SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno VII - numero 3 - Marzo 2012
distribuzione gratuita
Il Governatore
che raffredda
le platee
Freddoro
sommario
L’inchiesta
4
Il degrado delle fontane storiche
Primo piano
8
Gioco d’azzardo, business e mania
Il caso
11
Avron, la truffa sbarca a Napoli
Itinerari
34
Ottaviano, patria dell’arte bianca
www.chiaiamagazine.it
IUPPITER EDIZIONI
OBLÒ
Una Commissione della Municipalità 1 contro
il rischio traffico collegato alla Coppa America. La
kermesse sportiva in programma sul Lungomare non
fa dormire Fabio Chiosi, presidente della prima
Municipalità. Il numero uno del parlamentino di
Chiaia è preoccupato per le eventuali ricadute
negative, provocate dal dispositivo di traffico varato
per l’evento e dalla creazione della grande ZTL che
coinvolge tutto il centro cittadino. «La vastità
dell’area sottoposta a limitazione veicolare comporta
grosse difficoltà di controllo. Le lunghe code ai varchi
- spiega Chiosi - sono un’eventualità concreta, con
ripercussioni sull’intera viabilità urbana. Sulla base di
AMERICA
Buche, crisi senza fine
Gentile direttore, ho letto con
molto interesse l’articolo
pubblicato sull’ultimo
numero di Chiaia Magazine
riguardante la questione
buche. Sfogliando i
quotidiani ho notato che il
problema è sempre più
sentito, anche in vista degli
eventi che Napoli si prepara
ad ospitare, che porteranno in
città (si spera!) turisti da tutto
il mondo. Eventi straordinari,
certo, ma mi chiedo come si
possa pensare
all’“eccezionalità” quando
Napoli è carente proprio nella
“normalità”, ossia nella
soluzione dei problemi
ordinari. Le buche sono uno
di questi: com’è possibile
pensare che in sette giorni si
possa dare una mano di
cipria alla città, nascondendo
le criticità? Quanti pedoni,
centauri e automobilisti
ancora dovranno rischiare la
vita per le strade di questa
città prima che si provveda a
far qualcosa?
Coppa America: il Comune ha calato il jolly. Sulla riuscita della kermesse della vela De Magistris si gioca la reputazione. Lui spera in due calcoli. Il primo è
il ritorno d’immagine: Napoli in mondovisione non è chance da buttare. Ma ai 4 angoli del pianeta si rischia di consegnare non solo le barche e le
onde ma anche il delirio di lamiere e di smog ai margini dell’area protetta. E se il
traffico non lo spazzi sotto il tappeto, non ci riesci nemmeno con la cartolina stracciata del Centro Storico e dei suoi monumenti. Impossibile, insomma, oscurare la realtà sfregiata del Caso Napoli, troppo distante dagli spot buonisti e rassicuranti della promozione
istituzionale. Il rischio, dunque, è che l’amministrazione esca scuoiata dal confronto con la verità della strada, proprio quella che finirà anche su taccuini e telecamere dei media mondiali.
E in questo caso chi rischia la faccia è la città in blocco. Che Dio ce la mandi buona. L’altro calcolo è un grosso ritorno in quattrini. Allacciare le cinture di sicurezza, prego!, e incrociare le
dita perché qui la partita si gioca su un indotto economico, ipotecato da troppe incognite a
cominciare dalla quarantena in cui la mega ZTL sta blindando il cuore di Napoli: se salta il
sistema trasporti, si rompe il giocattolo. Malgrado i piazzisti ideologici e gli ottimisti di
professione. I quali si sono persi anche un altro passaggio: dal festival velico restano fuori tante imprese napoletane che, invitate al magro desco degli appalti per
la riqualificazione, sono scappate a gambe levate. Motivo: pagamento a 40
mesi. Cioè: lavorate ora, vi saldiamo nel 2015. Speranze?
La ragione dice di no. Resta il cuore.
PIETRO D’ALTERIO
Sicurezza, un passo avanti
FRANCESCA CUOMO
(2)
Cover
Baraccone Coppa
SOS CITY
Gentile redazione, tra le tante
notizie di scandali e
disservizi, vorrei dare risalto
ad una positiva che mi ha
fatto molto piacere. Parlo
delle nuove telecamere per la
videosorveglianza che,
sommate a quelle già
presenti, garantiranno la
sicurezza dei cittadini di tutta
la metropoli. La sicurezza,
specie in una città come
Napoli, non è mai troppa e
credo che i nuovi occhi
elettronici potranno servire
da deterrente contro vandali,
scippatori e malintenzionati.
Personalmente, come donna e
mamma, mi sento un po’ più
sollevata e spero che i
congegni funzionino e
vengano controllati con
frequenza, ma soprattutto che
si opponga un vero contrasto
ai reati di microcriminalità
con processi più veloci e pene
più severe.
precedenti esperienze, occorre la mobilitazione di
circa 250 vigili al giorno. E’ ipotizzabile un focolaio di
crisi alla Riviera di Chiaia dove si perdono 300 posti
auto, ma a preoccupare - insiste - sono le
ripercussioni sul comparto economico del quartiere:
se la Coppa non produrrà l’auspicato indotto
economico, sarà una catastrofe». Queste premesse
hanno indotto Chiosi ad allestire una Commissione
Coppa America, composta da consiglieri di
maggioranza e opposizione, che ha il compito di
tenere sotto controllo la manifestazione, monitorare
le criticità e proporre correttivi: «Lo scopo - conclude
Chiosi - è ridurre al minimo i disagi dei cittadini».
n u m q u a m
h o r u m
l u x
Stefano Caldoro è in guerra con il Pdl.
Tra sirene socialiste e ammiccamenti al
Terzo Polo, medita un suo partito.
pagina 3
Il paginone
L’acqua non bagna Napoli. Fontane
monumentali nel caos: un groviglio di
competenze amministrative ne paralizza
la manutenzione. Da Posillipo a Castel
Capuano, viaggio nel degrado.
pagine 4-5
Primo Piano
Gioco d’azzardo, il business dalla A alla Z.
Dati, fatti e misfatti di una mania italiana.
Sale bingo, l’addetto ai lavori racconta i
segreti di una sindrome alla moda.
pagina 8
Il Caso
Frode Avron. Arriva anche a Napoli la
pubblicità ingannevole della società di
Bratislava. Un raggiro che costa più di
mille euro l’anno.
pagina 11
Storie&Territori
Rione Terra, quel borgo fantasma. La
carenza di fondi della Regione ostacola i
lavori di riqualificazione della rocca
cominciati vent’anni fa.
pagina 17
Mobilità
Pulminati, bus salvavita. Contro le stragi
del sabato sera, tre ragazzi hanno ideato
il modo di brindare in sicurezza.
pagina 22
c e d e t
SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno VII n.3 - Marzo 2012
Direttore Responsabile
Max De Francesco
Redazione
Laura Cocozza
Rita Giuseppone
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Maria Palombo (339.7081448)
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CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
Massimiliano
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Laura
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Alvaro
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Rita
Giuseppone
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Tomasetta
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Palombo
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Iscrizione al Roc n°18263
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Tutti i diritti sono riservati
Per comunicati e informazioni:
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COVER
Il commissario
regionale del Pdl
Francesco Nitto
Palma è stato
sfidato a duello
dal governatore
Caldoro. Ha
accettato la sfida
presentandosi al
congresso
cittadino del
partitto con
pistole di
cioccolata.
CALDORO, IL RITRATTO
Il governatore
che raffredda
le platee
Il timoniere di Palazzo Santa Lucia è in guerra con il Pdl. Tra sirene
socialiste e ammiccamenti al Terzo Polo, medita un suo partito
Max De Francesco
T
imido come un leprotto, riservato come
un posto a teatro, slanciato come un
beverino, una sigaretta ogni tanto per
smaltire il nervoso, una moglie che ricerca con successo, un padre socialista
che contava così tanto da finire nei pensieri della Cia, oratoria fluente ma priva di cuore, tracce minime di carisma,
una missione nel cassetto: smontare il
Popolo della Libertà. Stefano Caldoro,
51 primavere riformiste, sudista di fresca autonomina, già due inverni trascorsi alla guida di una Regione consegnatagli da Bassolino con un debito di
oltre 11 miliardi di euro, è chiamato, in
una politica senza più appeal e segnaletica, a scegliere una direzione. Aspettare, nell’ombra del comando, che crolli il Pdl e danzare sulle sue macerie o imboccare da subito la via socialista vestendo i panni di leader moderato e meridionalista? Scegliere la scorciatoia democristiana, abbracciando definitivamente croce, casini e caltagironi o cavalcare l’onda arancione affiancando
in un patto per il bene comune il surfista de Magistris e quel che resta del Partito democratico?
Cosa voglia fare da grande Caldoro non
si è ancora capito ma, almeno, dopo i
congressi del Pdl, appare chiaro che
non voglia essere più un pidiellino. Soprattutto se si aggira ancora nel partito, seppur dietro le quinte, l’ex coordinatore regionale Nicola Cosentino che,
secondo i magistrati, architettò una
strategia di dossieraggio a sfondo sessuale per screditare Caldoro e costringerlo ad abbandonare la competizione
regionale del 2010. Negli attici del potere il registro degli affronti subiti è sempre aggiornato. Non è un caso, quindi,
se, più che mille dichiarazioni rilasciate qua e là sui giornali tra desideri terzopolisti e previsioni disgreganti («Nel
partito prevalgono posizioni difensive
che non potranno reggere all’urto del
cambiamento»), la rottura politica (e
umana) di Caldoro con il Pdl sia, invece, sintetizzabile in due reazioni: il fastidio del governatore per la standing
ovation ricevuta al congresso provin-
ciale da Cosentino dopo un vibrante
intervento e la decisione di chiedere un
risarcimento simbolico di tre euro e di
essersi costituito parte civile al processo contro l’ex coordinatore. «Spero - ha
detto Caldoro - che anche il partito, gravemente danneggiato da quel falso dossier, mi segua».
Questione di applausometro e di resa
dei conti: la politica è soprattutto questo. Dalle giornate congressuali di marzo più che un partito rinnovato (confermato come coordinatore provinciale il pigliatutto Luigi Cesaro ed eletto
come segretario cittadino il germoglio
Amedeo Laboccetta) esce un governatore provato dal fuoco amico (vedi anche il recente documento dei 21 parlamentari campani contro Caldoro, reo di
aver attaccato gli eletti pidiellini per
l’azione debole in difesa degli interessi
del Sud) tanto da abbandonare le sue
collaudate esternazioni e sfidare “a
duello”, dopo un battibecco su quanto
alta fosse la febbre antigiudici nel partito, il commissario regionale del Pdl
Francesco Nitto Palma, inviato a Napoli per decifrare il partito dei berluscones e stanare le intenzioni caldoriane sia in chiave rimpasto regionale sia
sul nodo Udc in vista anche delle elezioni amministrative che si terranno a
maggio in 21 Comuni dell’area metropolitana. Il duello, per la cronaca, è finito a scaramucce e pistole di cioccolata: nessuna pace, una precaria tregua
e il ritorno a un linguaggio da governatore diligente: «Buon governo, lotta alla camorra, difesa degli interessi del
Sud: queste sono le vere priorità, ciò
che sta a cuore ai cittadini e al territorio: il resto è distrazione, beati loro che
pensano a cose amene”.
Quanto forte sia in termini elettorali il
riformista Caldoro senza il Pdl è un mistero, di sicuro l’incertezza dello scenario politico semina risvegli d’affinità
e soluzioni fantasiose. I primi provengono dal coordinatore nazionale del
Partito socialista Marco Di Lello che ha
tuonato: “È ora che i simili tornino con
i simili e che Caldoro si liberi della zavorra pidiellina. I cittadini lo hanno
eletto: risponda unicamente a loro». Per
le seconde, invece, ne suggeriamo una:
la formazione del PdF, che sta per «Par-
tito di Freddoro». Dopo la svolta del predellino arriva quella del frigorifero. In
questi due anni e passa come timoniere di Palazzo Santa Lucia, Caldoro, dopo aver “ibernato” lo sviluppo vuoi per
l’eredità agghiacciante del bassolinismo vuoi per l’assenza di una forza progettuale, si è presentato al popolo per
com’è: Freddoro. Caloroso per niente,
cultore di un riserbo da Prima Repubblica, si è confermato negli ultimi congressi, seppur “giocati fuori casa”, come il governatore che raffredda le platee. Parla, ma non arriva. Studia ma non
conquista. Dicono che la sua blanda
comunicazione rispecchi il suo carattere schivo e sia esclusivamente una
scelta tattica. A giovarsene è il sindaco
piacione de Magistris che, per il momento, non ha antagonisti allo specchio. Freddoro, invisibile di giorno, è
organizzatore accanito di giunte notturne; nei suoi eloqui il richiamo ai cittadini è costante, ma tra la gente non
ama bazzicare. Il PdF è il suo partito
personale: ce l’hanno tutti, perché lui
no? Un movimento-software di uomini freddi, un po’ riformisti e un po’ lobbisti. Per la discesa in campo il PdF punta al gelo sulle gradinate. Tra le idee vincenti un bonus alle famiglie che al mare preferiscono la settimana bianca. Per
il comitato direttivo la scelta ricadrà solo su chi ha la neve in tasca. Scorrendo
lo statuto del PdF, annotiamo un paradosso: espulsione dal movimento
per chi si cimenta in freddure.
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CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(3)
IL PAGINONE
LINCHIESTA
L’acqua non
bagna Napoli
Fontane monumentali nel caos: un groviglio
di competenze amministrative ne paralizza
la manutenzione. Lo scempio operato dai vandali.
Da Posillipo a Castel Capuano, un viaggio
nel degrado e la mappa dei tesori abbandonati
1
Oscar Medina
I
ndignados? No. Schifados, piuttosto. È il
minimo per chi si fa un giro tra le fontane
monumentali o decorative della città. Alla
vigilia della Coppa America, con la stampa
mondiale che ci farà i conti in tasca, uno dei
più splendidi itinerari d’arte della città casca a pezzi. Fontane storiche asciutte, deturpate, vandalizzate, ridotte a discariche:
Chiaia Magazine ha toccato con mano. Ne
è nato un tour da crepacuore: un’infame
mappa del disonore, prodotta da decenni di
strafottenza amministrativa e dal groviglio
burocratico che scorta ogni intervento di
manutenzione. Su una fontana è vandalizzata, sporca o ridotta a pattumiera, ad
esempio, la competenza è di più assessori
(in primis quello per l’Ambiente, retto da
Tommaso Sodano) anche se gli stessi assessorati non sanno con certezza i limiti
delle proprie competenze, e tra più Servizi
che ne eseguono le disposizioni, e c’entra
pure la Sovrintendenza che approva eventuali operazioni di restauro o pulitura. Se la
fontana è all’asciutto, erogazione idrica e
ALTRI SOS
55 sono le fontane
monumentali o
ornamentali della
città di Napoli.
Abbiamo documentato
fotograficamente otto
casi eclatanti. Ma
l’elenco del degrado è
ben più nutrito.
Segnaliamo la
Fontana del Tritone in
piazza Cavour che è
luogo di bivacchi, la
Fontana del Pesce in
Borgo Orefici che è
all’asciutto, la
Fontana di Capo
Posillipo nel più
completo abbandono,
la Fontana del
Belvedere a
Capodimonte
aggredita dalla
vegetazione, la
Fontana della
Marinella al Carmine
che è ormai una
discarica a cielo
aperto.
8
(4)
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
manutenzione dei tubi toccano invece all’Arin e alla sua controllata Net Service. E se
in una fontana ci sono più problemi, i soggetti coinvolti sono talmente tanti che spesso non se ne esce e la fontana va in malora.
E se timbri e firme ci sono tutti, spesso il salvataggio si arena sulla mancanza di fondi.
Un caos che ha fatto guasti pesanti, aggravati dagli scempi feroci dei baby-vandali e
dei graffitari.
Da Posillipo a Castel Capuano, ecco una
miniguida al degrado (foto in senso orario
dall’alto).
1) Fontana degli Incanti (sec. XVI) in piazza Di Giacomo Un manuale di orrori:
asciutta, deturpata da spray, erbacce e
monnezza. Trafugati la scultura della civetta in cima al pilastro e i decori del basamento.
2) Fontana del Marinaretto (sec. XX) a Mergellina: scolpita da Raffaele Marino su modello di Gemito, si presenta asciutta.
3) Fontana della Sirena (sec. XIX) in piazza
Sannazaro. Scolpita da Onofrio Buccini. Vi
bivaccano barboni e lavavetri. La mano sinistra della sirena è stata mutilata di recente.
4) Fontana del Gigante (sec. XVII) in via Partenope. Opera barocca di Cosimo Fanzago. Il retro è deturpato da scritte. Dagli archi si distaccano intonaci.
5) Fontana della Maruzza (sec. XVI) in piaz-
7
La fontana
nata
morta
Oscar Medina
2
3
4
za S. Maria a Portosalvo. Detta così per la
scultura di lumaca al centro-vasca, la fontana è asciutta e piena di rifiuti.
6) Fontana di re Carluccio (sec. XVI) in piazza Monteoliveto. Realizzata da Cosimo Fanzago e Dionisio Lazzari. Il prezioso bordo di
marmo è sommerso da scritte, nella vasca
galleggia di tutto.
7) Fontana della Sellaria (sec. XVII) in piazzetta Grande Archivio. Splendida opera barocca, restaurata nel 2.000. Si presenta
asciutta.
8) Fontana del Formiello (sec. XVI) in piazza De Nicola: eretta nel 1573 dal Duca di Ossuna, è asciutta, sommersa da erbacce e da
escrementi di colombi.
Da questo doloroso inventario, per ragioni
di spazio, restano fuori altre decine di casi.
6
Dell’avvenuta riqualificazione del
borgo di Santa Caterina da Siena,
gomito a gomito con i Quartieri
Spagnoli, quella fontana in acciaio (foto in basso) doveva essere il
fiore all’occhiello.
Costruito in acciaio, graziosamente adagiato al centro della
piazzetta, il manufatto fu collaudato e predisposto al funzionamento un anno fa. Fu fatta anche
una prova generale: così l’impianto, con la sua scintillante
cascata d’acqua, funzionò a
singhiozzo per un mesetto.
Tutto sembrava filare liscio. Poi la
fontana è stata spenta: e da un
anno è malinconicamente all’asciutto. Per il “Servizio Città
Storica”, l’ufficio esecutivo del
Comune che ha realizzato l’opera, il compito si è esaurito, appunto un anno fa, con la consegna ufficiale della fontana al
“Dipartimento Ambiente”, altro
ufficio esecutivo il cui assessorato
di riferimento è quello all’Ambiente. Da allora il silenzio.
Per i residenti del Borgo, nel
frattempo, quella fontana asciutta è diventata un monumento
all’inerzia. Non solo: la struttura
si è trasformata anche in un sito a
rischio visto che è stata colonizzata anche da una nutrita famiglia di ratti.
Tuttavia, di recente, la piega degli
eventi per la fontana abbandonata sembra autorizzare qaualche
speranza: nonostante la matassa
di competenze e qualche difetto
di comuinicazione tra uffici,
alcuni volenterosi e validi dirigenti dei servizi comunali, interpellati in merito, hanno garantito
il proprio impegno per l’attivazione dell’impianto, coinvolgendo anche l’Arin per l’erogazione
idrica e l’Enel per la parte di sua
competenza.
5
CHIAIA MAGAZINE •MARZO 2012
(5)
(6)
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
L’INTERVISTA
IL SOGNO DELLARCHITETTO
Waterfront, così voglio la mia Napoli
Via le barriere tra città e mare: è il progetto di Aldo Loris Rossi. Che tuona sul
blocco delle grandi riqualificazioni urbane: il tempo è scaduto, serve una svolta
Alvaro Mirabelli
N
ella città difettosa la paralisi delle grandi opere è una pagina
nera: storia vecchia che fa il paio con la morte dell’edilizia.
Due fallimenti, però, che non
fanno più notizia: snobbata
dalla cronaca e dalle istituzioni
locali, da queste parti l’urbanistica non campa e non crepa.
Abusi, malaspesa, progetti zero,
burocrazia feroce, politica cialtrona, camorra padrona hanno
fatto il deserto. Così tutto è immobile, dal Centro Storico alle
periferie: un fermo-immagine
che ha trasformato ogni sogno
di riqualificazione dell’esistente o di nuovi insediamenti in
remota eventualità. Anche l’architettura, quella che resuscita
il volto delle città, qui si è limitata agli esercizi di stile. L’unico cemento vero? Quello malato degli ecomostri, dei rattoppi-tampone, dei condoni,
dei crolli, dei cantieri per finta.
Unica eccezione: il metrò, sia
pure al prezzo di lacrime e sangue. E così, ogni giorno la città
indossa il solito vestito fetente
e accetta con fatalismo.
Non tutti, però, infilano l’indignazione nel freezer. Chi, ad
esempio, sulla questione sfodera toni duri da sempre è l’architetto Aldo Loris Rossi, eretico scomodo per scelta e per circostanze. Uno che contro questo clima da morto in casa si ribella innanzitutto sfornando
idee che puntualmente pungono la strafottenza cronica della
casta. E’ il caso del lavoro progettuale intitolato «Eco-Neapolis. Il ridisegno del waterfront.», (Ed ESI), che il professore ha appena lanciato nella
mischia delle proposte che
puntano a rifondare l’identikit
della città. Quello contenuto
nel volume, presentato all’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, è un piano titanico: «Ma
anche un’utopia realizzabile»,
puntualizza l’autore che ha
messo su carta il sogno praticabile di una nuova linea di costa da Castel dell’Ovo al Ponte
della Maddalena. Insomma il
futuro del fronte marittimo napoletano, firmato da uno che,
per spiegarsi meglio, parte da-
gli antefatti, nello specifico dallo stallo urbanistico della città.
Professore, come se la spiega
questa metropoli immobile da
decenni?
Nel cuore della città lo spazio
per costruire è finito da decenni. Restano le periferie ex industriali di Napoli est e Napoli
ovest dove lo spazio c’è ma i
suoli sono inquinati. Edificare
si può ma solo a patto di una
bonifica preventiva dai costi
stellari: nelle due aree in questione, infatti, il solito cemento
“mordi e fuggi” è ormai impensabile. Ripeto: il sottosuolo,
a est e a ovest, è marcio, come
denuncio da anni. Napoli est,
Nel cuore della città
lo spazio per costruire
è finito da decenni.
Restano le periferie ex
industriali di Napoli est
e Napoli ovest
dove lo spazio c’è ma
i suoli sono inquinati.
I costi per le bonifiche
sono stellari
ad esempio, è tossica fino a 25
metri di profondità.
E così, chi vuole costruire,
molla per sfinimento...
Qui nemmeno si inizia. Per edificare a oriente e a occidente,
ad esempio, servono grandi
idee e grandi progetti, che però da noi hanno vita durissima:
gli elementi di disturbo sono
molteplici.Ma dallo stallo si
esce solo con progetti credibili, i soli in grado di sbloccare
fondi europei e privati.
Magari un progetto come
quello di “Eco-Neapolis”?
Eco-Neapolis è il ridisegno di
un tratto cruciale della costa
napoletana: quello da Castel
dell’Ovo al ponte della Maddalena. È il fronte marittimo storico, negato ai napoletani da un
secolo e mezzo: una teoria di
moli e di darsene che, partita
in passato dal Mandracchio, all’altezza della Capitaneria, ha
via via ingoiato tutta la costa fino a Vigliena. E’ nata così la barriera tra la terra e un mare che
“non bagna più Napoli”. Uno
sbarramento già squalificato
dalla storia e bocciato anche
dai cambiamenti in corso visto
che ora il futuro è una navigazione crocieristica in grande
espansione che esige spazi per
approdi e servizi. La partita si
gioca qui: alle navi-passeggeri
non può più bastare il solo mo-
lo Pisacane. Ecco allora la mia
proposta: riconvertire l’esistente, dal Molo S. Vincenzo fino al molo del Carmine (ndr. la
litoranea della città storica) in
una ininterrotta striscia portuale per passeggeri e turisti.
Via impediment e barriere: largo a servizi e accoglienza. E il
centro Storico potrà riaffacciarsi sulle sue onde. Una nuova era.
E il traffico commerciale?
Quello continuerà, facendolo
slittare più avanti, nella litoranea tra il Carmine e Vigliena.
Praticamente un sogno.
No. Un’utopia realizzabile a
patto di creare a Napoli precondizioni di normalità. Nel-
I Grandi Eventi sono
scortati da estesi
interventi urbanistici,
possibili con fondi
europei e privati. Da
noi, invece, si punta
all’effimero e si buttano
soldi. Se politici
e imprenditori non
cambiano, si fa dura
l’immediato tra le leve da azionare c’è quella dei Grandi
Eventi, che però è a doppio taglio. Le kermesse internazionali, infatti, sono scortate di regola da estesi interventi urbanistici, possibili con fondi europei o privati. Dunque,occasioni di svolta, che, però, a Napoli, prendono sempre un’altra
piega: cioè, si punta all’effimero e si buttano soldi. Se politici
e imprenditori non cambiano
registro, si fa dura.
Messa così, anche il ecupero
del Centro Storico, per il quale c’è un tesoretto di 100 milioni, e il Forum delle Culture
diventano a rischio?
È un’occasione d’oro per non
navigare a vista ma programmare e spendere con un masterplan di grande respiro e con
una strategia unificante che nel
nostro caso può essere il collegamento tra Centro Storico e
mare. Sarebbero quattrini ben
spesi. E visto che ormai il recupero del Centro Storico è stato
agganciato al Forum delle Culture, in agenda da aprile a luglio 2013, e va quindi studiato
anche in funzione di quell’evento, credo che una delle linee-guida della riqualificazione della città antica consista
proprio nel riallacciarla alla costa. Idee che ho già esposto prima a Palazzo S. Giacomo, contestando il vecchio programma di restauro con i suoi 224
interventi, dispersi in un’area
vastissima, e che ho poi ribadito alla Fondazione del Forum.
