ALL’INTERNO
SPECIALE
LIBRI&LIBRERIE
SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno IX - numero 10/11 - ottobre/novembre 2014
distribuzione gratuita
Una città sospesa
tra i miti di ieri
e la nullità di oggi.
Siamo la capitale
della fuga:
il «fuitevenne»
di Eduardo
è compiuto
State ancora
a Napoli?
www.chiaiamagazine.it
IUPPITER EDIZIONI
OBLÒ
Un anno senza
Alvaro e Marcello
«La morte è uno scandalo»,
confidò Camus a una signora
che lo interrogava sui misteri
della vita. Lo è soprattutto
quando passa e si porta via chi
ancora medita imprese, studia
nelle aule dei sogni e attraversa
con impeccabile grazia anche i
giorni più bui. Un anno fa
l’inevitabile scandalo toccò e
bruciò le vite formidabili di
Alvaro Mirabelli e Marcello
Fasolino, finiti nello stesso
giorno, costringendo noi che li
avevamo conosciuti, vissuti e
stimati a prendere coscienza
della loro partenza così dolorosa
e a ragionare, dopo la botta
dell’abbandono, sulla loro
assenza. Alvaro, per tutti Mizzi,
giornalista di raro talento,
cofondatore della Iuppiter
Group, primo direttore di Chiaia
Magazine, cercatore accanito di
cultura e culture, immarcabile
“inchiestista”, mai penna
inginocchiata e sempre sguardo
fisso sulla notizia, è presente in
redazione ogni santo giorno,
anche se non ci sono più il suo
corpo segaligno, la sua eroica
cicca, la sua camminata
elettrica, il suo sorriso
inarrestabile, anche se non
possiamo più goderci i suoi
assalti alla cioccolata, le sue
digressioni letterarie, il suo
dizionario musicale, i suoi
racconti di donne e danni.
Marcello, per molti il “quinto
leone”, dal titolo di un suo libro
di successo, imprenditore senza
paura, fabbricatore d’idee e
soprattutto inguaribile
alimentatore di passioni e fughe
oniriche, ogni volta che veniva a
sorpresa in redazione per un
pensiero ridente o quelle volte
che trasformava la Caffettiera di
piazza dei Martiri in fervida
redazione, illustrandoci tormenti
letterari e progetti editoriali, ti
rendevi conto che possedeva un
inesauribile generatore d’energia
le cui spie erano i suoi occhi
luminosi, posseduti da una
scaltrezza fascinosa. Raccontare
un anno senza Alvaro e Marcello
è come voler spiegare al
guardiano di un faro una vista
senza orizzonte. Presto creeremo
iniziative culturali per onorarne
magia e statura, ogni giorno ne
ricordiamo la bellezza morale e
quella brama di vivere che
diffondevano con poetica
naturalezza. Anche stanotte li
risentiremo dentro tra battiti e
visioni, e non ci daremo pace di
non poterli più stringere,
sfottere, vivere.
MDF
(2)
L’INIZIATIVA DI IUPPITER EDIZIONI
Parte con questo numero di Chiaia
Magazine la campagna di
sensibilizzazione «Più librerie e meno
pensiero fritto», che Iuppiter Edizioni
lancia con un adesivo (nella foto),
distribuito in tutti i punti di
aggregazione culturale della città.
L’iniziativa, fortemente voluta dagli
editori del free press partenopeo,
punta ad incentivare la lettura e a
difendere le librerie. Seguiranno video
virali, altri adesivi di pensiero,
convegni sull’evoluzione dell’editoria e
un cortometraggio sulla «rivolta dei
libri», che sarà girato entro il 2015.
Mentre la città assiste inerme alla
chiusura dei suoi storici presidi
culturali, allo svuotamento degli
scaffali e alla scomparsa di preziosi
luoghi di intrattenimento, Iuppiter
Edizioni si attiva per ribadire
l’importanza del libro, nella
convinzione c’è bisogno di lavorare per
una Napoli che abbia, appunto, più
librerie e meno pensiero fritto.
Caldoro e il patto del
L’editoriale
Fuga dall’inferno: il “fuitevenne”
eduardiano è compiuto
CONIGLIO
pagina 3
Il paginone
Paradossi campani: il rapporto Svimez
impietoso con il Sud
Da
quando Enrico IV disse «Parigi val bene
una messa», per giustificare una scelta difficile per un
alto scopo, non si contano gli “inciuci” e gli “incontri al vertice”
nel segno di questa celebre e abusata espressione. Passando dalla grande alla piccola storia, tra il 1999 e il 2000, qualcosa di simile, diciamo, accadde in Irpinia, mentore e anfitrione quel sant’uomo di don Nunnari, che riunì nel vescovado di Sant’Angelo dei Lombardi Ciriaco De Mita e Antonio Bassolino per fargli concordare una sorta di armistizio, utile per entrambi. Quel patto, siglato davanti a una squisita e aromatissima tortiera, prese così il nome di “Patto del capretto”. Bassolino sdoganò De
Mita, ex leader dell’ex Democrazia cristiana (il cui cassiere Severino Citaristi s’immolò, facendo da provvidenziale scudo nella bufera tangentopoli e ricevendo 74 avvisi di garanzia), spianandogli
la strada della segreteria regionale della Margherita e una fruttuosa, insperata “resurrezione”.
De Mita, in cambio, favorì il “rinascimento” del governatore Bassolino, assicurandogli nel suo
feudo irpino un bel tesoretto di voti. Finì che la Regione, nelle mani dei due sullodati pattisti,
sfiorò la bancarotta. Poi dal cilindro berlusconiano spuntò il “coniglio Caldoro” che, divenuto
governatore nel periodo più lucente del Popolo della Libertà, con tagli da lacrime e sangue, rimise i conti a posto. Ma si sa che la storia si ripete, ora come farsa ora come
operetta, cambia solo il menù. Ridotto con l’acqua alla gola, in vista delle elezioni regionali, per Caldoro “Santa Lucia bis val bene una cena a Nusco”. E così via libera al pellegrinaggio a casa De Mita, uno dei responsabili morali dello sfascio della Regione, che Caldoro si vanta di aver
sanato. Alla faccia del risanamento.
pagine 4-5
Primo piano/1
Coppa America, un flop sotto indagine:
intervista a Manfredi Nappi
pagina 7
Primo piano/2
Giovandomenico Lepore: in un libro
tutta la verità su palazzi, caste e clan
pagina 9
Sollecitazioni
Grand Tour, brutte sorprese:
una guida senza Paestum
pagina 12
Speciale Cinema
Reportage dal set del film “Due euro l’ora”
con Peppe Servillo e Chiara Baffi
pagina 19
Divinazione
Nel segno della Vergine rivivono
i miti di Dike e di Demetra
pagina 22
Saper Vivere
Successo della I edizione del premio
intitolato al giornalista Carlo Nazzaro
pagina 27
n u m q u a m
SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno IX n. 10/11- Ottobre/Novembre 2014
Direttore responsabile
Max De Francesco
Caporedattore
Laura Cocozza
Redazione
Armando Yari Siporso
Livia Iannotta
Progetto e realizzazione grafica
Fly&Fly
Responsabile area web
Massimiliano Tomasetta
Pubblicità (Tel. 081.19361500)
Michele Tempesta (392.1803608)
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
h o r u m
l u x
c e d e t
Società editrice
IUPPITER GROUP S.C.G.
Sede legale e redazione:
via dei Mille, 59 - 80121 Napoli
Tel. 081.19361500 - Fax 081.2140666
www.iuppitergroup.it
Presidente: Laura Cocozza
Stampa
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Reg. Tribunale di Napoli n° 93 del 27 dicembre 2005
Iscrizione al Roc n°18263
© Copyright Iuppiter Group s.c.g.
Tutti i diritti sono riservati
Per comunicati e informazioni:
[email protected]
Si ringraziano Tony Baldini per la consulenza
grafica e l’Archivio Ruggieri per le foto di
Eduardo De Filippo
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problemi del tuo
quartiere e proponi soluzioni per
rendere più vivibile
la città. Contiamo
su di te.
Le lettere, firmate
con nome e cognome, vanno inviate a «Chiaia
Magazine» - via
dei mille, 59
80121 Napoli, oppure alla e-mail
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L’EDITORIALE
Eduardo De Filippo
Napoli, 24 maggio 1900
Roma, 31 ottobre 1984
FUGA DALL’INFERNO
Max De Francesco
Hanno deciso di non aspettare più
che passino le nuttate. Di non farsi
fregare dal sole marottiano né dai
mari infiniti della Serao: hanno imballato la luna rossa e sotterrato le
belle giornate con la speranza di
ritrovarle in un altro tempo e godersele come turisti, come napoletani di
passaggio scesi in città per una rimpatriata, un abbraccio materno, una
camminata a Mergellina. Prendi il
sole e poi scappa, lascia Napoli e non
muori: è quello che hanno pensato gli
oltre 400mila fuggitivi dalla città di
Vico e Pulcinella, andati altrove in
questi ultimi trent’anni per inseguire
una vita normale. Napoli contende a
Palermo il primato di “capitale della
fuga”: dal 2013 non è neanche più
“milionaria”, con i suoi 958 mila
abitanti. Uno studio del Consiglio
Nazionale delle Ricerche è implacabile: 200mila giovani tra i 18 e i 30 anni
sono pronti, a diploma conseguito, a
lasciare la città che continua a vivere
e sopravvivere in una stato di sospensione tra i miti di ieri, la nullità di oggi
e il fatalismo di sempre.
C’è da prendere atto, nell’anno in cui
Eduardo De Filippo viene celebrato a
trent’anni dalla morte da scrittori e
artisti, molti dei quali sono andati a
vivere altrove, che il suo “fuitevenne”,
esortazione ai giovani ad abbandonare Napoli e pianificare il domani su
altri suoli e tra altri popoli, è compiuto. Una “compiutezza” dolorosa
confermata da dati inesorabili che
condannano l’intero Sud, e destinata
a lievitare nel tempo se solo si guarda
alle vie che perdono negozi storici e
imprese pulite, alla balorda rete di
servizi che pregiudica l’andamento
civile e pacifico della comunità, agli
onanismi riflessivi di una consorteria
d’intellettuali che ragiona sul fritto,
all’invasione barbarica della accessoriata plebe di Gomorropoli che “sta
senza pensieri” e mitizza successi
criminali, alla drammatica assenza
della politica, muta e asserragliata in
piccole stanze dove le visioni più
accreditate sono il biglietto in tribuna
e le prossime elezioni.
Eduardo era artista d’ascolto: conosceva le voci di dentro della sua gente
e ne raccontava miserie e nobiltà,
egoismi e paure con quella amara
ironia che è virtù degli “avvertitori”,
artisti dotati di una poetica non con-
centrata sul futuro ma indagatrice di
passato e presente, scavati con essenziale narrazione per consegnarci
verità scomode, illuminazioni etiche
e avvertimenti.
Quel “fuitevenne”, quell’invocazione
a lasciar perdere Napoli, nasceva
dall’orecchio di Eduardo, dal suo
esercizio quotidiano a interpretare il
sismografo dell’anima di una città
che non attraversa momenti perché è
immobile nella sua bellezza e nella
sua arretratezza, che non possiede il
talento dell’evoluzione, né tanto
meno quello della rivoluzione perché
è luogo ancorato a riti antichi e liturgie remote. Questo può piacere a chi
passa, l’assaggia e poi va via, ma per
chi ci vive la città è foresta faticosa,
caotica e inabitabile.
Nel libro «Un’altra Napoli», Antonio
Ghirelli, nel ritratto «Amore amaro»,
ricorda come Eduardo rimpiangesse
la semplicità e l’ingenuità della città
di una volta, quando «c’era quella
sensazione di protezione ambientale...si cambiava casa con facilità
perché, in fondo, la vera casa era un
poco tutta la città».
Nel 2014, anno sospeso ed eduardiano, casa Napoli si distingue per
un’ospitalità compromessa, un rigetto aggressivo alle più normali regole
di convivenza, un’armonia mai perduta perché mai trovata. Non è più un
«paradiso abitato da diavoli», ma un
inferno da cui fuggono in tanti, di cui
nessuno vuole farsi carico e dove,
anno dopo anno, si svuotano tristemente le delegazioni di angeli.
Nel maggio 2008, in un articolo uscito
in piena emergenza rifiuti, Giuseppe
D'Avanzo, citando Calvino, scrisse su
“la Repubblica”: «Nell'inferno ci sono
soltanto due modi per sopravvivere. Il
primo è accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo
più: è la strada che Napoli e i napoletani hanno percorso e che li rende
ciechi, muti, insensibili dinanzi alla
catastrofe. Il secondo modo è rischioso, esige attenzione e apprendimento
continui: cercare e saper riconoscere
chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è
inferno, e farlo durare e dargli spazio». Chi resta a Napoli e opera con
onestà e civiltà, coltiva ancora l’illusione di trovare tra le fiamme e il
fumo un passaggio di luce: è un
samurai che corteggia una sconfitta
inevitabile, ma non si rassegna, non si
risparmia.
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(3)
IL PAGINONE
VERSO LE ELEZIONI REGIONALI DEL 2015
Paradossi campani
Secondo il rapporto Svimez il Sud è destinato a una desertificazione umana
e industriale. La strada della decadenza è lastricata di bizzarre contraddizioni
Max De Francesco
C
ronache terrestri consegnano, mentre la
politica in Campania scalda i motori per il
Gran Premio 2015 delle elezioni regionali,
un Mezzogiorno con il destino, rapporto
Svimez alla mano, segnato: la perdita di 4,2
milioni di abitanti nei prossimi cinquant’anni. Il Meridione, tra il 2008 e il 2013 ha
registrato una caduta dell’occupazione del
9%, a fronte del -2,4% del Centro-Nord.
Delle 985mila persone che in Italia hanno
perso il posto di lavoro, ben 583mila sono
residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, pur
essendo presente appena il 26% degli
occupati italiani, si concentra il 60% delle
perdite dovute alla crisi. In questi ultimi 5
anni le famiglie meridionali assolutamente
povere sono aumentate di due volte e
(4)
IL LIBRO
Nel febbraio 2010 fu
pubblicato il libro
“MagnanapoliClientele e sprechi di
un potere sotto accusa”
(Iuppiter Edizioni),
scritto da Francesco
D’Ercole e Mimmo
Della Corte, corredato
dalle vignette di
Malatesta. Il saggio
denunciava, con una
rigorosa
documentazione,
l’irresponsabile
sperpero di fondi da
parte della giunta
regionale guidata da
Antonio Bassolino.
Alcuni dati contenuti
nell’articolo “Paradossi
campani”sono tratti da
questo illuminante
libro.
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
mezzo, da 443mila ad oltre un milione.
Chiara e inesorabile la sentenza che si
legge nel report Svimez: «Il Sud è a forte
rischio di desertificazione industriale». La
desertificazione umana, invece, non è più
un rischio ma è già inesorabile realtà.
Con queste premesse non sono certo i
blitz istituzionali - ricordiamo la venuta
estiva a Napoli del premier Renzi - né le
consuete lettere-manifesto studiate dalle
stucchevoli élite “strutturate e mobili” - da
tempo soprattutto soprammobili - a
risvegliare un Sud bradipo, agonizzante e,
diciamolo senza mezzi termini, sguarnito
di una coscienza politica coraggiosa, di
una visione pragmatica, di un sentimento
rigenerante. Servirà la “bonifica” della
classe dirigente, l’estinzione dei “burosauri”, l’abilità illuminata di saper spendere i
fondi europei, la consapevolezza, di chi
governa e di chi è governato, che solo il
Mezzogiorno, per dirla alla Don Sturzo,
può salvare il Mezzogiorno. Un processo
lungo, di cui, attualmente, non si colgono
né le fondamenta né gli ingegneri.
Di certo la caduta del Meridione non ha
per nulla intaccato, almeno in Campania,
l’unico primato che resiste al tracollo:
quello del paradosso.
Il governatore Stefano Caldoro, che ha
ereditato un ente ridotto all’osso dalla
politica irresponsabile di Antonio Bassolino, si ricandida alla guida della Campania
nonostante voglia abolire l’ente regionale:
«Vorremmo tornare allo spirito della Carta
costituzionale - ha detto in un’intervista
su “Il Giornale” - laddove questa parla
espressamente del fatto che questi enti
territoriali dovrebbero avere come compito principale quello della programmazione e pianificazione. Non certo quello della
gestione di risorse». Nell’attesa, però,
meglio organizzarsi, superare il paradosso,
e andare a trovare il santone di Nusco,
Ciriaco De Mita, sindaco ottuagenario,
gestore di voti e di fati politici, e intavolare
possibili alleanze future.
Intanto, al momento, in attesa di primarie
chiarificatrici gli antagonisti di Caldoro,
mal visti dai rampanti renziani, sono il
sindaco di Salerno Vincenzo De Luca anche lui reduce da incontri con De Mita e l’europarlamentare Andrea Cozzolino,
dal 2005 al 2009 assessore regionale del-
l’Agricoltura e delle Attività produttive
nella scialacquona giunta bassoliniana.
In sintesi, mentre la Campania precipita,
lo spettacolo elettorale presenta, paradossalmente, ancora liturgie demitiane e
maschere del passato.
La strada della decadenza è lastricata di
bizzarre contraddizioni. Dal mucchio
paradossale peschiamo ad esempio il
caso Bagnoli. Ritrovarsi oggi come ordine
del giorno del premier boy scout la bonifica dell’area ex Italsider che, come si
legge nel decreto “sblocca Italia”, necessita di un «nuovo modello di governance
territoriale per attrarre investimenti»,
provoca un moto d’inquietudine, pensando a un passato balordo di fondi
bruciati e a un’impunità cristallizzata:
nessun colpevole per il “blocca Bagnoli”.
Raffaele Cantone, presidente dell’Authority anticorruzione, in un convegno Cgil
ha tuonato: «Prima o poi riuscirò ad avere
questo dato: quali sono le spese fatte da
Bagnolifutura per le bonifiche e quanto
ha invece speso per il consiglio di amministrazione». Perché non consulta, tra un
meeting e un’ospitata tv, le lenzuolate
scritte in questi anni dalla magistratura
contabile? Nel novembre 2009, la Corte
dei Conti inchiodò Bagnolifutura alla sue
responsabilità, sottolineandone sprechi e
debiti: la cifra mostruosa che emerse da
quella denuncia pubblica fu di 448 milioni e 668mila euro. Eppure, in quello
stesso mese, con delibera numero 69, la
giunta Bassolino affidò alla società 20
milioni di euro per la realizzazione della
Porta del Parco, del Centro integrato di
servizi al turismo, del Parco dello Sport
del Centro di Esposizione del Mare.
Capitolo Pompei: si è proclamato tanto e
si è fatto poco, ma appare paradossale
che, mentre l’originale città vesuviana
sprofonda e giace nell’incuria, nel 2013
quella virtuale al British Museum di
Londra ha sbancato il botteghino e arricchito gli inglesi con la mostra “Vita e
morte a Pompei ed Ercolano”, terzo
maggior evento nei 250 anni di storia del
British alle spalle dei Tesori di Tutankhamen e dell’Esercito di Terracotta cinese.
Illogica apparve in epoca bassoliniana la
spesa di 5 milioni di euro investiti in spot
promozionali per il rilancio del turismo
in cui compariva come location la Piscina
Mirabilis, la cisterna d’acqua potabile
d’epoca imperiale più grande in Occidente, praticamente inaccessibile al pubblico
che, oggi, tenuta peggio di una cloaca,
cade a pezzi a differenza di quella di
Istanbul, gioiello turistico che macina
economia.
Nella galleria dei paradossi un posto
riservato spetta al luna park della Coppa
America, la madre di tutti gli eventi,
simbolo supremo della liberazione del
lungomare di Napoli. Sappiamo com’è
andata: casse svuotate dagli yankee (la
bellezza di 8 milioni e 200 mila euro) con
la retorica complicità delle istituzioni
locali, l’inganno dello “sviluppo permanente” e una città illusa ancora una volta
tra strascichi giudiziari, previsioni disattese, una scogliera con i baffi e la conferma
che il format degli americani era già in
fase calante come dimostra il flop dell’ultima edizione nella città di San Francisco
che si trova, ad evento finito, a maledire i
catamarani per un buco nei conti di 11
milioni e 500 mila dollari.
Sul Forum delle Culture, si è scritto e
detto tanto. In tempi non sospetti su
Chiaia Magazine denunciammo, con un
inchiesta dal titolo provocatorio “Nel
forum”, sprechi e anomalie di gestione
puntando il dito sulla fondazione, presieduta da Nicola Oddati, nata ad hoc per il
Forum, che avrebbe dovuto distribuire
ben 50 poltrone. Quello che si annunciava
come un grande evento fu poi ridotto in
piccolo dall’allora ministro Rutelli, indispettito dal braccio di ferro con il Comune
di Napoli e la Regione che desideravano
libertà “totale” di gestione della kermesse.
Oggi, il mappazzone Forum è nelle mani
di de Magistris, di Caldoro e dell’attuale
timoniere della fondazione Daniele Pitteri,
capaci di trasformarlo in un’invisibile
manifestazione localistica, senza capo né
coda, incoerente nelle proposte artistiche,
foraggiata comunque con 11 milioni di
euro distribuiti a piccoli e medi progetti,
affidati con discutibile trasparenza come
hanno più volte denunciato le associazioni
civiche.
Viene da ridere, e da piangere, rileggere a
distanza di anni i dati contenuti nella
ricerca intitolata “Impatto del Forum
universale delle Culture sull’economia
campana 2008-2012”, elaborata dal professore Roberto Camagni, ordinario di
Economia urbana al Politecnico di Milano,
che divenne, non certo per colpa del
professore, la bibbia propagandistica dei
bassoliniani. Secondo questa ricerca,
l’investimento di 625 milioni di euro (mai
giunto a destinazione), indispensabile per
la realizzazione delle infrastrutture necessarie e la gestione complessiva del Forum,
avrebbe attivato una nuova domanda per
l’economia campana di 2.236 milioni di
euro, una produzione regionale di 3.600
milioni di euro e avrebbe creato oltre
38mila nuovi posti di lavoro all’anno fino
al 2013. Senza parole.
La speranza che al prossimo giro le valutazioni sull’impatto di un grande evento
vengano fatte non consultando il libro dei
sogni, è rafforzata dalla notizia che il
consiglio regionale ha varato la propria
legge sul turismo. Paradossale è il fatto che
la regione che conta sette siti Unesco,
un’infinità di attrazioni naturali e culturali
e un articolato sistema ricettivo abbia
ottenuto la sua normativa dopo più di tre
decenni in cui si sono succedute ben sette
giunte di colore diverso. Mentre la nuova
legge punta a una coerente programmazione, segnaliamo, infine, il paradosso dei
paradossi. Il Cilento, terra di siti archeologici preziosissimi come quello di Elea-Velia, collezionista di bandiere blu e scrigno
di percorsi sorprendenti ha la sua strada
più strategica chiusa, subito dopo Agropoli, a causa di una frana che ha spaccato il
viadotto come un’anguria. Chi decide di
superare il tratto stradale interessato deve
uscire a Prignano Cilento e percorrere
l’impervia Provinciale 45, poco adatta al
traffico e alle sollecitazioni dei mezzi
pesanti. I lavori per la messa in sicurezza
della Cilentana non sono ancora finiti e
hanno compromesso notevolmente il
turismo di questo luogo che si popola
essenzialmente nei mesi di luglio e agosto.
