NUOVO CONSUMO
Il mensile per i soci UnicoopTirreno • euro 1,50 • anno XX • numero 203 • gennaio-febbraio 2011
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sporchi
Quanto la criminalità organizzata
costa all’Italia.
Davvero un “brutto affare”.
tra pubblico e privato
Umberto Veronesi
si racconta
a pieni voti
i nuovi Comitati direttivi
delle Sezioni soci: intervista a
Sergio Costalli, vice presidente
di Unicoop Tirreno
una poltrona
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guida all’acquisto
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viaggio nell’Italia
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salute e medicina
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da pag. 39 a pag. 46
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• Ritrovo
dei partecipanti
• Prima colazione in Hotel;
Perché Unicoop Tirreno difenin luogo da stabilire
• Visita di palazzo Tè e
COMITIVA
COOP
e partenza;
pranzo in ristorante;
de il tuo denaro anche in capo
• Arrivo a Mantova,
• Nel pomeriggio,
sistemazione in Hotel
trasferimento per
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Mantova
tour della sicilia
e pranzo in ristorante;
• Nel pomeriggio, visita
guidata della città;
• Cena e pernottamento;
Sabbioneta: passeggiata
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• Ritrovo e rientro
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aprile – 1 maggio 2009
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• Ritrovo dei partecipanti
e partenza per Terracina;
• bus di trasferimento
• bevande e pasti
in luogo da stabilire e
Imbarco per Ponza e
fino
all’aeroporto
• escursioni
I viaggi
Comitiva Coop sono
riservati ai soci di Unicoop Tirreno
partenza;
tour dell'isola in mini bus;
• volo andata e ritorno
• ingressi
• Arrivo a Gaeta e visita
• Pranzo in ristorante
• hotel 4 stelle
• accompagnatore
tipico
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pesce;
Laguidata;
quota comprende: viaggio in
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pranzo con cestino
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partenze
e rientro
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l’escursione
all’Etna; le visite
con guide locali a PalerPranzo
in ristorante;
Rientro
in Hotel,
cena e
• trasferimento
in treno
annullamento
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Napoli a Palermo e da Catania mo, Monreale, Parco di Selinunte, Catania, Mazara del Vallo,
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Nel pomeriggio,
visita
da San
• assicurazione
medico (intera
a Napoli, con sistemazione in cabine doppie interne (altri tipi Tempio
di Pietroburgo
Siracusa (mezza giornata);
al Parco dell’Etna
del Parco del Circeo;
• Prima colazione in Hotel;
a Moscaingressi inclusi al Chiostro
e bagaglio
di cabina su richiesta); per i soci partecipanti dalla Campania giornata);
di Monreale, al Parco di
•o Sistemazione
in preferiscono
Hotel,
• Partenza
il rientro
e Napoli Selinunte, al Museo del Satiro di Mazara del Vallo, al Tempio
per coloro che
recarsi e per
ripartire
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•I viaggi
Ritrovo dei
partecipanti
e partenza per Terracina;
sono
riservati
ai soci
di Unicoop
Tirreno
in luogo
da stabilire
e
Imbarco per
Ponza e
partenza;
tour dell'isola in mini bus;
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• Pranzo in ristorante
tipico a base
di pesce;
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quota comprende: 4 pernottamenti
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Bianca Vela
****
a Miramare
(Rimini), con•trattamento
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Pranzo
in ristorante;
Rientro in Hotel,
cenapensione
e
prime
colazioni visita
e 4 cene), bevande
incluse; Ingressi al Parco
•(4Nel
pomeriggio,
pernottamento;
di Mirabilandia, al Parco Oltremare a Riccione, all’Acquario di
del Parco del Circeo;
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Cattolica, al Parco Fiabilandia.
•LaSistemazione
in Hotel,
• Partenza per
il rientro
quota non comprende:
facchinaggio;
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extraepersocena
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sostatutto
per laciò
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nali;
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Hotel
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in luogo da stabilire
e partenza;
• Arrivo a Mantova,
sistemazione in Hotel
e pranzo in ristorante;
• Nel pomeriggio, visita
guidata della città;
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• Prima colazione in Hotel;
• Visita di palazzo Tè e
pranzo in ristorante;
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Sabbioneta: passeggiata
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previsto in serata.
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795 E a persona in camera doppia
06 E a persona in camera
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06/10/10
NUOVO CONSUMO
Direttore responsabile
Aldo Bassoni
Redazione
Rita Nannelli
Beatrice Ramazzotti
Luca Rossi
Barbara Sordini
Cristina Vaiani
Hanno collaborato
Barbara Autuori
Francesca Baldereschi
Riccardo Banchi
Alessandra Bartali
Barbara Bernardini
Salvatore Calleri
Alessandro Cardulli
Luca Carlucci
Claudia Ciriello
Tito Cortese
Eleonora Cozzella
Eugenio Del Toma
Silvia Fabbri
Daria Ferrari
Jacopo Formaioni
Stefano Generali
Maria Carla Giugliano
Silvia Inghirami
Giovanni Manetti
Simona Marchini
Massimiliano Matteoni
Chiara Milanesi
Roberto Minniti
Giorgio Nebbia
Patrice Poinsotte
Paola Ramagli
Maria Antonietta Schiavina
Anna Somenzi
Mario Tozzi
Mariano Votta
Progetto grafico
Cinzia Capitanio
per Jack Blutharsky - Bologna
Impaginazione
Marco Formaioni
per Studiografico M - Piombino
Copertina
Archivio Coop
Impianti e stampa
Coptip - Modena
Direzione e redazione
SS1 Aurelia Km 237
Frazione Riotorto
57025 Piombino (LI)
Tel. 0565/24720 - Fax 0565/24210
[email protected]
Editore
Vignale Comunicazioni srl
Pubblicità
Vignale Comunicazioni srl
Cell. 3387382948
Fax 0565/252531
[email protected]
Responsabile pubblicità
Roberta Corridori
www.nuovoconsumo.it
Registrazione del Tribunale di Livorno
n° 695 del 24/07/2001
Iscrizione ROC 1557
del 4/09/2001
Tiratura prevista: 304.743 copie
Chiuso in tipografia il 12/1/2011
Prodotto con carta premiata dalla
European Union Eco-label n. reg. FI/11/1,
fornita da UPM.
il punto di Aldo Bassoni
scene da una crisi
Meno salario, meno tutele, meno diritti,
meno futuro. Ma i Governi europei pensano
esclusivamente a restrizioni di bilancio,
riduzioni di spese e aumenti di tasse
e tariffe che fanno aumentare, invece,
le disuguaglianze e i privilegi, crescere
la povertà, crollare i consumi, deteriorare
il tessuto sociale e lo spirito di comunità.
L’Italia – purtroppo – fa scuola.
Quando usciremo dalla crisi? E, soprattutto, “come” ne usciremo? Di certo c’è che
le politiche messe in campo dai Governi europei s’ispirano quasi esclusivamente
a una logica di forti restrizioni di bilancio, riduzioni di spese e aumenti di tasse e
tariffe che rischiano di produrre effetti molto peggiori di quelli che ci si attende.
Nel frattempo si assiste a una forte riduzione dell’occupazione soprattutto
giovanile, a una caduta dei redditi e, di conseguenza, alla violenta diminuzione
dei consumi che in soli tre anni sono calati di ben 18 miliardi. Tutto questo in
nome della promessa di un rilancio della cosiddetta competitività del “sistema
paese”, cioè della capacità di aumentare le esportazioni verso l’estero anche
a costo di aprire la strada a severe politiche di soppressione dei diritti sociali.
Naturalmente queste politiche restrittive, lungi dall’essere una ricetta per la
ripresa, si traducono in una maggiore difficoltà di rimborso del debito da cui trae
puntualmente linfa la speculazione finanziaria come ha recentemente dimostrato
la crisi irlandese. Indicata da tutti come un esempio per il rigore delle sue politiche
restrittive l’Irlanda, tra la sorpresa generale, si è trovata improvvisamente sull’orlo
dell’abisso. La Grecia, qualche tempo prima, aveva rischiato la bancarotta per
ragioni diametralmente opposte. Da una parte il rigore, dall’altra lo spreco. In
entrambi i casi il collasso. Nessuno si pone l’obiettivo di uno sviluppo trainato
dagli investimenti pubblici di cui dovrebbero farsi carico soprattutto i paesi più
forti, Germania in primis. Si assiste, invece, alla passiva spettacolarizzazione
della crudele agonia di un mercato che è capace soltanto di generare una folle
corsa al ribasso di tutti i fondamenti economici e sociali che hanno fino ad oggi
caratterizzato il modello europeo. Perché stupirsi quando la Fiat minaccia di
trasferire le produzioni altrove se gli operai non acconsentono a farsi sfruttare di
più e a rinunciare a una quota di diritti? In fondo questo scarso patriottismo dei
capitalisti italiani nell’anno del 150° dell’Unità non è altro che la conseguenza
della tanto decantata apertura indiscriminata dei mercati che nessuno si guarda
bene dal mettere in discussione. Più sconcertante semmai è l’appoggio che il
Governo offre a questo ignobile ricatto mentre ci sarebbe bisogno di alzare un
argine più alto contro le speculazioni finanziarie da una parte e le delocalizzazioni industriali dall’altra. Lo scenario della crisi si presenta dunque con l’abito
straccione di una crudele asta mondiale al contrario, dove vince chi offre di
meno – meno salario, meno tutele, meno diritti, meno futuro – con il risultato
che si accentuano le disuguaglianze, cresce la povertà, crollano i consumi (anche
quelli delle automobili), aumentano i privilegi, si deteriora il tessuto sociale e lo
spirito di comunità, si impoveriscono le relazioni e crescono gli egoismi mentre
sullo sfondo si intravede ormai lo spettro di una “guerra mondiale tra lavoratori”
questa volta combattuta alla catena di montaggio ma non meno sanguinosa di
quella che vide masse di contadini affrontarsi nelle trincee del Carso e sui dirupi
delle Ardenne. Intanto i paesi più deboli e meno lungimiranti, come il nostro,
vanno alla deriva sospinti da un imperturbabile vento di rassegnazione che
uccide il futuro delle nuove generazioni, e con esso, come ha detto il presidente
Napolitano, mette in scacco la democrazia e il futuro stesso dell’Italia.
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in questo numero
RUBRICHE
speciale
16 A pieni voti
i presidenti e i vice presidenti dei nuovi Comitati direttivi
delle Sezioni soci. La parola a Sergio Costalli.
7 Il punto
Scene da una crisi
10 Lettere
11 Coop risponde
12 Chi protegge il cittadino
Uno contro uno
12 Previdenza
Alla finestra
13 Controcanto
Lavoro “nero”
14 Pace verde
Tutto a rotoli
14 Evergreen
15 Pianeta terra
Tigre contro tigre
25 Ora legale
Elenco...
28 Prodotto a marchio
Grazie dei Fior fiore
51 La merce muta
Acqua e sapone
54 La ricerca
Onda d’urto
55 Sani & salvi
55 ABCibo
Fate gli esercizi
59 Nel carrello
63 Presidi Slow Food
La gallina nera
66 A tavola
Le minestre
69 Benestare
71 Semiseria
Spunti di riflessione
80 Consumi in scena
Ecco la spiegazione
71 NC
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26
30
33
34
36
38
La sfida continua
La vetrina dei soci
L’agenda del socio
Il mondo di Sòfia
Nati ieri
Le memorie di Coop
39 INSERTO CONVENIENZA
47 dossier
Alla fonte
l’Italia dell’acqua del rubinetto.
52 salute
Dr. Google
la salute passa anche da internet.
prima pagina
Soldi sporchi
PRODOTTI
Guida all’acquisto
56 Una poltrona per due
le poltrone relax.
Gli extra
58 La casa degli spigoli
sicurezza per i bambini.
Tipico
60 Piglio d’arte
il vino Cesanese del Piglio.
Cotti & crudi
62 Una pasta d’uovo
la pasta fresca.
Dal fornitore
64 In tutte le forme
il Caseificio Follonica.
pag. 20
fermo posta
Redazione Nuovo Consumo
SS 1 Aurelia Km 237 - Frazione Riotorto, 57025 Piombino (LI)
e-mail: [email protected]
di pubblica utilità
Sono un socio Coop e sono il responsabile
dell’ANPANA onlus (Associazione Nazionale
Protezione Animali Natura Ambiente) della sede
di Albano Laziale (RM). Sul numero di giugno
ho letto un articolo di Rita Nannelli intitolato
“Test e croce” sugli animali uccisi per la sperimentazione “scientifica”, un articolo molto
interessante e ben fatto. A questo proposito vi
chiedo cortesemente se è possibile pubblicarlo
integralmente sulla nostra pagina web, citando
la fonte. Ciò permetterebbe di far conoscere
meglio il problema ai nostri associati.
via e-mail
Sono un agente di commercio. Con questa mail
volevo ringraziare Cristina Vaiani perché leggendo i suoi articoli (“Dal fornitore”, ndr) non solo
scelgo i prodotti da acquistare in modo più preciso, ma traferisco alcune nozioni nel mio lavoro.
Grazie alla presentazione che fa delle aziende,
posso, infatti, migliorare i rapporti lavorativi
che ho con i clienti, facendo loro vedere come
appunto devono presentarsi le Aziende ai propri
clienti per migliorare la qualità delle vendite.
via e-mail
quello che
le donne dicono
Ci siamo, nonostante la crisi del settore editoriale. Ci siamo perché è ancora necessario
valorizzare i talenti e i pensieri delle donne. Ci
siamo perché una storia lunga
65 anni, al femminile – e non
solo – deve continuare a dare
linfa e vitalità alla nostra democrazia. I diritti delle donne,
così come le conquiste civili,
non sono garantiti per sempre
e le lotte delle donne – di
oggi e di domani – vanno sostenute perché la società intera
ne trae beneficio. Noidonne è
un faro acceso sulla libertà di
informazione, è una finestra sul presente e un
passaporto per il futuro che ci rende tutte/i
un poco più forti e meno sole/i. Una grande
missione ad un piccolo costo: 25 euro all’anno,
per 11 numeri. Perciò abbonatevi o regalate
l’abbonamento alla rivista.
Info e offerte speciali su www.noidonne.org o
al cell. 3389452935.
Tiziana Bartolini, direttora Noidonne
un mondo di bici
10
Prendo spunto dalla rubrica di Mario Tozzi su
Nuovo Consumo di novembre (“Sui pedali”,
p. 51) per dire che anche per l’uso della bicicletta c’è da imparare dai paesi nordici. Da noi
si parla, si scrive, si fanno esempi, ma poi che
cosa manca? Mancano le piste ciclabili, specialmente in Maremma (paese del sole!). Lo dicono
anche i dottori che il moto fa bene, camminare
e pedalare, ma le strade sono pericolose senza
piste ciclabili (...). Due anni fa andavo ancora
volentieri e spesso in bici, poi una vettura troppo
veloce sfiorandomi mi ha fatto cadere. Da allora
la bici è in garage. Se ci fosse più sicurezza si
vedrebbero più bici in giro, anche quelle dei
“turisti del Nord”.
lettera
coop risponde
Servizio Filo Diretto di Unicoop Tirreno
Numero verde 800861081
mantenere la linea
Prima Coop aveva in vendita prodotti delle linee Ecologici e
Biologici. Adesso sono spariti e non capisco perché.
via e-mail
I prodotti delle Linee Ecologici e Biologici non sono spariti, hanno
semplicemente cambiato nome. Adesso si chiamano ViviVerde.
Si tratta di una linea molto vasta di prodotti alimentari e non
solo che avrà certo avuto modo di vedere sugli scaffali
dei punti vendita della Cooperativa. Tutti i prodotti
alimentari della linea provengono interamente
da Agricoltura biologica, utilizzando solo tecniche di coltivazione e allevamento naturali,
escludendo l’utilizzo di ogm, fitofarmaci e
fertilizzanti di sintesi chimica e favorendo la
rotazione delle colture che, al contrario
della monocoltura, non inaridisce il
terreno, preserva la biodiversità, il
suolo, le acque freatiche e l’aria. I prodotti
non alimentari, invece, sono ecologici, realizzati per la massima sostenibilità e compatibilità
ambientale: dai piatti e bicchieri monouso in PLA
Ingeo (materiale completamente biodegradabile ottenuto
a partire dall’amido di mais) alle pile ricaricabili e detersivi sfusi
che permettono di ridurre i rifiuti. Inoltre ci sono prodotti, garantiti dal prestigioso marchio Ecolabel, che contribuiscono alla
riduzione dell’inquinamento idrico e atmosferico, dei consumi di
energia e delle emissioni di gas ad effetto serra. Come può vedere
la consueta attenzione di Coop ai temi della tutela e del rispetto
per l’ambiente si è solo rinnovata.
a domicilio
Abito nel centro di Roma distante da tutti i punti vendita Coop.
Mi piacerebbe fare la spesa in uno dei vostri supermercati con
regolarità, ma per me è piuttosto complicato.
via e-mail
11
Se abita a Roma, in una via compresa all’interno del Grande raccordo anulare, la Coop le offre l’opportunità di fare la spesa on line.
Collegandosi al sito www.laspesachenonpesa.it ha la possibilità di
scegliere i prodotti che le interessano e riceverli a casa nel giorno e
nell’orario più comodo per lei. La spesa viene trasportata all’interno
di imballi rigidi così da poter mantenere l’integrità delle confezioni,
mentre i prodotti freschi o surgelati sono a loro volta contenuti in
adeguati imballi isotermici pensati per garantire la continuità della
catena del freddo. La spesa le verrà consegnata al piano, indipendentemente dalla presenza dell’ascensore, da personale di consegna
munito di tesserino di riconoscimento.
Potrà scegliere di pagare la spesa sia sul sito internet, con carta di credito,
che alla consegna con carta oppure con bancomat. La spesa minima è di
40 euro e il contributo per la consegna è di 6,50 euro; servizio gratuito
per gli utenti disabili in possesso di attestato di invalidità.
chi protegge il cittadino a cura di CittadinanzAttiva
uno contro uno
Da giorni vado per negozi in cerca di una
nuova lavatrice. Quando ho finalmente
trovato quella che fa al caso mio, il
negoziante mi ha chiesto 10 euro per
il ritiro della mia vecchia lavatrice. Ma
lo possono fare? via e-mail
La ringraziamo per la domanda perché
ci permette di parlare di una categoria di
rifiuti, quelli derivanti dalle apparecchiature
elettriche ed elettroniche (i cosiddetti RAEE:
vecchi televisori, pc fuori uso, lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi dismessi, telefoni ecc.) oggetto di un provvedimento
legislativo entrato in vigore a giugno del 2010. Sulla base
di quel che lei dice, il commerciante non poteva chiederle
alcuna somma per il ritiro della sua vecchia lavatrice. Infatti
la legge stabilisce che all’acquisto di una nuova apparecchiatura, il rivenditore è tenuto a ritirare gratuitamente quella
vecchia, anche presso l’abitazione del cliente, purché sia della
stessa tipologia di quella acquistata, non sia danneggiata
e non contenga altri tipi di rifiuti. Questo principio stabilito
dalla legge è noto con il termine “uno contro uno”. Faccia
attenzione: se compra, per esempio, un nuovo televisore non
può chiedere al rivenditore il ritiro della vecchia lavatrice. In
questo caso il principio “uno contro uno” non si applica e
dovrà provvedere a portare la sua lavatrice presso i Centri
di raccolta, cioè le Isole ecologiche presenti nel suo Comune.
Novità queste di cui pochi sono al corrente. Per questo
CittadinanzAttiva ha avviato “Uno contro Uno. Conosciamo
il valore di un rifiuto RAEE”, campagna di
informazione realizzata con il sostegno di
Ecodom, Consorzio Italiano Recupero e
Riciclaggio Elettrodomestici. In sostanza,
la normativa in materia di RAEE si basa sul
principio del “chi inquina paga” e vuole
favorire la produzione di apparecchiature
elettriche ed elettroniche più facilmente
riciclabili. Infatti quando un’apparecchiatura
elettrica o elettronica non funziona più o
semplicemente la vogliamo sostituire con
una più nuova e bella, non possono essere
buttati semplicemente nella spazzatura come altri rifiuti (o
peggio ancora essere abbandonati a bordo strada) in quanto
contengono sostanze pericolose per la salute e l’ambiente:
mercurio, piombo, cromo, cadmio. Al contrario, se vengono
raccolti e trattati nel modo corretto, da essi si recuperano
preziose materie (ferro, rame, alluminio ecc.) e al tempo
stesso si contribuisce alla riduzione dei rifiuti da buttare in
discarica oltre che al risparmio energetico.
Info
> Normativa europea (Direttive 2002/95/CE e 2002/96/CE), recepita
in Italia dal Decreto Legislativo 151 del 25 luglio 2005 e dal Decreto
Ministeriale attuativo 185/2007.
> Decreto Ministeriale del 8 marzo 2010 n. 65.
www.cdcraee.it; www.cittadinanzattiva.it; www.ecodom.it.
Mariano Votta, ufficio stampa CittadinanzAttiva
Servizio Pit (lun., mer. e ven.: 9,30-13,30), fax 0636718333. Info
salute: tel 0636715444; e-mail: [email protected]; servizi: 063671855; e-mail: [email protected]; giustizia:
0636718484. [email protected].
previdenza a cura di LiberEtà
e-mail: [email protected]
alla finestra
Sono un lavoratore autonomo tuttora in attività. Nato
il 25 agosto 1953, il 30 aprile 2010 avevo questa situazione contributiva: 1.843 settimane – di cui 1.587 da
lavoro dipendente e 256 da lavoro autonomo – pari a
35 anni e 23 settimane. Autorizzato alla prosecuzione
volontaria della contribuzione il 21 maggio 2005, per
il diritto alla pensione dovrei mantenere il requisito
di 35 anni di contributi e 58 anni di età che, come
autonomo, dovrei raggiungere il 25 agosto 2011? E
quale sarà la mia prima finestra utile?
lettera
Ai sensi di quanto dispone il comma 8 della legge n.
243/2004 (come modificato dalla legge n. 247/2007)
confermiamo che il diritto alla pensione di anzianità
verrà maturato con i requisiti di 35 anni di anzianità
contributiva e 58 anni di età previsti dal comma 6
dell’articolo 59 della legge n. 449/1997.
L’importo della pensione, in base all’articolo 16 della
legge n. 233/1990, sarà costituito dalle due quote relative alla contribuzione da lavoro dipendente e da lavoro
autonomo. Quanto alla prima data possibile (“finestra”)
per la decorrenza della pensione si può fare riferimento al
comma 8 dello stesso articolo 59 della legge n. 449/1997
il quale stabilisce che i lavoratori autonomi risultanti in
possesso dei requisiti: entro il primo trimestre dell’anno,
possono accedere al pensionamento dal 1° ottobre del
medesimo anno; entro il secondo trimestre, dal 1° gennaio dell’anno successivo; entro il terzo trimestre, dal
1° aprile dell’anno successivo; entro il quarto trimestre,
dal 1° luglio dell’anno successivo.
Inoltre, in base all’interpretazione dell’Inps (circolare n.
126/2010 punti 1.1 e 1.2), anche nel suo caso la pensione
potrà avere decorrenza “trascorsi diciotto mesi dalla
data di maturazione dei previsti requisiti”, e quindi dal
1° marzo 2013 anziché dal 1° aprile 2012.
12
controcanto di Tito Cortese
lavoro “nero”
Inaccettabile morire sul lavoro. Ed è anche
inevitabile o si potrebbe evitare?
13
È insopportabile la sequenza di morti sul lavoro, per causa del lavoro.
Insopportabile perché inaccettabile, in tempi di avanzato e consolidato
progresso tecnologico e giuridico. Inaccettabile perché ingiusta, alla luce
di questo progresso, e come tale riconosciuta dalla nostra coscienza civile:
si sopporta, si può sopportare, un evento che, pur doloroso, sia e appaia
inevitabile; se non lo è, non lo si può accettare, e allora viene meno la
condizione perché si possa sopportare. Ingiusta è dunque – questa sequenza senza limiti di morti sul lavoro – perché non è più attribuibile a
cause di forza maggiore, ma è la conseguenza di atti, decisioni, omissioni,
procedure, comportamenti che non rispondono a un fine giusto. E se è
insopportabile, inaccettabile, ingiusta, appartiene alla nostra comune
responsabilità non tollerarla, non rassegnarvisi, considerarla davvero uno
dei mali più odiosi del nostro tempo che si dice civile, dunque esigere
che vi si ponga fine.
Naturalmente nessuno ignora che il rischio è di per sé insito nella vita
dell’uomo, in molte delle sue attività: perciò il discorso sulla sicurezza del
lavoro, la pretesa di questa sicurezza di non morire per causa di lavoro,
non è la perorazione velleitaria di una esclusione generalizzata del rischio
dalla vita e dall’attività umana. Si tratta bensì di rapportare la valutazione
del rischio alle condizioni concretamente realizzabili: e queste, oggi, qui da
noi, sono tali da rendere inaccettabile la giustificazione di tanti incidenti
mortali sul lavoro. Lo ha ripetuto anche di recente, a nome di tutti noi, il
presidente Napolitano, ma il suo monito resta ancora inascoltato.
Sappiamo che non sempre è stato così, che un tempo tanti di questi
incidenti, di queste morti, rientravano nei margini accettabili di rischio
delineati dalle condizioni dell’epoca, dunque si potevano quasi considerare
inevitabili. “Io sto con l’animo in pace, quando sono a scuola – rifletteva
il piccolo protagonista del libro Cuore, dopo aver assistito a un incidente
sul lavoro – ma quanti miei compagni pensano che i loro padri lavorano
sopra un ponte altissimo o vicino alle ruote d’una macchina, e che un
gesto, un passo falso può costar loro la vita! Sono come tanti figliuoli di
soldati, che abbiano i loro padri in battaglia”. Era il 1888, quando Edmondo
De Amicis scriveva queste parole. Sono passati quasi centotrenta anni,
l’Italia ha cambiato volto, leggi, costumi, mentalità, tenore di vita: ma per
i morti sul lavoro, si è sempre allo stesso punto. È possibile, è ancora lecito
considerare tutte queste morti inevitabili, come nell’Italia del 1888?
paceverde a cura di Greenpeace
tutto a rotoli
Perché mandare a rotoli
le foreste per un fazzoletto? Da oggi c’è uno
strumento in più per
evitare di acquistare
pezzi di preziose foreste
pluviali: la guida verde
di Greenpeace per l’acquisto responsabile di
carta igienica, rotoloni,
tovaglioli e fazzoletti usa
e getta. Negli ultimi anni
la richiesta di polpa di
cellulosa per la produzione di carta sta pericolosamente
accelerando la distruzione degli ultimi polmoni del
Pianeta, minacciati dall’irresponsabilità di aziende
come Asia Pulp and Paper (APP) e dai loro clienti.
Anche l’industria cartaria italiana – mantenendo
rapporti commerciali con multinazionali coinvolte
nella deforestazione – rischia di immettere sul nostro
mercato prodotti che causano fenomeni come la
distruzione delle foreste e il cambiamento climatico.
Tra le carte igieniche valutate nella guida “Foreste
a rotoli” sono solo cinque quelle riciclate al 100 per
cento: Coop ViviVerde, Grazie Lucart, Esselunga
Riciclata, Carrefour Ecoplanet e AS. Prima di ac-
quistare, però, si deve
fare attenzione al nome
completo del prodotto:
questo perché alcuni
marchi, come Carrefour
ed Esselunga, producono
anche altre tipologie di
carta igienica, valutate come insufficienti o
addirittura pericolose.
Soltanto Coop e AS utilizzano per tutti i loro
prodotti esclusivamente
carta riciclata e certificata FSC (Forest Stewardship
Council). E i peggiori? Più dell’80 per cento non raggiungono la sufficienza. Tra i non classificabili, Tenderly e tutti
i prodotti dall’azienda Georgia Pacific che si è formalmente rifiutata di fornire a Greenpeace le informazioni
necessarie per l’inserimento in classifica. Il consiglio di
Greenpeace per i consumatori è di non lasciarsi ingannare
dalle etichette spesso fuorvianti. Denominazioni come
“ecologico”, “eco”, “green” fioriscono su prodotti che,
invece, non contengono affatto fibre riciclate o certificate
FSC o ne contengono bassissime percentuali.
Per scaricare la guida: www.deforestazionezero.it
Maria Carla Giugliano, ufficio stampa Greenpeace
evergreen a cura di Stefano Generali
sfilata di moda
Allegro, fantasioso, colorato, ma l’impatto del Carnevale
sull’ambiente non è trascurabile, soprattutto per l’enorme
spreco di carta, e la diffusione di plastica e sostanze
coloranti. Per questo il più famoso Carnevale del mondo,
quello brasiliano, per il secondo anno ha scelto di puntare
sul “verde”: costumi e maschere realizzati con materiali
riciclati e carri allegorici alimentati con il biodisel che in
Brasile è sempre più diffuso.
sempre più in alto
Un nuovo ascensore in grado di recuperare l’energia
che, in fase di frenata e discesa durante il movimento,
verrebbe altrimenti dissipata, e di renderla disponibile
come energia elettrica. Lo ha brevettato un’azienda
italiana per ridurre i consumi dei sistemi di eleva-
zione che, secondo le stime, consentirà un risparmio
energetico di circa il 30 per cento. Secondo l’Enea, il
consumo di energia per gli ascensori in Italia è pari a
due terawattora/anno, per una spesa di 540 milioni
di euro.
circo massimo
Al grido di “circo sì, animali no” la lega anti vivisezione
ha lanciato una campagna contro gli spettacoli viaggianti
che utilizzano animali per le loro esibizioni. L’idea è quella
di una nuova normativa volta a superare la legge del
1968, che ancora oggi prevede il finanziamento statale
alle imprese circensi, senza alcuna distinzione tra quelle
che impiegano animali e quelle in cui ad esibirsi sono
solo gli uomini.
14
pianeta terra di Mario Tozzi
tigre contro tigre
Squali, tigri, uccelli, considerati dall’uomo
cattivi, pericolosi, nocivi. E sulla tutela dei
diritti degli animali – non umani – l’Italia è
in fondo alla classifica dei paesi europei.
Dobbiamo tornare su quella particolare supponenza del genere Homo in
base alla quale tutto il resto dei viventi sarebbe sulla Terra solo a suo uso e
consumo. Con tutto il rispetto per chi perde la vita, bisogna ribadire che non
esiste alcuna inclinazione all’assassinio in natura e che nessuna categoria
morale umana può essere invocata quando si parla di animali non umani.
Prendiamo gli squali, per esempio, animali antichissimi e predatori perfetti
ormai, però, in via di estinzione anche a causa di una cattivissima fama non
giustificata dai fatti. In tutto il mondo gli squali vengono massacrati da una
guerra feroce, condotta da uomini che non esitano a mutilarli delle pinne
e ributtarli in mare ancora vivi, ma destinati a una morte atroce, solo per
soddisfare la voglia di pietanze esotiche. Però, per l’opinione pubblica, lo
squalo è un feroce assassino, un killer a cui dedicare film del terrore. Eppure
al mondo si registrano più vittime, ogni anno, a causa della caduta di noci di
cocco che non per morso di pescecane (su un centinaio di presunti attacchi,
solo una vittima, nel 2007, in tutto il Nordamerica, secondo l’”International
Shark Attack File”). Eppure non risulta che si stia preparando un film dal
titolo “La vendetta della noce di cocco” né che la gente si guardi bene dal
prendersi un riposino sotto le palme.
