W Credito
Mps, Bpm, Carige
Riparte la caccia
a 4 3 miliardi di euro
DI STEFANO RIGHI
A PAGINA 8
Tra governance e conti Domani giornata decisiva per il futuro senese di Profumo. Tra i casi a rischio, la Banca delle Marche
Banche Anno nuovo (vecchia) caccia ai capitali
Rari segnali diripresa,mentre le nuove regole europee impongono maggiore solidità. Il nodo sofferenze
DI STEFANO RIGHI
A
nno nuovo, vita
nuova? Difficile
credere che basti
voltare pagina al calendario per veder risolti, di
colpo, i non pochi problemi
che il mondo italiano del credito si è trascinato per tutto il
2013. Rettifiche su crediti,
sofferenze in aumento, necessità di capitale a cui si aggiungono problemi di governance, tanto che l'anno si è chiuso
con un'attività del tutto inusuale: il 20 dicembre l'assemblea della Popolare di Milano
ha eletto Piero Giarda presidente; il 28 dicembre l'assemblea del Monte dei Paschi di
Siena ha bocciato tempi e
modi del piano di riassetto
proposto dal management
contrapponendo, in un derby
tutto senese, sii interessi del-
la banca, guidata da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola,
a quelli delle fondazione, presieduta da Antonella Mansi.
Ma è stato un fine anno di
grande attività anche per il
servizio di Vigilanza della
Banca d'Italia, alle prese con
non poche situazioni a rischio. Non solo Genova e
Montebelluna, dove Carige e
Veneto Banca stanno correndo ai ripari, ma anche diversi
altri centri sono in fibrillazione.
Tra tutti spunta la Banca
delle Marche, che ha attirato
l'attenzione di tre diverse procure: Ancora, Roma e Perugia. Sotto la lente dei magistrati gli esercizi 2011 e 2012:
sembra siano finiti nel registro degli indagati una quindicina tra ex manager ed ex
amministratori. A far chia-
rezza ha contribuito il nuovo
direttore generale, Luciano
Goffi, che ha presentato più
di un esposto alla magistratura. Ma la situazione è ancora
pesantissima: la banca è commissariata dallo scorso ottobre e si teme un buco a bilancio vicino al miliardo di euro.
Altra città in difficoltà sul
fronte del credito è Ferrara,
dove la Carife è commissariata. A fine anno ha lasciato il
direttore generale Daniele
Forin e l'istituto è al quarto
bilancio in rosso consecutivo
su cui pesano le svalutazioni
dei crediti, nonostante un aumento di capitale da 150 milioni e la messa in vendita di
diverse partecipate non core.
Non mancano i piccoli centri: la Popolare di Marostica,
in provincia di Vicenza, va in
assemblea domenica prossi-
ma, l'ex direttore generale
Gianfranco Gasparotto si presenta con una lista contrapposta al presidente uscente
Giovanni Cecchetto e, complice una governance articolata,
potrebbe tornare in sella dopo il defenestramento dei
mesi scorsi e il fallimento delle trattative con la Banca dell'Alto Adige Volksbank.
Fortunatamente i più
grandi stanno meglio: Unicredit e Intesa Sanpaolo sembrano al sicuro anche dalle
prossime severe verifiche della Bce sulla qualità degli attivi, sulla dotazione di capitale
e sulla liquidità. Ma domani
si ricomincia: sono convocati
i consigli di amministrazione
di molti istituti di credito. Dopo le parole, spazio ai fatti.
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MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Monte torna a casa. E si concentra sulla Toscana
N
el 2008 il patrimonio della fondazione Mps sommava 6
miliardi di euro. Oggi siamo a 600 milioni. La banca, impegnata nei confronti dello Stato italiano da un prestito obbligazionario di 4 miliardi (Monti bond), deve affrontare un aumento di capitale da 3 miliardi di euro che la fondazione ha
ottenuto di rinviare almeno a metà maggio, sperando nel frattempo di recuperare denaro cash che le permetta di mantenere una posizione di rilievo tra gli azionisti dell'istituto di credito.
Dopo il duello vinto dalla fondazione in assemblea - e non poteva andare diversamente visto il ruolo di primo azionista domani si riunirà il consiglio di amministrazione della banca.
Fabrizio Viola, a cui è stata offerta la guida della Banca Popolare di Milano, rimarrà a Siena. Alla Banca d'Italia non piacciono i «salvatori della Patria» e soprattutto a Siena ci sono ancora molte cose da sistemare. Anzitutto la posizione di un presidente «ingombrante» come Alessandro Profumo.
