NUOVO CONSUMO Il mensile per i soci UnicoopTirreno • euro 1,50 • anno XX • numero 203 • gennaio-febbraio 2011 soldi sporchi Quanto la criminalità organizzata costa all’Italia. Davvero un “brutto affare”. tra pubblico e privato Umberto Veronesi si racconta a pieni voti i nuovi Comitati direttivi delle Sezioni soci: intervista a Sergio Costalli, vice presidente di Unicoop Tirreno una poltrona per due guida all’acquisto delle poltrone relax alla fonte viaggio nell’Italia dell’acqua del rubinetto dr. Google salute e medicina su internet INSERTO convenienza da pag. 39 a pag. 46 info TANTI VIAGGI SORPRENDENTI SENZA CATTIVE SORPRESE. Mondovivo è il catalogo dei PARTENZE SCONTATE viaggi proposti da Unicoop Tirreno. 9-10 giugno 2009 Tante destinazioni per tutti, per chi cerca l’avventura e per HIAR0, PREZZ0 CCLUSO. IN chi cerca il relax. Con un denoTUTTO minatore comune: tutti i viaggi Soci Coop Mondovivo sono affidabili e con€ 60,00 venienti, con prezzi trasparenti Non Soci € 80,00 e nessuna sorpresa, organizzati da tour di storia qualità. Portella della operator Ginestra: la della Sicilia è anche qui. • Ritrovo dei partecipanti • Prima colazione in Hotel; Perché Unicoop Tirreno difenin luogo da stabilire • Visita di palazzo Tè e COMITIVA COOP e partenza; pranzo in ristorante; de il tuo denaro anche in capo • Arrivo a Mantova, • Nel pomeriggio, sistemazione in Hotel trasferimento per al mondo. Mantova tour della sicilia e pranzo in ristorante; • Nel pomeriggio, visita guidata della città; • Cena e pernottamento; Sabbioneta: passeggiata per la città; • Ritrovo e rientro previsto in serata. L’arte, la storia e l’impegno sociale dal 26 marzo al 2 aprile 2011 (8 giorni - 7 notti) Viaggio in pullman GT con accompagnatore chiaro prezzoINCLUSO da Toscana, Lazio e Campania BRAVI TURISTI COMITIVA COOPTUTTO Parco del Livorno, Circeo Partenze da TOSCANA Vignale Riotorto, Mosca Grosseto, Lazio e Roma, Campania Napoli e Ponza San Pietroburgo Quote individuali Soci Unicoop Tirreno (partenze da Toscana e Roma) 29 aprile – 1 maggio 2009 25 maggio – 1 giugno 2009 955 E a persona in camera doppia e tripla R0, 1.215 E a personaPin camera IA singola IAR0, REZZ0 CCHLUSO. REZZ0 CCHLUSO. P IN O T 695 E per bambini 4-12 anni nc in camera con 2 adulti TUT TUTTO IN Quote individuali Soci Unicoop Tirreno (partenza da Napoli*) 890 E a persona in camera doppia e tripla 1.165 E a persona in camera singola 640 E per bambini nc in camera con 2 adulti Non4-12 Socianni € 120,00 Non Soci € 1.520,00 Soci Coop € 90,00 Soci Coop € 1.480,00 * dall’imbarco sulla nave per Palermo allo sbarco dalla nave da Catania • Ritrovo dei partecipanti e partenza per Terracina; • bus di trasferimento • bevande e pasti in luogo da stabilire e Imbarco per Ponza e fino all’aeroporto • escursioni I viaggi Comitiva Coop sono riservati ai soci di Unicoop Tirreno partenza; tour dell'isola in mini bus; • volo andata e ritorno • ingressi • Arrivo a Gaeta e visita • Pranzo in ristorante • hotel 4 stelle • accompagnatore tipico a base pesce; Laguidata; quota comprende: viaggio in pullman GTdi con accompagna- in• ristorante, bevande escluse;•1 assicurazione pranzo con cestino pensione completa controda viaggio tore ITC per tutto l’itinerario•con partenze e rientro da/in To- durante l’escursione all’Etna; le visite con guide locali a PalerPranzo in ristorante; Rientro in Hotel, cena e • trasferimento in treno annullamento e Lazio; viaggio in nave dapernottamento; Napoli a Palermo e da Catania mo, Monreale, Parco di Selinunte, Catania, Mazara del Vallo, •scana Nel pomeriggio, visita da San • assicurazione medico (intera a Napoli, con sistemazione in cabine doppie interne (altri tipi Tempio di Pietroburgo Siracusa (mezza giornata); al Parco dell’Etna del Parco del Circeo; • Prima colazione in Hotel; a Moscaingressi inclusi al Chiostro e bagaglio di cabina su richiesta); per i soci partecipanti dalla Campania giornata); di Monreale, al Parco di •o Sistemazione in preferiscono Hotel, • Partenza il rientro e Napoli Selinunte, al Museo del Satiro di Mazara del Vallo, al Tempio per coloro che recarsi e per ripartire a/da cena e pernottamento; sosta per lail visita dei inizio dal di Siracusa; assistenza di accompagnatore ITC durante tutto il con mezzi propri le quote comprendono tour con nave dainNapoli •viaggio Prima in colazione Hotel a Palermo giardinieditermine Ninfa; con il viaggio viaggio; assicurazione medico-bagaglio. in nave da Catania a Napoli; accompagnatore del turismo re- La quota non comprende: le bevande ai pasti; facchinaggio; sponsabile durante tutta la durata del viaggio; 3 pernottamenti mance; extra personali; tutto ciò non indicato nel paragrafo “le in camere doppie otutti matrimoniali *** a Palermo, Vieni a scoprire i viaggiindiHotel Mondovivo su: con quote comprendono”. trattamento di mezza pensione, bevande escluse; 2 pernotta- Le quote si riferiscono ad un min. di 40 partecipanti. www.mondovivo.it menti in camere doppie o matrimoniali in Hotel *** a Palermo, Il programma e i servizi potrebbero subire modifiche di carattere con trattamento di mezza pensione, bevande escluse; 5 pranzi logistico/organizzativo. MONDOVIVO I viaggi di Unicoop Tirreno In collaborazione con: Scopri tutte le altre offerte di Mondovivo per i soci Unicoop Tirreno su www.mondovivo.it TANTI VIAGGI SORPRENDENTI SENZA CATTIVE SORPRESE. Mondovivo è il catalogo dei viaggi proposti da Unicoop Tirreno. Tante destinazioni per tutti, per chi cerca l’avventura e per chi cerca il relax. Con un denoUna gita in libertà per grandi e piccini: parchi minatore comune: tutti i viaggi curiosi, divertenti, a volte anche istruttivi. Mondovivo sono affidabili e conpartenze scontate venienti, con prezzi trasparenti e nessuna sorpresa, organizzati da tour operator di qualità. Perché Unicoop Tirreno difende il tuo denaro anche in capo mirabilandia, oltremare, al mondo. PARTENZE SCONTATE Mantova 9-10 giugno 2009 HIAR0, PREZZ0 CCLUSO. IN UTTO Tra i profumi intensi diTuno spettacolare e inaspettato raccolto. Soci Coop COMITIVA COOP € 60,00 bulgaria: Non Soci € 80,00 pasqua nei Parchi Il festival della romagna delle rose acquario di cattolica, fiabilandia dal 21 al 25 aprile 2011 5 giorni - 4 notti BRAVI HOTEL TURISTI BIANCA VELA **** Miramare del (RN) Circeo Parco e Ponza Quote individuali Soci Unicoop Tirreno 29 aprile – 1 maggio 2009 255 E adulti in camera doppia/tripla/quadrupla HIAR0, PREZZ0 CCLUSO. IN O 137 E bambini 0/6 anni nc in camera T TUT tripla/quadrupla con 2 adulti 202 E bambini 6/12 anni nc in camera tripla/quadrupla con 2 adulti 293 E adulti in camera singola Non Soci € 120,00 Soci Coop € 90,00 Partenze scontate •I viaggi Ritrovo dei partecipanti e partenza per Terracina; sono riservati ai soci di Unicoop Tirreno in luogo da stabilire e Imbarco per Ponza e partenza; tour dell'isola in mini bus; • Arrivo a Gaeta e visita • Pranzo in ristorante tipico a base di pesce; Laguidata; quota comprende: 4 pernottamenti all’Hotel Bianca Vela **** a Miramare (Rimini), con•trattamento di mezza Pranzo in ristorante; Rientro in Hotel, cenapensione e prime colazioni visita e 4 cene), bevande incluse; Ingressi al Parco •(4Nel pomeriggio, pernottamento; di Mirabilandia, al Parco Oltremare a Riccione, all’Acquario di del Parco del Circeo; • Prima colazione in Hotel; Cattolica, al Parco Fiabilandia. •LaSistemazione in Hotel, • Partenza per il rientro quota non comprende: facchinaggio; mance; extraepersocena e pernottamento; sostatutto per laciò visita nali; assicurazione medico-bagaglio; non dei indicato nel “le quoteincomprendono”. •paragrafo Prima colazione Hotel giardini di Ninfa; Vieni a scoprire tutti i viaggi di Mondovivo su: Le quote si riferiscono ad un min. di 40 partecipanti. www.mondovivo.it Il programma e i servizi potrebbero subire modifiche di carattere logistico/organizzativo. • Ritrovo dei partecipanti in luogo da stabilire e partenza; • Arrivo a Mantova, sistemazione in Hotel e pranzo in ristorante; • Nel pomeriggio, visita guidata della città; • Cena e pernottamento; • Prima colazione in Hotel; • Visita di palazzo Tè e pranzo in ristorante; • Nel pomeriggio, trasferimento per Sabbioneta: passeggiata per la città; • Ritrovo e rientro previsto in serata. tra aRTE e natura, nei campi delle rose più pregiate al mondo dal 31 maggio al 5 giugno 2011 6 giorni - 5 notti COMITIVA COOP Partenza dall’aeroporto di Roma Fiumicino Mosca e San Pietroburgo Quote individuali Soci Unicoop Tirreno 25 maggio – 1 giugno 2009 795 E a persona in camera doppia 06 E a persona in camera 9 IAR0, Hsingola PREZZ0 CCLUSO. 741 E a persona TinUcamera TTO IN tripla 3 adulti 722 E per bambini fino a 12 anni nc in camera con 2 adulti Soci Coop € sono 1.480,00 I viaggi Comitiva Coop riservati ai soci di Unicoop Tirreno Non Soci € 1.520,00 La quota comprende: viaggio in aereo Roma/Sofia/Roma con •voli bus trasferimento • bevande e pasti di di linea Alitalia; tasse aeroportuali; trasferimento in pullman all’aeroporto • escursioni GTfino dall’aeroporto di Praga all’Hotel con guida parlante italiano; pernottamenti in hotel 3/4 •stelle come da programma con •5 volo andata e ritorno ingressi di prima colazione; cene con bevanda inclusa* in •trattamento hotel 4 stelle • 4 accompagnatore Hotel; 1 cena di gala all’inaugurazione del Festival delle Rose con • pensione completa • assicurazione contro bevanda inclusa*; 5 pranzi con bevanda inclusa* in ristorante •in trasferimento in treno annullamento corso di escursione come da programma; le visite con guida/ da San Pietroburgo • assicurazione accompagnatore parlante italiano come indicatomedico nel programma di aviaggio; menzionati nel programma; Mosca biglietti di ingresso ai esiti bagaglio assicurazione medico-bagaglio. *1/2 litro di acqua minerale La quota non comprende: assicurazione annullamento; le bevande non indicate tra quelle incluse ai pasti; facchinaggio; mance ed extra personali; tutto ciò non indicato nel paragrafo “le quote comprendono”. Le quote si riferiscono ad un min. di 50 partecipanti. Il programma e i servizi potrebbero subire modifiche di carattere logistico/organizzativo. MONDOVIVO I viaggi di Unicoop Tirreno In collaborazione con: Scopri tutte le altre offerte di Mondovivo per i soci Unicoop Tirreno su www.mondovivo.it HAI MAI PENSATO A quANTA STrAdA dEvE fArE l’ AcquA PrIMA dI ArrIvArE NEl TuO bIccHIErE? Per salvaguardare l’ambiente si può bere l’acqua del rubinetto, una volta verificata la sua qualità, oppure un’acqua minerale proveniente da fonti vicine al tuo territorio. Per l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri di acqua per 100 km, si producono emissioni almeno pari a 10 kg di anidride carbonica*. * fonte: dati scientifici nazionali e internazionali. [email protected] 1 06/10/10 NUOVO CONSUMO Direttore responsabile Aldo Bassoni Redazione Rita Nannelli Beatrice Ramazzotti Luca Rossi Barbara Sordini Cristina Vaiani Hanno collaborato Barbara Autuori Francesca Baldereschi Riccardo Banchi Alessandra Bartali Barbara Bernardini Salvatore Calleri Alessandro Cardulli Luca Carlucci Claudia Ciriello Tito Cortese Eleonora Cozzella Eugenio Del Toma Silvia Fabbri Daria Ferrari Jacopo Formaioni Stefano Generali Maria Carla Giugliano Silvia Inghirami Giovanni Manetti Simona Marchini Massimiliano Matteoni Chiara Milanesi Roberto Minniti Giorgio Nebbia Patrice Poinsotte Paola Ramagli Maria Antonietta Schiavina Anna Somenzi Mario Tozzi Mariano Votta Progetto grafico Cinzia Capitanio per Jack Blutharsky - Bologna Impaginazione Marco Formaioni per Studiografico M - Piombino Copertina Archivio Coop Impianti e stampa Coptip - Modena Direzione e redazione SS1 Aurelia Km 237 Frazione Riotorto 57025 Piombino (LI) Tel. 0565/24720 - Fax 0565/24210 [email protected] Editore Vignale Comunicazioni srl Pubblicità Vignale Comunicazioni srl Cell. 3387382948 Fax 0565/252531 [email protected] Responsabile pubblicità Roberta Corridori www.nuovoconsumo.it Registrazione del Tribunale di Livorno n° 695 del 24/07/2001 Iscrizione ROC 1557 del 4/09/2001 Tiratura prevista: 304.743 copie Chiuso in tipografia il 12/1/2011 Prodotto con carta premiata dalla European Union Eco-label n. reg. FI/11/1, fornita da UPM. il punto di Aldo Bassoni scene da una crisi Meno salario, meno tutele, meno diritti, meno futuro. Ma i Governi europei pensano esclusivamente a restrizioni di bilancio, riduzioni di spese e aumenti di tasse e tariffe che fanno aumentare, invece, le disuguaglianze e i privilegi, crescere la povertà, crollare i consumi, deteriorare il tessuto sociale e lo spirito di comunità. L’Italia – purtroppo – fa scuola. Quando usciremo dalla crisi? E, soprattutto, “come” ne usciremo? Di certo c’è che le politiche messe in campo dai Governi europei s’ispirano quasi esclusivamente a una logica di forti restrizioni di bilancio, riduzioni di spese e aumenti di tasse e tariffe che rischiano di produrre effetti molto peggiori di quelli che ci si attende. Nel frattempo si assiste a una forte riduzione dell’occupazione soprattutto giovanile, a una caduta dei redditi e, di conseguenza, alla violenta diminuzione dei consumi che in soli tre anni sono calati di ben 18 miliardi. Tutto questo in nome della promessa di un rilancio della cosiddetta competitività del “sistema paese”, cioè della capacità di aumentare le esportazioni verso l’estero anche a costo di aprire la strada a severe politiche di soppressione dei diritti sociali. Naturalmente queste politiche restrittive, lungi dall’essere una ricetta per la ripresa, si traducono in una maggiore difficoltà di rimborso del debito da cui trae puntualmente linfa la speculazione finanziaria come ha recentemente dimostrato la crisi irlandese. Indicata da tutti come un esempio per il rigore delle sue politiche restrittive l’Irlanda, tra la sorpresa generale, si è trovata improvvisamente sull’orlo dell’abisso. La Grecia, qualche tempo prima, aveva rischiato la bancarotta per ragioni diametralmente opposte. Da una parte il rigore, dall’altra lo spreco. In entrambi i casi il collasso. Nessuno si pone l’obiettivo di uno sviluppo trainato dagli investimenti pubblici di cui dovrebbero farsi carico soprattutto i paesi più forti, Germania in primis. Si assiste, invece, alla passiva spettacolarizzazione della crudele agonia di un mercato che è capace soltanto di generare una folle corsa al ribasso di tutti i fondamenti economici e sociali che hanno fino ad oggi caratterizzato il modello europeo. Perché stupirsi quando la Fiat minaccia di trasferire le produzioni altrove se gli operai non acconsentono a farsi sfruttare di più e a rinunciare a una quota di diritti? In fondo questo scarso patriottismo dei capitalisti italiani nell’anno del 150° dell’Unità non è altro che la conseguenza della tanto decantata apertura indiscriminata dei mercati che nessuno si guarda bene dal mettere in discussione. Più sconcertante semmai è l’appoggio che il Governo offre a questo ignobile ricatto mentre ci sarebbe bisogno di alzare un argine più alto contro le speculazioni finanziarie da una parte e le delocalizzazioni industriali dall’altra. Lo scenario della crisi si presenta dunque con l’abito straccione di una crudele asta mondiale al contrario, dove vince chi offre di meno – meno salario, meno tutele, meno diritti, meno futuro – con il risultato che si accentuano le disuguaglianze, cresce la povertà, crollano i consumi (anche quelli delle automobili), aumentano i privilegi, si deteriora il tessuto sociale e lo spirito di comunità, si impoveriscono le relazioni e crescono gli egoismi mentre sullo sfondo si intravede ormai lo spettro di una “guerra mondiale tra lavoratori” questa volta combattuta alla catena di montaggio ma non meno sanguinosa di quella che vide masse di contadini affrontarsi nelle trincee del Carso e sui dirupi delle Ardenne. Intanto i paesi più deboli e meno lungimiranti, come il nostro, vanno alla deriva sospinti da un imperturbabile vento di rassegnazione che uccide il futuro delle nuove generazioni, e con esso, come ha detto il presidente Napolitano, mette in scacco la democrazia e il futuro stesso dell’Italia. COME VI SENTIRETE DAVANTI A 50.000 CLIENTI ALLA SETTIMANA? COME VI SENTIRETE DAVANTI A 50.000 CLIENTI ALLA SETTIMANA? COME VI SENTIRETE DAVANTI A 50.000 CLIENTI ALLA SETTIMANA? COME VI SENTIRETE DAVANTI A 50.000 CLIENTI ALLA SETTIMANA? AREE ESPOSITIVE NELLE GALLERIE COOP: UN BEL MODO DI FARSI VEDERE. C’è una folla che attende i vostri prodotti. Affittate un’area espositiva all’interno delle gallerie commerciali di Unicoop Tirreno: ogni settimana vi transitano oltre 50.000 clienti, prontiUN a fareBEL acquisti e a scoprire le offerte VEDERE. del mercato. 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La parola a Sergio Costalli. 7 Il punto Scene da una crisi 10 Lettere 11 Coop risponde 12 Chi protegge il cittadino Uno contro uno 12 Previdenza Alla finestra 13 Controcanto Lavoro “nero” 14 Pace verde Tutto a rotoli 14 Evergreen 15 Pianeta terra Tigre contro tigre 25 Ora legale Elenco... 28 Prodotto a marchio Grazie dei Fior fiore 51 La merce muta Acqua e sapone 54 La ricerca Onda d’urto 55 Sani & salvi 55 ABCibo Fate gli esercizi 59 Nel carrello 63 Presidi Slow Food La gallina nera 66 A tavola Le minestre 69 Benestare 71 Semiseria Spunti di riflessione 80 Consumi in scena Ecco la spiegazione 71 NC info 26 30 33 34 36 38 La sfida continua La vetrina dei soci L’agenda del socio Il mondo di Sòfia Nati ieri Le memorie di Coop 39 INSERTO CONVENIENZA 47 dossier Alla fonte l’Italia dell’acqua del rubinetto. 52 salute Dr. Google la salute passa anche da internet. prima pagina Soldi sporchi PRODOTTI Guida all’acquisto 56 Una poltrona per due le poltrone relax. Gli extra 58 La casa degli spigoli sicurezza per i bambini. Tipico 60 Piglio d’arte il vino Cesanese del Piglio. Cotti & crudi 62 Una pasta d’uovo la pasta fresca. Dal fornitore 64 In tutte le forme il Caseificio Follonica. pag. 20 fermo posta Redazione Nuovo Consumo SS 1 Aurelia Km 237 - Frazione Riotorto, 57025 Piombino (LI) e-mail: [email protected] di pubblica utilità Sono un socio Coop e sono il responsabile dell’ANPANA onlus (Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente) della sede di Albano Laziale (RM). Sul numero di giugno ho letto un articolo di Rita Nannelli intitolato “Test e croce” sugli animali uccisi per la sperimentazione “scientifica”, un articolo molto interessante e ben fatto. A questo proposito vi chiedo cortesemente se è possibile pubblicarlo integralmente sulla nostra pagina web, citando la fonte. Ciò permetterebbe di far conoscere meglio il problema ai nostri associati. via e-mail Sono un agente di commercio. Con questa mail volevo ringraziare Cristina Vaiani perché leggendo i suoi articoli (“Dal fornitore”, ndr) non solo scelgo i prodotti da acquistare in modo più preciso, ma traferisco alcune nozioni nel mio lavoro. Grazie alla presentazione che fa delle aziende, posso, infatti, migliorare i rapporti lavorativi che ho con i clienti, facendo loro vedere come appunto devono presentarsi le Aziende ai propri clienti per migliorare la qualità delle vendite. via e-mail quello che le donne dicono Ci siamo, nonostante la crisi del settore editoriale. Ci siamo perché è ancora necessario valorizzare i talenti e i pensieri delle donne. Ci siamo perché una storia lunga 65 anni, al femminile – e non solo – deve continuare a dare linfa e vitalità alla nostra democrazia. I diritti delle donne, così come le conquiste civili, non sono garantiti per sempre e le lotte delle donne – di oggi e di domani – vanno sostenute perché la società intera ne trae beneficio. Noidonne è un faro acceso sulla libertà di informazione, è una finestra sul presente e un passaporto per il futuro che ci rende tutte/i un poco più forti e meno sole/i. Una grande missione ad un piccolo costo: 25 euro all’anno, per 11 numeri. Perciò abbonatevi o regalate l’abbonamento alla rivista. Info e offerte speciali su www.noidonne.org o al cell. 3389452935. Tiziana Bartolini, direttora Noidonne un mondo di bici 10 Prendo spunto dalla rubrica di Mario Tozzi su Nuovo Consumo di novembre (“Sui pedali”, p. 51) per dire che anche per l’uso della bicicletta c’è da imparare dai paesi nordici. Da noi si parla, si scrive, si fanno esempi, ma poi che cosa manca? Mancano le piste ciclabili, specialmente in Maremma (paese del sole!). Lo dicono anche i dottori che il moto fa bene, camminare e pedalare, ma le strade sono pericolose senza piste ciclabili (...). Due anni fa andavo ancora volentieri e spesso in bici, poi una vettura troppo veloce sfiorandomi mi ha fatto cadere. Da allora la bici è in garage. Se ci fosse più sicurezza si vedrebbero più bici in giro, anche quelle dei “turisti del Nord”. lettera coop risponde Servizio Filo Diretto di Unicoop Tirreno Numero verde 800861081 mantenere la linea Prima Coop aveva in vendita prodotti delle linee Ecologici e Biologici. Adesso sono spariti e non capisco perché. via e-mail I prodotti delle Linee Ecologici e Biologici non sono spariti, hanno semplicemente cambiato nome. Adesso si chiamano ViviVerde. Si tratta di una linea molto vasta di prodotti alimentari e non solo che avrà certo avuto modo di vedere sugli scaffali dei punti vendita della Cooperativa. Tutti i prodotti alimentari della linea provengono interamente da Agricoltura biologica, utilizzando solo tecniche di coltivazione e allevamento naturali, escludendo l’utilizzo di ogm, fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi chimica e favorendo la rotazione delle colture che, al contrario della monocoltura, non inaridisce il terreno, preserva la biodiversità, il suolo, le acque freatiche e l’aria. I prodotti non alimentari, invece, sono ecologici, realizzati per la massima sostenibilità e compatibilità ambientale: dai piatti e bicchieri monouso in PLA Ingeo (materiale completamente biodegradabile ottenuto a partire dall’amido di mais) alle pile ricaricabili e detersivi sfusi che permettono di ridurre i rifiuti. Inoltre ci sono prodotti, garantiti dal prestigioso marchio Ecolabel, che contribuiscono alla riduzione dell’inquinamento idrico e atmosferico, dei consumi di energia e delle emissioni di gas ad effetto serra. Come può vedere la consueta attenzione di Coop ai temi della tutela e del rispetto per l’ambiente si è solo rinnovata. a domicilio Abito nel centro di Roma distante da tutti i punti vendita Coop. Mi piacerebbe fare la spesa in uno dei vostri supermercati con regolarità, ma per me è piuttosto complicato. via e-mail 11 Se abita a Roma, in una via compresa all’interno del Grande raccordo anulare, la Coop le offre l’opportunità di fare la spesa on line. Collegandosi al sito www.laspesachenonpesa.it ha la possibilità di scegliere i prodotti che le interessano e riceverli a casa nel giorno e nell’orario più comodo per lei. La spesa viene trasportata all’interno di imballi rigidi così da poter mantenere l’integrità delle confezioni, mentre i prodotti freschi o surgelati sono a loro volta contenuti in adeguati imballi isotermici pensati per garantire la continuità della catena del freddo. La spesa le verrà consegnata al piano, indipendentemente dalla presenza dell’ascensore, da personale di consegna munito di tesserino di riconoscimento. Potrà scegliere di pagare la spesa sia sul sito internet, con carta di credito, che alla consegna con carta oppure con bancomat. La spesa minima è di 40 euro e il contributo per la consegna è di 6,50 euro; servizio gratuito per gli utenti disabili in possesso di attestato di invalidità. chi protegge il cittadino a cura di CittadinanzAttiva uno contro uno Da giorni vado per negozi in cerca di una nuova lavatrice. Quando ho finalmente trovato quella che fa al caso mio, il negoziante mi ha chiesto 10 euro per il ritiro della mia vecchia lavatrice. Ma lo possono fare? via e-mail La ringraziamo per la domanda perché ci permette di parlare di una categoria di rifiuti, quelli derivanti dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche (i cosiddetti RAEE: vecchi televisori, pc fuori uso, lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi dismessi, telefoni ecc.) oggetto di un provvedimento legislativo entrato in vigore a giugno del 2010. Sulla base di quel che lei dice, il commerciante non poteva chiederle alcuna somma per il ritiro della sua vecchia lavatrice. Infatti la legge stabilisce che all’acquisto di una nuova apparecchiatura, il rivenditore è tenuto a ritirare gratuitamente quella vecchia, anche presso l’abitazione del cliente, purché sia della stessa tipologia di quella acquistata, non sia danneggiata e non contenga altri tipi di rifiuti. Questo principio stabilito dalla legge è noto con il termine “uno contro uno”. Faccia attenzione: se compra, per esempio, un nuovo televisore non può chiedere al rivenditore il ritiro della vecchia lavatrice. In questo caso il principio “uno contro uno” non si applica e dovrà provvedere a portare la sua lavatrice presso i Centri di raccolta, cioè le Isole ecologiche presenti nel suo Comune. Novità queste di cui pochi sono al corrente. Per questo CittadinanzAttiva ha avviato “Uno contro Uno. Conosciamo il valore di un rifiuto RAEE”, campagna di informazione realizzata con il sostegno di Ecodom, Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici. In sostanza, la normativa in materia di RAEE si basa sul principio del “chi inquina paga” e vuole favorire la produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche più facilmente riciclabili. Infatti quando un’apparecchiatura elettrica o elettronica non funziona più o semplicemente la vogliamo sostituire con una più nuova e bella, non possono essere buttati semplicemente nella spazzatura come altri rifiuti (o peggio ancora essere abbandonati a bordo strada) in quanto contengono sostanze pericolose per la salute e l’ambiente: mercurio, piombo, cromo, cadmio. Al contrario, se vengono raccolti e trattati nel modo corretto, da essi si recuperano preziose materie (ferro, rame, alluminio ecc.) e al tempo stesso si contribuisce alla riduzione dei rifiuti da buttare in discarica oltre che al risparmio energetico. Info > Normativa europea (Direttive 2002/95/CE e 2002/96/CE), recepita in Italia dal Decreto Legislativo 151 del 25 luglio 2005 e dal Decreto Ministeriale attuativo 185/2007. > Decreto Ministeriale del 8 marzo 2010 n. 65. www.cdcraee.it; www.cittadinanzattiva.it; www.ecodom.it. Mariano Votta, ufficio stampa CittadinanzAttiva Servizio Pit (lun., mer. e ven.: 9,30-13,30), fax 0636718333. Info salute: tel 0636715444; e-mail: [email protected]; servizi: 063671855; e-mail: [email protected]; giustizia: 0636718484. [email protected]. previdenza a cura di LiberEtà e-mail: [email protected] alla finestra Sono un lavoratore autonomo tuttora in attività. Nato il 25 agosto 1953, il 30 aprile 2010 avevo questa situazione contributiva: 1.843 settimane – di cui 1.587 da lavoro dipendente e 256 da lavoro autonomo – pari a 35 anni e 23 settimane. Autorizzato alla prosecuzione volontaria della contribuzione il 21 maggio 2005, per il diritto alla pensione dovrei mantenere il requisito di 35 anni di contributi e 58 anni di età che, come autonomo, dovrei raggiungere il 25 agosto 2011? E quale sarà la mia prima finestra utile? lettera Ai sensi di quanto dispone il comma 8 della legge n. 243/2004 (come modificato dalla legge n. 247/2007) confermiamo che il diritto alla pensione di anzianità verrà maturato con i requisiti di 35 anni di anzianità contributiva e 58 anni di età previsti dal comma 6 dell’articolo 59 della legge n. 449/1997. L’importo della pensione, in base all’articolo 16 della legge n. 233/1990, sarà costituito dalle due quote relative alla contribuzione da lavoro dipendente e da lavoro autonomo. Quanto alla prima data possibile (“finestra”) per la decorrenza della pensione si può fare riferimento al comma 8 dello stesso articolo 59 della legge n. 449/1997 il quale stabilisce che i lavoratori autonomi risultanti in possesso dei requisiti: entro il primo trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° ottobre del medesimo anno; entro il secondo trimestre, dal 1° gennaio dell’anno successivo; entro il terzo trimestre, dal 1° aprile dell’anno successivo; entro il quarto trimestre, dal 1° luglio dell’anno successivo. Inoltre, in base all’interpretazione dell’Inps (circolare n. 126/2010 punti 1.1 e 1.2), anche nel suo caso la pensione potrà avere decorrenza “trascorsi diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti”, e quindi dal 1° marzo 2013 anziché dal 1° aprile 2012. 12 controcanto di Tito Cortese lavoro “nero” Inaccettabile morire sul lavoro. Ed è anche inevitabile o si potrebbe evitare? 