Di decine di migliaia di tigri originarie ne restano poco più di tremila al mondo,
per salvare le quali non basteranno più le parole o gli impegni generici. Se
non vogliamo che il prossimo anno della tigre (2022) – dopo quello appena
trascorso – venga celebrato senza le protagoniste. Non possiamo fare a meno
di ripensare alle strategie che hanno contribuito a distruggere gli habitat
di quei felini, fondamentali se non si vuole che le tigri divengano poco più
che morti viventi. Il modello di sviluppo occidentale, insieme con l’assalto
alle risorse naturali, è letale almeno quanto il bracconaggio. Ma da sempre
la tigre viene rappresentata come una mangia bambini implacabile. Infine
la solita caccia: nella sola Toscana vengono attualmente detenuti 250mila
uccelli, in condizioni di atroci sofferenze, per funzionare da richiami vivi allo
scopo di uccidere altra selvaggina. Non è solo questione di animalismo,
ma di ripristino della legalità, visto che la Corte Costituzionale aveva già
bocciato un’analoga leggina regionale e che si preparano le sanzioni da
parte della UE. Quanto ai diritti degli animali non umani, il nostro paese è
quasi l’ultimo in Europa, grazie una lobby profondamente minoritaria nel
paese, ma estremamente aggressiva in Parlamento. Negli ecosistemi malati
la caccia fa almeno tanti danni quanti il bracconaggio reca alla tigre. Ma gli
uomini sanno sempre come giustificarsi: banalità del tipo “sono animali che
procurano danni all’agricoltura” oppure “tanto a cosa servono?”. Basterà
aspettare per vedere comparire il fringuello assassino e la peppola killer.
Intanto la gazza ladra già c’è...28
15
speciale i nuovi Comitati direttivi delle Sezioni soci
a pieni voti
Il significato della grande partecipazione alle ultime elezioni per il
rinnovo dei Comitati direttivi delle Sezioni soci di Unicoop Tirreno
nella riflessione sul voto del vice presidente della Cooperativa
Sergio Costalli. Ai nuovi eletti l’augurio di un buon lavoro.
di Barbara Sordini
Partecipare per un interesse comune, per costruire un
qualcosa in maniera positiva, perché insieme si conta
di più. I soci hanno davvero partecipato in tanti alle
ultime elezioni per il rinnovo dei Comitati direttivi
delle Sezioni soci: il numero di circa 44mila votanti
la dice lunga su cosa significa la partecipazione in
Coop. Fa un’analisi del voto, Sergio Costalli, vice
presidente di Unicoop Tirreno: «Il numero che arriva dalla tornata elettorale è rilevante tanto più se
si considerano i tempi attuali dove si riscontra una
disaffezione alla partecipazione diretta. E chi partecipa
troppo spesso lo fa per un interesse strettamente indi-
vidualistico. In questa situazione generale, il fatto che
tanti soci in maniera abbastanza omogenea abbiano
partecipato alle elezioni è un dato in controtendenza
all’andamento generale del Paese, al modo di come
oggi si fa politica. La partecipazione dei soci è tesa a
costruire in maniera positiva un progetto mutualistico
di largo interesse, progetto che caratterizza l’essere
una Cooperativa di consumo. Il socio non cerca una
risposta immediata a un suo personale problema,
ma attraverso quello strumento comune che è rappresentato dalla Cooperativa, cerca una soluzione a
problemi collettivi».
16
nostre risposte riguardano anche l’ambito
punti di contatto
finanziario e sociale. I Comitati soci sono il
La partecipazione attiva è per la Cooperativa
nostro primo strumento di rappresentanza,
il fulcro della propria esistenza, la base da cui
l’elemento che ovviamente collega il terripartire per andare all’individuazione e alla
torio alla Cooperativa. All’interno del nostro
soluzione di problemi comuni, ai soci e ai conConsiglio d’Amministrazione è, infatti, data
sumatori. «Il nostro primo interesse – continua
rappresentanza territoriale ai soci e ci rapporCostalli – è quello di porre sempre maggiore
Sergio Costalli
tiamo con tutto il mondo sociale almeno due
attenzione a rendere più vicine tra loro Sezioni
volte l’anno, con le Assemblee autonome di febbraio
soci e punti vendita e ai problemi che in questo rapporto
e con quelle separate di giugno. Tutti i soci possono
si possono riscontrare. Noi ci adoperiamo affinché i soci
avere un contatto diretto e continuo con la Cooperativa:
vengano coinvolti in momenti di approfondimento sul
ogni proposta o segnalazione può essere effettuata
punto vendita, sui problemi di tenuta del negozio, su
presso lo sportello del Punto d’Ascolto, rivolgendosi
cosa vorrebbero o non vorrebbero trovare sugli scaffali.
direttamente al Comitato soci o utilizzando il nostro
Vorremmo che tutti i soci avessero chiara la potenzialità
numero verde».
del loro negozio, e in particolar modo che i soci eletti nei
Il primo compito a cui hanno adempiuto i Comitati
Comitati avessero una conoscenza maggiore, più approsubito dopo la loro elezione è stato quello di eleggere
fondita, per poter divenire imprenditori di se stessi».
i 29 presidenti e 67 vice presidenti delle Sezioni soci:
In effetti, nella linea strategica di Unicoop Tirreno, il
tra i presidenti 20 sono i riconfermati, 9 quelli di nuova
territorio è visto come un tutt’uno con il punto vendita.
nomina; tra i vice presidenti, 29 sono quelli confermati e
«Dobbiamo ripensare in modo più approfondito il nostro
38 quelli di nuova nomina. «A tutti gli eletti – conclude
radicamento territoriale. Il territorio deve essere il nuovo
Costalli – va il nostro augurio di un buon lavoro. Si
punto di riferimento e su questo dobbiamo essere contratta di soci che hanno preso un impegno importante,
seguenti. Il socio dovrà sentire il punto vendita come
assolutamente volontario, per onorare il territorio in
suo. La Cooperativa sta cercando di portare dei valori
cui vivono: 436 sono stati gli eletti, oltre 700 erano i
aggiunti ai propri punti vendita: mi riferisco, ad esempio,
candidati, circa 100 gli altri soci volontari che hanno
alla qualificazione dei fornitori locali che permette ai soci
fatto parte delle Commissioni elettorali. A tutti va un
di trovare in vendita i prodotti del loro territorio, ma anche
grande ringraziamento perché, seppur in tempi difficili,
ai prodotti equo solidali, a quelli della linea biologica.
si sono spesi in prima persona. Vorrei ribadire, ancora
Insomma dobbiamo dare ai nostri negozi una sempre
una volta, che tutti i soci membri dei Comitati e della
maggiore caratterizzazione, un’anima diversa».
Commissione svolgono volontariamente il loro lavoro
in ambito sociale
senza nessun tipo di gettone o di retribuzione. Credo
Ma l’essere Cooperativa non riguarda soltanto il dare
che vadano rispettati anche per questo».
n
delle risposte dal punto di vista commerciale. «Le
17
Toscana
n.
Sezione soci
Comitato
cognome nome
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
29
30
Avenza Avenza
Micheloni Paola
Avenza
Coscia Paolo
Avenza
Viano Sergio
Massa
Lazzeri Claudia
Versilia
Viareggio
Morgantini Maria Rosa
Pietrasanta
Conti Ilaria
Pietrasanta
Tamagnini Giuseppe
Viareggio
Paganelli Tina
Livorno
Livorno
Perini Simone
Livorno
Cecchi Gabriella
Livorno
Faccin Nicla
Livorno
Pini Luigi
Rosignano
Rosignano
Scarpellini Mario
Rosignano
Biancani Graziella
Vada
Righi Alessandro
Cecina-Donoratico
Cecina
Cartei Graziella
Cecina
Bertolini Loris
Cecina
Cosimi Franca
Donoratico
Martinelli Giuseppe
San Vincenzo-Venturina
Venturina Pratesi Silvana San Vincenzo Placidi Gabriella
Venturina
Chiavaroli Patrizia
Piombino
Piombino
Campani Maurilio
Piombino
Gorini Pablo
Riotorto
Cosimi Loredana
Elba
Elba
Imparata Rita
Elba
Alessi Rosina
Elba
Marsella Annalisa
Elba
Taddei Pirro
Follonica-Castiglione
Follonica
Radi Simonetta
Castiglione d.P.
Petragli Antonio
Follonica
Manazzale Virio
Follonica
Nencioni Nedo
Colline Metallifere
Massa Marittima Lo Presti Luigi Mario
Bagno Gavorrano Fiorini Elio
Gavorrano
Scafasci Sanzio
Scarlino Scalo
Martellucci Giorgio
Grosseto
Grosseto
Marri Marcello
Grosseto
Talluri Paola
Grosseto
Termini Rosario
Scansano
Lenzo Antonino
Est Maremma
Sasso Fortino
Boncioli Laura
Monticiano
Colucci Maria
Ribolla
Rabazzi Emiliano
Roccatederighi
Galdi Alessandro
Costa d’Argento
Orbetello
Rispoli Doriana
Fonteblanda
Mazzoni Luciana
Orbetello
Lamioni Gino
Porto S.Stefano
Peroni Pio
ruolo
P.
V. P.
V. P.
V. P.
Presidenti e vice presidenti
dei nuovi Comitati direttivi
delle Sezioni soci
di Unicoop Tirreno
P.
V. P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
V. P.
Presidenze 2010-2013
Presidenze elette
Presidenti
Vice Presidenti
donne
uomini
età media
Soci uscenti
Soci nuovi eletti
96
29
67
48
48
57
72
24
Presidenti confermati
Presidenti di nuova nomina
20
9
Vice Presidenti confermati
Vice Presidenti di nuova nomina
29
38
Pensionati
Lavoratori dipendenti
Dipendenti Coop
Lavoratori autonomi
Casalinghe
Insegnanti
50%
19%
13%
9%
7%
2%
48
18
12
9
7
2
18
Umbria
n.
Sezione soci
Comitato
cognome nome
25
26
27
28
Valnerina
Giove
Petrucci Anna Dina
P.
Amelia
Novelli Rita
V. P.
Montefranco
Porfidi Lina
V. P.
Orte
Tofone Franco
V. P.
Paglia Vulsinia
Acquapendente Strappafelci Claudio P.
Allerona
Tiberi Antonio V. P.
Montefiascone
Scavera Malvagna A. Maria V. P.
Tuscania
Modesti Vincenzo V. P.
Agro Falisco
Civita Castellana Tuia Meri
P.
Civita Castellana Vaselli Stefania
V. P.
Rignano Flaminio Piacenti Francesca V. P.
Sant’Oreste
Menichelli Ezio
V. P.
Cimini
Vallerano
Santini Fulvio P.
Fabrica di Roma Annunziatini Maddalena V. P.
Ronciglione
Cangani Maria V. P.
Vetralla
Barcherini PierDomenico V. P.
Legenda: P. = Presidente - V. P. = Vice Presidente
19
ruolo
Lazio
n.
Sezione soci
Comitato
cognome nome
12
13
14
15
16
18
19
20
21
24
Civitavecchia
Civitavecchia
Giannetti Stefania
Civitavecchia
Sacco Massimo
Viterbo
Viterbo
Buttarelli Famiano
Viterbo
Petrocchi Lorena Roma largo Agosta
Roma lg. Agosta Barreca Francesco Rosario
Roma lg. Agosta Panetta Ilaria
Roma lg. Agosta Salvati Dario
Roma Colli Aniene
Roma Colli Aniene Tocca Anna Maria
Roma Colli Aniene Bove Bernardina
Roma Laurentino
Roma Laurentino Flora Romilda
Roma Laurentino Pace Eugenia Grimani
Roma Laurentino Palmucci Enrico
Roma Nord
Roma via Bettini Ricci MariaLuigia
Roma via Cornelia Palombo Giancarlo
Casilina
Frosinone
Panetta Nicole Yvette
Colleferro
Brunetti Fabio
Pontina
Aprilia
Grasso Rosario
Cisterna di Latina Palmi Ivana
Terracina
Genosini Celestino
Etruria
Tarquinia
Paone Antonio
Cerveteri
Lopes Francesca
Tarquinia
Dignani Maria Antonietta
Castelli Romani
Velletri
Mancini Spartaco
Genzano
Colombini Annunciata
Pomezia
Galli Adriano
n.
Sezione soci
Comitato
22
23
Irpinia
Avellino
Aufiero Gaetana
Avellino
Catena Anna Maria
Benevento
Pepe Rita
Area Vesuviana
Afragola
Silvestro Pasquale
Afragola
Giuliano Angelo
Quarto
Molino Romualdo
Campania
cognome nome
ruolo
P.
V. P.
P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
ruolo
P.
V. P.
V. P.
P.
V. P.
V. P.
19
prima pagina
soldi sporchi
Interessi economici mimetizzati
nel tessuto sociale e nel
potere locale, con un’accurata
diversificazione degli
investimenti, dall’edilizia
allo smaltimento dei rifiuti,
dai trasporti alla sanità, per
un giro d’affari sporchi di 120
miliardi d’euro all’anno.
La mafia condiziona il mercato,
la finanza, la produzione, al Sud
come al Nord, nei piccoli e nei
grandi centri, come una vera
multinazionale, con costi enormi
per la collettività. Insomma
è “cosa nostra”.
di Aldo Bassoni
120 miliardi d’euro all’anno. A tanto ammonta il fatturato delle mafie italiane secondo l’ultimo rapporto della
Direzione investigativa antimafia (Dia). Una cifra astronomica che permea di sé una buona quota dell’economia
nazionale in qualunque territorio ci sia odore di soldi.
Perché è risaputo che la mafia non è più un fenomeno
locale tutto coppola e lupara.
pieni poteri
«La mafia è come un virus che si modifica, si adatta, si
adegua al territorio – dice Salvatore Calleri, presidente
della Fondazione intitolata a “Antonino Caponnetto”, il
procuratore di Palermo che con Falcone e Borsellino istruì
il famoso maxi processo a cosa nostra –. Le mafie sanno
bene come comportarsi, hanno capito che in Lombardia
o in Svizzera non possono presentarsi con il fucile in
spalla». Infatti le organizzazioni criminali mafiose che
dispongono di enormi capitali da reinvestire e hanno un
bisogno tremendo di ripulire i soldi provenienti dai traffici
illeciti, si sono trasformate in holding affaristiche piene
di colletti bianchi abilissimi a muoversi nel mondo della
finanza. Dunque bisogna superare il luogo comune che
le mafie – si chiamino cosa nostra, camorra o ‘ndrangheta – siano un fenomeno tutto meridionale che non
interessa le regioni centro settentrionali. Al contrario,
queste organizzazioni sono ormai delle multinazionali
che tendono ad andare nelle zone più ricche del paese.
Numerose inchieste stanno portando alla luce quanto
sia estesa e profonda la penetrazione delle mafie nella
florida economia del Centro-Nord.
20
E i dati confermano un rilevante trend crescente del
flusso di segnalazioni da parte soprattutto della Pubblica
amministrazione e degli enti creditizi in merito a “operazioni sospette”, con un incremento di oltre il 32 per
cento di casi rispetto al precedente semestre, di cui
quasi la metà nell’Italia settentrionale. Netto il primato
della Lombardia (3.421 segnalazioni), seguita dal Lazio
(2.235), dalla Campania (1287), dalla Toscana (1.252) e
dall’Emilia Romagna (910).
cose da pizzi!
Tra i settori economici più esposti a questo contagio fatale che inietta il cancro dell’illegalità nell’economia sana
ci sono soprattutto gli appalti e l’edilizia con un costo
enorme per la collettività. «Un costo che si presenta in
varie forme – spiega il presidente di Legacoop Giuliano
Poletti –. Il più diretto è quello delle estorsioni, del pizzo
e dell’usura. Dall’altra parte c’è poi la distorsione che
si realizza sul mercato perché è chiaro che le attività
economiche finanziate con i capitali mafiosi agiscono
fuori dalle regole e quindi producono un danno molto
grave distorcendo l’economia e introducendo degli elementi di concorrenza sleale». La magistratura milanese
sta scavando a fondo nelle debolezze dell’economia
Lombarda e invoca l’aiuto dell’Associazione industriali
in un momento come quello che stiamo vivendo in cui
è molto più facile per la mafia agganciare chi versa in
difficoltà e non sa come risollevarsi dalla grave mancanza
di liquidità provocata dalla crisi. Purtroppo «il silenzio
delle vittime prosegue e non abbiamo dietro la porta
commercianti, imprenditori o ambulanti pronti a denunciare usure, danneggiamenti, incendi, strane sparizioni
nei cantieri», ha dichiarato Ilda Boccassini, procuratore
aggiunto presso il tribunale di Milano, a dimostrazione
del fatto che da Sud a Nord cambiano i nomi delle città
ma non cambia l’atteggiamento omertoso nei confronti
delle mafie. «Serve, invece, collaborazione tra tutte le
istituzioni e anche quella del singolo cittadino – commenta Anna Canepa, della Dia – perché il silenzio è
l’ossigeno che consente a questi poteri di riorganizzarsi
e rafforzarsi».
concorrenza sleale
Sotto osservazione anche la Grande Distribuzione. «Il
nostro è un paese che vive da tempo in una costante
crisi di legalità – sostiene Aldo Soldi, presidente di
Ancc-Coop –, sia intendendo con ciò le infiltrazioni della
criminalità organizzata in determinati settori economici
(e quello della Grande Distribuzione è sicuramente a alto
rischio) sia ragionando in termini apparentemente più
neutrali ma ugualmente pericolosi di concorrenza sleale,
di quella concorrenza cioè che falsa le regole del gioco,
ad esempio, barando sui regolari contratti di lavoro o
sulla filiera delle merci arrivando persino a mettere a
repentaglio la salute dei cittadini-consumatori».
Evidentemente, l’inserimento nei circuiti della Grande
21
Distribuzione commerciale rappresenta un importante
veicolo di riciclaggio e di reimpiego di denaro. Ma forse
è anche un settore che permette alla mafia di esercitare
una certa influenza sociale e di consolidare il suo potere
illegale sul territorio.
«Coop ha per sua natura la forza e la trasparenza
necessarie a contrastare simili preoccupanti fenomeni –
prosegue Soldi –. Il fatto stesso che in Coop le decisioni
siano sempre frutto di un ragionare collettivo aumenta
i livelli di controllo, così come elemento di garanzia è
l’attenta selezione della sua classe dirigente ispirata
e formata ai principi e ai valori cooperativi. È sulla
base di questi che abbiamo avviato e poi continuato
il nostro processo di sviluppo nel Sud del Paese che
sicuramente ha comportato fatica, ma rispetto al quale
confermiamo il nostro impegno tanto più in presenza di
concorrenti che o dal Sud sono venuti via o non hanno
nemmeno provato ad andare, scegliendo altri territori
più facilmente redditizi». Non bisogna dimenticare che
le mafie si combattono innanzitutto nei loro territori di
appartenenza. «Noi di Coop continuiamo a investire
creando occupazione locale e indotto, a stretto contatto
e confronto con le prefetture, le istituzioni e la società
civile aprendo i nostri scaffali ai prodotti coltivati sui
terreni confiscati alla mafia da cooperative di giovani
– continua Soldi –. Perché questo è il mestiere di Coop,
andare anche laddove il benessere non c’è, contribuire
a diffondere democrazia, trasparenza e legalità, fare la
nostra parte per migliorare questo nostro paese».
Un brutto affare
Accanto alle consuete attività illecite, le organizzazioni
criminali, cosa nostra e ‘ndrangheta in primis, sono
orientate, con vocazione affaristica, verso vari settori
imprenditoriali con l’obiettivo di rafforzare i propri interessi economici e mimetizzarli nel tessuto sociale e nel
potere locale perseguendo un’accurata diversificazione
degli investimenti per settori economici tra i quali:
> trasporti;
> gestione delle cave;
> lavorazione del calcestruzzo;
> grande distribuzione, mediante la gestione in franchising
di punti vendita riferibili a grandi marchi del settore;
> immobiliare/costruzioni;
> turistico;
> sanitario;
> smaltimento illecito dei rifiuti.
Le ultime indagini hanno evidenziato anche un forte
interesse verso settori dell’economia più innovativi, quali
le fonti energetiche alternative, dimostrando il possesso
di una significativa e duttile visione imprenditoriale da
parte delle organizzazioni mafiose.
(Fonte DIA)
criminal minds
Da Sud a Nord si dipana dunque il filo rosso di una criminalità organizzata che non esita ad infiltrarsi persino nel
settore della cultura se è vero che in un piccolo centro
della Lombardia è stato documentato un vertice della
‘ndrangheta all’interno di un circolo intitolato niente meno
che a Falcone e Borsellino. Una copertura, evidentemente,
perché gli affari veri si fanno altrove. «Bisognerebbe che
le autorità controllassero quello che sta avvenendo, ad
esempio, nei settori alberghiero e della ristorazione –
suggerisce Calleri –. Anche le Camere di commercio e le
Associazioni di categoria dovrebbero potenziare i loro
controlli perché possono avere un ruolo importante nel
fermare l’invasione mafiosa». Nel settore degli appalti la
magistratura ha messo gli occhi su diverse ditte interessate
ai lavori del collegamento autostradale Brescia, Bergamo,
Milano e alla realizzazione della quinta metropolitana del
capoluogo lombardo, la linea M5; nel Centro Italia, più
imprese impegnate nel 2° Lotto Aurelia della Strada dei
Marmi, in provincia di Massa Carrara. Una serie di controlli
ha interessato anche i lavori in atto per la realizzazione della linea C della Metropolitana di Roma e per la costruzione
della linea 6 della metropolitana di Napoli. Naturalmente,
mentre le mafie si introducono nell’economia “legale”,
continuano i tradizionali traffici di droga, praticano l’usura,
e non trascurano le estorsioni. È da qui che provengono
dopo tutto i soldi da riciclare e reinvestire.
22
la piovra
Quindi in un periodo di grande crisi come questo la mafia
è favorita perché riesce a inserirsi meglio in un tessuto
economico affamato da un estremo bisogno di liquidità,
acquistando aziende e attività in crisi, imprese decotte,
partecipando a società più o meno remunerative. La
procura milanese ha individuato 160 aziende vittime di
usura ed estorsioni i cui proprietari, secondo il giudice
Ilda Boccassini, diventano poi i prestanome delle cosche
in una regione dove sono state censite 15 famiglie a capo
della mafia e ben 500 affiliati alla ‘ndrangheta. Per fortuna
l’intensa attività investigativa e l’azione instancabile delle
forze dell’ordine non danno tregua alle attività dei clan in
perenne ricerca di sbocchi per i proventi dei loro traffici
criminali. Ogni tanto assistiamo all’arresto di imprendibili
latitanti che per anni hanno governato gli affari delle
mafie dai loro nascondigli. E quando questo avviene ci
sembra di essere tutti un po’ più liberi. Però forse non
basta. «Arrestare i boss va bene – afferma Calleri – ma
se non smantello anche l’organizzazione mi cade tutto
dato che non tutte le mafie sono verticistiche. La camorra,
per esempio, che è chiamata “sistema” è una struttura
orizzontale, quindi arrestare un boss significa che verrà
sostituito nel giro di poche ore. I casalesi, invece, hanno
un’organizzazione più verticistica e quindi l’arresto di
Iovine rappresenta un colpo durissimo all’organizzazione». Come si vede, tagliare la testa alla piovra può
non bastare se i tentacoli rimangono liberi di agire fino
a perdersi nei meandri imperscrutabili dell’alta finanza
internazionale.
il paradiso fiscale può attendere
Ed è qui che si gioca la partita più dura nella lotta senza
quartiere tra la giustizia e il potere mafioso che spesso si
nasconde al riparo dei paradisi fiscali e del sistema creditizio. «Quello dei paradisi fiscali è un problema enorme
– afferma Canepa –, un problema che va affrontato con
strumenti efficaci per impedire che vengano utilizzati come
lavanderie di denaro sporco dalla criminalità organizzata
e da un sistema bancario disattento». Un altro efficace
strumento di lotta alla mafia che va rafforzato e sostenuto
è la confisca dei beni mafiosi che poi, affidati alle coope-
“Il riciclaggio di denaro
proveniente da azioni illegali – si
legge nella relazione semestrale
della Dia – rappresenta uno dei
più gravi fenomeni criminali che
interagiscono con il mercato
finanziario, costituendo un
fattore di inquinamento per
l’intero sistema economico”.
l’intervista
gli infiltrati
Intreccio tra politica, economia e organizzazioni mafiose, ma anche
come combatterle nelle parole di Anna Canepa della Dia.
mi usate dalle mafie per conquistare la classe
Forte di una lunga esperienza nella lotta alla mafia,
politica anche nelle regioni del Nord».
oggi Anna Canepa è alla Direzione Nazionale
Può descrivere il sistema attraverso il
Antimafia, il centro dell’attività giudiziaria contro
quale la mafia si impossessa di pezzi di
la criminalità organizzata diretto da Piero Grasso.
economia “legale”?
Il suo compito specifico è l’attività di analisi e
«I sistemi classici sono l’usura, i finanziamenti
coordinamento su Lombardia e Liguria. Al pari
occulti, le intimidazioni. In questo momento le
dei suoi colleghi, sa che la mafia si combatte
organizzazioni criminali approfittano anche del
con l’impegno, gli strumenti, i mezzi, e le leggi Anna Canepa
fatto che c’è una grossa crisi di liquidità nelle piccole e
adeguate, ma anche e soprattutto con la collaborazione fra
medie imprese del Nord e quindi tendono a comprare di
le istituzioni e il contributo dei cittadini.
tutto, come quando cadde il muro di Berlino».
Dottoressa Canepa, esistono aree o territori immuni
A cosa si riferisce?
dalla penetrazione mafiosa?
«A un episodio che ha ricordato tempo fa il procura«Dal punto di vista giudiziario io conosco soprattutto
tore Grasso. Subito dopo l’abbattimento del muro, nel
le regioni di cui mi occupo che sono la Liguria e la
1989, venne ascoltata l’intercettazione di un capo clan
Lombardia dove la presenza delle organizzazioni mafiose
che raccomandava al suo compare di Berlino Ovest di
è ampiamente documentata da numerose indagini.
precipitarsi all’Est ad acquistare tutto quello che poteva
Ma per come è connotata l’economia del nostro paese
comprare: alberghi, pizzerie, discoteche, ristoranti».
ritengo di poter dire che non ci sono territori immuni
Quali sono i settori economici più vulnerabili alle
alla penetrazione delle mafie».
infiltrazioni mafiose?
Ma come hanno fatto le mafie a radicarsi così bene
«Per quello che risulta dalle indagini di cui sono a conoanche al Nord?
«L’affermarsi delle mafie nelle regioni settentrionali
scenza, in primo luogo c’è il ciclo dell’edilizia, del cemento e degli appalti nella Pubblica amministrazione».
è stato possibile grazie alla loro capacità di insinuarsi
A livello legislativo, quale legge solleciterebbe per
profondamente in ogni territorio di espansione, attracontrastare meglio la mafia?
verso la riproposizione delle medesime condizioni del
«Se devo indicare una priorità direi che occorre una norterritorio di provenienza».
ma contro l’autoriciclaggio ossia il riciclaggio compiuto
E la politica che ruolo ha in questo processo d’inmaterialmente dalla stessa persona autrice del crimine
filtrazione mafiosa?
da cui proviene il denaro».
n
«La corruzione e il voto di scambio sono da sempre le arrative di giovani coraggiosi e abili, diventano dei grandi
laboratori di imprenditoria sana e delle importanti scuole
di formazione alla cultura della legalità. Una cultura che,
nonostante i clamorosi successi dello Stato contro la mafia,
stenta ad affermarsi nella vita di un Paese dove cresce
la corruzione, aumenta la generalizzata insofferenza al
rispetto delle leggi, avanza il degrado delle regole del
vivere civile, si logora quell’idea di società democratica
dove la legge è uguale per tutti, c’è il pieno rispetto dei
diritti dei cittadini, dove ognuno compie il proprio dovere
e non vengono premiati sempre i furbi e i potenti.
n
23
“La permeabilità dei territori nazionali
e comunitari, apparentemente immuni
dal radicamento della criminalità
organizzata, costituisce un serio
aspetto di vulnerabilità non solo per
gli effetti di moltiplicazione degli
indotti illeciti, ma anche rispetto
ai fenomeni di riciclaggio, posti in
essere dalle proiezioni imprenditoriali
delle mafie, che, in progressione
silente, investono in attività in
grado di offrire notevoli spazi di
intervento e di profitto, senza destare
un particolare allarme sociale. Tale
vulnerabilità tende ad espandersi in
sede comunitaria, talvolta favorita da
impianti normativi meno incisivi sotto
il profilo della prevenzione”.
(dalla Relazione semestrale della Dia)
l’intervista
in nome della legge
Come la Lega della cooperative combatte l’illegalità e contribuisce a
sostenere e sviluppare un’economia sana e rispettosa delle regole.
Ne parliamo con Giuliano Poletti, presidente di Legacoop.
istituzionalmente preposti per fare le ispezioni
«Quando la crisi imperversa e alcuni imalle cooperative».
prenditori hanno bisogno di liquidità per le
Ci sono casi che avete denunciato?
loro aziende tendono a guardare meno per
«Esplicitamente riferibili ad attività mafiose no,
il sottile e cercano una risposta immediata a
però abbiamo scoperto e segnalato situazioni
un’emergenza: il bisogno di denaro fresco».
di grave irregolarità riferite in particolare
Giuliano Poletti, presidente di Legacoop,
ai settori della movimentazione merci, ai
va subito al cuore del problema: l’infiltrazione
servizi, alle prestazioni di lavoro. Purtroppo
delle mafie nell’economia del paese con tutte Giuliano Poletti
c’è un’area di cooperazione spuria che viene impiegata
le conseguenze per l’illegalità, il disprezzo delle regole
per i servizi collegati al lavoro per evitare di applicare
e l’introduzione di elementi di concorrenza sleale nel
le regole contrattuali».
mercato.
Come vi comportate in questi casi?
Può accadere che mafie e criminalità usino anche
«Se sono cooperative aderenti a Legacoop le espelliala forma cooperativa per introdursi meglio in
mo perché noi non vogliamo situazioni di questo tipo
determinati settori dell’economia?
nella nostra organizzazione; per il resto naturalmente
«Può accadere perché purtroppo questo settore non è
intervengono gli ispettorati del lavoro, l’Inps, l’Inail e
controllato come dovrebbe essere. Ci sono norme che
tutti quei soggetti che colpiscono le aziende che non
prevedono revisioni annuali o biennali, ma non sempre
rispettano la legge».
questo accade. Noi lo facciamo sulle cooperative nostre
Più in generale, in che modo Legacoop combatte
aderenti, il ministero dello sviluppo economico dovrebbe
l’illegalità?
controllare tutte le altre cooperative, ma questo pur«La forma cooperativa ha dimostrato in tutti questi anni
troppo non avviene».
Quindi c’è una carenza del ministero?
che siamo l’organizzazione che più si è impegnata a
sostenere l’economia legale nelle realtà dove la mafia
«Sì, c’è una carenza. Noi abbiamo lavorato in questi
è storicamente presente anche con la gestione dei beni
anni per combattere questa situazione, abbiamo ragconfiscati alle mafie, con tutte le azioni che abbiamo
giunto un accordo con il ministero per promuovere
svolto a sostegno di queste iniziative. Da un altro lato
attraverso gli uffici regionali e provinciali del lavoro
siamo forse l’organizzazione che ha lavorato di più a
degli strumenti di controllo. Insistiamo molto perché
sviluppare l’economia legale, una buona e sana econoquesto avvenga attivando degli osservatori costituiti
dalle centrali sindacali e cooperative e da tutti i soggetti
mia, nelle aree colpite dalla mafia».
n
al via Libera
Più di mille confezioni di prodotti Libera venduti
durante le feste di Natale. Un contributo importante
per le cooperative che gestiscono i beni confiscati
alla criminalità.
1.040 confezioni “Il gusto dell’impegno” distribuite in
gran parte dei punti vendita Unicoop Tirreno durante
le festività natalizie. Contenevano vino, olio, passata di
pomodoro, vino e pasta: tutti prodotti squisiti, frutto
del lavoro dei campi di volontariato nelle
terre confiscate alla mafia in Sicilia,
Calabria e Campania. Soci e dipendenti
Coop hanno organizzato iniziative e
presidi per promuoverne la vendita e
dare informazioni sul progetto e i pacchi
sono stati inseriti anche sui volantini degli Ipercoop e
nell’home page del sito e-commerce “La spesa che non
pesa”. Per Unicoop Tirreno è stata un’ulteriore occasione
di sostegno alle cooperative del circuito Libera che gestiscono i beni confiscati alla criminalità. La vendita dei
1.040 pacchi, solo in Unicoop Tirreno, ha portato a un
contributo per Libera di 50mila euro, a cui si aggiungono
i proventi di Unicoop Firenze che ha distribuito altre
2mila confezioni nei propri territori. Finita la campagna
Natale alcuni dei prodotti contenuti nella
scatola si troveranno in normale assortimento, come la passata di pomodoro
Sicilia, la pasta di Gragnano della Coop.
