Luigi Capuana
COSCIENZE
CATANIA
FRATELLI
7i-7t5
BATTIATO
—
Via
Uaneoni
1905.
—
—
Editoki
74-7t5
l'IfOPKIKTÀ
Catania
1905
LETTKRAKIA
TirooKAKiA
—
C.
Gai.àtoi.a
Prefazione
Cari
volere
da
ti
intimità
da
meritarmi
dò
il
studi
V
lusso
libro
Meno
la
In
abbia
di
di
elle
})otuto
ma
,
eosi
sentire
dalle
io
ini
voeabolo
un
—
andare.
laseiamo
hai
to
avu-
forse
quel
disgusto
equanime,
scoramento
niente
pn^t'azionare
aggiungere
non
di
ho
non
invitandomi,
di
tu
grandin-
eonlormità
«luesto
3la
momento
dici
di
onore
che,
precauzione
un
uusti.
volunu^
o
di
Tohinie
nostra
dalle
e
creare
male
raviglio
di
"|uello
inalterata
vita
e
di
tosta
per
tuo
della
d"dla
di
in
mantenuta
eireoHtanze
indole,
saltato
rnltinio
l'orse
.Virinfuori
novelli'?
tuo
ò
prelazione
mia
me
(liei
tn
wima
imo,
ss
diamine
Clip
die
CAPUANA
LUIGI
A
e
—
co^ì
mi
sereno
già disgusto,
hai
—
nui-
me
co-
giurato
l
(davanti
chi
a
novelle.
troppe
sei
non
un
da
non
inventate
E
ti
poi
—
parole
a
—
vare
ca-
le
tale
per
divertito
samente
preci-
state
sono
umile
ufficio.
scriverle
a
le
novelle,
un
e
,
modestia
tua
divertito
hai
—
che
,
la
po'
sei
anche
paiono
tutto,
novelline
le
e
bu(;o.
un
! Innanzi
e
fiabe
convinzione
tue
sono
—
ragno
Andiamo
fiabe
alla
giungere
riuscito
le
ti
to
scrit-
più
comprese
fanciulli,
per
per
avresti
ìioii
Dugento,
novelline
le
?) che
Kon
ti
mi
lettore.
qualche
?
basta
Ed
di dirlo
permetta
ora
i
ostante
non
,
giuramenti,
ingegnosi
ne
sùbito
di
pretesti
coscienza
tua
sicuro, saprai
sono
di
daccapo
forza
da
Sarò
veridico
trovare
transazioni
ricomincerai
scrittore,
e
finché
rimarrà
ti
la
con
tanta
,
la
tenere
poter
profeta
penna
in
buon
mercato
a
mano.
.
vedrai.
Me
Non
ne
duole
oserei
per
di
dirti
destinata
ai
Ma
sconveniente.
spiegarti perchè
affettuoso
ed
invito,
altro.
La
te
in
tuoi
lettori
una
lettera
declino
posso
nostra
bene.
Aoglio
questo
in
io
che
V
zione
prefa-
una
;
sarebbe
che
del
onore
permettermi
intimità
di
deve
tuo
sto
queoltre
Prefaeionf
secolo
mezzo
aiaiiio
—
ix
vecchi
mio
caro
;
,
io
11' accorgo
me
intimità
diritto
il
e
anche
oltre
di
farti
ti ostini
la
fallace
questo
punto
Mi
hai
non
ti
scettico.
potessi
se
delle
almeno
tale
sprimendo
giudicavi
volte
la
chiamavi
così
Eppure
noi
—
e
con
che
sospettare
importa
come
hai
so
quanto
ormai
T
tuoi
l'illusione
alla
ti faccia
gloria
rassegnato
libri
i tuoi
,
poco
della
in
a
sincero
gloria,non
ora
lavorare
gioventù,
attuale
cile
diac-
devi
serti
es-
pensarci più.
non
volumi
una
a
,
io comincio
stato
lavorato
della
mente
disgraziata-
eppure
sia
postuma,
se
non
in
che
e
me,
tu
e-
debolezza.
—
non
—
ti
; ed
sorridevi
apparteniamo
idealista
tezza
cer-
aspirazione,ti
,
generazione
ti
novelle
secolo
fortunatamente
o
la
tue
modestissima
vanitoso
che
avere
mezzo
po'
un
credo
gloria. Su
della
molto
so
qualcuna
sopravvivesse
a
sono
pos-
? Xon
scrivere
a
illusione
felice
che
—
che
coso
ripetuto parecchie
stimeresti
tua
il
sincerissimo
esser
dirti
dà
mi
piacere.
Perchè
per
la nostra
—
secolo
di
di
perchè
,
mezzo
dovere
costo
a
forse
te
riflessivo di te !
po' più
un
sono
di
più
—
})ermettinii
Prefazione
X
dì
spietato con
CHHcr
ed
io
j)ure
lavori
siano
allora
destavano
talvolta
le
ad
tu
Come
in
ma
oltre
vincere
svaghi
che
da
minuti
spendere
Quando
hai
bozze
!
tuo
se
che
—
raggine
bilancio
dal
ti sembra
e
suo
di
e
aver
sei
via.
risparmi
cattivo
tutto
il povero
Ti
riparare
?
le ultime
fatto
abbandoni
ai
libro
un
—
di
alla
mezzo
tenta
starne
de-
degli
corretto
lavoro
un
mandando
che
pubblico,
comprare
})er
,
l' editore
soffietti,
ma
piaceri la piccola som-
dovevi
tiglioin
namente
america-
abili
attentamente
di
correttore
quel
distrarre
a
è
.
spingerlo quasi
e
che
d' arte
bisogna
del
è
il torto
o])era
che
e
curiosità,
dei
e
E
attirarla
per
"]uesto
V indoieii/a
grado
l'atto
un
appena.
])reannunziarlo con
mal
è
capisci,dojx) tant'anni,
non
la
tutte
come
ma
niente
fai
commerciale
per
tuoi
(juclliche
a
ingiuste
,
cosa
ultimi
n' accorge
se
non
volume
un
ed
appassionate;
accorgersene:
tuo.
questi
appassionate discussioni,
stam})a
che
vero
sano
pas-
e
za
liai la coscien-
superiori
esagerate
la
Tu
clie
—
assai
discussioni
che
si seguono
—
inosservati.
"iuasi
—
te
arrabi
la tua
giornali
anzi
trascuuna
al così detto
censione
re-
redat-
Prefazione
animnzio
senti
e
;
vedendola
un
riprodotta
si intitolano
che
alla
di
Eh,
ti sembra
di
bocca
egli
moda,
di
non
belle
aperta
non
debbano
lo spazio
sciocco
da
cuparsi
preoc-
d' arte, tentare
di
forme,
me
co-
voglio
non
vero,
alla
trarci)
en-
negli ultimi
fatto
non
ne
al gusto
una
so
])crvcrsioni
di
bella
che
il lettore,
capisce
di
di
anche
inimagini
significare qualcosa
,stih'-
frasi
una
—
perdio
e
gliante
sma-
di
rimanere
fanno
niente
tante
pagina
chiamarlo
come
pagine
rari,
fra
te,
ardite,
aggettivi
der
conce-
]"asseggero,
aUe
lio letto
pagine,
vuoi
non
;
anche
e
metafore
luminose,
quelle
sarà
testardo
di
—
chiata
oc-
(piattro
destinare
e
evoluzioni
sei
Io
gusto.
Lìhertt/
nu
insieme
sem{)re
esagerazioni
centinaia
dar
qnali
di novelle.
niente
del
hai
tu
però
alle
da
dell' opera
(e
volumi
Tu
i
])resso
È proprio
svolgimenti,
tuoi
giornali
da
vogliono risparmiarsi
se
unicamente
che
anche
pili interessanti.
mio!
caro
disuusto
articolo
un
scritti
a
invincibile
mettere
e
meglio,
fatica
lo
c()inj)ilare
(jualcnno
al volume
righe
di
letterari
esservi
dovrebbe
la
fatica
la
letterario
tore
xi
si
spesso
figura
di
a
nuovo
che
e
Frefazionr
xn
di
Non
grande.
ti ho
bella
una
ialtri chiamate
Htonature,
stonatura
tra
contenuto
e
hanno
se
anche
credo
non
d'
nella
di
nella
inteso
debba
da
contenuto
da
teorica
le
d'arte
(te
che
l'ho
la forma
fusa
distinguere
amico
mio
mettendo
linea
! E
hanno
in
col
fatto
af-
tue
cose
in
del
dello
le
naturale
sbiadite
trovino
non
un
terza,
in
tìorettature,
,
e
quella
personaggio, e
stile,è
sembrino
che
ora
invertito
seconda,
la creazione
acrobatismi
ciò
per
primissiniji le fioriture,
gli
loro
I) e
doversi
processi letterari
in
caratteri,
intimamente
non
debba
esso.
Storie,
ultinta
di
conto
volte
così
essere
nito
incapo-
nell'opera
realtà, per
ripetere mille
sei
la novella
creazione
vrebbero
do-
letteraria;
Ti
che
vivano
certe
e
;
vo
in musica,
nell'arte
convinzione
che
quel
ingannarmi.
i)ersonaggiche
come
i
averlo
tere
commet-
forma
valore
unicamente
essere
visto
mai
canti
insignifi-
che
cane
che
se
ne
occuj)i.
Ricordi
agonia
e
f Noi
alla
abbiamo
assistito
del
morte
camente
])iiiaristocrati-
spiritoso giornale
Italia
abbia
avuto,
di
alla lenta
che
la
nuova
quel FanfulJa
do-
Prefaeiont
tanto
nero
tenoro
maliziosa
Tutti
dicevano
di
quello
:
del
dei
che
che
il
non
FanfuUa
I E
lo
gli
droghe
palato
scipiti gli
a
della
occhi.
gli
Il
di sostenere
che
il
ma
venivano
ora
ministrati
som-
gli guastavano
sembrare
tecevano
delicatamente
quelli
dizio
giumana
setti-
cangiato,
«Ma
gli
articoli
uguali
il
;
])arecchinumeri
pepate
e
pace
accennavo
cui
a
più
? Il nostro
ragione
Fanfìilla
è
non
darsene
a
sotto
aveva
di
sarcasmo.
gli ultimi
e
satira,
Ricordi
—
profu-
abbandonavano,
sapeA
gusto del pubblico
afi'atto
Il
li mise
me
il
raffinato
io
anni
Avanzini
l)ravo
di
])ubblico,prese
primi
e
elegante
non
giorno
un
di
perire !
Avanzini
caro
—
volta
una
lasciavano
lo
e
ironia,
allora
di
più arguti ingegni
i
ve
xiii
così
arguti
gustati
una
volta.
11
Fanfìdln
fece
rassegnandosi
bene
a
morire.
Così
le
a
Tu,
in
morire,
un
gran
,
presto
male
o
dovrebbero
meglio
barlume
giurato. Ma
sarai
novelle
tue
di
ripeto
io
,
posto
nascere.
non
lo
coscienza,
spergiuro.
; e' è
a
gnarsi
rasse-
per
sono
Iniine
tutti
hai
certo
che
non
sarà
in
questo
Prefazione
XIV
jiiicIk'
hioikIo.
Mi
liai
il tuo
la
lusso
altra
e
? Ti
illustre
collega
dire
saputo
quanto
Il
di
sima
io
anch'
!
a
un
tuo
avrebbe
la tua
po'
di
polvere
Come
si
in
pratico
poco
essa
alla
contentare
pubblico
che
è
rillutandomi.
stampare
invece
Bada
quella
vede
tutto
fai !
giudizio
averlo
in
certamente
un
rimasto
s(m
che
quel
del
j)ro-
concessione
buttare
e
(jue-
molto
rivolto
dire,
non
e
])iecolavanità
occhi
Egli
danno
stata
almeno
!
si
dire
stu])ida
fossi
tratto.
ri-
lettori.
sarebbe
più
seri-
rtx'ente
della
potuto
che
ornare
eoneensione,
i"ran
scusa
dir
dovuto
tuo
un
dei
avrei
prefazione
negli
avrei
più ignoti
la
flue.
super-
voluto
lia
una
curiosità
cosa
moda
i
senza
bleniatica
Ohe
io
fare
elle anche
oggi
un'
di
parso
e
Muuuuziaudouii
|)r(;fazi(me,eon
è
Ti
cui
]ier
inutili
coHé
(Mlitoi'e
nuovo
Aere
le
ridere
tntto
il volume,
Hto
\)vv
! Ci
Già
lettera
questa
della
mancato
non
a
saresti
voglio
capace
conlidenzialis-
accordata
guasteremmo.
te
E
ne.
prefaziosarebbe
aa-
Prefazione
Hurdo
lunga
dopo
in
sempre
avvisato,
Scusami
ne
vita
pace
in
e
di
cui
siamo
accordo.
suti
vis-
Uomo
salvato.
mezzo
e
vogliami
bene
quanto
voglio.
Tuo
Renato
aff.mo
io
te
Parola
di
doiiDa
Parola
marchese,
inginocchialo
marchesa,
fissava
le labbra
soffio di
Le
della
marchesina.
della
marchesina
Quel
il
Santacroce
r abolizione
e
la
dei
marchesa,
fronte
anche
sul
di
e
E
nella
prendervi
il caffè
—
di
dei frati.
segni di tristezza
calmo
dura
di
tratto
le
quello
su
in
tratto
della
rughe
nel
i
-
vivace
non
recarlo
bene
per
seppe
:
?
il marchese.
l'ultimo
insistette.
alla
,
premura
sta
non
rispose
sacri
loro, egli non
con
aveva
,
paramenti
marchesina
li
dove
pranzo
con
rapidamente
Paolo
e
dei
capelligrigi tagliaticorti,
da
assieme
benissimo
E sorbì
Don
sala
domandare
signora
Sta
dispersione
insolcate
più
che
Cappuccini, dopo
quasi
severità
deposti
appena
La
cappellano
di
ordinariamente
viso
folti
da
raggiunti
—
da
notato
,
frenarsi
mai
non
pelle.
ciò
per
lasciava
di
aggrottando
che,
sormontata
fior di
a
dosi
voltan-
Paolo,
maraviglia
dei
la
e
sopracciglia,rendeva
le
e
seggiolone
il
mancata
era
conventi
aveva
marchese
; non
nell' ufficio
di abbattimento
del
sua
padre guardiano
Paolo
della
stanza,
di-
in
,
sostituito
avea
della
marchesa
vobiscum
Domimis
quel posto
à
della
don
e
cuoio
po'
un
giorno però
trasparire dagli sguardi
vederla
essi
di
vuoto;
era
di
agli occhi
marchese,
del
solenne
ogni
Don
minimo
un
coperti
,
nascondevano
di rame,
le persone
egli
sfMilire
seggioloni
tre
inginocchiata dietro
a
recitava
che
voce.
borchie
servitù
pendo
interrom-
e
paternobtri
far
alla
piacenza,
religiosacom-
poco
malgrado,
senza
spalliere dei
con
con
i
e
fila accanto
prima
suo
avemmarie
movendo
in
sovente
distraendosi
le
donna
di
bocca
sorso
Intinse
die
della
un
sua
tazza.
altro
un'occhiata
scotto
biin-
Parola
alla
dagatrice
Se
—
marchesa
la
sé
a
sta
di
spirito.Viviamo
del
quella
indisposizione
Ai
—
suoi
la
Io
—
più
la
rispettata
! Voi
nostra
a
di
autorità,
vien
non
aiutarci
bene
sacra
guarire
la
che
chesina
mar-
momentanea
,
morale.
ordini, signor marchese
socchiudendo
mente
rispose umil-
-
occhi
gli
sando
abbas-
e
testa.
che
temo
marchesa
la
il marchese
sta poco
voglio sperarlo
,
Paolo
don
la
madre,
dovete
questa
però,
come
vanti
da-
metà.
a
che
famìglia
una
da
della
freddare
soggiunse
-
tempi
e
il confessore
siete
corpo
in
padre
in
neppure
lasciava
che
marchesina,
la
-
donna
riempita
tazza
bene
gravemente
di
con
recenti.
-
non
facciamo
voce
che
peggio
umida
sembrava
Lasciamo
che
intervenne
-
operi
il
di
tempo
grime
la-
la
e
riflessione.
La
—
gioventù
assai
piena
non
posso
alla
volontà
di
una
parole
—
del
Da
che
un
tiene
andato
Oggi
della
santa
non
Io
ribelli
eccessiva
stata
Il
lano
cappel-
di
si
con
la testa,
in
dispiacere
dosi
atteggian-
conferma
delle
marchese
fiero
chiusi
rifiuta
da
si
di consultarla...
di
accennò
,
e
noi
si tratta.
cosa
mossa
gio
peg-
autorità.
nostra
genitori.È già
quattro giorni
di
letto
suoi
che
Santacroce
una
l'apparenza
Paolo
a
della
che
; faremmo
marchesina
coscienza
dei
caparbia
è
alla
tollerare
concessione
Don
oggi
mostrando
abbiamo
sa
di
di
lei per
non
è
messa...
non
dolor
gli
esce
di capo.
scuri
ricevere
farle
neppure
di camera,
Buttata
dell'
vestita
sul
del
cone
bal-
imposta
il dottore.
così
col pretesto
intendere
Io
la
intervenuta
È troppo! Bisogna
non
mia
sono
lera.
col-
al sacrificio
finirla!
Parola
11 marchese
col cucchiaino
caratteri
dei
di
donna
leiilajuenle
parlato
aveva
tracciando
voce,
di
sul
segni
diceva
che
cucchiaino
due
facendogli
,
volte,
lo
il
urtare
Uivola
in strani
le ultime
pronunciando
; e
parole, picf;hiatosdegnosamente
col
della
tappeto
argento quasi vi scrivesse
quel
bass
a
,
I
la tavola
su
tano
ti^M'ltato lon-
ii\(\a
piallino
della
del
lazza
prete.
Ho
—
sentito
il silenzio
tra
don
qualche
Si
—
Paolo
se
che
-
in
Russo
ruppe
-
barone
signor
sarà
tutti
qui
l'altro la marchesina
partito.
figli;
ha
non
potrà
1
marchese.
signor
,
e
matrimonio
del
è ottimo
Pietrerase
fratello è vecchio
suo
il
pubblico
rallegrano
ne
di
barone
farmacia
nella
giorno.
parla già
E
—
dire
11
Il
principe
giorno
un
di
principessa
essere
o
Cavanna...
I Cavanna
—
lo
-
interruppe
mia
Lo
—
Paolo
so
! Lo
credo
sue
ho
Non
della
marchesina.
o
credo
di
in
preso
della
le
La
-
niente
per
confina
col
a
ripetere don
impressione
dotta
pro-
parole.
di
la
che
È
marchesa.
nostro
di
uomo
alla
a
tania
Cacolà
all'antica,
11 feudo
Saccorotto...
più scrupolose informazioni...
riguardo ai principiipoliticie
;
andati
beni...
suoi
,
occasione
siamo
no
ma-
veduta
neppure
qualche
volta
Pietrerase, né
di domandare
1' ha
dei
amministratore
Pietrerase
si affrettò
l'idea
Non
forse, r ultima
buon
-
la cattiva
venuta
sfuggita
malattia
!
io il barone
cercato
gli sia
la
entra
non
imprudenti
come
per
croce
Santa-
il marchese.
severamente
scancellare
per
credo,
ai
fronte
decisione.
dalle
—
ieri di
principato
probabilità del
nella
nati
sono
di
Ho
Eccellenti,
morale.
Negli
I
Parola
parte
Lo
.
consigliere provinciale.
essere
eletto
avevano
da
le
ostante
non
franche
sue
.
dichiarazioni
degli
che
; e
elettori.
nobili
Noi
in
dobbiamo
e
morire
a
dura
la
in
come
Dio
canto
un
don
Paolo
vivere
a
finché
democratica.
vorrà...
Presto, eccellenza; così
—
altri
parte...
chiamano,
la
come
di
ridurci
a
voti
attendere
siamo
;
mondo
un
dai
dobbiamo
non
volontariamente
tempesta,
Quando
sedurre
si è lasciato
non
ci abbandonino
tempi
e
di
rifiutato
ha
;
dignitosamente
si è tenuto
avvenimenti
ultimi
donna
di
dunque... -egli soggiunse
marchesina
-La
-disse
può durare!
non
timidamente.
marchesina
La
—
che
di
le avete
che
chesa,
mar-
parlato
matrimonio...
questo
Senza
—
voi
pretende,
cosa
voi,
Ditelo
pretende...
ragione...
nessuna
rifiuta
balbettò
-
la
marchesa.
Come
—
di
indegno
Oh,
—
lo
—
ho
la mia
mia
benevolo
Non
ho
decisa
il peso
dice
voglio
di
Grimaldi
il
decalogo,
discutere
-
madre.
disse
Allora
Lo
»
si
:
-
Tu
soltanto
usava
troppo
torto.
già udito...
avete
! Onora
sina
marche-
avuto
facciamo
Dio
e
Ho
sono
;
al
pure
il
padre
tirle
sen-
la
e
soprattutto
onorano
confessore, interverrò
mia
con
risposi
-
!
mi
il
di
alla
cedendo
paterna,
quella
i nodi
tagliare
comunicato
sua
di
Dopo
padre
di
ragione!
nessuna
obbedendo.
partito
un
Paolo.
don
volontà,
dell' autorità
madre,
proporle
esclamò
-
maniera
desiderio
Senza
mio
!
eccellenza
la
Prima
potessimo
lei !
po' brutale.
un
•«
noi
se
io. Non
figlia.Quando
il marchese
la
baronessina
sposerai
:
-
Come
vuole
così. Il nostro
vostra
matrimonio
cellenza
ec-
Parola
è
felice. Se
stato
figlio,non
un
sarei
mi
quella dei
come
Nella
si affiochiva
di
resto
ultimo
delle
la vòlta
per
la
dove
che
in
dal
tende
elevata,
le
tra
le
pareti
dei
scure
dal
segregassero
dine,
solitu-
orgogliosa
conicamente
malin-
estinguersi
difetto
per
l'
del-
carattere
cupo
vedeva
razza
sua
re.
parecchie generazioni
vissute
marchese
divino,
del marchese
voce
pesanti
sembrava
più grande
la
quella dei
coprivano
erano
resa
ora
di
scolpito che
quel palazzo
Santacroce
di
diritto
insinuandosi
che
usci
quattro
diversamente
o
larghe pieghe
le
tra
noce
concesso
di
la
pranzo
quasi sperdendosi
di
credenze
da
avesse
comportato
pitture sbiadite,
di
coperta
mi
paterna è
anzi prima
re,
sala
vasta
donna
Signore
lui. L' autorità
con
e
il
di
di
erede.
un
*
*
Paolo,
Don
e
di
sentiva
un
se
grandi
con
le
balconi
con
era
paese,
della
di
che
di rado,
di
e
dal
collina
il palazzo per
il marchese
in
palazzo,
freddo,
di
pieno
primavera
tempo
e
chiuso,
grigia,
di ferro
dall'
e
marchese
la marchesa
per
e
e
trice
domina-
le altre
antonomasia.
dal
umido,
male,
mole
tutte
su
come
religioso
la mole
combaciavano
quasi unicamente
Serralonga
di
e
R***
sempre
palazzo significava andare
giacché
a
lano
cappel-
ringhiere bombate
ròse
stinte
portone
dall'alto
ufficio di
salire
posto
un
gli abitanti
imposte
r immenso
del
in
le mensole
su
faceva
gli
attraversava
d' intimidazione
senso
Per
battuto
lo
confessore
che
il suo
che
giorni
egli penetrasse
mistero.
coi
nei
saloni
ampi
volte
le
tutte
*
case
Salire
al
di Santacroce,
uscivano
recarsi nel feudo
in autunno,
mutando
Parola
la loro
prigionìa
di
dove
vita
un
teneva
l'eritoie
anch'
che
che
da
nel
rustico,
mezzo
circondato
esso,
formava
differenza
dava
Prima
del
i cittadini
su
di
padroni
del
borgo, poi
passata
alla
Camera
che
Santacroce
Alvaro
nello.
suoi
Ai
tempi
proverbio
voglia
; se
a
stremato
i vasti
menti
possedi-
venir
del
consultato
in
i suoi
facessero
diritti contro
tutti
Nel
Canonici
:-
il marchese
parola
fino ai
nella
deliberavano
Che
ne
aveva
(liven lava
dirà
dotando
si
diceva
di
osavano
niente
di
e
mandarsi
do-
quando
"NE
così
Fate
bellarsi.
ri-
Decurioni
prima
il marchese
!
-
inappellabile;si
sentenza
le
genitore, certi
suo
Matrice,
-
{)rivati,e
come
non
risposto :
era
continuava
affari
matrimoni,
i contadini
Comune,
non
gli
La
padre
erede, che
suo
antenati
cui
del
benigna,
metteva
Marchese.
il
il
Dio
che
Dio, si
richiedere,
senza
povere
di
lui
a
foglia
muove
don
tiran-
da
adattato
stato
aggiustava liti,annodava
ragazze
regnato
esattamente
mani
marchese,
del
avea
si
molto
libera,
vicende
per
che, invece
ma
erano
della
era
resto
nelle
passata
cittaduzza
padre
Non
non
irriverentemente
tirannia, del
:
essi
siduo
re-
decadenza
avevano
11
specie
una
politiche
famiglia
Guttierez-Guerrero,
vecchio
noi
ne
e
le ricchezze.
e
la
famiglia.
quando
divenuto
Reginale
prodotto
avevano
muro
R***, tradizionale
di
antenati
dei suoi
quello
mensi
im-
appena
della
esercitava
'60, il marchese
dominio
di
di vita
al tenore
feudo
un
,
qualche
tatto
con-
con
da
cortile
la posizione
ogni
V altra
con
casajnento
gran
cittaduzza
appartata
commerciale,
stanzoni
con
nell' antica
r altura
su
donna
di
la
sua
faceva
così.
Il '60
aveva
cangiato
di
punto
in
bianco
ogni
10
Parola
cosa.
A
R***
le
qualificava, avevano
la
bandiera
finito.
non
e
si
che
Il marchese
far
togliere la bandiera,
del
Re
venissero
chiuso
era
la
rassegnato,
che
cuore,
dopo,
con
il
don
di
recando,
che
quel
ascoltava
Egli
del
e
in
tenute
dal
oppresso
a
Santacroce
un
lontano
per
dei
nascosta,
Catania.
scritture
il titolo
parente
col
da
badessa
egli
Marchese
di
la
di
sorta
da
della
cure
in
che
un
la
o
colo,
se-
mezzo
non
vano
ave-
la
alcuna;
di
di
chesa
mar-
carità
marchesina
settantenne
convento
morte,
sua
quasi
pratiche religiose
cupandosi
oc-
famiglia,
di
interessi, i Santacroce
relazione
alle
quale
saloni
di servizio
loro:
dopo
in
la testa
pei
persone
passare,
specialmente
affidata
marchese,
che
lassù
tempi.
con
antiche
al
il marchese
che
dovesse
d'
notizia
smarriti
vecchie
rammarico
più
immersa
in
poche
riordinare
ragioni
avuto
stata
e
vivevano
era
fiaccamente
diffidente, crollando
tristizia
la
le
tra
mondo
segregazione assieme
a
di
orecchio
la marchesa
palazzo,
alimentavano
nel
si
fondo
in
tratto, qualche
in
compiangere
per
Forti
tratto
torio
Vit-
e
Cappuccini prima
PP.
dei
guardiano
Paolo
gandosi
lusin-
pur
deluso,
speranza
vaga
avveniva
con
giorno più
Garibaldi
Poi,
trionfare.
una
nel '49:
come
diritto,quello dei Borboni,
il buon
finalmente
dati
i sol-
che
nell' attesa
ostante
non
da
spirito
tanto
casa,
che,
era
regno
suo
stupito ogni
prendesse piede, ma
in
rivoluzione
dovesse
il
toglierlaloro,
a
del portone,
colonne
avuto
aveva
Emanuele,
di
delle
una
chese
mar-
attaccargli
ad
andati
significargli che
per
sempre
e,
a
il
come
la rivoluzione
fatto
erano
tricolore
quasi
sventate,
teste
quattro
consultarlo, ed
senza
donna
di
zia
era
del
benedettine
12
Parola
S.iiilaciocc.
iin;i
iiiarsi
che
lah-
da
(|(»\;t
Jiicnlo
che
di
e
dclP
di K*--"
secoli
pascali
iinadfir
liislc/za
i licordj
palazzo
anni
da
|("si
le
\issida
rivi\e!-e
la
vacuità
il
quali
orgoglio
suo
mente
traverso
la
traverso
le
doppio
domeniche,
di
signori
di
un'
di
farla
a
neppure
compiiila-
la
ad
chiesa
assisteie
onda,
alla
così
nelle
assorte
di
coio
pieiia,
signore
vita
più
convento,
legra,
al-
dove
di
la
come
li
nobi-
zia
dessa,
ba-
pratiche religiose
malsane,
e
cantata,
messa
di
a
le
da
relazioni
profano.
zia
La
e
del
quantunque
fredde
e
sfuggire, quali pericolose
mondo
nel
erano,
famiglio, impassibili
nò
parlatorio,
lumino"a.
profumo
un
le monache
tutte
del
lei^tio dfnalo
più agitata penetrava
le
la
con
qualcuna
condizione
sua
ricevere
Anche
che
di
delle
1' onore
voluto
avea
ripetuto, in parecchie
avea
che
di
cui
a
elegante pubblico
accorsi
sbuffo,
col
e
giale
graia
dall'alto
le
non
serale
mi';.dio lidia
riusciva
casta
grande
dominava
uno
(piejle
rassegnare.
A
che
di
memoria.
1" in ima^j;!
zione
na-
con
tiilUi la desolazione
e
mano
malinconico
nel
comnrende\a
ora
isola-
in
mano
(|uelle giornale itderminahili.
delle
di
scìiiafili nella
erano
qnar! c-os!rin;^-etidolaa
paurose
(iionaclic,
senso
di
irr"'(pii('la.
iidan/ia
iiohllfii
di csislcii/a.
ha
un
sli-
(|(»\c\a
«li"laii/.a la
due
appena
seti! ila
(M'a
L-adcssa.
(ciici-i' in
Cosi, (liiraiilc ^li
si
donna
(Iicc\;i la /ia
p()l("\acoiiiaìc
ella
di
poche
di
così
!
alleanza
un"
a
famiglie
siciliane
accogliere poiché
-
1' ultimo
titolo
maschio,
bagliore
rofnilava
dovesse
a
uno
re
Signo-
dei
tacroce.
San-
immensa
passare,
del
degne
il
-
la badessa
quel
erede
la destinava
occasioni,
ramo
sgrazia
di-
poi"
canza
man-
cadetto
di
Parola
quasi
soggiungeva
badessa
coscienza
foi'se invano
-
di
accento
altero
rancore
e
nascondere
dei
e
primogenito,
pregiudizi
eliminata
lei il
neppur
deciso
la
si
E
sorte
in
assai
le
in
e
più
quasi
del
nella
lenta
voce
benedettina
misto
vita
e
un
con
voluto
quel
core.
ran-
lei delle
sacrificata
comune
costanze
cira
un
l'inesorab
quel-
per
avrebbe
consultato
padre
suo
un
avrebbe
che
non
cui
maschile
quelli
razza,
ne
avrebbe
sopraffattadalla
quel palazzo
collina
del
cupo
pratiche e le feste
giornaliera
atteso
in
oppressa,
alla
cima
di
pallido,
!
sentita
era
rientrando
lassù
giorno
di
anche
dalla
elle
volontà
che
rimpianto,
stata, forse, vittima
Era
parlargliene,
quel rimpianto
attenuare
o
perditrice.
viso
monaca
di
lotta
una
quel
un
rassegnazione
di
senso
e
scorgere
vecchia
della
sommessa
a
tare
con-
dolo
fortifican-
rammentavano
di
le sembrava
E
padre.
le
che
lineamenti
nei
tornava
sottili
labbra
con
che
torturato
per
-
essere
occhi
il Signore
se
re
all' avveni-
e
dover
negli
ranno
pense-
l' idea
-
sordamente
di
la
dovessero
non
rifletteva
la zia
fissava
marchesina
rugoso,
e
che
volta
ogni
!
lungamente
ella
!
io,
pure
intorno
aveva
quale già capiva
nella
la
di lei
inasprendoglielo
l'animo,
E
le
questo
grazia
la
decisione
nella
r attendeva
che
A
-
penserò
la volontà
e
niente
per
:
concedermene
vorrà
la
ci
matrimonio,
futuro
sempre
genitori ;
i tuoi
finora.
onorevolmente
del
parlandole
siccome,
E
tà
digni-
la
portarlo con
mantenute
r austerità
e
di
incapace
e
povero
13
donna
di
dei Santacroce
R***;
convento,
religiose
e
da
infantilmente
e
che
dove
servivano
tà,
fataliisolato
le
brava
sem-
almeno
da
strazione
di-
impazientemente
goduto.
svago
14
Parola
La
che
messa
don
di
donna
Paolo
Forti
veniva
dire
a
,
le domeniche
e
cerimonia
era
anche
accesi
davanti
al
Cortona,
queir
di
che
legno
del
bassa
messa
prete
cuoio, dietro
del
i
di
sgomento
i
e
servitù
mattoni
durante
vecchie
che
si
la
neve
e
stendeva,
a
perdita
svaniva
i balconi
della
marchesina
quella
e
i balconi
stava
delle
chiusi
a
testimoniare
novità
finché
esse
del
la
su
che
pie
della
il
sotto
sole,
ché
Giac-
altro.
salottino
parte
guardavano
opposta
protesta
che
e
illusione, persistevano
Fortunatamente
a
suonare
sotto
il
da
questo
sempre
contro
alle
della
educande.
e
vi
suora
E
le
ogni
contro
durare.
ella
convento
pianoforte
la dilezione
fermo
in
a
a
di R***
rimanevano
sua
duravano
della
,
sua
di
coperte
la cittaduzza
Marchese,
la
campagna
a
che,
del
e
arrampicata
ordine
di
,
camera
lato, per
della
niente
azzurro
stanze
divano
impe-
visite
Madonie
dell' Etna
rispondevano
dove
vimento
patale
le
due
d' occhio,
delle
catena
sul cielo
quasi
che
o
spettacolo
falde
freddo
le mettevano
Una
f
lo
alle
poche
di pregare.
e
e
fino
bottìo
bor-
delle
nell'animo
settimana
alla
predella
sommesso
tosse
Valenza,
signore
collina, fino
il
inginocchiate sul
di
cui
a
spalliere coperti di
di
colpi
di concentrarsi
E
la
con
udiva
tristezza
tale
e
Santa
le
e
ella
quali
giorni
grossolani scarponi
chi
egli moveva,
quei vec-
eh'
piano
i
i
sotto
passo
rosario
della
persone
di
confronto
Quei quattro ceri
Margherita da
disadorno,
risonava
col
in
famiglia
,
tutti
convento.
altare
seggioloni
di
quadro
ogni
a
in
di
cappella
compassata
e
assistito
aveva
nella
feste,
fredda
della
ella
le
si
era
che
tutta
aveva
appreso
appassionata
insegnava
il
quella vecchia
to
canmu-
Parola
sica
modo
anche
all' uscita
accettando
le
ignorate,
lei da
in
di
quelle giornate
eccitanti
così
nella
Don
che
in
qualche
fondo
di
dalla
al buio
ad
;
e
vita.
sua
sin
giovane
nella
da
principio
la
su
la
stava
silenziosa
e
,
gliato
confessione, consi-
inutilmente.
ma
mentre
esse
splendide
così
intuito
scoprirlo
quella domenica,
tenuta
stanca
*
della
marchesa
fina
per
segreto, d' inafferrabile
all' animo
tentato
avea
di
di melodie
lasciarla
della
di
salottino
suo
consacrate
primavera
aveva
cosa
derne,
mo-
rivelazione
tale
solitudine
Forti
Paolo
cose
interpretatecon
e
ore
«
di
avea
negoziante
il
agitarla e
le molte
dopo
ella
risonava
divenivano
che
dal
e
;
studiate
zione.
nell'esecu-
scelta
che
sera,
a
divenuti
erano
convento
larga
fremiti, da
darle
spossata
del
proposto
ora
le
superare
quel
tutto
luppato
svi-
avea
gusto. Il Palestrina^
da
una
mattina
intelligenza e
e
di
stato
era
appartato, da
prima
studiata
suo
le difficoltà
per
provvedersi
musica
il
severo
Soltanto
voluto
15
Scarlati,il Mozart,
lo
Bach,
cari
donna
più particolarmente
sacra
in
il
di
soglia
E
tosi,
ferma-
della
marchesa
camera
ad
entrava
,
annunziare
alla
affatto
sperava
figliala
di
insolita
,
fortunato
più
essere
visita
egli
nel
non
nuovo
tentativo.
La
marchesa
Paolo
—
santa
pel
a
farsi
Ho
disturbo
! Ne
-
don
avanti.
pregato
messa
aperto gli scuri, invitando
avea
per
nel
voscensa
egli disse dopo
di
quella
soffro pure
alcune
visita.
io
-
sacrificio
parole
Brutta
qualche
cosa
volta...
di
della
scusa
T emicrania
16
Parola
Grazie!
—
in
cui
Paolo
Appena
la
la
gli
la
la
-
occhi
Che
Quel
di
spetto
so-
fissato.
ordine
un
del lettino dove
tanto
vestita, coperta solcon
corpo
e
pie
a
scialle
uno
egli
,
trovava
non
parole
vi ha
mammà
marchesina,
il
rompendo
quasi impietosita
,
prete.
del
vedeva
pretesto di
coricata
perchè
silenzio
vogliono
cosa
che
ai suoi
deve
posizione
prendere
ri-
per
conversazione.
Indovino
disse
col
si
là, seduto
era
metà
a
abbassava
—
aveva
dagli sguardi
cui
con
marchesa,
marchesina
fino
turbare
diffidenza
dare, lo lasciava
di
dalla
moversi
senza
che
,
si sentì
di
e
—
iiiiuclicsina
si trovava.
Don
da
donna
risjtosc l;i
{^liocelli
aperto
di
da
condotto
dell' imbarazzo
del
?
me
genitori.Le parlo
-
lungo intervallo
figliarispettosa
una
qui
da
obbediente
e
indegno
ministro
Dio, da confessore.
Mi
—
vogliono maritare
di
neppure
Pensano
—
mondo.
questa scelta,
che
uno
sco
cono-
non
vista.
all' avvenire
nel
vuol
condizioni
loro
con
nobilissima
E
di voscenza,
giacché
dire
che
morali
I
casa.
vi
si
alla
decisi
sono
genitori
s'
per
tutte le
trovano
materiali
e
tuazione
si-
sua
cellenti
ec-
della
degne
ingannano
di
rado.
—
—
la
E
il mio
Il
suo
cuoi-e
fortuna
E
—
di
di
mamma,
Ella
sarà
sposarla.
una
conta
non
tutto
nulla?
della
Voscensa
persona
ha
che
avrà
l'esempio della
santa...
se....
s'
interruppe, irrigidendosi, facendo
sforzo
—
cuore
So che
di
ha
un
sibile
vi-
contenersi.
risposto con
un
rifiuto
-
disse
il pre-
Parola
te.
-
Oh
Una
!
di donna
Santacroce
deve
non
ai
di fronte
Santacroce
famiglia
modelli
non
vorrà
che
ha
dare
un
gran
già impegnata
Pietrerase.
Gran
signore
fratello non
principe suo
di vederla
principessa
toccherebbe
dice
bene
io
se
la marchesina
confido
non
Gavanna,
I
petere
com-
possono
,
nobilita,
sul
testa
detto
ma
tra le
sono
altro ?
un
palmo
Sono
a
lo interruppe
-
un
della
mano.
di poco
mia
madre.
mi
parla
Giacché
gomito
sopra
stata
niente
Ghif
altro?...
Un
—
ho
ne
al barone.
sposare
col confessore...
; non
Il
lui, il barone...
sollevandosi
la
di
barone
lo le auguro
figli...
tolo
giorno o 1' altro. Il ti-
un
per
volessi
appoggiando
padre...
famiglie siciliane.
ricche
e
marchesina
ha
diritto
Santacroce
più illustri
E
di
,
mirabili
dispiacere a suo
la parola col
anche
della
donne
sempre
signora
signor marchese
il
coi
—
La
questo punto.
su
nascita,
per
Le
sua.
gono
s'impon-
che
occupa,
state
sono
volontà
avere
doveri
genitori. Vi sono
innanzi
si
tutto quando
la
posizione elevata come
una
e
17
Mi
-
gio
corag-
come
a
confessore...
—
—
Il
nome
Se
è
degno
certamente
—
In
è
della
si
non
Non
—
importa... per
non
caso...
in basso.
genitori;
sarebbe
una
—
—
—
cosa
Rimarrò
La
Ho
famiglia,il
sua
marchese
opporrà.
nobile, né
questo
ora.
ricco.
Una
Sarebbe
un
fatto
scendere
può diun
gran dolore pei suoi
miglia...
senza
precedenti in fa-
Santacroce
non
impossibile!
zitella.
signora
marchesina
riflettuto. Non
credo
deve
che
riflettere...
si
voglia
la mia
infelicità,
L. Capuana
—
Coscienge.
i
18
di
Parola
Se
—
mani.
la prepara
si
Non
confessore
ostinerà,
ministero.
del
giovinezza,
la
mondo,
al mio
la illudono
cro
sa-
che
immagino
se
riposta passioncina
mal
una
si offenda
Non
suo
tersi,
sottomet-
contraria
di fare opera
esperienza
poca
consigliarle di
a
proprie
le
con
lusingarmi. Io,
di
oso
verrei
credessi
se
stessa,
voscenza
non
,
donna
forse,
e,
in
la
questo
momento.
Al
—
mammà
con
altra
Ho
di
Sì, io
le difficoltà
unione
che
di
ai
ordini
,
sia
già
decisa
mio
la coscienza
su
non
abbiamo
due
e
però
mio
Se
Quel
!
padre
sterò
resi-
non
un
mento
mo-
gran
che
stra
no-
padre
questo
Avrà
resistere.
e
preso
com-
alla
in
quantunque
tutto
anni,
si oppongono
rassegnati.
a
padre.
altro, da due
oggi
me
ha
non
mio
altrimenti, io forse
disporre
suoi
di
fidata
con-
dispiacere. Dirò
un
ci siamo
e
,
amo
sarei
ella
che
quella
un
Tutti
amata.
essere
vorrà
di
Mi
lutto.
sapessi
non
risparmiarle
al confessore.
so
se
all' infuori
volontà
voluto
dire
si deve
confessore
farò
so
pe-
dopo
so...
che
Niente
—
famiglia
Paolo.
di
saprà
Preferirei
—
—
un
cattivo
che
è
bile
no-
interruppe
un
gran
don
signore
le felicità che
infelice
essere
sua
si possono
mondo...
padre
poi
ebbi
Crede
prete? Ho
i miei
io
stato
Ebbene
anni;
questo
marchesina.
Guardi,
Mio
tutte
la
alla
libera
ma
di
agire
mio.
modo
a
di
-
Pietrerase
darle
in
conseguire
sicuro
sono
Il barone
-
lui ;
anche
ne
,
disonore
recar
possa
mi
mi
sono
mise
mandò
1' ardire,
il collare
in
difetti... ma,
fatto
da
io sia
che
voscenza
ma!...
insom-
prete per forza.
chierico
seminario...
E
a
una
prima di prendere gli ordini
dieci
volta
mi-
Parola
20
bile che
voglia
lei
che
quel
Dio
mio...
eviterà
ostinarsi
gli
sé
Faccia
modo
a
sua
richiesta
dopo
modo
a
ella
questa maniera
dispiagenitori graAlssimi ceri...
E
suoi
ai
e
nella
cciifidato... Faccia
avrà
r aiuterà...
a
donna
di
in
mio!
*
«
si
marchesina
La
aprire
il
cuore
suo
davanti
trovata
fessore.
con-
e
di
si
sarebbe
in
un
mento
mo-
del
irrimediabilmente
decidere
doveva
che
che
volta
del
d' animo
forza
prima
essersi
di
consiglio
persona
una
lei la
a
la
avuto
a
pentita
il
accettare
ella
Avrebbe
subito
era
ad
indurre
lasciata
»
avvenire"?
suo
Si
nella
camera
che
Godo
—
che
di
cercato
risposta più
entrare
ma
;
sul
leggere
sincera
assieme
venuta
era
nulla
detto
aveva
vedendo
condannata
inaspettatamente il marchese
state meglio, marchesina.
marchesa,
La
non
già
sentita
era
di
:
con
lui,
vano
gli occhi materni avedella
viso
figlia una
quella
recata
da
don
Paolo
Forti.
E
rimasta
appena
È
—
sola
con
lei, le domandava
:
È vero?
vero?...
Si, mammà.
—
E
—
sei
contenta
?
Si, m^ammà.
—
La
chi
signora esitò qualche istante; gli ocpovera
e baciò
le si empirono di lagrime; ed abbracciò
figlia;poi, ponendole
la
commossa
—
Dio
C
era
le mani
sul capo,
ciò
pronun-
:
ti faccia
una
gran
felice 1
tristezza
in
quelle parole. La
m
Parola
infatti, si
marchesa,
figlia,quando
invidiato
la
delle
sorte
liberamente
e
cuore,
nel
accaduto
del
e
che
la
titoli delle
un
Dio
a
forse
sarebbe
la
ricchezze
a
modo
una
la
tutta
se
sapere
decisa
era
confidarsi
pedire
im-
per
così
i
:
la vanità
vedersi
e
parola
imposto
per
quel
era
uomo
potuto ella fare
aveva
disposto
scontare
loro
Si
poter arrivare
che
sì fosse
disgrazia ?
del loro
contristato
intanto
avrebbe
signori dovevano
dei
mai
le avrebbe
cosa
di
probabilmente
la marchesina
lei,che
con
schiava
tevano
po-
infelicità
loro
figlia,a cui
sua
insistere
che
Se
?
vero
a
che
ingannato.
tremando,
aveva
rassegnazione
A
quasi
anche
così
creature
della
si fosse
cuore
sua
figlia,aveva
gli impulsi
nessuno
pensava,
confessore
vita.
umili
come
costrinzione
una
sua
rispettatosenza
aveva
amarlo;
di
secondare
madre,
sposa,
ella
che
il
giovane
come
più
accusare
che
caso
rivista
ad
non
21
rivista
era
parenti,
dei
donna
il tormento
sotto
volontà
per
di
invidiati
,
avrebbero
quando
In
furore
quei giorni
di
musica
intervalli.
si
ululare
delle
nervosità
alle
farle
la marchesina
note
un'
lamentarono
a
e
Di
dita
della
in
tratto
un
andassero
lontano
sonatrìce
le inviava
salottino, quasi
passe
parteci-
tutta
lamento
tratto,
esse
; melodie
da
personale
del
suo
re
cuo-
venivano
provvisamen
im-
dolcissime,
gnanti,
so-
allora, sospiravano, simili
si elevavano
simili
nel
suonatrìce
espressione
interrotte
invocazioni,
da
presa
sommessamente,
piangere
pianto, ululo,
diventare
straziato.
parve
!
; il
ulularono,
la
compatibili
essere
pianoforte tacque soltanto a
melodie
più tristi e più cupe
sero,
pian-
Le
ripresero a
dovuto
a
richiami,
lontano
;
e
dove
si sarebbe
a
smorivano
quasi
il
della
cuore
detto
che
esse
22
Parola
conlristanli
recassero
desolatissime
risposte,
il silenzio
e
stanchezza,
per
colui
del
al
alla
le
cuore,
È finita
!
speranza
!
dopo, le
impelo, pro-
se,
poco
con
sej^uiva finalmente,
infatti
un
niarchesina
inviava,
ella
quale
suo
che
produceva
abbandono
se
donna
riprendevano
note
lungatcìmentc ;
di
proprio
quel modo,
a
risposto :
avesse
di
senso
Non
-
sperato
di-
come
il grido
c'è
più
-
E
rivedeva, quasi in sogno,
l'albergo di Catania
dove
uscita
era
andata, pochi Fnesi dopo di essere
dal
convento,
subire
Questi
stanzoni
del
albergo
vai
di
Un
silenzio
al
balcone
un
della
operata
signora
della
e
Poi, nelle
alla
riposo
parole
era
,
e
e
che
non
d' intensi
dicevano
esse
la
che
più
un
Chi
non
assai
savano.
s' interes-
qualciie
scambio
lungo
che
dalla
parte
,
che
più
di
osavano
albergo
le
non
tizie
noessere
concedeva
il male
anche
chiederle
doveva
sua
di
del
parole, anzi
esprimere
ella
se
,
accorta.
sua
rivedrò
di rivederla
nell'
sguardi
non
conoscere
—
cui
sofferente
subito
Ora
—
in
,
giovane,
n'
tutti
alla
malato
di
che
marchesa
quale
ore
ardito
via
servizio...
accanto
lui, che
aveva
Un
malauguroso,
quel giovane pallido,biondo,
quel
R***.
di
camera,
giorno
sformato
tra-
malinconici
a
raccoglimento
E
veva
do-
chirurgica.
e
palazzo
suo
un
segregazione...
una
severi
medici, di chirurgi, di persone
greve,
che
palazzo signorile
erano
del
marchesa
operazione
vecchio
stanzoni
gli
la
difficile
una
in
come
assistere
per
madre
più
una
sta
meglio,
! Anch'io
persona
più.
muore
si rivede.
sto
e
non
lei
partirà...
meglio... È
aver
loroso
do-
speranza
Parola
Ella
negli
già
r
sciocco
col
dirle
quel
Taveva
nelle
e
turbata
notti
turbamento
una
volte
Quante
nella
solitudine
Poiché
fare
posso
convinto
Ella
gli
colui
da
fatto
ma
Poche
un
vole
inconsape-
un
giovinezza,
sua
di
quel
e
di lasciare
prima
cordi
ri-
questi
evocato
camera,
che
1' albergo
!
rivedremo
perdoni,
più... Mi
dirglielo...quantunque
negli
con
presto
di
le mie
role....
pa-
tremante
di
tal sorriso
di
tacere
a
di
parlare
un
il divieto...
che
scoppio
l'aveva
dire
si
da
quel
ch'ella
sepolto
portar
nel
con
appena
scoppio
uno
,
lei, uno
E
ogni ritegno, che
restarle
segreto
occhi
inutile
di
cuore
spinta
come
fremito
,
dimenticare
dovesse
R***
sua
accennato
finito
nel
ella
lei dimenticherà
rendere
avea
insieme
stessa.
ore
meno
a
aveva
commozione,
felicità
ci
che
se
della
poche
non
di
della
e
aveva
ripartire per
e
non
di
non
accaduto
era
cuore
che
giorni
un
nuova,
ineffabile
suo
coscienza
nova
—
del
nei
dandole
sensazione
vita, la sodisfazione
rimasta
indovinato,
aveva
sonno,
testo
pre-
pallido
profondamente
senza
una
l)isogno
ella
col
era
viso
quel
che
quel
le
ma
;
di
la desolazione
per
che
avanti
sia
È
?
conversazione
la
chiamata
avevano
occhi
stava
quel
interrotto
aveva
che
le
23
io dico...
che
di
donna
di rivedersi
desiderare
Perchè
—
di
era
profondo
sé
nella
era
le
venuto
av-
aveva
temente
violen-
nato
immagipetto
,
tomba.
esaurienti, definitive,
semplici parole, ma
chiamandolo
dandogli del tu, quasi per
per nome,
fargli così un' affettuosa
carezza,
per stringere un
e
patto infrangibile urgente
stati divisi,
dopo sarebbero
,
,
giacché qualche
ma
legati almeno
ora
da
24
Parola
quel patto
di speranza
Ti
—
E
scriverò
io ; troverò
pervenire
la marchesina
di
spavento
incredibile,
di
Non
ha
chi
nello
e
di
commesso
tempo
molte
mancato
che
poco
quando
avea
moglie,
per
pietà
di
le lettere
della
lei
portargliele a palazzo
andava.