In sintesi, evitare interventi a
cascata e concentrarsi invece
su alcuni itinerari precisi: prima il restauro globale delle 3
“platee” (ndr. i cosiddetti decumani) del Centro Storico. Poi
la riqualificazione dell’antico
percorso dalla Porta di Forcella a piazza Mercato. Infine, ripartendo da piazza Mercato, riqualificazione di tutto il waterfront fino a piazza Municipio,
restaurando lungo la strada i
complessi monumentali. E sono idee che la Fondazione ha
approvato: ho parlato, insomma, di urbanistica sostenibile
non di rattoppi milionari a tappeto.
Già, peccato che intanto il sindaco abbia quasi azzerato la
Fondazione: ripeterà tutto da
capo a De Magistris?
Alle istituzioni dico solo: la città è devastata. Stop alle beghe
partitiche. Il tempo è scaduto.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(7)
PRIMO PIANO
GIOCO DAZZARDO, I DATI
Scommesse, lo Stato vince sempre
Alberto Capuano*
Il giro d’affari mondiale delle scommesse clandestine si
aggira intorno ai 90 miliardi
di euro all'anno, con una quota di 2,5 miliardi di euro di
scommesse effettuate in Italia. A queste cifre vanno poi
aggiunte quelle relative alle
scommesse legali su gare
truccate. Numeri da capogiro
che hanno spinto l’Interpol a
firmare un protocollo d'intesa con la Fifa, nel maggio scorso, per formare operatori di
polizia ed esponenti del mondo sportivo in grado di contrastare il fenomeno. Non si
tratta soltanto di contrastare
le scommesse clandestine,
ma anche le scommesse legali su gare truccate. Questo fenomeno, del resto, nella sua
illegalità è sempre più raffinato, anche perché ormai si può
scommettere su qualsiasi cosa. Si può puntare su ciò che
accadrà nei prossimi 5 minuti o su chi batterà il primo calcio d’angolo in una partita minore. Il fenomeno, dunque,
non è legato soltanto al giocatore corrotto che sbaglia il
rigore di proposito. Ma quello delle scommesse illegali è
anche un fenomeno criminale che si è internazionalizzato:
grazie alle moderne tecnologie, infatti, possono puntare
su una gara italiana anche gli
scommettitori che si trovano
dall'altra parte del mondo. La
maggior parte delle scommesse su eventi sportivi italiani viene effettuata fuori dall’Italia: per questo è necessario collaborare con l'Interpol.
L’accordo stipulato ha durata
decennale e prevede una
stretta collaborazione tra le
parti al fine di condividere informazioni ed esperienze, per
pianificare corsi e seminari
destinati sia agli investigatori,
sia ad esponenti del mondo
sportivo. In Italia il dipartimento di Pubblica Sicurezza
avvierà innanzitutto dei programmi formativi pilota nel
calcio, per poi estenderli ad
altri sport. Quella del gioco
(8)
d’azzardo è la quinta industria
in Italia dopo Fiat, Telecom,
Enel, Ifim. Del resto, la spesa
per il gioco d'azzardo degli
italiani è aumentata ben del
19,7% nel 2007 rispetto al
2006, con una raccolta complessiva di 42,2 miliardi di euro (2% del prodotto interno
lordo). Sono stati, infatti, 14,3
i miliardi di euro incassati nel
2000, 18 del 2002, 23,1 nel
2004, 28 nel 2005, e 35,2 miliardi di euro nel 2006. Le entrate derivanti dai giochi sono
aumentate del 7,1 % (pari a
7,2 mld di euro). Un aumento
complessivo imputabile soprattutto al raddoppio del fatturato del Gratta e Vinci e all’aumento (del 22%) delle
“macchinette” (18,8 mld di
euro la raccolta del 2007 con
2,2 mld di entrate erariali). Ai
giocatori va attualmente il
68% della raccolta, con un leggero incremento rispetto all’anno precedente, ovviamente per invogliarli a giocare di
più. L'Italia, alla fine del 2004,
si collocava al terzo posto fra
i paesi che giocano di più al
mondo, preceduta solo da
Giappone e Regno Unito. E il
mercato italiano rappresenta
il 9% di quello mondiale. In
Regioni quali Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco
d'azzardo il 6,5% del proprio
reddito. In conseguenza la
maggior causa di ricorso a debiti e usura in Italia è da attribuire a questa dipendenza. Il
gioco, nella Penisola, coinvolge maggiormente le fasce più
deboli. Secondo i dati Eurispes 2005 investe di più in
questa direzione chi ha un
reddito inferiore: giocano il
47% degli indigenti, il 56% de-
Per l’Eurispes sono le
fasce sociali deboli ad
investire di più nei
giochi, specie
i disoccupati (66%).
Una dipendenza che
innesca il ricorso
ai debiti e favorisce
l’usura
“Gratta e Vinci”, occhio ai falsi
L’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ha autorizzato fino ad ora
la vendita di ben 28 tipi diversi di “Gratta
e Vinci”. Con un importo che oscilla tra 1
e 20 euro è possibile acquistare un biglietto utile per tentare la fortuna. La vincita
più succulenta è quella paventata dal “Maxi miliardario”: spendendo 20 euro si può
ambire alla massima vincita di 5 milioni di
euro. In cima ai desideri dei giocatori, però, restano i premi vitalizio, come il “Mega
Turista per Sempre” e “Vivere alla Grande” che promettono, in caso di vincita
massima, la liquidazione immediata di una
certa somma (rispettivamente 200mila e
500mila euro), più una rendita mensile per
20 anni (15mila euro dal “Mega Turista per
Sempre” e 10mila dal “Vivere alla Grande”) e un bonus finale di 100 mila euro, il
tutto per una spesa di 10 euro. Più economici gli ultimi nati in casa “Gratta e Vinci”,
ossia “Flipper”, che costa due euro e permette di vincerne fino a 100mila, e “Tris e
Vinci”, tagliando da un euro con cui si possono vincere fino a 10mila euro. Dal 1 gennaio 2012 lo stato tassa del 6% le vincite di
importo superiore a 500 euro. Un bell’introito che rischia di essere danneggiato dai
tagliandi contraffatti. Per questo l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ha diffuso una nota che guida al rico-
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
• Alcuni dei 28 diversi tipi di “Gratta e Vinci”
noscimento dei falsi: i “Gratta e Vinci” originali, infatti, devono riportare sul fronte
del biglietto il logo del gioco (in basso a sinistra), mentre sul retro non devono mancare il marchio dell’Aams, il logo Gioco Legale e Responsabile, il marchio Lotterie Nazionali, il logo Gioca Senza Esagerare (simbolo del Gioco Responsabile) e il quadratino verde con la cifra “18+” all’interno, ossia il divieto ai minori di diciotto anni. Inoltre, sono sempre presenti il codice a barre
dei biglietti e le modalità di pagamento dei
premi. L’ultima vincita milionaria si è verificata a Roma, nel quartiere Ostiense, dove un fortunato vincitore ha “grattato” un
“Maxi Miliardario” da 20 euro che gli ha
fatto vincere 5 milioni di euro, il premio
più alto nella storia del Gratta e Vinci.
gli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Il trend di crescita del
gioco autorizzato nel nostro
Paese è sicuramente attribuibile anche agli impulsi generati dalle manovre economiche. Non c’è stato anno, infatti, in cui l’esecutivo non abbia introdotto nuove offerte di
gioco d'azzardo pubblico. La
passione che lega gli italiani
al gioco è grande, nel mese di
settembre sono stati spesi su
scala nazionale 6.896 milioni
di euro, dei quali 349 su giochi
a base sportiva. Secondo i dati ufficiali diffusi dall’AAMS, la
regione che spende di più per
il gioco a base sportiva è la
Campania con 69,3 milioni di
euro; segue a distanza la Lombardia con 48,5 milioni di euro, terzo il Lazio con una spesa di 42,8 milioni di euro. Senza il settore dei giochi l’Italia
sarebbe in recessione da almeno tre-quattro anni. Che il
gioco faccia sempre di più
parte della vita quotidiana lo
dimostra anche il fatto che sono entrate nel paniere Istat
2012 anche scommesse sportive, Gratta e Vinci e giochi a
base ippica, nella posizione
dei concorsi pronostici in aggiunta ai tradizionali giochi
numerici a totalizzatore nazionale e ai giochi a base sportiva. Personalmente ritengo
che sarebbe opportuno introdurre un’unica importante
iniziativa per arginare tale fenomeno e consentire a ciascun giocatore di conoscere
quanto effettivamente speso
nell’arco di un anno nel settore dei giochi. Mi riferisco all’opportunità di consentire
l’accesso ai giochi solo attraverso una card magnetica nominativa ricaricabile che, al
pari di una normale carta di
credito o di una carta telefonica, consente di conoscere
l’importo speso per i giochi e
consente (fattore non irrilevante) di evitare casi sempre
più frequenti di riciclaggio e
di usura.
*Gip del Tribunale di Napoli
PRIMO PIANO
GIOCATORI PATOLOGICI
GAP, PRESTO UNA LEGGE
In Italia sono un milione e mezzo le
vittime del gioco d’azzardo compulsivo.
In Campania l’associazione Giocatori
Anonimi negli ultimi 10 anni ha aiutato
600 giocatori patologici a liberarsi da
questa dipendenza che colpisce uomini
e donne con gravi ripercussioni sulla
vita personale e familiare.
Una legge regionale per combattere il
gioco d’azzardo. è quanto proposto lo
scorso 7 marzo in una conferenza
tenutasi al Consiglio regionale della
Campania. L’azione normativa da mettere
in campo prevede sostegno e assistenza
alle persone affette da Gap (Gioco
d’azzardo patologico).
GIOCO DAZZARDO, LINTERVISTA
Sale Bingo, così esplode la sindrome
Carmine Mastrantuoni
In questi anni di crisi, gli italiani si stanno scoprendo sempre più un popolo di poeti,
santi, navigatori e giocatori.
Infatti per il 2011, il fatturato
ufficiale dell’azienda “gioco
d'azzardo”, vale a dire videolottery, gratta e vinci, slot e sale bingo, ammonta a 76,1 mld
di euro (con un incremento
del 23,9% rispetto allo scorso
anno); per importanza la terza impresa italiana, che riesce
a mobilitare il 4% del Pil nazionale e piazza il nostro Paese al primo posto in Europa
per volume di giocate e al terzo su scala mondiale. Numeri
che fanno sensazione, considerando che autorevoli fonti
stimano in 1.260 euro procapite la spesa destinata annualmente dagli italiani al gioco d'azzardo, un settore che
impiega 120mila addetti distribuiti in 5mila aziende. È come se ognuno di noi, bambini
compresi, pur lavorando per
12 mesi, percepisse soltanto
11 mensilità. Lo Stato si appropria in media il 50% degli
incassi del gioco, di cui il 14%
viene girato all'erario. L’85%
degli introiti delle videolottery,
comunemente dette vlt introdotte nel 2008, è destinato alle vincite, il 12% va al prelievo
erariale unico, lo 0,8% ai Monopoli di Stato, ed una percentuale variabile è destinata
al gestore di rete che cura i collegamenti online. Un business
goloso per le casse statali, tanto che, nella manovra economica dello scorso agosto, il
precedente governo ha inserito un articolo che contempla
nuove possibilità di gioco, oltre ad autorizzare l'apertura di
mille sale giochi con possibilità di organizzare tornei di poker. Non solo: è stata disposta
l’apertura di ben 7mila nuovi
centri scommesse e l’incremento del 14% delle vlt ed è
stato autorizzato il bingo a distanza. Il governo Monti ha
completato l'opera, legiferando un prelievo del 6% sulle
vincite superiori a 500 euro al
Sicilia e Campania
regine del bingo.
Secondo i dati
dell’Aams le due
regioni
meridionali sono
quelle in cui
spopola questa
tipologia di gioco.
Il primato spetta
alla Trinacria,
subito seguita
dalla Campania,
che continua ad
occupare la prima
posizione per i
giochi di abilità a
distanza (online).
Superenalotto, Gratta e vinci e
Win for life. Naturalmente Napoli ed i napoletani non sono
immuni al fascino dell’azzardo, come conferma un addetto del settore, un operatore di
una delle tante sale bingo cittadine, che per ovvie ragioni
intende restare anonimo.
Quante sono le sale bingo a
Napoli?
Sono otto, concentrate soprattutto nel centro cittadino;
è più esatto però chiamarle sale giochi, perchè vi sono anche le sale vlt e slot.
Qual è l'orario di apertura
delle sale e l'affluenza media
dei giocatori?
Diciamo che le sale sono aperte per 12-13 ore, dal primo pomeriggio alle tre di notte. Ogni
sala per il bingo ha mediamente 600 posti a sedere che
sono coperti quotidianamente al 60-70%, con picchi di presenze nei mesi estivi e nel periodo natalizio. 450-500 giocatori a partita e di partite in
un’ora se ne giocano almeno
10, per un incasso medio giornaliero che non è mai inferiore ai 20-30mila euro. Il venerdi ed il sabato si registra un incremento delle presenze, ma il
fatturato di una sala è più o
meno standard.
Come funziona il bingo?
Il bingo è nato in Spagna ed è
una derivazione della nostra
tombola. Le cartelle vengono
acquistate dai gestori direttamente dal monopolio e vendute ai giocatori al costo di 50
centesimi, 1 euro, 1 euro e 50
e 3 euro. Si vince soltanto con
la cinquina e il bingo, ma al
gioco si aggiungono anche
continui jackpot di valore variabile, che rendono maggiormente appetibili le partite. Le
vincite sono controllate ininterrottamente dal monopolio
per via telematica. Anzi ai gestori delle sale è fatto assoluto
divieto d’interrompere il collegamento del router, anche di
notte e durante le poche ore
di chiusura.
È possibile tracciare un disegno del giocatore tipo di una
sala bingo?
Contrariamente all’immagine
classica del giocatore d’azzardo di sesso maschile, con la sigaretta fumante tra le labbra
ed un bicchiere di whiskey nelle mani, il bingo è prevalentemente donna. Sono equamente divise tra italiane e straniere, queste ultime soprattutto di nazionalità bulgara e
romena di etnia Rom. Gente
dai soldi facili e dallo stile di
vita borderline; spesso prostitute o borseggiatrici, ma compulsivamente attratta dal miraggio di una vincita facile che
non arriverà mai. Spesso le
giocatrici arrivano accompagnate dai bambini appena
usciti da scuola; spesso chiamano casa per avvertire che
tarderanno perché sono nella
sala d’attesa del medico. Non
manca perfino chi sfugge per
poche ore a misure cautelari
di costrizione. Ci sono anche
pensionate e lavoratrici, che
divorano in un’ora quanto dovrebbe bastare per un mese. I
cinesi, invece, preferiscono le
slot, e sono soltanto gli uomini a giocare.
Circolano voci su casi di prostituzione e usura: cosa c’è di
vero?
Nessuno può vietare un contatto o una conoscenza che
può proseguire altrove, ma di
sicuro all’interno della sala o
nei bagni, decisamente non è
possibile. Le sale sono soggette a frequenti e rigidi controlli
da parte della Polizia, del Monopolio e dalla Guardia di Finanza. La stessa autorizzazione al gioco rilasciata dalla Po-
lizia, è subordinata al fatto che
tutti gli ambienti siano video
sorvegliati e che tutto il personale sia contrattualizzato e
con i contributi in regola. Nessun gestore di sala è così pazzo da rischiare la chiusura o la
sospensione temporanea per
fatti di questo genere.
Si dice che le sale gioco siano
gestite dalla malavita organizzata...
Chi può dirlo. Il giro d’affari
delle sale è enorme ed il controllo da parte degli organi dello Stato è rigido. Possono esistere sporadici fenomeni di lriciclaggio dei proventi illeciti,
ma coinvolgimenti diretti della malavita nella gestione, lo
escludo in assoluto. Negli anni sono state numerose le indagini della magistratura di
svariate Procure, ma poco o
nulla d’illegale è emerso, e
quel poco riguarda soltanto
episodi marginali. La struttura rigida del gioco ed i controlli, rendono il mondo dell’azzardo impermeabile al fascino malavitoso; del resto lo
Stato non può consentire a
nessuno d’interrompere il
flusso costante verso le proprie casse di risorse finanziarie provenienti dal gioco.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(9)
PRIMO PIANO
COLPO GOBBO ALLA BCC
“TRUCCHI” SOTTO TIRO
Un cancello montato appositamente nei
cunicoli fognari per impedire
l’inseguimento da parte delle forze
dell’ordine. Questa l’incredibile
precauzione adottata dalla banda che ha
messo a segno un colpo da 100mila euro
alla Banca di Credito Cooperativo di via
Bracco a Napoli lo scorso febbraio.
Vari attrezzi per lo scavo e lo scasso sono
stati rinvenuti recentemente in un
cunicolo lungo 30 metri sotto la gioielleria
Trucchi di piazza Trieste e Trento. Un
obiettivo che fa gola a molti: già il 14
gennaio scorso una banda di rapinatori
aveva fatto razzia di orologi e preziosi
sbucando dal sottosuolo.
SICUREZZA
Bande del buco: ecco come agiscono
Armando Yari Siporso
Proliferano sotto il primo
strato di asfalto cittadino e si
articolano tra rete fognaria e
fondamenta vere e proprie autostrade del crimine. Vie di accesso, e di fuga, per ladri e rapinatori in ogni parte della città. L’ultimo colpo di una banda del buco, messo a segno lo
scorso 9 marzo, scavando un
cunicolo di 30 metri sotto la
gioielleria “Trucchi” nella centralissima piazza Trieste e
Trento ha portato in superficie, oltre alle attrezzature dei
ladri-scavatori, la verità di un
sottosuolo napoletano sempre più corsia preferenziale
per la delinquenza cittadina. A
spiegarci come agiscono e dove si muovono gli esperti di
questo sempre più rilevante
settore è lo speleologo Luca
Cuttitta che, su commesse del
Comune di Napoli, dal 1995 al
2001 si è occupato di video
ispezionare a scopo diagnostico la rete fognaria pubblica
e di eseguire rilievi aggiornati
del sottosuolo partenopeo, del
quale dunque conosce ogni
segreto. “Le possibilità di percorsi sotterranei sono potenzialmente infinite, poiché
ogni cunicolo alto almeno 120
cm può costituire un percorso di avvicinamento al proprio
obiettivo - sostiene Cuttitta ed essendo la rete fognaria
sotto la gioielleria “Trucchi”
costituita da un susseguirsi
continuo di diramazioni e biforcazioni probabilmente è
stata scelta perché terreno di
fuga ideale per percorrere in
pochissimi minuti grandi distanze, senza incorrere nel
traffico cittadino e facendo facilmente perdere le proprie
tracce nel buio sotterraneo.
Inoltre - spiega ancora Cuttitta - a rendere più semplice il
lavoro dei malintenzionati
concorre la moderna tecnologia. Perforatori e demolitori,
elettrici o a batteria, hanno ormai peso e ingombro talmente contenuto da poter facilmente essere trasportati nella
rete fognaria per aprirsi pas-
(10)
Lo speleologo Luca
Cuttitta svela
i segreti del
sottosuolo.
Le vie di fuga e gli
strumenti utilizzati
dalle “bande del buco”
per mettere a segno
colpi milionari
saggi ed accedere attraverso
muri e pavimenti alle camere
di sicurezza di gioiellerie, banche o uffici postali”. Lo scenario che appare dunque del sottosuolo di Napoli è quello dei
cunicoli del film “Operazione
San Gennaro” in cui “Dudù” e
i suoi compari con i loro “perforatori ultrasonici” e una
mappa degli impianti di scarico della metropoli arrivavano indisturbati fino alla cappella della Cattedrale cittadina per depredarla del tesoro
del Patrono. Con la differenza
che oggi i potenti demolitori
portatili (il più diffuso è il modello Hilti) si trovano facilmente anche usati su e-bay a
prezzi inferiori ai 300 euro, e
per muoversi nel sottosuolo è
sufficiente una bussola, una
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
torcia, degli stivali impermeabili e un paziente studio della
rete di scarico dalla quale si
può accedere da un qualunque tombino. Pare dunque
che la realtà abbia raggiunto e
superato la fantasia, soprattutto se si contano i furti delle bande del buco negli ultimi
anni su tutto il territorio della
città. Quello alla gioielleria
“Trucchi”, infatti, è solo l’ultimo di una lunga serie di colpi
del genere che hanno visto
tentare l’assalto dal sottosuolo ai beni della città. Nel 2010
i rapinatori entrarono direttamente dal pavimento nella
gioielleria “Monetti” di via dei
Mille per sottrarre ai due impiegati al momento presenti
un bottino di un milione di
euro. Nel 2011, sempre utiliz-
zando le fogne come via di accesso è stato il turno della gioielleria “Esposito” di corso Secondigliano e della Banca di
Credito Coperativo di via
Bracco (a pochi passi dalla
Questura) dalla quale furono
sottratti centomila euro utilizzando per la fuga nel canale
fognario un cancello blindato
installato nel sottosuolo nei
giorni precedenti alla rapina
e chiuso dopo il proprio passaggio per impedire a Polizia e
Carabinieri di proseguire l’inseguimento. Ed ancora nel
2011, due grossi colpi tentati al
Vomero e nella centralissima
piazzetta Miraglia. Quest’ultima azione, nel novembre
2011, aveva provocato una vera e propria voragine, larga
dieci metri e profonda altret-
tanto nel cuore del centro storico che, solo grazie all’intervento solerte del Tenente della Polizia Municipale Alfredo
Maraffino, si era risolta senza
conseguenze gravi per le persone che, ignare, stavano transitando al momento del cedimento. L’obiettivo del tunnel
scavato dai ladri sotto la piazza crollata era probabilmente
duplice: la Chiesa di San Pietro a Maiella per i suoi tesori
artistici e la cassaforte del vicino ufficio postale piena di
contanti e titoli. Sventato in
quel caso il tentato furto, ma
non il danno al sottosuolo, ulteriore conseguenza di questa
forma di criminalità. “L’attività di scavo di tali bande spiega Cuttitta - poco tecnica
e finalizzata esclusivamente al
raggiungimento dello scopo
illecito, costituisce un grave
danno alla sicurezza per le
strutture in superficie che, come nel caso di piazzetta Miraglia subiscono gli effetti dell’indebolimento del sottosuolo sia per il danneggiamento
della rete fognaria sia per la
creazione di cunicoli improvvisati”.
Un danno che il Comune è costretto a riparare con operazioni urgenti e costose quando viene scoperto e che permane pericolosamente invece, a discapito della sicurezza
di persone e cose, quando ciò
non avviene.
Appare dunque evidente l’esigenza di un piano di monitoraggio del sottosuolo che possa avvenire attraverso l’impiego di tecnologie di videosorveglianza e con la collaborazione di tecnici ed esperti peraltro facilmente realizzabile,
secondo Cuttitta, vista l’estrema precisione della pianta catastale della rete fognaria napoletana che permetterebbe
di prevedere l’ individuazione
degli obiettivi sensibili e le relative vie di fuga possibili al di
sotto della città per ciascuna
zona, anticipando le mosse
dei malviventi prevedendone
il percorso piuttosto che inseguendoli nel buio”.
IL CASO
OCCHIO ALLA FRODE AVRON
Truffa slovacca
Cyber-criminali,
quando
il raggiro
Arriva anche a Napoli la pubblicità ingannevole della società è on line
di Bratislava. Un raggiro che costa più di mille euro l’anno
Laura Cocozza
A
nche Napoli nel mirino della Avron S.r.o, sedicente società con sede a Bratislava,
che ha congegnato una truffa su scala nazionale. Questa
volta ad essere raggirati sono professionisti, piccoli imprenditori e artigiani che tra
ottobre e novembre, in concomitanza con il censimento italiano, hanno ricevuto
per posta dalla società slovacca, quello che a prima vista sembrava un modulo
per aggiornare i propri dati
societari contenuti in un
“Registro del Mercato Nazionale”. Tratti in inganno
dal tenore della lettera, i destinatari hanno firmato il
modulo, convinti di aver
semplicemente effettuato
l’aggiornamento richiesto.
La sorpresa è arrivata qualche mese dopo quando si
sono visti recapitare una fattura e hanno scoperto di
aver sottoscritto un ordine
irrevocabile d’acquisto per
uno spazio pubblicitario,
che obbliga la loro società a
corrispondere ben 1.271,00
euro l’anno, per tre anni, in
favore della Avron. «Si tratta
insomma - afferma Rosario
Stornaiuolo, presidente di
Federconsumatori Napoli di una pratica commerciale
scorretta, gravemente fraudolenta e finalizzata a carpire, con astuzie e raggiri, il
consenso per un servizio
non voluto».
Nei già numerosi casi denunciati, si è rilevato infatti
che nell’intestazione della
lettera, era contenuta la dicitura “Rilevazione dei dati
commerciali-cens 2011”,
che richiamava intenzionalmente il censimento svoltosi negli ultimi mesi del 2011,
lasciando credere si trattasse di una mera raccolta dati. Si specificava inoltre che
era in corso un “aggiornamento” del registro dei dati,
tramite “verifica annuale”,
invitando a confermarne
l’esattezza: in tal modo
l’utente era indotto a credere si trattasse di un rinnovo
di un contratto già in essere
o che i propri dati (già prestampati sul modulo, nella
sezione “registrazione Originale”) fossero stati tratti da
un elenco pubblico (circostanza perfettamente compatibile con la natura della
società). Solo nella parte
conclusiva del modulo, in
alcuni casi aggiunta a posteriori sul contratto, si faceva riferimento, in caratte-
La fregatura arriva
per posta: Napoli
presa di mira da una
società slovacca.
