A R T E • M O D A • R E L A X • PA S S I O N I • E V E N T I • T U R I S M O • P E R S O N A G G I
CHIAIAtour
Speciale Chiaia Magazine • luglio 2008
www.chiaiamagazine.it
caro vieni
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RIAPRE NAPOLI
IN QUESTO NUMERO
FRANCOBOLLI LETTERARI • CAFFÈMANIA • INNO AL BALCONE
• CAPOLAVORI SEGRETI • LE VIE DEL CINEMA • TAPPE MARINE
TRA ISOLE E SORPRESE • ANDAR PER VIGNE E CANTINE • LE
STORIE ARTIGIANALI • SHOPPING DA DANDY • LE MASSIME
DI UN LATIN LOVER • ITINERARI MUSICALI ALTERNATIVI
EDITORIALE
Riapre Napoli
apoli riapre. Ma ha mai chiuso? Purtroppo si.
La porta del Mediterraneo era inaccessibile
perché davanti c'erano cumuli d'immondizia. Ora
che i rifiuti li stanno portando via, almeno
l'ingresso è libero. Una notizia che va diffusa, a
nostro parere, al più presto possibile, con un
invito scritto, come si fa nelle migliori occasioni.
E, poiché nella città «tribale» per eccellenza il
metodo più efficace per il successo di un evento
resta il classico «passaparola», è agli stessi
napoletani che abbiamo voluto suggerire di
invitare amici e conoscenti a visitare la città.
Chiaiatour nasce per questo: per diffondere la
«buona novella» e raccontare il bello di Napoli. Di
tutta Napoli. In un certo senso, è l'alter ego di
Chiaia magazine: l'uno racconta le bellezze e
l'altro le criticità, cercando il più possibile di farlo
con passione e buonsenso. Il primo numero di
quella che sarà una pubblicazione quadrimestrale
(a dicembre il prossimo), non poteva non
cominciare con una «introduzione» alla
napoletanità, affidata a quegli scrittori che hanno
realmente amato la città, raccontandone virtù,
vizi e meraviglie. Francobolli letterari da spedire a
chi troppo frettolosamente ha liquidato Napoli,
dimenticando la sua forza poetica e turistica. Una
forza che resiste e che continua a germogliare,
tanto da offrire al viaggiatore, oltre ai classici
percorsi, una miriade di opportunità. Tra queste
cominciamo a suggerirne alcune, con sette
itinerari a tema che svelano capolavori nascosti,
incredibili artigiani, manifatture sartoriali, vigne
con vista e luoghi musicali, terminando con gli
eventi dell'estate più significativi.
Riapre Napoli. Passaparola.
N
SOMMARIO
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COVER STORY FRANCOBOLLI NAPOLETANI
ARTETOUR A CACCIA DEI CAPOLAVORI SEGRETI
CINETOUR CIAK SI... GIRANAPOLI
MARETOUR I CONSIGLI DI PIPPO DALLA VECCHIA
ENOTOUR CAMERA CON VIGNA
ARTIGIANATOUR LO SCRIGNO DELLE TRADIZIONI
DANDYTOUR SAPER VESTIRE? CI VUOLE STOFFA
MUSICATOUR SETTE TAPPE ALTERNATIVE
La citazione
«Ascoltate amorevolmente le donne che si presentano, dicendo «la mia
storia è troppo lunga
per raccontartela».
Non vi faranno perdere tempo: sono già
pronte a iniziarne
un’altra con te. Ricordatevi sempre
che le piccole bugie aiutano l’amore, le grandi, invece lo afPupetto di
fossano.»
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Sirignano
Laura Cocozza
CHIAIATOUR - SPECIALE DI CHIAIA MAGAZINE LUGLIO/AGOSTO 2008 - IUPPITER EDIZIONI
m a ga z i n e
CHIAIA
DIRETTORE. EDITORIALE
Nino De Nicola
DIRETTORE RESPONSABILE
Alvaro Mirabelli
DIRETTO DA
Laura Cocozza
ART DIRECTOR
Massimiliano De Francesco
HANNO COLLABORATO
Rita Giuseppone, Gianluca Massa,
Francesco Ruggieri
CHIAIAtour
SOCIETÀ EDITRICE
Iuppiter Group
Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli
Tel.: 081 19361500 - Fax: 081 2140666
STAMPA
Arti grafiche Litho 2
Via Principe di Piemonte, 118 Casoria
Chiaiatour, supplemento al numero in corso di
Chiaia Magazine/Reg. Tribunale di Napoli n. 93
del 27 dicembre 2005
CONCESSIONARIA PUBBLICITARIA
Dedacom
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Chiaiatour è interamente scaricabile dal sito
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COVERSTORY
PERCHÉ bisogna venire a
Napoli? «Perché ne vale la
pena e la spesa», scriveva
Rea. Ripercorriamone virtù
e bellezze con le parole
degli scrittori che l’hanno
amata davvero.
a cura di MASSIMILIANO DE FRANCESCO
FRANCOBOLLI
NAPOLETANI
i sono sempre meravigliato dei giudizi espressi su Napoli da viaggiatori di comodo e, soprattutto, dagli inviati
speciali. Arrivano o sbarcano a Napoli, vi rimangono un
paio di giorni, facciamo tre e anche quattro e, con la più badiale
tranquillità di questo mondo, sputano sentenze, assolvono, condannano; lasciando esterrefatti noialtri che ci viviamo, per magnanimi lombi, da quattromila anni o almeno dal tempo in cui
il giovane Nerone, appassionato di canto, per avere un applauso,
issava il suo palcoscenico in questo pezzo dell'universo che nacque
come metropoli.
Domenico Rea, Il fondaco nudo, 1985
M
IL RUBINO GIGANTESCO
Togliete a Napoli il Vesuvio, e la voce incantata della sirena avrà perduto per voi le sue più dolci armonie. Scendete
alla riva di Santa Lucia, o a Mergellina; salite alla rocca di
Sant'Elmo, al Vomero, a Posillipo, a Capodimonte, od in qualunque altro luogo donde si scorga la sua mole fantastica,
e contemplate. Le vostre pupille si avventeranno inebriate,
come baccanti aeree, attraverso al duplice azzurro del cielo e del mare; voleranno insaziabili fra tanti prodigi della
creazione, dal solitario Miseno all'addormentato Epoméo,
e giù per il mare biancheggiante di vele, all'arido scoglio
di Tiberio ed alle balze di Sorrento, eternamente avviluppate nel loro poetico manto di verdi aranceti, e voleranno
e voleranno affascinate in una corsa senza freno, finché incontrata la fumante cima del vulcano si poseranno stordite. Il Vesuvio è il core, è l'anima, è il sunto di tutti gli splendori del Golfo; è il rubino gigantesco che sta come il fer-
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maglio in questa collana di perle composta nel cielo, forse
per adornarne il seno di Venere, e smarrita fra le alghe dal
Genio della spensieratezza.
Renato Fucini, Napoli a occhio nudo, lettera del 1877
IL MARE DEI POETI
Il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le
bellezze. Quanto può ideare cervello umano per figurarsi il
paradiso, esso lo realizza. E’ l'armonia del cielo, delle stelle, della luce, dei colori, l'armonia del firmamento con la
natura: mare e terra. Si sfogliano i fiori sulla sponda, canta l'acqua penetrando nelle grotte, l'orizzonte è tutto un sorriso. Posillipo è l'altissimo ideale che sfuma nella indefinita e lontana linea dell'avvenire; Posillipo è tutta la vita, tutto quello che si può desiderare, tutto quello che si può volere. Posillipo è l'immagine della felicità piena, completa,
per tutti i sensi, per tutte le facoltà. E’ la vita vibrante, fremente, nervosa e lenta, placida ed attiva. E’ il punto massimo di ogni sogno, di ogni poesia. Il mare di Posillipo è quello che Dio ha fatto per i poeti, per i sognatori, per gl'innamorati di quell'ideale che informa e trasforma l'esistenza.
Matilde Serao, Leggende Napoletane, 1880
QUEI GIOVANI SPORCHI DI CELESTE
Sul Vesuvio ci fermiamo a una svolta della strada a guardare il golfo. Vibra un vento che fa sfumare la nebbia sulle cime e il silenzio è completo, ravvivato da qualche colpo lontano di clacson che sorprende per la sua nitidezza.
CHIAIATOURLUGLIO2008
COVERSTORY
Il paesaggio e i colori sono ancora quelli di certa pittura di
genere, col mare e il cielo che si confondono, il rosa delle
fabbriche, l'azzurro brunito delle isole. Tutt'intorno, la lava si è rappresa in forme violente e decorative, qualcosa come la scultura di Moore, ma con un piglio più drammatico
e in quantità strabocchevole. Saltellando su queste rocce vengono verso di noi due giovani sporchi di celeste dalla fronte alle scarpe. Hanno infatti un gran barattolo di questo colore e due pennelli, e vanno dando una mano di tinta ai tralicci della luce. Sono attratti anch'essi dal paesaggio, lo commentano, ci dicono i nomi della pianura, scherzano. Parlano poi del Vesuvio come di un signore scontroso, che però
si rifarà vivo, si tratta di aspettare, ha un carattere suo e ci
vuole pazienza. Hanno l'aria di scusarlo ai nostri occhi per
lo spettacolo interrotto. Poi parlano del loro lavoro, che non
è facile né allegro, ma lo preferiscono a ogni altro, perché
se ne vanno liberi per la montagna e poi «è sempre un lavoro di pittura». Volentieri si fermerebbero ancora, ma debbono tornare giù o altrimenti tutti restano senza luce. Si allontanano canticchiando, ebbri di una felicità carnevalesca
che li rende, così colorati come sono, incredibili.
Ennio Flaiano, Foglietti napoletani, 1957
Scorcio del
Pallonetto di
Santa
Lucia. In
basso: Don
Gennaro De
Crescenzo,
pescatore
leggendario del
Borgo Marinari,
a bordo del suo
gozzo.
UN ANGOLO PERFETTO
Le due di notte. In piazza San Ferdinando. Aspetto che Cesareo manovri con la sua macchina al posteggio, e venga a
caricarmi, e a portarmi a casa. E intanto indugio con lo
sguardo sul fianco sinistro del Palazzo Reale: meglio, sull'attaccatura sua con il Teatro San Carlo. Quale trovata,
quella di saldare così insieme il palazzo del Re, con il teatro in cui il Re andava ad esibirsi in pubblico con tutta la
Corte! E' stata una delle più grandi trovate dell'epoca monarchica. E come è stata eseguita, dal punto di vista architettonico! I due edifici, quelli del Palazzo e quello del Teatro, sono congiunti ad angolo retto; ma l'angolo quasi non
si vede, tanto gli ordini architettonici dei due edifici stessi
sono bene proporzionati e combinati. E poi, quel recinto
sul fianco del Palazzo Reale, e quella cancellata dalle guglie dorate, quel po' di verde cupo sul colore rossiccio dei
muri, tutto è di un grandissimo effetto. Si sente che qui non
ci sono passati soltanto architetti che erano padreterni nel
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CHIAIATOURLUGLIO2008
COVERSTORY
«Dai
balconcini
dell’Hotel Royal
qualche
signorone
che non
guarda
Posillipo,
guarda il
fantasma di
Capri all’orizzonte» (G. Marotta).
loro mestiere; ma che c'è passata una grande Corte, e tutta una forma, in sé conchiusa e perfetta, di civiltà...Ed ecco che, d'un colpo, mi sorprende il ricordo di Longanesi; e
di quanto gli piaceva questo angolo della Napoli regale; e
quante volte egli, dai tavolini del caffè di fronte, lo contemplò: e quante volte disse, che qui, in questo punto preciso, Napoli rivelava meglio, architettonicamente, il suo
carattere di grande capitale. E sulla piazza deserta, vegliata dalle povere «passeggiatrici», e mentre Cesareo sta arrivando, mi punge, una volta di più, sempre vivo, sempre doloroso, il rimpianto dell'amico perduto.
Giovanni Ansaldo, Ore Napoletane, 1960
CHE FAI, PALLONETTO, SENZA DI ME?