Quelle lettere
le sapeva
a
lui
che
al
marito.
memoria:
d'
quelle
di
averle
le
non
lettere
renderla
a
mai
avrebbe
non
svelato
il
suo
da
impostare
infiammate,
Per
disgrazia, quella
quattro mesi;
altro
però
era
e
la marchesina
di comunicazione
mezzo
stato
avvisato
lunga interruzione
a
povera
servito
da
non
della
della
loro
donna
;
domandarle
a
che
non
vi
scon-
camente
uni-
parte
sua
la marchesina
giorno abbassare
potesse un
lui e concedergli il suo
cuore.
a
e
che
di Santacroce
fino
sua
dell' altro
amore
di pensare
era
rileggeva più
infelice, mentre
osato
C
occasioni
rare
a
picchiata
assunto
solatissime, nelle quali egli tornava
perdono
promesse,
marchesina,
nelle
ricevute
sentito,
accon-
1' avesse
non
ella
lo
gioia
aveva
molte
e
ritirare
e
con
di audacia.
atto
dell' incarico
saputo
tu
l' intima
con
indirizzate
costui
cui
audacia
di
lettere da
preghiere
posta
balcone,
alto
donna
povera
ritirarle dalla
già
dal
un
le tre
con
lettere !
sparita
stesso
una
dopo
cioè
le tue
era
rileggeva più
mezzo
per
barlume
un
io il modo
operato queir incredibile
aver
da
almeno
!
farmi
possa
donna
sostenuti
ma
,
di
era
aveva
chi
gli oc-
var
potuto tro-
col lontano
probabilità
;
di
corrispondenza
sospettare di lei. Ella
da
morta
si
che
una
e
coraggiato
in-
rava
dichia-
stenza
contro
pronta a combattere
ogni residei genitori quando
il momento
opportuno
sempre
fosse
arrivato.
Ed
temeraria,
fin
resa
indizio, oh,
buon
di
lato
della
le
fatto
aveva
la mano;
e
rispose abbassando
rapida occhiata
squadrandolo con
il marchese
Cilia, disse
-
ed
io
che
e
la
L'onore,
—
Così
parlando,
la frase
due
imbarazzata
astucci
marchesina,
e
di velluto
con
aria
cosa
di
e
di
la vostra
Pietremano,
fargli sapere
a
noi,
Ringrazio
la
acconsentimento,
doveva
interrotta.
e
e
che...
posteriori
tasche
che
rimasta
azzurro,
chesina,
mar-
indagatrice.
mio.
nelle
qualche
nero
to
bacia-
po' il capo
un
voglio augurarmi
cercava
ridoio
cor-
egli
fatto alla
il barone
è tutto
e
largo
aveva
gradita quanto
benigno
suo
che...
credere
dell'abito
è
marchese,
del
marchesina
voglio
vi
richiesta
sua
le
stati lieti di
siamo
la marchesa
-
di chiedere
fatto l'onore
ci ha
rase
il
aveva
che
—
di
ricevimento,
di
inchino
altro
un
ancora
temuto
avesse
inchino
profondo
un
teneva
attraversando
salone
nel
recarsi
per
quasi
addietro
tornare
che
marchesa,
la marchesina
mano
vederla
rile.
figura signo-
una
era
all'austriaca.
le fedine
e
All' entrata
per
non
di cocchiere
o
qualcosa tra di maggiordomo
buona
famiglia, con la folta chioma
tita
spar-
Aveva
da
lei stessa
a
!
no
di Pietrerase
Il barone
sembrasse
non
al
remissione
la
quantunque
confessore
del
consiglio
disperazione l'avrebbe
la
lusingava che
si
ora
25
donna
di
Parola
compire
Ne
cavò
presentandoli alla
volgare compiacenza,
giungeva
sog-
:
—
E
voglio augurarmi
che
accetterà
gentilmente
26
Parola
questo piccolo
principe
La
ed
di
donna
.-^('ijiio (li .iltrlNi
io ci
cIh-
|»ci np'lli.iiii'i di
iiiio li/ildlo
otliiilc
niiirclu^siiia liall)cll') (pi. delie
inlanlo
che
asliicei, animiia\a
il
la
p.iiola di
graziament
rin-
a[ierli ;/li
iiiai(lie-,i.
.Mio
ir
da
iiii;jia/.ia\
d
e
il
parie
sua.
Gioie
—
di
di
ia
i^il
Cani
maf^j^fior valore.
Ilicordo
—
cipe
mio
di
vederlo
l'ho
il iiiaiclie-e
è
cui
a
soflVire, iiidiiodalo
pagnarmi
ieri!-;^li abbia
dei
lo
la
-
colili
[tena
di
iiiipe(lil()
a
come
aceom-
la
personalmente
conoscere
per
piiii-
poUroiia.
una
su
Il
imio
sopirei
\a
peii-iero.
madre.
che
dispiacente
poda^ia
lascialo
mia
principessa
perciò
e
-
delicali-Miiio
I"]sialo
della
IValello
attacchi
disse
-
tiilura
cognata.
E
tutt'a
tratto, mutando
un
Bisogna
—
!
ai miei
affari;
e
non
su
sono
galla
al
musica,
prima
la
di
voi;
Mio
Vi
affari
di
la musica
ho
cantando.
Non
stati
sono
vi
tutti, chi
dispiacerà.
subito
stare
sempre
Sono
per
che
non
duro...
della
più
che
allegri;le
il
]"rinla
del-
pianista
una
di
di violoncello;
chi
ulile; bado
più
pochi... Per
sono
Stono
terribilmente
dei Cavanna
razza
musicisti.
meno,
sincero; è meglio
quel
venula
genie
suonatore
di
qualcosa
sembro
pubbliche;
cose
disciecognata canta
buona
compatrnia con
in
l'orecchio
liado
fratello
è bravo
mia
mia,
casa
Mio
siete
che
fratello
loro... Io... io faccio
agli
di
:
mar-
cara
È però appassionato
so
troverete
...
^j-ri
ungeva
umore,
certa
oggi.
principessa
tamente
buon
con
diverso...
come
forza.
contatti
a
mia.
casa
impaccio
m'
giorno
è di parere
di
sempre
non
certi
amo
a
cipe
lo
in
allegra
essere
chesina
tono,
si
è.
Con
barzellette
farsi
me
mi
che
Non
scere
cono-
bis(j;.:na
piacciono,
38
Parola
—
alla
Dicono
che
volontà
dei
però,
non
di
donna
Santacroce
una
parenti: mi
devo
né
posso
rassegnarsi
deve
rassegnata. A
sono
il mio
che
nascondere...
voi
cuore...
E
si arrestò
del
di
nuovo
che, rizzandosi
barone,
appoggiate le
più vivo gesto di
un
a
mani
della
sul ferro
curiosamente,
quasi egli
la
su
presa
sor-
persona,
ringhiera,la
non
sava
fis-
capito
avesse
bene...
...che il mio
—
I miei
parenti
Tutte
—
di
della
cuore
lo
le ragazze,
confidenza.
il
picciolez-
di simili
conto
Eh,
influisce...
non
greto
se-
Grazie
conseguenze.
intanto
tener
la marchesina.
età, hanno
vostra
senza
Questo
si dovesse
riprese
-
alla
amoruccio...
un
via ! Se
ignorano
anni...
libero, da due
è
non
ze!...
Picciolezze?
—
Eh
—
vi
via ! lo
affliggeteper
II matrimonio
di
lo
mi
Va
vita...
ciò. Il matrimonio
ben
figuro. Non
altra
è un'
che
più
e' è
!... Non
bene
cosa.
amoruccio...
un
da
avere
li...
scrupo-
la vita!
conosco
Dovreste
—
la
conosco
scancella
convento,
v'ingannate...
Barone,
fare
alla mia
; trovare
mano
di
degno
atto
un
una
voi...
scusa
ziare
Rinunun
,
testo
pre-
qualunque...
Anzi
—
anzi
! Anzi
!
Questa
capire che
ho
scelto
nel
vostro
,
mi
un
dimenticherò...
Rideva,
si
io guardava
—
fa
tra
Un'al-
taciuto.
Inezie
questo
momento
!
Io
,
ritengo
che
bene.
bene, molto
avrebbe
caso
confessione, mi
vostra
la
Non
parliamo più
ne
stropicciava le
sbalordita
soffocava
Parliamone
in
confessore
mani
con
;
e
!
la marchesina
fiotto
im
di
,
e
le strozzava
piuttosto
-
ella
le
;
parole
balbettò
in
-
sdegno
gola.
mentre
Parola
siamo
in
alla
vostra
non
potrò
generosità. Io,
di
l'umiliazione
voi.
Trovate
Ma
—
!
di
e
la
il mio
che
se
fossi in
detto
così
Come
—
Ho
—
sincerità,
in
non
; ma
si
di noi
senza
va
sempre
ho
così. Penserete
accomuna...
voi
sarete
mi
giudico
baronessa
liberaleg-
giudicate
benissimo.
vostro
in
come
In
casa
il mondo
ha
biamo
Dob-
esso.
per
da
tempo
dere...
per-
tranquillo,
che
rinunziò
casa
mia, sì... Ho
così
anche
di
sato
pen-
voi, perchè
di
gli amorucci...
di
di
,
altro
presto... Avrete
svaniscono
quando
E
suta
vis-
sono
tanto
capitolare
di
stra
vo-
vostra
non
voglio vivere
e
,
Vescovo
il matrimonio
La
mezzo.
affannarsi
; è inutile
il vicario
zio
vescovo...
Vi
è ;
ne
esser
—
com'
di
Io
mio
Ma
via
ai fatti nostri. Chi
non
della
palazzo
questo
la
rispose.
il marchese
badare
come
—
Io
neppure
il mondo
prende
ella
fratello, che...
in
padre che si è chiuso
una
prigione... Io batto
mia
-
anni.
diciotto
mio
approvo
!
serio ?
scrupoli, scusate,
convento...
un
principe
col
accordo
gia
di
peggio
è
casa
sul
inesperta. Siete
siete
a
tra noi
conoscete
io dubiti
i vostri
perchè
voi
altro?
un
perchè
fino
convento
che
ora
di morte
punto
non
ma
segreto
un
! Parlate
puerili.Voi
sembrano
mi
Sarà
niente.
Eh, via, marchesina
—
di
sapere...
a
potrete sposarmi,
cuore
appartiene a
Come
due...
arrivasse
saprà
si
france-
gente riderebbe
La
-
romanzi
nei
si fanno
cose
mai
Nessuno
—
da
pretesto qualunque...
interruppe
se
me,
Voglio risparmiarvi
voi.
con
schiettamente,
rifiuto; l'accetto,la invoco
un
un
queste
egli
-
felice
esser
lo dico
ve
lealtà,
alla vostra
appello
fatto
Ho
tempo.
29
di donna
a
Pietrerase
cui
vento,
con-
dare
ba-
!
male...
Lasciate
fare
a
me.
Se
30
Parola
il vostro
anioiiiccio
di
donna
foss»*
tiii;i
seria
cosa
jjià
,
rebbe
nialiinKtnio.
un
non
\oslri
reste
a\
Un
poi... farei
padre
e
ra\
leste
me
ine:
Eccola...
niente.
E
d
ai
ti^/two ! Ali!
! K
eo-a
[loi
[)rt^"so il maielif-e
! H
»?
è
stro
vo-
.' Pei'
perchr
vo-tia
a
vi avrebbe
madre.
eori.'-posto
poli, figliamiai...
si m
me
come
se
riparlerò mai
ne
ve
ouni
parlato
avere
Per
non
mi
maicliesa
avreste
ce
eoiifessarlo
.
sorridere,
Zitta!
mia
la
ne
\eduta
Non
ia
\
ligula
presso
! Se
fisima
|"oita
l)ella
una
nio;
matrimo-
I .\el)l)ia I
l'indennità... \ ,i|(.)ii
per
"li \enlo
sollio
una
di
rite;j:ii()
a\uto
parenti... L'no studentiieolo.
\'i ammiro,
ah!
|trincipiodi
un
o
sapessi
non
; contate
la
su
parola.
le fosse
Quasi
quel
tutto
faccia
là di
barbara
Fa
stato
del
!
vista
il silenzio.
-
1
il sangue
si
Qua-
!
il cielo
del
si sentiva
ch'ella
suo
cuore
fatta
dalla
barone!...
po' fresco
un
Bella
—
fosse
ferita
addt)sso
tingeva cupamente
che
mano
macigno
un
rosso
dalla
sgorgato
—
cascato
; sei
pallida -le
il
esclamò
—
la
chesa.
mar-
barone, per rompere
si dilatano
polmoni
disse
nel
respirare tan-
t' aria.
abbiamo
Non
—
trambasciava
niarchesina
La
di
sguardi
madre
sua
inutile
già
in
ribellarsi
balìa
di
stupidamente
di
se
per
assaporasse
nessun
la
risposta
la
sfuggiva
e
che
la mareiiesa.
sembrava
che
quell'uomo
le
fedine, che
data
vitloiia
motivo, mentre
il destino.
contro
.
alci
poiché
tutti
e
si
Si
za.
fordeva
ve-
zava
accarez-
appari\a
poco
^li
volessero
perduto ogni ardire, ogni
interrogarla. Aveva
Era
qui -rispose
altro
pago
pi'ima. cpiasi
soi-rideva
tre tacevano
senza
e
anche
Parola
marchesa
la
di
sembrava
donna
31
qualche
da
assorta
rosa
dolo-
riflessione.
Ho
—
!
confidarmi
non
la marchesina.
pensava
-
di
torto
avuto
-Ma
con
mà
mam-
ormai...
è
troppo
tardi!...
A
taAola, il barone
Forti, unico
Paolo
sì
commensale
creduto
era
marchesina.
Certamente
l'occasione
di
il barone
allegro
che
i
sarebbe
altri.
dagli
queir allegria fosse
Ah,
—
non
più
va
Ma
—
cipolla
dice
sempre
che
più
sa
vuole.
Io
-
—
disse
se
il
principe
mio
privarsi
pensarci
Certamente
benissimo
che
la
appetito oggi
né
alla
fitta.
scon-
!
ordinaria
tavola
buona.
marchesa
; ma
in
repugnanze
occorre.
anche
-
fatto
e
pane
T'invidio
Lui
fratello.
-
mi
la
con
,
di
questo
mangiare.
non
la
modo
in
cose
mangio
i
digerireianche
Dovrà
—
anche
abitudini.
campagna
cosa
marchesina
La
le
mia
sue
contadini,
deve
podagra,
le
i
come
così
umore
pensava
pietanze
preferenze
In
mangiare.
di
ha
ho
non
due
ancora
mascherare
poco
La
della
capita...
stomaco
Io
—
là di
quando
Lo
—
in
Ma
dendo,
ri,
menti
solo, altri-
a
di
darsi
finta, per
di
marito
solo
prendere
barone!
signor
-
Poteva
siete
Cappellano,
—
alla famiglia
aveva
stato
Paolo.
don
signori sogliono
diverso
non
parlargli da
non
pensava
-
essa
Don
applaudire
di
volgari spiritositàdel futuro
le
dieci.
per
estraneo
obbligo
in
,
avuto
parlato
avea
dovrà
di
Stomaco
impazzire
lieve
le redini
di
per
casa
punta
della
; non
ci
ferro
gli struzzi.
ciottoli,come
il maestro
con
quello
di
,
casa
la mia
il
o
vola.
ta-
co
cuo-
ironia.
di
-
è
tradì-
32
Parola
zionale
(Iella
nella
si fa
non
La
,
scortica, anche
detto
di
una
ai
ella
né
si
lei
la
sotto
vecchio,
di
cui
Così
!
di
sciocca
il vibrante
e
ne
di
incapace
dei
r unica
speranza
di
suoi
queir
di
orgoglio
sfazione
fiera
di
voluttà
quale
-con
del
notizia
avesse
di
cui
una
si
e
salvezza
tano
lon-
là accanto
giovane
non
quella
voce
cameriere
con
volgare bonomia
dare
era
a
ella
era
stata
resistenza
alla
vista
sfuggire
-
avrebbe
sentiva
ancora
se
di
la
stessa
la
sapeva
in
al
zione
espia-
lontano
lei, quantunque
T illusione
sodi-
soltanto
non
arrecato
rosità
gene-
soltanto
nessuno
sentiva
;
vendetta
concepito
lei,la confessione
ella
ora
matrimonio
mai
anzi
riposta nella
vinta
che
poteva
saputo sfidarlo
che
punire, prima,
dolore
del
di
minima
mostrarsi
la
picciolezsa,da ingenuità
la
dover
non
lei;non
con
di
e
ora
;
la
1' ava,
pericolo era
da
riso ;
uomo
ella
,
genitori
di
sione
sottomis-
razza
uomo
fedine
cuore
mostrare
volontà
il
queir
da
del
aveva
,
far
avrebbe
superiorità
appello
La
fatto
apparente,
trattato
indegna
era
della
prossimo,
quelle
con
aveva
Santacroce
che
Quando
che
età
,
ci
giù.
vanno
una
avevano
era
forma
senza
aveva
fattagli
era
pregiudizi
che
ora
Se
V Italia
Cilia
abbattuta.
,
con
non
non
illusa
era
:
massaia.
vera
marchesina
"madre; così doveva
superarlo
l'aria
la
ai
sangue.
grossolana
r
Ma
diversamente
avvenire
a
la
mostrarsi
riguardi,
sua
nonna,
e
pari
nel
portava
; una
capiva istintivamente
sua
bada
cognata
,
poche parole.
;
mano
la testa, confermando.
scosse
il pranzo
nulla
per
mia
specialmente oggi che
le più solide
famiglie
così
Durante
tutto
per
in
stanno
-
principessa
occhio
Ti marchese
donna
Cavanna
famiglia
padrona.
tulio, ha
a
di
ohe
egli
il loro
Parola
donna
33
potesse finire altrimenti; e poi punire quel
amore
si stimava
che
vanitoso
il dolce
piedi,con
una
brindisi
come
soleva
che
il
le
con
del
sue
più
aveva
-
di
della
nella
misteriosa
cuore,
Forti,
preso a memoria
prediche ella sentiva anzi
prete
voluttà
suo
Paolo
don
specie di sermoncino
-
qualcosa
momento
si maturava
o
spondeva
ri-
filata
punta del tovaglioloin-
collare
e
,
quel
auguri di
di
che
il barone
che
momento
,
collo
tra
di
ai brindisi
in
ancora
nel
mente
strapparle facilquell'amore dal cuore!
da
tale
conforto
anzi
sentiva
Ella
in
di
più
vendetta
;
la fiera indeterminata
qualcosa
oscurità
del
suo
che
vello
cer-
presto si sarebbe
che
e
che
velata
ri-
perchè lei la mettesse in atto ; e con questo
di prossima vendetta, ella toccò la coppa da
senso
sciampagna che il barone le stendeva ; e il gesto
che don
Forti pensò :
Paolo
fu così vivace
Tutto
è accomodato
; tanto meglio !
E se ne
rallegrò,poco dopo, con la marchesa.
dubita ? egli esclamò,
Come ? Voscensa
ne
—
-
—
vedendole
In
—
scotere
certi
tristamente
momenti,
mia
la testa.
mi
figlia
!
fa paura
spose
ri-
-
la marchesa.
*
Le
dovevano
nozze
i
contro
le novità
L. Capuana
—
che
tembre.
set-
intervallo,i preparativi
alla chetichella,per non
il marchese
apparisse anche
famiglia,e
primi di
d'
si limitasse
r avvenimento
nei
luogo
aver
quattro mesi
fatti quasi
venivano
dar neir occhio, perchè
Durante
«
ormai
un'
a
un
non
intima
atto
più
che
voleva
di
festa
di
erano
protesta
uovità,
i
Co—ianM.
t
34
e
Parola
donna
intravedere
l;i"(iavano
iioii
di
nessuna
di
speranza
cangiamento.
Don
Paolo
Forti
notizie
stral)ilianti
della
Cliie
Ebbene"^:'...
—
lassi"],
locava
IVaiico-prussiana.
^'iiPiia
il
domandava
'-
six'iaic
ne
palazzo,
a
marchese.
Bismarck,
—
leslitiij-à
dicono,
province tòlteglidal
Governo
usurpatore.
È protestante... Come
—
i Borboni
sul
la
di
fratello
che
per
quasi
parlare
però
indipendenza
,
E
per
ciò
-
nel
bene's?
per
Non
E
mi
da
importa
non
che
i
; non
è stato
rimpianto
la
siciliano...
politica
e
morte,
assoluti.
di
le
niente
questrarsi,
se-
così.
sarà
che
stra
no-
è necessario
non
la penso
miserabile
più
ostante
io re,
-
mia
un
-
della
governo
spariscono dal mondo
marchese.
Questo nome,
il
alla
anno,
cosi,
stra
mo-
mano...
che
nostra
regina,
Voi
Santacroce
irrisione
ha
La
la
Governo
volta
buon
scusate, marchese
tristamente
qualche
site,
vi-
,
consisterà
I veri
del
egli
:
fratello.
segregarsi...Io
—
opinione
siciliana, il Parlamento
dico
casa;
frequenti
prendere
L'ultima
udito
mio
Uoiua.
il marchese.
impiegato
un
altrimenti.
opportunista
denza
presi-
da
sue
è di
Egli
,
marchesina,
l'alta
liberale, più per
lasciarsi
lo avete
tuirà
costi-
cose.
è divenuto
devono
Parma,
vengono
nelle
riiiietterà
:
sotto
che
Pietrerase,
altro, credo.
non
È sindaco,
È
di
e
italiana
le stesse
Mio
nobili
qui
Napoli
principe però... -obiettava
Il
può
di
attorno
vanno
Pontefice; notizie
ripeteva
—
che
trono
il barone
—
vi illudete!
Confederazione
del
E
le voci
ripeto
Io
—
le
(Chiesa
alla
portato
!
-
spose
ritra
quasi
lo disonorerà...
!
prossime
nozze,
una
gran
36
Parola
egli
contava
sua
dignità
che
le avrebbe
E
si
Si
il
di
tanto
peggio
padre
in cui
e
madre
non
più
era
Voleva
attendersi.
il
Appunto
giorno
al barone
! oh
Io
non
—
I miei
azione.
quel
alle
acquistava,
Suo
marito
che
do^'eva
ceva
di-
come
ella
nozze
,
:
poche
dirvi
debbo
importanza.
egli rispose. Qualche
-
che
; credo
segreto?
l'abbiate
già
altro
-
voi.
tenetelo
memoria
a
!
?
eh'
egli
di
sfida,
con
tra
le
ispide
fedine
prendete
a
genitori hanno
di
intendesse
aria
Non
; ella
precedente
dimentico,
Sembrava
queir
Pietrerase
suprema
anche
Dunque...
—
giorno
!
dimenticato
l'ho
dimenticato
—
!
di
attentamente
di
ma
primo
Il
"? Il
gnarsi
la-
:
Ascoltatemi
Oh
ciecamente
leale, ingenua,
essere
all' ultimo
lui, fino
—
!
peccare
potuto
anticipatamente
saputo
parole,
a
di
lui;
co-
stati
avrebbero
la stessa
libertà
quel giorno, piena
—
di
peccato,
era
la forzavano
baronessa
suo
,
la situazione
parlò
il
:
sarebbero
questo
se
non
diventerebbe
meta
in balia
dato
obbediva
non
:
E
che
coloro
sua
lei
essa
avrebbe
sezza
bas-
una
due
spirito
lo
altro....
per
in
lo avrebbe
ma
queir
di
ella"
:
vero
era
commettere
divisa
come
cuore,
sempre
Suo
che
di
capace
impassibile,
ma
pazzi
una
pazzia
considerava
corpo,
commettere
riconoscendo
stata
una
Santacroce,
marchesina
di
la
lei, su
!
sdegnava
o
di
dell'animo
dì
e
impedito
sarebbe
non
donna
bassezza
una
o
di
donna
bontà
la
su
di
quel
provocarla
sorrisetto
con
nevole
compassio-
all'austriaca.
scherzo
diritto
quel
a
che
im'
sto
per
assoluta
dirvi.
obbe-
Parola
Nel
dienza.
accettata
come
dice
padre,
in
Quale,
Io
—
chiaro
E
Esso
—
—
fosse
Siete
!
uscirà
e
dalle mie
nuovo
coscienza
andati
e
-
.
gratissimo
!
ne
Ma
-
Si sa,
sono
scusabili
della
mamma
torniamo
se
più
nessun
pie
uomo
dell' altare
su
è
torno
essa
a
non
una
di
qualunque
di nascosto
li
mangiano
allegri1
che
ai
non
sono
di
si
un
accusa
qualche
ostante
argomento..!
fidenza.
con-
ne
ed
bambini;
indigestione. Via
questo
ve
della mamma,
piacciono
un'
vostra
ammonisce
bambina
ginità
ver-
il battesimo
ringraziare e
mi
mai
la
con
come
originale
vi
non
sono
sospettassi che quella
i dolci
per
stare
a
la vostra
simo...
naturalis-
sentimento...
e
sembrate
mangiato,
dolce...
Trovate,
tranquilla. Io
un
il peccato
ve
pericolo...Mi
aver
mortale.
!
tempo
Il matrimonio
io
Se
amoretto...
di
o
cuore...
scancella
.
in
ancora
vivere
donna
sindaco
dal
:
sillaba
una
un
può
colpa
una
del
sarà
pretesto !
quella storia ? Ve lo ripeto:
supplico,
mai
.
.
Nessuna
di
dovrò
il sindaco
perchè
sillaba che
l'ultima
Così
Di
farò
domani
se
bene!
capisco... Non
bella
prova.
sì...
spero,
lo odano
sarà
che
stessa...
me
Non
ne
—
una
precauzione.
per
sonoro,
.
ve
darvene
; sento
!
labbra
—
a
e
cappellano
il
di acciaio
il fatalissimo
pronunziare
—
volontà
però,
stessa...
me
a
giurato
Ho
—
I Santacroce
vorrei
non
e
giuro mai,
non
di fede.
una
io l'ho
ed
caso?
giurato
Ho
—
hanno
anch'io...
di averla
—
domma
un
confessionale,
nel
casa,
questa convinzione,
ribadito
tutti hanno
mio
in
monastero,
37
donna
di
i timori
! via
Con
essi
! Non
me
sogna
bi-
Parola
38
Ancora
dopo
elle
se
o,
si trattasse
:
eglinon
sapeva
suadersi
perd'un sein[)lice
scheiTio;
scherzo, di
uno
femniiniU'
donna
settimana
una
non
di
non
di
di
questa,
che
rivincita
di
tentativo
di
non
se
o,
(^attiva
una
sità
scontrogionevole
irra-
un
[K)teva
non
lungo.
al sindaco
e a pie dell' altare
Dopo il sì davanti
nella
cappella privilegiatadi famiglia, la marche-
sina
Cecilia Santacroce,
non
si
parola. Aveva
dalle
uscirà
che
!
stessa
detto
Ed
-
:
di
di Pietrerase,
bocca
a
me
sillaba da
l' ultima
davvero
sillaba
giurato
1' ho
sola
una
V ultima
saia
labbra,
stato
a
baronessa
P]sso
-
mie
era
ora
sfuggir
lasciata
più
era
molto
durare
doveva
né
certamente
lei
pronunziata.
che la
creduto
tutti avevano
Nei primi momenti
dai genitori le
commozione
pel prossimo distacco
impedisse di parlare. Era un po' pallida, un po'
si mostrava
non
tata
agisbalordita, ma
piangeva, non
;
anche
e
lagrime
questa
creduta
stata
era
commozione
stogo
uno
di
dell' eccessiva
effetto
nervosa.
la marchesa
tardi, soltanto
Più
di
mancanza
intravista
aveva
verità.
la
Figlia mia
—
La
baronessa
le passava
per
Parla
—
La
!
baronessa
alzando
confortarla,
parla
!
in
sorrideva, la baciava
le
!
-
insisteva
le guance
e
la
fronte,
quasi
bagnate
di
perdono.
marchesa.
negativamente, e
1' espressione
accompagnando
scoteva
gli occhi,
su
amorosamente,
gesto le chiedeva
umile
con
e
Figlia mia
le mani
maternamente,
pianto,
!
la testa,
di essi
Mai
:
E
scrisse
È
—
! Lasciami
voto
un
di
fingeva
11 barone
della
mamma,
fare, mammà
!
ella
foglio:
un
su
spondeva
ri-
destra
!
più
la desolazione
calmare
per
! Mai
più
della
movimento
risoluto
un
con
39
donna
di
Parola
la
prender
tamente
rassegna-
cosa
:
Avrò
—
Ma
sposato
alla
al
lei
di
po'
lingua
un
imbarazzato
molto
resistenza,
nessuna
:
la
sciolto
intanto
contegno
poi
buone,
finalmente
avrebbe
Rimaneva
moglie.
davanti
le
che, prinia con
pensava
le cattive
con
!
muta
una
egli poteva fare di
parola quel che più le piaceva.
quel corpo senza
Baci, abbracci, parole affettuose, preghiere, scuse
sciva
umilissime, ragioni di ogni sorta, tutto però riuinflessibile.
inutile contro
queir ostinatezza
Ma
è ridicolo ; dovreste
capirlo! Se non
per
Siate ragionevole,
almeno...
madre
me,
per vostra
di
atto
nessun
repugnanza
;
lo lasciava
dire, quasi
—
siate
buona
La
!
baronessa
Una
volto, nella
qualche
e
veniva
alla
riuscendo
a
le
per
gente
di
vizio
ser-
farsi intendere
che
pareva
rava
passi, ispirispettoe compassione insieme, perchè si era
la voce
che una
strana
paralisidella lingua
sparsa
avesse
silenzio
colpita
Qualcuno
un
—
e
nel
risplendeva
andava
benevolmente
ordine
imposto
avesse
r
le
Quella figura silenziosa,
stento.
senza
Ella
persona.
accennando
stanze,
serenità
gran
prendesse.
com-
non
La
malattie
si
dottore,
uno
che
il barone
non
sultasse
con-
specialista.
si rifiuta.
questo genere
nuziale.
la cerimonia
maravigliava
baronessa
di
durante
ai suoi
anche
E
poi,
si risolvano
dicono
da
che
le
sé all'im-
40
Parola
provviso
via
; vanno
di
donna
come
venfrf)no.
sintfnni
senza
apparenti
Si
in
scusava
la
tal modo,
della
voce
che
sarebbe
E
detto
:
le
con
Ma
La
-
reale.
visita
cellulare
fatto
notare
Tra
i
premiata
ladri
all'
per
Dal
a
il
quello
di
di
da
sua
gli aveva
costruiva
che
una
ture
serra-
qualunque
gnosità
inge-
di
stata
esse
era
stui,
Parigi. Co-
di
omicidio, da sedici anni,
carcerario,
lo
trasportato
vocali
gli si
avevano
le
parlava.
non
corde
lingua articolava
la
quella
una
universale
intanto
;
di
il direttore
sfidare
Pallanza
Noto
pretesto
Noto, inaugurato pochi
aprirle;
regolamento
atrofizzate, e
erano
da
vita per
a
cellulare
po'
un
;
nessun
rammentava
di
Esposizione
condannato
secondo
Egli
condannati,
complicatissime,
di
maniere
era
prolungata, poteva,
fabbro-ferraio
un
tutti i suoi
lei, all' infuori
con
finta, diventare
avanti.
perdurare!
e
Dapprincipio eglisi
che,
mutezza,
mesi
di
che
gli dava
non
irritato
carcere
caparbietà
occorrerà.
la baronessa
al
vincimento
con-
si
al silenzio
le buone
con
cattive,se
maledetta
la gran
sconvolti.
ridurrò
mostrarsi
voleva
nel
creditare
ac-
moglie
sua
vedendo
irritarsi,
a
venivano
l'altro
o
condannarsi
per
cominciava
calcoli
di
Ci
volentieri
paralisi,intestato
giorno
un
stancata.
donna
una
lasciando
stento
a
poche parole.
Alla
Glielo
baronessa
disse, per
Non
Ella
del
suo
sarebbe
aveva
cuore
spaventarla
ne
se
mostrò
mezzo
un
:
il
per
con
affatto
l' idea
di
dell' anima
sua
?
tal pericolo.
i sentimenti
pianoforte. Tre, quattro
era
cosa
scossa.
manifestare
giorno, specialmente quand'
r abbondanza
la stessa
accaduta
sola
vibrava
volte
al
in casa,
tutta
dalle
corde
di
Parola
dello
non
die
avrebbero
esse
arrivate
importava
ormai,
visione
niente.
le" scuse,
vrebbe
commesso
bruciati.
memoria
suono
altrui
Le
le si
;
la
e
la
lunga
più
e
riletto
Non
Era
non
tana
lonaveva
morto?...
stimando
che
a-
che
ora
libera
era
mino?
cam-
una
ne
lettera
di sé.
quei foglipiangendo
di
pallide sembianze
lui, il
e
li
suono
intensi
penetravano con
dell'albergo,dopo quest'ultimo
che
la
attenuati, spiritualizzatinella
erano
parola interiore,
avrebbe
quando
neppure
ricordo,
vivo?
ancora
E
L'altro,
proteste, e sembrandole
atto
un
indegno di lei
dal balcone
sacrificio
Era
gli occhi
voce,
di
metà
sognata.
o
!
arrivare
a
un
strada
giusta
dovevano
che
certa
era
le
portava il nome
Un
gioi-noaveva
sguardi
più
più spedito
inutili
;
spazio inascoltate?
nello
fantasticata
saputo più
Non
gli aveva
la
smarrivano
divenuto,
era
indirizzare
dove
trovato
dove
si
se
morivano
se
della
via, lontano,
lamentose
tristi,fremebonde,
sarebbero
aveva
deva
lei,si effon-
per
volava
precisamente
sapeva
quelle note
che
parola
!
lontano
però
41
dell'apertobalcone,
fuori
e
diventava
strumento,
Ella
donna
che
prendeva
potuto sfogarsi in
non
a
ritualizz
soliloqui,infondeva
quella figura attenuata, spiun
prestigioindefinibile ; e stimolava
la baronessa
acutamente
nel giuraa
mento,
perseverare
ostante
non
nello
sdegno
impeti
Una
del
notte
barone,
che
dei
scortesi
ella
la
questo l'avesse
suoi
genitori, e
da
sognato
avea
posta
parte
le
recava
di
suo
che,
una
rere
incor-
fatta
ora
casse
provo-
marito.
nell'
assenza
lettera.
Rico-
•42
Parola
nosciuta
da
subito
la
tal tremore
di
morire.
di donna
il corpo
tutto
per
Doveva
di
giovane
E
Cile
che,
l'
commettere
che
r
Poche
si
era
di
lagrime
righe
destata
Non
di
il
e
le indirizzava
tristi
così
parole,
nella
accadesse
come
da
in
ora
trascorsa
contegno
stato
e
la lontananza
gli
quando
\ivo.
certi
era
momenti,
fallace
! Le
eccitava
e
sua
però
lo
non
accadere
mai
che
avessero
portato
apintanto
esistenza
sarebbe
lui. Arrossiva
che
offendere
tormenti
di
probabilmente
sospetto
nel
sembrava
potesse
la
che
affettuose
cosi
pensiero
solo
aveva
il
sua
la
infinita.
colui
vita
vigilantidi
dargli angosce
occhi
permesso
occhi
al
barone,
leggerle,
bagnati
potuto
la
acuti
di
e
invisibile,come
tutta
il marito
vei-so
morto
In
gli
sotto
brividi
provava
che
poi
lei?
tremanti
! Ella
della
incontro
un
del
che
fosse
avrebbe
le circostanze
se
un
con
da
dolcezza
accanto,
che
non
davvero
che
mai
pensato
realtà,
da
più
era
Se io sentiva
rimpiangeva.
aveva
non
gere.
leg-
scriverle
a
gli
semplici,
così
vivo
finito
istante
un
farsi
mani
appena
penetrato
cuore
di
dopo
mano
soprassalto, con
dubitato
aveva
sogno
non
e,
:
lido
pal-
mai,
tornare
in
potesse capit"ire
spintii ad aprire con
aveva
del
le
risposta,egli potesse
di
imprudenza
sul
Poi
voleva
cosa
ricevendo
non
a
la lettera
busta.
e
Che
gamente
Lun-
getUita
supplicava
Come
dirle?
parso
di terrore.
risoluto
era
era
lontana,
la
ancora.
poteva
cosa
il timore
che
egli si
mezzo,
e
lei?
resistito
le
la bustii
la voce,
innamorato
Aveva
anno
sentire
invadere
leggerlat
inconsapevole gesto
con
sembrato
era
che
aprirla'?Doveva
indecisa, guardava
tavolino
sentita
s'era
calligrafìa,
che
fantasia
il sogno
alla
il
suo
il povero
gelosia
miati
risparfosse
ricerca
i4
Parola
Spesso però
e
di
O
in
restava
aveva
sedersi
a
che
avanti
sera
sul
nel
salone
male
la
E
Fortuna
del
ch'egli
lo
non
Lo
non
era
un
tutt'
a
Oh
! Avrebbe
oigoglio
dal
lavori
padre:
interamente
Per
seccato
era
suonare
sclamato,
E
La
del
ebbe
abbraccio.
occhi
di
nare,
so-
egli chiamava
lei giudicata
segnata
ras-
tratto
di
gliare
sorve-
per
datole
donarsi
abban-
potuto
del
assai
suo
sogno.
buon
umore,
la baronessa
trovare
in
brutale.
giorni
così
atto
vincerla.
di
di Saccorotto
aveva
assorta
pezzo.
questa
?
casa
-
aveva
e-
sarcasticamente.
della
moto
continuò
a
il
scattò
Rimasero
; il barone
in
della
suonare
dello
piedi
un
sul
musica.
memoria.
a
le mani
fermarle
di
coperchio
chiudeva
mano
il volume
la malaccortezza
baronessa
negli
di
gere
scor-
brutale!..
marito
al triste conforto
pianoforte
abbassare
La
un
ridendo
baronessa
Egli
di
ella
funerali
brusco
con
leggìo
e
ed
fondo
era
posta? Anche
a
tre
malinconicissimo
un
Mancano
—
nel
n'
lasciato
lusinga
assente
disgrazia,arrivando
egli si
a
sciocca
e
stato
era
alcuni
dote
da
pagnato
accomse
preferito di sperimentarlo
Il barone
in
veniva
la
pezzo
che
un
eh'
forte
piano-
talvolta
avesse
avesse
faceva
indignata perchè quel
villano
lo stesso
principe,e
cessava
aspettazione
al
rimproverandole
cognata principessa
la baronessa
di
interrompesse.
faccia
di
canapè
indispettita,
quantunque
davanti
agli altri.
questo?
lo
distrattamente
suonato
avesse
farsi le domande
di
moglie
ella suonava,
mentre
quali egli
discorsi, nei
sua
ronessa
la ba-
tormentare
a
l'abitudine
preso
rispondersi,quasi
andava
casa,
interminabili
con
ormai
donna
di
strumento.
svincolandosi
da
,
istante
stupito di
a
vederla
guardarsi
reagire,
Parola
ella mordendosi
di
voce
lingua per non
farglimai più udire
non
gola :
11 barone
le
Via!
—
Ella
Sono
r uscio
chiuse
in
Aprite!...Vi
—
Lo
e
la
con
Aprite ! 0
—
nella
occhi,
delle
Comando
butto
terra
a
io in
in
cui
sua
a
non
figliaera
la
Ha
A
—
Non
—
che
si
le mani
vava
tronon
,
su
gli
del
barone
che
malattia
di
colpita. Il
stata
e
al
mutismo
ta
chiama-
accorsa
era
pianto
accompagnarla
quel
con
!.. Aprite !
:
nella
ogni preghiera
ribelle, che
di
stanco
!
lettera
una
voluto
avea
—
in\'ocava
peggioramento
un
da
da
fretta
pugni
singhiozzava
la marchesa
dopo,
mia
casa
non
! Mam,m,à
terra!
a
coi
! Sono
desolatamente
pensiero
mesi
Due
l'uscio
il lettino
traverso
a
Si premeva
—Mammà
gli
e
scarpe...
l'uscio
butto
la baronessa
col
e
vicina
stanza
,
piangeva.
stringeva
po' vivace...
un
aprite!0
dico
bocconi
colà
le
sua
faccia.
punta
fare l'imbecille!..
Gettata
che
gridare, imbestialito,battere
sentiva
chiusi
stato
rapidamente
entrò
della
suono
dietro.
corse
via!
il
mento
giura-
salotto.
dal
uscì
il
rompere
parola
la feroce
con
e
45
la
neppur
la
donna
di
ziava
annun-
languore
marchese
della
presso
sistendo
re-
moglie,
la
figlia
contristava
significativo
vecchiaia.
sua
fatto
modo
la nostra
suo
!
-
volontà
!
rispose il marchese
inesorabile.
impedisco di andare.
Cilia !.
Figlia mia !
v'
.
Quasi
non
cangiata.
.
la
riconosceva,
tanto
sua
figliaera
-
46
Parola
l\iila !
—
p.iiia1
Sembrava
più
non
K(l
di
insisteva.
-
clic, anche
affliggentea
eia
che
sorridere
pai-e\a
baci
xcdcrsi
Perchè
—
indicando
niente,
all'
altro,
C
—
La
è
e
il
qui
e
i
-otto
il baione
la
accoinpaLniato
i
in
disjjarte
,
pollicil'uno
strette
sorrise
dura-
i)uò lauMiaisil
non
rispeitosaniente
cappellano,
baronessa
me
aveva
le labbra
con
inlossali.
dolcezza,
rispose
-
giunte, girando
le mani
con
!
moglie.-Di
si teneva
marchesa,
di
scarno,
!
t'orti, clie
Paolo
Don
mai
la
ora
madre.
marchesa
(jol[)asna.
—
viso
quel
stiaiia
della
.' Come
t)aionessa
ocelli
;.!-li
con
acci
^li abbi
e
la
parlare.
pallore cadavei'ii-o, con
un
ti uccidi!
C-osi
-
volendo,
di
forza
avesse
donna
anche
allungate.
e
il tuo
attorno
!
confessore
lui
a
che
si
fece
,
avanti
invitato
Non
—
La
da
perchè
le concederà
santa
Ora
messa,
che
mi
bene...
Il
pover'
della
madonnacorpo
Perchè
le
E
soltanto
di
di
me...
pagnarla...
accom-
Dio...
E
voleva
lei.
pei
nativa
ciare
spic-
le
di
farà
di
miracolo
un
detto
aver
[)arlando-per ridar
che
pareva
le labbra
respirasse
neppure
dovuto
per
la
di
morte
ordinate
bocca,
a
Dio
e
vita
a
stento
lamentarsi
lamentarsi?
cartine
astuzia
nella
si deve
confuso
tutto
affrettava
pregato
Dio
balsamo....
pensava.
pillole,le
con
l'onore
po' d' aria
è
era
avrebbe
morire.
dato
voscema
Un
nativa
estenuato
apriva
non
mamma,
parole; ci
vane
quel
la
uomo
tante
di
bisogno
abbiamo
palazzo,
qui
L'aria
marchesa.
salute, presto! Ogni domenica,
a
ha
ha
bisogno
ristabilirsi...
a
di
abbia
voscema
ha
la
della
cenno
signora marchesa
Si
e
un
Ella
tingendo
dai
era
!
lieta
di prendere
dottore,
sputandole
senza
vandosele
le-
Parola
farsi
che
si
dei
doloroso
rimedi
sorriso
le labbra
che
di
dibile
incre-
della
apprestati.
le fioriva
irritava
smorte
immaginato
era
sodisfazione
triste
il dottore
maravigliare
inefficacia
su
di
,
sentiva
Quel
47
donna
sorridendo
scorgere
quando
di
poter
ogni
a
mento
mo-
il barone.
presto
avere,
Egli
tardi,
o
dalla
ragione degli ingenui scrupoli confidatigli
chesina
delle
prima
l'attuazione
sillaba
che
che
della
uscirà
le donne
Avrei
-
stato
cose
doveva
capitare
Chi
non
lo
Ve
r
ha
male
a
'?
don
bene
per
dirle
me
della
lei
alla
confessione
La
Qualche
Paolo
! lo
non
ne
l'ha
posso
vinta
Misteri
Paolo.
senza
marchesa...
E
disse
-
segreta ragione?
?? Avete
vedendo
fatto
il
rompere
so
voi
lo
sigillo
stupore
fingetedi credervi"?
abbia
come
io... Ma
fa dire ? L'ho
due
anni...
più!...
del
E
É
siamo
della
sorride, sorride...
di
fine!...
patita
com-
implacabile!...Ora
questo sorride!
capitare proprio a
volontà
alla
sopportata, l'ho
stata
Atto
resistere
potuto
lei...Per
spietato...Dovea
—
tutti!...
per
segreta ragione !
soggiunse
resistito
mi
che
quasi
non
-
comio,
mani-
un
quelle parole.
a
abbia
Vedete
col cappellano.
Forti.
paralisi!Anche
diabolico
come
pazzia.
paralisi...
Che
—
e
geva
accor-
!
rivelarla...
cappellano
—
in
detta, forse, confessandosi
non
a
si
tardi
-
chiudere
Pazzia, vi ripeto!... Quale
—
e
!
farla
posso
sa
timidamente
labbra
sibile
pos-
l'ultima
-11 si sarà
-
dovuto
Queste
—
minaccia:
dalle
creduto
aveva
capaci di qualunque
d'altro ! egli si sfogava
sarebbe
e
non
sono
si tratta
Non
—
mi
e
nozze,
mar-
Dio
!
-
E
mi
perchè
rende
me!
conchiuse
don
Parola
48
»
si
egli
due
malata
alla
presentava
«
marchesa,
della
consiglio
Per
donna
di
giorni
di
qualità
la
con
dopo
confessore.
La
vita
Non
perchè
baionessa
quella
del
La
viso
quel
occhi
con
la
Con
dietro
sguardo
quelle
le
mano.
si
affrettò
si
dilatarono
a
di
alla
dare
dei
ultime
o
aride
E
settimane
di
per
il dolce
(
delusione)
labbra
che
vide
morenti
f
quasi
visione
una
ingannata
sodisfazione
su
!
disfacimento
repentino
baronessa
l'aveva
di
dopo
della
lo
la
strare
mo-
per
rancore
nessun
scarno,
chiaroveggenza
sogno
di
e
solo
assoluzione....
V
moribonda
Gli
del
vostra
a
volta,
lentamente
spaventato
pallido
consolazione
via
ritirò
baronessa
occhi.
negli
stretta.
una
portate
forte
"?
di
almeno
non
prete,
cauzione,
pre-
per
strinse
e
fìsso
mia
parola
Parlate
che
ma
mano
altra
un'
con
qualche
madre...
Dio!...
di
mano
pericolo,
una
porse
figliuola
assentì
Dite
in
guardandolo
prete
—
Il
sia
gli
Perdonale,
Ella
in
sono
mai...
La
—
morte
voscema
se
il
la
e
—
sempre
spariva.
forse
che
strano
si
non
le
rando
er-
si
capiva
fissava
!
riso
sor-
se
poco
In
L,
vino
Capuana
Coacienne.
—
veFitas
?
In
52
veritas
vino
io
BaiTilli, Rqjani ed
lo
tentai
però
vino
afferratomi
il
da
per
Non
—
.
clie
BaruUi
loitemente
(o-i
alla
scdido
urlò.
—
il bie-
|)res(j
\.i
.i\(
egli,
Ma
\('i"ab).
strinse
lo
i)olso,me
questi scherzi !
Ragiono, discuto...
mia
Non
—
di
meglio
stra.
de-
sono
qualche
.
bevuto,
versò
di
sùbito
era
chiere
il bic-
bevesse
Viosci
he
i
applaudire.
di
!
.
E
f
.
.
soffro
ubbriaco...!
altro
si
aprire la mano
porgerlo a
farmi
chiere
che
.
fingemmo
d'impedii*
di
.
che
secondo
un
fiato, quel biechi»
d'un
tutto
bevve
in
lentamente
ne
se
iv.
atto
,
sfida.
Rinaldi
la ordinaria
aumentava
ne
di
si piccava
caparbietà. E siccome
positiva e appunto in quel tempo
di
si
—
le
per
animale,
le bestie
che
sono,
che
attese
Viosci
soffribile
in-
reso
di
di
quali intendeva
uomini
egli diceva:
scomporsi,
senza
era
le
con
e
psicologia
osservazioni
pretese
sue
ma
ostinazione
di
dose
quando
calmo,
rimanere
testa, lo faceva
alla
gli dava
vino, anche
il
impallidito;
era
logia
psico-
provaie
chiusi!
finisse
di
—
bere,
rispose :
e
Come
—
puoi
Che
—
mai,
sul
—
te
Non
io...
io...
anche
E
!
qui
Né
—
stimo
compreso!...
sono
Chiesa...
un
E
—
—
E
di
posso
Codice
non
averlo
Dovrei
vato
pro-
provarlo
sentito
nulla, nulla,
la
della
con
qui!...
Oh!
del
ho
picchiò
animali
tu?
che...
non
qualcosa
gli
Dovrei
so?
ne
mezz'uomo
fuori
sai
ne
volta
ogni
perchè... E
petto
mi
Che
so?...
ne
anche
mai,
Che
rimorso?...
sentano
che
affermare
tu
palma
E
picchiò su
più delle tue
dartene
io... lo
!... E
sono
per
le
la fronte
bestie...
prove...
fuori
ciò ti
stra
de-
della
ripeto...
In
vi
E
niente...
che
doveva
suo
le
parole
terzo
un
con
soggiunse
—
a
dire
be
avreb-
filosofìa !
traballare
fece
pugno
vuol
nessuno
mia
la
è
una
ripara
non
fatta...
è stata
cosa
positiva!
Filosofia
—
Quando
Il rimorso
Questa
farla...
altro
un
.
fatta... altrimenti
esser
potuto
E
quella
se
.
è immorale!...
è fatta!...
è fatta!...
53
f
.
.
Il rimorso
ripeto:
cosa
veritas
vino
tavola.
la
do
accompagnandei
più vigoroso
pugno
precedenti.
Accennai
n'
di
Rinaldi
a
zitto ;
star
gridò :
Lascialo
parlare!... Non
ubbriaco....
sono
Voglio
accorse
—
Non
Viosci
ma
se
e
fatti. Non
cito
Io
ho
di
paura
discutere...
faccio
lui...
niamo.
Ragio-
metafisica
della
,
lui... Che
come
della
o
del
magistrato
la
con
Ne
caffè
e
L'aria
torvi
aperta
all' orecchio
—
Che
n'
di
essere
vinta...
—
No
il viso
mi
tirò
ruppe
inter-
funebri
si alzò
da
oggi.
tavola,
congestionato.Appena
in
disparte
il
prendere
digerir meglio
allegria.Siamo
e
lo
—
a
ci farà
libera
e
è
un
terzo
un
e
mi
con
l'
al-
sussurrò
—
! No
!
!
uomo
d'uomo
—
egli riprese
accomunato
terrebbe
mezz'
risposi ridendo.
—
?
importa
M'importa
—
terno,
Padre-
:
Anche
te
del
;
volta
andiamo
,
Rinaldi...
—
gnoto
dell'i-
carabiniere,
quaggiù
,
altra
sigaro,
un
accese
occhi
di
po'
un
Viosci
aria
un'
Intanto
—
nell'orto.
ci darà
gli
toga
ragioneremo
Barulli.
la paura
ci crede!...
lassù, chi
—
È
corporale... del
pena
,
Cominciamo
rimorso?
definizione.
principio, dalla
dal
il
è
cosa
per
con
—
perchè
lui... Se
mezz'uomo
mi
non
piace
glieladessi
anche
me.
per
In
54
Si
tonno
lini la
credi
ho
'/... Si
nel
Ero
aiiinia/./alo
Ma
! Sì
che
ho
garlo...
ne-
di
si
rispondere,
ripetendomi
! Non
mi
:
Ho
—
credi
sbalordito
guardavo
cendo
condu-
pergolato.
ammazzato
di
negli occhi
mazzato
am-
"i
dendo
ve-
—
dulo
pò" incre-
un
,
po' col terrore
un
e
il
sotto
,
lo
Non
,
impedirgli
insisteva
insisteva,
di
sorso
"ili altri
perchè
me
per
allontanati
erano
E
a
Rinaldi
via
Un
ubriaco...
credi
Sei
credi?...
vigliacco!,..
esser
attaccato
era
mi
ho
La
cammino...
Non
che
creatura
inaridita...
mi
già
tu
no;
Non
Si
mio
la bocca
Ho
sciocco...
vino...
del
due, tre minuti...
in
soffocata
queste
c(m
la miseiahite
traverso
a
0-
diritto.
.
così... solTocando
si metteva
uno
e
p-|i conviene.
,
mani,
di fumo
mio
che
felicità
alla
diritto
ha
mi
!
ammazzato
ho
gnuno
Non
non
lìasc.
Ed
—
boccate
due
tirò
istante,
nn
che
! l'^l lio...
iii('iit("
di
liinoiso.
sentito
mai
ho
convinto
sin
oh'p{]^Ii
vofriio
Sì! Sì ! lo
—
veritas
vino
tesa
quell'inat-
rivelazione.
—
mi
Tu
lo
Nessuno
all' insù...
stanza
in
madre
Si
vicinanza...
voleva
bene,
forse...