Offerte ingannevoli:
nella rete
professionisti, piccoli
imprenditori
e artigiani
ri piccoli e in modo ingannevole, a tutta una serie di
vere e proprie clausole vessatorie, fortemente limitative dell’autonomia negoziale del contraente (per tutte,
la competenza territoriale
del giudice di bratislava o la
cedibilità del contratto a terzi), ma non espressamente
richiamate a parte per la sottoscrizione specifica.
Federconsumatori rammenta che anche per i contratti stipulati tra professionisti, è necessaria, ai fini dell’accertamento dell’inadempimento, una verifica in
concreto della vessatorietà
delle clausole negoziali e
della loro specifica sottoscrizione (Cas. 11594/2010),
e che con il D.L. n.1 del 2012
è stata estesa la tutela del
consumatore prevista dal titolo terzo del Codice del
Consumo anche alle microimprese, intese come
“entità, società di persone,
o associazioni che a prescindere dalla forma giuridica esercitano un’attività
economica artigianale e altre attività a titolo individuale o familiare”. Pertanto, invita tutti gli imprenditori vittime di questa frode a
rivolgersi allo sportello Fe-
derconsumatori Napoli che,
ricorda Stornaiuolo, “mette
a disposizione i suoi legali
per denunciare in sede penale il comportamento fraudolento della Avron e del
suo legale rappresentante, e
per ottenere in sede civile
l'annullamento del contratto” (tel 0814202363).
Per onor di cronaca bisogna
anche dire che, poichè le fatture e le copie dei contratti
non sono state recapitate
con raccomandata, alcuni
imprenditori, su consiglio
dei loro legali, non hanno risposto, in quanto non c’era
la prova dell’avvenuto recapito. Hanno puntato sul fatto che spesso, le società che
ordiscono truffe come questa, fatte su larga scala, come
la pesca a strascico, dopo il
secondo sollecito di solito
desistono. Tuttavia hanno
presentato denuncia ai Carabinieri o alla Guardia di Finanza per cautelarsi nel futuro.
Il caso è stato anche segnalato alla competente authority, l’Antitrust, che sta adottando provvedimenti ispettivi e sanzionatori nei confronti della Avron, per pubblicità ingannevole, a tutela
dei diritti degli utenti.
Lo spillaggio dei dati sensibili è
la forma di raggiro più diffusa
al momento, lo confermano le
truffe attuate attraverso i social
network più popolari come
Facebook che ha accesso ai dati
personali di milioni di utenti.
Un altro mezzo molto utilizzato
dai cyber-criminali è la mail: si
calcola infatti che il rapporto
globale tra lo spam e il traffico
email a gennaio 2012 è salito di
1,3 punti percentuali rispetto a
dicembre 2011, ovvero al
69,0%. Si chiama “phishing” la
tecnica di adescamento on line
finalizzata all’entrata in possesso da parte dei truffatori del
numero di carta di credito
dell’utente per sottrargli il
denaro. Dietro, di solito, si
nascondono società con sede
in paesi stranieri o esotici come
le Seychelles. L’ultimo caso
riguarda un’estorsione ai danni
di incolpevoli utenti del brianzolo che, scaricando un software gratuito sul pc, si sono visti
recapitare fatture relative alla
sottoscrizione di abbonamenti
annuali per servizi telematici
mai richiesti.
Carte bancomat
clonate, ondata
di arresti
a Napoli
Sportelli bancomat manomessi
in modo da registrare e poi identificare il codice pin degli utenti
che eseguono i prelievi, questo il
pericolo che da mesi funesta le
zone di Chiaia, Vomero e Arenella. Le forze dell’ordine, infatti,
hanno individuato diversi sportelli manomessi negli ultimi tempi, arrivando anche all’arresto di
alcuni pregiudicati facenti capo
ad una vera e propria banda del
bancomat. Clamoroso anche l’arresto di uno specialista delle truffe allo sportello, che lo scorso novembre è stato colto in flagrante
con ben 8000 euro in contanti
nelle tasche. L’uomo in soli sette
giorni aveva prosciugato, con più
di 50 prelievi, 60mila euro ai malcapitati in possesso di una carta
bancomat clonata.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(11)
SOLLECITAZIONI
DE MITA, LECTIO AL SUOR ORSOLA
LE «SPARATE»
DI BORRELLI
Gioielli o fini capi d’abbigliamento sopra il
bancone e la pistola sotto. Così Il
commissario regionale dei Verdi, Francesco
Emilio Borrelli, immagina i commercianti di
Chiaia. Secondo una nota diffusa dal partito
ecologista, ripresa da “Il Mattino”, nel salotto
buono si è registrato “un boom di vendita di
armi per l’autodifesa tra i residenti e i
negozianti”. Un grido d’allarme che non si
fonda su testimonianze né su dati concreti,
tanto che il presidente della Municipalità 1,
Fabio Chiosi, ha stigmatizzato l’episodio
come “becero allarmismo”. Anche se il
primo quotidiano cittadino ha dato spazio
alla “notizia”, qualche dubbio legittimo resta.
La corsa agli armamenti paventata dai Verdi
potrebbe essere stata innescata dagli ultimi
colpi messi a segno dalle bande del buco ai
danni di alcuni esercizi commerciali della
zona, come la gioielleria Trucchi e il bar
Gambrinus. Gli episodi criminosi, però, si
sono verificati nella notte, quando i locali
erano vuoti, con i rapinatori che hanno fatto
irruzione dal sottosuolo. Facile credere che i
titolari di alcuni esercizi commerciali del
quartiere abbiano voluto dotarsi di sistemi
d’allarme più sicuri, ma da qui ad ipotizzare
un Far West che, secondo Borrelli, “potrebbe
portare a breve anche a delle tragedie” ce ne
vuole. È difficile trattenere un sorriso
pensando a un Marinella o un Rubinacci in
fila alla Questura per richiedere il porto
d’armi, a meno che non abbia davvero
ragione l’attore Al Pacino nel commentare,
rispondendo all’invito del sindaco de
Magistris, che Napoli gli ricorda il Bronx.
Il suonatore
a vita
RITA GIUSEPPONE
Malatesta
IL CERCHIO, VOCE
NOBILE E FUTURISTA
Giulio Rolando è un intellettuale dal sangue
futurista, con fisico montanelliano e un
inguaribile piglio aristocratico che, da sedici
anni, edita e dirige IlCerchio, rivista
stimolante per chi crede ancora nel primato
della cultura e della buona politica. Il
periodico è orgogliosamente “elitario”,
sforna vibranti pagine pensate - e corrette nel cenacolo luciano del direttore in cui un
manipolo di giornalisti e saggisti si dà
appuntamento per “chiudere” il cerchio tra
idee, spunti e approfondimenti. Motivo
conduttore dell’ultimo numero del
periodico è la consapevolezza che nessun
rilancio nazionale e locale sia possibile se
non s’investe nella cultura. Rolando, che
con encomiabile caparbietà prosegue l’arte
romantica dell’editoria culturale, nel suo
editoriale, rispondendo a chi ha definito la
rivista “elitaria e passatista”, sottolinea che
«la voglia di recupero di valori che
affondano le radici nel passato, lontano o
vicino che sia, rappresenta un traguardo né
condannabile né trascurabile». Da leggere,
in primo piano, il saggio di Pierfranco Bruni
sul mito di Enea, metafora e monito per i
nostri tempi: come l’eroe seppe salvare il
padre Anchise, il figlio Ascanio e i Penati
dall’incendio di Troia, così anche gli
intellettuali sono chiamati a mettere in
salvo i valori della cultura e della libertà
dalla devastazione di questi ultimi anni.
PINO FERMENTO
(12)
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
I vertici del Suor Orsola Benincasa, da quando hanno capito che, per un’utile presenza nell’odierna giungla, era necessario
far scendere in campo i Tarzan
del pensiero non hanno perso un
solo minuto, reclutando il fior fiore di acrobatici “suonatori a vita”
per illuminanti “lectio magistralis”. Con la recente lectio, che ha
visto in cattedra Ciriaco de Mita,
il Suor Orsola, o meglio il Rettore
Magnifico Lucio D’Alessandro, ha
superato se stesso: dicono che
l’Aula Magna sia andata in ebollizione per il rientro ufficiale in
“Magna Napoli”, dell’ultimo
grande cervello della Magna Grecia: più “Magna che Grecia”, precisava Montanelli. Mentre i “senatori a vita” passano le loro giornate nel dormiveglia, con “sveglia incorporata” per votare le fiducie e riempire i vuoti di sfiducia con i loro “ex voti”, altra cosa
sono invece i “suonatori a vita”:
scampati alle guerre puniche, costoro se la suonano e se la cantano, regalando all’uditorio vecchi
spartiti, caccole e sbadigli. De Mita, ultimo filosofo dela Magna
Grecia, non riesce a liberarsi da
un neo, eminentemente filosofico, che lo penalizza: «conosce
molto bene le cose ma ne dimentica la verità intrinseca». Lo dimostrano anche alcune corbelle-
«
Ora che la Sanità
campana
è da naufragio
schettiniano,
Ciriaco
prende il largo
con la scialuppa
dello smemorato
rie magistrali della sua recente
lectio. «Io non credo - ha detto De
Mita - che i giovani hanno meno
opportunità di noi. Se non avessi
avuto una borsa di studio che mi
spingeva a fare gli esami ad ogni
appello non mi sarei laureato
nemmeno a 28 anni». Peccato però che abbia omesso di dire il resto: dopo la laurea, il “bamboccione” Ciriaco, trovò subito una
comoda poltrona, come “lavoratore socialmente utile” all’Eni,
grazie alle intercessioni di Fiorentino Sullo al presidente Enrico
Mattei. Una cosetta che gli ha
consentito di arrivare a fine mese per oltre trent’anni, senza mai
sedersi a una scrivania o vedere
una pompa di benzina. Passan-
do poi a temi più elevati, Ciriaco,
com’è solito fare, tra uno slalom
gigante e l’altro del suo pensiero,
ha precisato dalla cattedra del
Suor Orsola: «La rappresentanza
politica non è il voto, il voto è sola la misura della rappresentanza». Misura che è stata la sua quotidiana bussola politica dietro
l’insegnamento dei sui maestri
sofisti, per i quali: «L’uomo è la
misura di tutte le cose, di quelle
che sono in quanto sono e di
quelle che non sono in quanto
non sono». Difatti ai tavoli delle
trattative, lui occupava non solo le
poltrone che c’erano ma anche
quelle che non c’erano. Poi, il colpo di teatro, quando De Mita ha
detto di non capire. Possibile che
lui non capisse? Fortunatamente
si è subito ripreso, affermando di
non capire quei «governatori che
annunciano i tagli alla Sanità come se fossero una vittoria».
Chiarito l’arcano, si è anche capito che certi ricordi in lui non sono nitidi. Allora glieli rinfreschiamo noi: se oggi Caldoro, che non
ci sta certo simpatico, fa la figura
di Quintino Sella, è perché, ai
tempi della diarchia BassolinoDe Mita, il buco della Sanità era di
237 milioni di euro nel 2008, un
disastro cui si deve aggiungere la
dolorosa appendice, per altri centinaia di miliardi di euro, dell
Ospedale del Mare, in fumo per
colpa di manager e assessori, uno
fra tutti Angelo Montemarano,
mai “visto” da De Mita, quando
era “culo e camice” con Bassolino. Lo show demitiano al Suor Orsola si conclude con una perla:
«Sono un politico anomalo : forse non sono né un buon politico
né un buon pensatore. Ma le analisi senza spiegare le cause non
funzionano».
Il “suonatore a vita”, analista dalla nascita, oggi sorprendentemente si è accorto che «le analisi
senza spiegare le cause non funzionano»? De Mita che fa? Ora che
la Sanità campana è da naufragio
schettiniano, prende il largo con
la scialuppa dello smemorato?
Facile. E no, cazzo, salga subito a
bordo e ci faccia sapere quanti
malati per gli sprechi del passato
stanno nei corridoi degli ospedali. Dopo De Mita, è possibile sentire la lectio di Pomicino sui bilanci della Prima repubblica, di
Mancino sul 41 bis? Coraggio
D’Alessandro, il nostro è solo un
consiglio per gli acquisti.
SOLLECITAZIONI
la vignetta
di Malatesta
IL SUDISTA
Mimmo Della Corte
GLI IPOCRITI
ALLARMI
DEI LEGHISTI
Colmo
di fulmine
Diario stupendo
STANISLAW JERZY LEC
Idee contro
guardiani
«Bisogna moltiplicare
le idee al punto che
non vi siano guardiani
sufficienti per
controllarle».
(Stanislaw J. Lec,
scrittore e aforista
polacco. Da Pensieri
spettinati, 1957)
CORRADO ALVARO
Quei paesi
del Sud
«Tutti i paesi hanno un
Sud, voglio dire il Sud
dei problemi sociali,
generalmente a
economia agricola, più
povero del resto della
nazione, anche se
abbia risorse industriali
come nei paesi del
petrolio del Sud-est
europeo e in Levante...
Nei paesi del Sud di
tutto il mondo
persistono le più
antiche tradizioni. E
tutti i meridionali del
mondo, immessi nella
vita urbana, sono quelli
che buttano il più
presto e il più lontano il
carico delle tradizioni e
dei pregiudizi. Quasi
sempre passivi e
fatalisti, diventano
realizzatori.
E allora l’ambiente in
cui si trovano
immigrati rimprovera a
essi le qualità acquisite,
chiama invadenza ciò
che in altri loderebbe
come intraprendenza.
Mi torna sempre in
mente, quando sento
dell’intolleranza verso i
meridionali, il
fenomeno contrario:
degli uomini del Nord
incontrati in paesi
meridionali. Piccoli
impiegati, funzionari,
diventano nella città e
nei paesi del Sud gran
personaggi, riveriti,
invitati dappertutto e
festeggiati...».
(C. Alvaro, scrittore
e giornalista. Da Un
treno nel Sud, 1958)
DOMENICO REA
Ma quale città
europea?
«Ci riempiamo la
bocca di Napoli città
europea. Ma non
facciamo ridere i polli.
Nelle città europee i
lavori stradali si
eseguono di notte
quando il 90% della
popolazione dorme. I
camion che portano
latte, pane, ecc. alle ore
otto hanno compiuto il
loro giro. A Napoli c’è
sempre qualche
autotreno che scarica
tonnellate di roba in
barba all’automobilista
che se protesta corre il
rischio di ricevere pure
due buffi».
(D. Rea, scrittore
e giornalista. Da
Vivere a Napoli, 1993)
di RENATO ROCCO
La moglie cuoca
segue una falsa
pasta.
La moglie va presa
per il suo valore,
l’amante per il suo
prezzo.
I libri delle prostitute
cominciano tutti
con l’introduzione.
Il colmo
dell’astronauta:
che razzo fare?
Il colmo del soldato:
avere una vita
uniforme.
Il rimpianto
del vecchio marito:
io eros.
Il colmo dello stitico:
non l’ha fatta in
tempo.
Il bue dice cornuto
all’asino. È stata questa
la prima cosa che ho
pensato quando ho
letto il titolo, a caratteri
cubitali: “Allarme
pirateria napoletana
sul tesoro dei sindaci
del Nord”, con cui La
Padania, riprendendo
le affermazioni del
governatore del Veneto,
Luca Zaia, ha bocciato
la proposta del
governatore campano,
Stefano Caldoro, di
istituire - con le risorse
che i Comuni italiani
non hanno potuto
utilizzare per non
sforare il patto di
stabilità interno - un
fondo nazionale di
garanzia, affidato alla
gestione del Governo e
da cui attingere per
pagare le imprese
creditrici della pubblica
amministrazione.
La verità è che, se atti
di pirateria ci sono stati
in questo Paese
dall’unificazione ad
oggi, hanno seguito la
direttrice Nord-Sud e
non viceversa. Per chi
ha scarsa memoria, è il
caso di ricordare alcuni
fatti. Comincio
dall’inizio: la
spoliazione del Regno
del Sud di tutte le sue
ricchezze, finite nei
forzieri del nascente
Regno d’Italia; il
costante, mancato
rispetto della norma
che destinava al
Mezzogiorno il 40%
delle spese delle
aziende a
partecipazione statale e
dei ministeri (tranne
due volte in cui il
trasferimento ha
raggiunto l’1% del pil,
non si è mai superato
lo 0,5), trasformando
così, le risorse
dell’intervento
straordinario in
sostitutive, mentre
avrebbero dovuto
essere aggiuntive di
quelle ordinarie; le
opere pubbliche
nell’Italia del tacco
realizzate sempre da
imprese del Nord, con
quelle meridionali a far
da spettatrici; le risorse
destinate a incentivare
l’imprenditoria,
diventate manna per le
aziende settentrionali
che prima ne hanno
approfittato e, poi, nel
momento di difficoltà
hanno smantellato
baracca e burattini; la
svendita del Banco di
Napoli, ceduto per 60
miliardi di lire alla
Banca Nazionale del
Lavoro (solo il palazzo
di via Toledo ne valeva
100) e da questo
ceduto appena 2 anni
dopo all’Istituto San
Paolo per ben 1.700
miliardi; alla fiscalità
generale, per le
pensioni di anzianità
che va per il 75% al
Nord e per il 25% al
Sud; ai fondi ex Fas,
oggi coesione e
sviluppo, di
competenza per l’85%
dell’Italia meridionale,
che durante la crisi
sono stati utilizzati per
gli ammortizzatori
sociali e per pagare le
multe dell’Ue per le
quote latte in eccesso
prodotte dagli
allevatori padani; il
Fondo sanitario
nazionale che tiene
conto unicamente
dell’anzianità della
popolazione e finisce
nella stragrande
maggioranza nelle
casse delle regioni
settentrionali, per cui la
salute di un cittadino
padano vale molto più
di quella di un terrone.
E come, infine, non
chiedersi “da che
pulpito viene la
predica”, nel momento
in cui, mentre
incolpano il Sud di
“pirateria”, si è costretti
a registrare che la
Procura meneghina
accusa il presidente
leghista del Consiglio
regionale della
Lombardia, Davide
Boni, di aver dirottato
nelle casse del partito
almeno un milione di
euro di tangenti. Certo,
da garantista a tutto
tondo, non posso che
ritenere l’indagato
innocente fino a
sentenza definitiva, ma
si ricordino della
moglie di Cesare che
“non solo deve essere
onesta, ma deve
anche apparire tale”.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
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QUARTIERISSIME
CHIAIA, RIVOLUZIONE SHOPPING
Tradizione al tappeto
Crisi, fitti alle stelle e la carica delle griffe: chiudono i negozi storici. Così cambia
la mappa degli acquisti, in un valzer di cessioni, spostamenti e nuove aperture
Laura Cocozza
U
n lento ma inesorabile fenomeno sta
alimentando riflessioni a Napoli tra
imprese e associazioni: i negozi storici della città continuano a chiudere,
impoverendo, secondo molti, il tessuto commerciale del capoluogo. Se è vero che crisi e fitti alle stelle (aumentati secondo l’Ascom di oltre il 60% negli ultimi cinque anni) ne sono i principali responsabili, è anche vero però
che tra le cause riconosciute c’è una
sempre più diffusa massificazione delle preferenze d’acquisto. Boutique, caffè, librerie, sartorie di “tradizione” hanno già ceduto il passo a griffe internazionali e marchi del “fast fashion”. Ed
altri stanno per farlo.
Come Canestrelli, 75 anni di storia tra
ricami, merletti, filati e indumenti per
neonati, che a dicembre scorso si è visto triplicare il fitto del piccolo locale
di via Chiaia, meta immancabile per la
nobiltà napoletana, e che per questo
sarà costretto a chiudere.
Lo stesso motivo che ha portato alla
chiusura di Rita Paduano, storica vetrina di via Filangieri dedicata all’abbigliamento femminile da cerimonia e
da sera. Sempre a via Filangieri si trasferisce, da via Vittoria Colonna, Marianna Guerriero, sponsor dell’Arzano
volley, comune nel quale ha sede
l’azienda di calzature e borse in pelle,
nata come controterzista di grandi griffe e poi affermatasi sul mercato col
proprio marchio.
La notizia più clamorosa, non confer-
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CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
mata, ma che gira insistente tra i bene
informati è che Mariano Rubinacci
avrebbe deciso di chiudere la London
House di via Filangieri e di fittare i locali di cui è proprietario ad una nota
griffe internazionale.
Uno dei baluardi della sartoria napoletana, insomma, scomparirebbe proprio dalla città che lo ha allevato e reso celebre, preferendole Londra, Milano, New York e Tokio, città di certo
più facili da raggiungere per la clientela
internazionale del marchio.
Proprio a fianco, un’altra sorpresa:
Pinko dovrebbe cedere il posto a Prada, che vuole trasferirsi da via Calabritto, unificando negli 800 metri quadri del locale affacciato su via dei Mille, la collezione maschile e quella femminile. Eppure risale a soli quattro anni fa il corposo investimento (5 milioni di euro) con cui Pietro Negra, patron del marchio di abbigliamento
donna, sbarcò a Chiaia inaugurando
uno store innovativo, con specchi, pareti animate e sculture luminose, che
puntava a trasformare l’acquisto di un
capo di abbigliamento in una “esperienza sensoriale”. In via Santa Caterina a Chiaia, altro colpo alla tradizione
nostrana, questa volta orafa: la gioielleria Maffei è in cerca di acquirenti per
la sua attività commerciale. Due anni
fa fece molto scalpore la chiusura di
un’altra gioielleria di grande prestigio,
Knight in piazza dei Martiri. Dopo 150
anni di attività tramandata di padre in
figlio, l’ultimo discendente, Fabrizio
Knight decise di liquidare l’azienda di
famiglia a causa della “progressiva decadenza del gusto e del senso del bello tra i consumatori”. Un’amara constatazione, soprattutto se a farla è un
uomo considerato tra i napoletani più
eleganti e raffinati. Il caso scosse le coscienze al punto che l’allora commissario straordinario dell’Ascom, Tullio
Aperitivo con “piega” fino alle 22
Prossima apertura anche sulla Passeggiata Colonna, la caratteristica strada che
congiunge via Colonna con piazza Amedeo. Nei mesi a venire aprirà il nuovo
coiffeur "Migliardi parrucchieri" già presente al Vomero da 25 anni.
Promette di essere uno spazio raffinato, giovanile e coinvolgente, che nel fine
settimana si trasformerà un piccolo salotto, aperto fino alle 22 dove le nuove
clienti potranno sorseggiare un aperitivo mentre si faranno fare l’acconciatura,
per essere pronte a godersi poi la Napoli by night.
QUARTIERISSIME
In questa pagina, da sin: la London house di Mariano Rubinacci, il negozio Pinko e in
basso, l’ex negozio Marino ceduto a Trucchi.
Nell’altra pagina, da sin: lavori in corso per le nuove aperture Deliberti e Casa Infante.
In basso, la gioielleria Maffei e il negozio di ricami Canestrelli, in cessione.
Nunzi, chiese a Comune e Regione interventi “urgenti” a tutela delle botteghe storiche. Le richieste andavano
dal vincolo di destinazione d’uso per
i locali, che avrebbero dovuto continuare a svolgere l'attività tradizionale
anche con una proprietà diversa, alle
agevolazioni sui fitti e sulle imposte
comunali. Il tempo è trascorso, i negozi storici continuano a chiudere, ma
di provvedimenti neanche l’ombra.
Per un esercizio commerciale che
chiude ce n’è un altro che apre.
È così che proprio di fronte a Maffei e al posto
del negozio di abbigliamento maschile Marino,
che ha abbandonato il campo qualche
mese fa, arriva probabilmente a maggio un nuovo
punto vendita
Trucchi, l’antica
orologeria con sede in Piazza Trieste e
Trento, recentemente finita nel mirino della “banda
del buco”.
L’azienda, fondata nel 1907 dall’omonima famiglia, oggi è di proprietà di
Giovanni Restivo, imprenditore siciliano da generazioni nel settore dell’orologeria e gioielleria, che l’ha acquisita nel 2010. Restivo, insieme ai figli Francesco e Beatrice, ha accettato
la sfida “senza tempo” nel segno del
marchio Trucchi, ampliando la gamma di prodotti e programmando una
serie di nuove aperture, la prima delle quali è stata a Capri lo scorso maggio, a cui seguiranno quella di piazza
dei Martiri e contemporaneamente
quella di Roma.
Nuovo punto vendita pure per Luise
che dopo via Toledo e piazza dei Martiri apre anche a via Chiaia al posto di
un franchising Camomilla. Salgono
quindi a tre gli avamposti della gastronomia napoletana che con i suoi
arancini, croquette, timballi di pasta,
frittatine di tagliolini, rustici, calzoni e
paste al forno farà felici gli amanti del
cibo da passeggio.
Da Toledo a via Chiaia arriva anche
Casa Infante, che fa il bis con la gelateria artigianale, dopo la recente apertura di fronte la Galleria Umberto.
Sempre a via Chiaia, partendo da Toledo, aprirà a breve anche Gutteridge,
il marchio di abbigliamento maschile
fondato a Napoli da un emigrante dello Yorkshire nel seconda metà degli anni '70 e da tempo passato al gruppo Capri Srl
di Salvatore Colella,
già licenziatario
del brand Alcott.