Le Terre di Don Peppe Diana di Castel
Volturno e il vino bianco siciliano
Centopassi. (B.R.)
24
ora legale di Salvatore Calleri
elenco...
...dei luoghi comuni sulla mafia.
Conoscerli e superarli come primo passo
per sconfiggerla.
La mafia e i luoghi comuni. Vediamo quali sono.
1. La mafia non esiste. Ormai è stato appurato il contrario. Ma fino al maxiprocesso del 1986 di Caponnetto era il luogo comune più diffuso.
2. La mafia se esiste è puramente un fenomeno criminale. Persiste ancora e favorisce la sottovalutazione del problema. Se fosse un puro e
semplice fenomeno criminale sarebbe stata già debellata da tempo.
3. Si ammazzano tra di loro, a noi non interessa. Errato. Quando c’è una
guerra di mafia chi rimane vivo rafforza il suo gruppo e aumentano i
problemi.
4. Di mafia non bisogna parlare perché si rovina la reputazione di un
territorio. Errore gravissimo che tuttora persiste in quasi tutto il Nord e
in parte del Centro e del Sud. Non parlare della mafia significa aiutare
la sua espansione.
5. Teoria dell’isola felice. Non esistono luoghi nel nostro paese e in Europa
dove la mafia in qualche sua forma non sia presente. Questo errore
di valutazione ad oggi persiste specialmente nel Centro Nord.
6. La mafia nasce dalla povertà. Al contrario la mafia nasce nei territori
potenzialmente ricchi e li rende poveri. In Sicilia Cosa Nostra ha iniziato
nella conca d’oro con il traffico di limoni.
7. Teoria della totale sconfitta dopo gli ultimi arresti. Errore strategico
già commesso nel 1996. Mai vendere prima della sua morte la pelle
dell’orso.
8. La mafia una volta era buona. Falso non lo è mai stata.
9. Di mafia straniera non bisogna parlare perché si rischia il razzismo.
Errore grave perché parlarne significa aiutare gli stranieri onesti.
10.Non si fanno passi avanti. Falso in Italia ne sono stati fatti molti. Non
bastano, però, perché bisogna agire sul piano internazionale. In Europa
sono messi peggio.
11.Ci prendiamo solo i soldi del riciclo dei mafiosi. Tanto i mafiosi non
arrivano. Falso. I mafiosi dopo arrivano.
12.La mafia è invincibile. Non è vero. I danni che ha subito sono notevoli.
La mafia è un virus. Un virus mutante. Superare i luoghi comuni è come
un vaccino e rappresenta un primo passo per sconfiggerla.
25
info
la sfida continua
Per Unicoop Tirreno nel 2011 la sfida è ancora quella di migliorare
i risultati di gestione senza rinunciare alla propria missione di tutela
degli interessi dei soci e consumatori attraverso lo sviluppo della
convenienza, della sicurezza e della qualità dei prodotti.
di Luca Rossi
Il Preventivo 2011 e gli orientamenti per
l’aggiornamento del Piano economico
e finanziario triennale (che saranno
presentati e discussi nelle assemblee
dei soci in calendario dal 14 al 25 febbraio) prevedono importanti obiettivi
di miglioramento dei risultati della gestione caratteristica e della produzione
di cassa per l’autofinanziamento degli
investimenti.
«Per il 2011 – dichiara Leonardo
Caporioni, direttore pianificazione,
amministrazione e controllo di Unicoop
Tirreno – non si prevedono incrementi
significativi di vendite a valore (visto il perdurare della
crisi dei consumi), mentre dovremo migliorare i margini
e ridurre i costi aziendali. In particolare per le vendite si
intende aumentare ulteriormente la convenienza della
nostra offerta commerciale.
Da questo punto di vista risulta importante il ruolo di
Coop Italia a cui le Cooperative affidano la gestione di
una parte importante degli acquisti dai fornitori nazionali.
Da questa gestione, insieme alle altre attività svolte dall’organizzazione commerciale di Cooperativa, ci aspettiamo
la produzione di maggiori risorse da destinare proprio
alla maggiore convenienza per i soci e clienti. Molto
importanti sono le iniziative che puntano a migliorare la
gestione delle merci al fine di offrire un servizio adeguato
ai soci e consumatori e nel contempo ottimizzare i costi.
Per quanto riguarda alcune voci di costo prevediamo
peraltro iniziative di contenimento sia nelle reti vendita
che in sede. A tal proposito sono stati attivati progetti
seguiti da specifici gruppi di lavoro aziendali».
Per la Cooperativa si tratta di importanti obiettivi da
raggiungere, una vera e propria nuova sfida visto il
contesto economico e sociale che certo non aiuta.
Come, infatti, ricorda Leonardo Caporioni «il 2010 è
stato un altro anno veramente difficile. Viviamo ancora
una pesante e prolungata crisi che produce effetti seri
sui consumi come raramente è successo in tutto il dopoguerra. Le previsioni e le speranze di ripresa non si sono
concretizzate nel 2010 e, allo stato, non è prevedibile
una ripresa dei consumi nemmeno per il 2011».
Dunque è in un contesto economico non certo favorevole
che si collocano le previsioni per questo
anno, un anno ancora difficile in cui la
Cooperativa intensificherà tutte le azioni
necessarie per il miglioramento dei risultati.
Caporioni descrive le grandi linee d’azione
sulle quali si muoverà la Cooperativa:
«Dal punto di vista patrimoniale nel 2011
continuerà l’attenzione al controllo degli
investimenti, uno degli obiettivi centrali del
Piano economico e finanziario triennale
2009-2012. Da questo punto di vista è
interessante il lavoro svolto sul fronte del
controllo del capitale circolante la cui riduzione ha prodotto liquidità consentendo
così di autofinanziare una buona parte dei nuovi investimenti
con un minore ricorso all’indebitamento. Si confermano le
iniziative previste nel Piano triennale relative alla Campania
con la recente apertura del superstore di Napoli via Arenaccia
e la complessiva revisione della nostra presenza tra cui
un’ulteriore apertura di superstore già nel corso del 2011. Su
altri punti vendita presenti nei vari territori saranno avviate
iniziative specifiche finalizzate al miglioramento dei risultati e
al potenziamento della nostra presenza territoriale e commerciale. Uno degli obiettivi di fondo del Piano triennale è, infatti,
quello di rendere più performante la nostra rete di vendita
anche mediante interventi di carattere strutturale».
Insieme all’obiettivo di miglioramento della gestione
caratteristica si conferma quello delle altre gestioni che
portano un contributo importante al raggiungimento dei
risultati complessivi aziendali.
«Nella gestione finanziaria – conclude Caporioni – si
prevedono ancora risultati positivi, in particolare nella
gestione del Prestito sociale. Anche la gestione immobiliare potrà contribuire al miglioramento dei risultati e
a un’offerta complessiva di servizi adeguati. Per quanto
riguarda le politiche verso i soci nel 2011 si svilupperà
ulteriormente l’integrazione tra iniziative commerciali
e iniziative sociali anche con il fine di avvicinare la
Cooperativa ai territori mentre resta come sempre fondamentale il contributo dei nostri dipendenti al raggiungimento dei risultati prefissati. Soci e dipendenti sono
le persone che “fanno” la Cooperativa e ogni risultato
positivo auspicato non potrà essere raggiunto senza il
loro determinante apporto».
n
26
info
Assemblee Autonome 2011
Sezione soci n. 5
Cecina-Donoratico
Lunedì 14 febbraio, ore 16
CECINA Cinema Tirreno
via Buozzi, 9
Sezione soci n. 10
Sezione soci n. 6
Giovedì 17 febbraio, ore 16
Mercoledì 23 febbraio, ore 16
Colline
Metallifere
San Vincenzo
Venturina
Grilli Sala Pro Loco Grilli
Giardini Pubblici
SAN VINCENZO Teatro Verdi
corso Vittorio Emanuele II
Roma-Colli Aniene
Sezione soci n. 3
Sezione soci n. 12
ROMA Centro Sacro Cuore
via B. Bardanzellu
Venerdì 18 febbraio, ore 16
Mercoledì 23 febbraio, ore 16.30
Sezione soci n. 15
Lunedì 14 febbraio, ore 17
Livorno
Civitavecchia
LIVORNO Circolo ARCI La Rosa
via dell’Ardenza 95/99
CIVITAVECCHIA Sala Compagnia Portuale
via XXIV Maggio, 2
Est Maremma
Sezione soci n. 18
Sezione soci n. 20
Paganico Sala riunioni - Palazzo Comunale
piazza della Vittoria
Venerdì 18 febbraio, ore 17
Giovedì 24 febbraio, ore 16.30
Sezione soci n. 29
Lunedì 14 febbraio, ore 17
Sezione soci n. 21
Etruria
Roma nord
ROMA Sala Parrocchia S.Maria della Speranza TERRACINA Grand Hotel Palace
piazza Fradeletto,15
lungomare Matteotti
Sezione soci n. 28
Mercoledì 16 febbraio, ore 16
cimini
Tarquinia - Sala Centro Diurno “Capotorti“ Venerdì 18 febbraio, ore16
via delle Torri
Vallerano Sala Bigiaretti
Sezione soci n. 4
Sezione soci n. 11
Mercoledì 16 febbraio, ore 16
Lunedì 21 febbraio, ore 16
Rosignano
Pontina
Sezione soci n. 13
Viterbo
Giovedì 24 febbraio, ore 15.30
Viterbo Sala conferenze della Provincia
via Saffi
Grosseto
Sezione soci n. 30
ROSIGNANO SOLVAY
Sala comunale delle conferenze
piazza del Mercato
Grosseto Sala Eden
Mura Medicee - Bastione Garibaldi
Giovedì 24 febbraio, ore 15
Sezione soci n. 24
Roma
Laurentino
Sezione soci n. 8
ROMA Sala Parrocchia S.Mauro
via Sapori, 10
PORTOFERRAIO Sala della Provincia
viale Manzoni, 11
Sezione soci n. 26
Sezione soci n. 7
Sezione soci n. 23
Mercoledì 16 febbraio, ore 17
Lunedì 21 febbraio, ore 16
Venerdì 25 febbraio, ore 16.30
Castelli romani
Mercoledì 16 febbraio, ore 17
GENZANO Auditorium dell’Infiorata
piazza don Fabrizi
paglia-vulsinia
Fabro Teatro Comunale
piazza IV Novembre
Sezione soci n. 16
Lunedì 21 febbraio, ore 16.30
Piombino
costa d’argento
Porto S. Stefano Sala “Gasparrini“
Parrocchia Immacolata al Valle
Elba
Giovedì 24 febbraio, ore 15.30
Area Vesuviana
PIOMBINO Teatro Metropolitan
piazza Cappelletti, 2
Acerra Sala c/o Casa dell’Umana Accoglienza
via Annunziata
Sezione soci n. 22
Sezione soci n. 19
Sezione soci n. 1
Giovedì 17 febbraio, ore 16.30
Mercoledì 23 febbraio, ore 16.30 Venerdì 25 febbraio, ore 16
Irpinia
Avellino
Sala Centro Sociale Samantha della Porta
via Morelli e Silvati
Sezione soci n. 2
Versilia
Giovedì 17 febbraio, ore 16
VIAREGGIO Sala Croce Verde
corso Garibaldi, 171
valnerina
COLLEFERRO Centro Anziani
piazza Mazzini
MASSA Auditorium Forzoni chiesa S.Sebastiano
largo Matteotti
Sezione soci n. 9
Sezione soci n. 14
Mercoledì 23 febbraio, ore 16.30
ROMA Sala Parrocchia S.S. Sacramento
largo Agosta, 10
Roma-Largo Agosta
Follonica
CASTIGLIONE d. Pescaia Venerdì 25 febbraio, ore 16
Follonica Centro Auser “I tre saggi“
via Pietro Nenni
Sezione soci n. 27
Venerdì 25 febbraio, ore 15.30
Giovedì 17 febbraio, ore 16.30
Orte Dopolavoroferroviario
27
avenza
agro falisco
Sezione soci n. 25
ordine
del giorno
assemblea
Casilina
Civita Castellana
Sala c/o Centro Commerciale Coop
piazza Marcantoni
1. Il bilancio preventivo 2011: l’impegno di Coop a difesa dei soci e dei consumatori.
2. Conferma della nomina di componente della Commissione Valori e Regole.
info
prodotto a marchio
grazie dei Fior fiore
Fior fiore Coop: qualità e tradizione in tanti prodotti
della migliore gastronomia italiana e internazionale.
di Anna Somenzi
200 prodotti circa dall’eccellenza
della cultura gastronomica, una
selezione di specialità italiane ed
estere, per portare in tavola il legame con il territorio, con la tradizione, attraverso prodotti originali.
Coop ha creato il marchio Fior
fiore, specialità con grandi qualità
organolettiche grazie al rigoroso
vaglio delle materie prime, all’accurata ricerca dei migliori fornitori
che possono vantare un’ottima
produzione e una forte cultura e
tradizione di quel prodotto. C’è una
accurata ricerca da parte di Coop
perché i processi di produzione associno tecnologia, sicurezza e rispetto della tradizione.
di tutto di più
Dalle carni all’ortofrutta, dai salumi ai dolci, all’olio. E
ancora dalla tradizione italiana della pasta di Gragnano o
del prosciutto di Parma al riso Long & Wild, dal sorbetto al
limone di Sicilia al salmone selvaggio dell’Alaska. Fra le carni diverse
le razze tipiche: chianina per delle
fiorentine fuoriserie, marchigiana,
romagnola, piemontese (se decidete per un lesso o un brasato), le
faraone, il cappone e il grangallo.
Molti i salumi dal prosciutto di
San Daniele Dop stagionato 20
mesi, il prosciutto cotto nostrano,
passando per il culatello e il salame
felino, senza tralasciare parmigiano
reggiano Dop 30 mesi e mozzarella
di bufala Dop. Fra la frutta le mele
renette della Val di Non, le siciliane
arance navel di Ribera, la pesca
percoca, le noci di Sorrento. Tante sono anche le preparazioni dai sottoli e sottaceti ai pesci affumicati. I dolci
appartengono alla rinomata pasticceria siciliana, ma ci
sono anche i classici, come la saint honoré o il tiramisù,
tutti già pronti da servire.
n
La lista della spesa
cetta che tagliata mette in evidenza le rigature magre.
Bis emiliano: Culatello (minimo 12 mesi di stagionatura) e Strolghino di Parma.
Culatello tipico della provincia di Parma, si ricava
dalla coscia del suino sgrassata, disossata e privata della
cotenna, separata dal fiocchetto e rifilata a mano, così
da conferirle la caratteristica forma a pera.
Strolghino è un piccolo salame tipico della Bassa
Parmense, prodotto con la carne ottenuta dalla lavorazione del culatello.
Bis calabrese: Lonzino e Spianata Piccante
della Calabria.
Lonzino tradizionalmente era uno dei salumi che per
primi venivano gustati in primavera. È il lombo disossato
del maiale, salato e ben condito.
Spianata Calabra dalla tipica forma schiacciata,
ottenuta da un trito di carne pregiate di suino: coscia,
spalla e pancettone, viene insaccata in budello naturale.
Ha un gusto piccante.
Bis toscano: Prosciutto Toscano (stagionatura 16
mesi) e Pancetta “Rigatino”.
Fin dal tempo dei Medici la produzione del Prosciutto
Toscano segue disposizioni rimaste inalterate, il
prodotto ha un aroma caratteristico che si abbina perfettamente al pane senza sale.
Pancetta Rigatino è la parte più pregiata della pan-
Bis sardo: Lombo Mustela e Salame al mirto
di Sardegna.
Lombo o Mustela, prodotto tradizionale, è lombo suino
condito con spezie ed erbe aromatiche della Sardegna.
Salame al mirto è un salume stagionato ottenuto da
parti scelte del suino condite con aromi naturali e spezie
alle quali è aggiunta la bacca del mirto di Sardegna.
28
info
investimenti in borsina
Cioccolato di Modica
Nell’angolo più a est della Sicilia, nella barocca Modica, il
rito della preparazione del cioccolato lavorato a freddo con
la “pasta amara” si tramanda di generazione in generazione.
La massa di cacao, ottenuta dai semi tostati e macinati e,
non privata del burro di cacao naturalmente contenuto, è
mescolata a zucchero semolato o di canna, e spezie come
cannella, vaniglia o peperoncino oppure a scorze di limoni o
arancia. La barretta di cioccolato ottenuta è nero scuro con
riflessi bruni, una consistenza granulosa e un po’ grezza.
Buonuovo
A Coop il premio “Good Egg” .
Coop Italia si è aggiudicata il premio Good Egg
2010 di Compassion in World Farming, la maggiore
organizzazione internazionale per il benessere animale,
che da oltre 40 anni è impegnata a migliorare le condizioni di vita degli animali allevati per produrre cibo
(www.ciwf.it). Tra i premi benessere
animale del 2010, 42 Good Egg e 3
Good Chicken sono stati assegnati ad
aziende ed enti europei che si stanno
impegnando per migliorare le condizioni di allevamento di galline ovaiole
e polli, animali che vengono ancora
allevati per lo più in modo intensivo.
Tra i vincitori appunto Coop Italia, la
prima catena di distribuzione italiana
che dallo scorso ottobre ha escluso dalla vendita le uova
di galline allevate in gabbia, dopo avere smesso già nel
2007 di vendere con il proprio marchio uova di batteria.
Un milione e trecentomila galline ogni anno vivranno
fuori dalle gabbie grazie a queste scelte.
29
Sulla sostituzione degli shoppers
di plastica tradizionale, messi al
bando dal primo gennaio, Coop
ha investito fin dalla primavera
del 2009 mettendo a disposizione
del consumatore un assortimento
vario di borsine. Ma occorre
incentivare soprattutto l’uso delle
borse riutilizzabili.
Coop è stata la prima ad investirci fin dal 2009 effettuando la completa sostituzione dei tradizionali shoppers
di plastica con i nuovi shoppers “verdi”. Attualmente,
in tutti i 1.440 tra Supermercati e IperCoop, sono in
esaurimento le ultime scorte di shoppers tradizionali
monouso e i consumatori possono scegliere in base
alle proprie necessità fra diverse tipologie di buste
riutilizzabili in vari materiali quali polipropilene, cotone,
juta; a completamento dell’offerta c’è poi lo shopper
biodegradabile. Questo l’impegno di Coop, la prima
catena della Grande Distribuzione in Italia, a proposito
del divieto all’immissione in commercio di shoppers
non biodegradabili a partire dal primo gennaio, salvo
esaurimento scorte. «Ovviamente accogliamo con favore
il divieto alla diffusione, è una scelta da noi condivisa
da tempo – spiega Maurizio Zucchi, direttore Qualità
di Coop Italia – anche se non ci sembra questo il vero
cuore del problema. La nostra strategia punta, infatti,
a sensibilizzare il consumatore sul riutilizzo, cioè sul riprendere l’abitudine di portarsi dietro da casa i sacchetti
quando si deve andare a fare la spesa. Certo se serve
uno shopper “usa e getta” anche per noi è meglio quello
biodegradabile. Ciò significa che solo per ciò
che concerne la nostra
realtà si evita l’immissione di 450 milioni di
shoppers tradizionali
“usa e getta” all’anno. Ma le campagne
di sensibilizzazione che
abbiamo avviato – continua Zucchi – puntano
a dire che sono le borse riutilizzabili l’alternativa migliore
sia in termini ambientali che economici ed anche come
prestazioni meccaniche, cioè resistenza al carico e ai
tagli. E possiamo dire che quest’iniziativa è stata accolta
con molto favore dai nostri consumatori. Ad esempio
un’indagine commissionata dalla cooperativa partita
per prima (Unicoop Firenze) a quattro mesi di distanza
dalla sostituzione dimostrava già l’alto gradimento
per questa scelta: favorevole il 98 per cento dei soci e
consumatori».
n
info
la vetrina dei soci
Teatro dei Concordi Roccastrada (GR)
TEATRI
Pubblichiamo gli spettacoli dei teatri che prevedono sconti su biglietti
per i soci Coop grazie alle convenzioni stipulate da Unicoop Tirreno. La
riduzione è valida per il socio titolare della carta e un accompagnatore
su presentazione della carta SocioCoop al botteghino.
Teatro Scuderie Granducali Seravezza (LU)
30 gen. Thom Pain di Will Eno, con Elio Germano; 12 feb. L’Amor
comanda spettacolo di commedia dell’arte, testo e regia Michele
Modesto Casarin; 5 mar. Italiani, italieni, italioti di Michele Serra, con
Ugo Dighero e la Banda Osiris, regia Giorgio Gallione.
Info Palazzo Mediceo, Fondazione Terre Medicee, tel. 0584757443
Teatro Comunale Pietrasanta (LU)
31 gen. L’inganno - Sleuth di Antony Shaffer, con Glauco Mauri e Roberto
Sturno, regia Glauco Mauri; 15 feb. Tutto su mia madre di Samuel
Adamson, con Elisabetta Pozzi, regia Leo Muscato; 22 feb. I beati anni
del castigo di Fleur Jaeggy, con Elena Ghiaurov, regia Luca Ronconi.
Info tel. 0584795511; Fondazione La Versiliana tel. 0584265733-35
Teatro Politeama Viareggio (LU)
25 gen. La tempesta di W. Shakespeare, adattamento e regia Andrea
De Rosa, con Umberto Orsini; 2 feb. Love Machines ideazione e regia
Giulia Staccioli, coreografie Giulia Staccioli e Jessica Gandini.
Info tel. 0584962035, Comune di Viareggio uff. Spettacolo tel.
0584966339
Teatro Goldoni Livorno
27 gen. Sospiri di balera di Lindsay Kemp; 5-6 feb. Cavalleria rusticana
di P. Mascagni e Pagliacci di R. Leoncavallo; 11 feb. Gianni Cazzola
Black Legacy Tributo a Art Blakey; 12 feb. Meraviglia Compagnia Sonics
(danza); 16 feb. Uto Ughi violino; 20 feb. Santos di Roberto Saviano,
regia Mauro Gelardi; 22-23 feb. Roman e il suo cucciolo di Reinaldo
Povod, con Alessandro Gassman; 2 mar. Paracasoscia Compagnia Botega
(danza); 3 mar. La guerra piccola di Alberto Severi, regia Ugo Chiti; 4
mar. Emiliano Loconsolo Quartett (jazz)
Info tel. 0586204213-19 - www.goldoniteatro.it
Teatro Cral Eni Livorno
12, 13, 19, 20 feb. Trappola mortale di Ira Levin, regia Mark Eaton; 17
feb. Attraverso i colori del Sax orchestra di sassofoni “CaleidoSax”,
Valerio Barbieri direttore, musiche di Gabrieli, Gershwin, Piazzolla,
Matitia, Iturralde, Mancini, Alessandrini, Traverso; 5-6 mar. Assemblea
condominiale di Gérard Darier, regia Lucio Vannucchi.
Info tel. 0586401308 - www.cralenilivorno.it
Teatro Comunale E. De Filippo Cecina (LI)
4 feb. Volare omaggio a Domenico Modugno con Gennaro
Cannavacciuolo, regia Marco Mete; 19 feb. Don Chisciotte di Ruggero
Cappuccio con Roberto Herlitzka e Lello Arena, regia Nadia Baldi.
Info tel. 0586611610, 0586680145
Teatro Comunale dei Concordi Campiglia M.ma (LI)
28 gen. Thom Pain di Will Eno, con Elio Germano
(nella foto); 4 feb. Animalie con David Riondino,
regia Giorgio Gallione, testi di Jorge Louis Borges,
Stefano Benni, Toti Scialoja; 17 feb. La mandragola di N. Machiavelli, regia Ugo Chiti.
Info tel. 0565837028
www.teatrodellaglio.org
Teatro Verdi San Vincenzo (LI)
26 gen. Edizione straordinaria con Andrea Muzzi e Marco Vicari, regia
Sergio Staino; 29 gen. Azzurra balena spettacolo per bambini a cura
dell’Associazione Habanera; 11 feb. Madama Butterfly melodramma
in tre atti di G. Puccini, pianoforte Anna Cognetta, narratore Franco
Bocci; 18 feb. Il cappello a cilindro regia Pietro Malavenda; 25 feb. Le
faremo sapere con Laura Rossi e Andrea Nencioni; 26 feb. Codamozza
il gatto spettacolo per bambini a cura dell’Associazione Habanera; 4
mar. Sensi della compagnia di danza contemporanea Bodylab.
Info tel. 0565707273 - [email protected]
19 feb. Il malato immaginario di Molière, con Davide Giglio e Giorgia
Cerruti, adattamento e regia Antonio Dìaz-Floriàn; 5 mar. Gabbato lo
santo di e con Francesco Rotelli.
Info tel. 0564564086 - www.toscanaspettacolo.com
Teatro Comunale Boccheggiano (GR)
Sala Polivalente Montieri (GR)
28 gen. (Montieri), 29 gen. (Boccheggiano) Andando in onda
Radiorchestra; 12 feb. (Boccheggiano) Terapia di coppia Diesis
Teatrango.
Info Mosaicoarte tel. 0566998915 - [email protected];
comune di Montieri uff. Cultura tel. 0566996825
Teatro Moderno Grosseto
29 gen. Carmen, coreografie di Luciano Cannito; 7 feb. Gian Burrasca
con Elio, testo e regia Lina Vertmüller, musiche di Nino Rota; 15
feb. La menzogna ideazione e regia Pippo Delbono; 1 mar. Art di
Yasmina Reza con Alessandro Haber, Alessio Boni, Gigio Alberti, regia
Giampiero Solari.
Info tel. 056422429 - www.teatromodernogrosseto.it
Teatro Industri Grosseto
11 feb. Tristi tropici liberamente tratto da Tristes Tropiques di Claude
Lévi-Strauss; La scuola delle mogli di Molière, traduzione e adattamento di Valter Malosti.
Info tel. 056421151 - www.gol.grosseto.it/industri
Teatro Eliseo Roma
Fino al 6 feb. Il mare da Anna Maria Ortese, con Paolo Poli; dal 14 feb. al
13 mar. Romeo e Giulietta di W. Shakespeare, con Riccardo Scamarcio,
Deniz Ozdogan, regia Valerio Binasco.
Eliseo Bambini Dal 22 gen. all’11 giu. The lion king il musical, laboratorio teatrale in lingua inglese; dal 22 feb. al 19 apr. Robin Hood
nei giardini di Roma, testo e regia Gigi Palla.
Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi Roma
Dal 25 gen. al 13 feb. Morso di luna nuova di Erri De Luca, regia
Giancarlo Sepe.
Info tel. 0648872222-064882114 - [email protected]
www.teatroeliseo.it
Teatro Quirino Vittorio Gassman Roma
Fino al 30 gen. L’appartamento di Billy Wilder e I.
A. L. Diamond, con Massimo Dapporto, Benedicta
Boccoli, regia Patrick Rossi Gastaldi; 1-13 feb. I
pugni in tasca con Ambra Angiolini (nella foto)
e Pier Giorgio Bellocchio, regia Stefania De Santis;
15-27 feb. Dona Flor e i suoi due mariti di J.
Amado, regia Emanuela Giordano.
Info tel. 066794585 - 800013616 - www.teatroquirino.it
Teatro Valle Roma - Monografie di scena
Franca Valeri: dal 25 al 27 gen. in La vedova Socrate; 28 gen. Io e
il cinema, una ben strana coppia incontro con Franca Valeri - Parigi
o cara film; 29 gen. in Avrei voluto essere una mezzosoprano; 30
gen. in Carnet de notes.
Ferdinando Bruni, Elio De Capitani: 1-2 feb. in Red; 4-5 feb. in Libri
da ardere; 8-20 feb. in Angels in America.
Valter Malosti dal 22 feb. al 6 mar. in La scuola delle mogli.
Info tel. 066869049-1802 - ufficio promozione 800011616
[email protected] - [email protected]
www.teatrovalle.it
Teatro Vittoria Roma
Fino al 6 feb. Trappola per topi di A. Christie, regia Stefano Messina;
30 gen. e 3 feb. La Sonnambula di V. Bellini, dal Teatro Lirico di Cagliari,
direttore Maurizio Benini; 8-27 feb. Il clown dei clown di e con David
Larible; 13 e 17 feb. Don Giovanni di W. A. Mozart, registrato al Festival
di Salisburgo, direttore Bertrand de Billy; 1-20 mar. Il mistero buffo
di Dario Fo di e con Paolo Rossi.
Prenotazioni: 065781960 int. 4 - [email protected]
Info www.teatrovittoria.it
30
info
Sala Umberto Roma
Dal 25 gen. al 13 feb. Un ispettore in casa Birling di John Boyton
Priestley, con Andrea Giordana, Paolo Ferrari, Crescenza Guarnieri,
regia Giancarlo Sepe; dal 15 feb. al 6 mar. Il miracolo di Don Ciccillo
di e con Carlo Buccirosso.
Info tel. 066794753-97274066 - www.salaumberto.com
Teatro dell’Opera Roma
4, 6, 12, 15, 17, 18 feb. L’Elisir d’amore di G. Donizetti, direttore Bruno
Campanella, Orchestra e Coro Teatro dell’Opera; 10, 11, 13, 16, 19, 20
feb. Il lago dei cigni, musica di P.I. Ciaikovski.
Info tel. 0648160287 - www.operaroma.it
Teatro delle Marionette degli Accettella Roma
29, 30 gen. (famiglie), 31 gen. 1, 2, 3, 4 feb. (scuole) Il pesciolino lucente
di Icaro Accettella, Teatro Accettella; 6 feb. (famiglie), 7, 8 feb. (scuole)
Gioco! di Fabrizio Cassanelli e Guido Castiglia, Fondazione Sipario
Toscana; 9, 10, 11 feb. (scuole) Giulietta e Giulietta di Laura Saccani
e Lucilla Mininno, Maninalto/Teatro Accettella; 13 feb. (famiglie) 14-15
feb. (scuole) Gocciolino di Ennio Pasinetti, Teatro Telaio; 19, 20, 27 feb.
(famiglie) 21-25, 28 feb. e 1 mar. (scuole) Il gatto con gli stivali di Icaro
Accettella, Teatro Accettella; 3, 4, 7, 8 mar. (scuole) La scimmia, il ragno
e il tamburo di Gianni Silano, Gianni Silano/Teatro Accettella.
Info tel. 0687189984 - [email protected]
www.accettellateatro.it
Teatro di San Carlo Napoli
Fino al 30 gen. La serva padrona di G.B. Pergolesi, Orchestra Teatro
di San Carlo, direttore Gian Battista Rigon; 29 gen. Pergolesi in
olimpiade
Orchestra e Coro Voci Bianche Teatro San Carlo, direttore
Corrado Rovaris,
regia Roberto De Simone; 9-15 feb. La bella addormentata musica di P.I. Ciaikovski, coreografie di Dominc Walsh,
primo
ballerino ospite Alessandro Macario,
Orchestra e Corpo di Ballo
Teatro San Carlo; 10 feb. Beethoven
recital di pianoforte di Maurizio
Pollini; 19-20 feb. Mahler, direttore Christian Arming,
soprano Malin
Hartelius,
Orchestra Teatro di San Carlo.
Info tel. 0817972468 - [email protected]
Teatro Bellini Napoli
Dal 25 gen. Italiani si nasce... E noi lo nacquimo di e con Maurizio Micheli e Tullio Solenghi,
regia Marcello Cotugno; dal 1 feb. Brachetti,
ciak si gira! con Arturo Brachetti, regia Serge
Denoncourt; dall’8 feb. Il mare di e con Paolo Poli
(nella foto); dal 15 feb. I giganti della montagna
di L. Pirandello, con Enzo Vetrano, Stefano Randisi;
dal 25 feb. Purgatorio - Cantica II una creazione di Emiliano Pellisari.
