ALL’INTERNO SPECIALE LIBRI&LIBRERIE SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI Anno IX - numero 10/11 - ottobre/novembre 2014 distribuzione gratuita Una città sospesa tra i miti di ieri e la nullità di oggi. Siamo la capitale della fuga: il «fuitevenne» di Eduardo è compiuto State ancora a Napoli? www.chiaiamagazine.it IUPPITER EDIZIONI OBLÒ Un anno senza Alvaro e Marcello «La morte è uno scandalo», confidò Camus a una signora che lo interrogava sui misteri della vita. Lo è soprattutto quando passa e si porta via chi ancora medita imprese, studia nelle aule dei sogni e attraversa con impeccabile grazia anche i giorni più bui. Un anno fa l’inevitabile scandalo toccò e bruciò le vite formidabili di Alvaro Mirabelli e Marcello Fasolino, finiti nello stesso giorno, costringendo noi che li avevamo conosciuti, vissuti e stimati a prendere coscienza della loro partenza così dolorosa e a ragionare, dopo la botta dell’abbandono, sulla loro assenza. Alvaro, per tutti Mizzi, giornalista di raro talento, cofondatore della Iuppiter Group, primo direttore di Chiaia Magazine, cercatore accanito di cultura e culture, immarcabile “inchiestista”, mai penna inginocchiata e sempre sguardo fisso sulla notizia, è presente in redazione ogni santo giorno, anche se non ci sono più il suo corpo segaligno, la sua eroica cicca, la sua camminata elettrica, il suo sorriso inarrestabile, anche se non possiamo più goderci i suoi assalti alla cioccolata, le sue digressioni letterarie, il suo dizionario musicale, i suoi racconti di donne e danni. Marcello, per molti il “quinto leone”, dal titolo di un suo libro di successo, imprenditore senza paura, fabbricatore d’idee e soprattutto inguaribile alimentatore di passioni e fughe oniriche, ogni volta che veniva a sorpresa in redazione per un pensiero ridente o quelle volte che trasformava la Caffettiera di piazza dei Martiri in fervida redazione, illustrandoci tormenti letterari e progetti editoriali, ti rendevi conto che possedeva un inesauribile generatore d’energia le cui spie erano i suoi occhi luminosi, posseduti da una scaltrezza fascinosa. Raccontare un anno senza Alvaro e Marcello è come voler spiegare al guardiano di un faro una vista senza orizzonte. Presto creeremo iniziative culturali per onorarne magia e statura, ogni giorno ne ricordiamo la bellezza morale e quella brama di vivere che diffondevano con poetica naturalezza. Anche stanotte li risentiremo dentro tra battiti e visioni, e non ci daremo pace di non poterli più stringere, sfottere, vivere. MDF (2) L’INIZIATIVA DI IUPPITER EDIZIONI Parte con questo numero di Chiaia Magazine la campagna di sensibilizzazione «Più librerie e meno pensiero fritto», che Iuppiter Edizioni lancia con un adesivo (nella foto), distribuito in tutti i punti di aggregazione culturale della città. L’iniziativa, fortemente voluta dagli editori del free press partenopeo, punta ad incentivare la lettura e a difendere le librerie. Seguiranno video virali, altri adesivi di pensiero, convegni sull’evoluzione dell’editoria e un cortometraggio sulla «rivolta dei libri», che sarà girato entro il 2015. Mentre la città assiste inerme alla chiusura dei suoi storici presidi culturali, allo svuotamento degli scaffali e alla scomparsa di preziosi luoghi di intrattenimento, Iuppiter Edizioni si attiva per ribadire l’importanza del libro, nella convinzione c’è bisogno di lavorare per una Napoli che abbia, appunto, più librerie e meno pensiero fritto. Caldoro e il patto del L’editoriale Fuga dall’inferno: il “fuitevenne” eduardiano è compiuto CONIGLIO pagina 3 Il paginone Paradossi campani: il rapporto Svimez impietoso con il Sud Da quando Enrico IV disse «Parigi val bene una messa», per giustificare una scelta difficile per un alto scopo, non si contano gli “inciuci” e gli “incontri al vertice” nel segno di questa celebre e abusata espressione. Passando dalla grande alla piccola storia, tra il 1999 e il 2000, qualcosa di simile, diciamo, accadde in Irpinia, mentore e anfitrione quel sant’uomo di don Nunnari, che riunì nel vescovado di Sant’Angelo dei Lombardi Ciriaco De Mita e Antonio Bassolino per fargli concordare una sorta di armistizio, utile per entrambi. Quel patto, siglato davanti a una squisita e aromatissima tortiera, prese così il nome di “Patto del capretto”. Bassolino sdoganò De Mita, ex leader dell’ex Democrazia cristiana (il cui cassiere Severino Citaristi s’immolò, facendo da provvidenziale scudo nella bufera tangentopoli e ricevendo 74 avvisi di garanzia), spianandogli la strada della segreteria regionale della Margherita e una fruttuosa, insperata “resurrezione”. De Mita, in cambio, favorì il “rinascimento” del governatore Bassolino, assicurandogli nel suo feudo irpino un bel tesoretto di voti. Finì che la Regione, nelle mani dei due sullodati pattisti, sfiorò la bancarotta. Poi dal cilindro berlusconiano spuntò il “coniglio Caldoro” che, divenuto governatore nel periodo più lucente del Popolo della Libertà, con tagli da lacrime e sangue, rimise i conti a posto. Ma si sa che la storia si ripete, ora come farsa ora come operetta, cambia solo il menù. Ridotto con l’acqua alla gola, in vista delle elezioni regionali, per Caldoro “Santa Lucia bis val bene una cena a Nusco”. E così via libera al pellegrinaggio a casa De Mita, uno dei responsabili morali dello sfascio della Regione, che Caldoro si vanta di aver sanato. Alla faccia del risanamento. pagine 4-5 Primo piano/1 Coppa America, un flop sotto indagine: intervista a Manfredi Nappi pagina 7 Primo piano/2 Giovandomenico Lepore: in un libro tutta la verità su palazzi, caste e clan pagina 9 Sollecitazioni Grand Tour, brutte sorprese: una guida senza Paestum pagina 12 Speciale Cinema Reportage dal set del film “Due euro l’ora” con Peppe Servillo e Chiara Baffi pagina 19 Divinazione Nel segno della Vergine rivivono i miti di Dike e di Demetra pagina 22 Saper Vivere Successo della I edizione del premio intitolato al giornalista Carlo Nazzaro pagina 27 n u m q u a m SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI Anno IX n. 10/11- Ottobre/Novembre 2014 Direttore responsabile Max De Francesco Caporedattore Laura Cocozza Redazione Armando Yari Siporso Livia Iannotta Progetto e realizzazione grafica Fly&Fly Responsabile area web Massimiliano Tomasetta Pubblicità (Tel. 081.19361500) Michele Tempesta (392.1803608) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 h o r u m l u x c e d e t Società editrice IUPPITER GROUP S.C.G. Sede legale e redazione: via dei Mille, 59 - 80121 Napoli Tel. 081.19361500 - Fax 081.2140666 www.iuppitergroup.it Presidente: Laura Cocozza Stampa Centro Offset Meridionale srl - Caserta SOS CITY Reg. Tribunale di Napoli n° 93 del 27 dicembre 2005 Iscrizione al Roc n°18263 © Copyright Iuppiter Group s.c.g. Tutti i diritti sono riservati Per comunicati e informazioni: [email protected] Si ringraziano Tony Baldini per la consulenza grafica e l’Archivio Ruggieri per le foto di Eduardo De Filippo Lancia il tuo Sos, indica disservizi e problemi del tuo quartiere e proponi soluzioni per rendere più vivibile la città. Contiamo su di te. Le lettere, firmate con nome e cognome, vanno inviate a «Chiaia Magazine» - via dei mille, 59 80121 Napoli, oppure alla e-mail [email protected] L’EDITORIALE Eduardo De Filippo Napoli, 24 maggio 1900 Roma, 31 ottobre 1984 FUGA DALL’INFERNO Max De Francesco Hanno deciso di non aspettare più che passino le nuttate. Di non farsi fregare dal sole marottiano né dai mari infiniti della Serao: hanno imballato la luna rossa e sotterrato le belle giornate con la speranza di ritrovarle in un altro tempo e godersele come turisti, come napoletani di passaggio scesi in città per una rimpatriata, un abbraccio materno, una camminata a Mergellina. Prendi il sole e poi scappa, lascia Napoli e non muori: è quello che hanno pensato gli oltre 400mila fuggitivi dalla città di Vico e Pulcinella, andati altrove in questi ultimi trent’anni per inseguire una vita normale. Napoli contende a Palermo il primato di “capitale della fuga”: dal 2013 non è neanche più “milionaria”, con i suoi 958 mila abitanti. Uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche è implacabile: 200mila giovani tra i 18 e i 30 anni sono pronti, a diploma conseguito, a lasciare la città che continua a vivere e sopravvivere in una stato di sospensione tra i miti di ieri, la nullità di oggi e il fatalismo di sempre. C’è da prendere atto, nell’anno in cui Eduardo De Filippo viene celebrato a trent’anni dalla morte da scrittori e artisti, molti dei quali sono andati a vivere altrove, che il suo “fuitevenne”, esortazione ai giovani ad abbandonare Napoli e pianificare il domani su altri suoli e tra altri popoli, è compiuto. Una “compiutezza” dolorosa confermata da dati inesorabili che condannano l’intero Sud, e destinata a lievitare nel tempo se solo si guarda alle vie che perdono negozi storici e imprese pulite, alla balorda rete di servizi che pregiudica l’andamento civile e pacifico della comunità, agli onanismi riflessivi di una consorteria d’intellettuali che ragiona sul fritto, all’invasione barbarica della accessoriata plebe di Gomorropoli che “sta senza pensieri” e mitizza successi criminali, alla drammatica assenza della politica, muta e asserragliata in piccole stanze dove le visioni più accreditate sono il biglietto in tribuna e le prossime elezioni. Eduardo era artista d’ascolto: conosceva le voci di dentro della sua gente e ne raccontava miserie e nobiltà, egoismi e paure con quella amara ironia che è virtù degli “avvertitori”, artisti dotati di una poetica non con- centrata sul futuro ma indagatrice di passato e presente, scavati con essenziale narrazione per consegnarci verità scomode, illuminazioni etiche e avvertimenti. Quel “fuitevenne”, quell’invocazione a lasciar perdere Napoli, nasceva dall’orecchio di Eduardo, dal suo esercizio quotidiano a interpretare il sismografo dell’anima di una città che non attraversa momenti perché è immobile nella sua bellezza e nella sua arretratezza, che non possiede il talento dell’evoluzione, né tanto meno quello della rivoluzione perché è luogo ancorato a riti antichi e liturgie remote. Questo può piacere a chi passa, l’assaggia e poi va via, ma per chi ci vive la città è foresta faticosa, caotica e inabitabile. Nel libro «Un’altra Napoli», Antonio Ghirelli, nel ritratto «Amore amaro», ricorda come Eduardo rimpiangesse la semplicità e l’ingenuità della città di una volta, quando «c’era quella sensazione di protezione ambientale...si cambiava casa con facilità perché, in fondo, la vera casa era un poco tutta la città». Nel 2014, anno sospeso ed eduardiano, casa Napoli si distingue per un’ospitalità compromessa, un rigetto aggressivo alle più normali regole di convivenza, un’armonia mai perduta perché mai trovata. Non è più un «paradiso abitato da diavoli», ma un inferno da cui fuggono in tanti, di cui nessuno vuole farsi carico e dove, anno dopo anno, si svuotano tristemente le delegazioni di angeli. Nel maggio 2008, in un articolo uscito in piena emergenza rifiuti, Giuseppe D'Avanzo, citando Calvino, scrisse su “la Repubblica”: «Nell'inferno ci sono soltanto due modi per sopravvivere. Il primo è accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più: è la strada che Napoli e i napoletani hanno percorso e che li rende ciechi, muti, insensibili dinanzi alla catastrofe. Il secondo modo è rischioso, esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio». Chi resta a Napoli e opera con onestà e civiltà, coltiva ancora l’illusione di trovare tra le fiamme e il fumo un passaggio di luce: è un samurai che corteggia una sconfitta inevitabile, ma non si rassegna, non si risparmia. CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (3) IL PAGINONE VERSO LE ELEZIONI REGIONALI DEL 2015 Paradossi campani Secondo il rapporto Svimez il Sud è destinato a una desertificazione umana e industriale. La strada della decadenza è lastricata di bizzarre contraddizioni Max De Francesco C ronache terrestri consegnano, mentre la politica in Campania scalda i motori per il Gran Premio 2015 delle elezioni regionali, un Mezzogiorno con il destino, rapporto Svimez alla mano, segnato: la perdita di 4,2 milioni di abitanti nei prossimi cinquant’anni. Il Meridione, tra il 2008 e il 2013 ha registrato una caduta dell’occupazione del 9%, a fronte del -2,4% del Centro-Nord. Delle 985mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 583mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani, si concentra il 60% delle perdite dovute alla crisi. In questi ultimi 5 anni le famiglie meridionali assolutamente povere sono aumentate di due volte e (4) IL LIBRO Nel febbraio 2010 fu pubblicato il libro “MagnanapoliClientele e sprechi di un potere sotto accusa” (Iuppiter Edizioni), scritto da Francesco D’Ercole e Mimmo Della Corte, corredato dalle vignette di Malatesta. Il saggio denunciava, con una rigorosa documentazione, l’irresponsabile sperpero di fondi da parte della giunta regionale guidata da Antonio Bassolino. Alcuni dati contenuti nell’articolo “Paradossi campani”sono tratti da questo illuminante libro. CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 mezzo, da 443mila ad oltre un milione. Chiara e inesorabile la sentenza che si legge nel report Svimez: «Il Sud è a forte rischio di desertificazione industriale». La desertificazione umana, invece, non è più un rischio ma è già inesorabile realtà. Con queste premesse non sono certo i blitz istituzionali - ricordiamo la venuta estiva a Napoli del premier Renzi - né le consuete lettere-manifesto studiate dalle stucchevoli élite “strutturate e mobili” - da tempo soprattutto soprammobili - a risvegliare un Sud bradipo, agonizzante e, diciamolo senza mezzi termini, sguarnito di una coscienza politica coraggiosa, di una visione pragmatica, di un sentimento rigenerante. Servirà la “bonifica” della classe dirigente, l’estinzione dei “burosauri”, l’abilità illuminata di saper spendere i fondi europei, la consapevolezza, di chi governa e di chi è governato, che solo il Mezzogiorno, per dirla alla Don Sturzo, può salvare il Mezzogiorno. Un processo lungo, di cui, attualmente, non si colgono né le fondamenta né gli ingegneri. Di certo la caduta del Meridione non ha per nulla intaccato, almeno in Campania, l’unico primato che resiste al tracollo: quello del paradosso. Il governatore Stefano Caldoro, che ha ereditato un ente ridotto all’osso dalla politica irresponsabile di Antonio Bassolino, si ricandida alla guida della Campania nonostante voglia abolire l’ente regionale: «Vorremmo tornare allo spirito della Carta costituzionale - ha detto in un’intervista su “Il Giornale” - laddove questa parla espressamente del fatto che questi enti territoriali dovrebbero avere come compito principale quello della programmazione e pianificazione. Non certo quello della gestione di risorse». Nell’attesa, però, meglio organizzarsi, superare il paradosso, e andare a trovare il santone di Nusco, Ciriaco De Mita, sindaco ottuagenario, gestore di voti e di fati politici, e intavolare possibili alleanze future. Intanto, al momento, in attesa di primarie chiarificatrici gli antagonisti di Caldoro, mal visti dai rampanti renziani, sono il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca anche lui reduce da incontri con De Mita e l’europarlamentare Andrea Cozzolino, dal 2005 al 2009 assessore regionale del- l’Agricoltura e delle Attività produttive nella scialacquona giunta bassoliniana. In sintesi, mentre la Campania precipita, lo spettacolo elettorale presenta, paradossalmente, ancora liturgie demitiane e maschere del passato. La strada della decadenza è lastricata di bizzarre contraddizioni. Dal mucchio paradossale peschiamo ad esempio il caso Bagnoli. Ritrovarsi oggi come ordine del giorno del premier boy scout la bonifica dell’area ex Italsider che, come si legge nel decreto “sblocca Italia”, necessita di un «nuovo modello di governance territoriale per attrarre investimenti», provoca un moto d’inquietudine, pensando a un passato balordo di fondi bruciati e a un’impunità cristallizzata: nessun colpevole per il “blocca Bagnoli”. Raffaele Cantone, presidente dell’Authority anticorruzione, in un convegno Cgil ha tuonato: «Prima o poi riuscirò ad avere questo dato: quali sono le spese fatte da Bagnolifutura per le bonifiche e quanto ha invece speso per il consiglio di amministrazione». Perché non consulta, tra un meeting e un’ospitata tv, le lenzuolate scritte in questi anni dalla magistratura contabile? Nel novembre 2009, la Corte dei Conti inchiodò Bagnolifutura alla sue responsabilità, sottolineandone sprechi e debiti: la cifra mostruosa che emerse da quella denuncia pubblica fu di 448 milioni e 668mila euro. Eppure, in quello stesso mese, con delibera numero 69, la giunta Bassolino affidò alla società 20 milioni di euro per la realizzazione della Porta del Parco, del Centro integrato di servizi al turismo, del Parco dello Sport del Centro di Esposizione del Mare. Capitolo Pompei: si è proclamato tanto e si è fatto poco, ma appare paradossale che, mentre l’originale città vesuviana sprofonda e giace nell’incuria, nel 2013 quella virtuale al British Museum di Londra ha sbancato il botteghino e arricchito gli inglesi con la mostra “Vita e morte a Pompei ed Ercolano”, terzo maggior evento nei 250 anni di storia del British alle spalle dei Tesori di Tutankhamen e dell’Esercito di Terracotta cinese. Illogica apparve in epoca bassoliniana la spesa di 5 milioni di euro investiti in spot promozionali per il rilancio del turismo in cui compariva come location la Piscina Mirabilis, la cisterna d’acqua potabile d’epoca imperiale più grande in Occidente, praticamente inaccessibile al pubblico che, oggi, tenuta peggio di una cloaca, cade a pezzi a differenza di quella di Istanbul, gioiello turistico che macina economia. Nella galleria dei paradossi un posto riservato spetta al luna park della Coppa America, la madre di tutti gli eventi, simbolo supremo della liberazione del lungomare di Napoli. Sappiamo com’è andata: casse svuotate dagli yankee (la bellezza di 8 milioni e 200 mila euro) con la retorica complicità delle istituzioni locali, l’inganno dello “sviluppo permanente” e una città illusa ancora una volta tra strascichi giudiziari, previsioni disattese, una scogliera con i baffi e la conferma che il format degli americani era già in fase calante come dimostra il flop dell’ultima edizione nella città di San Francisco che si trova, ad evento finito, a maledire i catamarani per un buco nei conti di 11 milioni e 500 mila dollari. Sul Forum delle Culture, si è scritto e detto tanto. In tempi non sospetti su Chiaia Magazine denunciammo, con un inchiesta dal titolo provocatorio “Nel forum”, sprechi e anomalie di gestione puntando il dito sulla fondazione, presieduta da Nicola Oddati, nata ad hoc per il Forum, che avrebbe dovuto distribuire ben 50 poltrone. Quello che si annunciava come un grande evento fu poi ridotto in piccolo dall’allora ministro Rutelli, indispettito dal braccio di ferro con il Comune di Napoli e la Regione che desideravano libertà “totale” di gestione della kermesse. Oggi, il mappazzone Forum è nelle mani di de Magistris, di Caldoro e dell’attuale timoniere della fondazione Daniele Pitteri, capaci di trasformarlo in un’invisibile manifestazione localistica, senza capo né coda, incoerente nelle proposte artistiche, foraggiata comunque con 11 milioni di euro distribuiti a piccoli e medi progetti, affidati con discutibile trasparenza come hanno più volte denunciato le associazioni civiche. Viene da ridere, e da piangere, rileggere a distanza di anni i dati contenuti nella ricerca intitolata “Impatto del Forum universale delle Culture sull’economia campana 2008-2012”, elaborata dal professore Roberto Camagni, ordinario di Economia urbana al Politecnico di Milano, che divenne, non certo per colpa del professore, la bibbia propagandistica dei bassoliniani. Secondo questa ricerca, l’investimento di 625 milioni di euro (mai giunto a destinazione), indispensabile per la realizzazione delle infrastrutture necessarie e la gestione complessiva del Forum, avrebbe attivato una nuova domanda per l’economia campana di 2.236 milioni di euro, una produzione regionale di 3.600 milioni di euro e avrebbe creato oltre 38mila nuovi posti di lavoro all’anno fino al 2013. Senza parole. La speranza che al prossimo giro le valutazioni sull’impatto di un grande evento vengano fatte non consultando il libro dei sogni, è rafforzata dalla notizia che il consiglio regionale ha varato la propria legge sul turismo. Paradossale è il fatto che la regione che conta sette siti Unesco, un’infinità di attrazioni naturali e culturali e un articolato sistema ricettivo abbia ottenuto la sua normativa dopo più di tre decenni in cui si sono succedute ben sette giunte di colore diverso. Mentre la nuova legge punta a una coerente programmazione, segnaliamo, infine, il paradosso dei paradossi. Il Cilento, terra di siti archeologici preziosissimi come quello di Elea-Velia, collezionista di bandiere blu e scrigno di percorsi sorprendenti ha la sua strada più strategica chiusa, subito dopo Agropoli, a causa di una frana che ha spaccato il viadotto come un’anguria. Chi decide di superare il tratto stradale interessato deve uscire a Prignano Cilento e percorrere l’impervia Provinciale 45, poco adatta al traffico e alle sollecitazioni dei mezzi pesanti. I lavori per la messa in sicurezza della Cilentana non sono ancora finiti e hanno compromesso notevolmente il turismo di questo luogo che si popola essenzialmente nei mesi di luglio e agosto. Se in dieci anni, dal 2001 al 2011, sono migrate dal Mezzogiorno verso il CentroNord oltre un milione e mezzo di persone, non sarà anche