E, tanto per non
smentire Luciana Littizzetto
quando dichiara “Altro che
fiori, mazzi di
scarpe vogliono
le donne”, non
conosce ostacoli
l’ascesa in città del
marchio licenziatario
di calzature di lusso Deliberti che pianta un’altra
“bandierina” a via Dei Mille, al posto
del negozio d’abbigliamento Cruising,
proprio di fronte ad un altro suo punto vendita e a pochi passi da quello di
via Carducci. Senza contare quello di
via Chiaia.
Si “allarga” anche Michele Franzese,
brand di abbigliamento dell’omonimo proprietario originario di Santa
Anastasia, che raddoppia le vetrine in
via Morelli. Sempre in questa via, c’è
anche un gradito ritorno: ha aperto la
boutique di guanti Piumelli, un’azienda espressione di grande artigianato
nata nel 1958 come piccolo laboratorio nel quartiere dei Guantai e poi
espatriata a Milano dove dal 2003 riscuote successo presso una clientela
internazionale. Le donne napoletane
sapranno apprezzarne la scelta dei
pellami, dei modelli e dei colori spesso inconsueti.
Rocco Ruggiero Il progetto:
e i volontari
un fashion
di Sant’Orsola show a Chiaia
Oggi c’è una massa di gente che
vive il presente senza progetti e con
un ricordo sbiadito del passato. Il
Festival di Sanremo è l’apoteosi di
questa società che non ha una
visione del bene comune. La società
attuale è profondamente
imbarbarita, non crea nuovi valori e
deturpa quelli ricevuti dal passato;
ora, una siffatta società che pensa
solo al profitto ed al consumo, può
avere una visione del bene comune?
Eppure, ci sono persone che
pensano che la nostra vita è anche
degli altri.
Un gruppo di laici, guidati dal signor
Rocco Ruggiero, appartenenti alla
Chiesa di Sant’Orsola a Chiaia, ha
aiutato nei mesi più rigidi di
quest’inverno - e continua a farlo persone che dormono sotto i portici
di via Domenico Morelli, quelli della
Feltrinelli, accanto all’ingresso de “Il
Mattino”, ed altri posti vicini
portando loro abiti, coperte, cibi
caldi. Portando loro soprattutto il
dono di una parola amica che
dimostri come nessuno appartenga
solo a sé stesso. Sono gruppi di
aiuto formati da persone che
condividono problemi ed idee e
decidono insieme di aiutare i più
bisognosi, i più abbandonati: una
risposta dal basso all’indifferenza
della società ed alla insufficienza
dei servizi. Un’opera encomiabile e
silenziosa di solidarietà, fatta
spesso tra l’indifferenza dei più nelle
strade luccicanti e rumorose della
movida.
AURORA CACOPARDO
Una “notte bianca” completamente
dedicata alla moda nel cuore di
Chiaia. Il fashion system partenopeo
fa comparto per la “Soirée de la
Mode”, un evento che mira ad unire
culture, professionalità e mezzi
all’interno di un contenitore
sapientemente costruito per dare
visibilità internazionale alla città di
Napoli e alle sue eccellenze. Il
progetto nasce dalla ventennale
esperienza manageriale nell’ambito
della moda di Frédérique d’Abbronzo,
fashion maneger franco-napoletana.
A settembre, prima della settimana
della moda milanese, il quartiere
Chiaia, nell’area compresa tra piazza
Amedeo e piazza dei Martiri,
attraverso gli snodi cruciali di via dei
Mille, via Filangieri, via della
Cavallerizza, via Carlo Poerio, via
Calabritto e via Chiaia, si dovrebbe
trasformare per 24 ore in un fashion
show a cielo aperto, una maxi Ztl
della moda, dove gli esercizi
commerciali resterebbero aperti al
pubblico fino a mezzanotte. Nei vari
punti del percorso si terrebbero
performance artistiche,
rappresentazioni e sfilate di moda con
un vero e proprio “red carpet”
allestito in via dei Mille dove sono
previste diverse “gift room”, “stanze
regalo” che permetterebbero agli
sponsor di distribuire cadeaux e fare
product placement per pubblicizzare il
proprio marchio. Previsto un main
sponsor per l’evento che, come un
vaso di Pandora, dovrebbe portare
alla ribalta nazionale il meglio del
fashion system partenopeo.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(15)
QUARTIERISSIME
QUESTIONE STADIO
Nuovo San Paolo? Solo propaganda
Rita Giuseppone
Già nel 2010, quando l’Italia
era una delle candidate in
lizza per ospitare gli Europei
del 2016, l’assessore allo Sport
della giunta Iervolino, Alfredo
Ponticelli, presentò un piano
dettagliato di ristrutturazione
del San Paolo. Nuova copertura, nuovi spalti (più vicini al
campo grazie all’eliminazione della pista di atletica), 82
skybox e più posti per i disabili, in una capienza totale di
65.000 spettatori, il tutto al
(16)
costo di 80 milioni di euro.
Alla fine per Euro 2016 l’ha
spuntata la Francia, ma da
allora si continua a parlare
dell’ipotetica ristrutturazione
dell’impianto di Fuorigrotta
che, dall’inaugurazione del
1959, è stato “ritoccato”,
male, secondo alcuni, solo
per i Mondiali del ‘90. Anche
Chiaia Magazine, nel numero
di novembre 2011, aveva
fantasticato sul nuovo stadio,
proponendo le migliori soluzioni già applicate negli
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
impianti più belli e moderni
d’Europa. Non poteva resistere al fascino di far sognare ai
napoletani un nuovo stadio
neppure il sindaco De Magistris che, dall’inizio del suo
mandato, è intervenuto a
scadenza quasi mensile sulla
questione, arrivando a promettere per fine dicembre
2011 la presentazione di un
piano (concordato col presidente azzurro De Laurentiis)
che però non è arrivato. Nel
frattempo, solo idee, ma ben
confuse: nuovo stadio a
Ponticelli, oppure a Casoria,
mentre ogni impianto che ha
ospitato le trasferte del Napoli
durante la Champions League sembrava dover essere il
modello da seguire per la
ristrutturazione del San
Paolo. Struttura, quest’ultima,
in realtà ancora antiquata,
priva dei famigerati tabelloni
elettronici (anche questi
protagonisti di una querelle
infinita tra Comune e Società), il cui impianto fognario
salta ad ogni acquazzone.
Sulla questione è intervenuto
a gamba tesa l’assessore
regionale all’Urbanistica,
Marcello Taglialatela (nella
foto), che ha accusato il sindaco di “utilizzare la notizia
di un nuovo stadio per conquistare i titoli di giornali
senza aver ancora prodotto
alcun progetto serio che
preveda costi e indichi finanziamenti”. Taglialatela, reduce dalla trasferta azzurra allo
Stamford Bridge, ha elogiato
l’impianto londinese (che
ospita le partite del Chelsea
dal 1905 e nel 1997 è diventato di proprietà della società
Chelsea Pitch Owners dopo
una campagna per il finanziamento). “Le sue performances - ha detto l’assessore sono ben note a molti tifosi
napoletani. Il San Paolo,
invece, è un esempio di come
sia possibile dilapidare 220
miliardi di vecchie lire erogate
in occasione dei mondiali del
‘90”. Insomma, dopo sogni e
soldi andati in fumo, ora si
cercano capitali privati per il
project financing, in attesa di
un progetto concreto che
metta tutti d’accordo.
STORIE&TERRITORI
POZZUOLI
Rione Terra, quel borgo fantasma
Rosario Scavetta
Doveva essere il simbolo
della ricostruzione post-bradisismo: stiamo parlando del
completamento dell'ambizioso restauro della caratteristica ed antica rocca puteolana, che sovrasta lo
splendido golfo di Pozzuoli,
programmato per lo scorso
anno. Ma purtroppo la tanto
sospirata riqualificazione del
Rione Terra, cominciata l’11
gennaio 1992, stenta a completarsi, al punto tale da posticipare la riapertura della
storica cittadella a data da
destinarsi. Colpa della gravissima crisi finanziaria della Regione Campania, si dice,
che ha messo in forse il prosieguo dei lavori, bloccando
l'erogazione dei fondi europei, necessari per il completamento dell'opera. Allo
stanziamento degli ultimi 11
milioni di euro, già finanziati ed utilizzati per la realizzazione del nuovo campanile e
il completamento degli scavi, vanno affiancati altri 92
milioni, indispensabili per
completare le strutture ricettive e le strade di accesso al
mare; ma senza garanzie da
parte della Regione, il mastodontico “progetto” Rione
Terra a Pozzuoli rischia definitivamente la chiusura . Un
tesoro archeologico intorno
al quale da troppo tempo
non si riesce a trovare una
soluzione definitiva e come
spesso accade nel nostro
Paese, dopo lo stallo, oltre il
fallimento totale dell’impresa, il rischio è la perdita di
posti lavoro: sono più di cento gli operai e i tecnici che
potrebbero, da un giorno all’altro, trovarsi in cassa integrazione. Le ripercussioni
più gravi, ovviamente, si
stanno verificando nel settore turistico a causa del mancato completamento del percorso archeologico. Sospese
le passeggiate su prenotazio-
La grave carenza di
fondi che affligge la
Regione Campania
ostacola il
proseguimento dei
lavori di
riqualificazione
dell’antica rocca
cominciati vent’anni fa
Un sito per non dimenticare
Una fiaccolata e un sito internet per
ricordare lo sgombero della rocca flegrea
avvenuta 42 anni fa, il 2 marzo 1970, a
causa del bradisismo. Nella serata dello
scorso 2 marzo, alcune associazioni e
movimenti flegrei, insieme ai residenti,
hanno attraversato parte della città di
Pozzuoli per raggiungere l'ingresso della
rocca, allo scopo di ricordare, lo sgombero di oltre tremila persone dal quartiere simbolo della città. Mentre, quasi
contemporaneamente, da un’idea del
giornalista Ciro Biondi, è nato www.bradisismoflegreo.it, un sito internet per
raccogliere la memoria dei puteolani e
per far conoscere dettagliatamente il
fenomeno bradisismico.
Il sito è proposto dalle associazioni Lux
in Fabula, Ludopolis, Dialogos, Laboratorio Puteoli e dai videomakers di BraInHeart ed ha l’obiettivo, così come si
legge nelle sue pagine, di far conoscere
ai giovani - e non solo - le vicende e le
ricadute sulla città delle crisi sismiche
degli anni ‘70 e negli anni ‘80. Il sito è
interattivo e chiunque potrà richiedere,
nel caso avesse materiale a disposizione
(foto, video, disegni, racconti ecc.),
l’inserimento del proprio contributo
inviando una e-mail a:
[email protected].
• Residenti in piazza per il Rione Terra
• Un particolare dei lavori (foto di Nicola Buono)
ne. Telefonando al numero
verde 848.800.288, in bella
mostra sul portale dei beni e
delle attività culturali della
Regione Campania, i gentili
operatori rispondono: “L'ingresso all'area archeologica
sotterranea nell'acropoli di
Pozzuoli non è più di nostra
competenza”. Quindi, almeno per ora, non è possibile
ammirare le dimore, le botteghe, le costruzioni barocche e i viottoli incantevoli del
“presepe” puteolano, abbandonato nel 1970, abitato all'epoca da artigiani e pescatori, ed oggetto nel corso degli anni di numerosi saccheggi. Dopo il terremoto del
23 novembre del 1980, come
spiega lo storico flegreo Raffaele Giamminelli, “il complesso episcopale divenne
preda di procacciatori di
opere d’arte che, tramite
spoliazione, prima occultatamente e poi vandalicamente, sottrassero tutto
quanto era possibile asportare”. Anche l'ambizioso
progetto di creare sette piccoli nuclei alberghieri, un
centro congressi e palazzi di
rappresentanza ha subito
una brusca battuta d'arresto.
Inutili i punti di sosta per gli
autobus, il tentativo di potenziare la linea Cumana e la
fermata del metrò del mare
(un tempo) creata ad hoc.
Sfuma la prospettiva di ripresa del sistema economico
dei comuni flegrei, particolarmente provato dalla inevitabile crisi finanziaria: l'alternativa per molti giovani
disoccupati era riposta proprio nei progetti di rilancio
turistico della zona. L’inaugurazione dell'antica rocca,
doveva avvenire entro giugno 2011. Si era scelta un data memorabile, simbolo stesso della storia dei Campi Flegrei: i giorni celebrativi del
bimillenario dell'approdo di
San Paolo a Pozzuoli. Ma il
“miracolo” non c’è stato.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
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CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
anno IV numero 3 - marzo 2012
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Caro tariffa, stop
ai falsi incidenti
editoriale
di Marco Mansueto
LE VIRTÙ POSSIBILI
DELLE MULTE
Non sono abituato a citare il lavoro da
me svolto nell’Assemblea cittadina
come consigliere comunale. Stavolta,
tuttavia, è il caso di fare un’eccezione
alla regola perché reputo che valga la
pena promuovere un’idea destinata
probabilmente a rivelarsi utile. La proposta, che è contenuta in un’interrogazione urgente,
da me indirizzata di recente al Sindaco, all’assessore
alla Sicurezza e a quello al Bilancio, è facilmente
realizzabile: si tratta di ottimizzare i proventi derivanti
dalle sanzioni relative alle infrazioni al Codice della
Strada, destinando queste quote ad incrementare, sia
pure in forma temporanea, l’organico della Polizia
Municipale partenopea.
Un’idea che parte da un antefatto: nel 2010 il Comune
ha espletato un concorso per l’assunzione di 270
nuovi caschi bianchi e in questa occasione molti
candidati sono risultati idonei ma non vincitori.
Un peccato non utilizzare queste preziose risorse
umane! Una via d’uscita, peraltro, la suggeriva proprio
il Codice della Strada (al comma 5 bis dell’art. 208 e
successive modifiche) che prevede che le entrate
prodotte dalle multe stradali possano anche essere
utilizzate per «assunzioni stagionali a progetto nelle
forme di contratti a tempo determinato e a forme
flessibili di lavoro».
Da qui lo spunto, evidenziato nell’interrogazione, di
indirizzare i proventi in questione alla costituzione di
un fondo che consenta la stipula di contratti a tempo
determinato e stagionali, possibilmente a beneficio dei
meritevoli giovani, risultati idonei al concorso del
2010. Se ne ricaverebbe un doppio vantaggio: quello
di irrobustire le forze in campo dei vigili urbani, potenziando automaticamente il controllo del territorio e le
attività del Corpo a beneficio della città, e si realizzerebbe una concreta opzione occupazionale, ancor più
apprezzabile perché dedicata a dei giovani in gamba,
valorizzandone le capacità.
L
a recente indagine di “Altroconsumo” sulle tariffe assicurative di 50 compagnie prese in
esame, ha confermato la profonda ingiustizia che ogni automobilista e motociclista partenopeo subisce per il solo fatto di risiedere all’ombra del Vesuvio. I dati del
2011 confermano infatti Napoli come città più
cara d’Italia, in cui il premio medio per stipulare una assicurazione per la sola responsabilità civile obbligatoria per un uomo di 35 anni si attesta sui 1.309 euro. A fronte dei 698
euro che lo stesso soggetto pagherebbe a
Roma o Palermo e dei soli 522 euro che tocca sborsare ad un milanese di pari età. Ancor
più preoccupante è la tendenza che ha visto
lo scorso anno crescere ulteriormente questo
“spread” tra Settentrione e Meridione d’Italia.
L’aumento medio del premio assicurativo per
lo stesso profilo di guidatore è stato, a Napoli
nel 2011, del 9,2% contro lo 0,38% di Milano. A porre un freno a questo fenomeno la
proposta di riforma del settore inserita nel
“Decreto liberalizzazioni” del Governo Monti
che, tra emendamenti e tentativi di ostruzionismo bipartisan, dovrebbe costituire un’arma
importante per partenopei e non solo. Tuttavia dall’ultima “riforma liberalizzatrice” del settore, del 1994, l’aumento dei premi assicurativi ha raggiunto quota 450% e quindi viene
naturale domandarsi quanto possa essere ef-
Convegno sui Trasporti
Organizzato dalla Faisa-Cisal
si è tenuto, recentemente,
nell’Antisala dei Baroni al
Maschio Angioino, un convegno dal tema di centrale
attualità in Campania: “I
servizi minimi del Trasporto
Pubblico Locale”.
All’evento, che ha visto la
partecipazione di un pubblico
attento e competente, sono
intervenuti: il giornalista Ciro
Crescentini, il segretario
regionale Cisal Carlo Giordano, il consigliere del Popolo
della Libertà al Comune di
Napoli Marco Mansueto e
l’assessore regionale ai
Trasporti Sergio Vetrella. Nel
corso dell’incontro è emerso,
in tutta la sua complessità e
urgenza, il nodo qualità del
trasporto pubblico, tematica
ancora più spinosa se si
pensa alla politica dei tagli
adottata dal governo Monti e
alle difficoltà economiche in
cui il governo regionale si è
venuto a trovare.
Il segretario Cisal Giordano
ha evidenziato nel suo intervento i problemi concreti che
si trovano ad affrontare le
varie categorie del trasporto
pubblico; il consigliere
Mansueto, invece, ha rimar-
cato la necessità del completamento del tratto metropolitano Secondigliano-Piazza
Garibaldi, in modo da arrivare
in tempi rapidi ad un'integrazione con il sistema ferroviario regionale. “Occorre
pensare ad un sistema di
trasporti che per la vastità
del territorio e il bacino
d'utenza - ha detto Mansueto
- non può che essere di
dimensione regionale. Una
metropoli che vuole affermare il proprio ruolo in Europa,
deve dotarsi in tempi ragionevolmente rapidi di un
sistema di trasporti integrato
ficace l’intervento del Governo su questo tema. Giovanni D’Antonio, vicepresidente della “Casa del Consumatore Campania”, sulla
questione ha le idee chiare: “Trovandosi le
compagnie assicurative costrette, ceteris paribus, ad applicare lo stesso prezzo su tutto
il territorio nazionale per gli automobilisti più
virtuosi, questi si troverebbero, se la riforma
passasse, ad usufruire effettivamente di tariffe concretamente più basse”. E, con la possibilità di ulteriori sconti previsti dalla riforma
per chi intenda dotare il proprio veicolo di una
scatola nera, “si potrebbe aprire una nuova
frontiera del controllo sulle perdite finanziarie
dovute a truffe e incidenti falsi, che attualmente le compagnie stimano nella misura di
70 miliardi annui, e alla quale imputano il caro-tariffa”. Cifra destinata a scendere anche
grazie alla proposta di istituzione di un registro dei testimoni e all’inasprimento previsto
delle pene per le testimonianze false. Circostanze che porteranno, secondo D’Antonio,
ad un contenimento delle frodi ai danni delle
compagnie le quali, non afflitte dalla perdita
di liquidità, dovranno procedere all’abbassamento delle tariffe per non perdere quote di
mercato.
(Per saperne di più è possibile consultare il sito www.casadelconsumatorecampania.it)
ferro-gomma che possa
decongestionare il più possibile il sistema viario di
superficie ed accelerare i
tempi di percorrenza, non
tralasciando i livelli minimi
sicurezza”. Appassionato e
articolato l’intervento conclusivo dell’assessore Sergio
Vetrella che, snocciolando
dati ed esempi, ha affrontato
le criticità del settore Trasporti partendo dall’eredità
lasciata dalla gestione
Bassolino, fino a toccare i
problemi legati al grosso
deficit economico determinato sia da politiche scellerate
del passato sia dall’inciviltà
di tante persone che non
pagano il biglietto. (cm)
Armando Yari Siporso
Anno IV n. 3 - marzo 2012
Periodico edito da Associazione
Napoli - Via Carlo Poerio 89/A
Direttore editoriale
MARCO MANSUETO
Direttore responsabile
ALESSANDRA FABBRONI
Comitato del Garante dei lettori
Raffaele Bellucci, Giuseppe Savona
Gabriella Napoli
Grafico
Tony Baldini
Stampa
Centro Offset Meridionale srl - Caserta
Reg. Tribunale di Napoli n.7 del 03/02/2009
Iscrizione al Roc n.16538
MOBILITÀ
LINIZIATIVA
Pulminati,
bus salvavita
Contro le stragi del sabato sera, tre ragazzi
hanno ideato il modo di brindare in sicurezza
Espedito Pistone
N
el fine settimana, si sa, c'è
chi riposa e chi lavora. Il
sabato di Checco Smile,
Enzo Move One e Fabio
Move Two, al secolo Francesco Carrese, Enzo Castaldi e
Fabio Bassi, comincia presto.
La mattina c'è da fare il
punto della situazione,
ricontrollare il numero dei
partecipanti, l'itinerario e gli
orari per l'andata e per il
ritorno. Il pomeriggio, assicurarsi che i pullman siano
pronti e in numero sufficiente. Checco, Enzo e Fabio
sono figli della loro idea che,
da organizzazione per lo
spostamento di masse di
ragazze e ragazzi da e per le
discoteche più rinomate
della Campania, si è trasformata in stile di vita. “Pulminati” sono loro e “Pulminati”
sono i ragazzi che accettano
gratuitamente di essere
prelevati e riaccompagnati a
domicilio per trascorrere
una serata in discoteca.
In Italia quasi il 60 per cento
degli incidenti del sabato
sera, attribuibili allo “stato di
ebbrezza”, si verifica tra le
ore 22 e le 7. Il dato, nonostante sia tendenzialmente
in calo, è tra i più elevati in
Europa. “Il Pulminato spiega Checco Smile - non si
muove mai da solo, ma
come tutte le specie più
evolute, ha capito che il
modo più efficace e conveniente è quello di muoversi
in gruppo. Così facendo si
scrolla di dosso tutti quei
problemi in cui si può incappare in un qualsiasi sabato
sera o altro giorno della
settimana”. I vantaggi dei
Pulminati sono diventati
verbo sulle tratte che collegano il centro città ai litorali
dove si balla fino all'alba:
1. Cominci a stare con i tuoi
(22)
amici già nel
percorso
verso il locale.
2. Conosci
nuovi amici
già prima di
entrare nel
locale.
3. Si elimina
la sosta nei
baretti pre-locale perché le
prime bottiglie si stappano a
bordo.
4. Eviti di adottare un astemio per il week end che ti
faccia da autista.
Se non basta, gli animatori
dell'associazione Bavolina
che ogni fine settimana
mette comodi i Pulminati
nei Bus-Sharing, hanno altri
buoni motivi per convincerti
a lasciare l'auto a casa.
“L'autista guida e tu brindi e
brindi e brindi - sottolinea
Checco - L'autista guida e tu
bevi e bevi ancora. L'autista
guida e tu dormi. L'autista
guida e tu intrattieni rapporti
interpersonali, anche intimi,
nei limiti del possibile. Per
non parlare del risparmio
Tra un brindisi
e l’altro il bus
dei Pulminati
riaccompagna
a casa i
giovani
napoletani
dopo le nottate
ad alto tasso
alcolico in
discoteca
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
per la benzina e il costo del
parcheggio e, soprattutto,
della disperata ricerca del
parcheggio”. Insomma, alla
fine si fa fatica a farli scendere dal bus i partecipanti, per
il troppo divertimento a
bordo. Francesco Carrese,
diffonde “smile” e consigli.
Intanto, ha fatto della sicurezza stradale l'oggetto della
sua tesi di laurea che presto
discuterà. Poi, grazie a questa sua intuizione, ha ricevuto un finanziamento dall'Università Federico II, per
spiegare ai suoi colleghi di
studio, quanto sia rischioso il
rientro a casa dopo una
notte di divertimento sfrenato in discoteca. Checco farà
strada, così come i suoi
amici, anche per chi non ce
l'ha fatta ed ha sciupato
senza volerlo la sua e l'altrui
vita in un sabato notte. Con
la sua iniziativa non chiede, i
soldi del noleggio bus vengono rimborsati dai locali dove
porta i ragazzi, ma dà sicurezza e sorrisi. Uno “smile”
che rassicura e ti riporta
sano e salvo a casa.
Incidenti stradali:
11 morti al giorno
C’è una organizzazione
non governativa americana, il
National Safety Council, che
si diverte, e diverte, aggiornando ogni anno una singolare statistica: quella sulle probabilità di morire a causa di
eventi tra i più disparati. Si va
dall'attacco di un puma (1 su
32.000.000) alla puntura di
un'ape (1 su 15.000.000); dal
colpo di sole (1 su 950.000) al
colpo di fulmine (1 su
2.320.000). La voglia di ridere
passa, però, scorrendo le classifiche. Al punto quattro si posiziona la possibilità di interrompere l'avventura terrena
per mezzo di un incidente
stradale: una persona su 85 si
trasferisce all'altro mondo
stringendo un volante, oppure per colpa di chi quel volante lo governa distrattamente
o con i sensi compromessi da
alcol e droga. La strage è “quotidiana” e “settimanale”. Secondo gli ultimi dati Istat-AciMinistero dell'Interno disponibili, nell'ultimo anno preso
in considerazione, il 2010, il
totale di incidenti - ben sopra
la soglia dei duecentomila - fa
segnare un modesto decremento della mortalità di poco
meno del 2%. Il che significa
più di quattromila morti,
mentre i feriti, oltre trecentomila, sono calati appena
dell’1,5%. Il numero degli incidenti sfiora la cifra giornaliera di seicento, con 11 morti e più ottocento feriti. Per la
prima volta è stato diffuso un
approfondimento per la
Campania, alla cui realizzazione hanno collaborato le
cinque Prefetture, insieme all'Istat e agli Osservatori provinciali per il monitoraggio
degli incidenti stradali determinati da eccesso di velocità.
Ebbene, c'è poco da essere
tranquilli. Nel 2010 si sono verificati in Campania più di 11
mila sinistri che hanno causato la morte di 250 persone e
il ferimento di oltre 17 mila.
