediterraneo azzurro e limpido e l'oceano possente ed immenso. D'improvviso Arturo avvertì una grande felicità: era un navigante che non aveva alcuna voglia di arrendersi mentre il Flying doppiava la diga frangiflutti del Circeo, un grande cabinato a motore stava compiendo una virata in un tratto di mare dove non avrebbe mai dovuto trovarsi. Il cabinato non accennava a rallentare ed Arturo lo vide puntare dritto contro di lui con un rumore assordante mentre a poppa si sollevava un metro e mezzo di scia bianca e compatta e quella fu l'ultima cosa che Arturo vide. Il libro ci offre anche uno spaccato storico: una testimonianza, un ricordo, una pagina della nostra storia nazionale: l'eccidio di Cefalonia. L'abilità di Franco De Chiara è quella di saper fondere la precisione storica con il piglio dell' ottimo narratore. LIBRI&LIBRERIE Eventi Novità Fatalità di una passione Venerdì politici I TORMENTI GIOVANILI DI UN MEDICO NAPOLETANO A PARIGI NELL’ULTIMO ROMANZO DI FRANCESCO IODICE Qual è l’“attimo fatale” (inteso come qualche bicchiere di troppo, torna a scaturito dal fato e destinato a cam- casa barcollando, e, lasciatosi andabiare il corso dell’esistenza) se non re su una poltrona, ripercorre menquello in cui ci si scopre innamorati? talmente gli episodi fondamentali Il momento della “cristallizzazione della sua giovinezza. del fiore saturo di tutti i succhi”, per Una vita semplice e regolare, da ligio dirla alla Stendhal, quel frangente figlio di due maestri di scuola elementare, dedicata eternizzato in cui allo studio della nulla è uguale a primedicina, una ma e tutto assume scienza coinvolun significato divergente che però non so. È quanto realizaveva ancora acceza Mauro, il protaso in lui la fiamma gonista del romandella vera passione. zo di Francesco IoPoi il tirocinio al dice (“L’attimo fatapronto soccorso, le le” , Photocity.it Ediscorribande coi zioni), durante la colleghi, le prime cena per il suo penavventure sentisionamento mentre mentali, la deferenascolta un collega za verso i grandi tessere le lodi della “maestri” che però sua carriera di megli insegnano ben dico, primario e dipoco, se non l’arte rettore ospedaliero, di mettersi in moin uno di quei distra, molto utile se scorsi che si usa faL’ATTIMO FATALE si vuole far carriera re in queste occain un ambito dove sioni. Ascoltando Francesco Iodice spesso non si va dalla voce di un alPhotocity.it Edizioni avanti solo per metro il racconto degli 75 pagine rito. D’improvviso anni più pieni e arriva l’opportunifruttuosi della sua tà di formarsi alvita, Mauro stenta a l’estero: un viaggio riconoscerla come a Parigi per carpire la sua e, in quello stesso momento, al tavolo di un ri- i segreti del cateterismo cardiaco destorante sulla collina di Posillipo, ri- stro e dell’arteria polmonare, di cui il ceve un messaggio: il professor Phi- professor Neiveux è un sommo esperlippe Neiveux è morto. Quella sera to. E proprio con lui Mauro ha l’inMauro, forse per l’emozione o per contro che cambia la vita. Come nel- le prime fasi dell’innamoramento sperimenta l’ammirazione verso quello scienziato così appassionato nel trasmettere i segreti della medicina ai suoi allievi, poi, come in ogni relazione che muove i primi passi, subentra il momento del dubbio: “Saprà capirmi? Sarò all’altezza?”. Perplessità che Mauro supera col passare dei giorni, dedicati allo studio e alle lezioni con Neiveux, che apprezza la buona volontà e la voglia di imparare dimostrate dal giovane e lo invita a frequentare casa sua. Durante il lungo soggiorno parigino, Mauro conosce Nicole, la giovane e avvenente moglie del professore, e, complici le ripetute e misteriose assenze dello scienziato, i due diventano amanti. Mauro è oppresso dal senso di colpa, ma non riesce ad affrontare il professore, anzi, lo aiuta a scrivere il testo che racchiude tutto il suo sapere scientifico. Neiveux ha un animo tormentato e, prima che Mauro si congedi per tornare in Italia, gli confida il segreto della sua vita, quello che nell’ambiente medico della Parigi anni ’70 lo aveva sempre fatto sentire isolato e reietto. Dopo la simpatica guida letteraria “Passeggiate londinesi” (Iuppiter Edizioni), Francesco Iodice, stimato pneumologo napoletano, con questo romanzo sonda con lucidità e tenerezza i segreti dell’animo umano, rivedendoli alla luce dell’“attimo fatale” in cui il mistero dell’amore si rivela per la prima volta e da quel momento in poi nulla sarà più lo stesso. RITA GIUSEPPONE LIBRERIA TREVES PIAZZA DEL PLEBISCITO 11/12 Infotel 081.7640858 La libreria internazionale Treves è la più antica di Napoli. Ubicata sotto i porticati di piazza del Plebiscito, offre un calendario ricco di presentazioni ed eventi, anche se, come spiega il titolare, Rino De Martino, soffre l’incuria ed il degrado della zona. “Oltre ad un recupero architettonico - spiega - i porticati necessitano di maggior cura igienica. Inoltre non c’è passaggio di clientela perché non ci sono attrazioni, è una zona tanto bella quanto morta”. Infatti, oltre ai reading organizzati dalla libreria (fino alla fine di giugno è in corso la manifestazione “Una piazza per la poesia”) non ci sono eventi che attraggano persone nella zona. “Ho dialogato anche con quest’amministrazione - spiega De Martino - portando delle proposte che a parole hanno riscosso consensi ma nei fatti nulla ancora si è mosso”. Altra nota dolente è la crisi dell’editoria che sta mettendo in ginocchio le piccole librerie come Treves. “I romanzi vanno meglio rispetto ai saggi - osserva De Martino - certo che con la crisi e questi prezzi...”. Un reading tenutosi all’esterno della Libreria internazionale Treves sotto i porticati di piazza del Plebiscito Quest’anno la Società di Studi Politici ha scelto per la serie di incontri intitolata “I venerdì della politica” un tema quanto mai attuale, quello del lavoro. Ad inaugurare l’anno accademico sono accorsi nella sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di via Monte di Dio Gianni Ferrara e Stefano Rodotà. I loro interventi, dedicati alla discussione di alcuni articoli della Costituzione sui diritti civili e politici, hanno messo in luce un fatto per niente scontato e banale di questi tempi: il lavoro è un diritto di tutti, senza ne va della dignità dell’uomo. “Il diritto al lavoro instaura l’antropologia definitiva del diritto moderno. Il principio lavoristico deve essere un principio non contingente”, ecco perché secondo Rodotà non si possono fare sconti sulla Costituzione, una carta sopra cui si accumulano decenni di storia, spesso drammatica. Come dimenticare, ad esempio, il 1886, quando la polizia sparò su i lavoratori in sciopero: “Dietro l’articolo 1 della Costituzione c’è la consapevolezza dei diritti negati ai lavoratori - spiega - c’è una grande storia da non dimenticare”. Stefano Rodotà si dichiara contrario ad ogni forma di parassitismo, ma ciononostante ritiene non possa essere riproposta nessuna forma di minoranza censitoria in quanto tutti hanno pari dignità sociale e devono svolgere funzioni e lavoro per il progresso materiale e spirituale della società.Una retribuzione garantisce, per Ferrara e Rodotà, la libertà, un’esistenza dignitosa esente dal vincolo economico. Su queste premesse si avvia il ciclo