ALL’INTERNO: ESTATE IN CAMPANIA, GLI EVENTI DA NON PERDERE
SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno X - numero 5/6 - luglio/agosto 2015
distribuzione gratuita
Il mister operaio
è l’ultima
scommessa
di De Laurentiis.
Sarà una carta
vincente?
Reggerà
le pressioni
di una piazza che
non è Empoli?
Il Napoli. . .
Maurizio Sarri
56 anni, Capricorno
Sarripiglia
o
Sarricetta?
www.chiaiamagazine.it
IUPPITER EDIZIONI
OBLÒ
Confronto tra popoli
Gentile Direttore,
a metà aprile mi trovavo a
Ginevra e, avendo un pomeriggio libero, io e mia moglie
Rita decidemmo di visitare il
Patek Philippe Museum. Dal
centro, dove ci trovavamo,
per raggiungere rue des
Vieux Grenadiers, verso
Plainpalais, dovevamo prendere il bus n. 1. A Ginevra
non si aspetta: quasi sempre,
mentre sei a poche decine di
metri dalla fermata, vedi arrivare l’autotbus e devi quasi
affrettarti per non perderlo. E
così fu anche quella volta:
avendo la gamba sinistra al
50%, dissi a Rita: «Inutile
correre, prendiamo il prossimo!». «Ma non vedi che ci
sta aspettando e ha le porte
aperte?». «Ma guarda che
dobbiamo fare ancora il biglietto (ad ogni fermata infatti c’è una macchinetta
automatica distributrice di
ticket)». «Ho già pronti gli
spiccioli nel borsellino».
Il battibecco tra me e mia
moglie si interruppe
quando, per la fretta, Rita rovesciò una pioggia di monetine a terra. Imbarazzati,
notavamo di essere osservati
dai passeggeri che invece di
prenderci “a male parole” ci
sorridevano benevolmente.
Ma...attenzione: in giacca,
cravatta e cappello con visiera entrò in scena l’autista:
scese dall’autobus, aiutò mia
moglie (che detiene il record
mondiale di peso del borsellino), mise alcune monete
nella apposita feritoia, ci
consegnò i biglietti e con un
gesto lento del braccio ci invitò a salire. Riprese il posto
di guida e partì velocemente
per rispettare la tabella di
marcia. Questa volta lascio a
voi commenti e riflessioni.
MARIO FAIDO
«La trattativa»,
evento di fazione
Gentile redazione,
trovo alquanto discutibile
la scelta del Comune di
Napoli di investire 25mila
euro per la proiezione con
dibattito del film di Sabina
Guzzanti «La trattativa».
Certamente sarà stata una
serata interessante, vibrante, in cui la trattativa
«Stato-Mafia» è stata ricostruita cinematograficamente secondo il punto di
vista della Guzzanti, ma
credo che sia assurdo investire una bella sommetta
su una manifestazione «di
fazione». Non è che la serata De Magistris l’ha voluta organizzare per
mantenersi buoni quelli
del Fatto Quotidiano (era
presente tra i relatori il direttore Marco Travaglio) in
vista della prossima tornata elettorale?
FRANCESCO BRACCO
(2)
LUNGOMARE OCCUPATO
E ZERO SICUREZZA
Sono arrivate in redazione molte
segnalazioni dei cittadini sul caotico e
«indisciplinato» «Parthenope Village»
(nella foto) che occupa il Lungomare
Caracciolo. Riportiamo uno stralcio della
lettera di Renato Esposito: «Prima di
programmare eventi e manifestazioni in
qualsiasi luogo del mondo si programma
un piano sicurezza. L’altra sera,
trovandomi a Napoli per lavoro, mi sono
voluto godere il lungomare della città e
cercare così un po’ di refrigerio vicino al
mare. Purtroppo mi sono trovato in un
mercato senza regole, in un clima da
megasagra tra improbabili gazebo di
legno, ciurmaglie di venditori abusivi e
flotte di ragazzi urlanti alcuni dei quali
prendevano di mira persone che
passeggiavano tranquillamente. Nella
mia camminata non ho riscontrato una
sola volante delle forze dell’ordine né mi
è sembrato di scorgere un’ambulanza.
Eppure la gente era tantissima.
Insomma, camminavo nell’insicurezza».
Il Bon Ton non abita al Circolo
RARI NANTES
Gentile direttore, sono un’appassionata giocatrice di cun-cain e burraco. Preciso subito che le mie amiche
ed io giochiamo solo pochi spiccioli. Un modo come l’altro per incontrarci,
fare due chiacchiere, commentare gli ultimi avvenimenti della nostra vita. Essendo
una sentimentalona, ho frequentato, fino a pochi giorni fa, anche se saltuariamente, la
location del Circolo Rari Nantes Napoli, nel ricordo delle serate trascorse con i miei familiari,
che erano soci del Club. Anche dopo la loro dipartita, sono rimasta affezionata al Circolo, che, come tutti sanno, negli ultimi anni ha attraversato momenti molto difficili. Purtroppo, l’episodio, che sto
per raccontarvi, ha fatto svanire nel nulla tutti questi bei ricordi. Dall’anno scorso la nuova dirigenza ha
stabilito per noi donne il pagamento di un contributo trimestrale di 60 euro per accedere al circolo e giocare. Giusto, giustissimo. Il servizio, anche se minimo, si paga. Ma c’è un limite, che non può essere superato.
Ed è un limite che si chiama Bon Ton. Dopo aver pagato il contributo per sei mesi, nei giorni scorsi, per la precisione il 27 giugno, sono stata fermata alla porta. Perentorio l’invito: se non paga subito l’ultimo trimestre
ed una somma, una tantum, per il periodo estivo, non può entrare.
Apriti cielo: ho fatto presente che non avevo al momento la somma disponibile e che avrei pagato il tutto
(160 euro) entro lunedì 29 giugno, e cioè un giorno prima della scadenza trimestrale. «Niente, non si entra. Questi sono gli ordini». Sconvolta, ho sussurrato timidamente: posso parlare allora con un dirigente? «No, ci dispiace. Prima deve pagare e poi può parlare!». Ogni commento è superfluo.
Alla Rari Nantes non albergano più né la Galanteria né il Bon Ton dei tempi d’oro del
glorioso Circolo, che tanti allori ha dato alla nostra città. Peccato, davvero peccato. Un’ultima precisazione: lungo l’arco dei nove mesi sono andata al Circolo solo tre volte. L’ultima è stata “fatale”.
L’editoriale
Anche i droni fumano:
il nuovo Napoli di Sarri.
pagina 3
Il paginone
«La casina dei casini: la denuncia
delle associazioni civiche.
pagine 4-5
Primo piano
Residenti sul piede di guerra: caos
viabilità, Marechiaro senza pace.
pagina 7
Il ricordo
Addio Dino Celentano,
sorriso gentile del Napoli.
pagina 9
Sollecitazioni
Sperimentazioni didattiche:
la storia di Roma a ritmo di rap.
pagina 12
Quartierissime
La Riviera di Chiaia
continua a produrre fossi.
pagina 15
Speciale Estate
Gli eventi da non perdere
a Napoli e in Campania.
pagina 17/26
Saper Vivere
Così affondarono Achille Lauro:
ecco chi volle la fine della Flotta.
pagina 27
Maria Rosaria Cozzupoli
n u m q u a m
SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno X n. 5/6- luglio/agosto 2015
Direttore responsabile
Max De Francesco
Caporedattore
Laura Cocozza
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l u x
c e d e t
Società editrice
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Sede legale e redazione:
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Stampa
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Redazione
Livia Iannotta
Reg. Tribunale di Napoli n° 93 del 27 dicembre 2005
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Tutti i diritti sono riservati
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
Si ringraziano Tony Baldini per la consulenza
grafica e l’Archivio Ruggieri
Lancia il tuo Sos,
indica disservizi e
problemi del tuo
quartiere e proponi soluzioni per
rendere più vivibile
la città. Contiamo
su di te.
Le lettere, firmate
con nome e cognome, vanno inviate a «Chiaia
Magazine» - via
dei mille, 59
80121 Napoli, oppure alla e-mail
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L’EDITORIALE
ANCHE I DRONI FUMANO
Max De Francesco
Non si parla più del mangiatore di
paellas, del San Rafè di due estati fa,
dell’uomo rotondo come la luna
rossa che De Laurentiis scelse per
internazionalizzare il Napoli, seppellire Mazzarri, ripartire con le ripartenze, scorgere orizzonti di gloria. Un
figurone nel girone Champions il
primo anno, domando Arsenal e
Borussia Dortmund, una Coppa
Italia, una Supercoppa vinta ai rigori
con la Juve: sintesi estrema del sogno
Benitez e santità mancata per il
madrileno, troppo lontano dal miracolo scudetto. Mister scaccia mister:
grazie Rafa, avanti il prossimo. Palmarès sguarnito, età saggia, realismo
in tuta, esperto in manutenzione di
difese, sempre vestito di nero nelle
giornate decisive, la prima volta su
una panchina che conta: nell’estate
della botta Caronte e della cotta
Grecia, non si parla che del fumatore
di Bagnoli, dell’ex impiegato ossessionato dalla «distanza tra i reparti»,
del divoratore dei libri superalcolici
di Bukowski e Fante.
Sarri Maurizio, 56 anni, capricorno, è
l’ultima scommessa del nuovo ciclo
De Laurentiis che, con meno denari
in saccoccia e il progetto stadio dai
tempi ancora indefinibili, ha lanciato
la sfida: credere negli italiani, provincializzare la squadra («Anche il bel
cinema si fa in provincia»), localizzare
i talenti, ridimensionare le aspettative, ricollocare al centro del San Paolo
l’umiltà. «Dicono che io sia un visionario, ma ho sempre indovinato»,
disse tempo fa in un’intervista, dopo
aver individuato in Sarri l’uomo del
«ricomincio da capo».
Le storie di calcio insegnano che il
campo è il luogo dove le visioni di un
presidente trovano la via del gol se,
oltre ad essere sostenute da fortuna e
casse in salute, siano realmente condivise da abili giocatori, da un ragionevole allenatore, da un pubblico
bollente ma paziente e da una struttura societaria organizzata e autorevole. Lasciamo agli esperti della letteratura del pallone - che tengono
informati i tifosi sul nuovo Napoli con
godibili trasmissioni televisive - analizzare visione e visioni di De Laurentiis, esaminare l’organigramma societario, snocciolare i moduli del tecnico,
esaltare le potenzialità di Allan e i
guantoni di Reina; crediamo, però,
che al di là degli ultimi fuochi del
mercato e delle enciclopedie di teoria
calcistica sfogliate quotidianamente
dagli Einstein della tattica, la carta del
presidente di pescare un mister operaio da «zero tituli» assumerà i colori
vincenti di un jolly se il mister stesso
dimostrerà di saper reggere la pressione. Ernest Hemingway, dovendo
spiegare che cosa siano «lo stile e il
coraggio» sceglie una tripletta di
parole: grace under pressure. Ovvero,
la capacità di mantenere una certa
grazia anche sotto la pressione dei
colpi più duri, come un pugile che
all’angolo soffre sotto la tempesta di
cazzotti ma tiene botta, custodisce la
rinascita, vede sempre un varco per
rimettersi in gioco.
Il Grosseto, la Sangiovannese, l’Empoli non sono il Napoli: il fiato sul collo
della torcida partenopea mette le ali,
ma se il campo tradisce, annuvola la
lucidità anche degli allenatori più
blasonati. La pareggite per una squadra che deve salvarsi è una cura, per
una che mira alle stelle è una malattia: l’Empoli della passata stagione ha
collezionato fantastici pareggi che,
nella città del Pallonetto, Sarri sa sono
come una sconfitta. Come vivrà il
debutto in Europa League? Come
supererà il trabocchetto del turnover?
Come reagirà se i risultati non saranno subito esaltanti? Il tifo azzurro non
parla più del rubicondo Rafa, ma ha
solo parole e occhi per il tecnico di
Bagnoli che sembra uscito da un film
di Ken Loach e da una poesia di Lafourgue, con quel suo volto da notta-
taccia, mentre fuma in faccia agli dèi
infinite sigarette e muove dita arrostite dal tabacco simili a cosciotti d’oca.
Nel ritiro di Dimaro il Napoli studia il
Sarri pensiero, il fermento cresce,
Hamsik è un figliuol prodigo, Valdifiori è una piuma che pesa ogni pallone,
i droni sorvegliano dall’alto i congegni
della squadra. E le macchine volanti
radiocomandate hanno acceso la
fantasia dei napoletani.
Giorni fa, mentre attendevamo vanamente a piazza Amedeo l’avvento del
C24, le discussioni alla fermata consegnavano le seguenti verità: Higuain
sarebbe stato un formidabile collaudatore di parabole, visto il talento che
ha nel colpirle ogni volta che tira un
rigore; a Dimaro, secondo un signore
bruno, Sarri ha ormai conquistato
talmente tutti che «anche i droni
fumano»; un signore in bermuda
sosteneva invece che «con i droni si
vincono gli scudetti». Un uomo incamiciato, assediato da un numero
imprecisato di borse per la spesa,
sentendo la parola scudetto, non
resisteva: «L’unico ddrone ca se pigliava ‘e scudetti, teneva ‘e ricci e a maglia numero 10». «Dotto’ - interveniva
un vecchietto con l’ultimo filo di voce
rimastogli - ma faciteme ‘o piacere,
chill’ nun era nu ddrone, chill’ era nu
ddio».
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
(3)
IL PAGINONE
IL CASO
Villa Comunale: scorcio della Casina Pompeiana,
adibita a chalet dall’associazione “Sii turista della tua città”.
CASINA DEI CASINI
Le associazioni civiche di Chiaia smascherano il Comune di Napoli sull’affido
della Casina Pompeiana all’associazione «Sii turista della tua città». È scontro
Livia Iannotta
IUPPITER TV
Attraversare la Villa comunale di
Napoli è come sfilare davanti a una sfilza
di pasticci. C’è la Cassa armonica, gioiello
di Errico Alvino in ghisa e vetro, da tre
anni monca della sua corolla, rimossa in
occasione della prima America’s Cup. La
Casina del Boschetto, oggi vergognosa
discarica, nel 2016, secondo le ultime
notizie, destinata a divenire “Museo del
mare”. I cantieri senza fine della linea 6
del metrò. E la Casina Pompeiana, il ring
forse più infuocato, quello che nell’ultimo
mese ha sollevato un polverone di polemiche mentre si fronteggiavano, a colpi
di post sui social network e blitz in notturna, due visioni antitetiche di fare
associazionismo. Ma che si professano
entrambe “paladine” di quella rivoluzione culturale avvertita come unica arma
per salvare una città allo sfascio.
La vicenda parte per caso, agli inizi di
giugno, quando l’architetto Antonella
Pane, presidente dell’associazione civica
“Progetto Napoli”, viene a conoscenza
dell’utilizzo della Casina Pompeiana,
nota struttura rinascimentale, da parte di
un gruppo di ragazzi che, senza avere un
Si chiamerà «La città
che non va» il nuovo
format, in 10 puntate, di
Chiaia Magazine, che
da novembre 2015 verrà
trasmesso su Iuppiter
Tv, il canale televisivo
sul web di Iuppiter
Group.
Dieci reportage, curati
dalla redazione di
Chiaia Magazine,
attraverso interviste e
inchieste,
racconteranno storie di
disservizi segnalateci
da associazioni civiche
e comitati di cittadini.
Il format nasce con
l’intento di fornire ai
prossimi candidati a
sindaco di Napoli un
report di criticità che
merita di essere
affrontato con urgenza.
(4)
CHIAIA MAGAZINE •LUGLIO/AGOSTO 2015
riferimento costitutivo giuridicamente
riconoscibile, si rifaceva solo ad una
pagina facebook denominata “Sii turista
della tua città”. Nei loro post dichiaravano di essere stati autorizzati dal Comune di Napoli e facevano appello ai
cittadini, in vista di una serie di incontri
a carattere culturale da loro programmati, per essere aiutati ad arredare gli
esterni della struttura con suppellettili
varie, dalle sedie da giardino ai copertoni dei tir. Trattandosi di un bene tutelato ed incuriosita da questo strano e
irrituale affido, nel timore dell’ennesima occupazione abusiva mimetizzata
da iniziativa culturale, la Pane si reca
immediatamente in Sovraintendenza
dove a conferma dei suoi sospetti, scopre che nessuno ne sapeva nulla e che
quindi non era mai stato dato (ma
nemmeno richiesto) dal Comune di
Napoli l’ok all’iniziativa.
Si presenta allora in Villa Comunale in
compagnia di Paolo Santanelli, presidente della Onlus “Chiaia per Napoli”,
per vedere di persona cosa realmente
stesse accadendo e - a detta dei due vengono accolti in malo modo da un
gruppo di giovani che li cacciano asse-
rendo di essere stati autorizzati dalla
“dr.ssa Vacca, capo staff dell’assessore
comunale alla cultura Nino Daniele”.
Decisi a vederci chiaro, i due interpellano la responsabile amministrativa della
Villa Comunale, che a sua volta riferisce
che nonostante ripetute richieste, non le
era stata ancora presentata alcuna autorizzazione né dagli occupanti della Casina Pompeiana né tantomeno dall’ufficio
dell’assessore Daniele, da lei prontamente contattato.
Intanto gli attivisti di “Sii turista della tua
città” adibiscono la Casina Pompeiana a
“location” per un aperitivo, smuovendo
con l’ausilio di una ruspa la terra delle
aiuole circostanti, per piantare fiori ed
erbe di vario tipo. Pane e Santanelli non
ci stanno: decidono di alzare il tiro passando ai fatti. Presentano così un esposto alla stazione dei Carabinieri di Largo
Ferrandina al fine di fare chiarezza sui
fatti ed in particolare sul “sunset party”
che si sarebbe dovuto tenere di lì a poco.
La Polizia Municipale eleva una sanzione
amministrativa di 8000 euro per “vendita
di alcolici e di cibo ed utilizzo di suoni
senza alcuna autorizzazione” che di fatto
rendevano irregolare l’organizzazione
De Magistris con Luca De Martino,
fondatore dell’associazione
“Sii turista della tua città”
dell’evento. Di qui la furia prima dell’assessore Daniele, che bacchetta la
Polizia Municipale («senza però - come
sottolinea Santanelli - esibire la delibera di affido della struttura o dal praticare un atto di doverosa contrizione per
non avere predisposto tutta la documentazione necessaria»), e poi degli
organizzatori dell’evento, che dalla
loro pagina facebook tuonano contro
Pane e Santanelli, additati in un vero e
proprio tam tam sul web come il “vero
male di Napoli” e sospettando un
attacco mediatico.
Santanelli prova ad ammorbidire i toni
pubblicando sulla pagina del gruppo
facebook di “Sii turista della tua città”
una lettera aperta in cui vengono analizzati e illustrati i motivi dell’esposto
«che - chiarisce il presidente di “Chiaia
per Napoli” - avrebbe avuto semplicemente lo scopo di garantire i diritti di
tutti nel pieno rispetto delle leggi».
Questo il contenuto del post: «Seppur
nobile iniziativa quella di piantare fiori
e vivacizzare un luogo abbandonato,
non si deve dimenticare che ci sono
delle regole da rispettare altrimenti si
creano pericolosi precedenti e si finisce nello stesso calderone con chi ogni
giorno contribuisce invece alla distruzione della nostra città. Nessuna rivoluzione culturale potrà mai essere fatta
se si prescinde dalla cultura della legalità perché inculcare nelle nuove generazioni il concetto del rispetto delle
regole sarà fondamentale per invertire
la tendenza e favorire la rinascita di
una nuova Parthenope, mediterranea
ma anche europea, proiettata nel
futuro ma sempre adesa alle proprie
radici intese come senso di appartenenza e non come sentimento di nostalgico rimpianto». In chiusura, poi,
l’auspicio di potersi sedere un giorno
tutti insieme intorno ad un tavolo, per
parlare di Napoli e del suo futuro.
Se da un lato la lettera placa la polemica tra le associazioni civiche e il gruppo di volontari, dall’altro resta comunque in piedi il “j’accuse” nei confronti
dell’assessore Nino Daniele contro il
quale Pane e Santanelli, supportati
anche da altre associazioni civiche
quali “Cittadinanza Attiva”, “MediNapoli”, “Comitato Civico Portosalvo”,
“Comitato Civico Posillipo”, “Comitato
Napoli Centro Fare - per Fermare il
Declino” e dal blog di “Napolipuntoacapo”, incalzano richiedendo ufficialmente la copia di una eventuale documentazione con la quale vi sarebbe
stato l’affido della struttura.
All’assessore i comitati civici chiedono
chiarezza e soprattutto «perché mai
egli avrebbe proceduto ad un affido
sulla base del solo criterio della discrezionalità senza prima premurarsi di
sapere chi fossero i beneficiari e se
avessero competenze e credenziali
giuridiche necessarie per essere meritevoli dell’affidamento di una struttura
di enorme valore storico-artistico
quale la Casina Pompeiana».
Ad accrescere la tensione, poi, anche il
fatto che i volontari di “Sii turista della
tua città” erano già stati denunciati per
avere ripulito senza autorizzazioni la
fontana di Monteoliveto. «Atto, questo
dell’assessore Daniele, - continua
Santanelli - di pericolosa superficialità
se si considera che il succitato gruppo
di volontari avrebbe collezionato in
quell’occasione una denuncia proprio
per danneggiamento monumentale
(denuncia ritirata successivamente per
motivi a noi non noti)». Le sentinelle
civiche temono che con la questione
Casina Pompeiana l’assessore Daniele
abbia creato un pericoloso precedente
in tema di gestione privatistica di un
bene pubblico: «È bene ricordargli che
al di là dei più nobili intenti le regole
vanno sempre rispettate ed in accordo
con il comunicato a lui inviato in questa occasione dal S.U.L.P.L. (Sindacato
Unitario Lavoratori Polizia Locale) che
la “Cultura della legalità è il primo
tassello per la costruzione di un tessuto sociale nuovo…” e di ciò un rappresentante delle istituzioni non può
fregarsene barricandosi dieto un concetto distorto ed utilitaristico della
stessa».
La partita, comunque, al momento
resta aperta: «Nel timore che negligenze, distrazioni, omissioni, scelte discrezionali e valutazioni superficiali, possano celare fini occulti - conclude
Paolo Santanelli - noi sentinelle civiche
della legalità continueremo a monitorare il territorio senza farci intimorire
da nessuno, ma soprattutto senza mai
abbassare la guardia».
CASINA DEL BOSCHETTO, PERCHÉ
UN MUSEO DEL MARE?
Volendo girare un rapido flashback sulla Casina del Boschetto (foto in basso) verrebbe fuori più o meno questo: sedici
anni di restauro fantasma, un cantiere perenne, oltre 2 milioni
di euro sciupati e la vena artistica dei writers sfogata senza
criterio sulle mura dell’edificio razionalista progettato nel 1948
da Luigi Cosenza. Il risultato? Un rudere, un pugno nell’occhio
che si accoda alla Cassa Armonica amputata della corona, alla
Casina Pompeiana mal gestita e ai lavori senza fine della linea 6
della metropolitana, indegna scenografia della Villa Comunale
napoletana.
I bluff, insomma, per quella che fu casa “luxury” della stampa
fino al 1999, sembravano non finire mai. E invece, lo scorso 8
luglio, arriva fresca la notizia di un protocollo d’intesa siglato
dal sindaco Luigi de Magistris e dal presidente della Stazione
Zoologica Anton Dohrn Roberto Danovaro, che prevede la
concessione della Casina del Boschetto alla Stazione Zoologica.
Lo scopo? L’apertura di un “Museo del mare”. Nel progetto ci
sono: la creazione di un polo espositivo, il trasferimento della
nutrita biblioteca della Stazione Zoologica (5 kilometri di libri,
oggi inaccessibile causa amianto), l’apertura di un turtle point,
di un’area per bambini da destinare a una summer school sul
tema mare e di una sala conferenze, nonché la ristrutturazione
e l’ampliamento dell’acquario. Previsione (ottimistica) per la
fine dei lavori: 2016. Costo: circa due milioni di euro, che si
accollerà la Stazione Zoologica.
Ma di fronte all’entusiasmo diffuso (che è giusto e comprensibile quando ci si attiva per “spolverare” dal degrado beni vergogna o cantieri lumaca) viene da chiedersi: ha senso un polo del
mare a due passi dalla Stazione Zoologica? O si rischia, piuttosto, di cadere in un “doppione” inutile, appendice di un centro
già ben strutturato? Ma, soprattutto, che fine hanno fatto le
promesse che negli anni di stalli e querelle sono fioccate da
palazzo San Giacomo? Nel 2010, ad esempio, Ottavio Lucarelli,
presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, così
documentava la questione: «Nel luglio 2009 il Consiglio comunale all'unanimità approvò un ordine del giorno in cui è scritto
che la Casina del Boschetto deve ritornare ai giornalisti. Da
quel giorno i lavori procedono a fasi alterne. Come Ordine
siamo pronti a una convenzione con il Comune per la gestione
della struttura». Cosa ne è stato di quel progetto? Giusto per
rinfrescarsi la memoria: i giornalisti vengono sfrattati dalla
Casina sedici anni fa per morosità, visti i mancati pagamenti
del canone di locazione. Da quando l’edificio è tornato nelle
mani del Comune, però, prima sotto Bassolino e poi con la
Iervolino, si è riusciti solo nell’intento di renderlo covo del
degrado. Tra rimandi e false speranze, in Consiglio comunale si
è ribadito più volte che la destinazione d’uso sarebbe stata
quella di una “casa della cultura” da gestire insieme all’Ordine
dei Giornalisti. Con de Magistris non si fanno passi avanti: la
struttura “stagna”, imbrattata da vandali e riparo di fortuna per
clochard. I lavori, addirittura, si stoppano per un contenzioso
con l’impresa che li stava eseguendo. Neppure le vele dell’America’s Cup, nel 2012 e 2013, riuscirono a traghettare l’amministrazione verso una soluzione. Le promesse montate negli anni,
quelle sì, evidentemente le spazzarono tutte via.
LIVIA IANNOTTA
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
(5)
(6)
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
PRIMO PIANO
RESIDENTI SPACCATI
Caos viabilità, Marechiaro senza pace
La Ztl permanente con telecamere non parte. Le limitazioni al traffico dividono
e la protesta corre sul web: «Il borgo non divenga un parco per pochi ricchi»
Rosario Scavetta
Secondo quanto riferiscono
gli abitanti del luogo, qualcuno anni fa definì Marechiaro
“un angolo di paradiso abitato da dèmoni”. Oggi non
sappiamo se sul Borgo dei
pescatori, situato alle pendici
della collina di Posillipo,
aleggi realmente qualche
spettro che toglie pace ai
residenti, ma sta di fatto che
le sue caratteristiche viuzze,
in particolar modo d’estate,
non godono della stessa
tranquillità che stregò i “vip”
della Roma augustea, che
proprio lì decisero di edificare sontuose dimore e stabilimenti termali. Il “dramma” si
ripete nei caldi mesi estivi,
quando Borgo Marechiaro è
preso d’assalto dai numerosissimi bagnanti provenienti
dagli altri quartieri della city
partenopea. Nel corso degli
anni le varie ordinanze relative alla limitazione del traffico e i presidi di forze dell’ordine istituiti dal Comune
hanno cercato di arginare il
rischio sicurezza creato
dall’elevato afflusso di automobili e motocicli che intralciano la circolazione stradale
delle uniche due vie d’uscita
dal Borgo, via Marechiaro e
via Franco Alfano, ma non
hanno certo risolto il problema sicurezza per tanti residenti che in questi mesi
vedono triplicato il numero
di persone che accedono allo
storico sito.
Ztl, residenti “spaccati”
Dopo il comunicato stampa
del Comune di Napoli (era il
settembre del 2014) relativo
all’approvazione di una
delibera che avrebbe dovuto
dare vita ad una Ztl permanente con varchi e telecamere in via Marechiaro, via
Ferdinando Russo e via
Franco Alfano dall’estate
2015, gli unici provvedimenti
concretizzatisi per la zona,
quest’anno, sono l’ordinanza
n°22 del 14/05/2015 che ha
pedonalizzato l’ultimo tratto,
dove inizia la piazzetta, dal
civico 132 alle scale di via
Marechiaro, e l’ordinanza n°
29 del 17/06/2015 che ha
istituito un particolare dispositivo di traffico in via Marechiaro e via Franco Alfano.
Quest’ultimo provvedimen-
alla zona di mare tra le più
belle della città. Ci sembra
una discriminazione inaccettabile. Marechiaro è di tutti.