Info tel. 0815491266 - www.teatrobellini.it
Teatro Nuovo Napoli
30 gen. Incendi di Wajdi Mouawad, regia Agnese Cornelio; 30 gen. e 21
feb. L’arte del racconto; 1-6 feb. Nudo Ultras testo e regia Giuseppe
Massa; 13 feb. Kamikaze, a cura di MK: Lorenzo Bianchi, Biagio
Caravano e Michele Di Stefano; 15-20 feb. Tutto ciò che è grande è
nella tempesta drammaturgia F. Bellini, regia Andrea De Rosa; 22-27
feb. Speradiserabeltemposi...rosso! uno spettacolo di Lucido Sottile.
Info tel. 0814976267-0814207318-081406004
Teatro Le Nuvole Napoli
30 gen. Chicco radicchio; 13 feb. Strip; 27 feb. Abbecedario.
Info tel. 0812395653 - [email protected] - www.lenuvole.com
Teatro Area Nord Napoli
5, 6 feb. Novecento di A. Baricco con Paolo Cresta; 19, 20 feb. Lo stipo di
C. Alvaro, regia Antonello Antonante; 26, 27 feb. Papà alla coque di e con
Sergio Vespertino; 5, 6 mar. Ciao maschio, regia Raffaele Di Florio.
Info tel. 08119571331-5851096, [email protected]
Galleria Toledo Napoli
27-30 gen. Mi chiamo Omar da un racconto di Omar Suleiman, regia
Luisa Guarro.
Info tel. 081425037-824 - [email protected] - [email protected]
www.galleriatoledo.org
31
Auto sconto
Sconti per i soci Coop
negli autonoleggi Avis
e sulle assicurazioni Unipol.
Sconti riservati ai soci Coop presso tutte le agenzie Unipol
Assicurazioni del territorio nazionale e in oltre 220 uffici
di autonoleggio Avis in Italia e altrettanti nel mondo.
La convenzione con Avis per i soci Coop prevede gli sconti
applicati alle tariffe non prepagate, cioè con pagamento
all’ufficio di noleggio, e altri benefici. Oltre agli sconti – che
vanno dal 10 al 15 per cento a
seconda che si tratti di tariffe
per noleggio auto (giornaliera,
settimanale e weekend, Italia
ed estero) o furgoni – si prevedono, infatti altri vantaggi
come i km illimitati sulle tariffe
auto giornaliera, settimanale
e weekend (noleggi in Italia) e la seconda guida gratuita o
al 50 per cento di sconto sul noleggio del GPS.
I soci Coop potranno prenotare il noleggio tramite
pagina web dedicata con numeri di sconto già inseriti
su www.avisautonoleggio.it/Coop e sito Coop nell’area
“convenzioni”, presso il Centro Prenotazioni Avis (per
auto 199100133; per furgoni 199191919) o presso gli
Uffici di noleggio Avis.
Passando ad Unipol gli sconti riservati ai soci Coop riguardano: l’RC Auto (sconti del 6 per cento fino alla 14° classe
di merito e ulteriore 2 per cento per chi si trova in una classe
di merito uguale o inferiore alla 2); altri rischi auto (sconto
del 20 per cento su incendio, furto e garanzie accessorie);
polizza Unibox (con il moderno sistema satellitare Unibox,
installato sull’automobile, si può risparmiare ulteriormente
sull’RC Auto e su incendio e furto); l’RC Cicli e Motocicli
(sconti del 6 per cento sui premi tariffa per tutte le classi di
merito, ulteriore 2 per cento per chi si trova in una classe di
merito uguale od inferiore alla 2).
Info www.ugfassicurazioni.it
Biglietto ridotto e servizio navetta a/r dai rispettivi negozi
Coop per i soci di Roma e provincia per lo spettacolo di Carlo
Buccirosso “Il miracolo di Don Ciccillo” presso il Teatro Sala
Umberto il 2 marzo alle ore 21. Il pacchetto – il cui prezzo
varia in base al tipo di posto scelto e alla partenza da Roma
o da un paese della provincia – deve essere acquistato
entro la prima settimana di febbraio presso le Sezioni soci.
Coinvolti i punti vendita di Roma, Genzano, Velletri, Pomezia,
Cerveteri, Colleferro, Guidonia e Aprilia.
info
Mostre
Corsi
Rodin. Le origini del genio (1864-1884)
Corsi orientativi e laboratori teatrali
per bambini e adulti
Legnano, Palazzo Leone da Perego,
via Gilardelli 10
Fino al 20 marzo, da mar. a dom.
9.30-19 (lunedì chiuso)
Biglietti 9 euro,
7 per i soci Coop
La più importante e ampia mostra mai realizzata in Italia su Auguste
Rodin. Con centoventi opere – 65 sculture, 26 disegni e 19 dipinti
inediti – la mostra ricostruisce per la prima volta la produzione artistica
dagli anni della formazione fino al grandioso progetto della Porta
dell’Inferno, attraverso alcuni dei suoi maggiori capolavori, come il
Giovanni Battista, il Pensatore, il Bacio, le Grandi Ombre.
Info tel.0243353522, [email protected], www.mostrarodin.it
Melozzo Da Forlì. L’umana bellezza
tra Piero della Francesca e Raffaello
Forlì, Musei in San Domenico
p.za G. da Montefeltro 12
Dal 29 gennaio al 12 giugno
da mar. a ven. 9.30-19; sab., dom. e festivi
9.30-20 (lunedì chiuso)
Biglietti 10 euro, 7 per i soci Coop
La più completa esposizione di tutte le opere
“mobili” dell’artista nella sua città natale.
la mostra proporrà anche capolavori di
Mantegna, Piero della Francesca, Bramante,
Raffaello, Perugino, Benozzo Gozzoli, Paolo Uccello.
Info tel. 0243353525, [email protected], www.mostramelozzo.it
Paz e Pert. Sandro Pertini e Andrea Pazienza
Roma, Palazzo Incontro
via dei Prefetti 22
Fino al 27 febbraio, dalle 10 alle 19 (lunedì
chiuso)
Biglietti 6 euro, 4 per i soci Coop.
La mostra rende omaggio a due personalità di primo piano della politica e della cultura italiana del Secondo
dopoguerra in occasione dei vent’anni della scomparsa del Presidente
partigiano. Posta sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica
Italiana, la mostra, organizzata da Civita in collaborazione con Fandango
su iniziativa della provincia di Roma, è curata da Vincenzo Mollica e
Mariella Pazienza e per l’Associazione Nazionale Sandro Pertini da
Stefano Caretti e Monica Mengoni.
Info tel. 0632810; www.fandangoincontro.it
Modigliani Scultore
MART
Museo di arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Rovereto, corso Bettini 43
fino al 27 marzo, lun.-dom. 10-18, ven. 10-21
Biglietti 10 euro, 7 per i soci Coop
Un evento straordinario dedicato a un nucleo di eccezionali sculture
di Modigliani mai esposte insieme selezionate grazie a un lavoro di
ricerca scientifica durato 6 anni.
Info tel. 800397760, [email protected], www.mart.trento.it
32
Teatro Verdi San Vincenzo (LI)
Bambini (6-10 anni) fino a maggio tutti i giovedì dalle 17 alle 18,30;
costo 40 euro, 30 per i soci di Unicoop Tirreno. Ragazzi (10-15 anni)
fino a maggio tutti i mercoledì dalle 15 alle 16,30; costo 40 euro, 30
per i soci di Unicoop Tirreno. Adulti (a partire da 17 anni); costo 60
euro, 50 per i soci di Unicoop Tirreno.
Info Elena Pazzaglia 3207025904, Claudio Neri 393 9715484; [email protected]
Corso base di recitazione
e di drammatizzazione teatrale
Corsi diretti da Lello Serao organizzati da Libera Scena Ensemble
Teatro Area Nord Napoli
Corso base di recitazione: dai 16 anni in su, fino a fine giugno, il
lunedì e il giovedì dalle 18 alle 21. Costo: 80 euro, 50 per i soci Unicoop
Tirreno; quota iscrizione 50 euro anziché 80.
Agli interessati si richiede di inviare a [email protected] il curriculum vitae con dati anagrafici, foto formato tessera e richiesta di
partecipazione al corso.
Corso di drammatizzazione teatrale: 7-14 anni, fino a giugno, il
venerdì dalle 15,30 alle 17,30. Costo: 30 euro con bonus di 1 ingresso
gratuito al bambino + accompagnatore per gli spettacoli “Promossi
a teatro” riservati alle scuole in orario mattutino; iscrizione gratuita
per i soci di Unicoop Tirreno.
Info tel. 0815851096, 08119571331 dalle 10,30 alle 13,30 e dalle
15 alle 17,30.
Cinema
Cosmopoli
Portoferraio (LI), Salita Napoleone (Centro Culturale De Laugier)
Biglietti 7 euro; ridotto soci Coop 6.
Metropolis
Marciana Marina (LI), viale Giuseppe Vadi 7
Biglietti 8 euro (10 per il 3d); ridotto soci Coop 6 (8 per il 3d)
Il cinema Metropolis di Marciana Marina effettuerà una proiezione
settimanale (martedì, mercoledì o giovedì) a tariffa unica di 4 euro, 3 per
i soci Coop. Ogni mese inoltre saranno in programmazione almeno 1-2
eventi complementari in diretta o in differita (balletto, opera, concerti,
teatro) a 12 euro, 8 per i soci Coop.
Multisala Supercinema
Orbetello (GR) corso Italia, 131
Proiezioni normali: 5 euro (anziché 7); proiezioni in 3D: 7 euro (anziché 9).
Info tel. 0564867176
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L’Oasi si trova nel Comune di Piombino (LI), con ingresso lungo la strada
della Base geodetica, km 4,900, loc. Torre del Sale.
Visitabile il sabato e la domenica alle 9 e alle 14, senza prenotazione.
Biglietti ridotti per i soci Coop: adulti 3 euro anziché 5; bambini sotto
i 14 anni 2 euro anziché 3; visita guidata 3 euro a persona.
Centro visite, sentiero natura, 2 capanni di osservazione e una altana,
stazione di inanellamento degli uccelli, sentiero per disabili.
Censite 227 specie di uccelli.
Info tel. 3207215635; [email protected]
32
l ’agenda del socio
Le iniziative organizzate dalle Sezioni soci
nei territori della Cooperativa.
Cecina (LI)
È in pieno svolgimento a Cecina la decima stagione dei
film del giovedì: 16 titoli che accompagneranno altrettante serate a un prezzo del biglietto di soli tre euro per
i soci Coop. La rassegna, organizzata in collaborazione
con il comune di Cecina, continua a incontrare il favore
del pubblico che è andato via via crescendo con presenze
sempre più folte. Si è iniziato il 13 gennaio con l’ultimo
lavoro di Pupi Avati “Una sconfinata giovinezza” e
con il discusso, ma prezioso film di Mario Martone sul
Risorgimento italiano “Noi credevamo”. Prossimi appuntamenti a febbraio con “La pecora nera” di Ascanio
Celestini, “Agorà” di Alejandro Amenàbar, “Sul mare”
di Alessandro D’Alatri e il divertente “Mammuth” di
Benoit Délephine. 3 marzo “Basilicata Coast To Coast”
di Rocco Papaleo.
Roma
Il 20 gennaio presso la Biblioteca del Laurentino sarà
presentato il libro “Una lunga incomprensione. Paolini
tra destra e sinistra”. Interverranno gli autori Gianni
Borgna, scrittore saggista, Adalberto Baldoni, scrittore.
Introduce Giancarlo Goversni, giornalista televisivo.
Donoratico (LI)
Il Comitato soci di Donoratico, in collaborazione con il
Comitato Turistico cittadino e con il patrocinio del Comune
di Castagneto Carducci, organizza un ciclo di 9 film presso
il cinema Ariston: 21 gennaio “Il segreto dei tuoi occhi” di
Juan Josè Campanella; 28 gennaio “L’uomo che verra’’ di
Giorgio Diritti; 4 febbraio “Brigth star” di Jane Champion;
11 febbraio “Una vita tranquilla” di Claudio Cupellini;
18 febbraio “Departures” di Yojiro Takita; 25 febbraio “Il
concerto” di Radu Mihaileaunu; 4 marzo “I fiori di Kirkur”
di Fariborz KamKari; 11 marzo “Noi credevamo” di Mario
Martone. Ingresso 4 euro; soci Coop 3 euro.
È arrivata la Befana
È arrivata in moto a distribuire doni ai bambini del
Cappelletto di Avenza, ha visitato le case di riposo
“Ascoli” di Massa e Regina Elena di Carrara, è scesa in piazza a Rio nell’Elba e dentro la galleria del
Supermercato di Cecina via Pasubio dove ha dispensato caramelle e dolcetti a marchio Coop. Così hanno
festeggiato la Befana alcune Sezioni soci nei territori
della Cooperativa. Nel Supermercato di Roma Laurentino
addirittura uno spettacolo di burattini a cura dell’associazione culturale “Il nido della Fenice”.
33
Pietrasanta (LU)
Sei proiezioni presso la sala Croce Verde di Pietrasanta
a partire dal 21 gennaio a cura del Comitato soci di
Donoratico, ingresso gratuito per i soci Coop e ARCI.
Questo il programma: 21 gennaio “Julie & Julia” Nora
Ephron; 28 gennaio “Il Minestrone” Sergio Citti; 4 febbraio “Il Viaggio di Felicia” Atom Egoiam; 11 febbraio
“Sideways. In viaggio con Jack” Alexander Payne; 18
febbraio “Fast Food Nation” Richard Linklater; 25
febbraio “Soul Kitchen” Fatih Akin. Le proiezioni, alle
21, saranno precedute alle 20,30 da una degustazione
sul tema del film.
Rosignano (LI)
Nell’ambito del progetto di Educazione al Consumo
Consapevole per adulti Unicoop Tirreno, Sezione soci di
Rosignano, propone agli studenti dell’Unitre del territorio
i due primi incontri – presso la sala soci della Sezione
di Rosignano ore 17 – di un ciclo avente per oggetto
il tema della tutela del consumatore e cittadino. Il 10
febbraio “Sicurezza alimentare; conoscere per scegliere”
a cura di Massimiliano Matteoni, biologo nutrizionista
ed etologo alimentare, con degustazione di prodotti a
marchio Coop mentre il 17 Maurizio Pascucci, coordinatore Progetto “Liberarci dalle spine” e Alessandro
Montagnani, socio Coop volontario parleranno di “I
Sapori di legalità, il progetto sociale delle terre confiscate
alla mafie”. Seguirà una degustazione di prodotti della
cooperativa “Lavoro e non solo”.
Venturina (LI)
Anche per gli studenti dell’Unitre di Venturina un ciclo
di incontri sull’Educazione al Consumo Consapevole dal
titolo “Scelte di consumo sostenibili”. Primo incontro il
3 marzo alle 17: “Acqua la preziosa, un patrimonio da
conoscere e da proteggere”.
Bambini a teatro
In occasione delle feste natalizie i soci di Cerveteri
hanno organizzato una domenica a teatro con i propri figli. In cinquanta tra bambini, genitori e nonni,
hanno assistito allo spettacolo “Il mago di Oz” a
cura della compagnia teatrale Mimmo Testa presso il
teatro “Mongiovino” di Roma, con il quale Unicoop
Tirreno ha stipulato una convenzione. Al termine dello
spettacolo gli attori hanno incontrato i bambini nel
giardino antistante il teatro. Un’iniziativa promossa
dal comitato soci di Cerveteri.
viaggi Coop
il mondo di Sòfia
La Capitale con il suo fascino post-comunista fatta d’arte e locali “fuori
moda”, e gli altri paesi e villaggi con i minareti, i canti dei muezzin
che si mescolano alle trombe degli zingari, i monasteri custodi di
meravigliosi affreschi. Ma la Bulgaria, turca ma non troppo,
è anche roseti profumatissimi, i più grandi del mondo.
di Alessandra Bartali
Probabilmente la Bulgaria è il paese europeo meno conosciuto dagli italiani. Ci resta difficile farcene un’idea.
Si dice Bulgaria e cosa ci viene in mente? L’attentato
a Papa Giovanni Paolo II, per cui si ipotizzò una pista
bulgara armata dal Kgb, in realtà mai comprovata. Il
Pippero, canzone di Elio e le Storie Tese ispirata da una
musica tradizionale bulgara. Poco altro.
femminile singolare
La Bulgaria risuona alle nostre orecchie più che altro
come aggettivo: a parte l’ormai famoso editto bulgaro
del nostro presidente del Consiglio, che si deve al
luogo dove è stato pronunciato, in genere l’aggettivo
viene declinato al femminile e accostato a termini quali
“maggioranza” e “percentuale”, a indicare una quasi
totalità di consenso verso qualcuno o qualcosa. Pur
essendo forse il meno noto tra i capi di governo del
blocco socialista, infatti, Todor Hristov Živkov fu tra i
più allineati al regime sovietico e il suo popolo tra i piú
mansueti. Mentre pressoché ogni paese ha avuto il suo
momento di rivolta nei confronti del regime, in Bulgaria
la dittatura è sempre stata avallata da un “silenzio
monolitico”, per dirla con le parole di uno dei più im-
portanti scrittori locali, Georgi Gospodinov: nell’estate
del 1968, mentre a Praga ci vollero i carri armati per
sedare i malumori, a Sofia la gente accorreva al “Festival
mondiale della Gioventù”, organizzato dal partito. Per
scrollarsi di dosso quest’inclinazione all’obbedienza,
i bulgari hanno dovuto attendere ben oltre la caduta
del Muro di Berlino: solo nella seconda metà degli anni
Novanta la Capitale ha cominciato a stare al passo con
le altre grandi città dell’ex blocco sovietico, pronte ad
attirare il turismo occidentale con i loro prezzi bassi
infiocchettati con l’aura bohémien tipica dei momenti
di transizione.
rotta verso Est
Nel 2011 Sofia ha ancora il fascino post-comunista
ormai sfiorito nella ben più popolare Berlino: i locali
(concentrati a Studentski Grad e nel quartiere di
Bilkova) sono spazi riesumati da un passato non
certo glamour e l’arte contemporanea non è ancora
un vezzo, ma un mezzo per fare breccia nell’isolamento culturale in cui per tanti anni la Bulgaria si è
barricata. A Ženski Pazar sopravvive un’enclave balcana, popolare e caotica, che rimanda alla vicinanza
34
Ženski Pazar
Druzhba
geografica e culturale con Istanbul. La rimozione di
questo legame spesso si fa coincidere con il periodo
socialista, anche se ben prima delle campagne antimusulmane di Živkovtutte le moschee (tranne la
bellissima Banya Bashi) furono trasformate in chiese
e musei e tutt’oggi, nonostante la presenza di circa
60mila turchi nella Capitale, a Sofia il kebap è meno
popolare della pizza.
Più tangibile la presenza musulmana sui monti Rodopi,
un’area sfuggita alla massiccia industrializzazione di
marca sovietica. Al posto delle ciminiere qui svettano i
minareti, mentre i canti dei muezzin si mescolano alle
trombe degli zingari e all’odore di carbone. Nei pressi del
confine con la Grecia qualche scheletro dei vecchi check
point ribadisce, se fosse necessario, che siamo all’Est.
la vie en rose
Il villaggio più piacevole da visitare è Shiroka Lâka,
dove capre e asini accompagnano la vita quotidiana dei
pomaki, i bulgari musulmani. Fu in un campo di grano di
queste zone che due antropologi americani scoprirono
il talento musicale di Valja Balkanska, considerata una
delle voci più straordinarie del mondo. Inutile dire che
un viaggio in questa estremità meridionale del paese
è un’immersione totale nelle radici culturali bulgare,
anche se ufficialmente sono i monasteri, sparsi in tutto
il territorio, i luoghi che hanno tenuto viva la cultura
nazionale durante il buio periodo di dominazione ottomana: alcuni ridotti a poco più che macerie dalla furia
turca e dall’ateismo di stato, altri (come il Monastero di
Palazzo presidenziale
35
Rila) custodi di meravigliosi affreschi e attrezzati per il
pernottamento dei visitatori.
In mezzo a questo territorio intervallato da arte mistica
e industrie (a quelle siderurgiche e chimiche degli anni
Cinquanta la delocalizzazione delle imprese occidentali
ha affiancato stabilimenti moderni) nascono le rose. Di
varie specie, ma soprattutto di una, chiamata la rosa di
Kazanlak, che pare cresca solo in Bulgaria. E il risultato,
oltre che avere un risvolto economico, è anche estetico
(si dice che i roseti bulgari siano i più grandi del mondo)
e ovviamente olfattivo. Soprattutto all’inizio di giugno,
periodo di fioritura, quando il momento del raccolto è
celebrato con balli e canti tradizionali: è il “Festival
delle rose”. n
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Il centro di Sofia
info
nati ieri
Negli ultimi due mesi del 2010 Unicoop Tirreno ha inaugurato
due nuovi punti vendita: il supermercato di Civita Castellana (VT)
e il Superstore nella centrale via Arenaccia a Napoli.
di Beatrice Ramazzotti
Due nuovi supermercati Coop nei
centri nevralgici di due città: il punto
vendita di Civita Castellana (Viterbo),
inaugurato il 18 novembre 2010
all’interno del centro commerciale
“Piazza Marcantoni”, e il Superstore
nella centralissima via Arenaccia di
Napoli, dieci minuti a piedi dalla stazione ferroviaria. Territori diversi in cui
Coop ha scelto di investire, realizzando strutture accoglienti e moderne,
dove soci e clienti possono trovare
qualità, convenienza, professionalità,
assortimenti merceologici legati alle
tradizioni locali e tanti servizi.
A Civita Castellana per la
Cooperativa si è trattato di un trasferimento e di un ampliamento allo stesso
Civita Castellana
tempo: dai 900 mq del vecchio InCoop
in loc. Pizzo Garofalo (oggi chiuso) si è
passati a 1.500 mq di area vendita all’interno del nuovo Centro Commerciale di
via della Repubblica, costruito ristrutturando ad arte lo storico stabilimento
Marcantoni, all’ingresso della cittadina,
che per decenni ha “sfornato” oggetti
di ceramica dando lavoro a centinaia di
persone. Un’inaugurazione toccante a
cui erano presenti anche gli ex operai,
oggi ultraottantenni. La nuova Coop
ha aperto con alcune novità: banchi
pescheria, panetteria, gastronomia e
macelleria, oltre a una maggiore presenza di prodotti non
alimentari, il Salvatempo e lo sportello del Prestito sociale. I dipendenti sono 55 e il punto vendita sarà aperto
dal lunedì alla domenica, orario continuato 8-20.
A Napoli il 3 dicembre scorso
è stato inaugurato un nuovissimo Superstore di 2.200 mq in
via Arenaccia 154, nell’edificio,
ricostruito mantenendone le
linee architettoniche, che fu sede della Telecom. Un immobile
di tre piani dove una doppia
rampa esterna conduce ai due
piani di parcheggi con oltre
150 posti auto. Coop occupa
l’intero piano terra, al secondo
piano si trova un negozio di
elettronica, mentre al terzo altri
parcheggi, uffici e un’attività
di ristorazione. All’interno del
supermercato lavorano 93 dipendenti. L’assortimento punta sui
prodotti freschi,
con attenzione
alla provenienza locale: in
Campania infatti Unicoop
Tirreno conta
ben 117 produttori locali (di cui
61 di Napoli e
provincia). Nel
reparto pane
e pasticceria è
stata inserita la
panificazione mentre nell’ortofrutta saranno garantite,
oltre alla convenienza quotidiana, numerose offerte
nei fine settimana; presso la macelleria è disponibile
sia un banco assistito che la vendita a libero servizio
36
info
chiedo Ausilio
Risposta pronta dei volontari
a chi ha bisogno: Ausilio arriva a
Massa. Così salgono a dieci
i territori toccati dal servizio.
di prodotti già preparati, così come in pescheria dove
si può trovare sia il pesce fresco che il surgelato sfuso.
Coop ha scelto di utilizzare il dialetto napoletano per
la comunicazione interna del punto vendita: un modo
originale e divertente per trasmettere vicinanza ai
clienti e ai 130mila soci Coop campani, ricordandolo
loro che a’ Coop si tu. n
Napoli, via Arenaccia
37
I volontari della spesa a domicilio arrivano anche a Massa
dove lo scorso 3 dicembre il servizio Ausilio per la spesa
è stato oggetto di un corso di formazione per i volontari
che subito dopo hanno attivato il servizio. Con la cittadina
toscana salgono a dieci i territori in cui anziani e persone
con difficoltà motorie possono ricevere la spesa a casa,
senza costi aggiuntivi di consegna, grazie ai volontari
che raccolgono telefonicamente gli ordini dagli utenti,
vanno a fare la spesa e la portano
direttamente a casa delle persone,
trascorrendo spesso qualche minuto
insieme, facendo due chiacchiere e bevendo un caffè. Ausilio, infatti, è anche
un antidoto alla solitudine, soprattutto
tra le persone anziane: lo conferma il
fatto che non ci sono importi minimi
d’acquisto e si consegnano anche
spese inferiori ai 3 euro. «Chi vuole
proporsi come volontario o iscriversi
come utente – spiega Daniela Raspo,
responsabile area Servizi di Unicoop
Tirreno – può richiedere la scheda di
iscrizione presso il supermercato, il Comune o le singole
associazioni coinvolte». A Massa, oltre all’amministrazione comunale collaborano al servizio Croce Bianca,
Unuci, Anc, Auser e Ada. Ausilio per la spesa è ad oggi
attivo a Piombino, Riotorto, Rosignano, Cecina, Livorno,
Follonica, Massa Marittima, Velletri e Avellino per un
totale di 290 utenti e 200 volontari. (B.R.)
n
37
info
le memorie di Coop
gli alleati
L’Archivio storico di Ribolla si
conferma espressione culturale di
Unicoop Tirreno dove si raccolgono
le “Memorie Cooperative”.
Dalla riscossa degli agricoltori
laziali alla nascita di un’alleanza
per l’agricoltura promossa da
sei importanti associazioni di
produttori agricoli. “Uniti per
vincere le sfide del futuro”
uno degli slogan.
di Alessandro Cardulli
Ad un anno dalla sua inaugurazione, l’Archivio Storico
“Memorie Cooperative” di Ribolla (GR) sta affermando quella che era stata indicata come la sua mission:
essere espressione culturale della Cooperativa, parte
della sua operatività. Qui vengono svolte le funzioni di
raccolta dei documenti: dai fascicoli relativi alle attività
dei primi spacci di vendita a quelli delle prime iniziative
sociali e poi manifesti, foto, audiocassette, cd, pellicole,
pubblicazioni e riviste, tutti catalogati e organizzati per
una ricostruzione storica delle Cooperative che via via
si sono accorpate in Unicoop Tirreno, e usufruibili dal
pubblico grazie all’apertura, ogni martedì e venerdì,
dell’Archivio stesso.
«Credo – afferma Enrico Mannari, curatore di “Memorie
Cooperative” – che si tratti del primo archivio organizzato di una grande cooperativa di consumatori e si sta
confermando come un luogo in cui si ritrovano memoria,
contemporaneità e comunicazione, in forme e in modi
diversi, che vedono come loro fruitori il gruppo dirigente
della Cooperativa, i soci attivi e i giovani delle scuole.
Siamo in un laboratorio di idee e progetti, non solo un
silenzioso spazio per studi e ricerche».
Il materiale raccolto è stato utilizzato come supporto a
soggetti interni a Unicoop Tirreno, ma anche alle Sezioni
soci per l’allestimento di mostre ed eventi. In quest’anno
d’attività, l’Archivio ha ricevuto anche numerose visite
sociali, durante le quali sono stati effettuati excursus
inerenti la documentazione storica tramite l’utilizzo
della Lavagna Interattiva Multimediale. Alcune iniziative,
promosse con il contributo dell’Archivio si sono effettuate
nei diversi territori, in particolar modo durante i festeggiamenti per gli anniversari di apertura dei supermercati,
con l’apporto del materiale storico cooperativo inerente
la zona di riferimento.
È attivo anche il blog www.memoriecoooperative.it
con il quale si cerca di far emergere il nesso culturale tra
memoria e futuro che può costituire la base necessaria
per animare il patrimonio archivistico e che può offrire
testimonianze ed esperienze da trasmettere alle nuove
generazioni. (B.S.)
n
38
Parte dal Lazio la “riscossa” degli agricoltori. Nasce
“Alleanza per l’Agricoltura” promossa da sei importanti
associazioni di produttori agricoli che si mettono insieme,
formano un coordinamento, aprono un confronto con
le istituzioni. Gli slogan che hanno segnato la nascita
dell’Alleanza sono indicativi degli obiettivi che si pongono:
“Insieme per l’agricoltura”, “Uniti per vincere le sfide
del futuro”, “L’impresa agroalimentare: fattore anticrisi
e risorsa per le sviluppo, ora le scelte”.
Si tratta di un evento che si può definire storico a cui
hanno partecipato più di cinquecento titolari di imprese
agricole destinato a estendersi ad altre regioni. Storico
non solo perché mai vi era stata un’iniziativa di questo
tipo ma anche per le sigle che hanno dato vita all’Alleanza. Si tratta di Cia, Confagricoltura, Legacoop,
Fedagri, Confcooperative. Agci, cui, proprio nel corso
della “manifestazione programmatica” ha aderito anche
Conimprese Italia (Confapi). Associazioni sindacali e
cooperazione, caratterizzate da esperienze, orientamenti
socio-politici diversi che si ritrovano per indicare alle
istituzioni, dal governo nazionale a quelle regionali e
locali, i provvedimenti necessari per garantire – affermano
– sviluppo e reddito delle imprese, che significa lavoro,
capacità di interventi sui mercati, garanzie e tutela dei cittadini consumatori, rapporti con la Grande Distribuzione.
Giuseppe Codispoti, presidente di Legacoop agroalimentare Lazio, nell’aprire i lavori della assemblea ha
affermato: «Noi abbiamo raccolto il grido di dolore ma
anche di speranza che viene dalle imprese, che ci chiede
unità». Il settore agricolo è ampiamente sottovalutato anche a causa di «un’immagine dell’agroalimentare italiano
fatta di “chilometri zero” o “farmers’ market”. Bisogna
invertire questa tendenza e fare uscire l’agricoltura dal
ruolo di “cenerentola”. Rivolgendosi ai rappresentanti
delle istituzioni, dalla Regione Lazio alla Provincia di
Roma, Paolo Perinelli, presidente di Confagricoltura
Lazio, ha proposto la politica delle tre “I”: Innovazione,
Integrazione di sistema (filiere) e Internazionalizzazione.
