A R T E • M O D A • R E L A X • PA S S I O N I • E V E N T I • T U R I S M O • P E R S O N A G G I CHIAIAtour Speciale Chiaia Magazine • luglio 2008 www.chiaiamagazine.it caro vieni amico, rmi a trova . . . é h c r e p AIA CHI r tou RIAPRE NAPOLI IN QUESTO NUMERO FRANCOBOLLI LETTERARI • CAFFÈMANIA • INNO AL BALCONE • CAPOLAVORI SEGRETI • LE VIE DEL CINEMA • TAPPE MARINE TRA ISOLE E SORPRESE • ANDAR PER VIGNE E CANTINE • LE STORIE ARTIGIANALI • SHOPPING DA DANDY • LE MASSIME DI UN LATIN LOVER • ITINERARI MUSICALI ALTERNATIVI EDITORIALE Riapre Napoli apoli riapre. Ma ha mai chiuso? Purtroppo si. La porta del Mediterraneo era inaccessibile perché davanti c'erano cumuli d'immondizia. Ora che i rifiuti li stanno portando via, almeno l'ingresso è libero. Una notizia che va diffusa, a nostro parere, al più presto possibile, con un invito scritto, come si fa nelle migliori occasioni. E, poiché nella città «tribale» per eccellenza il metodo più efficace per il successo di un evento resta il classico «passaparola», è agli stessi napoletani che abbiamo voluto suggerire di invitare amici e conoscenti a visitare la città. Chiaiatour nasce per questo: per diffondere la «buona novella» e raccontare il bello di Napoli. Di tutta Napoli. In un certo senso, è l'alter ego di Chiaia magazine: l'uno racconta le bellezze e l'altro le criticità, cercando il più possibile di farlo con passione e buonsenso. Il primo numero di quella che sarà una pubblicazione quadrimestrale (a dicembre il prossimo), non poteva non cominciare con una «introduzione» alla napoletanità, affidata a quegli scrittori che hanno realmente amato la città, raccontandone virtù, vizi e meraviglie. Francobolli letterari da spedire a chi troppo frettolosamente ha liquidato Napoli, dimenticando la sua forza poetica e turistica. Una forza che resiste e che continua a germogliare, tanto da offrire al viaggiatore, oltre ai classici percorsi, una miriade di opportunità. Tra queste cominciamo a suggerirne alcune, con sette itinerari a tema che svelano capolavori nascosti, incredibili artigiani, manifatture sartoriali, vigne con vista e luoghi musicali, terminando con gli eventi dell'estate più significativi. Riapre Napoli. Passaparola. N SOMMARIO 6 COVER STORY FRANCOBOLLI NAPOLETANI ARTETOUR A CACCIA DEI CAPOLAVORI SEGRETI CINETOUR CIAK SI... GIRANAPOLI MARETOUR I CONSIGLI DI PIPPO DALLA VECCHIA ENOTOUR CAMERA CON VIGNA ARTIGIANATOUR LO SCRIGNO DELLE TRADIZIONI DANDYTOUR SAPER VESTIRE? CI VUOLE STOFFA MUSICATOUR SETTE TAPPE ALTERNATIVE La citazione «Ascoltate amorevolmente le donne che si presentano, dicendo «la mia storia è troppo lunga per raccontartela». Non vi faranno perdere tempo: sono già pronte a iniziarne un’altra con te. Ricordatevi sempre che le piccole bugie aiutano l’amore, le grandi, invece lo afPupetto di fossano.» 25 Sirignano Laura Cocozza CHIAIATOUR - SPECIALE DI CHIAIA MAGAZINE LUGLIO/AGOSTO 2008 - IUPPITER EDIZIONI m a ga z i n e CHIAIA DIRETTORE. EDITORIALE Nino De Nicola DIRETTORE RESPONSABILE Alvaro Mirabelli DIRETTO DA Laura Cocozza ART DIRECTOR Massimiliano De Francesco HANNO COLLABORATO Rita Giuseppone, Gianluca Massa, Francesco Ruggieri CHIAIAtour SOCIETÀ EDITRICE Iuppiter Group Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli Tel.: 081 19361500 - Fax: 081 2140666 STAMPA Arti grafiche Litho 2 Via Principe di Piemonte, 118 Casoria Chiaiatour, supplemento al numero in corso di Chiaia Magazine/Reg. Tribunale di Napoli n. 93 del 27 dicembre 2005 CONCESSIONARIA PUBBLICITARIA Dedacom Via Vecchia delle Vigne, 5/d - 80078 Pozzuoli Tel.: 081 19303427 - Fax: 081 3031473 Chiaiatour è interamente scaricabile dal sito www.chiaiamagazine.it COVERSTORY PERCHÉ bisogna venire a Napoli? «Perché ne vale la pena e la spesa», scriveva Rea. Ripercorriamone virtù e bellezze con le parole degli scrittori che l’hanno amata davvero. a cura di MASSIMILIANO DE FRANCESCO FRANCOBOLLI NAPOLETANI i sono sempre meravigliato dei giudizi espressi su Napoli da viaggiatori di comodo e, soprattutto, dagli inviati speciali. Arrivano o sbarcano a Napoli, vi rimangono un paio di giorni, facciamo tre e anche quattro e, con la più badiale tranquillità di questo mondo, sputano sentenze, assolvono, condannano; lasciando esterrefatti noialtri che ci viviamo, per magnanimi lombi, da quattromila anni o almeno dal tempo in cui il giovane Nerone, appassionato di canto, per avere un applauso, issava il suo palcoscenico in questo pezzo dell'universo che nacque come metropoli. Domenico Rea, Il fondaco nudo, 1985 M IL RUBINO GIGANTESCO Togliete a Napoli il Vesuvio, e la voce incantata della sirena avrà perduto per voi le sue più dolci armonie. Scendete alla riva di Santa Lucia, o a Mergellina; salite alla rocca di Sant'Elmo, al Vomero, a Posillipo, a Capodimonte, od in qualunque altro luogo donde si scorga la sua mole fantastica, e contemplate. Le vostre pupille si avventeranno inebriate, come baccanti aeree, attraverso al duplice azzurro del cielo e del mare; voleranno insaziabili fra tanti prodigi della creazione, dal solitario Miseno all'addormentato Epoméo, e giù per il mare biancheggiante di vele, all'arido scoglio di Tiberio ed alle balze di Sorrento, eternamente avviluppate nel loro poetico manto di verdi aranceti, e voleranno e voleranno affascinate in una corsa senza freno, finché incontrata la fumante cima del vulcano si poseranno stordite. Il Vesuvio è il core, è l'anima, è il sunto di tutti gli splendori del Golfo; è il rubino gigantesco che sta come il fer- 4 maglio in questa collana di perle composta nel cielo, forse per adornarne il seno di Venere, e smarrita fra le alghe dal Genio della spensieratezza. Renato Fucini, Napoli a occhio nudo, lettera del 1877 IL MARE DEI POETI Il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze. Quanto può ideare cervello umano per figurarsi il paradiso, esso lo realizza. E’ l'armonia del cielo, delle stelle, della luce, dei colori, l'armonia del firmamento con la natura: mare e terra. Si sfogliano i fiori sulla sponda, canta l'acqua penetrando nelle grotte, l'orizzonte è tutto un sorriso. Posillipo è l'altissimo ideale che sfuma nella indefinita e lontana linea dell'avvenire; Posillipo è tutta la vita, tutto quello che si può desiderare, tutto quello che si può volere. Posillipo è l'immagine della felicità piena, completa, per tutti i sensi, per tutte le facoltà. E’ la vita vibrante, fremente, nervosa e lenta, placida ed attiva. E’ il punto massimo di ogni sogno, di ogni poesia. Il mare di Posillipo è quello che Dio ha fatto per i poeti, per i sognatori, per gl'innamorati di quell'ideale che informa e trasforma l'esistenza. Matilde Serao, Leggende Napoletane, 1880 QUEI GIOVANI SPORCHI DI CELESTE Sul Vesuvio ci fermiamo a una svolta della strada a guardare il golfo. Vibra un vento che fa sfumare la nebbia sulle cime e il silenzio è completo, ravvivato da qualche colpo lontano di clacson che sorprende per la sua nitidezza. CHIAIATOURLUGLIO2008 COVERSTORY Il paesaggio e i colori sono ancora quelli di certa pittura di genere, col mare e il cielo che si confondono, il rosa delle fabbriche, l'azzurro brunito delle isole. Tutt'intorno, la lava si è rappresa in forme violente e decorative, qualcosa come la scultura di Moore, ma con un piglio più drammatico e in quantità strabocchevole. Saltellando su queste rocce vengono verso di noi due giovani sporchi di celeste dalla fronte alle scarpe. Hanno infatti un gran barattolo di questo colore e due pennelli, e vanno dando una mano di tinta ai tralicci della luce. Sono attratti anch'essi dal paesaggio, lo commentano, ci dicono i nomi della pianura, scherzano. Parlano poi del Vesuvio come di un signore scontroso, che però si rifarà vivo, si tratta di aspettare, ha un carattere suo e ci vuole pazienza. Hanno l'aria di scusarlo ai nostri occhi per lo spettacolo interrotto. Poi parlano del loro lavoro, che non è facile né allegro, ma lo preferiscono a ogni altro, perché se ne vanno liberi per la montagna e poi «è sempre un lavoro di pittura». Volentieri si fermerebbero ancora, ma debbono tornare giù o altrimenti tutti restano senza luce. Si allontanano canticchiando, ebbri di una felicità carnevalesca che li rende, così colorati come sono, incredibili. Ennio Flaiano, Foglietti napoletani, 1957 Scorcio del Pallonetto di Santa Lucia. In basso: Don Gennaro De Crescenzo, pescatore leggendario del Borgo Marinari, a bordo del suo gozzo. UN ANGOLO PERFETTO Le due di notte. In piazza San Ferdinando. Aspetto che Cesareo manovri con la sua macchina al posteggio, e venga a caricarmi, e a portarmi a casa. E intanto indugio con lo sguardo sul fianco sinistro del Palazzo Reale: meglio, sull'attaccatura sua con il Teatro San Carlo. Quale trovata, quella di saldare così insieme il palazzo del Re, con il teatro in cui il Re andava ad esibirsi in pubblico con tutta la Corte! E' stata una delle più grandi trovate dell'epoca monarchica. E come è stata eseguita, dal punto di vista architettonico! I due edifici, quelli del Palazzo e quello del Teatro, sono congiunti ad angolo retto; ma l'angolo quasi non si vede, tanto gli ordini architettonici dei due edifici stessi sono bene proporzionati e combinati. E poi, quel recinto sul fianco del Palazzo Reale, e quella cancellata dalle guglie dorate, quel po' di verde cupo sul colore rossiccio dei muri, tutto è di un grandissimo effetto. Si sente che qui non ci sono passati soltanto architetti che erano padreterni nel 5 CHIAIATOURLUGLIO2008 COVERSTORY «Dai balconcini dell’Hotel Royal qualche signorone che non guarda Posillipo, guarda il fantasma di Capri all’orizzonte» (G. Marotta). loro mestiere; ma che c'è passata una grande Corte, e tutta una forma, in sé conchiusa e perfetta, di civiltà...Ed ecco che, d'un colpo, mi sorprende il ricordo di Longanesi; e di quanto gli piaceva questo angolo della Napoli regale; e quante volte egli, dai tavolini del caffè di fronte, lo contemplò: e quante volte disse, che qui, in questo punto preciso, Napoli rivelava meglio, architettonicamente, il suo carattere di grande capitale. E sulla piazza deserta, vegliata dalle povere «passeggiatrici», e mentre Cesareo sta arrivando, mi punge, una volta di più, sempre vivo, sempre doloroso, il rimpianto dell'amico perduto. Giovanni Ansaldo, Ore Napoletane, 1960 CHE FAI, PALLONETTO, SENZA DI ME? Siamo scesi, è domenica, tutti al mare. Lo abbiamo sotto i piedi, noi del Pallonetto, come sua Eccellenza ha il tappeto. E' di casa: cent'anni fa ci lambiva, poi lo scostarono a