Una risorsa grandissima per
il rilancio turistico della città,
non può divenire parco o
circolo privato».
Non tutti i cittadini
sono sostenitori
della “chiusura” di
Marechiaro.
Tra le richieste
avanzate al Comune
il ripristino
di un mezzo di
trasporto pubblico
che porti alla piazzetta
to, in sintesi, regola il transito
veicolare e la sosta nella
fascia oraria dalle 7:00 alle
19:00 nelle suddette vie dal
27 giugno al 27 settembre del
2015. Si attende che si materializzi, invece, la famosa Ztl
permanente con telecamere,
annunciata in pompa magna
da palazzo San Giacomo e
per la quale sono favorevoli
gli iscritti al “Borgo Marechiaro”, associazione costituitasi alla fine del 2014,
prima come comitato e poi
come ente no profit, presieduta da Luigi Cimaduomo
(foto in alto a sinistra). L’associazione, per valorizzare il
Borgo, ha organizzato diverse
iniziative storico-culturali,
gastronomiche e giornate
ecologiche e chiesto ed
ottenuto - si legge nell’ordinanza - «per evitare l’assembramento di veicoli che ogni
estate blocca, di fatto, l’accesso alle scale che conducono al mare», la pedonalizzazione dell’ultimo tratto
(piazzetta) di via Marechiaro.
Non tutti, però, sembrano
sostenitori della “chiusura”
di Marechiaro. Un gruppo di
residenti, infatti, si è fatto
promotore di una petizione
per far sì - si legge sul web che «Marechiaro non divenga un parco privato per
pochi ricchi e privilegiati». Ci
dice Ciro D’Alessio (foto in
alto a destra): «A promuovere
la petizione, al momento, ci
siamo solo io e la mia famiglia, ma godiamo di un ampio sostegno popolare».
Marechiaro blindata
Si legge nella missiva inviata
al sindaco di Napoli Luigi de
Magistris: «Il comitato Borgo
Marechiaro, rappresentante
di pochi residenti e ristoratori che vorrebbero Marechiaro
riservata a loro stessi ed ai
loro privilegiati clienti, ha
fatto pressione sulle istituzioni in favore di provvedimenti che mirano a limitare
ulteriormente l’accesso al
borgo da parte dei cittadini
comuni. In particolar modo
questi provvedimenti mirerebbero a limitare il turismo
balneare, introducendo
limitazioni di traffico nelle
sole ore diurne, che sommate all’assenza di mezzi e
parcheggi aperti al pubblico,
renderebbero di fatto ormai
irraggiungibile Marechiaro,
sottraendola ai flussi turistici, danneggiando gravemente tutte le imprese balneari e
relativi indotti, sottraendo a
tutti i cittadini napoletani ed
ai numerosi turisti, la possibilità e il diritto di accedere
Le proposte
«Chiediamo pertanto - si
legge ancora nella missiva in controtendenza rispetto ai
privilegi richiesti dalla citata
associazione (il comitato
Borgo Marechiaro n.d.r.), il
rispetto di elementari diritti
di tutti i cittadini: il ripristino
di un mezzo di trasporto
pubblico che porti alla piazzetta di Marechiaro; la delimitazione di aree per la sosta
dei motocicli e delle bici,
mezzi poco ingombranti che
hanno poco impatto sul
traffico e sull’ambiente ed il
libero transito di questi
mezzi nella Ztl di Marechiaro; che non si perdano ulteriori posti auto creando una
nuova piazzetta pedonale, da
dare poi in concessione ai
privati, ma che si rivalorizzi,
per eventi e feste, la storica
piazzetta già esistente; che si
delimitino dei parcheggi
pubblici, anche a monte di
via Marechiaro, e si favorisca
il servizio di navette anche
private che trasportino poi i
turisti da su a giù e viceversa;
che non si limiti il traffico
solo nelle ore diurne, penalizzando solo il turismo
balneare, ma che si studi un
nuovo dispositivo di viabilità,
ad esempio una rotatoria sul
tratto terminale della strada,
che consenta il transito
anche dei non residenti
senza creare intralcio alla
circolazione; che non si
chiuda il porticciolo alla
navigazione dei piccoli natanti, per favorire l’arrivo di
turisti anche via mare; che si
valorizzino quelle attività
storiche legate alle antiche
tradizioni che hanno contribuito a far rifulgere l’immagine di Marechiaro nel mondo quali il pescatore, il barcaiolo, l’acquafrescaio, l’osteria
tipica». Insomma la questione Borgo Marechiaro “aperto” o “chiuso” è calda, anzi
caldissima, e siamo sicuri
che non basteranno quattro
tuffi nell’acqua fresca per
risolverla.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
IL RICORDO
OMAGGIO ALL’UOMO CHE CON JULIANO PORTÒ MARADONA IN AZZURRO
Addio Dino, sorriso gentile del Napoli
Franco Esposito
Pubblichiamo il ricordo del
giornalista e scrittore Franco
Esposito dedicato a Dino
Celentano, storico dirigente
del Napoli indimenticabile
degli anni ‘80, spentosi il 28
giugno scorso, all’età di 74
anni.
Presenza discreta, il sorriso
quieto, rassicurante, espressioni e parole sincere, mai un
tono sopra, viveva il Napoli
con composta passione e
infinito amore. Dino Celentano sapeva come farlo parlare
il cuore di sportivo e di tifoso.
Intorno al Napoli lui c’era
sempre, anche quella volta a
Barcellona, tra la notte e
l’alba, al fianco di Antonio
Juliano, che segnò l’operazione di mercato del secolo. Il
trasferimento di Maradona al
Napoli. E proprio sulla barca
di Dino, a Ischia, al largo di
Cartaromana, Diego trascorse
la sua prima notte napoletana. Il dondolio dell’onda, la
suggestione e la bellezza
dell’isola, l’amabilità dell’anfitrione, per fargli capire cos’è
Napoli, quando ci si mette, e
chi sono i napoletani quando
sanno essere veri. Campioni
assoluti di ospitalità e amicizia. Amico e mai sentinella
del Napoli, Dino, con quella
faccia un po’ così e quella
voce un po’ così di chi è nato
a Napoli. Mai amante della
vetrina, che non ha mai
cercato. Mediatica o di altro
tipo, l’esposizione non gli
interessava. Anche perché
non ne aveva bisogno l’imprenditore e tampoco il
dirigente sportivo.
Responsabile del settore
giovanile, nel Napoli aveva
cominciato dal basso, dal
pianerottolo o piano matto.
Figura fondamentale, spesso
capace di apporti generosi, se
richiesti. Mai invadente,
fiancheggiatore premuroso
del presidente Ferlaino, nel
gruppo di dirigenti che hanno
fatto storia: Marino Brancaccio, Ellenio Gallo, Pasquale
Carbone, Verga, Rocco, Paolo
Resi. Un prezioso, silenzioso,
ottimista compagno di viaggio, mai ombra fastidiosa o
pretenziosa. Di lui poteva
fidarsi l’ingegnere, potevamo
fidarci tutti. Non deludeva
mai, non conosceva minimamente le arti subdole e ambigue che incrinano l’amicizia e
la stima. Sapeva stare nel suo
brodo, Dino. La faccia gentile
del Napoli.
L’imprenditore di qualità e il
dirigente sportivo andavano
felicemente a braccetto, sposi
della serietà e dell’operatività,
almeno fino a quando il
Napoli è stato “na cosa grande”. Dirigente accompagnatore, c’era lui in panchina,
vicino a Ottavio Bianchi, quel
pomeriggio di delirio e festa
allo stadio comunale di Napoli. Juve 1, Napoli 3, prima
fondamentale pietra della
costruzione chiamata scudetto. Gioia e lacrime, Dino con
la cravatta slacciata, la voce
roca, gli occhi pieni di felicità,
e un formidabile abbraccio
corale. Lui, Ferlaino, Bruscolotti, e quanti altri eravamo lì,
noi napoletani, nel ventre
dello stadio. Lo spogliatoio
dello stadio a pochi metri.
L’altra casa di Dino Calentano, fuoriclasse della media-
zione e delle buone maniere.
Sapeva rattoppare, ricucire,
smussare. L’imprenditore di
successo, il Cis e l’elegante
raffinato albergo a Positano, e
il grande appassionato. Sereno e capace, Dino, nello
svolgimento della doppia
attività: mai uno screzio con i
giornalisti, neppure uno.
Ad evidenziare, sotto questo
aspetto, una meravigliosa
entusiasmante eccezione.
Napoli e il Napoli sono, storicamente, occasioni per polemiche, contrasti, litigi, veleni.
Dino è stato il dolce, il bignè.
La delicatezza fatta persona.
Lassù qualcuno lo ama e
tanti quaggiù.
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
CHIAIESI DI SUCCESSO
ENRICO LALIA MORRA, VITA DA CONSOLE
Amo l’Italia, ma il Rwanda è meglio di noi
Livia Iannotta
Napoli, Milano, Rwanda.
Un cuore “spaccato” in tre luoghi. Enrico Lalia Morra è napoletano, chiaiese per la precisione, nonostante la città sotto al Vesuvio l’abbia lasciata da
almeno 15 anni. La fede calcistica per l’Avellino, invece, c’è
ancora, fomentata perfino in
terra lombarda dove oggi vive
e lavora. Ex “umbertino”, patito del jazz, moglie e tre figli.
Ma la sua vita guarda per metà all’Africa. E più in particolare al piccolo Stato a est della
Repubblica democratica del
Congo, teatro, nel 1994, del
cruento genocidio della stirpe
dei Tutsi per mano degli Hutu.
Lalia Morra è Console Onorario della Repubblica del Rwanda a Milano. Incarico «pieno di
sfide e per questo molto stimolante - puntualizza -, una
grande scommessa», che mira
anche a divulgare l’immagine
di un Paese 2.0, ripulito dal
sangue e con lo sguardo puntato dritto al futuro. Il 2 luglio,
in occasione del National Day,
nella cornice del maxi evento
dell’Expo, ne sono state svelate “magia” e potenzialità.
Cosa l’ha legata al Rwanda?
«La mia storia con il Rwanda è
singolare: quando sono state
battezzate le mie due figlie da
un sacerdote ruandese nel
2005 e vivevo vicino Roma non
avrei mai immaginato che poi
la mia vita professionale sarebbe mutata completamente
diventando responsabile commerciale per l’Africa subsahariana per AgustaWestland.
Rappresentando questa azienda per la vendita di elicotteri in
Rwanda ho avuto l'opportunità di conoscere il Presidente
della Repubblica di questa meravigliosa nazione. Ho poi organizzato alcune conferenze
per avvicinare il mondo dell'imprenditoria italiana al
Rwanda e da lì è venuto il riconoscimento da parte del Governo rwandese come Console Onorario a Milano».
Come dipingerebbe il Rwanda di oggi?
«In Italia il Rwanda viene ancora ingiustamente associato
alla tragedia del genocidio di
21 anni fa. Ma oggi è un luogo
di pace e di sviluppo che ha superato in maniera straordina-
ria quella pagina drammatica
della sua storia diventando grazie alla visione illuminata
del suo Presidente - un modello di sviluppo sociale ed
economico per tutta l’Africa.
In Rwanda si registra una società su internet in 24 ore. Non
esiste corruzione. C’è internet
4G anche a 4000 mt d’altezza.
E hanno la più alta percentuale di donne in Parlamento del
mondo. Relativamente agli italiani in Rwanda, tante attività
sono già partite soprattutto nel
settore turistico ma c’è ancora
tanto da fare per stimolare
l'imprenditoria italiana ad investire, soprattutto nel settore
manifatturiero».
Tra le iniziative sostenute dal
Consolato c’è il progetto
“EqualiTea”: qual è la sua importanza?
«La bellezza del progetto
“EqualiTea” è che si prefigge
non solo la commercializzazione dell'ottimo tè ruandese
ma soprattutto quello di mettere in moto, attraverso i proventi della vendita, attività economiche di micro credito per
sostenere lo sviluppo delle famiglie rwandesi che hanno bisogno di avviare attività micro
imprenditoriali nell’agricoltura o nell'artigianato».
Cosa apprezza dell’Italia e su
cosa invece pensa si debba invertire rotta?
«In Italia manca ancora l’unità. Non quella fra regioni (in
cui non credo), ma l’unità organizzativa, la coesione che
permette di raggiungere risultati. Conoscendo il mondo riscontro sempre di più che siamo i migliori in tanti campi,
purtroppo ci manca lo spirito
di lavorare insieme e di proteggerci nelle nostre attività,
anche in quelle imprenditoriali o politiche. Siamo troppo
individualisti. Penso che una
maniera per raggiungere una
maggiore coesione potrebbe
essere proprio dare più attenzione all’estero che ai problemi interni nei quali spesso ci
perdiamo. Uno sguardo al
mondo ci farà lavorare meglio
e favorirà la nostra unione».
Di Napoli le manca qualcosa?
«L’atmosfera rilassata e frenetica allo stesso tempo, la capacità di arrangiarsi, la flessibilità mentale. E poi la musica e
ovviamente i colori».
Il Sud, dell’Italia come del
mondo, ha miniere di risorse
che non vengono sfruttate o
lo si fa nel modo sbagliato. Da
dove ripartire, a suo avviso, in
regioni come la Campania o
stati come il Rwanda?
«Dall’inventiva e dalla forza di
volontà. Nei primi 41 anni della mia vita ho imparato come
sia vero che con la tenacia e le
buone idee si possa ottenere
quasi tutto, anche gli obiettivi
in prima battuta impossibili.
Nel Sud c’è tanta più vitalità
che altrove, ma serve più perseveranza che altrove. Abbiamo idee fantastiche ma ci
manca talvolta la capacità di
andare in fondo. Insisti e ce la
fai: il Rwanda si è rialzato e lavorando sodo sta mostrando
al mondo che in 20 anni si può
ricostruire una nazione e renderla bellissima».
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
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SOLLECITAZIONI
CICCIO CAPASSO,
ESTRO INCONSUETO
Non è un riconoscimento a posteriori. Il
ricordo di Lui è legato fortemente al valore della
sua vicenda artistica. Mi ha profondamente
dilaniato la sua prematura scomparsa. I desiderati vincoli, corroborati da intense tracce di
esperienze artistiche, avevano innescato salde
radici. Sono rimasto come sospeso nel vuoto,
cercando qualche pur minimo appiglio per
giustificare l’improvvisa mancanza. Accingendomi a coprire un vuoto con un artista di grande
rigore formativo, avevo in mente Lui, il Maestro
Ciccio Capasso. L’avevo cercato “non soltanto
per fare”, ma per inventare con Lui, segnatamente, un “modo di fare”. Ciccio Capasso aveva
addosso cospicui i caratteri dell’interprete
passionale, viscerale. Non era, come tanti, inesploso o esploso a metà. Non era uno sprovveduto, gravato di pesi, informale, comune, generico. Ciccio Capasso era un ineguale, un inconsueto, così come sanno essere quei musicisti e
poeti che stanno dentro quel miracolo che è il
fuoco sacro della creazione. Portava con sé il
vezzo e il privilegio di coniugare musica e poesia, poesia e musica con la vena demistificante
del più lucido impegno libertario. Una musica
colta la sua, bramosa di nuove invenzioni, di
articolati espedienti. La canzone napoletana tra
“assonanze e passioni”- in “Villanella ch’all’acqua vai”, come in “Vurria ca fosse ciaola”, in
Michelamma come in Lo guarracino - resta
canto d’arte per voce anima e suoni.
Non mi viene neppure minimamente la fregola
di paragonare Ciccio Capasso a musici e cantautori di “parole cantate” senza senso. Mi prende
un soprassalto di rigetto non appena abbozzo il
tentativo di nominarne alcuni. Al peggio non c’è
limite. Il peggio impera. Ahinoi, sono sempre i
migliori ad essere penalizzati. Di contro ad
essere premiata è l’improvvisazione, l’aleatoria
poesia, la musica sconnessa, l’esecuzione alienante, forzosa. “La luna nova”, quale? Quella
intimista, formativa, illuminante di Ciccio Capasso, chitarra e voce; Fabrizio Bianchini, mandolino; Sergio Troyse, chitarra; Maria Assunta
Recalina, percussioni.
Continuerò a gustarmelo ancora di più il Maestro Capasso, perché ho mancato di portarlo al
centro delle mie attenzioni a dare testimonianza
del suo fervido tributo, della sua voce da ascoltare, della sua musica da vedere. Mai stanco di
dare, Ciccio Capasso il suo tempo lo ha riempito
con intense interpretazioni: La nova gelosia, La
rosa, Sto core mio, Donna Sabella, Cicerenella.
Mercadante, Orlando Di Lasso, canti di Anonimi
e della tradizione popolare. Manciate e manciate
di anni, alla Salvator Rosa con Max Vajro, nella
Villa Comunale con Gianni Aterrano, in Piazza
del Carmine con Mirna Doris, scegliendo luoghi
d’arte e di culto. Raffinati incontri per confrontarsi a più riprese. Lui, nel segno dei canti autentici della campagna napoletana e del teatro
sperimentale come scrittore, compositore,
cantante, in comune con Leo De Bernardinis e
Perla Peragallo. Stesure ben concordate di esecuzioni spiazzanti e mai enfatiche. Lui, che
aveva in lungo e in largo piantato gesti, sguardi e
voci al Teatro Spazio Zero e al Folk Studio di
Roma, al San Ferdinando e al Gambrinus di
Napoli, a Città di Castello, a Perugia, a Palermo,
Parma, Salerno. Ciccio Capasso con i suoi concerti lasciò nel cuore di chi aveva trenta o quaranta anni e in me che ne avevo di più, caldi
mescolamenti di particolari armonie. Ti ho
aspettato, caro e delicato Maestro del verso e del
canto di Napoli. Avevo per te una parte di spicco
per il Decennale del Premio Masaniello Napoletani Protagonisti nel Mondo.
UMBERTO FRANZESE
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
LICEO ARTISTICO, SPERIMENTAZIONI DIDATTICHE
Storia di Roma
a ritmo di rap
Enza Silvestrini
Spesso mi chiedo che cosa
hanno in comune i nostri tempi e
quelli della fine dell’Impero
Romano d’Occidente quando i
barbari incalzavano sul limes e
una profonda crisi sgretolava una
delle forme di governo più longeve e duttili della storia. Sicuramente quel senso di vuoto destabilizzante che accompagna le
epoche di trapasso quando un
sistema, un intero mondo scompare in modo più meno brutale,
ma pur sempre traumatico.
Questa verità può appagare chi
possiede (o crede di possedere)
una lettura lucida del mondo
attuale e una conoscenza salda di
quello antico. Ma per un gruppo
di ragazzi, che si trovano insieme
nella stessa classe (la mia II C del
Liceo Artistico Statale di Napoli
dove insegno da anni) per effetto
del caso o di diversi insuccessi
scolastici, eterogenei per motivazione, età (dai 15 ai 18 anni), livelli
socio-familiari e culturali, che
cosa significa lo studio di un
tempo così lontano, con nomi
difficili da ricordare e complicate
dispute di cui non si intende il
senso? Come calarsi in un universo così remoto quando manca il
senso del divenire storico, quando tutto appare noioso e l’indolenza (anch’essa segno della crisi)
rende tutto piatto? Anzitutto non
arrendersi. Così un giorno Antonio, che con la storia proprio non
andava d’accordo, sfodera una
delle sue battute folgoranti mettendo in rima il complicato sistema tetrarchico con cui Dioclezia-
no cercò di risolvere la crisi. Una
piccola sfida lanciata e accolta.
Poi Kekko, che al mattino non
riesce proprio ad alzarsi in tempo,
e Francesco, qualche volta di una
timidezza disarmante, si collegano alla rima e promettono un
testo. Un testo che svela le lotte
per il potere, la vittoria di Costantino su Massenzio che gettato nel
fiume fa compagnia ai pesci del
Tevere, le sottili questioni del
concilio di Nicea, i Goti inarrestabili. Ed ancora Mary, che è già una
donna, dice “professoré, perché
non facciamo maschi contro
femmine?” E Cristina, che sta
fiorendo, e Chiara, che è sempre
stata una certezza, ed Elita, sensibilità nascosta, si riuniscono,
confabulano e comprendono,
come mai prima, le politiche di
Teodosio, l’eresia e l’ortodossia,
l’effetto domino provocato dagli
Unni, le lotte del generale Ezio e
la difesa vana di Oreste, quando
nel 476 l’ultimo imperatore viene
destituito. E Gaia che dalla IV D
presta il suo splendore di voce per
un ritornello.
Il rap, il luogo della rabbia e della
protesta e dunque giovane come
loro, offre il sistema ritmico e
rimico, le sue quartine che scopriamo così classiche, i giochi di
assonanze e allitterazioni, la
misura del verso fatto di sillabe.
Così anche queste informazioni
disperse nel corso dell’anno ora si
illuminano di senso. Siamo insieme poeti metropolitani e storici.
E in un incalzare di eventi, una di
quelle congiunture astrali, che
ogni tanto muovono la vita,
permette l’incontro con il compo-
sitore rapper Mirko Scavino, in
arte Ramtzu, che ci ha regalato la
musica, il suo entusiasmo e la sua
pazienza per la registrazione.
Infine, la forza dell’idea ha coinvolto nel progetto il docente e
regista Antonio MG Piccolo e il
Museo Archeologico Nazionale di
Napoli che, con Marco De Gemmis e Michele Iacobellis, rispettivamente direttore e funzionario
del Servizio Educativo, è sempre
aperto a proposte didattiche
innovative. Limiamo, misuriamo
sillabe e note. Proviamo a danzare
sciogliendo l’imbarazzo. Nasce
un video-clip realizzato nelle sale
del Museo Archeologico con
ragazzi che si confrontano (in
qualche caso per la prima volta)
con tanta bellezza. Ad Antonio
Silvestro, Maria Esposito, Kekko
Tufo, Chiara Ferraiuolo, Francesco Crivellari, Cristina Ianniello,
Elita Di Lorenzo e Gaia Lena Cota,
si uniscono Lorenzo Nisco, Giulia
Grieco, Valentina Nappa, Fabiana
Capuozzo, Chiara Palmieri, Carmen Chianese, Roberto Di Stasio,
Federica Mondò, Priscilla Bianco,
Melissa Altomonte, allievi diventati cantanti, ballerini o fotografi.
Siamo una classe. La D. S.,
prof.ssa Antonella Giugliano, i
colleghi, in particolare Ada Amore, e il personale scolastico sostengono e apprezzano. E la storia
è di nuovo amica.
Il video “Rap storico del Liceo
Artistico Statale di Napoli” è
visibile su youtube al link
https://www.youtube.com/watch
?v=0SJqQ5_h7mA
SOLLECITAZIONI
la vignetta
di Malatesta
IL SUDISTA
Mimmo Della Corte
ATENEI, ULTIMA
SBERLA AL SUD
Diario stupendo
GIUSEPPE
MAROTTA
L’amore a Napoli?
Tacito e fulmineo
«Più spesso l’amore,
a Napoli, è tacito e
fulmineo come uno
scatto di coltello.
Nel crepuscolo,
quando i voli delle
rondini diventano,
contro i vecchi muri
e il basalto, sassate
che il vento sembra
all’ultimo istante
deviare, i giovani e le
ragazze si guardano
“basso a basso” e da
finestra a finestra.
Gli occhi dei maschi,
più che
supplichevoli, sono
minacciosi e come
induriti da una
visiera: questi giovani
dei vicoli hanno
l’orgoglio del loro
sesso, lo sentono
come una divisa,
vogliono le ragazze
come esaltanti
medaglie da
appuntare sul petto,
talvolta preferiscono
appunto conseguirle
dopo aver arrischiato
l’ospedale o il
carcere.
Questo è un impulso
romantico e niente
altro; frattanto la
ragazza oppone
sguardo a sguardo,
immobile sulla soglia
del “basso” o alla
finestra, fino al
momento in cui - e
sarà tarda sera - il
giovane le fa un
impercettibile cenno.
Egli si avvia
lentamente verso
qualche vicina
deserta piazzetta, se
non è una rampa
tatuata sulla collina,
o un portichetto, o il
cancello di un
giardino; là si
addossa al muro,
fumando, e aspetta
che la ragazza lo
raggiunga.
Si ghermiscono, in
un silenzio di vetro;
la ragazza graffia e
bacia, fatidico e
compassionevole il
giovane se ne
impadronisce,
abolendo per lunghi
minuti le stelle e ogni
cosa, tranne forse i
ciuffi carnosi della
parietaria che le
sfiorano i capelli,
quell’odore di tufo e
di remota umidità
del muro: a ciò
dunque preludevano
le lacrime e il riso
che lei soffocò una
mattina contro il
guanciale?
Si sposeranno,
naturalmente; gli
arguti santi locali
convalideranno in
chiesa il fatto
compiuto; la gente
chiuderà un occhio
sui fiori d’arancio,
forse».
(Giuseppe Marotta,
dal libro «L’oro di
Napoli», 1947)
Colmo
di fulmine
di RENATO ROCCO
Il piacere del
barbone è togliersi
l’ospizio.
Il marito tollerante
non se ne importa
un corno.
Il matrimonio è
contare poco
e sottrarre molto.
Nel tradimento la
peggior vendetta
è la clemenza.
La stupidità
è un deserto
da attraversare,
l’intelligenza
una montagna
da scalare.
Qual è la differenza fra la
fattoria “Italia” di Matteo
Renzi e quella “degli
animali” di George Orwell? A parte il fatto che
nella prima i protagonisti
sono persone e nella
seconda animali, nessuna. Nella prima, come
nella seconda, gli abitanti
sono tutti uguali, ma c’è
sempre qualcuno più
uguale degli altri che,
guarda caso, è sempre
più forte: nella fattispecie
della prima, gli italiani
del Nord. Esagero? Assolutamente no, purtroppo!
L’ultima sberla al Sud è
arrivata nei giorni scorsi,
con il via libera in commissione istruzione della
Camera del disegno di
legge di riforma della
Pubblica Amministrazione. Gli onorevoli “membri”, hanno detto “si” ad
un emendamento con il
trucco, presentato dal
piddì Marco Meloni, per
il “superamento del voto
minimo di laurea quale
requisito per l’accesso” ai
concorsi nella Pa. E fin
qui, tutto bene. Sicché, se
lorsignori si fossero
fermati qui, “nulla questio”. Ma non si sono
fermati. Anzi sono andati
oltre, molto oltre, innescando il trucco ai danni
del Mezzogiorno.
Dal che viene il dubbio
che quell’emendamento
sul “superamento del
voto” che, in realtà,
rimane, servisse proprio
per introdurre, invece,
l’ennesimo parametro
antimeridionale: la
preselezione dovrà essere
effettuata oltre che sulla
base del risultato numerico anche tenendo
conto dell’università
dove è stato conseguito.
Più che un emendamento parlamentare, insomma, uno spot promozionale subliminale per le
università private, più
rinomate, ancorché
costosissime, quali Bocconi, Luiss, Guido Carli,
Cattolica, ecc., e per
quelle pubbliche del
Nord che guidano le
graduatorie nazionali
delle migliori università,
mentre quelle meridionali che le chiudono,
saranno penalizzate.
Così come, del resto, già
successo per l’assegnazione della quota premiale del 7% del Fondo
di finanziamento ordinario per le università che,
attribuite sulla scorta di
queste graduatorie, sono
finite nella stragrande
maggioranza agli atenei
del Centro-nord, mentre
solo le briciole hanno
preso la via di quelli
meridionali. Il che, se
fosse deciso sulla scorta
di valutazioni credibili e
condivisibili, potrebbe
anche essere accettabile.
Ma non ci sembrano
credibili graduatorie che
mettono insieme parametri come numero di
pasti erogati; alloggi e
strutture per studenti;
numero di laureati che
trovano lavoro in 3 anni;
capacità di attrarre investimenti per la ricerca.
Un ventaglio di parametri come se tutte le università operassero nello
stesso contesto socioeconomico e avessero le
stesse opportunità. Ne
deriva, dunque, una
valutazione degli atenei
non sulla scorta della
qualità didattica, bensì
sulla base della loro
localizzazione geografica.
Un solo esempio: la
storica Federico II di
Napoli, migliore italiana
in assoluto se valutata
sulla scorta del “numero
di citazioni per docenti”
che è il parametro usato
internazionalmente per
definire la produttività e
la qualità scientifica degli
atenei; ma fra le ultime in
Italia sulla base dei criteri
nazionali, come se il
numero dei laureati che
non trovano lavoro o
rinunciano dopo il primo
anno o la scarsezza dei
finanziamenti ottenuti,
fosse il frutto di una sua
incapacità e non la conseguenza delle difficoltà
socio-economiche dell’area in cui è chiamata
ad operare.