per le mummie che ci amministrano, per la dissoluzione dei fondi in progetti effimeri, per quella lentezza d’intervento in aree dimenticate forse perché poco rappresentate o fuori dalla mappa dei poteri? Chi non migra da questa Campania, da questo Cilento calpestato e ignorato è un paradosso vivente: significa rimanere tra le frane, nel deserto delle idee, tra politici questuanti e un orizzonte che si rimpicciolisce tra le onde e la torre di Velia. ANDREA COZZOLINO, «MISTER SPRECOPOLI» A volte ritornano. E, magari, anche più boriosi di prima. Sicché, a dirla con Giovanni Pascoli: «C’è qualcosa di nuovo, oggi nel sole, anzi d’antico…». In verità, nel futuro della Regione Campania - alla luce delle autocandidature alle primarie del Pd di Andrea Cozzolino (nella foto in basso) e Vincenzo De Luca più che “d’antico”, quel “nuovo” puzza di vecchio lontano un miglio. E, naturalmente, non certo per motivi anagrafici, bensì perché entrambi sono vecchi “capitani di lungo corso” della politica, i cui mari hanno navigato in lungo ed in largo. Entrambi sono stati “ministrini” con Bassolino, del quale l’attuale europarlamentare Cozzolino, con le deleghe all’Agricoltura ed alle Attività produttive è stato, addirittura, il potentissimo superplenipotenziario economico. Di certo, quindi, non può pensare di essere esente da responsabilità per lo sfascio in cui il “governo” bassoliniano, di cui era parte importante, ha ridotto la regione Campania. Che si sia dimenticato dei suoi “capolavori”? Può darsi, ma allora provo a ricordargliene qualcuno: la “Missione Commerciale nella Regione di San Pietriburgo”, ottobre 2006. Doveva rappresentare una vetrina per l’esposizione del meglio delle produzioni locali, costo per la Regione 700mila euro ed ogni artigianato chiamato, a sua volta, a pagarne 800 per la sua sistemazione logistica. Arrivati lì, però, gli espositori non trovarono posto negli alberghi, perché erano state prenotate meno stanze di quelle necessarie e nella sede della Fiera scoprirono che i loro prodotti, spediti a cura dell’ente regionale per lo sviluppo agricolo, erano stati bloccati alla frontiera o erano andati persi, e l’assicurazione non era stata attivata, lo spazio espositivo non era stato allestito ed i pochi operatori (solo 5) i cui prodotti erano riusciti ad arrivare a destinazione, dovettero “arrangiarsi” esponendoli per terra. E che dire dei 21mln 338mila euro per la realizzazione di 71 studi di fattibilità (poi ridotti a 36, ma senza risparmi di spesa), ognuno dei quali doveva, a sua volta, essere preceduto da uno di prefattibilità con una spesa ulteriore di 3,5 mln, per l’utilizzazione dei fondi europei? Insomma prima di “studiare” cosa fare, bisognava “studiare” se valeva la pena di cominciare a “studiare”. Infine ricordiamo i 213 milioni di euro destinati al Piano d’azione per lo sviluppo economico regionale 2007/2008 che andavano ad aggiungersi ai 540 già in dotazione dello stesso piano l’anno precedente, senza alcuna specificazione concreta di iniziative da intraprendere, tranne che per 9 milioni previsti per la partecipazione a fiere nazionali ed estere. Il tutto corredato, inoltre, di una dote di 4,5mln per la costituzione di un “servizio di supporto consulenziale e di assistenza tecnica per l’attuazione del piano” da attribuire a singoli professionisti o società di consulenza per 2 anni di lavoro, ma prolungabili di altri 12 mesi. Per la verità, potrei - visto che si è reso protagonista anche di altre iniziative decisamente discutibili - anche proseguire, ma servirebbe a poco. Bastano queste tre perle a dimostrare la “vecchiezza” politico-amministrativa del Cozzolino assessore bassoliniano, oggi europarlamentare, ma aspirante a raccogliere lo scranno occupato, fino al 2010, dal suo “spirito guida”. DOMENICO CORTESE CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (5) (6) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 PRIMO PIANO DALLA SCOGLIERA PROVVISORIA ALLA GESTIONE DEGLI APPALTI Coppa America, un flop sotto indagine Armando Yari Siporso A due anni dal primo evento della Coppa America a Napoli, la scogliera “provvisoria”, costruita per ospitare le barche da competizione, è ancora presente davanti alla rotonda Diaz. Tra proteste e ricorsi, dibattiti e liti tra Comune e Soprintendenza, nulla smuove quelli che sono stati ribattezzati i “baffi” del golfo di Napoli. Intanto, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, del fratello Claudio e del governatore della Regione Campania Stefano Caldoro, è arrivato anche l’avviso di conclusione delle indagini preliminari che costringerà gli indagati a produrre le proprie memorie difensive. Ripercorriamo tutta la vicenda insieme all’avvocato Manfredi Nappi - presidente dell’Associazione Lotta Piccole Illegalità - che, sulla questione, ha presentato due esposti nel 2012. Avvocato Nappi, quali sono i fatti che hanno portato alla denuncia della sua associazione? A fine settembre 2011 è stato deliberato un finanziamento di 22 milioni di euro per l'organizzazione dell'evento, individuando come beneficiario una società di scopo all'epoca non ancora costituita. La settimana seguente, il Comune di Napoli, la Provincia, la Regione e la Uniservizi (una società controllata dall'Unione Industriali), hanno dato vita alla ACN srl: una società con capitale sociale di diecimila euro, di cui novemila conferiti dagli enti pubblici e mille dagli industriali. Dunque il presidente Graziano (che all’epoca dei fatti presiedeva l’Unione Industriali di Napoli), a fronte di un esiguo investimento (1000 euro, per l'appunto), nominato amministratore unico, ha assunto la L’avvocato Manfredi Nappi, presidente dell’Associazione Lotta Piccole Illegalità, da più di due anni sta seguendo il controverso caso della Coppa America. Nel 2012 ha presentato due esposti, denunciando “anomalie” nella gestione dell’evento, da parte delle istituzioni. In questa intervista a Chiaia Magazine ripercorre le tappe della vicenda. guida di una società già destinataria di un finanziamento di 22 milioni e che di lì a poco avrebbe dovuto gestirne altre decine. Il tutto senza seguire alcuna procedura ad evidenza pubblica per la scelta del socio privato, nonostante l'incontestabile obbligo di legge in tal senso. Un ottimo affare. Può dirci quanto è stato speso e quanto incassato da Comune, Provincia e Regione (e dai napoletani con l’indotto)? Come spesso accade, le uscite sono certe, le entrate no. Secondo gli atti ufficiali, complessivamente, per i due eventi, sono stati destinati una trentina di milioni. A fronte di questo investimento, il piano finanziario approvato, prevedeva ritorni economici per 73,5 milioni di euro, un incremento del prodotto interno lordo regionale per 61 milioni e nuova occupazione, diretta ed indiretta, per 1370 unità. Qualcuno ne ha notizia? A queste spese vanno aggiunti gli investimenti su Bagnoli, scelta inizialmente come base per le regate. Quanto è costata questa scelta/non scelta? Gli organizzatori avevano inizialmente previsto di utilizzare la famosa “colmata a mare” come base, rendendola mo- mentaneamente fruibile grazie ad opere temporanee dal costo di qualche milione di euro. Ora la “colmata a mare”, per previsione normativa (legge 582/96), pianificazione urbanistica comunale e (non ultimo) programma dell’attuale amministrazione, dovrà essere rimossa per dare luogo al ripristino dell’originaria linea di costa. La nostra associazione, in particolare, aveva inviato tempestivamente una nota a tutti i consiglieri comunali, proprio per evidenziare queste criticità, tuttavia si è preferito insistere nell'errore, fino a quando non è intervenuto il sequestro dell'area. Svanita la possibilità di poter svolgere la manifestazione velica nel golfo di Bagnoli, è rimasto, a carico della comunità, il debito nei confronti dei tecnici esterni coinvolti nella progettazione per alcune centinaia di migliaia di euro. Ma allora, a due anni dal primo grande evento cosa è rimasto della manifestazione? L'aspetto più triste, secondo me, risiede proprio nel fatto che questi cosiddetti grandi eventi, con gli enormi capitali ad essi destinati, non hanno lasciato praticamente nulla a Napoli. Vale la pena ricordare che la commissione europea ha aperto un procedimento per verificare la coerenza delle spese sostenute rispetto ai regolamenti sull'utilizzo dei fondi comunitari (FESR) che, per inteso, dovrebbero essere destinati alla creazione di nuova e stabile occupazione. All'esito di questa procedura potremmo anche essere obbligati a restituire all'Europa una parte dell'investimento. Per ora, però, resta la scogliera “temporanea”. Li chiamerei “i baffi abusivi”, perché è con questo aggettivo che vanno definite le opere sprovviste di un valido titolo abilitativo. Si tratta di strutture realizzate in contrasto con il Piano Regolatore e con i vincoli paesaggistici e monumentali vigenti, autorizzate a seguito ad una particolare procedura di deroga (prevista dal DPR 616/77) ed assentite dalle diverse autorità coinvolte nel procedimento di cui sopra in ragione della temporaneità delle stesse. In particolare la Soprintendenza, riconoscendo l’occasionalità della manifestazione e prescrivendo non ripetibilità per la “tappa” del 2013, ha espresso il proprio assenso alla realizzazione delle opere, subordi- nandolo alla integrale rimozione delle stesse entro tre settimane dalla conclusione dell’evento in assenza di approfonditi studi meteo-marini da espletarsi prima dello svolgimento della manifestazione. Un concetto ribadito anche nel decreto sindacale di autorizzazione. Tuttavia, come dichiarato mesi dopo dal Soprintendente, gli studi meteomarini non sono stati prodotti, e la scogliera è ancora lì. Abbiamo denunciato la vicenda sia al Ministero che alla Procura, ci risulta essere pendente un’apposita indagine, parallela a quella sulla gestione dell’evento 2012. E, anche sull’evento del 2013, pende una seconda inchiesta. Per l’evento 2013 ci sono due profili: il primo, sull’evoluzione dell’oggetto sociale di ACN - trasformata, di fatto, in una nuova società municipalizzata nonostante il chiaro divieto imposto dalle leggi sulla finanza degli Enti Locali - ed il secondo sulla gestione delle gare d’appalto, tutte affidate solo pochi giorni prima o, addirittura, anche dopo la data fissata dal relativo capitolato per l’inizio della prestazione richiesta . Nel frattempo il Tar della Campania ha sospeso l’ordine di reintegro emesso nei confronti del Comune di Napoli che aveva comunicato, per ridurre i costi, l’intenzione di far rientrare la rimozione dei “baffi” nelle attività di sistemazione del lungomare. Dal Comune hanno inteso l’intervento del Tribunale amministrativo regionale come uno stimolo alla collaborazione tra le pubbliche amministrazioni per la ricerca di una soluzione condivisa. Il riferimento della nota di palazzo San Giacomo è alla posizione della Soprintendenza che aveva richiesto l’immediata rimozione della scogliera. CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (7) Si chiama «Più librerie e meno pensiero fritto», la campagna di sensibilizzazione alla lettura e alla difesa dei centri culturali che Iuppiter Edizioni ha lanciato in questi mesi. L’iniziativa prevede video virali per la promozione del libro, adesivi «di pensiero» distribuiti nei luoghi di aggregazione, incontri sull’evoluzione dell’editoria e un docufilm dal titolo «La rivolta dei libri». Per saperne di più seguici su www.facebook.com/Iuppiter.Edizioni IUPPITER EDIZIONI (8) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 PRIMO PIANO IL LIBRO DI GIOVANDOMENICO LEPORE E NICO PIROZZI Tutta la verità su palazzi, caste e clan Nel volume «Chiamatela pure giustizia (se vi pare)», l’ex procuratore generale di Napoli affronta fatti e misfatti giudiziari. Un racconto senza omissioni o censure Aldo De Francesco Giovandomenico Lepore, ex procuratore generale di Napoli, è uno di quei magistrati dalla chiarezza di linguaggio, di scrittura e soprattutto di pensiero così netta che, quando ha parlato, o meglio ha esternato, un proprio giudizio, in ragione di tale chiarezza e di un senso insopprimibile di verità, non ha mai indotto chi lo ascoltava a fare alcuna distinzione tra il magistrato e il comune cittadino. Distinzione cui, di solito, fa ricorso solo chi vuol dire e non dire, essere asettico o istituzionale. Davvero uno dei pochi in un Paese dove la Magistratura è al centro di tiri incrociati tra opposti estremismi ideologici, e anche di mini guerre sotterranee, che può dire, e ha sempre detto, le cose più scomode, coraggiose e apparentemente provocatorie senza suscitare sospetti, irritazione, meno che meno dietrologia, associandolo ora a questo o quell’altro schieramento politico. Con quel volto da nobile iconografia risorgimentale, che riflette il nitore della sua coscienza, da quando ha lasciato la magistratura per una quiescenza altrettanto attiva e operosa, non c’è evento mondano o culturale, degno di questo nome, in cui non lo si scorge sempre attento a partecipare, a capire il nostro tempo, in tutte le sue espressività e sedimentazioni, che poi rilegge e interpreta con riflessioni illuminanti. Bisogna essere grati a Nico Pirozzi, giornalista davvero di “precisione”, come ama definirsi e giustamente è, per quanto di rilevante ha scritto e ha prodotto anche come autorevole storico della shoah, di aver saputo raccogliere in una magistrale intervista a Giandomenico Lepore, risposte, giudizi, verità scottanti. Non dispensate per fini strumentali ma semplicemente lasciate emergere dal pantano limaccioso e nero del nostro tempo, che si autodistrugge e si macera sotto il peso delle troppe diffuse irresponsabilità, della mancanza di senso del dovere, a volte anche il più banale. Dalla prima I processi, già di per sé complessi, vanno fatti subito, “frjenno, magnanno, si dice a Napoli, invece passano anni, quando l’interesse della collettività non è più ravvisabile e un giudizio di condanna suona quasi come una vendetta. all’ultima pagina, circa duecento, questo libro intervista dal titolo: «Chiamatela pure giustizia (se vi pare)», Edizioni Cento Autori, contiene le risposte più disparate e comunque più vere su tante vicende italiane, giudiziarie, politiche, imprenditoriali, criminali, su mancate verità, gialli irrisolti, solo in parte inspiegabili ma poi molto chiari, fors’anche irritanti, alla luce di un perverso intreccio di elementi paralizzanti. Ecco per intenderci: perché molti processi non hanno prodotto grandi risultati, ad esempio quello sui rifiuti, sui fondi della ricostruzione del post terremoto in Irpinia, conclusosi con la prescrizione della maggior parte dei capi di imputazione e l’assoluzione di quasi tutti gli imputati? «Perché i processi, già di per sé complessi, I fondi dei beni confiscati? Balle, nei 7 anni di permanenza al vertice della Procura di Napoli, non ho visto un centesimo. Per assurdo, utilizzando una piccola parte di quei beni sottratti, avremmo reso autosufficienti alcuni uffici giudiziari. vanno fatti subito, “frijenno, magnanno” si dice a Napoli, invece passano anni, quando l’interesse della collettività non è più ravvisabile e un giudizio di condanna suona quasi come vendetta». Questo è accaduto e può accadere ancora al processo in corso sugli appalti del G8, dell’Expò di Milano e del Mose veneziano. La Giustizia malata? Non è malata, anzi è la più efficiente del mondo, ma anch’essa ha le sue pecore nere e necessita d’essere rinnovata. Che dire poi della Terra dei Fuochi? Che la orrenda scoperta ha colpe remote, molto remote, addirittura provate. «Grazie al numero uno degli Affari penali del ministero della Giustizia è venuta alla luce una lontana nota sull’Ambiente di Giorgio Ruffolo, ministro dell’Ambiente nei governi De Mita, Goria e Andreotti, dall’aprile 1987 al giugno 1992, in cui si dice che “il 75% dei circa 40 milioni di tonnellate di rifiuti industriali sfuggiva al circuito dei pochissimi impianti a norma”». Il bubbone è vecchio di lustri e a molti purtroppo è colpevolmente sfuggito. Quanto ai fondi dei beni confiscati da utilizzare, Lepore non ha mezze misure. «Balle, nei sette anni di permanenza al vertice della Procura di Napoli - dice- non ho visto un solo centesimo. Se, ragionando per assurdo, si fosse utilizzata anche una piccola quota, parte dei beni sottratti alla criminalità organizzata e ritornati nella disponibilità dello Stato, alcuni uffici giudiziari sarebbero economicamente autosufficienti. Invece scopriamo che, nel 2012, per la gestione del fondo unico Giustizia lo Stato ha pagato a Equitalia 6, 5 milioni di euro, riconoscendole un aggio del 5% dell’utile annuo della gestione finanziari del Fug». “Primizie o tardizie” che siano su una successione, sempre più interessante, di vicende del contesto campano, in cui la camorra ha un comando blindato, le esternazioni del Procuratore tengono molto a rimarcare quel capolavoro investigativo, che portò alla cattura di Zagaria, l’inafferrabile boss dei casalesi, frutto di un pool eccezionale. Aveva detto: «Fatemi il più bel regalo prima di andare in pensione: arrestatemi Zagaria». L’alone del mistero che circondava la sua latitanza sembrava destinato a rimanere tale per chissà quanto tempo ancora. Poi la prima traccia giunge da un foto scattata da un aereo, la seconda, decisiva, da uno dei “trojan” sparati sul web che raggiunge il bersaglio immortalato nella foto: una villetta a due piani di Vico Mascagni a Casapesenna. E si arriva finalmente alla cattura, alla fine di un incubo. La notizia lo raggiunge a Milano, dove si era recato per assistere alla prima del Don Giovanni di Mozart alla Scala. Naturalmente salta la prima, la Scala e la “scaletta” della giornata. Il pomeriggio del 7 dicembre è già a Napoli per incontrare la stampa in Procura e fornire i dettagli di un colpo mortale all’Antistato. È quanto basta per cogliere da subito lo spessore di questo libro - che la perizia dell’intervistatore, il colto approccio quasi da esaminatore puntiglioso ma devoto verso il maestro intervistato, di parole profonde, vivaci e brillanti, e la qualità stessa del procuratore - rendono di indubitabile esito. Per concludere, nell’odierna babele, quest’opera fa molta chiarezza su i tanti buchi neri del nostro Paese, aprendo gli occhi agli addetti e non addetti ai lavori, anche su un potere politico che, troppo preso da ben altri interessi, ha trascurato irresponsabilmente di innovare un Paese, bisognoso di riforme serie e non di “rattoppi”. CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (9) (10) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 QUARTIERISSIME QUANDO IL SOCIAL DIVENTA SOCIALE: LIDEA DI SERGIO COLELLA Sos amici, il mutuo soccorso è online Laura Cocozza Si scrive «SOS amici..... Aiutiamoci tra noi» e si legge comunità virtuale di mutuo soccorso per risolvere problemi piccoli e medi della vita quotidiana. È il gruppo nato su facebook il 20 ottobre 2013 su iniziativa di Sergio Colella, di professione bancario, con un passato e un presente di animatore delle notti napoletane e un conseguente corposo bagaglio di amicizie e conoscenze che, ad un certo punto, ha deciso di mettere in relazione tra loro, per il bene comune. Invece di consigliare personalmente a chi gliene faceva richiesta un buon artigiano o un professionista, un idraulico, una badante, un animatore di feste, un cuoco a domicilio, Sergio ha deciso di aprire una bacheca virtuale sulla quale ciascuno può inserire la propria richiesta o offerta e aspettare la risposta, scegliendo poi quella più adatta alle sue esigenze. Una intuizione evidentemente “azzeccata” visto l’attuale numero di partecipanti (ad oggi 27.929) e le tante azioni di solidarietà andate a buon fine. Come quella volta che apparve alle 19 la richiesta di donare sangue per un bambino dell’ospedale Pausillipon e la mattina dopo si presentarono in ospedale 85 donatori. Coadiuvato dall’indispensabile impegno della moglie Rosanna Terracciano (nella foto in alto con lui), che lo affianca nella gestione del gruppo, Sergio ha dato vita ad uno strumento di solidarietà che è in continua espansione. Ad esempio, il 9 novembre sarà organizzato un aperitivo di beneficenza presso la chiesa di Santa Caterina a Chiaia, destinato a raccogliere fondi per la mensa dei poveri nata il 4 ottobre scorso per iniziativa di padre Calogero Favata, parroco della chiesa. Sulla pagina del gruppo è possibile pubblicare annunci riguardanti richieste di aiuto, consigli, pareri, curiosità o anche pensieri personali oltre che vendita, acquisto, permuta, regalo e scambio di beni e servizi ispirandosi al baratto, quindi senza alcuna transazione commerciale, poichè non è questo lo scopo. Basta inserire una parola chiave nella striscia di ricerca in alto a destra e compaiono tutte le discussioni e i commenti sul bene o servizio cercati e su chi si è proposto. Per non ingolfare la pagina con le offerte o le richieste di acquisto e vendita, da qualche tempo è nato anche il Mercatino virtuale di Sos amici che è anche una sorta di vetrina per artigiani e commercianti. L’aspetto più interessante è che, nel tempo, le persone che si propongono ricevono delle vere e proprie referenze da parte dei componenti del gruppo che ne hanno testato l’affidabilità e la professionalità. Dopo quattro feedback negativi si viene infatti esclusi dal gruppo. C’è stato infine già uno sviluppo dalla comunità virtuale a quella sociale: la Sos card, distribuita gratis ai membri del gruppo, che dà diritto a sconti presso commercianti e professionisti che hanno aderito. Gala benefico con Valeria Golino Si terrà sabato 22 novembre, presso il Circolo Ufficiali dell’Esercito di Napoli, nello storico “Palazzo Salerno” in Piazza Plebiscito 38, il gran gala “Un plebiscito