gomitate per costruire la litoranea; quando se ne ricorda ulula e s'avventa, o, come oggi, impercettibilmente sospira. Dico il mare di Castel dell'Ovo al Molosiglio, la roggia dei «luciani». Dio sa come abbiamo potuto convincere donna Giulia Capezzuto a seguirci e a imbarcarsi nel «gozzo» dei Galeota: eccola, muta, pallida come un'emigrante azzannata alla nuca dalla paura e dal rimorso... che fai, Pallonetto, senza di me? Armanduccio Galeota è ai remi. Voga piano piano, scusatemi signore acque, scusatemi, vi debbo per un attimo separare. I «gozzi» sono piccole ma solide barche; se per un errore degli avari Santi, quintali e quintali di pesce gonfiano la rete, i «gozzi» si rivelano spaziosi come transatlantici. Il «gozzo» scivola sotto il ponticello di ferro, che è basso e tetro come una lunetta di ghigliottina, e sbuca nel mare spalancato di via Partenope. Dai balconcini dell'Hotel Royal qualche signorone che non guarda Posillipo, guarda il fantasma di Capri all'orizzonte. Anche questo magnifico golfo, davanti ai ricchi, sta come una ciotola di mendicante: favorite l'obolo di un'occhiata? Sì? Sì? Sì? Ci dirigiamo a sinistra, lambendo Castel dell'Ovo: qua e là crani di nuotatori galleggiano; gli schiocchi di una vela che muta posizione hanno un che di carnale, di voluttuoso. Giuseppe Marotta, Gli alunni del tempo, 1960 6 Amori, vucchelle e balconi A Napoli, città di bassi, quartini e mezzanini, l'amore si fa dai balconi. In canzoni, racconti e dipinti i partenopei stanno sempre sotto «'a chella fenesta», nell'attesa che le Marie e le Nannine si sveglino e aprano «vucchelle addurose 'e cerase». Prestigiosa la lista dei poeti delle ringhiere. Dalla Serenata napulitana di Salvatore Di Giacomo («dimme, dimme a chi pienze assettata, sola sola addereto a 'sti lastre?») a Scetate di Ferdinando Russo («...nun te si' scetata, sta fenestella io nun veco arapì») la dichiarazione d'amore di solito insistente e «immandolinata» - non desidera raggiungere il cielo ma fermarsi a un balconcino «mmiez' a li rose». Cantore dei grandi balconi «alla romana» del corso Vittorio Emanuele fu l'elzevirista Carlo Nazzaro, innamorato di queste logge brevi dalle ringhiere «giudiziose» e discrete. Guglielmo Peirce, scrittore da riscoprire, in Nostalgia di Napoli, raccontò la cotta per una Giulietta del Petraio che, affacciata tra vasi di fiori e di basilico, gli gonfiava il cuore solo col cenno della sua manina bianca. Immenso nella sua dolcezza cromatica è il dipinto Amore al balcone di Edoardo Dalbono - artista amato da Di Giacomo - che ritrae una fanciulla col ventaglio nell'eterna favola dell'attesa. Affetto da romantica «balconeide» fu Pietro Scoppetta, pittore amalfitano e della bella epoque, amico di D'Annunzio e della Serao, che si divertiva a illustrare giornali, romanzi, riviste e canzoni. Le sue cronache dai vicoli erano un trionfo di baci e serenate, di finestre aperte e di «uocchie nire e appassiunate». mdf CHIAIATOURLUGLIO2008 COVERSTORY L'ARIA DEL PETRAIO Il Petraio è una lunga strada a gradini che dal Corso Vittorio Emanuele porta al Vomero. Taglia in due la collina. È una scalinata solitaria, appartata, incassata fra orti e case di campagna. Così almeno la ricordo. Se chiudo gli occhi (facendo però un enorme sforzo perchè dovevo avere allora un anno o due) rivedo gli asinelli fermi ad un angolo di palazzo. Erano adibiti a portare in groppa i passeggeri che salivano al Vomero. Furono gli ultimi asinelli in servizio per Napoli. Li ricordo legati ad una piccola fontana di ghisa, in mezzo a cumuli di erba. Ogni città ha in sè (come una specie di cuore sensibile e segreto) una strada, un rione restati a testimoniare epoche passate. Gli asinelli che salivano zoccolando gli scalini del Petraio fino al Vomero rappresentavano gli aspetti teneri e cari della Napoli borbonica. Il Petraio era rimasto come fu costruito al tempo in cui si fece il corso Vittorio Emanuele (disegnato, se non sbaglio, da Mario Pagano). Le solitarie, riparate, antiche scale del Petraio rappresentavano uno dei rifugi terrestri preferiti da noi ragazzi che marinavamo la scuola. In quello spopolato viottolo di campagna eravamo sicuri di non fare pericolosi incontri di parenti, presidi o professori. Su quei muretti a secco restavano le nostre cartelle ed i nostri libri abbandonati per ore ed ore. Sono veramente stradine che esistono solo in questa città. A Roma c'è pure qualche strada metafisica, per esempio la piazzetta dei Cavalieri di Malta. Ma è poca cosa: lì si sentono appena i fruscii in un'aria romana, contaminata, sorniona e furbesca. Mentre quelle di Napoli sono stradette poetiche, innocenti. Sono strade leggere; strade di rose; strade di gelsomini; strade profumate, con l'aria fine; strade sentimentali; strade per fare all'amore, strade serali; strade notturne; strade fatte di primavera. Guglielmo Peirce, Nostalgia di Napoli, 1965 «Amore al balcone», opera di Edoardo Dalbono. In basso: la strada del Petraio che dal Corso Vittorio Emanuele porta al Vomero (Archivio Ruggieri). ‘NZIRIA, STRANA VIRTÙ Il napoletano prima di venire alla luce, si alimenta, per mezzo della placenta, con un quid che gli altri nati da mammiferi non conoscono affatto; questo è un prodotto esclusivo delle donne del luogo. Durante i secoli ha subìto alterazioni, né ha trovato persone allogene idonee a ripro- 7 CHIAIATOURLUGLIO2008 uno Matilde Serao I mosconi Edizioni del Delfino Tic, mondanità, inciuci e poesia: cronache leggere dalla città dolente e sorridente. 8LIBRI DACOM PRARE due Domenico Rea Spaccanapoli Bompiani editore Uso formidabile del dialetto napoletano in questi 8 racconti pieni d’amore e sangue. tre Giuseppe Marotta L’oro di Napoli Bompiani editore Ma qual è l’oro di Napoli? La pazienza di don Ignazio Ziviello. Racconti sublimi. quattro Carlo Del Balzo Giuseppe Marotta, autore de «L’oro di Napoli» con la sua inseparabile sigaretta. In basso: Vittorio Paliotti che in «Napoletani si nasceva», dedica un bellissimo capitolo all’amico Marotta. Napoli e i Napoletani Treves editore Fine Ottocento: straordinario reportage dalla città dei poeti e dei lazzaroni. cinque Carlo Nazzaro Napoli sempreviva Edizione del Delfino Cofanetto-amarcord che contiene anche Vico Fantasia e Napoletani con il Don. Stupendo. sei Vittorio Paliotti Napoletani si nasceva Newton & Compton editori Personaggi, miti e curiosità: la creatività partenopea sale in cattedra. sette Renato De Falco Del parlare napoletano Colonnese editore Viaggio nelle peculiarità di una lingua unica al mondo tra sorprese e fantasie. otto Francesco D’Ascoli La grammatica napoletana Adriano Gallina editore Prezioso strumento di lavoro per chi vuole «masticare» meglio il napoletano. 9 CHIAIATOURLUGLIO2008 COVERSTORY Caruso, galeotto fu il caffè A Napoli le prime caffetterie aprirono all'alba dell''800: famosa fu quella inaugurata a piazza Dante dal greco Demetrio Gallo, tra i primi a importare in città la bevanda. Nel retrobottega i suoi inservienti facevano bollire acqua e caffè in pentole di terracotta; la bevanda veniva, poi, offerta in conici misurini di terracotta. E fu autentico pioniere del caffè l'impresario teatrale Domenico Barbaja che lanciò Rossini e Donizetti. Caffettiere provetto, inventò la «Barbajata», prodigioso melange di caffè e cioccolato, così composto: 15 gr. di cacao amaro, 25 gr. di zucchero, 2 tazzine di latte e 2 di caffè forte (dose per 4/6 tazze). Suggestiva la procedura: stemperare il cacao in acqua, aggiungere lo zucchero, bollire per 5 minuti, poi aggiungere latte e caffè, infine «sbattere» sul fuoco e aggiungere altro latte e altra panna. Infine una spruzzata di cacao. A Napoli, intanto, divennero consumatori accaniti di caffè Dumas e Leopardi. Nel primo '900, poi, si affermò la figura del «caffettiere», venditore ambulante di caffè che girava per i vicoli della città in camice bianco, reggendo un vassoio con bricco e tazzine. L'epicentro dei caffèritrovo fu via Toledo. Nel 1918 gli autori Giuseppe Capaldo e Vittorio Fassone lanciarono la canzone «'A tazza 'e cafè» in cui una certa Brigida viene paragonata ad un caffè espresso. E col caffè si innamorò il tenore Enrico Caruso che, un giorno, nella sua casa di New York, stava preparando una «tazzulella» per sé e gli amici. Ma mancavano i cucchiaini. Lui li chiese alla ragazza della porta accanto. Lei, Dorothy Benjamin, glieli prestò. Fu la scintilla. Dorothy, poi, divenne sua moglie. Napoletano, infine, è l'autore di un insuperato inno al caffè: Eduardo De Filippo nel 2° atto di «Questi fantasmi». 8 durlo per trasmetterlo ai propri discendenti. Trattasi dello sfizio e della ‘nziria. Le due parole non godono la considerazione dei glottologi. Solo la prima è riportata in pochi dizionari con la spiegazione: «vocabolo di origine meridionale di etimologia incerta». La seconda, invece, viene ignorata dalla maggior parte dei linguisti. L’una significa capriccio, l’altra indolenza, pigrizia; però bisogna stare bene attenti a comprendere il giusto significato di queste due parole. Il capriccio italiano è, infatti, una voglia bizzarra, improvvisa, mentre quello napoletano, lo sfizio, è la quintessenza di tutti gli umori filtrati attraverso il grembo voluttuoso delle donne indigene e trasmesso al nascituro con una dosatura, che, pur essendo varia in percentuale, è indentica per la qualità. L’indolenza e la pigrizia italiane sono difetti che intralciano il moto della vita ed a volte causano pause dannose ai singoli ed alla collettività; l’indolenza napoletana, invece, è una virtù anche se non viene riconosciuta tale dai testi religiosi, sempre proclivi a classificare come virtuosa ogni azione cher comporta privazione, rinunzia, eroismo. Giuseppe Alliegro, I figli di Partenope, 1973 A CAPO DEL MITO Si venga a Napoli. Ne vale la pena e la spesa. Tempo sprecato recarsi a Tokio o a Capocabana. Si prenda nota dei luoghi che cito... Ieri sera sono andato a cena da un vecchio amico del Parco Grifeo a ridosso del corso Vittorio Emanuele costruito da Carlo III di Borbone. Non mi fossi mai affacciato sul balcone della sua casa largo e aereo come la tolda di una nave omerica. Da Punta della Campanella a Capo Miseno era un cerchio perfetto nella metafisica luce della luna. Ogni punto era un riferimento archeo-storico-sociologico, un «a capo del mito»: il Vesuvio, Pompei, la costa di Stabia, il promontorio di Sorrento, Capri e il Salto di Tiberio, lo sperone di Ischia. la prua della virgiliana Posillipo e il vasto mare a cerchi concentrici