Certo, vistisi scoperti,
lorsignori hanno assicurato che provvederanno a
cancellarlo in sede di
dibattito in aula. Sarà
anche vero, ma personalmente ci credo poco. A
proposito, dov’erano i
parlamentari del Sud
quando è stato votato
questo emendamento?
Probabilmente non
c’erano o forse dormivano.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015 (13)
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
QUARTIERISSIME
CROLLO PALAZZO GUEVARA, LE DECISIONI DELLA PROCURA
La Riviera continua a produrre fossi
Pino Fermento
La facciata del palazzo Guevara di Bovino si sgretolò due
anni fa, in una mattina di inizio
marzo, trascinandosi dietro una
carrellata di ipotesi e accuse. A
due anni dal disastro il giudice
Andrea Rovida, accogliendo la
richiesta della Procura della
Repubblica di Napoli, rinvia a
giudizio diciannove tra tecnici,
un dirigente del comune, progettisti, manager e direttori dei
lavori, nell’ambito dell’inchiesta
sul crollo del 4 marzo del 2013.
Disastro colposo è l’ipotesi
d’accusa. Le indagini, infatti,
additano come causa del cedimento un “difetto di costruzione” tra due diaframmi del
pozzo di stazione del cantiere
della linea 6 della metropolitana. Il 15 dicembre la prima
udienza. Questi i nomi degli
imputati: Raffaele Imparato
(dirigente comunale), Ciro De
Luca (ad della De Luca group
Italy), Luigi Visconti (ad di
Costrade spa), Antonio Liguori
e Federico Moccia (di Ansaldo
sts), Giorgio Mormone, Vincenzo Scotti e Mario Barbati, (del
comitato tecnico esecutivo),
Gabriele Santangelo, Paolo
Santangelo e Gino Zanchini
(della società Trevi), Luigi Nardacci (della Sgf), Ettore Sacco
(progettista), Angelo Ribecco
(direttore dei lavori), Giuseppe
Annunziata (direttore di cantiere), Angiolino Bellizzi (capo
cantiere), Vittorio Pagliarulo
(collaudatore), Renato Sparacio
e Stefano Aversa (del comitato
tecnico scientifico).
Il volto della Riviera, intanto, ha
ancora i colori scuri dell’abbandono. E i cittadini tremano
mentre si notano nuovi cedimenti strutturali. A inizio luglio,
ad esempio, l’apertura di una
voragine a due passi dal palazzo
Guevara ha fatto temere di
nuovo il peggio. “Si poteva
evitare”, gridarono nel 2013,
dopo il crollo, geologi, comitati
civici, cittadini. Primo fra tutti
Riccardo Caniparoli, geologo,
che proprio dalle pagine di
Chiaia Magazine (che al caso ha
dedicato più di un approfondimento) allertò sulla pericolosità
dei cantieri della linea 6. Il
primo appello risale al 2009. Da
allora, però, nessun richiamo è
stato accolto, né con la Iervolino
né con de Magistris. Tanto che
mesi dopo il fatto, il geologo,
granitico, tuonava ancora:
«Bisogna modificare il tracciato
e abbandonare la galleria attualmente in realizzazione. Io
stesso presentai tempo fa un
tracciato alternativo che non
avrebbe creato problematiche.
Gli eventi che si stanno verificando, come la rottura delle
fogne, delle tubature del gas,
delle condutture idriche, i
blackout all’illuminazione
elettrica hanno tutti una matrice comune: il dissesto idrogeologico. Hanno alterato gli equilibri e non sappiamo come potrebbe evolvere la situazione».
La galleria del metrò, infatti,
fungerebbe da diga, impedendo
flussi e deflussi delle acque
presenti nel sottosuolo.
In quella mattina di marzo di
due anni fa sotto le macerie non
ci capitò nessuno. Ma fu tutta
fortuna. Eppure bastava così
poco per sventare il crollo.
Leggere le inchieste dei giornalisti, interpellare i commercianti
della Riviera costretti a far
fronte da soli agli allagamenti
nei locali. Così, giusto per fare
qualche esempio.
Grande guerra, la Tito Livio c’è
Una giornata per ricordare
quattro anni di guerra. Non
un’apologia, ma la commemorazione di un evento che ha
fatto da spartiacque alla storia
dell’umanità.
La scuola secondaria di I° grado
“Tito Livio” di largo Ferrandina
ha dedicato il 15 maggio alla
celebrazione del primo centenario della partecipazione
dell’Italia agli avvenimenti della
grande guerra, che impegnò gli
italiani tutti, soldati e civili, dal
24 maggio 1915 al 4 novembre
1918. Per gli studenti, un ricco
programma di eventi, idealmente dedicato alla figura di
Aurelio Padovani, perito industriale originario di Portici, già
volontario nella guerra di Libia
ed ufficiale dei bersaglieri durante la prima guerra mondiale
dove ottenne tre medaglie
d’argento al valor militare.
Sotto la guida del dirigente
scolastico Elena Fucci e di
esperti docenti (tra cui i professori Rosa Arnone, Ciro Massaro,
Giacomo Garzya, Benito Bellomunno, che con amore e dedizione hanno reso possibile la
manifestazione), le classi dell’istituto hanno partecipato
attivamente con lavori didattici, rappresentazioni, musiche,
allestimento degli ambienti e
dei reperti di guerra. Un’esperienza che li ha accompagnati
lungo tutto l’anno scolastico,
portandoli anche a visitare i
luoghi dove la guerra si è realmente combattuta, le vallate
alpine del Trentino, accompagnati dalle guide alpine e che è
stata coronata dalla giornata
celebrativa di maggio. «Crediamo - ha detto il dirigente scolastico presentando il progetto che le generazioni future abbiano il dovere morale di ricordare
l’umanità lacerata di una generazione che da quel conflitto fu
segnata per sempre e l’eroismo
dei soldati, tanti dei quali morti
senza l’onore di una degna
sepoltura». (l.c.)
Fabrizio-Ragone, cambio
al vertice di Repubblica
Passaggio di consegne ai vertici dei giornali partenopei.
Tra maggio e giugno i dorsi napoletani di Repubblica e
del Corriere della Sera hanno cambiato entrambi i
direttori. A Repubblica, dopo undici anni, Giustino
Fabrizio ha ceduto il testimone a Ottavio Ragone, suo
vice per circa dieci anni, mentre al Corriere Enzo
D’Errico ha preso il posto che Antonio Polito ha lasciato
in gran fretta, dopo soli sedici mesi di direzione, per
diventare vice direttore della testata nazionale. Il caso
ha voluto che ai vertici delle due testate si trovino oggi
due vecchi amici: fu proprio D’Errico infatti a guidare i
primi passi di Ragone, quando questi cominciò la sua
carriera giornalistica a Paese Sera, nel 1987.
La successione a Repubblica è stata anche l’occasione
per riunire giornalisti e collaboratori a Palazzo Serra di
Cassano, dove il 9 maggio, davanti ad un ricco buffet,
Ragone e Fabrizio si sono stretti la mano augurandosi
reciproca fortuna.
Una scelta di continuità, quella di Repubblica, che non
scontenta nessuno: Ragone si dichiara soddisfatto: «Un
po’ me l’aspettavo – dice – e soprattutto ho avuto la
conferma che il lavoro paga» mentre Fabrizio scrive nel
suo editoriale di commiato: «Per me si aprono nuove
prospettive». L’ex direttore porta con sé diversi ricordi
degli anni trascorsi nella redazione napoletana, ma
preferisce rievocarne due positivi: «Il primo - racconta è la manifestazione promossa a Scampia durante la
feroce guerra di camorra, quando portammo le
istituzioni, gli artisti, la cultura nella villa comunale del
quartiere il 19 dicembre 2004. Scampìa era balzata sulla
scena mediatica come un nuovo Far West in cui la gente
viveva senza legge né pietà. Non era così, non doveva
essere così. Nel quartiere c'erano e ci sono corpi sani,
menti pensanti, storie di emarginazione e di solidarietà.
Andammo a stringere la mano a quei concittadini, a
riaffermare la volontà di tenere la camorra lontana,
assediando i luoghi del disagio con le idee, la musica, la
poesia, i sorrisi, la voglia di vivere. Fu un segnale
importante. L'altro episodio è l'organizzazione di
Repubblica delle Idee nel giugno 2014, una straordinaria
occasione di incontro tra la ricchezza culturale di Napoli
e il contributo di idee del nostro giornale». In continuità
col solco tracciato da Fabrizio, Ragone è pronto a
rafforzare il dialogo con la città, apportando graduali
cambiamenti: «Non è più tempo di riferimenti
ideologici, siamo meravigliosamente liberi di analizzare
le cose e di puntare sulle energie migliori della città. Per
cui saremo più selettivi sugli argomenti trattati sul
giornale e alimenteremo il confronto. Potenzieremo la
linea di commento e i settori della cultura e dello
spettacolo, nonché il web. Di certo non sarà un giornale
afflittivo, neanche ottimista in maniera vuota, ma il più
possibile sereno nella rappresentazione di una città che
ha alcuni problemi ma anche enormi potenzialità, che è
giusto rappresentare con completezza».
LAURA COCOZZA
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
SPECIALE ESTATE
IL RITO DI S. ALESSANDRO
SORRENTO, JAZZ E CABARET
È l’appuntamento fisso dell’estate ischitana.
Ogni 26 agosto, festa di Sant'Alessandro, un
corteo di isolani in costumi traidizionali si
lascia alle spalle il Castello Aragonese per
raggiungere il porto e il quartiere di
Sant'Alessandro. Ad ogni passo si
attraversano le tappe storiche dell'isola:
dalla dominazione greca all'unità d’Italia.
Seguono festeggiamenti con musica e
degustazione di squisitezze culinarie.
La kermesse sorrentina “Notti chiare e dolci
sogni tra terra e mare” propone, fino al 26
settembre, il sorriso dei cabaret insieme ai
sapori tradizionali del territorio nelle location
di Marina Piccola e dei Bagni della Regina
Giovanna. Tra questi: il 4 agosto al chiostro di
San Francesco, concerto del soprano Anna
Maria Gargiulo e il 30 agosto, a Marina Piccola,
il Gran Galà di fine estate con il ritmo jazz dei
Gypsy Moon.
IL CARNET DEGLI EVENTI
Capri, notti d’arte e capricci musicali
Livia Iannotta
Se i vip le hanno messo gli
occhi addosso un motivo ci
sarà. Capri accontenta tutti.
Chi cerca momenti di relax
tra grotte silenziose o in
mezzo al verde, ma anche chi
rincorre l’esclusività, le notti
da spendere tra drink, locali e
“sfilate” in centro. Ad animare quest’estate, poi, un ricco
carnet di appuntamenti: ci
sono arte, musica, cinema e
fotografia nei bollenti luglio e
agosto dell’isola più chic del
Golfo.
Partiamo da Capricci d’estate, la rassegna dedicata a
musica, arte, cultura e natura,
promossa dall’assessorato
alla Cultura ed Eventi di
Capri. Un’offerta variegata
che soddisfa tutti i gusti e
“riempie” gli splendidi scenari dell’isola, da Tragara ai
Giardini della Flora Caprense.
Da annotare: i concerti dell’Art Music Festival, con la
direzione artistica di Pinuccio
De Gregorio, che celebrano la
musica nelle sue più diverse
declinazioni con esibizioni di
complessi musicali nelle più
suggestive location dell’isola.
Tra le mostre, invece: “Mirella
Guasti e il Novecento” alla
Galleria Cinquantasei (dall’11
luglio al 16 agosto); “Il cinema
di Martone” alla Certosa di
San Giacomo (dal 12 luglio al
12 settembre); “L’emozione
della vertigine. Capri-Cortina”, a cura della Fondazione
Capri, alla Certosa di S. Giacomo, Quarto del Priore (dal
17 luglio al 30 agosto); “Freedom Fighters” alla Certosa di
San Giacomo (dal 18 luglio al
20 settembre). In programma
anche full immersion nel
verde: il 29 luglio, ad esempio,
appuntamento ai Giardini
della Flora Caprense per il
“Tramonto da villa Jovis”,
passeggiata a cura dell'associazione “Percorsi e Sentieri”.
Spazio anche ai più piccoli
con animazione e giochi,
sempre ai Giardini della Flora
Caprense, e con i Laboratori a
cura di Kaos Lab.
Musica, arte,
fotografia, cultura,
teatro. Sull’isola
azzurra le notti
estive si
condiscono di
spettacoli e
suggestioni.
Tante le rassegne
che intrattengono i
turisti, tra cui
Capricci d’estate,
Concerti al tramonto
e i Festival dedicati
al jazz e al folklore.
Per i “melomani” incalliti, la
suggestiva villa San Michele,
ad Anacapri, ospita una
nuova edizione di Concerti al
Tramonto: ben nove serate
con esibizioni di artisti internazionali dal repertorio
classico, jazz e contemporaneo, abbinati a una serie di
incontri letterari, mostre di
pittura e scultura, spettacoli
di teatro e manifestazioni
cinematografiche. Tra i tanti
“performers”: il 24 luglio
Janine Jansen (violino), Daniel Blendulf (violoncello),
Love Derwinger (pianoforte);
il 31 luglio Karl Magnus Fredriksson (baritone) e Love
Derwinger (pianoforte); i
pianisti Giuseppe Andaloro (7
agosto) e Gianluca Luisi (14
agosto). Negli spazi della villa
anche un assaggio di teatro, il
22 agosto, con “Son tutte
belle le mamme del mondo”
di Manlio Santanelli con Gea
Martire.
Per chi volesse tuffarsi, invece, in un excursus sulle sonorità dal ‘700 al pulsante jazz,
l’isola ospita, dal 30 luglio al 3
agosto, alla terrazza dell’Hotel
Caesar Augustus di Anacapri,
la 13esima edizione del Festival dal Barocco al Jazz, con la
direzione artistica di Maria
Sbeglia. Ad aprire la manifestazione lo spettacolo di
musica e poesia di Mariano
Rigillo e Anna Teresa Rossini,
con la partecipazione della
cantante Emilia Zamuner e
del pianista Paolo Zamuner. Il
31 luglio si esibiscono Pierluigi Camicia al piano, Francesco Girardi al flauto e Angelica Girardi, soprano. Il 1 agosto è la volta di Pino De Maio
e la sua chitarra con Arcangelo Michele Caso al violoncello
e Peppe Di Colandrea clarinetto e sax. Il 2 agosto una
serata di musica, poesia e
flamenco con lo spettacolo
“La Spagna e Garcia Lorca”
con Andrea Candeli (chitarra), Corrado Ponchiroli (voceballo- palmas), Michele
Serafini (flauto), Chiara Guerra (ballo e palmas). Fabio
Concato chiude la kermesse,
il 3 agosto, in concerto con
Ornella D'Urbano (arrangiamenti e tastiere), Stefano
Casali (basso), Larry Tomassini (chitarre), Gabriele Palazzi
(batteria).
Sempre ad Anacapri, per gli
appassionati di musica e
danze popolari, segnaliamo
la sedicesima edizione del
Festival Internazionale del
Folklore, dal 4 al 9 agosto.
Sette giorni di tradizioni su
note e passi di gruppi provenienti da tutti e cinque i
continenti.
L’estate sull’isola azzurra si
chiude in bellezza, il 4 settembre, con l’inaugurazione
della prima edizione di Capri
The Island of Art, progetto
d’arte diffusa che vede coinvolti circa 25 artisti della
scena contemporanea nazionale e internazionale, invitati
a dialogare con i luoghi e le
storie dell’isola. Performance,
installazioni audio e video,
sculture, proiezioni in notturna, esposizioni in luoghi
pubblici e privati compongono il fitto programma della
rassegna che si protrae fino al
mese di dicembre e che tocca
anche Napoli in un ponte
ideale tra mare, terra e sottosuolo grazie al “gemellaggio”
con le Stazioni dell’Arte della
Metropolitana e dei siti museali del contemporaneo.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
SPECIALE ESTATE
Pozzuoli,
la tradizionale
competizione
del «Pennone».
AREA FLEGREA, LE FESTE DELLA TRADIZIONE
A Procida si sfila per eleggere Graziella
Rosario Scavetta
L’area flegrea della città di
Napoli riserva in estate
appuntamenti di particolare
interesse storico e culturale.
Nel mese di agosto, tra Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e l’isola di Procida, suggeriamo di seguire le manifestazioni che di seguito proponiamo: festeggiamenti
che resistono da decenni e
nei quali convivono religiosità e laicità in maniera incredibilmente armoniosa. Si
parte con la Sagra del Mare
Flegrea a Monte di Procida,
in programma quest’anno il
6, 7, 8 e 9 agosto. La Sagra si
svolge nello scenario suggestivo dell'insenatura di
Acquamorta dove vengono
preparate le prelibatezze
della gastronomia flegrea
“innaffiate” dal vino locale.
La manifestazione è organizzata dall’Associazione no
profit “Vivi l’Estate”. La
Sagra del Mare Flegrea funge
da forte attrattore per il
turismo enogastronomico e
culturale, permettendo così
di dare elevata visibilità ai
Campi Flegrei. Nella città di
Pozzuoli, invece, in occasione dei riti della Madonna
Assunta, si svolge la singolare competizione del cosiddetto “Pennone”. Un lungo
palo in legno lungo circa 20
metri ed inclinato di 30
gradi verso il mare sul porto
turistico, viene cosparso di
olio e sapone. I concorrenti
locali provano a turno a
raccogliere delle bandierine
poste all'estremità del palo,
cadendo in mare, nella
maggior parte dei casi. Tra la
folla esultante e i musi alzati
sui visi esterrefatti dei puteolani, i concorrenti danno vita
per circa due ore ad un
esilarante spettacolo. Di
solito, poi, l’appuntamento
si sposta la prima domenica
utile per ripetersi nel porto
della frazione di Baia (Co-
Malazè, gastronomia vulcanica
La X edizione di Malazè, l’evento enoarcheo-gastronomico che coinvolge i territori dei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte
di Procida, Quarto, Procida e parte di Napoli, quest’anno ha individuato quattro
aree tematiche: archeologia, gusto, mito e
storie, natura. Tra le prime novità del programma che partirà il 5 settembre e continuerà fno al 15 c’è “Vegazè, sano, vulcanico, flegreo”con visita all’Oasi degli Astroni
e la possibilità di mangiare prodotti biologici. Previsti anche due concorsi: “La grande abbuffata” il 9 settembre, con cortometraggi a cura della rassegna “A Corto di
Donne” e “Campi Flegrei in Photografia”
concorso e mostra a cura di Flegrea Photo
e Terme di Agnano. Programma completo
su www.malaze.org. Ancora a settembre, il
6, la condotta dei Campi Flegrei di Slow Food organizza “Mercato della Terra nei Campi Flegrei” e l’11 “Terra madre in caldera”.
Il 7 settembre AperFantastic al Roof&Sky Asteco e Cielo con i Fantastic 4 Cooking coordinati da Laura Gambacorta. Sempre il 6
settembre "Assettate a tavola ca te conto"
con ArteMide con la collaborazione di Africa inTesta, cena - racconto in casa di pescatori. Inoltre tutti i giorni sarà possibile
navigare con kayak e canoa a Baia e a Miseno sulle tracce degli imperatori Romani
a cura di CulturaAvventura, Azienda Agri-
cola Piscina Mirabilis e Ais Napoli. “Panoramici Campi Flegrei” è l’evento di Legambiente per le domeniche del 6 e del 13: trekking naturalistico lungo le pendici del Gauro, antica terra del vino che fu dimora di civiltà sotterranee e sede del Santo Graal.
Il 6 settembre sono previste anche escursioni notturne al lago d’Averno con “Stelle
e Miti intorno al fuoco” a cura di GeaVerde.
“A spasso nel tempo” e il 13 settembre con
Gruppo Archeologico Kyme e L’Orto Consapevole e Reenactment Society per conoscere la storia dell’antica Cuma Romana e
della Cuma Medioevale con combattimenti storici. Il 13 settembre sono inoltre previsti “Agrippina, saggio sulla fisionomia del
potere”, una rappresentazione teatrale nel
sito archeologico di Piscina Mirabilis a cura di Flegreando, Collettivo LunAzione e
Azienda Agricola Piscina Mirabile e anche
il Tour delle tradizioni procidane con l’associazione Vivara. L’11 settembre al Parco
Archeologico delle Terme di Baia, a cura
delle associazioni Culturali Megaride e Amt
Arte Musei Territorio, in collaborazione con
la Compagnia Teatrale Luna Nova, si terrà
“Tra cultura e tradizioni. L’imperatore
Adriano a Baia”, una rievocazione storica liberamente ispirata a Memorie di Adriano
di Marguerite Yourcenar.
(r.s.)
mune Bacoli). Questa antica
competizione, conosciuta
oltreoceano, ha resistito
negli anni grazie al perseverare dei pescatori della
darsena della cittadina
flegrea, “custodi” della chiesetta della Presentazione di
Gesù al Tempio (Assunta a
Mare) ai piedi del Rione
Terra.
Ultimo appuntamento, ma
certo non meno importante
degli altri, è il concorso per
l’elezione della “Graziella”.
Da circa 50 anni, nell'ambito
di una grande festa popolare
che si svolge in estate sull’isola di Procida (intorno al
20 di agosto) viene eletta la
“Graziella”, un simbolo di
Procida. Le ragazze che
partecipano al Concorso,
tutte di età compresa tra i 14
e i 21 anni, indossano l’antico e caratteristico costume
dai colori vivi e brillanti,
finemente ricamato in oro,
di cui molte famiglie conservano gelosamente autentici
esemplari. La Graziella di
Procida è il personaggio
dello storico romanzo di
Alphonse de Lamartine. La
giovane protagonista del
romanzo s'innamora dello
scrittore francese naufragato
sull'isola. Ma questo amore
sarà casusa della sua morte.
Alfonso partirà per la Francia
con la promessa, non mantenuta, di ritornare. Graziella
si spegnerà nell'attesa vana
del suo amato, dopo avergli
inviato un'epistola contenente una treccia dei suoi
capelli e la rinnovata dichiarazione del suo amore. I
procidani, colpiti dal racconto di Lamartine, hanno
assunto a simbolo la piccola
eroina a rappresentanza
della donna isolana legata al
mare e alla devozione al
proprio uomo. Graziella è
divenuta così un mito, l'immagine della tipica donna
procidana: mediterranea,
solare, semplice e bella.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
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ebb a o 2006
ma o 2006
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IL GIORNALE DELLE NUOVE BOTTEGHE DEI MILLE
Anno I - N.1 febbraio 2006
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IL MENSILE
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Banca Monte dei Paschi di Siena Spa
NINO DE NICOLA*
NINO DE NICOLA*
’avevamo promesso: stiamo
mantenendo la parola. Il primo
impegno era capire cosa stesse
succedendo al Parcheggio Morelli. In
questo numero, dunque, insistiamo
in questa direzione. Quanto era
emerso nel numero precedente,
infatti, autorizzava preoccupazioni
sulla data d’apertura e sul numero
di posti a disposizione del pubblico.
Quanto si è appreso nel prosieguo
della nostra inchiesta è persino
sconcertante. Due certezze: i posti
saranno pochi e i tempi saranno
lunghi. Diminuire il danno spetta
all’amministrazione, ritoccando con
la Napoletana Parcheggi alcuni
aspetti del progetto. Le due parti
sono chiamate ad uno sforzo di
volontà per migliorare la disponibilità di posti pubblici e accorciare i
tempi d’esecuzione: questa almeno è
la ferma speranza delle Nuove
Botteghe dei Mille e della gente di
Chiaia. Margine per trattare ce n’è:
spetta a Palazzo san Giacomo
sensibilizzare il costruttore sugli
interessi della collettività. Strettamente legata al problema della
sosta è la Zona a Traffico Limitato.
Continuiamo a crederci, ma la sua
attuazione pratica ci delude. Ci
stiamo accorgendo che non funziona
come dovrebbe per tre motivi: il
primo è appunto la drammatica
carenza di parcheggi; il secondo è
l'assenza di controllo sul territorio; il
terzo è la desertificazione provocata
dall’ostilità verso la movida. Risultato: un’impennata di attività criminale. Con un’aggravante: un sistema
di viabilità diverso che, durante la
settimana, riduce il flusso dei veicoli
e svuota ulteriormente le strade.
Dopo quattro mesi di rodaggio,
quindi, la «novità» va rivista e
corretta. Da parte nostra continueremo a denunciare le disfunzioni e a
favorire il contatto tra territorio e
amministratori. Infine un’anticipazione. Sul fronte dell’emergenza
rifiuti a Chiaia, si sta profilando un
tavolo di concertazione per stilare
un «Progetto Pilota» tra le Nuove
Botteghe dei Mille e l’assessorato
competente: vi terremo informati.
L
IL GARAGE
Parcheggio Morelli, ultime novità sui lavori.
Scadenza e numero posti: i conti non tornano
Parte con un’inchiesta il primo numero del 2006 di Chiaia Magazine, raccogliendo le preoccupazioni del quartiere sull’emergenza parcheggi. Per tutti, in cima alla lista delle priorità ci sono le aspettative sul futuro del Parcheggio Morelli. Tutti lo vogliono, ma
pochi sanno qual è lo stato dei fatti. La
ricostruzione della vicenda e le affermazioni dei protagonisti (il Comune e
la Napoletana Parcheggi del Gruppo
Maione, concessionaria dell’opera di
ristrutturazione integrale) sollevano
perplessità e apprensioni sulla data di
conclusione dei lavori e sul numero dei
posti auto che saranno a disposizione
del pubblico. Emerge, ad esempio, dalle dichiarazioni raccolte, una disponibilità davvero esigua degli spazi sottoposti a tariffa oraria. Amministrazione e costruttori riferiscono, poi, scadenze differenti sul compimento finale dell’opera. Chiaia, però, esige risposte chiare e concrete. (pagine 3 e 4)
ocus sul by night
F«Non
toccate la Movida»
Sequestri e dissequestri: stop e ripartenza per il popolo della notte.
peciale San Valentino
a Chiaia»
S«Innamorarsi
L’INTERVISTA
v
l’inter ista
Nel cuore della città come a New York.
Arrivano le architetture di luce.
8
Luca Esposito
Eventi&Curiosità
Saper vivere il quartiere
Così cambierà
il quartiere
*presidente
Nuove Botteghe dei Mille
6
Dalla mostra di Waschimps al «Pulcinella» di Giovanni Mauriello.
5
11
*presidente
Nuove Botteghe dei Mille
• Doveva risollevare l’economia e la vivibilità.
rosegue la nostra inchiesta sul Parcheggio Morelli (nella foto), da noi deP
finito nello scorso numero Il garage del-
Benedetto Gravagnuolo
Senza parcheggi
il quartiere è al palo
Uberto Siola
La soluzione? Soste
interrate sul lungomare
le illusioni. Per due buoni motivi: pochi
i posti pubblici previsti e nessuna certezza sul termine dei lavori. In più una
inquietante divergenza di dati e date tra
l’assessorato ai Parcheggi e l’impresa esecutrice dell’opera. La novità è che ora
l’assessore competente Ferdinando Di
Mezza fornisce notizie più certe ma più
scoraggianti: i parcheggi a rotazione saranno 135, i box che l’impresa venderà
circa 300. Non era questo che si aspettava il quartiere né si aspettava l’altra brutta notizia: sulla data di riapertura, attualmente, non c’è nessuna certezza. E
l’assessore conferma: «La concessionaria
è in netto ritardo». Conseguenze: un
quartiere sul piede di guerra.
E quello che è diventato un caso - se n’è
accorta anche Repubblica che il 5 febbraio
ha ripreso la nostra inchiesta - rischia di
diventare un fronte incandescente anche altrove: ci riferiamo al delicato dibattito che è in corso sulla realizzazionedi parcheggi interrati di interscambio
nel tratto da Piedigrotta a piazza Vittoria. Lì Chiaia si gioca il futuro. Chi li farà e quando? La mischia sul business è
già in atto. (pagine 3 e 4)
Edizioni
Iuppiter Group
l leader dell’opposizione ha 59 anni ed è stimato primario ortopedico al Centro Traumatologico Ortopedico di Napoli. Ha sempre coltivato l’impegno civile fino ad essere consigliere comunale dal 1993 al
2001. Alle ultime amministrative ha riportato 22.517 voti e il suo schieramento ha riscosso il 48,53 % di consensi. La sua compagine nel parlamentino è formata da 11 consiglieri. Sicurezza, sociale, parcheggi ed
emergenza rifiuti sono stati i suoi cavalli di battaglia elettorali.
