SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno VII - numero 5 - Maggio 2012
distribuzione gratuita
Dove finirà
la rabbia
degli italiani?
Una risata
seppellirà
i partiti?
Meglio i grillini
che i terroristi
Sì all’antipolitica
No all’Antistato
Meglio
Grillo che
il grilletto
sommario
L’inchiesta
4
Le vittime del Lungomare liberato
Primo piano
9
Rifiuti, la legge che ci avrebbe salvato
Il caso
11
Formula Indi, svolta nel cinema
Itinerari
35
Summonte, a cavallo tra i sapori
www.chiaiamagazine.it
IUPPITER EDIZIONI
OBLÒ
Segnaliamo la richiesta inoltrata da Chiaia
dei passanti. Sono anni che i titolari del negozio
inoltrano continue richieste alla Municipalità per
trovare una soluzione a questo problema ma, fino
ad ora, nulla è stato fatto. La situazione è resa
ancora più drammatica dall’entrata in vigore del
provvedimento straordinario di traffico per la
Coppa America, che, scattato il 26 marzo scorso, si
sta prolungando con l’effetto di penalizzare le
attività commerciali all’interno della Ztl. Se
l’Amministrazione ha deciso di rendere la città più
vivibile e a misura d’uomo non può permettere che
gli esercizi commerciali al suo interno vengano
“murati” da barriere di bidoni e pensiline.
Interior Design, esercizio commerciale sito in via
Riviera di Chiaia, 257. Il negozio, infatti, si trova alle
spalle di una pensilina dell’Anm (nella foto) per la
fermata degli autobus che transitano sulla Riviera.
Inoltre, sempre davanti al negozio, si trovano anche
i bidoni per la raccolta differenziata di carta, vetro e
plastica. Il risultato di questa sfortunata
congiuntura è quello di essere diventati “invisibili”:
le vetrine, già poste più in alto rispetto al livello del
suolo calpestabile proprio per contravvenire a
questi impedimenti, risultano ugualmente
“impallate” e praticamente nascoste al pubblico
SOS CITY
Lavori, chi vigila?
Pregiatissima redazione,
scrivo in qualità di portavoce
dei numerosi residenti e
commercianti di via Arangio
Ruiz, per un’istanza
indirizzata al sindaco De
Magistris, all’assessore
comunale alla Mobilità, Anna
Donati e al presidente della
Municipalità 1, Fabio Chiosi.
Il testo della petizione
denuncia che al corso Vittorio
Emanuele, all’altezza della
chiesa di Santa Maria
Apparente (area
pedonalizzata), nel mese di
aprile 2012, un gruppo di
operai, sconosciuti perché
non sappiamo a quale ditta
appertenessero, devastò
orribilmente la carreggiata e
alcune bellissime e costose
colonne di granito bianco che
fungevano da recinzione alla
suddetta area. Inoltre,
numerosi tombini presenti al
centro della carreggiata, a
causa dell’intenso traffico
veicolare, vibrano
costantemente, causando
rumori fastidiosissimi. Tutto
questo scempio si verifica
perché per queste imprese
non esiste un controllo da
parte del Comune. Quindi,
come prassi abituale, si
continua a distruggere
anziché salvare quel poco di
verde ancora esistente, nel
disinteresse dei cittadini e
della Polizia Municipale. Ai
miei tempi i vigili urbani
segnalavano perfino la
caduta di un segnale stradale.
Oggi mettere la penna sulla
carta pesa molto e pesa
ancora di più il fatto che alla
comunità tutta non venga
inculcato dalle istituzioni il
concetto che la città sia nelle
loro mani e vada protetta. In
questo caso, come gesto di
rispetto e civiltà verso i
cittadini da parte delle forze
di Polizia Municipale,
andrebbe semplicemente
chiesto alle autorità se la ditta
che ha realizzato quello
scempio sia ancora
autorizzata a realizzare i
lavori.
GIUSEPPE MAMMALELLA
(2)
Il partito congelato di
FREDDORO
Nonostante disinfestazioni, prescrizioni e
ibernazioni, la “sindrome Bassolino” ha contagiato anche Stefano Freddoro, il governatore della Regione Campania
col talento di raffreddare animi e platee. C’è però una distinzione e una
grossa novità rispetto al passato. Freddoro dice un no fortissimo al “partito personale”, punterà solo sulla “Coalizione personale”. Insomma sulla catena alimentare del freddo. Non è passata difatti nemmeno un’ora dallo “spoglio” delle schede nella
recente tornata amministrativa, e lui si è subito spogliato della camicia di Forza… Italia e
del Popolo della Libertà. Via distintivi e chiacchiere di Berlusconi, cimeli da “ex ministro agli
Sbadigli”, ha preso nel suo congelatore personale una “confezione di idee” e ha lanciato subito, ovviamente on-line, “Il Manifesto dei congelati”. “Cari amici, vicini e lontani, riformisti, riformati e riformabili, ibernati e ibernabili - ha detto - c’è un Sud che vuole cambiare con una nuova
stagione politica che non rassomiglierà per nulla a quella vecchia. Basta con gli schematismi di
destra, sinistra e centro. Via il 3-4-3, il 3-5-2: d’ora in avanti si giocherà a tutto campo e si riapre anche il “Cacio- mercato”. Un preambolo, cosi caloroso e bruciante, ha già avuto i primi
effetti: si stanno scongelando tutti gli ibernati della politica che rivedono un futuro: quattro salti in padella. Freddoro ritorna Caldoro. Da quando c’è lui a Santa Lucia, non ci
crederete ma, secondo gli artigiani di Mestre, in Campania non si registrano più disastrose “fughe di cervelli”. Il primo esempio viene dalla sua celebre consorte,
scienziata di fama internazionale, che ha scelto di vivere accanto a lui.
Meriterebbe il Premio Nobel!
Cover
Il Sud e l’avanzata grillina. Intervista
a Roberto Fico, rappresentante di punta
del Movimento 5 Stelle in Campania.
pagina 3
Il paginone
Umiliati e offesi. Chalet, chioschi,
ristomobili e pescatori: la
pedonalizzazione di via Caracciolo
li ha ridotti alla fame. Quattro storie
di straordinaria disperazione.
pagine 4-5
Primo Piano
Rifiuti, una legge del ‘73 prevedeva lo
stanziamento di 30 miliardi di lire per
costruire impianti di smaltimento. La legge
non fu applicata e i soldi svanirono.
pagina 9
Il Caso
Formula indi. Indinapolicinema lancia
una bozza di legge regionale sul cinema
indipendente e chiede una migliore
distribuzione dei fondi per creare
un distretto produttivo a Napoli.
pagina 11
Storie&Territori
Sant’Anastasia, il sindaco Carmine
Esposito ricorda la tragedia della Flobert
e annuncia: “Sì ad una Superprocura
per indagare sulle le morti bianche”.
pagina 19
Mobilità
Obiettivo vivibilità. Pasquale Sposito,
direttore di Metrocampania Nordest,
presenta i progetti per il rilancio e
la messa in sicurezza delle stazioni.
pagina 22
n u m q u a m
SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno VII n.5 - Maggio 2012
Direttore Responsabile
Max De Francesco
Redazione
Laura Cocozza
Rita Giuseppone
Alvaro Mirabelli
Progetto e realizzazione grafica
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h o r u m
l u x
c e d e t
Società Editrice
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Presidente: Laura Cocozza
Stampa
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Max
De Francesco
Laura
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Alvaro
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Rita
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Massimiliano
Tomasetta
Maria
Palombo
Reg. Tribunale di Napoli n° 93 del 27 dicembre 2005
Iscrizione al Roc n°18263
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Responsabile area web
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Maria Palombo (339.7081448)
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CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
Si ringraziano Tony Baldini per la cover
e i fotomontaggi, e l’archivio Ruggieri
per le fotografie
COVER
Nella foto:
Roberto Fico, 37
anni, napoletano
con il web nel
cuore, attivista
del Movimento 5
Stelle e fondatore
del Meetup di
Napoli, forum
online in cui gli
iscritti (oggi oltre
4000) si ritrovano
per sviluppare
temi di confronto
su problematiche
locali.
IL SUD E L
AVANZATA GRILLINA
“Non credo
nella rivoluzione
arancione”
Intervista a Roberto Fico, rappresentante di punta del Movimento 5
Stelle in Campania. «I partiti? Hanno assassinato questa regione»
Max De Francesco
N
on ditegli che è “il leader” del Movimento 5 Stelle in Campania, potrebbe
incazzarsi sul serio. Roberto Fico, 37 anni, una laurea in Scienze della Comunicazione e una piccola ditta che produce tessuti da portare avanti, si definisce “partecipante attivo” del movimento perché “noi non abbiamo coordinatori, referenti, leader, solo gli eletti
hanno un ruolo istituzionale per conto
di tutta la cittadinanza”. Stretta di mano forte e sguardo alla Serpico, Fico è un
“veterano” del partito dei grillini. Il Grillo nella testa ce l’ha dall’estate del 2005
quando, raccogliendo un’idea dal blog
beppegrillo.it, fonda il Meetup di Napoli, forum online in cui gli iscritti si
confrontano su vari temi, proponendo
soluzioni e organizzando eventi d’aggregazione. Tra un vaffa-day e un altro,
nel 2009 l’antipolitica corre così tanto
sul web che Fico si ritrova a Milano, insieme a tanti, per la nascita del Movimento 5 Stelle. Da quel giorno in poi
colleziona due partecipazioni elettorali: nel 2010 si candida alla presidenza
della Regione Campania (9947 voti,
2,34%), nel 2011 punta alla poltrona di
sindaco di Napoli (6441 voti, 1.38%).
E alle elezioni politiche del 2013? Confida: “Molti attivisti sono pronti. Il Movimento cresce. Vedrà, anche qui al Sud
saremo una valanga...”. Oggi la pagina
facebook del Movimento 5 Stelle Campania conta più di 12.000 iscritti, il Meetup partenopeo supera quota 4000.
Il Movimento 5 Stelle vola al Nord, ma
arranca ancora al Sud. Perché?
Il Nord ha un voto che si muove con
più facilità, non avendo subito come
noi, per anni e anni il ricatto del lavoro,
dei favori, della criminalità ed ha un
uso della rete più mirato alla costruzione della formazione di un opinione
svincolata dai media ufficiali. Detto
questo, al Sud ci muoviamo con più lentezza rispetto al voto ma registriamo
un'ampia partecipazione e anche alcuni successi come quello di San Giorgio a Cremano con l'elezione del nostro consigliere comunale Danilo Ca-
scone e del nostro consigliere municipale Mariano Peluso.
I partiti sono in crisi, il bipolarismo
scricchiola, il governo tecnico ha “cancellato” la politica. Nel 2013 siete pronti ad eventuali alleanze?
Il Movimento 5 Stelle parteciperà alle
elezioni nazionali da solo, senza alcun
tipo di alleanza.
In sintesi, può indicarci tre idee per
cambiare in meglio la politica?
Fuori i soldi dalla politica. La politica
non può essere un investimento personale. Quindi no ai rimborsi elettorali, ai quali noi abbiamo già rinunciato,
e diminuzione dell'indennità dei parlamentari adeguata agli stipendi medi
nazionali. Nessuna carriera politica:
due mandati massimo e poi si torna a
fare quello che si faceva prima. Una sorta di servizio civile. Trasparenza totale
nella pubblica amministrazione e costruzione di una democrazia diretta che
coinvolga tutti i cittadini nelle scelte.
Siamo invasi, in questi giorni, da manifesti per la crescita del Sud? Può darci anche il suo?
Le risorse principali del Sud sono le intelligenze che puntualmente mortifichiamo. A raffica le do qualche idea: ristrutturazione del debito dei comuni
senza ricorrere alle banche; introduzione dello scec, nostra moneta complementare; bonifiche dei territori inquinati; autosufficienza energetica grazie all'abbattimento degli sprechi negli
edifici e alla produzione di energia da
fonti rinnovabili; revisione di tutte le
concessioni; ristrutturazione verde dell'esistente; cemento zero ed economie
locali a Km zero; filiera virtuosa delle
materie prime secondarie ovvero i nostri "rifiuti". Potrei continuare per ore…
Dopo l’era bassoliniana, come sta operando il governatore Caldoro?
Vedo nella Giunta di governo e nel Consiglio regionale una totale ignoranza rispetto ai temi. Basta leggere lo scandaloso piano regionale dei rifiuti, roba da
rimanere sconvolti per la visione del
presente ma soprattutto del futuro. È
gente che vive in stanze chiuse e forse
senza connessione internet.
De Magistris non perde mai l’occasione di utilizzare la parola “rivoluzione”
quando illustra il suo operato in città.
Ma lei la vede questa rivoluzione?
Non ho mai creduto alla rivoluzione
cosiddetta arancione. Non si può fare
la rivoluzione con l’Italia dei Valori alle spalle e chiedere ai partiti di parte-
cipare ad un cambiamento, gli stessi
partiti che hanno assassinato questa
regione e questo Paese. È un controsenso lampante. Non possono essere
usati i soldi dei cittadini, prelevati dai
partiti tramite i rimborsi elettorali, per
fare campagne elettorali. Non si può
ignorare un referendum che ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti
e nello stesso tempo parlare di democrazia partecipata.
De Magistris finto rivoluzionario?
Non si può negare che quella del sindaco sia stata un'affermazione forte
sulle macerie del partiti napoletani tra
primarie farsa e candidati legati a Cosentino, ma la rivoluzione è quella che
hanno fatto i ragazzi del Movimento 5
Stelle di Parma che hanno vinto con
6400 euro di spese elettorali...
Napoli, la differenziata al 18%: quando si risolverà l’emergenza rifiuti?
Quando avremo il 100% di raccolta differenziata porta a porta tesa al recupero totale della materia senza inceneritori e discariche ma con impianti di
compostaggio e impianti di trattamento meccanico manuale modello
Vedelago.
Grillo è un carismatico comunicatore.
Un tempo distruggeva nei suoi spettacoli i computer, oggi la rete è la chiave del suo successo…
Beppe come tutte le persone intelligenti
e sensibili ha cambiato idea sui computer giusto in tempo per fare da detonatore a questo Movimento che, grazie
alla rete diffonde idee. ll Parlamento è
dei cittadini e, nella nuova forma politica, deve essere a portata di mouse.
Il suo leader va giù duro nei giudizi: la
violenza verbale, seppur condita da
una satira efficace, può contribuire,
in un Paese come il nostro attraversato da un crescente malessere contro
politica e istituzioni, ad alimentare pericolosamente la rabbia degli italiani?
No, assolutamente no. Può contribuire
solo ad aumentare la consapevolezza e
la conoscenza. L'Italia è un Paese che va
liberato e tutti i processi di liberazione
hanno dei pericoli in sé. Questo è il momento di liberarci dai molti politici furbetti attraverso regole certe come, ripeto, la limitazione a due mandati, la rinuncia ai rimborsi elettorali, candidature di persone incensurate…
Assalto alle sedi di Equitalia, la gambizzazione dell’ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, la bomba di Brindisi: c’è il rischio di una nuova stagione del terrorismo? Il Movimento ha
un codice interno per evitare infiltrazioni di “cellule impazzite”?
Noi siamo un Movimento giovane basato sulla concreta e personale partecipazione dei cittadini. Gli attivisti impiegano il loro tempo libero per una
causa collettiva e l'impegno di tutti noi
è verso una reale democrazia che dia
modo a tutti di esprimere le proprie
idee e di condividerle. Questo è un modo di affrontare i problemi che non lascia spazio a violenza o rabbia.
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CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(3)
IL PAGINONE
LE VITTIME DEL LUNGOMARE LIBERATO
Umiliati
e offesi
Chalet, chioschi, ristomobili e pescatori:
la pedonalizzazione di via Caracciolo li ha ridotti
alla fame. Per il Comune sono invisibili, per
gli ambientalisti un dettaglio. Quattro storie
di straordinaria disperazione
Oscar Medina
S
i sentono come gli indiani delle riserve:
isolati, ghettizzati. Praticamente una
minoranza oppressa. Sono i piccoli
operatori del Lungomare: tra loro i
gestori degli Chalet della Villa Comunale, i titolari dei chioschi e i proprietari dei 4 camion di ristoro mobile,
tutti sistemati alla rotonda Diaz, infine
i pescatori del Consorzio attivi alla
rotonda. Dietro di loro centinaia di
famiglie. Davanti a loro lo spettro del
fallimento. È l’onda lunga e letale di
una pedonalizzazione, passata come
una schiacciasassi su una piccola e
pittoresca comunità di lavoratori che
non sa più a che santo votarsi per
ottenere uno straccio di soluzione
all’alternativa incombente della fame
nera. Non discutono l’idea di una
grande area verde; pretendono solo
organizzazione, idee funzionali, dispostivi adeguati, iniziative di promozione
che mettano insieme le ragioni degli
ambientalisti e le loro che sono di pura
sopravvivenza. Ma il punto è che, a
parte la faccia feroce e i divieti a ripetizione, l’amministrazione De Magistris
sembra essere proprio a corto del
minimo sindacale di idee. Ma quelli del
Lungomare non sono gli unici a piangere: la Ztl fa guasti anche dall’altra
parte. La Riviera di Chiaia fa a pugni
con le tossine da smog.
Fabio Chiosi, presidente della prima
Municipalità, accusa: «L’inquinamento
è spesso a livelli stellari. La vigilanza
dell’Arpac è indispensabile. Siamo
davvero al cospetto di dilettanti allo
sbaraglio: siamo al quarto correttivo
della Ztl senza un’analisi trasportistica
e senza alcuna verifica sul campo».
(4)
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
32
milioni
euro
attività
Sul lungomare
operano 4
chalet, 4
chioschi, 4
ristomobili e
20 barche da
pesca. Adesso
sono alla fame
400
posti auto
È questo il
numero di
stalli offerti
dal resuscitato
viale Dohrn.
Ma l’area di
sosta è
disertata dagli
automobilisti
4
modifiche
La Ztl ha
finora
all’attivo ben 4
versioni: mai
effettuati però
un’analisi dei
trasporti e il
monitoraggio
dello smog
Salvatore Buoninsegna: “Chioscai
annientati dal provvedimento”
Salvatore Buoninsegna (nella foto), 53
anni, 5 figli a carico, in quel chiosco della
rotonda Diaz ci è davvero invecchiato:
prima l’infanzia col padre a sgobbare
duro, e poi in proprio. Compresa la sua,
sono 4 le famiglie che sopravvivono coi
soldi di bibite e patatine: 15 persone in
tutto, tra parenti ed affini. Storia in fotocopia per gli altri tre chioschi della rotonda: con ogni chiosco ci mangiano 4
famiglie. Un piccolo mondo a conduzione familiare che campava tranquillo,
sbarcando il lunario. Poi è arrivata la
Coppa America e con essa la Ztl e la
pedonalizzazione del Lungomare. Risultato: il deserto. E così, addio clienti.
Salvatore non ci dorme la notte: «A casa
cerco di non farlo pesare. Ma il clima è
pesante: incasso 40 euro al giorno. Non
ce la faccio a pagare nemmeno le tasse».
Il chioscaio, intanto, insieme ai colleghi,
ha bussato a tutte le porte che nella
maggior parte dei casi sono rimaste
chiuse. Dai pochi che gli hanno aperto, a
Palazzo S. Giacomo, ha spuntato al
massimo qualche frase di circostanza.
Ma poi è crollato quando, a lui che sta
facendo la fame, qualcuno ha risposto:
«Un domani ci ringrazierete». Salvatore
sorride amaro: «Al domani non ci arriviamo. E pensare che i chioschi andavano avanti dall’’800».
Salvatore Di Lorenzo: “Chalet sotto
assedio. Tasse e fitti ci mangiano”
Salvatore Di Lorenzo (nella foto), 52
anni, faccia abbrustolita dal sole e un
fegato grosso così: un’altra pagina in
carne e ossa della fame ai tempi della
Ztl. Parla, infatti, a nome dei 4 chalet
storici della Villa Comunale, anch’essi al
collasso per via della quarantena imposta dalla pedonalizzazione. Di Lorenzo è
il titolare dello «Chalet Rosso»: qui tira
avanti da 26 anni, con la moglie e tre
figli, «e pure tre dipendenti», puntualizza allargando le braccia. Sventola numeri, conti, ingiunzioni: un labirinto di
carte che se lo sta mangiando vivo.
Ma alla fine la cifra che conta è una sola:
«Al mese, incasso 10mila e spendo
11mila. Sto sotto di mille euro».
Di Lorenzo è in ginocchio: «Qui non ci
viene nessuno più - ribadisce -, è come
il muro di Berlino: solo che non si vede». Una mazzata firmata Comune di
Napoli il quale adesso, azzerando la
vecchia regola, pretende pure il pagamento per l’occupazione di suolo. Infine l’ultima «sfogliatella»: nel momento
peggiore si è fatta avanti anche la società Romeo, quella che gestisce gli immobili del Comune, che ora ai titolari degli
chalet ha aumentato il fitto del doppio.
«Dove li prendiamo i soldi?».
L’era De Magistris è la più triste della
sua vita.
Ztl, Chiaia prenda
come modello
il Centro Antico
Franco Rendano*
CONCERTO
STONATO
Agostino Burcarella: “Pescatori,
una razza in via di estinzione”
Agostino Burcarella (nella foto), 40 anni,
due figli, è un omone grande e grosso: da
15 anni fa il pescatore alla rotonda Diaz.
Lo chiamano «’o Tunisino». Uno che non
ha la lacrima facile: mantiene la calma
anche quando spiega la tragedia delle 20
barche che alla rotonda hanno il loro
quartier generale. «Da qui partiamo e qui
torniamo con il pescato per venderlo»,
dice. Parla al presente per abitudine, ma
dovrebbe parlare al passato visto che la
pedonalizzazione, oltre al presente, gli
sta disintegrando il futuro. La storia è la
solita: nessuno viene più, nessuno si
compra più il pesce. «Da me dipendono
4 barche: ogni barca mantiene 2 famiglie.
Ma adesso è finita»: l’aritmetica elementare del «Tunisino» è un certificato di
morte. E siccome la matematica non è
un’opinione, sono 80 le famiglie che
stanno finendo sul lastrico. «Non bastava
il rincaro gasolio, non bastava il golfo che
sta morendo perché al largo i pescherecci devastano la vita del mare», rincara la
dose Agostino. «Mantenere una barca
costa 1500 euro al mese - continua - e il
guadagno non arriva a 500 euro». Tra i
pescatori nessuno ne parla ma lo dicono
gli occhi: prima o poi faranno tutti fagotto. E con loro farà fagotto un altro pezzo
della «cartolina»: è il prezzo della rivoluzione ambientale.
Lo scempio della
Cassa Armonica in
Villa Comunale è un
altro dei tanti danni
conseguenti alla
cattiva gestione
dell’evento Coppa
America. Per questo
Paolo Santanelli,
presidente
dell’associazione
Chiaia per Napoli ha
lanciato l’idea di un
“Concerto Stonato”
che si è tenuto lo
scorso 12 maggio
proprio nella struttura
costruita nel 1877 da
Errico Alvino. La
manifestazione è
stata organizzata dai
comitati civici di
Chiaia e del Centro
Antico in segno di
protesta contro il
mancato restyling
dela Villa. Hanno
aderito: Chiaia per
Napoli, Circolo Nuova
Italia, Città Antica,
Comitato Civico
Posillipo, Comitato di
Portosalvo, Comitato
Valori Collinali, Corpo
di Napoli, Danno alla
salute, Difensore
Civico della libertà,
Incontri Napoletani,
Insieme per Innovare,
Mondo cult, Napoli
Centro Storico
Proloco, Napoli Punto
a Capo, No Comment,
Progetto Vivere
Meglio.
Anna Sarnataro: “Col ristomobile
non arrivo a 50 euro al giorno”
Anna Sarnataro (nella foto), 37 anni, due
figlie a carico: ha passato tutta la vita a
sudarsi il pane sul «ristomobile» del
papà. Il «ristomobile» è quel grosso
camion, stracarico di luci, di taralli e di
sfizi, che sembra un luna park ambulante: quelli storici, alla rotonda, sono 4 e
sono tutti in perfetta regola. Anche loro
vittime collaterali della foia ambientalista. Da quello di Anna dipendono tre
famiglie, compresa la sua. Una strana
azienda su quattro ruote che finora ha
risolto la vita a lei e a tutti gli altri: «Con
questo lavoro - si sfoga - pagavamo il
mutuo di casa, il piatto a tavola e tutto il
resto: adesso 12 ore al giorno non bastano per mettere insieme 50 euro». Anna e
i suoi cari hanno sempre stretto la cinghia, ma adesso è davvero arrabbiata:
«Di noi le Autorità se ne fottono. Hanno
fatto il deserto e se ci muore qualcuno
dentro, non è importante. Ma sapete
cosa mi brucia di più: oltre al denaro per
vivere, la pedonalizzazione ci ha scippato la dignità. Facile calpestarci: tanto
siamo gli ultimi». Ultimi. E invisibili:
Anna ha centrato il punto. Il Palazzo,
impacchettato e distante nei suoi proclami, non li vede nemmeno. Anna
Sarnataro, napoletana di serie B, ha un
grumo di collera in petto e una ruga tra
gli occhi che ormai non vanno più via.
Viva la Ztl di Chiaia! Vi sono due problematiche diverse, quella della zona
mare e quella della parte interna. Premesso che sono pregiudizialmente favorevole alle Ztl, parliamo prima del
lungomare più bello del mondo. Sarebbe ancora più bello se ci fosse la
spiaggia come Nizza o Rio, ma è difficile da realizzare. È ancora un po'
squallido e poco attrezzato, specie nella parte prospiciente la Villa. Ma finalmente ci si gode appieno "O sole mio".
Bisogna mettere a punto la viabilità,
ma siamo sulla buona strada. Di fronte al Castel Dell'Ovo i ristoratori si lamentano, ma sono sempre pieni.
Quindi approverei a pieni voti la coraggiosa scelta dell'amministrazione
di prendere a cuore il problema della
vivibilità e di quella che noi stessi con
Daniele definiamo "na carta sporca".
Per le zone interne, però, ho due critiche. La prima: non ha senso una Ztl a
singhiozzo. Esco in bici (finalmente
numerose) e poi, all'improvviso, mi
trovo travolto dalle auto! Se una zona
si deve chiudere al traffico, deve restare chiusa. La seconda riguarda gli esercenti. Via Chiaia è impraticabile a causa dei rifiuti che lasciano in strada. Non
parliamo di via Dei Mille: l'incuria è
massima, ci sono bar coperti con tende da campi profughi. I "baretti" non
hanno il coraggio di chiedere la chiusura alle auto che passano sui piedi dei
loro clienti. Mancano elementi di arredo urbano. Il quartiere è lontano dai
giri dei turisti che affollano il centro
antico. Bisognerebbe creare un sito
web multilingue con percorsi che segnalino le cose belle del quartiere: negozi, ristoranti, gallerie d'arte, locali e
anche chiese, palazzi storici e musei,
che non mancano. Esercenti di Chiaia, SCETATEVI! Non attaccate con il solito piagnisteo, ma datevi da fare per
abbellire e promuovere questo che era
"il salotto di Napoli". Oggi, venendo
dal centro antico a Chiaia, si ha l'impressione di entrare in un quartiere
morto, senz'anima. A Porta Capuana,
che versa in condizioni disperate, abbiamo organizzato 4 visite guidate per
ciascuno dei 5 week end del maggio
dei monumenti, creando un sito ad
hoc (www.tabledition.com). Sono tutte esaurite. Il degrado della zona non
lasciava presagire un tale successo, eppure con l'impegno delle associazioni
coinvolte (Lanificio25 e Nomicosecittà) e coinvolgendo la cittadinanza e gli
esercenti, la cosa è andata in porto. Se
ci siamo riusciti a Porta Capuana, non
si può fare anche a Chiaia? Bisogna
unire le energie positive e agire.
*Chirurgo e presidente della Carlo
Rendano Association
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(5)
(6)
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
L’INTERVISTA
PROGETTISTI IN RIVOLTA
L’urbanistica? È all’età della pietra
Regole vecchie, criteri antiquati, progetti zero: 50 anni di immobilismo, la città
casca a pezzi. Burocrati arroganti, politici cinici: la denuncia di Fabrizio Gallichi
Alvaro Mirabelli
N
apoli e gli architetti: dopo Aldo
Loris Rossi e Massimo e Riccardo Rosi, interviene Fabrizio Gallichi (v. foto), urbanista,
progettista e autore di numerosi parcheggi in Italia.