di aiuti”, organizzato dalla Fondazione Il meglio di te - ONLUS per finanziare i progetti filantropici che, dal 2005, porta avanti per i giovani che versano in condizioni di difficoltà a Napoli, in Italia e nel mondo. Ospiti della serata, che prevederà una cena-spettacolo nelle eleganti sale del palazzo monumentale del XVIII secolo, l’attrice Valeria Golino (nella foto) e, direttamente dal programma di rai 2 “Made in sud”, il comico Alessandro Bolide. Ad intrattenere gli ospiti anche la musica di Brunello Canessa e i Fiori Rosa - Lucio Battisti Rock Tribute, oltre alle note dei DJ Aldo Cappelli e Antonello Esposito. Tutto il ricavato della serata sarà devoluto ai progetti umanitari della Fondazione napoletana che, da 9 anni, opera sul territorio cittadino e in ambito internazionale per portare aiuto ai giovani in difficoltà. Tra le attività partenopee della ONLUS, il progetto di avviamento al lavoro dei giovani ex detenuti dell’Istituto Penale Minorile di Nisida, all’interno del quale la Fondazione cura le attività del laboratorio di ceramica, insegnando ai ragazzi l’arte di lavorare i materiali. Dal progetto in carcere è nata anche una linea di manufatti denominata “ ‘Nciarmato a Nisida”, opere in ceramica che possono essere richieste, a fronte di una donazione, come bomboniere o doni solidali per contribuire a sviluppare l’iniziativa. Un progetto che può essere sostenuto anche partecipando al gala, contattando la Fondazione dal sito www.ilmegliodite.it (a.y.s.) Collegio Villalta, l’ultimo saluto a Elisabetta Elisabetta Ciavarella (nella foto) ci ha lasciati troppo presto. Vittima di una malattia più forte di lei, che però fino alla fine non è riuscita ad annientare la sua forza d’animo. Eli, come la chiamavamo tutti, è stata una guida per un’infinità di ragazze, le ragazze del Collegio Universitario Villalta. Ed è stata una guida anche per me. Posso dire senza alcun dubbio che se per un gioco del destino non la avessi incontrata lungo il mio percorso, ora non sarei diventata giornalista, non avrei conosciuto il gruppo di Chiaia Magazine, non avrei compiuto dei passi importanti lungo la strada dei sogni. Elisabetta era il suo sorriso, che la precedeva ovunque andasse, nonostante le difficoltà e i dolori della vita. Elisabetta era una consigliera perfetta, un’amica affidabile, una guida comprensiva e schietta. Non ho avuto il tempo di conoscerla come avrei voluto, ma lei dal primo incontro mi conosceva già: le bastava poco per capire e soprattutto comprendere davvero chi le era accanto. Elisabetta era un esempio di vita e di fede. Nel ricordarla mi affido alle parole di un amico comune: “e lascio al pianto questo dolore sconfinato, perché di quel sorriso so che non riuscirò a fare a meno e se dovessi riconoscerlo un giorno, sarà per un premio insperato, perché è tra i giusti che lo rivedrò”. Ciao Eli. LUCIANA RANIERI Parte il «Progetto Mela» Mela. Molto più che un frutto. Un simbolo. Agli albori, la mela di Adamo. Poi, quella di Newton. Oggi, soprattutto, la mela di Steve Jobs, fondatore della Apple. La mela intesa come simbolo tecnologico. Dalla necessità di restituire a questo simbolo un’accezione più naturale nasce il «Progetto Mela», percorso formativo rivolto ai ragazzi dai 6 ai 13 anni. L’obiettivo è far riabbracciare la natura ai bambini che vivono nei centri urbani. Insegnare loro ad avere un atteggiamento più consapevole rispetto alle proprie abitudini alimentari. Due i temi fondamentali del progetto: orto didattico ed alimentazione consapevole, l’uno complementare all’altro. La prima parte dedicata alla didattica in aula, la seconda destinata alla pratica, lavorando l’orto in prima persona. L’orto può essere creato sia all’interno dell’istituto sfruttando giardini ed aiuole, sia negli orti associati situati nella splendida cornice del lago D’Averno, presso cui è anche possibile fare delle visite guidate. Educare le nuove generazioni verso il rispetto, la consapevolezza di sé e di quello che ci circonda. Imparare a conoscere e coltivare frutta e verdura. Prendere confidenza con azioni come riciclaggio e compostaggio. Tutte tematiche che hanno riscontrato grande entusiasmo tra presidi, insegnanti e genitori delle scuole presso cui il progetto MELA è già attivo. (Per info e contatti [email protected]) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (11) SOLLECITAZIONI RISCHIO VESUVIO: CERTEZZE «INCERTE» Periodicamente gli organi di stampa nazionali e internazionali rilanciano l’allarme sul pericolo Vesuvio in Campania. Si teme un improvviso risveglio del vulcano che possa provocare una devastante e vasta eruzione. Gli esperti e gli stessi scienziati, più che l’eruzione, temono l’impreparazione della popolazione e delle istituzioni locali ad affrontare questo cataclisma. La verità è nota a tutti da decenni: dopo l’ultima eruzione del dopoguerra, Napoli e la sua provincia si sono rese protagoniste di continui abusi edilizi privi di senso, attorno alle pendici del Vesuvio. Sono le stesse istituzioni ad affermare però che non siamo poi tanto impreparati di fronte a questo fenomeno, e il vulcano partenopeo è uno tra i più monitorati al mondo. A differenza del passato, le eruzioni vulcaniche sono almeno in un preciso lasso di tempo, prevedibili, cosa che non è ancora possibile con i terremoti. I piani d’evacuazione predisposti recentemente, evidenziano che c’è il tempo per intervenire, ed evitare una catastrofe che rischierebbe di provocare migliaia di morti. Piani predisposti grazie alla collaborazione intensa tra l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia con la Regione Campania e i comuni del vesuviano. E l’ex Presidente del Consiglio Letta firmò in tempo utile il nuovo piano nazionale di emergenza per quanto riguarda il vulcano campano, rivedendo i confini delle aree definite “rosse” che interessano una popolazione di circa settecentomila persone dislocate in ben venticinque comuni compresi tra le province di Napoli e Salerno. Il piano d’emergenza ed evacuazione dovrebbe essere attuato in tre giorni. Ciò che lascia perplessi è che in questi anni di controlli a tappeto, di allarmi e prevenzione, si sia poi giunti alla progettazione di un grande presidio sanitario proprio all’interno dell’area rossa, quella a rischio. Se da un lato il rischio Vesuvio non preoccupa ancora, una nuova emergenza coinvolge invece il capoluogo partenopeo in seguito alla redazione del piano che prevede l’allargamento della zona rossa attorno ai Campi Flegrei. In questo caso, un’eventuale emergenza vulcanica dell’area flegrea, riguarda i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, Marano, un’area di Giugliano e anche alcuni quartieri napoletani come Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo, Posillipo, Chiaia, una parte di Arenella, Vomero e Chiaiano, e un’area di San Ferdinando. Questo nuovo progetto è stato realizzato tenendo conto degli ultimi studi scientifici oltre alle indicazioni pervenute dalla Commissione Grandi Rischi, dal Dipartimento della protezione civile d'intesa con la regione Campania. Dal 2012 è sotto controllo e continuo monitoraggio l'attività del vulcano dei Campi Flegrei. Grazie alla collaborazione tra la Regione Campania, Napoli e i comuni Flegrei, è stata predisposta ed aggiornata la mappa delle aree a rischio. È in atto un radicale aggiornamento dei dati riguardanti il piano di emergenza sia dei Campi Flegrei sia per il Vesuvio. Inutile rilevare che resta indilazionabile la collaborazione dei sindaci con le commissioni che monitorano questi fenomeni, mentre maggiore attenzione deve essere prestata al coinvolgimento dei cittadini nei piani di emergenza predisposti, a cominciare dall’avvio di nuove ed organiche prove di evacuazione nelle aree rosse definite a più alto rischio. E come già proposto da qualcuno, sarebbe ora di coinvolgere attivamente le scuole, dotando le classi delle mappe redatte in questi anni, informando gli studenti sui rischi di un’eruzione e sui comportamenti da tenere. Attività che dovrebbe coinvolgere anche le famiglie, in modo da fornire indicazioni precise che tendano a evitare vittime e incidenti nel caso di una reale eruzione vulcanica. CARMINE ZAMPROTTA (12) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 GRAND TOUR, BRUTTE SORPRESE Una guida senza Paestum Umberto Franzese «Sulle orme del Grand Tour». Nella guida di un viaggio in Campania, non c’è traccia del Museo archeologico nazionale di Paestum e dell’area archeologica. Tale guida viene distribuita presso l’Ufficio Informazioni del Museo nazionale di Paestum. Ma ben altre sono le sorprese che attendono i visitatori di entrambi i siti. L’ingresso all’area archeologica dal 1° luglio 2014 costa 6 euro, inclusi gli ultrasettantenni che, prima dell’era Francechini, non pagavano biglietto. 6 euro, che sommati ai 4 euro per la visita al Museo, fanno 10 euro. Desolante l’incuria e l’abbandono in cui versa l’area archeologica. Potrebbe essere questa una sorpresa, ma visto lo stato in cui giacciono le strutture museali italiane e in particolare quelle del Mezzogiorno, sorpresa non è. Ben altro c’è da lamentare. Intanto ciò che indigna è il constatare che l’anfiteatro (1° secolo d. C.) ampliato tra la fine del 1° e l’inizio del 2° secolo d. C., è stato tagliato in due dalla strada moderna che corre dalla parte della Porta Sirena, dove sono collocate le numerose botteghe di souvenir e varia cianfrusaglia. I Templi, l’Ekklesiasterion, l’Heroon, il Comitium e quel che resta dell’Anfiteatro, il Foro, sono coperti da erbacce, le transenne, i leggii, l’intero tragitto che conduce agli scavi archeologici, sono nel più completo abbandono. Ma c’è da mettere in conto un’altra sorpresa, che sorpresa non è, è soltanto rabbia, notando che chi all’interno dei musei dovrebbe conoscere almeno i primi elementi di storia e di arte, ne sa, persino come bagaglio personale, poco o nulla. O, in taluni casi, se politicamente schierato, finge di non sapere. Ma le pietre parlano, le grandi opere non si cancellano. La Storia nascosta prima o poi viene a galla! Coloro che di cultura ne hanno ben poca o sono politicamente schierati, non sono altro che “immagines sine re”, scorze, bucce, gusci vuoti senza contenuto. Torniamo a Paestum. Negli anni Trenta viene costituito un primo nucleo di quello che sarà il Museo archeologico nazionale di Paestum. Il Museo viene accolto nel settecentesco palazzetto vescovile adiacente alla Basilica paleocristiana. Nel 1935 l’architetto Marcello De Vita mette a punto un progetto per la costruzione di un edificio che accoglierà reperti del santuario di Hera alla foce del Sele e del Thesauros, tra cui 33 metope del tempio e del tesoro del Vi sec. a. C. raffiguranti, tra l’altro, Ercole che uccide il gigante, il mito di Sisifo. Il suicidio di Aiace, due danzatrici, l’Oplita e altro materiale vario della necropoli di Poseidonia. Durante la campagna di scavi del 1942-43 vengono alla luce suppellettili varie e armi di culture preistoriche e del foro italico risalenti all’epoca della dominazione romana. Nascondere, occultare, opere significative del Ventennio è uso corrente tra gli accidiosi, i meschini, sleali compilatori di parte. Citiamo altro esempio di bassezza. Viene distribuita tra il Circeo e S. Marco di Castellabate, una confezione per incartare il pane sulla quale è stampata in blu maiuscolo una dolce e semplice poesia dal sapore agreste. Il nome dell’autore viene a bella posta dissimulato: Amate il pane, cuore della casa, profumo della mensa, gioia dei focolari. Onorate il pane, gloria dei campi, fragranza della terra, festa della vita. Rispettate il pane, sudore della fronte, orgoglio del lavoro, poema di sacrificio. Non sciupate il pane, ricchezza della Patria, il più santo premio alla fatica umana. Di Lui, San Pio da Pietrelcina, in lode, uno dei tanti, ebbe a dire: “Mussolini è uno dei più grandi politici che io abbia mai visto, le sue idee rispecchiano il bene di ciò che è scritto nella sacra Bibbia, è il perfetto guidatore dell’umanità”. SOLLECITAZIONI la vignetta di Malatesta IL SUDISTA Mimmo Della Corte MUTISMO DEI MERIDIONALISTI ILLUMINATI Colmo di fulmine Diario stupendo GIUSEPPE ALLIEGRO ’Nziria, virtù indolente «Il napoletano prima di venire alla luce, si alimenta, per mezzo della placenta, con un quid che gli altri nati da mammiferi non conoscono affatto; questo è un prodotto esclusivo delle donne del luogo. Durante i secoli non ha subito alterazioni, né ha trovato persone allogene idonee a riprodurlo per trasmetterlo ai propri discendenti. Trattasi dello “sfizio” e della “‘nziria”. Le due parole non godono la considerazione dei glottologi. Solo la prima è riportata in pochi dizionari con la spiegazione: «vocabolo di origine meridionale di etimologia incerta». La seconda, invece, viene ignorata dalla maggior parte dei linguisti. L’una significa capriccio, l’altra indolenza, pigrizia; però bisogna stare bene attenti a comprendere il giusto significato di queste due parole. Il capriccio italiano è, infatti, una voglia bizzarra, improvvisa, mentre quello napoletano, lo sfizio, è la quintessenza di tutti gli umori filtrati attraverso il grembo voluttuoso delle donne indigene e trasmesso ai nascituri con una dosatura che, pur essendo varia in percentuale, è identica per la qualità. L’indolenza e la pigrizia italiane sono difetti che intralciano il moto della vita ed a volte causano pause dannose ai singoli ed alla collettività; l’indolenza napoletana, invece espressa con la intraducibile parola “’nziria”, è una virtù, anche se non viene riconosciuta tale dai testi religiosi, sempre proclivi a classificare come virtuosa ogni azione che comporta privazione, rinunzia, eroismo». (Giuseppe Alliegro, I figli di Partenope, 1973) DOMENICO REA La giornata del napoletano «La giornata del napoletano è scritta nel calendario dell’occasionale, di “quel che capita”. Un nuovo giorno è un nuovo problema. Svegliandosi, egli preferirebbe rituffarsi sotto le coperte. Ma la fame sua e dei suoi lo caccia in strada». (Domenico Rea, Le due Napoli, 1949) di RENATO ROCCO Il cavallo innamorato vive di scalpitazioni. Contraddizione: col matrimonio l’uomo libera l’uccellino dalla gabbia e mette se stesso dentro. L’amore per il pessimista è cieco per l’ottimista miope. L’amore è come un film: finisce in un secondo tempo. La moglie va presa per il suo valore, l’amante per il suo prezzo. Un silenzio più assordante di un tuono e decisamente inquietante. Mi riferisco al mutismo di quei «meridionalisti illuminati» che, sempre pronti a bacchettare ed accusare chiunque, al cospetto dell’ennesima ed inconfutabile, perché arriva da una ricerca della Svimez, dimostrazione dell’antimeridionalismo di Stato, se ne stanno buoni buoni e tacciono. È certamente vero che “un bel tacer non fu mai scritto”, ma è anche vero che continuare a restarsene in silenzio, quando la realtà conferma la falsità – magari, anche in buona fede – delle proprie affermazioni precedenti, rappresenta l’unica strada per non riconoscere i propri errori. Nello specifico della nota che state leggendo, però, dimostra, soprattutto ciò che il sudista ha sempre pensato e scritto di questi soloni: il loro amore per il Mezzogiorno non ha niente da invidiare a quello degli ufficiali e ministri borbonici che dopo aver servito il Borbone, non esitarono a girarsi dalla parte dei vincitori e schierarsi al fianco dei Savoia, pur di conservare i propri “antichi privilegi”. Ma perché questa riflessione? È presto detto: discende dalla lettura della ricerca «La pressione tributaria comunale: i valori per il 2013» effettuata da Federico Pica e Salvatore Villani per conto della Svimez, dall’analisi dei risultati cui è giunta e dal silenzio che l’ha circondata. Dalla ricerca è scaturito che, a causa del combinato disposto - prodotto dal decreto montiano “Salva Italia” di fine 2011 che impone alle amministrazioni locali di compensare il mancato gettito statuale con tributi ed imposte locali - la pressione fiscale gravi di più sulle famiglie meridionali che non su quelle del centro-nord. Insomma, il sud, propor- zionalmente, paga di più, pur guadagnando decisamente di meno. Provo a dimostrarlo con i numeri della ricerca stessa. Tra il 2012 ed il 2013 le entrate tributarie al Nord sono diminuite del 17% ovvero da 570 a 473 euro pro capite, ma i trasferimenti erariali sono cresciuti del 72,8% ovvero 79 euro per abitante: da 109 euro a 188; anche nel Sud le entrate comunali si sono contratte da 475 a 421 euro per abitante con una flessione di 54 euro a testa ovvero dell’11%, purtroppo i trasferimenti erariali verso il Sud sono stati notevolmente inferiori passando da 147 euro a 186 pro capite, con una crescita per abitante pari 39 euro ed una crescita percentuale di appena il 31 per cento. In pratica, se un veneto con un reddito di 28.765 euro annui ha ceduto al comune di residenza 409 euro, un campano, invece, con un reddito annuo di appena 16.291 euro, è stato costretto a versare nelle casse municipali ben 458 euro, sicché pur portando a casa 12.500 euro annui in meno di un corregionale del governatore Zaia, ogni corregionale di Caldoro è stato chiamato a dare ben 49 euro annui in più. La differenza appare ancora più evidente, spostando - come hanno fatto gli autori della ricerca - all’indietro, fino al 2007, le lancette degli orologi. In quell’anno, infatti, ogni cittadino settentrionale ha ceduto al proprio comune 435 euro all’anno, sei anni dopo, nel 2013, ne ha versati 473 ovvero 38 in più, mentre ogni meridionale, nel 2007, pagava 303 euro annui circa, diventati nel 2013 ben 421 ovvero 119 euro pro capite in più. Ecco perché i conti dei meridionali non tornano. E se queste sono le premesse, pensare che, prima o poi, le diseguaglianze NordSud possano essere cancellate, è da folli. Ma i «medionalisti illuminati» guardano dall’altra parte. Anzi, non ci sono o, magari, se ci sono, continuano a dormire. CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (13) (14) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 L’INIZIATIVA GARANZIA GIOVANI CAMPANIA, PATTO REGIONE-ALLEANZA COOPERATIVE Lavoro, missione autoimprenditorialità Livia Iannotta Rinsaldare l’incrocio tra domanda e offerta, in una regione, la Campania, in cui il tasso di disoccupazione è tra i più alti dello Stivale e i giovani vedono spesso affogare il proprio futuro. Nasce con questa ambizione il protocollo d’intesa firmato, nella sede della società di editoria e comunicazione Iuppiter Group, dall'assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania Severino Nappi e dal presidente dell'Alleanza delle Cooperative Campania Gian Luigi De Gregorio (in rappresentanza di Agci, Legacoop e Confcooperative, nella foto). L’obiettivo, nello specifico, è la promozione di Garanzia Giovani Campania (il Piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile, che prevede finanziamenti per i Paesi membri con tassi di disoccupazione superiori al 25% da investire in politiche di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro) all’interno delle società cooperative iscritte all’Alleanza. «La partecipazione corale del sistema della coo- perazione campana ai suoi massimi livelli a Garanzia Giovani ci rende onorati - ha detto l’assessore Nappi dopo la firma dell’intesa - Come rete organizzata, Confcooperative può dare disponibilità ai giovani per stage e tirocinii, accompagnandoli in percorsi formativi che possono sedimentarsi nel tempo e diventare occasioni stabili di lavoro». Dello stesso parere il presidente De Gregorio: «Come Alleanza delle Cooperative rappresentiamo un sistema di rete all’interno del quale sarà possibile diffondere l’utilizzo degli strumenti previsti dal protocollo Garanzia Giovani. Già annoveriamo cooperative tra giovani che hanno potuto sperimentare come lo strumento cooperativo si presti più di ogni altro a favorire una forma aggregativa per l’autoimprenditorialità. Forti di questa esperienza siamo sicuri che il protocollo avrà massima diffusione e recepimento da parte delle nostre associate e dagli stessi soci cooperatori». Fondamentale, da questo punto di vista, sarà la definizione di profili professionali completi e l’insistenza sulla formazione, a partire dai banchi di scuola, puntando sulla tempestività: «Ritengo importante - ha aggiunto De Gregorio che lo scambio tra domanda ed offerta avvenga in tempi piuttosto stretti». Presente all’incontro anche Maria Patrizia Stasi, co-presidente di Alleanza Cooperative Italiane Coordinamento Campania, che ha ribadito l’onere assunto da Confocooperative: «Ci impegneremo per la promozione degli strumenti di Garanzia Giovani tra le nostre imprese. Crediamo molto nel contributo che può apportare la cooperazione non solo alla formazione e all’orientamento al lavoro, ma anche nell’affiancamento per la creazione di nuova imprenditorialità». Come ha sottolineato il copresidente di Alleanza Cooperative Italiane Coordinamento Campania Mario Catalano, si punta soprattutto ad inculcare nei giovani lo spirito cooperativo e l’autoimprenditorialità. «Questi giovani potrebbero non avere tutti la possibilità di rimanere in azienda dopo lo stage - ha concluso Catalano - ma avranno così consapevolezza dell’opportunità che ad essi viene offerta». CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (15) (16) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 LA RIFLESSIONE PARADOSSI ISTITUZIONALI E BUONSENSO SOSPESO Il pasticciaccio della Città metropolitana Livia Iannotta A volte ritornano. Almeno così ha deciso il Tar in merito al ricorso presentato da Luigi de Magistris sulla sua sospensione da sindaco di Napoli, inviando gli atti alla Consulta per un giudizio di costituzionalità sugli articoli 10 e 11 del decreto legislativo 235. Il primo cittadino, autoproclamatosi “sindaco di strada” per 30 giorni, torna così alla carica. A Napoli e non solo. La partita che l’ex pm gioca in casa, infatti, va di pari passo con un’altra in cui la posta in gioco è altrettanto alta. E che gli consentirebbe, senza elezioni, di occupare una nuova, più comoda poltrona: quella di sindaco della Città metropolitana di Napoli. Da cui impiantare un governo a lungo raggio. Oltrepassare i confini della città per avere peso decisionale su 3 milioni e mezzo di cittadini. Poteva essere l’occasione buona. E invece, un mese fa, il “pasticciaccio”. Il primo mattone dell’ente che dal 1 gennaio 2015 spazzerà via la vecchia Provincia viene piantato proprio mentre su de Magistris pende una condanna a 15 mesi di reclusione. Con tutti i nodi che in una situazione del genere vengono al pettine. Ma facciamo un passo indietro. Lo scorso aprile il Parlamento emana la legge 56 per il riordino degli enti locali. Una legislazione scivolosa che tra le novità di spicco introduce la Città metropolitana. Per l’erede della Provincia il corpus elettorale, sia attivo che passivo, è stringato, limitato solo ai sindaci e consiglieri dei Comuni della Provincia (tanto per sollevare una ventata di novità). Il vertice, invece, spetta di diritto al sindaco del Comune capoluogo. Per Napoli, appunto, de Magistris. E già qui i primi dubbi: è giusto che a decidere per un territorio così vasto sia un rappresentante eletto da neppure un terzo della popolazione locale? Perché un cittadino di Nola o Acerra dovrebbe piegarsi al volere del sindaco napoletano? 