Ma
che
sì
—
Mi
bene;
mai
voluto
la
Ero
pianeròttolo...Bellina...
nasino
avevo
la
con
una
era
lo diceva
è per
ciò?...
era
se
a
al
due
non
Parigi,
quinto
stanze
bionda,
gra,
ma-
piaciuta... Non
La
capriccio!...
quasi offerta...
almeno...
Un
io
io, da sette
Ed
prima.
Frères, in
abitava
stesso
col
le
Trois
Rue
mai...
anni...
di
non
prove,
fatto sia accaduto...
saprà
già passatisette
piano... Ella
lo
lo
più tranquillo
anni, vivo
studente,
il
come
Nessuno
sa...
Sono
lo dirò.
su
sai
visto, non
hai
hai
Non
denunziarmi...
puoi
non
uomo
Era
non
dine,
solituLei
mi
vero,
deve
In
alla
essere
vino
di
mercè
si vuol
donnina
una
fosse
Se
bene...
veritas
proprio
stato
si vuole
bene
che
anche
dice
di
do
Quan-
vero...
la
lergli
vo-
felicità
della
,
persona
di
sorso
andare
amata.
Ella
vino...
Ho
Dovevo
Riaccese
tirò in
proprio
il
fretta
in
fretta
alla
gli si
alcune
tendi?
; in-
Io
però...
spento in
era
di
boccate
licità.
fe-
sua
? Cosa
sua
esclusiva?
cosa
che
sigaro
cosa
un
Lasciamo
soltanto
badava
posseduta,
bere
inaridita...
bocca
E
essere
Cosa
—
la
Egoista !
—
Dovrei
egoista
era
mano,
fumo
e
,
riprese :
Io
—
però
tollerata
non
abbastanza...
ridere.
vederla
baci,
Ma
giorno
donne
scoperse
dell'altra...
matrimonio
via,
Francia,
uno
straccio
io ti
nulla
del
all' infuori
te
voglio
ne
del
io!
peggio dell'edera,
—
ancora,
!
Che
—
.
prabito
so-
tasca...
il
!
fiuto,
una
—
seria, di
cosa
un
mento
stabili-
che
di
Non
che
—
te
quelle
vogliono
?
vuoi
Che
cosina
da
forse
.
E
—
Che
ho
tendi?
pre-
chiesto
di
amore
un
,
ho
ne
che
morire
sii
rato...
avve-
buttarmi
?
ti
po' d'
un
molto
Era
si fosse
Ah!
No.
—
Le
aveva
Sempre !
Ero
capitatomale...
.
in
caccia
inservibile
reso
di
pretendi
Una
sempre!
—
volte.
mio
del
definitivo
mio
Ah!
—
sposi?
po', in ricambio
di
più
Hanno
da
a
,
,
e
lettere
il matrimonio
se
feroce.
come
mai
trattava
Diventò
Che
mai
Si
possibile
in
tasca
i cani
come
,
lettera
nella
cevano
fa-
io... Due
tenero
cuore
dappertutto...
bestie
mi
sbraitare,
acchetata
dimenticare
frugano
maledette
il
l'avevano
che
Non
—
sentirla
a
ho
L'avevo
parere.
gelosieprima
sue
divertivo
Mi
abbraccio
un
stesso
Le
piangere...Non
il
Le
dello
ero
voluto
e
si attaccano
dove
si attaccano.
mio, tutto mio,
niente!...
promesso
cora
Ansto?...
que-
all'ultimo, sai di che
56
In
vino
t
venta»
.
.
mi
minacciò?
rubava
al
Di
suo
vitroil...
vitriolare
Ah
cuore...
.
.
cdIcì
che
mi
miiia((i;i\;i
non
per
,
burla!
(Iella
Ma
il domicilio
e
contenta.
proprio
fatto
mi
come
Hai
—
seta;
sul
madre
sua
La
della
era
rovesciai
il
la sentivo
meno
Ormai
!
È
fatta !
lucida, il sangue
—
Non
collo
sciai
roveli;
so-
lavoro...
un
niente...
mani
con
non
vulse...
con-
diventò
zione...
inten-
avevo
e
gevo.,
strin-
più
sussultò
non
orribile
altro
come
la
—
saper
resistere
dissi
Si
—
Eravamo
non
che
!
L'afferrai
gli occhi, dibattendosi,
più stringevo.,fino a
si mosse
più!...Era
non
di
viso... Veramente
in
Ma,
e
fingeva
o
lei,
pelle fina
con
riportare
a
anche
piangere
camera...
stringendole
Stralunò
pavonazza
sua
andata
niente,
sapeva
collo,
la
tanto
occhi...
degli
Hai
Si
pianto
a
in
rilorrio,
;
l'impressione!
rimasta
lettino
al
queslo
sola
sono
esile
narrò
Ha
—
nome
tio\ataini
lo credevo...
il lume
ed
n'è
me
l'atto
Non
—
non
bianco
lo
c"i.sa
il
appreso
lettera
me
enorme.
Perdei
pel collo—
Non
queste?
! Almeno
me
K
proprio
sembrava
vantava!...
la
! Eli!
in
picscnlò
a\e\a
Kli !... Dalla
V
PMgùrali
tasca...
cosa
Si
juima scrisse...
signorina... (ionie ne
a
più.,
vedersi!...
! Avevo
—
la mente
tranquillo...sì, tranquillo, te
lo
giuro, tranquillo!...Allora...
Avevo
mi
tentato
più
fermo
per
teneva
espressione
in
non
—
viso
un
di
angoscia
e
continuava
;
di farlo
tacere
polso, quasi
e
di
orrore
con
voce
:
che
alle
coperte
le mani
la
egli avrebbe
increspateper
del letto...
dopo che
geva
legscicando
stra-
moveva
aveva
l'
dal-
,
si
com'
mi
roca
parole, spazientendosi perchè
spedita
egli
ma
incitato
le
Allora.. Ella
afferrata
volte
mi
gua
linluto.
vo-
essersi
aveva
In
vino
.
.
.
.
al collo
le dita
e
di
contratte
il
che
nella
medesimi
convincermi
per
io
Ma
che
la
consolarmi...
di
io
Ma
così...
letticino
suo
Ero
d'impedire
felicità...
che
dire?... E
!... I miei
mai
io
sonni
giornate...Non
fuori
della
uomo...
E
d'uomo
ho
non
Rinaldi
morta
ritto
di-
ha
Ognuno
la via della
nulla...
mai
rimorso,
sereni
e
;
no
Sosquilibrato...
io !... Sono
del Codice
è mezz'uomo...
dici !... Perchè
tu
come
lasciata
stati dolci
uno
Chiesa, fuori
deva
cre-
scrivendomi
—
sentito
sono
sono
tendere
inera
—
Costui
impedito
ho
non
!
sapeva
gli attraversi
altri
che
vero
vuol
che
le mie
un
È
diritto...
mio
a
rattrappite attorno
le mani
con
nel
va!
averla
,
al collo...
mai,
di
certo
sono
darmi
Che!
egli sape
—
no...
quel giorprima di
di
sera
egli
—
Che!
salvata, all'ospedale...
stata
Ma
vicina
mia
spedale...
all'o-
sùbito,
voluto
collega ha
! Un
via
zato
ammaz-
caccia?...
a
al suicidio...
creduto
avevano
tutti, la madre
sul
portarono
lasciai Parigi la
anni...
sette
andato
io... La
Proprio così,
Tutti
Sono
sei
da
Nonio
fatta!...
Era
primo passerotto
che
volta
prima
la
del
rimorso
avuto
tu
guardai
La
completa...
era
Ormai!
scorgevano
ugne...
lei?.., Ebbene...
voluto
aveva
mie
l'illusione
se
si
dove
punti
il suicidio...
simulare
Hai
,
impressioni delle
le
ancora
in
mano
affondavano
si
irrigidiva
si
corpo
nei
carne
torno
at-
,
,
mano
adattai
Gliele
difendendosi...
mie
graffiatele
57
f
veritas
o
terzo
un
voluto
ha
non
,
stare
a
Si chiamava
Vedi?
voleva
Ora
bene,
mi
fa
Riette
pietà!..,
la chiamavo
Risette, perchè sorrideva,
anche
dolcemente,
Egli
Henriette...
Enrichetta...
io... E
Mi
Mezz'uomo!
sentirmi?
finché
mi
divenne
non
sento
intenerire
veramente...
Ma
gelosa
dal
dovevo
pre,
seme
tiva...
cat-
ricordo...
essere
58
In
vino
verità»
t
.
cosa
sua
ancora,
sfato
sono
Sì,
violento,
Ma
rimorsi,
lo
che
all'
che
Ma
\
pelle
!
iosci
lina
E
piacere
asciugava
glieva
in
intenerimento.
triste,
in
un
volle
si
dopo
poco
Aveva
la
dai
fumi
del
era
stata
davvero
vino
mi
di
pietra,
vei
ita
?
non
si
tatti
i
abbia
clic!
!...
tatta
si
io-
""
mutezza
una
persona
e
incomprensibili,
il
sotto
pergolato,
0
mai
e
ha
ospedale
tutti
questa
i
proverbi,
volta
il tentativo
di
carità
umana
quel
tativo
ten-
era
di
riparlato
per
venuto
av-
mene.
accertar-
Enrichetta,
che
,
,
anche
mentito
,' Uisette
da
coraggio
più
offuscato
alterati
erano
neppur
avuto
mi
cervello
,
come
ro
ve-
Ma
uli
la
tutta
suo
all'
lusingato
son
Nel
salvata
ho
Viosci
lo
in
j)arole
soffocazione^?
"(? Non
ed
di
to-sc
V.
vino
mi
ella
""?
!
collo
suo
I...
cadde
sette!...
Ri-
russava.
detto
di
I...
Il
lei...
Povera
Ma
Ormai
Poi
sedile
(|n"'l
lagrime.
Balbettando
sul
troppo
ora...
Korse
convengo...
!...
salvata
accasciamento
sedeisi.
sdraiò
le
ne
strin^n'vo
I
con
sctfi...
1' hanno
avrei
si
io
ia
\
diritto
la
come
ospedale
Ne
mio
stringer
mani...
le
Crudele,
nel
dovevo
con
graffiava
Fjo
K
!•] via!
(K)" crudele
ini
contesso...
mai!
Non
sottile
\iolcnl(i.
po'
un
.
.
,'...
senipi'c
..
.
«
!
In
vino
verità»
»
La
opinione
mia
—
Bertini.
Vi
inconsapevoli,
impulsi
esterni
urtando
di
come
ogni
altro
di
urti
quegli
di
fatto
di
del
consolare
qualche
molte
versare
altre
contristato
conforto.
recar
valore
nessun
d'
ad
agire
e
di
le
penso
che
compassione
società
le
apparenze
queste
che
le
le
intendevano
della
vita
1'
allucina
traviare
biasima
le
le
Spesso
misere
creature,
degne
esercitino
spinge
più
da
e
ha
ossessione
quanto
ragione.
perdono,
di
non
e
danno
di
giormente
mag-
cui
sotto
lasciarsi
non
La
che
hanno
hanno
irriflessivamente
più
tanto
fallaci.
Stanno
esse.
forza
proposte
eran
esperienza
per
prepotente
una
ed
a
qualche
invece,
e
e
nato
immagi-
asciugare
lagrime
più
resultati
erano
cuore
coloro
L'
tristi
Si
di
bendati,
rovesciare
e
dei
bene,
dono
proce-
stupendosi
urtare
rovesci.
per
e
occhi
quello,
quei
fare
poter
lagrima,
di
e
casi,
gli
ingenuamente
Buone,
agiscono
i
avessero
potuto
aver
meravigliandosi
di
secondo
se
mente
unica-
stesse.
se
esse
rovesciando
questo,
a
e
interni,
o
vita
destinate
sonnambule,
quasi
nella
altri
dire
a
—
umane
agli
nuocere
a
continuò
questa
creature
sono
—
è
si
zioni
istiga-
condanna
però
di
una
più
miste-
io
di
62
Eligio
funzione
riosa
cosa
nel
del
bene
del
più
! Se
male
nocciono
nel
medesimo
ha
radici
ordine
un
ignote
alla
nostro
carissimo
quel
nostra
anni,
il
era
suo
in
a
poco
vita del
chiusa
avrebbe
modo,
così
evidenti
mai
pi
esem-
sospettato
lo che
lo
vo
conosce-
così
laborioso
di
La
tenore
d'
vita.
ingegno
gli
dato
oserebbe
nessuno
di
;
eh'
fama
molti
ingegno
quand' egli rimaneva
altri
nella
suo
studio
o
di
divenuti
sono
prima
a
I
miseria.
quadri, in questi ultimi anni, si vendevano
si vendevano
a
prezzi derisori, o non
il
po'
un
minore
egli cadeva,
poi ruinosamente,
tezza
agia-
egli abbia
situazione
assai
con
qualità
discreta
una
sua
camente
ric-
aveva
notevoli
affermare
questa
gran
di
modesto
e
lo
natura
e
aveva
potenti quando
e
più
ancora
quasi felice,
saliti in
e
questo
creduto, per parecchi
basso, nell' ombra
ricchi
steriosa
mi-
l'ho
goduto
sono
dei
uno
quel
a
privilegiata.Parecchi,
lui,
le
me
dev'essere
forse
Eligio Norsi,
di voialtri
fisiche ; la sorte
realmente
In
accennato.
male
Nessuno
finire
dotato
; ma
ho
intelligenza.La
amico
prima
uomo
ciò
e
leggi superiori,
povera
dico.
che
ch'eglipotesse
anche
stesse
sospettassila
non
di
tragicamente giorni fa, è
di
loro
specie di azione
aspetto: una
moderatrice
che
o
punitrice, non
so,
o
in
egoismo;
altro
sotto
eliminatrice
i disastri
agli altri,
freddo
tempo a
anche
più ;
se
inesplicabili,
funzione
alia quale
quel che noi crediamo
considerato
unicamente
giudicata
renderebbe
caso,
zioni
inten-
inconsapevolezza, dovrebbe
agli altri, talora
quanto
elevate
più
soltanto
nocessero
quel che ho chiamato
ragionevolmente venir
ma
le
pure,
poter produrre
e
ribile
sociale. Ter-
grande organismo
le
aver
Narri
a
poco
suoi
stento,
affatto
;
gombravano
in-
giacevano dispersi pei
Eligio
arti, assieme
belle
di
negozi
commerciale.
del
di
d' arte
pessimo
voi
anno,
ai
mano
gusto;
lo
sviato
se
amici.
lavorava
sapete
certe
l'
dallustre
ne
lagnava
Da
qualche
di
strappar
tanto
giorno
per
,
da
negozianti, giorno per
di fame.
Dipingeva quadretti di piccole
,
morir
non
dimensioni,
scarso
offrire
Le
volte
rare
jettato!
invidiato
abbiamo
la
ultima
sua
di
calore
affetto
dal
sgorgavano
azione, di
buon'
una
Era
cuore.
qualcosa
di
peggio
creatura
da
noi
diffondeva
un
di
imporre ammirazione
Eligio
ben
suoi
nel
e
azioni
Norsi
di
tutti
gli
landone,
Par-
fatto
aver
morte
e
studio
e
che
di dolcezza
e
da
intelligente
e
rispetto.Se
avrebbe
sono
poeta, tanto
immagini gli
da
suo
serenità
fossero
Io
—
in
questo
degnamente
dovuto
vi
da
dacelo
mon-
ritate.
rimesorte
avere
diversa!
Dopo
—
orgoglioso
conosciuta
sorriso
le buone
di
bella, virtuosa
la
bocca
avventura.
salvato
aver
di
Noi
splendore
tanto
e
:
diventava
eglisi trasformava,
morire.
sfuggir
tristamente.
sorrideva
E
—
finalmente
,
preferito di
esclamarlo
sentivamo
era
,
fruttavano
gli
scoraggiato
si lasciava
che
qualche sfogo,
ciò
per
; ha
potuto più
ha
ne
che
e
che
paesaggi
genere,
Stanco,
compenso.
non
di
scenette
ad
costretto
con
avvilito
non
ma
piena
aveva
dietro
intimi
noi, suoi
con
nemmeno
che
Egli,
pubblico
del
indifferenza
di
oggi, sincerità
x^alore,si sentiva
suo
duzione
pro-
pregevolissimi,
erano
rara,
fattura.
ignobile
la
con
Eppure
l'assai
specialmente per
impressione e di
coscienza
63
Norsi
Io
brevissima
amici
un
stato
sono
nello
colpo
di
Bertini
pausa,
incaricato
studio
dov'
riprese :
di radunare
egli
si
è
pistola il cervello, per
parecchi
fracassato
comunicar
64
Eligio
loro
la lelteia
da
poche
proposito : ma
rivedere
quel luogo
di
deliziosissime
passato
prendendo
alle vivaci
parte
frasi
con
in
ore
dove
brevi
sembravano
umore.
Ho
altri
di
bravata
siete
stati
il
i
tra
anche
; si erano
pubblico
artista
più
della
mia
casa
intimi
anni,
,
di buon
in
da
vita
fidi.
più
e
fatto
aveano
allontanati
le circostanze
perchè
pur
anche
pensiero
da
molti, in questi ultimi
Giacché
dipingere
di invitare
pensato meglio
che
namenti,
ragio-
dole
discussioni, illuminan-
dense
una
raggio
co-
abbiamo
nobili
e
a
,
quando
avuto
noi
lieti
di
prima
ore
ho
non
egli continuava
mentr'
come
lui sciiLLauii
il triste
attuare
voi
Norsi
lui, forse
grandi
sono
ultima
disgregatricidi cuori. Io eseguisco la sua
la
volontà
parlandovi dell' episodio che conferma
mia
umane
opinione, cioè: che vi siano creature
unicamente
destinate
So
stesse.
che
e
giudizio, se
per
voluto
ha
ordinato
—
davanti
aveva
la
facilmente
sé
a
bellezza
assistere
involontaria
Io
in
un
a
di
aveva
momento
ha
V
suo
fatto
di
avvenire
avuto
studio
il
di
ella
che
vinezza,
gio-
le
la
la
avrebbero
tuna.
for-
sua
il dolore
cui
giorno dopo
trasportare
avesse
perchè
risparmiato
rovina
stanza,
di-
di
Per
raggiungere.
casioni,
oc-
colei
per
eglile
vivere
intelligenza
quest' altra
cagione.
capitai nel
egli vi
e
che
di
—
il ridente
permesso
Eligio Norsi
di
parole
e
settimana
una
ostante
non
sue
sono
risultato, in certe
EligioNorsi
per
fondamente
pro-
il vostro
modificare
è
esso
tomba,
se
stato
sono
attristato
hanno
seguirlo,con
nella
a
e
,
possono
caso
altri
ignorati
mi
benevolo
poco
che
voi
che
scene
agli
nuocere
particolarida
di
testimone
a
è
stato
in
cui
giovane balzata,
disperazione, dal parapetto
del
(Si
Eligio Norai
lotta
E
—
ha
Non
—
Mi
ha
fatto
è parsa
egli
all' ospedale.
mia
cosa
mandarla
!
—
sotto
assopita sul divano,
era
una
dolcissima
ancora
vent'
nell'
serenità
anni
È
!
menda.
tre-
stata
era
lana, pallida,coi capelliin
di
con
ma
corrente
voluto
creatura
coperta
una
ho
non
bionda
La
mi
ella
questo
disse
della
te
istan-
sciagurata.
la
salvare
per
acqua
impeto
V
con
Per
—
mi
nelF
buttarsi
a
La
tatore
Nuo-
Margherita, nei gorglii del Tevere.
esitato un
aveva
al)ilissimo, egli non
Ponte
dine,
disor-
aspetto.
sola al mondo....
rimproverato di averla salvata. Oh ! Mi
di ammazzarsi.
ritenterà
giurare che non
farai "?
Che
ne
1
Ebbene
gli dissi.
son
—
—
—
Se
che
Quel
—
bastava
figlia?.
Gli splendeva negli occhi
avessi
una
.
basterà
uno
per
per
due
!
.
brava
gioia.Sem-
un' intensa
improvvisamente ringiovanitoal contatto
quella giovinezza che riprendeva a vivere là
di
isul
,
del
divano, nel ristoro
tela, dove
egliaveva
larghe e magistrali pennellate la
La
davanti.
giovine sembrava
E
mostrò
mi
con
avevo
una
tela
nella
dolcemente
sul
sonno.
!
Guarda
—
placido
io la vedevo
come
già fissato
scena
che
respirasse
respirare
divano.
—
—
Ne
farai
No
; lascerò
bel
un
1' abbozzo
in
Infatti, messo
esagerazione
ricca
nel
ammirarlo
quadro
se
suo
gli domandai.
qual è lo guasterei?
—
,
cornice, noi abbiamo
tuto
po-
vi
parrà
studio;
aggiungerò
che
Eligio Norsi.
giorno che dissi questo
e
esso
non
è forse
il
polavoro
ca-
di
Un
rispose seriamente
L.
CikPUAKÀ
—
anche
a
lui,egli mi
:
CoÈcienet.
i
66
Il
—
E
capolavoro,
mi
e
qua
io stentai
vita, che
di
mai
aveva
non
—
Lo
maneggiato
farò
disegnato lei, la
aveva
opera
un
pezzo
pittrice!
una
gran
sua
Moaeina
come
,
alludendo
chiamarla
soleva
scherzando
crederlo
a
modello.
fusain, né copiato un
È un portento. Ne
di
1
—
che
di persona
eccolo
un
cosi
pieno
cosi
Norti
ciato,
disegno, inespertamente tracrassomigliante— era il suo ritratto
mostrò
ma
Eligio
al
nome
,
che
Quel
si
come
certe
illusioni
di
qualunque
le
prime
capace
precoce,
fu
non
tanto
Egli
n'
era
in
perchè
di
senso
lezioni
la
sua
di
arte,
lei si
gusto
un
passe
svilupdelicato
impartitele
disegno
da
orgoglioso.
passerà molto, che
dovrò
io
apprendere
essa.
Gliel' abbiamo
E
così
udito
quella
lotta
nasconderle,
e
che
ripetere più
due
trascorsero
di
di
; e
mesi
pochi
finissimo
Non
da
saggezza
sacrifìcio
bastati
un
—
suo
compagna,
severa
lui.
che
quanto la sua consigliera, la
ammonitrice, la sua
ispiratriceanche.
affettuosa
sotto
del
di un'ammirabile
Erano
parrebbe
,
era
sua
cui
più prodursi : e fu
le
ma
per gratitudine
per
del suo
e
cuore
ingegno.
soltanto
né
V amò
Egli
noto.
in
nell' età
acque.
dovessero
non
qualità
buone
Ella
talvolta
ama
riamato,
dalle
significa:Salvato
vi è
poi accadde
che
Mosè
di
anni,
economica
che
ma
le velavano
la
bella
gli occhi
rassegnata tristezza.
in quel tempo
Appunto
volte.
le
tra
eh'
prime
egli
creatura
con
saglie
avvi-
si sforzava
nava,
indovi-
bia
leggiera neb-
di
dell' artista
un
lieto
desse
periodo
visibili
di
parve
che
la forte
fibra
segni di stanchezza, dopo
geniale produzione. Io credo
68
Eligio Nomi
qualche colpo
con
che
invidiosi
e
della
quando
il
suo
simile
non
osò
nome
da
e
voleva
più
di
artista.
possibi!;'iìngere
un
a
davanti
reo
farle
lei tante
af^li
e
al
lei
con
dice
giu-
suo
la
proposta di darle
ricusato
perchè non
volte
interessati
di calcoli
sotto
di
pito
gratitudine e di affetto, egli fu stusentirsi dire le più dolci, le più carezzevoli
sembianze
di
fossero
che
mai
dedizione
di
uscite
confortevoli
parole più
le
più
sospettata
essere
parole
fu
amici
suoi
ai
di
fama
sua
di nasconderlo
lo sforzo
per
lei, ma
a
non
si credette
fortuna, da quello stalo di precarietà
esauriva
solamente
non
E
lo
di
di
labbro
da
donna;
più incoraggianti:
e
di
completa,
sacrifizio
rale
pa-
assoluto,
quasi la colpevole di quel disastro fosse stata lei.
lo raccontò, con
le lagrime agli occhi, lo
Eligio me
di fare opestesso giorno, pregandomi d'intervenire,
ra
Ella
—
da
amico,
da
fratello,
abbandonarmi,
vuole
lasciarmi
"ì per
(fila vuol
libero, per
non
morire,
pisci
ca-
su
gravare
me,
capisci ?
E,
così
dicendo, si torceva
Intervenni.
ho
Non
più savie, più ferme
mi
rispose la bella
appreso
a
Bisogna
che
avevo
—
ha
in
messo
quando
io
più
avevo
mi
e
non
udito
buona
siia
che
ella mi
—
di
giudicano parecchi dei
disse.
salvare
vita per
—
io
vivere.
suoi
So
intimi
Egli
la mia
lanie, perchè
cosa
ragione
nessuna
anch'
Moseina.
io lo liberi
sapevo
mia
che
creatura
chiamare
pericolo la
in vita
parole
di quelle che
più affliggenti
mai
e
le mani.
dolorosamente
bene
non
me
co-
amici, lei
stesso, forse....
Protestai
—
Grazie
ed
—
ero
sincero.
ella
riprese,
—
Questo
non
toglieche
Norsi
Eligio
tanti altri amici
per
di
rovina
materiale
Che
abbandonarmi
bontà
hanno
sincero
stato
quando
d'
di
più che
lo avessi
Come
vuole
Quali
speranze
ad
che
giovinezza
mezzi
più
che
mai;
per
tale
repugnanza
vent'
anni.
nella
pittura
non
Mi
ho
la
per
questo
mi
rivela
quest' arte.
gli
più
d'
dell' arte, mi
Credeva
di
ha
farmi
ingannata
sono
essere
di
soltanto
alla mia
nd
ripugr^ano
questo. Appunto
ammazzarmi
trovare
riconosco
le
fatto
del
anch'
mi
mi
anch'
ritardare
le
si
e
sue
una
la
quilla...
tran-
zione
solunella
smania
ingannato.
di
io
immaginandomi
Ecco
e conforto....
perchè
e
è
lusinghe....
è
,
aiuto
sa,
pas-
vincere.
lasciato
inoculato
assaporare
bene,
io
cosa
difficoltà,ero
avesse
ha
che
terribile
che
Perchè
egli
a
risorsa
una
Solo, eglipuò lottare
ignoranza... Invece
mia
risolvessi
Ogni giorno
ignoravo
Se
morte?
parecchio tempo prima
occorre
impaccio.
inevitabile?
cagionato
Se mi
di
mi
chiaramente
Quando
sono
per
avvenire.
possa
Ora, oh!...
Io
ora
tentato
quale
qualche attitudine; ma
che
che
lusingata di
ero
morso
ri-
costata, sento
chiedere
nata
sono
ma
pri-
rifugio nella
un
vivere
di
E
cuore.
indovinare
allettarmi?
dovrei
è
malvagia intenzione.
con
cerchi
non
sua
Non
così.
di buon
saputo
operato
qui,
dovuto
involontariamente
possono
di
uscire
io
agire
gli sono
che
male
questo
se
ho
non
non
pietà,la
sua
eccesso
per
me,
i sacritici
ora
di
di cui
Avrebbe
la
parenza
l'ap-
Eligio Norsi,
dolore
un
sorte;
abbia
non
di
fare ?
mia
che
penso
È
impedito
con
io
rovina
posso
alla
gli
la
morale.
e
consolarmi.
so
conoscenti
o
stata
essere
69
Mi
tergli
poglio...
vo-
!
ì
E
^-nÉl'
pio
non
di
potè tinire,interrotta
pianto.
da
un
grande
scop-
70
Eliyio Norsi
L' ammiro
—
Non
Se
—
parole I
vuole
gli
e
Ah,
se
mi
—
posso
varla.
appro-
bene....
un'occhiata
le mani
tese
non
disperare della vita !
esclamò
tra i singhiozzi.
veramente
M'interruppe con
mai
ma
—
mai
bisogna
Belle
—
le dissi
—
che
in segno
di ferma
ricco ! Cercai
fossi stato
rò
dimentiche-
non
promessa.
trovai
e
un
roso
gene-
Eligio Norsi mille e cinquecento
lire perché uscisse dai più cocenti imbarazzi
e avesse
modo
di lavorare
Bastarono
con
un
po' di tranquillità.
momentaneo
un
argine
appena
per opporre
che
prestò
ad
alle necessità
più imperiose.
gli orecchini,
i
lui nel
anno
di
primo
della loro
unione.
vivere
chiusa
a
mesi, sottoponendo
e
la
che
prigionia nelle stanze
nello
studio, quando non
lui
intento
a
frettoloso
un
le
rare
studio
volte
di
avveniva
Così
che
restar
solo
e
straziante
pur
recavano
in
lavoro
che
11 gran
nei brevi
altro
doveva
quadro
imbratti
risorsa
intanto
i suoi
terrori,
presentarmi
nello
intervalli che
mi
lei.
agonia
sul
una
a
pochi
confidava
con
per
allo studio
nessun
di
fin
casa
c'era
assistito, impotente
io ho
riparo, alla
mi
la forza
avevo
Eligio Norsi
di
cuori, che
che
Moseina
era
Stremata
accanto
del domani.
provvedere alle urgenze
là con
ideato e disegnato rimaneva
di colore; ed ogni sua
di
speranza
era
riposta in esso !
Ora
sacrificare
giovinezza
sua
volontaria
o
volle
braccialetti, gli anelli regalatileda
abiti, si rassegnò
mesi
Ella
di
viso
di
apportarvi un
quei due
poveri
una
maschera
di
rassegnazione per ingannarsi l'un l'altro,
di prossimi aiuti,
fingendo di credere a speranze
fortuna...
finché
a rivolgimentiimprovvisi di buona
il più forte...
dovuto
lui che avrebbe
essere
sorridente
Norsi
Eligio
Berlini
interruppe
s'
troncato
la
egualmente
ch'egli
senza
dir
?«
Caro
altro
sparire
che
Spero
per
che
le
e
compire
nel
mio
quest'
vita
La
Addio
!
buona
mia
la
che
Tu
sei
raduna
confidenze
Io
giustifichino
la
ho
non
che
di
esser
coscienza
è
rena.
se-
re
vince-
può
nessuno
i
presso
bisogno
mia
; la
nanzi
in-
giustificala
e
.
Povera
—
importarle
ha
di
dar
ironico
ieri
stato
ammiratore
che
cui
a
tanto
sorriso
sfamarlo
hai
tu
comprato
!
1' arte
per
giorno!
nell'
te ceduto
ventimila
da
un
tuo
la
,
mo
all' ulti-
Con
altro
per
può
! Povero
saputo
appreso
da
troppo
vincere
ha
ogni
forse
quadri
non
Che
—
Pur
può
nessuno
da
dei
uno
giustificata ?
essere
fatalità
Berlini
! continuò
Moseina
Eligio Norsi,
è
pensiero
»
.
che
essi
fatalità
ha
che
gliacco;
vi-
un
solo
Un
amici
nessuno
a
che
parola
sono
giudicata.
tante
i comuni
faccia
adorata
e
,
gli ignari.
in
scusato
mal
gesse.
accor-
estrema
non
:
n'
disperato
mia
la
istante
di
parte
a
e
1' atto
morire.
a
sarà
loro, perchè
maligni
vita
:
buona
Sappi,
coraggio
studio
a
!..
della
L'aperse
se
mia
la
vivere.
Moseina
messo
nessuno
accogliere
di
in
adorata
che
senza
e
impone
addolora
stato
lettura
tremante
voce
perdonarmi
ci vuol
mi
con
silenziosi
tavolino.
sul
Moseina,
vorrà
Moseina,
sto
lesse
e
la
aveva
Berlini,
Vorrei
«
attendendo
davanti
aveva
gli
rimasti
eravamo
commossi,
lettera
commozione
; la
Tutti
parola.
71
che
mondo
cento
lire,
postumo
daoqae?
Ula,
76
Ma,
tersi
glisbagli degli altri
nazioni, che
delle
e
più grandi
sofi che
è
che
le fiabe
delle
balie
stesse
sciocchezze
secoli
in
Ma
dunque,
di
latina
spalle
Capisco
che
ho
Vi
assicuro
va
a
che
non
ci chiede
farvi
aiuti
cosa.
è bello
e
coi
nunziare
an-
nell' acqua.
buco
un
di
questo po'
in
diverso
modo.
Se
il mondo
andasse
noioso.
estremamente
interessante
e
perchè
preveduto
casaccio, perchè ci offre lo spettacolo dell' im-
dell'
si attende
un
imprevedibile. Senza
tegolo tra capo e
non
piombare addosso
sua
disgrazia. Spesso
precisamente
e
di
pace.
quando
di chi
sarebbe
esso
in
cuore
le mani
giovarvi con
Mi dispiace di dovervi
altra
un'
andare
e
della
fatto
sdegnosa scrol-
comoda
prevedevo, quantunque
dovrebbe
sente
dirsi.
ho
aggiungo
non
di
fine dei
fino alla
una
cosa
situazione
suol
che
come
il
tentato
piedi, come
E
mettetevi
consigli. Io, prima
sermone
Lo
fate
nella
le
divertimento.
consigliareè
:
ci troviamo
più
e
commettiamo
nazioni
mio,
caro
migliaia e
Da
perdureremo
questo stupido
dunque?...
Ma,
—
e
me
co-
errori, riproduciamo
stessi
gli
storia
gente adulta,
la
e
ai tìio-
dire
vita. La
bambini.
i
individui
me,
della
diverte
anni, individui
costantemente
—
secondo
sia la maestra
fiaba
di
degli individui
vita
più complicati. Lasciate
e
la storia
migliaia
nella
sono,
bella
una
f
dimgtM
vi
all' altro
fa
tra
un
mondo.
capo
buco
e
Ma,
può
il
collo,
e
manda
per
tegolo
un
buona
collo
e
lo
se
contento
esser
ma
chi
dubbio,
casca
non
proprio
sul
povero
diavolo
po
ca-
sorte, e' è tegolo
(sarà poi verof) che Tertulliano
tegolo. Dicono
poi quel
una
era
specie di cretino, e che divenne
e
dotto
turbolento
Padre
della
Chiesa
ed
anche
ere-
Ma,
tico,
sbaglio, appunto
non
se
sul
cascatogli
via
qual
mia
città
di
africana.
Io
apologo.
ho
ne
sappiatelo,
da
o
la
qualche
Ora, tra
siamo
andare
me
!
artifìcio
Lo
Se
non
—
altri
dì
sia
viso.
Non
per
non
la
ha
bella
pensasse
che
le vicende
tutte
per
vanità
di
la
meglio
quel
che
gente
soltanto
Eh,
.
istintivo
o
forse,
; o,
accadono
vanità
zionale
ecce-
a
via !
artifìcio
agli
è accaduto
noi.
ho
non
ho
non
visto
caso
un
ripetere a ogni po'
siete venuto
eccezionale, io
Chi
Cose
—
ignoranza
prima
che
e
quasi
si è mai
tegolo
interessar
inconsapevole
Quando
sua,
così
per
sentiamo
certamente
è,
non
addosso
cielo. Non
di
pericoloso,
che
quel
il vostro
crede
favore.
più
capitare
genere
che
ognuno
nostro
è il peggio-
curare.
immaginate
istintivo
in
il
ma
gli capitano. È inconsapevole
che
in
questo
farsi
a
;
è
da
rà
capite-
ne
me
mai!
per
del
ma
contusione
la
morire
vero
rere
ricor-
bisogna
e
curare
sa
sentircelo
la
collo ;
e
tegoli possibili,l'amore
scambiamo
so
dì cotesti
parecchi
capo
è
,
si
benedizione
una
Voi
i
di
più ordinario,
lo
colpito
di
Non
felici di
fosse
un
altro...
il
noi
perchè
prima
non
per
è vero,
stesso,
farsi
per
Forse,
tutti
anche
lo
male
tegolo
un
garantisco
non
tra
sempre
dottore
un
ferita.
E
fanno
vi
Non
ricevuti
tegoli, Ibrtunatamente
di
via
per
il fatto
se
ma
;
77
gironzolava
mentre
capo
erudizione
come
t
dunque
ìmpro\"visamente
il
caso
dal sorridervi
educazione,
non
dervi,
offen-
volta
in vita
per
dispiacere.
incontrato,
ragazza
il vostro
potuto frenarmi
riso per
farvi
raccontarmi
a
che
cuore
almeno
gli
"{ Chi
una
ha
non
fatto
ha
svampare
pensato
in-
78
Ma,
0
genuamente:—
il possesso
Si
è
non
possesso
fretta
come
fretta
sarebbero
voi.
Se
la
e
possess(
)
costoro
non
belli
ancora,
io
divago
! Veniamo
in
al
ridete
Va'!
;
Io
debbano
scienza
per
ho
che
certe
e
che
i
di
e
so
mio
padre
agiato
che
io
come
se
per
ma
di sapere.
ignorante anch'
plausibileragione
essa,
leggo
non
ne
Io
beni, i-egolatacome
superstizioni
i
ho
e
un
un
non
da
filosofia
sanno
quel
per
Ho
perchè
sofi,
signori filo-
che
influenze
rispetto
non
rante;
ignosanno
sanno
loro, fiducia
ha
non
sistere
re-
della
e
gran
fiducia in
di ciò che
nessuna
sfoggiano
davvero.
sanno
di filosofia
altrimenti
la
!
scienza, rispetto di
tutto quel che esse
libro
un
avuto
ricco
venerdì
spiritoumano
probabilmente
passare
ha
a
sapete perchè?
verità, altrimenti
dubitare
di
mia
di certe misteriose
la
per
d'
non
essere
riesco
non
dette
della
Natura?
sapere,
sperano
Quando
di
quei
visita
nello
Che
soltanto
e
O
—
giorno la
un
di
tentativi
divellerli.
della
sapere
recchie
pa-
ne
giova-
così
fondo
tutti
la filosofia
credono
mo"lo
corda, i"overo
era
signori scienziati
o
cui
perchè quel giorno
un
non
di
E
radicate
forze
tranquilli,
e
accorgendo
voluto.
così
per
e
di
la
su
; non
avere
a
sani
fatto.
credo
sarebbero
delle
si
non
difetto
un
tengo
BoiTelli
i
e
—
hanno
avuto
allo stesso
potuto anticiparedi
casa
Non
è
;
Vi
correggermi.
Avrei
che
avessero
e
poi
ridicoli.
supremamente
Ma
!
E
neppure.
Aolte, ripetendo seriamente:
la morte
()
morte
gli innamorati
vita, capaci d' innamorarsi
ali re
la morte?—
o
avvenuto,
soltanto
ammazzano
in
quel
f
dunque
il
(leggo tutto,
tempo, giacché
previdenza
1' amministrazione
orologio, va
di
lasciarmi
dei
quasi
da
miei
sé) ;
io
quando
bocca
leggo
cerca
vede
attentamente
cose
invisibili
tante
nella
io m'
materialità
insuperbisco
costoro
per
se
vicendevolmente
il cervello
essi
avrà
Io
leggo
un
capire ;
a
giornata
Per
; è
salti
anche
legge
buio
:
con
gli
oggi
per
loro.
sono
Oggi
che
è che
hanno
ne
scienziati
si è
dei
mai
filosofi
ho
za
mez-
la stessa
vogliono
positivi,non
quei
domani
cosa,
ne
diifi-
po'
che
veggo
una
delle
che
fatti
dettissimi
benetra,
al-
un'
fuori
cavano
una
via
è, buttano
non
intravisto
provvisoriamente,
i sistemi
mentre
intanto
e
piacere
tre ore,
non
filosofi. Dicono
dei
filosofia.
un
sono
ci
cosa
talvolta
confesso,
regione
fatti
Vera
vera.
lo
pei
quella legge perchè
la
cose
torturo
stesso
passate due,
l' importante per me.
domani,
; e
lo
ho
così
bassa
nel
della
Prendo
le
danno
Che
torto.
con
romanzo.
che
nella
restare
ha
mi
non
la bozza
volumi
gli scienziati,ve
ammirazione
far
ma
! E
si
spiano. Penso:
tutto
a
m'importa
se
;
tudine
grati-
mia
Non
nero
chi
accapacciature, quando
cili
confine.
ho
immediate,
La
uomo.
ragione
non
mersi
im-
,
1' altro
e
quei grossi
cui
con
ha
conoscere
per
guadagnerei?
Leggo
non
che
grossolani
sensazioni
dell'asino
di
Qualcuno
essere
a
gente
nell' uovo,
pel
noi
per
delle
brava
quella
il
di
bianco
dice
uno
Con
cosi
79
filosofia, rimango
di
sbalordito.
aperta,
che
libro
un
t
dunque
Ma,
una
giacché
sicuri
si
di
nuova,
neppur
niente....
smentiscono
E
uno
dietro 1' altro, le famose
leggidegli scienziati, tratte
da fatti positivi, si smentiscono
più allegramente.
Non
n' importa un
le loro
me
corno
; io leggo
opere
più
per
che
divertirmi
la
queste bozze
e
passare
la
filosgfica,
esistano
bozza
davvero.
il
ho,
tempo; non
scientifica,dato
che
E
che
quando
veggo
80
certe
delle
cosi
scienziati.
la
le altre
E
umile
Lo
anche
fatte
se
che
e
in
nuovo
riuscire.
so, ci
in
altri
riescono
non
che
quel giorno
della
giorni
der
intraprensi vuole
se
riescono
non
;
Il
invincibili.
facili
:
ma
riuscire
j)ossono
più
cose
venerdì
settimana
non
circostanze
le
credere,
,
che
cose
dagli
e
il
bisogna
non
perchè
loro, per
natura
di
vergogna
tante
sono
riescono
non
ho
non
femminuccia,
giorno nefasto,
di
dai filosofi
proclamate
ciò
per
più
niente
per
che
le
tutte
e
tutte
a
queste
più
leggi,rifletto che debbono
periore
])roprioqualche verità indiscutibile,su-
contenere
sia
duro
supeislizioni lengono
tutti i sistemi
come
t
dunque
Ma,
nerdì
ve-
la differenza
ecco
!
darvi
J)ovevo
di
giorno
un
Sono
questa
dilucidazione
ho
divagato.
; non
andato
dunque
undici
alle
mescolavo
di
che
e
la
vita
o
voi
la
assalito
che
si
Invece
e
col
con
—
—
—
davanti
scale,
al
poco
dopo
mi
son
trovato
che
non
rivedevo
! Lei
Io!
Qual
buon
Scirocco
ho
!
Già!
—
serio
sciata,
imba-
vita
gnificava
si-
vento
f
risposi scheraando.
tornato
dietro
ad-
portone.
le
Borelli
mia
La
avviato, sarei
salito
Oh
—
alla
ho
signor
sul
preso
porto l'affare; la morte...
simile
responsabilità f E se
arrivato
appena
sione,
espres-
rinunziato
fossi sbadatamente
mi
la vostra
buon
a
scherza,
tissimo
delica-
anticipatirimorsi.
da
che
il vostro,
avessi
Se
morte.
condurre
O
come
tina
mat-
volta
prima
la
secondo
era,
avrei
aut,
questo aut,
affare
un
per
Era
ritardo
sabato
Borrelli
casa
precise.
,
mi
in
del mio
sonato
il campanello
faccia
da
a
un
faccia
pezzo.
dunque?
Ma,
Trattandosi
altro
di
di
cose
81
amore
vento.
È inutile
riferirvi
conversazione.
parola
Senza
che
modestia,
falsa
abilissimo
stato
sono
parola
per
discorso, eloquentissimo nel
il
potevo citare
non
la
vi
nostra
dirò
ceramente
sin-
nell' introdurre
la
perorare
vostra
causa.
In
prima istanza, come
dopo tre quarti d'
causa,
dicono
gli
la
,
vinta
era
ora,
avvocati
! Il babbo
acconsentiva.
Bisogna però interrogare la parte interessata,
il signor Borrelli. E soggiunse sornionamen-
—
disse
cerimonia.
una
mera
superfluità,
Questi benedetti ragazzi manipolano i loro pasticci
soltanto
tra loro e ci chiamano
quando è 1' ora di
te
:
Forse
—
è
una
infornarli 1
immagine non era eletta. A voi
profanazione.Pasticcio 1' amore
L'
una
secondo
Eppure
che
seteria
è
non
in
più
,
(e
diciamolo
là dei
del
parsa
! Oh
signor
vede
non
libri maestri
una
attaccandosi
di
passaggio, in parentesi)eppure
detto
aveva
relli
Bor-
negozio
suo
bene, benissimo
non
!
na
span-
fa
signor Borrelli
bravo
che
cima,
una
! Oh
bravo
quel
me
,
sarebbe
al
di
sodo,
quel
chezza.
scioc-
una
1
pasticcionigli innamorati
manipolati in
Quando ripenso i pasticcida me
parecchi ; sono
gioventù (ne ho fatti anch' io
Gran
,
mai
gli
come
uomo
arrivato
anni,
se
voglia
andar
e
pasticcidi
ai miei
lo
non
di darmi
di darmi
L, Capuana
venti
—
ma
a
anni
sapete
male
e
anni
Coscietuse.
—
non
sono
,
solo,
uno
li ho
e
visti
crudi) quando penso
fa—
amico
sessantanove
ho
mio
—
mi
la
vien
,
degli schiaffi
volte
fortuna
per
,
infornarne
a
tutti muffire
altri
e
ora...
forse
o
è poco
per
—
lo
meno
dell' im6
82
Ma,
becille !
Troppo
limito
ringraziare
a
Colui
tardi
dunque t
!
rifletto.
poi
la
che
mondo
questo
gli pare
come
speciale concessami
grazia...Ve
vera
le
è
l'assicuro!
zia
gra-
stata
una
tra
quest' al-
Scusate
—
di
cose
piace...della
e
giaechè
—
neddio
Domi,
dispone
,
ciò mi
per
il Destino
Natura,
insomma
E
piccola digressione.Era
lasciai
giusto spiegarvi perchè
a
stro
voquella parola
parer
correre
,
indovino
—
anzi
dell'
profanatrice
?
!
amore
Risi
,
applaudii...
E
la
interessata
parte
continuare
per
Devo
la
dirveloV
signorina
vista
in
impressione,
salotto,
bambina
che
adulato.
il ritratto
Capelli d'
di
ma
che
a
vostra
amico
umana,
Parli
No,
—
La
lei
mio
troppo
era
co
ami-
caro
no,
urtantissimo.
di Leonardo
signorina
da
cordai
Ri-
Vinci
precisamente
me
co-
gere
sentii strin-
mi
e
e
;
tocca
di
disse
lei
a
spietato
essere
per
,
carità
!
mi
—
signorina
chi
,
più
cuore.
Qui permettetemi
—
No
rossi
vevo
L'a-
gradevole.
fattomene
capelli
la
appena
ricordavo
stridente
Giuda
quellidella
il
voi
quel grand' uomo
dato
avea
la
quelli 1
oro
rosso
un
,
fu
non
non
da
giudizio,
curialesca.
mia
,
trovai
in
convenuta
metafora
La
entrò
fu
—
il
signor Borrelli.
risposi io.
intanto
faceva
si
attenda
il
signor Borrelli,
un
viso
insidia
qualche
me
arcigno, co-
si metta
e
in
difesa.
Parlò
affettuosamente,
avverbio
bello
perchè
scrivere
possano
e
mettere
mi
pare
quindi
più di
e
seriamente
,
non
aggiungo
del bel
tre
in
un
altro
precettidel
ne
se
parlare, non
che, secondo
fila.
i
mente,
dignitosa-
84
Sissignore,
—
tre
la
stare
dei
calcoli
voltandosi,
Ma,
non
dunque
Ma,
era
più
là.
e
mezza
statistici...
avvide
ogni
per
che
mezza...
si
t
fa
Ma
che
alla
onore
tre...
il
omo!...
povero
sciamo
La-
sione
preci-
tre!...
giovane
anello
It'
smmìto
lite
La
Quel
i
Tano
ciglione
sul
fondo
sul
metà
don
anni.
da
piantato
pero
rami
di
durava
Sordo
il
dei
valeva
non
ogni
in
anno
Vi
Non
La
discusse
le
che
ammonivano
lo
Lasciate
11
bello
!
centinaio
quel
renderle
faceva
a
portare
due
litiganti
Infatti;
appena
i
più
coi
posto
a
spingere
il
anno
periti,
faceva
di
già
pere
colui
le
a
acchetavano,
la
lite,
il
e
nessuno
reclamarle.
non
e
lite,
che
tolte
venivano
pere
si
ormai
di
pretesto
la
vinto
andato
sarebbe
dall'usciere
col
mature,
!
recandosi
pretore,
cogliere
certo
casa,
a
avanti
agli
fradice
pere
avrebbe
che
querelanti
Sordo
il
quattro
Per
ogni
che
!
:
andare
era
mulo.
!
diritto
Tano
don
dava
risposta
mio
—
dei
né
un
fradice
pere
pel
ma
pere,
di
peggio
quattro
per
per
stessa
amici
le
prese
ri-
querele,
non
e
testardo
era
rovinate
—
poi
parte
doppie
settembre
Liscari
vecchio
—
sul
menti
altri-
mai.
decise
Il
le
costavano
quello
su
trentesima
la
neppure
che
quattrini
metà
chiamavano
lo
non
—
—
Liscari,
del
spandeva
che
e
pretore,
via
bero,
dall'al-
pensavano
per
com-
se
anello
L'
88
di
passione
la
se
E
po'
un
r
anno
Non
—
il
Tano
volta
Sordo,
Intanto
Non
—
Lo
meglio.
!
soggiungeva don
solamente
quando
—
sordo
era
solito ; metteremo
al
reperti in
i
tra
le frutta
Cancelleria.
!
niente
importa
n'
a
neppure
nulla.
!
me
bene
sapevan
le loro
due
il Sordo.
Tano
il
rispondeva
—
Liscari.
E
—
saliit"* del
finirla,signor pretore!
durare
che
me
vecchio
di
faremo
infradiciare
a
alla
comodo.
gli tornava
—
po'
don
dobbiamo
può
non
la bell.i fiiifta
daccapo.
domando
Cosi
—
di
quella
a
male
a
un
fanii;^li;i.
appresso,
Questa
—
in
mangiava
Liscari
andare
fare
non
smarrito
replicava don
—
magnifiche
Purché
non
le
se
andavano
invece
dove
Tano.
ma
pere,
non
godesse
diciare
infra-
a
voleva
dir
di
loro
nessuno
!
Ogni
il
anno
si trovavano
pretore
mai
al
apparteneva
di
cambiava
accordo.
i
periti,che
Il pero,
Liscari, secondo
non
secondo
l'altro
uno
don
a
Tano
il Sordo.
siccome
E
scelta, così
nuova
al Liscari
a
due
Tano
don
Il
e'
non
povero
volendo
far
fosse, lasciava
che
di
anno
squisite;e
la cagione
in
anno
si
testa
e
peritofavorevole
favorevole
contesa,
di
una
zitto
ché
pur-
le
via
grosse
di
pere
,
più
mezzo
vivi, ordinava
si facevano
liquidare
non
sentenza
tolta
litiganti,
non
pagava
; e
raccapezzava
portava
riuscivano
più
della
una
dopo.
;
i due
anni
gli
trovava
dare
correre
che
Liscari
il
anni
non
visto
al cancelliere
II vecchio
due
pretore
sua
che
avanti, si
il Sordo
tutti
fare
accadeva
anni
di
da
era
le spese.
zitto la
sua
metà,
anello
L'
metà,
al
fino
e
brontolando
Sordo,
il
Tano
don
89
smarrito
settembre
nuovo
po',
un
se
non
1' altra
nava
ragio-
ne
più.
La
don
ruppe
serio
sul
sordo
la sentenza,
Sia
cagione
per
frutta
mulo
abituato
era
sia
—
sbraitato
la difesa
don
di
tranquillamente
esporre
si
come
—
è infallibile
don
che
la sentenza
era
del
di
vedere
dalla
Se
terminata
E
—
le pere
fiori di
tavolino
,
del
cliente
ad
,
rendo
fe-
l'Achille
tallone
avversario
—
sia
pretore
un
quando ha la maggior
imparziale, fatto sta che
tra
cascare
aspettava,
così
e
capo
convinto
collo
egli
la mortificazione
stropicciarsile mani
udirgli gridare in piena
di
Grazie, signor pretore !
il Liscari
che
non
e
:
sonoro
un
di
Liscari
il vecchio
udienza
aveva
era
lites, e
diritto, ed ebbe
contentezza,
realmente
limitato
nel
—
sidera
sua
si
non
buon
suo
ragioni
si sentì
il Sordo
Tano
si
illustre
suo
di riuscire
volontà
buona
le
neppur
,
convinto
Tano
espresso
era
degli argomenti del
infine perchè habent
non
cose
grande sfoggio
forti pugni
sul
di
e
1' avvocato
mentre
sparire
di quella bella
gratis piacciono
Liscari, il cui avvocato
con
forense
volle
;
di vedersi
le
—
si fosse
che
diritto del
il
costo.
il beneficio
si
fece
Liscari
del
del sordaccio
del buon
eloquenza
più
seccato
tutti !
a
fu
volta
questa
pretore fosse
cui
a
che
ogni
a
il
che
e
Tano,
il torto
ebbe
di
gere,
soggiun-
1' udienza.
sono
a
sempre
sua
disposizione
,
signor pretore.