Siamo scesi, è domenica, tutti al mare. Lo abbiamo sotto i
piedi, noi del Pallonetto, come sua Eccellenza ha il tappeto. E' di casa: cent'anni fa ci lambiva, poi lo scostarono a gomitate per costruire la litoranea; quando se ne ricorda ulula e s'avventa, o, come oggi, impercettibilmente sospira. Dico il mare di Castel dell'Ovo al Molosiglio, la roggia dei «luciani». Dio sa come abbiamo potuto convincere donna Giulia Capezzuto a seguirci e a imbarcarsi nel «gozzo» dei Galeota: eccola, muta, pallida come un'emigrante azzannata
alla nuca dalla paura e dal rimorso... che fai, Pallonetto, senza di me? Armanduccio Galeota è ai remi. Voga piano piano, scusatemi signore acque, scusatemi, vi debbo per un attimo separare. I «gozzi» sono piccole ma solide barche; se
per un errore degli avari Santi, quintali e quintali di pesce
gonfiano la rete, i «gozzi» si rivelano spaziosi come transatlantici. Il «gozzo» scivola sotto il ponticello di ferro, che
è basso e tetro come una lunetta di ghigliottina, e sbuca nel
mare spalancato di via Partenope. Dai balconcini dell'Hotel Royal qualche signorone che non guarda Posillipo, guarda il fantasma di Capri all'orizzonte. Anche questo magnifico golfo, davanti ai ricchi, sta come una ciotola di mendicante: favorite l'obolo di un'occhiata? Sì? Sì? Sì? Ci dirigiamo a sinistra, lambendo Castel dell'Ovo: qua e là crani
di nuotatori galleggiano; gli schiocchi di una vela che muta posizione hanno un che di carnale, di voluttuoso.
Giuseppe Marotta, Gli alunni del tempo, 1960
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Amori, vucchelle e balconi
A Napoli, città di bassi,
quartini e mezzanini,
l'amore si fa dai
balconi. In canzoni,
racconti e dipinti i
partenopei stanno
sempre sotto «'a chella
fenesta», nell'attesa che
le Marie e le Nannine si
sveglino e aprano
«vucchelle addurose 'e
cerase». Prestigiosa la
lista dei poeti delle
ringhiere. Dalla
Serenata napulitana di
Salvatore Di Giacomo
(«dimme, dimme a chi
pienze assettata, sola
sola addereto a 'sti
lastre?») a Scetate di
Ferdinando Russo
(«...nun te si' scetata,
sta fenestella io nun
veco arapì») la
dichiarazione d'amore di solito insistente e
«immandolinata» - non
desidera raggiungere il
cielo ma fermarsi a un
balconcino «mmiez' a li
rose». Cantore dei
grandi balconi «alla
romana» del corso
Vittorio Emanuele fu
l'elzevirista Carlo
Nazzaro, innamorato di
queste logge brevi dalle
ringhiere «giudiziose» e
discrete. Guglielmo
Peirce, scrittore da
riscoprire, in Nostalgia
di Napoli, raccontò la
cotta per una Giulietta
del Petraio che,
affacciata tra vasi di
fiori e di basilico, gli
gonfiava il cuore solo
col cenno della sua
manina bianca.
Immenso nella sua
dolcezza cromatica è il
dipinto Amore al
balcone di Edoardo
Dalbono - artista amato
da Di Giacomo - che
ritrae una fanciulla col
ventaglio nell'eterna
favola dell'attesa.
Affetto da romantica
«balconeide» fu Pietro
Scoppetta, pittore
amalfitano e della bella
epoque, amico di
D'Annunzio e della
Serao, che si divertiva a
illustrare giornali,
romanzi, riviste e
canzoni. Le sue
cronache dai vicoli
erano un trionfo di baci
e serenate, di finestre
aperte e di «uocchie
nire e appassiunate».
mdf
CHIAIATOURLUGLIO2008
COVERSTORY
L'ARIA DEL PETRAIO
Il Petraio è una lunga strada a gradini che dal Corso Vittorio Emanuele porta al Vomero. Taglia in due la collina. È
una scalinata solitaria, appartata, incassata fra orti e case
di campagna. Così almeno la ricordo. Se chiudo gli occhi
(facendo però un enorme sforzo perchè dovevo avere allora un anno o due) rivedo gli asinelli fermi ad un angolo di
palazzo. Erano adibiti a portare in groppa i passeggeri che
salivano al Vomero. Furono gli ultimi asinelli in servizio per
Napoli. Li ricordo legati ad una piccola fontana di ghisa, in
mezzo a cumuli di erba. Ogni città ha in sè (come una specie di cuore sensibile e segreto) una strada, un rione restati a testimoniare epoche passate. Gli asinelli che salivano
zoccolando gli scalini del Petraio fino al Vomero rappresentavano gli aspetti teneri e cari della Napoli borbonica.
Il Petraio era rimasto come fu costruito al tempo in cui si
fece il corso Vittorio Emanuele (disegnato, se non sbaglio,
da Mario Pagano). Le solitarie, riparate, antiche scale del Petraio rappresentavano uno dei rifugi terrestri preferiti da
noi ragazzi che marinavamo la scuola. In quello spopolato
viottolo di campagna eravamo sicuri di non fare pericolosi incontri di parenti, presidi o professori. Su quei muretti a secco restavano le nostre cartelle ed i nostri libri abbandonati per ore ed ore. Sono veramente stradine che esistono solo in questa città. A Roma c'è pure qualche strada
metafisica, per esempio la piazzetta dei Cavalieri di Malta.
Ma è poca cosa: lì si sentono appena i fruscii in un'aria romana, contaminata, sorniona e furbesca. Mentre quelle di
Napoli sono stradette poetiche, innocenti. Sono strade leggere; strade di rose; strade di gelsomini; strade profumate,
con l'aria fine; strade sentimentali; strade per fare all'amore, strade serali; strade notturne; strade fatte di primavera.
Guglielmo Peirce, Nostalgia di Napoli, 1965
«Amore al
balcone»,
opera di
Edoardo
Dalbono.
In basso: la
strada del
Petraio che dal
Corso Vittorio
Emanuele porta
al Vomero (Archivio Ruggieri).
‘NZIRIA, STRANA VIRTÙ
Il napoletano prima di venire alla luce, si alimenta, per
mezzo della placenta, con un quid che gli altri nati da
mammiferi non conoscono affatto; questo è un prodotto
esclusivo delle donne del luogo. Durante i secoli ha subìto
alterazioni, né ha trovato persone allogene idonee a ripro-
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CHIAIATOURLUGLIO2008
uno Matilde Serao
I mosconi
Edizioni del Delfino
Tic, mondanità, inciuci e poesia: cronache
leggere dalla città dolente e sorridente.
8LIBRI
DACOM
PRARE
due Domenico Rea
Spaccanapoli
Bompiani editore
Uso formidabile del dialetto napoletano
in questi 8 racconti pieni d’amore e sangue.
tre Giuseppe Marotta
L’oro di Napoli
Bompiani editore
Ma qual è l’oro di Napoli? La pazienza
di don Ignazio Ziviello. Racconti sublimi.
quattro Carlo Del Balzo
Giuseppe
Marotta,
autore de
«L’oro di
Napoli» con
la sua inseparabile sigaretta.
In basso: Vittorio
Paliotti che in
«Napoletani si
nasceva», dedica un
bellissimo capitolo
all’amico Marotta.
Napoli e i Napoletani
Treves editore
Fine Ottocento: straordinario reportage
dalla città dei poeti e dei lazzaroni.
cinque Carlo Nazzaro
Napoli sempreviva
Edizione del Delfino
Cofanetto-amarcord che contiene anche Vico
Fantasia e Napoletani con il Don. Stupendo.
sei Vittorio Paliotti
Napoletani si nasceva
Newton & Compton editori
Personaggi, miti e curiosità: la creatività
partenopea sale in cattedra.
sette Renato De Falco
Del parlare napoletano
Colonnese editore
Viaggio nelle peculiarità di una lingua
unica al mondo tra sorprese e fantasie.
otto Francesco D’Ascoli
La grammatica napoletana
Adriano Gallina editore
Prezioso strumento di lavoro per chi vuole
«masticare» meglio il napoletano.
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CHIAIATOURLUGLIO2008
COVERSTORY
Caruso, galeotto fu il caffè
A Napoli le prime
caffetterie aprirono
all'alba dell''800: famosa
fu quella inaugurata a
piazza Dante dal greco
Demetrio Gallo, tra i primi
a importare in città la
bevanda. Nel retrobottega
i suoi inservienti facevano
bollire acqua e caffè in
pentole di terracotta; la
bevanda veniva, poi,
offerta in conici misurini
di terracotta. E fu
autentico pioniere del
caffè l'impresario teatrale
Domenico Barbaja che
lanciò Rossini e Donizetti.
Caffettiere provetto,
inventò la «Barbajata»,
prodigioso melange di
caffè e cioccolato, così
composto: 15 gr. di cacao
amaro, 25 gr. di zucchero,
2 tazzine di latte e 2 di
caffè forte (dose per 4/6
tazze). Suggestiva la
procedura: stemperare il
cacao in acqua,
aggiungere lo zucchero,
bollire per 5 minuti, poi
aggiungere latte e caffè,
infine «sbattere» sul
fuoco e aggiungere altro
latte e altra panna. Infine
una spruzzata di cacao. A
Napoli, intanto, divennero
consumatori accaniti di
caffè Dumas e Leopardi.
Nel primo '900, poi, si
affermò la figura del
«caffettiere», venditore
ambulante di caffè che
girava per i vicoli della
città in camice bianco,
reggendo un vassoio con
bricco e tazzine.
L'epicentro dei caffèritrovo fu via Toledo. Nel
1918 gli autori Giuseppe
Capaldo e Vittorio
Fassone lanciarono la
canzone «'A tazza 'e cafè»
in cui una certa Brigida
viene paragonata ad un
caffè espresso. E col caffè
si innamorò il tenore
Enrico Caruso che, un
giorno, nella sua casa di
New York, stava
preparando una
«tazzulella» per sé e gli
amici. Ma mancavano i
cucchiaini. Lui li chiese
alla ragazza della porta
accanto. Lei, Dorothy
Benjamin, glieli prestò. Fu
la scintilla. Dorothy, poi,
divenne sua moglie.
Napoletano, infine, è
l'autore di un insuperato
inno al caffè: Eduardo De
Filippo nel 2° atto di
«Questi fantasmi».
8
durlo per trasmetterlo ai propri discendenti. Trattasi dello
sfizio e della ‘nziria. Le due parole non godono la considerazione dei glottologi. Solo la prima è riportata in pochi dizionari con la spiegazione: «vocabolo di origine meridionale di etimologia incerta». La seconda, invece, viene ignorata
dalla maggior parte dei linguisti. L’una significa capriccio,
l’altra indolenza, pigrizia; però bisogna stare bene attenti a
comprendere il giusto significato di queste due parole. Il capriccio italiano è, infatti, una voglia bizzarra, improvvisa,
mentre quello napoletano, lo sfizio, è la quintessenza di tutti gli umori filtrati attraverso il grembo voluttuoso delle
donne indigene e trasmesso al nascituro con una dosatura,
che, pur essendo varia in percentuale, è indentica per la qualità. L’indolenza e la pigrizia italiane sono difetti che intralciano il moto della vita ed a volte causano pause dannose
ai singoli ed alla collettività; l’indolenza napoletana, invece, è una virtù anche se non viene riconosciuta tale dai testi religiosi, sempre proclivi a classificare come virtuosa
ogni azione cher comporta privazione, rinunzia, eroismo.
Giuseppe Alliegro, I figli di Partenope, 1973
A CAPO DEL MITO
Si venga a Napoli. Ne vale la pena e la spesa. Tempo sprecato recarsi a Tokio o a Capocabana. Si prenda nota dei luoghi che cito... Ieri sera sono andato a cena da un vecchio amico del Parco Grifeo a ridosso del corso Vittorio Emanuele
costruito da Carlo III di Borbone. Non mi fossi mai affacciato
sul balcone della sua casa largo e aereo come la tolda di una
nave omerica. Da Punta della Campanella a Capo Miseno
era un cerchio perfetto nella metafisica luce della luna.