24 settembre 2014. De Magistris viene condannato in primo grado nel processo sull’inchiesta “Why Not”. Abuso d’ufficio è l’imputazione, e in base alla legge Severino viene sospeso dal Prefetto con passaggio di funzioni a Tommaso Sodano. Appigliandosi a una presunta “incostituzionalità della legge”, il numero uno di Palazzo San Giacomo fa ricorso al Tar. Domenica 12 ottobre. 1385 schede elettorali annunciano la morte della Provincia. L’elezione del Consiglio metropolitano svela un perfetto pareggio tra i due maxi schieramenti politici. 12 seggi al centro-destra, altrettanti al centro-sinistra. 1 a 1, palla al centro. Nelle fondamenta del nuovo ente, la cartina di tornasole del bailamme politico locale. Per un mese, intanto, le redini di Napoli le ha rette Sodano. Il braccio destro, il fedelissimo, il secondo cocchiere della rivoluzione che doveva essere e non c’è stata. Che, in quanto sindaco facente funzioni, si è ritrovato in un solo colpo anche a capo del nuovo ente. Senza essere stato eletto da nessuno. Neppure dai napoletani. E ora? Il gioco è in mano alla Corte Costituzionale. Ma la matassa rischia di aggrovigliarsi ancora. Se si torna al punto di partenza e de Magistris cade, col nuovo Consiglio in via Verdi si riparte da zero anche a livello metropolitano. Nuove elezioni, dice la legge 56, entro 60 giorni. E, fino al successivo insediamento, sarebbe il vicesindaco metro- politano (se nominato in precedenza) a reggere la Città metropolitana. «Avremmo così nella carica – spiega Massimo Villone, ordinario di diritto costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza della Federico II, in un intervento apparso su la Repubblica - il sostituto (consigliere comunale) di un sostituto (Sodano) di un sospeso (de Magistris). E chissà cosa accadrebbe se non fosse stato nominato il vicesindaco metropolitano o se fosse stato nominato tra i consiglieri cessati per scioglimento». La partita è tutta aperta. E De magistris ci spera ancora. Quella di sindaco metropolitano è una poltrona che fa gola. Non è un caso che, nel 2012, quando la bandana feticcio di una rivoluzione non impolverava appesa a un chiodo, la città galleggiava su (seppure avviliti) refoli di speranza e la legislazione in materia era ancora “nebulosa”, l’alfiere annunciava una sicura candidatura all’ente in gestazione. Due anni dopo, con una città che frana sotto ai piedi, una maggioranza slabbrata e consensi in picchiata, resta com’era. Arroccato e sedentario. CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (17) (18) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 SPECIALE CINEMA IL REGISTA LA LOCATION Andrea D’Ambrosio, regista e sceneggiatore, classe 1975, originario di Roccadaspide, in provincia di Salerno, debutta sul grande schermo con il lungometraggio «Due euro l’ora». È già autore di documentari d’inchiesta come «Biutiful Cauntri» e di cortometraggi sociali tra cui «I frutti del lavoro», girato quest’estate a Vibonati, con protagonista Enzo Decaro. Montemarano, in provincia di Avellino, ha accolto con entusiasmo e disponibilità per un mese la troupe del film. Il borgo è famoso per il vino Taurasi, la tarantella inserita da Pasolini nel suo «Decameron» e perché proprio nel castello del paese Giambattista Basile scrisse «Lo Cunto de li cunti», capolavoro della letteratura popolare, da cui Matteo Garrone ha appena tratto il suo ultimo film. CONCLUSE LE RIPRESE DEL FILM CON PEPPE SERVILLO E CHIARA BAFFI Due euro l’ora, amore e lavoro in Irpinia Livia Iannotta Per due euro l’ora i sogni muoiono. Si perdono sotto camici da lavoro sciupati e visi scavati prima del tempo. Si dimenticano nel grigio del magazzino-garage in cui butti il sangue e pure la vita. Ma bellezza e speranza, nell’Irpinia di Andrea D’Ambrosio, scavalcano la precarietà. Per la sua opera prima, “Due euro l’ora”, il regista salernitano sceglie di abbracciare un tema forte, ancora spaventosamente attuale: il lavoro, le morti bianche. Maneggiandolo con dolcezza. Puntando, cioè, la macchina da presa su quella bellezza che il Sud Italia conserva e tramanda. Montemarano, in provincia di Avellino, è stato la location ideale. Un borgo con poco più di tremila abitanti, famoso per il vino Taurasi e la tarantella inserita da Pasolini nel suo “Decameron”, che perfino i giovani 2.0 ballano. Per un mese, dal 17 settembre, troupe e attori hanno potuto calarsi nella vita placida, ancestrale del centro irpino. Il lungometraggio, prodotto da Enzo Porcelli per l’Achab Film, realizzato col contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e in collaborazione con Rai Cinema, sarà a breve in postproduzione, per uscire nelle sale cinematografiche nel 2015. “Due euro l’ora” prende il nome dalla paga umiliante che il “patron” sgarbato e vessatore di una fabbrica tessile, magistralmente interpretato da Peppe Servillo, concede alle sue operaie. Quegli stessi spiccioli che, nella realtà, percepivano le due lavoratrici a nero di un materassificio di Montesano, nel salernitano, divorate dalle fiamme di un incendio nel 2006. In quella tragedia il film affonda le radici. Ma scioglie la brutalità della cronaca “smussando” il finale e piantandosi nel cuore di una terra viva. È denuncia sociale, certo. Ma è lo sfondo il nocciolo del film. Quella scenografia naturale che non ha avuto bisogno Alcuni suggestivi scatti dal set del film «Due euro l’ora». Le riprese sono partite il 17 settembre e si sono concluse il 9 ottobre. Nel cast, accanto ad un magistrale Peppe Servillo, Chiara Baffi, Paolo Gasparini e l’esordiente Alessandra Mascarucci. di orpelli o finzioni. Irpinia con la vita del paese consumata tra bar, gratta e vinci e precarietà. Irpinia col suo ventre alacre, poco lontana dalla realtà per molti aspetti gemella in cui otto anni fa persero la vita le due operaie. Nella sceneggiatura scritta a quattro mani da D’Ambrosio e Donata Carelli, sotto ai camici da lavoro e ai lividi foderati di determinazione, due donne, una matura l’altra appena sbocciata, covano la speranza. Al di fuori della fabbrica decadente e claustrofobica, si misurano con relazioni sbagliate, amori ingenui, attenzioni mancate. E mentre confezionano felpe, Gladys e Rosa tessono un’alternativa. Chi per scappare, chi per restare. Nei ruoli si sono cimentate Chiara Baffi, 35 anni, attrice teatrale per la prima volta protagonista sul grande schermo, e Alessandra Mascarucci, casertana classe 1994. Accanto a loro, un impeccabile direttore della fotografia (Giulio Pietromarchi), e un cast quasi interamente campano di cui fanno parte Paolo Gasparini, Massimo De Matteo, Patrizia Di Martino, Marianna Mercurio, Antonella Morea, Davide Schiavo, Peppe Miale, Lorena Leone e la modella di orgine ucraina Alyona Osmanova. CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (19) (20) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 Sisteemi Digitali Sistemi M Multifu unzio oni B/N e Colori Co olorri Multifunzioni Vendita, e Noleg ggio e Assis sten nza Vendita, Noleggio Assistenza NOLEG NOLEGGIA N GG GIA A la tu tua tua Multifunzione Mu Mul Multi ifunzziio ifunzi o on ne digitale dig giitale Colo orri e B/N /N N Colori incluso in nccluso di assistenza asssisten teeriali i li di di cons consumo su umo e materiali per te in n OMAGGIO O OMAGG un T TV V L LCD CD P.zza P ..z Sannazzaro, 199/C - 80122 Napoli .zza T./F. T ./F. 081 2 2486100 www.ap-srl.it - [email protected] www.ap-srl.it CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (21) DIVINAZIONE IL MITO E I GIORNI La Grande Madre Nel segno della Vergine rivivono i miti di Dike e di Demetra, simboli di equilibrio e procreazione Rosamaria Lentini Nei Phenomena, Arato racconta che da Zeus e Temi nacquero le Ore, le Signore della maturità e del tempo giusto: Eunomia era la Disciplina, Dike la Giustizia, Irene la Pace. Nell’età dell’oro Dike, nonostante fosse immortale, viveva in mezzo agli uomini custode del buon vivere civile, ma quando il mondo iniziò ad essere imbrattato da violenze e sopraffazioni salì in cielo e riparò nella costellazione della Vergine. Il riferimento all’età dell’oro parla di una “stirpe aurea” che viveva senza alcun affanno, ignara del dolore, dello sforzo, della malattia, della vecchiaia; viveva un’esistenza che scorreva nell’abbondanza e nel benessere e che terminava con una morte del tutto simile ad un sereno sonno. Da questi rapidi accenni è facile dedurre l’appartenenza di Dike alla Grande Madre e a quel primo e lungo periodo della nostra storia, antecedente alla nascita della coscienza, al furto della scintilla da parte di Prometeo o alla mela colta dall’albero della conoscenza, quando l’uomo viveva nel grembo della Madre Terra. Questo lontano passato si ritrova nell’iconografia del Segno, perché una fanciulla alata, che nella mano destra regge una spiga di grano, dà molte spiegazioni sulla sua origine: con la femminilità rimanda alla Gran- (22) de Madre, quindi alla porzione più antica della nostra storia e con la spiga si collega a quella che comunemente viene definita la “rivoluzione del neolitico”, quindi ad un’epoca relativamente vicina se paragonata alla precedente. Per millenni la terra fu tutto per l’uomo, perché lo faceva nascere, lo ospitava, lo nutriva e alla sua morte lo accoglieva dentro di sé, per poi restituirlo a nuova vita, esattamente come accadeva alla vegetazione. L’identificazione fra la terra e la donna era stata inevitabile, perché ad entrambe spettava la prosecuzione della vita e, quindi, le raffigurazioni che ci sono arrivate hanno tutte sembianze femminili e, in più, fino a quando non fu individuato il contributo dell’uomo alla riproduzione della specie, terra e donna in assoluta autonomia creavano e conservavano la vita: entrambe erano partenogeniche e questo è, infatti, l’originario significato del termine “vergine”. Circa 11.000 anni fa - la rivoluzione del neolitico - l’uomo scoprì la possibilità di lavorare la terra. Con l’agricoltura non fu più la terra a creare le possibilità della vita, perché l’uomo con il suo lavoro e la sua partecipazione alla procreazione fu il garante del futuro; alla terra rimase il compito di fornire la “materia prima”, le rimase, ossia, solo il potenziale connesso alla nutrizione. Il collegamento agricol- CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 tura e costellazione avvenne molto dopo, probabilmente fra il 6540 e il 4380, quando il solstizio coincise con la levata iliaca della costellazione in concomitanza del raccolto di orzo, leguminose e soprattutto del grano. Solo a quest’ultimo, però, spettò l’onore di salire in cielo e insieme alla Grande Madre dare nome ad una costellazione e diventare in seguito un Segno dello Zodiaco. In genere alla Vergine sono associate due Grandi Madri, Dike e Demetra, collegabili a due aspetti salienti del Segno e sintetizzabili nell’equilibrio e nella semplicità di cui è garante Dike e nella terra che dona il suo nutrimento, sotto l’egida di Demetra. In effetti, in questo Segno, ci sono tracce di antico e di nuovo; è vero, infatti, che l’uomo con la lavorazione della terra passa dall’essere ricettivo a diventare protagonista, però è anche vero che il suo legame con la terra risente ancora di un passato lungo e significativo e i due miti ne sono un chiaro segnale. È un passato che non si è mai estinto, perché la Vergine è stata cristianizzata e due importanti feste dedicate alla Madonna - l’8 settembre, giorno della natività, e il 12 dello stesso mese, quando si festeggia il Santissimo Nome di Maria - cadono esattamente sotto il suo Segno e non pochi, inoltre, sono i simboli riferiti alla Madonna e attinti dal mondo antico. La Madonna, come le antiche Grandi Madri, è partenogenica e, inoltre, è stata tanto spesso raffigurata con in braccio il Bambino, così come Iside con Horus, Atena con l’ulivo, lIshtar con la stella, Era e Persefone con la melagrana, Demetra con la spiga di grano… È questa La Madonna del Granato, venerata a Capaccio Vecchio, in provincia di Salerno. Ha in braccio il Bambin Gesù e regge nella mano destra una melagrana, impugnata quasi come uno scettro. La melagrana, frutto sacro a Dioniso e punto centrale del mito di Demetra e Persefone, è un antico simbolo connesso alla fecondità e alla morte. [email protected] LE CARTE DEL DESTINO Il Bagatto L’IMPERATORE È L’UOMO PUER Questo è l’Arcano del compimento di cui l’aquila e lo scettro, già presenti nell’Imperatrice, delineano i tratti essenziali. A differenza della carta precedente, i due simboli citati in questa lama non indicano le elaborazioni personali ancora da mettere in atto (aquila in braccio a sinistra e scettro sulla destra in grembo) ma la concretizzazione nel mondo fenomenico: l’aquila è racchiusa in uno scudo dai contorni rossi (materia-energia) che fa da base al trono, essa è in basso sulla terra e nasconde un uovo; lo scettro è retto in mano, viene brandito con fierezza a indicare la consapevolezza delle proprie capacità. La somiglianza e la ripetizione di simboli nell’Arcano III e IIII non è casuale: aquila, scettro e trono, con le dovute differenze, sono condivise dai due personaggi che formano una coppia, la prima dei tarocchi in ordine di sequenza numerica, essendo essi marito e moglie (anche in una lettura possono rappresentare, se vicini, una coppia stabile, a prescindere dal vincolo matrimoniale). Inoltre, così come l’Imperatrice rappresenta la personalità per la donna, l’Imperatore esprime la personalità per l’uomo. L’Imperatore è il dio-sole Horus, partorito da Iside e generato con Osiride che la stessa dea aveva resuscitato, con lo scopo di vendicare l’assassinio del suo sposo avvenuto per mano di Seth, fratello di Osiride. Quindi Horus ha il compito di sconfiggere il male ma, durante il combattimento, viene accecato a un occhio a simboleggiare la lotta eterna fra luce e tenebre. Con la sua vittoria viene ripristinata la dinastia e viene consacrato il suo dominio nel mondo dei vivi, tanto che i faraoni sono stati considerati una sua incarnazione, mentre il padre, Osiride, assume il comando del regno dei morti. Il coraggio, la strategia, la lungimiranza, la saggezza, sono tutte qualità che appartengono all’Imperatore, e che sono rafforzate da due importanti simboli cosmologici: la squadra che serve a tracciare il quadrato, desumibile dalla postura delle gambe, sta a indicare il dominio sulla materia; il compasso sul copricapo, strumento necessario a tracciare il cerchio, rappresentare il proprio rapporto con il cielo. Egli ha, dunque, il senso della misura, in ogni campo della vita e questo si ricava anche da un’altra indicazione: la mano che tiene la cintura, a segnalare la capacità di contenimento delle proprie energie e di devozione. Non bisogna dimenticare, però, che in quanto Horus, l’Imperatore è anche associato al bambino sacro in grembo alla dea Iside e dunque intimamente legato ad essa. Anche la sua nascita, in effetti, seguendo il mito, parte da una condizione di necessità legata agli scopi che la Grande Madre si prefigge. Questo profondo legame è ulteriormente ribadito dalla collana di grano intorno al collo, chiaro riferimento alla terra e dal cartiglio, apparentemente sbagliato (nella versione originaria dei Tarocchi di Marsiglia l’Empereur è scritto come ovvio in francese ma finisce con una P invece che con una R, come sarebbe corretto) che contiene il termine puer ricavabile leggendo al contrario le ultime quattro lettere di cui si compone. Per traslazione, da questo punto di vista l’Imperatore può rappresentare in una lettura il prototipo dell’uomo-bambino, in altri termini di quelle figure che, pur se solide e dinamiche, non sono ancora del tutto riuscite a operare l’indispensabile distacco con i propri legami familiari, soprattutto con la propria madre e di conseguenza con il proprio passato. [email protected] CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (23) STORIE&IMPRESE PROFESSIONE FASHION REPORTER De Caro, il blogger che influenza la moda Un anno di successi: 12 mesi di esperienze importanti e numeri da capogiro. Questo il bilancio del blog di Lorenzo de Caro, “fashion influencer” napoletano che festeggia il primo compleanno della sua creatura con un’intervista esclusiva a Chiaia Magazine in cui ripercorre i primi passi del percorso che lo ha portato, dal web, agli eventi più mondani della moda nazionale. “Tutto è nato con l’intento di raccontare la storia dei personaggi cittadini più di tendenza ma, ben presto, mi sono reso conto che l’attenzione della gente era rivolta alle mie attività”. Così Lorenzo de Caro, classe 1991, modello e studente di Scienze della Comunicazione, spiega l’evoluzione del suo portale www.lorenzodecaro.com che, ad un anno esatto dal lancio, si presenta ai tantissimi visitatori con un restyling grafico e di contenuti. Quando, nell’ottobre del 2013, Lorenzo aprì al pubblico quella che oggi definisce la propria proiezione virtuale, il blog sarebbe dovuto essere semplicemente il racconto personale degli eventi di tendenza del pano- (24) rama napoletano, ma la forte ambizione e il talento del fashion blogger partenopeo hanno fatto del sito un vero e proprio trampolino per le passerelle di tutto lo stivale. Quali sono le più grandi CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 soddisfazioni ottenute in un anno di blog? In primo luogo l’essere riconosciuto dai fotografi, che letteralmente mi inseguono quando mi reco a vedere le sfilate milanesi. Ma la vera soddisfazione è l’essere contattato da grandi brand nazionali (ed internazionali), come Superga o Barilla, che mi cercano per farmi essere loro testimonial. Quali invece le difficoltà? Inizialmente pochi credevano che sarei potuto arrivare dove sono adesso e l’esserci riuscito mi dà grande orgoglio. Superare la diffidenza iniziale è stata la prima difficoltà che ho affrontato con determinazione perché quando una cosa la voglio fortemente, mi applico al massimo per ottenerla. Che problemi si incontrano nell’intraprendere questa strada? La difficoltà pratica principale è inserirsi in un contesto (quello dei fashion blogger) non del tutto nuovo e già ampiamente noto e diffuso. Ma quando arrivano i primi riscontri la soddisfazione cancella ogni sforzo. Oltre al successo cosa hanno aggiunto alla tua vita il blog e l’esperienza sui social network, dove peraltro sei seguitissimo? Il blog mi ha fatto maturare e crescere con la stessa rapidità con cui io ho fatto cresce- re lui. Sono partito dall’essere un blogger ma oggi, a distanza di poco tempo dall’inizio della mia avventura, sento di essere diventato un “fashion influencer”, cosa che mi viene riconosciuta con gli inviti alle principali sfilate italiane. Il segreto del tuo successo? L’essere me stesso. E l’aver puntato più su uno stile casual-chic che sul classcio sartoriale, mantenendo comunque un alto grado di selettività nelle collaborazioni: mi arrivano molte richieste, anche economicamente interessanti, ma se non rientrano nel mio gusto, le scarto senza pietà. I tuoi progetti attuali... Sono stato scelto dai centri McArthurGlen come influencer campano per la loro nuova campagna globale “Denim Icons” e sono stato ospite presso La Reggia Designer Outlet per selezionare i loro capi denim. Una bella soddisfazione. ...e le prospettive future? Ho l’obiettivo di diventare un fashion editor per un giornale o una rivista di moda e, per questo, sto per iniziare uno stage con il Corriere del Mezzogiorno. STORIE&IMPRESE LAZIENDA DINFORMATICA E DI STAMPA DIGITALE COMPIE DIECI ANNI Formazione Srl, saper vivere il computer Quante volte, soprattutto i più giovani, avranno sentito i propri genitori o nonni chiedere aiuto per utilizzare il proprio computer o il nuovo modello di cellulare appena acquistato? In effetti il progresso informatico accelera ad una velocità tale da complicare la strada di chi vuole provare a tenerne il passo. Oggi però un’azienda di Chiaia, che festeggia quest’anno i 10 anni di attività, promette di colmare le distanze tra i computer ed i loro utilizzatori meno esperti. Formazione Srl è la società di una ragazza ed un ragazzo napoletani che hanno deciso di insegnare ad usare la tecnologia anche a chi non sa nemmeno da dove cominciare. Intervistiamo