Se in dieci anni, dal 2001 al 2011, sono
migrate dal Mezzogiorno verso il CentroNord oltre un milione e mezzo di persone,
non sarà anche per le mummie che ci
amministrano, per la dissoluzione dei
fondi in progetti effimeri, per quella lentezza d’intervento in aree dimenticate
forse perché poco rappresentate o fuori
dalla mappa dei poteri?
Chi non migra da questa Campania, da
questo Cilento calpestato e ignorato è un
paradosso vivente: significa rimanere tra le
frane, nel deserto delle idee, tra politici
questuanti e un orizzonte che si rimpicciolisce tra le onde e la torre di Velia.
ANDREA COZZOLINO,
«MISTER SPRECOPOLI»
A volte ritornano. E, magari, anche più boriosi di prima.
Sicché, a dirla con Giovanni Pascoli: «C’è qualcosa di nuovo,
oggi nel sole, anzi d’antico…». In verità, nel futuro della Regione
Campania - alla luce delle autocandidature alle primarie del Pd
di Andrea Cozzolino (nella foto in basso) e Vincenzo De Luca più che “d’antico”, quel “nuovo” puzza di vecchio lontano un
miglio. E, naturalmente, non certo per motivi anagrafici, bensì
perché entrambi sono vecchi “capitani di lungo corso” della
politica, i cui mari hanno navigato in lungo ed in largo. Entrambi sono stati “ministrini” con Bassolino, del quale l’attuale
europarlamentare Cozzolino, con le deleghe all’Agricoltura ed
alle Attività produttive è stato, addirittura, il potentissimo superplenipotenziario economico. Di certo, quindi, non può
pensare di essere esente da responsabilità per lo sfascio in cui il
“governo” bassoliniano, di cui era parte importante, ha ridotto
la regione Campania. Che si sia dimenticato dei suoi “capolavori”? Può darsi, ma allora provo a ricordargliene qualcuno: la
“Missione Commerciale nella Regione di San Pietriburgo”,
ottobre 2006. Doveva rappresentare una vetrina per l’esposizione del meglio delle produzioni locali, costo per la Regione
700mila euro ed ogni artigianato chiamato, a sua volta, a pagarne 800 per la sua sistemazione logistica. Arrivati lì, però, gli
espositori non trovarono posto negli alberghi, perché erano
state prenotate meno stanze di quelle necessarie e nella sede
della Fiera scoprirono che i loro prodotti, spediti a cura dell’ente regionale per lo sviluppo agricolo, erano stati bloccati alla
frontiera o erano andati persi, e l’assicurazione non era stata
attivata, lo spazio espositivo non era stato allestito ed i pochi
operatori (solo 5) i cui prodotti erano riusciti ad arrivare a
destinazione, dovettero “arrangiarsi” esponendoli per terra.
E che dire dei 21mln 338mila euro per la realizzazione di 71
studi di fattibilità (poi ridotti a 36, ma senza risparmi di spesa),
ognuno dei quali doveva, a sua volta, essere preceduto da uno
di prefattibilità con una spesa ulteriore di 3,5 mln, per l’utilizzazione dei fondi europei? Insomma prima di “studiare” cosa fare,
bisognava “studiare” se valeva la pena di cominciare a “studiare”. Infine ricordiamo i 213 milioni di euro destinati al Piano
d’azione per lo sviluppo economico regionale 2007/2008 che
andavano ad aggiungersi ai 540 già in dotazione dello stesso
piano l’anno precedente, senza alcuna specificazione concreta
di iniziative da intraprendere, tranne che per 9 milioni previsti
per la partecipazione a fiere nazionali ed estere. Il tutto corredato, inoltre, di una dote di 4,5mln per la costituzione di un “servizio di supporto consulenziale e di assistenza tecnica per l’attuazione del piano” da attribuire a singoli professionisti o società di
consulenza per 2 anni di lavoro, ma prolungabili di altri 12
mesi. Per la verità, potrei - visto che si è reso protagonista anche
di altre iniziative decisamente discutibili - anche proseguire, ma
servirebbe a poco. Bastano queste tre perle a dimostrare la
“vecchiezza” politico-amministrativa del Cozzolino assessore
bassoliniano, oggi europarlamentare, ma aspirante a raccogliere lo scranno occupato, fino al 2010, dal suo “spirito guida”.
DOMENICO CORTESE
CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(5)
(6)
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
PRIMO PIANO
DALLA SCOGLIERA PROVVISORIA ALLA GESTIONE DEGLI APPALTI
Coppa America, un flop sotto indagine
Armando Yari Siporso
A due anni dal primo evento
della Coppa America a Napoli, la scogliera “provvisoria”,
costruita per ospitare le
barche da competizione, è
ancora presente davanti alla
rotonda Diaz. Tra proteste e
ricorsi, dibattiti e liti tra
Comune e Soprintendenza,
nulla smuove quelli che sono
stati ribattezzati i “baffi” del
golfo di Napoli. Intanto, dopo
l’iscrizione nel registro degli
indagati del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, del
fratello Claudio e del governatore della Regione Campania Stefano Caldoro, è arrivato anche l’avviso di conclusione delle indagini preliminari
che costringerà gli indagati a
produrre le proprie memorie
difensive. Ripercorriamo
tutta la vicenda insieme
all’avvocato Manfredi Nappi
- presidente dell’Associazione
Lotta Piccole Illegalità - che,
sulla questione, ha presentato
due esposti nel 2012.
Avvocato Nappi, quali sono i
fatti che hanno portato alla
denuncia della sua associazione?
A fine settembre 2011 è stato
deliberato un finanziamento di
22 milioni di euro per l'organizzazione dell'evento, individuando come beneficiario una
società di scopo all'epoca non
ancora costituita. La settimana seguente, il Comune di Napoli, la Provincia, la Regione e
la Uniservizi (una società controllata dall'Unione Industriali), hanno dato vita alla ACN srl:
una società con capitale sociale di diecimila euro, di cui novemila conferiti dagli enti pubblici e mille dagli industriali.
Dunque il presidente Graziano (che all’epoca dei fatti presiedeva l’Unione Industriali di
Napoli), a fronte di un esiguo
investimento (1000 euro, per
l'appunto), nominato amministratore unico, ha assunto la
L’avvocato Manfredi
Nappi, presidente
dell’Associazione Lotta
Piccole Illegalità, da
più di due anni sta
seguendo il
controverso caso della
Coppa America. Nel
2012 ha presentato due
esposti, denunciando
“anomalie” nella
gestione dell’evento, da
parte delle istituzioni.
In questa intervista a
Chiaia Magazine
ripercorre le tappe
della vicenda.
guida di una società già destinataria di un finanziamento di
22 milioni e che di lì a poco
avrebbe dovuto gestirne altre
decine. Il tutto senza seguire
alcuna procedura ad evidenza
pubblica per la scelta del socio
privato, nonostante l'incontestabile obbligo di legge in tal
senso. Un ottimo affare.
Può dirci quanto è stato speso
e quanto incassato da Comune, Provincia e Regione (e dai
napoletani con l’indotto)?
Come spesso accade, le uscite
sono certe, le entrate no. Secondo gli atti ufficiali, complessivamente, per i due eventi, sono stati destinati una trentina di milioni. A fronte di questo investimento, il piano finanziario approvato, prevedeva ritorni economici per 73,5
milioni di euro, un incremento del prodotto interno lordo
regionale per 61 milioni e nuova occupazione, diretta ed indiretta, per 1370 unità. Qualcuno ne ha notizia?
A queste spese vanno aggiunti gli investimenti su Bagnoli,
scelta inizialmente come base
per le regate. Quanto è costata questa scelta/non scelta?
Gli organizzatori avevano inizialmente previsto di utilizzare la famosa “colmata a mare”
come base, rendendola mo-
mentaneamente fruibile grazie ad opere temporanee dal
costo di qualche milione di
euro. Ora la “colmata a mare”,
per previsione normativa (legge 582/96), pianificazione urbanistica comunale e (non ultimo) programma dell’attuale
amministrazione, dovrà essere rimossa per dare luogo al ripristino dell’originaria linea di
costa. La nostra associazione,
in particolare, aveva inviato
tempestivamente una nota a
tutti i consiglieri comunali,
proprio per evidenziare queste
criticità, tuttavia si è preferito
insistere nell'errore, fino a
quando non è intervenuto il
sequestro dell'area. Svanita la
possibilità di poter svolgere la
manifestazione velica nel golfo di Bagnoli, è rimasto, a carico della comunità, il debito nei
confronti dei tecnici esterni
coinvolti nella progettazione
per alcune centinaia di migliaia di euro.
Ma allora, a due anni dal primo grande evento cosa è rimasto della manifestazione?
L'aspetto più triste, secondo
me, risiede proprio nel fatto
che questi cosiddetti grandi
eventi, con gli enormi capitali ad essi destinati, non hanno
lasciato praticamente nulla a
Napoli. Vale la pena ricordare
che la commissione europea
ha aperto un procedimento
per verificare la coerenza delle spese sostenute rispetto ai
regolamenti sull'utilizzo dei
fondi comunitari (FESR) che,
per inteso, dovrebbero essere
destinati alla creazione di
nuova e stabile occupazione.
All'esito di questa procedura
potremmo anche essere obbligati a restituire all'Europa
una parte dell'investimento.
Per ora, però, resta la scogliera “temporanea”.
Li chiamerei “i baffi abusivi”,
perché è con questo aggettivo
che vanno definite le opere
sprovviste di un valido titolo
abilitativo. Si tratta di strutture realizzate in contrasto con il
Piano Regolatore e con i vincoli paesaggistici e monumentali vigenti, autorizzate a
seguito ad una particolare
procedura di deroga (prevista
dal DPR 616/77) ed assentite
dalle diverse autorità coinvolte nel procedimento di cui sopra in ragione della temporaneità delle stesse. In particolare la Soprintendenza, riconoscendo l’occasionalità della manifestazione e prescrivendo non ripetibilità per la
“tappa” del 2013, ha espresso
il proprio assenso alla realizzazione delle opere, subordi-
nandolo alla integrale rimozione delle stesse entro tre settimane dalla conclusione dell’evento in assenza di approfonditi studi meteo-marini da
espletarsi prima dello svolgimento della manifestazione.
Un concetto ribadito anche
nel decreto sindacale di autorizzazione. Tuttavia, come dichiarato mesi dopo dal Soprintendente, gli studi meteomarini non sono stati prodotti, e la scogliera è ancora lì. Abbiamo denunciato la vicenda
sia al Ministero che alla Procura, ci risulta essere pendente un’apposita indagine, parallela a quella sulla gestione
dell’evento 2012.
E, anche sull’evento del 2013,
pende una seconda inchiesta.
Per l’evento 2013 ci sono due
profili: il primo, sull’evoluzione dell’oggetto sociale di ACN
- trasformata, di fatto, in una
nuova società municipalizzata nonostante il chiaro divieto
imposto dalle leggi sulla finanza degli Enti Locali - ed il
secondo sulla gestione delle
gare d’appalto, tutte affidate
solo pochi giorni prima o, addirittura, anche dopo la data
fissata dal relativo capitolato
per l’inizio della prestazione
richiesta .
Nel frattempo il Tar della Campania ha sospeso l’ordine di
reintegro emesso nei confronti
del Comune di Napoli che aveva comunicato, per ridurre i
costi, l’intenzione di far rientrare la rimozione dei “baffi”
nelle attività di sistemazione
del lungomare.
Dal Comune hanno inteso l’intervento del Tribunale amministrativo regionale come uno
stimolo alla collaborazione tra
le pubbliche amministrazioni
per la ricerca di una soluzione
condivisa. Il riferimento della
nota di palazzo San Giacomo
è alla posizione della Soprintendenza che aveva richiesto
l’immediata rimozione della
scogliera.
CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(7)
Si chiama «Più librerie e meno pensiero fritto», la campagna di sensibilizzazione alla lettura e alla difesa dei centri culturali che Iuppiter Edizioni ha
lanciato in questi mesi. L’iniziativa prevede video virali per la promozione
del libro, adesivi «di pensiero» distribuiti nei luoghi di aggregazione, incontri sull’evoluzione dell’editoria e un docufilm dal titolo «La rivolta dei libri».
Per saperne di più seguici su
www.facebook.com/Iuppiter.Edizioni
IUPPITER EDIZIONI
(8)
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
PRIMO PIANO
IL LIBRO DI GIOVANDOMENICO LEPORE E NICO PIROZZI
Tutta la verità su palazzi, caste e clan
Nel volume «Chiamatela pure giustizia (se vi pare)», l’ex procuratore generale
di Napoli affronta fatti e misfatti giudiziari. Un racconto senza omissioni o censure
Aldo De Francesco
Giovandomenico Lepore,
ex procuratore generale di
Napoli, è uno di quei magistrati dalla chiarezza di linguaggio, di scrittura e soprattutto di pensiero così netta
che, quando ha parlato, o
meglio ha esternato, un
proprio giudizio, in ragione di
tale chiarezza e di un senso
insopprimibile di verità, non
ha mai indotto chi lo ascoltava a fare alcuna distinzione
tra il magistrato e il comune
cittadino.
Distinzione cui, di solito, fa
ricorso solo chi vuol dire e
non dire, essere asettico o
istituzionale. Davvero uno dei
pochi in un Paese dove la
Magistratura è al centro di tiri
incrociati tra opposti estremismi ideologici, e anche di
mini guerre sotterranee, che
può dire, e ha sempre detto, le
cose più scomode, coraggiose
e apparentemente provocatorie senza suscitare sospetti,
irritazione, meno che meno
dietrologia, associandolo ora
a questo o quell’altro schieramento politico.
Con quel volto da nobile
iconografia risorgimentale,
che riflette il nitore della sua
coscienza, da quando ha
lasciato la magistratura per
una quiescenza altrettanto
attiva e operosa, non c’è
evento mondano o culturale,
degno di questo nome, in cui
non lo si scorge sempre
attento a partecipare, a capire
il nostro tempo, in tutte le sue
espressività e sedimentazioni,
che poi rilegge e interpreta
con riflessioni illuminanti.
Bisogna essere grati a Nico
Pirozzi, giornalista davvero di
“precisione”, come ama
definirsi e giustamente è, per
quanto di rilevante ha scritto
e ha prodotto anche come
autorevole storico della shoah, di aver saputo raccogliere
in una magistrale intervista a
Giandomenico Lepore, risposte, giudizi, verità scottanti.
Non dispensate per fini strumentali ma semplicemente
lasciate emergere dal pantano
limaccioso e nero del nostro
tempo, che si autodistrugge e
si macera sotto il peso delle
troppe diffuse irresponsabilità, della mancanza di senso
del dovere, a volte anche il
più banale. Dalla prima
I processi, già di per sé
complessi, vanno fatti
subito, “frjenno,
magnanno, si dice a
Napoli, invece passano
anni, quando l’interesse
della collettività non è più
ravvisabile e un giudizio
di condanna suona quasi
come una vendetta.
all’ultima pagina, circa duecento, questo libro intervista
dal titolo: «Chiamatela pure
giustizia (se vi pare)», Edizioni
Cento Autori, contiene le
risposte più disparate e comunque più vere su tante
vicende italiane, giudiziarie,
politiche, imprenditoriali,
criminali, su mancate verità,
gialli irrisolti, solo in parte
inspiegabili ma poi molto
chiari, fors’anche irritanti,
alla luce di un perverso intreccio di elementi paralizzanti. Ecco per intenderci:
perché molti processi non
hanno prodotto grandi risultati, ad esempio quello sui
rifiuti, sui fondi della ricostruzione del post terremoto in
Irpinia, conclusosi con la
prescrizione della maggior
parte dei capi di imputazione
e l’assoluzione di quasi tutti
gli imputati? «Perché i processi, già di per sé complessi,
I fondi dei beni confiscati?
Balle, nei 7 anni di
permanenza al vertice
della Procura di Napoli,
non ho visto un centesimo.
Per assurdo, utilizzando
una piccola parte di quei
beni sottratti, avremmo
reso autosufficienti alcuni
uffici giudiziari.
vanno fatti subito, “frijenno,
magnanno” si dice a Napoli,
invece passano anni, quando
l’interesse della collettività
non è più ravvisabile e un
giudizio di condanna suona
quasi come vendetta».
Questo è accaduto e può
accadere ancora al processo
in corso sugli appalti del G8,
dell’Expò di Milano e del
Mose veneziano. La Giustizia
malata? Non è malata, anzi è
la più efficiente del mondo,
ma anch’essa ha le sue pecore
nere e necessita d’essere
rinnovata. Che dire poi della
Terra dei Fuochi? Che la
orrenda scoperta ha colpe
remote, molto remote, addirittura provate. «Grazie al
numero uno degli Affari
penali del ministero della
Giustizia è venuta alla luce
una lontana nota sull’Ambiente di Giorgio Ruffolo,
ministro dell’Ambiente nei
governi De Mita, Goria e
Andreotti, dall’aprile 1987 al
giugno 1992, in cui si dice che
“il 75% dei circa 40 milioni di
tonnellate di rifiuti industriali
sfuggiva al circuito dei pochissimi impianti a norma”».
Il bubbone è vecchio di lustri
e a molti purtroppo è colpevolmente sfuggito. Quanto ai
fondi dei beni confiscati da
utilizzare, Lepore non ha
mezze misure. «Balle, nei
sette anni di permanenza al
vertice della Procura di Napoli - dice- non ho visto un solo
centesimo. Se, ragionando
per assurdo, si fosse utilizzata
anche una piccola quota,
parte dei beni sottratti alla
criminalità organizzata e
ritornati nella disponibilità
dello Stato, alcuni uffici giudiziari sarebbero economicamente autosufficienti.
Invece scopriamo che, nel
2012, per la gestione del
fondo unico Giustizia lo Stato
ha pagato a Equitalia 6, 5
milioni di euro, riconoscendole un aggio del 5% dell’utile
annuo della gestione finanziari del Fug». “Primizie o
tardizie” che siano su una
successione, sempre più
interessante, di vicende del
contesto campano, in cui la
camorra ha un comando
blindato, le esternazioni del
Procuratore tengono molto a
rimarcare quel capolavoro
investigativo, che portò alla
cattura di Zagaria, l’inafferrabile boss dei casalesi, frutto di
un pool eccezionale. Aveva
detto: «Fatemi il più bel regalo
prima di andare in pensione:
arrestatemi Zagaria».
L’alone del mistero che circondava la sua latitanza
sembrava destinato a rimanere tale per chissà quanto
tempo ancora. Poi la prima
traccia giunge da un foto
scattata da un aereo, la seconda, decisiva, da uno dei “trojan” sparati sul web che
raggiunge il bersaglio immortalato nella foto: una villetta a
due piani di Vico Mascagni a
Casapesenna. E si arriva
finalmente alla cattura, alla
fine di un incubo.
La notizia lo raggiunge a
Milano, dove si era recato per
assistere alla prima del Don
Giovanni di Mozart alla Scala.
Naturalmente salta la prima,
la Scala e la “scaletta” della
giornata. Il pomeriggio del 7
dicembre è già a Napoli per
incontrare la stampa in Procura e fornire i dettagli di un
colpo mortale all’Antistato.
È quanto basta per cogliere
da subito lo spessore di questo libro - che la perizia dell’intervistatore, il colto approccio quasi da esaminatore
puntiglioso ma devoto verso
il maestro intervistato, di
parole profonde, vivaci e
brillanti, e la qualità stessa
del procuratore - rendono di
indubitabile esito.
Per concludere, nell’odierna
babele, quest’opera fa molta
chiarezza su i tanti buchi neri
del nostro Paese, aprendo gli
occhi agli addetti e non addetti ai lavori, anche su un
potere politico che, troppo
preso da ben altri interessi,
ha trascurato irresponsabilmente di innovare un Paese,
bisognoso di riforme serie e
non di “rattoppi”.
CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(9)
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CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
QUARTIERISSIME
QUANDO IL SOCIAL DIVENTA SOCIALE: LIDEA DI SERGIO COLELLA
Sos amici, il mutuo soccorso è online
Laura Cocozza
Si scrive «SOS amici..... Aiutiamoci tra noi» e si legge comunità virtuale di mutuo soccorso per risolvere problemi
piccoli e medi della vita quotidiana. È il gruppo nato su
facebook il 20 ottobre 2013 su
iniziativa di Sergio Colella, di
professione bancario, con un
passato e un presente di animatore delle notti napoletane
e un conseguente corposo
bagaglio di amicizie e conoscenze che, ad un certo punto,
ha deciso di mettere in relazione tra loro, per il bene
comune. Invece di consigliare
personalmente a chi gliene
faceva richiesta un buon
artigiano o un professionista,
un idraulico, una badante, un
animatore di feste, un cuoco a
domicilio, Sergio ha deciso di
aprire una bacheca virtuale
sulla quale ciascuno può
inserire la propria richiesta o
offerta e aspettare la risposta,
scegliendo poi quella più
adatta alle sue esigenze.
Una intuizione evidentemente
“azzeccata” visto l’attuale
numero di partecipanti (ad
oggi 27.929) e le tante azioni
di solidarietà andate a buon
fine. Come quella volta che
apparve alle 19 la richiesta di
donare sangue per un bambino dell’ospedale Pausillipon e
la mattina dopo si presentarono in ospedale 85 donatori.
Coadiuvato dall’indispensabile impegno della moglie Rosanna Terracciano (nella foto
in alto con lui), che lo affianca
nella gestione del gruppo,
Sergio ha dato vita ad uno
strumento di solidarietà che è
in continua espansione. Ad
esempio, il 9 novembre sarà
organizzato un aperitivo di
beneficenza presso la chiesa
di Santa Caterina a Chiaia,
destinato a raccogliere fondi
per la mensa dei poveri nata il
4 ottobre scorso per iniziativa
di padre Calogero Favata,
parroco della chiesa.
Sulla pagina del gruppo è
possibile pubblicare annunci
riguardanti richieste di aiuto,
consigli, pareri, curiosità o
anche pensieri personali oltre
che vendita, acquisto, permuta, regalo e scambio di beni e
servizi ispirandosi al baratto,
quindi senza alcuna transazione commerciale, poichè
non è questo lo scopo. Basta
inserire una parola chiave
nella striscia di ricerca in alto
a destra e compaiono tutte le
discussioni e i commenti sul
bene o servizio cercati e su chi
si è proposto. Per non ingolfare la pagina con le offerte o le
richieste di acquisto e vendita,
da qualche tempo è nato
anche il Mercatino virtuale di
Sos amici che è anche una
sorta di vetrina per artigiani e
commercianti.
