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magazine
SAPER VIVERE LA CITTÀ
IUPPITER
EDIZIONI
anno VI n.6/7/8
giugno-agosto 2011
L’IMPERADONE
LUIGI DE MAGISTRIS I, ANNO DELLA MUNNEZZA MMXI
1
SOM
MARIO
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
SOS CITY
pag. 2
EDITORIALI di Max De Francesco e di Marco Mansueto
pag. 3
COVER L’IMPERADONE di Max De Francesco
pag 4
PRIMO PIANO/1 UNA NUOVA SEDE PER L’UNITÀ DI SALUTE MENTALE di Alvaro Mirabelli
pag. 6
PRIMO PIANO/2 CHIOSI: RICOMINCIO DA TRE MA MI MANCA UN MILIONE di Alvaro Mirabelli
pag. 8
LA STORIA QUARTIERI SPAGNOLI, LA “PACE”TROVA UNA SCUOLA di Laura Cocozza
pag 11
QUARTIERISSIME L’ALLARME DELL’ODM: “AMBULANZE SENZA RIANIMATORE, PAZIENTI A RISCHIO”
pag. 12
QUARTIERISSIME COLUMBUS “PRIMA”, VARATO IL MEGAYACHT DA RECORD
pag. 14
RIFLESSIONI di Mimmo Della Corte e Giuseppe Marasco
pag. 15
LE PORTE APERTE
pag. I
pag. II
SPIRAGLI BCC, LA BANCA DEL GIUBILEO
PORTA D’INGRESSO SULLA CRESTA DEL MITO: IL CILENTO VISTO DAL MARE di Adriano Padula
pag. III
PORTA D’INGRESSO CILENTO, LA “TARTARUGA” METTE LE ALI di Aldo De Francesco
pag. X
PORTA DEL GOL PEPPE IODICE: CHE VITA È SENZA IL “UALLARITO”? di Rita Giuseppone
pag. XIII
IM-PORTA QUANDO IL CRIMINE HA GLI OCCHI A MANDORLA: I REATI DEI CINESI IN ITALIA di Antonio Capuano
pag. XVII
PORTA VIRTUOSA NOTE ROSA. INTERVISTA A ELSA EVANGELISTA di Rita Giuseppone
pag. XXI
PORTA VIRTUOSA CLEANAP E FRIARIELLI RIBELLI: PULIRE NAPOLI... di Alessandra Dell’Aquila
pag. XXIV
PORTA dei SENSI VADEMECUM DEL MATRIMONIO: I MANUALI SUL “SÌ” ALLA NAPOLETANA
pag. XXVII
PORTA dei SENSI DA VIGNERI IL LUSSO È DI CASA di Laura Cocozza
pag. XXX
Saper vivere ARTE ARTE ARTE IN TECHNICOLOR di Valeria Puntuale
pag. 17
Saper vivere LA GRANDE ARTE NAPOLETANA DEL ‘900 RIVIVE AL MASCHIO ANGIOINO di Rossella Galletti
pag. 19
Saper vivere EVENTI GIORNALISTI ANTICAMORRA, L’INFORMAZIONE AL SERVIZIO DELLA LEGALITÀ di Vincenzo Drago
pag. 22
Saper vivere LIBRI SFOGLIANDO NAPOLI E I SUOI “LUOGHI LETTERARI” di Enrico Lava
pag. 23
Saper vivere LIBRI “SUPERSUD”, VIAGGIO TRA I PRIMATI DEL MERIDIONE PREUNITARIO di Aurora Cacopardo
pag. 24
Saper vivere LIVE ZONE ANSIRIA, I “FIGLI” DEL PROG NOSTRANO di Gianluca Massa
pag. 26
Saper vivere LAPILLI LE NOTTI MUSICALI DI ISCHIA E CAPRI di Massimo Lo Iacono
pag. 28
Saper vivere LAPILLI JOSÉ PADILLA, DAL CAFÈ DEL MAR ALLA ROTONDA BELVEDERE di Fabio Tempesta
pag. 29
Saper vivere LAPILLI AUGUSTO LACALA, L’ARTISTA DEL RICICLO di Tommy Totaro
pag. 31
EXIT
pag. 32
Saper
Vivere
2
SOS
CITY
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Hai qualcosa da segnalarci? Scrivi a: [email protected]
Lo sapevate che...
di Massimo Gallotta
ZTL A CHIAIA
SE NON ORA, QUANDO?
Come ogni assessore della Mobilità al suo
esordio, anche Anna Donati non è sfuggita
alla regola. Eccolo qui il nuovo piano di
viabilità per la metropoli partenopea, per
ora limitato al perimetro del Centro Storico, quindi su scala non disprezzabile. Si
muove in linea col De Magistris Pensiero il
progetto della Donati, ribadendo la spinta
ad una nuova identità ambientale urbana.
perché smog e sosta selvaggia sono il
primo nemico. E se questa prima mossa ci
è piaciuta, la seconda, per ora solo annunciata, ci entusiasma addirittura. La Donati vuole osare la grande sfida della Ztl
anche a Chiaia, avventurandosi su un terreno in cui i suoi predecessori hanno fallito
per 20 lunghi anni. Il Piano è in agenda
per novembre prossimo: giusto il tempo,
ha chiarito il neoassessore, per trovare i
fondi necessari a gestire il dispositivo e a
garantire il presidio dei varchi d’accesso.
L’intenzione è tempestiva davvero perché
le condizioni ci sono: soprattutto c’è il
nuovo parcheggio Morelli. E in tempi medi
si può ipotizzare addirittura un «isolone
protetto» 24 ore su 24. Idea temeraria?
Forse. Ma così il provvedimento investirebbe anche il by-night, cogliendo due piccioni con una fava. Se non ora, quando?
anno VI n.6/7/8
giugno/agosto 2011
DIRETTORE RESPONSABILE
Max De Francesco
RESPONSABILE SAPER VIVERE
Laura Cocozza
PROGETTO E REALIZZAZIONE GRAFICA
Ferdinando Polverino De Laureto
REDAZIONE
Iuppiter Group
Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli
Tel. 081 19361500
Fax 081 2140666
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SOCIETÀ EDITRICE
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STAMPA
Arti grafiche Litho 2
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Reg. Tribunale di Napoli
n. 93 del 27 dicembre 2005
Iscrizione al Roc n° 18263
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e problemi del tuo quartiere e
proponi soluzioni per rendere più
vivibile la città.
Contiamo su di te.
Le lettere, firmate con nome e
cognome, vanno inviate a
Chiaia Magazine
Via dei Mille, 59 80121
Napoli
oppure alla e-mail
[email protected]
Chiaia Magazine e 10
tornano a settembre
A tutti i lettori la redazione
augura BUONE VACANZE
Posta in arrivo
Gentile redazione,
attraverso le pagine del vostro giornale vorrei
diffondere un appello che mi sta molto a cuore e
ritengo di pubblica utilità. In questi tempi
ipertecnologici dove i messaggi di posta
viaggiano alla velocità della luce tramite
internet e le email, ci si dimentica degli anziani e
di tutti coloro che ancora si affidano al vecchio
sistema carta-penna-calamaio per scrivere una
lettera. Il problema è questo: una volta redatta
la missiva cartacea, dove imbucarla? Poiché la
nostra zona è rilevante sotto ogni profilo e in
tutti i settori, chiedo alla direzione delle Poste di
attivare una cassetta per le lettere in piazza dei
Martiri. Non priviamoci del fascino senza tempo
delle lettere cartacee che portano con loro tutto
un rituale, busta e francobollo compresi.
Sarebbe bello vedere i giovani staccarsi dai
freddi schermi dei loro computer e fare due
passi all’aria aperta per recarsi in piazza,
magari a spedire una lettera, testimonianza
perenne di un passato che non dobbiamo
cestinare ma salvaguardare per avviarci con
consapevolezza verso un futuro sempre più
tecnologicamente avanzato.
dottor Ivo Lopi
Chiaia,
cassette dalla posta cercasi
O
Gentile direttore,
sono rimasta molto colpita dalla vicenda che è si
è scatenata come un terremoto e ha visto
coinvolto il capo della Squadra Mobile Vittorio
Pisani, portando al sequestro e quindi alla
chiusura di diversi locali del lungomare.
Premesso che io credo nella buona fede di Pisani,
uomo che si è dimostrato un impeccabile
servitore dello Stato decapitando numerosi clan
camorristici con le sue operazioni, vorrei
sottolineare un aspetto della vicenda
sottovalutato dalla maggior parte delle persone.
Se ci sono stati illeciti è ovvio che i colpevoli
debbano pagare, ma l’aspetto più triste della
vicenda è che tanti lavoranti dei ristoranti
sottoposti a sequestro sono finiti in mezzo alla
strada. Come mamma e come cittadina di un
paese dove le percentuali di disoccupazione
giovanile sono altissime, soprattutto al Sud, sono
molto preoccupata per il destino di questi giovani
che già svolgono un mestiere massacrante con
paghe molto basse e la forte concorrenza degli
extracomunitari. Chiedo a chi di dovere di
elaborare un piano che tuteli questi lavoratori
che, senza preavviso, hanno perso il posto e la
loro fonte di reddito a causa di un’incresciosa
vicenda di malaffare.
Michela D’Anna
piazza
deimartiri
Locali del lungomare,
chi tutela i lavoratori?
di Nino De Nicola
turistico, invogliato a
rario continuato
spendere, ad esempio,
per gli esercizi
NEGOZI
NO
STOP,
dalle 9 alle 19 (ma gli
commerciali
di
SI PUÒ FARE
orari di start e di chiusura
Chiaia e dintorni. Si può
sarebbero tutti da concerfare. Indispettisce che altare). La città pigra finora
trove, nelle grandi metroha respinto la novità, i
poli italiane ed europee, il
precedenti governi munidispositivo orario senza
cipali addirittura non si
soluzione di continuità sia
sono nemmeno scomodati
consolidato e per un muca vagliare l’opportunità.
chio di buone ragioni: a
Ora i tempi sono maturi
cominciare dal ritorno
per un cambio di rotta.
economico assicurato per
Ovvio che la «pazza
tutti commercianti coinidea» esige la realizzavolti, compreso il rilancio
zione di alcune precondidelle attività di ristorazioni cruciali: in cima alla
zione, finora abituate a
lista la sicurezza e, aglanguire durante le ore di
ganciata ad essa, la vispacco e che viceversa
deosorveglianza. E poi il
potrebbero rifocillare il
popolo dello shopping tra una compera e l’al- tocco finale: parcheggi, parcheggi e ancora
tra. E accelerazione garantita anche sul fronte parcheggi.
3
EDITO
RIALI
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
di Max De Francesco
di Marco Mansueto
Lasciamolo lavorare. E’ questo che
si sente dire chi inizia a nutrire più di
un dubbio sulla consistenza amministrativa del sindaco de Magistris,
avanzando perplessità sulla deriva di
parole e proclami del tronista del Vomero. Balzato sulla poltrona rogna di
Palazzo San Giacomo a furor di uomini e donne arancioni, dopo aver
“scassato” morconi e lettieri a suon di
turpiloqui pubblici e rivoluzioni annunciate, ‘o bello guaglione, che ha
stregato la Mussolini (“Sono tutte
pazze di lui, sembra Banderas”) e ossessionato Berlusconi (“è un bell’uomo, piace alle donne”), ha scelto
l’immagine (la sua) e l’immaginazione (non solo la sua) come principali ingredienti del suo ragù
nazional-populista. Un ragù dalla
lunghissima cottura mediatica, con
cipolle alla Santoro, tracchiulelle, basilico e olio di Travaglio, spezzatino di
vitello giustizialista, un’overdose di
sale demagogico, un concentrato di
show alla pummarola, il tutto bagnato da un quarto di vino rosso preferibilmente di Woodcock. Napoli, da
sempre spinta ad invaghirsi di fuochi
fatui e ricette fantastiche, è divenuta
Tra i fallimenti dell’era Iervolino,
occupa senza dubbio una
posizione da ‘pole’ il
decentramento, sistema di
riorganizzazione del governo della
città che, se mira realmente a
decentrare il potere rafforzando il
ruolo delle Municipalità,
rappresenta una buona strategia
per ridisegnare un modello nuovo
di società. In un lucido intervento
pubblicato a maggio su Chiaia
Magazine, il professore Giovanni
Grieco, attento osservatore delle
dinamiche politiche, si augurava
che il nuovo sindaco di Napoli
accelerasse l’applicazione di un
vero decentramento “strumento
dedicato soprattutto a specificare
la domanda dei cittadini e la
risposta del potere politicoamministrativo, in una reciproca
assunzione di responsabilità, con
le dieci Municipalità che possono
servire a creare la cittadinanza
attiva”. La speranza di Grieco, già
ampiamente disattesa dalla giunta
Iervolino, è stata ulteriormente
calpestata dalla decisione del
sindaco De Magistris che, tra le
L’IMPERADONE
GARANTI
ECOLOGICI
il pentolone ideale per ‘o ‘rraù del re,
mistura furbesca, preparata con cura
e procura, per quel popolo dell’antipolitica avida di giustizieri e giustiziati. Nell’anno della munnezza
MMXI, Luigi de Magistris I, indossata
la fascia tricolore, più che uno scettro
ha impugnato una cucchiarella di
legno. Non c’è giorno in cui non giri il
suo ragù, il suo sugo programmatico,
come i migliori chef del populismo,
accorto a farlo cuocere e “pippiare”
per bene, rimestandolo con maniacale attenzione per non farlo attaccare sul fondo. E mentre il sindaco
piacione gira e rigira, il suo narcisismo ribolle in pentola (Novella 2000,
alcuni mesi fa: “Piaccio lo so. E’ sempre stato così. Ne è consapevole
anche mia moglie che però si fida e fa
bene”) tra acclamazioni e recitazioni,
in un trionfo di chiacchiere, nacchere
e donne in festa: metà regnante e
metà Adone, l’avvenente giovane che,
mito alla mano, nato dalla scorza di
un albero, spezzò vagonate di cuori
tra cui quello di Afrodite Un “Imperadone”, insomma, che un po’ comanda e un po’ scalda Partenope.
Con gli occhi fissi sul ragù.
continua a pag 4
sue prime mosse, ha deciso di
tagliare le casse delle Municipalità.
Un depotenziamento che
rappresenta il colpo finale al
decentramento e al progetto di
lavorare per una società politicoistituzionale policentrica.
Noi crediamo, invece, che bisogna
delineare e precisare compiti e
funzioni delle ex circoscrizioni,
affinché possano diventare
macchine amministrative sempre
più al servizio del cittadino. In
quest’ottica, ad esempio, sosteniamo
che si possono trasformare le
Municipalità in dipartimenti
ambientali, i cui presidenti, oltre alle
funzioni che già esercitano,
potrebbero divenire “controllori”
della raccolta differenziata e
propulsori di tutte le iniziative
ecologiche nei propri territori.
Garanti ecologici, insomma, che
conoscendo criticità, abitudini e
opportunità dei quartieri che
governano, possono contribuire
notevolmente a diffondere a Napoli
una vincente civiltà ambientale. Con
le casse vuote, però, ogni progetto di
“responsabilizzazione decentrata”
non può che rimanere sulla carta.
4
CO
VER
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Nell’anno della munnezza MMXI, Luigi de Magistris I, indossata la
fascia tricolore, più che uno scettro ha impugnato una cucchiarella di
legno. Non c’è giorno in cui non giri il suo ragù, il suo sugo
programmatico, come i migliori chef del populismo, accorto a farlo
cuocere e “pippiare” per bene, rimestandolo con maniacale
attenzione per non farlo attaccare sul fondo.
di Max De Francesco
L’IMPERADONE
continua da pag 3
Lasciamolo lavorare. Per carità, nessuno disturbi l’imperadone. Anche se l’incipit del regno non prefigura scenari da
poema epico. Il 17 giugno, un giorno dopo la presentazione
delle sue linee programmatiche, ovviamente “rivoluzionarie”,
in un’aula consiliare con tante facce adoranti, un Pdl smembrato e un Pd semidefunto, il sindaco, con l’esaltazione ben
calibrata, afferma: “In quattro, cinque giorni la città e la
provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura”. Apriti
discarica! Un esordio da commedia all’italiana, una previsione da esordiente della res pubblica, un’affermazione di
chi, più che girare una cucchiaiella di legno è convinto di
brandire la bacchetta di Harry Potter, con cui può impartire
ordini a un esercito di spazzini volanti e creare buchi magici
in cui far sparire ogni tipologia di munnezza. Nello stesso
giorno il vicesindaco Tommaso Sodano, autore di un libro sui
rifiuti con copertina “rattizzata” dal titolo “La peste”, sentenzia: “Napoli avrà anche un sito di trasferenza”. Il 18 giugno, de Magistris tuona: “Napoli non avrà un aumento dei
siti di trasferenza. Se tutto va come deve andare, Napoli sarà
pulita entro quattro o cinque giorni”. Poiché niente va come
deve andare - per diffuse responsabilità che non salvano
alcun livello istituzionale -, preoccupa, mentre “la peste”
avanza e sempre più ratti lasciano le copertine e scendono in
strada, la prontezza dell’imperadone nel contraddire e contraddirsi. Il 15 luglio, con oltre 2400 tonnellate di rifiuti a
terra, de Magistris annuncia l’apertura di un nuovo sito di
stoccaggio provvisorio in città (poi individuato a via Brin)
“che consentirà il deposito e l’immediato trasferimento dei
rifiuti raccolti presso la nave che li trasporterà in un paese
estero”. Fuori dall’Italia? Era la proposta del candidato del
centrodestra Lettieri che, per averla argomentata e sostenuta
in campagna elettorale, fu deriso dalla sinistra (Roberto
Della Seta, senatore Pd: “Un’idea indecente e irrealistica, che
aprirebbe spazi immensi a un’ondata d’illegalità e farebbe
felice soltanto la camorra”) e sbeffeggiato dall’attuale sindaco, il quale gli dette del matto, sottolineando che “portare i
rifiuti in un Paese europeo, costa sicuramente di più, meglio
inviarli in alcune regioni italiane che sono disponibilissime
ad accoglierli”. Stretto nella morsa dei sacchetti, il 18 luglio
de Magistris, nell’illustrare il piano estero, dice: “All’inizio
partirà una nave a settimana, successivamente, ne salperanno due: trasferire i rifiuti fuori dall’Italia avrà un costo
inferiore rispetto a quello che paghiamo per portarli negli
impianti di Giugliano, Acerra e Tufino”.
Lasciamolo lavorare Nessuno tocchi i bastimenti e attenti a
chi rema contro. I sudditi devono sapere che c’è chi minaccia
‘o rraù. L’imperadone agita il mestolo e avverte: “Napoli sarà
liberata dai rifiuti nonostante il tentativo di sabotaggio messo
in atto in queste ore da certi ambienti refrattari ad accettare
la svolta politica che stiamo attuando nella città (21 giugno);
“I sabotaggi sono il segnale che stiamo toccando equilibri
consolidati, anche frutto dell’azione di forze oscure che si
stanno mettendo di traverso (22 giugno); “Man mano che
andiamo avanti per rendere Napoli autonoma stiamo constatando atti di sabotaggio messi in atto da chi non vede di
5
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
REALFONZO, GLI SPRECHI
E CHIAIA MAGAZINE
All’inizio del 2009 l’economista Riccardo Realfonzo, attuale assessore
al Bilancio nella Giunta De Magistris, accetta dalla sindaca Iervolino la delega alle Finanze. Lui ficca il naso
nei numeri, negli sprechi, nelle ombre contabili, cioè
rompe. Tempo un anno, diventa scomodo e se ne va. E
la Iervolino: «Voleva fare il Robin Hood». Giugno 2011:
Realfonzo pubblica il libro «Robin Hood a Palazzo S.Giacomo», radiografia spietata di quell’esperienza. Di sciali
eccellenti, intanto, si è sempre occupata anche Chiaia Magazine nella rubrica «Sprecopoli comunale». Dunque: un
assessore e una rivista su opposti fronti ma in gran sintonia.
Al punto che nel suo libro, a pag. 93, Realfonzo riporta un
ampio stralcio dal «Chiaia» dell’articolo di Alvaro Mirabelli,
intitolato, «Le elargizioni dell’assessore Oddati» (Sett. 2008).
Lieti di aver contribuito alla sua denuncia, dottor Realfonzo.
Tra duri e puri l’intesa è spontanea.
buon occhio il nostro piano che costituisce una rivoluzione
ambientale” (18 luglio). Monta il sospetto che nel ragù del
re, oltre a massicce dosi di autocompiacimento, ci sia anche
un pizzico di autosabotaggio, l’ingrediente preferito nel menù
degli onnipotenti, imbattibili nell’amplificare il proprio agire
e alimentare false speranze. Il 28 giugno, a Radio 24, il sindaco, con straordinaria sicurezza, preconizza: “Napoli arriverà al 70% di raccolta differenziata entro la fine dell’anno.
Ce la facciamo sicuro, non forse. Napoli è mobilitata per raggiungere il ‘porta a porta’ in tutta la città. Dal primo settembre partiamo da otto quartieri, già ci sono le isole ecologiche,
da luglio ci sarà una grande campagna di informazione”.
Una campagna d’informazione in una città svuotata e sotto
l’ombrellone? E’ o non è un’operazione di autosabotaggio? Il
22 luglio, dall’Asia (Azienda speciale del Comune addetta all’igiene, prontamente ricapitalizzata dal sindaco con 43 milioni di euro) fanno sapere che a Napoli la differenziata, a
causa dell’emergenza rifiuti, è scesa al di sotto del 16%, sottolineando “come sia in calo dal 2010 con una ulteriore diminuzione nel mese di luglio”. Peggio della Iervolino. Il 70%
di differenziata a Natale 2011? Un sogno già nel cassonetto.
Lasciamolo lavorare Non è tempo di schizzinosi e di opinioni
differenziate. Mangiamoci ‘sto ragù. Stop ai sabotaggi, largo
alla volontà d’onnipotenza dell’imperadone. La platea è sua,
l’onda elettorale regge ancora, i media inchinati, l’annuncio
vince sul ragionamento, il mestolo sullo scettro: Obama uno
di noi, il Forum delle Culture salverà la città, i Quartieri
Spagnoli diverranno come Montmartre, quasi fatta per
Monta il sospetto che
nel ragù del re,
oltre a massicce dosi di
autocompiacimento,
ci sia anche un pizzico di
autosabotaggio,
l’ingrediente preferito nel
menù degli onnipotenti,
imbattibili nell’amplificare
il proprio agire e
alimentare false speranze
l’America’s Cup, presto un Museo delle arti e delle tradizioni,
pronta la resurrezione di Bagnoli, modello Barcellona, rifiuti
zero, tutti in bici, viva la pace, viva Napoli. Non disturbiamo
il conducente di Palazzo San Giacomo che di recente ha
inaugurato i mercoledì con i cittadini (idea copiata dal Lettieri): due ore di faccia a faccia con 24 napoletani di tutti i
quartieri della città. Un cittadino, Ugo Allocati, uscendo
dall’incontro, ha affermato di aver criticato de Magistris perché il suo piano rifiuti è “troppo generico e privo di contenuti”. Pronta la replica dell’imperadone: “Per la verità a me
non l’ha detto nessuno, forse non ha avuto il coraggio di dirlo
al sindaco. Anzi sfido chiunque in 30 giorni a farne uno più
concreto, rivoluzionario, con l’ostacolo complessivo che
stiamo incontrando e un atteggiamento del Governo alla
Ponzio Pilato”. Lasciamolo lavorare: l’imperadone è uno che
non si lava le mani se non per qualche schizzo di ragù. Non
ama essere contraddetto, perché è un campione a farlo da
solo. Collezionista di assenze in aula consiliare (Alessandro
Fucito, Federazione di Sinistra, 15 luglio: “Stiamo approvando una manovra economica della terza città d’Italia,
provo imbarazzo che ciò avvenga senza la presenza del sindaco e del vicesindaco: ritengo che in dieci anni di esperienza
consiliare, questa sia la prima volta”) e di presenze in eventi
e banchetti, in preda all’ennesimo raptus annunciatorio, il 20
luglio ha affermato: “Non farò vacanza fino a quando vedrò
anche un solo sacchetto di rifiuti in strada”. Sperando di vederlo sul pedalò, temiamo però che sia un’altra delle sue costruzioni fantastiche.
6
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
CHIAIA. DOPO L’INCUBO SFRATTO, PER IL SERVIZIO DI PSICHIATRIA TRASLOCO A FINE LUGLIO
NELLA ASL DEL MOLOSIGLIO. VITTORIA PARZIALE MA I PROBLEMI RESTANO.
INTERVISTA ALLO PSICHIATRA CLAUDIO PETRELLA
“Senza quattrini il sistema fa flop,
ma spesso il corto circuito
è anche colpa di procedure
caotiche, persino diaboliche”
UNA NUOVA SEDE PER
di Alvaro Mirabelli
Il corto circuito mentale? Un brutto nemico. E loro, quelli col
male invisibile, se nascono a Napoli, nascono pure iellati:
pessima faccenda una psiche ammalata, se ti capita qui. Pessima
per il portatore del disagio, un incubo per i familiari: perché,
nella città difettosa, la Sanità galleggia su debiti e privazioni. E
così, spesso, non se ne esce. Con gli ammalati a pagare per tutti.
Altrettanto spesso, però, se la macchina sanitaria va in tilt, è il
fattore umano a fare miracoli: è il caso dell’èquipe che lavora
all’Unità Operativa di Salute Mentale di Chiaia-Posillipo-S.