A Napoli, almeno legalmente,
non si muove un mattone. E’
morte apparente o reale quella dell’edilizia?
Morte, paralisi: faccia lei. Ma è
tutto reale. È dal ’70 che è tutto
fermo: 40 anni in cui la politica
urbanistica napoletana non ha
mai colto le grandi trasformazioni sociali e quelle tecnologiche: la distruzione della grande
industria, l’avvento dell’informatica e altro. Qui si fa urbanistica con un linguaggio così antiquato che l’unico parallelo
possibile, attualmente, è quello con la Corea del Nord: che
non è proprio il massimo dell’avanguardia. È come scrivere
un libro in italiano, usando una
grammatica babilonese.
Si spieghi.
Voglio dire che, per pianificare
una qualunque trasformazione del territorio dalle nostre
parti, si adottano criteri che andavano bene negli anni ’20, non
oggi. Qui da noi sopravvive lo
“zoning” (la “zonizzazione”),
cioè la suddivisione del territorio in diverse porzioni: in altre
parole la città concepita e divisa in compartimenti-stagno da
governare come tali, separatamente l’uno dall’altro, senza
progetti e senza coniugare urbanistica e architettura. Nel caso del Centro Storico, poi, si è
fatto di peggio: sulla vecchia
impostazione a frammenti della città, infatti, dal 1999 al 2004
si è innestata la Variante al vecchio Piano Regolatore (ndr.
1972) che ha parcellizzato ancora di più il territorio. La Variante, infatti, ha introdotto una
classificazione tipologica in base alla quale, ad esempio, due
fabbricati vicini sono disciplinati in modo diverso pur avendo gli abitanti le stesse esigenze: voglio dire che, a pochi metri di distanza, un palazzo ha
trasformazioni e destinazioni
diverse da quello accanto. Una
vera perversione.
Con quali conseguenze?
Tragiche. Perché questa schizofrenia ha condotto alla proliferazione di una burocrazia che
definire borbonica è un eufemismo. Tra le pieghe labirintiche di regole, misure, volumi,
quadrature, grafici, coordinate
catastali e Dio sa cos’altro, si è
sviluppata una casta feudale di
colletti bianchi e di mezze maniche che ha elevato il caos a
sistema e la rigidità a strumento di potere. Risultato: davanti
al cittadino c’è un muro senza
responsabili che protegge uno
strapotere invisibile e sfuggente. Alla faccia di ogni legge sulla trasparenza. Crocevia per antonomasia di questo teatro dell’assurdo è da sempre l’istituzione municipale perché una
“Una società che non
è capace di lasciare
traccia della propria
storia, antica e anche
contemporanea,
attraverso
l’architettura, è
inevitabilmente una
realtà morta”
vera rivoluzione in materia Palazzo S. Giacomo non l’ha mai
fatta. Evidentemente la conservazione conviene. Non si chiede un diritto, si supplica benevolenza. Non si ottiene un servizio, si subisce una sentenza.
Anche adesso?
Adesso il paradosso è ancora
più vistoso. All’atto del suo insediamento il sindaco De Magistris inserì tra i cardini del suo
mandato la questione legalità:
un intento programmatico, rimasto lì come un bell’enunciato visto che non si è mai tradotto in concreta modalità
d’azione. E così questo diabolico paravento burocratico è ancora lì a far danni gravi. Basta
chiederlo ai cittadini, ridotti ad
un semplice numero di protocollo. Aveva visto giusto un
grande intellettuale come Piero Calamandrei quando diceva: «Nello stampo della legalità
si può versare oro o piombo».
Così anche ora è il momento
del piombo?
La città è ferma, gli strumenti
urbanistici sono tarati implacabilmente sull’immobilismo,
la falsa protezione ambientale
pesata sul solo bilancino dell’ideologia detta i tempi del governo della città: più piombo di
così. Altre città hanno innovato, non Napoli.Guardatevi attorno: con la paralisi dell’urbanistica il patrimonio architettonico casca a pezzi. Lo confermano alcune rare eccezioni; se,
ad esempio, non fosse stato
possibile attuare alcune modifiche d’uso, alcuni monumenti non sarebbero giunti fino a
noi: come nel caso di tanti palazzi nobiliari, salvati perché la
destinazione d’uso è stata trasformata in modo rispondente
alla fase storica.
Il che ci porta allo sbandierato recupero del Centro Storico:
ci sono in cassa 110 milioni.
Che ne pensa?
Se credono di cavarsela con
qualche restauro, torniamo alla strategia del rattoppo. Il sistema è un altro. Invece di tamponare, l’Istituzione deve coniugare i fondi a disposizione
con agevolazioni procedurali a
favore dei cittadini affinchè essi, liberamente, possano recuperare di propria iniziativa
“Tra le pieghe
labirintiche di regole
assurde si è sviluppata
una casta feudale di
burocrati che ha elevato
il caos a sistema e la
rigidità a strumento di
potere. Risultato:
cittadini senza scampo”
quell’enorme porzione del patrimonio storico-architettonico cittadino inutilizzato.
Allude a case e palazzi vuoti?
Certo: volumi edilizi non utilizzati, spesso abbandonati e fatiscenti. È puro buonsenso e i
vantaggi sono evidenti. Primo:
non servono nuove aree da cementificare. Secondo: si innesca un ripopolamento del Centro Storico. Terzo: recupero e ripopolamento hanno una ricaduta virtuosa sulle infrastrutture pubbliche. Ma proprio sul
Centro Storico, le racconto una
follia burocratica. In Italia il termine entro cui le trasformazioni attuate negli immobili devono essere accompagnate da un
permesso comunale, è stabilito dal 1967 in poi (anche se la
prima legge urbanistica è un
po’ più vecchia): a Napoli, invece, una disposizione comunale arretra questo termine al
1935. Risultato: chiunque ha
comprato una casa dal ‘67 in
poi, senza chiedere tutta la documentazione precedente
(spesso introvabile), si trova
nell’impossibilità di trasformare/manutenere il proprio immobile in modo legittimo. Dov’è la legalità in tutto ciò?
Architetto, ci saranno pure
sacche feudali, ma il nuovo
Piano Regolatore, quello che
doveva ridisegnare la città, è
del 2004: è già qualcosa.
Fumo negli occhi. Se verifichiamo gli effetti pratici della
nuova normativa urbanistica
sul territorio dal 2004 a oggi,
cioè 9 anni, scopriamo che i risultati tangibili sono vicini allo
zero. Se ci divertiamo a mettere in rapporto questi minimi effetti con il numero dei napoletani (circa 1 milione), è come
se in un Comune di 15mila abitanti in 9 anni si fosse sostituito solo un cancello. Insomma:
trasformazioni percepite? Nessuna.
A proposito di trasformazioni:
contro le 2 maxiZtl c’è una
mezza rivolta. Perché?
La mobilità è come l’urbanistica: esige pianificazione in rapporto agli obiettivi. Di questo
nelle 2 zone a traffico limitato
non c’è traccia. In una città
compressa tra mare e collina,
bisognava individuare percorsi di traffico tutt’intorno e fare
parcheggi. Invece così, calate
dall’alto, le Ztl si rivelano per
quello che sono: puro esercizio
di potere.
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(7)
PRIMO PIANO
LO STALKER IN UFFICIO
USCIRE DALL’INCUBO
Persecuzioni inflitte sul luogo di lavoro. È il
cosiddetto stalking “da scrivania”, che,
secondo l’Osservatorio nazionale Stalking,
è in aumento e fa registrare il 15% dei casi
totali. In pratica un caso di molestie
pesanti su 6 si verifica in ufficio o in
fabbrica, con forme che danneggiano
anche l'identità professionale della vittima.
Sono tante le associazioni nate per offrire
sostegno alle persone vittime di stalking che
spesso non se la sentono di ricorrere
direttamente alle forze dell’ordine. A Napoli,
in via dei Mille 16, opera l’Associazione Anti
Stalking V Comandamento, presieduta da
Francesco Lanza.
Per contatti: 081.5648940 o 3467147436.
STALKING, ASSOCIAZIONI IN CAMPO
Molestie, il 30% colpisce gli uomini
Carmine Mastantuoni
Il termine “stalk” è traducibile dall'inglese in italiano con
“caccia furtiva” e “avvicinarsi
furtivamente”, mentre con
“stalker” si intende “chi avanza furtivamente”. Ma tali termini poco delineano la figura
dello “stalker” che pedina e
controlla la propria vittima
per scopi puramente molesti.
Rifacendoci alla letteratura
scientifica anglofona, per stalking si intendono quei comportamenti molesti e intrusioni nella vita privata dell'altro, alla ricerca di un contatto
personale indesiderato.
Questi atti sono costituiti da
appostamenti presso il domicilio e in ambienti frequentati dalla vittima, con l'aggiunta
di pedinamenti, telefonate e
lettere anonime, anche oscene, in un crescendo ossessivo
di minacce e aggressioni fisiche, che sfociano spesso anche in omicidio.
Lo stalker può essere un estraneo, frequentemente è un conoscente, un collega di lavoro,
un ex compagno o compagna
di una precedente vita affettiva ormai conclusa. Il reato di
stalking è stato riconosciuto
per la prima volta nel 1990
dallo stato della California; dal
2009 lo stalking è considerato
reato anche in Italia, configurandosi nell'articolo 612-bis
del Codice Penale come atti
persecutori puniti, a querela
della persona offesa, e prevede una reclusione da sei mesi
a quattro anni. Ad oltre tre anni dall’introduzione della legge, il bilancio è contraddittorio: secondo i dati forniti dal
ministero delle Pari Opportunità, nel 2010 sono state 6.009
le denunce e gli arresti 1.422.
Paradossalmente però è proprio la denuncia ad impedire
l'emersione reale del fenomeno nel nostro Paese: molto
spesso la vittima, per vergogna e per paura delle conseguenze, subisce in silenzio per
anni ogni tipo di sopruso e
violenza. Ne parliamo con
Francesco Lanza, poliziotto in
(8)
Secondo i dati
dell’Osservatorio
anti-stalker, in
Italia vengono
arrestati quattro
stalker al giorno.
Il 22% dei casi di
stalking
denunciati sul
territorio
nazionale si
verifica in
Campania
pensione, dal 2010 fondatore
e presidente dell’Associazione Anti Stalking V Comandamento, presente su tutto il territorio nazionale, con sedi in
Campania a Napoli e Torre del
Greco.
Com'è possibile distinguere
un comportamento semplicemente ossessivo ma tutto
sommato innocuo, anche se
può arrecare fastidio, da un
comportamento persecutorio e lesivo?
La persecuzione è accompagnata sempre dalla violenza fisica, perché lo stalker vede
nella vittima la causa principale dei propri mali: la fine di
un amore, un fallimento economico. Le molestie continuano nel tempo sino alle più
tragiche conseguenze, con il
ferimento o la morte della vittima.
I dati statistici oggi disponibili non delineano il fenomeno nelle sue reali dimensioni.
Qual è il motivo?
Occorre tener conto che spesso lo stalker si nasconde tra le
mura domestiche, vive proprio all'interno del nucleo familiare della vittima: è un marito, un fidanzato, un padre o
un fratello. Per questo il perseguito sopporta in silenzio,
per pudore e vergogna, o semplicemente per non affronta-
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
re il giudizio dei vicini o del resto della famiglia.
Si dà per scontato che lo stalking sia sempre rivolto nei
confronti di una donna e che
lo stalker sia obbligatoriamente un uomo. È sempre
così?
Diciamo che lo stalking, manifestandosi in modo violento
e fisico, è attuato quasi sempre
da uomini nei confronti di
donne. Attenendoci alle statistiche, si può realisticamente
affermare che su 10 stalker, 7
sono uomini e 3 donne. C’è
però da considerare che gli
uomini hanno una maggiore
resistenza a denunciare, e la
proporzione tra i sessi anzidetta, varia a seconda dei luoghi e dei contesti. Secondo i
dati forniti dall’Osservatorio
anti-stalking istituito nel 2002,
ogni giorno vengono arrestati
quattro stalker, ma purtroppo
con certezza le denunce sono
calate del 25% rispetto al 2010.
Come vi comportate con le
vittime della violenza che si
avvicinano all’associazione?
La violenza si alimenta con il
silenzio e la vergogna delle vittime, per cui la prima cosa che
consigliamo a chi ci avvicina,
è sporgere denuncia consentendo alle forze dell’ordine di
impedire ulteriori violenze, tenuto conto che uno stalker su
tre è recidivo e che le violenze
continuano dopo la denuncia.
Compiuto questo primo passo, elaboriamo le fasi successive, che vanno dal fornire alla vittima assistenza legale e
psicologica, sino a fornire protezione con guardie del corpo. Immaginiamo di attrezzarci, in un prossimo futuro,
fornendo alle vittime apparecchi gps collegati ad una
centrale radio, in grado di far
intervenire la polizia in maniera sollecita in caso di molestie. Nel codice, per questo
reato, non è previsto il patrocinio gratuito e le vittime di
violenza devono affrontare
anche le spese legali. Questo
può costituire per qualcuno
indubbiamente un problema
insormontabile, ma noi offriamo assistenza legale a costi contenuti, avendo sottoscritto una serie di convenzioni con studi legali e professionali specializzati in casi simili.
La vostra associazione com’è
articolata sul territorio nazionale?
Oltre alle due sedi campane,
abbiamo sedi a Torino, Catania, Palermo e Bari. L’associazione, che non ha fini di lucro,
intende attivare una rete di
protezione sia giuridica che fisica in stretta collaborazione
con le forze di polizia. Intendiamo inoltre promuovere
una fitta attività d’informazione attraverso convegni e
seminari: il 7 giugno ne abbiamo in calendario uno a Rutigliano ed il 17 un altro a Torino.
Come riuscite a finanziarvi?
Quali sono le vostre entrate?
Viviamo grazie ai contributi e
alle donazioni dei nostri associati. Chi subisce violenza e
denuncia, è tragicamente solo di fronte a reiterazioni e
vendette personali. Vorremmo
poter fare molto di più, ma è
difficile. Indubbiamente essere riusciti ad introdurre nel
nostro ordinamento il reato di
stalking è stato un progresso,
ma nella legislazione italiana
manca completamente la fase
successiva alla pena, cioè il recupero umano e sociale del
persecutore. Senza prevenzione e recupero, gli stalker non
potranno essere fermati. Sempre secondo i dati riferiti al
2011, il 22% dei casi denunciati sul territorio nazionale si
verifica proprio in Campania,
ed è fondamentale che le istituzioni, soprattutto locali, si
rendano promotrici di una
corretta informazione sul tema che può fattivamente prevenire la reiterazione delle violenze.
PRIMO PIANO
QUANDO LA CAMPANIA DIVENNE SITO NAZIONALE DI DISCARICA
Così la politica seppellì la legge del ‘73
Mario Simeone
Mentre i bastimenti di monnezza partono per gli inceneritori stranieri, la raccolta
differenziata a Napoli è ferma
al 18% e l’Europa è pronta a
multare l’Italia (mezzo milione di euro al giorno) per
l’inadeguato sistema del ciclo
dei rifiuti in Campania, il
giornalista Mario Simeone
ripropone su Chiaia Magazine un illuminante articolo
sulla legge regionale n.23 del
1973 che prevedeva, con uno
stanziamento di 30 miliardi
di lire, “costruzione, ampliamento e completamento di
impianti per lo smaltimento
dei rifiuti solidi urbani”. Che
fine hanno fatto quei 30
miliardi? Quella legge, mai
applicata, avrebbe evitato i
preoccupanti e penosi scenari
odierni. Nel 2008 della vicenda se ne occupò anche Gian
Antonio Stella con un intervento, in prima pagina, sul
Corriere della Sera. Crediamo
che sia il caso - magari anche
con un incontro pubblico
aperto alla cittadinanza
attiva e alle istituzioni - di
riaccendere i riflettori su
quella “buona legge”, disattesa e calpestata dall’immobilismo della classe politica. Una
classe che, nel 2012, a distanza
di quasi 40 anni, continua a
proporre soluzioni transitorie
tra chiacchiere, recriminazioni e rimpalli di responsabilità.
Nel giugno del 2007 la Commissione Europea ha avviato
la procedura di infrazione contro l'Italia per la drammatica
crisi riguardante lo smaltimento dei rifiuti in cui da decenni si dibatte, con Napoli,
l'intera Campania. Un'evidente violazione della normativa
UE sui rifiuti che si trascina dal
lontano 1973. In quell'anno,
infatti, la Regione Campania,
tra le prime in Italia, approvò la
legge n. 23 concernente i «finanziamenti regionali per la
costruzione, ampliamento e
completamento di impianti
Se quella “buona”
disposizione fosse stata
applicata, oggi non ci
saremmo trovati con
l’Europa pronta a
multarci per
l’inefficiente sistema
ambientale e con 2000
miliardi di euro sprecati
40 anni fa, la Regione
approvò una norma che
prevedeva la
costruzione di impianti
adeguati per lo
smaltimento dei rifiuti.
Furono stanziati
30 miliardi di lire.
Soldi solo “virtuali”
per lo smaltimento dei rifiuti
solidi urbani». Il 19 novembre
di quell'anno vennero stanziati 30 miliardi di lire, vincolati
a tale scopo. Una somma considerevole per quei tempi messa a disposizione dei Comuni.
L'impiego di quelle cospicue
risorse era destinato a finanziare progetti esecutivi con
l'indicazione delle localizzazioni degli impianti. Quella
legge venne prorogata di un
anno per dare più tempo ai
Comuni di consorziarsi tra loro.Si giunse così a quella sospirata legge che ebbe come
relatore l'assessore agli Enti
Locali, Eugenio Abbro, già sindaco di Cava dei Tirreni, il quale si avvalse di una apposita
commissione consiliare, allargata all'opposizione, con cui
fece una scrupolosa ricognizione di come la questione rifiuti era stata positivamente affrontata dalle altre Regioni,
specialmente del Nord-Italia.
La commissione andò anche
a Vienna dove era stato realizzato, al centro della città, un
mega inceneritore con capacità di produrre energia elettrica.
I 30 miliardi dovevano essere
coperti da un mutuo, di pari
importo, per finanziare gli impianti previsti in un piano
quinquennale che assegnava
agli esercizi finanziari del 1974
(5 miliardi); del 1975 (10 miliardi); del 1976 (10 miliardi);
del 1977 (2,5 miliardi) e del
1978 (2,5 miliardi).
Nell'esercizio finanziario re-
gionale del 1978 (capitolo di
spesa 352) risulta accantonato
l'intero importo di 30 miliardi.
Evidentemente, a quella data,
i comuni non avevano richiesto alcun finanziamento. Nell'esercizio finanziario del 1979
la Regione Campania (capitolo di spesa 280) elimina - considerandoli residui passivi - 27
miliardi e 400 milioni e nel
1980 (capitolo di spesa 275)
trasferisce, nei residui passivi,
i rimanenti 2 miliardi e 600 milioni. Ed il “drammatico gioco” è fatto! I 30 miliardi di lire
vincolati dal legislatore alla costruzione degli impianti vengono cancellati. Il tutto avviene nel silenzio più totale, con
la soddisfazione di quanti, sotto sotto, perseguivano questo
obbiettivo. Ovvero interessi
malavitosi e trasversali che, di
lì a poco, avrebbero visto protagonisti i clan camorristici occuparsi della lucrosa gestione
dello smaltimento dei rifiuti, a
livello regionale e nazionale.
Così la Campania diventò, di
fatto, sito nazionale di discarica aperta ai rifiuti anche tossici del Nord-Italia.
Alla domanda che viene spontanea: dove sono andati a finire quei 30 miliardi, la risposta
dovrebbe essere nei residui
passivi, ma non è proprio così. Nei riscontri, non facili, che
abbiamo cercato di fare, emerge che quel mutuo di 30 miliardi di lire, di fatto non fu mai
acceso dalla Regione Campania. Uno stanziamento voluto
dal legislatore, dunque, solo
virtuale. Insomma una sorta di
presa in giro alla comunità regionale che non si poteva rendere conto delle gravi conseguenze che ne sarebbero derivate a distanza di tempo. Sono
stati sprecati, ad oggi, quasi
2000 miliardi di euro dai commissariati straordinari della
Regione Campania. Fondi
stanziati dai Governi nazionali succedutisi e dalla Comunità Europea. Ai quali va sommata la tassa sui rifiuti pagata,
in questi decenni, dai campani con i risultati che sappiamo.
Oggi, quella stessa Europa,
“matrigna” per tanti altri versi, ci presenta il conto sui rifiuti chiedendoci ragione del corretto impiego delle risorse comunitarie concesse. Viene da
chiedersi se la Regione ha tutte le “pezze giustificative” da
far valere. A noi pare - per
quanto abbiamo cercato di documentare - di no. Abbiamo
forti riserve sulla credibilità e
affidabilità di questa Regione
Campania di ieri e...di oggi. Saremmo ben lieti di sbagliare.
Vero è che sulla “questione rifiuti” ci sono state troppe
omissioni ed omertà in questi
decenni da parte di chi ci ha
rappresentato nelle istituzioni
e non solo. Sono mancati soprattutto i controlli in particolare sulla spesa regionale.
Come è possibile che quella
legge (dichiarata urgente in
applicazione dell'art. 127 della Costituzione) del 23 novembre 1973 non sia stata applicata? Quale organo dello Stato
doveva intervenire? Come è
possibile che dei 500 e più Comuni della Campania (con Napoli in primo luogo) nessun
consigliere comunale, nessuna
amministrazione locale, da sola o in consorzio, abbia presentato un progetto esecutivo
per la realizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti? Ed ancora: come è possibile che nessun presidio giudiziario, universitario o accademico etc. etc. abbia dato una
risposta a tale quesito? E la cosiddetta opposizione nei Consigli regionali, in quelli comunali e provinciali non sia insorta. L'opposizione sapeva
dell'esistenza di questa buona
legge. Buona perché scaturiva, temporalmente, dall'emergenza igienico-sanitaria che
aveva vissuto Napoli ai tempi
del colera del 1973 e dai moti
irrefrenabili di Pianura quando
quella popolazione bloccò la
discarica infetta e stracolma di
località Pisani dove venivano
versati, da anni, i rifiuti di tutta la Campania. La verità è che
non si è voluto operare in direzione della centralizzazione
regionale del servizio-rifiuti
che, con la sua attuazione si
sarebbe, inevitabilmente, realizzata.
Bandendo ogni ipocrisia ribadiamo, ancora una volta, che
in questo creato vuoto istituzionale è proliferato il “cartello camorristico dei rifiuti” i cui
costi sociali sono profondi,
tanto che tutto il Paese è stato
costretto a subire e a farsene
carico. A cominciare dal contribuente campano al quale è
stato negato il più elementare
e necessario dei servizi. E da
tempo si ritrova a pagare anche l'aliquota-rifiuti più alta
d'Italia. Tra poco si aggiungerà anche la “tassa della Comunità Europea”. Ovvero la mega
multa che Regione Campania
e Governo Nazionale dovranno versare per i tanti fondi comunitari sprecati. Si parla di
una multa di 500.000 euro al
giorno. Verrà addossata - com'è prevedibile - sull'innocente contribuente.
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
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CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
IL CASO
CINEMA INDIPENDENTE, LA SVOLTA
Formula indi
Indinapolicinema lancia una bozza di legge regionale e annuncia:
«Gestire meglio i fondi per un distretto produttivo a Napoli»
Rita Giuseppone
Maurizio Fiume, uno dei soci
fondatori di Indinapolicinema
assieme ad altri talenti della
cinematografia partenopea
come Francesca Amitrano e
Antonio Vladimir Marino, è il
regista di “E io ti seguo”, film
sulla vicenda di Giancarlo
Siani, mai distrbuito nelle
sale. La pellicola, realizzata
nel 2004, è stata poi distribuita
in dvd in allegato al mensile
Chiaia Magazine nel marzo
2009 in occasione della
Giornata della Legalità. Il film
fa ora parte della collana di
dvd di Eskimo dedicata ai
capolavori del cinema italiano
che non hanno trovato spazio
nel sistema distributivo
nazionale. Tra le proposte di
Indinapolicinema c’è anche
un sistema di distribuzione
innovativo che non penalizzi i
film indipendenti.
C
reare a Napoli il primo distretto produttivo del cinema
indipendente facendo uscire
12 film l’anno e fornendo
opportunità occupazionali
per circa mille giovani. Non è
un sogno di celluloide, ma
un’opportunità concreta e
realizzabile contemplata
dalla bozza di legge regionale
sul cinema indipendente che
l’associazione Indinapolicinema presenterà a breve in
Regione. Il collettivo di circa
50 tra registi, sceneggiatori,
tecnici ecc. costituitisi in
associazione lo scorso settembre 2011 ha lavorato per
mesi ad una proposta che
incentivi la realizzazione, la
produzione e la distribuzione dei film indipendenti in
Campania, utilizzando i
fondi già a disposizione
dell’amministrazione regionale che al momento vengono sprecati o male utilizzati.
“In Campania - spiega Maurizio Fiume, presidente di
Indinapolicinema - l’80% dei
film viene realizzato dai
cineasti indipendenti. Per
questo motivo l’associazione
ha messo a punto una bozza
di legge regionale che regoli i
bandi, garantisca una gestione trasparente dei fondi e
preveda incentivi fiscali e
contributivi. Non chiediamo
maggiori risorse - puntualizza il regista - ma variazioni
per utilizzare meglio i fondi
regionali, nazionali ed europei a disposizione”. Una
boccata d’ossigeno per tutto
il comparto, possibile anche
grazie ai fondi per il Sud
previsti dal Piano Antipovertà del governo Monti, che
presto farà confluire nelle
casse delle regioni meridionali 2,3 miliardi di euro dai
fondi europei destinati ai
programmi di sviluppo e di
valenza sociale, soprattutto
per i giovani. Sarà poi la
giunta Caldoro a dover ripartire i sovvenzionamenti, ed è
chiaro che un’opportunità di
crescita potrebbe essere
proprio quella di incentivare
la piccola industria del cinema in Campania che, pure
con pochi mezzi, ha saputo
produrre già a partire dagli
anni ‘80, tanti piccoli capolavori, snobbati dalla distribuzione nazionale, ma che
hanno fatto incetta di premi
a festival e rassegne. Ne è un
chiaro esempio il recente
successo di “La Bas” di Guido Lombardi. L’endemica
carenza di fondi per il cinema indipendente è un problema che si ripercuote
anche su scala nazionale:
“Secondo i dati Anica - spiega Fiume - nel 2011 il 50%
dei film prodotti in Italia
In Campania l’80%
dei film viene
realizzato da cineasti
indipendenti con
budget inferiori
ai 200mila euro.
Una legge regionale sul
cinema indipendente
garantirebbe una
migliore distribuzione
dei fondi a disposizione
sono stati realizzati con un
budget inferiore ai 600mila
euro e di questi la metà con
budget inferiori ai 200 euro.
Eppure nessuno sa che, nel
sistema cinematografico
nazionale, i pochi film campioni d’incassi al botteghino
si appropriano automaticamente dell’80% dei soldi
pubblici destinate al cinema
italiano”. Si ha la sensazione
che in Italia il cinema si
muova su una doppia velocità: quella dei cinepanettoni e
delle grandi produzioni
campioni di incassi al botteghino e superfinanziati, e
quella dei tanti piccoli film
indipendenti, realizzati con
budget modestissimi, che
pur mantenendo uno standard qualitativo molto elevato e trattando tematiche più
vicine ai gusti e alle esigenze
del pubblico colto, non
riescono ad emergere. Un
cinema “sommerso” che
l’associazione Indinapolicinema sta cercando di sostenere anche con iniziative
come “CinemasommersoIndiVisioni”, la rassegna sul
cinema indipendente organizzata a Napoli dal 14 maggio fino al 16 giugno. Per
cinque mercoledì, infatti, in
cinque associazioni diverse
del territorio si terranno
proiezioni e dibattiti con gli
stessi registi e sceneggiatori
delle pellicole. “Abbiamo
organizzato questa rassegna
- prosegue il regista - pensando ad un modo diverso di
fruire il film. La volontà, da
parte nostra che il cinema
indipendente lo facciamo e,
pur con mille difficoltà,
continuiamo a farlo è quella
di incontrare la comunità
degli spettatori, conoscere i
suoi gusti, le esigenze, aprire
al dialogo par fare di un film
non solo un momento di
intrattenimento ma un’esperienza partecipata che possa
rappresentare un vero arricchimento culturale”. I cinque film della rassegna
“Cinemasommerso-Indivi-
Nel sistema
cinematografico
nazionale sono
le pellicole campioni
di incassi
al botteghino ad
appropriarsi
automaticamente
dell’ 80% delle risorse
pubbliche destinate
alle produzioni italiane
sioni” sono stati scelti tra 50
film indipendenti italiani,
selezionati da una commissione interna ad Indicinema,
la confederazione delle
associazioni per il cinema
indipendente sul territorio.
