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magazine
SAPER VIVERE LA CITTÀ
IUPPITER
EDIZIONI
anno V n.3/4
marzo aprile 2010
CAPOLINEA
1
SOM
MARIO
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
pag. 2
SOS CITY
EDITORIALI di Massimiliano De Francesco e di Marco Mansueto
pag. 3
COVER LA VALIGIA DELL RATTOPARDO di Massimiliano De Francesco
pag. 4
PRIMO PIANO FORUM DELLE COTTURE di Oscar Medina
pag. 6
QUARTIERISSIME IL GIALLO DEI GRADONI di Alvaro Mirabelli
pag. 8
QUARTIERISSIME FUORI CONTROLLO di Adriano Padula
pag. 11
POLITICA INSORGENTI E MERIDIONALI di Nicola Sellitti
pag. 12
QUARTIERISSIME NEWS
pag. 14
QUARTIERISSIME SGUARDI LONTANI / IL MORSO DELLA TARANTA
pag. 15
pag. I
LE PORTE APERTE
pag. II
SPIRAGLI BMT, LA PROVINCIA E LO STAND DELLE ECCELLENZE
PORTA D’INGRESSO GIAN MARCO TOGNAZZI: CHE NOIA IL CINEMA DI MODA! di Laura Cocozza
pag. III
PORTA DEL GOL CHIAMATECI “PATUTE” di Rita Giuseppone
pag. IX
pag. XIII
PORTA MAGICA CIMMINO: LAVORATE UN’ORA PIÙ DEGLI ALTRI di Laura Cocozza
IM-PORTA IL GRANDE ORECCHIO di Alberto Capuano
PORTA SEGRETA L’UOMO E L’ABISSO di Alvaro Mirabelli
pag. XVII
pag. XXI
PORTA SUL RÈTRO I GIGANTI RITROVATI di Alvaro Mirabelli
pag. XXVI
IL MUSEO DI S.LORENZO MAGGIORE di Oscar Medina
pag. XXVIII
LE MERAVIGLIE DEL MUSEO CONTADINO di Luca Saulino
pag. XXIX
BONELLI L’AUDACE Rita Giuseppone
pag. XXX
Saper
Vivere
SAPER VIVERE ARTE STARNONE, IL “VOYEUR” DELL’ARTE di Valeria Puntuale
pag. 17
SAPER VIVERE ARTE PRIMAVERA DELLA CREATIVITÀ di Valeria Puntuale
pag. 20
SAPER VIVERE LIBRI BRAGA, MAESTRO GENTILUOMO di Aurora Cacopardo
pag. 22
SAPER VIVERE LIBRI SHOAH NAPOLETANA NELLE STORIE DI PIROZZI di Aldo De Francesco
pag. 24
SAPER VIVERE ZONA BENESSERE IL JET PERSONALE DI MADONNA di Antonella Salvati
pag. 26
SAPER VIVERE LAPILLI QUEL GENIO DEL MAESTRO CANESSA di Massimo Lo Iacono
pag. 28
FERRAGAMO’S CREATIONS di Laura Cocozza
pag. 30
EXIT
pag. 32
2
SOS
CITY
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Hai qualcosa da segnalarci? Scrivi a: [email protected]
Galleria Vittoria,
l’incuria che può uccidere
Gentile direttore,
ho letto recentemente
che due dirigenti del Comune saranno processati per la morte di
Franco Nico, figura simbolo della cultura e dello
spettacolo a Napoli, un
uomo che ricordo con lo
stesso affetto contenuto
nelle pagine di Chiaia
Magazine a lui dedicate, dopo la tragedia della
sua scomparsa. Una morte che poteva essere
evitata, secondo il Pubblico Ministero. E allora
mi chiedo perché non la si è evitata e si continua a non evitare il pericolo di incidenti, mortali e non, al quale ci esponiamo percorrendo
tutti i giorni le strade della nostra amata città?
E ancora, a che servono le campagne per la sicurezza, per favorire l’uso del casco tra i giovani se nemmeno questo è in grado di salvare
la vita di chi incappa nella buca sbagliata? Ora,
come in quel tragico novembre 2008, la galleria Vittoria versa ancora in condizioni penose,
sia di viabilità che d’illuminazione, ma è possibile che si ricorra alla sentenza di un tribunale penale per rendersene conto? Purtroppo
è sotto gli occhi di tutti la vergognosa assenza
di manutenzione delle strade di Napoli: Posillipo, il Vomero, Fuorigrotta, via Marina e tutte
le strade di grande percorrenza del centro
sembrano campi minati. Ma è possibile che con
tutti i soldi che si andranno a spendere per
eventi come il Maggio dei Monumenti, ad
esempio, non ci siano fondi per riparare le
strade principali, o almeno, tamponare i danni
in quelle più pericolose? Quale immagine
diamo della nostra città ai turisti che ne verranno a visitare le bellezze? Ma soprattutto,
quante persone devono ancora soffrire per
questa indegna mancanza?
Giovanna Russo
anno V n.3/4
marzo aprile 2010
DIRETTORE RESPONSABILE
Massimiliano De Francesco
RESPONSABILE SAPER VIVERE
Laura Cocozza
PROGETTO E REALIZZAZIONE GRAFICA
Ferdinando Polverino De Laureto
REDAZIONE
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n. 93 del 27 dicembre 2005
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Le lettere, firmate con nome
e cognome, vanno inviate a
Chiaia Magazine
Via dei Mille, 59
80121 Napoli
oppure alla e-mail
[email protected]
Posta in arrivo
Spett.le redazione,
scrivo in rappresentanza dei residenti di via B.
Cavallino per segnalare le mancate opere di
bonifica e disinfestazione, ripristino manto
stradale, sistemazione dei marciapiedi e
potatura degli alberi (che non avviene da ben
3 anni). Per tutelare la sicurezza e le
condizioni igienico-sanitarie dei cittadini,
abbiamo inviato la nostra petizione
all’assessore all’Ambiente del Comune e alla V
Municipalità Arenella-Vomero sollecitando
questi interventi, soprattutto la potatura degli
alberi in quanto la loro ramificazione
incontrollata riduce la visibilità in strada, già
scarsa, favorendo gli episodi di
microcriminalità e la proliferazione di insetti.
Giovanni Cotarelli
Gentile Direttore,
da oltre un anno, a causa dei lavori della
metropolitana, il mio negozio di intimo
Yamamay sito in via Chiaia subisce rilevanti
danni a causa di infiltrazioni causate dagli
interventi di scavo. Le segnalazioni della
Municipalità non hanno sortito nessun esito,
così come le azioni legali da me intraprese e le
perizie del Ctu e del Ctp. Per nove mesi il
negozio è rimasto chiuso in attesa che Comune,
Enel, Municipalità e Metropolitana di Napoli
prendessero iniziative atte a restituire la
funzionalità del locale. Nel frattempo a mie
spese ho dovuto far impermeabilizzare un
appartamento sovrastante (di proprietà del
Comune di Napoli) per impedire lo stillicidio
nel negozio. Recentemente, e sempre a mie
spese, il negozio è stato nuovamente
ristrutturato ma, sempre a causa dei lavori, si è
verificata una copiosa infiltrazione che ne ha
pregiudicato nuovamente l’agibilità.
Da questa attività dipendono 6 famiglie che
hanno già sperimentato la perdita del posto di
lavoro per 9 mesi, a causa dell’arroganza di
strutture di potere che si sono dimostrate
insensibili di fronte alle problematiche
evidenziate. Per questo motivo chiedo a
Comune, Ansaldo e Municipalità un intervento
urgente, visto che neppure la giustizia ordinaria
è stata in grado di riparare i torti subiti.
Via B. Cavallino,
petizione contro il degrado
P
piazza
deimartiri
Ida Buglione
Via Chiaia, lavori metro
danneggiano Yamamay
di Nino De Nicola*
da sforzi individuali priarte dal cuore imprenvati che spesso non baditoriale di Chiaia una
PEEPUL
E
I
PULMINI
stano a sostenere l’onere
novità che mi auguro
DELLA SOLIDARIETÀ
economico dell’attività di
si diffonda anche in altre
volontariato. È stato così
realtà produttive della
che Ileana Lepre ci ha procittà. Le «Nuove Botteghe
posto di appoggiare
dei Mille», infatti, inaugul’azione della onlus.
rano un nuovo capitolo
Come? Con un contributo
della propria politica sul
in cambio del quale le
territorio: cioè l’impegno
aziende delle «Nuove Botsolidale con i deboli e gli
teghe dei Mille» potranno
svantaggiati, partendo
pubblicizzarsi, esponendo
dall’assunto che l’interesse
il proprio logo sulle fiandi impresa può e deve
cate del pulmino utilizzato
conciliarsi con l’attenzione
da «Peepul» per le sue atal sociale. Lo spunto di
tività di sostegno ai disaquesta scelta nasce dalbili. Idea di grande
l’invito rivolto al nostro sodalizio da Ileana Lepre, presidente di dignità solidale quella di Ileana Lepre che
«Associazione Peepul», onlus benemerita de- consentirà, ad esempio, a persone inabili di
dicata ai portatori di handicap e che ha sede godere di maggiore assistenza o di potersi
in via Carlo Poerio. «Peepul» nasce appunto concedere anche una semplice gita al mare.
3
EDITO
RIALI
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
di Massimiliano De Francesco
di Marco Mansueto
Lasciateci divertire.
Rigorosamente senza insulti
perché non siamo De Luca.
Come Alice nel Paese delle
Meraviglie, prima di fare
colazione pensiamo a cose
impossibili. Per anni, tra gli
impossibili avvenimenti ce
Dopo la giornata storica del 29
marzo 2010, che ha sancito la
fine dello sciagurato “passo
dopo passo” bassoliniano, il
neogovernatore della Campania
Stefano Caldoro dovrà, con
urgenza e lungimiranza,
inaugurare la politica del
“cambio di passo”. Potrà farlo,
malgrado le eredità pesanti
lasciategli dal centrosinistra (tra
tutte il buco nero della Sanità),
puntando su tre azioni
necessarie: patto per il lavoro
attraverso una decisa sinergia
con il governo nazionale, in cui
siano previsti moderna
formazione dei giovani,
incentivi alle piccole e medie
imprese, uso virtuoso dei fondi
europei; rafforzamento di
un’alleanza con le Province che,
se si esclude quella di
Benevento, sono dello stesso
“colore” della nuova Regione;
piano di rilancio produttivo per
Napoli e i suoi territori, in cui
oltre al sostegno ai settori
dell’alta tradizione artigianale
partenopea, includa risorse e
LA VALIGIA
DEL RATTOPARDO
n’era uno che si ripresentava
con indolenti incursioni prima
del cappuccino: lo sfratto da
palazzo Santa Lucia di
Antonio Bassolinismo. Fu tale
la voracità di potere dell’uomo
e la capacità di svilire ogni
punto di vista diverso dal suo,
che il suo cognome, in breve
tempo, si tramutò in
tirannide. Classe 1947, capelli
dalle tinte variabili, espressivo
come un termovalorizzatore,
sorriso da ex ciminiera,
arroganza nobilitata da un
raro sarcasmo, dialettica
incerta e urlante, il comunista
venuto da Afragola ha saputo,
tra fortune e spregiudicatezze,
per dirla alla Mazzarino,
“governarsi secondo le
congiunture”.
Non è nostra intenzione
ripercorrerne il quasi
ventennio di dominio, ma
qualche congiuntura a suo
favore va accennata:
competitori inconsistenti (se si
esclude la focosa Mussolini),
scelti per contrastarne l’ascesa
da un centrodestra svuotato di
futuro; un Berlusconi per
amico che ne ha favorito
l’inizio da sindaco (1994, G7
a Napoli: città splendente, il
mondo a piazza del Plebiscito,
piennoli di denari per lucidare
monumenti e strade) e il
“durante” da governatore
della “monnezza” (2004,
Bassolino lascia il
commissariamento
straordinario dei rifiuti: il
silenzio del Cavaliere sulla sua
scriteriata gestione, agevola,
un anno dopo, la vittoria alle
Regionali contro lo sguarnito
Bocchino); la possibilità di
abbeverarsi ai pozzi dei fondi
europei in un periodo in cui
erano gioiosamente colmi
continua a pag 4
Relegato
nel
lebbrosario
della
politica,
negli ultimi
tempi
da
regnante,
Bassolino
ha
distribuito
nomine
come
un topastro
azzoppato
che
non vuole
mollare
il formaggio
CAMBIO
DI PASSO
progetti concreti per le quattro
filiere strategiche del territorio:
turismo e beni culturali,
aeronautica ed aerospazio,
agroalimentare ed economia del
mare. Ognuna di queste azioni è
strettamente legata a una
imprescindibile condizione che
determina il valore di
un’amministrazione: la qualità
della spesa.
Una qualità, è bene ricordarlo,
che è mancata con l’ex
governatore di Afragola perché
sostituita, con irresponsabile
magia, da una quantità della
spesa utile a foraggiare l’infinita
rete clientelare tessuta in questi
anni di “basso impero”. Non
meravigliamoci, quindi, se il
debito della Regione Campania
è pari a 11, 4 miliardi di euro
accertati, senza prendere in
considerazione i debiti fuori
bilancio e delle società miste il
cui ammontare è ancora ignoto.
Il passo nuovo e
riformista del governa
tore Caldoro sarà ostacolato da
questo incredibile fardello del
passato.
4
CO
VER
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
di Massimiliano De Francesco
LA VALIGIA DEL
continua da pag 3
(acqua “santa” se utilizzata con saggezza, servita però più ad
innaffiare la malapianta del clientelismo che a produrre
germogli di sviluppo); la facilità d’acquisto di una
compiacente élite, trasversale e pavida, formidabile classe
“digerente”, preoccupata così tanto dei rumori dello stomaco
che, una volta messi a tacere grazie agli oboli del viceré, ha
chiuso gli occhi e incappucciato le penne con allegro
disincanto. L’inefficace contrasto a un leader, le cui fortune
finirono quando i rifiuti invasero Napoli e la montagna delle
ecoballe divenne star indiscussa, determinò la creazione di un
mondo parallelo e perverso: la “Straregione delle faville”. In
questo “sottomondo”, termine con cui gli strambi personaggi
creati da Lewis Carroll chiamano il Paese delle Meraviglie, lo
spreco divenne legge, la casta zittì ogni cappellaio matto, le
eurotorte saziarono vassalli e partecipate. Sterminata è la
letteratura dello sperpero proveniente dal sottomondo, una
goccia come esempio: si va dai 962.506 euro e 26 centesimi
nel 2004 bruciati per le sole “spese di rappresentanza del
presidente della giunta regionale” ai 700 consulenti chiamati
nel 2008 per un costo di 30 milioni di euro; dai 5 milioni di
euro spesi negli spot promozionali per il rilancio del turismo
in cui compare la Piscina Mirabilis, opera grandiosa
d’ingegneria romana, oggi praticamente inaccessibile ai
turisti, agli 11 milioni elargiti, dall’ottobre 2008 all’agosto
2009, a Città della Scienza, luoghi cult della Straregione, da
poco anche tempio di Bacco con l’arrivo dell’enoteca
regionale (4milioni e mezzo di euro).
Se in Alice nel Paese delle Meraviglie - storia di recente
riproposta al cinema dal geniale Tim Burton - la
5
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
MAGNANAPOLI,
LA SPRECOPOLI
DELL’EX GOVERNATORE
Si dice che un buono scrittore debba essere innanzitutto un buon lettore. E
visto che l’ex Governatore della regione Campania Antonio Bassolino sta
raccogliendo le idee per scrivere un libro «su Napoli e l’Italia» gli
consigliamo di leggerne prima un altro: «Magnanapoli. Clientele e sprechi
di un potere sotto accusa» di Francesco D’Ercole, a cura di Mimmo Della
Corte, corredato dalla vignette di Malatesta. Chissà se il grande promotore
del decantato «Rinascimento napoletano» si stupirà leggendo che dal 2004
ad oggi l’occupazione in Campania è diminuita di 130mila unità e che il
progetto I.so.la (Inserimento sociale attraverso il lavoro) ha bruciato 60
milioni di euro, creando meno di un centinaio di nuovi posti di lavoro,
ognuno dei quali è costato alle nostre tasche 600mila euro. Ci chiediamo
cosa penserà nel constatare di aver lasciato in eredità miliardi di debiti e
che per questo i nostri figli sono destinati ad accollarsi sovrattasse fino al
2040. Non lo sappiamo, ma speriamo che abbia il tempo di rifletterci
durante il lungo viaggio, zaino in spalla, attraverso il Tibet che ha
recentemente annunciato. Ci auguriamo che nel suo zaino ci sia spazio
almeno per un po’ di pentimento. (r.g.)
RATTOPARDO
protagonista, dopo aver conquistato la fiducia dei buoni,
libera il sottomondo dalla tirannia della Regina Rossa
uccidendo il mostruoso drago Ciciarampa, nella Straregione
delle faville e dei milioni fumati, il sovrano, certo di una
sonora sconfitta, evita l’ultima battaglia, dandosi alla fuga
preventiva, stimolato anche dalla maggioranza del suo
partito che, ossessionata dall’escalation dei suoi disastri, lo
tiene lontano dal palco di piazza del Plebiscito nell’ultimo
comizio dello sceriffo di Salerno.Relegato nel lebbrosario
della politica, negli ultimi tempi da regnante, Bassolino ha
distribuito nomine come un topastro azzoppato che non
vuole mollare il formaggio. Il suo futuro non è più da uomo
ma da «rattopardo», nuova specie di animale politico che
passa i giorni a rodersi di rabbia. Contro la malefica noia e in
preda alla sindrome del santone ripudiato, fingendosi topo da
biblioteca, si darà alla scrittura, professando un nuovo
meridionalismo e uno strategico antileghismo. Abituato a
frequentare dispense altolocate e non certo scantinati di
povericristi, ha pianificato una aristocratica sopravvivenza,
sovvenzionata da soldi pubblici, con l’idea della fondazione
Sudd, nata per “essere il luogo di partecipazione e di
riflessione politico culturale sul Mezzogiorno e dei suoi
rapporti con l’Italia, l’Europa e il mondo di oggi”. Dopo il
verdetto delle urne, da esperto della toponomastica del
potere, conoscendo umori ed appetiti della sua società di
sudditi cresciuti a pane e totonno, il «rattopardo» non
rinuncerà al sogno di una candidatura a sindaco della città
dei topi. Intanto, mentre Santa Lucia è ormai lontana, una
valigia di risentimenti e rinvii a giudizio
gli appesantisce il cammino.
6
A
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
di Oscar Medina
America del Nord e del Sud,
Spagna, Cina, Francia:
Nicola Oddati, assessore
comunale alla Cultura,
campa con la valigia a
portata di mano. Vola da un
continente all’altro
l’ambasciatore istituzionale
della cultura partenopea.
Trasferte a carico del
Comune: e sembrerebbe un
lusso per un municipio
sull’orlo del crac. Alla sua
immagine di giramondo,
però, Oddati un senso lo ha
dato. Perché se è vero che
rischia l’impopolarità tipica
dei politici che vanno
all’estero a spese della
collettività, lui alla fine ha
centrato il bersaglio: è stato
infatti Oddati, nel 2007, a
convincere il Comune di
Barcellona a scegliere Napoli
come organizzatrice del
Forum Universale delle
Culture 2013. E l’evento è di
quelli che muovono soldi,
investimenti, occupazione e
turisti su scala industriale:
una vetrina doc per la città e
una manna per Bagnoli,
quartiere epicentro della
kermesse e candidato ad un
massiccio risanamento entro
il 2013.
Grandi manovre.
Incassato però il risultato,
Comune e Regione in un
primo momento si sono
Forum
delle Cotture
inventati una macchina
organizzativa monumentale:
la Fondazione del Forum.
Più terra terra, un
carrozzone con 50 poltrone,
almeno a dar retta al
governo: 7 per il consiglio
d’amministrazione, 21 per il
Comitato Operativo, 16 per
il Comitato Scientifico, 5 per
il Collegio dei Revisori, e una
per il Direttore Generale.
Scenario costoso e ipertrofico
con un uomo solo al
comando: l’assessore del
Forum. Un «mostro»
istituzionale finito subito nel
tritacarne delle polemiche
per deragliare poi sull’altolà
del Governo. Spese pazze,
infatti, secondo il metro di
Palazzo Chigi cui spettava e
spetta ancora nella vicenda
un passaggio chiave, quello
di conferire al Forum il
riconoscimento di «grande
evento», investitura che apre
il rubinetto dei
finanziamenti. Quanto? A
occhio e croce
1.200.000.000 euro: in gran
parte quattrini pubblici. E
così fra Roma e Napoli è
calato il gelo. Poi, però, il
terrore di perdere l’ombrello
economico del governo ha
indotto sindaca e
governatore a sgonfiare la
Fondazione.