Ferdinando, Capri compresa. La storia di questa squadra, con
dentro psichiatri, psicologi, infermieri e amministrativi, è infatti
uno spaccato esemplare di sanità double face: tutti eroi della
porta accanto, abituati ai salti mortali in un paesaggio
organizzativo da dopobomba. L’ultimo tormentone, lo sfratto
dalla sede di Monte di Dio, ha rischiato di sbattere sul lastrico
loro e i 1500 assistiti in carico alla struttura. Lo sa bene il dottor
Claudio Petrella, 11 anni al timone del gruppo, da 6 mesi in
pensione: lui gli ultimi 4 anni li ha trascorsi tra fregature e
anticamere quotidiane nel tentativo di dare un nuovo tetto
all’Unità Operativa. «In questo caso è finita bene: il trasloco
I
nella nuova sede è questione di giorni», racconta l’ex direttore
della UOSM del Distretto 24. Petrella però non dimentica: dal
2008 ha pregato, tuonato, bussato a parecchie porte e alcune le
ha pure sbattute. E intanto sulla sua scrivania impilava le lettere
delle famiglie dei pazienti, terrorizzate all’idea dello sfratto. Poi
lo spiraglio diventato certezza: i lavori in alcuni ambienti della
vecchia struttura Asl, tra i giardini del Molosiglio, sono agli
sgoccioli e, a fine luglio, medici e pazienti festeggeranno nei
nuovi locali. Una vittoria incassata al novantesimo, anzi in pieno
recupero, proprio sotto elezioni. Con ovvio corollario di
malignità. Ma nessuno, alla UOSM, ha fatto i conti in tasca al
regalo: alla vecchia sede fanno già le valigie con facce un po’ più
distese anche se, dato il mestiere, le rughe si mettono in conto e
il futuro è sempre in trincea. Tuttavia c’è una cosa che Petrella
proprio non digerisce: «Il cinismo della politica. Col Molosiglio ci
è andata bene, ma per un pelo. E un grazie va comunque al
presidente di Chiaia, Fabio Chiosi. A Napoli, però, resta
drammatico lo scenario operativo di chi si occupa di salute
mentale». Ma, ostacoli o meno, a Monte di Dio lo psichiatra e il
suo staff hanno fatto onore alla professione: lo dicono i fatti che
l’attività della UOSM 24, attualmente gestita dal dott. Michele
7
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
LA CARTA D’IDENTITÀ
DELLA UOSM 24
La competenza dell’Unità Operativa di Salute Mentale di Chiaia-Posillipo-S.
Ferdinando spazia dalle patologie lievi (nevrosi etc.) alle gravi (paranoia etc.). Il
fulcro dell’attività, condotta da 11 psichiatri e 4 psicologi, è l’assistenza psichiatrica di
prevenzione, cura e riabilitazione. A ciò si aggiungono i seguenti servizi: 1) Urgenza
psichiatrica h.24, 2) Terapia ambulatoriale e domiciliare, 3) Psicopatologia del Lavoro
(mobbing) con pazienti da tutta la Campania, 4) Psicoterapia familiare (individuale o
di gruppo), 5) Daily Hospital, 6) Psicogeriatria (per gli anziani), 7) Assistenza
psicoeducazionale per le famiglie con soggetti problematici, 8) Consulenza psichiatrica
per le tossicodipendenze, 9) Disturbi del comportamento alimentare, 10) Prevenzione
del disagio giovanile, 11) Prevenzione della web-dipendenza, sempre più diffusa, 12)
Disturbi dell’identità di genere (un unicum al Sud). Tel. 081.2547062 (diurno) –
081.2547082 (notturno)
L’UNITÀ DI SALUTE MENTALE
De Rosa, è stata da incorniciare. «Da noi il lavoro psichiatrico è
diventato opera di salute mentale. Il salto di qualità è tutto qui:
malgrado la riduzione di uomini, di fondi e di spazi», precisa
Petrella, alludendo ad esempio al prezioso pool di infermieri,
amministrativi e assistenti sociali, falcidiato da pensionamenti e
trasferimenti. Così ci si arrangia. In giro, ad esempio, si sa che a
volte gli operatori fanno colletta tra loro, pur di garantire il
servizio al malato. Capita pure che un ricovero urgente sia fatto
in taxi. E visto, poi, che in sede non hanno un fax, si risolve,
bussando al vicino che capisce e fa usare il suo. Soluzioni
creative, insomma, e si tira avanti: anche se ogni tanto, proprio
sul fronte ricoveri, tutta l’inventiva del mondo non basta. Quelli
disposti, ad esempio, dal Servizio di Emergenza psichiatrica,
attivo 24 ore su 24, sono una pura scommessa. Il meccanismo
per sommi capi è che un paziente da ospedalizzare d’urgenza
viene destinato ad un reparto che in gergo si chiama «Servizio
Psichiatrico Diagnosi e Cura» (SPDC): gli SPDC si trovano al S.
Gennaro e al S. Giovanni Bosco che in tutto dispongono di 35
posti-letto, compresi quelli del Monaldi dove però l’agitato
mentale può solo trovare riparo perché non ci sono psichiatri. 35
posti, già pochi, che in realtà sono pure di meno perché non c’è
personale. E così, spesso, psichiatra e malato trovano le porte
sbarrate. Ma ecco il guizzo di fantasia: si torna a casa del malato
e lì ci si inventa un ricovero un po’ artigianale. E i «senza fissa
dimora» in preda a una crisi? Dove sistemarli? Qui siamo al top
delle difficoltà.
Petrella incalza: «Senza quattrini il sistema fa flop, ma spesso il
corto circuito è anche colpa di procedure caotiche, persino
diaboliche». E tra poco, per restare al Pronto Soccorso
psichiatrico, andrà pure peggio. Finora, infatti, all’intervento
notturno ha partecipato lo psichiatra: il quale o calma il malato
o decide per il ricovero. In tempi stretti, però, a causa dei tagli
antidefict, lo specialista verrà eliminato dal turno di notte. «E
così, visto che gli infermieri non possono fare diagnosi o decidere
terapie, per un caso grave, cioè un “Codice rosso”, non resterà
che chiamare la polizia, col povero cristo che magari finisce in
manette. O, magari, un banale nevrotico che ha perso le staffe,
verrà spedito al Trattamento Sanitario Obbligatorio», scuote la
testa Petrella. Insomma: non incazzatevi più di notte. Non si sa
mai. Per quelli della UOSM 24, in ogni caso, non sarà il primo
né l’ultimo dei problemi: ma, come al solito, continueranno a
fare miracoli.
8
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
RICOMINCIO DA TRE,
di Alvaro Mirabelli
Stravotato. L’elettorato di Chiaia lo ha rimesso al suo posto di
forza: così, adesso, Fabio Chiosi, 34 anni, dal 2001 al timone
della prima Municipalità cittadina, si riaccomoda per la terza
volta sulla poltrona di presidenza. L’ultimo quinquennio,
vissuto da numero uno di Chiaia-Posillipo-San Ferdinando, lo
ha visto unico esponente di centrodestra alla guida di un
parlamentino cittadino. I nove restanti, infatti, erano tutti in
quota al centrosinistra. Lui dichiarò di sentirsi un po’ come
l’Asterix del fumetto, capo di un villaggio gallico, circondato
dalle legioni romane. Adesso, invece, è in buona compagnia
visto che, lui compreso, le municipalità governate dai moderati
sono ben cinque. Chiosi, tra l’altro, incassa un consenso
quella prevista dallo statuto comunale ma restata
malinconicamente al palo, è il nodo che ipoteca il futuro dei
governi di quartiere. Perché tutto ruota intorno alla solita
incognita, quella dei quattrini che non ci sono, quella che
continua a inchiodare le municipalità al solito ruolo di sportello
per certificati. Chiosi, per rimediare e riempire il proprio
incarico di contenuti, se n’è inventata una al giorno, come ad
esempio la riqualificazione di via Nicotera, sponsorizzata
dall’Ansaldo. Insomma, «pane, amore e fantasia»: anzi
nemmeno il pane. Ecco perché d’ora in poi nel bilancio
contabile e nelle deleghe gestionali Chiosi gradirebbe certezze.
Ma, ad ammazzare le speranze nella culla, arriva il supertaglio
del Comune al prossimo budget delle municipalità: per ciascuna
PER FABIO CHIOSI TERZO MANDATO ALLA GUIDA DELLA PRIMA MUNICIPALITÀ
PARTENZA IN SALITA: MENO QUATTRINI IN BILANCIO
plebiscitario: lo hanno votato in 20mila. Indizio eloquente che il
popolo di Chiaia lo considera un buon amministratore,
nonostante le mani legate dalle ristrettezze economiche in cui
versa la sua (e le altre) municipalità e i ridotti margini di
manovra imposti dal mancato decollo del decentramento
amministrativo. Municipalità cenerentola? Certo, ed è il grande
cruccio del presidente che gli ultimi 5 anni li ha trascorsi a fare
i salti mortali con le esigue risorse concesse da Palazzo San
Giacomo. E proprio l’autonomia finanziaria e decisionale,
di esse sforbiciata di un milione al bilancio.
Terza volta da presidente di Chiaia: bella responsabilità.
Visti i risultati, mi rimbocco le maniche con rinnovato impegno:
ventimila cittadini che ti dicono sì sono un segnale di affetto e
di riconoscimento del lavoro svolto. E la sindacatura alle porte
è una bella sfida. A patto che ci siano segnali concreti da
Palazzo San Giacomo.
Allude, ad esempio, al Regolamento delle Municipalità,
mai trasferito dalla cornice teorica a quella pratica?
9
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Il nuovo Consiglio della prima Municipalità (Chiaia-Posillipo- S. Ferdinando)
PRESIDENTE
Fabio Chiosi.
MAGGIORANZA
Pdl: Francesco Salerno, Mario Mele, Alberto Pierantoni, Alberto Ruffolo, Riccardo Di Salvo, Alessandro Librino, Guido Postiglione, Fabio Cicala, Francesca De Sanctis. Forza del Sud: Valerio Campobasso, Gianluca Corsicato. Noi Sud: Diego D’Alessio, Alfonso Pipolo. Liberi con
Lettieri: Federico Manna, Gennaro Montella. La Destra: Andrea Parisi. Pri: Anna Bruno. Udeur popolari per il Sud: Giovanna Mazzone.
OPPOSIZIONE
Pd: Marcello Matrusciano, Francesco Orfano, Davide Leonardi, Gennaro Carrino. Idv: Federica Corso, Mario Occhiello. Sel: Francesco Esposito, Cristina Caria. Fli: Alberto Boccalatte, Gianluca Muscettola. Napoli Riformista: Diana Pezza Borrelli. Mov. 5 Stelle: Francesco Cacciapuoti
La Giunta municipale, composta da 4 assessori, sarà nominata a settembre.
MA MI MANCA UN MILIONE
Certo. L’applicazione del Regolamento consentirà finalmente un
salto di qualità nel funzionamento delle Municipalità. E’ infatti
su questo sfondo che bisogna far quadrare i conti, magari
eliminando da subito le spese inutili. Un caso concreto che
riguarda proprio le municipalità è il taglio degli organismi
superflui, ad esempio il Servizio Attività Sportive che invece
andrebbe accorpato al Servizio Politiche Sociali: è un modo per
risparmiare sul personale. Una cura dimagrante che inizia dalle
Municipalità ma che va poi estesa alla casa madre, cioè al
Comune. Insomma: chiudere definitivamente con l’era delle
mani bucate e delle follie finanziarie.
Anche stavolta il suo interlocutore è un sindaco di
sinistra. Con l’amministrazione Iervolino il rapporto è
stato tormentato. Cosa cambia con De Magistris?
Non lo conosco ancora bene. Finora c’è stato solo un primo
colloquio. Vedremo. Di sicuro condivido poco o nulla del
programma elettorale del neosindaco. Ma di certo il mio
rapporto di lavoro con lui sarà istituzionale e collaborativo
perché l’imperativo è il bene della comunità.
Scenari operativi immediati: parliamone.
In cantiere c’è l’allestimento della videosorveglianza nella Ztl
di Chiaia, quella alle spalle di piazza dei Martiri. Il neo è la
disponibilità degli esecutori: Eni e Telecom hanno qualche
riserva sull’eventualità di stipulare nuovi contratti con il
Comune, ritenuto cattivo pagatore. Ci sarà da soffrire ma è
un obiettivo tassativo. In cantiere, poi, c’è anche un piano di
interventi di riqualificazione del territorio. Le priorità a
media scadenza, invece, sono le solite: continueremo a
martellare per i parcheggi interrati in centro, per l’efficienza
del servizio di nettezza urbana, per la sicurezza dei cittadini,
per la riorganizzazione della macchina comunale. E in questo
senso i presidenti delle 10 municipalità possono essere una
risorsa.
In che senso?
Nel senso che è ora che le Municipalità ottengano un’identità
autorevole e le necessarie autonomie. Ma in campagna
elettorale il nuovo sindaco ha parlato poco di decentramento
amministrativo. Il primo passo, allora, è un coordinamento
tra i 10 presidenti municipali che hanno, più o meno,
problemi comuni ed esigenze analoghe: un fronte compatto
che possa rappresentare gli interessi del territorio presso i
vertici di Palazzo San Giacomo.
Una domanda che, come il veleno, arriva in coda. Nel
prossimo bilancio comunale c’è un colpo di scure che fa
tremare: un milione in meno a ciascuna Municipalità.
Commenti?
E’ un taglio che penalizza gravemente le Municipalità e
quindi i cittadini: soppressi, infatti, i quattrini destinati al
verde, alla segnaletica e soprattutto alla manutenzione
stradale, servizi gestiti dalle Municipalità che sono cruciali
per la qualità della vita. A pesare davvero sui conti, invece,
sono tanti servizi della macchina comunale che, per ridurre le
spese, andrebbero tagliati e accorpati: e su questo aspettiamo
Palazzo San Giacomo al varco. L’appello è al sindaco perché
intervenga: i governi di quartiere e i cittadini non vanno
mortificati. Insomma: un brutto segnale.
11
LA
ST
RIA
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
A settembre, su iniziativa dell’assessore provinciale Galdieri, apre
a via Speranzella un “laboratorio per la pacificazione sociale”
QUARTIERI SPAGNOLI,
LA “PACE” TROVA UNA SCUOLA
L
di Laura Cocozza
La data di inaugurazione
della sede, in via Speranzella,
nel cuore dei Quartieri
Spagnoli, è prevista per il 5
settembre. Ma il progetto
della “Scuola della Pace”,
promosso dall’assessore
provinciale Maria Lucia
Galdieri e ideato da Enzo
Spaltro, il padre della
psicologia del lavoro in Italia,
e presentato il 21 giugno con
lo slogan “Essere uno non è
essere solo”, è già attivo in
rete, attraverso i social
network. La Galdieri, che ha
le deleghe al lavoro, la pace,
risorse umane e occupazione,
ha scelto di riprendere ed
ampliare un’iniziativa che
giaceva nel cassetto del suo
predecessore, recuperando i
locali di proprietà del
Comune, dati in concessione
alla Provincia di Napoli e
chiusi da tempo (circa 300
metri quadri, divisi tra un
grande locale alto 8 metri a
piano terra e due stanze al
soppalco), per creare un
“laboratorio sulla
pacificazione sociale”. Un
luogo, cioè dove i cittadini che
vivono realtà conflittuali per
mancanza di lavoro, di
adeguata formazione
professionale o scolastica, per
motivi religiosi o etnici, per
età o sesso, possano entrare
più facilmente in contatto con
le istituzioni ed esporre i loro
problemi, dialogando in
maniera diretta ed efficace,
con l’aiuto di specialisti, in
lavoro di gruppo. “Non si
tratterà di uno sportello
amministrativo - spiega
l’assessore - né informativo.
Avrà piuttosto una funzione
di mediazione e di ascolto,
attraverso la quale mi auguro
che potranno nascere idee di
buon governo. A mio parere
infatti, dovendo sempre
lavorare su situazioni di
emergenza, abbiamo perso
l’abitudine a progettare il
futuro. Per farlo occorrono
luoghi di mediazione dei
conflitti, dove si possono
intercettare i bisogni della
cittadinanza. Questo progetto
ha infatti l’obiettivo di capire
le necessità dei cittadini
stranieri stabiliti
temporaneamente o
stabilmente sul nostro
territorio, e di promuovere la
cittadinanza attiva”. Tra le
varie attività sono previste
dunque giornate di ascolto e
confronto con persone che
vivono il conflitto e
desiderano sviluppare, nel
breve periodo, capacità
relazionali, territoriali e
progettuali; eventi sociali,
culturali e assembleari
organizzati di concerto con
associazioni del terzo settore,
fondazioni e altri stakeholder
del territorio; opportunità per
lo sviluppo della conoscenza e
promozione di usi e costumi
di cittadini stranieri.
“Attraverso il sito e il social
network - aggiunge la
Galdieri - stiamo già avviando
contatti con le associazioni di
quartiere e cittadine che
intendono partecipare al
progetto. Mi piacerebbe creare
laboratori di progettazione
comuni e per questo è stato
previsto di aprire gli spazi
della sede di via Speranzella
alle associazioni e ai gruppi di
volontariato che ne faranno
richiesta e naturalmente
hanno i requisiti necessari.
Inoltre, ho già incontrato il
presidente della prima
Municipalità Fabio Chiosi,
con il quale abbiamo deciso di
portare avanti un’azione
comune per rendere i
quartieri Spagnoli più vicini
alla città, anche in
considerazione del fatto che
proprio da questi quartieri,
ultimamente, stanno
giungendo segnali di grande
coscienza civica, con le azioni
comuni messe in atto
spontaneamente dai cittadini
per ridare dignità e vivibilità
ai luoghi ”.
12
QUART
IERISSIME
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
L’allarme dell’Ordine dei Medici:
“Ambulanze senza rianimatore,
pazienti ad alto rischio”
Pan:
la festa
è finita
Per mezzo secolo è rimasto lì, nel cuore di via dei Mille:
uno scheletro fatiscente. Poi l’odissea del restauro. Nel
2005 il miracolo: Palazzo Carafa di Roccella riapre. E
proprio lì dentro l’intellighenzia bassoliniana, vogliosa
di alte quote e di cultura ipercontemporanea, si è inventata un Palazzo delle Arti di Napoli, centro documentale
della cultura. In una parola: il Pan. L’idea? Ottima. Ma,
in 10 anni, il nuovo contenitore si è rivelato un crocevia
di sprechi e di figuracce, puntualmente riferiti da Chiaia
Magazine. E ora per il Pan, da sempre orfano di una
sua identità, è l’ora della resa dei conti: voci di corridoio
riferiscono che al Comune una voce in perdita come
quella la spazzeranno via. E sembra confermarlo il colpo
di spugna sul personale: via 8 funzionari su 16, quelli col
contratto a tempo determinato in scadenza. È «l’austerity
De Magistris» che i pesi morti non li sopporta. La parabola perdente del Pan alle soglie del colpo di grazia?
Smentisce Antonella Di Nocera, neoassessore alla Cultura. «Solo una ottimizzazione delle risorse. Il Pan non
chiude», ha dichiarato lei anche se, probabilmente, il
Palazzo delle Arti è l’ultimo dei suoi pensieri. Il problema, sussurrano invece i dipendenti della struttura, è
che il Pan richiede attenzione e risorse: e, dati i tempi,
una resurrezione a breve sarà difficile.
In un documento-denuncia, redatto dal Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici di Napoli, l’ente ordinistico
ha espresso forti preoccupazioni sull’utilizzo nascente di
ambulanze solo in teoria medicalizzate, ma in realtà
senza la presenza del medico specialista a bordo: iniziativa in linea con la
politica del ripiano del
deficit sanitario, messa
in atto dalla Regione
Campania, e con un
recente provvedimento
ministeriale che liberalizza la prestazione
medica
d’urgenza,
estendendola ad altri
operatori sanitari che
non sono medici : “Per
risparmiare il costo del
medico rianimatore, si
finirà col delegare agli
infermieri - sostiene
Gabriele
Peperoni
(nella foto), presidente
dei camici bianchi partenopei - le prime attività
d’urgenza,
configurando così una
vera e propria ipotesi
di esercizio abusivo
della professione medica”. Ribadisce il dottor Giuseppe Galano, direttore
della Centrale Operativa del 118: “Senza rianimatore,
saranno gli infermieri a stilare diagnosi ed effettuare la
terapia? Impensabile. Dall’Emilia e dalla Toscana giungono notizie di prime difficoltà: l’ambulanza pseudo-medicaliazzata, ad esempio, ha già prodotto alcune episodi
di presunto abuso della professione medica. L’atto medico delegato, insomma, presenta risvolti medico-legali
inquietanti”. Cruciale allora il ruolo dell’Ordine dei medici, come sottolinea il dottor Bruno Zuccarelli, esponente
del Direttivo ordinistico: “L’Ordine di Napoli si mobilita
non in difesa di interessi corporativi ma a garanzia della
tutela della salute: è evidente - insiste il consigliere - che
se la professionalità medica viene aggredita da valutazioni meramente economiche o da indebite ingerenze,
la prima a soffrire sarà la qualità dell’assistenza medica.
Insomma, sanità a basso costo offerta da operatori non
qualificati: il rischio è alle porte e la cittadinanza deve essere informata”. La denuncia effettuata dall’ente ordinistico napoletano è stata inviata, con l’invito ad assumere
le iniziative del caso, alla Regione Campania e alla Federazione Nazionale degli Ordini Medici, compresi gli
Ordini provinciali.
13
QUART
IERISSIME
“Il meglio di Te”premia
gli studenti di Scampia
Si è svolta presso
L'istituto
scolastico
"Virgilio 4" di Scampia la premiazione di
otto giovani alunni
che, dimostratisi più
meritevoli per profitto
e condotta, hanno
visto riconosciuto il
loro impegno con il
conferimento di altrettante borse di studio
dell'importo di 250
euro
ciascuna.
L'evento, tenutosi nell'ambito del progetto
"Virgilio" della Fondazione ONLUS "Il
meglio di Te" in collaborazione con l'associazione
culturale
"Napolinternos", è
parte di un impegno
pluriennale che ha già
portato quest'anno la Fondazione di via Foscolo all'interno
delle scuole con la sesta edizione del "Premio Riccardo Di
Chiara" per gli studenti dell' Istituto Siani e che si protrarrà
per i prossimi anni con l'intento di seguire gli studenti premiati nel corso di tutto il loro iter formativo. Una importante opera di supporto alle istituzioni scolastiche che,
come nel caso dell'Istituto Virgilio 4, operano in contesti
particolarmente disagiati o con forte radicamento della criminalità organizzata. Una piacevole nota lieta da territori
troppo spesso sulle pagine della cronaca per vicende tutt’altro che edificanti. Ma soprattutto un piccolo eppure concreto esempio di come, attraverso una progettualità
realmente riqualificante, sia possibile valorizzare il potenziale dell'istituzione scolastica come alternativa al richiamo
della illegalità. Il sorriso chiassoso dei ragazzi, accompagnati nell’occasione dai loro genitori e premiati dal Preside Paolo Battimiello, rappresenta un fragoroso segnale di
speranza che è risuonato tra le silenziose "vele di Scampia". Il premi conferiti hanno rappresentato infatti, per i ragazzi e per le loro famiglie, non solo un concreto sostegno
economico (vincolato dall'istituto alle spese da sostenere
per il prossimo anno scolastico), ma costituiscono altresì
un emblematico esempio per coloro che vogliano trovare
all'interno dell'istituzione scolastica una strada percorribile, alternativa alle sirene dell'illegalità. Un incoraggiamento, oltre che uno strumento economico, per spronare i
giovani ragazzi di Scampia a dare il meglio di sé. (Armando Yari Siporso)
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Successo alla “Tito Livio”
per il tradizionale concerto
Rinnovato e crescente successo al tradizionale concerto di fine anno
scolastico- appuntamento vanto e orgoglio della piccola “grande”
orchestra della Scuola Media “Tito Livio”- svoltosi nel cortile dell’istituto in un clima di diffusa simpatia e di comprensibile ammirazione.
Merito degli allievi di pianoforte, flauto traverso, chitarra e violino
guidati e diretti, con grande professionalità, dai maestri Clara Campese, Rossana De Rogatis, Antonella Palazzo e Stefano Albano ma
anche della preside, Giovanna Esposito, che tiene molto alla riuscita
di questo annuale concerto, significativa verifica di una “multidisciplinarietà” dialogante tra scuola e società.
La novità di quest’anno è stato il gemellaggio con la Media di Frattaminore, di altrettanta solida tradizione musicale:
un incontro di straordinaria resa sinergica, in cui
gli allievi delle rispettive
scuole hanno dato il meglio di sé con la esecuzione
di
musiche
classiche, dell’inno nazionale, del repertorio
dell’antica canzone napoletana. Esibizione,
resa ancora più suggestiva, da un eccellente
coro. Comprensibile la
soddisfazione e la
emozione dei genitori
degli allievi al termine del concerto,
cosa che non poteva
non inorgoglire la
preside, Giovanna
Esposito (nella foto
accanto) quale dirigente scolastico
sempre più impegnata a meritare
per la Tito Livio, di
anno in anno, sul
campo il titolo di
scuola di qualità.