di conferenze di quest’anno. Il calendario del 20122013 è ricco: le attività sono partite il 25 maggio con Luigi Cavallaro che ha tenuto una lezione su “Che cos'è il diritto al lavoro? Un'interpretazione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori”; il 22 giugno Remo Bodei si occuperà invece de “Il lavoro da maledizione biblica ad autocreazione dell'uomo”; nel mese di luglio, il 5, Alberto Burgio cercherà di rispondere al quesito “Che fine ha fatto il lavoro?”; il 28 settembre Paolo Vinci affronterà il tema “Il lavoro: poiesis o praxis?”; il 19 ottobre Luciano Gallino terrà una conferenza dal titolo “Il lavoro non è una merce!”; il 23 novembre Stefano Rodotà dedicherà una riflessione alla delicata questione di “Lavoro e dignità”; nei mesi di dicembre, gennaio, febbraio e marzo sarà il turno rispettivamente di Gianni Ferrara, Vittoria Ballestrero, Cristina Morini e Laura Bazzicalupo, i quali discuteranno i temi: lavoro e democrazia, femminilizzazione, neoliberismo. (rossella galetti) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (31) SOCIETÀ&COSTUME Il musicista Ciro De Rosa racconta la realizzazione di «Vincimi e ti vincerò», film musicale sulla vita di Cristo. Debutto previsto per Natale sulla tv del Vaticano Passione in sound etno Alessandro Mantico I nsegnante di musica, produttore, arrangiatore, compositore e direttore d’orchestra, Ciro De Rosa, classe 1968, intraprende una nuova sfida artistica nel ruolo di coproduttore e arrangiatore dei brani di “Vincimi e ti vincerò”, pellicola musicale in cui riveste anche un ruolo di attore, interpretando il personaggio di Erode Antipa (nella foto). Scrupolose analisi di fonti ebraiche, analisi e sinossi dei vangeli e una forte immedesimazione spirituale sono i punti di forza del film, la cui narrazione si snoda in tre atti contenenti 18 brani. Rispetto ai cult della cinematografia mondiale, da “Jesus Christ Superstar” a “The Passion” di Mel Gibson, dal Gesù di Pasolini al Cristo di Zeffirelli, questa nuova rivisitazione della vita del figlio di Dio, a Natale in prima visione per la tv vaticana, risulta estremamente innovativa. Questa rappresentazione della vita di Cristo in cosa si differenzia dalle altre versioni? “Vincimi e ti vincerò” si sofferma dettagliatamente sui caratteri fondamentali del (32) profilo psicologico e spirituale di Cristo, così come emerge dai vangeli; caratteri che come tessere di un mosaico si fondono in due dimensioni umane protagoniste della vicenda: la carne e lo spirito, simboleggiati rispettivamente dai colori blu e rosso. Come è maturata la decisione di musicare un film su Gesù? Questo film è il significativo risultato di un momento di crisi vissuto dall’autore, Vincenzo Donnarumma, a seguito di un lungo ricovero ospedaliero, mi rivelò l’esigenza di sviluppare questo lavoro come una sorta di ringraziamento per la sua guarigione. Io, da subito entusiasta per l’idea, commosso, ho accettato immediatamente la collaborazione. Il film quindi contiene un forte messaggio religioso? Non del tutto. Vorremmo fosse un messaggio non solo per i giovani ma per tutte le categorie e confessioni perché parla di Gesù come uomo. A cosa si è ispirato per le musiche? L’opera non vuol essere una rappresentazione, ma una ripresentazione degli eventi della Passione, le musiche, quindi, hanno tutti gli ingredienti atti a condurci indietro nel tempo e vivere con ragione e spirito ciò che accadde a Gerusalemme duemila an- CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 ni fa. Ecco la scelta di utilizzare melodie, armonie e strumenti musicali siropalestinesi (kinnor, ugab, shofar, santour), ritmiche mediorientali, ma anche un enorme organico orchestrale che spesso tocca alti livelli di commozione lirica con coinvolgenti melodie da colonna sonora che aiutano l’ascoltatore ad immedesimarsi. La parte più emozionante di quest’avventura? Ogni istante vissuto con il cast, le emozioni nel vedere oggetti di scena straordinari, interpreti davvero notevoli, nonostante fossero quasi tutti alle loro prime esperienze. Dopo tanti mesi condivisi a lavorare e credere profondamente nello stesso progetto, è stato bello veder crescere una sorta di famiglia, anche nella post produzione, soprattutto in sede di doppiaggio presso il “Centro studio musica”. Se dipendesse da lei, quale sarebbe la sua soluzione per uscire dalla crisi? Ci sono troppi Ponzio Pilato e troppi Erode... la storia insegna... Certo che la Lira era un’altra cosa, forse uscire dall’Europa non farebbe male a nessuno, anzi! Destra o Sinistra? Destra. Se dovesse attribuire alla Destra un’opera musicale, quale sceglierebbe? L’inno al re di Paisiello e il Nabucco di Verdi. CINEMA Ha preso il via il corso intensivo per attori e filmakers tenuto da Edoardo De Angelis, il regista di Mozzarella Stories. Il Workshop, organizzato dalla scuola di cinematografia “La Ribalta”, che si avvale della direzione artistica di Marianna De Martino e del coordinamento generale di Marcella Starita, è una delle varie attività che comporranno il calendario dei prossimi mesi della scuola e di cui si darà notizia nel corso dell'incontro. Location degli incontri, gli studi della Run Comunicazione di Alessandro ed Andrea Cannavale in via del Parco Margherita, 35. Esordio da insegnante per De Angelis, napoletano, classe ‘78, che è stato definito “un talento visionario” in un’intervista rilasciata al Venerdì di Repubblica dal celebre regista serbo Emir Kusturica che è stato l’executive producer di Mozzarella Stories, primo lungometraggio del regista campano. Il film, oltre ad aver fatto incetta di premi in occasione del Gran Galà del Cinema e della Fiction in Campania, è stato oggetto di un recente studio intitolato intitolato "The 'Other' in the Commedia Malavitosa", a cura di Laura di Bianco per la City University of New York. Tour per i ragazzi di “Musica è...” Grande successo lo scorso 18 maggio al teatro Sannazaro per “Musica è…in tour”, una sfida amichevole tra giovani cantanti dai 18 ai 25 anni con brani che spaziano nelle diverse epoche musicali, dagli anni ‘60 ai 2000. Lo spettacolo, da un’idea di Lorenza Licenziati e Patrizio Oliva, nasce dalla voglia dei conduttori dell’omonima trasmissione andata in onda l’estate scorsa su un’emittente campana di lanciare i giovani talenti. Nella serata al Sannazaro si è esibito, con il suo repertorio di canzoni classiche napoletane, Francesco Cocco, recentemente insignito del premio Megaris come miglior cantante-musicista dell’anno e già noto al grande pubblico nonostante la sua giovane età. Nel corso della serata Patrizio Oliva, campione mondiale di pugilato e commentatore ufficiale Sky alle prossime olimpiadi, ha fatto conoscere le sue doti canore cantando cover e medley con tutti i ragazzi di “Musica è…”. Tra musica, sorprese e canzoni, non sono mancati ospiti di prestigio come Gianfranco e Giada Caliendo che hanno fatto rivivere al pubblico le emozioni dei favolosi anni ‘70. Mondo Prezioso, la fiera del Tarì Boom di presenze, cira 20mila, anche quest’anno per “Mondo Prezioso”, la quattro giorni del gioiello al Centro Orafo Tarì di Caserta. Con 14 anni di attività e 500 espositori, il salone rappresenta uno degli incontri immancabili per gli operatori del settore, presentando