7
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Gli sviluppi.
E così, a febbraio 2010, a
furia di tagli, le poltrone sono
scese a 21: 4 per il Cda (una
per il rappresentante
governativo), 11 per il
Comitato Scientifico, 5 per il
Collegio dei Revisori e una
per il Direttore Generale.
Mentre il Comitato Operativo
è addirittura sparito.
Sforbiciate gradite
soprattutto dai due che
contano nell’attribuzione di
«grande evento» al Forum
napoletano: Gianni Letta,
braccio destro del premier, e
Sandro Bondi, ministro per i
quando sindaca e
governatore hanno designato
Nicola Oddati presidente del
Cda della Fondazione e con
lui anche i due consiglieri:
l’assessore regionale
Gabriella Cundari e il
professor Michele Scudiero,
stimatissimo dalla Iervolino.
L’incarico di direttore
generale, infine, è toccato a
Mario Bologna, portavoce
storico di Bassolino. Tutta
gente che starà in sella fino al
2013, a prescindere dalle
fluttuazioni politiche dei
prossimi 4 anni. In pratica
un’ipoteca sul futuro del
Forum, figlia di un’acrobazia
politica plateale. E così
Roma ha perso la pazienza
del tutto: la sfiducia per gli
amministratori napoletani è
schizzata a mille e la
qualifica di «grande evento»
è evaporata di nuovo.
Le prospettive.
Dunque: stallo istituzionale.
E se ne esce in un solo modo:
il governo, che ha il coltello
dalla parte del manico,
adesso condiziona il rilascio
della qualifica di «grande
evento» all’invio di un
commissario straordinario:
Beni Culturali. Subito dopo,
però, un finale a sorpresa ha
riacceso le ostilità.
Nel Cda, ormai dimagrito a 3
posti (4 col fiduciario
governativo), mancavano
infatti i nomi: e con Bassolino
a un passo dall’addio,
riempire le caselle di vertice
della Fondazione sarebbe
toccato ad altri.
Così è arrivata la raffica di
nomine del 18 febbraio
in pratica un tutor di fiducia
di Palazzo Chigi incaricato
di controllare a vista il
turbolento Forum
napoletano. Che è come dire:
un supervisore con l’ultima
parola nella gestione delle
scelte e dei fondi. Solo
un’ipotesi? Tutt’altro. Anzi il
più probabile dei finali.
E molto dipenderà anche
dal nuovo governatore
Stefano Caldoro.
Oddati,
l’assessore
viaggiatore
FORUM 2013. QUANTO CI COSTA?
La preparazione del Forum 2013 durerà dal 2010 al 2012 incluso. 3 anni che
costeranno cari. La Regione, però, sta aiutando il Comune di Napoli con un
finanziamento di 45 milioni. La tranche per il 2010 è di circa 3.650.000 euro. E tra
le voci di spesa di tutto: in primis la partecipazione della delegazione napoletana al
Forum 2010, in programma a Valparaiso (Cile) che in autunno ospiterà la 3°
edizione dell’evento. L’assessore Nicola Oddati è anche presidente della Fondazione
Forum 2013, cioè il regista dell’edizione partenopea: incombenza che prevede per
lui e per i partecipanti alla missione un corposo filotto di viaggi in Cile che
culminerà, appunto il prossimo autunno, con la partecipazione della delegazione
napoletana, assessore in testa, alla kermesse sudamericana. Oddati ha detto: «Ci
saremo per un patto culturale tra le due città. Ci saremo con la nostra arte, cultura
e gastronomia». Insomma una supercomitiva di artisti, di personalità, e, a dargli
retta, pure di chef. Le previsioni di spesa? Trapelano già da un po’ sulla stampa
cittadina. Ad esempio: quanto ci costerà la spedizione? 900mila euro, a quanto
pare. Ma, a sfogliare le altre voci, l’inquietudine monta. Ad esempio: 200mila euro
per le trasferte. Ma quante e quali? Ed è compresa anche quella di Valparaiso che
già costa 900mila euro? E poi: 200mila euro per i rapporti internazionali. Con chi e
perché? Altri dubbi sulle voci generiche: 100mila per spese generali e 200mila per
la programmazione. Che sanno di faraonico. Infine il museo Pan, creatura
prediletta di Oddati, destinata a contenitore di iniziative pro Forum: 600mila euro.
Cifre in attesa di conferme e di giustificazioni dettagliate.
8
QUART
IERISSIME
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Recupero incerto per la storica via chiaiese
Persi per ora i fondi della compagnia S. Paolo
ILGIALLODEIGRADONI
G
di Alvaro Mirabelli
Gradoni di Chiaia: per chi ci
abita l’antico asse urbano,
butterato dai fossi,
inchiodato al ruolo di
preferenziale della
Malanapoli, è il simbolo
della riqualificazione tradita
di S. Ferdinando, la misura
eloquente della inviolabilità
dei Quartieri Spagnoli. Lo
confermano due storie un
po’ complicate.
La prima riguarda la parte
alta, lì dove i Gradoni
cedono il passo a via S.
Caterina da Siena: qui, al
contrario dei Gradoni, la
provvidenza è arrivata con
un sofferto ma esemplare
risanamento urbanistico fino
a piazzetta Cariati. La
riqualificazione, annunciata
nel 2005 e decollata nel
luglio 2007, è il frutto della
collaborazione tra Comune
di Napoli e la torinese
Compagnia di San Paolo, da
anni finanziatrice di
recuperi urbanistici in Italia.
Torino e Napoli, infatti, si
son divisi la spesa: 700mila
euro per uno. 1.400.000 in
totale. E adesso via S.
Caterina da Siena è nuova
di zecca. Tutto liscio, allora?
No, perché un passo falso
del Municipio ora rischia di
fare guasti pesanti. Cosa è
successo? Per capirlo 2
premesse. La prima. All’atto
della Convenzione, stipulata
nel 2005 tra Compagnia e
Comune per il restauro di
via S. Caterina da Siena,
Franzo Grande Stevens,
presidente della Compagnia,
si dichiarò disponibile a
sovvenzionare in futuro
anche il 2° lotto
dell’impresa, cioè i Gradoni
di Chiaia: che così sono
entrati in lista d’attesa. La
seconda premessa è che la
convenzione del 2005
prevedeva anche il restyling
di piazza Bellini su cui
Torino si impegnava con
300mila euro. E da qui
parte la storia numero due,
quella dei Gradoni di
Chiaia. Per il loro recupero,
infatti, è spuntata nel 2008
una chance inattesa:
l’intervento in piazza Bellini
è tramontato di colpo ma sul
piatto sono restati i 300mila
euro. E così, il 12 marzo
2008, chi al Comune aveva
competenza sulla vicenda,
ha spedito alla Compagnia
S. Paolo la richiesta di
dirottare i fondi ex Bellini
sui Gradoni di Chiaia. E il 2
maggio 2008 ecco la
risposta della Compagnia,
rivolta direttamente alla
sindaca Iervolino:
«Mandateci il “progetto
aggiornato” e i nuovi costi dice Torino - ma presto,
pena la revoca dei fondi». In
pratica un sì. Ma il tempo
passa e la «richiesta
motivata» di storno non
Nuzzolo:
«L’intervento
si farà lo stesso»
parte. Il primo aprile 2009,
però, insorge Alberto
Boccalatte, assessore alla
Manutenzione della
Municipalità 1 che con una
delibera, sottoscritta da
tutta la giunta Chiosi,
sollecita il Comune a spedire
la documentazione. «La
delibera - ricorda Boccalatte
- era indirizzata per
competenza al vicesindaco
Sabatino Santangelo,
assessore all’Urbanistica.
Con la revoca in agguato,
non c’era tempo da perdere.
Ma l’invito è caduto nel
vuoto ». E così calma piatta
fino al 24 febbraio 2010
quando Boccalatte, in ansia,
scrive al vicesindaco e anche
all’assessore alla
Manutenzione Agostino
Nuzzolo perché ha «appreso
in via informale che la
Compagnia avrebbe
intenzione di revocare i
finanziamenti». E il 5 marzo
qualcosa si muove: il
vicesindaco convoca
Nuzzolo, fresco comprimario
della vicenda. E che si
decide? Nuzzolo lo svela
9
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
La denuncia del Comitato Civico Portosalvo
LA FONTANA (A PEZZI) DEI PAPIRI
E L’APPRODO DIVORATO
È un vecchio pallino di Antonio Pariante, presidente del
Comitato Civico Portosalvo, da sempre in trincea nella tutela
del patrimonio monumentale napoletano: una fissazione
che dura da anni quella del recupero della suggestiva
Fontana dei Papiri, realizzata in pietra lavica nel 1938 nei
giardini del Molosiglio. Uno spaccato doloroso ed antico di
ordinario degrado partenopeo, «antico quanto il
disinteresse colpevole - osserva Pariante - delle
amministrazioni comunali succedutesi negli anni». Per il
paladino dell’arte perduta, insomma, il capitolo della
fontana che casca a pezzi resta apertissimo almeno finché
la riqualificazione del monumento non sarà definitivamente
infilata nella lista di priorità del Comune. Il quadro clinico
della fontana, infatti, non consente più dilazioni. A
registrare guasti pesanti è soprattutto l’assetto decorativo:
gran parte dei 76 altorilievi con conchiglie, ad esempio,
risulta mutilata o compromessa. Non solo. L’impianto idrico è fuori uso da tempo. Ma a ferire l’osservatore è anche
l’abbandono mortificante dell’aiuola centrale della fontana, piena di sterpaglie, erbacce e immondizia lasciata lì da bivacchi di
poveri cristi di varia estrazione. Inerzia che ha un’aggravante: la Litoranea con i suoi giardini è spesso un passaggio obbligato
per i turisti diretti agli imbarchi del Beverello. E quelle pietre oltraggiate sono davvero il peggiore dei biglietti da visita da
esibire ai visitatori della città. «Restauro subito», taglia corto Pariante.
Una sollecitazione il cui destinatario naturale è Diego Guida, assessore comunale al Decoro Urbano. Nell’agenda di Pariante,
però, c’è un’altra pressante emergenza: sull’orlo dell’estinzione c’è anche l’antico approdo borbonico di via Nazario Sauro,
proprio di fronte alla statua di Umberto I. Da tempo, infatti, gli storici blocchi lavici dell’antica banchina, sottoposti all’azione
incessante del mare, si stanno progressivamente staccando e molti di essi ormai sono scomparsi in acqua. Un’emergenza
annunciata che rischia di cancellare letteralmente un frammento illustre di lungomare. Ma anche un bel guaio per i pescatori
per i quali ogni mareggiata è ormai un autentico incubo. Pariante, intanto, ha bussato a tutte le porte: «Ho allertato
Sovrintendenza, Demanio, Comune e prima Municipalità». E la Municipalità1 è stata l’unica ad avergli aperto la porta: «In
seguito alla denuncia del Comitato Portosalvo - puntualizza il presidente Fabio Chiosi - ho eseguito di recente un sopralluogo
nel sito e ho inviato al “Servizio Risorsa Mare” del Comune una segnalazione, con relativo report fotografico, sulle allarmanti
condizioni della banchina. Per ora nessuna risposta. Evidentemente dovrò tornare alla carica».
qualche giorno dopo:
«Abbiamo proposto di
iscrivere nel bilancio di
spesa 2010 500mila euro:
con una quota minore della
cifra realizzeremo le scale
mobili sulla gradinata di S.
Caterina da Siena,
videosorveglianza compresa,
(ndr l’opera era congelata
per carenza di fondi) e tutto
il resto andrà ai Gradoni di
Chiaia. Sull’intervento c’è
piena volontà politica ». In
questa occasione Nuzzolo ha
anche confermato che
Torino ha revocato i
300mila euro: «E’ l’esito
infelice di irregolarità
passate. Ma cercheremo di
ricucire lo strappo e riavere
quei fondi». Indurre la
Compagnia a ripensarci?
Magari. Perchè, secondo
alcune indiscrezioni, nel
bilancio preventivo 2010,
approvato il 12 marzo dalla
Giunta Iervolino, pare sia
stata approvata solo una
spesa di 200mila euro.
E se è così, si farà solo la
scala mobile.
Peccato.
11
QUART
IERISSIME
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Sos buche,
il punto
con l’assessore
alla Manutenzione
Q
di Adriano Padula
Quando Agostino Nuzzolo,
assessore comunale alla
viabilità e alla manutenzione
stradale dal maggio 2008, si
accomoda sulla poltrona del
suo ufficio, al 3° piano di
Palazzo S. Giacomo, dà
l’impressione di sedersi su
una polveriera. L’eredità del
passato, remoto e prossimo,
che gli tocca gestire sul fronte
strade, è ingombrante e
fallimentare: a partire dal
naufragio del Global Service,
mega-appalto milionario
annunciato nel 2007 dal
sindaco e destinato a curare i
250 kilometri della viabilità
principale in città. Ma quel
superpiano di affidamento
delle grandi strade ad un
unico gestore è stato poi
travolto dalla nota inchiesta
giudiziaria decollata
nell’autunno 2008. E la coda
più letale di quel pasticcio si
avverte ora. Se, infatti,
l’effetto gruviera è ormai
colossale, è perché per un
anno le spese per la
manutenzione sono
scomparse dai bilanci
municipali. Il motivo?
Palazzo S. Giacomo puntava
tutto sul Global Service: poi
la piega dei fatti ha fatto
saltare tutti i piani. E così, da
quel dannato autunno 2008 i
postumi di quel disastro
aleggiano come spettri tra le
pareti dell’assessorato alla
FUORI
CONTROLLO
Manutenzione. Metteteci il
deficit cronico del Comune e
il quadro è completo. Nuzzolo
lo sa, lo dice e allarga le
braccia. E benedice i 15
milioni di euro, ossigeno
puro, appena arrivati dalla
Regione: li aveva promessi
nel 2008, Ennio Cascetta,
assessore regionale ai
Trasporti, ma poi lo slalom
dei fondi tra le procedure è
durato 2 anni. Ora, però, i
soldi ci sono e pure le ditte
che hanno vinto l’appalto per
gli interventi previsti. Anzi, a
gennaio, Nuzzolo ha spiegato
persino i dettagli: nuovo
manto d’asfalto in 26 strade,
le più disperate, tutte a
Posillipo, Vomero e periferie.
39 chilometri in tutto. «E coi
cantieri si parte a inizio
febbraio», si è sbilanciato poi
Nuzzolo in quell’occasione,
sottovalutando però la palude
delle procedure. I tempi di
decollo dell’operazione,
infatti, si stanno allungando.
«In effetti - chiarisce ora - gli
appalti sono ancora al vaglio
del Commissariato al
Traffico». Sfumatura
allarmante. Infatti la
struttura commissariale, nata
per far funzionare i poteri
speciali della sindaca in
materia di strade e affidata
ad un city manager per i
risvolti operativi, adesso ha
rallentato il lavoro perché il
manager in questione, Luigi
Massa, è stato nel natio
Piemonte a fare il candidato
alle Regionali. Per questo
Massa è stato sospeso e al suo
posto c’è l’ingegner
Gianfranco Pomicino. Ma il
cambio di mano sta
ritardando le pratiche in lista
d’attesa, compresa quella
sugli appalti da 15 milioni di
euro. «I primi cantieri? Spero
a maggio», rettifica adesso
Nuzzolo ma intanto l’intoppo
c’è. E tutto il resto? Cioè la
manutenzione ordinaria
antibuche? «Per il 2010 ribatte - l’Ufficio
Manutenzione Strade (ndr. il
Prms) che si occupa delle vie
principali della città, ha
avuto un milione mentre ogni
municipalità ha ricevuto
mezzo milione per le strade
minori. Ma ci vorrebbe di
più: almeno 5 milioni per le
grandi strade e un milione e
mezzo per ogni
Municipalità». Ma proprio
alcune Municipalità, Chiaia
in testa, denunciano che le
ditte che a dicembre hanno
vinto gli appalti per le strade
minori, in realtà sono state
bloccate a lungo. La colpa?
Dell’Ufficio «Gare e
Contratti», accusato di tempi
biblici nell’autorizzare le ditte
all’azione: «Gli uffici del
Comune - giustifica Nuzzolo hanno carenze di organico,
compreso quello “Gare e
Contratti”. Ma solleciterò».
Un assessore braccato dagli
sos. Che però alcune idee le
ha sfornate. Come il nuovo
corso degli appalti: «Adesso
ho imposto ribassi contenuti e
premialità per i cantieri
veloci». E la trovata del
«dipartimento buche» di un
anno fa? «È in via di
riorganizzazione, ma la ditta
incaricata - spiega - sta
lavorando sulle segnalazioni
della Protezione Civile e dei
servizi di manutenzione di
ogni Municipalità». Infine le
3 squadrette di pronto
intervento, promesse a
gennaio: «Sono in azione da
inizio marzo, dirette dal
Prms».
12
POLI
TICA
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Insorgenza Civile e Partito
del Sud: dal 2007 contro
il Nord. Lo sdegno
per il Museo Lombroso
che espone i teschi
dei rivoltosi sudisti
I
di Nicola Sellitti
Il rilancio del Sud passa per la
rivisitazione della storia
d’Italia, dall’Unità a oggi
scritta solo dai vincitori. Un
manifesto programmatico
contro l’agiografia errata che
accomuna Insorgenza Civile e
Il Partito del Sud, due enclavie
del Meridione contro «il
potentato del Nord».
Entrambi riconoscono l’Unità
d’Italia solo dal 2 giugno
1946, con l’entrata in vigore
della Costituzione
repubblicana.
Insorgenza civile nasce nel
2007 come associazione
culturale. Si propone ora come
movimento militante di
carattere civico-identitario. Si
è candidata alle Comunali, ad
Angri e Mugnano. L’obiettivo
politico, spiega il presidente
Nando Dicè, è «portare la
questione meridionale nel
quadro europeo, sul modello
dei Paesi Baschi, della
Vallonia». La difesa del Sud,
secondo Insorgenza, passa
anche attraverso il rispetto per
le vittime dei soprusi contro il
Regno delle Due Sicilie. Il
movimento ha organizzato
una manifestazione l’8 maggio
a Torino per protestare contro
la riapertura del Museo di
Antropologia criminale
«Cesare Lombroso», «una
battaglia di dignità contro il
criminologo - spiega Dicè che teorizzò l’inferiorità della
Insorgenti
eMeridionali
razza meridionale, portata
geneticamente alla
delinquenza sulla base di
misurazioni del cranio di
migliaia di conterranei, passati
alla storia come i briganti,
prelevati al seguito delle
truppe piemontesi che
invasero il Regno delle Due
Sicilie». Il movimento chiederà
al ministro della Giustizia
Angelino Alfano la restituzione
dei resti «dei briganti
meridionali». «Il museo di
Gioia del Colle in Puglia e di
Motta, in Calabria, si sono
proposti per custodirli»,
informa il presidente di
Insorgenza Civile. Il rilancio
del Mezzogiorno passa anche
da una nuova politica
industriale. «Una banca del
Meridione con relativo
signoraggio», afferma il
presidente Dicè.
Stato unitario? Era solo «una
propaggine sabauda», spiega il
responsabile napoletano del
Partito del Sud, Emidio De
Franciscis. Il partito, presente
in Lombardia, Emilia
Romagna, Lazio, Puglia,
Basilicata, Sicilia, Campania e
che non prenderà parte alle
imminenti Regionali, nasce
come Insorgenza nel 2007
dall’iniziativa di Antonio
Ciano, attuale assessore al
Demanio del comune di
Gaeta, «ultimo baluardo del
Regno delle Due Sicilie, che
era la terza potenza economica
13
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
UNA PIAZZA PER LAURO
Perché il Comandante divide ancora la città
al mondo nel 1856, a cadere
nelle mani sabaude nel
biennio 1860-1861» e
cittadina in cui il Partito
governa alla guida di una lista
civica. Ciano è noto alle
cronache nazionali per aver
chiesto tre mesi fa un
risarcimento danni da 220
milioni di euro alla famiglia
Savoia - il documento è
visibile sulla web tv all’interno
del blog del partito - per la
distruzione di Gaeta durante
l’assedio del 1860-1861.