Di rigore, quindi,
un plauso particolare agli allievi del flauto traverso e al loro
maestro Rossana De Rogatis, che è riuscita, con molto pazienza e dedizione, a far suonare uno strumento, di non facile praticabilità e di specifica vocazione. Un bravissimo di
cuore a tutti i componenti dell’orchestra che hanno deliziato
con musiche di Bach, Vivaldi, Mozart facendo immaginare di
trovarsi nel “parterre” del Teatro Massimo. Appuntamento al
prossimo anno: stesso cortile, stesso successo. (el)
14
QUART
IERISSIME
Il morso della Taranta
di Paolo D’Angelo
OSPEDALI,
CALVARIO INFINITO
I
l caldo imperversa nelle strade e la puzza asfissiante delle
cataste d’immondizia, che oramai fanno parte dell’arredo
urbano, invade ogni angolo di strada. Nonostante tutto, a
volte ci sono delle cose addirittura più insopportabili del fetore della spazzatura, ad esempio la precaria situazione della
sanità nella nostra città. Purtroppo, come spesso capita nella
vita, in questo periodo, mio malgrado, sto frequentando per
motivi familiari l’ospedale Cardarelli e sono sempre più convinto che il terzo mondo non sia poi così lontano. Provate ad
immaginare che cosa significa vivere in un ospedale affollato
in questo periodo senza aria condizionata. I familiari dei degenti, armati di ventagli, cercano un po’ di refrigerio per sé e
per i parenti ammalati, lavorando a braccia ventiquattro ore
al giorno. Ma il caldo non è l’unica cosa contro cui combattere: in un reparto di chirurgia d’urgenza addirittura un ammalato si permetteva persino il lusso di fumare nel suo letto e,
poiché chiaramente si trattava di persona poco raccomandabile, nessuno gli diceva niente. Tutto questo è durato fino a
quando non sono entrati i genitori di un ragazzo ricoverato
per problemi respiratori i quali hanno vivamente protestato,
correndo il rischio di essere pestati dai parenti del fumatore
incallito. Nel pronto soccorso, invece, ho personalmente assistito ad un litigio acceso tra due medici in un conflitto di competenze: uno diceva all’altro “io nun faccio l’ortopedico e a
visita nun a faccio!” e l’altro “tu la devi fare perché qua sono
io che comando!”, il tutto ad alta voce e alla presenza di infermieri e ammalati. L’episodio ben fotografa la situazione di
continua emergenza nella quale operano i medici del pronto
soccorso in un ospedale di punta come il Cardarelli, con personale sotto pressione allo stremo delle forze. Senza parlare
poi del sovraffollamento: nel reparto di medicina d’urgenza
un giorno ho contato addirittura circa quaranta ricoverati in
barella nei corridoi con i relativi parenti a seguito, immaginate il calvario non solo dei degenti ma anche del personale
che vi lavora. Dai loro occhi trapela un velo di rassegnazione
ma alcuni sono ancora animati dalla voglia di dare il massimo, cercando di conservare quel minimo di umanità che
spesso in quelle condizioni di lavoro si perde, sia per abitudine
che per la legge della sopravvivenza alle negatività quotidiane. L’altro giorno ho visto passare il sindaco De Magistris
in visita con una delegazione, una visita che spero non sia
stata formale e superficiale, considerando anche che la malattia riguarda tutti e, prima o poi, anche i responsabili istituzionali della sanità della nostra regione, visiteranno per motivi
personali quei reparti da incubo. In una condizione del genere, cari miei, non c’è raccomandazione che tenga, non c’è
via d’uscita, solo la speranza di non ammalarsi mai o, nei casi
gravi, di schiattare subito. La mia solidarietà va a tutti gli ammalati ed anche a quei medici e infermieri di buona volontà
che ogni giorno lottano in quelle condizioni. Parola della Taranta.
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Columbus “Prima”, varato
il megayacht da record
Sembrava una tipica
scena dei primi film
muti di inizi ‘900,
quando il varo delle
navi era un evento così
importante da essere
immortalato per i posteri. Una platea ammirata sotto una pioggia
di coriandoli ha salutato, lo scorso 20 giugno, il primo contatto
con l’acqua del Columbus 177 “Prima”, un
megayacht di lusso costruito dai cantieri navali Palumbo di Napoli
che con i suoi 54 metri
di lunghezza è il più
grande yacht mai prodotto prima nel Centrosud Italia. Il varo del
Columbus 177 "Prima",
realizzato in soli due
anni su progetto dell'ingegnere Sergio Cutolo
che ha ideato per standard di costruzione, tipo di materiali e avanzata tecnologia, un'imbarcazione estremamente lussuosa e
moderna nel pieno rispetto dell’ambiente, ha visto la presenza di autorità di Governo locali e portuali. Dotato di
una linea classica dalle proporzioni precise, senza slanci
eccessivi o stravaganze, il megayacht è dotato di ampi
spazi comuni, aree living interne ed esterne per un volume di circa 60 metri, e di una confortevole piscina circolare jacuzzi con idromassaggio. L’architetto Tommaso
Spadolini, che ha progettato gli interni, ha adottato uno
stile geometrico, giocato su ampi spazi, con un design
che risulta funzionale e concreto. Leit motiv è il fraseggio
tra il colore chiaro del soffitto, intersecato da pannelli lignei più scuri, e quello bruno dei pavimenti in noce italiana. L’imbarcazione, il cui valore di mercato è
compreso tra i 25 e i 30 milioni di euro, ha un dislocamento a pieno carico di 700 tonnellate, sei cabine, compresa quella a tutto baglio dell'armatore con balcone e
cabina vip sul ponte di coperta, 12 posti letto per gli
ospiti e 12 quelli per l'equipaggio suddivisi in sei cabine
più quella del capitano. La collaborazione tra l'ingegnere
Sergio Cutolo e il Cantiere Palumbo non si ferma al Columbus 177. È infatti in corso la costruzione di un secondo yacht di 55 metri nonché la progettazione di
ulteriori modelli che coprono la linea che va dai 38 metri
ai 75 metri, con scafi in acciaio tutti progettati da Cutolo. Il varo tecnico del megayacht "Prima" rappresenta
un traguardo importante per il Gruppo Palumbo, che nell'ultimo anno ha acquisito due cantieri navali a Malta,
uno dei quali interamente dedicato al refitting di superyacht.
Enrico Lava
15
RIFLE
SSIONI
di Mimmo Della Corte
GITA
A PIAN DEL VOGLIO
Ma è Napoli o Pian del Voglio? E’ stata la prima domanda che
mi sono posto subito dopo la lettura del programma con cui l’ex
pm De Magistris, oggi sindaco acclamato, intende rivoluzionare
palazzo San Giacomo. Otto paginette, per sei linee d’indirizzo
(Comune efficiente; Lavoro e Sviluppo; Politiche sociali;
Trasporti e Viabilità; Spazio e Comunità; Per rilanciare Napoli).
Una trionfo di luoghi comuni, frasi fatte e dichiarazioni di
intenti, con ben 25 “voglio”, ma anche un “non voglio” e 8
“intendo”. Vediamone qualcuno fra i più significativi: si parte da
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
un “voglio” “un Comune che funzioni” (alzi la mano chi non lo
vorrebbe); si attraversa un “voglio che la trasparenza non sia un
enunciato previsto dalla legge, ma l’essenza stessa dell’operato
del Comune” (chi non è d’accordo scagli la prima pietra); e si
arriva ad un “voglio un vero bilancio partecipato” (nel senso che
deve essere scritto a più mani?); poi un “voglio costituire nuclei
di valutazione del lavoro dei dipendenti terzi ed imparziali,
blindati dalla politica” (chi li sceglie i componenti di tali
organismi e con quali criteri? Come si blindano? Chiudendoli in
cassaforte? E, poi, una domanda: blindare dalla politica
significa tenerla fuori dalle scelte o piuttosto vuol dire che le
indicazioni arriveranno dai partiti per garantirsene il sostegno?);
si prosegue con un “voglio promuovere mille accordi di
orientamento e coordinamento con le Università, affinché i
migliori giovani vengano negli Enti Pubblici a portare il loro
contributo” (nel senso che tutti devono trovare spazio negli
organici degli enti locali?); e si giunge ad un “voglio oppormi
con tutte le capacità istituzionali alla costruzione di un
inceneritore a Napoli Est” (vien da chiedersi perché ciò che è
consentito ai cittadini di altre regioni - fare della monnezza una
fonte di sviluppo, occupazione e risparmio, trasformandola in
energia - a Napoli non debba essere permesso. A proposito ma
senza impianti di “termovalorizzazione” come si smaltiscono i
rifiuti che la raccolta differenziata lascia comunque sul
tappeto?). In verità, non sono questi gli unici “voglio” che
infarciscono il programma di De Magistris, ma ce ne sono anche
tantissimi altri la cui capacità di produrre sviluppo in città è
ancora tutta da verificare e, per di più, c’è anche un “non voglio
più sentir parlare di centro e di periferia” (tutto centro o tutta
periferia?). Viene il dubbio, allora, che quello di De Magistris
più che un programma di governo per Napoli, sia semplicemente
la proposta di un itinerario privilegiato per un’escursione a Pian
del Voglio. Un domanda: quanti napoletani hanno
effettivamente letto il programma del santone arancione? .
di Giuseppe Marasco*
SÌ ALLA MOVIDA “PEDONALIZZATA”
Per chi fa associazionismo civico, l’elezione del nuovo Sindaco di
Napoli è l’occasione buona per rilanciare le tante iniziative per
una minima vivibilità della città. Negli ultimi due anni della
sindacatura precedente, vedendo quanto ogni proposta portata
dal territorio fosse inascoltata da una giunta distante anni luce
dai problemi dei cittadini, mi ero rassegnato alla ineluttabilità
degli eventi. Poi, con le elezioni, i napoletani hanno individuato
in De Magistris il Masaniello inviato dalla provvidenza per
risolvere ogni cosa. E infatti è stata proprio la saldatura fra il
voto borghese ed il voto popolare a garantire il grande successo
del nuovo sindaco. De Magistris, intanto, ha fatto tante promesse
ai suoi cittadini, forse troppe. Alcune poco condivisibili, come
l’intenzione di bloccare ancora una volta il ciclo industriale dei
rifiuti, negando il termovalorizzatore a Napoli, atteso oramai da
venti anni. Altre, invece, molto interessanti. Mi riferisco in
particolare alla proposta di grande pedonalizzazione del centro
storico e di Chiaia, con blocco alla circolazione delle auto,
creazione di piste ciclabili e aree pedonali, pedonalizzazione di
via Caracciolo una volta pronta la linea 6 del metrò, e trasporto
pubblico tutta la notte. Si tratterebbe di una vera rivoluzione
culturale e della vivibilità. Negli scellerati 10 anni di
amministrazione Iervolino si è incoraggiata moltissimo
l’apertura di nuovi locali, soprattutto a Chiaia, nella erronea
convinzione che essi creassero occupazione. Ma si è sbagliato sin
dall’inizio. Creare tanti locali in così poco spazio, senza creare
prima le infrastrutture (mi riferisco ai parcheggi, ai percorsi
separati pedoni e auto, ai flussi di raccolta della spazzatura, alla
sicurezza dei locali) ha finito per minare completamente la
vivibilità e la civile convivenza di interi settori della nostra città,
mettendo difatti contro cittadini residenti e cittadini in libera
uscita. E poi abbiamo avuto l’invasione dei parcheggiatori
abusivi che non sono fenomeno di accattonaggio, ma
“sentinelle” del sistema illegale. In questo quadro desolante,
unito alla scarsa presenza delle forze dell’ordine, delinquenti
armati, a bordo di macchinoni e moto, si muovono in una
movida in cui hanno punti di riferimento in alcuni locali e in
taluni parcheggiatori abusivi, e delinquono, saccheggiano,
rapinano, devastano, sentendosi i padroni del territorio. In
questo squallido quadro la proposta del nuovo sindaco di
“pedonalizzare” la movida avrebbe l’effetto rivoluzionario di
ridurre moltissimo la violenza. Speriamo che a questi buoni
propositi faccia seguito un impegno serio e duraturo per questa
nostra sventurata città.
*Presidente Associazione “S. Teresa a Chiaia”
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anno III numero 6/7/8
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Questo mese abbiamo aperto per voi
La Porta d’ingresso
La Porta magica
La Porta del gol
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La Porta virtuosa
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anno III n.6/7/8
giugno/agosto 2011
Periodico edito da Associazione Napoli
Via Carlo Poerio, 89/A
80121 Napoli
SPIRAGLI
Sabato 14 maggio,
l’Assemblea sociale di BCC
Napoli è stata dichiarata
Evento Giubilare alla
presenza del cardinale Sepe
proceduto
ad ingenti accantonamenti
che riflettono la politica
prudenziale adottata a garanzia dei
risparmiatori e dei clienti napoletani». In
evidenza poi il risvolto culturale dell’attività
BCC che vuole fare sistema con le realtà
attente ai bisogni del territorio. E’ il caso del
patto collaborativo col cardinale Crescenzio
Sepe nell’ambito del Giubileo per Napoli,
promosso dal vescovo: l’assemblea è stata
Il 14 maggio, presso la Facoltà di Economia
della Federico II, si è tenuta l’Assemblea dei soci
della Banca di Credito Cooperativo di Napoli.
Approvato il primo effettivo bilancio d’esercizio
di un Istituto la cui sede, a Napoli, esiste solo da
metà del 2009. Deliberate anche alcune
modifiche allo statuto e provvedimenti sulle
attività a tutela dei risparmiatori e della
governance. Lusinghiere le cifre. La raccolta è
stata pari a 43 milioni (crescita di oltre il 97 %
rispetto al 2009) mentre gli impieghi hanno
raggiunto i 18 milioni con incremento del 116%
che, sommati a quelli accordati tramite società
del gruppo, raggiungono i 30 mln, prova della
vicinanza al territorio di Bcc Napoli E oltre 3.000
sono ormai i soci, con un guizzo di quasi il 9%
rispetto al 2009. Amedeo Manzo (nella foto),
presidente di BCC Napoli: «Il 2010 sfiora il
pareggio contabile nonostante la Banca abbia
dichiarata «Evento Giubilare» alla presenza del
porporato, che ha apprezzato l’impegno di BCC
Napoli nei confronti delle iniziative giubilari,
condotte dall’Arcidiocesi per la città. Il
presidente della Federazione nazionale delle
BCC Alessandro Azzi ha puntualizzato: «In una
città assai complessa, BCC si conferma modello
di buona pratica bancaria, adottato da 300mila
italiani, puntando sulla nostra rete formata da
400 banche (con 150 mld di raccolta diretta). Si
tratta di vera democrazia economica che
convince in quanto operativa, mutualistica,
solidale, territoriale, e che al Sud allarga la
coesione sociale e investe nei giovani. Anche il
Papa ha evidenziato l’unicità del credito
cooperativo che salda denaro e valori. Con
l’obiettivo di consegnare alle nuove generazioni
un patrimonio di realtà imprenditoriali e sociali
migliore di quello che noi abbiamo ricevuto».
Bcc,
la banca
del Giubileo
DIRETTORE EDITORIALE
Marco Mansueto
DIRETTORE RESPONSABILE
Alessandra Fabbroni
COMITATO DEL GARANTE DEI LETTORI
Raffaele Bellucci
Giuseppe Savona
Gabriella Napoli
ART
Ferdinando Polverino De Laureto
STAMPA
Arti grafiche Litho 2
Via Principe di Piemonte 118 Casoria NA
Tel. 081.19577163
Sito web: www.il10.it
Iscrizione al Tribunale di Napoli
N° 7 del 03/02/2009
Iscrizione ROC 16538
II
Rita Giuseppone
Aldo De Francesco
Alessandra Dell’Aquila
In questo numero hanno scritto
Laura Cocozza
In copertina 1O sembra la
testata del magazine ma non lo
è: 1O diventa così una parte
integrante della PASS1ONE.
Forse quella più evidente.
Semplicemente la CHIAVE
d’eccellenza che conduce alle
1O PORTE DEL PIACERE
selezionate di volta in volta, che il
lettore dovrà aprire con curiosità
(fra quelle che ogni mese la
redazione selezionerà) magari
anche solo “sbirciando” dal buco
della serratura. Ogni PORTA
rappresenta un pretesto per
consentire al lettore di spaziare
dove non è mai stato. O, meglio,
dove in fondo vorrebbe essere.
Una CHIAVE D’ACCESSO
per tutto ciò che è aspettativa,
pulsione e desiderio, fonte
inesauribile di idee, viaggi in
luoghi del buon vivere e non,
incontri con personaggi must,
curiosità, divertissement ma
anche una miriade di aspetti
della realtà che gioco non sono.
Il
Cilento mette le ali.
Potrebbe essere questo lo slogan per sintetizzare il gran lavoro
che il presidente della Provincia di Napoli
Edmondo Cirielli (nella foto) sta portando
avanti per far “decollare” l’aeroporto SalernoCosta d’Amalfi e incrementare, così, i flussi turistici in
quel territorio cilentano che, tra bandiere blu, itinerari
enogastronomici e culturali, è tra i più “sostenibili” d’Italia. Certo, la struttura aeroportuale è ancora in rampa di
lancio ma dopo anni di tribolazioni e di milioni investiti sembra finalmente prendere il volo, grazie anche ai primi positivi
dati forniti da Alitalia sull’utenza dei propri voli. Lo scalo sarebbe, infatti, in una buona posizione nella classifica degli aeroporti italiani: meglio addirittura di Siena. “Si tratta - ha
affermato Cirielli - di un grande successo: secondo le nostre
previsioni oltre 20 mila persone in un anno potranno avvalersi
cessita però di interventi
per migliorarne efficienza e
fruibilità. Il progetto è già pronto:
l’investimento di 50 milioni di euro (fondi
Fers da utilizzare entro quest’anno) per l’allungamento della pista e la realizzazione delle
altre opere per lo sviluppo dello scalo. Intanto, l’aeroporto di Salerno si è aperto all’Europa con i voli charter Bratislava-Salerno per il soggiorno di turisti slovacchi
e, in genere, dell’area danubiano-carpatica, che verranno
effettuati fino al prossimo settembre. “Ormai lo scalo è una
realtà e rappresenta un’opera strategica per la promozione e
lo sviluppo del nostro territorio - ha detto Cirielli - La Provincia
ha già iniziato le procedure per la realizzazione sulla tangenziale di una nuova uscita di imbocco sull'Aversana e di collegamento diretto con l'aeroporto. Un intervento fondamentale per
rendere maggiormente fruibile una struttura costata milioni di
Il Cilento mette le ali… con l’aeroporto
di questo servizio, non considerando, poi, il fisiologico incremento di prenotazioni in questi mesi estivi”. L’infrastruttura ne-
euro e che oggi, grazie anche all’Alitalia che vi ha
scommesso, ha davanti a sé un futuro importante”.
IV/Il Cilento visto dal Mare
X/Cilento, la “tartaruga” mette le ali
C
Chi vuole
capire la carica storica
del Cilento, terra di filosofia (la scuola eleatica), guerra
(i moti cilentani, le tante invasioni
subite) e pace (gli eremi basiliani),
tra i mille percorsi possibili può scegliere quello più immediato ed estivo:
la fantastica costiera. Un percrorso la
cui lunghezza, da Agropoli fino al
Golfo di Policastro, infatti, è costellata
non solo da uno spettacolare susseguirsi di cale, grotte, insenature,
spiagge e spiaggette, ma da quel
gioco di colli e pendii fitti di ulivi, lecci,
mirti, ginestre, eucaliptus e cortine di
fichi d’India. Tra il profumo selvatico
di una vegetazione così esclusiva in
Campania e il respiro del mare, lasciati alle spalle i templi di Paestum, il
nostro viaggio costiero comincia da
Agropoli che, più degli altri centri cilentani, serba l’impronta saracena. Da
sempre città marinara, d’origine bizantina, il suo primitivo cuore si staglia sul promontorio. Infatti, al turista
che non si accontenta solo di un
bagno nella baia di Trentova, consigliamo di visitare il centro storico in
cui si accede attraverso una preziosa
porta d’ingresso. Raggiunto il borgo
antico, in un intrigo di viuzze e case,
oltre alla nobile «Porta» dalle pietre
bruno-rossastre e alle piazze e piazzette che offrono scorci improvvisi di
IN QUESTA PAGINA:
Scario vista dal mare
A PAGINA VII
In alto: la processione dell’Assunta per le vie di Perito
Al centro: Gli scavi di Velia, culla della filosofia eleatica
In basso: Acciaroli
In alto a destra: La parrocchia di San Nicola a Perito
In basso a destra: Acciaroli di notte
A PAGINA VIII
Scorci del paese di Perito nel Cilento
A PAGINA XI
In alto: la torre di Velia
In basso: panorama di Perito
di Adriano Padula
cielo, ci si imbatte nel castello feudale,
chiamato saraceno, ma probabilmente eretto dai bizantini nel VI secolo
e poi riadattato dagli aragonesi. Altri
siti da segnalare sono i ruderi medioevali del Convento di San Francesco, la Chiesa di Santa Maria di
Costantinopoli del XVII secolo e le torri
di San Marco, di San Francesco, di
Tresino e Pagliarulo.
Dopo una manciata di miglia, proseguendo la navigazione, troviamo il
paese di Santa Maria di Castellabate,
sede di uno dei pochi parchi ittici nazionali, dove la pesca è vietata.
Anche qui, un castello domina ed
ammonisce. A volerlo fu l’Abate di
Cava Costabile Gentilcore, che lo
fece erigere nel 1120 contro le
solite scorribande dei pirati.
Quando il Cilento divenne
prima baronia di
Da Agropoli
a Palinuro
un percorso fatto
di magia,
tradizione
e divertimento
IV
Guaimario da Salerno e poi di
Roberto il Guiscardo, l’Abbazia cavese conservò il possesso sia del castello che di tutto
il litorale. In quel tempo, si racconta
che misteriosi frati-marinai, agli ordini dell’Abate, partivano dalla costa
a bordo di rapidissime imbarcazioni,
battezzate dal popolo «saette», per
esercitare il commercio di vini e cereali
con paesi lontani. Fu così che il castello dell’Abate divenne un formidabile centro commerciale. Oggi,
invece, ad essere formidabile (e rumorosa) è la movida di Santa Maria
di Castellabate. Uno degli epicentri
del divertimento, ritrovo alla moda, è
il ristorante e discobar «Le Gatte», la
cui facciata di pietre cilentane corteggia un mare di barchette.
Prima di
arrivare ad Acciaroli,
la «principessa» di questo
spezzone di costa, incontriamo
San Marco di Castellabate, altro
approdo delizioso, celebre per i
suoi maestri d’ascia, poi Punta Licosa e l’isoletta omonima. In questo
fazzoletto di paradiso - straordinario
parco marino da dove, oggi, affiorano i ruderi dell’antico porto grecoromano - si dice che le sirene
tentarono Ulisse. Una di esse, Leucosia, ammaliatrice dalle braccia bianche (dal greco «leuko»: bianco), non
riuscendo a sedurre l’eroe, si gettò in
mare. Il mito prosegue e, doppiata la
Punta, dopo l’insenatura naturale di
Ogliastro Marina, si apre un’ampia
spiaggia sormontata dalle cosiddette
«Ripe Rosse», dirupi ricoperti di pini
a basso
fusto. Preceduta da
Agnone, località ben attrezzata dal punto di vista
della ricettività turistica, Acciaroli
sfodera, a chi la scopre dal mare,
il suo lungo e maestoso litorale in
fondo al quale s’innalza la torre voluta dai Normanni nel secolo XI, ricostruita nel 1980. Accanto alla
struttura, che ha mantenuto la sua antica forma quadrata, c’è la chiesa dell’Annunziata, fondata nel 1187,
recentemente restaurata, situata su un
piccolissimo promontorio col campanile a cuspide che tanto somiglia ad
un faro con crocifisso. La torre, che
conserva ancora un cipiglio marziale,
e la chiesa, oasi di raccoglimento, costruzioni così vicine e così lontane, donano alla costa e al contiguo
Il Cilento visto dal mare
V
Il Cilento visto dal mare
porticciolo un inaspettato
scenario di quiete e inquietudine.
Meno chiassosa di Agropoli, più
appartata di S. Maria di Castellabate, Acciaroli, da quattro, cinque
anni, vive un momento d’oro grazie
alla sua significativa struttura alberghiera, alla bellezza del suo mare
«pluridecorato» - anche quest’anno
puntuale come il caldo è arrivata la
bandierina blu - e alle ricche iniziative culturali ed enogastronomiche.
Una curiosità: uno dei vanti della
«principessa» del Cilento è quello di
aver ospitato Ernest Hemingway. Lo
scrittore americano, secondo alcuni,
visse e scrisse ad Acciaroli pagine importanti della sua sconfinata produzione. Addirittura nel 1952, barricato
in una pensione del lungomare, ispirato dalla magia del luogo, iniziò a
strutturare «Il vecchio e il mare».
Smentì tutti Fernanda Pivano, amica e
biografa dello scrittore, che sentenziò:
Hemingway non ha mai messo piede
ad Acciaroli.
*
Se tra leggenda e «bufala» il passo è
breve, tra Acciaroli e Pioppi, lo è ancora di più. Autentico borgo di pescatori, steso su una spiaggia di sassi,
è tra i paesi del Cilento il più solitario
e il più amato dai turisti assetati di
tranquillità. Un tempo, stando a
quanto narra Strabone, era uno dei
«porti velini», ovvero appartenenti ad
Elea, il cui territorio comprendeva tutta
la costa da Punta Licosa a Palinuro.