come l’eco, frastagliato dalle luci delle lampare... Ora mi spiego perché Giacomo Leopardi dettò gli ultimi sei versi del divino ( e mai aggettivo fu più effettuale) Tramonto della luna da un giardino del golfo, dopo aver amato e odiato Napoli. Domenico Rea, Il fondaco nudo, 1985 CHIAIATOURLUGLIO2008 LO SAPEVATE che a Chiaia c’è un’opera di Sironi? O che il tavolo di marmo del salone di casa Andreotti è stato realizzato a via Bisignano? Tra sfizi, miti e curiosità, ecco sette itinerari per riscoprire la forza e la creatività della città di Napoli. PER COR SI arte, cinema, mare, vino, moda, musica ARTETOUR GUIDA «alternativa» tra chiese, musei e palazzi per chi è alla ricerca di tesori sconosciuti di ALVARO MIRABELLI CACCIA AI CAPOLAVORI SEGRETI apoli città d’arte non ha bisogno di sponsor. Ma accanto al circuito canonico dei suoi tesori (il Museo Archeologico, il Museo di Capodimonte, il Palazzo Reale e altre notissime mete del turismo culturale), la città può esibire credenziali d’arte più sommesse e nascoste, ma altrettanto sontuose. Un giacimento di cose preziose che molti visitatori, per fretta o per mancanza di informazioni adeguate, tendono a bypassare. E forse è meglio così perché da sempre una cortina di discrezione ammanta queste ricchezze che a malapena affiorano alla superficie della notorietà e che forse non sono per tutti: un patrimonio che, proprio perché dissimulato dietro le quinte dei percorsi ufficiali, merita l’attenzione dei cacciatori del dettaglio seducente, dei viaggiatori col pallino delle rarità sconosciute, di quei napoletani distratti che non sospettano nemmeno quali bellezze si celino nella propria città o di quei napoletani che vogliano stupire con un itinerario alternativo gli amici in visita alla città. Quella che segue, dunque, è una guida «diversa», un passepartout esclusivo che assomiglia ad una caccia al tesoro. Sul lungomare, alla Riviera di Chiaia (l’indirizzo esatto è Rione Sirignano 2), la Società Tirrenia apre i battenti non solo della monumentale dimora di cui è proprietaria, ma N 12 consente la visita ad una prestigiosa collezione di opere d’arte del ‘900 italiano. Il clou è la colossale «Composizione-Figurazioni allusive alla vita del mare» di Mario Sironi. E di Sironi sono anche 9 inedite tempere su carta ed uno splendido arazzo intitolato «Astratto». Alberto Savinio, poi, firma 10 trasognati paesaggi mediterranei. E ancora le opere di Tommaso Cascella, Sante Monachesi e Mino Maccari. Poi i bronzi di Pietro Cascella e Giò Pomodoro ed un bassorilievo di Emilio Greco. Infotel 081.7201111 In zona San Ferdinando, da non perdere, nella Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano (al piano nobile dell’omonimo edificio che ospita gli uffici della Banca Intesa-San Paolo in via Toledo 185), «Il Martirio di Sant’Orsola»: è un olio su tela di grandi dimensioni ed è l’ultimo capolavoro dipinto a Napoli da Caravaggio nel 1610. Del pittore lombardo la città conserva solo altre due tele. Si tratta di un’opera strepitosa. La galleria accoglie anche 17 deliziose piccole vedute sette/ottocentesche di Gaspar van Wittel e di Anton Pitloo. A pochi metri, in piazza Trieste e Trento, al secondo piano di Palazzo Zapata, apre le sue porte ai visitatori che lo richiedano, il Circolo Artistico Politecnico, altra storica ma misconosciuta gemma di Napoli. La struttura ospita una prestigiosa pinacoteca dell’’800 napoletano con le firme più CHIAIATOURLUGLIO2008 ARTETOUR Madonna con Bambino di Gagini. Nelle pagine: Caravaggio, Sironi, interno del Circolo Artistico e il sepolcro di Rinaldo Brancaccio nella chiesa di S.Angelo al Nilo. rappresentative del periodo, integrata da un cospicuo contributo di tele di maestri del primo Novecento. Non occorre allontanarsi molto, poi, per visitare l’antico castello medievale del Maschio Angioino in piazza Municipio: il maniero è tra le mete più gettonate dai turisti che però si accontentano, nella maggioranza dei casi, di una rapida toccata e fuga. Vale, invece, la pena concentrare l’attenzione sulla Cappella Palatina che ha il proprio ingresso a livello della corte interna. Qui, accanto al noto ciclo di scuola giottesca esposto alle pareti della Cappella ed a statue e tabernacoli marmorei di maestri quattrocenteschi di scuola napoletana, è stato collocato dal maggio 2007 un autentico capolavoro di cui si ignorava persino l’esistenza e recuperato miracolosamente dall’incuria e dall’abbandono in un cortile del centro antico per essere poi trasferito nella degna sede della Cappella Palatina. Si tratta di un gruppo marmoreo rinascimentale che ritrae una Madonna con Bambino: l’autore è Domenico Gagini, grande interprete dell’arte statuaria nella Napoli aragonese. L’opera vale da sola la visita al Castello. Ed eccoci al centro storico di Napoli, scrigno di tesori inestimabili, molti dei quali inseriti in pianta stabile nel tour tradizionale che si snoda attraverso i famosi decumani. Vale la pena, invece, segnalare alcuni obiettivi d’arte, scarsamente pubblicizzati ma di altissimo profilo artistico. La prima sosta è in piazzetta Nilo su cui si affaccia la chiesa di Sant’Angelo a Nilo. Tante le ragioni e tutte buone per una visita approfondita. Il tempio è trecentesco, ma il suo volto attuale risale agli inizi del ‘500. E cinquecentesca è anche la deliziosa facciata. All’interno, in zona presbiteriale, è davvero superbo il sepolcro di Rinaldo Brancaccio, brano fondamentale del Rinascimento napoletano: gran parte dell’opera, eseguita nel 1426, si deve al toscano Michelozzo. Ma il colpo di scena, che rende unico il capolavoro, è la 13 CHIAIATOURLUGLIO2008 ARTETOUR mano di Donatello, autore di un magnifico bassorilievo dedicato all’Assunta, posto alla base del sepolcro. Da restare incantati. Un po’ alla periferia dei Decumani, non distante da via Foria, ed esattamente in via Carbonara, c’è probabilmente la più bella chiesa di Napoli, quella di S. Giovanni a Carbonara, ma trascurata dagli itinerari ufficiali forse perché decentrata rispetto al clou dell’offerta turistica, imperniata appunto sui Decumani. Il tempio risale al Trecento. Vi si accede tramite lo scenografico scalone di piperno, realizzato nel ‘700 da Ferdinando Sanfelice. La semplice, ma raffinata facciata presenta un bel portale gotico. All’interno, alle spalle dell’altare, c’è l’elemento più prestigioso del complesso: il meraviglioso, imponente monumento funebre in stile tardo-gotico di re Ladislao, realizzato agli inizi del ‘400. Alto 18 metri, il monumento è retto da 4 colossali cariatidi che rappresentano la Temperanza, la Fortezza, la Prudenza e la Magnanimità. Ridondante di statue e fregi che sono un trionfo del gotico, il sepolcro ha alla sua sommità la statua di Ladislao a cavallo. La sorpresa è alla base del monumento: in essa si apre un passaggio che consente l’accesso alla Cappella Caracciolo del Sole, altro superbo esempio d’arte quattrocentesca. Il monumento ha forma circolare. Il colpo d’occhio è unico: dal pavimento maiolicato con motivi floreali, animali e con ritratti di uomini e donne in costume d’epoca, agli affreschi parietali della seconda metà del ‘400. Il baricentro estetico dell’ambiente è certamente il Sepolcro di Sergianni Caracciolo, Gran Siniscalco del Regno nonché amante della regina Giovanna, assassinato da una congiura di palazzo. L’andamento della composizione marmorea è decisamente cavalleresco: sono raffigurati guerrieri armati con una corazza che reca lo stemma della famiglia Caracciolo. La statua del defunto reca un pugnale nella mano destra. Altrettanto splendide, all’interno della chiesa, la cappella Caracciolo di Vico, la Cappella Miroballo e la Cappella del Crocifisso con una raffinata Crocifissione, firmata dal Vasari. E’ tempo adesso di dirottare i propri passi in via Costantinopoli, anch’essa non distante dalla zona dei Decu- 14 mani. L’obiettivo è l’Accademia di Belle Arti, al civico 107: al suo interno c’è la Galleria d’Arte Moderna dell’Accademia. Circa mille i dipinti in mostra: si comincia dal ‘600 fino ad arrivare all’’800 (compreso quello francese con alcune tele della scuola di Barbizon). Il settore degli autori italiani è di alto livello: tra gli ottocenteschi Cammarano, Gemito, Gigante e Pitloo; tra i contemporanei Barisani, Brancaccio e Spinosa. Ad una manciata di metri dal decumano inferiore, infine, c’è l’occasione di emulare Indiana Jones e viaggiare a ritroso nel tempo. L’opportunità, davvero insolita e singolare, è duplice. Vi segnaliamo, infatti, il Museo di Antropologia (via Mezzocannone 8) e il vicinissimo Museo di Paleontologia (largo San Marcellino 10). Nel primo caso si possono ammirare collezioni archeologiche preistoriche, osteologiche ed etniche provenienti da tutti i continenti (attenzione alla mummia boliviana del 700 d.C. o allo scheletro umano del paleolitico). Nel secondo caso, un po’ come a Jurassic Park, vi ritroverete tra fossili e grandi sauri preistorici: fantastico lo scheletro dell’allosauro, lungo nove metri e largo cinque. Particolare del monumento funebre di re Ladislao nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara. In alto: «Veduta del Largo di Palazzo a Napoli» di G. Van Wittel (Palazzo Zevallos). CHIAIATOURLUGLIO2008 DA SEMPRE attrazione cinematografica, la città di Pulcinella è entrata nelle opere dei registi più celebrati. Dai fratelli Lumière a Nanni Loy: ecco un itinerario da scoprire scena dopo scena CINETOUR di DIEGO NUZZO e GIUSEPPE MARIA MONTUONO CIAK SI... GIRANAPOLI l cinema riconosce già dagli albori nella città di Napoli il naturale sfondo all’ambientazione di avvenimenti. La settima arte sta nascendo e con essa la città di Napoli come set cinematografico: i fratelli Auguste e Louis Lumière girano nel 1898 «Naples» fotografando in movimento la vita quotidiana dei napoletani tra carrozze e tram tirati da cavalli in via Santa Lucia e in via Partenope, con la tradizionale cartolina del Vesuvio. Napoli è presente anche nei primi film muti come «Assunta Spina», dramma classico di Salvatore Di Giacomo nella prima versione cinematografica di Gustavo Serena del 1915, dove la scena del ballo, e quindi della scintilla che causerà la gelosia, ha come sfondo Posillipo con palazzo Donn’Anna. Del resto proprio a Napoli nasce ed opera il primo grande regista italiano del muto: Elvira Notari. Prima di Torino, e quindi di Roma, la capitale del cinema è all’ombra del Vesuvio. La città è una quinta naturale, sfondo icastico che ha attirato cineasti di diversa