Le pellicole (“East, Weast,
East”, “Il Pranzo di Natale”,
“Ristabànna”, “Ainom” e
“Mia”) sono state abbinate
alle associazioni che ospitano le proiezioni anche in
base ai temi trattati, come
l’immigrazione, l’integrazione, la partecipazione, la
tradizione, il mondo dei
ragazzi, l’indole umana (il
programma completo è
consultabile sul sito www.indinapolicinema.it). Il collettivo di cineasti, però, non si
ferma qui: a settembre,
infatti, aprirà un proprio
spazio al Centro Storico di
Napoli che sarà sede di
incontri, proiezioni, laboratorio formativo e fucina di
nuovi talenti, sul modello del
Kino di Roma. A livello nazionale, invece, l’associazione sta promuovendo la
campagna “99 parole per il
cinema italiano”, una raccolta di firme per eliminare gli
squilibri che penalizzano gli
autori e i piccoli produttori,
che ha già registrato adesioni
eccellenti dal mondo dello
spettacolo e della cultura.
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(11)
SOLLECITAZIONI
ELZEVIRI DEL NOVECENTO
FORUM, FIGURACCIA
TERZOMONDISTA
A febbraio Chiaia Magazine aveva previsto
già tutto. Così come lo ha concepito
Barcellona, ideatrice del format, il Forum
delle Culture, quello che mette i popoli della
terra intorno ad un tavolo per parlare di
sviluppo sostenibile, è un evento mondiale:
nelle mani del Comune di Napoli, che ha
ottenuto l’organizzazione dell’edizione
2013, le velleità della kermesse si sgonfiano
a vista d’occhio. A 10 mesi dallo start del 31
marzo 2013 il grande raduno planetario ha
le ambizioni di una sagra rionale, anche se
di lusso visto che i fondi ammontano a 15
milioni targati Regione, sopravvissuti ai 100
inizialmente stanziati. Colpa di un
imbarazzante passato, colpa di una
Fondazione inventata in era Iervolino per
funzionare da cabina di regia dell’evento,
ma diventata poi fabbrica di consulenze e
poltrone: giusto il tempo di lasciare al
sindaco De Magistris un deficit di 5 milioni
di euro. Adesso sindaco e governatore
nomineranno un commissario liquidatore
per spedire al macero la brutta esperienza e
si arrangeranno. Soldi pochi, tempo pure,
ora il rischio è quello di consegnare agli
occhi del mondo l’ennesima figuraccia
terzomondista. Comune e Regione, infatti,
non hanno i muscoli economici per reggere
una manifestazione di proporzioni enormi.
La durata, innanzitutto: 5 mesi di impegno
quotidiano, dal 31 marzo al 31 agosto 2013,
richiedono la capacità di tenuta di una
metropoli altamente evoluta. Napoli,
disossata dal deficit, non lo è.
Pettinature
e contesse
amiche di mia madre e andavano
alla messa di Santa Caterina a
Chiaia.
***
PINO FERMENTO
LA RITIRATA
DELLA CULTURA
Nell’inchiesta «Cultura serrata», pubblicata
ad aprile su Chiaia Magazine, editori e librai
denunciavano la crisi del mercato librario
con il triste fenomeno della chiusura delle
librerie della città. Di recente, i vertici
decisionali della cultura partenopea si sono
riuniti alla sede dell’Unione Industriali di
Napoli per discutere del tema. Intorno a un
tavolo si sono riuniti Edgar Colonnese e
Diego Guida - rispettivamente presidenti
della Sezione editoria e del Comitato
strategico sulla cultura dell’Unione Industriali
di Napoli - e gli assessori alla cultura di
Regione e Comune di Napoli Caterina
Miraglia e Antonella Di Nocera. Ne è nato un
dibattito costruttivo che, ad un certo punto, si
è trasformato in una ritirata. L’assessore
Miraglia, infatti, dopo essere giunto in ritardo,
ha deciso di lasciare anzitempo la sala dopo
le interruzioni della platea che intendeva
avere risposte sulle strategie adottate per lo
sviluppo culturale. Abbiamo provato, per
giorni, ad inoltrare le domande «eluse»
all’assessorato regionale ma l’ufficio stampa
della Regione, più volte contattato
telefonicamente, ha preferito non rispondere
agli interrogativi posti.
Analogo comportamento dall’assessorato
comunale il cui ufficio stampa, dopo molte
insistenze, ha comunicato, via mail, che
«l'assessore sta rilasciando dichiarazioni
soltanto in merito agli eventi del maggio o
piccole cose extra». Ci viene il dubbio che
queste risposte non ci siano.
ARMANDO YARI SIPORSO
(12)
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
Diego Calcagno*
Abitavo, ragazzo, a Napoli, in un
palazzo dove aveva abitato Murat.
Il portiere (anzi, come si diceva, il
guardaportone) si chiamava don
Giovanni Capozzi, aveva la mazzarella col fiocco, il palamidone,
anche d’estate, e il berretto gallonato; sua moglie, non si sa perché,
veniva chiamata madama Lattughella, e nella guardiola c’era un
magnifico pappagallo verde. Ogni
volta che qualcuno saliva lo scalone di marmo, don Giovanni, suonava la campanella. Una, erano visite per mia madre. Due, era gente che andava al secondo piano,
dalla contessa. E il cortile vanvitelliano echeggiava, sempre, dello
scalpitio dei cavalli «da rimessa»,
guidati dai cocchieri con i gambali di celluloide bianca. La contessa
del secondo piano, la contessa
Quaranta, era quella che riceveva
più visite. Quelle sì, che erano contesse felici. A loro non succedeva
mai nulla.
Le contesse del tempo mio (poiché
mi sento ormai un sopravvissuto,
uno straniero che passeggia in un
tempo abitato da gente diversa da
lui, da gente che parla un’altra lingua e fa ragionamenti che a lui
sembrano ragionamenti di pazzi),
le contesse del tempo mio, dicevo,
erano tranquille, serie, dolci, vestite di nero o al massimo blu. Erano
le amiche di mia madre. Erano
«
Il pettine è la
bacchetta magica
del vostro destino.
La storia s’impara
più dai
parrucchieri che
dai bibliotecari
quasi tutte come la contessa del
secondo piano, nella cui vita la cosa più emozionante era la messa
domenicale di Santa Caterina a
Chiaia. Guardate invece quante
cose capitano alle contesse di oggi. Non dico che nel passato, dalla
contessa Tiepolo alla contessa Trigona, non ve ne sia stata qualcuna
che abbia fatto parlare di sé. Ma in
questi tempi mi pare che si esageri. Che cosa è mai questa scarogna
che perseguita le contesse? Vi dico
la verità. Io voglio bene alle contesse. Le vorrei tutte tranquille,
buone, felici. Alla contessa che abita sopra di me, al tempo mio, non
hanno mai dato il più piccolo dolore. Vorrei che le contesse ridiventassero tutte solenni, silenziose e serene come quelle che erano
La potenza dei capelli femminili,
dal tempo di Maria Maddalena
che li sciolse dinanzi a Gesù, è proprio illimitata. La storia del mondo è legata dai capelli delle donne
come da perfidi fili. Si può affermare che tutto si compia proprio
per un capello. Volevo insomma
dire che la storia s’impara più dai
parrucchieri che dai bibliotecari. Il
mondo non è andato avanti ad
epoche, ma a pettinature. Ogni
pettinatura è una stagione di quel
pazzesco, immenso paese che si
chiama Amore. La civiltà, in fondo,
non fa che pettinarsi. Appena ci
appare una donna il nostro sguardo ha un immediato bisogno di
scendere, e va ai piedi di lei. Poi ha
un immediato bisogno di elevarsi,
e va sulla testa.
Insomma, il pettine è la bacchetta
magica del vostro destino. Dalle
arcane pettinature etrusche alle
complicazioni del 1700 dove le capigliature prendevano le immensità e le difficoltà di una fortificazione, con le torri e i ponti elevatoi,
o di un parco cardinalizio nel quale non mancavano nemmeno i nidi con gli uccelli veri, sopra le teste
delle donne, molto più che dentro
di esse, sono passate tutte le follie.
E presto arriveremo ai capelli fosforescenti. Ogni donna ormai
l’ha capito. Il fuoco si accende, nel
cuore di un uomo, per un ricciolo
solo. E per un solo ricciolo si può
spegnere. Vi racconterò, infine,
una cosa terribile. Una signora,
mal consigliata, poveretta, ha cambiato la sua pettinatura, quella per
la quale aveva conquistato il suo
uomo. Tornata a casa, l’uomo è impallidito. Come se tutto fosse spento, per sempre, in un disperato
buio. A poco a poco, l’uomo, disfatto, ha cercato di innamorarsi
d’un’altra. E vi stava per riuscire
quando la donna, che aveva cambiato pettinatura e non si era accorta che perciò l’amore era finito,
è impazzita di gelosia. Impazzita,
dico. Ognuna dunque prima di
cambiare pettinatura, rifletta a
lungo poiché sta per compiere
qualcosa di fatale.
*Elzeviri tratti dal libro «Tempo di
Valzer (Edizioni Il Tempo, 1950) del
giornalista e scrittore D.Calcagno.
SOLLECITAZIONI
la vignetta
di Malatesta
IL SUDISTA
Mimmo Della Corte
ASSICURAZIONI,
PERPLESSITÀ
RAGIONEVOLI
Colmo
di fulmine
Diario stupendo
MARCO RAMPERTI
Il supplizio
della fantasia
«Come Schehèrazade,
la giovinetta che
placava con la favola il
sultano inferocito, io
debbo raccontare ogni
giorno una storia per
non morire. Ma
Schehèrazade aveva
vent’anni. E non
soffriva del suo
incarico. Né l’obbligo
di raccontare doveva
durare, per lei, più di
mille e una notte.
Dopo le quali, sposato
il suo signore, fu
prosciolta e fu felice.
Obbedendo alla mia
fantasia, scrivendo le
mie storie, io sono pur
sempre in balìa d’una
tiranna cento volte più
inesorabile di quel
despota: e questo
supplizio, che dura da
quarant’anni, non
avrà mai termine che
all’ultima delle mie
notti. Amici: ecco la
mia sorte. È innanzi a
voi un uomo libero, il
quale vive come uno
schiavo».
(Marco Ramperti,
giornalista e scrittore.
Da Il giardino segreto e
altre immagini, 1946)
che impedisce di
andare avanti» (P.B.).
(Giovanni Falcone e
Paolo Borsellino,
magistrati.
Manifestazione
pubblica, 1992)
di RENATO ROCCO
DOMENICO REA
FALCONE-BORSELLINO
La paura
e il coraggio
«L’importante non è
stabilire se uno ha
paura o meno, è saper
convivere con la
propria paura e non
farsi condizionare dalla
stessa. Ecco, il coraggio
è questo, altrimenti
non è più coraggio ma
incoscienza». (G.F.)
«È normale che esista
la paura, in ogni uomo,
l'importante è che sia
accompagnata dal
coraggio. Non bisogna
lasciarsi sopraffare
dalla paura, altrimenti
diventa un ostacolo
L’inutile lavoro
dello scrittore
«Il libro? Viene
considersato un ogetto
perditemo. Lo
scrittore? È una donna
che resta a casa a fare
le faccende, ricucire i
pantaloni del marito.
Parliamoci chiaro: “È
n’omme e’ niente che
non tiene a che
pensare”. Questo è il
vero pensiero di un
borghese napoletano
sulla “fatica” di uno
scrittore».
(D. Rea, scrittore
e giornalista. Da
Vivere a Napoli, 1993)
Col matrimonio
ogni mattina suona
l’adulata.
Il matrimonio è un
tegame inossidabile.
Il colmo del vecchio
è non mettersi
mai in ruga.
Il colmo della
spogliarellista è non
uscire mai di seno.
Il colmo del soldato
è avere una vita
uniforme.
L’editore è una
persona intelligente:
d’inverno fa uscire i
libri con la copertina.
Dramma surrealista:
amava se stesso,
ma non era
corrisposto.
«Una ragionevole e
legittima
interpretazione della
norma dovrebbe
includere nelle
differenziazioni
tariffarie quelle legate
alle oggettive differenze
delle condizioni di
rischio rilevate nei
singoli territori».
Così, con una
“chiarificazione”
all’insegna del “dico e
non dico, il Ministero
dello Sviluppo
Economico, ha inferto
l’ultimo affronto al Sud,
cancellando l’articolo 32
del decreto sulle
liberalizzazioni, con cui
lo stesso esecutivo aveva
cercato di eliminare gli
enormi squilibri di
prezzo esistenti in Italia,
in fatto di assicurazioni
e di responsabilità civile
auto. Per carità, che alle
assicurazioni sia
concessa la possibilità
di provare a porre riparo
ai danni conseguenti
alla grossa “sinistrosità”
che affligge le regioni
meridionali, può essere
anche comprensibile,
ma che questo debba
avvenire sparando nel
mucchio e penalizzando
tutti senza distinzioni
non mi sembra
accettabile. Anzi. Anche
perché ciò significa che
a subire - ed in maniera
decisamente salata,
visto che si parla di un
premio pari a quasi 3
volte quello che si paga
al Nord - le conseguenze
di questa
“interpretazione
autentica”, saranno
anche quelli che non
sono mai stati
protagonisti di alcun
incidente. Sicché, a mio
modo di vedere questa
lettura può anche essere
“ragionevole”, ma
definirla “legittima” mi
sembra quantomeno
eccessivo. Per essere
considerata anche tale
avrebbe dovuto
contenere anche altre
due indicazioni:
1) che un automobilista
di Terronia va assicurato
senza essere costretto a
vagabondare da
un’agenzia all’altra in
attesa che qualcuno,
poi, si decida a dirgli
“si”;
2) che un 42enne di
Napoli in prima classe
di merito e senza
incidenti negli ultimi 5
anni deve sborsare
esattamente la stessa
cifra che è chiamato a
pagare un automobilista
settentrionale con lo
stesso profilo
assicurativo e non il
triplo: in pratica 1.072
euro rispetto ai 310-316.
Fatto è che - a rigor di
logica e in nome della
tanto pubblicizzata
“pari opportunità” - nel
momento in cui si pone
la rischiosità territoriale
come parametro di
calcolo, per parità ed
equilibrio, è giusto
tenere conto anche
della virtuosità di guida
dell’automobilista da
assicurare. Altrimenti
parlare di coesione sarà
semplicemente un alibi
utile a favorire il Nord a
tutto danno dell’Italia
meridionale. Cosi come
a tutto danno dell’Italia
meridionale è il fatto
che la Rc auto non è più
detraibile dal reddito:
paga di più e non può
scaricarselo. Una beffa
nella beffa! Per carità, il
Sud non chiede
favoritismi, ma neanche
vuole continuare ad
essere penalizzato. A
proposito: sia chiaro che
essere sudista non
significa essere strabico
e fingere di non vedere
che, magari, di tanto in
tanto, arriva anche
qualche notizia positiva
per il Sud come, ad
esempio, i 2,3 miliardi di
euro che il governo ha
annunciato di voler
mettere a disposizione
per consentire anche al
Mezzogiorno di
ripartire.
Certo, è solo una
riprogrammazione di
risorse europee già di
sua pertinenza, ma che
di certo avremmo perso
perché non utilizzate.
L’unica speranza è che
queste risorse vengano
usate per davvero e
prendano la strada che
porta al Sud e non
viaggino, invece, con la
scusa della coesione, nel
senso opposto, ovvero
quello che porta al di là
del Garigliano.
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(13)
QUARTIERISSIME
VIABILITA`, LE SOLUZIONI
Parcheggi interrati, muro del Comune
Alvaro Mirabelli
La sensazione è quella di
parlare col muro. L’anticamera che Massimo Vernetti (nella foto), leader della Napoletana Parcheggi, sta sopportando
in attesa che il Comune lo autorizzi a costruire un parcheggio sotto piazza Vittoria, lui
proprio non la capisce. Un anno fa, forte di una concessione
nero su bianco, l’imprenditore convinse persino la Iervolino, incassando il sì pesante del
Commissariato Straordinario
(14)
alla Viabilità. Adesso, invece, si
ritrova al palo perché il sindaco De Magistris ha congelato
l’operazione. Il fatto è che Anna Donati, assessore ai Parcheggi, ha rispolverato la vecchia fobia ambientalista per i
parcheggi interrati in centro,
ritenuti attrattori di traffico.
Così il progetto di Vernetti è finito sub iudice. Vallo a spiegare al sindaco e all’assessoraecologista che viene dal Nord,
che in Europa si fa il contrario,
soprattutto in presenza di una
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
Ztl grande come quella di
Chiaia: vallo a spiegare che in
Europa le auto sono sparite
dalla superficie per essere stoccate nel sottosuolo, anche
quello dei centri storici. Come
spiegare la luce a un cieco. Sui
parcheggi, la Donati da quest’orecchio non ci sente e
nemmeno dall’altro, quando
si parla di Ztl. Perché è vero che
ha limato un po’ gli orari, ma è
anche vero che ha ribadito: a
Novembre la Ztl tornerà in versione extra-strong. Così l’im-
prenditore prova ancora una
volta a spiegarsi sui 2 nodi in
questione, evidentemente intrecciati tra loro: «Qui bisogna
capirsi. La Ztl è un prodotto
ambientale che migliora la vita di un’area urbana: altrove,
chi l’ha avversata si è poi ricreduto. Il punto è un altro: ad
esempio, scoraggiare terroristicamente la provincia ad affacciarsi a Chiaia, ha fatto guasti pesanti. Un brutto errore di
comunicazione: invece di una
novità tutta da vivere, è passata una minaccia che ha
messo la città in quarantena,
separandola dal suo hinterland. Con tanti saluti al modello della “città metropolitana” che è il nostro futuro: una
cecità che è persino antistorica visto che il destino di un capoluogo è saldato alla mobilità che viene dalla provincia.
Che contrasto con Salerno che
ha messo d’accordo ambiente
ed economia e ora produce
ricchezza per tutti: la città attira flussi di auto ma li organizza con grande efficienza. Risultato: il miracolo salernitano funziona e l’ambiente è
protetto. A Chiaia andrebbe
fatta la stessa cosa: pensate che
la capacità ricettiva dei garage
della zona è di circa 15mila auto al giorno, a rotazione ovviamente: un impatto sopportabile se ammortizzato da un
meccanismo organizzativo
virtuoso. Ma qui scatta il corto
circuito: proibire è facile, poi,
senza idee, crolla tutto». A chi
gli chiede, poi, che ruolo
avrebbe un parcheggio di 250
posti sotto piazza Vittoria (nella foto), Vernetti risponde:
«Una struttura del genere risucchierebbe dalla superficie
1500 auto al giorno: tutte presenze che alimenterebbero la
ristorazione, la movida, lo
shopping, innescando occupazione nel terziario. Il cantiere, poi, in 18 mesi darebbe lavoro a circa 150 maestranze.
Infine, il cantieramento della
piazza sarebbe progressivo:
con impatto ambientale azzerato e nessuna rivoluzione della viabilità». Possibile che il Comune esiti? «Mi auguro - risponde Vernetti - che ci sia
un’attenta valutazione sui vantaggi dell’opera e sulle sue credenziali che, già vagliate dalla
vecchia amministrazione, presentano profili tecnici e procedurali impeccabili». Certo! A
patto che da qualche parte si
accenda una lampadina.
QUARTIERISSIME
I RITARDI DEL COMUNE
Gradoni di Chiaia, restyling dimezzato
Oscar Medina
Gradoni di Chiaia: da via Chiaia a via S. Caterina da Siena, e poi
su fino al Corso. Era la preferenziale della Malanapoli e dello
scippo. Poi, con la riqualificazione, sono arrivati il decoro e la civiltà. Dietro il risanamento, però,
è restata la solita scia di nodi irrisolti che ora rischiano di fare guasti pesanti. Colpa degli incidenti
di percorso collegati al recupero:
un passo indietro per capire quali. La storia inizia nel 2005 quando arrivano i soldi torinesi della
Compagnia di San Paolo che finanzia restauri urbanistici in tutta Italia. L’accordo tra Comune e
Fondazione prevede la riqualificazione dell’antico asse urbano,
cominciando dal tratto tra il Corso e Santa Caterina. La Compagnia si impegna per 700mila euro, il Comune altrettanto. Il restyling, iniziato a luglio 2007, si conclude a giugno 2011: tra ritardi e
frenate 4 anni di salti mortali. Ma
il grosso, almeno quello, è fatto:
manca solo l’arredo urbano. Un
dettaglio? No. Una grana monumentale. L’impresa, infatti, ha lavorato sulla parola, anticipando
perfino di tasca sua perché Palazzo S. Giacomo, dopo aver pagato parte delle spese con l’im-
CAPOLAVORI IN MUSICA
AL CIRCOLO DELLA MARINA
porto di sua competenza, al momento di saldare il resto con i fondi della Compagnia, ha staccato
la spina. Eppure quelli targati Torino sono quattrini vincolati al restauro: l’obbligo per il Comune è
quello di girarli all’impresa ma intanto li tiene bloccati in cassa. Risultato: uno stallo che dura da un
anno durante il quale l’appaltatore, che ha mollato il cantiere
senza fare i ritocchi finali, ha disperatamente bussato a denari,
sventolando i suoi crediti ma anche le gravi difficoltà causategli
dal Comune inadempiente. Le
conseguenze? Lavori incompleti, un’impresa alla canna del gas
e persino il rischio che Torino, in
assenza del rendiconto di spesa
dei fondi concessi, si riprenda, in
tutto o in parte, la somma. Uno
schiaffo per la città. Una figuraccia per il Comune. A meno che
non intervenga Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio.
L’associazione Sant’Alfonso ed il presidente
dell’Associazione Lions Chiaia, Salvatore
Alvino, hanno presentato al Circolo della
Marina Militare, sito in via Cesario Console 3,
il Concerto della pianista Marina D’Angerio
ed un Atto Unico "pericolosamente" tratto
dalla Cantata dei giorni pari di Edoardo De
Filippo. Il concerto ha spaziato dalla musica
internazionale, alle colonne sonore dei più
amati tra igrandi classici del cinema.
Particolare emozione ha suscitato l’ascolto
del brano "Smile" tratto dal film "Tempi
moderni", in cui il grande Chaplin evidenzia
il significato profondo del dramma che si
consuma nella vita quotidiana in una società
automatizzata e robotizzata che ancora non
si chiamava consumismo.
Il valore artistico e la particolare
interpretazione della sonata per pianoforte
Opera 13 "Patetica" di Beethoven sono
emersi fin dalle cupe battute iniziali,
scivolate poi verso un sicuro lirismo, così
come i Notturni di Chopin meditativi e
riflessivi hanno offerto un’emozione che si è
estesa oltre l’ascolto dei brani. Il pubblico,
attento ed interessato, ha applaudito
lungamente ed altrettanti applausi sono stati
rivolti all’ottima interpretazione dell’atto
unico "pericolosamente" offerta dal dottor
Alvino, da sua figlia e dall’umorista Carmine
Amodio.
AURORA CACOPARDO
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(15)
STORIE&TERRITORI
pagina a cura di NewMediaPress
POZZUOLI
Lucrino, sos
lungolago
I rifiuti abbandonati spina nel fianco dell’area
I residenti: “Chiediamo la videosorveglianza”
Rosario Scavetta
D
ovrebbe essere nota a tutti,
senza alcun ombra di dubbio, la bellezza del lago Lucrino e la sua importanza
nell’offerta turistica del territorio dei Campi Flegrei
nonché nell’ecosistema naturale della zona. Ma, come
i fatti dimostrano in maniera purtroppo più che esaustiva oramai da anni, passano i mesi e le stagioni, ma
c’è ancora tanto da fare, sebbene qualcosa nel tempo si
sia mosso. È vero, ammettiamolo: qualche anno fa qui
era molto peggio, ma ciò
non può e non deve essere
una giustificazione né tantomeno un’attenuante. Soprattutto perché ci auguriamo che lo spettacolo che si
vede dal “lungolago Lucrino” non venga mai “ammirato” da qualche turista straniero in visita ai Campi Ardenti.
Il primo pugno nell’occhio
viene offerto da uno spicchio della strada che costeggia lo specchio d’acqua, appunto: appoggiata ad una
ringhiera fa bella mostra una
pila di cassette della frutta,
incomprensibilmente abbandonate a pochi passi dalla strada. Non solo antiestetico, ma anche pericoloso.
Poco più avanti, anche un
comunissimo copriruota
per autovetture di plastica e
altri rifiuti sparsi, tra cui alcune bottigline dello stesso
materiale. Alla vista di tale
scempio sorge spontaneo
chiederci perché alcune persone continuano a comportarsi in tal modo, come se
conferire i rifiuti nella maniera più corretta (o, per meglio dire, nell’unica maniera
possibile) fosse così difficile.
Numerosi, sono infatti, i
contenitori adibiti alla rac-
(16)
colta della plastica e della
carta, cosa questa che fa salire ancora di più la rabbia
di chi si trova costretto a fare i conti con una “vista” del
genere.
Basterebbe fare pochi passi,
in automobile o a piedi, per
evitare un tale danno all’ambiente e alla natura. Ma
il “reato” più grave nei confronti del lago Lucrino lo si
nota soltanto se ci si sporge
oltre il parapetto: nell’acqua,
a pochi metri dal muretto di
contenimento galleggiano
diversi contenitori in polistirolo utilizzati solitamente
per il trasporto del pescato
da consegnare a ristoranti e
locali. Un degrado di sicuro
difficilmente digeribile, specie da chi viene qui per trascorrere qualche ora in relax
e nell’atmosfera epica di cui
i laghi della zona sono circondati o per allenare la propria forma fisica.
Come il gruppo di atleti che
si allenano per partecipare
ad una competizione di triathlon cui sono iscritti. “È inspiegabile - ci dicono praticamente in coro - che ci sia
qualcuno che arriva a gettare rifiuti non solo sul ciglio
della strada, come oramai
troppe volte accade, ma addirittura nell’acqua. Ma forse chi si macchia di azioni
del genere non si rende conto di tutte quelle che sono le
conseguenze per l’ambiente e per la nostra salute, nonché per il nostro appeal dal
punto di vista turistico. I ri-
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
sultati, in fondo, sono facilmente immaginabili ma non
c’è peggior sordo di chi non
vuol sentire”.
Per cercare di risolvere il
problema dei rifiuti abbandonati praticamente ovunque, da tempo c’è chi sostiene che l’unica soluzione sia
costituita dall’installazione
di un sistema di telecamere
che faccia parte di una fitta
rete di videosorveglianza.
Di sicuro non sarebbe
un’opera facile, né tantomeno un’opera dal costo ridotto. Ma, molto probabilmente, i costi potrebbero essere
ottimizzati risparmiando sugli interventi straordinari di
pulizia delle aree devastate.
Basti pensare alle migliaia di
euro di spesa da sborsare
ogni qualvolta si verificano
situazioni di emergenza in
cui intere aree divengono
(da un giorno all’altro o con
il passare dei giorni, se non
addirittura dei mesi o degli
anni) delle vere e proprie discariche abusive a cielo
aperto. Per un territorio che
ha già subito troppo negli
anni scorsi, e che continua a
subire nonostante le maggiori possibilità messe a disposizione di chi decide di
comportarsi nell’assoluta
regolarità (basti pensare alla difficoltà di raccogliere la
differenziata fino a qualche
anno fa) questo scempio è
durato già eccessivamente.
Chi di dovere faccia qualcosa, altrimenti si rischia il tracollo ambientale.