Dal mare è ben visibile il castello Vinciprova, costruito da don Pedro Ripolo
direttamente sulla spiaggia, a difesa
delle invasioni turche. I suoi cannoni
di ceramica, la sua architettura «leggera» con due torrette laterali e un
gioco di arcate, davano alla struttura
più l’aspetto di una villa che di una
fortezza. Non meraviglia, quindi, il
fatto che i pirati lo saccheggiarono
per ben otto volte. Nel 1871, il castello fu ceduto a Leone Vinciprova, garibaldino della
prima ora, che lavorò per
il suo rilancio. Oggi,
Frantoio
Pontecorvo,
olio degli dei
La seduzione dell’olio artigianale? E’ nelle
mani antiche di chi ha curato e scelto le olive, e
nella tecnica di lavorazione utilizzata: una
questione di qualità, di amore e di dedizione. E
se ciò accade in una natura come quella
cilentana, benedetta da Dio, questa magia si
rinnova anche nella penisola sorrentina, il cui
olio è ingrediente fondamentale delle mille
ricette della dieta mediterranea. Il risultato è
magistrale: gusto alle stelle e salute a go go. E’
appunto il caso dell’olio prodotto dal Frantoio
Pontecorvo, annidato nel verde di Piano di
Sorrento. Aromatico, saporito, delicato,
cangiante tra l’oro e il verdognolo: una festa dei
sensi. E superpremiato visto che nel 2010, a
Gradara (Umbria), l’Olio Extravergine
Pontecorvo ha ottenuto la «Gran Menzione» al
concorso «L’Orciolo d’Oro» nella categoria
«fruttato medio» e che nel 2011 ha fatto di
nuovo centro a «L’Orciolo d’Oro», dedicato agli
oli extravergini dop (Denominazione d’origine
protetta) e igp (Indicazione geografica protetta),
incassando la «Gran Menzione» nella categoria
«fruttato leggero». E se il fiore all’occhiello è
l’olio extravergine d’oliva, la chicca per
intenditori è il «Limonolio» che nasce dal
matrimonio tra olive e limoni di Sorrento: due
autentiche emozioni nei piatti mediterranei. Per
Info: 338.6193528 e
[email protected].
VI
Cilento:
terra di antiche tradizioni
ma anche di nuove
sperimentazioni. Come la spiaggia
per cani tra Pollica e Acciaroli,
fortemente voluta dal compianto sindaco
Angelo Vassallo assassinato lo scorso 5
settembre, che sta per diventare realtà
grazie ad un servizio navetta del Comune, o
lo studio sulla dieta mediterranea per
comprovarne i benefici effetti a livello
agonistico. Per i prossimi sei mesi, infatti,
dieci schermidori olimpici della “New York
Athletic Club” di Manhattan saranno
sottoposti ad un vero e proprio studio
scientifico, frutto di un accordo tra il Comune
di Pollica-Acciaroli, il Parco Nazionale del
Cilento e Vallo di Diano e l'università di
Camerino, al quale si sottoporranno gli atleti
americani per individuare le potenzialità
della dieta nel mondo dello sport agonistico.
Il progetto prevede, tra l'altro, l'inserimento
della dieta mediterranea, a base di cereali,
legumi, frutta e verdura, pesce e,
naturalmente, olio extravergine di oliva una
volta a settimana, nel menù della “New York
Athletic Club” destinato ai soci e agli atleti
del prestigioso club newyorkese. Insomma,
Pollica-Acciaroli,
schermidori USA
più forti con la dieta
mediterranea
un vero e proprio
“esperimento” per
testare l’effettiva
efficacia del regime
alimentare più lodato
al mondo. Che la dieta mediterranea abbia
effetti positivi sia sulla linea ma soprattutto
sul benessere fisico grazie ai prodotti freschi
e genuini della penisola, cucinati in modo
sano, e ricchi di vitamine e fibre dalle
proprietà antiossidanti non è certo un
segreto, specie tra gli esperti di
alimentazione che non si stancano mai di
consigliarla per prevenire malattie e
sovrappeso. Ora, l’esito di questo studio
potrebbe sancire definitivamente nel mondo i
benefici del mangiare “all’italiana”.
Soddisfatto il sindaco di Pollica-Acciaroli,
Stefano Pisani, firmatario del protocollo
d’intesa sullo studio insieme al presidente del
Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e
il presidente del New York Athletic Club:
“Siamo certi che anche il mondo scientifico
confermerà le straordinarie potenzialità
della nostra dieta nel mondo dello sport ha commentato il primo cittadino Siamo felici che la dieta
mediterranea, da sempre regina
del Cilento, sbarchi a New
York”.
la struttura ospita il Museo
del Mare, dove è possibile
intraprendere un viaggio entusiasmante nel regno degli abissi.
Dal litorale di Pioppi si riesce a tenere in uno sguardo quel tratto di
costa che si chiude con Capo Palinuro, proteso nel mare come una balena sognante. Di miglio in miglio, il
ritmo della natura non muta. E se il colore della vegetazione a tratti s’infiamma, la muraglia immaginaria
delle torri guardiane ritrova una sua
continuità. Il viceré delle torri fu senza
dubbio don Pedro di Toledo che, dopo
un ennesimo saccheggio nel golfo di
Policastro, ordinò di costruirne una catena ininterrotta, per meglio avvistare
le navi dei pirati e dare il tempo ai poveri abitanti di rifugiarsi. Nelle carte
geografiche dei secoli XVII e
XIX, si contano 57 torri costruite sulle coste cilentane.
Tra Pioppi e Palinuro, decisamente sulla rotta del mito, si susseguono, in uno scenario di monti,
colline e borghi, altri approdi uniti da
un’interminabile spiaggia che da Casalvelino Marina arriva fino ad Ascea
Marina. Questo lungo tappeto di sabbia finissima che d’estate sembra
un’armata variopinta d’ombrelloni qui la quiete di Pioppi è un sogno - in
prossimità di Ascea (forse dal greco
«a-skia», paese senza ombra), vive un
sussulto: su una piccola montagna,
che timidamente cerca il cielo, si stagliano l’acropoli della leggendaria
Velia (V secolo a.C.) e la Torre dei
Sanseverino (XII secolo). Elea-Velia,
doppio
nome, greco e romano: orgoglio del Cilento
perché su quel monte incantato, dove i resti della città sepolta
mostrano come nell’antichità la
scienza architettonica sapeva sfidare
il tempo, fiorì la Scuola Eleatica, sublime trovata di Senofane di Colofone, Parmenide e Zenone. Il terzetto
formidabile contribuì ad alimentare la
grandezza di Elea, fondata dai Focei
dell’Asia Minore che, scampati alla
furia dell’esercito persiano, scelsero di
fermarsi sui lidi velini. La meraviglia
del sito - itinerario fondamentale per
chi desidera un sorprendente incontro
con il passato - sta nel fascino di
un’architettura ambientale nella quale
ogni elemento ha la sua giusta e armonica collocazione. Tra i monumenti
Il Cilento visto dal mare
Perito, nel bosco
del gusto
NEL
PAESE DEL CILENTO,
DAL 6 AL 13 AGOSTO,
LA TRADIZIONALE FESTA
DEI PIATTI TIPICI
impedibili c’è la Porta Rosa, che deve
la sua grandiosità soprattutto alla sua
originale funzione di viadotto di montagna. Fu scoperta nel 1964 dal compianto professore Mario Napoli che,
dopo averle dato il nome della moglie,
la definì: «il più grandioso monumento civile greco che noi possediamo in Magna Grecia».
Superata Ascea, il mare si scurisce e si
ritira in gole impervie. La vegetazione
s’infittisce e gli ulivi dominano la
scena: paesi antichi come Pisciotta e
Caprioli schierano case, casupole e
palazzi gentilizi. Più si naviga verso
Capo Palinuro è più ti accorgi che il
termometro del mito scotta come il
sole. Nel circumnavigare il Capo - qui
conobbe la morte Palinuro, timoniere
di Enea - la costa cilentana esplode in
queste tre miglia di circuito tutto il suo
potenziale naturale fatto di grotte stupende, insenature mozzafiato, cale e
spiaggette dai nomi incantevoli e
strambi. Dalla spiaggia del Coniglio,
con il suo caratteristico scoglio di
fronte, alla Grotta delle Ossa, grande
cavità che si addentra nella roccia per
circa 15 metri; dalla spiaggia del
«Buondormire», in cui il silenzio porta
all’illuminazione, alla Cala bianca,
sormontata dall’ennesima torre saracena; dalla Grotta Azzurra, incredibile antro dai meravigliosi riflessi
cerulei che s’inoltra nella roccia per
circa 70 metri, alla «Cala fetente», il
cui nome svela l’inaccessibilità della
grotta per le impetuose mareggiate e
per un odore sgradevole dovuto ad intense esalazioni solfidriche; dalla baia
della Molpa, ai piedi dell’omonimo
sperone roccioso - da dove, secondo
Plutarco, una certa Molpia, sacerdotessa di Apollo, si gettò dopo essere
stata violentata da Partenio -, alla
lunga spiaggia di Punta Pertosa,
col suo arco tagliato nella roccia, che ti porta alla foce del
Mingardo e a Marina
di Camerota:
insomma, una tale carrellata di spettacoli e di scenari spiega perché gli
antichi s’innamorarono di questi luoghi riempiendoli di eroi, antieroi,
ninfe, sirene e dèi. Ancora oggi a Palinuro, una delle mete preferite dai
giovani per la sua ricca vita notturna,
le antiche leggende si rinnovano nella
«Notte del Mito», evento di punta del
carnet estivo, caratterizzato da rappresentazioni teatrali e da balli dionisiaci al «Ciclope», sbalorditiva
discoteca nella roccia.
Fino al Golfo di Policastro che, nel suo
abbraccio, protetto dal maestoso
Monte Bulgheria, comprende altre
perle come Scario, Capitello e Sapri,
la costa dei miti non perde d’intensità,
ma raddoppia le emozioni, sfida gli
sguardi. Inizia così, il vastissimo litorale Camerotano che dalla spiaggia
del Mingardo termina il suo percorso
alla spiaggia di Mergellina, confinante con la deliziosa e rassicurante
Scario. Ventidue chilometri di spiaggette, un arenile dalla sabbia fina e
abbondante, un’infinità di grotte tra
cui quella della Chiave, il cui ingresso
ricorda la toppa di una serratura, e
quella del «Noglio», internamente
fantastica, detta così per la forma del
grosso pilone centrale all’ingresso, simile ad una grande salciccia, chiamata da queste parti «nnuglia». In un
tale scenario di baie, trionfi d’ulivi, castelli e torri, spiccano in questo tratto di
costa due porti: quello marittimo di
Marina di Camerota, opera più prestigiosa del luogo, la cui flotta peschereccia è ritenuta tra le più
rinomate, maestra nella pesca del
tonno, delle alici e del pesce spada; e
quello naturale degli Infreschi, aldilà
dell’omonima Punta, autentica oasi
di grazia, caratterizzata da piccoli
antri da cui sgorgano sorgenti
d’acqua fresca, raggiungibile
solo per mare. Un invito a
nozze per gli escursionisti.
Come ogni estate, il Cilento, di questi tempi indiscusso “mattatore” degli eventi enogastronomici
della Campania, apre i suoi mille paesi al sempre
più esigente popolo dei sagraioli. E come ogni agosto, a Perito - un grumo di case e tradizioni, terra
d’artisti anarcoidi e di fieri contadini, un tempo
avamposto preferito dai briganti per la posizione di
vedetta che aveva nella valle dell’Alento, si svolge
dal 6 al 13 la pluridecorata “Festa nel Bosco”, ormai
riconosciuta come la regina delle sagre. La fortuna
dell’evento, arrivato alla sua trentunesima edizione,
tappa imperdibile per i “gastronauti” in vacanza, sta
non solo nelle prelibatezze culinarie, ma anche nel
suggestivo scenario in cui si gustano i piatti tipici: un
bosco maestoso, trasformato dai peritesi, con cura e
con intelligenza, in una sorta di paradiso di tavolate
nel pieno rispetto della natura. Prima di tutto la riscoperta delle tradizioni: il consolidato menù della
sagra propone una lista di pietanze dai sapori antichi e felicemente “poveri”, che vengono servite ai
tavoli da cameriere vestite con i tipici costumi del
folklore locale. Consigliamo, quindi, per chi volesse
intraprendere fino in fondo un viaggio nell’autentico
gusto del Cilento, di ordinare, dopo aver degustato
le “sempreverdi” freselle con i pomodori, gli ormai
celebri cavatielli col sugo di castrato (buoni anche
quelli alla boscaiola, con funghi e carne tritata),
pasta “fatta in casa”, che viene creata “in diretta”
dalle donne del posto nel corso delle serate. Spettacolare è vedere come queste donne, con un’abilità
invidiabile e senza mai fermarsi, riescono a “cavare” e plasmare la pasta riuscendo così a realizzare questi carnosi gnocchetti. A tavola, poi, tra una
brocca di vino rosso paesano e un assaggio di formaggi e “capocollo” non possono mancare gli arrosti e le salsicce speziate (da abbinare con le superbe
melanzane arrostite), la piccante minestra stretta
(delizioso piatto contadino a base di patate e verdure saltate in padella) e la ricca ciambotta, detta
“ciaula”, un miscuglio di fantasia con peperoni, patate e melanzane. Chi vuole insaporire ancora di più
i piatti poveri, può richiedere quel prezioso alleato
che è il peperoncino: da queste parti è un insuperabile “diavulillo”. Per info: 0974.998003.
“C
“Cilento immenso e
forte, primordiale tartaruga
che porta tanta storia sullo scudo.
Dagli Alburni al Sele, a Sapri, con passo
lento, solenne e saggio”. In un lontano
blitz alla ricerca di mondi e cibi genuini,
roteando come un bengala il sigaro toscano, di
manifattura cavese doc, così parlò lo scrittore
Mario Soldati, di fronte all’incanto di paesi e di
borghi, immaginati sul dorso di una testuggine.
Chi, però, ne definì l’anima vera, dopo aver
scorazzato per valli, coste, lidi e promontori, fu
Josè Garcia Ortega, allievo di Picasso. Mentre il
maestro, don Pablo, si appostava a Pompei, nei
licenziosi peristili di via dell’Abbondanza o “di
Tolleranza”, per ricostruire col carboncino i
giochi erotici di Asellina e delle sue compagne,
lo Monte, poi le altre
madonne, del Latte, dei
Cordici, dei Martiri, anche di Loreto,
voce corretta del dialettale de “lu ritu”,
secondo l’antico rito greco- ortodosso.
Dovunque l’estate modella e scodella
emozioni, intense e varie, da perderne il segno
e sentirle come un unico, travolgente sogno. Ma
quale Scozia, Irlanda e Castelli della Loira?
Il grande, sconfinato balcone dei sogni è qui e si
chiama “Ciolandrìa”. Sta a “picco sul monte
Piccotta” nel Golfo di Policastro: da lassù lo
sguardo spazia su Stromboli, Vulcano, le Eolie,
gli irati orizzonti omerici. I monaci vi salivano
all’alba per pregare davanti all’infinito; gli
innamorati ci vanno ogni sera per parlare
dell’“infinito futuro”. Sono altri i sogni a Velia,
Cilento,
la“tartaruga”
metteleali
“Spiaggia dei
Trecento”; acquattata su uno
scoglio, la “spigolatrice,” carponi, lo
scruta da lontano come un’ondina
incuriosita. A Camerota, terra d’amore, di
ninfe e paraninfe, si sente ancora profumo di
fiori d’arancio. Nel 1175 qui fu combinato il
matrimonio della bella Giovanna, figlia
undicenne di Enrico II d’Inghilterra e di Eleonora
d’Aquitania, con Guglielmo II il Buono. Due i
mezzani, o meglio, i paraninfi: il nobile Riccardo
Florio e il vescovo di Capaccio Elia. Furono nozze
però coi “fichi secchi”. Giovanna regnò
pochissimo, e si salvò grazie al fratello Riccardo
“Cuore di Leone” dalla storica giungla del Sud.
E’ sempre mistero, invece, su Fistelia, fanciulla
coperta d’oro, venuta alla luce negli scavi di
Orbitania, città osco lucana del V secolo e subito
acclamata “principessa di Roccagloriosa”. Fu
una Penelope del Bussento in attesa del suo
Ulisse, una Didone abbandonata, la “ragazza
del clan” o una “velina di S.Maria di
Castellabate”? Silenziosa e serena se ne sta
Maria Cristina, né principessa né letterina, ma
“campana regina” di Novi Velia, che rompe il
silenzio della Piana solo in giorni roventi, come
quel giorno del luglio 1647, senza ombrelloni
ma zeppo di blasoni, felloni e forconi, quando le
campane suonarono a distesa per salutare la
rivolta di Masaniello e i contadini le suonarono
di santa ragione a “signuri e baruni”.
Mandamento per mandamento, occhio per
di Aldo de Francesco
Viaggio nella terra dei miti: dalle suggestive processioni di santi e di bagnanti
a “Ciolandrìa”, il balcone sconfinato su Vulcano e Stromboli. Gli itinerari
straordinari per un turismo “alternativo” tra arte, leggende e bandiere blu
Smirnina e Egle, lui scelse il Cilento
“carbonaro”, eroico, dei marosi, dei boschi, dei
fauni sobri, annunciando di aver trovato
quaggiù un’umanità di “cielo, mare e terra”. I
monaci, che vi portarono “pane, amore e
liturgia”; i naviganti, poesia, mito e fantasia; i
filosofi di Elèa, acrobatici pensieri; i contadini,
fatica e sudore. Insomma l’anima madre di
mille leggende, sempre in cammino nelle
processioni estive di santi e bagnanti, in torrenti
di vita, di calore e colore. A guidarle è San
Nicola tra canti acuti e coperte ai balconi:
“Questa patria e questo suolo/si fa pregio e si
consola/che per padre San Nicola/l’amor di dio
donò”.
Subito dietro, Sant’Andrea, San Cristoforo,
San Demetrio, i taumaturghi d’Oriente e le
madonne brune, bizantine, che
ondeggiano sulla folla con gli
ancestrali passi dei sediari. In
cima c’è la Madonna de
davanti al “pozzo sacro”, un clone di Trevi. Più
effimeri, da menu turistico, con gli occhi e i
“cellulari” che sparano flash senza posa sulla
Porta Rosa.
“Chiudo gli occhi e accendo scintille”, diceva
Sant’Agostino. Non v’è sogno nel Cilento senza
scintillanti fantasmi. Nelle sere d’estate, dietro
le colline dell’Alento, al “Fruone”, balza
selvaggia del paese “Perito Belvedere”, vagano
gli “illuminati” filosofi eleatici mutati in
lucciole: Zenone, Parmenide, Leucippo,
Protagora, Pirrone e Melisso. Dicono a causa di
una pietosa vendetta delle stelle, incollerite da
certe teorie degli “acchiappa nuvole” di Velia,
che le vedevano nei cieli come stupide torcette:
accendersi a sera e spegnersi all’alba. Tra
“pile” e file di turisti, in attesa della
pioggia di stelle, della notte di San
Lorenzo, il fantasma di Scialandro, il
fondatore di Sapri venuto dal
mare, non lascia la
X
occhio, dente per dente.
A Scario si riparla di una “mandibola”, del
periodo neanderthaliano. E’ di un bambino, un
“bonus bebè” di ottantamila anni fa. Rinvenuta
in una grotta della Masseta, e da allora
giustamente chiamata la “Molara”, tiene deste
Antropologia e Odontoiatria. Purtroppo il
molare, “il molare del giudizio” saltò
totalmente a due sacerdoti di Novi, don
Tommaso e don Carlo, la maledetta sera del
Giovedì Santo del 1721 durante la funzione
dell’Ultima Cena. Nel dopo cena, don Tommaso
criticò la qualità del pane degli apostoli, fatto
preparare dal parroco don Carlo. Questi se la
prese e gli mollò un ceffone. Don Gaetano,
fratello di don Tommaso, non ci dormì sopra
e lavò l’onta, uccidendo don Carlo. A Vallo
della Lucania, invece, dormì a lungo e
bene nel suo lettone di palazzo De
Hippolitis, Gioacchino Murat in
visita nel gennaio del
1808. Da allora Vallo
si destò. Letto, invece, crudele
e fatale per “Giulia la dolce”, figlia
di Ottaviano Augusto, punita per
eccessivo traffico diurno e notturno nel suo
lettone. Nell’esilio di Policastro, costretta a
una ferrea dieta, non trovò un solo “pollo” di
suo gradimento. Erano tutti ruspanti.
Altri letti, altre storie a Teggiano, terra di
regesti, capolavori di diritto e di buonsenso, che
misero d’accordo “terra e cielo”, diavolo e
acquasanta, suocere e nuore, prima che i signori
tirassero le cuoia. Leggiamone uno: “Giacomo
Mordente, (o morente?) nobile di Diano,
giacendo a letto ammalato, detta il suo ultimo
testamento, lasciando suoi eredi Perna e
Nasella, sceglie la Chiesa di Santa Maria
Annunziata e lega un ‘porco’ a Martino”, fedele
domestico. Con secoli di anticipo questa gente
giudiziosa “badò anche alle badanti”.
Quanto ai carismatici viaggiatori del Cilento, se
Cristo si è fermato a Eboli, non altrettanto fece
San Paolo, che non si fermò mai ad Agropoli,
come hanno sempre voluto farci credere, ma a
Pozzuoli. Un prete cilentano, don Giuseppe
Volpe, senza peli sulla lingua, alla fine dell’800,
mise nero su bianco. Una “querelle”,
degenerata poi, per lo sconsiderato gossip di un
erudito puteolano che osò scrivere: “Agropoli,
per la mollezza dell’aria, non giova alle
fanciulle”. Inaudito! Roba da capestro, sfatata
dagli antichi e delicati affreschi della germana
Paestum di ineguagliabili beltà e vigore
femminili. Mentre le donne etrusche, da
Cerveteri a Tarquinia, posano da gaudenti e
assatanate, a Pompei addirittura da pornostar, a
Paestum, porta del Cilento, c’è il gineceo di
deschi e conocchie, di petti e pudiche curve, di
casalinghe matrone.
Al cospetto di tante ricchezze, di un mare dalle
bandiere blu, com’è possibile che oggi i
visitatori, attratti dal Sud, siano pari, o
addirittura meno, rispetto a quelli che, in un
solo anno, scelgono Venezia? Boh! Tutta colpa
del primo “Grand Tour” incentrato su Napoli,
Pompei, la Costiera e Paestum, che penalizzò il
Cilento, cui sono mancate le grandi firme, da
Goethe a Dickens. Quelle tre quattro rondinelle
curiose che, dirette nelle Calabrie, si
addentrarono nella terra di Palinuro, non
potevano certo fare primavera. In attesa che
un nuovo “Grand Tour” ne riscopri il suo
incontaminato fascino, il Cilento del blu
dipinto di blu prova a mettere le ali:
mare, tradizioni e leggende.
XI
Che lo sport
agonisticoo sia da sempre metafora
della lotta dell’uomo con le sue debolezze e
le sue inaspettatte rissorsee per il raggiungimento
di un traguardo, dii una meta è cosa risaputa. Raffaele Ciccarelli nel suo volumetto “La vita al 90°”” (CCentoAutori) partendo proprio da questto assunto racccontta le
gesta di uomini che hanno trovato il fine ultimo della loro
esistenza nel gioco del calcio, con sorti a volte anche fataali.
Miti forse un po’ fuori moda rispettto ai campioni oddierni, mattatori sia in campo che nelle discoteche, ma dal fascino indiscusso. Come Ricardo Zamoraa, “el divino”, portiere
imbattibile della nazionale spagnola daal 1920 al 1936 chhe,
durante il mondiale del 1934 diisputatoo in Italia, si oppose nei
quarti di finale alla nazionale azzurrra sfidando Guaita,, Schiavo
e Meazza ma soprattutto le velleiità di vittoria del Duce. Il
calcio che abbatte le barriere deei colori della maglia, della name nazista,, è anche il leit motiv
zionalità e persino del regim
della partita tra il Fc Start e ill Flaakelff. Incontroo storico perché
oppose una squadra di ex calciatori uccraini contro la temibile
formazione formata dagli ufficialli Luftw
waffe e che sarebbe poi
diventato l’ispirazione per la trama del celeebre film “Fuga per
la vittoria”. E ancora, consaacratti allla storia ma stavoltaa da
un destino tragico, i Busby Babbes del Manchester United: l’aereo sul quale viaggiavano i Reed Devilss accoompaagnati daal ct
Matt Busby si spezzò in due subitto dopo il decolllo dall’aeroporto di Belgrado, dove avevano disputato una partita di
Coppa dei Campioni. Destini interrottti, storie di eroi, di una
battaglia personale che, come ci mostraa Ciccarelli, non si esaurisce nei 90 minuti ma segna la vitta di questi personaggi epici
del calcio di una volta. (rg)
Echi di un calcio che non c’è più
LAPORTA
DELGOL
XIV/Peppe Iodice:
che vita è senza il “uallarito”?
In qualunque angolo del mondo c’è un bambino che tira calci
ad un pallone e milioni di adulti che vorrebbero essere quel bambino
“Hamsik va via?
Lo sostituiamo
con mio cugino
che è un po’ in
sovrappeso:
Hamkiatt”
Intervista semiseria al comico napoletano in tournée
con lo spettacolo “Pazzo scatenatissimo”
Peppe Iodice: che vita è
senza il “uallarito”?