L’obiettivo politico a medio
termine del Partito del Sud
consiste nel contribuire a
formare una macroregione del
Meridione, sul modello
irlandese e scozzese,
aggregando gli stimoli
autonomistici delle varie
regioni. «Un humus fertile per
il ricambio di una classe
dirigente che ha fallito, non in
grado di realizzare in 150 anni
quell’unificazione politica ed
economica che la Germania ha
compiuto in appena venti». La
ricetta economica per il
rilancio del Mezzogiorno parte
dalla valorizzazione delle
eccellenze del territorio. Ecco
dunque la proposta di una
catena di trenta supermercati,
con scaffali colmi solo di
prodotti «sudisti». Tra le
proposte, anche un
federalismo sui consumi,
differente dalla legge
approvata dalle Camere: «Il
Sud non ha banche, non ha
società di assicurazioni, non è
rappresentato in Parlamento,
è solo bacino di consumo per
foraggiare l’economia del
Nord», afferma il coordinatore
napoletano del Partito del
Sud, Andrea Balìa.
Il ricordo che Napoli serba di Achille Lauro è simile al whisky scozzese che riposa in una cassa di legno di
quercia: migliora con il passare del tempo. Personalità politiche, della società civile e della cultura
partenopea hanno preso parte a un convegno, tenutosi il 17 febbraio nella sala del Consiglio Provinciale
di Napoli, sulla figura controversa e discussa dell’ex sindaco della città e fondatore della flotta Lauro. «Ho
vissuto le gesta del Comandante attraverso i racconti di mio nonno - racconta il presidente dell’Ordine dei
giornalisti di Napoli, Ottavio Lucarelli - Era una figura di profilo nazionale e uomo del fare, carismatico,
non privo di contraddizioni, di sicuro una figura che sarebbe protagonista anche nello scenario attuale». Il
presidente dell’Ordine ricorda Lauro come prima vittima in Italia del «ribaltone», perdendo la guida del
Comune per mano de «I sette puttani», come furono definiti dal direttore de «Il Roma», Alberto
Giovannini, ovvero sette esponenti monarchici che abbandonarono il Pnm, partito monarchico che il
Comandante in pratica fondò, per passare alla Democrazia cristiana. La Dc era il suo vero nemico, lo
guardava con sospetto temendo una deriva a destra del partito.
«La damnatio memoriae operata dalla sinistra ha tentato dal giorno della sua morte di cancellarne il
ricordo – interviene l’ex presidente della Regione Campania e deputato Antonio Rastrelli – Lauro, però
resta nel cuore dei napoletani, ho avuto modo di verificare personalmente che, dopo Nicola Amore, è
stato il sindaco più amato della storia della città». Rastrelli, nel corso del suo intervento, rammenta i
successi del Lauro imprenditore, della potenza della sua flotta, evidenziando come il Comandante si
spendesse in prima persona per i bisogni dei napoletani: «Anticipò con le risorse della flotta gli stipendi
che lo Stato non aveva ancora pagato ai netturbini in sciopero e introdusse per primo la partecipazione
dei dipendenti, compresi i marinai, agli utili d’impresa».
Per il presidente del Consiglio provinciale Luigi Rispoli «a Lauro si deve il primo tentativo di una destra
moderata. Intuì la voglia di riscatto sociale della città, mentre i suoi aspetti negativi sono stati troppo
amplificati». Sul Lauro presidente del Napoli calcio: «Ha dato la possibilità di competere con le squadre
del Nord, e non solo per l’acquisto dello svedese Jeppson».
Il giornalista e avvocato Salvatore Maria Sergio parla del Lauro editore: «Il Roma divenne il contraltare
de Il Mattino. Rispettava tutti, non interferendo mai nel lavoro altrui».
«Si trattava di una figura eccessiva su cui il manicheismo ideologico è ormai superato. È stato comodo per
molti attribuire solo a lui le colpe del sacco di Napoli», è il commento del professore ordinario della
Facoltà di Storia dell’Architettura dell’Università degli studi di Napoli Federico II, Benedetto Gravagnuolo.
Il ricordo di Lauro ora passa dalle parole ai fatti. Il presidente del Consiglio Provinciale di Napoli, Luigi
Rispoli, propone infatti di intitolare piazza del Municipio al Comandante. «Sarebbe il modo migliore per
rivalutare serenamente la sua figura». Concorda in parte l’ex giornalista de «Il Roma», sotto la proprietà
Lauro, Vittorio Paliotti: «Il Comandante merita questo e altro, ma chiedere che piazza del Municipio
diventi il simbolo del suo ricordo, vorrebbe dire perdere in partenza. Si favorirebbero solo le tesi degli
oppositori». Benedetto Gravagnuolo, si dice non contrario all’idea di una piazza dedicata a Lauro ma
preferirebbe «via Guantai Nuovi, ampliamento in età laurina del quartiere Carità, oppure un’area del
Parco San Paolo, a Fuorigrotta». L’architetto Massimo Rosi invece ritiene che Lauro non meriti il
riconoscimento, «poiché a Napoli ha fatto più male che bene». (n.s.)
Nell’altra
pagina,
in alto:
Michele
Iannelli,
rappresentante
Insorgenza
civile Lazio;
Nando
Dicè,
presidente
Insorgenza
civile;
Fernando
Luisi,
rappresentante
Insorgenza
civile Friuli
Nell’altra
pagina,
in basso:
resti di
meridionali
al museo
lombrosiano
(Torino)
In questa
pagina,
in alto:
Cesare
Lombroso
a lato:
il giro di
campo di
Achille Lauro
(Archivio
Ruggieri)
14
QUART
IERISSIME
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Ora unica,
ora sbagliata
Piazza San Luigi,
vince il progetto «S’Move»
Forse si è trattato di un benvenuto anticipato all’ora legale o di un errore di sincronizzazione, sta di fatto che per lungo
tempo gli orologi dell’«ora unica» hanno
segnalato l’ora sbagliata: 60 minuti in
avanti. Ciò è accaduto, ironia della
sorte, proprio ad un anno dalla loro ricomparsa in città. Gli orologi, inizialmente 40, di questi solo dodici sono
sopravvissuti alla guerra, erano sincronizzati tramite un segnale radiotrasmesso da Norimberga e, alla fine degli
anni ’80, la loro manutenzione fu affidata all’Eav per una spesa annua di sette
milioni di lire. Le carenze causate dalla ditta di Afragola che
vinse l’appalto per la manutenzione sotto la giunta Bassolino
nel ’95 e dell’Acea in seguito, resero necessari gli interventi
di restauro del novembre 2008. Gli esemplari furono affidati alla Cittarredo, che impiegò lungo tempo per riportare
la struttura e i quadranti degli orologi al loro antico splendore. Febbraio 2009, al momento dell’inaugurazione si scopre l’errore: il colore del sostegno in ghisa è diverso e il
quadrante ha i numeri arabi anziché quelli romani. Inevitabili le lamentele dei cittadini che ora si sono dovuti abituare
ai «nuovi» orologi non più dell’ora unica ma dell’ora errata. Leggendole adesso, fanno sorridere le parole con cui
i giornali del 1931 accoglievano gli orologi: «L'iniziativa
del Volturno elimina una deficienza da tutti lamentata e cioè
la mancanza di orologi che funzionino costantemente: di
orologi che non interrompano la loro attività per rendere
inerti i loro meccanismi e per funzionare da motivi decorativi». Evidentemente i tempi non sono poi così cambiati.
Una piazza dinamica con panchine
che si muovono lungo una serie di binari è l’idea del progetto «S’Move»,
scelto tra gli otto in esposizione al Pan
dal 5 marzo scorso nell’ambito della
mostra-concorso «La convivialità urbana» organizzata dall´associazione
di architettura e design «Napolicreativa» e realizzata grazie al sostegno
della SudTirol Bank. Un esperimento di
architettura partecipata che ha coinvolto 154 architetti e prodotto 50 progetti per la riqualificazione di piazza
San Luigi a Posillipo con lo scopo di stimolare un dibattito tra professionisti del settore, istituzioni
e soprattutto cittadini sulla qualità di vita negli spazi urbani. Il gruppo vincitore, guidato dall´architetto Giuseppe
Parità e composto dai giovanissimi Laura Riccardi, Serena Marra, Eduardo Bonifico e Daniela Buonanno, è
stato premiato lo scorso 19 marzo con 2500 euro consegnati dal presidente della Municipalità I Fabio Chiosi alla
presenza di Gennaro Polichetti, presidente dell'Ordine
degli Architetti e di Aniello Palumbo assessore all'Urbanistica della Provincia di Napoli. Il progetto «S’Move» ha
raccolto 268 preferenze su 1100 schede scrutinate, mentre le tavole non finaliste sono state votate sul sito www.laconvivialitaurbana.it per partecipare ad un premio di
consolazione di 500 euro.
Sportello famiglia:
iniziativa di successo
Vicoletto Belledonne a Chiaia si è vestito a festa in occasione dello scorso
Carnevale. L’associazione «Artemisia»,
laboratorio di arti creative e la boutique «Il cuore nello zucchero» hanno
organizzato una manifestazione patrocinata dalla Municipalità I che ha
visto protagonisti i tanti bambini della
zona, tutti mascherati per il carnevale.
Il vicoletto, addobbato con coreografici palloncini colorati, ha ospitato la
sfilata delle bambine vestite da «Il
cuore nello zucchero», seguita dalla distribuzione di dolcetti e infine dall’aperitivo pomeridiano per accontentare grandi e piccini. Nel
corso della manifestazione il laboratorio «Artemisia» ha
distribuito ai bambini maschere di feltro realizzate sul momento, mentre gli animatori del team «Loris» hanno allietato i passanti con giochi musicali, manipolazione di
palloncini e la distribuzione di zucchero filato. Una giornata all’insegna dell’allegria promossa con l’obiettivo di
valorizzare vicoletto Belledonne e le tante attività di artigiani e commercianti che lo animano e che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa.
Presso la Municipalità 1 è attivo da oltre
un anno, grazie all’impegno dell’avvocato Antonella Esposito (nella foto), lo
Sportello Famiglia: l’iniziativa si rivolge
alle famiglie, alle coppie e ai singoli cittadini di Chiaia-Posillipo-S. Ferdinando
per dare ad essi concreto sostegno tecnico sul fronte delle problematiche familiari. Il progetto, intanto, si è
arricchito di un nuovo servizio, quello
della conciliazione, che presta consulenze sui problemi legati al mondo del
consumo e del risparmio gestito, fornendo anche consulenza legale/psicologica/sociale e di orientamento verso gli altri servizi
territoriali esistenti, grazie alla presenza di un esperto.
Maschere
a vicoletto Belledonne
15
L
QUART
IERISSIME
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Sguardi Lontani
di Francesco Iodice
FANTASMI RITROVATI
La scienza, si sa, è l’osservazione della realtà,
quindi evidente, palpabile ed alla portata di ogni
buon osservatore; ma per guardare il mistero,
interpretare l’esoterismo, ricercare i fantasmi
occorre trasformarsi in «cronista
dell’impalpabile» e la ricognizione ci porta alla
ricerca del fantasma ritrovato per verificare se
Napoli possa o debba essere considerata – come
sostiene il mio caro amico Paolo F., esperto
occultista ed il cui interesse per questo filone
narrativo è nato con Edgar Allan Poe - la
«capitale del mistero». Fra fenomeni
paranormali e mille e più racconti, l’anima ed il
pensiero anelano alla libertà e vagano per il
non-definito; ma, chi la vede grigia e chi
colorata ed allegra, c’è chi classifica Napoli fra le
capitali planetarie (ma ignora cosa sono oggi Londra o
New York), e chi la identifica con quella dei Quartieri
Spagnoli, della Sanità o di Secondigliano; per altri si
riduce a piazza del Plebiscito, via dei Mille o alla
collina di Posillipo. Se ci sia o no un nesso tra tutte
queste opinioni o se un fatto sia chiaro subito o non lo
sarà mai, che importanza ha? È un gioco e non
contiene messaggio alcuno (i messaggi li porta il
postino, diceva Sciascia). Nella cultura popolare
Il morso della Taranta
di Paolo D’Angelo
POGGIOREALE
SHOCK
A
partenopea hanno sempre avuto un ruolo primario le
storie di fantasmi, di leggende e di personaggi
misteriosi per cui faremo un piccolo viaggio attraverso
la Napoli dei misteri, una passeggiata nell’Ombra.
Quante Napoli ci sono? C’è quella raccontata dagli
scrittori, quella analizzata dagli studiosi, quella sentita
ed interpretata dagli artisti, quella partorita
dall’immaginario degli stranieri in buona o cattiva
fede, e infine c’è la Napoli cresciuta nella mente e
nell’animo dei suoi abitanti che ci hanno tramandato
tanti «cunti» sull’esosterismo e sui suoi misteri. Le
leggende sono tante, da quella di Maria d'Avalos e
Donn'Anna Carafa per arrivare alle storie di Calata
Marechiaro, Villa Imperiale, Villa Pierce, Villa degli
Spiriti fino alla leggenda dello scoglio di Posillipo. È
una rincorsa continua tra superstizione e religione,
giocata lungo la tradizione pagano-esoterica; Benedetto
Croce ha scritto che le leggende esprimono e
contengono tendenze morali, politiche e soprattutto
sentimentali; pertanto esse «sono il prodotto dello
spirito collettivo, del genio della stirpe e dell’animo
popolare». Ma ora è obbligatoria una domanda
sibillina: ai fantasmi bisogna credere o no? Diceva
Eduardo: «Se hai una bella moglie devi credere ai
fantasmi» (imposizione per coprire quello che non vuoi
vedere!). E chi la bella moglie non ce l’ha? In pubblico
nega, ma in privato ci crede. Eccome!
chi non è capitato di sognare da bambino di voler diventare il super poliziotto pronto a tutto pur di sgominare la
banda criminale di turno? Beh, anche io da bambino ho
spesso giocato con la fantasia e nei miei giochi è capitato di fare
il poliziotto, avevo tutto il necessario: un bel distintivo americano,
la paletta, le manette e soprattutto una bellissima pistola giocattolo che sembrava così reale da farmi sentire un vero poliziotto.
Il gioco era semplice: arrestare il cattivo che spesso era un povero
amico costretto ad impersonare il criminale. Il cattivo tentava una
fantomatica rapina ed io intervenivo con coraggio arrestando il
malvivente, quindi, dopo averlo ammanettato, lo rinchiudevo
nella stanza-carcere e la giustizia trionfava. Lo stimolo maggiore
al gioco era dato da quei bellissimi film polizieschi americani,
dove si vedevano uffici mozzafiato, macchine potenti e donne
sempre innamoratissime del principale interprete. Che dire poi
del carcere in cui rinchiudevano i cattivi? Vetri blindati sfavillanti,
svariate fila di cancelli di ferro, corridoi di marmo lucidi come
quelli dei palazzi reali, mense da far invidia al miglior centro
commerciale, insomma, un carcere che garantiva qualità di vita
ma anche certezza della pena al cattivo di turno. Purtroppo crescendo impariamo a capire che la realtà è a dir poco diversa
dalla storia di un film americano e ciò accade sopratutto nella
nostra città. Gli uffici sono fatiscenti, le auto spesso sono normalissime utilitarie, la vita di un poliziotto è difficilissima - provate a
chiederlo ad uno di loro - per non parlare poi dello stipendio inadeguato. E del carcere? Che dire del nostro carcere di Poggioreale che solo a guardarlo da fuori sembra ormai più un
monumento presepiale che un carcere? Eppure in quel «monumento» ci sono ben 2600 persone contro una capienza regolamentare prevista di circa 1400 unità. Ora, non voglio entrare nel
merito tecnico delle problematiche del carcere di Poggioreale,
nemmeno ne avrei la competenza, ma mi pongo una domanda
che giro ai lettori amici di Chiaia Magazine: l’età adulta impone
di ragionare e da oramai molto tempo ho capito che la realtà è
ben diversa da un film americano, ma come è possibile che ancora oggi il primo quotidiano cittadino pubblichi un articolo dal
titolo «Poggioreale, rapporto choc: carcere insicuro»? Il vero rapporto choc è che solo adesso se ne sono accorti! Meglio tardi che
mai, parola della taranta.
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anno II numero 3/4
apri le 1O porte del piacere
Questo mese abbiamo aperto per voi
La Porta d’ingresso
La Porta magica
la porta del gol
L’imPorta
La Porta segreta
La Porta sul rètro
anno due n.3 / 4 marzo aprile 2010
Periodico edito da Associazione Napoli
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SPIRAGLI
Grande
successo per la
quattordicesima edizione
della Borsa Mediterranea del
Turismo a Napoli, tenutasi dal
26 al 28 marzo alla Mostra
D’Oltremare, che ha fatto
registrare il 9% di presenze in più
rispetto all’anno scorso. Tra gli stand
espositivi più curati della rassegna
ha molto ben figurato quello allestito
dalla Provincia di Napoli, su
iniziativa dell’assessore al Turismo
dell’Ente di piazza Matteotti, Valeria
Casizzone (nella foto insieme al
presidente della provincia di Napoli
Luigi Cesaro). Il bianco e il nero sono
stati scelti come colori dominanti
dell’area espositiva, realizzata con
particolare cura dei dettagli, sia nel
design che nella galleria fotografica
a tema.
Ad animare il tutto, i grandi prodotti
gastronomici, naturali e di
artigianato della Campania come la
dall'enogastronomia
fino alla cultura. La
grande affluenza di visitatori
- ha aggiunto - e di addetti ai
lavori conferma l'interesse che
c'è attorno al prodotto turistico
della provincia di Napoli, una delle
nostre principali attrazioni».
«Stiamo lavorando - ha affermato
l’assessore Casizzone - a un piano
di progetti turistici che possano “fare
sistema” con tutte le realtà positive e
sane del territorio e puntare ad un
"turismo policentrico” che da Napoli
abbracci tutto il circondario». Tra gli
oltre 4000 visitatori accorsi
quest’anno, anche il neo-presidente
della Regione Campania, Stefano
Caldoro, che si è recato alla BMT
durante la campagna elettorale,
dimostrando grande entusiasmo per
l’iniziativa dell’Ente provinciale,
avendo già affrontato il tema per il
progetto “Il futuro di Roma capitale”.
Sito web: www.il10.it
Iscrizione al Tribunale di Napoli
N° 7 del 03/02/2009
Iscrizione ROC 16538
II
Laura Cocozza
Alvaro Mirabelli
Luca Saulino
pasta e i vini di Gragnano, la pietra
della Solfatara, le creazioni di Borgo
Orefici, le specialità della Costiera
Sorrentina, il pomodorino del
Vesuvio e il caffé «Lazzarella» di
Pozzuoli, prodotto dalle detenute
della Casa circondariale della
cittadina flegrea. «La Borsa
Mediterranea del Turismo è stata
l'occasione per promuovere le
risorse del nostro territorio - ha
affermato il presidente della
Provincia di Napoli Cesaro, nel
corso della sua visita allo stand
dell'Ente - risorse che possono
concorrere, in maniera risolutiva,
a un prezioso sviluppo integrato
e a un nuovo protagonismo
turistico che possa
coinvolgere tutta la filiera
della nostra
produzione,
Rita Giuseppone
BMT,
la Provincia
e lo stand
delle
eccellenze
In questo numero hanno scritto
In copertina 1O sembra la
testata del magazine ma non lo
è: 1O diventa così una parte
integrante della PASS1ONE.
Forse quella più evidente.
Semplicemente la CHIAVE
d’eccellenza che conduce alle
1O PORTE DEL PIACERE
selezionate di volta in volta, che
il lettore dovrà aprire con
curiosità (fra quelle che ogni
mese la redazione selezionerà)
magari anche solo “sbirciando”
dal buco della serratura. Ogni
PORTA rappresenta un
pretesto per consentire al lettore
di spaziare dove non è mai
stato. O, meglio, dove in fondo
vorrebbe essere. Una CHIAVE
D’ACCESSO per tutto ciò che
è aspettativa, pulsione e
desiderio, fonte inesauribile di
idee, viaggi in luoghi del buon
vivere e non, incontri con
personaggi must, curiosità,
divertissement ma anche una
miriade di aspetti della realtà
che gioco non sono.
IV/Gian Marco Tognazzi:
che noia il cinema di moda!
L’intervista
A febbraio
ha ricevuto il Nastro
d’argento come miglior
attore protagonista per il
corto “Fuori uso”.
Che noia
il cinema
di moda!
IV
A
A febbraio ha
ricevuto il Nastro
d’argento come miglior
attore protagonista per il
corto “Fuori uso”. Un corto
tutto napoletano se si considera
il regista e sceneggiatore
(Francesco Prisco), la produzione
(Run Communication dei fratelli
Andrea e Alessandro Cannavale),
le location (casa Cannavale, i
bagni della scuola media Tito Livio
di Chiaia, un’area di servizio a
Frattamaggiore). Lui è Gian Marco
Tognazzi, figlio del grande Ugo:
come il padre, una vita stregata dai
copioni. Attualmente è in teatro con
il testo di Friedrich Durrenmatt,
“Die Panne”, conosciuto anche per
l'adattamento nel film di Ettore
Scola; a maggio, invece, tornerà
sul grande schermo nel film di
Claudio Fragrasso, “Le ultime 56
ore”. Intanto sta girando
“Maledimele”, un film sul tema
dell’anoressia, diretto da Marco
Pozzi e “Vorrei vederti ballare”, del
giovane regista esordiente Nicola
Deorsola.