Ogni punto era un riferimento archeo-storico-sociologico,
un «a capo del mito»: il Vesuvio, Pompei, la costa di Stabia,
il promontorio di Sorrento, Capri e il Salto di Tiberio, lo sperone di Ischia. la prua della virgiliana Posillipo e il vasto
mare a cerchi concentrici come l’eco, frastagliato dalle luci delle lampare... Ora mi spiego perché Giacomo Leopardi
dettò gli ultimi sei versi del divino ( e mai aggettivo fu più
effettuale) Tramonto della luna da un giardino del golfo, dopo aver amato e odiato Napoli.
Domenico Rea, Il fondaco nudo, 1985
CHIAIATOURLUGLIO2008
LO SAPEVATE che a Chiaia
c’è un’opera di Sironi?
O che il tavolo di marmo
del salone di casa
Andreotti è stato realizzato
a via Bisignano? Tra sfizi,
miti e curiosità, ecco sette
itinerari per riscoprire
la forza e la creatività
della città di Napoli.
PER
COR
SI
arte, cinema, mare,
vino, moda, musica
ARTETOUR
GUIDA «alternativa» tra chiese, musei e palazzi per chi è
alla ricerca di tesori sconosciuti
di ALVARO MIRABELLI
CACCIA AI CAPOLAVORI
SEGRETI
apoli città d’arte non ha bisogno di sponsor. Ma accanto al circuito canonico dei suoi tesori (il Museo
Archeologico, il Museo di Capodimonte, il Palazzo
Reale e altre notissime mete del turismo culturale), la città
può esibire credenziali d’arte più sommesse e nascoste, ma
altrettanto sontuose. Un giacimento di cose preziose che
molti visitatori, per fretta o per mancanza di informazioni
adeguate, tendono a bypassare. E forse è meglio così perché
da sempre una cortina di discrezione ammanta queste ricchezze che a malapena affiorano alla superficie della notorietà e che forse non sono per tutti: un patrimonio che,
proprio perché dissimulato dietro le quinte dei percorsi ufficiali, merita l’attenzione dei cacciatori del dettaglio seducente, dei viaggiatori col pallino delle rarità sconosciute, di quei napoletani distratti che non sospettano nemmeno
quali bellezze si celino nella propria città o di quei napoletani che vogliano stupire con un itinerario alternativo gli
amici in visita alla città. Quella che segue, dunque, è una
guida «diversa», un passepartout esclusivo che assomiglia
ad una caccia al tesoro.
Sul lungomare, alla Riviera di Chiaia (l’indirizzo esatto
è Rione Sirignano 2), la Società Tirrenia apre i battenti non
solo della monumentale dimora di cui è proprietaria, ma
N
12
consente la visita ad una prestigiosa collezione di opere d’arte del ‘900 italiano. Il clou è la colossale «Composizione-Figurazioni allusive alla vita del mare» di Mario Sironi. E di
Sironi sono anche 9 inedite tempere su carta ed uno splendido arazzo intitolato «Astratto». Alberto Savinio, poi, firma
10 trasognati paesaggi mediterranei. E ancora le opere di
Tommaso Cascella, Sante Monachesi e Mino Maccari. Poi i
bronzi di Pietro Cascella e Giò Pomodoro ed un bassorilievo di Emilio Greco. Infotel 081.7201111
In zona San Ferdinando, da non perdere, nella Galleria
di Palazzo Zevallos Stigliano (al piano nobile dell’omonimo
edificio che ospita gli uffici della Banca Intesa-San Paolo in
via Toledo 185), «Il Martirio di Sant’Orsola»: è un olio su tela di grandi dimensioni ed è l’ultimo capolavoro dipinto a
Napoli da Caravaggio nel 1610. Del pittore lombardo la città conserva solo altre due tele. Si tratta di un’opera strepitosa. La galleria accoglie anche 17 deliziose piccole vedute
sette/ottocentesche di Gaspar van Wittel e di Anton Pitloo.
A pochi metri, in piazza Trieste e Trento, al secondo piano di Palazzo Zapata, apre le sue porte ai visitatori che lo
richiedano, il Circolo Artistico Politecnico, altra storica ma
misconosciuta gemma di Napoli. La struttura ospita una prestigiosa pinacoteca dell’’800 napoletano con le firme più
CHIAIATOURLUGLIO2008
ARTETOUR
Madonna
con
Bambino
di Gagini.
Nelle
pagine:
Caravaggio,
Sironi, interno
del Circolo
Artistico e il
sepolcro di
Rinaldo Brancaccio nella chiesa di
S.Angelo al Nilo.
rappresentative del periodo, integrata da un cospicuo contributo di tele di maestri del primo Novecento.
Non occorre allontanarsi molto, poi, per visitare l’antico castello medievale del Maschio Angioino in piazza Municipio: il maniero è tra le mete più gettonate dai turisti che
però si accontentano, nella maggioranza dei casi, di una rapida toccata e fuga. Vale, invece, la pena concentrare l’attenzione sulla Cappella Palatina che ha il proprio ingresso
a livello della corte interna. Qui, accanto al noto ciclo di
scuola giottesca esposto alle pareti della Cappella ed a statue e tabernacoli marmorei di maestri quattrocenteschi di
scuola napoletana, è stato collocato dal maggio 2007 un autentico capolavoro di cui si ignorava persino l’esistenza e
recuperato miracolosamente dall’incuria e dall’abbandono
in un cortile del centro antico per essere poi trasferito nella degna sede della Cappella Palatina. Si tratta di un gruppo marmoreo rinascimentale che ritrae una Madonna con
Bambino: l’autore è Domenico Gagini, grande interprete
dell’arte statuaria nella Napoli aragonese. L’opera vale da
sola la visita al Castello.
Ed eccoci al centro storico di Napoli, scrigno di tesori inestimabili, molti dei quali inseriti in pianta stabile nel tour
tradizionale che si snoda attraverso i famosi decumani. Vale la pena, invece, segnalare alcuni obiettivi d’arte, scarsamente pubblicizzati ma di altissimo profilo artistico. La prima sosta è in piazzetta Nilo su cui si affaccia la chiesa di
Sant’Angelo a Nilo. Tante le ragioni e tutte buone per una
visita approfondita. Il tempio è trecentesco, ma il suo volto attuale risale agli inizi del ‘500. E cinquecentesca è anche la deliziosa facciata. All’interno, in zona presbiteriale,
è davvero superbo il sepolcro di Rinaldo Brancaccio, brano
fondamentale del Rinascimento napoletano: gran parte
dell’opera, eseguita nel 1426, si deve al toscano Michelozzo. Ma il colpo di scena, che rende unico il capolavoro, è la
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CHIAIATOURLUGLIO2008
ARTETOUR
mano di Donatello, autore di un magnifico bassorilievo dedicato all’Assunta, posto alla base del sepolcro. Da restare
incantati.
Un po’ alla periferia dei Decumani, non distante da via
Foria, ed esattamente in via Carbonara, c’è probabilmente
la più bella chiesa di Napoli, quella di S. Giovanni a Carbonara, ma trascurata dagli itinerari ufficiali forse perché
decentrata rispetto al clou dell’offerta turistica, imperniata appunto sui Decumani. Il tempio risale al Trecento. Vi si
accede tramite lo scenografico scalone di piperno, realizzato nel ‘700 da Ferdinando Sanfelice. La semplice, ma raffinata facciata presenta un bel portale gotico. All’interno,
alle spalle dell’altare, c’è l’elemento più prestigioso del
complesso: il meraviglioso, imponente monumento funebre in stile tardo-gotico di re Ladislao, realizzato agli inizi
del ‘400. Alto 18 metri, il monumento è retto da 4 colossali cariatidi che rappresentano la Temperanza, la Fortezza,
la Prudenza e la Magnanimità. Ridondante di statue e fregi che sono un trionfo del gotico, il sepolcro ha alla sua sommità la statua di Ladislao a cavallo. La sorpresa è alla base
del monumento: in essa si apre un passaggio che consente l’accesso alla Cappella Caracciolo del Sole, altro superbo
esempio d’arte quattrocentesca. Il monumento ha forma circolare. Il colpo d’occhio è unico: dal pavimento maiolicato
con motivi floreali, animali e con ritratti di uomini e donne in costume d’epoca, agli affreschi parietali della seconda metà del ‘400. Il baricentro estetico dell’ambiente è certamente il Sepolcro di Sergianni Caracciolo, Gran Siniscalco del Regno nonché amante della regina Giovanna, assassinato da una congiura di palazzo. L’andamento della
composizione marmorea è decisamente cavalleresco: sono
raffigurati guerrieri armati con una corazza che reca lo
stemma della famiglia Caracciolo. La statua del defunto reca un pugnale nella mano destra. Altrettanto splendide, all’interno della chiesa, la cappella Caracciolo di Vico, la Cappella Miroballo e la Cappella del Crocifisso con una raffinata Crocifissione, firmata dal Vasari.
E’ tempo adesso di dirottare i propri passi in via Costantinopoli, anch’essa non distante dalla zona dei Decu-
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mani. L’obiettivo è l’Accademia di Belle Arti, al civico 107:
al suo interno c’è la Galleria d’Arte Moderna dell’Accademia.
Circa mille i dipinti in mostra: si comincia dal ‘600 fino ad
arrivare all’’800 (compreso quello francese con alcune tele
della scuola di Barbizon). Il settore degli autori italiani è di
alto livello: tra gli ottocenteschi Cammarano, Gemito, Gigante e Pitloo; tra i contemporanei Barisani, Brancaccio e
Spinosa. Ad una manciata di metri dal decumano inferiore, infine, c’è l’occasione di emulare Indiana Jones e viaggiare a ritroso nel tempo. L’opportunità, davvero insolita e
singolare, è duplice. Vi segnaliamo, infatti, il Museo di Antropologia (via Mezzocannone 8) e il vicinissimo Museo di
Paleontologia (largo San Marcellino 10). Nel primo caso si
possono ammirare collezioni archeologiche preistoriche,
osteologiche ed etniche provenienti da tutti i continenti (attenzione alla mummia boliviana del 700 d.C. o allo scheletro umano del paleolitico). Nel secondo caso, un po’ come a Jurassic Park, vi ritroverete tra fossili e grandi sauri
preistorici: fantastico lo scheletro dell’allosauro, lungo nove metri e largo cinque.
Particolare
del
monumento
funebre di
re Ladislao
nella chiesa
di S. Giovanni
a Carbonara.
In alto: «Veduta
del Largo di
Palazzo a Napoli»
di G. Van Wittel
(Palazzo Zevallos).
CHIAIATOURLUGLIO2008
DA SEMPRE attrazione
cinematografica, la città
di Pulcinella è entrata
nelle opere dei registi
più celebrati. Dai fratelli
Lumière a Nanni Loy:
ecco un itinerario
da scoprire scena
dopo scena
CINETOUR
di DIEGO NUZZO
e GIUSEPPE MARIA MONTUONO
CIAK SI...
GIRANAPOLI
l cinema riconosce già dagli albori nella città di
Napoli il naturale sfondo all’ambientazione di
avvenimenti. La settima arte sta nascendo e con essa
la città di Napoli come set cinematografico: i fratelli
Auguste e Louis Lumière girano nel 1898 «Naples»
fotografando in movimento la vita quotidiana dei
napoletani tra carrozze e tram tirati da cavalli in via
Santa Lucia e in via Partenope, con la tradizionale
cartolina del Vesuvio. Napoli è presente anche nei
primi film muti come «Assunta Spina», dramma
classico di Salvatore Di Giacomo nella prima versione
cinematografica di Gustavo Serena del 1915, dove la
scena del ballo, e quindi della scintilla che causerà la
gelosia, ha come sfondo Posillipo con palazzo
Donn’Anna. Del resto proprio a Napoli nasce ed opera il
primo grande regista italiano del muto: Elvira Notari.