XIV
È
È riuscito a
tenere alto il morale dei tifosi del Napoli anche dopo le sconfitte più brucianti, ogni lunedì nella
trasmissione “Number Two”, ironizzando
come solo lui sa fare su pregi e difetti dei
giocatori del Napoli. Per ogni battuta un tormentone e così il non più giovanissimo Cristiano Lucarelli diventa, nell’immaginario
collettivo, la punta di riserva che al momento di
tirare in porta viene ostacolato dal catetere, mentre Giuseppe Mascara viene chiamato a vestire
la maglia azzurra direttamente dalla bottega del
fruttivendolo. Tra le tante trovate di Peppe Iodice,
comico napoletano conosciuto anche col soprannome di “Birillo”, una in particolare è diventata
leggenda: quella di José Ernesto Sosa, il centrocampista ex Bayern che per le sue prestazioni a
dir poco soporifere si è guadagnato il soprannome di “Uallarito”. Ma Iodice non è solo il classico “disturbatore” da trasmissione televisiva: il
suo spettacolo “Pazzo scatenatissimo”, un instant show con orchestra live, il supporto dello
speaker Raoul e del cantante Sal Da Vinci, per la
regia dello stesso Iodice e di Lello Marangio, ha
sbancato l’Arena Flegrea lo scorso 25 giugno e
ha fatto il tutto esaurito al teatro Cilea da gennaio a maggio.
Non giriamoci attorno. José “Uallarito” Sosa è ufficialmente nella
lista dei giocatori che la società in-
nia...
tra i nuovi acquisti
di quest’anno chi prenderai di mira la prossima
stagione?
Questo lo decido sempre strada facendo... o
meglio lo decide il pubblico a campionato in
corso.
E le pecore nere Hamsik e Lavezzi
tornernno all’ovile di Don Aurelio?
Ma sì... meglio di qua non possono stare. Comunque, nel caso Hamsik volesse andar via ho
pronto il sostituto: mio cugino un po’ in sovrappeso denominato Hamkiatt.
Scherzi a parte. Il presidente ci regalerà un ultimo colpo in chiusura
di mercato? Come immagini la formazione
della
stagione
2011/2012?
Credo di sì, il presidente è il numero uno dei produttori di cinema e come in ogni sceneggiatura
sa che ci vuole ad un certo punto il colpo di
scena. Sono fiducioso: sarà un grande Napoli.
Sei reduce dal successo dello spettacolo “Pazzo Scatenatissimo”. In
questi tempi di crisi riesci sempre
a far ridere il pubblico. Qual è il
tuo segreto?
Cerco di essere il più spontaneo possibile... la
gente sembra che apprezzi questa verità che esce
fuori dai
miei testi ed io sono felice.
Oltre a commentare le
gesta dei campioni del Napoli hai già in cantiere un
nuovo spettacolo?
Sono ancora ubriaco di gioia per la serata
trionfale dell’Arena Flegrea dove oltre 5000
persone mi hanno tributato un grande affetto.
Prosegue il tour di “Pazzo scatenatissimo show”
che vede come tappe campane principali il 27 luglio l’Arena dei templi di Paestum, il 24 agosto il
Negombo ad Ischia ed il 26 agosto al Maschio
Angioino a Napoli. Vi aspetto per stare... SEMPRINZIEME!
Nella foto Josè Sosa
di Rita Giuseppone
tende cedere. Come hai preso questa notizia dopo che l’hai reso
celebre costruendo quasi una saga
sul centrocampista sudamericano
così lento che dormiva in panchina?
Un po’ di dispiacere c’è ma mi consolo pensando
che Uallarito dormirà altrove... ed io troverò
qualche altra cavia per i miei esperimenti comici.
E il ragazzo del fruttivendolo, Mascara, resterà o andrà a vendere
le arance?
“El fruttador” deve restare perché la frutta fa
bene...
L”esperto” Lucarelli, invece, è
stato confermato per un altro
anno. Quale contributo può dare
alla squadra?
Il contributo che darà? Vorrai dire i contributi che
avrà... quelli dell’INPS!
Le battute sul bomber azzurro del
patron De Laurentiis sono state un
tuo cavallo di battaglia. Il curioso
capo d’abbigliamento farà di
nuovo capolino quest’inverno?
Beh... in verità quest’anno l’ha tenuto in armadio il famoso giubbino azzurro e ne
hanno beneficiato Il Napoli e la moda italiana.
La maschera da leone di
Inler ha suscitato
qualche iro-
10 formazioni per un Napoli stellare
Negli ultimi due numeri di Chiaia Magazine abbiamo chiesto ad otto giornalisti, un imprenditore e un assessore di delineare la formazione azzurra della
prossima stagione. Tante le sorprese, alcune delle quali hanno trovato conferma
nei colpi di calcio mercato messi a segno dal presidente De Laurentiis. Una la
certezza: per tutti Lavezzi non si tocca. Il Pocho, infatti, è stato giudicato inamovibile da quasi tutti gli intervistati insieme ad Hamsik e Cavani, lasciando così
intatto il trio delle meraviglie. Soltanto i giornalisti Roberto D’Antonio
e Carmen Fimiani hanno prospettato un Napoli senza Lavezzi, individuando rispettivamente Vucinic e Rossi a supporto di Cavani mentre l’imprenditore Andrea Cannavale vede un tridente senza Hamsik dove lo slovacco
è sostituito dal milanista Boateng. Il centrocampista Gargano trova conferma
solo nelle formazioni di Mimmo Carratelli, che lo affianca a Palombo alle
spalle di Hamsik, Lavezzi e Sanchez con Cavani unica punta per una squadra a
trazione anteriore, e di Mario Fabbroni, che sostanzialmente lascia invariata la squadra titolare, rinforzando il centrocampo con Inler. Il “re leone” svizzero, neoacquisto del club partenopeo, figura in quasi tutte le ipotetiche
formazioni, spesso affiancato a Borja Valero del Villareal, come nell’undici
ideale di Antonio Sasso. Toni Iavarone, invece, lo preferirebbe al
fianco di Yebda, mentre Gianluca Vigliotti vede il centrocampista del Villareal come perno di un quartetto completato da Maggio, Matuidi e Coentrao.
Lungimirante Paolo Del Genio che già a marzo aveva pronosticato l’innesto di Dzemaili con Inler. Per la difesa, invece, Guido Trombetti suggeriva Grosso o in alternativa De Ceglie al posto di Campagnaro. Tra desideri,
velleità, ingaggi e procuratori è lecito aspettarsi il “colpaccio” di fine mercato
ma, al di là dei pronostici, i tifosi possono già sognare. (rg)
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XVIII/IL CRIMINE HA GLI OCCHI A MANDORLA:
BOOM DI REATI COMMESSI DAI CINESI IN ITALIA
Non importa
ciò che è,
ma quello
che diventa
importante:
un’irrinunciabile
porta-spia
su ciò che
non si può
non sapere
I
I reati commessi dai
cittadini cinesi in Italia
riguardano prevalentemente la
violazione delle norme sull'immigrazione,
corrispondenti nel periodo 2004-2010 a
28.464 persone denunciate, tra queste 5.329
per promozione e favoreggiamento
dell'immigrazione illegale. Sempre nel periodo
2004-2010 seguono, in ordine decrescente, lo
sfruttamento della prostituzione (1.896), le lesioni
dolose (1.357), la contraffazione di marchi
(1.069), i furti (920), l'associazione a delinquere
ex art. 416 c.p. (849), le estorsioni (491), i reati
legati agli stupefacenti (441), le rapine (34), i
tentati omicidi (181) e gli omicidi volontari
consumati (108). Caratterizzati da un numero
oscuro probabilmente molto alto, i reati
riconducibili ai cittadini cinesi “evidenziano valori di
gran lunga inferiori rispetto ad altre collettività”
straniere presenti in Italia. I principali mutamenti
avvenuti nell'ambito dell'immigrazione illegale
riguardano l'ampliamento delle aree di origine dei
migranti cinesi: in passato circoscritte alle province
del Zhejiang e Fujian, oggi interessano in particolar
modo il Nord-Est della Cina. Per coloro che arrivano
in aereo direttamente dal paese di origine - oggi la
modalità prevalente - il costo del trasporto illegale
è sensibilmente diminuito: da 15 mila euro di alcuni
anni fa a circa 8-9 mila euro. Mentre in passato il
Nel 2010 sequestrati 110 milioni di prodotti contraffatti provenienti
dalla Cina. Gli affari d’oro della lanterne rosse connection
Il crimine ha gli occhi a mandorla:
boom di reati commessi dai cinesi in Italia
di Alberto Capuano*
percorso via terra poteva prolungarsi per mesi se
non addirittura per alcuni anni ed era reso
particolarmente difficoltoso dal superamento di vari
confini nazionali, oggi molti migranti arrivano con
visto turistico, salvo poi rimanere sul territorio
italiano oltre il periodo consentito dal permesso
d'ingresso. Nel 2010, la Guardia di Finanza ha
sequestrato circa 110 milioni di prodotti di
provenienza cinese (le voci più rilevanti riguardano
la moda, beni di consumo e giocattoli). Mentre fino
ai primi anni del 2000 il fenomeno della
contraffazione di prodotti cinesi era di modeste
dimensioni, oggi costituisce il principale business
delle organizzazioni criminali cinesi, a cui
prendono parte esponenti delle
organizzazioni mafiose italiane. Tale
attività ha in gran parte
soppiantato le forme di
XVIII
accumulazione illecite
del recente passato, gravitanti
attorno alla gestione
dell'immigrazione illegale. Un container di
quaranta piedi contenente capi di
abbigliamento ha un valore commerciale
nominale di circa 60-70mila euro, per un costo
totale, inclusi dazi e Iva, di 100mila euro. A tale
cifra corrisponde un margine netto di circa il 10%.
Considerato che solitamente la merce staziona
pochi giorni nei magazzini, pronta per essere
sostituita da nuovi arrivi, gli imprenditori di importexport con la Cina hanno volumi d'affari tali da
poter agevolmente sopportare costi anche molto
alti per l'affitto dei luoghi di stoccaggio. Dal 2005
al 2010, vi sono state 6.668 segnalazioni sospette
a carico di cittadini cinesi, pari al 7% del totale. Dal
punto di vista penale, il riciclaggio rimane tuttavia
un fenomeno sommerso, di cui le statistiche ne
danno conto solo in modo marginale.
Dalle statistiche, pubblicate da un’indagine
realizzata dall’Osservatorio Socio-economico sulla
criminalità organizzata cinese in Italia e resa
pubblica il mese scorso alla presenza del Ministro
degli Interni emerge
la necessità di affrontare con
armi adeguate il fenomeno della
criminalità cinese. Appare, difatti,
necessario fronteggiare il fenomeno
utilizzando strumenti quali il ricorso ad
interpreti capaci di tradurre le conversazioni
captate tra gli indagati di lingua cinese che non
appartengano alla medesima comunità cui fanno
parte i soggetti sottoposti ad indagine, così come è
necessario reperire tra le forze dell’ordine italiani di
origine cinese capaci di potersi infiltrare nelle
strutture criminali locali. Parimenti deve ritenersi
opportuno e necessario rinvenire nella comunità dei
cinesi chi sia disposto a collaborare con la giustizia
ed a spezzare il muro di omertà che regna sovrano
nelle organizzazioni gerarchicamente organizzate
dei cittadini cinesi e, infine, deve crearsi uno
strumento idoneo a controllare ed a tracciare tutti
gli spostamenti di capitali che vengono trasferiti
attraverso i canali leciti dei “money transfer” al fine
di prevenire il riciclaggio del denaro illecito.
* Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale di Napoli
L’ultima, sconcertante
notizia risale a poche settimane fa:
tonnellate di false sigarette Philip Morris
prodotte in Cina e contenenti nicotina, catrame
e monossido di carbonio in percentuali assai più
alte rispetto al limite consentito, hanno invaso per
anni il mercato italiano con rischi elevati per la salute
pubblica. Le sigarette venivano vendute nelle
tabaccherie grazie a contrassegni dei monopoli di Stato,
anch'essi falsi. L’inchiesta della procura di Napoli ha
portato all’arresto di 29 persone di diverse nazionalità e
al sequestro di prodotti contraffatti per oltre 10 milioni,
tra cui 110 tonnellate di sigarette. La merce arrivava in
Italia via mare assieme ad altri prodotti contraffatti, in
particolare scarpe e giubbotti, a loro volta fabbricati con
colli fuori legge; quindi, con la probabile complicità di
personale delle Dogane, uscivano dai porti e finivano
sugli scaffali di tabaccai compiacenti. Le analisi compiute
dalla Direzione per le accise del Ministero dell'Economia
non lasciano dubbi sui contenuti a rischio delle sigarette
contraffatte: la percentuale di nicotina contenuta nelle
sigarette false è di 1,30 milligrammi per sigaretta a
fronte di 0,80; quella di catrame è 14,5 milligrammi per
sigaretta a fronte di 10; quella di monossido di carbonio
15,9 milligrammi per sigaretta a fronte di 10. Ma non è
Sigarette nocive
dalla Cina vendute
in tabaccheria
Gli investigatori: “non
c’è stata cooperazione
dalle autorità locali”
tutto: il pm Cesare Sirignano, titolare del fascicolo, e il
procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho non sono
riusciti a chiarire se le false Philip Morris contenessero
anche sostanze nocive: l'Istituto Superiore di Sanità,
infatti, non è stato in grado di svolgere analisi su questo
punto. Le indagini hanno incontrato anche un'altra grave
difficoltà ovvero la totale mancanza di collaborazione da
parte delle autorità cinesi. “La cooperazione
internazionale - si legge nell'ordinanza di custodia
cautelare del gip Oriente Capozzi - non ha consentito di
agire efficacemente anche nel territorio cinese,
evidentemente poco sensibile al tema delle contraffazioni
e più attento a non perdere gli ingenti proventi derivanti
dalla attività illecita. La localizzazione delle fabbriche
cinesi attraverso le operazioni di intercettazione
telefonica è stata vanificata da una mancata assistenza
delle forze di polizia di quel Paese pur se sollecitate ed
attivate anche attraverso l'intervento dell'Olaf (l'Ufficio
europeo per la lotta antifrode)”.“Non particolarmente
produttivi - spiegano gli investigatori - si sono rivelati
anche i contatti personali tra le forze di polizia
giudiziaria italiana, l'autorità giudiziaria, l'Olaf e le
autorità governative cinesi, pur se sollecitate con
dettagliate informative e elementi
particolarmente precisi”.
XIX
XX
laPortaVirtuosa
XXII/Note rosa. Elsa Evangelista direttore di S. Pietro a
Majella: “Il mio sogno? Riaprire il conservatorio alla città”
XXIV/Cleanap e Friarielli Ribelli: pulire Napoli a colpi
di guerrilla gardening
T
Il suo nome
compare nella
“Enciclopedia Italiana Dei
Compositori Contemporanei”.
Elsa Evangelista, napoletana,
nata e cresciuta artisticamente nel
Conservatorio di Musica di S.Pietro
a Majella, è stata scelta da 63
membri del collegio docenti su 144
per dirigere lo storico tempio della
cultura musicale partenopea.
Secondo direttore donna dopo la
compositrice Irma Ravinale, la
Evangelista è docente e direttore del
coro del Conservatorio, tra le sue
composizioni sono da annoverare
“Hay almas que tienen” e “La
guitarra” su testi di Garcia Lorca,
“Apollo II-21 luglio 1969”, oltre ad
una vasta produzione sinfonicocorale e da camera. Avendo già
fatto parte del Consiglio
accademico, il neodirettore ben
conosce le problematiche e i
momenti bui che l’istituzione ha
dovuto affrontare recentemente.
Proprio per questo il suo mandato,
come lei stessa ha annunciato sul suo
blog, si fonderà sui principi che
hanno animato il suo operato di
questi anni: legalità, trasparenza e
Note
rosa
Elsa Evangelista direttore di S. Pietro a Majella:
“Il mio sogno? Riaprire il conservatorio alla città”
di Rita Giuseppone
collegialità.
Il Conservatorio di S.Pietro a
Majella oggi. Quali le eccellenze e
che cosa si può migliorare?
Oggi il conservatorio vive un
momento molto difficile, non vorrei
polemizzare, ma si sono commessi
tanti errori che enunciarli sarebbe
impossibile, problemi legati alla
didattica ed alla organizzazione di
tutte le attività dell'Istituzione. Le
eccellenze ci sono, ma non sono
state valorizzate.
Nelle sue linee programmatiche
ha annunciato di voler
rendere il Conservatorio
centro culturale di una
città che possiede
nel suo dna soprattutto la musica
mentre la storica Biblioteca dove
sono conservati i tesori del
Settecento napoletano, deve
divenire centro propulsivo delle
attività di ricerca e produzione. In
che direzione bisogna lavorare per
vincere queste due sfide?
Bisogna innanzitutto riaprire il
Conservatorio alla città. Per quanto
riguarda la Biblioteca bisogna far
rivivere il patrimonio musicale in
essa custodito partendo dalla
costituzione di un'orchestra
stabile che permetta agli
studenti e ai professori di
essere protagonisti
all'interno e
XXII
all'esterno, che produca CD, che
privilegi un repertorio inedito o di
rara esecuzione. Inoltre la
Biblioteca deve essere
incrementata da personale
interno ed esterno all'Istituto in
modo da poter essere
sempre consultata.
Il Conservatorio si
trova nel cuore
del Centro Storico
cittadino che spesso è
protagonista di episodi di
degrado. Quali sarebbero,
secondo lei, le mosse da attuare
subito per riqualificare l'intera
area?
deve lavorare in
maniera efficace e
produttivo; in questo tipo di
lavoro penso che noi donne
abbiamo una marcia in più
rispetto agli uomini anche se questi
sono posti di potere in cui la
determinazione è un elemento
così delicati?
Il nostro è ancora un
mondo maschile, si
combatte ancora per la parità,
ed io, facendo un lavoro tutto al
maschile (direttore d'orchestra e di
coro) ho avuto modo di provare in
prima persona le difficoltà e la
curiosità anche del pubblico; ricordo
che all'inizio della carriera mi
chiedevano “cosa indosserà per il
concerto?”; ad un uomo questa
domanda non l'avrebbero mai posta.
Per quanto riguarda i miei studenti
posso dire che mi adorano, con loro
ho un rapporto stupendo, vorrei fare
ancora tanto per loro.
I dati della disoccupazione giovanile
al Sud sono allarmanti. Quali
prospettive hanno al momento gli
allievi che escono dal conservatorio?
In che modo è possibile aiutarli ad
inserirsi nel mondo del lavoro?
Prima dicevo appunto “vorrei fare
ancora tanto per loro” mi riferivo
proprio all'occupazione. L'apertura
“Al sindaco chiedo di chiudere al traffico il Centro Storico per far diventare
queste strade una piccola Salisburgo. Se si potesse realizzare, certamente
la città di Napoli ed il Conservatorio ritroverebbero quel posto che la storia
ancora gli riserva”
Bella ed interessante domanda.
Chiederò al più presto un incontro al
nuovo Sindaco. Di prioritaria
importanza è la chiusura al traffico
del centro storico, ovviamente mi
riferisco alla zona Conservatorio e
quindi Via S.Pietro a Majella, Teatro
Bellini e Accademia delle Belle Arti. Il
mio sogno sarebbe quello di far
diventare queste strade una piccola
Salisburgo. Se si potesse realizzare,
certamente la città di Napoli ed il
Conservatorio ritroverebbero quel
posto che la storia ancora gli riserva.
Lei è il secondo direttore donna nella
storia del Conservatorio. L'estro
femminile influisce sul suo lavoro? In
che modo?
Sono la seconda donna nella storia
del Conservatorio ma sono la prima
donna napoletana e di scuola
napoletana a dirigere la prestigiosa
scuola. Sicuramente l'estro
femminile influisce su questo
tipo di lavoro: è un lavoro di
organizzazione, è un
lavoro di team che
fondamentale.
Il nuovo sindaco ha annunciato di
voler puntare sui grandi eventi
culturali per il rilancio della città.
Quale sarebbe, secondo lei, una
manifestazione ideale per esaltare la
tradizione musicale partenopea?
Innanzitutto bisogna dare spazio agli
eventi musicali in maniera
continuativa. Ascoltare un concerto
non deve essere un evento ma pane
quotidiano. Per i grandi eventi ho un
sogno nel cassetto e presto ne parlerò
al nuovo sindaco che sicuramente
sarà d'accordo in quanto il rilancio di
una città, la cultura di una città, si
manifesta attraverso la realizzazione
della cultura e per fortuna di arte e
cultura a Napoli ne abbiamo da
vendere.
Oltre ad essersi formata come
artista all'interno del
Conservatorio, ha prestato la sua
preziosa opera anche come
docente e direttore del coro.
Quali le diverse difficoltà
di questi due ruoli
XXIII
dei Licei Musicali è una grande fonte
di lavoro per i nostri giovani e
mi batterò per farne aprire altri.
Attualmente, a Napoli, abbiamo
un solo Liceo con l'indirizzo
musicale e così non va
assolutamente bene, tutti i
direttori di Conservatorio si
dovrebbero battere per la piena
attuazione della Riforma, non è
possibile che paesi come la
Turchia e la Spagna hanno
istituito i Licei Musicali e l'Italia,
patria della musica, ha appena
iniziato questo percorso.
Come immagina il futuro del
Conser vatorio tra dieci anni?
Come vorrebbe che fosse?
Vorrei che il Conservatorio di
Napoli, erede di una grande
tradizione accademica, possa
un giorno avere una
organizzazione didattica,
artistica e manageriale
simile al Conservatorio
Superiore di Parigi.
T
Tanti ragazzi e
qualche adulto, il
social network più usato del
momento, un’idea brillante e
una missione da compiere.
Questi gli ingredienti dell’”attacco
verde” messo in atto a piazza
Bellini lo scorso giugno. Artefici
dell’iniziativa Friarielli Ribelli e
Cleanap, i due gruppi di giovani che
si sono uniti per un obiettivo comune:
ripulire la città e ridarle l’aspetto che
merita. Non si tratta di
associazionismo né di
movimentismo, soltanto una
proposta di “perfomance
socialmente utile”, come si legge
sulla pagina Facebook di Cleanap
che conta oltre 3.200 iscritti, i quali
vi hanno aderito senza vincoli politici
ed ideologici, perchè il benessere di
Napoli è di interesse trasversale.
Giovanni
Maggiore e i Banchi
Nuovi sono già stati
rigenerati dall’”attacco verde”
che è riuscito a restituire
all’antico splendore anche piazza
Bellini. Lì Laura ed Emiliana, i due
“capitani” di queste squadre del
verde, si sono date appuntamento al
Decumano Maggiore, nel cuore di
Napoli, per pulire statue, cartelloni
dove le indicazioni, soprattutto per i
turisti, erano ormai illeggibili, per
lavare le scale ma anche piantare
fiori nelle aiuole e potare le piante
incolte. I negozianti hanno fornito
l’acqua, i volontari l’allegria e
l’ottimismo di fare qualcosa di buono
per questa città. Laura, studentessa
di agraria, un carattere da guerriera
unito ad una forza fuori dal comune,
con la sua vanga ha scavato nelle
Cleanap e Friarielli Ribelli:
pulire Napoli a colpi
di guerrilla gardening
Partecipazione di massa agli “attacchi verdi”
per tirare a lucido la città
di Alessandra Dell’Aquila
Autofinanziate e autorganizzate le
squadre del verde non possono e
non vogliono sostituirsi a quella che
dovrebbe essere la normale pulizia e
manutenzione di una piazza, ma
sono semplicemente delle
provocazioni costruttive ed operose,
affinché chi di dovere agisca per
fare “piazza pulita”. Finita l’era
dell’”armiamoci e partite”, chiunque
può presentarsi all’appuntamento
veicolato via internet armandosi di
scopa, paletta, detersivo, buste e,
ovviamente, di buone intenzioni,
per dare dignità di volta in
volta ai luoghi più belli della
città. Piazza Mercato,
largo san
XXIV
aiuole di piazza Bellini per poi
sistemare le nuove piante che i
volontari hanno portato
all’appuntamento; mentre, dall’altra
parte, Emiliana, giovanissima
laureata in conservazione dei beni
culturali si è data da fare per
pulire statue, cartelloni ed
eseguire operazioni di
gardening. L’ottimismo dei
volontari ha subito
contagiato
Prima
Dopo
Prima
Dopo
passanti e curiosi che si sono uniti
al gruppo per spolverare,
raccogliere carte e buste dai
giardini, tutti con il sorriso
smagliante di chi sa che dopo
un’esperienza così ci si sente
meglio.
Dopo qualche ora la piazza è
più bella, le piante potate, le
aiuole tutte verdi, le statue
pulite e i cartelloni
finalmente
XXV
leggibili ma soprattutto il sorriso dei
volontari ancora più ampio e la
soddisfazione leggibile sui loro
volti.
Molte le date in programma, un
vero e proprio “piano di guerra “
a colpi di clorofilla e di spugne,
che Friarielli Ribelli e Cleanap
stanno organizzando e
diffondendo online. Tappa
successiva: Porta
Capuana.