L’aspetto più interessante è
che, nel tempo, le persone che
si propongono ricevono delle
vere e proprie referenze da
parte dei componenti del
gruppo che ne hanno testato
l’affidabilità e la professionalità. Dopo quattro feedback
negativi si viene infatti esclusi
dal gruppo.
C’è stato infine già uno sviluppo dalla comunità virtuale a
quella sociale: la Sos card,
distribuita gratis ai membri
del gruppo, che dà diritto a
sconti presso commercianti e
professionisti che hanno
aderito.
Gala benefico con Valeria Golino
Si terrà sabato 22 novembre,
presso il Circolo Ufficiali dell’Esercito di Napoli, nello storico “Palazzo Salerno” in Piazza
Plebiscito 38, il gran gala “Un
plebiscito di aiuti”, organizzato
dalla Fondazione Il meglio di te
- ONLUS per finanziare i progetti filantropici che, dal 2005,
porta avanti per i giovani che
versano in condizioni di difficoltà a Napoli, in Italia e nel
mondo. Ospiti della serata, che
prevederà una cena-spettacolo
nelle eleganti sale del palazzo
monumentale del XVIII secolo,
l’attrice Valeria Golino (nella
foto) e, direttamente dal programma di rai 2 “Made in sud”,
il comico Alessandro Bolide. Ad
intrattenere gli ospiti anche la
musica di Brunello Canessa e i
Fiori Rosa - Lucio Battisti Rock
Tribute, oltre alle note dei DJ
Aldo Cappelli e Antonello Esposito. Tutto il ricavato della serata
sarà devoluto ai progetti umanitari della Fondazione napoletana che, da 9 anni, opera sul
territorio cittadino e in ambito
internazionale per portare aiuto
ai giovani in difficoltà. Tra le
attività partenopee della ONLUS, il progetto di avviamento
al lavoro dei giovani ex detenuti
dell’Istituto Penale Minorile di
Nisida, all’interno del quale la
Fondazione cura le attività del
laboratorio di ceramica, insegnando ai ragazzi l’arte di
lavorare i materiali. Dal progetto in carcere è nata anche una
linea di manufatti denominata
“ ‘Nciarmato a Nisida”, opere in
ceramica che possono essere
richieste, a fronte di una donazione, come bomboniere o doni
solidali per contribuire a sviluppare l’iniziativa. Un progetto
che può essere sostenuto anche
partecipando al gala, contattando la Fondazione dal sito
www.ilmegliodite.it (a.y.s.)
Collegio Villalta, l’ultimo
saluto a Elisabetta
Elisabetta Ciavarella
(nella foto) ci ha
lasciati troppo presto.
Vittima di una
malattia più forte di
lei, che però fino alla
fine non è riuscita ad
annientare la sua
forza d’animo. Eli,
come la chiamavamo
tutti, è stata una guida
per un’infinità di
ragazze, le ragazze del Collegio Universitario
Villalta. Ed è stata una guida anche per me. Posso
dire senza alcun dubbio che se per un gioco del
destino non la avessi incontrata lungo il mio
percorso, ora non sarei diventata giornalista, non
avrei conosciuto il gruppo di Chiaia Magazine, non
avrei compiuto dei passi importanti lungo la strada
dei sogni. Elisabetta era il suo sorriso, che la
precedeva ovunque andasse, nonostante le
difficoltà e i dolori della vita. Elisabetta era una
consigliera perfetta, un’amica affidabile, una guida
comprensiva e schietta. Non ho avuto il tempo di
conoscerla come avrei voluto, ma lei dal primo
incontro mi conosceva già: le bastava poco per
capire e soprattutto comprendere davvero chi le
era accanto. Elisabetta era un esempio di vita e di
fede. Nel ricordarla mi affido alle parole di un
amico comune: “e lascio al pianto questo dolore
sconfinato, perché di quel sorriso so che non
riuscirò a fare a meno e se dovessi riconoscerlo un
giorno, sarà per un premio insperato, perché è tra i
giusti che lo rivedrò”. Ciao Eli.
LUCIANA RANIERI
Parte il «Progetto Mela»
Mela. Molto più che un frutto. Un simbolo. Agli
albori, la mela di Adamo. Poi, quella di Newton.
Oggi, soprattutto, la mela di Steve Jobs, fondatore
della Apple. La mela intesa come simbolo
tecnologico. Dalla necessità di restituire a questo
simbolo un’accezione più naturale nasce il
«Progetto Mela», percorso formativo rivolto ai
ragazzi dai 6 ai 13 anni. L’obiettivo è far
riabbracciare la natura ai bambini che vivono nei
centri urbani. Insegnare loro ad avere un
atteggiamento più consapevole rispetto alle
proprie abitudini alimentari. Due i temi
fondamentali del progetto: orto didattico ed
alimentazione consapevole, l’uno complementare
all’altro. La prima parte dedicata alla didattica in
aula, la seconda destinata alla pratica, lavorando
l’orto in prima persona. L’orto può essere creato
sia all’interno dell’istituto sfruttando giardini ed
aiuole, sia negli orti associati situati nella
splendida cornice del lago D’Averno, presso cui è
anche possibile fare delle visite guidate. Educare
le nuove generazioni verso il rispetto, la
consapevolezza di sé e di quello che ci circonda.
Imparare a conoscere e coltivare frutta e verdura.
Prendere confidenza con azioni come riciclaggio e
compostaggio. Tutte tematiche che hanno
riscontrato grande entusiasmo tra presidi,
insegnanti e genitori delle scuole presso cui il
progetto MELA è già attivo.
(Per info e contatti [email protected])
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(11)
SOLLECITAZIONI
RISCHIO VESUVIO:
CERTEZZE «INCERTE»
Periodicamente gli organi di stampa nazionali e
internazionali rilanciano l’allarme sul pericolo
Vesuvio in Campania. Si teme un improvviso
risveglio del vulcano che possa provocare una
devastante e vasta eruzione. Gli esperti e gli stessi
scienziati, più che l’eruzione, temono
l’impreparazione della popolazione e delle
istituzioni locali ad affrontare questo cataclisma.
La verità è nota a tutti da decenni: dopo l’ultima
eruzione del dopoguerra, Napoli e la sua provincia
si sono rese protagoniste di continui abusi edilizi
privi di senso, attorno alle pendici del Vesuvio. Sono
le stesse istituzioni ad affermare però che non
siamo poi tanto impreparati di fronte a questo
fenomeno, e il vulcano partenopeo è uno tra i più
monitorati al mondo. A differenza del passato, le
eruzioni vulcaniche sono almeno in un preciso
lasso di tempo, prevedibili, cosa che non è ancora
possibile con i terremoti. I piani d’evacuazione
predisposti recentemente, evidenziano che c’è il
tempo per intervenire, ed evitare una catastrofe che
rischierebbe di provocare migliaia di morti. Piani
predisposti grazie alla collaborazione intensa tra
l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia con
la Regione Campania e i comuni del vesuviano. E
l’ex Presidente del Consiglio Letta firmò in tempo
utile il nuovo piano nazionale di emergenza per
quanto riguarda il vulcano campano, rivedendo i
confini delle aree definite “rosse” che interessano
una popolazione di circa settecentomila persone
dislocate in ben venticinque comuni compresi tra le
province di Napoli e Salerno. Il piano d’emergenza
ed evacuazione dovrebbe essere attuato in tre
giorni. Ciò che lascia perplessi è che in questi anni
di controlli a tappeto, di allarmi e prevenzione, si
sia poi giunti alla progettazione di un grande
presidio sanitario proprio all’interno dell’area
rossa, quella a rischio. Se da un lato il rischio
Vesuvio non preoccupa ancora, una nuova
emergenza coinvolge invece il capoluogo
partenopeo in seguito alla redazione del piano che
prevede l’allargamento della zona rossa attorno ai
Campi Flegrei. In questo caso, un’eventuale
emergenza vulcanica dell’area flegrea, riguarda i
comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida,
Quarto, Marano, un’area di Giugliano e anche
alcuni quartieri napoletani come Bagnoli,
Fuorigrotta, Pianura, Soccavo, Posillipo, Chiaia,
una parte di Arenella, Vomero e Chiaiano, e un’area
di San Ferdinando. Questo nuovo progetto è stato
realizzato tenendo conto degli ultimi studi
scientifici oltre alle indicazioni pervenute dalla
Commissione Grandi Rischi, dal Dipartimento
della protezione civile d'intesa con la regione
Campania. Dal 2012 è sotto controllo e continuo
monitoraggio l'attività del vulcano dei Campi
Flegrei. Grazie alla collaborazione tra la Regione
Campania, Napoli e i comuni Flegrei, è stata
predisposta ed aggiornata la mappa delle aree a
rischio. È in atto un radicale aggiornamento dei
dati riguardanti il piano di emergenza sia dei
Campi Flegrei sia per il Vesuvio. Inutile rilevare che
resta indilazionabile la collaborazione dei sindaci
con le commissioni che monitorano questi
fenomeni, mentre maggiore attenzione deve essere
prestata al coinvolgimento dei cittadini nei piani
di emergenza predisposti, a cominciare dall’avvio
di nuove ed organiche prove di evacuazione nelle
aree rosse definite a più alto rischio. E come già
proposto da qualcuno, sarebbe ora di coinvolgere
attivamente le scuole, dotando le classi delle mappe
redatte in questi anni, informando gli studenti sui
rischi di un’eruzione e sui comportamenti da
tenere. Attività che dovrebbe coinvolgere anche le
famiglie, in modo da fornire indicazioni precise che
tendano a evitare vittime e incidenti nel caso di
una reale eruzione vulcanica.
CARMINE ZAMPROTTA
(12)
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
GRAND TOUR, BRUTTE SORPRESE
Una guida
senza Paestum
Umberto Franzese
«Sulle orme del Grand Tour».
Nella guida di un viaggio in Campania, non c’è traccia del Museo
archeologico nazionale di Paestum e dell’area archeologica.
Tale guida viene distribuita presso l’Ufficio Informazioni del Museo nazionale di Paestum. Ma
ben altre sono le sorprese che attendono i visitatori di entrambi i
siti. L’ingresso all’area archeologica dal 1° luglio 2014 costa 6 euro, inclusi gli ultrasettantenni
che, prima dell’era Francechini,
non pagavano biglietto. 6 euro,
che sommati ai 4 euro per la visita al Museo, fanno 10 euro. Desolante l’incuria e l’abbandono in
cui versa l’area archeologica. Potrebbe essere questa una sorpresa, ma visto lo stato in cui giacciono le strutture museali italiane e in particolare quelle del Mezzogiorno, sorpresa non è.
Ben altro c’è da lamentare. Intanto ciò che indigna è il constatare che l’anfiteatro (1° secolo d.
C.) ampliato tra la fine del 1° e
l’inizio del 2° secolo d. C., è stato
tagliato in due dalla strada moderna che corre dalla parte della
Porta Sirena, dove sono collocate le numerose botteghe di souvenir e varia cianfrusaglia. I Templi, l’Ekklesiasterion, l’Heroon, il
Comitium e quel che resta dell’Anfiteatro, il Foro, sono coperti
da erbacce, le transenne, i leggii,
l’intero tragitto che conduce agli
scavi archeologici, sono nel più
completo abbandono. Ma c’è da
mettere in conto un’altra sorpresa, che sorpresa non è, è soltanto
rabbia, notando che chi all’interno dei musei dovrebbe conoscere almeno i primi elementi di storia e di arte, ne sa, persino come
bagaglio personale, poco o nulla. O, in taluni casi, se politicamente schierato, finge di non sapere. Ma le pietre parlano, le
grandi opere non si cancellano.
La Storia nascosta prima o poi
viene a galla! Coloro che di cultura ne hanno ben poca o sono politicamente schierati, non sono
altro che “immagines sine re”,
scorze, bucce, gusci vuoti senza
contenuto. Torniamo a Paestum.
Negli anni Trenta viene costituito un primo nucleo di quello che
sarà il Museo archeologico nazionale di Paestum. Il Museo viene accolto nel settecentesco palazzetto vescovile adiacente alla
Basilica paleocristiana.
Nel 1935 l’architetto Marcello De
Vita mette a punto un progetto
per la costruzione di un edificio
che accoglierà reperti del santuario di Hera alla foce del Sele e
del Thesauros, tra cui 33 metope
del tempio e del tesoro del Vi sec.
a. C. raffiguranti, tra l’altro, Ercole che uccide il gigante, il mito di
Sisifo.
Il suicidio di Aiace, due danzatrici, l’Oplita e altro materiale vario
della necropoli di Poseidonia.
Durante la campagna di scavi del
1942-43 vengono alla luce suppellettili varie e armi di culture
preistoriche e del foro italico risalenti all’epoca della dominazione romana. Nascondere, occultare, opere significative del
Ventennio è uso corrente tra gli
accidiosi, i meschini, sleali compilatori di parte. Citiamo altro
esempio di bassezza.
Viene distribuita tra il Circeo e S.
Marco di Castellabate, una confezione per incartare il pane sulla quale è stampata in blu maiuscolo una dolce e semplice poesia dal sapore agreste. Il nome
dell’autore viene a bella posta
dissimulato: Amate il pane, cuore della casa, profumo della mensa, gioia dei focolari. Onorate il
pane, gloria dei campi, fragranza
della terra, festa della vita. Rispettate il pane, sudore della
fronte, orgoglio del lavoro, poema
di sacrificio. Non sciupate il pane,
ricchezza della Patria, il più santo premio alla fatica umana. Di
Lui, San Pio da Pietrelcina, in lode, uno dei tanti, ebbe a dire:
“Mussolini è uno dei più grandi
politici che io abbia mai visto, le
sue idee rispecchiano il bene di
ciò che è scritto nella sacra Bibbia, è il perfetto guidatore dell’umanità”.
SOLLECITAZIONI
la vignetta
di Malatesta
IL SUDISTA
Mimmo Della Corte
MUTISMO DEI
MERIDIONALISTI
ILLUMINATI
Colmo
di fulmine
Diario stupendo
GIUSEPPE ALLIEGRO
’Nziria, virtù
indolente
«Il napoletano prima di
venire alla luce, si
alimenta, per mezzo
della placenta, con un
quid che gli altri nati da
mammiferi non
conoscono affatto;
questo è un prodotto
esclusivo delle donne
del luogo. Durante i
secoli non ha subito
alterazioni, né ha
trovato persone
allogene idonee a
riprodurlo per
trasmetterlo ai propri
discendenti. Trattasi
dello “sfizio” e della
“‘nziria”. Le due parole
non godono la
considerazione dei
glottologi. Solo la
prima è riportata in
pochi dizionari con la
spiegazione: «vocabolo
di origine meridionale
di etimologia incerta».
La seconda, invece,
viene ignorata dalla
maggior parte dei
linguisti.
L’una significa
capriccio, l’altra
indolenza, pigrizia;
però bisogna stare
bene attenti a
comprendere il giusto
significato di queste
due parole. Il capriccio
italiano è, infatti, una
voglia bizzarra,
improvvisa, mentre
quello napoletano, lo
sfizio, è la quintessenza
di tutti gli umori filtrati
attraverso il grembo
voluttuoso delle donne
indigene e trasmesso ai
nascituri con una
dosatura che, pur
essendo varia in
percentuale, è identica
per la qualità.
L’indolenza e la
pigrizia italiane sono
difetti che intralciano il
moto della vita ed a
volte causano pause
dannose ai singoli ed
alla collettività;
l’indolenza napoletana,
invece espressa con la
intraducibile parola
“’nziria”, è una virtù,
anche se non viene
riconosciuta tale dai
testi religiosi, sempre
proclivi a classificare
come virtuosa ogni
azione che comporta
privazione, rinunzia,
eroismo».
(Giuseppe Alliegro,
I figli di Partenope,
1973)
DOMENICO REA
La giornata
del napoletano
«La giornata del
napoletano è scritta
nel calendario
dell’occasionale, di
“quel che capita”. Un
nuovo giorno è un
nuovo problema.
Svegliandosi, egli
preferirebbe rituffarsi
sotto le coperte. Ma la
fame sua e dei suoi lo
caccia in strada».
(Domenico Rea, Le
due Napoli, 1949)
di RENATO ROCCO
Il cavallo innamorato
vive di scalpitazioni.
Contraddizione:
col matrimonio l’uomo
libera l’uccellino dalla
gabbia e mette se
stesso dentro.
L’amore per il
pessimista è cieco
per l’ottimista miope.
L’amore
è come un film:
finisce in un secondo
tempo.
La moglie va presa
per il suo valore,
l’amante
per il suo prezzo.
Un silenzio più assordante di un tuono e decisamente inquietante. Mi
riferisco al mutismo di
quei «meridionalisti
illuminati» che, sempre
pronti a bacchettare ed
accusare chiunque, al
cospetto dell’ennesima
ed inconfutabile, perché
arriva da una ricerca
della Svimez, dimostrazione dell’antimeridionalismo di Stato, se ne
stanno buoni buoni e
tacciono. È certamente
vero che “un bel tacer
non fu mai scritto”, ma è
anche vero che continuare a restarsene in silenzio,
quando la realtà conferma la falsità – magari,
anche in buona fede –
delle proprie affermazioni precedenti, rappresenta l’unica strada per non
riconoscere i propri
errori. Nello specifico
della nota che state
leggendo, però, dimostra, soprattutto ciò che
il sudista ha sempre
pensato e scritto di
questi soloni: il loro
amore per il Mezzogiorno non ha niente da
invidiare a quello degli
ufficiali e ministri borbonici che dopo aver servito il Borbone, non esitarono a girarsi dalla parte
dei vincitori e schierarsi
al fianco dei Savoia, pur
di conservare i propri
“antichi privilegi”.
Ma perché questa riflessione? È presto detto:
discende dalla lettura
della ricerca «La pressione tributaria comunale: i
valori per il 2013» effettuata da Federico Pica e
Salvatore Villani per
conto della Svimez,
dall’analisi dei risultati
cui è giunta e dal silenzio
che l’ha circondata.
Dalla ricerca è scaturito
che, a causa del combinato disposto - prodotto
dal decreto montiano
“Salva Italia” di fine 2011
che impone alle amministrazioni locali di compensare il mancato
gettito statuale con
tributi ed imposte locali
- la pressione fiscale gravi
di più sulle famiglie
meridionali che non su
quelle del centro-nord.
Insomma, il sud, propor-
zionalmente, paga di più,
pur guadagnando decisamente di meno. Provo
a dimostrarlo con i
numeri della ricerca
stessa. Tra il 2012 ed il
2013 le entrate tributarie
al Nord sono diminuite
del 17% ovvero da 570 a
473 euro pro capite, ma i
trasferimenti erariali
sono cresciuti del 72,8%
ovvero 79 euro per abitante: da 109 euro a 188;
anche nel Sud le entrate
comunali si sono contratte da 475 a 421 euro
per abitante con una
flessione di 54 euro a
testa ovvero dell’11%,
purtroppo i trasferimenti
erariali verso il Sud sono
stati notevolmente
inferiori passando da 147
euro a 186 pro capite,
con una crescita per
abitante pari 39 euro ed
una crescita percentuale
di appena il 31 per cento.
In pratica, se un veneto
con un reddito di 28.765
euro annui ha ceduto al
comune di residenza 409
euro, un campano,
invece, con un reddito
annuo di appena 16.291
euro, è stato costretto a
versare nelle casse municipali ben 458 euro,
sicché pur portando a
casa 12.500 euro annui in
meno di un corregionale
del governatore Zaia,
ogni corregionale di
Caldoro è stato chiamato
a dare ben 49 euro annui
in più. La differenza
appare ancora più evidente, spostando - come
hanno fatto gli autori
della ricerca - all’indietro,
fino al 2007, le lancette
degli orologi. In quell’anno, infatti, ogni cittadino
settentrionale ha ceduto
al proprio comune 435
euro all’anno, sei anni
dopo, nel 2013, ne ha
versati 473 ovvero 38 in
più, mentre ogni meridionale, nel 2007, pagava
303 euro annui circa,
diventati nel 2013 ben
421 ovvero 119 euro pro
capite in più. Ecco perché i conti dei meridionali non tornano. E se
queste sono le premesse,
pensare che, prima o poi,
le diseguaglianze NordSud possano essere
cancellate, è da folli. Ma i
«medionalisti illuminati»
guardano dall’altra parte.
Anzi, non ci sono o,
magari, se ci sono, continuano a dormire.
CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
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CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
L’INIZIATIVA
GARANZIA GIOVANI CAMPANIA, PATTO REGIONE-ALLEANZA COOPERATIVE
Lavoro, missione autoimprenditorialità
Livia Iannotta
Rinsaldare l’incrocio tra
domanda e offerta, in una
regione, la Campania, in cui il
tasso di disoccupazione è tra i
più alti dello Stivale e i giovani
vedono spesso affogare il
proprio futuro. Nasce con
questa ambizione il protocollo d’intesa firmato, nella sede
della società di editoria e
comunicazione Iuppiter
Group, dall'assessore al
Lavoro e alla Formazione
della Regione Campania
Severino Nappi e dal presidente dell'Alleanza delle
Cooperative Campania Gian
Luigi De Gregorio (in rappresentanza di Agci, Legacoop e
Confcooperative, nella foto).
L’obiettivo, nello specifico, è
la promozione di Garanzia
Giovani Campania (il Piano
europeo per la lotta alla
disoccupazione giovanile, che
prevede finanziamenti per i
Paesi membri con tassi di
disoccupazione superiori al
25% da investire in politiche
di orientamento, istruzione e
formazione e inserimento al
lavoro) all’interno delle società cooperative iscritte all’Alleanza. «La partecipazione
corale del sistema della coo-
perazione campana ai suoi
massimi livelli a Garanzia
Giovani ci rende onorati - ha
detto l’assessore Nappi dopo
la firma dell’intesa - Come
rete organizzata, Confcooperative può dare disponibilità
ai giovani per stage e tirocinii,
accompagnandoli in percorsi
formativi che possono sedimentarsi nel tempo e diventare occasioni stabili di lavoro». Dello stesso parere il
presidente De Gregorio:
«Come Alleanza delle Cooperative rappresentiamo un
sistema di rete all’interno del
quale sarà possibile diffondere l’utilizzo degli strumenti
previsti dal protocollo Garanzia Giovani. Già annoveriamo
cooperative tra giovani che
hanno potuto sperimentare
come lo strumento cooperativo si presti più di ogni altro a
favorire una forma aggregativa per l’autoimprenditorialità. Forti di questa esperienza
siamo sicuri che il protocollo
avrà massima diffusione e
recepimento da parte delle
nostre associate e dagli stessi
soci cooperatori». Fondamentale, da questo punto di
vista, sarà la definizione di
profili professionali completi
e l’insistenza sulla formazione, a partire dai banchi di
scuola, puntando sulla tempestività: «Ritengo importante - ha aggiunto De Gregorio che lo scambio tra domanda
ed offerta avvenga in tempi
piuttosto stretti».