Francesco Cuomo (nella foto) che, con Valeria Mazio, ha organizzato in via Domencio Morelli 49 due aule, tutte dotate di pc con connessione internet ad alta velocità dove, dal 2004, si tengono corsi collettivi ed individuali di informatica di base ed avanzata. Quali sono le peculiarità della vostra impresa? Caratteristica principale dell’attività è l’approccio all’insegnamento: ciascuno studente ha a disposizione una propria postazione e un percorso individuale, studiato da personale qualificato e con esperienza pluriennale nel campo della formazione, per rispondere alle singole esigenze e la possibilità di richiedere anche corsi a domicilio nei giorni e negli orari preferiti dal cliente. Che tipo di corsi si possono seguire? Dal corso di segretaria per imparare ad utilizzare i programmi indispensabili per svolgere questo tipo di lavoro (Word, Excel, Power Point, Outlook) fino a quelli più avanzati per chi ha l’esigenza, o il piacere, di imparare ad operare su pc o mac ad un livello professionale (ad esempio come programmatore, sistemista, webmaster, webdesigner o grafico), passando per i corsi di iPad e iPhone che consentono a chiunque, dal più giovane ragazzino alla più anziana signora, di gestire con disinvoltura tutte le funzionalità dei moderni smartphone e tablet Apple o Android. Oltre ai corsi, quali sono i servizi web offerti dalla vostra azienda? Formazione Srl propone la realizzazione e la gestione di siti internet aziendali o personali; la creazione di newsletter; l’assistenza in sede o a domicilio per le riparazioni (sia a livello hardware che software) e la consulenza informatica per l’acquisto e la manutenzione di computer di ogni tipo (Microsoft o Apple) e per i cellulari e i tablet di ultima generazione. L’azienda inoltre offre, a pochi passi da Piazza dei Martiri e dalla Villa Comunale, la possibilità di noleggio di un’aula multimediale altamente informatizzata con 10 com- puter con connessioni a fibra ottica, un proiettore e una lavagna multimediale. Ma Formazione Srl non è solo informatica. Giusto? Esatto. La nostra società è anche un centro stampa digitale dove far realizzare i propri documenti: dal biglietto da visita, a stampe di grandi dimensioni su tela o carta. Inoltre offriamo il servizio di “battitura e stampa delle tesi di laurea” e la conversione dei documenti dal cartaceo al digitale. Inoltre, da ottobre, Formazione Srl, è diventata segreteria regionale Alphatest, la società milanese che gestisce i corsi di preparazione per i test d’ingresso alle Facoltà di Medicina, ed è dunque possibile iscriversi, nella sede di via Morelli, ai corsi preparatori. Così Formazione Srl diventa una realtà imprenditoriale a 360 gradi nel cuore di Chiaia, che vuole costituire un centro servizi completo, nel cuore della città, per tutti coloro che non sanno ancora utilizzare gli strumenti più moderni ed evoluti della nostra società e per quanti, invece, vogliono imparare a farlo. CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (25) STORIE&IMPRESE GASTRONOMIA DI QUALITA`: L IDEA DI LORENZO AMORUSO «Triclinium», il gusto della tradizione Un “triclinium” nel cuore di Chiaia. Si chiama così il nuovo locale di gastronomia e rosticceria del quartiere. E dal nome, ricercato e classico, si capiscono subito le intenzioni del proprietario: proporre una cucina tradizionale, fatta di ingredienti sani, con alimenti semplici ma di grande qualità. Il triclinio era il locale in cui veniva servito il pranzo nelle case degli antichi romani e “Triclinium” aspira ad essere il luogo che serve i pasti agli abitanti di Chiaia. Dai primi piatti della tradizione napoletana agli sformati, dai rustici ai secondi a base di carne e di pesce, passando dai contorni di ogni tipo. Una cucina varia ma tutta basata su alimenti freschi, selezionati con cura. Prodotti italiani scelti studiandone la provenienza: la verdura ad esempio è presa a Fondi, i salumi di cinghiale nel beneventano. La scelta di Lorenzo Amoruso, che gestisce l’attività insieme ai figli Fulvia e Flavio nei locali in via San Pasquale a Chiaia 36/b, è chiara: preferire la qualità al compromesso sul costo, garantendo comunque un prezzo competitivo alle proprie pietanze. Triclinium, inaugurato il giorno di San Valentino di quest’anno, è la soluzione ideale per tutti coloro che vogliono un pranzo o una cena “fatta in casa” senza l’incomodo di dover cucinare e pulire stoviglie e vettovaglie. Tra le specialità della rosticceria il pollo allo spiedo, ma anche tutti i tipi di carne alla brace di provenienza esclusivamente nazionale. Amoruso mette al centro della propria attività la grande passione per il mangiare bene, tramandatagli dalla mamma di origini pugliesi. Oltre alla classica possibilità della cuci- na “d’asporto”, Triclinium è la soluzione ideale per chi vuole organizzare cene, banchetti o feste con buffet di qualità ad un costo contenuto: basta scegliere un menu e la famiglia Amoruso lo cucina per voi. Dal dolce al salato, dal classico “bacetto” alla più complessa pizza rustica, passando per pizzette e pasticceria mignon, la cucina della rosticceria potrà soddisfare le esigenze dei palati più esigenti. Il segreto per un buon risultato è la scelta di prodotti freschi, che siano la base di una cucina che vuole essere volutamente “casalinga”. Ed effettivamente entrando nel locale in via San Pasquale si percepisce questa sensazione di genuinità. Dietro al banco c’è un vasto assortimento di prelibatezze di ogni tipo: dai classici “casatielli” ai rustici con la ricotta e un assortimento di teglie di parmigiana di melenzane o zucchine che ricordano quelle fatte dalle proprie nonne. Ma è la carne a fare da padrona, con un girarrosto ed una piastra per la cucina alla brace. L’idea di Lorenzo Amoruso è semplice ma efficace: offrire una valida alternativa alla propria cucina, disponibile ogni qualvolta non si abbia voglia di mettersi ai fornelli. Per fare ciò il Triclinium è aperto tutti i giorni dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 22:30 e, la domenica, dalle 9 alle 14:30 e dalle 18 alle 22:30. È possibile prenotare il proprio menù e ordinarlo, anche telefonicamente, per vedersi recapitare cibi e bevande che farebbero onore anche alle sale da pranzo degli antichi romani. NAPOLI - Via dei Mille, 59 Tel. 081/407555 - 412856 W W W. G R U P P O E U R O P E O . I T VIA ANIELLO FALCONE Vendiamo piano alto luminoso e panoramico app.to di 160 mq in ottime condizioni composto da salone, cucina abitabile, tre camere, camera da studio, due bagni e balcone. Termoautonomo. Possibilità posto auto € 870.000,00 081/407555. (26) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 POSILLIPO In viale privato fittiamo app.to completamente ristrutturato di circa 100 mq composto da salone 2 camere cucina doppi accessori panoramico, secondo piano con ascensore € 1.400,00 081/407555. DISCESA GAIOLA Vendiamo particolare appartamento luminosissimo in ottimo stato di 140 mq. su 2 livelli composta da salone 3 camere cucina 3 servizi ripostiglio e lavanderia. € 650.000,00. saper vivere CULTURA • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ Don Carlo torna alla ribalta Pino Fermento M olti anni fa, in una Napoli ancora ricca di arguti personaggi, tra Via Toledo, Piazza San Fedinando e il Gambrinus vi era un grande giornalista di origini irpini, Carlo Nazzaro, direttore del “Roma” negli anni ‘30 e poi, nel secondo dopoguerra, condirettore del “Mattino” di Giovanni Ansaldo. Giramondo della fantasia, fine elzevirista, narratore della memoria, fu il più colto, raffinato anfitrione e ambasciatore di una Napoli, che aveva superato Parigi per cultura e mondanità. Amico di Pirandello, Marta Abba, Eleonora Duse, non vi era grande della terra o del Paese che, in visita alla nostra città, non chiedesse di Nazzaro per essere accompagnato nella “riscoperta” sempre più sorprendente delle bellezze paesaggistiche, delle squisitezze gastronomiche ma soprattutto delle sconfinate risorse culturali della ex capitale. Dopo anni, bisogna dire, di dimenticanza, finalmente “Don Carlo” è tornato alla ribalta. Sabato 4 ottobre, infatti, nel salone Orsini di “Palazzo De Francesco” a Chiusano San Domenico, suo paese natio, si è tenuta la manifestazione celebrativa in occasione della consegna dei riconoscimenti della prima edizione del Premio di Giornalismo e di varia umanità: “Carlo Nazzaro-Sud Protagonista”, promosso dal citato Comune. La giuria del premio, presieduta dal giornalista Aldo De Francesco, composta dal direttore di Canale 21 Gianni Ambrosino, dal Si è tenuta a Chiusano San Domenico, nel restaurato “Palazzo De Francesco”, la prima edizione del premio intitolato al giornalista Carlo Nazzaro presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli, dal direttore del Roma Antonio Sasso, dai professori Antonio Festa e Enrico Dell’Orfano, ha assegnato i premi della prima edizione, divisi per sezioni, che si richiamano a opere significative di Nazzaro: Sezione “Vico Fantasia” a Natascia Festa del “Corriere del Mezzogiorno”, a Franco Esposito, già inviato del “Mattino” e del “Corriere dello Sport”; premi Sezione “Napoli Sempreviva” a Mario Maglione, artista e cantante, al professore Oreste Cuomo, epatologo; Premio “Sud Protagonista” al professore Giuseppe Acocella, vice presidente del CNEL. L’evento, aperto dai saluti del sindaco Carmine de Angelis e del presidente Gal Irpinia Giovanni Chieffo, ha avuto una straordinaria presenza di pubblico che oltre a godersi gli interventi dei relatori, ha intrapreso, grazie alla voce e alla chitarra di Mario Maglione, un emozionante viaggio nella canzone napoletana. Nella storia del giornalismo partenopeo, ricco di fuoriclasse rivelatisi tali, per usare un lessico sportivo, in casa e fuori casa, ce ne fu uno che, smentendo il detto “nessuno profeta in patria”, svolse tutta la sua esaltante carriera, senza mai muoversi da Napoli, restando sempre in vetta alle simpatie e all’ammirazione della città. Un primato di esclusivo merito personale. Carlo Nazzaro, nato a Chiusano San Dome- nico in Irpinia nel 1887, e scomparso a Napoli nel 1975, fu un ineguagliabile animatore della vita culturale partenopea di cui seppe, con pagine memorabili e di un lirismo unico, raccontarne il profilo migliore e più positivo. Entrato giovanissimo nella vivace “scuderia” del don Marzio, la cui testata costituì per molti anni un approdo ambito, si fece notare da Matilde Serao tanto da diventare in breve tempo un astro nel firmamento della informazione partenopea prima come direttore del “Roma” e poi, come condirettore del “Mattino” con Giovanni Ansaldo. Ansaldo, il ligure scontroso, cesellatore di fondi e di pezzi formidabili, molto sensibile alla simpatie dei lettori che considerava “i riconosciuti e veri padroni dei giornali, artefici delle loro fortune e dei loro declini”, trovò in Nazzaro non solo un collega rigoroso, ineguagliabile per estro, cultura ed esperienza ma l’unico interprete capace di potergli spiegare l’indole vera dei napoletani, al di sopra di enfasi e descrizioni oleografiche spesso banalizzanti e strumentali per finalità distorte, troppo spesso superficiali. E non si sbagliava. Lo provò subito sulla “faccia dei luoghi”, quando a sera, nella cabina di regia del Mattino, passava in rassegna insieme con lui le problematiche di una città ferita dalla guerra e anche da un dopoguerra lento a riprendersi, e Nazzaro da conoscitore profondo della città contribuiva con i suoi scritti a quella ricostruzione morale senza la quale era impossibile guardare al futuro. In verità, oltre che per un dovere professionale, Nazzaro conduceva questo quotidiano dovere civile anche per un’intima ragione mai nascosta, all’origine della sua vocazione giornalistica, un amore sconfinato per Napoli, risalente a quando era ragazzo e sognava di viverci, alimentato in questo auspicio dalla madre, figlia di un ingegnere borbonico, che seguì il marito nelle peregrinazioni di cancelliere nei centri anche più disagiati del Sud con la speranza mai abbandonata di tornare un giorno a Napoli. E vi tornò. È Nazzaro a raccontarlo in un delicato elzeviro. Ma il suo viaggio continuò dentro Napoli, con puntate spesso a ritroso nella sua Irpinia, che ha prodotto opere significative: la prima raccolta di elzeviri è del 1963 dal titolo “Napoli sempreviva”, che ebbe ampio successo in tutta Italia, e recensioni lusinghiere di Giovanni Ansaldo, Dino Buzzati, Giuseppe Marotta, Paolo Monelli, Marco Ramperti, Mario Stefanile. A quel fortunato libro seguirono, nel 2002, altre due raccolte postume: “Vico Fantasia” e “Napoletani col don” - di sapore inedito perché recuperate nelle annate del “Mattino” a cura di Arturo Fratta per le “Edizioni del Delfino”- una trilogia di affascinante forza narrativa, entrata autorevolmente nella letteratura e destinata a far meglio approfondire la versatile personalità di un grande giornalista, maestro di vita e del saper vivere, ineguagliabile anfitrione della “Napoli nobilissima”. Foto in alto (da sinistra): scorcio di Palazzo De Francesco; ritratto di Carlo Nazzaro (opera di A. De Francesco); sala Orsini gremita per l’evento. CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (27) ARTE SUPERNOVA Vanvitelli segreto Sara Giuseppina D’Ambrosio Nelle stanze della Reggia di Caserta si terrà fino al 31 ottobre un’interessante mostra dedicata al suo celebre architetto: «Vanvitelli segreto. I suoi pittori da Conca a Giaquinto - la Cathedra Petri». L’esposizione, allestita nella Sala degli Alabardieri e in quella delle Guardie del corpo, intende approfondire la figura dell’architetto, portandone alla luce aspetti della carriera artistica meno conosciuti. Vanvitelli, ad esempio, fu anche autore del Trono di San Pietro per la Basilica Vaticana, del quale i visitatori di questa mostra possono apprezzare un modello in terracotta e stucco dorato collocato al centro della prima sala. Il seggio marmoreo, la cui progettazione esecutiva fu affidata a Carlo Marchionni mentre l’esecuzione a Domenico Giovannini, fu, però, ritenuto inadatto e sostituito da un altro, per il quale pure si ipotizza un intervento ideativo del Vanvitelli. Una riproduzione in marmo e bronzo dello stesso, di manifattura romana, è sempre collocata al centro della sala. Ineludibile è, poi, anche il suo legame con l’arte pittorica. Luigi Vanvitelli era figlio di Gaspar van Wittel, vedutista olandese e, pertanto, fu naturale un suo cimentarsi con la pittura in età giovanile. È, infatti, opera di Vanvitelli l’olio su tela che ritrae il padre, realizzato nel 1725 circa e qui esposto. La sua conoscenza in questo campo gli permise di collaborare e apprezzare importanti pittori del suo tempo le cui opere sono parte integrante di questa mostra e si offrono agli sguardi del fruito- (28) re come a restituire il gusto artistico del grande architetto. Fra i pittori preferiti e con i quali ebbe all’attivo collaborazioni si ricordano in particolare Sebastiano Conca e Corrado Giaquinto. Del primo sono presenti numerosi oli su tela che ritraggono temi religiosi, e fra questi colpiscono due frammenti della Natività, un tempo parte integrante di una Pala d’altare, purtroppo andata distrutta, realizzata dall’artista per la Cappella Palatina della Reggia. Anche per Corrado Giaquinto non mancano figure religiose, come l’olio Madonna con Bambino e due cherubini recanti simboli della Passione, a cui si aggiungono due allegorie, una della Sicurezza ed un’altra, di dimensioni considerevoli (370x186 cm), della Fortezza e della Vigilanza. Grandi tele sono state scelte anche da Giuseppe Bonito, Francesco De Mura, Pompeo Girolamo Batoni e Stefano Pozzi, sempre per la rappresentazione di allegorie, ad esempio quella, dotata di forte carica poetica, dell’Amicizia e della Pace realizzata da Pozzi o ancora l’allegoria della morte dei due figli di Ferdinando di Borbone, opera di Batoni. Trovano spazio anche il pittore boemo Anton Raphael Mengs con un ritratto di Clemente XIII, Francesco Liani attraverso il suo Ferdinando IV da bambino e Lorenzo Gramiccia, che pure è presente con un ritratto, in questo caso si tratta di Carlo III di Borbone, ma la chiave rappresentativa è diversa perché il pittore, nella sua Allegoria della gloria di Carlo III, circondò il sovrano con immagini allegoriche delle arti e delle virtù. CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 9 ottobre 1604: una Supernova esplode nella nostra galassia, in direzione della costellazione dell'Ofiuco, a non più di 20.000 anni luce dalla Terra. A 410 anni da quell’evento impressionante, Paul Renner, situazionista romantico, appassionato di contaminazioni, in costante dialogo con pratiche diverse, lo interpreta tramite un’originale installazione artistica. Si chiama “Supernova 1604 reloaded” e sarà visibile negli spazi dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte fino al 10 novembre 2014. Affrescata sulla copertura (50 metri quadrati) della sala d'ingresso dell'edificio, la supernova di Renner è contrassegnata dalla suggestione di 69 punti luci LED che ne ripercorrono la sagoma. Occhio di riguardo Gianni Fiorito Sessanta scatti per rivivere i set di Paolo Sorrentino. Le atmosfere, i colori, l’emozione e i grandi interpreti che con lui hanno mostrato il proprio talento, immortalati da Gianni Fiorito, fotogiornalista e fotografo di scena. Dal 25 ottobre al 30 novembre 2014, le foto di medio e grande formato, alcune inedite, saranno visibili nella mostra dal titolo “Sui set di Paolo Sorrentino. Fotografie di Gianni Fiorito”, presso l’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi (AV). Da “L’uomo in più” a “Il divo”, da “This must be the Place” all’ultimo successo “La grande bellezza” fresco di premio Oscar, l’esposizione curata da Maria Savarese propone inoltre due anticipazioni: un’immagine scattata sul set del nuovo film “La giovinezza”, in uscita nella primavera 2015, e alcune fotografie tratte dal cortometraggio inedito “Il purgatorio” con Valeria Golino. Serata inaugurale sabato 25 ottobre, durante la quale Andrea Renzi leggerà alcuni brani tratti dalle sceneggiature dei film di Paolo Sorrentino. La mostra rientra nel palinsesto del progetto di valorizzazione culturale del territorio irpino denominato “Irpinia: un sistema fra cultura e memoria”. Fino al 31 gennaio 2015 il territorio è animato da iniziative legate al cinema, alla fotografia e alle arti visive, grazie alle quali emergono le incredibili eccellenze artistiche di una terra che ha dato i natali, ma anche le opportunità di crescita, ad alcune tra le personalità più rilevanti della cultura italiana a livello internazionale. ANTONIO BIANCOSPINO ARTE evento Sponda, arte della memoria VINCENZO RUSCIANO ESPONE FINO AL 25 NOVEMBRE LE SUE OPERE NELLA CHIESA DI SANT’ANIELLO A CAPONAPOLI Armando Yari Siporso Tradurre con il linguaggio dell’arte contemporanea gli eventi vissuti dalla chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli. Questo il compito affidato a Vincenzo Rusciano, con la mostra “Sponda”, inaugurata lo scorso 15 ottobre e curata da Angela Tecce e Alberto Zanchetta, nella convinzione che lo sguardo di un artista possa rappresentare una spinta per la rilettura di una passato critico e insieme dare uno slancio e una speranza per il futuro. Chiuso per molti anni, colpito dai bombardamenti del 1943, abbandonato dai suoi religiosi, danneggiato dal terremoto del 1980, il luogo di culto ha conosciuto una lunga storia di degrado, forse tra le più dure subite dai monumenti di Napoli, divenendo anche facile L’opera Novità «falsa» dei reperti AL PARCO ARCHEOLOGICO DEL PAUSILYPON, ABBAMONDI E CIANNELLA INDAGANO CON ORIGINALITÀ SUL PASSATO preda di furti e spoliazioni del proprio patrimonio storico artistico che ne faceva uno dei monumenti più prestigiosi della città. Le indagini archeologiche connesse ai restauri della chiesa iniziano nel 1979 quando, nel corso di lavori di consolidamento strutturale nella navata, emergono i resti della murazione greca e romana, appartenenti alla linea difensiva della antica acropoli e visibili oggi nell’attuale allestimento dell’area. Continuano poi nel 2001, anno in cui ha avuto inizio il restauro del patrimonio artistico all’interno della chiesa. Fino a giungere al più recente restauro dell’Altare Maggiore di Girolamo Santacroce con il quale si può considerare compiuta la lunga e complessa fase di restau- ro che ha restituito la chiesa al pubblico. La mostra nasce dall’idea di Giuseppe Giordano (artefice di quest’ultimo intervento di riqualificazione) che ha inteso legare Sant’Aniello all’arte contemporanea. Proposito subito sposato dalla Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta, e dalla Galleria Annarumma che hanno visto in Rusciano la personalità artistica più adatta al progetto. “Sponda” accoglie il visitatore con una vera e propria “zattera della memoria”, colma di oggetti, frammenti di mosaici, bassorilievi che, come in un gioco di scambi simbolici tra il luogo Reperti del contemporaneo. Così possono essere definite le opere di Marco Abbamondi e Stefano Ciannella, riunite nella mostra “Last Finds/reinforced and random thoughts in Pausilypon”, visitabile fino al 23 novembre al parco Archeologico del Pausilypon. Curata da Sabina Albano e con il coordinamento tecnico- scientifico di Marco De Gemmis, l’esposizione comprende quattro postazioni di scavo, che rivelano il ritrovamento dei frammenti sparsi di alcune superfici di copertura, di non chiara identificazione rispetto alla funzione e al momento della loro realizzazione. Sono dei falsi del contemporaneo, che alimentano un dibattito sul tempo e sulle ragioni scientifiche e storiche sottese D’ENRICO GRAZIANI Un omaggio a uno dei massimi artisti del Seicento italiano: al secolo Antonio D'Enrico, meglio