13 È insopportabile la sequenza di morti sul lavoro, per causa del lavoro. Insopportabile perché inaccettabile, in tempi di avanzato e consolidato progresso tecnologico e giuridico. Inaccettabile perché ingiusta, alla luce di questo progresso, e come tale riconosciuta dalla nostra coscienza civile: si sopporta, si può sopportare, un evento che, pur doloroso, sia e appaia inevitabile; se non lo è, non lo si può accettare, e allora viene meno la condizione perché si possa sopportare. Ingiusta è dunque – questa sequenza senza limiti di morti sul lavoro – perché non è più attribuibile a cause di forza maggiore, ma è la conseguenza di atti, decisioni, omissioni, procedure, comportamenti che non rispondono a un fine giusto. E se è insopportabile, inaccettabile, ingiusta, appartiene alla nostra comune responsabilità non tollerarla, non rassegnarvisi, considerarla davvero uno dei mali più odiosi del nostro tempo che si dice civile, dunque esigere che vi si ponga fine. Naturalmente nessuno ignora che il rischio è di per sé insito nella vita dell’uomo, in molte delle sue attività: perciò il discorso sulla sicurezza del lavoro, la pretesa di questa sicurezza di non morire per causa di lavoro, non è la perorazione velleitaria di una esclusione generalizzata del rischio dalla vita e dall’attività umana. Si tratta bensì di rapportare la valutazione del rischio alle condizioni concretamente realizzabili: e queste, oggi, qui da noi, sono tali da rendere inaccettabile la giustificazione di tanti incidenti mortali sul lavoro. Lo ha ripetuto anche di recente, a nome di tutti noi, il presidente Napolitano, ma il suo monito resta ancora inascoltato. Sappiamo che non sempre è stato così, che un tempo tanti di questi incidenti, di queste morti, rientravano nei margini accettabili di rischio delineati dalle condizioni dell’epoca, dunque si potevano quasi considerare inevitabili. “Io sto con l’animo in pace, quando sono a scuola – rifletteva il piccolo protagonista del libro Cuore, dopo aver assistito a un incidente sul lavoro – ma quanti miei compagni pensano che i loro padri lavorano sopra un ponte altissimo o vicino alle ruote d’una macchina, e che un gesto, un passo falso può costar loro la vita! Sono come tanti figliuoli di soldati, che abbiano i loro padri in battaglia”. Era il 1888, quando Edmondo De Amicis scriveva queste parole. Sono passati quasi centotrenta anni, l’Italia ha cambiato volto, leggi, costumi, mentalità, tenore di vita: ma per i morti sul lavoro, si è sempre allo stesso punto. È possibile, è ancora lecito considerare tutte queste morti inevitabili, come nell’Italia del 1888? paceverde a cura di Greenpeace tutto a rotoli Perché mandare a rotoli le foreste per un fazzoletto? Da oggi c’è uno strumento in più per evitare di acquistare pezzi di preziose foreste pluviali: la guida verde di Greenpeace per l’acquisto responsabile di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta. Negli ultimi anni la richiesta di polpa di cellulosa per la produzione di carta sta pericolosamente accelerando la distruzione degli ultimi polmoni del Pianeta, minacciati dall’irresponsabilità di aziende come Asia Pulp and Paper (APP) e dai loro clienti. Anche l’industria cartaria italiana – mantenendo rapporti commerciali con multinazionali coinvolte nella deforestazione – rischia di immettere sul nostro mercato prodotti che causano fenomeni come la distruzione delle foreste e il cambiamento climatico. Tra le carte igieniche valutate nella guida “Foreste a rotoli” sono solo cinque quelle riciclate al 100 per cento: Coop ViviVerde, Grazie Lucart, Esselunga Riciclata, Carrefour Ecoplanet e AS. Prima di ac- quistare, però, si deve fare attenzione al nome completo del prodotto: questo perché alcuni marchi, come Carrefour ed Esselunga, producono anche altre tipologie di carta igienica, valutate come insufficienti o addirittura pericolose. Soltanto Coop e AS utilizzano per tutti i loro prodotti esclusivamente carta riciclata e certificata FSC (Forest Stewardship Council). E i peggiori? Più dell’80 per cento non raggiungono la sufficienza. Tra i non classificabili, Tenderly e tutti i prodotti dall’azienda Georgia Pacific che si è formalmente rifiutata di fornire a Greenpeace le informazioni necessarie per l’inserimento in classifica. Il consiglio di Greenpeace per i consumatori è di non lasciarsi ingannare dalle etichette spesso fuorvianti. Denominazioni come “ecologico”, “eco”, “green” fioriscono su prodotti che, invece, non contengono affatto fibre riciclate o certificate FSC o ne contengono bassissime percentuali. Per scaricare la guida: www.deforestazionezero.it Maria Carla Giugliano, ufficio stampa Greenpeace evergreen a cura di Stefano Generali sfilata di moda Allegro, fantasioso, colorato, ma l’impatto del Carnevale sull’ambiente non è trascurabile, soprattutto per l’enorme spreco di carta, e la diffusione di plastica e sostanze coloranti. Per questo il più famoso Carnevale del mondo, quello brasiliano, per il secondo anno ha scelto di puntare sul “verde”: costumi e maschere realizzati con materiali riciclati e carri allegorici alimentati con il biodisel che in Brasile è sempre più diffuso. sempre più in alto Un nuovo ascensore in grado di recuperare l’energia che, in fase di frenata e discesa durante il movimento, verrebbe altrimenti dissipata, e di renderla disponibile come energia elettrica. Lo ha brevettato un’azienda italiana per ridurre i consumi dei sistemi di eleva- zione che, secondo le stime, consentirà un risparmio energetico di circa il 30 per cento. Secondo l’Enea, il consumo di energia per gli ascensori in Italia è pari a due terawattora/anno, per una spesa di 540 milioni di euro. circo massimo Al grido di “circo sì, animali no” la lega anti vivisezione ha lanciato una campagna contro gli spettacoli viaggianti che utilizzano animali per le loro esibizioni. L’idea è quella di una nuova normativa volta a superare la legge del 1968, che ancora oggi prevede il finanziamento statale alle imprese circensi, senza alcuna distinzione tra quelle che impiegano animali e quelle in cui ad esibirsi sono solo gli uomini. 14 pianeta terra di Mario Tozzi tigre contro tigre Squali, tigri, uccelli, considerati dall’uomo cattivi, pericolosi, nocivi. E sulla tutela dei diritti degli animali – non umani – l’Italia è in fondo alla classifica dei paesi europei. Dobbiamo tornare su quella particolare supponenza del genere Homo in base alla quale tutto il resto dei viventi sarebbe sulla Terra solo a suo uso e consumo. Con tutto il rispetto per chi perde la vita, bisogna ribadire che non esiste alcuna inclinazione all’assassinio in natura e che nessuna categoria morale umana può essere invocata quando si parla di animali non umani. Prendiamo gli squali, per esempio, animali antichissimi e predatori perfetti ormai, però, in via di estinzione anche a causa di una cattivissima fama non giustificata dai fatti. In tutto il mondo gli squali vengono massacrati da una guerra feroce, condotta da uomini che non esitano a mutilarli delle pinne e ributtarli in mare ancora vivi, ma destinati a una morte atroce, solo per soddisfare la voglia di pietanze esotiche. Però, per l’opinione pubblica, lo squalo è un feroce assassino, un killer a cui dedicare film del terrore. Eppure al mondo si registrano più vittime, ogni anno, a causa della caduta di noci di cocco che non per morso di pescecane (su un centinaio di presunti attacchi, solo una vittima, nel 2007, in tutto il Nordamerica, secondo l’”International Shark Attack File”). Eppure non risulta che si stia preparando un film dal titolo “La vendetta della noce di cocco” né che la gente si guardi bene dal prendersi un riposino sotto le palme. Di decine di migliaia di tigri originarie ne restano poco più di tremila al mondo, per salvare le quali non basteranno più le parole o gli impegni generici. Se non vogliamo che il prossimo anno della tigre (2022) – dopo quello appena trascorso – venga celebrato senza le protagoniste. Non possiamo fare a meno di ripensare alle strategie che hanno contribuito a distruggere gli habitat di quei felini, fondamentali se non si vuole che le tigri divengano poco più che morti viventi. Il modello di sviluppo occidentale, insieme con l’assalto alle risorse naturali, è letale almeno quanto il bracconaggio. Ma da sempre la tigre viene rappresentata come una mangia bambini implacabile. Infine la solita caccia: nella sola Toscana vengono attualmente detenuti 250mila uccelli, in condizioni di atroci sofferenze, per funzionare da richiami vivi allo scopo di uccidere altra selvaggina. Non è solo questione di animalismo, ma di ripristino della legalità, visto che la Corte Costituzionale aveva già bocciato un’analoga leggina regionale e che si preparano le sanzioni da parte della UE. Quanto ai diritti degli animali non umani, il nostro paese è quasi l’ultimo in Europa, grazie una lobby profondamente minoritaria nel paese, ma estremamente aggressiva in Parlamento. Negli ecosistemi malati la caccia fa almeno tanti danni quanti il bracconaggio reca alla tigre. Ma gli uomini sanno sempre come giustificarsi: banalità del tipo “sono animali che procurano danni all’agricoltura” oppure “tanto a cosa servono?”. Basterà aspettare per vedere comparire il fringuello assassino e la peppola killer. Intanto la gazza ladra già c’è...28 15 speciale i nuovi Comitati direttivi delle Sezioni soci a pieni voti Il significato della grande partecipazione alle ultime elezioni per il rinnovo dei Comitati direttivi delle Sezioni soci di Unicoop Tirreno nella riflessione sul voto del vice presidente della Cooperativa Sergio Costalli. Ai nuovi eletti l’augurio di un buon lavoro. di Barbara Sordini Partecipare per un interesse comune, per costruire un qualcosa in maniera positiva, perché insieme si conta di più. I soci hanno davvero partecipato in tanti alle ultime elezioni per il rinnovo dei Comitati direttivi delle Sezioni soci: il numero di circa 44mila votanti la dice lunga su cosa significa la partecipazione in Coop. Fa un’analisi del voto, Sergio Costalli, vice presidente di Unicoop Tirreno: «Il numero che arriva dalla tornata elettorale è rilevante tanto più se si considerano i tempi attuali dove si riscontra una disaffezione alla partecipazione diretta. E chi partecipa troppo spesso lo fa per un interesse strettamente indi- vidualistico. In questa situazione generale, il fatto che tanti soci in maniera abbastanza omogenea abbiano partecipato alle elezioni è un dato in controtendenza all’andamento generale del Paese, al modo di come oggi si fa politica. La partecipazione dei soci è tesa a costruire in maniera positiva un progetto mutualistico di largo interesse, progetto che caratterizza l’essere una Cooperativa di consumo. Il socio non cerca una risposta immediata a un suo personale problema, ma attraverso quello strumento comune che è rappresentato dalla Cooperativa, cerca una soluzione a problemi collettivi». 16 nostre risposte riguardano anche l’ambito punti di contatto finanziario e sociale. I Comitati soci sono il La partecipazione attiva è per la Cooperativa nostro primo strumento di rappresentanza, il fulcro della propria esistenza, la base da cui l’elemento che ovviamente collega il terripartire per andare all’individuazione e alla torio alla Cooperativa. All’interno del nostro soluzione di problemi comuni, ai soci e ai conConsiglio d’Amministrazione è, infatti, data sumatori. «Il nostro primo interesse – continua rappresentanza territoriale ai soci e ci rapporCostalli – è quello di porre sempre maggiore Sergio Costalli tiamo con tutto il mondo sociale almeno due attenzione a rendere più vicine tra loro Sezioni volte l’anno, con le Assemblee autonome di febbraio soci e punti vendita e ai problemi che in questo rapporto e con quelle separate di giugno. Tutti i soci possono si possono riscontrare. Noi ci adoperiamo affinché i soci avere un contatto diretto e continuo con la Cooperativa: vengano coinvolti in momenti di approfondimento sul ogni proposta o segnalazione può essere effettuata punto vendita, sui problemi di tenuta del negozio, su presso lo sportello del Punto d’Ascolto, rivolgendosi cosa vorrebbero o non vorrebbero trovare sugli scaffali. direttamente al Comitato soci o utilizzando il nostro Vorremmo che tutti i soci avessero chiara la potenzialità numero verde». del loro negozio, e in particolar modo che i soci eletti nei Il primo compito a cui hanno adempiuto i Comitati Comitati avessero una conoscenza maggiore, più approsubito dopo la loro elezione è stato quello di eleggere fondita, per poter divenire imprenditori di se stessi». i 29 presidenti e 67 vice presidenti delle Sezioni soci: In effetti, nella linea strategica di Unicoop Tirreno, il tra i presidenti 20 sono i riconfermati, 9 quelli di nuova territorio è visto come un tutt’uno con il punto vendita. nomina; tra i vice presidenti, 29 sono quelli confermati e «Dobbiamo ripensare in modo più approfondito il nostro 38 quelli di nuova nomina. «A tutti gli eletti – conclude radicamento territoriale. Il territorio deve essere il nuovo Costalli – va il nostro augurio di un buon lavoro. Si punto di riferimento e su questo dobbiamo essere contratta di soci che hanno preso un impegno importante, seguenti. Il socio dovrà sentire il punto vendita come assolutamente volontario, per onorare il territorio in suo. La Cooperativa sta cercando di portare dei valori cui vivono: 436 sono stati gli eletti, oltre 700 erano i aggiunti ai propri punti vendita: mi riferisco, ad esempio, candidati, circa 100 gli altri soci volontari che hanno alla qualificazione dei fornitori locali che permette ai soci fatto parte delle Commissioni elettorali. A tutti va un di trovare in vendita i prodotti del loro territorio, ma anche grande ringraziamento perché, seppur in tempi difficili, ai prodotti equo solidali, a quelli della linea biologica. si sono spesi in prima persona. Vorrei ribadire, ancora Insomma dobbiamo dare ai nostri negozi una sempre una volta, che tutti i soci membri dei Comitati e della maggiore caratterizzazione, un’anima diversa». Commissione svolgono volontariamente il loro lavoro in ambito sociale senza nessun tipo di gettone o di retribuzione. Credo Ma l’essere Cooperativa non riguarda soltanto il dare che vadano rispettati anche per questo». n delle risposte dal punto di vista commerciale. «Le 17 Toscana n. Sezione soci Comitato cognome nome 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 29 30 Avenza Avenza Micheloni Paola Avenza Coscia Paolo Avenza Viano Sergio Massa Lazzeri Claudia Versilia Viareggio Morgantini Maria Rosa Pietrasanta Conti Ilaria Pietrasanta Tamagnini Giuseppe Viareggio Paganelli Tina Livorno Livorno Perini Simone Livorno Cecchi Gabriella Livorno Faccin Nicla Livorno Pini Luigi Rosignano Rosignano Scarpellini Mario Rosignano Biancani Graziella Vada Righi Alessandro Cecina-Donoratico Cecina Cartei Graziella Cecina Bertolini Loris Cecina Cosimi Franca Donoratico Martinelli Giuseppe San Vincenzo-Venturina Venturina Pratesi Silvana San Vincenzo Placidi Gabriella Venturina Chiavaroli Patrizia Piombino Piombino Campani Maurilio Piombino Gorini Pablo Riotorto Cosimi Loredana Elba Elba Imparata Rita Elba Alessi Rosina Elba Marsella Annalisa Elba Taddei Pirro Follonica-Castiglione Follonica Radi Simonetta Castiglione d.P. Petragli Antonio Follonica Manazzale Virio Follonica Nencioni Nedo Colline Metallifere Massa Marittima Lo Presti Luigi Mario Bagno Gavorrano Fiorini Elio Gavorrano Scafasci Sanzio Scarlino Scalo Martellucci Giorgio Grosseto Grosseto Marri Marcello Grosseto Talluri Paola Grosseto Termini Rosario Scansano Lenzo Antonino Est Maremma Sasso Fortino Boncioli Laura Monticiano Colucci Maria Ribolla Rabazzi Emiliano Roccatederighi Galdi Alessandro Costa d’Argento Orbetello Rispoli Doriana Fonteblanda Mazzoni Luciana Orbetello Lamioni Gino Porto S.Stefano Peroni Pio ruolo P. V. P. V. P. V. P. Presidenti e vice presidenti dei nuovi Comitati direttivi delle Sezioni soci di Unicoop Tirreno P. V. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. V. P. Presidenze 2010-2013 Presidenze elette Presidenti Vice Presidenti donne uomini età media Soci uscenti Soci nuovi eletti 96 29 67 48 48 57 72 24 Presidenti confermati Presidenti di nuova nomina 20 9 Vice Presidenti confermati Vice Presidenti di nuova nomina 29 38 Pensionati Lavoratori dipendenti Dipendenti Coop Lavoratori autonomi Casalinghe Insegnanti 50% 19% 13% 9% 7% 2% 48 18 12 9 7 2 18 Umbria n. Sezione soci Comitato cognome nome 25 26 27 28 Valnerina Giove Petrucci Anna Dina P. Amelia Novelli Rita V. P. Montefranco Porfidi Lina V. P. Orte Tofone Franco V. P. Paglia Vulsinia Acquapendente Strappafelci Claudio P. Allerona Tiberi Antonio V. P. Montefiascone Scavera Malvagna A. Maria V. P. Tuscania Modesti Vincenzo V. P. Agro Falisco Civita Castellana Tuia Meri P. Civita Castellana Vaselli Stefania V. P. Rignano Flaminio Piacenti Francesca V. P. Sant’Oreste Menichelli Ezio V. P. Cimini Vallerano Santini Fulvio P. Fabrica di Roma Annunziatini Maddalena V. P. Ronciglione Cangani Maria V. P. Vetralla Barcherini PierDomenico V. P. Legenda: P. = Presidente - V. P. = Vice Presidente 19 ruolo Lazio n. Sezione soci Comitato cognome nome 12 13 14 15 16 18 19 20 21 24 Civitavecchia Civitavecchia Giannetti Stefania Civitavecchia Sacco Massimo Viterbo Viterbo Buttarelli Famiano Viterbo Petrocchi Lorena Roma largo Agosta Roma lg. Agosta Barreca Francesco Rosario Roma lg. Agosta Panetta Ilaria Roma lg. Agosta Salvati Dario Roma Colli Aniene Roma Colli Aniene Tocca Anna Maria Roma Colli Aniene Bove Bernardina Roma Laurentino Roma Laurentino Flora Romilda Roma Laurentino Pace Eugenia Grimani Roma Laurentino Palmucci Enrico Roma Nord Roma via Bettini Ricci MariaLuigia Roma via Cornelia Palombo Giancarlo Casilina Frosinone Panetta Nicole Yvette Colleferro Brunetti Fabio Pontina Aprilia Grasso Rosario Cisterna di Latina Palmi Ivana Terracina Genosini Celestino Etruria Tarquinia Paone Antonio Cerveteri Lopes Francesca Tarquinia Dignani Maria Antonietta Castelli Romani Velletri Mancini Spartaco Genzano Colombini Annunciata Pomezia Galli Adriano n. Sezione soci Comitato 22 23 Irpinia Avellino Aufiero Gaetana Avellino Catena Anna Maria Benevento Pepe Rita Area Vesuviana Afragola Silvestro Pasquale Afragola Giuliano Angelo Quarto Molino Romualdo Campania cognome nome ruolo P. V. P. P. V. P. P. V. P. V. P. P. V. P. P. V. P. V. P. P. V. P. P. V. P. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. ruolo P. V. P. V. P. P. V. P. V. P. 19 prima pagina soldi sporchi Interessi economici mimetizzati nel tessuto sociale e nel potere locale, con un’accurata diversificazione degli investimenti, dall’edilizia allo smaltimento dei rifiuti, dai trasporti alla sanità, per un giro d’affari sporchi di 120 miliardi d’euro all’anno. La mafia condiziona il mercato, la finanza, la produzione, al Sud come al Nord, nei piccoli e nei grandi centri, come una vera multinazionale, con costi enormi per la collettività. Insomma è “cosa nostra”. di Aldo Bassoni 120 miliardi d’euro all’anno. A tanto ammonta il fatturato delle mafie italiane secondo l’ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia (Dia). Una cifra astronomica che permea di sé una buona quota dell’economia nazionale in qualunque territorio ci sia odore di soldi. Perché è risaputo che la mafia non è più un fenomeno locale tutto coppola e lupara. pieni poteri «La mafia è come un virus che si modifica, si adatta, si adegua al territorio – dice Salvatore Calleri, presidente della Fondazione intitolata a “Antonino Caponnetto”, il procuratore di Palermo che con Falcone e Borsellino istruì il famoso maxi processo a cosa nostra –. Le mafie sanno bene come comportarsi, hanno capito che in Lombardia o in Svizzera non possono presentarsi con il fucile in spalla». Infatti le organizzazioni criminali mafiose che dispongono di enormi capitali da reinvestire e hanno un bisogno tremendo di ripulire i soldi provenienti dai traffici illeciti, si sono trasformate in holding affaristiche piene di colletti bianchi abilissimi a muoversi nel mondo della finanza. Dunque bisogna superare il luogo comune che le mafie – si chiamino cosa nostra, camorra o ‘ndrangheta – siano un fenomeno tutto meridionale che non interessa le regioni centro settentrionali. Al contrario, queste organizzazioni sono ormai delle multinazionali che tendono ad andare nelle zone più ricche del paese. Numerose inchieste stanno portando alla luce quanto sia estesa e profonda la penetrazione delle mafie nella florida economia del Centro-Nord. 20 E i dati confermano un rilevante trend crescente del flusso di segnalazioni da parte soprattutto della Pubblica amministrazione e degli enti creditizi in merito a “operazioni sospette”, con un incremento di oltre il 32 per cento di casi rispetto al precedente semestre, di cui quasi la metà nell’Italia settentrionale. Netto il primato della Lombardia (3.421 segnalazioni), seguita dal Lazio (2.235), dalla Campania (1287), dalla Toscana (1.252) e dall’Emilia Romagna (910). cose da pizzi! Tra i settori economici più esposti a questo contagio fatale che inietta il cancro dell’illegalità nell’economia sana ci sono soprattutto gli appalti e l’edilizia con un costo enorme per la collettività. «Un costo che si presenta in varie forme – spiega il presidente di Legacoop Giuliano Poletti –. Il più diretto è quello delle estorsioni, del pizzo e dell’usura. Dall’altra parte c’è poi la distorsione che si realizza sul mercato perché è chiaro che le attività economiche finanziate con i capitali mafiosi agiscono fuori dalle regole e quindi producono un danno molto grave distorcendo l’economia e introducendo degli elementi di concorrenza sleale». La magistratura milanese sta scavando a fondo nelle debolezze dell’economia Lombarda e invoca l’aiuto dell’Associazione industriali in un momento come quello che stiamo vivendo in cui è molto più facile per la mafia agganciare chi versa in difficoltà e non sa come risollevarsi dalla grave mancanza di liquidità provocata dalla crisi. Purtroppo «il silenzio delle vittime prosegue e non abbiamo dietro la porta commercianti, imprenditori o ambulanti pronti a denunciare usure, danneggiamenti, incendi, strane sparizioni nei cantieri», ha dichiarato Ilda Boccassini, procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano, a dimostrazione del fatto che da Sud a Nord cambiano i nomi delle città ma non cambia l’atteggiamento omertoso nei confronti delle mafie. «Serve, invece, collaborazione tra tutte le istituzioni e anche quella del singolo cittadino – commenta Anna Canepa, della Dia – perché il silenzio è l’ossigeno che consente a questi poteri di riorganizzarsi e rafforzarsi». concorrenza sleale Sotto osservazione anche la Grande Distribuzione. «Il nostro è un paese che vive da tempo in una costante crisi di legalità – sostiene Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop –, sia intendendo con ciò le infiltrazioni della criminalità organizzata in determinati settori economici (e quello della Grande Distribuzione è sicuramente a alto rischio) sia ragionando in termini apparentemente più neutrali ma ugualmente pericolosi di concorrenza sleale, di quella concorrenza cioè che falsa le regole del gioco, ad esempio, barando sui regolari contratti di lavoro o sulla filiera delle merci arrivando persino a mettere a repentaglio la salute dei cittadini-consumatori». Evidentemente, l’inserimento nei circuiti della Grande 21 Distribuzione commerciale rappresenta un importante veicolo di riciclaggio e di reimpiego di denaro. Ma forse è anche un settore che permette alla mafia di esercitare una certa influenza sociale e di consolidare il suo potere illegale sul territorio. «Coop ha per sua natura la forza e la trasparenza necessarie a contrastare simili preoccupanti fenomeni – prosegue Soldi –. Il fatto stesso che in Coop le decisioni siano sempre frutto di un ragionare collettivo aumenta i livelli di controllo, così come elemento di garanzia è l’attenta selezione della sua classe dirigente ispirata e formata ai principi e ai valori cooperativi. È sulla base di questi che abbiamo avviato e poi continuato il nostro processo di sviluppo nel Sud del Paese che sicuramente ha comportato fatica, ma rispetto al quale confermiamo il nostro impegno tanto più in presenza di concorrenti che o dal Sud sono venuti via o non hanno nemmeno provato ad andare, scegliendo altri territori più facilmente redditizi». Non bisogna dimenticare che le mafie si combattono innanzitutto nei loro territori di appartenenza. «Noi di Coop continuiamo a investire creando occupazione locale e indotto, a stretto contatto e confronto con le prefetture, le istituzioni e la società civile aprendo i nostri scaffali ai prodotti coltivati sui terreni confiscati alla mafia da cooperative di giovani – continua Soldi –. Perché questo è il mestiere di Coop, andare anche laddove il benessere non c’è, contribuire a diffondere democrazia, trasparenza e legalità, fare la nostra parte per migliorare questo nostro paese». Un brutto affare Accanto alle consuete attività illecite, le organizzazioni criminali, cosa nostra e ‘ndrangheta in primis, sono orientate, con vocazione affaristica, verso vari settori imprenditoriali con l’obiettivo di rafforzare i propri interessi economici e mimetizzarli nel tessuto sociale e nel potere locale perseguendo un’accurata diversificazione degli investimenti per settori economici tra i quali: > trasporti; > gestione delle cave; > lavorazione del calcestruzzo; > grande distribuzione, mediante la gestione in franchising di punti vendita riferibili a grandi marchi del settore; > immobiliare/costruzioni; > turistico; > sanitario; > smaltimento illecito dei rifiuti. Le ultime indagini hanno evidenziato anche un forte interesse verso settori dell’economia più innovativi, quali le fonti energetiche alternative, dimostrando il possesso di una significativa e duttile visione imprenditoriale da parte delle organizzazioni mafiose. (Fonte DIA) criminal minds Da Sud a Nord si dipana dunque il filo rosso di una criminalità organizzata che non esita ad infiltrarsi persino nel settore della cultura se è vero che in un piccolo centro della Lombardia è stato documentato un vertice della ‘ndrangheta all’interno di un circolo intitolato niente meno che a Falcone e Borsellino. Una copertura, evidentemente, perché gli affari veri si fanno altrove. «Bisognerebbe che le autorità controllassero quello che sta avvenendo, ad esempio, nei settori alberghiero e della ristorazione – suggerisce Calleri –. Anche le Camere di commercio e le Associazioni di categoria dovrebbero potenziare i loro controlli perché possono avere un ruolo importante nel fermare l’invasione mafiosa». Nel settore degli appalti la magistratura ha messo gli occhi su diverse ditte interessate ai lavori del collegamento autostradale Brescia, Bergamo, Milano e alla realizzazione della quinta metropolitana del capoluogo lombardo, la linea M5; nel Centro Italia, più imprese impegnate nel 2° Lotto Aurelia della Strada dei Marmi, in provincia di Massa Carrara. Una serie di controlli ha interessato anche i lavori in atto per la realizzazione della linea C della Metropolitana di Roma e per la costruzione della linea 6 della metropolitana di Napoli. Naturalmente, mentre le mafie si introducono nell’economia “legale”, continuano i tradizionali traffici di droga, praticano l’usura, e non trascurano le estorsioni. È da qui che provengono dopo tutto i soldi da riciclare e reinvestire. 22 la piovra Quindi in un periodo di grande crisi come questo la mafia è favorita perché riesce a inserirsi meglio in un tessuto economico affamato da un estremo bisogno di liquidità, acquistando aziende e attività in crisi, imprese decotte, partecipando a società più o meno remunerative. La procura milanese ha individuato 160 aziende vittime di usura ed estorsioni i cui proprietari, secondo il giudice Ilda Boccassini, diventano poi i prestanome delle cosche in una regione dove sono state censite 15 famiglie a capo della mafia e ben 500 affiliati alla ‘ndrangheta. Per fortuna l’intensa attività investigativa e l’azione instancabile delle forze dell’ordine non danno tregua alle attività dei clan in perenne ricerca di sbocchi per i proventi dei loro traffici criminali. Ogni tanto assistiamo all’arresto di imprendibili latitanti che per anni hanno governato gli affari delle mafie dai loro nascondigli. E quando questo avviene ci sembra di essere tutti un po’ più liberi. Però forse non basta. «Arrestare i boss va bene – afferma Calleri – ma se non smantello anche l’organizzazione mi cade tutto dato che non tutte le mafie sono verticistiche. La camorra, per esempio, che è chiamata “sistema” è una struttura orizzontale, quindi arrestare un boss significa che verrà sostituito nel giro di poche ore. I casalesi, invece, hanno un’organizzazione più verticistica e quindi l’arresto di Iovine rappresenta un colpo durissimo all’organizzazione». Come si vede, tagliare la testa alla piovra può non bastare se i tentacoli rimangono liberi di agire fino a perdersi nei meandri imperscrutabili dell’alta finanza internazionale. il paradiso fiscale può attendere Ed è qui che si gioca la partita più dura nella lotta senza quartiere tra la giustizia e il potere mafioso che spesso si nasconde al riparo dei paradisi fiscali e del sistema creditizio. «Quello dei paradisi fiscali è un problema enorme – afferma Canepa –, un problema che va affrontato con strumenti efficaci per impedire che vengano utilizzati come lavanderie di denaro sporco dalla criminalità organizzata e da un sistema bancario disattento». Un altro efficace strumento di lotta alla mafia che va rafforzato e sostenuto è la confisca dei beni mafiosi che poi, affidati alle coope- “Il riciclaggio di denaro proveniente da azioni illegali – si legge nella relazione semestrale della Dia – rappresenta uno dei più gravi fenomeni criminali che interagiscono con il mercato finanziario, costituendo un fattore di inquinamento per l’intero sistema economico”. l’intervista gli infiltrati Intreccio tra politica, economia e organizzazioni mafiose, ma anche come combatterle nelle parole di Anna Canepa della Dia. mi usate dalle mafie per conquistare la classe Forte di una lunga esperienza nella lotta alla mafia, politica anche nelle regioni del Nord». oggi Anna Canepa è alla Direzione Nazionale Può descrivere il sistema attraverso il Antimafia, il centro dell’attività giudiziaria contro quale la mafia si impossessa di pezzi di la criminalità organizzata diretto da Piero Grasso. economia “legale”? Il suo compito specifico è l’attività di analisi e «I sistemi classici sono l’usura, i finanziamenti coordinamento su Lombardia e Liguria. Al pari occulti, le intimidazioni. In questo momento le dei suoi colleghi, sa che la mafia si combatte organizzazioni criminali approfittano anche del con l’impegno, gli strumenti, i mezzi, e le leggi Anna Canepa fatto che c’è una grossa crisi di liquidità nelle piccole e adeguate, ma anche e soprattutto con la collaborazione fra medie imprese del Nord e quindi tendono a comprare di le istituzioni e il contributo dei cittadini. tutto, come quando cadde il muro di Berlino». Dottoressa Canepa, esistono aree o territori immuni A cosa si riferisce? dalla penetrazione mafiosa? «A un episodio che ha ricordato tempo fa il procura«Dal punto di vista giudiziario io conosco soprattutto tore Grasso. Subito dopo l’abbattimento del muro, nel le regioni di cui mi occupo che sono la Liguria e la 1989, venne ascoltata l’intercettazione di un capo clan Lombardia dove la presenza delle organizzazioni mafiose che raccomandava al suo compare di Berlino Ovest di è ampiamente documentata da numerose indagini. precipitarsi all’Est ad acquistare tutto quello che poteva Ma per come è connotata l’economia del nostro paese comprare: alberghi, pizzerie, discoteche, ristoranti». ritengo di poter dire che non ci sono territori immuni Quali sono i settori economici più vulnerabili alle alla penetrazione delle mafie». infiltrazioni mafiose? Ma come hanno fatto le mafie a radicarsi così bene «Per quello che risulta dalle indagini di cui sono a conoanche al Nord? «L’affermarsi delle mafie nelle regioni settentrionali scenza, in primo luogo c’è il ciclo dell’edilizia, del cemento e degli appalti nella Pubblica amministrazione». è stato possibile grazie alla loro capacità di insinuarsi A livello legislativo, quale legge solleciterebbe per profondamente in ogni territorio di espansione, attracontrastare meglio la mafia? verso la riproposizione delle medesime condizioni del «Se devo indicare una priorità direi che occorre una norterritorio di provenienza». ma contro l’autoriciclaggio ossia il riciclaggio compiuto E la politica che ruolo ha in questo processo d’inmaterialmente dalla stessa persona autrice del crimine filtrazione mafiosa? da cui proviene il denaro». n «La corruzione e il voto di scambio sono da sempre le arrative di giovani coraggiosi e abili, diventano dei grandi laboratori di imprenditoria sana e delle importanti scuole di formazione alla cultura della legalità. Una cultura che, nonostante i clamorosi successi dello Stato contro la mafia, stenta ad affermarsi nella vita di un Paese dove cresce la corruzione, aumenta la generalizzata insofferenza al rispetto delle leggi, avanza il degrado delle regole del vivere civile, si logora quell’idea di società democratica dove la legge è uguale per tutti, c’è il pieno rispetto dei diritti dei cittadini, dove ognuno compie il proprio dovere e non vengono premiati sempre i furbi e i potenti. n 23 “La permeabilità dei territori nazionali e comunitari, apparentemente immuni dal radicamento della criminalità organizzata, costituisce un serio aspetto di vulnerabilità non solo per gli effetti di moltiplicazione degli indotti illeciti, ma anche rispetto ai fenomeni di riciclaggio, posti in essere dalle proiezioni imprenditoriali delle mafie, che, in progressione silente, investono in attività in grado di offrire notevoli spazi di intervento e di profitto, senza destare un particolare allarme sociale. Tale vulnerabilità tende ad espandersi in sede comunitaria, talvolta favorita da impianti normativi meno incisivi sotto il profilo della prevenzione”. (dalla Relazione semestrale della Dia) l’intervista in nome della legge Come la Lega della cooperative combatte l’illegalità e contribuisce a sostenere e sviluppare un’economia sana e rispettosa delle regole. Ne parliamo con Giuliano Poletti, presidente di Legacoop. istituzionalmente preposti per fare le ispezioni «Quando la crisi imperversa e alcuni imalle cooperative». prenditori hanno bisogno di liquidità per le Ci sono casi che avete denunciato? loro aziende tendono a guardare meno per «Esplicitamente riferibili ad attività mafiose no, il sottile e cercano una risposta immediata a però abbiamo scoperto e segnalato situazioni un’emergenza: il bisogno di denaro fresco». di grave irregolarità riferite in particolare Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, ai settori della movimentazione merci, ai va subito al cuore del problema: l’infiltrazione servizi, alle prestazioni di lavoro. Purtroppo delle mafie nell’economia del paese con tutte Giuliano Poletti c’è un’area di cooperazione spuria che viene impiegata le conseguenze per l’illegalità, il disprezzo delle regole per i servizi collegati al lavoro per evitare di applicare e l’introduzione di elementi di concorrenza sleale nel le regole contrattuali». mercato. Come vi comportate in questi casi? Può accadere che mafie e criminalità usino anche «Se sono cooperative aderenti a Legacoop le espelliala forma cooperativa per introdursi meglio in mo perché noi non vogliamo situazioni di questo tipo determinati settori dell’economia? nella nostra organizzazione; per il resto naturalmente «Può accadere perché purtroppo questo settore non è intervengono gli ispettorati del lavoro, l’Inps, l’Inail e controllato come dovrebbe essere. Ci sono norme che tutti quei soggetti che colpiscono le aziende che non prevedono revisioni annuali o biennali, ma non sempre rispettano la legge». questo accade. Noi lo facciamo sulle cooperative nostre Più in generale, in che modo Legacoop combatte aderenti, il ministero dello sviluppo economico dovrebbe l’illegalità? controllare tutte le altre cooperative, ma questo pur«La forma cooperativa ha dimostrato in tutti questi anni troppo non avviene». Quindi c’è una carenza del ministero? che siamo l’organizzazione che più si è impegnata a sostenere l’economia legale nelle realtà dove la mafia «Sì, c’è una carenza. Noi abbiamo lavorato in questi è storicamente presente anche con la gestione dei beni anni per combattere questa situazione, abbiamo ragconfiscati alle mafie, con tutte le azioni che abbiamo giunto un accordo con il ministero per promuovere svolto a sostegno di queste iniziative. Da un altro lato attraverso gli uffici regionali e provinciali del lavoro siamo forse l’organizzazione che ha lavorato di più a degli strumenti di controllo. Insistiamo molto perché sviluppare l’economia legale, una buona e sana econoquesto avvenga attivando degli osservatori costituiti dalle centrali sindacali e cooperative e da tutti i soggetti mia, nelle aree colpite dalla mafia». n al via Libera Più di mille confezioni di prodotti Libera venduti durante le feste di Natale. Un contributo importante per le cooperative che gestiscono i beni confiscati alla criminalità. 