«Vi chiediamo – ha detto Perinelli – di lavorare per
valorizzare e facilitare l’agricoltura che c’è, le imprese e
il loro posizionamento sul mercato e, semmai, costruire
assieme un sistema di imprese e istituzioni». n
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dossier
alla fonte
Viaggio nell’Italia dell’acqua,
quella del rubinetto, sicura,
controllata, economica,
minacciata, però, da sprechi,
cattiva gestione e una legge sulla
privatizzazione contro cui sono
state raccolte oltre un milione di
firme. In attesa del referendum,
l’impegno delle associazioni
ambientalistiche e di Coop a
difesa dell’oro blu.
di Silvia Fabbri
Buona, anzi ottima. È l’acqua dei nostri rubinetti: controllata, sicura, economica, ecologica. Un bene da difendere,
che oggi sprechiamo troppo e che nel futuro potrebbe
non essere più garantito. Prima di tutto perché manca
un’autorità pubblica unica che pianifichi gli interventi
necessari a tutelare il ciclo dell’acqua e che pianifichi e garantisca i relativi investimenti che, secondo Legambiente,
ammontano a circa 60 miliardi di euro. Perché l’acqua del
sindaco – come viene chiamata l’acqua “pubblica” in molte
parti d’Italia – è seriamente minacciata: dalla legge sulla
privatizzazione, contro cui sono state raccolte oltre un
milione e 400mila firme, e da un modello di gestione che
consente gli sprechi e ne minaccia la potabilità.
acquaforte
Ma per il momento è buona. «In Italia abbiamo un’elevata percentuale di acque di qualità», conferma Giorgio
Zampetti, responsabile acqua di Legambiente. Anche il
Wwf, con Andrea Agapito Ludovici, dice che non c’è
motivo che si debba preferire all’acqua di casa quella
della bottiglia. «Informiamo i cittadini correttamente e
poi lasciamoli liberi di scegliere. È per questo che come
Wwf siamo in sintonia con la campagna Coop. È assurdo
che in Italia non si possa dar conto degli elementi positivi
dell’acqua del rubinetto, che non si possa fare pubblicità
in questo senso. È assurdo che al ristorante io non possa
avere l’acqua nella brocca, come accade in tutta Europa,
senza litigare». A testimonianza della qualità delle acque
che sgorgano dai tubi di casa c’è che il 53 per cento è di
origine sotterranea, il 37 di sorgenti e solo il 10 proviene
da acque di superficie, come fiumi o laghi. Federutility, la
federazione che associa le aziende di servizi pubblici locali,
conferma che in Italia «vi è una grande abbondanza di qualità dell’acqua distribuita. Questo ha consentito il
risorse idriche in molti casi di ottima qualità – spiega superamento di diverse deroghe ai parametri europei,
Renato Drusiani –. Acqua che viene controllata almeno anche se ancora molto rimane da fare. In questo periodo
da due soggetti, il gestore e l’Asl, e centinaia di volte sono stati anche introdotti nuovi sistemi di disinfezione,
all’anno. Inoltre l’acqua del rubinetto evita l’inquina- incrementata l’attività dei laboratori». Tant’è vero che le
mento e le emissioni di CO2 in atmosfera connessi alla Regioni che avevano chiesto deroghe, nel 2007, erano 13.
produzione, al trasporto e allo smaltimento delle bottiglie. Oltre che salubre, l’acqua del rubinetto è anche econoInoltre è acqua a “tempo zero”, o quasi, di permanenza mica. Secondo una stima, l’acqua in bottiglia costa circa
a contatto con le pareti interne delle tubazioni, mentre 30 centesimi al litro. Se consideriamo il consumo medio
quella minerale può restare in circolazione fra magazzini procapite italiano di 195 litri a persona una famiglia
e negozi oltre un anno». Insomma, i controlli sull’acqua di tre persone spende circa 175 euro l’anno in acqua
dei rubinetti sono tanti: 2 parametri microbiologici minerale e, sempre di media, spende 260 euro l’anno
fondamentali, 29 chimici fondamentali, 18 chimici indi- per tutta l’acqua del rubinetto che utilizza (comprese
catori, 24 note ai valori parametrici. Per alcune sostanze fogne e depurazioni). In sostanza, il costo dell’acqua del
i requisiti richiesti alle acque potabili sono più rigorosi rubinetto può essere fino a 600 volte inferiore rispetto
di quelli richiesti alle minerali: ad esempio, i livelli di all’acqua minerale.
arsenico (10 microgrammi contro 50), di nichel (nessun a basso costo
limite per le minerali), di cromo (per le minerali i limiti C’è da dire che non in tutta Italia l’acqua del rubinetto
riguardano solo il cromo esavalente e non il trivalente). costa allo stesso modo e il caos tariffario – la differenza
Del resto nelle acque minerali non c’è, ad esempio, il di trattamento tra cittadini di uno stesso paese – è uno
cloro che viene usato spesso nel trattamento dell’acqua degli elementi che renderebbero necessaria l’istituzione
del rubinetto.
di un’autorità unica. E non si tratta solo del costo a metro
in deroga
cubo, ma di come viene composta la bolletta. Ad esempio:
Certo, non sempre l’acqua del rubinetto è buona, e non in alcune città si premia chi risparmia (Bologna, Terni e
solo per il sapore. Ha spesso suscitato giustificati allarmi Trieste), in altre no. In alcune città ci sono agevolazioni
presso i cittadini il sistema delle deroghe, quelle particolari
autorizzazioni chieste da alcune regioni italiane (8 su in buone acque
20) circa la possibilità di continuare a erogare un’acqua L’impegno di Coop a difesa dell’acqua, dell’ambiente
i cui livelli, di arsenico o boro, fluoro o nitrati, superano e della salute dei consumatori.
quelli fissati da una norma nazionale di derivazione
comunitaria. Problemi che in parte derivano dall’origine Spot tv, inserzioni pubblicitarie, manifesti e materiali nei
vulcanica di molte sorgenti o da un eccesso di sostanze punti vendita, nonché incontri pubblici promossi dai soci.
chimiche utilizzate in agricoltura. Secondo la legge le Allo slogan di base “Hai mai pensato a quanta strada
deroghe possono venire concesse a due condizioni: la deve fare l’acqua prima di arrivare nel tuo bicchiere?”
presentazione di un piano di intervento per riportare le segue la proposta: “Salvaguardiamo l’ambiente: scegli
acque entro i limiti di legge e l’impegno a informare i l’acqua del rubinetto o proveniente da fonti vicine”.
cittadini. «A parte che dal 2010 non venEcco alcuni dei passaggi della campagna
HAI MAI PENSATO
gono più rilasciate – afferma Zampetti –,
A quANTA STrAdA dEvE fArE
Coop, il cui obiettivo principale è informare
l’ AcquA PrIMA dI ArrIvArE
il sistema delle deroghe sarebbe una gaNEl TuO bIccHIErE?
i consumatori sull’acqua che beviamo,
ranzia per il cittadino. Chiedere una deronella convinzione che solo conoscendo
ga, infatti, è molto impegnativo e inoltre
tutti gli elementi della questione – quello
pretende molto anche sul fronte della
economico, ecologico, ambientale e quello
trasparenza, perché su questi temi non si
relativo alla salute – si possa avere realdeve fare allarmismo. Purtroppo, specie
mente libertà di scelta.
per quest’ultimo punto, non sempre è stato
Ad esempio: per chi preferisce le acque mifatto abbastanza». «In questi ultimi anni –
nerali nei punti vendita Coop si troveranno
sottolinea Drusiani – sono stati certamente
indicazioni sulla localizzazione della fonte,
ottenuti risultati nel miglioramento della
così da verificare quanta strada ha fatto
una bottiglia prima di arrivare nel carrello. Dal punto di
vista delle acque a proprio marchio, Coop ha messo in
campo alcune scelte tese a ridurre ulteriormente l’impatto
ambientale, come la riduzione della grammatura delle
bottiglie, tra il 13 e il 20 per cento circa. L’altra operazione è stata quella di acquisire due nuove fonti (vicino a
Pordenone e in provincia di Perugia) da aggiungere alle
proprie sin qui esistenti, in modo da ridurre i percorsi che
camion devono fare fino al punto vendita più vicino di
almeno 200mila chilometri.
Per salvaguardare l’ambiente si può bere l’acqua del rubinetto, una volta verificata
la sua qualità, oppure un’acqua minerale proveniente da fonti vicine al tuo territorio.
Per l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri di acqua per
100 km, si producono emissioni almeno pari a 10 kg di anidride carbonica*.
* fonte: dati scientifici nazionali e internazionali.
[email protected] 1
48
06/10/10 08:30
tariffarie per le fasce socialmente deboli, in altre no.
Comunque, in base ai risultati della 8° Indagine nazionale
a campione sulle tariffe del servizio idrico in Italia, condotta
da Federconsumatori, c’è una certa omogeneità nella
struttura delle bollette: in tutte le città viene applicata una
quota fissa, diverse tariffe secondo fasce di consumo, si
paga il servizio di fognatura e la depurazione. Perciò grossomodo sono confrontabili, tanto che se ne può ricavare
che – sempre in base all’indagine nazionale a campione
– per un consumo annuo pari a 200 metri cubi l’utente
domestico nel 2009 ha pagato mediamente 285,37 euro
l’anno, ovvero 1,43 al metro cubo. Ma la media nasconde
realtà significativamente diverse: a Milano la bolletta annua
è di 107 euro, a Lecco è di 121, ad Arezzo 435, a Livorno
412. Insomma rispetto alla città meno cara (Milano), quella
più costosa (Firenze) ha una bolletta di 4 volte superiore.
L’indagine rileva anche che mediamente dal ’98 al 2010 le
bollette sono cresciute dell’85 per cento. Federconsumatori
chiede dunque non solo di rendere più omogenee le tariffe,
ma anche di premiare i consumi responsabili e sostenibili
penalizzando gli sprechi.
Resta, però, il fatto che l’acqua italiana costa poco. «Il
prezzo medio a metro cubo è tre volte più basso che
in Francia e quattro volte più basso che in Germania –
spiegano da Legambiente –. Perciò, fatto salvo l’accesso
universale al servizio e quindi la garanzia della fornitura
di un minimo vitale per ciascuno, il prezzo dell’acqua
va fissato a un livello che tenga conto che si tratta di
un bene finito, probabilmente destinato a scarseggiare
sempre di più a causa dei cambiamenti climatici e quindi
da consumarsi parsimoniosamente».
carico e scarico
Anche perché tariffe così basse non aiutano certo a
mettere in campo quegli ingenti investimenti di cui
avrebbe bisogno la rete idrica sia dal punto di vista
del miglioramento della qualità (in caso di richiesta di
deroghe) che da quello delle dispersioni. «In generale
– riprende Zampetti – la dispersione in sé non è uno
spreco in senso assoluto, nel senso che l’acqua che viene
perduta viene in gran parte riconsegnata all’ambiente.
Se, però, si arriva al 50 per cento e oltre, allora è un
problema anche perché in zone dove accade così, come
ad Agrigento, c’è poi il razionamento». Ingenti investimenti sarebbero necessari per migliorare ed estendere
a tutti gli italiani gli impianti di depurazione. Secondo
una stima di Legambiente il 30 per cento degli italiani,
cioè 18 milioni, scaricano direttamente nei fiumi e nei
mari (e proprio per questo Federconsumatori chiede
che venga restituito il canone di depurazione a chi non
ne usufruisce, sulla scorta di una sentenza della Corte
costituzionale), mentre il Wwf, nel suo censimento di 29
corsi d’acqua italiani, ha scoperto scarichi a cielo aperto.
«Ormai – continua Zampetti – abbiamo tecnologie che
ci consentirebbero di differenziare gli scarichi, in modo
da non sprecare acque sostanzialmente pulite oppure di
non utilizzare acque potabili per gli scarichi dei bagni.
Tutti i nuovi edifici dovrebbero poter essere costruiti così».
Ma per tutto ciò torniamo al tema degli investimenti.
E dunque alla necessità di istituire un’unica autorità
pubblica che possa programmare, attuare e controllare
questi investimenti e relativi interventi. «Vincolando gli
aumenti tariffari – conclude Zampetti – a un effettivo
miglioramento del servizio. Con la privatizzazione, infatti,
sarà ben difficile che chi avrà la gestione degli impianti
si faccia carico dei necessari interventi su impianti tanto
malandati quanto quelli italiani».
n
Info
Cosa fare per conoscere la composizione dell’acqua del rubinetto? Prima di tutto cercare i dati nel sito web dell’azienda
di gestione della propria città (moltissime pubblicano on
line i dati delle analisi e li aggiornano di frequente). Se non
c’è un’azienda, si può chiamare il Comune e chiedere del
responsabile del servizio idrico oppure l’Agenzia regionale per
l’ambiente della propria regione (Arpa) o l’Asl di competenza.
Questi enti, infatti, sono tenuti al controllo dell’acqua.
49
grandi firme
1 milione e 400mila firme per dire no al Decreto Ronchi,
approvato nel 2009. La legge prevede che l’acqua, pur
rimanendo teoricamente un bene pubblico, venga gestita
dai privati. Le firme raccolte rappresentano un record
assoluto: nessun referendum nella storia repubblicana
ha avuto un numero così alto di adesioni. Le regioni
più virtuose nella raccolta sono state la Lombardia con
oltre 236mila firme, il Lazio con oltre 146mila, a seguire
Veneto, Toscana, Puglia, Piemonte, Emilia-Romagna
ognuna con oltre 100mila firme raccolte, per un totale
di 1.401.492 firme.
I movimenti referendari hanno chiesto al Governo di
emanare un provvedimento legislativo che disponga la
moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal
Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento
del referendum. I referendari hanno inoltre chiesto alle
amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze
previste dal Decreto. Le firme sono state intanto depositate
in Corte di Cassazione che dovrà verificare la validità delle
500mila firme previste per i tre quesiti. La Cassazione ha
dato il via libera al referendum e per la metà di febbraio è
prevista la sentenza della Corte Costituzionale. Se, come è
probabile, in base al dettato costituzionale, i referendum
saranno ritenuti ammissibili, il presidente della Repubblica,
su delibera del Consiglio dei ministri, dovrà fissare una
data per lo svolgimento del referendum in una domenica
compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2011. In caso di
elezioni anticipate i tempi potrebbero slittare fino al 2012
(per dettagli sull’iter referendario e per aggiornamenti
www.acquabenecomune.org).
n
Messaggio in bottiglia
ettari oscilla tra un minimo di 1,033 euro per ettaro
della Puglia che incassa 1.250 euro l’anno dalle 16
società imbottigliatrici, ai 587,69 euro per ettaro del
Veneto. Ma anche quando si paga in base ai litri il costo
resta basso, pur variando di molto a seconda dai casi:
si va dai 0,3 euro ogni 1.000 litri in Campania, ai 3
euro – sempre per 1.000 litri – del Veneto. Insomma,
se la Campania, dove si imbottigliano un miliardo di
litri di acqua minerale l’anno, adeguasse il canone a
quello del Veneto potrebbe incassare 2,5 milioni di
euro contro i 300mila euro attuali.
Fuori da questo quadro, Toscana e Val d’Aosta che hanno
modificato quest’anno le loro leggi di settore e hanno
inserito i canoni in funzione dei metri cubi imbottigliati
(chiedendo la Toscana fino a 2 euro ogni metro cubo – e
facendo uno sconto del 50 per cento a chi
imbottiglia in vetro – la Val d’Aosta 1,5
euro). Comunque se prendiamo il caso del
Veneto, dove il canone richiesto è tra i più
alti, il costo per le società imbottigliatrici
su ciascun litro d’acqua corrisponde allo
0,6 per cento del prezzo finale che noi
paghiamo. Il resto se ne va per spese di
imballaggio (60%) e poi trasporto, costo
del lavoro, pubblicità. «Per cui quando
andiamo a comprare l’acqua minerale
– conclude l’associazione ambientalista –
per assurdo non paghiamo tanto l’acqua,
quanto ciò che le sta attorno».
Il volume d’affari delle acque in bottiglia ha ormai raggiunto i 3 miliardi di euro. Tuttavia sono cifre davvero
irrisorie quelle corrisposte dalle società imbottigliatrici
alle Regioni per la concessione di sorgenti e terreni.
Tra l’altro, il fatto che non esista una legge nazionale
in materia fa sì che ogni Regione abbia regolamenti e
canoni diversissimi, col risultato che alcune si fanno
pagare in base agli ettari dati in concessione e ai volumi
di acqua imbottigliata, altre addirittura prevedono solo
un canone per la superficie della concessione, a prescindere dai litri prelevati dal sottosuolo. Ha provato a
capirci qualcosa Legambiente che con uno studio del
2009 è riuscita a concludere che in 9 Regioni (Basilicata,
Campania, Lazio, Lombardia, Marche,
Piemonte, Sicilia, Umbria, Veneto) è previsto il pagamento del canone doppio,
in base alla superficie della concessione
e ai volumi di acqua imbottigliata; in
Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia,
Liguria, Molise, Puglia, Sardegna fanno
pagare solo sulla base della superficie
della concessione; la Regione Abruzzo,
invece, ha un sistema di tariffazione
forfetario annuo a prescindere da volumi d’acqua e superfici della concessione. Ma di che cifre stiamo parlando?
Irrisorie. Il pagamento in funzione degli
50
la merce muta di Giorgio Nebbia
acqua e sapone
Dopo tanti saponi e detergenti sintetici
si torna all’argilla, naturale e capace
di sgrassare, usata fin dall’antichità.
51
Vi ricordate quando Nausicaa, principessa dei Feaci, va a lavare i suoi
vestiti al fiume, un trucco degli dei per farle trovare Ulisse appena gettato
dalle onde sulla vicina spiaggia? Omero racconta che la principessa e le
sue amiche per lavare pestavano i tessuti con i piedi in una fossa piena di
terra, perché già allora si sapeva che certe terre assorbono il grasso e lo
sporco dai panni; una conoscenza diffusa dovunque già nel mondo antico
in cui si usava pulire con terra da folloni, un’argilla (un silicato di alluminio
talvolta contenente sodio, potassio, calcio), i tessuti sia a livello domestico
sia, più tardi, a livello industriale. Con il procedere dell’industrializzazione
sono state scoperte le argille più idonee e l’operazione di follatura, invece
che con le mani e i piedi, è stata fatta con adatte macchine, le gualchiere,
azionate dal moto delle acque. Poi le conoscenze chimiche hanno offerto
altri materiali per lavare; poi, quando si è scoperto che i carbonati di
potassio e sodio delle ceneri delle piante, altri ingredienti del lavaggio,
potevano essere fabbricati artificialmente, si è avuta la diffusione delle
prime fabbriche di soda, già agli inizi dell’Ottocento. Poi le conoscenze
della chimica hanno permesso di ottenere industrialmente i saponi, i sali
di sodio e potassio degli acidi grassi. Poi nel Novecento si è scoperto
che alcuni inconvenienti del sapone, la formazione di saponi di calcio
insolubili nelle acque, potevano essere evitati con i detergenti sintetici,
dapprima acidi grassi naturali modificati chimicamente (come solfati o
solfonati di acidi grassi), poi con detergenti del tutto sintetici ottenuti da
materie prime derivate dal petrolio. Poi si è scoperto che alcuni detergenti
sintetici erano “troppo perfetti” e restavano schiumosi nelle acque dei
fiumi e dei laghi perché non erano degradati dai microrganismi presenti
nelle acque naturali. Ed è cominciato un cammino a ritroso. Si è visto che
le materie petrolifere più economiche non erano adatte come detersivi
domestici, e sono state emanate leggi che vietano la vendita di detergenti
“non biodegradabili”; poi si è visto che i fosfati, altri “perfetti” additivi
per il lavaggio, restavano nelle acque e provocavano la proliferazione
delle alghe e il fenomeno della eutrofizzazione nei fiumi e nei laghi e
sono state emanate leggi che impongono di limitarne la quantità. Poi si
è visto che forse il vecchio “sapone”, che una volta si chiamava “sapone
di Marsiglia”, non era poi tanto cattivo e sono comparsi dei preparati per
lavare commerciali “con Marsiglia”; poi si è visto che forse Nausicaa e i
romani e i tessitori medievali non erano tanto stupidi quando usavano la
“volgare” argilla e adesso compaiono detersivi commerciali con “argilla”,
che si trova in natura e che è capace di assorbire i grassi indesiderabili,
per adesso quelli di piatti e pentole. Un altro esempio di crescita, declino
e resurrezione delle merci e di vendetta della natura.
salute
dr. Google
Per informarsi su malattie già diagnosticate, cure o trattamenti proposti,
per individuare un ospedale o uno specialista, per trovare nei gruppi di
discussione, nei forum, nei blog il parere di persone che hanno lo stesso
problema. Su internet tante informazioni utili su salute e medicina, ma
attenti sempre alla fonte che deve essere corretta, autorevole, aggiornata.
di Barbara Bernardini
Chi non ha mai provato?
Un insolito dolore alla
schiena o al petto, l’ansia sale, è venerdì sera, il
fine settimana si avvicina.
Attendere il medico lunedì? Non è una buona
soluzione. Andare al pronto soccorso? È solo un
doloretto, magari ci sarà
da sorbirsi ore di attesa
per poi fare la figura di
quelli che si preoccupano
per niente. Scatta così la voglia di dare un’occhiata su
internet, interpellando il “Dr. Google”, il browser che trova
tutto, tanto per togliersi la curiosità e vedere di che cosa
il dolorino possa essere sintomo.
un’esatta diagnosi
Chi si rivolge al dottor internet per diagnosi, spiegazioni,
informazioni, consulti sappia che si trova in compagnia. Degli
oltre 25 milioni di italiani che navigano sul web più del 30 per
cento secondo uno studio del Censis va anche alla ricerca di
informazioni sanitarie e di salute. Ancora più sorprendente è
il confronto tra quanto succede oggi e quanto sette anni fa:
nel 2003 solo il 3,4 per cento delle persone usava internet
come prima fonte di informazione sulla salute, oggi lo fa
il 18 per cento. E se ancora nel 2003 l’88 per cento delle
persone considerava il medico di base la prima fonte cui
rivolgersi in caso di problemi, oggi la percentuale si è quasi
dimezzata: corre subito all’ambulatorio solo il 45 per cento.
La ricerca di autodiagnosi on line è solo uno degli esempi.
C’è chi si rivolge a internet per informarsi su malattie già
diagnosticate, cure o trattamenti che gli sono stati proposti,
per individuare un ospedale, una clinica, uno specialista che
faccia al caso suo, per trovare nei gruppi di discussione,
nei forum, nei blog il parere o il conforto di persone che
hanno lo stesso problema
di salute.
Una tendenza crescente,
che ha i suoi vantaggi, ma
anche i suoi rischi. Il primo
problema è la correttezza
e l’attendibilità delle informazioni che si trovano su
internet. «Sicuramente è
migliorata la qualità delle
informazioni reperibili in
rete, considerato che ormai molte organizzazioni
istituzionali, dalle società scientifiche agli ospedali, sono
presenti sul web, di solito con materiale di qualità», osserva
Eugenio Santoro, responsabile del laboratorio di informatica medica dell’Istituto “Mario Negri” di Milano e autore
di libri sull’argomento (l’ultimo è “Web 2.0 e medicina”,
Il Pensiero Scientifico Editore). Uno studio australiano di
alcuni anni fa aveva fatto la prova: digitando le parole
corrispondenti ai sintomi di 26 casi di pazienti reali, Google
aveva azzeccato la diagnosi in quindici.
fonte d’informazione
Gli stessi ricercatori, però, mettevano in guardia. Il dottor
Google funziona meglio come aiuto per i medici, specialmente quando si tratta di fare diagnosi difficili di malattie rare,
che non per i pazienti. Anzi, chi tende all’ipocondria farebbe
meglio a tenersi proprio lontano da internet, come hanno
sottolineato in un articolo recente sul “New England Journal
of Medicine” Pamela Hartzband e Jerome Groopman, visto
che è facile imbattersi nelle diagnosi più serie per sintomi
comunissimi. Le informazioni mediche reperibili su internet
possono poi soffrire degli stessi mali di quelle offerte da
qualunque altro mezzo di informazione: possono essere
incomplete, inesatte, di parte, non aggiornate.
In un’altra ricerca alcuni ortopedici hanno analizzato i primi
52
Come cercare Per trovare informazioni pertinenti è
bene formulare in modo chiaro l’argomento sui motori di
ricerca identificando tutte le parole chiave di interesse. Se,
per esempio, si cercano informazioni sullo screening dei
tumori del colon in Toscana si possono individuare come
parole chiave “tumore colon”, “screening”, “Toscana”.
L’operatore booleano AND può essere usato per restringere la ricerca: se si digita tumore E screening compariranno
tutte le pagine in cui sono presenti entrambe le parole.
Per raffinare ancora di più la ricerca si possono inserire
due o più parole tra virgolette. Se si scrive “artroscopia
dell’anca” il motore di ricerca cercherà i siti in cui compare
la frase esattamente come digitata.
Tipo di informazioni che si possono trovare Sulla
salute esistono siti definiti “portali”, che di solito
raccolgono articoli giornalistici e materiale divulgativo
sulla salute e forniscono informazioni di servizio. Ci
sono anche portali più specializzati, rivolti a medici
ma consultabili anche dall’utente comune, che oltre ad
articoli giornalistici rimandano anche a materiale più
specializzato, riviste, studi clinici (www.doctor33.it)
Ci sono poi i siti di organizzazioni medico scientifiche
(www.epicentro.iss.it) e quelli delle associazioni di
pazienti che presentano informazioni su malattie e trattamenti, statistiche, approfondimenti. E poi i cosiddetti
social media (blog, social network, Wikipedia) dove si
discute di ogni argomento di salute. Un blog aperto di
recente è pazienti.org dove i cittadini possono scrivere
le loro opinioni su ospedali e strutture sanitarie.
Bollino di qualità L’organizzazione Health on the Net
Foundation rilascia da diversi anni un certificato di
qualità per i siti internet che trattano di salute, il bollino
HONcode. Pur senza essere garanzia assoluta, questo
bollino certifica che il sito rispetta certe regole.
Misurasiti Il sito partecipasalute (www.partecipasalute.it) è una ricca fonte d’informazione critica su tutto
ciò che riguarda medicina, salute, trattamenti, farmaci.
Tra le applicazioni utili sviluppate c’è il “Misurasiti”,
un test per capire se il sito in cui ci si è imbattutti nella
navigazione è affidabile o no.
Per andare sul sicuro Informazioni sui tumori www.
aimac.it; sulle malattie cardiovascolari www.cuore.iss.
it; su gravidanza, salute della donna e del neonato www.
saperidoc.it; sui farmaci uif.ulss20.verona.it.
risultati comparsi su Google e su Yahoo digitando alcuni
problemi comuni di medicina sportiva, come “gomito del
tennista” , “rottura del menisco” o “rottura del legamento
crociato anteriore”. Se i siti non profit e quelli accademici
hanno ottenuto i risultati migliori quanto a qualità e completezza dell’informazione, assai peggio è andata ad articoli
di giornale e siti web personali. I siti commerciali in cui era
presente un interesse economico sull’argomento – molto
comuni – sono stati giudicati i più incompleti. Ed è facile
imbattercisi, visto che spesso compaiono ai primi posti delle
liste ottenute tramite i motori di ricerca.
maneggiare con cura
Ma soprattutto oggi va considerata l’evoluzione 2.0 di
internet, gli strumenti di interattività e di partecipazione del
pubblico, che introducono inevitabili elementi di distorsione
specialmente per quel che riguarda le informazioni sulla
salute. «Le voci riguardanti la salute di Wikipedia – dice
Santoro – contengono di frequente informazioni scorrette
o non complete. Spesso sono taciuti gli effetti collaterali dei
trattamenti come ha dimostrato un’analisi recente proprio
sulle voci di salute di quest’enciclopedia collettiva, come
anche un’altra ricerca che ha preso in esame Twitter, il
servizio gratuito di scambio messaggi. Anche in questo
caso sono state trovate notevoli inesattezze quando
l’informazione viene fornita da persone non esperte». Già
da alcuni anni la società Health on the Net Foundation
ha creato una sorta di bollino di qualità da conferire ai siti
con informazioni sulla salute che rispettano certe regole. Il
bollino, quando compare, è un’indicazione che il sito si è
sottoposto a un controllo di qualità, anche se non è detto
che questo basti. «A prescindere da qualunque certificato –
sottolinea Santoro – di fronte alle informazioni riguardanti
la salute che uno trova su internet sarebbe indispensabile
porsi alcune domande: chi c’è dietro? C’è una persona che
si firma ed è rintracciabile? C’è una data o un riferimento
su quando è stata scritta l’informazione? Chi parla bene
di un farmaco lo sta anche vendendo?».
Insomma internet è da maneggiare con cautela e con buonsenso quando si tratta di salute e medicina. Resta il fatto che
è una miniera inesauribile di informazioni per i malati. n
Medicina senza frontiere
La salute su internet: seguire le avvertenze e le
modalità d’uso.
53
salute la ricerca
onda d’urto
Per la cura dei tendini ora si utilizzano onde acustiche ad alta energia.
di Barbara Bernardini
Che bello sciare, ma che male
gli infortuni. E purtroppo, per
gli amanti dello sci, come per
gli sportivi in genere, gli infortuni a muscoli e tendini sono
davvero all’ordine del giorno,
tanto da trasformare spesso
la vacanza nell’anticamera per
un intervento di chirurgia. Oggi,
però, esiste una terapia fisica
alternativa che si sta dimostrando valida nella cura delle
sofferenze dei tendini, laddove
le cure tradizionali abbiano
fallito e dove non si possa, o
non si voglia, ricorrere alla
chirurgia.
una buona acustica
Si tratta della terapia con le
onde d’urto ovvero onde acustiche ad alta energia. Tutti ne
abbiamo sentito parlare anche senza sperimentarle
direttamente, perché sono le onde impiegate già dagli
anni Ottanta per “bombardare” e frantumare i calcoli
renali. Oggi queste onde si utilizzano anche per curare i
tendini. Lo hanno confermato recentemente un gruppo
di ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma,
pubblicando uno studio completo sulla prestigiosa rivista
“American Journal of Sports Medicine”. Le onde d’urto
funzionano stimolando l’attivazione dei naturali processi
biologici di riparazione e attualmente vengono usate
con buoni risultati per curare diversi disturbi muscolo
scheletrici, tra cui il gomito del tennista e le lesioni al
tendine di Achille. Recentemente se n’è evidenziata
l’utilità anche nel caso della sofferenza del tendine dei
muscoli estensori dell’anca e dei flessori del ginocchio.
Questa tendinopatia, abbastanza frequente negli sportivi, causa dolore appena sotto il gluteo soprattutto
quando si sta seduti con le gambe semidistese come
durante la guida, peggiora se si prova a correre, a saltare
un ostacolo o a calciare un pallone. Ottimi risultati si
sono avuti anche nel trattamento di esiti di traumi da
sport a carico dei muscoli glutei e piriforme e a livello
del tendine rotuleo del ginocchio.
seduta stante
Per vedere i benefici occorrono
almeno tre o quattro sedute,
ma già con le prime due si può
apprezzare un effetto positivo
sul dolore e un miglioramento della funzionalità. E non è
necessario rivolgersi a costosi
centri privati, ormai in diverse
regioni la terapia con onde
d’urto può essere eseguita in
convenzione con il Sistema
Sanitario Nazionale e il ticket
per una seduta è di 35 euro.
Ma come tutte le terapie, anche
quella con le onde d’urto ha le
sue controindicazioni. Per la loro caratteristica di “martellare”
meccanicamente i tessuti, le
onde possono causare piccoli
edemi che in una persona sana
vengono riassorbiti con facilità, mentre possono risultare
pericolosi in alcune circostanze, per esempio, in presenza
di problemi di coagulazione e in chi assume farmaci
anticoagulanti. Altre controindicazioni riguardano i portatori di pacemaker, tumori, e malattie neurologiche. Per
precauzione, se ne sconsiglia l’impiego anche nei bambini
e nelle donne in gravidanza. È importante, inoltre, attenersi
scrupolosamente alle prescrizioni del fisioterapista per la
riabilitazione. Infatti, con le onde d’urto la sintomatologia
dolorosa scompare prima di quanto non faccia il danno nel
tessuto tendineo e spesso è difficile trattenere lo sportivo
dal lanciarsi di nuovo sulle piste da sci quando non sente
più dolore. I tendini sottoposti a carichi significativi, come
quello della rotula o il tendine d’Achille, hanno bisogno di
tempo per ripararsi appieno, perciò non bisogna affrettare
la ripresa dell’attività sportiva. Vacanza in montagna sì,
ma per il momento solo per godersi il panorama. n
Info
Istituto Clinico Humanitas, via Manzoni 56, Rozzano
(MI), www.humanitas.it/cms/info_salute/educational/
le_onde_durto.html, prenotazioni in convenzione SSN:
0282248282, in libera professione: 0282248224.
54
salute sani & salvi
ABCibo di Eugenio Del Toma
in cattiva luce
fate gli esercizi
Uno studio francese mette in guardia
contro possibili effetti negativi della
luce Led a particolari lunghezze d’onda. Questo tipo di illuminazione si sta
rapidamente diffondendo a causa del
basso consumo d’energia e delle altre
prestazioni, ma la luce Led è caratterizzata da una forte componente blu dello
spettro che sarebbe in grado di produrre
effetti negativi sulla retina, soprattutto
quella dei bambini, a rischio di abbagliamento a causa della forte intensità
luminosa, circa 1.000 volte superiore a
quella tradizionale. In Francia sono già
iniziati studi più approfonditi per chiarire
la possibilità di danni permanenti alla
retina e per restringere l’uso di Led a
luce blu per l’illuminazione di stanze
dove soggiornano i bambini.
