Testimonial AVIS 2013
di Federico Bona
Aranceri per AVIS
N o n è l a p r i m a v o l t a , a n z i , c h e s i r e a l i z z a il b i n o m i o Aranceri-solidarietà.
Nel
c o r s o d e g l i a n n i t u t t e l e s q u a d r e , c h i più, c h i m e n o , s i s o n o i m p e g n a t e a f a v o r e
di enti, a s s o c i a z i o n i e iniziative dall'alto v a l o r e s o c i a l e .
Collette, manifestazioni, partite d i calcio, s e m p r e a s c o p o benefico, s e m p r e
p e r f a v o r i r e c h i è m e n o f o r t u n a t o a t t r a v e r s o l ' e n t u s i a s m o e l ' e n e r g i a di c h i è
u n i t o d a l l a p a s s i o n e p e r il C a r n e v a l e , c h e già d i s u o è u n e v e n t o c h e e s a l t a i
v a l o r i d i solidarietà, f r a t e l l a n z a e c o n d i v i s i o n e .
LE STESSE SQUADRE, poi, sanno bene
cosa significhi essere solidali. Un evento
felice, così come uno doloroso, uniscono e
radunano, anche al di fuori del Carnevale,
chi indossa la stessa casacca e, di fronte
ai casi della vita, spesso i colori vengono
lasciati da parte, si è innanzitutto Aranceri
(non a caso con la "A" maiuscola): rivali in
piazza, ma amici, fratelli, solidali...
La Battaglia stessa, nel suo svolgimento, è
uno spettacolo di unione: non è il singolo
tiratore a scagliarsi contro il "nemico" che
sta sul carro, ma è la squadra, nel suo insieme. Un'unica entità che stringe d'assedio il
rivale, che cerca di metterlo in difficoltà. E
man mano che questo avanza nella piazza,
ci si avvicenda in un tacito passaggio di
consegne. Non servono parole, non servono
ordini. Tutto è già scritto nel dna dell'Arancere: si sostiene il compagno in difficoltà, si
subentra a quello colpito, si insegna al novizio, si conforta chi è in difficoltà.
Questa volta gli Aranceri non scagliano le
arance, ma un messaggio forte e chiaro:
"C'è bisogno di sangue!". E lo fanno con
lo stile che è loro peculiare, uno stile fatto
di energia, entusiasmo, forza, veemenza e
passione.
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Tutti insieme, senza bisogno di troppe parole. Quando l'Avis ha rivolto l'invito a essere
testimonial della nuova campagna, il "SÌ" è
stato immediato. Una sfida accolta con il sorriso sulle labbra, felici e fieri di poter dimo-
strare il proprio valore, con lo stesso spirito
che li anima quando, nei giorni di Carnevale
si sente la magica parola "Maschere!", il
segnale che la battaglia sta per iniziare,
D a d o v e originano i simboli delle s q u a d re degli Aranceri? A b b i a m o chiesto loro d i raccontarci
l a l o r o b r e v e s t o r i a . E c i a s c u n a s q u a d r a s p i e g a a i l e t t o r i d i "Avis Ivrea N o t i z i e " l a s u a g e n e s i e
l a r a g i o n e p e r l e q u a l i s o n o s t a t i s c e l t i c o l o r i e s i m b o l i c h e o g g i li r a p p r e s e n t a n o .
ASSO DI PICCHE (Data di fondazione:"!947, casacca rossa, pantaloni rosso/
blu, zona di tiro: piazza di Città)
Quando fu fondata la squadra, in città vi era ancora una violenza diffusa e
spesso la festa diventava il pretesto per lo sfogo di istinti teppistici tipici di una
situazione post-bellica. Fu proprio per contrastare questo tipo di clima che un
gruppo di amici, accomunati dalla passione per il calcio e per il Carnevale,
decise di distinguersi e di erigersi a difensori di quelli che, secondo il loro desiderio, sarebbero
dovuti essere i veri valori della battaglia delle arance: il coraggio, l'amicizia e la correttezza.