1.040 confezioni “Il gusto dell’impegno” distribuite in gran parte dei punti vendita Unicoop Tirreno durante le festività natalizie. Contenevano vino, olio, passata di pomodoro, vino e pasta: tutti prodotti squisiti, frutto del lavoro dei campi di volontariato nelle terre confiscate alla mafia in Sicilia, Calabria e Campania. Soci e dipendenti Coop hanno organizzato iniziative e presidi per promuoverne la vendita e dare informazioni sul progetto e i pacchi sono stati inseriti anche sui volantini degli Ipercoop e nell’home page del sito e-commerce “La spesa che non pesa”. Per Unicoop Tirreno è stata un’ulteriore occasione di sostegno alle cooperative del circuito Libera che gestiscono i beni confiscati alla criminalità. La vendita dei 1.040 pacchi, solo in Unicoop Tirreno, ha portato a un contributo per Libera di 50mila euro, a cui si aggiungono i proventi di Unicoop Firenze che ha distribuito altre 2mila confezioni nei propri territori. Finita la campagna Natale alcuni dei prodotti contenuti nella scatola si troveranno in normale assortimento, come la passata di pomodoro Sicilia, la pasta di Gragnano della Coop. Le Terre di Don Peppe Diana di Castel Volturno e il vino bianco siciliano Centopassi. (B.R.) 24 ora legale di Salvatore Calleri elenco... ...dei luoghi comuni sulla mafia. Conoscerli e superarli come primo passo per sconfiggerla. La mafia e i luoghi comuni. Vediamo quali sono. 1. La mafia non esiste. Ormai è stato appurato il contrario. Ma fino al maxiprocesso del 1986 di Caponnetto era il luogo comune più diffuso. 2. La mafia se esiste è puramente un fenomeno criminale. Persiste ancora e favorisce la sottovalutazione del problema. Se fosse un puro e semplice fenomeno criminale sarebbe stata già debellata da tempo. 3. Si ammazzano tra di loro, a noi non interessa. Errato. Quando c’è una guerra di mafia chi rimane vivo rafforza il suo gruppo e aumentano i problemi. 4. Di mafia non bisogna parlare perché si rovina la reputazione di un territorio. Errore gravissimo che tuttora persiste in quasi tutto il Nord e in parte del Centro e del Sud. Non parlare della mafia significa aiutare la sua espansione. 5. Teoria dell’isola felice. Non esistono luoghi nel nostro paese e in Europa dove la mafia in qualche sua forma non sia presente. Questo errore di valutazione ad oggi persiste specialmente nel Centro Nord. 6. La mafia nasce dalla povertà. Al contrario la mafia nasce nei territori potenzialmente ricchi e li rende poveri. In Sicilia Cosa Nostra ha iniziato nella conca d’oro con il traffico di limoni. 7. Teoria della totale sconfitta dopo gli ultimi arresti. Errore strategico già commesso nel 1996. Mai vendere prima della sua morte la pelle dell’orso. 8. La mafia una volta era buona. Falso non lo è mai stata. 9. Di mafia straniera non bisogna parlare perché si rischia il razzismo. Errore grave perché parlarne significa aiutare gli stranieri onesti. 10.Non si fanno passi avanti. Falso in Italia ne sono stati fatti molti. Non bastano, però, perché bisogna agire sul piano internazionale. In Europa sono messi peggio. 11.Ci prendiamo solo i soldi del riciclo dei mafiosi. Tanto i mafiosi non arrivano. Falso. I mafiosi dopo arrivano. 12.La mafia è invincibile. Non è vero. I danni che ha subito sono notevoli. La mafia è un virus. Un virus mutante. Superare i luoghi comuni è come un vaccino e rappresenta un primo passo per sconfiggerla. 25 info la sfida continua Per Unicoop Tirreno nel 2011 la sfida è ancora quella di migliorare i risultati di gestione senza rinunciare alla propria missione di tutela degli interessi dei soci e consumatori attraverso lo sviluppo della convenienza, della sicurezza e della qualità dei prodotti. di Luca Rossi Il Preventivo 2011 e gli orientamenti per l’aggiornamento del Piano economico e finanziario triennale (che saranno presentati e discussi nelle assemblee dei soci in calendario dal 14 al 25 febbraio) prevedono importanti obiettivi di miglioramento dei risultati della gestione caratteristica e della produzione di cassa per l’autofinanziamento degli investimenti. «Per il 2011 – dichiara Leonardo Caporioni, direttore pianificazione, amministrazione e controllo di Unicoop Tirreno – non si prevedono incrementi significativi di vendite a valore (visto il perdurare della crisi dei consumi), mentre dovremo migliorare i margini e ridurre i costi aziendali. In particolare per le vendite si intende aumentare ulteriormente la convenienza della nostra offerta commerciale. Da questo punto di vista risulta importante il ruolo di Coop Italia a cui le Cooperative affidano la gestione di una parte importante degli acquisti dai fornitori nazionali. Da questa gestione, insieme alle altre attività svolte dall’organizzazione commerciale di Cooperativa, ci aspettiamo la produzione di maggiori risorse da destinare proprio alla maggiore convenienza per i soci e clienti. Molto importanti sono le iniziative che puntano a migliorare la gestione delle merci al fine di offrire un servizio adeguato ai soci e consumatori e nel contempo ottimizzare i costi. Per quanto riguarda alcune voci di costo prevediamo peraltro iniziative di contenimento sia nelle reti vendita che in sede. A tal proposito sono stati attivati progetti seguiti da specifici gruppi di lavoro aziendali». Per la Cooperativa si tratta di importanti obiettivi da raggiungere, una vera e propria nuova sfida visto il contesto economico e sociale che certo non aiuta. Come, infatti, ricorda Leonardo Caporioni «il 2010 è stato un altro anno veramente difficile. Viviamo ancora una pesante e prolungata crisi che produce effetti seri sui consumi come raramente è successo in tutto il dopoguerra. Le previsioni e le speranze di ripresa non si sono concretizzate nel 2010 e, allo stato, non è prevedibile una ripresa dei consumi nemmeno per il 2011». Dunque è in un contesto economico non certo favorevole che si collocano le previsioni per questo anno, un anno ancora difficile in cui la Cooperativa intensificherà tutte le azioni necessarie per il miglioramento dei risultati. Caporioni descrive le grandi linee d’azione sulle quali si muoverà la Cooperativa: «Dal punto di vista patrimoniale nel 2011 continuerà l’attenzione al controllo degli investimenti, uno degli obiettivi centrali del Piano economico e finanziario triennale 2009-2012. Da questo punto di vista è interessante il lavoro svolto sul fronte del controllo del capitale circolante la cui riduzione ha prodotto liquidità consentendo così di autofinanziare una buona parte dei nuovi investimenti con un minore ricorso all’indebitamento. Si confermano le iniziative previste nel Piano triennale relative alla Campania con la recente apertura del superstore di Napoli via Arenaccia e la complessiva revisione della nostra presenza tra cui un’ulteriore apertura di superstore già nel corso del 2011. Su altri punti vendita presenti nei vari territori saranno avviate iniziative specifiche finalizzate al miglioramento dei risultati e al potenziamento della nostra presenza territoriale e commerciale. Uno degli obiettivi di fondo del Piano triennale è, infatti, quello di rendere più performante la nostra rete di vendita anche mediante interventi di carattere strutturale». Insieme all’obiettivo di miglioramento della gestione caratteristica si conferma quello delle altre gestioni che portano un contributo importante al raggiungimento dei risultati complessivi aziendali. «Nella gestione finanziaria – conclude Caporioni – si prevedono ancora risultati positivi, in particolare nella gestione del Prestito sociale. Anche la gestione immobiliare potrà contribuire al miglioramento dei risultati e a un’offerta complessiva di servizi adeguati. Per quanto riguarda le politiche verso i soci nel 2011 si svilupperà ulteriormente l’integrazione tra iniziative commerciali e iniziative sociali anche con il fine di avvicinare la Cooperativa ai territori mentre resta come sempre fondamentale il contributo dei nostri dipendenti al raggiungimento dei risultati prefissati. Soci e dipendenti sono le persone che “fanno” la Cooperativa e ogni risultato positivo auspicato non potrà essere raggiunto senza il loro determinante apporto». n 26 info Assemblee Autonome 2011 Sezione soci n. 5 Cecina-Donoratico Lunedì 14 febbraio, ore 16 CECINA Cinema Tirreno via Buozzi, 9 Sezione soci n. 10 Sezione soci n. 6 Giovedì 17 febbraio, ore 16 Mercoledì 23 febbraio, ore 16 Colline Metallifere San Vincenzo Venturina Grilli Sala Pro Loco Grilli Giardini Pubblici SAN VINCENZO Teatro Verdi corso Vittorio Emanuele II Roma-Colli Aniene Sezione soci n. 3 Sezione soci n. 12 ROMA Centro Sacro Cuore via B. Bardanzellu Venerdì 18 febbraio, ore 16 Mercoledì 23 febbraio, ore 16.30 Sezione soci n. 15 Lunedì 14 febbraio, ore 17 Livorno Civitavecchia LIVORNO Circolo ARCI La Rosa via dell’Ardenza 95/99 CIVITAVECCHIA Sala Compagnia Portuale via XXIV Maggio, 2 Est Maremma Sezione soci n. 18 Sezione soci n. 20 Paganico Sala riunioni - Palazzo Comunale piazza della Vittoria Venerdì 18 febbraio, ore 17 Giovedì 24 febbraio, ore 16.30 Sezione soci n. 29 Lunedì 14 febbraio, ore 17 Sezione soci n. 21 Etruria Roma nord ROMA Sala Parrocchia S.Maria della Speranza TERRACINA Grand Hotel Palace piazza Fradeletto,15 lungomare Matteotti Sezione soci n. 28 Mercoledì 16 febbraio, ore 16 cimini Tarquinia - Sala Centro Diurno “Capotorti“ Venerdì 18 febbraio, ore16 via delle Torri Vallerano Sala Bigiaretti Sezione soci n. 4 Sezione soci n. 11 Mercoledì 16 febbraio, ore 16 Lunedì 21 febbraio, ore 16 Rosignano Pontina Sezione soci n. 13 Viterbo Giovedì 24 febbraio, ore 15.30 Viterbo Sala conferenze della Provincia via Saffi Grosseto Sezione soci n. 30 ROSIGNANO SOLVAY Sala comunale delle conferenze piazza del Mercato Grosseto Sala Eden Mura Medicee - Bastione Garibaldi Giovedì 24 febbraio, ore 15 Sezione soci n. 24 Roma Laurentino Sezione soci n. 8 ROMA Sala Parrocchia S.Mauro via Sapori, 10 PORTOFERRAIO Sala della Provincia viale Manzoni, 11 Sezione soci n. 26 Sezione soci n. 7 Sezione soci n. 23 Mercoledì 16 febbraio, ore 17 Lunedì 21 febbraio, ore 16 Venerdì 25 febbraio, ore 16.30 Castelli romani Mercoledì 16 febbraio, ore 17 GENZANO Auditorium dell’Infiorata piazza don Fabrizi paglia-vulsinia Fabro Teatro Comunale piazza IV Novembre Sezione soci n. 16 Lunedì 21 febbraio, ore 16.30 Piombino costa d’argento Porto S. Stefano Sala “Gasparrini“ Parrocchia Immacolata al Valle Elba Giovedì 24 febbraio, ore 15.30 Area Vesuviana PIOMBINO Teatro Metropolitan piazza Cappelletti, 2 Acerra Sala c/o Casa dell’Umana Accoglienza via Annunziata Sezione soci n. 22 Sezione soci n. 19 Sezione soci n. 1 Giovedì 17 febbraio, ore 16.30 Mercoledì 23 febbraio, ore 16.30 Venerdì 25 febbraio, ore 16 Irpinia Avellino Sala Centro Sociale Samantha della Porta via Morelli e Silvati Sezione soci n. 2 Versilia Giovedì 17 febbraio, ore 16 VIAREGGIO Sala Croce Verde corso Garibaldi, 171 valnerina COLLEFERRO Centro Anziani piazza Mazzini MASSA Auditorium Forzoni chiesa S.Sebastiano largo Matteotti Sezione soci n. 9 Sezione soci n. 14 Mercoledì 23 febbraio, ore 16.30 ROMA Sala Parrocchia S.S. Sacramento largo Agosta, 10 Roma-Largo Agosta Follonica CASTIGLIONE d. Pescaia Venerdì 25 febbraio, ore 16 Follonica Centro Auser “I tre saggi“ via Pietro Nenni Sezione soci n. 27 Venerdì 25 febbraio, ore 15.30 Giovedì 17 febbraio, ore 16.30 Orte Dopolavoroferroviario 27 avenza agro falisco Sezione soci n. 25 ordine del giorno assemblea Casilina Civita Castellana Sala c/o Centro Commerciale Coop piazza Marcantoni 1. Il bilancio preventivo 2011: l’impegno di Coop a difesa dei soci e dei consumatori. 2. Conferma della nomina di componente della Commissione Valori e Regole. info prodotto a marchio grazie dei Fior fiore Fior fiore Coop: qualità e tradizione in tanti prodotti della migliore gastronomia italiana e internazionale. di Anna Somenzi 200 prodotti circa dall’eccellenza della cultura gastronomica, una selezione di specialità italiane ed estere, per portare in tavola il legame con il territorio, con la tradizione, attraverso prodotti originali. Coop ha creato il marchio Fior fiore, specialità con grandi qualità organolettiche grazie al rigoroso vaglio delle materie prime, all’accurata ricerca dei migliori fornitori che possono vantare un’ottima produzione e una forte cultura e tradizione di quel prodotto. C’è una accurata ricerca da parte di Coop perché i processi di produzione associno tecnologia, sicurezza e rispetto della tradizione. di tutto di più Dalle carni all’ortofrutta, dai salumi ai dolci, all’olio. E ancora dalla tradizione italiana della pasta di Gragnano o del prosciutto di Parma al riso Long & Wild, dal sorbetto al limone di Sicilia al salmone selvaggio dell’Alaska. Fra le carni diverse le razze tipiche: chianina per delle fiorentine fuoriserie, marchigiana, romagnola, piemontese (se decidete per un lesso o un brasato), le faraone, il cappone e il grangallo. Molti i salumi dal prosciutto di San Daniele Dop stagionato 20 mesi, il prosciutto cotto nostrano, passando per il culatello e il salame felino, senza tralasciare parmigiano reggiano Dop 30 mesi e mozzarella di bufala Dop. Fra la frutta le mele renette della Val di Non, le siciliane arance navel di Ribera, la pesca percoca, le noci di Sorrento. Tante sono anche le preparazioni dai sottoli e sottaceti ai pesci affumicati. I dolci appartengono alla rinomata pasticceria siciliana, ma ci sono anche i classici, come la saint honoré o il tiramisù, tutti già pronti da servire. n La lista della spesa cetta che tagliata mette in evidenza le rigature magre. Bis emiliano: Culatello (minimo 12 mesi di stagionatura) e Strolghino di Parma. Culatello tipico della provincia di Parma, si ricava dalla coscia del suino sgrassata, disossata e privata della cotenna, separata dal fiocchetto e rifilata a mano, così da conferirle la caratteristica forma a pera. Strolghino è un piccolo salame tipico della Bassa Parmense, prodotto con la carne ottenuta dalla lavorazione del culatello. Bis calabrese: Lonzino e Spianata Piccante della Calabria. Lonzino tradizionalmente era uno dei salumi che per primi venivano gustati in primavera. È il lombo disossato del maiale, salato e ben condito. Spianata Calabra dalla tipica forma schiacciata, ottenuta da un trito di carne pregiate di suino: coscia, spalla e pancettone, viene insaccata in budello naturale. Ha un gusto piccante. Bis toscano: Prosciutto Toscano (stagionatura 16 mesi) e Pancetta “Rigatino”. Fin dal tempo dei Medici la produzione del Prosciutto Toscano segue disposizioni rimaste inalterate, il prodotto ha un aroma caratteristico che si abbina perfettamente al pane senza sale. Pancetta Rigatino è la parte più pregiata della pan- Bis sardo: Lombo Mustela e Salame al mirto di Sardegna. Lombo o Mustela, prodotto tradizionale, è lombo suino condito con spezie ed erbe aromatiche della Sardegna. Salame al mirto è un salume stagionato ottenuto da parti scelte del suino condite con aromi naturali e spezie alle quali è aggiunta la bacca del mirto di Sardegna. 28 info investimenti in borsina Cioccolato di Modica Nell’angolo più a est della Sicilia, nella barocca Modica, il rito della preparazione del cioccolato lavorato a freddo con la “pasta amara” si tramanda di generazione in generazione. La massa di cacao, ottenuta dai semi tostati e macinati e, non privata del burro di cacao naturalmente contenuto, è mescolata a zucchero semolato o di canna, e spezie come cannella, vaniglia o peperoncino oppure a scorze di limoni o arancia. La barretta di cioccolato ottenuta è nero scuro con riflessi bruni, una consistenza granulosa e un po’ grezza. Buonuovo A Coop il premio “Good Egg” . Coop Italia si è aggiudicata il premio Good Egg 2010 di Compassion in World Farming, la maggiore organizzazione internazionale per il benessere animale, che da oltre 40 anni è impegnata a migliorare le condizioni di vita degli animali allevati per produrre cibo (www.ciwf.it). Tra i premi benessere animale del 2010, 42 Good Egg e 3 Good Chicken sono stati assegnati ad aziende ed enti europei che si stanno impegnando per migliorare le condizioni di allevamento di galline ovaiole e polli, animali che vengono ancora allevati per lo più in modo intensivo. Tra i vincitori appunto Coop Italia, la prima catena di distribuzione italiana che dallo scorso ottobre ha escluso dalla vendita le uova di galline allevate in gabbia, dopo avere smesso già nel 2007 di vendere con il proprio marchio uova di batteria. Un milione e trecentomila galline ogni anno vivranno fuori dalle gabbie grazie a queste scelte. 29 Sulla sostituzione degli shoppers di plastica tradizionale, messi al bando dal primo gennaio, Coop ha investito fin dalla primavera del 2009 mettendo a disposizione del consumatore un assortimento vario di borsine. Ma occorre incentivare soprattutto l’uso delle borse riutilizzabili. Coop è stata la prima ad investirci fin dal 2009 effettuando la completa sostituzione dei tradizionali shoppers di plastica con i nuovi shoppers “verdi”. Attualmente, in tutti i 1.440 tra Supermercati e IperCoop, sono in esaurimento le ultime scorte di shoppers tradizionali monouso e i consumatori possono scegliere in base alle proprie necessità fra diverse tipologie di buste riutilizzabili in vari materiali quali polipropilene, cotone, juta; a completamento dell’offerta c’è poi lo shopper biodegradabile. Questo l’impegno di Coop, la prima catena della Grande Distribuzione in Italia, a proposito del divieto all’immissione in commercio di shoppers non biodegradabili a partire dal primo gennaio, salvo esaurimento scorte. «Ovviamente accogliamo con favore il divieto alla diffusione, è una scelta da noi condivisa da tempo – spiega Maurizio Zucchi, direttore Qualità di Coop Italia – anche se non ci sembra questo il vero cuore del problema. La nostra strategia punta, infatti, a sensibilizzare il consumatore sul riutilizzo, cioè sul riprendere l’abitudine di portarsi dietro da casa i sacchetti quando si deve andare a fare la spesa. Certo se serve uno shopper “usa e getta” anche per noi è meglio quello biodegradabile. Ciò significa che solo per ciò che concerne la nostra realtà si evita l’immissione di 450 milioni di shoppers tradizionali “usa e getta” all’anno. Ma le campagne di sensibilizzazione che abbiamo avviato – continua Zucchi – puntano a dire che sono le borse riutilizzabili l’alternativa migliore sia in termini ambientali che economici ed anche come prestazioni meccaniche, cioè resistenza al carico e ai tagli. E possiamo dire che quest’iniziativa è stata accolta con molto favore dai nostri consumatori. Ad esempio un’indagine commissionata dalla cooperativa partita per prima (Unicoop Firenze) a quattro mesi di distanza dalla sostituzione dimostrava già l’alto gradimento per questa scelta: favorevole il 98 per cento dei soci e consumatori». n info la vetrina dei soci Teatro dei Concordi Roccastrada (GR) TEATRI Pubblichiamo gli spettacoli dei teatri che prevedono sconti su biglietti per i soci Coop grazie alle convenzioni stipulate da Unicoop Tirreno. La riduzione è valida per il socio titolare della carta e un accompagnatore su presentazione della carta SocioCoop al botteghino. Teatro Scuderie Granducali Seravezza (LU) 30 gen. Thom Pain di Will Eno, con Elio Germano; 12 feb. L’Amor comanda spettacolo di commedia dell’arte, testo e regia Michele Modesto Casarin; 5 mar. Italiani, italieni, italioti di Michele Serra, con Ugo Dighero e la Banda Osiris, regia Giorgio Gallione. Info Palazzo Mediceo, Fondazione Terre Medicee, tel. 0584757443 Teatro Comunale Pietrasanta (LU) 31 gen. L’inganno - Sleuth di Antony Shaffer, con Glauco Mauri e Roberto Sturno, regia Glauco Mauri; 15 feb. Tutto su mia madre di Samuel Adamson, con Elisabetta Pozzi, regia Leo Muscato; 22 feb. I beati anni del castigo di Fleur Jaeggy, con Elena Ghiaurov, regia Luca Ronconi. Info tel. 0584795511; Fondazione La Versiliana tel. 0584265733-35 Teatro Politeama Viareggio (LU) 25 gen. La tempesta di W. Shakespeare, adattamento e regia Andrea De Rosa, con Umberto Orsini; 2 feb. Love Machines ideazione e regia Giulia Staccioli, coreografie Giulia Staccioli e Jessica Gandini. Info tel. 0584962035, Comune di Viareggio uff. Spettacolo tel. 0584966339 Teatro Goldoni Livorno 27 gen. Sospiri di balera di Lindsay Kemp; 5-6 feb. Cavalleria rusticana di P. Mascagni e Pagliacci di R. Leoncavallo; 11 feb. Gianni Cazzola Black Legacy Tributo a Art Blakey; 12 feb. Meraviglia Compagnia Sonics (danza); 16 feb. Uto Ughi violino; 20 feb. Santos di Roberto Saviano, regia Mauro Gelardi; 22-23 feb. Roman e il suo cucciolo di Reinaldo Povod, con Alessandro Gassman; 2 mar. Paracasoscia Compagnia Botega (danza); 3 mar. La guerra piccola di Alberto Severi, regia Ugo Chiti; 4 mar. Emiliano Loconsolo Quartett (jazz) Info tel. 0586204213-19 - www.goldoniteatro.it Teatro Cral Eni Livorno 12, 13, 19, 20 feb. Trappola mortale di Ira Levin, regia Mark Eaton; 17 feb. Attraverso i colori del Sax orchestra di sassofoni “CaleidoSax”, Valerio Barbieri direttore, musiche di Gabrieli, Gershwin, Piazzolla, Matitia, Iturralde, Mancini, Alessandrini, Traverso; 5-6 mar. Assemblea condominiale di Gérard Darier, regia Lucio Vannucchi. Info tel. 0586401308 - www.cralenilivorno.it Teatro Comunale E. De Filippo Cecina (LI) 4 feb. Volare omaggio a Domenico Modugno con Gennaro Cannavacciuolo, regia Marco Mete; 19 feb. Don Chisciotte di Ruggero Cappuccio con Roberto Herlitzka e Lello Arena, regia Nadia Baldi. Info tel. 0586611610, 0586680145 Teatro Comunale dei Concordi Campiglia M.ma (LI) 28 gen. Thom Pain di Will Eno, con Elio Germano (nella foto); 4 feb. Animalie con David Riondino, regia Giorgio Gallione, testi di Jorge Louis Borges, Stefano Benni, Toti Scialoja; 17 feb. La mandragola di N. Machiavelli, regia Ugo Chiti. Info tel. 0565837028 www.teatrodellaglio.org Teatro Verdi San Vincenzo (LI) 26 gen. Edizione straordinaria con Andrea Muzzi e Marco Vicari, regia Sergio Staino; 29 gen. Azzurra balena spettacolo per bambini a cura dell’Associazione Habanera; 11 feb. Madama Butterfly melodramma in tre atti di G. Puccini, pianoforte Anna Cognetta, narratore Franco Bocci; 18 feb. Il cappello a cilindro regia Pietro Malavenda; 25 feb. Le faremo sapere con Laura Rossi e Andrea Nencioni; 26 feb. Codamozza il gatto spettacolo per bambini a cura dell’Associazione Habanera; 4 mar. Sensi della compagnia di danza contemporanea Bodylab. Info tel. 0565707273 - [email protected] 19 feb. Il malato immaginario di Molière, con Davide Giglio e Giorgia Cerruti, adattamento e regia Antonio Dìaz-Floriàn; 5 mar. Gabbato lo santo di e con Francesco Rotelli. Info tel. 0564564086 - www.toscanaspettacolo.com Teatro Comunale Boccheggiano (GR) Sala Polivalente Montieri (GR) 28 gen. (Montieri), 29 gen. (Boccheggiano) Andando in onda Radiorchestra; 12 feb. (Boccheggiano) Terapia di coppia Diesis Teatrango. Info Mosaicoarte tel. 0566998915 - [email protected]; comune di Montieri uff. Cultura tel. 0566996825 Teatro Moderno Grosseto 29 gen. Carmen, coreografie di Luciano Cannito; 7 feb. Gian Burrasca con Elio, testo e regia Lina Vertmüller, musiche di Nino Rota; 15 feb. La menzogna ideazione e regia Pippo Delbono; 1 mar. Art di Yasmina Reza con Alessandro Haber, Alessio Boni, Gigio Alberti, regia Giampiero Solari. Info tel. 056422429 - www.teatromodernogrosseto.it Teatro Industri Grosseto 11 feb. Tristi tropici liberamente tratto da Tristes Tropiques di Claude Lévi-Strauss; La scuola delle mogli di Molière, traduzione e adattamento di Valter Malosti. Info tel. 056421151 - www.gol.grosseto.it/industri Teatro Eliseo Roma Fino al 6 feb. Il mare da Anna Maria Ortese, con Paolo Poli; dal 14 feb. al 13 mar. Romeo e Giulietta di W. Shakespeare, con Riccardo Scamarcio, Deniz Ozdogan, regia Valerio Binasco. Eliseo Bambini Dal 22 gen. all’11 giu. The lion king il musical, laboratorio teatrale in lingua inglese; dal 22 feb. al 19 apr. Robin Hood nei giardini di Roma, testo e regia Gigi Palla. Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi Roma Dal 25 gen. al 13 feb. Morso di luna nuova di Erri De Luca, regia Giancarlo Sepe. Info tel. 0648872222-064882114 - [email protected] www.teatroeliseo.it Teatro Quirino Vittorio Gassman Roma Fino al 30 gen. L’appartamento di Billy Wilder e I. A. L. Diamond, con Massimo Dapporto, Benedicta Boccoli, regia Patrick Rossi Gastaldi; 1-13 feb. I pugni in tasca con Ambra Angiolini (nella foto) e Pier Giorgio Bellocchio, regia Stefania De Santis; 15-27 feb. Dona Flor e i suoi due mariti di J. Amado, regia Emanuela Giordano. Info tel. 066794585 - 800013616 - www.teatroquirino.it Teatro Valle Roma - Monografie di scena Franca Valeri: dal 25 al 27 gen. in La vedova Socrate; 28 gen. Io e il cinema, una ben strana coppia incontro con Franca Valeri - Parigi o cara film; 29 gen. in Avrei voluto essere una mezzosoprano; 30 gen. in Carnet de notes. Ferdinando Bruni, Elio De Capitani: 1-2 feb. in Red; 4-5 feb. in Libri da ardere; 8-20 feb. in Angels in America. Valter Malosti dal 22 feb. al 6 mar. in La scuola delle mogli. Info tel. 066869049-1802 - ufficio promozione 800011616 [email protected] - [email protected] www.teatrovalle.it Teatro Vittoria Roma Fino al 6 feb. Trappola per topi di A. Christie, regia Stefano Messina; 30 gen. e 3 feb. La Sonnambula di V. Bellini, dal Teatro Lirico di Cagliari, direttore Maurizio Benini; 8-27 feb. Il clown dei clown di e con David Larible; 13 e 17 feb. Don Giovanni di W. A. Mozart, registrato al Festival di Salisburgo, direttore Bertrand de Billy; 1-20 mar. Il mistero buffo di Dario Fo di e con Paolo Rossi. Prenotazioni: 065781960 int. 4 - [email protected] Info www.teatrovittoria.it 30 info Sala Umberto Roma Dal 25 gen. al 13 feb. Un ispettore in casa Birling di John Boyton Priestley, con Andrea Giordana, Paolo Ferrari, Crescenza Guarnieri, regia Giancarlo Sepe; dal 15 feb. al 6 mar. Il miracolo di Don Ciccillo di e con Carlo Buccirosso. Info tel. 066794753-97274066 - www.salaumberto.com Teatro dell’Opera Roma 4, 6, 12, 15, 17, 18 feb. L’Elisir d’amore di G. Donizetti, direttore Bruno Campanella, Orchestra e Coro Teatro dell’Opera; 10, 11, 13, 16, 19, 20 feb. Il lago dei cigni, musica di P.I. Ciaikovski. Info tel. 0648160287 - www.operaroma.it Teatro delle Marionette degli Accettella Roma 29, 30 gen. (famiglie), 31 gen. 1, 2, 3, 4 feb. (scuole) Il pesciolino lucente di Icaro Accettella, Teatro Accettella; 6 feb. (famiglie), 7, 8 feb. (scuole) Gioco! di Fabrizio Cassanelli e Guido Castiglia, Fondazione Sipario Toscana; 9, 10, 11 feb. (scuole) Giulietta e Giulietta di Laura Saccani e Lucilla Mininno, Maninalto/Teatro Accettella; 13 feb. (famiglie) 14-15 feb. (scuole) Gocciolino di Ennio Pasinetti, Teatro Telaio; 19, 20, 27 feb. (famiglie) 21-25, 28 feb. e 1 mar. (scuole) Il gatto con gli stivali di Icaro Accettella, Teatro Accettella; 3, 4, 7, 8 mar. (scuole) La scimmia, il ragno e il tamburo di Gianni Silano, Gianni Silano/Teatro Accettella. Info tel. 0687189984 - [email protected] www.accettellateatro.it Teatro di San Carlo Napoli Fino al 30 gen. La serva padrona di G.B. Pergolesi, Orchestra Teatro di San Carlo, direttore Gian Battista Rigon; 29 gen. Pergolesi in olimpiade Orchestra e Coro Voci Bianche Teatro San Carlo, direttore Corrado Rovaris, regia Roberto De Simone; 9-15 feb. La bella addormentata musica di P.I. Ciaikovski, coreografie di Dominc Walsh, primo ballerino ospite Alessandro Macario, Orchestra e Corpo di Ballo Teatro San Carlo; 10 feb. Beethoven recital di pianoforte di Maurizio Pollini; 19-20 feb. Mahler, direttore Christian Arming, soprano Malin Hartelius, Orchestra Teatro di San Carlo. Info tel. 0817972468 - [email protected] Teatro Bellini Napoli Dal 25 gen. Italiani si nasce... E noi lo nacquimo di e con Maurizio Micheli e Tullio Solenghi, regia Marcello Cotugno; dal 1 feb. Brachetti, ciak si gira! con Arturo Brachetti, regia Serge Denoncourt; dall’8 feb. Il mare di e con Paolo Poli (nella foto); dal 15 feb. I giganti della montagna di L. Pirandello, con Enzo Vetrano, Stefano Randisi; dal 25 feb. Purgatorio - Cantica II una creazione di Emiliano Pellisari. Info tel. 0815491266 - www.teatrobellini.it Teatro Nuovo Napoli 30 gen. Incendi di Wajdi Mouawad, regia Agnese Cornelio; 30 gen. e 21 feb. L’arte del racconto; 1-6 feb. Nudo Ultras testo e regia Giuseppe Massa; 13 feb. Kamikaze, a cura di MK: Lorenzo Bianchi, Biagio Caravano e Michele Di Stefano; 15-20 feb. Tutto ciò che è grande è nella tempesta drammaturgia F. Bellini, regia Andrea De Rosa; 22-27 feb. Speradiserabeltemposi...rosso! uno spettacolo di Lucido Sottile. Info tel. 0814976267-0814207318-081406004 Teatro Le Nuvole Napoli 30 gen. Chicco radicchio; 13 feb. Strip; 27 feb. Abbecedario. Info tel. 0812395653 - [email protected] - www.lenuvole.com Teatro Area Nord Napoli 5, 6 feb. Novecento di A. Baricco con Paolo Cresta; 19, 20 feb. Lo stipo di C. Alvaro, regia Antonello Antonante; 26, 27 feb. Papà alla coque di e con Sergio Vespertino; 5, 6 mar. Ciao maschio, regia Raffaele Di Florio. Info tel. 08119571331-5851096, [email protected] Galleria Toledo Napoli 27-30 gen. Mi chiamo Omar da un racconto di Omar Suleiman, regia Luisa Guarro. Info tel. 081425037-824 - [email protected] - [email protected] www.galleriatoledo.org 31 Auto sconto Sconti per i soci Coop negli autonoleggi Avis e sulle assicurazioni Unipol. Sconti riservati ai soci Coop presso tutte le agenzie Unipol Assicurazioni del territorio nazionale e in oltre 220 uffici di autonoleggio Avis in Italia e altrettanti nel mondo. La convenzione con Avis per i soci Coop prevede gli sconti applicati alle tariffe non prepagate, cioè con pagamento all’ufficio di noleggio, e altri benefici. Oltre agli sconti – che vanno dal 10 al 15 per cento a seconda che si tratti di tariffe per noleggio auto (giornaliera, settimanale e weekend, Italia ed estero) o furgoni – si prevedono, infatti altri vantaggi come i km illimitati sulle tariffe auto giornaliera, settimanale e weekend (noleggi in Italia) e la seconda guida gratuita o al 50 per cento di sconto sul noleggio del GPS. I soci Coop potranno prenotare il noleggio tramite pagina web dedicata con numeri di sconto già inseriti su www.avisautonoleggio.it/Coop e sito Coop nell’area “convenzioni”, presso il Centro Prenotazioni Avis (per auto 199100133; per furgoni 199191919) o presso gli Uffici di noleggio Avis. Passando ad Unipol gli sconti riservati ai soci Coop riguardano: l’RC Auto (sconti del 6 per cento fino alla 14° classe di merito e ulteriore 2 per cento per chi si trova in una classe di merito uguale o inferiore alla 2); altri rischi auto (sconto del 20 per cento su incendio, furto e garanzie accessorie); polizza Unibox (con il moderno sistema satellitare Unibox, installato sull’automobile, si può risparmiare ulteriormente sull’RC Auto e su incendio e furto); l’RC Cicli e Motocicli (sconti del 6 per cento sui premi tariffa per tutte le classi di merito, ulteriore 2 per cento per chi si trova in una classe di merito uguale od inferiore alla 2). Info www.ugfassicurazioni.it Biglietto ridotto e servizio navetta a/r dai rispettivi negozi Coop per i soci di Roma e provincia per lo spettacolo di Carlo Buccirosso “Il miracolo di Don Ciccillo” presso il Teatro Sala Umberto il 2 marzo alle ore 21. Il pacchetto – il cui prezzo varia in base al tipo di posto scelto e alla partenza da Roma o da un paese della provincia – deve essere acquistato entro la prima settimana di febbraio presso le Sezioni soci. Coinvolti i punti vendita di Roma, Genzano, Velletri, Pomezia, Cerveteri, Colleferro, Guidonia e Aprilia. info Mostre Corsi Rodin. Le origini del genio (1864-1884) Corsi orientativi e laboratori teatrali per bambini e adulti Legnano, Palazzo Leone da Perego, via Gilardelli 10 Fino al 20 marzo, da mar. a dom. 9.30-19 (lunedì chiuso) Biglietti 9 euro, 7 per i soci Coop La più importante e ampia mostra mai realizzata in Italia su Auguste Rodin. Con centoventi opere – 65 sculture, 26 disegni e 19 dipinti inediti – la mostra ricostruisce per la prima volta la produzione artistica dagli anni della formazione fino al grandioso progetto della Porta dell’Inferno, attraverso alcuni dei suoi maggiori capolavori, come il Giovanni Battista, il Pensatore, il Bacio, le Grandi Ombre. Info tel.0243353522, [email protected], www.mostrarodin.it Melozzo Da Forlì. L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello Forlì, Musei in San Domenico p.za G. da Montefeltro 12 Dal 29 gennaio al 12 giugno da mar. a ven. 9.30-19; sab., dom. e festivi 9.30-20 (lunedì chiuso) Biglietti 10 euro, 7 per i soci Coop La più completa esposizione di tutte le opere “mobili” dell’artista nella sua città natale. la mostra proporrà anche capolavori di Mantegna, Piero della Francesca, Bramante, Raffaello, Perugino, Benozzo Gozzoli, Paolo Uccello. Info tel. 0243353525, [email protected], www.mostramelozzo.it Paz e Pert. Sandro Pertini e Andrea Pazienza Roma, Palazzo Incontro via dei Prefetti 22 Fino al 27 febbraio, dalle 10 alle 19 (lunedì chiuso) Biglietti 6 euro, 4 per i soci Coop. La mostra rende omaggio a due personalità di primo piano della politica e della cultura italiana del Secondo dopoguerra in occasione dei vent’anni della scomparsa del Presidente partigiano. Posta sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana, la mostra, organizzata da Civita in collaborazione con Fandango su iniziativa della provincia di Roma, è curata da Vincenzo Mollica e Mariella Pazienza e per l’Associazione Nazionale Sandro Pertini da Stefano Caretti e Monica Mengoni. Info tel. 0632810; www.fandangoincontro.it Modigliani Scultore MART Museo di arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto Rovereto, corso Bettini 43 fino al 27 marzo, lun.-dom. 10-18, ven. 10-21 Biglietti 10 euro, 7 per i soci Coop Un evento straordinario dedicato a un nucleo di eccezionali sculture di Modigliani mai esposte insieme selezionate grazie a un lavoro di ricerca scientifica durato 6 anni. Info tel. 800397760, [email protected], www.mart.trento.it 32 Teatro Verdi San Vincenzo (LI) Bambini (6-10 anni) fino a maggio tutti i giovedì dalle 17 alle 18,30; costo 40 euro, 30 per i soci di Unicoop Tirreno. Ragazzi (10-15 anni) fino a maggio tutti i mercoledì dalle 15 alle 16,30; costo 40 euro, 30 per i soci di Unicoop Tirreno. Adulti (a partire da 17 anni); costo 60 euro, 50 per i soci di Unicoop Tirreno. Info Elena Pazzaglia 3207025904, Claudio Neri 393 9715484; [email protected] Corso base di recitazione e di drammatizzazione teatrale Corsi diretti da Lello Serao organizzati da Libera Scena Ensemble Teatro Area Nord Napoli Corso base di recitazione: dai 16 anni in su, fino a fine giugno, il lunedì e il giovedì dalle 18 alle 21. Costo: 80 euro, 50 per i soci Unicoop Tirreno; quota iscrizione 50 euro anziché 80. Agli interessati si richiede di inviare a [email protected] il curriculum vitae con dati anagrafici, foto formato tessera e richiesta di partecipazione al corso. Corso di drammatizzazione teatrale: 7-14 anni, fino a giugno, il venerdì dalle 15,30 alle 17,30. Costo: 30 euro con bonus di 1 ingresso gratuito al bambino + accompagnatore per gli spettacoli “Promossi a teatro” riservati alle scuole in orario mattutino; iscrizione gratuita per i soci di Unicoop Tirreno. Info tel. 0815851096, 08119571331 dalle 10,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 17,30. Cinema Cosmopoli Portoferraio (LI), Salita Napoleone (Centro Culturale De Laugier) Biglietti 7 euro; ridotto soci Coop 6. Metropolis Marciana Marina (LI), viale Giuseppe Vadi 7 Biglietti 8 euro (10 per il 3d); ridotto soci Coop 6 (8 per il 3d) Il cinema Metropolis di Marciana Marina effettuerà una proiezione settimanale (martedì, mercoledì o giovedì) a tariffa unica di 4 euro, 3 per i soci Coop. Ogni mese inoltre saranno in programmazione almeno 1-2 eventi complementari in diretta o in differita (balletto, opera, concerti, teatro) a 12 euro, 8 per i soci Coop. Multisala Supercinema Orbetello (GR) corso Italia, 131 Proiezioni normali: 5 euro (anziché 7); proiezioni in 3D: 7 euro (anziché 9). Info tel. 0564867176 Oasi Riserva Naturale Padule Orti-Bottagone L’Oasi si trova nel Comune di Piombino (LI), con ingresso lungo la strada della Base geodetica, km 4,900, loc. Torre del Sale. Visitabile il sabato e la domenica alle 9 e alle 14, senza prenotazione. Biglietti ridotti per i soci Coop: adulti 3 euro anziché 5; bambini sotto i 14 anni 2 euro anziché 3; visita guidata 3 euro a persona. Centro visite, sentiero natura, 2 capanni di osservazione e una altana, stazione di inanellamento degli uccelli, sentiero per disabili. Censite 227 specie di uccelli. Info tel. 3207215635; [email protected] 32 l ’agenda del socio Le iniziative organizzate dalle Sezioni soci nei territori della Cooperativa. Cecina (LI) È in pieno svolgimento a Cecina la decima stagione dei film del giovedì: 16 titoli che accompagneranno altrettante serate a un prezzo del biglietto di soli tre euro per i soci Coop. La rassegna, organizzata in collaborazione con il comune di Cecina, continua a incontrare il favore del pubblico che è andato via via crescendo con presenze sempre più folte. Si è iniziato il 13 gennaio con l’ultimo lavoro di Pupi Avati “Una sconfinata giovinezza” e con il discusso, ma prezioso film di Mario Martone sul Risorgimento italiano “Noi credevamo”. Prossimi appuntamenti a febbraio con “La pecora nera” di Ascanio Celestini, “Agorà” di Alejandro Amenàbar, “Sul mare” di Alessandro D’Alatri e il divertente “Mammuth” di Benoit Délephine. 3 marzo “Basilicata Coast To Coast” di Rocco Papaleo. Roma Il 20 gennaio presso la Biblioteca del Laurentino sarà presentato il libro “Una lunga incomprensione. Paolini tra destra e sinistra”. Interverranno gli autori Gianni Borgna, scrittore saggista, Adalberto Baldoni, scrittore. Introduce Giancarlo Goversni, giornalista televisivo. Donoratico (LI) Il Comitato soci di Donoratico, in collaborazione con il Comitato Turistico cittadino e con il patrocinio del Comune di Castagneto Carducci, organizza un ciclo di 9 film presso il cinema Ariston: 21 gennaio “Il segreto dei tuoi occhi” di Juan Josè Campanella; 28 gennaio “L’uomo che verra’’ di Giorgio Diritti; 4 febbraio “Brigth star” di Jane Champion; 11 febbraio “Una vita tranquilla” di Claudio Cupellini; 18 febbraio “Departures” di Yojiro Takita; 25 febbraio “Il concerto” di Radu Mihaileaunu; 4 marzo “I fiori di Kirkur” di Fariborz KamKari; 11 marzo “Noi credevamo” di Mario Martone. Ingresso 4 euro; soci Coop 3 euro. È arrivata la Befana È arrivata in moto a distribuire doni ai bambini del Cappelletto di Avenza, ha visitato le case di riposo “Ascoli” di Massa e Regina Elena di Carrara, è scesa in piazza a Rio nell’Elba e dentro la galleria del Supermercato di Cecina via Pasubio dove ha dispensato caramelle e dolcetti a marchio Coop. Così hanno festeggiato la Befana alcune Sezioni soci nei territori della Cooperativa. Nel Supermercato di Roma Laurentino addirittura uno spettacolo di burattini a cura dell’associazione culturale “Il nido della Fenice”. 33 Pietrasanta (LU) Sei proiezioni presso la sala Croce Verde di Pietrasanta a partire dal 21 gennaio a cura del Comitato soci di Donoratico, ingresso gratuito per i soci Coop e ARCI. Questo il programma: 21 gennaio “Julie & Julia” Nora Ephron; 28 gennaio “Il Minestrone” Sergio Citti; 4 febbraio “Il Viaggio di Felicia” Atom Egoiam; 11 febbraio “Sideways. In viaggio con Jack” Alexander Payne; 18 febbraio “Fast Food Nation” Richard Linklater; 25 febbraio “Soul Kitchen” Fatih Akin. Le proiezioni, alle 21, saranno precedute alle 20,30 da una degustazione sul tema del film. Rosignano (LI) Nell’ambito del progetto di Educazione al Consumo Consapevole per adulti Unicoop Tirreno, Sezione soci di Rosignano, propone agli studenti dell’Unitre del territorio i due primi incontri – presso la sala soci della Sezione di Rosignano ore 17 – di un ciclo avente per oggetto il tema della tutela del consumatore e cittadino. Il 10 febbraio “Sicurezza alimentare; conoscere per scegliere” a cura di Massimiliano Matteoni, biologo nutrizionista ed etologo alimentare, con degustazione di prodotti a marchio Coop mentre il 17 Maurizio Pascucci, coordinatore Progetto “Liberarci dalle spine” e Alessandro Montagnani, socio Coop volontario parleranno di “I Sapori di legalità, il progetto sociale delle terre confiscate alla mafie”. Seguirà una degustazione di prodotti della cooperativa “Lavoro e non solo”. Venturina (LI) Anche per gli studenti dell’Unitre di Venturina un ciclo di incontri sull’Educazione al Consumo Consapevole dal titolo “Scelte di consumo sostenibili”. Primo incontro il 3 marzo alle 17: “Acqua la preziosa, un patrimonio da conoscere e da proteggere”. Bambini a teatro In occasione delle feste natalizie i soci di Cerveteri hanno organizzato una domenica a teatro con i propri figli. In cinquanta tra bambini, genitori e nonni, hanno assistito allo spettacolo “Il mago di Oz” a cura della compagnia teatrale Mimmo Testa presso il teatro “Mongiovino” di Roma, con il quale Unicoop Tirreno ha stipulato una convenzione. Al termine dello spettacolo gli attori hanno incontrato i bambini nel giardino antistante il teatro. Un’iniziativa promossa dal comitato soci di Cerveteri. viaggi Coop il mondo di Sòfia La Capitale con il suo fascino post-comunista fatta d’arte e locali “fuori moda”, e gli altri paesi e villaggi con i minareti, i canti dei muezzin che si mescolano alle trombe degli zingari, i monasteri custodi di meravigliosi affreschi. Ma la Bulgaria, turca ma non troppo, è anche roseti profumatissimi, i più grandi del mondo. di Alessandra Bartali Probabilmente la Bulgaria è il paese europeo meno conosciuto dagli italiani. Ci resta difficile farcene un’idea. Si dice Bulgaria e cosa ci viene in mente? L’attentato a Papa Giovanni Paolo II, per cui si ipotizzò una pista bulgara armata dal Kgb, in realtà mai comprovata. Il Pippero, canzone di Elio e le Storie Tese ispirata da una musica tradizionale bulgara. Poco altro. femminile singolare La Bulgaria risuona alle nostre orecchie più che altro come aggettivo: a parte l’ormai famoso editto bulgaro del nostro presidente del Consiglio, che si deve al luogo dove è stato pronunciato, in genere l’aggettivo viene declinato al femminile e accostato a termini quali “maggioranza” e “percentuale”, a indicare una quasi totalità di consenso verso qualcuno o qualcosa. Pur essendo forse il meno noto tra i capi di governo del blocco socialista, infatti, Todor Hristov Živkov fu tra i più allineati al regime sovietico e il suo popolo tra i piú mansueti. Mentre pressoché ogni paese ha avuto il suo momento di rivolta nei confronti del regime, in Bulgaria la dittatura è sempre stata avallata da un “silenzio monolitico”, per dirla con le parole di uno dei più im- portanti scrittori locali, Georgi Gospodinov: nell’estate del 1968, mentre a Praga ci vollero i carri armati per sedare i malumori, a Sofia la gente accorreva al “Festival mondiale della Gioventù”, organizzato dal partito. Per scrollarsi di dosso quest’inclinazione all’obbedienza, i bulgari hanno dovuto attendere ben oltre la caduta del Muro di Berlino: solo nella seconda metà degli anni Novanta la Capitale ha cominciato a stare al passo con le altre grandi città dell’ex blocco sovietico, pronte ad attirare il turismo occidentale con i loro prezzi bassi infiocchettati con l’aura bohémien tipica dei momenti di transizione. rotta verso Est Nel 2011 Sofia ha ancora il fascino post-comunista ormai sfiorito nella ben più popolare Berlino: i locali (concentrati a Studentski Grad e nel quartiere di Bilkova) sono spazi riesumati da un passato non certo glamour e l’arte contemporanea non è ancora un vezzo, ma un mezzo per fare breccia nell’isolamento culturale in cui per tanti anni la Bulgaria si è barricata. A Ženski Pazar sopravvive un’enclave balcana, popolare e caotica, che rimanda alla vicinanza 34 Ženski Pazar Druzhba geografica e culturale con Istanbul. La rimozione di questo legame spesso si fa coincidere con il periodo socialista, anche se ben prima delle campagne antimusulmane di Živkovtutte le moschee (tranne la bellissima Banya Bashi) furono trasformate in chiese e musei e tutt’oggi, nonostante la presenza di circa 60mila turchi nella Capitale, a Sofia il kebap è meno popolare della pizza. Più tangibile la presenza musulmana sui monti Rodopi, un’area sfuggita alla massiccia industrializzazione di marca sovietica. Al posto delle ciminiere qui svettano i minareti, mentre i canti dei muezzin si mescolano alle trombe degli zingari e all’odore di carbone. Nei pressi del confine con la Grecia qualche scheletro dei vecchi check point ribadisce, se fosse necessario, che siamo all’Est. la vie en rose Il villaggio più piacevole da visitare è Shiroka Lâka, dove capre e asini accompagnano la vita quotidiana dei pomaki, i bulgari musulmani. Fu in un campo di grano di queste zone che due antropologi americani scoprirono il talento musicale di Valja Balkanska, considerata una delle voci più straordinarie del mondo. Inutile dire che un viaggio in questa estremità meridionale del paese è un’immersione totale nelle radici culturali bulgare, anche se ufficialmente sono i monasteri, sparsi in tutto il territorio, i luoghi che hanno tenuto viva la cultura nazionale durante il buio periodo di dominazione ottomana: alcuni ridotti a poco più che macerie dalla furia turca e dall’ateismo di stato, altri (come il Monastero di Palazzo presidenziale 35 Rila) custodi di meravigliosi affreschi e attrezzati per il pernottamento dei visitatori. In mezzo a questo territorio intervallato da arte mistica e industrie (a quelle siderurgiche e chimiche degli anni Cinquanta la delocalizzazione delle imprese occidentali ha affiancato stabilimenti moderni) nascono le rose. Di varie specie, ma soprattutto di una, chiamata la rosa di Kazanlak, che pare cresca solo in Bulgaria. E il risultato, oltre che avere un risvolto economico, è anche estetico (si dice che i roseti bulgari siano i più grandi del mondo) e ovviamente olfattivo. Soprattutto all’inizio di giugno, periodo di fioritura, quando il momento del raccolto è celebrato con balli e canti tradizionali: è il “Festival delle rose”. n Comitiva Coop Festival delle rose in Bulgaria Dal 31 maggio al 5 giugno Sofia, Monastero di Rila, Plovdiv, Kazanlak, Festival delle rose, Koprivshtiza Sistemazione in alberghi 3 stelle 795 euro camera doppia 906 euro camera singola 741 euro in camera tripla 3 adulti 722 euro bambini fino a 12 anni nc in camera con 2 adulti Per ulteriori informazioni: agenzie di viaggi convenzionate, Numero Verde Turismo 800778114, www. mondovivo.it Il centro di Sofia info nati ieri Negli ultimi due mesi del 2010 Unicoop Tirreno ha inaugurato due nuovi punti vendita: il supermercato di Civita Castellana (VT) e il Superstore nella centrale via Arenaccia a Napoli. di Beatrice Ramazzotti Due nuovi supermercati Coop nei centri nevralgici di due città: il punto vendita di Civita Castellana (Viterbo), inaugurato il 18 novembre 2010 all’interno del centro commerciale “Piazza Marcantoni”, e il Superstore nella centralissima via Arenaccia di Napoli, dieci minuti a piedi dalla stazione ferroviaria. Territori diversi in cui Coop ha scelto di investire, realizzando strutture accoglienti e moderne, dove soci e clienti possono trovare qualità, convenienza, professionalità, assortimenti merceologici legati alle tradizioni locali e tanti servizi. A Civita Castellana per la Cooperativa si è trattato di un trasferimento e di un ampliamento allo stesso Civita Castellana tempo: dai 900 mq del vecchio InCoop in loc. Pizzo Garofalo (oggi chiuso) si è passati a 1.500 mq di area vendita all’interno del nuovo Centro Commerciale di via della Repubblica, costruito ristrutturando ad arte lo storico stabilimento Marcantoni, all’ingresso della cittadina, che per decenni ha “sfornato” oggetti di ceramica dando lavoro a centinaia di persone. Un’inaugurazione toccante a cui erano presenti anche gli ex operai, oggi ultraottantenni. La nuova Coop ha aperto con alcune novità: banchi pescheria, panetteria, gastronomia e macelleria, oltre a una maggiore presenza di prodotti non alimentari, il Salvatempo e lo sportello del Prestito sociale. I dipendenti sono 55 e il punto vendita sarà aperto dal lunedì alla domenica, orario continuato 8-20. A Napoli il 3 dicembre scorso è stato inaugurato un nuovissimo Superstore di 2.200 mq in via Arenaccia 154, nell’edificio, ricostruito mantenendone le linee architettoniche, che fu sede della Telecom. Un immobile di tre piani dove una doppia rampa esterna conduce ai due piani di parcheggi con oltre 150 posti auto. Coop occupa l’intero piano terra, al secondo piano si trova un negozio di elettronica, mentre al terzo altri parcheggi, uffici e un’attività di ristorazione. All’interno del supermercato lavorano 93 dipendenti. L’assortimento punta sui prodotti freschi, con attenzione alla provenienza locale: in Campania infatti Unicoop Tirreno conta ben 117 produttori locali (di cui 61 di Napoli e provincia). Nel reparto pane e pasticceria è stata inserita la panificazione mentre nell’ortofrutta saranno garantite, oltre alla convenienza quotidiana, numerose offerte nei fine settimana; presso la macelleria è disponibile sia un banco assistito che la vendita a libero servizio 36 info chiedo Ausilio Risposta pronta dei volontari a chi ha bisogno: Ausilio arriva a Massa. Così salgono a dieci i territori toccati dal servizio. di prodotti già preparati, così come in pescheria dove si può trovare sia il pesce fresco che il surgelato sfuso. Coop ha scelto di utilizzare il dialetto napoletano per la comunicazione interna del punto vendita: un modo originale e divertente per trasmettere vicinanza ai clienti e ai 130mila soci Coop campani, ricordandolo loro che a’ Coop si tu. n Napoli, via Arenaccia 37 I volontari della spesa a domicilio arrivano anche a Massa dove lo scorso 3 dicembre il servizio Ausilio per la spesa è stato oggetto di un corso di formazione per i volontari che subito dopo hanno attivato il servizio. Con la cittadina toscana salgono a dieci i territori in cui anziani e persone con difficoltà motorie possono ricevere la spesa a casa, senza costi aggiuntivi di consegna, grazie ai volontari che raccolgono telefonicamente gli ordini dagli utenti, vanno a fare la spesa e la portano direttamente a casa delle persone, trascorrendo spesso qualche minuto insieme, facendo due chiacchiere e bevendo un caffè. Ausilio, infatti, è anche un antidoto alla solitudine, soprattutto tra le persone anziane: lo conferma il fatto che non ci sono importi minimi d’acquisto e si consegnano anche spese inferiori ai 3 euro. «Chi vuole proporsi come volontario o iscriversi come utente – spiega Daniela Raspo, responsabile area Servizi di Unicoop Tirreno – può richiedere la scheda di iscrizione presso il supermercato, il Comune o le singole associazioni coinvolte». A Massa, oltre all’amministrazione comunale collaborano al servizio Croce Bianca, Unuci, Anc, Auser e Ada. Ausilio per la spesa è ad oggi attivo a Piombino, Riotorto, Rosignano, Cecina, Livorno, Follonica, Massa Marittima, Velletri e Avellino per un totale di 290 utenti e 200 volontari. (B.R.) n 37 info le memorie di Coop gli alleati L’Archivio storico di Ribolla si conferma espressione culturale di Unicoop Tirreno dove si raccolgono le “Memorie Cooperative”. Dalla riscossa degli agricoltori laziali alla nascita di un’alleanza per l’agricoltura promossa da sei importanti associazioni di produttori agricoli. “Uniti per vincere le sfide del futuro” uno degli slogan. di Alessandro Cardulli Ad un anno dalla sua inaugurazione, l’Archivio Storico “Memorie Cooperative” di Ribolla (GR) sta affermando quella che era stata indicata come la sua mission: essere espressione culturale della Cooperativa, parte della sua operatività. Qui vengono svolte le funzioni di raccolta dei documenti: dai fascicoli relativi alle attività dei primi spacci di vendita a quelli delle prime iniziative sociali e poi manifesti, foto, audiocassette, cd, pellicole, pubblicazioni e riviste, tutti catalogati e organizzati per una ricostruzione storica delle Cooperative che via via si sono accorpate in Unicoop Tirreno, e usufruibili dal pubblico grazie all’apertura, ogni martedì e venerdì, dell’Archivio stesso. «Credo – afferma Enrico Mannari, curatore di “Memorie Cooperative” – che si tratti del primo archivio organizzato di una grande cooperativa di consumatori e si sta confermando come un luogo in cui si ritrovano memoria, contemporaneità e comunicazione, in forme e in modi diversi, che vedono come loro fruitori il gruppo dirigente della Cooperativa, i soci attivi e i giovani delle scuole. Siamo in un laboratorio di idee e progetti, non solo un silenzioso spazio per studi e ricerche». Il materiale raccolto è stato utilizzato come supporto a soggetti interni a Unicoop Tirreno, ma anche alle Sezioni soci per l’allestimento di mostre ed eventi. In quest’anno d’attività, l’Archivio ha ricevuto anche numerose visite sociali, durante le quali sono stati effettuati excursus inerenti la documentazione storica tramite l’utilizzo della Lavagna Interattiva Multimediale. Alcune iniziative, promosse con il contributo dell’Archivio si sono effettuate nei diversi territori, in particolar modo durante i festeggiamenti per gli anniversari di apertura dei supermercati, con l’apporto del materiale storico cooperativo inerente la zona di riferimento. È attivo anche il blog www.memoriecoooperative.it con il quale si cerca di far emergere il nesso culturale tra memoria e futuro che può costituire la base necessaria per animare il patrimonio archivistico e che può offrire testimonianze ed esperienze da trasmettere alle nuove generazioni. (B.S.) n 38 Parte dal Lazio la “riscossa” degli agricoltori. Nasce “Alleanza per l’Agricoltura” promossa da sei importanti associazioni di produttori agricoli che si mettono insieme, formano un coordinamento, aprono un confronto con le istituzioni. Gli slogan che hanno segnato la nascita dell’Alleanza sono indicativi degli obiettivi che si pongono: “Insieme per l’agricoltura”, “Uniti per vincere le sfide del futuro”, “L’impresa agroalimentare: fattore anticrisi e risorsa per le sviluppo, ora le scelte”. Si tratta di un evento che si può definire storico a cui hanno partecipato più di cinquecento titolari di imprese agricole destinato a estendersi ad altre regioni. Storico non solo perché mai vi era stata un’iniziativa di questo tipo ma anche per le sigle che hanno dato vita all’Alleanza. Si tratta di Cia, Confagricoltura, Legacoop, Fedagri, Confcooperative. Agci, cui, proprio nel corso della “manifestazione programmatica” ha aderito anche Conimprese Italia (Confapi). Associazioni sindacali e cooperazione, caratterizzate da esperienze, orientamenti socio-politici diversi che si ritrovano per indicare alle istituzioni, dal governo nazionale a quelle regionali e locali, i provvedimenti necessari per garantire – affermano – sviluppo e reddito delle imprese, che significa lavoro, capacità di interventi sui mercati, garanzie e tutela dei cittadini consumatori, rapporti con la Grande Distribuzione. Giuseppe Codispoti, presidente di Legacoop agroalimentare Lazio, nell’aprire i lavori della assemblea ha affermato: «Noi abbiamo raccolto il grido di dolore ma anche di speranza che viene dalle imprese, che ci chiede unità». Il settore agricolo è ampiamente sottovalutato anche a causa di «un’immagine dell’agroalimentare italiano fatta di “chilometri zero” o “farmers’ market”. Bisogna invertire questa tendenza e fare uscire l’agricoltura dal ruolo di “cenerentola”. Rivolgendosi ai rappresentanti delle istituzioni, dalla Regione Lazio alla Provincia di Roma, Paolo Perinelli, presidente di Confagricoltura Lazio, ha proposto la politica delle tre “I”: Innovazione, Integrazione di sistema (filiere) e Internazionalizzazione. «Vi chiediamo – ha detto Perinelli – di lavorare per valorizzare e facilitare l’agricoltura che c’è, le imprese e il loro posizionamento sul mercato e, semmai, costruire assieme un sistema di imprese e istituzioni». n LA CONVENIENZA A MISURA DI SOCIO COOP È LA TUA ALLEATA CONTRO IL CAROVITA. Ti garantisce ogni giorno il risparmio che cerchi, proponendoti tante possibilità: • offerte per tutti i consumatori • offerte riservate esclusivamente ai Soci • prodotti che i Soci possono acquistare utilizzando i punti • premi del catalogo, che i Soci possono richiedere utilizzando i punti. Inoltre, continua anche nel 2011 lo sconto 20% su 100 prodotti a marchio Coop. 