Presente all’incontro anche
Maria Patrizia Stasi, co-presidente di Alleanza Cooperative
Italiane Coordinamento
Campania, che ha ribadito
l’onere assunto da Confocooperative: «Ci impegneremo
per la promozione degli
strumenti di Garanzia Giovani tra le nostre imprese.
Crediamo molto nel contributo che può apportare la
cooperazione non solo alla
formazione e all’orientamento al lavoro, ma anche nell’affiancamento per la creazione
di nuova imprenditorialità».
Come ha sottolineato il copresidente di Alleanza Cooperative Italiane Coordinamento Campania Mario
Catalano, si punta soprattutto
ad inculcare nei giovani lo
spirito cooperativo e l’autoimprenditorialità. «Questi
giovani potrebbero non avere
tutti la possibilità di rimanere
in azienda dopo lo stage - ha
concluso Catalano - ma
avranno così consapevolezza
dell’opportunità che ad essi
viene offerta».
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
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CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
LA RIFLESSIONE
PARADOSSI ISTITUZIONALI E BUONSENSO SOSPESO
Il pasticciaccio della Città metropolitana
Livia Iannotta
A volte ritornano. Almeno
così ha deciso il Tar in merito
al ricorso presentato da Luigi
de Magistris sulla sua sospensione da sindaco di Napoli,
inviando gli atti alla Consulta
per un giudizio di costituzionalità sugli articoli 10 e 11 del
decreto legislativo 235. Il
primo cittadino, autoproclamatosi “sindaco di strada” per
30 giorni, torna così alla
carica. A Napoli e non solo. La
partita che l’ex pm gioca in
casa, infatti, va di pari passo
con un’altra in cui la posta in
gioco è altrettanto alta. E che
gli consentirebbe, senza
elezioni, di occupare una
nuova, più comoda poltrona:
quella di sindaco della Città
metropolitana di Napoli. Da
cui impiantare un governo a
lungo raggio. Oltrepassare i
confini della città per avere
peso decisionale su 3 milioni
e mezzo di cittadini. Poteva
essere l’occasione buona. E
invece, un mese fa, il “pasticciaccio”. Il primo mattone
dell’ente che dal 1 gennaio
2015 spazzerà via la vecchia
Provincia viene piantato
proprio mentre su de Magistris pende una condanna a
15 mesi di reclusione. Con
tutti i nodi che in una situazione del genere vengono al
pettine. Ma facciamo un
passo indietro. Lo scorso
aprile il Parlamento emana la
legge 56 per il riordino degli
enti locali. Una legislazione
scivolosa che tra le novità di
spicco introduce la Città
metropolitana. Per l’erede
della Provincia il corpus
elettorale, sia attivo che passivo, è stringato, limitato solo ai
sindaci e consiglieri dei Comuni della Provincia (tanto
per sollevare una ventata di
novità). Il vertice, invece,
spetta di diritto al sindaco del
Comune capoluogo. Per
Napoli, appunto, de Magistris.
E già qui i primi dubbi: è
giusto che a decidere per un
territorio così vasto sia un
rappresentante eletto da
neppure un terzo della popolazione locale? Perché un
cittadino di Nola o Acerra
dovrebbe piegarsi al volere del
sindaco napoletano?
24 settembre 2014. De Magistris viene condannato in
primo grado nel processo
sull’inchiesta “Why Not”.
Abuso d’ufficio è l’imputazione, e in base alla legge Severino viene sospeso dal Prefetto
con passaggio di funzioni a
Tommaso Sodano. Appigliandosi a una presunta “incostituzionalità della legge”, il
numero uno di Palazzo San
Giacomo fa ricorso al Tar.
Domenica 12 ottobre. 1385
schede elettorali annunciano
la morte della Provincia.
L’elezione del Consiglio
metropolitano svela un perfetto pareggio tra i due maxi
schieramenti politici. 12 seggi
al centro-destra, altrettanti al
centro-sinistra. 1 a 1, palla al
centro. Nelle fondamenta del
nuovo ente, la cartina di
tornasole del bailamme
politico locale. Per un mese,
intanto, le redini di Napoli le
ha rette Sodano. Il braccio
destro, il fedelissimo, il secondo cocchiere della rivoluzione
che doveva essere e non c’è
stata. Che, in quanto sindaco
facente funzioni, si è ritrovato
in un solo colpo anche a capo
del nuovo ente. Senza essere
stato eletto da nessuno. Neppure dai napoletani. E ora? Il
gioco è in mano alla Corte
Costituzionale. Ma la matassa
rischia di aggrovigliarsi ancora. Se si torna al punto di
partenza e de Magistris cade,
col nuovo Consiglio in via
Verdi si riparte da zero anche
a livello metropolitano. Nuove
elezioni, dice la legge 56,
entro 60 giorni. E, fino al
successivo insediamento,
sarebbe il vicesindaco metro-
politano (se nominato in
precedenza) a reggere la Città
metropolitana. «Avremmo
così nella carica – spiega
Massimo Villone, ordinario di
diritto costituzionale alla
facoltà di Giurisprudenza
della Federico II, in un intervento apparso su la Repubblica - il sostituto (consigliere
comunale) di un sostituto
(Sodano) di un sospeso (de
Magistris). E chissà cosa
accadrebbe se non fosse stato
nominato il vicesindaco
metropolitano o se fosse stato
nominato tra i consiglieri
cessati per scioglimento». La
partita è tutta aperta. E De
magistris ci spera ancora.
Quella di sindaco metropolitano è una poltrona che fa
gola. Non è un caso che, nel
2012, quando la bandana
feticcio di una rivoluzione
non impolverava appesa a un
chiodo, la città galleggiava su
(seppure avviliti) refoli di
speranza e la legislazione in
materia era ancora “nebulosa”, l’alfiere annunciava una
sicura candidatura all’ente in
gestazione. Due anni dopo,
con una città che frana sotto
ai piedi, una maggioranza
slabbrata e consensi in picchiata, resta com’era. Arroccato e sedentario.
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CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
SPECIALE CINEMA
IL REGISTA
LA LOCATION
Andrea D’Ambrosio, regista e sceneggiatore,
classe 1975, originario di Roccadaspide, in
provincia di Salerno, debutta sul grande
schermo con il lungometraggio «Due euro
l’ora». È già autore di documentari
d’inchiesta come «Biutiful Cauntri» e di
cortometraggi sociali tra cui «I frutti del
lavoro», girato quest’estate a Vibonati, con
protagonista Enzo Decaro.
Montemarano, in provincia di Avellino, ha
accolto con entusiasmo e disponibilità per un
mese la troupe del film. Il borgo è famoso per
il vino Taurasi, la tarantella inserita da Pasolini
nel suo «Decameron» e perché proprio nel
castello del paese Giambattista Basile scrisse
«Lo Cunto de li cunti», capolavoro della
letteratura popolare, da cui Matteo Garrone
ha appena tratto il suo ultimo film.
CONCLUSE LE RIPRESE DEL FILM CON PEPPE SERVILLO E CHIARA BAFFI
Due euro l’ora, amore e lavoro in Irpinia
Livia Iannotta
Per due euro l’ora i sogni
muoiono. Si perdono sotto camici da lavoro sciupati e visi
scavati prima del tempo. Si dimenticano nel grigio del magazzino-garage in cui butti il
sangue e pure la vita. Ma bellezza e speranza, nell’Irpinia di
Andrea D’Ambrosio, scavalcano la precarietà. Per la sua opera prima, “Due euro l’ora”, il
regista salernitano sceglie di
abbracciare un tema forte, ancora spaventosamente attuale: il lavoro, le morti bianche.
Maneggiandolo con dolcezza.
Puntando, cioè, la macchina
da presa su quella bellezza che
il Sud Italia conserva e tramanda. Montemarano, in provincia di Avellino, è stato la location ideale. Un borgo con
poco più di tremila abitanti, famoso per il vino Taurasi e la tarantella inserita da Pasolini nel
suo “Decameron”, che perfino
i giovani 2.0 ballano. Per un
mese, dal 17 settembre, troupe
e attori hanno potuto calarsi
nella vita placida, ancestrale
del centro irpino. Il lungometraggio, prodotto da Enzo Porcelli per l’Achab Film, realizzato col contributo del Ministero
per i Beni e le Attività Culturali e in collaborazione con Rai
Cinema, sarà a breve in postproduzione, per uscire nelle sale cinematografiche nel 2015.
“Due euro l’ora” prende il nome dalla paga umiliante che il
“patron” sgarbato e vessatore
di una fabbrica tessile, magistralmente interpretato da
Peppe Servillo, concede alle
sue operaie. Quegli stessi spiccioli che, nella realtà, percepivano le due lavoratrici a nero di
un materassificio di Montesano, nel salernitano, divorate
dalle fiamme di un incendio
nel 2006. In quella tragedia il
film affonda le radici. Ma scioglie la brutalità della cronaca
“smussando” il finale e piantandosi nel cuore di una terra
viva. È denuncia sociale, certo.
Ma è lo sfondo il nocciolo del
film. Quella scenografia naturale che non ha avuto bisogno
Alcuni suggestivi
scatti dal set del
film «Due euro
l’ora». Le riprese
sono partite il 17
settembre e si sono
concluse il 9
ottobre.
Nel cast, accanto
ad un magistrale
Peppe Servillo,
Chiara Baffi,
Paolo Gasparini
e l’esordiente
Alessandra
Mascarucci.
di orpelli o finzioni. Irpinia con
la vita del paese consumata tra
bar, gratta e vinci e precarietà.
Irpinia col suo ventre alacre,
poco lontana dalla realtà per
molti aspetti gemella in cui otto anni fa persero la vita le due
operaie. Nella sceneggiatura
scritta a quattro mani da
D’Ambrosio e Donata Carelli,
sotto ai camici da lavoro e ai lividi foderati di determinazione, due donne, una matura l’altra appena sbocciata, covano
la speranza. Al di fuori della
fabbrica decadente e claustrofobica, si misurano con relazioni sbagliate, amori ingenui,
attenzioni mancate. E mentre
confezionano felpe, Gladys e
Rosa tessono un’alternativa.
Chi per scappare, chi per restare. Nei ruoli si sono cimentate Chiara Baffi, 35 anni, attrice teatrale per la prima volta
protagonista sul grande schermo, e Alessandra Mascarucci,
casertana classe 1994. Accanto
a loro, un impeccabile direttore della fotografia (Giulio Pietromarchi), e un cast quasi interamente campano di cui fanno parte Paolo Gasparini, Massimo De Matteo, Patrizia Di
Martino, Marianna Mercurio,
Antonella Morea, Davide
Schiavo, Peppe Miale, Lorena
Leone e la modella di orgine
ucraina Alyona Osmanova.
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
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CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
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CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
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DIVINAZIONE
IL MITO E I GIORNI
La Grande
Madre
Nel segno della Vergine rivivono i miti di Dike e
di Demetra, simboli di equilibrio e procreazione
Rosamaria Lentini
Nei Phenomena, Arato racconta che da Zeus e Temi nacquero le Ore, le Signore della
maturità e del tempo giusto: Eunomia era la Disciplina, Dike la
Giustizia, Irene la Pace.
Nell’età dell’oro Dike, nonostante fosse immortale, viveva
in mezzo agli uomini custode
del buon vivere civile, ma quando il mondo iniziò ad essere imbrattato da violenze e sopraffazioni salì in cielo e riparò nella
costellazione della Vergine.
Il riferimento all’età dell’oro
parla di una “stirpe aurea” che
viveva senza alcun affanno,
ignara del dolore, dello sforzo,
della malattia, della vecchiaia;
viveva un’esistenza che scorreva nell’abbondanza e nel benessere e che terminava con
una morte del tutto simile ad un
sereno sonno. Da questi rapidi
accenni è facile dedurre l’appartenenza di Dike alla Grande
Madre e a quel primo e lungo
periodo della nostra storia, antecedente alla nascita della coscienza, al furto della scintilla
da parte di Prometeo o alla mela colta dall’albero della conoscenza, quando l’uomo viveva
nel grembo della Madre Terra.
Questo lontano passato si ritrova nell’iconografia del Segno,
perché una fanciulla alata, che
nella mano destra regge una
spiga di grano, dà molte spiegazioni sulla sua origine: con la
femminilità rimanda alla Gran-
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de Madre, quindi alla porzione
più antica della nostra storia e
con la spiga si collega a quella
che comunemente viene definita la “rivoluzione del neolitico”, quindi ad un’epoca relativamente vicina se paragonata
alla precedente.
Per millenni la terra fu tutto per
l’uomo, perché lo faceva nascere, lo ospitava, lo nutriva e alla
sua morte lo accoglieva dentro
di sé, per poi restituirlo a nuova
vita, esattamente come accadeva alla vegetazione. L’identificazione fra la terra e la donna
era stata inevitabile, perché ad
entrambe spettava la prosecuzione della vita e, quindi, le raffigurazioni che ci sono arrivate
hanno tutte sembianze femminili e, in più, fino a quando non
fu individuato il contributo dell’uomo alla riproduzione della
specie, terra e donna in assoluta autonomia creavano e conservavano la vita: entrambe erano partenogeniche e questo è,
infatti, l’originario significato
del termine “vergine”. Circa
11.000 anni fa - la rivoluzione
del neolitico - l’uomo scoprì la
possibilità di lavorare la terra.
Con l’agricoltura non fu più la
terra a creare le possibilità della vita, perché l’uomo con il suo
lavoro e la sua partecipazione
alla procreazione fu il garante
del futuro; alla terra rimase il
compito di fornire la “materia
prima”, le rimase, ossia, solo il
potenziale connesso alla nutrizione. Il collegamento agricol-
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
tura e costellazione avvenne
molto dopo, probabilmente fra
il 6540 e il 4380, quando il solstizio coincise con la levata iliaca della costellazione in concomitanza del raccolto di orzo, leguminose e soprattutto del grano. Solo a quest’ultimo, però,
spettò l’onore di salire in cielo e
insieme alla Grande Madre dare nome ad una costellazione e
diventare in seguito un Segno
dello Zodiaco. In genere alla Vergine sono associate due Grandi
Madri, Dike e Demetra, collegabili a due aspetti salienti del
Segno e sintetizzabili nell’equilibrio e nella semplicità di cui è
garante Dike e nella terra che
dona il suo nutrimento, sotto
l’egida di Demetra.
In effetti, in questo Segno, ci sono tracce di antico e di nuovo; è
vero, infatti, che l’uomo con la
lavorazione della terra passa
dall’essere ricettivo a diventare
protagonista, però è anche vero
che il suo legame con la terra risente ancora di un passato lungo e significativo e i due miti ne
sono un chiaro segnale. È un
passato che non si è mai estinto, perché la Vergine è stata cristianizzata e due importanti feste dedicate alla Madonna - l’8
settembre, giorno della natività,
e il 12 dello stesso mese, quando si festeggia il Santissimo Nome di Maria - cadono esattamente sotto il suo Segno e non
pochi, inoltre, sono i simboli riferiti alla Madonna e attinti dal
mondo antico. La Madonna, come le antiche Grandi Madri, è
partenogenica e, inoltre, è stata
tanto spesso raffigurata con in
braccio il Bambino, così come
Iside con Horus, Atena con l’ulivo, lIshtar con la stella, Era e Persefone con la melagrana, Demetra con la spiga di grano… È
questa La Madonna del Granato, venerata a Capaccio Vecchio,
in provincia di Salerno. Ha in
braccio il Bambin Gesù e regge
nella mano destra una melagrana, impugnata quasi come
uno scettro. La melagrana, frutto sacro a Dioniso e punto centrale del mito di Demetra e Persefone, è un antico simbolo
connesso alla fecondità e alla
morte.
[email protected]
LE CARTE DEL DESTINO
Il Bagatto
L’IMPERATORE
È L’UOMO PUER
Questo è l’Arcano del compimento di cui l’aquila e lo
scettro, già presenti nell’Imperatrice, delineano i tratti
essenziali. A differenza della
carta precedente, i due
simboli citati in questa lama
non indicano le elaborazioni
personali ancora da mettere
in atto (aquila in braccio a
sinistra e scettro sulla destra
in grembo) ma la concretizzazione nel mondo fenomenico: l’aquila è racchiusa in
uno scudo dai contorni rossi
(materia-energia) che fa da
base al trono, essa è in basso
sulla terra e nasconde un
uovo; lo scettro è retto in
mano, viene brandito con
fierezza a indicare la consapevolezza delle proprie
capacità. La somiglianza e la
ripetizione di simboli nell’Arcano III e IIII non è casuale:
aquila, scettro e trono, con le
dovute differenze, sono
condivise dai due personaggi
che formano una coppia, la
prima dei tarocchi in ordine
di sequenza numerica,
essendo essi marito e moglie
(anche in una lettura possono rappresentare, se vicini,
una coppia stabile, a prescindere dal vincolo matrimoniale). Inoltre, così come l’Imperatrice rappresenta la personalità per la donna, l’Imperatore esprime la personalità
per l’uomo. L’Imperatore è il
dio-sole Horus, partorito da
Iside e generato con Osiride
che la stessa dea aveva resuscitato, con lo scopo di
vendicare l’assassinio del suo
sposo avvenuto per mano di
Seth, fratello di Osiride.
Quindi Horus ha il compito
di sconfiggere il male ma,
durante il combattimento,
viene accecato a un occhio a
simboleggiare la lotta eterna
fra luce e tenebre. Con la sua
vittoria viene ripristinata la
dinastia e viene consacrato il
suo dominio nel mondo dei
vivi, tanto che i faraoni sono
stati considerati una sua
incarnazione, mentre il
padre, Osiride, assume il
comando del regno dei
morti. Il coraggio, la strategia, la lungimiranza, la saggezza, sono tutte qualità che
appartengono all’Imperatore, e che sono rafforzate da
due importanti simboli
cosmologici: la squadra che
serve a tracciare il quadrato,
desumibile dalla postura
delle gambe, sta a indicare il
dominio sulla materia; il
compasso sul copricapo,
strumento necessario a
tracciare il cerchio, rappresentare il proprio rapporto
con il cielo. Egli ha, dunque,
il senso della misura, in ogni
campo della vita e questo si
ricava anche da un’altra
indicazione: la mano che
tiene la cintura, a segnalare
la capacità di contenimento
delle proprie energie e di
devozione. Non bisogna
dimenticare, però, che in
quanto Horus, l’Imperatore è
anche associato al bambino
sacro in grembo alla dea
Iside e dunque intimamente
legato ad essa. Anche la sua
nascita, in effetti, seguendo il
mito, parte da una condizione di necessità legata agli
scopi che la Grande Madre si
prefigge. Questo profondo
legame è ulteriormente
ribadito dalla collana di
grano intorno al collo, chiaro
riferimento alla terra e dal
cartiglio, apparentemente
sbagliato (nella versione
originaria dei Tarocchi di
Marsiglia l’Empereur è
scritto come ovvio in francese ma finisce con una P
invece che con una R, come
sarebbe corretto) che contiene il termine puer ricavabile
leggendo al contrario le
ultime quattro lettere di cui
si compone. Per traslazione,
da questo punto di vista
l’Imperatore può rappresentare in una lettura il prototipo dell’uomo-bambino, in
altri termini di quelle figure
che, pur se solide e dinamiche, non sono ancora del
tutto riuscite a operare
l’indispensabile distacco con
i propri legami familiari,
soprattutto con la propria
madre e di conseguenza con
il proprio passato.
[email protected]
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(23)
STORIE&IMPRESE
PROFESSIONE FASHION REPORTER
De Caro, il blogger che influenza la moda
Un anno di successi: 12
mesi di esperienze importanti e numeri da capogiro.
Questo il bilancio del blog di
Lorenzo de Caro, “fashion
influencer” napoletano che
festeggia il primo compleanno della sua creatura con
un’intervista esclusiva a
Chiaia Magazine in cui
ripercorre i primi passi del
percorso che lo ha portato,
dal web, agli eventi più
mondani della moda nazionale. “Tutto è nato con l’intento di raccontare la storia
dei personaggi cittadini più
di tendenza ma, ben presto,
mi sono reso conto che
l’attenzione della gente era
rivolta alle mie attività”. Così
Lorenzo de Caro, classe
1991, modello e studente di
Scienze della Comunicazione, spiega l’evoluzione del
suo portale www.lorenzodecaro.com che, ad un anno
esatto dal lancio, si presenta
ai tantissimi visitatori con
un restyling grafico e di
contenuti. Quando, nell’ottobre del 2013, Lorenzo aprì
al pubblico quella che oggi
definisce la propria proiezione virtuale, il blog sarebbe
dovuto essere semplicemente il racconto personale degli
eventi di tendenza del pano-
(24)
rama napoletano, ma la forte
ambizione e il talento del
fashion blogger partenopeo
hanno fatto del sito un vero
e proprio trampolino per le
passerelle di tutto lo stivale.
Quali sono le più grandi
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
soddisfazioni ottenute in
un anno di blog?
In primo luogo l’essere
riconosciuto dai fotografi,
che letteralmente mi inseguono quando mi reco a
vedere le sfilate milanesi. Ma
la vera soddisfazione è l’essere contattato da grandi
brand nazionali (ed internazionali), come Superga o
Barilla, che mi cercano per
farmi essere loro testimonial.
Quali invece le difficoltà?
Inizialmente pochi credevano che sarei potuto arrivare
dove sono adesso e l’esserci
riuscito mi dà grande orgoglio. Superare la diffidenza
iniziale è stata la prima
difficoltà che ho affrontato
con determinazione perché
quando una cosa la voglio
fortemente, mi applico al
massimo per ottenerla.
Che problemi si incontrano
nell’intraprendere questa
strada?
La difficoltà pratica principale è inserirsi in un contesto (quello dei fashion blogger) non del tutto nuovo e
già ampiamente noto e
diffuso. Ma quando arrivano
i primi riscontri la soddisfazione cancella ogni sforzo.
Oltre al successo cosa hanno aggiunto alla tua vita il
blog e l’esperienza sui social
network, dove peraltro sei
seguitissimo?
Il blog mi ha fatto maturare e
crescere con la stessa rapidità con cui io ho fatto cresce-
re lui. Sono partito dall’essere un blogger ma oggi, a
distanza di poco tempo
dall’inizio della mia avventura, sento di essere diventato
un “fashion influencer”,
cosa che mi viene riconosciuta con gli inviti alle
principali sfilate italiane.
Il segreto del tuo successo?
L’essere me stesso. E l’aver
puntato più su uno stile
casual-chic che sul classcio
sartoriale, mantenendo
comunque un alto grado di
selettività nelle collaborazioni: mi arrivano molte richieste, anche economicamente
interessanti, ma se non
rientrano nel mio gusto, le
scarto senza pietà.
I tuoi progetti attuali...
