distribuzione gratuita w w w . c h i a i a m a g a z i n e . i t magazine SAPER VIVERE LA CITTÀ IUPPITER EDIZIONI anno VI n.6/7/8 giugno-agosto 2011 L’IMPERADONE LUIGI DE MAGISTRIS I, ANNO DELLA MUNNEZZA MMXI 1 SOM MARIO CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 SOS CITY pag. 2 EDITORIALI di Max De Francesco e di Marco Mansueto pag. 3 COVER L’IMPERADONE di Max De Francesco pag 4 PRIMO PIANO/1 UNA NUOVA SEDE PER L’UNITÀ DI SALUTE MENTALE di Alvaro Mirabelli pag. 6 PRIMO PIANO/2 CHIOSI: RICOMINCIO DA TRE MA MI MANCA UN MILIONE di Alvaro Mirabelli pag. 8 LA STORIA QUARTIERI SPAGNOLI, LA “PACE”TROVA UNA SCUOLA di Laura Cocozza pag 11 QUARTIERISSIME L’ALLARME DELL’ODM: “AMBULANZE SENZA RIANIMATORE, PAZIENTI A RISCHIO” pag. 12 QUARTIERISSIME COLUMBUS “PRIMA”, VARATO IL MEGAYACHT DA RECORD pag. 14 RIFLESSIONI di Mimmo Della Corte e Giuseppe Marasco pag. 15 LE PORTE APERTE pag. I pag. II SPIRAGLI BCC, LA BANCA DEL GIUBILEO PORTA D’INGRESSO SULLA CRESTA DEL MITO: IL CILENTO VISTO DAL MARE di Adriano Padula pag. III PORTA D’INGRESSO CILENTO, LA “TARTARUGA” METTE LE ALI di Aldo De Francesco pag. X PORTA DEL GOL PEPPE IODICE: CHE VITA È SENZA IL “UALLARITO”? di Rita Giuseppone pag. XIII IM-PORTA QUANDO IL CRIMINE HA GLI OCCHI A MANDORLA: I REATI DEI CINESI IN ITALIA di Antonio Capuano pag. XVII PORTA VIRTUOSA NOTE ROSA. INTERVISTA A ELSA EVANGELISTA di Rita Giuseppone pag. XXI PORTA VIRTUOSA CLEANAP E FRIARIELLI RIBELLI: PULIRE NAPOLI... di Alessandra Dell’Aquila pag. XXIV PORTA dei SENSI VADEMECUM DEL MATRIMONIO: I MANUALI SUL “SÌ” ALLA NAPOLETANA pag. XXVII PORTA dei SENSI DA VIGNERI IL LUSSO È DI CASA di Laura Cocozza pag. XXX Saper vivere ARTE ARTE ARTE IN TECHNICOLOR di Valeria Puntuale pag. 17 Saper vivere LA GRANDE ARTE NAPOLETANA DEL ‘900 RIVIVE AL MASCHIO ANGIOINO di Rossella Galletti pag. 19 Saper vivere EVENTI GIORNALISTI ANTICAMORRA, L’INFORMAZIONE AL SERVIZIO DELLA LEGALITÀ di Vincenzo Drago pag. 22 Saper vivere LIBRI SFOGLIANDO NAPOLI E I SUOI “LUOGHI LETTERARI” di Enrico Lava pag. 23 Saper vivere LIBRI “SUPERSUD”, VIAGGIO TRA I PRIMATI DEL MERIDIONE PREUNITARIO di Aurora Cacopardo pag. 24 Saper vivere LIVE ZONE ANSIRIA, I “FIGLI” DEL PROG NOSTRANO di Gianluca Massa pag. 26 Saper vivere LAPILLI LE NOTTI MUSICALI DI ISCHIA E CAPRI di Massimo Lo Iacono pag. 28 Saper vivere LAPILLI JOSÉ PADILLA, DAL CAFÈ DEL MAR ALLA ROTONDA BELVEDERE di Fabio Tempesta pag. 29 Saper vivere LAPILLI AUGUSTO LACALA, L’ARTISTA DEL RICICLO di Tommy Totaro pag. 31 EXIT pag. 32 Saper Vivere 2 SOS CITY CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Hai qualcosa da segnalarci? Scrivi a: [email protected] Lo sapevate che... di Massimo Gallotta ZTL A CHIAIA SE NON ORA, QUANDO? Come ogni assessore della Mobilità al suo esordio, anche Anna Donati non è sfuggita alla regola. Eccolo qui il nuovo piano di viabilità per la metropoli partenopea, per ora limitato al perimetro del Centro Storico, quindi su scala non disprezzabile. Si muove in linea col De Magistris Pensiero il progetto della Donati, ribadendo la spinta ad una nuova identità ambientale urbana. perché smog e sosta selvaggia sono il primo nemico. E se questa prima mossa ci è piaciuta, la seconda, per ora solo annunciata, ci entusiasma addirittura. La Donati vuole osare la grande sfida della Ztl anche a Chiaia, avventurandosi su un terreno in cui i suoi predecessori hanno fallito per 20 lunghi anni. Il Piano è in agenda per novembre prossimo: giusto il tempo, ha chiarito il neoassessore, per trovare i fondi necessari a gestire il dispositivo e a garantire il presidio dei varchi d’accesso. L’intenzione è tempestiva davvero perché le condizioni ci sono: soprattutto c’è il nuovo parcheggio Morelli. E in tempi medi si può ipotizzare addirittura un «isolone protetto» 24 ore su 24. Idea temeraria? Forse. Ma così il provvedimento investirebbe anche il by-night, cogliendo due piccioni con una fava. Se non ora, quando? anno VI n.6/7/8 giugno/agosto 2011 DIRETTORE RESPONSABILE Max De Francesco RESPONSABILE SAPER VIVERE Laura Cocozza PROGETTO E REALIZZAZIONE GRAFICA Ferdinando Polverino De Laureto REDAZIONE Iuppiter Group Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli Tel. 081 19361500 Fax 081 2140666 [email protected] SOCIETÀ EDITRICE Iuppiter Group Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ Alabama srl Tel. 081 19573381 - 331 1887959 STAMPA Arti grafiche Litho 2 Via Principe di Piemonte 118 Casoria NA Tel. 081.19577163 Reg. Tribunale di Napoli n. 93 del 27 dicembre 2005 Iscrizione al Roc n° 18263 Lancia il tuo Sos, indica disservizi e problemi del tuo quartiere e proponi soluzioni per rendere più vivibile la città. Contiamo su di te. Le lettere, firmate con nome e cognome, vanno inviate a Chiaia Magazine Via dei Mille, 59 80121 Napoli oppure alla e-mail [email protected] Chiaia Magazine e 10 tornano a settembre A tutti i lettori la redazione augura BUONE VACANZE Posta in arrivo Gentile redazione, attraverso le pagine del vostro giornale vorrei diffondere un appello che mi sta molto a cuore e ritengo di pubblica utilità. In questi tempi ipertecnologici dove i messaggi di posta viaggiano alla velocità della luce tramite internet e le email, ci si dimentica degli anziani e di tutti coloro che ancora si affidano al vecchio sistema carta-penna-calamaio per scrivere una lettera. Il problema è questo: una volta redatta la missiva cartacea, dove imbucarla? Poiché la nostra zona è rilevante sotto ogni profilo e in tutti i settori, chiedo alla direzione delle Poste di attivare una cassetta per le lettere in piazza dei Martiri. Non priviamoci del fascino senza tempo delle lettere cartacee che portano con loro tutto un rituale, busta e francobollo compresi. Sarebbe bello vedere i giovani staccarsi dai freddi schermi dei loro computer e fare due passi all’aria aperta per recarsi in piazza, magari a spedire una lettera, testimonianza perenne di un passato che non dobbiamo cestinare ma salvaguardare per avviarci con consapevolezza verso un futuro sempre più tecnologicamente avanzato. dottor Ivo Lopi Chiaia, cassette dalla posta cercasi O Gentile direttore, sono rimasta molto colpita dalla vicenda che è si è scatenata come un terremoto e ha visto coinvolto il capo della Squadra Mobile Vittorio Pisani, portando al sequestro e quindi alla chiusura di diversi locali del lungomare. Premesso che io credo nella buona fede di Pisani, uomo che si è dimostrato un impeccabile servitore dello Stato decapitando numerosi clan camorristici con le sue operazioni, vorrei sottolineare un aspetto della vicenda sottovalutato dalla maggior parte delle persone. Se ci sono stati illeciti è ovvio che i colpevoli debbano pagare, ma l’aspetto più triste della vicenda è che tanti lavoranti dei ristoranti sottoposti a sequestro sono finiti in mezzo alla strada. Come mamma e come cittadina di un paese dove le percentuali di disoccupazione giovanile sono altissime, soprattutto al Sud, sono molto preoccupata per il destino di questi giovani che già svolgono un mestiere massacrante con paghe molto basse e la forte concorrenza degli extracomunitari. Chiedo a chi di dovere di elaborare un piano che tuteli questi lavoratori che, senza preavviso, hanno perso il posto e la loro fonte di reddito a causa di un’incresciosa vicenda di malaffare. Michela D’Anna piazza deimartiri Locali del lungomare, chi tutela i lavoratori? di Nino De Nicola turistico, invogliato a rario continuato spendere, ad esempio, per gli esercizi NEGOZI NO STOP, dalle 9 alle 19 (ma gli commerciali di SI PUÒ FARE orari di start e di chiusura Chiaia e dintorni. Si può sarebbero tutti da concerfare. Indispettisce che altare). La città pigra finora trove, nelle grandi metroha respinto la novità, i poli italiane ed europee, il precedenti governi munidispositivo orario senza cipali addirittura non si soluzione di continuità sia sono nemmeno scomodati consolidato e per un muca vagliare l’opportunità. chio di buone ragioni: a Ora i tempi sono maturi cominciare dal ritorno per un cambio di rotta. economico assicurato per Ovvio che la «pazza tutti commercianti coinidea» esige la realizzavolti, compreso il rilancio zione di alcune precondidelle attività di ristorazioni cruciali: in cima alla zione, finora abituate a lista la sicurezza e, aglanguire durante le ore di ganciata ad essa, la vispacco e che viceversa deosorveglianza. E poi il potrebbero rifocillare il popolo dello shopping tra una compera e l’al- tocco finale: parcheggi, parcheggi e ancora tra. E accelerazione garantita anche sul fronte parcheggi. 3 EDITO RIALI CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 di Max De Francesco di Marco Mansueto Lasciamolo lavorare. E’ questo che si sente dire chi inizia a nutrire più di un dubbio sulla consistenza amministrativa del sindaco de Magistris, avanzando perplessità sulla deriva di parole e proclami del tronista del Vomero. Balzato sulla poltrona rogna di Palazzo San Giacomo a furor di uomini e donne arancioni, dopo aver “scassato” morconi e lettieri a suon di turpiloqui pubblici e rivoluzioni annunciate, ‘o bello guaglione, che ha stregato la Mussolini (“Sono tutte pazze di lui, sembra Banderas”) e ossessionato Berlusconi (“è un bell’uomo, piace alle donne”), ha scelto l’immagine (la sua) e l’immaginazione (non solo la sua) come principali ingredienti del suo ragù nazional-populista. Un ragù dalla lunghissima cottura mediatica, con cipolle alla Santoro, tracchiulelle, basilico e olio di Travaglio, spezzatino di vitello giustizialista, un’overdose di sale demagogico, un concentrato di show alla pummarola, il tutto bagnato da un quarto di vino rosso preferibilmente di Woodcock. Napoli, da sempre spinta ad invaghirsi di fuochi fatui e ricette fantastiche, è divenuta Tra i fallimenti dell’era Iervolino, occupa senza dubbio una posizione da ‘pole’ il decentramento, sistema di riorganizzazione del governo della città che, se mira realmente a decentrare il potere rafforzando il ruolo delle Municipalità, rappresenta una buona strategia per ridisegnare un modello nuovo di società. In un lucido intervento pubblicato a maggio su Chiaia Magazine, il professore Giovanni Grieco, attento osservatore delle dinamiche politiche, si augurava che il nuovo sindaco di Napoli accelerasse l’applicazione di un vero decentramento “strumento dedicato soprattutto a specificare la domanda dei cittadini e la risposta del potere politicoamministrativo, in una reciproca assunzione di responsabilità, con le dieci Municipalità che possono servire a creare la cittadinanza attiva”. La speranza di Grieco, già ampiamente disattesa dalla giunta Iervolino, è stata ulteriormente calpestata dalla decisione del sindaco De Magistris che, tra le L’IMPERADONE GARANTI ECOLOGICI il pentolone ideale per ‘o ‘rraù del re, mistura furbesca, preparata con cura e procura, per quel popolo dell’antipolitica avida di giustizieri e giustiziati. Nell’anno della munnezza MMXI, Luigi de Magistris I, indossata la fascia tricolore, più che uno scettro ha impugnato una cucchiarella di legno. Non c’è giorno in cui non giri il suo ragù, il suo sugo programmatico, come i migliori chef del populismo, accorto a farlo cuocere e “pippiare” per bene, rimestandolo con maniacale attenzione per non farlo attaccare sul fondo. E mentre il sindaco piacione gira e rigira, il suo narcisismo ribolle in pentola (Novella 2000, alcuni mesi fa: “Piaccio lo so. E’ sempre stato così. Ne è consapevole anche mia moglie che però si fida e fa bene”) tra acclamazioni e recitazioni, in un trionfo di chiacchiere, nacchere e donne in festa: metà regnante e metà Adone, l’avvenente giovane che, mito alla mano, nato dalla scorza di un albero, spezzò vagonate di cuori tra cui quello di Afrodite Un “Imperadone”, insomma, che un po’ comanda e un po’ scalda Partenope. Con gli occhi fissi sul ragù. continua a pag 4 sue prime mosse, ha deciso di tagliare le casse delle Municipalità. Un depotenziamento che rappresenta il colpo finale al decentramento e al progetto di lavorare per una società politicoistituzionale policentrica. Noi crediamo, invece, che bisogna delineare e precisare compiti e funzioni delle ex circoscrizioni, affinché possano diventare macchine amministrative sempre più al servizio del cittadino. In quest’ottica, ad esempio, sosteniamo che si possono trasformare le Municipalità in dipartimenti ambientali, i cui presidenti, oltre alle funzioni che già esercitano, potrebbero divenire “controllori” della raccolta differenziata e propulsori di tutte le iniziative ecologiche nei propri territori. Garanti ecologici, insomma, che conoscendo criticità, abitudini e opportunità dei quartieri che governano, possono contribuire notevolmente a diffondere a Napoli una vincente civiltà ambientale. Con le casse vuote, però, ogni progetto di “responsabilizzazione decentrata” non può che rimanere sulla carta. 4 CO VER CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Nell’anno della munnezza MMXI, Luigi de Magistris I, indossata la fascia tricolore, più che uno scettro ha impugnato una cucchiarella di legno. Non c’è giorno in cui non giri il suo ragù, il suo sugo programmatico, come i migliori chef del populismo, accorto a farlo cuocere e “pippiare” per bene, rimestandolo con maniacale attenzione per non farlo attaccare sul fondo. di Max De Francesco L’IMPERADONE continua da pag 3 Lasciamolo lavorare. Per carità, nessuno disturbi l’imperadone. Anche se l’incipit del regno non prefigura scenari da poema epico. Il 17 giugno, un giorno dopo la presentazione delle sue linee programmatiche, ovviamente “rivoluzionarie”, in un’aula consiliare con tante facce adoranti, un Pdl smembrato e un Pd semidefunto, il sindaco, con l’esaltazione ben calibrata, afferma: “In quattro, cinque giorni la città e la provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura”. Apriti discarica! Un esordio da commedia all’italiana, una previsione da esordiente della res pubblica, un’affermazione di chi, più che girare una cucchiaiella di legno è convinto di brandire la bacchetta di Harry Potter, con cui può impartire ordini a un esercito di spazzini volanti e creare buchi magici in cui far sparire ogni tipologia di munnezza. Nello stesso giorno il vicesindaco Tommaso Sodano, autore di un libro sui rifiuti con copertina “rattizzata” dal titolo “La peste”, sentenzia: “Napoli avrà anche un sito di trasferenza”. Il 18 giugno, de Magistris tuona: “Napoli non avrà un aumento dei siti di trasferenza. Se tutto va come deve andare, Napoli sarà pulita entro quattro o cinque giorni”. Poiché niente va come deve andare - per diffuse responsabilità che non salvano alcun livello istituzionale -, preoccupa, mentre “la peste” avanza e sempre più ratti lasciano le copertine e scendono in strada, la prontezza dell’imperadone nel contraddire e contraddirsi. Il 15 luglio, con oltre 2400 tonnellate di rifiuti a terra, de Magistris annuncia l’apertura di un nuovo sito di stoccaggio provvisorio in città (poi individuato a via Brin) “che consentirà il deposito e l’immediato trasferimento dei rifiuti raccolti presso la nave che li trasporterà in un paese estero”. Fuori dall’Italia? Era la proposta del candidato del centrodestra Lettieri che, per averla argomentata e sostenuta in campagna elettorale, fu deriso dalla sinistra (Roberto Della Seta, senatore Pd: “Un’idea indecente e irrealistica, che aprirebbe spazi immensi a un’ondata d’illegalità e farebbe felice soltanto la camorra”) e sbeffeggiato dall’attuale sindaco, il quale gli dette del matto, sottolineando che “portare i rifiuti in un Paese europeo, costa sicuramente di più, meglio inviarli in alcune regioni italiane che sono disponibilissime ad accoglierli”. Stretto nella morsa dei sacchetti, il 18 luglio de Magistris, nell’illustrare il piano estero, dice: “All’inizio partirà una nave a settimana, successivamente, ne salperanno due: trasferire i rifiuti fuori dall’Italia avrà un costo inferiore rispetto a quello che paghiamo per portarli negli impianti di Giugliano, Acerra e Tufino”. Lasciamolo lavorare Nessuno tocchi i bastimenti e attenti a chi rema contro. I sudditi devono sapere che c’è chi minaccia ‘o rraù. L’imperadone agita il mestolo e avverte: “Napoli sarà liberata dai rifiuti nonostante il tentativo di sabotaggio messo in atto in queste ore da certi ambienti refrattari ad accettare la svolta politica che stiamo attuando nella città (21 giugno); “I sabotaggi sono il segnale che stiamo toccando equilibri consolidati, anche frutto dell’azione di forze oscure che si stanno mettendo di traverso (22 giugno); “Man mano che andiamo avanti per rendere Napoli autonoma stiamo constatando atti di sabotaggio messi in atto da chi non vede di 5 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 REALFONZO, GLI SPRECHI E CHIAIA MAGAZINE All’inizio del 2009 l’economista Riccardo Realfonzo, attuale assessore al Bilancio nella Giunta De Magistris, accetta dalla sindaca Iervolino la delega alle Finanze. Lui ficca il naso nei numeri, negli sprechi, nelle ombre contabili, cioè rompe. Tempo un anno, diventa scomodo e se ne va. E la Iervolino: «Voleva fare il Robin Hood». Giugno 2011: Realfonzo pubblica il libro «Robin Hood a Palazzo S.Giacomo», radiografia spietata di quell’esperienza. Di sciali eccellenti, intanto, si è sempre occupata anche Chiaia Magazine nella rubrica «Sprecopoli comunale». Dunque: un assessore e una rivista su opposti fronti ma in gran sintonia. Al punto che nel suo libro, a pag. 93, Realfonzo riporta un ampio stralcio dal «Chiaia» dell’articolo di Alvaro Mirabelli, intitolato, «Le elargizioni dell’assessore Oddati» (Sett. 2008). Lieti di aver contribuito alla sua denuncia, dottor Realfonzo. Tra duri e puri l’intesa è spontanea. buon occhio il nostro piano che costituisce una rivoluzione ambientale” (18 luglio). Monta il sospetto che nel ragù del re, oltre a massicce dosi di autocompiacimento, ci sia anche un pizzico di autosabotaggio, l’ingrediente preferito nel menù degli onnipotenti, imbattibili nell’amplificare il proprio agire e alimentare false speranze. Il 28 giugno, a Radio 24, il sindaco, con straordinaria sicurezza, preconizza: “Napoli arriverà al 70% di raccolta differenziata entro la fine dell’anno. Ce la facciamo sicuro, non forse. Napoli è mobilitata per raggiungere il ‘porta a porta’ in tutta la città. Dal primo settembre partiamo da otto quartieri, già ci sono le isole ecologiche, da luglio ci sarà una grande campagna di informazione”. Una campagna d’informazione in una città svuotata e sotto l’ombrellone? E’ o non è un’operazione di autosabotaggio? Il 22 luglio, dall’Asia (Azienda speciale del Comune addetta all’igiene, prontamente ricapitalizzata dal sindaco con 43 milioni di euro) fanno sapere che a Napoli la differenziata, a causa dell’emergenza rifiuti, è scesa al di sotto del 16%, sottolineando “come sia in calo dal 2010 con una ulteriore diminuzione nel mese di luglio”. Peggio della Iervolino. Il 70% di differenziata a Natale 2011? Un sogno già nel cassonetto. Lasciamolo lavorare Non è tempo di schizzinosi e di opinioni differenziate. Mangiamoci ‘sto ragù. Stop ai sabotaggi, largo alla volontà d’onnipotenza dell’imperadone. La platea è sua, l’onda elettorale regge ancora, i media inchinati, l’annuncio vince sul ragionamento, il mestolo sullo scettro: Obama uno di noi, il Forum delle Culture salverà la città, i Quartieri Spagnoli diverranno come Montmartre, quasi fatta per Monta il sospetto che nel ragù del re, oltre a massicce dosi di autocompiacimento, ci sia anche un pizzico di autosabotaggio, l’ingrediente preferito nel menù degli onnipotenti, imbattibili nell’amplificare il proprio agire e alimentare false speranze l’America’s Cup, presto un Museo delle arti e delle tradizioni, pronta la resurrezione di Bagnoli, modello Barcellona, rifiuti zero, tutti in bici, viva la pace, viva Napoli. Non disturbiamo il conducente di Palazzo San Giacomo che di recente ha inaugurato i mercoledì con i cittadini (idea copiata dal Lettieri): due ore di faccia a faccia con 24 napoletani di tutti i quartieri della città. Un cittadino, Ugo Allocati, uscendo dall’incontro, ha affermato di aver criticato de Magistris perché il suo piano rifiuti è “troppo generico e privo di contenuti”. Pronta la replica dell’imperadone: “Per la verità a me non l’ha detto nessuno, forse non ha avuto il coraggio di dirlo al sindaco. Anzi sfido chiunque in 30 giorni a farne uno più concreto, rivoluzionario, con l’ostacolo complessivo che stiamo incontrando e un atteggiamento del Governo alla Ponzio Pilato”. Lasciamolo lavorare: l’imperadone è uno che non si lava le mani se non per qualche schizzo di ragù. Non ama essere contraddetto, perché è un campione a farlo da solo. Collezionista di assenze in aula consiliare (Alessandro Fucito, Federazione di Sinistra, 15 luglio: “Stiamo approvando una manovra economica della terza città d’Italia, provo imbarazzo che ciò avvenga senza la presenza del sindaco e del vicesindaco: ritengo che in dieci anni di esperienza consiliare, questa sia la prima volta”) e di presenze in eventi e banchetti, in preda all’ennesimo raptus annunciatorio, il 20 luglio ha affermato: “Non farò vacanza fino a quando vedrò anche un solo sacchetto di rifiuti in strada”. Sperando di vederlo sul pedalò, temiamo però che sia un’altra delle sue costruzioni fantastiche. 