10
proprio dall'enigma del costruendo parcheggio Morelli. Li
prendiamo in parola, ma verificheremo i progressi sui fatti.
Infine, inauguriamo una nuova parola d'ordine: «Chiaia al
centro di grandi eventi nazionali e internazionali». Lo spunto è la 2° edizione della «Notte Bianca» che si terrà in autunno:
riteniamo l'iniziativa vincente e fin d'ora remiamo perché il
nostro quartiere abbia un ruolo primario. Non ci resta che
augurarvi buone vacanze. E arrivederci a settembre.
*Presidente delle Nuove Botteghe dei Mille
vivere: «Napoli con
Saper
le valigie pronte»
6
«Una giornata
Focus:
nei parchi del degrado»
traffico Gennaro Mola: a Chiaia rilancia il vecchio
senso di marcia. Motivo? I cantieri della Riviera.
• E non finisce qui: abolisce la Ztl da via Domenico
Morelli a via dei Mille e rispolvera le ganasce
contro la sosta selvaggia.
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Mostre, concerti e spettacoli teatrali:
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Anno I - N.5 giugno 2006
• Addio circoscrizioni: Napoli sarà divisa
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
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• Il decentramento non è una novità:
Napoli ci arriva adesso. A Milano esiste
già dal 1997 e a Roma dal 2001
• Del cambiamento i cittadini sanno poco
o nulla. E soltanto ora, sotto elezioni,
il Comune decide di informare la città
«Arriva
Silocietà&Costume:
Napoli Film Festival»
Gli esperti: Comune bocciato e poteri speciali al futuro sindaco per le aree di sosta.
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La rassegna cinematografica dedica l’anteprima al film cult «Febbre da cavallo».
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hiaia Magazine, che in questi
mesi ha condotto una decisa
battaglia per i posti auto nel
quartiere, stavolta si adegua alla
stagione balneare: ad interessarci è
l’emergenza dei posti barca sul
lungomare. Nella pagine interne,
troverete poi la consueta attenzione
per i problemi della manutenzione
urbana: dall’allarme per Parco
Margherita ad un’estate piena di
cantieri. C’è poi una finestra sullo
spettacolo: vi diamo qualche
consiglio per seguire l’evento del
NapoliFilmFestival. Infine un’anticipazione: a luglio vi racconteremo,
per filo e per segno, i nuovi volti
della Municipalità I. Ovvero quelli
che governeranno Chiaia.
C
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Anno III - n.10 ottobre 2008
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• Lungomare: no ai posti barca.
Sos di ormeggiatori e diportisti
Autorità Portuale, Sovrintendenza ai Beni Paesaggistici, Tribunale Amministrativo Regionale: questi i protagonisti di un
diabolico gioco delle parti con due uniche vittime. Ormeggiatori e diportisti. Nella prima categoria c’è chi ha la concessione a gestire posti barca e non può lavorare per impedimenti burocratici, ma c’è anche chi è stato escluso dalla gestione del business: per tutti loro malumori e proteste. Della
seconda categoria fanno parte i proprietari di barche che questa estate, come le precedenti, sono destinati a soffrire: i tre
siti di Nazario Sauro, Mergellina e Largo Sermoneta, dichia-
Noleggio di gommoni e motoscafi
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la vigilante
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Futuro
BUCATO
i 3000
di Chiaia
sindaco sventoli conti in rosso, tra luglio e agosto
distribuiti 490 mila euro di microfinanziamenti.
Scesero in strada per riprendersi la città.
Quel giorno è diventato un libro: «I 3000 di
Chiaia», storia di una clamorosa protesta che
stupì l’Italia. Per i protagonisti di allora il lavoro
non è ancora finito: tutti in piazza a novembre.
Poi avanti tutta con il progetto della lista civica.
• Riqualificazione: aprono i cantieri in vico Vasto
a Chiaia e in via Vetriera. Via Tasso: a novembre
fine dei lavori. Piazzetta Cariati pronta a dicembre.
Telefono 081.667913
Cell. 338.2204628 - 338.2767442
d cemb e 2006
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In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
ebb a o 2009
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6 QUARTIERISSIME
Municipalità 1, scelti
finalmente gli assessori
7
QUARTIERISSIME
Mergellina, la stazione
del disonore
7 CULTURA&SOCIETÀ
Teatro Delle Palme,
ritorno al futuro
8
MUNICIPALITÀ
Miniassessorati,
ma contano davvero?
8 MOVIDA
Festa di Chiaia Magazine,
la galleria delle foto
10 SOCIETÀ&COSTUME
Fendi alla conquista
di via Filangieri
QUELL’OSCURO OGGETTO DEL
PAN
5 milioni di euro all’anno per
una media di 15 visitatori al
giorno, consulenze stellari,
un esercito di dipendenti e
casse a secco: questo è il crac
di Palazzo Roccella, esempio
desolante di spreco di risorse
inchiesta a pagina 5 umane ed economiche.
solutivi. Lo ripetiamo: l'asse della Riviera è l'ideale per ospitare grandi strutture sotterranee per lo stallo delle auto. Nell'interesse di tutti. A proposito di buona amministrazione,
sia pure in ritardo, si è messa in riga anche la Municipalità
1 che è riuscita a nominare i suoi 4 assessori. Alla squadra
di governo del presidente Fabio Chiosi auguri di buon lavoro da parte mia, delle Nuove Botteghe dei Mille e di Chiaia
Magazine che sarà cronista attenta dell'operato della giunta. A proposito, buona Notte Bianca a tutti.
NO
PARKING NO CHIAIA
Debutta il Movimento Parcheggi a Chiaia per interpretare il disagio di un intero
quartiere ormai in ginocchio per la carenza di posti-auto. Economia e vivibilità
sono allo stremo. Le promesse elettorali non sono state mantenute. Patto di
ferro tra cittadini: già pronto un piano d’azione che prevede proteste di piazza,
dibattiti e petizioni. E Chiaia «indossa» la maglietta simbolo del Movimento.
5
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Iuppiter Group
In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
8
MUNICIPALITÀ
Riforma sbagliata:
assessori declassati
9
SOCIETÀ&COSTUME
Saper bere a Chiaia:
itinerari di...vini
La scelta è stata facile e amara:
l’apertura di questo numero è dedicata all’emergenza criminalità. Lo
dicemmo a maggio sullo Speciale
Elezioni, indicando al futuro sindaco sette priorità: tra esse spiccava il
tema sicurezza. Otto mesi dopo
siamo all’allarme rosso. Chiaia, da
sempre reputata zona franca, si
riscopre teatro di un’escalation che
fa paura. Gli appelli sono rimbalzati sui palazzi del potere come su
un muro di gomma. Straripa l’illegalità, rozza, aggressiva e impunita. E si rischia la vita. Che fare?
Il quartiere è compatto: il tempo è
scaduto, servono leggi speciali.
Amm’ truvat
‘o Bambeniello
...ma nun truvamm’
‘o parcheggio!
2
0
0
6
L’INCHIESTA
Pan, desolazione
«contemporanea»
5
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3
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Anno IV - n.3 marzo 2009
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12 ARTE&AFFARI
Lezioni di tendenza
al club dei galleristi
Mille agenti contro la Malanapoli: la città ci credeva. Sono arrivati?
Se ci sono, non se n’è accorto nessuno. Aggressioni in pieno centro,
auto incendiate, turisti in fuga: a Chiaia teppisti da tutti i quartieri.
PRIMO PIANO
PARADOSSI
Municipalità: arrivano
i giardinieri «fantasma»
5
L’INCHIESTA
Arte perduta,
odissea
nello strazio
9
LA DENUNCIA
Galleria Umberto,
i barboni sui ponteggi
14
CULTURA
Chiaia Magazine + Dvd 3,90 euro
maaga
gazziinnee
m
7
IL CASO
ciao,
Franco
Warner Village,
salviamo
il multisala
11
LA DENUNCIA
Scuola De Amicis,
la palestra
dei misteri
basta palle
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Anno IV - n.4 aprile 2009
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L’APPELLO
pagina 13
Villa Pignatelli:
riaprite il Museo
delle carrozze
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IN BUCA
Strade gruviera: fondi
scarsi, promesse tradite.
A Posillipo un dramma
annunciato. E la Giunta
Iervolino finisce...
L’uscita del film «Fortapàsc» di Marco Risi rilancia la drammatica vicenda
di Giancarlo Siani, il giornalista napoletano ucciso dalla camorra nel 1985,
a soli 26 anni, con dieci colpi di pistola, mentre ritornava a casa a bordo
della sua fragile Mehari. Oggi, quanti sono i giovani che conoscono vita
e passione del cronista de «Il Mattino»?
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Anno II - N.7/8 luglio-agosto 2007
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Via Martucci, piazza Amedeo,
via Carducci: decolla la riqualificazione nel cuore di
Chiaia. Firma il restyling Elisabetta Gambardella, assessore comunale al Decoro e Arredo Urbano. Durata dell’operazione: 10/12 mesi. Costi: più
di due milioni di euro. Non
mancheranno i disagi, ma ne
varrà la pena. E sul fronte dei
lavori pubblici, parte anche il
recupero monumentale di
Santa Caterina da Siena. Durata dei lavori: un anno e
mezzo. Costi: 1.394.000 euro.
(servizi da pagina 6)
L’INCHIESTA
Il mistero della
Casina del Boschetto
QUARTIERISSIME
Grattino a 4 euro,
follia ambientalista
00
14
euro
e1u2ro00
IL BALLO
...
Quotazioni stellari, occasioni con il contagocce, trattative interminabili:
a Chiaia comprare casa è un’impresa. Nel quartiere anche il record
delle abitazioni vuote: il 9%. Strada per strada, ecco il listino dei prezzi.
Ma se le compravendite languono, il mercato dei fitti è fiorente.
E intanto sul panorama immobiliare si abbatte il rincaro degli estimi.
Gli esperti concordano: «Conviene presentare ricorso».
13 SOCIETÀ&CULTURA
L’agenda del Maggio
dei Monumenti
pagine
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Scandalo
Pausilipon
Dura da marzo lo stop
ai ricoveri dei bambini
ammalati di cancro,
costretti a partire
verso gli ospedali del
Nord. Colpa del deficit
della Sanità campana
che risparmia su medici
e infermieri. Un esodo
drammatico e inutile:
alla fine la Regione
pagherà il doppio.
7 POTERI SPECIALI
Parcheggi, la Iervolino
esclude Chiaia
9 MUNICIPALITÀ 1
Commissione Ambiente
Si punta al fotovoltaico
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KIAVIKA
Chiamiamoli con il loro nome.
Impuniti, scatenati, balordi:
i grafomani deturpano monumenti,
chiese, palazzi. Infliggono guasti
gravi al patrimonio, all’immagine,
al turismo. Nessuno li ferma.
Nemmeno la recente ordinanza
sulla sicurezza e il decoro urbano,
in pratica inapplicabile per la carenza
di uomini e mezzi.
TEATRO SUDD
RITUFFIAMOCI
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Dalla catena
umana a Palazzo
Santa Lucia
al popolo di Grillo:
parte dalle piazze
la protesta
contro la politica
degli sprechi
e dei privilegi.
La gente boccia
la strategia
delle kermesse
e chiede una città
più vivibile.
Chiaia epicentro
della riscossa
morale.
La società civile
prepara l’agenda
di lotta
5
Gli indignati
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Palazzo Reale
ridotto ad una
autorimessa:
beffati i vincoli
e la civiltà.
Uno scandalo
che fa il giro
del mondo
nelle fotografie
dei turisti.
Viaggio nei
cortili-vergogna.
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SAPER VIVERE LA CITTÀ
g ugno agos o 20
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anno V n.5
maggio 2010
pagina 3
Garage reale
5
PRIMO PIANO
IL CASO
Iervolino un anno dopo
Le cose non fatte
A maggio 2006, vigilia delle Comunali, Chiaia Magazine pubblicò un elenco di sette priorità
per il futuro sindaco. Titolammo: «Le cose da fare». Il tempo è
volato, la seconda sindacatura
Iervolino festeggia il suo primo
compleanno. Perciò è tempo di
un consuntivo su quei promemoria che ci segnalò la gente di
Chiaia. Facciamo il punto su
quelle sette emergenze.
pagina 4
Don Giuseppe in campo per il Pallonetto
6
QUARTIERISSIME
Funivia di Posillipo, la stazione rinnegata
8
5
Città negata tra la "dittatura" delle buche e i cantieri lumaca.
Lo scandalo della Casina del Boschetto
NAPOLIROTTA
STORIE
Ordine di Malta, il codice della modernità
10
10 SOCIETÀ&COSTUME
La Notte Vintage di Chiaia Magazine
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Anno II - N.11 novembre 2007
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Anno II - N.12 dicembre 2007
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SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
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SAPER VIVERE LA CITTÀ
Anno VII - numero 1/2 - Febbraio 2012
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• Mergellina: dopo l’inaugurazione della stazione
con la partecipazione del presidente Napolitano
affiorano gravi insufficienze. Pagano i disabili.
I reati più frequenti: rapine, scippi e furti. Il flop
del piano sicurezza. San Pasquale come il Bronx.
• Il 10 novembre Chiaia scende in piazza in difesa
del territorio e per il ritorno della legalità. Cittadini
contro il Palazzo: mai più inganni e prese in giro.
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fate luce
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Coppa America a Bagnoli
esplode la polemica sull’area contaminata
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Anno III - N. 2 febbraio 2008
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CHIAIA
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magg o 20 2
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La carta quando cade non fa rumore. È come le
foglie: stessa fragilità, stessa poesia. Chi vuoi che
si accorga più, in giornate in cui la persistenza
della “connessione” è il morbo senza cura e l’informazione è stregata dai new media, di un giornale che chiude. Del suo cuore accartocciato, dei
suoi giornalisti, dei suoi battiti d’inchiostro.
Affascinati dalle nuove frontiere della comunicazione, conserviamo, per questioni di cuore e lavoro, un fervido occhio di carta, un’abitudine romantica a ritrovarsi nel fruscio cartaceo tra titoli, occhielli e corsivi. È per questo che, nonostante
il cimitero della carta stampata si riempia di testate, proseguiamo la magia del giornale tradizionale. Chiaia Magazine, al suo settimo anno di
vita, si rinnova nella grafica e nei contenuti. Dopo gli ultimi due anni “patinati” - esperienza sug-
UNA NUOVA
SFIDA PER
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Non è un paese per
L’uomo dell’anno
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o
Meglio
Grillo che
il grilletto
omm
o
Non basta più
spezzare
le catene
bisogna anche
tirare le
catenelle
omm
o
il sindaco
blattera
mm
Sindaco,
ma che bici!
mm
Freddoro
gestiva ma economicamente insostenibile - ritorniamo al nostro formato d’origine, quello che
ci ha fatto conoscere al pubblico negli anni delle magagne bassoliniane e dei letarghi della Iervolino. Serviva un restyling anche alla testata, in
cui ora è ben visibile il logo della società editrice
fondata, insieme a me, da un’eroica cordata di
professionisti. Chiaia Magazine, dal prossimo
numero, arriverà anche nelle edicole della provincia di Napoli. L’obiettivo è quello di divenire un
periodico sempre più metropolitano, battagliero, intrigante e portatore di virus satirico. Non resta che affidarsi al sorriso, ad esempio, quando si
entra “nel forum” delle Culture e si assiste al “cineforum” del sindaco. Cari lettori, si riparte. C’è
tanto da capire e scrivere. Non vedevamo l’ora.
Una nuova sfida per vederci chiaro.
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«La classe dirigent
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SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno VII - numero 3 - Marzo 2012
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anno VI n. 9/10/11
settembre-novembre 2011
Natale senza luminarie:
è la forma estrema
di protesta
dei commercianti
di Napoli. Invece
delle strade
va illuminato il buio
del malgoverno in cui
brancola l’intera città.
Intanto la società civile
è pronta a tornare
in piazza.
RISPETTO
il traffico va in tilt. Festival delle buche nelle strade
e nei marciapiedi: una trappola per auto e pedoni.
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• Cantieri aperti, vigili assenti, parcheggi fantasma:
Al Green Park
arriva la carica
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11 SOCIETÀ&COSTUME
Cerchi uno stile? Datti al Vintage
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• Il quartiere assediato dalla microcriminalità.
Il Pan insiste:
spese pazze
e gestione allegra
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10 DIARIO DELLA MUNICIPALITÀ
Brancaccio: «Siamo i segretari del Comune»
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Chi ha paura dei vigilantes civici? Perché
«i rondisti» di Chiaia sono diventati un caso?
Non c’è più
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Napoli fuorilegge: viaggio nelle discariche sotterranee. La verità sui rischi
La rivolta di Chiaia
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QUARTIERISSIME
Poteri speciali, i torpori della Iervolino
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Vasari ignorato e spese pazze per il Pan
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Anno IV - n.11 novembre 2009
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Multe e bloccaruote assediano
il popolo del by night.
L’auto in divieto di sosta può
costare fino a 119 euro.
La repressione, però, serve
solo a mascherare il problema:
la mancanza drammatica
di parcheggi. E così siamo
al paradosso: si aprono nuovi
locali di intrattenimento,
ma si ghettizza il quartiere.
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i VANTAGGI
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12 SOCIETÀ&CULTURA
La bella estate e la notte dei prodigi
Anno II - N.5 maggio 2007
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Mola: ganasce
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Premio Napoli: ecco
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12
12 SOCIETÀ&CULTURA
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11 DIARIO DELLA MUNICIPALITÀ
Decentramento, l’Osservatorio non decolla
Campania
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Armatori napoletani: alleanza per il futuro
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Appello alla città: salviamo il Circolo Artistico
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pagina 4
Anno IV - n.10 ottobre 2009
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IL CASO
Cantieri aperti,
incognita traffico
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Anno II - N.9 settembre 2007
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Anno IV - n.9 settembre 2009
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Via Martucci, piazza Amedeo,
via Carducci: la riqualificazione
nel cuore di Chiaia fa i conti con
i problemi del traffico. Parte il
nuovo dispositivo della viabilità, ma non si escludono correttivi. A via Martucci i commercianti già temono il crac economico. Tra i problemi da risolvere lo stazionamento dei taxi.
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Politica in tournèe:
il conto al cittadino
Enti locali: casse all’asciutto. E la
città va in pezzi. Nei Palazzi del
potere esplode la rincorsa al rigore e alla sobrietà. Intanto, però, spulciando tra i provvedimenti del Comune, si scopre
che la manìa dei viaggi di rappresentanza non è mai tramontata. Un esempio? In pochi
mesi la giunta Iervolino ha deliberato tre missioni all’estero
per l’assessore Nicola Oddati: Cina, Messico e Spagna.
pagina 4
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Anno IV - n.7/8 luglio-agosto 2009
pagina 3
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Anno II - N.4 aprile 2007
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Sul pianeta delle buche
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Finalmente
del mattone1e.0uro00
11 L’INTERVISTA
Antonio Pace: «Così
cambierò l’Ascom»
Sarà un privato a gestire, con il
sistema del Servizio Globale, la
manutenzione delle principali
strade della città. A Chiaia le vie
interessate sono 62. Problema risolto? Non del tutto. Resta infatti aperto il problema delle
strade secondarie che nella prima Municipalità sono il 60% dell’intera rete viaria.
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Dopo la nomina a commissario per l’emergenza
traffico, si apre una nuova era per Rosa Russo
Iervolino. Milioni di euro da spendere
e la facoltà di decidere in fretta su parcheggi,
appalti, videosorveglianza, assunzioni di vigili:
è un supersindaco. E se sbaglia non ha più scuse.
Parte l’anno
dei cantieri
9
Anno II - N.3 marzo 2007
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5 IL CASO
Mergellina, stazione
vietata ai disabili
dal 1946
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C’era una volta il salotto
di Napoli: topi a Monte
di Dio, bidoni stracolmi
nelle vie dello shopping,
spazzamento allo sbando.
Raccolta differenziata
snobbata dai residenti.
pagine 3/4
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GENNAIO 2009: LA NUOVA GIUNTA IERVOLINO
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magg o 2009
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esta
i è qu
di ch
Dopo l’insetto che sta distruggendo
le palme della città, non si ferma
la mattanza del verde. Dai lecci marci
di Posillipo agli alberi minacciati
dai cantieri della Linea 6 del metrò.
Lamberti e Malvano: «Troppi gli sconti di pena. Rivedere le leggi».
Videosorveglianza: il Comune la promette da tre anni e il ministro
degli Interni da tre mesi. Ma di «occhi elettronici» nemmeno l’ombra.
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Viaggio tra i caffè
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IL REPORTAGE
Strade gruviera:
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Sicurezza,
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Metti una sera a cena
Anno III - N. 1 gennaio 2008
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Anno IV - n.1 gennaio 2009
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Tempesta giudiziaria
sui palazzi del potere:
cronaca di un’apocalisse
annunciata. Stagione
finita per un Sistema
trasversale ai partiti,
naufragato sulla
questione morale.
Dalla città, stanca
di beffe e promesse,
parte lo sfratto
alla «casta».
Franco Nico
LA STORIA
Comunità luterana
tra musica e letteratura
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Anno II - N.1 gennaio 2007
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Viale Gramsci, vince
il killer delle palme
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Anno I - N. 11 dicembre 2006
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«La giungla del vivere
quotidiano inaridisce e
dà sempre meno valore
a ciò che per me è
stato ed è tuttora fonte
di benessere: la poesia,
la musica, l’arte».
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Anno III - n.12 dicembre 2008
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il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
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I gazebo della discordia
Ecco cosa dice la legge
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IL CASO
Dal turista pestato a via Carducci alle notti brave
dei branchi in piazza San Pasquale. Stato d’assedio.
rati intoccabili dai vincoli ambientali, sono ormai terra bruciata. E loro, i diportisti, respinti dal lungomare, ora possono
scegliere tra il vendersi la barca, andare altrove o piegarsi a
prezzi da capogiro. Il contraccolpo peggiore, però, è quello occupazionale: per gli uomini dei consorzi e per le loro famiglie
sono giorni drammatici. Una soluzione sul piatto d’argento l’avevano offerta gli ormeggiatori luciani: boe galleggianti a impatto ambientale praticamente nullo e con le giuste distanze.
Ma è arrivato il no dell’Autorità Portuale. Ora tutto è rimandato. Bye Bye estate. (a pagina 3)
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4
• Sicurezza: tornano a Chiaia le invasioni barbariche.
• Burocrazia scatenata: veti
e rinvii sulle concessioni
Anno III - n.11 novembre 2008
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
Una «casta» apparentemente inossidabile,
una classe dirigente che non molla le poltrone:
da qualche anno, però, contro la malapolitica
è sceso in campo l’associazionismo civico.
Il 10 novembre 2007, la società civile marciò nel
cuore di Napoli in nome della legalità. Furono
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assessore regionale
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NINO DE NICOLA
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esce un numero
interamente
dedicato alle
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del 28-29 maggio
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IL MIRAGGIO
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Mostre, concerti e spettacoli teatrali:
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Anno III - n.9 settembre 2008
Dopo il fallimento del Global Service, decolla
il superassessorato antibuche. Manovra di facciata?
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Eventi&Curiosità:
Arcuri all’Augusteo»
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Chiaia Magazine è una libera
tribuna che resta aperta grazie
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IL PERSONAGGIO
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Fioriolli, il questore sulla polveriera
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Cronache dalla città trappola
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Anno III - n.7/8 luglio-agosto 2008
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in dieci piccole città. Sulla carta avranno
autonomia finanziaria. Sarà vero?
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L’INIZIATIVA
Con lo slogan «No
parking, no
Chiaia», nasce il
Movimento Parcheggi a Chiaia,
che raccoglie lo
scontento e la
rivolta del cuore
di Napoli nei confronti dell’immobilismo delle istituzioni sul problema delle grandi
aree di sosta da realizzare nel quartiere. Per Nino De Nicola (nella foto),
presidente delle Nuove Botteghe dei
Mille e promotore dell’iniziativa
«sarà una lotta a colpi di forum e
proteste di piazza». (pagina 3)
A
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Notte Bianca
«La mia Napoli
libera e pacifica»
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NINO DE NICOLA
a novità è grossa. In questo
numero parliamo del nuovo
istituto della Municipalità, chiave
di volta del decentramento amministrativo voluto dal Comune.
Infatti scompaiono le circoscrizioni e nascono appunto 10 Municipalità, vale a dire 10 microcittà
che avranno autonomia finanziaria e un proprio bilancio di spesa.
Le competenze che il Comune
delegherà, dopo le elezioni, alle
nuove miniamministrazioni
riguardano in sintesi la manutenzione urbana, la attività socioassistenziali, le attività scolastiche/sportive/culturali, infine la
gestione dei servizi amministrativi(commercio, artigianato, traffico
etc.). Su queste attività (e soprattutto sulla manutenzione) la
Municipalità avrà poteri di spesa
da esercitare con 4 assessori.
Sembra una svolta notevole.
Ma i dubbi ci sono. Primo: il
Regolamento delle Municipalità,
almeno per ora, non chiarisce
bene la gestione delle risorse
finanziarie che il Comune trasferisce alle sedi decentrate: all'interno
vi spieghiamo perché. Secondo: è
stata prevista una figura che
governerà questo trapasso dal
vecchio al nuovo sistema, per
evitare il caos? Queste le perplessità, fermo restando che la Municipalità ha tutte le premesse per
migliorarci la vita. A proposito: la
vecchia circoscrizione ChiaiaPosillipo-S.Ferdinando si chiamerà
Municipalità 1.
In questo numero vi parliamo
anche del forum da noi organizzato con successo sul problemaparcheggi. Intanto, nell'imminenza delle Amministrative, annunciamo una serie di incontri coi
candidati-sindaci. Vedremo che
intenzioni hanno su Chiaia.
«Parcheggi interrati,
Forum:
tutti li vogliono»
«Gigi
Eventi&Curiosità:
Proietti all’Augusteo»
CHIAIA
I numeri della prima
edizione furono un successo: 2 milioni di persone in strada e un volume d’affari di 50 milioni
di euro. «Difficile migliorare le cifre di un
anno fa», dice l’assessore
regionale Andrea Cozzolino, ideatore e promotore dell’evento. Ma
stavolta il bis si preannucia davvero ambizioso. Il tema di quest’anno: «Mediterraneo, un
mare di cultura».
NINO DE NICOLA
Noleggio di gommoni e motoscafi
Trasferimenti in tutte le isole del Golfo
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IL GIORNALE DELLE NUOVE BOTTEGHE DEI MILLE
SI CAMBIA
DAVVERO?
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*Presidente delle Nuove Botteghe dei Mille
Al museo Pignatelli e all’Ambasciatori una
rassegna sui miti del cinema italiano.
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16 EVENTI&CURIOSITÀ
Teatro Sancarluccio,
a cena con il vampiro
manifestiamo qualche riserva sull'altra decisione dell'amministratore, quella di abolire la ZTL sull'asse Morelli-via dei
Mille. Comprendiamo la sua motivazione (la prossima apertura di cantieri alla Riviera esigeva via dei Mille come valvola di sfogo del traffico), ma ribadiamo che almeno il sabato, giorno di punta per lo shopping, l'oasi pedonale sia d'obbligo. Tutto il discorso, però, impone un ripensamento globale sul versante dei parcheggi interrati in zona Chiaia e vogliamo sperare che i poteri speciali del sindaco saranno ri-
Anno I - N.4 maggio 2006
ug o agos o 2008
g ugno 2006
SPEC ALE ELEZ ON
CHIAIA
s.r.l.
ASPETTANDO I PARCHEGGI
i riprende e la stagione si presenta densa di eventi e aspettative per Chiaia. Molti i fronti da tener d'occhio e Chiaia
Magazine si arma delle migliori intenzioni nell'interesse del
quartiere. Innanzitutto: si riparte con il ripristino del vecchio
senso di marcia da via Morelli a via dei Mille, un provvedimento che aspettavamo in quanto il dispositivo di marcia
precedente non si è dimostrato funzionale. La decisione è firmata dal neoassessore comunale al traffico Gennaro Mola
del quale apprezziamo l'attivismo e la concretezza. Anche se
sertificata e la notte è sempre più buia. Nero perché le economie dell'intero quartiere soffrono
pesantemente. Una rotta irreversibile? No! La speranza è che chi si candida ad amministrare
la città voglia imprimere da subito una svolta decisiva nel governo del territorio. Le soluzioni
ci sono, ma serve una volontà forte e radicale a risolvere i problemi. Per quanto ci riguarda cominceremo a dibattere di futuro con una serie di “forum” sulle varie emergenze. Inviteremo i
candidati a sindaco perché spieghino le intenzioni e le idee che hanno sullo sviluppo di Chiaia.
