SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI Anno VII - numero 3 - Marzo 2012 distribuzione gratuita Il Governatore che raffredda le platee Freddoro sommario L’inchiesta 4 Il degrado delle fontane storiche Primo piano 8 Gioco d’azzardo, business e mania Il caso 11 Avron, la truffa sbarca a Napoli Itinerari 34 Ottaviano, patria dell’arte bianca www.chiaiamagazine.it IUPPITER EDIZIONI OBLÒ Una Commissione della Municipalità 1 contro il rischio traffico collegato alla Coppa America. La kermesse sportiva in programma sul Lungomare non fa dormire Fabio Chiosi, presidente della prima Municipalità. Il numero uno del parlamentino di Chiaia è preoccupato per le eventuali ricadute negative, provocate dal dispositivo di traffico varato per l’evento e dalla creazione della grande ZTL che coinvolge tutto il centro cittadino. «La vastità dell’area sottoposta a limitazione veicolare comporta grosse difficoltà di controllo. Le lunghe code ai varchi - spiega Chiosi - sono un’eventualità concreta, con ripercussioni sull’intera viabilità urbana. Sulla base di AMERICA Buche, crisi senza fine Gentile direttore, ho letto con molto interesse l’articolo pubblicato sull’ultimo numero di Chiaia Magazine riguardante la questione buche. Sfogliando i quotidiani ho notato che il problema è sempre più sentito, anche in vista degli eventi che Napoli si prepara ad ospitare, che porteranno in città (si spera!) turisti da tutto il mondo. Eventi straordinari, certo, ma mi chiedo come si possa pensare all’“eccezionalità” quando Napoli è carente proprio nella “normalità”, ossia nella soluzione dei problemi ordinari. Le buche sono uno di questi: com’è possibile pensare che in sette giorni si possa dare una mano di cipria alla città, nascondendo le criticità? Quanti pedoni, centauri e automobilisti ancora dovranno rischiare la vita per le strade di questa città prima che si provveda a far qualcosa? Coppa America: il Comune ha calato il jolly. Sulla riuscita della kermesse della vela De Magistris si gioca la reputazione. Lui spera in due calcoli. Il primo è il ritorno d’immagine: Napoli in mondovisione non è chance da buttare. Ma ai 4 angoli del pianeta si rischia di consegnare non solo le barche e le onde ma anche il delirio di lamiere e di smog ai margini dell’area protetta. E se il traffico non lo spazzi sotto il tappeto, non ci riesci nemmeno con la cartolina stracciata del Centro Storico e dei suoi monumenti. Impossibile, insomma, oscurare la realtà sfregiata del Caso Napoli, troppo distante dagli spot buonisti e rassicuranti della promozione istituzionale. Il rischio, dunque, è che l’amministrazione esca scuoiata dal confronto con la verità della strada, proprio quella che finirà anche su taccuini e telecamere dei media mondiali. E in questo caso chi rischia la faccia è la città in blocco. Che Dio ce la mandi buona. L’altro calcolo è un grosso ritorno in quattrini. Allacciare le cinture di sicurezza, prego!, e incrociare le dita perché qui la partita si gioca su un indotto economico, ipotecato da troppe incognite a cominciare dalla quarantena in cui la mega ZTL sta blindando il cuore di Napoli: se salta il sistema trasporti, si rompe il giocattolo. Malgrado i piazzisti ideologici e gli ottimisti di professione. I quali si sono persi anche un altro passaggio: dal festival velico restano fuori tante imprese napoletane che, invitate al magro desco degli appalti per la riqualificazione, sono scappate a gambe levate. Motivo: pagamento a 40 mesi. Cioè: lavorate ora, vi saldiamo nel 2015. Speranze? La ragione dice di no. Resta il cuore. PIETRO D’ALTERIO Sicurezza, un passo avanti FRANCESCA CUOMO (2) Cover Baraccone Coppa SOS CITY Gentile redazione, tra le tante notizie di scandali e disservizi, vorrei dare risalto ad una positiva che mi ha fatto molto piacere. Parlo delle nuove telecamere per la videosorveglianza che, sommate a quelle già presenti, garantiranno la sicurezza dei cittadini di tutta la metropoli. La sicurezza, specie in una città come Napoli, non è mai troppa e credo che i nuovi occhi elettronici potranno servire da deterrente contro vandali, scippatori e malintenzionati. Personalmente, come donna e mamma, mi sento un po’ più sollevata e spero che i congegni funzionino e vengano controllati con frequenza, ma soprattutto che si opponga un vero contrasto ai reati di microcriminalità con processi più veloci e pene più severe. precedenti esperienze, occorre la mobilitazione di circa 250 vigili al giorno. E’ ipotizzabile un focolaio di crisi alla Riviera di Chiaia dove si perdono 300 posti auto, ma a preoccupare - insiste - sono le ripercussioni sul comparto economico del quartiere: se la Coppa non produrrà l’auspicato indotto economico, sarà una catastrofe». Queste premesse hanno indotto Chiosi ad allestire una Commissione Coppa America, composta da consiglieri di maggioranza e opposizione, che ha il compito di tenere sotto controllo la manifestazione, monitorare le criticità e proporre correttivi: «Lo scopo - conclude Chiosi - è ridurre al minimo i disagi dei cittadini». n u m q u a m h o r u m l u x Stefano Caldoro è in guerra con il Pdl. Tra sirene socialiste e ammiccamenti al Terzo Polo, medita un suo partito. pagina 3 Il paginone L’acqua non bagna Napoli. Fontane monumentali nel caos: un groviglio di competenze amministrative ne paralizza la manutenzione. Da Posillipo a Castel Capuano, viaggio nel degrado. pagine 4-5 Primo Piano Gioco d’azzardo, il business dalla A alla Z. Dati, fatti e misfatti di una mania italiana. Sale bingo, l’addetto ai lavori racconta i segreti di una sindrome alla moda. pagina 8 Il Caso Frode Avron. Arriva anche a Napoli la pubblicità ingannevole della società di Bratislava. Un raggiro che costa più di mille euro l’anno. pagina 11 Storie&Territori Rione Terra, quel borgo fantasma. La carenza di fondi della Regione ostacola i lavori di riqualificazione della rocca cominciati vent’anni fa. pagina 17 Mobilità Pulminati, bus salvavita. Contro le stragi del sabato sera, tre ragazzi hanno ideato il modo di brindare in sicurezza. pagina 22 c e d e t SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI Anno VII n.3 - Marzo 2012 Direttore Responsabile Max De Francesco Redazione Laura Cocozza Rita Giuseppone Alvaro Mirabelli Società Editrice IUPPITER GROUP S.C.G. Sede legale e redazione: via dei Mille, 59 - 80121 Napoli Tel. 081.19361500 - Fax 081.2140666 www.iuppitergroup.it Presidente: Laura Cocozza Progetto e realizzazione grafica Fly&Fly Stampa Centro Offset Meridionale srl - Caserta Responsabile area web Massimiliano Tomasetta Pubblicità (Tel. 081.19361500) Maria Palombo (339.7081448) Rosario Scavetta (347.6159578) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 Massimiliano De Francesco Laura Cocozza Alvaro Mirabelli Rita Giuseppone Massimiliano Tomasetta Maria Palombo Reg. Tribunale di Napoli n° 93 del 27 dicembre 2005 Iscrizione al Roc n°18263 © Copyright Iuppiter Group s.c.g. Tutti i diritti sono riservati Per comunicati e informazioni: [email protected] COVER Il commissario regionale del Pdl Francesco Nitto Palma è stato sfidato a duello dal governatore Caldoro. Ha accettato la sfida presentandosi al congresso cittadino del partitto con pistole di cioccolata. CALDORO, IL RITRATTO Il governatore che raffredda le platee Il timoniere di Palazzo Santa Lucia è in guerra con il Pdl. Tra sirene socialiste e ammiccamenti al Terzo Polo, medita un suo partito Max De Francesco T imido come un leprotto, riservato come un posto a teatro, slanciato come un beverino, una sigaretta ogni tanto per smaltire il nervoso, una moglie che ricerca con successo, un padre socialista che contava così tanto da finire nei pensieri della Cia, oratoria fluente ma priva di cuore, tracce minime di carisma, una missione nel cassetto: smontare il Popolo della Libertà. Stefano Caldoro, 51 primavere riformiste, sudista di fresca autonomina, già due inverni trascorsi alla guida di una Regione consegnatagli da Bassolino con un debito di oltre 11 miliardi di euro, è chiamato, in una politica senza più appeal e segnaletica, a scegliere una direzione. Aspettare, nell’ombra del comando, che crolli il Pdl e danzare sulle sue macerie o imboccare da subito la via socialista vestendo i panni di leader moderato e meridionalista? Scegliere la scorciatoia democristiana, abbracciando definitivamente croce, casini e caltagironi o cavalcare l’onda arancione affiancando in un patto per il bene comune il surfista de Magistris e quel che resta del Partito democratico? Cosa voglia fare da grande Caldoro non si è ancora capito ma, almeno, dopo i congressi del Pdl, appare chiaro che non voglia essere più un pidiellino. Soprattutto se si aggira ancora nel partito, seppur dietro le quinte, l’ex coordinatore regionale Nicola Cosentino che, secondo i magistrati, architettò una strategia di dossieraggio a sfondo sessuale per screditare Caldoro e costringerlo ad abbandonare la competizione regionale del 2010. Negli attici del potere il registro degli affronti subiti è sempre aggiornato. Non è un caso, quindi, se, più che mille dichiarazioni rilasciate qua e là sui giornali tra desideri terzopolisti e previsioni disgreganti («Nel partito prevalgono posizioni difensive che non potranno reggere all’urto del cambiamento»), la rottura politica (e umana) di Caldoro con il Pdl sia, invece, sintetizzabile in due reazioni: il fastidio del governatore per la standing ovation ricevuta al congresso provin- ciale da Cosentino dopo un vibrante intervento e la decisione di chiedere un risarcimento simbolico di tre euro e di essersi costituito parte civile al processo contro l’ex coordinatore. «Spero - ha detto Caldoro - che anche il partito, gravemente danneggiato da quel falso dossier, mi segua». Questione di applausometro e di resa dei conti: la politica è soprattutto questo. Dalle giornate congressuali di marzo più che un partito rinnovato (confermato come coordinatore provinciale il pigliatutto Luigi Cesaro ed eletto come segretario cittadino il germoglio Amedeo Laboccetta) esce un governatore provato dal fuoco amico (vedi anche il recente documento dei 21 parlamentari campani contro Caldoro, reo di aver attaccato gli eletti pidiellini per l’azione debole in difesa degli interessi del Sud) tanto da abbandonare le sue collaudate esternazioni e sfidare “a duello”, dopo un battibecco su quanto alta fosse la febbre antigiudici nel partito, il commissario regionale del Pdl Francesco Nitto Palma, inviato a Napoli per decifrare il partito dei berluscones e stanare le intenzioni caldoriane sia in chiave rimpasto regionale sia sul nodo Udc in vista anche delle elezioni amministrative che si terranno a maggio in 21 Comuni dell’area metropolitana. Il duello, per la cronaca, è finito a scaramucce e pistole di cioccolata: nessuna pace, una precaria tregua e il ritorno a un linguaggio da governatore diligente: «Buon governo, lotta alla camorra, difesa degli interessi del Sud: queste sono le vere priorità, ciò che sta a cuore ai cittadini e al territorio: il resto è distrazione, beati loro che pensano a cose amene”. Quanto forte sia in termini elettorali il riformista Caldoro senza il Pdl è un mistero, di sicuro l’incertezza dello scenario politico semina risvegli d’affinità e soluzioni fantasiose. I primi provengono dal coordinatore nazionale del Partito socialista Marco Di Lello che ha tuonato: “È ora che i simili tornino con i simili e che Caldoro si liberi della zavorra pidiellina. I cittadini lo hanno eletto: risponda unicamente a loro». Per le seconde, invece, ne suggeriamo una: la formazione del PdF, che sta per «Par- tito di Freddoro». Dopo la svolta del predellino arriva quella del frigorifero. In questi due anni e passa come timoniere di Palazzo Santa Lucia, Caldoro, dopo aver “ibernato” lo sviluppo vuoi per l’eredità agghiacciante del bassolinismo vuoi per l’assenza di una forza progettuale, si è presentato al popolo per com’è: Freddoro. Caloroso per niente, cultore di un riserbo da Prima Repubblica, si è confermato negli ultimi congressi, seppur “giocati fuori casa”, come il governatore che raffredda le platee. Parla, ma non arriva. Studia ma non conquista. Dicono che la sua blanda comunicazione rispecchi il suo carattere schivo e sia esclusivamente una scelta tattica. A giovarsene è il sindaco piacione de Magistris che, per il momento, non ha antagonisti allo specchio. Freddoro, invisibile di giorno, è organizzatore accanito di giunte notturne; nei suoi eloqui il richiamo ai cittadini è costante, ma tra la gente non ama bazzicare. Il PdF è il suo partito personale: ce l’hanno tutti, perché lui no? Un movimento-software di uomini freddi, un po’ riformisti e un po’ lobbisti. Per la discesa in campo il PdF punta al gelo sulle gradinate. Tra le idee vincenti un bonus alle famiglie che al mare preferiscono la settimana bianca. Per il comitato direttivo la scelta ricadrà solo su chi ha la neve in tasca. Scorrendo lo statuto del PdF, annotiamo un paradosso: espulsione dal movimento per chi si cimenta in freddure. per la tua PUBBLICITÀ su telefona allo 0 81 . 1 9 3 6 1 5 0 0 CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (3) IL PAGINONE LINCHIESTA L’acqua non bagna Napoli Fontane monumentali nel caos: un groviglio di competenze amministrative ne paralizza la manutenzione. Lo scempio operato dai vandali. Da Posillipo a Castel Capuano, un viaggio nel degrado e la mappa dei tesori abbandonati 1 Oscar Medina I ndignados? No. Schifados, piuttosto. È il minimo per chi si fa un giro tra le fontane monumentali o decorative della città. Alla vigilia della Coppa America, con la stampa mondiale che ci farà i conti in tasca, uno dei più splendidi itinerari d’arte della città casca a pezzi. Fontane storiche asciutte, deturpate, vandalizzate, ridotte a discariche: Chiaia Magazine ha toccato con mano. Ne è nato un tour da crepacuore: un’infame mappa del disonore, prodotta da decenni di strafottenza amministrativa e dal groviglio burocratico che scorta ogni intervento di manutenzione. Su una fontana è vandalizzata, sporca o ridotta a pattumiera, ad esempio, la competenza è di più assessori (in primis quello per l’Ambiente, retto da Tommaso Sodano) anche se gli stessi assessorati non sanno con certezza i limiti delle proprie competenze, e tra più Servizi che ne eseguono le disposizioni, e c’entra pure la Sovrintendenza che approva eventuali operazioni di restauro o pulitura. Se la fontana è all’asciutto, erogazione idrica e ALTRI SOS 55 sono le fontane monumentali o ornamentali della città di Napoli. Abbiamo documentato fotograficamente otto casi eclatanti. Ma l’elenco del degrado è ben più nutrito. Segnaliamo la Fontana del Tritone in piazza Cavour che è luogo di bivacchi, la Fontana del Pesce in Borgo Orefici che è all’asciutto, la Fontana di Capo Posillipo nel più completo abbandono, la Fontana del Belvedere a Capodimonte aggredita dalla vegetazione, la Fontana della Marinella al Carmine che è ormai una discarica a cielo aperto. 8 (4) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 manutenzione dei tubi toccano invece all’Arin e alla sua controllata Net Service. E se in una fontana ci sono più problemi, i soggetti coinvolti sono talmente tanti che spesso non se ne esce e la fontana va in malora. E se timbri e firme ci sono tutti, spesso il salvataggio si arena sulla mancanza di fondi. Un caos che ha fatto guasti pesanti, aggravati dagli scempi feroci dei baby-vandali e dei graffitari. Da Posillipo a Castel Capuano, ecco una miniguida al degrado (foto in senso orario dall’alto). 1) Fontana degli Incanti (sec. XVI) in piazza Di Giacomo Un manuale di orrori: asciutta, deturpata da spray, erbacce e monnezza. Trafugati la scultura della civetta in cima al pilastro e i decori del basamento. 2) Fontana del Marinaretto (sec. XX) a Mergellina: scolpita da Raffaele Marino su modello di Gemito, si presenta asciutta. 3) Fontana della Sirena (sec. XIX) in piazza Sannazaro. Scolpita da Onofrio Buccini. Vi bivaccano barboni e lavavetri. La mano sinistra della sirena è stata mutilata di recente. 4) Fontana del Gigante (sec. XVII) in via Partenope. Opera barocca di Cosimo Fanzago. Il retro è deturpato da scritte. Dagli archi si distaccano intonaci. 5) Fontana della Maruzza (sec. XVI) in piaz- 7 La fontana nata morta Oscar Medina 2 3 4 za S. Maria a Portosalvo. Detta così per la scultura di lumaca al centro-vasca, la fontana è asciutta e piena di rifiuti. 6) Fontana di re Carluccio (sec. XVI) in piazza Monteoliveto. Realizzata da Cosimo Fanzago e Dionisio Lazzari. Il prezioso bordo di marmo è sommerso da scritte, nella vasca galleggia di tutto. 7) Fontana della Sellaria (sec. XVII) in piazzetta Grande Archivio. Splendida opera barocca, restaurata nel 2.000. Si presenta asciutta. 8) Fontana del Formiello (sec. XVI) in piazza De Nicola: eretta nel 1573 dal Duca di Ossuna, è asciutta, sommersa da erbacce e da escrementi di colombi. Da questo doloroso inventario, per ragioni di spazio, restano fuori altre decine di casi. 6 Dell’avvenuta riqualificazione del borgo di Santa Caterina da Siena, gomito a gomito con i Quartieri Spagnoli, quella fontana in acciaio (foto in basso) doveva essere il fiore all’occhiello. Costruito in acciaio, graziosamente adagiato al centro della piazzetta, il manufatto fu collaudato e predisposto al funzionamento un anno fa. Fu fatta anche una prova generale: così l’impianto, con la sua scintillante cascata d’acqua, funzionò a singhiozzo per un mesetto. Tutto sembrava filare liscio. Poi la fontana è stata spenta: e da un anno è malinconicamente all’asciutto. Per il “Servizio Città Storica”, l’ufficio esecutivo del Comune che ha realizzato l’opera, il compito si è esaurito, appunto un anno fa, con la consegna ufficiale della fontana al “Dipartimento Ambiente”, altro ufficio esecutivo il cui assessorato di riferimento è quello all’Ambiente. Da allora il silenzio. Per i residenti del Borgo, nel frattempo, quella fontana asciutta è diventata un monumento all’inerzia. Non solo: la struttura si è trasformata anche in un sito a rischio visto che è stata colonizzata anche da una nutrita famiglia di ratti. Tuttavia, di recente, la piega degli eventi per la fontana abbandonata sembra autorizzare qaualche speranza: nonostante la matassa di competenze e qualche difetto di comuinicazione tra uffici, alcuni volenterosi e validi dirigenti dei servizi comunali, interpellati in merito, hanno garantito il proprio impegno per l’attivazione dell’impianto, coinvolgendo anche l’Arin per l’erogazione idrica e l’Enel per la parte di sua competenza. 5 CHIAIA MAGAZINE •MARZO 2012 (5) (6) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 L’INTERVISTA IL SOGNO DELLARCHITETTO Waterfront, così voglio la mia Napoli Via le barriere tra città e mare: è il progetto di Aldo Loris Rossi. Che tuona sul blocco delle grandi riqualificazioni urbane: il tempo è scaduto, serve una svolta Alvaro Mirabelli N ella città difettosa la paralisi delle grandi opere è una pagina nera: storia vecchia che fa il paio con la morte dell’edilizia. Due fallimenti, però, che non fanno più notizia: snobbata dalla cronaca e dalle istituzioni locali, da queste parti l’urbanistica non campa e non crepa. Abusi, malaspesa, progetti zero, burocrazia feroce, politica cialtrona, camorra padrona hanno fatto il deserto. Così tutto è immobile, dal Centro Storico alle periferie: un fermo-immagine che ha trasformato ogni sogno di riqualificazione dell’esistente o di nuovi insediamenti in remota eventualità. Anche l’architettura, quella che resuscita il volto delle città, qui si è limitata agli esercizi di stile. L’unico cemento vero? Quello malato degli ecomostri, dei rattoppi-tampone, dei condoni, dei crolli, dei cantieri per finta. Unica eccezione: il metrò, sia pure al prezzo di lacrime e sangue. E così, ogni giorno la città indossa il solito vestito fetente e accetta con fatalismo. Non tutti, però, infilano l’indignazione nel freezer. Chi, ad esempio, sulla questione sfodera toni duri da sempre è l’architetto Aldo Loris Rossi, eretico scomodo per scelta e per circostanze. Uno che contro questo clima da morto in casa si ribella innanzitutto sfornando idee che puntualmente pungono la strafottenza cronica della casta. E’ il caso del lavoro progettuale intitolato «Eco-Neapolis. Il ridisegno del waterfront.», (Ed ESI), che il professore ha appena lanciato nella mischia delle proposte che puntano a rifondare l’identikit della città. Quello contenuto nel volume, presentato all’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, è un piano titanico: «Ma anche un’utopia realizzabile», puntualizza l’autore che ha messo su carta il sogno praticabile di una nuova linea di costa da Castel dell’Ovo al Ponte della Maddalena. Insomma il futuro del fronte marittimo napoletano, firmato da uno che, per spiegarsi meglio, parte da- gli antefatti, nello specifico dallo stallo urbanistico della città. Professore, come se la spiega questa metropoli immobile da decenni? Nel cuore della città lo spazio per costruire è finito da decenni. Restano le periferie ex industriali di Napoli est e Napoli ovest dove lo spazio c’è ma i suoli sono inquinati. Edificare si può ma solo a patto di una bonifica preventiva dai costi stellari: nelle due aree in questione, infatti, il solito cemento “mordi e fuggi” è ormai impensabile. Ripeto: il sottosuolo, a est e a ovest, è marcio, come denuncio da anni. Napoli est, Nel cuore della città lo spazio per costruire è finito da decenni. Restano le periferie ex industriali di Napoli est e Napoli ovest dove lo spazio c’è ma i suoli sono inquinati. I costi per le bonifiche sono stellari ad esempio, è tossica fino a 25 metri di profondità. E così, chi vuole costruire, molla per sfinimento... Qui nemmeno si inizia. Per edificare a oriente e a occidente, ad esempio, servono grandi idee e grandi progetti, che però da noi hanno vita durissima: gli elementi di disturbo sono molteplici.Ma dallo stallo si esce solo con progetti credibili, i soli in grado di sbloccare fondi europei e privati. Magari un progetto come quello di “Eco-Neapolis”? Eco-Neapolis è il ridisegno di un tratto cruciale della costa napoletana: quello da Castel dell’Ovo al ponte della Maddalena. È il fronte marittimo storico, negato ai napoletani da un secolo e mezzo: una teoria di moli e di darsene che, partita in passato dal Mandracchio, all’altezza della Capitaneria, ha via via ingoiato tutta la costa fino a Vigliena. E’ nata così la barriera tra la terra e un mare che “non bagna più Napoli”. Uno sbarramento già squalificato dalla storia e bocciato anche dai cambiamenti in corso visto che ora il futuro è una navigazione crocieristica in grande espansione che esige spazi per approdi e servizi. La partita si gioca qui: alle navi-passeggeri non può più bastare il solo mo- lo Pisacane. Ecco allora la mia proposta: riconvertire l’esistente, dal Molo S. Vincenzo fino al molo del Carmine (ndr. la litoranea della città storica) in una ininterrotta striscia portuale per passeggeri e turisti. Via impediment e barriere: largo a servizi e accoglienza. E il centro Storico potrà riaffacciarsi sulle sue onde. Una nuova era. E il traffico commerciale? Quello continuerà, facendolo slittare più avanti, nella litoranea tra il Carmine e Vigliena. Praticamente un sogno. No. Un’utopia realizzabile a patto di creare a Napoli precondizioni di normalità. Nel- I Grandi Eventi sono scortati da estesi interventi urbanistici, possibili con fondi europei e privati. Da noi, invece, si punta all’effimero e si buttano soldi. Se politici e imprenditori non cambiano, si fa dura l’immediato tra le leve da azionare c’è quella dei Grandi Eventi, che però è a doppio taglio. Le kermesse internazionali, infatti, sono scortate di regola da estesi interventi urbanistici, possibili con fondi europei o privati. Dunque,occasioni di svolta, che, però, a Napoli, prendono sempre un’altra piega: cioè, si punta all’effimero e si buttano soldi. Se politici e imprenditori non cambiano registro, si fa dura. Messa così, anche il ecupero del Centro Storico, per il quale c’è un tesoretto di 100 milioni, e il Forum delle Culture diventano a rischio? È un’occasione d’oro per non navigare a vista ma programmare e spendere con un masterplan di grande respiro e con una strategia unificante che nel nostro caso può essere il collegamento tra Centro Storico e mare. Sarebbero quattrini ben spesi. E visto che ormai il recupero del Centro Storico è stato agganciato al Forum delle Culture, in agenda da aprile a luglio 2013, e va quindi studiato anche in funzione di quell’evento, credo che una delle linee-guida della riqualificazione della città antica consista proprio nel riallacciarla alla costa. Idee che ho già esposto prima a Palazzo S. Giacomo, contestando il vecchio programma di restauro con i suoi 224 interventi, dispersi in un’area vastissima, e che ho poi ribadito alla Fondazione del Forum. In sintesi, evitare interventi a cascata e concentrarsi invece su alcuni itinerari precisi: prima il restauro globale delle 3 “platee” (ndr. i cosiddetti decumani) del Centro Storico. Poi la riqualificazione dell’antico percorso dalla Porta di Forcella a piazza Mercato. Infine, ripartendo da piazza Mercato, riqualificazione di tutto il waterfront fino a piazza Municipio, restaurando lungo la strada i complessi monumentali. E sono idee che la Fondazione ha approvato: ho parlato, insomma, di urbanistica sostenibile non di rattoppi milionari a tappeto. Già, peccato che intanto il sindaco abbia quasi azzerato la Fondazione: ripeterà tutto da capo a De Magistris? Alle istituzioni dico solo: la città è devastata. Stop alle beghe partitiche. Il tempo è scaduto. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (7) PRIMO PIANO GIOCO DAZZARDO, I DATI Scommesse, lo Stato vince sempre Alberto Capuano* Il giro d’affari mondiale delle scommesse clandestine si aggira intorno ai 90 miliardi di euro all'anno, con una quota di 2,5 miliardi di euro di scommesse effettuate in Italia. A queste cifre vanno poi aggiunte quelle relative alle scommesse legali su gare truccate. Numeri da capogiro che hanno spinto l’Interpol a firmare un protocollo d'intesa con la Fifa, nel maggio scorso, per formare operatori di polizia ed esponenti del mondo sportivo in grado di contrastare il fenomeno. Non si tratta soltanto di contrastare le scommesse clandestine, ma anche le scommesse legali su gare truccate. Questo fenomeno, del resto, nella sua illegalità è sempre più raffinato, anche perché ormai si può scommettere su qualsiasi cosa. Si può puntare su ciò che accadrà nei prossimi 5 minuti o su chi batterà il primo calcio d’angolo in una partita minore. Il fenomeno, dunque, non è legato soltanto al giocatore corrotto che sbaglia il rigore di proposito. Ma quello delle scommesse illegali è anche un fenomeno criminale che si è internazionalizzato: grazie alle moderne tecnologie, infatti, possono puntare su una gara italiana anche gli scommettitori che si trovano dall'altra parte del mondo. La maggior parte delle scommesse su eventi sportivi italiani viene effettuata fuori dall’Italia: per questo è necessario collaborare con l'Interpol. L’accordo stipulato ha durata decennale e prevede una stretta collaborazione tra le parti al fine di condividere informazioni ed esperienze, per pianificare corsi e seminari destinati sia agli investigatori, sia ad esponenti del mondo sportivo. In Italia il dipartimento di Pubblica Sicurezza avvierà innanzitutto dei programmi formativi pilota nel calcio, per poi estenderli ad altri sport. Quella del gioco (8) d’azzardo è la quinta industria in Italia dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim. Del resto, la spesa per il gioco d'azzardo degli italiani è aumentata ben del 19,7% nel 2007 rispetto al 2006, con una raccolta complessiva di 42,2 miliardi di euro (2% del prodotto interno lordo). Sono stati, infatti, 14,3 i miliardi di euro incassati nel 2000, 18 del 2002, 23,1 nel 2004, 28 nel 2005, e 35,2 miliardi di euro nel 2006. Le entrate derivanti dai giochi sono aumentate del 7,1 % (pari a 7,2 mld di euro). Un aumento complessivo imputabile soprattutto al raddoppio del fatturato del Gratta e Vinci e all’aumento (del 22%) delle “macchinette” (18,8 mld di euro la raccolta del 2007 con 2,2 mld di entrate erariali). Ai giocatori va attualmente il 68% della raccolta, con un leggero incremento rispetto all’anno precedente, ovviamente per invogliarli a giocare di più. L'Italia, alla fine del 2004, si collocava al terzo posto fra i paesi che giocano di più al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito. E il mercato italiano rappresenta il 9% di quello mondiale. In Regioni quali Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco d'azzardo il 6,5% del proprio reddito. In conseguenza la maggior causa di ricorso a debiti e usura in Italia è da attribuire a questa dipendenza. Il gioco, nella Penisola, coinvolge maggiormente le fasce più deboli. Secondo i dati Eurispes 2005 investe di più in questa direzione chi ha un reddito inferiore: giocano il 47% degli indigenti, il 56% de- Per l’Eurispes sono le fasce sociali deboli ad investire di più nei giochi, specie i disoccupati (66%). Una dipendenza che innesca il ricorso ai debiti e favorisce l’usura “Gratta e Vinci”, occhio ai falsi L’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ha autorizzato fino ad ora la vendita di ben 28 tipi diversi di “Gratta e Vinci”. Con un importo che oscilla tra 1 e 20 euro è possibile acquistare un biglietto utile per tentare la fortuna. La vincita più succulenta è quella paventata dal “Maxi miliardario”: spendendo 20 euro si può ambire alla massima vincita di 5 milioni di euro. In cima ai desideri dei giocatori, però, restano i premi vitalizio, come il “Mega Turista per Sempre” e “Vivere alla Grande” che promettono, in caso di vincita massima, la liquidazione immediata di una certa somma (rispettivamente 200mila e 500mila euro), più una rendita mensile per 20 anni (15mila euro dal “Mega Turista per Sempre” e 10mila dal “Vivere alla Grande”) e un bonus finale di 100 mila euro, il tutto per una spesa di 10 euro. Più economici gli ultimi nati in casa “Gratta e Vinci”, ossia “Flipper”, che costa due euro e permette di vincerne fino a 100mila, e “Tris e Vinci”, tagliando da un euro con cui si possono vincere fino a 10mila euro. Dal 1 gennaio 2012 lo stato tassa del 6% le vincite di importo superiore a 500 euro. Un bell’introito che rischia di essere danneggiato dai tagliandi contraffatti. Per questo l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ha diffuso una nota che guida al rico- CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 • Alcuni dei 28 diversi tipi di “Gratta e Vinci” noscimento dei falsi: i “Gratta e Vinci” originali, infatti, devono riportare sul fronte del biglietto il logo del gioco (in basso a sinistra), mentre sul retro non devono mancare il marchio dell’Aams, il logo Gioco Legale e Responsabile, il marchio Lotterie Nazionali, il logo Gioca Senza Esagerare (simbolo del Gioco Responsabile) e il quadratino verde con la cifra “18+” all’interno, ossia il divieto ai minori di diciotto anni. Inoltre, sono sempre presenti il codice a barre dei biglietti e le modalità di pagamento dei premi. L’ultima vincita milionaria si è verificata a Roma, nel quartiere Ostiense, dove un fortunato vincitore ha “grattato” un “Maxi Miliardario” da 20 euro che gli ha fatto vincere 5 milioni di euro, il premio più alto nella storia del Gratta e Vinci. gli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Il trend di crescita del gioco autorizzato nel nostro Paese è sicuramente attribuibile anche agli impulsi generati dalle manovre economiche. Non c’è stato anno, infatti, in cui l’esecutivo non abbia introdotto nuove offerte di gioco d'azzardo pubblico. La passione che lega gli italiani al gioco è grande, nel mese di settembre sono stati spesi su scala nazionale 6.896 milioni di euro, dei quali 349 su giochi a base sportiva. Secondo i dati ufficiali diffusi dall’AAMS, la regione che spende di più per il gioco a base sportiva è la Campania con 69,3 milioni di euro; segue a distanza la Lombardia con 48,5 milioni di euro, terzo il Lazio con una spesa di 42,8 milioni di euro. Senza il settore dei giochi l’Italia sarebbe in recessione da almeno tre-quattro anni. Che il gioco faccia sempre di più parte della vita quotidiana lo dimostra anche il fatto che sono entrate nel paniere Istat 2012 anche scommesse sportive, Gratta e Vinci e giochi a base ippica, nella posizione dei concorsi pronostici in aggiunta ai tradizionali giochi numerici a totalizzatore nazionale e ai giochi a base sportiva. Personalmente ritengo che sarebbe opportuno introdurre un’unica importante iniziativa per arginare tale fenomeno e consentire a ciascun giocatore di conoscere quanto effettivamente speso nell’arco di un anno nel settore dei giochi. Mi riferisco all’opportunità di consentire l’accesso ai giochi solo attraverso una card magnetica nominativa ricaricabile che, al pari di una normale carta di credito o di una carta telefonica, consente di conoscere l’importo speso per i giochi e consente (fattore non irrilevante) di evitare casi sempre più frequenti di riciclaggio e di usura. *Gip del Tribunale di Napoli PRIMO PIANO GIOCATORI PATOLOGICI GAP, PRESTO UNA LEGGE In Italia sono un milione e mezzo le vittime del gioco d’azzardo compulsivo. In Campania l’associazione Giocatori Anonimi negli ultimi 10 anni ha aiutato 600 giocatori patologici a liberarsi da questa dipendenza che colpisce uomini e donne con gravi ripercussioni sulla vita personale e familiare. Una legge regionale per combattere il gioco d’azzardo. è quanto proposto lo scorso 7 marzo in una conferenza tenutasi al Consiglio regionale della Campania. L’azione normativa da mettere in campo prevede sostegno e assistenza alle persone affette da Gap (Gioco d’azzardo patologico). GIOCO DAZZARDO, LINTERVISTA Sale Bingo, così esplode la sindrome Carmine Mastrantuoni In questi anni di crisi, gli italiani si stanno scoprendo sempre più un popolo di poeti, santi, navigatori e giocatori. Infatti per il 2011, il fatturato ufficiale dell’azienda “gioco d'azzardo”, vale a dire videolottery, gratta e vinci, slot e sale bingo, ammonta a 76,1 mld di euro (con un incremento del 23,9% rispetto allo scorso anno); per importanza la terza impresa italiana, che riesce a mobilitare il 4% del Pil nazionale e piazza il nostro Paese al primo posto in Europa per volume di giocate e al terzo su scala mondiale. Numeri che fanno sensazione, considerando che autorevoli fonti stimano in 1.260 euro procapite la spesa destinata annualmente dagli italiani al gioco d'azzardo, un settore che impiega 120mila addetti distribuiti in 5mila aziende. È come se ognuno di noi, bambini compresi, pur lavorando per 12 mesi, percepisse soltanto 11 mensilità. Lo Stato si appropria in media il 50% degli incassi del gioco, di cui il 14% viene girato all'erario. L’85% degli introiti delle videolottery, comunemente dette vlt introdotte nel 2008, è destinato alle vincite, il 12% va al prelievo erariale unico, lo 0,8% ai Monopoli di Stato, ed una percentuale variabile è destinata al gestore di rete che cura i collegamenti online. Un business goloso per le casse statali, tanto che, nella manovra economica dello scorso agosto, il precedente governo ha inserito un articolo che contempla nuove possibilità di gioco, oltre ad autorizzare l'apertura di mille sale giochi con possibilità di organizzare tornei di poker. Non solo: è stata disposta l’apertura di ben 7mila nuovi centri scommesse e l’incremento del 14% delle vlt ed è stato autorizzato il bingo a distanza. Il governo Monti ha completato l'opera, legiferando un prelievo del 6% sulle vincite superiori a 500 euro al Sicilia e Campania regine del bingo. Secondo i dati dell’Aams le due regioni meridionali sono quelle in cui spopola questa tipologia di gioco. Il primato spetta alla Trinacria, subito seguita dalla Campania, che continua ad occupare la prima posizione per i giochi di abilità a distanza (online). Superenalotto, Gratta e vinci e Win for life. Naturalmente Napoli ed i napoletani non sono immuni al fascino dell’azzardo, come conferma un addetto del settore, un operatore di una delle tante sale bingo cittadine, che per ovvie ragioni intende restare anonimo. Quante sono le sale bingo a Napoli? Sono otto, concentrate soprattutto nel centro cittadino; è più esatto però chiamarle sale giochi, perchè vi sono anche le sale vlt e slot. Qual è l'orario di apertura delle sale e l'affluenza media dei giocatori? Diciamo che le sale sono aperte per 12-13 ore, dal primo pomeriggio alle tre di notte. Ogni sala per il bingo ha mediamente 600 posti a sedere che sono coperti quotidianamente al 60-70%, con picchi di presenze nei mesi estivi e nel periodo natalizio. 450-500 giocatori a partita e di partite in un’ora se ne giocano almeno 10, per un incasso medio giornaliero che non è mai inferiore ai 20-30mila euro. Il venerdi ed il sabato si registra un incremento delle presenze, ma il fatturato di una sala è più o meno standard. Come funziona il bingo? Il bingo è nato in Spagna ed è una derivazione della nostra tombola. Le cartelle vengono acquistate dai gestori direttamente dal monopolio e vendute ai giocatori al costo di 50 centesimi, 1 euro, 1 euro e 50 e 3 euro. Si vince soltanto con la cinquina e il bingo, ma al gioco si aggiungono anche continui jackpot di valore variabile, che rendono maggiormente appetibili le partite. Le vincite sono controllate ininterrottamente dal monopolio per via telematica. Anzi ai gestori delle sale è fatto assoluto divieto d’interrompere il collegamento del router, anche di notte e durante le poche ore di chiusura. È possibile tracciare un disegno del giocatore tipo di una sala bingo? Contrariamente all’immagine classica del giocatore d’azzardo di sesso maschile, con la sigaretta fumante tra le labbra ed un bicchiere di whiskey nelle mani, il bingo è prevalentemente donna. Sono equamente divise tra italiane e straniere, queste ultime soprattutto di nazionalità bulgara e romena di etnia Rom. Gente dai soldi facili e dallo stile di vita borderline; spesso prostitute o borseggiatrici, ma compulsivamente attratta dal miraggio di una vincita facile che non arriverà mai. Spesso le giocatrici arrivano accompagnate dai bambini appena usciti da scuola; spesso chiamano casa per avvertire che tarderanno perché sono nella sala d’attesa del medico. Non manca perfino chi sfugge per poche ore a misure cautelari di costrizione. Ci sono anche pensionate e lavoratrici, che divorano in un’ora quanto dovrebbe bastare per un mese. I cinesi, invece, preferiscono le slot, e sono soltanto gli uomini a giocare. Circolano voci su casi di prostituzione e usura: cosa c’è di vero? Nessuno può vietare un contatto o una conoscenza che può proseguire altrove, ma di sicuro all’interno della sala o nei bagni, decisamente non è possibile. Le sale sono soggette a frequenti e rigidi controlli da parte della Polizia, del Monopolio e dalla Guardia di Finanza. La stessa autorizzazione al gioco rilasciata dalla Po- lizia, è subordinata al fatto che tutti gli ambienti siano video sorvegliati e che tutto il personale sia contrattualizzato e con i contributi in regola. Nessun gestore di sala è così pazzo da rischiare la chiusura o la sospensione temporanea per fatti di questo genere. Si dice che le sale gioco siano gestite dalla malavita organizzata... Chi può dirlo. Il giro d’affari delle sale è enorme ed il controllo da parte degli organi dello Stato è rigido. Possono esistere sporadici fenomeni di lriciclaggio dei proventi illeciti, ma coinvolgimenti diretti della malavita nella gestione, lo escludo in assoluto. Negli anni sono state numerose le indagini della magistratura di svariate Procure, ma poco o nulla d’illegale è emerso, e quel poco riguarda soltanto episodi marginali. La struttura rigida del gioco ed i controlli, rendono il mondo dell’azzardo impermeabile al fascino malavitoso; del resto lo Stato non può consentire a nessuno d’interrompere il flusso costante verso le proprie casse di risorse finanziarie provenienti dal gioco. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (9) PRIMO PIANO COLPO GOBBO ALLA BCC “TRUCCHI” SOTTO TIRO Un cancello montato appositamente nei cunicoli fognari per impedire l’inseguimento da parte delle forze dell’ordine. Questa l’incredibile precauzione adottata dalla banda che ha messo a segno un colpo da 100mila euro alla Banca di Credito Cooperativo di via Bracco a Napoli lo scorso febbraio. Vari attrezzi per lo scavo e lo scasso sono stati rinvenuti recentemente in un cunicolo lungo 30 metri sotto la gioielleria Trucchi di piazza Trieste e Trento. Un obiettivo che fa gola a molti: già il 14 gennaio scorso una banda di rapinatori aveva fatto razzia di orologi e preziosi sbucando dal sottosuolo. SICUREZZA Bande del buco: ecco come agiscono Armando Yari Siporso Proliferano sotto il primo strato di asfalto cittadino e si articolano tra rete fognaria e fondamenta vere e proprie autostrade del crimine. Vie di accesso, e di fuga, per ladri e rapinatori in ogni parte della città. L’ultimo colpo di una banda del buco, messo a segno lo scorso 9 marzo, scavando un cunicolo di 30 metri sotto la gioielleria “Trucchi” nella centralissima piazza Trieste e Trento ha portato in superficie, oltre alle attrezzature dei ladri-scavatori, la verità di un sottosuolo napoletano sempre più corsia preferenziale per la delinquenza cittadina. A spiegarci come agiscono e dove si muovono gli esperti di questo sempre più rilevante settore è lo speleologo Luca Cuttitta che, su commesse del Comune di Napoli, dal 1995 al 2001 si è occupato di video ispezionare a scopo diagnostico la rete fognaria pubblica e di eseguire rilievi aggiornati del sottosuolo partenopeo, del quale dunque conosce ogni segreto. “Le possibilità di percorsi sotterranei sono potenzialmente infinite, poiché ogni cunicolo alto almeno 120 cm può costituire un percorso di avvicinamento al proprio obiettivo - sostiene Cuttitta ed essendo la rete fognaria sotto la gioielleria “Trucchi” costituita da un susseguirsi continuo di diramazioni e biforcazioni probabilmente è stata scelta perché terreno di fuga ideale per percorrere in pochissimi minuti grandi distanze, senza incorrere nel traffico cittadino e facendo facilmente perdere le proprie tracce nel buio sotterraneo. Inoltre - spiega ancora Cuttitta - a rendere più semplice il lavoro dei malintenzionati concorre la moderna tecnologia. Perforatori e demolitori, elettrici o a batteria, hanno ormai peso e ingombro talmente contenuto da poter facilmente essere trasportati nella rete fognaria per aprirsi pas- (10) Lo speleologo Luca Cuttitta svela i segreti del sottosuolo. Le vie di fuga e gli strumenti utilizzati dalle “bande del buco” per mettere a segno colpi milionari saggi ed accedere attraverso muri e pavimenti alle camere di sicurezza di gioiellerie, banche o uffici postali”. Lo scenario che appare dunque del sottosuolo di Napoli è quello dei cunicoli del film “Operazione San Gennaro” in cui “Dudù” e i suoi compari con i loro “perforatori ultrasonici” e una mappa degli impianti di scarico della metropoli arrivavano indisturbati fino alla cappella della Cattedrale cittadina per depredarla del tesoro del Patrono. Con la differenza che oggi i potenti demolitori portatili (il più diffuso è il modello Hilti) si trovano facilmente anche usati su e-bay a prezzi inferiori ai 300 euro, e per muoversi nel sottosuolo è sufficiente una bussola, una CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 torcia, degli stivali impermeabili e un paziente studio della rete di scarico dalla quale si può accedere da un qualunque tombino. Pare dunque che la realtà abbia raggiunto e superato la fantasia, soprattutto se si contano i furti delle bande del buco negli ultimi anni su tutto il territorio della città. Quello alla gioielleria “Trucchi”, infatti, è solo l’ultimo di una lunga serie di colpi del genere che hanno visto tentare l’assalto dal sottosuolo ai beni della città. Nel 2010 i rapinatori entrarono direttamente dal pavimento nella gioielleria “Monetti” di via dei Mille per sottrarre ai due impiegati al momento presenti un bottino di un milione di euro. Nel 2011, sempre utiliz- zando le fogne come via di accesso è stato il turno della gioielleria “Esposito” di corso Secondigliano e della Banca di Credito Coperativo di via Bracco (a pochi passi dalla Questura) dalla quale furono sottratti centomila euro utilizzando per la fuga nel canale fognario un cancello blindato installato nel sottosuolo nei giorni precedenti alla rapina e chiuso dopo il proprio passaggio per impedire a Polizia e Carabinieri di proseguire l’inseguimento. Ed ancora nel 2011, due grossi colpi tentati al Vomero e nella centralissima piazzetta Miraglia. Quest’ultima azione, nel novembre 2011, aveva provocato una vera e propria voragine, larga dieci metri e profonda altret- tanto nel cuore del centro storico che, solo grazie all’intervento solerte del Tenente della Polizia Municipale Alfredo Maraffino, si era risolta senza conseguenze gravi per le persone che, ignare, stavano transitando al momento del cedimento. L’obiettivo del tunnel scavato dai ladri sotto la piazza crollata era probabilmente duplice: la Chiesa di San Pietro a Maiella per i suoi tesori artistici e la cassaforte del vicino ufficio postale piena di contanti e titoli. Sventato in quel caso il tentato furto, ma non il danno al sottosuolo, ulteriore conseguenza di questa forma di criminalità. “L’attività di scavo di tali bande spiega Cuttitta - poco tecnica e finalizzata esclusivamente al raggiungimento dello scopo illecito, costituisce un grave danno alla sicurezza per le strutture in superficie che, come nel caso di piazzetta Miraglia subiscono gli effetti dell’indebolimento del sottosuolo sia per il danneggiamento della rete fognaria sia per la creazione di cunicoli improvvisati”. Un danno che il Comune è costretto a riparare con operazioni urgenti e costose quando viene scoperto e che permane pericolosamente invece, a discapito della sicurezza di persone e cose, quando ciò non avviene. Appare dunque evidente l’esigenza di un piano di monitoraggio del sottosuolo che possa avvenire attraverso l’impiego di tecnologie di videosorveglianza e con la collaborazione di tecnici ed esperti peraltro facilmente realizzabile, secondo Cuttitta, vista l’estrema precisione della pianta catastale della rete fognaria napoletana che permetterebbe di prevedere l’ individuazione degli obiettivi sensibili e le relative vie di fuga possibili al di sotto della città per ciascuna zona, anticipando le mosse dei malviventi prevedendone il percorso piuttosto che inseguendoli nel buio”. IL CASO OCCHIO ALLA FRODE AVRON Truffa slovacca Cyber-criminali, quando il raggiro Arriva anche a Napoli la pubblicità ingannevole della società è on line di Bratislava. Un raggiro che costa più di mille euro l’anno Laura Cocozza A nche Napoli nel mirino della Avron S.r.o, sedicente società con sede a Bratislava, che ha congegnato una truffa su scala nazionale. Questa volta ad essere raggirati sono professionisti, piccoli imprenditori e artigiani che tra ottobre e novembre, in concomitanza con il censimento italiano, hanno ricevuto per posta dalla società slovacca, quello che a prima vista sembrava un modulo per aggiornare i propri dati societari contenuti in un “Registro del Mercato Nazionale”. Tratti in inganno dal tenore della lettera, i destinatari hanno firmato il modulo, convinti di aver semplicemente effettuato l’aggiornamento richiesto. La sorpresa è arrivata qualche mese dopo quando si sono visti recapitare una fattura e hanno scoperto di aver sottoscritto un ordine irrevocabile d’acquisto per uno spazio pubblicitario, che obbliga la loro società a corrispondere ben 1.271,00 euro l’anno, per tre