Entrato in rotta di collisione con Antonella Mansi, numero
uno della Fondazione, ora Profumo deve trovare il modo di de-
Mps Fabrizio Viola
3.000
MILIONI DI EURO L'importo
atteso dell'aumento di capitale
clinare il proprio impegno senese: cosa vorrà fare nei prossimi
mesi? Cosa potrà fare? Il cda di domani offrirà le prime risposte.
A fianco delle spinose questioni legate alla governance e al
ruolo della fondazione come rappresentante delle amministrazioni senesi - chissà cosa facevano quei pubblici amministratori negli anni scorsi... - la banca ha bisogno di ritrovare
rapidamente redditività, ed è su questo fronte che si sta impegnando Viola. A presidiare il Nordest, dopo il buon lavoro di
Giuseppe Menzi, che ha raggiunto l'età della pensione, è arrivato Massimo Fontanelli a guidare Antonveneta. La banca padovana, fusa in Mps e declassata ad Area territoriale del gruppo senese, è indicata da alcuni come la causa dei guai di Siena,
quando in verità l'istituto veneto ha pagato le conseguenze di
comportamenti al vaglio della magistratura.
Il futuro del Monte dei Paschi, la più antica banca al mondo, è
da scrivere. Fallita la «campagna d'Italia» (da Banca 121 nel
Salente a Biver in Piemonte, fino ad Antonveneta) ora il Monte
sembra destinato a un ridimensionamento. Quello patrimoniale c'è già stato, quello territoriale è in arrivo.
s. Rie
t ' R I P P T i l DIZIONE RISERVATA
BANCA POPOLARE DI MILANO
La guerra di Piero e le attese del mercato
I
l puzzle si sta componendo. Lentamente, ma ormai in maniera netta. Con ogni probabilità non sarà Fabrizio Viola a
guidare la ripartenza delia Banca Popolare di Milano. Il primo
candidato alla carica di amministratore delegato, con il benestare della Banca d'Italia e la benedizione di Andrea Bonomi,
primo azionista dell'istituto dove ancora vige il voto capitario,
è Giuseppe Castagna, già responsabile della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. Staccato, nelle valutazioni dei bookmaker,
Fabio Innocenzi, oggi in Ubs Italia.
Dopo l'assemblea di fine anno, il percorso delle nomine (per
la presidenza del consiglio di gestione si gioca un derby accademico tra Mario Anolli della milanese Cattolica e Giorgio Di
Giorgio della romana Luiss) è strategico e delicatissimo, ma al
tempo stesso non può protrarsi troppo a lungo. La banca è retta ad interim da Davide Croff, ma la delicata situazione richiede
una continuità di guida e di vedute. Bpm è stata portata in l i nea di galleggiamento da Piero Luigi Montani, dopo perdite
pesanti e consistenti svalutazioni degli asset, ma la situazione
Dino Piero Giarda
500
MILIONI DI EURO L'importo
atteso dell'aumento di capitale
permane delicata. Anche dal punto di vista patrimoniale. Restituiti i Tremonti bond, si profila la necessità di un aumento di
capitale da 500 milioni di euro suggerito dalla Banca d'Italia,
anche in vista della Asset quality revìewdella Bce.
Soprattutto va riformata la governance. l'attacco alla baionetta di cui è stato pragmatico protagonista Bonomi si è risolto con poco. È stata fatta pulizia di molte situazioni che si erano sedimentate negli anni, ma Bonomi non ha ancora raggiunto il proprio obiettivo. Ora è la volta di Giarda e della sua
capacità di mediatore: è lui che deve trovare la quadra tra
l'anima popolare di una banca carica di storia e le richieste di
modernità che vengono dai mercati dei capitali e dai soci internazionali. È questa la sfida del 2014 per un istituto che da
tempo vive una situazione paradossale e, per molti versi, lontana dalla realtà degli altri istituti di credito, popolari e non. La
sintonia dei vertici dell'istituto con i sindacati nazionali dei lavoratori, unitamente allo svuotamento di alcune sacche di resistenza interna, inducono a pensare che i tempi siano maturi
per l'atteso cambiamento. Ma la cronaca insegna che in Bpm
può (sempre) accadere di tutto.
S RIG.
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BANCA CARIGE
In cerca di liquidità per evitare l'aumento
L
a fotografia della crisi di Banca Carige è nella posizione
della sua principale azionista, la Fondazione Carige. L'ente
vive un momento di tale difficoltà che stanziamenti già deliberati, per un totale di 20 milioni di euro, non hanno assistenza di
cassa e saranno dilazionati nel tempo: versati a rate. Non ci
sono soldi. Anche a Genova infatti, come a Siena, la crisi del
credito si gioca - pur con dimensioni diverse - su un doppio
binario: gli errori della banca, le casse vuote dell'azionista fondazione.