Non ci limiteremo a sperare che la nottata passi da sola: vigileremo su parole e fatti.
Vivere: «I divi di ieri?
Saper
Più “machi” che mici»
Villa Comunale: alberi malati e chalet distrutti. Molosiglio: tendopoli nei giardini.
Ormeggio&AssistenzaNautica
LRC 180447 - 23/6/98
intervista a pagina
• Partenza sprint del neoassessore comunale al
garage sotterranei: con i nuovi poteri del sindaco
l’impresa diventa possibile.
16 anni d’immobilismo: un’inquietante
miscela di inerzia, sfortuna e silenzi.
ome avranno forse notato i lettori, Chiaia Magazine adora il colore. Stavolta, però, ha scelto una prima pagina dove domina il nero. Vi chiederete perché. Noi rispondiamo che non
se ne poteva fare a meno. I motivi? Eccoli. Nero perché siamo arrabbiati neri ( e in questo rispecchiamo l'umore del quartiere) e lo siamo perché stufi di malamministrazione. Nero perché,
con un territorio abbandonato al degrado, il futuro si prospetta davvero oscuro. Nero perché
francamente, a questo punto, indecifrabili ci sembrano i progetti dell'Amministrazione Comunale per la zona. Non è forse una vicenda oscura quella del parcheggio Morelli? E poi la Ztl: non
è neanche nata e già siamo costretti a intonare il De Profundis. Nero perché Chiaia è ormai de-
9
Eventi&Curiosità:
«Salemme all’Augusteo»
Mostre, musica, teatri: tutti gli
appuntamenti da non perdere.
In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
• Infine, pensa al futuro e aderisce al «partito» dei
«Garage
Quartierissime:
Morelli, oscuri presagi»
3
NINO DE NICOLA*
C
Storia dell’aperitivo «rosso». Le
ricette e i segreti dei barman.
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MOLA
VECCHIE E NUOVE SFIDE
Municipalità:
Speciale
«L’assessore itinerante»
SERVE UNA SVOLTA
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«Tutti
pazzi per lo Spritz»
Relax&Movida:
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Anno I - N.8 settembre 2006
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NINO DE NICOLA*
Intervista a Bruno Terracciano, assessore comunale alle Municipalità.
S
A Palazzo Calabritto il nuovo
show room per i «bons vivants».
o ob e 2006
OPERAZIONE
I
critiche se governeranno male e con chi congratularsi se faranno bene. Insomma: per non sentirci comparse, ma cittadini che vigilano e partecipano. Di più: vi anticipiamo che
ogni mese la rivista pubblicherà un diario sull'operato del
Consiglio di Chiaia. E vale per la maggioranza come per l'opposizione. Poi, di nuovo il tormentone del parcheggio Morelli
perché anche qui il segreto è non abbassare la guardia: prendiamo atto della nuova attenzione che il sindaco Iervolino e
l'assessore Mola preannunciano sul problema, a cominciare
E intanto incalzano altre emergenze:
«spaccate», scippi, strade sporche e dissestate.
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RENATO ROTONDO
Capo dell’opposizione
C
• Per il popolo di Chiaia il danno e la beffa.
s.r.l.
Tra le dieci Municipalità, quella di Chiaia
è davvero speciale visto che è l’unica ad
essere governata dal centrodestra.
Per maggioranza e opposizione doppia
responsabilità: far funzionare riforma
e quartiere. All’interno tutti i protagonisti
on questo numero di luglio/agosto Chiaia Magazine traccia un consuntivo ideale dei suoi primi 7 mesi di vita, tornando ad occuparsi delle due bandiere che hanno caratterizzato l'impegno della rivista: Municipalità e parcheggi. Riparliamo dunque delle neonate Municipalità, soffermandoci ovviamente su quella di Chiaia. E stavolta, dopo un cenno a luci e ombre della riforma, vi presentiamo, con veloci
profili e relative foto, i 30 consiglieri (più il presidente) eletti
a Chiaia. Obiettivo: indicare al quartiere a chi indirizzare le
Il Comune ignora l’appello. Assessori bocciati:
chi tace, chi promette, chi non si fa trovare...
aper Vivere: «Al Primo
Piano il lusso è di casa»
dal 1946
D’OCCHIO
FABIO CHIOSI
Presidente
lo scarso presidio dei varchi, un sistema
di videosorveglianza mai realizzato.
5
la vigilante
VI TERREMO
onostante i suoi 29 anni, si ritrova per la seconda volta al timone
di Chiaia. E’ stato eletto con 23.846 voti e il suo schieramento ha
ottenuto il 51,43 % dei consensi. 18 i consiglieri della sua coalizione. La
sua squadra di governo sarà formata da un vicepresidente (cui toccherà
un assessorato) e 3 assessori. Ha due premure: velocizzare i tempi della
riforma e ottenere subito risorse finanziare per il territorio. Obiettivi:
manutenzione, parcheggi, sicurezza con l’aiuto dei vigili urbani.
La circoscrizione protesta. ZTL:
forte confusione «tecnologica».
ISTITUTO DI VIGILANZA
Il nuovo «Parlamento» di Chiaia
N
• Le cause del flop: la farsa del garage Morelli,
ocus videosorveglianza:
resta fuori»
F«Chiaia
se emb e 2006
In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
Sono arrivati desertificazione, notti da paura,
e crisi delle attività commerciali.
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CHIAIA
IL GIORNALE DELLE NUOVE BOTTEGHE DEI MILLE
• L’intero quartiere invoca parcheggi.
s.r.l.
ug o agos o 2006
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Arrivano le nuove MUNICIPALITÀ
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Anno I - N.6/7 luglio/agosto 2006
CHIAIA
magg o 2006 spec a e
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Ultime notizie sul futuro garage: il quadro peggiora.
Un pessimo affare per il Comune. La rivolta di Chiaia
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Parcheggio MORELLI
opo il numero natalizio che,
nonostante la veste sperimentale, ha riscosso apprezzamento da
parte dei cittadini di Chiaia, della
stampa, di chi lavora e produce, e,
infine, delle istituzioni e delle
associazioni, «Chiaia Magazine» - di
cui sono direttore editoriale - prende
ora decisamente il largo. E lo fa,
fedele alle dichiarazioni di intenti
iniziali, utilizzando come baricentro
delle proprie cronache il territorio
di Chiaia. Puntiamo, quindi, sull’attualità e i problemi del quartiere,
coniugando tuttavia il taglio
impegnato all’interesse per gli
aspetti del saper vivere, dell'enogastronomia, per i fermenti culturali e
imprenditoriali, per il by night e la
moda, per le risorse giovanili e per
le potenzialità del quartiere.
Una tribuna eterogenea, dunque,
che funzionerà con le voci e i contributi di tutti.
Mi piace ribadire lo slogan della
nostra iniziativa editoriale: «Questo
giornale lo scriveremo assieme». Da
qui nasce la scelta degli argomenti
di questo numero e dei prossimi. In
questa occasione, raccogliendo
segnalazioni e impressioni sul
campo, abbiamo privilegiato tre
problematiche di stretta attualità:
emergenza parcheggi, riqualificazione urbana e il controverso capitolo
della movida.
Il primo punto sta molto a cuore ai
commercianti, ai residenti e a
quanti per lavoro, shopping o
divertimento, frequentano il cuore
di Napoli. E il nodo cruciale non
poteva essere che l'agognato parcheggio Morelli. Sulla seconda
questione abbiamo, poi, intervistato
l'assessore al Turismo e Decoro
Urbano Luca Esposito. Come avrete
modo di leggere, ci saranno delle
importanti novità. Terzo tema:
dossier Movida. La nostra posizione
è chiara: rispetto delle regole ma
niente bavaglio alla notte.
Come avrete capito, la nostra scelta
di campo è netta: scommettiamo
sulle forze e sulle risorse di Chiaia.
E’ qui il fermento.
delle illusioni
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IL GIORNALE DELLE NUOVE BOTTEGHE DEI MILLE
Anno I - N.2 marzo 2006
IL «NUOVO»
CHE NON SA
DECOLLARE
D
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magg o 2006
m a ga z i n e
sommario
L’inchiesta
4
Il degrado delle fontane storiche
Primo piano
8
Gioco d’azzardo, business e mania
Il caso
11
Avron, la truffa sbarca a Napoli
Itinerari
34
Ottaviano, patria dell’arte bianca
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IUPPITER EDIZIONI
SPECIALE ESTATE
Montemarano
Teggiano
ITINERARI GASTRONOMICI NEL SEGNO DEGLI ANTICHI SAPORI
Cilento e Irpinia, un agosto a tavola
Livia Iannotta
Se è vero che la bellezza
di un luogo si scopre anche a
tavola, la Campania (e in
particolare il Cilento) quest’estate si farà conoscere nei
suoi tratti più genuini. Ecco
un itinerario saporito e
invitante per chi i mesi
roventi vuole viverli mettendo in moto le papille gustative. Una carrellata di sagre,
feste, manifestazioni gastronomiche che, tra piatti rustici e ricette tramandate di
generazione in generazione,
disegnano una regione di
qualità, capace di mandare
in estasi qualsiasi palato.
Partiamo dal Cilento, che
non è solo spiagge e calette.
Il suo entroterra, infatti, offre
nei tanti borghi fermi nel
tempo una miscela unica di
sapori e aromi.
Per chi volesse tuffarsi in una
storia dai contorni medievali, dall’11 al 13 agosto Teggiano si popola di menestrelli,
paggi, sbandieratori, dame e
cavalieri. È un vero e proprio
viaggio a ritroso nel tempo la
manifestazione “Alla tavola
della principessa Costanza”,
che anche quest’estate
mette in scena il corteo delle
nozze tra Antonello Sanseverino, principe di Salerno e
signore del Diano, e Costanza, figlia del duca di Urbino
Federico da Montefeltro. Per
tre giorni, scortati da accompagnatori in costume, i
visitatori sfileranno di taverna in taverna tra assaggi di
prodotti tipici, vino, balli e
musica. Per banchettare in
allegria e sentirsi come nel
‘400.
Dal 13 al 23 agosto, invece,
brinda alla 40esima edizione
la “Sagra del Fusillo felittese”, manifestazione enogastronomica che si svolge
puntuale ogni anno dal
1976. La kermesse punta a
omaggiare il piatto tipico
locale, il fusillo felittese
(22)
appunto, che ad ogni morso
restituisce il sapore “evergreen” della tradizione. Occhio
anche alla cultura: il buon
cibo sarà infatti affiancato da
mostre fotografiche e di
pittura, escursioni guidate
nelle “Gole del Calore” e nel
centro storico. Ma anche
tanta buona musica ed
esposizioni di altri prodotti
locali.
Un bosco di castagni, i sapori autentici cilentani e il
piatto principe della manifestazione: i “ciccimmaretati”
(chicchi sposati), ovvero la
zuppa che i contadini preparavano nei periodi di magra,
quando si “sposavano” in
pentola legumi e cereali
avanzati (ceci, fagioli, mais,
grano ecc). Questi gli ingredienti della ormai celebre
“Sagra dei ciccimmaretati”,
curata dall’associazione “Il
punto”. Appuntamento,
come ogni anno, dal 17 al 23
agosto a Stio, località del
Parco Nazionale del Cilento
e Vallo di Diano, perfetto per
i vegetariani e adatto anche
ai celiaci. E se non si è “sazi”,
abbinate alla manifestazione
anche visite guidate alla
scoperta degli scorci più
caratteristici del paese.
Per celebrare il “mascuotto”,
pano di grano tostato, prelibatezza dei fornai di Braci-
gnano, in provincia di Salerno, torna dal 31 luglio al 4
agosto la “sagra d’o’ Mascuotto”, una riscoperta
dell’arte culinaria locale (con
altre specialità come la pasta
alla Sannazarese e le salsicce
locali), accompagnata come
sempre dalla festa patronale
e dalla tradizione bandistica.
E ancora, da segnalare: la
“Festa del pane” dal 16 al 20
agosto a Trentinara; “Sapori
e saperi” dal 16 al 20 a San
Nicola di Centola; la “Festa
degli antichi sapori” dal 18 al
20 a Mandia e la “Sagra della
mozzarella cilentana” dal 18
al 22 a Novi Velia.
Se invece dal Cilento ci si
Perito, il bosco dei cavatielli
Come ogni agosto, a Perito - un grumo di
case e di tradizioni, terra di artisti anarcoidi e di fieri contadini, un tempo avamposto
preferito dai briganti e dai monaci basiliani
per la posizione di vedetta che aveva nella
valle dell’Alento - si svolge dal 6 al 13 la pluridecorata “Festa nel bosco”, ormai riconosciuta come la regina delle sagre. La fortuna dell’evento, arrivato alla sua 35esima edizione, tappa imperdibile per i “gastronauti” in vacanza sta non solo nelle prelibatezze culinarie, ma anche nel suggestivo scenario in cui si gustano i piatti tipici: un bosco maestoso, trasformato dai peritesi, con
cura e con intelligenza, in una sorta di paradiso di tavolate nel pieno rispetto della
natura. Prima di tutto la riscoperta della tradizione: il consolidato menù della sagra propone una lista di pietanze dai sapori antichi
e felicemente “poveri”, che vengono servite ai tavoli da cameriere vestite con i tipici
costumi del folklore locale.
Consigliamo, quindi, per chi volesse intraprendere fino in fondo un viaggio nell’autentico gusto del Cilento, di ordinare, dopo
aver degustato le sempreverdi freselle con i
pomodori, gli ormai celebri cavatielli col sugo di castrato (buoni anche quelli alla boscaiola, con funghi e carne tritata), pasta
fatta in casa, che viene creata “in diretta”
dalle donne del posto nel corso delle sera-
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
• Veduta di Perito
te. Spettacolare è vedere come queste donne, con un’abilità invidiabile e senza mai
fermarsi, riescono a “cavare” e plasmare la
pasta realizzando così questi carnosi gnocchetti. A tavola, poi, tra una brocca di vino
rosso paesano e un assaggio di formaggi e
“capocollo” non possono mancare gli arrosti e le salsicce speziate (da abbinare con le
superbe melanzane arrostite), la piccante
minestra stretta (delizioso piatto contadino a base di patate e verdure saltate in padella) e la ricca ciambotta, detta “ciaula”,
un miscuglio di fantasia con peperoni, patate e melanzane. Per chi vuole ancora di più
insaporire i piatti poveri, può richiedere quel
prezioso alleato che è il peperoncino: da
queste parti è un insuperabile “diavulillo”.
Per info: www.prolocoperito.it
sposta tra le montagne
avellinesi, il borgo di Montemarano offre un ricco cartellone di eventi estivi. Tra
questi, dedicati al gusto: la
seconda edizione della
“Festa della pizza” (22 e 23
luglio), con l'esibizione
dell’orchestra spettacolo
“Achille e il suo complesso”;
“Trota in festa”, mix di gastronomia, musica e artigianato (9 e 10 agosto) e la
32esima edizione della
“Festa del Bosco e dell’Emigrante” (17 e 18 agosto).
Quest’ultimo evento, calamita per vacanzieri e non, fa
da vetrina alle risorse naturali di cui è costellato il
luogo, prima fra tutte il
bosco, che diventa set suggestivo per gustare, sotto le
stelle e gli alberi secolari, i
piatti tipici, l’ottimo vino
locale, e perché no, lanciarsi
in un ballo sulle note della
famosa Tarantella di Montemarano seguendo i gruppi
folkloristici della zona.
Restando in Irpinia, la cittadella di Montoro ospita, il 31
luglio e il 1 agosto, la “Sagra
dell’asparago e del cinghiale”. Il centro della località
sarà attraversato da stand
gastronomici ed espositivi
dedicati ad artigianato e
agricoltura, con sottofondo
di musica popolare e performance di artisti di strada.
L’itinerario campano del
gusto si chiude in dolcezza
l’ultimo weekend di settembre (dal 25 al 27) a Sapri,
dove andrà in scena il primo
“Festival del Gelato Mediterraneo”, organizzato da Cicas
Sapri e dal Consorzio Gruppo Eventi da un’idea dello
chef glacier Enzo Crivella,
vincitore del premio “Gelatiere dell’anno 2013”. Sfondo
e “coprotagonista”, il golfo
di Policastro, per un evento
fatto di degustazioni di gelati
artigianali, laboratori del
gusto per le scuole, esposizioni e workshop.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
(23)
SPECIALE ESTATE
IN GUERRA
Agorà
Modigliani
Maria Neve Iervolino
Durerà fino al nove agosto la
mostra “Les Femmes di Modigliani”, che vede protagoniste arte e
tecnologia. Cinquanta quadri dell’autore livornese che ha contribuito a costruire durante i primi del
Novecento, insieme ad artisti come
Hemingway e Picasso, il mito del
quartiere parigino di Montmartre.
La mostra si tiene all’interno dell’Agorà Morelli, ufficialmente garage e sala congressi.
Oltre alla location, ad essere originale è anche la qualità delle opere
esposte: si tratta infatti di riproduzioni ad altissima definizione degli
originali quadri di Modigliani su
uno speciale supporto montato su
pannelli retroilluminati a Led,
elaborate dall’Istituto Amedeo
Modigliani, con il patrocinio, tra gli
altri, del Comune di Napoli e dell’Assessorato ai Giovani.
È suggestivo e inquietante osservare tra altissime pareti di tufo e leoni
di pietra, i volti sempre più distorti
delle donne conosciute e rese immortali dal grande artista.
Persino nella sensualità dei nudi c’è
un che di funereo e caduco, più
evidente nei ritratti dell’amata
compagna e delle amanti: i loro
volti sembrano scolpiti su maschere lignee, gli occhi vuoti, colmi di
colore, azzurro, ocra, sono privi di
vita. La suggestione è amplificata
dai colori estremamente vividi
dell’opera, ciò è stato possibile
grazie alla qualità stessa del supporto materiale dell’opera.
Arricchisce l’esposizione un corre-
(24)
do di video, filmati, animazioni in
compositing ma anche lettere,
biglietti, annotazioni, schizzi, scarabocchi, documenti d’epoca in
molti casi inediti e perfino una App
che consente di visualizzare contenuti extra su biografia e opere
dell’artista in tempo reale su smartphone Apple. I quadri digitali
vengono così intervallati da note
biografiche che, con numerose foto
d’epoca, aiutano a seguire il percorso di vita di Modigliani. Numerose
poi le curiosità riguardo il suo
rapporto con le muse inquietanti e
gli artisti che hanno contribuito a
influenzarlo, o sui quali lui stesso
ha esercitato la propria ascendenza. Anche se sembra poco poetico
ammirare un quadro su uno schermo a Led, poiché si perde la sensazione della pennellata sulla tela e il
confronto con l’autore, può essere
un’occasione per osservare opere
impossibili da visionare insieme,
disperse nei più grande musei del
mondo, dal Guggenheim fino ai
forzieri delle collezioni private, e
catturare i dettagli evidenziati dalla
luce digitale.
Proprio a questo punta l’Istituto
Amedeo Modigliani, in vista del
centenario dalla morte dell’artista,
che cadrà nel 2020: “Les femmes” è
infatti soltanto la prima tappa di
una più complessa “Modigliani
experience” che mira a raccogliere
l’intero suo corpus artistico.
Un modo diverso di approcciarsi
all’arte, più fruibile e certamente da
sperimentare, tra le bellezze dei
quartieri Chiaia e Mergellina.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
Non tanto gli
avvenimenti bellici,
quanto quello che c’è
dietro la guerra:
l’orrore, la pietà, la
rabbia, l’orgoglio, il
riscatto. Tutte le
emozioni che si
vogliono suscitare
lontano dal fronte. A
questo punta la mostra
“La Grande Guerra.
Società, propaganda,
consenso”, fino al 23
agosto a Palazzo
Zevallos Stigliano (via
Toledo). In esposizione
manifesti dell'epoca realizzati da artisti
come Marcello
Dudovich, Achille
Luciano Mauzan,
Duilio Cambellotti - più
un allestimento
multimediale, con
proiezioni grafiche
tratte da riviste e
giornali d'epoca. Il
fulcro è dunque la
propaganda, strumento
per richiamare
volontari alle armi,
coinvolgere la
popolazione, farla
sentire partecipe,
responsabilizzarla.
Occhio di riguardo
Monicelli, foto dal set
Istantenee dai set di Mario Monicelli, per
lo più inedite. Volti fuori scena di attori
del calibro di Gassman, Mastroianni,
Totò, Virna Lisi, Anna Magnani, Giancarlo Giannini, Monica Vitti, Philippe Noiret,
Ugo Tognazzi... Si scatta durante le
riprese di film come “L'armata Brancaleone”, “Amici miei”, “Risate di gioia”,
“Speriamo che sia femmina”, “I compagni”, “Un borghese piccolo piccolo”. E
80 di quelle fotografie saranno esposte,
dal 3 luglio al 29 agosto 2015, al Palazzo
delle Arti di Napoli, insieme a una mostra
di Chiara Rapaccini, illustratrice e
compagna di una vita del regista. L'iniziativa, organizzata dall’associazione
culturale Hde, è promossa dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune
di Napoli, in collaborazione con la Film
Commission della Regione Campania, la
Fondazione Premio Napoli e il Napoli
Film Festival, e intende celebrare il
centenario della nascita del grande
regista. Per la sua corposità è da considerarsi una prima nazionale, anche per
volontà di Chiara Rapaccini, ben consapevole del profondo amore di Monicelli
per Napoli. Nella sua esposizione, la
Rapaccini lavora con acrilico su 17 delle
foto dell'archivio personale di Mario
Monicelli. La base del suo lavoro sono i
bianchi e neri contrastati degli scatti dei
fotografi di scena degli anni 50, 60, 70, 80.
E in ogni scatto, in ogni immagine sembra di ritrovarla l’atmosfera, oggi persa,
del cinema del Novecento.
La mostra è visitabile il lunedì e dal
mercoledì al sabato dalle 9.30 alle 19.30.
Domenica dalle 9.30 alle 14.30.
MICHELE TEMPESTA
SPECIALE ESTATE
Gli occhi
del mondo
su Pompei
FINO AL 2 NOVEMBRE 2015
IL GRANDE PROGETTO ESPOSITIVO
TRA OPERE D’ARTE
E CALCHI RESTAURATI
Livia Iannotta
Il buio, dalla Pompei romana, se
n’è andato nel 1748. Quando la città
mangiata dal fuoco dello “sterminator Vesevo” venne disseppellita,
l’Europa vide accendersi una nuova
miccia: fu l’inizio di un rinnovato
interesse per la storia antica, vista
come serbatoio traboccante di storie,
uomini, stili da prendere ad esempio,
emulare. Pompei era nelle tele degli
artisti, nell’architettura, perfino nell’ornato: gli occhi del vecchio continente si posavano tutti lì, sullo straordinario cumulo di rovine sotto al
Vesuvio.
A marcare l’impatto che la scoperta
delle ebbe sull’immaginario collettivo
di allora, ci pensa oggi “Pompei e
l’Europa. 1748-1943”, il grande progetto espositivo in programma dal 27
maggio al 2 novembre 2015, a cura di
Massimo Osanna, Luigi Gallo e Maria
Teresa Caracciolo. Una mostra che si
snoda su due binari: da un lato Napoli, dall’altro Pompei.
La prima rassegna dal titolo “Natura e
Storia (1748-1943)” è allestita al Museo Archeologico Nazionale ed evidenzia l’influenza del sito sugli artisti
europei dal Settecento al Novecento.
Quel nuovo orientamento del gusto,
delle arti e della cultura, è palese se si
osservano le duecento opere d'arte in
esposizione, provenienti da musei
italiani e stranieri (tra queste anche la
prima rappresentazione dell’eruzione
del Vesuvio dipinta da Jacob More nel
1780, arrivata dalla Scottish National
Gallery di Edimburgo). La seconda
parte della mostra si tiene invece
direttamente negli scavi di Pompei.
Venti calchi, recentemente restaurati
dalla Soprintendenza, fluttuano su un
pavimento scuro, retti da supporti
quasi invisibili, sotto a una piramide
in legno e acciaio progettata dall’architetto Francesco Venezia e piazzata
al centro dell'arena dell'Anfiteatro. La
mostra si chiude con una terza sezione, intitolata “Fotografare e documentare Pompei” e curata da Massimo Osanna insieme a Grete Stefani ed
Ernesto De Carolis. Nel portico dell’anfiteatro, scorre una selezione di
scatti a cui spetta il compito di raccontare per immagini Pompei, Ercolano e l’area vesuviana. Promossa
dalla Soprintendenza Speciale per
Pompei, Ercolano e Stabia e dalla
Direzione Generale del Grande Pro-
getto Pompei, con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la rassegna organizzata da Electa, è dunque un
viaggio più che una semplice esposizione, in cui il versante delle arti e
quello degli scavi dialogano, insieme
ad archeologi, storici dell’arte, dell’architettura e della letteratura, tutti
chiamati a raccontare la vicenda
unica della riscoperta di Pompei e a
testimoniare la fioritura neo-antica
dalla seconda metà del Settecento.
Nella giornata del taglio del nastro, lo
scorso 25 maggio, in visita al sito
anche il Ministro dei Beni Culturali
Dario Franceschini. “Non c'è regione
al mondo che abbia potenzialità
turistiche come la Campania”, il suo
commento a caldo mentre affidava a
Twitter cinguettii di orgoglio.
500 anni di
storia greca
Mezzo millennio di storia greca in
una mostra. Si chiama “I Greci in
Campania. 500 anni di storia” l’esposizione, curata da Jannis Korinthios,
che gli spazi del Chiostro del Platano,
proprio nel cuore di Napoli, ospiteranno fino al 30 settembre. Si tratta
della prima “tappa” di una serie di
manifestazioni in programma per i
prossimi tre anni che mirano a celebrare la storia moderna dei greci di
Napoli e della Campania, grazie ad
una sinergia tra l’Archivio di Stato di
Napoli, la Comunità Ellenica di
Napoli e Campania, la Federazione
delle Comunità e Confraternite
Elleniche d’Italia e l’Archivio privato
Typaldos. Il tuffo nella storia greca
parte dal 1518, quando Tommaso
Asan Paleologo costruì la chiesa degli
apostoli Pietro e Paolo, per soffermarsi poi sull’esodo in Occidente
delle popolazioni del Levante, dopo
la caduta di Costantinopoli e l’espansione ottomana. Documenti mai
esposti prima raccontano il passato
delle popolazioni del cristianesimo
orientale di Napoli, fin dalla costituzione della fratria dei nazionali greci
nel 1536, due anni dopo l’arrivo dei
coronei evacuati da Carlo V dal Peloponneso. Tra riproduzioni fotografiche dei codici portati dai greci durante il XVI sec., fotografie, cimeli, icone,
stampe, oggetti e documenti d’epoca, tra cui il primo statuto notarile
della chiesa e confraternita dei nazionali greci in Napoli del 1593, la narrazione tocca poi alcuni personaggi
illustri, che presero parte attivamente
alla vita comunitaria e a iniziative per
il risorgimento della Grecia. E ancora:
il reggimento Real Macedone fondato dai Borbone nel 1739, arruolando
greci dell’Epiro, della Macedonia e
delle Isole Ionie; l’incendio di Salonicco del 1917 e la diaspora della
comunità ebraica. Ampio spazio è
dedicato, poi, al capitolo del fascismo
e delle leggi di guerra.
La mostra è aperta il lunedì e il giovedì alle 9.30 e alle 11.30 con ingresso
gratuito.
PRESENTE
INFINITO
Ci sono gli occhi di sei
giovani artisti nella mostra
dal titolo "Presente
Infinito", fino al 27 agosto
nelle sale espositive di
Castel dell'Ovo a Napoli.
In sessanta scatti, questi
promettenti fotografi
incastrano la complessità
del reale, il loro modo di
guardare il mondo. Dietro
la macchina fotografica ci
sono Marcello De Masi,
Luigi Fiano, Lorenzo
Martelli, Alvise Raimondi,
Sebastiano Raimondo e
Giovanni Scotti. E la
sequenza di foto scelte
pone un interrogativo
sull'identità del paesaggio
nella civiltà dell'Occidente,
in un percorso condiviso
nel quale i sei giovani
fotografi si ritrovano in una
sensibilità comune. La
mostra vuole essere il
manifesto fondativo di
questo gruppo di autori,
che anche attraverso il
titolo del progetto,
scelgono di esporre la
complessità del loro
pensiero e della loro opera.