Prima di Torino, e quindi di Roma, la capitale del
cinema è all’ombra del Vesuvio. La città è una quinta
naturale, sfondo icastico che ha attirato cineasti di
diversa estrazione. Ma a differenza degli scrittori, che
l'hanno vissuta, metabolizzata e assorbita in forma di
capolavori letterari, i registi nella maggior parte dei
casi l'hanno vissuta come calligrafico set perfetto per i
colori, la luce, la vivacità. A volte quella luce e quella
vitalità eccessive hanno indotto alcuni registi a
ricrearle completamente in studio: è il caso di Ettore
I
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CHIAIATOURLUGLIO2008
CINETOUR
Giannini e del suo capolavoro «Carosello Napoletano»
in cui l'epopea grande e dolorosa della città è tutta
volutamente esasperata nelle tinte pastello Pathé o dei
film di Mario Mattoli con Totò, «Miseria e nobiltà» e «Il
medico dei pazzi», in cui tutti i luoghi canonici della
città sono ricostruiti in una bidimensionalità
disegnata. Pochi i registi che la città l'hanno amata e
compresa profondamente. Due tra tutti: l'algido
Rossellini e il panico De Sica.
Il primo con il distacco dell'entomologo, il secondo
con la partecipazione del figlio ritrovato. Spesso le
location dei due massimi registi italiani del primo
dopoguerra si intersecano una come controcampo
dell'altro. E così via Partenope all'altezza dell'Excelsior
è teatro sia delle fughe dall'hotel di George Sanders in
«Viaggio in Italia» che del funerale del bambino in
«L'oro di Napoli». Non solo il lungomare ma anche le
architetture hanno rappresentato dei topos per i
registi: basti pensare alla Galleria Umberto I, opera
ingegneristica progettata da Paolo Boubèe tra il 1857 e
il 1892, ripresa da De Sica in «Sciuscià» e nell’episodio
con Silvana Mangano ne «L’oro di Napoli» prima, ne «Il
giudizio universale» poi, fino al sottovalutato
«Maccheroni» di Ettore Scola; il Teatro San Carlo dove
si svolge proprio il finale de "Il giudizio universale" ma
anche una scena clou di «Morte di un matematico
napoletano» di Mario Martone, restituito nella
ricostruzione del 1817 di Antonio Niccolini; piazza del
Plebiscito da livido set notturno de «Le mani sulla
città» di Francesco Rosi si trasforma trent'anni dopo
nel luogo onirico e wendersiano di «Angeli» di
Domenico Ciruzzi.
Ma è proprio con «Le mani sulla città» del 1963 che
Napoli si confronta con un paesaggio trasformato e
deturpato dalla cementificazione selvaggia: non è un
caso la scelta del Grattacielo di via Medina discussa
opera di Stefania Filo Speziale come luogo
preferenziale per osservare da oltre 100 metri il
territorio che amplia i propri confini. La città non è
più e solo la classica cartolina ma deve fare i conti
anche con la periferia: prima con «La Sfida» dello
stesso Rosi del 1958, poi con «Le occasioni di Rosa» di
17
Salvatore Piscicelli con una giovane e premiata
Marina Suma. Le vele di Secondigliano in «Gomorra»
di Matteo Garrone sono le ultime immagini di una
città agonizzante che deve fare i conti non più con la
sopita forza devastatrice della cartolina ma con la
tracotante violenza di cui la 167 progettata da Franz
di Salvo sembra una metastasi incurabile.
Il cinema guarda anche al «salotto buono»: il
quartiere Chiaia ha avuto i suoi scorci di
protagonismo dalle rampe di Sant'Antonio set de «La
Mazzetta» con Nino Manfredi e degli inseguimenti di
«Piedone lo sbirro» con l’ex campione di nuoto Bud
Spencer, agli Chalet di Mergellina di «Se lo scopre
Gargiulo» di Elvio Porta con Giuliana De Sio. Ma
all'appello non poteva mancare Massimo Troisi nella
cui cinematografia si può attingere a piene mani. Due
le citazioni su tutte: la appartata piazza Roffredo
Beneventano di «Scusate il ritardo» e il borgo Marinari
trasfigurato in «Pensavo fosse amore e invece era un
calesse». Poi il taxi che all’inizio di «Così parlò
Bellavista» di Luciano De Crescenzo attraversa l’area
tra S. Lucia e piazza Vittoria prima di fermarsi a causa
di un «ingorgo a croce uncinata».
Tra le citazioni che meriterebbe la piazza
principale di Chiaia, piazza dei Martiri, se ne sceglie
una: di un altro regista che, come il ciociaro De Sica,
napoletano non era ma che a Napoli ha dedicato una
parte corposa della sua filmografia.
Da «Le quattro giornate di Napoli» dove è visibile,
oltre alla stadio Collana, nell’ultima scena il viale
Virgiliano con la ritirata delle truppe tedesche da
Napoli, a «Cafè express» che fa della stazione Centrale
di Nervi e Zevi il punto di partenza ciclico dello
sfortunato Nino Manfredi, dalla via Manzoni di "Mi
manda Picone" alla Salita Vetriera di «Scugnizzi», il
sardo Nanni Loy ha saputo tracciare una panoramica
ora drammatica ora grottesca ma mai banale della
città. E come sintesi e apoteosi del suo cinema
ricordiamo, in un episodio di «Pacco, doppio pacco e
contropaccotto», il finto cieco Giobbe Covatta
scorazzare proprio per piazza dei Martiri in
motocicletta.
CHIAIATOURLUGLIO2008
LA ROTTA DEI
MARETOUR
SOGNI
BREVE carnet di viaggio
da consigliare ad amici
ai quali si vuole regalare
un’emozione speciale.
Dalla spiaggia della
Corricella di Procida
al suggestivo Rione Terra,
acropoli di Pozzuoli.
di OSCAR MEDINA
ippo Dalla Vecchia (nella foto), gloria sportiva della
vela napoletana, presidente del Reale Yacht Club
Canottieri Savoia, è un esperto doc della costa
napoletana e campana. Gentleman
col mare nel sangue, Dalla Vecchia
è davvero un’autentica bibbia di
segreti e di luoghi inconsueti, un
portolano vivente di quello spicchio
di Mediterraneo che bagna Napoli
del quale, da buongustaio del mare,
apprezza soprattutto gli scorci più
sconosciuti e preziosi. Il potenziale
itinerario a tappe dei luoghi più
belli della marina partenopea, da
lui tracciato, è raggiungibile da chi
viaggia in barca e, in alcuni casi,
via terra. Un piccolo carnet di viaggio da raccomandare
ai napoletani che non conoscono il Golfo o ad amici non
napoletani ai quali si vuol regalare un’emozione speciale.
P
Il punto di partenza è l’isola di Ventotene che
amministrativamente fa parte della Regione Lazio ma che
culturalmente rientra, secondo la tradizione, nell’orbita
partenopea (vi si parla, ad esempio, il dialetto napoletano)
e geograficamente è sempre stata considerata un
prolungamento delle isole flegree. In essa si godono
ancora sapori e profumi mediterranei, ormai scomparsi
18
altrove, visto che tra le Isole Pontine è la meno
contaminata dal turismo di massa perché è la meno
collegata con la costa.
Da un’isola all’altra, ecco Ischia che non ha bisogno
di presentazioni ed è raggiungibile ovviamente anche con
i normali collegamenti marittimi: qui il punto altamente
raccomandato è la località di Sant’Angelo, ultima,
splendida cartolina verace di un’isola che ha patito molto
dalla speculazione edilizia. Qui il relax è garantito ed è
sufficiente abbandonare i sensi alla bellezza naturale che
circonda il visitatore.
A qualche chilometro c’è Procida. Anche in questo caso
l’indicazione è mirata: da non perdere assolutamente,
infatti, la suggestiva spiaggia della Corricella nella zona
di Terramurata. Si tratta di un antico lido di pescatori,
rimasto praticamente immutato. Naturalmente può
essere raggiunta via mare e via terra.
Altra tappa d’obbligo è il porto di Miseno: nella
splendida insenatura, già adibita a porto da Greci e
Romani, si concentrano due attrattive fantastiche,
particolarmente apprezzabili per chi viene da mare.
Innanzitutto la bellissima cornice naturale e poi le
vestigia archeologiche delle antiche ville romane,
edificate in età imperiale. Del complesso fa parte, quale
elemento di grande suggestione, Punta Pennata: si tratta
CHIAIATOURLUGLIO2008
MARETOUR
Ischia,
Procida,
Nisida, il
Rione
Terra: ecco
alcune delle
tappe
indicate nel
«maretour» di
Pippo Dalla
Vecchia, presidente del Reale
Yacht Club
Canottieri Savoia.
di un isolotto, anch’esso con i resti di un’antica residenza
romana. Si può sostare in rada o procedere sotto costa
per godersi l’intero scenario in grado di regalare
sensazioni indimenticabili.
Vale la pena, poi, bordeggiare lungo la linea costiera
godendosi una sosta presso Punta Epitaffio o ammirare
a Baia i resti dell’antica città sommersa con una facile
immersione. Altra fermata obbligatoria è Pozzuoli: qui
vale la pena scendere a terra, utilizzando gli attracchi
che sono ottimi per chi viaggia per mare, per gustare del
pescato dignitoso nei numerosi ristoranti di zona ma
soprattutto per una puntata culturale di alto profilo
nell’irripetibile complesso archeologico di Rione Terra,
non distante e facilmente accessibile dal porto puteolano:
il Rione Terra è l’acropoli di Pozzuoli ed in esso sono
conservate a strati le memorie storiche dell’area flegrea
come ad esempio il duomo antico e il sottostante Tempio
di Augusto. Le vestigia sono in smagliante stato di
conservazione.
Capolinea di questo itinerario un po’ atipico è l’isolotto
di Nisida: la raccomandazione è quella di raggiungere la
scogliera che protegge il porticciolo, avvicinarsi al piccolo
faraglione che è facilmente individuabile e lì gettare
l’ancora per godersi uno spaccato incontaminato di
natura fatto di acqua cristallina e voli di gabbiani.
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CHIAIATOURLUGLIO2008
ENOTOUR
VIAGGIO tra i vigneti più suggestivi e le cantine più antiche
della Campania
di DONATELLA BERNABÒ SILORATA
CAMERA CON
VIGNA
N
on solo Langhe e Toscana, anche la Campania ha le
sue rotte per chi ama andar per vigne e cantine. Dall’Irpinia delle Docg ai terrazzamenti assolati dell’isola di Ischia, è un continuum di emozioni e scoperte: ogni
provincia ha il suo paesaggio, ogni territorio le sue cantine, la sua storia antica e i suoi vini. La bellezza della Campania del vino è proprio questa: la varietà dei paesaggi, la
gran quantità di vitigni autoctoni (oltre cento!) e l’unicità
di alcuni luoghi come ad esempio le vigne estreme della Costiera amalfitana aggrappate alla roccia e sospese sul mare. Provate a raggiungere i filari di Marisa Cuomo a Furore
(www.granfuror.it) e capirete cosa vuol dire viticoltura eroica. Qui l’opera dell’uomo sfida ogni giorno la natura ed ogni
calice di vino porta dentro la fatica e la passione di chi queste vigne le coltiva da decenni. Aria salmastra e sole nutrono
anche le vigne di Ischia, terra di antica tradizione enoica
come ben testimonia la Coppa di Nestore. Da visitare è la
cantina di D’Ambra a Forio d’Ischia, un’istituzione sull’isola: con il museo contadino e le vigne che dall’Epomeo degradano sino al mare. Da non perdere è il vigneto Frassitelli dove si conserva la monorotaia utilizzata per raccogliere le uve. (www.dambravini.com).
Dall’isola alla terraferma. Il viaggio divino prosegue in direzione Sannio, nel beneventano, terra di Aglianico, Piedirosso e Falanghina. Siamo nel grande vigneto della Campania; le Doc sono Sant’Agata dei Goti, Taburno, Solopcaca, Sannio e Guardiolo. Oltrepassato il monumentale acquedotto carolino di Maddaloni si entra nel territorio san-
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CHIAIATOURLUGLIO2008
ENOTOUR
nita: la prima tappa è Sant’Agata dei Goti, borgo gioiello che
di per sè vale il viaggio: qui è d’obbligo una visita all’azienda dei Mustilli (www.mustilli.it), viticoltori da cinque generazioni e azienda simbolo del territorio. Si deve infatti a
Leonardo Mustilli la rinascita della Falanghina negli anni
Sessanta, ancor oggi fiore all’occhiello dell’azienda. Sotto
il settecentesco palazzo di famiglia si dipanano i cunicoli
delle antiche cantine tufacee dove ancora oggi invecchiano i migliori vini di casa Mustilli. L’azienda ha anche un piccolo agriturismo con sei stanze, un ristorante noto per la
cucina di Marilì, moglie di Leonardo, e le ormai note Cantine Musicali, un country wine bar con musiva live nei fine settimana.