Scorretta la dieta alimentare senza il
supporto di uno stile di vita più attivo,
già di per sé in grado di migliorare alcuni
disturbi. Semplici ma costanti esercizi del
corpo che fanno la differenza tra il perdere
peso e il benessere fisico.
la musica del cuore
Bach, Mozart, Verdi e Puccini. Sono alcuni
dei compositori le cui immortali melodie
vantano un effetto che va ben al di là del
valore artistico: curare il cuore. Secondo
uno studio tedesco, infatti, l’ascolto di brani
classici è capace di ridurre lo stato d’ansia
dei pazienti cardiopatici con un’efficacia
tale da eguagliare quella di una dose di
sedativo. Inoltre il recupero dei pazienti
operati avviene molto più rapidamente
se a riposo nel loro letto ascoltano musica
classica. Tra i vari generi, funziona meglio
l’orchestra o la musica cantata; vivamente
sconsigliata la musica heavy metal o techno, capace di generare stress e addirittura
di indurre aritmie cardiache.
fatto di sangue
55
Il sangue per le trasfusioni non basta mai.
Questa è una verità con cui i sanitari combattono ogni giorno. A rincuorarli, arriva
dalla McMaster University dell’Ontario,
in Canada, la notizia della creazione di
sangue umano a partire dalla coltivazione
di cellule della pelle. Il processo, relativamente breve e semplice, non coinvolge
l’utilizzo di cellule staminali embrionali ed è
egualmente efficace sia che la persona da
cui si preleva la pelle sia un bambino che
un adulto. I test di trasfusione inizieranno
nel 2012: se avranno successo, per ognuno
di noi si potrebbe produrre all’occorrenza
sangue perfettamente compatibile a partire dalla propria pelle.
“Se dentro ad una pillola si potesse mettere l’esercizio fisico, questo
sarebbe il farmaco più potente e più prescritto”. Mi ha colpito favorevolmente questa fantasiosa sintesi che campeggiava sulla locandina di
un Convegno di Medicina dello Sport, organizzato di recente a Cuneo.
Inoltre, è l’occasione adatta per ricordare ai miei lettori che dopo le
sollecitazioni dell’Oms e delle maggiori Società scientifiche di Medicina,
anche i nutrizionisti meno esperti, dispensatori di aridi stampati dietetici,
malamente individualizzati dal computer, debbono capire che qualsiasi
dieta, senza una contemporanea revisione dello stile di vita e della sedentarietà, è condannata all’insuccesso e alle “ricadute”. È dimostrato
che il solo rigore dietetico comporta una perdita di peso antitetica col
benessere fisico, cioè ottenuta a spese della massa magra (muscolatura
e aminoacidi vitali) piuttosto che della massa grassa.
Perdere una decina di chili in un mese, solo con delle esasperate riduzioni
dell’introito alimentare (meno di 1.000-1.200 kcal/die), piuttosto che con
diete “umane”, equilibrate e meno ipocaloriche (comunque al di sopra
delle 1.200 kcal), valorizzate da uno stile di vita più attivo (almeno un’ora
di attività fisica aerobica, tutti i giorni), è tutt’altra cosa!
Nel primo caso si deve parlare di “deperimento”: qualcosa di analogo
alle ristrettezze alimentari che in altri secoli hanno segnato le carestie
e le conseguenti epidemie. Nel secondo caso, in cui la “massa magra”
è invece meno coinvolta, si tratta di un intervento utile, già in grado di
migliorare un’ipertensione o un’iniziale iperglicemia, con un ritrovato
senso di benessere e di capacità lavorativa da parte dei pazienti.
Allora attenti alle scorciatoie pericolose. Non esistono le diete-miracolo
senza ritocchi allo stile di vita.
prodotti guida all’acquisto
una poltrona per due
Non una semplice poltrona, ma una specie di macchina rilassante che sa
fare i massaggi e s’inclina per una discesa sicura. Il massimo del relax.
di Roberto Minniti
Tornare a casa dopo una
giornata di stressante lavoro, mettersi comodi e godersi
un bel massaggio... Il sogno
di tutti, anche di chi non può
permettersi ogni sera una
sosta in un centro relax. Ed
ecco il sostituto meccanico,
una sorta di robot al completo
servizio dell’uomo come quello descritto da Alberto Sordi
in “Io e Caterina”.
Niente fantascienza, niente
creature cibernetiche, per carità. Stiamo parlando delle
poltrone massaggianti della
nuova generazione, complicati apparecchi che somigliano più a un computer che a un divano e permettono di
sedersi in salotto, premere un tasto e farsi “manipolare”
scegliendo quali parti del corpo sollecitare, quanto a
lungo far durare il trattamento, con quale intensità,
addirittura quale massaggio simulare, che sia di tipo
shiatsu, svedese o di digitopressione.
discesa libera
Vere e proprie macchine travestite da sedili, con un’anima
elettronica e dei meccanismi in grado di sollecitare le
varie zone del corpo in maniera differente, assicurando
effetti benefici tanto sull’organismo che sulla psiche.
Con, nella maggioranza dei casi, anche la funzione di
inclinarsi per facilitare la discesa di chi, vuoi per età, vuoi
per acciacchi, farebbe fatica a rimettersi in piedi.
Ma sono davvero affidabili questi apparecchi o, piuttosto,
non saranno l’eterna promessa costosa che si rivelerà,
una volta a casa, solo l’ennesimo aggeggio di dubbia
qualità e d’ingombro eccessivo?
Molti esperti concordano sul fatto che questi strumenti
sono migliorati enormemente dal punto di vista tecnico
negli ultimi cinque anni e, per di più, in tempi di crisi
hanno visto ridimensionarsi i prezzi di listino che solo
poco tempo fa li riservavano alle case dei più facoltosi.
Di vero c’è che dopo anni di recessione molte delle ditte
di qualità più bassa sono state costrette a chiudere e sul
mercato sono rimaste quasi esclusivamente le aziende
ben strutturate, che potevano contare su una tecnologia
collaudata. E oggi a fare la differenza è proprio l’evoluzione dei meccanismi su cui si basano queste poltrone.
palloncini gonfiati
Molte, per esempio, hanno fatto tesoro dei ritrovati
dell’industria automobilistica e sfruttano il funzionamento
degli air bag. I motori presenti
nel cuore delle poltrone, infatti, soffiano e tirano aria da
tanti piccoli palloncini posti
all’interno del rivestimento e
questo permette di sollecitare i
muscoli di chi ci si siede sopra
in maniera differenziata, con
maggiore o minore pressione
a seconda dei programmi. I
produttori spiegano che il numero e la posizione dei motori
determina l’effetto dei benefici
e la loro efficacia. Di certo
l’aggiunta di qualche air bag
cambia l’entità dell’investimento per chi fa un acquisto del genere.
Ma la tecnologia “a palloncini” non è l’unica, né tantomeno la più diffusa in questo mondo. In molti si affidano
a sfere rotanti in grado di fare pressione, “pizzicare” la
pelle e vibrare. Quelle di migliore tecnologia usano movimenti circolari, invece che andare semplicemente su e
giù come accadeva nella prima generazione di poltrone
rilassanti. Ovviamente il tipo di massaggi che queste sfere
possono esercitare sui muscoli può essere cambiato in
base al programma scelto. Oggi non è difficile trovare
modelli che permettono di scegliere tra un’infinità di
opzioni, compreso il massaggio profondo, il punto di
innesco, lo svedese o lo shiatsu.
peso specifico
Ovviamente il massaggio migliore è quello che tiene conto
delle caratteristiche dell’individuo a cui è destinato. Ma
niente paura, gli apparecchi più evoluti sono in grado di
essere programmati in base al peso e alla statura di chi li
utilizza. Quelli più efficienti (e costosi) hanno addirittura
un body scanner, un sistema di infrarossi che determina
oltre a questi dati la curvatura della colonna dell’ospite
per intervenire “chirurgicamente” sui punti da sollecitare.
E basta sfiorare un tasto perché la pressione sia destinata
a rilassare le spalle o il collo, a scaricare la tensione accumulata nella schiena o nei lombi a rinfrancare le gambe. I
modelli di alto prezzo, inoltre, hanno un numero di motori
in grado di combinare diversi tipi di massaggi contemporaneamente, miscelando tecniche differenti.
una carezza in un pugno
Proprio il prezzo è una delle caratteristiche che possono
distinguere un modello di pura “coccola”, in grado di
fare solo qualche leggera carezza con scarsi benefici da
poltrone di una qualche utilità per il benessere di chi le
56
poltrone relax
modello
caratteristiche
POLTRONA RELAX
NEW ROSA
POLTRONA RELAX HUDSON
POLTRONA SANDY
SEDES HERMES
KURSAAL GIWA
GEMINI HIGH MUSTER
SANYO FX1
Sistema di massaggio con 4 motori e 8 funzioni selezionabili. 396
Poggiapiedi separato con 2 motori vibranti 3 intensità di velocità (bassa-media-alta)
Angolo inclinazione 103-133, adattabile manualmente. Funzione calore alla schiena.
Massaggio automatico. Massaggio manuale: possibilità di scegliere la zona
136
del massaggio. Spalle, lombari, glutei e cosce. Funzione calore, combinabile con
le vibrazioni. 10 livelli di intensità di massaggio.
8 punti di massaggio: 6 punti suddivisi tra schienale e seduta, 2 nel poggiapiedi. 649
10 programmi con 10 livelli di intensità del massaggio, regolabili tramite il pratico
telecomando. Meccanismo elettrico di alzata. Posizione “zero gravity”,
con le gambe a un’altezza superiore a quella del cuore. Schienale riscaldante.
Poltrona massaggio shiatsu completa di pressoterapia su glutei, gambe, polpacci 1.798,80
e zona plantare del piede. La pressoterapia viene esercitata da airbags presenti
su seduta, polpacci e piedi gonfiati da un compressore. Possibilità di scegliere 5 programmi
automatici e 6 massaggi manuali con scelta della zona della schiena da massaggiare,
della distanza delle sfere dalla colonna vertebrale e dell’intensità del massaggio.
8 motori indipendenti separati per schienale e per pediera. Vari tipi di massaggio 1.590
shiatzu: positivo, negativo e alternato. Tre regolazioni di velocità, 8 testine fisse
ruotanti rispettivamente al collo, spalle, schiena e vita. 6 tipi di massaggio
indipendenti o simultanei: cervicale, spalle, schiena, glutei, cosce, polpacci.
4 sfere massaggianti e 5 tipi di massaggio automatici e programmabili. Pressoterapia. 1.990
Posizione “Gravità Zero”. Tasto Stop di emergenza. 8 ampi airbags si gonfiano 3.000
e si sgonfiano indipendentemente l’uno dall’altro. Due programmi: Stretch per alleviare
le tensioni stirando i muscoli e Relax per migliorare la circolazione.
“Abbiamo studiato per anni i movimenti dei massaggiatori,
istallando dei sensori a contatto delle loro mani per riprodurre attraverso i computer ogni loro movimento nelle nostre
macchine”. I produttori di poltrone massaggianti non hanno
di certo lesinato mezzi e investimenti per produrre i loro
apparecchi. E ne vantano i benefici assicurando che hanno
raggiunto i livelli delle migliori tecniche manuali dei più
esperti professionisti. Verità o comprensibile esagerazione
di fronte alle possibilità delle proprie creature?
Inutile chiedere conferma ai massaggiatori. La risposta è
inevitabile: “Per quanto si possano sforzare gli ingegneri
e i programmatori, nulla può sostituire l’esperienza e la
flessibilità dell’elemento umano” ripetono. “Gli angoli
di pressione che una mano può esercitare sono infiniti e
gli aggiustamenti sono altrettanti. Irraggiungibili anche
dall’oggetto a maggiore tecnologia”, concludono con
legittimo orgoglio. E, non a torto, tendono a ridimensionare molte delle esagerazioni che alcuni produttori
un po’ troppo spericolati assicurano su dépliant o siti
web. E in effetti un giro attraverso i venditori o i siti
internet è esemplare per scovare la disinvoltura di chi
acquista. E nonostante oggi – complice la crisi – i listini
siano sostanzialmente fermi a quelli di tre anni fa, l’impegno economico per chi fa un investimento di questo
genere non è certo indifferente. Ragione sufficiente per
fermarsi a considerare bene le funzioni, il numero di
motori dell’apparecchio, il numero e l’azione dei suoi
prezzo
consiglia queste poltrone per le più diverse patologie o
cita percentuali difficili da controllare o studi mai resi
pubblici su effetti benefici sulla pressione o su altre
malattie assai comuni.
Più facile, invece, trovare le controindicazioni di questi
apparecchi, le stesse, del resto, che riguardano i massaggi
manuali. Donne in gravidanza, persone affette da artrite,
osteoporosi, o reduci da fratture, spiegano gli esperti,
dovrebbero stare molto attente a non utilizzare questi
dispositivi. Almeno senza avere chiesto un consiglio al
proprio medico.
E un’avvertenza viene anche per chi è perfettamente
sano. Molti dei programmi di queste poltrone durano 15
o 20 minuti e prevedono, attraverso la pressione di un
tasto, la ripetizione. Ma i più sconsigliano di cedere alla
tentazione di schiacciare più di una volta il tasto start
e, in ogni caso, di limitare al massimo l’uso a un’ora al
giorno, in più sessioni. Il rischio, spiegano, è di produrre
più danni che benefici. Un consiglio accolto anche da
molti produttori che prevedono un avviso acustico scaduto il tempo limite.
elementi massaggianti (che si tratti di air bag, sfere o
nodi, poco importa) e la capacità di essere personalizzati
in relazione al tipo di fisico di cui dovranno “prendersi
cura”. E soprattutto, prima di portarsi a casa uno strumento del genere, è indispensabile provarlo senza pietà,
non risparmiando neppure un programma.
n
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790 euro (non soci 999) oppure 3.000 punti + 730 euro
prodotti gli extra
la casa degli spigoli
Giocare in casa, ma non cautela. Come proteggere i bambini
da sportelli, spigoli, prodotti chimici e finestre.
di Daniele Fabris
Casa, dolce casa, pericolosissima
casa. Soprattutto per i bambini
(ma non solo per loro) le pareti
domestiche sono più rischiose
delle strade. Oltre la metà di tutti
gli incidenti, infatti, sono registrati
proprio tra le quattro mura familiari e l’età più a rischio è quella
tra i due e i tre anni, quando
cominciano a muoversi tra gli
sportelli di cucina, arrivano a potere aprire le dispense di detergenti e prodotti chimici, possono
mettere le mani tra multiprese e
fili elettrici, salire su sedie, letti e
arrivare alle finestre.
L’elenco dei pericoli è tanto lungo da mettere in ansia anche
i genitori più tranquilli, ma a
confortare dovrebbe essere il
parere degli esperti, che ritengono che circa il 60 per
cento degli incidenti ai più piccoli potrebbe essere evitato
adottando adeguate misure preventive.
terapia d’urto
Vediamo le più semplici, ambiente per ambiente, per
garantire ai nostri figli una tranquilla scoperta del mondo.
Con una premessa: in qualunque stanza (non fidatevi, i
piccoli “Attila” sono in grado di raggiungere anche quelle
che pensavate di aver sigillato, approfittando di una piccola
distrazione) è buona regola intervenire su due tra le principali cause di incidente. Innanzitutto gli urti, per i quali è
bene utilizzare dei paraspigoli in corrispondenza di spigoli
acuminati. Poi delle protezioni per le prese elettriche che
gli impediscano di accedere alle parti pericolose.
arredo bagno
Oltre a evitare di tenere acqua nella vasca senza un controllo adulto nella stanza da bagno, una buona soluzione possono essere tappetini antisdrucciolo e protezioni antiurto
sulle rubinetterie. Oltre ai detergenti, alle forbici e ai rasoi
da barba, ricordate che è un pericolo anche tenere qua-
58
lunque piccolo elettrodomestico
collegato: il contatto con l’acqua
potrebbe essere fatale.
angolo cottura
In cucina i cassetti da sigillare
sono davvero tanti: posate, prodotti per la pulizia e altre fonti di
rischio possono essere ovunque.
Piuttosto che dover traslocare
tutto in luoghi alti e inaccessibili
provate i dispositivi che assicurano che per aprire gli sportelli sia
necessaria la mano di un adulto.
Ne esistono di diversi tipi, anche
molto economici e pratici.
Forni e fornelli sono tra i punti
più pericolosi: oltre a utilizzare preferibilmente i fornelli più
interni, con pentole pesanti girando il manico verso il muro,
impiegate protezioni antiscottatura.
camera con svista
In camera da letto le fonti di rischio più comuni sono sedie
o tavolini vicini alla finestra, oltre a scaffalature e cavi
di prolunga non fissati al muro. Oltre ai consigli e agli
strumenti validi già segnalati per le altre zone di casa,
qui è opportuno istallare ganci a molla dietro le porte,
per impedire che i bimbi si schiaccino le mani.
Anche le piante di casa, per quanto sia difficile crederlo,
possono costituire un pericolo: alcune specie sono velenose o irritanti se ingerite. Tra queste il croton, la stella di
Natale, il filodendro, il vischio e l’oleandro. Se ne volete
tenere in casa, mettetele in zone poco raggiungibili o su
mobili alti. n
Attenti al pupo
Paraspigoli, copri-prese, blocca cassetti, maniglie e forno,
e ancora cancelletti, barriere letto, ammortizzatori per
porte. Con questi e altri accorgimenti Coop mette in
sicurezza le case in cui circolano piccoli tra 0 e 3 anni di
età. Il kit sicurezza casa rientra nel Catalogo Baby che
dal 17 febbraio al 2 marzo proporrà negli iper di Unicoop
Tirreno oltre un centinaio di articoli per i primi anni di
vita del bambino, dai passeggini ai ciucciotti, dai biberon
ai pigiamini ai giocattoli fino alla bilancia e alla luce per
la notte. E ovviamente tutto per la sicurezza della casa.
Alta qualità a prezzi concorrenziali, con percentuali di
tossicità dei prodotti inferiori ai limiti fissati dalla legge
e una linea di piccola puericoltura a marchio Coop.
nel carrello a cura di Rita Nannelli
profumo...
...di casa. Unico e inconfondibile che il tuo naso lo riconosce tra
mille, per valorizzarlo sono sempre di più le fragranze in commercio,
da diffondere con vaporizzatori, olii e bastoncini, pot-pourri, fino
ai profumatori più tecnologici. C’è chi preferisce le note più dolci,
come vaniglia e zenzero, chi quelle fruttate come papaya e frutto
della passione, chi quelle più speziate come la cannella e fresche
come limone e menta. Le donne sono anche in questo gli “angeli
del focolare”, ma sempre più maschietti (single in testa) acquistano
kit completi, arancio, zenzero, muschio, lavanda a ciascuno il suo
profumo di casa. Quanto ai nuovi diffusori – come dei cofanetti –
si camuffano nell’arredamento: forme geometriche, in ceramica, e
grazie alla combustione catalitica, che combina alcol e ossigeno
mediante un catalizzatore, garantiscono una propagazione omogenea e duratura.
E siccome nei mesi freddi il raffreddore è sempre in agguato, sono in
vendita olii essenziali da vaporizzare con proprietà antimicrobiche
per le vie respiratorie. Per unire l’utile al dilettevole.
le uova nel paniere
Ogni italiano ne mangia in media 215 all’anno e la produzione,
per un fatturato di 1.480 milioni di euro, è cresciuta nell’ultimo
anno dell’1 per cento. E non c’è da stupirsi visto che l’uovo non ha
orario, dalla colazione alla cena, in insalate, frittate, salse e dolci,
dalla cucina frugale della versione al tegamino a quella di grandi
chef come ingrediente di sfiziose ricette. Sono le famiglie i principali
“mangiatori di uova”, ne hanno acquistato il 64 per cento di quelle
in commercio, il resto viene consumato sotto forma di pasta, dolci
e preparazioni alimentari di vario tipo. Ma nella top ten dei paesi
fans delle uova ci batte il Messico con 350 uova a testa all’anno,
seguito da Giappone (330) e Cina (320). Alimento risparmioso: nei
supermercati le troviamo – a seconda della marca, del metodo
di allevamento, della pezzatura – da 14 a 40 centesimi l’una.
Occhio, però, ai consigli per gli acquisti
del medico: aggiungi pure un uovo
a tavola, ma non più di 2-3
volte a settimana.
59
prodotti tipico
piglio d’arte
Il più famoso e tipico dei vini del Lazio, molto antico, oggi Doc e Docg.
Da Piglio e da altri comuni della Ciociaria il Cesanese rosso rubino.
di Eleonora Cozzella
È di un invitante rosso rubino che con la maturità vira al
granato, e ha un profumo caratteristico che riporta alla
mente le visciole mature. Corposo e morbido in bocca,
con finale piacevolmente ammandorlato, per tradizione
si associa alle castagne quando è giovane, all’agnello
quando raggiunge la “mezza età” e a piatti importanti
a base di selvaggina e carni rosse a maturità completa.
Il Cesanese del Piglio tra i vini rossi del Lazio è probabilmente il più famoso, tipico e legato al suo territorio.
Già il nome denota quanto il vitigno sia antico. E questo
vale per entrambe le ipotesi che cercano di tracciarne
l’etimologia: la prima vede nel termine “cesanese”
l’evoluzione di cesarese (di Cesare), in riferimento quindi
all’origine romana; la seconda fa risalire il nome di
quest’uva a bacca rossa alla costituzione della colonia
romana che sorgeva in zona: qui furono impiantate
le prime vigne lungo i pendii della vallata, un tempo
ricoperti di boschi, che per fare spazio ai filari venivano
abbattuti. Cesanese sarebbe così il vino prodotto nelle
“caesae”, cioè “luoghi dagli alberi tagliati”.
il ciociaro
Il Cesanese è prodotto nell’ampia fetta di Ciociaria che
comprende i comuni di Piglio, Acuto, Paliano, Serrone
e Anagni, in provincia di Frosinone, dove la viticoltura
ha storia antichissima, come testimoniano i reperti
archeologici. Molti erano gli estimatori della tradizione
vinicola del territorio, tra cui lo stesso imperatore Nerva
che secondo la tradizione, colpito dal paesaggio e dalla
qualità del vino, volle costruire qui una delle sue residenze, i cui resti sono ancora visibili.
Vino degno della mensa imperiale anche nel Medioevo,
quando Federico II di Svevia, tra queste colline per le sue
battute di caccia, non scordava di fermarsi a farne scorta. E
il fascino del Cesanese non rapiva solo i potenti della terra:
anche quelli del “cielo”. Accompagnava infatti le pietanze
sulla tavola dei pontefici Innocenzo III e poi Bonifacio VIII,
che avevano la corte papale nella vicina Anagni.
Il merito di tanto successo è anche un ambiente vocato:
il suolo d’origine vulcanica e il terreno collinare – la
cui pendenza impedisce eventuali ristagni d’acqua e
permette una buona esposizione dei filari al sole –
danno a questa zona ottime potenzialità enologiche, grazie anche a primavere fresche, estati molto
calde, piogge non troppo abbondanti e venti scarsi.
Però, se in passato esisteva la tradizione vitivinicola,
mancava la consapevolezza che oggi ci dà la scienza
ampelografia (che studia, identifica e classifica le varietà
dei vitigni). Così, sebbene il vitigno Cesanese sia citato
60
nei testi di agronomia già a partire dai primi
dell’Ottocento, bisogna attendere la fine del
secolo per trovare una prima distinzione fra
Cesanese comune e Cesanese d’Affile, il
biotipo considerato di qualità migliore.
cantina di tornasole
I primi testi storici in cui è citato il nome
di Cesanese risalgono a Giuseppe Acerbi,
archeologo con la passione per la botanica,
che lo descrive come un vitigno “atto a produrre un vino generosissimo, acini sferoidi,
azzurri, nerastri” ed è del 1888 la precisazione di Mengarini che per primo tratta in
modo separato i due “Cesanesi”, Comune
e d’Affile: “Essi differiscono – scrive – per
alcuni caratteri: ad acino grosso, il comune
o Velletrano, e ad acino piccolo, d’Affile o di
Piglio, dov’è largamente coltivato”.
Purtroppo in quell’epoca, tra fillossera – la
malattia della vite che decimò i filari di tutta
Europa nella seconda metà dell’Ottocento –
e le condizioni dei coloni obbligati a versare
ai proprietari terrieri gran parte del raccolto,
il Cesanese visse un lungo periodo buio. Per
motivi di sussistenza, la produzione faceva
più attenzione alla quantità che alla qualità.
Ma nel secondo Dopoguerra alcuni vignaioli
appassionati, convinti delle potenzialità del
loro prodotto, nel 1960 vollero riunirsi per
dare vita alla cantina sociale che a febbraio
compie mezzo secolo.
Il loro impegno ha avuto sempre maggiori
soddisfazioni: nel 1973 il Cesanese del
Piglio ha ricevuto il riconoscimento della
Doc. E due anni fa della Docg. Il disciplinare
di produzione prevede che l’uva Cesanese
d’Affile sia presente nel vino per un minimo
dell’85 per cento. E ammette la presenza
fino al 15 per cento di vitigni a bacca rossa
autorizzati dalla Regione.
Molti coltivatori conferiscono le loro uve
alla Cantina Sociale per ottenere produzioni personalizzate d’alto livello. Inoltre,
grazie al percorso turistico “Strada del
vino cesanese”, riescono a sviluppare la cultura del territorio unendo il vino ai prodotti della gastronomia locale.
In questo modo i produttori di vino tramandano antiche tradizioni alle nuove generazioni
che continuano il lavoro dei padri, portando
la nuova linfa della tecnologia e delle nuove
idee per commercializzare il prodotto in tutto
il mondo. Proprio grazie a loro – fanno sapere
dal comune di Piglio – nel 2007 è partito
il progetto di “marketing territoriale” del
Cesanese, una storia di successo imprenditoriale che si studia come esempio in alcune
Università italiane di economia. n
61
piccolo borgo antico
Un dedalo di strade e case a spina di pesce, il castello, il palatium,
l’antiquarium. Piccola Piglio medievale.
Il borgo medievale di
Piglio si trova a mo’
di sentinella su un
costone del Monte
Scalambra, proteso
verso la valle del
Sacco. È un piccolo
centro di circa 4.500
abitanti, dove botteghe artigianali e
ristorantini tipici
accolgono i turisti
in un luogo perfetto per una gita in famiglia. Sui tetti delle case posizionate a spina di pesce (questo fungeva da protezione in assenza di
cinta muraria) svetta l’antico castello. II Castello Orsini di Piglio, iniziato
verso l’anno Mille, con la rete di strade che da esso si dipanano e case
intorno, è il fulcro di un mirabile esempio di architettura urbanistica
militare. La costruzione comprende due parti diverse, edificate in due
epoche successive. Il Palatium superiore consta di un torrione a sperone
e una cortina di torri sul lato nord della collina. C’è anche la Rocca, un
tempo sala delle investiture feudali e oggi sede dell’antiquarium, dove
si conservano reperti archeologici rinvenuti nel corso di scavi effettuati
nel territorio comunale. Il Palatium inferiore risale invece al 1300 circa ed
è ricordato nei documenti a partire dall’anno 1365, epoca in cui erano
signori di Piglio i “De Antiochia”. È da questa parte inferiore del Castello
che si trova l’ingresso al paese, costituito da un grande arco – l’arco
della Fontana – noto per la bellissima trifora tardo-romanica, una fila
di archetti ciechi e i tre alti archi di sostegno. Entrate da qui in Piglio e
avrete l’emozione di trovarvi immersi nel medioevo.
L’intervista
Un vino storico, che dopo essere stato poco valutato dal punto di
vista qualitativo, viene riscoperto grazie alla passione di una nuova
generazione di viticoltori, che uniscono la competenza dei padri a
nuove forme di produzione e commercio. Ecco che cosa ne pensa
Sergio Mosca, responsabile acquisti food IperCoop Casilina.
Che tipo di consumatore sceglie il Cesanese del Piglio dagli scaffali?
«Un consumatore che predilige vini di personalità e legati a un territorio.
Un cliente, inoltre, piuttosto esperto che non compra un vino a caso, ma
cerca una bottiglia specifica».
Chi è il fornitore di Cesanese?
«Le bottiglie di Cesanese che si trovano nella nostra cantina-enoteca
provengono dalla cooperativa sociale Cesanese. Che da anni è un punto
di riferimento al riguardo».
In che periodo se ne vende di più?
«Nei mesi invernali sicuramente. Non solo perché, in generale, d’estate
si registra una maggiore richiesta di bianco, ma anche perché tradizionalmente si abbina a prodotti alimentari tipici dell’autunno-inverno: le
castagne se il vino è giovane, poi carni, salsicce, ragù».
Qual è il suo costo?
«Le bottiglie costano da 3,75 a 5,90 euro. Sicuramente un ottimo rapporto
qualità/prezzo».
prodotti cotti & crudi
una pasta d’uovo
Tagliatelle, orecchiette, lasagne, maccheroni, trofie, bigoli, ravioli.
La grande industria della pasta fresca.
di Silvia Inghirami
Le classiche tagliatelle hanno
sempre il predominio assoluto,
ma le orecchiette guadagnano
posizioni, incalzate dai bigoli.
L’industria della pasta fresca resta ancorata alla tradizione eppure si rinnova continuamente. Il
mondo del farcito in particolare
scova ogni anno nuove ricette:
tortelloni, ravioli, agnolotti ripieni di zucca, di gorgonzola,
di noci, di tartufo, di radicchio.
E poi paste colorate come un arcobaleno.
impasti principali
Lo “zoccolo duro” rimane comunque l’abbinamento
ricotta e spinaci, che se la batte con il prosciutto, mentre l’impasto di carne risente di una temporanea “crisi
d’immagine”, con un picco dei consumi a dicembre,
seguito da un periodo di flessione: il grafico delle vendite si impenna nuovamente a Pasqua, per poi calare e
stabilizzarsi durante l’estate. Il formato preferito per le
grandi occasioni sono le lasagne: le sceglie il 29,7 per
cento dei consumatori del Nord, il 26,3 degli abitanti
del centro (che ama molto anche le fettuccine) e il 29,5
dei residenti al Sud. Questa pasta ricca e succulenta
ha origine nella lagana romana (parente stretta delle
attuali lasagne), un impasto nel quale però era inserito, a
volte, anche un trito vegetale (soprattutto lattuga), fritto
nell’olio. Bisogna aspettare il V secolo perché nelle opere
di Celio Apicio si ritrovi una ricetta a base di sfoglie sottili
di pasta intervallate a carni di vario tipo, che ricorda molto
da vicino le nostre lasagne al forno con il ragù. Nessuna
di queste ricette prevedeva una cottura preliminare in
acqua bollente della sfoglia, elemento determinante per
parlare di pasta nell’accezione attuale.
facciamo quadrato
Sarà solo nella letteratura gastronomica medievale che la
lasagna – tagliata in nastri, fili
quadrati o losanghe – verrà citata in innumerevoli preparazioni aderenti alla nostra moderna
concezione di pasta fresca.
Dalla sfoglia-matrice (la lasagna) la pasta fresca comincia
ad assumere nomi e fattezze diverse: pappardelle, pancardelle,
croseti, longevi, taglierini, maccheroni (nel senso di pasta
tagliata a fettucce sottili), triti, formentoni, menudelli.
Partendo dalla sfoglia all’uovo, prendono corpo, sempre
nel Medioevo, le varie tradizioni regionali di pasta ripiena
che assumerà il nome di agnolini in Lombardia (per la
precisione area di Mantova), agnolotti in Piemonte,
anolini a Parma e Piacenza, tortellini tra Modena e
Bologna, i cappelletti in Romagna, ravioli (con la ricotta, tagliati a mezzaluna) a Roma e nel Lazio. I ravioli
vennero presto definiti anche tortelli, nella versione a
base di carne e poi tortellini: torte da mangiare in un
solo boccone.
La capacità dei “lasagnari”, come venivano chiamati a
Firenze nel Trecento, si affinano sempre più in ogni angolo della penisola, in una “gara” di abilità finalizzata a
preparare la sfoglia più sottile: un rivestimento che nella
lunga cottura prevista all’epoca doveva quasi scomparire.