Tenetevele
—
non
so
che
farmene
,
quegli dando
Ma
era
bastò
sordo
un'occhiataccia
questo perchè
addirittura,
era
al vecchio
don
però
Tano
!
rispose
imprudente.
—
che,
sospettoso
se
non
e
mali-
V
90
si
gno,
figurasse
la
C
che
(tmarrito
Lisca ri
il vecciiio
E
giustizia.
esclamare
—
anello
perciò
si
non
prato
com-
avesse
l'
del-
trattenne
:
è
il Tribunale
è
la Gran
stracciare
|)()trà
che
(|Uf'sla
sentenza.
C
—
tutti
i
casi, la
il vecchio,
C'è
—
sé!
—
Gran
Cassazione
replicò
don
Tano,
via!
—
-
Cassazione
!
lato
di
Che
ne
.
parzialità; non
il
solo
pretore
tare
rammen-
che
può
non
giudici d"'l
dei
uno
.
.
di voi due.
nessuno
conosce
"("s|mI-
essere
dite?
Per
—
ciando.
minac-
pere.
esempio,
per
con
Triimnale
dire
a
al
bocca
nome
lesta
pero
entrò
—
arbitro
Scegliete un
Tribunale,
un
per
le deliziosissime
la
crollando
1' ac(|uolina in
aveva
porta il
die
Incomodare
e
—
ironicamente.
la
Corte
che
del
sentenza
ridendo
potrà stracciare, in
'l'ribuiiale !
rispose
clic
pure
Eh
—
Corte
!
me
il vecchio
lece
—
della
Liscari, sicuro
vittoria.
Per
—
!
me
che
sciocco
visto
da
che
vendere
Il
questa
volta
lasciar
manovrare
anche
e
la
e
disse
che, secondo
—
Quest'anno,
Ora
scrupoli
—
questi
a
E
il
la
anche
il
di
del
nome
da
dividerete
la
mia
—
—
tanto
Liscari
divenuta
lumi
di
giudice
disse
luna.
di
la
la lite. Poi
V incarico
sogf?iunse:
metà
per
accettale,
il vecchio
sua
Tribunale
volentieii
le pere
da
merce
accolta
vedere
assunto
arbitro
parte
stato
vecchio
signor pretore ])uò
mia
sando
pen-
,
lui, avrebbe
di definire
—
il
giustiziaera
comprare
Tano,
sarebbe
non
pretore fu lietissimo
proposta,
l'eco, don
rispose,come
—
uno.
senza
Liscari.
92
L'
Il
lo
giudice si
Il vecchio
fatto
indignato,
Don
in
il Sordo
del
magistrato
che
il Liscari
da
alla
col
dall'aria
il
giudica,
porta.
bel
suo
disegno
prime parole
arcigna di
capi
esso,
malaccortamente
tentato
Si tenne
apparenze.
non
nato,
impappi-
era
poco
messo
un
riuscito, stando
gli era
non
per
più giorni,dalle
più
e
e
venuto
aveva
che
colpo, e
alle
aveva
ruminato
testa
di scusarsi, si
peggio,
lo
non
Tano
dignitosamente, e
proseguire.
cercando
aveva
smarrito
inalberato
era
lascialo
avea
anello
la sua,
su
almeno
si dichiarò
duciosiss
fi-
neir
onorati
imparzialità di colui che li avea
accettare
l'incarico del giudizioarbitrale;
molta
umiltà
:
aggiunse con
di
solamente
Domani
—
dovrà
il
del mio
Il sordo
male
invece, si
sornione,
della
cuoco
ma
Liscari
botta
si
non
da
Sul
lui
addirittura
cuoco
mai
mentre
egli
con
e
dal
re
mette-
Il vecchio
cucina.
e
immaginato
il
al pero,
giudice
questa
garbo,
poco
i due
di
strare
dimo-
per
viste
sua
pregò, anzi,
di
benignatasi
imparzialità,fece le
dei
accòrgersi della presenza
non
apprestare
!
davanti
luogo,
Si rifarà
me.
fatto
era
pranzo
Motta
sarebbe
maestro
la
un
marchesa
disposizione di
a
da
avversario.
colazione,
una
signor giudice
,
rassegnarsia mangiar
col pranzo
non
la colazione
per
,
due
quasi di
Li
litiganti.
tenersi
peritiavrebbero
da
fatte
parte
le
loro
osservazioni.
I due
avversari, allontanatisi
a
guardarsi
r
uno
alle
alla
in
colazione
rispettivecase
finestre
per
col
cagnesco,
e
1' altro
rustiche
si
e
fermatisi
pretesto
al
erano
sorvegliaree spiare le
di
pranzo,
un
badare
andati
affacciati
mosse
po'
del
alle
giù-
L'
dice
dei
e
chinati
le erbe
tra
i
e
spinti dalla
spiegò
L'
perchè
mi
a
un'
dispiace
carissimo
un
era
anello
un
—
io
casa;
gliel'ho
non
fa ; lo
ora
ricordo
pel valore, quanto
tanto
Cerchiamo
ricordo...
giudice, afflittissimo, tornava
cespugli, ora sul ciglione ora
il
i
misero
Si
augurandosi
Tano,
don
anche
frugare
a
simo.
benis-
bene
;
ritrovarsi.
dovrà
si ritroverà,
tra
due
e
ripetere:
a
al dito
avevo
Non
E
tutte
al dito.
visto
—
smarrito
dimenticato
l'ha
Forse
—
terra
per
periti.
si ostinava
L' altro
accorsi
Erano
ha
giudice
dei
cosa
curiosità.
stessa
uno
maravigliati
erano
qualche
cespugli.
signor
Il
—
si
cercare
a
93
smarrito
all'ultimo
periti,e
vederli
di
anello
il
vecchio
Liscari
e
il fortunato
essere
smarrito, per
dell' anello
rinvenitore
sotto.
di
ognuno
rovistare
a
farsene
merito
un
.
si
Non
—
.
.
mai
sa
tutte
pensavano
e
due
—
grandi
talvolta
decidono
—
circostanze
piccole
certe
:
quistioni.
E
tornava
quel perito
Vedrà
—
sua;
La
e
die
—
io
visto
arbitrale
ragione
contento
sono
contento
anch'
dato
torto.
Un
—
?
—
frugare,
e
fissazione
sua
all'albergo o
al
a
;
casa
dito, potrei giurarlo.
stracciò
Tano
don
a
rovistare
ripetere la
a
gliel'ho
sentenza
di
dimenticato
1' ha
:
non
Siete
smisero
essi
quando
inutili.
furono
le ricerche
Tutte
quella del pretore
il Sordo.
gli disse
il
io, quantunque
giudice
di
pretore
essa
Tribunale
mi
ha
Ne
—
abbia
più
lu-
94
V
mi
che
non
ai
tmarrito
pretoruccio
un
del
sospetterete
anello
magistrato...
litigantiche pèrdono
So
vi
quel che
ripeto.E
voglio
del
farvi
Liscari
si..,. E
si,
fargli
don
una
confidenza.
il
le
di
!
imbecille
poter
la
dovette
lagno,
ne
vecchio
Ebbe
scale
me
questo discorso,
Quel
arbitro?...
giudice
Non
su
figurato
s'era
ruzzolare
corrompere
sfrontataggine,
contenei-si
non
per
Persuadètevene
caro
,
Tano,
la
e
dove
Precisamente
!
sorrìso
equivoco
Poteva
si vende.
giustizia non
alza la bilancia
—
siamo
giacché
l'integrità dell'
Non
detto...
avete
non
più non
me
ne
lagno;
go...
qualunque sfo-
è permesso
ora
o
pari. Ora
mio
il
su
confessare
magistrato
trabocca
piattotrabocca.
rispose
—
11
.
Tano,
don
!
.
con
un
Precisamente
!
le
labbra.
al
pretore quel eh' egli aveva
—
fatto "?
La
di
sera
illuminato
stato
era
Aveva
quel giorno, arrivato
lui
presentato
dal
Ecco
posseduti,
r anello
!
Grazie
quanto
Mille
E
a
—
brav'
intendere
:
piatto
Secondo
—
Non
qualcuno
genio.
anelli,
mante,
dia-
con
sfrontatamente
era
mi
dispiaceva
era
tanto
pel valore,
carissimo
un
doselo
metten-
ricordo.
Tano.
del
pretore
magistrato
trabocca
Tano,
che
natamente,
ritrovato, fortu-
risposto il giudice
uomo
Il
L' ha
contadini.
anello
trabocca
don
miei
aveva
perchè 1'
grazie, don
quel
il
smarrito.
dei
—
al dito.
si
e
Tano
giudice, all' albergo.
uno
—
belli
più
don
casa,
di
lampo
un
dei
uno
preso
da
—
di
a
ha
può più levarglielodi
tra
i
smarrito
testa.
alza
!
che
voleva
dargli
la bilancia
e
ve
do-
—
n' è
magistrati ce
un
anello
:
pre
sem-
nessuno
Elegante
gabinetto
Clelia
De
Maurìs,
in
cenere,
E
e
trentenne,
di
rialzando
a
per
la
la
prova
attorno
si
guanto,
da
fronte.
m,orde
AlV
nella
buttandola
cava
allo
No,
intorno
no!
Sarebbe
no
i
via
Eh,
! Si
giuramenti...
A
quest'
rino
Che
su
trona,
pol-
esclama:
Non
pazzia.
una
que
toc-
«
una
ed
importa
ho
se
almeno.
messo
pro-
altre
donne
colà,
e
vi
?
sa
che
sono
Avrà
gli
tornate
si
cose,
attende
nel
per
ripetuto
hanno
creduto
parecchie
quartie-
civettuolo
lo
me...
la
e
Coscienze.
—
detto
ha
stessa
ad
cosa
andate
sono
volte
dopo
e
,
Capuana
fanno
poi!..
e
unicamente
Chi
tante
promettono
egli
ora
preparato
L.
la
toglie
guanti,
o
data
guar-
,
?
tanti
essersi
si
un'infamia
!
decisione
gesto
modo
voglio
non
,
di
dopo
—
voglio
sta
te-
a
un
una
a
vivissimo
stesso
zata
rial-
accigliata,
specchiera.^
con
ultimo
abbottonandosi
improvviso,
nuovamente
si
che
nera
all'
labbra
incerta
prendere.
»,
veletta
fitta
Pensosa,
le
sembra
e
abbassando
lasciandola,
e
»
alla
bassa,
go
lun-
e
,
tocque
«
passeggio
specchiera,
una
,
cinge
da
pelliccia.
davanti
ferma
biondo-
capelli
con
abbigliamento
severo
mantello
toelette.
da
,
,
7
98
Eèitanee
vi
non
tiscono
menpiù....Oh ! Gli uomini
pevolezza,
senza
ritegno, per abitudine, per inconsaforse, consapevolmente
anche, quasi lo
tornale
sono
ingannare
il loro
raggiungere
Avrei
donna
una
dovuto
diventata
sia
tutt'
a
po'
di
nulla
di
pur
,
1
scopo
ragionare
savia
da
cosa
oggi. Sono
Ck)me
tratto...
un
di
prima
così
mai
? Perchè?
(Siede).
Facciamo
Ecco
mi
:
abbia
un
di
esame
dispiace eh' egli possa
andare,
Sono
—
resistere
e
leggera
lusinghe.
stata
,
alle
e
io mi
vostre
è
non
illusa
sono
di
se
di
che
siete
in
caso,
calendario
vostro
Non
so
Ma...
da
di
Una
solo
sa
frivolezze
delle
! di
di meno
più, una
di scapolo non
capace
il
occupare
vostro
di
di
tempo
conquiste
suo
donne
trovare
,
più
dovrebbe
me;
da
nel
segnare
significaniente...
morsi.
pentimenti o di ri-
Voglio risparmiarv^eneuno,
Ma
quando sarò là, faccia
solo
avrò
a
coraggio di
mai
se
!
faccia
a
—
lui,
con
tenergli questo
,
bel
amici.
possibile buoni
uomo
galante pel
altro
oh,
siete
più
se
Io...
niamola.
ciò, fi-
Per
ora...
belle, più facili... e più sciocche
bastarvi.
mi...
amar-
convinta.
sono
e
di
è
non
le
con
ne
affermate
,
signore che
altrimenti
Voi
chio
orec-
,
capriccio
di
svago
e
amarvi;
,
vostro
dirgli:
sciocca, prestando
; ormai
vero
Restiamo
voi
io
che
credere
paura.
Dovrei
Pel
coscienza.
discorso, questo stupido discorso?
Egli
mi
occhi
prenderà
volte, quel che
o
di
non
le
mani,
mi
po' ironico,
ripeterà quel che mi ha
sorridendo
lui, mi
per
tante
credere
un
volte
ho
ciò
non
e
tentato
guarderà
come
sa
gli
ne-
dere
sorri-
ripetuto tante
di
ostante,
non
mi
tare
ascol-
ha
am-
] 00
Esitanze
(la accontentarsi
di
ragione. Non
Infatti
semplice
una
certa
sono
lo amassi
se
io di
neppur
davvero
non
,
,
sarei
non
C'è
qui
esitare,
a
stato
facessi
se
calcoli
di
convinzione
Mi
di
par
E
prediligo,le
che
egli prima
io
,
consenso
per
ama
io. Ha
Per
all' occhiello,
è
seduttore
Colpa
.
loro
,
visto
altri
virtù
per
E
fanno
non
peggio
resistere.
cevimento
ri-
tutto, i fiori
chi
garofani bian-
i
patire
che
e
in
ora
li
perchè
—
amo
un
qua,
rofano
ga-
cavaliere
vero
le
nel
che
di
mestiere
suo
astuzie, tutti
essi
i
segreti.
—
ingannarci.
sanno
non
difesi, preservati
legale, si credono
delle
passa.
apprendere questa irresistibile
noi ci lascia] no
se
ingannare
che
il possesso
mio...
di lui
,
Hanno
parole
del
niente
per
di
tutti ! Ci
In
coscienza
sindaco
sviare
vuole
e
i
una
io ho
del
roco...
par-
pericoli.Il
gran
resistito
forza
anche
,
troppo.
nuovo
tutte
sa
di contrarietà
dire, è proprio compito !..
raffinato
dovrebbero
arte.
dagli
Ne
!
dama...
sua
c'è che
non
più
—
I mariti
per
della
da
fondamente,
pro-
splendido
qualche tempo
bianco
Nessuno
per
da
la
quasi
che
per
assicurato
ha
,
questo,
.
mi
—
sembra
uno
poteva
non
così
minuto
da
mezzo
anch'io
quel!'aria
bianche,
rose
e
parola giusta
la
Mi
ogni
a
sempre
i colori
porti
è
—
Via
mese
di amarlo
e
con
assumere
,
un
È strano!
barone,
ragionerei
predica.
lio avuto
preparato, certamente,
da pari suo
: fiori
aveva
che
che
—
pazzamente
vederlo...
deve
forse
—
amarlo.
momento?
Un
amata
essere
ridicolo, povero
che
sì
mese,
esatti
così
a
la
momento...
però un
settimana, un
una
farmi
Ha
promessa...
fare
V
So
di
certe
mie
amiche
Ma
!
.
come
loro
! Fortunatamente...
orologino).Le
tre!...
.
.
già
stavo
(Chuarda
di
101
Esitanze
Infine, che
dice—
cose—egli
Certe
liberamente
per
smania
la intensa
produce.
e
di
disfatto
sod-
non
Oh,
apprezzare.
sanno
ripetute.
.
.
.
col
scherzare
posso
,
io
che
dimostrargli
che
le altre
come
sono
pochi
trionfo
bel
un
e
pure!...
Ep-
!...
Eppure
Sarebbe
no,
ottengo-
piacere squisito
un
parole, galantemente
si ! Galanti
no
voglio-
desiderate
il desiderio
che
—
—
che
Raffinatezza
dà
si
non
fortemente
ottenerle
si
strappano,
Se anche
averle
potuto
aver
si
non
visita
Una
promesso?
concesse.
pensiero di
il
non
gli ho
cosa
non
colo
peri-
soccombere.
non
Egli è già orgodargli questa lezione.
glioso
di esser
qualgiunto a farmi perdere
per che
Me
—la
testa.
settimana...
per qualche mese
si saconfessato
ha soggiunto che
rebbe
me
con
e
Dovrei
—
r ha
fermato
Io
—
mai
e
rappresento
(Sorride
Per
che
che
una
è
non
per
del
—
la
^promesse
gli
è
non
per
creduto!
ho
vero.
di
conto
colo!
mira-
ne.
leziole altre
tutte
severa,
e
promesso,
si ha
sofferto
hanno
!
dando
(Guar-
l'orologino).Le tre e un
in tempo... Quasi quasi!...
volta
terza
salottino,
Ho
E
—
una
giusto infliggergli
marito, ed
suo
quarto!... Sarei
Entrerei
Dovrei
!
operato questo
Ma
non
spensieratamente sacrificato quel che
ad un
donna
uomo
quando dà il cuore
glihanno
sacrifica
inseguitoe
.
aver
merita, anche
la
.
Finalmente
.
tristemente).
sarebbe
questo
Se
di
fosse?...
se
.
lui l'ideale
per
altera
essere
Intanto,
.
raggiungere.
potuto
perciò
!
sempre
per
ancora
calma
direi
e
; mi
fermerei
la
su
soglia
:
mantengo
piuttosto il
quantunque
dovere
di
non
certe
man-
Eèitante
102
tenerle. Ho
che
di
sicura
son
poeto che
nuova
me
dovrebbe
e
dimostrarvi
per
dichiararvi
per
il
essere
dichiararvi
nel
—
le circostanze
secondo
;
,
che
,
vostra
più perentorio e assoluto...
No, non
bisogna preparare il discorsetto,
modo
nel
qui
della
campo
vittoria... per
ultima
non
e
unicamente
mantenuto
è stato
di
terminato
e
barone
gesto
un
il
a
ha
mento
mo-
corso
e
Non
Si
davvero.
1' attende
se
di
risoluzione,
comincia
e
a
tersi
rimet-
intanto
segue
pro-
parlare).
che
non
diversamente...
accadere
potrà
dire... Sono
! Vuol
Allora
quel
grato.
cappello,poi infilai guanti
dico
Non
in
vedesse
presto, probabilmente.
consolerà
(Fa
!
solenne.
,
qual pericolo
essermi
dovrebbe
Povero
mi
E,
pelliccia,senza
piccolo inchino,
,
marito
scorge
effetto.
calma
severa
,
apprendere
per
quanto
facendogli un
uscire
mio
che
,
e
fa
non
nella
parlare, avvolta
stenderglila mano
voltar le spalle
Vorrei
memoria,
a
appreso
si
se
provvisarl
im-
ma
un
po'
io !.. Ma
fatalista
io...
sono
risoluti, come
quando si è fermamente
E poi....Voglio cavarmi
una
curiosità, vedere questo
famoso
quartierino,questo tempietto pronto a
la dea...
ricevere
Bugiardo
preparato unicamente
per
me....
!
.
.
.
pelliccia).Peccato
la
(Indossa
il
oltre
salottino
che
Sarebbe
.
.
.
potrò
non
dare
an-
denza
impru-
grave
!...
Ritta
sulla
(Guarda
colpi
di
soglia di
V
esso,
orologino,
ravviamento
dà
severa,
alla gonna
.
.
ne.
solen-
timi
affrettatamente gli ul-
specchiarsi,chiusa nella pelliccia).
?
Che
Sono
cosi
cosa
significa
.
calma,
e
si
ferma
a
cosi
turbata
,
Esitanze
(Atteggiandosi,
se
mostrarvi
mia
la
.
la
lui).
con
sicura
sono
.
Ho
tenuto,
man-
—
po'
!
me
questo
un
!...
—
atto
).
di
Ho
—
,
mostrarvi
per
Benissimo!...
E
di
che
inchino,
un
condensata
sicura
sono
un
lieve
ironia
—
uscirò...
spavalda
di
in
come
declamando
(Riprende
prova?.
mantenuto
che
tremerà
voce
fare
parlasse
quasi
per
Ma
voglia
quantunque
commossa,
103
Così!
(Si
avvia
lentamente).
di
inchino,
(Eseguisce)
me
!
—
gnificativ
si-
e
Hettifiea
108
Rettifica
Quegli
alti
in \isla;
lio|)|)()
peri=ionaggiseggono
le indisri"'/i()iii xenj^ono
diilla
giustifìc'itt'
sociale; ed essi possono
si dice
che
o
il tempo
in
Io, che
non
sono
della
corrispondente che,
cipe, una
in
lo dà
Le
sembra
lei si è fatto
do
Ci scrivono
:
domandarsi
dovuto
che
mi
te!
Ella
scrivono
Non
di
Mettiamo
Io
afferra
?
lantuomo
ga-
una
zetta,
gaz-
del
capitato.
mal-
Eppure
?
Nossignore. Pànfe-
—
toccato
cosa
per
di
onesto
scritto
che
un
spalle
proto lo
precisamente
pure
sono
non
—
Brusca
aver
piin-
un
re,
,
alle
al
so
accorgendosi
no.
da
consegna
le mani.
:
quillo,
tran-
quest' in la mia, inibblicanbe
! Ma, prima, ella avrebÉ vero
è vero
o non
quel
di
Brusca
da
un
sembra
Le
però
iinbKillc
un
ai lettori
pascolo
giusto 1
complice
altrimenti.
vìmmo
Ecco
mano
di farli ridere
felicissimo
dono
spen-
vorrei
nullità,
avendo
non
principessa sotto
e
quel
.
mia
sizione
po-
ai tatti altrui,
cavaliere
ignorato!... Nossignore.
di
die
impiegailo
neppur
il benefìcio
godere
sracccndati
intorno
modo
qual
di
infiMliiaisi
dagli
chiacchierare
a
sapendo
non
si dice
non
loro
se
se
una
le sia
e
se
se
le sia
lavate,
sporca;
forse,
lavate
lato.
Pi-
come
,
questo
lava
ne
del
martoriato
meno
Cristo.
Mi
legato alla
visto
som
colonna
flagellato:
e
ed
io, zitto !
Mi
le
su
son
Mi
esposto
la
spalle,con
ludibrio
—
visto
Ed
son
di
una
di
invece
spine
di
in
rosso
testa
scettro
:
e
Ecce
col
mo:
ho-
1
conficcare
piedi, steso svd
zitto ! Sempre zitto
nei
cencio
pubblico, col
corona
canna
io, zitto
sentito
al
duro
!
i chiodi
legno
della
nelle
croce
mani
; ed
e
io,
Rettifica
Ma
che
ora
riceTo
il finale
il
di
dunque
dare
la lezion
bollata, per
carta
cortesia
in
Di
che
domestica,
il diritto
mio
il
mia
Ma
io
se
come
prcetor
fìngo
o
di
che
Ma
Ah
mia
se
che
di
la
! Lei
Pur
infama
peggio
io abbia
coi miei
d'infamare
sua
spinto
E
vizi, coi miei
felicità
maschio
e
mi
una
danno
modo
giudicare a
?
santuario
Sia.
È precisamente
non
ne
me
io, gli estranei
lui.... etc. !
il
gionamento
Ra-
—
corrispondente.
terribile
me,
figlia.Lo
al mal
rispondente
cor-
de mi-
di
nel
rito
Ma-
suo
ma,
quando
scrive
che
conosce
non
messo
com-
grinza.
una
—
in
—
profanazione ?
stata
Giacché
fa
non
suocera....!
suocera.
il
anni
accorgermene
—
tiamo
Met-
naturale,
come
un
figli,
stata.
:
sarò
abbia
sbagliare ;
accorgermene
riflettere
nella
marito....
suo
accaduto
è
non
in
moglie
—
Cinque
!
essere
ci fosse
non
mia
tre
a
due
C
spondente
corri-
,
disgraziatissimo aborto,
volessi
non
dovrebbero
—
da
non
famiglia.
se
accorgo
io,
essere
può
metta
per-
caso
! Giudice
—
che
di
ogni
femminile
incaponito
un
Mi
corrispondente"?
suo
sèguito la ipotesi
—
quel
della
da
tinuare
con-
per
avvisato.
rallegratida
e
e
la comunico
[n
le si addebita
curai
non
femmina,
Non
lei.
di debolezza
si è
ribello
usciere, confidando
di
cinque anni,
sono
Gazzetta.
sua
emerita.
inappellabile, dovrei
mi
stato,
co-
,
queir imbecille
; resti
il fallo che
nimis
la
non
Calvario,
semplice ipotesi,che
momento
da
pazienza
di
si mescola
pure,
un
che
bontà
tempo
che
al
,
stesso
a
mezzo
nella
e
sempre
la
protestare sul mio
la similitudine,su
a
vengo
io
,
Cristo, perdo
di lancia
colpo
Direttore
egregio signor
proprio
109
passo
costei
so,
sia
animale
essa
quella
guarda
non
pretende
buona
maltrattamenti,
tura
creacon
la
Rettifica
110
Mettiamo
inqualificabiletrascuranza.
che ciò sia vero.
per semplice ipotesi
scusa
moglie onesta?
per una
mia
anche
Sarebbe
—
—
una
Un'
forse
attenuante,
che
mamma
simili
il
conosce
glia
propria fi-
della
si tratta
attenuanti,
tamente.
assolu-
è avvocato,
beli'
conferma
una
sono
insegna lei
mi
come
una
cercherebbe
non
negherebbe, negherebbe arditamente,
Le
E
troppo.
dovere
suo
attenuanti, quando
;
concedo
; e
! Da
buona
e
che
!
questo giudichi mia suocera
Già, se lei la vedesse, se
la
strillare
sentisse
e
parla ; strilla,sbraita ad ogni
occasione, in ogni circostanza, sgranando gli ocche
sembrano
chiacci, agitando mani
granfie. Dio
sbraitare, costei
!
scampi
ne
!
E
mi
non
E
il
di scrivere:
Ma
e' è
il
scrive
—
scio
da
un
Io
É
le
per
preso
intorno
la faccia
ha
intimo!
1' amico
incomodo,
!
dirsi !
suol
come
o
spalle e
avrei
lo
io.
saperlo
amici
Siamo
fuori
messo
d'
alle
e
dell'
u-
sibili.
infanzia, indivi-
preso
al matrimonio
modo
Inco-
lo avrei
stato, altrimenti
è mai
non
e
dovrei
no,
moglie, lui no. Che
scapolo impenitente, per le
rimasto
idee
mentire,
di
il... terzo
pezzo.
ho
strega.
corrispondente.
è
non
lessa
diavo-
una
quella gentilee affettuosasignora
incomodo
sia
Se
É
—
corrispondente
suo
Egli mentisce, sapendo
—
:
lei,la chiamo:
di
Io, più remittente
—
basta.
tosta
esclamerebbe
lei
—
vuol
farci ?
strambe
sue
donne,
idee
che
anni, pur
sentendogliele ripetere ogni giorno. L' amicizia, la
riuscite
non
sono
vera
amicizia
lasciato
il mio
in
convincermi
è fatta di tolleranza
pensare
annunciai
a
la mia
carissimo
e
agire a
risoluzione
amico
non
verso
:
—
tant'
reciproca.Io l'ho
suo
; e quando gli
Prendo
fiatò per
moglie
tentare
!
—
di dis-
Rettifica
Mi
suadermi.
!
re
rispose soltanto
di
Intendeva
—
m
il
Ma
dire
:
:
Prendiamola
—
Prendila,
—
pti-
fa'
e
—
modo
co-
in queste
corrispondente scorge
una
parole una
malignità anticipata
premeditazione.
due
Datemi
righi di un
galantuomo
tuo!
il
suo
cattiva
,
e
—
faccio
!
impiccare
diceva...
—
che
qualcuno
Insomma,
diceva...
suoi
polli, cioè la gente. E
spingere ad impiccare il mio
che
parole
di
modo
Chi
dire
l'ha
Chiesa.
se
Prendiamo
:
Colui
là
era
sì
V ho
bocca.
Per
ciò
nostra
semplicissimo
un
Io, al Municipio; io, in
da
testimone
io. Lui
pronunciato
il sì
ma
;
,
famoso
la
!
infatti?
presa
centi
inno-
due
per
i
vorrebbe
piuttosto
fossero
non
bene
si
amico
proverebbero
intimità,
grande
mi
taire?
Vol-
chi?
conosceva
così
lo
ve
il
,
ha
non
aperto
qael prendiamo non
significaniente.
Doveva
egliattendere
cinque anni per finalmente
? Sono
che possono
tanto
solcose
giustificarlo
passare
la
per
bislacca
testa
corrispondente
suo
di
Penso
lui
:
—
di
o
d'
Apprenda
diciamo
nostra
per
qua
casa
Che
che
avrebbero
cosa
mia
amente
la gran
—
Ed
esclamazione
mariti
detto,
con
mia
cera
suo-
se
per
caso
la
procreazione
; no,
sodisfazione
già
mi
Si
di
un
rimaneva
la
è
non
di
anno
un
un
e
zo,
mez-
allietare
di
prima
,
mortificato.
era
è stata
moglie
indecisa
così
addolorato
ero
!
come
ispiratrice!
,
strem
strega
una
il
come
saputo...?
avessero
n'
imbecille
un
bambino.
parola ;
n'
la
Io
ero
e-
prende moglie appunto
poter esclamare
anno
e
mezzo
:
—
che
in
questa
Mi
compatisca.
gola, quasi a
Veramente
bisogna
per
comprendere
certi
sentimenti,
e
Ecco
carmi.
soffoesser
lei,tut-
112
Rettifica
torà
scapolo, non
ebbi
la certezza
potrà figurarsila
gioiaquando
si era,
moglie
tutt'
un
a
decisa
tratto....
allora
Ebbene,
battesimo
a
mia
che
mia
io dissi al mio
il bambino
la
o
amico
caro
:
bambina,
rai
Ter-
—
che
quel
sarà!
Rispose
ebbi
a
male
insistere
E
di
rifiuto.
Creda
spiegazione. Dovetti
ottenerla.
egli mi
—
come
—
intimità
la nostra
con
disse
non
il
mi
parrebbe di
proprio figliuolo?La
mio
lo vieta.
certamente
il
e
suocera
suo
!...
quella strega
pappagallo
della
Ed
ora.
rizzati certi
fragilemateriale
vengon
della calunnia
proiettano la fosca ombra
di un
galantuomo ! Ed ecco
induzioni
si
e
catena
durante
un'
amicizia
varie
le
di
la
su
putazione
re-
quali
con
miglia,
fa-
una
anelh
d' infanzia
vicende
con
edifizi che
d'
solidi
i
mia
ecco
la pace
sconvolge
di spezzare
tenta
di
sì
di
Gazzetta.
che
miserabili
bero
avreb-
—
comentato
dubiti, vedrà, lo diranno
Non
forte
pisci
ca-
,
gli diedi piena ragione.
Scrupoli di coscienza !... Rimorsi
—
lo
me
,
bella
una
battesimo
a
Chiesa
volli
e
sciocco
che,
tenere
gesto
un
per
Ma,
—
con
della
tatta
in-
rimasta
serie
lunga
di
anni
! Non
Eh
lui, il mio
neppur
le
Direttore
più giovane, signor
sono
intimo
Stiamo
amico.
spalle alla quarantina. Io,
le sembrerei
di persona,
un
po' più
amico
sembra
e
di
me.
Ma
levarteli
ogni
volta
d' addosso
che
neppur
gli
dico
col rasoio
;
scesse
cono-
vecchio.
L' apparenza
inganna ; invece, il mio
meglio conservato, ha tre mesi
e
ger
vol-
per
lei mi
se
;
che
,
mezzo
Non
—
!
—
più
puoi
si arrab-
Rettifica
bia, sul serio, tanto
intervenire
mia
che
in
mia
113
vette
moglie, giornifa, do-
difesa.
moglie
! Mia
equivoco
secondo
.
trattato
sempre
con
un
essere
le calunnie
altro
un
,
che
di
con
rigidezza,
alquanto inopportuna, e che
sufficiente per
tagliar corto
me,
dovuto
lo ha
insieme,
deferenza, sì, ma
Oh
.
.
,
avrebbe
tutte
a
in
giro dalla Strega e dal suo
altrimenti,
Pappagallo. (Non voglio più chiamarli
lei deve permettermelo). Sicuro, un
altro equivoco.
Se essi lo sapessero!... Lo apprenderanno
da me.
messe
Dunque,
giorni fa
,
talvolta
io, che
divento
un
(lo confesso
!) per ridere, si capisce,
Chi
ripetevo al mio amico :
Neppur col rasoio !
che diamine
d' impressione gli producono
sa
ste
queserio come
parole ! É inesplicabileche un uomo
po' seccante,
—
Ini.
un
che
uomo
ha
libri, e che divora
—
letto
romanzi
tanti
tri
ed al-
cinque o sei giornali
la mattina
altrettanti la sera
e
(io n'ho d' avanzo
del Messaggero) è inesplicabile,
uomo
dico, che un
serio
almeno
prender cappello
lui possa
come
sillabe
insignificantissime
è
fatto ;
un
allora
egli prende
giorni fa, mia
da
stranezza
mio
io
non
di
maraviglia
seppi
.
.
.
l'amico
moglie.
L.
; e
che
pita
col-
fu talmente
moglie
intervenire
dovette
Non
Cafvana
un
si scusò
e
!
movimento
con
di
moglie
,
l'amico:
e
sorpresa
mia
sei
siccome
E
—
—
Mi
si
brava,
sem-
Lui ero
io
lui !
parlare con
io che avevo
E più di tutti ridevo
far certa faccia all'esplosionedi mia
se
—
stupido
uno
quell'insolito
a
perdoni,
risate !
Sei
—
frenare
subito
corresse
visto
cappello
favore, lanciandogliin viso sdegnosamente
replicatamente :
Che
! Ma
di bocca...
gli scappano
questa
col rasoio
Neppur
diabolicamente
Insomma,
in
e
:
quelle
per
di
1'
—
aspettava....Che
Coscienet.
risate!
8
1
1 14
Bettifiea
Ma
veniamo
ultima
al
sbrodolatura
di
cangiarvi
mi
;
di
mia
stampi
multa
e
e
è
ladri
d' incendio.
o
che
che
la donna
lasciato
quella
lo
tornavo
non
a
in
Brusca
di
allora,
!
po'
un
a
Si
strillo di là, nel
aver
abitualmente
e
una
diritta
avea
là,
in
miei
po'
salotto,
tavolini
trovato
chiuso
e
!... Che
aperto
i
mia
fatto
il
queir
;
Ci
?)
masso
am-
suocera....
a
posta
!....
tore
Diret-
signor
,
fantasia
effetto
un
quel
salotto!...
miei
nei
in
perchè
appunto
maggior
un
è
che
ciampo,
aperto....In-
scuro,
panni
la
della
Ci scrivono
1' uscio
che
con
accuse,
metta
seggiole, di
nei
casa
tali, fanno
stimate
che
an-
giù
di
quinto
o
lo avessi
strillo di
uno
certe
deva
ve-
avevano
intendere
a
lettura
allo
floscia
Quasi io
! Tornavo
dopo
(quarto
carnaccia
Si metta
!
molte
numero
darle
La
anticamera,
Urli ! Strida
E
Premetta
scesa
penultimo
indignato....Infilo
neir
fatto
ci si
non
fa mai
ne
Se volessi
tasca.
da
aveva
perchè
col
casa
agitato, mentirei.
ero
scrivono
E
Non
aperto.
che
casa
era
ogni
si trattasse
i lumi.
servizio
do
Alfre-
!
cretina
Gazzetta
gente!
che
in
caso
assume
premetta
accendere
di
r uscio
chiamato
che
C'è
al gran
dunque
e
senza
tutto,
scrivente
Ma,
ora,
ad
pensato
ancora
mi
queir
a
poco
io di
credendo
accorse,
rettifica
quesUi
timore.
gridato, ho
sono
persone
di
ho
vero,
pagallo
Pap-
gnor
Badi, si-
suocera.
abbia
; non
qui presente
del
corrisp....
no,
responsabilità.... Veniamo
Si,
l'
fatto, cagione del-
virgola. Rispondo
una
carcere
Rocca
del
quella Strega
Direttore
mai,
fatto, al gran
sur
sconvolta,
calunniose
un
e
tuomo.
galanforte
panni... Un
gran
rimescolìo
di
avrebbe
creduto
lei,
proprio
uscio
tenuto
116
Rettifica
lui
che
le
ha
scritto
lei
cosa;
lei
nemmeno
è
da
giornalista
perchè.
Lei,
Brusca.
È
per....
qualcosa
oh
forse
di
! lei
è
tra
un'allo
non
meglio
:
!
Con
ringraziamenti
ed
ossequi
dev.
Alfredo
Rocca,
sa
vocato
Av-
Il
PmtMo
di
Era
quegli
le
ostante
non
degli
e
di
alta,
voce
anche
la
parlare
coloro
a
Aveva
prima
il
del
tono
tentasse
;
le
sotto
di
al
scoprire,
dove,
le
il
il
Club
fresco
segnale
Buon
anni
quel
1'
resco
militaudivano
al
andava
banda
fine
a
dere
prendando
ogni
pezzo
e
mani.
la
godersi
a
terra
siciliana
rigorosamente
aveva
pubblico
moglie
d'
le
di
trabbandiere
con-
al
musicale,
batter
angolo
delizioso
Giardino
la
Venuto
infine.
un
circondavano
con
alla
di
ultimo
addietro
lo
tatore
scru-
quasi
corrugate,
che
la
e
abitudine,
impiegati,
di
acuto
sempre
applausi
diavolo,
in
di
ragionando
sguardo
vecchia
sentire
a
degli
1'
lo
amici
estate,
e
terminando
sua
solide
e
pur
aveva
per
degli
di
sere
un
la
ancora
vedevano
comando
sopracciglie
negli
caffè,
da
qualcosa
lo
scer
cre-
volta.
semplicissime
cose
che
il
e
tutta
gambe
rivelava
rude,
vita
doganale,
con
mai,
indossasse
non
brigadiere
e
della
vicende
pettoruta,
grossa
invecchiano
non
Quantunque
divisa
persona,
che
laboriose
anni.
la
pezzo
uomini
sione
pen-
dove,
esercitato
il
,
suo
ufficio,
potendo
non
si
era
messo,
più
per
dar
non
la
caccia
stare
ai
trabbandieri,
con-
inoperoso,
120
II
dar
Paraninfo
la caccia
di indurli a
agli scapoli,cercando
fattx) lui,e ostentando
aveva
prender moglie, come
r esempio della sua
felicità coniugale perchè i calorosi
dall' evidenza
di
consigli fossero corroborati
a
fatto.
un
Sarebbe
stato
appartata
di
e
1' ampia
con
quella dello
breve
procurato
di combinare
noie
Giacché
e
cui
sapone
•
mettevano
spesso
signora e
trovava
non
si fosse
non
lavare
per
più
convinto
lui.
la testa
di
adocchiato
altra
un'
fino al
pace
che
tentare
a
poi continuasse
quasi a sgravio di coscienza,
aveva
non
mensa,
gli avesse
non
quantunque
,
la
1'
marito,
un
in
ranno
contadino
per
buona
sua
altro,
ex-brigadieredoganale avea
scapolo da lavorarsi, com' eglidiceva,
scx)pertouno
momento
che
e
lato
un
dall'
un
matrimoni
tra la
quando
,
farne
dove
casetta
aranci
da
mare
verdura
grattacapi
e
po' di malumore
per
di
sorta
di
dell' Etna
l'uscio
a
quella
piante
del
dorso
davanti
ogni
la smania
un
tra
vista
scabroso
orto
gli coltivava
se
nascosta
mezza
,
limoni,
col
felice in
veramente
perdeva
quell'asino,
l' inutile
se
vittima
presa
im-
frattanto
pel suo
neroso
ge-
apostolato.
che
Ma
—
t' importa della
cosa
glidiceva talvolta
agitalo e sovrappensieio
—
matrimonio
un
da
lui
la
felicità
tri?
degli al-
signora, vedendolo
sua
quando
progettato
le
trattative
andavano
a
di
male.
!
Bisogna fare un po' di bene a questo mondo
deva
L'egoismo è il peggiore dei peccati!
egli rispon—
—
alteramente.
Ma,
forse, per
specie di
Essi
;
lui
continuazione
dovevano
dieri della vita
la caccia
del
sembrargli
coniugale,
suo
agli scapoli era una
ufficio di doganiere.
altrettanti
e
per
contrabban-l
ciò si affannava
a^wMW
Paraninfo
n
di diminuirne
combatterli, cercando
Indurli
piìi
non
a
fare
avrebbero
non
agli
voluto
entrati
fossero
121
nella
il
altri
fatto
numero
che
quel
loro
a
con
mente
certa-
stessi, appena
mariti.
categoria dei
*
*
Le
delusioni, i disinganni
lui ; ricominciava
daccapo.
E
a
due
quelle
pei
la
schermitore;
giorno
dei
nozze
della
propria di
mangiava
sotto
usciva
le
Municipio
loro
altrui
e
piante
di aranci
mandando
pari
ondate
a
in
chiesa
di
e
incenso,
il
rando
memo-
la cerimonia
rinnovellamento
un
E
che
con
pipa
E
con
di
boccate
di
gli sposi
verso
petito
apche
ciliegio
limoni, contento,
enormi
con
ciata
abbrac-
quel giorno!
fuori
d'
moglie
1' aveva
la vecchia
teare
ro-
capricci
con
la
addietro.
beveva
nato
tor-
facendo
cui
stata
anni
fumare
a
egli era
sorbo
e
sforzi
i suoi
sponsali, quasi
fosse
dieci
che
abbracciato
con
su
coraggiosamente
zufolando,
di
slancio
presa
successo,
mazza
avea
al
delle
gusto
e
lo
e
baciata
e
buon
da
la via
r effusione
avevano
volte
tre
o
canterellando,
casa
non
fiduciosamente,
stati coronati
eran
da
*
disfatto,
sodfumo
novelli
partitipoco prima pel viaggio di nozze!
Appena scoperto uno
scapolo da lavorarsi^ non
gli dava più requie. Questa volta gli infelici erano
un
professore
di
arrivati
modo
di
non
amico
di
in
fresco.
un
ufficiale del
Aveva
sùbito
nelle
loro
camento
distactrovato
grazie,
quei piccoli servigi così graditi a chi
città di provincia dove
le conoscenze
una
punto facili;
preziosissimo.
sono
e
avvicinarli, d' insinuarsi
rendendo
nuovo
ginnasio
ed
era
diventato
è
presto
122
II
Eh,
si ! La
invece, che
che
vita
Ho
colà
aria, che
benessere
—
era
paesaggi
molto
allegra. Ma,
che
tranquillitàe
,
!
mobiliata
migliore
Starà
non
capito ; lei,professore, si
camera
una
Paraninfo
e
in
come
che
scelto. Gliene
buon
più
a
ha
male
trova
cercherò
Mi
mercato.
nella
lasci fare.
famiglia,tra gente onesta,
serviaie-
vole, affezionata.
E, il giorno dopo, si
portar via
Ah, caro
per
—
quanto
deve
(E
professore
solo
affidarsi
di
Vita
da
cani,
anni
ed
anni
ma
no,
Altro
balia
mi
coi
—
so
Aveva
unito
il
su
la
per
;
col
di
gì' imponeva,
un
dal
lei,
che
ho
mio
ricevere
si
lei
fatta
faticoso
lata
fuci-
una
scherza
!
E
—
giovane anch'io;
stato
di
meglio
amicizia
e
che
lo
un
:
il professore
conico
malin-
rendeva
neppur
le spese
con
vano,
mano
di fanteria,
pallido,sofferente
giovane
e
^
time,
vit-
le due
il tenente
sotto
magro,
non
po'
di
ginnasio
viscerale
soldo
magro
mento
regola-
troppo !
pur
quarantina,
il tenente
là
e
Sono
averli
malattia
una
da
dirglielo.L'
non
relazione
professore
quasi
lotta
in
di
pericolo
aria...
esperienza,
per
per
in
per
dote
zava
striz-
(E
sinistro). Anche
qua
contrabbandieri
la testa
con
mani.
che
bella
una
di
permetta
sbalzato
sempre
,
e
non
gente....onesta,
che, sopratutto, tira al guadagno?
,
ufficio
dote
abili
qui
volontà,
È vita, forse, quella
in
,
ad
1' occhio
carissimo.
solo
buona
discreta
una
strizzava
di
po'
destro).
dico
capitato.
E, in
Qui, pochi svaghi
rassegnarsi. Tanto
meglio,
un
buscarsi
r occhio
!
mal
...
Basta
moglina.
!
tenente
! Con
e' è da
mena
valigia del
donne,
a
gliel'assicuro
però
la
col facchino
presentato
era
che
po' vizioso
in
lui
,
il
grado
per sfac-
11
124
bicchieri, vassoi
paste
con
preferitoun
avessero
per
Paraninfo
lì da
lui stesso
Mentre
il
il tenente
sorso
in
tazze
di
caffè
che
pel caso
manipolato lì
la macchinetta
con
soltanto
adoprata
e
,
il
pallido professore centellinava
faceva
lieto
al càlahro
onore
russa
occasioni.
solenni
certe
alla
caffè,
bianco
sieme
as-
r
ex-brigadiere.E là, in faccia al mare
che s' increspava con
azzurre
fosforescenze, tra lo
stordimento
ra,
prodotto dall' acuto odore della zàgail tenente, diventato
più loquace del solito, si
di bocca
lasciato
era
quel : Precisiamo
scappar
V ex-brigadiere
fatto
scattare
dunque ! che avea
dalla
seggiola.
con
Du...e
—
so...
Rizzatosi
affrettato
cacciar
a
fuori
pipa,
invitati,con
mola
magica
Ah
!
colpa.
di
quasi
Esse
un
e,
ignoravano
si
con
qualche
mai
erano
volta
per
via, al ritorno
negli
vedove.
Né
sconosciuto
sapere
le
alla
da
farle
esattamente
quali fossero
intenzioni
l'
del-
di
l' ammontare
le loro
abitudini
del
in
ne.
zitellodi
passione
com-
incontrandole
messa
di
tata
can-
nero
,
scambiare
immaginare che
già fatto così larga
potevano
avesse
lor
della
Matrice, vestite
scialli neri
senza
occhiate
squadrava
steri,
mi-
mente
assidua-
avvenire
egli
for-
represso,
poverette,
cui
domenicale
accento
con
delle
accorte
dei
le teste
tra
le benevole
al loro
era
di fumo
lo tormentavano
anno
si
pronunci una
maravigliosi
rivelare
sorelle
ex-brigadiere intorno
Non
chi
sottovoce,
segreto.
Quelle due
da
di
egli
,
boccata
chinandosi
e
capace
piedi
vasta
una
1' aria
sillabato
avea
il gran
in
orgogliosamente
aspirato dalla
suoi
Ile !
re...
viluppate
av-
per
estraneo
un
inchiesta
loro
casa
da
nio,
patrimoe
in
cam-
si
dove
pagna
recavano
che
i contadini
godersi
per
di
Perchè
—
Mi
—
!
si
di
degnata
era
leggiadria
detto
aveva
—
visi sfioriti
alla
minile.
fem-
moglie.
pietà.
!
brutte
così
importa.
Non
—
dai
?
fanno
Sono
—
,
non
linea
una
maritarle
Bisogna
—
Natura
neppure
segnare
abbastanza
e
pena
si scorgeva
come
matrigna
la
la
in
anime
negli anni,
dove
più per sorvegliare
pre
villeggiatura; sem-
spesso,
sole, quasi due
inoltrate
125
Paraninfo
Il
moglie
Una
brutta
è anei
una
garanzia.
Per
—
questo
hai
sposato
!
me
replicò sua
—
glie
mo-
ridendo,
Se
—
maritare
dote
anche
in
E
compenso.
che
di
brutte
di
professore
alle tasche,
queir
addosso
sorelle
straccio
uno
male
invocare
dovevano
malaticcio
del
aveva
togliersid'
due
somigliassero ! Bisogna
buona
una
brutte, specie se hanno
le
proposito
a
ti
le brutte
tutte
di
vestite
marito
egli si lusingava
incubo
lo
non
e
morale
delle
che, secondo
nero
solitudine
nella
del tenente
e
della
lui,
loro
vita
trovato
avevano
fin allora.
Soffriva
chiuse
negli
quasi
esse,
per
scialli
vergognose
ogni
volta
le incontrava,
che
gliocchi
neri, rigide, con
della
bruttezza
loro
si,
bas-
e
sava
pen-
,
:
—
Per
così
Né
Vi
libererò
ciò
io, povere
pronunziato
aveva
misteriosamente
si arrestò
là.
le
così
parole
Parlò
!
creature
della
:
solennemente
Dtie
sorelle
dote
case
!
e
,
; dei
larghi risparmi
che
certamente
e
si
dini
giarerano
126
II
accumulati
alla
modesta,
loro
abilità
di
Professore
buttar
potuto
di
più
nomina,
servire
quasi
in
a
nella
disse
,
rispettiviministri
di
sicuri
loro
i decreti
stessi,non
dell' avvenire,
avvolti
fin il
professore
dell'
lasciò
dalla
tentarsi
timidamente
ex-brigadiere,e
:
avvicinarle
Una
—
di Dio.
bambagia!...
eloquenza
Come
—
ai
rino,
rosma-
;-j»o~,itiavrebbero
padroni
tesser
nessuno,
Quel giorno
focosa
trici. Descrisse
d' oo^ni ben
appena
faccia
la
con
fragrante di
riboccante
tenente,
e
e
vita
eccellenti, la dispensa
di vini
wisa
la
con
menavano
esse
di biancheria
colma
olii,la
di
cassetti,
amministra
econome
la cantina
ricca
loro
che
buona,
zeppi
gli armadi
nei
anni
da
Paraninfo
(?
presentazione è presto
il
«sciamò
fatta !
tenente.
»
«
Eh
!
no
cui
con
•
L'ex-brigadierepensava
sormontare
settimane
difikollà
questa
non
riuscito
era
al modo
appunto
a
da
e
;
trovare
chie
parec-
nessuna
soluzione
dell' arduo
vivevano
solitarie,appartate, da far sospettare che
la
coscienza
evitare
via
ogni
loro
contatto
gli sembrava
gradire. Le aveva
mistero,
la bellezza
arrivare
moglie
il
!
La
mezzo
le
gente.
mala
inducesse
era
Indicarle
pena
con
per
intravedere
matrimonio
è
,
per
nube
ima
il loro
bruttezza, nel
ad
più opportuno
circondate
a
sorelle
maggior pregio, e
ripetere quel che aveva
risposto
non
a
:
lasciando
la
con
due
Quelle
bruttezza
non
farle
di
della
problema.
una
che
senza
a
sua
ranzia
ga-
Il
Non
lo
impensieriva
così sventurato,
chiuso
molto
un
dalle
cui
da
sul
portava
la
ostante
in
fatto
si vantava
quali
professore
Lo
no,
così buo-
impensieriva
di
le bellissime
amato
di
dote.
esperto
spesso
e
il
tanto
rassegnato; costui avrebbe
occhio
tutti e due,
e magari
della
conto
127
così
certamente
tenendo
Paraninfo
donne
il tenente
che
e
piangeva
rim-
signore da lui amate
di
stato
essere
averne
avuto
mento
la
fastidi
traccia
cosi
e
zamente
paz-
duello
un
visibile
non
,
barbetta
lasciata
posta
per
prendere pel
collo
crescere
a
coprirla.
Una
presentazione
ex-brigadiere si era
—
L'
il
e
Quando
Scattano
perchè
Per
e
nel
momento
toglierlo d'
Non
avea
che
moglie
buio
della
da
il
naso
le
intervento
un
a
non
protettore
accorso
a
,
a
fianco
eh'
scorgere
matrimonio
nel
nate
illumi-
tre
si
ferme
giorni
decidesse
ruminata
stite
ve-
scialli
negli
di
fronte,
davanti,
addietro
,
a
da
sorelle
po'
un
appena
Gli stavano
egli
la
; e
di vedere
avviluppate
incontrate
aspettassero
invidiando
,
,
talmente
le labbra.
aveva
di
o
luce, le figure delle due
lasciar
e
divina
sembrava
gli
stanza
nero
da
1' attende.
se
potuto addormentarsi
gli russava
leggermente
,
neri
meno
né
come
1' ex-brigadiere
santo
suo
affatto.
mai
sa
vengono
pro-
imbarazzo.
strana
di
uno
appresso,
ispirazione
Giuseppe,
risoluzioni
! Niente
si
non
che
la notte
Mah!,..
riflettuto
molto
aver
un'
:
migliori
improvviso,
a
San
le
all'
poco,
credette
che
1' uscio
tra
messo
e,
Certamente!...
si dice
dall'
sentito
tenente,
Certamente!...
fatta !
presto
balbettato
aveva
muro,
—
di
del
queste parole
a
è
fare
tanto
la
me
co-
quasi
posta
pro-
tempo
e
138
II
indovinata.