le nuove tendenze in tema di gioielleria, orologeria, argenteria e oreficeria e offrendo lo spunto per verificare lo “stato di salute” di uno dei comparti più caratteristici del made in Italy. Tanti gli ospiti d’eccezione che hanno visitato il salone, come Elenoire Casalegno, testimonial di Mediterraneo Gioielli, e Massimiliano Rosolino, che, insieme a Michela Coppa, ha inaugurato lo showroom Boccadamo. Tra le principali attrazioni, ha destato amirazione la Gioconda Shine Door di Nusco Spa, un’eccezionale riproduzione realizzata con 31.707 cristalli Swarovski declinati in 8 diverse tonalità, su un’anta in ecopelle di pitone, in esposizione fino ad ottobre. SOCIETÀ&COSTUME Epo, pop d’autore napoletano A. Alfredo “Alph” Capuano Gli Epo hanno una storia lunga, sono in campo da 12 anni. L’evoluzione e il presente del gruppo raccontati dal chitarrista Ciro Tuzzi. Come è cresciuta la vostra proposta artistica? Ricordi qualche aneddoto particolare dei primi tempi? Quello degli Epo è un progetto nato più di 10 anni fa per dare una sorta di “marchio” alle mie canzoni. Sono avvenuti tanti cambiamenti nella formazione della band, l’unico trait d’union sono io. Il ricordo più divertente che ho dei primissimi tempi è questo: provavamo in un piccolo studio nella zona del quartiere Barra, c’erano dei personaggi molto particolari, diciamo “folkloristici” che ci fissavano e parlottavano tra loro ogni volta che ci vedevano entrare nello studio. Ovviamente ci spaventammo pensando che magari avrebbero voluto rubarci la strumentazione o cose del genere. Alla fine presero coraggio e vennero a chiederci se volevamo suonare su un “giglio” durante la festa tradizionale che si svolge a Barra. Gli spiegammo che non avevamo la strumentazione adatta e che soprattutto la nostra musica non si prestava al tipo di manifestazione. Diventammo “quelli della musica strana”. Tornate nel 2012 con un bell'album, ricco di colla- L’incontro tra il chitarrista Ciro Tuzzi e il tastierista Mario Conte ha dato vita agli Epo. Il gruppo, formatosi nel 2000, fonde generi diversi quali pop, rock, canzone d’autore e musica elettronica borazioni con giovani artisti, tra cui Giovanni Block, Simone Morabito e Nicola D'Auria degli Onirica, Dario Sansone dei Foja fino a personaggi di rilievo della scena nazionale come Marina Rei. C'è qualcun altro che avreste voluto all'interno di “Ogni cosa al suo posto”? O un album in cui sareste voluti essere? Ho un grande senso di ammirazione per Paolo Benvegnù, abbiamo diviso il palco in un paio di occasioni e lo considero un amico. Purtroppo non siamo riusciti a coinvolgerlo in questa occasione, chissà magari in futuro ci riusciremo. Mi piacerebbe suonare nella band di Vinicio Capossela, anche perché così potrei confrontarmi con il chitarrista che lo accompagna, Asso, che considero il miglior chitarrista in circolazione. Sempre sul nuovo album: siete un gruppo collaudato, ma è “fisiologico” trovarsi di fronte a qualche intoppo, una impasse, un ostacolo che poi avete superato. Merolla, ritmi ancestrali SAN GIOVANNI MAGGIORE A PIGNATELLI: ASSOLO DI PERCUSSIONI C’è una chiesa nel cuore di Napoli in cui, secondo la leggenda, sono custoditi i resti della sirena Partenope, la basilica di San Giovanni Maggiore a Pignatelli, sconosciuta agli under cinquanta, poiché rimasta chiusa per 42 anni. La basilica, riaperta lo scorso gennaio dopo lunghi lavori di restauro, è diventata location d’eccezione della rassegna “Solo a maggio - concerti in formazione solo”, organizzata dall’Associazione culturale Jesce Sole. Un progetto di concerti gratuiti che ha visto esibirsi artisti come Maria Pia De Vito, Riccardo Veno, Francesco Villani e che si concluderà con un evento senza precedenti, il concerto di sole percussioni del musicista Ciccio Merolla, il 2 giugno alle 21. La performance avrà come compito primo quello di smuovere emozioni e grazie all’alchimia di strumenti come tablas, gong, hang, congas, ai suoni tibetani, Se è così, ce ne parlate? Due anni fa ho avuto dei problemi di salute che mi hanno costretto per diversi mesi a letto. Fortunatamente le cose sono andate per il meglio e l’uscita del disco in un certo modo sancisce il mio ritorno alla vita normale. Riguardo invece al video di “A piedi nudi sui vetri”, la regia è di Francesco Ebbasta degli sciacalli più famosi d'Italia. Mi chiedevo se Nel nuovo album, intitolato “Ogni cosa al suo posto”, tante collaborazioni illustri: da Giovanni Block a Dario Sansone e Marina Rei, ma il sogno è quello di suonare con la band di Vinicio Capossela siste un motivo particolare che vi ha portati a rivolgervi ai The Jackal? Francesco Ebbasta è un nostro caro amico, lo abbiamo coinvolto una sera durante una cena approfittando di qualche bicchiere di vino di troppo. Abbiamo lasciato piena libertà a Francesco, sicuri che avrebbe fatto un lavoro di altissimo livello e così è stato. In un mero esercizio di sintesi, definite in una sola parola il sound degli EPO e spiegate perché. Gli Epo fanno musica Pop. La parola Pop è stata snaturata negli ultimi anni ma io sono un romantico e per Pop intendo una musica che sia un contenitore di vari stili musicali e che alla fine permette di esprimerci utilizzando più linguaggi. C'è una domanda a cui avreste sempre voluto rispondere ma che nessun giornalista o amico vi ha mai fatto? C’è qualche canzone che ti ricorderà i periodi delle registrazioni? Sì, Crosswinds di J. Tillman. alle atmosfere arabe, ai ritmi ancestrali, Merolla darà vita ad un linguaggio universale capace di raggiungere uomini di ogni tempo e ogni luogo. La ricerca sonora di Merolla si srotola, infatti, lungo la strada del Mediterraneo, il percorso d’acqua che unisce terre diverse per lingua, religione, storia, ma vicine perché figlie dello stesso mare. Napoli diventa il cuore pulsante di tutta la ricerca musicale del percussionista e punto di partenza, trampolino per un linguaggio nuovo, ricco di sperimentazioni che da sempre caratterizzano la produzione artistica di Ciccio Merolla. E quale luogo più adatto di San Giovanni Maggiore a Pignatelli, dove il passato si respira nei resti paleocristiani, nei marmi policromi, nei festoni barocchi, nel silenzio di mezzo secolo spezzato dal battito di un tamburo, come un cuore pulsante di vita. MANUELA RAGUCCI CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (33) SOCIETÀ&COSTUME Cent’anni a tutto Liberty Rita Giuseppone Tra gli edifici storici di via Filangieri, celebre promenade chiaiese dallo stile Liberty, Palazzo Mannajuolo riveste un ruolo di grande prestigio, culturale e architettonico. Per i cento anni della struttura, progettata e realizzata da Giulio Ulisse Arata nel 1912, Patrizia e Giuseppe Mannajuolo hanno voluto celebrare la lungimiranza dell’ingegner Giuseppe Mannajuolo, che contribuì alla costruzione del palazzo, e di suo figlio Guido, che fondò la galleria “Al Blu di Prussia” più di mezzo secolo fa. Lì, nello spazio artistico che proprio grazie ai discendenti Mannajuolo ha ripreso le attività espositive dal 2008, si è svolta il 19 maggio una giornata celebrativa dedicata all’inaugurazione della mostra di documenti e immagini che testimoniano la lunga vita del palazzo e alla presentazione del volume (edito da Pompeo Paparo) che