anni, in favore della Avron. «Si tratta insomma - afferma Rosario Stornaiuolo, presidente di Federconsumatori Napoli di una pratica commerciale scorretta, gravemente fraudolenta e finalizzata a carpire, con astuzie e raggiri, il consenso per un servizio non voluto». Nei già numerosi casi denunciati, si è rilevato infatti che nell’intestazione della lettera, era contenuta la dicitura “Rilevazione dei dati commerciali-cens 2011”, che richiamava intenzionalmente il censimento svoltosi negli ultimi mesi del 2011, lasciando credere si trattasse di una mera raccolta dati. Si specificava inoltre che era in corso un “aggiornamento” del registro dei dati, tramite “verifica annuale”, invitando a confermarne l’esattezza: in tal modo l’utente era indotto a credere si trattasse di un rinnovo di un contratto già in essere o che i propri dati (già prestampati sul modulo, nella sezione “registrazione Originale”) fossero stati tratti da un elenco pubblico (circostanza perfettamente compatibile con la natura della società). Solo nella parte conclusiva del modulo, in alcuni casi aggiunta a posteriori sul contratto, si faceva riferimento, in caratte- La fregatura arriva per posta: Napoli presa di mira da una società slovacca. Offerte ingannevoli: nella rete professionisti, piccoli imprenditori e artigiani ri piccoli e in modo ingannevole, a tutta una serie di vere e proprie clausole vessatorie, fortemente limitative dell’autonomia negoziale del contraente (per tutte, la competenza territoriale del giudice di bratislava o la cedibilità del contratto a terzi), ma non espressamente richiamate a parte per la sottoscrizione specifica. Federconsumatori rammenta che anche per i contratti stipulati tra professionisti, è necessaria, ai fini dell’accertamento dell’inadempimento, una verifica in concreto della vessatorietà delle clausole negoziali e della loro specifica sottoscrizione (Cas. 11594/2010), e che con il D.L. n.1 del 2012 è stata estesa la tutela del consumatore prevista dal titolo terzo del Codice del Consumo anche alle microimprese, intese come “entità, società di persone, o associazioni che a prescindere dalla forma giuridica esercitano un’attività economica artigianale e altre attività a titolo individuale o familiare”. Pertanto, invita tutti gli imprenditori vittime di questa frode a rivolgersi allo sportello Fe- derconsumatori Napoli che, ricorda Stornaiuolo, “mette a disposizione i suoi legali per denunciare in sede penale il comportamento fraudolento della Avron e del suo legale rappresentante, e per ottenere in sede civile l'annullamento del contratto” (tel 0814202363). Per onor di cronaca bisogna anche dire che, poichè le fatture e le copie dei contratti non sono state recapitate con raccomandata, alcuni imprenditori, su consiglio dei loro legali, non hanno risposto, in quanto non c’era la prova dell’avvenuto recapito. Hanno puntato sul fatto che spesso, le società che ordiscono truffe come questa, fatte su larga scala, come la pesca a strascico, dopo il secondo sollecito di solito desistono. Tuttavia hanno presentato denuncia ai Carabinieri o alla Guardia di Finanza per cautelarsi nel futuro. Il caso è stato anche segnalato alla competente authority, l’Antitrust, che sta adottando provvedimenti ispettivi e sanzionatori nei confronti della Avron, per pubblicità ingannevole, a tutela dei diritti degli utenti. Lo spillaggio dei dati sensibili è la forma di raggiro più diffusa al momento, lo confermano le truffe attuate attraverso i social network più popolari come Facebook che ha accesso ai dati personali di milioni di utenti. Un altro mezzo molto utilizzato dai cyber-criminali è la mail: si calcola infatti che il rapporto globale tra lo spam e il traffico email a gennaio 2012 è salito di 1,3 punti percentuali rispetto a dicembre 2011, ovvero al 69,0%. Si chiama “phishing” la tecnica di adescamento on line finalizzata all’entrata in possesso da parte dei truffatori del numero di carta di credito dell’utente per sottrargli il denaro. Dietro, di solito, si nascondono società con sede in paesi stranieri o esotici come le Seychelles. L’ultimo caso riguarda un’estorsione ai danni di incolpevoli utenti del brianzolo che, scaricando un software gratuito sul pc, si sono visti recapitare fatture relative alla sottoscrizione di abbonamenti annuali per servizi telematici mai richiesti. Carte bancomat clonate, ondata di arresti a Napoli Sportelli bancomat manomessi in modo da registrare e poi identificare il codice pin degli utenti che eseguono i prelievi, questo il pericolo che da mesi funesta le zone di Chiaia, Vomero e Arenella. Le forze dell’ordine, infatti, hanno individuato diversi sportelli manomessi negli ultimi tempi, arrivando anche all’arresto di alcuni pregiudicati facenti capo ad una vera e propria banda del bancomat. Clamoroso anche l’arresto di uno specialista delle truffe allo sportello, che lo scorso novembre è stato colto in flagrante con ben 8000 euro in contanti nelle tasche. L’uomo in soli sette giorni aveva prosciugato, con più di 50 prelievi, 60mila euro ai malcapitati in possesso di una carta bancomat clonata. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (11) SOLLECITAZIONI DE MITA, LECTIO AL SUOR ORSOLA LE «SPARATE» DI BORRELLI Gioielli o fini capi d’abbigliamento sopra il bancone e la pistola sotto. Così Il commissario regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, immagina i commercianti di Chiaia. Secondo una nota diffusa dal partito ecologista, ripresa da “Il Mattino”, nel salotto buono si è registrato “un boom di vendita di armi per l’autodifesa tra i residenti e i negozianti”. Un grido d’allarme che non si fonda su testimonianze né su dati concreti, tanto che il presidente della Municipalità 1, Fabio Chiosi, ha stigmatizzato l’episodio come “becero allarmismo”. Anche se il primo quotidiano cittadino ha dato spazio alla “notizia”, qualche dubbio legittimo resta. La corsa agli armamenti paventata dai Verdi potrebbe essere stata innescata dagli ultimi colpi messi a segno dalle bande del buco ai danni di alcuni esercizi commerciali della zona, come la gioielleria Trucchi e il bar Gambrinus. Gli episodi criminosi, però, si sono verificati nella notte, quando i locali erano vuoti, con i rapinatori che hanno fatto irruzione dal sottosuolo. Facile credere che i titolari di alcuni esercizi commerciali del quartiere abbiano voluto dotarsi di sistemi d’allarme più sicuri, ma da qui ad ipotizzare un Far West che, secondo Borrelli, “potrebbe portare a breve anche a delle tragedie” ce ne vuole. È difficile trattenere un sorriso pensando a un Marinella o un Rubinacci in fila alla Questura per richiedere il porto d’armi, a meno che non abbia davvero ragione l’attore Al Pacino nel commentare, rispondendo all’invito del sindaco de Magistris, che Napoli gli ricorda il Bronx. Il suonatore a vita RITA GIUSEPPONE Malatesta IL CERCHIO, VOCE NOBILE E FUTURISTA Giulio Rolando è un intellettuale dal sangue futurista, con fisico montanelliano e un inguaribile piglio aristocratico che, da sedici anni, edita e dirige IlCerchio, rivista stimolante per chi crede ancora nel primato della cultura e della buona politica. Il periodico è orgogliosamente “elitario”, sforna vibranti pagine pensate - e corrette nel cenacolo luciano del direttore in cui un manipolo di giornalisti e saggisti si dà appuntamento per “chiudere” il cerchio tra idee, spunti e approfondimenti. Motivo conduttore dell’ultimo numero del periodico è la consapevolezza che nessun rilancio nazionale e locale sia possibile se non s’investe nella cultura. Rolando, che con encomiabile caparbietà prosegue l’arte romantica dell’editoria culturale, nel suo editoriale, rispondendo a chi ha definito la rivista “elitaria e passatista”, sottolinea che «la voglia di recupero di valori che affondano le radici nel passato, lontano o vicino che sia, rappresenta un traguardo né condannabile né trascurabile». Da leggere, in primo piano, il saggio di Pierfranco Bruni sul mito di Enea, metafora e monito per i nostri tempi: come l’eroe seppe salvare il padre Anchise, il figlio Ascanio e i Penati dall’incendio di Troia, così anche gli intellettuali sono chiamati a mettere in salvo i valori della cultura e della libertà dalla devastazione di questi ultimi anni. PINO FERMENTO (12) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 I vertici del Suor Orsola Benincasa, da quando hanno capito che, per un’utile presenza nell’odierna giungla, era necessario far scendere in campo i Tarzan del pensiero non hanno perso un solo minuto, reclutando il fior fiore di acrobatici “suonatori a vita” per illuminanti “lectio magistralis”. Con la recente lectio, che ha visto in cattedra Ciriaco de Mita, il Suor Orsola, o meglio il Rettore Magnifico Lucio D’Alessandro, ha superato se stesso: dicono che l’Aula Magna sia andata in ebollizione per il rientro ufficiale in “Magna Napoli”, dell’ultimo grande cervello della Magna Grecia: più “Magna che Grecia”, precisava Montanelli. Mentre i “senatori a vita” passano le loro giornate nel dormiveglia, con “sveglia incorporata” per votare le fiducie e riempire i vuoti di sfiducia con i loro “ex voti”, altra cosa sono invece i “suonatori a vita”: scampati alle guerre puniche, costoro se la suonano e se la cantano, regalando all’uditorio vecchi spartiti, caccole e sbadigli. De Mita, ultimo filosofo dela Magna Grecia, non riesce a liberarsi da un neo, eminentemente filosofico, che lo penalizza: «conosce molto bene le cose ma ne dimentica la verità intrinseca». Lo dimostrano anche alcune corbelle- « Ora che la Sanità campana è da naufragio schettiniano, Ciriaco prende il largo con la scialuppa dello smemorato rie magistrali della sua recente lectio. «Io non credo - ha detto De Mita - che i giovani hanno meno opportunità di noi. Se non avessi avuto una borsa di studio che mi spingeva a fare gli esami ad ogni appello non mi sarei laureato nemmeno a 28 anni». Peccato però che abbia omesso di dire il resto: dopo la laurea, il “bamboccione” Ciriaco, trovò subito una comoda poltrona, come “lavoratore socialmente utile” all’Eni, grazie alle intercessioni di Fiorentino Sullo al presidente Enrico Mattei. Una cosetta che gli ha consentito di arrivare a fine mese per oltre trent’anni, senza mai sedersi a una scrivania o vedere una pompa di benzina. Passan- do poi a temi più elevati, Ciriaco, com’è solito fare, tra uno slalom gigante e l’altro del suo pensiero, ha precisato dalla cattedra del Suor Orsola: «La rappresentanza politica non è il voto, il voto è sola la misura della rappresentanza». Misura che è stata la sua quotidiana bussola politica dietro l’insegnamento dei sui maestri sofisti, per i quali: «L’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono». Difatti ai tavoli delle trattative, lui occupava non solo le poltrone che c’erano ma anche quelle che non c’erano. Poi, il colpo di teatro, quando De Mita ha detto di non capire. Possibile che lui non capisse? Fortunatamente si è subito ripreso, affermando di non capire quei «governatori che annunciano i tagli alla Sanità come se fossero una vittoria». Chiarito l’arcano, si è anche capito che certi ricordi in lui non sono nitidi. Allora glieli rinfreschiamo noi: se oggi Caldoro, che non ci sta certo simpatico, fa la figura di Quintino Sella, è perché, ai tempi della diarchia BassolinoDe Mita, il buco della Sanità era di 237 milioni di euro nel 2008, un disastro cui si deve aggiungere la dolorosa appendice, per altri centinaia di miliardi di euro, dell Ospedale del Mare, in fumo per colpa di manager e assessori, uno fra tutti Angelo Montemarano, mai “visto” da De Mita, quando era “culo e camice” con Bassolino. Lo show demitiano al Suor Orsola si conclude con una perla: «Sono un politico anomalo : forse non sono né un buon politico né un buon pensatore. Ma le analisi senza spiegare le cause non funzionano». Il “suonatore a vita”, analista dalla nascita, oggi sorprendentemente si è accorto che «le analisi senza spiegare le cause non funzionano»? De Mita che fa? Ora che la Sanità campana è da naufragio schettiniano, prende il largo con la scialuppa dello smemorato? Facile. E no, cazzo, salga subito a bordo e ci faccia sapere quanti malati per gli sprechi del passato stanno nei corridoi degli ospedali. Dopo De Mita, è possibile sentire la lectio di Pomicino sui bilanci della Prima repubblica, di Mancino sul 41 bis? Coraggio D’Alessandro, il nostro è solo un consiglio per gli acquisti. SOLLECITAZIONI la vignetta di Malatesta IL SUDISTA Mimmo Della Corte GLI IPOCRITI ALLARMI DEI LEGHISTI Colmo di fulmine Diario stupendo STANISLAW JERZY LEC Idee contro guardiani «Bisogna moltiplicare le idee al punto che non vi siano guardiani sufficienti per controllarle». (Stanislaw J. Lec, scrittore e aforista polacco. Da Pensieri spettinati, 1957) CORRADO ALVARO Quei paesi del Sud «Tutti i paesi hanno un Sud, voglio dire il Sud dei problemi sociali, generalmente a economia agricola, più povero del resto della nazione, anche se abbia risorse industriali come nei paesi del petrolio del Sud-est europeo e in Levante... Nei paesi del Sud di tutto il mondo persistono le più antiche tradizioni. E tutti i meridionali del mondo, immessi nella vita urbana, sono quelli che buttano il più presto e il più lontano il carico delle tradizioni e dei pregiudizi. Quasi sempre passivi e fatalisti, diventano realizzatori. E allora l’ambiente in cui si trovano immigrati rimprovera a essi le qualità acquisite, chiama invadenza ciò che in altri loderebbe come intraprendenza. Mi torna sempre in mente, quando sento dell’intolleranza verso i meridionali, il fenomeno contrario: degli uomini del Nord incontrati in paesi meridionali. Piccoli impiegati, funzionari, diventano nella città e nei paesi del Sud gran personaggi, riveriti, invitati dappertutto e festeggiati...». (C. Alvaro, scrittore e giornalista. Da Un treno nel Sud, 1958) DOMENICO REA Ma quale città europea? «Ci riempiamo la bocca di Napoli città europea. Ma non facciamo ridere i polli. Nelle città europee i lavori stradali si eseguono di notte quando il 90% della popolazione dorme. I camion che portano latte, pane, ecc. alle ore otto hanno compiuto il loro giro. A Napoli c’è sempre qualche autotreno che scarica tonnellate di roba in barba all’automobilista che se protesta corre il rischio di ricevere pure due buffi». (D. Rea, scrittore e giornalista. Da Vivere a Napoli, 1993) di RENATO ROCCO La moglie cuoca segue una falsa pasta. La moglie va presa per il suo valore, l’amante per il suo prezzo. I libri delle prostitute cominciano tutti con l’introduzione. Il colmo dell’astronauta: che razzo fare? Il colmo del soldato: avere una vita uniforme. Il rimpianto del vecchio marito: io eros. Il colmo dello stitico: non l’ha fatta in tempo. Il bue dice cornuto all’asino. È stata questa la prima cosa che ho pensato quando ho letto il titolo, a caratteri cubitali: “Allarme pirateria napoletana sul tesoro dei sindaci del Nord”, con cui La Padania, riprendendo le affermazioni del governatore del Veneto, Luca Zaia, ha bocciato la proposta del governatore campano, Stefano Caldoro, di istituire - con le risorse che i Comuni italiani non hanno potuto utilizzare per non sforare il patto di stabilità interno - un fondo nazionale di garanzia, affidato alla gestione del Governo e da cui attingere per pagare le imprese creditrici della pubblica amministrazione. La verità è che, se atti di pirateria ci sono stati in questo Paese dall’unificazione ad oggi, hanno seguito la direttrice Nord-Sud e non viceversa. Per chi ha scarsa memoria, è il caso di ricordare alcuni fatti. Comincio dall’inizio: la spoliazione del Regno del Sud di tutte le sue ricchezze, finite nei forzieri del nascente Regno d’Italia; il costante, mancato rispetto della norma che destinava al Mezzogiorno il 40% delle spese delle aziende a partecipazione statale e dei ministeri (tranne due volte in cui il trasferimento ha raggiunto l’1% del pil, non si è mai superato lo 0,5), trasformando così, le risorse dell’intervento straordinario in sostitutive, mentre avrebbero dovuto essere aggiuntive di quelle ordinarie; le opere pubbliche nell’Italia del tacco realizzate sempre da imprese del Nord, con quelle meridionali a far da spettatrici; le risorse destinate a incentivare l’imprenditoria, diventate manna per le aziende settentrionali che prima ne hanno approfittato e, poi, nel momento di difficoltà hanno smantellato baracca e burattini; la svendita del Banco di Napoli, ceduto per 60 miliardi di lire alla Banca Nazionale del Lavoro (solo il palazzo di via Toledo ne valeva 100) e da questo ceduto appena 2 anni dopo all’Istituto San Paolo per ben 1.700 miliardi; alla fiscalità generale, per le pensioni di anzianità che va per il 75% al Nord e per il 25% al Sud; ai fondi ex Fas, oggi coesione e sviluppo, di competenza per l’85% dell’Italia meridionale, che durante la crisi sono stati utilizzati per gli ammortizzatori sociali e per pagare le multe dell’Ue per le quote latte in eccesso prodotte dagli allevatori padani; il Fondo sanitario nazionale che tiene conto unicamente dell’anzianità della popolazione e finisce nella stragrande maggioranza nelle casse delle regioni settentrionali, per cui la salute di un cittadino padano vale molto più di quella di un terrone. E come, infine, non chiedersi “da che pulpito viene la predica”, nel momento in cui, mentre incolpano il Sud di “pirateria”, si è costretti a registrare che la Procura meneghina accusa il presidente leghista del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni, di aver dirottato nelle casse del partito almeno un milione di euro di tangenti. Certo, da garantista a tutto tondo, non posso che ritenere l’indagato innocente fino a sentenza definitiva, ma si ricordino della moglie di Cesare che “non solo deve essere onesta, ma deve anche apparire tale”. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (13) QUARTIERISSIME CHIAIA, RIVOLUZIONE SHOPPING Tradizione al tappeto Crisi, fitti alle stelle e la carica delle griffe: chiudono i negozi storici. Così cambia la mappa degli acquisti, in un valzer di cessioni, spostamenti e nuove aperture Laura Cocozza U n lento ma inesorabile fenomeno sta alimentando riflessioni a Napoli tra imprese e associazioni: i negozi storici della città continuano a chiudere, impoverendo, secondo molti, il tessuto commerciale del capoluogo. Se è vero che crisi e fitti alle stelle (aumentati secondo l’Ascom di oltre il 60% negli ultimi cinque anni) ne sono i principali responsabili, è anche vero però che tra le cause riconosciute c’è una sempre più diffusa massificazione delle preferenze d’acquisto. Boutique, caffè, librerie, sartorie di “tradizione” hanno già ceduto il passo a griffe internazionali e marchi del “fast fashion”. Ed altri stanno per farlo. Come Canestrelli, 75 anni di storia tra ricami, merletti, filati e indumenti per neonati, che a dicembre scorso si è visto triplicare il fitto del piccolo locale di via Chiaia, meta immancabile per la nobiltà napoletana, e che per questo sarà costretto a chiudere. Lo stesso motivo che ha portato alla chiusura di Rita Paduano, storica vetrina di via Filangieri dedicata all’abbigliamento femminile da cerimonia e da sera. Sempre a via Filangieri si trasferisce, da via Vittoria Colonna, Marianna Guerriero, sponsor dell’Arzano volley, comune nel quale ha sede l’azienda di calzature e borse in pelle, nata come controterzista di grandi griffe e poi affermatasi sul mercato col proprio marchio. La notizia più clamorosa, non confer- (14) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 mata, ma che gira insistente tra i bene informati è che Mariano Rubinacci avrebbe deciso di chiudere la London House di via Filangieri e di fittare i locali di cui è proprietario ad una nota griffe internazionale. Uno dei baluardi della sartoria napoletana, insomma, scomparirebbe proprio dalla città che lo ha allevato e reso celebre, preferendole Londra, Milano, New York e Tokio, città di certo più facili da raggiungere per la clientela internazionale del marchio. Proprio a fianco, un’altra sorpresa: Pinko dovrebbe cedere il posto a Prada, che vuole trasferirsi da via Calabritto, unificando negli 800 metri quadri del locale affacciato su via dei Mille, la collezione maschile e quella femminile. Eppure risale a soli quattro anni fa il corposo investimento (5 milioni di euro) con cui Pietro Negra, patron del marchio di abbigliamento donna, sbarcò a Chiaia inaugurando uno store innovativo, con specchi, pareti animate e sculture luminose, che puntava a trasformare l’acquisto di un capo di abbigliamento in una “esperienza sensoriale”. In via Santa Caterina a Chiaia, altro colpo alla tradizione nostrana, questa volta orafa: la gioielleria Maffei è in cerca di acquirenti per la sua attività commerciale. Due anni fa fece molto scalpore la chiusura di un’altra gioielleria di grande prestigio, Knight in piazza dei Martiri. Dopo 150 anni di attività tramandata di padre in figlio, l’ultimo discendente, Fabrizio Knight decise di liquidare l’azienda di famiglia a causa della “progressiva decadenza del gusto e del senso del bello tra i consumatori”. Un’amara constatazione, soprattutto se a farla è un uomo considerato tra i napoletani più eleganti e raffinati. Il caso scosse le coscienze al punto che l’allora commissario straordinario dell’Ascom, Tullio Aperitivo con “piega” fino alle 22 Prossima apertura anche sulla Passeggiata Colonna, la caratteristica strada che congiunge via Colonna con piazza Amedeo. Nei mesi a venire aprirà il nuovo coiffeur "Migliardi parrucchieri" già presente al Vomero da 25 anni. Promette di essere uno spazio raffinato, giovanile e coinvolgente, che nel fine settimana si trasformerà un piccolo salotto, aperto fino alle 22 dove le nuove clienti potranno sorseggiare un aperitivo mentre si faranno fare l’acconciatura, per essere pronte a godersi poi la Napoli by night. QUARTIERISSIME In questa pagina, da sin: la London house di Mariano Rubinacci, il negozio Pinko e in basso, l’ex negozio Marino ceduto a Trucchi. Nell’altra pagina, da sin: lavori in corso per le nuove aperture Deliberti e Casa Infante. In basso, la gioielleria Maffei e il negozio di ricami Canestrelli, in cessione. Nunzi, chiese a Comune e Regione interventi “urgenti” a tutela delle botteghe storiche. Le richieste andavano dal vincolo di destinazione d’uso per i locali, che avrebbero dovuto continuare a svolgere l'attività tradizionale anche con una proprietà diversa, alle agevolazioni sui fitti e sulle imposte comunali. Il tempo è trascorso, i negozi storici continuano a chiudere, ma di provvedimenti neanche l’ombra. Per un esercizio commerciale che chiude ce n’è un altro che apre. È così che proprio di fronte a Maffei e al posto del negozio di abbigliamento maschile Marino, che ha abbandonato il campo qualche mese fa, arriva probabilmente a maggio un nuovo punto vendita Trucchi, l’antica orologeria con sede in Piazza Trieste e Trento, recentemente finita nel mirino della “banda del buco”. L’azienda, fondata nel 1907 dall’omonima famiglia, oggi è di proprietà di Giovanni Restivo, imprenditore siciliano da generazioni nel settore dell’orologeria e gioielleria, che l’ha acquisita nel 2010. Restivo, insieme ai figli Francesco e Beatrice, ha accettato la sfida “senza tempo” nel segno del marchio Trucchi, ampliando la gamma di prodotti e programmando una serie di nuove aperture, la prima delle quali è stata a Capri lo scorso maggio, a cui seguiranno quella di piazza dei Martiri e contemporaneamente quella di Roma. Nuovo punto vendita pure per Luise che dopo via Toledo e piazza dei Martiri apre anche a via Chiaia al posto di un franchising Camomilla. Salgono quindi a tre gli avamposti della gastronomia napoletana che con i suoi arancini, croquette, timballi di pasta, frittatine di tagliolini, rustici, calzoni e paste al forno farà felici gli amanti del cibo da passeggio. Da Toledo a via Chiaia arriva anche