Sono stato scelto dai centri
McArthurGlen come influencer campano per la loro
nuova campagna globale
“Denim Icons” e sono stato
ospite presso La Reggia
Designer Outlet per selezionare i loro capi denim. Una
bella soddisfazione.
...e le prospettive future?
Ho l’obiettivo di diventare
un fashion editor per un
giornale o una rivista di
moda e, per questo, sto per
iniziare uno stage con il
Corriere del Mezzogiorno.
STORIE&IMPRESE
LAZIENDA DINFORMATICA E DI STAMPA DIGITALE COMPIE DIECI ANNI
Formazione Srl, saper vivere il computer
Quante volte, soprattutto i
più giovani, avranno sentito
i propri genitori o nonni
chiedere aiuto per utilizzare
il proprio computer o il
nuovo modello di cellulare
appena acquistato? In effetti
il progresso informatico
accelera ad una velocità tale
da complicare la strada di
chi vuole provare a tenerne
il passo.
Oggi però un’azienda di
Chiaia, che festeggia quest’anno i 10 anni di attività,
promette di colmare le
distanze tra i computer ed i
loro utilizzatori meno esperti. Formazione Srl è la società di una ragazza ed un
ragazzo napoletani che
hanno deciso di insegnare
ad usare la tecnologia anche
a chi non sa nemmeno da
dove cominciare.
Intervistiamo Francesco
Cuomo (nella foto) che, con
Valeria Mazio, ha organizzato in via Domencio Morelli
49 due aule, tutte dotate di
pc con connessione internet
ad alta velocità dove, dal
2004, si tengono corsi collettivi ed individuali di informatica di base ed avanzata.
Quali sono le peculiarità
della vostra impresa?
Caratteristica principale
dell’attività è l’approccio
all’insegnamento: ciascuno
studente ha a disposizione
una propria postazione e un
percorso individuale, studiato da personale qualificato e
con esperienza pluriennale
nel campo della formazione,
per rispondere alle singole
esigenze e la possibilità di
richiedere anche corsi a
domicilio nei giorni e negli
orari preferiti dal cliente.
Che tipo di corsi si possono
seguire?
Dal corso di segretaria per
imparare ad utilizzare i
programmi indispensabili
per svolgere questo tipo di
lavoro (Word, Excel, Power
Point, Outlook) fino a quelli
più avanzati per chi ha
l’esigenza, o il piacere, di
imparare ad operare su pc o
mac ad un livello professionale (ad esempio come
programmatore, sistemista,
webmaster, webdesigner o
grafico), passando per i corsi
di iPad e iPhone che consentono a chiunque, dal più
giovane ragazzino alla più
anziana signora, di gestire
con disinvoltura tutte le
funzionalità dei moderni
smartphone e tablet Apple o
Android.
Oltre ai corsi, quali sono i
servizi web offerti dalla
vostra azienda?
Formazione Srl propone la
realizzazione e la gestione di
siti internet aziendali o
personali; la creazione di
newsletter; l’assistenza in
sede o a domicilio per le
riparazioni (sia a livello
hardware che software) e la
consulenza informatica per
l’acquisto e la manutenzione di computer di ogni tipo
(Microsoft o Apple) e per i
cellulari e i tablet di ultima
generazione. L’azienda
inoltre offre, a pochi passi
da Piazza dei Martiri e dalla
Villa Comunale, la possibilità di noleggio di un’aula
multimediale altamente
informatizzata con 10 com-
puter con connessioni a
fibra ottica, un proiettore e
una lavagna multimediale.
Ma Formazione Srl non è
solo informatica. Giusto?
Esatto. La nostra società è
anche un centro stampa
digitale dove far realizzare i
propri documenti: dal biglietto da visita, a stampe di
grandi dimensioni su tela o
carta. Inoltre offriamo il
servizio di “battitura e stampa delle tesi di laurea” e la
conversione dei documenti
dal cartaceo al digitale.
Inoltre, da ottobre, Formazione Srl, è diventata segreteria regionale Alphatest, la
società milanese che gestisce i corsi di preparazione
per i test d’ingresso alle
Facoltà di Medicina, ed è
dunque possibile iscriversi,
nella sede di via Morelli, ai
corsi preparatori.
Così Formazione Srl diventa
una realtà imprenditoriale a
360 gradi nel cuore di Chiaia, che vuole costituire un
centro servizi completo, nel
cuore della città, per tutti
coloro che non sanno ancora utilizzare gli strumenti
più moderni ed evoluti della
nostra società e per quanti,
invece, vogliono imparare a
farlo.
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(25)
STORIE&IMPRESE
GASTRONOMIA DI QUALITA`: L IDEA DI LORENZO AMORUSO
«Triclinium», il gusto della tradizione
Un “triclinium” nel cuore di
Chiaia. Si chiama così il nuovo
locale di gastronomia e rosticceria del quartiere. E dal
nome, ricercato e classico, si
capiscono subito le intenzioni
del proprietario: proporre una
cucina tradizionale, fatta di
ingredienti sani, con alimenti
semplici ma di grande qualità.
Il triclinio era il locale in cui
veniva servito il pranzo nelle
case degli antichi romani e
“Triclinium” aspira ad essere il
luogo che serve i pasti agli
abitanti di Chiaia. Dai primi
piatti della tradizione napoletana agli sformati, dai rustici ai
secondi a base di carne e di
pesce, passando dai contorni
di ogni tipo. Una cucina varia
ma tutta basata su alimenti
freschi, selezionati con cura.
Prodotti italiani scelti studiandone la provenienza: la verdura ad esempio è presa a Fondi,
i salumi di cinghiale nel beneventano. La scelta di Lorenzo
Amoruso, che gestisce l’attività insieme ai figli Fulvia e
Flavio nei locali in via San
Pasquale a Chiaia 36/b, è
chiara: preferire la qualità al
compromesso sul costo,
garantendo comunque un
prezzo competitivo alle proprie pietanze. Triclinium,
inaugurato il giorno di San
Valentino di quest’anno, è la
soluzione ideale per tutti
coloro che vogliono un pranzo
o una cena “fatta in casa”
senza l’incomodo di dover
cucinare e pulire stoviglie e
vettovaglie. Tra le specialità
della rosticceria il pollo allo
spiedo, ma anche tutti i tipi di
carne alla brace di provenienza esclusivamente nazionale.
Amoruso mette al centro della
propria attività la grande
passione per il mangiare bene,
tramandatagli dalla mamma
di origini pugliesi. Oltre alla
classica possibilità della cuci-
na “d’asporto”, Triclinium è la
soluzione ideale per chi vuole
organizzare cene, banchetti o
feste con buffet di qualità ad
un costo contenuto: basta
scegliere un menu e la famiglia Amoruso lo cucina per
voi. Dal dolce al salato, dal
classico “bacetto” alla più
complessa pizza rustica,
passando per pizzette e pasticceria mignon, la cucina
della rosticceria potrà soddisfare le esigenze dei palati più
esigenti. Il segreto per un
buon risultato è la scelta di
prodotti freschi, che siano la
base di una cucina che vuole
essere volutamente “casalinga”. Ed effettivamente entrando nel locale in via San Pasquale si percepisce questa
sensazione di genuinità.
Dietro al banco c’è un vasto
assortimento di prelibatezze
di ogni tipo: dai classici “casatielli” ai rustici con la ricotta e
un assortimento di teglie di
parmigiana di melenzane o
zucchine che ricordano quelle
fatte dalle proprie nonne. Ma
è la carne a fare da padrona,
con un girarrosto ed una
piastra per la cucina alla
brace. L’idea di Lorenzo Amoruso è semplice ma efficace:
offrire una valida alternativa
alla propria cucina, disponibile ogni qualvolta non si abbia
voglia di mettersi ai fornelli.
Per fare ciò il Triclinium è
aperto tutti i giorni dal lunedì
al sabato, dalle 8 alle 22:30 e, la
domenica, dalle 9 alle 14:30 e
dalle 18 alle 22:30. È possibile
prenotare il proprio menù e
ordinarlo, anche telefonicamente, per vedersi recapitare
cibi e bevande che farebbero
onore anche alle sale da pranzo degli antichi romani.
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Don Carlo torna alla ribalta
Pino Fermento
M
olti anni fa, in una Napoli ancora ricca
di arguti personaggi, tra Via Toledo,
Piazza San Fedinando e il Gambrinus
vi era un grande giornalista di origini
irpini, Carlo Nazzaro, direttore del
“Roma” negli anni ‘30 e poi, nel secondo dopoguerra, condirettore del “Mattino” di Giovanni Ansaldo. Giramondo
della fantasia, fine elzevirista, narratore della memoria, fu il più colto, raffinato anfitrione e ambasciatore di una
Napoli, che aveva superato Parigi per
cultura e mondanità.
Amico di Pirandello, Marta Abba,
Eleonora Duse, non vi era grande della
terra o del Paese che, in visita alla
nostra città, non chiedesse di Nazzaro
per essere accompagnato nella “riscoperta” sempre più sorprendente delle
bellezze paesaggistiche, delle squisitezze gastronomiche ma soprattutto
delle sconfinate risorse culturali della
ex capitale. Dopo anni, bisogna dire, di
dimenticanza, finalmente “Don Carlo”
è tornato alla ribalta. Sabato 4 ottobre,
infatti, nel salone Orsini di “Palazzo De
Francesco” a Chiusano San Domenico,
suo paese natio, si è tenuta la manifestazione celebrativa in occasione della
consegna dei riconoscimenti della
prima edizione del Premio di Giornalismo e di varia umanità: “Carlo Nazzaro-Sud Protagonista”, promosso dal
citato Comune. La giuria del premio,
presieduta dal giornalista Aldo De
Francesco, composta dal direttore di
Canale 21 Gianni Ambrosino, dal
Si è tenuta a Chiusano San Domenico,
nel restaurato “Palazzo De Francesco”,
la prima edizione del premio intitolato
al giornalista Carlo Nazzaro
presidente dell’Ordine dei Giornalisti
della Campania Ottavio Lucarelli, dal
direttore del Roma Antonio Sasso, dai
professori Antonio Festa e Enrico
Dell’Orfano, ha assegnato i premi della
prima edizione, divisi per sezioni, che
si richiamano a opere significative di
Nazzaro: Sezione “Vico Fantasia” a
Natascia Festa del “Corriere del Mezzogiorno”, a Franco Esposito, già
inviato del “Mattino” e del “Corriere
dello Sport”; premi Sezione “Napoli
Sempreviva” a Mario Maglione, artista
e cantante, al professore Oreste Cuomo, epatologo; Premio “Sud Protagonista” al professore Giuseppe Acocella,
vice presidente del CNEL.
L’evento, aperto dai saluti del sindaco
Carmine de Angelis e del presidente
Gal Irpinia Giovanni Chieffo, ha avuto
una straordinaria presenza di pubblico
che oltre a godersi gli interventi dei
relatori, ha intrapreso, grazie alla voce
e alla chitarra di Mario Maglione, un
emozionante viaggio nella canzone
napoletana.
Nella storia del giornalismo partenopeo, ricco di fuoriclasse rivelatisi tali,
per usare un lessico sportivo, in casa e
fuori casa, ce ne fu uno che, smentendo il detto “nessuno profeta in patria”,
svolse tutta la sua esaltante carriera,
senza mai muoversi da Napoli, restando sempre in vetta alle simpatie e
all’ammirazione della città. Un primato di esclusivo merito personale. Carlo
Nazzaro, nato a Chiusano San Dome-
nico in Irpinia nel 1887, e scomparso a
Napoli nel 1975, fu un ineguagliabile
animatore della vita culturale partenopea di cui seppe, con pagine memorabili e di un lirismo unico, raccontarne
il profilo migliore e più positivo. Entrato giovanissimo nella vivace “scuderia” del don Marzio, la cui testata
costituì per molti anni un approdo
ambito, si fece notare da Matilde Serao
tanto da diventare in breve tempo un
astro nel firmamento della informazione partenopea prima come direttore del “Roma” e poi, come condirettore del “Mattino” con Giovanni Ansaldo. Ansaldo, il ligure scontroso, cesellatore di fondi e di pezzi formidabili,
molto sensibile alla simpatie dei lettori
che considerava “i riconosciuti e veri
padroni dei giornali, artefici delle loro
fortune e dei loro declini”, trovò in
Nazzaro non solo un collega rigoroso,
ineguagliabile per estro, cultura ed
esperienza ma l’unico interprete
capace di potergli spiegare l’indole
vera dei napoletani, al di sopra di
enfasi e descrizioni oleografiche spesso banalizzanti e strumentali per
finalità distorte, troppo spesso superficiali. E non si sbagliava. Lo provò
subito sulla “faccia dei luoghi”, quando a sera, nella cabina di regia del
Mattino, passava in rassegna insieme
con lui le problematiche di una città
ferita dalla guerra e anche da un dopoguerra lento a riprendersi, e Nazzaro
da conoscitore profondo della città
contribuiva con i suoi scritti a quella
ricostruzione morale senza la quale
era impossibile guardare al futuro.
In verità, oltre che per un dovere
professionale, Nazzaro conduceva
questo quotidiano dovere civile anche
per un’intima ragione mai nascosta,
all’origine della sua vocazione giornalistica, un amore sconfinato per Napoli, risalente a quando era ragazzo e
sognava di viverci, alimentato in
questo auspicio dalla madre, figlia di
un ingegnere borbonico, che seguì il
marito nelle peregrinazioni di cancelliere nei centri anche più disagiati del
Sud con la speranza mai abbandonata
di tornare un giorno a Napoli.
E vi tornò. È Nazzaro a raccontarlo in
un delicato elzeviro. Ma il suo viaggio
continuò dentro Napoli, con puntate
spesso a ritroso nella sua Irpinia, che
ha prodotto opere significative: la
prima raccolta di elzeviri è del 1963 dal
titolo “Napoli sempreviva”, che ebbe
ampio successo in tutta Italia, e recensioni lusinghiere di Giovanni Ansaldo,
Dino Buzzati, Giuseppe Marotta, Paolo
Monelli, Marco Ramperti, Mario
Stefanile. A quel fortunato libro seguirono, nel 2002, altre due raccolte
postume: “Vico Fantasia” e “Napoletani col don” - di sapore inedito perché
recuperate nelle annate del “Mattino”
a cura di Arturo Fratta per le “Edizioni
del Delfino”- una trilogia di affascinante forza narrativa, entrata autorevolmente nella letteratura e destinata a
far meglio approfondire la versatile
personalità di un grande giornalista,
maestro di vita e del saper vivere,
ineguagliabile anfitrione della “Napoli
nobilissima”.
Foto in alto (da sinistra): scorcio di
Palazzo De Francesco; ritratto di Carlo
Nazzaro (opera di A. De Francesco);
sala Orsini gremita per l’evento.
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(27)
ARTE
SUPERNOVA
Vanvitelli
segreto
Sara Giuseppina D’Ambrosio
Nelle stanze della Reggia di Caserta
si terrà fino al 31 ottobre un’interessante mostra dedicata al suo celebre
architetto: «Vanvitelli segreto. I suoi
pittori da Conca a Giaquinto - la
Cathedra Petri». L’esposizione, allestita nella Sala degli Alabardieri e in
quella delle Guardie del corpo, intende approfondire la figura dell’architetto, portandone alla luce aspetti
della carriera artistica meno conosciuti. Vanvitelli, ad esempio, fu
anche autore del Trono di San Pietro
per la Basilica Vaticana, del quale i
visitatori di questa mostra possono
apprezzare un modello in terracotta e
stucco dorato collocato al centro
della prima sala. Il seggio marmoreo,
la cui progettazione esecutiva fu
affidata a Carlo Marchionni mentre
l’esecuzione a Domenico Giovannini,
fu, però, ritenuto inadatto e sostituito
da un altro, per il quale pure si ipotizza un intervento ideativo del Vanvitelli. Una riproduzione in marmo e
bronzo dello stesso, di manifattura
romana, è sempre collocata al centro
della sala. Ineludibile è, poi, anche il
suo legame con l’arte pittorica. Luigi
Vanvitelli era figlio di Gaspar van
Wittel, vedutista olandese e, pertanto,
fu naturale un suo cimentarsi con la
pittura in età giovanile. È, infatti,
opera di Vanvitelli l’olio su tela che
ritrae il padre, realizzato nel 1725
circa e qui esposto. La sua conoscenza in questo campo gli permise di
collaborare e apprezzare importanti
pittori del suo tempo le cui opere
sono parte integrante di questa mostra e si offrono agli sguardi del fruito-
(28)
re come a restituire il gusto artistico
del grande architetto. Fra i pittori
preferiti e con i quali ebbe all’attivo
collaborazioni si ricordano in particolare Sebastiano Conca e Corrado
Giaquinto. Del primo sono presenti
numerosi oli su tela che ritraggono
temi religiosi, e fra questi colpiscono
due frammenti della Natività, un
tempo parte integrante di una Pala
d’altare, purtroppo andata distrutta,
realizzata dall’artista per la Cappella
Palatina della Reggia. Anche per
Corrado Giaquinto non mancano
figure religiose, come l’olio Madonna
con Bambino e due cherubini recanti
simboli della Passione, a cui si aggiungono due allegorie, una della
Sicurezza ed un’altra, di dimensioni
considerevoli (370x186 cm), della
Fortezza e della Vigilanza. Grandi tele
sono state scelte anche da Giuseppe
Bonito, Francesco De Mura, Pompeo
Girolamo Batoni e Stefano Pozzi,
sempre per la rappresentazione di
allegorie, ad esempio quella, dotata
di forte carica poetica, dell’Amicizia e
della Pace realizzata da Pozzi o ancora l’allegoria della morte dei due figli
di Ferdinando di Borbone, opera di
Batoni. Trovano spazio anche il pittore boemo Anton Raphael Mengs con
un ritratto di Clemente XIII, Francesco Liani attraverso il suo Ferdinando
IV da bambino e Lorenzo Gramiccia,
che pure è presente con un ritratto, in
questo caso si tratta di Carlo III di
Borbone, ma la chiave rappresentativa è diversa perché il pittore, nella sua
Allegoria della gloria di Carlo III,
circondò il sovrano con immagini
allegoriche delle arti e delle virtù.
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
9 ottobre 1604: una
Supernova esplode
nella nostra galassia,
in direzione della
costellazione
dell'Ofiuco, a non più
di 20.000 anni luce
dalla Terra. A 410 anni
da quell’evento
impressionante, Paul
Renner, situazionista
romantico,
appassionato di
contaminazioni, in
costante dialogo con
pratiche diverse, lo
interpreta tramite
un’originale
installazione artistica.
Si chiama “Supernova
1604 reloaded” e sarà
visibile negli spazi
dell'Osservatorio
Astronomico di
Capodimonte fino al 10
novembre 2014.
Affrescata sulla
copertura (50 metri
quadrati) della sala
d'ingresso dell'edificio,
la supernova di Renner
è contrassegnata dalla
suggestione di 69 punti
luci LED che ne
ripercorrono la
sagoma.
Occhio di riguardo
Gianni Fiorito
Sessanta scatti per rivivere i set di
Paolo Sorrentino. Le atmosfere, i colori,
l’emozione e i grandi interpreti che con
lui hanno mostrato il proprio talento,
immortalati da Gianni Fiorito, fotogiornalista e fotografo di scena. Dal 25
ottobre al 30 novembre 2014, le foto di
medio e grande formato, alcune inedite,
saranno visibili nella mostra dal titolo
“Sui set di Paolo Sorrentino. Fotografie
di Gianni Fiorito”, presso l’Abbazia del
Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi (AV).
Da “L’uomo in più” a “Il divo”, da “This
must be the Place” all’ultimo successo
“La grande bellezza” fresco di premio
Oscar, l’esposizione curata da Maria
Savarese propone inoltre due anticipazioni: un’immagine scattata sul set del
nuovo film “La giovinezza”, in uscita
nella primavera 2015, e alcune fotografie tratte dal cortometraggio inedito “Il
purgatorio” con Valeria Golino.
Serata inaugurale sabato 25 ottobre,
durante la quale Andrea Renzi leggerà
alcuni brani tratti dalle sceneggiature
dei film di Paolo Sorrentino.
La mostra rientra nel palinsesto del
progetto di valorizzazione culturale del
territorio irpino denominato “Irpinia: un
sistema fra cultura e memoria”. Fino al
31 gennaio 2015 il territorio è animato
da iniziative legate al cinema, alla
fotografia e alle arti visive, grazie alle
quali emergono le incredibili eccellenze
artistiche di una terra che ha dato i
natali, ma anche le opportunità di
crescita, ad alcune tra le personalità
più rilevanti della cultura italiana a
livello internazionale.
ANTONIO BIANCOSPINO
ARTE
evento
Sponda,
arte della
memoria
VINCENZO RUSCIANO ESPONE
FINO AL 25 NOVEMBRE LE SUE
OPERE NELLA CHIESA DI
SANT’ANIELLO A CAPONAPOLI
Armando Yari Siporso
Tradurre con il linguaggio dell’arte contemporanea gli eventi
vissuti dalla chiesa di Sant’Aniello a
Caponapoli. Questo il compito
affidato a Vincenzo Rusciano, con
la mostra “Sponda”, inaugurata lo
scorso 15 ottobre e curata da Angela Tecce e Alberto Zanchetta, nella
convinzione che lo sguardo di un
artista possa rappresentare una
spinta per la rilettura di una passato critico e insieme dare uno slancio e una speranza per il futuro.
Chiuso per molti anni, colpito dai
bombardamenti del 1943, abbandonato dai suoi religiosi, danneggiato dal terremoto del 1980, il
luogo di culto ha conosciuto una
lunga storia di degrado, forse tra le
più dure subite dai monumenti di
Napoli, divenendo anche facile
L’opera
Novità
«falsa»
dei reperti
AL PARCO ARCHEOLOGICO
DEL PAUSILYPON, ABBAMONDI
E CIANNELLA INDAGANO CON
ORIGINALITÀ SUL PASSATO
preda di furti e spoliazioni del
proprio patrimonio storico artistico
che ne faceva uno dei monumenti
più prestigiosi della città.
Le indagini archeologiche connesse
ai restauri della chiesa iniziano nel
1979 quando, nel corso di lavori di
consolidamento strutturale nella
navata, emergono i resti della murazione greca e romana, appartenenti alla linea difensiva della
antica acropoli e visibili oggi nell’attuale allestimento dell’area.
Continuano poi nel 2001, anno in
cui ha avuto inizio il restauro del
patrimonio artistico all’interno
della chiesa. Fino a giungere al più
recente restauro dell’Altare Maggiore di Girolamo Santacroce con il
quale si può considerare compiuta
la lunga e complessa fase di restau-
ro che ha restituito la chiesa al
pubblico.
La mostra nasce dall’idea di Giuseppe Giordano (artefice di quest’ultimo intervento di riqualificazione) che ha inteso legare Sant’Aniello all’arte contemporanea.