IL DVD
“L'Italia crede
falsamente di essere
nazione di città. È invece nazione
di paesi. E nei paesi c'è l'anima
nascosta, ci sono i talenti depressi, le
solitudini autentiche, i vuoti dell'emigrazione,
la vita che resiste sperando che l'identico prima
o poi muti”. Così Roberto Saviano ha
commentato il docufilm di Andrea
D’Ambrosio “Di Mestiere Faccio Il
Paesologo”, uscito di recente in
tutte le edicole campane al
prezzo di 7 euro, che racconta la
malinconica occupazione di
Franco Arminio, poeta vero,
che, come ha sottolineato
Saviano “ha indagato i paesi,
ma sopratutto ha raccontato
le vite di paese, laddove tutto
vive come se dovesse ancora compiersi ed è già,
invece, tutto compiuto”. Il Dvd è stato presentato
per la prima volta a Napoli lo scorso 22 giugno
nella sede della Run Comunicazione in via del
Parco Margherita dove D’Ambrosio ha risposto
alle domande degli spettatori ammirati e
commossi dalla proiezione del suo lavoro e della
Si è svolto il primo
Festival Nazionale Giovani
Talenti «Premio Città di
Sant’Anastasia Edizione 2011», tenutosi
da giovedì 7 a sabato 9 luglio nel centro
storico della cittadina in via Roma. Il
riconoscimento, gemellato con il «Premio
Massimo Troisi» e sponsorizzato da Comune di
Sant’Anastasia, ha visto 43 ammessi, dopo le
selezioni effettuate negli ultimi mesi nella
struttura altamente specializzata della Pmc, tra
cui molti giovani del Sud ma anche
rappresentanti di Centro e Nord provenienti da
Roma e Milano. “Il Festival è un contributo al
tessuto culturale e imprenditoriale della nostra
città – dice il sindaco Carmine Esposito (nella
foto) – e abbiamo accolto con favore l’idea di
accompagnare, come è nostro compito, sia la
promozione di nuovi talenti, sia la spinta, la
propulsione, che imprese del genere significano
per il territorio. Sant’Anastasia necessita di un
forte rilancio che non può prescindere
dall’esaltare le realtà che qui sono cresciute e
che altrove ci invidiano”. Il programma
dell’evento ha visto alternarsi tre tranches di
esibizioni per sera. Presidente della giuria il
Esce in edicola
“Di Mestiere
Faccio
il Paesologo”
Sant’Anastasia,
al Festival giovani
talenti sbancano
le donne
giornalista Laura Cocozza (nella foto con il
regista durante il dibattito). D’Ambrosio, già
autore dell’acclamato “Biùtiful Cauntri”, ha
presentato il suo lavoro, prodotto da Cesare
Apolito per Lama Film, anche al Circolo della
Stampa di Avellino lo scorso 7 luglio assieme a
Paolo Saggese, critico letterario, Aldo de
Francesco, giornalista e scrittore, e Gianni Festa,
direttore e fondatore del Corriere dell’Irpinia. Il
Dvd è completo di sottotitoli e di contenuti
speciali come “Riflessi di Paesologia”,
un’intervista ad Andrea D’Ambrosio, e l’intervista
ai Paranza Vibes. Franco Arminio, che vive e
lavora in Irpinia, si è inventato una nuova forma
di letteratura e di disciplina: «la paesologia». Ma
il film non è una banale, nostalgica apologia
idilliaca sui paesi della profonda provincia
italiana. Il protagonista non riesce a vivere nel
paese di Bisaccia, ma nemmeno riesce ad
andarsene via. È un pescatore di desolazione, e
nel suo peregrinare alla ricerca del puro e
dell’ingenuità profonda di un mondo
completamente cambiato dopo il terremoto
del 1980 entra in una galleria di
personaggi che non si raccontano da
decenni. (Armando Yari Siporso)
L’e-book
Maestro Peppe Vessicchio, a capo di un team di
esperti tra cui il tenore Piero Mazzocchetti, la
talent scout Isabella Abiuso e i giornalisti
Maurizio Cerino e Diego Paura. Colonna portante
del Festival, lo show-man Enzo Calabrese che ha
condotto la kermesse insieme ad Adriana
Canfora. Podio tutto al femminile con la prima
classificata Antonella D'Argenio, 18 anni, di
Mercogliano mentre al secondo posto si è
piazzata Mary Carapezza, 27 anni, di
Caltagirone. Per le due vincitrici il premio è una
produzione discografica. La terza classificata
invece, la tredicenne Raffaele Carfora
di Maddaloni, si è aggiudicata una
borsa di studio. Il successo di
L’evento questa prima edizione fa ben
sperare per il futuro, come ha
confermato il direttore artistico
della manifestazione Marianna
Porritiello: “Il nostro team ha un solo fine:
riportare Sant’Anastasia al ruolo di perla del
vesuviano. Ecco perché ci siamo dati un
obiettivo: che il Festival divenga per la
nostra città quel che la kermesse
dedicata al cinema è divenuta negli
anni per Giffoni Vallepiana”.
(EL)
XXVI
Approda
finalmente in e-book, in
esclusiva nazionale, sull’internet shop
di Iuppiter Edizioni
(www.iuppitergroup.it/shop/index.php)
“Holy Diver”, la prima storia di Cyber-Boy, il
supereroe made in Naples creato da Antonio
Cusano, ragazzo napoletano appassionato di
tecnologia e scienze. Ma chi è Cyber-Boy? Il
suo nome è Michele Pasini, ventenne
partenopeo che, entrato a far parte di un
esperimento segreto volto a potenziare
l’essere umano grazie all’elettronica, viene
coinvolto in un incidente che distrugge la sua
azienda e lo
trasforma in un
ragazzo-cyber.
Insieme ad altre
11 persone,
infatti, diventa
un soldato
cibernetico di
tipo C, con un
sistema nervoso
pilotato da un
Cyber-Boy,
Napoli
trova
un eroe
microcomputer quantico che lo rende più
veloce, più agile e più forte. Michele, come
soldato cibernetico, torna a Napoli, la sua
città natale, per combattere la criminalità,
protetto da una tuta antiproiettile ignifuga e
da un’armatura in lega speciale. Al suo
servizio la V.B.V. (Vettura Bellica Veloce),
un’automobile dalle linee sportive
pesantemente armata con cui il soldato può
comunicare tramite un’interfaccia telematica.
Tra fantasia e realtà, tra mirabolanti
avventure e semplice quotidianità, Cyber-Boy
tenta di dar voce alla parte di noi che più si
turba ogni volta che ci sentiamo angosciati
dai problemi della nostra società. Nel suo
ecosistema vedremo il nostro mondo con
occhi diversi e diverremo parte attiva per
cambiare ciò che non ci piace, prendendo
coscienza che il solo limite per trasformare la
fantasia in realtà è il tempo. Insomma,
Napoli trova un eroe. Mai come in questo
momento ce n’è proprio bisogno. La prima
storia di Cyber-Boy (le altre arriveranno
in autunno) è acquistabile
sull’internetshop di Iuppiter
Edizioni al costo lancio di 3
euro.(Enrico Lava)
XXVIII >XXXI/Scene da matrimoni
laportadeisensi
TOCCARE
VEDERE
SENTIRE
GUSTARE
ANNUSARE
XXVII
I
In un’Italia dove le
statistiche sui matrimoni
denunciano un vertiginoso calo e
una durata media delle nozze intorno 15
anni, il Sud, roccaforte delle unioni più
longeve, si dimostra ancora affezionato ai
fiori d’arancio. A Napoli, in particolare, le
nozze conservano ancora quell’aura di sacralità,
anche grazie ad un rito celebrato nella
maggioranza dei casi in pompa magna e con
festeggiamenti che a volte richiedono mesi e
mesi di preparativi. Ma siccome è costume dei
partenopei scherzare un po’ su tutto, ben venga
il manualetto “Trattato minimo sul matrimonio
Napoletano” (Piccola Biblioteca Partenopea) che,
tra il serio e il faceto, dispensa consigli sull’arte
della convivenza coniugale sia a sposi novelli che
a coppie consolidate, attingendo da libri, canzoni
e poesie del patrimonio culturale napoletano, con
un pizzico di scaramanzia che non manca mai.
Ecco quindi versi, detti e istruzioni per l’uso, un
concentrato di saggezza popolare, perché se “Na
mugliera ‘mpicciosa è peggio ‘e nu diebbeto” è
meglio saper scegliere, anche se lo stesso trattato
Vademecum
del matrimonio:
i manuali sul “sì”
alla napoletana
Roma in festa - e
molti napoletani “in
trasferta”- per il matrimonio
da mille e una notte dei
bellissimi Andrea Corbo e Anna
Janczak che hanno pronunciato il
fatidico sì nella sontuosa Basilica di
San Giovanni e Paolo al Celio. Gli
sposi, dopo la funzione religiosa,
hanno salutato amici e parenti nel
Chiostro degli Studi Romani, dove,
tra imprenditori, professionisti e
modelle – Anna è tra le modelle più
belle della Capitale – si è festeggiato
fino a notte fonda, allietati da musica
vintage e “sfilate” di piatti prelibati.
Tra le curiosità dell’evento,
segnaliamo la giacca “effetto Tron”,
abbinata a una cravatta azzurro
Napoli, dell’imprenditore pirotecnico
Nuccio Apolito che, tra un lazzo e
uno scatto, ha allietato gli invitati con
le sue folgoranti battute.
Andrea Corbo
e Anna Janczak,
sposi capitolini
ammette che è tutta
questione di fortuna, in
quanto “O matrimmonio è
cumm’ ‘o mellone: po’
ascì ianco e po’ ascì pure
russo”. Sempre sul
fatidico “sì”, da
pronunciare
rigorosmente a denti
stretti, segnaliamo
“Mettersi in Sposa”
(Edizioni del Delfino),
giochi di parole, aforismi e calembour sul
matrimonio, l’amore e il sesso di Renato Rocco
che regala pillole di sarcasmo e saggezza ai
neosposi e non solo. Se il viaggio di nozze
diventa “il puti-ferie” il matrimonio è “una
forma di ingratitudine”, con un occhio agli
esempi storici come quelli di grandi amori falliti,
“Enea e Bidone”, e di Adamo ed Eva, “il melodramma”. Insomma, che sia “un verme nella
mela dell’amore” o “la trappola per l’ultimo
arrivato”, il matrimonio conserva il suo
fascino ma solo per chi è disposto ad
assaggiare “l’amara meta della dolce
metà”.
XXVIII
Nella suggestiva ed
emozionante atmosfera
di un’autentica villa romana
antica, Francesca Iodice, figlia
del nostro collaboratore
Francesco e di Ines De Michele, ha
festeggiato le sue nozze con Ken
Kwabiah. Gli sposi, che vivono e
lavorano a Londra, hanno scelto
l’incanto della Baia dei Cesari per
salutare i circa 150 amici e parenti
(con larga rappresentanza inglese).
Dopo la celebrazione del rito da
parte della signora Concetta
Corcione, gli invitati hanno trascorso
ore indimenticabili in piena allegria e
relax, allietati dalla musica della
jazz-band Slivovitz di Pietro
Santangelo e Marcello Giannini e
dalle prelibatezze del ricco buffet
Perrotta. Francesca, bellissima ed
elegante nel suo abito di tulle bianco
duchesse, ha avuto come damigella
d’onore la nipotina Francesca Pia
Francesca e Ken
sposi nell’incanto
di una villa romana
Manna. Testimoni per la sposa,
Manuela Capriati, Simona De Falco,
Alessandra Laricchia e Maria de
Haan; per lo sposo, Ranil Jayatillake,
Tom Howe e Andrea Tringali. Per lo
sposo erano presenti la mamma Rose
ed i fratelli Jeffrey e Eric; per la
sposa, la nonna Teresa, le sorelle
Rosamaria e Teresa con Mauro. Una
menzione parrticolare per chi è
venuto da molto lontano: Fung Fung
e Reuben Verghese da Hong Kong e
Christine Miller da Chicago. La
meravigliosa serata è terminata con
il taglio della monumentale torta,
posta sotto un arco di fiori, ed il
lancio delle lanterne. Dopo la
cerimonia, Francesca e Ken sono
partiti il Brasile. Ad essi vadano, da
parte di tutta la redazione di Chiaia
Magazine, gli auguri più affettuosi
e...“Good Luck!”, buona fortuna.
Andrea e Anna
Francesca e Ken
NELL’ALTRA PAGINA IN ALTO
Gli sposi
IN ALTO
I genitori della sposa e la madre dello sposo
NELL’ALTRA PAGINA AL CENTRO
Nuccio Apolito
QUI SOPRA
Francesca e Ken
XXIX
Ferragamo
IN ALTO
da sx Carmen Padula, Alberto Lucarelli, Luigi
Lavorgna, Diego Rinaldi, Daniela Fossataro e
Luca della Valle
A DESTRA
Giovanna Massa, Enrica de Fusco,
Francesca de Gregorio
A DESTRA IN BASSO
da sx Carmen Padula, Annalaura e Enrica de
Fusco, Daniela Fossataro, Antonio Giordano,
Nicola Amoruso
Race Napolitano
A SINISTRA
da sx verso dx Pasquale Pisano, Ottavio
Lucarelli, Sara Napolitano, Roberto Race,
Enzo Boccia, Giovanni Lepre
A SINISTRA AL CENTRO
da sx verso dx Roberto Race e Sara
Napolitano
A SINISTRA IN BASSO
da sx verso dx Sonia Belluardo, Francesco
Greco, Enzo Le Fevre Cervini, Sara
Napolitano, Roberto Race, Lavinia Le Fevre
Cervini, Alfonso Trapuzzano,
AnnamariaScarpa, Caterina Stasi, Francesca
D'Amico
Roberto Race e Sara Napolitano, sposi
all’insegna dei 150 anni dell’Unità
All’insegna del tema dei 150 anni dell’Unità di Italia si sono celebrate, lo scorso
6 giugno a Castellammare di Stabia le nozze del giornalista ed esperto di
relazioni pubbliche e istituzionali Roberto Race con la consulente aziendale Sara
Napolitano. Il fatidico “sì” è stato pronunciato nell'antica Chiesa del Santuario
della Madonna di Pozzano e il patto d’amore è stato sancito dallo scambio delle
fedi dedicate ai 150 anni dell’Unità d’Italia, in oro bianco e diamanti, realizzate
ad hoc dalla Nardelli Gioielli. Dopo la cerimonia, gli sposi hanno accolto al
Grand Hotel La Medusa i centocinquata ospiti tra i quali il presidente
dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli, Enzo Boccia, Lucia
Valenzi, Cosimo Risi, Andrea Bagnolini, Giovanni Lepre, Pasquale Pisano, Enzo
Maria Le Fevre Cervini. Non sono mancati gli amici storici degli sposi come
Stefano de Angelis, Nancy Laudani, Luca Borriello, Salvatore Velotti, Gaia
Frascella, Eider Alonso, Lavinia Le Fevre Cervini, Ilaria Tosti, Vittorio
Pappalardo, Claudio Agrelli, Giovanni Lombradi, Elena Perrella, gli avvocati
Alfonso Trapuzzano, Francesco Greco, Caterina Stasi, Emilia Belfiore e
Francesca D’Amico, i giornalisti Enzo Agliardi, Bruno Bisogni e Livio
Varriale. Tutti hanno apprezzato l’originale menu tricolore annaffiato da
tanto buon vino e al tramonto l’immancabile taglio della squisita torta
nuziale dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia, impreziosita con
panna, fragoline di bosco e fette di kiwi ha concluso alla grande
la lunga giornata di festa per i novelli sposi.
XXX
Possedere un oggetto esclusivo, unico,
personalizzato in base ai gusti del cliente e
realizzato con materiali di prima qualità è il
vero status-symbol degli ultimi tempi. Per
questo Ferragamo ha ideato il progetto
Luggage MTO (Made To Order), che offre la
possibilità di personalizzare la nuova
collezione di valigeria su misura. Il brand nato
grazie all’artigiano di Bonito ha presentato il
Ferragamo
Uomo, arriva
il luggage
personalizzato
nuovo progetto al pubblico nell’esclusiva
cornice dello store Ferragamo Uomo di piazza
dei Martiri con un cocktail inaugurale
organizzato e curato dalla pr Daniela
Fossataro. Per l’occasione erano presenti
Patrizia Steccato, Responsabile Marketing
Europa Ferragamo, Angelica Visconti, Country
Manager Italia e Fabrizio Marino, Direttore
Ferragamo Uomo Napoli, insieme ovviamente
a molti clienti fedelissimi della griffe e a tanti
curiosi. La linea valigeria Salvatore Ferragamo,
quindi, grazie a questo innovativo progetto,
può essere personalizzata in base alle richieste
del cliente con pellami pregiati, funzionali ed
estremamente raffinati. Inoltre, gli accessori
MTO su ordinazione possono essere
impreziositi da una tag metallica, in una
speciale rivestitura galvanica che assicura una
durata pressoché illimitata, posta all'interno,
da incidere con una scritta a piacere.A tutti gli
ospiti intervenuti è stato offerto un cadeau
che rappresenta l’anima dell’iniziativa
votata alla personalizzazione degli
oggetti: l’omaggio, infatti, consisteva in
una targhetta in pelle dove far
incidere in loco le proprie
iniziali.
le foto sono di Bruno Rizzi
Da Vigneri
il lusso è di casa
Per l’inaugurazione della sua nuova casa a Palazzo
Calabritto, Giuseppe Vigneri ha riunito amici e conoscenti
per una cena a base di prelibatezze gastronomiche, tutte
rigorosamente crude: ostriche, gamberi, frutti di mare ed
altri bocconi prelibati, nati dalla fantasia dello chef di
Crudorè, che ne curava il catering, il tutto innaffiato da
vino e spumante di qualità. La dimora, ricercata ed
originale, riflette il gusto della famiglia che, intorno ad
un’officina orafa che crea internamente quasi tutti i modelli
che commercia, ha sviluppato una ricerca di oggetti
particolari. Giuseppe Vigneri, infatti, grazie anche ai
contatti di suo figlio Costya, che costruisce orologi in
Svizzera, è uno specialista dell’orologeria di alta gamma e
grazie ad una rete di rapporti internazionali privilegiati, è
uno dei pochi a Napoli che riesce a ottenere il pezzo
raro al prezzo giusto. Tra gli ospiti anche Maurizio
Marinella e Don Luigi Merola, autore del libro “Il
cancro sociale: la camorra. La storia di un prete
che non ha mollato” che a fine serata è stato
donato a tutti i partecipanti.
(Laura Cocozza)
XXXI
ferdinandopolverinodelaureto
La tua personale
avventura
in un nuovo, grande
Country Club
Dio ha proibito che io vada in un paradiso nel quale non ci siano cavalli.
(Cunninghame-Graham, Robert Bontine)
A sinistra il presidente Davide Gatta con Pietro de Padova
Saper17
Vivere
ARTE
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
A SINISTRA
Antifa, Psichedelia 2008
A DESTRA
Davide Rivalta, "Drawing,
Drawing, Paint Galleria Dino
Morra Arte Contemporanea
SOTTO
I getti di colore di Santiago
Cucullu negli spazi della
Galleria Umberto Di Marino
Arte /
Costume /
Storie /
Personaggi /
Cultura /
Lifestyle /
Eventi /
Turismo /
Relax /
Webmania
Arte in technicolor
Dalle gittate arancioni di Santiago Cucullu all’esplosione di
tulipani di Wardell Milan, passando per le giraffe di Davide
Rivalta. La vivacissima estate delle gallerie partenopee
Wardell Milan "On Beauty"
Galleria Annarumma:
Seire Nudes and Landscapes
IN BASSO
Napoli Grande Arte:
Elio Waschimps, Città cattive
ARTE
Arte in technicolor
di Valeria Puntuale
Molteplici e variegati gli appuntamenti con l’arte contemporanea proposti dalle
gallerie cittadine. Imperdibile
la personale di Santiago Cucullu dal titolo “The Chosen
Few”, fino al 19 settembre
alla galleria Umberto Di Marino di via Alabardieri,1.
L’artista argentino, classe
’69, torna a Napoli e stavolta
si concentra sulle modalità
con cui le esperienze possono
essere trasmesse a chi non le
ha vissute in prima persona,
sull’aderenza di una forma
estetica ad una realtà che si
presenta sempre soggettiva,
nonché sull’imprevedibilità
del risultato finale in relazione anche a chi lo fruisce.
L’artista, affascinato dalle
culture underground, ricordando la sua passione giovanile per la musica punk, ha
frequentato per un periodo
un club punk illegale di Milwaukee ed uno di Berlino, indirizzando la sua attenzione
sulle dinamiche aggregative e
di comunicazione di questi
luoghi e di chi li frequenta.
“The Chosen Few” (“I pochi
eletti”), infatti, è il nome di
una band di motocicilisti e
allo stesso tempo di un
gruppo musicale religioso (i
prescelti), ma sono anche coloro che vivono una determinata esperienza collettiva,
come pure i visitatori che accederanno alla galleria.
Gli acquerelli di grande formato Punk Room, The
Women in the Room e Two in
a Room richiamano le atmosfere punk dei locali underground,
ma
contemporaneamente riportano a galla tutte le impressioni registrate dall’artista
durante i suoi viaggi e dettano la cifra di questa ricerca
in cui ciò che è considerato
sporco, cattivo e aggressivo si
tramuta in canone stilistico
assurgendo a valore estetico.
Fondamentale anche l’uso
del video: Cumbia Moon
segue su un vecchio monitor
il percorso della luna al ritmo
di cumbia proveniente da
una radio, mentre “Laburar?
continua a pag 20
Saper
Vivere
18
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Santiago Cucullu,
"The Chosen Few"
Galleria Umberto Di Marino:
A SINISTRA
"The Creaky shaft" show
AL CENTRO A SINISTRA
Biches of Bedlam or the storm rises
AL CENTRO A DESTRA
Rolling Stone 2011
IN BASSO
Pink Pirate Faerie 2009
ARTE
D
a Barisani a TTozoi l’arte
napoletana del ‘900 è
rivissuta nella Sala della
Loggia del Maschio Angioino.
La mostra, intitolata “Grande
Napoli Arte”, ha raccolto dal 7
al 27 giugno la collezione
privata di Evan De Vilde –
all’anagrafe Luigi Di Vaia –
che nel suo museo
archeologico virtuale (Daphne
Museum) ha dato spazio
all’arte contemporanea.
Le opere, perlopiù dipinti,
esposte in senso cronologico
hanno stimolato il confronto
tra epoche e stili diversi, fra
artisti dei primi e degli ultimi
anni del secolo scorso. I
quadri possono essere
catalogati per il linguaggio
adoperato: da un lato vi è
l’arte figurativa, dai colori
vividi della “Figura di
pescatore con cappello di
paglia” di Gennaro Villani, in
cui risuona l’eco
dell’impressionismo francese,
al realismo figurativo di
Gianni Strino, fino ad arrivare
ad Elio Waschimps,
quest’anno ospite alla
Biennale di Venezia, e ai suoi
Saper
Vivere
19
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
La grande arte napoletana
del ‘900 rivive
al Maschio Angioino
di Rossella Galletti
ritratti di periferie urbane.
Dall’altro l’arte informale di
Barisani, in cui è l’idea e non
la cosa a liberare
l’espressione, di Spinosa, di
Del Pezzo e infine di TTozoi (il
duo composto da Stefano
Forgione e Pino Rossi) che ha
presentato l’inedito progetto
“Muffe su tela” dove elementi
organici, utilizzati al posto dei
colori, si lasciano deteriorare
producendo muffe.
Tra i 37 artisti nostrani,
spesso trascurati nel
panorama artistico nazionale
e internazionale, ne
compaiono di datati e di
nuovi. L’intento della
collettiva è stato dare
visibilità alla grande arte
napoletana e offrire spazio ai
movimenti avanguardistici
odierni, perché Napoli è una
città ricca di fermenti culturali
a cui prestare attenzione.
L’intento della collettiva è stato dare visibilità alla grande arte
napoletana e offrire spazio ai movimenti avanguardistici odierni
ARTE
continua da pag 18
Ni oi ni nunca” (“Lavorare nè
oggi nè mai”) ritma l’alternarsi di graffiti, creando effetti psichedelici. Chiudono il
percorso espositivo due wall
pieces, in cui tutte le suggestioni presenti nelle altre
opere trovano la loro sintesi
più completa. Il collage è invece il mezzo principale
d’espressione di Wardell
Milan, giovane artista statunitense ospite della galleria
Annarumma di via Carlo
Poerio, 8 fino al 15 Settembre. La mostra “On Beauty”
rappresenta una riflessione
sul concetto di bellezza come
diktat della società odierna: i
disegni su carta, i collages fotografici in bianco e nero dell’artista declinano corpi di
molossi della boxe - è l’immagine del dramma, della
tensione della vita verso una
liberazione o un riscatto - sfigurati da pozze di colore, disarticolati da tagli e
riassemblaggi cartacei, mostrando l’aspetto più vulnerabile di una irreprensibile e
virile mascolinità. La fragilità
acquista un potenziale
espressivo elevatissimo e la
sconfitta viene sublimata facendosi autentico eroismo.
Nella serie Heroine: Nudes
and Landscape, invece, l’intento manifesto di Milan è
quello di neutralizzare il
senso di distacco dal reale
imposto dalle icone distruggendo le icone stesse, mentre
in Tulipomania le forbici vengono sostituire da colori e
pennello.
Qui il tulipano si presta a
una riflessione sul desiderio
di possesso (fatto di amore,
idolatria, malinconia, perdita, ma anche anticipazione) come frutto di una
persuasione che diventa così
potere di condizionamento e
fascinazione dell’individuo.
Fino al 17 settembre la Dino
Morra Arte Contemporanea
di via Carlo Poerio 18 ospita
la mostra “Drawing, Drawing, Paint” di Davide Rivalta, a cura di Marianna
Agliottone. L’artista bolognese in questa sua personale
pone al centro dell’osservazione la giraffa e il ghepardo,
figure che nascono per l'ar-
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Wardell Milan
"On Beauty"
Galleria Annarumma:
A SINISTRA
Next-to-last-stand, maybe
AL CENTRO A SINISTRA
The Fight Marciano vs Charles
AL CENTRO A DESTRA
Seire Nudes and Landscapes
IN BASSO
Serie Tulipomania
chitettura anche se il confine
architettonico dello spazio
non può contenerle: la loro
durata è effimera, il loro
sconfinamento è provocatorio, l'attitudine di fondo mira
a una smaterializzazione del
disegno inteso come corpo instabile e mutevole al contatto
con i fattori contingenti (ambiente, luce, deperibilità). Il
principio comunque non è
trattare gli animali come oggetti di culto o soggetti di una
affettata narrazione, ma
come esseri viventi semplicemente in attesa. Di qualcuno
in cui imbattersi oppure di
uno sguardo umano con cui
dialogare, evento fondante di
quel "flusso di inevitabili tensioni" che si instaura fra arte
visiva e il pubblico, ma anche
quel "nesso di complementarietà opera-ambiente" che
sopravvivrà nella memoria,
sia a livello visivo sia a livello
emozionale.