noto come Tanzio da Varallo. Visitabile fino all’11 gennaio 2015 presso la Gallerie d'Italia - Palazzo Zevallos Stigliano (via Toledo 185), la mostra presenta circa trenta opere, di cui una quindicina di Tanzio e le altre di artisti operanti nel Viceregno, tutti appartenenti alla cosiddetta “stretta cerchia" di Caravaggio, secondo la celebre definizione di Roberto Longhi. Artisti che, come Tanzio, si sono Dopo sei anni in cui ha portato la sua arte in giro per il mondo, Alessandro Graziani torna finalmente a Napoli con una nuova personale, curata da Franco Riccardo, dal titolo “PsychoticExperiences”, in esposizione fino al 17 novembre alla Mediterranea di via Carlo de Cesare 60, con lavori nuovi e inediti. Le opere in mostra continuano il percorso artistico di Graziani sempre giocato sul filo dell'ironia, della provocazione, del gioco di contrasti tra sapore immediatamente confrontati con la pittura di Caravaggio, tra cui Battistello Caracciolo, il Cavalier D'Arpino, Louis Finson, Carlo Sellitto, Filippo Vitale, oltre allo stesso Michelangelo Merisi, rappresentato in mostra dallo splendido Martirio di sant'Orsola. IGNAZIO SORIANO sacro ed il suo contenuto artistico, rimandano ad un passato di cui molto si è perso ma, per fortuna, di cui tanto si è salvato. Quasi come dei superstiti scampati al naufragio dopo un’estenuante traversata nel tempo, lacerti murari, scultorei, decorativi fanno bella mostra di sé negli ambienti sacri ristrutturati. In uno spazio antico, ma vistosamente residuale e lacunoso, l'artista offre allo sguardo del pubblico l’assemblaggio “fantastico” dei suoi vasi e delle sue sculture. Le opere in esposizione suggeriscono una nuova interpretazione del frammentario ricomposto che unisce al lavoro artistico, costituito da nuove forme, l’energia emessa con i rimandi alla storia ed alla conservazione della memoria. Ogni spettatore può sperimentare una sorta di pellegrinaggio personale attraverso le opere che Vincenzo Rusciano ha creato per illustrare il proprio itinerario creativo. Il tutto all’interno di uno spazio stratificato e complesso che dall’esposizione riceve ulteriori e inedite suggestioni. Ancora una volta, come spesso accade nella storia dell’arte, l’innesto di un’esperienza artistica nuova aiuta a preservare i monumenti del passato dall’oblio e dalla distruzione. La mostrà sarà visitabile, fino al 25 novembre, ogni lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 9.30 alle 12.30, presso la Chiesa di Sant'Aniello a Caponapoli. alla tradizione dei contenuti, attraverso la storia della conservazione. I due artisti analizzano le relazioni tra gli uomini e i luoghi, le cose e il tempo; trasformano un’opera d’arte in reperto, mettono in scena un’indagine sul processo inverso a quello che trasferisce pezzi di storia emersa, nell’alveo di quei luoghi in cui attenzione, osservazione e contemplazione sono comportamenti condivisi. Abbamondi e Cianella tracciano così la superficie orizzontale di un pezzo di storia emersa, indagando il mondo attraverso l’arte, con una ricerca rigorosa, stabile e in evoluzione. classico e innovazione digitale. Battezzato dalla critica “il pittore digitale”, ha una spiccata sensibilità per tutto ciò che è antico, dal sapore archeologico. Ma che viene poi contaminato e rivisitato, in linea con un presente sempre più “computerizzato”. Nelle sue opere, imprevedibili e sorprendenti, i reperti vengono così riscoperti attraverso l’attualità della comunicazione della grafica computerizzata. Graziani interpreta anche il suo rapporto con Eugenio Viti, artista tra i più noti del IGNAZIO SORIANO ‘900 napoletano, di cui è nipote. In più, in contemporanea, la galleria propone, nella sala inferiore, sei opere del maestro Viti. L’eclettismo dei due protagonisti è il cuore pulsante della rassegna, in un connubio di forme, colori e figure di incredibile valore artistico. ANTONIO BIANCOSPINO CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (29) LIBRI&LIBRERIE LIBRIDINE Aurora Cacopardo eventi Poetè, infusi letterari ANNO EDUARDIANO CONVICENTE IL PROGRAMMA DELLA VI EDIZIONE DELLA RASSEGNA LETTERARIA NATA DALL’INCONTRO TRA CLAUDIO FINELLI E PIETRO FUSELLA “Letture poetiche (e non solo) infuse di teina”. Questo, ed altro, è “Poetè”, la rassegna letteraria partenopea giunta alla sua sesta edizione, nata dall’incontro tra Claudio Finelli – autore e divulgatore culturale, da anni impegnato in battaglie di rivendicazione dei diritti delle persone omosessuali e transeussali – e Pietro Fusella – illuminato imprenditore e direttore del Chiaja hotel de charme. L’idea di base è quella di proporre un approccio informale alla cultura, attraverso incontri, ad ingresso gratuito, strutturati per favorire la conversazione sui testi proposti, con un dibattito tra l’autore ospite ed il direttore artistico e con l’intervento di attori partenopei che arricchiscano le riunioni con letture drammatizzate dedicate. Sono previsti tre incontri mensili, da ottobre 2014 ad aprile 2015, presso il Chiaja hotel de charme (in via Chiaia 216) e due incontri speciali, il 14 novembre 2014 e il 20 aprile 2015, presso l’Institut Français di Napoli. Tra gli appuntamenti a Chiaia segnaliamo, il 12 febbraio, la lettura di “Secondo Billy Sacramento”, libro dell’attore Yari Gugliucci, e di “Rosso perfetto. Nero perfetto”, entrambi volumi della collana di cinema “Memento” della casa editrice Iuppiter Edizioni, curata dal regista Maurizio Fiume. La manifestazione, che vanta il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Assessorato all’Istruzione e Promozione Culturale della Regione Campania, punta a replicare il successo delle scorse cinque edizioni che hanno visto alternarsi nel salottino del Chiaja hotel de charme ospiti di grande rilievo. ARMANDO YARI SIPORSO Occhio di riguardo CAPRIENIGMA, SPAESAMENTI CULTURALI SILVIO FABRIS LANCIA LA GUIDA PER PUBBLICITARI Napoli città di spaesamento, d’identità non risolta. Città che, a causa di intrusioni e contaminazioni di ogni genere, stenta a ritrovare il proprio carattere originario. Ha affondato le radici in questa considerazione la XVIII edizione di Caprienigma, tenutasi a Napoli dal 22 al 25 ottobre, che quest’anno ha ospitato il convegno “Attenti al potenziale Spaesamenti d’arte, letterari e urbani”. Cinque appuntamenti, in varie location (galleria Al Blu di Prussia, Università Suor Orsola Benincasa, Università L’Orientale, Sala Filangieri e Institut Français di via Crispi), per un dibattito che ha ruotato attorno all’idea del potenziale, opposto ad una visione assoluta dell’arte e della letteratura, e analizzato anche in relazione alla città partenopea. L’incontro, in particolare, ha puntato a far conoscere aspetti noti e nuovi dell’attività dei due gruppi dell’Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle) e dell’Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale). (l.i.) Un viaggio nell’universo della pubblicità. Ma anche un vademecum per i giovani e le aziende, medie e piccole, che intendono affacciarsi per la prima volta a questo tanto affascinante quanto difficile settore. Si presenta così “Con le zampe di elefante”, esordio letterario di Silvio Fabris (nella foto), pubblicitario napoletano classe 1946, pubblicato da Iuppiter Edizioni, in libreria da metà novembre. Una guida che si sviluppa tra aneddoti e curiosità, insaporita da un pizzico di ironia. Quelli affrontati da Fabris sono argomenti utili a chi ha in progetto di amministrare o controllare investimenti pubblicitari e le relative campagne, poiché sviscerano aspetti di ordine pratico, fornendo una lettura disincantata. L’analisi delle tematiche affrontate, nasce dall’esperienza maturata dall’autore in più di quarant’anni nel settore e, contemporaneamente, è il frutto della sua attività di libero docente in materia di comunicazione pubblicitaria. (a.b.) (30) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 Il 2014 è l’anno “eduardiano”. Si celebra infatti il trentennale della scomparsa di uno dei più grandi geni della drammaturgia, italiana e non. Eduardo De Filippo (1900-1984), figlio naturale di Eduardo Scarpetta, si può considerare - per quanto attiene al teatro - espressione del Neorealismo. Debutta a soli sei anni, con la sorella Titina, in un lavoro del padre al cui seguito sarà per qualche anno. Dal 1929 in poi lavora con la sorella ed il fratello Peppino (1903-1980) in una compagnia di “teatro umoristico” che presenta tra le varie commedie quella che gli tributerà il successo: “Natale in casa Cupiello” (1931). Eduardo ha già al suo attivo diverse piéces bozzettistiche come “Farmacia di turno”, “Uomo e galantuomo”, “Sik-Sik, l’artefice magico”, il cui personaggio strano è un prestigiatore con moglie a carico, un misto di guitteria, povertà e popolana saggezza, ciò forse spiega il successo ottenuto dalle sue commedie nei principali teatri europei. Nei tre atti di “Natale in casa Cupiello”, Eduardo centra il tema fondamentale della sua arte: la famiglia napoletana, nodo di affetti viscerali ma anche di crudeltà, alimentata dalla miseria e dall’ignoranza. De Filippo scava a poco a poco nei personaggi sino al fondo della loro soli- tudine, della incomprensione più o meno ottusa che li divide, della animosità repressa che scatena il dramma. La prospettiva del “nostro” non è lontana dall’umorismo pirandelliano. Umoristico è Luca Cupiello nella sua infantile cura del Presepio, che gli consente di evadere da una realtà mediocre, quella della sua stessa famiglia. Il figlio gli nega comprensione disprezzando il Presepio, la figlia sta distruggendo il proprio matrimonio con un amante e così via. Alla base del suo teatro c’è il conflitto individuo e società, reazione ad una ingiustizia, sdegno per l’ipocrisia altrui, solidarietà e simpatia per uno o più persone, ribellione contro le leggi superate e anacronistiche, sgomento di fronte a fatti che come tutte le guerre sconvolgono la vita dei popoli. Temi presenti nelle commedie più riuscite: “Napoli milionaria” (1945), “Questi fantasmi” (1946), “Filomena Marturano” (1946), “Le voci di dentro” (1948), “Il sindaco del rione Sanità” (1960), “Gli esami non finiscono mai” (1974). Tutte vicende familiari tragicomiche sullo sfondo di una Napoli a pezzi dopo la guerra, drammi intimi con risvolti autobiografici, parabole di disgregazione del nido domestico, di morte e di solitudine. L’obiettivo polemico di Eduardo è la società piccoloborghese dei pregiudizi, della inimicizia che provoca l’isolamento ed il disprezzo degli uni per gli altri. LIBRI&LIBRERIE «Ricreazioni» e cover lucreziane Dopo l’appassionata introduzione di Luigi Rispoli, promotore e ideatore della manifestazione insieme al coordinatore dell’Aige Umberto Franzese, sono stati consegnati i riconoscimenti. Ad alternarsi sul palco i grandi protagonisti della città, tra cui il musicista Enzo Gragnaniello e l’argentino napoletano Diego Moreno, oltre al gruppo rock “Letti sfatti“ e Gino Rivieccio. Tra i premiati, con la scultura (nella foto) realizzata dall’artista Domenico Sepe, anche il giornalista Ermanno Corsi, il re delle cravatte sartoriali Maurizio Marinella e lo scrittore Gennaro Sangiuliano. “Vent’anni sono passati… Sembra impossibile!” Scrive incredulo Paolino Vitolo, uno dei primi collaboratori della rivista Il Cerchio, quindi bisogna prendere atto di come essa si sia posta verso il proprio tempo, verso i problemi della società, verso la Storia. Alla varietà di approcci, di esperienze, di modi di essere, di operare attraverso i suoi collaboratori nei vent’anni la rivista si è misurata con le più diverse condizioni della società napoletana ed italiana e, spesso, per le mutevoli e burrascose condizioni politiche, essa ha rivelato l’evidente vocazione ad una “parola alta” atta a farsi veicolo di un pensiero altrettanto elevato e nobile. Gli accadimenti, i fatti della vita e della storia, le cronache politiche non vengono narrate per compiacimenti memoriali ma per sottolineare dosi di quella saggezza che i collaboratori de Il Cerchio hanno appreso ed intendono comunicare ai lettori. Offrire uno sguardo sull’esistenza come valore comunicabile e condivisibile. Venti anni! Il Cerchio avverte l’esigenza di fare il punto sulla realtà per indicarne le antinomie, i difetti, le attese; non certo con l’intenzione di ergersi ad infallibile giudice degli altri, bensì per sottoporre a doverosa ed onesta verifica il suo vissuto, per valutare il grado di efficacia che i suoi autori hanno avuto, nel loro agire di uomini, di intellettuali, di cittadini nella società e nel mondo. Confortanti le parole di tanti che si complimentano per i contenuti della rivista, prezioso il sostegno di coloro che ci invitano a non mollare. Mi piace ricordare che la rivista non riceve contributi, non si avvale di nessun fondo diverso da quanto si forma a poco a poco nel conto corrente postale con le quote di abbonamenti. Questo numero particolare: “Anno XX”, ruota intorno a ricordi e progetti. Il più grande progetto, forse di ogni tempo, è certo quello di Papa Francesco, per cui il punto di partenza che propone Il Cerchio sono le osservazioni di due giovani collaboratori, CiriacoViggiano e Micol Bruni. Essi affrontano temi di attualità, quello della medianicità e quello dei giovani, ovvero la generazione che cammina nella speranza. Nelle pagine che seguono nel nostro piccolo e dal nostro irrinunciabile versante proponiamo - ritenendo di fare cosa utile a chiunque - considerazioni di esperti storici e scrittori che dei ricordi hanno fatto bandiera di vita e del sapere. Prime fra tutte, vale ricordare il Futurismo dove, con mano esperta, ci conduce Luigi Tallarico parlando del centenario del Manifesto di Santelia per l’architettura. L’altro centenario è naturalmente quello della grande guerra dalla quale nacque, tra immensi sacrifici, una nuova Italia. Chi scrive dà la stura a questi ricordi con considerazioni non limitate agli eventi bellici ma estesi alle molte implicazioni culturali che ne scaturiscono, grazie alla presenza di figure come Prezzolini o Paolucci, che poi tanto peso ebbero nel pensiero e nei progetti realizzati nel primo dopoguerra. Pierfranco Bruni, traendo spunto dal centenario, si sofferma sul ruolo delle riviste e dei letterati dall’interventismo ed oltre. Interessanti le riflessioni svolte da Rosemary Jadicicco sulla nobile crociata impegnata da Gennaro Malgieri con il suo “Lessico attuale” per combattere il nichilismo ed il relativismo morale di questi tempi. Da Napoli a Sorrento il passo è breve e molte delle figure eccellenti della nostra cultura vengono ricordate da Giuliana Gargiulo con il suo progetto divulgativo nella Sorrento gentile che ospitò molti interessanti personaggi. Infine Giovanni Anzidei che, nel ricordo della fraterna amicizia con Riccardo Tanturri ha voluto aderire al progetto della nuova edizione del premio Scanno. ARMANDO YARI SIPORSO AURORA CACOPARDO EUGENIO LUCREZI CON LA RACCOLTA DI POESIE «MIMETICHE» INTRAPRENDE UN VIAGGIO VISIVO E SONORO D’ÉLITE arrivi né partenze, ma c’è una lucente sala d’attesa, Grandezza di un breviario, tinta celestina, stile grafico essenziale, pagine avoriate, disegni optical e tappezzata di tentativi di cover “perfette”, in cui stanno seduti o guardano fuori verso i binari muti, font godibile: si presenta così l’ultima opera di amori immensi e fantasmi dagli occhi che “restano Eugenio Lucrezi dal titolo “mimetiche”, che e non resistono, portenti/ abilitati impreziosisce la collana di poesia al bello, quello vero”. contemporanea “i megamicri”, Gioca d’anticipo la poetica curata da Mariano Bàino, della lucreziana perché non aspetta il Oedipus Edizioni. L’autore, passaggio della locomotiva medico e musicista, appartiene a ispirativa ma smonta, rimonta e quella genìa creativa che coltiva il trasforma treni di parole, talento dell’irrequietezza, adora attraverso la mescolanza di più rovistare in soffitte oniriche e codici espressivi e una spinta rovinarsi, per dirla alla Flaiano, sperimentazione sonora, alla con buone letture. Avvertiamo, ricerca, come ben scrive nella quindi, chi entra nella “no man’s postfazione alla raccolta land” di Lucrezi, che non sempre Massimiliano Manganelli, “di un le pagine “attraversate” offrono testo capace di raggiungere terre e luoghi abitabili, poiché l’equilibrio tra imitazione – l’autore, innamorato di una nell’accezione retorica classica – e scrittura “sfigurata e apolide”, invenzione, nel doppio significato ammalata di colti richiami MIMETICHE che al vocabolo attribuisce la poetici e musicali, non desidera lingua italiana, ossia di creazione aprirsi allo sfornito lettore, ma Eugenio Lucrezi originale e di reperimento di con estremi rimandi lo Oèdipus Edizioni materiali già pronti”. “rimanda” indietro, preferendo, 120 pagine In questa sofisticata e a volte invece, sfidare chi di letture e inabitabile “ricreazione”, così note ha lastricato ogni suo giorno, di chi la vita ha preferito leggerla, suonarla e affollata di fughe barocche e alterazioni lessicali, il musicista Lucrezi non scrive versi ma li “esegue”, raccontarla, più che viverla. Emergono così dalle attingendo ombre, luci e suggestioni dal suo lande lucreziane, in cui metamorfosi, miti archivio mai scontato di primizie e sollecitazioni sminuzzati e ludiche corrispondenze circolano letterarie, rispettando uno suo personalissimo vertiginosamente, i diavoli custodi Kafka, Ovidio e spartito mentale che prevede anche, come faceva Properzio, il nume tutelare P.J. Harvey e il Miles Davis, di suonare dando le spalle al pubblico. dimenticato e ostico scrittore-giocatore Tommaso Chi esce dal viaggio lucreziano non potrà fare a Landolfi, che l’autore omaggia con una meno, dopo essersi scontrato con un elitario e sorprendente “recensione in versi”, originale spesso eccessivo gioco di ruolo mimetico, esercizio mimetico di critica letteraria dall’incipit annotarsi nel suo diario notturno meravigliosi versi superbo: “Landolfi è un cuore che batte come quelli della poesia “Serata a casa”: “Tu pungi sull’errore./Non lo confonde il lusso della lingua, e sei soave,/sogni come la spiga/ che non si tiene il /Spande un lessico strano che rimastica/Alimenti sole, e lo lascia/ nel giro sterminato. Nuvole/vanno d’infanzia”. Chi decide di restare nella stazione di Lucrezi, tra petali malinconici, briciole d’intonaco e e vengono, i punti/ non stanno fermi in alto”. passi di lana, s’accorgerà che non vi saranno né MAX DE FRANCESCO IL MASANIELLO PREMIA LA NAPOLI CHE CONTA Grande successo a Napoli per la IX edizione del “Premio Masaniello, napoletani protagonisti” La manifestazione, appuntamento ormai consolidato per il mondo della cultura e dell’arte partenopea, che ogni anno intende premiare chi, con la propria attività, ha voluto e saputo rappresentare Napoli e la napoletanità nel mondo. Novità assoluta di questa edizione, la prestigiosa location del Teatro Delle Palme che ha ospitato, nel salotto buono di Napoli, i premiati dell’edizione 2014 ed un parterre di ospiti d’eccezione. Protagonisti, come sempre, sono stati la moda e lo spettacolo, settori in cui non si contano le eccellenze partenopee. «Il Cerchio», vent’anni di cultura e libertà CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (31) LIBRI&LIBRERIE Crescent, sfregio di un megalomane GAETANO TROISI CON IL LIBRO “LA GRANDE MURAGLIA” DENUNCIA IL COMPLESSO EDILIZIO VOLUTO DAL SINDACO DI SALERNO DE LUCA Non una di queste doti fa difetto a Un pizzico di arroganza, una Vincenzo De Luca, sindaco di Salerpuntina di megalomania, un briciono dal 1993 al 2001 prima e dal 2006 lo di supponenza, un grammo di ad oggi, da sempre uomo dell’appaalterigia, una manciata di sufficienrato Pci, del quale ha za, una goccia di praticamente seguito protervia. tutte le vicissitudini Sono questi i tratti ed i cambiamenti da caratteriali principali Pci a Pds, da Ds a Pd. dell’“homo politiAi quali, però, agcus” – altrimenti giunge la smisurata detto, “animale ambizione di essere politico”, che viaggia ricordato nella storia – ma soprattutto, di Salerno e di lasciapensa di farlo - a re dietro di sé un velocità doppia segno indelebile del rispetto agli altri, proprio passaggio vola almeno qualche sulla faccia della terra metro al di sopra del livello della terra, con la realizzazione del “Crescent”, il non ha bisogno di nuovo complesso confrontarsi con LA GRANDE edilizio in costruziochicchessia, perché ne nel porto di Saler– a dispetto dei suoi MURAGLIA NEL no (nella foto). interlocutori - ha PORTO DI SALERNO “Un’opera che vale la sempre ragione e di Gaetano Troisi mia vita”, ha detto il quindi, “non deve Controcorrente Edizioni sindaco, ma anche chiedere mai”. (32) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 “un progetto mondiale” che “deve essere la nostra Piazza Plebiscito, il nostro Colosseo” e perché no, dal momento che la conformazione è abbastanza similare, anche “la nostra piazza San Pietro” o “il nostro Vaticano”? Di cosa si tratti e dei danni che rischia di produrre per la città di Salerno, personalmente, non essendo un tecnico, non sono in grado di dirlo, ma lo spiega benissimo Gaetano Troisi nel libro “La Grande Muraglia nel porto di Salerno”, dal sottotitolo decisamente significativo di “come si sfregia una città”, edito da Controcorrente. Una “luna crescente” (la sua traduzione dall’inglese), che rischia di essere devastante per gli assetti urbanistici della città e che – contrariamente all’eccesso autoesaltativo di De Luca – Vittorio Sgarbi ha bollato come “un’opera obbrobriosa, un palazzo di cemento che deturpa la prospettiva della città”. Una bocciatura totale ed impietosa, che metaforicamente rade al suolo un edificio di 33 metri di altezza e 215 di lunghezza, destinato ad abitazioni private, esercizi commerciali e