Occorre sottolineare che si è
registrato un decremento rispetto al 2009, rispettivamente, di quasi il 6 e poco più del
4 per cento. Mentre il numero dei morti, per fortuna, ha
fatto registrare un decremento di maggiore entità, superiore all'11 per cento. In termini relativi, la diminuzione
più consistente degli inciden-
ti si riscontra nella provincia
di Napoli (-8%), mentre in
quella di Benevento si è registrato un forte aumento
(+10%). A Napoli risultano in
diminuzione anche i feriti (7%) e soprattutto i morti (26%). Il numero dei morti è
costante a Benevento, mentre è in aumento ad Avellino
(+12%) e soprattutto a Salerno
(+23%), dove sono leggermente diminuiti i feriti (-3%).
Un aumento del numero dei
feriti si evidenzia in particolare nelle province di Avellino
(+3%) e Benevento (+3%). C'è
solo un piccolo ma non trascurabile particolare, denuncia Giordano Biserni, presidente di Asaps, l'Associazione
sostenitori ed amici della polizia stradale, dal sito ufficiale:
“L’analisi dei puntuali dati
soffre anche nel 2010 della
mancanza di un elemento base, la sinistrosità connessa all’abuso di alcol e droga alla
guida”. Per questa ci viene in
soccorso l'Osservatorio nazionale dell’alcol, che ha condotto uno studio dal titolo:
“Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia”. I
risultati sono stupefacenti. Tra
quanti frequentano assiduamente i locali notturni (più di
12 volte nell’anno) la quota di
quelli che dichiarano un comportamento di consumo a rischio è altissima. Se consideriamo soltanto i maschi, sono
il 35% (rispetto al 24% di coloro che non vanno in discoteca), mentre tra le donne tali quote sono, rispettivamente, il 14%, il 6%. La questione
si complica per l'accertamento dell'uso di sostanze stupefacenti. Se in 24 ore si possono smaltire i fumi dell’alcol ed
evitare le conseguenze del caso, per le droghe ci sono ancora più agevoli vie di fuga dal
Codice: gli esami clinici non
sono in grado di accertare la
positività a sostanze stupefacenti o psicotrope tali da consentire la contestazione di
guida in stato di ebbrezza,
perché la positività non sarebbe indicatore di assunzione in limiti temporali tali da
interagire con la conduzione
di un veicolo. Insomma, una
persona potrebbe aver sniffato cocaina al mattino ed averne perfettamente smaltito
l’effetto nel pomeriggio.
CHIAIA MAGAZINE •MARZO 2012
(23)
BANCONOTE
REGIONE, CONTI IN TASCA
Turismo, 50 milioni per la formazione
Regione ed
80 provenienti dal
Fondo nazionale infrastrutture;
150mln di
euro per le
filiere auto
motive ed
aerospazio.
Serviranno a supportare
ricerca industriale e sviluppo economico, con la concessione d’incentivi per
aggregazione di imprese e
consolidamento delle due
filiere ad ognuna delle quali
andranno 70 milioni, mentre gli altri 10 saranno destinati ad attività di formazione. La stessa filosofia muove anche il progetto della
istituzione del “Polo della
manutenzione” per i settori
dell’aerospazio, ferroviario
e cantieristico.
Nel Palazzo
della Regione
Campania
grandi manovre
per il comparto
turistico:
stanziati fondi
per creare una
scuola modello
Losanna
Domenico Cortese
L
a situazione economico-finanziaria in Regione Campania, ma anche al di là dei
nostri confini, resta pesante, perché la crisi internazionale continua a mordere,
a complicare la vita delle
Istituzioni ed a rendere
estremamente dura la strada per lo sviluppo. Ciò
nonostante qualche lampo
in fondo al tunnel inizia a
vedersi. Tant’è che tra risorse nazionali, regionali e
comunitarie impegnate
dalla Regione, sono ben 10
miliardi e 500 milioni gli
euro messi a disposizione
della Campania da Palazzo
Chigi e da Palazzo Santa
Lucia. Da qui, l’idea di dare
il via da questo numero di
Chiaia Magazine ad una
sorta di riepilogo mensile
delle risorse che sia il Governo nazionale che quello
regionale decidono d’investire nella speranza che la
Campania da ex, possa
tornare ad essere “regio
felix”.
solo la Lombardia, cui
andranno 16milioni e
861mila euro). Serviranno
all’amministrazione regionale per dare esecutività ai
contratti di programma con
gli enti locali; 70 mln di
euro destinati ai Comuni
che hanno ospitato ed
ospitano gli impianti di
trattamento e smaltimento
dei rifiuti urbani dovranno
servire alle compensazioni
ambientali. Possono, finalmente partire i primi interventi del programma del
2008; 9mld e 900mln euro
quale quota parte del Fondo
Sanitario nazionale 2012,
145mln in più rispetto alla
cifra ricevuta l’anno scorso.
Fondi regionali
Sicurezza. 7 mln e 700mila
euro, per interventi finaliz-
Per il piano casa
dal Governo arriveranno
in Campania oltre
12 milioni di euro;
il comparto Trasporti,
invece, verrà rafforzato
e razionalizzato
con 286 milioni
di fondi regionali
Fondi governativi
12 mln e 662mila euro per il
piano casa (prima di noi,
(24)
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
zati alla sicurezza sismica
degli istituti scolastici: asili,
elementari e medie (7 scuole ad Avellino, 6 a Benevento, 2 a Caserta, 5 a Napoli e
7 a Salerno); 850mila euro
per il miglioramento della
sicurezza urbana. Le risorse
andranno a tredici progetti
presentati da Comuni singoli o associati. Fra questi 4
comuni (Cardito, Marano di
Napoli, San Giorgio a Cremano e Volla) hanno già
ottenuto il finanziamento
per il 2008 e 2009, mentre
gli altri nove sono contributi per il 2010; due associazioni: Calitri e Lioni, Cetara
e Vietri sul Mare hanno
ricevuto finanziamenti per
70mila euro, altrettanti per
Salerno unico capoluogo
campano ad ottenere i
fondi.
Trasporti. 286 mln di euro
ai trasporti locali di cui
14milioni e 300mila serviranno a razionalizzare, ed
efficientare i trasporti locali
ed a garantire la copertura
di quelle tratte sprovviste di
collegamento ferroviario;
150mln di euro serviranno
al completamento del collegamento della tangenziale
di Napoli al porto di Pozzuoli. Opera che è parte del
Piano regionale di sviluppo
dei trasporti intermodali ed
interessa numerosissime
aziende. Progetto che ha un
costo totale di 153,9milioni,
di cui 73,9 a carico della
Comunità Montane. 17mln
e 400mila euro alle Comunità Montane, per il finanziamento delle loro spese
correnti, compresi gli stipendi per il personale amministrativo.
Coppa America. 8milioni e
200mila euro all’organizzazione e alla realizzazione
della “America’s Cup World
Series” nel Golfo di Napoli.
Pesca. 50mln di euro a
disposizione per il settore
Pesca dall’Ue. La Regione
Campania, confermandosi
la prima nel Sud e fra le
prime 5 d’Italia per la spesa
dedicata al comparto, ha già
predisposto i bandi per la
loro utilizzazione: 9 mln
serviranno a dar vita ai
Gruppi di azione costiera;
15mln alla creazione e
all’ampliamento degli impianti di acquacoltura; 5
mln alla pulizia dei fondali,
miglioramento delle condizioni di lavoro dei pescatori
e sicurezza alimentare; 2
mln per consorzi d’impresa
di pesca professionale e
organizzazioni dei produttori; 4 mln alla costiera; 2
all’ammodernamento delle
imbarcazioni; 5 mln alla
valorizzazione dei porti e
dei luoghi di sbarco e 5 alla
promozione e all’avvio di
progetti pilota nel comparto.
Turismo. 50 mln di euro per
formare nuove figure professionali legate al settore
turistico. Una parte di tali
risorse sarà finalizzata alla
creazione in Campania di
un istituto scolastico per
l’alta formazione sul modello della scuola di Losanna e
per sostenere la riqualificazione degli stagionali ed
allungare la stagione turistica.
Edilizia e formazione. 5
mln di euro per allestire due
centri sperimentali per lo
sviluppo di competenze per
l’edilizia e l’informazione
tecnologica.
Piano per l’occupazione.
469.500 euro per dare il via
libera a 71 nuove domande
di incentivo nell’ambito del
piano per l’occupazione di
cui 159mila realtivi alla
misura “più sviluppo più
lavoro” e 310milioni in
quella “minimi termini”.22
mln di euro dai Patti formativi locali approvati nel 2008
come forma di sostegno
all’occupazione sono, infatti, andati perduti. Di conseguenza la dotazione complessiva a disposizione delle
cinque azioni previste si
riduce dagli originari 57
mln ai 35 attuali.
Le criticità
Va sottolineato che siamo
solo all’inizio ovvero alla
delibera d’impegno di
spesa. E da questo all’effettivo utilizzo delle cifre
indicate, il passo non è
breve e neanche facile.
Per utilizzare queste risorse,
infatti, non basta firmare
un assegno - ovviamente
non trasferibile così come
impone la legge per gli
assegni bancari - ma è
necessario definire, sulla
scorta dell’iniziativa da
assumere, “bandi”, mettere
in piedi gare d’appalto e
così via. Del resto, non
sarebbe la prima volta - e il
timore che potrebbe non
essere neanche l’ultima che risorse già pronte per
essere investite, si sono
perse per strada e i progetti
relativi - sfumati e definanziati - sono svaniti nel nulla.
Inutile dire che se poi si
aggiungono anche la lungaggine e la pesantezza
della burocrazia è davvero
la fine.
Speriamo di sbagliarci.
Noi, comunque, vigileremo
e provvederemo a rendervene conto di mese in mese.
La correttezza e la giustezza
dei “conti in tasca” passano
anche da qui.
SALUTE A NOI
INIZIATIVE
Prosud, la salute ha un nuovo alleato
Una nuova Fondazione per la prevenzione e la ricerca oncologica nel Sud.
Tecnologia e divulgazione contro il tumore prostatico in un Meridione arretrato
Da qualche giorno la
salute dei campani e dei
napoletani ha un presidio
in più. È nata Prosud, Fondazione per la prevenzione
e la ricerca oncologica nel
Sud Italia, presieduta da
Vincenzo Mirone, ordinario
di Urologia alla Federico II.
La neonata Onlus, nata
grazie anche alla donazione
dei coniugi Aldo e Maria
Iacometti, oggi tra i fondatori di Prosud, si propone di
promuovere e sostenere,
nel Meridione, lo sviluppo
della ricerca scientifica e
clinica nel settore oncologico, con particolare riguardo
al tumore alla prostata. È
dimostrato infatti che al
Sud esiste ancora oggi una
scarsa cultura della prevenzione, rispetto al Nord
Italia: ed è rilevante anche
il gap assistenziale, esemplificato dalla ridotta disponibilità al Sud di tecnologie
di ultima generazione.
Dunque, un quadro svantaggiato. Risultato: una più
alta incidenza letale di
neoplasie nelle regioni
meridionali e una consistente migrazione sanitaria
verso le più attrezzate strutture del Centro Nord. L’avvocato Antonio Mancino,
membro del Direttivo di
Prosud, che ha lottato, per
fortuna felicemente, con la
patologia prostatica, ha
sposato la causa della Fondazione e rievoca la propria
esperienza nel progetto e
l’incontro con Mirone: «Il
professore - spiega - mi
confidò il suo desiderio di
dar vita ad una fondazione
che sostenesse nel Sud la
ricerca scientifica e clinica
in oncologia, con particolare riguardo al tumore alla
prostata. Fui subito disponibile. In 3 mesi giungemmo alla costituzione di
Prosud». Il punto su prevenzione e assistenza oncologica e un profilo tecnico
della nuova iniziativa li
fornisce lo stesso Mirone:
«Tra le carenze della lotta
alle neoplasie c’è la mancanza di un adeguato monitoraggio, a cominciare dai
“registri tumori della popolazione” che coprono solo
un quarto del territorio
italiano. Mentre il Nord,
infatti, è coperto al 50,2% e
il Centro al
25,5%, il
Meridione e
le isole appaiono in ritardo con il loro
23,7%. In
particolare, il
Sud, sul
fronte del
tumore alla prostata, soffre
di 2 gap: il primo è diagnostico perché nel Mezzogiorno c’è un minor numero di
diagnosi di carcinoma
prostatico (-44%) rispetto al
Nord e una maggiore mortalità (+2%), circostanze
queste che riflettono un più
elevato sommerso della
patologia nel Sud Italia. E’
evidente che sono insufficienti i controlli nei confronti di un tumore che è il
più frequente tra i maschi
ed è il secondo più mortale.
Un’incidenza letale dovuta
anche al fatto che, ad eccezione degli stadi avanzati, è
asintomatico: di qui l’indispensabilità di uno screening e di una diagnosi
precoci per individuare il
tumore agli inizi. La verifica
è triplice: esplorazione
digito-rettale, esame PSA e
ecografia prostatica. Ma gli
uomini, a differenza delle
donne, devono vincere la
reticenza a sottoporsi agli
esami diagnostici. L’altro
gap - ha proseguito Mirone
- è terapeutico: cioè deficit
di tecnologia robotica nei
nostri ospedali». Contro
questo scenario si batterà
Prosud. Mirone indica
alcuni obiettivi: «Creazione
di un database dei tumori
prostatici nel Sud per ottenere un quadro epidemiologico attendibile. Insediamento di osservatorii clinici, finalizzati a screening e
prevenzione. Acquisizione
negli ospedali meridionali
di tecnologia all’avanguardia, come quella robotica.
Infine - ha concluso Mirone
– divulgazione della prevenzione, istituendo, ad
esempio, dal 19 marzo
2013, una “Giornata Prosud
per la prevenzione”, in
coincidenza con la Festa
del papà». Parola d’ordine
di Prosud, presentata di
recente all’Unione Industriali: «Una fondazione del
Sud per il Sud».
Vincenzo
Mirone,
ordinario di
Urologia alla
Federico II di
Napoli,
presidente della
neonata
Fondazione
Prosud
Robot Da Vinci, ultima frontiera
Italia a 2 velocità nella lotta tecnologica
al carcinoma prostatico. Lo dimostra la
recente introduzione sulla scena chirurgica del cosiddetto “Robot Da Vinci”, un
nuovo sistema meccanizzato, prodotto
in California dalla “Intuitive Surgical Inc:
il macchinario è in grado di imprimere
una formidabile accelerazione in numerose branche chirurgiche, a cominciare
da quella urologica. Si tratta di una risorsa preziosa, raramente presente nelle
Unità di Urologia ospedaliera del Sud: un
dato che stride con la situazione del Centro Nord dove, invece, sono installati ben
51 sistemi robotici (26 nella sola Lombardia). Numeri che testimoniano una
sperequazione. In campo urologico l’acquisizione del Robot Da Vinci consentirebbe all’assistenza urologica napoletana un rilevante salto di qualità, determinando un forte incremento dell’attività
operatoria, accorciando i tempi di ospedalizzazione, riducendo le complicanze
post-operatorie, migliorando la vita dei
pazienti prostatectomizzati, e incrementando il numero e la qualità formativa
degli specializzandi partenopei. Tutti
vantaggi a cui va aggiunta un’altra importante ricaduta: una maggiore disponibilità del Robot Da Vinci ridurrebbe di
• Il nuovo macchinario prodotto in California
• Specializzandi al lavoro
molto la migrazione sanitaria verso il
Nord in cerca di standard sanitari adeguati e l’esodo di giovani specializzandi
verso realtà formative più attrezzate.
CHIAIA MAGAZINE •MARZO 2012
(25)
(26)
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
saper vivere
CULTURA • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ
La gobba di Marotta
Max De Francesco
C
inquantotto anni fa usciva sul grande
schermo L’oro di Napoli, regia di Vittorio De Sica, con la Loren nel ruolo di
una focosa pizzaiola ed Eduardo nei
panni di don Ersilio, venditore di saggezza e maestro nell’arte del «pernacchio». Di questa pellicola, che meglio
di altre «ferma» Napoli e la napoletanità, si celebrano gli attori - tra cui Totò, Paolo Stoppa, Silvana Mangano e
lo stesso De Sica - ma si snobba, colpevolmente, chi fu lo sceneggiatore del
film e l’autore del libro che ispirò il cineasta ciociaro. Il suo nome era Giuseppe Marotta, ma in redazione lo
chiamavano don Peppino. Il 5 aprile
cadono i centodieci anni dalla sua nascita, mentre nel 2013 ricorreranno i
cinquant’anni dalla morte. Temiamo
che, in una città alla rincorsa di grandi eventi e miti altrui, pochi ricorderanno degnamente uno dei più grandi scrittori italiani.
Per fare il giornalista Marotta lasciò
mare e sole ed emigrò a Milano. Cominciò come correttore di bozze e dattilografo, i suoi racconti furono pubblicati sui periodici di Arnoldo Mondadori e su quelli di Angelo Rizzoli; Aldo Borrelli, direttore del Corriere della
Sera, conquistato dalla sua invidiabile
prosa, lo precettò e accolse i suoi elzeviri. Proprio sul Corriere, pubblicò i 36
racconti che nel 1947 furono raccolti da
Bompiani nel libro L’oro di Napoli.
L’opera andò a ruba, anche se la critica ufficiale, per sminuirne il valore, declassò lo scrittore partenopeo nel girone dei bozzettisti. E don Peppino sof-
Napoli continua a snobbare l’autore
de “L’oro di Napoli” che la critica
relegò nel girone dei bozzettisti
proposito, è il racconto
friva e s’infuriava: in
d’apertura de L’oro di
cuor suo sapeva che
Napoli, in cui è narrata
quelle pagine rapprela vita di Ignazio Ziviello.
sentavano il vero volto
L’eroe, gobbo e iellato,
di Napoli, con tutte le
possiede il talento di
sue maschere non
sbarcare il lunario e ragd’ipocrisia, ma di antica
girare le zingarate del
spontaneità.
destino. La natura gli
Marotta capì che Napoconsegnò «una specie di
li è un Gran Teatro dove
ricciolo alla spina dorsanessuno ama accomole, che sviluppandosi asdarsi in platea. Divenne,
sunse la forma e la concosì, cronista imbattibisistenza di uno zaino
le di quel «protagonipieno di sassi».
smo» partenopeo, invoIl gobbo di Mergellina
lontario perché innato,
La copertina de
ingegna le più strampaunico perché creativo,
“L’oro di Napoli”
late ed eroiche soluzioni
che nasceva soprattutto
(Bompiani).
per «la campata»: da
da un’inguaribile brama
In alto, da
venditore di lupini a
di vivere, da un’ansia lisinistra: Vittorio
suonatore di un pianino
rica contagiosa.
De Sica, Giuseppe
ambulante, da confezioMario Stefanile in LabiMarotta ed
natore di fuochi artifirinto napoletano scrisEduardo
ciali a portinaio, da chise: «Marotta con l’Oro di
De Filippo
tarrista nei festini nuziaNapoli inventa la varieli a maestro di musica
tà della vita napoletana,
il pullulante e fermentante mondo di nella buca di una bomba. Proprio couna plebe fattasi protagonista di gran- sì: il bombardamento del 1943 spazzò
di fatti umani: insieme legati, senza via il «basso» di don Ignazio che, figurancore, senza risentimento, quasi per riamoci, pur di non allontanarsi dai
gioco, com’è nel costume napoletano: suoi allievi, trovò alloggio nella buca
e la stessa irresponsabilità, il fatalismo, prodotta da una bomba, «improvvila rassegnazione, l’intreccio tra paga- sandovi un tetto di lamiera». La Naponesimo e cattolicesimo, tra generosità li di Ziviello ignorava la filosofia del piae calcolo, tra spacconeria e umiltà, tra gnisteo, la strategia della supplica: non
curiosità e indifferenza Marotta li nar- v’era sventura che non fosse smorzata
ra e li riferisce ai suoi personaggi con da un incrollabile sorriso. Nell’attesa
quel particolare distacco che in lui di- che gli venga assegnata una nuova
venta lirica ironia». Emblematico, a tal dentiera - necessaria per fumare la pi-
pa - don Ignazio, tra spartiti e lamiere,
a bocca vuota, ricomincia a sorridere:
«Ciò è molto importante - è scritto nel
finale del racconto -, suggerisce qualche considerazione…La possibilità di
rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore
pazienza... Arrotoliamo i secoli, i millenni, e forse ne troveremo l’origine
nelle convulsioni del suolo, negli sbuffi di mortifero vapore che erompevano
improvvisi, nelle onde che scavalcavano le colline, in tutti i pericoli che qui
insidiavano la vita umana; è l’oro di
Napoli questa pazienza». Non v’è personaggio che non somigli al suo autore: don Peppino Marotta aveva la stoffa di don Ignazio Ziviello. Visse in un
«basso» del vico Sant’Agostino degli
Scalzi; conobbe «la bella fame»; per far
quadrare i conti affrontò la fatica di
mille lavori. Tra fogli bianchi, acciacchi
e notti insonni «per dare alla polpa della lingua le ossa del dialetto o viceversa, e per far sì che nulla s’adagi e dorma», fu un fuochista della parola che si
tormentava, ore e ore, nella strenua lima di un periodo esplosivo. Indro
Montanelli, in un articolo, racconterà
le levatacce di quell’omone grande e
grosso che inseguiva sul foglio un aggettivo come se fosse «una femmina
corteggiata assai». La Napoli marottiana era dorata, positiva, ammalata di
dolcezza, fiera: sette volte cadeva e otto si rialzava. Un’altra città, un’altra letteratura. Mori l’ottobre del 1963, dopo
una vita da fantasista della pagina, lo
stesso giorno di Jean Cocteau ed Edith
Piaf. Mai giorno fu più scalognato per
congedarsi: i giornali preferirono Parigi al suo amato rione Pallonetto. A distanza di anni, Napoli continua a snobbarlo. Un destino assurdo, un’ingratitudine imperdonabile. Una volta disse
che come Atlante reggeva sulle spalle
il mondo delle infermità, delle disillusioni e delle malinconie. La sua gobba,
il suo zaino pieno di sassi.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(27)
ARTE
DA NYC
Napoli,
New York
Valeria Puntuale
I
l filo invisibile del parallelo che unisce le città di Napoli e New York attraverso l'Atlantico porta ancora una
volta gli artisti della Grande Mela
nelle gallerie partenopee. È il caso di
Breslin e Carter, in mostra a Napoli
rispettivamente alla Galleria Umberto di Marino e alla Galleria Annarumma. “piano piano” è il titolo
della personale di Marc Breslin, per
la prima volta in Italia, che indaga
sulle modalità espressive contemporanee, mettendone in discussione
le premesse stratificatesi nel tempo
attraverso la storia dell’arte e lasciando entrare nel dibattito variabili imprevedibili e riferibili piuttosto alle condizioni materiali coinvolte nel processo creativo. Le metodologie tradizionali vengono forzate per aprire la riflessione ad una
ricerca più intimista e ad un allargamento delle prospettive attraverso la contaminazione tra i diversi
mezzi di espressione: Breslin utilizza la pittura, i video, la fotografia, la
poesia, e il suono creando legami tra
le parti, per conferire l’idea di
un’opera totale. Il giovane artista newyorkese crea pause percettive all’interno di una dimensione stereofonica della pittura, utilizzando l’intero volume della galleria, giocando
con la superficie sospesa tra soffitto
(28)
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
e pavimento in un invito alla lentezza e all’ascolto. “piano piano”, infatti, è una locuzione frequentemente utilizzata anche in musica ed
è adoperata in questo caso per alludere all’orchestrazione delle variabili messe in gioco durante la preparazione di una mostra, come
quella visitabile alla Galleria Umberto di Marino di via Alabardieri,1.
Se Breslin punta all’effetto della totalità, Carter (nomignolo affibiato
all’artista negli anni delle scorribande giovanili), concentra la sua ricerca artistica sulla testa, parte anatomica che più di ogni altra identifica la vita di un corpo. Identità e inizi sono i principi ispiratori della mostra “Janus Travestito”, fino al 30
aprile alla Galleria Annarumma di
via Carlo Poerio, 98. Protagonista
della riflessione dell’artista è Giano,
divinità bifronte ritenuta propiziatrice degli inizi dalla cultura latina,
le cui effigi erano raffigurate su busti e monete. La natura doppia del
dio si esprime nell’eterna lotta tra
l’essere e il dover essere che risulta
il perno della riflessione dell’artista:
le teste di Carter fluttuano in mucillagini di colore come brandelli di
identità autentica. L’artista, con ironia e consapevolezza storica, supera lo smarrimento esistenziale, riscattando tutte le apparenze del
mondo della vertigine e della precisione, restituendo l’individuo alla
sua natura più autentica. Le standardizzazioni e le categorizzazioni
lasciano spazio al sentimento che
ognuno ha dei fenomeni, alla percezione, allo sguardo particolare, alla pluralità come possibilità, valori
fondativi dell’opera d’arte.
A sinistra: le teste
di Carter, l’artista
protagonista della
mostra “Janus
Travestito”, fino al
30 aprile alla
galleria
Annarumma di via
Carlo Poerio, 98.
A destra:
l’immagine
dell’invito di
“primo piano”, la
personale del
giovane Marc
Breslin, visitabile
fino al 4 maggio
alla Galleria
Umberto di Marino
di via
Alabardieri,1.
I due artisti,
entrambi
newyorkesi,
espongono per la
prima volta in
Italia.