Piero Luigi Montani a fine 2013 ha lasciato di corsa la Popolare di Milano ed è tornato nella sua città, nel tentativo di
salvare il salvabile, come gli è già riuscito in un paio di occasioni. Ma la situazione è complessa. Lo sa bene anche il neo presidente, Cesare Castelbarco Albani, alle prese con la pesante
eredità lasciata da Giovanni Berneschi. Sulle ultime gestioni
più che la Banca d'Italia sta oggi indagando la magistratura.
La quotidianità è scandita dalla necessità di ritrovare redditività e soprattutto capitale e liquidità. Servono 800 milioni. Per
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Carige Piero Luigi Montani
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La necessità
di rafforzamento patrimoniale
ora se ne sono trovati un centinaio, vendendo la Sgr di casa ad
Arca. Un aumento di capitale (l'ennesimo) è al momento i m probabile per l'intera cifra.
Si cerca di vendere, ma gli asset più sostanziosi, le duecompagni di assicurazione Vita e Danni, sono sotto scacco. La veronese Cattolica si è già pronunciata: non è interessata alla
partita. Generali in Italia non ha spazi di manovra. UnipolSai è
alle prese con una complessa fusione. L'unico segnale di interesse concreto viene dal gruppo belga Ageas, ma è subordinato a due fattori, in primis, alla trattativa della stessa Ageas con
UnipolSai per acquisire Milano assicurazioni, boccone ben più
goloso. In secondo luogo, alla lunga ispezione dell'lvass a Genova. Finché non sarà conclusa, finché non saranno chiari i
profili di rischio insiti nelle due compagnie, gli interessi di Ageas e di cento altre possibili acquirenti, resteranno nel libro dei
desideri. Così, su Castelbarco e Montani rischia di abbattersi la
scure della Bce e della temutissima Asset quality revìew. E il
tempo diviene un fattore ogni giorno più importante. Montani
procede con l'accetta nel tagliare i costi e nell'operazione di
pulizia del bilancio. Ma da solo non può farcela.
S. RIG.
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VENETO BANCA
Asset in vendita e un partner (già) alla porta
U
n bond triennale da 350 milioni di euro riservato agli
operatori specializzati e sottoscritto in poche ore, anche
dall'estero, è la migliore notizia arrivata negli ultimi mesi da
Montebelluna, sede di Veneto Banca.
Il gruppo, cresciuto attorno all'esuberanza di Vincenzo
Consoli, sta attraversando una delicatissima fase della propria crescita, che potrebbe non essere più completamente
autonoma. I termini della vicenda sono stati svelati sulle pagine del Corrìeredel Veneto da Federico Nicoletti, che ha riportato gli esiti della lunga ispezione della Banca d'Italia.
L'istituto centrale, visti i conti, chiede a Veneto Banca di
valutare integrazioni con altre banche. Il nodo è la solidità
patrimoniale. L'indicatore Common equity Tier 1 (Ceti) è, secondo gli ultimi dati disponibili, al 6,92 per cento. Dovrà essere al 9,5 per cento entro il prossimo 30 giugno. Come fare?
La strada dell'aumento di capitale non è praticabile. Gli oltre
60 mila soci dell'ex Popolare di Asolo e Montebelluna hanno
già mal digerito il mancato stacco del dividendo dello scorso
Veneto Bario: Vincenzo Consoli
350
L'importo del
«bond» che verrà convertito
maggio. Difficile, al momento, ipotizzare una cedola fra quattro mesi, visto che ai 40 milioni di rosso nel 2012 se ne sono
aggiunti 38 nel primo semestre 2013 e che ora i vertici della
banca ammettono che il risultato dell'intero ultimo esercizio
potrebbero essere inferiore alle originarie attese.
Con simili premesse è impensabile oggi chiedere ulteriori
sacrifici ai soci. Per cui la strada è diversa: si convertirà in
azioni il prestito obbligazionario da 350 milioni in scadenza,
recuperando 135 basìs point. E si è attenderanno poi gli esiti
della messa in vendita di Banca Intermobiliare (Bim). Veneto
banca infatti controlla il 71,3 per cento della quotata Bim e
conta di ricavare dalla cessione dell'istituto torinese almeno
quel centinaio di basis point che la porterebbero a ridosso del
9,5 per cento di Ceti richiesto dalle autorità di vigilanza. Ma
non è semplice: Bim è informalmente sul mercato da più di
un anno. Il momento è particolare: oggi ai tavoli delle trattative è chi compera che fa il prezzo, in qualsiasi settore, bancario compreso. Vincenzo Consoli e gli amministratori di Veneto Banca lo sanno bene. Ma Banca d'Italia è stata chiarissima.
S. RIG.
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Banche Anno nuovo (vecchia) caccia ai capitali