Proseguendo verso nord si raggiunge la Fattoria La Rivolta
di Paolo Cotroneo (www.fattorialarivolta.it), farmacista di
professione e vignaiolo per passione. L’azienda è tra le set-
ni indurite dal lavoro tra i campi e le botti; la sua passione
sono il vino e la fotografia. Con la moglie accoglie gli enoturisti nell’agriturismo Salae Domini. Il viaggio prosegue
in direzione Atripalda dove c’è un altro santuario del vino:
l’azienda dei Mastroberardino (www.mastroberardino.com),
viticoltori da dieci generazioni, che da un paio di anni hanno aperto il relais Radici dove si può soggiornare tra vigne
e filari. A Sorbo Serpico il vino porta la firma di Feudi di San
Gregorio (www.feudi.it), una sosta è d’obbligo al Marennà il
ristorante dell’azienda, sintesi perfetta di design contemporaneo e cultura del territorio. Infine una chicca: Quintodecimo, la piccola azienda di Luigi Moio a Mirabella Eclano. Solo cinque ettari coltivati come un giardino e 50 mila
bottiglie all’anno. Prenotate una delle cinque camere dedicate agli ospiti. Qui davvero si può parlare di Camera con
vigna (www.quintodecimo.it).
Olio e vino: accoppiata ideale per un pranzo Dop
Non solo vino in Campania, ma anche superbo olio. Infatti,
l’olio nostrano non ha molto da invidiare a quello di altre
regioni, come la Toscana, da cui si distingue forse solo per
un grado di acidità lievemente maggiore, e che vede ormai
riconosciute tre Denominazioni d’origine protetta (Dop):
quella del Cilento, quella delle Colline Salernitane e quella
della Penisola Sorrentina. Olio che, proprio come il vino,
deve essere correttamente abbinato per poter dare il meglio
di sé. Nicola Venditti, titolare della Masseria Venditti a
Castelvenere (www.venditti.it), ci suggerisce alcuni
accostamenti. Un Sannio bianco può essere, ad esempio,
abbinato a una zuppa di verdura, rigorosamente di stagione,
da insaporire con un extravergine fruttato. Se siete amanti,
invece, di una ricca cianfotta (peperoni, cipolla, aglio,
melanzane, patate, pomodori, capperi, e olive) condita con
abbondante razione d’olio, conviene affidarsi a un Aglianico
principe dei vini campani.
Luca Spoldi
te in Campania insignite dell’Impronta, il riconoscimento
della guida Go Wine dedicata al turismo del vino. Si visitano le vigne e la bottaia e a breve sarà inaugurato anche
la country house Le Vigne con sei camere in stile campagnolo e mobili antichi. Dal Taburno alla Terra di Lavoro la
distanza non è tanta, ma il paesaggio cambia profondamente ed anche i vini: l’alto casertano è la terra del Falerno, il vino decantato da Plinio e da Marziale, ed è la terra
del Pallagrello e del Galluccio. Le soste? Almeno due: Villa
Matilde (www.villamatilde.it) a Cellole per conoscere da vicino la storia del leggendario Falerno (c’è l’agriturismo con
buon ristorante, ma ai wine trotter consiglio di farsi accompagnare a vedere le tenute ai piedi del Roccamonfina
raggiungibili solo in jeep: una bella scoperta!) e Terre del
Principe a Castel Campagnano che quest’anno ha inaugurato anche un Bed&Wine con visita alla biblioteca enogastronomica dell’azienda (info 0823.867126 o www.terredelprincipe.com).
L’Irpinia meriterebbe un viaggio a parte. Qui ci sono le tre
Docg della Campania – Il Taurasi, il Fiano di Avellino e il
Greco di Tufo - e le aziende più importanti della nostra regione come Feudi di San Gregorio, Mastroberardino, Antonio Caggiano, veri e propri santuari del vino. L’itinerario
comincia a Taurasi dove, in contrada Sala, c’è la Cantina di
Antonio Caggiano (www.cantinecaggiano.it): un monumento, senza dubbio tra le cantine più belle di tutto il sud Italia. Il personaggio qui è un tutt’uno con i suoi vini: Antonio è un vignaiolo alla vecchia maniera, di quelli con le ma-
21
In Irpinia,
terra del
Taurasi, del
Fiano di
Avellino e del
Greco di Tufo, ci
sono le aziende
vinicole più
importanti della
Campania: Feudi di
San Gregorio,
Mastroberardino,
Antonio Caggiano.
CHIAIATOURLUGLIO2008
ARTIGIANATOUR
LO SCRIGNO DELLE
TRADIZIONI
DAL CUORE di Chiaia
tre storie di successo,
creatività e soprattutto tenacia.
di RITA GIUSEPPONE
l cuore di Napoli nasconde numerosi tesori, tra questi il fascino della tecnica unito alla passione per l’artigianato,
quello rigorosamente fatto a mano. Il tesoro della famiglia
Russo è celato dietro una lastra di marmo. Le sue infinite venature sono i segni di una storia che Giuseppe Russo cominciò a scolpire nella roccia in una bottega di via Santa Maria
Antesaecula già dal 1880. Quella maestria, quella stessa passione è rimasta impressa nel DNA di suo figlio Domenico il
quale, tornato dalla guerra in Libia, si aprì una bottega tutta
sua in via Bisignano. E’ lì che ancora oggi i figli di Don Mimì,
Nicola e Gennaro jr e i loro figli, Domenico, Fabio e Dario perpetuano la tradizione di famiglia e il miracolo di trasformare delle lastre di marmo in opere d’arte. Infatti, freddi marmi di Carrara si tramutano in esclusivi pezzi da collezione: il
tavolo nel salone del senatore a vita Giulio Andreotti, quello
fortemente voluto dalla figlia di Bush rappresentante la «Par-
I
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tenza di Carlo III per la Spagna» (un quadro di Antonio Joli del
‘700 esposto al museo del Prado) o ancora quello che Henry
Herward junior, ammiraglio della marina americana, ha fatto trasportare a bordo di una portaerei. Opere realizzate dal
valore inestimabile, prede ambite degli antiquari di mezzo
mondo, alle quali il magazine internazionale Architectural Digest ha dedicato pagine e pagine. Il fiore all’occhiello, però,
della ditta Russo è il restauro: Nicola, Gennaro e i loro figli sono i depositari del segreto che permette loro di restituire l’antico splendore a statue, capitelli, colonne e altari utilizzando
lo stesso marmo di cui sono fatti. La Soprintendenza dei Beni Culturali si è affidata con fiducia alle loro mani per il restauro dei marmi del San Carlo e di Palazzo Reale. E’ difficile
persino per Nicola e Gennaro elencare tutte le creazioni più
importanti: «Abbiamo anche realizzato l’altare della Chiesa
di S. Antonio a Posillipo e il leggio della Chiesa della Madonna dell’Arco. I nostri ragazzi - raccontano - hanno sviluppato
la stessa passione e nonostante uno facesse il carabiniere e l’al-
CHIAIATOURLUGLIO2008
ARTIGIANATOUR
tro frequentasse la facoltà di legge, hanno deciso di continuare con questo mestiere». Una curiosità: la famiglia Russo
ha anche un’altra tradizione: ogni pomeriggio si concede una
pausa per gustare un gelato tutti insieme. Artigianale, ovviamente.
Il gelato è anche l’ultima novità di uno dei simboli del gusto e della tradizione artigianale a Napoli sin dal 1894: GayOdin. Ne è passato di tempo da quando Isidoro Odin, cioccolatiere ad Alba, in provincia di Cuneo, fu conquistato dalla Napoli dei salotti, delle prime al San Carlo, di Eleonora Duse, Matilde Serao e Benedetto Croce, al punto di decidere di conquistarla, insieme alla moglie Onorina Gay, con in testa un’idea rivoluzionaria: una bottega a metà strada tra un laboratorio e un negozio. Nasce così a via Toledo il primo negozio
Gay-Odin e negli anni ne verranno tanti altri: nove punti vendita ad oggi, compreso quello di via Stoppani a Roma e l’antica fabbrica situata in via Vetriera a Chiaia. Qui troviamo la
famiglia Maglietta, il cui capostipite, Giuseppe, ricevette questa dolce eredità dal suo maestro, suo zio Giulio Castaldi, al
quale Isidoro e Onorina avevano passato il testimone. Questa
affascinante storia si può quasi leggere negli occhi di Marisa
Del Vecchio, che, insieme ai figli, Davide, Sveva e Dimitri Maglietta, lavora per far sì che il nome di Gay-Odin sia sempre
legato ai concetti di tradizione e artigianato oltre che di qualità che suo marito Giuseppe, scomparso nel 2006, ha contribuito a rendere famosi. «Oltre ai nostri pezzi forti - spiega Marisa - già da qualche anno stiamo proponendo con successo
anche la linea fredda di cui è responsabile Massimo Schisa».
Ed è proprio Schisa, gestore del punto vendita di via Benedetto
Croce a svelarci i segreti di questo successo: «Il gelato è un prodotto di largo consumo soprattutto tra i giovani, numerosissimi nel centro storico. Spesso capita che siano proprio i ragazzi a far scoprire il nostro gelato ai genitori, i quali ci conoscevano solo per la cioccolata. Nel punto vendita di via Benedetto Croce proponiamo il classico gelato da passeggio in
dieci varianti di gusti, quelli al cioccolato e le creme classiche
e altri che invece richiamano i ripieni dei nostri cioccolatini
più famosi. Infatti - prosegue Schisa - i più gettonati sono la
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foresta e il gianduia bianco ma non mancano gusti più originali come il rhum e l'arancio. Inoltre, anche in tutti gli altri punti vendita, sono in commercio le nostre torte, i tartufini e i semifreddi». Grazie a Gay-Odin, poi, anche diabetici e
salutisti possono gustare il piacere del vero cioccolato. “Infatti
- sostiene la signora Del Vecchio - abbiamo lanciato la nostra
“linea nutrizionale” a base di fruttosio, che non ha saccarina
e non costituisce un pericolo per la linea né per la salute».
Addentrandosi nel cuore di Napoli, si resta stupiti di come
sia possibile che in un antico palazzo di via Solitaria, alle spalle di piazza del Plebiscito, si nasconda una autentica “star”
dell’artigianato a livello mondiale per quanto riguarda costumi di scena per il teatro ed il cinema. Tutte le più grandi
produzioni, a partire dal dopoguerra, hanno commissionato i propri abiti alla sartoria di Vincenzo Canzanella. Enzo
ha cominciato a soli 14 anni, lavorando nella sartoria Maria
Consiglio Fashion e studiando all’Istituto d’Arte coi maestri
Visi e Galante. Da allora ha confezionato sogni di stoffa per i
lavori di Rossellini, De Filippo e Guttuso, ha girato il mondo
e i teatri dell’Opera di Parigi, Roma, Montecarlo e Pechino,
realizzato costumi per l’Aida, il Macbeth, la Turandot, l’Amleto, la Cavalleria Rusticana, ha riprodotto i vestiti originali
di Luisa Sanfelice e Eleonora Pimentel Fonseca, è stato premiato alla presenza di Soraya e dello Scià di Persia, ha vestito dive del calibro di Ingrid Barman, Kim Basinger, Claudia
Cardinale (nel film «Il Gattopardo» di Visconti) e Maria Callas che gli chiese di farla sembrare più magra (all’epoca pesava 106 chili).
Nomi da far girare la testa. Ma la vita di Enzo non è stata
solo lustrini e paillettes: «Da bambino aiutavo mio nonno nella sua salumeria a Benevento - racconta - c’era la fame ed io
di nascosto cercavo di passare pane e pasta ai più bisognosi».