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Nei supermercati e ipermercati Unicoop Tirreno. dossier alla fonte Viaggio nell’Italia dell’acqua, quella del rubinetto, sicura, controllata, economica, minacciata, però, da sprechi, cattiva gestione e una legge sulla privatizzazione contro cui sono state raccolte oltre un milione di firme. In attesa del referendum, l’impegno delle associazioni ambientalistiche e di Coop a difesa dell’oro blu. di Silvia Fabbri Buona, anzi ottima. È l’acqua dei nostri rubinetti: controllata, sicura, economica, ecologica. Un bene da difendere, che oggi sprechiamo troppo e che nel futuro potrebbe non essere più garantito. Prima di tutto perché manca un’autorità pubblica unica che pianifichi gli interventi necessari a tutelare il ciclo dell’acqua e che pianifichi e garantisca i relativi investimenti che, secondo Legambiente, ammontano a circa 60 miliardi di euro. Perché l’acqua del sindaco – come viene chiamata l’acqua “pubblica” in molte parti d’Italia – è seriamente minacciata: dalla legge sulla privatizzazione, contro cui sono state raccolte oltre un milione e 400mila firme, e da un modello di gestione che consente gli sprechi e ne minaccia la potabilità. acquaforte Ma per il momento è buona. «In Italia abbiamo un’elevata percentuale di acque di qualità», conferma Giorgio Zampetti, responsabile acqua di Legambiente. Anche il Wwf, con Andrea Agapito Ludovici, dice che non c’è motivo che si debba preferire all’acqua di casa quella della bottiglia. «Informiamo i cittadini correttamente e poi lasciamoli liberi di scegliere. È per questo che come Wwf siamo in sintonia con la campagna Coop. È assurdo che in Italia non si possa dar conto degli elementi positivi dell’acqua del rubinetto, che non si possa fare pubblicità in questo senso. È assurdo che al ristorante io non possa avere l’acqua nella brocca, come accade in tutta Europa, senza litigare». A testimonianza della qualità delle acque che sgorgano dai tubi di casa c’è che il 53 per cento è di origine sotterranea, il 37 di sorgenti e solo il 10 proviene da acque di superficie, come fiumi o laghi. Federutility, la federazione che associa le aziende di servizi pubblici locali, conferma che in Italia «vi è una grande abbondanza di qualità dell’acqua distribuita. Questo ha consentito il risorse idriche in molti casi di ottima qualità – spiega superamento di diverse deroghe ai parametri europei, Renato Drusiani –. Acqua che viene controllata almeno anche se ancora molto rimane da fare. In questo periodo da due soggetti, il gestore e l’Asl, e centinaia di volte sono stati anche introdotti nuovi sistemi di disinfezione, all’anno. Inoltre l’acqua del rubinetto evita l’inquina- incrementata l’attività dei laboratori». Tant’è vero che le mento e le emissioni di CO2 in atmosfera connessi alla Regioni che avevano chiesto deroghe, nel 2007, erano 13. produzione, al trasporto e allo smaltimento delle bottiglie. Oltre che salubre, l’acqua del rubinetto è anche econoInoltre è acqua a “tempo zero”, o quasi, di permanenza mica. Secondo una stima, l’acqua in bottiglia costa circa a contatto con le pareti interne delle tubazioni, mentre 30 centesimi al litro. Se consideriamo il consumo medio quella minerale può restare in circolazione fra magazzini procapite italiano di 195 litri a persona una famiglia e negozi oltre un anno». Insomma, i controlli sull’acqua di tre persone spende circa 175 euro l’anno in acqua dei rubinetti sono tanti: 2 parametri microbiologici minerale e, sempre di media, spende 260 euro l’anno fondamentali, 29 chimici fondamentali, 18 chimici indi- per tutta l’acqua del rubinetto che utilizza (comprese catori, 24 note ai valori parametrici. Per alcune sostanze fogne e depurazioni). In sostanza, il costo dell’acqua del i requisiti richiesti alle acque potabili sono più rigorosi rubinetto può essere fino a 600 volte inferiore rispetto di quelli richiesti alle minerali: ad esempio, i livelli di all’acqua minerale. arsenico (10 microgrammi contro 50), di nichel (nessun a basso costo limite per le minerali), di cromo (per le minerali i limiti C’è da dire che non in tutta Italia l’acqua del rubinetto riguardano solo il cromo esavalente e non il trivalente). costa allo stesso modo e il caos tariffario – la differenza Del resto nelle acque minerali non c’è, ad esempio, il di trattamento tra cittadini di uno stesso paese – è uno cloro che viene usato spesso nel trattamento dell’acqua degli elementi che renderebbero necessaria l’istituzione del rubinetto. di un’autorità unica. E non si tratta solo del costo a metro in deroga cubo, ma di come viene composta la bolletta. Ad esempio: Certo, non sempre l’acqua del rubinetto è buona, e non in alcune città si premia chi risparmia (Bologna, Terni e solo per il sapore. Ha spesso suscitato giustificati allarmi Trieste), in altre no. In alcune città ci sono agevolazioni presso i cittadini il sistema delle deroghe, quelle particolari autorizzazioni chieste da alcune regioni italiane (8 su in buone acque 20) circa la possibilità di continuare a erogare un’acqua L’impegno di Coop a difesa dell’acqua, dell’ambiente i cui livelli, di arsenico o boro, fluoro o nitrati, superano e della salute dei consumatori. quelli fissati da una norma nazionale di derivazione comunitaria. Problemi che in parte derivano dall’origine Spot tv, inserzioni pubblicitarie, manifesti e materiali nei vulcanica di molte sorgenti o da un eccesso di sostanze punti vendita, nonché incontri pubblici promossi dai soci. chimiche utilizzate in agricoltura. Secondo la legge le Allo slogan di base “Hai mai pensato a quanta strada deroghe possono venire concesse a due condizioni: la deve fare l’acqua prima di arrivare nel tuo bicchiere?” presentazione di un piano di intervento per riportare le segue la proposta: “Salvaguardiamo l’ambiente: scegli acque entro i limiti di legge e l’impegno a informare i l’acqua del rubinetto o proveniente da fonti vicine”. cittadini. «A parte che dal 2010 non venEcco alcuni dei passaggi della campagna HAI MAI PENSATO gono più rilasciate – afferma Zampetti –, A quANTA STrAdA dEvE fArE Coop, il cui obiettivo principale è informare l’ AcquA PrIMA dI ArrIvArE il sistema delle deroghe sarebbe una gaNEl TuO bIccHIErE? i consumatori sull’acqua che beviamo, ranzia per il cittadino. Chiedere una deronella convinzione che solo conoscendo ga, infatti, è molto impegnativo e inoltre tutti gli elementi della questione – quello pretende molto anche sul fronte della economico, ecologico, ambientale e quello trasparenza, perché su questi temi non si relativo alla salute – si possa avere realdeve fare allarmismo. Purtroppo, specie mente libertà di scelta. per quest’ultimo punto, non sempre è stato Ad esempio: per chi preferisce le acque mifatto abbastanza». «In questi ultimi anni – nerali nei punti vendita Coop si troveranno sottolinea Drusiani – sono stati certamente indicazioni sulla localizzazione della fonte, ottenuti risultati nel miglioramento della così da verificare quanta strada ha fatto una bottiglia prima di arrivare nel carrello. Dal punto di vista delle acque a proprio marchio, Coop ha messo in campo alcune scelte tese a ridurre ulteriormente l’impatto ambientale, come la riduzione della grammatura delle bottiglie, tra il 13 e il 20 per cento circa. L’altra operazione è stata quella di acquisire due nuove fonti (vicino a Pordenone e in provincia di Perugia) da aggiungere alle proprie sin qui esistenti, in modo da ridurre i percorsi che camion devono fare fino al punto vendita più vicino di almeno 200mila chilometri. Per salvaguardare l’ambiente si può bere l’acqua del rubinetto, una volta verificata la sua qualità, oppure un’acqua minerale proveniente da fonti vicine al tuo territorio. Per l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri di acqua per 100 km, si producono emissioni almeno pari a 10 kg di anidride carbonica*. * fonte: dati scientifici nazionali e internazionali. [email protected] 1 48 06/10/10 08:30 tariffarie per le fasce socialmente deboli, in altre no. Comunque, in base ai risultati della 8° Indagine nazionale a campione sulle tariffe del servizio idrico in Italia, condotta da Federconsumatori, c’è una certa omogeneità nella struttura delle bollette: in tutte le città viene applicata una quota fissa, diverse tariffe secondo fasce di consumo, si paga il servizio di fognatura e la depurazione. Perciò grossomodo sono confrontabili, tanto che se ne può ricavare che – sempre in base all’indagine nazionale a campione – per un consumo annuo pari a 200 metri cubi l’utente domestico nel 2009 ha pagato mediamente 285,37 euro l’anno, ovvero 1,43 al metro cubo. Ma la media nasconde realtà significativamente diverse: a Milano la bolletta annua è di 107 euro, a Lecco è di 121, ad Arezzo 435, a Livorno 412. Insomma rispetto alla città meno cara (Milano), quella più costosa (Firenze) ha una bolletta di 4 volte superiore. L’indagine rileva anche che mediamente dal ’98 al 2010 le bollette sono cresciute dell’85 per cento. Federconsumatori chiede dunque non solo di rendere più omogenee le tariffe, ma anche di premiare i consumi responsabili e sostenibili penalizzando gli sprechi. Resta, però, il fatto che l’acqua italiana costa poco. «Il prezzo medio a metro cubo è tre volte più basso che in Francia e quattro volte più basso che in Germania – spiegano da Legambiente –. Perciò, fatto salvo l’accesso universale al servizio e quindi la garanzia della fornitura di un minimo vitale per ciascuno, il prezzo dell’acqua va fissato a un livello che tenga conto che si tratta di un bene finito, probabilmente destinato a scarseggiare sempre di più a causa dei cambiamenti climatici e quindi da consumarsi parsimoniosamente». carico e scarico Anche perché tariffe così basse non aiutano certo a mettere in campo quegli ingenti investimenti di cui avrebbe bisogno la rete idrica sia dal punto di vista del miglioramento della qualità (in caso di richiesta di deroghe) che da quello delle dispersioni. «In generale – riprende Zampetti – la dispersione in sé non è uno spreco in senso assoluto, nel senso che l’acqua che viene perduta viene in gran parte riconsegnata all’ambiente. Se, però, si arriva al 50 per cento e oltre, allora è un problema anche perché in zone dove accade così, come ad Agrigento, c’è poi il razionamento». Ingenti investimenti sarebbero necessari per migliorare ed estendere a tutti gli italiani gli impianti di depurazione. Secondo una stima di Legambiente il 30 per cento degli italiani, cioè 18 milioni, scaricano direttamente nei fiumi e nei mari (e proprio per questo Federconsumatori chiede che venga restituito il canone di depurazione a chi non ne usufruisce, sulla scorta di una sentenza della Corte costituzionale), mentre il Wwf, nel suo censimento di 29 corsi d’acqua italiani, ha scoperto scarichi a cielo aperto. «Ormai – continua Zampetti – abbiamo tecnologie che ci consentirebbero di differenziare gli scarichi, in modo da non sprecare acque sostanzialmente pulite oppure di non utilizzare acque potabili per gli scarichi dei bagni. Tutti i nuovi edifici dovrebbero poter essere costruiti così». Ma per tutto ciò torniamo al tema degli investimenti. E dunque alla necessità di istituire un’unica autorità pubblica che possa programmare, attuare e controllare questi investimenti e relativi interventi. «Vincolando gli aumenti tariffari – conclude Zampetti – a un effettivo miglioramento del servizio. Con la privatizzazione, infatti, sarà ben difficile che chi avrà la gestione degli impianti si faccia carico dei necessari interventi su impianti tanto malandati quanto quelli italiani». n Info Cosa fare per conoscere la composizione dell’acqua del rubinetto? Prima di tutto cercare i dati nel sito web dell’azienda di gestione della propria città (moltissime pubblicano on line i dati delle analisi e li aggiornano di frequente). Se non c’è un’azienda, si può chiamare il Comune e chiedere del responsabile del servizio idrico oppure l’Agenzia regionale per l’ambiente della propria regione (Arpa) o l’Asl di competenza. Questi enti, infatti, sono tenuti al controllo dell’acqua. 49 grandi firme 1 milione e 400mila firme per dire no al Decreto Ronchi, approvato nel 2009. La legge prevede che l’acqua, pur rimanendo teoricamente un bene pubblico, venga gestita dai privati. Le firme raccolte rappresentano un record assoluto: nessun referendum nella storia repubblicana ha avuto un numero così alto di adesioni. Le regioni più virtuose nella raccolta sono state la Lombardia con oltre 236mila firme, il Lazio con oltre 146mila, a seguire Veneto, Toscana, Puglia, Piemonte, Emilia-Romagna ognuna con oltre 100mila firme raccolte, per un totale di 1.401.492 firme. I movimenti referendari hanno chiesto al Governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum. I referendari hanno inoltre chiesto alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto. Le firme sono state intanto depositate in Corte di Cassazione che dovrà verificare la validità delle 500mila firme previste per i tre quesiti. La Cassazione ha dato il via libera al referendum e per la metà di febbraio è prevista la sentenza della Corte Costituzionale. Se, come è probabile, in base al dettato costituzionale, i referendum saranno ritenuti ammissibili, il presidente della Repubblica, su delibera del Consiglio dei ministri, dovrà fissare una data per lo svolgimento del referendum in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2011. In caso di elezioni anticipate i tempi potrebbero slittare fino al 2012 (per dettagli sull’iter referendario e per aggiornamenti www.acquabenecomune.org). n Messaggio in bottiglia ettari oscilla tra un minimo di 1,033 euro per ettaro della Puglia che incassa 1.250 euro l’anno dalle 16 società imbottigliatrici, ai 587,69 euro per ettaro del Veneto. Ma anche quando si paga in base ai litri il costo resta basso, pur variando di molto a seconda dai casi: si va dai 0,3 euro ogni 1.000 litri in Campania, ai 3 euro – sempre per 1.000 litri – del Veneto. Insomma, se la Campania, dove si imbottigliano un miliardo di litri di acqua minerale l’anno, adeguasse il canone a quello del Veneto potrebbe incassare 2,5 milioni di euro contro i 300mila euro attuali. Fuori da questo quadro, Toscana e Val d’Aosta che hanno modificato quest’anno le loro leggi di settore e hanno inserito i canoni in funzione dei metri cubi imbottigliati (chiedendo la Toscana fino a 2 euro ogni metro cubo – e facendo uno sconto del 50 per cento a chi imbottiglia in vetro – la Val d’Aosta 1,5 euro). Comunque se prendiamo il caso del Veneto, dove il canone richiesto è tra i più alti, il costo per le società imbottigliatrici su ciascun litro d’acqua corrisponde allo 0,6 per cento del prezzo finale che noi paghiamo. Il resto se ne va per spese di imballaggio (60%) e poi trasporto, costo del lavoro, pubblicità. «Per cui quando andiamo a comprare l’acqua minerale – conclude l’associazione ambientalista – per assurdo non paghiamo tanto l’acqua, quanto ciò che le sta attorno». Il volume d’affari delle acque in bottiglia ha ormai raggiunto i 3 miliardi di euro. Tuttavia sono cifre davvero irrisorie quelle corrisposte dalle società imbottigliatrici alle Regioni per la concessione di sorgenti e terreni. Tra l’altro, il fatto che non esista una legge nazionale in materia fa sì che ogni Regione abbia regolamenti e canoni diversissimi, col risultato che alcune si fanno pagare in base agli ettari dati in concessione e ai volumi di acqua imbottigliata, altre addirittura prevedono solo un canone per la superficie della concessione, a prescindere dai litri prelevati dal sottosuolo. Ha provato a capirci qualcosa Legambiente che con uno studio del 2009 è riuscita a concludere che in 9 Regioni (Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Umbria, Veneto) è previsto il pagamento del canone doppio, in base alla superficie della concessione e ai volumi di acqua imbottigliata; in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Puglia, Sardegna fanno pagare solo sulla base della superficie della concessione; la Regione Abruzzo, invece, ha un sistema di tariffazione forfetario annuo a prescindere da volumi d’acqua e superfici della concessione. Ma di che cifre stiamo parlando? Irrisorie. Il pagamento in funzione degli 50 la merce muta di Giorgio Nebbia acqua e sapone Dopo tanti saponi e detergenti sintetici si torna all’argilla, naturale e capace di sgrassare, usata fin dall’antichità. 51 Vi ricordate quando Nausicaa, principessa dei Feaci, va a lavare i suoi vestiti al fiume, un trucco degli dei per farle trovare Ulisse appena gettato dalle onde sulla vicina spiaggia? Omero racconta che la principessa e le sue amiche per lavare pestavano i tessuti con i piedi in una fossa piena di terra, perché già allora si sapeva che certe terre assorbono il grasso e lo sporco dai panni; una conoscenza diffusa dovunque già nel mondo antico in cui si usava pulire con terra da folloni, un’argilla (un silicato di alluminio talvolta contenente sodio, potassio, calcio), i tessuti sia a livello domestico sia, più tardi, a livello industriale. Con il procedere dell’industrializzazione sono state scoperte le argille più idonee e l’operazione di follatura, invece che con le mani e i piedi, è stata fatta con adatte macchine, le gualchiere, azionate dal moto delle acque. Poi le conoscenze chimiche hanno offerto altri materiali per lavare; poi, quando si è scoperto che i carbonati di potassio e sodio delle ceneri delle piante, altri ingredienti del lavaggio, potevano essere fabbricati artificialmente, si è avuta la diffusione delle prime fabbriche di soda, già agli inizi dell’Ottocento. Poi le conoscenze della chimica hanno permesso di ottenere industrialmente i saponi, i sali di sodio e potassio degli acidi grassi. Poi nel Novecento si è scoperto che alcuni inconvenienti del sapone, la formazione di saponi di calcio insolubili nelle acque, potevano essere evitati con i detergenti sintetici, dapprima acidi grassi naturali modificati chimicamente (come solfati o solfonati di acidi grassi), poi con detergenti del tutto sintetici ottenuti da materie prime derivate dal petrolio. Poi si è scoperto che alcuni detergenti sintetici erano “troppo perfetti” e restavano schiumosi nelle acque dei fiumi e dei laghi perché non erano degradati dai microrganismi presenti nelle acque naturali. Ed è cominciato un cammino a ritroso. Si è visto che le materie petrolifere più economiche non erano adatte come detersivi domestici, e sono state emanate leggi che vietano la vendita di detergenti “non biodegradabili”; poi si è visto che i fosfati, altri “perfetti” additivi per il lavaggio, restavano nelle acque e provocavano la proliferazione delle alghe e il fenomeno della eutrofizzazione nei fiumi e nei laghi e sono state emanate leggi che impongono di limitarne la quantità. Poi si è visto che forse il vecchio “sapone”, che una volta si chiamava “sapone di Marsiglia”, non era poi tanto cattivo e sono comparsi dei preparati per lavare commerciali “con Marsiglia”; poi si è visto che forse Nausicaa e i romani e i tessitori medievali non erano tanto stupidi quando usavano la “volgare” argilla e adesso compaiono detersivi commerciali con “argilla”, che si trova in natura e che è capace di assorbire i grassi indesiderabili, per adesso quelli di piatti e pentole. Un altro esempio di crescita, declino e resurrezione delle merci e di vendetta della natura. salute dr. Google Per informarsi su malattie già diagnosticate, cure o trattamenti proposti, per individuare un ospedale o uno specialista, per trovare nei gruppi di discussione, nei forum, nei blog il parere di persone che hanno lo stesso problema. Su internet tante informazioni utili su salute e medicina, ma attenti sempre alla fonte che deve essere corretta, autorevole, aggiornata. di Barbara Bernardini Chi non ha mai provato? Un insolito dolore alla schiena o al petto, l’ansia sale, è venerdì sera, il fine settimana si avvicina. Attendere il medico lunedì? Non è una buona soluzione. Andare al pronto soccorso? È solo un doloretto, magari ci sarà da sorbirsi ore di attesa per poi fare la figura di quelli che si preoccupano per niente. Scatta così la voglia di dare un’occhiata su internet, interpellando il “Dr. Google”, il browser che trova tutto, tanto per togliersi la curiosità e vedere di che cosa il dolorino possa essere sintomo. un’esatta diagnosi Chi si rivolge al dottor internet per diagnosi, spiegazioni, informazioni, consulti sappia che si trova in compagnia. Degli oltre 25 milioni di italiani che navigano sul web più del 30 per cento secondo uno studio del Censis va anche alla ricerca di informazioni sanitarie e di salute. Ancora più sorprendente è il confronto tra quanto succede oggi e quanto sette anni fa: nel 2003 solo il 3,4 per cento delle persone usava internet come prima fonte di informazione sulla salute, oggi lo fa il 18 per cento. E se ancora nel 2003 l’88 per cento delle persone considerava il medico di base la prima fonte cui rivolgersi in caso di problemi, oggi la percentuale si è quasi dimezzata: corre subito all’ambulatorio solo il 45 per cento. La ricerca di autodiagnosi on line è solo uno degli esempi. C’è chi si rivolge a internet per informarsi su malattie già diagnosticate, cure o trattamenti che gli sono stati proposti, per individuare un ospedale, una clinica, uno specialista che faccia al caso suo, per trovare nei gruppi di discussione, nei forum, nei blog il parere o il conforto di persone che hanno lo stesso problema di salute. Una tendenza crescente, che ha i suoi vantaggi, ma anche i suoi rischi. Il primo problema è la correttezza e l’attendibilità delle informazioni che si trovano su internet. «Sicuramente è migliorata la qualità delle informazioni reperibili in rete, considerato che ormai molte organizzazioni istituzionali, dalle società scientifiche agli ospedali, sono presenti sul web, di solito con materiale di qualità», osserva Eugenio Santoro, responsabile del laboratorio di informatica medica dell’Istituto “Mario Negri” di Milano e autore di libri sull’argomento (l’ultimo è “Web 2.0 e medicina”, Il Pensiero Scientifico Editore). Uno studio australiano di alcuni anni fa aveva fatto la prova: digitando le parole corrispondenti ai sintomi di 26 casi di pazienti reali, Google aveva azzeccato la diagnosi in quindici. fonte d’informazione Gli stessi ricercatori, però, mettevano in guardia. Il dottor Google funziona meglio come aiuto per i medici, specialmente quando si tratta di fare diagnosi difficili di malattie rare, che non per i pazienti. Anzi, chi tende all’ipocondria farebbe meglio a tenersi proprio lontano da internet, come hanno sottolineato in un articolo recente sul “New England Journal of Medicine” Pamela Hartzband e Jerome Groopman, visto che è facile imbattersi nelle diagnosi più serie per sintomi comunissimi. Le informazioni mediche reperibili su internet possono poi soffrire degli stessi mali di quelle offerte da qualunque altro mezzo di informazione: possono essere incomplete, inesatte, di parte, non aggiornate. In un’altra ricerca alcuni ortopedici hanno analizzato i primi 52 Come cercare Per trovare informazioni pertinenti è bene formulare in modo chiaro l’argomento sui motori di ricerca identificando tutte le parole chiave di interesse. Se, per esempio, si cercano informazioni sullo screening dei tumori del colon in Toscana si possono individuare come parole chiave “tumore colon”, “screening”, “Toscana”. L’operatore booleano AND può essere usato per restringere la ricerca: se si digita tumore E screening compariranno tutte le pagine in cui sono presenti entrambe le parole. Per raffinare ancora di più la ricerca si possono inserire due o più parole tra virgolette. Se si scrive “artroscopia dell’anca” il motore di ricerca cercherà i siti in cui compare la frase esattamente come digitata. Tipo di informazioni che si possono trovare Sulla salute esistono siti definiti “portali”, che di solito raccolgono articoli giornalistici e materiale divulgativo sulla salute e forniscono informazioni di servizio. Ci sono anche portali più specializzati, rivolti a medici ma consultabili anche dall’utente comune, che oltre ad articoli giornalistici rimandano anche a materiale più specializzato, riviste, studi clinici (www.doctor33.it) Ci sono poi i siti di organizzazioni medico scientifiche (www.epicentro.iss.it) e quelli delle associazioni di pazienti che presentano informazioni su malattie e trattamenti, statistiche, approfondimenti. E poi i cosiddetti social media (blog, social network, Wikipedia) dove si discute di ogni argomento di salute. Un blog aperto di recente è pazienti.org dove i cittadini possono scrivere le loro opinioni su ospedali e strutture sanitarie. Bollino di qualità L’organizzazione Health on the Net Foundation rilascia da diversi anni un certificato di qualità per i siti internet che trattano di salute, il bollino HONcode. Pur senza essere garanzia assoluta, questo bollino certifica che il sito rispetta certe regole. Misurasiti Il sito partecipasalute (www.partecipasalute.it) è una ricca fonte d’informazione critica su tutto ciò che riguarda medicina, salute, trattamenti, farmaci. Tra le applicazioni utili sviluppate c’è il “Misurasiti”, un test per capire se il sito in cui ci si è imbattutti nella navigazione è affidabile o no. Per andare sul sicuro Informazioni sui tumori www. aimac.it; sulle malattie cardiovascolari www.cuore.iss. it; su gravidanza, salute della donna e del neonato www. saperidoc.it; sui farmaci uif.ulss20.verona.it. risultati comparsi su Google e su Yahoo digitando alcuni problemi comuni di medicina sportiva, come “gomito del tennista” , “rottura del menisco” o “rottura del legamento crociato anteriore”. Se i siti non profit e quelli accademici hanno ottenuto i risultati migliori quanto a qualità e completezza dell’informazione, assai peggio è andata ad articoli di giornale e siti web personali. I siti commerciali in cui era presente un interesse economico sull’argomento – molto comuni – sono stati giudicati i più incompleti. Ed è facile imbattercisi, visto che spesso compaiono ai primi posti delle liste ottenute tramite i motori di ricerca. maneggiare con cura Ma soprattutto oggi va considerata l’evoluzione 2.0 di internet, gli strumenti di interattività e di partecipazione del pubblico, che introducono inevitabili elementi di distorsione specialmente per quel che riguarda le informazioni sulla salute. «Le voci riguardanti la salute di Wikipedia – dice Santoro – contengono di frequente informazioni scorrette o non complete. Spesso sono taciuti gli effetti collaterali dei trattamenti come ha dimostrato un’analisi recente proprio sulle voci di salute di quest’enciclopedia collettiva, come anche un’altra ricerca che ha preso in esame Twitter, il servizio gratuito di scambio messaggi. Anche in questo caso sono state trovate notevoli inesattezze quando l’informazione viene fornita da persone non esperte». Già da alcuni anni la società Health on the Net Foundation ha creato una sorta di bollino di qualità da conferire ai siti con informazioni sulla salute che rispettano certe regole. Il bollino, quando compare, è un’indicazione che il sito si è sottoposto a un controllo di qualità, anche se non è detto che questo basti. «A prescindere da qualunque certificato – sottolinea Santoro – di fronte alle informazioni riguardanti la salute che uno trova su internet sarebbe indispensabile porsi alcune domande: chi c’è dietro? C’è una persona che si firma ed è rintracciabile? C’è una data o un riferimento su quando è stata scritta l’informazione? Chi parla bene di un farmaco lo sta anche vendendo?». Insomma internet è da maneggiare con cautela e con buonsenso quando si tratta di salute e medicina. Resta il fatto che è una miniera inesauribile di informazioni per i malati. n Medicina senza frontiere La salute su internet: seguire le avvertenze e le modalità d’uso. 53 salute la ricerca onda d’urto Per la cura dei tendini ora si utilizzano onde acustiche ad alta energia. di Barbara Bernardini Che bello sciare, ma che male gli infortuni. E purtroppo, per gli amanti dello sci, come per gli sportivi in genere, gli infortuni a muscoli e tendini sono davvero all’ordine del giorno, tanto da trasformare spesso la vacanza nell’anticamera per un intervento di chirurgia. Oggi, però, esiste una terapia fisica alternativa che si sta dimostrando valida nella cura delle sofferenze dei tendini, laddove le cure tradizionali abbiano fallito e dove non si possa, o non si voglia, ricorrere alla chirurgia. una buona acustica Si tratta della terapia con le onde d’urto ovvero onde acustiche ad alta energia. Tutti ne abbiamo sentito parlare anche senza sperimentarle direttamente, perché sono le onde impiegate già dagli anni Ottanta per “bombardare” e frantumare i calcoli renali. Oggi queste onde si utilizzano anche per curare i tendini. Lo hanno confermato recentemente un gruppo di ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma, pubblicando uno studio completo sulla prestigiosa rivista “American Journal of Sports Medicine”. Le onde d’urto funzionano stimolando l’attivazione dei naturali processi biologici di riparazione e attualmente vengono usate con buoni risultati per curare diversi disturbi muscolo scheletrici, tra cui il gomito del tennista e le lesioni al tendine di Achille. Recentemente se n’è evidenziata l’utilità anche nel caso della sofferenza del tendine dei muscoli estensori dell’anca e dei flessori del ginocchio. Questa tendinopatia, abbastanza frequente negli sportivi, causa dolore appena sotto il gluteo soprattutto quando si sta seduti con le gambe semidistese come durante la guida, peggiora se si prova a correre, a saltare un ostacolo o a calciare un pallone. Ottimi risultati si sono avuti anche nel trattamento di esiti di traumi da sport a carico dei muscoli glutei e piriforme e a livello del tendine rotuleo del ginocchio. seduta stante Per vedere i benefici occorrono almeno tre o quattro sedute, ma già con le prime due si può apprezzare un effetto positivo sul dolore e un miglioramento della funzionalità. E non è necessario rivolgersi a costosi centri privati, ormai in diverse regioni la terapia con onde d’urto può essere eseguita in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale e il ticket per una seduta è di 35 euro. Ma come tutte le terapie, anche quella con le onde d’urto ha le sue controindicazioni. Per la loro caratteristica di “martellare” meccanicamente i tessuti, le onde possono causare piccoli edemi che in una persona sana vengono riassorbiti con facilità, mentre possono risultare pericolosi in alcune circostanze, per esempio, in presenza di problemi di coagulazione e in chi assume farmaci anticoagulanti. Altre controindicazioni riguardano i portatori di pacemaker, tumori, e malattie neurologiche. Per precauzione, se ne sconsiglia l’impiego anche nei bambini e nelle donne in gravidanza. È importante, inoltre, attenersi scrupolosamente alle prescrizioni del fisioterapista per la riabilitazione. Infatti, con le onde d’urto la sintomatologia dolorosa scompare prima di quanto non faccia il danno nel tessuto tendineo e spesso è difficile trattenere lo sportivo dal lanciarsi di nuovo sulle piste da sci quando non sente più dolore. I tendini sottoposti a carichi significativi, come quello della rotula o il tendine d’Achille, hanno bisogno di tempo per ripararsi appieno, perciò non bisogna affrettare la ripresa dell’attività sportiva. Vacanza in montagna sì, ma per il momento solo per godersi il panorama. n Info Istituto Clinico Humanitas, via Manzoni 56, Rozzano (MI), www.humanitas.it/cms/info_salute/educational/ le_onde_durto.html, prenotazioni in convenzione SSN: 0282248282, in libera professione: 0282248224. 