contiene saggi, contributi, cenni storici e schede tecniche di architetti, scrittori, giornalisti e storici dell’arte. Una conferenza con gli interventi degli architetti Renato de Fusco, Benedetto Gravagnuolo, Francesco Bruno, Massimo e Riccardo Rosi, Alessandro Castagnaro e Mauro Iorio, introdotti da Pasquale Esposito, ha illustrato il volume, mentre, nel pomeriggio, è stata inaugurata la mostra, il cui perno principale è una gigantografia di Sergio Riccio che raffigura la scala ellittica, particolare di estremo interesse architettonico a livello europeo. L’esposizione svela al pubblico anche quindici progetti e piante originali del palazzo disegnati da Giuseppe e Ugo Mannajuolo e del cinema “Kursaal” (dove debuttarono i fratelli De Filippo), poi “Cinema Filangieri”, correlati da fotografie dell’epoca ritrovate nell’album di famiglia da Giuseppe e Patrizia Mannajuolo. Una famiglia da sempre dedita all’arte e alla cultura in generale, come si evince dal video proiettato nella saletta-cinema, che ripercorre la storia dei Mannajuolo, raccontando l’attività del “vecchio”Al Blu di Prussia”, dove passarono ed esposero i più importanti artisti nazionali ed internazionali a cavallo degli anni Cinquanta. Oggi come allora, la galleria, sotto la direzione artistica di Mario Pellegrino, propone continuamente importanti appuntamenti di arte, letteratura, architettura, musica, teatro e conferenze, ponendosi come punto di riferimento per la vita culturale e sociale di Chiaia. La vocazione artistica della struttura, deriva anche dalla sua splendida architettura che, pur ri- Origini della rada di Trentaremi Mare chiaro IL NOME DELLA CELEBRE CALA POSILLIPINA DERIVEREBBE DAL RITROVAMENTO DI UNA NAVE DI EPOCA ROMANA (34) CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 La scala ellittica di Palazzo Mannajuolo, motivo architettonico di interesse internazionale della struttura di via Filangieri realizzata nel 1912 sentendo tantissimo degli elementi in voga durante la belle époque in cui è stata realizzata, contiene anche incredibili elementi di modernità. Come spiega Benedetto Gravagnuolo nella suo saggio: « Il palazzo fu ideato come fondale scenico dell’asse percettivo di via Dei Mille con una spettacolare e originale soluzione d’angolo (un elegante corpo ellittico che raccorda due blocchi volumetrici concluso da una “finta” cupola) che funge da cerniera con l’asse di via Filangieri. […] La scala ellittica è senza dubbio un capolavoro di caratura europea. La sensuale seduzione delle linee curvilinee delle rampe, che si fondono con i piani orizzontali nella visione dal basso verso l’alto, conclusa con un allegorico cielo dipinto si coniuga all’avanzatissima invenzione strutturale, atta a realizzare l’ardita fuoriuscita dei gradini monolitici di marmo a sbalzo nella parete». A cavallo tra passato e futuro, Palazzo Mannajuolo continua ad essere parte integrante della cultura napoletana, anche grazie a questi documenti che non rappresentano soltanto un focus sullo storico edificio di via Filangieri ma che soprattutto costituiscono uno spaccato della storia urbanistica, architettonica ed artistica della città, dal 1912 ad oggi. È ignota l’origine del nome di questa rada all’estremità del promontorio di Posillipo, antico cratere vulcanico, scavato per estrarre il tufo. Il nome sarebbe da mettere in relazione con il ritrovamento del relitto di una nave romana, una “Trireme”, schiantatasi sulle secche poste all’imboccatura della rada, la cosiddetta “tavola di mare”, sulla quale si è infranta più di una imbarcazione. La “Trireme” era un'imbarcazione leggera, ad un solo albero, dotata di una vela rettangolare o triangolare. Le sue dimensioni erano circa 40x6 metri, con un ingombro laterale che raddoppiava con i remi fuoribordo. Ma, a parte il fatto che di tale ritrovamento non non c’è traccia, una trireme aveva ben 200 uomini di equipaggio, di cui 156 al remo; altro che trenta remi! ROSARIO SCAVETTA SFIZI&NOTE Massimo Lo Iacono L’INSOLITO “MAGGIO” DELLA MUSICA È in corso nella veranda neoclassica di Villa Pignatelli, pulsante cuore musicale di Chiaia, quasi sua “casa della musica”, come auspicava trenta e più anni fa il soprintendente Raffaello Causa, la consueta stagione concertistica di primavera organizzata da “Maggio della Musica”, sostenuto da un significativo numero di abbonati sebbene si sia in piena crisi economica, con un ricco ed attraente cartellone cameristico che prevede concerti fino al prossimo novembre. Gli ultimi due concerti sono previsti al Teatrino di Corte. Si rinnovano nel bianchissimo salone -volgendo ora gli occhi ora le spalle al bel giardino, secondo l’orientamento delle sedie imprevedibile, di anno in anno preferito i fasti della remota “Musica d’insieme” della “Scarlatti”, la manifestazione cameristica che ha formato di fatto il pubblico napoletano adulto, ormai anche un po’ avanti negli anni, pubblico che frequenta devoto il “Maggio” di oggi, quello di ChiaiaPosillipo soprattutto. Sempre meritatamente applauditi, i concerti della stagione 2012 procedono con buon seguito di pubblico, che mostra di apprezzare le locandine tradizionali, pure se arricchite da titoli insoliti, messe a punto dal direttore artistico attuale del “Maggio”, Michele Campanella. A lui l’onere e l’onore della manifestazione inaugurale, un recital pianistico con cicli di variazioni, e tornerà con il violista Belki, poi. A seguire c’è stata altra importante presenza pianistica, Laura de Fusco, che con prestigiosi colleghi, Gabriele Pieranunzi e Gianluca Giganti, ha eseguito i due trii di Rachmaninov. Ed ancora pianoforte con Monica Leone. I primi due concerti significavano anche un omaggio al comune maestro dei due artisti, Vincenzo Vitale grande gloria musicale cittadina, posillipino per decenni. Il quartetto “Savinio”, impegnato in tre concerti in ottobre, è stato già protagonista di apprezzate lezioniconcerto mattutine per le scuole della Municipalità, per iniziativa della Municipalità, appunto. Ottima la valorizzazione delle forze musicali cittadine di prestigio, alternate ad ospiti importanti, il duo RedaelliTchakerian, il duo Paratore, Filippo Gamba, ed altri. Omaggio alla città il recital di Peppe Servillo, già visto da molti a Ravello. ITINERARI SGUARDI LONTANI Francesco Iodice UNA GIORNATA A SUMMONTE A cavallo tra i sapori Summonte vista dall’alto. Nel centro irpino è possibile trascorrere momenti di relax alla scoperta dei percorsi naturalistici del luogo, ancor più “invitanti” se visitati a cavallo. Tappa fondamentale è il “Centro equestre Castellone”, incantevole struttura per weekend sportivi e romantici. Laura Cocozza A meno di un’ora di autostrada da Napoli, c’è un paesino immerso nelle verdi colline dell’avellinese, conosciuto ai più per la vicinanza con il Santuario di Montevergine. Ma Summonte, con la sua natura rigogliosa e i ristorantini tipici, merita una visita dedicata, e non solo di passaggio. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pasquale Giuditta già da qualche tempo sta portando avanti una politica di conservazione del territorio e sta incentivando la nascita di percorsi naturalistici e strutture di accoglienza turistica, allo scopo di attrarre visitatori in cerca di natura, sport e relax. Non solo devoti di passaggio, dunque, ma turisti attivi, alla ricerca di nuovi percorsi nel verde. All’interno del Parco del Partenio, ad esempio, è nato di recente il Centro equestre Castellone. Situato a 900 metri di altitudine, lungo il percorso ambientale di Campo San Giovanni, il centro gode di un bellissimo panorama sulla valle irpina ed è attrezzato con stalle, servizi, fienile, selleria e campo rettangolare. Oltre alla possibilità di partecipare ai corsi della scuola di equitazione, la struttura offre anche l’opportunità di organizzare passeggiate a cavallo e escursioni in montagna, oppure di godersi un week end romantico nella baita con terrazzo panoramico. Ma soprattutto il centro è meta di buongustai alla ricerca dei sapori di una volta: nella cucina del ristorante dal nome cinematografico Il posto delle rose selvatiche c’è infatti, uno chef di eccezione, anzi una “cheffa”: Antonella Iandolo, ex mattatrice ai fornelli del ristorante “La Maschera” di Avellino e per qualche tempo titolare della “Scuderia”. Un’occasione preziosa per assaggiare la cucina rassicurante e saporita di questa cuoca (che si definisce “acrobatica nei pensieri e nel lavoro”), in cui confluiscono tutti i sapori e i profumi dell’orto irpino, insieme ai formaggi e DE MARSICO, IL “GEMELLO DI MINERVA” Piazza Amedeo 15 è uno degli indirizzi più famosi della città. Vi abitò per lunghi anni un avvocato penalista che passò alla storia mentre era ancora in vita. Alfredo De Marsico visse quasi cento anni, parecchi dei quali in prima linea e in momenti cruciali per l’Italia. Un solo fatto valga per tutti: il 25 luglio del 1943 il fascismo cadde dopo la firma di un documento siglato da Dino Grandi, ma che venne scritto da De Marsico. Infatti, nella celebre seduta del Gran Consiglio, il lunghissimo ordine del giorno scritto da Grandi fu condensato dall’intelligente e colto penalista napoletano in poche righe di un’ efficacia tale da decretare la fine del regime. Processato e condannato a morte in contumacia dal Tribunale Speciale di Verona, venne privato della cattedra universitaria per sette anni ed estromesso dalla attività forense per quattro, tornando alla politica come senatore nel 1953. Dal 1967 il suo nome è nell' Albo d' oro del Foro di Napoli, accanto al suo busto a Castel Capuano. A quasi 30 anni dalla morte (8 agosto 1985), Alfredo De Marsico è ancora considerato “il maestro”, “gemello di Minerva”, o, come lo definiva Enrico De Nicola, “il alla carne, e dove trovano sempre posto le zuppe e le vellutate. Una predilezione che si ritrova nel piatto che la Iandolo ama eleggere a simbolo del suo modo di cucinare: la zuppa di cipolla ramata di Montoro con caciocavallo podolico e pecorino Bagnolese. Ma Summonte riserva altre sorprese agli amanti della buona tavola. A cinque minuti dal centro storico della cittadina, infatti, in via Campo di Tra le mete per gli amanti della cucina irpina si segnalano il ristorante “Il posto delle rose selvatiche”, con l’estro della chef Antonella Iandolo, e la locanda “La Molara”, in cui è possibile gustare una formidabile parmigiana di zucca penalista emulo di Demostene”. Da Francesco Mario Pagano a Nicola Amore, da Enrico Pessina a Gaetano Manfredi, da Enrico de Nicola ad Alfredo de Marsico, questa interminabile fila di volti scolpiti sembra riproporre, in un paradossale silenzio, proprio la esaltazione della arringa, della parola parlata, della conferenza, del discorso. “Artisti della parola”, accompagnati da una tradizione leggendaria, tramandata di generazione in generazione, nella assenza, per lo più di riproduzioni scritte del loro immenso lavoro. De Marsico era un vero genio dell’oratoria e, a differenza dei più, offriva anche una palpitante documentazione della sua grandezza attraverso una miniera di arringhe, di conferenze, di discorsi pazientemente riprodotti. Da Bolzano a Trapani, da Roma a Taranto, da Napoli a Trieste non vi è tribunale o Corte di Assise che non abbia registrato nel corso di quasi 80 anni di lavoro, il rapimento estatico del pubblico, l’ammirazione dei Giudici, il rispetto degli avversari di fronte alla sua dialettica. Celebre fu la sua frase: “L’avvocato che vuole soffocare la prova dei fatti dove i fatti gridano o vuole camuffare per folle l’uomo normale, offrirà uno spettacolo di abilità o il capolavoro del sofisma, ma non farà un’arringa”. Era questo l’insegnamento etico di un Maestro con limpida coscienza civile. Maio, c’è un altro indirizzo da non mancare: la Locanda la Molara. Arrivare in questa dimora di campagna, già di per sè è un'esperienza gradevole. La strada d'accesso si inerpica tra le campagne del massiccio del Partenio, verde intenso, olivi e viti, sotto lo sguardo di Mamma Schiavona (così viene chiamata l’icona antichissima che ritrae la Madonna di Montevergine) e il bastione della torre angioi- na di Summonte. A fare gli onori di casa un bel gruppo di donne, due generazioni al lavoro, fianco a fianco: la signora Maria ed Isabella in cucina, Veronica in sala. Mattoncini e ceramiche alle pareti, fiori sui tavoli, il camino scoppiettante in inverno e l’ampia terrazza con il porticato d’estate, dalla quale lo sguardo spazia verso la campagna circostante. Anche in questo caso protagonisti in tavola sono i sapori dell'orto, e i prodotti dei piccoli allevatori locali. L'estro e la fantasia delle donne della Molara li trasformano in delicatezze culinarie moderne ma dal gusto e sapori tradizionali. Come la formidabile parmigiana di zucca, i peperoni in padella con la frutta secca e le melanzane con la cipolla, serviti solitamente come antipasto. Ma anche i funghi e i tartufi del Monte Partenio, le paste fresche e le carni, le ricotte, i formaggi e gli insaccati di produttori locali, i dolci a base di castagna e nocciole, in armoniosa compagnia dei vini d'Irpinia e dei rosoli, regalano al visitatore una piacevolissima esperienza culinaria. CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (35) LAPILLI Terni&Favole. Giugno, tempo di mare, di Imu, di sogni nel cassetto, di Europei di calcio, di lotterie e suonerie. Alla Tabaccheria Postiglione di Largo Ferrandina a Chiaia, i numeri sono di casa e Alberto Postiglione, dalla sua consolle della fortuna, smista combinazioni con granitica sicurezza. «Per gli amanti delle feste istituzionali, consiglio il terno della Repubblica che fa: 2 - 6 - 15, da giocare sulla ruota Nazionale e su quelle di Napoli e Roma almeno per 9 estrazioni. Invece, chi - prosegue Postiglione - preferisce inseguire le ricorrenze religiose, caldeggio vivamente due terni “santissimi”: quello di Sant’Antonio, 13 - 37 - 50 e quello di San Luigi che fa 6 - 21 - 5. Queste combinazioni vanno giocate per 12 estrazioni sulle ruote di Milano, Roma e Napoli». Mentre un raggio di sole entra in tabaccheria, la discussione s’accende sul governo Monti che entra nelle nostre tasche. In un trionfo di gratta e vinci e tra ambi pronti per un debutto fortunato, Postiglione trova il tempo per un ultimo treno di consigli: «Almeno per 2 mesi bisogna credere nel terno dei miracoli che fa 12 - 6 - 60, da inseguire sulle ruote di Napoli e Bari; per i più romantici, invece, ecco il terno della passione e del bacio, ovvero 3 - 58 - 26. Da giocare sempre e con