La maggior parte di loro arrivava dall'ambiente dell'Ivrea Calcio e si organizzarono intorno alla
figura di Rolando Bertorelle, il quale decise che il gruppo che si andava formando necessitava
di un simbolo. La soluzione a questo problema giunse durante una partita a carte: il simbolo
sarebbe stato l'Asso di Picche, che ancor oggi contraddistingue la "decana" delle squadre di
Aranceri.
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MORTE (1954, casacca nera, pantaloni rossi, zona di tiro: piazza di Città)
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4^ Lo stemma ha origine dal simbolo e dalla scritta "pericolo di morte" affissi sui
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( *"^^ 1 pali dell'alta tensione. Nacque dall'idea di alcuni componenti della squadra di
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svolgevano l'attività di elettricisti. Da questa semplice figura venne
T ^ W K J\ ricavato il disegno dello stemma da applicare sulle divise dell'epoca, stemma
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anche facilmente riproducibile.
Il significato era semplice: i carri che passavano nella zona di tiro degli
Aranceri della Morte dovevano aver timore per la forza e la grinta con cui venivano lanciate le
arance.
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TUCHINI DEL BORGHETTO (1964, casacca verde, pantaloni rossi, zona di
tiro: Borghetto)
Quando nel 1964 i Tuchini si iscrissero a quella edizione del Carnevale, unica
in quell'anno e terza per ordine di anzianità, presero in prestito anzi, venne
concesso loro, l'uso del corvo da parte del Comitato della Croazia e della
Polenta e Merluzzo. Perchè il corvo, l'animale raffigurato sulla bandiera che
lo rappresentava, era ed è il simbolo del nostro rione.
La cerimonia della riappacificazione sul ponte vecchio spiega in modo chiaro il perchè di questa
scelta.
Come sfondo al corvo all'interno del nostro stemma ci sono il Ponte Vecchio, uno spicchio del
nostro rione con la chiesa in evidenza e uno scudo crociato con i nostri colori.
Il nome" Tuchini " fu proposto da Mario Piatti, appassionato di storia Canavesana e interessato
a quella forma di rivolta popolare che fu il Tuchinaggio, e i fondatori lo fecero subito loro. "...
Tucc un" è il moto del cuore che vede nei Tuchini i rivoltosi ante litteram, coloro che nel folto
del bosco di notte uniscono le mani "nell'uno per tutti e tutti per uno".
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I colori, il verde e il rosso, sono gli stessi del rione: ovvio che quei ragazzi che tiravano sulla
riva destra della Dora ("quella giusta per intenderci", sostengono), non potevano chiamarsi che:
I Tuchini del Borghetto.
SCACCHI (1964, casacca a quadri bianchi e neri, pantaloni arancioni, zona
di tiro: piazza Ottinetti)
Il gruppo di ragazzi che fondò la squadra cercò un nome che facesse riferimento a qualcosa di ludico, un po' come era accaduto per l'Asso di Picche;
si scelsero quindi gli scacchi. E dal disegno della scacchiera prese origine
anche il motivo della casacca.
Il simbolo della torre simboleggia sia i pezzi del gioco che le torri del castello
di Ivrea; anche il colore arancione ha una duplice origine: da una parte il
colore delle arance, dall'altro quello delle maglie dell'Ivrea Calcio.
SCORPIONI DI ARDUINO (1966, casacca gialla, pantaloni verdi, zona di
tiro: piazza Ottinetti)
Era il 1966 quando una quindicina di amici, uniti dalla passione per il
Carnevale, decise di fondare una nuova squadra di Aranceri, e gli Scorpioni
di Arduino (per brevità detti comunemente Arduini); non avendo ancora una
vera divisa e nemmeno un colore, tingono di blu una casacca e applicano
sulla schiena il primo stemma che raffigura lo scudo civico di Ivrea.