Quei quartieri ghetto
senza verde e futuro
Un quartiere di periferia,
un quartiere adattato
quello di Toiano, dove
dall’agglomerato di case
“provvisorie”, accatastate
l'una sull'altra, l’unica
speranza è uscirne quanto
prima. Facciamo un giro
nella Villetta, per vedere
un luogo abbandonato al
suo destino. Panchine
divelte, cestini dei rifiuti
esposti in mezzo ai giardini (come opere d'arte
contemporanea) ma che
non svolgono più la loro
funzione: quella di ospitare carte. Pozzanghere
d'acqua formate un po'
dovunque, ma soprattutto
la tristezza di vedere tutt’intorno, il patrimonio
pubblico e l’arredo urbano
danneggiati dal vandalismo. L’ultima volta che
siamo stati lì, nei pressi
della Villetta di Toiano,
c’era ancora la struttura
decadente dell'ex area
mercato. Un blocco di
cemento armato che faceva bella mostra con tutta
la sua bruttura e che stonava completamente con
il resto del quartiere, paradossalmente, circondato
da un angolo di “verde”.
Fortunatamente lo stabile
fatiscente adesso non c’è
più, al suo posto un nuovo
e modernissimo discount
alimentare, ma intorno,
tutta l’area, verde compreso, è sempre più abbandonata. Questo fa capire
come sia trascurato il
quartiere. Qui il degrado si
percepisce: molte famiglie
vivono in condizioni di
totale isolamento ed abbandono, in un’area urbana costruita per ospitare
gli sfrattati dalla cittadina
di Pozzuoli, in seguito al
bradisismo degli anni
Ottanta, dove case popolari e i palazzi costruiti in
blocco, oggi, sono completamente privi di manutenzione. Stesso discorso per
il quartiere “satellite” di
Monterusciello (nella foto
in alto un desolante panorama della zona) che
conta circa 30 mila abitanti, il doppio di quelli che
risiedono nel quartiere
Zen di Palermo. Una frazione immensa quella che
• Una scalinata di Monterusciello
• Il degrado della villetta di Toiano
ancora oggi rappresenta
una “appendice” del Comune di Pozzuoli: Monterusciello è il secondo
quartiere popolare dopo il
Rione Toiano, anch’esso
costruito in seguito all’evento sismico del bradisismo. Il megaquartiere è
ubicato su quasi 4 chilometri quadrati, con il
record di circa 5000 alloggi. Ma oltre i numeri,
impressionanti per un
quartiere così vicino al
mare, Monterusciello può
vantare la totale assenza di
luoghi d'aggregazione:
nessun cinema, nessun
teatro o altro, il che lo
rende ancora più “isolato”
dal resto dell’area flegrea.
A Monterusciello la movida del fine settimana che
si vive a Pozzuoli è praticamente inesistente. Eppure
Monterusciello e Pozzuoli
sono distanti poco più di 4
chilometri, legati dalla
Strada Statale “7 Quater”,
più conosciuta come
"Domitiana". Toiano e
Monterusciello, dunque,
due quartieri uniti insieme
dalla pagine dei giornali
che spesso dedicano loro
spazi di cronaca nera,
dove parole come riqualificazione, miglioramento
della vita dei cittadini
vengono spese bene,
soprattutto durante le
campagne elettorali.
(rosario scavetta)
STORIE&TERRITORI
OTTAVIANO, LARTE NEGATA
Quella chiesa dagli affreschi “murati”
Luciana Ranieri
Mentre è in pieno svolgimento la ventiquattresima
edizione degli Itinerari Vesuviani, con tappa nelle ville di
Barra, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, anche Ottaviano mostra
il suo ventaglio d’arte, e festeggia il 350° anniversario
della confraternita Santa Maria Visita Poveri, che dà il nome all’omonima chiesa in via
salita San Michele.
Più conosciuta come chiesa
dell’oratorio, è stata ultimamente ribattezzata “Cappella Sistina ottavianese”, perché al suo interno è completamente rivestita da pitture
murali. Un luogo di interesse
storico e artistico assolutamente rilevante, che rischia
però di non poter mostrare le
sue bellezze al pubblico per
la mancanza dei fondi necessari per il restauro e per il
recupero di alcune aree murate in passato e mai riportate alla luce.
La basilica. La chiesa appartiene ad una confraternita, quella di Santa Maria Visita Poveri, appunto, e, non essendoci alcun un parroco a
custodia del luogo, viene tenuta chiusa dai confratelli
per scongiurare atti vandalici e ruberie. Tuttavia, è possibile visitarla su richiesta e il
sabato alle 18 è aperta a tutti
per la Celebrazione Eucaristica. “La chiesa, ad unica navata a croce latina - spiega
Umberto Maggio (nella foto),
restauratore e membro della
confraternita - presenta pitture murali realizzate con
tempere su intonaco che, secondo la leggenda, sarebbero state dipinte da un ignoto
malfattore accolto in asilo
dalla confraternita”. Già restaurate nel ‘46, con tecniche
ben diverse da quelle moderne, le pitture murali raccontano di scheletri, uomini
Il Palazzo Mediceo,
costruito intorno
all’anno 1000 e
acquistato da Cutolo
negli anni ‘80, è ormai
un simbolo di legalità.
Per restaurarlo, però,
serve lo sblocco dei
finanziamenti
I tesori nascosti della
chiesa Santa Maria
Visita Poveri, pitture,
sculture e crocifissi del
‘600, rischiano di
restare ignoti a causa
della carenza dei fondi
per l’abbattimento
dei muri della cripta
incappucciati, giudizi divini,
quindi di morte.
Capolavori nascosti. “La
confraternita - precisa Maggio - nacque nel 1622, anche
in suffragio alle anime del
Purgatorio, ed era dotata di
un cimitero”. Entrando in
chiesa, sulla parete sinistra,
è raffigurato l’intervento delle anime purganti nei confronti dei loro devoti. Sul lato opposto, è rappresentato
il mondo ultraterreno, con
una scena dell’Inferno, una
del Purgatorio e una del Giudizio Universale. Santa Maria Visita Poveri è invece il
soggetto del dipinto su tela,
della prima metà del 1600 di
autore ignoto, posto sull’altare maggiore. Al di sotto della Chiesa c’è il cimitero, andato in disuso con le leggi napoleoniche che impedivano
l’uso delle sepolture all’interno delle chiese. Ne fu
quindi murato l’ingresso, ma,
dopo il terremoto del 1980, i
confratelli decisero di abbattere il muro, scoprendo un
ambiente ricolmo di frammenti lignei delle bare e ossa
umane, poi sistemate in due
grosse tombe. Si scoprirono
inoltre i seggi colatoi, su cui
venivano riposti i defunti affinché perdessero i liquidi organici. “Probabilmente - ri-
vela il restauratore - esiste un
altro ambiente nella cripta
che corrisponde all’abside
della chiesa, anch’esso chiuso da un muro, che non è stato ancora aperto per mancanza di fondi. Fondi che però servirebbero prima per il
recupero di alcune pitture
murali della chiesa, per il restauro di sculture lignee, come uno splendido busto di
San Donato, e alcuni crocifissi, per risanare un dipinto
di Angelo Mozzillo, raffigurante l’Annunciazione, e per
scoprire le pitture murali presenti sulla facciata, purtroppo oggi nascoste. Abbiamo
calcolato che servirebbero
circa 80mila euro per il riportare la chiesa allo splendore che merita”.
Palazzo del Principe. Altri
fondi sarebbero utili anche
per completare il recupero
del Palazzo Mediceo, antica
residenza signorile a difesa
del borgo, risalente circa all'anno 1000, situata nella parte alta di Ottaviano. Tra gli illustri visitatori che vi hanno
soggiornato, va ricordato papa Gregorio VII, che nel 1084,
scappando da Enrico IV, trovò riparo tra le mura del palazzo. Anche Fabrizio Maramaldo (dal 1532 al 1551), don
Cesare Gonzaga ed il figlio
don Ferrante, prìncipi di
Molfetta (dal 1551 al 1567)
soggiornarono nel palazzo
che poi passò alla famiglia
dei Medici. Don Bernadetto
de’ Medici, nipote di Cosimo
il Vecchio, acquistò la rocca,
chiamata da tutti “Palazzo
del Principe” e l’intero feudo
nel 1567, con 50 mila ducati,
e insieme alla moglie Giulia
de' Medici lo trasformò in residenza signorile, facendone
anche affrescare le sale (XVI
secolo). Nel 1609, per volere
del re di Spagna, a cui apparteneva il Regno delle due Sicilie, la Signoria diviene Principato. Il principato resta alla nobile famiglia fiorentina,
fino al 1861, anno dell’unificazione del regno d’Italia,
che nonostante ciò continua
ad abitarlo. Nel 1980, le “375
stanze” sono acquistate da
Raffaele Cutolo, capo della
Nuova Camorra Organizzata,
che ne entrò in possesso attraverso la copertura di una
società immobiliare. Confiscato dallo Stato nel 1991, il
palazzo è rimasto nell’abbandono fino alla ristrutturazione parziale del 2003
operata dal Comune di Ottaviano che ha concesso l’usufrutto del primo piano per 99
anni al Parco Nazionale del
Vesuvio che oggi ha lì la sua
sede legale.
I fondi. Il palazzo necessita
di altri interventi per recuperare le pitture murali delle
volte di due sale risalenti alla fine del ‘700 e attribuite ad
Angelo Mozzillo. “La struttura del palazzo Mediceo spiega Mario Iervolino, sindaco di Ottaviano - è stata
consolidata prima di essere
affidata all’ente Parco, che
però occupa solo il piano terra. I e II piano sono di proprietà del Comune, ed esistono due finanziamenti in
itinere per l’ultimazione di
questi. Il primo, approvato
dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), è di 3 milioni e 500mila euro. Purtroppo - prosegue il primo
cittadino - si tratta di fondi
assegnati, ma non ancora accreditati”.
Le necessità.Tra le urgenze
più pressanti, ci sono il restauro degli infissi artistici tra
le varie sale, quello delle opere d’arte e degli affreschi. Il
palazzo inoltre è spoglio e
non possiede arredi, perché
questi furono venduti o trasferiti altrove dagli ultimi eredi dei Medici alla fine anni
’70 del ‘900. “Esiste poi un secondo finanziamento, - chiarisce Iervolino - anche questo
non ancora accreditato dalla
Regione Campania, che prevede la messa a disposizione
del Comune di 400 mila euro
per la realizzazione di un’arena per spettacoli all’interno
del giardino Mediterraneo,
nella parte retrostante il palazzo”.
Le attività. Ad oggi il Palazzo Mediceo ospita svariate
attività, svolte di concerto
con la Curia Vescovile,
l’Unione Industriali e l’Università del Sannio che ha organizzato un workshop europeo con professori provenienti da Bruxelles. Inoltre in
questo periodo vi si tiene anche un corso per sommelier.
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CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
STORIE&TERRITORI
SANTANASTASIA, LA PROPOSTA
Una Superprocura per le morti bianche
Rita Giuseppone
Di lavoro in Italia si muore
sempre più spesso. Questa
volta ad accendere i riflettori
sull’annosa questione delle
morti bianche è stata l’associazione “Giovani Vesuviani”
che, lo scorso 19 maggio, ha
organizzato un incontro sulla
sicurezza nei posti di lavoro,
commemorando le vittime
del disastro Flobert, avvenuto
l’11 aprile del ’75, in cui 12
operai del vesuviano persero
la vita. Alla manifestazione, tra
gli altri, era presente Carmine
Esposito (nella foto a sinistra),
sindaco di Sant’Anastasia, che
ha toccato le coscienze dei
partecipanti con un efficace
intervento, incentrato sui temi
del lavoro e della sicurezza.
Quando si parla di incidenti
sul lavoro, la retorica non basta più ed è per questo che istituzioni e magistratura stanno
lavorando affinché tragedie
come quella della Flobert restino storia passata e non si ripropongano ai giorni nostri.
«La decisione, condivisa da
tutte le forze politiche, - spiega Carmine Esposito - di istituzionalizzare la giornata
dell’11 aprile come “Giornata
solenne in ricordo delle vittime della Flobert e di tutte le
morti bianche”, è stata una
decisione di grande nobiltà e
di indiscutibile importanza
sociale ed umana. Sappiamo
tutti, però, che al momento
celebrativo deve seguire quello operativo. L’invito a non abbassare la guardia sulla sicurezza nel mondo del lavoro e
sulla vertigine di precarietà
che preoccupa i giovani, è un
invito sacrosanto che va trasformato, senza indugi, in
azione concreta attraverso
giornate di studio e incontri
che propongono soluzioni
percorribili, un coinvolgimento maggiore e responsabile degli imprenditori che devono capire quanto sia importante investire sul fronte
della prevenzione e, infine,
campagne di sensibilizzazione, rivolte ai lavoratori, sull’educazione ai valori della sicurezza e della responsabilità». Rispetto agli anni ’70, la
prevenzione degli incidenti
sul lavoro ha un’arma in più:
lo sviluppo tecnologico. Un
saggio di Giovanni Greco (“Il
costo umano del lavoro”, Iuppiter Edizioni) dimostra proprio come la globalizzazione e
la digitalizzazione del lavoro
possano prevenire ed evitare
tante sciagure, migliorando la
qualità della vita dell’uomo.
Ne è convinto anche Carmine
Esposito: «L’innovazione tecnologica, se utilizzata con intelligenza e nel pieno rispetto
del lavoratore, è un’efficace
soluzione per arginare gli incidenti sul lavoro. Promuoverla significa affrontare il tema con etica di responsabilità e sensibilità sociale ed istituzionale. Purtroppo - prosegue il sindaco - la terribile crisi economica spinge le aziende a non investire in modo
adeguato nel capitolo “sicurezza” e i lavoratori a scegliere occupazioni pericolose,
malpagate, altamente rischiose, pur di portare uno stipendio a casa». Anche le malattie
professionali, oltre agli incidenti, fanno lievitare i numeri, già drammatici, delle vittime del lavoro nel Paese. Basti
pensare all’eccidio Eternit,
che ha fatto contare più di
2.100 decessi e oltre 800 am-
malati di patologie causate
dall’esposizione alle fibre
d’amianto. «Le imprese-ammette Esposito - spesso vivono in uno stato d’impunità,
violando regole e norme, a
causa di complicità diffuse e
di una sostanziale indifferenza delle autorità giudiziarie.
Lo ha confermato - dice il sindaco - anche Raffaele Guariniello (nella foto a destra), il
sostituto procuratore della
Procura della Repubblica di
Torino protagonista dei processi Thyssen ed Eternit, che
durante una preziosa audizione alla “Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle morti bianche” ha rilanciato la creazione di una Procura
Nazionale in materia di infortuni sul lavoro. Una proposta
a mio parere utilissima, che è,
attualmente, sul tavolo della
politica e che piace anche ai
magistrati. Tale Procura di
esperti rappresenterebbe una
svolta in materia di “morti
bianche” e svolgere finalmente azioni organiche di prevenzione in ordine ai problemi
che maggiormente insidiano
la sicurezza del lavoro».
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• Nella struttura
Anno VI - maggio 2012
editoriale
di Marco Mansueto
Tassa soggiorno,
dazio antiturismo
Sono ampiamente note le condizioni di profonda sofferenza economica in cui versano molte aziende
fornitrici di beni e servizi in rapporto
con il Comune di Napoli. Le ragioni
sono note: il cronoprogramma dei
pagamenti, allestito da un’Amministrazione alle prese con una contabilità interna
estremamente critica e di conseguenza impegnata a far quadrare i conti con un severo regime di
austerity, ha assunto cadenze insostenibili per gli
imprenditori che attualmente sono costretti ad
affrontare attese di circa 35 mesi per il saldo del
debito. Le conseguenze, come spesso hanno
lamentato ditte e aziende appaltatrici, sono drammatiche: si va dal fallimento al licenziamento dei
dipendenti. Il disagio, allora, è stato raccolto dal
gruppo di centrodestra al Consiglio comunale il
quale ha individuato una misura che, concepita
all’insegna del buonsenso, può essere in grado di
alleviare la situazione di emergenza e può essere
attuata in tempi ragionevolmente brevi. L’idea, che
è stata subito trasformata in una proposta di
delibera consiliare, ha come oggetto la «compensazione delle poste creditorie con quelle debitorie». Si tratta insomma di bilanciare gli importi
creditizi con quelli dovuti dall’imprenditore, attraverso la creazione di un apposito regolamento
comunale: oltre ad alleggerire la posizione del
fornitore, infatti, l’amministrazione otterrebbe il
duplice beneficio di ridurre residui passivi, debiti
pluriennali con i fornitori, e incasserebbe alle
scadenze le obbligazioni tributarie. Equilibrare,
almeno in parte, debiti e crediti è insomma operazione sensata perché proficua per ambedue le
parti in causa. Su un piatto della bilancia c’è
infatti, a mio avviso, l’inaccettabile «arco temporale tra il sostenimento dei costi per i beni o servizi
offerti e l’incasso delle competenze» dell’imprenditore, anche alla luce del fatto che «spesso come recita la proposta - il margine di utile imprenditoriale sulla commessa viene eroso dagli
oneri finanziari che le imprese sono costrette a
sostenere per chiedere agli istituti di credito l’anticipazione del corrispettivo della fattura emessa al
Comune di Napoli». Sull’altro piatto della bilancia,
invece, c’è la considerazione che «molte delle
aziende creditrici sono anche soggetti passivi
verso il Comune per il pagamento dei tributi locali
(Tarsu, Cosap etc)».
Vi è infine, secondo me, un ragionamento di fondo
che esige l’attuazione del bilanciamento tra importi a credito e importi a debito: alludo alla necessità di eliminare la grave iniquità di un sistema
«dove - evidenzia ancora la proposta di delibera –
le partite debitorie vengono adempiute con puntualità mentre quelle creditorie devono attendere
quasi tre anni per essere soddisfatte».
• Davide Gatta,
artefice del
rilancio dell’area,
svela i benefici
dello sport
equestre
Cavaliere Country Club,
festa dell’equitazione
UN ASSIST EQUO
AI CREDITORI
S
T
ra le strategie per (s)favorire il turismo
a Napoli non poteva mancare una
nuova tassa. Lo devono aver pensato
i tecnici di Palazzo San Giacomo
approntando il nuovo balzello per chi si troverà a soggiornare in uno degli alberghi del
capoluogo partenopeo.
Ma se l’obolo per il turista è già realtà in alcune delle principali città italiane,
questo rappresenta una
assoluta novità per Napoli,
tanto da prendere alla
sprovvista (e generare
confusione) nella stessa
Amministrazione comunale.
L’iter della proposta è infatti
misterioso e tormentato e
parte dal lontano giugno del
2011 quando iniziano a riecheggiare le prime voci sulla
tassa di soggiorno, che pure De
Magistris (nella foto) aveva a più
riprese smentito essere nei
programmi della sua amministrazione, sia nel
giugno del 2011 sia nel
gennaio del 2012, quando
le voci su un “dazio sul
turismo” erano tornate a farsi
dirompenti. Da quella data, e
sulla scia dei confortanti dati
sulla ripresa del turismo in
città, solo mezze smentite da
parte dell’assessore al Turismo
del Comune di Napoli, Antonella Di Nocera, che sulla tassa di
soggiorno dichiarava il 18 gennaio 2012 “essere solo una
possibilità”. Una possibilità che
pare concretizzarsi oggi, cinque
mesi dopo, spiazzando albergatori
e operatori del turismo della città.
“L’Amministrazione comunale ci aveva promesso che la tassa sarebbe stata introdotta
solo nel 2013 e solo dopo aver attentamente
valutato le nostre proposte in merito all’importo, alla riscossione ed alle modalità di reinvestimento di quanto incassato” denuncia oggi
Salvatore Naldi (nella foto), presidente di
“Federalberghi Napoli”, che abbiamo contattato per chiarire la vicenda. “Introdurre la
tassa di soggiorno a Napoli - afferma seccamente Naldi - senza concertazione
con gli operatori significa non
conoscere la città e le esigenze di
un territorio che sta lentamente
uscendo da un periodo difficile”
Scopriamo così di un incontro
con gli albergatori napoletani per
la definizione del balzello che i
loro ospiti verranno chiamati a
pagare e apprendiamo che, al
di là del merito della questione,
grossa confusione vi è ancora
sia sulle modalità che sull’iter
del provvedimento.
Le prime voci parlavano di
una tassa di 1 euro a turista
per ogni “stella” di categoria
della struttura alberghiera da
aggiungere alle normali tariffe di
ogni singolo hotel, ma ultime
indiscrezioni farebbero pensare
ad un sistema più complesso
che prevederebbe due scaglioni
in cui dividere strutture con più
o meno di tre stelle.
Ma, prima ancora di una definizione sulle modalità di pagamento, già partono le proteste
degli albergatori.
“Certamente - sostiene Naldi
- un’introduzione senza
preavviso metterebbe a
repentaglio contratti già stipulati che non
tenevano conto della tassa. Una riduzione del
flusso turistico, in questo momento, potrebbe
essere catastrofica e addirittura portare ad
una vera emergenza”. Un’altra!
Armando Yari Siporso
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t
Aprile e la letteratura
negata del Meridione
di Agnano, dal 1°
al 3 giugno, si terrà
il “Campionato
Regionale Salto
ad Ostacoli”
Periodico edito dalla Associazione Napoli
www.ilpopolarenews.it - [email protected]
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i svolgerà dal 1° al 3 giugno presso il
“Cavaliere Country Club” di Agnano in
Napoli, il “Campionato Regionale Salto
ad Ostacoli” di equitazione, a cui parteciperanno cavalieri e cavalli di ogni categoria di
tutta la Campania. Il comitato regionale della
“Federazione Italiana Sport Equestri” ha scelto
questa sede riconoscendo nella struttura di
via Raffaele Ruggiero ad Agnano una realtà di
eccellenza per il mondo dell’equitazione
nell’Italia meridionale. Completamente rimodernata nel 2011 con interventi ecocompatibili, rappresenta oggi con i suoi sei campi e i
50.000mq di spazi, la sede ideale per competizioni di salto a ostacoli e dressage, ma anche
e soprattutto una importante scuola di equitazione che permette ai giovani (ma non solo) di
avvicinarsi al mondo dell’equitazione sportiva
sia a livello amatoriale che con velleità agonistiche. Questo l’auspicio di Davide Gatta (nella
foto in alto), presidente della Associazione “Il
Cavaliere Country Club” e artefice della metamorfosi di questa area, che invita giovani e
meno giovani a passare una giornata immersi
in una natura che, chiusi nel traffico cittadino,
spesso dimentichiamo di avere anche nel
nostro territorio. «Lo sport equestre in particolare - spiega il presidente Gatta - è adatto a
persone di tutte le età, dai 5 ai 90 anni e per
iniziare a cavalcare al passo, al trotto o al
galoppo, bastano una o due lezioni a settimana, che sono sufficienti per compiere i primi
salti già dopo i primi due o tre mesi di allenamento. Ma, prescindendo dalle individuali
velleità agonistiche, l’opportunità di trascorrere del tempo immersi nella natura ed a contatto con gli animali, rappresenta la più ancestrale forma di rilassamento attraverso l’attività
sportiva conosciuta dall’uomo». Ad integrare
le attività equestri, quindi, per scaricare le
tensioni, il “Cavaliere Country Club” dispone
di un parco avventura con 5 percorsi di funi
con 60 diversi passaggi di difficoltà crescente
per testare ed accrescere la propria destrezza
in tutta sicurezza. Presso la struttura, inoltre, la
psicologa Marta Centomani svolge l’unico
corso di ippoterapia della città di Napoli che
punta a portare giovamento ai giovani ragazzi
disabili attraverso l’interazione con gli animali
e con la natura. Avvicinarsi al mondo dell’equitazione grazie ad Associazioni come “Il Cavaliere Country Club” è facile e, al contrario di
quanto si possa pensare, piuttosto economico. Bastano l’iscrizione all’Associazione e
meno di 100 euro per le prime 4 lezioni e ci si
trova catapultati a cavalcare su prati verdi, tra
alberi e piante, in un luogo che fa dimenticare
di essere a 10 minuti dal centro della città,
magari con il pensiero di poter essere uno dei
piccoli o grandi cavalieri in gara nella prossima
edizione del campionato regionale.
Per assistere come pubblico al torneo regionale o per prenotare una lezione gratuita è
possibile contattare l’Associazione sportiva “Il
Cavaliere Country Club” telefonicamente al
numero 081.570 40 89 o tramite il sito internet
www.ilcavalierecountryclub.it
Armando Yari Siporso
Scuola e legalità
Una festa per la legalità,
patrocinata dal Comune di
Napoli, che trasmetta nelle
scuole attraverso l’arte il
valore della solidarietà.
Questo lo scopo dell’incontro “Legalità, Arte, Solidarietà- Un percorso di condivisione di valori per una
Società migliore” che si
terrà il 4 giugno dalle ore
16.30 presso il Teatro Acacia
di Napoli. L’evento, organizzato in collaborazione tra la
Fondazione “Il meglio di te
Onlus”, il “Lions Club Napoli
Svevo” e l’Istituto Superiore
“G.Siani” di Napoli, vedrà la
partecipazione di Paolo
Siani, - fratello del giornalista Giancarlo (nella foto)
ucciso dalla camorra, e
presidente della Fondazione
“Pol.i.s.”-, e di Giuseppe
Fiorenza, rappresentante
regionale dell’Associazione
contro le mafie “Libera”. Nel
corso della serata, oltre al
ricordo del giornalista
Giancarlo Siani, avverrà la
premiazione degli studenti
più meritevoli dell’Istituto
Siani che, dalle mani di
Fulvia Russo, presidente
della Fondazione “Il meglio
di te” riceveranno i ricono-
«Non siete stufi di parlare di
fatti di 150 anni fa?».
Scrittore e giornalista
pugliese, ex direttore di
Gente, in televisione
nell’inchiesta a puntate
Viaggio nel sud e a Tv7,
settimanale di
approfondimento del tg1,
autore del libro di saggistica
Terroni, che ha vinto il
premio Carlo Levi ed è stato
tradotto negli Usa, Pino
Aprile ha così esordito alla
conferenza dal titolo “Studi
dalla storia negata al futuro
giovane” tenutasi nei saloni
della Scuola Militare
Nunziatella. Stufi? Non
potevamo stufarci perché
prima non se ne era mai
discusso. «La storia negata
non è un accidente - ha
dichiarato Aprile - gli italiani
non conoscono la loro
storia: sui libri di scuola
hanno imparato
sommariamente che un
certo generale Garibaldi ad
un certo punto con il suo
esercito ha fatto l’Italia
unita, ma tutte le guerre
intestine, le lotte di classe e
di potere, i rapporti
tormentati tra il Nord e il
Sud del Paese nelle scuole
non si studiano». Il
giornalista pugliese ha
tracciato un quadro delle
vicende occultate dell’Unità
d’Italia, dei non detti, dei
misfatti del passato e del
presente. Fare l’Italia è
costato del sangue, spesso
nascosto. Si nega anche
che prima del 1861 la
questione meridionale non
esistesse. Basta guardare i
dati del Cnr per capire che
dal 1861 al 2011 si è
apprezzato il divario tra
Nord e Sud: «Prima la
Campania era tra le regioni
più ricche d’Italia, la più
povera era la Val D’Aosta.
Dal 1861 lo Stato decreta la
scimenti della settima
edizione del premio “Riccardo di Chiara” che, dal 2006,
punta a organizzare corsi di
studio per la lingua straniera e viaggi di istruzione
all’estero per gli studenti
meno abbienti dell’Istituto.
Nel corso della manifestazione, ad ingresso libero, i
giovani allievi del laboratorio teatrale dell’Istituto
“G.Siani” presenteranno lo
spettacolo “Gennaro Belvedere, testimone cieco”
ovvero “’E denare fanno
venì ‘a vista è cecate” di
Gaetano ed Olimpia Di Maio
per la regia di Vincenzo
Punzolo. (a.y.s.)
morte di Messina vietandole
la patente di porto franco e
Napoli perde la possibilità di
essere porto daziario. La
Sicilia diventa il granaio
d’Europa, il servo fa sempre
il pane. Al sud c’era un
terzo del prodotto lordo
nazionale. Nel Meridione
hanno tagliato 70 Km di
ferrovie all’anno. I tre quarti
dei treni che circolavano in
Italia erano costruiti a
Napoli. Fino alla Seconda
guerra mondiale sui treni in
America campeggiava la
scritta made in regno delle
due Sicilie».I risultati
dell’amputazione delle
gambe dell’Italia sono stati
pubblicati nel 2010 sul
portale del Ministero
dell’Istruzione dove si
davano indicazioni su come
insegnare la letteratura
italiana del ’900 nei licei
italiani: «La letteratura
italiana - si legge - va
insegnata con questi
autori», e c’è l’elenco, «ove
si volesse approfondire», un
altro elenco con altri autori.