fiducia quando si è innamorati». Basilico e yogurt, i re del risotto MASTERCHEF. FRESCHEZZA E LEGGEREZZA NEL PIATTO DEL MESE. I SEGRETI DELL’AROMA Pippo Schiano Il viaggio: nessun’altra esperienza è in grado di suscitare nell’uomo tante emozioni e tenere vivi tutti i nostri sensi. La vista, intenta a scrutare i paesaggi; l’olfatto che si misura con odori e fragranze sconosciute; l’udito, impegnato a sintonizzarsi su lingue e RISOTTO FIORI DI BASILICO melodie diverse; il tatto che esplora sabbie e tessuti E YOGURT particolari. E poi il gusto (Ricetta per 2 persone) che, se non viene impri2 mestoli di riso carnaroli; 1 yogurt intero naturale; uma manciata di fiori di basilico; foglie gionato nella cocciuta ricerca dei sapori di sempre, di basilico; 50 ml d’olio extravergine d’oliva; 1 spicchio d’aglio; 50 gr di parmigiano grattugiato contribuisce a dare la di- mensione del nostro viaggiare. Proprio pensando a coloro che hanno percorso tanti o pochi chilometri per conoscere Napoli, questo mese proponiamo il piatto risotto ai fiori di basilico e yogurt. Ricetta dalla contraddizione stimolante: il sapore soave e solare del basilico e dei suoi fiori ed il gusto un po’ “duro” dello yogurt. Di solito i fiori del basilico si gettano via, preferendo le foglie. Errore gravissimo! Non solo perché il loro profumo è molto più deciso delle foglie stesse, ma anche perché si prestano meglio per molte preparazioni. A proposito, se volete avere sempre a disposizione l’aroma del basilico, anche fuori stagione, non resta che raccoglierne i fiori e i boccioli in abbondanza, sciacquarli, lasciarli asciugare e metterli in un piccolo vaso di vetro a chiusura ermetica. Aggiungete, poi, olio extravergine d’oliva e chiudete: avrete il piacere del basilico tutto l’anno. Per il risotto, invece, versate nella pentola a pressione l’olio ed una manciata di fiori e boccioli di basilico; aggiungete un’altra manciata di foglie lavate, asciugate e ridotte a pezzetti con le mani. Aggiungete uno Mister Jim e il tabellone in frantumi Da questo numero di Chiaia Magazine inizia la sua collaborazione Giuseppe Montanino con i suoi amarcord e «momenti azzurri». Il 6 maggio scorso ho rivisto, grazie al presidente della Fip Campania Manfredo Fucile ed al presidente del Napoli Basketball Salvatore Calise, uno dei miti della mia gioventù: James (detto Jim) Williams, 4 centimetri oltre i 2 metri, già Temple University e poi, a cavallo della fine degli anni '60 e i primi anni '70, leggendario pivot della Ignis Sud Partenope, con cui conquistò la Coppa Italia nel 1968, e della Fides, con cui ci regalò la Coppa delle Coppe nel 1970. Eccolo qui, Mister Basket (vedi la foto), sorridente come sempre, posare con due cimeli tra le migliaia relativi allo sport napoletano di cui l’associazione “Momenti Azzurri” dispone: “Il Mattino” del lunedì successivo alla conquista della Coppa delle Coppe e un rarissimo “Giganti del Basket” del 1971 con una sua cover. Erano gli anni in cui, la domenica ci dividevamo tra il San Paolo, prima, ed il glorioso PalArgento poi, per seguire, senza so- (36) sta, il calcio e il basket della nostra città. Anni meravigliosi, giorni memorabili come il il 26 aprile 1970 in quella finale contro i francesi del Vichy: 5 ore in piedi per vedere i 15 punti di Williams e vincere con la Fides di Tonino Zorzi per 87 a 65. Williams era una vera forza della natura. Il 1 marzo 1970, nella partita contro la Virtus, dopo 39 secondi dall'inizio della ripresa, partì in contropiede e schiac- CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 ciò. Per non ricadere su un avversario si appese al canestro e il tabellone di vetro esplose in mille pezzi. Jim venne colpito in pieno tra le urla del pubblico e si ferì in varie parti del corpo. Il tabellone venne sostituito grazie all'intervento del direttore dell'impianto Bifulco che fece l'impossibile per scongiurare la perdita della partita a tavolino o lo spostamento dell'incontro nella palestra del Coni. Nello spogliatoio Williams ricevette le cure dal medico sociale Enzo Riccio che gli applicò 6 punti di sutura alla gamba sinistra e cercò di tamponare le varie lacerazioni. Jim, una volta medicato, contro il parere del medico e del coach Zorzi, tra lo stupore dei presenti, insistette per riprendere a giocare e si ripresentò in panchina. Dopo 52 minuti di forzata interruzione, l'incontro riprese. Al 7° minuto Williams pretese, con le ferite ancora sanguinanti, di rientrare sul parquet. Al suo rientro, il boato dei 4000 presenti fu commovente. Dopo l'incidente contribuì alla vittoria della Fides con altri 12 punti, per uno score totale di 22 punti. Fu il miglior realizzatore della partita. spicchio d’aglio. Fate rosolare per qualche minuto. Versate i 2 mestoli di riso e 4 mestoli d’acqua e salate. Mettete la pentola sul fuoco dopo averla chiusa e portate a pressione a fiamma alta. Al primo fischio, riducete al minimo la fiamma e fate cuocere per 6 minuti. Al termine levate dal fuoco e fate uscire tutto il vapore sollevando la valvola del fischio. Quando la pressione sarà finita e la valvola di sicurezza abbassata, aprite la pentola. Mescolate il tutto e lasciate riposare per 3 minuti. Aggiungete lo yogurt e mescolate. Unite, infine, il parmigiano ed altre foglie di basilico tagliuzzate. Al Gambrinus rivive la «Napoli-Portici» La “strada di ferro Napoli-Portici” rivive venerdì 1° giugno, alle ore 18, in un incontro nella sala del Gran Caffè Gambrinus. L’Aige (Associazione Informazione Giovani Europa), promotrice dell’evento, intende fare il punto sulla concreta possibilità di restituire al territorio un bene che inaugurò l’era della strada ferrata in Italia. Già nel 2007 l’associazione promosse un convegno sullo stesso tema; l’argomento suscitò così grande interesse che nel febbraio dello stesso anno fu costituito un Comitato tecnico scientifico. Nel 2008 una delegazione, composta da Luigi Rispoli, Aldo Loris Rossi e Umberto Franzese, consegnò al Ministero dei Beni Culturali il progetto di Aldo Loris Rossi dal titolo “Restauro della stazione di partenza NapoliPortici, prima Ferrovia italiana, come Museo delle Comunicazioni viarie e Centro Informazioni Turistiche”. Si sono susseguiti, poi, altri convegni, altri incontri e altre sollecitazioni alle istituzioni: l’Aige, dunque, al Gambrinus riprenderà il discorso sulla riqualificazione di un così prestigioso “bene comune” di cui restano soltanto alcune rovine puntellate e ben visibili nei pressi del terminale della Circumvesuviana. All’incontro interverranno: Luigi Rispoli, Umberto Franzese, Antonio Gamboni, Franco Lista, Aldo Loris, Marcello Taglialatela, Adriano Aveta, Denis Barbet, Virginia Gangemi, Carmine Zaccaria. LAPILLI Navigon, si viaggia senza code LE NOVITÀ DELL’APP PREFERITA DAI VIAGGIATORI ESIGENTI: DALLA FUNZIONE PARCHEGGIO AI PERCORSI ANTI-INGORGO Se volete che il vostro Iphone si trasformi in un perfetto sistema di navigazione, l’applicazione Navigon MobileNavigator Europe è senza dubbio la scelta migliore per viaggiare senza preoccupazioni ed essere aggiornati sulle mappe europee. Fra le più recenti novità, la più importante è “MyMaps“, che consente all’utente di inserire su iPhone solo le mappe che servono in quel momento, potendo così risparmiare