Fuori uso è
una chicca. Ha
collezionato consensi e
premi, fino a raggiungere
l’ottimo risultato del Nastro
d’argento. È uno dei
riconoscimenti cinematografici più
prestigiosi in Italia, soprattutto per
i corti perché è più difficile vincere
se si considera che se ne
producono tra i 500 e i 600
l’anno, a fronte dei pochi
lungometraggi.
Come è stato girare il corto?
C’era molto affiatamento sul set e
un feeling speciale con la
produzione. Tutti erano protesi a
realizzare il film nei tempi previsti,
cioè 4 giorni, e a risolvere anche
gli inconvenienti che si sono
verificati durante le riprese.
Quali inconvenienti?
Francesco ha deciso di girare il
corto con una particolare
cinepresa, disponibile a Napoli
solo in due esemplari. Il primo
giorno che l’abbiamo montata, si è
per svago: ci
deve essere sempre
un motivo. E se non è per
lavoro, almeno deve esserlo
per incontrare persone e amici
che magari ho dovuto tralasciare
proprio per esigenze lavorative.
Da mio padre ho ereditato la
dedizione al lavoro e la capacità di
adattarmi alle situazioni. Lui stava
bene con tutti e trattava con tutti,
dal giornalaio al Presidente della
Repubblica.
E la cucina?
Ricky è lo chef di famiglia. Io ho
preferito evitare quest’altro fardello
di confronto, visto che sono l’unico
ad aver scelto di fare
esclusivamente la stessa professione
di mio padre… già devo subire
raffronti sulla recitazione, volevo
evitare anche quelli sui fornelli,
nonostante io fossi il suo
assaggiatore ufficiale.
Davvero?
Sì, ma lo facevo solo perché così
potevo stare seduto a tavola con i
suoi ospiti e sentire parlare di
cinema.
C’è un film italiano che l’ha colpita
particolarmente o che le sarebbe
piaciuto interpretare?
Non faccio mai classifiche né a
proposito di cinema né di musica.
Guardo i film e ascolto la musica, e
rotta. Ho apprezzato molto
l’atteggiamento suo e della
squadra per l’invidiabile calma
dimostrata. Io caratterialmente
sono molto diverso e poiché sul
lavoro sono scientifico, mi altero
con facilità se ci sono inconvenienti
di questo tipo che ti fanno perdere
mezza giornata di lavoro.
A proposito di carattere, cosa c’è
di suo padre nel suo?
Noi fratelli abbiamo tutti qualcosa
in comune con nostro padre, sia un
aspetto caratteriale o somatico o
solo per il modo di affrontare le
cose. Io ho la necessità di dover
sempre impiegare il mio tempo
per qualcosa di utile, sia sotto il
profilo professionale che
umano. Ad esempio, per
me non ha senso
viaggiare solo
basta. Sono onnivoro, in questo
senso, anche perché credo che tutti
i film, belli o brutti, possano
insegnare qualcosa ad un attore.
Escludo solo quelli dell’horror,
perché è un genere che non mi ha
mai incuriosito.
Quindi anche quando
guarda un film non lo fa mai
per puro svago?
Vedo e mi godo i film sempre sotto il
profilo professionale. Come le ho
detto, devo fare sempre qualcosa di
utile. L’unica differenza è che il mio
giudizio è più libero se guardo un
film che non è stato girato da
qualche amico, mentre se conosco
chi lo ha realizzato, mi sento più
coinvolto e comincio a fare
una serie di valutazioni
rispetto al lavoro e alle
scelte fatte.
Come è nata l’idea di interpretare
il corto di Francesco Prisco?
È nato tutto via mail. Lui mi aveva
inviato la sceneggiatura, a me era
piaciuta subito e gli avevo detto
di Laura Cocozza
che l’avrei girato. Ma Francesco
poi ha insistito che vedessi il suo
primo corto prima di decidere. Mi
ha divertito molto il suo approccio.
Mi ha detto: devi vederlo, mi è
costato 40 euro e magari ti fa
schifo come giro. È venuto a
portarmelo a Roma, qui a casa. Lo
abbiamo visto insieme, mi è
piaciuto un casino e gli ho subito
confermato la volontà di girare con
lui. Siamo diventati molto amici e
sicuramente faremo un altro corto
insieme. Stiamo valutando diverse
idee nel cassetto. Apprezzo molto
le sue storie e la sua capacità di
scrittura e di narrazione.
Dovrebbe fare un
lungometraggio perché ha le
doti giuste.
Torniamo al corto Fuori
uso…
V
La scheda
Scatti dal set di Fuoriuso
NELL’ALTRA PAGINA:
In alto, il regista Francesco Prisco
in basso, Sonia Aquino
FUORIUSO
di Francesco Prisco
Fiction | Italia | 2008 | HDV | 22 min.
Gildo Bonelli è un riottoso venditore di polizze vita.
Durante una delle sue numerose soste all'autogrill,
si imbatte in una scritta impressa su una mattonella
in bagno. Da quel momento, piomba in una vera
e propria ossessione d'amore...
Francesco Prisco ha iniziato la sua carriera di regista con il
cortometraggio Il diavolo custode, a cui hanno fatto seguito
Storie di talent (cm.), 127 battiti (Spot contro l’uso dei fuochi
illegali con protagonista Silvio Orlando), La mezz’ora (spot
sociale per la Provincia di Napoli, con Enzo Cannavale).
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Musica
Interpreti
Produzione
Francesco Prisco
Francesco Prisco - Carlo Montariello
Ettore Cestari
Dino Negri
Musiche Originali di Sergio Cammariere
Gian Marco Tognazzi, Sonia Aquino
Francesco Procopio, Imma Villa
RUN COMUNICAZIONE
VI
Come è Gian
Marco sul set?
Non sono uno di quelli
che appena ha finito di
girare una scena si piazza
davanti al monitor per rivederla.
Non mi piace questa tendenza
adottata da molti miei colleghi.
Preferisco non interferire col lavoro
del regista ma affidarmi a lui e
guardare il film finito. A teatro è
diverso, sono io che decido cosa
succede ogni sera.
Il 2010 è un anno importante per
lei perché è in uscita con tre film…
Di questi tre, però, l’uscita nelle
sale a fine maggio è certa solo per
Le ultime 56 ore di Claudio
Fragrasso. Un film intenso, di
denuncia, che racconta la storia di
un gruppo di soldati che cinque
anni dopo il ritorno da una
missione in Kosovo decidono di
barricarsi in un ospedale e gli
vengono imposte 56 ore come
ultimatum per arrendersi.
Fragrasso dimostra che anche in
Italia si possono fare film d’azione
e di impegno sociale, a differenza
di ciò che si dice. Il film ha
rispettato la bellissima
sceneggiatura che prende spunto
dalla realtà per poi romanzarla,
come è giusto che si faccia per un
film, che altrimenti diventa un
30, di cui sì e
no 15 vanno in
distribuzione nelle sale.
Purtroppo però nessuno se
ne preoccupa. E il risultato è
anche che non è la qualità del
film a fare la differenza. Nel
2000, ad esempio, Prime luci
dell’Alba di Lucio Gaudino è stato
l’unico film italiano in concorso a
Berlino e non è mai stato
distribuito.
E cos’è allora che fa la differenza?
L’Italia è la fabbrica delle mode.
Non conta cosa sai fare ma quanto
sei riconoscibile: l’importante è
quanto sei personaggio. E questo è
difficile,
bisogna studiare e
acquisire una grande
professionalità. Siamo invasi
da attori che fanno i
personaggi che poi vengono
dimenticati perché passano di
moda. Sullo schermo interpretano
sempre se stessi e non i soggetti
cinematografici in cui dovrebbero
calarsi. Non voglio essere
polemico ma dico la realtà delle
cose. Io pago il fatto che non amo
fare me stesso ma, al contrario,
preferisco andare incontro al
personaggio che devo
rappresentare e analizzarlo,
cercando sia i punti di contatto tra
me e lui sia le differenze. Lo trovo
molto più stimolante: che
divertimento c’è a fare sempre se
stesso con un vestito diverso,
fingendo di essere timido o
innamorato o altro? I miei colleghi
che lo fanno mi annoiano. Penso
invece a Gian Maria Volonté, a
Gassman, a mio padre che ogni
volta erano diversi, pur
mantenendo una loro forte
caratterizzazione. Era quello il
fascino dell’attore che oggi si è
perso.
Che cosa direbbe, allora ad un
giovane che volesse intraprendere
il mestiere di attore?
Da mio padre ho ereditato la dedizione al lavoro e la capacità di adattarmi alle situazioni
documentario. Difficilmente mi
sbilancio a dare certi giudizi, ma
in questo caso mi sento di dire che
questo ha tutte le caratteristiche per
diventare un successo.
Però sono in uscita anche
Maledimele di Marco Pozzi e
Vorrei vederti ballare di Nicola
Deorsola.
L’uscita per queste due pellicole è
prevista per ora solo per i festival.
Ciò significa che poi dovranno
trovare una distribuzione e non è
facile in Italia. Perché il sistema
cinematografico è abbandonato a
se stesso, ingabbiato in una legge
che risale al 1945 e che ha
trasformato un’industria che
produceva 300 film ogni
anno, in un’impresa
artigiana che ne
produce ora solo
il motivo per cui nel nostro
paese il mestiere dell’attore
lo fanno tutti. Altrove è
molto più
VII
Che deve essere pronto a fare
sacrifici e rinunce se vuole
lavorare a teatro, che poi è quello
che ti assicura il lavoro per 3-4
mesi l’anno e certo non può
escluderlo. Che ci sono periodi in
cui le cose girano ed altri in cui
stanno completamente ferme; che
il successo non è solo bravura;
che ci sono circoli chiusi dove non
si può entrare; che ci sono registi
che lavorano sempre con gli stessi
attori e distributori che
distribuiscono sempre gli stessi
film e per questo si fanno sempre
gli stessi tipi di film; che se gli
gira bene può riuscire a fare
l’attore a prescindere dalla
sua professionalità e dalla
sua bravura. E magari
farà anche il botto.
All’assalto di Facebook
La passione
per il Calcio Napoli dilaga anche sul social network Facebook. Tra i gruppi
più attivi in rete figura il «S.S.C.
Napoli Facebook Fan Club», fondato da due tifosi «illustri» quali
Antonio Squitieri, noto imitatore e
volto delle tv private campane, conosciuto come «1000 voci», e Carmine Montuosi, organizzatore di
eventi sportivi. Tra gli oltre 4.000
iscritti al gruppo, gli ex calciatori Luciano Marangon, addetto al marketing ed alla comunicazione del S.S.C.
Napoli Fan Club, e Roberto Scarnecchia. Per festeggiare la nascita del
Fan Club, a fine campionato è prevista una cena-spettacolo con ospiti di
riguardo, tra cui inviati sportivi e
giornalisti, artisti, calciatori azzurri,
tifosi e simpatizzanti. In vista dell’evento il gruppo si pone l’ambizioso
obiettivo di raggiungere la quota record di ben 6.000 iscritti.
LAPORTA
DELGOL
XI/Chiamateci «Patute»
In qualunque angolo del mondo c’è un bambino che tira calci
ad un pallone e milioni di adulti che vorrebbero essere quel bambino
«Seppelliteci qui»,
90 minuti tutti da leggere
Una data resterà impressa nelle menti e nei cuori di
tutti i tifosi del Napoli: il 31 ottobre 2009, passato alla
storia come il giorno della grande vittoria, con rimonta, per 3-2 del Napoli contro la Vecchia Signora
del calcio, la Juventus, sul campo dell’Olimpico di Torino. In quell’occasione Raffaele Auriemma, giornalista sportivo del quotidiano «Roma» e telecronista
«fazioso» per Mediaset Premium, si produsse in
un’esultanza che è rimasta simbolo di quella giornata storica. «Seppelliteci qui», infatti, oltre a rappresentare il grido di gioia che ha raggiunto le case
dei tanti tifosi collegati, è anche il titolo del libro
che Raffaele Auriemma ha pubblicato con la Graf.
Undici eroi in casacca azzurra, undici capitoli, 90 minuti
vissuti appassionatamente animano il volume che Auriemma ha presentato di recente nella sede dell'Ente
Provinciale del Turismo di Napoli, a Palazzo Partanna.
Con lui, a ripercorrere quelle magiche emozioni, l'amministratore dell'Ept, Dario Scalabrini, l'editore Luciano
Chirico, il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della
Campania, Ottavio Lucarelli, e uno degli ex calciatori
del Napoli che i tifosi ricordano con maggior affetto, il
portiere Pino Taglialatela. La prefazione del libro è a
cura di un altro napoletano doc, Nino D’Angelo, ospite
d’onore della presentazione del 23 marzo alla Feltrinelli
di piazza dei Martiri.
«A bordocampo» con Enrico Varriale
Il primo marzo presso il Centro Tecnico Federale di Coverciano è stato presentato il libro di Enrico Varriale «A
bordocampo. Il calcio oltre la linea bianca», edito da
Testepiene per Graf. Alla presentazione, tenutasi durante il ritiro della Nazionale in vista dell’amichevole
Italia-Camerun che si è giocata il 3 marzo a Montecarlo, hanno preso parte il presidente della Figc
Giancarlo Abete, il direttore generale Figc Antonello
Valentini e il commissario tecnico della Nazionale
Marcello Lippi, che ha firmato la presentazione del
volume. Varriale, napoletano, classe 1960, ha cominciato giovanissimo la sua carriera di giornalista
sportivo collaborando con Il Mattino e i settimanali
sportivi Sport Sud e lo Sport del Mezzogiorno. Inviato
di punta del «Processo» di Biscardi e dal ’90 in poi della
Rai per i mondiali di calcio, ha saputo cogliere con occhio attento tutto ciò che succedeva in campo ma soprattutto oltre quella linea bianca, il confine che separa
il grande campione dall’uomo. Una visione a 360° su
storie, aneddoti, persone e personaggi legati al gioco del
calcio e i suoi protagonisti più amati e controversi: da
Lippi a Cannavaro, da Collina a Maradona, senza dimenticare le questioni legate al conflitto tra Rai e Sky ripercorrendo esperienze, incontri, scontri, successi e
sconfitte, per consegnare al lettore una nuova chiave di
lettura del pallone.
X
A
Anche il pallone ha le sue «quote
rosa». Fino a una dozzina di
anni fa il nostro calcio era fatto
di cliché che vedevano gli uomini
allo stadio e le donne a casa mentre
dappertutto risuonava la radiocronaca di «Tutto il calcio minuto per minuto». Adesso invece lo scenario è
notevolmente cambiato: non è raro sorprendere donne discutere dello schema
ad albero di Natale, mentre gli uomini,
anche gli Ultras più sfegatati, impossibilitati a seguire le notturne, gli anticipi
e i posticipi, si sono arresi alla più comoda accoppiata divano-parabola.
Così lo stadio è diventato terreno di
conquista anche per le donne, di tutte le
età, con la testa nel pallone. Chi le
guarda con diffidenza, pensando che
le tifose apprezzino più la bellezza dei
calciatori che la loro bravura, dovrà ricredersi: sono competenti, devote e non
esitano a bacchettare il loro beniamino
quando sbaglia una partita. Sono le
«patute» del Napoli, ragazze dal sangue azzurro provenienti da ogni parte
della città. La squadra ormai ha imparato a conoscerle: vanno allo stadio, seguono gli allenamenti, commentano
schemi e risultati su internet, organizzano raduni e spesso salutano i calciatori all’aeroporto prima della partenza
per una trasferta importante o al ritorno
di un match vittorioso. Il difensore Fabiano Santacroce, ad esempio, ha un
rapporto molto amichevole con loro e
spesso passa a salutarle scrivendo sul
forum a lui dedicato che conta circa
una sessantina di iscritti. L’amministratrice del forum Ylenia, 24 anni e una
laurea in Ortottica, ha creato questo
spazio per riunire tutte le ragazze (e
anche qualche ragazzo) che seguono il
Napoli e che, durante le lunghe ore allo
stadio o fuori al centro sportivo di Castelvolturno per strappare una foto o un
autografo, sono diventate come una famiglia. Divise dal gusto estetico (insieme a Santacroce i più «ammirati»
dalle tifose rosa sono Contini, Mannini
e Blasi, ceduti dalla società ad altre
squadre) ma unite e concordi quando
si tratta di commentare le questioni
inerenti al Napoli, dal mercato alla
prestazione dei singoli e della squadra che, a loro dire, è stata «resuscitata»
dall’allenatore
Mazzarri. Aspettando il ritorno in campo
dell’«Imperatore Nerone» (soprannome di Santacroce, al
momento ancora infortunato),
sostengono i nuovi acquisti Campagnaro e Cigarini e i campioni che
stentano a ritrovare la condizione ottimale (ad esempio Hamsik e Quagliarella), penalizzati, secondo le tifose
azzurre, dalla forte pressione della
piazza partenopea. «Spesso - racconta
Michela, 25 anni, studentessa di Lettere
Moderne e “patuta” doc - mi sono trovata a difendere i giocatori durante le
discussioni sul Napoli che scaturiscono
in strada. La maggior parte dei tifosi
non capisce che sono ragazzi come
tanti e anche loro possono sbagliare».
Le svariate chiacchiere che circolano
nell’ambiente sulla vita notturna non
proprio morigerata dei calciatori non
minano la fiducia che le tifose ripongono nei loro idoli: «Quando la squadra gioca bene e vince - continua
Michela - si tende a non dare ascolto a
Chiamateci «Patute»
di Rita Giuseppone
queste voci. L’accanimento per il pettegolezzo esce fuori quando le cose
vanno male. Nel caso di Fabiano (Santacroce, al quale fu ritirata la patente
per guida in stato di ebbrezza) ha inciso anche un po’ di sfortuna, ad un ragazzo di 23 anni può capitare di
commettere qualche sciocchezza».
Molto più concrete dei loro «colleghi»
uomini, le ragazze del Napoli non si
sono lasciate sedurre dal sogno Champions ma sperano e credono che l’Europa League sia alla portata della
squadra azzurra, anche grazie al sostegno della tifoseria partenopea: «I veri
tifosi - dicono - sono quelli corretti, che
amano il calcio non i ribelli che causano
disordini in trasferta. Al San Paolo
siamo tutti come una grande famiglia».
Una famiglia sempre più a tinte rosa.
XI
Azzurro
tinto di rosa
Ogni
favola
è un gioco
ed è vera
soltanto
a metà
XIV/Cimmino: lavorate un’ora più degli altri
D
«Dopo tanto
lavorare, ora ho
bisogno di qualcosa di
veramente stimolante per
continuare a farlo. Per questo
mi sono creato delle nicchie
creative all’interno delle aziende
guidate dai miei figli. Figli di cui, lo
ammetto, sono molto orgoglioso».
Si racconta così, Luciano Cimmino,
76 anni portati con la giusta dose di
consapevolezza, lo sguardo di un
ragazzo con gli occhi sempre aperti
sul mondo e la fantasia lasciata a
briglia sciolta. È grazie a questa che
oggi si diverte a fare il deus ex
machina nelle aziende dei figli
Gianluca e Barbara, facenti capo ai
marchi in franchising Yamamay e
Carpisa, leader rispettivamente nei
settori intimo-mare e pelletteria di
fascia accessibile. Sua è, ad
esempio, l’idea della valigia
assicurata, che ha fatto fare un
balzo in avanti al fatturato e alla
popolarità di Carpisa, e suo è anche
il copyright del marchio stesso
Yamamay, nato per caso da una
lettura. «In un libro che stava
leggendo mia moglie mi colpì il
nome di questo baco da seta che
faceva il suo bozzolo (Bombix
Yamamay) sulle colline giapponesi.
Stavamo cercando il nome per il
nuovo marchio e così decidemmo
per quello». Era il 2001, l’anno in
cui, dopo aver liquidato la
partecipazione nella Original
Marines, l’azienda da lui fondata e
poi portata avanti per dieci anni,
Cimmino decide di lasciare il campo
ai due figli. «Ho deciso che era
giunto il momento di fare un passo
indietro e dare loro l’opportunità di
dimostrare le proprie capacità. E lo
hanno fatto, cominciando veramente
da zero, investendo i loro risparmi.