Casa Infante, che fa il bis con la gelateria artigianale, dopo la recente apertura di fronte la Galleria Umberto. Sempre a via Chiaia, partendo da Toledo, aprirà a breve anche Gutteridge, il marchio di abbigliamento maschile fondato a Napoli da un emigrante dello Yorkshire nel seconda metà degli anni '70 e da tempo passato al gruppo Capri Srl di Salvatore Colella, già licenziatario del brand Alcott. E, tanto per non smentire Luciana Littizzetto quando dichiara “Altro che fiori, mazzi di scarpe vogliono le donne”, non conosce ostacoli l’ascesa in città del marchio licenziatario di calzature di lusso Deliberti che pianta un’altra “bandierina” a via Dei Mille, al posto del negozio d’abbigliamento Cruising, proprio di fronte ad un altro suo punto vendita e a pochi passi da quello di via Carducci. Senza contare quello di via Chiaia. Si “allarga” anche Michele Franzese, brand di abbigliamento dell’omonimo proprietario originario di Santa Anastasia, che raddoppia le vetrine in via Morelli. Sempre in questa via, c’è anche un gradito ritorno: ha aperto la boutique di guanti Piumelli, un’azienda espressione di grande artigianato nata nel 1958 come piccolo laboratorio nel quartiere dei Guantai e poi espatriata a Milano dove dal 2003 riscuote successo presso una clientela internazionale. Le donne napoletane sapranno apprezzarne la scelta dei pellami, dei modelli e dei colori spesso inconsueti. Rocco Ruggiero Il progetto: e i volontari un fashion di Sant’Orsola show a Chiaia Oggi c’è una massa di gente che vive il presente senza progetti e con un ricordo sbiadito del passato. Il Festival di Sanremo è l’apoteosi di questa società che non ha una visione del bene comune. La società attuale è profondamente imbarbarita, non crea nuovi valori e deturpa quelli ricevuti dal passato; ora, una siffatta società che pensa solo al profitto ed al consumo, può avere una visione del bene comune? Eppure, ci sono persone che pensano che la nostra vita è anche degli altri. Un gruppo di laici, guidati dal signor Rocco Ruggiero, appartenenti alla Chiesa di Sant’Orsola a Chiaia, ha aiutato nei mesi più rigidi di quest’inverno - e continua a farlo persone che dormono sotto i portici di via Domenico Morelli, quelli della Feltrinelli, accanto all’ingresso de “Il Mattino”, ed altri posti vicini portando loro abiti, coperte, cibi caldi. Portando loro soprattutto il dono di una parola amica che dimostri come nessuno appartenga solo a sé stesso. Sono gruppi di aiuto formati da persone che condividono problemi ed idee e decidono insieme di aiutare i più bisognosi, i più abbandonati: una risposta dal basso all’indifferenza della società ed alla insufficienza dei servizi. Un’opera encomiabile e silenziosa di solidarietà, fatta spesso tra l’indifferenza dei più nelle strade luccicanti e rumorose della movida. AURORA CACOPARDO Una “notte bianca” completamente dedicata alla moda nel cuore di Chiaia. Il fashion system partenopeo fa comparto per la “Soirée de la Mode”, un evento che mira ad unire culture, professionalità e mezzi all’interno di un contenitore sapientemente costruito per dare visibilità internazionale alla città di Napoli e alle sue eccellenze. Il progetto nasce dalla ventennale esperienza manageriale nell’ambito della moda di Frédérique d’Abbronzo, fashion maneger franco-napoletana. A settembre, prima della settimana della moda milanese, il quartiere Chiaia, nell’area compresa tra piazza Amedeo e piazza dei Martiri, attraverso gli snodi cruciali di via dei Mille, via Filangieri, via della Cavallerizza, via Carlo Poerio, via Calabritto e via Chiaia, si dovrebbe trasformare per 24 ore in un fashion show a cielo aperto, una maxi Ztl della moda, dove gli esercizi commerciali resterebbero aperti al pubblico fino a mezzanotte. Nei vari punti del percorso si terrebbero performance artistiche, rappresentazioni e sfilate di moda con un vero e proprio “red carpet” allestito in via dei Mille dove sono previste diverse “gift room”, “stanze regalo” che permetterebbero agli sponsor di distribuire cadeaux e fare product placement per pubblicizzare il proprio marchio. Previsto un main sponsor per l’evento che, come un vaso di Pandora, dovrebbe portare alla ribalta nazionale il meglio del fashion system partenopeo. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (15) QUARTIERISSIME QUESTIONE STADIO Nuovo San Paolo? Solo propaganda Rita Giuseppone Già nel 2010, quando l’Italia era una delle candidate in lizza per ospitare gli Europei del 2016, l’assessore allo Sport della giunta Iervolino, Alfredo Ponticelli, presentò un piano dettagliato di ristrutturazione del San Paolo. Nuova copertura, nuovi spalti (più vicini al campo grazie all’eliminazione della pista di atletica), 82 skybox e più posti per i disabili, in una capienza totale di 65.000 spettatori, il tutto al (16) costo di 80 milioni di euro. Alla fine per Euro 2016 l’ha spuntata la Francia, ma da allora si continua a parlare dell’ipotetica ristrutturazione dell’impianto di Fuorigrotta che, dall’inaugurazione del 1959, è stato “ritoccato”, male, secondo alcuni, solo per i Mondiali del ‘90. Anche Chiaia Magazine, nel numero di novembre 2011, aveva fantasticato sul nuovo stadio, proponendo le migliori soluzioni già applicate negli CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 impianti più belli e moderni d’Europa. Non poteva resistere al fascino di far sognare ai napoletani un nuovo stadio neppure il sindaco De Magistris che, dall’inizio del suo mandato, è intervenuto a scadenza quasi mensile sulla questione, arrivando a promettere per fine dicembre 2011 la presentazione di un piano (concordato col presidente azzurro De Laurentiis) che però non è arrivato. Nel frattempo, solo idee, ma ben confuse: nuovo stadio a Ponticelli, oppure a Casoria, mentre ogni impianto che ha ospitato le trasferte del Napoli durante la Champions League sembrava dover essere il modello da seguire per la ristrutturazione del San Paolo. Struttura, quest’ultima, in realtà ancora antiquata, priva dei famigerati tabelloni elettronici (anche questi protagonisti di una querelle infinita tra Comune e Società), il cui impianto fognario salta ad ogni acquazzone. Sulla questione è intervenuto a gamba tesa l’assessore regionale all’Urbanistica, Marcello Taglialatela (nella foto), che ha accusato il sindaco di “utilizzare la notizia di un nuovo stadio per conquistare i titoli di giornali senza aver ancora prodotto alcun progetto serio che preveda costi e indichi finanziamenti”. Taglialatela, reduce dalla trasferta azzurra allo Stamford Bridge, ha elogiato l’impianto londinese (che ospita le partite del Chelsea dal 1905 e nel 1997 è diventato di proprietà della società Chelsea Pitch Owners dopo una campagna per il finanziamento). “Le sue performances - ha detto l’assessore sono ben note a molti tifosi napoletani. Il San Paolo, invece, è un esempio di come sia possibile dilapidare 220 miliardi di vecchie lire erogate in occasione dei mondiali del ‘90”. Insomma, dopo sogni e soldi andati in fumo, ora si cercano capitali privati per il project financing, in attesa di un progetto concreto che metta tutti d’accordo. STORIE&TERRITORI POZZUOLI Rione Terra, quel borgo fantasma Rosario Scavetta Doveva essere il simbolo della ricostruzione post-bradisismo: stiamo parlando del completamento dell'ambizioso restauro della caratteristica ed antica rocca puteolana, che sovrasta lo splendido golfo di Pozzuoli, programmato per lo scorso anno. Ma purtroppo la tanto sospirata riqualificazione del Rione Terra, cominciata l’11 gennaio 1992, stenta a completarsi, al punto tale da posticipare la riapertura della storica cittadella a data da destinarsi. Colpa della gravissima crisi finanziaria della Regione Campania, si dice, che ha messo in forse il prosieguo dei lavori, bloccando l'erogazione dei fondi europei, necessari per il completamento dell'opera. Allo stanziamento degli ultimi 11 milioni di euro, già finanziati ed utilizzati per la realizzazione del nuovo campanile e il completamento degli scavi, vanno affiancati altri 92 milioni, indispensabili per completare le strutture ricettive e le strade di accesso al mare; ma senza garanzie da parte della Regione, il mastodontico “progetto” Rione Terra a Pozzuoli rischia definitivamente la chiusura . Un tesoro archeologico intorno al quale da troppo tempo non si riesce a trovare una soluzione definitiva e come spesso accade nel nostro Paese, dopo lo stallo, oltre il fallimento totale dell’impresa, il rischio è la perdita di posti lavoro: sono più di cento gli operai e i tecnici che potrebbero, da un giorno all’altro, trovarsi in cassa integrazione. Le ripercussioni più gravi, ovviamente, si stanno verificando nel settore turistico a causa del mancato completamento del percorso archeologico. Sospese le passeggiate su prenotazio- La grave carenza di fondi che affligge la Regione Campania ostacola il proseguimento dei lavori di riqualificazione dell’antica rocca cominciati vent’anni fa Un sito per non dimenticare Una fiaccolata e un sito internet per ricordare lo sgombero della rocca flegrea avvenuta 42 anni fa, il 2 marzo 1970, a causa del bradisismo. Nella serata dello scorso 2 marzo, alcune associazioni e movimenti flegrei, insieme ai residenti, hanno attraversato parte della città di Pozzuoli per raggiungere l'ingresso della rocca, allo scopo di ricordare, lo sgombero di oltre tremila persone dal quartiere simbolo della città. Mentre, quasi contemporaneamente, da un’idea del giornalista Ciro Biondi, è nato www.bradisismoflegreo.it, un sito internet per raccogliere la memoria dei puteolani e per far conoscere dettagliatamente il fenomeno bradisismico. Il sito è proposto dalle associazioni Lux in Fabula, Ludopolis, Dialogos, Laboratorio Puteoli e dai videomakers di BraInHeart ed ha l’obiettivo, così come si legge nelle sue pagine, di far conoscere ai giovani - e non solo - le vicende e le ricadute sulla città delle crisi sismiche degli anni ‘70 e negli anni ‘80. Il sito è interattivo e chiunque potrà richiedere, nel caso avesse materiale a disposizione (foto, video, disegni, racconti ecc.), l’inserimento del proprio contributo inviando una e-mail a: [email protected]. • Residenti in piazza per il Rione Terra • Un particolare dei lavori (foto di Nicola Buono) ne. Telefonando al numero verde 848.800.288, in bella mostra sul portale dei beni e delle attività culturali della Regione Campania, i gentili operatori rispondono: “L'ingresso all'area archeologica sotterranea nell'acropoli di Pozzuoli non è più di nostra competenza”. Quindi, almeno per ora, non è possibile ammirare le dimore, le botteghe, le costruzioni barocche e i viottoli incantevoli del “presepe” puteolano, abbandonato nel 1970, abitato all'epoca da artigiani e pescatori, ed oggetto nel corso degli anni di numerosi saccheggi. Dopo il terremoto del 23 novembre del 1980, come spiega lo storico flegreo Raffaele Giamminelli, “il complesso episcopale divenne preda di procacciatori di opere d’arte che, tramite spoliazione, prima occultatamente e poi vandalicamente, sottrassero tutto quanto era possibile asportare”. Anche l'ambizioso progetto di creare sette piccoli nuclei alberghieri, un centro congressi e palazzi di rappresentanza ha subito una brusca battuta d'arresto. Inutili i punti di sosta per gli autobus, il tentativo di potenziare la linea Cumana e la fermata del metrò del mare (un tempo) creata ad hoc. Sfuma la prospettiva di ripresa del sistema economico dei comuni flegrei, particolarmente provato dalla inevitabile crisi finanziaria: l'alternativa per molti giovani disoccupati era riposta proprio nei progetti di rilancio turistico della zona. L’inaugurazione dell'antica rocca, doveva avvenire entro giugno 2011. Si era scelta un data memorabile, simbolo stesso della storia dei Campi Flegrei: i giorni celebrativi del bimillenario dell'approdo di San Paolo a Pozzuoli. Ma il “miracolo” non c’è stato. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (17) (18) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 anno IV numero 3 - marzo 2012 w w w . i l 1 0 . i t Caro tariffa, stop ai falsi incidenti editoriale di Marco Mansueto LE VIRTÙ POSSIBILI DELLE MULTE Non sono abituato a citare il lavoro da me svolto nell’Assemblea cittadina come consigliere comunale. Stavolta, tuttavia, è il caso di fare un’eccezione alla regola perché reputo che valga la pena promuovere un’idea destinata probabilmente a rivelarsi utile. La proposta, che è contenuta in un’interrogazione urgente, da me indirizzata di recente al Sindaco, all’assessore alla Sicurezza e a quello al Bilancio, è facilmente realizzabile: si tratta di ottimizzare i proventi derivanti dalle sanzioni relative alle infrazioni al Codice della Strada, destinando queste quote ad incrementare, sia pure in forma temporanea, l’organico della Polizia Municipale partenopea. Un’idea che parte da un antefatto: nel 2010 il Comune ha espletato un concorso per l’assunzione di 270 nuovi caschi bianchi e in questa occasione molti candidati sono risultati idonei ma non vincitori. Un peccato non utilizzare queste preziose risorse umane! Una via d’uscita, peraltro, la suggeriva proprio il Codice della Strada (al comma 5 bis dell’art. 208 e successive modifiche) che prevede che le entrate prodotte dalle multe stradali possano anche essere utilizzate per «assunzioni stagionali a progetto nelle forme di contratti a tempo determinato e a forme flessibili di lavoro». Da qui lo spunto, evidenziato nell’interrogazione, di indirizzare i proventi in questione alla costituzione di un fondo che consenta la stipula di contratti a tempo determinato e stagionali, possibilmente a beneficio dei meritevoli giovani, risultati idonei al concorso del 2010. Se ne ricaverebbe un doppio vantaggio: quello di irrobustire le forze in campo dei vigili urbani, potenziando automaticamente il controllo del territorio e le attività del Corpo a beneficio della città, e si realizzerebbe una concreta opzione occupazionale, ancor più apprezzabile perché dedicata a dei giovani in gamba, valorizzandone le capacità. L a recente indagine di “Altroconsumo” sulle tariffe assicurative di 50 compagnie prese in esame, ha confermato la profonda ingiustizia che ogni automobilista e motociclista partenopeo subisce per il solo fatto di risiedere all’ombra del Vesuvio. I dati del 2011 confermano infatti Napoli come città più cara d’Italia, in cui il premio medio per stipulare una assicurazione per la sola responsabilità civile obbligatoria per un uomo di 35 anni si attesta sui 1.309 euro. A fronte dei 698 euro che lo stesso soggetto pagherebbe a Roma o Palermo e dei soli 522 euro che tocca sborsare ad un milanese di pari età. Ancor più preoccupante è la tendenza che ha visto lo scorso anno crescere ulteriormente questo “spread” tra Settentrione e Meridione d’Italia. L’aumento medio del premio assicurativo per lo stesso profilo di guidatore è stato, a Napoli nel 2011, del 9,2% contro lo 0,38% di Milano. A porre un freno a questo fenomeno la proposta di riforma del settore inserita nel “Decreto liberalizzazioni” del Governo Monti che, tra emendamenti e tentativi di ostruzionismo bipartisan, dovrebbe costituire un’arma importante per partenopei e non solo. Tuttavia dall’ultima “riforma liberalizzatrice” del settore, del 1994, l’aumento dei premi assicurativi ha raggiunto quota 450% e quindi viene naturale domandarsi quanto possa essere ef- Convegno sui Trasporti Organizzato dalla Faisa-Cisal si è tenuto, recentemente, nell’Antisala dei Baroni al Maschio Angioino, un convegno dal tema di centrale attualità in Campania: “I servizi minimi del Trasporto Pubblico Locale”. All’evento, che ha visto la partecipazione di un pubblico attento e competente, sono intervenuti: il giornalista Ciro Crescentini, il segretario regionale Cisal Carlo Giordano, il consigliere del Popolo della Libertà al Comune di Napoli Marco Mansueto e l’assessore regionale ai Trasporti Sergio Vetrella. Nel corso dell’incontro è emerso, in tutta la sua complessità e urgenza, il nodo qualità del trasporto pubblico, tematica ancora più spinosa se si pensa alla politica dei tagli adottata dal governo Monti e alle difficoltà economiche in cui il governo regionale si è venuto a trovare. Il segretario Cisal Giordano ha evidenziato nel suo intervento i problemi concreti che si trovano ad affrontare le varie categorie del trasporto pubblico; il consigliere Mansueto, invece, ha rimar- cato la necessità del completamento del tratto metropolitano Secondigliano-Piazza Garibaldi, in modo da arrivare in tempi rapidi ad un'integrazione con il sistema ferroviario regionale. “Occorre pensare ad un sistema di trasporti che per la vastità del territorio e il bacino d'utenza - ha detto Mansueto - non può che essere di dimensione regionale. Una metropoli che vuole affermare il proprio ruolo in Europa, deve dotarsi in tempi ragionevolmente rapidi di un sistema di trasporti integrato ficace l’intervento del Governo su questo tema. Giovanni D’Antonio, vicepresidente della “Casa del Consumatore Campania”, sulla questione ha le idee chiare: “Trovandosi le compagnie assicurative costrette, ceteris paribus, ad applicare lo stesso prezzo su tutto il territorio nazionale per gli automobilisti più virtuosi, questi si troverebbero, se la riforma passasse, ad usufruire effettivamente di tariffe concretamente più basse”. E, con la possibilità di ulteriori sconti previsti dalla riforma per chi intenda dotare il proprio veicolo di una scatola nera, “si potrebbe aprire una nuova frontiera del controllo sulle perdite finanziarie dovute a truffe e incidenti falsi, che attualmente le compagnie stimano nella misura di 70 miliardi annui, e alla quale imputano il caro-tariffa”. Cifra destinata a scendere anche grazie alla proposta di istituzione di un registro dei testimoni e all’inasprimento previsto delle pene per le testimonianze false. Circostanze che porteranno, secondo D’Antonio, ad un contenimento delle frodi ai danni delle compagnie le quali, non afflitte dalla perdita di liquidità, dovranno procedere all’abbassamento delle tariffe per non perdere quote di mercato. (Per saperne di più è possibile consultare il sito www.casadelconsumatorecampania.it) ferro-gomma che possa decongestionare il più possibile il sistema viario di superficie ed accelerare i tempi di percorrenza, non tralasciando i livelli minimi sicurezza”. Appassionato e articolato l’intervento conclusivo dell’assessore Sergio Vetrella che, snocciolando dati ed esempi, ha affrontato le criticità del settore Trasporti partendo dall’eredità lasciata dalla gestione Bassolino, fino a toccare i problemi legati al grosso deficit economico determinato sia da politiche scellerate del passato sia dall’inciviltà di tante persone che non pagano il biglietto. (cm) Armando Yari Siporso Anno IV n. 3 - marzo 2012 Periodico edito da Associazione Napoli - Via Carlo Poerio 89/A Direttore editoriale MARCO MANSUETO Direttore responsabile ALESSANDRA FABBRONI Comitato del Garante dei lettori Raffaele Bellucci, Giuseppe Savona Gabriella Napoli Grafico Tony Baldini Stampa Centro Offset Meridionale srl - Caserta Reg. Tribunale di Napoli n.7 del 03/02/2009 Iscrizione al Roc n.16538 MOBILITÀ LINIZIATIVA Pulminati, bus salvavita Contro le stragi del sabato sera, tre ragazzi hanno ideato il modo di brindare in sicurezza Espedito Pistone N el fine settimana, si sa, c'è chi riposa e chi lavora. Il sabato di Checco Smile, Enzo Move One e Fabio Move Two, al secolo Francesco Carrese, Enzo Castaldi e Fabio Bassi, comincia presto. La mattina c'è da fare il punto della situazione, ricontrollare il numero dei partecipanti, l'itinerario e gli orari per l'andata e per il ritorno. Il pomeriggio, assicurarsi che i pullman siano pronti e in numero sufficiente. Checco, Enzo e Fabio sono figli della loro idea che, da organizzazione per lo spostamento di masse di ragazze e ragazzi da e per le discoteche più rinomate della Campania, si è trasformata in stile di vita. “Pulminati” sono loro e “Pulminati” sono i ragazzi che accettano gratuitamente di essere prelevati e riaccompagnati a domicilio per trascorrere una serata in discoteca. In Italia quasi il 60 per cento degli incidenti del sabato sera, attribuibili allo “stato di ebbrezza”, si verifica tra le ore 22 e le 7. Il dato, nonostante sia tendenzialmente in calo, è tra i più elevati in Europa. “Il Pulminato spiega Checco Smile - non si muove mai da solo, ma come tutte le specie più evolute, ha capito che il modo più efficace e conveniente è quello di muoversi in gruppo. Così facendo si scrolla di dosso tutti quei problemi in cui si può incappare in un qualsiasi sabato sera o altro giorno della settimana”. I vantaggi dei Pulminati sono diventati verbo sulle tratte che collegano il centro città ai litorali dove si balla fino all'alba: 1. Cominci a stare con i tuoi (22) amici già nel percorso verso il locale. 2. Conosci nuovi amici già prima di entrare nel locale. 3. Si elimina la sosta nei baretti pre-locale perché le prime bottiglie si stappano a bordo. 