Proposito subito sposato dalla
Soprintendenza speciale per il
patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale
della città di Napoli e della Reggia
di Caserta, e dalla Galleria Annarumma che hanno visto in Rusciano la personalità artistica più adatta al progetto. “Sponda” accoglie il
visitatore con una vera e propria
“zattera della memoria”, colma di
oggetti, frammenti di mosaici,
bassorilievi che, come in un gioco
di scambi simbolici tra il luogo
Reperti del contemporaneo. Così
possono essere
definite le opere di
Marco Abbamondi e
Stefano Ciannella,
riunite nella mostra
“Last Finds/reinforced and random
thoughts in Pausilypon”, visitabile fino
al 23 novembre al
parco Archeologico
del Pausilypon.
Curata da Sabina
Albano e con il coordinamento tecnico-
scientifico di Marco De
Gemmis, l’esposizione
comprende quattro
postazioni di scavo, che
rivelano il ritrovamento
dei frammenti sparsi di
alcune superfici di
copertura, di non
chiara identificazione
rispetto alla funzione e
al momento della loro
realizzazione. Sono dei
falsi del contemporaneo, che alimentano un
dibattito sul tempo e
sulle ragioni scientifiche e storiche sottese
D’ENRICO
GRAZIANI
Un omaggio a uno dei
massimi artisti del Seicento
italiano: al secolo Antonio
D'Enrico, meglio noto
come Tanzio da Varallo.
Visitabile fino all’11
gennaio 2015 presso la
Gallerie d'Italia - Palazzo
Zevallos Stigliano (via
Toledo 185), la mostra
presenta circa trenta opere,
di cui una quindicina di
Tanzio e le altre di artisti
operanti nel Viceregno, tutti
appartenenti alla
cosiddetta “stretta cerchia"
di Caravaggio, secondo la
celebre definizione di
Roberto Longhi. Artisti che,
come Tanzio, si sono
Dopo sei anni in cui ha
portato la sua arte in giro
per il mondo, Alessandro
Graziani torna finalmente
a Napoli con una nuova
personale, curata da
Franco Riccardo, dal titolo
“PsychoticExperiences”, in
esposizione fino al 17
novembre alla
Mediterranea di via Carlo
de Cesare 60, con lavori
nuovi e inediti.
Le opere in mostra
continuano il percorso
artistico di Graziani
sempre giocato sul filo
dell'ironia, della
provocazione, del gioco di
contrasti tra sapore
immediatamente
confrontati con la pittura di
Caravaggio, tra cui
Battistello Caracciolo, il
Cavalier D'Arpino, Louis
Finson, Carlo Sellitto,
Filippo Vitale, oltre allo
stesso Michelangelo Merisi,
rappresentato in mostra
dallo splendido Martirio di
sant'Orsola.
IGNAZIO SORIANO
sacro ed il suo contenuto artistico,
rimandano ad un passato di cui
molto si è perso ma, per fortuna, di
cui tanto si è salvato. Quasi come
dei superstiti scampati al naufragio
dopo un’estenuante traversata nel
tempo, lacerti murari, scultorei,
decorativi fanno bella mostra di sé
negli ambienti sacri ristrutturati. In
uno spazio antico, ma vistosamente
residuale e lacunoso, l'artista offre
allo sguardo del pubblico l’assemblaggio “fantastico” dei suoi vasi e
delle sue sculture.
Le opere in esposizione suggeriscono una nuova interpretazione del
frammentario ricomposto che
unisce al lavoro artistico, costituito
da nuove forme, l’energia emessa
con i rimandi alla storia ed alla
conservazione della memoria.
Ogni spettatore può sperimentare
una sorta di pellegrinaggio personale attraverso le opere che Vincenzo Rusciano ha creato per illustrare
il proprio itinerario creativo. Il tutto
all’interno di uno spazio stratificato
e complesso che dall’esposizione
riceve ulteriori e inedite suggestioni. Ancora una volta, come spesso
accade nella storia dell’arte, l’innesto di un’esperienza artistica nuova
aiuta a preservare i monumenti del
passato dall’oblio e dalla distruzione. La mostrà sarà visitabile, fino al
25 novembre, ogni lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 9.30 alle
12.30, presso la Chiesa di
Sant'Aniello a Caponapoli.
alla tradizione dei contenuti, attraverso la storia della conservazione. I due
artisti analizzano le relazioni tra gli
uomini e i luoghi, le cose e il tempo;
trasformano un’opera d’arte in reperto, mettono in scena un’indagine sul
processo inverso a quello che trasferisce pezzi di storia emersa, nell’alveo
di quei luoghi in cui attenzione,
osservazione e contemplazione sono
comportamenti condivisi. Abbamondi e Cianella tracciano così la superficie orizzontale di un pezzo di storia
emersa, indagando il mondo attraverso l’arte, con una ricerca rigorosa,
stabile e in evoluzione.
classico e innovazione
digitale. Battezzato dalla
critica “il pittore digitale”,
ha una spiccata sensibilità
per tutto ciò che è antico,
dal sapore archeologico.
Ma che viene poi
contaminato e rivisitato, in
linea con un presente
sempre più
“computerizzato”.
Nelle sue opere,
imprevedibili e
sorprendenti, i reperti
vengono così riscoperti
attraverso l’attualità della
comunicazione della
grafica computerizzata.
Graziani interpreta anche il
suo rapporto con Eugenio
Viti, artista tra i più noti del
IGNAZIO SORIANO
‘900 napoletano, di cui è
nipote. In più, in
contemporanea, la galleria
propone, nella sala
inferiore, sei opere del
maestro Viti. L’eclettismo
dei due protagonisti è il
cuore pulsante della
rassegna, in un connubio
di forme, colori e figure di
incredibile valore artistico.
ANTONIO BIANCOSPINO
CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(29)
LIBRI&LIBRERIE
LIBRIDINE
Aurora Cacopardo
eventi
Poetè,
infusi
letterari
ANNO
EDUARDIANO
CONVICENTE IL PROGRAMMA
DELLA VI EDIZIONE DELLA RASSEGNA
LETTERARIA NATA DALL’INCONTRO TRA
CLAUDIO FINELLI E PIETRO FUSELLA
“Letture poetiche (e non solo) infuse di
teina”. Questo, ed altro, è “Poetè”, la rassegna
letteraria partenopea giunta alla sua sesta
edizione, nata dall’incontro tra Claudio Finelli –
autore e divulgatore culturale, da anni
impegnato in battaglie di rivendicazione dei
diritti delle persone omosessuali e transeussali
– e Pietro Fusella – illuminato imprenditore e
direttore del Chiaja hotel de charme. L’idea di
base è quella di proporre un approccio
informale alla cultura, attraverso incontri, ad
ingresso gratuito, strutturati per favorire la
conversazione sui testi proposti, con un
dibattito tra l’autore ospite ed il direttore
artistico e con l’intervento di attori partenopei
che arricchiscano le riunioni con letture
drammatizzate dedicate. Sono previsti tre
incontri mensili, da ottobre 2014 ad aprile 2015,
presso il Chiaja hotel de charme (in via Chiaia
216) e due incontri speciali, il 14 novembre
2014 e il 20 aprile 2015, presso l’Institut
Français di Napoli. Tra gli appuntamenti a
Chiaia segnaliamo, il 12 febbraio, la lettura di
“Secondo Billy Sacramento”, libro dell’attore
Yari Gugliucci, e di “Rosso perfetto. Nero
perfetto”, entrambi volumi della collana di
cinema “Memento” della casa editrice Iuppiter
Edizioni, curata dal regista Maurizio Fiume. La
manifestazione, che vanta il patrocinio del
Comune di Napoli e dell’Assessorato
all’Istruzione e Promozione Culturale della
Regione Campania, punta a replicare il
successo delle scorse cinque edizioni che
hanno visto alternarsi nel salottino del Chiaja
hotel de charme ospiti di grande rilievo.
ARMANDO YARI SIPORSO
Occhio di riguardo
CAPRIENIGMA,
SPAESAMENTI CULTURALI
SILVIO FABRIS LANCIA
LA GUIDA PER PUBBLICITARI
Napoli città di spaesamento, d’identità
non risolta. Città che, a causa di intrusioni e
contaminazioni di ogni genere, stenta a
ritrovare il proprio carattere originario. Ha
affondato le radici in questa considerazione la
XVIII edizione di Caprienigma, tenutasi a
Napoli dal 22 al 25 ottobre, che quest’anno ha
ospitato il convegno “Attenti al potenziale Spaesamenti d’arte, letterari e urbani”.
Cinque appuntamenti, in varie location
(galleria Al Blu di Prussia, Università Suor
Orsola Benincasa, Università L’Orientale, Sala
Filangieri e Institut Français di via Crispi), per
un dibattito che ha ruotato attorno all’idea del
potenziale, opposto ad una visione assoluta
dell’arte e della letteratura, e analizzato anche
in relazione alla città partenopea.
L’incontro, in particolare, ha puntato a far
conoscere aspetti noti e nuovi dell’attività dei
due gruppi dell’Oulipo (Ouvroir de Littérature
Potentielle) e dell’Oplepo (Opificio di
Letteratura Potenziale). (l.i.)
Un viaggio nell’universo della
pubblicità. Ma anche un vademecum per i
giovani e le aziende, medie e piccole, che
intendono affacciarsi per la prima volta a
questo tanto affascinante quanto difficile
settore. Si presenta così “Con le zampe di
elefante”, esordio letterario di Silvio Fabris
(nella foto), pubblicitario napoletano classe
1946, pubblicato da Iuppiter Edizioni, in
libreria da metà novembre. Una guida che si
sviluppa tra aneddoti e curiosità, insaporita da
un pizzico di ironia. Quelli affrontati da Fabris
sono argomenti utili a chi ha in progetto di
amministrare o controllare investimenti
pubblicitari e le relative campagne, poiché
sviscerano aspetti di ordine pratico, fornendo
una lettura disincantata. L’analisi delle
tematiche affrontate, nasce dall’esperienza
maturata dall’autore in più di quarant’anni nel
settore e, contemporaneamente, è il frutto
della sua attività di libero docente in materia
di comunicazione pubblicitaria. (a.b.)
(30)
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
Il 2014 è l’anno
“eduardiano”.
Si celebra infatti il
trentennale della
scomparsa di uno dei
più grandi geni della
drammaturgia, italiana e non.
Eduardo De Filippo
(1900-1984), figlio
naturale di Eduardo
Scarpetta, si può
considerare - per
quanto attiene al
teatro - espressione
del Neorealismo.
Debutta a soli sei
anni, con la sorella
Titina, in un lavoro del
padre al cui seguito
sarà per qualche
anno. Dal 1929 in poi
lavora con la sorella
ed il fratello Peppino
(1903-1980) in una
compagnia di “teatro
umoristico” che
presenta tra le varie
commedie quella che
gli tributerà il successo: “Natale in casa
Cupiello” (1931).
Eduardo ha già al suo
attivo diverse piéces
bozzettistiche come
“Farmacia di turno”,
“Uomo e galantuomo”, “Sik-Sik, l’artefice magico”, il cui
personaggio strano è
un prestigiatore con
moglie a carico, un
misto di guitteria,
povertà e popolana
saggezza, ciò forse
spiega il successo
ottenuto dalle sue
commedie nei principali teatri europei. Nei
tre atti di “Natale in
casa Cupiello”, Eduardo centra il tema
fondamentale della
sua arte: la famiglia
napoletana, nodo di
affetti viscerali ma
anche di crudeltà,
alimentata dalla
miseria e dall’ignoranza. De Filippo
scava a poco a poco
nei personaggi sino al
fondo della loro soli-
tudine, della incomprensione più o meno
ottusa che li divide,
della animosità repressa che scatena il
dramma. La prospettiva del “nostro” non è
lontana dall’umorismo pirandelliano.
Umoristico è Luca
Cupiello nella sua
infantile cura del
Presepio, che gli
consente di evadere
da una realtà mediocre, quella della sua
stessa famiglia. Il figlio
gli nega comprensione disprezzando il
Presepio, la figlia sta
distruggendo il proprio matrimonio con
un amante e così via.
Alla base del suo
teatro c’è il conflitto
individuo e società,
reazione ad una
ingiustizia, sdegno per
l’ipocrisia altrui,
solidarietà e simpatia
per uno o più persone, ribellione contro le
leggi superate e anacronistiche, sgomento
di fronte a fatti che
come tutte le guerre
sconvolgono la vita
dei popoli. Temi
presenti nelle commedie più riuscite:
“Napoli milionaria”
(1945), “Questi fantasmi” (1946), “Filomena Marturano” (1946),
“Le voci di dentro”
(1948), “Il sindaco del
rione Sanità” (1960),
“Gli esami non finiscono mai” (1974).
Tutte vicende familiari
tragicomiche sullo
sfondo di una Napoli
a pezzi dopo la guerra,
drammi intimi con
risvolti autobiografici,
parabole di disgregazione del nido domestico, di morte e di
solitudine. L’obiettivo
polemico di Eduardo
è la società piccoloborghese dei pregiudizi, della inimicizia
che provoca l’isolamento ed il disprezzo
degli uni per gli altri.
LIBRI&LIBRERIE
«Ricreazioni»
e cover
lucreziane
Dopo l’appassionata
introduzione di Luigi Rispoli,
promotore e ideatore della
manifestazione insieme al
coordinatore dell’Aige Umberto
Franzese, sono stati consegnati i
riconoscimenti. Ad alternarsi sul
palco i grandi protagonisti della
città, tra cui il musicista Enzo
Gragnaniello e l’argentino
napoletano Diego Moreno, oltre
al gruppo rock “Letti sfatti“ e
Gino Rivieccio. Tra i premiati, con
la scultura (nella foto) realizzata
dall’artista Domenico Sepe, anche il giornalista
Ermanno Corsi, il re delle cravatte sartoriali
Maurizio Marinella e lo scrittore Gennaro
Sangiuliano.
“Vent’anni sono passati… Sembra impossibile!” Scrive incredulo Paolino Vitolo, uno dei
primi collaboratori della rivista Il Cerchio,
quindi bisogna prendere atto di come essa si
sia posta verso il proprio tempo, verso i problemi della società, verso la Storia. Alla varietà di
approcci, di esperienze, di modi di essere, di
operare attraverso i suoi collaboratori nei
vent’anni la rivista si è misurata con le più
diverse condizioni della società napoletana ed
italiana e, spesso, per le mutevoli e burrascose
condizioni politiche, essa ha rivelato l’evidente
vocazione ad una “parola alta” atta a farsi
veicolo di un pensiero altrettanto elevato e
nobile. Gli accadimenti, i fatti della vita e della
storia, le cronache politiche non vengono
narrate per compiacimenti memoriali ma per
sottolineare dosi di quella saggezza che i collaboratori de Il Cerchio hanno appreso ed intendono comunicare ai lettori. Offrire uno sguardo sull’esistenza come valore comunicabile e
condivisibile. Venti anni! Il Cerchio avverte
l’esigenza di fare il punto sulla realtà per indicarne le antinomie, i difetti, le attese; non certo
con l’intenzione di ergersi ad infallibile giudice
degli altri, bensì per sottoporre a doverosa ed
onesta verifica il suo vissuto, per valutare il
grado di efficacia che i suoi autori hanno
avuto, nel loro agire di uomini, di intellettuali,
di cittadini nella società e nel mondo. Confortanti le parole di tanti che si complimentano
per i contenuti della rivista, prezioso il sostegno di coloro che ci invitano a non mollare. Mi
piace ricordare che la rivista non riceve contributi, non si avvale di nessun fondo diverso da
quanto si forma a poco a poco nel conto corrente postale con le quote di abbonamenti.
Questo numero particolare: “Anno XX”, ruota
intorno a ricordi e progetti. Il più grande progetto, forse di ogni tempo, è certo quello di
Papa Francesco, per cui il punto di partenza
che propone Il Cerchio sono le osservazioni di
due giovani collaboratori, CiriacoViggiano e
Micol Bruni. Essi affrontano temi di attualità,
quello della medianicità e quello dei giovani,
ovvero la generazione che cammina nella
speranza. Nelle pagine che seguono nel nostro
piccolo e dal nostro irrinunciabile versante
proponiamo - ritenendo di fare cosa utile a
chiunque - considerazioni di esperti storici e
scrittori che dei ricordi hanno fatto bandiera di
vita e del sapere. Prime fra tutte, vale ricordare
il Futurismo dove, con mano esperta, ci conduce Luigi Tallarico parlando del centenario
del Manifesto di Santelia per l’architettura.
L’altro centenario è naturalmente quello della
grande guerra dalla quale nacque, tra immensi
sacrifici, una nuova Italia. Chi scrive dà la stura
a questi ricordi con considerazioni non limitate agli eventi bellici ma estesi alle molte implicazioni culturali che ne scaturiscono, grazie
alla presenza di figure come Prezzolini o Paolucci, che poi tanto peso ebbero nel pensiero e
nei progetti realizzati nel primo dopoguerra.
Pierfranco Bruni, traendo spunto dal centenario, si sofferma sul ruolo delle riviste e dei
letterati dall’interventismo ed oltre. Interessanti le riflessioni svolte da Rosemary Jadicicco
sulla nobile crociata impegnata da Gennaro
Malgieri con il suo “Lessico attuale” per combattere il nichilismo ed il relativismo morale di
questi tempi. Da Napoli a Sorrento il passo è
breve e molte delle figure eccellenti della
nostra cultura vengono ricordate da Giuliana
Gargiulo con il suo progetto divulgativo nella
Sorrento gentile che ospitò molti interessanti
personaggi. Infine Giovanni Anzidei che, nel
ricordo della fraterna amicizia con Riccardo
Tanturri ha voluto aderire al progetto della
nuova edizione del premio Scanno.
ARMANDO YARI SIPORSO
AURORA CACOPARDO
EUGENIO LUCREZI CON LA RACCOLTA
DI POESIE «MIMETICHE» INTRAPRENDE
UN VIAGGIO VISIVO E SONORO D’ÉLITE
arrivi né partenze, ma c’è una lucente sala d’attesa,
Grandezza di un breviario, tinta celestina, stile
grafico essenziale, pagine avoriate, disegni optical e tappezzata di tentativi di cover “perfette”, in cui
stanno seduti o guardano fuori verso i binari muti,
font godibile: si presenta così l’ultima opera di
amori immensi e fantasmi dagli occhi che “restano
Eugenio Lucrezi dal titolo “mimetiche”, che
e non resistono, portenti/ abilitati
impreziosisce la collana di poesia
al bello, quello vero”.
contemporanea “i megamicri”,
Gioca d’anticipo la poetica
curata da Mariano Bàino, della
lucreziana perché non aspetta il
Oedipus Edizioni. L’autore,
passaggio della locomotiva
medico e musicista, appartiene a
ispirativa ma smonta, rimonta e
quella genìa creativa che coltiva il
trasforma treni di parole,
talento dell’irrequietezza, adora
attraverso la mescolanza di più
rovistare in soffitte oniriche e
codici espressivi e una spinta
rovinarsi, per dirla alla Flaiano,
sperimentazione sonora, alla
con buone letture. Avvertiamo,
ricerca, come ben scrive nella
quindi, chi entra nella “no man’s
postfazione alla raccolta
land” di Lucrezi, che non sempre
Massimiliano Manganelli, “di un
le pagine “attraversate” offrono
testo capace di raggiungere
terre e luoghi abitabili, poiché
l’equilibrio tra imitazione –
l’autore, innamorato di una
nell’accezione retorica classica – e
scrittura “sfigurata e apolide”,
invenzione, nel doppio significato
ammalata di colti richiami
MIMETICHE
che al vocabolo attribuisce la
poetici e musicali, non desidera
lingua italiana, ossia di creazione
aprirsi allo sfornito lettore, ma
Eugenio Lucrezi
originale e di reperimento di
con estremi rimandi lo
Oèdipus Edizioni
materiali già pronti”.
“rimanda” indietro, preferendo,
120 pagine
In questa sofisticata e a volte
invece, sfidare chi di letture e
inabitabile “ricreazione”, così
note ha lastricato ogni suo
giorno, di chi la vita ha preferito leggerla, suonarla e affollata di fughe barocche e alterazioni lessicali, il
musicista Lucrezi non scrive versi ma li “esegue”,
raccontarla, più che viverla. Emergono così dalle
attingendo ombre, luci e suggestioni dal suo
lande lucreziane, in cui metamorfosi, miti
archivio mai scontato di primizie e sollecitazioni
sminuzzati e ludiche corrispondenze circolano
letterarie, rispettando uno suo personalissimo
vertiginosamente, i diavoli custodi Kafka, Ovidio e
spartito mentale che prevede anche, come faceva
Properzio, il nume tutelare P.J. Harvey e il
Miles Davis, di suonare dando le spalle al pubblico.
dimenticato e ostico scrittore-giocatore Tommaso
Chi esce dal viaggio lucreziano non potrà fare a
Landolfi, che l’autore omaggia con una
meno, dopo essersi scontrato con un elitario e
sorprendente “recensione in versi”, originale
spesso eccessivo gioco di ruolo mimetico,
esercizio mimetico di critica letteraria dall’incipit
annotarsi nel suo diario notturno meravigliosi versi
superbo: “Landolfi è un cuore che batte
come quelli della poesia “Serata a casa”: “Tu pungi
sull’errore./Non lo confonde il lusso della lingua,
e sei soave,/sogni come la spiga/ che non si tiene il
/Spande un lessico strano che rimastica/Alimenti
sole, e lo lascia/ nel giro sterminato. Nuvole/vanno
d’infanzia”. Chi decide di restare nella stazione di
Lucrezi, tra petali malinconici, briciole d’intonaco e e vengono, i punti/ non stanno fermi in alto”.
passi di lana, s’accorgerà che non vi saranno né
MAX DE FRANCESCO
IL MASANIELLO PREMIA LA NAPOLI CHE CONTA
Grande successo a Napoli per
la IX edizione del “Premio
Masaniello, napoletani
protagonisti” La manifestazione,
appuntamento ormai
consolidato per il mondo della
cultura e dell’arte partenopea,
che ogni anno intende premiare
chi, con la propria attività, ha
voluto e saputo rappresentare
Napoli e la napoletanità nel
mondo. Novità assoluta di questa
edizione, la prestigiosa location
del Teatro Delle Palme che ha
ospitato, nel salotto buono di Napoli, i premiati
dell’edizione 2014 ed un parterre di ospiti
d’eccezione. Protagonisti, come sempre, sono
stati la moda e lo spettacolo, settori in cui non
si contano le eccellenze partenopee.