Poi il ricongiungimento coi genitori a Napoli e la necessità di
trovare un lavoro: «Notai sul giornale un annuncio, si cercava un apprendista per una sartoria, così ho cominciato questo lavoro e lo faccio con passione da più di mezzo scolo».
Nonostante abbia camminato al fianco dei grandi, Vincenzo Canzanella non è poi così diverso dal bambino che era
un tempo: con lo stesso entusiasmo si aggira nella sartoria dove conserva più di 12.000 costumi di scena, mentre prepara
da mangiare per i cani randagi del quartiere, per poi riposarsi
nel suo studio pieno di quadri e statuine raffiguranti divinità egizie. «Sono i miei antenati», scherza. Chissà che non sia
vero.
CHIAIATOURLUGLIO2008
DANDYTOUR
SHOPPING per maschi esigenti nella capitale della sartoria:
cinque tappe per non sbagliare.
di GIANCARLO MARESCA
SAPER VESTIRE? CI VUOLE
STOFFA
na visita a Buccafusca, in Via Chiaia n. 43, permette di immergersi nel mondo maschile più vero, fatto di serietà e tradizione. Altrove troverete arredi più
sfarzosi, prodotti più ammiccanti, ma in tutta Italia vi sono pochi luoghi come questo, dove si può toccare la concretezza di una qualità che si sceglie per la durata, non per
gli effetti speciali. Non avendo mai fatto saldi in quasi settantacinque anni di attività, il magazzino non si vuota delle cose che non vanno di moda. Così diventa un forziere dove riemergono cose di cui si è solo sentito dire, come le calze senza elastico da tenere su con la giarrettiera, o i colli
staccabili. Specialisti nella camicia, che offrono con un
rapporto qualità prezzo strabiliante, il motto della casa è
arrivederci, perché il cliente torna immancabilmente.
U
Cilento & F.llo, in Via Medina n. 61, vanta una storia di otto generazioni che sarebbe un po’ difficile concentrare in
poche righe. Il settore dei tessuti, sia per abiti che per camicie, è ai massimi livelli su scala nazionale. Volendo, la
ditta offre per entrambi un servizio su misura, rigorosamente artigianale. Splendida la proposta di calzature, che
alle grandi case aggiunge una modellistica esclusiva e la
possibilità di ulteriori personalizzazioni. Gagliarda la tavolozza di polo e camicie in filo, amate da quel pubblico
partenopeo che da sempre sa distinguersi nelle destinazioni
estive più raffinate. Dai profumi alle bretelle, dalla pellet-
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teria ai panama, è difficile chiedere o anche solo desiderare
qualcosa che Ugo Cilento non abbia già selezionato. Senza
riscontri la biancheria e i tovagliati su richiesta. In questo
campo, la sua famiglia ha oltre due secoli e mezzo di esperienza.
Nella sua Fenomenologia dello Spirito, Hegel scrisse: “Il
noto, proprio perché noto, non è conosciuto”. Una notizia
che circola ed è a disposizione di tutti ci offre della conoscenza solo una sensazione, mentre il vero sapere è quello
che si acquisisce in prima persona. E’ con questo spirito di
ricerca, che suggerisco una visita a E.Marinella. Dimenticate
il passato e per questa volta non fermatevi al banco, che un
meritato successo ha parzialmente trasformato in uno
spaccio di regali e souvenir. Chiedete accesso al laboratorio, situato a poche decine di metri. Lì scoprirete cose uniche, come la sezione dedicata solo al restauro. Quando
una cravatta entra in cura, il nome del gentiluomo che la
ama a tal punto da tentare qualche rischiosa operazione
pur di salvarla, è annotato a mano, in un registro verde,
come se l’elettronica non fosse mai esistita. Salendo nello
show room, chiedete poi dell’ultima, immaginifica trovata. Maurizio, tenacemente legato alle manifatture inglesi,
ha fatto realizzare quindici disegni nati tra gli anni Quaranta e Cinquanta, utilizzando i materiali e le tecniche
dell’epoca, infinitamente più complesse di quelle attuali.
CHIAIATOURLUGLIO2008
DANDYTOUR
Pupetto di Sirignano,
le regole di un latin lover
di ALDO DE FRANCESCO
In un mondo senza regole, tornano utili e attuali anche questi comandamenti dell’amore, lasciati dal principe dei latin lover Pupetto
di Sirignano, uno degli ultimi e autentici dandy made in Naples, e
da me raccolti. Furono argomento di una conversazione tenuta a Capri, agli inizi dell’agosto del 1995, su un cortese invito del Principe.
TRA LE DONNE scegli preferibilmente la prossima.
Non ho mai dato un giudizio sulla donna perché non mi ha
mai dato il tempo per pensarlo.
Un’operazione filologica ed estetica di valore inestimabile.
In un acquisto personale, la prima cosa che si guarda e
la qualità. Quando si pensa ad un regalo, ci si preoccupa
anche dell’originalità. Esiste da un annetto un posticino che
risponde ad entrambi i criteri, aggiungendoci fantasia ed
esclusività. Si tratta di Vigneri Luxuries, in Via Carlo Poerio
n. 89, che intorno ad un’officina orafa che crea internamente quasi tutti i modelli che commercia, ha sviluppato
una ricerca di oggetti particolari. Giuseppe Vigneri, grazie
anche ai contatti di suo figlio Costya, che costruisce orologi in Svizzera, è un autentico specialista dell’orologeria
di alta gamma e grazie ad una rete di rapporti internazionali privilegiati è forse a Napoli l’uomo che più di ogni altro è in grado di “beccare” il pezzo raro al prezzo giusto.
Notevole l’offerta di cinture in rettile, anche con fibbie in
metalli pregiati, un lusso tradizionale e poco appariscente per gusti estremamente raffinati. Non mancano prodotti più accessibili eppure altrettanto unici, come le sorprendenti fragranze de “Le maitre parfumier et gantier”,
di cui è esclusivista.
Chi dice che la sartoria non ha futuro? Che manca il ricambio, che tutti i maestri sono ormai settantenni? Napoli
smentisce queste voci con una leva giovanile forse non
massiccia per numero, ma certamente interessantissima
per stile e qualità. Chi abbia voglia di scoprire un talento
emergente, resterà senz’altro sorpreso dalla pulita classe
di Giuseppe Uccello, che non ha nemmeno trent’anni e già
da tre gestisce una sua sartoria indipendente. Il laboratorio è in Via Cavallerizza a Chiaia n. 8, tel 081.19572398. Grazie ad un apprendistato con maestri veramente tali, Uccello
domina con serenità tutta la materia e cuce internamente anche i pantaloni, diversamente dalla gran parte delle
nostre sartorie. La sua linea è dinamica, direi più fisica che
intellettuale, per chi nel vestire cerca anche una valorizzazione fisica e magari la sensazione di qualche annetto
di meno. Molto curati gli interni, sia le fodere che le tele,
nella ricerca specifica di un comfort che restituisca ala
giacca il suo posto di capo maschile per eccellenza: il più
bello, il più pratico, il più fresco.
25
Io non ho ricevuto alcuna educazione
sessuale, sono stato un orecchiante. Essendo però molto sensibile alla musica,
mi è andata sempre bene. Comunque i
risultati più esaltanti li ho ottenuti
quando ho improvvisato.
IL CORTEGGIAMENTO è un’arte, non
sprecatela per fretta. Gli animali, che
non sono intelligenti come l’uomo, lo
hanno capito, e impiegano mesi a farlo nel modo migliore.
Non credete alle leggende sulla frigidità delle americane, che
sarebbero poco inclini all’eros. Io vi assicuro: sono quanto di
meglio possa augurarsi di incontrare un uomo. Fresche, profumatissime e «dollerosissime».
Qualche occhiata non basta a conquistare una fanciulla. Ci
sono ragazze che guardano dentro: spiando il vostro portafoglio quando pagate un rinfrescante Pernod.
UN CONSIGLIO AI GIOVANI SPOSI - me lo diede Filomena una
nostra fantesca ottantenne - portatevi nella camera da letto una
coppia di conigli, sono uno stimolo alla prolificità. Io l’ho portata e ne ho visto subito i benefici.
Manifestate il vostro amore con i fiori, ho inviato tante begonie da ripopolare l’Amazzonia. Non fate però passare troppo
tempo tra l’ omaggio floreale e il primo bacio. Spesso un flirt,
se non è ben alimentato, dura poche ore.
Ascoltate amorevolmente le donne che si presentano, dicendo: «La mia storia è troppo lunga per raccontartela». Non vi faranno perdere tempo: sono già pronte a iniziarne un’altra con
te.
NON VI INTESTARDITE con le cene a lume di candela, basta il
chiarore della luna ad accendere un amore. Con tutto il rispetto
per Shubert e Mendelssohn, nelle messe nuziali farei cantare
«Luna Caprese».
CHIAIATOURLUGLIO2008
LE SONANTI
MUSICATOUR
TAPPE
DALLA CHIESA Graziella
alla Villa Belvedere,
da Palazzo Carafa di
Maddaloni a Villa Doria
d’Angri: il sorprendente
itinerario di sette luoghi
che hanno scandito la
storia musicale della città.
di MASSIMO LO IACONO
na Chiesa, un palazzo, due teatri, la «Villa comunale», due dimore private: sette luoghi che fanno
parte un po' a sorpresa dell'articolata storia musicale di Napoli. Luoghi s'intende poco o affatto noti per questo loro aspetto sonante. La chiesa è la Graziella in una traversa di via Medina, lato mare, via S. Bartolomeo, chiesa
piccola, chiusa, illustrata anche da un pannello, ma ignorato dai più, sebbene preciso, posta nella strada maggiore, vicino alla rampa di scale che porta ad essa. È quanto
resta del teatro di San Bartolomeo, il teatro vicereale dell'opera seria di Napoli, predecessore del San Carlo, quale
massimo teatro della città. Il palazzo è il Palazzo Carafa
di Maddaloni, con facciata principale sulla via omonima,
nella parte estrema di Toledo (verso piazza Dante) su cui
prospetta con una poco leggibile facciata laterale: la storia recente è brutta, ma con spunti incoraggianti. Ospita
da poco il «Centro Italiano di Musica da Camera», inventato e curato dal pianista Dario Candela, con quasi tutta
la biblioteca che fu di Mario Pilati. Il suo splendido salone delle feste, inagibile dalla Seconda Guerra Mondiale, nel
palazzo danneggiato dalle bombe dell'epoca e mai recuperato nonostante appelli (tenui, forse) alle disinteressate
autorità locali, è a tutt'oggi ricordato da molti anziani nel
suo fulgore: vi suonarono Bartok, Ravel, Prokof'ev! I due
teatri legati molto autorevolmente alla musica, che ancora ogni tanto ospitano, sono il Mercadante, ovvero teatro
del «Fondo» ed il Bellini: qui cantò il giovane Caruso nel
1895, ma soprattutto la popolarissima «Carmen» di Bizet,
U
26
qui risorse nel 1879 a gloria imperitura, cantata in italiano, spiritualmente cambiata un po’ da Opera-comique ad
opera protoverista. Il «Fondo» sede privilegiata, tra i teatri
reali, per l'opera buffa, ospitò prime memorabili, supplì
due volte il San Carlo sia nel 1816, perché chiuso dopo l'incendio famoso, ospitando l'opera seria, quindi la prima
dell'«Otello» di Rossini, sia di nuovo nel 1990, perché chiuso per lavori. La Villa comunale è luogo musicale per la
splendida «Cassa armonica» di Alvino, ove si tenevano concerti per banda famosi, diretti anche dal maestro Caravaglios, per l'«Acquario», ove passeggiavano Picasso e Strawinsky (che lo ricorda nelle «Cronache della sua vita»), ma
c'è pure una parentela tra il fondatore Dohrn e la famiglia
Furtwaengler, e per il monumento a Thalberg, nella parte estrema verso Mergellina, “creatore” della scuola pianistica di Napoli. Le due ville memorabili anche per l'evidenza nel panorama di Napoli sono Villa Doria d'Angri
all'inizio di Posillipo e Villa Belvedere al Vomero. Nella prima, Wagner, con Humperdink come “famulus”, compose
buona parte del “Parsifal”, come ricorda una lapide posta
all'interno (peccato per il turista colto e curioso!). A villa
Belvedere c'era il Cenacolo musicale dell'insigne maestro
Ernesto Rocco, che ha ospitato tanti solisti, ed ha ospitato i primi passi di Paolo Spagnolo, Aldo Ciccolini etc.(la storia andrebbe scritta!) ed oggi c'é la più bella raccolta di documenti musicali di Napoli, tutta dedicata a Rossini, punto di riferimento mondiale, per lo studio del melodramma italiano del secolo XIX.