«Tra quest autori non c’è un
solo meridionale - ha notato
Pino Aprile -: la letteratura
italiana è solo settentrionale.
Significa che, per cento
anni, centinaia di milioni di
persone non sono state
capaci di produrre un testo
degno, non c’è Sciascia,
non c’è Vittorini, non c’è
Corrado Alvaro. Non c’è
Quasimodo: a un poeta
meridionale non basta
vincere un premio Nobel per
essere degno di essere
ricordato. Nessuno è
intervenuto, né a destra né
a sinistra». L’Italia è stata
unificata con una guerra,
come tutti i grandi stati, la
storia purtroppo è fatta così
ma non raccontandola c’è il
rischio di essere occultati.
Rossella Galletti
Anno VI - maggio 2012
Periodico edito da Associazione
Napoli - Via Carlo Poerio 89/A
Direttore editoriale
MARCO MANSUETO
Direttore responsabile
CARMINE MASTANTUONI
Comitato del Garante dei lettori
Raffaele Bellucci, Giuseppe Savona
Gabriella Napoli
Grafico
Tony Baldini
Stampa
Centro Offset Meridionale srl - Caserta
Reg. Tribunale di Napoli n.53 del 07/06/2007
Iscrizione al Roc n.16538 del 22/11/07
MOBILITÀ
METROCAMPANIA NORDEST
Obiettivo
vivibilità
Il direttore Sposito: «Riqualificare le stazioni con
interventi di animazione, rafforzando la sicurezza»
Espedito Pistone
P
er l'etnologo francese Marc
Augé le stazioni ferroviarie (e
non solo) sono “non luoghi”
antropologici, nei quali
milioni di individui si incrociano senza entrare in relazione tra loro. Il rilancio delle
fermate di Metrocampania
Nordest, per farle diventare
luogo di aggregazione (anche e, soprattutto, culturale),
punta a contraddire lo studioso. Tra i protagonisti di
questa rivoluzione silenziosa, insieme all'amministratore unico Antonio Napoletano, c'è il direttore generale
Pasquale Sposito. “La Società
- spiega a Chiaia Magazine
l'ingegnere esperto in nuove
tecnologie - sta cercando di
portare avanti lo sviluppo di
un progetto con i privati che
coinvolga gli stessi nell’adozione di una stazione. Ciò
comporterebbe da parte
degli stessi azioni di restyling
e miglioramento della percezione dei luoghi mediante
interventi di riqualificazione.
Stiamo, inoltre, valutando
l’utilizzo dello strumento del
project financing per coinvolgere i privati in un settore
così rilevante per l'interesse
pubblico”. Tra le prosposte
più interessanti c'è quella
della napoletana “Yes Event”
che ha messo nero su bianco
il futuro dei non luoghi di
Metrocampania Nordest,
perché non lo siano più.
“Dopo un sopralluogo alla
stazione di Mugnano - racconta Loredana Viola, a capo
della società di servizio alle
imprese - abbiamo potuto
apprezzare la valenza architettonica e l'importanza
strategica del sito. Da qui è
nata l'idea di sviluppare un
progetto da condividere e
concordare con i vertici
aziendali e i sindaci del
(22)
circondario”. Spazi da riempire con la forza socializzante di eventi culturali, momenti ludici per grandi e
piccoli, concerti e mostre
d'arte. Tante idee per riempire di vita contenitori adesso
vuoti e da esportare lungo
l'intera tratta di competenza.Nell'attesa che i progetti
di rilancio si realizzino,
personale interno a Metrocampania Nordest ha letteralmente lasciato il segno
sulle pareti delle stazione
sulla linea Cancello-Benevento tinteggiate di fresco e
riportate agli antichi splendori. Di qui passano, ogni
giorno, quasi tremila viaggiatori, prevalentemente lavoratori e studenti universitari.
La linea più frequentata è,
però, quella che collega
Aversa alla Metropolitana di
Napoli, passando per Giugliano. Quasi 10 mila passaggi alla giorno. Mentre più di
tremila utenti al dì si spostano tra Piedimonte Matese e
Caserta, alla volta di Napoli.
Quello che funziona molto
bene è l'interscambio autometro-altri mezzi, per raggiungere le sedi dove si
svolgono le normali attività
di lavoro e di studio. “Sulla
linea metropolitana - sottolinea Pasquale Sposito - vi è
interscambio sia con bus che
con la Metropolitana di
Napoli. Esistono inoltre
parcheggi di interscambio.
Sulle altre due linee, nelle
stazioni capolinea di Bene-
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
vento e Piedimonte esiste
interscambio con bus delle
società Eav bus e di Acms.
Nelle stazioni Cancello e
Santa Maria Capua Vetere i
convogli si istradano sulle
linee Rfi/Trenitalia”. Fiore
all'occhiello di Metrocampania Nordest è l'apparato di
videosorveglianza Si tratta
di uno dei più moderni
sistemi di Security Management System in esercizio sul
territorio, che gestisce tutte
le stazioni e gli accessi.
Intrusioni, atti vandalici,
situazioni anomale conseguenti anche al malfunzionamenti di strutture delle
stazioni, dalle scale mobili
alle porte, non sfuggono
all'occhio digitale delle
telecamere. Il rapporto con
le amministrazioni locali,
poi, è continuo e proficuo.
“Obiettivo primario è la
collaborazione, pur in un
momento difficile dove la
contrazione delle risorse
economiche messe a disposizione delle società di trasporto pubblico locale comporta una conseguente
riduzione dei servizi offerti”,
ci tiene a dire il direttore
generale. E se avesse la
bacchetta magica dove
metterebbe mano per primo,
ingegnere Sposito? “Acquisterei nuovo materiale rotabile per tutte e tre le linee e
avvierei interventi di potenziamento ed ammodernamento delle tecnologie sulle
linee suburbane”.
Napoli Strade Sicure,
il progetto AssoVis
Al bollettino di guerra degli incidenti stradali non ci si
può rassegnare. La strage è
quotidiana, legata soprattutto ai flussi commerciali e al
pendolarismo. Settimanale,
l'appuntamento con la morte è all'alba della domenica
all'uscita delle discoteche. Vito Cinquegrana (da sinistra
con Sergio Vetrella e Marco
Mansueto) è uno di quelli che
non si rassegnano. Per questo, insieme ad altri volenterosi, ha dato vita all'AssoVis,
l'Assocazione Vittime Incidenti Stradali, la cui sede è a
Napoli in piazza del Plebiscito. Lo aiutano, nell'impresa
di sensibilizzare quante più
persone possibile sui temi legati alla sicurezza stradale,
Roberto Cielo e un gruppo di
professionisti di varia estrazione. Medici, avvocati e tecnici che, attraverso le loro
esperienze, hanno vissuto da
vicino esperienze legate agli
incidenti stradali e verificato
i limiti strutturali e normativi e gli inadeguati strumenti
di tutela a favore delle vittime. Anche se nata da poco
l'AssoVis ha dato vita a un
progetto ambizioso denominato Napoli Strade Sicure, per
ridurre l'infortunistica stradale. Ma come? “Innanzitutto, individuando le strade, gli
orari e i luoghi a maggiore incidentalità - risponde pronto
Cinquegrana - Poi, distribuendo nei pronto soccorso,
negli ospedali e nelle case di
cura alle vittime degli incidenti stradali un questionario. Conoscere luogo e modalità del sinistro sono per
noi informazioni preziosissime”. Secondo gli ultimi dati
Istat-Aci-Ministerso dell'Interno disponibili, a livello nazionale il totale di incidenti
(ben sopra la soglia dei duecentomila) fa segnare un modesto decremento della mortalità di poco meno del 2%. Il
che significa più di quattromila morti, mentre i feriti, oltre trecentomila, sono calati
appena dell’1,5%.
Il numero degli incidenti sfiora la cifra giornaliera di seicento, con 11 morti e più di
ottocento feriti. Per la prima
volta è stato diffuso un approfondimento per la Campania, alla cui realizzazione
hanno collaborato le cinque
Prefetture, che hanno sottoscritto una convenzione con
l'Istat per l'utilizzo dei dati a
scopo gestionale, nell'ambito delle attività degli Osservatori provinciali per il monitoraggio degli incidenti
stradali determinati da eccesso di velocità. Nel 2010 si
sono verificati in Campania
più di 11 mila sinistri che
hanno causato la morte di
250 persone e il ferimento di
oltre 17 mila. Occorre sottolineare che si è registrato un
decremento rispetto all'anno
precedente, rispettivamente,
di quasi il 6 e poco più del 4
per cento. Mentre il numero
dei morti, per fortuna, ha fatto registrare un decremento
di maggiore entità, superiore
all'11 per cento. “Tengo a precisare - sottolinea Vito Cinquegrana - che automobilisti
e pedoni non sono sufficientemente informati sulle procedure da adottare per il risarcimento dei danni, in particolar modo se si tratta di extracomunitari. La nostra missione è anche quella di aiutare chi non ha consapevolezza dei propri diritti”. I dati
raccolti da Istat, Aci e Ministerso dell'Interno segnalano
la diminuzione più consistente degli incidenti nella
provincia di Napoli (-8%),
mentre in quella di Benevento si è registrato un forte aumento (+10%). A Napoli risultano in diminuzione anche i feriti (-7%) e soprattutto i morti (-26%). Il numero
dei morti è costante a Benevento, mentre è in aumento
ad Avellino (+12%) e soprattutto a Salerno (+23%), dove
sono leggermente diminuiti i
feriti (-3%). “È chiaro - insiste
Cinquegrana - che gli interventi che secondo noi vanno
fatti con una certa urgenza
saranno suggeriti con la necessaria energia agli organi
deputati e, cioè, Comune,
Provincia e Anas”. Capitolo a
parte quello sulla guida in
stato di ebbrezza. Secondo
l'Osservatorio nazionale dell’alcol, tra quanti frequentano assiduamente i locali notturni la quota di quelli che dichiarano un comportamento
di consumo a rischio è altissima. Il lavoro per l'AssoVis
non manca.
ESPEDITO PISTONE
CHIAIA MAGAZINE •MAGGIO 2012
(23)
BANCONOTE
REGIONE, COUNTDOWN PER SALVARE I FONDI
Risorse Ue al bivio: proroga o perdita
vazione
tecnologica, a
disposizione
delle Aziende
delle Aree
industriali e
dei distretti in
stato di crisi
che metteranno a punto progetti di
ricerca e sviluppo, inseriti
all’interno di un contratto di
programma approvato dal
Governo.
Discarica di
Terzigno. In
arrivo 282mln di
di fondi
regionali e
ministeriali da
destinare alle
compensazioni
ambientali
Domenico Cortese
Q
uando decidemmo, in questa
sezione di Chiaia Magazine,
di intraprendere un viaggio
alla scoperta delle risorse che
Unione europea, Governo
nazionale e Regione mettono
sul tavolo per lo sviluppo
della Campania, lo facemmo
pensando “in positivo”, con
l’intenzione di far conoscere
ai lettori le “cifre della speranza”, avvertendoli, però,
che dal momento della decisione d’impegno dei fondi al
loro effettivo investimento,
per questioni burocratiche e
di trasparenza, sarebbe
passato un bel po’ di tempo.
Strada facendo, purtroppo, ci
siamo resi conto che è giusto
pensare “in positivo” ma non
possiamo non accorgerci
delle criticità. Ancora di più
se queste significano il rischio di disimpegno dei
Fondi europei a nostra disposizione per non essere riusciti
ad utilizzarli. Un rischio, in
questo momento, decisamente alto, stando alle informazioni della Ragioneria
Generale dello Stato secondo
cui, del Fondo Sociale Europeo (che metteva a disposizione della Campania, per il
(24)
settennio 2007/2013, 1,18
miliardi di euro) siamo riusciti a spenderne soltanto il
15,17% ovvero 170 milioni ed
impegnarne appena 391ovvero il 35%, mentre dei 6,8
miliardi di euro del Fondo
Europeo di Sviluppo Regionale abbiamo speso poco
meno di 800 milioni, in
pratica l’11,62% ed impegnato quasi 2,8miliardi come a
dire il 40,49%. Sicché, considerando che alla conclusione
del programma europeo
2007/2013 mancano ormai
soltanto pochi mesi, il rischio
di vederci sottratta la differenza è davvero notevole.
L’unica possibilità che ci
resta per sventare questo
pericolo è che, poiché lo
stesso problema affligge
anche le altre regioni meridionali, l’Ue conceda una
Dei 6,8 miliardi di euro
del Fondo Europeo di
Sviluppo Regionale, la
Campania ha speso
800 milioni, in pratica
l’11,62%, ed impegnato
2,8 miliardi euro,
ovvero il 40,49%. Si fa
sempre più concreto il
rischio che la Ue si
riprenda la differenza
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
proroga - per altro, già richiesta - di almeno due anni della
data di chiusura. Altrimenti,
non ci resterebbe che piangere per le risorse perdute e
maledire, oltre che gli errori
di programmazione, anche il
famigerato “patto di stabilità
interno” e la mancanza di
risorse disponibili per il
cofinanziamento che hanno
contribuito a quella che - alla
luce dei numeri e dello sviluppo regionale - è da considerasi una debacle.
Rifiuti
282 milioni di euro di cui 141
di provenienza Ministero
dell’Ambiente e 141 dalla
Regione Fondi Coesione e
Sviluppo (ex Fas) in arrivo
per le compensazioni ambientali. Entro l’estate, il via
da parte del Ministero stesso.
delle prime gare d’appalto. E,
sempre in tema di rifiuti e
bonifica dei siti elencati
nell’anagrafe pubblica o di
competenza pubblica, quando il Piano Regionale avrà il
definitivo via libero da parte
della commissione (entro
fine anno) saranno disponibili altri 220mln di provenienza obiettivo 1.2 del Por
2007/2013. Ma per la soluzione definitiva bisognerà trovarne altri 613.
Ricerca
30 milioni di euro di provenienza del Ministero per la
Ricerca attraverso il Fondo
Speciale rotativo per l’inno-
Smart City
200 milioni di euro (40 dei
quali saranno riservati ai
giovani di età inferiore ai 30
anni che presenteranno
progetti di integrazione
sociale) provenienti dal
Ministero dell’Università e
Ricerca a disposizione di
Campania, Sicilia, Calabria e
Puglia, per la realizzazione
del piano “Città e comunità
intelligenti”. Un’iniziativa
destinata ad invertire una
strategia di sviluppo che ci
vede decisamente penalizzati dal fatto che ogni anno
regaliamo ai nostri competitori continentali ben 5 miliardi. Fatto sta che, ogni
anno, versiamo 15 miliardi al
Fondo europeo per la ricerca,
ricevendone soltanto 10.
Università
50 milioni di euro, che originariamente dovevano servire
alla realizzazione del Polo di
Eccellenza regionale, sono
stati assegnati dal Cipe alla
realizzazione della Facoltà di
Medicina a Scampia (20mln);
a interventi nell’Università
Federico II nell’area di San
Giovanni (15mln); ai progetti
presentati dall’Università di
Salerno (8,5 mln); al sostegno
all’Università Orientale di
Napoli (3,5 mln) ed all’ampliamento del complesso di
viale Elittico della Seconda
Università di Napoli (3 mln).
Sanità
200milioni di euro dei complessivi 1,2mld del Fondo per
l’adeguamento strutturale di
Asl e Ospedali. La principale
priorità della Campania, in
questo ambito, è rappresentata dal completamento
dell’Ospedale del Mare.
Imprese
450mila euro a disposizione
delle Imprese per 5 progetti
di Start up d’imprese innovative. Le proposte dovranno
essere presentate entro il 30
giugno 2012, data di scadenza del bando relativo soste-
nuto dal Ministero dello
Sviluppo Economico e realizzato dal “Progetto Marzotto”.
Tre le sezioni previste: Idea
all’impresa, Impresa del
futuro e Nuova Impresa
sociale e culturale.
Formazione
7 milioni di euro per i bandi
relativi alle azioni di accompagnamento agli under 18
che consentiranno ai partecipanti l’ottenimento di titoli
professionalizzanti, inseriti
nell’elenco nazionale delle
qualifiche professionali
individuate tra le Istituzioni
scolastiche e le parti sociali.
Agricoltura
40 milioni di euro a disposizione di comuni per la realizzazione delle strade interpodelari, delle aziende agricole
che intendono provvedere
all’ammodernamento aziendale e dei cosiddetti Gal
(Gruppo di Azione Locale)
per le operazioni promozionali delle aree interne, che
hanno presentato domanda
di finanziamento nell’ambito
del Piano di sviluppo rurale.
Credito d’imposta
20 milioni di euro, dei complessivi 142 messi a disposizione dell’intero Mezzogiorno dal Governo d’intesa con
le Regioni, per l’attuazione
del credito d’imposta finalizzato al sostegno del lavoro
stabile nelle regioni del
Meridione. Le risorse serviranno a promuovere - attraverso il taglio del 50 per
cento dei costi salariali sostenuti dalle aziende nei primi
due anni successivi all’assunzione a tempo indeterminato di persone che vivono
sole con una o più persone a
carico - lavoratori che hanno
virato la soglia dei 50 e quelli
senza lavoro retribuito da
almeno 6 mesi.
Progetto Campania 2012
50 milioni di euro è l’ammontare del Portafoglio
crediti messo a disposizione
delle piccole e medie imprese campane da Ubi Banca
Popolare di Ancona e Confidi Gafi Sud e Conaca, per
sostenerne i progetti di
sviluppo, i nuovi insediamenti in Regione, l’ammodernamento e l’ampliamento degli impianti, i programmi di ricerca ed innovazione
tecnologica, progetti di
tutela ambientale, l’internazionalizzazione e il riequilibrio finanziario.
SALUTE A NOI
PSICOLOGIA
Gli “Affetti Speciali” si confessano
Serata celebrativa
per i medici napoletani
Rita Giuseppone
N
onostante l’imperversare della crisi economica c’è una spesa che gli italiani non si sentono di tagliare: quella del “lettino”. Anzi, la recessione sembra aver spinto ancora più persone verso la scelta di andare
dallo psicologo. Circa il 6%
della popolazione, in una fascia d’età compresa tra i 35 e i
45 anni e soprattutto nelle
grandi città, ha fatto ricorso allo “strizzacervelli” per una
consulenza o una terapia, nella maggior parte per curare un
disturbo specifico, affrontare
un malessere o gestire meglio
le difficoltà quotidiane. Ma chi
trovano dall’altro lato? Cosa
prova uno psicoterapeuta al
termine di una seduta? Quali
sono i suoi pensieri prima di
addormentarsi? Questa professione modifica la vita di chi
sceglie di esercitarla? Cosa fa
“riuscire” una terapia? Se lo è
chiesto Alberto Vito, psicologo, psicoterapeuta familiare,
sociologo e direttore l’Unità
Operativa di Psicologia Clinica
presso l’A.O.R.N. Ospedale dei
Colli di Napoli, che ha presentato nell’Istituto Carlo Poerio
di corso Vittorio Emanuele il
suo ultimo libro “Affetti Speciali, uno psicologo (si) racconta” (Edizioni Psiconline).
Hanno conversato con l’autore la dottressa Gemma Tuccillo, presidente del Tribunale
per i minorenni di Potenza, la
dottoressa Concetta Rossi, responsabile servizio psicologia
giuridica dell’Asl di Caserta, e
la dottoressa Daniela Paparel-
la, preside della scuola Carlo
Poerio. Il lettore trova qui le risposte personali di un clinico
esperto che mette a nudo con
sincerità il proprio modo di lavorare e le proprie debolezze.
Il volume narra 10 storie cliniche. Si raccontano in modo romanzato, ironico, ma rispettoso delle procedure scientifiche, due settimane di lavoro
di un terapeuta, immaginando che ogni giorno incontri un
paziente diverso e descrivendo ciò che avviene in seduta.
Brevi considerazioni su quanto accade nella vita dello psicologo, tra una seduta e l’altra, fanno da collante alla narrazione. Pur partendo da effettive esperienze cliniche, i
racconti sono espressione di
fantasia e sono nascosti i riferimenti alle vicende concrete.
I 10 pazienti presentano alcuni tra i disturbi psicologici più
frequenti (problemi di coppia,
ipocondria, ossessioni, dipendenze, ansia) e dalle sequenze
di sedute il lettore accede alle
questioni più importanti sottese ad una psicoterapia. I malintesi, l’irrazionalità di alcune paure, le contraddizioni
dello psicologo riescono a
Nell’ultimo libro dello
psicologo
e psicoterapeuta
familiare Alberto Vito
dieci pazienti
presentano alcuni tra i
disturbi più frequenti,
come ipocondria,
ossessioni, ansia e
dipendenze
strappare più di un sorriso. Il
volume è scritto con un duplice scopo. Da un lato, avvicina
il lettore non tecnico al mondo della psicoterapia provando a smitizzare alcune false
credenze, appagando l’interesse di chi è attratto da questa particolare esperienza
umana, sempre più frequente,
ma tuttora oggetto di incomprensione. D’altro canto, costituisce un complemento letterario per gli specialisti che
intendono arricchire le competenze professionali confrontandosi con un testo in
cui, in prima persona, si racconta ciò che avviene in seduta e cosa prova un terapeuta.
Le indicazioni illustranti lo stile di conduzione e gli obiettivi degli interventi forniscono
la cornice entro cui collocare
la clinica presentata. Il libro
termina con un breve saggio, a
chiarire ulteriormente gli ingredienti indispensabili per
essere un buon terapeuta.
L’autore esprime in modo evidente il suo rispetto assoluto
verso chi, narrandogli di se
stesso, lo ha aiutato a migliorarsi come persona. È proposta una visione della attività
clinica richiedente innanzitutto umiltà, poi sincero interesse verso gli altri ed infine
chiarezza sia degli obiettivi che
dei limiti del proprio intervento. Il testo è rivolto a psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, operatori delle relazioni d’aiuto e può risultare particolarmente utile ai terapeuti che adottano uno stile operativo diverso dall’autore per
un confronto, a quanti hanno
concluso o stanno compiendo il percorso di formazione,
ma anche a quanti desiderano
intraprendere un proprio personale percorso clinico, per
avere una visione dall’interno
della stanza di terapia.
Un nuovo appuntamento
celebrativo verrà inaugurato
dall’OMCeO Napoli, lunedì 4
giugno, alle 18, al Teatro
Sannazaro di via Chiaia. I
medici, infatti, saranno i
protagonisti di una serata, che
si preannuncia ricca di
sorprese, dedicata ai camici
bianchi arrivati al traguardo dei
40 anni di laurea. L’occasione
viene così ad arricchire il
ventaglio degli eventi
celebrativi dell’ente ordinistico
partenopeo che già comprende
la tradizionale cerimonia del
Giuramento d’Ippocrate,
quest’anno svoltasi il 7 maggio
al Teatro Mediterraneo della
Mostra d’Oltremare, e la rituale
consegna delle medaglie ai
medici con 50 anni di laurea,
tenutasi il 14 marzo scorso
nell’Auditorium della sede
dell’Ordine partenopeo.
«Un’occasione ideale - spiega
Bruno Zuccarelli (nella foto),
presidente di OMCeO Napoli
che ha voluto fortemente la
manifestazione - quella del
quarantennale della laurea per
rinsaldare i valori della
tradizione e del magistero
medico e rinnovare, attraverso
l’omaggio ai festeggiati, anche
il riconoscimento alla passione
e all’impegno profusi in 40 anni
di missione professionale». La
cerimonia intende miscelare la
formale solennità del momento
con risvolti festosi e
spettacolari: non a caso la
scelta della location è ricaduta
sul Teatro Sannazaro, tempio
consolidato della cultura
teatrale partenopea,
accogliente palcoscenico su
cui si esibiscono sperimentati
talenti dello spettacolo
all’insegna della tradizione ma
anche incubatrice di nuove
generazioni di creativi. Il
destino ha, poi, voluto che
l’evento programmato dall’ente
ordinistico partenopeo
coincidesse con il
quarantesimo compleanno del
nuovo Sannazaro, festeggiato
di recente. Il teatro, infatti,
inaugurato con una “Grand
Soirée” il 26 dicembre del 1874,
conobbe un lungo periodo di
splendori, ospitando, tra gli
altri, Eleonora Duse, Ermete
Novelli, Emma Grammatica,
Ruggero Ruggeri, i fratelli De
Filippo. Poi una lunga pausa
fino al rilancio del 1971 in cui la
“bomboniera di via Chiaia”, nel
salotto di Napoli, riaprì i
battenti grazie ad una nuova
gestione. Da allora
un’ininterrotta scia di successi.
Proscenio ideale, dunque, per
esaltare l’intento festoso
dell’appuntamento ordinistico i
cui organizzatori hanno puntato
su un’accoppiata spettacolare
di sicuro effetto: guest star
della celebrazione saranno il
comico Benedetto Casillo e il
medico-musicista Roberto
Alfano. Il primo, cabarettista,
attore e autore di cinema e
teatro, nato artisticamente nel
duo Sadici piangenti, attivo nei
primi anni ’70 in coppia con
Renato Rutigliano, negli anni ’80
poi in ditta, sia pur brevemente
con i Gatti di Vicolo Miracoli,
offrirà al pubblico, nel corso
della serata, il consueto
intermezzo di buonumore,
dispensando battute e
monologhi da consumato
performer di cabaret. Il
secondo, invece, il dottor
Roberto Alfano, chirurgo di
giorno e pianista di notte, si
incaricherà di regalare ai
presenti un gustoso sipario di
buona musica. Guadagnato alla
causa dell’arte, nonostante la
sua professione sia quella di
medico, Alfano, tuttavia, non è
avventizio delle sette note. Lui
stesso sottolinea di «essere
innanzitutto nato e cresciuto
come musicista in quanto
diplomato al Conservatorio, e
successivamente di essersi
laureato come medico
chirurgo»: distinguo che suona
come garanzia di affidabilità
per il suo quartetto.
Appassionato di jazz e di pop,
Alfano e la sua band
proporranno al Sannazaro un
piccolo repertorio (4 brani) di
musica swing anni ‘50 che lo
stesso Alfano eseguirà come
vocalist, nonostante sia un
esperto pianista.
ARMANDO YARI SIPORSO
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(25)
(26)
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
saper vivere
CULTURA • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ
Segreti e sogni di calcio
Aldo de Francesco
R
ecensire un libro di un collega è
sempre un compito scomodo, forse
improbo. Nel farlo, c’è il timore o di
essere insufficientemente critici o
sufficientemente indulgenti, e
intanto che ti studi il modo di trovare un decoroso equilibrio, alla fine
può anche capitare di aver scritto e
non sentirti soddisfatto su quanto
hai scritto o fosse nelle tue intenzioni dire. Figuriamoci, poi, quando
questo collega è una figura di primo
piano, una firma prestigiosa: il
pensiero del suo giudizio diventa
ulteriore motivo di assillo. Per fortuna, stavolta, mi è andata non bene,
ma benissimo.