4. Eviti di adottare un astemio per il week end che ti faccia da autista. Se non basta, gli animatori dell'associazione Bavolina che ogni fine settimana mette comodi i Pulminati nei Bus-Sharing, hanno altri buoni motivi per convincerti a lasciare l'auto a casa. “L'autista guida e tu brindi e brindi e brindi - sottolinea Checco - L'autista guida e tu bevi e bevi ancora. L'autista guida e tu dormi. L'autista guida e tu intrattieni rapporti interpersonali, anche intimi, nei limiti del possibile. Per non parlare del risparmio Tra un brindisi e l’altro il bus dei Pulminati riaccompagna a casa i giovani napoletani dopo le nottate ad alto tasso alcolico in discoteca CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 per la benzina e il costo del parcheggio e, soprattutto, della disperata ricerca del parcheggio”. Insomma, alla fine si fa fatica a farli scendere dal bus i partecipanti, per il troppo divertimento a bordo. Francesco Carrese, diffonde “smile” e consigli. Intanto, ha fatto della sicurezza stradale l'oggetto della sua tesi di laurea che presto discuterà. Poi, grazie a questa sua intuizione, ha ricevuto un finanziamento dall'Università Federico II, per spiegare ai suoi colleghi di studio, quanto sia rischioso il rientro a casa dopo una notte di divertimento sfrenato in discoteca. Checco farà strada, così come i suoi amici, anche per chi non ce l'ha fatta ed ha sciupato senza volerlo la sua e l'altrui vita in un sabato notte. Con la sua iniziativa non chiede, i soldi del noleggio bus vengono rimborsati dai locali dove porta i ragazzi, ma dà sicurezza e sorrisi. Uno “smile” che rassicura e ti riporta sano e salvo a casa. Incidenti stradali: 11 morti al giorno C’è una organizzazione non governativa americana, il National Safety Council, che si diverte, e diverte, aggiornando ogni anno una singolare statistica: quella sulle probabilità di morire a causa di eventi tra i più disparati. Si va dall'attacco di un puma (1 su 32.000.000) alla puntura di un'ape (1 su 15.000.000); dal colpo di sole (1 su 950.000) al colpo di fulmine (1 su 2.320.000). La voglia di ridere passa, però, scorrendo le classifiche. Al punto quattro si posiziona la possibilità di interrompere l'avventura terrena per mezzo di un incidente stradale: una persona su 85 si trasferisce all'altro mondo stringendo un volante, oppure per colpa di chi quel volante lo governa distrattamente o con i sensi compromessi da alcol e droga. La strage è “quotidiana” e “settimanale”. Secondo gli ultimi dati Istat-AciMinistero dell'Interno disponibili, nell'ultimo anno preso in considerazione, il 2010, il totale di incidenti - ben sopra la soglia dei duecentomila - fa segnare un modesto decremento della mortalità di poco meno del 2%. Il che significa più di quattromila morti, mentre i feriti, oltre trecentomila, sono calati appena dell’1,5%. Il numero degli incidenti sfiora la cifra giornaliera di seicento, con 11 morti e più ottocento feriti. Per la prima volta è stato diffuso un approfondimento per la Campania, alla cui realizzazione hanno collaborato le cinque Prefetture, insieme all'Istat e agli Osservatori provinciali per il monitoraggio degli incidenti stradali determinati da eccesso di velocità. Ebbene, c'è poco da essere tranquilli. Nel 2010 si sono verificati in Campania più di 11 mila sinistri che hanno causato la morte di 250 persone e il ferimento di oltre 17 mila. Occorre sottolineare che si è registrato un decremento rispetto al 2009, rispettivamente, di quasi il 6 e poco più del 4 per cento. Mentre il numero dei morti, per fortuna, ha fatto registrare un decremento di maggiore entità, superiore all'11 per cento. In termini relativi, la diminuzione più consistente degli inciden- ti si riscontra nella provincia di Napoli (-8%), mentre in quella di Benevento si è registrato un forte aumento (+10%). A Napoli risultano in diminuzione anche i feriti (7%) e soprattutto i morti (26%). Il numero dei morti è costante a Benevento, mentre è in aumento ad Avellino (+12%) e soprattutto a Salerno (+23%), dove sono leggermente diminuiti i feriti (-3%). Un aumento del numero dei feriti si evidenzia in particolare nelle province di Avellino (+3%) e Benevento (+3%). C'è solo un piccolo ma non trascurabile particolare, denuncia Giordano Biserni, presidente di Asaps, l'Associazione sostenitori ed amici della polizia stradale, dal sito ufficiale: “L’analisi dei puntuali dati soffre anche nel 2010 della mancanza di un elemento base, la sinistrosità connessa all’abuso di alcol e droga alla guida”. Per questa ci viene in soccorso l'Osservatorio nazionale dell’alcol, che ha condotto uno studio dal titolo: “Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia”. I risultati sono stupefacenti. Tra quanti frequentano assiduamente i locali notturni (più di 12 volte nell’anno) la quota di quelli che dichiarano un comportamento di consumo a rischio è altissima. Se consideriamo soltanto i maschi, sono il 35% (rispetto al 24% di coloro che non vanno in discoteca), mentre tra le donne tali quote sono, rispettivamente, il 14%, il 6%. La questione si complica per l'accertamento dell'uso di sostanze stupefacenti. Se in 24 ore si possono smaltire i fumi dell’alcol ed evitare le conseguenze del caso, per le droghe ci sono ancora più agevoli vie di fuga dal Codice: gli esami clinici non sono in grado di accertare la positività a sostanze stupefacenti o psicotrope tali da consentire la contestazione di guida in stato di ebbrezza, perché la positività non sarebbe indicatore di assunzione in limiti temporali tali da interagire con la conduzione di un veicolo. Insomma, una persona potrebbe aver sniffato cocaina al mattino ed averne perfettamente smaltito l’effetto nel pomeriggio. CHIAIA MAGAZINE •MARZO 2012 (23) BANCONOTE REGIONE, CONTI IN TASCA Turismo, 50 milioni per la formazione Regione ed 80 provenienti dal Fondo nazionale infrastrutture; 150mln di euro per le filiere auto motive ed aerospazio. Serviranno a supportare ricerca industriale e sviluppo economico, con la concessione d’incentivi per aggregazione di imprese e consolidamento delle due filiere ad ognuna delle quali andranno 70 milioni, mentre gli altri 10 saranno destinati ad attività di formazione. La stessa filosofia muove anche il progetto della istituzione del “Polo della manutenzione” per i settori dell’aerospazio, ferroviario e cantieristico. Nel Palazzo della Regione Campania grandi manovre per il comparto turistico: stanziati fondi per creare una scuola modello Losanna Domenico Cortese L a situazione economico-finanziaria in Regione Campania, ma anche al di là dei nostri confini, resta pesante, perché la crisi internazionale continua a mordere, a complicare la vita delle Istituzioni ed a rendere estremamente dura la strada per lo sviluppo. Ciò nonostante qualche lampo in fondo al tunnel inizia a vedersi. Tant’è che tra risorse nazionali, regionali e comunitarie impegnate dalla Regione, sono ben 10 miliardi e 500 milioni gli euro messi a disposizione della Campania da Palazzo Chigi e da Palazzo Santa Lucia. Da qui, l’idea di dare il via da questo numero di Chiaia Magazine ad una sorta di riepilogo mensile delle risorse che sia il Governo nazionale che quello regionale decidono d’investire nella speranza che la Campania da ex, possa tornare ad essere “regio felix”. solo la Lombardia, cui andranno 16milioni e 861mila euro). Serviranno all’amministrazione regionale per dare esecutività ai contratti di programma con gli enti locali; 70 mln di euro destinati ai Comuni che hanno ospitato ed ospitano gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani dovranno servire alle compensazioni ambientali. Possono, finalmente partire i primi interventi del programma del 2008; 9mld e 900mln euro quale quota parte del Fondo Sanitario nazionale 2012, 145mln in più rispetto alla cifra ricevuta l’anno scorso. Fondi regionali Sicurezza. 7 mln e 700mila euro, per interventi finaliz- Per il piano casa dal Governo arriveranno in Campania oltre 12 milioni di euro; il comparto Trasporti, invece, verrà rafforzato e razionalizzato con 286 milioni di fondi regionali Fondi governativi 12 mln e 662mila euro per il piano casa (prima di noi, (24) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 zati alla sicurezza sismica degli istituti scolastici: asili, elementari e medie (7 scuole ad Avellino, 6 a Benevento, 2 a Caserta, 5 a Napoli e 7 a Salerno); 850mila euro per il miglioramento della sicurezza urbana. Le risorse andranno a tredici progetti presentati da Comuni singoli o associati. Fra questi 4 comuni (Cardito, Marano di Napoli, San Giorgio a Cremano e Volla) hanno già ottenuto il finanziamento per il 2008 e 2009, mentre gli altri nove sono contributi per il 2010; due associazioni: Calitri e Lioni, Cetara e Vietri sul Mare hanno ricevuto finanziamenti per 70mila euro, altrettanti per Salerno unico capoluogo campano ad ottenere i fondi. Trasporti. 286 mln di euro ai trasporti locali di cui 14milioni e 300mila serviranno a razionalizzare, ed efficientare i trasporti locali ed a garantire la copertura di quelle tratte sprovviste di collegamento ferroviario; 150mln di euro serviranno al completamento del collegamento della tangenziale di Napoli al porto di Pozzuoli. Opera che è parte del Piano regionale di sviluppo dei trasporti intermodali ed interessa numerosissime aziende. Progetto che ha un costo totale di 153,9milioni, di cui 73,9 a carico della Comunità Montane. 17mln e 400mila euro alle Comunità Montane, per il finanziamento delle loro spese correnti, compresi gli stipendi per il personale amministrativo. Coppa America. 8milioni e 200mila euro all’organizzazione e alla realizzazione della “America’s Cup World Series” nel Golfo di Napoli. Pesca. 50mln di euro a disposizione per il settore Pesca dall’Ue. La Regione Campania, confermandosi la prima nel Sud e fra le prime 5 d’Italia per la spesa dedicata al comparto, ha già predisposto i bandi per la loro utilizzazione: 9 mln serviranno a dar vita ai Gruppi di azione costiera; 15mln alla creazione e all’ampliamento degli impianti di acquacoltura; 5 mln alla pulizia dei fondali, miglioramento delle condizioni di lavoro dei pescatori e sicurezza alimentare; 2 mln per consorzi d’impresa di pesca professionale e organizzazioni dei produttori; 4 mln alla costiera; 2 all’ammodernamento delle imbarcazioni; 5 mln alla valorizzazione dei porti e dei luoghi di sbarco e 5 alla promozione e all’avvio di progetti pilota nel comparto. Turismo. 50 mln di euro per formare nuove figure professionali legate al settore turistico. Una parte di tali risorse sarà finalizzata alla creazione in Campania di un istituto scolastico per l’alta formazione sul modello della scuola di Losanna e per sostenere la riqualificazione degli stagionali ed allungare la stagione turistica. Edilizia e formazione. 5 mln di euro per allestire due centri sperimentali per lo sviluppo di competenze per l’edilizia e l’informazione tecnologica. Piano per l’occupazione. 469.500 euro per dare il via libera a 71 nuove domande di incentivo nell’ambito del piano per l’occupazione di cui 159mila realtivi alla misura “più sviluppo più lavoro” e 310milioni in quella “minimi termini”.22 mln di euro dai Patti formativi locali approvati nel 2008 come forma di sostegno all’occupazione sono, infatti, andati perduti. Di conseguenza la dotazione complessiva a disposizione delle cinque azioni previste si riduce dagli originari 57 mln ai 35 attuali. Le criticità Va sottolineato che siamo solo all’inizio ovvero alla delibera d’impegno di spesa. E da questo all’effettivo utilizzo delle cifre indicate, il passo non è breve e neanche facile. Per utilizzare queste risorse, infatti, non basta firmare un assegno - ovviamente non trasferibile così come impone la legge per gli assegni bancari - ma è necessario definire, sulla scorta dell’iniziativa da assumere, “bandi”, mettere in piedi gare d’appalto e così via. Del resto, non sarebbe la prima volta - e il timore che potrebbe non essere neanche l’ultima che risorse già pronte per essere investite, si sono perse per strada e i progetti relativi - sfumati e definanziati - sono svaniti nel nulla. Inutile dire che se poi si aggiungono anche la lungaggine e la pesantezza della burocrazia è davvero la fine. Speriamo di sbagliarci. Noi, comunque, vigileremo e provvederemo a rendervene conto di mese in mese. La correttezza e la giustezza dei “conti in tasca” passano anche da qui. SALUTE A NOI INIZIATIVE Prosud, la salute ha un nuovo alleato Una nuova Fondazione per la prevenzione e la ricerca oncologica nel Sud. Tecnologia e divulgazione contro il tumore prostatico in un Meridione arretrato Da qualche giorno la salute dei campani e dei napoletani ha un presidio in più. È nata Prosud, Fondazione per la prevenzione e la ricerca oncologica nel Sud Italia, presieduta da Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia alla Federico II. La neonata Onlus, nata grazie anche alla donazione dei coniugi Aldo e Maria Iacometti, oggi tra i fondatori di Prosud, si propone di promuovere e sostenere, nel Meridione, lo sviluppo della ricerca scientifica e clinica nel settore oncologico, con particolare riguardo al tumore alla prostata. È dimostrato infatti che al Sud esiste ancora oggi una scarsa cultura della prevenzione, rispetto al Nord Italia: ed è rilevante anche il gap assistenziale, esemplificato dalla ridotta disponibilità al Sud di tecnologie di ultima generazione. Dunque, un quadro svantaggiato. Risultato: una più alta incidenza letale di neoplasie nelle regioni meridionali e una consistente migrazione sanitaria verso le più attrezzate strutture del Centro Nord. L’avvocato Antonio Mancino, membro del Direttivo di Prosud, che ha lottato, per fortuna felicemente, con la patologia prostatica, ha sposato la causa della Fondazione e rievoca la propria esperienza nel progetto e l’incontro con Mirone: «Il professore - spiega - mi confidò il suo desiderio di dar vita ad una fondazione che sostenesse nel Sud la ricerca scientifica e clinica in oncologia, con particolare riguardo al tumore alla prostata. Fui subito disponibile. In 3 mesi giungemmo alla costituzione di Prosud». Il punto su prevenzione e assistenza oncologica e un profilo tecnico della nuova iniziativa li fornisce lo stesso Mirone: «Tra le carenze della lotta alle neoplasie c’è la mancanza di un adeguato monitoraggio, a cominciare dai “registri tumori della popolazione” che coprono solo un quarto del territorio italiano. Mentre il Nord, infatti, è coperto al 50,2% e il Centro al 25,5%, il Meridione e le isole appaiono in ritardo con il loro 23,7%. In particolare, il Sud, sul fronte del tumore alla prostata, soffre di 2 gap: il primo è diagnostico perché nel Mezzogiorno c’è un minor numero di diagnosi di carcinoma prostatico (-44%) rispetto al Nord e una maggiore mortalità (+2%), circostanze queste che riflettono un più elevato sommerso della patologia nel Sud Italia. E’ evidente che sono insufficienti i controlli nei confronti di un tumore che è il più frequente tra i maschi ed è il secondo più mortale. Un’incidenza letale dovuta anche al fatto che, ad eccezione degli stadi avanzati, è asintomatico: di qui l’indispensabilità di uno screening e di una diagnosi precoci per individuare il tumore agli inizi. La verifica è triplice: esplorazione digito-rettale, esame PSA e ecografia prostatica. Ma gli uomini, a differenza delle donne, devono vincere la reticenza a sottoporsi agli esami diagnostici. L’altro gap - ha proseguito Mirone - è terapeutico: cioè deficit di tecnologia robotica nei nostri ospedali». Contro questo scenario si batterà Prosud. Mirone indica alcuni obiettivi: «Creazione di un database dei tumori prostatici nel Sud per ottenere un quadro epidemiologico attendibile. Insediamento di osservatorii clinici, finalizzati a screening e prevenzione. Acquisizione negli ospedali meridionali di tecnologia all’avanguardia, come quella robotica. Infine - ha concluso Mirone – divulgazione della prevenzione, istituendo, ad esempio, dal 19 marzo 2013, una “Giornata Prosud per la prevenzione”, in coincidenza con la Festa del papà». Parola d’ordine di Prosud, presentata di recente all’Unione Industriali: «Una fondazione del Sud per il Sud». Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia alla Federico II di Napoli, presidente della neonata Fondazione Prosud Robot Da Vinci, ultima frontiera Italia a 2 velocità nella lotta tecnologica al carcinoma prostatico. Lo dimostra la recente introduzione sulla scena chirurgica del cosiddetto “Robot Da Vinci”, un nuovo sistema meccanizzato, prodotto in California dalla “Intuitive Surgical Inc: il macchinario è in grado di imprimere una formidabile accelerazione in numerose branche chirurgiche, a cominciare da quella urologica. Si tratta di una risorsa preziosa, raramente presente nelle Unità di Urologia ospedaliera del Sud: un dato che stride con la situazione del Centro Nord dove, invece, sono installati ben 51 sistemi robotici (26 nella sola Lombardia). Numeri che testimoniano una sperequazione. In campo urologico l’acquisizione del Robot Da Vinci consentirebbe all’assistenza urologica napoletana un rilevante salto di qualità, determinando un forte incremento dell’attività operatoria, accorciando i tempi di ospedalizzazione, riducendo le complicanze post-operatorie, migliorando la vita dei pazienti prostatectomizzati, e incrementando il numero e la qualità formativa degli specializzandi partenopei. Tutti vantaggi a cui va aggiunta un’altra importante ricaduta: una maggiore disponibilità del Robot Da Vinci ridurrebbe di • Il nuovo macchinario prodotto in California • Specializzandi al lavoro molto la migrazione sanitaria verso il Nord in cerca di standard sanitari adeguati e l’esodo di giovani specializzandi verso realtà formative più attrezzate. CHIAIA MAGAZINE •MARZO 2012 (25) (26) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 saper vivere CULTURA • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ La gobba di Marotta Max De Francesco C inquantotto anni fa usciva sul grande schermo L’oro di Napoli, regia di Vittorio De Sica, con la Loren nel ruolo di una focosa pizzaiola ed Eduardo nei panni di don Ersilio, venditore di saggezza e maestro nell’arte del «pernacchio». Di questa pellicola, che meglio di altre «ferma» Napoli e la napoletanità, si celebrano gli attori - tra cui Totò, Paolo Stoppa, Silvana Mangano e lo stesso De Sica - ma si snobba, colpevolmente, chi fu lo sceneggiatore del film e l’autore del libro che ispirò il cineasta ciociaro. Il suo nome era Giuseppe Marotta, ma in redazione lo chiamavano don Peppino. Il 5 aprile cadono i centodieci anni dalla sua nascita, mentre nel 2013 ricorreranno i cinquant’anni dalla morte. Temiamo che, in una città alla rincorsa di grandi eventi e miti altrui, pochi ricorderanno degnamente uno dei più grandi scrittori italiani. Per fare il giornalista Marotta lasciò mare e sole ed emigrò a Milano. Cominciò come correttore di bozze e dattilografo, i suoi racconti furono pubblicati sui periodici di Arnoldo Mondadori e su quelli di Angelo Rizzoli; Aldo Borrelli, direttore del Corriere della Sera, conquistato dalla sua invidiabile prosa, lo precettò e accolse i suoi elzeviri. Proprio sul Corriere, pubblicò i 36 racconti che nel 1947 furono raccolti da Bompiani nel libro L’oro di Napoli. L’opera andò a ruba, anche se la critica ufficiale, per sminuirne il valore, declassò lo scrittore partenopeo nel girone dei bozzettisti. E don Peppino sof- Napoli continua a snobbare l’autore de “L’oro di Napoli” che la critica relegò nel girone dei bozzettisti proposito, è il racconto friva e s’infuriava: in d’apertura de L’oro di cuor suo sapeva che Napoli, in cui è narrata quelle pagine rapprela vita di Ignazio Ziviello. sentavano il vero volto L’eroe, gobbo e iellato, di Napoli, con tutte le possiede il talento di sue maschere non sbarcare il lunario e ragd’ipocrisia, ma di antica girare le zingarate del spontaneità. destino. La natura gli Marotta capì che Napoconsegnò «una specie di li è un Gran Teatro dove ricciolo alla spina dorsanessuno ama accomole, che sviluppandosi asdarsi in platea. Divenne, sunse la forma e la concosì, cronista imbattibisistenza di uno zaino le di quel «protagonipieno di sassi». smo» partenopeo, invoIl gobbo di Mergellina lontario perché innato, La copertina de ingegna le più strampaunico perché creativo, “L’oro di Napoli” late ed eroiche soluzioni che nasceva soprattutto (Bompiani). per «la campata»: da da un’inguaribile brama In alto, da venditore di lupini a di vivere, da un’ansia lisinistra: Vittorio suonatore di un pianino rica contagiosa. De Sica, Giuseppe ambulante, da confezioMario Stefanile in LabiMarotta ed natore di fuochi artifirinto napoletano scrisEduardo ciali a portinaio, da chise: «Marotta con l’Oro di De Filippo tarrista nei festini nuziaNapoli inventa la varieli a maestro di musica tà della vita napoletana, il pullulante e fermentante mondo di nella buca di una bomba. Proprio couna plebe fattasi protagonista di gran- sì: il bombardamento del 1943 spazzò di fatti umani: insieme legati, senza via il «basso» di don Ignazio che, figurancore, senza risentimento, quasi per riamoci, pur di non allontanarsi dai gioco, com’è nel costume napoletano: suoi allievi, trovò alloggio nella buca e la stessa irresponsabilità, il fatalismo, prodotta da una bomba, «improvvila rassegnazione, l’intreccio tra paga- sandovi un tetto di lamiera». La Naponesimo e cattolicesimo, tra generosità li di Ziviello ignorava la filosofia del piae calcolo, tra spacconeria e umiltà, tra gnisteo, la strategia della supplica: non curiosità e indifferenza Marotta li nar- v’era sventura che non fosse smorzata ra e li riferisce ai suoi personaggi con da un incrollabile sorriso. Nell’attesa quel particolare distacco che in lui di- che gli venga assegnata una nuova venta lirica ironia». Emblematico, a tal dentiera - necessaria per fumare la pi- pa - don Ignazio, tra spartiti e lamiere, a bocca vuota, ricomincia a sorridere: «Ciò è molto importante - è scritto nel finale del racconto -, suggerisce qualche considerazione…La possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza... Arrotoliamo i secoli, i millenni, e forse ne troveremo l’origine nelle convulsioni del suolo, negli sbuffi di mortifero vapore che erompevano improvvisi, nelle onde che scavalcavano le colline, in tutti i pericoli che qui insidiavano la vita umana; è l’oro di Napoli questa pazienza». Non v’è personaggio che non somigli al suo autore: don Peppino Marotta aveva la stoffa di don Ignazio Ziviello. Visse in un «basso» del vico Sant’Agostino degli Scalzi; conobbe «la bella fame»; per far quadrare i conti affrontò la fatica di mille lavori. Tra fogli bianchi, acciacchi e notti insonni «per dare alla polpa della lingua le ossa del dialetto o viceversa, e per far sì che nulla s’adagi e dorma», fu un fuochista della parola che si tormentava, ore e ore, nella strenua lima di un periodo esplosivo. Indro Montanelli, in un articolo, racconterà le levatacce di quell’omone grande e grosso che inseguiva sul foglio un aggettivo come se fosse «una femmina corteggiata assai». La Napoli marottiana era dorata, positiva, ammalata di dolcezza, fiera: sette volte cadeva e otto si rialzava. Un’altra città, un’altra letteratura. Mori l’ottobre del 1963, dopo una vita da fantasista della pagina, lo stesso giorno di Jean Cocteau ed Edith Piaf. Mai giorno fu più scalognato per congedarsi: i giornali preferirono Parigi al suo amato rione Pallonetto. A distanza di anni, Napoli continua a snobbarlo. Un destino assurdo, un’ingratitudine imperdonabile. Una volta disse che come Atlante reggeva sulle spalle il mondo delle infermità, delle disillusioni e delle malinconie. La sua gobba, il suo zaino pieno di sassi. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (27) ARTE DA NYC Napoli, New York Valeria Puntuale I l filo invisibile del parallelo che unisce le città di Napoli e New York attraverso l'Atlantico porta ancora una volta gli artisti della Grande Mela nelle gallerie partenopee. È il caso di Breslin e Carter, in mostra a Napoli rispettivamente alla Galleria Umberto di Marino e alla Galleria Annarumma. “piano piano” è il titolo della personale di Marc Breslin, per la prima volta in Italia, che indaga sulle modalità espressive contemporanee, mettendone in discussione le premesse stratificatesi nel tempo attraverso la storia dell’arte e lasciando entrare nel dibattito variabili imprevedibili e riferibili piuttosto alle condizioni materiali coinvolte nel processo creativo. Le metodologie tradizionali vengono forzate per aprire la riflessione ad una ricerca più intimista e ad un allargamento delle prospettive attraverso la contaminazione tra i diversi mezzi di espressione: Breslin utilizza la pittura, i video, la fotografia, la poesia, e il suono creando legami tra le parti, per conferire l’idea di un’opera totale. Il giovane artista newyorkese crea pause percettive all’interno di una dimensione stereofonica della pittura, utilizzando l’intero volume della galleria, giocando con la superficie sospesa tra soffitto (28) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 e pavimento in un invito alla lentezza e all’ascolto. “piano piano”, infatti, è una locuzione frequentemente utilizzata anche in musica ed è adoperata in questo caso per alludere all’orchestrazione delle variabili messe in gioco durante la preparazione di una mostra, come quella visitabile alla Galleria Umberto di Marino di via Alabardieri,1. Se Breslin punta all’effetto della totalità, Carter (nomignolo affibiato all’artista negli anni delle scorribande giovanili), concentra la sua ricerca artistica sulla testa, parte anatomica che più di ogni altra identifica la vita di un corpo. Identità e inizi sono i principi ispiratori della mostra “Janus Travestito”, fino al 30 aprile alla Galleria Annarumma di via Carlo Poerio, 98. Protagonista della riflessione dell’artista è Giano, divinità bifronte ritenuta propiziatrice degli inizi dalla cultura latina, le cui effigi erano raffigurate su busti e monete. La natura doppia del dio si esprime nell’eterna lotta tra l’essere e il dover essere che risulta il perno della riflessione dell’artista: le teste di Carter fluttuano in mucillagini di colore come brandelli di identità autentica. L’artista, con ironia e consapevolezza storica, supera lo smarrimento esistenziale, riscattando tutte le apparenze del mondo della vertigine e della precisione, restituendo l’individuo alla sua natura più autentica. Le standardizzazioni e le categorizzazioni lasciano spazio al sentimento che ognuno ha dei fenomeni, alla percezione, allo sguardo particolare, alla pluralità come possibilità, valori fondativi dell’opera d’arte. A sinistra: le teste di Carter, l’artista protagonista della mostra “Janus Travestito”, fino al 30 aprile alla galleria Annarumma di via Carlo Poerio, 98. A destra: l’immagine dell’invito di “primo piano”, la personale del giovane Marc Breslin, visitabile fino al 4 maggio alla Galleria Umberto di Marino di via Alabardieri,1. I due artisti, entrambi newyorkesi, espongono per la prima volta in Italia. Occhio di riguardo Pan, “Urto!” alla crisi Un collettivo di artisti, critici, operatori e progettisti culturali, un museo occupato simbolicamente, per far comprendere quanto l'arte e la cultura rappresentino strumenti necessari in un periodo di crisi come questo. Sullo sfondo, una Napoli prima città in Italia ad assistere ad una piccola rivoluzione simbolica del genere. Si chiama “Urto!” ed è la rete informale che nel marzo 2011 invase “Oltre la paralisi - Area di mobilitazione artistica Urto! Step 1”, dal greco parálysis come dissolvimento, rilassamento, dissoluzione, prima che blocco delle funzioni motorie. L’esposizione, con la sua ventata di novità, pone così Napoli e i suoi artisti come punto di riferimento per tutta la penisola. Ecco i protagonisti: Angela Barretta, Angelo Santonicola, Anna Maria Saviano, Azzurra Mozzillo, c.ia Danza Flux, Conni Celotto, Domenico Dom Barra, Emmanuele De simbolicamente il Pan - Palazzo delle Arti di Napoli. A distanza di oltre 12 mesi il collettivo di artisti, riconosciuto e patrocinato dall'Amministrazione Comunale, è riuscito ad ottenere in maniera stabile uno spazio permanente per l'arte. E così, dopo aver selezionato 24 artisti in seguito ad un bando diffuso attraverso le pagine di Facebook, è nata Ruvo, Enrico Borriello (Pinasv), Fabulouskhate, Gilda Rotello, Giovanni Napolitano, Loris Lombardo, Marco Abbamondi, Marco Iannaccone, Massimiliano Mirabella, Melania Oppenheimer di Leo, Pasquale Di Donato, Peppe Esposito, Raffaele Biondi, re:merda, Salvatore Bellella, Sasi Menale, Semmai Factory. ARTE Falconi, istanti di digital art I “Fragmenta” di Giuseppe Falconi nell’esposizione a Castel dell’Ovo che propone opere realizzate con tecniche diverse tra cui la grafica computerizzata. Mostra L’ARTISTA PARTENOPEO CONVINCE NELLA PERSONALE AL CASTEL DELL’OVO NEL SEGNO DEL ROSSO Rossella Galletti P rotagoniste fino al 25 marzo nella Sala delle Prigioni di Castel dell’Ovo le opere digitali di Giuseppe Falconi, napoletano, classe 1973. La mostra, non a caso chiamata “Fragmenta”, raccoglie i lavori del percorso interiore ed artistico dell’autore, il quale, con forme nuove e sorprendenti, e con rinnovato linguaggio creativo, comunica in modo suggestivo emozioni, “frammenti”, istanti di vita, densi di significato. Le opere, trasposizioni tra realtà e fantasia, stampate su tela, sono state realizzate utilizzando tecnologie digitali, grafica computerizzata e il colore del tratto pittorico in uno stile personale e poetico, frutto di Forme biomorfe “In divenire” Novità TRA RADICI E FUTURO, IL CATALOGO DEL GIOVANE ARTISTA MARCO ABBAMONDI PRESENTATO AL PAN un’attenta e continua esplorazione delle infinite possibilità del digitale, strumento prediletto di Falconi. Tra tutte, spicca per le grandi dimensioni “Trio”: tre stampe, elaborate a partire dalla manipolazione di una fotografia raffigurante un corpo umano, sono esposte una di fianco all’altra a rappresentare tre differenti sfaccettature dell’io: il maschile, il femminile e l’ibrido. “Fragmenta”, la composizione che dà il nome alla mostra, conta ventiquattro tele che raccolgono diversi momenti di vita e di impegno artistico di Falconi: progetti lasciati da parte e poi ripresi, spezzoni di altri lavori, bozze di opere mai realizzate. Ad accomunare la maggior parte dei lavori presentati sono i colori forti, vivi, accesi. Il rosso san- re sbiadite e colori opportunamente scelti - in cui ricorre il tema dominante del sangue - le difficoltà e le ossessioni della crescita individuale dell’autore, consapevole della relatività dell’esistenza ma non per questo, anzi proprio per questo, spasmodicamente alla ricerca di un “assoluto”. Falconi, dopo una formazione classica, ha iniziato il suo percorso artistico ricercando un nuovo linguaggio visivo attraverso la sperimentazione di diverse forme espressive. Superata una lunga fase gestuale, scopre la forza comunicativa della grafica, per approdare infine alla pittura digitale che determina una nuova fase creativa, una nuova modalità da affiancare e mescolare all’attività pittorica pura. cola in 4 itinerari tematici in relazione tra loro(serie Bellesguard, Ex_stasi, Ex_stasi extroflations e Lands), che si soffermano in particolare sulla lettura dei materiali utilizzati e sul ruolo strategico giocato dal sughero, elemento primario utilizzato dall’artista e presente in tutte le opere sotto diverse forme. Confezione brossurata, testi in italiano e inglese, copertina elegantemente rifinita, “In di- venire” si presenta come summa iconografica della creatività di Abbamondi. L’autore ha cominciato la sua attività artistica nel ‘99 con lavori su tele e legno che interpretavano con tratti iperrealisti le architetture di Napoli, ispirandosi alla città, alla sua storia e alla sua tradizione. Ha poi inaugurato una nuova vena creativa, calibrata sul rapporto “fisico” con la materia, con la tela, con l’oggetto, con gli elementi da forgiare e manipolare: dunque un rapporto “tattile” e “sensitivo”. Di recente è approdato a progetti scenografici in bilico tra tradizione e contemporaneo, focalizzandosi sulla natura: di qui inedite forme biomorfe. E ditoria e arte: new entry, dedicata ad un giovane ma già affermato artista della scena partenopea. Presentato infatti a febbraio, presso il Pan, “In divenire” (Ed. Rogiosi): protagonista Marco Abbamondi la cui produzione percorre le pagine del volume, dalle prime opere fino alla serie “Lands” attraverso una selezione dei momenti salienti della storia dell’artista. Il lavoro si arti- CELLAMARE 56 Una parabola su quanto l’occhio non riesce a cogliere è il senso di “Oltre il Giardino”, la mostra di Peppe Cerillo e Stefano Parisio Perrotti, protagonista fino al 15 aprile nello spazio della Galleria Callemare Interno 56 di via Chiaia 149/d. I curatori, Fiorenzo D’Avino e Sabrina Vitiello, hanno voluto omaggiare con questo titolo pellicola di Hal Hashby in cui si affronta il tema della comunicazione tra individui e classi sociali. gue, in particolare, è la tinta preferita dall’artista. Forse perché nell’emblema della morte e al tempo stesso della vita, che nel sangue e col sangue scorre, l’autore riconosce la ricerca di una continua rinascita del sé. La rappresentazione del finito e dell’infinito, dell’etico e dell’estetico, di una realtà che si frantuma e si condensa nel tentativo di abbracciare o comprendere il proprio universo (in senso stretto e in senso lato) che sfugge e si riafferra di continuo, rende originale questa mostra, dalla quale emerge la spiccata creatività dell’artista. L’esposizione, curata da Federica Coscino, è accompagnata da un breve film, diretto da Gabriele Saurio e Costantino Sgamato, che rappresenta sullo sfondo di atmosfe- ABBAMONDI Nuova personale per Gianni Abbamondi che torna ad esporre con “Percorso Contemporaneo”, stavolta alla Sabina Albano Modart Gallery di vico Vasto a Chiaia. Trenta tele astratte di formato variabile in tecnica mista arricchite da materiali diversi tra cui plexiglass, pietre e tessuti che segnano la successione delle diverse tappe espressive dell’artista. Abbamondi, dopo il successo di pubblico e critica tra gli ‘80 e i ‘90, rivive una seconda giovinezza artistica, che lo ha portato ad esporre in diverse gallerie e spazi off. DOPPIO SENSO Grande successo per l’esposizione tenutasi nello spazio si Studio 49 VideoArte di via Lungo Gelso. Le artiste Francesca Lanni e Renata Petti, per la prima volta a Napoli, si sono unite in tandem per la mostra “Doppio Senso”, curata da Ilaria Sabatini. L’intento è quello di suscitare curiosità nello spettatore e farlo riflettere sull’ “io-non io”. CYOP&KAF Vengono dal cuore di Napoli le tele esposte alla galleria Hde di piazzetta Nilo per la mostra “iCone” (fino al 5 aprile). La firma è quella di Cyop&Kaf, l’anonimo duo della street art che da 10 anni a questa parte caratterizza in modo inconfondibile coi suoi disegni il volto della città antica. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (29) LIBRI&LIBRERIE LIBRIDINE Aurora Cacopardo Saggio Herzl, il “profeta del sionismo” GARZYA, POETA PELLEGRINO IL VOLUME STORICO-BIOGRAFICO DI LUIGI COMPAGNA SUL PATRIOTA SIONISTA SI AVVALE DELLA PREFAZIONE DI FRANCESCO COSSIGA In un periodo, così avvilente, in cui la politica ligiosa e sociale o quella finanziaria e lobbistica, sempre più spesso diventa ribalta di insultanti oggi tutto si ricompone ed è racchiuso in una contrapposizioni, il libro di Luigi Compagna, dal grande, rigorosa e complessiva visione di Stato e titolo: “Theodor Herzl, il Mazzini d’Israele”, (Ru- di appartenenza. L’autore del libro, Luigi Combettino), per capirci subito il “profeta del sioni- pagna, professore di storia delle dottrine politismo”, (con una originale prefazione di Francesco che, ma “figlio” di una grande scuola di pensieCossiga, che cosa non seppe interpretare questo ro, che ha sempre guardato alla serietà delle analisi, bene ha fatto a far ricorso geniale e rimpianto pensatore!), alle fonte maggiore, fornendo rappresenta un’opera altamencosi materia indubitabile di te meritoria, perché non solo ci limpido ragionamento, Dio sa, riporta in cima a rigeneranti quanto importante in tempi di idealità ma aiuta a restituire aldiffuso relativismo e di risorla visione politica orizzonti più genti fanatismi. La fonte non degni, a spingere a guardare olpoteva non essere che il pentre i nostri angusti confini. siero e l’azione di Theodor Partendo da subito dal tema Herzl, ampiamente svolta e predominante del libro - il sionarrata, per il quale se un pronismo - trattato ed esposto atgetto si articola su basi solide è traverso la ragionata biografia già realtà, molto prima che esdel suo mistico, del suo massiso si realizzi. È lui, Herzl (nella mo profeta - mi chiedo e vi foto in alto con la sua famiglia), chiedo subito: quante volte abche “diede vita a uno sforzo pobiamo sentito citare questo terlitico unitario, in grado di racmine nei dibattiti seguiti a crisi cogliere le disparate vocazioni internazionale tra Israele e alfilantropiche, umanitarie , relicuni paesi del Medio Oriente giose , che, sul finire del secolo ma, soprattutto, di fronte a taTHEODOR HERZL XIX avevano animato l’ aspiralune interpretazioni ambigue e IL MAZZINI D’ISRAELE zione ad una patria ebraica in approssimative, dettate più da tanti paesi europei, non solo in pregiudizi che da volontà a caLuigi Compagna quello di Herzl”. Conoscendo pire, in che misura possiamo Rubbettino Editore lui, la sua vita, le sue battaglie, dirci certi di essere riusciti a sa249 Pagine la sua testardaggine, si ha moperne seriamente discutere cirdo di capire perché questi, nel ca il diritto del popolo ebreo ad 1897, con l’istituzione del Conessere nazione e a contrastargresso Sionista, riuscì a trane pregiudizi e preconcetti diffusi. Dopo aver letto però questo libro, una cosa ghettare l’antica questione ebraica alla più apposso dire oggi: è che, se prima taluni giudizi o propriata dimensione giuridica e diplomatica, aspetti del sionismo, le rivendicazioni di un po- con il varo del “Parlamento della nazione ebraipolo parevano essere inchiodati ad alterne e so- ca”, prima remota pietra di uno Stato. spette valutazioni, spesso insistite sulla sfera reALDO DE FRANCESCO Il mondo intero, scriveva Camus è disegnato come un grande punto interrogativo che ci costringe a levare la testa verso l’alto. Leggendo le poesie della raccolta “L’amour et le violon” (D’Auria Editore) si ha la sensazione che l’autore cerchi mediazioni verso l’infinito, piste di decollo verso l’assoluto. Giacomo Garzya si racconta, si dà un senso, in un viaggio che diventa metafora del tempo, tempo che si raccoglie tra gli scogli della memoria, le cui parole recuperano il senso ed il perduto. Alcune poesie fanno riaffiorare alla memoria una musica leggera, invitante, antica: parole semplici e necessarie. Esse parlano di colori, di fiori, delle nebbie di Venezia che si sveglia dal suo torpore, del giardino della Menara, dei tamburi a Djemaa, delle spezie del souk. È la memoria del poeta, è la sua capacità di tracciare per immagini la forza dei sentimenti ed a comporre figure di gioia e di malinconia. In altre liriche della raccolta tutto sembra immobile, nell’attesa di una partenza temuta, di un addio che lascerà la fragile quiete del cuore dell’uomo. Il poeta diviene viandante, tra il vissuto e la contemplazione per cercarsi, in un andare che deve somigliare ad un pellegrinaggio. Giacomo Garzya, viandante-pellegrino, conosce le pieghe della solitudine senza mai assentarsi dalla vita. Anzi resta dentro la vita anche quando le parole spariscono e restano solo i desideri, i sapori, i destini. Gli orizzonti del poeta sono nel viaggio anche se è convinto che gli approdi non sono sempre consapevolezza e che gli arrivi si intrecciano con le partenze ed i ritorni vanno sempre oltre “Itaca”. Non so se Giacomo Garzya abbia superato Itaca o sia dentro Itaca, so che questo libro va oltre il misterioso che incanta. Altri libri I FIORI DI SARA DEL PARLAR NAPOLETANO ORIGINI DI PARTENOPE Luisa Moretti Albatros Editore Renato De Falco Colonnese Editore Giovanni Alaimo Edizioni del Delfino Il primo romanzo di Luisa Moretti mette in scena l’infinito intreccio sulla natura esistenziale dell’animo umano. Attraverso una storia scorrevole e intrigante si arriva alla scoperta della radice dell’eterno dualismo tra “bene” e “male”. Esistono solo “buoni” e solo “cattivi” oppure ciascuno di noi possiede dentro di sé le due parti in lotta? La protagonista, una giovane maestra trasferita a Pietrasanta, scopre una storia che sconvolgerà la sua vita. (30) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 “Manualetto per tutti” dice il sottotitolo di questa “carrellata sul parlato”, volta alla tutela e al recupero del dialetto. Cogliendone le caratteristiche esclusive come originalità, ricchezza e fantasia, l’autore ne descrive la storia, le derivazioni e le trasformazioni. Nel volume anche un’amena rassegna di termini sul cui “italianismo” si sarebbe pronti a giurare, ma che invece sono e restano genuinamente e candidamente di casa nostra. Nel saggio, accompagnato da un nutrito corredo fotografico, è presentata una agevole descrizione delle origini mitiche della città di Napoli. Dalla storia del territorio al mito delle sirene, l’autore ripercorre le vicende e i popoli che contribuirono alla nascita di Partenope. Alaimo unisce alla passione per la storia il grande amore per questa terra che lo spinge verso una ricerca certosina della verità. LIBRI&LIBRERIE Eventi Viaggio moderno nell’infanzia Cina - Europa Storie ENZA SILVESTRINI TORNA IN LIBRERIA CON LA RIEDIZIONE DEL ROMANZO “SULLA SOGLIA DI PICCOLE PORTE” “Mi chiedo cosa rimane e, banalmen- tà di cui parla la Silvestrini è rapprete, perché tanta luminosa ecceziona- sentata dal mondo dell’infanzia che ricorda da adulta nella quale si è lità si sia trasformata in una sequela trasformata. La sua memoria la noiosa di compiti infilati uno dopo l’altro, quotidianamente”. È questa la conduce attraverso i tempi in cui giocava a “salvi tutti” o alla “settimadomanda che Enza Silvestrini, autrina”, in cui la sua fantasia le permettece della raccolta di poesie Partenze va di credere che vincitrice del Presapesse planare o mio “San Vito al in cui provava Tagliamento”, si meraviglia per un pone nelle ultime temporale estivo, pagine del suo in cui dal suo romanzo, tanto balcone osservava breve quanto proil succedersi della fondo, dal titolo vita e della morte, “Sulla soglia di dall’una quasi piccole porte”, già isolata, dall’altra pubblicato nel 2008 invece protetta. Ma da Graus editore e la sua stessa meoggi ristampato e moria approda riedito da Iuppiter anche all’età delle edizioni. La nuova scuole medie in cui edizione colloca la gracilità, prima alla fine sia il glosvantaggiosa per sario, utile per i nascondersi, dilettori non napoleventava uno svantani, sia la lettura SULLA SOGLIA taggio che la privacritica del filosofo DI PICCOLE PORTE va dell’attenzione Aldo Masullo e dei “passarielle”. A distribuisce le Enza Silvestrini fare da sfondo a sedici illustrazioni Iuppiter Edizioni questi preziosi di Michele Iodice 158 Pagine ricordi è una proall’interno del vincia di Napoli romanzo, dedican“che non voleva do ad ognuna una proprio saperne di pagina del tutto civiltà e rivoluzioni ideologiche”nella meritata. Ne risulta un connubio, quale non vuole più tornare per dall’espressività esplosiva, tra parole paura che qualcosa la possa contae immagini, che, per quanto essengiare, ora che, diventata un’adulta ziali, forniscono una chiave d’intervittima della routine, guarda malinpretazione. La luminosa eccezionali- conica al passato. Un linguaggio essenziale, arricchito da espressioni dialettali che danno una sfumatura di vivacità, presenta la complessità di un’io nelle sue molteplici sfaccettature, in un’autobiografia tutt’altro che banale. «La modernità di scrittura di Enza Silvestrini - commenta Masullo - ha sul lettore l’effetto che sul visitatore di una mostra di pittura ha il celebre “taglio” di Fontana sulla tela. Senza allettamenti di cromatismi e di forme, - aggiunge il critico - l’artista costringe il suo pubblico a sentire che la verità delle cose, ossia il loro senso, non è se non l’effetto della violenza dell’uomo su di esse, e non altro che questo l’arte simboleggia». E ancora sull’asse parallelo tra arte e letteratura, risultano preziose nel volume le illustrazioni di Michele Iodice, artista partenopeo che ha esposto al Museo di Capodimonte ma anche a Roma, Boston e Varsavia. Un legame, quello con l’arte, che l’autrice sente in maniera viscerale, in quanto insegna presso il Liceo Artistico di Napoli. Enza Silvestrini, inoltre, è responsabile regionale del Pen Club Italia Onlus, divisione italiana dell’associazione internazionale di letterati che si batte in favore degli scrittori perseguitati, affinché la libertà di espressione non conosca limiti di razza, cultura, nazionalità, sesso. Il 9 febbraio scorso si è tenuto per la prima volta a Napoli un incontro del club italiano Pen, curato proprio dalla Silvestrini, nella sede del Forum Universale delle Culture. VIVIANA GENOVESE LIBRERIA PROFESSIONALE VIA SAN GENNARO AD ANTIGNANO Infotel 081.2298625 Al quartiere Vomero, dopo la chiusura della storica libreria Guida Merliani, un piccolo baluardo resiste all’invasione dei megastore. Si tratta della libreria “Professioni & Concorsi” di via San Gennaro ad Antignano. La rivendita è una risorsa essenziale per avvocati, notai e professionisti di tutta Napoli, in quanto è una delle poche specializzate nella vendita di testi giuridici e professionali. Il titolare, Paolo Corrado, porta avanti da solo questa at- tività da 12 anni nonostante le difficoltà, le stesse che hanno stroncato Guida: fitti alle stelle e predominio dei colossi dell’editoria. “In questo mondo ci vogliono le spalle forti commenta Corrado - al potere dei megastore possiamo opporre soltanto la passione per questo lavoro e il fatto di differenziarci, vendendo testi che altri non hanno. Purtroppo il margine di guadagno è minimo, quindi non possiamo permetterci di espanderci e dobbiamo accontentarci di occupare locali più economici”. Insomma, una mosca bianca che resiste, nonostante tutto. L’ingresso della libreria cartoleria “Professioni & Concorsi” di via San Gennaro ad Antignano al Vomero. All’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici sono partiti i lavori dell’Osservatorio Internazionale, il seminario di studi che propone lo scambio di idee, esperienze e riflessioni con i paesi esteri. «L’importanza degli incontri sta nelle relazioni», ha detto Antonio Gargano, anima dell’iniziativa. L’obiettivo è fare una ricognizione della situazione politica e culturale in vari paesi del mondo. Il “confronto” è la parola d’ordine: la città di Partenope entra in connessione con altre realtà. Il mese di marzo è dedicato alla Cina, paese che negli ultimi anni ha conosciuto un intenso sviluppo economico, imponendosi all’attenzione dei paesi occidentali e del sistema dei media. Gli incontri, il cui titolo recita “Dalla Cina all’Europa: cose, conoscenze, idee attraverso la storia”, sono diretti da Adolfo Tamburello, dell’Università di Napoli L’Orientale. L’obiettivo è tracciare il cammino attraverso il quale la Cina ha passato diverse fasi, accompagnate da altrettante congiunture storiche, che hanno avuto non poche conseguenze sulla società occidentale. La giornata inaugurale del 9 marzo ha riguardato in particolare il periodo dall’Antichità al Medioevo; quella del 16, dal Cinquecento al Seicento; il 23 è il giorno destinato al Settecento; nell’ultimo appuntamento, il 30, sarà affrontata l’epoca dell’Ottocento. «È auspicabile - ha commentato Adolfo Tamburello - che il ciclo di lezioni da me tenute sia solo l’inizio di una serie di interventi sulla Cina di oggi e la sua presenza in Europa e nel mondo». Una presenza sempre più forte sia in termini economici che culturali. Il seminario si propone di analizzare quella che è stata la "scoperta" della Cina, avvenuta in crescendo in un tempo di oltre due millenni di storia; cosa dal paese del Dragone sia provenuto in termini di materie prime, manufatti, tecniche, arti, cognizioni e finanche idee; come gli apporti, diretti o indiretti attraverso l'Asia, abbiano contribuito a innestare nuove attività e tecniche nei campi dell'agricoltura, delle industrie, nella specializzazione, strumentazione e organizzazione del lavoro. Il tema principale delle lezioni riguarda il contributo dato dalla Cina a traffici di dimensioni continentali e i loro riflessi in Europa: «Si vuole capire in che modo il complessivo concorso del suo scibile abbia contribuito agli sviluppi del pensiero e della scienza in vari campi, anche i più avanzati, - ha spiegato Tamburello - dall'astronomia all'ecologia, agli studi sulle cosiddette "medicine alternative", alla bioetica». Rossella Galletti CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (31) SOCIETÀ&COSTUME Gennaro Damiani, ex neomelodico, esordisce come regista e sceneggiatore con “Sodoma”. Il film, che ripercorre la faida di camorra, diventerà una fiction Rai Gomorra secondo me Alessandro Mantico D opo due dischi che l’hanno consacrato come cantante neomelodico, Gennaro Damiani (nella foto), 26 anni, in arte Genny Fenny, ha intrapreso una nuova sfida artistica, vestendo i panni di produttore, autore, regista e attore protagonista di “Sodoma”, un film che si annuncia come l’alter ego del celebre “Gomorra” di Matteo Garrone, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano. Nel cast attori già noti al piccolo schermo come Francesco Longo e Antonio Alfano dalla fiction Rai “La Squadra”. Il neoregista racconta il suo film come frutto di un’idea innovativa portata avanti con tenacia per far sì che l’urlo lanciato da “Gomorra” non cada nel silenzio. Damiani ha vissuto la strada, spiega ciò che ha visto con gli occhi di un ragazzo del popolo che cerca il suo riscatto nella società, riuscendo a firmare un precontratto per la messa in onda del suo progetto in due puntate per Rai5 e Rai Trade. Cosa bisogna aspettarsi da questo film? È un progetto che avevo in cantiere da tempo, ho voluto raccontare cose che si conoscono ma che non biso- (32) gna dimenticare come la storia dell’omicidio di Gelsomina Verde, un episodio particolarmente efferato verificatosi durante la faida di Scampia. Chi seguirà la fiction si fermerà a riflettere, potrà commuoversi e forse darsi delle risposte sulla morsa della criminalità organizzata che ancora stringe il nostro territorio. È stato difficile realizzare le riprese in certi luoghi