Di loro Giovanni
Chiaramonte, fotografo e
docente universitario dice:
«Attraverso ogni immagine
essi cercano di far sì che
ogni istante della loro
esistenza si trasformi nel
presente di una memoria
comune, significativa per
tutti e da trasmettere a
tutti».
La mostra è aperta dal
lunedì al sabato dalle 09,00
alle 19,30 (ultimo accesso
ore 18,45), la domenica e
nei festivi dalle 09,00 alle
14,00 (ultimo accesso ore
13,15).
SVEVA DELLA VOLPE MIRABELLI
MICHELE TEMPESTA
BICENTENARIO
MURAT
Fino al 29 settembre 2015
è visitabile, nel Salone
d'Ercole di Palazzo Reale,
in occasione del
bicentenario della morte
di Gioacchino Murat, una
mostra mostra storicocelebrativa interamente
dedicata al celebre e
amato re di Napoli,
intitolata “A Passo di
Carica. Murat Re di
Napoli”.
Ad organizzarla è la
Soprintendenza di
Napoli, d’intesa con
l’Ambasciata di Francia a
Roma, il Consolato
francese a Napoli e il
Comitato nazionale per le
celebrazioni del decennio
francese.
Palazzo Reale è aperto
dalle 09.00 alle 19.00 tutti
i giorni tranne il
mercoledì. Il costo del
biglietto è di 6 euro,
gratuito fino a 18 anni.
ANTONIO BIANCOSPINO
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
(25)
SPECIALE ESTATE
GLI SPETTACOLI AL TEATRO SAN CARLO
Prima delle vacanze si danza con Giselle
Teresa Mori
Tanta musica quest’estate
a Napoli. Ma anche teatro
“site specific” e festival in
location fresche e particolari. Tanti appuntamenti per
una città da vivere sempre,
anche ad agosto, anche per
chi resta in città.
Iniziamo col San Carlo con
una programmazione che
termina il 2 agosto per riprendere, in grande stile, il
12 settembre con l’inaugurazione della Stagione Sinfonica diretta dal grande direttore d’orchestra indiano Zubin
Mehta.
Ma andiamo per ordine. In
scena durante il mese di
luglio, nell’ambito del secondo San Carlo Opera Festival
in prima assoluta “Tosca,
Bohème, Amadeus e Giselle”, che allieterà il pubblico
napoletano e i tanti turisti
fino al 25 luglio. Mentre per
chi ancora vuole godere
della grande musica sancarliana, sul solco di una tradizione che ancora una volta si
rinnova nel nome delle
grandi partiture, troviamo in
programma “Amadeus” (28 e
29 luglio), opera particolare
di Peter Shaffer, misto di
prosa e musica su melodia
originale di Wolfgang Amadeus Mozart adattata in
forma di concerto da John
Axelrod, direttore texano,
che sarà guida di orchestra e
coro stabili.
A chiudere l’attività estiva
del Massimo ritorna “Giselle” (1 e 2 agosto). A vestire i
panni della bella e cagionevole contadina l’amatissima
Svetlana Zakharova (nella
foto), accompagnata dall’altrettanto abile quanto affa-
scinante e dannato Sergei
Polunin. Completano l’allestimento le scene di Raffaele
Del Savio, i costumi di Mario
Giorsi e Giusi Giustino e le
coreografie della russa Ludmila Semenyaka. A riaprire
le danze, abbiamo detto,
sarà Zubin Mehta, che dirigerà coro e orchestra sancarliani per l’inaugurazione
della stagione il 12 di settembre. In programma un
meraviglioso Cajkovskij
(Sinfonia n. 4 in fa minore,
op. 36 e Sinfonia n. 6 in si
minore, op. 74 “Patetica”).
Passiamo a qualcosa di
meno impegnativo ma
altrettanto interessante e
rasserenante. Ritorna, dopo i
successi delle passate edizioni, “Brividi d'Estate”, la XV
edizione della rassegna
presentata dal teatro “Il
Pozzo e Il Pendolo”, che si
terrà presso il Real Orto
Botanico di Napoli con la
direzione artistica di Annamaria Russo. Dal 27 giugno
al 2 agosto ogni sera alle 21,
e dal 4 settembre al 4 ottobre
ogni fine settimana: due
mesi di teatro, musica e
giochi nel parco più bello
della città.
Ventuno spettacoli, serate
musicali, laboratori e, ogni
sabato, in contemporanea
con gli spettacoli teatrali, "i
delitti della luna piena - cena
con delitto sotto le stelle".
Tra le rappresentazioni: “Tu,
mio” il 27 luglio, “Gli altri” il
28 e 29 luglio e “L’ospite
invisibile” dal 31 luglio al 2
agosto.
Segnaliamo in fine un appuntamento per il 16 settembre, recupero di uno
spettacolo che era in programma il 3 aprile scorso
nell’ambito della stagione
sinfonica 14/15 del San
Carlo. L'appuntamento, per
l'importanza e il prestigio di
questa prima esecuzione
assoluta che il Teatro di San
Carlo aveva avuto l'orgoglio
di commissionare e per il
rispetto che meritano un
grande Maestro come Roberto De Simone e un pubblico colto e raffinato come
quello del Massimo, è dunque posticipato.
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(26)
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
saper vivere
CULTURA • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ
Così affondarono Achille Lauro
Aldo de Francesco
Due biografie, uscite di recente, su
Achille Lauro - la prima, “Il Comandante tradito” a firma di Corrado
Ferlaino con Tony Ivarone, la seconda
“Il navigatore” di Achilleugenio Lauro, il
nipote - riportano alla ribalta la inimitabile vita del Comandante. L’apprezzabile e sincera voglia di rivalutare una
straordinaria figura di imprenditoremecenate ha fatto però passare in
secondo piano, in tutte e due le opere,
una grave vicenda politica degli inizi
degli anni Ottanta: l’affondamento
della Flotta Lauro, di un impero economico, che faceva gola a molti pescecani
politici e no. Aldo de Francesco, testimone di quel tempo, uno dei pochi che
allora ebbe il coraggio di denunciare in
procura talune nefandezze, ripercorre
significative pagine per capire chi
irresponsabilmente favorì quell’affondamento.
“Turnate, cumandà, ’o Comune è a
casa vosta e San Gennaro ve vole
sempre bbene”, così la gente gli diceva
per strada, dopo che la Dc gli aveva
fatto la festa come sindaco di Napoli,
costrigendolo a lasciare. Ma il Comandante Lauro, sorridente - occhi celesti
leggermente appannati da riflessi
rossastri, acquosi per la troppa salsedine assorbita nella precocissima vita sui
mari, una voce profonda che pareva
uscire dai porosi, tufacei antri di Posillipo - rispondeva: “Fatemi passare:
tengo fretta, devo raggiungere la flotta,
là c’è bisogno di me. Ora sono il sindaco di cinquemila abitanti che girano
per il mondo e di altrettante famiglie
da sfamare che li aspettano: chille ca
portano annanze ’o vapore”.
Poi, ondeggiando tra la folla, che lo
attendeva davanti al palazzo di vetro
della Flotta in via Marittima, dove vi era
anche la redazione del giornale “Roma”, spariva in un minuscolo ascensore, che lo portava direttamente nel suo
studio al primo piano: un ambiente
spartano, tranne per qualche dettaglio
La figura del Comandante torna
di moda tra amarcord e revisionismi
La verità su chi favorì la fine della Flotta
piccante etrusco-pompeiano.
La simpatica animatissima ciurma
della flotta, appena il Comandante
entrava, si dava subito una calmata,
aspettando che l’oracolo si manifestasse con i suoi perentori ordini: una
scampanellata senza fine, e innanzi gli
si parava lo stato maggiore per ascoltare non per parlare. In quei giorni Guido
Piovene così scriveva della Napoli
laurina: “Abbandonate ai curiosi le
riesumazioni, le immagini troppo
precise, per così dire litografiche, del
costume napoletano, siamo però di
fronte a una metropoli che non ha
eguali nel mondo... L’aspetto più
vistoso della Napoli di oggi è moderno,
razionale: ciò che più colpisce è la
espansione edilizia… Questo scoppio
edilizio è quasi interamente del dopoguerra; fu la principale sorgente di
lavoro per la città. Io non direi che
Napoli trasformandosi si sia imbruttita.
Napoli è bella come sempre”. Mentre la
storia gli rendeva giustizia, cominciavano invece le prime grane per la
Flotta. Era il 1969, in seguito alla guerra
dei sei giorni tra Israele e i paesi arabi e
la conseguente chiusura del canale di
Suez, gli armatori furono costretti a
rivedere il cabotaggio delle navi. Chiuso Suez, bisognava circumnavigare
l’Africa e farlo con superpetroliere se si
voleva ancora fare seriamente impresa.
Il gruppo Lauro ne ordinò due in
Giappone: Fede e Coraggio, una esposizione finanziaria di centinaia di
miliardi. Ma pochi anni dopo, quando
era già tutto pronto per il loro varo, gli
accordi di Camp David accelerarono
l’apertura di Suez, sparigliando i giochi
degli armatori e fu il “crak” per le
società che avevano puntato su investimenti competitivi. Tra queste, anche la
Flotta. Era il preavviso. Poi nel 1981 il
botto: la Italcantieri, Spa, presto imitata
da numerosi istituti bancari - tutti a
Partecipazione Statale, capitale pubbli-
co e “capoccia” politici- dà, secondo
copione, il colpo di grazia a Lauro per
insolvenza. Il comandante da allora
non trova più una banca pronta a fargli
credito pur avendo beni per miliardi. Il
lazzaronismo politico funziona, grazie
alla immonda legge Prodi, il governo di
pentapartito commissaria la Flotta,
mette insomma le mani su un grande
impero, lottizzato e ridotto a uno
scandaloso spezzatino, allo stesso
tempo imbavaglia il “Roma”, la voce
che avrebbe potuto denunciare il
grande imbroglio, confezionato sulla
pelle di centinaia di lavoratori. Artefice
dell’operazione un giovanissimo “pischello” romano, Flavio De Luca, 32
anni, appena laureato in giurisprudenza e ancora inesperto procuratore, a
capo di una grande Flotta, tra le più
cospicue e famose del mondo. Assurdo.
Chi scrive lo denunciò dichiarando tra
l’altro in Procura all’allora giovanissimo Pm Cafiero De Raho che “Il Roma
era stato chiuso per un sottile gioco
politico”. La Cassazione, dopo anni, lo
confermò, condannando De Luca. Così
chiuse il Roma. E la Flotta? «Il suo
definitivo affondamento - è scritto in
un insospettabile libro “Atto di Dio”,
vita e morte della motonave Achille
Lauro, a firma di Eleonora Puntillo,
limpida e coraggiosa giornalista di
sinistra, e di Ciro Pellegrino - è stato
deciso da un’associazione a delinquere, i cui componenti non sono stati
ancora identificati, e che si sono serviti
di complicità politiche e bancarie: è
questo il dato che emerge dalle vicende
a partire dal 1982…».
La crisi di liquidità che determinò il
“crak” era assai modesta, appena
22miliardi, che nessuno volle prestare
ai Lauro, a fronte di garanzie navali e
immobiliari per qualcosa come 300
miliardi. Chi affondò la Flotta? Le
Partecipazioni Statali, cioè il governo,
che allora avevano il totale controllo
delle banche e facevano il bello e
cattivo tempo, aprendo e chiudendo i
rubinetti, secondo gli “allineamenti” e
le casacche politiche.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
(27)
LIBRI&NOVITÀ
LIBRIDINE
Aurora Cacopardo
Guide
Pizza tour
tra le vie
di Napoli
IUPPITER EDIZIONI INAUGURA
LA NUOVA COLLANA DI TURISMO
E CUCINA CON IL VIAGGIO NEL GUSTO
DI DOMENICO MAZZELLA
particolare sottolinea l’autore: «L’impasto, l’arte
La dimensione culturale del cibo è stata
del volteggio, la cottura, gli ingredienti cioè la
una lenta presa di coscienza, in quanto
farina, il lievito, il sale, il pomodoro, l’olio, i
l’alimentazione, la qualità del cibo, il modo di
latticini e soprattutto l’acqua, quella naturale
prepararlo ed i rapporti tra alimentazione ed
moderatamente dura». Il libro, scritto in italiano
altri aspetti della vita, sono stati a lungo oggetto
e in inglese, è un vero e proprio itinerario
di una storia considerata minore.
storico-turistico. L’autore correda
È solo nella seconda metà del
il libro con schede di pizzerie e
secolo scorso che Fernand
un glossario utilissimo per coloro
Braudel con la “nouvelle
che visitano Napoli. Belle le
histoire” e la sua scuola
raffigurazioni di Pulcinella.
propongono esperienze
Il turista che viene a Napoli può
innovative di storia dei cinque
utilizzare l’itinerario delle porte
sensi con sviluppi
che potrebbe soddisfare non solo
sorprendenti nella direzione di
la curiosità storica ma, seguendo
profumi, odori, gusto
l’itinerario più agevole secondo
alimentare, gastronomia
Mazzella, condurlo alla scoperta
nonché una tassonomia delle
della città antica. Così il punto di
vivande, vere e proprie
partenza e il punto di arrivo sono
“strutture del gusto”. Il libro di
le porte delle antiche murazioni
Domenico Mazzella (nella foto
che, non a caso, erano anche il
in alto), primo volume della
luogo più battuto dai pizzaioli
nuova collana “Tourista” di
ambulanti. L’autore, in questa
Iuppiter Edizioni diretta da
ottica, ha selezionato le pizzerie
Laura Cocozza, è un lavoro
sulla base di un doppo criterio:
insolito ed interessantissimo,
quello storico e quello
una vera e propria guida alla
LE VIE
folkloristico.
Le porte sono: Porta
scoperta di pizzerie e
DELLA PIZZA
Capuana, Porta Furcellensis,
monumenti del centro storico
Port’Alba ed infine Porta San
di Napoli. Da Gilgamesh ai
Domenico Mazzella
Gennaro. Voglio aggiungere:
nostri giorni, dall’uscita
Iuppiter Edizioni
mangiare una pizza dopo aver
dell’uomo selvatico dal suo
168 pagine
letto il libro di Domenico
stato di primitività grazie alla
Mazzella non è la stessa cosa di
conoscenza del pane, da
pranzare o cenare.
Demetra che mangia una
pietanza particolare, un misto di farina ed acqua L’apprezzamento della preparazione della pizza
si armonizza con il piacere della convivialità che
cotta sul fuoco, alle note “villanelle napoletane
del ‘600... o bella, bella de le maiorane, famme la autorizza, anche fra estranei, a commentare la
vita in termini ospitali, confidenziali, geniali.
pizza quanno fai lo pane” è un continuum di
storia di pizza e storia del pane. Una storia
AURORA CACOPARDO
TRILOGIA
ARMENA
Il 12 aprile scorso,
nella Basilica Vaticana
a Roma è stata celebrata una messa per i
fedeli di rito armeno
per ricordare il genocidio del 24 aprile
1915 ad opera dei
Giovani Turchi allorché iniziarono la
deportazione e lo
sterminio sistematico
del popolo armeno.
In questi giorni è stato
pubblicato da Rizzoli
“Il rumore delle perle
di legno” di Antonia
Arslan, libro che
chiude la trilogia
armena iniziata nel
2004 con il primo
romanzo “La masseria
delle allodole”. Tradotto in una ventina
di lingue, divenuto
film per la regia dei
fratelli Taviani, narra
del Paese Perduto ed
ha fatto conoscere in
tutto il mondo la
storia del popolo
armeno. Il secondo
romanzo “La strada di
Smirne” continua la
narrazione delle
tragiche vicende di
questo popolo e
giunge sino al 1932. La
storia continua ne “Il
rumore delle perle di
legno” dalla Seconda
Guerra mondiale fino
agli anni ‘60. Antonia
Arslan, armena da
parte della famiglia
del padre, ha insegnato per anni letteratura
italiana moderna e
contemporanea
all’Università di Padova ed ha pubblicato
diversi saggi. Con
Imparare l’italiano con gli errori creativi
IN USCITA «ASPE...TATEMI NON VALE!», GRAMMATICA FIRMATA DA DE FALCO-LANGELLA-SORRENTINO
«Aspe…tatemi, non vale! (Iuppiter Edizioni) è un manualetto realizzato da Maria Antonietta De Falco,
Silvana Langella e Ciro Sorrentino
in collaborazione con nove bambini
della scuola elementare Giacomo
Leopardi di Torre Annunziata, in
provincia di Napoli, pubblicato
grazie ai fondi europei per il miglioramento dei servizi pubblici collettivi al Sud, in particolare in aree territoriali ad elevato rischio in cui si
riscontra fallimento formativo precoce. Un progetto importante di
riqualificazione scolastica a partire
da insegnanti e alunni, che bene
risponde a questo momento di forte
tensione sul tema della scuola.
Questa piccola grammatica ha
(28)
l’obiettivo di promuovere un approccio creativo e intelligente con le
regole della lingua italiana. Grazie a
poesie, giochi e disegni, molti dei
quali realizzati dagli stessi bambini,
lo studente fruitore potrà prendere
confidenza in modo giocoso con le
regole dell’italiano, con l’uso del
pensiero critico e del ragionamento,
non tramite regole vuote da ripetere
a memoria.
L’insegnante stesso potrà imparare
da questi giochi didattici ispirandosi
a metodi più coinvolgenti, e quindi
funzionali per l’apprendimento dei
bambini.
Un manuale snello nella forma ma
ricco di contenuti che potrebbe bene
aiutare i bambini che non hanno
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
questi libri si riappropria delle sue origini
armene parlando e
ricordando “la piccola
Patria” e, come lei
stessa dice, “fondamentale è stato l’incontro con la poesia
di Daniel Varujan”
(quest’ultimo deportato e ucciso nel 1915
con gli intellettuali più
brillanti di Costantinopoli). La trilogia,
che è stata definita
dalla professoressa
Laura Pisanello “sinfonia della memoria”,
incrocia i destini delle
famiglie paterne e
materne e conclude
una grande saga
familiare. La scrittura
della Arslan non ha
solo la dolcezza del
ricordo, ma talvolta
diviene visionaria.
Tuttavia ha il merito
di aver fatto capire
che l’odio non può
prevalere se si riesce a
mantenere salda la
propria umanità, pur
in mezzo agli orrori.
D’altra parte l’uomo è
un amalgama di bene
e male: a noi la scelta
ultima di essere angeli
o demoni, per noi
stessi e per quanti
incontriamo sul nostro cammino.
giovamento da un approccio frontale
con la materia ma che per estro e
voglia di fare gioveranno dei giochi
d’intelligenza e degli “errori creativi”
offerti. Questo lavoro infatti permette di coniugare la fantasia dei bambini a lavori di grammatica che spesso
reputano noiosi.
Non si vedono spesso in opuscoli di
questo tipo giochi di parole e filastrocche da scrivere o disegnare con
tanti termini nuovi per degli alunni
delle scuole elementari, che avranno
così modo di ampliare il vocabolario
e apprezzare la poesia, pietra miliare
della nostra lingua e cultura, oggi
spesso bistrattata anche dagli adulti.
Gli autori grazie a questa grammatica istigano i bambini alla conoscenza e sfruttano la loro innata curiosità
per non allontanarli dall’istruzione,
ma aiutarli a proseguire con serenità
il percorso scolastico.
MARIA NEVE IERVOLINO
LIBRI&MUSICA
Momenti
azzurri, poesia
del pallone
AL TENNIS CLUB NAPOLI, RADUNO DI
EX CALCIATORI DEL NAPOLI PER IL LIBRO
DI FRANCO ESPOSITO, FINALISTA
AL PREMIO BANCARELLA SPORT 2015
Poesia sportiva, amarcord e stupende
nostalgie hanno tenuto banco l’otto luglio
scorso, nel Salone delle Conferenze del Tennis
Club Napoli, in occasione della presentazione
del libro, edito da Iuppiter Edizioni, “Io vi
voglio bene assai” (finalista al premio
Bancarella sport 2015) firmato dal giornalista e
scrittore Franco Esposito, inviato di punta fino
al 2005 del Mattino prima e del Corriere dello
Sport poi.
L’evento, organizzato dall’associazione
culturale Momenti Azzurri, ha visto la
partecipazione di ex calciatori del Napoli e miti
dello sport, tra cui Luis Vinicio, Antonio
Iuliano, Vincenzo Montefusco, Corrado
Ferlaino e Patrizio Oliva che, lasciandosi
guidare da storie, aneddoti ed episodi inediti
raccontati dall’autore, hanno rivissuto insieme
a un pubblico curioso e interessato i momenti
d’oro del pallone e dello sport azzurro.
Sorpresa speciale di Momenti Azzurri per
l’occasione è stata l’esposizione, allestita in
una vetrina del Circolo nella Sala delle
Conferenze, di memorabilia e cimeli scelti
dalla collezione unica dell’associazione, finora
mai mostrati al pubblico e legati ad alcuni dei
protagonisti del volume di Esposito. Tra questi:
le maglie con cui Iuliano e Montefusco hanno
calpestato per la prima volta il San Paolo,
quelle dell’esordio di Montefusco in nazionale
under 23, una foto di Patrizio Oliva con
Maradona, le maglie dell’Anderlecht di
Rensebrink e del Napoli di Savoldi, indossate
nella semifinale di Coppa delle coppe nel ’77,
il pallone della partita Juventus-Napoli 2-1
che tolse agli azzurri lo scudetto nel ‘75, la
tuta con cui Vinicio ha guidato il Napoli e un
pupazzo dedicato a Iuliano. E come omaggio
esclusivo all’autore del libro, in mostra anche
la maglia del Napoli che celebrava Farnese
Masoni, giocatore degli anni ’50, ricordato
anche con il soprannome di “spazzolino” e
primo idolo di Esposito negli anni
dell’adolescenza.
«È bello vedere in questo parterre
d’eccellenza, accanto a Franco Esposito, i
grandi dello sport azzurro – ha detto durante la
presentazione Giuseppe Montanino, fondatore
dell’associazione Momenti Azzurri – Nella
selezione di cimeli abbiamo cercato di riunire
il top di quello che negli anni abbiamo raccolto
e conservato, con lo scopo di testimoniare,
attraverso gli oggetti, il valore che le vite di
questi campioni hanno per noi».
Tra i relatori anche il giornalista Marco
Lobasso: «“Io vi voglio bene assai” è un libro in
cui scoop, ricordi e aneddoti raccontati a ritmo
incalzante si amalgamano con i ricordi di
Esposito che sono poi quelli dei napoletani
degli anni ’60 e ’70. È interessante anche
perché racconta uno spaccato del giornalismo
di un tempo che oggi è scomparso».
Tra un sorso di vino della Tenute Petra Potens,
letture di stralci del libro da parte dell’attore
Antonello Cossia e scatti con i big del calcio
Napoli, l’autore Franco Esposito ha così
commentato: «Che cos’è questo libro?
Un’emozione lunga sessant’anni, fatta di sport,
amori e giornalismo, i punti cardinali, insieme
ai libri, della mia vita. Dalla prima partita,
all’incontro con Vinicio, dai giornali agli amori,
gli unici “articoli” in cui ho commesso refusi».
ADRIANO GALLINA
Da sempre il
mare, scrigno di
ineffabili segreti, si
è fatto portatore di
bellezza. Così,
l'estate del 2015
diventa lo scenario
ideale in cui appare, come una
moderna Afrodite
mediterranea,
portata dalle sue “onde”, Simona De Rosa con
Waves, ultima creatura discografica della cantante partenopea. Terzo in ordine di tempo,
dopo Inside Quartet (2012) e My Travel (2015),
Waves è la preziosa conchiglia in madreperla e
policarbonato che trasporta a ritmo di jazz
l'Anadiomene nostrana e la sua passionale ed
elegante voce, sospinta dal soffio di uno Zefiro
d'eccezione, special guest dell'album, Daniele
Scannapieco al sax e accompagnata da un
corteo di musicisti altrettanto prestigioso e che
ben sa valorizzarne con vivezza ed efficacia
espressiva tutte le qualità canore: Tommaso
Scannapieco al contrabbasso, Michele Di Martino al piano e Luigi Del Prete alla batteria.
L'avventura musicale di Simona De Rosa inizia
all'età di 10 anni con lo studio del pianoforte
classico e della tecnica vocale. La sua educazione prosegue instancabile negli anni fino al
conseguimento nel 2014 di un Master in Jazz
Performance presso la “Aaron Copland School
of Music” di New York. Da circa tre anni, infatti,
la cantante calca le scene americane riscuotendo grande successo. Un percorso che porta la
musicista a numerosi incontri, uno di questi è
decisivo per la nascita di Waves, quello con i
fratelli Daniele e Tommaso Scannapieco, con i
quali quasi per gioco si decide di dar vita a
questo intrigante progetto jazz. Padrini dell'opera Giuseppe Reale, che con la Music Art ne è il
produttore esecutivo, e Sergio Gimigliano, che
con la Picanto Records ne è il produttore artistico. Waves raccoglie i grandi classici del G.A.S. e
ne fa una scala di Beaufort musicale completa.
Nel disco si ascoltano tutte le sfumature del
moto ondoso: dalle leggere increspature del
mare calmo nella grazia del brano d'apertura
We'll be together again e nella ballad Vanity, alle
onde minute corte ed evidenti e con creste che
cominciano già a rompersi con il doo-wop di I
only have eyes for you o con il funk di Good
morning heartache, lentamente le onde poi si
ingrossano e le creste si imbiancano con l'effervescente performance di The more I see you. La
navigazione si chiude, infine, con il godibile
giolito di What a difference a day made. Buona
traversata, allora, tra le note di Waves.
SVEVA DELLA VOLPE MIRABELLI
AL(L’EMO)DINAMICO FRANCESCO IODICE
Riceviamo e pubblichiamo questa nota con sonetto
che Eugenio Lucrezi dedica a Francesco Iodice,
nostro prezioso collaboratore.
Al professore Gerardo De Michele, primario della
XXXII di Pneumologia ai tempi della mia giovinezza
di tirocinante al Cardarelli, avevo dedicato un
ritratto sul settimanale “Diario” in un reportage
intitolato “1973, il colera umilia Napoli”,
commissionatomi dal direttore Enrico Deaglio. Il
reportage, tuttora reperibile in rete, fu ampiamente
ripreso e citato da Gian Antonio Stella sul Corriere
della sera ancora nel 2008 in un vibrante articolo di
prima pagina sulle difficili condizioni igienicosanitarie della nostra città. Nel ’78 Francesco Iodice
era aiuto in XXXII, e fui affidato alle sue cure,
Waves, le onde jazz
di Simona De Rosa
energiche quanto affettuose. Intrepido, si era messo
in testa di inaugurare un campo di indagine allora
del tutto vergine, per lo meno nel sud Italia: la
diagnosi emodinamica dell’ipertensione polmonare.
Io andavo con lui di pomeriggio, dopo il reparto, al
policlinico: lui si cimentava, si ricimentava,
diventava ogni giorno più bravo; io, relegato al ruolo
di rilevatore della pressione arteriosa dei pazienti,
ne ammiravo la tenacia e l’entusiasmo contagioso.
Con lui il tempo dedicato al lavoro passava in un
lampo ed eravamo tutti pionieri, anche noi pischelli.
Quanto sia diventavo bravo nel campo, di poi, lo
sappiamo tutti. A lui, caro compagno di giovinezza,
dedico adesso, nel perdurare di un legame d’affetto
ormai quasi quarantennale, questo sonetto.
Com’eri vecchio, ahi te! nel Settantotto,
cardiopneumocateterizzante:
anni ne avevi trentanove, un botto
pei venticinque di un tirocinante.
Con il Primario, l’illustre De Michele,
facevo lo chaffeur volenteroso;
con te – cui davo al tempo un rispettoso
Lei – soffiavo il vento nelle vele
dell’avventura: tu davi fiato ai corni
correndo l’onda al buio nell’intrico
del tubo emodinamico, nel rischio
dei nodi aggrovigliati e dei ritorni
dell’inquieto serpente nel ventricolo,
che tu però ammansivi con un fischio!
EUGENIO LUCREZI
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
(29)
SOCIETÀ&COSTUME
L’evento
BODY ART FASHION,
CREATIVITÀ LIVE
Il battito di Merolla
Lidia Girardi
Il rumore del mondo. Il battito
delle cose. Lo scandire della vita.
Queste da sempre le ossessioni di
Ciccio Merolla, percussionista
napoletano di fama mondiale.