Certo, avevano già un’esperienza
alle spalle, maturata affiancandomi
nel lavoro. Barbara, ad esempio,
ora è responsabile della gestione
marketing del prodotto delle due
aziende, ed è molto brava, ma ha
un’esperienza più che decennale,
perché ha cominciato con me
nell’87. E Gianluca, che è
l’amministratore delegato di
Yamamay con delega alla
comunicazione, è lui
che ha inventato
Regole,
intuizioni
e
successi
del
patron di
Carpisa e
Yamamay
Cimmino:
lavorate un’ora
più degli altri
«Casa
Carpisa», all’Interporto di Nola è il nuovo
quartier generale dell'azienda: quattro piani, 10
mila mq coperti, in cui oltre a
una scuola di formazione, c’è
tutto quanto possa servire ai
150 collaboratori che vi lavorano. Sono 430 i negozi del
marchio sparsi in Italia e all’estero (Spagna, Serbia, Grecia, Germania); ogni anno
vengono venduti 13mila pezzi
per un fatturato che nel 2009
ha toccato i 115 milioni di euro.
Il fenomeno Yamamay, invece,
Le aziende
in cifre
molte campagne promozionali per i
due marchi, tra cui l’ultima, la
“green revolution”, progetto basato
sulla ecocompatibilità e sul riciclo».
Dal 2001 i due giovani sono entrati
in società prima con la famiglia
Garda, industriali varesini di lunga
concorrenti bastava lavorare un’ora
in più degli altri. Ed avere un sogno
nel cassetto da realizzare». L’ultima
sfida di Cimmino, in ordine di
tempo, è stata di creare una linea di
prodotti beauty per Yamamay. Sono
due anni che ci lavora ed è andato
conta più di 500 negozi di cui
70 all’estero. Lo store più
grande della catena è a Colonia
(400 metri quadri); Il marchio
ha inaugurato uno shop in the
shop a Tirana e un corner nell’aeroporto di Manchester. Tra
un mese aprirà a Barcellona,
precisamente sulle Ramblas un
quinto negozio al posto di Massimo Dutti. Per l’estate, invece,
il marchio sbarcherà ad Ibiza
di Laura Cocozza
esperienza nel settore dell’intimo e
poi con la famiglia Carlino,
napoletani specializzati nel campo
della pelletteria. Per sé Cimmino non
ha voluto incarichi societari, se non
un ruolo di consigliere all’interno di
Yamamay. «Vedo troppi miei
colleghi imprenditori che soffocano
le aspirazioni dei loro figli con la
loro costante presenza: non voglio
fare lo stesso errore». Ai figli dice di
non aver mai dato particolari
consigli, ma di aver trasmesso loro
alcuni valori attraverso il suo
esempio. «Ho sempre mantenuto
un’estrema chiarezza e
correttezza nei rapporti
professionali ed ho sempre
creduto che per riuscire
a fare meglio dei
persino nella foresta amazzonica
per trovare gli ingredienti più
efficaci. A parte un’invasione di
scimmie nella stanza d’albergo, tutto
è andato a meraviglia ed è tornato
con ingredienti naturali ma molto
innovativi che saranno alla base
della prossima linea di creme solari,
abbronzanti e tonificanti.
Un tonificante, di altro genere,
servirebbe anche all’economia
italiana: «È dagli anni ’70 che non
si fa altro che parlare dei diritti e
mai dei doveri, ed oggi se ne
pagano le conseguenze. L’Italia
viaggia con un’andatura
lentissima rispetto agli altri
paesi, europei ma
soprattutto asiatici. Per
non parlare di
XV
Napoli: sono tre anni che devono
ripavimentare via Marina ed ancora
è una gruviera». La soluzione è
sempre la stessa: bisogna
rimboccarsi le maniche e lavorare
un’ora più degli altri. «Questo è
l’unico segreto per farcela: siamo
tutti più o meno dotati di talento, e
quindi chi si applica di più riesce di
più.
Credo che i miei figli l’abbiano
assimilato fin troppo bene: ora di
tanto in tanto cerco di ricordar loro
che il lavoro non è tutto nella vita
ma non mi ascoltano proprio.
Ecco, a volte mi sento un po’
responsabile del fatto che non
si divertono
abbastanza».
L'amore è la sorpresa di scoprirti,
di scoprire la dolcezza
di una carezza,
la gioia di starti vicino.
Arthur Klein adv.
www.imaestrigioielli.com - E-mail: [email protected]
Negli ultimi
tre anni sono
aumentate in modo
clamoroso le
intercettazioni telefoniche
ed ambientali eseguite
nell’ambito dei
procedimenti penali. Per
comprendere l’entità del
fenomeno occorre
indicare i numeri
trasmessi dalla Procura
della Repubblica di Napoli
al Ministero della
Giustizia e relativi
all’anno 2008
XVIII/Il Grande Orecchio
Non importa
ciò che è,
ma quello
che diventa
importante:
un’irrinunciabile
porta-spia
su ciò che
non si può
non sapere
L
Le richieste di
autorizzazione a
disporre le intercettazioni
inoltrate dal Pubblico
Ministero (sezione Direzione
distrettuale antimafia) all’ufficio
Gip sono state 756 (delle quali 717
sono state accolte), i decreti
d’urgenza disposti dal P.M. e
convalidati entro le 48 ore dal Gip
sono stati ben 4548, mentre le
richieste di proroga di intercettazioni
già disposte sono state 9896. Le
sezioni ordinarie della Procura della
Repubblica di Napoli hanno
inoltrato 297 richieste di
autorizzazione a disporre le
intercettazioni, hanno emesso
423 decreti d’urgenza e
1622 richieste di proroga di
intercettazioni già disposte.
Questi dati, riferiti al solo
2008 e in costante crescita
nel 2009 devono essere
attentamente letti, difatti
quando si parla di richieste e
di decreti non si fa riferimento
ad un’unica utenza telefonica
o ad un unico ambiente da
intercettare atteso che lo
stesso decreto può contenere un
numero plurimo di utenze e di luoghi
ove si vogliono captare le
conversazioni. Così come appare
evidente e palese il sempre
maggiore
ricorso alla
decretazione d’urgenza
prevista dal legislatore in casi
di necessità e divenuta, di fatto,
strumento ordinario d’indagine
laddove si consideri che i decreti
d’urgenza emessi da tutte le sezioni
della Procura della Repubblica di
Napoli sono stati 4971 a fronte di
1053 richieste ordinarie di
autorizzazione a disporre le
intercettazioni. Questo appare essere
il dato più preoccupante atteso che il
Gip ha soltanto 48 ore di tempo per
esaminare il fascicolo e per
convalidare le intercettazioni
disposte dal P.M.
Non bisogna,
tuttavia, dimenticare
che lo strumento delle
intercettazioni telefoniche ed
ambientali appare ancora
essere uno strumento
indispensabile per la effettuazione
di indagini soprattutto per
sconfiggere i reati di criminalità
organizzata ma l’entità del
fenomeno dimostra o che tutti i
napoletani sono camorristi o che si
ricorre a tale strumento anche nei
casi in cui non è necessario.
D’altronde la giurisprudenza della
Corte di Cassazione ha chiarito che
non occorre essere iscritti nel registro
degli indagati per essere intercettati
essendo sufficiente che dalle
conversazioni captate possano
emergere elementi utili per il
prosieguo delle indagini. Nel 2006 il
«controllo degli indagati» è costato
poco meno di 224 milioni di euro.
Nell’anno precedente la spesa era
stata anche maggiore: quasi 287
milioni. La riduzione è forse dovuta
alle misure adottate per contenere i
costi, ad esempio, del noleggio delle
apparecchiature, passato da 70 a
20 euro al giorno. Una ricerca
elaborata dall’Eurispes rileva che in
soli cinque anni, dal 2000 al 2004,
le intercettazioni telefoniche sono
aumentate del 128%.
Spese sostenute dagli uffici giudiziari anni 06/07/08
di Alberto Capuano*
Nella relazione del Ministero - DOG / Direzione di Statistica, si riportano i dati
relativi al triennio 2006-2008 e sono quelli ricevuti fino al 20 novembre 2009
dalla maggior parte degli uffici giudiziari.
Dai dati emerge che le intercettazioni costituiscono la maggior voce di spesa
sostenuta dallo Stato (33% di tutta la spesa pagata dall’Erario per le spese di
giustizia nell’anno 2008).
Dell’importo liquidato per le intercettazioni nel corso dell’ultimo anno il 79% è
stato speso per il noleggio degli apparati, il 13% per le fatture emesse e il restante
8% per l’acquisizione dei tabulati
Voci di spesa
Anno 2006
Anno 2007
Anno 2008
Spese
295.229.819,95
312.191.597,37
302.288.367,24
Viaggi
Incarichi
Intercettazioni
Straordinarie processi penali
6.712.740,69
16.982.730,31
243.134.926,83
15.597.596,05
6.860.477,59
18.298.917,34
251.988.076,77
21.917.336,91
6.911.954,71
21.407.651,38
244.425.064,97
15.985.497,45
Da quanto detto consegue la necessità di riformare la disciplina relativa alla
intercettazioni telefoniche ed ambientali limitandole, innanzi tutto, nei confronti di
persone già iscritte nel registro degli indagati e ciò al fine di evitare che le stesse
rappresentino una enorme rete gettata in mare e sollevata dopo molti mesi al fine
di vedere chi e cosa vi è caduto all’interno ma senza dover rinunciare a questo
importante e fondamentale strumento senza il quale lo Stato non avrebbe potuto
raggiungere importanti risultati nella lotto contro la criminalità organizzata.
Ipotizzando che per ogni utenza
controllata siano coinvolte un
centinaio di persone diverse
(familiari, amici, colleghi), nel
decennio 1995-2004 si arrivano a
contare 30 milioni di italiani ascoltati
dal «grande orecchio». Significa che
tre persone su quattro nella fascia
d’età tra i 15 e i 70 anni sono state,
o continuano a essere,
intercettate.
*Giudice in servizio presso la
sezione Giudice per le indagini
preliminari presso il Tribunale di
Napoli
I trucchi anti-intercettazioni
Esistono diversi
metodi per impedire che
una intercettazione possa essere
efficace, ovvero utilizzando
strumenti di crittografia telefonica.
Tecnologie di cifratura che si applicano a
computer e telefoni mobili smartphone e
che «criptano» la voce prima di inviarla su
di una rete dati. Un esempio è il software
PrivateGsm. che non ha bisogno di essere
installato anche dai telefoni che ricevono la
chiamata, ma solo da quelli che la fanno
partire: infatti il programma invia un sms
all'utente a cui si vuole telefonare, che
contiene la «chiave segreta» per
decodificare la chiamata. I progressi della
tecnologia a basso costo hanno fatto sì che
a spiare non siano solo le forze dell’ordine
autorizzate. Aumentano, infatti, le
intercettazioni «fai da te» (punibili con 5
anni di carcere) affidate ad agenti privati
per questioni di fedeltà coniugale, ma
anche aziendale. Le informazioni rubate
dalle aziende possono valere un patrimonio
(le prime mille aziende del mondo perdono
circa 50 miliardi di dollari l’anno a causa
delle informazioni rubate dai rivali) e
quindi scatta la corsa allo spionaggio fatto
in casa: con 30 euro è possibile comprare
un chip Spy Phone, da installare sul
telefonino per ricevere tutti i suoni captati
nel raggio di 5 metri del telefono spiato.
Mentre, con 99 euro, è possibile acquistare
l’antidoto, il KO Spy, un software capace di
individuare e neutralizzare gli Spy Phone
nelle vicinanze.
30 milioni
di italiani
intercettati.
Urge
una riforma
per contenere
le spese
Il Grande Orecchio
LAPORTASEGRETA
XXII/L’uomo e l’abisso
Ognuno
ha una passione
nascosta
che muore
dalla voglia
di raccontare
agli altri
Lì sotto
a 40 metri
trovo
pace
e cultura
L’uomo
el’abisso
Le confessioni
di uno
speleologo
napoletano
XXII
D
Di fare notizia
gli capita spesso.
Gianluca Minin, 39 anni,
sposato, laurea in Scienze
Geologiche, speleologo per
passato. Su e
giù dagli inferi
napoletani, magari appeso
a una fune di 50 metri come
gli è capitato in un abisso sotto
piazza
Plebiscito per
restaurarlo e farne un sito
turistico. Così è nata la società
«Borbonica Sotterranea», tarata
apposta sulla nuova avventura.
Ora la galleria è quasi pronta ma
Minin non dimentica la guerra dei
permessi: «5 anni di sofferenze,
accampati sull’uscio della burocrazia
comunale. Agli assessori l’idea
piaceva. Ma quando la pratica è
finita sul tavolo di tecnici e dirigenti
municipali, è iniziato il delirio:
superficialità, supponenza,
disinteresse. E così si affossano tanti
giovani che potrebbero essere
risorsa preziosa per la città. Il
permesso, alla fine, ce lo ha dato il
Demanio». Intanto, in quel tunnel
Minin è andato di nuovo a segno,
finendo ancora sui media: «Durante
la rimozione di quintali di detriti,
propiziata dalla disponibilità della
Quick (ndr. società che nell’antro di
via Morelli sta realizzando un
grande parcheggio) e da una
scavatrice dell’impresa Cipa, sono
affiorati - spiega lo speleologo - 6
colossali altorilievi di era fascista. E
si potrebbe valorizzarli in loco».
Tunnel turistico: a quando l’apertura?
«Fosse per noi, tra 2 mesi. Ma
servono risorse. E forse sarà il Nord
a darci una mano: ad esempio la
di Alvaro Mirabelli
vocazione, nel ventre di Napoli ci va
per mestiere. E ha un vizio: tutte le
verità, comode o scomode,
intercettate nella città sotterranea, le
porta alla superficie. In cronaca ci è
già finito 6 mesi fa: le sue rivelazioni
sulla monnezzopoli, germogliata
nella città di sotto, seminarono gravi
imbarazzi tra gli amministratori
locali. «L’uso infame delle cavità,
stracolme di rifiuti abusivi da Chiaia
a Marianella, è noto da un pezzo:
una vergogna che, però, andava
resa pubblica nella speranza che
qualcuno arginasse questa
malapratica», si inalbera lo
speleologo che nel cuore di
tenebra della città ha già
scoperto 40 nuove cavità,
andate ad aggiungersi al
centinaio già
inventariato in
Monte di Dio: coi rischi e la fatica
che la cosa comporta. Ma chi glielo
fa fare? Il fatto è che andare a
spasso da un antro all’altro, gli piace
da matti. «Un’idea fissa da sempre»,
conferma lui. Che nel ’99 è passato
all’azione, edificando da zero con
altri spericolati la società Ingeo. E
che ha toccato il cielo con un dito nel
duemila quando il Commissariato al
Sottosuolo lo ha ingaggiato per
ispezionare le viscere della città:
incarico svolto fino al 2008, finchè
sono durati i quattrini.
E nel frattempo, siccome non gli
bastava, nel 2005 Minin,
accarezzando un’idea che poi è
diventata un percorso di guerra,
ha puntato un altro obiettivo:
scavare nel vecchio tunnel
borbonico che collega
via Morelli a
XXIII
Banca Popolare di Milano. E costa
anche l’illuminazione: ad Aprile, ci
sarà un sopralluogo di Enel Sole.
Speriamo. La città lo merita». Già,
Napoli: «Città unica gestita da
persone che vivono nel
medioevo. Ma io sono
fortunato: lì sotto, a 40
metri, trovo pace e
cultura».
XXVI / I Giganti ritrovati
XXXI / Bonelli, l’audace
laportasulrètro
IL PASSATO È L’UNICA COSA DI CUI SIAMO DAVVERO CERTI
Apre a Sant’Elmo «Napoli Novecento»
XXVI
fotografie pubblicate per gentile concessione di Civita
tour
d’honneur
in 70 anni
di arte
napoletana
N
NN:
l’acronimo sfida ironie
scontate. Dietro la sigla si
cela, però, l’identità
orgogliosa di una nuova
creatura dello scenario espositivo
partenopeo. Si chiama «Napoli
Novecento», è il neonato museo
d’arte moderna della capitale del
Sud e abita negli spazi del Carcere
Alto di Castel Sant’Elmo. Al suo
interno le 170 opere di 90 artisti,
tutti napoletani (o non partenopei
ma attivi in città) la cui parabola
creativa ha navigato il «secolo
breve» tra il 1910 e il 1980. Un
museo con un padre e una madre:
Nicola Spinosa, sovrintendente del
Polo Museale Napoletano, che
coltivava l’idea da una vita, e
Angela Tecce, direttrice di Castel
Sant’Elmo, guadagnata alla causa
dal sovrintendente. Tutti e due
testardi quanto basta per condurre
in porto una sfida culturale da
sudori freddi fino all’apoteosi finale:
l’inaugurazione del 5 marzo.
«Napoli Novecento»: ovvero tour
d’honneur in 70 anni di arte
napoletana, selezionata dai due
mattatori con criterio storicocronologico in gradevole bilico
sull’intento didattico. Un percorso
che privilegia pittura, scultura,
disegno e anche grafica
sperimentale, frenando appena in
infilare italiani
e napoletani del ‘900
nel retrobottega della storia
dell’arte. Adesso, però, a
Sant’Elmo raccolgono gloria
firme come quelle di Vincenzo
Gemito, Eugenio Viti, Antonio
Mancini, Luigi Crisconio, Edoardo
Pansini o Emilio Notte. In ogni caso
90 autori: e, per assemblarli, salti
mortali. Le opere, infatti,
provengono dalle raccolte della
Sovrintendenza, dalla Gnam di
Roma, dal Museo d’Arte Moderna
di Rovereto e persino da collezionisti
privati. Ma già Spinosa scavalca il
presente: «Chissà che tra qualche
anno il Museo,
magari accresciuto da
nuove acquisizioni, non
possa essere trasferito nei
sontuosi ambulacri in tufo di
Sant’Elmo. Ma questo sarà un
impegno per altri». Lascito
impegnativo per i suoi successori.
Igiganti ritrovati
di Alvaro Mirabelli
tempo sull’uscio degli anni ’80 e
risparmiando così a sé stesso e al
prossimo le furbate del «concettuale
contemporaneo». Un museo costato
fatica - commenta chi conosce i
retroscena dell’avventura - ma
soprattutto un atto di giustizia nei
confronti di tanti formidabili maestri
del ‘900 partenopeo, castigati da
un ostracismo critico e commerciale
durato un secolo, emarginati da
una città troppo spesso
matrigna, inchiodati a scarsa
fortuna critica da
un’esterofilia troppo
disponibile a
XXVII
Museo dell’Opera di San Lorenzo Maggiore di Oscar Medina
Ha poco più di due
anni di vita ma le credenziali
sono già quelle di un grande
attrattore culturale, malgrado la scarsa
promozione che ne ha scortato il decollo.
Ennesimo fiore all’occhiello del Decumano
Maggiore, il Museo dell’Opera di San Lorenzo
Maggiore è stato inaugurato a dicembre 2007
negli spazi della cinquecentesca Torre Civica,
annessa al grande complesso conventuale
angioino. Un percorso museale che si è inserito a
pieno titolo accanto ai tradizionali gioielli
incastonati nella grande struttura medievale di
piazza San Gaetano: vale a dire la chiesa, il
chiostro, la Sala Capitolare, la Sala del Refettorio
e l’area archeologica, anch’essa teatro di
un’ulteriore sorpresa visto che da maggio 2009
è addirittura raddoppiata l’estensione del sito. Il
Museo intanto offre testimonianze di un arco
temporale compreso tra l’età greco-romana e
l’Ottocento, riflettendo fedelmente la millenaria
stratificazione storico-artistica avvenuta in San
Lorenzo. Proprio in questo scorcio del Decumano
Maggiore infatti si sono alternati la polis greca, il
foro romano, una basilica paleocristiana, infine
la chiesa e il convento voluti da Carlo I d’Angiò e
dai suoi successori tra il 1270 e il 1275. Le sale
del Museo dell’Opera ospitano, dunque, reperti
di epoca greco-romana e paleocristiani, venuti
alla luce durante le operazioni di scavo della
sottostante area archeologica. Ma l’itinerario è
anche ricco di capolavori pittorici. Tra essi
l’affresco (1330-1340) di ignoto giottesco che
rappresenta «San Francesco che dà la regola ai
Minori e alle Clarisse» e che ornava la lunetta del
portale gotico che introduce alla sala Capitolare.
O la suggestiva tavola della «Madonna con
Bambino in trono» (1305), purtroppo mancante
della parte superiore, e una preziosa «Natività»,
entrambe firmate da Montano d’Arezzo, altro
eccelso maestro attirato a Napoli dai mecenati
del reame angioino. E ancora la tavola
cinquecentesca, intitolata «Madonna con
Bambino, San Francesco e gli angeli», realizzata
da Francesco Curia o il gigantesco olio su tela
secentesco di Domenico Antonio Vaccaro.