6 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 CHIAIA. DOPO L’INCUBO SFRATTO, PER IL SERVIZIO DI PSICHIATRIA TRASLOCO A FINE LUGLIO NELLA ASL DEL MOLOSIGLIO. VITTORIA PARZIALE MA I PROBLEMI RESTANO. INTERVISTA ALLO PSICHIATRA CLAUDIO PETRELLA “Senza quattrini il sistema fa flop, ma spesso il corto circuito è anche colpa di procedure caotiche, persino diaboliche” UNA NUOVA SEDE PER di Alvaro Mirabelli Il corto circuito mentale? Un brutto nemico. E loro, quelli col male invisibile, se nascono a Napoli, nascono pure iellati: pessima faccenda una psiche ammalata, se ti capita qui. Pessima per il portatore del disagio, un incubo per i familiari: perché, nella città difettosa, la Sanità galleggia su debiti e privazioni. E così, spesso, non se ne esce. Con gli ammalati a pagare per tutti. Altrettanto spesso, però, se la macchina sanitaria va in tilt, è il fattore umano a fare miracoli: è il caso dell’èquipe che lavora all’Unità Operativa di Salute Mentale di Chiaia-Posillipo-S. Ferdinando, Capri compresa. La storia di questa squadra, con dentro psichiatri, psicologi, infermieri e amministrativi, è infatti uno spaccato esemplare di sanità double face: tutti eroi della porta accanto, abituati ai salti mortali in un paesaggio organizzativo da dopobomba. L’ultimo tormentone, lo sfratto dalla sede di Monte di Dio, ha rischiato di sbattere sul lastrico loro e i 1500 assistiti in carico alla struttura. Lo sa bene il dottor Claudio Petrella, 11 anni al timone del gruppo, da 6 mesi in pensione: lui gli ultimi 4 anni li ha trascorsi tra fregature e anticamere quotidiane nel tentativo di dare un nuovo tetto all’Unità Operativa. «In questo caso è finita bene: il trasloco I nella nuova sede è questione di giorni», racconta l’ex direttore della UOSM del Distretto 24. Petrella però non dimentica: dal 2008 ha pregato, tuonato, bussato a parecchie porte e alcune le ha pure sbattute. E intanto sulla sua scrivania impilava le lettere delle famiglie dei pazienti, terrorizzate all’idea dello sfratto. Poi lo spiraglio diventato certezza: i lavori in alcuni ambienti della vecchia struttura Asl, tra i giardini del Molosiglio, sono agli sgoccioli e, a fine luglio, medici e pazienti festeggeranno nei nuovi locali. Una vittoria incassata al novantesimo, anzi in pieno recupero, proprio sotto elezioni. Con ovvio corollario di malignità. Ma nessuno, alla UOSM, ha fatto i conti in tasca al regalo: alla vecchia sede fanno già le valigie con facce un po’ più distese anche se, dato il mestiere, le rughe si mettono in conto e il futuro è sempre in trincea. Tuttavia c’è una cosa che Petrella proprio non digerisce: «Il cinismo della politica. Col Molosiglio ci è andata bene, ma per un pelo. E un grazie va comunque al presidente di Chiaia, Fabio Chiosi. A Napoli, però, resta drammatico lo scenario operativo di chi si occupa di salute mentale». Ma, ostacoli o meno, a Monte di Dio lo psichiatra e il suo staff hanno fatto onore alla professione: lo dicono i fatti che l’attività della UOSM 24, attualmente gestita dal dott. Michele 7 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 LA CARTA D’IDENTITÀ DELLA UOSM 24 La competenza dell’Unità Operativa di Salute Mentale di Chiaia-Posillipo-S. Ferdinando spazia dalle patologie lievi (nevrosi etc.) alle gravi (paranoia etc.). Il fulcro dell’attività, condotta da 11 psichiatri e 4 psicologi, è l’assistenza psichiatrica di prevenzione, cura e riabilitazione. A ciò si aggiungono i seguenti servizi: 1) Urgenza psichiatrica h.24, 2) Terapia ambulatoriale e domiciliare, 3) Psicopatologia del Lavoro (mobbing) con pazienti da tutta la Campania, 4) Psicoterapia familiare (individuale o di gruppo), 5) Daily Hospital, 6) Psicogeriatria (per gli anziani), 7) Assistenza psicoeducazionale per le famiglie con soggetti problematici, 8) Consulenza psichiatrica per le tossicodipendenze, 9) Disturbi del comportamento alimentare, 10) Prevenzione del disagio giovanile, 11) Prevenzione della web-dipendenza, sempre più diffusa, 12) Disturbi dell’identità di genere (un unicum al Sud). Tel. 081.2547062 (diurno) – 081.2547082 (notturno) L’UNITÀ DI SALUTE MENTALE De Rosa, è stata da incorniciare. «Da noi il lavoro psichiatrico è diventato opera di salute mentale. Il salto di qualità è tutto qui: malgrado la riduzione di uomini, di fondi e di spazi», precisa Petrella, alludendo ad esempio al prezioso pool di infermieri, amministrativi e assistenti sociali, falcidiato da pensionamenti e trasferimenti. Così ci si arrangia. In giro, ad esempio, si sa che a volte gli operatori fanno colletta tra loro, pur di garantire il servizio al malato. Capita pure che un ricovero urgente sia fatto in taxi. E visto, poi, che in sede non hanno un fax, si risolve, bussando al vicino che capisce e fa usare il suo. Soluzioni creative, insomma, e si tira avanti: anche se ogni tanto, proprio sul fronte ricoveri, tutta l’inventiva del mondo non basta. Quelli disposti, ad esempio, dal Servizio di Emergenza psichiatrica, attivo 24 ore su 24, sono una pura scommessa. Il meccanismo per sommi capi è che un paziente da ospedalizzare d’urgenza viene destinato ad un reparto che in gergo si chiama «Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura» (SPDC): gli SPDC si trovano al S. Gennaro e al S. Giovanni Bosco che in tutto dispongono di 35 posti-letto, compresi quelli del Monaldi dove però l’agitato mentale può solo trovare riparo perché non ci sono psichiatri. 35 posti, già pochi, che in realtà sono pure di meno perché non c’è personale. E così, spesso, psichiatra e malato trovano le porte sbarrate. Ma ecco il guizzo di fantasia: si torna a casa del malato e lì ci si inventa un ricovero un po’ artigianale. E i «senza fissa dimora» in preda a una crisi? Dove sistemarli? Qui siamo al top delle difficoltà. Petrella incalza: «Senza quattrini il sistema fa flop, ma spesso il corto circuito è anche colpa di procedure caotiche, persino diaboliche». E tra poco, per restare al Pronto Soccorso psichiatrico, andrà pure peggio. Finora, infatti, all’intervento notturno ha partecipato lo psichiatra: il quale o calma il malato o decide per il ricovero. In tempi stretti, però, a causa dei tagli antidefict, lo specialista verrà eliminato dal turno di notte. «E così, visto che gli infermieri non possono fare diagnosi o decidere terapie, per un caso grave, cioè un “Codice rosso”, non resterà che chiamare la polizia, col povero cristo che magari finisce in manette. O, magari, un banale nevrotico che ha perso le staffe, verrà spedito al Trattamento Sanitario Obbligatorio», scuote la testa Petrella. Insomma: non incazzatevi più di notte. Non si sa mai. Per quelli della UOSM 24, in ogni caso, non sarà il primo né l’ultimo dei problemi: ma, come al solito, continueranno a fare miracoli. 8 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 RICOMINCIO DA TRE, di Alvaro Mirabelli Stravotato. L’elettorato di Chiaia lo ha rimesso al suo posto di forza: così, adesso, Fabio Chiosi, 34 anni, dal 2001 al timone della prima Municipalità cittadina, si riaccomoda per la terza volta sulla poltrona di presidenza. L’ultimo quinquennio, vissuto da numero uno di Chiaia-Posillipo-San Ferdinando, lo ha visto unico esponente di centrodestra alla guida di un parlamentino cittadino. I nove restanti, infatti, erano tutti in quota al centrosinistra. Lui dichiarò di sentirsi un po’ come l’Asterix del fumetto, capo di un villaggio gallico, circondato dalle legioni romane. Adesso, invece, è in buona compagnia visto che, lui compreso, le municipalità governate dai moderati sono ben cinque. Chiosi, tra l’altro, incassa un consenso quella prevista dallo statuto comunale ma restata malinconicamente al palo, è il nodo che ipoteca il futuro dei governi di quartiere. Perché tutto ruota intorno alla solita incognita, quella dei quattrini che non ci sono, quella che continua a inchiodare le municipalità al solito ruolo di sportello per certificati. Chiosi, per rimediare e riempire il proprio incarico di contenuti, se n’è inventata una al giorno, come ad esempio la riqualificazione di via Nicotera, sponsorizzata dall’Ansaldo. Insomma, «pane, amore e fantasia»: anzi nemmeno il pane. Ecco perché d’ora in poi nel bilancio contabile e nelle deleghe gestionali Chiosi gradirebbe certezze. Ma, ad ammazzare le speranze nella culla, arriva il supertaglio del Comune al prossimo budget delle municipalità: per ciascuna PER FABIO CHIOSI TERZO MANDATO ALLA GUIDA DELLA PRIMA MUNICIPALITÀ PARTENZA IN SALITA: MENO QUATTRINI IN BILANCIO plebiscitario: lo hanno votato in 20mila. Indizio eloquente che il popolo di Chiaia lo considera un buon amministratore, nonostante le mani legate dalle ristrettezze economiche in cui versa la sua (e le altre) municipalità e i ridotti margini di manovra imposti dal mancato decollo del decentramento amministrativo. Municipalità cenerentola? Certo, ed è il grande cruccio del presidente che gli ultimi 5 anni li ha trascorsi a fare i salti mortali con le esigue risorse concesse da Palazzo San Giacomo. E proprio l’autonomia finanziaria e decisionale, di esse sforbiciata di un milione al bilancio. Terza volta da presidente di Chiaia: bella responsabilità. Visti i risultati, mi rimbocco le maniche con rinnovato impegno: ventimila cittadini che ti dicono sì sono un segnale di affetto e di riconoscimento del lavoro svolto. E la sindacatura alle porte è una bella sfida. A patto che ci siano segnali concreti da Palazzo San Giacomo. Allude, ad esempio, al Regolamento delle Municipalità, mai trasferito dalla cornice teorica a quella pratica? 9 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Il nuovo Consiglio della prima Municipalità (Chiaia-Posillipo- S. Ferdinando) PRESIDENTE Fabio Chiosi. MAGGIORANZA Pdl: Francesco Salerno, Mario Mele, Alberto Pierantoni, Alberto Ruffolo, Riccardo Di Salvo, Alessandro Librino, Guido Postiglione, Fabio Cicala, Francesca De Sanctis. Forza del Sud: Valerio Campobasso, Gianluca Corsicato. Noi Sud: Diego D’Alessio, Alfonso Pipolo. Liberi con Lettieri: Federico Manna, Gennaro Montella. La Destra: Andrea Parisi. Pri: Anna Bruno. Udeur popolari per il Sud: Giovanna Mazzone. OPPOSIZIONE Pd: Marcello Matrusciano, Francesco Orfano, Davide Leonardi, Gennaro Carrino. Idv: Federica Corso, Mario Occhiello. Sel: Francesco Esposito, Cristina Caria. Fli: Alberto Boccalatte, Gianluca Muscettola. Napoli Riformista: Diana Pezza Borrelli. Mov. 5 Stelle: Francesco Cacciapuoti La Giunta municipale, composta da 4 assessori, sarà nominata a settembre. MA MI MANCA UN MILIONE Certo. L’applicazione del Regolamento consentirà finalmente un salto di qualità nel funzionamento delle Municipalità. E’ infatti su questo sfondo che bisogna far quadrare i conti, magari eliminando da subito le spese inutili. Un caso concreto che riguarda proprio le municipalità è il taglio degli organismi superflui, ad esempio il Servizio Attività Sportive che invece andrebbe accorpato al Servizio Politiche Sociali: è un modo per risparmiare sul personale. Una cura dimagrante che inizia dalle Municipalità ma che va poi estesa alla casa madre, cioè al Comune. Insomma: chiudere definitivamente con l’era delle mani bucate e delle follie finanziarie. Anche stavolta il suo interlocutore è un sindaco di sinistra. Con l’amministrazione Iervolino il rapporto è stato tormentato. Cosa cambia con De Magistris? Non lo conosco ancora bene. Finora c’è stato solo un primo colloquio. Vedremo. Di sicuro condivido poco o nulla del programma elettorale del neosindaco. Ma di certo il mio rapporto di lavoro con lui sarà istituzionale e collaborativo perché l’imperativo è il bene della comunità. Scenari operativi immediati: parliamone. In cantiere c’è l’allestimento della videosorveglianza nella Ztl di Chiaia, quella alle spalle di piazza dei Martiri. Il neo è la disponibilità degli esecutori: Eni e Telecom hanno qualche riserva sull’eventualità di stipulare nuovi contratti con il Comune, ritenuto cattivo pagatore. Ci sarà da soffrire ma è un obiettivo tassativo. In cantiere, poi, c’è anche un piano di interventi di riqualificazione del territorio. Le priorità a media scadenza, invece, sono le solite: continueremo a martellare per i parcheggi interrati in centro, per l’efficienza del servizio di nettezza urbana, per la sicurezza dei cittadini, per la riorganizzazione della macchina comunale. E in questo senso i presidenti delle 10 municipalità possono essere una risorsa. In che senso? Nel senso che è ora che le Municipalità ottengano un’identità autorevole e le necessarie autonomie. Ma in campagna elettorale il nuovo sindaco ha parlato poco di decentramento amministrativo. Il primo passo, allora, è un coordinamento tra i 10 presidenti municipali che hanno, più o meno, problemi comuni ed esigenze analoghe: un fronte compatto che possa rappresentare gli interessi del territorio presso i vertici di Palazzo San Giacomo. Una domanda che, come il veleno, arriva in coda. Nel prossimo bilancio comunale c’è un colpo di scure che fa tremare: un milione in meno a ciascuna Municipalità. Commenti? E’ un taglio che penalizza gravemente le Municipalità e quindi i cittadini: soppressi, infatti, i quattrini destinati al verde, alla segnaletica e soprattutto alla manutenzione stradale, servizi gestiti dalle Municipalità che sono cruciali per la qualità della vita. A pesare davvero sui conti, invece, sono tanti servizi della macchina comunale che, per ridurre le spese, andrebbero tagliati e accorpati: e su questo aspettiamo Palazzo San Giacomo al varco. L’appello è al sindaco perché intervenga: i governi di quartiere e i cittadini non vanno mortificati. Insomma: un brutto segnale. 11 LA ST RIA CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 A settembre, su iniziativa dell’assessore provinciale Galdieri, apre a via Speranzella un “laboratorio per la pacificazione sociale” QUARTIERI SPAGNOLI, LA “PACE” TROVA UNA SCUOLA L di Laura Cocozza La data di inaugurazione della sede, in via Speranzella, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, è prevista per il 5 settembre. Ma il progetto della “Scuola della Pace”, promosso dall’assessore provinciale Maria Lucia Galdieri e ideato da Enzo Spaltro, il padre della psicologia del lavoro in Italia, e presentato il 21 giugno con lo slogan “Essere uno non è essere solo”, è già attivo in rete, attraverso i social network. La Galdieri, che ha le deleghe al lavoro, la pace, risorse umane e occupazione, ha scelto di riprendere ed ampliare un’iniziativa che giaceva nel cassetto del suo predecessore, recuperando i locali di proprietà del Comune, dati in concessione alla Provincia di Napoli e chiusi da tempo (circa 300 metri quadri, divisi tra un grande locale alto 8 metri a piano terra e due stanze al soppalco), per creare un “laboratorio sulla pacificazione sociale”. Un luogo, cioè dove i cittadini che vivono realtà conflittuali per mancanza di lavoro, di adeguata formazione professionale o scolastica, per motivi religiosi o etnici, per età o sesso, possano entrare più facilmente in contatto con le istituzioni ed esporre i loro problemi, dialogando in maniera diretta ed efficace, con l’aiuto di specialisti, in lavoro di gruppo. “Non si tratterà di uno sportello amministrativo - spiega l’assessore - né informativo. Avrà piuttosto una funzione di mediazione e di ascolto, attraverso la quale mi auguro che potranno nascere idee di buon governo. A mio parere infatti, dovendo sempre lavorare su situazioni di emergenza, abbiamo perso l’abitudine a progettare il futuro. Per farlo occorrono luoghi di mediazione dei conflitti, dove si possono intercettare i bisogni della cittadinanza. Questo progetto ha infatti l’obiettivo di capire le necessità dei cittadini stranieri stabiliti temporaneamente o stabilmente sul nostro territorio, e di promuovere la cittadinanza attiva”. Tra le varie attività sono previste dunque giornate di ascolto e confronto con persone che vivono il conflitto e desiderano sviluppare, nel breve periodo, capacità relazionali, territoriali e progettuali; eventi sociali, culturali e assembleari organizzati di concerto con associazioni del terzo settore, fondazioni e altri stakeholder del territorio; opportunità per lo sviluppo della conoscenza e promozione di usi e costumi di cittadini stranieri. “Attraverso il sito e il social network - aggiunge la Galdieri - stiamo già avviando contatti con le associazioni di quartiere e cittadine che intendono partecipare al progetto. Mi piacerebbe creare laboratori di progettazione comuni e per questo è stato previsto di aprire gli spazi della sede di via Speranzella alle associazioni e ai gruppi di volontariato che ne faranno richiesta e naturalmente hanno i requisiti necessari. Inoltre, ho già incontrato il presidente della prima Municipalità Fabio Chiosi, con il quale abbiamo deciso di portare avanti un’azione comune per rendere i quartieri Spagnoli più vicini alla città, anche in considerazione del fatto che proprio da questi quartieri, ultimamente, stanno giungendo segnali di grande coscienza civica, con le azioni comuni messe in atto spontaneamente dai cittadini per ridare dignità e vivibilità ai luoghi ”. 12 QUART IERISSIME CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 L’allarme dell’Ordine dei Medici: “Ambulanze senza rianimatore, pazienti ad alto rischio” Pan: la festa è finita Per mezzo secolo è rimasto lì, nel cuore di via dei Mille: uno scheletro fatiscente. Poi l’odissea del restauro. Nel 2005 il miracolo: Palazzo Carafa di Roccella riapre. E proprio lì dentro l’intellighenzia bassoliniana, vogliosa di alte quote e di cultura ipercontemporanea, si è inventata un Palazzo delle Arti di Napoli, centro documentale della cultura. In una parola: il Pan. L’idea? Ottima. Ma, in 10 anni, il nuovo contenitore si è rivelato un crocevia di sprechi e di figuracce, puntualmente riferiti da Chiaia Magazine. E ora per il Pan, da sempre orfano di una sua identità, è l’ora della resa dei conti: voci di corridoio riferiscono che al Comune una voce in perdita come quella la spazzeranno via. E sembra confermarlo il colpo di spugna sul personale: via 8 funzionari su 16, quelli col contratto a tempo determinato in scadenza. È «l’austerity De Magistris» che i pesi morti non li sopporta. La parabola perdente del Pan alle soglie del colpo di grazia? Smentisce Antonella Di Nocera, neoassessore alla Cultura. «Solo una ottimizzazione delle risorse. Il Pan non chiude», ha dichiarato lei anche se, probabilmente, il Palazzo delle Arti è l’ultimo dei suoi pensieri. Il problema, sussurrano invece i dipendenti della struttura, è che il Pan richiede attenzione e risorse: e, dati i tempi, una resurrezione a breve sarà difficile. In un documento-denuncia, redatto dal Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici di Napoli, l’ente ordinistico ha espresso forti preoccupazioni sull’utilizzo nascente di ambulanze solo in teoria medicalizzate, ma in realtà senza la presenza del medico specialista a bordo: iniziativa in linea con la politica del ripiano del deficit sanitario, messa in atto dalla Regione Campania, e con un recente provvedimento ministeriale che liberalizza la prestazione medica d’urgenza, estendendola ad altri operatori sanitari che non sono medici : “Per risparmiare il costo del medico rianimatore, si finirà col delegare agli infermieri - sostiene Gabriele Peperoni (nella foto), presidente dei camici bianchi partenopei - le prime attività d’urgenza, configurando così una vera e propria ipotesi di esercizio abusivo della professione medica”. Ribadisce il dottor Giuseppe Galano, direttore della Centrale Operativa del 118: “Senza rianimatore, saranno gli infermieri a stilare diagnosi ed effettuare la terapia? Impensabile. Dall’Emilia e dalla Toscana giungono notizie di prime difficoltà: l’ambulanza pseudo-medicaliazzata, ad esempio, ha già prodotto alcune episodi di presunto abuso della professione medica. L’atto medico delegato, insomma, presenta risvolti medico-legali inquietanti”. Cruciale allora il ruolo dell’Ordine dei medici, come sottolinea il dottor Bruno Zuccarelli, esponente del Direttivo ordinistico: “L’Ordine di Napoli si mobilita non in difesa di interessi corporativi ma a garanzia della tutela della salute: è evidente - insiste il consigliere - che se la professionalità medica viene aggredita da valutazioni meramente economiche o da indebite ingerenze, la prima a soffrire sarà la qualità dell’assistenza medica. Insomma, sanità a basso costo offerta da operatori non qualificati: il rischio è alle porte e la cittadinanza deve essere informata”. La denuncia effettuata dall’ente ordinistico napoletano è stata inviata, con l’invito ad assumere le iniziative del caso, alla Regione Campania e alla Federazione Nazionale degli Ordini Medici, compresi gli Ordini provinciali. 13 QUART IERISSIME “Il meglio di Te”premia gli studenti di Scampia Si è svolta presso L'istituto scolastico "Virgilio 4" di Scampia la premiazione di otto giovani alunni che, dimostratisi più meritevoli per profitto e condotta, hanno visto riconosciuto il loro impegno con il conferimento di altrettante borse di studio dell'importo di 250 euro ciascuna. L'evento, tenutosi nell'ambito del progetto "Virgilio" della Fondazione ONLUS "Il meglio di Te" in collaborazione con l'associazione culturale "Napolinternos", è parte di un impegno pluriennale che ha già portato quest'anno la Fondazione di via Foscolo all'interno delle scuole con la sesta edizione del "Premio Riccardo Di Chiara" per gli studenti dell' Istituto Siani e che si protrarrà per i prossimi anni con l'intento di seguire gli studenti premiati nel corso di tutto il loro iter formativo. Una importante opera di supporto alle istituzioni scolastiche che, come nel caso dell'Istituto Virgilio 4, operano in contesti particolarmente disagiati o con forte radicamento della criminalità organizzata. Una piacevole nota lieta da territori troppo spesso sulle pagine della cronaca per vicende tutt’altro che edificanti. Ma soprattutto un piccolo eppure concreto esempio di come, attraverso una progettualità realmente riqualificante, sia possibile valorizzare il potenziale dell'istituzione scolastica come alternativa al richiamo della illegalità. Il sorriso chiassoso dei ragazzi, accompagnati nell’occasione dai loro genitori e premiati dal Preside Paolo Battimiello, rappresenta un fragoroso segnale di speranza che è risuonato tra le silenziose "vele di Scampia". Il premi conferiti hanno rappresentato infatti, per i ragazzi e per le loro famiglie, non solo un concreto sostegno economico (vincolato dall'istituto alle spese da sostenere per il prossimo anno scolastico), ma costituiscono altresì un emblematico esempio per coloro che vogliano trovare all'interno dell'istituzione scolastica una strada percorribile, alternativa alle sirene dell'illegalità. Un incoraggiamento, oltre che uno strumento economico, per spronare i giovani ragazzi di Scampia a dare il meglio di sé. (Armando Yari Siporso) CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Successo alla “Tito Livio” per il tradizionale concerto Rinnovato e crescente successo al tradizionale concerto di fine anno scolastico- appuntamento vanto e orgoglio della piccola “grande” orchestra della Scuola Media “Tito Livio”- svoltosi nel cortile dell’istituto in un clima di diffusa simpatia e di comprensibile ammirazione. Merito degli allievi di pianoforte, flauto traverso, chitarra e violino guidati e diretti, con grande professionalità, dai maestri Clara Campese, Rossana De Rogatis, Antonella Palazzo e Stefano Albano ma anche della preside, Giovanna Esposito, che tiene molto alla riuscita di questo annuale concerto, significativa verifica di una “multidisciplinarietà” dialogante tra scuola e società. La novità di quest’anno è stato il gemellaggio con la Media di Frattaminore, di altrettanta solida tradizione musicale: un incontro di straordinaria resa sinergica, in cui gli allievi delle rispettive scuole hanno dato il meglio di sé con la esecuzione di musiche classiche, dell’inno nazionale, del repertorio dell’antica canzone napoletana. Esibizione, resa ancora più suggestiva, da un eccellente coro. Comprensibile la soddisfazione e la emozione dei genitori degli allievi al termine del concerto, cosa che non poteva non inorgoglire la preside, Giovanna Esposito (nella foto accanto) quale dirigente scolastico sempre più impegnata a meritare per la Tito Livio, di anno in anno, sul campo il titolo di scuola di qualità. Di rigore, quindi, un plauso particolare agli allievi del flauto traverso e al loro maestro Rossana De Rogatis, che è riuscita, con molto pazienza e dedizione, a far suonare uno strumento, di non facile praticabilità e di specifica vocazione. Un bravissimo di cuore a tutti i componenti dell’orchestra che hanno deliziato con musiche di Bach, Vivaldi, Mozart facendo immaginare di trovarsi nel “parterre” del Teatro Massimo. Appuntamento al prossimo anno: stesso cortile, stesso successo. (el) 14 QUART IERISSIME Il morso della Taranta di Paolo D’Angelo OSPEDALI, CALVARIO INFINITO I l caldo imperversa nelle strade e la puzza asfissiante delle cataste d’immondizia, che oramai fanno parte dell’arredo urbano, invade ogni angolo di strada. Nonostante tutto, a volte ci sono delle cose addirittura più insopportabili del fetore della spazzatura, ad esempio la precaria situazione della sanità nella nostra città. Purtroppo, come spesso capita nella vita, in questo periodo, mio malgrado, sto frequentando per motivi familiari l’ospedale Cardarelli e sono sempre più convinto che il terzo mondo non sia poi così lontano. Provate ad immaginare che cosa significa vivere in un ospedale affollato in questo periodo senza aria condizionata. I familiari dei degenti, armati di ventagli, cercano un po’ di refrigerio per sé e per i parenti ammalati, lavorando a braccia ventiquattro ore al giorno. Ma il caldo non è l’unica cosa contro cui combattere: in un reparto di chirurgia d’urgenza addirittura