«Da piccolo vivevo in un basso e
nel buio di notte, d'inverno, sentivo il vento muovere i teli di plastica
sui panni stesi. Non riuscivo a
dormire pensando a come poter
riprodurre quel suono». Suoni
della vita, suoni di Napoli, quelli
che da sempre Merolla trasforma
in musica e che l'hanno reso celebre fino al punto di farlo duettare
con grandi musicisti ai quattro
angoli del globo.
Creare atmosfere, trasferire in
musica ambientazioni e suggestioni, questo il suo obiettivo sin da
bambino, tanto che, scoprendo che
il battito delle mani emette suoni
diversi e modulabili, già a sei anni
poneva le basi di una percussione
che potremmo definire a “corpo
libero”, di cui Merolla detiene la
paternità.
Cresciuto nei Quartieri Spagnoli,
quasi per caso, scopre che per
quella musica, per quel ritmo,
esiste uno strumento: piazza Plebiscito era in quegli anni luogo di
ritrovo per intellettuali e alternativi
di Napoli. Merolla vede lì per la
prima volta i bonghetti e, con
istintivo talento, inizia a suonarli,
lasciando stupefatti i presenti,
capendo che quello «era il filo
dell’aquilone», non solo musica
che libera, ma anche il modo per
essere accettati, perfino apprezzati,
dagli altri. I sacrifici fatti per acquistare il primo strumento in un
vecchio negozio napoletano “Ricordi”, la consapevolezza di un
talento che maturava giorno dopo
giorno e i tanti successi che a poco
a poco arrivavano.
Dai primi tentativi alla tournée con
i Gipsy King il passo è breve, passando attraverso la partecipazione
al film “Blues Metropolitano” e la
collaborazione con i Panoramics,
mentre nasceva sempre di più
l'esigenza di far conoscere suoi
pezzi e quel modo così nuovo di far
musica che nel mondo si sarebbe
chiamato free-style e che a Napoli
era battezzato solo “bello e buono”. In questi anni conosce Enzo
Gragnaniello e ne rimane folgorato. Non smetterà mai di suonare
insieme a lui che, come tutti i veri
maestri, dà disciplina al talento
incontenibile di Merolla, aiutandolo ad intraprendere un percorso di
I sorprendenti «Radioattivi»
Le interviste come non le avete mai
lette, anzi sentite. Perché qui si parla
di radio. Che può essere esilarante,
imprevedibile ma anche pericolosamente tossica. Tutto questo sono «I
Radioattivi», il magazine condotto da
Ettore Petraroli e Rosario Verde (nella
foto), in onda tutti i giorni, dal lunedì
al venerdì, dalle 18 alle 20 su Radio
Club 91 (fm 95.2, in streaming su
www.club91.it), marchio storico con
una nuova veste, disegnata su misura
da un gruppo di editori-pionieri e dal
direttore artistico Janpa Serino. Così ti
capita di sentire domande impertinenti e battute al vetriolo fatte a politi-
(30)
ci come Matteo Salvini, Antonio Bassolino e Vincenzo De Luca, a scrittori e
giornalisti come Bruno Vespa, Carlo
Freccero e Alfonso Signorini ma pure
ai vip del passato, da Marcella Bella a
Iva Zanicchi a Donatella Rettore fino a
Cicciolina e al mago Silvan. E ancora
Nicolas Vaporidis, Emilio Fede, Fabrizio Frizzi, Enrico Ruggeri, Barbara
D'Urso, Lorella Cuccarini, Giacomo
Rizzo, Massimo Giletti, Gigi D'Alessio,
Sergio Assisi, Caterina Balivo. Tutti
passati al setaccio da Petraroli e Verde,
tutti con un segreto da svelare o un
aneddoto da raccontare d'un fiato a
suon di musica. Alle spalle un formi-
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
studio. Rosario Jermano, Karl Potter e Pino Daniele sono solo alcuni
dei grandi nomi a cui in questi
anni si è affiancato il percussionista. «Io non mi sento un artista,
sono invece un artigiano. Non mi
interessa essere un grande artista,
ma voglio invece evolvermi come
essere umano, con le mie idee e la
mia storia», ed è questa la sintesi di
un uomo che vuole tornare da
musicista al suo «ruolo di giullare,
perché - sottolinea - in un mondo
in cui l'informazione è globale e
alla portata di tutti, chi fa musica
deve strappare sorrisi, anche se
dietro di essi c'è una profonda
riflessione».
Grandi soddisfazioni vengono a
Merolla proprio da questo mondo
globalizzato: il video in cui suona il
corpo di una donna è diventato
virale, con 25 milioni di visualizzazioni su tutto il pianeta. Dopo il
grande successo del singolo “'O
bongo”, diretto dai Manetti bros, si
prepara ad un'estate di concerti ed
eventi. Ma, ed è questa la sua forza
come musicista ed essere umano,
quando è notte torna, come da
bambino, a sentire i suoni nel buio,
«i suoni dentro di me. Io sento
cascate, vicoli, botte e carezze. Al
mattino sono già musica».
Arte, moda e spettacolo: un connubio perfetto per il Body Art Fashion Show di Natali
Ferrary e Fabio Tempesta, organizzato alla
Rotonda Belvedere di Bagnoli. La pittrice siberiana ha dato sfogo al suo talento realizzando live un quadro su tela, insieme a una
performance di Body Art con le modelle
russe Veronique Ivanova e Diana Emzgova.
La regia e la scenografia dell’evento sono
state curate dal giornalista Fabio Tempesta.
Natali Ferrary, 33 anni, eclettica e versatile
inizia la sua carriera da pittrice a 13 anni, dipingendo sulle trasparenze di bicchieri e
bottiglie con colori multiformi. Da autodidatta, si dedica poi ai nudi di donna.
«Osservo la gente e le donne in particolare,
penso ai loro corpi, ai loro visi - spiega l’artista -. Lo studio del mio erotismo femminile
non riguarda soltanto il corpo in sé, ma l’intimo dettaglio, l’emozione privata. Per rappresentare il corpo si deve capire la mente.
Lo scopo delle mie tele è soprattutto spirituale». Tra le tecniche usate da Ferrary, olio
su tela e matita per ritrarre i visi in bianco e
nero. Ma anche murales che possono arrivare a una grandezza di 8 metri. A presentare la kermesse artistica Davide Ponticiello
Pedata, in arte "Il Barone". Tra gli organizzatori dell’evento anche l’Art Director Marco
Donzelli, Emanuele De Angelis, Salvatore e
Silvana Vaccarella proprietari del club di
Bagnoli, e il gruppo dei "Giovedi al Cubo" capitanato da Frankie Nero, Fillippo Guadagnolo, Claudio Cacciola e Stefano Parisi. Ad
immortalare il Body Art Fashion Show i fotografi Nenne Martongelli, Oscar Carrozzo e
Pasquale Arcopinto. (m.t.)
dabile gioco di squadra: con Petraroli
e Verde l'ufficio stampa curato da
Francesca Cicatelli e i registi, tutti
trentenni: Gianni Sorrentino, Joe
Cerbone e Ivano Miranda, subentrato
a Luigi De Giulio. Ecco che ogni puntata può sorprenderti e stupirti, anche
perché ai vip si alternano uomini e
donne della strada, notizie curiose
commentate da personaggi imprevedibili e collegamenti internazionali, da
New York al Brasile, in un turbinio
d'emozioni e risate, senza tempo, né
spazio. Perché la radio è questo, è la
magia che ti aiuta a sorridere e a non
pensare, quando sei in auto nel traffico, o indaffarato in ufficio e a casa. E,
per un po’, è come se il tempo si
fermasse.
SOCIETÀ&COSTUME
Morea,
tutta casa
e teatro
Livia Iannotta
«Da bambina a teatro mi
hanno fatto vedere di tutto.
Adoravo Lina Volonghi, per me
è un’icona. Ma non avrei mai
pensato di poter far parte di
quel mondo». E invece sulle
tavole magiche del palcoscenico ci è finita anche lei, quasi
per caso, calpestando le orme
dello zio materno, Renato
Carosone, e della nonna,
canzonettista nei varietà degli
anni ’20. Antonella Morea,
napoletana, attrice e cantante,
59 anni di genuinità. Lei,
capace di destreggiarsi «tra
casa e teatro con una nonchalance invidiabile», nel suo
curriculum ha di tutto. Dagli
esordi nella musica («Mi
piaceva cantare ma non avevo
velleità, mi esibivo nei locali
più per me che per gli altri»),
all’incontro con Roberto De
Simone e al debutto a teatro
con “La gatta Cenerentola”,
lasciapassare per un quarantennio di successi. Da lì: “Festa
di Piedigrotta”, “Miseria e
Nobiltà”, “Napoli milionaria”,
“Sabato, domenica e lunedì”.
Toccando anche cinema e tv.
«Il bello di questo lavoro è che
puoi essere altro da te, restando comunque te. Io non avrei
mai pensato di poter cacciare
tanta cattiveria o tanto brio. È
un’arte liberatoria. Mi succede
spesso con il monologo di
Anna Cappelli di Annibale
Ruccelli: in più di 200 repliche
mi scoprivo diversa ogni sera».
C’è uno spettacolo che porti
nel cuore?
«Nei miei 40 anni di teatro ce
ne sono stati tantissimi. Quello che mi è più caro è “La gatta
Cenerentola”, perché è stato il
mio esordio e perché De
Simone mi ha dato un forte
imprinting, per cui oggi posso
interpretare qualsiasi personaggio. Altro incontro interessante è stato quello con Giuseppe Patroni Griffi. Era maestro nel ricreare con un gesto
un’epoca. E poi come dimenticare Leopoldo Mastelloni,
Luca De Filippo…».
Nelle tue corde c’è anche il
cinema...
«Mi diverte un sacco. È il
mondo fatuo della celluloide.
Io ho cominciato bene, con un
premio Oscar, “Il camorrista”
di Tornatore. Poi sono passata
ai film simpatici con Salemme.
E da poco ho recitato in “Due
euro l’ora” di Andrea D’Ambrosio. Lì, oltre alla bravura del
regista, di Peppe Servillo e
Chiara Baffi, ho ritrovato due
colleghe strepitose, Marianna
Mercurio e Patrizia Di Martino: eravamo un trio inseparabile, fuori e dentro il set.
Hai da poco terminato lo
spettacolo “Rituccia” di
Fortunato Calvino nel Napoli
Teatro Festival…
Antonella Morea,
attrice di lunga
esperienza, ha
esordito in teatro con
«La gatta Cenerentola»
di De Simone.
Attualmente sta
portando in giro lo
spettacolo «Io la canto
così. Omaggio a
Gabriella Ferri».
«Sì, è andato molto bene, sold
out fin dall’inizio, vuoi perché
trattava di un’ideale ripresa di
un personaggio della “Napoli
milionaria” di Eduardo, vuoi
per il cast fatto di cinque
donne di fuoco: io, Antonella
Cioli, Laura Borrelli, Rosa
Fontanella, Gioia Miale».
Progetti in cantiere?
«Sto portando in giro lo spettacolo “Io la canto così. Omaggio a Gabriella Ferri”. Ho
debuttato il 23 luglio al Real
Orto Botanico. È un percorso
ideato da me e dal regista
Fabio Cocifoglia. All’inizio
della mia carriera mi ispiravo a
lei, tanto che mi definivano la
Gabriella Ferri napoletana.
Così quando Cocifoglia mi ha
proposto la pièce abbiamo
unito le due storie, la sua e la
mia, seguendo il fil rouge del
libro “Gabriella Ferri sempre”,
di Pino Strabioli e Seva Borzak.
Il nostro è un racconto teatrale
che si snoda attraverso canzoni, poesie, ricordi scritti da lei».
C’è un ruolo in particolare in
cui vorresti “misurarti”?
«Credo che tutte le attrici
napoletane nel loro iter artistico amerebbero interpretare
Filumena Marturano. Io ho
recitato in “Filumena Marturano” di Rosi con Lina Sastri,
interpretavo Rosalia Solimene
e ne sono felice. Non mi sento
Filumena, io sono più Madre
Coraggio di Brecht».
«I frutti del lavoro»
al Giffoni Film Festival
Presentato al Giffoni Film
Festival 2015, in una gremita
Sala Lumière, il 20 luglio
scorso, in anteprima nazionale, il cortometraggio “I
frutti del lavoro”, del regista
salernitano Andrea D’Ambrosio. Protagonista della
storia è Carlo, interpretato
dall’attore Enzo Decaro, che
ritorna in paese per insegnare in una scuola elementare
dove si affezionerà a Dario,
bambino vivace e sensibile, il
cui padre ha un grave incidente sul lavoro. Il corto,
commentato dalle musiche
di Daniele Furlati, consegna
allo spettatore un finale a
sorpresa in cui, tra realtà e
magia, un albero diventa
l’inaspettato protagonista del
racconto. L’opera, prodotta
dalla società napoletana
Iuppiter Group (Max De
Francesco, Laura Cocozza,
Maurizio Fiume) con il sostegno dell’INAIL e dell’Università di Salerno, i contributi
del Parco Nazionale del
Cilento, della Banca di Credito Cooperativo del Cilento, e
il patrocinio del Comune di
Vibonati, si propone non solo
Just friends, giovani talenti in consolle
La storia di questo giovanissimo
ragazzo napoletano è quella di una
passione che si è trasformata in un
lavoro. Riccardo Vitri ha sedici anni e
frequenta il secondo anno del liceo.
Quando di anni ne aveva solo undici e
faceva la seconda media, insieme ad
un gruppo di amici, ha comprato la
prima consolle e ha iniziato a sperimentare, a suonare e a mixare, armato
solo di tanta determinazione e amore
per la musica. Da ciò è nato un progetto condiviso con altri suoi coetanei, chiamato "Just friends". Ma lo
scetticismo iniziale e la loro giovane
età hanno reso il percorso un po' più
complicato: all’inizio Riccardo e i suoi
amici suonavano nei locali solo per
dieci minuti fino poi a “conquistare”
intere serate. Hanno avuto accesso,
così, ai club più esclusivi di Napoli tra
cui l'Arenile, l'Accademina, lo Chez
Moi, il Teatro Posillipo.
Le loro serate sono sempre un successo e, pian piano, tutti i ragazzi che
continuavano a seguirli nelle varie
date in giro per i locali napoletani,
sono diventati il loro numerosissimo e
affezionato pubblico. I "Just friends"
sono diventanti un vero e proprio
fenomeno musicale e la loro musica
d'ispirazione è l'IDM elettronica
commerciale. Ci sono Dj mondiali che
li sponsorizzano, come ad esempio
Julian Jordan (16esimo dj più conosciuto al mondo) e DJ From Mars.
Questi dj internazionali ricevono i
brani di questi giovani talenti, li scaricano e creano un contatto con loro
chiedendo aggiornamenti sul lavoro
che stanno facendo.
Una sorta di moderno mecenatismo
per far crescere e migliorare piccoli
amanti di questo mestiere.
Riccardo ha, ovviamente, un suo
idolo, Martin Garrix, quarto dj più
importante del mondo e mixa i suoi
brani, sognando un giorno di poter
lavorare con lui. Ovviamente, essendo
quello di Riccardo un pubblico di
giovanissimi, dopo le serate, si molti-
di sensibilizzare istituzioni e
opinione pubblica sul delicato tema delle morti bianche e
della sicurezza sul lavoro ma
anche di mostrare bellezze e
tesori del Golfo di Policastro.
Il corto, infatti, è stato girato a
Vibonati, borgo salernitano
dal talento paesaggistico
indiscutibile. “I frutti del
lavoro”, grazie alla qualità del
cast - da segnalare l’esordio
di Gabriele D’Aquino (nella
foto) nei panni di Dario - e
alle sinergie con enti pubblici
e centri di aggregazione, nei
prossimi mesi parteciperà ai
festival dedicati a temi sociali
e a quegli eventi che hanno
come obiettivo quello di
promuovere, attraverso l’arte,
il “lavoro sicuro”.
MICHELE TEMPESTA
plica il numero di richieste di amicizie
(soprattutto di ragazze) sui canali di
questo gruppo di dj e, da poco, i "Just
friends" hanno deciso di avvalersi di
circa dieci ragazze della loro stessa età
che animano le serate con le maglie
"Just girls".
Inoltre, essendo Riccardo il dj di
punta dei "Just friends", inizia a suonare quando il locale è completamente pieno. Per quanto rigurarda i suoi
progetti futuri questo giovane fenomeno musicale, unitamente alla sua
educazione scolastica, vorrebbe
continuare a fare musica, far conoscere quello che produce in un settore in
continuo sviluppo e magari un giorno
riuscire a collaborare con uno dei suoi
dj preferiti.
LIDIA GIRARDI
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015 (31)
MOVIDA&RELAX
VIVA GLI SPOSI
Pino Fermento
LA FAVOLA
DI MAURO
E MARIANNA
La favola di Mauro Tempesta e Marianna Di Fiore,
brillanti professionisti di
Chiaia, ha trovato il suo
giorno di compimento il
19 giugno scorso, nella cattedrale di Sorrento, dove si
sono giurati amore eterno
tra gli applausi degli amici
e la commozione dei genitori. In una giornata dal
cielo clemente, Marianna
ha incantato tutti con la
sua eleganza indiscutibile,
raggiante in un vestito che
miscelava felicemente
classico e moderno; Mauro ha sorpreso i presenti
per la capacità di governare le emozioni ed essere
impeccabile nel corso della cerimonia. Poi, sposi e
invitati, dopo le foto di rito, hanno continuato i festeggiamenti nel suggestivo Parco dei Principi a Sorrento, tra scorci mozzafiato, piatti prelibati e musica
per tutti i gusti con le esibizioni del gruppo musicale Vox Inside, del tenore
Giuseppe Gambi e della dj
Irene Ferrara. Un matrimonio da favola che ha visto la partecipazione di:
Dino Settembre, Armando
Gentile, Nicola Maggio,
Gaetano Esposito (testimoni di Mauro Tempesta),
Lidia Esposito, Tiziana
Esposito, Francesca Guarracino, Roberta Zazzera
(testimoni di Marianna Di
Fiore); Pier Paolo Buglione, Marco Monizio, Cody
la Rocca con la moglie Daniela, Francesco Notaro,
Carolina Somma, Francesco Milone, Olimpia Desiderio, Fabio Tempesta, Anna Festa, Rossana Iovine, i
fratelli Iovine con consorti, Fabio Acampora, Antonio Cerreto, Michele Tempesta e Martina Della Morte, Strato Fevola con la moglie Renata, Andrea Pagliarulo, Tina de Falco, Mimì
De Falco, Marco Tempesta
con la moglie Giusy, Alfonso Fortunato, Pino Vitale
con la compagna Raffaella, Ernestino Palumbo, Ernesto Palumbo, Giovanni
Pirro, Stefano de Vivo, Milena Cerrato, Graziella Foschini, Valentina Marigliano, Allegra Cillo, Rino Moscariello, Trudy Moscariello, Federica Moscariello,
Salvatore Santaera, Carmine Vitagliano, Carmine
Grassini, Andrea Cutolo,
Michele e Stefania del Prete, Simona di Mauro, Gaetano Scognamiglio, Valeria
Aurilia, Giovanna di Fiore,
Gianni Canneva, Andrea
Sosto, Luigia Bifulco, Ester
della Ratta, Francesco De
Beneditics, Enrico e Claudia Iannuario, Max Rosiello e Daniela Margarita,
Claudio Cimmino, Aldo e
Mariasole Consonni, Fabio e Manuela Calandro,
Monica Virgillito, Ciro Sasso, Davide Ponticello, Raffaele Troncone con la moglie Mena, Fabrizio Franco, il cestista cubano Jordano Leguen, Carmelo
Prestisimone, Vladimiro
Nespoli, Alessandro Muto,
Procolo e Maria Testa, Davide Abbate, Nello e Paola
Castaldi, Peppe Rossi, Rita
Leone, Salvatore e Luana
Cipollaro.
Facenight 2015,
oscar della notte
Scritte al led, spettacolari videoclip, musica di
qualità, performer internazionali, fuochi
d’artificio, cocktail sontuosi, fontane di fuoco,
tanta creatività e tantissima emozione tra i
talenti della notte in gara: questo e altro è stato
l’evento di chiusura della quarta edizione di
Facenight 2015, la manifestazione che incorona
i migliori e più seguiti professionisti e creativi
delle vibranti notti partenopee. Il Gran Gala di
premiazione, che si è tenuto nella splendida
location del Panorama Beach Club di Bacoli, è
stato presentato da Michael Massi, Bianca
Balido e Jesa che con la loro professionalità e le
loro esibizioni hanno animato l’evento insieme
agli ospiti della serata: Bles, il re delle rime,
magico paroliere hip hop secondo classificato a
MTV Spit Italia 2014, e supporter di artisti come
Rocco Hunt, Clementino, Club Dogo, Salmo,
Gue Pequeno e Snoop Dogg. Prima della
proclamazione dei vincitori di Facenight 2015,
sono stati assegnati i premi speciali dedicati a
chi ha sviluppato, sostenuto, arricchito e
raccontato il mondo della notte. I vincitori:
Nino Marchesano (giornalista di Repubblica);
Rosanna Iannacone (speaker radiofonico);
Peppe Folliero (producer); Gigi Squillante (dj
story); Guido di Bonito (grafico e creativo);
Mimmo Mennito (Dj story); Tina Lepre (pr);
Mauro De Cociniis (booking manager); Luca
Toscano (special effect design); Marcantonio (dj
story); Lele Nitti (organizzatore eventi).
Premiati anche Mario Bianco e Toto Pirozzi, che
con la loro foto si sono aggiudicati il contest
instagram “Vinci Ibiza”, concorso ideato da
Facenight che prevede per i vincitori un viaggio
nell’isola spagnola del divertimento. Il clou
dell’evento è stata la proclamazione dei
vincitori ufficiali dell’edizione di quest’anno.
Incassano gli Oscar della notte per le rispettive
categorie: Mike Vodka (Beat Makers), Peppe
(Matera Security); Venere Altruda (Hostess);
Pierluigi (AD/Pr); Carmela (Dj Hip Hop
/Reggaeton); Emsi Gallo (Vocalist);
Michelangelo Formato (Tecnico Service); Nika
Del Barone (Dj 70/80/alternative); Artslaves (Dj
Producer); Marco Baldassarre (Fotografi);
Gaetano Parisio (Dj Techno); Sofia Kelis
(Animazione); Iaia Indegno (Barlady); Ivo
Toscano (Dj Deep House); Moscow Mule
(Cocktails); Marco Corvino e Roberto Biccari
(Dj Old School); Favela Spunk (Lounge
Bar/Wine Bar); Recreacion (Party); Dejavu - ha
ritirato il premio il direttore artistico Gianni
Grilli (Live Club); Marco Esposito (Barman);
Vinyl Session (Programmi Radiofonici); Music
on the Rock di Positano (Summer Club); Fabio
Still (Speaker Radiofonici); Dario Guida (Dj
Happy Music); Duel Beat (Club); Valentina
Graniero (Personaggio della notte); David
Morales (Top World Dj). «Organizzare Facenight
è davvero un’impresa che però alla fine ci dà
tante soddisfazioni – hanno commentato
durante l’evento il giornalista Tommy Totaro,
organizzatore e l’ideatore del premio Facenight,
e Antonello Fornaro, responsabile eventi e
pubbliche relazioni per il Premio Facenight Ogni anno diventa sempre più difficile scegliere
i vincitori perché non solo cresce la qualità dei
partecipanti ma anche perché il by night
migliora la sua offerta creativa. Alla fine però
ciò che conta - continuano - è che a vincere è
il nostro mondo della notte in cui lavorano
professionisti seri, artisti che l’Italia ci invidia
e creativi dal futuro promettente». (m.t.)
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
(32)
LETTURE
SGUARDI LONTANI
Francesco Iodice
RISCOPRIRE GIOVANNI ANSALDO
Quelle ore
napoletane
Giovanni Ansaldo
diresse “Il Mattino”
dal 1950 al 1965.
Durante la stagione
napoletana, il
giornalista e scrittore
ligure non si limitò a
scrivere - quasi
quotidianamente - su
“Il Mattino”, ma
collaborò
attivamente a
numerose riviste, in
particolare a
“L’Illustrazione
Italiana”, “Il
Borghese” e “Il
Tempo illustrato”.
Giovanni Ansaldo
Pubblichiamo alcuni brevi
scritti di Giovanni Ansaldo
(1895-1969), raccolti nel libro
“Ore napoletane” (Ed. Fausto
Fiorentino, 1996). Letture che rivelano come il giornalista e
scrittore di Genova, ma napoletano d’adozione, oltre ad essere
stato un irresistibile commentatore politico, fu anche un fine
e acuto osservatore di costume.
Bellezze
Bella, ieri, a Napoli, nella prima
luce soave e dorata dell’estate
già anteportas; una quantità di
cose. Bella l’albasia sul mare,
verso le nove, con Capri lontana emergente, su riflessi di madreperla. Belli i tulipani che offriva il solito venditore all’angolo di Santa Caterina a Chiaia.
Belli i voli dei colombi attorno
a Cellammare, e il ricamo di
ombre fugaci che essi producevano sulle mura colore di rosa.
Belle le stoffe primaverili esposte nelle mostre delle botteghe
di Chiaia. belle le ceste di ciliege a Sant’Anna di Palazzo. Bello il panorama di San Martino,
fulgente nel tramonto. Ma più
belle di tutte, tre ragazze, in cappa azzurra, addette certo a
qualche sartoria o a qualche la-
boratorio, che, illuminate in
pieno dal sole, si sporgevano da
un finestrino di mezzanino, alto sul Vicorotto, facendo con le
braccia grandi segni di chiamata a qualcuno ch’era giù. Più
belle di tutto; anche se quei segni di chiamata erano rivolti
soltanto a un garzonetto di bar,
che portasse su loro il primo gelatino dell’estate che viene.
***
Umori napoletani
Ore dieci e cinque della mattinata, ieri. Alzo il capo dal tavolo dove sbrigo corrispondenza
ridicola, con poeti in cerca di
un editore, novellieri in cerca di
un periodico, organizzatori di
congressi in cerca di partecipanti, canzonieri e parolieri in
cerca di giustizia, uomini politici in cerca di pubblicità. E, vedo, al di là dei tetti delle case del
Chiatamone, in primo piano,
una zona di mare, la più vicina
alla riva di via Partenope, chiara, madreperlacea, con riflessi
di luce che paiono acciaio. Poi,
una seconda zona di mare colore azzurro-grigio cupo; e il
profilo di Capri, dello stesso colore, senza che vi si distingua,
come di solito si può distinguervi, il biancheggiare delle
case. Ma questo profilo si stac-
L’ANTIFASCISTA
RILUTTANTE
Chi scriveva - negli anni in cui
collaborò a “Il Mattino” dal 1958 al
1964 - restava sempre affascinato
e alquanto sbigottito tutte le volte
che, varcando la porta di accesso
all’atrio del giornale, doveva retrocedere di corsa e dare la precedenza ad un omone con un borsalino
di ottima fattura sul cranio (pelato) e un elegante bastone fin de
siecle. Era Giovanni Ansaldo, il
mitico direttore del quotidiano
napoletano che allora, fortuna
sua, poteva ancora con un suo
articolo di fondo far cadere un
governo.
Discendente di colta famiglia
borghese genovese, era nipote e
omonimo del Giovanni Ansaldo
fondatore della società industriale
Ansaldo. Prezzolini, dopo aver
dormito sulla paglia accanto a lui
nel 1915 e averne conosciuto il
cognome, annotò nei suoi “Taccuini di guerra” che aveva dormito
accanto ad un soldato appartenente alla famiglia dei capitalisti.
“Nulla dies sine linea” fu la divisa
cui Ansaldo si attenne per tutta la
vita. Ma anche uno spiccato soggettivismo e individualismo caratterizzarono la sua azione, per cui
accentrò su di sé ogni problema,
ignorando o trascurando quelli
degli altri (ecco perché fu definito
solipsista). Pertanto, rese noto il
fatto di non credere più in nulla, di
essere ferocemente critico verso
gli ormai insopportabili vizi cospirativi dei suoi compagni (Rosselli,
Parri e moltissimi altri, con la sola
ca su un fondale di cielo chiaro, chiarissimo, opalescente;
che poi cede ad un plafond di
nuvolaglia cupa. Tutto l’insieme, stupendo per varietà, capriccio, drammaticità. Contemplo qualche minuto lo spettacolo; poi ritorno, purtroppo
alla mia corrispondenza con
giovani laureati in cerca di posto, con parroci in cerca di beneficio, con signore in cerca di
domestiche, con perseguitati in
cerca di giustizia, con sventurati
in cerca di un sussidio. Ma dopo un po’ sono riscosso dal rumore sordo di un acquazzone;
alzo di nuovo il capo, e dinanzi
a me, al di là delle case del Chiatamone, vedo cielo e mare confusi in una veduta da fiordo
norvergese.