(la loro
Paraninfo
E
mentre
là
stavano
esse
a
,
bassi, in attesa,
occhi
notizia
letta, la
! E
lampo
si
e
mattina,
da
moglie impaurita
—
cosa
è stato
V
Ah,
cara
mia!...
Sono
! Ho
finalmente
E
si
comodino,
il
ai loro
mani,
le
le
voluttà
nei
loro
—
mandava
fuori
fuori
ammattisci
!
Ho
una
sua
trovato,
e
le
si
Rideva,
di
boccate
le due
ciava
stropicche
fumo
di
gioia, con tale
seguiva con glisguardi
brontolò
moglie
sua
sull' altro
stizzosamente
comunicarle
per
1' aria.
per
—
pronta sul
presentare
fuochi
per
svolgimenti
Tu
cui
con
mariti.
spingeva
di
soprassalto
tenuta
letto
probabili
scambiarsi
potevano
di
pipa
sul
maraviglioso pretesto
sorelle
sussulto
palma
felice!...
la
poi
e
seduto
era
la
con
Ul
Un
!
trovato
il lume
acceso
una
tremante.
e
Che
—
mente
dato
svegliare
,
in
Gazzetta!...
aveva
forte,
così
la fronte
mano
nella
1' ex-brigadiere
battuto
era
tornargli
ecco
fianco
tandosi
vol,
per
tentare
a
care
fantasti-
di riaddomentarsi.
Ma
la bella
delle
due
opera
fuori
del
mondo,
parte
di
stesse
accertare
anno
il
i
professore
quella
avanti
in
prodotti
danni
e
ad
Esse,
sua.
non
e
che
del
nome
dai
non
la
sussidi.
villa
vano
vivemai
vano
face-
gazzetta
governo
tremendi
assegnare
che
avrebbero
il tenente
Commissione
venire
per
e
svolgersi nella
doveva
per
che
fumare
a
sorelle
sospettato
diceva
che
scena
quasi
dell'
continuato
egliaveva
per
terremoti
Così, tutti
presentati colà,
L' accoglienza sarebbe
anticipatamente annunciati.
ne.
la Commissiocordialissima
stata
per ingraziarsi
principio
figuriamoci! Un
Larghe promesse,
e
tre, lui
come
guida, si sarebbero
Il
d' intimità...
Le
due
villa, si sarebbero
fatte
scialli neri
da
addosso
e
la
testa
di
ricchezza, avrebbe
vera
avrebbe
attenuato,
stava
sorelle
esse
dover
da
in
peggio
non
avrebbe
per
E
lui !
.
aranci
e
Il
lo
,
di limoni
,
relazione
se
effetto,
Infine,
sembravano
E
—
esse
poi
.
prodotto stupendo
repugnare.
no,
di
stretta
gli
non
,
!
certamente...
mettersi
per
persona,
.
quei giardini
cio
cen-
le donne
alla
brutte
tanto
parse
un
—
cevere
ri-
per
quei malinconici
senza
attorno
e
in
erano
vestite
trasforma
,
su
spettacolo
ben
trovare
vicino
sarebbero
non
appunto
quei signori. Forse
mettere
forse, viste
129
sorelle,che
degnamente
saputo
Paraninfo
di
con
le due
tale
za
bruttez-
il tenente
professore
che
ora
diceva
di
dubbio
senza
,
fatto
lo
schifiltoso.
,
Ma
via !
Via
!
,
Anche
il tenente
meglio
di
donne.
Avrebbe
ogni
ultimo....
Quel
altro
diavolo
sapeva
grazie delle
galanteria
per
zitellone
due
nelle
entrar
come
cominciato
Alle
di tenente
,
sarebbe
non
e
l'
al-
parso
!
vero
Dio
—
E
r
quasi
vi benedica
ex-brigadiere
facesse
sindaco
!
stese
le mani
,
lui, in quel momento,
e
di
Riposta
la
paternamente,
le funzioni
di
prete.
Ah!
—
sotto
sùbito
e
le
del
!
catosi
fic,
quasi
alla stazione
sognato di accompagnare
graziarlo
finivano
di rindue
coppie felici,che non
sventolando
i fazzoletti
dagli sportelli
avea
intanto
vagone
e
il lume
pipa spenta e smorzato
le coperte, si era
addormentato
che
rumoreggiando.
L. Capuana
—
Coacienet.
il treno
andava
via
fando
sbuf-
130
Paraninfo
II
«
«
Il
il lenente
professore e
difficoltà la
senza
essi dall'
commedia
da
parte
ad
proposta
che
vai,
usanza
trovi !
che
Si
rassegnati.
erano
mattina
quella
lassù,
ridevano
E
la
mentre
pensato
di
li
carrozza
Lapa,
trasportava
in
lui
alle
meglio capire
personaggi governativi
perchè
sorelle
due
dei
che
in
possibile.
Esagerate, signorine mie
I quattrinidel governo
governo.
sentati
pre-
terremoti;
aiuto
il
accordasse
la Commissione
,
sarebbero
si
di
promesse
avanti
l'importanza
fatti dai
i danni
largheggiato
giorni
,
far
accertare
cosa.
due
persona
per
ad
il
e
ogni
bene
preparar
a
andato
Era
aveva
allegramente
paraninfo si profondeva
intorno
in raccomandazioni
a
quel che
dire e fare, seriamente, giacché egli aveva
Piano
verso
dovevano
sua
accettalo
avevano
non
ex-brigadiere.
e' è mezzo
migliore.Paese
Non
—
•
da
e
paite
più largo
sussidio
—
Danni,
soltanto
ma
lui
era
due
per
il vero,
non
Esagerate
roba
sono
se
!
Paga il
nostra
!
scorgevano
ne
;
della stalla;
qualche crepaccio in un muro
assicurato
avrebbe
a
quei signoriche il peggio
stato,
sorelle
amico
loro
dire
!
con
le
sacrifici, riparato. E
immensi
viso
stupitedella parlantina di quell'improvi
di prender tanto a cuore
che mostrava
avuto
interessi, avevano
sorridendo
ringraziarlo,
un
il
appena
po' stupidamente,
con
Dio
lui, piangendo
che
per
poco
di
dandosi
guar-
cominciando
negli occhi, diffidenti,eppure
già ad esagerare
quel castigo di
coraggio
non
miseria
aveva
per
di-
132
II
paura
e
;
farlo
non
per
ostentando
Davanti
al
l' allegriache
dal
stendeva
scendere,
si sforzava
scorgere,
non
cancello, il tenente
sveltamente,
a
Paraninfo
legno
al
mano
una
si avanzò
aveva.
saltò
intanto
; e
qualificònel
come
dessero.
atten-
paieva
,
Le
mente
povera-
megere,
che
e
primo,
aiutarlo
per
donne
le due
intemo
suo
il
I' ex-brigadiere
che
due
vestite, sciatte,scapigliate,
le
giù
professore
verso
domandò.
signorine, le padrone ?
ex-brigadiere era rimasto
povero
presso
—
Il
dere,
ri-
a
—
il legno,
impietrito.
Le
signorine 1
Le
padrone
irriconoscibili,con
che
scarponi
con
cui
scappavano
Erano
certe
di
la fronte
su
desse. Madonna
desse
erano
vesti da
cotone
i
santa
fiorami, sotto
a
capellimal
pettinati!
!
spalancavano gli occhi sbalorditi, facendo
che cosa
inchini, senza
rispondere per
sapere
dall'
equivoco
del
tenente, lontano
di
immaginare
profferte a lui
trovarsi
al
e
le mille
dinnanzi
professore
e
relle
vesti
strappare
delle
loro
signori
vistoso
un
pensato
avevano
i
di
loro
a
cotone
bruttezza
messa,
mettersi
calzarne
che
rendevano
di zittellone
vestite
la testa
su
di nero,
miglia
zate
fidan-
dall' amico
brigadiere.
ex-
tradimento
l' idea
della
le
,
più malandate,
rire
chia-
tenerire
di in-
sione,
Commis-
sussidio, le due
d' indossare
contadine
goffi
alle
Disgraziato paraninfo ! Che terribile
fatto quelle stupide ! Con
gli avevano
più efficacemente
in
con
E
r
punto,
ap-
schifo,
far
le boccacce,
mostravano
stinti fazzoletti
due
testa
Ma
?
più
più
misere
le scarpacce
vecchi
letti
fazzo-
mostruosa
sfiorite. Almeno,
chiuse
|
so-
negli
la
do
andan-
scialli neri
|
n
abiti
portavano
che
! E
erano
vedeva
seta, da
la loro
133
la faccia
bruttezza
nascondendo
gu anele
travestimento
là,
e
si
non
vano
contorna-
ne
della
fronte,
1' orribile
con
!
!... Signor Commissario
Ecco
—
che
parte
! Ma
del mento
e
signore
si vedeva
,
delle
ricche
quelle
pieghe degli scialli
le
tra
di
Paraninfo
!... Ecco
avanti.
ex-brigadiere facendosi
Quel che avesse
soggiunto, quel che
detto
fatto in quei brevi
avessero
e
!
bettò
bal-
—
r
essi
rimasero
ai
più
muri,
da
lì
catissimo,
cattivo
bocca.
Lei
è
Ah,
Mi
—
Ma,
non
Ma,
—
Lei
—
Non
una
è
volle
Caro
—
faccio
la
professore
anche
il
di
scherzo
strada,
mi
chi
di loro
nessuno
scoppiò
tore!
au-
:
ha
?
preso
! Ma...
di..!
corpo
soffrire
in pace...
strada
a
io
piedi !
—
io
—
!
mio
ex-brigadiere si
lagrime agli occhi.
Ma
in
può
!,..
intendere
L'
le
lui
imbecille
un
di
lo
delle
consapevole
professore
carogna
tenente
mortifi-
brontolìo
per
stimava
! Per
del
di...! Se
;
pure
nep-
—
!...
tenente
cocchiere
!
carrozza
il sordo
il tenente
maraviglio
sono
lo
imbecille
caro
in
furibondo
tratto
Poi
un
sangue
ferma
orecchi
cui
buon
un
chiata
un'oc-
,
negli
di
che
lo rammentava
sconvolta
era
rimontando
poco
genere
aperse
gli si
tre
e
minuti
di dare
fingere
l' ex-brigadierenon
del tenente
Lungo
—
a
con
bestemmie
villa per
la testa
tanto
—
—
nella
tutti
!
ragione
;
e
smontò
dal
legno.
!
era
ri volto
a
lui, quasi
con
le parole
rotto
professore gli avea
bocca, voltandogli le spalle sdegnosamente. E
134
Jl
alle
prime
Paraninfo
della
case
città
era
dal
sceso
legno
,
senza
salutarlo.
neppur
«
•
L'
ex-brigadiere
r
offesa
vide
gli
al
Lui,
la
esposto
Per
che
far
due
tanti
E
lo
del
brutte
libererò
brutte
poi
quasi
?
—
dover
le
ciò
non
incontrava,
che
aveva
ai
caccia
al
trabbandieri
con-
cio
brac-
maritare
quelle
ostante,
gli
quanto
forse
ma
cevano
fa-
in
questo
zittellone
per
come
—
morrà
mondo
e
ve,
vedo-
:
altre,
zittellone
occuparsi
col
quelle
più
nero,
'?
creature
egli
di
scambiarsi
parecchie
esse
vestite
ostinazione
povere
maritate
più
da
neri,
io,
lasciare
sorelle
per
settimane.
tre
voluto
aver
incredibile
con
ha
la
letto
a
che,
scialli
—
Ne
scuse
o
sciabolata
una
Per
che
negli
Vi
nente
te-
pietà!
volta
pensava
presso,
ap-
del
padrini
dogana,
dando
buscò
zittellone
ogni
avvolte
!
di
anni,
tenne
bene
ancora
E
si
i
giorno
mandante.
ex-brigadiere
?
il
sodisfazione
loro
vita,
destro
nuvole
presentarsi
chiedevano
fatta
Scuse?
dalle
cascò
quando
che
•
brutte
samente
diver-
dispiacere
due
che
e
di
rate
sciagumai
!
E
non
tale,
esser
parlano,
cose
risulta
cose
lano
par-
inevitabile,
natrice,
ingan-
malevola
volontà
una
fatti
i
se
fatalità
una
Come
!...
superstizioso
sono
le
risulta
fatti
dai
se
che
se
dalle
Se
?
dite
mi
poi
—
,
caccia
la
come
circuisce,
vi
che
perversa
dà
dietro
scatenandovi
belva
una
a
vi
insegue,
v'
,
la
siete
che
voi
pasciuto
grasso,
sano
Parlate
cani...?...
suoi
dei
feroce
muta
bene,
potete
che
;
,
che
aggrada
\i
quando
mangiare
di
dormire
potete
che
quel
e
di
notte
vi
grada;
agin
giorno,
,
qualunque
divano,
erba
1'
su
letto,
sul
ora,
fieno,
sul
poltrona,
una
su
secondo
terra,
per
un
sur
il
,
gusto
di
dire
:
avesse
vostro
che
pare;
che
an-
—
che
del
disporre
potete
vostro
volentieri
il
tempo
davvero,
tempo,
bene
vi
come
io
(Ah!
ammazzarlo...
potete
non
Parlate
!...
dormire
di
bisogno
pasciuto
grasso,
sano,
corpo
nessun
voi
piace
! Costà!
Là
! Così!
Qui
!
Dormiamo
vi
cui
in
momento
—
il
se
del
ghiribizzo
il
o
lo
si
se
zerei
ammaz-
!
potesse
,
E
per
mille
modi
:
conversazione,
cavallo,
in
!
l'eternità
tutta
a
teatro,
a
)
al
passeggio,
bicicletta,
in
che
potete
al
club,
a
automobile
in
ammazzarlo
caffè,
a
in
piedi,
!
E
in
caccia,
a
carrozza,
spesso
non
138
Sfogo
ci
riuscite,perchè il tempo è più
forte di tutti ; e degli sfaccendati
non
hanno
capo
;
degli imbecilli
e
buoni
dei
bravi
bene
! Eh
e
Parlate
avete
?
niente
per
attirarmi
Avevo
ben
altro
fa
di
Ci si vedeva
a
che
nia
dei
quali
r altro
ha
non
in
messo
la
po'
un
sia
pure
E
ciò
per
sempre
a
Vi
da
sia
non
venuta
sia
il
andato
letti,di
per
dovrà
giorno
un
volta
non
—
è
chi
che
proprio allora, e,
visto
! E
addietro
tornata
letto
del
una
risorsa!...
suo
corno,
che
Tutto
Specialmente
:
vi
.
deve
stare
dormivo
—
non
il
letto,
la
neppur
stata
può darsi;
!
!
Basta
.
occupato
sarebbe
1' assurdo
che
an-
Dea.
versare
senza
,
la Fortuna
la Fortuna
sa
settimana
piano
vuotato,
passata.
dire
posso
porta,
è fatta;
eglidice che queir altro
disposizione della bendata
io
la
o
za,
dell' abbondan-
corno
dove
uno
mai, perchè si è
terzo...
un
per
colmatura
gran
ero
due
e
Una
isbaglio...
raramente
giacevo
una
dove
disgraziato quanto
Fortuna
vuotarvi
e
anche
ripassa
venuta
quella viuzza, infdare
di quella casupola a un
per
metà,
era
per
scaletta
dormirvi
viuzza
disfarsi
voluto
la
dal
e
!
camerette
che
testa
passare
salire
a
due
ha
freddo
mi
risorsa
amico
un
della
nottata
una
dal
corpo
nella
appena
rifugiarmi presso
me,
e
avanti
giorni
otto
meno
dopo
casa
mia
1' unica
che
cavaliere
fare da
tissimo
Chisciotte, quel maledet-
Don
insonne, intorpiditoanima
pensiero
dei
e
guaio addosso.
nuovo
che
uscendo
mattino,
sbadigliare,
,
questo
da
o
grattarsi il
per
—
non
pel capo
Rotonda
che
piangere e disperare!...
lo
Ma
superstizioso!
ho fatto niente
proprio
Sono
—
fa
voi, più
di coloro
e
libertà
che
che
visto ! Io
pur
Tavola
di
minuto
un
di
forte
anche
sempre
surdo...
l'as-
!) o portarla
aveva
si degnano
E
di
così, qualche
all'
ospedale,
ricevervi
dopo,
ora
e' è
e
di tutti quando
casa
ci
non
vuoto...
posto
un
avreste
pensato
più.
Ma
io
io
Ma
—Le
no.
; io non
no
brutalmente,
!
(Già
i
mano
come
,
di
non
disgraziati
esitai
non
nella
forse
malincuore
a
Fortuna
Si
—
la
vive
di
sciocchezze
!.
Guai
.
!...
io
trova
convenirne
nel
fosse
meglio
Non
di
?
E
fa
vero.
era
talvolta
la
se
infatti,se
E
non
si ride
non
,
pianissimi...
che
!
prima
do,
diminuen-
con
con
Bada
—
fetto
di-
questo
sonno
ora
—
russare,
mi
—
per
domandò,
che
an-
ti
Fortuna
neppur
la
letta
sca-
quella poverina
do
facen-
spaurita,
e
del
di
lei
questi
—
E
io
se
avessi
ella
del
ribrezzo
sentimenti
Ah!..
Le
cose
dell'
che
ignoto,
la
della
di
non
spingeva
parlano!...
si
aperto
potuto seguire l'impulso
avesse
pudore,
via...
biaccio, quantunque
un
svincolarsi...
per
quale
sero
fos-
scappare.
trattenni
la mano,
sioni,
illu-
Russava
,
ridendo
—
che
Fortuna...
solo
è
dibattesse
scappar
la
stata
del
duta
ce-
ci
non
Aveva
al
; diceva
guai
!...
tua
casa
atto
so
ai
occhi
scoppi,
con
aveva
accanto.
crescendo,
con
mezzo
di
paura,
gli
gli rispondevo,
in
La
ora
esse
quel punto.
chiusi
mi
e
solo.
cameretta
in
riprese,
voleva
—
forte
appena
con
Ma
poverina
superstizione
se
.
me
a
nella
assai
e
piano, poi,
non
ceduta
e
—
dormiva
Egli
:
la
per
superstizioni, di
...
di
renti
indiffe-
prendere
V amico
per
capito.
o
rimanere
istante
—
via
passar
udito
aver
che
cameretta
,
anzi,
o
pari !) 0
un
parlano!
,
condurla
la
che
possano
loro
disgraziati
vereo
far altro
potevo
fìngendo
Quasi
! 1 fatti
parlano
cose
a
I fatti
Sfogo
parlano
!
la riteneva
perchè
,
d'
si
Ella
bella
già
indovinato
o
la
in
discutere
Che
che
che
naturale
che
ad
di
uscire
se
vivo
esclamare
:
fatalità
alle
Sentendo
lasciavo
sfogare
chiudere
un
almeno
mio
le
,
a
quel
,
ancora
letto
a
convenite
meno
al-
questa volta che
alla perversità del
che
della
non
stino,
De-
il tossire
e
il
e
quasi egli
o
sveglio
avrebbe
aprire
,
canticchiare
soffrisse
io
della
finestra
seggiole
smuovere
al russare,
po' zitto dormente
pensando
morto,
imposte
amico,
cassette
dietro
dovuto
avrebbe
cose
ineluttabili...
,
venuti
dendo
atten-
ho
cose
stridere
del
camera
e
Le
—
o
superstiziosocredendo
sono
voglio
non
ragione, ragionissima
no!...
parlano !... I fatti parla-
che
Convenite
—
brutta
hanno
signore mio,
Ma,
questa volta,
di
doveva
svegliatosi lavatosi
picchiasse al mio uscio,
casa,
ero
fuori; è così?...
o
o
quand'anche?....
ingannato.
ero
delle
amico
il mio
accertarsi
per
—
avessi
che
e
,
pronto
!
si calmasse.
Neil' ordine
accadere
mi
non
Dio
voce,
Sia;
—
E
dirle "ì La
potevo
cosa
voi?
momento.
questo
è certo
Intanto
io, dalla
No, secondo
—
letto singhiozzando,
giovane
era
se
bella, perchè le brutte
voce.
due
sinistra
Oh,
!
Dio
giovanissima
era
cevole
pia-
Le
a
del
sponda
vedere
quantunque
che
amico...
Oh,
—
di
tempo
no,
anche
pure
la
:
1' u-
più usi.
a
balbettando
no,
essere
serviva
su
il
chiusi
e
destra, V altra
a
una
gettò bocconi
darmi
senza
la
mano
fin là il poco
del mio
russare
che
soglia
più
arrivasse
del
saletta
una
la
oltre
rimanevano
camere
1' altra
con
che
mano
,
non
rumore
aprire la
che
non
braccio
un
per
delicataniente
spinsi
scio
intanto,
Io
—
141
a
stare
trambasciavo
,
egli detto scoprendo...
142
Sfogo
cioè
! Non
Ah
stancarmi
so
! l fatti
anche
:
! Oh
Dio
andato
via
nei
fa ;
fatto
che
in
come
sùbito
di
e
minuti
quei
come
,
t Non
di
volte
tempo
lì sarebbe
linteso
ma-
stato
invece, egli va
mi
dirmi
che
il
giacché
—
caduto
ac-
bene
stato
quella mattina,
e
che
mai
era
altre
né
solito
zufolando,
uscio
mio
dimenticato
lì per
intendesse
se
al
sarebbe
nascere
e
—
cui
era
poteva
canterellando,
lei
E
»
aveva
giorni precedenti,
egli avesse
schiarito
!
Perchè
?
quella mattina
e
via
Forse
ospite. Come
suo
rifiatando
non
picchiale
senza
chiamarmi!...
ero
condi
se-
singhiozzare
Dio
,
senza
lano
par-
secoli.
parvero
Eia
Oh
«
di
cessar
cose
minuti
alcuni
Attesi
—
Le
ripeterlo:—
respiro, quasi
lei dovesse
balbettare
mi
il
mia.
parte
di
!
parlano
trattenendo
io
da
chi
immaginando
ma
,
sconvenienza
quale
sa
niente
scoprendo
non
lascia
:
—
solo
Ti
sei
con
messo
,
da
te
impiccio
cotest'
!... Cavatene
pelare
entrarci
per
niente
Altro
che
gatta
neri
di
cui
pianto
e
Sotto
fosse
! Bellissima
a
certi
ovale
V
prendeva
acquolina
l'agionevole, se
in
E
voi
che
sarebbe
voglio
non
Con
certi
ritiessi
capelli
color
scuola
il nostro
occhi,
mortificati
avete
stato
quattrini
bene
tal
bocca
la Fatalità
cattiva, r avventura
a
!
quei
avevano
E
! Io
a
—
più espressivi!..
nerissima
capigliatura,V
viso
viene
puoi
e
gatta
viola
fessore
prodal
ciò
per
suo
Vi
greco...
la
!
cotesta
preso
sai
come
convincerci
voleva
di
del
che
ondulati,
Hai
?
risalto
f
non
avrebbe
a
anche
Se
!...
il
fosse
dovuto
palate, e
per
pallore
estremo
mente
bestialtoccare
niente
quella
Destino
cuore...
poverina
,
143
5/0*70
si
si contorceva
che
male
sentite
Vi
—
Bisogna
il turbamento
si
Voi
Ah!
alla
luce
voialtri
?... A
lire!...
cosa.
stato
Bazzecole!
per
disgrazia
di
il
e
non
cuore
una
che
non
che
no,
un
la
Cento,
col denaro
il lusso
cinquecento,
miserabili
noi
della
il
nascondere
noi
di
abbiamo
stro
no-
la
pronto a commoversi
per
lagiona
ragione clic non
un
nulla,
non-
cola...
cal-
non
,
e
non
infamia
un*
Fosse
almeno
polmonite,
mi
babbo
trovo
chi
di
so
è così
! Ed
Era
di
Perchè
frutta
ho
già
ottenuto
lire al
sessanta
lei!...
Il
quattro giorni !
una
figlio
un
sia !
campata
sì ; in
sogno!...
ma
,
oggi
modo
è mio
orribile
darvi
che
!
lissimi,
scoperti,impressionabi-
ha
mese?...
Potete
—
dobbiamo
portato fortuna?
quest' impieguccio che mi
Mi
fu
è permesso
tutto
capitai peggio,
Sissignore! È
in
che
dell' avvelenamento...?
giusta
Ma
i nervi
avere
che
poi, dopo
è
rimorsi.
peggiore specie, perchè
no
han-
non
capitato...
ricchi
forse
e
ripara ogni
mato
subli-
pericolo, dopo
gli spasimi
tra
,
ma
bellissi-
perchè poi quel bambino,
E
spietati,senza
essere
ecco
istante
infelice
Perchè
di
uscita
la convinzione—
si
mille
queir
farmacisti
e
primo
al
Perchè?...
Perchè
Avete
profonda
col maledetto
bene!...
miracolosamente
venuto
se
droghieri
vendere
di
la
avvelenata
era
parlate
guarita 1..
mia
colpa
corrosivo, che
scrupolo
in
assalirono
mi
stata
fosse
creatura
fu
la
,
,
che
rato
dispe-
pronunciate quelle parole, per
furono
compassione
quasi
lo strazio
1' accento,
confusione
la
capire
!
—
inteso
aver
cui
con
V
badato
avevo
morire!...
Lasciatemi
—
ci
la
su
,
,
letto... Non
del
sponda
bocconi
contorceva
,
sorella
per
veleno
Mi
me
pare
!...
144
Sfogo
Potevo
Potevo
le
:
di
gliel'
cose
col
nato
vita!...
Trovatelo
un'amante'/
!
—
dopo
—
detto?...
avreste
parlano
I...
destino
di
Sono
ridefre?
Peggio
I
Ma
tatti
quel
voi
sigaretta
una
;
non
Quando
è
!.
ne
tutUi
per
Vi
veroV
Datemi
uno
faccio
sigaro
un
Intanto
!..
.
cosa
mi
soho
!.
.
.
fumo
da
mesi.
Ora.
zie
che
credo!
disgraziato
superstizioso,
per
vi
si,
parlano!
essere
,
No,
farmene
accaduto?,..
era
Le
la
coraggio
consigliarle
Voi
è
il
avere
sfogato
È
!
...
.
qualche
.
Il'
Li.
Capuana
abate
"Castagna,,
—Coacieme.
lU
148
L' abate
te dei
genitori.Badava
i mezzadri
e
rubarlo
potevano
del
grano
per
loro
occhi
li confortava
neir
lagrime
e
si
Celeste
Che
—
la buona
E
noi
È
Signore, la Madonna
un
perchè pensassero
che
gli raccomandava
si preparava
o
lo
volava
via
a
dall'
Quella
; i
bada
aia,
dei
lo
dalla
furba
interessava
cavalcatura
tratteneva
pregare
del Paradiso
sue
contadini
Celeste
maledizione.
ladri !
sono
alla
—
Lucio
don
quando
assistere
del
e
semina
,
olive,
alla mietitura
o
l'olio nello
cavar
del
toio
stret-
! La
con
e
si
era
; e
1' olio
spariva
lavoranti
davanti
a
dello
che
don
appena
del
chiacchiere,
le
accorta
moglie
e
dro
mezza-
il grano
tinello
dal
,
strettoio.
voscenza'ì
questo
to
argomen-
Lucio
smontava
la casetta
del fondo, lo
disparte,ripetendoglila insidiosa
le
facendogli dei progetti,ricevendone
in
e
a
campagne
complicità
Perchè
non
prende moglie
—
Dio
Costa, in campagna.
la
con
le finte
volta:
chiesa
in
operazioniper
teneva
sperare
!
alle
raccomandazione
Inutile
a
di
colpite dalla
delle
cavaliere
del
volontà
tutti i santi
partire per
a
alle
o
grano
po'
suor
bacchiatura
alla
così
e
sembravano
Apri gli occhi
—
e
soltanto"?
andava
donna
di nulla,
asciugavano
qualche
il
fratello
si
aveva
allegramente.
per
farci ?
non
nata
an-
,
brontolava
vuoi
d i Dio
alla
rubarlo
a
È malannata
—
volontà
colte
rac-
mal'
sempre
"""-[ iettare
sapeva
la
delle
tempo
Era
pagna,
cam-
perchè
caro
Fiorito, che
mezzadri,
! I
continuavano
Suor
non
rassegnavano
,
al
olive.
Lucio
fare
a
enire
a\^
don
e
affari di
tenevano
impunemente
vedere
per
lo
delle
»
sé ai suoi
da
se
e
;
Castagna
«
manda,
dofidenze.
con-
L'
Eh,
—
sì ! Ci
fare
Voscenzaì
—
La
—
da
che
un
basta
Ma
pezzo.
che
non
va
ave-
con
na
buo-
bocca!
apra
mi
qualcuna
tale, per
149
»
richiesta!
una
Ma
Credete
—
Castagna
«
pensava
di
coraggio
abate
?
voglia
; la tal' altra
esempio
e
dote!
Ne
sulla
nominava
parecchie, insistendo
figliadell'
avvocato
limite
a
fortuna
alla
di
anche
di
colei
per
che
Rizzo,
quello
lui.
che
specialmente
aveva
Sarebbe
ormai
do
fon-
un
stata
si
una
avvicinava
trentina.
Se
—
Fate
—
E
mi
voscenza
permette....
!
quella
furbaccia
lo
lusingato cpiasi un
aveva
anno.
La
—
signorina, tanto
Però....
—
il
Ma
padre..,.
però....
Gliene
farò
Bravo!
Si
—
piacere.
Quando
messa
don
decida
da
amico.
un
presto !
Lucio
ridere
a
parlare
che
seppe
la
irrefrenabilmente
signorina si
era
richiesta
della
,
perchè
a
era
e
Aveva
in
gli
le
vennero
sfogato
C
Perchè
suor
con
il
lagrime
miseria
per
verso
mondo
tanti
anno
timidezza
sua
stelli
ca-
pevole
consa,
esteriore
stentato
pensiero
queir
il
cui
una
quel corpic-
con
mai
aveva
non
donna
! E
si
era
la sorella.
è tante
non
nella
,
levar
osato
sua
e
magro
crollato
gli fosse
fatto, durante
aria, chiuso
della
ciolo
che
parso
addosso.
E
piacevano
non
cuore
be
affatto,eb-
occhi.
Gli
—
castagne
al
stretta
una
agli
lei le
me
femmine
ne
hai
Celeste, per
questo mondo
parlato prima
! Sciocco!
a
amor
del
?
fratello,si
era
mes-
150
L'
8a
a
con
le
con
lei tutte
amiche
sue
!
le
co!
che
beghine
giornate
»
in
-imi
pas";i\,iii(» ifi"iciiit'
chiesa
reciUr
u
["ater-
avemmarie...
e
Ah
Ca»tagna
«
lei, conlidatido-i
cercare
nostri
abate
quel nomignolo
di
Castagna
ci
la
a
jrt-
sua
tatura.
Così
don
andati
male,
a
si danno
A
Lucio, dopo
fatto
aveva
Dio
a
visto
quarant' anni,
dozzina
una
che
il mondo
Ifiitalivi
donne
certe
come
che
le vuole.
non
in Seminario
entrato
era
di
si
e
era
fatto prete.
Era
rimasto
timido
il tricorno.
e
Gli
ricondurre
dovere
del
ingenuo
e
sembrava
le
tutte
Signore,
che
la
star
poteva
messe
e
a
doveva
gente
dietro
lui
prediche, a
e
quel
po'
far
!... Fin
santo
Il mondo
di
E
vuol
e
corpo
ne
zelo.
preso
pel
rimase
suo
per
mortificato,
voi.
I mezzadri
ogni
operava
lo
la
gli baciassero
punta. Mortagli
colà
per
eh'
mano
mavano,
chia-
scandalizzato.
e
di
peggio
egli
sé
a
mula
anni, gli
prima,
in
andava
sacerdotiile
la vecchia
tanti
troppo
E
i)ei
e
care
prati-
lui.
rubavano
volta
IVn-
"o.
Il
rassegnò a far penitenza e digiuni per
la gente
peccatori tutti, senza
più seccar
che
udir
questo
a
\ ti
si
quel
non
a
tutti lo
ormai
come
:
,
frli raccomandava
nello
il Paradiso
Castagna,
tridui
e
n~.
i
rosari
il Prevosto
essiM'
a
r abate
novene
prudenza
guadagnarvi
storpia!
sate
ixlla
al
recitar
a
importuno.
una
anche
pensare
a
suo
vile
all'o-
,
un
—
era
lare
ta-
fosse
ora
noioso,
Sicuro, la grazia dell' anima
ma
este
\
pecorelle smarrite
si rendeva
e
la
sotto
con
che
avevano
lo
tunque
quan-
campagna
aria
aveva
cxjm-
tato
por-
appioppato
L'
di
asino
un
Oh,
famosi
che
lui
il povero
V
Voscenza
le
che
orecchie
uno
testardo
così
ciuffo
di
eccolo
fermo
di
viziato
in
!
che
di
strada
e
la
si
zadra.
mez-
avea
lasciato
fare
animale
si
gnore
malizia, Si-
tale
con
le
tranquillo,con
quasi orgoglioso di portare
di Dio.
servo
incontrava
orzo
per
e
la
sì metteva
di
di
strada.
! Invano
verso
Arrivato
la
cia
pan-
il povero
i fianchi
sproni;
usava
so
quel delizioragliare a far
finito
ragliare
ad
primo
stradone
batteva
non
E
suo.
avviarsi
lo
al
avesse
non
briglia,gli
a
Ma
lungo
paglia
giravolta, a caracollare,
la
e
trottava
il comodo
faceva
conosceva
calci
mai
il triste
degli stivali, giacché
prima
Come
sempre
bi-ucare, quasi
a
tirava
pasto,
di
diceva
fede.
avea
Pareva
che
erba
tacchi
gli
—
buona
buon
un
già piena
lo
,
tiratore
Dio.
ritte, la testa alta
addosso
la
con
!
po'
un
r asino
scambiarsi
ma
dargli fastidio,
a
benedetto
abate
busto,
alto,ro-
abate, cavalcandolo,
a
gli
se
voleva"?
divertisse
Per
ha
credeva,
potuto viziarlo,
quel
beli' asino
maligno
1' anima
raccomandava
E
to
farsi, tan-
,
morsicature
—
che
,
Pantelleria
di
151
»
sapevano
d'
capriccioso,cosi
cosi
coi
non
aspetto
magnifico pelame, da
di
quei
Castagna
^
essi
cattivo.
era
di
cui
abate
a
,
,
avanti
andare
però
al
dietro
in-
cui ben
di
il fondo
e
punto
dove
prendeva a sinistra
invece che a destra, ostinatamente
impegnando una
la brìglia.Salti,
lotta con
l'abate
che tirava invano
tadino
ragli,giravolte,sgambetti, fino a che qualche conlo
non
che
prèsolo pel morso
passava
la giusta strada.
metteva
su
la
viottola
biforcava, 1' asino
,
,
—
Questo, domine,
non
è
animale
per
voi.
152
L'
Glielo
si decise
della
là, tra la calca
gente
le persone
invitar
il
teneva
parecchi fermatisi
r elogio :
Forte
Infaticabile
compratore.
sarebbe
che
detto
tero
al-
acquistarlo,così
la coda.
11
mezzadro
tra
,
1' animale,
vivace
come
da
manso
ne
seva
tes-
cavallo.
un
potersi
la mano
su
gli passava
rilucere
quasi a fargli maggiormente
faceva
spasseggiare su e giù per far
belle gambe
asciutte, gli tirava in su
la dentatura
e
perchè ne osservassero
Lo
di bestie,
affidare
!
bambino
un
così
poi
e
,
e
pazientemen
ritte le orecchie, così im-
mulo,
un
come
Accompa^ato
fiera di Belverde
osservare
a
bate
l'a-
delle centinaia
e
ad
collo, cosi
agitava
a
alla
presentasse un
attirava gli occhi. Si
L' asino
airultimo
disfarsene.
a
si
che
attese
—
*
volte, che
lo condusse
mezzadro,
volesse
Castagna
"
ripetettero tante
Castagna
dal
abate
tastava,
dell' età,
quattr' anni
la
schiena
il
pelo, lo
risaltare
le
le
labbra
si convincessero
appena.
so
rosgliocchiali verdi e 1' ombrello
là, tenendo
aperto per ripararsiil sole, stava
va
abbassati
gli occhi e stringendo le labbra. Sembrabestia
di tutti quegli elogi alla sua
mortificato
L'
abate,
con
al prezzo
intorno
si
deciso
era
—
—
—
Dieci
a
once
Facciamo
—
con
parola
! In
otto
once
né
e
che
finalmente
è
onore
regalato !
!
la mia
quindici
parola :
—
tari ! Ecco
disse
un
dolce
sorriso
e
fece
atto
il
zadro
mez-
il padrone;
potete contargli il danaro.
L' abate
Castagna alzò gli occhi, aperse
a
pegnata
im-
negozio.
di
otto, compare
vostra
discussione
uno
il
concludere
la
Né
alla
orecchio
attento
prestava
e
di voler
bra
le lab-
parlare
L'
Ah
—
!
di
grano
esclamò
^
debbo
però
è
E
disse
—
bene
Sentite
—
di
di
scrupolo
il danaro.
coscienza
notaio,
a
giacca
V asino
esser
coscienza
il
tratto
con-
con
sti
que-
abate.
della
è vero,
ad
Oramai
davanti
replicò 1'
—
:
quanto
ma
però avvertirvi....
il mezzadro.
pel petto
disparte.
in
Per
come
preso
tirò
Debbo
intaschi
concluso,
Va
im
av^^ertirvi.,..
testimoni
—
Neppure
—
l'altro.
dire.
Voscenza
—
153
"
compratore.
—replicò
Lasciatemi
—
il
bene, sta bene.
Niente!
—
Castagna
«
!
più
Sta
—
abate
è
.
debbo
Sentite
.
lo
compratore
forte, infaticabile
!
manso
il
:
per
.
avvertirvi
che
polo
scru-
invece
è
,
caparbio, capriccioso, morditore,
intrattabile...
E
—
quel
r asino
die
che
si
trovavano
andando
sera,
a
molto
a
calci,
della
via
finti
comodo
il vivere
alle
e
miserie
in
si
in Paradiso
che
poveri
che
spalle
sue
mattina
da
casa
digiunava anche
spesso
padrone,
i mezzadri
i
salva
pedire
im-
gente.
portata
Castagna tra
man
per
mezzadro.
il
era
lamentargli
spesso
col
schernire
le risate
Signore
spogliavano
a
si azzuffasse
Celeste, 1' abate
suor
di
i testimoni
mezzo
volesse
quasi
il
in
non
ragliare, tra
a
Da
lo
colui
tiratore
d'imbroglione....!
mettersi
che
,
vi conviene...
ora
pezzo
Dovettero
E
Se
,
senza
ne
aver-
r intenzione.
Il
Prevosto,
po' bene,
un
tutti
—
che
i
giorni,
Santo,
neppure
un
in
alla
maniera
sua
dev'
e
va
gli vole-
ammoniva
lo
,
sacrestia
sì, diventate
santo
di mondo
uomo
era
:
pure
essere
santo;
sciocco
ma
! I
sciocco,
poveri
,
carità,
la
dare
volte,
un
di
dico
scoppiano.
net
buoi
Abba.ssateli
cielo...
dell' abate
di
sé
pesarlo
volesse
momento
;
!
—
—
un
Con
chi,
Dio
mio?
Con
me,
se
V^enite
la
riparleremo
già guadagnato
con
! Datemi
matrimoni,
darsi
a
Dio
riuscito
mutar
tenore
sareste
mutar
vita.
Castagna
gli
non
era
tacendosi
neppure
di
di
dal
,
alla
fino
notaio
; ne
lo
siete
anche
guadagnato
sì ;
morte.
Stella
ve
Santo,
beni
co,
scioc-
ma
!
retta
abate
Povero
quel
affare.
11 Paradiso
lo
; ve
Dovete
meno.
no
più tardi,
comodo.
con
zino
stroz-
impiccio
un
abitarvi
da
casa,
trovarmi,
a
lo
dispiace. Stima
vi
non
,
d'
trar
per
vitalizio.
fare
giusti
anche
proponendogli
pur
Dovreste
calcoli
di
un
mondo
di
uomo
quasi
rimase
poi
:
facesse
pensava
sciocco
denza
diffi-
in
piedi
a
capo
era
che
voce
allora
ma
povero
—
Non
cori'eva
;
e
ingenua
entrare
dentro
scrutarlo
e
pensoso.
niente
da
squadrò
lo
Il Prevosto
po'
no!
Consigliatemi voi, signor prevosto
—
te-
altri.
degli
e
ad
cominciò
Castagna
Voi
l'anima
oggi, picchia domani,
Picchia
grassi
un
sì; sciocco,
Santo
to
ridot-
sono
fondi...
e
di voi
siete
mezzadri
roinjuano
"?
ro.
davve-
no,
Vi
due
su
meglio
dire.
per
i vostri
E
attorno...
guardate
scialano
la
se
tissi al
idi occhi
("
che
o
di
prima
lo
ci penso
merita,
la
se
voi, così,
scheletro.
uno
che
chiede
fratelli
sono
distinguere
,
poveri
E
me.
poveri
i
;
elemosina
di
la
sono
no
bisogna
grano
chi
se
Ci
e
di
Cristo,.. Ma
Gesù
di
dico
non
riuscito
prete
il
vita.
gli
! non
Santo
bene
! Forse
vitalizio,
non
erano
ora
riusciti i
neppure
non
che
osava
gli
il
be
sareb-
intendeva
credersi
;
156
L'
Voleva
abate
impaurirlo,
*
Ca«tngna
»
mettergli
pulce
questa
l'
Del-
orecchio.
Siamo
E
r
abate
Parve
dispetto
Chiamò
all'Inferno,
certamente,
!
qua
—
intascava
che
a
il
Quando
cheto
Domeneddio
quello
prima
e,
in
lui,
otto
cheto
si
strozzino
non
giorni
Paradiso.
Signore
ci
i
chiama....
quattrini.
divertisse
a
Prevosto
!
di
si
dopo,
sa
se
1'
in
abate
fare
Paradiso
Castagna
un
o
Signora
,
E
premetto
non
Voi
ipocrisia.
me
con
siete
;
lettera
vostra
della
mia
cavilli
da
convincermi
che
interdire
La
di
Ho
donna
tardato
a
sciocco
mista
di
è
tale
nata
più
so
miei
occhi
e
viluppo
l' esercizio
che
dell'
nel
avvocato
di
coloro
torto
donna
ultima
non
mostruoso
hanno
tile
gen-
vocatura.
av-
peggior
parola.
questa
grande
alla
L'
dei
sempre
gliacca
vi-
che
cattiva.
rileggere
dubitando
è
altro
tutt'
e
voluto
ho
intelligenza,
vorrebbero
senso
stata
falsa
stata
che
volte,
quante
siete
sarebbe
perchè
gentilissima
rispondervi,
che
augurandomi,
( lo
sono
orgoglio,
confesso
la
perchè
da
quel
umiltà
con
sciocchezza
mia
di
,
fronte
alla
inorgoglire
bisogno,
la
se
triste
)
di
non
virtù
diventa
furberia,
vostra
augurandomi
che
che
impressione
voi
almeno
cancellare,
sene
poter-
sentiste
di
venti
quelle
da
il
attenuare
paginette
,
scritte
da
prodotto
come
la
con
voi
più
adottata
sul
sempre.
mio
calligrafia
ferma
1'
povero
anno
ultima
dovevano
scorso,
cuore.
di
Mi
sono
gia
fogaver
ingannato
BispotUi
160
Le
ho
gli occhi,
sotto
meglio
vi
sospettare la più
è
commozione.
lieve
lo
hanno
—
scritte
la
altre
signore che
di
hanno
presentazioni
e
mi
e
ben
calcolata
vostre
pari e
oggi di
di
anche
in
che
sta
alla
per
ma
inviti
,
le
nascosta
intellettuali
adottare
toglie alla
Forse
si
son
scrittura
e
curiosità
pronta
im-
ogni
ben
nell'uniformità
appunto
grafia
calli-
questa
la nascosta
indiscreta
lata
calco-
che
può
dei
appena
stupefacente
za,
grossez-
da
di
ricevere
a
due
in
furberia
che
queste
ha
malafede,
da
come
lettere,
ricopiateda
paginette e mezzo.
paginette
Eppure
tanta
di
mero
nuriempire le pagine col minor
parole possibilee dare nello stesso tempo
illusione
venti
simmetria,
guisa
di
cuore
di
intellettuali
non
accordo
meticolosa
con
sonmia
d'amore
una
tutte
se
zione
precau-
grafologi.La
scrivendo
bandonarsi
a
questo modo, è impedita di aball' impulso del pensiero ; viene
nata
infredall' attenzione
di dover
foggiare le lettere
mano,
la
le
esserci
tare
confron-
per
lettere
non
,
personale.
sottrarla
dichiararlo
dev'
ragione,
quadrata
ragione
che
parecchie
raccomandazioni,
che
nuscole
mi-
avvertirve-
di
quella
scritto
,
convinto
sono
messe
è bene
—
mi
non
—
ad
tornare
calligrafia con
vostra
e
predilezione delle
quadratura
disegnate.Ho voluto
ma
far
possa
simmetrica
così
sembrano
di
che
servar
oste
avre-
Maiuscole
strana
con
maiuscole, permettetemi
fila, per
traccia
nessuna
abusate
voi
in
tranquillitàle
feroce
quanta
con
scritte. Non
—
ordinate
poter
due
saputo
tanta
il mio.
di
si ridurrebbero
me
paginette
e
la
mezzo
stra
vo-
tanti cavilli
accumulare
,
cattiveria,
ammazzare
la vostra,
come
tanto
facilmente
veleno
un
in-
povero
Risposta
Badate
rottura.
dalla
trascorsi
sono
ad
ad
una
vi hanno
spinto a questa
di riflessione
quanti ne
in cui
il postino mi ha
,
sera
lettera raccomandata
la vostra
recato
confutare
per
pretese ragioni che
Quindici giorni
le
una
vi scrivo
non
:
161
(avevate forse
io
tìngessidi non averla ricevuta se fosse
? ), mi
hanno
stata semplicemente affrancata
già
di un
fatto definitivo, e
fatto capire che si tratta
un' imperdonabile stupidaggiche avrei commesso
ne
che
paura
di
tentando
e
dimostrarvi
i vostri
che
terrori
allucinazioni
di
che vi siete
vicina
una
facilmente
ingannata,
catastrofe
no
era-
dato
dissipabili
che
,
scrivo
calmo,
allucinazioni
eccitamento
momentaneo
Vi
di
davvero
si trattasse
soltanto
alla
mia
di
allumenr
sistema
farvi sapere
per
rassegnato
di
del
amore
nervoso.
oggi
che
di
sorte
da
prodotte
sono
chiamo
ri-
uccello
da
mi
sembra
come
,
abbia
qualificatolo
maliziosamente
destinano
ben
sono
sicuro
della
E
r esattezza.
piacciono ;
poi
scrivo...
indovinate
So
che
stato
mio
ufficio. Non
riscontrarne
inutile
le citazioni
che
in
ma
vi
non
pedantesche.
Vi
dal
donne
le
stendhaliana;
sembra
ricordo
che
tal ridicolo
a
le stimate
e' è
coloro
citazione
mi
momento
questo
Stendhal
da
qualcuno
portiere se
dove
f
ancora
ero
formarsi
in-
ad
è andato
che
in città
o
partito e per qual posto. 11 portiereera stato
in posta
ferme
prevenuto di spedirmi le lettere
a
dopo il fiero
Parigi, La mia prima risoluzione
se
ero
,
,
,
colpo
ricevuto
stata
appunto
potevo
tra
voi
quella
e
potuto
L. (^M'LANA
—
e
me;
di distrazioni
Avrei
la vostra
con
per
darvi
(usi
II..'-.
di
avevo
un
ad
lettera
inattesa
era
,
quanto più spazio
ca
scelto Parigi, città ric-
mettere
deluso
di
intendere
amore
che
come
la
me.
vostra
'1
162
lti$])o$ia
lettera
anzi
mi
di
grato
fosse
lasciato
ha
non
getto
di
tutt'
mia
sincero
e
confessarvi
a
ne
passio-
poi buttarvi
dentemente
spegnerla evi-
a
tratto.
mi
sciocchezza
grande
sono
per
destinato
un
a
la mia
divampata
acqua
vi
che
e
che
atteso
aver
maggiormente
il freddo
La
indifferente
induce
ho
che
ed
sofferto
esser
mente,
terribil-
,
innamorato
cinque giorni, come
la
delL' amor
uomo.
e
come
proprio, il sentimento
l'
rimangono
sopraffattidaldignità non
sempre
era
impeto selvaggio della passione. E il mio
da
e
quasi
proprio selvaggio contenuto
represso
di manifestarvi
osavo
un
quando non
anno,
pure
nep-
quattro
con
o
di
accenno
un
Cinque giorni
di
mortale
dell' intelletto
alla
che
dalla
di
quel
la intensità
E
Se
il mio
dolore
durerebbe
L'
che
mi
eccesso
dalla
ha
mi
mesi, mi
tale
La
al
stro
vo-
vanno
mio
dopo
da
vi
un'
Parigi
se
sente.
pre-
invece
,
da
scrivo
ligure dove
caso,
forse
dalla
questo
per
Francia,
sul
intenso
diversa
molto
riviera
di voi.
scritto
avrei
que
cin-
pretese eccessive
meno
e
quei
vanitosa
più
;
in
una
potrò
renamente
se-
il lavoro,
interruzione
di
se]
di abbandonarmi
tempo
occupazione psicologica.
concederà
meschina
villetta
le
stato
sahato
rimesso
son
pochi
sofferto
ho
io vi
della
rillettere
cui
che
capitale della
villetta
deliziosa
vicino
durata, dalla loro intensità.
probabilmente
lettera
una
; ed
gimento
sconvol-
sentimenti
Certi
fosse
ancora
amavo.
molto
cuore
sembrar
anche
donna
qualunque
di
soddisfare
giorni potrebbe
di
angoscia,
del
e
femminile.
giudicati,più
vi
dovrebbero
pazzia, non
orgoglio
amore
quale
è
il
quasi
in
riva
al mare,
circondata
leii
Risposta
sendrvi
da
dei
rimproveraste
Non
—
dalla
ebbi
non
loccione
poteva
servirvi
Vi
da
e
occhi
sospettar
vi
e
a
lungo
volta
mi
che
trent'
anni
a
quel
bel-
poi
gnavate
sde-
di
che
e
rente
appa-
piente
sa-
con
sembrava
to
mol-
speranze.
miglior maniera
vostri
di
idea
per
di
accadeva
nel
di
trarre
pro-
amore.
esso
dicando
giu-
,
Sono
voi.
piedi, ma
portavo
e
dell'
durata
sentivo
che
degli indugi
gì'ingenui
altra
che
casa
concedermi.
di dolci
la
pare,
naturai
che
di
pure
nell' arte
ben
in
d' innamorato.
cuore
la
che
quel che,
(piena
che
scondere
na-
per
la vostra
degnata
il
doppio
e
mia
la
difendermi
di
sciocchezze
commesse
sera
stato
davanti
cuore
la
al-
; era
la
davvero
amare
,
bastavano
avuto
!
ai
non
immagine
i miei
non
altro
maggiormente
adorazione,
prima
ben
quel
a
con
simo
(jiialcpoteva benis-
la
maestra
accendere
vostra
se
coloro
vedere,
eravate
Ingenuissimo, avevo
da quello
in
tutti
a
me:
mìo
supponevo
più
mai
come
schermo
per
ahimè
del
nego)
costituiscono,
di
parola
io, dopo quella
questa
capire
facile contentatura
lo
non
!
,
amiche,
niente,
alla
oltrajfgiata
essere
prendere qualche precauzione
indugio,
fin
sera
d' insistere.
predilezione per
o
che
disgusto,
avevano
Poco
l'uà
V
che
pronunziaste
sùbito
alle
far
te
specialmen-
casa,
costui
per
dovuto
di
vostra
altro
ardire
più
avrei
E
! E
di
acce^nto
vostra
tà
maligni-
:
gelosia
Oltraggiala
la
sospettie
Ricordate
mancherebbe
vostra
tale
della
amiche.
vostre
i
contro
frequentatori
delle
mi
schermo
di
età
egualmente.
dal
e
di
!