Franco Esposito, giornalista eminente e raffinato scrittore, con il suo
recente libro “Testa alta, due piedi Storie di calciomercato, quando
non c’erano i procuratori e i cellulari non erano i telefonini” (Absolutely Free Editore), da gentiluomo qual
è, mi ha tolto da ogni impaccio. Non
solo non mi ha fatto trovare di
fronte al bivio, di cui scrivevo poc’anzi, ma mi ha regalato mezza
giornata di sana evasione (mantiene
sempre le promesse anche nelle
dediche, lo so dai tempi de Il Mattino), quanto mi è bastato per leggere, gustare la sua opera e farmene
diventare un ultras, segnalandola da
subito a un capannello di patiti del
calcio già piantati, davanti al bar
Cimmino, in vista dei processi
socratici, rigorosamente all’aperto,
per gli Europei. Un lavoro eccellen-
Nel libro «Testa alta, due piedi»
il giornalista Franco Esposito racconta
le storie del calciomercato di una volta
veste da primario e
te, quello di Esposito,
tale vuole apparire.
una strenna calda,
Ma è solo l’inizio di
sanguigna e appassiouna sfilata senza
nata per una bella e
eguali, dagli anni ’50
vivace lettura sotto
ai nostri giorni, che
l’ombrellone,
Franco Esposito riscriuna caccia al tesoro
ve minuto per minuto.
nell’intrigante mondo
All’Hotel Excelsior
della fiera calcistica,
Gallia è spettacolo
un album di scene
notte e giorno. Basta
uniche e flashback tra
tenere antenne e
decolli e atterraggi in
occhi aperti, Franco e
mezzo mondo, trattai suoi “rockers” Frantive in hotel esclusivi e
co Ordine e Franco
nei posti più impensaRossi, riempiono in
ti, per correre dietro a
La copertina
un giorno più taccuini
campioni, promesse
del libro “Testa alta,
di Ivic, o di un odierno
del calcio, adorabili
due piedi” di
Mourinho nelle incallazzaroni, volpi, faine,
Franco Esposito.
colabili rese dei conti
“serpentelli” e anche
In alto da sinistra:
con il Barcellona.
qualche brocco, feliceDiego Maradona,
Sfilano presidenti,
mente camuffati da
Corrado Ferlaino
registi e comparse:
007, in incognita e con
con Achille Lauro
uno su tutti Raimondo
discrezione, per verifie Luis Vinicio
Lanza di Trabia, detto
care la fondatezza di
il “Gattopardo”, presiuna notizia.
dente del Palermo: a luglio lascia
A ripensarci, già il titolo del libro:
“Testa alta, due piedi”, preso da una Mondello, e si trasferisce per la
pesca d’altura in una suite. In attesa
espressione usata da un protagonidi “pesci grossi”, è però stregato da
sta pittoresco e caliente del calcio
una sirena, Olga Villa. Ed è subito sì:
mercato, Walter Crociani, in arte
addio “abat-jour” che diffondi una
Croc, è tutto un programma: in
luce blu.
realtà è il motto di lessico marziale
con cui Crociani era solito presenta- All’hotel “azzurro” di Lauro, in via
re i propri gioielli. Prendere o lascia- Crispi, residenza storica del Comandante dai tempi del Duce, don
re. Il tempo è scaduto. Lui piazza i
Achille riceve nudo, da francescano,
calciatori, spesso a blocchi, roba da
allenatori, calciatori e anche qualsbarchi, dalle Alpi a… Lampedusa,
che giovanissima antenata delle
guai però a chiamarlo “mediatore”,
“schedine”. Scandalizzate, le suore
dirimpettaie di Cristo Re invocano
San Gennaro. Niente paura: quando
arriva Vinicio, il sangue si squaglia.
Anche San Gennaro dice sì. Spesso,
nel sentire parlare di calcio si assiste
a ricostruzioni fantasiose o per
sentito dire, d’ora in avanti “Testa
alta, due piedi” può diventare un
auspicabile riferimento vario e
divertente, non tanto per sapere il
giorno in cui è avvenuta una cessione, ma per la narrazione accattivante, che consente di conoscere storie
uniche che solo un cronista scrittore come Franco poteva regalarci,
riuscendo a storicizzare momenti
significativi dello sport più popolare
al mondo.
Dei tanti episodi esilaranti raccontati, tra stravaganze, ripicche, giochi, trappole, astuzie, segreti e colpi
di scena, vi invito a leggere subito
l’estenuante “ping pong” della
trattativa del Napoli per avere Maradona. Fu un’autentica odissea.
Da poter dire oggi che se non vi
fossero state la testardaggine di
Iuliano, la determinazione di Ferlaino, il solito sparviero, la storia del
Napoli sarebbe stata ben altra:
sicuramente meno ricca di trofei.
Franco Esposito va oltre, ci svela
dopo anni, nei dettagli, l’ultima
suspense per il “riscatto” di Maradona (che ripeteva al Barcellona:
“yo quiero irme”, io voglio andarmene): la telefonata accorata della
signora Ferlaino, Patrizia Boldoni,
che, nel dare l’annuncio dell’acquisto, pregò i giornalisti di omettere
rigorosamente un particolare sul
passaggio di Diego al Napoli, avvenuto dopo la mezzanotte. Diversamente sarebbe saltato l’acquisto.
Fu l’ultima gabella da pagare. Tutti,
quale primo omaggio a un genio
calcistico, dissero felici e contenti:
«Obbedisco».
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(27)
ARTE
PAESAGGI
Mondi
paralleli
Valeria Puntuale
C
ristallizzare una realtà distorta, frutto della mente, in immagini, finestre sulla fantasia dell’artista, ma al
contempo inganni della percezione umana. È l’intento di Mat Collishaw, in mostra alla Galleria Raucci Santamaria di corso Amedeo di
Savoia con la personale “The Crystal Gaze”. Attraverso l’uso della fotografia, della scultura e dell’installazione combinate spesso con la
tecnologia, l’artista inglese, classe
’66, distorce e modifica la realtà introducendo un elemento perturbatore che la renda meno riconoscibile e rassicurante, al fine di un
meccanismo di attrazione-repulsione nello spettatore.
Lo spazio della galleria si trasforma
così in una sala degli specchi dal sapore vittoriano: il lento accendersi
delle cornici che circondano la superficie riflettente delle opere rivela immagini cristallizzate in 3D di
uccelli e fiori tropicali immobilizzati nel ghiaccio, tetri paradisi tropicali sconvolti da condizioni metereologiche inusuali, che tornano
nell’oscurità con il graduale affievolirsi della luce. Convincono le
chiavi di lettura offerte da Collishaw
(in mostra fino al 20 luglio): da un
lato la funzione della tecnica fotografica, capace, come il ghiaccio, di
(28)
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
fermare un’immagine nello spazio
e nel tempo, dall’altro il tentativo
da parte dell’artista - da sempre
sensibile al tema della caducità della bellezza - di cancellare lo sfiorire
della vita e bloccare l’effimero in
un’immagine incantata, senza età.
Un mondo fantastico è anche l’oggetto della creatività di Uwe Henneken. L’artista tedesco ha realizzato un ciclo di lavori, pensati appositamente per la personale ospitata dalla Galleria Annarumma di
via Carlo Poerio 98 fino al 27 luglio,
dove l’occhio, il più abusato dei cinque sensi, diventa protagonista.
Elementi di storia antica, antropologia e mito si fondono nella visione dell’artista, che li rispolvera fino
a restituirgli il proprio senso originario in una favola contemporanea
che narra dell’uomo e della sua parabola esistenziale.
L’occhio si staglia nelle pieghe dei
cieli in technicolor, come in “Erinnerung an Hoffnung”, nero e lontano come un pianeta. Oppure, in
“Ursprung und Vision”, ritorna in
veste di biglia, sottratta alla iconografia surrealista, che sembra salire
al centro del quadro in una danza
cromatica in modo simile alle vorticanti Assunzioni secentesche, fino
ad implodere in una supernova di
colori in “Bleibt bei uns, denn es
will Abend werden”. Una pittura
che guarda il suo pubblico, dall’interno di paesaggi irrealistici, saturi
di colori quanto desertificati, spazi
cosmici, echi di un’altra dimensione, che entrano in contatto dirompentemente con la natura, sovrastandola e trasformandola in modo
imprevedibile.
A sinistra:la realtà
cristallizzata
catturata
dall’artista inglese
Mat Collishaw, in
mostra con la
personale “The
Crystal Gaze” alla
Galleria Raucci
Santamaria di
corso Amedeo di
Savoia fino al 20
luglio.
A destra:
l’universo
fantastico di Uwe
Henneken.
L’artista tedesco,
in un ciclo di
quadri realizzati
per la sua
personale alla
Galleria
Annarumma di via
Carlo Poerio,
punta sull’occhio
come simbolo
della vera
missione artistica:
indagare il proprio
pubblico.
Occhio di riguardo
Il giardino di Cioffi
Fino al 5 giugno alla Galleria Monteoliveto di piazza Monteoliveto, 11 è possibile visitare la personale di Antonio
Cioffi intitolata “Flowers - Cascate di
Colori”. Diciassette opere recenti, acquerelli realizzati su carta liscia, un
tratto stilizzato ma carico di espressività per dipingere “i colori dei fiori”:
papaveri, viole, iris, ginestre, glicini, orchidee, mimose, strelitzie e tante rose,
mento per comunicare il proprio vissuto esperienziale”. E Antonello Cioffi
racconta con la sua tavolozza cromatica ricca di colori, assegnando ad ogni
fiore un proprio orizzonte esistenziale:
il silenzio degli iris, l’affetto delle ginestre, la rabbia in fuga del campo di spighe. Un omaggio di grande sensibilità
alle luci ed ai colori che esplodono in
città nel mese di maggio, annunciando
con vivacità l’arrivo della bella stagione. Giardini incantati che sembra
boccioli, poetiche, selvatiche, in omaggio al mese di maggio. Come sottolinea
Maria Grazia Barzanti, curatrice della
mostra: “Le cascate di colori di Cioffi
schermano illusoriamente ciò che traspare: l’urgenza di uscire dall’isola-
quasi di toccare, petali di colore che
riempono lo sguardo dello spettatore
con forza vibrante. La mostra è ad ingresso libero. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito
www.galleriamonteoliveto.it.
ARTE
Pittura
Nel regno
bucolico
di Catelli
Il dipinto
“Riflessione” (olio
su cartone, 52x72,
1970) di Camillo
Catelli, esposto
nella mostra
appena conclusasi
alla Galleria Giosi
di via Chiatamone
LO STRAORDINARIO TALENTO
DEL “CEZANNE DEI CAMALDOLI”
PROTAGONISTA DI UNA MOSTRA
ALLA GALLERIA GIOSI DI NAPOLI
Aldo de Francesco
T
ra la fine dell’Ottocento e gli
inizi del Novecento, Napoli fu
un immenso, straordinario
laboratorio pittorico: dai Campi
Flegrei alla costa vesuviana, dai
Camaldoli ai vicoli più caratteristici e
vivaci della città, schiere di artisti, e
di aspiranti artisti al loro seguito,
trovarono, in un contesto paesaggistico, urbanistico e sociale unico,
infiniti motivi ispirativi. Fu però
intorno agli anni Settanta che vidi
quella Napoli pittorica sorprendentemente inverarsi quando, da giovanissimo redattore del vecchio e glorioso
giornale “Roma”, ebbi il privilegio di
entrare “Nel regno bucolico”, di
Camillo Catelli: il “Cezanne” dei
Il mondo
surreale
delle fiabe
Mostra
L’ARTISTA ANGELO VOLPE
METTE IN SCENA LA MORTE
DI BIANCANEVE COME SIMBOLO
DI FATUITÀ DELL’EFFIMERO
Camaldoli”. Davanti alla monumentale semplicità di questo maestro, mi
sentii, d’incanto, proiettato indietro,
ai tempi della mitica pittura napoletana, da cui egli discendeva. La sua
figura patriarcale, con una berretta in
testa da ritrattistica classica, di parole
misurate e temperate, d’animo
sorridente, circondata dalla devozione di una flottiglia di figli, nipoti e
conoscenti, mi diede l’idea di entrare
in una sorta di comunità d’atmosfera
bruegheliana, con una differenza
sostanziale però rispetto a questa,
per le espressioni dei presenti, attente e sempre ammirate della grandezza del maestro, rassomiglianti di più
a quelle degli affreschi giotteschi.
Lassù tutto quello che scoprii e vidi,
raccolto in una fantastica scuderia di
che faceva da sfondo al salone, si
trovavano insieme raccolti con semplicità agreste, la numerosa famiglia
e vari ospiti occasionali o invitati,
primo il mitico Paolo Ricci, nel segno
di una tradizionale e affettuosa
ospitalità, che fu l’altro eccelso valore
del grande maestro, il cui ritorno,
molto atteso, ha fatto giustizia di una
lunga eclissi. Lo si è potuto verificare
nella recente mostra tenutasi alla
galleria Giosi di Via Chiatamone,
dove Sergio Riummo con la professionalità di sempre ha saputo riproporre alla città e ai veraci intenditori
un vero artista, che sembra ricalcare
espressività pittoriche di grandissimi
maestri del passato ma che si distingue per la sua grandezza unica e una
storia pittorica inconfondibile.
tà, la fine di un mondo idilliaco. “When
there was Snow White everything was
simpler” (Quando
c’era Biancaneve era
tutto più semplice)
diviene così il titolo
dell’esposizione, realizzata da Angelo Volpe. Dipinti ad olio, acquerelli e un’installazione interattiva azionata dal pubblico ritraggono l’amata
Biancaneve, musa e
cavia, nell'ultimo ed
estremo tentativo di legare a sé la fatuità del passato attraverso il possesso di feticci luccicanti che quotidianamente addobbano i corpi, e che
rappresentano gli status-symbol della nostra società. La mostra intende
svelare i controversi aspetti dell’esistenza umana, osservata proprio nel
momento del trapasso, introducendo ad un mondo surreale e alquanto
ironico, mascherato da un romanticismo fittizio dove non c'è condanna
né salvezza, ma soltanto questioni irrisolte. Si tende in questo modo ad
esorcizzare l’alone di terrore e di dolore che avvolge l’idea della scomparsa nella cultura occidentale.
L
a brama di possesso della società globalizzata che va al di là della
dipartita: questo il tema del ciclo di opere
in mostra alla Galleria Akneos di via Nilo,
34 fino al 17 giugno.
Biancaneve è la musa
ispiratrice di questi
lavori, personaggio
preso in prestito dal
mondo sereno delle
fiabe per raccontare
con sarcasmo e sagacia, bellezza e crudel-
ALDO ZANETTI
Grande successo per “È
non È”, la personale di
Aldo Zanetti in
esposizione negli spazi
dell’associazione
culturale “Mediterranea”
di via Carlo de Cesare, 60.
La mostra, curata da
Violetta Luongo, è stata
organizzata in
collaborazione con
l’associazione culturale
“Il Corvo” di Pozzuoli.
Esposte venti opere di
varie dimensioni, tavole e
tele in acrilico, realizzate
del pittore nato a
Casalnuovo ma
puteolano d’adozione.
campagna, dove giungeva il profumo
di mosto, portava il segno inconfondibile di una pittura di intensa e
genuina forza descrittiva - dalle
nature morte ai tralci di vitigni e di
pesco - di tratto raffinato, frutto di
anni e anni di lavoro “sur le motif”,
suoi luoghi della fedeltà all’ispirazione e alla solitudine, intesa come
serenità d’animo e stimolante incentivo creativo, avulsa da qualsiasi
contaminazione.Ogni gesto, ogni
azione lo confermavano e di tale
serafico rigore se ne aveva concreta
contezza, sedendo nel bel “refettorio” quasi monastico dei Catelli, di
cui conservo indelebile ricordo. Qui,
con un fondale da ringraziamento e
da preghiera antica nel nome del
padre e della propizia Provvidenza,
RAMAGLIA
Proseguono gli
appuntamenti con gli
“artisti in vetrina” di Gino
Ramaglia a via Broggia,
10. Protagonista
dell’ultimo evento, il
giovane fotografo Yuri
Donnarumma con la
mostra fotografica “Fix”.
Il cyberpunk, il pop-trash,
il mondo del fetish e i suoi
oggetti di costruzione del
piacere sono i soggetti
preferiti dall’artista
diciottenne
dall’immaginario
fumettistico e visionario
ma al tempo stesso
introspettivo e sensuale.
FRESH MEAT
Fino al 30 giugno alla
galleria Primopiano
Homephotogallery di via
Foria 118 è in mostra
Francesco Taurisano con
la sua prima personale
intitolata “Fresh Meat”.
Viedo e foto che
indagano la macelleria
della modernità, una
riflessione sulla
decadenza che punta la
sua attenzione sul
voyeurismo dei media, tra
delitti reali ed estetici.
MEMORY
Approda in Italia per la
prima volta la mostra
“Memory - International
Contemporary Sculture”,
un progetto espositivo a
cura di Ian Rosenfeld. Si
tratta di una collettiva che
ospita i lavori di dieci
scultori provenienti da sei
paesi diversi che
interpretano, ciascuno
secondo la propria cifra
stilistica, il tema della
memoria. Fino al 10
giugno al Pan.
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(29)
LIBRI&LIBRERIE
LIBRIDINE
Aurora Cacopardo
Saggio
Le donne
nell’era
neoliberista
QUEL MARE
DENTRO
DI DE CHIARA
DIECI SAGGI CHE ANALIZZANO CON
SGUARDO ANTROPOLOGICO LA FIGURA
DELLA DONNA CONTEMPORANEA,
DALLE MADRI ASSASSINE
ALLE “OLGETTINE” BERLUSCONIANE
Il femminismo degli anni ’70, la rivolta rosa del- cui le donne si esibiscono in performance “male “streghe” non sono serviti a nulla. O meglio, schili”: l’una studia le figure delle donne polisono serviti ad innescare il “sessismo democra- ziotto nelle fiction televisive, l’altro indaga cotico”, una forma di desoggettivazione della don- raggiosamente i ruoli delle donne di camorra.
na che affonda le radici nel neoliberismo. Il fe- Michela Fusachi e Rosa Parisi guardano alla dopnomeno è sapientemente analizzato nel libro pia forma di discriminazione che vede protagocurato da Anna Simone, “Sessismo democrati- niste le immigrate: in quanto femmine e in
quanto “straniere”. Marzia
co. L’uso strumentale delle
Mauriello, infine, l’unica tra gli
donne nel neoliberismo” (Miautori, non si occupa di donne
mesis, 2012, euro 16,00), testo
biologiche, ma di donne di geche getta una nuova luce sui
nere, di ibridi, affrontando la
discorsi (economici, politici,
delicata questione del femmigiuridici, morali) di cui oggi soniello nel mondo gay napoleno oggetto le donne. Il libro si
tano. Vittime o carnefici inavvale di diversi contributi:
somma. Così sono percepite e
dieci autrici e autori per dieci
oggettivate le donne negli orsaggi, che osservano con sguardini dei discorsi attuali. Che,
do socio-antropologico alcuni
con l’intento di tutelarle, ne redei fatti sociali sui quali si tesstituiscono dei soggetti senza
se la trama del contemporasoggettività. Degli oggetti apneo. Il fil rouge è il riferimento
punto. L’obiettivo, annunciaall’opera di Michel Foucault.
to nell’introduzione al testo, è
Mentre Sara Fariello mette in
decostruire i nuovi stereotipi
discussione la produzione desul sesso debole.
gli ordini discorsivi sul figliciE pare ce ne sia bisogno a giudio, i quali si generano dalle fidicare dalle immagini femmigure inquietanti di “madri asSESSISMO
nili “neoliberali” restituite dalsassine”, quasi uno spauracDEMOCRATICO
l’ultimo film di Woody Allen,
chio del femminile, al cui verTo Rome with love, girato e amtice di un ipotetico albero ge(a cura di) Anna Simone
bientato a Roma. Nella pelliconealogico della mitologia vi è
Mimesis Edizioni
la, il personaggio della ragazza
l’immagine intramontabile di
222 pagine
trasgressiva, ad esempio, riMedea, Stefania Ferraro tracsponde perfettamente ad una
cia un interessante profilo del“domanda” di emancipazione,
la medicalizzazione del corpo
ignorando il fatto che “spesso
femminile nell’esperienza del
parto. Lorella Cedroni, Alessandra M. Straniero emancipare equivale a creare percorsi di manie Caterina Peroni affrontano, invece, il tema del- polazione della cosiddetta libertà”, ha comla donna nel discorso pubblico: dall’era berlu- mentato a riguardo Mariella Pandolfi, antroposconiana alla violenza di genere. Elisa Giomi e loga dell’Università di Montréal.
Leandro Squeglia si soffermano su due campi in
ROSSELLA GALLETTI
Altri libri
IL GIARDINO
DEI SILENZIOSI
CHI COMANDA
NAPOLI
Mauro Castaldo
Iuppiter Edizioni
G. Manzo - A. Musella
Rx Castelvecchi
Un’inchiesta tra storia e
provocazione sugli
organi nelle chiese di
Napoli ad opera di
Mauro Castaldo,
organista di fama, che
conduce il lettore
attraverso un tour alla
scoperta dei luoghi sacri. “Un percorso - scrive
il Monsignor Vincenzo De Gregorio nella
prefazione - affascinante e stimolante, quello
dell’Autore, che ci fa desiderare di riavere più
suono, quello dell’organo, ad accompagnare i
momenti tersi o oscuri della vita.
(30)
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
Vent’anni di emergenza
rifiuti analizzati sotto la
lente d’ingrandimento
che indaga gli intrecci
tra i poteri forti e il
crimine organizzato.
Stato, chiesa e malaffare
in un business
ricchissimo che ha trascinato il territorio
campano sull’orlo del disastro ambientale.
Manzo e Musella ricostruiscono i fatti da un
punto di vista vicino ai cittadini e ai movimenti
in difesa del diritto alla salute le cui battaglie
sono state spesso strumentalizzate dai media.
Memoria, tempo,
paura, morte. Temi
nodali, questioni
metafisiche e, per
quanto possa
sembrare strano,
questi concetti
filosofici attraversano
il lunghissimo lavoro
di Franco De Chiara:
"Il navigante" (Rocco
Carabba Edizioni).
Accade d'improvviso,
in un preciso
momento della
nostra esistenza, un
desiderio
improrogabile di fare
il punto, di mettere
insieme reperti
importanti prima
che, impietosa, la
polvere dell'oblio ne
cancelli le tracce. È
ciò che accade ad
Arturo in un giorno
di Ferragosto mentre
è al Circeo ed ha con
sé un ospite di
eccezione " ... la figlia
americana, ma
mediterranea
nell'aspetto ... " che
condivide con lui la
passione per il mare,
l'amore sconfinato
per la vela. Così salito
a bordo del suo
Flying Junior veleggia
lungo le coste del
Circeo tenendosi il
più lontano possibile
dalle spiagge
affollate, complice il
Maestrale che lo
allontana sempre più
da una Umanità
mediocre e ben felice
di esserlo. Ciò che
Arturo non ha potuto
prevedere è un
impellente
improvviso bilancio
interiore che il suo io
pretende di fare. Si
interroga, scava nella
memoria, ne scruta
gli angoli più segreti
e la pellicola, poco a
poco e con ritmo
ineguale prende a
srotolarsi: la sua vita
trascorsa tra Roma e
New York il lavoro in
Tanzania, le isole
Mauritius e le
Seychelles l'odore di
marcio nei porti di
Dar es Salam, la
presenza
ingombrante del
padre infedele e
menzognero,
architetto famoso,
morto dieci anni
prima, il viaggio in
Australia dal fratello
Daniele, la dolorosa
separazione dalla
moglie. Così, tappa
dopo tappa, Arturo
ripercorre la sua vita
tra una virata e
l'altra. Nel suo
personale segreto
diario di bordo è
costretto ad
ammettere il suo
difficile rapporto con
un'umanità
soggiogata
dall'avidità, dal
narcisismo, dalla
spregiudicatezza e
dall'imbecillità.
Avverte che ha un
patrimonio di valori
e vorrebbe
contribuire in
qualche modo alla
rigenerazione
dell’uomo, di non
limitarsi ad essere
spettatore della
deriva a cui il mondo
contemporaneo
sembra
irrimediabilmente
dannato. A fare da
controcampo a
questo universo
sinistro c'è il mare
Mediterraneo
azzurro e limpido e
l'oceano possente ed
immenso.
D'improvviso Arturo
avvertì una grande
felicità: era un
navigante che non
aveva alcuna voglia
di arrendersi mentre
il Flying doppiava la
diga frangiflutti del
Circeo, un grande
cabinato a motore
stava compiendo
una virata in un
tratto di mare dove
non avrebbe mai
dovuto trovarsi. Il
cabinato non
accennava a
rallentare ed Arturo
lo vide puntare dritto
contro di lui con un
rumore assordante
mentre a poppa si
sollevava un metro e
mezzo di scia bianca
e compatta e quella
fu l'ultima cosa che
Arturo vide. Il libro ci
offre anche uno
spaccato storico: una
testimonianza, un
ricordo, una pagina
della nostra storia
nazionale: l'eccidio
di Cefalonia. L'abilità
di Franco De Chiara
è quella di saper
fondere la precisione
storica con il piglio
dell' ottimo
narratore.
LIBRI&LIBRERIE
Eventi
Novità
Fatalità
di una
passione
Venerdì politici
I TORMENTI GIOVANILI
DI UN MEDICO NAPOLETANO
A PARIGI NELL’ULTIMO ROMANZO
DI FRANCESCO IODICE
Qual è l’“attimo fatale” (inteso come qualche bicchiere di troppo, torna a
scaturito dal fato e destinato a cam- casa barcollando, e, lasciatosi andabiare il corso dell’esistenza) se non re su una poltrona, ripercorre menquello in cui ci si scopre innamorati? talmente gli episodi fondamentali
Il momento della “cristallizzazione della sua giovinezza.
del fiore saturo di tutti i succhi”, per Una vita semplice e regolare, da ligio
dirla alla Stendhal, quel frangente figlio di due maestri di scuola elementare, dedicata
eternizzato in cui
allo studio della
nulla è uguale a primedicina,
una
ma e tutto assume
scienza coinvolun significato divergente che però non
so. È quanto realizaveva ancora acceza Mauro, il protaso in lui la fiamma
gonista del romandella vera passione.
zo di Francesco IoPoi il tirocinio al
dice (“L’attimo fatapronto soccorso, le
le” , Photocity.it Ediscorribande coi
zioni), durante la
colleghi, le prime
cena per il suo penavventure sentisionamento mentre
mentali, la deferenascolta un collega
za verso i grandi
tessere le lodi della
“maestri” che però
sua carriera di megli insegnano ben
dico, primario e dipoco, se non l’arte
rettore ospedaliero,
di mettersi in moin uno di quei distra, molto utile se
scorsi che si usa faL’ATTIMO FATALE
si vuole far carriera
re in queste occain un ambito dove
sioni. Ascoltando
Francesco Iodice
spesso non si va
dalla voce di un alPhotocity.it Edizioni
avanti solo per metro il racconto degli
75 pagine
rito. D’improvviso
anni più pieni e
arriva l’opportunifruttuosi della sua
tà di formarsi alvita, Mauro stenta a
l’estero: un viaggio
riconoscerla come
a Parigi per carpire
la sua e, in quello
stesso momento, al tavolo di un ri- i segreti del cateterismo cardiaco destorante sulla collina di Posillipo, ri- stro e dell’arteria polmonare, di cui il
ceve un messaggio: il professor Phi- professor Neiveux è un sommo esperlippe Neiveux è morto. Quella sera to. E proprio con lui Mauro ha l’inMauro, forse per l’emozione o per contro che cambia la vita. Come nel-
le prime fasi dell’innamoramento
sperimenta l’ammirazione verso
quello scienziato così appassionato
nel trasmettere i segreti della medicina ai suoi allievi, poi, come in ogni
relazione che muove i primi passi, subentra il momento del dubbio: “Saprà capirmi? Sarò all’altezza?”.
Perplessità che Mauro supera col passare dei giorni, dedicati allo studio e
alle lezioni con Neiveux, che apprezza la buona volontà e la voglia di imparare dimostrate dal giovane e lo invita a frequentare casa sua. Durante
il lungo soggiorno parigino, Mauro
conosce Nicole, la giovane e avvenente moglie del professore, e, complici le ripetute e misteriose assenze
dello scienziato, i due diventano
amanti. Mauro è oppresso dal senso
di colpa, ma non riesce ad affrontare
il professore, anzi, lo aiuta a scrivere
il testo che racchiude tutto il suo sapere scientifico.
Neiveux ha un animo tormentato e,
prima che Mauro si congedi per tornare in Italia, gli confida il segreto della sua vita, quello che nell’ambiente
medico della Parigi anni ’70 lo aveva
sempre fatto sentire isolato e reietto.
Dopo la simpatica guida letteraria
“Passeggiate londinesi” (Iuppiter Edizioni), Francesco Iodice, stimato
pneumologo napoletano, con questo
romanzo sonda con lucidità e tenerezza i segreti dell’animo umano, rivedendoli alla luce dell’“attimo fatale” in cui il mistero dell’amore si rivela per la prima volta e da quel momento in poi nulla sarà più lo stesso.