Col passare dei secoli, spianatoio e mattarello vengono
sostituiti dalle macchine e la pasta fresca diventa un’industria nazionale, fiore all’occhiello del made in Italy.
tutt’orecchiette
«Siamo leader in Europa – sostiene l’Associazione dei
produttori della pasta fresca – e il 35-40 per cento
62
presidi Slow Food
la gallina nera
Più unica che rara, grande a partire
dalle dimensioni. La gallina nera
della Val di Vara, in Liguria.
di Francesca Baldereschi
della produzione viene esportata». Nessuna
industria straniera è riuscita ad inserirsi nel
nostro mercato: da oltre frontiera possono
arrivare solo alcuni ingredienti della farcitura, come formaggio dalla Germania
e funghi dai paesi dell’Est. In un settore
considerato “maturo”, cioè con scarse
possibilità di espansione, la strategia delle
imprese è di richiamarsi alla tradizione
regionale sia nella tipologia della pasta (da
qualche anno hanno successo orecchiette
e trofie, anche perché costano meno) sia
negli ingredienti (ad esempio evidenziando l’uso di grana padano). Alcuni marchi
hanno, invece, scelto di rincorrere attraenti
novità nelle ricette, ampliando l’offerta.
«Anche in un periodo di crisi come questo
– riferisce l’Associazione dei produttori
– è un mercato che “tiene” e i consumi
risultano anche se di poco in crescita. Altra
strada percorsa dalle aziende – continua
l’Associazione – è quella della tecnologia e della qualità: l’estrema attenzione
all’igiene negli stabilimenti ha permesso
di superare la doppia pastorizzazione che
veniva compiuta un tempo, migliorando
così le caratteristiche organolettiche dei
prodotti». Le uova sono tutte pastorizzate,
nessuno usa additivi e la maggioranza ha
preferito rinunciare anche ai coloranti ammessi dalla legge. Come allora distinguere
il prodotto migliore? Dal prezzo, perché la
qualità costa, dal controllo dell’etichetta
e dalla quantità del ripieno, dove non si
dovrebbe risparmiare! n
63
Nella Val di Vara, nell’entroterra spezzino,
un piccolo gruppo d’allevatori custodisce
una razza di taglia gigante, selezionata alla
fine degli anni Venti dal Pollaio Provinciale
di Genova, ma pressoché scomparsa nel
Dopoguerra. È una razza maestosa, con il
piumaggio completamente nero, setoso,
dai riflessi verdi metallici. La cresta grande,
color rosso vivo, è unica, a cinque punte.
Mansueta e ottima covatrice, si era diffusa nelle fattorie di tutta la provincia
di La Spezia. Una delle ragioni del suo abbandono è indubbiamente la sua
caratteristica principale, le dimensioni, assolutamente inadatte ai consumi
delle piccole famiglie moderne. Con una sola gallina di razza gigante nera
è possibile sfamare almeno sei commensali: se consideriamo che il mercato
attuale richiede polletti di piccole dimensioni, è chiaro che la promozione di
questa razza è un’impresa complessa. Senza la passione di un allevatore,
Luciano Stagnaro, che ha riunito e coinvolto alcuni piccoli allevatori della
Val di Vara, oggi la gigante nera sarebbe poco più di un’immagine sui libri
di zootecnia. Invece, dopo anni e anni di incroci, ripercorrendo il cammino
fatto dal primo selezionatore, Ferruccio Frau Sanna, finalmente la razza è
stata recuperata e stabilizzata: tranne le zampe che un tempo erano rosate, gli altri caratteri sono i medesimi di ottant’anni fa. Gli allevamenti del
Presidio sono immersi nella natura bellissima della Val di Vara, il cui comune
principale, Varese Ligure, è stato il primo in Europa a ottenere nel 1999 la
certificazione ambientale in virtù delle sue produzioni biologiche per l’attenzione dimostrata nella tutela del paesaggio, del recupero architettonico e
dell’attenzione in generale all’ambiente. I polli del Presidio pascolano liberi
e si nutrono di granaglie, avanzi dell’orto, erbe e insetti. I pollai sono piccole
strutture in legno che ospitano un maschio e dieci femmine, circondati da
ampi spazi aperti dove gli animali razzolano liberamente, anche nel vicino
sottobosco. Raggiungono il peso ideale di oltre tre chilogrammi solo dopo un
tempo minimo di dieci mesi. Grazie all’alimentazione naturale, integrata dal
pascolo, la qualità della carne è eccellente, soda e saporita, più scura sulle
cosce che sul petto: un indicatore fondamentale che segnala che il pollo ha
pascolato, e quindi ossigenato molto la muscolatura. L’obiettivo prioritario
del progetto di Slow Food è creare una domanda stabile agli allevatori e
consentire quindi investimenti e ampliamenti degli attuali pollai. In questo
caso, più che in altri, è fondamentale creare legami forti tra consumatori
(i co-produttori) e gli allevatori. Per allevare questa razza è indispensabile
avere la certezza che dopo dieci mesi, in cui si sono sostenuti costi rilevanti
per la sua alimentazione, i volatili siano effettivamente venduti a un prezzo
remunerativo. Normalmente una qualsiasi razza avicola richiede circa quattro mesi d’allevamento: in questo caso si deve attendere ancora altri sei
mesi. Nei primi mesi, infatti, l’animale cresce in ossatura, solamente dopo
ingrassa. Il peso ideale per la macellazione è oltre i 3 kg. Resta un problema
da risolvere: il macello. Sarebbe necessaria una piccola struttura in val di
Vara per evitare costi di trasporto troppo alti che servirebbe anche per la
macellazione degli altri polli. Gli allevatori del Presidio, infatti, allevano
anche altre razze tra le quali la gallina spezzina bianca.
in tutte le forme
La grande varietà dei formaggi
prodotti dal Caseificio Follonica.
di Cristina Vaiani
prodotti dal fornitore
Un formaggio coi fiocchi. Più o meno grandi, a seconda
della percentuale di umidità che trattengono, è dai fiocchi di pasta, risultanti dalla rottura della cagliata, che
dipende la consistenza più morbida o più stagionata di
un formaggio. A spiegarci come si formano i fiocchi e da
questi i formaggi sono Francesco Spadi, ex pastore sceso
dagli appennini toscani in Maremma al seguito della
transumanza più di mezzo secolo fa e qui rimasto e la
figlia Federica che con il resto della famiglia gestiscono
il Caseificio Follonica. Qui una quindicina di dipendenti
produce una serie infinita di formaggi, dalle ricotte ai
misti, dai pecorini – tra cui spicca il Dop toscano – ai formaggi di capra o di mucca. Diversi nella forma, nel peso,
nei tempi di stagionatura, alcuni sono freschissimi come
la ricotta e il primo sale, altri freschi come la caciotta,
morbida e cremosa, il marzolino e il pecorino, quest’ultimo anche nelle versioni semistagionato o stagionato.
Ma una cosa hanno in comune: sono tutti caratteristici
dell’entroterra collinare maremmano.
fiocchi di latte
Dopo il controllo dello stato igienico e nutritivo che avviene ogni mattina a cura del laboratorio interno di analisi,
il latte viene filtrato, pastorizzato a 72 gradi, e raccolto
in grosse vasche di acciaio. Si aggiungono poi il caglio
e i fermenti che saranno diversi a seconda del tipo di
formaggio che si vuole ottenere. Dopo una sosta, durante
la quale il latte si accaglia, si procede con la “rottura della
cagliata” per mano di una lira che ruotando lentamente
va a formare i chicchi di formaggio separandoli dal siero.
La pasta arriva in speciali stampi che daranno la forma
al prodotto – il suo aspetto fisico in termini di diametro
e altezza – dopo la stufatura e la
successiva salatura fatta a mano.
Le forme passano poi nelle celle
di stagionatura dove rimangono
per 15 giorni le caciotte, dai 20 ai
40 giorni il pecorino fresco, 60-70
giorni il semistagionato, 4 mesi lo
stagionato.
Quanto al siero di risulta, viene
come ribollito: dopo la pastorizzazione a 75 gradi, gli viene aggiunto
il latte e, portato a una temperatura
di 87 gradi e successivamente raffreddato, dà la ricotta.
quattro formaggi
“Nonno Francesco” che presta il
nome a un pecorino al peperoncino,
veramente nonno di due nipoti,
ha cominciato a fare il formaggio
quando ancora era un ragazzo,
64
pastore in una famiglia di pastori. «Risale
al 1959 il primo caseificio Spadi – rammenta Francesco – che aprì in via Marconi a
Follonica; già all’epoca servivamo la Coop
di Ribolla». Oggi i formaggi del Caseificio
Follonica si trovano nella maggior parte
dei negozi toscani e laziali (sia nel libero
servizio che in gastronomia), con alcune
presenze anche in Campania. Insomma
una grande “dinastia” di casari che si
tramanda il mestiere da generazioni affascinando anche chi proviene da una diversa
realtà come Luca, il marito di Federica,
che nel caseificio del suocero ha trovato
più di una fonte d’ispirazione: «gli piace
sperimentare i sapori, gli abbinamenti e
creare nuove ricette» conferma la moglie
Federica che invece si occupa di qualità,
controllo igienico, amministrazione. E in
effetti di formaggi qui se ne “ideano”
tanti: dai più classici pecorini e caciotte
delle colline maremmane, ricotte di mucca,
pecora e miste ai più innovativi primo sale
alle olive o noci, formaggio reale al tartufo,
peperino, un rosso degli etruschi trattato
in superficie con concentrato di pomodoro
come i pecorini semistagionati. E ancora
i pecorini stagionati per parte del tempo
in fossa, in grotta o in foglie di noce, o sul
Monte Amiata dove va a maturare il Dop.
Alcuni nomi poi richiamano tradizioni e
mestieri di una volta come la Pecora Nera
del Montanaro, il Pecorino Cacio del contadino, il Marzolino pura pecora Pranzo
del Pastore.
cacio di rigore
Tutte produzioni legate al territorio, a cominciare dal latte che proviene esclusivamente dai pascoli toscani: «è l’erba di questi luoghi a conferire al nostro
pecorino la sua principale particolarità: è saporito ma dolce e delicato»,
precisa Francesco. Il legame con il territorio è indissolubile e questo vale
non solo per il pecorino Dop che deve essere prodotto e stagionato in
loco in obbedienza al disciplinare di produzione che stabilisce anche
il tipo di caglio e fermenti da utilizzare, le dimensioni e l’altezza delle
forme e come devono essere marchiate, ma anche per gli altri tipi di
formaggio che non oltrepassano in nessun caso le colline maremmane
e toscane. «Ha un valore aggiunto – secondo Federica – il prodotto che
rimane legato alla terra e all’uomo» in cui si investe molto in termini di
formazione. Nonostante la tecnologia, evidente nel rinnovato apparato
produttivo dotato, per esempio, di un modernissimo impianto di lavaggio
computerizzato, le azioni che contano sono ancora svolte a mano, come
la formatura negli stampi, la salatura e il lavaggio delle forme; in caso
di lunghe stagionature per esempio il formaggio deve essere girato una
volta a settimana, lavato dopo 30 giorni, asciugato e infine trattato con
olio di semi per ottenere una crosta naturale. «Il prodotto viene seguito
scrupolosamente in ogni fase del processo produttivo per mantenerne
alta la qualità, anche se i controlli più importanti si fanno all’origine, sulla
materia prima, latte in particolare, fermenti e caglio. La maestria dell’uomo,
in armonia tra tecnologia e tradizione, e la qualità della materia prima
sono i fondamenti dell’arte casearia», conclude Federica.
n
INFO
Caseificio Follonica
Follonica (GR) via del Fonditore, 69
tel. 056658409 - www.caseificiofollonica.it
65
a tavola ricette a cura di Paola Ramagli foto Carlo Bonazza
Quantità nutrienti/bilancio nutrienti:
scarso l sufficiente ll buono lll
consigli dietetici di Chiara Milanesi, nutrizionista
le minestre
crema prosciutto e fagioli
Ingredienti per 4 persone:
400 g di fagioli bianchi
200 g di prosciutto cotto
2 patate
1 cipolla
1 costola di sedano
1 mazzetto misto (origano, timo ecc.)
1 mazzetto di rucola
1 dl di panna
parmigiano grattugiato
olio extravergine d’oliva
sale e pepe
Ammollare i fagioli, quindi cuocerli in acqua salata in
un recipiente di coccio insieme alla cipolla, le patate, il
sedano tagliati a pezzettini. A metà cottura aggiungere il
mazzetto di aromi e il prosciutto cotto tagliato a dadini.
Togliere un ramaiolo di fagioli quando saranno cotti e
metterli da parte, quindi passare il tutto nel mixer fino
ad ottenere una crema. Mettere il tutto in una zuppiera,
incorporare il parmigiano, la panna e una dose abbondante di pepe. Guarnire con le foglioline di rucola tritata
e i fagioli tenuti da parte e una passata di olio a crudo.
la dietista 560 Kcal a porzione
Carboidrati ll Proteine lll Grassi ll Colesterolo ll
preparazione:
tempo:
20 min.
+ cottura
costo:
Piatto adatto ai ragazzi e agli sportivi, perfetto ricostituente della massa muscolare. Il cannellino, ricco di inositolo,
ferro e proteine, migliora umore e circolazione. Il cotto,
utile per la formazione degli ormoni, è ricco di proteine
ad alto valore biologico.
Abbinare a questa minestra un Trebbiano toscano d’annata.
66
minestra di ceci e cozze
acqua cotta
Ingredienti
per 4 persone:
300 g di ceci secchi
200 g di avanzi di pasta
corta
800 g di cozze
1 carota
1 costa di sedano
1 foglia d’alloro
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
Ingredienti
per 4 persone:
6 funghi porcini
300 g di pomodori maturi
2 cipolle
2 coste di sedano
2 peperoncini
1 mazzetto
di prezzemolo
2 carote
4 uova
2 spicchi d’aglio
8 fette di pane
casareccio tostate
1 cucchiaio di concentrato
di pomodoro
1 peperoncino
olio extravergine d’oliva
sale
preparazione:
tempo: 40 min.
costo:
Ammollare i ceci per circa 12 ore, metterli in una pentola
dopo averli sciacquati e sgocciolati insieme alla carota, la
cipolla e il sedano tritati e alla foglia di alloro. Coprire con
abbondante acqua fredda e lasciare cuocere a fuoco dolce
fino a raggiungere la cottura dei ceci. Mettere le cozze in
un tegame con un po’ d’olio d’oliva e farle aprire a fuoco
moderato. Togliere dai gusci i 2/3 delle cozze e tenere al
caldo. Far rosolare nell’olio, in un grosso tegame, l’aglio e
il peperoncino, aggiungere il pomodoro e farlo sciogliere
bene. Aggiungere i ceci e la loro acqua di cottura nella
quantità occorrente e fare cuocere la pasta avendo cura di
scegliere tipi con lo stesso tempo di cottura. Aggiungere
a metà cottura della pasta le cozze sgusciate e portare
in tavola guarnendo con le cozze nel guscio.
la dietista 380 Kcal a porzione
Carboidrati lll Proteine ll Grassi l Colesterolo –
Ricche di proteine e povere di grassi, le cozze contengono
anche sali minerali quali calcio per denti, ossa, muscoli
e cuore, e iodio per il funzionamento della tiroide. Il
ferro è presente tre volte più che nella carne bovina e,
in accoppiata con quello dei ceci, fa di questo piatto un
ricostituente per l’anemia.
Un buon Chardonnay potrebbe essere l’abbinamento migliore.
67
1 cucchiaio di parmigiano
grattugiato
1 cucchiaio di pecorino
olio extravergine d’oliva
sale e pepe
preparazione:
tempo: 40 min.
costo:
Dividere i funghi in pezzi abbastanza grandi, sbollentare
i pomodori e passarli. Mettere in una pentola l’aglio
schiacciato e le cipolle affettate, unire le carote e il sedano
a dadini, il passato di pomodori e i peperoncini e rosolare
nell’olio. Versare 2 litri d’acqua e portare a ebollizione,
salare e fare cuocere per 30 minuti a fuoco moderato.
Fare rosolare in una padella i funghi con un cucchiaio di
olio, aggiungere il prezzemolo, sale e pepe e unire alla
minestra. Sbattere, due minuti prima del termine della
cottura, le uova con il formaggio e distribuire il composto
ottenuto sulle fette di pane poste in una zuppiera bassa e
larga (si può fare anche con un uovo in camicia). Versare
sopra l’acqua cotta, irrorare con un filo d’olio e servire.
la dietista 280 Kcal a porzione
Carboidrati ll Proteine ll Grassi l Colesterolo l
Il pane casareccio è più digeribile, specie se tostato, perché
ricco di crosta. Le uova sono utili per prevenire la calcolosi
biliare: i fosfolipidi presenti, con l’aiuto degli acidi biliari
secreti dal fegato, mantengono il colesterolo in soluzione
nella bile, impedendogli di cristallizzarsi in calcolo.
Suggeriamo un Morellino di Scansano dell’annata in vendita.
minestra di funghi e spinaci
Ingredienti per 4 persone:
400 g di funghi porcini
400 g di spinaci
1 litro di brodo vegetale
1 cipolla
1 mazzetto di prezzemolo
olio extravergine d’oliva
sale e pepe
preparazione:
68
tempo:
20 min.
Versare in una casseruola con l’olio la cipolla affettata,
gli spinaci tagliati grossolanamente e fare rosolare
appena, quindi aggiungere il brodo bollente poco alla
volta e fare cuocere per 5 minuti. Aggiungere i funghi
tagliati a pezzetti e proseguire la cottura per 10 minuti
mescolando di tanto in tanto. Togliere la casseruola dal
fuoco, aggiungere il prezzemolo tritato, regolare di sale
e pepe e servire ben calda.
costo:
dietista 200 Kcal a porzione
Carboidrati l Proteine l Grassi l Colesterolo –
Gli spinaci contengono inulina e cellulosa che agiscono
sull’intestino sia migliorando la funzionalità sia selezionando una flora benefica ad effetto barriera contro i virus.
Il prezzemolo, ricco di vitamina C, calcio e potassio, fa
bene al cuore, regola la pressione e il metabolismo. Una
zuppa perfetta per chi è a dieta.
Si consiglia un rosso leggero scegliendo tra le
DOC della Val di Cornia.
68
benestare di Massimiliano Matteoni
basta un poco
di zucchero
Ho fatto una dieta escludendo dalla mia alimentazione tutti i carboidrati, tranne un giorno la settimana, in cui mi era permesso di
mangiare pane o pasta. In due mesi e mezzo ho perso circa 10 kg,
poi ho dovuto interrompere la dieta perché mi sentivo debole e non
riuscivo più a concentrarmi sul lavoro. Il problema è che in poco
tempo ho ripreso tutti i chili con gli interessi (due in più rispetto
all’inizio). Eppure sono stata molto attenta a ciò che mangiavo,
cercando di limitare le quantità, ma non c’è stato niente da fare.
Perché il mio corpo ha reagito cosi?
Ci sono precise ragioni biologiche che spiegano perché
questo tipo di diete danno buoni risultati all’inizio, con
rapida perdita di peso, ma alla fine, come nel gioco
dell’oca, ci riportano al punto di partenza. Anzi, in
molti casi ci ritroviamo in condizioni peggiori.
Il nostro cervello e i globuli rossi per funzionare hanno
bisogno di glucosio (lo zucchero presente nel sangue);
a differenza dei muscoli non riescono ad adattarsi a
un carburante costituito solo da acidi grassi. Se improvvisamente smetto di mangiare i carboidrati (gli
zuccheri complessi da cui si ricava il glucosio), il mio
corpo inizierà a utilizzare quelli di riserva depositati
nel fegato e nei muscoli (sotto forma di glicogeno).
Ma sono pochi spiccioli, dopo neanche un paio di
giorni sono già finiti, e allora si renderà necessario
metter mano ai sostanziosi titoli bancari depositati nel grasso corporeo.
Nel frattempo il mio peso sarà già sceso di 1-2 chili, ma avrò perso solo
il glicogeno e l’acqua ad esso associata. Dato che i grassi bruciano sul
fuoco dei carboidrati, se non ho più a disposizione quest’ultimi, il mio
corpo sarà costretto a utilizzare le proteine, smantellando i muscoli
(compreso il cuore) e affaticando i reni, per eliminare le scorie azotate. È
un po’ come se in una fredda notte d’inverno, avendo esaurito la legna
da ardere (i carboidrati), cominciassi a fracassare i preziosi mobili antichi
(le proteine) e li utilizzassi per sostenere il fuoco. È una soluzione che
mi permetterà di sopravvivere e non morire assiderato, ma sicuramente
non è una soluzione vantaggiosa. L’ago della bilancia scenderà molto
rapidamente, ma il peso perso sarà rappresentato soprattutto dall’impoverimento della massa magra, con il risultato che il mio corpo deperirà e
inflaccidirà, riducendo anche la “cilindrata” del motore ovvero si abbasserà
il metabolismo basale. Questo è il motivo per cui, quando interrompo la
dieta, anche se mi riguarderò nel mangiare, riacquisterò velocemente
tutti i chili persi, ma stavolta saranno costituiti solo dal tessuto grasso e,
rispetto alla partenza, il mio corpo oltre a pesare come o più di prima si
sarà impoverito di massa magra.
In definitiva non è un buon affare, è un po’ come fare due passi in avanti
per poi ritrovarsi tre passi indietro.
a regime
Per depurarmi dagli eccessi alimentari delle feste potrei fare un
giorno di digiuno alla settimana per almeno un mese?
Non glielo consiglio. Una soluzione migliore potrebbe essere di cenare
con sola frutta un paio di giorni la settimana, sempre per un mese.
69
Tutto questo e molto di più.
Su www.nuovoconsumo.it
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semiseria
di Simona Marchini
spunti di riflessione
Rifiuto della violenza, rispetto
di sé e degli altri, indignazione
per i soprusi, voglia di giustizia e
di partecipazione. Dall’episodio
del tassista brutalmente ucciso
per aver investito un cane e dal
successo del programma “Vieni
via con me” qualche spunto
di riflessione.
Vorrei parlare, per farne oggetto di omaggio e di riflessione, del tassista milanese morto per le percosse subite.
Ricordate ancora l’episodio? Dei ragazzi sono per la
strada con un cane; il cane fugge e viene investito da
un taxi. Ne scende l’autista, un uomo mite e gentile che
cerca di scusarsi, ma viene aggredito brutalmente. Coma
di quasi un mese, e poi la morte... di un cittadino civile
e innocente. Se ne è parlato poco, rispetto agli orrori di
Avetrana, perché la gente perbene non fa audience. E
per questo, io che credo nella difesa dei valori e nelle
tante persone che li incarnano, voglio ricordarlo a tutti
voi come segno di rispetto e come rifiuto della violenza, comunque. E poi vorrei parlare del programma di
Fazio e Saviano “Vieni via con me”. Un bel segno. Sì,
l’attenzione che ha suscitato è un grande conforto per
tutte le buone coscienze. È una grande comunicazione
di “verità”, di parole autentiche, che non sono suoni
vacui, ma corrispondono a contenuti autentici importanti.
E ci fanno ritrovare, se mai li avessimo perduti, quei
sentimenti forti di indignazione, di voglia di partecipare,
di spirito di servizio. Insomma, ci fanno sentire cittadini
di un mondo che ha bisogno di noi. E ci viene voglia di
esserci. Per meritarci la stima di noi stessi.
CULTURA,
TEMPO LIBERO,
INNOVAZIONE
Clima alla carta
Quando la scienza fa il bello
e il cattivo tempo...
Sei connesso?
“Istruzioni per l’uso”
di internet in ufficio
Il meglio verde
Giardini naturali in città
Regalami un sorriso
71
Nuovo Consumo
incontra Umberto Veronesi
clima alla carta
Pioggia o sole su ordinazione? Grazie alla manipolazione del clima si può.
Ma quando la scienza fa “il bello e il cattivo tempo” qualche rischio c’è.
di Patrice Poinsotte
False tempeste, nuvole artificiali, grandinate forzate.
La scienza oggi fa il bello e
il cattivo tempo e non per
modo di dire. In passato considerata un tabu, la manipolazione del clima fa ormai
parte del dibattito scientifico
e il “fai da te” climatico sta
diventando realtà perché, è
noto, alla tentazione di sfidare – e controllare – madre
natura l’uomo proprio non sa
resistere.
altri tempi!
Una tempesta di neve si abbatte a novembre su Pechino.
Niente di più naturale. E invece no: è il risultato di una
manipolazione del tempo meteorologico orchestrata dal
governo cinese per lottare contro la siccità. L’ufficio per
la modificazione del clima cinese “gioca” con il tempo
da ormai diecine di anni: secondo le cifre ufficiali, tra il
1999 e il 2006, gli scienziati cinesi sarebbero riusciti a
fare precipitare 250 miliardi di tonnellate d’acqua.
Inizialmente dedicate al supporto delle attività agricole, le coreografie delle nuove “danze della pioggia”
servono, invece, per cerimonie ufficiali, sfilate militari,
Olimpiadi, periodi d’aridità approfittando di “ombrelli”
fatti di sostanze chimiche e di piogge manipolate.
Un’alterazione pericolosa della chimica dell’atmosfera eseguita da molti paesi sviluppati. Le sostanze
chimiche iniettate nell’aria sono lo ioduro di argento
e il sodio, condensano il vapore acqueo e favoriscono
la coalescenza (vedi glossario) delle goccioline in
sospensione che, sempre più voluminose e pesanti,
finiscono per cadere al suolo sotto forma di pioggia e
di grandine. Inventate negli Stati Uniti alla fine degli
anni Quaranta, queste pratiche erano impiegate per
contrastare la siccità. Ma non solo. Il Dipartimento
della Difesa americano aveva anche ideato un piano
nell’ambito della “guerra dell’ombra”: provocare siccità
e distruggere i raccolti del nemico.
menu del giorno
Ma queste manipolazioni
atmosferiche locali sembrano poca cosa a confronto
con i programmi attuali
della geoingegneria a livello planetario. Gli ultimi rapporti ufficiali delle
Nazioni Unite (IPCC) stimano che il riscaldamento
globale del Pianeta è ormai
vicino al punto di non ritorno. Secondo il prof. John
Schellnuber «La politica
attuale sul clima sembra
non funzionare (...) ma la situazione non è disperata.
La gente dovrebbe cominciare a pensare a tecniche
non convenzionali. Progetti preventivi a grande scala
sono necessari». Schellnuber pensa in sostanza che la
geoingegneria, usata come rimedio al cambiamento
ineluttabile del clima, offra possibilità molto più
realistiche, più efficaci e meno costose che le misure
fissate dal Protocollo di Kyoto. Gli scienziati hanno
quindi idea-to progetti degni della fantascienza.
Edward Teller, fisico ungherese co-fondatore del
Lawrence Livermore National Laboratory, raccomandava l’uso attorno al Pianeta di un enorme scudo
capace di deviare i raggi del sole. Una “protezione
solare” economica – meno di un miliardo di dollari
all’anno – rispetto al costo delle azioni imposte dal
Protocollo di Kyoto.
contro natura
Ci sono anche altri progetti, più o meno seri, dedicati
al raffreddamento della Terra: mandare specchi nello
spazio per riflettere la luce del sole, dipingere di bianco
tutti i tetti delle costruzioni, buttare ferro negli oceani,
iniettare nell’atmosfera goccioline di acqua di mare in
modo da creare nuvole artificiali in grado di riflettere
con maggiore efficienza i raggi solari.
Non soddisfatti di giocare con madre natura alcuni
“apprendisti stregoni” hanno pensato ad applicazioni
72
aria fresca a cura di Barbara Bernardini
il sole dell’avvenire
militari della geoingegneria. In realtà nel 1977 le
Nazioni Unite hanno votato una convenzione che vieta
l’uso di tali tecniche a fini bellici, ma alcuni paesi non
si sono fermati: esperimenti climatici segreti sarebbero in corso da una decina di anni, tra cui il progetto
americano HAARP in Alaska qualificato “arma di
distruzione di massa” dal prof. Michel Chossudovsky
dell’Università di Ottawa. Il Parlamento europeo si
è interessato agli effetti ambientali indesiderati di
queste manipolazioni e il gruppo di ricerca sulla pace
e la sicurezza (GRIP) ci dice che il concetto di guerra
ambientale fa ormai parte del linguaggio militare.
su ordinazione
Dalle piogge al bel tempo, dal caldo al freddo, per il cambiamento climatico dunque qualcosa di nuovo sotto il sole
c’è. Ma la geoingegneria non può rappresentare l’unica
soluzione al riscaldamento globale del Pianeta perché
non conosciamo esattamente gli effetti a lungo termine.
Inoltre che succederebbe – ma forse sta già succedendo
– se a controllarla fossero solo pochi stati ricchi a danno
di altri? Potrebbe essere, invece, una tecnica transitoria
per rallentare l’aumento delle temperature medie e per
rimandare il punto di non ritorno come lo scioglimento
completo del ghiaccio polare. Permetterebbe alle nostre
economie e società di completare le trasformazioni
necessarie per fermare il cambiamento climatico. In altri
termini darebbe tempo al tempo.
n
Glossario
Interventi a pioggia
Geoingegneria: tecnologia che consente la modificazione artificiale e volontaria del clima del Pianeta.
Condensazione: processo fisico di trasformazione che
consente ad una sostanza di passare dallo stato gassoso
allo stato liquido. Si parla in fisica di transizione di fase. Tale
trasformazione, in natura, può avvenire per raffreddamento
oppure tramite espansione adiabatica (senza scambio
d’energia con l’ambiente circostante) dell’aria.
Coalescenza: unione di due o più particelle (goccioline
d’acqua) per formarne una più grande.
73
Una centrale solare orbitante
per catturare l’energia del sole
direttamente nello spazio.
Non è fantascienza.
Nel sempiterno sforzo di trovare
metodi alternativi al petrolio per
produrre energia, gli ingegneri
devono fare i conti con la scarsa
efficienza delle fonti rinnovabili.
Insomma, ci vuole tanto vento,
tanta acqua o tanta luce per produrre relativamente poca energia.
Così, dopo 30 anni di ricerca, gli ingegneri sono arrivati
a una soluzione che ha del fantascientifico, ma che
nei prossimi anni potrebbe davvero fare la differenza:
pescare l’energia del sole direttamente nello spazio,
invece di attendere che i raggi del sole colpiscano i nostri
inefficienti pannelli installati sulla Terra. Tra i limiti della
più promettente tra le energie alternative, il fotovoltaico,
c’è il fatto che a causa dell’atmosfera al suolo di energia
solare ne arriva davvero poca, alcuni Watt per metro
quadrato, solo di giorno e senza nuvole. Ma se potessimo
superare le nuvole e l’atmosfera? E se potessimo addirittura superare la notte? In questa sfida, per una volta, è
stata l’Europa a vincere. La compagnia EADS Astrium,
con sede a Parigi, sarà la prima a mettere in orbita nei
prossimi cinque anni un satellite dotato di potentissimi
pannelli fotovoltaici che raccoglieranno l’energia del sole
direttamente nello spazio, dov’è potente (circa 1.400
Watt per metro quadrato, ndr), continua e infinita. Fin
qui, ammettiamolo, c’erano arrivati anche giapponesi
e americani, ma gli europei hanno risolto il problema
più grande, quello di inventare un modo per trasferire
l’energia raccolta dal satellite sulla Terra. Un gruppo di
ingegneri dell’Università del Surrey, in Inghilterra, è riuscito a mettere a punto un sistema per cui la luce solare
viene convertita direttamente in orbita in un raggio laser
a infrarossi, che può essere indirizzato in qualsiasi punto
della Terra dove sarà sufficiente installare un “ricevitore
di energia”. Questo ricevitore avrà le sembianze di un
pannello fotovoltaico ma, invece della luce solare, catturerà il laser che arriva dal satellite. Un vero miracolo
di tecnologia, efficienza e sicurezza, perché il laser a
infrarossi è un raggio a bassissima energia, come quello
del telecomando del televisore, assolutamente innocuo,
e soprattutto, le centrali riceventi potrebbero essere
installate davvero ovunque, su una nave, nel deserto, in
una foresta sperduta o in mezzo alla steppa, consentendo
il miracolo dell’elettricità anche a quei popoli che non
hanno né Tv né radio, ma che ancora sognano di poter
illuminare le loro case con una semplice lampadina.
sei connesso?