Occhio di riguardo
Pan, “Urto!” alla crisi
Un collettivo di artisti, critici, operatori e
progettisti culturali, un museo occupato
simbolicamente, per far comprendere
quanto l'arte e la cultura rappresentino
strumenti necessari in un periodo di
crisi come questo. Sullo sfondo, una
Napoli prima città in Italia ad assistere
ad una piccola rivoluzione simbolica del
genere. Si chiama “Urto!” ed è la rete
informale che nel marzo 2011 invase
“Oltre la paralisi - Area di mobilitazione
artistica Urto! Step 1”, dal greco parálysis come dissolvimento, rilassamento,
dissoluzione, prima che blocco delle
funzioni motorie. L’esposizione, con la
sua ventata di novità, pone così Napoli
e i suoi artisti come punto di riferimento
per tutta la penisola. Ecco i protagonisti: Angela Barretta, Angelo Santonicola, Anna Maria Saviano, Azzurra
Mozzillo, c.ia Danza Flux, Conni Celotto,
Domenico Dom Barra, Emmanuele De
simbolicamente il Pan - Palazzo delle
Arti di Napoli. A distanza di oltre 12
mesi il collettivo di artisti, riconosciuto
e patrocinato dall'Amministrazione Comunale, è riuscito ad ottenere in maniera stabile uno spazio permanente
per l'arte. E così, dopo aver selezionato
24 artisti in seguito ad un bando diffuso
attraverso le pagine di Facebook, è nata
Ruvo, Enrico Borriello (Pinasv), Fabulouskhate, Gilda Rotello, Giovanni Napolitano, Loris Lombardo, Marco
Abbamondi, Marco Iannaccone, Massimiliano Mirabella, Melania Oppenheimer di Leo, Pasquale Di Donato, Peppe
Esposito, Raffaele Biondi, re:merda,
Salvatore Bellella, Sasi Menale, Semmai Factory.
ARTE
Falconi,
istanti
di digital art
I “Fragmenta” di
Giuseppe Falconi
nell’esposizione
a Castel dell’Ovo
che propone
opere realizzate
con tecniche
diverse tra cui
la grafica
computerizzata.
Mostra
L’ARTISTA PARTENOPEO
CONVINCE NELLA PERSONALE
AL CASTEL DELL’OVO
NEL SEGNO DEL ROSSO
Rossella Galletti
P
rotagoniste fino al 25 marzo
nella Sala delle Prigioni di
Castel dell’Ovo le opere digitali
di Giuseppe Falconi, napoletano,
classe 1973. La mostra, non a caso
chiamata “Fragmenta”, raccoglie i
lavori del percorso interiore ed artistico dell’autore, il quale, con forme
nuove e sorprendenti, e con rinnovato linguaggio creativo, comunica in
modo suggestivo emozioni, “frammenti”, istanti di vita, densi di significato. Le opere, trasposizioni tra realtà
e fantasia, stampate su tela, sono
state realizzate utilizzando tecnologie digitali, grafica computerizzata e
il colore del tratto pittorico in uno
stile personale e poetico, frutto di
Forme
biomorfe
“In divenire”
Novità
TRA RADICI E FUTURO,
IL CATALOGO DEL GIOVANE
ARTISTA MARCO ABBAMONDI
PRESENTATO AL PAN
un’attenta e continua esplorazione
delle infinite possibilità del digitale,
strumento prediletto di Falconi. Tra
tutte, spicca per le grandi dimensioni
“Trio”: tre stampe, elaborate a partire
dalla manipolazione di una fotografia raffigurante un corpo umano,
sono esposte una di fianco all’altra a
rappresentare tre differenti sfaccettature dell’io: il maschile, il femminile e
l’ibrido. “Fragmenta”, la composizione che dà il nome alla mostra, conta
ventiquattro tele che raccolgono
diversi momenti di vita e di impegno
artistico di Falconi: progetti lasciati
da parte e poi ripresi, spezzoni di
altri lavori, bozze di opere mai realizzate. Ad accomunare la maggior
parte dei lavori presentati sono i
colori forti, vivi, accesi. Il rosso san-
re sbiadite e colori opportunamente
scelti - in cui ricorre il tema dominante del sangue - le difficoltà e le
ossessioni della crescita individuale
dell’autore, consapevole della relatività dell’esistenza ma non per questo, anzi proprio per questo, spasmodicamente alla ricerca di un “assoluto”. Falconi, dopo una formazione
classica, ha iniziato il suo percorso
artistico ricercando un nuovo linguaggio visivo attraverso la sperimentazione di diverse forme espressive. Superata una lunga fase gestuale, scopre la forza comunicativa della
grafica, per approdare infine alla
pittura digitale che determina una
nuova fase creativa, una nuova modalità da affiancare e mescolare
all’attività pittorica pura.
cola in 4 itinerari tematici in relazione tra loro(serie Bellesguard,
Ex_stasi, Ex_stasi extroflations e Lands), che si
soffermano in particolare sulla lettura dei materiali utilizzati e sul ruolo
strategico giocato dal
sughero, elemento primario utilizzato dall’artista e presente in tutte le
opere sotto diverse forme. Confezione brossurata, testi in italiano e inglese, copertina elegantemente rifinita, “In di-
venire” si presenta come summa iconografica della creatività di Abbamondi. L’autore ha cominciato la sua attività artistica nel ‘99 con lavori su tele e
legno che interpretavano con tratti
iperrealisti le architetture di Napoli,
ispirandosi alla città, alla sua storia e alla sua tradizione. Ha poi inaugurato
una nuova vena creativa, calibrata sul
rapporto “fisico” con la materia, con la
tela, con l’oggetto, con gli elementi da
forgiare e manipolare: dunque un rapporto “tattile” e “sensitivo”. Di recente è approdato a progetti scenografici
in bilico tra tradizione e contemporaneo, focalizzandosi sulla natura: di qui
inedite forme biomorfe.
E
ditoria e arte: new
entry, dedicata ad
un giovane ma già
affermato artista della
scena partenopea. Presentato infatti a febbraio, presso il Pan, “In divenire” (Ed. Rogiosi):
protagonista Marco Abbamondi la cui produzione percorre le pagine
del volume, dalle prime
opere fino alla serie
“Lands” attraverso una
selezione dei momenti
salienti della storia dell’artista. Il lavoro si arti-
CELLAMARE 56
Una parabola su quanto
l’occhio non riesce a
cogliere è il senso di
“Oltre il Giardino”, la
mostra di Peppe Cerillo e
Stefano Parisio Perrotti,
protagonista fino al 15
aprile nello spazio della
Galleria Callemare
Interno 56 di via Chiaia
149/d. I curatori,
Fiorenzo D’Avino e
Sabrina Vitiello, hanno
voluto omaggiare con
questo titolo pellicola di
Hal Hashby in cui si
affronta il tema della
comunicazione tra
individui e classi sociali.
gue, in particolare, è la tinta preferita
dall’artista. Forse perché nell’emblema della morte e al tempo stesso
della vita, che nel sangue e col sangue scorre, l’autore riconosce la
ricerca di una continua rinascita del
sé. La rappresentazione del finito e
dell’infinito, dell’etico e dell’estetico,
di una realtà che si frantuma e si
condensa nel tentativo di abbracciare o comprendere il proprio universo
(in senso stretto e in senso lato) che
sfugge e si riafferra di continuo,
rende originale questa mostra, dalla
quale emerge la spiccata creatività
dell’artista. L’esposizione, curata da
Federica Coscino, è accompagnata
da un breve film, diretto da Gabriele
Saurio e Costantino Sgamato, che
rappresenta sullo sfondo di atmosfe-
ABBAMONDI
Nuova personale per
Gianni Abbamondi che
torna ad esporre con
“Percorso
Contemporaneo”, stavolta
alla Sabina Albano Modart
Gallery di vico Vasto a
Chiaia. Trenta tele astratte
di formato variabile in
tecnica mista arricchite da
materiali diversi tra cui
plexiglass, pietre e tessuti
che segnano la
successione delle diverse
tappe espressive
dell’artista. Abbamondi,
dopo il successo di
pubblico e critica tra gli
‘80 e i ‘90, rivive una
seconda giovinezza
artistica, che lo ha portato
ad esporre in diverse
gallerie e spazi off.
DOPPIO SENSO
Grande successo per
l’esposizione tenutasi
nello spazio si Studio 49
VideoArte di via Lungo
Gelso. Le artiste
Francesca Lanni e Renata
Petti, per la prima volta a
Napoli, si sono unite in
tandem per la mostra
“Doppio Senso”, curata
da Ilaria Sabatini.
L’intento è quello di
suscitare curiosità nello
spettatore e farlo
riflettere sull’ “io-non io”.
CYOP&KAF
Vengono dal cuore di
Napoli le tele esposte alla
galleria Hde di piazzetta
Nilo per la mostra “iCone”
(fino al 5 aprile). La firma
è quella di Cyop&Kaf,
l’anonimo duo della street
art che da 10 anni a
questa parte caratterizza
in modo inconfondibile
coi suoi disegni il volto
della città antica.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
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LIBRI&LIBRERIE
LIBRIDINE
Aurora Cacopardo
Saggio
Herzl,
il “profeta
del sionismo”
GARZYA,
POETA
PELLEGRINO
IL VOLUME STORICO-BIOGRAFICO
DI LUIGI COMPAGNA SUL PATRIOTA
SIONISTA SI AVVALE DELLA PREFAZIONE
DI FRANCESCO COSSIGA
In un periodo, così avvilente, in cui la politica ligiosa e sociale o quella finanziaria e lobbistica,
sempre più spesso diventa ribalta di insultanti oggi tutto si ricompone ed è racchiuso in una
contrapposizioni, il libro di Luigi Compagna, dal grande, rigorosa e complessiva visione di Stato e
titolo: “Theodor Herzl, il Mazzini d’Israele”, (Ru- di appartenenza. L’autore del libro, Luigi Combettino), per capirci subito il “profeta del sioni- pagna, professore di storia delle dottrine politismo”, (con una originale prefazione di Francesco che, ma “figlio” di una grande scuola di pensieCossiga, che cosa non seppe interpretare questo ro, che ha sempre guardato alla serietà delle analisi, bene ha fatto a far ricorso
geniale e rimpianto pensatore!),
alle fonte maggiore, fornendo
rappresenta un’opera altamencosi materia indubitabile di
te meritoria, perché non solo ci
limpido ragionamento, Dio sa,
riporta in cima a rigeneranti
quanto importante in tempi di
idealità ma aiuta a restituire aldiffuso relativismo e di risorla visione politica orizzonti più
genti fanatismi. La fonte non
degni, a spingere a guardare olpoteva non essere che il pentre i nostri angusti confini.
siero e l’azione di Theodor
Partendo da subito dal tema
Herzl, ampiamente svolta e
predominante del libro - il sionarrata, per il quale se un pronismo - trattato ed esposto atgetto si articola su basi solide è
traverso la ragionata biografia
già realtà, molto prima che esdel suo mistico, del suo massiso si realizzi. È lui, Herzl (nella
mo profeta - mi chiedo e vi
foto in alto con la sua famiglia),
chiedo subito: quante volte abche “diede vita a uno sforzo pobiamo sentito citare questo terlitico unitario, in grado di racmine nei dibattiti seguiti a crisi
cogliere le disparate vocazioni
internazionale tra Israele e alfilantropiche, umanitarie , relicuni paesi del Medio Oriente
giose , che, sul finire del secolo
ma, soprattutto, di fronte a taTHEODOR HERZL
XIX avevano animato l’ aspiralune interpretazioni ambigue e
IL MAZZINI D’ISRAELE
zione ad una patria ebraica in
approssimative, dettate più da
tanti paesi europei, non solo in
pregiudizi che da volontà a caLuigi Compagna
quello di Herzl”. Conoscendo
pire, in che misura possiamo
Rubbettino Editore
lui, la sua vita, le sue battaglie,
dirci certi di essere riusciti a sa249 Pagine
la sua testardaggine, si ha moperne seriamente discutere cirdo di capire perché questi, nel
ca il diritto del popolo ebreo ad
1897, con l’istituzione del Conessere nazione e a contrastargresso Sionista, riuscì a trane pregiudizi e preconcetti diffusi. Dopo aver letto però questo libro, una cosa ghettare l’antica questione ebraica alla più apposso dire oggi: è che, se prima taluni giudizi o propriata dimensione giuridica e diplomatica,
aspetti del sionismo, le rivendicazioni di un po- con il varo del “Parlamento della nazione ebraipolo parevano essere inchiodati ad alterne e so- ca”, prima remota pietra di uno Stato.
spette valutazioni, spesso insistite sulla sfera reALDO DE FRANCESCO
Il mondo intero,
scriveva Camus è
disegnato come un
grande punto
interrogativo che ci
costringe a levare la
testa verso l’alto.
Leggendo le poesie
della raccolta
“L’amour et le
violon” (D’Auria
Editore) si ha la
sensazione che
l’autore cerchi
mediazioni verso
l’infinito, piste di
decollo verso
l’assoluto. Giacomo
Garzya si racconta, si
dà un senso, in un
viaggio che diventa
metafora del tempo,
tempo che si
raccoglie tra gli scogli
della memoria, le cui
parole recuperano il
senso ed il perduto.
Alcune poesie fanno
riaffiorare alla
memoria una musica
leggera, invitante,
antica: parole
semplici e
necessarie. Esse
parlano di colori, di
fiori, delle nebbie di
Venezia che si sveglia
dal suo torpore, del
giardino della
Menara, dei tamburi
a Djemaa, delle
spezie del souk. È la
memoria del poeta, è
la sua capacità di
tracciare per
immagini la forza dei
sentimenti ed a
comporre figure di
gioia e di malinconia.
In altre liriche della
raccolta tutto sembra
immobile, nell’attesa
di una partenza
temuta, di un addio
che lascerà la fragile
quiete del cuore
dell’uomo. Il poeta
diviene viandante,
tra il vissuto e la
contemplazione per
cercarsi, in un
andare che deve
somigliare ad un
pellegrinaggio.
Giacomo Garzya,
viandante-pellegrino,
conosce le pieghe
della solitudine
senza mai assentarsi
dalla vita. Anzi resta
dentro la vita anche
quando le parole
spariscono e restano
solo i desideri, i
sapori, i destini. Gli
orizzonti del poeta
sono nel viaggio
anche se è convinto
che gli approdi non
sono sempre
consapevolezza e
che gli arrivi si
intrecciano con le
partenze ed i ritorni
vanno sempre oltre
“Itaca”. Non so se
Giacomo Garzya
abbia superato Itaca
o sia dentro Itaca, so
che questo libro va
oltre il misterioso
che incanta.
Altri libri
I FIORI
DI SARA
DEL PARLAR
NAPOLETANO
ORIGINI DI
PARTENOPE
Luisa Moretti
Albatros Editore
Renato De Falco
Colonnese Editore
Giovanni Alaimo
Edizioni del Delfino
Il primo romanzo di
Luisa Moretti mette in
scena l’infinito intreccio
sulla natura esistenziale
dell’animo umano.
Attraverso una storia
scorrevole e intrigante
si arriva alla scoperta
della radice dell’eterno dualismo tra “bene” e
“male”. Esistono solo “buoni” e solo “cattivi”
oppure ciascuno di noi possiede dentro di sé le
due parti in lotta? La protagonista, una giovane
maestra trasferita a Pietrasanta, scopre una
storia che sconvolgerà la sua vita.
(30)
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
“Manualetto per tutti”
dice il sottotitolo di
questa “carrellata sul
parlato”, volta alla
tutela e al recupero del
dialetto. Cogliendone le
caratteristiche esclusive
come originalità,
ricchezza e fantasia, l’autore ne descrive la
storia, le derivazioni e le trasformazioni. Nel
volume anche un’amena rassegna di termini
sul cui “italianismo” si sarebbe pronti a
giurare, ma che invece sono e restano
genuinamente e candidamente di casa nostra.
Nel saggio,
accompagnato da un
nutrito corredo
fotografico, è
presentata una agevole
descrizione delle
origini mitiche della
città di Napoli. Dalla
storia del territorio al mito delle sirene,
l’autore ripercorre le vicende e i popoli che
contribuirono alla nascita di Partenope.
Alaimo unisce alla passione per la storia il
grande amore per questa terra che lo spinge
verso una ricerca certosina della verità.
LIBRI&LIBRERIE
Eventi
Viaggio
moderno
nell’infanzia
Cina - Europa
Storie
ENZA SILVESTRINI TORNA
IN LIBRERIA CON LA RIEDIZIONE
DEL ROMANZO “SULLA SOGLIA
DI PICCOLE PORTE”
“Mi chiedo cosa rimane e, banalmen- tà di cui parla la Silvestrini è rapprete, perché tanta luminosa ecceziona- sentata dal mondo dell’infanzia che
ricorda da adulta nella quale si è
lità si sia trasformata in una sequela
trasformata. La sua memoria la
noiosa di compiti infilati uno dopo
l’altro, quotidianamente”. È questa la conduce attraverso i tempi in cui
giocava a “salvi tutti” o alla “settimadomanda che Enza Silvestrini, autrina”, in cui la sua fantasia le permettece della raccolta di poesie Partenze
va di credere che
vincitrice del Presapesse planare o
mio “San Vito al
in cui provava
Tagliamento”, si
meraviglia per un
pone nelle ultime
temporale estivo,
pagine del suo
in cui dal suo
romanzo, tanto
balcone osservava
breve quanto proil succedersi della
fondo, dal titolo
vita e della morte,
“Sulla soglia di
dall’una quasi
piccole porte”, già
isolata, dall’altra
pubblicato nel 2008
invece protetta. Ma
da Graus editore e
la sua stessa meoggi ristampato e
moria approda
riedito da Iuppiter
anche all’età delle
edizioni. La nuova
scuole medie in cui
edizione colloca
la gracilità, prima
alla fine sia il glosvantaggiosa per
sario, utile per i
nascondersi, dilettori non napoleventava uno svantani, sia la lettura
SULLA SOGLIA
taggio che la privacritica del filosofo
DI PICCOLE PORTE
va dell’attenzione
Aldo Masullo e
dei “passarielle”. A
distribuisce le
Enza Silvestrini
fare da sfondo a
sedici illustrazioni
Iuppiter Edizioni
questi preziosi
di Michele Iodice
158 Pagine
ricordi è una proall’interno del
vincia di Napoli
romanzo, dedican“che non voleva
do ad ognuna una
proprio saperne di
pagina del tutto
civiltà e rivoluzioni ideologiche”nella
meritata. Ne risulta un connubio,
quale non vuole più tornare per
dall’espressività esplosiva, tra parole
paura che qualcosa la possa contae immagini, che, per quanto essengiare, ora che, diventata un’adulta
ziali, forniscono una chiave d’intervittima della routine, guarda malinpretazione. La luminosa eccezionali-
conica al passato. Un linguaggio
essenziale, arricchito da espressioni
dialettali che danno una sfumatura di
vivacità, presenta la complessità di
un’io nelle sue molteplici sfaccettature, in un’autobiografia tutt’altro che
banale. «La modernità di scrittura di
Enza Silvestrini - commenta Masullo
- ha sul lettore l’effetto che sul visitatore di una mostra di pittura ha il
celebre “taglio” di Fontana sulla tela.
Senza allettamenti di cromatismi e di
forme, - aggiunge il critico - l’artista
costringe il suo pubblico a sentire
che la verità delle cose, ossia il loro
senso, non è se non l’effetto della
violenza dell’uomo su di esse, e non
altro che questo l’arte simboleggia».
E ancora sull’asse parallelo tra arte e
letteratura, risultano preziose nel
volume le illustrazioni di Michele
Iodice, artista partenopeo che ha
esposto al Museo di Capodimonte
ma anche a Roma, Boston e Varsavia.
Un legame, quello con l’arte, che
l’autrice sente in maniera viscerale,
in quanto insegna presso il Liceo
Artistico di Napoli. Enza Silvestrini,
inoltre, è responsabile regionale del
Pen Club Italia Onlus, divisione
italiana dell’associazione internazionale di letterati che si batte in favore
degli scrittori perseguitati, affinché la
libertà di espressione non conosca
limiti di razza, cultura, nazionalità,
sesso. Il 9 febbraio scorso si è tenuto
per la prima volta a Napoli un incontro del club italiano Pen, curato
proprio dalla Silvestrini, nella sede
del Forum Universale delle Culture.
VIVIANA GENOVESE
LIBRERIA PROFESSIONALE
VIA SAN GENNARO AD ANTIGNANO
Infotel 081.2298625
Al quartiere Vomero, dopo la chiusura della storica libreria Guida Merliani, un piccolo baluardo resiste all’invasione
dei megastore. Si tratta
della libreria “Professioni & Concorsi” di via San
Gennaro ad Antignano.
La rivendita è una risorsa essenziale per avvocati, notai e professionisti di tutta Napoli, in
quanto è una delle poche specializzate nella
vendita di testi giuridici
e professionali. Il titolare, Paolo Corrado, porta
avanti da solo questa at-
tività da 12 anni nonostante le difficoltà, le
stesse che hanno stroncato Guida: fitti alle stelle e predominio dei colossi dell’editoria. “In
questo mondo ci vogliono le spalle forti commenta Corrado - al
potere dei megastore
possiamo opporre soltanto la passione per
questo lavoro e il fatto
di differenziarci, vendendo testi che altri non
hanno. Purtroppo il
margine di guadagno è
minimo, quindi non
possiamo permetterci
di espanderci e dobbiamo accontentarci di occupare locali più economici”. Insomma, una
mosca bianca che resiste, nonostante tutto.
L’ingresso della libreria cartoleria “Professioni &
Concorsi” di via San Gennaro ad Antignano
al Vomero.
All’Istituto Italiano per gli Studi
Filosofici sono partiti i lavori
dell’Osservatorio Internazionale,
il seminario di studi che propone
lo scambio di idee, esperienze e
riflessioni con i paesi esteri.
«L’importanza degli incontri sta
nelle relazioni», ha detto Antonio
Gargano, anima dell’iniziativa.
L’obiettivo è fare una ricognizione della situazione politica e
culturale in vari paesi del mondo.
Il “confronto” è la parola d’ordine: la città di Partenope entra
in connessione con altre realtà. Il
mese di marzo è dedicato alla
Cina, paese che negli ultimi anni
ha conosciuto un intenso sviluppo economico, imponendosi
all’attenzione dei paesi occidentali e del sistema dei media. Gli
incontri, il cui titolo recita “Dalla
Cina all’Europa: cose, conoscenze, idee attraverso la storia”, sono diretti da Adolfo
Tamburello, dell’Università di Napoli L’Orientale. L’obiettivo è
tracciare il cammino attraverso il
quale la Cina ha passato diverse
fasi, accompagnate da altrettante congiunture storiche, che
hanno avuto non poche conseguenze sulla società occidentale.
La giornata inaugurale del 9
marzo ha riguardato in particolare il periodo dall’Antichità al
Medioevo; quella del 16, dal Cinquecento al Seicento; il 23 è il
giorno destinato al Settecento;
nell’ultimo appuntamento, il 30,
sarà affrontata l’epoca dell’Ottocento. «È auspicabile - ha commentato Adolfo Tamburello - che
il ciclo di lezioni da me tenute sia
solo l’inizio di una serie di interventi sulla Cina di oggi e la sua
presenza in Europa e nel
mondo». Una presenza sempre
più forte sia in termini economici
che culturali. Il seminario si propone di analizzare quella che è
stata la "scoperta" della Cina, avvenuta in crescendo in un tempo
di oltre due millenni di storia;
cosa dal paese del Dragone sia
provenuto in termini di materie
prime, manufatti, tecniche, arti,
cognizioni e finanche idee; come
gli apporti, diretti o indiretti attraverso l'Asia, abbiano contribuito
a innestare nuove attività e tecniche nei campi dell'agricoltura,
delle industrie, nella specializzazione, strumentazione e organizzazione del lavoro. Il tema
principale delle lezioni riguarda il
contributo dato dalla Cina a traffici di dimensioni continentali e i
loro riflessi in Europa: «Si vuole
capire in che modo il complessivo concorso del suo scibile
abbia contribuito agli sviluppi del
pensiero e della scienza in vari
campi, anche i più avanzati, - ha
spiegato Tamburello - dall'astronomia all'ecologia, agli studi
sulle cosiddette "medicine alternative", alla bioetica».
Rossella Galletti
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(31)
SOCIETÀ&COSTUME
Gennaro Damiani, ex neomelodico, esordisce come regista e sceneggiatore con
“Sodoma”. Il film, che ripercorre la faida di camorra, diventerà una fiction Rai
Gomorra
secondo me
Alessandro Mantico
D
opo due dischi che l’hanno
consacrato come cantante
neomelodico, Gennaro Damiani (nella foto), 26 anni, in
arte Genny Fenny, ha intrapreso una nuova sfida artistica, vestendo i panni di
produttore, autore, regista e
attore protagonista di “Sodoma”, un film che si annuncia come l’alter ego del
celebre “Gomorra” di Matteo Garrone, tratto dall’omonimo libro di Roberto
Saviano. Nel cast attori già
noti al piccolo schermo come Francesco Longo e Antonio Alfano dalla fiction Rai
“La Squadra”. Il neoregista
racconta il suo film come
frutto di un’idea innovativa
portata avanti con tenacia
per far sì che l’urlo lanciato
da “Gomorra” non cada nel
silenzio. Damiani ha vissuto
la strada, spiega ciò che ha
visto con gli occhi di un ragazzo del popolo che cerca il
suo riscatto nella società, riuscendo a firmare un precontratto per la messa in onda
del suo progetto in due puntate per Rai5 e Rai Trade.
Cosa bisogna aspettarsi da
questo film?
È un progetto che avevo in
cantiere da tempo, ho voluto raccontare cose che si conoscono ma che non biso-
(32)
gna dimenticare come la storia dell’omicidio di Gelsomina Verde, un episodio particolarmente efferato verificatosi durante la faida di Scampia. Chi seguirà la fiction si
fermerà a riflettere, potrà
commuoversi e forse darsi
delle risposte sulla morsa
della criminalità organizzata
che ancora stringe il nostro
territorio.