estrazione. Ma a differenza degli scrittori, che l'hanno vissuta, metabolizzata e assorbita in forma di capolavori letterari, i registi nella maggior parte dei casi l'hanno vissuta come calligrafico set perfetto per i colori, la luce, la vivacità. A volte quella luce e quella vitalità eccessive hanno indotto alcuni registi a ricrearle completamente in studio: è il caso di Ettore I 16 CHIAIATOURLUGLIO2008 CINETOUR Giannini e del suo capolavoro «Carosello Napoletano» in cui l'epopea grande e dolorosa della città è tutta volutamente esasperata nelle tinte pastello Pathé o dei film di Mario Mattoli con Totò, «Miseria e nobiltà» e «Il medico dei pazzi», in cui tutti i luoghi canonici della città sono ricostruiti in una bidimensionalità disegnata. Pochi i registi che la città l'hanno amata e compresa profondamente. Due tra tutti: l'algido Rossellini e il panico De Sica. Il primo con il distacco dell'entomologo, il secondo con la partecipazione del figlio ritrovato. Spesso le location dei due massimi registi italiani del primo dopoguerra si intersecano una come controcampo dell'altro. E così via Partenope all'altezza dell'Excelsior è teatro sia delle fughe dall'hotel di George Sanders in «Viaggio in Italia» che del funerale del bambino in «L'oro di Napoli». Non solo il lungomare ma anche le architetture hanno rappresentato dei topos per i registi: basti pensare alla Galleria Umberto I, opera ingegneristica progettata da Paolo Boubèe tra il 1857 e il 1892, ripresa da De Sica in «Sciuscià» e nell’episodio con Silvana Mangano ne «L’oro di Napoli» prima, ne «Il giudizio universale» poi, fino al sottovalutato «Maccheroni» di Ettore Scola; il Teatro San Carlo dove si svolge proprio il finale de "Il giudizio universale" ma anche una scena clou di «Morte di un matematico napoletano» di Mario Martone, restituito nella ricostruzione del 1817 di Antonio Niccolini; piazza del Plebiscito da livido set notturno de «Le mani sulla città» di Francesco Rosi si trasforma trent'anni dopo nel luogo onirico e wendersiano di «Angeli» di Domenico Ciruzzi. Ma è proprio con «Le mani sulla città» del 1963 che Napoli si confronta con un paesaggio trasformato e deturpato dalla cementificazione selvaggia: non è un caso la scelta del Grattacielo di via Medina discussa opera di Stefania Filo Speziale come luogo preferenziale per osservare da oltre 100 metri il territorio che amplia i propri confini. La città non è più e solo la classica cartolina ma deve fare i conti anche con la periferia: prima con «La Sfida» dello stesso Rosi del 1958, poi con «Le occasioni di Rosa» di 17 Salvatore Piscicelli con una giovane e premiata Marina Suma. Le vele di Secondigliano in «Gomorra» di Matteo Garrone sono le ultime immagini di una città agonizzante che deve fare i conti non più con la sopita forza devastatrice della cartolina ma con la tracotante violenza di cui la 167 progettata da Franz di Salvo sembra una metastasi incurabile. Il cinema guarda anche al «salotto buono»: il quartiere Chiaia ha avuto i suoi scorci di protagonismo dalle rampe di Sant'Antonio set de «La Mazzetta» con Nino Manfredi e degli inseguimenti di «Piedone lo sbirro» con l’ex campione di nuoto Bud Spencer, agli Chalet di Mergellina di «Se lo scopre Gargiulo» di Elvio Porta con Giuliana De Sio. Ma all'appello non poteva mancare Massimo Troisi nella cui cinematografia si può attingere a piene mani. Due le citazioni su tutte: la appartata piazza Roffredo Beneventano di «Scusate il ritardo» e il borgo Marinari trasfigurato in «Pensavo fosse amore e invece era un calesse». Poi il taxi che all’inizio di «Così parlò Bellavista» di Luciano De Crescenzo attraversa l’area tra S. Lucia e piazza Vittoria prima di fermarsi a causa di un «ingorgo a croce uncinata». Tra le citazioni che meriterebbe la piazza principale di Chiaia, piazza dei Martiri, se ne sceglie una: di un altro regista che, come il ciociaro De Sica, napoletano non era ma che a Napoli ha dedicato una parte corposa della sua filmografia. Da «Le quattro giornate di Napoli» dove è visibile, oltre alla stadio Collana, nell’ultima scena il viale Virgiliano con la ritirata delle truppe tedesche da Napoli, a «Cafè express» che fa della stazione Centrale di Nervi e Zevi il punto di partenza ciclico dello sfortunato Nino Manfredi, dalla via Manzoni di "Mi manda Picone" alla Salita Vetriera di «Scugnizzi», il sardo Nanni Loy ha saputo tracciare una panoramica ora drammatica ora grottesca ma mai banale della città. E come sintesi e apoteosi del suo cinema ricordiamo, in un episodio di «Pacco, doppio pacco e contropaccotto», il finto cieco Giobbe Covatta scorazzare proprio per piazza dei Martiri in motocicletta. CHIAIATOURLUGLIO2008 LA ROTTA DEI MARETOUR SOGNI BREVE carnet di viaggio da consigliare ad amici ai quali si vuole regalare un’emozione speciale. Dalla spiaggia della Corricella di Procida al suggestivo Rione Terra, acropoli di Pozzuoli. di OSCAR MEDINA ippo Dalla Vecchia (nella foto), gloria sportiva della vela napoletana, presidente del Reale Yacht Club Canottieri Savoia, è un esperto doc della costa napoletana e campana. Gentleman col mare nel sangue, Dalla Vecchia è davvero un’autentica bibbia di segreti e di luoghi inconsueti, un portolano vivente di quello spicchio di Mediterraneo che bagna Napoli del quale, da buongustaio del mare, apprezza soprattutto gli scorci più sconosciuti e preziosi. Il potenziale itinerario a tappe dei luoghi più belli della marina partenopea, da lui tracciato, è raggiungibile da chi viaggia in barca e, in alcuni casi, via terra. Un piccolo carnet di viaggio da raccomandare ai napoletani che non conoscono il Golfo o ad amici non napoletani ai quali si vuol regalare un’emozione speciale. P Il punto di partenza è l’isola di Ventotene che amministrativamente fa parte della Regione Lazio ma che culturalmente rientra, secondo la tradizione, nell’orbita partenopea (vi si parla, ad esempio, il dialetto napoletano) e geograficamente è sempre stata considerata un prolungamento delle isole flegree. In essa si godono ancora sapori e profumi mediterranei, ormai scomparsi 18 altrove, visto che tra le Isole Pontine è la meno contaminata dal turismo di massa perché è la meno collegata con la costa. Da un’isola all’altra, ecco Ischia che non ha bisogno di presentazioni ed è raggiungibile ovviamente anche con i normali collegamenti marittimi: qui il punto altamente raccomandato è la località di Sant’Angelo, ultima, splendida cartolina verace di un’isola che ha patito molto dalla speculazione edilizia. Qui il relax è garantito ed è sufficiente abbandonare i sensi alla bellezza naturale che circonda il visitatore. A qualche chilometro c’è Procida. Anche in questo caso l’indicazione è mirata: da non perdere assolutamente, infatti, la suggestiva spiaggia della Corricella nella zona di Terramurata. Si tratta di un antico lido di pescatori, rimasto praticamente immutato. Naturalmente può essere raggiunta via mare e via terra. Altra tappa d’obbligo è il porto di Miseno: nella splendida insenatura, già adibita a porto da Greci e Romani, si concentrano due attrattive fantastiche, particolarmente apprezzabili per chi viene da mare. Innanzitutto la bellissima cornice naturale e poi le vestigia archeologiche delle antiche ville romane, edificate in età imperiale. Del complesso fa parte, quale elemento di grande suggestione, Punta Pennata: si tratta CHIAIATOURLUGLIO2008 MARETOUR Ischia, Procida, Nisida, il Rione Terra: ecco alcune delle tappe indicate nel «maretour» di Pippo Dalla Vecchia, presidente del Reale Yacht Club Canottieri Savoia. di un isolotto, anch’esso con i resti di un’antica residenza romana. Si può sostare in rada o procedere sotto costa per godersi l’intero scenario in grado di regalare sensazioni indimenticabili. Vale la pena, poi, bordeggiare lungo la linea costiera godendosi una sosta presso Punta Epitaffio o ammirare a Baia i resti dell’antica città sommersa con una facile immersione. Altra fermata obbligatoria è Pozzuoli: qui vale la pena scendere a terra, utilizzando gli attracchi che sono ottimi per chi viaggia per mare, per gustare del pescato dignitoso nei numerosi ristoranti di zona ma soprattutto per una puntata culturale di alto profilo nell’irripetibile complesso archeologico di Rione Terra, non distante e facilmente accessibile dal porto puteolano: il Rione Terra è l’acropoli di Pozzuoli ed in esso sono conservate a strati le memorie storiche dell’area flegrea come ad esempio il duomo antico e il sottostante Tempio di Augusto. Le vestigia sono in smagliante stato di conservazione. Capolinea di questo itinerario un po’ atipico è l’isolotto di Nisida: la raccomandazione è quella di raggiungere la scogliera che protegge il porticciolo, avvicinarsi al piccolo faraglione che è facilmente individuabile e lì gettare l’ancora per godersi uno spaccato incontaminato di natura fatto di acqua cristallina e voli di gabbiani. 19 CHIAIATOURLUGLIO2008 ENOTOUR VIAGGIO tra i vigneti più suggestivi e le cantine più antiche della Campania di DONATELLA BERNABÒ SILORATA CAMERA CON VIGNA N on solo Langhe e Toscana, anche la Campania ha le sue rotte per chi ama andar per vigne e cantine. Dall’Irpinia delle Docg ai terrazzamenti assolati dell’isola di Ischia, è un continuum di emozioni e scoperte: ogni provincia ha il suo paesaggio, ogni territorio le sue cantine, la sua storia antica e i suoi vini. La bellezza della Campania del vino è proprio questa: la varietà dei paesaggi, la gran quantità di vitigni autoctoni (oltre cento!) e l’unicità di alcuni luoghi come ad esempio le vigne estreme della Costiera amalfitana aggrappate alla roccia e sospese sul mare. Provate a raggiungere i filari di Marisa Cuomo a Furore (www.granfuror.it) e capirete cosa vuol dire viticoltura eroica. Qui l’opera dell’uomo sfida ogni giorno la natura ed ogni calice di vino porta dentro la fatica e la passione di chi queste vigne le coltiva da decenni. Aria salmastra e sole nutrono anche le vigne di Ischia, terra di antica tradizione enoica come ben testimonia la Coppa di Nestore. Da visitare è la cantina di D’Ambra a Forio d’Ischia, un’istituzione sull’isola: con il museo contadino e le vigne che dall’Epomeo degradano sino al mare. Da non perdere è il vigneto Frassitelli dove si conserva la monorotaia utilizzata per raccogliere le uve. (www.dambravini.com). Dall’isola alla terraferma. Il viaggio divino prosegue in direzione Sannio, nel beneventano, terra di Aglianico, Piedirosso e Falanghina. Siamo nel grande vigneto della