Due anni più tardi, nel 1968, durante la prima cena ufficiale della squadra, si inizia a parlare
seriamente di divise e di colori: vengono scelti il giallo e il verde (due colori ancora non indossati da nessuna delle squadre già esistenti) poiché riprendono quelli della parrocchia di San
Salvatore e viene creato un secondo nuovo stemma raffigurante la corona rossa di Re Arduino.
Il risultato non è però soddisfacente in quanto, vista da lontano, quella corona sembra qualcosa
di diverso, tant'è che Ivrea comincia a riconoscere gli Arduini come "quelli della mano rossa".
Così, nel 1971 la corona viene sostituita da uno scorpione nero stilizzato che, oltre a essere il
simbolo della città di Ivrea, attribuisce alla squadra la sua denominazione definitiva, "Aranceri
Scorpioni d'Arduino".
PANTERE (1966, casacca e pantaloni neri, zona di tiro: piazza del Rondolino)
Nel lontano 1965 al "Caffè Roma" in Piazza di Città, un gruppo di giovani
decise di fondare una nuova squadra di Aranceri.
Negli intenti dei suoi fondatori, la nuova squadra doveva essere forte, piena
di spirito, aggressiva in battaglia per conquistare il prestigio del primato. Ecco
le ragioni che hanno portato alla scelta del nome e del simbolo: la Pantera
Nera, simbolo di egemonia e di conquista territoriale.
DIAVOLI (1973, casacca e pantaloni rossi, zona di tiro: piazza del Rondolino)
Nell'ottobre del 1972 un gruppetto di giovani decise di formare una nuova
squadra, un nucleo nuovo di tiratori a piedi dotato di quella carica agonistica
che altrove non riuscivano ad esprimere.
Un gruppo che si reggesse sull'amicizia vera! Esattamente un anno dopo, nel
1973 si costituì un comitato che varò la nuova formazione, la settima dello
Storico Carnevale di Ivrea. La ricerca di un nome appropriato da ergere a
simbolo fece consumare pintoni e meningi a ritmo continuo.
Un "Cobra", proposto da qualcuno di cui oggi non ci si ricorda, scatenò entusiasmo e provocò
una vera strage di innocenti bottiglie di vino assortite. Sembrava già tutto deciso quando una
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nuova proposta rimescolò entusiasmi e determinazioni generali.
La nuova squadra si chiamerà "Diavoli Rossi". Non più un temibile serpente velenoso ma un
diabolico forcone con sottofondo di inferno divampante e capace di "bruciare" ogni carro durante il tiro.
MERCENARI (1974, casacca viola, pantaloni gialli, zona di tiro: piazza del
Rondolino)
Lo stemma nasce nel 1973, in anni di forte politicizzazione, nei quali la stella
gialla a cinque punte era un simbolo che rappresentava allo stesso tempo le
cinque dita della mano del lavoratore e i cinque continenti, mettendo il tutto
in relazione con l'internazionalismo marxista.
Le due spade sono Scimitarre, da "shamshir", "artiglio del leone" (sham =
artiglio, shir = leone), in riferimento alla forma ricurva della lama dell'arma,
un chiaro riferimento alle lotte di autodeterminazione di allora dei popoli del medio Oriente.
Abbastanza casuale (vale la pena farsela raccontare da "chi c'era"...) la scelta del "colore
vinaccia" per la casacca. I pantaloni all'inizio furono semplici jeans, poi sostituiti da quelli gialli
©
CREDENDARI (1989, casacca blu, pantaloni gialli, zona di tiro: piazza
Freguglia)
Tutti i simboli raffigurati nello stemma dei Credendari sono esistenti e utilizzati nella simbologia storica eporediese: la Scure di guerra del Podestà
(utilizzata dal Podestà stesso durante i giorni di Carnevale per la cerimonia
della Preda in Dora), la Mazza dorata del Comune di Ivrea (portata in processione il 6 gennaio di ogni anno all'apertura del Carnevale) e il Palazzo
della Credenza, che domina la città, antica sede civica cittadina. Il tutto è
contornato dalla scritta "Carosello Storico Città D'Ivrea - I Credendari" in caratteri gotici.
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