Se
amore.
esperienza
Infatti
le inevitabili
commettere
primo
un
mondana
esperienza
avessi
le avrei
,
Qualunque
altro
«
Risposta
(io stesso
forse,
avessi
se
provato soltanto un passeggero
voi), si sarebbe quasi sùbito
capriccio per
del
accorto
vostro
carte
in
poco
scrupolosa
vi
e
tutti
signora
Con
bene.
gioco
Non
mano.
165
avrebbe
i calcoli
il
è
—
tantino
un
guastato
di
astuta
una
vostro
caso
le
dell' audacia
e
scono
rie-
—
cbe
in
,
circostiinze, mi
altre
lo
uguali
meno
ha
quelli che,
a
sorridendo
cavato
che
mi
mani
capriccio e
ha
salvato
di
dal
per
mi
ponevate
opio
quest' ora
a
soddisfazione
dalla
un
ostacoli
sere, voi
certe
supplicando,
e
potrei stropicciarmi le
essermi
fatto superare
trovato
aver
pericolo di
di
becille
l'imcomoda
in-
una
relazione.
Vi
assicuro,
marvelo
Signora
(e,
giuramento)
con
volete, posso
se
che
anzi
sono
confer-
lietissimo
fina
così
queir audacia. Voi
così intelligente,
capirete che, affermandovi
questo,
intendo
altissimo
di farvi un
elogio. Ripiangerei
me
cooggi qualche cosa, e non
saprei consolarmene,
ho rimpianto qualche volta, e me
solato
conne
sono
a
stento, il non
aver
prolungato la durata
di un
di divenire
capriccio che forse meritava
cosa
qualdi
non
avuto
aver
,
di
meglio. Spero
leggendo queste
modeste
mi
non
che
stimerete
vogliono
non
,
un
sio
vane-
essere
poco
parole.
Dovrei
rimpiangere il tempo sprecato oggi a
; avrei
potuto impiegarlo più utilmente
romanzo.
agli ultimi capitoli del mio
che
volete
cui
mi
farci ?
avete
ostante
non
io
trattato
,
di
quella
della
che
indegno
persisto
è
a
modo
difetto
torno
at-
Ma
,
con
credervi
apparire.
volete
non
perversione
1'
vervi
scri-
gliore
mi-
La
tuità
fa-
esclusivamente
femminile.
Per
ciò
non
rimpiango
affatto
il
tempo
impiegato
1 66
Risponia
intomo
di
1'
foj^giarvi
delizia
acre
infelice
reso
Voi
lettera.
questa
a
del
sareste
di
la
ghiottamente
mi
quale
avete
di allumeur
?
no
rimorso
di
molto
aver
giorni
avreste
soflerto
richiamo,
niente
rimorso
sul
da
re,
ave-
di
ora
cero
sin-
Se
la
quattro
per
pel
potuto
sufficiente
trovo
ci
non
parte di
risparmiarvelo.
semhrare
può
belloccione
giorno, qualche
voluto
ho
la
Forse
qualche
;
vanità
vostra
recitare
fatto
stendhaliano.
perchè
del
conquista
avermi
insaporire
a
,
più
capace
rimorso
servirvene
vorreste
e
forse
alla
sione
confes-
cinque
o
ridire.
Ma
non
,
abbiate
nessun
infelice.
E
guarito
di
passione
una
che
minacciava
accadrà
facilmente
tanto
vi
colosissi
peri-
mentirei.
far
del
di
importa,
diventar
non
di
to
sen-
grato
son
non
di
Signora,
mi
non
po' spietatamente,
un
credetelo,
vi
io
;
che
soggiungessi
se
avermi
serio
bene
Non
senza
volerlo.
Vi
È
lascio.
r
in
ora
cui
,
la
passeggiare
su
di
salsedine
benefica
di
da
malignità
se
Vi
di
riempirmi
marina
a
polmoni
prima
intanto...
E
rammentarvi,
il
di
prendere
ri-
grato
vostro
perdonatemi
finendo
,
non
i
esco
,
immensamente
sono
!
sarto
pittoresca
gusto,
aria
conservarvi
gran
per
giorno
beneficio.
questo
Sappiate
di
lavorare.
a
anche
spiaggia
ogni
frase
alla
che
vostra
fa
onore
sincerità.
la
questa
al vostro
Cordiali
Riccardo.
chino
mani-
piccola
mente
vera-
buon
saluti.
Un
eoQsalto
legale
Signor
—
ci
avvocato
lei
pensi
combini
,
faccia
lei;
tutto
lei
che
L'
modo
suo
circostanze
si
di
difiìcili
si
alzato
era
Giacché
venir
a
da
fuori
occhi
la
divorzio
benedetto
costui
sto
quenelle
il
attendeva
e
era
—
parole
negli
sedere
ringhiò
nuca
senza
fissò
e
questo
—
la
grattò
esprimersi
—
che
quel
!
Ponteri
avvocato
anticipatamente
accetto
stabilito
avrà
il
io
lei,
,
cliente
risposta.
riesce
non
brancicando
vosamente
ner-
—
,
con
cencio
una
posato
suo
scrivania
la
su
cappello
povero
tra
a
mucchio
un
mezzi
dei
contentarsi
bisognerà
carte
il
mano
di
che
la
—
legge
attuale
tutte
le
Ma
di
modelli
dunque
al
deputati
signori
verso
si
fatto
dell'
per
affrettò
a
il
dire
l' avvocato
Sta
discorso.
teri,
Ponmesi
otto
capitale
e
il
gode
dalla
lontananza
forzata
beneficio
dolce
moglie.
,
,
Prendetene
se
Io
sono
si
di
rammenta
stato
a
sei
cinque,
abbia
che
uno
miracolo
marito.
ziato
divor-
—
diciamo
della
è
deviare
nella
anno
già
è
,
—
quasi
virtù
Parlamento,
signore
caro
,
di
di
indurli?...
deputato
un
—
Sono
offre...
dei
mogli
c'è
non
se
ci
Roma
essere
parecchie
legislature;
legalmente
volte,
ho
uilt
Ih
Aragno,
frequentato
il Caffè
l'Olimpia,
r Orfeo,.,
dice, soltanto
cose
più
sono
non
Ed
({iiattrini.
anche
di
Ho
Quando
cx)lui
E
poi, questo
che
Zanardelli,
altro
qualche
più
ardenti
tra
coloro
Se
fosse
0
e' è
altri
A
si trovino
moglie
che,
e
perchè vogliono
bisogno
di
gli
altri mariti
mariti
di prenderla...
le
sposare
sposarle?
Non
?
di
era
chi
avventura
timido
molto
,
in Tribunale
pure,
con
Ma
—
a
a
due
della
le
Se
gli
?
r aria
darla
mogli
dunque
contano
con
convinto
i
quanto
a
teri
che
o
,
clu'
questa vigorosa interruzione, V avvocato
tornò
a
grattarsipiù lungamente la nuca
—
lia?
Ita-
appunto
l' intenzione
neppure
forse
curioso
a
egualmente...
prendono
E
,
divorzio
hanno
non
in
sbaglio
non
se
pensi
vuole
lo
lui.., È
come
del
mostrano
altrui...
—
scapolo
che
clii
scapolo
farla, è
mai
nessuno
divorzio
è
fautori
non
pare,
che
di fatto!...
devono
che
vorziare?
di-
giova, prima
legge non
coloro
naturale, naturalissimo
divoraiati
già
una
a
o
putati
signori depostulanti...
dovrebbero
Perchè
visto!...
stato
sono
i
dove
visto!...
tutti, a
farla.
sale
!,.. E
gli amici, gli elettori
ridere !
id
visto
!.,. Ho
sono
C€rte
,
poi, ci vogliono troppi
;
nelle
si
cx)me
capisce
;
ricevono
Ripeto: essi
Mi
me
per
visto
ho
idea
un'
Montecitorio,
a
ho
Ed
accademicamente,
averne
per
Margherita,
il Salone
di
bere
o
violenza
gran
brosa
sca-
quell'avvocato,
vestiva
alla Corte di Appello, ini giudici forse
perchè
timido
il divorzio
specie
una
ai clienti
quisUone.
osservazione
; e
,
recitare
tagli, caro
un'
Pon-
soggiunse
—
é anche
signore
Dovrei
contro
!
esser
lo
commedia
di
da
:
i mariti
sono
matto,
! Arma
disinteressato
se
pensassi a
172
Un
per
v'
di
avvocato
un
conèiiHo
che
ai miei
Ma
avvocato
sono
,
Prima
elastica.
coscienza
accorto
essersene
legale
io, de-
8ui
generis.
ai clienti.
onorari, penso
Torni
sedersi; ragioniamo.
a
Il
signor Costa
sui
posò
e
le mani
tra
Sissignore
che
intanto
era
messo
Ho
—
mia
:
? Le
vero
mai
! In
commesso,
di
pur
torto.
a
quattr'
occhi.
meglio
In
—
mis
pri-
lampanti.
la confessione
:
quattr' occhi,
negarmelo in faccia.
L' avrà
—
di
circostanze
sibile,e
capisce
di
niente
bono
Forse
lei.... M'
non
Ma
—
"ì E
di
hanno
non
torto
soltanto^
l' impudenza
di
mogli
sorpi
impos-'"
parrebbe
il negare
negato,.. Le
poi, lei ha avuto
prima
una
capaci
confessato
So
proprio
è
qualche
di
avrà
non
che
hanno
pure
perdonare
Pro
vendicarsi
certo.
tali che
che
colpe
ella ha
sdegno,
saperlo, sono
di
ma
stia
; ne
di
fatto...!
ha
Infine, glie!'
A
—
—
idee.
carte
dovesse
esse
prove
impeto
un
accusarsi
di
preteso
—
ha
non
dovrebbe
donne,
o
—
trugiandolo
man-
V avvocato
alcune
di
nelle
Sì, sì ! Ti ho
—
tutto, anche
—
dall' ordine
di
cosa
Confessione
esclamato
ne
per
moglie!
—
in
sfogarsi
rassettare
a
lei
omnia,
qualche
cencio
a
riprese
—
ordine
egli attingere uguale
et ante
cui
con
ragioniamo
,
scrivania, quasi
la
su
si
cappello
la discussione.
durante
—
all' invito,
malgrado,
suo
il
ginocchi
qualcosa
aver
cadette,
donne!
Chi
la debolezza
volta...
pacis.
aveva
la
coscienza
netta
neppur
inganno?
Questo
non
vuol
Ragionamento
dire
! Il marito...
interessato
da
,
è altra
mariti
cosa.
e
,
che
Un
le
per
mogli
Dhitti
quistione
diciamo
ha
non
moralmente.
consulto
dei
legale
valore.
Non
uguali,
doveri
figliintrodotti
173
ha
valore
anche
uguali... Cela
surrettiziamente, come
noi
è dubbia.
legali, nella famiglia. La cosa
So di fisiologiche pretendono di aver
scoperto
beli' artificio della Natura
per impedire questo
un
inconveniente.
Secondo
volta
una
possiede.
i
In
primo...
infinita;sembra
che
precauzioni
In
questo
si
non
più
dolce
Dice
che
il
Non
La
mia
niente.
ha
non
che
avrei
è
ella
torni
Nel
bamento
tur-
suo
caso,
nato
perdo-
perdonare!
da
appunto
continuo
un
regala
mi
perchè
Ecco
gnarsi
la-
Accade
figli.Ha
a
ammazzarla
dovuto
dui.
indivi-
momentaneo
un
lide
so-
cote-
sa
moglie non
perdonarmi
ho avuto
quel giorno non
Da
vita
parola
complice.
suo
Mia
perdonato.
più pace!
lei
:
che
An-
possono
assicurati.
da
cosa
la
più
degli
che
guai provengono
debolezza.
mia
di
codice,
volta...!? E
i miei
averle
di
col
possesso;
prima
Ma
sta
dirla
ti'atta d' altro
una
—
i mariti
le
preso
malvolere
anticipatamente
soltanto, per
di
figliadulterini.
abbia
il
contro
che
logicamente,
appartengono, fisiosapienza della Natura
La
essa
caso,
Sono
1
marito
è fecondata,
primo
,
niente
caso,
donna
una
dal
sempre
secondo
al
è
per
questo
figlidel
costoro,
e
mi
inferno.
è
:
La
vigliacco!..
lui,
ammazzar
chiama
vigliacco!
sentirselo
ripetere cento
piacevole, punto
occasione.
Da quella
al giorno, a ogni minima
è
,
volte
volta, io
non
per
in
cimento
mi
si
non
lei,
di
un
La
di
natura
picchi
più marito,
povero
commettere
rimprovera
sono
—
sono
per
di
avere
sono
diavolo
sanguinaria
lo meno;
a
gevole
spre-
continuamente
1'
davvero
evitato.
essere
un
eccesso
che
Fortunatamente,
io.
qualche
cosa
gioverà.
174
/'(
(tcntiliioino.
tiiaiio
pi'iciiolcrc
a
tuia
mi
nK"",di('. 1"]lalc
ilo
II XII
cn
liujiur
(iia\ri\tM-;.'-o".''iicrfi
donna.
ima
che
Lei
Oh
I tutta
la
non
coiin.-^cc
hiitTctlo.
un
i"ac((»[i[)('i"'l)b('
Magi-a, allampanata. j"('il(^
e o.^^sa...
j^ua.
vitalità
sua
lingua. V'o^'lio dir;j:lielo
in
Ila
si
foi-tc la lin-
suo
comidicp
ricorierc
albi
ipotesiche
aniatoi'ie
tiascosle,
farle
la corte
che
e
ehe
spiegarmi
per
:
e' è
contidcn/.a
io
:
piango
com-
capisco....Ho
dovuto
mia
ino^dic abbia
qualità
io
ho
non
stato
un
potuto
uomo
questo
Ho
mi
è parso
castigato
diventar
potuto
mio
interrotto
aver
ha
del
onta
lei
neppur
donato
per-
via
in
o
di
una
in
la
di
Mia
accadono
moglie
al
;
in
persone
che
essi
mi
!
letto
notte
spesso
di
sèguito,
r uscio
:
—
la
in
trattoria
Per
le
ora.
testimoni
per
E
non
sibile
impos-
veggano.
a
loro:
Cento
—
Dormiamo
io, in
in là. Ebbene
visi
dilettuc-
un
si
notte
una
e
.
le notti,
tutte
sciagurata
tin
andai
davanti
;
viene
caPO
ai
per
settimane
urlarmelo
a
Vigliacco ! Vigliacco!
inseguirebbe
in
Vigliacco!
matrimoniale
più
no,
e
la notte!
anche
cio, tre stanze
una
odano
rispettaneppur
giorno... e
lei, nel
hanno
Jion
studente.
servizio....
Vigliacco !
—
ciò
Potrei
peggio.
di
non
spiejrar.-^i
E per
mangiare
famiglia ;
glie
mo-
vii tu"j."a;
quand'ero
a
»mIÌ
mia
sa
perdonato!
come
le
non
inesorabile
volte
aveirle
csscic
rimorso.
non
che...
mobigliata.
evitare
.--olo
Giacche
che
avvenuto
ridurmi,
cameriera,
ho
"(?
pensione.... Sarebbe
scenate
è
sia
come
camera
una
dal
relazione....
passato. Dice
suo
casa;
I K
ri\ale
uno
virtuosa, eccessivamente
perdonarmi
sa
liastanza
a
livale
quella
è ridivenuta
Il
pi'obabilm«mtc.
,
di
cajiact'
aman!.
suo
iic.
^copi
...
per
i
non
di diventale
e
ni-il
radunata
v
,
il
la
iti/ato
—
mondo,
E
se
dice
dietro
che
mi
io andassi
Fu
Legalmente,
via....
finché
di
vonsuìto
beni
posso
Allora
persona?
ci
di
questura, i carabinieri
Ha
ragione.
perdonato
io le
Ma
—
! Perdoni
dice
una
di
casa
bene!....
tanto
quasi
due
per
volte...,
;
dopo,
non
lo
sapevo!
più
durata
di
cecità
un
gran
lo
indotta
!
ha
lei si
attendeva
dire
!
.
sé
e
Vuol
—
nel
—
Sono
del
caldo
La
gali,
re-
sé,
e
confessione,
è
che
pure
la
mente,
final-
sollevata
colui
certe
che
"?
—
da
ne
ma
volte
l'aveva
donata,
per-
voglio
non
m'
leva,
vo-
gliacco
Vi-
Vigliacco !
più
posso
,
E
incito
da
ammazzala,
risoluzioni
che
momento,
o
picchi !
un
di
!
É
tirmelo
sen-
me
:
—
.
E
per
poderoso
si
non
!
bene
suggeriva tranquillamente
di
casto
delusa, sentitasi
non
ammazzata'?
essere
o
gastigo....Lo
per
vistasi
\igliacco
E
.
del
da
sentì
il
avvocato
stato
sono
:
Una
quando,
,
vero
qualche
cimento!...
confessato
Che
un
moglie è
quarti...Io
compensava
capitar peggio
Caro
—
d'
colmavo
sua
è
,
fallire I... E,
potevo
so,
posses-
fatto
parte
La
per
occhi
esigeva....per
a
di
la
tre
se
che
tratta
lei nel
rabbia....
Si
peso....
Si
Mi
le faceva
la
pace.
tiesm.
anno.
apersi gli
ho
veder
davo
ne
La
le
recitar
compensarla....
per
di
volte,
accorgermene....
voluto
me
più
Se
senza
non
Giuseppe...,Avrei
un
mobile
talvolta
torto, è stato
mia
si
,
le volevo
non
un
non
ta
vol-
quel
turbamento
! Veramente
parte di noi, metà,
E
cento
Oramai
!
! Momentaneo
lei. Sia
d'
fondo,
la bocca
altra
un'
anche
guardie
intendere
,
è stato
stato
le faranno
perdonerei
chiuderle
potessi
le
saranno
che
—
!....
175
tro,
impedirle di venirmi dieintervenga la legge per dividerci
non
e
legale
nerbo
nita!
fi-
falla
prendono lì per lì,
si prendono
più.
Vedrà
1' avvocato.
di
e
bue
; sua
Vedrà
!
—
Si
!
—
veda
prov-
moglie
—
t7n
176
V
ho
beir
han
amate
volte
la
legale
di
è
capito
e
contulto
quelle
—
bisogno
di
lasciare
Una,
lividi.
i
stimarsi
per
picchiate.
essere
da
settimana,
che
due
Vedrà
!
—
Ah!
Vigliacco
f
sì
donde
vieni
Vengo
V
dal
—
Non
mulino.
E
?
rimedio.
altro
c'è
—
Il
dica
uno
se
r
E,
ove
—
Me
il
però
che
pensi
mesi
Due
bel
bue
di
giovasse
V
esitante.
notizie
da
qui
avrà
onorario
Lo
palmario.
nerbo
Costa,
consiglio
un
Ma
davvero.
per
—
signor
mio
o
tende
in-
non
serissimo.
il
darà
ne
—
chi
come
scherzo
era
neppure
il
domandò
guardava
per
Ponteri
\ocatx)
a\
lo
Costa
signor
un
a
buon
portato
sarebbe
frutto,
ci
poco;
Se
mese.
il
vorrà
pretendo.
il
dopo
cronometro
con
Costa
signor
doppia
gli
in
cassa
presentava
oro
e
un
pesante
catena.
È
—
il
palmario,
suo
varrà
soggiungeva
È
immensa
—
!
assai
più
Ma
!
avvocato
la
mia
per
lei
gratitudine.
—
Un
Ij.
CaITAXA
eronista
CoS":il-H2H.
-
iSl
180
Un
Perche
a
nessuno,
importuna
come
cavoli
se
pure
la
sua
gli ortolani,
Appena
dei
,
scariciite
le
per
carichi, compare
Dieci, don
Rosario, per
—
Dodici, don
—
Cinque
—
E
! Che
Mezza
Che
avuto
suoi
la
arrivava
contadini,
della
che
,
in
e
y
lo
sono
retta.
pove-
scritti
vino.
Solamente,
ragione
don
vino
,
delle
;
sua
riusciva
per
gli appunti
di
gran
utile
questa
si
—
del
e
nei
sce
pe-
mercedi
to,
frumen-
statistica
alla
sodisUzione,
anche
a
coloro
manìa.
don
,
delle
derrate
specie
per
che
Rosario
ogni giorno
il valore
paese,
da
,
notare
il prezzo
volta
lo deridevano
1
e
di
insieme
messa
qualche
Dopo
comandi.
quantità degli erbaggi,
olio, mandorle
grossa
V
'? Nessuno.
aveva
il dovere
quaderni
che
servirla.
giornata
a
1' uso
imposto
era
f
voscema
lira, e colazione
obbligo
aveva
suo
Pej)pa ?
comare
vuole,
Oggi, quanto
—
il
coi contadini.
così
—
Maso
ai suoi
Rosario,
Quanti carichi,
—
vanelli,
ra-
asini
gli
cominciava
Caterino
Quanti carichi, zi'
—
davanti
dei
hotteghe, interrogando:
Quanti
—
ne,
zucchi-
lattughe,
Rosario
dei
ceste
delle
melanzane,
vuote, don
qualificare
le enormi
cacciandosi
dava
non
curiosità.
grandissima
andavano
le ceste
che
si voleva
non
cipolle,delle
giro
e
Inipallomèni
sèdani, delle
via
lo sapevano
non
degli agli, delle
con
dei
così
Rosario
1(ji"). Don
neppur
noia
chiamassero
lo
poi
eronitta
Rosario
entrava
Un
nel
di
Caffè
Pizzo-
dice, le notiziole
i fatti
paese,
il Caffè
di
cicoria,
le
raggranellare
per
malignità
,
,
gli
scandali
di
quello
e
dì
il convegno
Pizzo-
nterra
era
gli sfaccendati,
soldi
due
prendere
nterra
181
particolaridi questo
tutti
di
cronista
di
intrugli
di
intanto
e
si
mattutina
di maldicenza
acquavite
quasi
ché
giac-
;
tutino
mata
infuso
con
sfogavano
,
del
vi andavano
affumicata
acqua
bicchierino
un
che
i si
altri simili
o
con
po'
un
alleggerirsilo
per
stomaco.
Che
—
abbiamo
Chi
—
non
di
signori
nuovo,
muore
campa
miei
?
gli rispondeva qualche
—
burlone.
ET
—
del
affare
legnate, chi le
É scappata la figlia di
Corna
—
—
Oh
—
E
mai
si faceva
avute
le tiene.
se
Nicoletti.
"ì
libro
a
filo
il fatto per
raccontare
Mettiamolo
—
ha
e
! Come
è finito ?
coni'
Rospo
e
Rosario
don
segno.
per
!
ridendo.
Pizzo-' nterra,
Egli
metteva
libro
a
le
più insignificanti:
e
nome
i tridui
suddiacono:
del
e
(•e\
qualche grazia
ere
anche
messe
solenni
le
e
devoto
che
;
la
sua
grossa
|)oirilegava
da
di
e
mesi
dove
non
sé
di
cantala
e
.
in
aveva
genere,
ordinati
pur
del
e
del
nome
dicatore
preri-
per
furti
risse, ferimenti
resti,
ar,
,
riempire
di
calligrafiaquei quaderni
in volumi,
e
riponeva
per
che
e
dine
or-
,
anni, negli scaffali della
permetteva
(la! coro,
assistci(\
del diacono
con
,
Ir (licci
Verso
li
pei santi,
col
novene
pettegolezzi di ogni
con
gli avvenimenti
tutto,
celebrante,
del
cognome
ceva
di-
gli
—
,
don
mcz/o.
assieme
sagrestia
che
entrasse
andava
Rosario
altre
mera
ca-
nessuno.
coi canonici,
pesca\a
sua
alla
ad
messa
notizie, altri
Vìi
182
rroninla
(if^-li ;iiiiii\ri",iri
pettegolezzi,e prendeva nota
(lei quattrini cliP i canonici
il làscito
paiToccliiuni detìititi.
(lei
attorno
metteva
lunghe
oro
gli
per
-;i
.
iiolaiili
I.ivoiaii.lo
.
le compre
(ìoverno
egli
nient'
xcndite
e
le
i mutui,
dal
incarico
-^ccotiil*»
siihilo
K.
matrimoniali,
contratti
cessioni, i testanienli.
avuto
studi
trascriversi
a
i
si (li\ i(lc\an')
o
le
permute,
(piasi a\c"-e
tutto,
di
pulate,
sti-
controllare
gii
atti
pubblici.
Non
aveva
di
casa
calcolava
come
di
pena,
Ma
—
in
che
Alla
Vorranno
fatto
un
l'
niente
poi ti sembra
gente: 11 giorno tale, l'anno
glia
questo
avvenne
rubato;
tuo
così!
in
un
Tutto
un
pugno
è
E
! Ma
paese
tu
Sindaco
sei
lo lasciava
nella
suo
Ti
camera
fratello.
e
intero,
due
fino
sciocco
là,
niente
del
i volumi
ha
padre
Tua
dre...
ma-
lapparle
tengo
^'enera/ioni I
di
all' ultimo
me,
minciando
co-
mascalzone.
puoi capire.
a
rinchiudersi
disordine
in
mera,
ca-
mava
la chia-
come
,
robe
Vestiti, biancheria,
cappellacci vecchi, ciabatte
le seggiole, per
su
Soltanto
lami-
.' Io
paura
non
andava
certii
a
I K
così
no,
se
tua
tuo
sembra
Hanno
registratolà...
dal
Tutti
Eh!
:
galera!...
sorella...
zia, tua
Tua
Eh!
la bocca?
in
dieci,
dire
poter
tale, nella
è morto
nonno
te"oro.
Ebbene,
1
quest'altro:
e
?
un
importanza
il
:
cartacce
vi lasceiò
morte
E
no.
famiglia. .\j)-
quelle
tutte
lire, secondo
trenta
,
in
lo
queoji
e
domandargli
osava
data,
una
sapere
venti
mia
più
cende
rac-
Irai et lo.
il
libere,
di
tanto,
farai di
ne
Sciocco!
—
mani
Alle
fare;
pensava
bocca
una
tanto
da
campagna
lasciava
gli
Rosario
Don
di
e
altro
.
ojjni
terra,
rilegati facevano
cosa
che,
spormonticchiati
am.
nepii angoli.
bella
mostra
Uv
pareti. La
le
alla
:
di
annotati
la
la
schiena,
sodisfazione, quasi ogni
rileggessetutte
,
tutti
bestia
quella
di
egli avrebbe
dicono
i
suo
lasciato
gli imbecilli
I... E
morte
cosa
gli imbrogli
,
tesoro
sua
Cile
—
li
egli
alla stanza
mezzo
dietro
!... E
che
famiglia dopo
lo burlavano
in
mani
porcherie
capiva
non
letto
a
contemplarli
a
tutte
fratello
le
con
,
gente colà
andare
,
così
due
occupavano
,
rilucenti
volta, stando
le miserie
di
che
piantato
rassegna,
gli occhi
della
rustico
prima
larghe
gambe
con
abete
sera,
in
passava
a
di
scaffali
negli
183
cronisfa
registri
don
,
Rosario
?
Che
—
che
quel
Spesso,
dicono
cosa
la
sentito
notte, si
rumore
ad
assaltarlo,
(lei manoscritti
cui
in
colà.
(iel coiselio
E
quel
quando
caj)itiva.
terra, nelle
che
meva,
Te-
ladri
nissero
ve-
il gran
soro
te-
di
qualcuno
a
stava
48,
era
al
nel
caffè
occhio
un
salto.
sopras-
via
che
sagrestie, dovunque,
strizzando
i
crato
consa-
caricato
istintivamente
piazza,
in
di
,
del'
soffione
pei' assicurarsi
esso
peste
sa-
appoggiato all'angolo
teneva
vecchio
un
che
qua
palla.Svegliandosi, stendeva
ad
se
parso?
era
incarico
sapere
ciò
per
gli
portargli
a
per
di
pili scottava
svegliava
o
qualche tempo
da
ridereste
dicono!
durante
Aveva
ì Non
la
mano
E
posto.
suo
di
parlava
Pizzo-
iv-
samente,
misterio-
terribile
della
a
ma
ar-
,
pronta là,
che
per
difesa
dei
i malintenzionati
li attendeva
manoscritti
sapessero
che
; era
bella
ne
beglienza
acco-
!
*
«
Un
di
giorno,
dirgli:
un
imbecille
«
gli a\('va
fatto
la burla
184
Un
in
E
faccia
col
Due
naso
più
andavano
una
dallo
particolari inventati
sano
solito
del
cidente,
ac-
lì per
le
li
in(X)ntrava
di
vita,
gambe
che
pieno
con
l'altra
e
si
e
e
siete
morto
';•
sinistra
quasi
gli scai)pò
detU"
a
-
stupoie.
asino
Crepate voi, don pezzo d"
Lagieca, facendogli le corna
—
il
egli
però
destra
a
d"
,
rej^istr-aro
per
casa
a
Lajjreca
i-os.-^o
"? Non
Come
—
corso
dopo
col
l.agreca
d' accx)rdo.
stessero
non
i
ore
faccia
a
era
tutti
Pi«'tro
!
canipaj^na
con
colui.
don
morto
Rosario
don
il fatto,
da
É
t
Sapete
—
cronista
!
gli rispose
—
tutte
con
e
due
le
mani.
Fu
una
mortificazione
gran
in
quel giorno
da
fatto
nessun
scrisse
non
prima
se
sentiva
siccome
E
poi,
don
per
nei famosi
lo
non
delle
orrore
Rosario.
E
derni
quacato.
verifi-
avea
cancellature,
questa postillaal margine della falsa
Dio
é vivo
morto
ancora.
giteloperdoni !
egli aggiunse
notizia
:
Il
dir
intendeva
E
forte
e
talvolta
neppure
,
Rosario
queste picciolezze don
bastava
che
ogni tre
scartafacci, oltre
Gli
a
Si
po'
un
pregare
di
il
grammatica.
Ma
si
non
degli
e
la
carta
non
volume
a
poi
una
richiesta,
,
nissero
ve-
dat^i.
trascritta
dava,
notizia
a
di
scritti.
tra-
parecchi
fatto,
un
suo
di
atti notarili
che
lo
Gli
curava.
rilegasse un
intorno
che
era
la sodisfazione
bastava
pezzettino
un
mesi
ai volumi
consultarlo
faceva
stile
la
altro
queir
per
! 11 bello
Oh
burlato.
aveva
questo
in
giungendo
ag-
:
—
Alla
mia
morte
,
ai miei
—
Grazie
ogni
notizia
eredi.
tante, don
Rosario
!
dovranno
garla
pa-
Un
cronisi^i
185
sornionamente,
ringalluzzava sorrideva
letto, guardava
a
prima di andare
e
quella sera
il suo
tesoro.
con
maggior tenerezza
si
Egli
,
,
«
«
Una
che
alla
morte
sua
l'opera
Pure
duce^?a
in
scaffali
e
lui
a
il
essere
per
rispondeva
era
con-
negli
vero
suo
nata
desti-
sua
11 bambino
st' idea.
di
lo
parte di patrimonio era
incoraggiarlo, per abituarlo
; la
successore
volta
i volumi
mostrargli
insinuargli l' idea
tinuare
con-
a
fratello
suo
egli qualche
per
camera
pensato
figlio di
Il
riflettendo
però,
avrebbe
nessuno
sua.
bambino.
ancora
invadeva
lo
tristezza
gran
a
que-
:
Si, zio !
—
E
non
chi
a
sapeva
il bambino
quando
gli
l'ispondeva stizzito
Pensi
—
qualche
Da
don
Rosario.
anni
:
e
di
con
la
la
morte,
aveva
tagliare
maggio,
sempre
i
di
segno
dello
sessantii
a
più
—
facesse
il caldo
di
abitudini.
ogni
L' ultimo
il peso
—
primo
di
freddo
e
dell'estate.
a
si
fare.
era
ottobre
gli importava
Non
colo,
se-
mezzo
,
li pesava
peisisjcva
Ma
terraiuolo
il gran
e
rare
spe-
all' ottantina...
! Da
cangiato
vitalità
così
di
couliistava
morte
vecchio,
tanto
mai
sa
capelli
ancora
e
zio,
fiammata
una
della
smetteva
giugno
così,
farò
fino
il terraiuolo.
nel
continuasse
si
non
faceva
talvolta
poi
era
almeno
non
riprendeva
parole
vita, regolatissima, gli faceva
sua
di
lui
io
l'idea
Non
giorno
per
le
padre,
suo
!
anno,
cam])are
egli
riferiva
cUv
cartacce
quelle
tutte
retta, perchè
:
moriie,
a
dar
che
nell' ottobre
Aveva
fatto
Quell'anno
186
T'n
intanto
o"i\\ a\('VM
(iatlÌNO
—
s"';ìim),
di
soipi-fsa
Iro-
caiicllilaLrliali.
dei
ti a'.cllo mio
I Calliso
il har'ltifrc
ne
!
scj^Mio
-
('sclainato.
a\"'\a
\ iK»! (lire che
degli
altri
No,
La
lasciai-e
iralcllo
sno
notti di sèirnito,
due
delle
di
lo
non
convinceva.
!
segno
per
tagliatimeno
I
lisposla
E
lia
anni.
no
Cattivo
mai
la biiilta
axiilo
(lir)iiniiilf)il [x-so
vare
litiut a
(Vi
(icgiinliiiiii
materie
ordiiu^
in
tutto
\f'"r]iò;i compire
Con
volumi.
due
la
morte
dice
l'in-
\'olc\a
si
non
sa
!
Invece...
*
*
r ultimo
Era
armadio
ueir
uscito,
e
ji'i(Miiata
deli/,i;iI La
Che
cam[)a!.:iia.
soìiidcide
papaveri:
gliosi
di
|)esai:fe Terraiuolo
lìioii
posto
ri-
I^u'lia\('\a
ma.uyio.
Porta
ed
era
.
Vrerhia
per
.
la bella
seminati,
i!
di
le undici,
verso
godeisi
(li
^rioiao
di
olivi
pianura
copeite
tio;-itura.
in
occhiala
un'
alla
là
e
\ÌL;iieli
di
benedi/joue
Che
di
verde
tutta
lioti di lino, (pia
le coiiiue
e
dai-e
i-ossa
liyodi
,
Dio
Quest'anno
facci:
un
Gran
pezzo.
E
poteva
buon
(unudn
dava
la
se^-'uai-e
'.
ai
voce
uii
Non
"uoi
n-'i
"carta-
acca.!e\a
contadini
"ia
che
savano
pas-
come
gli
:
—
—
anni
Purché
scorsi
Tutti
che
siete
E, compare,
da
il
Signore
contento
non
1
ci casti".dii
.
!
gli rispondevano
parecchi
anni
tosi,
ditlidenti,
le campagne
pensando
promettevano
188
Un
davanti
cumulo
quel
a
i
via
le
appena
})ochivolumi
di
anneriti, di cui
foj^li
pochi
appena
volava
cronista
brani
mani
sue
ridotti
non
lej^K'ibili
; il
tremanti
manevano
ri-
resto
toccavano
in
dall'acqua
tiglia
pol-
nera
!
Bestia
—
in
fiamme
Iddio
Ringrazia
!
la
tutta
!
casa
A
lui
che
sarebbe
si fosse
purché
avea
fale
gli diceva
—
salvato
il
si trovavano
fratello
di
di fatica ! Non
trent'anni
quasi odiava
Bestia
Don
più
il fratello
Rosario
forte
di
tante
volte
pagine
Pei-
settimane
più
quadeini,
rinascere
la minuta
con
—
(ii voler
essere
immenso
un
letto
aveva
cima
da
riletto
e
anche
aiutarsi
i
lutti
con
fondo
a
loro
mendo
giornate,dorfelice di
la notte,
oia
paese
chino
camera,
gli occhi, quasi
nomi
coi
sparire
loio
la
con
brutti
dersi
ve-
ricopiasse,
la
le
con
,
assa])orando
particolari,
contro
veder
di
intere
lavorando
del
cronaca
dei
usci
non
sotto
vendetta
di
delle
ripetergli:
fare
rifare
e
qualche
soltanto
di
E
lavoio.
nuovi
date,
più
costavano
a
stesso
che
bruciale
mezze
trascritti,«?
—
manoscritti,
i suoi
lo sc^if-
consolarsene.
tornava
Doveva
egli
meiiioiia,
gli
sapeva
se
a
Destino.
del
sforzo
il gran
giurò
!
gnità
mali-
Che
notarili
che
che
Iddio
Ringrazia
!
volumi
la casa,
tutta
lispettando
gli atti
i venti
—
andata
suo
tesoro?
suo
il fuoco
commesso
dove
di
impoituto
consumando
sui
sia
non
consolarlo.
per
le
che
gente che
queir
si
loro
cie
spegrata
ralle-
era
incendio
tatti, delle
una
monianza
la testimagagne,
infamie...
Bestia!
fratello, che
Ti
lo
ammazzi
vedeva
così
!—
deperire,
gli
diceva
sfinito
dalla
suo
fa-
Un
dallo
tica,
scai-so
sonno
Rosario
Don
ilare
e
E
una
dal
e
il
tentennava
pili
ostinato
che
mai,
ricostruire
il
mattina,
189
cronista
la
con
che
deva.
pren-
compatendolo,
capo,
tesa
mente
ricor-
per
distrutto.
tesoro
lo
cibo
poco
stecchito,
freddo
trovarono
,
la
con
stretta
penna
sul
rovesciato
rimasta
pagina
le
tra
quaderno
dita
irrigidite
riempito
interrotta
era
a
piena
e
il
! La
metà
di
capo
mezza
scarabocchi
indecifrabili.
Il
gran
il
cronista
nuovo
era
compito
morto,
che
lasciando
si
era
appena
imposto!
ziato
ini-
SofFisino
Pietro
Carrara
anni
Quanti
—
ricordarlo
dolce
nella
netta
come
oggi,
meritato
le
poi
che
lei
a
modo
suo
accolta
essere
».
Don
nel
Capuana
Coacieme.
—
anni.
Il
mio
quel-
con
mo
faceva—
timido,
Io
invece,
sto
rima-
e
arditezze
con
spalancare
chi
d'oc-
tanto
Non
Fanciullaggini!
lui
agendo,
una
da
io
Crusca
potrebbe
ne
vita,
fantasticando.
che
della
Marana
non
alla
provavamo
parola
dizionario
che
nirmi.
ringiova-
saputo
Ci
;
Juan
Scommetto
L,
mai
serio.
inventato
aveva
ha
raccontava.
di
di
ribattezzata
facevano
niente
ognuno
lierina
le
costanza,
cir-
una
!
amico,
mi
me
immaginate
Egli
mio
parire
ricomda
effetto
sentimentali.
il
quando
vedermela
tredici
lo
non
armi
volte
certe
1'
l'avevamo
—
tale;
fa
viv^a,
così
parola,
appena
che
prime
il
una
Eppure
rimasta
è
soprannome
aveva
io
aggettivo
mi
quel
ella
ed
da
vecchi.
già
che
piacevole
poco
mi
memoria
evocata
amico
siamo
di
importa
m'
sempre
Sorrisino
dinanzi,
Allora
di
di
Non
1
è
;
che
figura
Ben
r
passati
son
confermare
cosi
:
precisamente
sentirsi
la
riprese
indovinereste
mei
iterebbe
:
«
Mu-
gliela.
invidiaril
pre-
\\i
9orrìiin«
194
significatoneppure
ciso
Che?
vi
mai
si
forma.
C'è:
—
ti?e a'obia
bolari
voca-
che
paiola
una
ma
non
la stessa
geiif '• i'^-a.Vorrei
voce
to
un
senese,
un
si
ntiilier
parecchi
in
trovasse
Piantine,
fiorentino,
un
mille.—
,
la cosa,
significhisoltanto
Da
ricercato
ho
capisce? Appunto
se
donninaV
donna,
F^iccola
—
in
la dessi
ve
se
qualunque
uio
.
qui
simile
\ .Adboìo
a
domandargli se esiste un
cui s' indica, nel dialetto
siciliano, più
quello con
tughe.
precisamente, il piantime dei cavoli e delle latdiciamo
Noi
: cavolinn,
lattughina le pianticelle
per
dal
nate
La
tirar
su
E
indicherebbe
il
die
quel
bene
tano.
ripianda
ragazzine
;i
intenderete
ora
le
tempo opportuno. Non
espressiva i
supremamente
ainaii'.i
anche
e
si
poi, sbarbate,
che
e
mnlierinn
pei
gentile
seme
è
fina,
arnica
mio
faceva.
Era
quelle
che
dozzina
già
mulierina
con
che
per
modo
di
secolo
fa !
ragazzi
—
—
—
Fermiamoci
Vedrai
Un'
che
nostri...
eglimi
—
dagli
afifari di
disse
una
altri
cuore.
mattina.
scoperta!
Bellissima.
Ecco
sùbito
mezzo
altra ?
giorni, alla
—
dei
qui,
anni, io quindici
antica, di più di
appartavamo
ste
conqui-
bri
scuola, coi li-
sedici
aveva
storia
ci
di tali...
di
! Uscivamo
discorrere
per
più di mezza
eglipotuto parlare
le mani
avrebbe
no,
egli
di
e
—
per
di
,
T istinto
palese
ragionavamo
dire
—
tratta
("opolanine
?
serietà
sottobraccio
! Si
aveva
Se
di
più
mostravano
volta.
alla
di
—
inseguitore
civetteria. Ne
della
E
famoso
un
Ripassa
stessa
la bruna
per
ora.
1
—
feci io.
questa
via
tutti
i
,
m
196
SorrtHino
si accostò
senza,
che
so
occhi
la
Emilio
cosa.
in
fondo
rispose
alla
bellissima,che
di
via.
blu
già
col
non
gli
con
visto
avanti, avvolta
scuro
voce
1' altra,
nella
vestitino
tellina
man-
di
sola
mus-
,
i)icchiettatodi pisellinibianchi,
mazzolino
di
in
rose
sanjjfuignatra
dei
La
sotto
po' brusco,
un
Aveva
veniva
panno
azzurra
scuro
comunicargli
per
lembi
bruna
1' azzurro
della
si
che
mano
metteva
della
veste
chia
mac-
il blu
e
mantellina.
allontanata
era
una
un
e
diffidente
dosi
voltan,
volte
più
a
discorrere
e
le
lo
addietro
la
con
dal
di
gesto
rapidamente, quasi
freiiieva ; io
un
A
conoscevano
1' altra
lo
allo
certa
età
che
rose;
nascose
quella curiosità.
(onic
importanza
—
di
lio
Emi-
spettacolo
canti
insignifi-
cose
,
prendono
di
sviare
istante
un
mazzolino
cui
ansioso
ero
si
—
quel
con
per
dramma.
gran
fermata
era
bellissima
domandato
aveva
capimmo
di
; si
ci fa sorridere
ora
compassione.
La
bruna
già sospettava
di
E
la bellissima
passò via,
—
negli
Nel
per
—
E
terra
si
occhi
!
chinò
bruna
a
aveva
venire
—
—
E
ora
Non
Come
che
?
me
a
rato
esage-
negli occhi
però
più
n'
tanto
sol-
—
cato.
dimenti-
lasciava
cascar
,
rose.
Emilio.
raccoglierlo.
visto tutto
; s' era
spiegazioni ; poi
continuato
per
quasi
mossa
la
sua
fatta
importa
le sorridevano
!
—
esclamò
gli occhi
Emilio.
!
una
strada.
feci io.
—
matasi
fer-
vare.
osser-
aveva
1' ho
non
delle
chiedere
a
io
dinanzi
disse
—
non
tal sorriso
con
pochi passi
addietro
Emilio
il mazzolino
spallucciata,avea
—
voltata
era
—
—
passarci
Grazie
La
per
si
nuovo
Fatti
i
Sorrisino
È
—
la
sua
Fanciullagini!
bisogna
non
anche
bene,
la
dopo
bruna
si
le
accettare
saluti...
del
Io
me.
Ma
Emilio, da
della
timidezza
miilierina.
impedi
m'
Sorrisino?
Oh!
di
Era
fare
esitato
si
fare
per
sùbito
era
e
alle
tutto
bella
una
da
avvolgesse
che
fiammata
capo
il
un
invincibile
di
le altre.
tutte
;
all'
re,
amo-
lei, invece,
E
il
deva
vechi,
oc-
personcina esile
sorriso
piedi
la
,
quando
sorriso, negli
accesasi
a
anche
lui
come
adulte
labbra, direi nell' intera
Pareva
dolci,
prova.
davvero...
diventava
slanciata.
come
verso
ac-
incoraggiato
mia
più
precoce
innamorata
Emilio
nelle
il
ad
signore...e
altra
lo
tendosi
met-
di occhiatine
La
è
non
Queste civettavano, quasi giocavano
come
Ed
amico
togliersiun impiccio, mi aveva
corrisponderle e a intraprendere,
coltivazione
più
settimana
mio
per
a
meno
nem-
cosa
ora
avevo
ricco
che
l'età,sono
qualche
piccole grazie
sue
la
accaduto
vendicava
lei.
fuoco,
ostante
che
di
mondo.
questo
sia
con
col
parrebbe
ragazzine, non
civettare
a
di
risino,
Sor-
troppo,
pur
clie
che
ricordo
ma
parleremo
non
Come
compiute.
ricordo
di
le
chiameremo
è vero,
mulierina,
che
vero
donne
Intanto
più innocente
e
La
quando
scherzare,
la
con
sciocca
bellezza.
gran
intenderci
per
197
le
nel
svampasse
cuore
e
delicato
suo
che
cor-
picino.
Io
—
dicevo
ad
Dovresti
Ma
ormai
istinti
da
Emilio
:
contentarti
soltanto
egli
preso
aveva
sultano
che
di
lei !
quell' aire
la
turbavano
;
aveva
mia
,
Quanto
giorno
d'
diversi
eravamo
oggi
! E
di
allora
quanto
poco
dai
nuità...
inge-
giovinettidel
ci appagavano
!
198
Sorriwno
Emilio, quando
bacio
un
gran
giovanini
di
sedici
anni
progredito la società,
in
che
prendono
che
|K"sa
donne!....
Ha
dire ! Eravamo
si lamentava
come
mio
,
suoi
Ai
nonno.
fatto
aver
giorno d'oggi,
delle
e' è
non
noi
anche
progresso
Al
,
stanchi, di seri, di nauseati
di
di
credeva
pare
strap-
a
,
seduttore.
da
riusciva
stenti
qualcuna
a
prodezza
una
e" è
molti
dopo
tempi
fini diciotto
assicurava
egli
—
ai
anni
vent'
vanottoni
gio-
—
il
facevano
,
chiasso
piastrelle,
vie
le
|)lM
le
e
spianate
Io
capanniscondere....
a
soltanto....
ricordo
alle
giocando
,
mi
non
11 mondo
mento;
la-
molo
lascia-
muta:
fare !
Sorrisino
Non
diuiquc
alle
come
collo
al
una
in
allora
e'
non
si
la
sua
così
attorno
Passerò
—
La
scuola.
sola
!
io
per
via
era
piata
scop-
che
non
mandarla
non
via, tutti
ci livedi'emo
serta
de-
cresciuta
Era
di
braccia
di
ed
insieme.
la
domenica
lei le
—
bacio
un
annunciandogli
deciso
aveva
rubasse
fanali
in
mamma
davvero.
cantuccio
un
era
pianto dirotto,
sarebbero
più trovati
le
buttato
avea
sera,
,
—
Gli
altre.
innamoiata
eia
Emilio
che
atteso
aveva
s"
i
giorni
alla
e
più
4
dopo
,
tata
can-
messa
!
E
quel
via
durò
vai
un
anno
! Io accompagnavo
Emilio.
vedere
Bisognava
r uscio
come
occhi
Se
di
non
mai
ragazza
che
cominciava
di
Quegli
!
ho
non
pavonazzo.
a
Sorrisino
di
colorito
roseo
il
\
brillare
e
vanti
da-
sorridevano
o
sorridere
donna.
sbiadire,
e
finestra
brillavano,
visto
più
o
il
occhi
alla
iso
e
delle
gli occhi
sue
guance
si cerchiavano
si af[ila\a
e
,
il
eoipicino
Sorrisiti*
dimagriva, dimagriva...Ma
più bello, più espressivo che
delicato
al mio
bel
un
Tutt'
a
lui. Ero
seppi
da
Emilio
si trovava
che
Non
alla
ho
vita
in
Sorrisino
raramente
alla
andare
mai
—
mia
finestra
cattiva
una
di
! E
di
che
rende
malvagio
un
,
ora
poteva
1' amore
—
di
quando
non
e
gioia
compagnarlo.
ac-
sofferto
malata,
era
cantata
messa
sentii
spietati
lo invidiavo
seriamente
,
più
sisteva
per-
accorto
ero
più
Sorrisino
chiusamente,
così
e
Io
rifiutai
mi
tratto
soffrivo....
geloso,
tanto,
mai.
mi
giorno
un
di
innamorato
essere
il sorriso
amico.
che
accadde
E
198
sollievo.
Passai
via.
più volte, solo, inutilmente,
Una
in
mattina
avvolta
Era
seggiola,
una
nella
davanti
mantellina
irriconoscibile
Sorrisino,
rividi
però
la
a
le
su
...
mal
dal
divino
sorriso
d' amore,
E
mi
che
chi,
begli oc-
lieta di morire
labbra, quasi fosse
così,
me
di
saputo
che
di
amore
—
per
Povero
riuscì
buon
di
1' ha
sorriso
morta
rancore
volta.
par
invocare
per
1' avrebbe
là,
trovata
intanto
Sorrideva
più
!
rideva!...
sor-
io
piansi
per
parecchi
don
tutto
Ed
Gli
memoria!
il divino
me
per
Emilio
non
come
se
Sorrisino
me!...
ho
fin
ha
se
fos-
portato
anni.
! Con
Giovanni.
padre. Quando
dalla
scancellata
serbare
immagine
Nessuna
quel giorno...
Emilio
un
vederla
Volli
spietato.
mai
che
come
,
donna
Fui
Emilio
V ultima
per
Mi
di
arditamente,
accennò
io avvertissi
forse
e
nei
lui !
per
non
,
freddolosa
consunta
quel
con
sempre
al sole
porta,
una
come
lata
accocco-
,
ma
quella
per
la
tutta
anzi
Fu
si dice
sua
:
~
muUerina,
buon
Dall' alba
marito
s' in-
200
Sorrisino
dovina
il
!
giorno
Tulli
i
—
che
proverbi
lalliscono
({^^^k
^^^^V
volla.
E
—
se
vi
Pielro
concluse
parso
Carrara
—
io
che
commosso,
riella
è
vi
abbia
racconlato
una
—
insignificante,
nella
tanto
le
peggio
vecchiaia
ingenuità
voi.
per
quanto
di
una
volta
Niente
il
rivivere
!
slo-
sola
con-
talmente
men-
di
Lettera
seettieo
ano
204
Lettera
agitate
me
ne
d' incredulo
avrei
Teresa
tile
gen-
rammento
in
quale
offendermi,
stato
gesto
un
momento
quel
fossi
se
spetto
di-
con
potè reprimere
non
stupore, del
dovuto
lo
e
ora
accorgo
che
—
cavallerescamente
di mostrarsi
premura
!
gcetiico
uno
sorrideva
camente
sciocconvulso,
ra{»idomodo
da
tale smaniosa
sproposito, ed era
preso
da
a
—
di
di
capace
riflessione.
Ed
vuoi
ora
chiami
tu
il
intendere
vuoi
evidentissima
un'
più
dicendo,
che, così
evidentissima
un'
multij)lo'^ Eccola,
In
quel
dentro
di
Teresa
e
la
in
l' indifferente
ammirarla
fortuito
un
da
squadrava
scarpettineal
quella
ria
testina
incontro
;
serio
la
E
e
bruna,
non
metteva
il cui
la bella
interiore
esteriore
tutti
e
e
due
che
d' interiore
azzurra
nito
guardava
che
edera
vera
fìnta
o
a
un'
a-
col contegno
contrasto
a
poco
zione
commo-
io
«
di
era
forse
lo
scettico,
»,
gli
davanti
non
a
ima
perfetta discordanza
un
interveniva
è da
rebbe
sa-
comunicato
avesse
esaltarsi
in
si
poco,
esteriore; mentre
tranquillo e sorridente,
a
a
non
conto
forma
elegantissime
paglia
in
che
tenere.
a
e
prima
1' indifferente
di
la
1' altro
se
sopraggiunto
persona
con
che
costringeva
la
capelli nerissimi,
giovanile
queir indifferente,
fosse
che
tralci
con
riserbato
esaltato,
di
c'era
osservare
vedesse
piedi, dalle
a
da
freschezza
di
poteva
la
cappello
bizzarramente
fanciullone,
che
quasi
capo
gran
indefinitivamente
col
assieme
,
volta
io è
Poldo.
caro
momento,
me
il nostro
che
forse
e
il valore,
confermi
ne
prova
doppio, triplo,quadruplo
quel che
paradossi senza
miei
dei
assurdo
di
prova
terzo
per
«
far
io
vare
osser-
stupidi occuparsi
trattandosi
di
una
"?,
donna
di
e
Lettera
di
Specialmente
il
E
quarto
ascoltare
con
lui,
lato
a
un
così
lui
parte
come
fuori
di
e
psicologia
voluttuoso
che
E
di
in
chiami
tale ; in
da
cui
io
stesso
freddamente
come
maravigliato,
andare
;
allora
e
Ricordi
quel
funebri
pompe
molti
la
punto,
compiaccio
sarai
tale da
a
una
ai
se
che
Perdona,
quel
tale...
caro
Poldo
prendere
che
discorrere
mi
in
:
ti ha
sciamo
la-
Ma
tornato
le nostre
scussioni,
di-
convincerti...