È stato difficile realizzare le
riprese in certi luoghi più a
rischio?
Un po’ di difficoltà c’è stata,
per esempio quando abbiamo girato la scena dell’inseguimento di Gennaro ‘o bellillo, il personaggio che interpreto io. Ad ogni modo,
sono riuscito a girare con la
telecamera in tutte le zone di
Napoli, da piazza Mercato alla Sanità, dai Quartieri Spagnoli a Secondigliano. La mia
carriera di cantante mi ha
permesso di farmi conoscere in tutta la città, il popolino
mi vuole bene, anche perché
io sono come loro, una persona semplice.
Hai paura che il film possa
essere criticato o che il suo
messaggio venga frainteso?
Non temo le critiche, né credo di offendere le vittime, né
di esaltare la camorra: ho solo raccontato la verità, quella protagonista delle storie di
cronaca degli ultimi anni, riportate anche dai giornali.
Com’è arrivato “Sodoma”
in Rai?
Per questo devo ringraziare il
mio manager, Andrea Lybra.
È stato straordinario, mi ha
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
sostenuto tantissimo ed è
stato solo grazie a lui che il
mio prodotto è arrivato in
Rai. Loro lo hanno esaminato, il film è piaciuto al punto
che è nata l’idea di traformarlo in una fiction, una serie in due puntate per Rai5 e
RaiTrade.
Una grande soddisfazione,
visto che sei sia lo sceneggiatore che il protagonista.
Sì, ho creduto molto in questo progetto. Non sono mai
stato una cima a scuola, anzi, mi sono fermato alla licenza media, ma ho scritto
interamente io la sceneggiatura, ho svolto i casting con
più di 2.000 partecipanti per
scegliere gli altri attori, ho curato la regia, scelto le location, procurato gli oggetti di
scena ed ho finanziato tutto
personalmente, con il mio
piccolo stipendio, facendo i
salti mortali per terminarlo.
Ci sono riuscito.
C’è qualcos’altro che ti sarebbe piaciuto inserire?
Mi sarebbe piaciuto poter
raccontare tante cose ancora, ma chissà, potrei fare un
secondo film...
Torneresti a fare il neomelodico?
Mai dire mai, oggi sono felice perché credo di aver fatto
la cosa più bella della mia vita, mi sento utile, credo di
aver fatto davvero un buon
lavoro, perché è difficile essere ascoltati, soprattutto se
a parlare è un ragazzo semplice dei vicoli di Napoli.
Spero che la voce del mio
cuore arrivi con il mio film.
IL PLOT
Uno tra i clan
camorristici più
potenti di Napoli
si divide, avviene
la scissione e
con essa la
guerra tra gli
affiliati.
“Sodoma” parla
di ciò che
accade tra i
vicoli di Napoli,
descrive parte
del popolino:
“Sarà un film che
racconta la
Napoli vera,
quella dei vicoli
di zone come
piazza Mercato,
le case nuove,
Ponticelli,
insomma, la vita
dei ragazzi di
strada - racconta
il regista perché io vengo
dalla strada e la
posso
raccontare”.
Inseguimenti,
avvocati corrotti,
la lotta per il
potere e il
dominio del
territorio ad ogni
costo, morti
innocenti, come
quella di
Gelsomina Verde,
torturata e
uccisa a 22 anni
nel pieno della
cosiddetta faida
di Scampia.
L’Italia balla
con Dj Cerchietto
Ciro Cacciola, giornalista, esperto di
comunicazione e organizzatore di eventi,
famoso dal 1997 con lo pseudonimo di Dj
Claudio Cerchietto, che è quasi un suo
alter ego, le suona e le scrive nel suo
ultimo scanzonato libro-compilation: “Balla
Italia - 150 buoni motivi per ballare italiano
da Trieste in giù” (Graus). Il volume
racchiude un calembour di canzoni,
canzonette, canzonissime e curiosità
dall’Ottocento a oggi. Cerchietto, per chi
ancora non lo conoscesse, ha animato le
notti danzanti del Museo Madre e
dell’Arenile Reload con i suoi bizzarri mix
musicali e di hit dal gusto vintage.
A lezione
di speleologia
MUSICA
La colonna
sonora del film è
stata realizzata
dal Maestro Ciro
De Rosa, volto
noto del
panorama
artistico,composi
tore e maestro
d’orchestra. Note
emozionanti che
dipingono
nell’immaginario
dello spettatore
ogni sentimento
percettibile dalle
scene che
scorrono sullo
schermo. De
Rosa ha
partecipato
anche come
attore,
interpretando un
avvocato
corrotto.
L’associazione speleoarcheologica culturale
“La Macchina del Tempo” presenta l’unico
Corso di Introduzione alla Speleologia Urbana
nel sottosuolo urbano di Napoli. Le lezioni,
che si articoleranno nell’arco di due mesi ed
avranno ad oggetto insegnamenti teorici e
pratici, partiranno dalle nozioni
sull’equipaggiamento fino alle tecniche di
progressione orizzontale e verticale, senza
tralasciare lezioni di ordine storico,
archeologico, geologico, biologico e
naturalistico ed un corso di pronto intervento,
di alimentazione e di adattamento in ambiente
ipogeo naturale ed artificiale. Il corso si
svolgerà presso il Museo del Sottosuolo di
piazza Cavour 140, che l’associazione
gestisce ed apre al pubblico il sabato e la
domenica. Lì, su richiesta, è possibile
assistere a proiezioni 3D, effettuare tour
speleologici e partecipare ad uscite in grotte
naturali e palestre di speleologia. Per saperne
di più: [email protected]. (ays)
SOCIETÀ&COSTUME
Ti ricordo tra i copioni e il cielo
Alessandro Cannavale
A un anno dalla scomparsa
dell’attore Enzo Cannavale,
riceviamo e pubblichiamo il
tributo del figlio Alessandro,
ringraziandolo di aver scelto Chiaia Magazine per ricordare arte e vita del padre.
È un anno che sei andato
via... I medici mi dissero che
avevi preso una brutta broncopolmonite, ma a me piace
immaginare che i tuoi polmoni si erano riempiti della
sottile polvere respirata sul
palcoscenico, in tanti anni di
teatro. Ho capito che una persona non ti manca per quello
che ha rappresentato nella vita ma per quello che non rappresenterà più nel tuo futuro,
intrappolato nella tremenda
dimensione del non vissuto...
Mi hai lasciato il più grande
regalo che un figlio possa ricevere dal proprio padre: un
cognome di cui andare fieri...
Mi ricordo di quando da piccolini sul lettone grande con
Mamma, Andrea e Gabriella
giocavamo alla zattera, aggrappati a vele fatte a forma di
coperte. Intorno a noi su di
un mare in tempesta fatto di
punti interrogativi, la più
grande metafora di quello che
dovrebbe rappresentare una
famiglia. Uniti insieme nel
viaggio, non sempre facile
della vita, ci sentivamo più sicuri potendo contare l’uno
sull’altro.
Ho la fortuna di poterti rivedere in tutti i tuoi film e riuscire a capire che l’umiltà di
Alfonso Caputo in 32 dicembre, l’ironia di Spaccafico il
napoletano in Nuovo Cinema
Ho capito che l’umiltà
di Alfonso Caputo
in “32 dicembre”,
l’ironia di Spaccafico il
napoletano in “Nuovo
Cinema Paradiso”
e la tomità
del brigadiere Caputo
in “Piedone” sono
stati tratti veri
del tuo carattere...
Paradiso e la tomità del brigadiere Caputo in Piedone sono stati tratti veri del tuo carattere, parti di te che magicamente si sono fuse con personaggi frutto della fantasia.
Quando venivo a vedere i tuoi
spettacoli a teatro con una
grande emozione nel cuore,
mi sedevo in mezzo alla gente, amavo sentire quello che
pensavano di te, confondermi nel buio della sala. Quando entravi in scena e si apriva il sipario il battito più forte delle mani era il mio, tu
non lo potevi distinguere, un
applauso è il suono di tante
mani…poi sei diventato più
anziano e mi ricordo ogni
passo che tu facevi sul palcoscenico io lo sentivo, un po’
come se ci fossi stato io lì sopra…e avevo una gran paura
che tu potessi cadere, senza
rendermi conto che un grande attore non può cadere…
Non ti ho mai raccontato che
girando tra vecchie videoteche e librerie cercando i film
in cui c’eri tu, e quando ne
trovavo uno, lo mettevo ben
in mostra davanti agli altri.
Adoravo leggere e far leggere
il tuo nome, cercarti in mez-
Grecia, seminari di storia
FINO AL 5 GIUGNO UN CICLO DI INCONTRI
SPIEGA MITI E INFLUENZE DI UNA CIVILTÀ
Successo dei seminari
napoletani di Storia
Greca organizzati da
alcuni docenti di tre
Università napoletane
(Federico II, Sun, Suor
Orsola Benincasa) con
l’intento profondo, come
dichiara Eduardo
Federico, docente
Università Federico II, di
“far conoscere fuori dal
mondo accademico la
storia greca, sfortunata e
spesso adombrata dalla
più nota storia romana e
ricordare inoltre, il
contributo che i greci, in
termini culturali, hanno
dato alla memoria
storica del nostro Paese”.
Gli incontri iniziati il 13
dicembre scorso,
prevedono altri cinque
appuntamenti fino al 5
giugno, data in cui il
ciclo si congederà con il
tema “Lavorare sui
frammenti degli storici
greci: problemi,
prospettive di indagine e
nuove acquisizioni.”
“Nel progetto è presente
e fondamentale - spiega
Federico - una forte
spinta etica, unita a una
decisa volontà di
diffondere ai più la
nostra materia,
attraverso una
zo a tante cose, e lo sto continuando a fare anche oggi che
non ci sei più… Proteggerò
mamma, le starò vicino, se un
giorno avrò dei figli parlerò di
te a loro, racconterò del nonno che non sono riusciti a conoscere, farò vedere i tuoi film
e guarderò nei loro occhi lo
stupore e sui loro volti un sorriso. Sto scrivendo un libro
sulla tua vita e con Mamma,
Andrea e Gabriella avevamo
pensato di fare una fondazione Enzo Cannavale per la va-
Molti ti ricorderanno,
avvolto nel tuo loden
verde, passeggiare per
le vie di Chiaia
con il tuo amato cane
Random, il quarto dei
tuoi figli... Amavi
questa città, non l’hai
mai tradita né usata
come hanno
fatto in tanti...
lorizzazione di tutti i caratteristi del cinema italiano che,
come dicevi anche tu, a differenza del cinema americano
non sfrutta al meglio i cosiddetti “personaggi di contorno”…Molti ti ricorderanno,
avvolto nel tuo loden verde,
passeggiare per le vie di Chiaia con il tuo amato cane Random, il quarto dei tuoi figli…
Amavi questa città, non l’hai
mai tradita né usata come
hanno fatto in tanti… Non sei
mai voluto andar via, mi dicevi “voglio murì a Napoli”.
Una volta ad una domanda di
un giornalista che ti chiedeva
cosa si provasse ad essere un
rappresentante della cultura
napoletana, tu rispondesti:
“Io sono semplicemente un
personaggio della tradizione,
non della cultura di questa
città”. Molti ti ricorderanno
per i tuoi film, le tue commedie, le apparizioni televisive...
Io ti ricorderò, invece, nel tuo
studio, in mezzo a centinaia
di copioni e antichi oggetti,
mentre scrutando il cielo dalla finestra del balcone mi dici: “Oì, ‘o tiemp è a tre assi,
sta cambiando il cielo, domani pioverà…”
divulgazione
estremamente legata alla
correttezza scientifica”.
La stessa correttezza
scientifica che dieci anni
fa portava il medesimo
team di esperti, in
particolare, Maurizio
Bugno (Federico II),
Eduardo Federico,
Marcello Lupi (Sun) e
Amedeo Visconti (Suor
Orsola Benincasa), alla
creazione di una rivista,
“Incidenza dell’Antico Dialoghi di Storia
Greca”, oggi
riconosciuta nella prima
fascia delle riviste
scientifiche italiane di
storia antica. Una rivista
che, come precisa
Federico, “ha come
interesse primario quello
di creare una finestra
specifica di storia greca,
aperta anche allo studio
delle incidenze, dei
recuperi della tradizione
occidentale e non solo”.
Il prossimo incontro, dal
titolo “Satrapi e re. Su un
epigramma e un gruppo
statuario per gli
Ecatomnidi da Iasos”, è
previsto per il 12 aprile
presso la Sun.
LUCIANA RANIERI
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(33)
ITINERARI
SGUARDI LONTANI
Francesco Iodice
IL PASTICCERE PLURIPREMIATO
Dolci
primati
Il laboratorio delle
delizie. In via Cupa
Piediterra ad
Ottaviano, Pasquale
Marigliano elabora
le sue squisite
creazioni,
miscelando prodotti
nostrani e
specialità esotiche
come il cioccolato
cubano o la
vaniglia del
Madagascar.
Dallo scorso
settembre è
possibile gustare le
sue creazioni di
cioccolato da
Motus in piazza
Plebiscito.
Luciana Ranieri
P
asquale Marigliano, classe ’71,
pasticcere per passione e vocazione, si è posizionato ai vertici della classifica nella guida
del Gambero Rosso “Pasticceri&Pasticcerie”, considerata la
Bibbia di questo golosissimo
settore, conquistando anche il
premio speciale per il miglior
packaging. I segreti della sua
arte sono amore e passione.
Ha iniziato come garçon, facendo l’aiutante pasticcere,
ma già a 9 anni imparava dallo zio (anche lui pasticcere) a
impastare a mano la sfoglia
riccia della sfogliatella napoletana. Successivamente, spinto dalla curiosità, ha scelto
l’estero come meta della sua
formazione, prendendo parte
a numerosi stage, presso “Fauchon” e “Le Notrȇ” a Parigi:
questa miscela di culture è la
sua peculiarità e la sua forza.
Ancora oggi, infatti, ama mescolare prodotti propriamen-
(34)
te nostrani, come le albicocche del Vesuvio e le rosse mele annurche, selezionate nel
periodo giusto, con specialità
provenienti da altre regioni come la ricotta romana o addirittura da altri continenti, il
cioccolato di Cuba e dell’Ecuador e le bacche di vaniglia del Madagascar.
Ha iniziato con un piccolo laboratorio, facendo da fornitore per bar e ristoranti, poi circa 10 anni fa ha deciso di rivolgersi direttamente al pubblico, e a tutt’oggi si ritiene in
costante crescita. Avendo come obiettivo principale la qualità degli ingredienti, il pasticcere campano cerca il continuo miglioramento e perfezionamento delle sue abilità,
nel rispetto della tradizione e
dei consumatori. L’estro creativo di Pasquale Marigliano,
però, prende vita in un laboratorio, “il laboratorio che sognavo”, come lui stesso riferisce, “paradiso dei sapori più
diversi”, palcoscenico degno
del più delizioso dei gironi infernali danteschi, (in via Cupa
Piediterra, Ottaviano) che assomiglia per pulizia e ordine a
un ospedale svizzero. Mignon,
lievitati, cioccolati e torte (queste ultime vengono vendute
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
PEDRO DE TOLEDO,
IL VICERÉ CHE
AMAVA NAPOLI
Inglobata nel Municipio di
Napoli, la chiesa di S. Giacomo
degli Spagnoli da 4 secoli è
considerata Chiesa Nazionale
Spagnola. Nel 1503, con
l’ingresso in città di Consalvo
de Cordova, generale di
Ferdinando il Cattolico,
cominciò la sciagurata
dominazione degli spagnoli a
Napoli che durerà ben 2 secoli:
il Regno fu governato da un
viceré per conto di Madrid. La
chiesa, costruita nel 1540 da
Ferdinando Manlio su ordine
del viceré Don Pedro da Toledo,
custodisce un monumento
funebre: è l’imponente scultura
di Don Pedro, viceré dal 1532 al
1553 e marchese di Villafranca,
accanto a sua moglie donna
Maria Ossorio Pimentel. Il
nobiluomo prega altezzoso,
come un Grande di Spagna. Lo
scolpì così Giovanni da Nola; e
la sua effigie (malgrado il
monumento non contenga le
sue spoglie, in quanto egli morì
a Firenze mentre visitava la
figlia Lenora, consorte di
Cosimo de Medici, e fu ivi
sepolto nel Duomo) è degna
rappresentazione di lui che fu
un uomo temutissimo (perfino
a Napoli, dove tutte le
reputazioni di terribilità
crollano tra i pernacchi). Egli,
singolarmente a 25 euro, e la
varietà di gusti è impressionante) vengono esportati
ovunque. La Russia gli richiede il cioccolato, lavorato in infinite varianti, (come il Vesuvio
Buono, un cioccolatino che al
contatto col palato esplode in
bocca), la Spagna richiede il
panettone, e questa specialità, malgrado il pasticcere sia
meridionale, è molto ricercata anche dal Nord Italia. Alla
domanda su quale sia, a parer
suo, il dolce che rappresenti
Tappa ad Ottaviano
per visitare
il laboratorio dei sogni
del pasticcere
Pasquale Marigliano,
le cui delizie fanno
il giro del mondo.
In Russia tutti pazzi
per il suo “Vesuvio
Buono”, mentre in
Spagna spopola il
panettone
pur straniero, amò Napoli di
amore severo, ma verace; aprì,
ad esempio, la strada che per
334 anni portò il suo nome.
Durante il vicereame, estese
parti del territorio furono
abbandonate al pascolo, al
latifondo signorile, al bosco e ai
briganti, mentre un quarto del
reame apparteneva alla chiesa.
Tirannici con i deboli, gli
spagnoli non repressero
l'insolenza facinorosa dei nobili
e dei loro sgherri. Ogni viceré
giungeva in Italia scortato da
un nugolo di funzionari e di
militari, che riproducevano in
piccolo lo stesso andamento
rapace e tirannico del loro
governo, approfttandone per
arricchirsi. Pur emanando
bandi e divieti, i viceré non
affrontarono i problemi della
città che si congestionò al suo
interno, espandendosi fuori le
mura; essi però aggiogarono al
loro carro la chiesa,
esentandola da gabelle.
Risultato: la committenza
ecclesiastica costruì
freneticamente e, per l'elevato
numero di edifici religiosi ed
assistenziali, Napoli acquistò
l'aspetto di città conventuale
con vere e proprie “isole
monastiche”. Il centro storico
contava quasi più chiese che
abitazioni. Gabelle e dazi di
entrata ed uscita per tutte le
merci erano così gravi ed estesi
che il Campanella affermava
che “si doveva pagare perfino
per portare la testa sul collo”.
nel modo migliore il Sud, propone in risposta un’ampia varietà di prelibatezze, dai più
raffinati dolci all’albicocca
“pellecchiella” e alle mele annurche, fino alle più popolari
pastiera e caprese. Per il dolce che unisce l’Italia intera, invece, Marigliano non ha dubbi, è il tiramisù, conosciuto e
apprezzato in tutto il mondo.
Lui stesso però da entusiasta
goloso non sa scegliere il suo
preferito. “Li amo tutti, indistintamente, non le so rispondere”, così preferisce precisare, forse per non voler offendere nessuna delle sue luculliane creazioni. Dal ‘99 rientra
nell’Accademia dei Maestri
Pasticceri Italiani fondata a
Brescia da Iginio Massari, il cui
intento è valorizzare, diffondere, far crescere e conoscere
quest’arte sublime. Con tre incontri l’anno, un simposio
pubblico e due simposi tecnici, questi ultimi rivolti a 50 pasticceri di tutta Italia, selezionati con criteri specifici e rigidi, tra cui l’uso delle materie
prime e una filosofia volta al
continuo miglioramento delle
tecniche, l’accademia arricchisce un settore in continuo
sviluppo. Il giovane Marigliano
nel 2003 vince il titolo di Cam-
pione italiano di Pasticceria.
Non ha mai pensato di andar
via da San Gennarello di Ottaviano, dove ha sede la sua patisserie (in via Gabriele D’Annunzio 23), e attribuisce il suo
successo agli ottimi risultati
che il Sud sta riscontrando negli ultimi anni inquesto settore, all’aspetto visivo di ciascuno dei suoi prodotti sempre
magistralmente rifiniti, ma anche ai suoi 16 dipendenti, tra i
quali diversi stagisti, scelti dopo 6 mesi di praticantato, che
arricchiscono il suo team.
Nella sola settimana di Natale
riesce ad avere in produzione
circa 600 torte, ovviamente di
diverse tipologie. Per Pasqua
invece, Marigliano propone la
classica colomba, quelle al limoncello e al cioccolato e le
pastiere, ma anche un più moderno mignon con agrumi (limone e mandarino) e mele
annurche ricoperto da salsa al
caramello che “accarezza il palato” con la sua decisa delicatezza.
Dallo scorso settembre anche
i napoletani possono apprezzare un reparto di cioccolateria e pasticceria firmato Pasquale Marigliano all’interno
del Motus, in piazza Municipio, 5.
LAPILLI
Premiato
il regista
dei paesi
A
Maiori, lo scorso 17 marzo,
si è tenuta l’edizione 2012
del Premio Rossellini, alla
presenza di Renzo Rossellini, figlio del maestro del
neorealismo italiano. Ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento un docufilm
fortemente influenzato dalla corrente cinematografica
degli anni ’50 nata per raccontare la “vera Italia”. Premiato infatti il regista Andrea D’Ambrosio per “Di
mestiere faccio il paesologo”, prodotto dalla Lama
Film sull’attività di “paesologo” di Franco Arminio. Il
docufilm, dopo aver girato
numerosi festival nazionali
e internazionali, è uscito nel
2011 in dvd nella collana CAI
(cinema autonomo italiano)
curata da Gianluca Arcopinto per la casa editrice Derive
e Approdi e in tutte le edicole della Campania con la
Iuppiter Edizioni. «È con
grande piacere e orgoglio
che ricevo questo premio intitolato al maestro del cinema neorealista italiano - ha
detto D’Ambrosio - che in
un periodo di grandi ristrettezze economiche riuscì a
realizzare quel capolavoro
Mare
chiaro
che è stato Roma città aperta. Sembra proprio la situazione di oggi in cui con fatica si riescono a realizzare i
propri film, in un Paese che
sembra aver smarrito l’amore per la cultura. Questo film
parla di paesi e di paesaggio,
e trovo sbagliata ad esempio
la nuova legge sulla tutela
del territorio approvata dalla Regione Campania, che
potrebbe dare atto ad una
nuova cementificazione selvaggia». In un mondo globalizzato ma non migliorato,
cantare la bellezza della propria terra, perdendosi tra
racconti, usanze e riti locali,
è azione nobile perché significa inoltrarsi in mondi
“fermi”, in cui nulla sembra
accadere ma tutto accade. Il
Prestigioso
riconoscimento per “Di
mestiere faccio il
paesologo” di Andrea
D’Ambrosio. Il docufilm,
distribuito da Iuppiter
Edizioni, si è
aggiudicato il Premio
Rossellini 2012
Amori
alla
deriva
UNA LEGGENDA, TRATTA
DA UN SAGGIO DI ALDO
DE GIOIA, NARRA LA TRAGICA
FUGA DI DUE AMANTI
Andrea D’Ambrosio
e il “paesologo”
Franco Arminio,
rispettivamente
regista e
protagonista del
docufilm insignito
del Premio
Rossellini 2012
regista D’Ambrosio, classe
‘75, già apprezzatissimo per
il pluripremiato documentario sull’emergenza inquinamento “Biutiful Cauntri”
e un inedita inchiesta sugli
orti urbani in “I giorni della
merla”, grazie alla fondamentale complicità del produttore Apolito, riesce a donarci, con la guida “spirituale” del paesologo Arminio (professione che solo nel
profondo Meridione poteva
nascere), una mitologia fantastica di antieroi in una terra di campanili, verde trionfante, contadini, partenze e
interminabili attese. D’Ambrosio, però, dopo il successo di questa piccola perla,
non si è accomodato sugli
allori ma, anzi, sta lavorando da due anni al suo primo
film “di finzione” dal titolo
“Due Euro l’ora”, scritto con
Donata Carelli e prodotto da
Enzo Porcelli. Un lavoro indefesso alimentato dalla vera passione maturata negli
anni della formazione: «Non
ho mai conosciuto ovviamente Rossellini - ha commentato il regista ricevendo
il premio - ma ho avuto modo di avere come insegnanti persone che lo hanno conosciuto come Giuseppe De
Santis, Carlo Lizzani e Ugo
Pirro, grandi uomini e grandi artisti che mi hanno inculcato l’amore per la vita e
per il cinema».
Un’antica leggenda
partenopea, tratta da
un saggio dello storico
e poeta napoletano
Aldo De Gioia, narra la
storia di una donna
sposata che s’invaghì di
un cavaliere il quale
corrispose con tutto
l’ardore. I due amanti
decisero di fuggire con
una imbarcazione: era
l’alba quando giunsero
sulla riva di Mergellina.
Avevano fretta e dissero
al barcaiolo di puntare
a Marechiaro. L’uomo
manovrò sui remi e, in
mare aperto, si girò a
fissare la coppia. Era il
marito di quella
signora. La barca
cominciò a inclinarsi
finché fu inghiottita
dalle onde. Dopo tre
giorni il mare restituì i
cadaveri dei due
amanti, abbracciati e
con il volto sereno.
Si racconta che per
molti anni, tra
Mergellina e Posillipo,
fu vista, nelle prime ore
del mattino, una barca
andare alla deriva.