54 salute sani & salvi ABCibo di Eugenio Del Toma in cattiva luce fate gli esercizi Uno studio francese mette in guardia contro possibili effetti negativi della luce Led a particolari lunghezze d’onda. Questo tipo di illuminazione si sta rapidamente diffondendo a causa del basso consumo d’energia e delle altre prestazioni, ma la luce Led è caratterizzata da una forte componente blu dello spettro che sarebbe in grado di produrre effetti negativi sulla retina, soprattutto quella dei bambini, a rischio di abbagliamento a causa della forte intensità luminosa, circa 1.000 volte superiore a quella tradizionale. In Francia sono già iniziati studi più approfonditi per chiarire la possibilità di danni permanenti alla retina e per restringere l’uso di Led a luce blu per l’illuminazione di stanze dove soggiornano i bambini. Scorretta la dieta alimentare senza il supporto di uno stile di vita più attivo, già di per sé in grado di migliorare alcuni disturbi. Semplici ma costanti esercizi del corpo che fanno la differenza tra il perdere peso e il benessere fisico. la musica del cuore Bach, Mozart, Verdi e Puccini. Sono alcuni dei compositori le cui immortali melodie vantano un effetto che va ben al di là del valore artistico: curare il cuore. Secondo uno studio tedesco, infatti, l’ascolto di brani classici è capace di ridurre lo stato d’ansia dei pazienti cardiopatici con un’efficacia tale da eguagliare quella di una dose di sedativo. Inoltre il recupero dei pazienti operati avviene molto più rapidamente se a riposo nel loro letto ascoltano musica classica. Tra i vari generi, funziona meglio l’orchestra o la musica cantata; vivamente sconsigliata la musica heavy metal o techno, capace di generare stress e addirittura di indurre aritmie cardiache. fatto di sangue 55 Il sangue per le trasfusioni non basta mai. Questa è una verità con cui i sanitari combattono ogni giorno. A rincuorarli, arriva dalla McMaster University dell’Ontario, in Canada, la notizia della creazione di sangue umano a partire dalla coltivazione di cellule della pelle. Il processo, relativamente breve e semplice, non coinvolge l’utilizzo di cellule staminali embrionali ed è egualmente efficace sia che la persona da cui si preleva la pelle sia un bambino che un adulto. I test di trasfusione inizieranno nel 2012: se avranno successo, per ognuno di noi si potrebbe produrre all’occorrenza sangue perfettamente compatibile a partire dalla propria pelle. “Se dentro ad una pillola si potesse mettere l’esercizio fisico, questo sarebbe il farmaco più potente e più prescritto”. Mi ha colpito favorevolmente questa fantasiosa sintesi che campeggiava sulla locandina di un Convegno di Medicina dello Sport, organizzato di recente a Cuneo. Inoltre, è l’occasione adatta per ricordare ai miei lettori che dopo le sollecitazioni dell’Oms e delle maggiori Società scientifiche di Medicina, anche i nutrizionisti meno esperti, dispensatori di aridi stampati dietetici, malamente individualizzati dal computer, debbono capire che qualsiasi dieta, senza una contemporanea revisione dello stile di vita e della sedentarietà, è condannata all’insuccesso e alle “ricadute”. È dimostrato che il solo rigore dietetico comporta una perdita di peso antitetica col benessere fisico, cioè ottenuta a spese della massa magra (muscolatura e aminoacidi vitali) piuttosto che della massa grassa. Perdere una decina di chili in un mese, solo con delle esasperate riduzioni dell’introito alimentare (meno di 1.000-1.200 kcal/die), piuttosto che con diete “umane”, equilibrate e meno ipocaloriche (comunque al di sopra delle 1.200 kcal), valorizzate da uno stile di vita più attivo (almeno un’ora di attività fisica aerobica, tutti i giorni), è tutt’altra cosa! Nel primo caso si deve parlare di “deperimento”: qualcosa di analogo alle ristrettezze alimentari che in altri secoli hanno segnato le carestie e le conseguenti epidemie. Nel secondo caso, in cui la “massa magra” è invece meno coinvolta, si tratta di un intervento utile, già in grado di migliorare un’ipertensione o un’iniziale iperglicemia, con un ritrovato senso di benessere e di capacità lavorativa da parte dei pazienti. Allora attenti alle scorciatoie pericolose. Non esistono le diete-miracolo senza ritocchi allo stile di vita. prodotti guida all’acquisto una poltrona per due Non una semplice poltrona, ma una specie di macchina rilassante che sa fare i massaggi e s’inclina per una discesa sicura. Il massimo del relax. di Roberto Minniti Tornare a casa dopo una giornata di stressante lavoro, mettersi comodi e godersi un bel massaggio... Il sogno di tutti, anche di chi non può permettersi ogni sera una sosta in un centro relax. Ed ecco il sostituto meccanico, una sorta di robot al completo servizio dell’uomo come quello descritto da Alberto Sordi in “Io e Caterina”. Niente fantascienza, niente creature cibernetiche, per carità. Stiamo parlando delle poltrone massaggianti della nuova generazione, complicati apparecchi che somigliano più a un computer che a un divano e permettono di sedersi in salotto, premere un tasto e farsi “manipolare” scegliendo quali parti del corpo sollecitare, quanto a lungo far durare il trattamento, con quale intensità, addirittura quale massaggio simulare, che sia di tipo shiatsu, svedese o di digitopressione. discesa libera Vere e proprie macchine travestite da sedili, con un’anima elettronica e dei meccanismi in grado di sollecitare le varie zone del corpo in maniera differente, assicurando effetti benefici tanto sull’organismo che sulla psiche. Con, nella maggioranza dei casi, anche la funzione di inclinarsi per facilitare la discesa di chi, vuoi per età, vuoi per acciacchi, farebbe fatica a rimettersi in piedi. Ma sono davvero affidabili questi apparecchi o, piuttosto, non saranno l’eterna promessa costosa che si rivelerà, una volta a casa, solo l’ennesimo aggeggio di dubbia qualità e d’ingombro eccessivo? Molti esperti concordano sul fatto che questi strumenti sono migliorati enormemente dal punto di vista tecnico negli ultimi cinque anni e, per di più, in tempi di crisi hanno visto ridimensionarsi i prezzi di listino che solo poco tempo fa li riservavano alle case dei più facoltosi. Di vero c’è che dopo anni di recessione molte delle ditte di qualità più bassa sono state costrette a chiudere e sul mercato sono rimaste quasi esclusivamente le aziende ben strutturate, che potevano contare su una tecnologia collaudata. E oggi a fare la differenza è proprio l’evoluzione dei meccanismi su cui si basano queste poltrone. palloncini gonfiati Molte, per esempio, hanno fatto tesoro dei ritrovati dell’industria automobilistica e sfruttano il funzionamento degli air bag. I motori presenti nel cuore delle poltrone, infatti, soffiano e tirano aria da tanti piccoli palloncini posti all’interno del rivestimento e questo permette di sollecitare i muscoli di chi ci si siede sopra in maniera differenziata, con maggiore o minore pressione a seconda dei programmi. I produttori spiegano che il numero e la posizione dei motori determina l’effetto dei benefici e la loro efficacia. Di certo l’aggiunta di qualche air bag cambia l’entità dell’investimento per chi fa un acquisto del genere. Ma la tecnologia “a palloncini” non è l’unica, né tantomeno la più diffusa in questo mondo. In molti si affidano a sfere rotanti in grado di fare pressione, “pizzicare” la pelle e vibrare. Quelle di migliore tecnologia usano movimenti circolari, invece che andare semplicemente su e giù come accadeva nella prima generazione di poltrone rilassanti. Ovviamente il tipo di massaggi che queste sfere possono esercitare sui muscoli può essere cambiato in base al programma scelto. Oggi non è difficile trovare modelli che permettono di scegliere tra un’infinità di opzioni, compreso il massaggio profondo, il punto di innesco, lo svedese o lo shiatsu. peso specifico Ovviamente il massaggio migliore è quello che tiene conto delle caratteristiche dell’individuo a cui è destinato. Ma niente paura, gli apparecchi più evoluti sono in grado di essere programmati in base al peso e alla statura di chi li utilizza. Quelli più efficienti (e costosi) hanno addirittura un body scanner, un sistema di infrarossi che determina oltre a questi dati la curvatura della colonna dell’ospite per intervenire “chirurgicamente” sui punti da sollecitare. E basta sfiorare un tasto perché la pressione sia destinata a rilassare le spalle o il collo, a scaricare la tensione accumulata nella schiena o nei lombi a rinfrancare le gambe. I modelli di alto prezzo, inoltre, hanno un numero di motori in grado di combinare diversi tipi di massaggi contemporaneamente, miscelando tecniche differenti. una carezza in un pugno Proprio il prezzo è una delle caratteristiche che possono distinguere un modello di pura “coccola”, in grado di fare solo qualche leggera carezza con scarsi benefici da poltrone di una qualche utilità per il benessere di chi le 56 poltrone relax modello caratteristiche POLTRONA RELAX NEW ROSA POLTRONA RELAX HUDSON POLTRONA SANDY SEDES HERMES KURSAAL GIWA GEMINI HIGH MUSTER SANYO FX1 Sistema di massaggio con 4 motori e 8 funzioni selezionabili. 396 Poggiapiedi separato con 2 motori vibranti 3 intensità di velocità (bassa-media-alta) Angolo inclinazione 103-133, adattabile manualmente. Funzione calore alla schiena. Massaggio automatico. Massaggio manuale: possibilità di scegliere la zona 136 del massaggio. Spalle, lombari, glutei e cosce. Funzione calore, combinabile con le vibrazioni. 10 livelli di intensità di massaggio. 8 punti di massaggio: 6 punti suddivisi tra schienale e seduta, 2 nel poggiapiedi. 649 10 programmi con 10 livelli di intensità del massaggio, regolabili tramite il pratico telecomando. Meccanismo elettrico di alzata. Posizione “zero gravity”, con le gambe a un’altezza superiore a quella del cuore. Schienale riscaldante. Poltrona massaggio shiatsu completa di pressoterapia su glutei, gambe, polpacci 1.798,80 e zona plantare del piede. La pressoterapia viene esercitata da airbags presenti su seduta, polpacci e piedi gonfiati da un compressore. Possibilità di scegliere 5 programmi automatici e 6 massaggi manuali con scelta della zona della schiena da massaggiare, della distanza delle sfere dalla colonna vertebrale e dell’intensità del massaggio. 8 motori indipendenti separati per schienale e per pediera. Vari tipi di massaggio 1.590 shiatzu: positivo, negativo e alternato. Tre regolazioni di velocità, 8 testine fisse ruotanti rispettivamente al collo, spalle, schiena e vita. 6 tipi di massaggio indipendenti o simultanei: cervicale, spalle, schiena, glutei, cosce, polpacci. 4 sfere massaggianti e 5 tipi di massaggio automatici e programmabili. Pressoterapia. 1.990 Posizione “Gravità Zero”. Tasto Stop di emergenza. 8 ampi airbags si gonfiano 3.000 e si sgonfiano indipendentemente l’uno dall’altro. Due programmi: Stretch per alleviare le tensioni stirando i muscoli e Relax per migliorare la circolazione. “Abbiamo studiato per anni i movimenti dei massaggiatori, istallando dei sensori a contatto delle loro mani per riprodurre attraverso i computer ogni loro movimento nelle nostre macchine”. I produttori di poltrone massaggianti non hanno di certo lesinato mezzi e investimenti per produrre i loro apparecchi. E ne vantano i benefici assicurando che hanno raggiunto i livelli delle migliori tecniche manuali dei più esperti professionisti. Verità o comprensibile esagerazione di fronte alle possibilità delle proprie creature? Inutile chiedere conferma ai massaggiatori. La risposta è inevitabile: “Per quanto si possano sforzare gli ingegneri e i programmatori, nulla può sostituire l’esperienza e la flessibilità dell’elemento umano” ripetono. “Gli angoli di pressione che una mano può esercitare sono infiniti e gli aggiustamenti sono altrettanti. Irraggiungibili anche dall’oggetto a maggiore tecnologia”, concludono con legittimo orgoglio. E, non a torto, tendono a ridimensionare molte delle esagerazioni che alcuni produttori un po’ troppo spericolati assicurano su dépliant o siti web. E in effetti un giro attraverso i venditori o i siti internet è esemplare per scovare la disinvoltura di chi acquista. E nonostante oggi – complice la crisi – i listini siano sostanzialmente fermi a quelli di tre anni fa, l’impegno economico per chi fa un investimento di questo genere non è certo indifferente. Ragione sufficiente per fermarsi a considerare bene le funzioni, il numero di motori dell’apparecchio, il numero e l’azione dei suoi prezzo consiglia queste poltrone per le più diverse patologie o cita percentuali difficili da controllare o studi mai resi pubblici su effetti benefici sulla pressione o su altre malattie assai comuni. Più facile, invece, trovare le controindicazioni di questi apparecchi, le stesse, del resto, che riguardano i massaggi manuali. Donne in gravidanza, persone affette da artrite, osteoporosi, o reduci da fratture, spiegano gli esperti, dovrebbero stare molto attente a non utilizzare questi dispositivi. Almeno senza avere chiesto un consiglio al proprio medico. E un’avvertenza viene anche per chi è perfettamente sano. Molti dei programmi di queste poltrone durano 15 o 20 minuti e prevedono, attraverso la pressione di un tasto, la ripetizione. Ma i più sconsigliano di cedere alla tentazione di schiacciare più di una volta il tasto start e, in ogni caso, di limitare al massimo l’uso a un’ora al giorno, in più sessioni. Il rischio, spiegano, è di produrre più danni che benefici. Un consiglio accolto anche da molti produttori che prevedono un avviso acustico scaduto il tempo limite. elementi massaggianti (che si tratti di air bag, sfere o nodi, poco importa) e la capacità di essere personalizzati in relazione al tipo di fisico di cui dovranno “prendersi cura”. E soprattutto, prima di portarsi a casa uno strumento del genere, è indispensabile provarlo senza pietà, non risparmiando neppure un programma. n promozione In promozione per i soci Unicoop Tirreno + valore al socio fino al 31 gennaio in tutti i punti vendita di Unicoop Tirreno Poltrona Rebecca Vitarelax 2 motori Garanzia 2 anni e assistenza tecnica a domicilio - Completamente sfoderabile con tessuto di rivestimento antimacchia idrorepellente - Membrana “Outlast” per mantenere la temperatura ideale - Telaio in ferro e braccioli in legno - Imbottitura ergonomica - Colori as- 57 sortiti - Prodotta in Italia - Può montare in opzione un dispositivo che permette di deambulare la persona che rimane comodamente seduta - Consegna a domicilio (20 giorni dalla data dell’ordine) compresa nel prezzo Prezzo soci (mod. 2 motori): 649 euro (non soci 799) oppure 2.500 punti + 599 euro Prezzo soci (mod. 2 motori con dispositivo roller): 790 euro (non soci 999) oppure 3.000 punti + 730 euro prodotti gli extra la casa degli spigoli Giocare in casa, ma non cautela. Come proteggere i bambini da sportelli, spigoli, prodotti chimici e finestre. di Daniele Fabris Casa, dolce casa, pericolosissima casa. Soprattutto per i bambini (ma non solo per loro) le pareti domestiche sono più rischiose delle strade. Oltre la metà di tutti gli incidenti, infatti, sono registrati proprio tra le quattro mura familiari e l’età più a rischio è quella tra i due e i tre anni, quando cominciano a muoversi tra gli sportelli di cucina, arrivano a potere aprire le dispense di detergenti e prodotti chimici, possono mettere le mani tra multiprese e fili elettrici, salire su sedie, letti e arrivare alle finestre. L’elenco dei pericoli è tanto lungo da mettere in ansia anche i genitori più tranquilli, ma a confortare dovrebbe essere il parere degli esperti, che ritengono che circa il 60 per cento degli incidenti ai più piccoli potrebbe essere evitato adottando adeguate misure preventive. terapia d’urto Vediamo le più semplici, ambiente per ambiente, per garantire ai nostri figli una tranquilla scoperta del mondo. Con una premessa: in qualunque stanza (non fidatevi, i piccoli “Attila” sono in grado di raggiungere anche quelle che pensavate di aver sigillato, approfittando di una piccola distrazione) è buona regola intervenire su due tra le principali cause di incidente. Innanzitutto gli urti, per i quali è bene utilizzare dei paraspigoli in corrispondenza di spigoli acuminati. Poi delle protezioni per le prese elettriche che gli impediscano di accedere alle parti pericolose. arredo bagno Oltre a evitare di tenere acqua nella vasca senza un controllo adulto nella stanza da bagno, una buona soluzione possono essere tappetini antisdrucciolo e protezioni antiurto sulle rubinetterie. Oltre ai detergenti, alle forbici e ai rasoi da barba, ricordate che è un pericolo anche tenere qua- 58 lunque piccolo elettrodomestico collegato: il contatto con l’acqua potrebbe essere fatale. angolo cottura In cucina i cassetti da sigillare sono davvero tanti: posate, prodotti per la pulizia e altre fonti di rischio possono essere ovunque. Piuttosto che dover traslocare tutto in luoghi alti e inaccessibili provate i dispositivi che assicurano che per aprire gli sportelli sia necessaria la mano di un adulto. Ne esistono di diversi tipi, anche molto economici e pratici. Forni e fornelli sono tra i punti più pericolosi: oltre a utilizzare preferibilmente i fornelli più interni, con pentole pesanti girando il manico verso il muro, impiegate protezioni antiscottatura. camera con svista In camera da letto le fonti di rischio più comuni sono sedie o tavolini vicini alla finestra, oltre a scaffalature e cavi di prolunga non fissati al muro. Oltre ai consigli e agli strumenti validi già segnalati per le altre zone di casa, qui è opportuno istallare ganci a molla dietro le porte, per impedire che i bimbi si schiaccino le mani. Anche le piante di casa, per quanto sia difficile crederlo, possono costituire un pericolo: alcune specie sono velenose o irritanti se ingerite. Tra queste il croton, la stella di Natale, il filodendro, il vischio e l’oleandro. Se ne volete tenere in casa, mettetele in zone poco raggiungibili o su mobili alti. n Attenti al pupo Paraspigoli, copri-prese, blocca cassetti, maniglie e forno, e ancora cancelletti, barriere letto, ammortizzatori per porte. Con questi e altri accorgimenti Coop mette in sicurezza le case in cui circolano piccoli tra 0 e 3 anni di età. Il kit sicurezza casa rientra nel Catalogo Baby che dal 17 febbraio al 2 marzo proporrà negli iper di Unicoop Tirreno oltre un centinaio di articoli per i primi anni di vita del bambino, dai passeggini ai ciucciotti, dai biberon ai pigiamini ai giocattoli fino alla bilancia e alla luce per la notte. E ovviamente tutto per la sicurezza della casa. Alta qualità a prezzi concorrenziali, con percentuali di tossicità dei prodotti inferiori ai limiti fissati dalla legge e una linea di piccola puericoltura a marchio Coop. nel carrello a cura di Rita Nannelli profumo... ...di casa. Unico e inconfondibile che il tuo naso lo riconosce tra mille, per valorizzarlo sono sempre di più le fragranze in commercio, da diffondere con vaporizzatori, olii e bastoncini, pot-pourri, fino ai profumatori più tecnologici. C’è chi preferisce le note più dolci, come vaniglia e zenzero, chi quelle fruttate come papaya e frutto della passione, chi quelle più speziate come la cannella e fresche come limone e menta. Le donne sono anche in questo gli “angeli del focolare”, ma sempre più maschietti (single in testa) acquistano kit completi, arancio, zenzero, muschio, lavanda a ciascuno il suo profumo di casa. Quanto ai nuovi diffusori – come dei cofanetti – si camuffano nell’arredamento: forme geometriche, in ceramica, e grazie alla combustione catalitica, che combina alcol e ossigeno mediante un catalizzatore, garantiscono una propagazione omogenea e duratura. E siccome nei mesi freddi il raffreddore è sempre in agguato, sono in vendita olii essenziali da vaporizzare con proprietà antimicrobiche per le vie respiratorie. Per unire l’utile al dilettevole. le uova nel paniere Ogni italiano ne mangia in media 215 all’anno e la produzione, per un fatturato di 1.480 milioni di euro, è cresciuta nell’ultimo anno dell’1 per cento. E non c’è da stupirsi visto che l’uovo non ha orario, dalla colazione alla cena, in insalate, frittate, salse e dolci, dalla cucina frugale della versione al tegamino a quella di grandi chef come ingrediente di sfiziose ricette. Sono le famiglie i principali “mangiatori di uova”, ne hanno acquistato il 64 per cento di quelle in commercio, il resto viene consumato sotto forma di pasta, dolci e preparazioni alimentari di vario tipo. Ma nella top ten dei paesi fans delle uova ci batte il Messico con 350 uova a testa all’anno, seguito da Giappone (330) e Cina (320). Alimento risparmioso: nei supermercati le troviamo – a seconda della marca, del metodo di allevamento, della pezzatura – da 14 a 40 centesimi l’una. Occhio, però, ai consigli per gli acquisti del medico: aggiungi pure un uovo a tavola, ma non più di 2-3 volte a settimana. 59 prodotti tipico piglio d’arte Il più famoso e tipico dei vini del Lazio, molto antico, oggi Doc e Docg. Da Piglio e da altri comuni della Ciociaria il Cesanese rosso rubino. di Eleonora Cozzella È di un invitante rosso rubino che con la maturità vira al granato, e ha un profumo caratteristico che riporta alla mente le visciole mature. Corposo e morbido in bocca, con finale piacevolmente ammandorlato, per tradizione si associa alle castagne quando è giovane, all’agnello quando raggiunge la “mezza età” e a piatti importanti a base di selvaggina e carni rosse a maturità completa. Il Cesanese del Piglio tra i vini rossi del Lazio è probabilmente il più famoso, tipico e legato al suo territorio. Già il nome denota quanto il vitigno sia antico. E questo vale per entrambe le ipotesi che cercano di tracciarne l’etimologia: la prima vede nel termine “cesanese” l’evoluzione di cesarese (di Cesare), in riferimento quindi all’origine romana; la seconda fa risalire il nome di quest’uva a bacca rossa alla costituzione della colonia romana che sorgeva in zona: qui furono impiantate le prime vigne lungo i pendii della vallata, un tempo ricoperti di boschi, che per fare spazio ai filari venivano abbattuti. Cesanese sarebbe così il vino prodotto nelle “caesae”, cioè “luoghi dagli alberi tagliati”. il ciociaro Il Cesanese è prodotto nell’ampia fetta di Ciociaria che comprende i comuni di Piglio, Acuto, Paliano, Serrone e Anagni, in provincia di Frosinone, dove la viticoltura ha storia antichissima, come testimoniano i reperti archeologici. Molti erano gli estimatori della tradizione vinicola del territorio, tra cui lo stesso imperatore Nerva che secondo la tradizione, colpito dal paesaggio e dalla qualità del vino, volle costruire qui una delle sue residenze, i cui resti sono ancora visibili. Vino degno della mensa imperiale anche nel Medioevo, quando Federico II di Svevia, tra queste colline per le sue battute di caccia, non scordava di fermarsi a farne scorta. E il fascino del Cesanese non rapiva solo i potenti della terra: anche quelli del “cielo”. Accompagnava infatti le pietanze sulla tavola dei pontefici Innocenzo III e poi Bonifacio VIII, che avevano la corte papale nella vicina Anagni. Il merito di tanto successo è anche un ambiente vocato: il suolo d’origine vulcanica e il terreno collinare – la cui pendenza impedisce eventuali ristagni d’acqua e permette una buona esposizione dei filari al sole – danno a questa zona ottime potenzialità enologiche, grazie anche a primavere fresche, estati molto calde, piogge non troppo abbondanti e venti scarsi. Però, se in passato esisteva la tradizione vitivinicola, mancava la consapevolezza che oggi ci dà la scienza ampelografia (che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni). Così, sebbene il vitigno Cesanese sia citato 60 nei testi di agronomia già a partire dai primi dell’Ottocento, bisogna attendere la fine del secolo per trovare una prima distinzione fra Cesanese comune e Cesanese d’Affile, il biotipo considerato di qualità migliore. cantina di tornasole I primi testi storici in cui è citato il nome di Cesanese risalgono a Giuseppe Acerbi, archeologo con la passione per la botanica, che lo descrive come un vitigno “atto a produrre un vino generosissimo, acini sferoidi, azzurri, nerastri” ed è del 1888 la precisazione di Mengarini che per primo tratta in modo separato i due “Cesanesi”, Comune e d’Affile: “Essi differiscono – scrive – per alcuni caratteri: ad acino grosso, il comune o Velletrano, e ad acino piccolo, d’Affile o di Piglio, dov’è largamente coltivato”. Purtroppo in quell’epoca, tra fillossera – la malattia della vite che decimò i filari di tutta Europa nella seconda metà dell’Ottocento – e le condizioni dei coloni obbligati a versare ai proprietari terrieri gran parte del raccolto, il Cesanese visse un lungo periodo buio. Per motivi di sussistenza, la produzione faceva più attenzione alla quantità che alla qualità. Ma nel secondo Dopoguerra alcuni vignaioli appassionati, convinti delle potenzialità del loro prodotto, nel 1960 vollero riunirsi per dare vita alla cantina sociale che a febbraio compie mezzo secolo. Il loro impegno ha avuto sempre maggiori soddisfazioni: nel 1973 il Cesanese del Piglio ha ricevuto il riconoscimento della Doc. E due anni fa della Docg. Il disciplinare di produzione prevede che l’uva Cesanese d’Affile sia presente nel vino per un minimo dell’85 per cento. E ammette la presenza fino al 15 per cento di vitigni a bacca rossa autorizzati dalla Regione. Molti coltivatori conferiscono le loro uve alla Cantina Sociale per ottenere produzioni personalizzate d’alto livello. Inoltre, grazie al percorso turistico “Strada del vino cesanese”, riescono a sviluppare la cultura del territorio unendo il vino ai prodotti della gastronomia locale. In questo modo i produttori di vino tramandano antiche tradizioni alle nuove generazioni che continuano il lavoro dei padri, portando la nuova linfa della tecnologia e delle nuove idee per commercializzare il prodotto in tutto il mondo. Proprio grazie a loro – fanno sapere dal comune di Piglio – nel 2007 è partito il progetto di “marketing territoriale” del Cesanese, una storia di successo imprenditoriale che si studia come esempio in alcune Università italiane di economia. n 61 piccolo borgo antico Un dedalo di strade e case a spina di pesce, il castello, il palatium, l’antiquarium. Piccola Piglio medievale. Il borgo medievale di Piglio si trova a mo’ di sentinella su un costone del Monte Scalambra, proteso verso la valle del Sacco. È un piccolo centro di circa 4.500 abitanti, dove botteghe artigianali e ristorantini tipici accolgono i turisti in un luogo perfetto per una gita in famiglia. Sui tetti delle case posizionate a spina di pesce (questo fungeva da protezione in assenza di cinta muraria) svetta l’antico castello. II Castello Orsini di Piglio, iniziato verso l’anno Mille, con la rete di strade che da esso si dipanano e case intorno, è il fulcro di un mirabile esempio di architettura urbanistica militare. La costruzione comprende due parti diverse, edificate in due epoche successive. Il Palatium superiore consta di un torrione a sperone e una cortina di torri sul lato nord della collina. C’è anche la Rocca, un tempo sala delle investiture feudali e oggi sede dell’antiquarium, dove si conservano reperti archeologici rinvenuti nel corso di scavi effettuati nel territorio comunale. Il Palatium inferiore risale invece al 1300 circa ed è ricordato nei documenti a partire dall’anno 1365, epoca in cui erano signori di Piglio i “De Antiochia”. È da questa parte inferiore del Castello che si trova l’ingresso al paese, costituito da un grande arco – l’arco della Fontana – noto per la bellissima trifora tardo-romanica, una fila di archetti ciechi e i tre alti archi di sostegno. Entrate da qui in Piglio e avrete l’emozione di trovarvi immersi nel medioevo. L’intervista Un vino storico, che dopo essere stato poco valutato dal punto di vista qualitativo, viene riscoperto grazie alla passione di una nuova generazione di viticoltori, che uniscono la competenza dei padri a nuove forme di produzione e commercio. Ecco che cosa ne pensa Sergio Mosca, responsabile acquisti food IperCoop Casilina. Che tipo di consumatore sceglie il Cesanese del Piglio dagli scaffali? «Un consumatore che predilige vini di personalità e legati a un territorio. Un cliente, inoltre, piuttosto esperto che non compra un vino a caso, ma cerca una bottiglia specifica». Chi è il fornitore di Cesanese? «Le bottiglie di Cesanese che si trovano nella nostra cantina-enoteca provengono dalla cooperativa sociale Cesanese. Che da anni è un punto di riferimento al riguardo». In che periodo se ne vende di più? «Nei mesi invernali sicuramente. Non solo perché, in generale, d’estate si registra una maggiore richiesta di bianco, ma anche perché tradizionalmente si abbina a prodotti alimentari tipici dell’autunno-inverno: le castagne se il vino è giovane, poi carni, salsicce, ragù». Qual è il suo costo? «Le bottiglie costano da 3,75 a 5,90 euro. Sicuramente un ottimo rapporto qualità/prezzo». prodotti cotti & crudi una pasta d’uovo Tagliatelle, orecchiette, lasagne, maccheroni, trofie, bigoli, ravioli. La grande industria della pasta fresca. di Silvia Inghirami Le classiche tagliatelle hanno sempre il predominio assoluto, ma le orecchiette guadagnano posizioni, incalzate dai bigoli. L’industria della pasta fresca resta ancorata alla tradizione eppure si rinnova continuamente. Il mondo del farcito in particolare scova ogni anno nuove ricette: tortelloni, ravioli, agnolotti ripieni di zucca, di gorgonzola, di noci, di tartufo, di radicchio. E poi paste colorate come un arcobaleno. impasti principali Lo “zoccolo duro” rimane comunque l’abbinamento ricotta e spinaci, che se la batte con il prosciutto, mentre l’impasto di carne risente di una temporanea “crisi d’immagine”, con un picco dei consumi a dicembre, seguito da un periodo di flessione: il grafico delle vendite si impenna nuovamente a Pasqua, per poi calare e stabilizzarsi durante l’estate. Il formato preferito per le grandi occasioni sono le lasagne: le sceglie il 29,7 per cento dei consumatori del Nord, il 26,3 degli abitanti del centro (che ama molto anche le fettuccine) e il 29,5 dei residenti al Sud. Questa pasta ricca e succulenta ha origine nella lagana romana (parente stretta delle attuali lasagne), un impasto nel quale però era inserito, a volte, anche un trito vegetale (soprattutto lattuga), fritto nell’olio. Bisogna aspettare il V secolo perché nelle opere di Celio Apicio si ritrovi una ricetta a base di sfoglie sottili di pasta intervallate a carni di vario tipo, che ricorda molto da vicino le nostre lasagne al forno con il ragù. Nessuna di queste ricette prevedeva una cottura preliminare in acqua bollente della sfoglia, elemento determinante per parlare di pasta nell’accezione attuale. facciamo quadrato Sarà solo nella letteratura gastronomica medievale che la lasagna – tagliata in nastri, fili quadrati o losanghe – verrà citata in innumerevoli preparazioni aderenti alla nostra moderna concezione di pasta fresca. Dalla sfoglia-matrice (la lasagna) la pasta fresca comincia ad assumere nomi e fattezze diverse: pappardelle, pancardelle, croseti, longevi, taglierini, maccheroni (nel senso di pasta tagliata a fettucce sottili), triti, formentoni, menudelli. Partendo dalla sfoglia all’uovo, prendono corpo, sempre nel Medioevo, le varie tradizioni regionali di pasta ripiena che assumerà il nome di agnolini in Lombardia (per la precisione area di Mantova), agnolotti in Piemonte, anolini a Parma e Piacenza, tortellini tra Modena e Bologna, i cappelletti in Romagna, ravioli (con la