ARTE
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
“RITORNA… LUPO”,
PERSONALE DI FRANCESCA MATARAZZO
DI LICOSA DA NAI ARTE
N
ai Arte Contemporanea ha esposto 20 opere su tela di
Francesca Matarazzo di Licosa, giovane artista napoletana al suo debutto sulla scena locale. La personale
racchiude nel titolo, “Ritorna… Lupo”, il percorso interiore dell’artista; la sua inquietudine “purificatrice”, che
porta ad una rinascita in cui si riscopre un’animalità primitiva, incarnata simbolicamente dal lupo, è letteralmente esteriorizzata sulla tela nella manipolazione di
sacchi per i rifiuti, fili di rame e pietre di arenaria. Materiali poveri utilizzati da neorealisti e dadaisti.
Nella galleria di via Chiatamone in tre sale a tema sono
state esposte le performance che segnano i tre momenti
del cammino verso la riscoperta del sé. Il primo rappresentato dalle opere in rame: fili di rame intrecciati fuoriescono dalla tela invadendo lo spazio dello spettatore, è
il preludio alla morte. Il secondo è la “morte” stessa: sulla
tela la Matarazzo ha dipinto donne sgozzate, decapitate,
trafitte, poi ha coperto i quadri con sacchi di plastica lavorati e dipinti, raffiguranti la maschera che ognuno di
noi indossa e prima o poi butta via, come i sacchetti dell’immondizia. Infine vi è la rinascita, interpretata con lettere, scolpite su tela insieme a pietre di arenaria, di primo
acchito indecifrabili, ma di cui è possibile individuare la
chiave di lettura. Le opere in rame sono diventate anche
pezzi di design: adattate con quattro piedi assumono la
forma di tavolini da salotto. (Rossella Galletti)
LIBRI
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Libera operiamo, promuove e coordina attraverso attività ed iniziative
volte a promuovere l’educazione alla legalità ed il
contrasto culturale alla
criminalità organizzata”.
“Per questo motivo - aggiunge Susanna Pedicini,
vicepresidente del Modavi
- è importante premiare e
dare visibilità a coloro i
quali, anche a rischio della
propria vita, combattono
con i mezzi a loro disposizione il crimine organizzato e l'atteggiamento
illegale che sta invadendo
ogni scampolo della nostra
società”. Simbolico anche
il logo della manifestazione, una pistola spezzata
da una penna, ideato da
Tony Baldini per Iuppiter
Group.
La cerimonia di consegna
dei premi, quest'anno dedicata alla memoria di
Roberto Morrione, fondatore di Rai News 24 e di
Libera Informazione, si è
tenuta lo scorso 29 giugno
presso l’Aula Pessina,
nella sede centrale dell’Università Federico II di
Napoli, preceduta da un
dibattito sul tema: “I
mass-media come fondamentale strumento di lotta
La seconda
edizione
del premio
organizzato
dalle associazioni
Modavi Onlus
e Libera
camorra Regione Campania,
Caterina Miraglia, Assessore
alla Pubblica Istruzione Regione Campania, don Tonino
Palmese, Vicepresidente
Fondazione Polis, Giuseppe
Lucantonio, Sostituto Procuratore Dda di Napoli, Luigi
Merolla, Questore di Napoli,
Ottavio Lucarelli, Presidente
Ordine Giornalisti della
Campania, Francesco Barbagallo, Ordinario di Storia
Contemporanea, e Sergio
Moccia, Ordinario Diritto
Penale.
Al termine del dibattito i familiari delle vittime innocenti di camorra hanno
consegnato il premio a
19 giornalisti segnalati per
l’impegno quotidiano contro
la criminalità organizzata
dalle rispettive redazioni televisive e giornalistiche delle
Giornalisti anticamorra, quando l’informazione
è al servizio della legalità
di Vincenzo Drago
"Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione,
sui giornali. Però parlatene".
Con questa esortazione
Paolo Borsellino evidenziò
l’importanza del ruolo che i
media hanno nel contrasto
all'illegalità ed alla criminalità organizzata. Seguendo lo
spirito che queste parole racchiudono, l’Associazione
“Modavi Federazione Provinciale di Napoli Onlus”,
insieme con “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, ha voluto
organizzare la seconda edizione del premio “Giornalisti
contro la Camorra”. La ma-
nifestazione, infatti, nasce
con l’intento di attribuire il
giusto riconoscimento a tutti
quei professionisti del
mondo dell’informazione che
ogni giorno, attraverso il
proprio lavoro, combattono
la camorra, nella consapevolezza che il ruolo dei media e
il lavoro di inchiesta giornalistica giocano un ruolo fondamentale nella “battaglia
per la legalità”. “Il premio afferma Alessandro Sansoni,
presidente del Modavi Napoli - si iscrive esattamente
nella missione che il Centro
di documentazione contro la
camorra, incardinato presso
l’assessorato regionale all’Istruzione, per il quale noi e
alla criminalità organizzata”.
All’incontro, moderato dal
direttore del Mattino Virman
Cusenza, hanno partecipato
Massimo Marrelli, Rettore
Università degli Studi di Napoli Federico II, Lucio De
Giovanni, Preside Facoltà di
Giurisprudenza, Alessandro
Sansoni, Presidente Modavi
Federazione Provinciale di
Napoli Onlus, Geppino Fiorenza, Referente Libera
Campania, Enrico Tedesco,
Segretario Generale Fondazione Polis, Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli,
Luigi Cesaro, Presidente
Provincia di Napoli, Gianfranco Valiante, Presidente
Commissione Speciale Anti-
province di Napoli, Salerno e
Caserta: Leandro Del Gaudio (Il Mattino), Dario Del
Porto (La Repubblica),
Fabio Postiglione (Roma),
Vincenzo Lamberti (Metropolis), Massimo Ravel (Tg
Regione Campania), Pierpaolo Petino (Videocomunicazioni), Rossana Russo
(Canale 9), Vincenzo Perna (
Canale 8), Nello Mazzone
(Napoli Canale 21), Livio
Varriale (Julie Italia), Francesca Nardi (Teleluna Caserta), Angelo Pompameo
(Italiamia), Rosario Naddeo
(Tele A), Francesca Scognamiglio (Napoli Tv), Fabiola
Conson (Televomero), Saverio Russo (Telecapri).
LIBRI
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Premio Rea, la Napoli di Fasolino in finale
apoli ultima chiamata”, l’ultimo libro dell’imprenditore napoletano Marcello Fasolino, edito da Iuppi“N
ter Edizioni e uscito di recente nelle librerie, è uno dei cinque
finalisti del Premio Letterario Domenico Rea. La giuria della
manifestazione, giunta alla XVII edizione, che si svolgerà
ad Ischia il 7 e l’8 ottobre 2011 al Grand hotel delle Terme
Re Ferdinando, ha infatti indicato Fasolino come finalista
insieme ad altri quattro autori: Francesco Recami con “La
casa di ringhiera” (Sellerio editore), Geo Nocchetti
con “Saldi di fine emozioni” (Tullio Pironti
editore), Maria Rosaria Pugliese con “Pazienti smarriti” (Robin edizioni) e Franco
Matteucci con “Lo show della farfalla” (Newton Compton editore). I cinque finalisti della
sezione Narrativa sono stati selezionati da Gennaro Sangiuliano (vice-direttore TG1), presidente della giuria tecnica composta da Alberto
Bevilacqua (scrittore), Gigi Marzullo (conduttore RAI), Alessandro Gnocchi (capo-redattore
Cultura de Il Giornale), Massimo Lojacono (docente) e Annella Prisco Saggiomo (operatrice culturale). Una candidatura di prestigio per Marcello
IL BUSHIDO, OVVERO:
L’ARTE DELLA GUERRA
NEL PAESE DEL SOL
LEVANTE
di Vincenzo Drago
U
scito per la prima volta quasi 20 anni fa sotto forma
di articolo destinato alla rivista “I quaderni di Avalon”, questo saggio si è via via arricchito di nuovo
materiale fino a diventare un libro, “L’etica del bushido. Introduzione alla tradizione guerriera giapponese” (Ed. Il Cerchio) agile e scorrevole, e non solo per via del numero di
pagine di poco superiore al centinaio; l’autore, Mario Polia,
docente di antropologia culturale e storia delle religioni, non
vuole dar sfoggio di eloquenza o erudizione e, grazie anche
alla sua profonda conoscenza della tradizione orientale, conduce passo passo il lettore alla conoscenza ed all’approfondimento dei concetti fondanti del Bushido. La prima parte del
volume illustra il Bushido inquadrandolo nella storia giappo-
Fasolino già terzo classificato nella XVI edizione del premio
con il suo libro d’esordio “Una Millecento blu”, edito da
Guida. Giunto ormai al suo terzo libro, dopo “Il quinto
leone”, antologia del 2010 in cui attraverso una carrellata
briosa di elzeviri, ritratti e personaggi, Napoli presenta la
sua faccia migliore, l’imprenditore partenopeo ha affinato
il suo talento di scrittore, coltivato inizialmente come hobby,
dando alle stampe un “Napoli ultima
chiamata” dove si fondono l’amore per la
città di Napoli e il desiderio di riscoperta
della sua grande energia soffocata. Protagonista del libro è, infatti, John Savarese, un noto architetto italoamericano
che giunge a Napoli con la sua famiglia
per un convegno. Il desiderio di conoscere la città, da cui era partito negli
anni ’70 suo padre, sarà più forte dell’insidia del pregiudizio e dei luoghi
comuni e, pur soffrendo l’evidenza di
alcuni aspetti deteriori, cercherà di
rintracciare antichi percorsi di perenne validità.
Il Libro
del Mese*
nese; la seconda parte, ben più corposa, approfondisce le qualità etiche (e non morali) del bushi, il guerriero giapponese, con frequenti
citazioni di aneddoti e poesie e la riproduzione e spiegazione del
kanji che quella qualità indica e definisce. La terza parte è dedicata
interamente ad un’antologia di haiku e tanka, brevi componimenti
poetici, che nella loro particolare concisione fanno da ideale contraltare alle approfondite analisi dello studioso.
E se da “tecnico” l’autore non lesina su nomi, dati e riferimenti
bibliografici, da “appassionato” non manca di confessare che "Ho
scritto perché ho voluto creare un'opera agile e pur ricca di dati.
Ho scritto, inoltre, perché credo che molti di quei valori etici
come la lealtà, la sincerità del cuore, il dominio di sé, il rispetto
per la parola data, l'atteggiamento benevolo verso i deboli
non sono appannaggio di una determinata cultura ma valori
fondamentali dell'essere che sono, o possono essere, ancora
attuali”.
Si tratta insomma di un libro da centellinare con cura, pagina per pagina, lasciando decantare e maturare ciascun paragrafo, rileggendolo dall’inizio o sfogliandolo a caso, certi
che ogni volta riserverà all’attento letture un guizzo, una
intuizione, una sorpresa o un’emozione.
*Segnalato dal Centro Librario Minas Tirith
(Sede del MODAVI Federazione Provinciale di Napoli ONLUS di via Pasquale del Torto 1/b)
LIBRI
di Enrico Lava
Ripensare il Novecento significa approfondire le biografie e le opere di quegli
autori che hanno portato
alla ribalta un secolo sterminato, personaggi non
sempre noti, se non addirittura dimenticati che
hanno, invece, contribuito
a dare un tono speciale
all’epoca. In questa impresa si sono cimentati Aurora Cacopardo e
Francesco D’Episcopo nel
saggio di critica letteraria
“Napoli: luoghi letterari”
(Iuppiter Edizioni). Se,
come disse una volta lo
scrittore Raffaele La Capria, «ogni luogo è una
specie di nave affondata
dentro di noi, che nel silenzio ci raggiunge con la sua
magia», i curatori di questo stradario dell’anima
Saper
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colosa e sorprendente, di
luoghi letterari in cui visioni e magie degli scrittori
protagonisti emergono
dagli abissi della vita.
“Speranzella”, “Scala a
San Potito”, “Via Gemito”
e “Montediddio”sono i testi
presi in considerazione dal
tandem di autori che
hanno offerto ai lettori un
tentativo di capire perché
autori come Bernati e Incoronato, che, forse, non
sempre sono stati in riga
alla vulgata ufficiale, siano
stati emarginati. Ma il tandem di critici ha anche evi-
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
denziato, per la prima
volta e con un approccio
diverso dal solito, il modo
in cui autori come Starnone e De Luca si sono misurati nella loro narrativa
con il “mito-realtà” della
loro città. I luoghi di Napoli, il loro respiro, la loro
pulsante umanità, diventano, nell’immaginario letterario attraverso le opere
di questi autori, stigmate
di una realtà che tende a
farsi sostanza di memoria e
di sogno.
I Quartieri Spagnoli, la
zona del Museo, il Vomero
Il saggio
di Aurora
Cacopardo e
Francesco
D’Episcopo rilegge
la città attraverso
quattro capolavori
“dimenticati”
di Bernari,
Incoronato,
Starnone
e De Luca
Sfogliando Napoli
e i suoi “luoghi letterari”
In questa escursione letteraria, autentica tipografia del cuore, tra le piazze gremite, vie e vicoli «parlanti»,
scale chiassose e voci di dentro, impariamo a conoscere meglio le fonti «vive» dei quattro scrittori, ognuno
dei quali presenta la sua Napoli
hanno deciso, come palombari in cerca
d’autori, di entrare, o meglio
di «scendere» in
quei luoghi dell’ispirazione di
quattro scrittori,
così lontani, così
vicini: Carlo Bernari, Luigi Incoronato, Domenico
Starnone e Erri De
Luca. In questa
escursione letteraria,
autentica tipografia
del cuore, tra le
piazze gremite, vie e
vicoli «parlanti», scale
chiassose e voci di dentro, impariamo a conoscere meglio le fonti
«vive» dei quattro scrittori, ognuno dei quali
presenta la sua Napoli, i
suoi eroi ed antieroi, le
sue fughe verso la nostalgia, il suo smodato desiderio di ritrovare, attraverso
la narrativa del sentimento, l’odore e la bellezza
dei giorni perduti. Un viaggio, quindi, che tra neorealismo e realismo magico, è
fondato sulla ricerca, meti-
e la collina di Pizzofalcone sono uniti da un sottile filo invisibile come in
una mappa dove lo
sguardo dei quattro scrittori partenopei si è soffermato per scegliere il
teatro delle proprie storie,
vere testimonianze, seppur di fantasia, come
quella dell’adolescente
cresciuto troppo in fretta
in “Montediddio”, quella
del ferroviere Federì e
della sua numerosa famiglia in “Via Gemito”,
quella dell’anonimo protagonista, dell’amico Giovanni che non c’è più e
delle altre anime di
“Scala a San Potito” e
quella di Nannina e
delle sue peripezie postbelliche in “Speranzella”. Un lavoro di
critica ma anche di ricostruzione letteraria
e della memoria condotto con scrupolosità e passione da
parte della Cacopardo e di D’Episcopo, un binomio
inedito e vincente
della saggistica.
LIBRI
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Libridine
“Supersud”, viaggio tra i primati del Meridione preunitario
di Aurora Cacopardo
M
immo Della Corte giornalista, scrittore, esperto di questioni
meridionali, con quest’ultimo lavoro “Supersud” (Iuppiter
Edizioni) dà un ulteriore contributo alla conclusione e crisi
del Risorgimento inteso come momento fondativo e di popolo dal momento che dai molti libri sul Risorgimento e sui 150 anni d’Italia
emergono le tensioni di una nazione che deve affermare le proprie radici. Il lavoro presenta due piani narrativi: i primati del Sud, lungo e
affascinante viaggio nei sette secoli di storia dell’Italia meridionale,
del Regno di Sicilia che allargò a tal punto i suoi confini fino ad aggiungervi la Campania nel 1734 cambiando la propria denominazione in Regno delle Due Sicilie, e storia dei Giornali meridionali
ricerca interessantissima in quanto apprendiamo che fin dalla metà
del XVII sec. nel Regno delle Due Sicilie si pubblicavano oltre cento
giornali e decine di riviste scientifiche, culturali e specialistiche. È interessante notare come la stampa meridionale ora a favore, ora contro il processo risorgimentale, riveli la presenza di una borghesia civile
ed attenta ai fatti che avvengono anche se essa è minoritaria rispetto
al fatto che il Sud era, in quel momento, formato per i tre quarti da
contadini ed analfabeti. Ciò ci riporta alla visione del Sud agricolo
diviso tra proprietà contadina ed immenso latifondo dove non era
possibile praticare culture intensive e pregiate. Tuttavia l’autore ci ricorda che il Mezzogiorno aveva un suo sistema finanziario molto evoluto ed i titoli delle Due Sicilie erano trattati nelle principali piazze
finanziarie d’Europa. Poi venne l’unificazione che ha annichilito la
società meridionale e di riflesso ha interrotto il processo di sviluppo
che sarebbe senza dubbio venuto fuori. Oltretutto le misure economiche dei governi centrali hanno come immediata conseguenza la testimonianza dolorosa dell’emigrazione prevalentemente meridionale.
Condivido il pensiero dell’autore e aggiungo che tra il 1871 ed il 1941
hanno lasciato definitivamente l’Italia 7 milioni di persone di cui
4.500.000 cioè il 64% provenienti dal Sud. Di fronte a questi colossali problemi l’iniziativa governativa fu spesso incerta, attardata o
scarsamente interessata ad altro che non fosse la difesa e la conservazione dello Stato Unitario recentemente costituito. Mimmo Della
Corte ritiene che: “il Sud abbia perduto nell’unificazione nazionale
ed abbia dato un contributo rilevante allo Stato italiano sin dal suo
sorgere e poi nel processo che ne è seguito... senza rimpiangere per
questo l’epoca borbonica che va distinta tra periodi fiorenti e periodi
di decadenza. Non si illuda il Nord - scrive - che sarebbe diventato
quello che è oggi, se non avesse potuto contare, nel 1861, sulle risorse
finanziarie del Regno del Sud e, successivamente, delle braccia dei
lavoratori del Sud, emigrati oltre il Garigliano il cui contributo allo
sviluppo della loro area è stato notevole e determinante”. Oggi spiegare il Risorgimento agli italiani è cosa difficile: c’è un certo grado di
ignoranza e di autolesionismo. Il richiamo a schemi interpretativi storiografici spesso si colora di intendimenti politici. Occorre coraggio
intellettuale per difendere le ragioni del Risorgimento e dell’Unità
d’Italia. Dovrebbe farlo la Scuola, ma ciò accade di rado. L’autore
cerca di raccontare la storia del processo unitario; riaprire pagine infami e le sofferenze del Meridione senza giocare allo sfascio e senza
rimpiangere la disunità d’Italia. Oggi è importante e urgente riflettere
sul senso della identità nazionale per non vanificare il martirio di tanti
giovani idealisti che sacrificarono le loro vite sui campi di battaglia
nella difesa della Repubblica romana e morirono nell’assedio di
Gaeta. Il libro si legge scorrevolmente ed è consigliabile sia per i docenti che volessero proporlo nelle scuole sia per studiosi e lettori interessati alla nostra Patria.
EVENTI
Saper
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Chiaia Magazine prosegue il viaggio tra i gruppi musicali emergenti
partenopei. Ancora una volta i generi, le sonorità, i musicisti e i locali
che li ospitano sono i protagonisti della quarta puntata
Ansiria, i figli
del “prog” nostrano
di Gianluca Massa
Nel dialetto napoletano la
'nziria indica un pensiero
fisso, un motivo che ti spinge
ad andare avanti per la tua
strada con caparbietà ed
ostinazione. E gli Ansiria
hanno più di un motivo che
li spinge a suonare. I membri
della band hanno in media
30 anni, tanta gavetta alle
spalle e la voglia di comunicare al mondo il loro essere
attraverso la propria musica.
Irvin Vairetti (voce, chitarra
ritmica e piano), figlio d'arte
del più famoso Lino, fondatore degli Osanna che negli
anni '70 hanno tracciato un
solco profondo nella musica
progressiva italiana, ha formato gli Ansiria nel 2006 insieme a Nello D'Anna
(basso) e Pasquale Capobianco (chitarra). Il loro rock
d'autore è ricco di spunti
creativi e motivi essenziali.
“Il vuoto e la sua vanità”
(FullHeads/Afrakà) distribuito dalla Audioglobe, è
l'album d'esordio che racchiude speranze e disillusioni
distillate in dieci gocce cristalline che di riflesso brillano del folk rock di Jeff
Buckley, degli ammiccamenti
radiofonici dei Coldplay e di
tutta la scuola cantautoriale
italiana da Daniele Silvestri e
Max Gazzè nei suoni, a Samuele Bersani nei testi. Gli
Ansiria aprono una finestra
sulle contraddizioni di una
Napoli disorientata tra una
dilagante vanità ed un vuoto
ideologico ed emozionale imposto dai media di massa.
Pensieri in volo, come lo
stormo di uccelli in copertina, che flettono le loro ali su
riflessioni di vita come can-
Il terzetto
cresciuto
nel segno
degli Osanna
e di Jeff Buckley
canta
“Il vuoto
e la sua vanità”
tato nel primo
singolo “Riuscirò” o sulla
spettacolarizzazione del dolore in “Casaoeste”, manifestando la loro anima
antimilitare in “Criminal
Soldier” e la profonda stima
per gli Osanna che li hanno
tenuti musicalmente a battesimo, riproponendo uno stupendo arrangiamento de
“L'uomo”, manifesto esistenzialista del prog anni '70.
Alla presentazione del disco,
in uno showcase alla Fnac, la
voce degli Ansiria, Irvin Vairetti, si è concesso un attimo
di pausa, chiacchierando
amichevolmente con noi.
Da dove viene il nome
della band?
Ansiria è nato in quel momento in cui ancora ti devi
dare un nome. E fu proprio
quella 'nziria, ovvero quel
capriccio ad illuminarci, che
poi abbiamo italianizzato per
non essere comuni e banali.
Difatti nel resto d'Italia non
lo associano al termine napoletano e non riescono a dargli
il senso che gli attribuiamo
noi, e questa cosa ci piace.
Tuo padre Lino è stato uno
dei
fondatori
degli
Osanna... com'è il tuo rapporto con lui?
Stupendo e di grande rispetto, è stato lui a trasmettermi questa passione. E poi
gli Osanna ci hanno cresciuti
musicalmente, anche se la
nostra è una dimensione diversa, un'altra sfaccettatura
del rock dato che il nostro
gruppo non è nato con un riferimento nel prog anche se
qualcosa c'è.
In molti trovano nella vostra musica somiglianze
con Jeff Buckley. Come
vivete questo paragone?
Per me Buckely è Gesù
Cristo nella musica.
Quando ho scoperto
Grace, ho iniziato ad
ascoltarlo tipo 7-8 volte
al giorno; adesso al
massimo ogni mese
devo farmi un'endovena di Buckley,
anche del disco che è
uscito postumo che è ricco di
cose che mi hanno folgorato.
Per noi è un punto di riferimento che col tempo abbiamo
assimilato
e
interiorizzato e, inconsciamente, riversato nella nostra
musica. Lo mettiamo fra le
stelle dopo le varie “J”, Jimi
Hendrix, Janis Joplin, Jim
Morrison. Ma siamo completamente diversi. E poi lui
aveva una qualità vocale immensa.
Avete già in programma
tour promozionali?
Crediamo, come molte altre
band oggi, nei mezzi di comunicazione di massa e di
rete come Facebook, MySpace... anche se MySpace
oggi non è più un canale
forte come lo era prima però
sta di fatto che una pagina su
MySpace è molto più visitata
di un proprio sito. Per i concerti siamo in fase di definizione delle date, ci saranno
vari showcase anche fuori
Napoli.
EVE
NTI
Saper
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Moodhula,
dub in salsa napoletana
di Gianluca Massa
Prima c'erano gli Almamegretta; poi sono arrivati i 24
Grana; ora è il tempo dei
Moodhula, giovane band napoletana che si affaccia sulla
scena musicale con una forte
personalità dub che strizza
l'occhio al reggae e al funk
più acido. Nati nel 2003 da
un'idea di Raffaele De Mato,
in arte Rapha, voce e autore
dei testi, che allora si cimentava a proporre basi agli
amici per puro diletto. Poi
l'incontro con Dario Castaldo, dubmaster, e l'avvio
del progetto Moodhula. Il
nome è l'alterazione di uno
stato d'animo, il mood per
l'appunto, attraverso movimenti seducenti come l'hula,
l'ancheggiare del tipico ballo
hawaiano.
Il loro album d'esordio, “Rewind – play solo andata”,
pubblicato da Fullheads (etichetta Graf) e distribuito da
Audioglobe, è un concentrato
di battiti pulsanti di puro
groove che fondono le atmosfere più scure del dub a sonorità fresche in perfetto stile
Casinò Royale, spesso prendendo in prestito i suoni
retro-funk ai primi Subsonica.