Direttore
di
sempre
Ricordi
e
,
di
credeva
avere
di
di
proprio lo
fare
non
brogliarsi
d' im-
? Tenterò
il mio
delle
nero
gli accadeva
vorrei
biuletta
aA--
varti
pro-
tico,
scet-
i sentimenti
dolore
,
tumultuano
recitare
,
?
essei'
sia
quali imponeva
volta
tu
tarti
raccon-
sarò
qua,
perchè
,
nel
quando
vestiva
spiriti
di
istante...
chiamato
pazzo
che
che
telegramma
di
noi
,
rottura
un
di
me
cui vorrei
venuto
tenterò
di
qualificarlopiù
nostra
rifletto
invaso
negato
in
punto
se
stimavano
tutti
tutto
d' animo
sempre
,
parlare
di
medesimo
sai
non
ho
perché
sette
corpo
tu
scar-
osservazioni
si sentiva
stato
riprenderemo,
quando
o
alle
abbandonarsi
nel
il mio
spiegarti
e
guerlo
distin-
a
badare
egli
quello
peiché
che
e
,
in qua
di
tormento
questo
venuta
in
invece
di
,
in
scetticismo
esattamente
che
riuscire
fare
e
dentro
egli riconosceva
non
azzurro,
e
rientrato
essere
costì,
qualcosa
che
da
ad
stava
smarrimento;
questo stesso
punto in cui mi
ripreso completa padronanza
aver
tanto
che
sé) potesse
dolore
dolcezza
era
sé
di
pettine, al cappello
al
doloroso
(qualcosa
intima
scettica
di
senso
donna.
giovanissima
e
indignato
di
205
intanto, il fanciullone,
*
profondamente
scetitco
uno
bella
una
io
«
di
davanti
nel
a
cuore
te
la
da
due
commedia
giorni
che
306
Lèttera
s»)"^li() ipciiaic
ì\\\
son
-111 \i""i
s"('!licism("...
(il l)ullai
ma.
iiu'schiiia
giorni
lil)r() da
occhi
ella
la.
le^y(
che
Come
a
donata
chi
a
della
che
L' ultima
a
gli
intervalli.
finire,
per
savo
pen-
non
all' infuori
volta
che
mia
che
niente
della
le
ehi
mi
né
io
dà
o
tre
proposto,
ave\o
sa
da
zione
san-
due
sposati, come
cuore
della
dojx) cinque
avuto
aveva
stata
era
sempre
.
saiel)he
non
nel
inutilità
tano,
lon-
le velava
avanti
quale (h^stino,
sa
sgomento
uno
per
giorno
ci fossimo
ella
quest' ora
trli
con
!
giorni più felici, io
volte, nei
c(»i
punto
un
che
stavo
matrimonio
un
legale. Se
a
il
unione
un"
che
dividerci
di
accordo,
invidiare
ginocfliia.e
già estranei
risoluzione
di
le
((uellati-
:
siamo
di
non
ti scii\(t.
io, osservandola
il lavoro
treddainenle
anni
d" onde
visione
Kd
che
reature
|)ic-"o
in
interrompendo
presa,
(
guardavano
qualche
umile
.
seduta
su
nio"ti'ai-
"•
stes.-e.
se
era
te
sotl'cicntc
umaiK^
a
«Icllo
fingere. Ho
(?(»i)
evidejdejiieiile
oggettieircostanli.
La
e
po.-ato
re
assorli
o
—
alrix'lio
le
tutte
cui
in
stbjzarini iihcraiiiente.
al tasoliiio
(Iii'inì|i"'tio
iiestra
più
|)()\('ia creatina
come
'^Ììììho
iiiasclirra
posso
"iiic!'/(). (li
i'"scr
dal
coiiMtda
non
a^Ti altri
l^leMl)^co^o
Tre
la
no.
riiiti (|iial
"()iH).
e
tulli
a
ia hi iiiaschcia
\
scettico
tino
(laxaiili
iiKs.-a
(li
l)is()^ii("
^
dove,
abhan-
qui solo,
con
la sensazione
vita.
io
le
ripetei
insistendo,
.
quella pi-oposta,ella rispose :
—
Che
temi
i
Non
dobbiamo
essere
più
gliosi
orgo-
legatispontaneamente, invece di
vile
saperci legati quasi per forza dal giuramento cie
religioso'?
eh' ella si sdegnava quando sentiva
E nota
pardi
sentirci
di
Lettera
di
lare
Elia
divorzio.
del matrimonio
da
prodotte
si
lasciano
anche
al
accompagnato
va
dalle
e
varci,
sal-
razioni
aberche
circostanze
passeggere
il matrimonio
che
nel
appunto
xììUì
virtù
gran
,
rimpianti.
grandi
dietro
la
consiste
dalle
malgrado
nostro
che
pensava
insolubile
207
ncettieo
uno
civile
pensava
incompleto
è
religioso;
Ella
non
e
poi
se
non
fervida
era
praticante.
Soltanto
comprendo
ora
Ella
sacrifizio.
da
ha
voluto
lei il
giorno
avrebbe
una
potuto
La
è
colpa
lei,che
mi
fossi
ostacolo
un
di dividermi
di
accorto
impaccio,
un
ragione
qualche
e
di
io
e
anche
senza
le mie
dovuto
parole
di
sforzata
in
,
tutto
un
quasi
in
i miei
contraddizione
enimma
E
coi
lei si è
anche
di
quintandomi
imi-
me
a
mettersi
dovuto
all' unisono
invece
lasciar
,
mostrarsi
e
sua
per
se
,
discordanza
trasparirela
penetrare
a
per
che
enimma
un
pensieri.
avrebbe
quando
essere
fossero
parere
,
me
due, più mia
e
riuscita
mai
è
non
ho
tutti
sentimenti, coi miei
con
cui
,
stata
però. Giacché
miei
in
libero
suo
ragione.
nessuna
atti
essere
con
gravezza
io fossi
che
del
insieme, il giorno in cui ella
vivere
poter più
non
immensità
la
proprio
le
qua-
era.
anni
Cinque
e
dair
a
più
di
fino
o
una
quel
di
ci siamo
a
poco
riconoscere
con
come
a
poco
finzione
E
stupida
cinque anni
altra;
divenuta
una
di
credere
un
e
di
cui
elemento
a
non
non
parte
una
commedia
terci
permet-
non
nostra
noi
se
gioco
necessario
oramai
da
quella
se
V
balorda
di
realtà,
cattivo
da
abitudine
esauriti, fino
che
finzione
vita
ci
non
ci
rissimo
esau-
vamo
compiacedi
felicità,
riconoscerci
avevamo
fosse
più
più,
niente
208
Lettera
(la
dirci, né
sciocco
Ed
lei
o
da
sentire
il continuare
io
la
—
ho
—
che
tcettico
uno
insieme,
prima parola
qualche
cuore!
in
questa
Ho
altro
avesse
avuto
la
lettera
stessa
dal
di
noi
nei
momenti
risoluto
del
?
che
che
e
di
svelarle
Ma
intanto
e
ho
come
mi
il
sia
a
della
segreto
mentire
ridotto
E
gli
dentro
tutti
—
a
io
di
come
a
una
Lascia
«
i
quella
miseria
tuale...
spiri-
anni?...
compiangimi,
di
ora
E
che
sta
que-
sincerità
vanità
che
chi
ar-
sono
assicura
chiamare
rida
mentisco
non
stessa
:
non
mi
ha
?
sono
intimi
vanitoso
ricominciare
cinque
per
—
qual
chiami
tu
disastro
tanto
mia
che
Poldo,
caro
inganno
un
sto
vi-
parlare
miserabile
chi mi
questo !
resipiscenza, questo scoppio
fino
hai
—
quello che
me,
rimedio
un
il
—
peto
im-
apparir superuomo!
saputo
assicura
livato
avrei
un
lasciando
la lettera
le assicurerebbe
chi
che
,
telegraficamente Teresa,
capo,
da
,
è invece
sarebbe
! Ci
diversi
emancipati
cpiesti
cuore
il mentitore
pretende
Oh
fingeree
tale, per soddisfare
esser
povero
me,
scettico
di
vinto
con-
sociale, persiste in
come
cominciato
ho
il finto
lo
di
mio
—
già
sincerissimo.
essere
Ero
scrivertelo
affatto
ed
nel
posto
fossi
apparire
,
dovuto
di
1' abitudine
di
stancata
il mio
spudoratezza
convenzione
pretesa
anche
e
da
venuta
ella si fosse
dagli altri, superiori agli altri
qualunque
è
quantunque
vanità
per
inutile
era
accenno
preso
contrario, tanto
mentire,
che
e
la prova.
potuto sospettare eh'
suo
di
di
io
»
andare
mi
si
spiritidi quel
sette
volta.
multipli
E
uno
!
mi
Meglio
dic^
così
:
!
accapigliano
tale
e
parlano
ài
Lettera
E
more
E
E
altro
un
bene
il
è
che
come
la
non
sia
impone
a
luce
di
e
rappresentala
mi
fa
frire
sof-
più
soffrire !
farmi
e
quantunque
me,
quello che
di scrivere
della
di
!
scena
s'
debolezza
tua
;
mi
aggirato,
sono
masta
è ri-
dove
stanze
spirito
disposizionedei
del
,
eleganza della
quadri, delle stampe
quasi
direi
della
suprema
mobili, dei
a-
!
capo
sperduto, per queste
impronta del suo cuore
uno
la
da
da
troppo
ama
commedia
cesserà
non
tralasciato
Ho
ti
gente
una
più
che
quel
e
con
è
suggerimento
suo
!
! Ella
la
all' ultima
fino
Ed
ridere
vita
spirito.La
! Ormai
grand'
tuo
:
far
Non
—
del
ricominciare
felice di
essere
accorto
suggerisce :
perduto
è
Niente
—
mi
altro
un
! Ormai
Teresa
per
200
:
ti sei
tardi
Troppo
—
dice
mi
altro
un
$cettie0
uno
suo
ninnoli
dei
e
,
,
dei colori,
perchè
tutto
è
di lei.
opera
settimana
prima
salottino,
ora
fare
voluta
una
quella del suo
un' espressionedi
vuoto, con
luogo saccheggiato da violenza
di
mezzo
di
tristezza, come
lei
da
trasformazione
L' unica
partireè
stata
sacrilega.
io
Ed
1' ho
non
aiutata
dovuto
ineffabile
essere
ho
Ed
:
dell'
L.
strazio
per
lei !
i saluti di
potuto telegrafarti
!
Incipit vita nova
mi
aver
Capuana
Teresa
e
giunge
sog-
»
«
No, continua
! E
centemente
impedita ! Ed io 1' ho compiacon
inconsapevolezza che ha
e
durerà
falsato
—
bugiarda
questo sgomento, giusto castigo
continuerà
violentemente
CMcieme.
vita
la misera
in
me
la natura
1*
210
Lettera
umana
vanità,
pei*
ribelle,
un
Ed
vinto!
un
scettico
uno
di
orgoglio
per
vincitore
un
ero
di
le
tutte
su
Debbo
tu
riletto
la
non
Applaudisci
rivedremo
la
fischia
La
:
sociali
I
non
pomeridiane.
!
assurda
sincera...
spedirò...
o
È
lettera.
giudicherai
e
Ci
questa
leggi
riconoscerlo....
2
Ho
slimaito
esser
Ho
esitato
commedia
me
ne
che
Spero
a
continua!
importa
niente.
presto.
Tuo
dirtela...
spe-
Ces.\re.
afl'.mo
—
Se
la
che
recisamente
dicessi
comitiva
era
un
—
r
direi
brilla,
po'
anemico
con
vinetto
che
di
po'
un
nel
recisa,
delizioso
gusto
voglio
vinetto
se
dalla
o
sei
dopo
quattro
e
pinione
un'o-
sicuro
proprio
dal
tutti
avevamo
pure
Nep-
esprimere
sono
non
provenisse
che
sete
gran
perchè
mente
discreta-
delizioso...
gusto
punto
questo
a
tinta
frizzava
che
ma
qnel-
appena
acqua
aveva
e
calunnierei
e
pareva
zafferano,
palato
intorno
il
esagerazione
un'
,
o
di
miglia
sette
qualificava
passeggiata
Bonardi
ed
Così
campestre.
invece
stato
era
la
ticoso
fa-
un
,
arrampicarsi
anche
terreni
per
che
dove
a
sentiero,
un
e'
non
per
vestigio
era
viottole
di
somigliare
lontanamente
potesse
viottola,
sentierucoli,
per
a
di
segno
un
cosa
quala
orma
una
na
uma-
qualunque.
Il
a
la
e
per
un
più
seccato
limite
certo
un
forse
la
e
vergine,
natura
sbaglio
disposta
di
Bonardi
al
,
in
contrario
e
,
un
cioè
artificiale,
che
di
tranquillità,
Io
—
natura
modo
per
Bonardi.
predilige
la
fino
campagna
entusiasmo
nessun
la
per
la
amo
ho
come
sto
ideale
che
non
—
natura
mio
io
ero
corrisponda
armonia,
po'
anche
di
a
so.
ripoRossi
214
Vn
Pralella
e
la pensano
albero
un
è brutto
diversamente
e
si effondono
più
suicida
luogo
un
:
quanto
e
incolto
aspro
entusiasmi
in
e
che
mi
più
to
tan-
fanno
compassione.
oramai
Ma
di
si
stabilito
era
quella primavera
ad
alta
voce
capitava
non
primavera
rara
perchè
,
che
le domeni-
tutte
incantevole, voglio proclamarlo
—
,
anni
che
è
tutto
da
come
,
sottosopra
in
birbone, e fin le stagioni fanno
questo mondacelo
se
socialiste anch'essciopero quasi fossero divenute
si
ormai
ma
—
dovevamo
ed
—
riunirci
io
data
di
Chi
manca
che
pestre,
passeggiata cam-
una
di
le domeniche
tutte
venir
alla parola
meno
parte della comitiva.
far
al
è
convegno
vile !
un
aveva
—
Bonardi.
che
dispiaceva
al Caffè
per
intendevo
non
sentenzionato
Mi
stabilito
era
Mola,
la
davanti
a
del
sera
lunedì
appresso
tutti i numerosi
avventori,
dichiarare
solennemente
:
egli dovesse
Lavigna è un vile !
Non
si senta
è la prima volta che un
pover'uomo
gli piace, anzi, che
obbligato a fare quel che meno
più gli dispiace. La società è organata così, e va
—
avanti
in
alla
appunto
cui
furia
a
sacrifica
ognuno
felicità
lasciamo
altri ;
degli
poi godano
di
di
tale
se
misere
queste
parte
pure
della
è
involontario
le considerazioni
andare
ni
transazio-
felicità
sua
che
vero
sacrificio
tri
gli al! Ma
mo
filosofiche;venia-
al fatto.
Il fatto
piuttosto,come
e
forse
io
mi
spiego
la
di
non
dalla
dispetto,che
chezza
stan-
nessuno
punto divertito.
che s' ingaggiò lun-
essersi
discussione
brilli;
eravamo
credo, sovraeccitati
dall' interno
confessare,
voleva
Così
è il seguente. Non
dunque
suicida
Un
il
go
ritorno,
verso
infine
ora
!
far
rissa, e
da
da
—
di
ho
più
di
di
che
esso
nulla.
per
gnarli
accompa-
avrebbero
io
ma
sarebbe
si
qualche scioppe
ogni sera
con
solido
che
sacro,
discussione
la
in
degenerasse
non
e' entraA^a
non
effetti ;
gli
attenuarne
canita
ac-
spiegare neppure
so
parecchi litri,senza
qualcosa
con
che
che
bevuti
n'era
se
che
talmente
sospettare giustamente dello
e
quattro per colpa di quel
tutti
di
lo
me
temere
disgraziato vinetto
Sì,
? Non
far
dover
mentale
stato
discussione
sera;
perchè
—
215
giuro
to
potu-
quel
per
,
innocuo,
era
invelenita
che
e
ugualmente
ministrataci
quella cattiva birra somdal pingue padrone del Caffè
Mola.
permettere che, quantunque amicissimi
sin da quando
diare
fingevamo di stupezzo,
Bisogna
e
da
un
al
noi
quattro
andava
imo
levante,
il
caratteri
a
ponente
discordanza
di
anche
1'
,
della
nostra
accordo
di
allo
la
s'
amici, ci
riunirci
ogni
proprietà che
Mola
non
gli
allo
così
vetrata,
di avvertire
e
i camerieri
dire
che, poveretti, lo facessero
poi,
esso
era
per
alla
un
conda
se-
P amabilità
qualche ignorante avventizio
in
fè
Caf-
del
accanto
avevano
di
sera
bile
intangi-
nostra
neppure
otto
cadere
ac-
iati
anno-
ordinari
occupare
di
caffè, attorno
stesso
quel posticino in fondo,
momento
sta
que-
debba
che
mortalmente
avventori
osavano
a
andati
fossimo
immagina
diventato
tavolino
stesso
; il terzo
dubbio,
senza
Se
saremmo
sera
niente;
opinioni, di principi!,
unica
potente ragione
intimità.
gente
su
sinistra
a
; e,
sincera
come
tra
era
,
d'accordo
destra, 1' altro
quarto
all' Università
poi
e
ci trovavamo
non
a
assoluta
di
al Liceo
Ginnasio,
riservato.
pel
che, dalle
Non
vile
si
può
intento
216
iuicida
Un
delle
alle
Bonardi
mance
ed
anche
a
Caffè
Mola
tante
inesplicabilicose
a
noi.
Pratella, che
sale
della
Ecco
1
si
ritornando
campestre,
terza
di
queir
vita
Se
lui !
—
—
dici
tre
ignori
la
vita
che
La
—
vita
—
È
ti
morte
la
—
passeggiata
felicissima
mavera
pri-
di
per
bocca
che
quel
che
capisce peggio
non
è.
non
per
capire
—
Se
valore
—
Rossi.
soggiunse
intendi
per
di
via
affermare
della
morte,
bestialità.
la bestialità
ma
sia
la
morte.
e
tua, che
tutta
Comincia
dal
capire
della vita.
scioglierai1' enimma
è semplicemente la negazione della
Bonardi.
esclamò
—
1' appiglio alla
Bonardi.
soltanto
cosa
e
moria,
me-
risposto
feci io.
—
ha
alla
scappare
valore
non
a
gran
morte
il
Pratella.
Precisamente;
—
sembra
richiama
lui
da
lasciato
era
rimbeccò
Siamo
una
mi
con
anno.
qualcuno
due
mi
quarta della
aveva
Siamo
la
che
e' è
lo
—
ciato
rinun-
d' accordo
sono
idealismo)
parola
soltanto
ha
—
—
—
del
delle
Io ho
dalla benedetta
o
si
—
Spiegati
—
di
appunto
venne
discussione,
Pratella
(qui
Quest'ultima
La
logica di
Senza
la
essa
—
rispose
la
morte
serio
serio
vita
sarebbe
un
tella.
Prasurdo.
as-
,
—
Bumh
—
In
i
vita.
che
—
,
adottare
che
spiegazione possibile,an-
di
picca
teorica
una
dell' Universo.
il ministero
perchè
Intorno
camerieri
rimarrà
riguardo
tentativo
ogni
noi.
farla
a
dei
condotta
nostro
a
riuscito
era
Questa
da
splendida
una
aveva
s'intende,
avversa
buscarsi
da
mance
generose
!
urlò
—
verità
—
Rossi.
insinuai
timidamente
—
io
farei
di cotesta
meno
a
la
—
vita !
viso
alla
e
;
dell' altra
1' opposto.
Rossi.
rispose
—
morte
Due
pure.
le
Io
—
infamie,
una
sputo in
peggio
!
Su, vìa, spiegati
—
mi
vita
perfettadi questo mondo.
Ed
è precisamente
La
pressa
possibile.Soppiù
parrebbe la cosa
fosse
logica, se
la morte,
—
217
suicida
Un
ci
se
riesci
!
disse
—
Bo-
,
nardi
rivolto
È
—
inutile
voialtri
Pratella...
a
sarebbe
;
alla
fiato
immortalità
sprecato... Credete
dell' anima?
questa irreparabile disgrazia...
il piacere
Fammi
lo interruppe
—
Bonardi
—
cotesto
e' è
bisogno
Secondo
Si
di
essa
due
fuori
vita
nella
entra
valutare
si
morte
e
cose
dell' Immortalità
per
vita
me,
sono
rancidume
tuo
con
Avete
No.
del
potere
! Non
la morte.
e
in quanto
equivalgono
la
senza
la vita
—
dell' individuo.
volontà
nostra
se
,
n'
allo
esce
il suicidio
E
—
modo.
stesso
conti
niente
per
Tutto
—
fico
un
è contro
la
ragione
conta
non
!
secco
! La
vita
possiamo
di
Rossi.
lo
non
,
protestò
—
che
quel
Bestia
—
?
Bonardi
grullissimo
,
è
sopportabile unicamente
buttarla
via
ci
quando
fa
chè
per-
comodo
sbarazzarcene.
Quasi
—
—
—
per
Di
chi
Della
così
fosse
dunque
appena
—
La
—
Dio
mio,
Specie. È
obbligo
con
di
imprestito
un
restituzione
,
diata
imme-
ci sia richiesto.
Natura
dell' Assoluto
?
della
Natura,
dire,
proprietà !
tua
!
La
Specie
!
Parole
!
La
vita
è
!
a
che
siamo
giunti !
—
esclamai.
—
218
Un
Ogni
volta
mi
che
vien
pelle
questa fissazione
Già
!
oca
Caro
Pratella
della
f/Ii
al
di
dare
an-
manicomio.
manicomio
Ecco
siete
vita, da
sua
là
quello
:
voialtri
dal
terialisti,
ma-
modo
si crede
disfarsene
piaccia... Ragionamento
voglio offendere
non
risichi
tu
,
ragionate.
padrone
con
,
atei, nullisti ! Si scorge
cui
luto
Asso-
parola
,
del
degni
d'
dell' Assoluto
diritto diritto
—
la
pronunciare
sento
la
suicida
le bestie
talmente
quando
da
bestie.
glio
me-
No
;
il
ignorano
esse
;
con
suicidio.
L'
—
sai
non
tanti
di bestie
si
voi
parlate
Stupidaggine
Il suicidio
della
Specie
! L' astratto
la sola
credi
realtà
Dopo
—
realtà, bimbo
E
faceva
mi
mio!
è, invece, fenomeno
scappai
Quando
di
davvero
voltai, vidi
le viste di
ilarità
contorcersi
mi
ventina
di
risa (la
dalle
,
—
!
passi.
sua
forzala), Pratella
sembrava
tu
si contorceva
che
,
al Rossi
che
!
ossesso
c^me
un
gesticolava e urlava
viso
con
gli occhi fuori della testa
che
in alto
coi pugni stretti levati
rivolto
realtà
transeunte
una
Rossi
sola
Quella
io scappo
per
realtà.
una
La
esistente.
il transeunte,
Specie,giacché
esiste.
non
esistente, perennemente
nobile
rivincita
è la
della
come
che
naturalisti,
lo stesso
con
la tirannia
contro
tu
—
.accertati dai
suicidate
sono
Rossi
gridò
—
degli uomini...
dell' individuo
E
tu
fatti, ormai
che
stoicismo
—
sei
ignorante
o
cessiva
ec-
che
in
rosso
,
e
,
Bonardi
sbraitava
,
:
Ripeti quella parola
!
Ripètila
se
hai
raggio
co-
,
!
Quale
fosse
stata
Accorsi, mi
quella parola
misi
in
perlo.
potrei sadiedi qualche
non
mezzo
,
330
Un
zarsi. Sarebbe
Io
—
civili,la
e
1' unica
credo
Neil'
—
che
in
esageri
tu
quando
trionfato
contro
carità
i
si butta
da
si affrettano
provvedere
pletamente
com-
a
barche
piano
quarto
prende un
un
lo
vuole
pubblica
sicurezza
dà
stare
di
colpo
un
che
qualche
ci
Non
parliamo
sorridevo
di
letto
!
—
che
là !
Ma
Sì
,
in
mi
ridevo, tanto
diceva
in vita
mia
un'infa-
in
e
sembrava
indignazione
con
America
e
possiede
non
ti scalmani
ammazzarti
esitare, mi
—
gendoci
inflig-
e
biano
Inghilterraab-
soldo
!
r idea
spero
di
non
tormenta....
—
di
ammazzarsi
hai
? Non
tanto
soggiunsi
riuscire
Siamo
il
zione
inten-
io.
colpo
mi
fa
quantunque....
Quantunque....
Quantunque 1' occupazione
modo
un
Privilegi! Ingiustizie!
perchè
di
—
ci fa
—
sempre
—
È
ritentare!...
si
qualcosa di simile !
Tentativi
di speculazione privata,a pagamento
chi ha bisogno di amE
mazzarsi
rispose Rossi.
spesso
—
la morte
e
di
su
messo
—
di
più, ma
quel che Rossi
disprezzo, serissimo.
Ho
o
palla devia,
vita
la
civiltà !
buffo
—
la
i
se
guardie
ospedale 1 Ci
un
a
si
? E
stomaco
amici
vataggio
sal-
? E
veleno
ineffabili,per poi lasciarci
toglierciil coraggio
! E
E
la
tra
mese
od
portino
pistola?
tormenti
e
parenti
negare
an-
di
,
sventura
sto.
que-
Ci si vuole
le
ecco
lavarci
a
avrà
pregiudizi religiosi
barbarie.
Ed
sociale.
ridendo.
risposisor-
—
la scienza
in
piena
!
po'
un
dovrà
storpiati! Si
sopravvive
istituzione
pubblica
fiume?...
un
! Ci
medici
benefica
avvenire,
siamo
Oggi
iuieida
sia
di
scegliereil
1' ultima,
anzi
glior
mi-
1' u-
suicida
Un
nica
ineffabile
mesi.
E
221
gioia del suicida; 1' assaporo
voialtri
che
asini
credete
da
nel
due
famoso
i-
,
stinto
della
conservazione,
chi
ammazza
operi
si
mentale
! Da
in
vi
istante
un
due
figurate
mesi
mi
cioè
mezzo,
è l'
d' altro
occupo
il
più rapido
importante
E
—
sei
il
,
farla
non
Non
un
era
il
miglior
questo
—
finita....
trovava
ne
notte, io
e
sicuro
più
che
mento
sconvolgi-
trovare
quel condannato
sceglier lui 1' albero
impiccarlo, e
—
di
—
di
come
di
concesso
che
di
giorno
,
non
intanto
suicida
cui
a
dovevano
dove
di
uno
costui!
stato
era
rispose
—
!
gusto
suo
Rossi
trionfalmente,
—
Hai
accada
—
come
Non
—
mostruosità
una
di
potersi
ragione
hai
tu di volerti
di
questa
in
ammazzare
Ah
ricco, sei còlto,
sei
bel
un
! Tu
esclamò
non
santa
1 Sei
ammazzare
la lieta
con
tiva
prospet-
avvenire...
sai, tu
non
puoi
non
!
sapere
egli
—
dolorosamente,
Confidati
con
facilmente
insormontabili.
suicidi,
torto
ti
costui.
a
certezza
Che
di
—
che
Voglio augurarti però
?
giovane,
—
!
ti sembra
la
avere
pace
ragione
di
Rossi
se
; forse
me
ostacoli
Che
e
diamine
aiutarti
posso
difficoltà
! Io
che
potessero rivivere,ricoscerebbero
diffidato
aver
ammutolì.
della
vita
Scrollava
ti
che
credo
a
perare
su-
figuri
tutti i
il loro
!
sorrideva
la testa
,
ironicamente,
e
camminava
trista fissazione.
Io, al
mille
per
congetture
affliggerlotanto
Ero
ormai
da
in
assorto
suo
fianco, mi
indovinare
spingerlo
convinto
che
che
a
quella
perdevo
cosa
pensare
sua
in
potesse
al suicidio.
egli parlava
se-
222
suicida
Un
riamente,
molto
e
bene
Chi
la
che
un
sentivo
ne
da
dice
j)oter applicare
la
non
odiatore
delle
orgogliosamente
nella
tale....
fa !
Ne
di
Eppure
proverbio
pel
passava
donne,
Rossi
come
potesse
,
di
amore
un
conoscevo
lui il
a
mi
proclamarsi
pania
Lo
pena.
gran
si è ucciso
essere
duto
ca-
passione
una
un
per
capo
soleva
,
egli
:
felice
in-
amore
!...
Lo
incontrato
avevo
allegro, sto
anni
!
Mi
—
dire, più
per
giovane
incontro
venuto
era
elegantissimo,
mattina,
una
trenta
aveva
—
stendendomi
la
,
quasi
mano,
caso
per
—
—
Sai ?
Che
Non
E
così
mi
Ho
—
finalmente
trovato,
!
a
lasciò
con
di
io
che
poi
E
di
stretta
Egli
contentezza.
badai
non
mano.
riflettere
a
era
torno
in-
,
parole:
quelle oscure
—
lunga
una
brillavano
tranquillo
a
alle 10.
domani,
mia,
casa
; t' attendo.
occhi
1
disse.
Vieni
mancare
I suoi
dermi
ve-
cosa.
Niente.
—
nel
piacere
gran
:
mi
—
sentito
avesse
Ho
—
mente
trovato, final-
soprappensiero
ero
mio
un
per
affare.
! Non
Rossi
Povero
spettacolo
del
suo
due
capi
fil di
di
vai!.,. Ohi...
dirittura
Era
dei
ferro
al
carbonizzato
dalla
finestra, egli
filo di
rente
cor-
steso
aveva
trazione
irriconoscibile!
il
Egli
allo
Fia
sua
1' orrendo
del
tran-
Carbonizzato
a
!
Fortunatamente
annullato.
corpo
Dalla
elettrica.
mai
dimenticherò
lasciava
Stalo,
suicidi!
suo
per
testamento
tutta
la
sua
1' istituzione
potè
essere
sostanza,
dell'
recchia,
pa-
Opera
Un
Ma
riflettendo
forse,
suicida
223
bene
poiché
—
mai
r
impedire
istituzione
che
di
queir
sciocchezza...
una
Sto
più
Opera
trà
po-
suicidii
avvengano
pia...
nessuno
—
Non
vorrei
dire
zitto!
—
Pietro
sigaro
La
e
andò
vigna
via.
fece
anche
meglio.
Accese
un
Il
L.
Capuana
BFaeeaeeio
Cosciente.
—
15
228
Sraceaccio
11
mesi
tre
volta
ogni
il sindaco
che
non
in
era
ficio
uf-
:
Ritarderà
—
è
Nessuno
—
E
quei giorni, il
in piedi la nera
in
scattar
lo
al varco,
attendeva
di
mista
sfuriate
ad
cui
con
entrando
del
persona
poteva
e
maraviglia
di
vedendo
pretucolo che
frenare
scoraggiava
si
non
Sindaco
e
1' usciere.
brontolava
—
non
dispetto
che
stinazìone
alle
trattiene
vi
?
Calogero
don
vero,
sa
mos-
una
queir
per
davanti
neppure
egli si sentiva
talvolta
o-
spinto
accoglierlo.
Niente
—
finora
il Sindaco
diceva
gli
—
aprendo
le braccia.
Come
—
mai
? E
addormentati
sono
—
altro
Se
vi
da
pensare
figurate
Il sindaco
erano
poteva
Per
che
al
oggi
avrebbe
benedire
farsi
a
lo
mio
mesi
e
! Si
mezzo
incartamento.
Ministero
Sindaco
signor
Riscriveremo,
—
sul
tre
abbiano
non
!
Riscriviamo,
—
già
sono
;
!
stesso
molto
mandato
il
ma
!
padre
elettori, era
dispiacerseli.
nei giorni
questo
e
gli zìi
elettore
che
volentieri
di
quel
lui
anche
si trovava
e
di
tucolo
prenon
buon
,
lo
umore
tratteneva
divertendosi
a
di
essere
metterlo
in
,
imbarazzo.
—
delle
—
hanno
—
—
infine, che
Ma
v'
importa
cappellano
Orfanelle?
Non
hanno
confessore
Confessatele
Monsignore
ottengo la nomina
cappellano, poverette!.... E
non
!
voi
!
può
non
di
darmi
cappellano.
la
pagella
se
non
Il
DeA"' esserci
—
mettervi
di
Il
le ruote.
fra
quasi
,
la
versargli
per
Chi
—
la
con
nella
gola
indietro
già
e
Il Sindaco
le
gnorri
parole
:
benissimo
È
—
si mostrava
popolo,
stupito
il
E
E
:
—
—
di Dio
voce
e
è là
da
che
!
faceva
ma
—
la
per
? E
col
a
Venga
Ore
qua,
ore
a
fatta
sera
ridono
debbono
Ecco
perchè,
il bastone
parlottare
!.... Voce
della
fra
Capisco
senta
,
in
pensare?....
E
come
lei
le ruote
!.... Ma
forse
fabbrica
,
in
casa
sua.
ra
signora Superio-
disparte
Se
di
lui nel-
entrare
come
i baffi. E
sotto
,
:
pretesto
guardi,
che
riparlatodi questo
Superiora
,
lo
sua
badare
senza
,
! I
muratori,
le orfanelle
che
cappellano....
sarò
dice, egli tenta
di mettermi
!
è
protettore, lassù,
credo....
uno
sero
significas-
cosa
inquieto
,
!.... L' ha
mattina
cosa
santo
È
le labbra
su
dispetto del Regolamento.
a
povera
i manovali
—
!
fuori.
pretucolo,
benedetta
quella
Orfanotrofio
egli
:
mura
gli gorgogliava
scandalo
uno
,
Per
che
uscir
per
parecchie altre volte avevano
sottovoce
riprendeva sempre
orfana
voce
si batteva
quel
stava
sapeva
responsabilità.
—
le
Commissione
delle dita
punta
ricacciare
per
la
che
in
!
scandalo
E
presidente della
? Il
confidenza
fin paura
avesse
sentissero, rispondeva abbassando
r
interesse
me
orecchio
•
ha
!
il Sindaco
verso
un
che
potete dirlo....
pretucolo guardava attorno, movendo
mente
rapidapo
gli occhi da spiritato,e allungatosicol corChi
—
? A
229
qualcuno
però
il bastone
Purtroppo
—
Braccaccio
Presidente
al
Ministero
ed
:
ha
qualche
il
deputato,
II
230
Braccacoi0
! Ho
parlato, ho scritto
Formali
all'onorevole....
riscritto
e
promesse! Il
la scusa
del divieto del Papa, non
Presidente, con
andato
è mai
votare
a
parenti
per lui.... I miei
forte
ed io sì. 11 Papa perdona
quando e' è una
! Anzi
affatto
Niente
—
,
ragione
mi
è
della
favore
a
ha
che
detto
ho
bene.... E
fatto
gnore
Monsi-
stesso
poi, non
!
mortale
peccato
Lo
morale....
deputati promettono sempre,
per ingraziarsi
vi fidate !
gli elettori; bisogna poi vedere.... Non
intimidire
steva
insisi lasciava
Il pretucolo non
e
I
—
,
:
ha
Lei
—
lei deve
;
farsi
valere
il Ministero....
presso
anche
fatto
Ho
—
autorità
grande
troppo
di
ventina
una
:
lecitazion
sol-
!
altra,
Un'
—
Il Sindaco
però
allora
e
;
—
non
era
Dio
Santo
Nomineranno
buon
il
sotto
vescio
ro-
,
interdetto,
testa
a
se
i
volta
una
Ci
non
:
vi
non
nominano
da
!
nomineranno
non
scherà
ca-
cappellanot
non
no....
nessu-
non
ne
me
Tutti
!
i
confessarsi
possono
se
cumulerann
f Ac-
sbarazzeranno
ne
poi tanti,
commettono
in
,
ogni
caso
tutpongo.
sup! Se
dipende da lassù.... Siete
Munigiorni ! Quasi qui, al cipio,
Ma
! Ve
1' ho
ci sia altro
da
fare
avremo
la
risposta,sarete
appena
che
forse
,
peccati, e
;
figurate
pensi Monsignore
dipendesse
incubo
Vi
altro
un
respirare ! Siete
lasciate
mi
! Non
Orfanelle
Le
un
di
:
il mondo
a
pretucolo
il povero
proprio insopportabile!
t'
si sturino
così
sempre
sfuriata, rimaneva
della
bassa
perchè
lassù.
gli orecchi
umore
altra
un'
ancora
detto
e
avvisato
detto
ri1
Jl
Non
—
che
importa
Come
fatto
gli altri
! Lo
anche
di confessore,
lo
quasi
le mani
suoi
cosa
,
?
Peggio
volevano
via della
pagella
capitolareche,
alzava
di
gesto
che
che
tutto
per
!
muro
Convinto
affari,se
il Vicario
con
un
importuno
sapeva,
comparire,
vedeva
univa
è
riusciva
se
a
Bucceri.
Sbrigassero i
!
di torno
levarselo
Lucio
l' insistenza
poteva importargli
gli occhi
pena
ap-
al cielo
rassegnazione
cettando
ac-
,
in isconto
quella inevitabile seccatura
peccati. Così ripeteva a sua sorella che
suoi
soffrire
poteva
Almeno
—
di
si
tanti
di
,
da
attorto
altri
tanti
e
mattina
a
sbatteva
Guardava
ma
pri-
scarpe
don
perchè
col
,
cappello
braccio,
un
tra
le
da
sera,
a
col
,
facendo
contadino, arrossate
e
dava
an-
nuca
la zimarra
con
gambe
la
e
quartiere
un
su
le
su
,
altro, in fretta
da
delle
quattro
cinque affari
suo
padre, dei suoi zii ;
sempre
attorno,
scarpaoce
non
:
,
braccia, propri
gli
suola
dei
I
aveva
mantello
brontolava
e
ripulissele
sapevano
Lucio
Lucio,
Don
entrare
lo
E
che
avvisarmi.
per
parlato
avesse
don
così
affari
negli
all'
si scomodi
il Sindaco
se
Era
e
231
io !
Vengo
per
Sr«e«aeido
stinta
vedere
le
intrise di mota.
ritato,
quegli occhi da spiin cerca
di qualcuno
che lo sfuggiva, o che
si trovava
in casa
a
non
quando egli era andato
fatto dire
che
o
picchiargli all' uscio
gli aveva
di
qua
di
e
là, con
,
di
non
in
essere
casa
per
liberarsi
dalla
noia
di
riceverlo, di sentirglireplicare ogni volta le stesse
con
cose,
di
andando
alle
le stesse
parole,
supplicazione.
in
fretta
botteghe
,
E
frugasse
protendendo
con
gli stessi atteggiamenti
siccome
tra
i
pareva
che
pur
crocchi, in fondo
il collo
e
il viso
but-
232
II
teralo
la bazza
con
cacciando,
chi, gli
cosi
chiamarlo
altrimenti.
le magre
alzando
Mi
—
facevano
di
fiutar
giorno,
fosse
in
poi
Egli lo
somigliare
ras-
le
si
non
il soprannome
soltanto
quel giorno
lo
atto
bel
appioppato
venne
da
in
un
caccio, quasi Bracco
lui. E
che
enorme
bracco
un
a
Braocaccio
chie
mac-
da
sa
di Brac-
stato
nessuno
,
e
sapeva
poco
per
più
volle
rideva
ne
,
spalle :
chiamino
vogliono
come
purché
,
mi
scino
la-
fare !
la nomina
Finalmente
e
gli
Monsignore
delle
confessore
Commissione
era
altra
un'
Orfanelle
1 E
divenuto
verde
davanti
dormitorio,
Orfanelle
delle
rimanere
volete
Dove
—
—
—
più
Trovateli
voi !
volle
di
la
in
casa
in
ai
alla
signori e
chiedere
sparivano
di
per
le ramette
in
mano
la
derselo
vecosa
stalla. La
una
Dio
dità
como-
non
quel
quattrini?
chiedendo
teva
po!
modo
che
avrebbe
visto
andare
bracco
mano
con
soldi
gente
povera
pulo
sa-
torno
at-
1' elemosina
un
come
calce, per
nuove
di
una
a
selvaggina, strappando lire,e
,
or
di
farglivedere
quei mesi fu
casa
bile
!
chiesetta, proprio
sua
la
per
! E
i
della
bene, per
casa
io trovi
che
trovarli
trovarli
dalla
ridotta
la
pagella di
il Presidente
lungo indecente
a
Bisogna
Il Braccacelo
la
si, stava
ma
;
arrivala,
era
chiedere
a
la chiesetta
per
del
fabbrica
cappellano
accordato
aveva
ogni giorno
or
di
che
le
;
per
che
ai
chi
cer-
più
tornando
stii
rea
somme
scarse
gli operai, pel pittore,
j"ori di
carta
da
ornar
Il
le
r altare, per
e
E
la
bianca
cima
da
tinti in
blu
la
con
chiesetta
sua
idea
potuto
dietro
cui
farla
abituate
sentire
a
di
intere
passare
la
Verso
le
e
di
e
peccati
tener
pulita
egli
a
senz'
là
era
terminate
le
i
coi
appresso
una
di
in
pel
nuovo
lezzi
pettego1' altra
,
e
senza
paramenti
funzioni, dovevano
il
e
che
del
cio
uffi-
suo
rigar
doveva
ora
rosario
il ciabattino
compenso
chiesetta
e
venivano
le ammonizioni
sorvegliando
uscio
poter riporre
una
sur
mezzogiorno.
bottega
la
con
1' orecchio
insieme
ricevevano
e
sagrestano. Costui
sacrestia
da
la
seduto
incollato
penitenze,
benedizione,
gratis
aveva
dalo
scan-
chiacchierare
cui le Orfanelle
dietro
fino
messa,
sera
la
narsene
tor-
col
lo
dava
fabbrica,
la
teneva
i loro
,
per
vicinato
del
Commissione
giornate a
comunità,
consigli
dopo
domeniche,
,
piccola grada
sussurrargli
i
le litanie
sbrigativa e
messa
della
sorvegliare
di
della
e
mattina
,
seggiola impagliata
alla
le
donne
Superiora, egli, scomodamente
la
a
una
il Presidente
mentre
pretesto
ogni
casa.
a
E
voluto)
avrebbe
delle
colà
giallo (non
in
sermoni,
—
bene,
rosario, cantavano
il
dere
ve-
in istucco
si scorgessero
assistevano
stizza
grandissima
con
potè
ornati
come
i suoi
ascoltavano
e
non
parlandone
colorata
dorare
recitavano
messa,
gli
con
coro
Orfanelle
le
quando
sua
!)perchè
del
grata
aveva
alla
fondo,
a
(sua
gran
felice
e
la diceva
—
cosettine
divino.
urgenti al servizio
fu orgoglioso
come
meno
altre
tante
per
le vecchie
sostituire
da
ampolline
inservibili,
ridotte
233
Braecaccio
diritto
bugigattolo
un
neppure
sacri
che
esser
della
armadio
ogni volta,
riconsegnati
S34
a
/{
Orfanello,
delle
una
della
Bractaceio
praticata
rota
intema,
sacrestana
destra
a
al
ultima
superiora era venuta
penitenza, attesa impazientemente.
dicevano
maligni
fossero
corse
facesse
entrare
dicessero
che
cose
il
tra
Presidente
nell' Orfanotrofio
anche
che
tribunale
il
Presidente
di
scrupoli
fatto
bigotto, avesse
rinchiudendola
meno,
un
Il
—
e
tutti
delle
di
alle
giorni. È
esse
anzi
nei
come
parlare
Dare
parente.
è
peccato
vedrò
che
Con
che
interne
si
Io
andò
diritto
tarmi
consul-
in
monaca
una
è
non
una
sempre
quando
stretto
suo
l' apparenza,
con
pure
disparte
riguardo
per
presente
assolvervi
posso
se
non
,
le furie
quando
apprese
pretendeva
dalla
Superiora.
mescolarsi
ne
su
voleva
che
non
a
tutto
ai
manovali
in
tanto
fare
era
venivano
del
avea
con
nuovo
a
le faccende
sbagliata
! Che
babbeo,
pezzo
un
alti*o 1
spiano
anche
e
,
lavori
? L'
da
D'aver
Braccaccio
ai
consulti
che
sia
dell' Orfanotrofio
?
di
1' emenda....
di Braccaccio,
tanto
sia
non
il Braccaccio
figurava
E
che
scandalo,
II Presidente
quel
bontà
malissimo
qualcuno
con
grave.
prima
vi
monasteri,
,
deve
le disse.
,
Fate
da
dell' Orfanotrofio.
che
però
Orfanelle.
lo
per
capirlo, e
—
la
ha
faccende
occorre
i
bene!....
sta
Presidente
signor
Non
—
dovuto
avreste
non
intorno
contegno,
,
che
pezzo,
mal
al
prudente.
mia
Figliuola
—
da
poi
riparare
colà, il loro
sembrava
non
voluto
egli la
preso
,
lei
quantunque
e
;
di
e
che
pulite prima
poco
zo
mez-
dell' altare.
La
I
coi
davanti
alle
dare
ai
tori
mura-
,
Orfanelle,
un'
occhiata
dormitorio
e
che
di
di
riosità
cu-
scoppia-
236
11 Braecaeeic
Sono
—
l'hanno
maliziose
mai
del
parte
mai
confessioni
dovuto
nelle, va
ma
Non
notte?...
dalla
ve
no
l'han-
debbo
lare
rive-
quasi
tradimento
!
col
averci
chino,
te
not-
una
e
domenicali....
le
Quella mattina
Lucio
don
solito
del
proprio
andò
e
come
un
la
un
la
sbrigò
,
quantunque
e
,
badato;
fatto
penitentigli avessero
picchiare dietro
qualcuna volesse
che
e
confessioni
le vostre
udito
avesse
infocato
sangue
compatisco, e
sermoni
lestamente
più
messa
interruppe il Braccacelo.
quelle finestre. Orfa-
batissimo,
là, stupito di quelle rivelazioni,tur-
lasciò
lo
lo
ostante
i vostri
e
né
posso
ragazze
non
,
non
aria !... Le
per
comunioni
non
all' amore,
lo
murare
,
r altra
E
—
far
bene
le teste
o
n'accorgete. Ve
ve
facevano
cieco, ogni
sapete ?
ne
Ho
con
non
detto.
le
—
che
detto
vicolo
Che
—
; voi
piccola grata,
confessarsi
gnale
se-
finse
di
,
via, imbronciato,
che
bracco
a
capo
cacciato
ha
inutilmente.
Che
significavanoquel profondo
che
sgomento
mai
non
gli
provata
facevano
violenza
insistentissimi
?
davanti
dolore
e
battere
il
Perchè
gli si
cuore
a
le
cantare
perchè poi
le
insieme
insegnassero
le domeniche
poiché
la messa,
da
non
le
sacre
E
tutti
avere
strofette
un
della
alle
a
di
la chiesetta
piccolo
organo
tavano
presen-
gnato
inse-
consacrazione
altre,
tin
con
i visi delle
agli occhi
penitenti predilette,alle quali egli aveva
tre
quello
e
le cantassero
render
era
per
cosi
più
lenne
so-
povera
rallegrare
funzioni'^
gli scrupoli che
lo
avevano
tormentato
al sacerdozio,
quando si preparava
gliripullulavanoimprovvisamente nell'animo, rim-
in
seminario,
Il
di
proverandolo
e
di
scopriva
ora
tutte
tre
almeno
si
pacce,
dopo
!
nuova
in
altro
tutt'
modo
volta, peggio del
della
ripulito,dal
che
spelato alle
detto
avevano
si
Cappellano,
compri
Cappellano, si faccia
si
Padre
Cappellano
le fibbie
con
Infatti, da
:
cappello
un
bella
una
faccia
lucente
le tre
le collarine
avergliene
Gli
la
zimarra
orlate
non
la
durante
confessione
si facevano
quelle tre,
altre
tre
di
e
fino
di
fibbie
d'
,
a
gento,
ar-
che
gara
a
gli
impedir-
di
si ostinavano
in
i mormorii
la
delle
piccola
note
voci
lungo
delle
strappar loro il segreto
coi giovinastri e che
delle
a
peccato
più
a
tutte
negare.
mortale!...
Commettete
crilegio
sa-
!
Io
—
méssesi
E
voglio
malo
senza
,
!
dietro
quando
intrattenerle
conversazioni
Siete
—
udire
tentar
per
notturne
e
panno
riusciti
erano
,
di
di
dozzina
una
chio
nic-
quel
con
stiravano
e
brava
sem-
la spuma,
come
lavavano
di
paio
un
riprendere, passata quella triste settimana,
di prima ; di sentire
un
profano piacere
vita
grata
ornate
bianche
scrupoli però
di
zimarra
e
vo
nuo-
egli non
qua,
volta
una
ripulite
sempre
penitenti gli
dopo
di
quella
con
,
e
in
qualche tempo
scar-
!
argento
il Braccaccio
più
le scarpe
d'
che
Superiora ! Ecco
nicchio
gli
esse
sola
Presidente
,
scarpe
nio
demo-
,
era
Padre
! Padre
bene
contentava
perchè
—
volerle
dal
tentare
penitenti alle quali
spiritualmente, e che
tre
affezionato
una
a
si
237
lasciato
quelle
essersi
di
credeva
essersi
di
mezzo
per
Braccaccio
lui
bene
fine
—
d'
accordo,
se
ne
soltanto
al
padre
rispondevano
dopo
compiacque,
le
e
prime
tutte
confessore,
e
tre, forse
avvisaglie.
gliscnipolirinascenti
238
II Braccacelo
gli
vivo
più
resero
,
in cui
giorno
fino al
quel compiacimento
geloKÌa scoppiò tra quelle, perchè
la
voleva
ognuna
padre confessore,
di
sola
esser
che
ora
nella
non
lo
più
avevano
la notte
poter amoreggiare
del
predilezione
dalle
go
sva-
finestre del
vicolo.
11 Braccaccio
ebbe
la
voleva
sfrontataggine
la
essere
E
—
in
quando
quando
dirglichiaro
di
di
una
che
tondo
e
esse
preferita.
uscirò
di
qui,
verrò
egli rispose, così
—
capire quel che
Fu
testa
farle da
a
va
ser-
!
casa
Si 1 Si !
—
la
perde
la
diceva
rovina
sua
sbalordito
da
non
faceva.
e
!
«
»
Se
prendeva
si
che
si
sfogava,
Presidente,
col
le
gliinvidiosi, con
con
e
la
»
la
con
Superiora,
pettegole dell' Orfanotrofio;
sfogava
la
con
affermando
gente,
che
Monsignore era stato ingannato
il Sindaco
fatto
e
gli avevano
; e che
pure
nna
grande ingiustizialevandogli la cappellania,
rimesso
la chiesetta
a
nuovo
dopo eh' egli aveva
non
era
vero,
,
e
ravvivato
certi arredi
Era
più
di dir
messa
senza
era
tornato
che
il Sindaco
a
capo
ora
occupazione all'infuori
nessuna
di andar
lo distraevano
non
del
a
recitare
si
insistenti
era
1' ufficio
gli
neppur
braccheggiare
non
di
qua
lasciato
preghiere e neppure
Monsignore per
neppur
affari
e
di
per
che
non
di
quella
in
il Vicario
rimetterlo
coro
;
pei quali
là
visto
,
dalle
smuovere
,
e
suo
!
mosca
una
e
anche
culto, spendendo
sacri
come
aveva
e
il
lare,
Capitoal
posto,
n
infamemente
voleva
E
e
chi
a
in
serva
dispetto,pensava
di
balordaggine
colei
ripetendo
saperlo.
voleva
non
per
la
che
!
casa
avrebbero
costretto
in
fare
a
le
loro
buona
calunnie
fede
gli
mandava
diceva
baciar
a
farle
averlo
:
fatto
Calunnie
—
!
piìi spesso
,
quella penitente
a
,
di
mai
pensasse
necessario
fosse
non
a
signore
Capitolare,Mon-
avrebbe
E
mettere
com-
dall' Orfanotrofio
sodisfazione
non
!
di
Verrò
—
chi
a
periora,
Presidente, Su-
Vicario
quantunque
,
che
che
:
cosi
la
avuto
quel
fuori
detto
Almeno
—
davvero
cavar
gli aveva
pettegole.Sindaco,
senza
239
toltogli,egli andava
spesso,
da
Braccacci»
le mani
che
mezzo
del
i suoi
guai
per
battino
cia-
sacrestano.