ricotta, tagliati a mezzaluna) a Roma e nel Lazio. I ravioli vennero presto definiti anche tortelli, nella versione a base di carne e poi tortellini: torte da mangiare in un solo boccone. La capacità dei “lasagnari”, come venivano chiamati a Firenze nel Trecento, si affinano sempre più in ogni angolo della penisola, in una “gara” di abilità finalizzata a preparare la sfoglia più sottile: un rivestimento che nella lunga cottura prevista all’epoca doveva quasi scomparire. Col passare dei secoli, spianatoio e mattarello vengono sostituiti dalle macchine e la pasta fresca diventa un’industria nazionale, fiore all’occhiello del made in Italy. tutt’orecchiette «Siamo leader in Europa – sostiene l’Associazione dei produttori della pasta fresca – e il 35-40 per cento 62 presidi Slow Food la gallina nera Più unica che rara, grande a partire dalle dimensioni. La gallina nera della Val di Vara, in Liguria. di Francesca Baldereschi della produzione viene esportata». Nessuna industria straniera è riuscita ad inserirsi nel nostro mercato: da oltre frontiera possono arrivare solo alcuni ingredienti della farcitura, come formaggio dalla Germania e funghi dai paesi dell’Est. In un settore considerato “maturo”, cioè con scarse possibilità di espansione, la strategia delle imprese è di richiamarsi alla tradizione regionale sia nella tipologia della pasta (da qualche anno hanno successo orecchiette e trofie, anche perché costano meno) sia negli ingredienti (ad esempio evidenziando l’uso di grana padano). Alcuni marchi hanno, invece, scelto di rincorrere attraenti novità nelle ricette, ampliando l’offerta. «Anche in un periodo di crisi come questo – riferisce l’Associazione dei produttori – è un mercato che “tiene” e i consumi risultano anche se di poco in crescita. Altra strada percorsa dalle aziende – continua l’Associazione – è quella della tecnologia e della qualità: l’estrema attenzione all’igiene negli stabilimenti ha permesso di superare la doppia pastorizzazione che veniva compiuta un tempo, migliorando così le caratteristiche organolettiche dei prodotti». Le uova sono tutte pastorizzate, nessuno usa additivi e la maggioranza ha preferito rinunciare anche ai coloranti ammessi dalla legge. Come allora distinguere il prodotto migliore? Dal prezzo, perché la qualità costa, dal controllo dell’etichetta e dalla quantità del ripieno, dove non si dovrebbe risparmiare! n 63 Nella Val di Vara, nell’entroterra spezzino, un piccolo gruppo d’allevatori custodisce una razza di taglia gigante, selezionata alla fine degli anni Venti dal Pollaio Provinciale di Genova, ma pressoché scomparsa nel Dopoguerra. È una razza maestosa, con il piumaggio completamente nero, setoso, dai riflessi verdi metallici. La cresta grande, color rosso vivo, è unica, a cinque punte. Mansueta e ottima covatrice, si era diffusa nelle fattorie di tutta la provincia di La Spezia. Una delle ragioni del suo abbandono è indubbiamente la sua caratteristica principale, le dimensioni, assolutamente inadatte ai consumi delle piccole famiglie moderne. Con una sola gallina di razza gigante nera è possibile sfamare almeno sei commensali: se consideriamo che il mercato attuale richiede polletti di piccole dimensioni, è chiaro che la promozione di questa razza è un’impresa complessa. Senza la passione di un allevatore, Luciano Stagnaro, che ha riunito e coinvolto alcuni piccoli allevatori della Val di Vara, oggi la gigante nera sarebbe poco più di un’immagine sui libri di zootecnia. Invece, dopo anni e anni di incroci, ripercorrendo il cammino fatto dal primo selezionatore, Ferruccio Frau Sanna, finalmente la razza è stata recuperata e stabilizzata: tranne le zampe che un tempo erano rosate, gli altri caratteri sono i medesimi di ottant’anni fa. Gli allevamenti del Presidio sono immersi nella natura bellissima della Val di Vara, il cui comune principale, Varese Ligure, è stato il primo in Europa a ottenere nel 1999 la certificazione ambientale in virtù delle sue produzioni biologiche per l’attenzione dimostrata nella tutela del paesaggio, del recupero architettonico e dell’attenzione in generale all’ambiente. I polli del Presidio pascolano liberi e si nutrono di granaglie, avanzi dell’orto, erbe e insetti. I pollai sono piccole strutture in legno che ospitano un maschio e dieci femmine, circondati da ampi spazi aperti dove gli animali razzolano liberamente, anche nel vicino sottobosco. Raggiungono il peso ideale di oltre tre chilogrammi solo dopo un tempo minimo di dieci mesi. Grazie all’alimentazione naturale, integrata dal pascolo, la qualità della carne è eccellente, soda e saporita, più scura sulle cosce che sul petto: un indicatore fondamentale che segnala che il pollo ha pascolato, e quindi ossigenato molto la muscolatura. L’obiettivo prioritario del progetto di Slow Food è creare una domanda stabile agli allevatori e consentire quindi investimenti e ampliamenti degli attuali pollai. In questo caso, più che in altri, è fondamentale creare legami forti tra consumatori (i co-produttori) e gli allevatori. Per allevare questa razza è indispensabile avere la certezza che dopo dieci mesi, in cui si sono sostenuti costi rilevanti per la sua alimentazione, i volatili siano effettivamente venduti a un prezzo remunerativo. Normalmente una qualsiasi razza avicola richiede circa quattro mesi d’allevamento: in questo caso si deve attendere ancora altri sei mesi. Nei primi mesi, infatti, l’animale cresce in ossatura, solamente dopo ingrassa. Il peso ideale per la macellazione è oltre i 3 kg. Resta un problema da risolvere: il macello. Sarebbe necessaria una piccola struttura in val di Vara per evitare costi di trasporto troppo alti che servirebbe anche per la macellazione degli altri polli. Gli allevatori del Presidio, infatti, allevano anche altre razze tra le quali la gallina spezzina bianca. in tutte le forme La grande varietà dei formaggi prodotti dal Caseificio Follonica. di Cristina Vaiani prodotti dal fornitore Un formaggio coi fiocchi. Più o meno grandi, a seconda della percentuale di umidità che trattengono, è dai fiocchi di pasta, risultanti dalla rottura della cagliata, che dipende la consistenza più morbida o più stagionata di un formaggio. A spiegarci come si formano i fiocchi e da questi i formaggi sono Francesco Spadi, ex pastore sceso dagli appennini toscani in Maremma al seguito della transumanza più di mezzo secolo fa e qui rimasto e la figlia Federica che con il resto della famiglia gestiscono il Caseificio Follonica. Qui una quindicina di dipendenti produce una serie infinita di formaggi, dalle ricotte ai misti, dai pecorini – tra cui spicca il Dop toscano – ai formaggi di capra o di mucca. Diversi nella forma, nel peso, nei tempi di stagionatura, alcuni sono freschissimi come la ricotta e il primo sale, altri freschi come la caciotta, morbida e cremosa, il marzolino e il pecorino, quest’ultimo anche nelle versioni semistagionato o stagionato. Ma una cosa hanno in comune: sono tutti caratteristici dell’entroterra collinare maremmano. fiocchi di latte Dopo il controllo dello stato igienico e nutritivo che avviene ogni mattina a cura del laboratorio interno di analisi, il latte viene filtrato, pastorizzato a 72 gradi, e raccolto in grosse vasche di acciaio. Si aggiungono poi il caglio e i fermenti che saranno diversi a seconda del tipo di formaggio che si vuole ottenere. Dopo una sosta, durante la quale il latte si accaglia, si procede con la “rottura della cagliata” per mano di una lira che ruotando lentamente va a formare i chicchi di formaggio separandoli dal siero. La pasta arriva in speciali stampi che daranno la forma al prodotto – il suo aspetto fisico in termini di diametro e altezza – dopo la stufatura e la successiva salatura fatta a mano. Le forme passano poi nelle celle di stagionatura dove rimangono per 15 giorni le caciotte, dai 20 ai 40 giorni il pecorino fresco, 60-70 giorni il semistagionato, 4 mesi lo stagionato. Quanto al siero di risulta, viene come ribollito: dopo la pastorizzazione a 75 gradi, gli viene aggiunto il latte e, portato a una temperatura di 87 gradi e successivamente raffreddato, dà la ricotta. quattro formaggi “Nonno Francesco” che presta il nome a un pecorino al peperoncino, veramente nonno di due nipoti, ha cominciato a fare il formaggio quando ancora era un ragazzo, 64 pastore in una famiglia di pastori. «Risale al 1959 il primo caseificio Spadi – rammenta Francesco – che aprì in via Marconi a Follonica; già all’epoca servivamo la Coop di Ribolla». Oggi i formaggi del Caseificio Follonica si trovano nella maggior parte dei negozi toscani e laziali (sia nel libero servizio che in gastronomia), con alcune presenze anche in Campania. Insomma una grande “dinastia” di casari che si tramanda il mestiere da generazioni affascinando anche chi proviene da una diversa realtà come Luca, il marito di Federica, che nel caseificio del suocero ha trovato più di una fonte d’ispirazione: «gli piace sperimentare i sapori, gli abbinamenti e creare nuove ricette» conferma la moglie Federica che invece si occupa di qualità, controllo igienico, amministrazione. E in effetti di formaggi qui se ne “ideano” tanti: dai più classici pecorini e caciotte delle colline maremmane, ricotte di mucca, pecora e miste ai più innovativi primo sale alle olive o noci, formaggio reale al tartufo, peperino, un rosso degli etruschi trattato in superficie con concentrato di pomodoro come i pecorini semistagionati. E ancora i pecorini stagionati per parte del tempo in fossa, in grotta o in foglie di noce, o sul Monte Amiata dove va a maturare il Dop. Alcuni nomi poi richiamano tradizioni e mestieri di una volta come la Pecora Nera del Montanaro, il Pecorino Cacio del contadino, il Marzolino pura pecora Pranzo del Pastore. cacio di rigore Tutte produzioni legate al territorio, a cominciare dal latte che proviene esclusivamente dai pascoli toscani: «è l’erba di questi luoghi a conferire al nostro pecorino la sua principale particolarità: è saporito ma dolce e delicato», precisa Francesco. Il legame con il territorio è indissolubile e questo vale non solo per il pecorino Dop che deve essere prodotto e stagionato in loco in obbedienza al disciplinare di produzione che stabilisce anche il tipo di caglio e fermenti da utilizzare, le dimensioni e l’altezza delle forme e come devono essere marchiate, ma anche per gli altri tipi di formaggio che non oltrepassano in nessun caso le colline maremmane e toscane. «Ha un valore aggiunto – secondo Federica – il prodotto che rimane legato alla terra e all’uomo» in cui si investe molto in termini di formazione. Nonostante la tecnologia, evidente nel rinnovato apparato produttivo dotato, per esempio, di un modernissimo impianto di lavaggio computerizzato, le azioni che contano sono ancora svolte a mano, come la formatura negli stampi, la salatura e il lavaggio delle forme; in caso di lunghe stagionature per esempio il formaggio deve essere girato una volta a settimana, lavato dopo 30 giorni, asciugato e infine trattato con olio di semi per ottenere una crosta naturale. «Il prodotto viene seguito scrupolosamente in ogni fase del processo produttivo per mantenerne alta la qualità, anche se i controlli più importanti si fanno all’origine, sulla materia prima, latte in particolare, fermenti e caglio. La maestria dell’uomo, in armonia tra tecnologia e tradizione, e la qualità della materia prima sono i fondamenti dell’arte casearia», conclude Federica. n INFO Caseificio Follonica Follonica (GR) via del Fonditore, 69 tel. 056658409 - www.caseificiofollonica.it 65 a tavola ricette a cura di Paola Ramagli foto Carlo Bonazza Quantità nutrienti/bilancio nutrienti: scarso l sufficiente ll buono lll consigli dietetici di Chiara Milanesi, nutrizionista le minestre crema prosciutto e fagioli Ingredienti per 4 persone: 400 g di fagioli bianchi 200 g di prosciutto cotto 2 patate 1 cipolla 1 costola di sedano 1 mazzetto misto (origano, timo ecc.) 1 mazzetto di rucola 1 dl di panna parmigiano grattugiato olio extravergine d’oliva sale e pepe Ammollare i fagioli, quindi cuocerli in acqua salata in un recipiente di coccio insieme alla cipolla, le patate, il sedano tagliati a pezzettini. A metà cottura aggiungere il mazzetto di aromi e il prosciutto cotto tagliato a dadini. Togliere un ramaiolo di fagioli quando saranno cotti e metterli da parte, quindi passare il tutto nel mixer fino ad ottenere una crema. Mettere il tutto in una zuppiera, incorporare il parmigiano, la panna e una dose abbondante di pepe. Guarnire con le foglioline di rucola tritata e i fagioli tenuti da parte e una passata di olio a crudo. la dietista 560 Kcal a porzione Carboidrati ll Proteine lll Grassi ll Colesterolo ll preparazione: tempo: 20 min. + cottura costo: Piatto adatto ai ragazzi e agli sportivi, perfetto ricostituente della massa muscolare. Il cannellino, ricco di inositolo, ferro e proteine, migliora umore e circolazione. Il cotto, utile per la formazione degli ormoni, è ricco di proteine ad alto valore biologico. Abbinare a questa minestra un Trebbiano toscano d’annata. 66 minestra di ceci e cozze acqua cotta Ingredienti per 4 persone: 300 g di ceci secchi 200 g di avanzi di pasta corta 800 g di cozze 1 carota 1 costa di sedano 1 foglia d’alloro 1 cipolla 2 spicchi d’aglio Ingredienti per 4 persone: 6 funghi porcini 300 g di pomodori maturi 2 cipolle 2 coste di sedano 2 peperoncini 1 mazzetto di prezzemolo 2 carote 4 uova 2 spicchi d’aglio 8 fette di pane casareccio tostate 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro 1 peperoncino olio extravergine d’oliva sale preparazione: tempo: 40 min. costo: Ammollare i ceci per circa 12 ore, metterli in una pentola dopo averli sciacquati e sgocciolati insieme alla carota, la cipolla e il sedano tritati e alla foglia di alloro. Coprire con abbondante acqua fredda e lasciare cuocere a fuoco dolce fino a raggiungere la cottura dei ceci. Mettere le cozze in un tegame con un po’ d’olio d’oliva e farle aprire a fuoco moderato. Togliere dai gusci i 2/3 delle cozze e tenere al caldo. Far rosolare nell’olio, in un grosso tegame, l’aglio e il peperoncino, aggiungere il pomodoro e farlo sciogliere bene. Aggiungere i ceci e la loro acqua di cottura nella quantità occorrente e fare cuocere la pasta avendo cura di scegliere tipi con lo stesso tempo di cottura. Aggiungere a metà cottura della pasta le cozze sgusciate e portare in tavola guarnendo con le cozze nel guscio. la dietista 380 Kcal a porzione Carboidrati lll Proteine ll Grassi l Colesterolo – Ricche di proteine e povere di grassi, le cozze contengono anche sali minerali quali calcio per denti, ossa, muscoli e cuore, e iodio per il funzionamento della tiroide. Il ferro è presente tre volte più che nella carne bovina e, in accoppiata con quello dei ceci, fa di questo piatto un ricostituente per l’anemia. Un buon Chardonnay potrebbe essere l’abbinamento migliore. 67 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato 1 cucchiaio di pecorino olio extravergine d’oliva sale e pepe preparazione: tempo: 40 min. costo: Dividere i funghi in pezzi abbastanza grandi, sbollentare i pomodori e passarli. Mettere in una pentola l’aglio schiacciato e le cipolle affettate, unire le carote e il sedano a dadini, il passato di pomodori e i peperoncini e rosolare nell’olio. Versare 2 litri d’acqua e portare a ebollizione, salare e fare cuocere per 30 minuti a fuoco moderato. Fare rosolare in una padella i funghi con un cucchiaio di olio, aggiungere il prezzemolo, sale e pepe e unire alla minestra. Sbattere, due minuti prima del termine della cottura, le uova con il formaggio e distribuire il composto ottenuto sulle fette di pane poste in una zuppiera bassa e larga (si può fare anche con un uovo in camicia). Versare sopra l’acqua cotta, irrorare con un filo d’olio e servire. la dietista 280 Kcal a porzione Carboidrati ll Proteine ll Grassi l Colesterolo l Il pane casareccio è più digeribile, specie se tostato, perché ricco di crosta. Le uova sono utili per prevenire la calcolosi biliare: i fosfolipidi presenti, con l’aiuto degli acidi biliari secreti dal fegato, mantengono il colesterolo in soluzione nella bile, impedendogli di cristallizzarsi in calcolo. Suggeriamo un Morellino di Scansano dell’annata in vendita. minestra di funghi e spinaci Ingredienti per 4 persone: 400 g di funghi porcini 400 g di spinaci 1 litro di brodo vegetale 1 cipolla 1 mazzetto di prezzemolo olio extravergine d’oliva sale e pepe preparazione: 68 tempo: 20 min. Versare in una casseruola con l’olio la cipolla affettata, gli spinaci tagliati grossolanamente e fare rosolare appena, quindi aggiungere il brodo bollente poco alla volta e fare cuocere per 5 minuti. Aggiungere i funghi tagliati a pezzetti e proseguire la cottura per 10 minuti mescolando di tanto in tanto. Togliere la casseruola dal fuoco, aggiungere il prezzemolo tritato, regolare di sale e pepe e servire ben calda. costo: dietista 200 Kcal a porzione Carboidrati l Proteine l Grassi l Colesterolo – Gli spinaci contengono inulina e cellulosa che agiscono sull’intestino sia migliorando la funzionalità sia selezionando una flora benefica ad effetto barriera contro i virus. Il prezzemolo, ricco di vitamina C, calcio e potassio, fa bene al cuore, regola la pressione e il metabolismo. Una zuppa perfetta per chi è a dieta. Si consiglia un rosso leggero scegliendo tra le DOC della Val di Cornia. 68 benestare di Massimiliano Matteoni basta un poco di zucchero Ho fatto una dieta escludendo dalla mia alimentazione tutti i carboidrati, tranne un giorno la settimana, in cui mi era permesso di mangiare pane o pasta. In due mesi e mezzo ho perso circa 10 kg, poi ho dovuto interrompere la dieta perché mi sentivo debole e non riuscivo più a concentrarmi sul lavoro. Il problema è che in poco tempo ho ripreso tutti i chili con gli interessi (due in più rispetto all’inizio). Eppure sono stata molto attenta a ciò che mangiavo, cercando di limitare le quantità, ma non c’è stato niente da fare. Perché il mio corpo ha reagito cosi? Ci sono precise ragioni biologiche che spiegano perché questo tipo di diete danno buoni risultati all’inizio, con rapida perdita di peso, ma alla fine, come nel gioco dell’oca, ci riportano al punto di partenza. Anzi, in molti casi ci ritroviamo in condizioni peggiori. Il nostro cervello e i globuli rossi per funzionare hanno bisogno di glucosio (lo zucchero presente nel sangue); a differenza dei muscoli non riescono ad adattarsi a un carburante costituito solo da acidi grassi. Se improvvisamente smetto di mangiare i carboidrati (gli zuccheri complessi da cui si ricava il glucosio), il mio corpo inizierà a utilizzare quelli di riserva depositati nel fegato e nei muscoli (sotto forma di glicogeno). Ma sono pochi spiccioli, dopo neanche un paio di giorni sono già finiti, e allora si renderà necessario metter mano ai sostanziosi titoli bancari depositati nel grasso corporeo. Nel frattempo il mio peso sarà già sceso di 1-2 chili, ma avrò perso solo il glicogeno e l’acqua ad esso associata. Dato che i grassi bruciano sul fuoco dei carboidrati, se non ho più a disposizione quest’ultimi, il mio corpo sarà costretto a utilizzare le proteine, smantellando i muscoli (compreso il cuore) e affaticando i reni, per eliminare le scorie azotate. È un po’ come se in una fredda notte d’inverno, avendo esaurito la legna da ardere (i carboidrati), cominciassi a fracassare i preziosi mobili antichi (le proteine) e li utilizzassi per sostenere il fuoco. È una soluzione che mi permetterà di sopravvivere e non morire assiderato, ma sicuramente non è una soluzione vantaggiosa. L’ago della bilancia scenderà molto rapidamente, ma il peso perso sarà rappresentato soprattutto dall’impoverimento della massa magra, con il risultato che il mio corpo deperirà e inflaccidirà, riducendo anche la “cilindrata” del motore ovvero si abbasserà il metabolismo basale. Questo è il motivo per cui, quando interrompo la dieta, anche se mi riguarderò nel mangiare, riacquisterò velocemente tutti i chili persi, ma stavolta saranno costituiti solo dal tessuto grasso e, rispetto alla partenza, il mio corpo oltre a pesare come o più di prima si sarà impoverito di massa magra. In definitiva non è un buon affare, è un po’ come fare due passi in avanti per poi ritrovarsi tre passi indietro. a regime Per depurarmi dagli eccessi alimentari delle feste potrei fare un giorno di digiuno alla settimana per almeno un mese? Non glielo consiglio. Una soluzione migliore potrebbe essere di cenare con sola frutta un paio di giorni la settimana, sempre per un mese. 69 Tutto questo e molto di più. Su www.nuovoconsumo.it Oggi questa rivista è anche on line. Sul sito www.nuovoconsumo.it trovi tutti gli articoli di questo numero, oltre a tanti contenuti speciali e contributi multimediali. Inoltre puoi consultare i vecchi articoli effettuando una ricerca in base alla tematica. Un’area riservata, accessibile tramite password, è dedicata ai Soci. Collegati subito, il mondo Unicoop Tirreno è lì comodo. Basta un clic. semiseria di Simona Marchini spunti di riflessione Rifiuto della violenza, rispetto di sé e degli altri, indignazione per i soprusi, voglia di giustizia e di partecipazione. Dall’episodio del tassista brutalmente ucciso per aver investito un cane e dal successo del programma “Vieni via con me” qualche spunto di riflessione. Vorrei parlare, per farne oggetto di omaggio e di riflessione, del tassista milanese morto per le percosse subite. Ricordate ancora l’episodio? Dei ragazzi sono per la strada con un cane; il cane fugge e viene investito da un taxi. Ne scende l’autista, un uomo mite e gentile che cerca di scusarsi, ma viene aggredito brutalmente. Coma di quasi un mese, e poi la morte... di un cittadino civile e innocente. Se ne è parlato poco, rispetto agli orrori di Avetrana, perché la gente perbene non fa audience. E per questo, io che credo nella difesa dei valori e nelle tante persone che li incarnano, voglio ricordarlo a tutti voi come segno di rispetto e come rifiuto della violenza, comunque. E poi vorrei parlare del programma di Fazio e Saviano “Vieni via con me”. Un bel segno. Sì, l’attenzione che ha suscitato è un grande conforto per tutte le buone coscienze. È una grande comunicazione di “verità”, di parole autentiche, che non sono suoni vacui, ma corrispondono a contenuti autentici importanti. E ci fanno ritrovare, se mai li avessimo perduti, quei sentimenti forti di indignazione, di voglia di partecipare, di spirito di servizio. Insomma, ci fanno sentire cittadini di un mondo che ha bisogno di noi. E ci viene voglia di esserci. Per meritarci la stima di noi stessi. CULTURA, TEMPO LIBERO, INNOVAZIONE Clima alla carta Quando la scienza fa il bello e il cattivo tempo... Sei connesso? “Istruzioni per l’uso” di internet in ufficio Il meglio verde Giardini naturali in città Regalami un sorriso 71 Nuovo Consumo incontra Umberto Veronesi clima alla carta Pioggia o sole su ordinazione? Grazie alla manipolazione del clima si può. Ma quando la scienza fa “il bello e il cattivo tempo” qualche rischio c’è. di Patrice Poinsotte False tempeste, nuvole artificiali, grandinate forzate. La scienza oggi fa il bello e il cattivo tempo e non per modo di dire. In passato considerata un tabu, la manipolazione del clima fa ormai parte del dibattito scientifico e il “fai da te” climatico sta diventando realtà perché, è noto, alla tentazione di sfidare – e controllare – madre natura l’uomo proprio non sa resistere. altri tempi! Una tempesta di neve si abbatte a novembre su Pechino. Niente di più naturale. E invece no: è il risultato di una manipolazione del tempo meteorologico orchestrata dal governo cinese per lottare contro la siccità. L’ufficio per la modificazione del clima cinese “gioca” con il tempo da ormai diecine di anni: secondo le cifre ufficiali, tra il 1999 e il 2006, gli scienziati cinesi sarebbero riusciti a fare precipitare 250 miliardi di tonnellate d’acqua. Inizialmente dedicate al supporto delle attività agricole, le coreografie delle nuove “danze della pioggia” servono, invece, per cerimonie ufficiali, sfilate militari, Olimpiadi, periodi d’aridità approfittando di “ombrelli” fatti di sostanze chimiche e di piogge manipolate. Un’alterazione pericolosa della chimica dell’atmosfera eseguita da molti paesi sviluppati. Le sostanze chimiche iniettate nell’aria sono lo ioduro di argento e il sodio, condensano il vapore acqueo e favoriscono la coalescenza (vedi glossario) delle goccioline in sospensione che, sempre più voluminose e pesanti, finiscono per cadere al suolo sotto forma di pioggia e di grandine. Inventate negli Stati Uniti alla fine degli anni Quaranta, queste pratiche erano impiegate per contrastare la siccità. Ma non solo. Il Dipartimento della Difesa americano aveva anche ideato un piano nell’ambito della “guerra dell’ombra”: provocare siccità e distruggere i raccolti del nemico. menu del giorno Ma queste manipolazioni atmosferiche locali sembrano poca cosa a confronto con i programmi attuali della geoingegneria a livello planetario. Gli ultimi rapporti ufficiali delle Nazioni Unite (IPCC) stimano che il riscaldamento globale del Pianeta è ormai vicino al punto di non ritorno. Secondo il prof. John Schellnuber «La politica attuale sul clima sembra non funzionare (...) ma la situazione non è disperata. La gente dovrebbe cominciare a pensare a tecniche non convenzionali. Progetti preventivi a grande scala sono necessari». Schellnuber pensa in sostanza che la geoingegneria, usata come rimedio al cambiamento ineluttabile del clima, offra possibilità molto più realistiche, più efficaci e meno costose che le misure fissate dal Protocollo di Kyoto. Gli scienziati hanno quindi idea-to progetti degni della fantascienza. Edward Teller, fisico ungherese co-fondatore del Lawrence Livermore National Laboratory, raccomandava l’uso attorno al Pianeta di un enorme scudo capace di deviare i raggi del sole. Una “protezione solare” economica – meno di un miliardo di dollari all’anno – rispetto al costo delle azioni imposte dal Protocollo di Kyoto. contro natura Ci sono anche altri progetti, più o meno seri, dedicati al raffreddamento della Terra: mandare specchi nello spazio per riflettere la luce del sole, dipingere di bianco tutti i tetti delle costruzioni, buttare ferro negli oceani, iniettare nell’atmosfera goccioline di acqua di mare in modo da creare nuvole artificiali in grado di riflettere con maggiore efficienza i raggi solari. Non soddisfatti di giocare con madre natura alcuni “apprendisti stregoni” hanno pensato ad applicazioni 72 aria fresca a cura di Barbara Bernardini il sole dell’avvenire militari della geoingegneria. In realtà nel 1977 le Nazioni Unite hanno votato una convenzione che vieta l’uso di tali tecniche a fini bellici, ma alcuni paesi non si sono fermati: esperimenti climatici segreti sarebbero in corso da una decina di anni, tra cui il progetto americano HAARP in Alaska qualificato “arma di distruzione di massa” dal prof. Michel Chossudovsky dell’Università di Ottawa. Il Parlamento europeo si è interessato agli effetti ambientali indesiderati di queste manipolazioni e il gruppo di ricerca sulla pace e la sicurezza (GRIP) ci dice che il concetto di guerra ambientale fa ormai parte del linguaggio militare. su ordinazione Dalle piogge al bel tempo, dal caldo al freddo, per il cambiamento climatico dunque qualcosa di nuovo sotto il sole c’è. Ma la geoingegneria non può rappresentare l’unica soluzione al riscaldamento globale del Pianeta perché non conosciamo esattamente gli effetti a lungo termine. Inoltre che succederebbe – ma forse sta già succedendo – se a controllarla fossero solo pochi stati ricchi a danno di altri? Potrebbe essere, invece, una tecnica transitoria per rallentare l’aumento delle temperature medie e per rimandare il punto di non ritorno come lo scioglimento completo del ghiaccio polare. Permetterebbe alle nostre economie e società di completare le trasformazioni necessarie per fermare il cambiamento climatico. In altri termini darebbe tempo al tempo. n Glossario Interventi a pioggia Geoingegneria: tecnologia che consente la modificazione artificiale e volontaria del clima del Pianeta. Condensazione: processo fisico di trasformazione che consente ad una sostanza di passare dallo stato gassoso allo stato liquido. Si parla in fisica di transizione di fase. Tale trasformazione, in natura, può avvenire per raffreddamento oppure tramite espansione adiabatica (senza scambio d’energia con l’ambiente circostante) dell’aria. Coalescenza: unione di due o più particelle (goccioline d’acqua) per formarne una più grande. 