CHIAIATOURLUGLIO2008
TUTTO quello che c’è
da sapere per un’estate
nel segno della musica
e del divertimento. Ricca
la carica delle stelle che
si esibiranno in
Campania: su tutti R.E.M,
Wayne Shorter, Ranieri,
Cammariere, Britti, Veloso,
Biondi, Noa e Tricarico.
EVE
NTI
festival, mostre,
sagre, concerti, teatro
EVENTI
Napoli, la carica delle superstar
Anche quest'anno sono molti i Festival e le manifestazioni
live che riempiranno l’estate 2008, in Campania. Su tutti
spicca il Carpisa Neapolis Festival che, nello spazio della
Mostra d'Oltremare, ospiterà, in 3 date, artisti nazionali e
non, di tutto rispetto. Il 17 Luglio, ad aprire le danze, ci
penseranno i Massive Attack, collettivo musicale che nel
corso degli anni ha visto innumerevoli voci alternarsi sui
beat trip hop, da Tricky a Sinèad 'O Connor, da Mos Def a
Tracey Thorn. Seguiranno gli Almamegretta che vedranno
il tanto atteso ritorno di Raiz al microfono, tra dub e
tradizione napoletana, tutto da ballare. Il 23 Luglio gli
ospiti di punta saranno i R.E.M.: la band, capitanata da
Michael Stipe, porterà sul palco tutta l'adrenalina rock del
loro ultimo album, Accelerate, oltre ai loro maggiori
successi. Il giorno seguente sarà la volta del rock targato
Italia: ci sarà l'atteso ritorno dei Bluvertigo, i Baustelle e
l'irriverente ironia di Elio e le Storie Tese. Tornano anche i
Duran Duran che il 22 Luglio saranno all'Arena Flegrea col
il Red Carpet Massacre tour. Per gli appassionati dei ritmi
calienti e latini, vi consigliamo lo spettacolo di suoni e
coreografie cubane di David Calzado e la sua Charanga
Habanera, il prossimo 15 Luglio, nello spazio aperto della
Casa della Musica Federico I presso il Teatro
Palapartenope, inserito nella rassegna Napoli Blues &
World Music Festival. E questa 9° edizione della rassegna
prevede anche un grande ritorno: John McLaughlin, una
pietra miliare del rock, che il 16 Luglio suonerà all'Arenile
di Bagnoli, un evento irripetibile. E per tutti gli amanti
della dancefloor, l'Arenile è una tappa fondamentale. Tra
le innumerevoli serate a suon di dance vi segnaliamo il dj
set di Ninja, batterista dei SubsOnicA, il 18 Luglio, mentre
il 26 si potrà ballare sulla selezione house di Little Louie
Vega from Angels Of Love, il dj newyorkese che da anni
scatena le piste di mezzo mondo.
28
13 LUGLIO
CAETANO VELOSO
Nella splendida cornice
della reggia di Caserta, il
13 Luglio si esibirà lo
straordinario cantautore di
musica brasiliana, Caetano
Veloso, che porterà tutte
le atmosfere della sua
terra natale, il Brasile
appunto, tra bossanova e
fado, per l'unica data al
Sud Italia che anticipa la
38° edizione del Settembre
al Borgo. I
del Polo Jazz Village, ci
sarà Wayne Shorter, lo
straordinario sassofonista
statunitense leader dei
Weather Report.
24 LUGLIO
MARIO BIONDI
17 LUGLIO
WAYNE SHORTER
Leuciana Festival (a
Belvedere di San Leucio): il
24 Luglio, concerto dal
sapore soul-jazz: Mario
Biondi e The Crusaders.
Così la voce più calda
dell'attuale panorama soul
incontrerà lo storico
gruppo di Joe Sample: non
mancheranno emozionanti
duetti.
Il 17 Luglio al Polo delle
Qualità, per la prima
edizione della rassegna
30 LUGLIO
THE YELLOW JACKETS
Sul palco del Polo delle
Qualità di Marcianise (CE)
un gruppo monumentale
della storia del rock-jazz:
«The yellow jackets». Il
gruppo propone una
fusion armoniosa e
godibile. Accanto a R.
Ferrante (piano), B.
Mintzer (sax), J. Haslip
(basso) e M. Baylor
(batteria) ci sarà Mike
Stern (chitarra).
CHIAIATOURLUGLIO2008
EVENTI
Ravello Festival, carnet da sogno
alla letteratura. Vi
segnaliamo alcuni eventi da
non perdere. Sabato 12
Luglio: Uri Caine si esibirà in
«L'altro Wagner»,
elaborazioni dello stesso
jazzista su musiche di Richard
Wagner.
Nella Sala dei Cavalieri di
Villa Rufolo, il 24 Luglio,
Danilo Rea porterà dal vivo il
suo «Reminescence»,
rivisitazioni tra jazz ed
elettronica di arie d'opera e
celebri standard classici.
Il 2 Agosto, invece, ci sarà il
concerto per solo piano del
compositore torinese
Ludovico Einaudi, al
Belvedere di Villa Rufolo. E
sempre al Belvedere, la notte
di San Lorenzo, sarà di scena
la Nuova Orchestra Scarlatti
diretta da Aurelio Canonici
per l'affascinante Concerto
all'Alba che si concluderà con
le note del «Mattino» di
Edvard Grieg.
Sarà un lunga e intensa
estate per Massimo Ranieri
che, dopo aver presentato
«Napoli, versi e diversi»,
inserito all'interno del
cartellone del Ravello Festival
2008, ritornerà al Teatro
Augusteo dal 12 al 16 Luglio
con «Canto perché non so
nuotare… da 40 anni», lo
spettacolo che celebra i 40
anni della sua sfavillante e
prestigiosa carriera.
Il Ravello Festival 2008
(www.ravellofestival.com), tra
le rassegne musicali più
importanti dell’anno, si
protrarrà fino a al 31 ottobre
con 143 eventi tra musica,
danza, cinema, e quant'altro
sul tema della diversità che
coinvolgeranno 850 artisti
per 127 giorni.
Il programma spazia dai
concerti di musica da camera
a quelli sinfonici, agli
spettacoli di danza, oltre che
sezioni dedicate al cinema e
Estate al Madre
MONTEMARANO, AGOSTO CON TRICARICO
Agosto di musica e tradizioni a Montemarano,
paese a 24 km da Avellino, famoso per il vino e la
tarantella. 14 agosto: Espedito De Marino in «Folk
to Folk»; 17 agosto: Festa del Bosco; 18 agosto:
Festa dell’emigrante (musica e degustazione di
prodotti tipici); 22 agosto: spettacolo musicale con
Tricarico, rivelazione dell’ultimo Festival di
Sanremo; 23/24 agosto: Estaborgo, musica e
degustazioni per le vie del centro antico del paese.
29
Per tutta l'estate il Madre, il
museo d'arte contemporanea in
via Settembrini 79 (Na), trasforma
il cortile interno in un
palcoscenico a cielo aperto per
ospitare tutti i giorni (escluso il
martedì), fino all'8 settembre,
spettacoli di arte varia.
L'iniziativa, denominata
«Un'Estate al Madre», prevede
appuntamenti con teatro, musica,
danza e cinema. Nel dettaglio:
lunedì, mercoledì e venerdì
saranno dedicati alla musica; il
giovedì sarà la giornata del teatro
e della danza; infine il sabato e la
domenica saranno dedicati al
cinema. La scaletta prevede 4
serate di jazz, 20 serate di musica,
20 serate dedicate al cinema
d'autore e 10 eventi di prosa e
danza. L'inizio degli spettacoli è
per le 21.30, ma il Museo
prolungherà la sua apertura fino
a mezzanotte, caffetteria e
ristorante compresi.
CHIAIATOURLUGLIO2008
MUSICA IN IRPINIA
Mercogliano
(Avellino): Noa con
l’Orchestra Ico della
Magna Grecia, il 27
luglio si esibirà
all'interno della
XXVI° edizione
della
manifestazione
«Musica in Irpinia»
per uno show dove
interpreterà i più
grandi successi
della musica
classica.
Noa, artista
impegnata nell’uso
della musica come
strumento di
riavvicinamento tra
popoli in conflitto,
stavolta rilegge il
repertorio colto.
GIOVANNI ALLEVI
Leuciana Festival a
Belvedere di San
Leucio: il 18 Luglio
è di scena il
pianista Giovanni
Allevi col suo
Evolution tour,
accompagnato
dall'Orchestra
Sinfonica de I
Virtuosi Italiani,
per un concerto di
musica classica
contemporanea.
Flegreainarte, jazz e miti
zolo e la sua band e il 3 la «Musica nuda» di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. Poi il 4 sarà la
volta poi di Franco Castiglia e Alessandra D'Ambrosio, regia di Carlo Cerciello, per la pièce teatrale «Di.. versi in amore».
Il 5 settembre c'è il teatro al Tempio di Apollo:
«Didone» con Isabel Russinova per la regia di
Manuel Gilberti. Al Castello di Baia, il 10 settembre sarà la volta del «don Chisciotte» di Patrizio Marrone, il 12 dei Cantori di Posillipo e il
13 della Sinphonica Phlegrea diretta da Raffaele Lopez. Poi, il 16, la musica classica “Pensavo
fosse Bach” di Mario Brunello, violoncellista. Dal
10 al 12 settembre, invece, «Libri di mare, libri
di terra» rassegna letteraria a cura dell'associazione “Il diario del viaggiatore”.
Terza edizione di Flegreinarte in programma da
luglio ad ottobre. Il 22 luglio, nell'Anfiteatro Flavio, musica contemporanea con Richard Galliano e il Solis String Quartet e il 23 con la musica
classica dei Solisti di Napoli diretti da Susanna Pescetti. A fine agosto lo scenario sarà il Tempio di
Apollo sul lago d'Averno: il 26 «Ione» di Euripide con Ernesto Lama, Sebastiano Trincali, Cinzia
Maccagnano e Stefano Annoni (regia di Aurelio
Gatti); il 27 musica contemporanea con il trio di
Cecilia Chally e il 29 musica classica con le melodie di Franch Part, il violino di Francesco D'Orazio e il pianoforte di Gianpaolo Nuti. Il 1° settembre musica di Chopin con il maestro Roberto Prosseda. Dal 2 settembre il Rione Terra sarà
centro di musica jazz. L'inaugurerà Marco Zur-
ALEX BRITTI
SAGRA DEL LIMONE
29 agosto/Conza (Av)
Massa Lubrense (na)
Irpinia nel segno
della musica di
qualità: in questa
estate 2008 molto
pop e parecchio jazz.
La voce, l’estro e la
chitarra di Alex Britti
saranno protagoniste
nel tour Unplugged
del cantautore
amato dai
giovanissimi che il 29
agosto sarà a Conza
della Campania (AV)
in piazza Pertini.
19 e 20 luglio, Massa
Lubrense, la «Sagra
del limone», simbolo
della costiera
sorrentina. 22 luglio,
Atrani, la «Festa di S.
Maria Maddalena»»
con processione
navale e fuochi
d'artificio. 31 agosto e
1 settembre, Amalfi e
Atrani, il «Capodanno
Bizantino» con corteo
storico e palio
FESTA DEL BOSCO
Perito (Salerno)
Come ogni anno,
nel piccolo centro
cilentano di Perito
dal 6 al 13 agosto,
appuntamento
d’obbligo per gli
amanti dei prodotti
tipici locali con la
«Festa del Bosco».
Da provare i
cavatielli e le
fantastiche
«ciaule».
cavalleresco .