un ammalato si permetteva persino il lusso di fumare nel suo letto e, poiché chiaramente si trattava di persona poco raccomandabile, nessuno gli diceva niente. Tutto questo è durato fino a quando non sono entrati i genitori di un ragazzo ricoverato per problemi respiratori i quali hanno vivamente protestato, correndo il rischio di essere pestati dai parenti del fumatore incallito. Nel pronto soccorso, invece, ho personalmente assistito ad un litigio acceso tra due medici in un conflitto di competenze: uno diceva all’altro “io nun faccio l’ortopedico e a visita nun a faccio!” e l’altro “tu la devi fare perché qua sono io che comando!”, il tutto ad alta voce e alla presenza di infermieri e ammalati. L’episodio ben fotografa la situazione di continua emergenza nella quale operano i medici del pronto soccorso in un ospedale di punta come il Cardarelli, con personale sotto pressione allo stremo delle forze. Senza parlare poi del sovraffollamento: nel reparto di medicina d’urgenza un giorno ho contato addirittura circa quaranta ricoverati in barella nei corridoi con i relativi parenti a seguito, immaginate il calvario non solo dei degenti ma anche del personale che vi lavora. Dai loro occhi trapela un velo di rassegnazione ma alcuni sono ancora animati dalla voglia di dare il massimo, cercando di conservare quel minimo di umanità che spesso in quelle condizioni di lavoro si perde, sia per abitudine che per la legge della sopravvivenza alle negatività quotidiane. L’altro giorno ho visto passare il sindaco De Magistris in visita con una delegazione, una visita che spero non sia stata formale e superficiale, considerando anche che la malattia riguarda tutti e, prima o poi, anche i responsabili istituzionali della sanità della nostra regione, visiteranno per motivi personali quei reparti da incubo. In una condizione del genere, cari miei, non c’è raccomandazione che tenga, non c’è via d’uscita, solo la speranza di non ammalarsi mai o, nei casi gravi, di schiattare subito. La mia solidarietà va a tutti gli ammalati ed anche a quei medici e infermieri di buona volontà che ogni giorno lottano in quelle condizioni. Parola della Taranta. CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Columbus “Prima”, varato il megayacht da record Sembrava una tipica scena dei primi film muti di inizi ‘900, quando il varo delle navi era un evento così importante da essere immortalato per i posteri. Una platea ammirata sotto una pioggia di coriandoli ha salutato, lo scorso 20 giugno, il primo contatto con l’acqua del Columbus 177 “Prima”, un megayacht di lusso costruito dai cantieri navali Palumbo di Napoli che con i suoi 54 metri di lunghezza è il più grande yacht mai prodotto prima nel Centrosud Italia. Il varo del Columbus 177 "Prima", realizzato in soli due anni su progetto dell'ingegnere Sergio Cutolo che ha ideato per standard di costruzione, tipo di materiali e avanzata tecnologia, un'imbarcazione estremamente lussuosa e moderna nel pieno rispetto dell’ambiente, ha visto la presenza di autorità di Governo locali e portuali. Dotato di una linea classica dalle proporzioni precise, senza slanci eccessivi o stravaganze, il megayacht è dotato di ampi spazi comuni, aree living interne ed esterne per un volume di circa 60 metri, e di una confortevole piscina circolare jacuzzi con idromassaggio. L’architetto Tommaso Spadolini, che ha progettato gli interni, ha adottato uno stile geometrico, giocato su ampi spazi, con un design che risulta funzionale e concreto. Leit motiv è il fraseggio tra il colore chiaro del soffitto, intersecato da pannelli lignei più scuri, e quello bruno dei pavimenti in noce italiana. L’imbarcazione, il cui valore di mercato è compreso tra i 25 e i 30 milioni di euro, ha un dislocamento a pieno carico di 700 tonnellate, sei cabine, compresa quella a tutto baglio dell'armatore con balcone e cabina vip sul ponte di coperta, 12 posti letto per gli ospiti e 12 quelli per l'equipaggio suddivisi in sei cabine più quella del capitano. La collaborazione tra l'ingegnere Sergio Cutolo e il Cantiere Palumbo non si ferma al Columbus 177. È infatti in corso la costruzione di un secondo yacht di 55 metri nonché la progettazione di ulteriori modelli che coprono la linea che va dai 38 metri ai 75 metri, con scafi in acciaio tutti progettati da Cutolo. Il varo tecnico del megayacht "Prima" rappresenta un traguardo importante per il Gruppo Palumbo, che nell'ultimo anno ha acquisito due cantieri navali a Malta, uno dei quali interamente dedicato al refitting di superyacht. Enrico Lava 15 RIFLE SSIONI di Mimmo Della Corte GITA A PIAN DEL VOGLIO Ma è Napoli o Pian del Voglio? E’ stata la prima domanda che mi sono posto subito dopo la lettura del programma con cui l’ex pm De Magistris, oggi sindaco acclamato, intende rivoluzionare palazzo San Giacomo. Otto paginette, per sei linee d’indirizzo (Comune efficiente; Lavoro e Sviluppo; Politiche sociali; Trasporti e Viabilità; Spazio e Comunità; Per rilanciare Napoli). Una trionfo di luoghi comuni, frasi fatte e dichiarazioni di intenti, con ben 25 “voglio”, ma anche un “non voglio” e 8 “intendo”. Vediamone qualcuno fra i più significativi: si parte da CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 un “voglio” “un Comune che funzioni” (alzi la mano chi non lo vorrebbe); si attraversa un “voglio che la trasparenza non sia un enunciato previsto dalla legge, ma l’essenza stessa dell’operato del Comune” (chi non è d’accordo scagli la prima pietra); e si arriva ad un “voglio un vero bilancio partecipato” (nel senso che deve essere scritto a più mani?); poi un “voglio costituire nuclei di valutazione del lavoro dei dipendenti terzi ed imparziali, blindati dalla politica” (chi li sceglie i componenti di tali organismi e con quali criteri? Come si blindano? Chiudendoli in cassaforte? E, poi, una domanda: blindare dalla politica significa tenerla fuori dalle scelte o piuttosto vuol dire che le indicazioni arriveranno dai partiti per garantirsene il sostegno?); si prosegue con un “voglio promuovere mille accordi di orientamento e coordinamento con le Università, affinché i migliori giovani vengano negli Enti Pubblici a portare il loro contributo” (nel senso che tutti devono trovare spazio negli organici degli enti locali?); e si giunge ad un “voglio oppormi con tutte le capacità istituzionali alla costruzione di un inceneritore a Napoli Est” (vien da chiedersi perché ciò che è consentito ai cittadini di altre regioni - fare della monnezza una fonte di sviluppo, occupazione e risparmio, trasformandola in energia - a Napoli non debba essere permesso. A proposito ma senza impianti di “termovalorizzazione” come si smaltiscono i rifiuti che la raccolta differenziata lascia comunque sul tappeto?). In verità, non sono questi gli unici “voglio” che infarciscono il programma di De Magistris, ma ce ne sono anche tantissimi altri la cui capacità di produrre sviluppo in città è ancora tutta da verificare e, per di più, c’è anche un “non voglio più sentir parlare di centro e di periferia” (tutto centro o tutta periferia?). Viene il dubbio, allora, che quello di De Magistris più che un programma di governo per Napoli, sia semplicemente la proposta di un itinerario privilegiato per un’escursione a Pian del Voglio. Un domanda: quanti napoletani hanno effettivamente letto il programma del santone arancione? . di Giuseppe Marasco* SÌ ALLA MOVIDA “PEDONALIZZATA” Per chi fa associazionismo civico, l’elezione del nuovo Sindaco di Napoli è l’occasione buona per rilanciare le tante iniziative per una minima vivibilità della città. Negli ultimi due anni della sindacatura precedente, vedendo quanto ogni proposta portata dal territorio fosse inascoltata da una giunta distante anni luce dai problemi dei cittadini, mi ero rassegnato alla ineluttabilità degli eventi. Poi, con le elezioni, i napoletani hanno individuato in De Magistris il Masaniello inviato dalla provvidenza per risolvere ogni cosa. E infatti è stata proprio la saldatura fra il voto borghese ed il voto popolare a garantire il grande successo del nuovo sindaco. De Magistris, intanto, ha fatto tante promesse ai suoi cittadini, forse troppe. Alcune poco condivisibili, come l’intenzione di bloccare ancora una volta il ciclo industriale dei rifiuti, negando il termovalorizzatore a Napoli, atteso oramai da venti anni. Altre, invece, molto interessanti. Mi riferisco in particolare alla proposta di grande pedonalizzazione del centro storico e di Chiaia, con blocco alla circolazione delle auto, creazione di piste ciclabili e aree pedonali, pedonalizzazione di via Caracciolo una volta pronta la linea 6 del metrò, e trasporto pubblico tutta la notte. Si tratterebbe di una vera rivoluzione culturale e della vivibilità. Negli scellerati 10 anni di amministrazione Iervolino si è incoraggiata moltissimo l’apertura di nuovi locali, soprattutto a Chiaia, nella erronea convinzione che essi creassero occupazione. Ma si è sbagliato sin dall’inizio. Creare tanti locali in così poco spazio, senza creare prima le infrastrutture (mi riferisco ai parcheggi, ai percorsi separati pedoni e auto, ai flussi di raccolta della spazzatura, alla sicurezza dei locali) ha finito per minare completamente la vivibilità e la civile convivenza di interi settori della nostra città, mettendo difatti contro cittadini residenti e cittadini in libera uscita. E poi abbiamo avuto l’invasione dei parcheggiatori abusivi che non sono fenomeno di accattonaggio, ma “sentinelle” del sistema illegale. In questo quadro desolante, unito alla scarsa presenza delle forze dell’ordine, delinquenti armati, a bordo di macchinoni e moto, si muovono in una movida in cui hanno punti di riferimento in alcuni locali e in taluni parcheggiatori abusivi, e delinquono, saccheggiano, rapinano, devastano, sentendosi i padroni del territorio. In questo squallido quadro la proposta del nuovo sindaco di “pedonalizzare” la movida avrebbe l’effetto rivoluzionario di ridurre moltissimo la violenza. Speriamo che a questi buoni propositi faccia seguito un impegno serio e duraturo per questa nostra sventurata città. *Presidente Associazione “S. Teresa a Chiaia” ! """## w w w . i l 1 0 . i t anno III numero 6/7/8 apri le 1O porte del piacere irtuosa laPortaV cliente Napoli nuova ncita del sigla una ativo, la rivi orante per 1I/GHP ign rchico dito Coo XXX/Cre rara, ana Rock lto este Fer ario Mo XXXI/Or n Centen XXXII/U nario immagi co olario a di Bac 19/Epist 6/La buc gli ulivi e fra c’è pec 8/Non Questo mese abbiamo aperto per voi La Porta d’ingresso La Porta magica La Porta del gol L’imPorta La Porta virtuosa La Porta dei sensi eisensi laportad E TOCCAR VEDERE SENTIRE GUSTARE RE: ANNUSA TE LA MEN CIBO PER anno III n.6/7/8 giugno/agosto 2011 Periodico edito da Associazione Napoli Via Carlo Poerio, 89/A 80121 Napoli SPIRAGLI Sabato 14 maggio, l’Assemblea sociale di BCC Napoli è stata dichiarata Evento Giubilare alla presenza del cardinale Sepe proceduto ad ingenti accantonamenti che riflettono la politica prudenziale adottata a garanzia dei risparmiatori e dei clienti napoletani». In evidenza poi il risvolto culturale dell’attività BCC che vuole fare sistema con le realtà attente ai bisogni del territorio. E’ il caso del patto collaborativo col cardinale Crescenzio Sepe nell’ambito del Giubileo per Napoli, promosso dal vescovo: l’assemblea è stata Il 14 maggio, presso la Facoltà di Economia della Federico II, si è tenuta l’Assemblea dei soci della Banca di Credito Cooperativo di Napoli. Approvato il primo effettivo bilancio d’esercizio di un Istituto la cui sede, a Napoli, esiste solo da metà del 2009. Deliberate anche alcune modifiche allo statuto e provvedimenti sulle attività a tutela dei risparmiatori e della governance. Lusinghiere le cifre. La raccolta è stata pari a 43 milioni (crescita di oltre il 97 % rispetto al 2009) mentre gli impieghi hanno raggiunto i 18 milioni con incremento del 116% che, sommati a quelli accordati tramite società del gruppo, raggiungono i 30 mln, prova della vicinanza al territorio di Bcc Napoli E oltre 3.000 sono ormai i soci, con un guizzo di quasi il 9% rispetto al 2009. Amedeo Manzo (nella foto), presidente di BCC Napoli: «Il 2010 sfiora il pareggio contabile nonostante la Banca abbia dichiarata «Evento Giubilare» alla presenza del porporato, che ha apprezzato l’impegno di BCC Napoli nei confronti delle iniziative giubilari, condotte dall’Arcidiocesi per la città. Il presidente della Federazione nazionale delle BCC Alessandro Azzi ha puntualizzato: «In una città assai complessa, BCC si conferma modello di buona pratica bancaria, adottato da 300mila italiani, puntando sulla nostra rete formata da 400 banche (con 150 mld di raccolta diretta). Si tratta di vera democrazia economica che convince in quanto operativa, mutualistica, solidale, territoriale, e che al Sud allarga la coesione sociale e investe nei giovani. Anche il Papa ha evidenziato l’unicità del credito cooperativo che salda denaro e valori. Con l’obiettivo di consegnare alle nuove generazioni un patrimonio di realtà imprenditoriali e sociali migliore di quello che noi abbiamo ricevuto». Bcc, la banca del Giubileo DIRETTORE EDITORIALE Marco Mansueto DIRETTORE RESPONSABILE Alessandra Fabbroni COMITATO DEL GARANTE DEI LETTORI Raffaele Bellucci Giuseppe Savona Gabriella Napoli ART Ferdinando Polverino De Laureto STAMPA Arti grafiche Litho 2 Via Principe di Piemonte 118 Casoria NA Tel. 081.19577163 Sito web: www.il10.it Iscrizione al Tribunale di Napoli N° 7 del 03/02/2009 Iscrizione ROC 16538 II Rita Giuseppone Aldo De Francesco Alessandra Dell’Aquila In questo numero hanno scritto Laura Cocozza In copertina 1O sembra la testata del magazine ma non lo è: 1O diventa così una parte integrante della PASS1ONE. Forse quella più evidente. Semplicemente la CHIAVE d’eccellenza che conduce alle 1O PORTE DEL PIACERE selezionate di volta in volta, che il lettore dovrà aprire con curiosità (fra quelle che ogni mese la redazione selezionerà) magari anche solo “sbirciando” dal buco della serratura. Ogni PORTA rappresenta un pretesto per consentire al lettore di spaziare dove non è mai stato. O, meglio, dove in fondo vorrebbe essere. Una CHIAVE D’ACCESSO per tutto ciò che è aspettativa, pulsione e desiderio, fonte inesauribile di idee, viaggi in luoghi del buon vivere e non, incontri con personaggi must, curiosità, divertissement ma anche una miriade di aspetti della realtà che gioco non sono. Il Cilento mette le ali. Potrebbe essere questo lo slogan per sintetizzare il gran lavoro che il presidente della Provincia di Napoli Edmondo Cirielli (nella foto) sta portando avanti per far “decollare” l’aeroporto SalernoCosta d’Amalfi e incrementare, così, i flussi turistici in quel territorio cilentano che, tra bandiere blu, itinerari enogastronomici e culturali, è tra i più “sostenibili” d’Italia. Certo, la struttura aeroportuale è ancora in rampa di lancio ma dopo anni di tribolazioni e di milioni investiti sembra finalmente prendere il volo, grazie anche ai primi positivi dati forniti da Alitalia sull’utenza dei propri voli. Lo scalo sarebbe, infatti, in una buona posizione nella classifica degli aeroporti italiani: meglio addirittura di Siena. “Si tratta - ha affermato Cirielli - di un grande successo: secondo le nostre previsioni oltre 20 mila persone in un anno potranno avvalersi cessita però di interventi per migliorarne efficienza e fruibilità. Il progetto è già pronto: l’investimento di 50 milioni di euro (fondi Fers da utilizzare entro quest’anno) per l’allungamento della pista e la realizzazione delle altre opere per lo sviluppo dello scalo. Intanto, l’aeroporto di Salerno si è aperto all’Europa con i voli charter Bratislava-Salerno per il soggiorno di turisti slovacchi e, in genere, dell’area danubiano-carpatica, che verranno effettuati fino al prossimo settembre. “Ormai lo scalo è una realtà e rappresenta un’opera strategica per la promozione e lo sviluppo del nostro territorio - ha detto Cirielli - La Provincia ha già iniziato le procedure per la realizzazione sulla tangenziale di una nuova uscita di imbocco sull'Aversana e di collegamento diretto con l'aeroporto. Un intervento fondamentale per rendere maggiormente fruibile una struttura costata milioni di Il Cilento mette le ali… con l’aeroporto di questo servizio, non considerando, poi, il fisiologico incremento di prenotazioni in questi mesi estivi”. L’infrastruttura ne- euro e che oggi, grazie anche all’Alitalia che vi ha scommesso, ha davanti a sé un futuro importante”. IV/Il Cilento visto dal Mare X/Cilento, la “tartaruga” mette le ali C Chi vuole capire la carica storica del Cilento, terra di filosofia (la scuola eleatica), guerra (i moti cilentani, le tante invasioni subite) e pace (gli eremi basiliani), tra i mille percorsi possibili può scegliere quello più immediato ed estivo: la fantastica costiera. Un percrorso la cui lunghezza, da Agropoli fino al Golfo di Policastro, infatti, è costellata non solo da uno spettacolare susseguirsi di cale, grotte, insenature, spiagge e spiaggette, ma da quel gioco di colli e pendii fitti di ulivi, lecci, mirti, ginestre, eucaliptus e cortine di fichi d’India. Tra il profumo selvatico di una vegetazione così esclusiva in Campania e il respiro del mare, lasciati alle spalle i templi di Paestum, il nostro viaggio costiero comincia da Agropoli che, più degli altri centri cilentani, serba l’impronta saracena. Da sempre città marinara, d’origine bizantina, il suo primitivo cuore si staglia sul promontorio. Infatti, al turista che non si accontenta solo di un bagno nella baia di Trentova, consigliamo di visitare il centro storico in cui si accede attraverso una preziosa porta d’ingresso. Raggiunto il borgo antico, in un intrigo di viuzze e case, oltre alla nobile «Porta» dalle pietre bruno-rossastre e alle piazze e piazzette che offrono scorci improvvisi di IN QUESTA PAGINA: Scario vista dal mare A PAGINA VII In alto: la processione dell’Assunta per le vie di Perito Al centro: Gli scavi di Velia, culla della filosofia eleatica In basso: Acciaroli In alto a destra: La parrocchia di San Nicola a Perito In basso a destra: Acciaroli di notte A PAGINA VIII Scorci del paese di Perito nel Cilento A PAGINA XI In alto: la torre di Velia In basso: panorama di Perito di Adriano Padula cielo, ci si imbatte nel castello feudale, chiamato saraceno, ma probabilmente eretto dai bizantini nel VI secolo e poi riadattato dagli aragonesi. Altri siti da segnalare sono i ruderi medioevali del Convento di San Francesco, la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli del XVII secolo e le torri di San Marco, di San Francesco, di Tresino e Pagliarulo. Dopo una manciata di miglia, proseguendo la navigazione, troviamo il paese di Santa Maria di Castellabate, sede di uno dei pochi parchi ittici nazionali, dove la pesca è vietata. Anche qui, un castello domina ed ammonisce. A volerlo fu l’Abate di Cava Costabile Gentilcore, che lo fece erigere nel 1120 contro le solite scorribande dei pirati. Quando il Cilento divenne prima baronia di Da Agropoli a Palinuro un percorso fatto di magia, tradizione e divertimento IV Guaimario da Salerno e poi di Roberto il Guiscardo, l’Abbazia cavese conservò il possesso sia del castello che di tutto il litorale. In quel tempo, si racconta che misteriosi frati-marinai, agli ordini dell’Abate, partivano dalla costa a bordo di rapidissime imbarcazioni, battezzate dal popolo «saette», per esercitare il commercio di vini e cereali con paesi lontani. Fu così che il castello dell’Abate divenne un formidabile centro commerciale. Oggi, invece, ad essere formidabile (e rumorosa) è la movida di Santa Maria di Castellabate. Uno degli epicentri del divertimento, ritrovo alla moda, è il ristorante e discobar «Le Gatte», la cui facciata di pietre cilentane corteggia un mare di barchette. Prima di arrivare ad Acciaroli, la «principessa» di questo spezzone di costa, incontriamo San Marco di Castellabate, altro approdo delizioso, celebre per i suoi maestri d’ascia, poi Punta Licosa e l’isoletta omonima. In questo fazzoletto di paradiso - straordinario parco marino da dove, oggi, affiorano i ruderi dell’antico porto grecoromano - si dice che le sirene tentarono Ulisse. Una di esse, Leucosia, ammaliatrice dalle braccia bianche (dal greco «leuko»: bianco), non riuscendo a sedurre l’eroe, si gettò in mare. Il mito prosegue e, doppiata la Punta, dopo l’insenatura naturale di Ogliastro Marina, si apre un’ampia spiaggia sormontata dalle cosiddette «Ripe Rosse», dirupi ricoperti di pini a basso fusto. Preceduta da Agnone, località ben attrezzata dal punto di vista della ricettività turistica, Acciaroli sfodera, a chi la scopre dal mare, il suo lungo e maestoso litorale in fondo al quale s’innalza la torre voluta dai Normanni nel secolo XI, ricostruita nel 1980. Accanto alla struttura, che ha mantenuto la sua antica forma quadrata, c’è la chiesa dell’Annunziata, fondata nel 1187, recentemente restaurata, situata su un piccolissimo promontorio col campanile a cuspide che tanto somiglia ad un faro con crocifisso. La torre, che conserva ancora un cipiglio marziale, e la chiesa, oasi di raccoglimento, costruzioni così vicine e così lontane, donano alla costa e al contiguo Il Cilento visto dal mare V Il Cilento visto dal mare porticciolo un inaspettato scenario di quiete e inquietudine. Meno chiassosa di Agropoli, più appartata di S. Maria di Castellabate, Acciaroli, da quattro, cinque anni, vive un momento d’oro grazie alla sua significativa struttura alberghiera, alla bellezza del suo mare «pluridecorato» - anche quest’anno puntuale come il caldo è arrivata la bandierina blu - e alle ricche iniziative culturali ed enogastronomiche. Una curiosità: uno dei vanti della «principessa» del Cilento è quello di aver ospitato Ernest Hemingway. Lo scrittore americano, secondo alcuni, visse e scrisse ad Acciaroli pagine importanti della sua sconfinata produzione. Addirittura nel 1952, barricato in una pensione del lungomare, ispirato dalla magia del luogo, iniziò a strutturare «Il vecchio e il mare». Smentì tutti Fernanda Pivano, amica e biografa dello scrittore, che sentenziò: Hemingway non ha mai messo piede ad Acciaroli. * Se tra leggenda e «bufala» il passo è breve, tra Acciaroli e Pioppi, lo è ancora di più. Autentico borgo di pescatori, steso su una spiaggia di sassi, è tra i paesi del Cilento il più solitario e il più amato dai turisti assetati di tranquillità. Un tempo, stando a quanto narra Strabone, era uno dei «porti velini», ovvero appartenenti ad Elea, il cui territorio comprendeva tutta la costa da Punta Licosa a Palinuro. Dal mare è ben visibile il castello Vinciprova, costruito da don Pedro Ripolo direttamente sulla spiaggia, a difesa delle invasioni turche. I suoi cannoni di ceramica, la sua architettura «leggera» con due torrette laterali e un gioco di arcate, davano alla struttura più l’aspetto di una villa che di una fortezza. Non meraviglia, quindi, il fatto che i pirati lo saccheggiarono per ben otto volte. Nel 1871, il castello fu ceduto a Leone Vinciprova, garibaldino della prima ora, che lavorò per il suo rilancio. Oggi, Frantoio Pontecorvo, olio degli dei La seduzione dell’olio artigianale? E’ nelle mani antiche di chi ha curato e scelto le olive, e nella tecnica di lavorazione utilizzata: una questione di qualità, di amore e di dedizione. E se ciò accade in una natura come quella cilentana, benedetta da Dio, questa magia si rinnova anche nella penisola sorrentina, il cui olio è ingrediente fondamentale delle mille ricette della dieta mediterranea. Il risultato è