RITA GIUSEPPONE
LIBRERIA TREVES
PIAZZA DEL PLEBISCITO 11/12
Infotel 081.7640858
La libreria internazionale Treves è la più antica
di Napoli. Ubicata sotto
i porticati di piazza del
Plebiscito, offre un calendario ricco di presentazioni ed eventi, anche se, come spiega il titolare, Rino De Martino,
soffre l’incuria ed il degrado della zona. “Oltre
ad un recupero architettonico - spiega - i porticati necessitano di maggior cura igienica. Inoltre non c’è passaggio di
clientela perché non ci
sono attrazioni, è una
zona tanto bella quanto
morta”. Infatti, oltre ai
reading organizzati dalla libreria (fino alla fine
di giugno è in corso la
manifestazione “Una
piazza per la poesia”)
non ci sono eventi che
attraggano persone nella zona. “Ho dialogato
anche con quest’amministrazione - spiega De
Martino - portando delle proposte che a parole
hanno riscosso consensi ma nei fatti nulla ancora si è mosso”. Altra
nota dolente è la crisi
dell’editoria che sta
mettendo in ginocchio
le piccole librerie come
Treves. “I romanzi vanno meglio rispetto ai
saggi - osserva De Martino - certo che con la
crisi e questi prezzi...”.
Un reading tenutosi all’esterno della Libreria
internazionale Treves sotto i porticati di piazza
del Plebiscito
Quest’anno la Società di Studi
Politici ha scelto per la serie di
incontri intitolata “I venerdì della
politica” un tema quanto mai attuale, quello del lavoro. Ad inaugurare l’anno accademico sono
accorsi nella sede dell’Istituto
Italiano per gli Studi Filosofici di
via Monte di Dio Gianni Ferrara e
Stefano Rodotà. I loro interventi,
dedicati alla discussione di alcuni articoli della Costituzione
sui diritti civili e politici, hanno
messo in luce un fatto per niente
scontato e banale di questi
tempi: il lavoro è un diritto di tutti,
senza ne va della dignità dell’uomo. “Il diritto al lavoro instaura l’antropologia definitiva
del diritto moderno. Il principio
lavoristico deve essere un principio non contingente”, ecco perché secondo Rodotà non si
possono fare sconti sulla Costituzione, una carta sopra cui si accumulano decenni di storia,
spesso drammatica. Come dimenticare, ad esempio, il 1886,
quando la polizia sparò su i lavoratori in sciopero: “Dietro l’articolo 1 della Costituzione c’è la
consapevolezza dei diritti negati
ai lavoratori - spiega - c’è una
grande storia da non dimenticare”. Stefano Rodotà si dichiara
contrario ad ogni forma di parassitismo, ma ciononostante ritiene
non possa essere riproposta
nessuna forma di minoranza censitoria in quanto tutti hanno pari
dignità sociale e devono svolgere funzioni e lavoro per il progresso materiale e spirituale
della società.Una retribuzione
garantisce, per Ferrara e Rodotà,
la libertà, un’esistenza dignitosa
esente dal vincolo economico.
Su queste premesse si avvia il
ciclo di conferenze di quest’anno. Il calendario del 20122013 è ricco: le attività sono
partite il 25 maggio con Luigi Cavallaro che ha tenuto una lezione su “Che cos'è il diritto al
lavoro? Un'interpretazione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori”; il 22 giugno Remo Bodei si
occuperà invece de “Il lavoro da
maledizione biblica ad autocreazione dell'uomo”; nel mese di luglio, il 5, Alberto Burgio cercherà
di rispondere al quesito “Che
fine ha fatto il lavoro?”; il 28 settembre Paolo Vinci affronterà il
tema “Il lavoro: poiesis o praxis?”; il 19 ottobre Luciano Gallino terrà una conferenza dal
titolo “Il lavoro non è una
merce!”; il 23 novembre Stefano
Rodotà dedicherà una riflessione
alla delicata questione di “Lavoro e dignità”; nei mesi di dicembre, gennaio, febbraio e
marzo sarà il turno rispettivamente di Gianni Ferrara, Vittoria
Ballestrero, Cristina Morini e
Laura Bazzicalupo, i quali discuteranno i temi: lavoro e democrazia, femminilizzazione,
neoliberismo. (rossella galetti)
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(31)
SOCIETÀ&COSTUME
Il musicista Ciro De Rosa racconta la realizzazione di «Vincimi e ti vincerò», film
musicale sulla vita di Cristo. Debutto previsto per Natale sulla tv del Vaticano
Passione in
sound etno
Alessandro Mantico
I
nsegnante di musica, produttore, arrangiatore, compositore e direttore d’orchestra, Ciro De Rosa, classe 1968, intraprende una
nuova sfida artistica nel
ruolo di coproduttore e arrangiatore dei brani di
“Vincimi e ti vincerò”, pellicola musicale in cui riveste anche un ruolo di attore, interpretando il personaggio di Erode Antipa
(nella foto).
Scrupolose analisi di fonti
ebraiche, analisi e sinossi
dei vangeli e una forte immedesimazione spirituale
sono i punti di forza del
film, la cui narrazione si
snoda in tre atti contenenti 18 brani. Rispetto ai cult
della cinematografia mondiale, da “Jesus Christ Superstar” a “The Passion” di
Mel Gibson, dal Gesù di Pasolini al Cristo di Zeffirelli,
questa nuova rivisitazione
della vita del figlio di Dio, a
Natale in prima visione per
la tv vaticana, risulta estremamente innovativa.
Questa rappresentazione
della vita di Cristo in cosa
si differenzia dalle altre
versioni?
“Vincimi e ti vincerò” si sofferma dettagliatamente sui
caratteri fondamentali del
(32)
profilo psicologico e spirituale di Cristo, così come
emerge dai vangeli; caratteri che come tessere di un
mosaico si fondono in due
dimensioni umane protagoniste della vicenda: la
carne e lo spirito, simboleggiati rispettivamente dai
colori blu e rosso.
Come è maturata la decisione di musicare un film
su Gesù?
Questo film è il significativo
risultato di un momento di
crisi vissuto dall’autore,
Vincenzo Donnarumma, a
seguito di un lungo ricovero ospedaliero, mi rivelò
l’esigenza di sviluppare
questo lavoro come una
sorta di ringraziamento per
la sua guarigione.
Io, da subito entusiasta per
l’idea, commosso, ho accettato immediatamente la
collaborazione.
Il film quindi contiene un
forte messaggio religioso?
Non del tutto. Vorremmo
fosse un messaggio non solo per i giovani ma per tutte le categorie e confessioni perché parla di Gesù come uomo.
A cosa si è ispirato per le
musiche?
L’opera non vuol essere
una rappresentazione, ma
una ripresentazione degli
eventi della Passione, le
musiche, quindi, hanno
tutti gli ingredienti atti a
condurci indietro nel tempo e vivere con ragione e
spirito ciò che accadde a
Gerusalemme duemila an-
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
ni fa. Ecco la scelta di utilizzare melodie, armonie e
strumenti musicali siropalestinesi (kinnor, ugab, shofar, santour), ritmiche mediorientali, ma anche un
enorme organico orchestrale che spesso tocca alti
livelli di commozione lirica
con coinvolgenti melodie
da colonna sonora che aiutano l’ascoltatore ad immedesimarsi.
La parte più emozionante
di quest’avventura?
Ogni istante vissuto con il
cast, le emozioni nel vedere oggetti di scena straordinari, interpreti davvero notevoli, nonostante fossero
quasi tutti alle loro prime
esperienze. Dopo tanti mesi condivisi a lavorare e credere profondamente nello
stesso progetto, è stato bello veder crescere una sorta
di famiglia, anche nella
post produzione, soprattutto in sede di doppiaggio
presso il “Centro studio
musica”.
Se dipendesse da lei, quale
sarebbe la sua soluzione
per uscire dalla crisi?
Ci sono troppi Ponzio Pilato e troppi Erode... la storia
insegna... Certo che la Lira
era un’altra cosa, forse uscire dall’Europa non farebbe
male a nessuno, anzi!
Destra o Sinistra?
Destra.
Se dovesse attribuire alla
Destra un’opera musicale,
quale sceglierebbe?
L’inno al re di Paisiello e il
Nabucco di Verdi.
CINEMA
Ha preso il via il
corso intensivo
per attori e
filmakers tenuto
da Edoardo De
Angelis, il regista
di Mozzarella
Stories.
Il Workshop,
organizzato dalla
scuola di
cinematografia
“La Ribalta”, che
si avvale della
direzione artistica
di Marianna De
Martino e del
coordinamento
generale di
Marcella Starita,
è una delle varie
attività che
comporranno il
calendario dei
prossimi mesi
della scuola e di
cui si darà notizia
nel corso
dell'incontro.
Location degli
incontri, gli studi
della Run
Comunicazione di
Alessandro ed
Andrea Cannavale
in via del Parco
Margherita, 35.
Esordio da
insegnante per De
Angelis,
napoletano,
classe ‘78, che è
stato definito “un
talento visionario”
in un’intervista
rilasciata al
Venerdì di
Repubblica dal
celebre regista
serbo Emir
Kusturica che è
stato l’executive
producer di
Mozzarella
Stories, primo
lungometraggio
del regista
campano. Il film,
oltre ad aver fatto
incetta di premi in
occasione del
Gran Galà del
Cinema e della
Fiction in
Campania, è stato
oggetto di un
recente studio
intitolato intitolato
"The 'Other' in the
Commedia
Malavitosa", a
cura di Laura di
Bianco per la City
University of New
York.
Tour per i ragazzi
di “Musica è...”
Grande successo lo scorso 18 maggio al
teatro Sannazaro per “Musica è…in
tour”, una sfida amichevole tra giovani
cantanti dai 18 ai 25 anni con brani che
spaziano nelle diverse epoche musicali,
dagli anni ‘60 ai 2000. Lo spettacolo, da
un’idea di Lorenza Licenziati e Patrizio
Oliva, nasce dalla voglia dei conduttori
dell’omonima trasmissione andata in onda
l’estate scorsa su un’emittente campana
di lanciare i giovani talenti. Nella serata al
Sannazaro si è esibito, con il suo
repertorio di canzoni classiche
napoletane, Francesco Cocco,
recentemente insignito del premio
Megaris come miglior cantante-musicista
dell’anno e già noto al grande pubblico
nonostante la sua giovane età. Nel corso
della serata Patrizio Oliva, campione
mondiale di pugilato e commentatore
ufficiale Sky alle prossime olimpiadi, ha
fatto conoscere le sue doti canore
cantando cover e medley con tutti i
ragazzi di “Musica è…”. Tra musica,
sorprese e canzoni, non sono mancati
ospiti di prestigio come Gianfranco e
Giada Caliendo che hanno fatto rivivere al
pubblico le emozioni dei favolosi anni ‘70.
Mondo Prezioso,
la fiera del Tarì
Boom di presenze, cira 20mila, anche
quest’anno per “Mondo Prezioso”, la quattro
giorni del gioiello al Centro Orafo Tarì di
Caserta. Con 14 anni di attività e 500
espositori, il salone rappresenta uno degli
incontri immancabili per gli operatori del
settore, presentando le nuove tendenze in
tema di gioielleria, orologeria, argenteria e
oreficeria e offrendo lo spunto per verificare
lo “stato di salute” di uno dei comparti più
caratteristici del made in Italy. Tanti gli ospiti
d’eccezione che hanno visitato il salone,
come Elenoire Casalegno, testimonial di
Mediterraneo Gioielli, e Massimiliano
Rosolino, che, insieme a Michela Coppa, ha
inaugurato lo showroom Boccadamo. Tra le
principali attrazioni, ha destato amirazione la
Gioconda Shine Door di Nusco Spa,
un’eccezionale riproduzione realizzata con
31.707 cristalli Swarovski declinati in 8
diverse tonalità, su un’anta in ecopelle di
pitone, in esposizione fino ad ottobre.
SOCIETÀ&COSTUME
Epo, pop d’autore napoletano
A. Alfredo “Alph” Capuano
Gli Epo hanno una storia
lunga, sono in campo da 12
anni. L’evoluzione e il
presente del gruppo raccontati dal chitarrista Ciro
Tuzzi.
Come è cresciuta la vostra
proposta artistica? Ricordi
qualche aneddoto particolare dei primi tempi?
Quello degli Epo è un progetto nato più di 10 anni fa
per dare una sorta di “marchio” alle mie canzoni.
Sono avvenuti tanti cambiamenti nella formazione
della band, l’unico trait
d’union sono io. Il ricordo
più divertente che ho dei
primissimi tempi è questo:
provavamo in un piccolo
studio nella zona del quartiere Barra, c’erano dei
personaggi molto particolari, diciamo “folkloristici”
che ci fissavano e parlottavano tra loro ogni volta che
ci vedevano entrare nello
studio. Ovviamente ci spaventammo pensando che
magari avrebbero voluto
rubarci la strumentazione o
cose del genere. Alla fine
presero coraggio e vennero
a chiederci se volevamo
suonare su un “giglio”
durante la festa tradizionale che si svolge a Barra. Gli
spiegammo che non avevamo la strumentazione adatta e che soprattutto la nostra musica non si prestava
al tipo di manifestazione.
Diventammo “quelli della
musica strana”.
Tornate nel 2012 con un
bell'album, ricco di colla-
L’incontro tra il
chitarrista Ciro Tuzzi e
il tastierista Mario
Conte ha dato vita agli
Epo. Il gruppo,
formatosi nel 2000,
fonde generi diversi
quali pop, rock,
canzone d’autore e
musica elettronica
borazioni con giovani
artisti, tra cui Giovanni
Block, Simone Morabito e
Nicola D'Auria degli Onirica, Dario Sansone dei Foja
fino a personaggi di rilievo
della scena nazionale come
Marina Rei. C'è qualcun
altro che avreste voluto
all'interno di “Ogni cosa al
suo posto”? O un album in
cui sareste voluti essere?
Ho un grande senso di
ammirazione per Paolo
Benvegnù, abbiamo diviso il
palco in un paio di occasioni e lo considero un amico.
Purtroppo non siamo riusciti a coinvolgerlo in questa occasione, chissà magari
in futuro ci riusciremo. Mi
piacerebbe suonare nella
band di Vinicio Capossela,
anche perché così potrei
confrontarmi con il chitarrista che lo accompagna,
Asso, che considero il miglior chitarrista in circolazione.
Sempre sul nuovo album:
siete un gruppo collaudato,
ma è “fisiologico” trovarsi
di fronte a qualche intoppo, una impasse, un ostacolo che poi avete superato.
Merolla, ritmi ancestrali
SAN GIOVANNI MAGGIORE A PIGNATELLI:
ASSOLO DI PERCUSSIONI
C’è una chiesa nel cuore
di Napoli in cui, secondo
la leggenda, sono
custoditi i resti della
sirena Partenope, la
basilica di San Giovanni
Maggiore a Pignatelli,
sconosciuta agli under
cinquanta, poiché
rimasta chiusa per 42
anni. La basilica,
riaperta lo scorso
gennaio dopo lunghi
lavori di restauro, è
diventata location
d’eccezione della
rassegna “Solo a maggio
- concerti in formazione
solo”, organizzata
dall’Associazione
culturale Jesce Sole. Un
progetto di concerti
gratuiti che ha visto
esibirsi artisti come
Maria Pia De Vito,
Riccardo Veno,
Francesco Villani e che si
concluderà con un
evento senza precedenti,
il concerto di sole
percussioni del
musicista Ciccio
Merolla, il 2 giugno alle
21. La performance avrà
come compito primo
quello di smuovere
emozioni e grazie
all’alchimia di strumenti
come tablas, gong, hang,
congas, ai suoni tibetani,
Se è così, ce ne parlate?
Due anni fa ho avuto dei
problemi di salute che mi
hanno costretto per diversi
mesi a letto. Fortunatamente le cose sono andate per il
meglio e l’uscita del disco in
un certo modo sancisce il
mio ritorno alla vita normale.
Riguardo invece al video di
“A piedi nudi sui vetri”, la
regia è di Francesco Ebbasta degli sciacalli più famosi d'Italia. Mi chiedevo se
Nel nuovo album,
intitolato “Ogni cosa al
suo posto”, tante
collaborazioni illustri:
da Giovanni Block a
Dario Sansone e
Marina Rei, ma il
sogno è quello di
suonare con la band di
Vinicio Capossela
siste un motivo particolare
che vi ha portati a rivolgervi ai The Jackal?
Francesco Ebbasta è un
nostro caro amico, lo abbiamo coinvolto una sera
durante una cena approfittando di qualche bicchiere
di vino di troppo. Abbiamo
lasciato piena libertà a
Francesco, sicuri che avrebbe fatto un lavoro di altissimo livello e così è stato.
In un mero esercizio di
sintesi, definite in una sola
parola il sound degli EPO e
spiegate perché.
Gli Epo fanno musica Pop.
La parola Pop è stata snaturata negli ultimi anni ma io
sono un romantico e per
Pop intendo una musica
che sia un contenitore di
vari stili musicali e che alla
fine permette di esprimerci
utilizzando più linguaggi.
C'è una domanda a cui
avreste sempre voluto
rispondere ma che nessun
giornalista o amico vi ha
mai fatto?
C’è qualche canzone che ti
ricorderà i periodi delle
registrazioni? Sì,
Crosswinds di J. Tillman.
alle atmosfere arabe, ai
ritmi ancestrali, Merolla
darà vita ad un
linguaggio universale
capace di raggiungere
uomini di ogni tempo e
ogni luogo. La ricerca
sonora di Merolla si
srotola, infatti, lungo la
strada del Mediterraneo,
il percorso d’acqua che
unisce terre diverse per
lingua, religione, storia,
ma vicine perché figlie
dello stesso mare. Napoli
diventa il cuore pulsante
di tutta la ricerca
musicale del
percussionista e punto
di partenza, trampolino
per un linguaggio nuovo,
ricco di sperimentazioni
che da sempre
caratterizzano la
produzione artistica di
Ciccio Merolla. E quale
luogo più adatto di San
Giovanni Maggiore a
Pignatelli, dove il
passato si respira nei
resti paleocristiani, nei
marmi policromi, nei
festoni barocchi, nel
silenzio di mezzo secolo
spezzato dal battito di
un tamburo, come un
cuore pulsante di vita.
MANUELA RAGUCCI
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(33)
SOCIETÀ&COSTUME
Cent’anni
a tutto
Liberty
Rita Giuseppone
Tra gli edifici storici di via
Filangieri, celebre promenade chiaiese dallo stile Liberty,
Palazzo Mannajuolo riveste
un ruolo di grande prestigio,
culturale e architettonico.
Per i cento anni della struttura, progettata e realizzata da
Giulio Ulisse Arata nel 1912,
Patrizia e Giuseppe Mannajuolo hanno voluto celebrare
la lungimiranza dell’ingegner
Giuseppe Mannajuolo, che
contribuì alla costruzione del
palazzo, e di suo figlio Guido,
che fondò la galleria “Al Blu
di Prussia” più di mezzo secolo fa. Lì, nello spazio artistico che proprio grazie ai discendenti Mannajuolo ha ripreso le attività espositive dal
2008, si è svolta il 19 maggio
una giornata celebrativa dedicata all’inaugurazione della
mostra di documenti e immagini che testimoniano la
lunga vita del palazzo e alla
presentazione del volume
(edito da Pompeo Paparo) che
contiene saggi, contributi,
cenni storici e schede tecniche di architetti, scrittori,
giornalisti e storici dell’arte.
Una conferenza con gli interventi degli architetti Renato
de Fusco, Benedetto Gravagnuolo, Francesco Bruno,
Massimo e Riccardo Rosi,
Alessandro Castagnaro e
Mauro Iorio, introdotti da Pasquale Esposito, ha illustrato
il volume, mentre, nel pomeriggio, è stata inaugurata la
mostra, il cui perno principale è una gigantografia di Sergio Riccio che raffigura la scala ellittica, particolare di estremo interesse architettonico a
livello europeo. L’esposizione
svela al pubblico anche quindici progetti e piante originali del palazzo disegnati da
Giuseppe e Ugo Mannajuolo
e del cinema “Kursaal” (dove
debuttarono i fratelli De Filippo), poi “Cinema Filangieri”, correlati da fotografie dell’epoca ritrovate nell’album di
famiglia da Giuseppe e Patrizia Mannajuolo. Una famiglia
da sempre dedita all’arte e alla cultura in generale, come si
evince dal video proiettato
nella saletta-cinema, che ripercorre la storia dei Mannajuolo, raccontando l’attività
del “vecchio”Al Blu di Prussia”, dove passarono ed esposero i più importanti artisti
nazionali ed internazionali a
cavallo degli anni Cinquanta.
Oggi come allora, la galleria,
sotto la direzione artistica di
Mario Pellegrino, propone
continuamente importanti
appuntamenti di arte, letteratura, architettura, musica,
teatro e conferenze, ponendosi come punto di riferimento per la vita culturale e
sociale di Chiaia. La vocazione artistica della struttura, deriva anche dalla sua splendida architettura che, pur ri-
Origini
della rada
di Trentaremi
Mare
chiaro
IL NOME DELLA CELEBRE CALA
POSILLIPINA DERIVEREBBE DAL
RITROVAMENTO DI UNA NAVE
DI EPOCA ROMANA
(34)
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
La scala ellittica
di Palazzo
Mannajuolo,
motivo
architettonico
di interesse
internazionale
della struttura di
via Filangieri
realizzata nel 1912
sentendo tantissimo degli elementi in voga durante la belle époque in cui è stata realizzata, contiene anche incredibili elementi di modernità.
Come spiega Benedetto Gravagnuolo nella suo saggio: « Il
palazzo fu ideato come fondale scenico dell’asse percettivo di via Dei Mille con una
spettacolare e originale soluzione d’angolo (un elegante
corpo ellittico che raccorda
due blocchi volumetrici concluso da una “finta” cupola)
che funge da cerniera con
l’asse di via Filangieri. […] La
scala ellittica è senza dubbio
un capolavoro di caratura europea. La sensuale seduzione
delle linee curvilinee delle
rampe, che si fondono con i
piani orizzontali nella visione
dal basso verso l’alto, conclusa con un allegorico cielo dipinto si coniuga all’avanzatissima invenzione strutturale, atta a realizzare l’ardita
fuoriuscita dei gradini monolitici di marmo a sbalzo nella
parete». A cavallo tra passato
e futuro, Palazzo Mannajuolo
continua ad essere parte integrante della cultura napoletana, anche grazie a questi
documenti che non rappresentano soltanto un focus sullo storico edificio di via Filangieri ma che soprattutto costituiscono uno spaccato della storia urbanistica, architettonica ed artistica della città,
dal 1912 ad oggi.
È ignota l’origine del
nome di questa rada
all’estremità del
promontorio di Posillipo,
antico cratere vulcanico,
scavato per estrarre il
tufo. Il nome sarebbe da
mettere in relazione con
il ritrovamento del relitto
di una nave romana, una
“Trireme”, schiantatasi
sulle secche poste
all’imboccatura della
rada, la cosiddetta
“tavola di mare”, sulla
quale si è infranta più di
una imbarcazione. La
“Trireme” era
un'imbarcazione
leggera, ad un solo
albero, dotata di una
vela rettangolare o
triangolare. Le sue
dimensioni erano circa
40x6 metri, con un
ingombro laterale che
raddoppiava con i remi
fuoribordo. Ma, a parte il
fatto che di tale
ritrovamento non non
c’è traccia, una trireme
aveva ben 200 uomini di
equipaggio, di cui 156 al
remo; altro che trenta
remi!
ROSARIO SCAVETTA
SFIZI&NOTE
Massimo Lo Iacono
L’INSOLITO
“MAGGIO”
DELLA MUSICA
È in corso nella veranda
neoclassica di Villa
Pignatelli, pulsante
cuore musicale di
Chiaia, quasi sua “casa
della musica”, come
auspicava trenta e più
anni fa il
soprintendente
Raffaello Causa, la
consueta stagione
concertistica di
primavera organizzata
da “Maggio della
Musica”, sostenuto da
un significativo numero
di abbonati sebbene si
sia in piena crisi
economica, con un
ricco ed attraente
cartellone cameristico
che prevede concerti
fino al prossimo
novembre.
Gli ultimi due concerti
sono previsti al Teatrino
di Corte. Si rinnovano
nel bianchissimo salone
-volgendo ora gli occhi
ora le spalle al bel
giardino, secondo
l’orientamento delle
sedie imprevedibile, di
anno in anno preferito i fasti della remota
“Musica d’insieme”
della “Scarlatti”, la
manifestazione
cameristica che ha
formato di fatto il
pubblico napoletano
adulto, ormai anche un
po’ avanti negli anni,
pubblico che frequenta
devoto il “Maggio” di
oggi, quello di ChiaiaPosillipo soprattutto.
Sempre meritatamente
applauditi, i concerti
della stagione 2012
procedono con buon
seguito di pubblico, che
mostra di apprezzare le
locandine tradizionali,
pure se arricchite da
titoli insoliti, messe a
punto dal direttore
artistico attuale del
“Maggio”, Michele
Campanella. A lui
l’onere e l’onore della
manifestazione
inaugurale, un recital
pianistico con cicli di
variazioni, e tornerà
con il violista Belki, poi.
A seguire c’è stata altra
importante presenza
pianistica, Laura de
Fusco, che con
prestigiosi colleghi,
Gabriele Pieranunzi e
Gianluca Giganti, ha
eseguito i due trii di
Rachmaninov. Ed
ancora pianoforte con
Monica Leone. I primi
due concerti
significavano anche un
omaggio al comune
maestro dei due artisti,
Vincenzo Vitale grande
gloria musicale
cittadina, posillipino
per decenni. Il
quartetto “Savinio”,
impegnato in tre
concerti in ottobre, è
stato già protagonista di
apprezzate lezioniconcerto mattutine per
le scuole della
Municipalità, per
iniziativa della
Municipalità, appunto.
Ottima la
valorizzazione delle
forze musicali cittadine
di prestigio, alternate
ad ospiti importanti, il
duo RedaelliTchakerian, il duo
Paratore, Filippo
Gamba, ed altri.
Omaggio alla città il
recital di Peppe Servillo,
già visto da molti a
Ravello.
ITINERARI
SGUARDI LONTANI
Francesco Iodice
UNA GIORNATA A SUMMONTE
A cavallo
tra i sapori
Summonte vista
dall’alto. Nel centro
irpino è possibile
trascorrere
momenti di relax
alla scoperta dei
percorsi
naturalistici del
luogo, ancor più
“invitanti” se
visitati a cavallo.
Tappa
fondamentale è il
“Centro equestre
Castellone”,
incantevole
struttura per
weekend sportivi
e romantici.
Laura Cocozza
A
meno di un’ora di autostrada
da Napoli, c’è un paesino immerso nelle verdi colline dell’avellinese, conosciuto ai più
per la vicinanza con il Santuario di Montevergine. Ma
Summonte, con la sua natura
rigogliosa e i ristorantini tipici, merita una visita dedicata,
e non solo di passaggio. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pasquale
Giuditta già da qualche tempo sta portando avanti una
politica di conservazione del
territorio e sta incentivando
la nascita di percorsi naturalistici e strutture di accoglienza turistica, allo scopo di attrarre visitatori in cerca di natura, sport e relax. Non solo
devoti di passaggio, dunque,
ma turisti attivi, alla ricerca di
nuovi percorsi nel verde.
All’interno del Parco del Partenio, ad esempio, è nato di
recente il Centro equestre
Castellone. Situato a 900 metri di altitudine, lungo il percorso ambientale di Campo
San Giovanni, il centro gode
di un bellissimo panorama
sulla valle irpina ed è attrezzato con stalle, servizi, fienile,
selleria e campo rettangolare.
Oltre alla possibilità di partecipare ai corsi della scuola di
equitazione, la struttura offre
anche l’opportunità di organizzare passeggiate a cavallo
e escursioni in montagna, oppure di godersi un week end
romantico nella baita con terrazzo panoramico.