Egli
via
veniva
del
la
Ah
—
,
Per
di
le orfanelle
tutte
di
bene
lei,e
sfoghi
del
quest' antifona
n'
caccio
soldi
era
cessano
là !
istante
un
baciare
a
chè,
per-
mente
devota-
Pepe più particolarmente
che
finivano
Non
sentiva
da
parte
mia
calunniato
che
!
È
sotto
voce
buona
una
Maestro
caro
il Brac-
regalargli due
ogni volta, soggiungendo
hanno
o
:
la
figliuo-
Onofrio
!
,
più
ambizioni
; e
canonico,
nominare
che
rifletteva
se
che
tutto
scopo?
ormai
alzava
Non
il parroco,
di
tolto
cappellanato gli avevano
A
da
con
sempre
notato
aveva
lusingato
tanto
era
! Ci
becca
Vossignoria
non
sacrestano
da
Salutatela
—
—
sa
per
altre, poveretta!
Gli
tre
chi
le mandano
Giovanna
le mani.
delle
lo aveva,
!
punta del naso
i bei tempi quando
questo
dir
che
cappellano
nuovo
su
raccontargli
a
pure
ci
buon
sorta
alcuna.
forza
di
vità
atti-
tempo
spalle !
di
farsi
ogni
era
le
Col
sono
prò
più prebende!
gli faccia
!
Si
Bveeaeet*
n
240
E
si
già
di
ragione
di
nicchio
di
suna
nes-
darsi
riguar-
,
zimarra
la
più
avesse
non
il
spazzolare
macchiare
dal
quasi
trascurava,
cambiare
più
,
le
collarina, di farsi ripulireogni mattina
la
spesso
scarpe!
E
bel
un
giorno
andar
di
dimenticare
a
il paese,
si risolse di abbandonare
altrove
in
lontano
,
,
qualche
aver
pace,
ciabattino
sagrestano.
capitolare lo
11 vicario
mattina
ogni
ha
Non
—
E
Almeno
—
ricomparire
col
con
vento
spa-
ha
non
risposto?
risposto !
del vicario
sorella
la
vide
le mani
:
Monsignore
—
va
gli lascia-
villaggio colei che non
mandandogli a baciare
di
cura
tornata
era
ripulissele
si
brontolare
a
di
prima
scarpacce
:
trare
en-
!
che
Vedendo
a
fissarsi
Monsignore
Caltagirone,
a
luridissimo
un
si
albergo
—
stato
il
e' è
non
Da
coadiutore
ingannato
Non
—
fatta
Un
Fatalità
di
!
deve
La
grazia
a
ora
palazzo
di
sa,
fisscovile,
ve-
Monsignore è
riparare l' ingiustizia che
!
contento
!
un
ammazzare
deve
farmi
supplizio
mattina
!
!
vuoto
voi, figliuolomio
a
mese
mi
;
fare
posso
posto
;
posto
un
commettere
Monsignore
—
del
la
farmi
deve
Ma
gli hanno
stanzuccia
ogni mattina,
; e
andò
r udienza.
Monsignore
—
lurida
nella
nell' anticamera
presentava
per
—
provvedeva,
non
per
che
la
curalo
per
re
da-
!
grazia 1
Monsignore.
Don
Lucio
Bucceri
lì Braccaccio
arrivava
241
villaggiosperduto su
nel
le falde dell'Etna
si trovava
colà
per insediarsi nella cura
carrettiere del suo
paese.
Ah !....
esclamò
costui
Monsignore
.
—
—
—
regalatoil
ha
E
anche
coiài
convenire
L. (i.AHVANA
fc
Braccaccio
—
che
nuovi
vi
?
parrocchianidovettero
il soprannome
CvBLisnee.
un
era
ben
sto
pretrovato!
10
Voi
direl(\..
via,
Kh,
che
direle
non
lasciarmi
[)arlarp
io
Ma
volta.
che
quel
nienlc
non
impercettibile
cijdia
per
E
Mi
ch("
.' Si
veio
o
da
delle
il
capire
non
or
la
ora,
soprac-
sembra
Sembra
.'
iio
una
vostre
vi
fetlo
di
prefisso
bastato,
è
so
neppure
stupido
niossettina
rilevarmi
slrano...
cosi
dirfui...
quasi
siete
interronipenni
sono
vorreste
vi
penlu":
senza
IjO
professore!
r.iro
—
assai
anzi
simo
stranis-
me.
a
t'ippure
dev'
oidinario
csspi("
dati
tal
tempera-
,
tal
iiiejdo
Noi
caraUrir.
stimare
sogliamo
non
,
naturale
che
che
(jiiel
vegliamo
pur("
Dovreiiuno
foggiali
esser
maniera
daiyli
l'are
altri.
lo
con
agire
ed
pensare
[)ei'
di
capaci
saremmo
non
fare
Siamo
tutti
stessa
modo.
un
a
!
bufli
alla
stampo,
e
,
in
Invece,
iiii
che
ii.i.so
Avete
un
lenlato
d'
il
osservato
Sono
laxoro
da
E
in
antd
un
naso
io
mi
non
più
È
ma-
studio
[ìosili\a
i
capitato
es{)ressivo
più
,
!
Emilio
Roxa
è
tutto
là.
nasi
ancora
non
mai
era
altro.
un
Roxa?
che
[)sic(»l()gia
nessuno.
incappaimi
ed
a
Emilio
di
naso
esempio,
per
perfettamente
anni
di
c'è,
non
rassomijiii
raviglioso?
per
mondo,
f|ucsto
gnificativo
si-
II
246
quel
direi
dignitoso, severo
pensoso,
tra gli occhi
piccolie sbiadili !
tumide
su
gli scarsi baffi e le labbra
scende
dome
si libra
come
di scettico
che
con
un
che
non
s' intonde
orgoglio !
d'irridente,
e
bene
nella
punta
curioso
un
ha
come
né
licati
de-
e
problemi
acuta;
di
so,
studio-
uno
ramente
inte-
lasciarsi
non
e
me,
linee
latura
"tii|)ondamodel-
la vita
tutta
od
,
una
rotonda
non
occupare
])ossono
di
di
leggere (mdulazioiii
Ha
K
quah:os«i
con
commis"'razione
sia
se
rigonfi alle narici;
che
,
,
naso,
suo
Roxa
lìi Emilio
caso
penetrare.
Giacché
amico:
pure
Mettete
—
mia
a
mattina
da
naso,
possibile dire
è
non
a
sia
uomo,
un
a
il
disposizione
lo sludi
io
prichc
sera,
stro
vo-
comodamente.
disgrazia della
Per
nasi
si possono
non
Già,
ha
naso
scienza
se
sì
potesse
i
scienziati
doirli
,
asportiire e
là, nel
valore
e
nel
tenere
ratorio.
labo-
gioverebbe.
non
,
delle
viso, neir insieme
Un
tezze,
fat-
con
gli ocproporzioni, nell' armonia
col
chi, col taglio delle labbi-a, col tjioiito e anche
colore dei capellie la foggia dei batli o della barba...
la psicologia positiva vi sembra
\\\\
Intendo
:
che
tutti coloro
cui si divertono
giocherellocon
V aria. E
scienziati e vogliono darsene
non
sono
nelle
torto,
o
che
i vostri
alla
ha
Roxa
San
realtà,
un
d'
Hegel
!
dei
orrore
e
valore
restare
e
del
della
vostro
vi
tasticherie,
fan-
tutta
per
conuMiiit'llodi
naso
Aquino
vuol
me
uie-
fatti che
le vostre
apriorismi. Per
che
siete
voi
;
confermano
|)iù pregio, più
Tommaso
sibile
non
schiera
la innumerevole
questo
a
avete
impenitente ;
tatìsico
danno
intorno
discutere
inutile
pala
aggrapEmilio
Somma
4
di
incompien-
Il
E
dire
ci
non
dunque...
Quella mattina
ci sUuiiio
È così : certe cose
ci
ispirano
non
le
vediamo,
tutt'
a
un
!... Che
e
quasi
Poi,
risce
Ci si schia-
avviene?
cosa
non
e
indifferenti.
ci lasciano
tanto
tratto
gli occhi
guardiamo
solLo
Le
interesse.
nessun
Emilio
con
!
badato
punto
avevo
d' intimità
anni
tanti
in
che
247
Boxa
Emilio
di
caio
parlano più forte ? Tuffa
dovuto
quel che avremmo
tratto, noi vediamo
un
sbarriamo
vedere
da tanfo
gli occhi e
e
temilo
dibile
spalanchiamo la bocca, stupitidella nostra increvista ? Le
la
forme
,
cecità.
Quella
mattina
Emilio
—
Roxa
Mi
—
E
giù
prima
dal
—
Fui
—
subito.
vesto
che
di
uscisse
saltai
camera,
Pensavo:
duello
Peggio
?
alla
pronto,
Ebbene
svegliarla.
voluto
il caffè.
Prepara
la donna
letto.
L^n
ho
non
pezzo;
un
?
quest' ora
a
da
Attende
—
dunque...
?
meglio,
domandai,
-—
catastrofe
una
?
,
pochi minuti.
mente
tendendogli affettuosa-
in
le mani.
la mia
Schisa
—
importunità,
Infatti... Ma
taidi.
—
Lo
occhi
Mi
Ha
iersera
Ti
—
a
letto molto
della
sciocca
donna...
benissimo.
fatto
guardavo
quel che
e
andato
sono
dispiace che quella
per
era
insolita, alle sette
calmo
egli disse.
mattiniero.
sapevo
—
—
leggergli anticipatamente negli
venuto
e
viva
nessuna
mezzo.
dirmi
a
Il
in
suo
commozione
un'
viso
ora
così
però
era
la
gli alterava
voce.
—
—
Ebbene?
Ebbene?
—
—
replicai.
egli rispose,
tornando
a
sedersi.
—
-48
//
Tu
hai,
se
Kiiùlio
m'inganno,
non
che
e
di
«•«««
Irovi
non
Xoxa
da
qualcosa
modo
di
l'anni
pere
sa-
dirmi.
io?
—
Si. Non
—
è
m'
illuda
r
di
scappato
quel
bocca
Se
:
non
iuffanuo ;
m
ipocrisia
la nostra
perchè
di
linguaggio ci è divenuta cosi abituale, che non
fin nei momenti
più gravi.
sappiamo dimetilicarJa
Riparo lo sbaglio : Tu hai, da un pezzo, qualcosa
«la l'armi
Mi
«;
che
parso
che
e
sapere
soffri,e
ne
togliertid' impaccio.
dirmi.
posta
a
per
!
della
corris|"onil tono
e
voce.
E
allora
nel
iìssarlo
alloia
quel
che
naso
fronte
scopersi
gli scarsi
fìnto,
naso
che
,
Emilio
labbra
occasione
e
dalia
irridente,
poco
adattato
mi
tanto
assolutamente
un
brava
sem-
,
irriconoscibile
—
,
!... Per
si fosse
Roxa
di
naso
un
dignitoso
severo
le tumide
e
le intenzioni,
dire altrimenti
posso
libiava, scettico
si
e
batti
credetti
non
non
—
pendeva
calva
po'
un
indovinarne
per
,
su
venuto
son
parola non
l' espressione del
viso
affatto
della
di
modo
Ilaria ! Parla
Intanto, all'insistenza
devano
trovi
non
diverso
dal
,
di
suo
i
tutti
faccio
Non
anche
vociire
:
dico
giorni.
lo spiritoso,
caio
professore, f»er
con
una
stupidaggine la vostra
serissima.
cosa
sbalordito
muto,
siccome
; e
la comodità
tutta
Giacché,
senza
di
rivelazione
inattesa
se
io
guaidarlo
:
—
Sì, è
anche
davanti
fermo
stesse
a
lui
e
rendeiini
della
avessi
in
bene
me
a
:
ho
a
conto
mi
fissava,
fine
di
reva
pa-
di darmi
quella
grande importanza.
sua
lasciato
viso
e
parlare
se
,
vero
rità
ila-
contemplarlo,
ijicoraggiarmia parlare,
tranquillamente, per
che
Rimasi
pro-
qualcosa
Emilio
gli avessi
da
dilli
e
sposto
ri-
che
Il
modo
trovo
non
al
avrei
coscienza,
di
caso
suo
giudicato pazzo
(ce
della
lo stato
nascondere
intorno
sivo
inoffen-
pazzo
riescono
quelli che
loro
io lo
chiamava,
lo
come
tiinti !) di
sono
ne
avesse
illuminarmi
dirittura:
a
mi
poi egli
e
~
doveva
che
la confidenza
fatto
dirti
di
249
Boxa
Emilio
di
caso
alla
anche
mente
a
penetrazione degli stessi alienisti; pazzi ragionanti,
somma
pazzi calcolatori, pazzi curiosi, pazzi pettegoli,indi
pazzi
morrebbero
ogni
che
senza
vivrebbero
che
genere
";
,
della
si accorgesse
nessuno
giorno o un cattivo giorno,
si
secondo
le circostanze
improvvisamente non
un' esagerazioue...
rivelassero
scatto, con
con
uno
mia...
dalla
Scusi : mi lascio trascinare
pazzia,
1' ha pensato... glierho
dice lei;non
lo ha detto ma
loro
pazzia,
se
bel
un
,
letto
nel
gesto
di
quello stropicciamento
di mani.
trascinare
ragione ; sta\o ]ier lasciarmi
psicologia positiva clic |)robabilmenl("è d;u
mia
pazzia...Taglio corto.
dalla
Ha
—
Ma,
alla
era
per
animale
volta
dovevo
-di
fare
bocca
Gli
volevo
l"agni di
slima
vero,
più
ma
mi
quel
che
bene;
studi
del
non
e
suo
hidu-
di
alla
me,
lesta,
parlare? Ali! T uomo
attribuisce
la ragione perchè
o
proprio
se
per
da
lasciarmi
non
venuto
a
amici
di
scapataggini.
potevo
creilerlo
uno
suo
mesi,
Koxa,
sfuggire
domandarmi
d'infanzia,
eravamo
del
e
Emilio
con
che
mesi
ha
filtri-
spiegare
! Come
egli era
cuore
è
no,
incontravo
sforzo
uno
liacchez-
con
conlermare.
dentro
esitazione,
che
di
possederla
non
tiienli la mia
ogni
si
che
di
coscienza
risolvere
Debbo,
problema:
un
s[)rovvisla,negavo
i)ulilomodo
un
giavo così,
il
lo "/
—
preso
; ed
za
replicai.
Io "if
—
la
Nero
.'
com-
molta
Avevo
ingegno
stupido
e
è
,
molto
250
II
meno
Boxa
dignità alcuna.
No,
no,
Intendo
le
luiic
ad
dire
calcolarne
la
ariclic.
che
che
Questo mi
giorno
che
farmi
K
scorgere...
Egli attendeva,
sembrava
delle
che
mio
opportunità
r anni
di
voluto
di
dire
:
quel
in
naso,
col
suo
un
Potevo
stato
il
0
non
dal
e
apparenza,
lieve
Emilio
palpito
piacimento
com-
in
venne
gli pareva
pure
petto
la
con
mentire,
del
peso
mil-
suo
greto?
se-
logica hegeliana,
vostra
dobbiamo
non
moglie, è
per
carità
1
vero
disse Roxa.
—
di amicizia
?
Sarebbe
crudele.
Giacche...
sai I... Ma
Balbettavo,
So,
so
—
moglie
? Ah
un
!
Né
Tu
Che
m'
e
tutti
importa
cosa
amante...
disorientato
pronunziato
aveva
—
sapere.
ha
egli
riprese.
sapete niente...
di
io!...
impappinato,
cui
con
—
a
d' ironico
senso
inìbarazzo.
Sì tratta di mia
—
amico.
!
no
no.
(piasiogni
riuscito
esser
a
I"otrestcajiilaiiiii
spiegarlo...Ma
discuter*'
sità
neces-
{il mio
almeno
i^cii erosi tà ?
forse,
la
,
accadeva
e
—
calmo,
sgravarsi
\'oi
altro, e
un
invece!
mio
ajulo. Vu
creatura
ringoiare, ogni volta
faceva
narici, manifestasse
del
indovi-
una
in
non
e
immaginato, intanto,
ero
mi
V
,
avrei
facile
spingere
insieme
quel
—
psicologia positiva.
cosa
modo
un
giustezza
ci trovavamo
è
non
simo..
complicatis-
essere
nella
possono
in
agire
un
ricasco
non
ragioni
umana
che
è
più semplice
uomo
.
—
Come
dunque?...
1/
Mi
Emilio
scicaguratosenza
uno
mai
di
cato
É
Straordinario,
gli
infine?
avvenimento
secondo
renità
se-
quelle
gli altri però
che
sanno
della
role.
pa-
non
altri
dano
cre-
Che
mia
nario
straordi-
loro, è che
io
//
ragioni
il
Ma
giuslitic^iei
[KM-
di
(;aso
complicato
Aveva
Emilio
sposato,
l'roi)rio
per
per
più
che
creder
o
Roxa
nel
sospcilano
cIk'
nejipnre
vedere
ne!
:
clic diventano
sia
[)u?e
ip.dc
reali
clic
loro
unione.
meglio !
luilio
Ma
noi
rebi"e
un
vana
pensava
non
cose
ama,
e
noi,
che
quel
stitniamo
sico
metafi-
slesso
matrinìonio
pensato
il
vuole
che
anni
una
il
lieto
diventava
alla
relazione
prodottogli dalla
due
si
angosciosa
addietio
gioja
morte
di
e
quel
anni
coni-
fissazione.
da
lui provata
gli era
quando
equivoca,
sa-
produrre
avvenimento
grande
un
matrimonio
dovesse
ìkmi
""•
primi-
un
naturale:
che
Tantfl
—
civiltà. E-
barbaro,
un
e
:
dalla
corrotti
senza
rallegrarela
a
venerano
avremmo
scopo
spesso
parecchi
dolore
chi
["erpetuaie la specie...Nei
attesa
figlioda
io
conlraiio,
[)isse,il desidei'io
Egli
gli altri
nihilo
ex
è
voi
di
anni
siamo
scii/,a
e
virtù,
,
figlia.Stima
allo
altri esseri
clic
perfettamente
una
che
allucinazione
liglia
\ oi ed
uomo
figlioo
qualità
poti'cte negare.
due
una
|{(»\,i. al
ii\(), nn
non
passano
(i;^lioo
un
tuto
po-
,
arrabbiato,
intanto
abbia
lei
per
reale
[)sic()|{)gia
positiva
:
fuori
soltanto
di
rò
pe-
(|uelclie glialtri
perchè
elfctto
|)er
gnala
de-
Questo
cotesta
quel
tirar
csislcii/.a
iic(|iiisiaii()
in
in
appunto
anche
forse
non
scoprile
vcdcMio, nell' indovinare
non
un
di
consiste
(icr.liva;
dirò
attenzione.
Emilio
fosse
,
l'avremmo
non
passeggera
tali... L'amore
di
io
moglie
sua
piccina
,
innegabile.
è
questo
;
Magra
ed
dire
scoprire
diciamo,
amore
bella.
vuol
it'ii
più inesplicabili.
invece, è chiarissimo;
quantunque
insignificante, voi
della
atti
loro
Uoxa,
amore,
che
Roja
Ragioniamo.
sì...
lutt' altro
fti Emilio
caKo
al
nato
profondo
bambino...
Il
il difetto
Dunque
medico
ci
le
correggere
E
cerca
se
attività
\i fa
quasi
sul
si
di
spetto,
so-
O])-
mente
rapida-
passò
i
tra
commozione
da
pelli,
ca-
provvisa
im-
in
non
il
replicato
un
cessato
avevo
,
d' occhio
tener
vivace
nostro
si ficcò le dita
egli parlava
scorgevo
la
Si
così.
precisamente
busto
e
ri-
stizza.
avesse
istante
,
di
,
nuvole.
assalito
si sentisse
che, mentre
velaloi'e
viso
sul
ne
e
esso
dalle
cascare
di
tate.
addormen-
un
,
le mani
solo
altra
un'
si rizzò
avvalori
Lui
mezzi
aveva
spessissimo
che
di
costanza,
cir-
simile
di attendere...
forse
Accade
trova
ne
j)osta,che
Qui Roxa
di
io, in
imperfezioni deir organismo
spiegazione
una
repugnava
gabinetto
un
ed
scienza
giorno...
ini
e
un
Voi
ostacoli, di provocare
iiìuovere
lo
la
che
Pensava
no.
in
contentati
saremmo
25S
in lui... Gii
moglie
sua
accertarsi...
per
Boxa
Emilio
sta\a
non
condurre
di
però
dì
cano
di
espressione
suo
ri-
naso
arricciamento
quella
stizza
e
,
stupito.
n'ero
si accasciò
Roxa
nuovamente,
piìi abbattuto
di
forza
seguire.
pro-
prima.
Povero
! Non
Roxa
Avrebbe
quasi
inagra,
sposai'lae
di
mai
brutta
eh'
ostante
non
e
e
egli
vi
sarebbe
di
farsene
si
lasciato
fosse
bene
egli
stato
al
un'
amante
che
di
una
quella
moglie?
mai
potuto
mondo
donna
dimostrargliche
Avrebbe
concepisse
altr'
un
egli
come
a
anni
agognata
inuiginare
uomo
se
pace
ca-
n'
era
potuto imaginare
mai
la
due
dell'
,
fatta
di
indurre
dopo
ancora
la delusione
dopo
genitura... "^ Avrebbe
neppur
potuto imaginare che quella
assolutamente
insignificante,
le volesse
tiiatiiriujiiio
che
aveva
maligna
1' ostacolo, no,
non
risoluzione
era
in lei?...
II
2r)4
Infelicissima
(li Kmilio
le !
:
lro|)po la vanità
!
abbia
vendetta
credo
animo
convinta
r ostacolo
in
stesse
leuieie, in ogni
lei
la
credo
che
la
che
quindi
signora
una
agito
che
con
appunto
e'
non
venisse
ne
lantuomo
ga-
di
ella abbia
in
bolica,
diaun
intenzione
marito
e
è
tentazione
dal
che
caso,
L'ostacolo
sovente
piuttostoche
sicuro,
insistenza
perde
la perversa
avuto
:
te!
(non
egli sa|)poiieva)
Ep[)ure io non
viva
la
,
é in
jj'ostacolo
com*
Hoxa
Rora
idea, in verità
—
Pur
—
di Emiìio
iioao
da
era
mostrazion
la di-
fuori
contraria.
Queir
a
altro
uscio
scapolo
,
divisicme
di
collega
e
Ministero
al
insieme,
serate
inquilinodella
era
distraendosi
fa 1' uomo
il
proverbio
sembra
ladri
la
sorpresa
A
oh
dubbio
! Senza
signora
lasciamo
; ma
che
quando
fece prevaricare
ella ebbe
la
professore
caro
Emilio
Roxa,
,
più, rappresentò la tragica scena.
a
qualcosa di scespiriano interpretato
dei migliori tempi ! Scena
cabile,
indimenti-
Salvini
professore!
caro
Emilio
Riveggo
quasi
cervello
la
lesco,
quel viso di stu|)ore animanel
ragione gli si fosse annientata
con
mi
mentre
,
voce,
E
chè
per-
,
raccontò
non
Io assistei
dal
Roxa.
ramente
Ve-
la certezza...
e
questo punto,
!
ladro.
l'occasione
fu
tite
par-
bicchiere
giusto
V occasione
cercano
le
cenza...
po' di maldi-
un
occasione, dicono,
mi
quaiiii
Passavano
L'
i veri
andare
nella
qualche
facendo
non
uscio
casa,
interminabili
con
bevendo
vino, chiacchierando,
di
Emilio
Guerra.
della
fumando,
scopa,
di
stessa
le
Credo...
Proprio,
ripeteva
parole
di
che
Signore
il
il
Signore
sua
!
imitandone
moglie
:
ci
fatto
ha
fin
la
,
—
Sai
Emilio
V...
,
la
Proprio, la grazia!
grazia!
—
Le
—
don-
Il
hanno
ne
allora "^
vanità
non
bambino
nella
avuto,
della
bambino
—
\olte
bello
si sposano
non
poteva
angiolo e
non
un
come
ritratto ridotto
piecisamente il suo
egli confessarle
piccole propoi-zioni. Poteva
che
in
pareva
ora
—
che, dopo
si
fatto
un
si
non
bada
Non
s'
dalla
accertato
? A
quell'età
Ma
pericoli
a
—
,
possibile ?
è
malattia...
sciagurata
una
imprudenti
è
dottore,
'ì
inganna
,
Ormai
—
sì ! sì !
scienza
è
Gli
—
,
in
tornava
vanti
la
ri\edeva
e
insisteva
Ed
seria
figura
Il
milio
professore,
caro
ecco,
Che
rinfacciato
è in
L' ostacolo
colpa
|o mi
né
—
la
il
; e
—
di
situazione
E
ora.
,
modo
La
colpa
sua
Signoie, finalmente,
non
porta
atterrisco
osa
di
alla
trova
con
di
casa
E-
disdirsi
chiudere
dopo
moglie
di
E, in verità...
—
per
che
grazia
r altro
te !
é mia!
correre
credere
che
nascere...
per
volte
tante
dignità offesa.
sua
lascia
a-
Emilio"?
il povero
fare
quasi
la
dottore
la terribile
di quell'altro...sta
figlio...
ha foi-za né coraggio
non
la
del
anni
!
dovià
aver
due
Sì ! Sì!...
:
presente
di
la consultazione
mente
,
la
—
prima giovinezza,
di
una
sé.
stito
resi-
aveva
che
quelle donne
paternità del quale egli
da
dubitare...
Emilio
—
da
ripeterglieloparecchie
di
il fatto del
smentito
si sarebl)e
Egli
il fatto
inoltie
e
mirabili
E
era
era
eerti
di
prixativa
al
alla
e'
2'"ó
dovuto
poteva risponderle?... Avrebbe
eolio, strozzarla
gine!...
per quella sfacciatag-
cosa
e'
la
Boxa
!
saltarle
E
dirittura
a
eufemismi
Che
dì Emilio
caso
far
é mia
Per
:
—
re
vale-
!
te,
ripe-
ciò
egli
moglie finge
gli
in
abbia
viso
a
fatto
que.l-
!
pensando quel
che
può
di
accadere
2r.("
//
(lii
iilT
momento
un
suicidio,
Hi
COMO
forse!
Emilio
altro
:
Forse
ttoxit
niente
di
tutto
voi,
certi
In
Non
mia
le
mi
sicuro
8on
scrivere
tjualcuno
che
che
e
guadagna
da
più
darà
profonde
con
mi
naso
o
da
sassino.
as-
occasione
pagine
di
della
naso....
professore,
caio
quel
suicida
mi
esso
del
positiva
mondo,
questo
bene,
naso
par
belle
più
Psicologia
A
riflett-endo
momenti,
rassicura.
Indovino?
professore.
caio
Un
questo.
-
dit«
!
foist*
stra^re.
iina
le
disgrazie
c'è
degli
sempre
altri
!
ToFmentatPiee
L,
Capuana
Coscieme.
—
260
Tormentatrice
voleva
ricevere
sorpresa,
Nel
salire
gli
la
la
scala
quel
taceva
forte
si
di
senso
secondo
fine.
lentamente
era
sentito
enesplicabile
diflidenza
gingillidel salotlino, cpiasiessi
potuto rivelargli l' insidia che oia credeva
i
di
pareva
oggetti
e
le artifiziose
sotto
gli
eleganza
davano
Era
che
dell' invito.
gli richiamavano
vaghi, confusi, pieni
anche
lieve
un
di
scx"r-
E
già
disposizione degli
intelligentebuon
gusto
di
tracce
avessero
nella
,
ricordi
gli
parole
intravedere,
attorno
sobria
di
i
,
quadri,
gere
vadere
in-
i mobili
atteii Miniente
osservare
della
impressione
segreto
nessun
senza
da
che
intera
di
di
senso
alla
moria
me-
tristezza, e
malaugurio.
po' superstizioso riguardo a certi presentimenti;
in quel punto la grottesca statuetta
e
un
giapponese
sovrapposta a
gli produceva
il camminetto
di
impressione
la
spiegarsene
Aveva
atteso
mensolina
una
appunto
presso
sciocca
una
che egli sapesse
malaugui'io senza
ragione.
soltanto
quando lo
pochi minuti
accanto
uscio della stanza
un
e poi
,
scricchiolìo
di
il fruscio
di
stava
amica
Infatti
le
e
pesanti
r
intenta
con
Pallida, di
ai
che
pelle
nere
del
da
la
su
cui
l'aveva
un
lieve
contrastavano
sembrare
con
inanellate
soglia
,
il capo
pallore di
quel momento;
viso;
sona
per-
rimossero
di
rimpetto
guardandolo
dal
profondo
salutata.
non
,
la
che
lati dell'uscio
egli rialzava
che, evidentemente
di
due
si fermò
appena
inchino
riccamente
tende
incognita
avvisarono
apparire.
per
mani
due
lo
veste
una
fine
era
con
con
prodotto
folti
la
dall'
e
zione
emo-
simi
capelli bianchisfreschezza
sopracciglia
artificiosamente
avorio
vecchio
rimaste
della
così
tinte,e indosso
261
Tormentatrice
vestagliadi
la
colore
azzurro
scendeva
merletti, che
ella
fece
non
e
ne
mossa,
una
fare
a
grandiva
in-
ne
riconosciuta,
gesto, aspettando di essere
egli,stupito, non liusciva
un
di
guarnita
,
larghe pieghe
in
la statura,
cupo
tre
men-
sforzo
nessuno
ricordare.
per
Allora
i due
teli della
la
riconoscere
neppur
Mi
—
di
dalla
!
tristezza
sotto
voce:
—
di
non
Colei di cui intanto
voce
affusolata
mano
di
quasi
sé
a
dogli
porgen-
mortificatissimo
D' Ortes
bella
la
nella
po'
sorriso
leggero
ragione
! Ha
balbettò
stringeva
incontro
sbiadite, esclamando
Scusi
—
gli andò
un
dietro
ricadere
Lasciò
e
con
ragione
Ha
—
tenda
mano,
le labbra
su
si decise.
ella
che
tremava
un
sua.
aiuti !
soggiunse
—
uuiile
con
espressione
preghiera.
a
piccolo canapè, invitandolo
D'Ortes
la poltroncina a lato; ma
fare altrettanto
su
rimaneva
in piedi davanti
a
lei,e il costringimento
Si
del
sul
seduta
era
cervello
per
indovinare
trafittura
alla
r interna
sofferenza.
Lo
a
capì
invitarlo
dal
a
Il torto
—
da
(Voiifc
gli produceva così acuta
con
accenno
premmoso
sedere, stendendogli di
è
mio
!
—
volto
largii traspariresul
disse.
—
cui ella tornò
la
nuovo
I morti
mano.
vrebbero
do-
non
risuscitare.
Oh
—
! Se
interruppe,
—
Fu
axeva
Si
può
tutti i morti
somigliassero a
lei !
—
la
IT Ortes.
morire
il caratteiistico
in
tanti
modi—
atteggiamento
ella
delle
soggiunse.
labbra
che
vole
accompagnato
queste parole, o l'inconsapecompiutosi in lui
rapido lavorìo della memoria
durante
quei pochi
minuti?
262
Tot)u*"»iui)H«
Non
gridando
con
occhi
bile
rimase
e
che
il ca[)o
erasùbilo
venuto
soprav
terrore
di
(onlio
inallcso.
(|uel che
luriosa
ad
dinanzi,
sciiiimenlo
inerte
anni
passione
addietro
lei exl
per
il sorde»
:
potcxa accriidere dopo
Sei
ella
mentre
altro
renderlo
a
l'incre^li-
aHeiriiaiido.
i;^lia un
iii,iììi\
si)arrando
i"_di;i per
aveva
|M"lliona
commozione:
silenziosamenle,
la
con
la
su
^uaidarla,
a
[hoIoikI;!iiiara\
Iraslormazione
Insieme
dalla
strozzala
!
dalla
crollava
da
spiegarselo;sohlmlzò
voco
! Berla
Berla
gli
di
wrcò
(juestin-
stato
era
preso
Mnalmente
era
scito
riu-
la slessa
sità.
inten(-oriisposfocon
sul punto di abbandonarglisi. Berla
Ma
era
partita ali" imj)rovviso,mandandogli
])er posta un
laconico
Pel
tuo bene
bigliettoche diceva :
e
pel
esserne
-
! Perdona
mio
Non
dimentica
e
perdonato,
aveva
dato, dopo
qualche
facibnente
dimenlicare.
il marito,
ferroviari
criiìzio.
in
settimana,
uomo
11
la illusione
l'Ila
ingegneie
Queir
—
l'indignazione gli
ma
Ungheria.
infelice.
resa
!
poter
raggiungere
inliapiendiloredi lavori
e
Ed
eia
a
stato
era
rozzo
loro
andata
di
avea
un
vero
ubbriacone
e
sa-
!' aveva
combinalo
matrimonio
dai
,
parenti di
,
a
dopo
una
divisione
l'ingegnere era
in
un
continuassero
«juantunque
lei, rimasl"i
circostanze
appena
somigliava
Poi
e
doloiosissime
divenuto,
era
che
lei per
casa
dalla
cosa
qual-
anno,
di
beni
e
convivere
a
partito
miche,
econo-
sona
persieme.
in-
l'Ungheria,
per
madre,
viveva
ritini-
tissinia.
I)' Ortes
lamiglia di
iiiteressata
per
renderlo
r
a\eva
suoi
inconliata
lontani
(onxcisazione
in
una
parenti :
avuta
pochi giorni
con
sera
ed
j)resso
era
bastata
lei nella
furibondamente
una
la
seral-a
inna-
Tormentatricf
morato.
farle
per
lo
soffrire
facile
lata
come
la loro
nersi
deidro
i limiti
in
l'elevatezza
per
,
bontà
del
e
;
ella
passione
conic?-
potuto
idealismo
un
non
cuore,
una
avrehlie
Utighejia,
innaturale.
sciolto
aveva
(»o;("\aadojtrarsi
ciic
mezzo
di
tempo, la
scapolo... Non
di
adultera
volgare
che
stesso
vita
sua
dillicilmenle
Scappando
r unico
delia
pei- l'altera
divenire
pote\ a
nello
era,
iiìipicsa.Bei'ta
spirito e
dello
elle
rivederla,
per
il sentimento
parole,
senza
e
gioia
più gramie
s
ogni pretesto
iuUnidere,
f'aee\a
era
collo
Stava
263
con
la
con
lenza,
vio-
,
il grave
tempo
le
e
problema. E più tardi
circostanze
gli permisero
D' Oi U\^
serenamente,
che
conseguenze
Da
cinque
hn.
Un
line
alla
riilettere
soluzione
ri-
eroica
tutti
due
le
niente
di
e
irreparabile disastro.
d'
un
.in
ili
egli
più
serio
non
tui bojt-jila
forte
più
e
\
più
sapeva
vani[)ata fli passione,
sua
di
della
grato
jisparmiato a
aveva
amore
improvvisa
le fu
il
quando
,
ii;i di
perchè
non
già posto
aveva
scapolo
ed
;
ora,
({uanlun(pie soffrisse j contiiuii eccessi di gelosia
di sua
moglie, non
iimi)iangeva la perduta libertà
e
non
affatto
pensava
relazione
niondatia.
imincusamcnio
e
a
ta
Bella, affettuosissima, col-
l)uona
moglie
sua
,
p(Tdonare,
nico
stento
senza
difetto
,
che
qual-
con
cojnpensarsene
da
di
parte
si faceva
lui, queir
probabile disquilibrioner\oso
dall'aborto
che
ne
a\
e\
a
in
messo
u-
nato
cagiopericolo
la
vita.
E
cui
facile
ly
ora
c(ji))[)ìendeie
Ortes
era
accadde
Giaccbè,
mcscoliir
stato
dopo
appena
il sangue
il
iinaso
l' inatteso
sordo
[)er
quel
incontro
riconosciutala
si
tei'rore
era
che
con
da
teva
po-
Berta.
sentito
ri-
,
come
gli
solc\ii
,u"
adtMc
ogni
264
Tormentatrice
volta
che
la
della
prima
rivedeva, specie negli ultimi
tuga, quando si
dalla forte passione
perdersi.
Infatti,appena
soffocato
:
! Berta
esitante.
aggiungere altro,
del
avrebbe
tu ? Non
!
conveniente
labbra
egli non
—
Le
dirlo.
sapulo
E
visto
il
lei
del
o
brava
gli sem-
non
tica
l'an-
tratto
riserbatissimo
contegno
,
quel grido
osava
più di
un
a
e
di
punto
dato
aveva
riprendere tutt'
familiarità
sul
e
uscitogli dalle
Berta
—
tutti
sentivano
sua
travolti
due
giorni
di lei.
—
—
Sono
molto
Come
mai
—
'?
vero
—
D'Ortes, lieto che ella
domandò
"i
silenzio.
l' imbarazzante
rotto
avesse
è
cangiata,
capellinerispochi anni addietro, aveva
modo
in così
In che
e
carnagione rosea.
Berta,
simi
e
breve
,
tempo,
pallida,di quel
che
uniforme
le
traccia
labbra
"ì
di
palloredi avorio vecchio,
fatto sparire dalle guance
avea
reso
esangui le belle
avea
roseo
di
questo,
stata
sarebbe
avrei
non
tale
lasciar 1' Europa
preso
moglie
di
se
tristo
Lo
donne
Noi
lasciato
ha
detto
avuto
o
e
di
—
indifferente,
desideravo,
per
ci formiamo
tracce
o
lei
la
sua
che
nel
za
così. Sen-
assai
pace,
anch'io, questa debolezza,
per
dito.
sbiame...
di
davvero;
la decisa
certarmi
acso
dell'uomo
amato
e
non
ha
di
non
mollo
illusione
cuore
ci ha
lieta
ricordo,
un
T
che
poco,
dubbio
spesso
indelebili
di amarci
So, da
senza
ma
prese
ri-
—
è felice. Sono
per
ella
—
l'imprudenza
rivederla prima di
di
cercar
ormai
esser
ridotta
commesso
sempre.
per
che
all' interno
e
di essermi
contentissima
e
—
e
all' esterno
Cangiata
—
nuta
dive-
e
lieve
,
ogni
incanutita
compiutamente
era
aver
che
ho
volontà
Tonnentairice
di vincerla
mi
vedova
sono
da
delle
ragioni
rivederla.
Forse
lei lo
avermi
un
si è innamorato
dalla
incanutire
vista
inesplicabilmenteper lui,
improvviso pallore che mi
che
ra
igno-
in America
Vo
anno...
che
uomo
un
sposare
di
la minore
consigliatodi
han
:
è stata
non
265
di
sera
per
me
dopo
alla
na,
matti-
anclie
col[)ita
e
l'
dal-
rassomigliare
fa
a
morta.
una
Dalla
—
dunque
?
No
o,
—
ma
:
mattina?
alla
sera
la
—
giusto
grande
to
spaven-
D' Ortes.
interruppe
dir
per
Un
grande spavento
un
,
reale, sognato....
non
Sognato"?
—
In
—
farle
mi
non
colto.
lusingato
Lei
è il
dalla
recarle
Si
Non
si
se
Non
ormai.
Se
sani
il
di
solo, che
il segreto. Ne
sarà
volentieri
ni' induco
mi
a
di
razione
ripa-
una
anni
fa
,
che
e
ha
babilmente
provuto
do-
dolore...
Un
ineffabile!..
dolore
Non
presto.
niente
per
la
al
Berta
sapesse
rimprovero.
forte.
sesso
!
,
di
preme
non
di doverle
sembra
fuga
consolato
,
—
mi
qualche
appartiene
Ah
—
curiosità
cinque
interpretata da lei
Berta!....
è
e
nissimo
stra-
sua
,
bocca
E
la mia
male
—
mia
certamente.
dopo
Oh,
la
ancora
il mio
? Ma
bene
primo
forse
dovrò
,
perchè
rivelarglielo,
—
detto
interessare
apprenderà
ne
siamo
;
può
caso
uomo
ho
Forse;
che
confessione
niente
costa
po' amici.
un
la
momento
questo
ineffabile
saperlo
il
come
inutile
sarebbe
,
il mio
suo
lore
do-
,
però
è durato
Vivevo
incessantemente
campagna
anni,
e
soltanto
nella
si è continiuimente
di
esso;
solitudine
dove, all' infuori
di
di
mio
cresciuto.
ac-
rimuginandolo
quella
marito
casa
e
di
di pò-
266
Tormenlatriee
chi
Il
suoi
coUi-glii
d'impresa,
desolalo
paesagj^iodie mi
mio
nico
mi
conforto;
riflessa in
Ho
cuore...
da
amato,
lei mi
quando
influenza...
È stoiia
licolo. È
o
Vede?
assai
Lo
cronaca
come
del
mio
seii/a
più,
confesso
che
si
Chi
sai
oh
sentivo
e
il
speranza,
assai
la
più ! di
sa
malio-
sua
tranquillamente.
liandare
può
sen/.a
pe-
'?
\ero
Chi
—
la desola/Jone
u-
,
vicino,
era
V
era
di vedervi,
lontcìno,
fantasma, D'Ortes,
suo
nessuno.
circondava
sembrava
specchio
uno
vedevo
non
sa, BerU!
D'Ortes
esclamò
già
profoiidanicjitclurbato.
Grazie
—
della
altro.
galante risposta ;
riprendiamo la cronaca.
E
giuslificaicr
marito.
Fui
slavo
:
una
scioccai)
l'axerc
Ti
la
dal
(li
libero
appena
che
di
die
lui.
Celli
domande
—
zitta
Per
!
Tu
avesse
—
:
cvn
sempre
Perchè
--
e
Jiai
mi
qui
non
—
rebbe
sa-
di te
,
sarà
cassata.
nuovamente
brutale
di
poi
un
anno,
del
solito,
tro
den-
accadere
a
sei
lo
.'
—
colui
dava
guar-
venuta
c(»si .'
lasciava
sche
bru-
in
col
a
—
pure:
Op-
zitta.
If Eh.'...
,
dimenticato, stordendosi
mi
preda;
me
co-
ni' indirizzava
colui
vendicarti
settimane
si-
agjiirava attorno
cerca
! E
Chi
pensi
tormentarmi
parecchie
in
occhi
:
Oppure
si
ti
Sen-
—
presso
dovuto
aveva
:
ik'
non
più
mio
nostra
rispose.Ma dopo
gioini. mi
leroce
In
sentirò
si rivelava
certi
con
glidissi
nella
(;uore
vuto
do-
presso
iutbiniala
mi
qualcosa
iiestia
una
mio
bene
Sia
contegno
mi accorsi
:
Trattienimi
del
me.
Avevo
loiuc
soih»
tempesta
lascerò
Sicilia
ne
tradimento.
sUlo
linchc
aiiiiiilf,
un
negarlo,
nuli
le siacela
icu
derla
cre-
jiosso
arrivo
tradirti, quanlunque
per
liiazione
iiiciedijiilc
non
—
dirmelo
Poi,
pace
vino,
,
Io
1
per
quasi
coi
li-
268
Tormenttitrice
^\i\ sul
Icllo ?
Quella
sera
nuiUiU)
avea
urlo
! Voglio ammazzarli
!
Voglio aiuinazzailo
con
gli occhi infossati, 1 capelliirti,la
proprio irriconoscibile.
era
da
potesse mettere
quei due. Tremavo
ammazzarlo
!
di
quasi
reggevo
buttarmi
di
marito
il
sul
il
licercava
Ed
nome.
nel
più profondo
adorato
che, nel
persona
viva.
fieri
colpi
il
la
sotto
la
del
e
la
mio
A
mostro
violenta
marito
un
mi
,
costo
mi
il fantiisma
cuore
fantasma
più
di
del
mostro
impediva
di
ai
cuore
virtù
per
di
ce,
atro-
acciaio, scudo
per
alla
m'
spasimo
ma
spasimo
con
pareva
punta
nascondere
per
imjietrandosi
foratomi
tratto
il
che
ogni
a
il povero
contendevo
forza
—
sforzi
resisteva
insistente
lo
mio
ammazzare
per
voleva
era
pugnale
! E
di cui
non
^•ita che
cara
cuore
del
scheggiandosi
amore,
Ma
—
occhi...
intanto
ferma,
ricettacolo
come
tendomi
sen-
pesantemente
facevo
sogno,
E
del
e
gli
!
sottrivo,zitta,imperterrita,
io
quel dilaceramento,
! Oh
sogni
richiudevo
tenermi
quel rivale, quell'amante
sapere
sare
ripo-
per
neamente,
istanta-
che
premere
per
mi
sero
costrin-
addormentai
appena
sentirmi
pugnale
suo
e
corjw
parecchie notti
a
riprendeva
pareva
Ero
cuore...
canapè,
Ma
a
che
qual-
svegliarmi due volte
singhiozzare nel sonno...
accorsa
lamentare
Mi
mi
in
piedi. Mi
un
fulminata...
era
r incubo
E
ora....
come
donna
sur
egli
Voglio
—
il mio
in
appena
ternament
in-
davanti
elTettuarsi
da
ruffala,
ar-
che
la minaccia:
Sfinita
almeno
qualche
La
io.
barba
tremavo
cuore
là, dentro
anche
veglia, mi
mio
davvero
modo,
malata
a
il
dovesse
—
misterioso
mezia
nudo
a
—
Livido,
—
atterrita
piedi,
a
capo
,
Io
:
impediva
non
—
mi
muovermi
il cuore,
rabbia
brutale
di
gridare
più
pareva
!
il mostro
aveva
Tormentatrice
uncinato
con
dito
un
spazio.... E
inondava
ferite,
due
a
! Un
urlo
ingegneri....Si
alzando
me,
schizzando
e
atterrita....
che
e
tutti
Ero
parola...
D' Ortes
mi
tes!...
Non
nica
se
mia
fortuna,
rientrato
Voglio
mio
vi
M'
il
mi
e
bella
la
folta
llessi
aureola
—
pel
fece
il
suo
più
bene
vivo
me
dire
lei,
e
per
d'amore,
u-
quella notte,
per
Me
!
è
non
esclamò
—
più
di avervi
ne
rosamente
caloIo
ancora....
cata,...
dimentidendovi.
rive-
accorto
sono
altrimenti
non
reste
sa-
voluto
avreste
dermi.
rive-
il capo
negativamente
candidissima
prendeva
circondarle
di
,
riun
volto.
!
pel mio,
con
chè
per-
per
,
amate
sembravano
D' Ortes
e
mi
va
pallidissimo
Ricordi,
Berta
non
scote
che
me,
istanti
fantasma,
ancora,
capigliatura
argentini
prendevo,
com-
poter
prova
; credevo
amate
donna
dietreggi
in-
pelle, per lei, D'Orda
suo
Voi
—
,
La
non
a
senza
pochi
E
rientri
altrimenti
venuta
che
pochi istanti...
in
ingannavo....
Voi
i
!
prima
quanto
amo
di
Die-
pure,
addosso
della
cuore
D' Ortes.
vi
in
Ortes,
che
accorsa
guardavano
inganno'^...
D'
nel
qualcosa
lusinga questa
m'
non
di
colorito
la
cento
anche
accorrere
donna,
perduto
il vivace
dalle
agonia....
la
essere
incanutita
! Avevo
sempre,
—
doveva
tre
e
far
sangue
fermati, stupiti, davanti
erano
mani;
le
fuori
nell'
tale da
mai
quel piccolissimo
inesprimibile...Il
orrore
la
ma
stupissi come
in
si dibatteva
il corpo
e
urlo
un
fu
pavimento
il
io mi
che
rannicchiato
star
potuto
avesse
il fantasma
già
iu)n
reale, lei,senza
persona
269
Quando
come
neppure
io
le
fuggita via,
son
scrissi, lei
con
una
non
lettera
si
di
L'70
Tormnnlatricr
l/atUMidcno.
oitia^giinitirim[)i")V«'ii.
immensamente
Vi
—
Avevo
—
lei
quei primi giorni,
in
acquistato
ciixpie anni
dopo
il
odiavo
di
«•ertezza
noi
Ora
iniziare
"lic
ancora
Noti
ho
la
che
sul
ma
tat^i;
felicità
Non
-
tu
—
se
la
rizzò
da
Addio
!
può.
se
lej^atida
la
fatto
di
signora
il
dolori
forse
e
divei"sament^
mi
:
meri
im-
sembra
chiezza,
vec-
vecchiezza
che
volte
tante
sideraide-
e
"rli stese
di
la
tu !
—
mano.
Emi
sia
ho
fatto
rigiditàdel pallido
persona
del
severamente.
soggiunse.
quel che oggi
la
o
una
eterna,
di precoce
bastata
—
—
Quando
partirai,è impossibile !
non
quelle paiole
bontà
che
ha
za
sen-
!
.
della
vit"» !
durare
apparenza
mi
amare.
per
carpionatole
esser
dovesse
che
sedere,
ì/ accento
r aria
la
strana
domestica
la,
ama-
)"er sempre
dolore
di
ad
Sono
umilii, D" Ortes, dandomi
mi
lo ammonì
Si
e
morire
Herta,
del
punto
fosse
non
nel cuore,
di
curezza.
si-
essere
di tutto
Fhu'opa
è
questa
con
me
quasi
sentivo
1"
la
;
piacere, sappia
(»iìii"ensandoci
però
(
una
con
voluto
divisi, risparmiandoci
.
lei
Ma
rli contradizioni
farò
sembrava
hn
rimorsi
fior di labbra.—
le fa
se
ma
fu{?a. floin"
ci
destino
e
:
lasciare
ci credevamo
passione
per
in America.
riparazione
mia
ricordo
ho
:
nuova
éuiio:
una
ridotta,
tran(fuillamente andarmene
vita
voluto
darle
più
bastiita
posso
non
a
pieno
è
sappia, D'Ortes
lo
con
donne
mia
la
!
esser
tenue
un
sorridendo
ini è
non
fli
Berhi
.
riprese Bert*i,
cuore
la certezza
soltxUifo
lu» sofft^rto
licevuta.
averla
non
per
ed
non
avessero
finissimo
lasciavano
un
un
per
po'
lei !
volto
tutta
,
intendere
di
significato
sarcasmo.
to,
gra-
rò
peplice
sem-
Tormeniatriee
Oites
D'
si
chinò
sentendosi
si
rivolsero
verso
la
grottesca
ispirato
Oli
malagurio
suoi
va
ave-
entrato
appena
stafuina
la
i
gli
che
giapponese
che
paive
no
ma-
movimento
inconsapevole
di
senso
la
E
respinto.
statuina
un
bacio
un
con
decisamente
con
salottino.
nel
le
slioiai
a
così
occhi
J7l
lo
irridesse
sguaiatamente.
Ah,
quella
avorio
vecchio,
incoi'iiiciava
occhi!
E
le
il
di
avesse
[ter
Come
passione
speranza,
voluto
vendicativa
era
fìssat^i
rivelatrici
ri\
assieme
farsi
ìncic
col
gioct»
malignità
che
V
lasciandovi
fatta
che
di
colore
limpidissima
negli
di
lui.
nessun
femminile!
e
volto
scon-
strazio
dubbio
itero
la
negli
avevano
indomabile
s^M1:"a
zurro
az-
ingrandiva
ne
gli
le
veneziani
incessantemente
risonavano
parole
cuore,
si
e
di
pallore
mei'letti
pieghe
larghe
""li
vestaglia
la
aniichi
di
gli
come
orecchi
una
in
!
statura
e
lieve
un
capigliatura
candida
fronte
izuaniita
scendeva
di
figura,
la
con
la
cupo
che
pallida
conforto
che
avesse
di
Berta
mentito
INDICE
Pag.
Prefazioke
V
Parola
In
di
vino
1
veritas
49
Norsi
Eligio
Ma,
L'
donna
dunque
anello
59
?
73
smarrito
85
Esitanze
95
Rettifica
Il
105
Paraninfo
117
Sfogo
L'
135
abate
Castagna
145
Risposta
1 57
Un
consulto
Un
cronista
legale
167
177
Sorrisino
di
Lettera
Un
191
uno
scettico
suicida
211
Il
Braccaccio
Il
caso
Tormentatrice
201
di
225
Emilio
Roxa
243
257