magistrale: gusto alle stelle e salute a go go. E’ appunto il caso dell’olio prodotto dal Frantoio Pontecorvo, annidato nel verde di Piano di Sorrento. Aromatico, saporito, delicato, cangiante tra l’oro e il verdognolo: una festa dei sensi. E superpremiato visto che nel 2010, a Gradara (Umbria), l’Olio Extravergine Pontecorvo ha ottenuto la «Gran Menzione» al concorso «L’Orciolo d’Oro» nella categoria «fruttato medio» e che nel 2011 ha fatto di nuovo centro a «L’Orciolo d’Oro», dedicato agli oli extravergini dop (Denominazione d’origine protetta) e igp (Indicazione geografica protetta), incassando la «Gran Menzione» nella categoria «fruttato leggero». E se il fiore all’occhiello è l’olio extravergine d’oliva, la chicca per intenditori è il «Limonolio» che nasce dal matrimonio tra olive e limoni di Sorrento: due autentiche emozioni nei piatti mediterranei. Per Info: 338.6193528 e [email protected]. VI Cilento: terra di antiche tradizioni ma anche di nuove sperimentazioni. Come la spiaggia per cani tra Pollica e Acciaroli, fortemente voluta dal compianto sindaco Angelo Vassallo assassinato lo scorso 5 settembre, che sta per diventare realtà grazie ad un servizio navetta del Comune, o lo studio sulla dieta mediterranea per comprovarne i benefici effetti a livello agonistico. Per i prossimi sei mesi, infatti, dieci schermidori olimpici della “New York Athletic Club” di Manhattan saranno sottoposti ad un vero e proprio studio scientifico, frutto di un accordo tra il Comune di Pollica-Acciaroli, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e l'università di Camerino, al quale si sottoporranno gli atleti americani per individuare le potenzialità della dieta nel mondo dello sport agonistico. Il progetto prevede, tra l'altro, l'inserimento della dieta mediterranea, a base di cereali, legumi, frutta e verdura, pesce e, naturalmente, olio extravergine di oliva una volta a settimana, nel menù della “New York Athletic Club” destinato ai soci e agli atleti del prestigioso club newyorkese. Insomma, Pollica-Acciaroli, schermidori USA più forti con la dieta mediterranea un vero e proprio “esperimento” per testare l’effettiva efficacia del regime alimentare più lodato al mondo. Che la dieta mediterranea abbia effetti positivi sia sulla linea ma soprattutto sul benessere fisico grazie ai prodotti freschi e genuini della penisola, cucinati in modo sano, e ricchi di vitamine e fibre dalle proprietà antiossidanti non è certo un segreto, specie tra gli esperti di alimentazione che non si stancano mai di consigliarla per prevenire malattie e sovrappeso. Ora, l’esito di questo studio potrebbe sancire definitivamente nel mondo i benefici del mangiare “all’italiana”. Soddisfatto il sindaco di Pollica-Acciaroli, Stefano Pisani, firmatario del protocollo d’intesa sullo studio insieme al presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e il presidente del New York Athletic Club: “Siamo certi che anche il mondo scientifico confermerà le straordinarie potenzialità della nostra dieta nel mondo dello sport ha commentato il primo cittadino Siamo felici che la dieta mediterranea, da sempre regina del Cilento, sbarchi a New York”. la struttura ospita il Museo del Mare, dove è possibile intraprendere un viaggio entusiasmante nel regno degli abissi. Dal litorale di Pioppi si riesce a tenere in uno sguardo quel tratto di costa che si chiude con Capo Palinuro, proteso nel mare come una balena sognante. Di miglio in miglio, il ritmo della natura non muta. E se il colore della vegetazione a tratti s’infiamma, la muraglia immaginaria delle torri guardiane ritrova una sua continuità. Il viceré delle torri fu senza dubbio don Pedro di Toledo che, dopo un ennesimo saccheggio nel golfo di Policastro, ordinò di costruirne una catena ininterrotta, per meglio avvistare le navi dei pirati e dare il tempo ai poveri abitanti di rifugiarsi. Nelle carte geografiche dei secoli XVII e XIX, si contano 57 torri costruite sulle coste cilentane. Tra Pioppi e Palinuro, decisamente sulla rotta del mito, si susseguono, in uno scenario di monti, colline e borghi, altri approdi uniti da un’interminabile spiaggia che da Casalvelino Marina arriva fino ad Ascea Marina. Questo lungo tappeto di sabbia finissima che d’estate sembra un’armata variopinta d’ombrelloni qui la quiete di Pioppi è un sogno - in prossimità di Ascea (forse dal greco «a-skia», paese senza ombra), vive un sussulto: su una piccola montagna, che timidamente cerca il cielo, si stagliano l’acropoli della leggendaria Velia (V secolo a.C.) e la Torre dei Sanseverino (XII secolo). Elea-Velia, doppio nome, greco e romano: orgoglio del Cilento perché su quel monte incantato, dove i resti della città sepolta mostrano come nell’antichità la scienza architettonica sapeva sfidare il tempo, fiorì la Scuola Eleatica, sublime trovata di Senofane di Colofone, Parmenide e Zenone. Il terzetto formidabile contribuì ad alimentare la grandezza di Elea, fondata dai Focei dell’Asia Minore che, scampati alla furia dell’esercito persiano, scelsero di fermarsi sui lidi velini. La meraviglia del sito - itinerario fondamentale per chi desidera un sorprendente incontro con il passato - sta nel fascino di un’architettura ambientale nella quale ogni elemento ha la sua giusta e armonica collocazione. Tra i monumenti Il Cilento visto dal mare Perito, nel bosco del gusto NEL PAESE DEL CILENTO, DAL 6 AL 13 AGOSTO, LA TRADIZIONALE FESTA DEI PIATTI TIPICI impedibili c’è la Porta Rosa, che deve la sua grandiosità soprattutto alla sua originale funzione di viadotto di montagna. Fu scoperta nel 1964 dal compianto professore Mario Napoli che, dopo averle dato il nome della moglie, la definì: «il più grandioso monumento civile greco che noi possediamo in Magna Grecia». Superata Ascea, il mare si scurisce e si ritira in gole impervie. La vegetazione s’infittisce e gli ulivi dominano la scena: paesi antichi come Pisciotta e Caprioli schierano case, casupole e palazzi gentilizi. Più si naviga verso Capo Palinuro è più ti accorgi che il termometro del mito scotta come il sole. Nel circumnavigare il Capo - qui conobbe la morte Palinuro, timoniere di Enea - la costa cilentana esplode in queste tre miglia di circuito tutto il suo potenziale naturale fatto di grotte stupende, insenature mozzafiato, cale e spiaggette dai nomi incantevoli e strambi. Dalla spiaggia del Coniglio, con il suo caratteristico scoglio di fronte, alla Grotta delle Ossa, grande cavità che si addentra nella roccia per circa 15 metri; dalla spiaggia del «Buondormire», in cui il silenzio porta all’illuminazione, alla Cala bianca, sormontata dall’ennesima torre saracena; dalla Grotta Azzurra, incredibile antro dai meravigliosi riflessi cerulei che s’inoltra nella roccia per circa 70 metri, alla «Cala fetente», il cui nome svela l’inaccessibilità della grotta per le impetuose mareggiate e per un odore sgradevole dovuto ad intense esalazioni solfidriche; dalla baia della Molpa, ai piedi dell’omonimo sperone roccioso - da dove, secondo Plutarco, una certa Molpia, sacerdotessa di Apollo, si gettò dopo essere stata violentata da Partenio -, alla lunga spiaggia di Punta Pertosa, col suo arco tagliato nella roccia, che ti porta alla foce del Mingardo e a Marina di Camerota: insomma, una tale carrellata di spettacoli e di scenari spiega perché gli antichi s’innamorarono di questi luoghi riempiendoli di eroi, antieroi, ninfe, sirene e dèi. Ancora oggi a Palinuro, una delle mete preferite dai giovani per la sua ricca vita notturna, le antiche leggende si rinnovano nella «Notte del Mito», evento di punta del carnet estivo, caratterizzato da rappresentazioni teatrali e da balli dionisiaci al «Ciclope», sbalorditiva discoteca nella roccia. Fino al Golfo di Policastro che, nel suo abbraccio, protetto dal maestoso Monte Bulgheria, comprende altre perle come Scario, Capitello e Sapri, la costa dei miti non perde d’intensità, ma raddoppia le emozioni, sfida gli sguardi. Inizia così, il vastissimo litorale Camerotano che dalla spiaggia del Mingardo termina il suo percorso alla spiaggia di Mergellina, confinante con la deliziosa e rassicurante Scario. Ventidue chilometri di spiaggette, un arenile dalla sabbia fina e abbondante, un’infinità di grotte tra cui quella della Chiave, il cui ingresso ricorda la toppa di una serratura, e quella del «Noglio», internamente fantastica, detta così per la forma del grosso pilone centrale all’ingresso, simile ad una grande salciccia, chiamata da queste parti «nnuglia». In un tale scenario di baie, trionfi d’ulivi, castelli e torri, spiccano in questo tratto di costa due porti: quello marittimo di Marina di Camerota, opera più prestigiosa del luogo, la cui flotta peschereccia è ritenuta tra le più rinomate, maestra nella pesca del tonno, delle alici e del pesce spada; e quello naturale degli Infreschi, aldilà dell’omonima Punta, autentica oasi di grazia, caratterizzata da piccoli antri da cui sgorgano sorgenti d’acqua fresca, raggiungibile solo per mare. Un invito a nozze per gli escursionisti. Come ogni estate, il Cilento, di questi tempi indiscusso “mattatore” degli eventi enogastronomici della Campania, apre i suoi mille paesi al sempre più esigente popolo dei sagraioli. E come ogni agosto, a Perito - un grumo di case e tradizioni, terra d’artisti anarcoidi e di fieri contadini, un tempo avamposto preferito dai briganti per la posizione di vedetta che aveva nella valle dell’Alento, si svolge dal 6 al 13 la pluridecorata “Festa nel Bosco”, ormai riconosciuta come la regina delle sagre. La fortuna dell’evento, arrivato alla sua trentunesima edizione, tappa imperdibile per i “gastronauti” in vacanza, sta non solo nelle prelibatezze culinarie, ma anche nel suggestivo scenario in cui si gustano i piatti tipici: un bosco maestoso, trasformato dai peritesi, con cura e con intelligenza, in una sorta di paradiso di tavolate nel pieno rispetto della natura. Prima di tutto la riscoperta delle tradizioni: il consolidato menù della sagra propone una lista di pietanze dai sapori antichi e felicemente “poveri”, che vengono servite ai tavoli da cameriere vestite con i tipici costumi del folklore locale. Consigliamo, quindi, per chi volesse intraprendere fino in fondo un viaggio nell’autentico gusto del Cilento, di ordinare, dopo aver degustato le “sempreverdi” freselle con i pomodori, gli ormai celebri cavatielli col sugo di castrato (buoni anche quelli alla boscaiola, con funghi e carne tritata), pasta “fatta in casa”, che viene creata “in diretta” dalle donne del posto nel corso delle serate. Spettacolare è vedere come queste donne, con un’abilità invidiabile e senza mai fermarsi, riescono a “cavare” e plasmare la pasta riuscendo così a realizzare questi carnosi gnocchetti. A tavola, poi, tra una brocca di vino rosso paesano e un assaggio di formaggi e “capocollo” non possono mancare gli arrosti e le salsicce speziate (da abbinare con le superbe melanzane arrostite), la piccante minestra stretta (delizioso piatto contadino a base di patate e verdure saltate in padella) e la ricca ciambotta, detta “ciaula”, un miscuglio di fantasia con peperoni, patate e melanzane. Chi vuole insaporire ancora di più i piatti poveri, può richiedere quel prezioso alleato che è il peperoncino: da queste parti è un insuperabile “diavulillo”. Per info: 0974.998003. “C “Cilento immenso e forte, primordiale tartaruga che porta tanta storia sullo scudo. Dagli Alburni al Sele, a Sapri, con passo lento, solenne e saggio”. In un lontano blitz alla ricerca di mondi e cibi genuini, roteando come un bengala il sigaro toscano, di manifattura cavese doc, così parlò lo scrittore Mario Soldati, di fronte all’incanto di paesi e di borghi, immaginati sul dorso di una testuggine. Chi, però, ne definì l’anima vera, dopo aver scorazzato per valli, coste, lidi e promontori, fu Josè Garcia Ortega, allievo di Picasso. Mentre il maestro, don Pablo, si appostava a Pompei, nei licenziosi peristili di via dell’Abbondanza o “di Tolleranza”, per ricostruire col carboncino i giochi erotici di Asellina e delle sue compagne, lo Monte, poi le altre madonne, del Latte, dei Cordici, dei Martiri, anche di Loreto, voce corretta del dialettale de “lu ritu”, secondo l’antico rito greco- ortodosso. Dovunque l’estate modella e scodella emozioni, intense e varie, da perderne il segno e sentirle come un unico, travolgente sogno. Ma quale Scozia, Irlanda e Castelli della Loira? Il grande, sconfinato balcone dei sogni è qui e si chiama “Ciolandrìa”. Sta a “picco sul monte Piccotta” nel Golfo di Policastro: da lassù lo sguardo spazia su Stromboli, Vulcano, le Eolie, gli irati orizzonti omerici. I monaci vi salivano all’alba per pregare davanti all’infinito; gli innamorati ci vanno ogni sera per parlare dell’“infinito futuro”. Sono altri i sogni a Velia, Cilento, la“tartaruga” metteleali “Spiaggia dei Trecento”; acquattata su uno scoglio, la “spigolatrice,” carponi, lo scruta da lontano come un’ondina incuriosita. A Camerota, terra d’amore, di ninfe e paraninfe, si sente ancora profumo di fiori d’arancio. Nel 1175 qui fu combinato il matrimonio della bella Giovanna, figlia undicenne di Enrico II d’Inghilterra e di Eleonora d’Aquitania, con Guglielmo II il Buono. Due i mezzani, o meglio, i paraninfi: il nobile Riccardo Florio e il vescovo di Capaccio Elia. Furono nozze però coi “fichi secchi”. Giovanna regnò pochissimo, e si salvò grazie al fratello Riccardo “Cuore di Leone” dalla storica giungla del Sud. E’ sempre mistero, invece, su Fistelia, fanciulla coperta d’oro, venuta alla luce negli scavi di Orbitania, città osco lucana del V secolo e subito acclamata “principessa di Roccagloriosa”. Fu una Penelope del Bussento in attesa del suo Ulisse, una Didone abbandonata, la “ragazza del clan” o una “velina di S.Maria di Castellabate”? Silenziosa e serena se ne sta Maria Cristina, né principessa né letterina, ma “campana regina” di Novi Velia, che rompe il silenzio della Piana solo in giorni roventi, come quel giorno del luglio 1647, senza ombrelloni ma zeppo di blasoni, felloni e forconi, quando le campane suonarono a distesa per salutare la rivolta di Masaniello e i contadini le suonarono di santa ragione a “signuri e baruni”. Mandamento per mandamento, occhio per di Aldo de Francesco Viaggio nella terra dei miti: dalle suggestive processioni di santi e di bagnanti a “Ciolandrìa”, il balcone sconfinato su Vulcano e Stromboli. Gli itinerari straordinari per un turismo “alternativo” tra arte, leggende e bandiere blu Smirnina e Egle, lui scelse il Cilento “carbonaro”, eroico, dei marosi, dei boschi, dei fauni sobri, annunciando di aver trovato quaggiù un’umanità di “cielo, mare e terra”. I monaci, che vi portarono “pane, amore e liturgia”; i naviganti, poesia, mito e fantasia; i filosofi di Elèa, acrobatici pensieri; i contadini, fatica e sudore. Insomma l’anima madre di mille leggende, sempre in cammino nelle processioni estive di santi e bagnanti, in torrenti di vita, di calore e colore. A guidarle è San Nicola tra canti acuti e coperte ai balconi: “Questa patria e questo suolo/si fa pregio e si consola/che per padre San Nicola/l’amor di dio donò”. Subito dietro, Sant’Andrea, San Cristoforo, San Demetrio, i taumaturghi d’Oriente e le madonne brune, bizantine, che ondeggiano sulla folla con gli ancestrali passi dei sediari. In cima c’è la Madonna de davanti al “pozzo sacro”, un clone di Trevi. Più effimeri, da menu turistico, con gli occhi e i “cellulari” che sparano flash senza posa sulla Porta Rosa. “Chiudo gli occhi e accendo scintille”, diceva Sant’Agostino. Non v’è sogno nel Cilento senza scintillanti fantasmi. Nelle sere d’estate, dietro le colline dell’Alento, al “Fruone”, balza selvaggia del paese “Perito Belvedere”, vagano gli “illuminati” filosofi eleatici mutati in lucciole: Zenone, Parmenide, Leucippo, Protagora, Pirrone e Melisso. Dicono a causa di una pietosa vendetta delle stelle, incollerite da certe teorie degli “acchiappa nuvole” di Velia, che le vedevano nei cieli come stupide torcette: accendersi a sera e spegnersi all’alba. Tra “pile” e file di turisti, in attesa della pioggia di stelle, della notte di San Lorenzo, il fantasma di Scialandro, il fondatore di Sapri venuto dal mare, non lascia la X occhio, dente per dente. A Scario si riparla di una “mandibola”, del periodo neanderthaliano. E’ di un bambino, un “bonus bebè” di ottantamila anni fa. Rinvenuta in una grotta della Masseta, e da allora giustamente chiamata la “Molara”, tiene deste Antropologia e Odontoiatria. Purtroppo il molare, “il molare del giudizio” saltò totalmente a due sacerdoti di Novi, don Tommaso e don Carlo, la maledetta sera del Giovedì Santo del 1721 durante la funzione dell’Ultima Cena. Nel dopo cena, don Tommaso criticò la qualità del pane degli apostoli, fatto preparare dal parroco don Carlo. Questi se la prese e gli mollò un ceffone. Don Gaetano, fratello di don Tommaso, non ci dormì sopra e lavò l’onta, uccidendo don Carlo. A Vallo della Lucania, invece, dormì a lungo e bene nel suo lettone di palazzo De Hippolitis, Gioacchino Murat in visita nel gennaio del 1808. Da allora Vallo si destò. Letto, invece, crudele e fatale per “Giulia la dolce”, figlia di Ottaviano Augusto, punita per eccessivo traffico diurno e notturno nel suo lettone. Nell’esilio di Policastro, costretta a una ferrea dieta, non trovò un solo “pollo” di suo gradimento. Erano tutti ruspanti. Altri letti, altre storie a Teggiano, terra di regesti, capolavori di diritto e di buonsenso, che misero d’accordo “terra e cielo”, diavolo e acquasanta, suocere e nuore, prima che i signori tirassero le cuoia. Leggiamone uno: “Giacomo Mordente, (o morente?) nobile di Diano, giacendo a letto ammalato, detta il suo ultimo testamento, lasciando suoi eredi Perna e Nasella, sceglie la Chiesa di Santa Maria Annunziata e lega un ‘porco’ a Martino”, fedele domestico. Con secoli di anticipo questa gente giudiziosa “badò anche alle badanti”. Quanto ai carismatici viaggiatori del Cilento, se Cristo si è fermato a Eboli, non altrettanto fece San Paolo, che non si fermò mai ad Agropoli, come hanno sempre voluto farci credere, ma a Pozzuoli. Un prete cilentano, don Giuseppe Volpe, senza peli sulla lingua, alla fine dell’800, mise nero su bianco. Una “querelle”, degenerata poi, per lo sconsiderato gossip di un erudito puteolano che osò scrivere: “Agropoli, per la mollezza dell’aria, non giova alle fanciulle”. Inaudito! Roba da capestro, sfatata dagli antichi e delicati affreschi della germana Paestum di ineguagliabili beltà e vigore femminili. Mentre le donne etrusche, da Cerveteri a Tarquinia, posano da gaudenti e assatanate, a Pompei addirittura da pornostar, a Paestum, porta del Cilento, c’è il gineceo di deschi e conocchie, di petti e pudiche curve, di casalinghe matrone. Al cospetto di tante ricchezze, di un mare dalle bandiere blu, com’è possibile che oggi i visitatori, attratti dal Sud, siano pari, o addirittura meno, rispetto a quelli che, in un solo anno, scelgono Venezia? Boh! Tutta colpa del primo “Grand Tour” incentrato su Napoli, Pompei, la Costiera e Paestum, che penalizzò il Cilento, cui sono mancate le grandi firme, da Goethe a Dickens. Quelle tre quattro rondinelle curiose che, dirette nelle Calabrie, si addentrarono nella terra di Palinuro, non potevano certo fare primavera. In attesa che un nuovo “Grand Tour” ne riscopri il suo incontaminato fascino, il Cilento del blu dipinto di blu prova a mettere le ali: mare, tradizioni e leggende. XI Che lo sport agonisticoo sia da sempre metafora della lotta dell’uomo con le sue debolezze e le sue inaspettatte rissorsee per il raggiungimento di un traguardo, dii una meta è cosa risaputa. Raffaele Ciccarelli nel suo volumetto “La vita al 90°”” (CCentoAutori) partendo proprio da questto assunto racccontta le gesta di uomini che hanno trovato il fine ultimo della loro esistenza nel gioco del calcio, con sorti a volte anche fataali. Miti forse un po’ fuori moda rispettto ai campioni oddierni, mattatori sia in campo che nelle discoteche, ma dal fascino indiscusso. Come Ricardo Zamoraa, “el divino”, portiere imbattibile della nazionale spagnola daal 1920 al 1936 chhe, durante il mondiale del 1934 diisputatoo in Italia, si oppose nei quarti di finale alla nazionale azzurrra sfidando Guaita,, Schiavo e Meazza ma soprattutto le velleiità di vittoria del Duce. Il calcio che abbatte le barriere deei colori della maglia, della name nazista,, è anche il leit motiv zionalità e persino del regim della partita tra il Fc Start e ill Flaakelff. Incontroo storico perché oppose una squadra di ex calciatori uccraini contro la temibile formazione formata dagli ufficialli Luftw waffe e che sarebbe poi diventato l’ispirazione per la trama del celeebre film “Fuga per la vittoria”. E ancora, consaacratti allla storia ma stavoltaa da un destino tragico, i Busby Babbes del Manchester United: l’aereo sul quale viaggiavano i Reed Devilss accoompaagnati daal ct Matt Busby si spezzò in due subitto dopo il decolllo dall’aeroporto di Belgrado, dove avevano disputato una partita di Coppa dei Campioni. Destini interrottti, storie di eroi, di una battaglia personale che, come ci mostraa Ciccarelli, non si esaurisce nei 90 minuti ma segna la vitta di questi personaggi epici del calcio di una volta. (rg) Echi di un calcio che non c’è più LAPORTA DELGOL XIV/Peppe Iodice: che vita è senza il “uallarito”? In qualunque angolo del mondo c’è un bambino che tira calci ad un pallone e milioni di adulti che vorrebbero essere quel bambino “Hamsik va via? Lo sostituiamo con mio cugino che è un po’ in sovrappeso: Hamkiatt” Intervista semiseria al comico napoletano in tournée con lo spettacolo “Pazzo scatenatissimo” Peppe Iodice: che vita è senza il “uallarito”? XIV È È riuscito a tenere alto il morale dei tifosi del Napoli anche dopo le sconfitte più brucianti, ogni lunedì nella trasmissione “Number Two”, ironizzando come solo lui sa fare su pregi e difetti dei giocatori del Napoli. Per ogni battuta un tormentone e così il non più giovanissimo Cristiano Lucarelli diventa, nell’immaginario collettivo, la punta di riserva che al momento di tirare in porta viene ostacolato dal catetere, mentre Giuseppe Mascara viene chiamato a vestire la maglia azzurra direttamente dalla bottega del fruttivendolo. Tra le tante trovate di Peppe Iodice, comico napoletano conosciuto anche col soprannome di “Birillo”, una in particolare è diventata leggenda: quella di José Ernesto Sosa, il centrocampista ex Bayern che per le sue prestazioni a dir poco soporifere si è guadagnato il soprannome di “Uallarito”. Ma Iodice non è solo il classico “disturbatore” da trasmissione televisiva: il suo spettacolo “Pazzo scatenatissimo”, un instant show con orchestra live, il supporto dello speaker Raoul e del cantante Sal Da Vinci, per la regia dello stesso Iodice e di Lello Marangio, ha sbancato l’Arena Flegrea lo scorso 25 giugno e ha fatto il tutto esaurito al teatro Cilea da gennaio a maggio. Non giriamoci attorno. José “Uallarito” Sosa è ufficialmente nella lista dei giocatori che la società in- nia... tra i nuovi acquisti di quest’anno chi prenderai di mira la prossima stagione? Questo lo decido sempre strada facendo... o meglio lo decide il pubblico a campionato in corso. E le pecore nere Hamsik e Lavezzi tornernno all’ovile di Don Aurelio? Ma sì... meglio di qua non possono stare. Comunque, nel caso Hamsik volesse andar via ho pronto il sostituto: mio cugino un po’ in sovrappeso denominato Hamkiatt. Scherzi a parte. Il presidente ci regalerà un ultimo colpo in chiusura di mercato? Come immagini la formazione della stagione 2011/2012? Credo