Campania; le Doc sono Sant’Agata dei Goti, Taburno, Solopcaca, Sannio e Guardiolo. Oltrepassato il monumentale acquedotto carolino di Maddaloni si entra nel territorio san- 20 CHIAIATOURLUGLIO2008 ENOTOUR nita: la prima tappa è Sant’Agata dei Goti, borgo gioiello che di per sè vale il viaggio: qui è d’obbligo una visita all’azienda dei Mustilli (www.mustilli.it), viticoltori da cinque generazioni e azienda simbolo del territorio. Si deve infatti a Leonardo Mustilli la rinascita della Falanghina negli anni Sessanta, ancor oggi fiore all’occhiello dell’azienda. Sotto il settecentesco palazzo di famiglia si dipanano i cunicoli delle antiche cantine tufacee dove ancora oggi invecchiano i migliori vini di casa Mustilli. L’azienda ha anche un piccolo agriturismo con sei stanze, un ristorante noto per la cucina di Marilì, moglie di Leonardo, e le ormai note Cantine Musicali, un country wine bar con musiva live nei fine settimana. Proseguendo verso nord si raggiunge la Fattoria La Rivolta di Paolo Cotroneo (www.fattorialarivolta.it), farmacista di professione e vignaiolo per passione. L’azienda è tra le set- ni indurite dal lavoro tra i campi e le botti; la sua passione sono il vino e la fotografia. Con la moglie accoglie gli enoturisti nell’agriturismo Salae Domini. Il viaggio prosegue in direzione Atripalda dove c’è un altro santuario del vino: l’azienda dei Mastroberardino (www.mastroberardino.com), viticoltori da dieci generazioni, che da un paio di anni hanno aperto il relais Radici dove si può soggiornare tra vigne e filari. A Sorbo Serpico il vino porta la firma di Feudi di San Gregorio (www.feudi.it), una sosta è d’obbligo al Marennà il ristorante dell’azienda, sintesi perfetta di design contemporaneo e cultura del territorio. Infine una chicca: Quintodecimo, la piccola azienda di Luigi Moio a Mirabella Eclano. Solo cinque ettari coltivati come un giardino e 50 mila bottiglie all’anno. Prenotate una delle cinque camere dedicate agli ospiti. Qui davvero si può parlare di Camera con vigna (www.quintodecimo.it). Olio e vino: accoppiata ideale per un pranzo Dop Non solo vino in Campania, ma anche superbo olio. Infatti, l’olio nostrano non ha molto da invidiare a quello di altre regioni, come la Toscana, da cui si distingue forse solo per un grado di acidità lievemente maggiore, e che vede ormai riconosciute tre Denominazioni d’origine protetta (Dop): quella del Cilento, quella delle Colline Salernitane e quella della Penisola Sorrentina. Olio che, proprio come il vino, deve essere correttamente abbinato per poter dare il meglio di sé. Nicola Venditti, titolare della Masseria Venditti a Castelvenere (www.venditti.it), ci suggerisce alcuni accostamenti. Un Sannio bianco può essere, ad esempio, abbinato a una zuppa di verdura, rigorosamente di stagione, da insaporire con un extravergine fruttato. Se siete amanti, invece, di una ricca cianfotta (peperoni, cipolla, aglio, melanzane, patate, pomodori, capperi, e olive) condita con abbondante razione d’olio, conviene affidarsi a un Aglianico principe dei vini campani. Luca Spoldi te in Campania insignite dell’Impronta, il riconoscimento della guida Go Wine dedicata al turismo del vino. Si visitano le vigne e la bottaia e a breve sarà inaugurato anche la country house Le Vigne con sei camere in stile campagnolo e mobili antichi. Dal Taburno alla Terra di Lavoro la distanza non è tanta, ma il paesaggio cambia profondamente ed anche i vini: l’alto casertano è la terra del Falerno, il vino decantato da Plinio e da Marziale, ed è la terra del Pallagrello e del Galluccio. Le soste? Almeno due: Villa Matilde (www.villamatilde.it) a Cellole per conoscere da vicino la storia del leggendario Falerno (c’è l’agriturismo con buon ristorante, ma ai wine trotter consiglio di farsi accompagnare a vedere le tenute ai piedi del Roccamonfina raggiungibili solo in jeep: una bella scoperta!) e Terre del Principe a Castel Campagnano che quest’anno ha inaugurato anche un Bed&Wine con visita alla biblioteca enogastronomica dell’azienda (info 0823.867126 o www.terredelprincipe.com). L’Irpinia meriterebbe un viaggio a parte. Qui ci sono le tre Docg della Campania – Il Taurasi, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo - e le aziende più importanti della nostra regione come Feudi di San Gregorio, Mastroberardino, Antonio Caggiano, veri e propri santuari del vino. L’itinerario comincia a Taurasi dove, in contrada Sala, c’è la Cantina di Antonio Caggiano (www.cantinecaggiano.it): un monumento, senza dubbio tra le cantine più belle di tutto il sud Italia. Il personaggio qui è un tutt’uno con i suoi vini: Antonio è un vignaiolo alla vecchia maniera, di quelli con le ma- 21 In Irpinia, terra del Taurasi, del Fiano di Avellino e del Greco di Tufo, ci sono le aziende vinicole più importanti della Campania: Feudi di San Gregorio, Mastroberardino, Antonio Caggiano. CHIAIATOURLUGLIO2008 ARTIGIANATOUR LO SCRIGNO DELLE TRADIZIONI DAL CUORE di Chiaia tre storie di successo, creatività e soprattutto tenacia. di RITA GIUSEPPONE l cuore di Napoli nasconde numerosi tesori, tra questi il fascino della tecnica unito alla passione per l’artigianato, quello rigorosamente fatto a mano. Il tesoro della famiglia Russo è celato dietro una lastra di marmo. Le sue infinite venature sono i segni di una storia che Giuseppe Russo cominciò a scolpire nella roccia in una bottega di via Santa Maria Antesaecula già dal 1880. Quella maestria, quella stessa passione è rimasta impressa nel DNA di suo figlio Domenico il quale, tornato dalla guerra in Libia, si aprì una bottega tutta sua in via Bisignano. E’ lì che ancora oggi i figli di Don Mimì, Nicola e Gennaro jr e i loro figli, Domenico, Fabio e Dario perpetuano la tradizione di famiglia e il miracolo di trasformare delle lastre di marmo in opere d’arte. Infatti, freddi marmi di Carrara si tramutano in esclusivi pezzi da collezione: il tavolo nel salone del senatore a vita Giulio Andreotti, quello fortemente voluto dalla figlia di Bush rappresentante la «Par- I 22 tenza di Carlo III per la Spagna» (un quadro di Antonio Joli del ‘700 esposto al museo del Prado) o ancora quello che Henry Herward junior, ammiraglio della marina americana, ha fatto trasportare a bordo di una portaerei. Opere realizzate dal valore inestimabile, prede ambite degli antiquari di mezzo mondo, alle quali il magazine internazionale Architectural Digest ha dedicato pagine e pagine. Il fiore all’occhiello, però, della ditta Russo è il restauro: Nicola, Gennaro e i loro figli sono i depositari del segreto che permette loro di restituire l’antico splendore a statue, capitelli, colonne e altari utilizzando lo stesso marmo di cui sono fatti. La Soprintendenza dei Beni Culturali si è affidata con fiducia alle loro mani per il restauro dei marmi del San Carlo e di Palazzo Reale. E’ difficile persino per Nicola e Gennaro elencare tutte le creazioni più importanti: «Abbiamo anche realizzato l’altare della Chiesa di S. Antonio a Posillipo e il leggio della Chiesa della Madonna dell’Arco. I nostri ragazzi - raccontano - hanno sviluppato la stessa passione e nonostante uno facesse il carabiniere e l’al- CHIAIATOURLUGLIO2008 ARTIGIANATOUR tro frequentasse la facoltà di legge, hanno deciso di continuare con questo mestiere». Una curiosità: la famiglia Russo ha anche un’altra tradizione: ogni pomeriggio si concede una pausa per gustare un gelato tutti insieme. Artigianale, ovviamente. Il gelato è anche l’ultima novità di uno dei simboli del gusto e della tradizione artigianale a Napoli sin dal 1894: GayOdin. Ne è passato di tempo da quando Isidoro Odin, cioccolatiere ad Alba, in provincia di Cuneo, fu conquistato dalla Napoli dei salotti, delle prime al San Carlo, di Eleonora Duse, Matilde Serao e Benedetto Croce, al punto di decidere di conquistarla, insieme alla moglie Onorina Gay, con in testa un’idea rivoluzionaria: una bottega a metà strada tra un laboratorio e un negozio. Nasce così a via Toledo il primo negozio Gay-Odin e negli anni ne verranno tanti altri: nove punti vendita ad oggi, compreso quello di via Stoppani a Roma e l’antica fabbrica situata in via Vetriera a Chiaia. Qui troviamo la famiglia Maglietta, il cui capostipite, Giuseppe, ricevette questa dolce eredità dal suo maestro, suo zio Giulio Castaldi, al quale Isidoro e Onorina avevano passato il testimone. Questa affascinante storia si può quasi leggere negli occhi di Marisa Del Vecchio, che, insieme ai figli, Davide, Sveva e Dimitri Maglietta, lavora per far sì che il nome di Gay-Odin sia sempre legato ai concetti di tradizione e artigianato oltre che di qualità che suo marito Giuseppe, scomparso nel 2006, ha contribuito a rendere famosi. «Oltre ai nostri pezzi forti - spiega Marisa - già da qualche anno stiamo proponendo con successo anche la linea fredda di cui è responsabile Massimo Schisa». Ed è proprio Schisa, gestore del punto vendita di via Benedetto Croce a svelarci i segreti di questo successo: «Il gelato è un prodotto di largo consumo soprattutto tra i giovani, numerosissimi nel centro storico. Spesso capita che siano proprio i ragazzi a far scoprire il nostro gelato ai genitori, i quali ci conoscevano solo per la cioccolata. Nel punto vendita di via Benedetto Croce proponiamo il classico gelato da passeggio in dieci varianti di gusti, quelli al cioccolato e le creme classiche e altri che invece richiamano i ripieni dei nostri cioccolatini più famosi. Infatti - prosegue Schisa - i più gettonati sono la 23 foresta e il gianduia bianco ma non mancano gusti più originali come il rhum e l'arancio. Inoltre, anche in tutti gli altri punti vendita, sono in commercio le nostre torte, i tartufini e i semifreddi». Grazie a Gay-Odin, poi, anche diabetici e salutisti possono gustare il piacere del vero cioccolato. “Infatti - sostiene la signora Del Vecchio - abbiamo lanciato la nostra “linea nutrizionale” a base di fruttosio, che non ha saccarina e non costituisce un pericolo per la linea né per la salute». Addentrandosi nel cuore di Napoli, si resta stupiti di come sia possibile che in un antico palazzo di via Solitaria, alle spalle di piazza del Plebiscito, si nasconda una autentica “star” dell’artigianato a livello mondiale per quanto riguarda costumi di scena per il teatro ed il cinema. Tutte le più grandi produzioni, a partire dal dopoguerra, hanno commissionato i propri abiti alla sartoria di Vincenzo Canzanella. Enzo ha cominciato a soli 14 anni, lavorando nella sartoria Maria Consiglio Fashion