più a rischio? Un po’ di difficoltà c’è stata, per esempio quando abbiamo girato la scena dell’inseguimento di Gennaro ‘o bellillo, il personaggio che interpreto io. Ad ogni modo, sono riuscito a girare con la telecamera in tutte le zone di Napoli, da piazza Mercato alla Sanità, dai Quartieri Spagnoli a Secondigliano. La mia carriera di cantante mi ha permesso di farmi conoscere in tutta la città, il popolino mi vuole bene, anche perché io sono come loro, una persona semplice. Hai paura che il film possa essere criticato o che il suo messaggio venga frainteso? Non temo le critiche, né credo di offendere le vittime, né di esaltare la camorra: ho solo raccontato la verità, quella protagonista delle storie di cronaca degli ultimi anni, riportate anche dai giornali. Com’è arrivato “Sodoma” in Rai? Per questo devo ringraziare il mio manager, Andrea Lybra. È stato straordinario, mi ha CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 sostenuto tantissimo ed è stato solo grazie a lui che il mio prodotto è arrivato in Rai. Loro lo hanno esaminato, il film è piaciuto al punto che è nata l’idea di traformarlo in una fiction, una serie in due puntate per Rai5 e RaiTrade. Una grande soddisfazione, visto che sei sia lo sceneggiatore che il protagonista. Sì, ho creduto molto in questo progetto. Non sono mai stato una cima a scuola, anzi, mi sono fermato alla licenza media, ma ho scritto interamente io la sceneggiatura, ho svolto i casting con più di 2.000 partecipanti per scegliere gli altri attori, ho curato la regia, scelto le location, procurato gli oggetti di scena ed ho finanziato tutto personalmente, con il mio piccolo stipendio, facendo i salti mortali per terminarlo. Ci sono riuscito. C’è qualcos’altro che ti sarebbe piaciuto inserire? Mi sarebbe piaciuto poter raccontare tante cose ancora, ma chissà, potrei fare un secondo film... Torneresti a fare il neomelodico? Mai dire mai, oggi sono felice perché credo di aver fatto la cosa più bella della mia vita, mi sento utile, credo di aver fatto davvero un buon lavoro, perché è difficile essere ascoltati, soprattutto se a parlare è un ragazzo semplice dei vicoli di Napoli. Spero che la voce del mio cuore arrivi con il mio film. IL PLOT Uno tra i clan camorristici più potenti di Napoli si divide, avviene la scissione e con essa la guerra tra gli affiliati. “Sodoma” parla di ciò che accade tra i vicoli di Napoli, descrive parte del popolino: “Sarà un film che racconta la Napoli vera, quella dei vicoli di zone come piazza Mercato, le case nuove, Ponticelli, insomma, la vita dei ragazzi di strada - racconta il regista perché io vengo dalla strada e la posso raccontare”. Inseguimenti, avvocati corrotti, la lotta per il potere e il dominio del territorio ad ogni costo, morti innocenti, come quella di Gelsomina Verde, torturata e uccisa a 22 anni nel pieno della cosiddetta faida di Scampia. L’Italia balla con Dj Cerchietto Ciro Cacciola, giornalista, esperto di comunicazione e organizzatore di eventi, famoso dal 1997 con lo pseudonimo di Dj Claudio Cerchietto, che è quasi un suo alter ego, le suona e le scrive nel suo ultimo scanzonato libro-compilation: “Balla Italia - 150 buoni motivi per ballare italiano da Trieste in giù” (Graus). Il volume racchiude un calembour di canzoni, canzonette, canzonissime e curiosità dall’Ottocento a oggi. Cerchietto, per chi ancora non lo conoscesse, ha animato le notti danzanti del Museo Madre e dell’Arenile Reload con i suoi bizzarri mix musicali e di hit dal gusto vintage. A lezione di speleologia MUSICA La colonna sonora del film è stata realizzata dal Maestro Ciro De Rosa, volto noto del panorama artistico,composi tore e maestro d’orchestra. Note emozionanti che dipingono nell’immaginario dello spettatore ogni sentimento percettibile dalle scene che scorrono sullo schermo. De Rosa ha partecipato anche come attore, interpretando un avvocato corrotto. L’associazione speleoarcheologica culturale “La Macchina del Tempo” presenta l’unico Corso di Introduzione alla Speleologia Urbana nel sottosuolo urbano di Napoli. Le lezioni, che si articoleranno nell’arco di due mesi ed avranno ad oggetto insegnamenti teorici e pratici, partiranno dalle nozioni sull’equipaggiamento fino alle tecniche di progressione orizzontale e verticale, senza tralasciare lezioni di ordine storico, archeologico, geologico, biologico e naturalistico ed un corso di pronto intervento, di alimentazione e di adattamento in ambiente ipogeo naturale ed artificiale. Il corso si svolgerà presso il Museo del Sottosuolo di piazza Cavour 140, che l’associazione gestisce ed apre al pubblico il sabato e la domenica. Lì, su richiesta, è possibile assistere a proiezioni 3D, effettuare tour speleologici e partecipare ad uscite in grotte naturali e palestre di speleologia. Per saperne di più: [email protected]. (ays) SOCIETÀ&COSTUME Ti ricordo tra i copioni e il cielo Alessandro Cannavale A un anno dalla scomparsa dell’attore Enzo Cannavale, riceviamo e pubblichiamo il tributo del figlio Alessandro, ringraziandolo di aver scelto Chiaia Magazine per ricordare arte e vita del padre. È un anno che sei andato via... I medici mi dissero che avevi preso una brutta broncopolmonite, ma a me piace immaginare che i tuoi polmoni si erano riempiti della sottile polvere respirata sul palcoscenico, in tanti anni di teatro. Ho capito che una persona non ti manca per quello che ha rappresentato nella vita ma per quello che non rappresenterà più nel tuo futuro, intrappolato nella tremenda dimensione del non vissuto... Mi hai lasciato il più grande regalo che un figlio possa ricevere dal proprio padre: un cognome di cui andare fieri... Mi ricordo di quando da piccolini sul lettone grande con Mamma, Andrea e Gabriella giocavamo alla zattera, aggrappati a vele fatte a forma di coperte. Intorno a noi su di un mare in tempesta fatto di punti interrogativi, la più grande metafora di quello che dovrebbe rappresentare una famiglia. Uniti insieme nel viaggio, non sempre facile della vita, ci sentivamo più sicuri potendo contare l’uno sull’altro. Ho la fortuna di poterti rivedere in tutti i tuoi film e riuscire a capire che l’umiltà di Alfonso Caputo in 32 dicembre, l’ironia di Spaccafico il napoletano in Nuovo Cinema Ho capito che l’umiltà di Alfonso Caputo in “32 dicembre”, l’ironia di Spaccafico il napoletano in “Nuovo Cinema Paradiso” e la tomità del brigadiere Caputo in “Piedone” sono stati tratti veri del tuo carattere... Paradiso e la tomità del brigadiere Caputo in Piedone sono stati tratti veri del tuo carattere, parti di te che magicamente si sono fuse con personaggi frutto della fantasia. Quando venivo a vedere i tuoi spettacoli a teatro con una grande emozione nel cuore, mi sedevo in mezzo alla gente, amavo sentire quello che pensavano di te, confondermi nel buio della sala. Quando entravi in scena e si apriva il sipario il battito più forte delle mani era il mio, tu non lo potevi distinguere, un applauso è il suono di tante mani…poi sei diventato più anziano e mi ricordo ogni passo che tu facevi sul palcoscenico io lo sentivo, un po’ come se ci fossi stato io lì sopra…e avevo una gran paura che tu potessi cadere, senza rendermi conto che un grande attore non può cadere… Non ti ho mai raccontato che girando tra vecchie videoteche e librerie cercando i film in cui c’eri tu, e quando ne trovavo uno, lo mettevo ben in mostra davanti agli altri. Adoravo leggere e far leggere il tuo nome, cercarti in mez- Grecia, seminari di storia FINO AL 5 GIUGNO UN CICLO DI INCONTRI SPIEGA MITI E INFLUENZE DI UNA CIVILTÀ Successo dei seminari napoletani di Storia Greca organizzati da alcuni docenti di tre Università napoletane (Federico II, Sun, Suor Orsola Benincasa) con l’intento profondo, come dichiara Eduardo Federico, docente Università Federico II, di “far conoscere fuori dal mondo accademico la storia greca, sfortunata e spesso adombrata dalla più nota storia romana e ricordare inoltre, il contributo che i greci, in termini culturali, hanno dato alla memoria storica del nostro Paese”. Gli incontri iniziati il 13 dicembre scorso, prevedono altri cinque appuntamenti fino al 5 giugno, data in cui il ciclo si congederà con il tema “Lavorare sui frammenti degli storici greci: problemi, prospettive di indagine e nuove acquisizioni.” “Nel progetto è presente e fondamentale - spiega Federico - una forte spinta etica, unita a una decisa volontà di diffondere ai più la nostra materia, attraverso una zo a tante cose, e lo sto continuando a fare anche oggi che non ci sei più… Proteggerò mamma, le starò vicino, se un giorno avrò dei figli parlerò di te a loro, racconterò del nonno che non sono riusciti a conoscere, farò vedere i tuoi film e guarderò nei loro occhi lo stupore e sui loro volti un sorriso. Sto scrivendo un libro sulla tua vita e con Mamma, Andrea e Gabriella avevamo pensato di fare una fondazione Enzo Cannavale per la va- Molti ti ricorderanno, avvolto nel tuo loden verde, passeggiare per le vie di Chiaia con il tuo amato cane Random, il quarto dei tuoi figli... Amavi questa città, non l’hai mai tradita né usata come hanno fatto in tanti... lorizzazione di tutti i caratteristi del cinema italiano che, come dicevi anche tu, a differenza del cinema americano non sfrutta al meglio i cosiddetti “personaggi di contorno”…Molti ti ricorderanno, avvolto nel tuo loden verde, passeggiare per le vie di Chiaia con il tuo amato cane Random, il quarto dei tuoi figli… Amavi questa città, non l’hai mai tradita né usata come hanno fatto in tanti… Non sei mai voluto andar via, mi dicevi “voglio murì a Napoli”. Una volta ad una domanda di un giornalista che ti chiedeva cosa si provasse ad essere un rappresentante della cultura napoletana, tu rispondesti: “Io sono semplicemente un personaggio della tradizione, non della cultura di questa città”. Molti ti ricorderanno per i tuoi film, le tue commedie, le apparizioni televisive... Io ti ricorderò, invece, nel tuo studio, in mezzo a centinaia di copioni e antichi oggetti, mentre scrutando il cielo dalla finestra del balcone mi dici: “Oì, ‘o tiemp è a tre assi, sta cambiando il cielo, domani pioverà…” divulgazione estremamente legata alla correttezza scientifica”. La stessa correttezza scientifica che dieci anni fa portava il medesimo team di esperti, in particolare, Maurizio Bugno (Federico II), Eduardo Federico, Marcello Lupi (Sun) e Amedeo Visconti (Suor Orsola Benincasa), alla creazione di una rivista, “Incidenza dell’Antico Dialoghi di Storia Greca”, oggi riconosciuta nella prima fascia delle riviste scientifiche italiane di storia antica. Una rivista che, come precisa Federico, “ha come interesse primario quello di creare una finestra specifica di storia greca, aperta anche allo studio delle incidenze, dei recuperi della tradizione occidentale e non solo”. Il prossimo incontro, dal titolo “Satrapi e re. Su un epigramma e un gruppo statuario per gli Ecatomnidi da Iasos”, è previsto per il 12 aprile presso la Sun. LUCIANA RANIERI CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (33) ITINERARI SGUARDI LONTANI Francesco Iodice IL PASTICCERE PLURIPREMIATO Dolci primati Il laboratorio delle delizie. In via Cupa Piediterra ad Ottaviano, Pasquale Marigliano elabora le sue squisite creazioni, miscelando prodotti nostrani e specialità esotiche come il cioccolato cubano o la vaniglia del Madagascar. Dallo scorso settembre è possibile gustare le sue creazioni di cioccolato da Motus in piazza Plebiscito. Luciana Ranieri P asquale Marigliano, classe ’71, pasticcere per passione e vocazione, si è posizionato ai vertici della classifica nella guida del Gambero Rosso “Pasticceri&Pasticcerie”, considerata la Bibbia di questo golosissimo settore, conquistando anche il premio speciale per il miglior packaging. I segreti della sua arte sono amore e passione. Ha iniziato come garçon, facendo l’aiutante pasticcere, ma già a 9 anni imparava dallo zio (anche lui pasticcere) a impastare a mano la sfoglia riccia della sfogliatella napoletana. Successivamente, spinto dalla curiosità, ha scelto l’estero come meta della sua formazione, prendendo parte a numerosi stage, presso “Fauchon” e “Le Notrȇ” a Parigi: questa miscela di culture è la sua peculiarità e la sua forza. Ancora oggi, infatti, ama mescolare prodotti propriamen- (34) te nostrani, come le albicocche del Vesuvio e le rosse mele annurche, selezionate nel periodo giusto, con specialità provenienti da altre regioni come la ricotta romana o addirittura da altri continenti, il cioccolato di Cuba e dell’Ecuador e le bacche di vaniglia del Madagascar. Ha iniziato con un piccolo laboratorio, facendo da fornitore per bar e ristoranti, poi circa 10 anni fa ha deciso di rivolgersi direttamente al pubblico, e a tutt’oggi si ritiene in costante crescita. Avendo come obiettivo principale la qualità degli ingredienti, il pasticcere campano cerca il continuo miglioramento e perfezionamento delle sue abilità, nel rispetto della tradizione e dei consumatori. L’estro creativo di Pasquale Marigliano, però, prende vita in un laboratorio, “il laboratorio che sognavo”, come lui stesso riferisce, “paradiso dei sapori più diversi”, palcoscenico degno del più delizioso dei gironi infernali danteschi, (in via Cupa Piediterra, Ottaviano) che assomiglia per pulizia e ordine a un ospedale svizzero. Mignon, lievitati, cioccolati e torte (queste ultime vengono vendute CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 PEDRO DE TOLEDO, IL VICERÉ CHE AMAVA NAPOLI Inglobata nel Municipio di Napoli, la chiesa di S. Giacomo degli Spagnoli da 4 secoli è considerata Chiesa Nazionale Spagnola. Nel 1503, con l’ingresso in città di Consalvo de Cordova, generale di Ferdinando il Cattolico, cominciò la sciagurata dominazione degli spagnoli a Napoli che durerà ben 2 secoli: il Regno fu governato da un viceré per conto di Madrid. La chiesa, costruita nel 1540 da Ferdinando Manlio su ordine del viceré Don Pedro da Toledo, custodisce un monumento funebre: è l’imponente scultura di Don Pedro, viceré dal 1532 al 1553 e marchese di Villafranca, accanto a sua moglie donna Maria Ossorio Pimentel. Il nobiluomo prega altezzoso, come un Grande di Spagna. Lo scolpì così Giovanni da Nola; e la sua effigie (malgrado il monumento non contenga le sue spoglie, in quanto egli morì a Firenze mentre visitava la figlia Lenora, consorte di Cosimo de Medici, e fu ivi sepolto nel Duomo) è degna rappresentazione di lui che fu un uomo temutissimo (perfino a Napoli, dove tutte le reputazioni di terribilità crollano tra i pernacchi). Egli, singolarmente a 25 euro, e la varietà di gusti è impressionante) vengono esportati ovunque. La Russia gli richiede il cioccolato, lavorato in infinite varianti, (come il Vesuvio Buono, un cioccolatino che al contatto col palato esplode in bocca), la Spagna richiede il panettone, e questa specialità, malgrado il pasticcere sia meridionale, è molto ricercata anche dal Nord Italia. Alla domanda su quale sia, a parer suo, il dolce che rappresenti Tappa ad Ottaviano per visitare il laboratorio dei sogni del pasticcere Pasquale Marigliano, le cui delizie fanno il giro del mondo. In Russia tutti pazzi per il suo “Vesuvio Buono”, mentre in Spagna spopola il panettone pur straniero, amò Napoli di amore severo, ma verace; aprì, ad esempio, la strada che per 334 anni portò il suo nome. Durante il vicereame, estese parti del territorio furono abbandonate al pascolo, al latifondo signorile, al bosco e ai briganti, mentre un quarto del reame apparteneva alla chiesa. Tirannici con i deboli, gli spagnoli non repressero l'insolenza facinorosa dei nobili e dei loro sgherri. Ogni viceré giungeva in Italia scortato da un nugolo di funzionari e di militari, che riproducevano in piccolo lo stesso andamento rapace e tirannico del loro governo, approfttandone per arricchirsi. Pur emanando bandi e divieti, i viceré non affrontarono i problemi della città che si congestionò al suo interno, espandendosi fuori le mura; essi però aggiogarono al loro carro la chiesa, esentandola da gabelle. Risultato: la committenza ecclesiastica costruì freneticamente e, per l'elevato numero di edifici religiosi ed assistenziali, Napoli acquistò l'aspetto di città conventuale con vere e proprie “isole monastiche”. Il centro storico contava quasi più chiese che abitazioni. Gabelle e dazi di entrata ed uscita per tutte le merci erano così gravi ed estesi che il Campanella affermava che “si doveva pagare perfino per portare la testa sul collo”. nel modo migliore il Sud, propone in risposta un’ampia varietà di prelibatezze, dai più raffinati dolci all’albicocca “pellecchiella” e alle mele annurche, fino alle più popolari pastiera e caprese. Per il dolce che unisce l’Italia intera, invece, Marigliano non ha dubbi, è il tiramisù, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Lui stesso però da entusiasta goloso non sa scegliere il suo preferito. “Li amo tutti, indistintamente, non le so rispondere”, così preferisce precisare, forse per non voler offendere nessuna delle sue luculliane creazioni. Dal ‘99 rientra nell’Accademia dei Maestri Pasticceri Italiani fondata a Brescia da Iginio Massari, il cui intento è valorizzare, diffondere, far crescere e conoscere quest’arte sublime. Con tre incontri l’anno, un simposio pubblico e due simposi tecnici, questi ultimi rivolti a 50 pasticceri di tutta Italia, selezionati con criteri specifici e rigidi, tra cui l’uso delle materie prime e una filosofia volta al continuo miglioramento delle tecniche, l’accademia arricchisce un settore in continuo sviluppo. Il giovane Marigliano nel 2003 vince il titolo di Cam- pione italiano di Pasticceria. Non ha mai pensato di andar via da San Gennarello di Ottaviano, dove ha sede la sua patisserie (in via Gabriele D’Annunzio 23), e attribuisce il suo successo agli ottimi risultati che il Sud sta riscontrando negli ultimi anni inquesto settore, all’aspetto visivo di ciascuno dei suoi prodotti sempre magistralmente rifiniti, ma anche ai suoi 16 dipendenti, tra i quali diversi stagisti, scelti dopo 6 mesi di praticantato, che arricchiscono il suo team. Nella sola settimana di Natale riesce ad avere in produzione circa 600 torte, ovviamente di diverse tipologie. Per Pasqua invece, Marigliano propone la classica colomba, quelle al limoncello e al cioccolato e le pastiere, ma anche un più moderno mignon con agrumi (limone e mandarino) e mele annurche ricoperto da salsa al caramello che “accarezza il palato” con la sua decisa delicatezza. Dallo scorso settembre anche i napoletani possono apprezzare un reparto di cioccolateria e pasticceria firmato Pasquale Marigliano all’interno del Motus, in piazza Municipio, 5. LAPILLI Premiato il regista dei paesi A Maiori, lo scorso 17 marzo, si è tenuta l’edizione 2012 del Premio Rossellini, alla presenza di Renzo Rossellini, figlio del maestro del neorealismo italiano. Ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento un docufilm fortemente influenzato dalla corrente cinematografica degli anni ’50 nata per raccontare la “vera Italia”. Premiato infatti il regista Andrea D’Ambrosio per “Di mestiere faccio il paesologo”, prodotto dalla Lama Film sull’attività di “paesologo” di Franco Arminio. Il docufilm, dopo aver girato numerosi festival nazionali e internazionali, è uscito nel 2011 in dvd nella collana CAI (cinema autonomo italiano) curata da Gianluca Arcopinto per la casa editrice Derive e Approdi e in tutte le edicole della Campania con la Iuppiter Edizioni. «È con grande piacere e orgoglio che ricevo questo premio intitolato al maestro del cinema neorealista italiano - ha detto D’Ambrosio - che in un periodo di grandi ristrettezze economiche riuscì a realizzare quel capolavoro Mare chiaro che è stato Roma città aperta. Sembra proprio la situazione di oggi in cui con fatica si riescono a realizzare i propri film, in un Paese che sembra aver smarrito l’amore per la cultura. Questo film parla di paesi e di paesaggio, e trovo sbagliata ad esempio la nuova legge sulla tutela del territorio approvata dalla Regione Campania, che potrebbe dare atto ad una nuova cementificazione selvaggia». In un mondo globalizzato ma non migliorato, cantare la bellezza della propria terra, perdendosi tra racconti, usanze e riti locali, è azione nobile perché significa inoltrarsi in mondi “fermi”, in cui nulla sembra accadere ma tutto accade. Il Prestigioso riconoscimento per “Di mestiere faccio il paesologo” di Andrea D’Ambrosio. Il docufilm, distribuito da Iuppiter Edizioni, si è aggiudicato il Premio Rossellini 2012 Amori alla deriva UNA LEGGENDA, TRATTA DA UN SAGGIO DI ALDO DE GIOIA, NARRA LA TRAGICA FUGA DI DUE AMANTI Andrea D’Ambrosio e il “paesologo” Franco Arminio, rispettivamente regista e protagonista del docufilm insignito del Premio Rossellini 2012 regista D’Ambrosio, classe ‘75, già apprezzatissimo per il pluripremiato documentario sull’emergenza inquinamento “Biutiful Cauntri” e un inedita inchiesta sugli orti urbani in “I giorni della merla”, grazie alla fondamentale complicità del produttore Apolito, riesce a donarci, con la guida “spirituale” del paesologo Arminio (professione che solo nel profondo Meridione poteva nascere), una mitologia fantastica di antieroi in una terra di campanili, verde trionfante, contadini, partenze e interminabili attese. D’Ambrosio, però, dopo il successo di questa piccola perla, non si è accomodato sugli allori ma, anzi, sta lavorando da due anni al suo primo film “di finzione” dal titolo “Due Euro l’ora”, scritto con Donata Carelli e prodotto da Enzo Porcelli. Un lavoro indefesso alimentato dalla vera passione maturata negli anni della formazione: «Non ho mai conosciuto ovviamente Rossellini - ha commentato il regista ricevendo il premio - ma ho avuto modo di avere come insegnanti persone che lo hanno conosciuto come Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani e Ugo Pirro, grandi uomini e grandi artisti che mi hanno inculcato l’amore per la vita e per il cinema». Un’antica leggenda partenopea, tratta da un saggio dello storico e poeta napoletano Aldo De Gioia, narra la storia di una donna sposata che s’invaghì di un cavaliere il quale corrispose con tutto l’ardore. I due amanti decisero di fuggire con una imbarcazione: era l’alba quando giunsero sulla riva di Mergellina. Avevano fretta e dissero al barcaiolo di puntare a Marechiaro. L’uomo manovrò sui remi e, in mare aperto, si girò a fissare la coppia. Era il marito di quella signora. La barca cominciò a inclinarsi finché fu inghiottita dalle onde. Dopo tre giorni il mare restituì i cadaveri dei due amanti, abbracciati e con il volto sereno. Si racconta che per molti anni, tra Mergellina e Posillipo, fu vista, nelle prime ore del mattino, una barca andare alla deriva. ROSARIO SCAVETTA SFIZI&NOTE Massimo Lo Iacono FRANZ LISZT RIVIVE IN “TACTUS” Merita senz’altro una segnalazione il disco Tactus, dedicato a musiche vocali di Franz Liszt ispirate dalla cultura italiana, che Giulio De Luca, ottimo pianista napoletano da tempo trasferitosi a Roma ma con cattedra a Salerno, ed il mezzosoprano Chiarastella Onorati hanno proposto all’Auditorium “Aldo Ciccolini” in Montedidio, ospiti del ramo della famiglia Napolitano di Montedidio appunto. Anche l’autore di queste note ha partecipato alla bella manifestazione di notevole spessore culturale, con spigolature su Franz Liszt a Roma, tratte dal libro preziosissimo del De Cesare, oggi introvabile purtroppo, edito da Neuwton Compton tanti anni fa. Aneddoto supremo: Papa Pio IX, in visita al compositore insigne, che canticchia “Casta Diva” da “Norma” di Bellini assecondando il musicista, che era pianista sommo mentre suonava il suo strumento. Forse il Papa, marchigiano come Rossini, avrà accennato pure qualche aria del suo conterraneo. Nulla di così estroso nel bel disco che, con copertina aulica che riproduce un quadro di gelida e zuccherosa sensualità classica di pittore famoso all’epoca, è proprio un serissimo omaggio ad un romantico incontro con la poesia italiana per la presenza di tre sonetti di Petrarca, musicati un paio di volte da Liszt. Ma si ascolta anche il “Sogno d’amore” con voce, accanto ad altre rarità. Il successo del cd presentato da Bulgari a Roma, niente meno, con l’ineffabile Michele Suozzo della “Barcaccia” radiofonica e da Guido Salvetti, autore anche delle dotte note, è certo legato piuttosto alla fine cultura del pubblico più che all’onda lunga del bicentenario di Liszt, rivelatosi a molti noioso, e certo privo di grandi ripensamenti o scoperte. Con l’occasione gran parte degli ospiti dell’Auditorium “Ciccolini” ha potuto ammirare la splendida collezione di strumenti dei padroni di casa, ricca di pianoforti della più varia foggia e preziosa fattura, con un’ arpa antica e relativo leggio, e rulli di modernariato, ed un cymbalon funzionante, e strumenti con i pesi per le dita. È quasi un museo privato e sconosciuto vissuto con grande discrezione, come molte altre preziosissime raccolte musicali in città, note solo agli addetti ai lavori, del tutto fuori dagli itinerari turistici, preziosissima e coltissima testimonianza d’amore per la musica, per l’artigianato del più alto livello, per la storia, infine per la città medesima. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (35) LAPILLI Terni&Favole. Chi rompe le uova nel paniere pasquale? Saremo in tanti, pronti a degustare il cioccolato e a raccogliere le sorprese. Nella Tabaccheria Postiglione a Largo Ferrandina a Chiaia, tra pulcini fondenti e colombe alla nocciola, c’è trepidazione. Alberto Postiglione, infatti, dal suo corner della fortuna, smista ambi e terni per vincere al lotto. «Nell’attesa della Pasqua, consiglio di giocare il terno della Resurrezione che fa 52 - 4 - 33, da inseguire sulle ruote di Milamo, Roma e Napoli almeno per 9 estrazioni. Chi, invece, è amante delle uova al cioccolato, può puntare sul terno del pulcino che comprende i seguenti numeri: 12 (il pulcino) - 50 (le uova) - 11 (la cioccolata). Questa combinazione va giocata su tutte le ruote almeno per 6 estrazioni». Mentre la primavera è già vibrante nell’aria e il mare attende di essere invaso dalle vele della Coppa America, in tabaccheria, tra una discussione calcistica e un ragionamento politico, fioccano i numeri della speranza: «Caldeggio vivamente due ambi freschi e tosti: 33 - 58 e 5 -37. Entrambi vanno giocati su Napoli e Bari per 6 estrazioni». Non resta che divertirsi con i numeri, incrociare le dita e giocare con grande moderazione. Unità d’Italia? Basta la zuppa MASTERCHEF. PIATTO CONVINCENTE A BASE DI ZUCCA, FAGIOLI E UN TOCCO DI PEPERONCINO Pippo Schiano ZUPPA DI FAGIOLI E ZUCCA (Ricetta per 4 persone) 600 gr di zucca; 200 gr di fagioli cannellini; 50 ml di olio extravergine d’oliva; 1 spicchio d’aglio; prezzemolo; peperoncino. L’Italia culinaria è una vera e propria Nazione delle Autonomie. Mille modi di cucinare, dalle montagne del Trentino alle spiagge della Campania. In ciascuno di questi luoghi la “cucina” è da sempre un elemento fondamentale che contribuisce a definire l’appartenenza alla propria comunità. La ricetta di questo mese - zuppa di fagioli e zucca - unisce ed esalta i palati dell’intero Paese. La ricetta ha due versioni: una più rapida e una più lunga. Il tutto sta in che tipo di fagioli scegliete: quelli secchi o quelli lessati in scatola. Se scegliete il primo dovrete lasciarli in ammollo per almeno 3 ore. Lavarli e metterli in una pentola a pressione con acqua sufficiente. Ponete la pentola sul fuoco dopo averla chiusa e portate a pressione a fiamma alta. Al primo fischio riducete al minimo la fiamma e fate cuocere per 20 minuti. Al termine levate dal fuoco e fate uscire tutto il vapore sollevando la valvola del fischio. Quando la pressione sarà finita e la valvola di si- curezza abbassata, aprite la pentola. Se, invece, usate fagioli in scatola lessati, basterà aprire il barattolo e continuare con la preparazione. In una pentola mettete l’olio e mezzo spicchio d’aglio e fatelo rosolare. Aggiungete i fagioli con 1 mestolo del liquido di cottura (se non c‘è aggiungete mezzo mestolo di acqua), salate e lasciate insaporire a fiamma media per 5 minuti. Nel frattempo sbucciate la zucca, eliminate i semi e tagliatela a cubetti abbastanza grandi. In una pentola a pressione mettete l’altra metà dello spicchio d’aglio e il rimanente olio, fatelo rosolare. Se vi piace il piccante, unite anche il pe- Factory, Schopenhauer ai baretti C’è una nuova “situazione” ai baretti di Chiaia: a crearla, con la consueta irrefrenabile fantasia, è stato Diego Santanelli, artista e viveur che, a vico Satriano 10 ha inaugurato “La Factory” (nelle foto), artbar aperto alle sperimentazioni musicali e alle mostre di artisti emergenti. In questa nuova avventura tra cultura e movida, Santa- (36) nelli non è solo: insieme a lui, infatti, ci sono Dario Nota e il direttore artistico Nika Del Barone, un team che conosce le formule giuste dell’intrattenimento di qualità. La Factory punta a divenire il locale del cocktail d’autore, della movida “contemporanea”, in cui è possibile sorseggiare al bancone, tra sgabelli e installazioni di pro- CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 duzione Santanelli, un Martini o un Negroni con la certezza di ritrovarsi tra amici e “bella gente”. «Il locale che abbiamo voluto creare - tiene a precisare il deus ex machina Santanelli - è un mix tra una casa d’arte e un night con musica dal vivo. Proseguo, insieme ai miei soci, la missione di moltiplicare gli spazi in cui giovani artisti e musicisti possono esprimere la loro poetica e farsi conoscere dal pubblico». Una curiosità: sulle pareti della Factory campeggiano alcune citazioni celebri. All’entrata c’è quella di Schopenhauer che, meglio di altre, riassume il senso del nuovo ritrovo: «La musica aiuta l’uomo a vincere momentaneamente l’angoscia». peroncino. Aggiungete la zucca e una parte del prezzemolo, salate e chiudete la pentola. Portatela ad ebollizione usando una fiamma piuttosto vivace. Al primo fischio riducete al minimo la fiamma e fate cuocere per 3 minuti. Levate dal fuoco e fate uscire tutto il vapore sollevando la valvola del fischio. Quando la pressione sarà finita e la valvola di sicurezza abbassata, aprite la pentola. Unite i fagioli, aggiustate di sale e fate cuocere assieme per qualche minuto. Rigirate con delicatezza e mettete il restante prezzemolo. Zuppa da servire con crostini di pane o con del pane raffermo ridotto a pezzettini. Napolicentro.net, la metropoli positiva Napoli positiva, Napoli d’esportazione all’inseguimento di stimoli cosmopoliti: una città al passo coi tempi che nulla ha da invidiare alle grandi metropoli internazionali. E’ questo il messaggio che il sito www.napolicentro.net intende trasmettere a chi ne esplora le pagine. Immagini patinate di bellezza e di civiltà: il contenuto del web, firmato da Armando Sarno, si dipana attraverso brevi ed emozionanti video, realizzati da un pool di videomaker altamente creativi, stilisticamente differenti ma accomunati dall’aspirazione di rileggere la città alla luce di un inedito spirito costruttivo e attraverso i fotogrammi migliori del prodotto Napoli. Fortemente interfacciato al presente, Napolicentro.net divulga percorsi e prospettive di alto profilo nei mondi della moda, musica, editoria, cinema, teatro, arti visuali, cibo, design, stili di vita, eventi e underground. Dunque, il videoracconto di una metropoli d’inizio millennio che punta a ritrovare l’originario life-style di cittàimmagine. Malgrado i luoghi comuni o il discredito fiorito su tragedie come delinquenza e rifiuti, c’è insomma una città che rivendica normalità attraverso i suoi panorami, i tesori, le iniziative, le risorse culturali e produttive, i personaggi illustri. LAPILLI EasySconto, il risparmio è servito CREATA DA TRE NAPOLETANI, L’APP PER I-PHONE CONSENTE 14 CALCOLI DIFFERENTI: DALL’IVA AL RICARICO Dalla mente di tre amici napoletani nasce la nuova applicazione EasySconto, una chiara dimostrazione di come, nell’arco di un periodo di pochi mesi, sia possibile creare un prodotto valido nell’immenso panorama delle applicazioni per I-phone. Adatta sia al professionista sia all’utente meno esperto, permette di calcolare ogni tipo di sconto con precisione, anche con una percentuale decimale. Con l’aggiornamento alla versione 2.0, disponibile a breve, la grafica (in linea col design dei prodotti Apple) e le numerose funzioni di cui è stata dotata (14 calcoli differenti) quest’ app diventa la più completa ed elegante del suo settore. L’interfaccia sfrutta le potenzialità del sistema operativo IOS, utiliz- zando la tastiera numerica di sistema, a cui è stato aggiunto il tasto “calcola”, per una maggiore praticità, e il Pickerview (selettore a rotella), per la modalità analogica e le aliquote Iva. L’applicazione si divide in 3 sezioni: Iva, Sconto e Ricarico. La prima consente di fare un calcolo dell’Iva, dello Scorporo/Iva e del Ricarico/Iva con aliquote al 4%, 10%, 20%, 21% e 23%. Nelle sezioni Sconto e Ricarico è possibile calcolare: Sconto e Ricarico semplici, il calcolo Inverso, Extrasconto ed Extraricarico con 4 percentuali, Scorporo di percentuali generiche, Percentuale di sconto o ricarico da due prezzi e Sconto merce. In modalità analogica, si possono inserire percentuali intere in modo manuale, la modalità digitale è invece per percentuali più precise, con cifre decimali. Nell’app è inclusa, inoltre, una pratica calcolatrice per le operazioni veloci. Una funzione molto importante è la possibilità di salvare i nostri risultati direttamente nella calcolatrice, oppure di copiarli e incollarli in altre sezioni dell’app. Infine, c’e’ la possibilità di inviare un feedback via email direttamente dall’ interno dell’ app. EasySconto è disponibile su AppStore al prezzo di 0,79 euro. FABRIZIO TAVASSI L’ORA LEGALE Adelaide Caravaglios CALCIO IN TV: SMART CARD DOMESTICA ANCHE IN PUB Calcio in Tv: con la sentenza numero 7051/2012, la Suprema Corte (Terza Sezione penale) ha assolto - con la motivazione «perché il fatto non costituisce reato» - il gestore di un pub, reo di aver trasmesso in pubblico una partita criptata, utilizzando la propria smart card per uso domestico in luogo della più adeguata club card dello stesso circuito. Rispetto a quanto deciso in appello (dove il gestore era stato condannato a 4 mesi di reclusione e 1.800 euro di multa), dunque, il verdetto è stato diverso: la precedente sentenza è stata annullata senza rinvio. Ad avviso dei giudici di legittimità, in realtà, il fatto che il proprietario dell’American Bar non avesse pubblicizzato l’evento evita la responsabilità penale per violazione delle norme a tutela del copyright dei diritti Tv, in quanto, in tal modo, mancherebbe il fine di lucro: «Non vi è trasmissione delle immagini televisive nella mera condotta di chi associa a se stesso altre persone nella fruizione dello spettacolo televisivo, a prescindere dalla liceità o meno di ciò sul piano contrattuale e quindi civilistico; ciò che si verifica di norma quando manca il fine di lucro», precisano gli ermellini. «Anzi - continuano - la diffusione in un pub di un evento sportivo trasmesso dalla rete televisiva con accesso condizionato non risultava essere funzionale a far confluire nel locale un maggior numero di persone attratte dalla possibilità di seguire l’evento sportivo gratuitamente»: tanto è vero che, al momento dell’accertamento della condotta contestata, erano presenti, nel locale, pochissimi avventori ai quali, tra l’altro, non era stato richiesto alcun sovrapprezzo per seguire l’avvenimento calcistico. «Questo non deve significare chiariscono - che in tutti i casi nei quali è percepibile la finalità di trarvi un guadagno, non sia reato la diffusione di programmi criptati al di fuori delle modalità consentite dagli accordi contrattuali». Week end nel borgo medievale “ AMBROGIO FERILLO, NOTTI FOLLI A POSILLIPO Ha le chiavi della movida e a saperlo sono in tanti: non è un caso, infatti, che i migliori locali del by night lo cercano per il suo talento nell’animare e gestire gli eventi. Ambrogio Ferrillo (nella foto con Maurizio Filisdeo) è uno dei re della notte non solo per l’indiscutibile simpatia ma soprattutto per la grande professionalità come pierre e organizzatore di eventi. Dopo aver “riempito” le discoteche della provincia di Napoli (mitiche le sue serate estive al Sohal) ha conquistato la città con le notti folli al Teatro Posillipo tra dj celebri e vocalist da brividi. Per luglio sta già preparando un megaevento con artisti internazionali. A Pontelandolfo, non si va, si torna: difficile dimenticare la bellezza di quelle pietre con cui sono costruite le case, che ricoprono la splendida piazza e disseminano strade e campagne. Un borgo medievale adagiato sulle colline del Sannio, in cui la vita è a mi- sura d'uomo, apparentemente immutato nel tempo ma che nasconde una grande vitalità. Sotto la torre baronale c'è "Landulphi” dove si possono gustare le specialità gastronomiche e ascoltare buona musica. Ottimo l'olio d'oliva che si può acquistare diretta- Dell'antico Castello di Pontelandolfo resta solo la Torre, alta oltre venti metri, che risale alla metà del XIV secolo. Per i buongustai è d’obbligo una tappa da “Landulphi” mente dai contadini, ma anche le carni d’agnello, di maiale e di vitello di razza selezionata. Un luogo da scoprire durante il week end magari per fare un'indimenticabile passeggiata nella faggeta di Monte Calvello, che si dice essere magica. Per dormire c’è nel centro storico il B&B "Il castello", restaurato di recente. Per chi sta pensando ad investire ed ama la natura, ci sono poi molte case in vendita, di tutte le misure, a prezzi molto accessibili (da 15.000 a 70.000 euro). (LC) CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (37) MOVIDA&RELAX NIGHT STORM Fabio Tempesta DJ SONIA, BIONDA A TUTTO SOUND La musica e lo sport sono le due principali passioni di Alexandra Igorevna Shapovalova, in arte Dj Sonia. Nata ad Odessa, in Ucraina, 22 anni fa, sotto il segno del Toro, è molto famosa in Europa come Dj e sound-producer. Alexandra, però, grazie anche al suo fisico slanciato (un metro e 75 di altezza, mentre le sue misure sono 92-68-92) si è affermata nel suo Paese come campionessa di pallamano, disciplina che pratica dal 2001, vincendo numerosi premi e tornei internazionali. Dopo il diploma, conseguito nel 2008, Alexandra realizza altri due sogni: quello di iscriversi al Politecnico di Odessa per studiare ingegneria meccanica e quello di diventare giornalista. La sua ambizione, ma soprattutto la sua passione per la musica che l’ha sempre accompagnata, l’hanno spinta a diventare una Dj di grido: premiata come migliore Dj del 2010 ai Geometria Awards in Ucraina, ha suonato nei maggiori club dell’Est europeo e non solo. Costante l’impegno nella produzione discografica, prevalentemente indirizzato verso la musica elettronica, la progressive e la techno che Dj Sonia si diverte a miscelare. Attualmente lavora per la “Virus”, casa discografica ucraina con la quale ha realizzato il suo disco più famoso, “New Day”. Convinta che la musica sia l’unico linguaggio universale perché compresa ovunque come una delle creazioni più belle dell’uomo, Alexandra ama anche il cinema, il teatro e la lettura, segue il calcio e adora stare al sole per rilassarsi. Si definisce sensuale ed elegante ma anche sportiva, le sue firme di abbigliamento sono Christian Louboutin, G-Star, Diesel e Hummel, mentre i suoi locali preferiti sono il Dolce Vita di Sharm el Sheikh e il Forsage di Kiev. Bella gente L’electro-rock dei “Cybersadic” Prosegue il viaggio tra i gruppi emergenti partenopei. I generi, le sonorità, i musicisti e i locali che li ospitano sono i protagonisti dell’ottava puntata. Molto spesso si giudica una band a seconda dei dischi venduti, delle apparizioni televisive, o peggio ancora, in base al numero di fan che hanno su Facebook o a quanti followers riesca a collezionare su Twitter. Ma, fuori dai binari del “mainstream” che portano gli ascoltatori ad affezionarsi a progetti costruiti a tavolino per i canali ufficiali, ci sono tante strade artistiche interessanti, come quella immaginaria che collega Napoli e Torino, dove agiscono il cuore e la mente dei Cybersadic. La band, che vanta partecipazioni di rilievo su palchi decisamente importanti (da quello del Meeting del Mare di Marina di Camerota a quello dell’Italia Wave, fino al Duel:Beat), propone un’interessante miscela di rock e sound elettronici per palati raffinati ma che facilmente riesce a catturare anche l’attenzione dell’ascoltatore più “superficiale”, grazie al sapiente uso di loop ipnotici e ritmi serrati, caratterizzando la sua produzione con elementi che affondano le radici nel rock italiano degli anni ’80 e ‘90 (CCCP/CSI e Marlene Kuntz in primis) e nella grande elettronica di respiro internazionale (vedi Depeche Mode e soprattutto Kraftwerk). (38) Fabiana Tarzia, napoletana, è testimonial per il calendario Diamond. Una femminilità che ha un rapporto sano con il suo corpo e non ha paura di mostrarlo e di sedurre. STEFISTRASS FABIANA TARZIA Altissima, purissima, dolcissima. Non è lo slogan per una nota pubblicità che reclamizza l’acqua, ma bensi le virtù di una delle ragazze più top della città. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 A. ALFREDO ALPH CAPUANO di Tommy Totaro CORREALE Finalista al festival internazionale del giallo e del mistero 2011, il regista Guglielmo Correale ritorna alla ribalta con un nuovo corto dal titolo “Un ospite inatteso”, che non è altro che un omaggio ai Monty Pyton ed alla loro commedia cinematrografica “Il senso della vita”, un film demenziale ma ancora straordinariamente attuale se si pensa che è del 1983. Doppia formazione, per ovvi motivi geografici, composta da Alessandro “Jamel” Amoretti (chitarra e voce) e Luigi Ugolini, “l’uomo da Torino” (parafrasando molto liberamente Hitchcock), al synth, ai suoni e alle macchine, sostituito nei live da Pasquale Pezzullo al basso e da Toni Rocco Dj, sempre alle macchine. Da poco la band ha partorito il primo cd, “Droga alla massa”, dopo ben due demo, in cui si nota l’effettivo salto di qualità, dalla scelta dei suoni ad un livello decisamente professionale, alla composizione generale che risulta armonica e proporzionata sia nei singoli brani che nel complesso, conferendo all’intero lavoro una lucida patina di pulizia che lo pone ad un livello nettamente superiore rispetto ad una buona parte delle produzioni affini. Nove tracce alchemiche ben bilanciate che raggiungono l’apice nel perfetto singolo “La Danse Sadique”, viaggiando tra la rabbia esplosiva e ondeggiante di “Wake Up” (da ascoltare ad alto volume), tra le strumentali sperimentazioni della catartica “Meclet”, fino all’incisiva e generazionale “Rivoluzione Permanente”. Chi volesse approfondire la conoscenza di questa band, può acquistare l’album su Itunes e sui principali store digitali o visitare la pagina Myspace www.myspace.com/cybersadix. Ricercatissima su Facebook per le sue creazioni di bigiotteria di cristallo e swarosky, nonché per i simpatici post da condividere tra gli amici. Stefistrass piace alla gente che piace. NEUHM PARTY Ispirato dai grandi nomi della storia dell’house music come Lerry Levan, Franckie Knucles e Little Louie Vega, il clubber Fabrizio Esposito sta cercando con la one night “Neuhm Party” di ricreare nella nostra città, i successi del nightclubbing dei primi anni 70. Ci riuscirà? SALVIO PARISI Nonostante siano passati diversi mesi dalla pubblicazione del suo Calendario “Senza Barriere” 2012, Salvio Parisi è sempre in auge, tanto da dover essere costretto ad inviare una copia ad un imprenditore australiano. Un successo tutto italiano che inorgoglisce. EXIT Diamo i numeri sicurezza In questo numero hanno scritto Aurora Cacopardo Adelaide Caravaglios Aldo De Francesco Nino De Nicola Mimmo Della Corte Rossella Galletti Viviana Genovese Francesco Iodice Massimo Lo Iacono Alessandro Mantico Carmine Mastrantuoni Espedito Pistone Luciana Ranieri Renato Rocco Rosario Scavetta Pippo Schiano Armando Yari Siporso Fabrizio Tavassi Fabio Tempesta Tommy Totaro 414 sono le nuove telecamere per la videosorveglianza che andranno ad aggiungersi alle 200 già presenti a Napoli. Lo prevede il Pon Sicurezza 2007-2013 lavoro nero 16 i lavoratori irregolari sorpresi dalla GdF mentre montavano il palco del Palamaggiò di Caserta per il concerto di Laura Pausini dello scorso 22 marzo contrabbando 28 chili di sigarette di contrabbando sono stati sequestrati dall’Ufficio delle Dogane a Napoli. Denunciati due passeggeri provenienti dalla Moldavia A CHIAIA MAGAZINE • ÈABBONATI partita la campagna abbonamenti di Chiaia Magazine. Chi decide di abbonarsi, non solo riceverà direttamente a casa il giornale, ma entra nel Club di Chiaia Magazine in cui ha diritto allo sconto del 30% sui libri di Iuppiter Edizioni e su altre opere dedicate alla storia e alle tradizioni napoletane. Due le tipologie di abbonamento: ordinario (20 euro all’anno) e sostenitore (50 euro all’anno). Per saperne di più basta telefonare al numero 081.19361500, dal lunedì al venerdì, dalle ore 11.00 alle 18.00. PUOI TROVARCI • InDOVE oltre 500 punti selezionati: negozi, teatri, cinema, bar, discoteche, banche, bouti- solidarietà que, studi professionali, gallerie d’arte, ristoranti, circoli sportivi e in tutti gli eventi culturali e mondani. Distribuzione capillare palazzo per palazzo; gazebo nei punti strategici della città per la presentazione del numero e delle iniziative del mensile. 100 furti in casa 120 arresti sono stati effettuuati dai Carabinieri in tutta la Campania nell’ambito di un’operazione contro le bande dei “topi d’appartamento” ON LINE • CONSULTACI Chiaia Magazine è gratuitamente scaricabile in formato pdf sul sito www.chiaiamagazine.it. laBACHECA ragazzi dei quartieri a rischio faranno sport gratuitamente grazie al progetto “Io scelgo lo sport” di Acquachiara Napoli DIVENTA NOSTRO FAN • FACEBOOK/TWITTER: Il mensile Chiaia Magazine ora è anche su Facebook e Twitter. Puoi diventare nostro fan cliccando “mi piace” sulla pagina ufficiale oppure iscriverti al gruppo Chiaia Magazine su Facebook e segnalarci eventi e curiosità. Diventa follower dell’account Chiaia Magazine su Twitter e cinguetta con noi. CITY: ISTRUZIONI PER L’USO • SOS Ringraziamo i nostri lettori per le segnalazioni (da inviare a [email protected] o all’indirizzo via dei Mille 59 - 80121 Na) sulle emergenze e problematiche della città. Una raccomandazione: lettere più brevi (max 1000 battute). DEL MESE • INSERZIONISTI Chiaia Magazine vive solo grazie alle inserzioni pubblicitarie. Non è il foglio di nessun partito o movimento, ma una libera tribuna che resta aperta grazie alla passione estrema e alla tenacia di un gruppo di giornalisti. Questo numero è stato possibile grazie a: Leonardo Immobiliare, Leopoldo, Nuove Frontiere Lavoro, Napoletana Parcheggi, Centro Benessere Eracles Bodymention, I Pini Centro Commerciale, Divani& Divani by Natuzzi. CHIAIA MAGAZINE • MARZO 2012 (39) SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI CHIAIA MAGAZINE, rinnovato nella grafica e nei contenuti, oltre alla distribuzione gratuita in città, rafforza la sua diffusione e potrà essere acquistato nelle migliori edicole della provincia di Napoli al costo di 1 euro CHIAIA MAGAZINE, vive solo grazie alle inserzioni pubblicitarie. Non è il foglio di nessun partito o movimento, ma una libera tribuna che resta aperta grazie alla passione estrema e alla tenacia di un gruppo di giornalisti. CHIAIA MAGAZINE, non gode e non godrà mai di finanziamenti pubblici. Se gli vuoi bene e vuoi condividere il suo percorso, puoi divenirne sostenitore al costo di 20 euro all’anno. Chiama allo 081.19361500 e prenota il tuo abbonamento. CHIAIA MAGAZINE per vederci chiaro www.chiaiamagazine.it SEGUICI SU