di sì, il presidente è il numero uno dei produttori di cinema e come in ogni sceneggiatura sa che ci vuole ad un certo punto il colpo di scena. Sono fiducioso: sarà un grande Napoli. Sei reduce dal successo dello spettacolo “Pazzo Scatenatissimo”. In questi tempi di crisi riesci sempre a far ridere il pubblico. Qual è il tuo segreto? Cerco di essere il più spontaneo possibile... la gente sembra che apprezzi questa verità che esce fuori dai miei testi ed io sono felice. Oltre a commentare le gesta dei campioni del Napoli hai già in cantiere un nuovo spettacolo? Sono ancora ubriaco di gioia per la serata trionfale dell’Arena Flegrea dove oltre 5000 persone mi hanno tributato un grande affetto. Prosegue il tour di “Pazzo scatenatissimo show” che vede come tappe campane principali il 27 luglio l’Arena dei templi di Paestum, il 24 agosto il Negombo ad Ischia ed il 26 agosto al Maschio Angioino a Napoli. Vi aspetto per stare... SEMPRINZIEME! Nella foto Josè Sosa di Rita Giuseppone tende cedere. Come hai preso questa notizia dopo che l’hai reso celebre costruendo quasi una saga sul centrocampista sudamericano così lento che dormiva in panchina? Un po’ di dispiacere c’è ma mi consolo pensando che Uallarito dormirà altrove... ed io troverò qualche altra cavia per i miei esperimenti comici. E il ragazzo del fruttivendolo, Mascara, resterà o andrà a vendere le arance? “El fruttador” deve restare perché la frutta fa bene... L”esperto” Lucarelli, invece, è stato confermato per un altro anno. Quale contributo può dare alla squadra? Il contributo che darà? Vorrai dire i contributi che avrà... quelli dell’INPS! Le battute sul bomber azzurro del patron De Laurentiis sono state un tuo cavallo di battaglia. Il curioso capo d’abbigliamento farà di nuovo capolino quest’inverno? Beh... in verità quest’anno l’ha tenuto in armadio il famoso giubbino azzurro e ne hanno beneficiato Il Napoli e la moda italiana. La maschera da leone di Inler ha suscitato qualche iro- 10 formazioni per un Napoli stellare Negli ultimi due numeri di Chiaia Magazine abbiamo chiesto ad otto giornalisti, un imprenditore e un assessore di delineare la formazione azzurra della prossima stagione. Tante le sorprese, alcune delle quali hanno trovato conferma nei colpi di calcio mercato messi a segno dal presidente De Laurentiis. Una la certezza: per tutti Lavezzi non si tocca. Il Pocho, infatti, è stato giudicato inamovibile da quasi tutti gli intervistati insieme ad Hamsik e Cavani, lasciando così intatto il trio delle meraviglie. Soltanto i giornalisti Roberto D’Antonio e Carmen Fimiani hanno prospettato un Napoli senza Lavezzi, individuando rispettivamente Vucinic e Rossi a supporto di Cavani mentre l’imprenditore Andrea Cannavale vede un tridente senza Hamsik dove lo slovacco è sostituito dal milanista Boateng. Il centrocampista Gargano trova conferma solo nelle formazioni di Mimmo Carratelli, che lo affianca a Palombo alle spalle di Hamsik, Lavezzi e Sanchez con Cavani unica punta per una squadra a trazione anteriore, e di Mario Fabbroni, che sostanzialmente lascia invariata la squadra titolare, rinforzando il centrocampo con Inler. Il “re leone” svizzero, neoacquisto del club partenopeo, figura in quasi tutte le ipotetiche formazioni, spesso affiancato a Borja Valero del Villareal, come nell’undici ideale di Antonio Sasso. Toni Iavarone, invece, lo preferirebbe al fianco di Yebda, mentre Gianluca Vigliotti vede il centrocampista del Villareal come perno di un quartetto completato da Maggio, Matuidi e Coentrao. Lungimirante Paolo Del Genio che già a marzo aveva pronosticato l’innesto di Dzemaili con Inler. Per la difesa, invece, Guido Trombetti suggeriva Grosso o in alternativa De Ceglie al posto di Campagnaro. Tra desideri, velleità, ingaggi e procuratori è lecito aspettarsi il “colpaccio” di fine mercato ma, al di là dei pronostici, i tifosi possono già sognare. (rg) ferdinandopolverinodelaureto E S T E T I C A cromoterapia sauna vapore aromaterapia massoterapia E B E N tecnologie e cosmetici per la bellezza E S S E R abbronzatura prodotti per il sole A tutti i lettori di Chiaia /10 muniti di una copia del la rivista sarà omaggiato un trattamento speciale a scelta della direzione E XVIII/IL CRIMINE HA GLI OCCHI A MANDORLA: BOOM DI REATI COMMESSI DAI CINESI IN ITALIA Non importa ciò che è, ma quello che diventa importante: un’irrinunciabile porta-spia su ciò che non si può non sapere I I reati commessi dai cittadini cinesi in Italia riguardano prevalentemente la violazione delle norme sull'immigrazione, corrispondenti nel periodo 2004-2010 a 28.464 persone denunciate, tra queste 5.329 per promozione e favoreggiamento dell'immigrazione illegale. Sempre nel periodo 2004-2010 seguono, in ordine decrescente, lo sfruttamento della prostituzione (1.896), le lesioni dolose (1.357), la contraffazione di marchi (1.069), i furti (920), l'associazione a delinquere ex art. 416 c.p. (849), le estorsioni (491), i reati legati agli stupefacenti (441), le rapine (34), i tentati omicidi (181) e gli omicidi volontari consumati (108). Caratterizzati da un numero oscuro probabilmente molto alto, i reati riconducibili ai cittadini cinesi “evidenziano valori di gran lunga inferiori rispetto ad altre collettività” straniere presenti in Italia. I principali mutamenti avvenuti nell'ambito dell'immigrazione illegale riguardano l'ampliamento delle aree di origine dei migranti cinesi: in passato circoscritte alle province del Zhejiang e Fujian, oggi interessano in particolar modo il Nord-Est della Cina. Per coloro che arrivano in aereo direttamente dal paese di origine - oggi la modalità prevalente - il costo del trasporto illegale è sensibilmente diminuito: da 15 mila euro di alcuni anni fa a circa 8-9 mila euro. Mentre in passato il Nel 2010 sequestrati 110 milioni di prodotti contraffatti provenienti dalla Cina. Gli affari d’oro della lanterne rosse connection Il crimine ha gli occhi a mandorla: boom di reati commessi dai cinesi in Italia di Alberto Capuano* percorso via terra poteva prolungarsi per mesi se non addirittura per alcuni anni ed era reso particolarmente difficoltoso dal superamento di vari confini nazionali, oggi molti migranti arrivano con visto turistico, salvo poi rimanere sul territorio italiano oltre il periodo consentito dal permesso d'ingresso. Nel 2010, la Guardia di Finanza ha sequestrato circa 110 milioni di prodotti di provenienza cinese (le voci più rilevanti riguardano la moda, beni di consumo e giocattoli). Mentre fino ai primi anni del 2000 il fenomeno della contraffazione di prodotti cinesi era di modeste dimensioni, oggi costituisce il principale business delle organizzazioni criminali cinesi, a cui prendono parte esponenti delle organizzazioni mafiose italiane. Tale attività ha in gran parte soppiantato le forme di XVIII accumulazione illecite del recente passato, gravitanti attorno alla gestione dell'immigrazione illegale. Un container di quaranta piedi contenente capi di abbigliamento ha un valore commerciale nominale di circa 60-70mila euro, per un costo totale, inclusi dazi e Iva, di 100mila euro. A tale cifra corrisponde un margine netto di circa il 10%. Considerato che solitamente la merce staziona pochi giorni nei magazzini, pronta per essere sostituita da nuovi arrivi, gli imprenditori di importexport con la Cina hanno volumi d'affari tali da poter agevolmente sopportare costi anche molto alti per l'affitto dei luoghi di stoccaggio. Dal 2005 al 2010, vi sono state 6.668 segnalazioni sospette a carico di cittadini cinesi, pari al 7% del totale. Dal punto di vista penale, il riciclaggio rimane tuttavia un fenomeno sommerso, di cui le statistiche ne danno conto solo in modo marginale. Dalle statistiche, pubblicate da un’indagine realizzata dall’Osservatorio Socio-economico sulla criminalità organizzata cinese in Italia e resa pubblica il mese scorso alla presenza del Ministro degli Interni emerge la necessità di affrontare con armi adeguate il fenomeno della criminalità cinese. Appare, difatti, necessario fronteggiare il fenomeno utilizzando strumenti quali il ricorso ad interpreti capaci di tradurre le conversazioni captate tra gli indagati di lingua cinese che non appartengano alla medesima comunità cui fanno parte i soggetti sottoposti ad indagine, così come è necessario reperire tra le forze dell’ordine italiani di origine cinese capaci di potersi infiltrare nelle strutture criminali locali. Parimenti deve ritenersi opportuno e necessario rinvenire nella comunità dei cinesi chi sia disposto a collaborare con la giustizia ed a spezzare il muro di omertà che regna sovrano nelle organizzazioni gerarchicamente organizzate dei cittadini cinesi e, infine, deve crearsi uno strumento idoneo a controllare ed a tracciare tutti gli spostamenti di capitali che vengono trasferiti attraverso i canali leciti dei “money transfer” al fine di prevenire il riciclaggio del denaro illecito. * Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli L’ultima, sconcertante notizia risale a poche settimane fa: tonnellate di false sigarette Philip Morris prodotte in Cina e contenenti nicotina, catrame e monossido di carbonio in percentuali assai più alte rispetto al limite consentito, hanno invaso per anni il mercato italiano con rischi elevati per la salute pubblica. Le sigarette venivano vendute nelle tabaccherie grazie a contrassegni dei monopoli di Stato, anch'essi falsi. L’inchiesta della procura di Napoli ha portato all’arresto di 29 persone di diverse nazionalità e al sequestro di prodotti contraffatti per oltre 10 milioni, tra cui 110 tonnellate di sigarette. La merce arrivava in Italia via mare assieme ad altri prodotti contraffatti, in particolare scarpe e giubbotti, a loro volta fabbricati con colli fuori legge; quindi, con la probabile complicità di personale delle Dogane, uscivano dai porti e finivano sugli scaffali di tabaccai compiacenti. Le analisi compiute dalla Direzione per le accise del Ministero dell'Economia non lasciano dubbi sui contenuti a rischio delle sigarette contraffatte: la percentuale di nicotina contenuta nelle sigarette false è di 1,30 milligrammi per sigaretta a fronte di 0,80; quella di catrame è 14,5 milligrammi per sigaretta a fronte di 10; quella di monossido di carbonio 15,9 milligrammi per sigaretta a fronte di 10. Ma non è Sigarette nocive dalla Cina vendute in tabaccheria Gli investigatori: “non c’è stata cooperazione dalle autorità locali” tutto: il pm Cesare Sirignano, titolare del fascicolo, e il procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho non sono riusciti a chiarire se le false Philip Morris contenessero anche sostanze nocive: l'Istituto Superiore di Sanità, infatti, non è stato in grado di svolgere analisi su questo punto. Le indagini hanno incontrato anche un'altra grave difficoltà ovvero la totale mancanza di collaborazione da parte delle autorità cinesi. “La cooperazione internazionale - si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del gip Oriente Capozzi - non ha consentito di agire efficacemente anche nel territorio cinese, evidentemente poco sensibile al tema delle contraffazioni e più attento a non perdere gli ingenti proventi derivanti dalla attività illecita. La localizzazione delle fabbriche cinesi attraverso le operazioni di intercettazione telefonica è stata vanificata da una mancata assistenza delle forze di polizia di quel Paese pur se sollecitate ed attivate anche attraverso l'intervento dell'Olaf (l'Ufficio europeo per la lotta antifrode)”.“Non particolarmente produttivi - spiegano gli investigatori - si sono rivelati anche i contatti personali tra le forze di polizia giudiziaria italiana, l'autorità giudiziaria, l'Olaf e le autorità governative cinesi, pur se sollecitate con dettagliate informative e elementi particolarmente precisi”. XIX XX laPortaVirtuosa XXII/Note rosa. Elsa Evangelista direttore di S. Pietro a Majella: “Il mio sogno? Riaprire il conservatorio alla città” XXIV/Cleanap e Friarielli Ribelli: pulire Napoli a colpi di guerrilla gardening T Il suo nome compare nella “Enciclopedia Italiana Dei Compositori Contemporanei”. Elsa Evangelista, napoletana, nata e cresciuta artisticamente nel Conservatorio di Musica di S.Pietro a Majella, è stata scelta da 63 membri del collegio docenti su 144 per dirigere lo storico tempio della cultura musicale partenopea. Secondo direttore donna dopo la compositrice Irma Ravinale, la Evangelista è docente e direttore del coro del Conservatorio, tra le sue composizioni sono da annoverare “Hay almas que tienen” e “La guitarra” su testi di Garcia Lorca, “Apollo II-21 luglio 1969”, oltre ad una vasta produzione sinfonicocorale e da camera. Avendo già fatto parte del Consiglio accademico, il neodirettore ben conosce le problematiche e i momenti bui che l’istituzione ha dovuto affrontare recentemente. Proprio per questo il suo mandato, come lei stessa ha annunciato sul suo blog, si fonderà sui principi che hanno animato il suo operato di questi anni: legalità, trasparenza e Note rosa Elsa Evangelista direttore di S. Pietro a Majella: “Il mio sogno? Riaprire il conservatorio alla città” di Rita Giuseppone collegialità. Il Conservatorio di S.Pietro a Majella oggi. Quali le eccellenze e che cosa si può migliorare? Oggi il conservatorio vive un momento molto difficile, non vorrei polemizzare, ma si sono commessi tanti errori che enunciarli sarebbe impossibile, problemi legati alla didattica ed alla organizzazione di tutte le attività dell'Istituzione. Le eccellenze ci sono, ma non sono state valorizzate. Nelle sue linee programmatiche ha annunciato di voler rendere il Conservatorio centro culturale di una città che possiede nel suo dna soprattutto la musica mentre la storica Biblioteca dove sono conservati i tesori del Settecento napoletano, deve divenire centro propulsivo delle attività di ricerca e produzione. In che direzione bisogna lavorare per vincere queste due sfide? Bisogna innanzitutto riaprire il Conservatorio alla città. Per quanto riguarda la Biblioteca bisogna far rivivere il patrimonio musicale in essa custodito partendo dalla costituzione di un'orchestra stabile che permetta agli studenti e ai professori di essere protagonisti all'interno e XXII all'esterno, che produca CD, che privilegi un repertorio inedito o di rara esecuzione. Inoltre la Biblioteca deve essere incrementata da personale interno ed esterno all'Istituto in modo da poter essere sempre consultata. Il Conservatorio si trova nel cuore del Centro Storico cittadino che spesso è protagonista di episodi di degrado. Quali sarebbero, secondo lei, le mosse da attuare subito per riqualificare l'intera area? deve lavorare in maniera efficace e produttivo; in questo tipo di lavoro penso che noi donne abbiamo una marcia in più rispetto agli uomini anche se questi sono posti di potere in cui la determinazione è un elemento così delicati? Il nostro è ancora un mondo maschile, si combatte ancora per la parità, ed io, facendo un lavoro tutto al maschile (direttore d'orchestra e di coro) ho avuto modo di provare in prima persona le difficoltà e la curiosità anche del pubblico; ricordo che all'inizio della carriera mi chiedevano “cosa indosserà per il concerto?”; ad un uomo questa domanda non l'avrebbero mai posta. Per quanto riguarda i miei studenti posso dire che mi adorano, con loro ho un rapporto stupendo, vorrei fare ancora tanto per loro. I dati della disoccupazione giovanile al Sud sono allarmanti. Quali prospettive hanno al momento gli allievi che escono dal conservatorio? In che modo è possibile aiutarli ad inserirsi nel mondo del lavoro? Prima dicevo appunto “vorrei fare ancora tanto per loro” mi riferivo proprio all'occupazione. L'apertura “Al sindaco chiedo di chiudere al traffico il Centro Storico per far diventare queste strade una piccola Salisburgo. Se si potesse realizzare, certamente la città di Napoli ed il Conservatorio ritroverebbero quel posto che la storia ancora gli riserva” Bella ed interessante domanda. Chiederò al più presto un incontro al nuovo Sindaco. Di prioritaria importanza è la chiusura al traffico del centro storico, ovviamente mi riferisco alla zona Conservatorio e quindi Via S.Pietro a Majella, Teatro Bellini e Accademia delle Belle Arti. Il mio sogno sarebbe quello di far diventare queste strade una piccola Salisburgo. Se si potesse realizzare, certamente la città di Napoli ed il Conservatorio ritroverebbero quel posto che la storia ancora gli riserva. Lei è il secondo direttore donna nella storia del Conservatorio. L'estro femminile influisce sul suo lavoro? In che modo? Sono la seconda donna nella storia del Conservatorio ma sono la prima donna napoletana e di scuola napoletana a dirigere la prestigiosa scuola. Sicuramente l'estro femminile influisce su questo tipo di lavoro: è un lavoro di organizzazione, è un lavoro di team che fondamentale. Il nuovo sindaco ha annunciato di voler puntare sui grandi eventi culturali per il rilancio della città. Quale sarebbe, secondo lei, una manifestazione ideale per esaltare la tradizione musicale partenopea? Innanzitutto bisogna dare spazio agli eventi musicali in maniera continuativa. Ascoltare un concerto non deve essere un evento ma pane quotidiano. Per i grandi eventi ho un sogno nel cassetto e presto ne parlerò al nuovo sindaco che sicuramente sarà d'accordo in quanto il rilancio di una città, la cultura di una città, si manifesta attraverso la realizzazione della cultura e per fortuna di arte e cultura a Napoli ne abbiamo da vendere. Oltre ad essersi formata come artista all'interno del Conservatorio, ha prestato la sua preziosa opera anche come docente e direttore del coro. Quali le diverse difficoltà di questi due ruoli XXIII dei Licei Musicali è una grande fonte di lavoro per i nostri giovani e mi batterò per farne aprire altri. Attualmente, a Napoli, abbiamo un solo Liceo con l'indirizzo musicale e così non va assolutamente bene, tutti i direttori di Conservatorio si dovrebbero battere per la piena attuazione della Riforma, non è possibile che paesi come la Turchia e la Spagna hanno istituito i Licei Musicali e l'Italia, patria della musica, ha appena iniziato questo percorso. Come immagina il futuro del Conser vatorio tra dieci anni? Come vorrebbe che fosse? Vorrei che il Conservatorio di Napoli, erede di una grande tradizione accademica, possa un giorno avere una organizzazione didattica, artistica e manageriale simile al Conservatorio Superiore di Parigi. T Tanti ragazzi e qualche adulto, il social network più usato del momento, un’idea brillante e una missione da compiere. Questi gli ingredienti dell’”attacco verde” messo in atto a piazza Bellini lo scorso giugno. Artefici dell’iniziativa Friarielli Ribelli e Cleanap, i due gruppi di giovani che si sono uniti per un obiettivo comune: ripulire la città e ridarle l’aspetto che merita. Non si tratta di associazionismo né di movimentismo, soltanto una proposta di “perfomance socialmente utile”, come si legge sulla pagina Facebook di Cleanap che conta oltre 3.200 iscritti, i quali vi hanno aderito senza vincoli politici ed ideologici, perchè il benessere di Napoli è di interesse trasversale. Giovanni Maggiore e i Banchi Nuovi sono già stati rigenerati dall’”attacco verde” che è riuscito a restituire all’antico splendore anche piazza Bellini. Lì Laura ed Emiliana, i due “capitani” di queste squadre del verde, si sono date appuntamento al Decumano Maggiore, nel cuore di Napoli, per pulire statue, cartelloni dove le indicazioni, soprattutto per i turisti, erano ormai illeggibili, per lavare le scale ma anche piantare fiori nelle aiuole e potare le piante incolte. I negozianti hanno fornito l’acqua, i volontari l’allegria e l’ottimismo di fare qualcosa di buono per questa città. Laura, studentessa di agraria, un carattere da guerriera unito ad una forza fuori dal comune, con la sua vanga ha scavato nelle Cleanap e Friarielli Ribelli: pulire Napoli a colpi di guerrilla gardening Partecipazione di massa agli “attacchi verdi” per tirare a lucido la città di Alessandra Dell’Aquila Autofinanziate e autorganizzate le squadre del verde non possono e non vogliono sostituirsi a quella che dovrebbe essere la normale pulizia e manutenzione di una piazza, ma sono semplicemente delle provocazioni costruttive ed operose, affinché chi di dovere agisca per fare “piazza pulita”. Finita l’era dell’”armiamoci e partite”, chiunque può presentarsi all’appuntamento veicolato via internet armandosi di scopa, paletta, detersivo, buste e, ovviamente, di buone intenzioni, per dare dignità di volta in volta ai luoghi più belli della città. Piazza Mercato, largo san XXIV aiuole di piazza Bellini per poi sistemare le nuove piante che i volontari hanno portato all’appuntamento; mentre, dall’altra parte, Emiliana, giovanissima laureata in conservazione dei beni culturali si è data da fare per pulire statue, cartelloni ed eseguire operazioni di gardening. L’ottimismo dei volontari ha subito contagiato Prima Dopo Prima Dopo passanti e curiosi che si sono uniti al gruppo per spolverare, raccogliere carte e buste dai giardini, tutti con il sorriso smagliante di chi sa che dopo un’esperienza così ci si sente meglio. Dopo qualche ora la piazza è più bella, le piante potate, le aiuole tutte verdi, le statue pulite e i cartelloni finalmente XXV leggibili ma soprattutto il sorriso dei volontari ancora più ampio e la soddisfazione leggibile sui loro volti. Molte le date in programma, un vero e proprio “piano di guerra “ a colpi di clorofilla e di spugne, che Friarielli Ribelli e Cleanap stanno organizzando e diffondendo online. Tappa successiva: Porta Capuana. IL DVD “L'Italia crede falsamente di essere nazione di città. È invece nazione di paesi. E nei paesi c'è l'anima nascosta, ci sono i talenti depressi, le solitudini autentiche, i vuoti dell'emigrazione, la vita che resiste sperando che l'identico prima o poi muti”. Così Roberto Saviano ha commentato il docufilm di Andrea D’Ambrosio “Di Mestiere Faccio Il Paesologo”, uscito di recente in tutte le edicole campane al prezzo di 7 euro, che racconta la malinconica occupazione di Franco Arminio, poeta vero, che, come ha sottolineato Saviano “ha indagato i paesi, ma sopratutto ha raccontato le vite di paese, laddove tutto vive come se dovesse ancora compiersi ed è già, invece, tutto compiuto”. Il Dvd è stato presentato per la prima volta a Napoli lo scorso 22 giugno nella sede della Run Comunicazione in via del Parco Margherita dove D’Ambrosio ha risposto alle domande degli spettatori ammirati e commossi dalla proiezione del suo lavoro e della Si è svolto il primo Festival Nazionale Giovani Talenti «Premio Città di Sant’Anastasia Edizione 2011», tenutosi da giovedì 7 a sabato 9 luglio nel centro storico della cittadina in via Roma. Il riconoscimento, gemellato con il «Premio Massimo Troisi» e sponsorizzato da Comune di Sant’Anastasia, ha visto 43 ammessi, dopo le selezioni effettuate negli ultimi mesi nella struttura altamente specializzata della Pmc, tra cui molti giovani del Sud ma anche rappresentanti di Centro e Nord provenienti da Roma e Milano. “Il Festival è un contributo al tessuto culturale e imprenditoriale della nostra città – dice il sindaco Carmine Esposito (nella foto) – e abbiamo accolto con favore l’idea di accompagnare, come è nostro compito, sia la promozione di nuovi talenti, sia la spinta, la propulsione, che imprese del genere significano per il territorio. Sant’Anastasia necessita di un forte rilancio che non può prescindere dall’esaltare le realtà che qui sono cresciute e che altrove ci invidiano”. Il programma dell’evento