in termini di spazio. Chi ha acquistato la mappa Europa, ad esempio, potrà momentaneamente eliminare dall’iPhone le mappe di quelle nazioni che non servono, gamma di funzioni utili per una navigazione confortevole. Da segnalare, la funzione “Reality View Pro” che visualizza i cartelli autostra- per poi ripristinarle gratuitamente in futuro. Questa fantastica applicazione non solo vi conduce alla meta, ma offre anche un'ampia dali e le uscite in modo molto realistico per un migliore orientamento. Con Navigon “Assistente di corsia Pro” imboccherete sempre la corsia giusta, anche nei momenti più caotici. Inoltre, grazie a “Traffic Live” sarete costantemente informati sulla situazione traffico così da scegliere un percorso alternativo, evitando code e ingorghi. Infine, con la funzione “Clever Parking”, è possibile sfruttare un aiuto ottimale nella ricerca del parcheggio, e allo stesso tempo ottenere informazioni sulle principali mete d’interesse situate in zona. FABRIZIO TAVASSI L’ORA LEGALE Adelaide Caravaglios CASSAZIONE, FATIDICO NO ALLE NOZZE RIPARATRICI Misterioso sentimento l’amore! Ancora più incomprensibile se si guarda a quanto è accaduto a una coppia di napoletani, inizialmente innamorati, i quali, poi, tra una carezza e l’altra, hanno finito con l’inciampare nel più classico degli ‘incidenti di percorso’ (espressione piuttosto cinica per qualificare una gravidanza inaspettata). Come porre rimedio all’«errore commesso» così come si legge nella sentenza n. 5175/2012 - se non con le altrettanto classiche nozze riparatrici, quelle, per intenderci, alle quali ci si sottopone ancora oggi per sfuggire i commenti malevoli della gente ed assicurare al bambino una famiglia che risulti ‘regolare’ ai fini della legge? Il problema, analizzato da un punto di vista giuridico, sta nel fatto che se la neo-coppia di genitori, come accaduto nel caso di specie, non dura a lungo (appena dieci mesi) e si sgretola per evidenti «differenze caratteriali e di educazione» e per «carenza di affetto sponsale», sembra evidente che l’unione sia stata vissuta «con riserva»: in altre parole, la durata breve della convivenza matrimoniale tra le parti, culminata nell’abbandono del tetto coniugale e caratterizzata da incomprensioni e contrasti continui tali da rendere intollerabile la prosecuzione «conferma il fatto che la scelta matrimoniale fosse stata determinata dall’intento di riparare all’errore commesso, il concepimento del figlio» e non, invece, dal voler vivere insieme al proprio partner «per tutta la vita». Con queste motivazioni, i Giudici di piazza Cavour (in ciò confermando quanto stabilito dal supremo Tribunale della Segnatura Apostolica) hanno respinto il ricorso presentato dalla donna contro la decisione della Corte d’Appello di Napoli a seguito della quale era stata dichiarata esecutiva - anche per la legge italiana - la pronuncia ecclesiastica di nullità del matrimonio che la stessa aveva contratto; decisione che - come precisano gli ermellini - era stata, tra l’altro, avvalorata dal fatto che entrambi i coniugi non avevano fatto «alcun serio tentativo di conciliazione» per risolvere diversamente la situazione, il che aveva messo in luce come la loro scelta fosse stata dettata da un proposito ‘riparatore’, piuttosto che dalla comune intenzione di vivere assieme per tutta la vita. Le illusorie creme antipancia “ DE FRANCESCO, MITI E PAESAGGI IN MOSTRA DA UMBERTO Le sale del locale storico “Umberto” in via Alabardieri, oltre ad accogliere chi è intenzionato a mangiare pizze veraci e piatti della tradizione partenopea, sono divenute, ormai da tempo, anche spazi espositivi per artisti emergenti ed affermati. Dal 25 maggio fino al 25 giugno, tra una margherita e una calamarata, sarà possibile gustarsi la mostra «Paesaggi e immaginario pittorico» di Aldo De Francesco, giornalista e scrittore irpino, già protagonista di «personali» a Napoli, a Roma e a Milano.Tra le opere esposte, in cui prevalgono marine assolate e riti carnevaleschi, segnaliamo «Cena napoletana» (nella foto), vertice a tavola tra Totò, Eduardo e Peppino De Filippo. D’estate è consuetudine che la pubblicità inizi a illudere il consumatore, pigro e sprovveduto, con una serie di frasi magiche. Qualche esempio: «Basta una tavoletta al giorno per dimagrire in modo permanente; ...30 giorni di trattamento contro gli inestetismi della cellulite.; ...applicare il gel sull’addome prima di dormire per vederlo scolpito e rassodato in 4 settimane; ...ecco la crema contro tutti i tipi di rughe...». Formule talmente sfacciate da essere imbarazzanti. Un mercato selvaggio che comprende la raffinata prosa parascientifica (bagno anticellulite dermoattivo, acido ximeninico in sinergia con fitoestratti di caffé, BioslimAge-Complex che favorisce la riduzione degli accumuli adiposi, plancton termale e atomizzato di acqua di ma- Guai a credere alle false promesse della pubblicità: la verità è che un aspetto estetico gradevole è il frutto della sintesi tra buona alimentazione e una costante attività fisica. re con effetti energizzanti...), e le dichiarazioni“spontanee” di chi ha provato il prodotto: «Dopo 4 settimane di utilizzo quotidiano ha constatato l' effetto rassodante, e quello snellente...». La verità è che un aspetto estetico gradevole è il frutto della sintesi tra buona alimentazione e costante attività fisica. Le diete ipocaloriche ed i presidi dimagranti devono essere utilizzati sotto il controllo medico per non mettere a rischio la salute, per ottimizzare il processo di dimagrimento e il consolidamento, una volta ottenuto il peso forma. SALVATORE ISAIA CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (37) MOVIDA&RELAX NIGHT STORM Fabio Tempesta MARISA, LO SHOWBIZ NEL SANGUE Sogna il cinema e la conduzione di un programma televisivo con Pippo Baudo la giovane e ambiziosa Marisa Cardinale, 21 anni, modella e attrice nata ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Tipica bellezza mediterranea, Marisa annovera tra i suoi “segni particolari” un neo sul viso, tratto distintivo che la accomuna ad una delle super top model degli anni ‘90, la splendida Cindy Crawford. Alta un metro e 75, diplomata in ragioneria, comincia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo, partecipando al concorso nazionale Miss Europa 2009, poi approda alla scuola “L’ascolto” di Napoli, dove studia recitazione. Nel capoluogo partenopeo è sempre più richiesta per défilé e servizi fotografici, fino a debuttare in tv con alcuni spot televisivi (Fergi, Qui Gioco, Bebè Gioielli) e come presentatrice su Sky. Attualmente Marisa studia Terapia della psicomotricità alla Sun, una scelta dettata dall’amore per i bambini e dal bisogno di aiutare quelli più sfortunati. Amante dei viaggi, della musica, dello shopping e della tintarella, Marisa si definisce elegante e di classe, i suoi stilisti preferiti sono Armani, Cavalli, D&G e Chanel, mentre per la vita notturna predilige il Pineta a Milano Marittima, il Sottovento di Porto Cervo e la Vip Room a Saint Tropez. Bella gente Spaghetti Roots, vibrazioni afro Prosegue il viaggio tra i gruppi emergenti partenopei. I generi, le sonorità, i musicisti e i locali che li ospitano sono i protagonisti della decima puntata. “Tilé Bajé” non