«Il Cerchio», vent’anni
di cultura e libertà
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(31)
LIBRI&LIBRERIE
Crescent,
sfregio di un
megalomane
GAETANO TROISI CON IL LIBRO “LA
GRANDE MURAGLIA” DENUNCIA IL
COMPLESSO EDILIZIO VOLUTO DAL
SINDACO DI SALERNO DE LUCA
Non una di queste doti fa difetto a
Un pizzico di arroganza, una
Vincenzo De Luca, sindaco di Salerpuntina di megalomania, un briciono dal 1993 al 2001 prima e dal 2006
lo di supponenza, un grammo di
ad oggi, da sempre uomo dell’appaalterigia, una manciata di sufficienrato Pci, del quale ha
za, una goccia di
praticamente seguito
protervia.
tutte le vicissitudini
Sono questi i tratti
ed i cambiamenti da
caratteriali principali
Pci a Pds, da Ds a Pd.
dell’“homo politiAi quali, però, agcus” – altrimenti
giunge la smisurata
detto, “animale
ambizione di essere
politico”, che viaggia
ricordato nella storia
– ma soprattutto,
di Salerno e di lasciapensa di farlo - a
re dietro di sé un
velocità doppia
segno indelebile del
rispetto agli altri,
proprio passaggio
vola almeno qualche
sulla faccia della terra
metro al di sopra del
livello della terra,
con la realizzazione
del “Crescent”, il
non ha bisogno di
nuovo complesso
confrontarsi con
LA GRANDE
edilizio in costruziochicchessia, perché
ne nel porto di Saler– a dispetto dei suoi
MURAGLIA NEL
no (nella foto).
interlocutori - ha
PORTO DI SALERNO
“Un’opera che vale la
sempre ragione e
di Gaetano Troisi
mia vita”, ha detto il
quindi, “non deve
Controcorrente Edizioni
sindaco, ma anche
chiedere mai”.
(32)
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
“un progetto mondiale” che “deve
essere la nostra Piazza Plebiscito, il
nostro Colosseo” e perché no, dal
momento che la conformazione è
abbastanza similare, anche “la
nostra piazza San Pietro” o “il nostro
Vaticano”?
Di cosa si tratti e dei danni che
rischia di produrre per la città di
Salerno, personalmente, non essendo un tecnico, non sono in grado di
dirlo, ma lo spiega benissimo Gaetano Troisi nel libro “La Grande Muraglia nel porto di Salerno”, dal sottotitolo decisamente significativo di
“come si sfregia una città”, edito da
Controcorrente.
Una “luna crescente” (la sua traduzione dall’inglese), che rischia di
essere devastante per gli assetti
urbanistici della città e che – contrariamente all’eccesso autoesaltativo
di De Luca – Vittorio Sgarbi ha bollato come “un’opera obbrobriosa, un
palazzo di cemento che deturpa la
prospettiva della città”.
Una bocciatura totale ed impietosa,
che metaforicamente rade al suolo
un edificio di 33 metri di altezza e
215 di lunghezza, destinato ad abitazioni private, esercizi commerciali e
parcheggi, la cui forma semicircolare dà vita ad una piazza di 27mila
metri quadrati, che si estende dal
polo turistico alla spiaggia S. Teresa.
Ciò che colpisce di più del lavoro di
Troisi è l’analisi della realtà attuale
di Salerno, che scaturisce dall’incrocio fra quanto avvenuto nel passato
recente, ma anche più lontano, e
quello che si sta consumando nel
presente, proiettando il tutto sul
futuro della città già sede della
medievale Scuola Medica Salernitana, prima e più importante istituzione medica d’Europa.
Una rilettura dello “status quo”, che
pur scaturendo – del resto non
avrebbe potuto essere diversamente
– da convincimenti e posizioni
personali dell’autore, riesce a venir
fuori senza esserne condizionata e,
quindi, trasfigurata in una sentenza
senza appello, offrendo informazioni su fatti, misfatti ed eventi di cui i
media, locali e non, spesso non si
sono “accorti”, ma lasciando al
lettore il giudizio finale.
Un libro, insomma, che vale la pena
di leggere, e non solo per la scorrevolezza, la semplicità e, quindi, la
facile comprensibilità del testo,
soprattutto per avere un’idea di ciò
che è stato fatto e si sta facendo a
Salerno e di quale futuro attenda
questa bellissima città. Della quale,
per altro, conservo un ricordo stupendo, per averci lavorato ed abitato, tanti - purtroppo, davvero tanti anni fa. E mi dispiacerebbe che
qualcuno me lo distruggesse.
MIMMO DELLA CORTE
SOCIETÀ&COSTUME
Commedia
sociale dei
Cannavale
Livia Iannotta
Uno dei primi esemplari
di successo fu “Ieri, oggi,
domani” di Vittorio De Sica,
che valse all’Italia una statuetta per la miglior pellicola
straniera agli Oscar. Erano gli
anni ’60 e da allora, di film a
episodi, il cinema italiano ne
sfornerà a bizzeffe. Un proliferare senza precedenti, alimentato dal sapore leggero,
brillante delle storie messe in
scena. A rispolverare il genere
da un passato cinematografico defluito altrove, ci hanno
pensato Andrea e Alessandro
Cannavale. Il duo napoletano
ha messo in piedi la Run Film,
società di produzione che si
presenta al pubblico con
“Permesso di soggiorno”,
titolo provvisorio ma di per sé
eloquente, per un film che
strizza l’occhio su una Napoli
multietnica e colorata. Tre
episodi per tre registi in erba:
Francesco Prisco, fresco di
debutto con “Nottetempo”,
Edoardo De Angelis, al cinema in questi giorni con “Perez”, e Guido Lombardi,
conosciuto per “Là-bas”.
«L’idea è quella di un film
unico – racconta il produttore
Alessandro Cannavale - in cui
riunire e amalgamare tre
visioni diverse. Un’operazione
complessa e affascinante. Tre
giovani sguardi si soffermano
su tre popoli diversi, e lo
fanno, ovviamente, con temperamenti diversi». Nel cast
del film, prodotto in collaborazione con Optima Italia e in
uscita nel 2015: Antonio
Casagrande, Massimiliano
Gallo, Giovanni Esposito,
Miriam Candurro, Gianfelice
Imparato.
Cosa vedremo sul grande
schermo?
«Il tema è quello di una Napoli multietnica, letta in chiave
di commedia, con toni leggeri. Si tratta di un film che ha
una doppia valenza. Da un
lato punta a promuovere una
nuova scuola di giovani registi
napoletani. Dall’altro riprende un genere, quello del film a
episodi, molto in voga negli
anni ’60 e ’70, periodo in cui
ne sono stati girati tantissimi.
I protagonisti, quindi, sono
vari. Nel primo episodio è un
ragazzo cingalese, nel secondo una badante ucraina, nel
terzo un bambino cinese».
Primo film per la Run. Un
commento?
«È stato massacrante. Nonostante avessimo entrambi alle
spalle esperienze con altre
società di produzione, è stato
veramente difficile. Lo è
sempre con i film low budget,
i problemi si moltiplicano per
cento. Ma quando ci sono la
passione e la volontà di mostrare al pubblico qualcosa,
Tre registi (De
Angelis, Prisco e
Lombardi) insieme
nell’ultimo
lungometraggio
prodotto dalla Run
film dei fratelli
Andrea e Alessandro
Cannavale. Tre storie
di immigrazione,
ambientate in una
Napoli multietnica.
anche gli ostacoli si aggirano
più facilmente».
Cosa vuole comunicare
“Permesso di soggiorno”?
«Quando si racconta una
storia non c’è sempre un
obiettivo, c’è piuttosto una
visione di fondo. La mia era
raccontare Napoli attraverso
gli occhi di tre giovani registi
che a loro volta guardano e
parlano di tre culture diverse.
Il tema di fondo è: come
popolazioni straniere vedono
e vivono la città. In alcune
zone di Napoli ho notato
come non fosse più valido il
detto “Napoli è dei napoletani”. Anche nelle scuole ce ne
accorgiamo facilmente. Ed è
una cosa positiva, in un
mondo globalizzato dove le
porte sono aperte».
Il cinema campano gode di
buona salute?
«Penso che stia vivendo un
momento straordinario. C’è
fermento, ci sono tanti nuovi
volti che si mettono in gioco.
Io propendo sempre per un
cinema leggero, che metta in
luce la bellezza del territorio e
non denunci soltanto le
negatività. Ci vuole leggerezza, almeno nelle sale».
Curiosità dal set?
«Quando giravamo c’era
quasi sempre la pioggia. Tanto
che, scherzosamente, abbiamo ribattezzato la società
“Rain Film”».
Avep onlus e il «Party per la Vita»
Appuntamento ormai
consolidato quello del “Party
per la Vita” organizzato dall’AVEP Onlus, l’associazione di
volontariato che finanzia
attività di assistenza domiciliare a vantaggio dei pazienti
in cura presso il reparto di
Ematologia della Fondazione
Pascale di Napoli. Giunto alla
sesta edizione, il gala di beneficenza, che si è svolto presso
la Stazione Marittima lo scorso 17 ottobre, è stato anche
quest’anno un successo.
Ospite speciale, l’artista Paolo
Caiazzo, che al termine della
cena ha intrattenuto i presenti
insieme agli Imprenditori per
Caso, Gennaro Porcelli e
Marco Zurzolo. Una serata,
dunque, all'insegna del divertimento, ma anche e soprattutto della solidarietà. L’AVEP
Onlus, infatti, è una realtà
fortemente operativa che dal
2009, anno della sua fondazione, conta 1.018 interventi di
assistenza domiciliare gratuita
all’attivo, oltre che iniziative di
raccolta e impiego di fondi per
la ricerca, per il miglioramen-
to della qualità della vita del
reparto e il potenziamento
dell'assistenza psicologica ai
pazienti e ai familiari. Tanti e
nobili anche gli obiettivi che
l’associazione si è prefissata
per il 2015. Tra questi: l’attivazione di un programma di
chemioterapia domiciliare per
i pazienti fragili che non
possono raggiungere facilmente l’ospedale e la realizzare di spazi per l’intrattenimento del paziente e dei suoi
familiari all’interno del nuovo
reparto di Ematologia. (a.b.)
Iuppiter Movie, «corto»
sulle morti bianche
È partita la fase di postproduzione del cortometraggio “I frutti del lavoro”,
l’opera targata Iuppiter
Movie del regista e sceneggiatore salernitano Andrea
D’Ambrosio, già autore di
documentari di denuncia tra
cui Biùtiful Cauntri. Protagonista della storia è Carlo,
insegnante tornato al proprio paese per lavorare in
una scuola elementare, che si
affezionerà al piccolo Dario,
vivace e sensibile bambino al
cui padre accade un grave
incidente sul lavoro. Nel
ruolo del protagonista Enzo
Decaro (nella foto), il famoso
attore porticese con una
carriera spesa tra cinema,
teatro e televisione, mentre la
vera novità del corto, attualmente in fase di montaggio, è
l’esordio cinematografico nel
ruolo di Dario del napoletano Gabriele D’Aquino, che a
nove anni può vantarne già
quattro di esperienza in
teatro oltre ad una partecipazione al Napoli Teatro Festival. Un cast di qualità dal
quale citiamo ancora gli
attori Alberto Franco, Umberto Iervolino ed Eva Immediato. Prodotta dalla
società Iuppiter Group che,
dopo il campo dell’editoria e
della comunicazione, esordisce in quello cinematografico
con il marchio Iuppiter
Movie, l’opera si pone un
doppio fine: quello di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul delicato tema
delle morti bianche e della
sicurezza sul lavoro ma
anche di mostrare le bellezze
e i tesori del Golfo di Policastro. Avvalendosi del sostegno dell’INAIL e dell’Università di Salerno, dei contributi
del Parco Nazionale del
Cilento, Vallo di Diano e
Alburni, della Banca di Credito Cooperativo del Cilento
e Lucania Sud, della Consac
Gestioni Idriche, e del patrocinio del Comune di Vibonati, la produzione, che ha già
in cantiere un docufilm sui
beni confiscati, e il regista
D’Ambrosio, che ha da poco
terminato le riprese del film
“Due euro l’ora”, hanno
scelto come location il borgo
salernitano di Vibonati sia
per l’innato “talento” paesaggistico sia per le caratteristiche uniche di un territorio
che è stato set ideale per la
riprese dell’opera. E, grazie
all’interessamento di enti
pubblici e a già avviate sinergie con associazioni e centri
di aggregazione, il cortometraggio avrà un respiro nazionale con la partecipazione a
festival ed eventi dedicati a
tematiche sociali, con
l’obiettivo di promuovere il
lavoro sicuro, per goderne i
frutti.
IGNAZIO SORIANO
CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE (33)
MODE&MOVIDA
NIGHT STORM
Fabio Tempesta
BARRA,
DEEJAY
ANTIDROGA
È ormai noto
nell’ambiente della
movida come il Dj
antidroga. Bruno Barra,
producer napoletano,
da più di 10 anni si
batte con la sua
campagna di
sensibilizzazione
contro tutte le sostanze
stupefacenti,
esibendosi con il suo
sound nei più famosi
club italiani ed europei,
dal Peter Pan di
Riccione al Tenax di
Firenze, dal The Club di
Milano al Fellini di
Barcellona, da Le
Copin di Cannes al
Diamond di Zurigo fino
ai locali di Mykonos
che ha ipnotizzato con
la sua musica nel corso
del Summer Tour
International della
scorsa estate. «Il mio è
un impegno costante
per un sano
divertimento - dice
Barra - attraverso la
musica lancio un
messaggio di vita a tutti
i giovani, utilizzando
anche altri canali
mediatici come
internet e i social
network. Attualmente
sono seguito da più di
10.000 fans su
Facebook. Voglio
precisare che la mia è
soprattutto una
campagna informativa
sui danni che
procurano le droghe,
da quelle più leggere a
quelle più pesanti e
letali». Bruno Barra,
classe '68, nasce
artisticamente come
deejay nel 1987,
suonando nei club più
cool e in di Napoli.
Negli anni ha riscosso
ampi successi nel
mondo della Nightlife,
divenendo uno dei Top
Dj’s dei più famosi ed
esclusivi club nazionali
ed europei. I suoi dj set
e produzioni vengono
reinterpretate
magistralmente,
spaziando in diversi
generi musicali dalla
house music, all'R&B al
Garage. Ama definire i
suoi dischi HouseFashion orecchiabili,
ma allo stesso tempo
pull, cioè tirati, costruiti
principalmente attorno
alla linee melodiche
della voce, con bassi e
sint elettronici che la
fanno da padrone.
Barra mantiene inoltre
costante il suo
impegno nelle
produzioni indirizzate
all'Happy House Music,
classico e dance.
Viva gli sposi
GIUSEPPONE
BATTE CLOONEY
Non è stato un matrimonio
ma una favola. Passerà alla
storia come uno dei più belli
e originali fatti in terra
partenopea. Nozze che, per
organizzazione e fascino,
hanno battuto quelle di
George Clooney.
Antonio Giuseppone e
Adriana Di Liddo, infatti, per
il coronamento della loro
storia - che ha già regalato
loro la bellissima Aurora,
hanno pensato davvero a
tutto nell’evento della vita.
Sposi nell’addobbatissima
Chiesa di Piedigrotta
(34)
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
Piazza dei Martiri,
apre «Condotti»
Finalmente a Piazza dei Martiri è…
primavera. Dopo il lungo malinconico
autunno del commercio napoletano,
colpito da una doppia crisi, locale e
nazionale, nel “salotto bene” di Napoli
da qualche settimana, nel campo
dell’abbigliamento maschile, si può
ammirare una nuova e bella vetrina, la
“vetrina del risveglio” e della rinascita.
Questa realtà dal nome di grande
garanzia: “Condotti sartoria” è una
ennesima e stimolante sfida
imprenditoriale della giovane
coppia Francesco Mucciardi e Patrizia
Piscopo che, partendo da collaudate
esperienze di successo nel settore, con
creazioni e prodotti della celebre
tradizione sartoriale partenopea, si
muoveranno ora con Alta Capacità
sull’asse Napoli-Roma, decisi a imporsi
per qualità, modernità e raffinatezza.
“Cin cin” per Francesco e Patrizia.
LO SPILLO
Hermès ha celebrato il lancio della sua prima
casa virtuale, www.lamaisondescarres.com,
con una serie di eventi nelle principali
boutiques italiane. Non poteva mancare
quella napoletana di via Filangieri, dove il 16
ottobre tra tartine, spumante, tatuaggi e pose
fotografiche sullo sfondo della “salle de gym”
allestita per l’occasione con tanto di attrezzi
rivestiti con i famosi carrés, gli invitati hanno
potuto visitare la maison virtuale che, dallo
schermo del computer, racconta e propone in
modo ludico e non convenzionale la seta
Hermès. L’illustratore Pierre Marie, già
autore di alcuni carrés, ha disegnato questo
curioso edificio come un vero architettodecoratore, immaginando ogni stanza, ogni
mobile e ogni dettaglio e inventando un
linguaggio visivo ricco e incredibilmente
vario, proprio come la seta Hermès.
di Pino Fermento
(complimenti al «mago dei
fiori» Carmine Imperatore),
amici e parenti
(elegantissimi i testimoni
Nicola Bruno e Raffaella
Piccirillo, impeccabili i
genitori Giovanni Di Liddo e
Grazie Piccirillo, Peppe
Giuseppone e Carmela De
Rosa), hanno seguito con
passione la bella cerimonia,
divertendosi, poi, all’esterno
della chiesa, a lanciare il riso
contenuto in enormi rose
bianche, e rinfrescandosi
con granite alla frutta
preparate e servite da un
carrettino tipico napoletano.
Poi la grande festa
nell’incantevole Villa Eubea a
Bacoli, dove gli invitati
hanno potuto gustare un
menù sofisticato, ballare a
bordo piscina sulle note del
piano bar di Enzo De Siena,
ammirare lo spettacolo
Crystal Ball e si sono divertiti
con lo scatenato Peppe
Iodice. Tra i più gioiosi
Francesco De Stefano, Roy
Gerbore, Genny Pennone
(per tutti “l’immortale”) gli
amici della Petronas, Ilaria
Parlato e Nicola Mattera.
Taglio della torta illuminato
da una flotta di palloncini al
led. Foto e film dell’evento
del bravissimo Ciro Gaita.
L’EVENTO
SGUARDI LONTANI
Francesco Iodice
COMUNITA` LUTERANA, LA RASSEGNA
Concerti
d’autunno
Musica e letteratura:
la Comunità
Evangelica Luterana
di Napoli, presieduta
da Riccardo
Bachrach, continua
a proporre un
cartellone d’eventi
unico nelle scelte
di qualità e nel
coraggio di proporre
artisti e idee
«controcorrente». È
così da quasi 20
anni grazie al lavoro
puntuale e originale
del direttore
artistico della
Comunità Luciana
Renzetti.
Armando Yari Siporso
L
a Comunità Evangelica
Luterana di Napoli, presieduta da Riccardo Bachrach,
porta a Napoli la diciannovesima edizione della rassegna di musica e cultura
“Concerti di Autunno”.
Un'occasione, per tutti gli
appassionati, per seguire
appuntamenti musicali
contraddistinti dall’originalità della proposta e dalla
qualità degli interpreti ospitati. "Un’attenzione particolare è stata rivolta - sottolinea Luciana Renzetti, direttrice artistica dell’evento - a
favorire la conoscenza di
repertori di vario genere e
raramente eseguiti, nonché
di offrire ai giovani talenti
della scena musicale un’opportunità per esibirsi”. La
rassegna 2014 propone nove
concerti, tutti ad ingresso
libero, ogni mercoledì alle
ore 20.30, presso la Chiesa
Luterana di Napoli in via
Carlo Poerio (nella foto).
Realizzati con i fondi raccolti dal contributo spontaneo
dei cittadini che destinano
alla Chiesa Luterana l’otto
per mille della propria dichiarazione dei redditi e con
il supporto della Fondazione
Evangelica Betania, per il
terzo anno sponsor della
manifestazione, i “Concerti
di Autunno” si inseriscono
nel più ampio programma di
iniziative a scopo culturale,
solidale e sociale promosse
dalla Comunità Evangelica
Luterana di Napoli.
Ricchissimo il programma di
quest'anno che è stato inaugurato lo scorso 1 ottobre
con un omaggio a Richard
Strauss (nel 150esimo anniversario della nascita) e che
si concluderà il 26 novembre
con la premiazione del
sedicesimo Concorso letterario "Una piazza un racconto". Grazie al grande
sforzo organizzativo di
Luciana Renzetti, che è
anche coordinatrice delle
attività culturali della Comunità Evangelica Luterana di
Napoli, saranno presentati
in quella circostanza i finali-
CACCIOPPOLI,
L’ANARCHICO
Cosa si sa, oggi a cinquant’anni
dalla morte di Renato Caccioppoli,
il genio della matematica, nipote
dell’anarchico Bakunin? Diciamolo pure, allora. In primo luogo
Renato Caccioppoli era un uomo
innamorato della musica e del
sapere (cinema e letteratura) e la
sua vita ebbe tre caratterizzazioni:
politica, scientifica e anarco-bizzarra. Ma, soprattutto, l’esistenza
del matematico fu sconvolta dal
comportamento della moglie,
come vedremo, e dalle delusioni
politiche. Il primo capitolo è abbastanza ricco. Caccioppoli è un
non-conformista nato: è antifascista durante il Ventennio. Il secondo capitolo, assai complicato, è
per addetti-ai-lavori perchè si
occupò di teoria geometrica della
misura, equazioni differenziali e
negli anni Venti di funzioni lineari
e analisi funzionale; già nel ’28 è
libero docente, nel ’31 è professore
di analisi algebrica all’università di
Padova, dal ’34 insegna a Napoli. Il
terzo capitolo, infine, è colmo di
pettegolezzi, facezie e mezze
verità. A uno studente che durante
un esame voleva strafare per
impressionarlo e strappare un
voto più alto, una volta Caccioppoli rispose: “Lei è tenuto a dire le
fesserie obbligatorie, non quelle
facoltative”. Chiunque sostenesse
esami con o’ professore (per strappare appena un 20 forse un 24…)
era considerato un eroe. Ma veniamo al suo rapporto con Sara Mancuso che sposò nel 1939. Assai
sti del premio che giungeranno da tutta Italia.
Nel rispetto della tradizione,
che prevede un cambio della
giuria allo scadere di ogni
triennio, in questa nuova
edizione due nuovi membri,
Maurizio Fiume, regista e
produttore ed Enza Sivestrini, scrittrice e docente,
si affiancheranno al gruppo
storico di giurati, formato
dal giornalista ed editore
Max De Francesco, dal presidente della Comunità Luterana di Napoli Riccardo
Bachrach e da Christiane
Groeben, presidente del
sinodo luterano. Il tema
affidato agli scrittori ammessi a partecipare quest’anno è stato: “La crisi
economica genera rivolte.
Nel lavoro, nell’amore, nelle
amicizie. C’è chi preferisce
reagire alla precarietà economica e sociale stando con
gli altri e chi, invece, sceglie
l’isolamento per ricaricarsi o
spegnersi del tutto. Solitudini gremite e isolamenti
rigeneranti”.
Ai partecipanti è stato chiesto di raccontare la vita di
personaggi che cercano di
non soccombere ai colpi
della crisi e riescono ad
diversi per carattere e per età:
ombroso e polemico lui, Renato;
solare e coinvolgente lei, Sara, più
giovane di sedici anni. Ma quando
la scintilla scattava, allora diventavano una cosa sola. La passione,
amorosa e politica, li rendeva
particolari, talvolta incontenibili.