ha visto alternarsi tre tranches di esibizioni per sera. Presidente della giuria il Esce in edicola “Di Mestiere Faccio il Paesologo” Sant’Anastasia, al Festival giovani talenti sbancano le donne giornalista Laura Cocozza (nella foto con il regista durante il dibattito). D’Ambrosio, già autore dell’acclamato “Biùtiful Cauntri”, ha presentato il suo lavoro, prodotto da Cesare Apolito per Lama Film, anche al Circolo della Stampa di Avellino lo scorso 7 luglio assieme a Paolo Saggese, critico letterario, Aldo de Francesco, giornalista e scrittore, e Gianni Festa, direttore e fondatore del Corriere dell’Irpinia. Il Dvd è completo di sottotitoli e di contenuti speciali come “Riflessi di Paesologia”, un’intervista ad Andrea D’Ambrosio, e l’intervista ai Paranza Vibes. Franco Arminio, che vive e lavora in Irpinia, si è inventato una nuova forma di letteratura e di disciplina: «la paesologia». Ma il film non è una banale, nostalgica apologia idilliaca sui paesi della profonda provincia italiana. Il protagonista non riesce a vivere nel paese di Bisaccia, ma nemmeno riesce ad andarsene via. È un pescatore di desolazione, e nel suo peregrinare alla ricerca del puro e dell’ingenuità profonda di un mondo completamente cambiato dopo il terremoto del 1980 entra in una galleria di personaggi che non si raccontano da decenni. (Armando Yari Siporso) L’e-book Maestro Peppe Vessicchio, a capo di un team di esperti tra cui il tenore Piero Mazzocchetti, la talent scout Isabella Abiuso e i giornalisti Maurizio Cerino e Diego Paura. Colonna portante del Festival, lo show-man Enzo Calabrese che ha condotto la kermesse insieme ad Adriana Canfora. Podio tutto al femminile con la prima classificata Antonella D'Argenio, 18 anni, di Mercogliano mentre al secondo posto si è piazzata Mary Carapezza, 27 anni, di Caltagirone. Per le due vincitrici il premio è una produzione discografica. La terza classificata invece, la tredicenne Raffaele Carfora di Maddaloni, si è aggiudicata una borsa di studio. Il successo di L’evento questa prima edizione fa ben sperare per il futuro, come ha confermato il direttore artistico della manifestazione Marianna Porritiello: “Il nostro team ha un solo fine: riportare Sant’Anastasia al ruolo di perla del vesuviano. Ecco perché ci siamo dati un obiettivo: che il Festival divenga per la nostra città quel che la kermesse dedicata al cinema è divenuta negli anni per Giffoni Vallepiana”. (EL) XXVI Approda finalmente in e-book, in esclusiva nazionale, sull’internet shop di Iuppiter Edizioni (www.iuppitergroup.it/shop/index.php) “Holy Diver”, la prima storia di Cyber-Boy, il supereroe made in Naples creato da Antonio Cusano, ragazzo napoletano appassionato di tecnologia e scienze. Ma chi è Cyber-Boy? Il suo nome è Michele Pasini, ventenne partenopeo che, entrato a far parte di un esperimento segreto volto a potenziare l’essere umano grazie all’elettronica, viene coinvolto in un incidente che distrugge la sua azienda e lo trasforma in un ragazzo-cyber. Insieme ad altre 11 persone, infatti, diventa un soldato cibernetico di tipo C, con un sistema nervoso pilotato da un Cyber-Boy, Napoli trova un eroe microcomputer quantico che lo rende più veloce, più agile e più forte. Michele, come soldato cibernetico, torna a Napoli, la sua città natale, per combattere la criminalità, protetto da una tuta antiproiettile ignifuga e da un’armatura in lega speciale. Al suo servizio la V.B.V. (Vettura Bellica Veloce), un’automobile dalle linee sportive pesantemente armata con cui il soldato può comunicare tramite un’interfaccia telematica. Tra fantasia e realtà, tra mirabolanti avventure e semplice quotidianità, Cyber-Boy tenta di dar voce alla parte di noi che più si turba ogni volta che ci sentiamo angosciati dai problemi della nostra società. Nel suo ecosistema vedremo il nostro mondo con occhi diversi e diverremo parte attiva per cambiare ciò che non ci piace, prendendo coscienza che il solo limite per trasformare la fantasia in realtà è il tempo. Insomma, Napoli trova un eroe. Mai come in questo momento ce n’è proprio bisogno. La prima storia di Cyber-Boy (le altre arriveranno in autunno) è acquistabile sull’internetshop di Iuppiter Edizioni al costo lancio di 3 euro.(Enrico Lava) XXVIII >XXXI/Scene da matrimoni laportadeisensi TOCCARE VEDERE SENTIRE GUSTARE ANNUSARE XXVII I In un’Italia dove le statistiche sui matrimoni denunciano un vertiginoso calo e una durata media delle nozze intorno 15 anni, il Sud, roccaforte delle unioni più longeve, si dimostra ancora affezionato ai fiori d’arancio. A Napoli, in particolare, le nozze conservano ancora quell’aura di sacralità, anche grazie ad un rito celebrato nella maggioranza dei casi in pompa magna e con festeggiamenti che a volte richiedono mesi e mesi di preparativi. Ma siccome è costume dei partenopei scherzare un po’ su tutto, ben venga il manualetto “Trattato minimo sul matrimonio Napoletano” (Piccola Biblioteca Partenopea) che, tra il serio e il faceto, dispensa consigli sull’arte della convivenza coniugale sia a sposi novelli che a coppie consolidate, attingendo da libri, canzoni e poesie del patrimonio culturale napoletano, con un pizzico di scaramanzia che non manca mai. Ecco quindi versi, detti e istruzioni per l’uso, un concentrato di saggezza popolare, perché se “Na mugliera ‘mpicciosa è peggio ‘e nu diebbeto” è meglio saper scegliere, anche se lo stesso trattato Vademecum del matrimonio: i manuali sul “sì” alla napoletana Roma in festa - e molti napoletani “in trasferta”- per il matrimonio da mille e una notte dei bellissimi Andrea Corbo e Anna Janczak che hanno pronunciato il fatidico sì nella sontuosa Basilica di San Giovanni e Paolo al Celio. Gli sposi, dopo la funzione religiosa, hanno salutato amici e parenti nel Chiostro degli Studi Romani, dove, tra imprenditori, professionisti e modelle – Anna è tra le modelle più belle della Capitale – si è festeggiato fino a notte fonda, allietati da musica vintage e “sfilate” di piatti prelibati. Tra le curiosità dell’evento, segnaliamo la giacca “effetto Tron”, abbinata a una cravatta azzurro Napoli, dell’imprenditore pirotecnico Nuccio Apolito che, tra un lazzo e uno scatto, ha allietato gli invitati con le sue folgoranti battute. Andrea Corbo e Anna Janczak, sposi capitolini ammette che è tutta questione di fortuna, in quanto “O matrimmonio è cumm’ ‘o mellone: po’ ascì ianco e po’ ascì pure russo”. Sempre sul fatidico “sì”, da pronunciare rigorosmente a denti stretti, segnaliamo “Mettersi in Sposa” (Edizioni del Delfino), giochi di parole, aforismi e calembour sul matrimonio, l’amore e il sesso di Renato Rocco che regala pillole di sarcasmo e saggezza ai neosposi e non solo. Se il viaggio di nozze diventa “il puti-ferie” il matrimonio è “una forma di ingratitudine”, con un occhio agli esempi storici come quelli di grandi amori falliti, “Enea e Bidone”, e di Adamo ed Eva, “il melodramma”. Insomma, che sia “un verme nella mela dell’amore” o “la trappola per l’ultimo arrivato”, il matrimonio conserva il suo fascino ma solo per chi è disposto ad assaggiare “l’amara meta della dolce metà”. XXVIII Nella suggestiva ed emozionante atmosfera di un’autentica villa romana antica, Francesca Iodice, figlia del nostro collaboratore Francesco e di Ines De Michele, ha festeggiato le sue nozze con Ken Kwabiah. Gli sposi, che vivono e lavorano a Londra, hanno scelto l’incanto della Baia dei Cesari per salutare i circa 150 amici e parenti (con larga rappresentanza inglese). Dopo la celebrazione del rito da parte della signora Concetta Corcione, gli invitati hanno trascorso ore indimenticabili in piena allegria e relax, allietati dalla musica della jazz-band Slivovitz di Pietro Santangelo e Marcello Giannini e dalle prelibatezze del ricco buffet Perrotta. Francesca, bellissima ed elegante nel suo abito di tulle bianco duchesse, ha avuto come damigella d’onore la nipotina Francesca Pia Francesca e Ken sposi nell’incanto di una villa romana Manna. Testimoni per la sposa, Manuela Capriati, Simona De Falco, Alessandra Laricchia e Maria de Haan; per lo sposo, Ranil Jayatillake, Tom Howe e Andrea Tringali. Per lo sposo erano presenti la mamma Rose ed i fratelli Jeffrey e Eric; per la sposa, la nonna Teresa, le sorelle Rosamaria e Teresa con Mauro. Una menzione parrticolare per chi è venuto da molto lontano: Fung Fung e Reuben Verghese da Hong Kong e Christine Miller da Chicago. La meravigliosa serata è terminata con il taglio della monumentale torta, posta sotto un arco di fiori, ed il lancio delle lanterne. Dopo la cerimonia, Francesca e Ken sono partiti il Brasile. Ad essi vadano, da parte di tutta la redazione di Chiaia Magazine, gli auguri più affettuosi e...“Good Luck!”, buona fortuna. Andrea e Anna Francesca e Ken NELL’ALTRA PAGINA IN ALTO Gli sposi IN ALTO I genitori della sposa e la madre dello sposo NELL’ALTRA PAGINA AL CENTRO Nuccio Apolito QUI SOPRA Francesca e Ken XXIX Ferragamo IN ALTO da sx Carmen Padula, Alberto Lucarelli, Luigi Lavorgna, Diego Rinaldi, Daniela Fossataro e Luca della Valle A DESTRA Giovanna Massa, Enrica de Fusco, Francesca de Gregorio A DESTRA IN BASSO da sx Carmen Padula, Annalaura e Enrica de Fusco, Daniela Fossataro, Antonio Giordano, Nicola Amoruso Race Napolitano A SINISTRA da sx verso dx Pasquale Pisano, Ottavio Lucarelli, Sara Napolitano, Roberto Race, Enzo Boccia, Giovanni Lepre A SINISTRA AL CENTRO da sx verso dx Roberto Race e Sara Napolitano A SINISTRA IN BASSO da sx verso dx Sonia Belluardo, Francesco Greco, Enzo Le Fevre Cervini, Sara Napolitano, Roberto Race, Lavinia Le Fevre Cervini, Alfonso Trapuzzano, AnnamariaScarpa, Caterina Stasi, Francesca D'Amico Roberto Race e Sara Napolitano, sposi all’insegna dei 150 anni dell’Unità All’insegna del tema dei 150 anni dell’Unità di Italia si sono celebrate, lo scorso 6 giugno a Castellammare di Stabia le nozze del giornalista ed esperto di relazioni pubbliche e istituzionali Roberto Race con la consulente aziendale Sara Napolitano. Il fatidico “sì” è stato pronunciato nell'antica Chiesa del Santuario della Madonna di Pozzano e il patto d’amore è stato sancito dallo scambio delle fedi dedicate ai 150 anni dell’Unità d’Italia, in oro bianco e diamanti, realizzate ad hoc dalla Nardelli Gioielli. Dopo la cerimonia, gli sposi hanno accolto al Grand Hotel La Medusa i centocinquata ospiti tra i quali il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli, Enzo Boccia, Lucia Valenzi, Cosimo Risi, Andrea Bagnolini, Giovanni Lepre, Pasquale Pisano, Enzo Maria Le Fevre Cervini. Non sono mancati gli amici storici degli sposi come Stefano de Angelis, Nancy Laudani, Luca Borriello, Salvatore Velotti, Gaia Frascella, Eider Alonso, Lavinia Le Fevre Cervini, Ilaria Tosti, Vittorio Pappalardo, Claudio Agrelli, Giovanni Lombradi, Elena Perrella, gli avvocati Alfonso Trapuzzano, Francesco Greco, Caterina Stasi, Emilia Belfiore e Francesca D’Amico, i giornalisti Enzo Agliardi, Bruno Bisogni e Livio Varriale. Tutti hanno apprezzato l’originale menu tricolore annaffiato da tanto buon vino e al tramonto l’immancabile taglio della squisita torta nuziale dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia, impreziosita con panna, fragoline di bosco e fette di kiwi ha concluso alla grande la lunga giornata di festa per i novelli sposi. XXX Possedere un oggetto esclusivo, unico, personalizzato in base ai gusti del cliente e realizzato con materiali di prima qualità è il vero status-symbol degli ultimi tempi. Per questo Ferragamo ha ideato il progetto Luggage MTO (Made To Order), che offre la possibilità di personalizzare la nuova collezione di valigeria su misura. Il brand nato grazie all’artigiano di Bonito ha presentato il Ferragamo Uomo, arriva il luggage personalizzato nuovo progetto al pubblico nell’esclusiva cornice dello store Ferragamo Uomo di piazza dei Martiri con un cocktail inaugurale organizzato e curato dalla pr Daniela Fossataro. Per l’occasione erano presenti Patrizia Steccato, Responsabile Marketing Europa Ferragamo, Angelica Visconti, Country Manager Italia e Fabrizio Marino, Direttore Ferragamo Uomo Napoli, insieme ovviamente a molti clienti fedelissimi della griffe e a tanti curiosi. La linea valigeria Salvatore Ferragamo, quindi, grazie a questo innovativo progetto, può essere personalizzata in base alle richieste del cliente con pellami pregiati, funzionali ed estremamente raffinati. Inoltre, gli accessori MTO su ordinazione possono essere impreziositi da una tag metallica, in una speciale rivestitura galvanica che assicura una durata pressoché illimitata, posta all'interno, da incidere con una scritta a piacere.A tutti gli ospiti intervenuti è stato offerto un cadeau che rappresenta l’anima dell’iniziativa votata alla personalizzazione degli oggetti: l’omaggio, infatti, consisteva in una targhetta in pelle dove far incidere in loco le proprie iniziali. le foto sono di Bruno Rizzi Da Vigneri il lusso è di casa Per l’inaugurazione della sua nuova casa a Palazzo Calabritto, Giuseppe Vigneri ha riunito amici e conoscenti per una cena a base di prelibatezze gastronomiche, tutte rigorosamente crude: ostriche, gamberi, frutti di mare ed altri bocconi prelibati, nati dalla fantasia dello chef di Crudorè, che ne curava il catering, il tutto innaffiato da vino e spumante di qualità. La dimora, ricercata ed originale, riflette il gusto della famiglia che, intorno ad un’officina orafa che crea internamente quasi tutti i modelli che commercia, ha sviluppato una ricerca di oggetti particolari. Giuseppe Vigneri, infatti, grazie anche ai contatti di suo figlio Costya, che costruisce orologi in Svizzera, è uno specialista dell’orologeria di alta gamma e grazie ad una rete di rapporti internazionali privilegiati, è uno dei pochi a Napoli che riesce a ottenere il pezzo raro al prezzo giusto. Tra gli ospiti anche Maurizio Marinella e Don Luigi Merola, autore del libro “Il cancro sociale: la camorra. La storia di un prete che non ha mollato” che a fine serata è stato donato a tutti i partecipanti. (Laura Cocozza) XXXI ferdinandopolverinodelaureto La tua personale avventura in un nuovo, grande Country Club Dio ha proibito che io vada in un paradiso nel quale non ci siano cavalli. (Cunninghame-Graham, Robert Bontine) A sinistra il presidente Davide Gatta con Pietro de Padova Saper17 Vivere ARTE CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 A SINISTRA Antifa, Psichedelia 2008 A DESTRA Davide Rivalta, "Drawing, Drawing, Paint Galleria Dino Morra Arte Contemporanea SOTTO I getti di colore di Santiago Cucullu negli spazi della Galleria Umberto Di Marino Arte / Costume / Storie / Personaggi / Cultura / Lifestyle / Eventi / Turismo / Relax / Webmania Arte in technicolor Dalle gittate arancioni di Santiago Cucullu all’esplosione di tulipani di Wardell Milan, passando per le giraffe di Davide Rivalta. La vivacissima estate delle gallerie partenopee Wardell Milan "On Beauty" Galleria Annarumma: Seire Nudes and Landscapes IN BASSO Napoli Grande Arte: Elio Waschimps, Città cattive ARTE Arte in technicolor di Valeria Puntuale Molteplici e variegati gli appuntamenti con l’arte contemporanea proposti dalle gallerie cittadine. Imperdibile la personale di Santiago Cucullu dal titolo “The Chosen Few”, fino al 19 settembre alla galleria Umberto Di Marino di via Alabardieri,1. L’artista argentino, classe ’69, torna a Napoli e stavolta si concentra sulle modalità con cui le esperienze possono essere trasmesse a chi non le ha vissute in prima persona, sull’aderenza di una forma estetica ad una realtà che si presenta sempre soggettiva, nonché sull’imprevedibilità del risultato finale in relazione anche a chi lo fruisce. L’artista, affascinato dalle culture underground, ricordando la sua passione giovanile per la musica punk, ha frequentato per un periodo un club punk illegale di Milwaukee ed uno di Berlino, indirizzando la sua attenzione sulle dinamiche aggregative e di comunicazione di questi luoghi e di chi li frequenta. “The Chosen Few” (“I pochi eletti”), infatti, è il nome di una band di motocicilisti e allo stesso tempo di un gruppo musicale religioso (i prescelti), ma sono anche coloro che vivono una determinata esperienza collettiva, come pure i visitatori che accederanno alla galleria. Gli acquerelli di grande formato Punk Room, The Women in the Room e Two in a Room richiamano le atmosfere punk dei locali underground, ma contemporaneamente riportano a galla tutte le impressioni registrate dall’artista durante i suoi viaggi e dettano la cifra di questa ricerca in cui ciò che è considerato sporco, cattivo e aggressivo si tramuta in canone stilistico assurgendo a valore estetico. Fondamentale anche l’uso del video: Cumbia Moon segue su un vecchio monitor il percorso della luna al ritmo di cumbia proveniente da una radio, mentre “Laburar? continua a pag 20 Saper Vivere 18 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Santiago Cucullu, "The Chosen Few" Galleria Umberto Di Marino: A SINISTRA "The Creaky shaft" show AL CENTRO A SINISTRA Biches of Bedlam or the storm rises AL CENTRO A DESTRA Rolling Stone 2011 IN BASSO Pink Pirate Faerie 2009 ARTE D a Barisani a TTozoi l’arte napoletana del ‘900 è rivissuta nella Sala della Loggia del Maschio Angioino. La mostra, intitolata “Grande Napoli Arte”, ha raccolto dal 7 al 27 giugno la collezione privata di Evan De Vilde – all’anagrafe Luigi Di Vaia – che nel suo museo archeologico virtuale (Daphne Museum) ha dato spazio all’arte contemporanea. Le opere, perlopiù dipinti, esposte in senso cronologico hanno stimolato il confronto tra epoche e stili diversi, fra artisti dei primi e degli ultimi anni del secolo scorso. I quadri possono essere catalogati per il linguaggio adoperato: da un lato vi è l’arte figurativa, dai colori vividi della “Figura di pescatore con cappello di paglia” di Gennaro Villani, in cui risuona l’eco dell’impressionismo francese, al realismo figurativo di Gianni Strino, fino ad arrivare ad Elio Waschimps, quest’anno ospite alla Biennale di Venezia, e ai suoi Saper Vivere 19 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 La grande arte napoletana del ‘900 rivive al Maschio Angioino di Rossella Galletti ritratti di periferie urbane. Dall’altro l’arte informale di Barisani, in cui è l’idea e non la cosa a liberare l’espressione, di Spinosa, di Del Pezzo e infine di TTozoi (il duo composto da Stefano Forgione e Pino Rossi) che ha presentato l’inedito progetto “Muffe su tela” dove elementi organici, utilizzati al posto dei colori, si lasciano deteriorare producendo muffe. Tra i 37 artisti nostrani, spesso trascurati nel panorama artistico nazionale e internazionale, ne compaiono di datati e di nuovi. L’intento della collettiva è stato dare visibilità alla grande arte napoletana e offrire spazio ai movimenti avanguardistici odierni, perché Napoli è una città ricca di fermenti culturali a cui prestare attenzione. L’intento della collettiva è stato dare visibilità alla grande arte napoletana e offrire spazio ai movimenti avanguardistici odierni ARTE continua da pag 18 Ni oi ni nunca” (“Lavorare nè oggi nè mai”) ritma l’alternarsi di graffiti, creando effetti psichedelici. Chiudono il percorso espositivo due wall pieces, in cui tutte le suggestioni presenti nelle altre opere trovano la loro sintesi più completa. Il collage è invece il mezzo principale d’espressione di Wardell Milan, giovane artista statunitense ospite della galleria Annarumma di via Carlo Poerio, 8 fino al 15 Settembre. La mostra “On Beauty” rappresenta una riflessione sul concetto di bellezza come diktat della società odierna: i disegni su carta, i collages fotografici in bianco e nero dell’artista declinano corpi di molossi della boxe - è l’immagine del dramma, della tensione della vita verso una liberazione o un riscatto - sfigurati da pozze di colore, disarticolati da tagli e riassemblaggi cartacei, mostrando l’aspetto più vulnerabile di una irreprensibile e virile mascolinità. La fragilità acquista un potenziale espressivo elevatissimo e la sconfitta viene sublimata facendosi autentico eroismo. Nella serie Heroine: Nudes and Landscape, invece, l’intento manifesto di Milan è quello di neutralizzare il senso di distacco dal reale imposto dalle icone distruggendo le icone stesse, mentre in Tulipomania le forbici vengono sostituire da colori e pennello. Qui il tulipano si presta a una riflessione sul desiderio di possesso (fatto di amore, idolatria, malinconia, perdita, ma anche anticipazione) come frutto di una persuasione che diventa così potere di condizionamento e fascinazione dell’individuo. Fino al 17 settembre la Dino Morra Arte Contemporanea di via Carlo Poerio 18 ospita la mostra “Drawing, Drawing, Paint” di Davide Rivalta, a cura di Marianna Agliottone. L’artista bolognese in questa sua personale pone al centro dell’osservazione la giraffa e il ghepardo, figure che nascono per l'ar- Saper Vivere 20 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Wardell Milan "On Beauty" Galleria Annarumma: A SINISTRA Next-to-last-stand, maybe AL CENTRO A SINISTRA The Fight Marciano vs Charles AL CENTRO A DESTRA Seire Nudes and Landscapes IN BASSO Serie Tulipomania chitettura anche se il confine architettonico dello spazio non può contenerle: la loro durata è effimera, il loro sconfinamento è provocatorio, l'attitudine di fondo mira a una smaterializzazione del disegno inteso come corpo instabile e mutevole al contatto con i fattori contingenti (ambiente, luce, deperibilità). Il principio comunque non è trattare gli animali come oggetti di culto o soggetti di una affettata narrazione, ma come esseri viventi semplicemente in attesa. Di qualcuno in cui imbattersi oppure di uno sguardo umano con cui dialogare, evento fondante di quel "flusso di inevitabili tensioni" che si instaura fra arte visiva e il pubblico, ma anche quel "nesso di complementarietà opera-ambiente" che sopravvivrà nella memoria, sia a livello visivo sia a livello emozionale. ARTE Saper Vivere 21 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 “RITORNA… LUPO”, PERSONALE DI FRANCESCA MATARAZZO DI LICOSA DA NAI ARTE N ai Arte Contemporanea ha esposto 20 opere su tela di Francesca Matarazzo di Licosa, giovane artista napoletana al suo debutto sulla scena locale. La personale racchiude nel titolo, “Ritorna… Lupo”, il percorso interiore dell’artista; la sua inquietudine “purificatrice”, che porta ad una rinascita in cui si riscopre un’animalità primitiva, incarnata simbolicamente dal lupo, è letteralmente esteriorizzata sulla tela nella manipolazione di sacchi per i rifiuti, fili di rame e pietre di arenaria. Materiali poveri utilizzati da neorealisti e dadaisti. Nella galleria di via Chiatamone in tre sale a tema sono state esposte le performance che segnano i tre momenti del cammino verso la riscoperta del sé. Il primo rappresentato dalle opere in rame: fili di rame intrecciati fuoriescono dalla tela invadendo lo spazio dello spettatore, è il preludio alla morte. Il secondo è la “morte” stessa: sulla tela la Matarazzo ha dipinto donne sgozzate, decapitate, trafitte, poi ha coperto i quadri con sacchi di plastica lavorati e dipinti, raffiguranti la maschera che ognuno di noi indossa e prima o poi butta via, come i sacchetti dell’immondizia. Infine vi è la rinascita, interpretata con lettere, scolpite su tela insieme a pietre di arenaria, di primo acchito indecifrabili, ma di cui è possibile individuare la chiave di lettura. Le opere in rame sono diventate anche pezzi di design: adattate con quattro piedi assumono la forma di tavolini da salotto. (Rossella Galletti) LIBRI Saper Vivere 22 