parcheggi, la cui forma semicircolare dà vita ad una piazza di 27mila metri quadrati, che si estende dal polo turistico alla spiaggia S. Teresa. Ciò che colpisce di più del lavoro di Troisi è l’analisi della realtà attuale di Salerno, che scaturisce dall’incrocio fra quanto avvenuto nel passato recente, ma anche più lontano, e quello che si sta consumando nel presente, proiettando il tutto sul futuro della città già sede della medievale Scuola Medica Salernitana, prima e più importante istituzione medica d’Europa. Una rilettura dello “status quo”, che pur scaturendo – del resto non avrebbe potuto essere diversamente – da convincimenti e posizioni personali dell’autore, riesce a venir fuori senza esserne condizionata e, quindi, trasfigurata in una sentenza senza appello, offrendo informazioni su fatti, misfatti ed eventi di cui i media, locali e non, spesso non si sono “accorti”, ma lasciando al lettore il giudizio finale. Un libro, insomma, che vale la pena di leggere, e non solo per la scorrevolezza, la semplicità e, quindi, la facile comprensibilità del testo, soprattutto per avere un’idea di ciò che è stato fatto e si sta facendo a Salerno e di quale futuro attenda questa bellissima città. Della quale, per altro, conservo un ricordo stupendo, per averci lavorato ed abitato, tanti - purtroppo, davvero tanti anni fa. E mi dispiacerebbe che qualcuno me lo distruggesse. MIMMO DELLA CORTE SOCIETÀ&COSTUME Commedia sociale dei Cannavale Livia Iannotta Uno dei primi esemplari di successo fu “Ieri, oggi, domani” di Vittorio De Sica, che valse all’Italia una statuetta per la miglior pellicola straniera agli Oscar. Erano gli anni ’60 e da allora, di film a episodi, il cinema italiano ne sfornerà a bizzeffe. Un proliferare senza precedenti, alimentato dal sapore leggero, brillante delle storie messe in scena. A rispolverare il genere da un passato cinematografico defluito altrove, ci hanno pensato Andrea e Alessandro Cannavale. Il duo napoletano ha messo in piedi la Run Film, società di produzione che si presenta al pubblico con “Permesso di soggiorno”, titolo provvisorio ma di per sé eloquente, per un film che strizza l’occhio su una Napoli multietnica e colorata. Tre episodi per tre registi in erba: Francesco Prisco, fresco di debutto con “Nottetempo”, Edoardo De Angelis, al cinema in questi giorni con “Perez”, e Guido Lombardi, conosciuto per “Là-bas”. «L’idea è quella di un film unico – racconta il produttore Alessandro Cannavale - in cui riunire e amalgamare tre visioni diverse. Un’operazione complessa e affascinante. Tre giovani sguardi si soffermano su tre popoli diversi, e lo fanno, ovviamente, con temperamenti diversi». Nel cast del film, prodotto in collaborazione con Optima Italia e in uscita nel 2015: Antonio Casagrande, Massimiliano Gallo, Giovanni Esposito, Miriam Candurro, Gianfelice Imparato. Cosa vedremo sul grande schermo? «Il tema è quello di una Napoli multietnica, letta in chiave di commedia, con toni leggeri. Si tratta di un film che ha una doppia valenza. Da un lato punta a promuovere una nuova scuola di giovani registi napoletani. Dall’altro riprende un genere, quello del film a episodi, molto in voga negli anni ’60 e ’70, periodo in cui ne sono stati girati tantissimi. I protagonisti, quindi, sono vari. Nel primo episodio è un ragazzo cingalese, nel secondo una badante ucraina, nel terzo un bambino cinese». Primo film per la Run. Un commento? «È stato massacrante. Nonostante avessimo entrambi alle spalle esperienze con altre società di produzione, è stato veramente difficile. Lo è sempre con i film low budget, i problemi si moltiplicano per cento. Ma quando ci sono la passione e la volontà di mostrare al pubblico qualcosa, Tre registi (De Angelis, Prisco e Lombardi) insieme nell’ultimo lungometraggio prodotto dalla Run film dei fratelli Andrea e Alessandro Cannavale. Tre storie di immigrazione, ambientate in una Napoli multietnica. anche gli ostacoli si aggirano più facilmente». Cosa vuole comunicare “Permesso di soggiorno”? «Quando si racconta una storia non c’è sempre un obiettivo, c’è piuttosto una visione di fondo. La mia era raccontare Napoli attraverso gli occhi di tre giovani registi che a loro volta guardano e parlano di tre culture diverse. Il tema di fondo è: come popolazioni straniere vedono e vivono la città. In alcune zone di Napoli ho notato come non fosse più valido il detto “Napoli è dei napoletani”. Anche nelle scuole ce ne accorgiamo facilmente. Ed è una cosa positiva, in un mondo globalizzato dove le porte sono aperte». Il cinema campano gode di buona salute? «Penso che stia vivendo un momento straordinario. C’è fermento, ci sono tanti nuovi volti che si mettono in gioco. Io propendo sempre per un cinema leggero, che metta in luce la bellezza del territorio e non denunci soltanto le negatività. Ci vuole leggerezza, almeno nelle sale». Curiosità dal set? «Quando giravamo c’era quasi sempre la pioggia. Tanto che, scherzosamente, abbiamo ribattezzato la società “Rain Film”». Avep onlus e il «Party per la Vita» Appuntamento ormai consolidato quello del “Party per la Vita” organizzato dall’AVEP Onlus, l’associazione di volontariato che finanzia attività di assistenza domiciliare a vantaggio dei pazienti in cura presso il reparto di Ematologia della Fondazione Pascale di Napoli. Giunto alla sesta edizione, il gala di beneficenza, che si è svolto presso la Stazione Marittima lo scorso 17 ottobre, è stato anche quest’anno un successo. Ospite speciale, l’artista Paolo Caiazzo, che al termine della cena ha intrattenuto i presenti insieme agli Imprenditori per Caso, Gennaro Porcelli e Marco Zurzolo. Una serata, dunque, all'insegna del divertimento, ma anche e soprattutto della solidarietà. L’AVEP Onlus, infatti, è una realtà fortemente operativa che dal 2009, anno della sua fondazione, conta 1.018 interventi di assistenza domiciliare gratuita all’attivo, oltre che iniziative di raccolta e impiego di fondi per la ricerca, per il miglioramen- to della qualità della vita del reparto e il potenziamento dell'assistenza psicologica ai pazienti e ai familiari. Tanti e nobili anche gli obiettivi che l’associazione si è prefissata per il 2015. Tra questi: l’attivazione di un programma di chemioterapia domiciliare per i pazienti fragili che non possono raggiungere facilmente l’ospedale e la realizzare di spazi per l’intrattenimento del paziente e dei suoi familiari all’interno del nuovo reparto di Ematologia. (a.b.) Iuppiter Movie, «corto» sulle morti bianche È partita la fase di postproduzione del cortometraggio “I frutti del lavoro”, l’opera targata Iuppiter Movie del regista e sceneggiatore salernitano Andrea D’Ambrosio, già autore di documentari di denuncia tra cui Biùtiful Cauntri. Protagonista della storia è Carlo, insegnante tornato al proprio paese per lavorare in una scuola elementare, che si affezionerà al piccolo Dario, vivace e sensibile bambino al cui padre accade un grave incidente sul lavoro. Nel ruolo del protagonista Enzo Decaro (nella foto), il famoso attore porticese con una carriera spesa tra cinema, teatro e televisione, mentre la vera novità del corto, attualmente in fase di montaggio, è l’esordio cinematografico nel ruolo di Dario del napoletano Gabriele D’Aquino, che a nove anni può vantarne già quattro di esperienza in teatro oltre ad una partecipazione al Napoli Teatro Festival. Un cast di qualità dal quale citiamo ancora gli attori Alberto Franco, Umberto Iervolino ed Eva Immediato. Prodotta dalla società Iuppiter Group che, dopo il campo dell’editoria e della comunicazione, esordisce in quello cinematografico con il marchio Iuppiter Movie, l’opera si pone un doppio fine: quello di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul delicato tema delle morti bianche e della sicurezza sul lavoro ma anche di mostrare le bellezze e i tesori del Golfo di Policastro. Avvalendosi del sostegno dell’INAIL e dell’Università di Salerno, dei contributi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Banca di Credito Cooperativo del Cilento e Lucania Sud, della Consac Gestioni Idriche, e del patrocinio del Comune di Vibonati, la produzione, che ha già in cantiere un docufilm sui beni confiscati, e il regista D’Ambrosio, che ha da poco terminato le riprese del film “Due euro l’ora”, hanno scelto come location il borgo salernitano di Vibonati sia per l’innato “talento” paesaggistico sia per le caratteristiche uniche di un territorio che è stato set ideale per la riprese dell’opera. E, grazie all’interessamento di enti pubblici e a già avviate sinergie con associazioni e centri di aggregazione, il cortometraggio avrà un respiro nazionale con la partecipazione a festival ed eventi dedicati a tematiche sociali, con l’obiettivo di promuovere il lavoro sicuro, per goderne i frutti. IGNAZIO SORIANO CHIAIA MAGAZINE •OTTOBRE/NOVEMBRE (33) MODE&MOVIDA NIGHT STORM Fabio Tempesta BARRA, DEEJAY ANTIDROGA È ormai noto nell’ambiente della movida come il Dj antidroga. Bruno Barra, producer napoletano, da più di 10 anni si batte con la sua campagna di sensibilizzazione contro tutte le sostanze stupefacenti, esibendosi con il suo sound nei più famosi club italiani ed europei, dal Peter Pan di Riccione al Tenax di Firenze, dal The Club di Milano al Fellini di Barcellona, da Le Copin di Cannes al Diamond di Zurigo fino ai locali di Mykonos che ha ipnotizzato con la sua musica nel corso del Summer Tour International della scorsa estate. «Il mio è un impegno costante per un sano divertimento - dice Barra - attraverso la musica lancio un messaggio di vita a tutti i giovani, utilizzando anche altri canali mediatici come internet e i social network. Attualmente sono seguito da più di 10.000 fans su Facebook. Voglio precisare che la mia è soprattutto una campagna informativa sui danni che procurano le droghe, da quelle più leggere a quelle più pesanti e letali». Bruno Barra, classe '68, nasce artisticamente come deejay nel 1987, suonando nei club più cool e in di Napoli. Negli anni ha riscosso ampi successi nel mondo della Nightlife, divenendo uno dei Top Dj’s dei più famosi ed esclusivi club nazionali ed europei. I suoi dj set e produzioni vengono reinterpretate magistralmente, spaziando in diversi generi musicali dalla house music, all'R&B al Garage. Ama definire i suoi dischi HouseFashion orecchiabili, ma allo stesso tempo pull, cioè tirati, costruiti principalmente attorno alla linee melodiche della voce, con bassi e sint elettronici che la fanno da padrone. Barra mantiene inoltre costante il suo impegno nelle produzioni indirizzate all'Happy House Music, classico e dance. Viva gli sposi GIUSEPPONE BATTE CLOONEY Non è stato un matrimonio ma una favola. Passerà alla storia come uno dei più belli e originali fatti in terra partenopea. Nozze che, per organizzazione e fascino, hanno battuto quelle di George Clooney. Antonio Giuseppone e Adriana Di Liddo, infatti, per il coronamento della loro storia - che ha già regalato loro la bellissima Aurora, hanno pensato davvero a tutto nell’evento della vita. Sposi nell’addobbatissima Chiesa di Piedigrotta (34) CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 Piazza dei Martiri, apre «Condotti» Finalmente a Piazza dei Martiri è… primavera. Dopo il lungo malinconico autunno del commercio napoletano, colpito da una doppia crisi, locale e nazionale, nel “salotto bene” di Napoli da qualche settimana, nel campo dell’abbigliamento maschile, si può ammirare una nuova e bella vetrina, la “vetrina del risveglio” e della rinascita. Questa realtà dal nome di grande garanzia: “Condotti sartoria” è una ennesima e stimolante sfida imprenditoriale della giovane coppia Francesco Mucciardi e Patrizia Piscopo che, partendo da collaudate esperienze di successo nel settore, con creazioni e prodotti della celebre tradizione sartoriale partenopea, si muoveranno ora con Alta Capacità sull’asse Napoli-Roma, decisi a imporsi per qualità, modernità e raffinatezza. “Cin cin” per Francesco e Patrizia. LO SPILLO Hermès ha celebrato il lancio della sua prima casa virtuale, www.lamaisondescarres.com, con una serie di eventi nelle principali boutiques italiane. Non poteva mancare quella napoletana di via Filangieri, dove il 16 ottobre tra tartine, spumante, tatuaggi e pose fotografiche sullo sfondo della “salle de gym” allestita per l’occasione con tanto di attrezzi rivestiti con i famosi carrés, gli invitati hanno potuto visitare la maison virtuale che, dallo schermo del computer, racconta e propone in modo ludico e non convenzionale la seta Hermès. L’illustratore Pierre Marie, già autore di alcuni carrés, ha disegnato questo curioso edificio come un vero architettodecoratore, immaginando ogni stanza, ogni mobile e ogni dettaglio e inventando un linguaggio visivo ricco e incredibilmente vario, proprio come la seta Hermès. di Pino Fermento (complimenti al «mago dei fiori» Carmine Imperatore), amici e parenti (elegantissimi i testimoni Nicola Bruno e Raffaella Piccirillo, impeccabili i genitori Giovanni Di Liddo e Grazie Piccirillo, Peppe Giuseppone e Carmela De Rosa), hanno seguito con passione la bella cerimonia, divertendosi, poi, all’esterno della chiesa, a lanciare il riso contenuto in enormi rose bianche, e rinfrescandosi con granite alla frutta preparate e servite da un carrettino tipico napoletano. Poi la grande festa nell’incantevole Villa Eubea a Bacoli, dove gli invitati hanno potuto gustare un menù sofisticato, ballare a bordo piscina sulle note del piano bar di Enzo De Siena, ammirare lo spettacolo Crystal Ball e si sono divertiti con lo scatenato Peppe Iodice. Tra i più gioiosi Francesco De Stefano, Roy Gerbore, Genny Pennone (per tutti “l’immortale”) gli amici della Petronas, Ilaria Parlato e Nicola Mattera. Taglio della torta illuminato da una flotta di palloncini al led. Foto e film dell’evento del bravissimo Ciro Gaita. L’EVENTO SGUARDI LONTANI Francesco Iodice COMUNITA` LUTERANA, LA RASSEGNA Concerti d’autunno Musica e letteratura: la Comunità Evangelica Luterana di Napoli, presieduta da Riccardo Bachrach, continua a proporre un cartellone d’eventi unico nelle scelte di qualità e nel coraggio di proporre artisti e idee «controcorrente». È così da quasi 20 anni grazie al lavoro puntuale e originale del direttore artistico della Comunità Luciana Renzetti. Armando Yari Siporso L a Comunità Evangelica Luterana di Napoli, presieduta da Riccardo Bachrach, porta a Napoli la diciannovesima edizione della rassegna di musica e cultura “Concerti di Autunno”. Un'occasione, per tutti gli appassionati, per seguire appuntamenti musicali contraddistinti dall’originalità della proposta e dalla qualità degli interpreti ospitati. "Un’attenzione particolare è stata rivolta - sottolinea Luciana Renzetti, direttrice artistica dell’evento - a favorire la conoscenza di repertori di vario genere e raramente eseguiti, nonché di offrire ai giovani talenti della scena musicale un’opportunità per esibirsi”. La rassegna 2014 propone nove concerti, tutti ad ingresso libero, ogni mercoledì alle ore 20.30, presso la Chiesa Luterana di Napoli in via Carlo Poerio (nella foto). Realizzati con i fondi raccolti dal contributo spontaneo dei cittadini che destinano alla Chiesa Luterana l’otto per mille della propria dichiarazione dei redditi e con il supporto della Fondazione Evangelica Betania, per il terzo anno sponsor della manifestazione, i “Concerti di Autunno” si inseriscono nel più ampio programma di iniziative a scopo culturale, solidale e sociale promosse dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli. Ricchissimo il programma di quest'anno che è stato inaugurato lo scorso 1 ottobre con un omaggio a Richard Strauss (nel 150esimo anniversario della nascita) e che si concluderà il 26 novembre con la premiazione del sedicesimo Concorso letterario "Una piazza un racconto". Grazie al grande sforzo organizzativo di Luciana Renzetti, che è anche coordinatrice delle attività culturali della Comunità Evangelica Luterana di Napoli, saranno presentati in quella circostanza i finali- CACCIOPPOLI, L’ANARCHICO Cosa si sa, oggi a cinquant’anni dalla morte di Renato Caccioppoli, il genio della matematica, nipote dell’anarchico Bakunin? Diciamolo pure, allora. In primo luogo Renato Caccioppoli era un uomo innamorato della musica e del sapere (cinema e letteratura) e la sua vita ebbe tre caratterizzazioni: politica, scientifica e anarco-bizzarra. Ma, soprattutto, l’esistenza del matematico fu sconvolta dal comportamento della moglie, come vedremo, e dalle delusioni politiche. Il primo capitolo è abbastanza ricco. Caccioppoli è un non-conformista nato: è antifascista durante il Ventennio. Il secondo capitolo, assai complicato, è per addetti-ai-lavori perchè si occupò di teoria geometrica della misura, equazioni differenziali e negli anni Venti di funzioni lineari e analisi funzionale; già nel ’28 è libero docente, nel ’31 è professore di analisi algebrica all’università di Padova, dal ’34 insegna a Napoli. Il terzo capitolo, infine, è colmo di pettegolezzi, facezie e mezze verità. A uno studente che durante un esame voleva strafare per impressionarlo e strappare un voto più alto, una volta Caccioppoli rispose: “Lei è tenuto a dire le fesserie obbligatorie, non quelle facoltative”. Chiunque sostenesse esami con o’ professore (per strappare appena un 20 forse un 24…) era considerato un eroe. Ma veniamo al suo rapporto con Sara Mancuso che sposò nel 1939. Assai sti del premio che giungeranno da tutta Italia. Nel rispetto della tradizione, che prevede un cambio della giuria allo scadere di ogni triennio, in questa nuova edizione due nuovi membri, Maurizio Fiume, regista e produttore ed Enza Sivestrini, scrittrice e docente, si affiancheranno al gruppo storico di giurati, formato dal giornalista ed editore Max De Francesco, dal presidente della Comunità Luterana di Napoli Riccardo Bachrach e da Christiane Groeben, presidente del sinodo luterano. Il tema affidato agli scrittori ammessi a partecipare quest’anno è stato: “La crisi economica genera rivolte. Nel lavoro, nell’amore, nelle amicizie. C’è chi preferisce reagire alla precarietà economica e sociale stando con gli altri e chi, invece, sceglie l’isolamento per ricaricarsi o spegnersi del tutto. Solitudini gremite e isolamenti rigeneranti”. Ai partecipanti è stato chiesto di raccontare la vita di personaggi che cercano di non soccombere ai colpi della crisi e riescono ad diversi per carattere e per età: ombroso e polemico lui, Renato; solare e coinvolgente lei, Sara, più giovane di sedici anni. Ma quando la scintilla scattava, allora diventavano una cosa sola. La passione, amorosa e politica, li rendeva particolari, talvolta incontenibili. Irrequieto come il nonno materno, l’anarchico Bakunin, Renato parlava cinque lingue, recitava a memoria Rimbaud e Baudelaire e suonava il pianoforte come pochi altri. A Napoli, tutti lo chiamavano ‘o professore, e dove già allora era considerato il più autorevole intellettuale di area Pci cui, in realtà, il grande scienziato non piacque mai. In compenso Mario Alicata, dirigente in carriera del partito, si innamorò di Sara: era una bella ragazza cui in molti facevano la corte. Sara diventerà prima l’amante del funzionario PCI e poi la compagna ufficiale. Di Sara e Renato, ma anche di Sara e Mario e delle loro pericolose relazioni che minacciavano i pudori della sinistra napoletana del tempo, si fece gran parlare. Essendo già considerato un tipo enigmatico e stravagante, quando, in quel giorno del ’59, fu trovato morto a casa sua, a palazzo Cellamare, con la testa bucata da un proiettile della sua pistola, in pochi si meravigliarono del gesto. Per un’Italia che non capiva (ancora) i ribelli senza-partito, si trattò dell’ultima definitiva bizzarria di un anarchico alla ricerca del numero finale. Finì così a 55 anni la vita di uno dei più prestigiosi e “matti” matematici del Novecento, “tradito” da un Pci filo-totalitario. inventarsi un’altra illusione. Come ogni anno la società editrice Iuppiter Edizioni pubblicherà un libro con i migliori racconti scelti dalla giuria, tra i quali, naturalmente, i tre finalisti del concorso: un importante riconoscimento per chi decide di mettersi in gioco. Per quanto riguarda i concerti, dopo l’inaugurazione dello scorso 1 ottobre che ha visto intervenire il pianista Dario Bonuccelli (specialista del repertorio del grande compositore tedesco Strauss), ad eseguire “Stimmungsbilder op. 9”, la “Sonata op. 5” e i “5 pezzi op. 3”, la rassegna è proseguita il gorno 8 con il duo oboe e pianoforte formato da Ida Giannola e Claudio Martelli impegnati in pagine di Poulenc, Saint-Saëns, Albeniz e Bizet; il 12 ottobre è stata la volta dei chitarristi Nicola Montella e Nicola Jappelli; il 22, l’originale duo Pizzicar Galante di Anna Schivazappa al mandolino e Fabio Antonio Falcone al clavicembalo, ha dato vita ad un recital interamente dedicato a Domenico Scarlatti. I prossimi eventi in programma prevedono Fabrizio Soprano in concerto con brani di Beethoven, Chopin e Rachmaninoff il 29 ottobre; l’omaggio al tango di Astor Piazzolla e Richard Galliano, con Giovanni De Luca al sassofono e Tommaso Arena alla fisarmonica, il 5 novembre; una serata tra il virtuosismo di Paganini e Liszt e il romanticismo di Schumann e Wieniawsky, con Christian Sebastianutto al violino e Sebastian Di Bin al pianoforte, il 19 novembre e, appunto, il gran finale del premio letterario il 26. La grande musica classica invade il centro di Napoli grazie ad un’iniziativa che riesce, anno dopo anno, a coniugare due espressioni diverse d’arte. La forza narrativa della forma scritta del premio letterario (e del progetto editoriale del libro curato dalla società editrice Iuppiter Edizioni) che incontra la magia della musica in una cornice