Da tempo, poi, tra le perle di San Lorenzo spicca
l’ormai famoso sito archeologico, emerso dal
sottosuolo. La buona notizia, abbastanza
recente, è che dallo scorso maggio l’area
recuperata dagli archeologi ha raddoppiato la
sua superficie. Il percorso sotterraneo, che già
offriva testimonianze consistenti dell’antico
mercato di Neapolis, con porticati, botteghe,
mosaici, taverne, ha incrementato quindi le
sue meraviglie, includendo ad esempio
un’antica «schola», sede di corporazioni
sacre, che appare decorata da pareti
e pavimenti pregiati.
Il complesso di San Lorenzo Maggiore: gloria del decumano
maggiore. E da due anni, al suo interno, c’è una credenziale in
più, sontuosa ma misconosciuta: il Museo dell’Opera. Il
percorso, sistemato nell’antica Torre Civica, contiene splendide
testimonianze la cui cronologia (dal settimo secolo a.C. al
medioevo angioino) riflette la millenaria stratificazione storica,
sedimentatasi in quel lembo di Napoli
XXVIII
Le meraviglie del Museo Contadino di Luca Saulino
La struttura è tornata
al suo storico splendore grazie
ad un intervento di ristrutturazione
realizzato dal Comune, che mette fine ad
un lunghissimo periodo d’abbandono. Si è
concretizzato così lo sforzo dell’associazione
«Maria Santissima della Luce», da sempre legata
a Palazzo Carizzi, nel quartiere di S. Pietro a
Patierno, attraverso attività tese alla
valorizzazione dell’edificio, come l’esposizione
nelle sue sale di attrezzi del passato,
l’organizzazione di laboratori improntati alla
conoscenza delle tradizionali attività della zona, al
teatro e all’allestimento di una fattoria didattica.
«L’obiettivo dell’iniziativa – spiega il professor
Antonio Esposito, studioso della storia dell’area
nord del capoluogo campano e cicerone del museo
– è quello di mantenere viva la memoria dei
territori a vocazione agricola, poi diventati
periferia della città, perché è sulla memoria che si
costruisce il futuro dei giovani». Nelle sale al piano
terra del settecentesco edificio sono raccolti oggetti
donati da docenti, contadini ed eredi, riconducibili
al periodo in cui la lavorazione della terra e delle
calzature costituivano le principali risorse di
sostentamento per la popolazione locale. Il museo
si divide in tre sezioni che s’integrano
nell’interezza del complesso architettonico
costituito da corti, padronale e contadina, la
cappella, il cellaio, i pozzi, i veroni, il giardino con
l’orto didattico. La prima è dedicata alla religiosità
popolare. Qui sono custoditi reperti di antiche
cappelle, arciconfraternite ed associazioni, oltre ad
una notevole collezione di presepi. Nell’ala
dedicata all’agricoltura si possono notare la
riproduzione di una casa di un contadino eattrezzi
di piccoli e grandi dimensioni, collocati su un
cellaio, che venivano utilizzati per l’aratura, la
semina, la raccolta, il vino e la vendita dei prodotti,
tra cui antichi aratri, crivelli, solcatoi, gioghi,
rastrelli, falci a mano, botti, torchi. E poi una
falciatrice elettrica, una macchina spoliatrice a
mano, una delle prime grandi trebbiatrici. Non
manca un reparto che racchiude centinaia di foto e
documenti d’epoca. Il museo, abituale luogo di
visite guidate di scolaresche ed anche luogo di
ricerca e di studio per studenti universitari, è
aperto dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 e
dalle 17 alle 20, nei giorni festivi invece solo la
mattina. Al museo sono legati due laboratori: uno
di animazione artistica e l’altro dal titolo «Coltiva il
tuo spazio verde in masseria». Anche nel 2009, in
occasione delle festività di fine anno, Masseria
Luce ha ospitato il presepe vivente, durante il
quale i figuranti hanno rappresentato i vari
mestieri della tradizione presepiale
napoletana con i loro banchi e le relative
attrezzature, e la suggestiva sfilata dei
re magi a cavallo il giorno
dell’Epifania.
Esistono testimonianze di una cultura e di
un’economia purtroppo scomparse nel Museo della
civiltà contadina, nascosto in via Luce a San Pietro a
Patierno. È un viaggio alla riscoperta dell’antico casale, un
tempo noto per la produzione di calzature, oggi per la morsa
del degrado e dell’invivibilità che lo attanaglia, quello che si
può fare all’interno della Masseria Luce.
XXIX
La mostra sulla casa editrice pioniera dei comics all’italiana
L
«L’audace
Bonelli, l’avventura del
fumetto italiano» è la
grande mostra dedicata alla
più prestigiosa casa editrice di
fumetti made in Italy, la storica
Sergio Bonelli. L’esposizione, a cura
di Napoli Comicon, promossa
dall’assessorato alle Politiche
Giovanili, in collaborazione con
l’assessorato alla Cultura del
Comune di Napoli e Sergio Bonelli
Editore, è inserita nel progetto
VisioNa 2010 ed è visitabile
gratuitamente al Pan in via dei Mille
60 fino al 9 maggio.
Oltre 150 tavole che mostrano
l’evoluzione di un’arte che
appassiona sempre meno bambini e
sempre più adulti, attraverso la storia
della casa editrice Audace, nata tra
il 1939 e il 1940 per volere di
Gianluigi Bonelli e portata avanti,
insieme alla moglie Thea, fino al
dopoguerra quando nel 1950, dopo
la nascita di Tex, l’azienda fu
affidata nelle mani del figlio Sergio.
Da Martin Mystère a Dylan Dog,
passando per Magico Vento, Zagor,
Dampyr, Nathan Never, Mister No,
Piccolo Ranger e ovviamente il mitico
Tex, visto dai più grandi illustratori
italiani, in un allestimento unico al
mondo per rarità delle illustrazioni,
tutte curate nei minimi dettagli sia
sotto l’aspetto storico che
con Sergio
Bonelli che ha definito
l’esposizione la più
completa mai realizzata in
Italia sui fumetti della casa
editrice. Un’arte, un tempo
definita come «il cinema dei
poveri», che Bonelli porta avanti con
passione e professionalità,
sovrintendendo personalmente alla
nascita dei nuovi progetti ma
Bonelli,l’audace
di Rita Giuseppone
bibliografico. La mostra, che ha
ricevuto anche il patrocinio del
presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, celebra la fortunata e,
ovviamente, audace intuizione di
Gianluigi Bonelli nel centesimo
anniversario della sua nascita e nel
settantesimo di quello della casa
editrice milanese. L’evento si snoda
su molteplici percorsi tematici, dagli
esordi ai progetti più recenti,
passando per i disegnatori più
illustri e le nuove leve della
scuola campana, ed è
arricchito da diversi dibattiti,
pubblicazioni e incontri
tra i quali quelli
XXXI
restando fedele
alle origini del fumetto.
Ancora oggi, infatti, il
lettering e i disegni vengono
eseguiti a mano con matite e
chine, solo la sceneggiatura viene
sviluppata al computer per non
deludere un pubblico di lettori più
ristretto rispetto a vent’anni fa ma
senz’altro molto
più esigente.
Saper17
Vivere
ARTE
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Arte /
Costume /
Storie /
Personaggi /
Cultura /
Lifestyle /
Eventi /
Turismo /
Relax /
Webmania
Starnone,
«voyeur»
dell’arte
Nelle foto le immagini catturate
da Starnone nei musei più
importanti del mondo
ARTE
U
Saper
Vivere
18
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Starnone,
«voyeur»
dell’arte
di Valeria Puntuale
Uno sguardo cattura momenti fugaci, immagini e situazioni sul filo del surreale,
l’ironico e il grottesco, immortalati dal «clic» di una
macchina
fotografica.
L’azione si svolge nei musei
più importanti del mondo,
habitat naturale del «ladro di
immagini» Vincenzo Starnone, abile nel cogliere nelle
sue istantanee il rapporto che
nasce tra i visitatori e l’opera
d’arte. La natura che imita
l’arte è l’ispirazione della mostra «Viaggio nei musei» tenutasi di recente nella sala
Carlo V del Maschio Angioino. In una vera e propria
indagine antropologica, Starnone, medico napoletano, ha
individuato in 40 scatti, in
bianco e nero e a colori, le similitudini tra lo spettatore e
la creazione artistica, ricavandone un’ulteriore rappresentazione.
Londra,
Washington, Pompei, Atene,
Parigi, Napoli: i visitatori dei
musei sono tutti uguali e tutti
diversi mentre si rispecchiano
nelle manifestazioni creative
dell’artista, «altro da sé» che
stanno osservando. «Dov’è
successo non importa - racconta Starnone - vi è una modificazione, una nuova
dimensione dove ognuno partecipa al momento della fruizione estetica e la trasforma
in qualcosa di inatteso e diverso». Così si può sorprendere un uomo che potrebbe
essere il sosia di Van Gogh ad
osservare l’autoritratto dell’artista olandese, o fermare,
nel gesto di una turista che si
sfila la macchina fotografica
dal collo, i contorni della sagoma di una statua di Picasso
che sta accanto a lei, oppure
ancora catturare le similitudini tra i cavalli immersi nella
«Montagna di sale» di
Mimmo Paladino a piazza del
Plebiscito e un gruppo di ragazzi che passano accanto all’installazione.
I visitatori dei musei, dunque,
diventano contemporaneamente soggetto e oggetto dell’arte. Nella visione di
Starnone, sono le opere che
vanno verso gli spettatori e i
luoghi dell’arte si trasfor-
Viaggio
nei musei
alla scoperta
dei comportamenti
umani
mano, da semplici contenitori, in momento di integrazione tra l’osservato e
l’osservante. Il «Viaggio nei
musei» del medico napoletano, durato trent’anni, parte
negli anni ’70 dalla Mostra
d’Oltremare nella Napoli di
Valenzi per poi svilupparsi in
giro per il mondo, cogliendo
dettagli particolari secondo
una visione artistica non accademica ma socializzante.
Mon una museografia insomma, ma uno studio dei
comportamenti umani e degli
atteggiamenti comuni, buffi o
sorprendenti di chi si trova a
contatto con rare e pregiate
espressioni della creatività dei
artisti del passato.
«Da fuori, da estraneo, ho
visto tutto questo - ricorda
Starnone - partecipando a
questi avvenimenti con il mio
occhio meccanico. Non ricordo più in quanti e quali
luoghi è successo, ho la memoria confusa dagli stessi
eventi, ho semplicemente vissuto un momento diverso nell’ammirare l’estetica di
adesso e di sempre».
ARTE
P
di Francesco Iodice
Presso il Palazzo delle Arti di
Napoli (PAN), alla presenza
della vedova di Gianni Rodari,
Maria Teresa Ferretti Rodari e
del direttore del Centro Studi
Gianni Rodari di Orvieto
Mario Di Rienzo, ha preso il
via l’esposizione «Cromatica
della fantasia» che apre la mostra «Essere o apparire?»,
aperta fino al 17 maggio. La
manifestazione fa parte della
sesta edizione del progetto
«Girogirotondo, cambia il
mondo» ideato dalla giornalista Donatella Trotta: un percorso di educazione alla
legalità, all’intercultura, all’arma nonviolenta del sorriso
per una «cromatica della fantasia», dell'associazione culturale Colibrì, premio Andersen
2007 per il miglior progetto
educativo. L’instancabile attività di Trotta consentirà a
versi, storie e immagini di dialogare attraverso mostre, incontri con autori, laboratori
creativi, reading e animazioni.
Kolibrì è un’associazione culturale napoletana, nata per
dare casa a passioni e competenze di chi scommette sui più
giovani come anticipo di fu-
Saper
Vivere
19
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Filastrocche in cielo
e in terra di Gianni Rodari
turo. Tutela e divulga la cultura e i diritti dei bambini e
degli adolescenti in dialogo con
il mondo degli adulti. «Cromatica della fantasia» è un triplice percorso espositivo con
due mostre (una inedita, in
anteprima nazionale, con prestiti d'epoca), dedicate a
Gianni Rodari, grande e poliedrico autore del Novecento:
“Rodari Fullcolor”, con 75
opere di illustratori italiani dedicate alle storie di Gianni Rodari e “Il gioco dei se” che
comprende illustrazioni e sculture inedite, ispirate dalle poesie e filastrocche di Rodari,
Premio Andersen, Nobel della
letteratura per l’infanzia, che
continua ad essere amato dai
bambini e dagli adulti. Rodari
- scrittore, favolista e giornalista - a nostro parere, fu sopratutto un educatore perché
aveva capito che nessuna riforma della società è possibile
se non si parte dalla scuola. Il
team di Kolibrì (www.kolibrinapoli.it) è composto da Francesca
Assirelli,
Bruno
Cantamessa, Antonella Giardiello, Martina Peluso, Marilina Ricciardi, Anna Maria
Schisano e Donatella Trotta.
PALAZZO SAN TEODORO
“FLASH OF GOLD”, FOTOGRAFI PER UNA NOTTE
na serata unica e assolutamente innovativa», questo il commento che è corso di bocca in
«U
bocca fra tutti gli oltre trecento partecipanti di «Flash of gold», la serata-evento organizzata
a Palazzo San Teodoro da Luciano Ferrara (art director degli eventi culturali del palazzo rosso
pompeiano sito alla Riviera di Chiaia). Un’incredibile rassegna di colori, sapori e suoni ha
caratterizzato la serata, incentrata sulla creatività di esprimersi a trecentosessanta gradi e in tutte
le sue forme. Agli ospiti, infatti, è stata data la possibilità di diventare “golden reporter” della
serata, grazie alle fotocamere monouso consegnate dalla Sifacademy, Scuola Accademica di
Fotografia. In questo modo si è creata la possibilità di interagire con un vero e proprio set
fotografico e con professionisti, guidati da Stefano Nasti, fotografo di moda, dando vita alla
performance del «Fashionaires Arts», format nato a Londra che sta ramificandosi con eventi simili
sia in Italia che in Barhein e prossimamente anche a Berlino e New York. Mattatore della serata
Oliver Morris, il fotografo londinese ideatore del format, intervenuto con le sue splendide modelle
di punta, vestite dagli abiti creati per l’occasione da Carmine Vallone della griffe «via Roma 66» e
truccate coi prodotti della «Ultima II», sponsor della serata. Gli scatti realizzati dagli ospiti saranno
visionati da una giuria composta da Luciano Ferrara, Mario Avallone de «La stanza del Gusto» e
Antonio Fiore del Corriere del Mezzogiorno. I tre vincitori verranno premiati con dei doni offerti da
Ileana della Corte nel corso di un aperitivo al Seventy Lounge Bar di via Bisignano. Altre chicche
della serata sono state l’esposizione di un’opera in tema con l’evento realizzata da Danilo
Ambrosino e la suggestiva performance del soprano Anna Maria Sica accompagnata dalla
fisarmonica del maestro Sasà Mendoza. Gli ospiti di «Flash of Gold» hanno potuto degustare i
prodotti offerti da Confagricoltura Napoli, tra cui i vini de «la Strada del Vino del Vesuvio» e i
prodotti gastronomici tipici del comprensorio vesuviano. Tra gli altri ospiti, sono stati avvistati:
Claudio Montuoro con Gaia e Pierluigi, Gnagni Chef, Gino Calenda, i gemelli Foglia Manzillo,
Luciana Manfredonia, Furio Stasi, Stefania e Nika del Barone, Francesca Leosini, Marina Improta,
Giovy Caiazzo, Guido Cabib, Peppe Morra con Teresa, Giovanna Fontanelli, Maria Grazia Biggiero,
Gianfrancesco Zezza Mottola d’Amato, Federica Spada, Alessandra Naldi, Paolo Bonavolontà, Paola
De Giorgio, Guglielmo Rubinacci, Peppe Leonetti, Peppe Ursino.
Foto
di Stefano Nasti
V
ARTE
Vernissage giovedì primo aprile
alla Galleria Monteoliveto di
piazza Monteoliveto 11 per due
mostre che rientrano nel Progetto Itinerari Napoletani 2010.
Fino al 14 aprile, infatti, sarà
possibile visitare la personale di
Marta Vezzoli «Intimi legami
fra sogni e vita» e «Primavera
Grand Format», collettiva di
artisti dedicata al grande formato con opere di Alfieri,
Cherny, Giannetti, Minowa,
Russo, Sceral, Vaccaro e Vairo.
Nella collettiva anche alcune
opere della Vezzoli, l’artista
bresciana, classe 1976, che oggi
vive e lavora a Pavia, e che
espone per la prima volta a Na-
Saper
Vivere
20
poli i suoi ultimi lavori caratterizzati da riflessioni più intimistiche, espresse da tele dove le
geometrie materiche e pastose
sono segnate, quasi incise, da
tagli netti che creano zone
d’ombra e nuovi anfratti da
scandagliare, facendo emergere
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Dalle tele
intimistiche
della Vezzoli
ai «Libri bianchi»
di Perrone,
passando
per le
«Four Decades»
di Martin Parr
un ritrovato sé vibrante di colore. I comportamenti sociali, il
modo in cui le persone arredano le proprie case, i cibi che
scelgono di mangiare, gli abiti
che indossano e le mete turistiche che prediligono sono i soggetti preferiti delle foto
dell’inglese Martin Parr, in mostra da giovedì 8 aprile presso
lo Studio Trisorio di Napoli, in
via Riviera di Chiaia 215. Il suo
sguardo acuto e ironico ha prodotto un'attenta riflessione sul
consumismo, inteso non solo
come stile di vita, ma come
ideologia paradossale della società contemporanea.
La personale «Four Decades»,
in mostra fino al 29 maggio, ripercorre 40 anni di carriera del
fotografo, membro della prestigiosa agenzia Magnum Photographic
Corporation:
in
esposizione le prime opere in
bianco e nero degli anni ’70
scattate a Manchester, nello
Yorshire, nell'East Sussex, gli
interni domestici della serie
Home Sweet Home (1974), e
varie immagini delle serie The
Last Resort (1983-86), Small
Primavera
della creatività
ARTE
Saper
Vivere
21
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
World (1987-94), Bored Couples (1991-93), Common
Sense (1995-99) e Luxury
(2009). I lavori di Parr esprimono soprattutto una riflessione sulla fotografia come
mezzo di rappresentazione del
reale in un mondo in cui il reale
e la sua immagine si confondono sempre di più fra loro.
Un connubio singolare, ma
molto affascinante, quello tra
libri ed arte, è stato l’anima dell’esposizione di Lorenzo Perrone nelle sale di Al Blu di
Prussia, in via Filangieri 42,
fino al 3 aprile. «Libri bianchi»,
titolo della mostra, è anche il
nome del filone artistico su cui
il milanese Perrone lavora da
circa sette anni. L’artista spoglia i libri del loro contenuto,
rendendoli oggetti apparentemente anonimi, con colla,
gesso, vernice, anime di metallo, eseguendo un lavoro che
lo scrittore Kerbaker ha definito «ossessivo, un po’ angoscioso e un po’ furioso come
tutte le ossessioni, dove quella
che inizia come una sottrazione
diventa vera e propria scarnificazione». Così i libri bianchi di
Perrone non perdono la loro
funzione originaria, ma anzi
raccontano storie attraverso il
filo spinato, ad esempio, come
in «Arcipelago Gulag» o, come
in «Spaccanapoli» mediante
uno squarcio profondo che attraversa in maniera trasversale
le pagine rigide ed immobili e
che rappresenta il cuore della
città partenopea.
LIBRI
Saper
Vivere
22
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Nell’autobiografia
curata
da Luciana
Renzetti,
la vita intensa
e cosmopolita
del compositore
napoletano
L
di Aurora Cacopardo
La letteratura e la musica del
‘900 sono state caratterizzate
da griglie che hanno posto all’attenzione scuole di pensiero,
modelli musicali, eredità e innovazioni che si sono definiti
nel corso delle stagioni in cui
gli scrittori ed i musicisti sono
stati protagonisti. Antonio
Braga compositore, saggista,
giornalista musicologo napoletano è stato anche organizzatore
di
eventi,
abile
conversatore, viaggiatore instancabile, un personaggio che
ha portato nel mondo musicale
del nostro tempo una chiave di
lettura profonda sulla concezione di un rapporto tutto giocato tra vita e musica. Lo
sottolinea egli stesso in «My
four cities» (Iuppiter Edizioni):
«Alla fine degli studi liceali,
ebbi la folgorazione musicale... ed iniziai i corsi di
piano e di composizione al
Conservatorio San Pietro a
Majella sotto la direzione del
maestro Vincenzo Vitale».