30
CHIAIATOURLUGLIO2008
EVENTI
TANO TANGO FESTIVAL
Tango sotto le stelle,
tango sul mare. 6°
edizione del «Tano
Tango Festival». Dal 9
al 14 settembre, 5
giorni di full
immersion nel mitico
ballo argentino nei
castelli e nelle location
storiche di Napoli:
Castel Nuovo, il
Maschio Angioino, il
Grand Hotel Parker's, il
Circolo Ufficiali della
Marina, il Circolo Ilva
di Bagnoli saranno le
tappe della kermesse
che prevede
l'esibizione di maestri
storici, serate danzanti
e concerti. Per saperne
di più visita il sito
www.tanotango.it
Info: 081.2428567
Palcoscenico Capri
Capri come un palcoscenico: intensa l'estate degli eventi.
Ecco l'agenda. Il 20 luglio, alla Certosa di San Giacomo, i «Cantori di
Posillipo» in un concerto di musica classica napoletana dal '500 in
poi. Il 28 luglio, sempre alla Certosa di San Giacomo, si esibisce il
cantautore Sergio Cammariere.
Per tutto agosto, nei Giardini della Flora Caprense, un nutrito cartellone di cabarettisti napoletani e,
al Porto di Marina Grande, discoteca all'aperto con Dj Fargetta.
Il 10 agosto, sul Molo Pennello di
Marina Grande, è di scena Massi-
mo Ranieri. Il 12 agosto, alla Certosa di San Giacomo, la performance della grande cantante americana Dionne Warwick. Il 21 agosto, a Marina Grande, il concerto di
Ron. Il 7 settembre, nella zona di
Villa Jovis, arriva la Piedigrotta Tiberiana: spettacoli musicali e degustazione di prodotti tipici. Il 14
settembre, a Marina Grande, in occasione della festa di Santa Maria
della Libera, spettacolo canoro e
fuochi pirotecnici.
Il 15 settembre, alla Certosa di San
Giacomo, Gianna Nannini in concerto.
29 LUGLIO/CAPRI
Premio Faraglioni
E' fissata per il 29 luglio
la quindicesima
edizione del Premio
Faraglioni. Alla Certosa
di San Giacomo saranno
premiati, con un
riconoscimento alla
carriera, i più
importanti personaggi
del mondo dello
spettacolo, della cultura
e dell'arte.
L'iniziativa è firmata
dalla Pro Loco Capri.
SETTEMBRE/CAPRI
XI Rassegna Culturale
Il settembre caprese
ospiterà l'XI edizione
della Rassegna
Culturale, curata
dall'Istituzione
Cultura Capri. In
agenda spettacoli
musicali e mostre
nelle cornici
suggestive di Tragara,
Parco Augusto, Flora
Caprense e Villa
Fersen.
Doppio Rum
Oyster Bar
Un'ostrica doc da gustare con calcolata libidine?
A Napoli è un vero miraggio. Magari capita, ma poi
non supera la prova palato. Da oggi, invece, il cibo degli dèi è a portata di mano ed è divina anche
la location in cui consumarlo: è un angolo di lungomare, infatti, in via Cesario Console 3, quello in
cui si è insediato il «Doppio Rum-Oyster Bar». I
connotati, almeno quelli notturni, sono quelli del
ritrovo esclusivo: una scelta voluta da Arturo de Vivo, veterano della ristorazione e del by night cittadino, e dal suo socio Nicola Movente. L'impostazione d'élite, ovviamente, si riflette anche nel
design sobrio e garbato degli ambienti: tinta color panna alle pareti, la morbida curva di un bancone a emiciclo, luci discrete, tutto è all'insegna
del vintage più raffinato. All'esterno, poi, un gazebo
fiorito quale naturale pendant, con tavoli e vista sul
golfo. Al «Doppio Rum-Oyster Bar» la liturgia del
piacere è costruita verticalmente intorno ad una
serie di fasce orarie. Il locale, infatti, apre i battenti
alle 7 di mattina come bar classico con tanto di
caffè, cornetto e snack assortiti. Alle 17 si attiva
come tea room. La sera, invece, il clou dell'offerta: è il momento dell'American Bar che dura fino
a notte inoltrata. Sui tavoli, sua maestà l'ostrica
(provenienza francese) fa il suo ingresso da star,
adagiata sul ghiaccio: la Casa consiglia l'abbinamento con un Prosecco di classe. Nel bicchierino
degli intenditori, poi, c'è l'altra priorità del locale:
rum da tutto il mondo, invecchiato almeno trent'anni. Chi si dirotta sul vino, invece, ha a disposizione i migliori bianchi secchi della Campania. Il
target del Doppio Rum è quello del turismo di alto profilo e del mondo delle professioni.
DOPPIO RUM
Via Cesario Console, 3a - Napoli
Telefono: 081.17169550
Email: [email protected]
31
CONSIGLI
HOTEL CARAVAGGIO
Il primo 4 stelle nel centro antico della città, ospitato nelle suggestive architetture di un secentesco palazzo
gentilizio, arredato con estrema cura del dettaglio. L’Hotel propone ambienti d’epoca, caratterizzati dalla pavimentazione originale in pietra vesuviana, e moderne camere e suite,
di cui alcune con gli originali soffitti
in trave. Alle spalle del Duomo, in
posizione ideale per raggiungere in
pochi minuti, a piedi, i principali monumenti della città, le Università e
le vie dello shopping. La struttura, dotata delle più moderne attrezzature per ogni tipo di richiesta, è stata progettata in armonia con l’ambiente in cui nasce e lascia vivere all’ospite un’atmosfera calda ed accogliente in perfetto equilibrio fra antiche emozioni e moderno design.
HOTEL CARAVAGGIO
Piazza Cardinale Sisto Riario Sforza n 157 - Napoli
Tel 081. 2110066 Fax 081. 4421578
[email protected]
www.caravaggiohotel.it
Sabina Albano Gallery
La gallery è visitabile tutti i giorni, eccetto il
lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30
e dalle 16:30 fino alle 20:00.
Dallo show-room sovrastante si accede facilmente a uno spazio espositivo dalle dichiarate
atmosfere minimaliste e newyorkesi, in cui a
dettar legge sono la raffinatezza e l’amore
per il bello. Un open space essenziale ma accogliente, in cui si alternano mostre di pittura e fotografia a esposizioni di oggetti d’arte
e alto artigianato, oltre che a performance di
moda, il cui tratto comune resta un’attenzione privilegiata ai fermenti più interessanti di
arte e moda contemporanee.
SABINA ALBANO MODART GALLERY
Vico Vasta a Chiaia n. 52/53 - Napoli
Telefono + 39 081.421716
[email protected]
www.sabinalbano.it
REGALA UNA CENA AL NAPOLI SOSCIA
Una cravatta? E se non gli piace? Un libro? E se l’ha
già letto? Come si fa a fare un regalo che piaccia e che
non finisca inutilizzato in fondo a un cassetto?
Semplice! Si regala una cena al Napoli Soscia. Presso l’
Associazione sono disponibili degli eleganti couponregalo, di vari prezzi, che rappresentano un’idea
originale e di sicuro gradimento.
NAPOLI SOSCIA
Via Ascensione, 6 - Napoli
Telefono 081 411658
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CONSIGLI
LA BARBERIA
SANTA LUCIA FREEDOM RESIDENCE
Elegante, raffinata, «La
Barberia» di Gianni
Cirillo (nella foto con
Enzo Cirillo) è il posto
ideale per prendersi
cura della propria
immagine. Luogo
ricercato e prestigioso,
ha sede nella signorile
via Crispi, salotto buono
della città. Tagli classici
e trendy eseguiti con
abilità e competenza e i
servizi di manicure,
pedicure, UVA.
Il Santa Lucia Freedom Residence, dai caldi colori
mediterranei, vi accoglie nei suoi eleganti e confortevoli
appartamenti, dotati di aria condizionata, telefono, tv,
frigorifero, internet wireless gratuito ed alcuni di essi con
angolo cottura. Molti dei nostri clienti considerano la
nostra struttura come la loro casa a Napoli.
FREEDOM RESIDENCE
Via Santa Lucia, 50 - 80132 Napoli
Tel. 081.7642011 - Fax 081.2451005
[email protected]
www.freedomresidence.com
LA BARBERIA
Via Francesco Crispi, 15 - Napoli
Tel. 081.660553
HAIR’S STYLE DI ROBERTO TOSCANO
Offrire un servizio di qualità, ricercare il benessere del
capello, creare stili di carattere capaci di adattarsi alla
personalità di ogni cliente. Questo è Hair’s Style di
Roberto Toscano. Visita il sito www.hairsstyle.it ed entra
in un mondo glamour e di classe che puoi ritrovare nello
showroom di via Martucci 36.
SABA REGINA DI VIAGGI
CON NOI IN VACANZA
DA UN PARADISO…ALL’ALTRO
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Corso Vittoria Colonna, 140 - 80077 Ischia (Na)
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HAIR’S STYLE
Via G. Martucci, 36 - Napoli
Tel. 081.668697 (Italia)
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www.hairsstyle.it
CONTRI
BUTORS
donatella bernabò silorata
Giornalista free lance dal 1998. Ama il vino - specie il rosso - ma dice
di capirne ancora poco. Scrive di viaggi e costume per il gruppo La
Repubblica e per il mensile Dove. Ha le antenne sollevate su tutto ciò
che è nuovo; non a caso ha inventato il primo «Fuori Salone del vino»
a Napoli: «Wine & the city».
aldo de francesco
Giornalista, prima al Roma e poi al Mattino, con un
grande rimorso per la pittura, il suo primo amore. Ha
scritto belle pagine sui «paesi dell’anima» dell’Irpinia
e del Cilento, e anche su Napoli nel romanzo «Napoli Ultima Edizione». Ama «La rivoluzione meridionale» di Guido Dorso e tutto Marotta. Prova ancora meraviglia per la tavola pitagorica e i bargigli del gallo. Mai a tavola senza un bicchiere
di Aglianico.
massimo lo iacono
Professore al Liceo Umberto, commentatore di musica, curatore di rubriche su periodici napoletani. Insegna e scrive per il piacere di condividere il sapere
con gli altri. Tra i suoi libri preferiti «Il fucile da caccia» di Inoue Yasushi, tradotto da un suo ex alunno.
giancarlo maresca
«Napoli è
‘nu paese
curioso, è
‘nu teatro
antico,
sempre
apierto. Ce
nasce gente ca
senza cuncierto
scenne p’ ‘strate e
sape recità. Nunn’è
c’ ’o ffanno apposta,
ma pe ‘lloro ‘ o
panurama è ‘na
scenografia, ‘o popolo è
‘na bella cumpagnia,
l’elettricista è Dio ch’ ‘e fa
campà». (E. De Filippo)
Eduardo e Totò,
foto dell’Archivio Ruggieri
34
Nato nello stesso giorno di Martin Lutero e Diego Armando Maradona, è probabile che l'avvocato Giancarlo Maresca abbia passato più ore in sartoria che in
tribunale. Da sempre si interessa dell’immaginazione maschile e ne scrive sia sulla rivista Monsieur che
sul sito www.noveporte.it, sede virtuale del Cavalleresco Ordine dei
Guardiani delle Nove Porte, di cui è Gran Maestro. Fumatore incrollabile, nemico delle stoviglie di plastica, della musica onnipresente,
dei cuochi che non cucinano, è diventato difficile vederlo in giro, ma
il suo sguardo arriva comunque lontano e coglie nel segno.
giuseppe maria montuono
Nasce a Napoli nel 1968, ha vissuto il terremoto del
1980 e la vittoria nei mondiali di Spagna del 1982.
Svolge la professione di architetto, ma a Napoli… Vive con Francesca ed un piccolo beagle di nome Tirso,
ed è amico fraterno di Diego Nuzzo.
diego nuzzo
è nato a Napoli nel 1966 nello stesso giorno di Paolo
Maldini e di Claudio Abbado. Ha fatto il pubblicitario e l’architetto. Ma preferisce essere ricordato come
libraio. Ama Mozart, Shakespeare e Pontormo.
CHIAIATOURLUGLIO2008
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