dalla grande atmosfera. Il tutto offerto, gratuitamente, a chiunque abbia il desiderio di dedicare una serata alla settimana alla cultura e alla musica. CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (35) LAPILLI Terni&Favole. L’inseguimento al numero 60 è inarrestabile. Alla Tabaccheria Postiglione di Largo Ferrandina a Chiaia, e in tutte le tabaccherie e ricevitorie partenopee, questo numero “fridd ‘e chiammat”, è diventato, sulle ruote di Venezia e Roma, il numero dei sogni. Tra gratta e vinci e maschere di Halloween, mentre si discute sulle mosse dell’inafferrabile premier Renzi (nella foto) e sulle contromosse dei sindacati, Alberto Postiglione infila il suo treno di combinazioni: «Consiglio, a chi vuole giocare il 60 sulle ruote di Venezia e Roma, di giocarlo anche sulle ruote di Milano e Napoli e abbinarlo al 13 e al 14. Per chi, invece, vuole un terno con il 60, il mio suggerimento è quello di farlo accompagnare dalla coppia di numero 11 e 74. Questo terno va giocato almeno per 9 estrazioni sulle ruote di Venezia, Roma e Napoli». Intanto, la discussione alla tabaccheria Postiglione si è accesa sulla “sospensione” del sindaco de Magistris. Una vecchietta, ben vestita e dal sorriso simpatico, non ha dubbi: «Napoli è sospesa dalla nascita: siamo un popolo in bilico, ma che non cade mai». Alberto, ispirato dalla sentenza della signora, snocciola altri tre numeri: «Giocate 36, il sindaco, 90, il popolo, 28, il sospeso: terno da inseguire rigorosamente sulla ruota della città di Napoli». Don Bosco, al via il bicentenario RICORRENZE. IL «SANTO DEI GIOVANI» COMPIE 200 ANNI. COME NAPOLI SI PREPARA ALL’EVENTO Armando Yari Siporso È stato inaugurato, lo scorso 13 ottobre, il bicentenario della nascita di don Bosco, fondatore delle congregazioni dei Salesiani, nato il 16 agosto 1815. Il progetto, frutto di tre anni di lavoro, avrà come filo conduttore di un anno di eventi la Missione del IL LIBRO Santo, con i giovani e per Si chiama “Don Bosco, a bassa voce” il volume i giovani, e costituirà dell’attore Bruno Cariello dedicato alla vita del fondatore dei Salesiani (Iuppiter Edizioni). Il libro è l’occasione per comprendere meglio la figudiviso in due parti: la prima contiene un’opera ra dell’uomo e il ruolo teatrale, scritta da Cariello, sulla vita del santo; nella che ha avuto nella Chieseconda, invece, il saggio “Pedagogia salesiana”. sa e nella Società. Anche Napoli, naturalmente, ha reso e renderà omaggio a Don Bosco con una serie di manifestazioni. Lo scorso 13 ottobre, presso il teatro di San Carlo, si è tenuto un dibattito dal titolo “Come don Bosco educhiamo alla bellezza” a cui ha fatto seguito un’esibizione del coro delle voci bianche e l’esecuzione, da parte dei coristi del Movimento Giovanile Salesiano, dei canti di don Bosco rivisitati in chiave gospel. Nel corso della serata sono state anche presentate storie di “bellezza educativa” tra cui quella di Al Amin, profugo del Bangladesh che è stato accolto ed educato da don Bosco, e quella di Salvatore, giovane di un quartiere “difficile” di Napoli, che ha trovato la propria salvezza grazie all’Oratorio Salesiano. Tra le iniziative in programma per onorare il Santo dei giovani nell’anno del suo bicentenario, anche una serie di manifestazioni ideate dalla casa editrice Iuppiter Edizioni che, al religioso, ha dedicato il libro “Don Bosco, a bassa voce” dell’attore Bruno Cariello, incentra- to proprio sul talento di don Bosco nel tirare fuori i giovani da «strade cattive» per avviarli ad una professione onesta. Una lettura leggera e piacevole che può essere considerata anche una sorta di guida, ispirata al Santo, per chiunque si confronti con adolescenti e preadolescenti o, semplicemente, sia in cerca di un proprio cammino di amore e carità per affrancarsi dalle difficoltà senza rinunciare ai propri sogni e voglia provare a fare questo percorso attraverso l'esperienza di straordinaria intensità umana che è “incontrare” don Bosco. Anglani, la blogger che gioca con la moda È sicuramente l’ambizione più grande per la maggior parte delle teenagers italiane. La più affascinante e festaiola “industria” che regge buona parte dell’economia nostrana: la moda. Un ambiente lavorativo, caratterizzato da bellezza, fama e bei vestiti. Molte giovani donne - non a caso - sognano di inserirsi in questo contesto quali modelle, stiliste o, da un po’ di tempo, come fashion blogger. Un fenomeno che ha coinvolto anche Federica Anglani, prima fashion blogger dell’area flegrea. Federica: quando e perché hai aperto un blog sulla moda? Ho aperto il blog www.federicanglani.com nel mese di maggio di quest’anno. Ho deciso di trattare l’argomento moda perché fa parte di me da quando ero bambina. Le mie nonne cucivano e cuciono ancora e mia mamma ad ogni festa in maschera ideava e realizzava un abito per me. Il mondo della moda mi ha affascinata da piccola, ma solo diventando grande riesci a trovare un tuo stile personale, capace di raccontarti. Sono affascinata da tutto ciò che è tendenza ma non mi ritengo una “fashion (36) victim”. Mi piace seguire le collezioni di molti stilisti e studiare come questi siano influenzati anche dalla storia. Ma, soprattutto, mi piace “giocare” mischiando vari stili, tessuti e colori. Ovviamente il mio blog non vuole dettare mode o tendenze né impartire lezioni di stile ma semplicemente portare ad uno scambio continuo di opinioni, idee e progetti. Come hai iniziato a farti conoscere? CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 Tutto è iniziato da internet. I social network sono fondamentali per farsi conoscere: Facebook, Instagram, Twitter etc... sono i social che permettono di raccontare te, la tua vita e le tue passioni in tutto il mondo. Pensi che questo blog si possa trasformare in un futuro lavoro? Hai avuto qualche contatto lavorativo? È ancora presto per dire se si possa trasformare in una professione, ma è sicuramente un mio obiettivo. Ho collaborato con alcuni negozi di Pozzuoli tra cui Shopping sport, Eclissi e con una giovane stilista emergente, Valentina Scognamiglio. Inoltre sono stata invitata a vari eventi come il Pitti Uomo a Firenze e l’evento che ha creato DieciDieci in collaborazione con Tee-trend grazie al quale ho conosciuto in prima persona gli stilisti di questo brand. Secondo te c’è una ricetta per diventare una fashion blogger di successo e distinguersi dalla massa? Secondo me non bisogna seguire schemi o ricette...tutto sta nell’esprimersi al meglio utilizzando il proprio istinto. La moda è un ambiente difficile ma, per distinguersi, bisogna raccontarsi in prima persona. Bisogna rimanere se stessi e, soprattutto, bisogna creare un proprio stile. Inoltre avere una squadra di fotografi, come quelli di Snap! (www.snapart.net), assistenti pieni di vita e che hanno voglia di lavorare, ma soprattutto pieni di idee innovative, aiuta molto... (Foto di Daniele Rippa - "Snap!” Associazione fotografica) ROSARIO SCAVETTA LAPILLI ViadeiMille40 eventi su misura LA SOCIETÀ, NATA DA UN’IDEA DI VITTORIO IUMIENTO, METTE A DISPOSIZIONE DEL CLIENTE IL SUO POOL DI PROFESSIONISTI Molto più di wedding planner. La definizione, inflazionata e riduttiva, non rispecchia a pieno lo spirito e la mission del progetto. ViadeiMille40 nasce da un’idea di Vittorio Iumiento e si basa sulla possibilità di rendere reali sogni, pensieri, desideri. Seguendo questo claim, la società offre un servizio di risoluzione problemi inerenti all’organizzazione di un evento, nell’ottica di una ottimizzazione di tempi e costi. Da convention aziendali, eventi congressuali, seminari, workshop a compleanni, inaugurazioni o feste private: VdM40, per qual- molti altri) consente di curare ogni fase dell’evento, rispondendo tempestivamente alle esigenze e alle eventuali problematiche che si presentano nell’iter di realizzazione: contatto con i fornitori, sponsor, partecipanti, promozione verso un target mirato, controllo costi, cura del dettaglio. Il tutto grazie a un team di professionisti presenti nel settore di propria competenza da anni, con storie imprenditoriali consolidate alle spalle. Sinergie, capacità, competenza si uniscono per trovare la soluzione più adatta alle esigenze del cliente. settore (come Obiettivid’Arte nel campo della fotografia, cake e flower designers, catering, agenzie di artisti, atelier, agenzie di viaggi, locations e siasi occasione, offre un servizio completo ed esclusivo. Con un occhio di riguardo al settore wedding. La partnership con stimati professionisti del Dalila Mucedero L’ORA LEGALE Adelaide Caravaglios GUIDA PERICOLOSA, INFRAZIONE D’ORECCHIO Sicuramente non spessissimo, ma qualche volta, ci sarà capitato di grattarci l’orecchio, incolonnati nel traffico: mai a pensare che un simile gesto, nella sua semplicità, potrebbe essere interpretato come fonte di responsabilità per “guida pericolosa”. Eppure è proprio quello che è successo ad un 35enne di Bari, il quale, uscito dalla città per imboccare una statale, è stato fermato da una pattuglia di vigili urbani che gli ha contestato la sanzione per “aver disimpegnato la mano sinistra dal volante per portarla all’orecchio sinistro”. Per fortuna, il malcapitato non si è arreso ed è andato dinanzi al giudice di Pace del capoluogo pugliese, il quale gli ha dato ragione: «toccarsi l’orecchio con la mano durante la guida – spiega il magistrato – non costituisce affatto privazione della “libertà di movimento”, utile a porre in essere le manovre necessarie per la guida. La libertà di movimento può considerarsi compromessa solo allorquando durante la guida il conducente utilizzi le mani in maniera tale da non poter immediatamente ricondurle sul volante, come a esempio, imbracciare oggetti voluminosi o abbracciare una persona che è seduta accanto». Ha, quindi, condannato il Comune per l’operato dei due agenti accertatori, dal momento che – come si legge nella sentenza – la loro attività «oltre che essere illegittima, rasenta la molestia nei confronti dell’utente della strada che è stato temporaneamente privato della sua libertà costretto ad accostare per sentirsi contestare una violazione al codice della strada sostanzialmente e giuridicamente inesistente, non sussistendo alcun referente normativo che possa disciplinarla». Non oso immaginare cosa sarebbe successo per uno starnuto. Tramonti d’amore, la web side story L’ATTORE E REGISTA DUILIO A. VACCARI LANCIA L’INNOVATIVA SOAP OPERA ONLINE Bella, bionda, occhi smerarldo, campionessa di balli latini e caraibici, studentessa modello e modella in rampa di lancio: la miss «Chiaia Magazine» di questo mese è Dalila Mucedero (nella foto), classe ‘97, fascinosa ragazza immagine di eventi locali e nazionali. Ha già lavorato con Coconuda e Jack Russel e sfilato con eleganza innata in molte manifestazioni, convincento gli appassionati di moda. Un tempo c’erano i fotoromanzi a regalare sogni ed emozioni. Oggi, nel tempo della tecnologia, in cui tutto passa dal web, quelle storie hanno trovato un format nuovo. Si chiama web side story la nuova frontiera delle soap opera online, presentata lo scorso martedì 21 ottobre dall’attore e regista napoletano Duilio A. Vaccari (nella foto), reduce dal successo del film di Mario Martone, “Un giovane favoloso”, ispirato alla vita di Giacomo Leopardi. Con “Tramonti d’amore”, una “fotoromance idea” curata dallo stesso Vacca- Eagle Lab Apre a Napoli, nel centro sportivo Eagle Gym (Via Andrea d’Isernia 28), il primo Lab (Laboratorio Armonia e Benessere), all'interno del quale professionisti specializzati collaborano tra loro e si affiancano al lavoro che si svolge normalmente all'interno di una palestra. Massaggi, solarium, parrucchiere, osteopatia, fisioterapia e nutrizione: l’Eagle Lab è il ritrovo migliore per curare anima e corpo. ri, si apre un nuovo palco, “virtuale”, per attori, registi e fotografi, emergenti o già affermati, che vogliano misurarsi con le nuove tecnologie e con un modo nuovo di fare spettacolo. L’idea è quella di diffondere attraverso i social network i vari episodi che verteranno su tematiche legate al sociale: si parlerà di stalking, mobbing, disoccupazione ma anche di amore e sogni. “Fare l’attore è una passione che da sempre ha accompagnato la mia vita - ha spiegato Vaccari, aggiungendo - non potrei vivere senza la continua ricerca che questo mon- do trasmette”. Con questo spirito il producer si è lanciato nella nuova iniziativa che avrà anche una componente solidale: una parte degli incassi derivanti dal progetto sarà devoluta all’associazione culturale “Il fiore per le donne”. Tra gli attori, oltre al già citato Duilio A. Vaccari che si sdoppierà sul set per essere avanti e dietro la macchina da presa, ci saranno Alba Zeta, Carmine Laudiero, Immacolata Lauritano, Jada Lieto, Giovanni Caso, Laura Ferraro, Leda Conti, Lidia Pane e molti altri. ARMANDO YARI SIPORSO CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (37) IUPPITER i libri del mese DIVERSI AMORI Viaggio illustrato contro l’omofobia HO SCRITTO IL MIO NOME NEL SANGUE La vita e il genio di Caravaggio Autore: E. Silvestrini - B. Balbi Costo: 14 euro Pagine: 70 Autore: Mariano Marmo Costo: 12 euro Pagine: 124 Mettere a punto la propria identità, nel periodo adolescenziale, è esercizio difficile e spesso doloroso, perché risente dell’approvazione degli altri. E la sessualità è uno dei cardini per il riconoscimento di sé. Quando l’adolescente scopre di avere un orientamento sessuale diverso dal consueto, può sentirsi emarginato, aver paura di essere rifiutato dalla società e spesso anche dalla famiglia. Un libro illustrato contro l’omofobia e per la parità dei sentimenti. Da Roma a Napoli, poi a Malta e in Sicilia, tra taverne, liti, chiese, prostitute, prelati, cavalieri dell’Ordine di Malta, l’autore racconta la vita di Michelangelo Merisi detto “Caravaggio”. Una vita che appare come un turbinio di eventi, in cui creazione artistica, morte, senso di colpa e voglia di riposo si sovrappongono, avvolgendo la storia dell’uomo in un’inestricabile ombra, la stessa che ha reso immortale le sue tele. LA GUERRA DEI SESSI Dalla promiscuità al sesso virtuale LIBRERIA BELLA ESTATE Inno alla giovinezza Autore: Gloria Persico Costo: 12 euro Pagine: 122 Autore: Sergio Califano Costo: 10 euro Pagine: 123 Indagine sull’origine della sessualità e sulla sua evoluzione, dal periodo promiscuo dei nostri antenati, al cybersex nei nostri giorni. Dalla sessualità finalizzata alla procreazione alla prospettiva di una procreazione senza sessualità. Analisi ragionata di una mutazione antropologica che sta alterando un ordine sociale che sembrava immutabile. Nella lotta tra maschi e femmine è l’amore la struttura emotiva ed intellettuale che investe il sesso dei significati, infinitamente espandibili, che lo rendono imprevedibile. Esplorazione di sé e del mondo che il protagonista attraversa in uno spazio tempo circolare, tra nostalgia e bellezza, spalancando memorie e costruendo realtà. Coincidenze, appuntamenti dati o mancati, vite diverse che si sfiorano, si perdono o si ritrovano, all’incrocio delle sottili trame della sorte, invisibile e onnipotente. Uno stile avvolgente, sostanziato da una prosa intensamente limpida, conduce il lettore nell’universo dei possibili. Dentro la vita stessa, attraverso un inno alla giovinezza più selvaggia. LA CASA DI ASSOS Una storia d’amore IL GIARDINO DEI SILENZIOSI Organi nelle chiese napoletane Autore: Gerardo Russo Krauss Costo: 10 euro Pagine: 76 Autore: Mauro Castaldo Costo: 10 euro Pagine: 68 Nel mezzo del golfo di Cefalonia si erge una casa gialla con le persiane azzurre. La casa è stata per generazioni il perno della vita della famiglia Christacopoulos. Quando Kristina rimane sola, allora, la solidità di quelle mura rappresenta l'unica certezza fino all'arrivo di Kate. In un attimo, però, anche l'ultimo baluardo sembra sgretolarsi come un castello di sabbia. La casa di Assos si trasforma in un uragano inarrestabile di passioni. Inchiesta tra storia e provocazione sugli organi nelle chiese napoletane, strumenti nobilissimi che rinnovano l’antica arte della composizione musicale. Monsignor Vincenzo De Gregorio, organista titolare e maestro di Cappella del Duomo di Napoli così scrive nella prefazione: «È un percorso affascinante, quello dell’Autore, che ci fa desiderare di riavere più suono, quello dell’organo, ad accompagnare i momenti tersi o oscuri della vita». I LIBRI IUPPITER EDIZIONI POSSONO ESSERE ACQUISTATI NELLE MIGLIORI LIBRERIE TRA CUI: Libreria Metropolitana (Piazza Cavour, 69 - Napoli) Libreria Iocisto (Via Cimarosa, 20 - Napoli) Libreria Simeoli (Via San Pietro a Maiella, 5 - Napoli) Libreria Neapolis (Via San Gregorio Armeno, 4 - Napoli) Libreria Colonnese (Via San Pietro a Maiella, 32 - Napoli) Libreria Ubik (Via Benedetto Croce, 28 - Napoli) Libreria Fiorentino (Calata Trinità Maggiore 36 - Napoli) Libri&Professioni (Via Santa Brigida 22 - Napoli) Libreria Papiria (via G. Ninni 7/8 - Napoli) Riviera Libri (Riviera di Chiaia, 202 - Napoli) Feltrinelli (Via S. Caterina a Chiaia 23 - Napoli) Feltrinelli (Via S. Tommaso d'Aquino, 70 - Napoli) Feltrinelli (Stazione centrale Piazza Garibaldi - Napoli) Feltrinelli (Corso Vittorio Emanuele, 230 - Salerno) Libreria Libridine (via Diaz, 71 - Portici) Libreria Gulliver (centro storico Ischia Ponte) Mi&Ro (Via Caduti sul Lavoro 41-43 - Caserta) Imagine’s Book (Corso Garibaldi, 142 b/c - Salerno) I LIBRI SONO ACQUISTABILI ANCHE SUL SITO WWW.IUPPITEREDIZIONI.IT (CLICCANDO BANNER “IUPPITERSTORE”) E NEL CIRCUITO DELLE MIGLIORI LIBRERIE ONLINE CONSULTA IL NOSTRO CATALOGO ONLINE SU WWW.IUPPITEREDIZIONI.IT PER ULTERIORI INFORMAZIONI È ATTIVO IL NUMERO/SERVIZIO CLIENTI DAL LUNEDI’ AL VENERDI’ (DALLE ORE 11 ALLE 0RE 20) 081.19361500 “Leggiamo e scriviamo per sapere di non essere soli” seguici su Per ordinazioni o informazioni contattaci alla mail: [email protected] EXIT Diamo i numeri Al volante " " !" "!"!" "" !"" "! !"!" ! !!!" " !" " ! " " ! ! !!" !! ! !" " !" " !"" !" "" "!" !! 41,9 i km che in media i cittadini campani percorrono ogni giorno al volante, per un totale di un’ora e mezza. Lo evidenzia il primo Osservatorio UnipolSai Assicurazioni. Commercio in crisi 2000 i negozi che hanno chiuso i battenti negli ultimi sei mesi a Napoli e provincia. Netto il calo delle vendite, in alcuni settori (come l’abbigliamento) arrivato anche al 50%. ! " "!" Vivibilità ambientale 87 la posizione di Napoli nella classifica generale di 104 Comuni, secondo il rapporto di Legambiente sull'ecosistema urbano e la vivibilità ambientale. Maxi-sequestro 750 mila gli articoli di produzione cinese, contraffatti e privi del marchio Ce, sequestrati dai finanzieri del comando provinciale di Napoli. " "!" 7=B;BDBDA@D<B57?D@C2B=?3D'>D7C1D:?>D9B;<?D>95B=?D7A=<BD@!C>C4CA<C/A1DC>D8C*B;AD8B@@A :9@<9=A1D8A@D<C<?@?DCD@C2=B=CBDBD5B>?D7B>;CB=?D*=C<<?3D+.CD8B;C8B=ADA/B=BDC>D=B6A@? @!A8B;C/?D8B@@AD:A57A6>AD8CD;B>;C2C@C44A4C?>BD"/B8CD7A6C>AD( D79?D:.CA5A=:CDC>D=B8A, 4C?>BD"<B@3D0(-3--00 3D'@D7=?;;C5?D>95B=?D8CD+.CACAD)A6A4C>BD9;:C=%DAD8C:B52=B3D WWW.IUPPITEREDIZIONI.IT & CONSULTA A@D-D6C96>?DC@D>B<$?=D8B@D6=977?DB8C<?=CA@BD'977C<B=D;CD#DA==C::.C<?3D'>*A<<C1DACD7?=, <A@CDC977C<B=>B$;3C<31D@A=C/C;<A8B@5A=B3C<DBD:.CACA5A6A4C>B3C<1D;CD#DA66C9><?DC977C<B=B8C, 4C?>C3C<1D@AD/B<=C>AD8B@@AD:A;ADB8C<=C:BD'977C<B=DC>D:9CD#D7?;;C2C@BD:?>;9@<A=BDC@D:A<A@?6? 8BCD@C2=C1DA:9C;<A=BDCD/?@95CDBD/C;C?>A=BDCD2??<=AC@B=3 A CHIAIA MAGAZINE & ABBONATI DC>D:?=;?D@AD:A57A6>ADA22?>A5B><CD8CD+.CACAD)A6A4C>B3D+.CD8B:C8BD8CDA22?>A=;C1D>?> la BACHECA gli uomini arrestati a Napoli per aver chiesto al titolare di un garage di versare al racket tre rate da 5.000 euro l'una da pagare a Natale, Pasqua e Ferragosto. !" ! NUMERO A DICEMBRE & PROSSIMO +.CACAD)A6A4C>BD.ADA57@CA<?D@BD;B4C?>CD8B8C:A<BDA@@BDC>:.CB;<B1DA@@AD:9@<9=A1DA@@BDC5, Pizzo per le feste 3 ! " !! ;?@?D=C:B/B=%D8C=B<<A5B><BDAD:A;ADC@D6C?=>A@B1D5ADB><=B=%D>B@D+@92D8CD+.CACAD)A6A4C>B C>D:9CDA/=%D8C=C<<?DA@@?D;:?><?D8B@D0D;9CD@C2=CD8CD'977C<B=D8C4C?>CDBD;9DA@<=BD?7B=BD8B8C, :A<BDA@@AD;<?=CADBDA@@BD<=A8C4C?>CD>A7?@B<A>B3D9BD@BD<C7?@?6CBD8CDA22?>A5B><?D?=8C>A=C? "0DB9=?DA@@!A>>? DBD;?;<B>C<?=BD"-00DB9=?DA@@!A>>? 3DB=D;A7B=>BD8CD7CD2A;<AD<B@B*?>A, =BDA@D>95B=?D0(-3--001D8A@D@9>B8DA@D/B>B=81D8A@@BD?=BD--300DA@@BD-(3003 DOVE PUOI TROVARCI &D'>D?@<=BD00D79><CD;B@B4C?>A<CD>B6?4C1D<BA<=C1D:C>B5A1D2A=1D8C;:?<B:.B1D2A>:.B1D2?9<C9B1 ;<98CD7=?*B;;C?>A@C1D6A@@B=CBD8!A=<B1D=C;<?=A><C1D:C=:?@CD;7?=<C/CDBDC>D<9<<CD6@CDB/B><CD:9@<9=A@C BD5?>8A>C3DC;<=C294C?>BD:A7C@@A=BD7A@A44?D7B=D7A@A44?D6A4B2?D>BCD79><CD;<=A<B6C:CD8B@, @AD:C<<%D7B=D@AD7=B;B><A4C?>BD8B@D>95B=?DBD8B@@BDC>C4CA<C/BD8B@D6C?=>A@B3D SOS CITY: ISTRUZIONI PER L’USO &DC>6=A4CA5?DCD>?;<=CD@B<<?=CD7B=D@BD;B6>A@A4C?>CD"8ADC>/CA=BDADC>*?:.CACA5A6A4C>B3C<D?DA@, @!C>8C=C44?D8B@@AD=B8A4C?>B1D/CADBCD)C@@B1DD,D(0--D D;9@@BDB5B=6B>4BDBD7=?2@B5CD8B@, @AD:C<<%3D>AD=A::?5A>8A4C?>BD@B<<B=BD2=B/CD"5AD-000D2A<<9<B 3 ON LINE & CONSULTACI +.CACAD)A6A4C>BD#D;:A=C:A2C@BDC>D*?=5A<?D78*D;9@D;C<?D$$$3:.CACA5A6A4C>B3C<3D DIVENTA NOSTRO FAN & FACEBOOK/TWITTER: '@D5B>;C@BD+.CACAD)A6A4C>BD#D;9DA:B2??DBD$C<<B=3D9?CD8C/B><A=BD>?;<=?D*A>D:@C::A>, 8?D5CD7CA:BD;9@@AD7A6C>AD9**C:CA@BD?779=BDC;:=C/B=<CDA@D6=977?D+.CACAD)A6A4C>BD;9DA, :B2??DBD;B6>A@A=:CDB/B><CDBD:9=C?;C<%3DC/B><AD*?@@?$B=D8B@@!A::?9><D+.CACAD)A6A4C>B ;9D$C<<B=DBD:C>69B<<AD:?>D>?C3 PUBBLICITARIE & INSERZIONI +.CACAD)A6A4C>BD/C/BD6=A4CBDA@@BDC>;B=4C?>CD7922@C:C<A=CB3D?>D#DC@D*?6@C?D8CD>B;;9>D7A=, <C<?D?D5?/C5B><?1D5AD9>AD@C2B=AD<=C29>AD:.BD=B;<ADA7B=<AD6=A4CBDA@@AD7A;;C?>BDB;<=B, 5ADBDA@@AD<B>A:CAD8CD9>D6=977?D8CD6C?=>A@C;<C3D+.CD#DC><B=B;;A<?DA@@AD7922@C:C<%D79D:.CA, 5A=BDC@D>95B=?D0(-3--00D?D:?><A<<A=BDC@D=B;7?>;A2C@BD:?55B=:CA@BD)C:.B@BDB5, 7B;<AD":B@@3D3-(00( CHIAIA MAGAZINE • OTTOBRE/NOVEMBRE 2014 (39)