***
Progetti ferragostani
Alzarmi presto. Tutto il giorno
in casa. Solo. Oh sola beatitudo, oh beata solitudo! Nessuna
risposta al campanello della
porta. Nessuna risposta allo
squillo del telefono. Tentativo
in forze di compiere un riordino generale delle carte che da
un mese si trascinano da un angolo all’altro della scrivania:
presto smesso. Tentativo in forze di mettermi in pari con la
eccezione di Bauer), di rimpiangere l'età giolittiana e l'Italia oligarchica dei vecchi notabili liberali
(quella uninominale e con il suffragio ristretto). Era, insomma, un
conservatore sospeso tra antifascismo e fascismo.
Aderì al fascismo nel 1935, ma fu
prigioniero dei tedeschi negli
ultimi anni di guerra. Nel 1950 fu
chiamato a dirigere il maggiore
quotidiano dell’Italia meridionale,
“Il Mattino”, che ricompariva
nelle edicole dopo sette anni di
assenza (dovuti all'epurazione
della precedente gestione, espressione del vecchio regime). Ansaldo, prima di accettare la nomina,
scrisse una lettera aperta alla
proprietà del giornale in cui, tra
l’altro, diceva: “… V'è poi da tenere presente il mio passato politico.
Il giornale stesso dovrebbe essere
precluso a ironie ed invettive
contro quegli uomini e quei princìpi. Nessuna apologia, certo,
neppure larvata; ma, del pari,
nessun vilipendio retrospettivo”. Il
fondo di saluto ai lettori fu firmato
il 9 aprile 1950. Ansaldo resse la
direzione de “Il Mattino” per
quindici anni, fino al 1965, quando concluse la sua carriera. Il dato
caratteriale e psicologico spiega la
natura e i limiti del suo antifascismo, ma anche la sua successiva
adesione al fascismo e, infine, il
suo innamoramento per De Gasperi nel quale finì per vedere una
sorta di reincarnazione di Giolitti.
Il conservatorismo di Ansaldo –
venato da disincanto e pessimismo alla Voltaire – è la chiave di
lettura della sua vita e dei suoi
passaggi di campo.
corrispondenza noiosa: presto
smesso. Tentativo in forze di fare lo spoglio di un cumulo di
giornali arretrati: presto smesso. Riposo. Lungo sonno pomeridiano. Ritemprato di novelle energie. Esame di articoli
“in sofferenza”; e fine posta alla “sofferenza” loro, mediante
lacerazione di tutti i manoscritti. Contemplazione affettuosa del cestino che si va riempiendo. Punta fatta sistematicamente a tutti i lapis colorati di
cui dispongo. Lettura disinteressata di opere per cui non devo scrivere nessuna recensione, che non mi serviranno a
niente; nel senso basso della
parola «servire». Niente pasti regolari; frutta a volontà, e acqua
ghiacciata.
E tutta la giornata, nei momenti di abbandono, lo sguardo su Capri, che a guardarla
dal mio posto pare un fermacarte postato sopra l’alzata della scrivania. Tutta la giornata,
sempre Capri; dal mattino in
cui è madreperlacea nell’albàsia estiva, alla sera che è tutta
di diaspro nel rosso del tramonto. Tutta la giornata, sempre Capri; che è immensamente più bella a guardarla così, da diciotto miglia di distanza, che a sbarcarvi dal vapo-
retto; e trovarla colma di mie
forsennate coetanee in shorts.
***
La fama
Mi dice l’archeologo Maiuri:
«Nella mia carriera, credo di
non avere mai sciupato il mio
tempo. Ho restaurato il Castello dei Cavalieri di Rodi. Ho molto lavorato a mettere in luce le
reliquie della Villa Jovis a Capri.
Ho dissepolto nuove case di
sotto la cenere del Vesuvio di
duemila anni fa. Ho fatto scoperte di archeologia sacra, che
tutti dicono interessanti, a Ercolano. Ho identificato la Grotta della Sibilla, di cui canta Virgilio, a Cuma. Eppure, mi creda;
se ho qualche nome tra il pubblico, è perché ho ritrovato i resti di due poveri fuggiaschi di
Pompei. Insomma; sono sempre i cadaveri che fanno sensazione».
***
Le belle risposte
Quella del sultano Saladino all’ambasciatore dell’Imperatore
Svevo che, in nome del suo signore gli chiedeva Gerusalemme: «Dì al tuo padrone che egli,
Gerusalemme, non la deve
chiedere a me. La deve chiedere alla punta della mia spada».
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
DIVINAZIONE
IL MITO E I GIORNI
Sospeso tra
vita e morte
Il segno dello Scorpione è legato alla celebrazione
dei Misteri Eleusini e alle dee Demetra e Persefone
Rosamaria Lentini
Al segno dello Scorpione
appartiene uno dei momenti
più importanti della religione greca, la celebrazione dei
Misteri Eleusini, dedicati a
Demetra, simbolo del grande
arcano della vita e dell’altrettanto grande arcano della
morte.
«Felice tra coloro che vivono
sulla terra, colui che ha visto
questi misteri!».
Con questa esclamazione,
ripetuta molto spesso nell’Inno a Demetra, si esprime
l’ammirazione per quelli che
conoscono il mistero racchiuso ad Eleusi.
I primi abitanti di questa
terra, destinata a fama immortale, furono probabilmente i Traci. Il tempio fu
costruito intorno al XV
secolo a.c. e subito divenne
un luogo di un culto particolare durato circa duemila
anni.
C’erano i piccoli e i grandi
misteri: i primi avvenivano
in primavera ed erano soprattutto riti di purificazione, i secondi nel periodo
settembre - ottobre. Soprattutto ai grandi misteri partecipavano migliaia di persone
accorse da tutta la Grecia,
che a piedi raggiungevano il
tempio. Le cerimonie duravano cinque giorni. Si svolgevano sia all’interno del
santuario che all’esterno e si
riferivano probabilmente al
mito delle due dee. È noto,
ad esempio che gli iniziandi,
con le torce in mano, imitavano Demetra vagante con
fiaccole alla ricerca di sua
figlia Kore - Persefone.
Si conosce bene come si
svolgesse tutto il cerimoniale
dei misteri, eccezione fatta
per ciò che accadeva nella
parte più nascosta del tempio perché non esiste ora,
come non esisteva allora,
alcuna notizia documentata.
Il mistero doveva rimanere
tale. Il significato manifesto
dei Misteri Eleusini è di
facile lettura: Demetra, dea
del grano e della vegetazione
in generale, simbolicamente
rappresenta il processo di
crescita e maturazione del
grano stesso e Kore, sua
figlia, è il nuovo seme che
deve essere posto sottoterra,
affinché ci sia un successivo
raccolto. I mesi nei quali
Kore rimane negli Inferi e
come sposa di Plutone prende il nome di Persefone,
sono esattamente il periodo
autunno – inverno, nel quale
la natura è completamente
morta, e attende il prossimo
risveglio con il sopraggiungere della primavera.
Demetra è una delle divinità
greche più antiche e di certa
importazione. Documenti
abbastanza recenti la collegano, infatti, alla civiltà
minoica e altrettanto dicasi
per Persefone, per cui le due
dee rientrano nel novero
delle Grandi Dee Madri e,
pertanto, appartenenti ad
un’epoca ben più antica del
momento in cui fu composto
l’Inno, dal quale trae spunto
il racconto greco.
Come appartenenti alle
Grandi Madri, le due dee
erano connesse con i riti
iniziatici che, ad Eleusi,
avevano assunto connotazione individuale, ma che in
origine avevano probabilmente un significato più
collettivo. Le due divinità, in
effetti, erano una sola. Rappresentavano cioè la Grande
Madre Terra custode della
vita e della morte, entrambe
commemorate ad Eleusi e
rappresentanti il ciclo vegetale di nascita-morte-rinascita, al quale, parimenti alla
natura, partecipava anche
l’uomo.
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LE CARTE DEL DESTINO
Il Bagatto
IL CARRO, LA
COSCIENZA DI SÉ
Dopo aver superato quella
che è stata definita la “piccola tentazione”, rappresentata a livello psicologico
dai conflitti interiori e a
livello simbolico dalla
separazione dell’Uomo da
Dio, ecco che si può celebrare la Vittoria sul mondo
materiale.
Questa è la fase del compimento tanto che, secondo la
concezione cristiana e non
solo, il Creato fu compiuto
in sette giorni di cui l’ultimo
dedicato al riposo. Infatti,
l’ultima carta della prima
fila del diagramma tre per
sette, quella inferiore, appunto detta terrestre, conclude la prima fase del
processo di evoluzione che
ha preso l’avvio con la
scelta di “Le Mat”, l’arcano
senza numero. Il vittorioso
guerriero, con la corona ma
senza necessità di avere
un’armatura, mostra di se
stesso unicamente la parte
superiore. Egli è trionfante
alla guida di un carro trainato da due cavalli che
sembrano andare in due
direzioni diverse. Consapevole di sé, non ha bisogno di
strumenti di guerra, né di
redini per ottenere che i due
animali seguano una direzione precisa. Da un certo
punto di vista si potrebbe
affermare che lo strumentocarro, insieme ai cavalli,
simboleggi l’insieme delle
forze psichiche da guidare,
mentre il conducente può
essere assimilato a colui che
le dirige, avendo egli risolto
i conflitti che impedivano
l’azione. “(…) Dal punto di
vista funzionale l’Io (…) si
differenzia così dal non-io e
rigetta ciò che è incompatibile con i propri modelli
(ideali dell’io) in un’area
psichica definita Ombra;
viceversa integra in se
stesso ciò che risponde ai
suoi ideali attraverso meccanismi di introiezione e
identificazione”: così si
esprime Widmann a proposito dell’interpretazione
junghiana di questo arcano
in riferimento al complesso
dell’Io (“Gli Arcani della
Vita. Una lettura psicologica
dei Tarocchi”). In questo
senso il Carro procede
spedito senza tentennamenti. È la coscienza luminosa di chi sa di poter
contare sulle proprie forze,
ed è per questo motivo che
con l’Arcano numero sette
si rappresenta l’uomo
ideale per una donna o il
successo nel lavoro.
Per comprendere in pieno i
significato di questa carta è,
però, necessario ricordare
che il cavallo, prima ancora
di diventare un attributo del
Sole e di Apollo, era associato alle tenebre del mondo
ctonio, sia che esso provenisse dalle viscere della
terra, che dalle profondità
degli abissi marini. Ad un
livello più profondo, dunque, il personaggio qui
individuato è un Eroe in
grado di dominare e vincere
sulle forze indistinte della
natura. In questa lama i
cavalli hanno tre occhi, a
simboleggiare le tre dimensioni, mentre il condottiero
ne ha quattro. Lui possiede
la conoscenza: la chiara
visione del veggente (chiaroveggenza). Conosce il
passato (occhio sulla spalla
destra), il presente e il
futuro (occhio sulla spalla
sinistra). Sette occhi come il
numero associato all’Arcano: il tre (cielo) più il quattro (terra). Anche nel numero ritorna il concetto di
perfezione, si potrebbe dire
di una totalità dinamica in
perenne movimento. Come
non ricordare che sette
sono i giorni caratterizzanti
le fasi lunari a rimarcare il
concetto di completamento
dinamico insito ne il Carro.
Ed è per questo che l’Arcano sette è l’emblema del
viaggio: quello esterno, che
sia di svago o di lavoro;
quello interno di cui è noto
solo l’inizio. Potrà durare
per sempre verso l’infinito,
la responsabilità della scelta
è solo nostra.
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
(35)
LAPILLI
Terni&Favole. Non ha mai fatto questo caldo. Tra
le discussioni più accese nella Tabaccheria Postiglione di Largo Ferrandina a Chiaia c’è quella su
come resistere alla torrida estate. Nonostante le
pale del ventilatore, i ventagli delle signore e il
consumo infinito di bottigliette d’acqua, l’effetto
calore azzanna le gambe e offusca la mente.
Eppure, nella Tabaccheria Postiglione, tra «gratta e
vinci» e numeri al lotto, c’è chi, seppur accaldato,
non perde l’occasione per rinfrescarsi con qualche
vincita. «Ai giocatori estivi - dice Alberto Postiglione dalla sua postazione portafortuna - consiglio il
terno di San Lorenzo che fa 10 (San Lorenzo) - 8
(Agosto) - 4 (le stelle): da giocare per 9 estrazioni
sulle ruote di Napoli, Roma e Milano. Chi, invece,
preferisce una combinazione calcistica, caldeggio i
seguenti numeri: 23 (23 agosto: inizio campionato
di serie A) - 14 (lo scudetto) - 72 (la meraviglia):
terno da inseguire sulla ruota Nazionale e su Napoli per 12 estrazioni». La mattinata prosegue, i
sogni d’agosto sembrano sempre più vicini, il mare
non è più così lontano: Postiglione, in un amen,
consegna ai presenti un altro filotto di speranze:
«Per i cuori bollenti, un ultimo consiglio: giocate
l’ambo degli amori estivi: 75 (baci) - 19 (la passione). Corteggiatelo come fareste con chi vi piace».
Come mettere il brand al sicuro
Che un marchio possa essere “clonato” è risaputo. Ciò che
invece sembra essere ignorato
del tutto da aziende poco attente è la possibilità di aggirare il rischio ricorrendo alla giusta consulenza e a tutele legali ad hoc. Il problema, poi, risulta amplificato se si punta
ad un mercato internazionale.
Quali gli inconvenienti? Un
terzo potrebbe registrare lo
stesso marchio e far valere la
sua registrazione contro la
mancata registrazione della
prima azienda. O si potrebbe
commercializzare un marchio
già esistente, andando incontro a una procedura di riappropriazione del nome a dominio, sequestro della merce,
inibitorie, misure cautelari,
diffide e sanzioni pecuniarie.
La tutela delle idee e del brand
è il fulcro di “Professionisti e
creativi” (www.professionistiecreativi.it), giovane e dinamica realtà che offre consulenza legale e commerciale in
materia di diritto industriale,
assistenza ad aziende e privati nella fase di ideazione di un
marchio, un logo o un progetto, ma soprattutto tutela del
patrimonio industriale e intellettuale. Proprio per diffonde-
re un know how aziendale responsabile, con un occhio di
riguardo alle nuove tecnologie
e della tutela del brand on-line, gli ideatori di “Professionisti e Creativi” Enrico Palazzi,
dottore commercialista, e Daniela Pasquali, avvocato, insieme ad altre aziende partner,
ha organizzato due convegni,
il 25 maggio a Castel dell’Ovo
nell’ambito dell’11esima edi-
zione di Vitignoitalia e il 17 giugno in occasione di Technologybiz a Città della Scienza. Un
doppio focus interamente dedicato all’internazionalizzazione digitale, in cui esperti del
settore hanno potuto fornire
supporto multidisciplinare alle aziende che intendono intraprendere un processo di internazionalizzazione. Entrambi gli appuntamenti (i primi di
una serie di convegni che seguiranno nei prossimi mesi)
hanno consentito a “Professionisti e Creativi” di soffermarsi sulle tematiche complesse legate alla tutela di un
marchio che fa capolino per la
prima volta su un mercato globale, portando anche all’attenzione del pubblico un ventaglio di casistiche con esempi di aziende che non si sono
preoccupate di proteggere il
proprio business. «Figura di
importanza strategica in questo percorso – ha sottolineato
Daniela Pasquali - è quella del
consulente, che indicherà al
cliente la strada più adeguata
da percorrere in base alla valutazione preliminare di una
serie di parametri». Il web, sotto questa prospettiva, è un pericoloso serbatoio: «Oggi
quando si immette un marchio in rete si è visibili a livello
globale - spiegano gli ideatori
di “Professionisti e Creativi” Anche se l’azienda non si sente ancora internazionalizzata
in realtà lo è dal momento in
cui va on-line. In un mercato
che non è più locale ma mondiale, si può facilmente essere
soggetti a imitazione/contraffazione o a diffide/inibitorie».
Fasano, raffinate sonorità con «La casa viola»
Quello che Marco Fasano ha cercato
di portare in vita nel suo ultimo lavoro
discografico, “La casa viola”, è un progetto molto ambizioso che lo pone, al
cospetto del suo pubblico, in maniera
totalmente nuova e rinnovata.
Il suo album precedente “Portami in
viaggio” era un concentrato di sentimento e un modo di approcciarsi più
classico a certi temi a lui cari come
l’amore, la vita, le speranze e i sogni; ne
“La casa viola” la ricerca musicale si raffina e diventa più sofisticata, strizzando
l’occhio alle sonorità che hanno accompagnato la sua adolescenza (quelle
dei Pink Floyd, dei Doors, di James Taylor). Uno studio di ambientazioni, sensazioni e atmosfere assolutamente nuove ma non del tutto sconosciute e perciò facilmente apprezzabili anche al primo ascolto. Quello che si è cercato di
creare in questa ultima fatica discografica è la convinzione di poter immaginare, in un futuro assai prossimo, “La
casa viola” come una “factory”, un’officina di idee in cui sperimentare, creare,
collaudare e apprezzare un insolito approccio alla musica, una musica che,
quindi, si mostra in costante divenire nel
lavoro svolto nello studio di registrazio-
(36)
ne. Come lo stesso Fasano ammette: «Le
canzoni quando le scrivi hanno una loro essenza, quando inizi a lavorarci su,
invece, sono come dei diamanti grezzi
che solo con pazienza di chi li pulisce
possono raggiungere la loro luce migliore».
Sono proprio queste parole a fornire la
giusta chiave di lettura di questo album
che ha visto la luce grazie alla “Zeus Record” - celebre casa di produzione napoletana -, ai produttori Michele Signore e Carlo di Gennaro e agli eccellenti
musicisti Lino Patriota, Francesco Battarino e Pasquale Ziccardi.
La volontà di giungere ad un mondo sonoro totalmente nuovo, di chiara ispirazione internazionale, è stata raggiunta e perseguita utilizzando, tra gli altri,
strumenti insoliti come il mandoloncello e il piano acustico, suonati dalle mani esperte di questi conosciuti musicisti
napoletani. Fasano continua a prediligere il diretto rapporto con il pubblico
che approfondisce e apprezza in ogni
suo live, confessando che dopo ormai
tanti anni e tante serate, ancora la notte
prima e la notte dopo il concerto non
riesce a dormire per l’adrenalina e
l’emozione che questo lavoro continua-
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
no a regalargli. Alla luce di questo chiarisce il perché dei suoi momenti di pausa: «La mia natura di timido mi tiene
spesso lontano dai media se non ho
niente da comunicare. Uscire con un
nuovo album non è e non è mai stato fatto da me mercenariamente, ma perché
avvertivo un’esigenza artistica che avevo necessità di condividere».
L’uscita dell’album è prevista per il prossimo autunno ed è stata preceduta dal
singolo «A mare con la diva», un brano
brioso, un inno alla bella stagione che
però ben introduce alle suggestioni mu-
sicali presenti ne “La casa viola”. Fasano
porterà a conoscere il suo singolo, per
tutta l’estate, nei vari club che fanno musica live, ma rivela che la cornice perfetta per questo album sarebbero i teatri,
quella che, per lui, rimane la forma diretta e privilegiata di interazione con il
pubblico.
È da poco uscito anche il videoclip di “A
mare con la diva” per la regia di Francesco Tagliamonte e quindi viene da chiedersi: sarà stata proprio una diva a ispirare il nuovo disco di Fasano?
LIDIA GIRARDI
LAPILLI
De Caro,
moda
e motori
Se sul web corre veloce
grazie al suo salotto virtuale
(www.lorenzodecaro.it), ai
like e ai cinguettii sui social
network, a Milano, in occasione della Men’s Fashion
Week, a scarrozzarlo da una
sfilata all’altra ci ha pensato
la nuovissima Kia Soul Eco
Electric Car. Lorenzo De
Caro (nella foto), giovanissimo influencer napoletano, è
stato infatti ingaggiato per il
progetto digital del manager
campano Giuseppe Damato
per la casa automobilistica
KIA Italia. Insieme a lui i
blogger Valentina Siragusa,
Patricia Manfield, Eleonora
Carisi e Giotto Calendoli,
che durante i sette giorni
dedicati a griffes e ultime
IL GIOVANE INFLUENCER
NAPOLETANO INGAGGIATO PER
IL PROGETTO DIGITAL DELLA
CASA AUTOMOBILISTICA KIA
creazioni sfornate delle
grandi maisons di moda,
sono stati “ospiti” dell’auto
bianca dalle rifiniture azzurre che strizza l’occhio all’ambiente. Il nuovo gioiellino della meccanica si distingue infatti per il design
inconfondibile ed emissioni
e consumi di CO2 pari a
zero. Perfettamente in
pendant con lo stile frizzante del blogger, che ha fatto
colpo anche in giro per le
strade della capitale italiana
della moda. Opportunità
unica, la Milano Fashion
Week, per partecipare alle
sfilate più “in” del momento
(tra cui Corneliani e Andrea
Pompilio) e farsi notare
mentre, tra uno scatto e un
fashion show, saliva di
nuovo a bordo di quella che
- parola di De Caro - «non è
una semplice auto ma
un’amica che fa bene sia al
cuore che all’ambiente».
Ma non è tutto. La calda
estate modaiola del giovanissimo influencer ha fatto
tappa anche a Roma. Dal 10
al 13 luglio, De Caro è stato
infatti special guest delle
sfilate AltaRoma. Quattro
giorni di passerelle, in cui ha
potuto “sbirciare” le tendenze della prossima stagione e, perché no, lasciarsi
ispirare per il prossimo look
da condividere con i suoi
affezionati followers.
L’ORA LEGALE
Adelaide Caravaglios
QUANDO LA GELOSIA
TI PORTA IN TRIBUNALE
Brutta bestia la gelosia, non solo perché rende
un qualunque rapporto soffocante, ma anche
perché se eccessiva – come nel caso di specie
– rischia di portarti addirittura in tribunale
con l’accusa di “maltrattamenti in famiglia”.
È quello che è successo ad una coppia di
coniugi, nella quale il marito, divorato da una
patologica ed incontenibile gelosia nei
confronti della moglie, non faceva altro che
assillarla con comportamenti ossessivi e
maniacali. Secondo la Corte di Cassazione
(sentenza n. 20126/2015) l’assillare
costantemente la donna con continui
comportamenti ossessivi e maniacali –
attraverso manifestazioni come l’insistente
contestazione di tradimenti inesistenti; la
ricerca incessante di tracce di relazioni extraconiugali con ispezione costante del telefono
per verificarne le comunicazioni; la verifica
degli orari di rientro a casa ed il controllo degli
spostamenti; i ripetuti insulti con uso di
parole scurrili facenti esplicito riferimento
all’ipotizzata infedeltà; i dubbi circa la
paternità della loro figlia, con conseguenti
richieste di test diagnostici per la verifica del
DNA e le pressioni affinché abbandonasse il
mestiere di assistente di volo ritenuto non
adatto a “donne per bene”, manifestazioni,
cioè, ispirate da una gelosia morbosa e tali da
provocare in modo diretto importanti
limitazioni e condizionamenti nella vita
quotidiana e nelle scelte lavorative – integra
“certamente” la situazione di abituale
vessazione psicologica sanzionata dalla
fattispecie incriminatrice dell’art. 572 cod.
pen., “in quanto espressione di un evidente
spirito di prevaricazione e fonte di un’intensa
e perdurante sofferenza morale”.
Dunque attenzione perché “l’amore geloso
accende la sua torcia nel fuoco delle Furie”.
Estate
bollente
con «Sex
is now»
BOOM DI SEXY SHOP:
A NAPOLI ARRIVA
QUELLO “SELF SERVICE”
CHE GARANTISCE LA PRIVACY
Foulard Marinella nel segno di Modigliani
In occasione della mostra “Les Femmes” dedicata alla
centralità della donna nella produzione artistica di Amedeo
Modigliani in programma fino al 9 agosto nella splendida
cornice sotterranea dell’Agorà Morelli di Napoli, Marinella
ha siglato una prestigiosa partnership con l’Istituto Amedeo
Modigliani per la realizzazione di una collezione esclusiva di
foulard. Collezione in due versioni, in tiratura limitata e
numerata (200 esemplari), che si ispira alle opere del genio
livornese. Una materia principe, la seta, per un accessorio
senza tempo, il foulard, che esalta la grazia femminile
conferendo stile ed eleganza alla donna che lo indossa. Una
collezione che rivela appieno i valori dell’azienda:
dall’amore per l’arte all’abilità dei maestri artigiani, con la
consapevolezza di dare vita a manufatti che esprimono la
grande tradizione sartoriale napoletana. (m.t.)
Non è più un tabù,
ormai, parlare di sesso
con gioia e leggerezza.
Sempre più format televisivi affrontano tematiche
sexy attraverso linguaggi
espliciti e situazioni
divertenti. Il ricco palinsesto delle notti italiane si
fa sempre più bollente
con le puntate di “Sexcetera” (in onda su Axn),
serie tv del canale American Playboy dedicato alla
vita sessuale, o con “Porno Valley “(sempre su
canale Axn), reality show
che segue la vita quotidiana delle star dell’hard,
o ancora con “Sex Education Show” (su Fox Life)
che racconta cosa sappia-
mo, cosa non sappiamo e
cosa dovremmo assolutamente sapere sul sesso.
Alla guida del programma
c’è la giornalista e autrice
Giovanna “Nina” Palmieri
che con ironia tratta
argomenti un tempo
“inaffrontabili” alla scoperta di dubbi, segreti e
fantasie. Con la diffusione
di questi programmi e
l’apertura delle coppie a
nuovi modi di vivere
l’amore e la sessualità, in
Italia stanno nascendo
sempre più sexyshop,
regni della “creatività”
sessuale, luoghi in cui
poter scegliere i più particolari e stimolanti “toys”
per tenere alte le fiamme
della passione. A Napoli
l’imprenditore Alessandro Pervito ha fiutato il
momento e, con la solita
maestria e professionalità, ha inaugurato «Sex is
now», sexyshop “self
service” in piazza Pilastri
14 a Fuorigrotta, aperto h
24, tutti i giorni. La rete
«Sex is now» sta vincendo
sul mercato grazie al
brand convincente e alla
formula di vendita che
consente al cliente di
scegliere e acquistare i
prodotti utilizzando il
distributore automatico e
garantendo così il massimo della privacy.
Per saperne di più:
www.sexisnow.it
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
(37)
(38)
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2015
EXIT
Diamo i numeri
Export in crescita
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14,1
la percentuale di
crescita delle
esportazioni delle
piccole imprese di
Napoli nei primi
mesi del 2015.
I prodotti alimentari
registrano
un buon +5,9%.
Corse “tagliate”
26
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le corse soppresse
della
Circumvesuviana
su tre linee.
«Insufficiente
dotazione di treni»
è stata la
giustificazione
dell’azienda.
VACANZE. CI VEDIAMO A SETTEMBRE
, BUONE
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Bottino d’oro
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, CONSULTA
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HI5DB?:HIGI5H@HDCFAGIHI7DDEAFHBGA8
mila euro il valore
dell’orologio rubato
ad un turista
australiano in viaggio
a Napoli. Presi i due
rapinatori che
avevano messo le
mani sul gioiello in
oro da 24 carati.
20
i milioni di multa alla
Campania per non
aver adeguato alle
regole Ue il sistema
di raccolta e gestione
dei rifiuti in regione,
secondo quanto
deciso dalla Corte di
Giustizia europea.
Vasco in concerto
56
mila e più i fan che
hanno inondato il
San Paolo per il
concerto di Vasco
Rossi lo scorso 3
luglio. Il rocker
chiude lo show
con un omaggio a
Pino Daniele.
A CHIAIA MAGAZINE
, ABBONATI
IHCI>DA@DIBFI>F:<F;CFIF77DCF:GCEHI=HI/3HFHFI.F;F9HCG8I/3HI=G>H=GI=HIF77DCFA@H6ICDC
la BACHECA
Maxi multa
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FBB&FCCD'8IGAI@F<GACGI=HI<HI7F@EFIEGBG0DCFAGIFBIC?:GADI4(282"!2%446I=FBIB?CG=IFB
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DOVE PUOI TROVARCI
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SOS CITY: ISTRUZIONI PER L’USO
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