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Libera operiamo, promuove e coordina attraverso attività ed iniziative volte a promuovere l’educazione alla legalità ed il contrasto culturale alla criminalità organizzata”. “Per questo motivo - aggiunge Susanna Pedicini, vicepresidente del Modavi - è importante premiare e dare visibilità a coloro i quali, anche a rischio della propria vita, combattono con i mezzi a loro disposizione il crimine organizzato e l'atteggiamento illegale che sta invadendo ogni scampolo della nostra società”. Simbolico anche il logo della manifestazione, una pistola spezzata da una penna, ideato da Tony Baldini per Iuppiter Group. La cerimonia di consegna dei premi, quest'anno dedicata alla memoria di Roberto Morrione, fondatore di Rai News 24 e di Libera Informazione, si è tenuta lo scorso 29 giugno presso l’Aula Pessina, nella sede centrale dell’Università Federico II di Napoli, preceduta da un dibattito sul tema: “I mass-media come fondamentale strumento di lotta La seconda edizione del premio organizzato dalle associazioni Modavi Onlus e Libera camorra Regione Campania, Caterina Miraglia, Assessore alla Pubblica Istruzione Regione Campania, don Tonino Palmese, Vicepresidente Fondazione Polis, Giuseppe Lucantonio, Sostituto Procuratore Dda di Napoli, Luigi Merolla, Questore di Napoli, Ottavio Lucarelli, Presidente Ordine Giornalisti della Campania, Francesco Barbagallo, Ordinario di Storia Contemporanea, e Sergio Moccia, Ordinario Diritto Penale. Al termine del dibattito i familiari delle vittime innocenti di camorra hanno consegnato il premio a 19 giornalisti segnalati per l’impegno quotidiano contro la criminalità organizzata dalle rispettive redazioni televisive e giornalistiche delle Giornalisti anticamorra, quando l’informazione è al servizio della legalità di Vincenzo Drago "Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene". Con questa esortazione Paolo Borsellino evidenziò l’importanza del ruolo che i media hanno nel contrasto all'illegalità ed alla criminalità organizzata. Seguendo lo spirito che queste parole racchiudono, l’Associazione “Modavi Federazione Provinciale di Napoli Onlus”, insieme con “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, ha voluto organizzare la seconda edizione del premio “Giornalisti contro la Camorra”. La ma- nifestazione, infatti, nasce con l’intento di attribuire il giusto riconoscimento a tutti quei professionisti del mondo dell’informazione che ogni giorno, attraverso il proprio lavoro, combattono la camorra, nella consapevolezza che il ruolo dei media e il lavoro di inchiesta giornalistica giocano un ruolo fondamentale nella “battaglia per la legalità”. “Il premio afferma Alessandro Sansoni, presidente del Modavi Napoli - si iscrive esattamente nella missione che il Centro di documentazione contro la camorra, incardinato presso l’assessorato regionale all’Istruzione, per il quale noi e alla criminalità organizzata”. All’incontro, moderato dal direttore del Mattino Virman Cusenza, hanno partecipato Massimo Marrelli, Rettore Università degli Studi di Napoli Federico II, Lucio De Giovanni, Preside Facoltà di Giurisprudenza, Alessandro Sansoni, Presidente Modavi Federazione Provinciale di Napoli Onlus, Geppino Fiorenza, Referente Libera Campania, Enrico Tedesco, Segretario Generale Fondazione Polis, Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, Luigi Cesaro, Presidente Provincia di Napoli, Gianfranco Valiante, Presidente Commissione Speciale Anti- province di Napoli, Salerno e Caserta: Leandro Del Gaudio (Il Mattino), Dario Del Porto (La Repubblica), Fabio Postiglione (Roma), Vincenzo Lamberti (Metropolis), Massimo Ravel (Tg Regione Campania), Pierpaolo Petino (Videocomunicazioni), Rossana Russo (Canale 9), Vincenzo Perna ( Canale 8), Nello Mazzone (Napoli Canale 21), Livio Varriale (Julie Italia), Francesca Nardi (Teleluna Caserta), Angelo Pompameo (Italiamia), Rosario Naddeo (Tele A), Francesca Scognamiglio (Napoli Tv), Fabiola Conson (Televomero), Saverio Russo (Telecapri). LIBRI Saper Vivere 23 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Premio Rea, la Napoli di Fasolino in finale apoli ultima chiamata”, l’ultimo libro dell’imprenditore napoletano Marcello Fasolino, edito da Iuppi“N ter Edizioni e uscito di recente nelle librerie, è uno dei cinque finalisti del Premio Letterario Domenico Rea. La giuria della manifestazione, giunta alla XVII edizione, che si svolgerà ad Ischia il 7 e l’8 ottobre 2011 al Grand hotel delle Terme Re Ferdinando, ha infatti indicato Fasolino come finalista insieme ad altri quattro autori: Francesco Recami con “La casa di ringhiera” (Sellerio editore), Geo Nocchetti con “Saldi di fine emozioni” (Tullio Pironti editore), Maria Rosaria Pugliese con “Pazienti smarriti” (Robin edizioni) e Franco Matteucci con “Lo show della farfalla” (Newton Compton editore). I cinque finalisti della sezione Narrativa sono stati selezionati da Gennaro Sangiuliano (vice-direttore TG1), presidente della giuria tecnica composta da Alberto Bevilacqua (scrittore), Gigi Marzullo (conduttore RAI), Alessandro Gnocchi (capo-redattore Cultura de Il Giornale), Massimo Lojacono (docente) e Annella Prisco Saggiomo (operatrice culturale). Una candidatura di prestigio per Marcello IL BUSHIDO, OVVERO: L’ARTE DELLA GUERRA NEL PAESE DEL SOL LEVANTE di Vincenzo Drago U scito per la prima volta quasi 20 anni fa sotto forma di articolo destinato alla rivista “I quaderni di Avalon”, questo saggio si è via via arricchito di nuovo materiale fino a diventare un libro, “L’etica del bushido. Introduzione alla tradizione guerriera giapponese” (Ed. Il Cerchio) agile e scorrevole, e non solo per via del numero di pagine di poco superiore al centinaio; l’autore, Mario Polia, docente di antropologia culturale e storia delle religioni, non vuole dar sfoggio di eloquenza o erudizione e, grazie anche alla sua profonda conoscenza della tradizione orientale, conduce passo passo il lettore alla conoscenza ed all’approfondimento dei concetti fondanti del Bushido. La prima parte del volume illustra il Bushido inquadrandolo nella storia giappo- Fasolino già terzo classificato nella XVI edizione del premio con il suo libro d’esordio “Una Millecento blu”, edito da Guida. Giunto ormai al suo terzo libro, dopo “Il quinto leone”, antologia del 2010 in cui attraverso una carrellata briosa di elzeviri, ritratti e personaggi, Napoli presenta la sua faccia migliore, l’imprenditore partenopeo ha affinato il suo talento di scrittore, coltivato inizialmente come hobby, dando alle stampe un “Napoli ultima chiamata” dove si fondono l’amore per la città di Napoli e il desiderio di riscoperta della sua grande energia soffocata. Protagonista del libro è, infatti, John Savarese, un noto architetto italoamericano che giunge a Napoli con la sua famiglia per un convegno. Il desiderio di conoscere la città, da cui era partito negli anni ’70 suo padre, sarà più forte dell’insidia del pregiudizio e dei luoghi comuni e, pur soffrendo l’evidenza di alcuni aspetti deteriori, cercherà di rintracciare antichi percorsi di perenne validità. Il Libro del Mese* nese; la seconda parte, ben più corposa, approfondisce le qualità etiche (e non morali) del bushi, il guerriero giapponese, con frequenti citazioni di aneddoti e poesie e la riproduzione e spiegazione del kanji che quella qualità indica e definisce. La terza parte è dedicata interamente ad un’antologia di haiku e tanka, brevi componimenti poetici, che nella loro particolare concisione fanno da ideale contraltare alle approfondite analisi dello studioso. E se da “tecnico” l’autore non lesina su nomi, dati e riferimenti bibliografici, da “appassionato” non manca di confessare che "Ho scritto perché ho voluto creare un'opera agile e pur ricca di dati. Ho scritto, inoltre, perché credo che molti di quei valori etici come la lealtà, la sincerità del cuore, il dominio di sé, il rispetto per la parola data, l'atteggiamento benevolo verso i deboli non sono appannaggio di una determinata cultura ma valori fondamentali dell'essere che sono, o possono essere, ancora attuali”. Si tratta insomma di un libro da centellinare con cura, pagina per pagina, lasciando decantare e maturare ciascun paragrafo, rileggendolo dall’inizio o sfogliandolo a caso, certi che ogni volta riserverà all’attento letture un guizzo, una intuizione, una sorpresa o un’emozione. *Segnalato dal Centro Librario Minas Tirith (Sede del MODAVI Federazione Provinciale di Napoli ONLUS di via Pasquale del Torto 1/b) LIBRI di Enrico Lava Ripensare il Novecento significa approfondire le biografie e le opere di quegli autori che hanno portato alla ribalta un secolo sterminato, personaggi non sempre noti, se non addirittura dimenticati che hanno, invece, contribuito a dare un tono speciale all’epoca. In questa impresa si sono cimentati Aurora Cacopardo e Francesco D’Episcopo nel saggio di critica letteraria “Napoli: luoghi letterari” (Iuppiter Edizioni). Se, come disse una volta lo scrittore Raffaele La Capria, «ogni luogo è una specie di nave affondata dentro di noi, che nel silenzio ci raggiunge con la sua magia», i curatori di questo stradario dell’anima Saper Vivere 24 colosa e sorprendente, di luoghi letterari in cui visioni e magie degli scrittori protagonisti emergono dagli abissi della vita. “Speranzella”, “Scala a San Potito”, “Via Gemito” e “Montediddio”sono i testi presi in considerazione dal tandem di autori che hanno offerto ai lettori un tentativo di capire perché autori come Bernati e Incoronato, che, forse, non sempre sono stati in riga alla vulgata ufficiale, siano stati emarginati. Ma il tandem di critici ha anche evi- CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 denziato, per la prima volta e con un approccio diverso dal solito, il modo in cui autori come Starnone e De Luca si sono misurati nella loro narrativa con il “mito-realtà” della loro città. I luoghi di Napoli, il loro respiro, la loro pulsante umanità, diventano, nell’immaginario letterario attraverso le opere di questi autori, stigmate di una realtà che tende a farsi sostanza di memoria e di sogno. I Quartieri Spagnoli, la zona del Museo, il Vomero Il saggio di Aurora Cacopardo e Francesco D’Episcopo rilegge la città attraverso quattro capolavori “dimenticati” di Bernari, Incoronato, Starnone e De Luca Sfogliando Napoli e i suoi “luoghi letterari” In questa escursione letteraria, autentica tipografia del cuore, tra le piazze gremite, vie e vicoli «parlanti», scale chiassose e voci di dentro, impariamo a conoscere meglio le fonti «vive» dei quattro scrittori, ognuno dei quali presenta la sua Napoli hanno deciso, come palombari in cerca d’autori, di entrare, o meglio di «scendere» in quei luoghi dell’ispirazione di quattro scrittori, così lontani, così vicini: Carlo Bernari, Luigi Incoronato, Domenico Starnone e Erri De Luca. In questa escursione letteraria, autentica tipografia del cuore, tra le piazze gremite, vie e vicoli «parlanti», scale chiassose e voci di dentro, impariamo a conoscere meglio le fonti «vive» dei quattro scrittori, ognuno dei quali presenta la sua Napoli, i suoi eroi ed antieroi, le sue fughe verso la nostalgia, il suo smodato desiderio di ritrovare, attraverso la narrativa del sentimento, l’odore e la bellezza dei giorni perduti. Un viaggio, quindi, che tra neorealismo e realismo magico, è fondato sulla ricerca, meti- e la collina di Pizzofalcone sono uniti da un sottile filo invisibile come in una mappa dove lo sguardo dei quattro scrittori partenopei si è soffermato per scegliere il teatro delle proprie storie, vere testimonianze, seppur di fantasia, come quella dell’adolescente cresciuto troppo in fretta in “Montediddio”, quella del ferroviere Federì e della sua numerosa famiglia in “Via Gemito”, quella dell’anonimo protagonista, dell’amico Giovanni che non c’è più e delle altre anime di “Scala a San Potito” e quella di Nannina e delle sue peripezie postbelliche in “Speranzella”. Un lavoro di critica ma anche di ricostruzione letteraria e della memoria condotto con scrupolosità e passione da parte della Cacopardo e di D’Episcopo, un binomio inedito e vincente della saggistica. LIBRI Saper Vivere 25 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Libridine “Supersud”, viaggio tra i primati del Meridione preunitario di Aurora Cacopardo M immo Della Corte giornalista, scrittore, esperto di questioni meridionali, con quest’ultimo lavoro “Supersud” (Iuppiter Edizioni) dà un ulteriore contributo alla conclusione e crisi del Risorgimento inteso come momento fondativo e di popolo dal momento che dai molti libri sul Risorgimento e sui 150 anni d’Italia emergono le tensioni di una nazione che deve affermare le proprie radici. Il lavoro presenta due piani narrativi: i primati del Sud, lungo e affascinante viaggio nei sette secoli di storia dell’Italia meridionale, del Regno di Sicilia che allargò a tal punto i suoi confini fino ad aggiungervi la Campania nel 1734 cambiando la propria denominazione in Regno delle Due Sicilie, e storia dei Giornali meridionali ricerca interessantissima in quanto apprendiamo che fin dalla metà del XVII sec. nel Regno delle Due Sicilie si pubblicavano oltre cento giornali e decine di riviste scientifiche, culturali e specialistiche. È interessante notare come la stampa meridionale ora a favore, ora contro il processo risorgimentale, riveli la presenza di una borghesia civile ed attenta ai fatti che avvengono anche se essa è minoritaria rispetto al fatto che il Sud era, in quel momento, formato per i tre quarti da contadini ed analfabeti. Ciò ci riporta alla visione del Sud agricolo diviso tra proprietà contadina ed immenso latifondo dove non era possibile praticare culture intensive e pregiate. Tuttavia l’autore ci ricorda che il Mezzogiorno aveva un suo sistema finanziario molto evoluto ed i titoli delle Due Sicilie erano trattati nelle principali piazze finanziarie d’Europa. Poi venne l’unificazione che ha annichilito la società meridionale e di riflesso ha interrotto il processo di sviluppo che sarebbe senza dubbio venuto fuori. Oltretutto le misure economiche dei governi centrali hanno come immediata conseguenza la testimonianza dolorosa dell’emigrazione prevalentemente meridionale. Condivido il pensiero dell’autore e aggiungo che tra il 1871 ed il 1941 hanno lasciato definitivamente l’Italia 7 milioni di persone di cui 4.500.000 cioè il 64% provenienti dal Sud. Di fronte a questi colossali problemi l’iniziativa governativa fu spesso incerta, attardata o scarsamente interessata ad altro che non fosse la difesa e la conservazione dello Stato Unitario recentemente costituito. Mimmo Della Corte ritiene che: “il Sud abbia perduto nell’unificazione nazionale ed abbia dato un contributo rilevante allo Stato italiano sin dal suo sorgere e poi nel processo che ne è seguito... senza rimpiangere per questo l’epoca borbonica che va distinta tra periodi fiorenti e periodi di decadenza. Non si illuda il Nord - scrive - che sarebbe diventato quello che è oggi, se non avesse potuto contare, nel 1861, sulle risorse finanziarie del Regno del Sud e, successivamente, delle braccia dei lavoratori del Sud, emigrati oltre il Garigliano il cui contributo allo sviluppo della loro area è stato notevole e determinante”. Oggi spiegare il Risorgimento agli italiani è cosa difficile: c’è un certo grado di ignoranza e di autolesionismo. Il richiamo a schemi interpretativi storiografici spesso si colora di intendimenti politici. Occorre coraggio intellettuale per difendere le ragioni del Risorgimento e dell’Unità d’Italia. Dovrebbe farlo la Scuola, ma ciò accade di rado. L’autore cerca di raccontare la storia del processo unitario; riaprire pagine infami e le sofferenze del Meridione senza giocare allo sfascio e senza rimpiangere la disunità d’Italia. Oggi è importante e urgente riflettere sul senso della identità nazionale per non vanificare il martirio di tanti giovani idealisti che sacrificarono le loro vite sui campi di battaglia nella difesa della Repubblica romana e morirono nell’assedio di Gaeta. Il libro si legge scorrevolmente ed è consigliabile sia per i docenti che volessero proporlo nelle scuole sia per studiosi e lettori interessati alla nostra Patria. EVENTI Saper Vivere 26 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Chiaia Magazine prosegue il viaggio tra i gruppi musicali emergenti partenopei. Ancora una volta i generi, le sonorità, i musicisti e i locali che li ospitano sono i protagonisti della quarta puntata Ansiria, i figli del “prog” nostrano di Gianluca Massa Nel dialetto napoletano la 'nziria indica un pensiero fisso, un motivo che ti spinge ad andare avanti per la tua strada con caparbietà ed ostinazione. E gli Ansiria hanno più di un motivo che li spinge a suonare. I membri della band hanno in media 30 anni, tanta gavetta alle spalle e la voglia di comunicare al mondo il loro essere attraverso la propria musica. Irvin Vairetti (voce, chitarra ritmica e piano), figlio d'arte del più famoso Lino, fondatore degli Osanna che negli anni '70 hanno tracciato un solco profondo nella musica progressiva italiana, ha formato gli Ansiria nel 2006 insieme a Nello D'Anna (basso) e Pasquale Capobianco (chitarra). Il loro rock d'autore è ricco di spunti creativi e motivi essenziali. “Il vuoto e la sua vanità” (FullHeads/Afrakà) distribuito dalla Audioglobe, è l'album d'esordio che racchiude speranze e disillusioni distillate in dieci gocce cristalline che di riflesso brillano del folk rock di Jeff Buckley, degli ammiccamenti radiofonici dei Coldplay e di tutta la scuola cantautoriale italiana da Daniele Silvestri e Max Gazzè nei suoni, a Samuele Bersani nei testi. Gli Ansiria aprono una finestra sulle contraddizioni di una Napoli disorientata tra una dilagante vanità ed un vuoto ideologico ed emozionale imposto dai media di massa. Pensieri in volo, come lo stormo di uccelli in copertina, che flettono le loro ali su riflessioni di vita come can- Il terzetto cresciuto nel segno degli Osanna e di Jeff Buckley canta “Il vuoto e la sua vanità” tato nel primo singolo “Riuscirò” o sulla spettacolarizzazione del dolore in “Casaoeste”, manifestando la loro anima antimilitare in “Criminal Soldier” e la profonda stima per gli Osanna che li hanno tenuti musicalmente a battesimo, riproponendo uno stupendo arrangiamento de “L'uomo”, manifesto esistenzialista del prog anni '70. Alla presentazione del disco, in uno showcase alla Fnac, la voce degli Ansiria, Irvin Vairetti, si è concesso un attimo di pausa, chiacchierando amichevolmente con noi. Da dove viene il nome della band? Ansiria è nato in quel momento in cui ancora ti devi dare un nome. E fu proprio quella 'nziria, ovvero quel capriccio ad illuminarci, che poi abbiamo italianizzato per non essere comuni e banali. Difatti nel resto d'Italia non lo associano al termine napoletano e non riescono a dargli il senso che gli attribuiamo noi, e questa cosa ci piace. Tuo padre Lino è stato uno dei fondatori degli Osanna... com'è il tuo rapporto con lui? Stupendo e di grande rispetto, è stato lui a trasmettermi questa passione. E poi gli Osanna ci hanno cresciuti musicalmente, anche se la nostra è una dimensione diversa, un'altra sfaccettatura del rock dato che il nostro gruppo non è nato con un riferimento nel prog anche se qualcosa c'è. In molti trovano nella vostra musica somiglianze con Jeff Buckley. Come vivete questo paragone? Per me Buckely è Gesù Cristo nella musica. Quando ho scoperto Grace, ho iniziato ad ascoltarlo tipo 7-8 volte al giorno; adesso al massimo ogni mese devo farmi un'endovena di Buckley, anche del disco che è uscito postumo che è ricco di cose che mi hanno folgorato. Per noi è un punto di riferimento che col tempo abbiamo assimilato e interiorizzato e, inconsciamente, riversato nella nostra musica. Lo mettiamo fra le stelle dopo le varie “J”, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison. Ma siamo completamente diversi. E poi lui aveva una qualità vocale immensa. Avete già in programma tour promozionali? Crediamo, come molte altre band oggi, nei mezzi di comunicazione di massa e di rete come Facebook, MySpace... anche se MySpace oggi non è più un canale forte come lo era prima però sta di fatto che una pagina su MySpace è molto più visitata di un proprio sito. Per i concerti siamo in fase di definizione delle date, ci saranno vari showcase anche fuori Napoli. EVE NTI Saper Vivere 27 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Moodhula, dub in salsa napoletana di Gianluca Massa Prima c'erano gli Almamegretta; poi sono arrivati i 24 Grana; ora è il tempo dei Moodhula, giovane band napoletana che si affaccia sulla scena musicale con una forte personalità dub che strizza l'occhio al reggae e al funk più acido. Nati nel 2003 da un'idea di Raffaele De Mato, in arte Rapha, voce e autore dei testi, che allora si cimentava a proporre basi agli amici per puro diletto. Poi l'incontro con Dario Castaldo, dubmaster, e l'avvio del progetto Moodhula. Il nome è l'alterazione di uno stato d'animo, il mood per l'appunto, attraverso movimenti seducenti come l'hula, l'ancheggiare del tipico ballo hawaiano. Il loro album d'esordio, “Rewind – play solo andata”, pubblicato da Fullheads (etichetta Graf) e distribuito da Audioglobe, è un concentrato di battiti pulsanti di puro groove che fondono le atmosfere più scure del dub a sonorità fresche in perfetto stile Casinò Royale, spesso prendendo in prestito i suoni retro-funk ai primi Subsonica. L'ironia dei testi è voluta nell'intento di rendere più semplici e naturali i racconti urbani delle 10 tracce del disco, in un mix linguistico tra italiano, inglese e napole- Grande clamore per “Rewind”, l’album d’esordio della band partenopea tano che ricorda un giovane Pino Daniele alle prese con “Nero a metà”. La voce di Rapha serpeggia sulle modulazioni elettroniche di Dario che dal suo mixer manipola il suono con riverberi ed effetti delay, tra singjaying e beat ballabili decisamente più radiofonici. Il risultato è un disco godibile che scorre tra i ritmi incalzanti di “Gira”, il toasting di “My Time” e la più divertita “Suono” funk in cui ricordano il padrino del soul Mr. James Brown. E se per il video del primo singolo “Astratto” c'è la collaborazione con Luchè dei Co' Sang, in fondo al disco compare anche un remix di “Rewind & play” per mano di Paolo Polcari e Gennaro Tesone, l'attuale nucleo degli Almamegretta. Durante le esibizioni live la line-up della band si arricchisce con Andrea Cannata alla batteria, Giancarlo Sannino alla chitarra e Massimiliano Pone al basso. Alla presentazione del disco alla Fnac, Raffaele e Dario hanno risposto ad alcune nostre domande. Come vi siete conosciuti? Io e Dario ci siamo incrociati per amici in comune. Poi l'ho contattato su My Space. Lui era ancora in fase di studio di dub ma ha usato i Moodhula come cavia... e la cosa è andata più che bene. Gruppi che vi hanno ispirato? All'inizio ci siamo un po' scambiati opinioni e cd. Io gli passavo i dischi di Fat Freddy's Drop, lui mi proponeva gli Asian Dub Fondation e Bootsy Collins... e poi ci sono anche gli Almamegretta, il miglior gruppo napoletano a mio parere, e i Casinò Royale con Giuliano Palma. Come pensate di promuovere il disco? Oggi credo che la metà del successo di un gruppo è dovuto ad internet. Ci sono Facebook e My Space che aiutano le giovani band emergenti come noi, facendo girare la voce, parlandone, linkando video, taggando foto e cose simili. Prima c'erano i talent scout, ora è difficile trovarne uno. Così utilizziamo la rete per far passare la nostra musica, oltre