e studiando all’Istituto d’Arte coi maestri Visi e Galante. Da allora ha confezionato sogni di stoffa per i lavori di Rossellini, De Filippo e Guttuso, ha girato il mondo e i teatri dell’Opera di Parigi, Roma, Montecarlo e Pechino, realizzato costumi per l’Aida, il Macbeth, la Turandot, l’Amleto, la Cavalleria Rusticana, ha riprodotto i vestiti originali di Luisa Sanfelice e Eleonora Pimentel Fonseca, è stato premiato alla presenza di Soraya e dello Scià di Persia, ha vestito dive del calibro di Ingrid Barman, Kim Basinger, Claudia Cardinale (nel film «Il Gattopardo» di Visconti) e Maria Callas che gli chiese di farla sembrare più magra (all’epoca pesava 106 chili). Nomi da far girare la testa. Ma la vita di Enzo non è stata solo lustrini e paillettes: «Da bambino aiutavo mio nonno nella sua salumeria a Benevento - racconta - c’era la fame ed io di nascosto cercavo di passare pane e pasta ai più bisognosi». Poi il ricongiungimento coi genitori a Napoli e la necessità di trovare un lavoro: «Notai sul giornale un annuncio, si cercava un apprendista per una sartoria, così ho cominciato questo lavoro e lo faccio con passione da più di mezzo scolo». Nonostante abbia camminato al fianco dei grandi, Vincenzo Canzanella non è poi così diverso dal bambino che era un tempo: con lo stesso entusiasmo si aggira nella sartoria dove conserva più di 12.000 costumi di scena, mentre prepara da mangiare per i cani randagi del quartiere, per poi riposarsi nel suo studio pieno di quadri e statuine raffiguranti divinità egizie. «Sono i miei antenati», scherza. Chissà che non sia vero. CHIAIATOURLUGLIO2008 DANDYTOUR SHOPPING per maschi esigenti nella capitale della sartoria: cinque tappe per non sbagliare. di GIANCARLO MARESCA SAPER VESTIRE? CI VUOLE STOFFA na visita a Buccafusca, in Via Chiaia n. 43, permette di immergersi nel mondo maschile più vero, fatto di serietà e tradizione. Altrove troverete arredi più sfarzosi, prodotti più ammiccanti, ma in tutta Italia vi sono pochi luoghi come questo, dove si può toccare la concretezza di una qualità che si sceglie per la durata, non per gli effetti speciali. Non avendo mai fatto saldi in quasi settantacinque anni di attività, il magazzino non si vuota delle cose che non vanno di moda. Così diventa un forziere dove riemergono cose di cui si è solo sentito dire, come le calze senza elastico da tenere su con la giarrettiera, o i colli staccabili. Specialisti nella camicia, che offrono con un rapporto qualità prezzo strabiliante, il motto della casa è arrivederci, perché il cliente torna immancabilmente. U Cilento & F.llo, in Via Medina n. 61, vanta una storia di otto generazioni che sarebbe un po’ difficile concentrare in poche righe. Il settore dei tessuti, sia per abiti che per camicie, è ai massimi livelli su scala nazionale. Volendo, la ditta offre per entrambi un servizio su misura, rigorosamente artigianale. Splendida la proposta di calzature, che alle grandi case aggiunge una modellistica esclusiva e la possibilità di ulteriori personalizzazioni. Gagliarda la tavolozza di polo e camicie in filo, amate da quel pubblico partenopeo che da sempre sa distinguersi nelle destinazioni estive più raffinate. Dai profumi alle bretelle, dalla pellet- 24 teria ai panama, è difficile chiedere o anche solo desiderare qualcosa che Ugo Cilento non abbia già selezionato. Senza riscontri la biancheria e i tovagliati su richiesta. In questo campo, la sua famiglia ha oltre due secoli e mezzo di esperienza. Nella sua Fenomenologia dello Spirito, Hegel scrisse: “Il noto, proprio perché noto, non è conosciuto”. Una notizia che circola ed è a disposizione di tutti ci offre della conoscenza solo una sensazione, mentre il vero sapere è quello che si acquisisce in prima persona. E’ con questo spirito di ricerca, che suggerisco una visita a E.Marinella. Dimenticate il passato e per questa volta non fermatevi al banco, che un meritato successo ha parzialmente trasformato in uno spaccio di regali e souvenir. Chiedete accesso al laboratorio, situato a poche decine di metri. Lì scoprirete cose uniche, come la sezione dedicata solo al restauro. Quando una cravatta entra in cura, il nome del gentiluomo che la ama a tal punto da tentare qualche rischiosa operazione pur di salvarla, è annotato a mano, in un registro verde, come se l’elettronica non fosse mai esistita. Salendo nello show room, chiedete poi dell’ultima, immaginifica trovata. Maurizio, tenacemente legato alle manifatture inglesi, ha fatto realizzare quindici disegni nati tra gli anni Quaranta e Cinquanta, utilizzando i materiali e le tecniche dell’epoca, infinitamente più complesse di quelle attuali. CHIAIATOURLUGLIO2008 DANDYTOUR Pupetto di Sirignano, le regole di un latin lover di ALDO DE FRANCESCO In un mondo senza regole, tornano utili e attuali anche questi comandamenti dell’amore, lasciati dal principe dei latin lover Pupetto di Sirignano, uno degli ultimi e autentici dandy made in Naples, e da me raccolti. Furono argomento di una conversazione tenuta a Capri, agli inizi dell’agosto del 1995, su un cortese invito del Principe. TRA LE DONNE scegli preferibilmente la prossima. Non ho mai dato un giudizio sulla donna perché non mi ha mai dato il tempo per pensarlo. Un’operazione filologica ed estetica di valore inestimabile. In un acquisto personale, la prima cosa che si guarda e la qualità. Quando si pensa ad un regalo, ci si preoccupa anche dell’originalità. Esiste da un annetto un posticino che risponde ad entrambi i criteri, aggiungendoci fantasia ed esclusività. Si tratta di Vigneri Luxuries, in Via Carlo Poerio n. 89, che intorno ad un’officina orafa che crea internamente quasi tutti i modelli che commercia, ha sviluppato una ricerca di oggetti particolari. Giuseppe Vigneri, grazie anche ai contatti di suo figlio Costya, che costruisce orologi in Svizzera, è un autentico specialista dell’orologeria di alta gamma e grazie ad una rete di rapporti internazionali privilegiati è forse a Napoli l’uomo che più di ogni altro è in grado di “beccare” il pezzo raro al prezzo giusto. Notevole l’offerta di cinture in rettile, anche con fibbie in metalli pregiati, un lusso tradizionale e poco appariscente per gusti estremamente raffinati. Non mancano prodotti più accessibili eppure altrettanto unici, come le sorprendenti fragranze de “Le maitre parfumier et gantier”, di cui è esclusivista. Chi dice che la sartoria non ha futuro? Che manca il ricambio, che tutti i maestri sono ormai settantenni? Napoli smentisce queste voci con una leva giovanile forse non massiccia per numero, ma certamente interessantissima per stile e qualità. Chi abbia voglia di scoprire un talento emergente, resterà senz’altro sorpreso dalla pulita classe di Giuseppe Uccello, che non ha nemmeno trent’anni e già da tre gestisce una sua sartoria indipendente. Il laboratorio è in Via Cavallerizza a Chiaia n. 8, tel 081.19572398. Grazie ad un apprendistato con maestri veramente tali, Uccello domina con serenità tutta la materia e cuce internamente anche i pantaloni, diversamente dalla gran parte delle nostre sartorie. La sua linea è dinamica, direi più fisica che intellettuale, per chi nel vestire cerca anche una valorizzazione fisica e magari la sensazione di qualche annetto di meno. Molto curati gli interni, sia le fodere che le tele, nella ricerca specifica di un comfort che restituisca ala giacca il suo posto di capo maschile per eccellenza: il più bello, il più pratico, il più fresco. 25 Io non ho ricevuto alcuna educazione sessuale, sono stato un orecchiante. Essendo però molto sensibile alla musica, mi è andata sempre bene. Comunque i risultati più esaltanti li ho ottenuti quando ho improvvisato. IL CORTEGGIAMENTO è un’arte, non sprecatela per fretta. Gli animali, che non sono intelligenti come l’uomo, lo hanno capito, e impiegano mesi a farlo nel modo migliore. Non credete alle leggende sulla frigidità delle americane, che sarebbero poco inclini all’eros. Io vi assicuro: sono quanto di meglio possa augurarsi di incontrare un uomo. Fresche, profumatissime e «dollerosissime». Qualche occhiata non basta a conquistare una fanciulla. Ci sono ragazze che guardano dentro: spiando il vostro portafoglio quando pagate un rinfrescante Pernod. UN CONSIGLIO AI GIOVANI SPOSI - me lo diede Filomena una nostra fantesca ottantenne - portatevi nella camera da letto una coppia di conigli, sono uno stimolo alla prolificità. Io l’ho portata e ne ho visto subito i benefici. Manifestate il vostro amore con i fiori, ho inviato tante begonie da ripopolare l’Amazzonia. Non fate però passare troppo tempo tra l’ omaggio floreale e il primo bacio. Spesso un flirt, se non è ben alimentato, dura poche ore. Ascoltate amorevolmente le donne che si presentano, dicendo: «La mia storia è troppo lunga per raccontartela». Non vi faranno perdere tempo: sono già pronte a iniziarne un’altra con te. NON VI INTESTARDITE con le cene a lume di candela, basta il chiarore della luna ad accendere un amore. Con tutto il rispetto per Shubert e Mendelssohn, nelle messe nuziali farei cantare «Luna Caprese». CHIAIATOURLUGLIO2008 LE SONANTI MUSICATOUR TAPPE DALLA CHIESA Graziella alla Villa Belvedere, da Palazzo Carafa di Maddaloni a Villa Doria d’Angri: il sorprendente itinerario di sette luoghi che hanno scandito la storia musicale della città. di MASSIMO LO IACONO na Chiesa, un palazzo, due teatri, la «Villa comunale», due dimore private: sette luoghi che fanno parte un po' a sorpresa dell'articolata storia musicale di Napoli. Luoghi s'intende poco o affatto noti per questo loro aspetto sonante. La chiesa è la Graziella in una traversa di via Medina, lato mare, via S. Bartolomeo, chiesa piccola, chiusa, illustrata anche da un pannello, ma ignorato dai più, sebbene preciso, posta nella strada maggiore, vicino alla rampa di scale che porta ad essa. È quanto resta del teatro di San Bartolomeo, il teatro vicereale dell'opera seria di Napoli, predecessore del San Carlo, quale massimo teatro della città. Il palazzo è il Palazzo Carafa di Maddaloni, con facciata principale sulla via omonima, nella parte estrema di Toledo (verso piazza Dante) su cui prospetta con una poco leggibile facciata laterale: la storia recente è brutta, ma con spunti incoraggianti. Ospita da poco il «Centro Italiano di Musica da Camera», inventato e curato dal pianista Dario Candela, con quasi tutta la biblioteca che fu di Mario Pilati. Il suo splendido salone delle feste, inagibile dalla Seconda Guerra Mondiale, nel palazzo