Irrequieto come il nonno materno,
l’anarchico Bakunin, Renato
parlava cinque lingue, recitava a
memoria Rimbaud e Baudelaire e
suonava il pianoforte come pochi
altri. A Napoli, tutti lo chiamavano
‘o professore, e dove già allora era
considerato il più autorevole
intellettuale di area Pci cui, in
realtà, il grande scienziato non
piacque mai. In compenso Mario
Alicata, dirigente in carriera del
partito, si innamorò di Sara: era
una bella ragazza cui in molti
facevano la corte. Sara diventerà
prima l’amante del funzionario
PCI e poi la compagna ufficiale. Di
Sara e Renato, ma anche di Sara e
Mario e delle loro pericolose
relazioni che minacciavano i
pudori della sinistra napoletana
del tempo, si fece gran parlare.
Essendo già considerato un tipo
enigmatico e stravagante, quando,
in quel giorno del ’59, fu trovato
morto a casa sua, a palazzo Cellamare, con la testa bucata da un
proiettile della sua pistola, in
pochi si meravigliarono del gesto.
Per un’Italia che non capiva (ancora) i ribelli senza-partito, si trattò
dell’ultima definitiva bizzarria di
un anarchico alla ricerca del numero finale. Finì così a 55 anni la
vita di uno dei più prestigiosi e
“matti” matematici del Novecento,
“tradito” da un Pci filo-totalitario.
inventarsi un’altra illusione.
Come ogni anno la società
editrice Iuppiter Edizioni
pubblicherà un libro con i
migliori racconti scelti dalla
giuria, tra i quali, naturalmente, i tre finalisti del
concorso: un importante
riconoscimento per chi
decide di mettersi in gioco.
Per quanto riguarda i concerti, dopo l’inaugurazione
dello scorso 1 ottobre che ha
visto intervenire il pianista
Dario Bonuccelli (specialista
del repertorio del grande
compositore tedesco
Strauss), ad eseguire “Stimmungsbilder op. 9”, la “Sonata op. 5” e i “5 pezzi op.
3”, la rassegna è proseguita
il gorno 8 con il duo oboe e
pianoforte formato da Ida
Giannola e Claudio Martelli
impegnati in pagine di
Poulenc, Saint-Saëns, Albeniz e Bizet; il 12 ottobre è
stata la volta dei chitarristi
Nicola Montella e Nicola
Jappelli; il 22, l’originale duo
Pizzicar Galante di Anna
Schivazappa al mandolino e
Fabio Antonio Falcone al
clavicembalo, ha dato vita
ad un recital interamente
dedicato a Domenico Scarlatti.
I prossimi eventi in programma prevedono Fabrizio
Soprano in concerto con
brani di Beethoven, Chopin
e Rachmaninoff il 29 ottobre; l’omaggio al tango di
Astor Piazzolla e Richard
Galliano, con Giovanni De
Luca al sassofono e Tommaso Arena alla fisarmonica, il
5 novembre; una serata tra il
virtuosismo di Paganini e
Liszt e il romanticismo di
Schumann e Wieniawsky,
con Christian Sebastianutto
al violino e Sebastian Di Bin
al pianoforte, il 19 novembre
e, appunto, il gran finale del
premio letterario il 26.
La grande musica classica
invade il centro di Napoli
grazie ad un’iniziativa che
riesce, anno dopo anno, a
coniugare due espressioni
diverse d’arte. La forza
narrativa della forma scritta
del premio letterario (e del
progetto editoriale del libro
curato dalla società editrice
Iuppiter Edizioni) che incontra la magia della musica
in una cornice dalla grande
atmosfera. Il tutto offerto,
gratuitamente, a chiunque
abbia il desiderio di dedicare una serata alla settimana
alla cultura e alla musica.
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(35)
LAPILLI
Terni&Favole. L’inseguimento al numero 60 è
inarrestabile. Alla Tabaccheria Postiglione di Largo
Ferrandina a Chiaia, e in tutte le tabaccherie e
ricevitorie partenopee, questo numero “fridd ‘e
chiammat”, è diventato, sulle ruote di Venezia e
Roma, il numero dei sogni. Tra gratta e vinci e
maschere di Halloween, mentre si discute sulle
mosse dell’inafferrabile premier Renzi (nella foto) e
sulle contromosse dei sindacati, Alberto Postiglione
infila il suo treno di combinazioni: «Consiglio, a chi
vuole giocare il 60 sulle ruote di Venezia e Roma, di
giocarlo anche sulle ruote di Milano e Napoli e
abbinarlo al 13 e al 14. Per chi, invece, vuole un
terno con il 60, il mio suggerimento è quello di farlo
accompagnare dalla coppia di numero 11 e 74.
Questo terno va giocato almeno per 9 estrazioni
sulle ruote di Venezia, Roma e Napoli». Intanto, la
discussione alla tabaccheria Postiglione si è accesa
sulla “sospensione” del sindaco de Magistris. Una
vecchietta, ben vestita e dal sorriso simpatico, non
ha dubbi: «Napoli è sospesa dalla nascita: siamo un
popolo in bilico, ma che non cade mai». Alberto,
ispirato dalla sentenza della signora, snocciola altri
tre numeri: «Giocate 36, il sindaco, 90, il popolo, 28,
il sospeso: terno da inseguire rigorosamente sulla
ruota della città di Napoli».
Don Bosco, al via il bicentenario
RICORRENZE. IL «SANTO DEI GIOVANI» COMPIE
200 ANNI. COME NAPOLI SI PREPARA ALL’EVENTO
Armando Yari Siporso
È stato inaugurato, lo
scorso 13 ottobre, il
bicentenario della nascita di don Bosco, fondatore delle congregazioni
dei Salesiani, nato il 16
agosto 1815. Il progetto,
frutto di tre anni di
lavoro, avrà come filo
conduttore di un anno
di eventi la Missione del
IL LIBRO
Santo, con i giovani e per
Si chiama “Don Bosco, a bassa voce” il volume
i giovani, e costituirà
dell’attore Bruno Cariello dedicato alla vita del
fondatore dei Salesiani (Iuppiter Edizioni). Il libro è l’occasione per comprendere meglio la figudiviso in due parti: la prima contiene un’opera
ra dell’uomo e il ruolo
teatrale, scritta da Cariello, sulla vita del santo; nella
che ha avuto nella Chieseconda, invece, il saggio “Pedagogia salesiana”.
sa e nella Società.
Anche Napoli, naturalmente, ha reso e renderà
omaggio a Don Bosco
con una serie di manifestazioni. Lo scorso 13
ottobre, presso il teatro
di San Carlo, si è tenuto
un dibattito dal titolo
“Come don Bosco educhiamo alla bellezza” a
cui ha fatto seguito
un’esibizione del coro
delle voci bianche e
l’esecuzione, da parte
dei coristi del Movimento Giovanile Salesiano,
dei canti di don Bosco
rivisitati in chiave gospel.
Nel corso della serata
sono state anche presentate storie di “bellezza
educativa” tra cui quella
di Al Amin, profugo del
Bangladesh che è stato
accolto ed educato da
don Bosco, e quella di
Salvatore, giovane di un
quartiere “difficile” di
Napoli, che ha trovato la
propria salvezza grazie
all’Oratorio Salesiano.
Tra le iniziative in programma per onorare il
Santo dei giovani nell’anno del suo bicentenario, anche una serie di
manifestazioni ideate
dalla casa editrice Iuppiter Edizioni che, al religioso, ha dedicato il
libro “Don Bosco, a
bassa voce” dell’attore
Bruno Cariello, incentra-
to proprio sul talento di
don Bosco nel tirare
fuori i giovani da «strade
cattive» per avviarli ad
una professione onesta.
Una lettura leggera e
piacevole che può essere
considerata anche una
sorta di guida, ispirata al
Santo, per chiunque si
confronti con adolescenti e preadolescenti
o, semplicemente, sia in
cerca di un proprio
cammino di amore e
carità per affrancarsi
dalle difficoltà senza
rinunciare ai propri
sogni e voglia provare a
fare questo percorso
attraverso l'esperienza
di straordinaria intensità
umana che è “incontrare” don Bosco.
Anglani, la blogger che gioca con la moda
È sicuramente l’ambizione più
grande per la maggior parte delle
teenagers italiane. La più affascinante
e festaiola “industria” che regge
buona parte dell’economia nostrana:
la moda. Un ambiente lavorativo,
caratterizzato da bellezza, fama e bei
vestiti. Molte giovani donne - non a
caso - sognano di inserirsi in questo
contesto quali modelle, stiliste o, da
un po’ di tempo, come fashion blogger. Un fenomeno che ha coinvolto
anche Federica Anglani, prima fashion blogger dell’area flegrea.
Federica: quando e perché hai aperto
un blog sulla moda?
Ho aperto il blog www.federicanglani.com nel mese di maggio di quest’anno. Ho deciso di trattare l’argomento moda perché fa parte di me da
quando ero bambina. Le mie nonne
cucivano e cuciono ancora e mia
mamma ad ogni festa in maschera
ideava e realizzava un abito per me. Il
mondo della moda mi ha affascinata
da piccola, ma solo diventando grande riesci a trovare un tuo stile personale, capace di raccontarti. Sono
affascinata da tutto ciò che è tendenza ma non mi ritengo una “fashion
(36)
victim”. Mi piace seguire le collezioni
di molti stilisti e studiare come questi
siano influenzati anche dalla storia.
Ma, soprattutto, mi piace “giocare”
mischiando vari stili, tessuti e colori.
Ovviamente il mio blog non vuole
dettare mode o tendenze né impartire
lezioni di stile ma semplicemente
portare ad uno scambio continuo di
opinioni, idee e progetti.
Come hai iniziato a farti conoscere?
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
Tutto è iniziato da internet. I social
network sono fondamentali per farsi
conoscere: Facebook, Instagram,
Twitter etc... sono i social che permettono di raccontare te, la tua vita e le
tue passioni in tutto il mondo.
Pensi che questo blog si possa trasformare in un futuro lavoro? Hai
avuto qualche contatto lavorativo?
È ancora presto per dire se si possa
trasformare in una professione, ma è
sicuramente un mio obiettivo.
Ho collaborato con alcuni negozi di
Pozzuoli tra cui Shopping sport,
Eclissi e con una giovane stilista
emergente, Valentina Scognamiglio.
Inoltre sono stata invitata a vari eventi
come il Pitti Uomo a Firenze e l’evento che ha creato DieciDieci in collaborazione con Tee-trend grazie al quale
ho conosciuto in prima persona gli
stilisti di questo brand.
Secondo te c’è una ricetta per diventare una fashion blogger di successo
e distinguersi dalla massa?
Secondo me non bisogna seguire
schemi o ricette...tutto sta nell’esprimersi al meglio utilizzando il proprio
istinto. La moda è un ambiente difficile ma, per distinguersi, bisogna raccontarsi in prima persona. Bisogna
rimanere se stessi e, soprattutto,
bisogna creare un proprio stile. Inoltre
avere una squadra di fotografi, come
quelli di Snap! (www.snapart.net),
assistenti pieni di vita e che hanno
voglia di lavorare, ma soprattutto
pieni di idee innovative, aiuta molto...
(Foto di Daniele Rippa - "Snap!” Associazione fotografica)
ROSARIO SCAVETTA
LAPILLI
ViadeiMille40
eventi
su misura
LA SOCIETÀ, NATA DA UN’IDEA
DI VITTORIO IUMIENTO, METTE
A DISPOSIZIONE DEL CLIENTE
IL SUO POOL DI PROFESSIONISTI
Molto più di wedding
planner. La definizione,
inflazionata e riduttiva,
non rispecchia a pieno lo
spirito e la mission del
progetto. ViadeiMille40
nasce da un’idea di Vittorio Iumiento e si basa sulla
possibilità di rendere reali
sogni, pensieri, desideri.
Seguendo questo claim, la
società offre un servizio di
risoluzione problemi
inerenti all’organizzazione
di un evento, nell’ottica di
una ottimizzazione di
tempi e costi. Da convention aziendali, eventi
congressuali, seminari,
workshop a compleanni,
inaugurazioni o feste
private: VdM40, per qual-
molti altri) consente di
curare ogni fase dell’evento, rispondendo tempestivamente alle esigenze e
alle eventuali problematiche che si presentano
nell’iter di realizzazione:
contatto con i fornitori,
sponsor, partecipanti,
promozione verso un
target mirato, controllo
costi, cura del dettaglio.
Il tutto grazie a un team di
professionisti presenti nel
settore di propria competenza da anni, con storie
imprenditoriali consolidate alle spalle. Sinergie,
capacità, competenza si
uniscono per trovare la
soluzione più adatta alle
esigenze del cliente.
settore (come Obiettivid’Arte nel campo della
fotografia, cake e flower
designers, catering, agenzie di artisti, atelier, agenzie di viaggi, locations e
siasi occasione, offre un
servizio completo ed
esclusivo. Con un occhio di
riguardo al settore wedding. La partnership con
stimati professionisti del
Dalila Mucedero
L’ORA LEGALE
Adelaide Caravaglios
GUIDA PERICOLOSA,
INFRAZIONE D’ORECCHIO
Sicuramente non spessissimo, ma qualche
volta, ci sarà capitato di grattarci l’orecchio,
incolonnati nel traffico: mai a pensare che un
simile gesto, nella sua semplicità, potrebbe
essere interpretato come fonte di
responsabilità per “guida pericolosa”. Eppure
è proprio quello che è successo ad un 35enne
di Bari, il quale, uscito dalla città per
imboccare una statale, è stato fermato da una
pattuglia di vigili urbani che gli ha contestato
la sanzione per “aver disimpegnato la mano
sinistra dal volante per portarla all’orecchio
sinistro”. Per fortuna, il malcapitato non si è
arreso ed è andato dinanzi al giudice di Pace
del capoluogo pugliese, il quale gli ha dato
ragione: «toccarsi l’orecchio con la mano
durante la guida – spiega il magistrato – non
costituisce affatto privazione della “libertà di
movimento”, utile a porre in essere le
manovre necessarie per la guida. La libertà di
movimento può considerarsi compromessa
solo allorquando durante la guida il
conducente utilizzi le mani in maniera tale da
non poter immediatamente ricondurle sul
volante, come a esempio, imbracciare oggetti
voluminosi o abbracciare una persona che è
seduta accanto». Ha, quindi, condannato il
Comune per l’operato dei due agenti
accertatori, dal momento che – come si legge
nella sentenza – la loro attività «oltre che
essere illegittima, rasenta la molestia nei
confronti dell’utente della strada che è stato
temporaneamente privato della sua libertà
costretto ad accostare per sentirsi contestare
una violazione al codice della strada
sostanzialmente e giuridicamente inesistente,
non sussistendo alcun referente normativo
che possa disciplinarla». Non oso immaginare
cosa sarebbe successo per uno starnuto.
Tramonti
d’amore,
la web
side story
L’ATTORE E REGISTA
DUILIO A. VACCARI LANCIA
L’INNOVATIVA
SOAP OPERA ONLINE
Bella, bionda, occhi
smerarldo, campionessa
di balli latini e caraibici,
studentessa modello e
modella in rampa di
lancio: la miss «Chiaia
Magazine» di questo
mese è Dalila Mucedero
(nella foto), classe ‘97,
fascinosa ragazza
immagine di eventi locali
e nazionali. Ha già
lavorato con Coconuda e
Jack Russel e sfilato con
eleganza innata in molte
manifestazioni,
convincento gli
appassionati di moda.
Un tempo c’erano i
fotoromanzi a regalare
sogni ed emozioni. Oggi,
nel tempo della tecnologia, in cui tutto passa dal
web, quelle storie hanno
trovato un format nuovo.
Si chiama web side story
la nuova frontiera delle
soap opera online, presentata lo scorso martedì
21 ottobre dall’attore e
regista napoletano Duilio
A. Vaccari (nella foto),
reduce dal successo del
film di Mario Martone,
“Un giovane favoloso”,
ispirato alla vita di Giacomo Leopardi. Con “Tramonti d’amore”, una
“fotoromance idea”
curata dallo stesso Vacca-
Eagle Lab
Apre a Napoli, nel centro
sportivo Eagle Gym (Via
Andrea d’Isernia 28), il primo
Lab (Laboratorio Armonia e
Benessere), all'interno del
quale professionisti
specializzati collaborano tra
loro e si affiancano al lavoro
che si svolge normalmente
all'interno di una palestra.
Massaggi, solarium,
parrucchiere, osteopatia,
fisioterapia e nutrizione:
l’Eagle Lab è il ritrovo migliore
per curare anima e corpo.
ri, si apre un nuovo palco,
“virtuale”, per attori,
registi e fotografi, emergenti o già affermati, che
vogliano misurarsi con le
nuove tecnologie e con
un modo nuovo di fare
spettacolo. L’idea è quella
di diffondere attraverso i
social network i vari
episodi che verteranno su
tematiche legate al sociale: si parlerà di stalking,
mobbing, disoccupazione ma anche di amore e
sogni. “Fare l’attore è una
passione che da sempre
ha accompagnato la mia
vita - ha spiegato Vaccari,
aggiungendo - non potrei
vivere senza la continua
ricerca che questo mon-
do trasmette”. Con questo spirito il producer si è
lanciato nella nuova
iniziativa che avrà anche
una componente solidale: una parte degli incassi
derivanti dal progetto
sarà devoluta all’associazione culturale “Il fiore
per le donne”.
Tra gli attori, oltre al già
citato Duilio A. Vaccari
che si sdoppierà sul set
per essere avanti e dietro
la macchina da presa, ci
saranno Alba Zeta, Carmine Laudiero, Immacolata Lauritano, Jada Lieto,
Giovanni Caso, Laura
Ferraro, Leda Conti, Lidia
Pane e molti altri.
ARMANDO YARI SIPORSO
CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014
(37)
IUPPITER i libri del mese
DIVERSI AMORI
Viaggio illustrato contro l’omofobia
HO SCRITTO IL MIO NOME NEL SANGUE
La vita e il genio di Caravaggio
Autore: E. Silvestrini - B. Balbi
Costo: 14 euro
Pagine: 70
Autore: Mariano Marmo
Costo: 12 euro
Pagine: 124
Mettere a punto la propria identità, nel periodo adolescenziale, è esercizio difficile e spesso doloroso, perché risente dell’approvazione degli altri. E la sessualità è uno dei cardini per il riconoscimento di sé. Quando l’adolescente
scopre di avere un orientamento sessuale diverso dal consueto, può sentirsi
emarginato, aver paura di essere rifiutato dalla società e spesso anche dalla
famiglia. Un libro illustrato contro l’omofobia e per la parità dei sentimenti.
Da Roma a Napoli, poi a Malta e in Sicilia, tra taverne, liti, chiese, prostitute, prelati, cavalieri dell’Ordine di Malta, l’autore racconta la vita di Michelangelo Merisi detto “Caravaggio”. Una vita che appare come un turbinio di eventi, in cui creazione artistica, morte, senso di colpa e voglia di
riposo si sovrappongono, avvolgendo la storia dell’uomo in un’inestricabile ombra, la stessa che ha reso immortale le sue tele.
LA GUERRA DEI SESSI
Dalla promiscuità al sesso virtuale
LIBRERIA BELLA ESTATE
Inno alla giovinezza
Autore: Gloria Persico
Costo: 12 euro
Pagine: 122
Autore: Sergio Califano
Costo: 10 euro
Pagine: 123
Indagine sull’origine della sessualità e sulla sua evoluzione, dal periodo promiscuo dei nostri antenati, al cybersex nei nostri giorni. Dalla sessualità finalizzata alla procreazione alla prospettiva di una procreazione senza sessualità. Analisi ragionata di una mutazione antropologica che sta alterando un ordine sociale che sembrava immutabile. Nella lotta tra maschi e femmine è l’amore la struttura emotiva ed intellettuale che investe il sesso dei
significati, infinitamente espandibili, che lo rendono imprevedibile.
Esplorazione di sé e del mondo che il protagonista attraversa in uno spazio tempo circolare, tra nostalgia e bellezza, spalancando memorie e costruendo realtà. Coincidenze, appuntamenti dati o mancati, vite diverse che
si sfiorano, si perdono o si ritrovano, all’incrocio delle sottili trame della sorte, invisibile e onnipotente. Uno stile avvolgente, sostanziato da una prosa intensamente limpida, conduce il lettore nell’universo dei possibili.
Dentro la vita stessa, attraverso un inno alla giovinezza più selvaggia.
LA CASA DI ASSOS
Una storia d’amore
IL GIARDINO DEI SILENZIOSI
Organi nelle chiese napoletane
Autore: Gerardo Russo Krauss
Costo: 10 euro
Pagine: 76
Autore: Mauro Castaldo
Costo: 10 euro
Pagine: 68
Nel mezzo del golfo di Cefalonia si erge una casa gialla con le persiane azzurre. La casa è stata per generazioni il perno della vita della famiglia Christacopoulos. Quando Kristina rimane sola, allora, la solidità di quelle mura rappresenta l'unica certezza fino all'arrivo di Kate. In un attimo, però,
anche l'ultimo baluardo sembra sgretolarsi come un castello di sabbia. La
casa di Assos si trasforma in un uragano inarrestabile di passioni.
Inchiesta tra storia e provocazione sugli organi nelle chiese napoletane,
strumenti nobilissimi che rinnovano l’antica arte della composizione musicale. Monsignor Vincenzo De Gregorio, organista titolare e maestro di
Cappella del Duomo di Napoli così scrive nella prefazione: «È un percorso
affascinante, quello dell’Autore, che ci fa desiderare di riavere più suono,
quello dell’organo, ad accompagnare i momenti tersi o oscuri della vita».
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41,9
i km che in media i
cittadini campani
percorrono ogni
giorno al volante, per
un totale di un’ora e
mezza. Lo evidenzia
il primo Osservatorio
UnipolSai
Assicurazioni.
Commercio in crisi
2000
i negozi che hanno
chiuso i battenti negli
ultimi sei mesi a
Napoli e provincia.
Netto il calo delle
vendite, in alcuni
settori (come
l’abbigliamento)
arrivato anche al 50%.
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Vivibilità ambientale
87
la posizione di Napoli
nella classifica
generale di 104
Comuni, secondo il
rapporto di
Legambiente
sull'ecosistema
urbano e la vivibilità
ambientale.
Maxi-sequestro
750
mila gli articoli di
produzione cinese,
contraffatti e
privi del marchio
Ce, sequestrati dai
finanzieri del
comando
provinciale di
Napoli.
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A CHIAIA MAGAZINE
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la BACHECA
gli uomini arrestati
a Napoli per aver
chiesto al titolare di
un garage di versare
al racket tre rate
da 5.000 euro l'una
da pagare a
Natale, Pasqua e
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NUMERO A DICEMBRE
& PROSSIMO
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SOS CITY: ISTRUZIONI PER L’USO
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