L'ironia dei testi è voluta nell'intento di rendere più semplici e naturali i racconti
urbani delle 10 tracce del
disco, in un mix linguistico
tra italiano, inglese e napole-
Grande
clamore
per “Rewind”,
l’album
d’esordio
della band
partenopea
tano che ricorda
un giovane Pino Daniele alle
prese con “Nero a metà”. La
voce di Rapha serpeggia sulle
modulazioni elettroniche di
Dario che dal suo mixer manipola il suono con riverberi
ed effetti delay, tra singjaying
e beat ballabili decisamente
più radiofonici. Il risultato è
un disco godibile che scorre
tra i ritmi incalzanti di
“Gira”, il toasting di “My
Time” e la più divertita
“Suono” funk in cui ricordano il padrino del soul Mr.
James Brown. E se per il
video del primo singolo
“Astratto” c'è la collaborazione con Luchè dei Co'
Sang, in fondo al disco compare anche un remix di “Rewind & play” per mano di
Paolo Polcari e Gennaro Tesone, l'attuale nucleo degli
Almamegretta. Durante le
esibizioni live la line-up della
band si arricchisce con Andrea Cannata alla batteria,
Giancarlo Sannino alla chitarra e Massimiliano Pone al
basso. Alla presentazione del
disco alla Fnac, Raffaele e
Dario hanno risposto ad alcune nostre domande.
Come vi siete conosciuti?
Io e Dario ci siamo incrociati
per amici in comune. Poi l'ho
contattato su My Space. Lui
era ancora in fase di studio di
dub ma ha usato i Moodhula
come cavia... e la cosa è andata più che bene.
Gruppi che vi hanno ispirato?
All'inizio ci siamo un po'
scambiati opinioni e cd. Io gli
passavo i dischi di Fat Freddy's Drop, lui mi proponeva
gli Asian Dub Fondation e
Bootsy Collins... e poi ci
sono anche gli Almamegretta, il miglior gruppo
napoletano a mio parere, e
i Casinò Royale con Giuliano Palma.
Come pensate di promuovere il disco?
Oggi credo che la metà
del successo di un
gruppo è dovuto ad internet. Ci sono Facebook e My Space che
aiutano le giovani
band emergenti come
noi, facendo girare la
voce, parlandone, linkando
video, taggando foto e cose
simili. Prima c'erano i talent
scout, ora è difficile trovarne
uno. Così utilizziamo la rete
per far passare la nostra musica, oltre a cercare di suonare tantissimo, a volte lo si
fa per una birra. Solo suonando puoi ricevere un feedback positivo. E poi c'è la
InEventComunicazione che
ci aiuta benissimo.
In “Gira” cantate che la
ruota prima o poi deve girare dalla parte giusta... ci
credete?
Quando abbiamo iniziato
questo progetto, in tanti ci
dicevano che il nostro non
era un prodotto buono, che
forse era meglio dimenticarlo. Ora siamo riusciti a registrare
un
disco,
incontrando sulla nostra
strada tanta gente che ci
vuole bene, che ci sostiene e
che crede in quello che facciamo. Che la ruota giri noi
ci speriamo sempre.
LA
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Sfizi&Note di Massimo Lo Iacono
LE NOTTI MUSICALI DI ISCHIA E CAPRI
Sfizi & Note” dell’estate 2011 coglie e segnala preziosi
appuntamenti che brillano nei dintorni immediati, da
ascoltare e gustare con gioia in villeggiatura, spostandosi
dalla città per una sera magari. Isole comprese. Ecco Ischia
offrire, in una triangolazione prodigiosa di ville splendide ed
insigni per pregi diurni assolutamente propri, qualificatissime
serate musicali organizzate in festival. Alla “Mortella” Lina
Tufano organizza da tanti anni, prima con Lady Walton ed
ora in suo ricordo, concerti cameristici con solisti giovani di
importanti scuole italiane, anche conservatori,
nell’auditorium della villa carico di memorie del fondatore, il
compositore William Walton; nel teatro aperto e panoramico
invece si svolge, con poche manifestazioni - la crisi, la crisi! una breve rassegna sinfonica o quasi, con atra direzione
artistica. Questi concerti si concentrano in piena estate, quelli
da camera si protraggono dalla primavera all’autunno. Lì
vicino c’è villa Arbusto, preclaro museo archeologico, che
quest’anno ospita i quattro concerti dell’edizione 2011, terza,
del piccolo ed apprezzato festival “Note sul mare” tra il 19
luglio ed i primi di agosto: anche qui solisti giovani, per lo
più, invitati dalla direzione artistica dell’ottimo duo MontiBianco, a loro volta protagonisti di un gran bel successo
personale in un recital alla “Mortella”. Sia Lina Tufano sia
Federica Monti e Fabio e Bianco sono ischitani, di
riconosciuto merito, ed è ottima cosa. Infine, nuovo festival
alla villa “Colombaia” di Luchino Visconti, terza villa tra
cotanto fulgore storico. Dopo un anno di incoraggiante
successo e sapiente cautela vissuto con ottimi eventi, Massimo
Bottiglieri ha potuto riaprire l’istituzione per l’anno in corso,
“
con un festival articolato intorno alla
figura del regista, eccellente
nell’opera, amico della Callas:
direttore artistico del festival, che
terminerà il 6 agosto, con
rievocazione-ricostruzione del ballo
dal “Gattopardo” è Sergio Segalini,
stimatissimo artefice del successo
europeo del festival di Martina Franca, felicemente
recuperato dopo l’allontanamento dal San Carlo. L’omaggio a
Mahler per il centenario della morte è stato realizzato da
ottimi artisti, con concerti i Lieder, dotti e cordiali, tuttavia.
Hanno cantato con universale consenso Eufemia Tifano e
Massimiliano Gagliardo, al pianoforte Marco Boemi. A Capri
ci sono le manifestazioni in Certosa, fatte senza pubblicità in
terraferma, e piuttosto continua la storia dei successi sia dei
concerti alla villa di Axel Munthe, tutti i venerdì al tramonto,
sia dei concerti della fondazione “F. M. Napolitano” curati da
Maria Sbeglia, organizzati in varie serie, culminanti nella
tradizionale kermesse “dal Barocco al jazz” sulla terrazza
sbalorditiva del Cesare Augusto: qui ci saranno gli
“Imprenditori per caso”, l’”Orchestra della Magna Grecia”,
Peppino di Capri, il liuto arabo di Salvatore Morra. Meno noti
l’”Amalfi coast festival”, i concerti a Vietri in Villa Guariglia.
A Ravello, il festival sempre sapientemente diretto da Stefano
Valanzuolo, offre tra molti appuntamenti con giovani solisti
ed anziani scrittori, giornalisti, l’attraente concerto bizzarro
all’alba per la “Notte di San Lorenzo”: da vivere, o tornare a
vivere in buona compania!
Sguardi lontani di Francesco Iodice
QUANDO IL GENIO DELLA MUSICA
SI ESIBÌ A CAPPELLA VECCHIA
ello “sguardo” di gennaio/febbraio scrivemmo che Mozart,
accompagnato dal padre Leopold, fu ricevuto a Palazzo Sessa. Ciò
Navvenne
il 18 maggio 1770 ed i padroni di casa - Sir William e la sua
prima moglie Catherine Barlow - fecero sfoggio di musicalità, infatti, la
gentildonna «si esibì al suo prezioso clavicembalo B. Tschudi, con due
tastiere e registri a pedali, in onore degli illustri ospiti senza riuscire a nascondere la propria emozione». Leopold Mozart e suo figlio Wolfgang erano giunti
a Napoli la sera del 14 maggio del 1770. Sir William Hamilton, ambasciatore britannico a Napoli e loro vecchia conoscenza londinese, organizzò una
riunione musicale tra amici musicofili. A Palazzo Sessa, quasi certamente in quella stessa occasione, i due Mozart conobbero il giovane amico di Hamilton, il
musicofilo clavicembalista Kenneth Mackenzie. Nel diciottesimo secolo molti nobili, soprattutto inglesi, tedeschi e francesi, e diplomatici appartenenti a
delegazioni straniere, con le loro consorti trascorsero lunghi periodi a Napoli integrandosi con il tessuto culturale cittadino. Sir William e Lady Hamilton
ricevevano a Palazzo Sessa in Cappella Vecchia: lui suonava il violino, lei amava il canto e suonava il cembalo. I Mozart, dopo essere stati ospitati dagli
Hamilton, rimasero molto soddisfatti, anche se sorpresi dall’emozione provata da lady Hamilton per la presenza di Mozart. Infatti, in una lettera inviata alla
moglie Anne da Napoli, il 19 maggio 1770, Leopold scrisse: “Ieri sera ci recammo in visita all’ambasciatore inglese Hamilton la cui moglie suona il
clavicembalo in maniera straordinariamente commovente ed è persona assai
piacevole. Ella tremava perchè doveva suonare in presenza di Wolfgang” (che
allora era uno «scazzoppolillo» di 14 anni!, ndr). Durante il concerto, Fabris,
pittore personale di sir William, ritrasse l'importante evento: con i due Mozart
sono raffigurati alcuni personaggi del tempo che bene evidenziano la «scuola della
vita lieta e leggera», come Goethe ebbe a definire Napoli. Resta solo l’amarezza
che nulla ricorda la permanenza di Mozart nella nostra città; e sì che l’illustre
compositore, assieme al padre, sostò da noi per un mese e più - oltre che a
palazzo Sessa - a palazzo Cellamare (in cui tenne un concerto) e a palazzo Miceli
di Teora alla riviera di Chiaia, sede dell’Ambasciata asburgica, né infine è stata
affissa alcuna lapide sulla casa in via Seripando a S. Giovanni a Carbonara, dove
abitò con il padre. Eppure il grande genio in seguito appuntò: “Sono passati 17
anni da quando andai in Italia. Chi, avendola vista una volta, non la ricorda per
tutta la vita? E specialmente Napoli...”. Napoli, core ’ngrato?
LA
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
JOSÉ PADILLA, DAL CAFÈ DEL MAR ALLA ROTONDA BELVEDERE
C
i sono quegli eventi che
segnano una stagione e chi non
vi ha partecipato lo rimpiange a
lungo. Uno di questi è stato
sicuramente lo sbarco,
direttamente da Ibiza, al Club la
Rotonda Belvedere di Bagnoli di
José Padilla, il dj spagnolo,
producer numero uno al mondo di
musica ambient e chill-out,.
Padilla, famosissimo per aver
curato e creato le compilation
“Café del Mar” con gli album chillout/lounge più venduti nel
panorama artistico musicale internazionale, ha
regalato agli ospiti della Rotonda, nota al pubblico
della notte per i suoi fantastici party ed aperitivi
in riva al mare, una serata indimenticabile. La
perfetta organizzazione di Marco Donzelli,
Silvana Vaccarella, dell’art director Antonio
Salmieri e dei pr Manlio D’Agostino,Ciro Vitiello e
Gianni Cavalieri ha fatto sì che la serata si
svolgesse in maniera impeccabile, a partire dalle
21, con un gustoso aperitivo a base di finger food
e prelibatezze mediterranee. L’atmosfera si è
scaldata poco prima della mezzanotte, quando il
dj Enzo Cipolletta ha aperto per l’ospite della
serata. L’attesa dei fan è stata ampiamente
ripagata, del resto Padilla ha un pedigree di tutto
prestigio come ambasciatore della musica che
anima le notti di Ibiza nel mondo. Da Londra a
Parigi, da Montecarlo ad Amsterdam, da Mosca a
Roma, da Miami a Sidney: tutta una serie di
grandi successi. La formula “Cafè del Mar”,
infatti, grazie al mix di musica rilassante,
atmosfere soffuse e cocktail sorseggiati in riva al
mare davanti al tramonto ha dato un nuovo volto al divertimento fatto non più soltanto di feste house notturne e
after hour fino alle prime luci dell’alba e oltre. Il progetto nasce a San Antonio il 20 giugno 1980, grazie
all'iniziativa di Ramón Guiral, Carlos Andrea e José Les. Nel giro di pochi anni, il Cafè del Mar di Ibiza diventa
punto di riferimento di intellettuali, scrittori e bohèmiens. La storia della compilation racconta che sul finire degli
anni ‘80, in seguito a numerose richieste da parte dei frequentatori del locale, furono registrate e messe in
vendita alcune audiocassette, che proponevano la medesima selezione musicale diffusa nelle serate al Café. Nel
1994 José Padilla crea il primo album della nota serie di compilation omonime. Ad oggi, sono state prodotte 17
compilation principali, oltre a diversi album celebrativi - come è successo in occasione del 20°, 25° e 30°
anniversario di Cafè del Mar. (Fabio Tempesta)
LE FATE, IL SOLE
DI MONTEDIDIO
Nella mappa del sole “artificiale” perfetto, tra i centri estetici di ultima generazione, a Chiaia
si fa largo, con la sua ampia offerta e i suoi supersconti, il ritrovo del superbenessere “Le
Fate”, a via Egiziaca a Pizzofalcone 80. Qui, per chi desidera staccare per una mezzoretta e
lasciarsi inondare da calore e relax, c’è una ricca scelta di lampade ipertecnologiche, di
massaggi “ristoratori” (prezzi da 18 a 25 euro) e di trattamenti per il viso (20 euro). Tra le
specialità del centro anche manicure-pedicure, ceretta e un’offerta davvero conveniente per le
spose che desiderano un trucco sorprendente. Insomma, un ventaglio di possibilità per
migliorare il proprio corpo senza spendere molto e per presentarsi in spiaggia con una pelle
dorata e non tristemente bianchiccia. Non resta che affidarsi alle “fate” e alla professionalità
di Rosa Di Mauro che con amore, simpatia e competenza, insieme al suo staff, porta avanti il
centro estetico, promuovendo un “benessere” pulito ed economicamente sostenibile.
Per saperne di più: Centro Estetico Abbronzante Le Fate (anche su facebook),
cell. 3664057589
Amarcord
di Rosario Scavetta
IL CARDINALE
E IL PESCATORE DI POSILLIPO
U
n curioso aneddoto posillipino,
trova spazio nelle pagine di “Posillipo Story – Luoghi, leggende,
curiosità” (Edizioni Irace), piccola antologia completa di racconti di vari autori. Lo
scrive il professore Antonio Lazzarini, di
seguito riporto il testo: «Il cardinale Vincenzo Grimani, nominato vicerè di Napoli dall’imperatore d’Austria, non era
benvoluto dal popolo e, in particolare,dai
pescatori che lo accusavano di aver aumentato la gabella sui prodotti ittici. Un
pomeriggio d’estate del 1711 volle andare con la sua corte a Posillipo, per vedere da vicino il celebre palazzo
“Donn‘Anna”. Al momento del ritorno si
levò un forte vento e le onde spingevano
il vascello del presule verso la scogliera.
Per evitare maggiori pericoli, il capitano
si rivolse ad un pescatore del luogo perché chiamasse qualcuno pratico dei fondali per spingere al largo l’imbarcazione.
Costui subito chiamò ad alta voce un marinaio: “Grimani, ohè, Grimaniii...” sentendo il richiamo, il cardinale,
meravigliandosi che a Posillipo ci fosse
una persona col suo stesso cognome, domandò spiegazioni ed il pescatore rispose. “‘o nommo nnun è ‘o suio, ma tutti
‘o chimmano accussi pecchè è nu carugnone prepotente...”. Il vicerè, con il viso
imporporato più della tonaca, comprese
che l’aria di Posillipo non gli era congeniale e ritenne preferibile rincanttucciarsi
a poppa del vascello».
LA
PILLI
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
CIRCOLO UFFICIALI:
INCONTRI MUSICALI ALL’INSEGNA
DI LISZT E CHOPIN
fa vivere la romantica sensazione
dell’amore che giunge dirompente ed
ineluttabile a scandire la fragilità della
vita. Intenso il viaggio musicale della
pianista che ha aperto con “Chiar di luna”
di Beethoven, ha proseguito con “I
Notturni” di Chopin, il “Sogno d’amore” e
“Consolazione” di Liszt, “Ave Maria” di
Gounod, per chiudere con “La serenata” di
Schubert.
Le melodie, non solo nelle volute di
arabeschi ma nelle gradazioni cromatiche,
hanno creato un’atmosfera di meraviglia
e di imprevisto: un’armonia oscillante in
movimento continuo come le onde del
mare che solo il pianoforte è capace di
esplicare. La canzone classica napoletana
ha ricevuto moltissimi applausi. (ac)
apoli, città che in questi tempi fatica a dare notizie
positive, ha fatto brillare - nell’oscurità della
Ncronaca
quotidiana - un evento apprezzabile.
L’Associazione culturale “S. Alfonso” ha presentato
presso il Circolo Ufficiali Marina Militare di Napoli - via
Cesario Console - “Incontri musicali” a cura della
pianista Marina d’Angerio di Sant’Adjutore. L’evento ha
suscitato interesse ed emozioni in un periodo di crisi
come quella che stiamo vivendo. Il programma in due
tempi: Musica classica omaggio a Chopin e Liszt, e
Musica internazionale e classica napoletana. Liszt è
stato ricordato perché si sta celebrando quest’anno da
più parti il bicentenario della nascita e Chopin perché
con i suoi larghi arpeggi, la melodia a grandi intervalli
A
ncora una volta la Suprema Corte
(V Sezione penale) è stata chiamata
a dirimere una controversia in materia
di rapporti - non sempre idilliaci – tra
datore di lavoro e dipendente: con la
sentenza numero 22816/2011, infatti,
gli ermellini hanno confermato la condanna (già comminata dal giudice di
merito) ai danni del capo di un’azienda,
reo di aver pronunciato espressioni ostili
del tipo “sei una vergognosa” e “ti farò
schiattare” contro una sua impiegata. Il
motivo di tanto astio stava nel rifiuto
della donna di firmare una lettera di dimissioni: di qui, l’ira funesta dell’uomo
che, profondamente incollerito, aveva
dato libero sfogo alla propria rabbia
«prospettandole – si legge nella sentenza
– un trattamento sistematicamente vessatorio». Chiamati a pronunciarsi sulla
rilevanza penale di un simile linguag-
L’oralegale
di Adelaide Caravaglios
“INGIURIE”
SUL LAVORO
gio, i Giudici di Piazza Cavour hanno
precisato – contrariamente a quanto asserito dall’accusato, secondo il quale la
Terni&Favole: Tintarella di fortuna
Il gran caldo spacca le vie e alla Tabaccheria Postiglione, a Largo Ferrandina a Chiaia, i
giocatori del “10eLotto” spaccano i minuti per non perdersi le estrazioni del gioco del
momento. C’è chi punta su tre, quattro o cinque numeri e chi ogni giorno, alla stessa ora,
si ripresenta con la stessa combinazione perché “prima o poi deve uscire”. Tra ventilatori,
gelati e sentenze calcistiche (Cara Inter, restituisci lo scudetto…), Alberto Postiglione, con
la calma dei forti, consiglia numeri senza sosta, assediato da sognatori e trovatori.
“Almeno fino ai primi di settembre bisogna puntare sul terno del ferragosto che fa 1 - 15 81, da giocare sulle ruote di Napoli, Genova e Bari. Per chi, invece ama gli ambi,
caldeggio una serie che potrà dare delle belle soddisfazioni: 28 - 86, 28 - 78, 25 - 33.
Questi ambi vanno giocati su tutte le ruote e su Napoli e Roma per almeno 10 estrazioni”.
Mentre dallo schermo della tabaccheria una pioggia di numeri cade sui giocatori,
Postiglione infila l’ultimo treno della fortuna: “Il terno dell’Assunta fa 15 -14 -28 e va
giocato per tutto agosto; chi invece, vuole tentare il colpo grosso consiglio di credere
intensamente nella quaterna dell’ombrellone: 1 - 90 - 32 - 56, da giocare su tutte le ruote
delle città di mare per l’intera estate”.
Buona estate e buonissima tintarella!
1+15+81/28+86/28+78/25+33/15+14+28
Quaterna dell’ombrellone
1+90+32+56
frase incriminata (i.e. “ti farò schiattare”) non poteva costituire reato di minaccia, stante il significato “incerto” del
verbo “schiattare” – che «... non solo è
di uso comune, ma è riportata su tutti i
dizionari della lingua italiana con l’inequivoco significato di “ti farò crepare”».
Anche l’altro epiteto, quello, cioè, di
“vergognosa” è stato correttamente valutato nel contesto «... ed aveva chiaro
ed univoco significato ingiurioso che la
sentenza impugnata ha ritenuto». Ecco
i motivi che hanno spinto l’organo giudicante alla ratifica della condanna, decisione, questa, avvalorata, tra l’altro,
dalle prove che la povera “vergognosa”
aveva portato in giudizio: un foglio stropicciato con la lettera di dimissioni non
sottoscritta e la testimonianza di una
collega che, suo malgrado, aveva assistito alla discussione.
LA
PILLI
Saper
Vivere
BellaGente di Tommy Totaro
AUGUSTO LACALA
L’ARTISTA DEL RICICLO
Riutilizzare tutto, anche la testa, è il motto
di Augusto Lacala, presidente di Bidonville,
un’associazione nata a Napoli nel 1993 che
oggi conta 3 mila iscritti, e ogni anno
organizza la Fiera del baratto e dell’usato. In
una città che non sa cosa fare dei rifiuti,
l’esempio di Bidonville coinvolge hobbisti e
cittadini comuni ansiosi di ridare vita ai
propri oggetti anche dopo averli sfrattati da
cantine e soffitte. Insomma, una missione
che nel tempo è diventata una professione.
Come ti è venuta in mente l’idea di
organizzare la prima “Fiera del baratto e
dell’usato”?
È stata un'esigenza, molti dei soci di
Bidonville che barattavano con l'associazione
abiti, dischi e libri con la formula prendi due
porti uno. Chiedevano più spazio per poter
portare mobili, elettrodomestici ed altro a
causa di un trasloco, o oggetti che non
venivano più utilizzati, come ad esempio
biciclette o passeggini di bambini ormai
cresciuti.
S
i chiama Valeria Nikolskaya la Miss Pin
Up Chiaia di questo numero. 23 anni, moscovita doc, è alta un metro e 77 e le sue misure sono 90-73-92. Felina e femminile al
massimo, come si addice al suo segno zodiacale, quello del Leone, Valeria lavora come fotomodella e attrice. Le principali
doti del suo carattere sono la
creatività e il senso dell’umorismo che, uniti all’ambizione e alla
sua prorompente sensualità, formano un mix esplosivo. Valeria,
che si definisce una ragazza semplice e sincera, amante delle buone
maniere, coltiva tanti interessi tra cui
la Cabala (disciplina praticata da
tante star internazionali come, ad
esempio, Madonna), la psicologia, la
letteratura, i viaggi e la fotografia.
Grande appassionata di musica, ama
andare a teatro e ai concerti e si tiene in
forma praticando yoga e pilates. Laureata in Pubbliche Relazioni alla statale
di Mosca, Valeria, che in quanto a femminilità e movenze ricorda molto Monica
Bellucci, sogna di raggiungere come attrice
il successo della diva italiana ma coltiva
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CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
Per questo decidemmo di cercare un luogo ampio, comodo e sicuro dove poter
scambiare o vendere queste cose ancora utili e l’abbiamo trovato nella Mostra
d’Oltremare.
Come ti senti, in qualità di Presidente di Bidonville, ad aver raggiunto il
traguardo della trentesima edizione?
Incredulo di aver raggiunto le 30 edizioni ma pronto per la 31esima.
L’oggetto più “impensabile” che hai visto vendere nel corso degli anni?
Un bidet di legno di un postribolo anni ‘30, pagato una cifra esorbitante!
Sei riuscito a ridare una vita ad oggetti destinati al bidone, creando una
manifestazione di culto. Pensi che i
napoletani riusciranno a “riciclare” i
propri rifiuti?
Sì, quando i napoletani hanno cominciato la
raccolta differenziata si sono raggiunte alte
percentuali, poi crollate quando i cittadini
hanno visto che tutto veniva raccolto
indiscriminatamente, tradendo i loro sforzi
per rendere la città più pulita e vivibile. Guai
a prendere in giro i Napoletani.
Cosa colleziona Augusto Lacala?
Gli amici, la cosa più bella.
Cosa ti auguri per il futuro di
“Bidonville”?
Sogno un grande spazio: il villaggio del riciclaggio
dove oltre ad avere una fiera del baratto e
dell'usato permanente poter dare un'opportunità
ai giovani artisti, ai giovani artigiani, a tutte le
energie positive di questa città.
Come vivi il quartiere Chiaia?
Il ricordo della scuola Teresa Ravaschieri,
delle vasche in via dei Mille, delle partite a
pallone in Villa Comunale "m'intenerisce il
core".
Miss Pin Up Chiaia
a cura di Fabio Tempesta
VALERIA,
LA BELLUCCI DELL’EST
anche il desiderio di aprire un’agenzia di pubbliche relazioni nella sua amata Mosca dove
come fotomodella è già molto affermata e conosciuta. Bellezza cosmopolita, parla russo,
inglese e un po’ di italiano, Valeria adora lo
stile fashion e glamour di Jean Paul Gaultier,
Chanel e Roberto Cavalli ma non rinuncia ad
essere fresca e sportiva, preferendo i capi di
Zara e H & M abbinati ad un paio di scarpette da ginnastica per il tempo libero.
EXIT
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Saper
Vivere
CHIAIAmagazine 6/7/8 giugno agosto 2011
In questo numero hanno scritto
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Le ipocrisie sono
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Ricordiamo ai nostri lettori che il dvd «E io ti
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giornalista ucciso dalla camorra, scritto,
prodotto e diretto da Maurizio Fiume, è
acquistabile al prezzo di 3,90 euro. Chi è
interessato all’acquisto o è interessato a
organizzare una proiezione pubblica, può
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