Ma soprattutto il centro è meta di buongustai alla ricerca
dei sapori di una volta: nella
cucina del ristorante dal nome cinematografico Il posto
delle rose selvatiche c’è infatti, uno chef di eccezione,
anzi una “cheffa”: Antonella
Iandolo, ex mattatrice ai fornelli del ristorante “La Maschera” di Avellino e per qualche tempo titolare della “Scuderia”. Un’occasione preziosa
per assaggiare la cucina rassicurante e saporita di questa
cuoca (che si definisce “acrobatica nei pensieri e nel lavoro”), in cui confluiscono tutti
i sapori e i profumi dell’orto
irpino, insieme ai formaggi e
DE MARSICO,
IL “GEMELLO
DI MINERVA”
Piazza Amedeo 15 è uno degli
indirizzi più famosi della città. Vi
abitò per lunghi anni un
avvocato penalista che passò alla
storia mentre era ancora in vita.
Alfredo De Marsico visse quasi
cento anni, parecchi dei quali in
prima linea e in momenti cruciali
per l’Italia. Un solo fatto valga per
tutti: il 25 luglio del 1943 il
fascismo cadde dopo la firma di
un documento siglato da Dino
Grandi, ma che venne scritto da
De Marsico. Infatti, nella celebre
seduta del Gran Consiglio, il
lunghissimo ordine del giorno
scritto da Grandi fu condensato
dall’intelligente e colto penalista
napoletano in poche righe di un’
efficacia tale da decretare la fine
del regime. Processato e
condannato a morte in
contumacia dal Tribunale
Speciale di Verona, venne privato
della cattedra universitaria per
sette anni ed estromesso dalla
attività forense per quattro,
tornando alla politica come
senatore nel 1953. Dal 1967 il suo
nome è nell' Albo d' oro del Foro
di Napoli, accanto al suo busto a
Castel Capuano. A quasi 30 anni
dalla morte (8 agosto 1985),
Alfredo De Marsico è ancora
considerato “il maestro”,
“gemello di Minerva”, o, come lo
definiva Enrico De Nicola, “il
alla carne, e dove trovano
sempre posto le zuppe e le
vellutate. Una predilezione
che si ritrova nel piatto che la
Iandolo ama eleggere a simbolo del suo modo di cucinare: la zuppa di cipolla ramata
di Montoro con caciocavallo
podolico e pecorino Bagnolese.
Ma Summonte riserva altre
sorprese agli amanti della
buona tavola. A cinque minuti dal centro storico della cittadina, infatti, in via Campo di
Tra le mete
per gli amanti
della cucina irpina
si segnalano il
ristorante “Il posto
delle rose selvatiche”,
con l’estro della chef
Antonella Iandolo, e la
locanda “La Molara”, in
cui è possibile gustare
una formidabile
parmigiana di zucca
penalista emulo di Demostene”.
Da Francesco Mario Pagano a
Nicola Amore, da Enrico Pessina
a Gaetano Manfredi, da Enrico
de Nicola ad Alfredo de Marsico,
questa interminabile fila di volti
scolpiti sembra riproporre, in un
paradossale silenzio, proprio la
esaltazione della arringa, della
parola parlata, della conferenza,
del discorso. “Artisti della
parola”, accompagnati da una
tradizione leggendaria,
tramandata di generazione in
generazione, nella assenza, per lo
più di riproduzioni scritte del
loro immenso lavoro. De Marsico
era un vero genio dell’oratoria e,
a differenza dei più, offriva anche
una palpitante documentazione
della sua grandezza attraverso
una miniera di arringhe, di
conferenze, di discorsi
pazientemente riprodotti. Da
Bolzano a Trapani, da Roma a
Taranto, da Napoli a Trieste non
vi è tribunale o Corte di Assise
che non abbia registrato nel
corso di quasi 80 anni di lavoro, il
rapimento estatico del pubblico,
l’ammirazione dei Giudici, il
rispetto degli avversari di fronte
alla sua dialettica. Celebre fu la
sua frase: “L’avvocato che vuole
soffocare la prova dei fatti dove i
fatti gridano o vuole camuffare
per folle l’uomo normale, offrirà
uno spettacolo di abilità o il
capolavoro del sofisma, ma non
farà un’arringa”. Era questo
l’insegnamento etico di un
Maestro con limpida coscienza
civile.
Maio, c’è un altro indirizzo da
non mancare: la Locanda la
Molara.
Arrivare in questa dimora di
campagna, già di per sè è
un'esperienza gradevole.
La strada d'accesso si inerpica tra le campagne del massiccio del Partenio, verde intenso, olivi e viti, sotto lo
sguardo di Mamma Schiavona (così viene chiamata l’icona antichissima che ritrae la
Madonna di Montevergine) e
il bastione della torre angioi-
na di Summonte. A fare gli
onori di casa un bel gruppo
di donne, due generazioni al
lavoro, fianco a fianco: la signora Maria ed Isabella in cucina, Veronica in sala.
Mattoncini e ceramiche alle
pareti, fiori sui tavoli, il camino scoppiettante in inverno e
l’ampia terrazza con il porticato d’estate, dalla quale lo
sguardo spazia verso la campagna circostante.
Anche in questo caso protagonisti in tavola sono i sapori
dell'orto, e i prodotti dei piccoli allevatori locali. L'estro e
la fantasia delle donne della
Molara li trasformano in delicatezze culinarie moderne
ma dal gusto e sapori tradizionali. Come la formidabile
parmigiana di zucca, i peperoni in padella con la frutta
secca e le melanzane con la
cipolla, serviti solitamente come antipasto. Ma anche i funghi e i tartufi del Monte Partenio, le paste fresche e le carni, le ricotte, i formaggi e gli
insaccati di produttori locali,
i dolci a base di castagna e
nocciole, in armoniosa compagnia dei vini d'Irpinia e dei
rosoli, regalano al visitatore
una piacevolissima esperienza culinaria.
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(35)
LAPILLI
Terni&Favole. Giugno, tempo di mare, di Imu,
di sogni nel cassetto, di Europei di calcio, di lotterie
e suonerie. Alla Tabaccheria Postiglione di Largo
Ferrandina a Chiaia, i numeri sono di casa e Alberto
Postiglione, dalla sua consolle della fortuna, smista
combinazioni con granitica sicurezza. «Per gli
amanti delle feste istituzionali, consiglio il terno
della Repubblica che fa: 2 - 6 - 15, da giocare sulla
ruota Nazionale e su quelle di Napoli e Roma
almeno per 9 estrazioni. Invece, chi - prosegue
Postiglione - preferisce inseguire le ricorrenze
religiose, caldeggio vivamente due terni
“santissimi”: quello di Sant’Antonio, 13 - 37 - 50 e
quello di San Luigi che fa 6 - 21 - 5. Queste
combinazioni vanno giocate per 12 estrazioni sulle
ruote di Milano, Roma e Napoli». Mentre un raggio
di sole entra in tabaccheria, la discussione
s’accende sul governo Monti che entra nelle nostre
tasche. In un trionfo di gratta e vinci e tra ambi
pronti per un debutto fortunato, Postiglione trova il
tempo per un ultimo treno di consigli: «Almeno per
2 mesi bisogna credere nel terno dei miracoli che fa
12 - 6 - 60, da inseguire sulle ruote di Napoli e Bari;
per i più romantici, invece, ecco il terno della
passione e del bacio, ovvero 3 - 58 - 26. Da giocare
sempre e con fiducia quando si è innamorati».
Basilico e yogurt, i re del risotto
MASTERCHEF. FRESCHEZZA E LEGGEREZZA
NEL PIATTO DEL MESE. I SEGRETI DELL’AROMA
Pippo Schiano
Il viaggio: nessun’altra
esperienza è in grado di suscitare nell’uomo tante
emozioni e tenere vivi tutti i nostri sensi. La vista, intenta a scrutare i paesaggi;
l’olfatto che si misura con
odori e fragranze sconosciute; l’udito, impegnato
a sintonizzarsi su lingue e
RISOTTO FIORI DI BASILICO melodie diverse; il tatto che
esplora sabbie e tessuti
E YOGURT
particolari. E poi il gusto
(Ricetta per 2 persone)
che, se non viene impri2 mestoli di riso carnaroli; 1 yogurt intero
naturale; uma manciata di fiori di basilico; foglie gionato nella cocciuta ricerca dei sapori di sempre,
di basilico; 50 ml d’olio extravergine d’oliva;
1 spicchio d’aglio; 50 gr di parmigiano grattugiato contribuisce a dare la di-
mensione del nostro viaggiare. Proprio pensando a
coloro che hanno percorso
tanti o pochi chilometri per
conoscere Napoli, questo
mese proponiamo il piatto
risotto ai fiori di basilico e
yogurt. Ricetta dalla contraddizione stimolante: il
sapore soave e solare del
basilico e dei suoi fiori ed il
gusto un po’ “duro” dello
yogurt. Di solito i fiori del
basilico si gettano via, preferendo le foglie. Errore
gravissimo! Non solo perché il loro profumo è molto più deciso delle foglie
stesse, ma anche perché si
prestano meglio per molte
preparazioni. A proposito,
se volete avere sempre a disposizione l’aroma del basilico, anche fuori stagione, non resta che raccoglierne i fiori e i boccioli in
abbondanza, sciacquarli,
lasciarli asciugare e metterli in un piccolo vaso di
vetro a chiusura ermetica.
Aggiungete, poi, olio extravergine d’oliva e chiudete:
avrete il piacere del basilico tutto l’anno.
Per il risotto, invece, versate nella pentola a pressione
l’olio ed una manciata di
fiori e boccioli di basilico;
aggiungete un’altra manciata di foglie lavate, asciugate e ridotte a pezzetti con
le mani. Aggiungete uno
Mister Jim e il tabellone in frantumi
Da questo numero di Chiaia Magazine inizia la sua collaborazione
Giuseppe Montanino con i suoi
amarcord e «momenti azzurri».
Il 6 maggio scorso ho rivisto, grazie al presidente della Fip Campania
Manfredo Fucile ed al presidente del
Napoli Basketball Salvatore Calise,
uno dei miti della mia gioventù: James (detto Jim) Williams, 4 centimetri oltre i 2 metri, già Temple University e poi, a cavallo della fine degli
anni '60 e i primi anni '70, leggendario pivot della Ignis Sud Partenope,
con cui conquistò la Coppa Italia nel
1968, e della Fides, con cui ci regalò
la Coppa delle Coppe nel 1970. Eccolo qui, Mister Basket (vedi la foto),
sorridente come sempre, posare con
due cimeli tra le migliaia relativi allo
sport napoletano di cui l’associazione “Momenti Azzurri” dispone: “Il
Mattino” del lunedì successivo alla
conquista della Coppa delle Coppe e
un rarissimo “Giganti del Basket” del
1971 con una sua cover. Erano gli anni in cui, la domenica ci dividevamo
tra il San Paolo, prima, ed il glorioso
PalArgento poi, per seguire, senza so-
(36)
sta, il calcio e il basket della nostra città. Anni meravigliosi, giorni memorabili come il il 26 aprile 1970 in quella finale contro i francesi del Vichy: 5
ore in piedi per vedere i 15 punti di
Williams e vincere con la Fides di Tonino Zorzi per 87 a 65. Williams era
una vera forza della natura. Il 1 marzo 1970, nella partita contro la Virtus,
dopo 39 secondi dall'inizio della ripresa, partì in contropiede e schiac-
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
ciò. Per non ricadere su un avversario si appese al canestro e il tabellone di vetro esplose in mille pezzi. Jim
venne colpito in pieno tra le urla del
pubblico e si ferì in varie parti del
corpo. Il tabellone venne sostituito
grazie all'intervento del direttore dell'impianto Bifulco che fece l'impossibile per scongiurare la perdita della partita a tavolino o lo spostamento dell'incontro nella palestra del Coni. Nello spogliatoio Williams ricevette le cure dal medico sociale Enzo Riccio che gli applicò 6 punti di sutura alla gamba sinistra e cercò di
tamponare le varie lacerazioni. Jim,
una volta medicato, contro il parere
del medico e del coach Zorzi, tra lo
stupore dei presenti, insistette per riprendere a giocare e si ripresentò in
panchina. Dopo 52 minuti di forzata interruzione, l'incontro riprese.
Al 7° minuto Williams pretese, con le
ferite ancora sanguinanti, di rientrare sul parquet. Al suo rientro, il boato dei 4000 presenti fu commovente.
Dopo l'incidente contribuì alla vittoria della Fides con altri 12 punti,
per uno score totale di 22 punti. Fu il
miglior realizzatore della partita.
spicchio d’aglio. Fate rosolare per qualche minuto.
Versate i 2 mestoli di riso e
4 mestoli d’acqua e salate.
Mettete la pentola sul fuoco dopo averla chiusa e
portate a pressione a fiamma alta. Al primo fischio,
riducete al minimo la fiamma e fate cuocere per 6 minuti. Al termine levate dal
fuoco e fate uscire tutto il
vapore sollevando la valvola del fischio. Quando la
pressione sarà finita e la
valvola di sicurezza abbassata, aprite la pentola. Mescolate il tutto e lasciate riposare per 3 minuti. Aggiungete lo yogurt e mescolate. Unite, infine, il parmigiano ed altre foglie di
basilico tagliuzzate.
Al Gambrinus rivive
la «Napoli-Portici»
La “strada di ferro Napoli-Portici” rivive venerdì
1° giugno, alle ore 18, in un incontro nella sala
del Gran Caffè Gambrinus. L’Aige (Associazione
Informazione Giovani Europa), promotrice
dell’evento, intende fare il punto sulla concreta
possibilità di restituire al territorio un bene che
inaugurò l’era della strada ferrata in Italia.
Già nel 2007 l’associazione promosse un
convegno sullo stesso tema; l’argomento suscitò
così grande interesse che nel febbraio dello
stesso anno fu costituito un Comitato tecnico
scientifico. Nel 2008 una delegazione, composta
da Luigi Rispoli, Aldo Loris Rossi e Umberto
Franzese, consegnò al Ministero dei Beni
Culturali il progetto di Aldo Loris Rossi dal titolo
“Restauro della stazione di partenza NapoliPortici, prima Ferrovia italiana, come Museo
delle Comunicazioni viarie e Centro Informazioni
Turistiche”. Si sono susseguiti, poi, altri convegni,
altri incontri e altre sollecitazioni alle istituzioni:
l’Aige, dunque, al Gambrinus riprenderà il
discorso sulla riqualificazione di un così
prestigioso “bene comune” di cui restano
soltanto alcune rovine puntellate e ben visibili nei
pressi del terminale della Circumvesuviana.
All’incontro interverranno: Luigi Rispoli, Umberto
Franzese, Antonio Gamboni, Franco Lista, Aldo
Loris, Marcello Taglialatela, Adriano Aveta, Denis
Barbet, Virginia Gangemi, Carmine Zaccaria.
LAPILLI
Navigon,
si viaggia
senza code
LE NOVITÀ DELL’APP PREFERITA
DAI VIAGGIATORI ESIGENTI:
DALLA FUNZIONE PARCHEGGIO
AI PERCORSI ANTI-INGORGO
Se volete che il vostro
Iphone si trasformi in un
perfetto sistema di navigazione, l’applicazione Navigon MobileNavigator Europe è senza dubbio la scelta
migliore per viaggiare senza
preoccupazioni ed essere
aggiornati sulle mappe europee. Fra le più recenti novità, la più importante è
“MyMaps“, che consente all’utente di inserire su iPhone solo le mappe che servono in quel momento, potendo così risparmiare in
termini di spazio. Chi ha acquistato la mappa Europa,
ad esempio, potrà momentaneamente eliminare dall’iPhone le mappe di quelle
nazioni che non servono,
gamma di funzioni utili per
una navigazione confortevole. Da segnalare, la funzione “Reality View Pro” che
visualizza i cartelli autostra-
per poi ripristinarle gratuitamente in futuro. Questa
fantastica applicazione non
solo vi conduce alla meta,
ma offre anche un'ampia
dali e le uscite in modo molto realistico per un migliore
orientamento. Con Navigon
“Assistente di corsia Pro”
imboccherete sempre la
corsia giusta, anche nei momenti più caotici. Inoltre,
grazie a “Traffic Live” sarete
costantemente informati
sulla situazione traffico così da scegliere un percorso
alternativo, evitando code e
ingorghi.
Infine, con la funzione “Clever Parking”, è possibile
sfruttare un aiuto ottimale
nella ricerca del parcheggio,
e allo stesso tempo ottenere informazioni sulle principali mete d’interesse situate in zona.
FABRIZIO TAVASSI
L’ORA LEGALE
Adelaide Caravaglios
CASSAZIONE, FATIDICO NO
ALLE NOZZE RIPARATRICI
Misterioso sentimento l’amore! Ancora più
incomprensibile se si guarda a quanto è
accaduto a una coppia di napoletani,
inizialmente innamorati, i quali, poi, tra una
carezza e l’altra, hanno finito con
l’inciampare nel più classico degli ‘incidenti
di percorso’ (espressione piuttosto cinica per
qualificare una gravidanza inaspettata).
Come porre rimedio all’«errore commesso» così come si legge nella sentenza n.
5175/2012 - se non con le altrettanto
classiche nozze riparatrici, quelle, per
intenderci, alle quali ci si sottopone ancora
oggi per sfuggire i commenti malevoli della
gente ed assicurare al bambino una famiglia
che risulti ‘regolare’ ai fini della legge? Il
problema, analizzato da un punto di vista
giuridico, sta nel fatto che se la neo-coppia
di genitori, come accaduto nel caso di
specie, non dura a lungo (appena dieci mesi)
e si sgretola per evidenti «differenze
caratteriali e di educazione» e per «carenza
di affetto sponsale», sembra evidente che
l’unione sia stata vissuta «con riserva»: in
altre parole, la durata breve della convivenza
matrimoniale tra le parti, culminata
nell’abbandono del tetto coniugale e
caratterizzata da incomprensioni e contrasti
continui tali da rendere intollerabile la
prosecuzione «conferma il fatto che la scelta
matrimoniale fosse stata determinata
dall’intento di riparare all’errore commesso,
il concepimento del figlio» e non, invece, dal
voler vivere insieme al proprio partner «per
tutta la vita». Con queste motivazioni, i
Giudici di piazza Cavour (in ciò
confermando quanto stabilito dal supremo
Tribunale della Segnatura Apostolica) hanno
respinto il ricorso presentato dalla donna
contro la decisione della Corte d’Appello di
Napoli a seguito della quale era stata
dichiarata esecutiva - anche per la legge
italiana - la pronuncia ecclesiastica di nullità
del matrimonio che la stessa aveva contratto;
decisione che - come precisano gli ermellini
- era stata, tra l’altro, avvalorata dal fatto che
entrambi i coniugi non avevano fatto «alcun
serio tentativo di conciliazione» per risolvere
diversamente la situazione, il che aveva
messo in luce come la loro scelta fosse stata
dettata da un proposito ‘riparatore’,
piuttosto che dalla comune intenzione di
vivere assieme per tutta la vita.
Le illusorie
creme
antipancia
“
DE FRANCESCO, MITI E PAESAGGI
IN MOSTRA DA UMBERTO
Le sale del locale storico “Umberto” in via Alabardieri,
oltre ad accogliere chi è intenzionato a mangiare pizze
veraci e piatti della tradizione partenopea, sono
divenute, ormai da tempo, anche spazi espositivi per
artisti emergenti ed affermati. Dal 25 maggio fino al 25
giugno, tra una margherita e una calamarata, sarà
possibile gustarsi la mostra «Paesaggi e immaginario
pittorico» di Aldo De Francesco, giornalista e scrittore
irpino, già protagonista di «personali» a Napoli, a
Roma e a Milano.Tra le opere esposte, in cui
prevalgono marine assolate e riti carnevaleschi,
segnaliamo «Cena napoletana» (nella foto), vertice a
tavola tra Totò, Eduardo e Peppino De Filippo.
D’estate è consuetudine
che la pubblicità inizi a illudere il consumatore, pigro e
sprovveduto, con una serie
di frasi magiche. Qualche
esempio: «Basta una tavoletta al giorno per dimagrire in modo permanente;
...30 giorni di trattamento
contro gli inestetismi della
cellulite.; ...applicare il gel
sull’addome prima di dormire per vederlo scolpito e
rassodato in 4 settimane;
...ecco la crema contro tutti
i tipi di rughe...». Formule
talmente sfacciate da essere imbarazzanti. Un mercato selvaggio che comprende
la raffinata prosa parascientifica (bagno anticellulite dermoattivo, acido ximeninico in sinergia con fitoestratti di caffé, BioslimAge-Complex che favorisce la
riduzione degli accumuli
adiposi, plancton termale e
atomizzato di acqua di ma-
Guai a credere alle false promesse della pubblicità:
la verità è che un aspetto estetico gradevole
è il frutto della sintesi tra buona alimentazione
e una costante attività fisica.
re con effetti energizzanti...),
e le dichiarazioni“spontanee” di chi ha provato il prodotto: «Dopo 4 settimane di
utilizzo quotidiano ha constatato l' effetto rassodante,
e quello snellente...». La verità è che un aspetto estetico gradevole è il frutto della sintesi tra buona alimentazione e costante attività fisica. Le diete ipocaloriche
ed i presidi dimagranti devono essere utilizzati sotto il
controllo medico per non
mettere a rischio la salute,
per ottimizzare il processo
di dimagrimento e il consolidamento, una volta ottenuto il peso forma.
SALVATORE ISAIA
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
(37)
MOVIDA&RELAX
NIGHT STORM
Fabio Tempesta
MARISA,
LO SHOWBIZ
NEL SANGUE
Sogna il cinema e la
conduzione di un
programma televisivo
con Pippo Baudo la
giovane e ambiziosa
Marisa Cardinale, 21
anni, modella e
attrice nata ad Ariano
Irpino, in provincia di
Avellino. Tipica
bellezza
mediterranea, Marisa
annovera tra i suoi
“segni particolari” un
neo sul viso, tratto
distintivo che la
accomuna ad una
delle super top model
degli anni ‘90, la
splendida Cindy
Crawford. Alta un
metro e 75, diplomata
in ragioneria,
comincia a muovere i
primi passi nel
mondo dello
spettacolo,
partecipando al
concorso nazionale
Miss Europa 2009, poi
approda alla scuola
“L’ascolto” di Napoli,
dove studia
recitazione. Nel
capoluogo
partenopeo è sempre
più richiesta per
défilé e servizi
fotografici, fino a
debuttare in tv con
alcuni spot televisivi
(Fergi, Qui Gioco,
Bebè Gioielli) e come
presentatrice su Sky.
Attualmente Marisa
studia Terapia della
psicomotricità alla
Sun, una scelta
dettata dall’amore per
i bambini e dal
bisogno di aiutare
quelli più sfortunati.
Amante dei viaggi,
della musica, dello
shopping e della
tintarella, Marisa si
definisce elegante e di
classe, i suoi stilisti
preferiti sono Armani,
Cavalli, D&G e
Chanel, mentre per la
vita notturna
predilige il Pineta a
Milano Marittima, il
Sottovento di Porto
Cervo e la Vip Room a
Saint Tropez.
Bella gente
Spaghetti Roots,
vibrazioni afro
Prosegue il viaggio tra i gruppi emergenti
partenopei. I generi, le sonorità,
i musicisti e i locali che li ospitano sono
i protagonisti della decima puntata.
“Tilé Bajé” non è soltanto il titolo di un
disco. È un messaggio, è un consiglio, è una
scelta di vita. Significa comprendere che “il
sole è grande” (volendo tradurre più o
meno alla lettera dal julà, un dialetto del
Burkina Faso), che il tempo per un sorriso,
un gesto d’amore o una buona vibrazione
non è mai sprecato. Messe in musica,
queste sensazioni si traducono nel nuovo
album degli “Spaghetti Roots”, gruppo
campano capitanato da Nicola Caso, più
conosciuto come Jabby Dubby (voce e
keyboards), accompagnato egregiamente da
Issouf Ouedraogo (voce e percussioni),
Daniele Aiello (chitarre), Domenico
Mancuso (basso), Romolo D'Amaro
(chitarre), Antonio Moraca (chitarre), Marco
Bruno (batteria), Fabio Starnone
(percussioni) e Lia Caso (cori).
Il disco nasce come una raccolta di tracce
registrate tra il 2009 ed il 2010 in
concomitanza con la realizzazione di
"Spaghetti Roots" (The Album) e si presenta
sin dalla copertina come un lavoro denso di
MIXCAM.IT
È partito il mese scorso
Mixcam.it, il progetto
(38)
Dennis Ferrer, passando
per Robert James e Adam
Clay. Grazie all’ausilio di
apposite action cam
installate sulla scena, sarà
possibile attraverso il sito
collegarsi in presa diretta al
mondo danzereccio della
nightlife made in Naples.
ambizioso e innovativo nato
dal guizzo creativo del
videographer Luca Palomba
che ne cura l’editing.
Il format, si propone di
promuovere in modo
immediato ed efficace i
migliori dj-set del clubbing
partenopeo, da Joey Negro a
CHIAIA MAGAZINE • MAGGIO 2012
ROBERTO BASILE
di Tommy Totaro
DE LEO
Una collezione favolosa
quella dei costumi da
bagno “Paola Ferrini
seductive bikini” (nella foto
accanto) di Antonio De Leo
per l’estate 2012. Una linea
coloratissima e molto
ricercata anche dai
protagonisti dell’ultimo
Grande Fratello andato in
onda su Canale 5.
significati e di positività, con il linguaggio
universale del reggae a farla da padrone e
con una perfetta mescolanza di lingue, tra
cui spiccano “prepotenti” quella napoletana
e quella inglese. Quattordici tracce da
ascoltare a cuore aperto, lasciandosi
coinvolgere e trascinare dal ritmo in levare e
dalla travolgente allegria degli Spaghetti
Roots, i quali riescono ad affrontare anche
temi sulla carta più “complessi” (come la
clandestinità o la religione) con la
necessaria lucidità e con il piglio di chi ha
qualcosa di sano da dire. Difficile ricercare
brani maggiormente degni di nota rispetto
ad altri: “Tilé Bajé” è un percorso definito e
profondo, è un raggio di sole (mai titolo fu
più azzeccato) pronto a farsi spazio anche
nei battiti dell’ascoltatore più disattento,
come una pennellata di buonumore che
riesce nella difficile missione di far ballare e
far pensare. Un disco ideale, quindi, per chi
sa amare tutti i colori del mondo e della
vita. Il disco, con le sue contaminazioni
afro-mediterranee, è in vendita sin
dall’inizio di maggio sul music store
ufficiale della band all’indirizzo internet
www.wix.com/spaghettiroots.
(foto di Chiara Coppola)
GIANNI GAIS
Un progetto innovativo che
unisce la passione per la
radio e le infinite
applicazioni offerte dalla
tecnologia moderna. È
Radio Yacht Sunsation, il
progetto ideato da Gianni
Gais insieme ad un pool di
professionisti del settore
radiofonico. Una “radio a
porter” (radioyacht.it),
dedicata agli spiriti liberi,
concepita per essere
ascoltata sulle imbarcazioni
più esclusive, nei club più
raffinati e nelle baie più
ricercate. Disponbile anche
su iPhone, iPad e Android,
grazie all’applicazione
scaricabile gratuitamente.
I PROTAGONISTI
L’attrice partenopea,
nonché ballerina e
insegnante di tango e
scenario argentino
Valentina Romano (nella
foto in alto), condurrà
insieme al Barone, estroso
presentatore televisivo, il
programma “I protagonisti”
in onda su Canale 21.
EXIT
Diamo i numeri
falsi invalidi
In questo numero hanno scritto
Aurora
Cacopardo
Adelaide
Caravaglios
Aldo
De
Francesco
Nino
De Nicola
Mimmo
Della Corte
Rossella
Galletti
Viviana
Genovese
Francesco
Iodice
Massimo
Lo Iacono
Alessandro
Mantico
Carmine
Mastantuoni
Espedito
Pistone
Luciana
Ranieri
Renato
Rocco
Rosario
Scavetta
Pippo
Schiano
Armando
Yari
Siporso
Fabrizio
Tavassi
Fabio
Tempesta
Tommy
Totaro
287
gli arresti
effettuati dal 2009
a seguito delle
indagini sulle
pratiche falaste
per ottenere
dall’Inps la
pensione di
invalidità
Girolamini
5
persone, tra cui
Massimo Marino
De Caro, sono
state arrestate per
il furto di 257
volumi antichi
rubati alla
Biblioteca dei
Girolamini
contraffazione
10
gli operai sorpresi
al lavoro dalla
Guardia di Finanza
in un opificio che
produceva 1250
paia di scarpe
Hogan contraffatte
al giorno a
Secondigliano
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(39)
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