a cercare di suonare tantissimo, a volte lo si fa per una birra. Solo suonando puoi ricevere un feedback positivo. E poi c'è la InEventComunicazione che ci aiuta benissimo. In “Gira” cantate che la ruota prima o poi deve girare dalla parte giusta... ci credete? Quando abbiamo iniziato questo progetto, in tanti ci dicevano che il nostro non era un prodotto buono, che forse era meglio dimenticarlo. Ora siamo riusciti a registrare un disco, incontrando sulla nostra strada tanta gente che ci vuole bene, che ci sostiene e che crede in quello che facciamo. Che la ruota giri noi ci speriamo sempre. LA PILLI Saper Vivere 28 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Sfizi&Note di Massimo Lo Iacono LE NOTTI MUSICALI DI ISCHIA E CAPRI Sfizi & Note” dell’estate 2011 coglie e segnala preziosi appuntamenti che brillano nei dintorni immediati, da ascoltare e gustare con gioia in villeggiatura, spostandosi dalla città per una sera magari. Isole comprese. Ecco Ischia offrire, in una triangolazione prodigiosa di ville splendide ed insigni per pregi diurni assolutamente propri, qualificatissime serate musicali organizzate in festival. Alla “Mortella” Lina Tufano organizza da tanti anni, prima con Lady Walton ed ora in suo ricordo, concerti cameristici con solisti giovani di importanti scuole italiane, anche conservatori, nell’auditorium della villa carico di memorie del fondatore, il compositore William Walton; nel teatro aperto e panoramico invece si svolge, con poche manifestazioni - la crisi, la crisi! una breve rassegna sinfonica o quasi, con atra direzione artistica. Questi concerti si concentrano in piena estate, quelli da camera si protraggono dalla primavera all’autunno. Lì vicino c’è villa Arbusto, preclaro museo archeologico, che quest’anno ospita i quattro concerti dell’edizione 2011, terza, del piccolo ed apprezzato festival “Note sul mare” tra il 19 luglio ed i primi di agosto: anche qui solisti giovani, per lo più, invitati dalla direzione artistica dell’ottimo duo MontiBianco, a loro volta protagonisti di un gran bel successo personale in un recital alla “Mortella”. Sia Lina Tufano sia Federica Monti e Fabio e Bianco sono ischitani, di riconosciuto merito, ed è ottima cosa. Infine, nuovo festival alla villa “Colombaia” di Luchino Visconti, terza villa tra cotanto fulgore storico. Dopo un anno di incoraggiante successo e sapiente cautela vissuto con ottimi eventi, Massimo Bottiglieri ha potuto riaprire l’istituzione per l’anno in corso, “ con un festival articolato intorno alla figura del regista, eccellente nell’opera, amico della Callas: direttore artistico del festival, che terminerà il 6 agosto, con rievocazione-ricostruzione del ballo dal “Gattopardo” è Sergio Segalini, stimatissimo artefice del successo europeo del festival di Martina Franca, felicemente recuperato dopo l’allontanamento dal San Carlo. L’omaggio a Mahler per il centenario della morte è stato realizzato da ottimi artisti, con concerti i Lieder, dotti e cordiali, tuttavia. Hanno cantato con universale consenso Eufemia Tifano e Massimiliano Gagliardo, al pianoforte Marco Boemi. A Capri ci sono le manifestazioni in Certosa, fatte senza pubblicità in terraferma, e piuttosto continua la storia dei successi sia dei concerti alla villa di Axel Munthe, tutti i venerdì al tramonto, sia dei concerti della fondazione “F. M. Napolitano” curati da Maria Sbeglia, organizzati in varie serie, culminanti nella tradizionale kermesse “dal Barocco al jazz” sulla terrazza sbalorditiva del Cesare Augusto: qui ci saranno gli “Imprenditori per caso”, l’”Orchestra della Magna Grecia”, Peppino di Capri, il liuto arabo di Salvatore Morra. Meno noti l’”Amalfi coast festival”, i concerti a Vietri in Villa Guariglia. A Ravello, il festival sempre sapientemente diretto da Stefano Valanzuolo, offre tra molti appuntamenti con giovani solisti ed anziani scrittori, giornalisti, l’attraente concerto bizzarro all’alba per la “Notte di San Lorenzo”: da vivere, o tornare a vivere in buona compania! Sguardi lontani di Francesco Iodice QUANDO IL GENIO DELLA MUSICA SI ESIBÌ A CAPPELLA VECCHIA ello “sguardo” di gennaio/febbraio scrivemmo che Mozart, accompagnato dal padre Leopold, fu ricevuto a Palazzo Sessa. Ciò Navvenne il 18 maggio 1770 ed i padroni di casa - Sir William e la sua prima moglie Catherine Barlow - fecero sfoggio di musicalità, infatti, la gentildonna «si esibì al suo prezioso clavicembalo B. Tschudi, con due tastiere e registri a pedali, in onore degli illustri ospiti senza riuscire a nascondere la propria emozione». Leopold Mozart e suo figlio Wolfgang erano giunti a Napoli la sera del 14 maggio del 1770. Sir William Hamilton, ambasciatore britannico a Napoli e loro vecchia conoscenza londinese, organizzò una riunione musicale tra amici musicofili. A Palazzo Sessa, quasi certamente in quella stessa occasione, i due Mozart conobbero il giovane amico di Hamilton, il musicofilo clavicembalista Kenneth Mackenzie. Nel diciottesimo secolo molti nobili, soprattutto inglesi, tedeschi e francesi, e diplomatici appartenenti a delegazioni straniere, con le loro consorti trascorsero lunghi periodi a Napoli integrandosi con il tessuto culturale cittadino. Sir William e Lady Hamilton ricevevano a Palazzo Sessa in Cappella Vecchia: lui suonava il violino, lei amava il canto e suonava il cembalo. I Mozart, dopo essere stati ospitati dagli Hamilton, rimasero molto soddisfatti, anche se sorpresi dall’emozione provata da lady Hamilton per la presenza di Mozart. Infatti, in una lettera inviata alla moglie Anne da Napoli, il 19 maggio 1770, Leopold scrisse: “Ieri sera ci recammo in visita all’ambasciatore inglese Hamilton la cui moglie suona il clavicembalo in maniera straordinariamente commovente ed è persona assai piacevole. Ella tremava perchè doveva suonare in presenza di Wolfgang” (che allora era uno «scazzoppolillo» di 14 anni!, ndr). Durante il concerto, Fabris, pittore personale di sir William, ritrasse l'importante evento: con i due Mozart sono raffigurati alcuni personaggi del tempo che bene evidenziano la «scuola della vita lieta e leggera», come Goethe ebbe a definire Napoli. Resta solo l’amarezza che nulla ricorda la permanenza di Mozart nella nostra città; e sì che l’illustre compositore, assieme al padre, sostò da noi per un mese e più - oltre che a palazzo Sessa - a palazzo Cellamare (in cui tenne un concerto) e a palazzo Miceli di Teora alla riviera di Chiaia, sede dell’Ambasciata asburgica, né infine è stata affissa alcuna lapide sulla casa in via Seripando a S. Giovanni a Carbonara, dove abitò con il padre. Eppure il grande genio in seguito appuntò: “Sono passati 17 anni da quando andai in Italia. Chi, avendola vista una volta, non la ricorda per tutta la vita? E specialmente Napoli...”. Napoli, core ’ngrato? LA PILLI Saper Vivere 29 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 JOSÉ PADILLA, DAL CAFÈ DEL MAR ALLA ROTONDA BELVEDERE C i sono quegli eventi che segnano una stagione e chi non vi ha partecipato lo rimpiange a lungo. Uno di questi è stato sicuramente lo sbarco, direttamente da Ibiza, al Club la Rotonda Belvedere di Bagnoli di José Padilla, il dj spagnolo, producer numero uno al mondo di musica ambient e chill-out,. Padilla, famosissimo per aver curato e creato le compilation “Café del Mar” con gli album chillout/lounge più venduti nel panorama artistico musicale internazionale, ha regalato agli ospiti della Rotonda, nota al pubblico della notte per i suoi fantastici party ed aperitivi in riva al mare, una serata indimenticabile. La perfetta organizzazione di Marco Donzelli, Silvana Vaccarella, dell’art director Antonio Salmieri e dei pr Manlio D’Agostino,Ciro Vitiello e Gianni Cavalieri ha fatto sì che la serata si svolgesse in maniera impeccabile, a partire dalle 21, con un gustoso aperitivo a base di finger food e prelibatezze mediterranee. L’atmosfera si è scaldata poco prima della mezzanotte, quando il dj Enzo Cipolletta ha aperto per l’ospite della serata. L’attesa dei fan è stata ampiamente ripagata, del resto Padilla ha un pedigree di tutto prestigio come ambasciatore della musica che anima le notti di Ibiza nel mondo. Da Londra a Parigi, da Montecarlo ad Amsterdam, da Mosca a Roma, da Miami a Sidney: tutta una serie di grandi successi. La formula “Cafè del Mar”, infatti, grazie al mix di musica rilassante, atmosfere soffuse e cocktail sorseggiati in riva al mare davanti al tramonto ha dato un nuovo volto al divertimento fatto non più soltanto di feste house notturne e after hour fino alle prime luci dell’alba e oltre. Il progetto nasce a San Antonio il 20 giugno 1980, grazie all'iniziativa di Ramón Guiral, Carlos Andrea e José Les. Nel giro di pochi anni, il Cafè del Mar di Ibiza diventa punto di riferimento di intellettuali, scrittori e bohèmiens. La storia della compilation racconta che sul finire degli anni ‘80, in seguito a numerose richieste da parte dei frequentatori del locale, furono registrate e messe in vendita alcune audiocassette, che proponevano la medesima selezione musicale diffusa nelle serate al Café. Nel 1994 José Padilla crea il primo album della nota serie di compilation omonime. Ad oggi, sono state prodotte 17 compilation principali, oltre a diversi album celebrativi - come è successo in occasione del 20°, 25° e 30° anniversario di Cafè del Mar. (Fabio Tempesta) LE FATE, IL SOLE DI MONTEDIDIO Nella mappa del sole “artificiale” perfetto, tra i centri estetici di ultima generazione, a Chiaia si fa largo, con la sua ampia offerta e i suoi supersconti, il ritrovo del superbenessere “Le Fate”, a via Egiziaca a Pizzofalcone 80. Qui, per chi desidera staccare per una mezzoretta e lasciarsi inondare da calore e relax, c’è una ricca scelta di lampade ipertecnologiche, di massaggi “ristoratori” (prezzi da 18 a 25 euro) e di trattamenti per il viso (20 euro). Tra le specialità del centro anche manicure-pedicure, ceretta e un’offerta davvero conveniente per le spose che desiderano un trucco sorprendente. Insomma, un ventaglio di possibilità per migliorare il proprio corpo senza spendere molto e per presentarsi in spiaggia con una pelle dorata e non tristemente bianchiccia. Non resta che affidarsi alle “fate” e alla professionalità di Rosa Di Mauro che con amore, simpatia e competenza, insieme al suo staff, porta avanti il centro estetico, promuovendo un “benessere” pulito ed economicamente sostenibile. Per saperne di più: Centro Estetico Abbronzante Le Fate (anche su facebook), cell. 3664057589 Amarcord di Rosario Scavetta IL CARDINALE E IL PESCATORE DI POSILLIPO U n curioso aneddoto posillipino, trova spazio nelle pagine di “Posillipo Story – Luoghi, leggende, curiosità” (Edizioni Irace), piccola antologia completa di racconti di vari autori. Lo scrive il professore Antonio Lazzarini, di seguito riporto il testo: «Il cardinale Vincenzo Grimani, nominato vicerè di Napoli dall’imperatore d’Austria, non era benvoluto dal popolo e, in particolare,dai pescatori che lo accusavano di aver aumentato la gabella sui prodotti ittici. Un pomeriggio d’estate del 1711 volle andare con la sua corte a Posillipo, per vedere da vicino il celebre palazzo “Donn‘Anna”. Al momento del ritorno si levò un forte vento e le onde spingevano il vascello del presule verso la scogliera. Per evitare maggiori pericoli, il capitano si rivolse ad un pescatore del luogo perché chiamasse qualcuno pratico dei fondali per spingere al largo l’imbarcazione. Costui subito chiamò ad alta voce un marinaio: “Grimani, ohè, Grimaniii...” sentendo il richiamo, il cardinale, meravigliandosi che a Posillipo ci fosse una persona col suo stesso cognome, domandò spiegazioni ed il pescatore rispose. “‘o nommo nnun è ‘o suio, ma tutti ‘o chimmano accussi pecchè è nu carugnone prepotente...”. Il vicerè, con il viso imporporato più della tonaca, comprese che l’aria di Posillipo non gli era congeniale e ritenne preferibile rincanttucciarsi a poppa del vascello». LA PILLI Saper Vivere 30 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 CIRCOLO UFFICIALI: INCONTRI MUSICALI ALL’INSEGNA DI LISZT E CHOPIN fa vivere la romantica sensazione dell’amore che giunge dirompente ed ineluttabile a scandire la fragilità della vita. Intenso il viaggio musicale della pianista che ha aperto con “Chiar di luna” di Beethoven, ha proseguito con “I Notturni” di Chopin, il “Sogno d’amore” e “Consolazione” di Liszt, “Ave Maria” di Gounod, per chiudere con “La serenata” di Schubert. Le melodie, non solo nelle volute di arabeschi ma nelle gradazioni cromatiche, hanno creato un’atmosfera di meraviglia e di imprevisto: un’armonia oscillante in movimento continuo come le onde del mare che solo il pianoforte è capace di esplicare. La canzone classica napoletana ha ricevuto moltissimi applausi. (ac) apoli, città che in questi tempi fatica a dare notizie positive, ha fatto brillare - nell’oscurità della Ncronaca quotidiana - un evento apprezzabile. L’Associazione culturale “S. Alfonso” ha presentato presso il Circolo Ufficiali Marina Militare di Napoli - via Cesario Console - “Incontri musicali” a cura della pianista Marina d’Angerio di Sant’Adjutore. L’evento ha suscitato interesse ed emozioni in un periodo di crisi come quella che stiamo vivendo. Il programma in due tempi: Musica classica omaggio a Chopin e Liszt, e Musica internazionale e classica napoletana. Liszt è stato ricordato perché si sta celebrando quest’anno da più parti il bicentenario della nascita e Chopin perché con i suoi larghi arpeggi, la melodia a grandi intervalli A ncora una volta la Suprema Corte (V Sezione penale) è stata chiamata a dirimere una controversia in materia di rapporti - non sempre idilliaci – tra datore di lavoro e dipendente: con la sentenza numero 22816/2011, infatti, gli ermellini hanno confermato la condanna (già comminata dal giudice di merito) ai danni del capo di un’azienda, reo di aver pronunciato espressioni ostili del tipo “sei una vergognosa” e “ti farò schiattare” contro una sua impiegata. Il motivo di tanto astio stava nel rifiuto della donna di firmare una lettera di dimissioni: di qui, l’ira funesta dell’uomo che, profondamente incollerito, aveva dato libero sfogo alla propria rabbia «prospettandole – si legge nella sentenza – un trattamento sistematicamente vessatorio». Chiamati a pronunciarsi sulla rilevanza penale di un simile linguag- L’oralegale di Adelaide Caravaglios “INGIURIE” SUL LAVORO gio, i Giudici di Piazza Cavour hanno precisato – contrariamente a quanto asserito dall’accusato, secondo il quale la Terni&Favole: Tintarella di fortuna Il gran caldo spacca le vie e alla Tabaccheria Postiglione, a Largo Ferrandina a Chiaia, i giocatori del “10eLotto” spaccano i minuti per non perdersi le estrazioni del gioco del momento. C’è chi punta su tre, quattro o cinque numeri e chi ogni giorno, alla stessa ora, si ripresenta con la stessa combinazione perché “prima o poi deve uscire”. Tra ventilatori, gelati e sentenze calcistiche (Cara Inter, restituisci lo scudetto…), Alberto Postiglione, con la calma dei forti, consiglia numeri senza sosta, assediato da sognatori e trovatori. “Almeno fino ai primi di settembre bisogna puntare sul terno del ferragosto che fa 1 - 15 81, da giocare sulle ruote di Napoli, Genova e Bari. Per chi, invece ama gli ambi, caldeggio una serie che potrà dare delle belle soddisfazioni: 28 - 86, 28 - 78, 25 - 33. Questi ambi vanno giocati su tutte le ruote e su Napoli e Roma per almeno 10 estrazioni”. Mentre dallo schermo della tabaccheria una pioggia di numeri cade sui giocatori, Postiglione infila l’ultimo treno della fortuna: “Il terno dell’Assunta fa 15 -14 -28 e va giocato per tutto agosto; chi invece, vuole tentare il colpo grosso consiglio di credere intensamente nella quaterna dell’ombrellone: 1 - 90 - 32 - 56, da giocare su tutte le ruote delle città di mare per l’intera estate”. Buona estate e buonissima tintarella! 1+15+81/28+86/28+78/25+33/15+14+28 Quaterna dell’ombrellone 1+90+32+56 frase incriminata (i.e. “ti farò schiattare”) non poteva costituire reato di minaccia, stante il significato “incerto” del verbo “schiattare” – che «... non solo è di uso comune, ma è riportata su tutti i dizionari della lingua italiana con l’inequivoco significato di “ti farò crepare”». Anche l’altro epiteto, quello, cioè, di “vergognosa” è stato correttamente valutato nel contesto «... ed aveva chiaro ed univoco significato ingiurioso che la sentenza impugnata ha ritenuto». Ecco i motivi che hanno spinto l’organo giudicante alla ratifica della condanna, decisione, questa, avvalorata, tra l’altro, dalle prove che la povera “vergognosa” aveva portato in giudizio: un foglio stropicciato con la lettera di dimissioni non sottoscritta e la testimonianza di una collega che, suo malgrado, aveva assistito alla discussione. LA PILLI Saper Vivere BellaGente di Tommy Totaro AUGUSTO LACALA L’ARTISTA DEL RICICLO Riutilizzare tutto, anche la testa, è il motto di Augusto Lacala, presidente di Bidonville, un’associazione nata a Napoli nel 1993 che oggi conta 3 mila iscritti, e ogni anno organizza la Fiera del baratto e dell’usato. In una città che non sa cosa fare dei rifiuti, l’esempio di Bidonville coinvolge hobbisti e cittadini comuni ansiosi di ridare vita ai propri oggetti anche dopo averli sfrattati da cantine e soffitte. Insomma, una missione che nel tempo è diventata una professione. Come ti è venuta in mente l’idea di organizzare la prima “Fiera del baratto e dell’usato”? È stata un'esigenza, molti dei soci di Bidonville che barattavano con l'associazione abiti, dischi e libri con la formula prendi due porti uno. Chiedevano più spazio per poter portare mobili, elettrodomestici ed altro a causa di un trasloco, o oggetti che non venivano più utilizzati, come ad esempio biciclette o passeggini di bambini ormai cresciuti. S i chiama Valeria Nikolskaya la Miss Pin Up Chiaia di questo numero. 23 anni, moscovita doc, è alta un metro e 77 e le sue misure sono 90-73-92. Felina e femminile al massimo, come si addice al suo segno zodiacale, quello del Leone, Valeria lavora come fotomodella e attrice. Le principali doti del suo carattere sono la creatività e il senso dell’umorismo che, uniti all’ambizione e alla sua prorompente sensualità, formano un mix esplosivo. Valeria, che si definisce una ragazza semplice e sincera, amante delle buone maniere, coltiva tanti interessi tra cui la Cabala (disciplina praticata da tante star internazionali come, ad esempio, Madonna), la psicologia, la letteratura, i viaggi e la fotografia. Grande appassionata di musica, ama andare a teatro e ai concerti e si tiene in forma praticando yoga e pilates. Laureata in Pubbliche Relazioni alla statale di Mosca, Valeria, che in quanto a femminilità e movenze ricorda molto Monica Bellucci, sogna di raggiungere come attrice il successo della diva italiana ma coltiva 31 CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 Per questo decidemmo di cercare un luogo ampio, comodo e sicuro dove poter scambiare o vendere queste cose ancora utili e l’abbiamo trovato nella Mostra d’Oltremare. Come ti senti, in qualità di Presidente di Bidonville, ad aver raggiunto il traguardo della trentesima edizione? Incredulo di aver raggiunto le 30 edizioni ma pronto per la 31esima. L’oggetto più “impensabile” che hai visto vendere nel corso degli anni? Un bidet di legno di un postribolo anni ‘30, pagato una cifra esorbitante! Sei riuscito a ridare una vita ad oggetti destinati al bidone, creando una manifestazione di culto. Pensi che i napoletani riusciranno a “riciclare” i propri rifiuti? Sì, quando i napoletani hanno cominciato la raccolta differenziata si sono raggiunte alte percentuali, poi crollate quando i cittadini hanno visto che tutto veniva raccolto indiscriminatamente, tradendo i loro sforzi per rendere la città più pulita e vivibile. Guai a prendere in giro i Napoletani. Cosa colleziona Augusto Lacala? Gli amici, la cosa più bella. Cosa ti auguri per il futuro di “Bidonville”? Sogno un grande spazio: il villaggio del riciclaggio dove oltre ad avere una fiera del baratto e dell'usato permanente poter dare un'opportunità ai giovani artisti, ai giovani artigiani, a tutte le energie positive di questa città. Come vivi il quartiere Chiaia? Il ricordo della scuola Teresa Ravaschieri, delle vasche in via dei Mille, delle partite a pallone in Villa Comunale "m'intenerisce il core". Miss Pin Up Chiaia a cura di Fabio Tempesta VALERIA, LA BELLUCCI DELL’EST anche il desiderio di aprire un’agenzia di pubbliche relazioni nella sua amata Mosca dove come fotomodella è già molto affermata e conosciuta. Bellezza cosmopolita, parla russo, inglese e un po’ di italiano, Valeria adora lo stile fashion e glamour di Jean Paul Gaultier, Chanel e Roberto Cavalli ma non rinuncia ad essere fresca e sportiva, preferendo i capi di Zara e H & M abbinati ad un paio di scarpette da ginnastica per il tempo libero. EXIT 32 Saper Vivere CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011 In questo numero hanno scritto Abbonati a Chiaia magazine Chi decide di abbonarsi a Chiaia Magazine (con in allegato anche il periodico “10”) riceverà a casa il giornale insieme alla Exclusive Card, che consente di avere sconti e agevolazioni nei negozi convenzionati. Due le tipologie di abbonamento: ordinario (30 euro all’anno) e sostenitore (50 euro all’anno). Per saperne di più basta telefonare al numero 081.19361500 Consultaci on line Chiaia Magazine e 10 sono scaricabili in formato pdf sul sito www.chiaiamagazine.it. Chiaia Magazine ora è anche su Facebook.com. Diventa nostro fan oppure iscriviti al gruppo Chiaia Magazine e segnalaci eventi e curiosità. Mimmo Della Corte Paolo D’Angelo Tommy Totaro Renato Rocco Rosario Scavetta Francesco Iodice Nino De Nicola Alvaro Mirabelli Gianluca Massa Massimo Gallotta Fabio Tempesta Massimo Lo Iacono L’immagine di copertina é di Antonio Baldini la testata di malatesta Le ipocrisie sono le mutande dei nostri difetti di Renato Rocco Acquisto dvd «e io ti seguo» Ricordiamo ai nostri lettori che il dvd «E io ti seguo», il docufilm sul Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra, scritto, prodotto e diretto da Maurizio Fiume, è acquistabile al prezzo di 3,90 euro. Chi è interessato all’acquisto o è interessato a organizzare una proiezione pubblica, può telefonare al numero 081.19361500 o inviare una mail a [email protected] Colmo di fulmine Vuoi ricevere il giornale? Vuoi anche tu nel tuo studio professionale il nostro mensile? Chiama lo 08119361500 o inviaci una mail a [email protected], con nell’oggetto la dicitura «Richiesta copie Chiaia Magazine». Il nostro distributore, dal mese successivo alla richiesta, consegnerà le copie al domicilio indicatoci. Rossella Galletti Dove puoi trovarci In oltre 500 punti selezionati: negozi, teatri, cinema, bar, discoteche, banche, boutique, studi professionali, gallerie d’arte, ristoranti, circoli sportivi e nei più importanti eventi culturali e mondani della città. Distribuzione palazzo per palazzo; gazebo nei punti strategici della città per la presentazione del numero e delle iniziative del mensile. Inoltre Chiaia Magazine, con in allegato «10», lo puoi trovare in 700 taxi e nelle sedi ACI di Napoli e Provincia. Aurora Cacopardo La Bacheca Adelaide Caravaglios magazine SAPER VIVERE LA CITTÀ La fede è cieca, la speranza orba Guardarsi indietro è torcere il collo a se stessi L’ottimismo è accendere una speranza per spegnere una paura L’odio riesce solo agli addetti ai livori La professione dell’avvocato è cavalcare il cavillo L’uomo sa tutto e non capisce niente, la donna non sa nulla e capisce tutto