danneggiato dalle bombe dell'epoca e mai recuperato nonostante appelli (tenui, forse) alle disinteressate autorità locali, è a tutt'oggi ricordato da molti anziani nel suo fulgore: vi suonarono Bartok, Ravel, Prokof'ev! I due teatri legati molto autorevolmente alla musica, che ancora ogni tanto ospitano, sono il Mercadante, ovvero teatro del «Fondo» ed il Bellini: qui cantò il giovane Caruso nel 1895, ma soprattutto la popolarissima «Carmen» di Bizet, U 26 qui risorse nel 1879 a gloria imperitura, cantata in italiano, spiritualmente cambiata un po’ da Opera-comique ad opera protoverista. Il «Fondo» sede privilegiata, tra i teatri reali, per l'opera buffa, ospitò prime memorabili, supplì due volte il San Carlo sia nel 1816, perché chiuso dopo l'incendio famoso, ospitando l'opera seria, quindi la prima dell'«Otello» di Rossini, sia di nuovo nel 1990, perché chiuso per lavori. La Villa comunale è luogo musicale per la splendida «Cassa armonica» di Alvino, ove si tenevano concerti per banda famosi, diretti anche dal maestro Caravaglios, per l'«Acquario», ove passeggiavano Picasso e Strawinsky (che lo ricorda nelle «Cronache della sua vita»), ma c'è pure una parentela tra il fondatore Dohrn e la famiglia Furtwaengler, e per il monumento a Thalberg, nella parte estrema verso Mergellina, “creatore” della scuola pianistica di Napoli. Le due ville memorabili anche per l'evidenza nel panorama di Napoli sono Villa Doria d'Angri all'inizio di Posillipo e Villa Belvedere al Vomero. Nella prima, Wagner, con Humperdink come “famulus”, compose buona parte del “Parsifal”, come ricorda una lapide posta all'interno (peccato per il turista colto e curioso!). A villa Belvedere c'era il Cenacolo musicale dell'insigne maestro Ernesto Rocco, che ha ospitato tanti solisti, ed ha ospitato i primi passi di Paolo Spagnolo, Aldo Ciccolini etc.(la storia andrebbe scritta!) ed oggi c'é la più bella raccolta di documenti musicali di Napoli, tutta dedicata a Rossini, punto di riferimento mondiale, per lo studio del melodramma italiano del secolo XIX. CHIAIATOURLUGLIO2008 TUTTO quello che c’è da sapere per un’estate nel segno della musica e del divertimento. Ricca la carica delle stelle che si esibiranno in Campania: su tutti R.E.M, Wayne Shorter, Ranieri, Cammariere, Britti, Veloso, Biondi, Noa e Tricarico. EVE NTI festival, mostre, sagre, concerti, teatro EVENTI Napoli, la carica delle superstar Anche quest'anno sono molti i Festival e le manifestazioni live che riempiranno l’estate 2008, in Campania. Su tutti spicca il Carpisa Neapolis Festival che, nello spazio della Mostra d'Oltremare, ospiterà, in 3 date, artisti nazionali e non, di tutto rispetto. Il 17 Luglio, ad aprire le danze, ci penseranno i Massive Attack, collettivo musicale che nel corso degli anni ha visto innumerevoli voci alternarsi sui beat trip hop, da Tricky a Sinèad 'O Connor, da Mos Def a Tracey Thorn. Seguiranno gli Almamegretta che vedranno il tanto atteso ritorno di Raiz al microfono, tra dub e tradizione napoletana, tutto da ballare. Il 23 Luglio gli ospiti di punta saranno i R.E.M.: la band, capitanata da Michael Stipe, porterà sul palco tutta l'adrenalina rock del loro ultimo album, Accelerate, oltre ai loro maggiori successi. Il giorno seguente sarà la volta del rock targato Italia: ci sarà l'atteso ritorno dei Bluvertigo, i Baustelle e l'irriverente ironia di Elio e le Storie Tese. Tornano anche i Duran Duran che il 22 Luglio saranno all'Arena Flegrea col il Red Carpet Massacre tour. Per gli appassionati dei ritmi calienti e latini, vi consigliamo lo spettacolo di suoni e coreografie cubane di David Calzado e la sua Charanga Habanera, il prossimo 15 Luglio, nello spazio aperto della Casa della Musica Federico I presso il Teatro Palapartenope, inserito nella rassegna Napoli Blues & World Music Festival. E questa 9° edizione della rassegna prevede anche un grande ritorno: John McLaughlin, una pietra miliare del rock, che il 16 Luglio suonerà all'Arenile di Bagnoli, un evento irripetibile. E per tutti gli amanti della dancefloor, l'Arenile è una tappa fondamentale. Tra le innumerevoli serate a suon di dance vi segnaliamo il dj set di Ninja, batterista dei SubsOnicA, il 18 Luglio, mentre il 26 si potrà ballare sulla selezione house di Little Louie Vega from Angels Of Love, il dj newyorkese che da anni scatena le piste di mezzo mondo. 28 13 LUGLIO CAETANO VELOSO Nella splendida cornice della reggia di Caserta, il 13 Luglio si esibirà lo straordinario cantautore di musica brasiliana, Caetano Veloso, che porterà tutte le atmosfere della sua terra natale, il Brasile appunto, tra bossanova e fado, per l'unica data al Sud Italia che anticipa la 38° edizione del Settembre al Borgo. I del Polo Jazz Village, ci sarà Wayne Shorter, lo straordinario sassofonista statunitense leader dei Weather Report. 24 LUGLIO MARIO BIONDI 17 LUGLIO WAYNE SHORTER Leuciana Festival (a Belvedere di San Leucio): il 24 Luglio, concerto dal sapore soul-jazz: Mario Biondi e The Crusaders. Così la voce più calda dell'attuale panorama soul incontrerà lo storico gruppo di Joe Sample: non mancheranno emozionanti duetti. Il 17 Luglio al Polo delle Qualità, per la prima edizione della rassegna 30 LUGLIO THE YELLOW JACKETS Sul palco del Polo delle Qualità di Marcianise (CE) un gruppo monumentale della storia del rock-jazz: «The yellow jackets». Il gruppo propone una fusion armoniosa e godibile. Accanto a R. Ferrante (piano), B. Mintzer (sax), J. Haslip (basso) e M. Baylor (batteria) ci sarà Mike Stern (chitarra). CHIAIATOURLUGLIO2008 EVENTI Ravello Festival, carnet da sogno alla letteratura. Vi segnaliamo alcuni eventi da non perdere. Sabato 12 Luglio: Uri Caine si esibirà in «L'altro Wagner», elaborazioni dello stesso jazzista su musiche di Richard Wagner. Nella Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo, il 24 Luglio, Danilo Rea porterà dal vivo il suo «Reminescence», rivisitazioni tra jazz ed elettronica di arie d'opera e celebri standard classici. Il 2 Agosto, invece, ci sarà il concerto per solo piano del compositore torinese Ludovico Einaudi, al Belvedere di Villa Rufolo. E sempre al Belvedere, la notte di San Lorenzo, sarà di scena la Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Aurelio Canonici per l'affascinante Concerto all'Alba che si concluderà con le note del «Mattino» di Edvard Grieg. Sarà un lunga e intensa estate per Massimo Ranieri che, dopo aver presentato «Napoli, versi e diversi», inserito all'interno del cartellone del Ravello Festival 2008, ritornerà al Teatro Augusteo dal 12 al 16 Luglio con «Canto perché non so nuotare… da 40 anni», lo spettacolo che celebra i 40 anni della sua sfavillante e prestigiosa carriera. Il Ravello Festival 2008 (www.ravellofestival.com), tra le rassegne musicali più importanti dell’anno, si protrarrà fino a al 31 ottobre con 143 eventi tra musica, danza, cinema, e quant'altro sul tema della diversità che coinvolgeranno 850 artisti per 127 giorni. Il programma spazia dai concerti di musica da camera a quelli sinfonici, agli spettacoli di danza, oltre che sezioni dedicate al cinema e Estate al Madre MONTEMARANO, AGOSTO CON TRICARICO Agosto di musica e tradizioni a Montemarano, paese a 24 km da Avellino, famoso per il vino e la tarantella. 14 agosto: Espedito De Marino in «Folk to Folk»; 17 agosto: Festa del Bosco; 18 agosto: Festa dell’emigrante (musica e degustazione di prodotti tipici); 22 agosto: spettacolo musicale con Tricarico, rivelazione dell’ultimo Festival di Sanremo; 23/24 agosto: Estaborgo, musica e degustazioni per le vie del centro antico del paese. 29 Per tutta l'estate il Madre, il museo d'arte contemporanea in via Settembrini 79 (Na), trasforma il cortile interno in un palcoscenico a cielo aperto per ospitare tutti i giorni (escluso il martedì), fino all'8 settembre, spettacoli di arte varia. L'iniziativa, denominata «Un'Estate al Madre», prevede appuntamenti con teatro, musica, danza e cinema. Nel dettaglio: lunedì, mercoledì e venerdì saranno dedicati alla musica; il giovedì sarà la giornata del teatro e della danza; infine il sabato e la domenica saranno dedicati al cinema. La scaletta prevede 4 serate di jazz, 20 serate di musica, 20 serate dedicate al cinema d'autore e 10 eventi di prosa e danza. L'inizio degli spettacoli è per le 21.30, ma il Museo prolungherà la sua apertura fino a mezzanotte, caffetteria e ristorante compresi. CHIAIATOURLUGLIO2008 MUSICA IN IRPINIA Mercogliano (Avellino): Noa con l’Orchestra Ico della Magna Grecia, il 27 luglio si esibirà all'interno della XXVI° edizione della manifestazione «Musica in Irpinia» per uno show dove interpreterà i più grandi successi della musica classica. Noa, artista impegnata nell’uso della musica come strumento di riavvicinamento tra popoli in conflitto, stavolta rilegge il repertorio colto. GIOVANNI ALLEVI Leuciana Festival a Belvedere di San Leucio: il 18 Luglio è di scena il pianista Giovanni Allevi col suo Evolution tour, accompagnato dall'Orchestra Sinfonica de I Virtuosi Italiani, per un concerto di musica classica contemporanea. Flegreainarte, jazz e miti zolo e la sua band e il 3 la «Musica nuda» di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. Poi il 4 sarà la volta poi di Franco Castiglia e Alessandra D'Ambrosio, regia di Carlo Cerciello, per la pièce teatrale «Di.. versi in amore». Il 5 settembre c'è il teatro al Tempio di Apollo: «Didone» con Isabel Russinova per la regia di Manuel Gilberti. Al Castello di Baia, il 10 settembre sarà la volta del «don Chisciotte» di Patrizio Marrone, il 12 dei Cantori di Posillipo e il 13 della Sinphonica Phlegrea diretta da Raffaele Lopez. Poi, il 16, la musica classica “Pensavo fosse Bach” di Mario Brunello, violoncellista. Dal 10 al 12 settembre, invece, «Libri di mare, libri di terra» rassegna letteraria a cura dell'associazione “Il diario del viaggiatore”. Terza edizione di Flegreinarte in programma da luglio ad ottobre. Il 22 luglio, nell'Anfiteatro Flavio, musica contemporanea con Richard Galliano e il Solis String Quartet e il 23 con la musica classica dei Solisti di Napoli diretti da Susanna Pescetti. A fine agosto lo scenario sarà il Tempio di Apollo sul lago d'Averno: il 26 «Ione» di Euripide con Ernesto Lama, Sebastiano Trincali, Cinzia Maccagnano e Stefano Annoni (regia di Aurelio Gatti); il 27 musica contemporanea con il trio di Cecilia Chally e il 29 musica classica con le melodie di Franch Part, il violino di Francesco D'Orazio e il pianoforte di Gianpaolo Nuti. Il 1° settembre musica di Chopin con il maestro Roberto Prosseda. Dal 2 settembre il Rione Terra sarà centro di musica jazz. L'inaugurerà Marco Zur- ALEX BRITTI SAGRA DEL LIMONE 29 agosto/Conza (Av) Massa Lubrense (na) Irpinia nel segno della musica di qualità: in questa estate 2008 molto pop e parecchio jazz. La voce, l’estro e la chitarra di Alex Britti saranno protagoniste nel tour Unplugged del cantautore amato dai giovanissimi che il 29 agosto sarà a Conza della Campania (AV) in piazza Pertini. 