Internet in ufficio: risorsa, stimolo, perdita di tempo. Dipende
dai punti di vista e dall’uso che se ne fa. Ma ricerche recenti ci dicono
che è meglio essere connessi… soprattutto a lavoro.
di Barbara Autuori
Una scorsa veloce ai titoli del quotidiano preferito, due parole in chat
con gli amici per confermare l’appuntamento della sera, un’occhiatina al
proprio profilo su Facebook. Attività
di routine per molti di coloro che dalle
9 alle 17 (e anche oltre) si trovano
davanti allo schermo del computer
d’ufficio. L’uso di internet sul luogo
di lavoro, tuttavia, se da una parte è
ormai prassi comune, dall’altra non
sempre è accettato così pacificamente
dalle direzioni aziendali e a volte può diventare motivo
di attrito con i dipendenti.
romba il motore
«In realtà questo accadeva fino a qualche anno fa –
puntualizza Barbara Vecchietti, direttore commerciale
di Johnson & Johnson Italia –. Inizialmente l’uso di
internet durante l’orario di lavoro non era benvisto da
molte aziende. Ma nel giro di poco tempo, hanno maturato la consapevolezza di quanto sia indispensabile
poter contare su dipendenti che abbiano dimestichezza
con questo strumento». Navigare in scioltezza nella
rete, scaricare file, adoperare con abilità i vari motori di
ricerca sono, infatti, capacità professionali sempre più
apprezzate e richieste. «Lavorare senza una connessione
continua è diventato impossibile – conferma Carla
Bellavia, direttore Risorse Umane per il Sud Europa della
Bard, multinazionale americana leader nel campo dei
dispositivi medici –. Cercare informazioni su normative
o legislazioni di paesi stranieri, accedere a siti più o
meno istituzionali, consultare articoli su studi scientifici
spesso pubblicati direttamente in rete è indispensabile
per molti settori aziendali. Senza contare che ridurre i
tempi e azzerare le distanze, significa risparmiare un bel
po’ anche in termini puramente economici». Vantaggi
indubbi che le aziende ben conoscono, sempre pronte
ad utilizzare ogni strumento tecnologico all’avanguardia
capace di far risparmiare tempo e denaro, ma anche di
sollecitare quella creatività necessaria a restare sulla
cresta dell’onda di mercati sempre più agitati. «La
rete è senza dubbio un mezzo di lavoro fondamentale
per rimanere competitivi – sottolinea la manager di
Johnson & Johnson Italia –. Ti
mostra innanzitutto cosa fa la concorrenza e in questo senso è anche
fonte di ispirazione per idee sempre
nuove che possono essere condivise
praticamente in tempo reale».
libero accesso
Ma cosa accade quando un dipendente “sfrutta” la connessione del
suo pc di lavoro per collegarsi al
suo social network preferito o per
controllare on line il conto in banca?
Qual è il limite oltre il quale non si può navigare dalla
scrivania dell’ufficio? «Il rischio che si distorca l’uso di
questo strumento in effetti c’è – afferma il direttore
risorse umane della Bard –. Per questo molte aziende,
soprattutto se mediamente strutturate, si cautelano
facendo sottoscrivere ai propri dipendenti una serie
di regole sull’uso privato della connessione internet
dall’ufficio. Da noi, per esempio, esistono dei “blocchi”
che impediscono l’accesso a determinati siti considerati
non appropriati». Una censura che non vale per i social
network più diffusi che spesso sono utilizzati dalle
aziende stesse come piazza virtuale per comunicare
con i propri dipendenti. Da iniziative di beneficenza
alla ricerca di personale attraverso social networking
specializzati (come nel caso di LinkedIn che a maggio
2010 contava 68 milioni di utenti), lo scambio aziendadipendenti è talmente proficuo per entrambi che la
soluzione di “censurare” l’accesso al web appare sempre
più retaggio di un management d’altri tempi. «Il valore
aggiunto di uno strumento così importante per la qualità
e la produttività del lavoro supera di gran lunga l’eventuale uso disinvolto della rete per scopi privati», precisa
Vecchietti che a proposito della sua azienda aggiunge:
«Johnson & Johnson non prevede censure all’origine.
Tuttavia chiede esplicitamente di non usare internet per
motivi personali durante l’orario di lavoro e non visitare
siti eticamente non accettabili». Segno che quando l’uso
di internet moderato e guidato dal buon senso da parte
dei dipendenti si sposa con una visione lungimirante e
basata sulla fiducia da parte dell’azienda, la giornata
in ufficio è certamente migliore per tutti. n
74
tempi moderni
a cura di Rita Nannelli
tanti auguri!
Vieni avanti creativo
Più creativi e produttivi anche grazie
a internet. Parola di esperti.
Aumentare la produttività agendo sulla
struttura dei luoghi di lavoro: è quanto
emerge da un’indagine condotta dalla
società di ricerche JBA che ha intervistato
1.130 business leader sulle strategie da
adottare per migliorare il lavoro dei propri
dipendenti. Uffici “basati sulla fiducia”
dove i lavoratori possano organizzarsi
in piena autonomia così come quelli
“socialmente interconnessi”, capaci cioè
di rafforzare e sviluppare le potenzialità
creative di ciascuno grazie a legami
diretti o virtuali con gli altri, sarebbero i
nuovi modelli sui quali stanno investendo
un gran numero di aziende nel mondo.
Un concetto innovativo di luogo di lavoro
dove navigare su internet non solo sarà
possibile, ma addirittura auspicabile per
l’azienda. Secondo quanto afferma Brent
Coker del Dipartimento di Management e
Marketing dell’Università di Melbourne,
infatti, il personale che durante le pause
di lavoro si diletta a leggere le notizie,
giocare on line o guardare i video di
YouTube sarebbe più produttivo di circa
il 9 per cento rispetto a quello che non
lo fa.
Lo spirito della legge
Cosa dice la normativa.
Il Garante della Privacy ha recentemente
stabilito che il datore di lavoro non può
ricorrere a specifici software per tracciare
e memorizzare in maniera sistematica e
continuativa gli accessi ad internet dei
propri dipendenti perché si violerebbe l’art.
4, comma 1, della legge n. 300/1970 che
vieta il controllo a distanza dell’attività
dei lavoratori.
75
Più che una festa, un lavoro... stressante e un business. I genitori invitano –
tutto comincia con un biglietto colorato nel diario di scuola – sfamano (con
buffet faraonici), intrattengono (i più all’avanguardia hanno sostituito il
pagliaccio con un laboratotrio di pittura o con un piccolo corso di cucina)
bimbi con al seguito mamme e babbi muniti di regalo, spesso nato da una
raccolta di fondi, anch’essa un lavoro per la malcapitata, sempre la stessa,
che prende l’impegno di mettere insieme i soldi e fare l’acquisto. Baby party
o eventi “social”, a ogni famiglia ne toccano almeno due al mese – il fine
settimana –, in una stanza affittata (ovviamente mesi prima), in un locale o,
con un po’ di fortuna, in un parco. Il compleanno dei minitaliani non sente la
crisi: metti un centinaio di euro per la location, altri 100 per il buffet, altri 70
per i regalini-ricordo da dare agli ospiti, varie ed eventuali, e “la somma fa il
tolale”. E nei panni dell’invitato, proprio per fare il micragnoso, 10 euro per
il dono moltiplicati un numero impressionante di compleanni a cui “devi”
partecipare ogni anno. Di soldi ne girano tanti e McDonald’s Italia, che
tra i primi ha fiutato l’affare, calcola 22 feste al mese in ogni Mc-ristorante
Italiano, con una media di 15-16 bambini a festa fanno quasi 1 milione e
170mila piccole pesti affamate di coca e patatine, per un giro d’affari di
oltre 9 milioni di euro l’anno. Ma com’è potuto scoppiare dalle candeline
l’incendio? Secondo gli esperti dipende dall’abitudine dei bambini a trovarsi
in situazioni già organizzate e a ricevere tanti (troppi) stimoli di continuo,
da genitori con poco tempo libero, da case sempre più piccole incapaci di
contenere “l’onda d’urto”. E poi dal passaparola, dalla pressione sociale. Forse
non sarà come in America dove c’è chi si è indebitato per un baby party ed è
nato il comitato contro l’inflazione da supercompleanni, ma poco prima non
sapevi nemmeno di che si parlava, e in un attimo sei dentro l’ingranaggio
fino al collo e non sai come uscirne. Chi rimpiange la festicciola in casa con
due cugini e gli amici del cuore (pochi per definizione) alzi la mano.
casa museo
Se non andiamo noi da loro, sono loro a venire da noi. I musei di tutta Europa
pronti ad invadere le vostre case con più di 14 milioni di oggetti digitali (testi,
immagini e audiovisivi) messi in rete da Europeana (www.europeana.eu),
progetto partito nel 2008 e voluto dalla UE. Il sito si avvale della collaborazione
di istituzioni prestigiose, come il Louvre e la British Library, e di associazioni
più piccole, tra cui biblioteche, archivi e collezioni private. Tutto il patrimonio
culturale europeo a portata di click, facile la ricerca dell’opera d’arte che
interessa e la relativa provenienza. Buona visita a tutti! (J.F.)
cappa Italia
Se ha le frange sembra un poncho, senza bottoni, con le falde gettate sulle spalle, si
chiama scialle, se lunga diventa un mantello. Comunque per riconoscerla basta un
dettaglio: niente maniche, ed è il suo bello. La cappa, spalle coperte e avambraccio
al freddo, è l’accessorio più modaiolo del momento, larga e fluttante o stretta intorno al corpo.A dire il vero, la mantella alla Harry Potter o alla Cappuccetto Rosso
comoda comoda non è, ma con lei sopra giacca e pantaloni il look è impeccabile,
soprattutto in abbinamento con un paio di guanti.Altro capo simbolo di quest’inverno, di ogni misura, di pelle, in pelo o in gomma (ma anche scaldamuscoli in
lana per le braccia), con la cappa di rigore nella versione extralunghi.
il meglio verde
Dal giardino di casa al parco urbano: come trasformarli in giardini
naturali, oasi per uccelli e altri animali. Uomo compreso.
di Riccardo Banchi e Rita Nannelli
Cercasi verde disperatamente...
In molte città italiane alberi, prati,
siepi e fiori sono
scomparsi quasi
del tutto oppure
ridotti a ritagli
verdi in mezzo al
cemento e piccoli
spazi condominiali vengono spesso
asfaltati come unico rimedio contro le “erbacce”. E dove i giardini ci sono,
alla vegetazione spontanea sono preferite le specie
esotiche, soprattutto quelle che “non sporcano”, come
le conifere; si prediligono alberi a crescita rapida, ad
altrettanto rapido deperimento, come pioppi o abeti. E
aceri, carpini, frassini o le querce nostrane hanno fatto
una brutta fine.
opera di restauro
Una soluzione possibile? Trasformare una parte degli
spazi verdi in birdgarden. Non è la mania dell’inglese
di questi tempi, ma l’idea è anglosassone davvero:
dall’Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento, con
i famosi giardinieri William Robinson e Gertrude Jekyll,
è partita la rivoluzione del giardinaggio tradizionale.
Un birdgarden è, infatti, un “giardino naturale” diverso
dai soliti spazi verdi ordinati, potati e “costruiti”, c’è
spazio per la vegetazione spontanea in cui le essenze,
scelte in funzione del luogo, sono le più adatte per
attirare uccelli, farfalle e altre creature. Insomma un
po’ di natura nelle città, creando un movimento che è
l’esatto contrario della modalità piatta di gestire il verde
urbano. Una sorta di “restauro ambientale” ripagata
subito dalla presenza di uccelli selvatici, farfalle, bombi,
lumache e molti altri animaletti. Tra i vantaggi anche
l’effetto rilassante che produce in chi ne usufruisce, e il
valore educativo per i più piccoli, poco abituati a stare in
mezzo alla natura. Inoltre un birdgarden ben concepito
è anche più economico di un giardino “artificiale”: la
naturalità di fondo
è più facile da mantenere nel tempo,
le piante autoctone
non necessitano di
fertilizzanti e dopo
pochi anni dalla loro messa a dimora
richiedono manutenzione minima.
Un birdgarden è
nella sostanza quasi autosufficiente.
“erba” di casa mia
Ma vai col verde a partire dal balcone di casa. «Tutti
possiamo contribuire in qualche modo, anche chi possiede soltanto un balcone – spiega Angela Zaffignani,
fra i pionieri del birdgarden in Italia e oggi responsabile
del verde pubblico a Parma, dove nel ‘94 ha inaugurato il primo birdagarden scolastico presso la scuola
elementare “V. Bottego”, oltreché autrice di un libro
sul tema –. La parte del muro può essere coperta, con
l’aiuto di graticci in legno, di rampicanti come la vite
e il caprifoglio; in altri vasi o cassette possono essere
inserite piante aromatiche come rosmarino, salvia,
menta, origano e, se lo spazio lo consente, qualche
arbusto selvatico (biancospino, crespino, rosa canina,
sanguinella ecc.)». Un giardino privato di ridotte dimensioni, con qualche semplice accorgimento, può dunque
trasformarsi in una piccola oasi urbana. «Fondamentale
è una siepe composita di arbusti produttori di bacche
– riprende l’esperta – come, per esempio, l’agrifoglio,
il prugnolo, il biancospino, la rosa selvatica, il mirto, il
corbezzolo, in modo che si crei riparo da occhi indiscreti
e nel contempo fornisca rifugio e cibo per volatili e non
solo. Cespugli di lavanda e buddleia attireranno farfalle
e altri insetti impollinatori, mentre l’edera trasformerà i
grigi muri di confine in estetiche barriere verdi peraltro
utilissime». L’unione fa la forza e tanti piccoli birdgarden
rappresenterebbero tunnel ecologici importantissimi in
mezzo alle città.
«Non desiderate che la natura si accomodi
a quello che parrebbe disposto ed ordinato
a noi, ma conviene che noi accomodiamo
l’interesse nostro a quello che ella ha fatto,
sicuri tale essere l’ottimo e non l’altro».
— Galileo Galilei
76
le vite degli altri a cura di Barbara Autuori
fuerza d’animo
Naturalmente
Com’è fatto un “giardino naturale”.
In un giardino naturale occorre realizzare ambienti
differenziati in armonia tra loro. Necessaria è una siepe
eterogenea, che può svolgere anche funzione di confine;
utile è l’arbusteto (ben accetti sono anche gli alberi da
frutto); importante la presenza di un vero albero o di un
boschetto, a seconda dello spazio disponibile, mentre
una discreta superficie dovrà essere riservata al prato
selvatico. Potranno essere inserite attrezzature come
mangiatoie (utili nel periodo invernale) e nidi artificiali.
Fondamentale è una raccolta permanente d’acqua: ideale
un piccolo stagno, da arricchire con piante acquatiche
e vegetazione ripariale (che fa da interfaccia tra l’acqua
e il terreno). Cincie, ballerine, pigliamosche, pettirossi,
merli, pipistrelli, ricci, rane, farfalle, libellule e moltissimi
altri piccoli ospiti ringrazieranno.
Per saperne di più:
Angela Zaffignani
Birdgarden
Il giardino naturale e i suoi ospiti
disegni di Gabriele Pozzi
ed. Mattioli 1885, 2010
pp. 235, euro 29
di varia natura
Aggiunge Zaffignani: «Anche il giardino condominiale,
spesso ridotto a solo verde estetico e talvolta con divieto
d’accesso anche ai residenti, si presta benissimo a divenire
un giardino naturale e un luogo di svago per bambini e
anziani. Siepi eterogenee dovranno sostituire quelle sterili
e monotone di lauroceraso o simili, benvenuti gli alberi da
frutto, ma anche qualche albero nostrano di grosse dimensioni dovrà trovare spazio: querce soprattutto, ma anche
aceri, frassini, olmi, carpini. Ma è di sicuro il parco pubblico
che fa la parte del leone e spetta alle amministrazioni locali
far tesoro delle indicazioni degli addetti ai lavori per non
ridurre il verde urbano solo a pratini rasati, alberelli esotici,
aiuole allineate e ampi vialetti diritti e cementati».
Insomma forti sfumature di verde... n
I disegni sono di Gabriele Pozzi.
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Un uomo e la sua Fuerza de
la Amistad per costruire protesi
di gambe e braccia ai bambini
disabili del Perù.
Fisico, progettista e costruttore di robot
in pensione, 66 anni, una moglie e tre
figli laureati, nel 2003 il bergamasco
Gianfranco Zanchi fa un incontro che
gli cambia la vita, dedicata da allora a
costruire protesi per braccia e gambe di bambini disabili
in una delle regioni più povere del Perù.
Chi ha incontrato?
«Yaqui, una bambina di 10 anni. Ero con degli amici a
Huanuco, nella cordigliera blanca per costruire un asilo
per bimbi orfani accuditi da una suora italiana. Durante
un giro nella foresta, vedo il viso di questa bellissima
ragazzina: nel donarle una collana ricordo di mia madre
mi accorgo che è senza le braccia. Le erano state mangiate
da un cinghiale a soli due mesi».
Cosa successe dopo?
«Dopo sette mesi di burocrazia infinita, l’ho portata all’Inail
di Budrio (Bologna) dove a mie spese in tre mesi le hanno
costruito le protesi. Quell’esperienza mi fece capire che da
solo avrei potuto aiutare pochi altri bambini come Yaqui.
Così nel 2006 nasce in Perù l’Associazione La Fuerza de
la Amistad; l’anno dopo con il supporto di amici, parenti
e piccoli imprenditori, anche l’Associazione italiana».
Qual è il vostro obiettivo?
«Costruire sul posto le protesi per disabili: nella sola
regione di Huanuco se ne contano circa 22mila. Nel
2008, indebitandomi fino al collo, ho acquistato una casa
diroccata nel centro della città per avviare un piccolo
ospedale con laboratorio, fisioterapia e riabilitazione.
Con i fondi raccolti nell’ultimo anno in Italia abbiamo
realizzato 30 protesi e sistemato il tetto, ma i lavori da
fare sono ancora moltissimi».
Un momento difficile e un sogno nel cassetto.
«Ogni giorno laggiù è una lotta continua con me stesso
che mi fa invocare di continuo il buon Dio e ripartire. Il
sogno è trovare un esperto protesico di arti disposto a
venire a insegnare ai nostri disabili come diventare gli artefici
delle loro gambe e delle loro
braccia. Chi fosse disponibile
può contattarmi ai seguenti
recapiti: gianfranco.zanchi@
hotmail.it o al 3356574628».
Cosa fa oggi Yaqui?
«Dipinge quadri magnifici,
soprattutto madonne bizantine».
regalami un sorriso
Ritratto intimo di Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale,
politico, che tanto fa discutere per il suo impegno a favore
del nucleare. Ora autore di un libro che parla delle donne, soprattutto
di una: la madre.
di Maria Antonietta Schiavina
Con il capitolo “Un singolarissimo
sorriso” dedicato alla madre, inizia
Dell’amore e del dolore delle
donne, l’ultimo libro dell’oncologo
Umberto Veronesi, scienziato di
fama mondiale, fondatore e direttore
scientifico dell’Ieo (Istituto europeo
di oncologia), politico, nonché neo
presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare.
Un libro dove si parla di vita, di amore, di volontà, di gioia, di amicizia, di
dolore, ma anche di scienza e fede,
di corpo, di piacere, di cibo, dando
spazio a storie di donne che hanno
scelto, ognuna a proprio modo e con
la propria voce o il proprio silenzio,
di reagire con grinta, difendendo gli
affetti e i valori in cui credono.
Professor Veronesi, ancora una
volta lei mette in prima fila le
donne che, come ha sempre dichiarato, hanno molta più forza degli uomini per
combattere ogni tipo di avversità.
«Nel mio lungo percorso di oncologo mi sono accorto,
provando quasi una sorta di invidia, che c’è qualcosa
nella donna che la tiene ancorata saldamente alla vita,
senza farle mai perdere il contatto con chi le sta accanto.
Ho visto donne lottare come iene contro il cancro che
le aveva aggredite, per riuscire a stare ancora un po’ di
tempo vicino ai loro cari. E madri con
figli malati diventare instancabili,
dimenticando ogni tipo di problema
e avendo come unico scopo quello di
alleviare il più possibile le sofferenze
alla loro creatura».
Parliamo di prevenzione e partiamo dal cibo. Additivi, anticrittogamici, coloranti, antibiotici,
mercurio... Chi va a fare la spesa
oggi, quali regole deve seguire?
«Quelle di riuscire a distinguere i
falsi allarmi dalle giuste informazioni, scegliendo prodotti che diano
garanzie sicure».
Come dobbiamo comportarci a
tavola per combattere il cancro,
ma anche tante altre malattie?
«Bisogna mangiare in modo frugale,
evitando gli eccessi di cibo e limitando il consumo di grassi e carne, per
dare la priorità a frutta e verdura».
Lei è vegetariano da sempre. Da dove nasce la
sua scelta?
«Da motivi etici: sono contrario alla sofferenza inflitta
agli animali e sto portando avanti una battaglia contro gli
allevamenti intensivi e la vivisezione. Ma sono vegetariano
anche per motivi di salute. Limitare il consumo di alimenti
contenenti grassi di origine animale è, infatti, una delle
raccomandazioni del Codice Europeo contro il cancro».
Tutto su mia madre
Del libro di Veronesi “Dell’amore e del dolore delle
donne” pubblichiamo l’inizio.
Si chiamava Erminia Verganti. L’ho citata in molti libri,
eppure è una delle rare volte che rendo pubblico il
suo nome. Finora è stata solo mia madre, come se la
sua identità fosse unicamente riassumibile nel suo
ruolo di genitore, come se esistesse unicamente in
quanto mamma.
Forse è così solo per me, per via della mia storia, magari invece vale per tutti i figli maschi:
la donna che ci ha messo al mondo è un essere
senza passato, una creatura asessuata, impermeabile agli eventi e al tempo. Ci convinciamo
che sia indifferente alle passioni, immune
alle paure e ai tormenti, persino quando la
vediamo perdere poco a poco contatto con il
mondo, e la sua luce si fa fioca. Persino quando
invecchia e muore.
78
“Già da bambino intuivo che quel singolarissimo sorriso
rappresentava per ogni donna una strana, piccola vittoria.
Sì, un’effimera rivincita sulle speranze deluse,
sulla grossolanità degli uomini, sulla rarità, in
questo mondo, di cose belle e vere. Se allora
avessi saputo dirlo, avrei chiamato quel modo
di sorridere “femminilità”. È l’incipit di un bellissimo libro di Andreï Makine, Il testamento
francese, e potrebbe essere per molti uomini
la descrizione di uno dei ricordi più intensi che
ciascuno si porta dentro: un sorriso di donna.
Per me, quello di mia madre.
triplavu a cura di Luca Carlucci
contatto con la realtà
Al nostro organismo però occorre un
adeguato apporto di proteine.
«Ma queste sono presenti in molti vegetali, come i legumi, che hanno in più una
funzione protettiva contro l’azione dei
radicali liberi, cioè quelle molecole che per
la loro instabilità chimica possono alterare
la struttura delle membrane cellulari e del
materiale genetico».
Nonostante le varie campagne di
sensibilizzazione fumo, alcol, droghe
dilagano fra i giovani. Che futuro si
prevede per loro?
«Il loro futuro dipende molto da noi adulti: famiglia, scuola, mercato, cultura. E dalla nostra
voglia di aiutarli in modo concreto. Occorre
condurre una battaglia unita, a 360 gradi. È
una sfida difficile ma imprescindibile».
Dopo la sua nomina a presidente
dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, cosa
risponde a chi è contrario alle centrali?
«Qualcuno mi ha dato anche del pazzo per
ciò che sostengo, ma io sono convinto che
il nucleare sia inevitabile e che se non si
corre concretamente ai ripari, le generazioni
future dovranno affrontare la tragedia della
carenza di energia».
Veniamo alla ricerca. E all’Italia che non
ha i mezzi necessari per attuarla, con
conseguente fuga di cervelli all’estero.
«Il nostro Paese non è storicamente portato
a credere e a investire in innovazione e
ricerca. Anche per questo occorre sensibilizzare la popolazione, ma soprattutto chi
ci governa, sull’importanza della ricerca
per la sua vita oggi e per quella dei suoi
figli domani».
Professor Veronesi, dopo una vita passata a combattere il cancro e dopo
anni di battaglie, seguite spesso da
contestazioni e polemiche, ha ancora
voglia di mettersi in gioco?
«L’esperienza, sia pure quella negativa,
aiuta e insegna. E io oggi, a ottantasei anni,
sono sempre più convinto di aver fatto la
scelta giusta, anche se questa scelta si porta
dietro molta sofferenza».
n
79
Sono nati sul web moltissimi progetti ludico-sociali che cercano di
esaltare la natura “strumentale” della rete, non alternativa alla realtà,
ma mezzo efficace per intervenire su di essa. È il caso dei cosiddetti
pervasive games, veri e propri “giochi pervasivi” che nascono sul web
ma si svolgono nella realtà fra persone in carne e ossa.
Uno degli ultimi nati è tutto italiano: on line dalla mezzanotte del 15
ottobre scorso, si chiama Upload [http://criticalcity.org/home] ed è stato
ideato e realizzato da un ex studente dell’università Bocconi, Augusto
Pirovano, e dal suo gruppo di collaboratori. Il progetto è l’evoluzione
di Critical City, un precedente gioco pervasivo di grande successo e
pluripremiato, sempre ideato da Pirovano.
Upload è un gioco non commerciale di trasformazione della realtà: l’obiettivo
è portare le persone a riappropriarsi delle città in cui vivono e a rivitalizzarle attraverso l’esecuzione di ”missioni” ludiche socievoli, intelligenti e
creative. In breve funziona così: andate sul sito del gioco, che è anche un
social network, vi iscrivete e cominciate a giocare. Scegliete una missione
tra quelle proposte, spegnete il computer, uscite in strada, la eseguite,
la documentate con video, foto, testi e quant’altro, tornate al computer,
caricate i materiali sul sito, prendete un punteggio e vi confrontate con gli
altri giocatori. Ci sono sette livelli da superare. Alla fine del settimo livello,
un premio misterioso. Le missioni creative spaziano nei campi più vari:
dalla (ri)scoperta di spazi misconosciuti della vostra città, agli interventi di
street art, alla socializzazione con gli sconosciuti, al guerrilla gardening (per
esempio: prendersi cura di un’aiuola pubblica abbandonata), ai flashmob,
agli happening surreali e dadaisti (esempio: “dovete attraversare una strada
ballando”) e così via. Gli esiti, documentati con video, foto e racconti sul sito
di Upload, sono quasi sempre divertenti, buffi, coinvolgenti ed emozionanti.
Tutto ciò avviene senz’alcuno scopo di lucro: la partecipazione è totalmente
gratuita ed esente da pubblicità. Insomma se, come spero, vi ho incuriosito,
non vi resta altro che accendere il computer e cominciare a giocare al più
bel videogioco mai visto: la realtà.
Ottime geo-referenze
In un gioco diffuso sul territorio come Upload, così come in mille altre
applicazioni web, riveste un ruolo molto importante l’operazione nota
come georeferenziazione o geotagging. La parolona incute timore, ma
si tratta di una cosa banale: associare a qualcosa (una foto, un video, un
dato ecc.) le informazioni relative alla sua posizione geografica.
Esempio: quando, atlante alla mano, indicate a un amico il punto esatto in
cui avete scattato una foto, voi state verbalmente georeferenziando quella
foto. Se, anziché farlo a voce, lo fate su internet associando alla vostra fotografia caricata sul web la posizione geografica dell’oggetto fotografato, per
esempio reperita su un servizio di mappe on line come l’arcinoto Google
Maps [maps.google.com], ecco state facendo del vero e prorio geotagging
informatico. Se poi avete strumenti dotati di GPS integrato – come molti
dei cosiddetti smartphones o anche certe macchine fotografiche di ultima
generazione – capaci quindi di associare a tutto ciò che fate con quello
strumento i dati di posizione geografica, la georeferenziazione diventa un
processo automatico di cui vi potete anche scordare.
per approfondimenti: www.nuovoconsumo.it
dove troverete tutti i link consigliati
consumi in scena di Giovanni Manetti
ecco la spiegazione
Quando tutto si gioca sull’argomentazione
verbale – lineare e quasi didascalica –
e le immagini rappresentano solo
un’illustrazione – ben fatta – di quanto
detto dalle parole. Poca spettacolarità,
tanta razionalità nello spot dell’iPhone 4.
SPOT Rosa shocking
Magari quando leggerete questo
commento lo spot non ci sarà più,
cacciato dall’etere dal bigottismo di
associazioni, comitati, enti e giurì
vari. In effetti la situazione è piuttosto trasgressiva, come ormai ci
ha abituato la casa automobilistica
francese Renault. Per lanciare la
modaiola Twingo Miss Sixty la
pubblicità si rivolge alle donne nel
modo più audace: l’omosessualità femminile. Durante una festa
due ragazze si guardano in modo
intenso e – nella frazione di un secondo – la prima guida la seconda
in camera da letto, si spoglia alla
velocità della luce, si adagia tra i
cuscini. L’altra la benda con un collant nero, con uno scatto le ruba il
vestito di raso rosa – unico oggetto
del suo desiderio – e scappa sulla
sua Twingo, dello stesso colore
dell’abito. Trasgressione francese,
ma creatività tutta italiana, con un
claim altrettanto coraggioso: “La
competizione è femmina”. (B.R.)
Uno degli oggetti di desiderio tra i più agognati – neanche tanto oscuro,
anzi dichiarato e ostentato quando ottenuto – è sicuramente il telefonino.
E tanto più è desiderato e ricercato oggi nelle sue versioni più tecnologiche
e multimediali. Caratteristiche, queste, che si trovano concentrate sicuramente in quella particolare versione di cellulare che è l’iPhone Apple.
Ancora si possono ricordare le notizie delle file di giovani e meno giovani
di fronte ai negozi della mela morsicata negli Stati Uniti nel primo giorno
di uscita. Relativo alla sua ultima versione, l’iPhone 4, già comunque in
circolazione da un po’ di tempo, è uscito in Italia l’ultimo spot che ha, in
controtendenza al carattere spettacolare della pubblicità, una struttura
molto lineare e quasi didascalica. Ai più attenti non sarà sfuggito che
l’intero spot è orientato a illustrare in particolare uno dei molti aspetti
presentati da quel tipo di cellulare: le qualità del Retina Display e l’eccezionale risoluzione di quello schermo. La voce fuori campo, accompagnata da
un suono calmo di violoncello, esordisce dicendo “Questo iPhone ha una
risoluzione incredibilmente alta”. Tutto lo spot costituisce un commento
e un’argomentazione giustificativa di quest’asserzione. E il suo carattere
argomentativo, che fa appello a fattori essenzialmente razionali, è ribadito
dal fatto che la voce non cede mai il passo al fascino delle immagini che
costituiscono solo un’illustrazione (a volte anche arguta e volutamente
amichevole) di quanto viene detto dalle parole. Questa voce è attribuibile
a un soggetto che non si vede, ma di cui appare solo la mano che tiene
il cellulare, effettuando le operazioni di touch screen, e che continua:
“Per questo ogni lentiggine, ogni ruga, ogni lettera, ogni parola, ogni
Twit, brano, duello e ricordo sono più belli che mai”. In corrispondenza
con ciascuna parola il video illustra la funzione e la situazione in cui si
possono ammirare al meglio le caratteristiche del Retina Display, iniziando
con lo zoom di una foto di una bambina con le lentiggini, per passare a
mostrare le qualità di lettura in Safari, in iBooks, in Twitter, e giungere –
unica concessione alla spettacolarità – alla visualizzazione di una breve
scena in cui viene mostrato in azione “Infinity Blade”, il nuovo e molto
atteso gioco Rpg (gioco di ruolo), interamente in tre dimensioni. Il video
si conclude mostrando la qualità anche delle registrazioni familiari che
immortalano i momenti memorabili della famiglia. Per giovani tecnopatiti
e meno giovani sentimentali.
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