73 Una centrale solare orbitante per catturare l’energia del sole direttamente nello spazio. Non è fantascienza. Nel sempiterno sforzo di trovare metodi alternativi al petrolio per produrre energia, gli ingegneri devono fare i conti con la scarsa efficienza delle fonti rinnovabili. Insomma, ci vuole tanto vento, tanta acqua o tanta luce per produrre relativamente poca energia. Così, dopo 30 anni di ricerca, gli ingegneri sono arrivati a una soluzione che ha del fantascientifico, ma che nei prossimi anni potrebbe davvero fare la differenza: pescare l’energia del sole direttamente nello spazio, invece di attendere che i raggi del sole colpiscano i nostri inefficienti pannelli installati sulla Terra. Tra i limiti della più promettente tra le energie alternative, il fotovoltaico, c’è il fatto che a causa dell’atmosfera al suolo di energia solare ne arriva davvero poca, alcuni Watt per metro quadrato, solo di giorno e senza nuvole. Ma se potessimo superare le nuvole e l’atmosfera? E se potessimo addirittura superare la notte? In questa sfida, per una volta, è stata l’Europa a vincere. La compagnia EADS Astrium, con sede a Parigi, sarà la prima a mettere in orbita nei prossimi cinque anni un satellite dotato di potentissimi pannelli fotovoltaici che raccoglieranno l’energia del sole direttamente nello spazio, dov’è potente (circa 1.400 Watt per metro quadrato, ndr), continua e infinita. Fin qui, ammettiamolo, c’erano arrivati anche giapponesi e americani, ma gli europei hanno risolto il problema più grande, quello di inventare un modo per trasferire l’energia raccolta dal satellite sulla Terra. Un gruppo di ingegneri dell’Università del Surrey, in Inghilterra, è riuscito a mettere a punto un sistema per cui la luce solare viene convertita direttamente in orbita in un raggio laser a infrarossi, che può essere indirizzato in qualsiasi punto della Terra dove sarà sufficiente installare un “ricevitore di energia”. Questo ricevitore avrà le sembianze di un pannello fotovoltaico ma, invece della luce solare, catturerà il laser che arriva dal satellite. Un vero miracolo di tecnologia, efficienza e sicurezza, perché il laser a infrarossi è un raggio a bassissima energia, come quello del telecomando del televisore, assolutamente innocuo, e soprattutto, le centrali riceventi potrebbero essere installate davvero ovunque, su una nave, nel deserto, in una foresta sperduta o in mezzo alla steppa, consentendo il miracolo dell’elettricità anche a quei popoli che non hanno né Tv né radio, ma che ancora sognano di poter illuminare le loro case con una semplice lampadina. sei connesso? Internet in ufficio: risorsa, stimolo, perdita di tempo. Dipende dai punti di vista e dall’uso che se ne fa. Ma ricerche recenti ci dicono che è meglio essere connessi… soprattutto a lavoro. di Barbara Autuori Una scorsa veloce ai titoli del quotidiano preferito, due parole in chat con gli amici per confermare l’appuntamento della sera, un’occhiatina al proprio profilo su Facebook. Attività di routine per molti di coloro che dalle 9 alle 17 (e anche oltre) si trovano davanti allo schermo del computer d’ufficio. L’uso di internet sul luogo di lavoro, tuttavia, se da una parte è ormai prassi comune, dall’altra non sempre è accettato così pacificamente dalle direzioni aziendali e a volte può diventare motivo di attrito con i dipendenti. romba il motore «In realtà questo accadeva fino a qualche anno fa – puntualizza Barbara Vecchietti, direttore commerciale di Johnson & Johnson Italia –. Inizialmente l’uso di internet durante l’orario di lavoro non era benvisto da molte aziende. Ma nel giro di poco tempo, hanno maturato la consapevolezza di quanto sia indispensabile poter contare su dipendenti che abbiano dimestichezza con questo strumento». Navigare in scioltezza nella rete, scaricare file, adoperare con abilità i vari motori di ricerca sono, infatti, capacità professionali sempre più apprezzate e richieste. «Lavorare senza una connessione continua è diventato impossibile – conferma Carla Bellavia, direttore Risorse Umane per il Sud Europa della Bard, multinazionale americana leader nel campo dei dispositivi medici –. Cercare informazioni su normative o legislazioni di paesi stranieri, accedere a siti più o meno istituzionali, consultare articoli su studi scientifici spesso pubblicati direttamente in rete è indispensabile per molti settori aziendali. Senza contare che ridurre i tempi e azzerare le distanze, significa risparmiare un bel po’ anche in termini puramente economici». Vantaggi indubbi che le aziende ben conoscono, sempre pronte ad utilizzare ogni strumento tecnologico all’avanguardia capace di far risparmiare tempo e denaro, ma anche di sollecitare quella creatività necessaria a restare sulla cresta dell’onda di mercati sempre più agitati. «La rete è senza dubbio un mezzo di lavoro fondamentale per rimanere competitivi – sottolinea la manager di Johnson & Johnson Italia –. Ti mostra innanzitutto cosa fa la concorrenza e in questo senso è anche fonte di ispirazione per idee sempre nuove che possono essere condivise praticamente in tempo reale». libero accesso Ma cosa accade quando un dipendente “sfrutta” la connessione del suo pc di lavoro per collegarsi al suo social network preferito o per controllare on line il conto in banca? Qual è il limite oltre il quale non si può navigare dalla scrivania dell’ufficio? «Il rischio che si distorca l’uso di questo strumento in effetti c’è – afferma il direttore risorse umane della Bard –. Per questo molte aziende, soprattutto se mediamente strutturate, si cautelano facendo sottoscrivere ai propri dipendenti una serie di regole sull’uso privato della connessione internet dall’ufficio. Da noi, per esempio, esistono dei “blocchi” che impediscono l’accesso a determinati siti considerati non appropriati». Una censura che non vale per i social network più diffusi che spesso sono utilizzati dalle aziende stesse come piazza virtuale per comunicare con i propri dipendenti. Da iniziative di beneficenza alla ricerca di personale attraverso social networking specializzati (come nel caso di LinkedIn che a maggio 2010 contava 68 milioni di utenti), lo scambio aziendadipendenti è talmente proficuo per entrambi che la soluzione di “censurare” l’accesso al web appare sempre più retaggio di un management d’altri tempi. «Il valore aggiunto di uno strumento così importante per la qualità e la produttività del lavoro supera di gran lunga l’eventuale uso disinvolto della rete per scopi privati», precisa Vecchietti che a proposito della sua azienda aggiunge: «Johnson & Johnson non prevede censure all’origine. Tuttavia chiede esplicitamente di non usare internet per motivi personali durante l’orario di lavoro e non visitare siti eticamente non accettabili». Segno che quando l’uso di internet moderato e guidato dal buon senso da parte dei dipendenti si sposa con una visione lungimirante e basata sulla fiducia da parte dell’azienda, la giornata in ufficio è certamente migliore per tutti. n 74 tempi moderni a cura di Rita Nannelli tanti auguri! Vieni avanti creativo Più creativi e produttivi anche grazie a internet. Parola di esperti. Aumentare la produttività agendo sulla struttura dei luoghi di lavoro: è quanto emerge da un’indagine condotta dalla società di ricerche JBA che ha intervistato 1.130 business leader sulle strategie da adottare per migliorare il lavoro dei propri dipendenti. Uffici “basati sulla fiducia” dove i lavoratori possano organizzarsi in piena autonomia così come quelli “socialmente interconnessi”, capaci cioè di rafforzare e sviluppare le potenzialità creative di ciascuno grazie a legami diretti o virtuali con gli altri, sarebbero i nuovi modelli sui quali stanno investendo un gran numero di aziende nel mondo. Un concetto innovativo di luogo di lavoro dove navigare su internet non solo sarà possibile, ma addirittura auspicabile per l’azienda. Secondo quanto afferma Brent Coker del Dipartimento di Management e Marketing dell’Università di Melbourne, infatti, il personale che durante le pause di lavoro si diletta a leggere le notizie, giocare on line o guardare i video di YouTube sarebbe più produttivo di circa il 9 per cento rispetto a quello che non lo fa. Lo spirito della legge Cosa dice la normativa. Il Garante della Privacy ha recentemente stabilito che il datore di lavoro non può ricorrere a specifici software per tracciare e memorizzare in maniera sistematica e continuativa gli accessi ad internet dei propri dipendenti perché si violerebbe l’art. 4, comma 1, della legge n. 300/1970 che vieta il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. 75 Più che una festa, un lavoro... stressante e un business. I genitori invitano – tutto comincia con un biglietto colorato nel diario di scuola – sfamano (con buffet faraonici), intrattengono (i più all’avanguardia hanno sostituito il pagliaccio con un laboratotrio di pittura o con un piccolo corso di cucina) bimbi con al seguito mamme e babbi muniti di regalo, spesso nato da una raccolta di fondi, anch’essa un lavoro per la malcapitata, sempre la stessa, che prende l’impegno di mettere insieme i soldi e fare l’acquisto. Baby party o eventi “social”, a ogni famiglia ne toccano almeno due al mese – il fine settimana –, in una stanza affittata (ovviamente mesi prima), in un locale o, con un po’ di fortuna, in un parco. Il compleanno dei minitaliani non sente la crisi: metti un centinaio di euro per la location, altri 100 per il buffet, altri 70 per i regalini-ricordo da dare agli ospiti, varie ed eventuali, e “la somma fa il tolale”. E nei panni dell’invitato, proprio per fare il micragnoso, 10 euro per il dono moltiplicati un numero impressionante di compleanni a cui “devi” partecipare ogni anno. Di soldi ne girano tanti e McDonald’s Italia, che tra i primi ha fiutato l’affare, calcola 22 feste al mese in ogni Mc-ristorante Italiano, con una media di 15-16 bambini a festa fanno quasi 1 milione e 170mila piccole pesti affamate di coca e patatine, per un giro d’affari di oltre 9 milioni di euro l’anno. Ma com’è potuto scoppiare dalle candeline l’incendio? Secondo gli esperti dipende dall’abitudine dei bambini a trovarsi in situazioni già organizzate e a ricevere tanti (troppi) stimoli di continuo, da genitori con poco tempo libero, da case sempre più piccole incapaci di contenere “l’onda d’urto”. E poi dal passaparola, dalla pressione sociale. Forse non sarà come in America dove c’è chi si è indebitato per un baby party ed è nato il comitato contro l’inflazione da supercompleanni, ma poco prima non sapevi nemmeno di che si parlava, e in un attimo sei dentro l’ingranaggio fino al collo e non sai come uscirne. Chi rimpiange la festicciola in casa con due cugini e gli amici del cuore (pochi per definizione) alzi la mano. casa museo Se non andiamo noi da loro, sono loro a venire da noi. I musei di tutta Europa pronti ad invadere le vostre case con più di 14 milioni di oggetti digitali (testi, immagini e audiovisivi) messi in rete da Europeana (www.europeana.eu), progetto partito nel 2008 e voluto dalla UE. Il sito si avvale della collaborazione di istituzioni prestigiose, come il Louvre e la British Library, e di associazioni più piccole, tra cui biblioteche, archivi e collezioni private. Tutto il patrimonio culturale europeo a portata di click, facile la ricerca dell’opera d’arte che interessa e la relativa provenienza. Buona visita a tutti! (J.F.) cappa Italia Se ha le frange sembra un poncho, senza bottoni, con le falde gettate sulle spalle, si chiama scialle, se lunga diventa un mantello. Comunque per riconoscerla basta un dettaglio: niente maniche, ed è il suo bello. La cappa, spalle coperte e avambraccio al freddo, è l’accessorio più modaiolo del momento, larga e fluttante o stretta intorno al corpo.A dire il vero, la mantella alla Harry Potter o alla Cappuccetto Rosso comoda comoda non è, ma con lei sopra giacca e pantaloni il look è impeccabile, soprattutto in abbinamento con un paio di guanti.Altro capo simbolo di quest’inverno, di ogni misura, di pelle, in pelo o in gomma (ma anche scaldamuscoli in lana per le braccia), con la cappa di rigore nella versione extralunghi. il meglio verde Dal giardino di casa al parco urbano: come trasformarli in giardini naturali, oasi per uccelli e altri animali. Uomo compreso. di Riccardo Banchi e Rita Nannelli Cercasi verde disperatamente... In molte città italiane alberi, prati, siepi e fiori sono scomparsi quasi del tutto oppure ridotti a ritagli verdi in mezzo al cemento e piccoli spazi condominiali vengono spesso asfaltati come unico rimedio contro le “erbacce”. E dove i giardini ci sono, alla vegetazione spontanea sono preferite le specie esotiche, soprattutto quelle che “non sporcano”, come le conifere; si prediligono alberi a crescita rapida, ad altrettanto rapido deperimento, come pioppi o abeti. E aceri, carpini, frassini o le querce nostrane hanno fatto una brutta fine. opera di restauro Una soluzione possibile? Trasformare una parte degli spazi verdi in birdgarden. Non è la mania dell’inglese di questi tempi, ma l’idea è anglosassone davvero: dall’Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento, con i famosi giardinieri William Robinson e Gertrude Jekyll, è partita la rivoluzione del giardinaggio tradizionale. Un birdgarden è, infatti, un “giardino naturale” diverso dai soliti spazi verdi ordinati, potati e “costruiti”, c’è spazio per la vegetazione spontanea in cui le essenze, scelte in funzione del luogo, sono le più adatte per attirare uccelli, farfalle e altre creature. Insomma un po’ di natura nelle città, creando un movimento che è l’esatto contrario della modalità piatta di gestire il verde urbano. Una sorta di “restauro ambientale” ripagata subito dalla presenza di uccelli selvatici, farfalle, bombi, lumache e molti altri animaletti. Tra i vantaggi anche l’effetto rilassante che produce in chi ne usufruisce, e il valore educativo per i più piccoli, poco abituati a stare in mezzo alla natura. Inoltre un birdgarden ben concepito è anche più economico di un giardino “artificiale”: la naturalità di fondo è più facile da mantenere nel tempo, le piante autoctone non necessitano di fertilizzanti e dopo pochi anni dalla loro messa a dimora richiedono manutenzione minima. Un birdgarden è nella sostanza quasi autosufficiente. “erba” di casa mia Ma vai col verde a partire dal balcone di casa. «Tutti possiamo contribuire in qualche modo, anche chi possiede soltanto un balcone – spiega Angela Zaffignani, fra i pionieri del birdgarden in Italia e oggi responsabile del verde pubblico a Parma, dove nel ‘94 ha inaugurato il primo birdagarden scolastico presso la scuola elementare “V. Bottego”, oltreché autrice di un libro sul tema –. La parte del muro può essere coperta, con l’aiuto di graticci in legno, di rampicanti come la vite e il caprifoglio; in altri vasi o cassette possono essere inserite piante aromatiche come rosmarino, salvia, menta, origano e, se lo spazio lo consente, qualche arbusto selvatico (biancospino, crespino, rosa canina, sanguinella ecc.)». Un giardino privato di ridotte dimensioni, con qualche semplice accorgimento, può dunque trasformarsi in una piccola oasi urbana. «Fondamentale è una siepe composita di arbusti produttori di bacche – riprende l’esperta – come, per esempio, l’agrifoglio, il prugnolo, il biancospino, la rosa selvatica, il mirto, il corbezzolo, in modo che si crei riparo da occhi indiscreti e nel contempo fornisca rifugio e cibo per volatili e non solo. Cespugli di lavanda e buddleia attireranno farfalle e altri insetti impollinatori, mentre l’edera trasformerà i grigi muri di confine in estetiche barriere verdi peraltro utilissime». L’unione fa la forza e tanti piccoli birdgarden rappresenterebbero tunnel ecologici importantissimi in mezzo alle città. «Non desiderate che la natura si accomodi a quello che parrebbe disposto ed ordinato a noi, ma conviene che noi accomodiamo l’interesse nostro a quello che ella ha fatto, sicuri tale essere l’ottimo e non l’altro». — Galileo Galilei 76 le vite degli altri a cura di Barbara Autuori fuerza d’animo Naturalmente Com’è fatto un “giardino naturale”. In un giardino naturale occorre realizzare ambienti differenziati in armonia tra loro. Necessaria è una siepe eterogenea, che può svolgere anche funzione di confine; utile è l’arbusteto (ben accetti sono anche gli alberi da frutto); importante la presenza di un vero albero o di un boschetto, a seconda dello spazio disponibile, mentre una discreta superficie dovrà essere riservata al prato selvatico. Potranno essere inserite attrezzature come mangiatoie (utili nel periodo invernale) e nidi artificiali. Fondamentale è una raccolta permanente d’acqua: ideale un piccolo stagno, da arricchire con piante acquatiche e vegetazione ripariale (che fa da interfaccia tra l’acqua e il terreno). Cincie, ballerine, pigliamosche, pettirossi, merli, pipistrelli, ricci, rane, farfalle, libellule e moltissimi altri piccoli ospiti ringrazieranno. Per saperne di più: Angela Zaffignani Birdgarden Il giardino naturale e i suoi ospiti disegni di Gabriele Pozzi ed. Mattioli 1885, 2010 pp. 235, euro 29 di varia natura Aggiunge Zaffignani: «Anche il giardino condominiale, spesso ridotto a solo verde estetico e talvolta con divieto d’accesso anche ai residenti, si presta benissimo a divenire un giardino naturale e un luogo di svago per bambini e anziani. Siepi eterogenee dovranno sostituire quelle sterili e monotone di lauroceraso o simili, benvenuti gli alberi da frutto, ma anche qualche albero nostrano di grosse dimensioni dovrà trovare spazio: querce soprattutto, ma anche aceri, frassini, olmi, carpini. Ma è di sicuro il parco pubblico che fa la parte del leone e spetta alle amministrazioni locali far tesoro delle indicazioni degli addetti ai lavori per non ridurre il verde urbano solo a pratini rasati, alberelli esotici, aiuole allineate e ampi vialetti diritti e cementati». Insomma forti sfumature di verde... n I disegni sono di Gabriele Pozzi. 77 Un uomo e la sua Fuerza de la Amistad per costruire protesi di gambe e braccia ai bambini disabili del Perù. Fisico, progettista e costruttore di robot in pensione, 66 anni, una moglie e tre figli laureati, nel 2003 il bergamasco Gianfranco Zanchi fa un incontro che gli cambia la vita, dedicata da allora a costruire protesi per braccia e gambe di bambini disabili in una delle regioni più povere del Perù. Chi ha incontrato? «Yaqui, una bambina di 10 anni. Ero con degli amici a Huanuco, nella cordigliera blanca per costruire un asilo per bimbi orfani accuditi da una suora italiana. Durante un giro nella foresta, vedo il viso di questa bellissima ragazzina: nel donarle una collana ricordo di mia madre mi accorgo che è senza le braccia. Le erano state mangiate da un cinghiale a soli due mesi». Cosa successe dopo? «Dopo sette mesi di burocrazia infinita, l’ho portata all’Inail di Budrio (Bologna) dove a mie spese in tre mesi le hanno costruito le protesi. Quell’esperienza mi fece capire che da solo avrei potuto aiutare pochi altri bambini come Yaqui. Così nel 2006 nasce in Perù l’Associazione La Fuerza de la Amistad; l’anno dopo con il supporto di amici, parenti e piccoli imprenditori, anche l’Associazione italiana». Qual è il vostro obiettivo? «Costruire sul posto le protesi per disabili: nella sola regione di Huanuco se ne contano circa 22mila. Nel 2008, indebitandomi fino al collo, ho acquistato una casa diroccata nel centro della città per avviare un piccolo ospedale con laboratorio, fisioterapia e riabilitazione. Con i fondi raccolti nell’ultimo anno in Italia abbiamo realizzato 30 protesi e sistemato il tetto, ma i lavori da fare sono ancora moltissimi». Un momento difficile e un sogno nel cassetto. «Ogni giorno laggiù è una lotta continua con me stesso che mi fa invocare di continuo il buon Dio e ripartire. Il sogno è trovare un esperto protesico di arti disposto a venire a insegnare ai nostri disabili come diventare gli artefici delle loro gambe e delle loro braccia. Chi fosse disponibile può contattarmi ai seguenti recapiti: gianfranco.zanchi@ hotmail.it o al 3356574628». Cosa fa oggi Yaqui? «Dipinge quadri magnifici, soprattutto madonne bizantine». regalami un sorriso Ritratto intimo di Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, politico, che tanto fa discutere per il suo impegno a favore del nucleare. Ora autore di un libro che parla delle donne, soprattutto di una: la madre. di Maria Antonietta Schiavina Con il capitolo “Un singolarissimo sorriso” dedicato alla madre, inizia Dell’amore e del dolore delle donne, l’ultimo libro dell’oncologo Umberto Veronesi, scienziato di fama mondiale, fondatore e direttore scientifico dell’Ieo (Istituto europeo di oncologia), politico, nonché neo presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Un libro dove si parla di vita, di amore, di volontà, di gioia, di amicizia, di dolore, ma anche di scienza e fede, di corpo, di piacere, di cibo, dando spazio a storie di donne che hanno scelto, ognuna a proprio modo e con la propria voce o il proprio silenzio, di reagire con grinta, difendendo gli affetti e i valori in cui credono. Professor Veronesi, ancora una volta lei mette in prima fila le donne che, come ha sempre dichiarato, hanno molta più forza degli uomini per combattere ogni tipo di avversità. «Nel mio lungo percorso di oncologo mi sono accorto, provando quasi una sorta di invidia, che c’è qualcosa nella donna che la tiene ancorata saldamente alla vita, senza farle mai perdere il contatto con chi le sta accanto. Ho visto donne lottare come iene contro il cancro che le aveva aggredite, per riuscire a stare ancora un po’ di tempo vicino ai loro cari. E madri con figli malati diventare instancabili, dimenticando ogni tipo di problema e avendo come unico scopo quello di alleviare il più possibile le sofferenze alla loro creatura». Parliamo di prevenzione e partiamo dal cibo. Additivi, anticrittogamici, coloranti, antibiotici, mercurio... Chi va a fare la spesa oggi, quali regole deve seguire? «Quelle di riuscire a distinguere i falsi allarmi dalle giuste informazioni, scegliendo prodotti che diano garanzie sicure». Come dobbiamo comportarci a tavola per combattere il cancro, ma anche tante altre malattie? «Bisogna mangiare in modo frugale, evitando gli eccessi di cibo e limitando il consumo di grassi e carne, per dare la priorità a frutta e verdura». Lei è vegetariano da sempre. Da dove nasce la sua scelta? «Da motivi etici: sono contrario alla sofferenza inflitta agli animali e sto portando avanti una battaglia contro gli allevamenti intensivi e la vivisezione. Ma sono vegetariano anche per motivi di salute. Limitare il consumo di alimenti contenenti grassi di origine animale è, infatti, una delle raccomandazioni del Codice Europeo contro il cancro». Tutto su mia madre Del libro di Veronesi “Dell’amore e del dolore delle donne” pubblichiamo l’inizio. Si chiamava Erminia Verganti. L’ho citata in molti libri, eppure è una delle rare volte che rendo pubblico il suo nome. Finora è stata solo mia madre, come se la sua identità fosse unicamente riassumibile nel suo ruolo di genitore, come se esistesse unicamente in quanto mamma. Forse è così solo per me, per via della mia storia, magari invece vale per tutti i figli maschi: la donna che ci ha messo al mondo è un essere senza passato, una creatura asessuata, impermeabile agli eventi e al tempo. Ci convinciamo che sia indifferente alle passioni, immune alle paure e ai tormenti, persino quando la vediamo perdere poco a poco contatto con il mondo, e la sua luce si fa fioca. Persino quando invecchia e muore. 78 “Già da bambino intuivo che quel singolarissimo sorriso rappresentava per ogni donna una strana, piccola vittoria. Sì, un’effimera rivincita sulle speranze deluse, sulla grossolanità degli uomini, sulla rarità, in questo mondo, di cose belle e vere. Se allora avessi saputo dirlo, avrei chiamato quel modo di sorridere “femminilità”. È l’incipit di un bellissimo libro di Andreï Makine, Il testamento francese, e potrebbe essere per molti uomini la descrizione di uno dei ricordi più intensi che ciascuno si porta dentro: un sorriso di donna. Per me, quello di mia madre. triplavu a cura di Luca Carlucci contatto con la realtà Al nostro organismo però occorre un adeguato apporto di proteine. «Ma queste sono presenti in molti vegetali, come i legumi, che hanno in più una funzione protettiva contro l’azione dei radicali liberi, cioè quelle molecole che per la loro instabilità chimica possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico». Nonostante le varie campagne di sensibilizzazione fumo, alcol, droghe dilagano fra i giovani. Che futuro si prevede per loro? «Il loro futuro dipende molto da noi adulti: famiglia, scuola, mercato, cultura. E dalla nostra voglia di aiutarli in modo concreto. Occorre condurre una battaglia unita, a 360 gradi. È una sfida difficile ma imprescindibile». Dopo la sua nomina a presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, cosa risponde a chi è contrario alle centrali? «Qualcuno mi ha dato anche del pazzo per ciò che sostengo, ma io sono convinto che il nucleare sia inevitabile e che se non si corre concretamente ai ripari, le generazioni future dovranno affrontare la tragedia della carenza di energia». Veniamo alla ricerca. E all’Italia che non ha i mezzi necessari per attuarla, con conseguente fuga di cervelli all’estero. «Il nostro Paese non è storicamente portato a credere e a investire in innovazione e ricerca. Anche per questo occorre sensibilizzare la popolazione, ma soprattutto chi ci governa, sull’importanza della ricerca per la sua vita oggi e per quella dei suoi figli domani». Professor Veronesi, dopo una vita passata a combattere il cancro e dopo anni di battaglie, seguite spesso da contestazioni e polemiche, ha ancora voglia di mettersi in gioco? «L’esperienza, sia pure quella negativa, aiuta e insegna. E io oggi, a ottantasei anni, sono sempre più convinto di aver fatto la scelta giusta, anche se questa scelta si porta dietro molta sofferenza». n 79 Sono nati sul web moltissimi progetti ludico-sociali che cercano di esaltare la natura “strumentale” della rete, non alternativa alla realtà, ma mezzo efficace per intervenire su di essa. È il caso dei cosiddetti pervasive games, veri e propri “giochi pervasivi” che nascono sul web ma si svolgono nella realtà fra persone in carne e ossa. Uno degli ultimi nati è tutto italiano: on line dalla mezzanotte del 15 ottobre scorso, si chiama Upload [http://criticalcity.org/home] ed è stato ideato e realizzato da un ex studente dell’università Bocconi, Augusto Pirovano, e dal suo gruppo di collaboratori. Il progetto è l’evoluzione di Critical City, un precedente gioco pervasivo di grande successo e pluripremiato, sempre ideato da Pirovano. Upload è un gioco non commerciale di trasformazione della realtà: l’obiettivo è portare le persone a riappropriarsi delle città in cui vivono e a rivitalizzarle attraverso l’esecuzione di ”missioni” ludiche socievoli, intelligenti e creative. In breve funziona così: andate sul sito del gioco, che è anche un social network, vi iscrivete e cominciate a giocare. Scegliete una missione tra quelle proposte, spegnete il computer, uscite in strada, la eseguite, la documentate con video, foto, testi e quant’altro, tornate al computer, caricate i materiali sul sito, prendete un punteggio e vi confrontate con gli altri giocatori. Ci sono sette livelli da superare. Alla fine del settimo livello, un premio misterioso. Le missioni creative spaziano nei campi più vari: dalla (ri)scoperta di spazi misconosciuti della vostra città, agli interventi di street art, alla socializzazione con gli sconosciuti, al guerrilla gardening (per esempio: prendersi cura di un’aiuola pubblica abbandonata), ai flashmob, agli happening surreali e dadaisti (esempio: “dovete attraversare una strada ballando”) e così via. Gli esiti, documentati con video, foto e racconti sul sito di Upload, sono quasi sempre divertenti, buffi, coinvolgenti ed emozionanti. Tutto ciò avviene senz’alcuno scopo di lucro: la partecipazione è totalmente gratuita ed esente da pubblicità. Insomma se, come spero, vi ho incuriosito, non vi resta altro che accendere il computer e cominciare a giocare al più bel videogioco mai visto: la realtà. Ottime geo-referenze In un gioco diffuso sul territorio come Upload, così come in mille altre applicazioni web, riveste un ruolo molto importante l’operazione nota come georeferenziazione o geotagging. La parolona incute timore, ma si tratta di una cosa banale: associare a qualcosa (una foto, un video, un dato ecc.) le informazioni relative alla sua posizione geografica. Esempio: quando, atlante alla mano, indicate a un amico il punto esatto in cui avete scattato una foto, voi state verbalmente georeferenziando quella foto. Se, anziché farlo a voce, lo fate su internet associando alla vostra fotografia caricata sul web la posizione geografica dell’oggetto fotografato, per esempio reperita su un servizio di mappe on line come l’arcinoto Google Maps [maps.google.com], ecco state facendo del vero e prorio geotagging informatico. Se poi avete strumenti dotati di GPS integrato – come molti dei cosiddetti smartphones o anche certe macchine fotografiche di ultima generazione – capaci quindi di associare a tutto ciò che fate con quello strumento i dati di posizione geografica, la georeferenziazione diventa un processo automatico di cui vi potete anche scordare. per approfondimenti: www.nuovoconsumo.it dove troverete tutti i link consigliati consumi in scena di Giovanni Manetti ecco la spiegazione Quando tutto si gioca sull’argomentazione verbale – lineare e quasi didascalica – e le immagini rappresentano solo un’illustrazione – ben fatta – di quanto detto dalle parole. Poca spettacolarità, tanta razionalità nello spot dell’iPhone 4. SPOT Rosa shocking Magari quando leggerete questo commento lo spot non ci sarà più, cacciato dall’etere dal bigottismo di associazioni, comitati, enti e giurì vari. In effetti la situazione è piuttosto trasgressiva, come ormai ci ha abituato la casa automobilistica francese Renault. Per lanciare la modaiola Twingo Miss Sixty la pubblicità si rivolge alle donne nel modo più audace: l’omosessualità femminile. Durante una festa due ragazze si guardano in modo intenso e – nella frazione di un secondo – la prima guida la seconda in camera da letto, si spoglia alla velocità della luce, si adagia tra i cuscini. L’altra la benda con un collant nero, con uno scatto le ruba il vestito di raso rosa – unico oggetto del suo desiderio – e scappa sulla sua Twingo, dello stesso colore dell’abito. Trasgressione francese, ma creatività tutta italiana, con un claim altrettanto coraggioso: “La competizione è femmina”. (B.R.) Uno degli oggetti di desiderio tra i più agognati – neanche tanto oscuro, anzi dichiarato e ostentato quando ottenuto – è sicuramente il telefonino. E tanto più è desiderato e ricercato oggi nelle sue versioni più tecnologiche e multimediali. Caratteristiche, queste, che si trovano concentrate sicuramente in quella particolare versione di cellulare che è l’iPhone Apple. Ancora si possono ricordare le notizie delle file di giovani e meno giovani di fronte ai negozi della mela morsicata negli Stati Uniti nel primo giorno di uscita. Relativo alla sua ultima versione, l’iPhone 4, già comunque in circolazione da un po’ di tempo, è uscito in Italia l’ultimo spot che ha, in controtendenza al carattere spettacolare della pubblicità, una struttura molto lineare e quasi didascalica. Ai più attenti non sarà sfuggito che l’intero spot è orientato a illustrare in particolare uno dei molti aspetti presentati da quel tipo di cellulare: le qualità del Retina Display e l’eccezionale risoluzione di quello schermo. La voce fuori campo, accompagnata da un suono calmo di violoncello, esordisce dicendo “Questo iPhone ha una risoluzione incredibilmente alta”. Tutto lo spot costituisce un commento e un’argomentazione giustificativa di quest’asserzione. E il suo carattere argomentativo, che fa appello a fattori essenzialmente razionali, è ribadito dal fatto che la voce non cede mai il passo al fascino delle immagini che costituiscono solo un’illustrazione (a volte anche arguta e volutamente amichevole) di quanto viene detto dalle parole. Questa voce è attribuibile a un soggetto che non si vede, ma di cui appare solo la mano che tiene il cellulare, effettuando le operazioni di touch screen, e che continua: “Per questo ogni lentiggine, ogni ruga, ogni lettera, ogni parola, ogni Twit, brano, duello e ricordo sono più belli che mai”. In corrispondenza con ciascuna parola il video illustra la funzione e la situazione in cui si possono ammirare al meglio le caratteristiche del Retina Display, iniziando con lo zoom di una foto di una bambina con le lentiggini, per passare a mostrare le qualità di lettura in Safari, in iBooks, in Twitter, e giungere – unica concessione alla spettacolarità – alla visualizzazione di una breve scena in cui viene mostrato in azione “Infinity Blade”, il nuovo e molto atteso gioco Rpg (gioco di ruolo), interamente in tre dimensioni. Il video si conclude mostrando la qualità anche delle registrazioni familiari che immortalano i momenti memorabili della famiglia. Per giovani tecnopatiti e meno giovani sentimentali. 80