Le sue partiture musicali amava ripetere - erano
lunghi diari nei quali le
avventure si incrociano
con la memoria, con il
mistero, con i simboli.
Per cui i lavori del Maestro Braga ritengo possano essere letti come
in una cesellatura musicale tra le pieghe
della vita ed i filamenti del tempo. La
Sinfonia biografica
Braga, maestro gentiluomo
LIBRI
in quattro movimenti» ci rivela
che il Maestro Braga, in effetti,
ha avuto quattro patrie: quella
del corpo e della fanciullezza
che fu Napoli dove, oltre a diplomarsi in Pianoforte e Composizione, successivamente si
laureò in Lettere e Filosofia
con una tesi sulla musica ed i
musicisti delle corti italiane del
Rinascimento; quella della giovinezza e dell’arte che fu Parigi ove, oltre a perfezionare la
sua arte, conobbe compositori
emergenti che poi sarebbero nel dopoguerra - diventati famosi: Honegger, Milhaud,
Poulenc, anche filosofi come
Camus, Sartre, Simone de Beauvoir, Jean Genet. A parigi
ottenne successo e fama
avendo tradotto in francese al-
23
Saper
Vivere
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
NELL’ALTRA PAGINA
Braga con Luciana Renzetti
La copertina
Rossellini e Bergman alla Prima di
Miseria e Nobiltà- Parigi 1956
IN QUESTA PAGINA
Braga col compositore francese
Milhaud Darius
Braga tiene Lezione alla Sorbona
1955
cune commedie di Scarpetta e
di Eduardo de Filippo scrivendone le musiche per la loro
rappresentazione; quella del
suo spirito errabondo e sognante: «il mio trentesimo
compleanno mi portò un
evento eccezionale: il viaggio
uigi Compagnone ha concepito l’attività letL
teraria sperimentata da narratore, poeta, saggista come il coronamento e, forse, la
compensazione del lavoro giornalistico portandovi la medesima viva sensibilità verso problemi
della società contemporanea. La natura surreale
e grottesca della sua aspirazione ha favorito una
interpretazione emblematica dell’amato-odiato
orizzonte napoletano. «La famiglia De Gregorio»
(edizioni Guida) a cura di Raffaele Messina è un
corpus di 28 testi nei quali, come sottolinea il curatore, la satira sociale, di costume tipica di
Compagnone, abbandonate le ambivalenze della
scrittura umoristica di ascendenza pirandelliana,
si manifesta nelle forme della comicità diretta e
macchiettistica.
I personaggi sono tipizzati: il capofamiglia remissivo, la moglie litigiosa e prevaricatrice, la
suocera ingorda, il primogenito disoccupato, il fidanzato della figlia interessatamente servizievole.
Raffaele Messina, docente e dottore di ricerca in
italianistica, ha curato il recupero dei racconti
giovanili di Luigi Compagnone («Gli ultimi Paladini» ed altri racconti, 2006) e nel presente
saggio pone in evidenza il disagio della nostra civiltà che è determinato dal contrasto tra la felicità individuale e responsabilità sociale.
verso il nuovo mondo tanto
desiderato», San Francisco e le
Americhe. A San Francisco ricevette la cittadinanza onoraria e il suo cammino subì
alcune evoluzioni che lo portarono ad una meta finale: la sua
identificazione con Santo Domingo. Il senso del viaggio per
Braga conteneva una forte dimensione mitica: il mito come
rivelazione ma anche come
memoria, nostalgia, ritorno.
La metafora del ritorno ci riporta alla ciclicità del tempo.
La vita è sempre un cerchio, si
parte da un punto e si ritorna
lì da dove si era partiti. Così
dopo aver vissuto ad Haiti e
Santo Domingo, dove organizzò il dipartimento di Composizione del Conservatorio,
ritornò in Italia. Il viaggio del
Maestro Braga, narrato con
chiarezza e grande forza evocativa, è stato un lungo percorso nella circolarità dei sogni
che vivono dentro di noi e
fanno parte di noi. Viaggio circolare in cui la ciclicità ha una
sua valenza, non solo formale,
ma etica e religiosa. Tutti noi
siamo costantemente lungo
questa linea d’ombra che ci sovrasta, che crea orizzonti nel
mare dei simboli e delle metafore. Tutto sembra trasformarsi ma tutto resta avvolto
nel sogno degli archetipi che
sono la chiave di lettura, per
penetrare, capire, per cercare
il senso del nostro essere. C’è
chi ci riesce e chi no, il Maestro
Braga ci è riuscito.
Inoltre Messina con molto acume padroneggia
con disinvoltura e valida scrittura gli argomenti
di Aurora Cacopardo e l’articolata ampiezza di vicende più elaborate.
Si muove senza incertezze tra realismo ed ironia,
umorismo e critica, anche un po’ amara, soprattutto nei confronti di quanto ruota attorno agli
ambienti culturali e politici.
«La comicità di Compagnone
- sottolinea Messina nella
sua acuta introduzione al
volume - scaturisce dalla
messa in scena di situazioni
e personaggi di assoluta
negatività nei quali lo
spettatore riconosce la
parte peggiore di se
stesso, una parte che gli
appartiene anche se di
essa si vergogna e vorrebbe nasconderla».
È un saggio che va letto
e che legittimamente
può ambire a rimanere
e a non perdersi nel
mucchio di pubblicazioni che durano una
sola stagione.
Libridine
FAMIGLIA
RISTRETTA
LIBRI
Saper
Vivere
24
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
xxxxx
P
di Aldo De Francesco
«Per capire seriamente la
storia - disse anni fa Giovanni Spadolini in una delle
sue illuminanti evocazioni
della shoah - non basta sapere come stanno
le cose, ma come
sono giunte a stare
così; solo in questo
modo essa può insegnarci il valore della
civiltà, il rispetto che
si deve al prossimo,
impedire che l’uomo
ripeta inenarrabili nefandezze verso il proprio simile». Dopo aver
letto la recente opera di
Nico Pirozzi, dal titolo:
«Traditi»,
sottotitolo:
«Una storia della shoah
napoletana», (Edizioni
Cento Autori) - il racconto
dell’amara e tragica sorte
toccata a una famiglia di
ebrei fiorentini, naturalizzati
napoletani - devo dire che
questa nuova testimonianza,
su una delle
SHOAH
NAPOLETANA
NELLE STORIE
DI PIROZZI
Da piazza
della Borsa 33
all’inferno di
Auschwitz
pagine più tragiche della storia dell’umanità, va proprio
nella direzione appena evocata, di segno spadoliniano,
per valore storico, saggistico
e narrativo. Essa informa e
ammonisce, narra e fa riflettere, indicando a non limitare a una ritualità il dovere
del ricordo, ma a saperlo testimoniare con una conoscenza approfondita. Che, in
una vicenda di tale rilevanza
LIBRI
e di monito per il presente e
le future generazioni, deve
coniugare razionalità e sentimenti. Giornalista e narratore di lungo e rigoroso
corso, divenuto, con le sue
opere, riferimento ineludibile per coloro che studiano e
moltiplicano le ricerche su
questo dolente e tragico periodo, Pirozzi ha saputo cogliere da una normale storia
di vita la tragicità di un contesto, visto stavolta da
un’angolatura, apparentemente sorprendente, di una
famiglia di ebrei che ripose
la sua fiducia nel Partito Nazionale fascista, ne condivise
fasti e parate, per doverne
poi subire con la «shoah» il
più atroce dei tradimenti.
Siamo nel 1919. È finito da
poco il primo conflitto mondiale e nonostante la vittoria,
la maggioranza degli ita-
Saper
Vivere
25
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Foto
di S. Siano
MEMORIE IN VIAGGIO,
“DOCU” DELLA PROVINCIA
CON SHLOMO VENEZIA
fa, il 27 gennaio 1945 alle 11.45, l'Armata Rossa entrò nel campo di sterminio di Auschwitz. Ed è questa
6tutto5laanni
data che è stata scelta per ricordare le vittime della Shoa. E proprio per non dimenticare, proprio per far sì che
questo resti ben impresso nelle menti delle generazioni future, la Provincia di Napoli ha organizzato un viaggio
nella memoria, fortemente voluto dal presidente Luigi Cesaro, nei due campi di Auschwitz-Birkenau, in Polonia,
affinché ciò che si scoprì il 27 gennaio 1945 costituisca un monito all'umanità tutta a non ripetere mai più simili atti
di crudeltà. La delegazione dell’ente di piazza Matteotti era composta da alunni e insegnanti di istituti superiori del
napoletano, una delegazione di studenti universitari della Federico II di Napoli e una rappresentanza della scuola
media. Per il «Bernini», oltre a padre Franco, c’erano la professoressa Maria Giordano e il preside Carmine Notaro. I
ragazzi della scuola media «Annecchino» di Pozzuoli, erano accompagnati da Luigi Arionte (il preside) e dalla
professoressa Aloisa Semler; quelli dell’Itc «Torrente» di Casoria erano guidati da Patrizia Arenga e Marisa Speranza;
il liceo scientifico di Sant’Antimo da Angela Sarubbi; l’Itc «Moscati» di Sant’Antimo da Pasquale De Cristofaro; la
delegazione dell’istituto Vitruvio di Castellammare di Stabia era coordinata dalla professoressa Adriana Maria
Loredana Miro e dal dirigente Sebastiano Piccolo. Il liceo classico «Umberto» dal professor Domenico Bianco; l’Ips
«Miglio» di Frattamaggiore da Alberto De Vincenzis; l’Itis «Galileo Ferraris» di Napoli da Giuseppina Marino. Presenti
anche gli allievi dell’Itg «Della Porta» di Napoli, i ragazzi dello scientifico «Braucci» di Caivano e gli alunni dell’Itis
«Marie Curie» di Napoli (professoressa Maria Filippone). La preside Filippone ha organizzato la giornata conclusiva
del percorso sulla memoria presso la sala multimediale dell’Istituto di via Argine. Nel corso dell’incontro, è stato
proiettato il documentario «Memorie in viaggio» realizzato dal’Ufficio Stampa della giunta della Provincia di Napoli
nell’ambito del progetto Metronapoli WebTV. Il lavoro raccoglie tra l’altro la testimonianza di Shlomo Venezia, unico
deportato sopravvissuto che abbia lavorato nei «sonderkommando», squadre composte da internati e destinate alle
operazioni di smaltimento e cremazione dei corpi dei deportati uccisi mediante gas.
liani, uscitane malconcia, si
industria come può per costruirsi un futuro. In questa
maggioranza c’è anche una
famiglia di ebrei fiorentini composta da Amedeo Procaccia, la moglie Iole e i figli
Aldo, Jvonne ed Elda - che si
trasferisce a Napoli, dove è
accolta senza alcun pregiudizio.
Qui vive da sempre una co-
munità cospicua di ebrei e
quindi una concreta possibilità di trovarvi accoglienza.
Amedeo il capostipite ha
visto giusto. Lui, «rappresentante di tessuti», diventa
ora «shammash» custode
della sinagoga. Un passo importante per una dignitosa
integrazione che consente ai
Procaccia di vivere come
tanti altri italiani. Quando il
fascismo non è ancora - neanche alla lontana - sospettabile di antiebraismo, essi
aderiscono al PNF, al Partito
nazionale fascista, partecipano alle sue cicliche ritualità. Ma il fuoco cova sotto la
cenere: per questa pacifica
famiglia, che abita in Piazza
della Borsa, 33, tutto comincia vacillare dal 7 settembre
del 1938 per una terribile
successione di eventi. Prima,
il varo delle leggi razziali,
poi lo scoppio della guerra
nel giugno ’39, infine i bombardamenti su Napoli, di
tale violenza tra il porto e
Piazza della Borsa, da spingere i Procaccia alla fuga,
alla ricerca di un luogo più
sicuro. Pensano di averlo
trovato, in Toscana, in un
casolare della Lucchesia a
Cerasomma, ma in questo
apparente, sereno approdo,
devono fare i conti con la più
atroce delle illusioni. Per una
vile soffiata di irrudicibili repubblichini, sono traditi,
scovati, arrestati e destinati,
dopo un lungo viaggio, all’inferno di Auschwitz. Questa la storia, che si fa
sovrano insegnamento. Ho
voluto di proposito fornirne
nel dettaglio la sintesi, nei
suoi essenziali percorsi, perché essa da sé lascia immaginare la forza del libro, che
l’accorato racconto di Pirozzi, rende di straordinaria
commozione e monito. È tale
difatti la sua partecipazione,
da farlo parere un testimone
di quei giorni, scampato a
quell’inferno, per raccontarci, come facevano gli antichi aedi, le nequizie cui si
va incontro quando la follia
acceca le coscienze.
BEN
ESSERE
Saper
Vivere
26
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
La macchina della giovinezza che ha conquistato la star
B
di Antonella Salvati*
Bellezza significa sentirsi bene
nella propria pelle, essere in
equilibrio psicofisico. Tutti
conoscono l'entità degli scompensi psicosomatici che si
producono nell'individuo per
disordini estetici mal accettati, ed è impossibile non
considerare l'importanza dell'estetica, oggi, sotto l'aspetto
psico-sociologico, quando la
civiltà attuale non permette
più d'ignorare l'interesse crescente accordato all'aspetto
fisico. Purtroppo il tempo che
possiamo dedicare alla cura
del nostro corpo spesso si riduce in maniera drastica. Diventa fondamentale sfruttare
tutte le risorse e i rimedi offerti dalla natura e dalla
scienza. Tanti problemi causati dallo stress e da abitudini
di vita sbagliate possono essere combattuti efficacemente
anche grazie alle innovazioni
tecnologiche.
Il mercato del wellness, infatti, è molto dinamico: clienti
e produttori sono alla ricerca
di soluzioni in grado di rispondere con efficacia alla
crescente domanda di bel-
IL JET
PERSONALE
DI MADONNA
CICCONE
BEN
ESSERE
lezza e di benessere. In questo
contesto, essere in grado di
anticipare il mercato con innovazioni capaci di rivoluzionare l’approccio alla metodica
estetica assume rilievo preminente.
È naturale che per poter individuare e promuovere nuove
tecnologie, in grado di offrire
risultati concreti e non effimere promesse, è necessario
investire in ricerca scientifica
così come ha fatto la Dibi
Center con le nuove apparecchiature Jet M e Dibiskin Ra-
Saper
Vivere
27
diofrequenza. Jet M è un sistema brevettato che trae origine
dalla
tecnologia
aerospaziale: si avvale, infatti, di un getto controllato,
costituito da un mix aria ed
acqua erogati a una velocità
supersonica attraverso uno
speciale erogatore Hydra Jet.
Questa tecnologia non invasiva e multifunzionale stimola la cute in modo selettivo
e calibrato svolgendo azioni
diverse mirate al ringiovanimento della pelle di viso e
corpo. Il flusso ad alta energia
cinetica consente di drenare,
esfoliare, rimuovere, asciugare, e ossigenare la pelle del
viso per un ringiovanimento
globale e visibile.
Il sistema Dibiskin Rf sfrutta
la radiofrequenza, basandosi
su un apparecchio che emette
energia termica (sotto forma
appunto di radiofrequenza).
Le onde penetrano profondamente nel derma, rilasciando
calore al tessuto circostante.
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Nel viso ciò permette di "riscaldare" il collagene, con un
effetto di contrazione di quest’ultimo, c’è un ispessimento
del derma che si riflette sulla
cute provocando un’azione di
distensione, maggior tonicità
ed una sorta di "tiraggio" che
viene denominato effetto lifting.
I test clinici dell’Università di
Pavia dimostrano che nel viso
si è avuto il 100% di risultati
positivi per l’incremento della
compattezza cutanea,il 100%
di risultati positivi nella levigatezza cutanea e nella luminosità. L’intervento può essere
effettuato su tutti i fototipi di
pelle ed anche nei periodi
estivi, dura circa un’ora, alla
quale va aggiunto un tempo
per la preparazione della pelle
prima della procedura.
Nei trattamenti corpo il calore
richiama un maggior afflusso
sanguigno ed una migliore ossigenazione, migliora la stasi
linfatica, favorisce la tonifica-
zione dei tessuti, aumenta la
produzione di collagene. I test
clinici condotti dall’Università
di Pavia dimostrano dopo 10
sedute che si è arrivati fino ad
un massimo di 2,5 kg di
massa grassa e 4,7 litri di
acqua extra cellulare persi.
Dopo il trattamento il paziente può ritornare subito
alla vita sociale. Si può ricorrere alla radiofrequenza a
qualsiasi età.
* Direttrice del centro benessere Eracles Bodymention
(Piazza Nolana 13)
CALVIZIE GIOVANILE, COME COMBATTERLA
alvi sin da giovani. Una prospettiva che toglie il sonno ad un ragazzo su
Cdi arrestare
due, tra i 18 e i 26 anni. C'è chi è disposto a spendere qualsiasi cifra, pur
la caduta e riavere i capelli ormai persi e chi già si indebita, per
cure mensili il cui costo eguaglia lo stipendio medio di un operaio. È quanto
emerge da un'accurata ricerca firmata da due dermatologi napoletani,
Gabriella Fabbrocini e Giuseppe Monfrecola. docenti dell'Università Federico
II, che ha commissionato lo studio.“Più' del 60 per cento dei giovani tra 18
e 26 anni - spiega la Fabbrocini - riferisce di avere problemi di caduta di
capelli, cosa che può turbare l'equilibrio psicofisico di ragazzi e ragazze che
affrontano un periodo già delicato, quello dell'inizio dell'università”. Dall'
indagine condotta dai due specialisti, emerge un dato emblematico: circa il
50% degli intervistati, un campione di 200 tra ragazzi e ragazze,
attribuisce ai capelli uno degli aspetti più importanti del proprio aspetto.
«Ovviamente - sottolinea la dottressa - sono i maschi i più preoccupati,
probabilmente perché il problema ha riguardato il padre o altri uomini
della famiglia». La spasmodica ricerca di un rimedio però nasconde il
pericolo di imbattersi in un inutile e pericoloso fai da te o, peggio, di
incappare in millantatori alla ricerca di facili guadagni. Infatti, più del 60%
degli intervistati ha ammesso che farebbe qualsiasi terapia per migliorare
la propria capigliatura e che spesso, ha avuto esperienze negative
rivolgendosi a centri non specializzati, mentre Il 30% del campione si è
detto disponibile a considerare il trapianto come possibile soluzione
trovando, però, nell'alto costo un ostacolo insormontabile. Tra le nuove
tecniche in uso le più efficaci sembrano essere la lasercombi, un pettine a
luce pulsata, e le microiniezioni di gel piastrinico. Inoltre, il finasteride, un
prodotto farmacologico, si è rivelato un successo tra gli uomini tra i 18 e i
40 anni ma è risultato inefficace sulle donne. «Presso i nostri ambulatori conclude la Fabbrocini - è possibile effettuare il tricogranma e la tricoscopia,
nonchè il test genetico per
personalizzare gli interventi che,
oltre alle classiche vitamine,
comprendono terapie topiche
innovative ed un approccio
multidisciplinare come la valutazione
del profilo ormonale e tiroideo».