19 e 20 luglio, Massa Lubrense, la «Sagra del limone», simbolo della costiera sorrentina. 22 luglio, Atrani, la «Festa di S. Maria Maddalena»» con processione navale e fuochi d'artificio. 31 agosto e 1 settembre, Amalfi e Atrani, il «Capodanno Bizantino» con corteo storico e palio FESTA DEL BOSCO Perito (Salerno) Come ogni anno, nel piccolo centro cilentano di Perito dal 6 al 13 agosto, appuntamento d’obbligo per gli amanti dei prodotti tipici locali con la «Festa del Bosco». Da provare i cavatielli e le fantastiche «ciaule». cavalleresco . 30 CHIAIATOURLUGLIO2008 EVENTI TANO TANGO FESTIVAL Tango sotto le stelle, tango sul mare. 6° edizione del «Tano Tango Festival». Dal 9 al 14 settembre, 5 giorni di full immersion nel mitico ballo argentino nei castelli e nelle location storiche di Napoli: Castel Nuovo, il Maschio Angioino, il Grand Hotel Parker's, il Circolo Ufficiali della Marina, il Circolo Ilva di Bagnoli saranno le tappe della kermesse che prevede l'esibizione di maestri storici, serate danzanti e concerti. Per saperne di più visita il sito www.tanotango.it Info: 081.2428567 Palcoscenico Capri Capri come un palcoscenico: intensa l'estate degli eventi. Ecco l'agenda. Il 20 luglio, alla Certosa di San Giacomo, i «Cantori di Posillipo» in un concerto di musica classica napoletana dal '500 in poi. Il 28 luglio, sempre alla Certosa di San Giacomo, si esibisce il cantautore Sergio Cammariere. Per tutto agosto, nei Giardini della Flora Caprense, un nutrito cartellone di cabarettisti napoletani e, al Porto di Marina Grande, discoteca all'aperto con Dj Fargetta. Il 10 agosto, sul Molo Pennello di Marina Grande, è di scena Massi- mo Ranieri. Il 12 agosto, alla Certosa di San Giacomo, la performance della grande cantante americana Dionne Warwick. Il 21 agosto, a Marina Grande, il concerto di Ron. Il 7 settembre, nella zona di Villa Jovis, arriva la Piedigrotta Tiberiana: spettacoli musicali e degustazione di prodotti tipici. Il 14 settembre, a Marina Grande, in occasione della festa di Santa Maria della Libera, spettacolo canoro e fuochi pirotecnici. Il 15 settembre, alla Certosa di San Giacomo, Gianna Nannini in concerto. 29 LUGLIO/CAPRI Premio Faraglioni E' fissata per il 29 luglio la quindicesima edizione del Premio Faraglioni. Alla Certosa di San Giacomo saranno premiati, con un riconoscimento alla carriera, i più importanti personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e dell'arte. L'iniziativa è firmata dalla Pro Loco Capri. SETTEMBRE/CAPRI XI Rassegna Culturale Il settembre caprese ospiterà l'XI edizione della Rassegna Culturale, curata dall'Istituzione Cultura Capri. In agenda spettacoli musicali e mostre nelle cornici suggestive di Tragara, Parco Augusto, Flora Caprense e Villa Fersen. Doppio Rum Oyster Bar Un'ostrica doc da gustare con calcolata libidine? A Napoli è un vero miraggio. Magari capita, ma poi non supera la prova palato. Da oggi, invece, il cibo degli dèi è a portata di mano ed è divina anche la location in cui consumarlo: è un angolo di lungomare, infatti, in via Cesario Console 3, quello in cui si è insediato il «Doppio Rum-Oyster Bar». I connotati, almeno quelli notturni, sono quelli del ritrovo esclusivo: una scelta voluta da Arturo de Vivo, veterano della ristorazione e del by night cittadino, e dal suo socio Nicola Movente. L'impostazione d'élite, ovviamente, si riflette anche nel design sobrio e garbato degli ambienti: tinta color panna alle pareti, la morbida curva di un bancone a emiciclo, luci discrete, tutto è all'insegna del vintage più raffinato. All'esterno, poi, un gazebo fiorito quale naturale pendant, con tavoli e vista sul golfo. Al «Doppio Rum-Oyster Bar» la liturgia del piacere è costruita verticalmente intorno ad una serie di fasce orarie. Il locale, infatti, apre i battenti alle 7 di mattina come bar classico con tanto di caffè, cornetto e snack assortiti. Alle 17 si attiva come tea room. La sera, invece, il clou dell'offerta: è il momento dell'American Bar che dura fino a notte inoltrata. Sui tavoli, sua maestà l'ostrica (provenienza francese) fa il suo ingresso da star, adagiata sul ghiaccio: la Casa consiglia l'abbinamento con un Prosecco di classe. Nel bicchierino degli intenditori, poi, c'è l'altra priorità del locale: rum da tutto il mondo, invecchiato almeno trent'anni. Chi si dirotta sul vino, invece, ha a disposizione i migliori bianchi secchi della Campania. Il target del Doppio Rum è quello del turismo di alto profilo e del mondo delle professioni. DOPPIO RUM Via Cesario Console, 3a - Napoli Telefono: 081.17169550 Email: [email protected] 31 CONSIGLI HOTEL CARAVAGGIO Il primo 4 stelle nel centro antico della città, ospitato nelle suggestive architetture di un secentesco palazzo gentilizio, arredato con estrema cura del dettaglio. L’Hotel propone ambienti d’epoca, caratterizzati dalla pavimentazione originale in pietra vesuviana, e moderne camere e suite, di cui alcune con gli originali soffitti in trave. Alle spalle del Duomo, in posizione ideale per raggiungere in pochi minuti, a piedi, i principali monumenti della città, le Università e le vie dello shopping. La struttura, dotata delle più moderne attrezzature per ogni tipo di richiesta, è stata progettata in armonia con l’ambiente in cui nasce e lascia vivere all’ospite un’atmosfera calda ed accogliente in perfetto equilibrio fra antiche emozioni e moderno design. HOTEL CARAVAGGIO Piazza Cardinale Sisto Riario Sforza n 157 - Napoli Tel 081. 2110066 Fax 081. 4421578 [email protected] www.caravaggiohotel.it Sabina Albano Gallery La gallery è visitabile tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00. Dallo show-room sovrastante si accede facilmente a uno spazio espositivo dalle dichiarate atmosfere minimaliste e newyorkesi, in cui a dettar legge sono la raffinatezza e l’amore per il bello. Un open space essenziale ma accogliente, in cui si alternano mostre di pittura e fotografia a esposizioni di oggetti d’arte e alto artigianato, oltre che a performance di moda, il cui tratto comune resta un’attenzione privilegiata ai fermenti più interessanti di arte e moda contemporanee. SABINA ALBANO MODART GALLERY Vico Vasta a Chiaia n. 52/53 - Napoli Telefono + 39 081.421716 [email protected] www.sabinalbano.it REGALA UNA CENA AL NAPOLI SOSCIA Una cravatta? E se non gli piace? Un libro? E se l’ha già letto? Come si fa a fare un regalo che piaccia e che non finisca inutilizzato in fondo a un cassetto? Semplice! Si regala una cena al Napoli Soscia. Presso l’ Associazione sono disponibili degli eleganti couponregalo, di vari prezzi, che rappresentano un’idea originale e di sicuro gradimento. NAPOLI SOSCIA Via Ascensione, 6 - Napoli Telefono 081 411658 [email protected] CONSIGLI LA BARBERIA SANTA LUCIA FREEDOM RESIDENCE Elegante, raffinata, «La Barberia» di Gianni Cirillo (nella foto con Enzo Cirillo) è il posto ideale per prendersi cura della propria immagine. Luogo ricercato e prestigioso, ha sede nella signorile via Crispi, salotto buono della città. Tagli classici e trendy eseguiti con abilità e competenza e i servizi di manicure, pedicure, UVA. Il Santa Lucia Freedom Residence, dai caldi colori mediterranei, vi accoglie nei suoi eleganti e confortevoli appartamenti, dotati di aria condizionata, telefono, tv, frigorifero, internet wireless gratuito ed alcuni di essi con angolo cottura. Molti dei nostri clienti considerano la nostra struttura come la loro casa a Napoli. FREEDOM RESIDENCE Via Santa Lucia, 50 - 80132 Napoli Tel. 081.7642011 - Fax 081.2451005 [email protected] www.freedomresidence.com LA BARBERIA Via Francesco Crispi, 15 - Napoli Tel. 081.660553 HAIR’S STYLE DI ROBERTO TOSCANO Offrire un servizio di qualità, ricercare il benessere del capello, creare stili di carattere capaci di adattarsi alla personalità di ogni cliente. Questo è Hair’s Style di Roberto Toscano. Visita il sito www.hairsstyle.it ed entra in un mondo glamour e di classe che puoi ritrovare nello showroom di via Martucci 36. SABA REGINA DI VIAGGI CON NOI IN VACANZA DA UN PARADISO…ALL’ALTRO Servizi Incoming- Outgoing-Biglietteria AereaFerroviaria-Navale-Escursioni-Trasferimenti -Incentive Corso Vittoria Colonna, 140 - 80077 Ischia (Na) Tel. 081.3334414 - Fax. 081.983126 www.sabareginadiviaggi.it - [email protected] HAIR’S STYLE Via G. 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Insegna e scrive per il piacere di condividere il sapere con gli altri. Tra i suoi libri preferiti «Il fucile da caccia» di Inoue Yasushi, tradotto da un suo ex alunno. giancarlo maresca «Napoli è ‘nu paese curioso, è ‘nu teatro antico, sempre apierto. Ce nasce gente ca senza cuncierto scenne p’ ‘strate e sape recità. Nunn’è c’ ’o ffanno apposta, ma pe ‘lloro ‘ o panurama è ‘na scenografia, ‘o popolo è ‘na bella cumpagnia, l’elettricista è Dio ch’ ‘e fa campà». (E. De Filippo) Eduardo e Totò, foto dell’Archivio Ruggieri 34 Nato nello stesso giorno di Martin Lutero e Diego Armando Maradona, è probabile che l'avvocato Giancarlo Maresca abbia passato più ore in sartoria che in tribunale. Da sempre si interessa dell’immaginazione maschile e ne scrive sia sulla rivista Monsieur che sul sito www.noveporte.it, sede virtuale del Cavalleresco Ordine dei Guardiani delle Nove Porte, di cui è Gran Maestro. Fumatore incrollabile, nemico delle stoviglie di plastica, della musica onnipresente, dei cuochi che non cucinano, è diventato difficile vederlo in giro, ma il suo sguardo arriva comunque lontano e coglie nel segno. giuseppe maria montuono Nasce a Napoli nel 1968, ha vissuto il terremoto del 1980 e la vittoria nei mondiali di Spagna del 1982. Svolge la professione di architetto, ma a Napoli… Vive con Francesca ed un piccolo beagle di nome Tirso, ed è amico fraterno di Diego Nuzzo. diego nuzzo è nato a Napoli nel 1966 nello stesso giorno di Paolo Maldini e di Claudio Abbado. Ha fatto il pubblicitario e l’architetto. Ma preferisce essere ricordato come libraio. Ama Mozart, Shakespeare e Pontormo. CHIAIATOURLUGLIO2008