è soltanto il titolo di un disco. È un messaggio, è un consiglio, è una scelta di vita. Significa comprendere che “il sole è grande” (volendo tradurre più o meno alla lettera dal julà, un dialetto del Burkina Faso), che il tempo per un sorriso, un gesto d’amore o una buona vibrazione non è mai sprecato. Messe in musica, queste sensazioni si traducono nel nuovo album degli “Spaghetti Roots”, gruppo campano capitanato da Nicola Caso, più conosciuto come Jabby Dubby (voce e keyboards), accompagnato egregiamente da Issouf Ouedraogo (voce e percussioni), Daniele Aiello (chitarre), Domenico Mancuso (basso), Romolo D'Amaro (chitarre), Antonio Moraca (chitarre), Marco Bruno (batteria), Fabio Starnone (percussioni) e Lia Caso (cori). Il disco nasce come una raccolta di tracce registrate tra il 2009 ed il 2010 in concomitanza con la realizzazione di "Spaghetti Roots" (The Album) e si presenta sin dalla copertina come un lavoro denso di MIXCAM.IT È partito il mese scorso Mixcam.it, il progetto (38) Dennis Ferrer, passando per Robert James e Adam Clay. Grazie all’ausilio di apposite action cam installate sulla scena, sarà possibile attraverso il sito collegarsi in presa diretta al mondo danzereccio della nightlife made in Naples. ambizioso e innovativo nato dal guizzo creativo del videographer Luca Palomba che ne cura l’editing. Il format, si propone di promuovere in modo immediato ed efficace i migliori dj-set del clubbing partenopeo, da Joey Negro a CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 ROBERTO BASILE di Tommy Totaro DE LEO Una collezione favolosa quella dei costumi da bagno “Paola Ferrini seductive bikini” (nella foto accanto) di Antonio De Leo per l’estate 2012. Una linea coloratissima e molto ricercata anche dai protagonisti dell’ultimo Grande Fratello andato in onda su Canale 5. significati e di positività, con il linguaggio universale del reggae a farla da padrone e con una perfetta mescolanza di lingue, tra cui spiccano “prepotenti” quella napoletana e quella inglese. Quattordici tracce da ascoltare a cuore aperto, lasciandosi coinvolgere e trascinare dal ritmo in levare e dalla travolgente allegria degli Spaghetti Roots, i quali riescono ad affrontare anche temi sulla carta più “complessi” (come la clandestinità o la religione) con la necessaria lucidità e con il piglio di chi ha qualcosa di sano da dire. Difficile ricercare brani maggiormente degni di nota rispetto ad altri: “Tilé Bajé” è un percorso definito e profondo, è un raggio di sole (mai titolo fu più azzeccato) pronto a farsi spazio anche nei battiti dell’ascoltatore più disattento, come una pennellata di buonumore che riesce nella difficile missione di far ballare e far pensare. Un disco ideale, quindi, per chi sa amare tutti i colori del mondo e della vita. Il disco, con le sue contaminazioni afro-mediterranee, è in vendita sin dall’inizio di maggio sul music store ufficiale della band all’indirizzo internet www.wix.com/spaghettiroots. (foto di Chiara Coppola) GIANNI GAIS Un progetto innovativo che unisce la passione per la radio e le infinite applicazioni offerte dalla tecnologia moderna. È Radio Yacht Sunsation, il progetto ideato da Gianni Gais insieme ad un pool di professionisti del settore radiofonico. Una “radio a porter” (radioyacht.it), dedicata agli spiriti liberi, concepita per essere ascoltata sulle imbarcazioni più esclusive, nei club più raffinati e nelle baie più ricercate. Disponbile anche su iPhone, iPad e Android, grazie all’applicazione scaricabile gratuitamente. I PROTAGONISTI L’attrice partenopea, nonché ballerina e insegnante di tango e scenario argentino Valentina Romano (nella foto in alto), condurrà insieme al Barone, estroso presentatore televisivo, il programma “I protagonisti” in onda su Canale 21. EXIT Diamo i numeri falsi invalidi In questo numero hanno scritto Aurora Cacopardo Adelaide Caravaglios Aldo De Francesco Nino De Nicola Mimmo Della Corte Rossella Galletti Viviana Genovese Francesco Iodice Massimo Lo Iacono Alessandro Mantico Carmine Mastantuoni Espedito Pistone Luciana Ranieri Renato Rocco Rosario Scavetta Pippo Schiano Armando Yari Siporso Fabrizio Tavassi Fabio Tempesta Tommy Totaro 287 gli arresti effettuati dal 2009 a seguito delle indagini sulle pratiche falaste per ottenere dall’Inps la pensione di invalidità Girolamini 5 persone, tra cui Massimo Marino De Caro, sono state arrestate per il furto di 257 volumi antichi rubati alla Biblioteca dei Girolamini contraffazione 10 gli operai sorpresi al lavoro dalla Guardia di Finanza in un opificio che produceva 1250 paia di scarpe Hogan contraffatte al giorno a Secondigliano A CHIAIA MAGAZINE • ÈABBONATI partita la campagna abbonamenti di Chiaia Magazine. Chi decide di abbonarsi, non solo riceverà direttamente a casa il giornale, ma entra nel Club di Chiaia Magazine in cui ha diritto allo sconto del 30% sui libri di Iuppiter Edizioni e su altre opere dedicate alla storia e alle tradizioni napoletane. Due le tipologie di abbonamento: ordinario (20 euro all’anno) e sostenitore (50 euro all’anno). Per saperne di più basta telefonare al numero 081.19361500, dal lunedì al venerdì, dalle ore 11.00 alle 18.00. PUOI TROVARCI • InDOVE oltre 500 punti selezionati: negozi, teatri, cinema, bar, discoteche, banche, bouti- baby criminali que, studi professionali, gallerie d’arte, ristoranti, circoli sportivi e in tutti gli eventi culturali e mondani. Distribuzione capillare palazzo per palazzo; gazebo nei punti strategici della città per la presentazione del numero e delle iniziative del mensile. 2 lotto 122 mila euro sono stati vinti al lotto da un fortunato giocatore napoletano con una puntata di soli due euro sulla ruota di Palermo lo scorso 18 maggio ON LINE • CONSULTACI Chiaia Magazine è gratuitamente scaricabile in formato pdf sul sito www.chiaiamagazine.it. laBACHECA ragazzi di 15 e 17 anni sono stati arrestati a Quarto per l’estorsione continuata ai danni di un coetaneo che aveva consegnato ai due 7mila euro DIVENTA NOSTRO FAN • FACEBOOK/TWITTER: Il mensile Chiaia Magazine ora è anche su Facebook e Twitter. Puoi diventare nostro fan cliccando “mi piace” sulla pagina ufficiale oppure iscriverti al gruppo Chiaia Magazine su Facebook e segnalarci eventi e curiosità. Diventa follower dell’account Chiaia Magazine su Twitter e cinguetta con noi. 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CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012 (39) SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI CHIAIA MAGAZINE, rinnovato nella grafica e nei contenuti, oltre alla distribuzione gratuita in città, rafforza la sua diffusione e potrà essere acquistato nelle migliori edicole della provincia di Napoli al costo di 1 euro CHIAIA MAGAZINE, vive solo grazie alle inserzioni pubblicitarie. Non è il foglio di nessun partito o movimento, ma una libera tribuna che resta aperta grazie alla passione estrema e alla tenacia di un gruppo di giornalisti. CHIAIA MAGAZINE, non gode e non godrà mai di finanziamenti pubblici. Se gli vuoi bene e vuoi condividere il suo percorso, puoi divenirne sostenitore al costo di 20 euro all’anno. Chiama allo 081.19361500 e prenota il tuo abbonamento. CHIAIA MAGAZINE per vederci chiaro www.chiaiamagazine.it SEGUICI SU