ROSARIO SCAVETTA
SFIZI&NOTE
Massimo Lo Iacono
FRANZ LISZT
RIVIVE
IN “TACTUS”
Merita senz’altro una
segnalazione il disco
Tactus, dedicato a
musiche vocali di Franz
Liszt ispirate dalla
cultura italiana, che
Giulio De Luca, ottimo
pianista napoletano da
tempo trasferitosi a
Roma ma con cattedra a
Salerno, ed il
mezzosoprano
Chiarastella Onorati
hanno proposto
all’Auditorium “Aldo
Ciccolini” in Montedidio,
ospiti del ramo della
famiglia Napolitano di
Montedidio appunto.
Anche l’autore di queste
note ha partecipato alla
bella manifestazione di
notevole spessore
culturale, con spigolature
su Franz Liszt a Roma,
tratte dal libro
preziosissimo del De
Cesare, oggi introvabile
purtroppo, edito da
Neuwton Compton tanti
anni fa.
Aneddoto supremo: Papa
Pio IX, in visita al
compositore insigne, che
canticchia “Casta Diva”
da “Norma” di Bellini
assecondando il
musicista, che era
pianista sommo mentre
suonava il suo
strumento. Forse il Papa,
marchigiano come
Rossini, avrà accennato
pure qualche aria del suo
conterraneo. Nulla di
così estroso nel bel disco
che, con copertina aulica
che riproduce un quadro
di gelida e zuccherosa
sensualità classica di
pittore famoso all’epoca,
è proprio un serissimo
omaggio ad un
romantico incontro con
la poesia italiana per la
presenza di tre sonetti di
Petrarca, musicati un
paio di volte da Liszt.
Ma si ascolta anche il
“Sogno d’amore” con
voce, accanto ad altre
rarità. Il successo del cd
presentato da Bulgari a
Roma, niente meno, con
l’ineffabile Michele
Suozzo della “Barcaccia”
radiofonica e da Guido
Salvetti, autore anche
delle dotte note, è certo
legato piuttosto alla fine
cultura del pubblico più
che all’onda lunga del
bicentenario di Liszt,
rivelatosi a molti noioso,
e certo privo di grandi
ripensamenti o scoperte.
Con l’occasione gran
parte degli ospiti
dell’Auditorium
“Ciccolini” ha potuto
ammirare la splendida
collezione di strumenti
dei padroni di casa, ricca
di pianoforti della più
varia foggia e preziosa
fattura, con un’ arpa
antica e relativo leggio, e
rulli di modernariato, ed
un cymbalon
funzionante, e strumenti
con i pesi per le dita. È
quasi un museo privato e
sconosciuto vissuto con
grande discrezione,
come molte altre
preziosissime raccolte
musicali in città, note
solo agli addetti ai lavori,
del tutto fuori dagli
itinerari turistici,
preziosissima e
coltissima
testimonianza d’amore
per la musica, per
l’artigianato del più alto
livello, per la storia,
infine per la città
medesima.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(35)
LAPILLI
Terni&Favole. Chi rompe le uova nel
paniere pasquale? Saremo in tanti, pronti a
degustare il cioccolato e a raccogliere le
sorprese. Nella Tabaccheria Postiglione a Largo
Ferrandina a Chiaia, tra pulcini fondenti e
colombe alla nocciola, c’è trepidazione.
Alberto Postiglione, infatti, dal suo corner della
fortuna, smista ambi e terni per vincere al lotto.
«Nell’attesa della Pasqua, consiglio di giocare il
terno della Resurrezione che fa 52 - 4 - 33, da
inseguire sulle ruote di Milamo, Roma e Napoli
almeno per 9 estrazioni. Chi, invece, è amante
delle uova al cioccolato, può puntare sul terno
del pulcino che comprende i seguenti numeri:
12 (il pulcino) - 50 (le uova) - 11 (la cioccolata).
Questa combinazione va giocata su tutte le ruote
almeno per 6 estrazioni». Mentre la primavera è
già vibrante nell’aria e il mare attende di essere
invaso dalle vele della Coppa America, in
tabaccheria, tra una discussione calcistica e un
ragionamento politico, fioccano i numeri della
speranza: «Caldeggio vivamente due ambi
freschi e tosti: 33 - 58 e 5 -37. Entrambi vanno
giocati su Napoli e Bari per 6 estrazioni». Non
resta che divertirsi con i numeri, incrociare le
dita e giocare con grande moderazione.
Unità d’Italia? Basta la zuppa
MASTERCHEF. PIATTO CONVINCENTE A BASE
DI ZUCCA, FAGIOLI E UN TOCCO DI PEPERONCINO
Pippo Schiano
ZUPPA DI FAGIOLI
E ZUCCA
(Ricetta per 4 persone)
600 gr di zucca; 200 gr di fagioli cannellini;
50 ml di olio extravergine d’oliva;
1 spicchio d’aglio;
prezzemolo; peperoncino.
L’Italia culinaria è una vera e propria Nazione delle
Autonomie. Mille modi di
cucinare, dalle montagne
del Trentino alle spiagge
della Campania. In ciascuno di questi luoghi la “cucina” è da sempre un elemento fondamentale che
contribuisce a definire l’appartenenza alla propria comunità. La ricetta di questo
mese - zuppa di fagioli e
zucca - unisce ed esalta i
palati dell’intero Paese. La
ricetta ha due versioni: una
più rapida e una più lunga.
Il tutto sta in che tipo di fagioli scegliete: quelli secchi
o quelli lessati in scatola. Se
scegliete il primo dovrete
lasciarli in ammollo per almeno 3 ore. Lavarli e metterli in una pentola a pressione con acqua sufficiente.
Ponete la pentola sul fuoco
dopo averla chiusa e portate a pressione a fiamma alta. Al primo fischio riducete al minimo la fiamma e fate cuocere per 20 minuti. Al
termine levate dal fuoco e
fate uscire tutto il vapore
sollevando la valvola del fischio. Quando la pressione
sarà finita e la valvola di si-
curezza abbassata, aprite la
pentola. Se, invece, usate fagioli in scatola lessati, basterà aprire il barattolo e
continuare con la preparazione. In una pentola mettete l’olio e mezzo spicchio
d’aglio e fatelo rosolare. Aggiungete i fagioli con 1 mestolo del liquido di cottura
(se non c‘è aggiungete mezzo mestolo di acqua), salate e lasciate insaporire a
fiamma media per 5 minuti. Nel frattempo sbucciate
la zucca, eliminate i semi e
tagliatela a cubetti abbastanza grandi. In una pentola a pressione mettete
l’altra metà dello spicchio
d’aglio e il rimanente olio,
fatelo rosolare. Se vi piace il
piccante, unite anche il pe-
Factory, Schopenhauer ai baretti
C’è una nuova “situazione” ai baretti di Chiaia: a
crearla, con la consueta irrefrenabile fantasia, è stato Diego Santanelli, artista
e viveur che, a vico Satriano 10 ha inaugurato “La
Factory” (nelle foto), artbar aperto alle sperimentazioni musicali e alle mostre di artisti emergenti. In
questa nuova avventura tra
cultura e movida, Santa-
(36)
nelli non è solo: insieme a
lui, infatti, ci sono Dario
Nota e il direttore artistico
Nika Del Barone, un team
che conosce le formule
giuste dell’intrattenimento di qualità. La Factory
punta a divenire il locale
del cocktail d’autore, della
movida “contemporanea”,
in cui è possibile sorseggiare al bancone, tra sgabelli e installazioni di pro-
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
duzione Santanelli, un
Martini o un Negroni con
la certezza di ritrovarsi tra
amici e “bella gente”.
«Il locale che abbiamo voluto creare - tiene a precisare il deus ex machina
Santanelli - è un mix tra
una casa d’arte e un night
con musica dal vivo. Proseguo, insieme ai miei soci, la missione di moltiplicare gli spazi in cui giovani
artisti e musicisti possono
esprimere la loro poetica e
farsi conoscere dal pubblico». Una curiosità: sulle
pareti della Factory campeggiano alcune citazioni
celebri. All’entrata c’è
quella di Schopenhauer
che, meglio di altre, riassume il senso del nuovo ritrovo: «La musica aiuta
l’uomo a vincere momentaneamente l’angoscia».
peroncino. Aggiungete la
zucca e una parte del prezzemolo, salate e chiudete la
pentola. Portatela ad ebollizione usando una fiamma
piuttosto vivace. Al primo
fischio riducete al minimo
la fiamma e fate cuocere
per 3 minuti. Levate dal
fuoco e fate uscire tutto il
vapore sollevando la valvola del fischio. Quando la
pressione sarà finita e la valvola di sicurezza abbassata, aprite la pentola. Unite i
fagioli, aggiustate di sale e
fate cuocere assieme per
qualche minuto. Rigirate
con delicatezza e mettete il
restante prezzemolo. Zuppa da servire con crostini di
pane o con del pane raffermo ridotto a pezzettini.
Napolicentro.net,
la metropoli positiva
Napoli positiva, Napoli d’esportazione
all’inseguimento di stimoli cosmopoliti: una
città al passo coi tempi che nulla ha da
invidiare alle grandi metropoli internazionali.
E’ questo il messaggio che il sito
www.napolicentro.net intende trasmettere a
chi ne esplora le pagine. Immagini patinate di
bellezza e di civiltà: il contenuto del web,
firmato da Armando Sarno, si dipana
attraverso brevi ed emozionanti video,
realizzati da un pool di videomaker altamente
creativi, stilisticamente differenti ma
accomunati dall’aspirazione di rileggere la
città alla luce di un inedito spirito costruttivo
e attraverso i fotogrammi migliori del
prodotto Napoli. Fortemente interfacciato al
presente, Napolicentro.net divulga percorsi e
prospettive di alto profilo nei mondi della
moda, musica, editoria, cinema, teatro, arti
visuali, cibo, design, stili di vita, eventi e
underground. Dunque, il videoracconto di
una metropoli d’inizio millennio che punta a
ritrovare l’originario life-style di cittàimmagine. Malgrado i luoghi comuni o il
discredito fiorito su tragedie come
delinquenza e rifiuti, c’è insomma una città
che rivendica normalità attraverso i suoi
panorami, i tesori, le iniziative, le risorse
culturali e produttive, i personaggi illustri.
LAPILLI
EasySconto,
il risparmio
è servito
CREATA DA TRE NAPOLETANI,
L’APP PER I-PHONE CONSENTE
14 CALCOLI DIFFERENTI:
DALL’IVA AL RICARICO
Dalla mente di tre amici
napoletani nasce la nuova
applicazione EasySconto,
una chiara dimostrazione di
come, nell’arco di un periodo di pochi mesi, sia possibile creare un prodotto valido nell’immenso panorama
delle applicazioni per I-phone. Adatta sia al professionista sia all’utente meno
esperto, permette di calcolare ogni tipo di sconto con
precisione, anche con una
percentuale decimale. Con
l’aggiornamento alla versione 2.0, disponibile a breve,
la grafica (in linea col design
dei prodotti Apple) e le numerose funzioni di cui è stata dotata (14 calcoli differenti) quest’ app diventa la
più completa ed elegante del
suo settore. L’interfaccia
sfrutta le potenzialità del sistema operativo IOS, utiliz-
zando la tastiera numerica
di sistema, a cui è stato aggiunto il tasto “calcola”, per
una maggiore praticità, e il
Pickerview (selettore a rotella), per la modalità analogica e le aliquote Iva. L’applicazione si divide in 3 sezioni: Iva, Sconto e Ricarico. La
prima consente di fare un
calcolo dell’Iva, dello Scorporo/Iva e del Ricarico/Iva
con aliquote al 4%, 10%,
20%, 21% e 23%. Nelle sezioni Sconto e Ricarico è
possibile calcolare: Sconto e
Ricarico semplici, il calcolo
Inverso, Extrasconto ed Extraricarico con 4 percentuali, Scorporo di percentuali
generiche, Percentuale di
sconto o ricarico da due
prezzi e Sconto merce. In
modalità analogica, si possono inserire percentuali intere in modo manuale, la
modalità digitale è invece
per percentuali più precise,
con cifre decimali. Nell’app
è inclusa, inoltre, una pratica calcolatrice per le operazioni veloci. Una funzione
molto importante è la possibilità di salvare i nostri risultati direttamente nella calcolatrice, oppure di copiarli
e incollarli in altre sezioni
dell’app. Infine, c’e’ la possibilità di inviare un feedback
via email direttamente dall’
interno dell’ app. EasySconto è disponibile su AppStore
al prezzo di 0,79 euro.
FABRIZIO TAVASSI
L’ORA LEGALE
Adelaide Caravaglios
CALCIO IN TV: SMART CARD
DOMESTICA ANCHE IN PUB
Calcio in Tv: con la sentenza numero
7051/2012, la Suprema Corte (Terza
Sezione penale) ha assolto - con la
motivazione «perché il fatto non
costituisce reato» - il gestore di un pub,
reo di aver trasmesso in pubblico una
partita criptata, utilizzando la propria
smart card per uso domestico in luogo
della più adeguata club card dello stesso
circuito. Rispetto a quanto deciso in
appello (dove il gestore era stato
condannato a 4 mesi di reclusione e 1.800
euro di multa), dunque, il verdetto è stato
diverso: la precedente sentenza è stata
annullata senza rinvio.
Ad avviso dei giudici di legittimità, in
realtà, il fatto che il proprietario
dell’American Bar non avesse
pubblicizzato l’evento evita la
responsabilità penale per violazione delle
norme a tutela del copyright dei diritti Tv,
in quanto, in tal modo, mancherebbe il
fine di lucro: «Non vi è trasmissione delle
immagini televisive nella mera condotta
di chi associa a se stesso altre persone
nella fruizione dello spettacolo televisivo,
a prescindere dalla liceità o meno di ciò
sul piano contrattuale e quindi civilistico;
ciò che si verifica di norma quando
manca il fine di lucro», precisano gli
ermellini.
«Anzi - continuano - la diffusione in un
pub di un evento sportivo trasmesso dalla
rete televisiva con accesso condizionato
non risultava essere funzionale a far
confluire nel locale un maggior numero di
persone attratte dalla possibilità di
seguire l’evento sportivo gratuitamente»:
tanto è vero che, al momento
dell’accertamento della condotta
contestata, erano presenti, nel locale,
pochissimi avventori ai quali, tra l’altro,
non era stato richiesto alcun sovrapprezzo
per seguire l’avvenimento calcistico.
«Questo non deve significare chiariscono - che in tutti i casi nei quali è
percepibile la finalità di trarvi un
guadagno, non sia reato la diffusione di
programmi criptati al di fuori delle
modalità consentite dagli accordi
contrattuali».
Week end
nel borgo
medievale
“
AMBROGIO FERILLO,
NOTTI FOLLI A POSILLIPO
Ha le chiavi della movida e a saperlo sono in tanti: non
è un caso, infatti, che i migliori locali del by night lo
cercano per il suo talento nell’animare e gestire gli
eventi. Ambrogio Ferrillo (nella foto con Maurizio
Filisdeo) è uno dei re della notte non solo per
l’indiscutibile simpatia ma soprattutto per la grande
professionalità come pierre e organizzatore di eventi.
Dopo aver “riempito” le discoteche della provincia di
Napoli (mitiche le sue serate estive al Sohal) ha
conquistato la città con le notti folli al Teatro Posillipo
tra dj celebri e vocalist da brividi. Per luglio sta già
preparando un megaevento con artisti internazionali.
A Pontelandolfo, non
si va, si torna: difficile dimenticare la bellezza di
quelle pietre con cui sono costruite le case, che
ricoprono la splendida
piazza e disseminano
strade e campagne. Un
borgo medievale adagiato sulle colline del Sannio, in cui la vita è a mi-
sura d'uomo, apparentemente immutato nel
tempo ma che nasconde
una grande vitalità. Sotto la torre baronale c'è
"Landulphi” dove si possono gustare le specialità gastronomiche e
ascoltare buona musica.
Ottimo l'olio d'oliva che
si può acquistare diretta-
Dell'antico Castello di Pontelandolfo resta solo la Torre,
alta oltre venti metri, che risale alla metà del XIV secolo.
Per i buongustai è d’obbligo una tappa da “Landulphi”
mente dai contadini, ma
anche le carni d’agnello,
di maiale e di vitello di
razza selezionata. Un
luogo da scoprire durante il week end magari per
fare un'indimenticabile
passeggiata nella faggeta
di Monte Calvello, che si
dice essere magica. Per
dormire c’è nel centro
storico il B&B "Il castello", restaurato di recente.
Per chi sta pensando ad
investire ed ama la natura, ci sono poi molte case in vendita, di tutte le
misure, a prezzi molto
accessibili (da 15.000 a
70.000 euro). (LC)
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
(37)
MOVIDA&RELAX
NIGHT STORM
Fabio Tempesta
DJ SONIA,
BIONDA A
TUTTO SOUND
La musica e lo sport
sono le due principali
passioni di Alexandra
Igorevna Shapovalova,
in arte Dj Sonia. Nata
ad Odessa, in Ucraina,
22 anni fa, sotto il
segno del Toro, è
molto famosa in
Europa come Dj e
sound-producer.
Alexandra, però,
grazie anche al suo
fisico slanciato (un
metro e 75 di altezza,
mentre le sue misure
sono 92-68-92) si è
affermata nel suo
Paese come
campionessa di
pallamano, disciplina
che pratica dal 2001,
vincendo numerosi
premi e tornei
internazionali. Dopo il
diploma, conseguito
nel 2008, Alexandra
realizza altri due
sogni: quello di
iscriversi al
Politecnico di Odessa
per studiare
ingegneria meccanica
e quello di diventare
giornalista. La sua
ambizione, ma
soprattutto la sua
passione per la
musica che l’ha
sempre
accompagnata,
l’hanno spinta a
diventare una Dj di
grido: premiata come
migliore Dj del 2010 ai
Geometria Awards in
Ucraina, ha suonato
nei maggiori club
dell’Est europeo e non
solo. Costante
l’impegno nella
produzione
discografica,
prevalentemente
indirizzato verso la
musica elettronica, la
progressive e la
techno che Dj Sonia si
diverte a miscelare.
Attualmente lavora
per la “Virus”, casa
discografica ucraina
con la quale ha
realizzato il suo disco
più famoso, “New
Day”. Convinta che la
musica sia l’unico
linguaggio universale
perché compresa
ovunque come una
delle creazioni più
belle dell’uomo,
Alexandra ama anche
il cinema, il teatro e la
lettura, segue il calcio
e adora stare al sole
per rilassarsi. Si
definisce sensuale ed
elegante ma anche
sportiva, le sue firme
di abbigliamento sono
Christian Louboutin,
G-Star, Diesel e
Hummel, mentre i
suoi locali preferiti
sono il Dolce Vita di
Sharm el Sheikh e il
Forsage di Kiev.
Bella gente
L’electro-rock
dei “Cybersadic”
Prosegue il viaggio tra i gruppi emergenti
partenopei. I generi, le sonorità, i musicisti
e i locali che li ospitano sono i protagonisti
dell’ottava puntata.
Molto spesso si giudica una band a seconda
dei dischi venduti, delle apparizioni televisive,
o peggio ancora, in base al numero di fan che
hanno su Facebook o a quanti followers riesca
a collezionare su Twitter. Ma, fuori dai binari
del “mainstream” che portano gli ascoltatori
ad affezionarsi a progetti costruiti a tavolino
per i canali ufficiali, ci sono tante strade
artistiche interessanti, come quella
immaginaria che collega Napoli e Torino,
dove agiscono il cuore e la mente dei
Cybersadic. La band, che vanta partecipazioni
di rilievo su palchi decisamente importanti
(da quello del Meeting del Mare di Marina di
Camerota a quello dell’Italia Wave, fino al
Duel:Beat), propone un’interessante miscela
di rock e sound elettronici per palati raffinati
ma che facilmente riesce a catturare anche
l’attenzione dell’ascoltatore più “superficiale”,
grazie al sapiente uso di loop ipnotici e ritmi
serrati, caratterizzando la sua produzione con
elementi che affondano le radici nel rock
italiano degli anni ’80 e ‘90 (CCCP/CSI e
Marlene Kuntz in primis) e nella grande
elettronica di respiro internazionale (vedi
Depeche Mode e soprattutto Kraftwerk).
(38)
Fabiana Tarzia, napoletana,
è testimonial per il
calendario Diamond. Una
femminilità che ha un
rapporto sano con il suo
corpo e non ha paura di
mostrarlo e di sedurre.
STEFISTRASS
FABIANA TARZIA
Altissima, purissima,
dolcissima. Non è lo slogan
per una nota pubblicità che
reclamizza l’acqua, ma
bensi le virtù di una delle
ragazze più top della città.
CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012
A. ALFREDO ALPH CAPUANO
di Tommy Totaro
CORREALE
Finalista al festival
internazionale del giallo e
del mistero 2011, il regista
Guglielmo Correale ritorna
alla ribalta con un nuovo
corto dal titolo
“Un ospite inatteso”,
che non è altro che un
omaggio ai Monty Pyton ed
alla loro commedia
cinematrografica
“Il senso della vita”,
un film demenziale ma
ancora straordinariamente
attuale se si pensa che è
del 1983.
Doppia formazione, per ovvi motivi
geografici, composta da Alessandro “Jamel”
Amoretti (chitarra e voce) e Luigi Ugolini,
“l’uomo da Torino” (parafrasando molto
liberamente Hitchcock), al synth, ai suoni e
alle macchine, sostituito nei live da Pasquale
Pezzullo al basso e da Toni Rocco Dj, sempre
alle macchine. Da poco la band ha partorito il
primo cd, “Droga alla massa”, dopo ben due
demo, in cui si nota l’effettivo salto di qualità,
dalla scelta dei suoni ad un livello
decisamente professionale, alla composizione
generale che risulta armonica e
proporzionata sia nei singoli brani che nel
complesso, conferendo all’intero lavoro una
lucida patina di pulizia che lo pone ad un
livello nettamente superiore rispetto ad una
buona parte delle produzioni affini. Nove
tracce alchemiche ben bilanciate che
raggiungono l’apice nel perfetto singolo “La
Danse Sadique”, viaggiando tra la rabbia
esplosiva e ondeggiante di “Wake Up” (da
ascoltare ad alto volume), tra le strumentali
sperimentazioni della catartica “Meclet”, fino
all’incisiva e generazionale “Rivoluzione
Permanente”. Chi volesse approfondire la
conoscenza di questa band, può acquistare
l’album su Itunes e sui principali store digitali
o visitare la pagina Myspace
www.myspace.com/cybersadix.
Ricercatissima su Facebook
per le sue creazioni di
bigiotteria di cristallo e
swarosky, nonché per i
simpatici post da
condividere tra gli amici.
Stefistrass piace alla gente
che piace.
NEUHM PARTY
Ispirato dai grandi nomi
della storia dell’house
music come Lerry Levan,
Franckie Knucles e Little
Louie Vega, il clubber
Fabrizio Esposito sta
cercando con la one night
“Neuhm Party” di ricreare
nella nostra città, i successi
del nightclubbing dei primi
anni 70. Ci riuscirà?
SALVIO PARISI
Nonostante siano passati
diversi mesi dalla
pubblicazione del suo
Calendario “Senza Barriere”
2012, Salvio Parisi è sempre
in auge, tanto da dover
essere costretto ad inviare
una copia ad un
imprenditore australiano.
Un successo tutto italiano
che inorgoglisce.
EXIT
Diamo i numeri
sicurezza
In questo numero hanno scritto
Aurora
Cacopardo
Adelaide
Caravaglios
Aldo
De
Francesco
Nino
De Nicola
Mimmo
Della Corte
Rossella
Galletti
Viviana
Genovese
Francesco
Iodice
Massimo
Lo Iacono
Alessandro
Mantico
Carmine
Mastrantuoni
Espedito
Pistone
Luciana
Ranieri
Renato
Rocco
Rosario
Scavetta
Pippo
Schiano
Armando
Yari
Siporso
Fabrizio
Tavassi
Fabio
Tempesta
Tommy
Totaro
414
sono le nuove
telecamere per la
videosorveglianza
che andranno ad
aggiungersi alle
200 già presenti a
Napoli. Lo prevede
il Pon Sicurezza
2007-2013
lavoro nero
16
i lavoratori
irregolari sorpresi
dalla GdF mentre
montavano il palco
del Palamaggiò di
Caserta per il
concerto di Laura
Pausini dello
scorso 22 marzo
contrabbando
28
chili di sigarette di
contrabbando sono
stati sequestrati
dall’Ufficio delle
Dogane a Napoli.
Denunciati due
passeggeri
provenienti dalla
Moldavia
A CHIAIA MAGAZINE
• ÈABBONATI
partita la campagna abbonamenti di Chiaia Magazine. Chi decide di abbonarsi,
non solo riceverà direttamente a casa il giornale, ma entra nel Club di Chiaia Magazine in cui ha diritto allo sconto del 30% sui libri di Iuppiter Edizioni e su altre opere
dedicate alla storia e alle tradizioni napoletane. Due le tipologie di abbonamento: ordinario (20 euro all’anno) e sostenitore (50 euro all’anno). Per saperne di più basta
telefonare al numero 081.19361500, dal lunedì al venerdì, dalle ore 11.00 alle 18.00.
PUOI TROVARCI
• InDOVE
oltre 500 punti selezionati: negozi, teatri, cinema, bar, discoteche, banche, bouti-
solidarietà
que, studi professionali, gallerie d’arte, ristoranti, circoli sportivi e in tutti gli eventi
culturali e mondani. Distribuzione capillare palazzo per palazzo; gazebo nei punti strategici della città per la presentazione del numero e delle iniziative del mensile.
100
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120
arresti sono stati
effettuuati dai
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la Campania
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