LA
PILLI
Saper
Vivere
28
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
Sfizi&Note di Massimo Lo Iacono
QUEL GENIO DEL MAESTRO FRANCESCO CANESSA
RACCONTI DI CINQUE MISTERIOSE BACCHETTE CELEBRI
C
inque pezzi brevi, brillanti e densisissimi
d’humour, umanità, saggezza narrativa e
musicale Francesco Canessa dona ai suoi lettori,
sorta di fan club in allestimento, nel suo ultimo
volume, «Al maestro manca la testa! Non ne ha
bisogno, è un genio», fatica letteraria, come si dice
per tradizione, ma qui tutto è così lieve che di
faticoso nulla si sospetterebbe nella stesura di
questi testi. Cinque racconti che folgorano, cinque
esperienze umane di artisti, bacchette insigni, ed
una, solo una per ora, mitica proprio, colti però
nella loro umanità, in cui di striscio entra la
musica, in vicende che tuttavia sono assolutamente
musicali. Sullo sfondo di «Madame San Gene», del
«Barbiere» e «Valchiria», aneddoti pregnanti
istruttivi oltre le opere sull’umanità bizzarra, su
figure e figurette gustose. Vivono queste in dialoghi
e movimenti di intensità tale che si
ricordano gesti e parole a libro chiuso,
ed è una maraviglia. I «Segugi» tardivi
nel secondo racconto, la costumista
nell’ultimo, tutto il coretto dei mondani
in scampagnata nel quarto sono
sfiziosissimi e verissimi. E stupisce la
dilatazione del racconto con vicende di
Napoli nella Prima Guerra Mondiale, di
Firenze nella Seconda, della vita di un
rimorchiatore nella nebbia tra Napoli e
Salerno. L’anonimato imposto ai direttori
illustri da Canessa regge benissimo, anche se
il primo racconto è basato su di un
avvenimento così importante per il San Carlo
che gli appassionati lo conoscono, e riconoscono il
protagonista. Qui e nell’ultimo testo l’autore rivela
se stesso, soprintendente preoccupato e lucido, nel
racconto wagneriano, invece, rivela il
soprintendente comprensivo: sono ruoli che ha
vissuto e fa rivivere con l’eleganza della
comunicazione indiretta da gran signore. Di ben
altro calibro i due altri racconti, di narrativa pura,
gran testi corali. Da Chiaia, ove abita, a Capri dove
è nato e dove pubblica, presso la sapiente
«Conchiglia», Canessa vola verso il mondo degli
appassionati d’opera, e di più dei lettori forti, con
la sua prosa d’incanto equilibrata di calore e colore,
senza sbavature, e soprattutto come narratore
napoletano di gran respiro, mai, proprio mai
provinciale, evitando l’errore soprattutto se parla
del suo San Carlo o del suo mondo. Il
che alle falde del Vesuvio, tra piazza
dei Martiri e piazzetta di Capri è
pressoché esperienza unica. Il titolo
del libro, le indicazioni preposte ad
ogni testo tratte da Ionesco sono
pertinenti e fantasiose: chi ricorda
Ionesco oggi? Magari diventa questo
il sesto imprevedibile quiz del libro.
Già presentato al «Blu di Prussia»,
dall’autore con la collaborazione
del figlio Riccardo come lettore, e
da Michele Campanella e Massimo
Lo Cicero, il volumetto sembra
destinato a rallegrare molti
lettori.
Il Collezionista di Lanfranco Cirillo
DA ELEA A VELIA
ntorno al 600 a. C. i focesi fondarono Massalia (oggi Marsiglia) stabilendo alcuni insediamenti nel loro
Icomune
percorso lungo il litorale tirrenico. Uno di questi fu posto in località Castellammare della Bruca, oggi
di Ascea, in provincia di Salerno. Sorgeva qui l’antica città greca di Elea, Velia per i Romani. La sua
fondazione risale al 540-536 a. C., come ampiamente descritto da Erodoto e Antioco e testimoniato da
Senofane. Circa 5-6000 mila focesi, superstiti dalla battaglia di Alalia in Corsica contro i Cartaginesi,
trovarono rifugio con le proprie navi ad Elea, su questo promontorio sporgente sul mare e limitato a
Nord dall’Alento e dal Palistro e a sud dalla fiumarella Santa Barbara. Elea, grazie alla sua
politica di equilibrio, è stato uno dei centri di maggior interesse culturale e commerciale di tutta
la Magna Grecia, come testimoniano la presenza della grande Scuola eleatica di Parmenide e
Zenone e gli intensi traffici commerciali. Ben fortificata, con la presenza di avamposti verso
l’interno, Elea ha mantenuto la sua autonomia e conservato a lungo la sua grecità. Dopo la
caduta di Taranto, entrò nell’alleanza con Roma schierandosi al suo fianco nella 2° guerra
punica. Con il progressivo insabbiamento dei suoi due porti iniziò la sua decadenza. Qui a Velia
molti patrizi romani avevano la propria villa, e durante uno dei suoi numerosi viaggi, Cicerone vi
ebbe un drammatico colloquio con Bruto. La presenza di molti medici, le varie iscrizioni che fanno
riferimento alla medicina (es.“Parmenide, figlio di Pireto, medico Uliade”), hanno spinto alcuni studiosi a cogliere uno stretto
legame tra la cutura medica eleatica e la Scuola medica salernitana. Il sito è ancora oggi poco esplorato e costituisce uno dei più
promettenti siti archeologici di tutta la Magna Grecia.Vanno ricordate: l’acropoli greca, vari templi minori e due quartieri, uno
residenziale a sud-est e uno commerciale a nord-ovest. Interessante e di aspetto monumentale la Porta Rosa, dotata di potenti
contrafforti, che rappresenta l’unico esempio della Magna Grecia di una volta a tutto sesto di età classica. La monetazione
eleatica è in argento e bronzo e presenta un incisione di pregevole fattura. Le raffigurazioni più utilizzate sono: l’effigie di
Atena, il leone, il gufo, Ercole, il tripode e altri simboli accessori che fanno da supporto all’immagine principale: il grappolo
d’uva, la spiga di grano, il pentagramma, il grifone. La moneta in oggetto è un didramma in argento del peso di gr. 7,40 e di un
diametro di 21 mm, coniata tra il 450 e il 400 a.C. Al diritto troviamo la testa di Atena, volta a destra, che indossa un elmetto
attico sormontato da un grifone; dietro al collo la lettera greca X. Al rovescio è presente un leone che cammina a destra, sopra
c’è la lettera greca E, sotto la lettera Ω e la legenda YELHTON. Questa moneta è piuttosto rara e, in alta conservazione, vale
diverse centinaia di euro.
LA
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Amarcord
MARCELLO FASOLINO PER I BAMBINI DE «L’ALTRA NAPOLI»
24 marzo nella Libreria Guida Portalba si è svolta la manifestazione «Una Millecento blu for i
I«Unalragazzi
del Rione Sanità» che ha visto l’imprenditore-scrittore Marcello Fasolino, autore del libro
Millecento blu» per Guida Editore, donare il ricavato dei diritti d’autore all’Orchestra
Giovanile «Sanitansamble», un progetto di recupero dell’associazione Onlus «L’Altra Napoli».
Nella storica «Saletta Rossa» della libreria l’editore Mario Guida ed Ernesto Albanese, presidente
della Onlus «L’Altra Napoli», si sono congratulati con Fasolino per la recente assegnazione del
«Premio città di Reggio Calabria» e lo hanno ringraziato per aver scritto un libro che incarna
l’amore per Napoli e per il sentimento dell’amicizia, valori che si ergono a simbolo di una nuova
Napoli, diversa da quella negativa che tutti conoscono, come ha sottolineato anche Daniela
Vergara presentatrice dell’evento. Fasolino, riguardo alla sua peculiarità di imprenditore che
s’«inventa» scrittore, ha detto: «Un uomo è quello che sente di essere. Io sento di essere uno
scrittore». In seguito si è dato ampio spazio alle note dell’Orchestra Giovanile «Sanitansamble»,
un gruppo di 28 bambini e adolescenti, preparati dal Maestro Maurizio Baratta e diretti dal
Maestro Paolo D’Acunzo, che grazie alla Onlus «L’Altra Napoli» si sono avvicinati alla musica
diventando così una famiglia. Dopo le briose esecuzioni dell’Ouverture del «Guglielmo Tell» di
Rossini, del tema del film «La vita è bella» di Nicola Piovani e del «Mambo Italiano» di Bob
Merril, Fasolino ha donato all’Orchestra un assegno di 4.000 euro per l’acquisizione dei nuovi
strumenti in vista dell’ampliamento di un progetto partito due anni fa, che prende spunto
dall’Orchestra Giovanile di Caracas fondata ben trent’anni fa, sperando di ricalcarne le orme.
CHIESA LUTERANA: «CONCERTI DI PRIMAVERA»
l via la dodicesima edizione di «Concerti di Primavera», la serie di eventi musicali
Aartistica
organizzati dalla Chiesa Evangelica Luterana di via Carlo Poerio 5, sotto la direzione
di Luciana Renzetti. Mercoledì 14 è di scena il chitarrista Salvatore Morra,
impegnato nell’esecuzione delle musiche di D. Scarlatti, J.S. Bach, G. Regondi e F. Tarrega.
Giovedì 22, sempre alle 20.30, è previsto il concorso di composizione con le esecuzioni dei
finalisti e la proclamazione dei vincitori del «Premio della Giuria» e del «Premio Franco
Caracciolo». Si riprende lunedì 26 aprile con il concerto di Leonora Armellini al pianoforte in
occasione del bicentenario della nascita di Chopin. La serata conclusiva di venerdì 30 aprile
vede protagoniste le musiche di L. van Beethoven e J. Brahms eseguite da Dan Velea al
violoncello e Alexandra Brucher al pianoforte. L’ingresso è gratuito.
di Rosario Scavetta
LE BUONE MURENE
DI POSILLIPO
I
l termine «Pausylipon», dal greco
«cessazione degli affanni», era il
nome della sontuosa villa romana che
sorgeva su Capo Posillipo - tra Marechiaro e Gaiola - appartenuta a Publio
Vedio Pollione, uno dei principali sostenitori di Ottaviano Augusto e protagonista della vita politica di Roma nel
periodo della sua transizione verso l’impero. Un singolare episodio avvenuto
proprio all’interno del Pausilypon,
giunto ai nostri giorni grazie al filosofo
Seneca, merita di essere ricordato: si
narra che nella villa di Posillipo, il magnificentissimo patrizio Vedio Pollione
allevasse murene dal sapore prelibato,
bianche da far invidia alla più raffinata
carne di volatili, le quali costituivano il
ghiotto piatto per le cene che offriva ai
potentissimi amici. Uno di questi era
nientedimeno che l’imperatore Cesare
Augusto, persona di un equilibrio e di
una sensibilità eccezionali. La cena
prese il via in un’atmosfera di eccitante
euforia: scorrevano fiumi di Falerno, gli
schiavi in frenetico andirivieni sfoggiavano artistica professionalità nel servire
i piatti più rari e gustosi: le specialità di
carne e di pesce nelle salse più sofisticate. Ad un tratto fu come un fulmine
fosse stato scagliato nel sereno cielo stellato da un drammatico Giove. Augusto
era in piedi ed in piedi erano tutti, mentre uno schiavo etiope tremava insieme
alla pallida luce delle lucerne come se
gli fosse piombato addosso l’inverno
della Sarmazia. Lo schiavo aveva fatto
cadere un calice di prezioso cristallo
mandandolo in frantumi. Senza pietà,
Pollione aveva ordinato che fosse buttato nella piscina, per farlo divorare
dalle feroci murene. Il servo si gettò carponi ai piedi dell’imperatore perché gli
desse un’altra morte e non lo si usasse
come cibo dei pesci. L’imperatore Augusto fu scosso da tanta crudeltà: ordinò
di liberare lo schiavo e di gettare subito,
alla sua presenza, tutte le coppe di cristallo nella pescheria finché ne fu piena.
LA
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FERRAGAMO’S CREATIONS
ANTEPRIMA PRIMAVERA/ESTATE 2010
salottiera, eleganza a profusione e un tocco di esclusività: pochi ingredienti ma
Aallatmosfera
scelti ad arte, come è tradizione della maison, e l’indice di gradimento delle signore presenti
sfilata della collezione primavera/estate 2010 Ferragamo’s Creations è salito alle stelle. La
presentazione dei pregiati modelli, realizzati interamente a mano utilizzando costruzioni,
pellami e forme originali e caratterizzati dall’etichetta storica del marchio disegnata nel 1930
dal pittore futurista Lucio Venna, ha avuto luogo nel negozio Salvatore Ferragamo di Piazza dei
Martiri, sotto la direzione attenta di Veronica Panza e la collaborazione di tutto lo staff della
boutique. Nata nel 2006 per il concept store adiacente il Museo Salvatore Ferragamo di
Firenze, la collezione Ferragamo’s Creations è ora disponibile in poche selezionate boutiques
Ferragamo. In seguito all'accoglienza entusiasta delle prime collezioni, le scarpe sono diventate
anche fonte di ispirazione di alcune borse simbolo di
di Laura Cocozza
Ferragamo e di un’esclusiva linea di abbigliamento
che per il 2010 si ispira agli anni ’50 e alle sue
dive. Fanno parte della linea anche bijoux d'epoca e
foulard storici del brand, in primo luogo quelli che
riproducono le scarpe conservate nel Museo Salvatore
Ferragamo. Lo spirito è quello di creare capi esclusivi in
serie limitata, dove la semplicità della costruzione si
combina con l'originalità degli stampati.
rande successo per la serata organizzata
G
dall’animatore del by night Ambrogio Ferrillo lo
scorso 21 marzo al Remake Club. Ospite d’onore
un’icona dello spettacolo italiano, il comico e attore
Jerry Calà, mattatore della serata, che si è
confermato un vero «one man show», insieme alla
sua band. Gli ospiti del Remake, dopo la sofisticata
cena, hanno apprezzato, oltre alla simpatia di Calà,
l’intrattenimento del vocalist Nico P, speaker della
serata, e la selezione musicale del dj Bruno Barra.
Non solo ritmi scatenati: la serata, infatti, ha
previsto anche un «corner mistico» dove il Mago G
ha offerto una consultazione gratuita. Sponsor
ufficiale dell’evento, che ha registrato il pienone, il
marchio di abbigliamento Bonavita.
NOTTE DI STELLE AL REMAKE
IL CICLONE DODI
ALLO S’MOVE
i sono feste che andrebbero archiviate nel libro
Cdell’entusiasmo.
della notte, quello del divertimento, del mistero e
Ci sono feste che diventano mito
Terni&Favole
Alla Tabaccheria Postiglione di Largo Ferrandina a Chiaia la vita scorre a suon di
gratta e vinci e chiacchiericci politici. Il dopo elezioni è sempre un momento di
analisi e di bilanci anche se la gente, con le tasche vuote, crede esclusivamente nel
“Turista per sempre”, uno degli ultimi giochi da “grattare” che sta spopolando in
tutta Italia. Alberto Postiglione, trincerato nella sua cabina dei sogni, spara
numeri con il piglio dell’esperto: “Il terno delle elezioni è 18 - 69 - 25: va giocato
su Roma, Napoli e tutte per 9 estrazioni. Per chi, invece, ama gli ambi consiglio
l’ambo della zeppola che fa 49 e 47. Combinazione da giocare su tutte le ruote per
10 estrazioni”. Postiglione, tra una ricarica di cellulare, uno “Sbanca tutto” e un
commento sull’ultima dichiarazione di Mourinho, trova il tempo per regalare ai
nostri lettori quella che lui chiama la “quaterna delle meraviglie”: 19 - 49 - 70 73. “Questi numeri giocateli per 5 estrazioni sulle ruote di Roma, Milano, Napoli e
Bari. Se non dovessero uscire, continuate a credere nell’ambo 73 - 19 e dovete
giocarlo, almeno per 6 estrazioni, su Napoli e tutte. Buona fortuna!”
18+69+25/49+47/75+19/19+49+70+73
nel momento in cui se ne parla ricordando luci,
occhi, volti e dischi della magia passata.
Memorabile è stato l’happening che si è svolto in
onore della bella giornalista Dodi Raggio. Il ciclone
biondo, che ricorda tanto Candy Candy, per il riccio
fumettistico che la contraddistingue, ha festeggiato
con i suoi amici più cari il suo 29esimo compleanno
allo S’move di Napoli. Dopo un succulento buffet,
offerto da Radici, tanto vino, champagne e i drink
di Salvatore D’Anna. L’originalità e la verve
esplosiva dei mixaggi sonori dei JG Bross, la coppia
di dj’s più famosa all’ombra del Vesuvio, hanno
fatto da colonna sonora della serata. Grande
stupore degli invitati al momento del taglio della
torta, gustosa quanto originale, a forma di disco in
vinile. In uno S’move a gradazione alcolica sono
stati notati mentre danzavano completamente
immersi nella musica la mamma di Dodi, il fratello,
Enrico, e il fidanzato, Alessandro De Gais. Ad
animare la serata i mitici passetti felpati di Toto
Pirozzi, Alfonso Figueras e Simona Bencivenga,
l'avvocato Rosmunda Cristiano, Massimo Anastasio,
gli immancabili proprietari dello S’move Mario
Cirillo e Dario Tofano. Poi Massimo Anastasio,
Antonella Cirillo e Luciano Squeglia, il ballerino del
San Carlo Marco D’Andrea, le inseparabili Stella
Buono e Titty Generale, l’attrice Annamaria Papa,
Barbara Silvestri, Massimiliano Monaco, Lugi
Gallotti, Sonia Giattini, Lucia Cimmino, Daniela
Anastasio, Beatrice Iervolino, Francesca Iengo.
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BellaGente di Tommy Totaro
MARIO CIRILLO /S’MOVE LIGHT BAR
Mario Cirillo, in coppia con Dario Tofano, è uno dei personaggi
più popolari del by night partenopeo. Una vera e propria icona
storica sancita dai 18 anni di felice gestione dello S’move di vico
dei Sospiri a Chiaia.
Qual è l’elemento che sancisce il successo di un Club?
Fino a qualche tempo fa avrei detto la musica, anche se l’unica
novità del momento, l’elettronica, è un fenomeno soprattutto da
discoteca. Altri elementi imprescindibili sono la professionalità, il
servizio e la qualità dei prodotti usati. Naturalmente anche il
design del club ha una sua importanza.
Quali sono invece gli errori da evitare?
Non esiste una vera regola, se non quelle date dall’esperienza di
aver affrontato varie situazioni. È quindi importante seguire
sempre l’istinto.
Che cosa distingue la scena napoletana dalle altre?
La scena napoletana è da sempre di gran lunga differente da tutte
le altre. Il by night soffre di mille contraddizioni. Da un lato c’è la
L
a Miss Pin Up Chiaia di Marzo si chiama
Oksana Uzhgalova. Nata a Ludza, in
Lettonia, 21 anni fa sotto il segno del Leone,
Oksana, modella e fotomodella, è anche una
delle ballerine del club più famoso al mondo,
l’Amnesia di Ibiza. Alta un metro e settantaquattro, le sue misure sono 8460-87. La bella lettone si
definisce una ragazza dolce, solare e determinata che ama ballare e scatenarsi nei party più folli
all’interno dei suoi locali preferiti:
il Godvil e il Push di Riga e l’Amnesia di Ibiza, dove ha animato diversi «Espuma Party» e «Troya
Asesina Party». Ama le collezioni di
Max Mara, Calvin Klein, Victoria
Secret, Juicy Couture e Ed Hardy per
le quali ha lavorato come indossatrice. Oksana, dopo aver lasciato la
sua città natale per trasferirsi a Riga,
ha cominciato la carriera di modella a
18 anni partecipando a numerosi concorsi di bellezza. La sua passione per i
viaggi e la danza moderna, però, non interferisce con gli studi che Oksana conduce con grande tenacia alla Facoltà di
Napoli aperta mentalmente e pronta a
recepire nuove fenomeni musicali e culturali, e
dall’ altro c’è la Napoli conservatrice, legata
ad un vecchio modo di intendere il
divertimento. Ad ogni modo rimango
dell’opinione che a Napoli non solo siamo al
passo con i tempi, ma siamo anche molto
innovativi, anche se siamo tagliati fuori dalla
scena musicale internazionale.
Le tendenze della notte oggi...
Ormai non esiste una vera e propria tendenza, perché nel settore
musicale stenta ad emergere un fenomeno di impatto
internazionale. Forse l’avvento dei computer ha dato un input alle
produzioni musicali degli ultimi vent’anni, ma adesso è come se si
fossero esaurite le risorse e si dovesse ricominciare dalla musica
suonata.
Quanto hanno inciso i 18 anni di S’move nel tuo modo di
essere?
Ho cominciato la mia carriera professionale nel 1985 lavorando
per vari club ed ho organizzato il mio primo party all’età di 16
anni. È stato il mio primo ed unico lavoro, quindi non saprei
immaginare una vita diversa.
Qual è stato l’elisir che ha concesso così lunga vita allo
S’move?
Lo S’move è nato dal desiderio di avere una location dove
esprimere il nostro modo di intendere la notte, non per
un’esigenza commerciale. È un club nato dalla passione per il by
night. Infatti, durante il corso degli anni, il locale ha avuto ben
quattro trasformazioni sostanziali ed è sempre in continua
evoluzione.
Miss Pin Up Chiaia
a cura di Fabio Tempesta
OKSANA, BIONDA
TUTTA PEPE
Gestione del Turismo della capitale lettone.
L’attività di ragazza immagine nei locali ha
permesso ad Oksana di sviluppare anche la
sua creatività: infatti, si diverte ad ideare i
costumi che lei stessa e le altre ballerine provenienti da tutta Europa indossano per dare
vita alle coreografie inscenate negli eventi
esclusivi di cui è protagonista. Decisa, ambiziosa e molto attiva, collabora con l’agenzia
di Julia Tabore a Riga e spera di poter trasformare il suo estro creativo di costumista
in un vero e proprio business anche se, per
ora, la danza resta la sua più grande passione.
EXIT
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Vivere
CHIAIAmagazine 3/4 marzo aprile 2010
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